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Nicola Spinosi

Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki

Il conte polacco Jan Potocki (1761-1815), viaggiatore, diplomatico, archeologo, storico, frequentatore dei circoli filosofici parigini , tocca con questo libro tematiche irrazionali (fantasmi, vampiri, succubi) in contrasto con lesperienza illuministica accumulata nei suoi soggiorni in Francia (Caillois,1958 ;p.xii-xiii). Il Manoscritto unopera tra giorno e notte. Potocki vede messi a dura prova i suoi ideali progressisti assistendo, lontano dai cosiddetti circoli filosofici, al manifestarsi del furore popolare durante una rivolta avvenuta in Olanda nel 1787 (Caillois, 1958 ;p.xiii) : anni dopo scrive : La libert sopravvivr, ma per quel che riguarda la felicit pubblica, questa generazione non pu che dirle addio (Caillois, 1958 ;p.xv). Dunque il progresso politico lascia qualcosa di scoperto, senti questa, e la felicit pubblica resta lontana. Mi ricorda qualcosa. Potocki muore suicida : proiettile per la sua pistola, una palla dargento tolta dal coperchio duna teiera e limata con pazienza fino alle dimensioni volute (Caillois, 1958 ; p.xix). Suicidio premeditato, se non pregustato: la vita come lavorazione paziente dello strumento per la fine. Il Manoscritto unopera gaiamente carnale con fantasmi e misteri. I misteri, lintrigo stesso della trama, della vita, la penombra tra giorno e notte, meritano di essere considerati, vissuti, accolti. Quel che i fantasmi rappresentano ci riguarda come la realt in cui ci muoviamo, unaltra realt spaesante, piena di vita (Alfonso, il protagonista, perde la bussola, la destinazione di partenza, la sede del suo reggimento, svapora, diventa irreale). E dalla pratica di questaltra realt che anche alle persone tormentate, cosiddette nevrotiche, riesce talvolta il mestiere di vivere. Il testo, ricordando autori antichi come Apuleio, Petronio, classici come Boccaccio, come Cervantes, colmo di fatti e di trame veloci. E la stessa velocit delle fiabe. Potocki e gli altri avevano da raccontare, laccumulo veloce di storie (veloci) dipende dalla curiosit, voracit, da una giovinezza del mondo, o, se non del mondo, del raccontare. La narrativa moderna pi povera di fatti,

essendone sazia e stufa come chi ha visto tutto , ha gi mangiato , ed analizza ogni boccone, lentamente. Felicit degli antichi - noia nostra. E anche la psicologia dei personaggi deriva, nei moderni, dal fatto che essi stanno quasi fermi. Negli antichi non c psicologia. Gi in Potocki, per la verit, baluginano i conflitti del cuore. Al posto della psicologia, gli spettri. Il narratore anonimo (nellambito limitato della premessa) trova il manoscritto in una casetta fuori mano, abbandonato dai saccheggiatori ( in corso la guerra napoleonica in Spagna) insieme ad altri oggetti considerati di scarso valore. Subito egli capisce che si tratta di un libro divertente. Fatto prigioniero dai nemici, si raccomanda che gli lascino il manoscritto. Per favore, da leggere, almeno. Un ufficiale d unocchiata e scopre che il manoscritto contiene anche la storia di un suo avo. Il suo un interesse diverso da quello del prigioniero, ma il libro li avvicina : i due lavorano a tradurlo in francese. La narrativa pu restare dunque fuori mano, abbandonata, per fortuna, perci aiuta ad uscire dai ricatti del presente, guerra, prigionia, distinzione tra nemici e amici, politiche sciagurate, proprio grazie alla sua extraterritorialit. La storia, narrata nel manoscritto in prima persona da Alfonso Van Worden, ha luogo nella Sierra Morena, una regione allepoca ancora selvaggia, difficile, insidiosa nella realt dei briganti e nellirrealt dei fantasmi. Alfonso, per raggiungere il suo reggimento, decide di passare dalla Sierra Morena, nonostante che essa abbia una cattiva reputazione, anzi, proprio per questo, perch pericolosa, e lui, un cavaliere, non pu aver paura. Un oste lo sconsiglia, ma che cosa vale per un cavaliere la parola di un oste ? I due servi tremano, silenziosamente testimoniano che meglio non avventurarsi, ma Alfonso va, come Jonathan Harker sincammina verso il castello del conte Dracula, per fargli firmare un contratto di acquisto immobiliare, certo, e per il gusto del proibito, per la nostra lettura. Alfonso deve. Rimane presto da solo, misteriosamente i due servi scompaiono : il primo degli

