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QUELLO CHE I MAESTRI NON DICONO

di aRcolista anonimo
Mi pare che sia il caso di sfatare un mito: gli insegnanti di conservatorio, con tutto il rispetto
dovuto, non sono dei guru infallibili. Tuttaltro! Non voglio fare polemica sulla meritocrazia delle
cattedre di conservatorio perch mi sembra sgarbato lanciare accuse (anche se mi prudono le mani),
voglio soltanto fare una considerazione a carattere generale, di stampo del tutto benevolo e in buona
fede, sui limiti umani degli insegnanti di conservatorio, che poi sono infine i limiti umani di ogni
persona. A volte, per, c davvero da inca**arsi.
Partiamo dalla cosa pi scontata: lallievo suona male. Che fare? Linsegnante ha
generalmente sempre una e una sola spiegazione: lallievo studia poco. Soluzione? Studiare di pi.
Lallievo studia di pi, e non migliora neanche un po. Motivo? Non studia ancora abbastanza. Deve
studiare ancora di pi. Ora, io non dico che bisogna essere tutti dei talenti fuori dal comune che in
mezzora sanno a memoria un capriccio di Piatti, per linsegnante, spesso, si dimentica di qualche
piccolo particolare, ovvero che innanzitutto se uno studia male non serve a niente (a va sans dire),
e, secondo, che se lallievo obiettivamente male impostato pu studiare anche bene, anche pulito,
anche seriamente, ma poi in esecuzione impreciso. Un po come se Messi si mettesse a giocare
con le stampelle o con le scarpe di marmo. Bravo e allenato quanto vuoi, ma i limiti fisici diventano
poi anche limiti tecnici. Linsegnante mediocre, in genere, questi particolari li tralascia. Oppure ci
sono anche i miei preferiti, quelli che ti cambiano limpostazione perch non gli piace quando tu
invece suoni gi bene e finisci per suonare peggio. Potrei fare molti nomi e cognomi di grandi
talenti rovinati da insegnanti cos (ma non li far).
Unaltra cosa di cui gli insegnanti spesso non tengono conto la possibilit di suonare in
pubblico e di fare esperienza. Adesso io faccio una domanda generale e chi vuole mi risponda a
arcolistaanonimo@gmail.com: ma tanto difficile, per un insegnante, dire: Noi della classe, una
volta alla settimana o ogni due settimane, alle 18, facciamo un saggio di classe. Tu suoni questo, tu
questaltro e tu questaltro ancora? Cio, che ci vuole? Che difficolt ci sarebbero? Boh. Eppure
non si fa, almeno, credo che pochissimi lo facciano. Sarebbe una cosa utilissima, che aiuterebbe a
velocizzare la preparazione dei brani, a suonare molto in pubblico ed esorcizzare la paura (dopo ne
parliamo pi in dettaglio).
Un altro aspetto che mi disturba dellinsegnante di conservatorio medio, e qui purtroppo non
esiste scusante, il mancato aspetto mecenatistico. Questa una cosa che si persa molto nelle
generazioni e distingue nettamente il bravo insegnante dal mestierante; ovvero, quando un allievo
bravo e dotato, linsegnante bravo dovrebbe fare di tutto per spingerlo a fare concorsi, concerti,
trasmettendogli cos lesperienza, e perch no, a studiare con altri maestri per perfezionarsi. Invece
purtroppo la prassi comune (e sembra uno stupido luogo comune, ma in realt proprio cos)
quella di affossare gli allievi bravi per paura della concorrenza. Pu sembrare assurdo, ma se ci si
pensa non lo cos tanto: ok, sicuramente quellallievo non lo spodester dal posto in conservatorio
che ben radicato fino alla pensione, ma pensiamo solo alle famose marchette. Tutti gli
insegnanti di conservatorio, bravi o no, le fanno, e lo sappiamo. Allievi bravi che entrano nel
circuito non fanno che aumentare la concorrenza e quindi diminuire le marchette. Ce se ne rende
conto facilmente, soprattutto per quanto riguarda gli strumenti pi particolari come gli ottoni, per
fare un esempio, dove per anni a Padova sono girati sempre gli stessi nomi (maestri) e solo
recentemente si visto qualche allievo chiamato come aggiunto per delle produzioni.
