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UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI DI VENEZIA

MASTER ITALS IN DIDATTICA


DELLA LINGUA E CULTURA ITALIANA A STRANIERI

TESI
LA METAFORA ITALIANA

Percorso didattico di italiano per stranieri


Livello intermedio – avanzato.

Tutor: CHIARA ZAMBORLIN

Candidata: OLGA MARIA ISABEL ROSEMBERG

Anno Accademico 2003/2004


Ringraziamenti

• A Milena Catarossi, per la sua amicizia, per la sua generosità e per la


paziente lettura e revisione della bozza iniziale di questo lavoro.

• Alla tutor Chiara Zamborlin, per il rispetto per i miei punti di vista e i
validi contributi alla stesura di questa tesi.

• A Marcello Pavlicevich e a Nicolas e Rafael Driutti per i loro preziosi


contributi semiotici e informatici.

• Alla collega Marina Sbrizzai per essermi stata sempre vicina, anche nei
momenti difficili.
INDICE

Introduzione

1. Perché la metafora?

2. Con le mani nel testo

2.1. Analisi pre-pedagogica

2.2. Didattizzazione del testo

3. La raccolta dei testi

4.1. Prima Parte: Manuale di zoologia fantastica

4.1.1. Primo testo: Italiani pecore anarchiche

4.1.2. Secondo testo: Il Gattopardo

4.1.3. Terzo testo: Occhio agli squali.

4. Conclusioni: Alcune riflessioni in itinere

1
La metafora italiana

Percorso didattico transculturale d’italiano per stranieri.

Livello intermedio – avanzato (C1 e C2 del Framework).

Introduzione

Questo studio ha una struttura e una finalità triplice.


1. Nella prima parte si intende giustificare brevemente un approccio alla lingua
e alla cultura italiana che trae implicazioni da contributi provenienti dalla
pragmatica: in particolare quegli studi che ci permettono di osservare uno
dei meccanismi di costruzione di modelli culturali della società italiana, vale
a dire l’uso della metafora e della metonimia. Basandoci su Balboni (1999:
19)1 possiamo dire che il tipo di orientamento qui seguito è inquadrabile
nell’approccio allo studio della comunicazione interculturale che trae origine
dalla conceptual metaphor theory, nell’accezione di Lakoff e Johnson
(1980). Balboni (1999: 19) ritiene che tale approccio sia “interessante e
utile”, e risulta infatti molto utile per chi, come l’autrice di questo lavoro, ha
voluto sfruttare tale impianto concettuale per giustificare la scelta di testi
adatti all’insegnamento transculturale2 dell’italiano come lingua straniera a

1
Oltre ai “capisaldi” rappresentati da Robert Lado (1957) in Linguistics Across Cultures
e da Dell Hymes (1964) con la sua etnografia della comunicazione – Balboni (1999)
affianca all’approccio in questione “quello che spiega i problemi di comunicazione
interculturale sulla base della teoria dell’attribuzione, che è propria della psicologia
sociale: secondo questo approccio, gli uomini hanno bisogno di spiegazioni che diano un
senso agli eventi e consentano sia di attribuirli a categorie come «buono/cattivo» […] sia
di predire, sulla basi di una serie di attribuzioni il comportamento delle varie persone
negli eventi (Lalljee, 1987)”
2
Con il termine ‘transculturale’ ci riferiremo alla riflessione sulle variazioni delle
modalità pragmatiche attraverso lingue e culture diverse. Useremo il termine
‘interculturale’ con riferimento all’osservazione di incontri reali in cui i parlanti di

2
livello avanzato che costituiscono la parte propriamente applicativa di questa
proposta.
2. Nella seconda parte del lavoro si presenteranno i fondamenti teorici-
metodologici che partono dai presupposti glottodidattici della centralità
dell’allievo (nel rapporto docente-discente) e della centralità del testo (nel
rapporto di essi con la lingua, cfr. Consiglio d’Europa, 2002: 11-25) dei
quali ci siamo avvalsi per realizzare la nostra proposta didattica.
3. Infine, nella terza parte, presenteremo un corpus di tre testi con le rispettive
indicazioni didattiche finalizzate a soddisfare i fabbisogni formativi e
comunicativi di studenti stranieri del livello C1-C2 del Quadro Comune
Europeo delle Lingue (Consiglio d’Europa, 2002). Quest’ultima parte
intende essere il ‘manuale propriamente detto’, composto dal libro dello
studente (che contiene i testi e le attività propedeutiche allo sviluppo delle
competenze linguistico- comunicative) e dal libro dell’insegnante in formato
CD Rom, che supporta la presentazione ipertestuale dei testi in oggetto. Un
altro CD Rom completerà il libro dello studente fornendo i testi audio e
video compresi nella raccolta3.

1. Perché la metafora?

Thus, metaphors are a way of life. No wonder, then, that different ways of life
engender different metaphors, and that all understanding in life depends on,
and even crucially presupposes, an understanding of metaphors.

Jacob Mey (1993:62)

differenti lingue e culture interagiscono (Pallotti 2000: 136. Tratto da Zamborlin, C., in
revisione)
3
Per motivi di spazio in questa tesi si presenterà soltanto la prima parte del manuale,
consistente in un capitolo intitolato “Manuale di zoologia fantastica” che comprende tre
testi con le rispettive analisi pre-pedagogiche e didattizzazioni disposte in formato
cartaceo. Il libro, nella sua complessità, comprenderà due ulteriori capitoli, intitolati
“Corpo ed Anima” e “La Sacra Famiglia”.

3
La parola metafora – come espresso inizialmente da Lakoff & Johnson (1998:
22) nella loro opera inaugurale sull’argomento – ci riporta, nella sua prima e
immediata accezione, all’universo poetico, a «un artificio retorico, qualcosa
insomma che ha più a che vedere con il linguaggio straordinario che con quello
comune». Questa definizione ristretta della metafora viene però immediatamente
contestata dai due autori:

“ [...] Noi abbiamo invece trovato che la metafora è diffusa ovunque nel
linguaggio quotidiano, e non solo nel linguaggio ma anche nel pensiero e
nell’azione: il nostro comune sistema concettuale, in base al quale
pensiamo e agiamo, è essenzialmente di natura metaforica.” (Lakoff &
Johnson, 1998: 22).

E’ dunque su una concezione allargata di metafora che poggia questo saggio


e nonostante essa sia considerata da Paolo Balboni nel suo libro Parole comuni
culture diverse. Guida alla comunicazione interculturale (1999:21) come lo
“strumento più a-scientifico che si possa immaginare”, osserviamo che,
paradossalmente, è uno degli strumenti più usati dalle scienze umanistiche. La
prova di ciò si trova in questa stessa opera ove, nel punto 0.I intitolato «Software
of the mind», l’autore si vale della metafora informatica coniata da Hofstede
(1991) per rappresentare figurativamente la struttura della mente e il ruolo della
lingua come interfaccia fra un “software” e altro (cioè fra una mente e altra) e,
infine, per illustrare la complessità che il background culturale propone alla
comunicazione interculturale.
Resta comunque la domanda del perché scegliere la metafora come
strumento privilegiato di presentazione di una lingua/cultura. Qui ci si pone la
questione della scelta glottodidattica ispirata al Quadro Comune Europeo delle
Lingue (Consiglio d’Europa, 2002: 19) che, a questo riguardo, s’esprime nei
seguenti termini: «L’approccio qui delineato a grandi linee è chiaramente

4
orientato all’azione» (enfasi aggiunta). Ovviamente un documento ufficiale
transnazionale come il “Framework”, non può diventare strumento di marketing
di un metodo glottodidattico piuttosto che di altro, specialmente considerando
l’appartenenza culturale marcata di questi metodi (cf. Luise, 2001). In ogni caso la
parola “azione” marcata in grassetto non è una menzione casuale poiché il suo
carico semantico ci riporta a una costellazione di concetti che ci obbligano a dare
uno sguardo nella storia delle Scienze del Linguaggio.
Verso l’inizio degli anni ’60, il filosofo del linguaggio John L. Austin
inaugurò, attraverso una serie di conferenze che sono diventate poi la sua opera
postuma How to Do Things With Words (1962), una corrente di pensiero che
rivoluzionò l’universo della linguistica nella sua variante pragmatica o
pragmalinguistica. Sin dall’inizio della sua opera Austin dichiara che il suo
approccio riguarda il “linguaggio corrente”, quello cioè dell’uomo concreto e
reale, superando, con questo gesto, “il parlante ideale” chomskiano che a
quell’epoca dominava la scena degli studi linguistici. La lingua-oggetto di studio
passa dal essere una struttura sintattica formale a essere un elemento concreto
attraverso il quale le persone fanno delle cose. Le conseguenze irreversibili di
questa rivoluzione copernicana nella concezione del(la) Lingua(ggio) furono
parecchie. Ai fini della presente argomentazione quelle che ci interessa
evidenziare sono: a) la necessità di prendere in considerazione il contesto (storico,
politico, geografico, culturale, ecc.) di ogni produzione linguistica – strategia che
risulta indispensabile in qualsiasi proposta di comunicazione transculturale – e b)
il superamento della frase come unità minima di analisi del linguaggio: infatti essa
passa all’atto linguistico ossia a quel campione di lingua destinato al “fare
qualcosa con le parole”. Insegnare una lingua/cultura, dunque, indipendentemente
e forse prioritariamente alla definizione del metodo da seguire, esige dal
professionista dell’insegnamento, uno sforzo di riflessione su cosa significa per
lui la lingua che dovrà insegnare. Questo chiarimento gli permetterà di realizzare
le scelte testuali e didattiche coerenti con gli obiettivi proposti.
In questa scia, l’approccio “orientato all’azione” della presente proposta
glottodidattica, trova un proficuo sviluppo nel concetto allargato di metafora di

