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CAPITOLO 1

Nella prima parte della descrizione di Lecco segue un movimento centripeto (dalle catene di monti si
restringe sempre di più nei particolari).
Nella seconda parte segue un movimento centrifugo (dalle stradette ai monti e all’orizzonte).
Fra le due parti si inserisce un accenno alla situazione storica di Lecco nel Seicento, al grave clima di
violenza e di normale prevaricazione che la presenza della guarnigione spagnola comporta.

Don Abbondio --> personaggio abitudinario, incline a rimuovere ciò che lo disturba
Avverbi tranquillamente e oziosamente indicano un atteggiamento di distrazione e superficialità.

Digressione richiama le gride emanate contro i bravi nel passato dal governo spagnolo.
L’inserimento di questi documenti porta a un’interruzione della narrazione e permette al lettore di
comprendere come spesso esistano leggi che nonostante non vengano rispettate, la giustizia non interviene
per paura (impunità)
Grida = ordini dell’autorità che venivano letti ad alta voce nelle strade perché la gente possa conoscerli, dal
momento che non sapeva leggere.

La vita abitudinaria di don Abbondio viene interrotta bruscamente dall’incontro con i bravi.
Il curato cerca di fuggire prima fisicamente poi mentalmente.
Il curato si dichiara inferiore rispetto ai bravi.
L’autorità è data dal nome o dal denaro.
L’impunità era organizzata, e aveva radici che le gride non toccavano o non potevano smuovere.
Nel Seicento i nobili godevano di privilegi (es. Vaticano non paga le tasse)
Don Abbondio (non nobile, non ricco, non coraggioso) era come un vaso di terra cotta (fragile) in mezzo a
molti vasi di ferro.

Seconda digressione mette in evidenza l’opposizione tra forza legale e forza reale che caratterizza il sistema
sociale del Seicento.
Forza reale: impunità di cui godono i potenti
Forza legale: le leggi “diluviavano” ma non venivano applicate nei confronti dei potenti
Giustizia è impotente (può solo operare in astratto) --> INGIUSTIZIA è l’aspetto dominante di questa società
Don Abbondio ha deciso di mettersi in una classe riverita e forte per godere di qualche agio, ma anche qui
esistono conflitti e il principio di don Abbondio risulta impraticabile. Si era costruito un sistema
personalendi neutralità disarmata per mantenere la propria quiete.
Manzoni parla riferendosi ai 25 lettori in modo da poter mantenere un linguaggio colloquiale, amichevole.
Manzoni prima di introdurre direttamente i personaggi li presenta.
1600 --> società basata sulla forza
Perpetua = domestica di Don Abbondio.
Perpetua spinge don Abbondio a svelarle il segreto a causa delle sue domande incalzanti –> Perpetua gli
consiglia di ricorrere al Cardinale.
Don Abbondio respinge il consiglio e sale in camere a dormire --> sonno = fuga dai problemi della realtà.
CAPITOLO 2

Ambientato il giorno dopo l’incontro di don Abbondio con i bravi.


Il capitolo inizia richiamando l’immagine della battaglia del Condé. La differenza tra la battaglia del Condé e
quella di don Abbondio sta nel fatto che Don Abbondio non intende minimamente combattere.
La miglior soluzione gli sembra quella di menare Renzo per le lunghe --> diventa quindi una battaglia contro
Renzo. Con un rivale definito ignorante Don Abbondio pensa di far valere facilmente la sua autorità.
Presa la decisione Don Abbondio si addormenta, ma ha un sonno comunque agitato: in sogno gli compare
tutto ciò che aveva cercato di cancellare.