Ora parliamo di un argomento scottante e sempre attuale nelle scuole di musica: la paura del
pubblico. Apro una parentesi scomoda che a qualcuno non piacer: anche i sassi sanno che per
eliminare alcuni spiacevoli effetti collaterali della paura del pubblico, alcune persone fanno uso
di.aiuti chimici. Ora, io non sono assolutamente tra coloro che condannano i betabloc, perch per
me qualsiasi mezzo che ti permetta di suonare meglio ben accetto. Limportante stare molto
molto attenti, perch emblematica la storia di un allievo di unaccademia prestigiosa che allesame
finale pensa bene di prendere 5 pastiglie di Inderal, per poi cadere svenuto come un sacco di patate

nel mezzo dellesecuzione. Qualcuno dice che non vanno presi addirittura perch cos come
barare. E allora? Non siamo mica in competizione, noi siamo persone di spettacolo che devono
offrire una prestazione e devono fare quanto in loro potere perch sia la migliore possibile.
Secondo me dietro queste condanne c sempre un pizzico di invidia mista a un concetto del tipo
io ci riesco senza quindi ce la devi fare anche tu.
Chiusa la parentesi, lasciamo da parte i betabloc e torniamo alla paura del pubblico. Il modo
migliore di risolvere un problema , come al solito, capirne la causa. Perch c la paura del
pubblico? Come cercano i maestri di risolverla? Il perch c abbastanza ovvio: abbiamo paura
del giudizio, degli altri e di noi stessi. A guardarsi intorno, non c da stupirsi: purtroppo i musicisti
hanno la drammatica abitudine di giudicare le persone in base a come suonano. Vi immaginate un
atteggiamento del genere, non so, tra liceali? Tu lo conosci Marco della 3B? Ah s, quello scarso
in matematica. Ridicolo. Non so voi, ma in ambito musicale io appena chiedo a una persona se ne
conosce una terza, la prima cosa che mi sento dire un suo trascurabile parere sulle capacit
musicali di questa. E ovvio che quando si suona si vuole fare sempre bella figura e questo
sacrosanto, ma quando si ha a che fare con dei veri e propri squali che sono capaci addirittura di
escluderti da un gruppo di amicizie se musicalmente non sei alla loro altezza, la cosa non aiuta.
Il giudizio di s stessi pi subdolo, ma qui me la sbrigo facilmente con un consiglio: gli errori
capitano, e capitano anche ai migliori. Pi accettate gli errori, meno ne farete. E matematico. Ah, a
proposito, quando fate un errore non fate facce schifate, perch come se diceste al pubblico
idioti, nel caso non ve ne foste accorti, ho appena sbagliato. Evitate, abbastanza irrispettoso.
Ultima cosa per quanto riguarda la paura del pubblico: limpostazione. Qualche maestro dice
che pi punti di tensione ci sono nel corpo, pi questa parte tremer con la paura. Io dico: s e no.
C una scuola di pensiero, che io abbraccio in toto, che dice che una tensione in una parte del
corpo ne toglie da unaltra. Io mi sono reso conto che, se tiro una parte del corpo anche al punto di
farmi male, tolgo per tensione alle mani che controllo molto meglio. Quindi, secondo me, se una
parte del corpo fa male, potrebbe non essere del tutto sbagliato; ma questo un argomento
controverso, quindi la mia solo una modesta opinione basata sulla mia esperienza personale.
Ultimo vitale argomento della mia arringa, il comportamento sul palco. E, a dispetto del
titolo dellarticolo, queste cose che sto per scrivere mi sono state fatte notare da un mio maestro,
grande concertista, dopo appena appena 16 anni che imbraccio uno strumento (meglio tardi che mai,
si dice). Si tratta di un piccolo elenco di comportamenti assolutamente discutibili per molto diffusi
tra i giovani studenti per colpa della trascuratezza dei maestri di fronte a tale aspetto. Per esempio:
le gi citate facce schifate per gli errori, il non inchinarsi prima dellesecuzione, e dulcis in fundo,
prendere gli spartiti senza ringraziare il pubblico alla fine. Quello che spesso i musicisti non
capiscono che il pubblico li sta omaggiando, e il minimo che si possa fare ringraziare
decentemente. Unaltra cosa che invece, personalmente, a me fa un po arrabbiare, e che capita
purtroppo anche ad alti livelli, quando i musicisti, anche se gli applausi continuano fragorosi,
evitano di farsi rivedere sul palco. Se il pubblico applaude perch vuole rivedere il beniamino che
ha appena offerto loro momenti di piacere, e trovo molto maleducato non farsi vedere, anche se si
gi usciti sul palco 5 volte. Ovviamente di fronte a questi scempi il maestro non dice ti sei
comportato molto male con il TUO pubblico che ti ha applaudito e tu lhai snobbato, ma nei casi
migliori dir a battuta 135 non eri molto espressivo. Ovviamente con la partitura in mano e la
faccia da intellettuale.