5
Lakoff (1998) poiché essa costituisce un continente di significati costruiti
storicamente all’interno di una cultura. Possiamo dire, e questo sarà dimostrato
più avanti, che una società costruisce i suoi miti, i suoi pregiudizi e i suoi
stereotipi attraverso il meccanismo di produzione di metafore. Quindi la presenza
del/i contesto/i all’interno del testo popolato di metafore è inevitabile. In più,
come espresso da Mey (1993: 62-63) e come anche noi intendiamo mostrare
attraverso il corpus che sarà analizzato nell’ultima parte del lavoro, «le metafore
sono sempre cariche di esplosivi pragmatici; sono ‘armi caricate’ – utilizzando
una proficua espressione di Bolinger (1980) – anch’essa una metafora». Quindi è
utile sapere che un testo “caricato” con una metafora “innocente” e facile da
capire per tutti, non è un testo ingenuo anzi, c’è al suo interno un contenuto
sottointeso di alto potere persuasivo: ecco l’uso del linguaggio per “fare” o “farci
fare” qualcosa che va necessariamente smascherato.
Tuttavia, come ben spiega Balboni (1993: 20) citando Danesi & Mollica
(1998: 3): « … le metafore concettuali non sono universali, e quindi si verificano
problemi di comunicazione interculturale …». Un approccio glottodidattico
transculturale orientato all’azione può trovare, nell’osservazione contrastiva delle
metafore costruite dalla propria cultura con quelle costruite dalla lingua/cultura-
bersaglio, un ottimo campo di analisi che permetta scoprire un piano comune sul
quale negoziare significati e capire i sottintesi, i fraintesi e i malintesi. Ecco ciò
che questo approccio al linguaggio ci permette di “fare”: “disinnescare le bombe
pragmatiche” che ci possono portare inconsapevolmente al pregiudizio e allo
stereotipo.

2. Con le mani nel testo

Nel paragrafo precedente avevamo detto che una proposta didattica orientata
all’azione ha come compito ineluttabile il superamento della frase come unità
minima d’analisi e l’adozione di un concetto fornito dalla Pragmatica chiamato

6
“atto linguistico”4. La concretizzazione materiale di quest’atto o serie di atti in un
testo ci obbliga a ripensare il concetto di testo partendo dal suo etimo latino
(textu(m): propriamente participio passato di texere ‘tessere’) dal quale, secondo
Mey (1993:194), possiamo estrarre due accezioni: una ristretta, che lo considera
come una serie concatenata e intrecciata di frasi in un conglomerato maggiore.
Questo “senso stretto” della parola, nel nostro approccio, appare insufficiente. La
seconda accezione invece ci permette di vedere il testo immerso all’interno della
rete testurale sociale «nella quale non solo le parole sono tessute insieme, ma gli
atti e le vite umane». Dal punto di vista glottodidattico, la materializzazione di
questa immersione viene fatta attraverso la risorsa dell’ipertesto offerta dal
computer con collegamento internet.
Utilizzando dunque il senso esteso del concetto di “testo” e considerando
che il trattamento didattico ulteriore sarà centrato su di esso, si è realizzata la
ricerca di testi adatti. Essi devono essere5:

a) Variati dal punto di vista diamesico, per garantire l’esercitazione delle


quattro abilità linguistiche primarie: ascoltare, leggere, parlare e
scrivere; più le cinque integrate: dialogare, parafrasare, riassumere,
prendere appunti e scrivere sotto dettatura (cfr. Balboni, 1998:12-13).
b) Variati anche dal punto di vista della tipologia testuale: si è cercato
d’inserire testi verbali e non verbali o misti.

4
L’espressione “atto linguistico” (Speech Act) coniata da John Austin negli anni ’60 ha
avuto uno sviluppo ulteriore sia nell’ambito della Pragmatica che della Glottodidattica.
Nel primo troviamo l’interessante concetto di “atto pragmatico” (cfr. Mey, 1993: 5-6 e
256-265), un impianto concettuale molto utile nel caso della metafora. Infatti, attraverso
questi tipi di “atti”, s’identificano e si spiegano situazioni in cui la presenza “significante”
del contesto comunicativo è così forte che non servono “le parole” – prese nel suo senso
primario o significato diretto – per realizzare un’azione o provocare un effetto
comunicativo. D’altro canto, nell’ambito prettamente glottodidattico, la nozione
pragmatica di Speech Act si è sviluppata verso il concetto di “atto comunicativo” (per
una più esaustiva spiegazione di questo concetto cfr. Balboni, 1994: 43-44).
5
Per definire queste condizioni si è preso – con abbastanza libertà – le indicazioni offerte
dal Framework (Consiglio d’Europa, 2002: 201)

7
c) Variati pure dal punto di vista del genere discorsivo: si sono presi in
considerazione testi che vanno dalla pubblicità al testo storico, passando
per la canzone popolare e il discorso sociologico.
d) Pertinenti dal punto di vista del contenuto: tutti i testi devono contenere
immagini della cultura italiana espresse in metafore.
e) Pertinenti anche dal punto di vista della loro complessità linguistica:
adatti allo sviluppo delle competenze linguistico-comunicative dei livelli
più alti del Framework i cui parametri si trovano nel capitolo 5
(Consiglio d’Europa, 2002: 201)
f) Limitati dal punto di vista della loro lunghezza: in generale si è cercato
di non eccedere le due pagine o le 1.500 parole per i testi più lunghi.

Una volta formato il corpus, ciascun testo ha dovuto passare per i seguenti
stadi:

2.1. Analisi pre-pedagogica6:

Con questa espressione definiamo una tecnica presa in prestito dall’universo


francofono che ci risulta molto produttiva nel caso specifico della preparazione
dell’insegnante non nativo. Infatti, a questo riguardo, la sua autrice, Sophie
Moirand nell’opera Situations d’ecrit. Comprension/production en français
langue étrangère (1979:74), s’esprime nei seguenti termini (traduzione nostra7):

6
Un esempio di scheda di analisi pre-pedagogica abbinata alla rispettiva scheda
pedagogica la si può trovare on line in http://www.ac-
amiens.fr/casnav/explorer/fle_fls/activites/musee.pdf
7
Abbiamo deciso di mantenere il termine “pedagogico” utilizzato da Moirand piuttosto
che “didattico” che potrebbe essere un’altra possibilità di traduzione. Entrambi i termini
spesso sono usati in modo interscambiabile in quanto tutti e due alludono alla situazione
d’incontro/dialogo docente-discente nello scenario socio-istituzionale dell’aula di lezione.
Tuttavia la questione cruciale che va tenuta in considerazione in questo vocabolo è il
prefisso “pre”. Con ciò s’intende dire che l’analisi pre-pedagogica può comportare un
gran numero d’aspetti linguistici che non necessariamente devono essere utilizzati nella
fase didattica.

8
“Ogni testo destinato ad essere utilizzato in un corso di lingua deve
subire un’analisi preliminare per l’insegnamento. Noi la chiamiamo
analisi pre-pedagogica, poiché concorre alla preparazione dell’atto
pedagogico e non serve, a differenza delle analisi teoriche, né a costruire
né a testare una teoria linguistica.
Nel dominio particolare della comprensione dello scritto, l’analisi
pre-pedagogica ha due obiettivi principali:
- Da una parte costituisce, per l’insegnante, un mezzo d’investigazione
dei funzionamenti di un testo a più livelli (quando un corso debba in
effetti poter rispondere alle domande non sempre prevedibili dei
discenti).
- Dall’altra parte deve permettere all’insegnante d’immaginare delle
strategie pedagogiche per aiutare i discenti ad accedere al/i senso/i di un
testo (tecniche di reperimento, scoperta di indizi, tattiche di
verificazione, ad esempio).
L’analisi pre-pedagogica consiste nel rivolgere più sguardi
successivi sul testo al fine di trovare l’angolo d’attacco pedagogicamente
più efficace per entrare nel testo. Essa deve dunque tener conto delle
particolarità di ciascun gruppo di allievi, delle loro motivazioni e dei loro
bisogni...”.

Considerando dunque l’utilità potenziale di una esplorazione guidata nei


differenti contesti storici, geografici e culturali e negli svariati aspetti e livelli
linguistici che s’intrecciano all’interno di un testo, abbiamo deciso di offrirla al
giudizio di chi eventualmente voglia avvalersene per un corso del genere. A
questo scopo, il progetto complessivo del libro didattico presenta, abbinato al
“manuale dello studente”, un “libro dell’insegnante” consistente in un CD con le
schede ipertestuali di analisi pre-pedagogica di tutti i testi utilizzati nel libro dello
studente. Il taglio contrastivo che, in principio, offrono queste schede riguarda
l’universo ispanofono.
Con quale criterio si sceglie di analizzare i diversi livelli di funzionamento
di un testo? Nella nostra esperienza sia come docente che come ricercatrice della
pratica pedagogica svolta abbiamo trovato molto produttiva l’esplorazione che

9
parte dal livello più concreto della struttura della lingua, il livello
fonetico/fonologico (sfruttabile soprattutto nei casi in cui il testo sia presentato in
formato audio o video), e che continua poi attraverso gli aspetti morfologici,
morfosintattici e sintattici offerti dal testo. Oltre a questi livelli classici della
linguistica strutturale, si dovrà rilevare inoltre l’aspetto lessicale per poi passare a
quelli che riguardano i contesti o condizioni di produzione del testo. Questi
contesti si possono classificare, a seconda del tipo di testo che si tratti, in contesto
storico, geografico, culturale, socio-linguistico, ecc.