handicap di cui il viaggio, anzi il gioco, disseminato. Solo, con il suo senso dellonore, con la paura di aver paura, va avanti, perch di tornare indietro non gli passa neppure per la mente . Arrivato ad una locanda, Alfonso legge un avviso che raccomanda di non passare la notte in quel luogo : ci ha leffetto di invogliarlo. Precisa che vuole sfidare i pericoli non perch convinto dellinesistenza degli spiriti , no: dal padre ha appreso che non sta l il punto che esistano o meno, si tratta di non aver paura. In definitiva mostra un atteggiamento possibilistico nei confronti dei misteri. In Sulle visioni di spiriti , un testo dei Parerga e paralipomena, Schopenhauer scrive: Gli spettri, che nel superassennato secolo scorso (...) erano stati ovunque non tanto esorcizzati quanto proscritti, sono stati riabilitati in Germania durante questi ultimi venticinque anni (...). E forse non a torto (Schopenhauer, 1851 ;p.295). Tra gli argomenti per la realt delle apparizioni di spiriti merita di essere ricordato anche il tono di incredulit con cui esse vengono esposte di seconda mano dai narratori eruditi, poich questo tono porta di regola cos chiaramente il segno dello sforzo, dellaffettazione, e dellipocrisia, da lasciar trasparire la segreta fede nascostavi dentro. (Schopenhauer, 1851 ;p.379). Sembra, quella segreta fede, unallusione al superato culturale che si rif presente. Il problema non sta, come per Alfonso, nellesistenza o meno degli spiriti, ma nel non aver troppa paura di indagare il loro mondo (narrativo) e ci che essi rappresentano. Alfonso procede a una ricognizione della locanda, dalle cantine alla soffitta : tutto devessere esaminato. Ha paura, ma la nega, sostiene di perlustrare la locanda non tanto per rassicurarsi contro le potenze infernali, quanto per procurarsi del cibo, daltra parte ringrazia la fame, che gli permette di non dormire, e di rimanere allerta. Intanto prova a dare una spiegazione naturale, logica, al fatto che i servi sono scomparsi. Insomma, la sparizione strana , non straordinaria. Il protagonista-narratore, con il lettore, tenta di comporre la

dissonanza prodottasi. Ma subito avvengono altri due fatti inspiegabili : nella locanda, pur deserta, una campana suona, ed appare una negra seminuda. Costei introduce Alfonso al cospetto di due giovani donne. Se i due servi rappresentavano la sopravvivenza, freno allardimento di Alfonso, preda del senso dellonore, le due ragazze lo sfrenano. Vi attendevamo ; se la paura vi avesse fatto prendere unaltra strada, avreste perso la nostra stima per sempre (p.18) . Grazia e seduzione muovono in Alfonso forze pi consone a un cavaliere. Onore e sesso. Sennonch, obbedendo alla legge paterna dellonore, il narratore entra in una regione scabrosa. Le due ragazze, sorelle, si dichiarano cugine di Alfonso, eppure lui amoreggia con loro, sono musulmane, e lo provocano a lasciare la religione cristiana ; in pi, sono donne o spiriti ? Una persona superstiziosa avrebbe potuto aspettarsi di vedere le belle dileguarsi . Alfonso tenta di controllare la superstizione, non solo ha paura. Filtrato dal senso dellonore, saccumula materiale prezioso. Sprofondato in sogni o realt erotici con le due cuginette, non sa se ci che prova vero o no, poi si sveglia : disteso sotto una forca, due cadaveri accanto, opina di sognare ancora, ma un realissimo avvoltoio lo convince, artigliandolo. Nessuno, intendo il lettore e il cavaliere, sa che cosa sta succedendo, come, dove. Alfonso si ritrova, rispetto al punto cui era arrivato, la locanda, indietro, difatti vicino alla forca era gi passato. Gioco delloca, contrattempi, ripetizioni, marce indietro, penitenze, pedaggi da pagare, fortune e sfortune. Sembra che Alfonso sia punito per essersi sfrenato, con le due donne, materia diabolica che finisce in carne putrefatta : due cadaveri. Il cavaliere si solleva, si muove, scorge dei viaggiatori che transitano vicino, li chiama, ma quelli scappano, credendolo un fantasma. Mi parve che le leggi dellonore mi obbligassero pi che mai a passare per la Sierra Morena. Il lettore forse si sorprender di vedermi cos preoccupato della mia gloria, e cos poco degli avvenimenti del giorno precedente ; ma questo modo di pensare era ancora un effetto delleducazione ricevuta, come si vedr dal seguito del mio racconto