Il protagonista (Renzo) viene presentato attraverso alcuni cenni al carattere e alla storia personale.
Personalità di Renzo sintetizzata attraverso ossimori (accostamento di due elementi linguistici con
significato opposto).
Nei colloqui, discorsi tra Don Abbondio e Renzo, il curato usa frequenti sospensioni del discorso e il latino,
proprio per evitare di parlare chiaro e netto (latino usato come strumento di oppressione) e per imporre
argomenti a cui l’altro non possa rispondere.
Gli indizi che c’era un mistero continuavano a crescere. Parola chiave di questo capitolo è mistero.
Renzo si accorge del mistero ripensando agli atteggiamenti del curato e alla situazione nel suo insieme.
Battute di Perpetua sono un esempio di come a volte si comunichi proprio quello che si vuole evitare di dire
“Oh! Vi par egli ch’io sappia i segreti del mio padrone?” --> ciò conferma che dietro il comportamento di
don Abbondio si nasconde un mistero.
Renzo torna da Don Abbondio e questa volta è il primo ad imporre la sua superiorità con fare risoluto e
minaccioso.
Don Abbondio --> collera (rabbia) e paura
Renzo --> collera e confusione (non paura).
Secondo Manzoni molti uomini si lasciano spesso trascinare da simili passioni da cui nella storia derivano
molti mali.
Comunicazione risulta difficile quando ognuno degli interlocutori rimane attaccato alla propria posizione.
Anche Lucia viene presentata prima di entrare direttamente in scena.
Renzo suppone che Lucia sia riuscita a mantenere il segreto .
Anche Lucia viene presentata con un ossimoro.
Lucia --> timidezza e ritrosia non la portano a fuggire dalle battaglie della vita.
Atteggiamenti di Lucia non solo specchio della sua anima, ma anche tipici delle contadine o delle spose.
Don Abbondio aveva intenzione di portare per le lunghe Renzo in modo da raggiungere l’Avvento (tempo
liturgico in cui non si svolgevano matrimoni).
Lucia avverte le donne presenti ai preparativi che il matrimonio è stato rimandato a causa di un febbrone di
Don Abbondio.
CAPITOLO 3

Ambientato sempre l’8 Novembre 1628.


PRIMA PARTE
Lucia racconta a sua madre Agnese e a Renzo di come giorni prima, tornando dalla filanda aveva incontrato
per strada don Rodrigo in compagnia di un altro signore.
Tutto ciò lo aveva raccontato in confessione a padre Cristoforo.
Perché non lo ha raccontato prima a sua madre?
- non voleva spaventarla
- non voleva che questa storia finisse sulle bocche di tutti (voleva seppellire questa storia)
Padre Cristoforo disse a Lucia che doveva affrettare le nozze.
Agnese dice a Renzo di andare a Lecco e raccontare tutto al dottor Azzecca-garbugli (sa sciogliere gli
imbrogli utilizzando la sua sapienza giuridica).
SECONDA PARTE
Incontro tra dottore e Renzo ci fu un equivoco: ognuno dei due interlocutori mantiene un’immagine
dell’altro che non corrisponde alla realtà: Renzo crede di avere davanti un difensore della legalità mentre il
dottore crede di avere davanti un furfante matricolato.
Bravi portavano un lungo ciuffo. Il dottore pensava che Renzo fosse un “bravo in borghese” che si è tagliato
il ciuffo.
Renzo deve avere fede nel dottore, altrimenti dovrà dire la verità al giudice.
Dottore rifiuta di prendere in considerazione discorsi come quelli che ha fatto Renzo e lo invita ad
andarsene.
Azzecca-garbugli sa dare solo consigli.
Padre Cristoforo sa prestare anche l’aiuto della propria opera.
TERZA PARTE
A differenza della madre Lucia dà fiducia solo agli uomini che accompagnano le parole con le opere (i fatti).
Fra Galadino (cappuccino) chiede l’elemosina. Nel frattempo Lucia gli chiede un favore: gli chiede di
avvertire Padre Cristoforo che Lucia ha bisogno di parlargli.
Padre Cristoforo era un uomo di molta autorità.
Ai cappuccini nulla pareva più elevato o più basso.
Il comportamento dei frati ispirato all’umiltà e alla povertà suscitava reazioni diverse e perfino opposte nei
diversi strati della società con cui venivano in contatto.
Per affrettare il ritorno al convento, Lucia gli consegna una quantità smisuarata di noci in modo che non
deve fermarsi a molte altre porte e possa andare diretto in convento.
Manzoni poi presenta la complessa situazione in cui si trovavano i cappuccini nel Seicento.
Il dottore Azzecca-garbugli non era abituato a ricevere vittime di soprusi.
Renzo afferma che se i tentativi di Padre Cristoforo dovessero fallire tenterà di fare giustizia
autonomamente.
CAPITOLO 4

Ambientato il 9 Novembre 1628.