2.2. Didattizzazione del testo:

Conseguentemente alla attività pre-pedagogica – e ampliamente agevolata da essa


– abbiamo sviluppato un kit di attività create considerando le seguenti premesse:

a) Il destinatario interlocutore-docente immaginario può essere un insegnante


d’italiano LS nativo o non nativo.
b) Il destinatario interlocutore-allievo immaginario è un adulto, con un livello
di educazione minima di scuola media superiore e un livello di
competenza linguistico-comunicativa in italiano equivalente al livello B2
alto o C1.
c) Le attività proposte devono
• tendere a sviluppare il ventaglio di abilità enunciate sopra (punto
2.a);
• puntare anche allo sviluppo della cosiddetta “competenza
metaforica” come accennata da Spagnesi M. in Diadori P. (2001:
245);
• comprendere delle tecniche che permettano l’osservazione,
comprensione, l’ipotizzazione e la riflessione delle difficoltà
lessicali e delle regole grammaticali che, ancora a questo livello,
possano indurre a errore nella produzione scritta e orale in italiano.

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d) Finalmente, queste attività sono sensibili alle difficoltà proprie di allievi di
madrelingua spagnola: ecco il suo taglio contrastivo.

3. La raccolta dei testi

Prima Parte

Manuale di zoologia fantastica

Chi scorra il nostro manuale, s’accorgerà che


la zoologia dei sogni è più povera di quella di Dio.

Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero (1962:14 )

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Primo testo: Italiani pecore anarchiche
Tratto da GERVASO (2003: 11-16)

«Un popolo che è stato per sedici secoli incudine,


non può in pochi anni, improvvisamente,
diventare martello.» (Italo Balbo)

Prologo

L’Italia – diceva Flaiano – è un Paese dove «la linea più breve fra due punti è
l’arabesco». Un Paese senza carattere, ma pieno di fantasia. Una fantasia che si
traduce in quella inesauribile arte di arrangiarsi che è la versione levantina e
bizantina del pragmatismo anglosassone. Una fantasia che da secoli ci fa uscire da
5 ogni impasse; che, alla resa dei conti, ce li fa saldare in attivo. Una fantasia che
può nuocere alla nostra serietà, ma solo a questa.
Un Paese dove niente è più definitivo del provvisorio; dove è meglio avere
torto in molti che ragione in pochi; dove ci si arrabbia, ma non ci si annoia. Un
Paese intelligente e furbo. Ma non così furbo da non trovare qualcuno più furbo
10 che lo faccia fesso.
Un Paese, e un popolo, di monologanti che non sanno dialogare, di falsi
individualisti che si credono tali perché passano col rosso e coi sensi vietati. Un
popolo cattolico a letto, in chiesa e in politica. Un popolo di praticanti, non di
credenti; di superstiziosi che s’affidano ai santi solo quando gli fanno il miracolo.
15 Un popolo di buoni padri di cattive famiglie. Un popolo più fedele al matrimonio
che alla moglie o al marito. Un popolo più guicciardiano che machiavellico, che
pensa e bada al proprio «particulare», alla propria bottega. Un popolo che ha,
comunque, tante virtù, compresa quella di riconoscere i propri torti e i propri
errori e di ridere dei propri difetti. Amabili, alcuni; detestabili, altri.
20 Il peggiore, figlio dello scarso carattere, è il trasformismo, mix di
conformismo e opportunismo. Siamo – lo proclamò con bombastica enfasi il
«Puzzone» - una stirpe di «poeti, santi, navigatori, artisti». Sì: ma anche di
camaleonti che cambiano idee e casacca secondo l’aria che tira. Durante il

12
ventennio, tutti col Duce. A guerra finita e a fascismo morto e sepolto, tutti
25 contro. Da piazza Venezia a piazzale Loreto, dall’omaggio all’oltraggio,
dall’apoteosi al ludibrio.
Montanelli, amico e maestro, diceva che siamo pecore anarchiche, e non
poteva dire meglio. Pecore, perché cerchiamo, seguiamo e scodinzoliamo al
pastore. Anarchiche perché, quando egli si distrae e non ci vede, lo sbertucciamo,
30 salvo riconfermagli la nostra interessata devozione nel momento in cui ci richiama
all’ordine.
In Italia non ci è facile vivere, ma lontano ci sarebbe impossibile. Non ci è
facile vivere perché troppe cose non funzionano, e quelle che funzionano
potrebbero funzionare meglio. Non funziona la burocrazia, arrogante e servile,
35 arruffona e sprecona, che ha una difficoltà per ogni soluzione e un cavillo per ogni
certezza. Non funziona il fisco, la più affilata e spietata spada di Damocle che
incombe sulle nostre teste e sui nostri portafogli, togliendoci il sonno e
avvelenandoci la veglia. In quale altro Paese si paga per sapere quanto si deve
pagare? Viviamo nel terrore di una cartella pazza, di un arbitrario accertamento
40 ultimativo.
Non funziona la giustizia, che in primo grado, dopo dieci anni, ti da torto; in
secondo, dopo altrettanti, ti dà ragione. E a babbo morto, in Cassazione, ti
condanna o ti assolve, prosciugando i tuoi risparmi. Se si spargesse la voce,
diceva Salvemini, che hanno rubato il Duomo o il Castello Sforzesco, ci daremmo
45 alla macchia.
Ad onta di tutto questo, adoriamo l’Italia, anche se più a morsi che a baci.
Come un’amante che può farci arrabbiare e tradirci, ma alla quale non sapremmo
rinunciare. Anche perché, senza di lei, la vita, che non è una sagra, sarebbe una
quaresima.
50 Il guaio è che la nostra democrazia è nata tardi e male o, comunque, non come
sarebbe dovuta nascere. A volerla fu un’élite borghese e intellettuale, di cui il
conte di Cavour, nobile campagnolo di censo cospicuo e di eccellenti studi, fu
l’impresario e il regista. Un’élite di non più di ventimila borghesi illuminati, in
gran parte monarchici, che volevano unificare un Paese fin allora diviso in Stati e

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55 staterelli, succubi di burbanzosi dinastie straniere. Una sudditanza secolare estesa
da un capo all’altro dello Stivale. Con al centro quello Stato Pontificio che
paganamente anteponeva al potere spirituale, sacro e legittimo, un potere
temporale usurpato e sacrilego.
Se l’unificazione della Penisola fu così tardiva e travagliata, la colpa va fatta
60 ricadere anche sui quei vicari di Cristo, come Pio IX, che, fra la città di Dio e la
città dell’uomo, a questa, troppo spesso, sacrificarono quella.
Il Risorgimento, che ebbe i due più autorevoli sponsor nel premier inglese
Palmerston e nell’imperatore francese Napoleone III, detto il «Piccolo», mostrò
fin dall’inizio la sua fragilità, perché, con buona o cattiva pace di agiografi settari,
65 il popolo, salvo eccezioni, né lo sentì né lo visse. Gli eredi di Cavour, uscito di
scena a cinquantun anni, erano notabili, professionisti prestati alla politica –
avvocati, letterati, burocrati di rango, proprietari terrieri: Ricasoli, Lanza,
Sonnino, Rudinì, San Giuliano e altri – con una concezione paternalistica, quasi
castale, del potere. Un potere da esercitare in nome del popolo, ma senza il
70 popolo, e qualche volta – Bava Beccarsi docet – contro il popolo.
Gli sforzi dei governi della Destra storica e della Sinistra trasformista per tener
insieme un Paese diviso da usi, costumi, mentalità, dialetti, redditi (il Nord più
ricco del Centro, e questo meno povero del Sud) sortì scarse effetti. Giolitti fece il
possibile e l’impossibile per mantecare l’Italia, che si ritrovò controvoglia unita
75 nelle trincee del Piave e del Carso, dove siciliani e liguri, sardi e giuliani,
marchigiani e calabresi combatterono fianco a fianco contro gli eserciti
austroungarici. Quando Giovanni Giolitti, «il volpone di Dronero», vecchio,
ormai, e valetudinario, non ebbe più voce in capitolo e il pupillo Facta «nutro
fiducia», inetto e tentennone, fu travolto dalla crisi del ’22, esito di una guerra
80 vinta sulla carta, in realtà perduta, le redini del Paese passarono nelle mani del
cavalier Benito, autocrate populista e carismatico, pirotecnico voltagabbana,
trascinatore di folle e seduttore di lolite e tardone.
Il fascismo, enfatico e patriottardo, con le adunate oceaniche, i messianici
proclami, le leggi speciali e la demagogia piazzaiola del Capo, s’illuse di chiudere
85 in bellezza il capitolo ancora aperto del Risorgimento, realizzando, e non solo ope

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legis, l’unità rimasta di fatto incompiuta. Non ci riuscì, e l’8 settembre ne fu
l’invereconda dimostrazione. Il paese sbandò perché privo di un mastice che ne
garantisse la compattezza e la dignità.
Rinacque, sempre sulla carta, la democrazia, che i governi centristi e
90 degasperiani assicurarono con scelte non sempre facili, non sempre popolari, ma
sempre sagge e benefiche.
Uscito di scena l’austero e dimesso statista trentino, nei primi anni Sessanta,
dopo il divorzio fra i comunisti togliattiani e i socialisti nenniani, nacque il
centrosinistra. Una formula di governo che avrebbe dovuto garantire a questo
95 solidità e continuità, ma che fallì, deludendo le aspettative. Anziché smussarle,
esacerbò le differenze e le diffidenze ideologiche, complicando le scelte
programmatiche fra i due maggiori contraenti: la DC e il PSI. I quali dovevano far
i conti con i piccoli partiti laici e liberali associati alla coalizione.
La formula, con tutti i distinguo, le insipienze e gli egoismi dei partner, fra liti,
100 scandali e scandaletti, funzionò finché Berlinguer, con Togliatti il miglior leader
del «Bottegone», offrì alla DC il calumet della pace e dell’inciucio: il
compromesso storico.
Frutto del pateracchio, ché pateracchio fu, il consociativismo: maggioranza e
opposizione appassionatamente e spudoratamente insieme, in barba alle regole del
105 gioco democratico che assegna a quella l’esercizio del potere, a questa, il suo
vigilante scrutinio. La morte del languido, fatalista, compromissorio, rinunciatario
Moro, statista osannato e mancato, e le nuove alleanze riportarono in auge il
centrosinistra, spazzato via dal ciclone tangentizio. L’avvento di Bossi, di
Berlusconi e di Fini rimetterà tutto in discussione, spianando la via al bipolarismo.

