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Università di Sarajevo

Facoltà di lettere e filosofia

Dipartimento di romanistica

La tesina

Tema:
Sulle particolarità dell’analisi semantica nelle interpretazioni in italiano del romanzo Il ponte
sulla Drina di Ivo Andrić

Prof.ssa: doc. dr. Nermina Čengić Studentessa: Amina Čutura

Sarajevo, dicembre 2018


Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria!
Chi legge avrà vissuto 5000 anni:
c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia,
quando Leopardi ammirava l’infinito..
perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

Umberto Eco

2
INDICE

Introduzione....................................................................................................................4

1. Di che cosa si occupa la semantica?..........................................................................5


1.1. Tipi di significato...............................................................................................5
1.2. Semantica frasale................................................................................................6
1.3. Analisi semantica nelle interpretazioni in italiano del romanzo Il ponte sulla
Drina...................................................................................................................7

1.3.1. Il significato lessicale..............................................................................7


1.3.2. La semantica frasale................................................................................9

Conclusione...................................................................................................................12

Fonte..............................................................................................................................13

Bibliografia....................................................................................................................13

3
INTRODUZIONE

Cos’è la traduzione? Difficile darne una definizione dal momento che la sua storia dimostra
come l’idea del tradurre e il linguaggio siano cambiati nel corso dei secoli. Considerare la
traduzione come un mezzo di comunicazione tra lingue e culture diverse renderebbe la stessa
un’attività inferiore; la traduzione è invece lo spazio privilegiato per l’osservazione delle
dinamiche interne al linguaggio perché è attraverso essa che si può constatare l’evoluzione
costante delle lingue.

Possiamo innanzi tutto dire che la traduzione è un’abilità che consiste nella capacità di
realizzare il processo traduttivo, risolvendo i problemi di traduzione che si presentano nei
diversi casi. In questa tesina cercheremo di presentare alcune differenze di traduzione, usando
come esempio la versione originale del romanzo Na Drini ćuprija del famoso scrittore Ivo
Andrić, e due diverse traduzioni in italiano di Dunja Badnjević1 e di Bruno Meriggi2. In
particolare, paragoneremo la traduzione dal primo capitolo del romanzo, analizzando alcuni
elementi e discutendo se i traduttori sono riusciti a comunicare le stesse cose come l’autore
originale. Si deve considerare il fatto che una di queste traduzioni è fatta nel 1960 e l’altra nel
2001 ed anche il fatto che, sebbene siano quasi le stesse, esistono alcune differenze fra queste
lingue. Basti pensare che il linguaggio di Andrić non è affatto semplice, perché è ricco di molti
prestiti linguistici come turchismi, arabismi, persianismi, germanismi, e perché ogni popolo ha
lasciato la sua traccia linguistica, sia in Bosnia che nel romanzo.3

Quindi, lo scopo di questo lavoro non è quello di criticare o dare il merito ad uno dei traduttori,
ma di fare una comparazione sul piano semantico. Visto che useremo due traduzioni dello stesso
romanzo, al traduttore Bruno Meriggi che ha fatto la traduzione del 1960 ci riferiremo come il
traduttore 60, ed alla traduttrice Dunja Badnjević che ha fatto la traduzione del 2001 ci
riferiremo come il traduttore 01. Poiché si tratta di una versatilità di significati, cercheremo di
presentare principalmente le differenze del significato lessicale, ma anche analizzare gli
elementi frasali.

1
Dunja Badnjević nasce a Belgrado nel 1945 e vive in Italia da più di cinquant’anni. Ha lavorato come redattrice
e attualmente si occupa di traduzione e promozione della letteratura serba, croata e bosniaca. Ha tradotto per
Adelphi, Guanda, Editori Riuniti, Bordeaux ed., Newton Compton e altre case editrici. Per la collana Meridiani
della Mondadori ha curato e tradotto Ivo Andrić, Romanzi e racconti.
2
Bruno Meriggi (Orvieto, 4 gennaio 1927 – Milano, 7 novembre 1970) è stato uno slavista italiano. Si è laureato
a Roma in letteratura polacca, materia che ha insegnato a Milano insieme a filologia slava.
3
DŽINDO, Jasmin (2010), Jedan roman-dva prijevoda, Mediterranea, Trieste, p.18.

4
1. Di che cosa si occupa la semantica?