Nella descrizione iniziale lo sguardo del lettore è condotto ad osservare il paesaggio percorrendo una linea
che dall’alto (luce del sole) scende verso il basso (oscurità). Questo contrasto di luci si ripresenta nella
descrizione della scena dove si passa da una situazione rasserenante a una dove sono presenti immagini di
carestia e sofferenza.
Descrizione fisica di padre Cristoforo riguarda solo il volto. Si organizza sul movimento alto/basso.
Padre Cristoforo era sempre in lotta tra orgoglio e umiltà.
Società del Seicento (3 classi): nobiltà, borghesia alta e bassa, clero.
Il mercante protagonista di questo episodio, nonostante le ricchezze accumulate, non è accettato dalla
nobiltà cui desiderebbe appartenere.
In questa società i padri decidevano dell’educazione dei figli in vista della loro collocazione sociale.
Il padre che avrebbe voluto non essere mercante decide di educare il figlio nobilmente.
Vita di Padre Cristoforo (Lodovico) è simmetrica e speculare a quella di Don Abbondio: entrambi scelgono la
vita religiosa.
Don Abbondio --> vita religiosa per evitare lo scontro con il mondo, per conquistare una neutralità
disarmata, di evitare qualsiasi battaglia.
Padre Cristoforo --> vita religiosa per combattere contro le ingiustizie della società.
Soverchiatore = colui che commette soprusi
Padre Cristoforo nel tempo diventa un protettore degli oppressi e un vendicatore dei torti, in quanto i
potenti del luogo lo tengono in disparte.
Nel raccontare il duello tra i bravi e Padre Cristoforo, Manzoni utilizza il frasario e le procedure tipiche delle
dispute del Seicento. Botta e risposta sono di regola (di prammatica) e costituiscono la “mentita”.
Manzoni temeva molto la folla, forse impressionato dall’aver assistito al tumulto popolare che aveva
portato all’uccisione del conte Prina. Ricordiamo anche che a Parigi durante le feste per le nozze di
Napoleone, tra la folla, Manzoni temette di aver perso la moglie Henriette.
Provvidenza = filo divino che guida le azioni degli uomini

Un giorno, mentre passeggia per strada, accompagnato da due bravi e dal fedele servitore Cristoforo, viene
a lite con un nobile per una questione di precedenza. La lite (prima scena chiave) degenera in uno scontro
armato, durante il quale Cristoforo è ferito a morte. A sua volta per vendetta, Lodovico colpisce l’avversario
e viene egli stesso ferito. Lodovico viene ricoverato con l’aiuto della folla nel convento dei cappuccini. In
esso vede un segno di Dio e l’antico pensiero di farsi frate torna nella sua mente --> Lodovico decide di
entrare nell’ordine dei cappuccini scegliendo il nuovo nome di Cristoforo. Ciò permette di mantenere buoni
rapporti con la potente famiglia dell’ucciso, che desidera far giustizia dell’assassino.
Cristoforo vuole recarsi personalmente al palazzo, per chiedere perdono alla famiglia della vittima (seconda
scena chiave).
Egli si inginocchia in un atteggiamento di autentica umiltà --> gli viene concesso il perdono e Cristoforo
chiede in dono un pane.
Cristoforo abbandona la città per intraprendere la sua nuova vita da religioso.
D’ora in poi vivrà in perfetta obbedienza, senza sottrarsi a nessuno degli impegni che competono al suo
stato, ma imponendosene altri due particolari: accomodar differenze e proteggere gli oppressi.
Egli lotterà sempre per sottomettere il suo temperamento ribelle e impetuoso alle regole dell’umiltà.
Terminata la digressione, la narrazione riprende con l’arrivo di padre Cristoforo alla casa di Lucia e Agnese.
Il capitolo 4 è costituito da un’ampia digressione che dura per tutto il capitolo e termina al suo arrivo a casa
di Lucia

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