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Analisi Pre-pedagogica8

Italiani pecore anarchiche. Prologo (frammento)

Genere discorsivo: Saggio di divulgazione storica e sociologica

Autore: Roberto Gervaso

Biografia9:

Roberto Gervaso è nato a Roma il 9 luglio 1937. Ha studiato in Italia e negli Stati
Uniti e si è laureato in Lettere moderne, con una tesi su Tommaso Campanella.
Collabora a quotidiani e periodici, alla radio e alla televisione, dove è
commentatore politico e di costume, e da decenni si dedica alla divulgazione
storica.

1. Aspetti morfologici
a) Plurali
il distinguo - i distinguo (99) Sostantivo invariabile

2. Aspetti sintattici

a) Costruzioni lessicali10:
1) Uso del verbo “andare”: Unito a un participio, può essere sinonimo
di dover essere:
• “la colpa va fatta ricadere” (59); questa tassa va pagata; quel
volume va riposto in biblioteca
2) Frase incidentale con effetto enfatizzante dovuto alla presenza
della voce dell’enunciatore: Il ché con accento sostituisce il
“perché”: …, perché fu pateracchio, …

8
Per approfondire i concetti di metafora ed altri tropi proposti nelle due primi attività sotto, ci
riportiamo a Mortara Garavelli (1998: 142-272)
9
Tratta dall’alletta posteriore del libro.
10
Ispirato a Renzi, Salvi & Cardinaletti (2001), Trifone & Palermo (2000: 72) e a Gruppo Metta
(1994: 204-205)

16
• “Frutto del pateracchio, ché pateracchio fu, il
consociativismo: maggioranza e opposizione
appassionatamente e spudoratamente insieme” (103) :

b) Comparativi di superiorità e inferiorità


I. Introdotti da di:
a. Quando il secondo termine di paragone è un nome o un pronome
non preceduti da preposizione:

• “Un Paese dove niente è più definitivo del provvisorio” (7)


b. Quando il secondo termine di paragone è un avverbio:
• Sembrerebbe che oggi il Paese sta peggio di prima
c. Quando il secondo termine di paragone è una proposizione
subordinata, questa viene introdotta da “di come”, “di quello
che”, “di quanto”. In quest’ultimo caso il verbo va spesso al
congiuntivo e/o è preceduto da “non”:
• Il fatto è che gli italiani amano la propria patria più di
quanto possiamo immaginare

II. Introdotti da che:


a. Quando il secondo termine di paragone è un nome o pronome
retto da preposizione:

• “... dove è meglio avere torto in molti che ragione in


pochi...” (7-8)
• “Un popolo più fedele al matrimonio che alla moglie o al
marito.” (15-16)
• “… adoriamo l’Italia, anche se più a morsi che a baci.”
(46)

17
b. Quando si mettono a confronto due aggettivi riferiti allo stesso
nome:
• “Un popolo più guicciardiano che machiavellico, ...” (16)

c. Quando si paragonano avverbi o verbi:


• Loro pensano più a badare a se stessi che a costruire una
società unita.
• Gli italiani hanno più benessere ora che prima delle grandi
guerre.

c) Pronome clitico “ci”:


I. In funzione di pronome personale atono di prima persona
plurale:
• “In Italia non ci è facile vivere, ma lontano ci sarebbe
impossibile” (32).

II. In funzione di pronome dimostrativo con valore neutro:


• “Il fascismo, […], s’illuse di chiudere in bellezza il capitolo
ancora aperto del Risorgimento, realizzando, e non solo ope
legis, l’unità rimasta di fatto incompiuta. Non ci riuscì, e l’8
settembre ne fu l’invereconda dimostrazione” (83 – 87). [ci
Æ a realizzare l’unità]

d) Pronome clitico “ne” in funzione di pronome dimostrativo con


valore neutro:
• “Il fascismo, […], s’illuse di chiudere in bellezza il capitolo
ancora aperto del Risorgimento, realizzando, e non solo ope
legis, l’unità rimasta di fatto incompiuta. Non ci riuscì, e l’8
settembre ne fu l’invereconda dimostrazione” (83 – 87). [ne
Æ del fatto di non essere riuscito a realizzare l’unità].

18
3. Aspetti lessicali:
A. Glossario
a) Incudine (0) Attrezzo del fucinatore formato da un blocco in acciaio
con due appendici laterali dette corni, avente lo scopo di resistere agli
urti impressi dalla mazza usata per i lavori di fucinatura (fig.) Essere,
trovarsi fra l'incudine e il martello: avere di fronte due alternative
ugualmente sgradite o pericolose.
b) Arabesco (2) (est.) Insieme di linee capricciose, bizzarre e intricate
(scherz.) Scrittura decifrabile a fatica.
c) Ludibrio (26) Beffa, scherno: mettere in ludibrio le istituzioni.
d) Scodinzoliamo (28) Avere un atteggiamento molto deferente e talvolta
servile, adulatorio o sim.: E allora io la guardai, scodinzolando
(SVEVO).
e) Sbertucciare (29) Schernire, beffare.
f) Arruffona (35) Scompigliare, mettere in disordine, detto spec. di
capelli, fili e sim.: gli arruffai i capelli con la mano. Arruffare la
matassa, scompigliarne i fili; (fig.) imbrogliare, complicare le cose.
g) Cavillo (35) Argomento sottile, formalmente valido ma pretestuoso,
che ha soltanto lo scopo di trarre in inganno, creare ostacoli o perdite
di tempo e sim.: senza cavilli e trappole per pigliare gli incauti
(SARPI). SIN. Sofisma, sottigliezza.
h) Burbanzosi (55) Pieno di burbanza: cipiglio, atteggiamento
burbanzoso; modi burbanzosi. SIN. Arrogante, borioso, superbo.
i) Agiografi. (64) (spreg.) Biografo, scrittore che esalta con tono
adulatorio un personaggio o un evento storico.
j) mantecare (74) Ridurre sostanze grasse allo stato di manteca. Fig.
Unire, amalgamare.
k) valetudinario (78) Che è molto cagionevole di salute: vecchio
valetudinario. SIN. Infermiccio, malaticcio.

19
l) tentennone (79) persona irresoluta, esitante. SIN. Cacadubbi.
tentennino, dim. (V.) tentennone, accr. (V.).
m) tardone (82) Pigro, non sollecito (est.) Lento: tardo a muoversi; passi
tardi; in un moto in sé considerato e solo dir si può veloce o tardo
(SARPI) (lett.) Che rivela una lentezza grave e severa: Genti v'eran
con occhi tardi e gravi (DANTE Inf. IV, 112) (fig.) Ottuso, poco
sagace: ingegno tardo; essere tardo a capire.
n) adunate (83) Raccogliere, mettere insieme, radunare: adunare le
forze; adunare gli amici (lett. o raro) Contenere, comprendere:
Aduna e vita e morte il bianco mare (D'ANNUNZIO).
o) invereconda (87) Privo di verecondia (est.) Sfacciato, spudorato:
lunge il grido e la tempesta / de' tripudi inverecondi (MANZONI).
p) smussare (95) Privare dell'angolo vivo, arrotondare lo spigolo:
smussare uno stipite Far perdere il filo a una lama o alla sua punta:
smussare un coltello.
q) contraente (97) Chi conclude o ha concluso un negozio giuridico, spec.
un contratto.
r) inciucio (101) Nel linguaggio giornalistico: accordo pasticciato,
pateracchio.
s) pateracchio (103) (est., spreg.) Patto, accordo poco chiaro raggiunto
mediante compromessi, opportunismi e sim., spec. in campo politico.
t) Bipolarismo (109) Situazione per cui, nell'ambito di uno Stato
pluripartitico, il sistema politico tende a polarizzarsi in due blocchi
contrapposti.