La parola semantica deriva dal fr. sémantique, dal greco σημαντικός «significativo», der. di
σημαίνω «segnalare, significare». La semantica è la parte della linguistica che studia il
significato della parola, delle espressioni, delle intere frasi e dei testi. Si tratta di una scienza
che ha stretti legami con altre discipline linguistiche, come semiologia/semiotica che studia
segni linguistici e non lingustici, la logica, la psicologia, la teoria della comunicazione, la
stilistica e la critica letteraria. Le riflessioni sul significato risalgono già nell’antichità allo
stoicismo (300 a.C.) e la disciplina fu coltivata anche nel Medioevo sotto altri nomi. Il termine
semantica risale soltanto al 1883, quando fu usato dal filologo francese Michel Bréal.4 Il
termine è ormai usato anche come equivalente di semasiologia: designa cioè lo studio della
funzione significativa della parola in contrasto a quella morfologica e sintattica.5

1.1. Tipi di significato

Il significato di una parola può essere di vario tipo. Una prima distinzione è quella tra significato
lessicale e significato grammaticale, in base alla quale le parole che compongono il lessico di
una lingua si distinguono in due grandi gruppi: le parole contenuto e le parole funzione. Mentre
le prime (perlopiù verbi, nomi, aggettivi e, secondo alcuni, anche avverbi) forniscono il
contenuto, le seconde (articoli, pronomi, congiunzioni e preposizioni; parti del discorso)
tendono a svolgere funzioni supplementari, come quella di indicare le relazioni esistenti tra le
parole che introducono il contenuto.6
Una seconda distinzione è quella tra significato denotativo e significato connotativo. Il
significato denotativo ossia descrittivo di base (notte spazio temporale che va dal tramonto
all’alba successiva), il quale è condiviso e accettato dalla maggioranza dei parlanti; e il
significato connotativo che è costituito dai valori emotivi e dalle associazioni evocate da una
parola come impressioni, suggestioni che variano da persona a persona (notte evoca paura,
solitudine, disagio, sonno, pensieri romantici ecc.).

4
Il primo autore ad introdurre il termine semantica è stato Michel Bréal, (Essai de Sémantique - Science des
significations - Paris 1921), formulando anche una serie di ipotesi sull'essenza del significato. E' nato a Landau in
der Pfalz, Germania, 26 Marzo 1832 e morto a Parigi, 25 Novembre 1915).
5
http://www.treccani.it/enciclopedia/semantica
6
http://www.treccani.it/enciclopedia/definizione-lessicale_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

5
Da un altro punto di vista si distinguono anche il significato linguistico (una somma di
significato denotativo e connotativo di un segno) e significato sociale (significato che una
parola ha in relazione ai rapporti fra i parlanti entro un gruppo sociale): tu e Lei hanno un
significato linguistico del pronome di 2a e 3a persona singolare, il loro significato sociale è
invece quello degli allocutivi usati in contesti informali (tu), con la denotazione di confidenza
e formali (Lei), con la denotazione di rispetto.

1.2. Semantica frasale

Come abbiamo visto, la linguistica si occupa prevalentemente del significato di singoli


vocaboli, più raramente del significato della frase. Perciò, è difficile dare una spiegazione
convincente del fatto che una frase possieda un certo significato e altrettanto non è chiaro come
il significato di una frase possa derivare dai significati delle parole che la compongono. E poi,
le difficoltà dell’analisi aumentano con la crescente complessità della frase. Infatti, spesso
accade che i significati dei singoli componenti derivino dal significato complessivo della frase.
Molti linguisti ritengono che il cosiddetto componente semantico di una frase dipenda
esclusivamente dal lessico, ma il problema è più complesso e il significato di una frase dipende
anche da alti fattori, cioè la situazione comunicativa, il contesto, l’intenzione del parlante, il
suo atteggiamento verso l'altro interlocutore, il mezzo della comunicazione, tipo dell'atto
linguistico (lezione, conversazione, ordine, preghiera), la struttura logico-semantica della frase
e anche l’espressione, costituita dal tono, dal modo e dall’umore con cui un atto linguistico è
compiuto.