(pp.28-29). Arriva, non senza essersi mangiato la colazione dei viaggiatori scappati, ad un eremo: lo accolgono leremita e un indemoniato orbo di un occhio, Pacheco, che sembra un doppio di Alfonso, infatti racconta unavventura che somiglia a quella appena descritta, due donne, due demoni, non sa cosa. Quando fui solo, il racconto di Pacheco mi torn alla mente. Vi trovai molte affinit con le mie avventure . Alfonso riflette, sembra orientarsi sullipotesi che le cuginette siano demoni tentatori. Coricato con la benedizione delleremita e il conforto della ragione, voci ora lo chiamano fuori; sono le sorelline, lo tentano, lo provocano : vieni un po fuori , ci vengo subito , che diamine, lonore, ma la porta chiusa, leremita ha previsto il disturbo diabolico. Costernato, Alfonso si scusa con i fantasmi, con le voci. Fair play. Al mattino rifiuta la confessione, non vuol tradire la parola data alle sorelle, la notte prima. Credete agli spettri o non ci credete ? , domanda leremita. No, ma. Da dove viene il senso dellonore di Alfonso ? Dal padre, militare maniaco. A Madrid non si faceva un solo duello di cui mio padre non regolasse il cerimoniale . In un registro il padre raccoglie tutti i casi in cui il punto donore messo in discussione, tipo : deve un gentiluomo considerarsi offeso se il suo dipendente mandato per un messaggio viene malmenato nella casa del gentiluomo destinatario del messaggio ? Passa levento per il punto donore ? Lo tocca ? Il padre di Alfonso ha una risposta per ogni quesito, basata sui precedenti. E unautorit. Per prendere unimportante decisione (si tratta di lasciare lesercito per entrare in possesso del suo feudo nelle Ardenne, dopo la morte del fratello maggiore, o di rinunciare al godimento della propriet) egli si affida ai dodici cavalieri che secondo il suo registro hanno sostenuto il maggior numero di duelli (pi duelli pi giudizio). Temo che il mio giudizio mi faccia difetto, o meglio, che sia offuscato da qualche sentimento di parzialit (p.42). Questo il modello di ragione che Alfonso si trova a dover adattare sotto linflusso delle sue avventure, dellincertezza, delloffuscamento.

Il ritratto del padre di Alfonso comico, e non lunico : il tema del padre che indirizza il figlio qui si ritrova spesso - ridicolizzato. Prescrizioni fatte per essere trasgredite. Padri da essergli grati. Finalmente nacqui. A tre anni tenevo gi un piccolo fioretto, e a sei potevo tirare un colpo di pistola senza battere ciglio , cos Alfonso. Finalmente nacqui. Mai sentito. Non sublime? Alfonso affidato a un maestro darmi e a un educatore. Un bel giorno torna dai genitori : Mio padre, bench lieto di vedermi, non si abbandon per a dimostrazioni che avrebbero potuto compromettere (...) la gravedad. Mia madre invece mi bagn di lacrime . (p.48) . Si festeggia il figlio. Dopo cena, davanti al fuoco, Van Worden invita il maestro di Alfonso a leggere una delle tante storie meravigliose che stanno in quel suo grosso volume. Si tratta di un racconto di fantasmi (Trivulzio da Ravenna, p.49-51). Sul pi bello della lettura Van Worden interrompe e domanda ad Alfonso: Al posto di Trivulzio avreste avuto paura?. Il ragazzo, ancora ignaro della mania del padre, risponde che avrebbe avuto una paura enorme. Saccende lira, Van Worden a stento fermato dai presenti, terribile sarebbe altrimenti la punizione. Alfonso muore di vergogna, e impara a nascondere i suoi sentimenti. Impara qualcosa che oggi fuori moda. Hierro, il maestro di scherma, propone di togliere ad Alfonso la paura dei fantasmi provandogli che non esistono. Giammai! Van Worden blocca il malcapitato ricordandogli che il giorno prima gli ha mostrato una storia di fantasmi scritta dal suo bisavolo, sottintendendo che Hierro sta offendendo la memoria del bisavolo. Si apre un gustoso duetto: posizioni rigide, una di tipo etico, laltra di tipo scientifico, due mentalit si scontrano, quella del culto del coraggio (direbbe Borges) e quella del culto della ragione. Nel suo viaggio a handicap il cavaliere imparer che i fantasmi esistono e non esistono, e che per questo se ne pu avere la mente confusa, proprio per la loro elusivit. Le battute che si scambiano Van Worden e Hierro mostrano la natura ossessiva

