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PRIMA PARTE

PERCORSI TEMATICI

15. Il “romanzo della Provvidenza”

Il concetto di Provvidenza

Con il termine “Provvidenza” si indica l’intervento di Dio nelle vicende umane. Secondo la visione
cristiana e cattolica, Dio non resta indifferente di fronte a ciò che accade sulla terra, ma vi prende parte
attivamente, operando affinché il bene trionfi e il male venga sconfitto.

Naturalmente, in che cosa consista davvero il bene, gli uomini non possono saperlo. Così come non
possono sapere in che modo Dio intervenga, cioè in che modo si manifesti la Provvidenza divina.

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La provvida sventura

Manzoni aveva già affrontato il tema della Provvidenza in Adelchi, la tragedia scritta prima dei Promessi
sposi, tra il 1820 e il 1822.

In questa tragedia si parla in particolare di “provvida sventur”. Il ragionamento di Manzoni è il seguente:

• la storia umana è dominata dal male, è un seguito di violenze e di prepotenze;


• nell’ambito della vita politica, quindi, non è possibile operare moralmente, seguire i principi
cristiani; i potenti sono necessariamente immorali;
• la provvidenza di Dio si manifesta quindi per Adelchi e per sua sorella Ermengarda sotto forma di
sventura: solo perdendo il potere, finendo sconfitti, essi possono conquistare la salvezza
dell’anima.

Una riflessione simile anima Il cinque maggio, l’ode scritta nel 1821 in occasione della morte di
Napoleone.

• Manzoni immagina che Napoleone, prigioniero sull’isoletta di Sant’Elena, ripensi al proprio


passato e inorridisca di fronte alle violenze della politica, della guerra e della storia.
• Da questa riflessione nasce la conversone interiore di Napoleone, che muore in grazia di Dio.
• La salvezza dell’anima di Napoleone è quindi una conseguenza della sventura, della sconfitta,
della prigionia. Anche per Napoleone, la sventura si rivela “provvida”, cioè fonte di bene.

L’uso della parola nel romanzo

Nei Promessi sposi, la parola “Provvidenza” è usata, con pochissime eccezioni, da quattro personaggi:
• Renzo,
• Lucia,
• don Abbondio,
• fra Cristoforo.

RENZO

Nelle parole di Renzo, la Provvidenza è spesso intensa come “caso”, sorte:

• Alla provvidenza! (cioè: rischiamo, tentiamo la fortuna) esclama il giovane entrando all’osteria
della luna piena (cap. XIV, pag 274);
• Al pane ci ha pensato la provvidenza (cioè la fortuna, il caso), dichiara all’oste poche pagine dopo
(cap. XIV, pag 275);
• Uscendo dall’osteria di Gorgonzola, Renzo si incammina a guida della Provvidenza, cioè senza
una vera meta, lasciandosi guidare dal caso (cap. XVI, pag 317).

In altre occasioni, il termine assume un significato più serio, vicino a quello religioso. Una vera e propria
riflessione in questo senso si trova al termine del lungo percorso di formazione che accompagna Renzo
nel suo viaggio verso Bergamo (link Percorso 10. Renzo e il suo Bildungsroman):
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- La c'è la Provvidenza! - disse Renzo; e, cacciata subito la mano in tasca, la votò di que' pochi soldi; li
mise nella mano che si trovò più vicina, e riprese la sua strada. (...)
Dall'essersi così spogliato degli ultimi danari, gli era venuto più di confidenza per l'avvenire, che non
gliene avrebbe dato il trovarne dieci volte tanti. Perché, se a sostenere in quel giorno que' poverini che
mancavano sulla strada, la Provvidenza aveva tenuti in serbo proprio gli ultimi quattrini d'un estraneo,
fuggitivo, incerto anche lui del come vivrebbe; chi poteva credere che volesse poi lasciare in secco colui
del quale s'era servita a ciò, e a cui aveva dato un sentimento così vivo di sé stessa, così efficace, così
risoluto? Questo era, a un di presso, il pensiero del giovine; però men chiaro ancora di quello ch'io
l'abbia saputo esprimere. (cap. XVII, pag. 330)

LUCIA

Per Lucia la Provvidenza coincide con la volontà di Dio. Animata da un sentimento religioso ben più
profondo di quello di Renzo, la sua fidanzata si affida a questa volontà nei momenti di difficoltà, ma
spesso il suo atteggiamento appare fatalistico e rinunciatario. L’abbandono alla Provvidenza evita a Lucia
di dover prendere decisioni difficili (link Percorso 9. Lucia portavoce di Manzoni).

La lontananza di Renzo, senza nessuna probabilità di ritorno, quella lontananza che fin allora le era
stata così amara, le parve ora una disposizione della Provvidenza, che avesse fatti andare insieme i due
avvenimenti (l’esilio di Renzo e il voto di Lucia) per un fine solo; e si studiava di trovar nell'uno la
ragione d'esser contenta dell'altro. (cap. XXIV, pag. 441)

I suoi disegni eran ben diversi da quelli della madre, o, per dir meglio, non n'aveva; s'era abbandonata
alla Provvidenza. (cap. XXV, pag. 460)

DON ABBONDIO

Don Abbondio ha una visione ingenua della Provvidenza. La sua mentalità egoistica concepisce una
divinità “al suo servizio”, sicché tutto ciò che gli torna vantaggioso appare provvidenziale e viceversa
tutti i guai e le difficoltà lo fanno sentire a credito nei confronti della Provvidenza.

Oh povero me! povero me! Basta: il cielo è in obbligo d'aiutarmi, perché non mi ci son messo io di mio
capriccio. (cap. XXIII, pag. 428)

- Ah! è morto dunque! è proprio andato! - esclamò don Abbondio. - Vedete, figliuoli, se la Provvidenza
arriva alla fine certa gente. Sapete che l'è una gran cosa! un gran respiro per questo povero paese! che
non ci si poteva vivere con colui. E stata un gran flagello questa peste; ma è anche stata una scopa...
(cap. XXXVIII, pag. 701)

Le riflessioni di don Abbondio sono quindi del tutto prive di credibilità.

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FRA CRISTOFORO

La prima riflessione sulla Provvidenza che incontriamo nel romanzo è invece affidata a fra Cristoforo:
dopo il tempestoso colloquio con don Rodrigo, mentre lascia il suo palazzo, il cappuccino viene
avvicinato da un anziano servitore che promette di raggiungerlo in convento per rivelargli importanti
segreti.

Ecco un filo, - pensava, - un filo che la provvidenza mi mette nelle mani. E in quella casa medesima! E
senza ch'io sognassi neppure di cercarlo! (cap. VI, pag. 121)

È davvero un filo della Provvidenza? Il seguito della storia sembra smentirlo, perché l’avviso del
servitore (che i bravi intendono rapire Lucia) arriverebbe troppo tardi: i bravi riuscirebbero a rapire la
ragazza se i due promessi non tentassero il matrimonio di sorpresa.

La provvidenza protagonista segreta

Le parole dei personaggi lasciano emergere quindi una visione ingenua della Provvidenza, che a volte
coincide con il caso, a volte con i propri desideri.

Il personaggio che avrebbe l’autorevolezza e la preparazione teologica per affrontare seriamente il


discorso, e cioè Federigo Borromeo, non usa mai la parola “provvidenza”, così come il narratore Manzoni
(salvo quando assume il punto di vista dei suoi personaggi).

La Provvidenza dunque c’è, secondo Manzoni, ma si manifesta in modi misteriosi, imprevedibili e spesso
non compresi dagli uomini.
Di fronte a questo mistero, la scelta di Manzoni è un rispettoso silenzio.

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