6
1.3. Analisi semantica nelle interpretazioni in italiano del romanzo Il ponte sulla
Drina

1.3.1. Il significato lessicale

Andrić:

Ali tu se planine odjednom razmiču u nepravilan amfiteatar čiji promer na


najširem mjestu nije veći od petnaestak kilometara vazdušne linije.7
T60:
Ma qui le montagne si allargano improvvisamente in un anfiteatro
irregolare, il cui diametro, nel punto più ampio, non supera la quindicina di
chilometri in linea d’aria.8
T01:
Ma in questo punto, improvvisamente, si divaricano e formano un anfiteatro
irregolare il cui diametro, nel punto più largo non supera quindici chilometri
a volo d’uccello.9

Possiamo notare subito che il T01 non ha tradotto la parola planina, però dal contesto
concludiamo a che cosa si riferisce. Poi, entrambi i traduttori hanno usato diversi verbi per
indicare il verbo razmicati se, che infatti sono i sinonimi, e hanno usato diversi aggettivi per
indicare širok, che comunque vanno benissimo. La traduzione dell'aggettivo numerale
petnaestak è meglio tradurre come l'ha fatto il T60 se vogliamo essere precisi e fedeli alla
traduzione originale, anche se il T01 non ha sbagliato con la sua traduzione. Escludendo la
parola montagna, il T01 ha messo in questo punto e la parola punto si ripete, quindi, due volte
nella stessa frase. Se abbiamo un'alternativa, queste cose è meglio ometterle per rendere la frase
più leggibile.

7
ANDRIĆ, Ivo (2011), Na Drini ćuprija, Sezam book d.o.o, Beograd, p.5.
8
ANDRIĆ, Ivo (1960), Il ponte sulla Drina, tradotto da B. Meriggi, Milano, Mondadori, p.7.
9
ANDRIĆ, Ivo (2001), Il ponte sulla Drina, tradotto da D. Badnjević, Milano, Mondadori, p.571.

7
Andrić:
(Vezir- to je nešto sjajno, krupno, strašno i nejasno u svesti dečaka.) 10
T60:
(Il visir è qualcosa di stupendo, solido, terribile e confuso nella coscienza
dei ragazzi.)11
T01:
(Il visir è qualcosa di meraviglioso, grande, terribile e vago, nella mente di
un bambino.)12

Si può vedere una ricca versatilità di aggettivi da entrambi traduttori, che sono tutti sinonimi
fra loro e dunque, entrambi traduttori sono rimasti fedeli alla versione originale. Il sostantivo
dečak è tradotto dal T60 come dei ragazzi, e dal T01 un bambino. Adesso non è chiaro se si
tratti di singolare o plurale, ma quello che è chiaro che il sostantivo ragazzi non corrisponda
all’originale perché indica un’età di adolescenza. Anche dal contesto possiamo concludere che
si tratta di bambini, quindi, è meglio usare questo sostantivo, singolare o plurale, non importa
perché il valore semantico non cambierà.

Andrić:
Koliko ima vezira ili bogataša na svetu koji mogu svoju radost ili brigu, ili
svoj ćeif i dokolicu da iznesu na ovakvo mesto? 13
T60:
Quanti visir e ricconi ci sono al mondo, che possano esporre la loro gioia o
i loro affanni, il loro diletto o il loro passatempo in un posto come questo?14
T01:
Quanti sono i visir e i ricchi su questa terra che possono abbandonarsi alla
gioia o manifestare le loro preoccupazioni, o passare il tempo piacevolmente
in un luogo simile?15

10
ANDRIĆ, Ivo (2011), op.cit., p.8.
11
ANDRIĆ, Ivo (1960), op.cit., p.11.
12
ANDRIĆ, Ivo (2001), op.cit., p.575.
13
ANDRIĆ, Ivo (2011), op.cit., p.13.
14
ANDRIĆ, Ivo (1960), op.cit., p.19.
15
ANDRIĆ, Ivo (2001), op.cit., p.581.

8
Per indicare la parola bogataš, il T60 ha usato l’aggettivo ricco col suffisso accrescitivo –one
probabilmente per accentuarla, mentre la traduzione del T01 è più corrispondente alla parola
bogat, ma comunque il valore semantico non cambia. Poi, per indicare la parola svet, il T01 ha
usato terra, che è accettabile perché sappiamo a quale terra si riferisce. Le parole ćeif e dokolica,
il T01 ha tradotto in una maniera descrittiva, però in questo caso la parola ćeif ci rimane un po’
trascurata. E’ una parola araba (kȁyf) che è entrata nella nostra lingua attraverso il turco (keyf),
e vuole indicare una gioia, una letizia o un piacere. Oggi, per la maggior parte del popolo
bosniaco, questa parola ha un significato molto particolare che si riferisce ad un piccolo piacere,
unico e peculiare. Ogni persona ha un suo ćeif che nessuno glielo può togliere, e quindi, è molto
importante trasmettere anche ai lettori il vero spirito di questa parola. Tutto sommato, entrambe
le traduzioni sono accettabili, anche se, con la strategia della traduzione letterale, il T60 è più
fedele e vicino all’originale.