e inquisitrice del primo: Monsignore, io non smentisco il bisavolo di Vostra Eccellenza Che cosa intendete con non smentisco? Non sapete che questa espressione suppone la possibilit di una smentita da voi data al mio bisavolo? Monsignore, so bene di valere troppo poco perch Monsignore il Vostro bisavolo potesse desiderare di trarre da me una qualsiasi soddisfazione Hierro, che il cielo vi preservi dal fare delle scuse, perch queste presupporrebbero unoffesa. (pp.51-52). La sera successiva si legge ancora una storia (Storia di Landuccio da Ferrara, pp.53-54), il padre di nuovo interrompe, e domanda ad Alfonso se al posto del protagonista avrebbe avuto paura. Il ragazzo, istruito dai fatti del giorno prima, risponde: Mio caro padre, vi assicuro che non avrei provato il pi leggero spavento. Alfonso conclude il racconto dei suoi trascorsi alleremita: Ho avuto la sfortuna di essere separato dai miei domestici - lonesta formula che usa per riferire gli ultimissimi fatti, la misteriosa sparizione dei due servi. Si chiude davanti allincalzare del santuomo, per non tradire le due cugine diaboliche, ma anche per la diffidenza che lui gli suscita. Mio padre mi ha ordinato di credere ad Innigo <il maestro di teologia> in tutti i campi che hanno rapporto con la nostra religione (p.56). Secondo tali convinzioni gli indemoniati non esistono pi, dunque Pacheco non indemoniato, pu aver perso locchio in unaltra maniera, non per opera di una bestia diabolica. Lasciato leremo, subito Alfonso preso dallInquisizione. Conosci due principesse di Tunisi? O piuttosto due infami streghe, esecrabili vampiri e demoni incarnati? Non dici niente. Che si facciano venire quelle due infanti della corte di Lucifero! (p.61). Ecco, in carne ed ossa le due sorelline. Sono fantasmi? Certo si spostano lungo piani diversi di realt, di verosimiglianza. Dalledizione completa del Manoscritto sappiamo che tutto, tutto quanto, una messa in scena per mettere alla prova Alfonso. Ma questa, da cui leggo, ledizione ridotta, dunque siamo ancora nel cuore del fantastico (Caillois, 1965)

nel cuore dellerrore? Ma, dato che gli errori, forme preliminari di verit sempre parziali, non finiscono di prodursi, il fantastico continua a confonderci, ad incantarci. Come il senso dellonore e il culto del coraggio. E difficile vivere per un cavaliere, dunque, ma lintreccio sarricchisce. LInquisizione repentinamente resa innocua dallirruzione sulla scena di forze contrarie: il bandito Zoto e i suoi. Costoro liberano Alfonso e le due sorelle. Tutti sono al servizio e al soldo dello Sceicco dei Gomelez. Una Gomelez anche la madre di Alfonso. Islamismo e Cristianesimo sincrociano in questa Spagna dei miracoli, hanno reciproche parentele cui non si pu sfuggire. Con il suo coraggio Alfonso si guadagnato la dedizione di Zoto e delle cugine, la considerazione dello sceicco, ma tenuto docchio anche dai suoi superiori del reggimento. Essi gli fanno pervenire una lettera di sospensione di tre mesi a causa della fuga dal tribunale dellInquisizione. Dove non arriva la Chiesa, arriva lEsercito, ma Alfonso non cede, anzi si perde nella contemplazione del paesaggio, che ora non pi solo selvaggio, ma anche bello: Sentii che stavo innamorandomi della natura. Veniamo al racconto fatto da Zoto, figlio di omonimo. Zoto padre diventa brigante un po per accontentare i capricci della moglie snob, un po, forse, per sfuggirle si d logicamente alla macchia. Brigante, ma fedele alla parola data. Una volta un notabile lo paga per eliminare un rivale che a sua volta lo paga per eliminare il primo. Equanime, Zoto li uccide entrambi. Il padre di Alfonso avrebbe approvato. Il ragazzo confuso: Egli <Zoto> non aveva cessato di vantare lonore, la delicatezza, la puntigliosit onesta di gente per la quale la forca sarebbe stata una pena troppo lieve. Labuso di queste parole (...) mi confondeva tutte le idee. (p.73). Effettivamente vediamo, nella storia di Zoto, uneducazione allonore nel brigantaggio che uguale e di segno contrario rispetto a quella (onore nella cavalleria) che si rileva nel caso di Alfonso. Cos lonore, se cos importante anche per un bandito? Una bussola.