B. Questioni contrastive11

a) “… riconoscere i propri torti e i propri errori e di ridere dei propri


difetti” (18-19)

11
Spiegazioni etimologiche tratte da Cortelazzo & Zolli (1999).

20
b) “Non funziona la giustizia, che in primo grado, dopo dieci anni, ti da
torto” (41)
• torto: Ciò che è contrario al diritto, la ragione, la giustizia.
(avanti 1294) [etimo: Lat. tõrtu(m), propriamente participio
passato del verbo torquëre usato come contrapposto a directu(m)].
“Avere torto”: non avere la ragione dalla propria parte, nel dire o
fare q.c. “Dare torto a qc.: contraddirlo, disapprovarlo
• errore: Allontanamento dal vero, dal giusto, dalla norma e sim.
(avanti 1292) [etimo: Voce dotta dal latino errare coi derivativi:
errabundu(m), errante(m), ecc.]: errore di calcolo; un errore di
grammatica, di ortografia.
• sbaglio: (avanti 1735, probabilmente da abbagliare). Errore di
ordine materiale o morale: grosso, piccolo sbaglio; fare,
commettere, uno sbaglio; sbaglio di calcolo, di misura; che
sbaglio ad agire così!. 2 Equivoco, disattenzione, svista: è stato
uno sbaglio Per sbaglio, (disus.) per isbaglio, in seguito a
disattenzione, inavvedutezza: per sbaglio ho preso il suo libro.
3 Colpa morale (anche eufem.): sono sbagli di gioventù.
• difetto: Tendenza, abitudine sgradevole o riprovevole: “la
pigrizia è un brutto difetto”; “ha il difetto di parlare troppo”; “un
uomo pieno di difetti” Debolezza, vizio: “cerca di perdere questo
difetto”. Colpa, peccato: “attribuire q.c. a difetto di qc.”; “essere
in difetto”.

c) “... che hanno rubato il Duomo o il Castello Sforzesco, ...” (44)


• rubare (ausiliare “avere”, enfasi semantico in chi ha commesso
l’azione). Prendere con la violenza o di nascosto ciò che
appartiene ad altri: rubare una valigia, dei gioielli.
• derubare (ausiliare “essere”, enfasi semantico nel danno di chi
l’ha subito. Più soggettivo). Privare qc. con la violenza o l'inganno

21
di ciò che gli appartiene o gli spetta: lo attirarono in un vicolo
buio per derubarlo; è stato derubato del portafoglio.

4. Aspetti culturali

a) Espressioni Idiomatiche
• “... alla resa dei conti ... saldare in attivo...” (5) : (fig.)
momento di affrontare le proprie responsabilità subendone le
conseguenze
• “... secondo l’aria che tira...” (23) Col vento, con l'aria che
tira, (fam.) coi tempi che corrono, vista la situazione
• “... a babbo morto...” (42) di debito che si salderà coi denari
dell'eredità paterna
• “... ci daremmo alla macchia...” (44-45) Darsi, buttarsi alla
macchia, (fig.) darsi al brigantaggio o nascondersi per evitare
la cattura; o, anche, darsi alla lotta partigiana o alla
guerriglia
• “Ad onta di...” (46) a dispetto di, malgrado
• “… con buona o cattiva pace di …” (64) Con buona pace di
qc.: senza volerlo offendere; che lo voglia o meno
• “ – Bava Beccarsi docet – ” (70) Bava Beccarsi insegna,
ammaestra
• “... non ebbe più voce in capitolo...” (78) detto di religiosi,
aver diritto di voto nel capitolo[ÆAssemblea periodica o
straordinaria che riunisce i rappresentanti degli appartenenti a
un ordine o congregazione, con potere deliberante o elettivo
(est.) Luogo in cui si riunisce tale assemblea] ; (fig.) godere di
una certa autorità, essere ascoltato.

22
• “ope legis” (85-86) Per effetto di una legge, in forza di una
legge.
• “... in barba alle regole del gioco...” (104-105) In barba, alla
barba di qc. o q.c., alla faccia, a dispetto: Mangeremo ... alla
barba di chi non vuole (GOLDONI)

b) Modi di dire
• “... faccia fesso.” (10) Fare fesso qc., ingannarlo [Fesso: Lat.
Fissu(m) Participio passato di findere: fendere]

5. Aspetti storico-geografico-culturali

a) Italo Balbo (0) : www.cronologia.it/storia/biografie/balbo/htm


b) Flaiano (1): http://www.international.rai.it/uomosegreto/flaiano.shtml
c) Guicciardiano (16)
http://manogialla.bastulli.com/Guicciardi/Guicciardi.htm
d) Machiavellico (16) http://art.supereva.it/filo3000/index007.htm?p
e) «Puzzone» (22):
http://www.turbozaura.com/tascabile.asp?idcategoria=Sub002
f) Durante il ventennio, tutti col Duce (24)
http://www.protadino.it/20000625/05ventennio.html
g) piazza Venezia (25) http://www.activitaly.it/monument/venezia.htm
h) piazzale Loreto (25)
http://digilander.libero.it/secondaguerra/morte.html
i) Montanelli (27) http://railibro.lacab.it/emma/zoom.phtml?ns=2650
j) Salvemini (44) http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010423b.htm
k) Castello Sforzesco (44)
http://www.discountmilano.com/tour/Rinascimento/Castello/indexIt.ht
ml
l) il conte di Cavour, nobile campagnolo (52)

23
http://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Benso_conte_di_Cavour
m) il premier inglese Palmerston (63)
http://www.adsic.it/storia/vero_artefice_della_politica_di_.htm
n) l’imperatore francese Napoleone III (63)
http://www.italiadonna.it/public/percorsi/biografie/m038.htm
o) Bava Beccarsi (70)
http://www.melegnano.net/memorie/memorie009c.htm
p) Giolitti (60) «il volpone di Dronero» (73)
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Giolitti
q) …il pupilo Facta «nutro fiducia» (78)
http://www.romacivica.net/anpiroma/FASCISMO/fascismo1.htm
r) l’austero e dimesso statista trentino (92)
http://www.cronologia.it/storia/biografie/degasp.htm
s) i comunisti togliattiani (93)
http://www.cronologia.it/storia/biografie/togliat.htm
t) i socialisti nenniani (93)
http://www.cronologia.it/storia/biografie/nenni.htm
u) Berlinguer (100)
http://www.cronologia.it/storia/biografie/berlingu.htm
v) «Bottegone» (101) http://www.stpauls.it/fc98/4798fc/4798fc22.htm
w) ciclone tangentizio (104) http://www.misteriditalia.com/tangentopoli/

Didattizzazione del testo

Attività

1. Comprensione del testo.

24
a) Metafora.

I. In questo frammento del prologo al libro Italiani, pecore


anarchiche il suo autore, R. Gervaso, introduce un brano in cui
spiega il perché della metafora usata nel titolo:

• Identifica questo paragrafo e spiega, con le tue parole, il


significato del titolo.
• Ti risulta che la generalità degli italiani risponda alle
caratteristiche rappresentate dall’immagine delle pecore guidate
da un pastore? Perché?
• Potresti riferire una situazione in cui le persone si comportano
come “pecore anarchiche”?

II. L’autore utilizza altre due metafore per identificare l’Italia e il


popolo italiano. Trovale specificando il numero di riga e spiega,
secondo te, che cosa potrebbero avere in comune queste tre
immagini.

b) Figure di espressione: alcuni nomi importanti e/o famosi che sono stati
nominati figurativamente, come nell’esempio citato sotto. Trova le altri
figure identificando il numero di riga:

• Mussolini: il «Puzzone» (22) , il Duce (24), il cavalier Benito (81),


il Capo (84)
• L’Italia: ……………………………………………
• I pontefici: …………………………………………
• Napoleone III: …………………………………….
• Giovanni Giolitti: …………………………………
• De Gasperi ………………………………………..

25
• Bottegone ................................................................

c) Antonimi. Il testo presenta alcuni paradossi che, secondo l’autore,


sono tipici della società italiana e che sono presentati, nella
maggioranza dei casi, attraverso parole di significato opposto
chiamate antonimi o contrari. Cercate e scrivete indicando il numero di
riga, come nell’esempio, i contrari dei seguenti vocaboli (puoi usare i
derivati):
• Definitivo – provvisorio (7)
• Torto (8) – ……………………………..
• Intelligente (9) – ……………………………..
• Monologare (11) – ……………………………..
• Cattolico (13) – ……………………………..
• Buoni (15) – ……………………………..
• Virtù (18) – ……………………………..
• Amabili (19) – ……………………………..
• Omaggio (25) – ……………………………..
• Apoteosi (26) – ……………………………..
• Facile (32) – ……………………………..
• Sonno (37) – ……………………………..
• Condannare (43) – ……………………………..
• Sagra (48) – ……………………………..
• Democrazia (50) – ……………………………..
• Unificare (54) – ……………………………..
• Potere spirituale (57) – ……………………………..
• Sacro (57) – ……………………………..
• Legittimo (57) – ……………………………..
• Destra storica (71) – ……………………………..
• Ricco (73) – ……………………………..
• Vinta (80) – ……………………………..

26
• Smussare (95) – ……………………………..

2. Competenza morfosintattica.
a. Comparativi di Superiorità e Inferiorità: Completa le frasi
seguenti con “di” (articolato o semplice) o “che” secondo il
caso.

1) Sembrerebbe che la vita in Italia sia più difficile ……… nel mio
paese.
2) Il popolo italiano ha più fantasia ……… carattere.
3) In Italia è più facile arrabbiarsi ……… annoiarsi
4) E’ possibile che ci sia un popolo più furbo ……… gli italiani?
5) Gervaso pensa che il trasformismo sia peggio …………
l’individualismo.
6) Per un italiano la vita fuori Italia sarebbe peggio ………… una
quaresima.
7) Il paradosso della democrazia italiana è che fu voluta da
personaggi più monarchici …………… democratici.
8) Alcuni pontefici erano più interessati al potere temporale …………
a quello spirituale.
9) Secondo l’autore la democrazia italiana è stata meglio assicurata
dai governi degasperiani …… quanto non lo sia stata dai governi
posteriori.
10) L’autore pensa che il governo del centrosinistra nato dopo il
periodo degasperiano fu più deludente ……………… ci si
aspettava.

b. Clitici: Leggi le frasi seguenti, identifica i pronomi clitici e


determina: a) la loro funzione: (personale o dimostrativo? e b)

27
se si tratta di un pronome dimostrativo, determina il suo
referente come nell’esempio:
Esempio: “Il fascismo, […], s’illuse di chiudere in bellezza il capitolo
ancora aperto del Risorgimento, realizzando, e non solo ope legis, l’unità
rimasta di fatto incompiuta. Non ci riuscì, e l’8 settembre ne fu
l’invereconda dimostrazione” ( 83 – 87 ). [ci Æ a realizzare l’unità]

1. Una fantasia che da secoli ci fa uscire da ogni impasse; che, alla resa
dei conti, ce li fa saldare in attivo (4-5)
2. Un Paese dove niente è più definitivo del provvisorio; dove è meglio
avere torto in molti che ragione in pochi; dove ci si arrabbia, ma non
ci si annoia (7-8)
3. Come un’amante che può farci arrabbiare e tradirci, ... (47).
4. Se si scava la storia di un popolo per capirne l’identità, ci si ritrova
con una quantità infinita di dati contraddittori.
5. L’autore propone un testo talmente pieno di significati che uscirne
diventa piuttosto difficile.