1.3.2. La semantica frasale

Andrić:
Upravo, kada se kaže ‘’veže’’, to je isto toliko tačno kao kada se kaže: sunce
izlazi iz jutra da bismo mi ljudi mogli da vidimo oko sebe i da svršavamo
potrebne poslove, [...] 16
T60:
Quando si dice ‘’unisce’’, è esattamente come dire che il sole sorge al mattino
affinché noi uomini possiamo vedere intorno a noi e svolgere gli affari che
ci stanno a cuore [...]17
T01:
Quando si dice «unisce» è come dire: il sole sorge al mattino perché noi
uomini possiamo guardarci intorno e attendere alle nostre occupazioni [...]18

L’uso dell’espressione stare a cuore non è proprio adeguato al rispetto dell’originale, perché
vuol dire importare, interessare, premere; es: è una cosa che mi sta a cuore; la tua promozione

16
ANDRIĆ, Ivo (2011), op.cit., p.6.
17
ANDRIĆ, Ivo (1960), op.cit., p.8.
18
ANDRIĆ, Ivo (2001), op.cit., p.572

9
sta a cuore al direttore.19 La costruzione svršavati potrebne poslove non implica
necessariamente un affare che ci interessa o importa e neanche dal contesto sappiamo di quali
affari si tratta esattamente. Coll'avverbio potrebno ad es. ci si può indicare anche un affare di
cui abbiamo bisogno per sopravvivere. Il traduttore T01 è più vicino all'originale, anche se non
abbiamo un'immagine precisa col verbo attendere, perché si potrebbe interpretare come se
quegli uomini non sapessero cosa devono fare e fossero ancora in attesa delle loro occupazioni.
Quindi, in questo caso, sarebbe meglio usare la strategia della traduzione letterale, e tradurre
per es. finire gli affari necessari.

Andrić:
Hrišćanska deca rođena na levoj obali Drine, pređu odmah prvih dana svog
života most, jer ih već prve nedelje nose u crkvu na krštenje.20
T60:
I figli dei cristiani nati sulla riva sinistra della Drina attraversano il ponte
fin dai loro primi giorni di vita, dato che già la prima domenica vengono
portati in chiesa per il battesimo. 21
T01:
Quelli cristiani, nati sulla sponda sinistra del fiume, lo attraversano già a
pochi giorni di vita quando, la prima domenica dopo la nascita, vengono
portati in chiesa per essere battezzati.22

Guardando la frase intera, fin dall’inizio ci si possono evidenziare molte differenze. Il T60 ha
seguito e rispettato letteralmente quello che c’è nella versione originale, mentre il T01 ha usato
il gioco di parole escludendo le parole deca, Drina e ponte, e mettendo le virgole per rendere
la frase più vicina alla lingua di destinazione, ma pur essendo così, è importante che entrambi i
traduttori siano riusciti a trasmettere lo spirito dalla versione originale, anche se le traduzioni
sembrano un po’ diverse.

19
http://www.treccani.it/vocabolario/stare_%28Sinonimi-e-Contrari%29/
20
ANDRIĆ, Ivo (2011), op.cit., p.7.
21
ANDRIĆ, Ivo (1960), op.cit., p.10.
22
ANDRIĆ, Ivo (2001), op.cit., p.574.

10
Andrić:
Na kapiji i oko kapije su prva ljubavna maštanja, prva viđenja u prolazu,
dobacivanja i sašaptavanja.23
T60:
Sul ponte e vicino al ponte sbocciano i primi sogni d'amore, avvengono i
primi incontri casuali, i primi approcci e sussurri.24
T01:
Sulla kapija e intorno ad essa si conoscono i primi sogni d'amore, le prime
occhiate furtive, i primi approcci e sussurri.25