Dopo il racconto di Zoto, protetti dal favoloso palazzo sotterraneo del brigante, Alfonso e le cugine fanno lamore. Sono cadute le cinture di castit, il coraggio di Alfonso premiato, ma egli deve rinunciare alla croce: una delle ragazze gliela taglia via dal collo, al suo posto una treccia fatta dei capelli suoi e della sorella. Cede il cavaliere, cadono le riserve, il desiderio accumulato in tante pagine pu pervenire alla sua meta. Ma suona la mezzanotte. Avviene qualcosa che sembra ripetere la scena dellInquisizione. Confusamente, oniricamente. Irrompe lo sceicco dei Gomelez, ordina ad Alfonso: devi farti maomettano o morire (p.102). Lislamismo cessa di essere trasgressione, diventa un comando. Appare Pacheco, fa segni, le due sorelle lo scacciano, che ci fa, lindemoniato pentito, insieme allo sceicco? Lo sceicco Gomelez ordina ad Alfonso di bere il liquido di una coppa, se non vuol morire di morte vergognosa, se non vuole trovarsi in compagnia degli impiccati. Il ragazzo sospetta che la coppa contenga un veleno, che gli si stia proponendo un suicidio onorevole, cosa gradita a un cavaliere colpevole di aver deflorato due fanciulle sue cugine. Il padre sicuramente approverebbe. Alfonso dunque beve, ma non muore affatto. In compenso si trova indietro alla casella de Los Hermanos, glimpiccati. Di nuovo sotto la forca. Questa storia, da aprire a caso per leggere uno dei numerosissimi racconti che essa contiene, ha a che fare con l uscita dalladolescenza. Mi viene in mente La linea dombra di Conrad, altro polacco giramondo. La Sierra Morena, come la bonaccia, la malattia, le superstizioni per il protagonista conradiano, rappresentano esperienze difficili ma nutrienti. Passatala, non si torna pi indietro, secondo Conrad. Si diversi, vinti o vincitori, oppure perplessi, dubitanti. Levolversi una ricca tendenza, ma la ripetizione in agguato, si torna sotto la forca. Nel romanzo non sono i contenuti a confondere, gai fasti e nefasti carnali, ma la

struttura ripetitiva. Troviamo tante storie di giovani che partono, via dalla famiglia, come Robinson Crusoe. Il viaggio principale quello di Alfonso, viaggio cornice, che tiene tutti gli altri insieme, e da essi trova spinte per le sue modificazioni rispetto al punto di partenza. I viaggi secondari ripetono e riassumono, come sottolineature, il viaggio principale. La ripetizione della figura centrale del romanzo (movimento, arresto, movimento) consente, nel suo rifarsi presente, non tanto una conferma della situazione passata, quanto un rinnovamento. Rinnovamento del protagonista, che per esempio dopo aver fatto lamore non si ritrova pi, ad un certo momento, in compagnia della putredine morta, ma rinnovamento anche del tema del racconto. Pian piano si respira pi libert, anche se talvolta ci sono passi indietro. La ripetizione, o ripetitivit, che appare affliggente, negativa nella prospettiva del progresso, ha invece in s la potenzialit positiva di rifondarci, di indebolire gli eccessi della ragione e della volont . Cos ci si modifica. Parecchi anni fa la storia di Alfonso attir la mia attenzione insieme allidea che il senso dellonore (di cavaliere) fosse una stoltezza da superare. Invece, per dirla con l I King (Wilhelm, 1923), era in questione la mia stoltezza giovanile . Lonore pur sempre un appiglio, un riferimento : abbiamo in effetti bisogno di qualcosa per discernere nel mare di eventi, o, se vogliamo, nel mare delle pagine a stampa, il s e il no. Il forse. Lanche, loppure. Abbiamo bisogno di una bussola, o di ci che riteniamo esserlo. Ho letto spesso, almeno nella versione parziale, il Manoscritto. Devessere stato lovvio desiderio di goderne. Questo libro tuttavia pu essere riletto per coglierne il mistero, se non nel significato, almeno nella fisionomia. Tzvetan Todorov nel suo trattato sulla letteratura fantastica (1970; pp.29-32, 47,81,132140) tratta ripetutamente del romanzo di Potocki, proponendolo come modello del genere. Scrive e riscrive del Manoscritto, lo abbandona per poi tornare a riprenderlo, come luogo dellincertezza, del fantastico inafferrabile, irriducibile