3. Produzione scritta e orale.


a) L’autore, nelle righe 7 - 8, dice che l’Italia è un paese dove:
• “... niente è più definitivo del provvisorio; ...”
• “... è meglio avere torto in molti che ragione in pochi; ...”
• “... ci si arrabbia, ma non ci si annoia.”
Racconta, in non più di 200 parole, qualche esperienza che, secondo te,
confermi o smentisca almeno una delle tre affermazioni sopraelencate.

b) Nelle righe 17 - 19 l’autore afferma che l’Italia è un Paese il cui


popolo “... ha, comunque, tante virtù, compresa quella di
riconoscere i propri torti e i propri errori e di ridere dei propri
difetti.” Secondo te, qual’è il principale difetto e quale la principale

28
virtù del popolo italiano? E, invece, quali sono, al tuo parere, i
principali pregi e difetti del popolo del tuo Paese? ( rispondere con
un brano di 100 parole circa).

Secondo testo: Il Gattopardo


TRATTO DA TOMASI DI LAMPEDUSA (2003:167-168)

PARTE QUARTA
(Frammento)

Partenza all’alba

Novembre 1860

[…]
L’indomani mattina presto Chevalley ripartì e a Don Fabrizio, che aveva
stabilito di andare a caccia, riuscì facile accompagnarlo alla stazione di posta. Don
5 Ciccio Tumeo era con loro e portava sulle spalle il doppio peso dei due fucili, il
suo e quello di Don Fabrizio, e dentro di sé la bile delle proprie virtù conculcate.
Intravista nel chiarore livido delle cinque e mezzo del mattino,
Donnafugata era deserta ed appariva disperata. Dinanzi a ogni abitazione i rifiuti
delle mense miserabili si accumulavano lungo i muri lebbrosi; cani tremebondi li
10 rimestavano con avidità sempre delusa. Qualche porta era già aperta ed il lezzo
dei dormienti pigiati dilagava nella strada; al barlume dei lucignoli le madri
scrutavano le palpebre tracomatose dei bambini; esse erano quasi tutte in lutto e
parecchie erano state le mogli di quei fantocci sui quali s’incespica agli svolti
delle “trazzere.” Gli uomini, abbrancato lo “zappone”, uscivano per cercare chi, a
15 Dio piacendo, desse loro lavoro; silenzio atono o stridori esasperati di voci

29
isteriche; dalla parte di Santo Spirito l’alba di stagno cominciava a sbavare sulle
nuvole plumbee.
Chevalley pensava: “Questo stato di cose non durerà; la nostra
amministrazione, nuova, agile, moderna, cambierà tutto.” Il Principe era depresso:
20 “Tutto questo” pensava “non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il
sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli…; e dopo sarà diverso, ma
peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli
sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a
crederci il sale della terra.” Si ringraziarono scambievolmente, si salutarono.
25 Chevalley s’inerpicò sulla vettura di posta, issata su quattro ruote color di vomito.
Il cavallo, tutto fame e piaghe, iniziò il lungo viaggio.
Era appena giorno; quel tanto di luce che riusciva a trapassare il coltrone
di nuvole era di nuovo impedito dal sudiciume immemoriale del finestrino.
Chevalley era solo; fra urti e scossoni si bagnò di saliva la punta dell’indice, ripulì
30 un vetro per l’ampiezza di un occhio. Guardò; dinanzi a lui sotto la luce di cenere,
il paesaggio sobbalzava, irredimibile.

30
Analisi Pre-pedagogica

Il Gattopardo. Parte Quarta (frammento): Partenza all’alba

Genere discorsivo: Testo Letterario. Romanzo storico.


Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957)
Biografia12:
1896 Giuseppe Tomasi di Lampedusa nasce a Palermo il 23 dicembre da una
facoltosa famiglia di antica nobiltà. Dell'infanzia manterrà un vivo ricordo.
1915-1918 Interrompe gli studi e partecipa alla prima guerra mondiale.
1932 Sposa la baronessa lettone Alessandra Wolff-Stomersee, conosciuta a
Londra in casa di uno zio, ambasciatore italiano in Gran Bretagna.
1933 Viene divisa l'eredità del nonno. A Giuseppe Tomasi rimane solamente il
palazzo nel centro di Palermo. Gli affitti però gli permettono di condurre una vita
discretamente agiata.
1940-1943 E' richiamato sotto le armi, capitano di artiglieria.
1943 Un bombardamento distrugge il palazzo Lampedusa a Palermo.
1954 Nell'estate Lampedusa accompagna il cugino Lucio Piccolo al convegno
letterario di San Pellegrino Terme e vi conosce alcuni scrittori. L'incontro con
questo mondo lo stimola a scrivere il romanzo cui pensava da molti anni, il
Gattopardo.
1955 Prosegue la scrittura del Gattopardo.
1956 Il Gattopardo è inviato in lettura all'editore Mondadori, che lo rifiuta.
Prosegue la scrittura dei Racconti.
1957 Il manoscritto è rifiutato da Elio Vittorini, direttore per la casa editrice
Einaudi della collana "Gettoni".
1957 (23 luglio) Giuseppe Tomasi di Lampedusa muore di cancro in una clinica
romana.

12
Tratta da http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/gattopar/frameset1.html

31
1958 Giorgio Bassani pubblica il Gattopardo, nella collana che dirige per l'editore
Feltrinelli, presentandolo con una sua prefazione. Il successo è grande, ma "post-
mortem".
1959 Vengono pubblicate sulla rivista "Paragone" le "Lezioni su Stendhal".
1961 Escono postumi i Racconti.
1963 Luchino Visconti trae dal Gattopardo un celebre film. Il Gattopardo diviene
anche un'opera musicale.

Tipologia testuale: testo audio + scritto. Il testo audio è stato tratto dalla
registrazione della lettura del libro omonimo nel programma Ad alta voce di radio
RAI 3 del giorno 20 febbraio 2004 reperibile sul sito:
http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/alta_voce/archivio_2004/eventi/2004_
02_03_gattopardo/index.cfm

1. Aspetti Fonetico – fonologici 13


1. Affricata alveolare sorda [ts]: abitazione (8) trazzere (14). Questione
contrastiva: l’apprendente ispanofono stenta a riconoscere questo fonema
che non esiste nella sua lingua.
2. Affricata alveolare sonora [dz] in posizione interna. Questione contrastiva:
l’apprendente ispanofono stenta a riconoscere questo fonema che non
esiste nella sua lingua.
Mezzo (7)
Lezzo (10)
3. Sibilante alveolare sonora. Questione contrastiva: l’apprendente
ispanofono stenta a riconoscere questo fonema che non esiste nella sua
lingua.
a) in posizione intervocalica: deserta (8)
b) davanti a consonante sonora: sbavare (16)

13
Per l’insegnamento della pronuncia agli stranieri, si prendono i suggerimenti offerti da Lepschy
(1977: 82-83).

32
4. Sibilante alveolare sorda [s] davanti a consonante sorda: strada (11).
Questione contrastiva: l’apprendente ispanofono stenta a produrre la “[s]
impura” senza aggiungere il suono [e] davanti: /estrada/
5. Raddoppiamento sintattico importante dal punto di vista del significato:
tutte (12) [tutte] per contrastare tute [tute]: plurale di tuta: Indumento
costituito da pantaloni e casacca gener. uniti in un solo pezzo, spesso
chiuso con cerniera lampo, indossato da operai o persone che svolgono
particolari attività, nel qual caso assume forma e caratteristiche
specifiche: la tuta del meccanico; tuta in tela, gomma, amianto; tuta
impermeabile; tuta di volo; tuta spaziale, antigravità, mimetica, da lavoro.