In questo esempio vediamo che Andrić non ha usato un verbo supplementare come l’hanno
fatto i traduttori, probabilmente perché in italiano sembrerebbe molto strano usare soltanto il
verbo essere. Il T60 ha messo il verbo sbocciare (sin. germogliare, fiorire; senso figurato di
sentimento nascere)26 che corrisponde benissimo all’idea che voleva trasmettere Andrić,
mentre col verbo riflessivo conoscersi non abbiamo un’immagine precisa di ciò che doveva
essere trasmesso. Per indicare prva viđenja u prolazu, si possono vedere diverse soluzioni e il
T60 l'ha fatto in maniera descrittiva usando il sostantivo incontro e l'aggetivo casuale. Invece,
il T01 ha usato occhiate furtive che si riferisce ad uno sguardo rapido ma particolarmente
intenso e ricco di significato27, anche se non deve essere necessariamente intenso o ricco.
Comunque, tutte e due le soluzioni sono accettabili e possiamo notare che i traduttori hanno
usato la strategia dell’adattamento per rendere la frase più chiara e leggibile.

23
ANDRIĆ, Ivo (2011), op.cit., p.11.
24
ANDRIĆ, Ivo (1960), op.cit., p.16.
25
ANDRIĆ, Ivo (2001), op.cit., p.579.
26
http://dizionari.corriere.it/dizionario_sinonimi_contrari/S/sbocciare.shtml
27
http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/O/occhiata_1.shtml

11
CONCLUSIONE

La traduzione rappresenta la conoscenza degli esseri umani e delle diverse culture, e come
abbiamo visto, tradurre qualsiasi opera non è un lavoro facile. A volte è difficile comunicare lo
stesso effetto in un’altra lingua e trovare un’equivalente giusto, ed a volte è necessario
interpretare un certo significato. Ma per interpretarlo, bisogna entrare nella mente dello scrittore
per scoprire che cosa ci voleva comunicare.

Ma pur entrando nella mente dello scrittore, non possiamo essere sicuri di aver trasmesso il
vero spirito dell’originale, perché tutto dipende dal nostro punto di vista e perché tutti
intepretiamo le cose a modo nostro. A questo punto, da un romanzo possono emergere due o
più traduzioni, tutte diverse tra loro. Attraverso gli esempi, abbiamo visto la ricchezza del
linguaggio di Andrić, il suo abile gioco di parole, ma anche gioco con la lingua stessa. Non è
facile comprendere il suo linguaggio, ed entrambi i traduttori (Meriggi e Badnjević) erano
consapevoli che Andrić voleva descrivere, svelare e risolvere il segreto della vita mentale
donato dalla divina provvidenza in pieno alle turbolenze storiche.28 Abbiamo visto che Meriggi
spesso ricorreva ad una traduzione letterale, mentre Badnjević, nella maggioranza dei casi, ha
cercato di farla in un modo descrittivo. Bisogna anche ragionare sul fatto che le traduzioni
vengono effetuate in due epoche con la distanza temporale di 41 anni, che rende questa ricerca
più interessante ed attraente, visto che le traduzioni sono fatte in diversi periodi. Può darsi che,
per questa ragione la traduzione di Badnjević possieda una versatilità e ricchezza sul piano
stilistico, ma comunque, entrambi i traduttori hanno fatto un buon lavoro.

A tradurre si impara traducendo, ma nonostante tutto, non è difficile ottenere un’equivalenza


completa attraverso la traduzione e Jacobson afferma che neanche la sinonima può condurci
all’equivalenza. Lo stesso Umberto Eco dice che è impossibile trovare sempre un’equivalente
perfetto nella lingua d’arrivo29, e tradurre, come sostiene lui, include varie tecniche come
parafrasi, definizione, spiegazione, riformulazione e sostituzioni sinonimiche, non solo una
traduzione letterale.30

28
DŽINDO, Jasmin (2010), op.cit., p.14.
29
La lingua in cui il testo deve essere tradotto
30
ECO, Umberto (2016), Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, Milano, p. 9.

12
FONTE

ANDRIĆ, Ivo (2011), Na Drini ćuprija, Sezam book d.o.o, Beograd.

ANDRIĆ, Ivo (1960), Il ponte sulla Drina, tradotto da B. Meriggi, Milano, Mondadori.

ANDRIĆ, Ivo (2001), Il ponte sulla Drina, tradotto da D. Badnjević, Milano,


Mondadori.

BIBLIOGRAFIA

ECO, Umberto (2016), Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, Milano.

DŽINDO, Jasmin (2010), Jedan roman-dva prijevoda, Mediterranea, Trieste.

FONTI INTERNET:

http://www.treccani.it/

http://dizionari.corriere.it/

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