alle categorie della narrativa del soprannaturale . Il lettore spaesato, indeciso (i fantasmi ci sono o prendono vita dalla fantasia ?), di cui scrive Todorov, Todorov stesso, al punto che viene voglia di sostenere che La letteratura fantastica sia stato scritto per costruire una bussola nellelusivo paesaggio potockiano, pur assaporandone i piacevoli dubbi. Cos anchio, con Todorov e chiss quanti altri lettori - tra i quali Luis Bunuel (1982; p.220) - vago contento per la Sierra Morena, insieme al protagonista, Alfonso Van Worden, giovane capitano delle Guardie Vallone. Le teorie di Tzvetan Todorov (1970) sul Manoscritto trovato a Saragozza risentono della parzialit delledizione ai tempi disponibile, quella curata da Roger Caillois (1958). In effetti anche la mia lettura di trenta anni fa, qui revisionante, ricavata da tal edizione (1965). Ledizione completa (1990) 720 pagine contro 255, e 66 giornate contro 14 - permette di sciogliere il dilemma ghost-story/sogno, gosth-story/allucinazione. Non si tratta, almeno per quanto riguarda lintera vicenda di cui protagonista e narratore Alfonso Van Worden, n di spiriti, n di sogni, n di altri fenomeni psichici, ma di occasioni organizzate da un potente sceicco allo scopo mettere alla prova Alfonso in vista del suo nobile e dovizioso futuro. Ci nonostante molto mistero rimane. I racconti (di racconti) su spiriti e simili infatti nel Manoscritto abbondano. Nella nostra vita abbiamo sempre a che fare con edizioni parziali, prima che arrivi quella definitiva.

Bibliografia.

Bunuel, L. (1982) Dei miei sospiri estremi, trad. it., Rizzoli, Milano 1983. Caillois, R. (1958) Prefazione a J.Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, trad. it., Adelphi, Milano 1965. Potocki, J. (1813 a) Manoscritto trovato a Saragozza, a cura di R.Callois, trad. it., Adelphi, Milano 1965. Potocki, J. (1813 b) Manoscritto trovato a Saragozza (versione integrale a cura di R. Raddrizzani), trad. it., Guanda, Parma 1990. Raddrizzani, R. (1990) Introduzione a J.Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, trad.it. Guanda, Parma 1990. Schopenhauer, A. (1851) Parerga e paralipomena, trad. it, Boringhieri, Torino 1963. Todorov, T. (1970) La letteratura fantastica, trad. it., Garzanti, Milano 1977. Trevi M. , Romano, A. (1975) Studi sullOmbra, Marsilio, Venezia-Padova. Wilhelm, R. (a cura di) (1923) I King, trad. it., Astrolabio, Roma 1950. Meno remota, ledizione Adelphi (Milano) propone una diversa traslitterazione del titolo: I Ching.

Nicola Spinosi (spinnic@libero.it) ha tentato di trasmettere lo spirito della critica sia insegnando nell'ambito dell'universit di Firenze (1972-2012), sia lavorando come psicanalista. Ha pubblicato su carta molti articoli su riviste italiane, ed alcuni libri (ve n' traccia in Internet). Da ultimo ha reso pubblici tramite Scribd sue traduzioni da Kafka, da Proust, e suoi scritti di critica letteraria.