2. Aspetti sintattici 14:

La frase complessa.
a) Proposizioni relative: a differenza delle altre subordinate, le proposizioni
relative non si riferiscono all’intera proposizione reggente, ma a un
elemento nominale contenuto in essa, detto antecedente. Il collegamento
fra la proposizione relativa e il suo antecedente si fa attraverso di un
pronome relativo. Esempio:

… a Don Fabrizio, che aveva stabilito di andare a caccia, riuscì facile


accompagnarlo alla stazione di posta. (3-4)

In questo caso, il pronome relativo “che” compie, all’interno della


proposizione relativa, la funzione sintattica di Soggetto. Possiamo
comunque trovare i diversi pronomi relativi compiendo diverse funzioni
sintattiche all’interno della proposizione relativa. Esempio:
• Pronome “che” con funzione sintattica di Oggetto:

14
Ispirato a Trifone & Palermo (2000: 202-219)

33
La vettura di posta che ha preso Chevalley non sembra essere molto
buona.
• Con Preposizione + pronome “cui”: Complemento Indiretto
Il Principe non se la sentiva di sostenere gli ideali per cui Chevalley
lottava
• Con Preposizione + pronome “il quale”: Complemento Indiretto
… parecchie erano state le mogli di quei fantocci sui quali s’incespica
agli svolti delle “trazzere”. (13-14)

La relativa esplicita ha il verbo all’indicativo quando il fatto viene


presentato come reale: Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci
sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene;… (22-23); al congiuntivo
quando viene presentato come possibile o desiderato: Gli uomini, (…),
uscivano per cercare chi, (…), desse loro lavoro. (14-15).

b) Proposizione subordinata non argomentale (temporale di posteriorità)


implicita introdotta dal participio passato:
Gli uomini, abbrancato lo “zappone”, uscivano per cercare (14-15) …
Per trasformarla in esplicita Æ introdotta da “dopo che + verbo
all’indicativo”:
Gli uomini, dopo che ebbero abbrancato lo “zappone”, uscivano per
cercare …

c) Proposizione subordinata non argomentale (condizionale) implicita


introdotta dal gerundio:
Gli uomini, (…), uscivano per cercare chi, a Dio piacendo, desse loro
lavoro. (14-15)
Per trasformarla in esplicita che esprime un’ipotesi possibile Æ introdotta
da se, qualora, purché, ove, posto che, ammesso che, a condizione che, a
patto che, nel caso che, nell’eventualità che, nell’ipotesi che ecc. + verbo
nel congiuntivo:

34
Gli uomini, (…), uscivano per cercare chi, qualora piacesse a Dio, desse
loro lavoro.

Congiunzioni coordinative avversative


• Però (con valore limitativo, coordinando due proposizioni)
“Tutto questo” pensava “non dovrebbe poter durare; però durerà,
sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli…; (20-21)
• Ma (con valore oppositivo, coordinando due aggettivi):
…; e dopo sarà diverso, ma peggiore. (21-22)

Questione morfosintattica contrastiva: Uso di essere/stare (ser/estar)


Il Principe era depresso (19) (In spagnolo il verbo “ser” (essere) si usa soltanto
per gli stati permanenti. Per uno stato temporaneo (il fatto di essere depresso) si
usa “estar” (stare): “El Príncipe estaba deprimido”.

3. Aspetti lessicali 15:


a) Lezzo (10): 1 Cattivo odore esalato da ciò che è sudicio: lezzo caprino, di
stalla, di fogna; Gettar lezzo, puzzare. SIN. Puzza. 2 Lordura, sudiciume
(anche fig.): il lezzo del vizio, della corruzione.
b) Pigiati (11): Pigiare: 1 Sottoporre a pressione di varia intensità e durata:
pigiare col pollice il tabacco nella pipa; pigiare la terra coi piedi Pigiare
l'uva, pestarla per fare il mosto. 2 Di persone, spingere, premere (anche
assol.): la folla mi pigia; per favore, non pigiate!
c) Barlume (11): Luce debole e incerta che non permette di vedere con
chiarezza: un tenue barlume illuminava la stanza.
d) Lucignolo (11): Treccia di fili che si mette nell'olio della lucerna o
all'interno della candela per essere accesa e illuminare. SIN. Stoppino.

15
Tratto da Zingarelli (2001)

35
e) Incespica (13) 1 Urtare col piede contro un ostacolo, inciampare:
incespicare in uno scalino, in una radice; attento a non incespicare.
f) “trazzere.” (14) Trazzera: In Sicilia, viottolo che attraverso i campi
consente il passaggio di greggi e armenti.
g) Abbrancare (14) 1 Afferrare, stringere con forza: il lupo abbrancò
l'agnello; abbrancò la borsa e fuggì. SIN. Ghermire.
h) “zappone” (14) 2 Grossa zappa a lama stretta, lunga e robusta, a manico
corto, per rompere il terreno sodo e sassoso e fare sterri.
i) Stagno (16) 1. Elemento chimico, metallo bianco argenteo, malleabile,
ottenuto per riduzione della cassiterite, usato per leghe, per saldature
elettriche, per la produzione della latta, e sim. 2. Piccola distesa d'acqua,
dolce o salmastra, poco profonda, che non scorre né defluisce: sullo
stagno del parco affiorano le ninfee; stagno artificiale.
j) Sbavare (16) 1. (tecnol.) Togliere le bave ai pezzi ottenuti per fusione. 2.
Mandare bava dalla bocca: il bambino sbava (fig., fam.) Sbavare dietro,
per, qc. o q.c., desiderare intensamente, in modi anche eccessivi. 3.
Spandersi al di fuori della linea di contorno, detto di colore, vernice e
sim.: il rossetto ha sbavato.
k) Inerpicare (25) Arrampicarsi con sforzo aiutandosi con le mani e i piedi:
inerpicarsi su un albero, su una scogliera.
l) Coltrone (27) 1. Coperta imbottita e trapuntata. 2. Drappo nero con cui si
usa coprire la bara o il catafalco.
m) Sobbalzare (31) 1. Fare sbalzi continui, detto di cose: la corriera
sobbalzava a ogni curva.
n) Irredimibile (31) 1. Che non si può redimere. 2 (dir.) Detto del debito
pubblico non rimborsabile che lo Stato ha contratto nei confronti dei
cittadini, impegnandosi a corrisponderne gli interessi a tempo indefinito.

36
4. Aspetti storico - geografici.
Novembre 1860
LA SICILIA NEL 186016
1860: I democratici con la spedizione garibaldina in Sicilia rilanciarono con
successo la via rivoluzionaria per il raggiungimento dell’unità italiana.
L’occasione per la conquista garibaldina del Regno delle Due Sicilie, dove dal
1859 regnava il giovane Francesco II, si presentò in seguito al fallimento
dell’insurrezione di Palermo del 4 aprile del 1860. Il moto fu infatti facilmente
domato, ma l’agitazione si diffuse nelle campagne, mentre un gruppo di
intellettuali di orientamento democratico, tra cui Francesco Crispi e Rosolino Pilo,
chiesero a Garibaldi di intervenire militarmente in Sicilia. Ebbe così inizio la
preparazione materiale della spedizione dei mille volontari garibaldini, che
all’alba del 6 maggio 1860 salpò da Quarto, in Liguria, e l’11 maggio approdò a
Marsala (inizio del romanzo)

Didattizzazione del testo

Attività

A. Comprensione della lettura

1. Metafora
a) Nelle righe 20-24, il Principe Salina, detto “Il Gattopardo”, esprime
interiormente una frase che, in certo modo, descrive il suo pessimismo
riguardo ai cambiamenti in corso nella Sicilia e nell’Italia del
“Risorgimento”. Questo pessimismo si trova simboleggiato nelle immagini
metaforiche delle diverse specie animali. Leggi attentamente il brano e il
contesto storico – geografico che agisce di sfondo a questo romanzo e
risponde:

16
Tratto da http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/gattopar/frameset2.html

37
• Secondo te, quale/i animale/i rappresenta/no le autorità dello
Stato attuale, quali quelle dello Stato futuro e quale/i il popolo?
• Qual è il tratto grafico che l’autore, principe Tomasi di
Lampedusa, usa per far coincidere il suo punto di vista con
quello del Principe Salina?
• Qual è il tratto semantico contenuto nella simbologia delle
diverse specie animali che dimostra questo pessimismo?

b) Nel concludere il suo pensiero con la frase “… tutti quanti Gattopardi,


sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra” il
protagonista prende in prestito un’antica metafora della letteratura ebraico
- cristiana. Identifica la fonte di questa metafora e il suo significato nel
contesto inizialmente usato. Perché Don Fabrizio Salina non sembra
essere d’accordo con questa “credenza”?

c) Oltre agli animali e alla metafora precedente, l’autore, per rappresentare


Donnafugata, utilizza un’immagine metaforica. Identificala giustificando
la tua risposta con riferimenti testuali (trascrivi la frase e indica il
numero di riga) .

2. Testo, cotesto e contesto


a) Nel pronunciare la frase: …; e dopo sarà diverso, ma peggiore. (21-22), il
Principe utilizza una costruzione avversativa con la quale oppone due
aggettivi: diverso e peggiore. Il termine “peggiore” ci riporta a un
sottinteso instaurato tacitamente fra “gli interlocutori”. Identifica il
sottinteso e da i riferimenti testuali.

38
B. Competenza morfosintattica
1. Proposizioni relative. Considerando il senso del testo letto, completa le
frasi seguenti inserendo una proposizione relativa al termine
sottolineato come nell’esempio:
Don Ciccio Tumeo, che era con loro, portava sulle spalle il doppio peso dei
due fucili.
a) Il Principe, …………., aveva brutti pensieri a riguardo del futuro.
b) I rifiuti, ……………., si accumulavano lungo i muri lebbrosi.
c) I bambini, ……………, erano sorvegliati dalle mamme.
d) La Sicilia, ……………., cambierà con la nuova amministrazione
e) Il cavallo, ……………, iniziò il viaggio.

2. Proposizioni subordinate temporali e condizionali. Trasforma le


seguenti proposizioni subordinate implicite in esplicite come
nell’esempio:
Salutato Chevalley, Don Fabrizio e Don Ciccio partirono a caccia.
Dopo che ebbero salutato Chevalley, Don Fabrizio e Don Ciccio partirono a
caccia.
a) Comparso il chiarore livido del mattino, Donnafugata appariva
disperata.
b) Aprendo le porte delle case miserabili, la puzza dei dormenti dilagava
nella strada.
c) Entrando nei vicoli, avremmo trovato i mariti delle donne in lutto.
d) Arrivata la nuova amministrazione, tutto cambierà.
e) Pulito il vetro con la punta dell’indice bagnato di saliva, Chevalley
guardò il paesaggio irredimibile.

3. Proposizioni coordinate avversative. Considerando il contenuto del


testo, completa le seguenti frasi con una proposizione coordinata
avversativa utilizzando le congiunzione MA o PERO’ e la
punteggiatura corrispondente.

39
Esempio: Il Principe Salina fu molto gentile con Chevalley però non riuscì a
condividere il suo ottimismo per il futuro della Sicilia.

a) Erano le cinque e trenta del mattino del mese di novembre .........................


b) I cani tremebondi rimestavano con avidità i rifiuti delle mense miserabili
.........................
c) Gli uomini, “zappone” in mano, cercavano lavoro .....................................
d) Il Principe pensava: “Il nuovo governo cercherà di cambiare le cose
...................................
e) Si pensa che il cambiamento porterà progresso e benessere,
…………........................

C. Produzione scritta
1. Così come la Donnafugata di Tomasi di Lampedusa, tutti i posti
familiari ci sembrano piuttosto irreali o più brutti del solito nelle prime
ore del mattino. In un brano di non più di 200 parole, racconta qualche
esperienza avuta da te all’alba in un posto particolare.
2. Abbiamo visto come l’autore fa uso dell’immagine animale per
rappresentare diversi tipi di ruoli o di personalità umane. Se tu dovessi
identificarti con un animale, quale sceglieresti? Giustifica la tua
risposta in un paragrafo di 200 parole circa.

40
Terzo testo: Occhio agli squali.
Parmalat. Cirio. Banca 121. Come investire in un mare di truffe.

Genere discorsivo: testo mediatico17: Copertina della rivista settimanale


L’espresso dell’8 gennaio 2004.

17
Secondo il criterio suggerito da Balboni nel modulo del Master Itals: “La comunicazio-
e mediatica” (punto 1.1.) per definire il materiale proveniente dai “mass media”:

41
Tipo testuale: Testo – immagine

Descrizione dell’immagine18.

Un surfista vestito da uomo d’affari (un cosiddetto yuppie), cerca di mantenersi in


equilibrio su una fragile tavola da surf rappresentata da una banconota da 200
euro (nella zona Euro esistono banconote fino ai € 500.-). Ci troviamo in un
ambiente marino, di acque abbastanza mosse, tipico di questo sport. Sappiamo che
lui è un uomo d’affari perché tiene, nella mano sinistra, una “ventiquattrore”;
veste un abito blu – un completo maschile blu gessato – e usa la cravatta,
anch’essa della stessa tonalità. Il surf è uno sport che consente molta libertà di
movimenti il cui unico scopo consiste nel tenersi o stare in equilibrio mentre la
tavola scivola nel ventre dell’onda provocata dal frangente del mare sulla
spiaggia. Il testo verbale dice a grossi caratteri “Occhio agli squali”: si tratta
dunque di acque infestate da squali. Figurativamente essi sarebbero gli speculatori
ma, lo stesso individuo sulla tavola da surf rappresenta la categoria, nel senso che
è uno speculatore vestito da agente finanziario a cui gli investitori affidano il loro
denaro. Dunque il paradosso che l’osservatore italiano trova in quest’immagine è
il fatto che anche l’uomo d’affari debba difendersi dagli altri squali più grossi di
lui. Qui c’è un’implicita allusione alla biologia marina in cui troviamo la legge per
la quale il pesce più grande si mangia il più piccolo. In questa catena alimentare il
pesce più piccolo risulta essere, purtroppo, il cittadino risparmiatore.
D’altro canto c’è il fatto che, nell’immagine, lo squalo compare soltanto
come parola e non come immagine. Questo fa sì che lo si percepisca come
qualcosa di subdolo, che provoca paura, perché si avverte la sua presenza ma, non
vedendolo, si sa che può colpire all’improvviso, in qualsiasi momento. Ed è
proprio questo ciò che è successo agli investitori i quali, fidandosi dell’apparente
sicurezza del sistema finanziario, hanno affidato i loro risparmi a un consulente

http://venus.unive.it/itals/Itals/modules.php?op=modload&name=Downloads&file=index
&req=viewsdownload&sid=7
18
Interpretazione costruita con il contributo di un informatore italiano studente al corso di
Comunicazione Sociale dell’Università di Trieste e di una professoressa italiana di
Lettere che ha subito una delle truffe in questione.

42
che avrebbe dovuto galleggiare tranquillo, ma che non ci è riuscito perché
improvvisamente è stato lui stesso travolto dal colpo e/o dal morso di uno squalo.
La metafora dello squalo come animale carnivoro in ambiente economico
ci fa pensare che, dalla terra (ambiente politico in cui vivevano “i gattopardi”, “i
leoni”, “gli sciacalli” e “le pecore”), lo scenario del conflitto è passato a quello del
mare. Nel mare, oltre al pericolo dell’animale carnivoro, c’è il rischio
rappresentato dall’ambiente stesso: un ambiente già di per sé ostile all’uomo in
quanto aggiunge la possibilità dell’annegamento. L’unico scampo
all’annegamento e cioè alla perdita del valore dei risparmi dovuta all’inflazione,
alla caduta nella povertà o nelle mani della mafia o in qualsiasi altro affare sporco,
sarebbe stare a galla. Però il galleggiamento che oggigiorno si può fare sulla
tavola dell’euro non è certo stabile, perché non è una barca e nemmeno un
transatlantico19: è affidato a una fragile tavola da surf che può essere ribaltata in
qualsiasi momento da uno squalo carnivoro.
Approfondendo dunque l’analisi dei significati che l’immagine di questa
rivista del gruppo Repubblica ci offre, cogliamo un effetto subdolo di
giustificazione del fallimento verificatosi nel compito di tutelare il risparmio del
piccolo investitore. Fallimento inflitto da un consulente esperto che, in un primo
momento, suggerisce l’operazione per poi lasciare naufragare un “prodotto
finanziario” che non è altro che il prodotto di una vita di lavoro dei singoli
cittadini. Questa operazione di giustificazione avviene attraverso la
20
“naturalizzazione” della meccanica della truffa identificandola metaforicamente
– cioè miticamente – con la catena alimentare marina; con l’ineluttabilità della
presenza degli squali, cioè dei truffatori, in ambiente marino – cioè economico – ;
con la fragilità della “tavola di salvezza” che ingenuamente, in un momento ormai
passato, si è creduto fosse l’euro. Insomma, come dice Barthes (1966: 223), “il

19
Nell’evitare queste immagini ci si allontana del mito storico dell’arca di Noè, in cui la
possibilità di salvezza è stata concretizzata.
20
Un’eccellente spiegazione del processo di “naturalizzazione” nella costruzione dei miti
moderni attraverso l’utilizzo “... di immagini poveri, incomplete, dove il senso già è
molto scarnito ...” si può trovare in Barthes (1966: 220-224). Secondo questo autore, “il
mito trasforma la storia in natura” trasformando un “sistema semiologico” in “sistema
fattuale”.

43
mito è una parola eccessivamente giustificata” (enfasi dell’autore). Se facciamo
invece una lettura dal punto di vista della Pragmatica, ci troviamo davanti alla
tecnica della “coopzione” (co-opting): atto pragmatico tipico del discorso
pubblicitario (Mey, 1993: 256) utilizzato per “sedurre ‘l’ascoltatore’ attraverso
una promessa identificazione con un ambiente prestigioso o un insieme di
“persone per bene”: giovani, intelligenti e ricchi”.

1. Aspetti lessicali.
a. Campo lessicale riguardante l’economia.
• ADUSBEF: Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari E Finanziari.
• Azienda, società multinazionale: grande società industriale,
commerciale o bancaria che, pur mantenendo il centro direttivo e
organizzativo in un unico paese, ha importanti attività produttive,
commerciali e finanziarie dislocate in vari Paesi del mondo.
• Bond: (econ.) Titolo obbligazionario
• BOT: Buono Ordinario del Tesoro. (econ.) Titolo di credito a scadenza
annuale, semestrale o trimestrale emesso dallo Stato italiano.
• Capitalizzazione di Borsa: valore di mercato di una società quotata,
ottenuto moltiplicando il numero di azioni emesse per il loro valore.
• Fare, muovere causa: compiere le attività necessarie a instaurare un
processo
• Falso in (bilancio): (dir.) Reato consistente sia nella falsificazione di
oggetti, documenti, banconote, ecc., sia nell’asserzione di cose false in
giudizio o in atti pubblici: f. monetario, testamentario; commettere un f. in
atto pubblico
• Favoreggiamento reale: reato consistente nell'aiutare qualcuno ad
assicurarsi il prodotto o il profitto di un reato
• Globalizzazione: (econ.) Tendenza di mercati o imprese ad assumere una
dimensione mondiale, superando i confini nazionali o regionali.

44
• Obbligazione: (econ.) Titolo di credito emesso all'atto dell'accensione di
un debito da parte di un ente pubblico o di una società privata,
rappresentativo di un'aliquota del debito, fruttifero di un interesse,
estinguibile entro il prestabilito numero di anni.
• Paradiso fiscale: nazione, Paese in cui i redditi sono liberi da imposte o
soggetti a imposte non gravose
• Portafoglio: Complesso delle cambiali esistenti presso una banca in
attesa di riscossione, e dei titoli che rappresentano un investimento
dell'istituto stesso Portafoglio estero, complesso di titoli o divise estere
posseduti da una banca o da un'impresa Complesso delle azioni, dei
depositi, dei titoli, dei fondi comuni e di altre obbligazioni possedute da
una persona o da un ente in un certo momento Complesso delle polizze
emesse da una compagnia d'assicurazione in una certa data.
• Reddito: Entrata netta, espressa in moneta, che un individuo o un ente
realizza in un dato intervallo di tempo tramite l'impiego di capitali,
l'esercizio di un'attività economica o professionale, la prestazione di un
servizio. Titoli a reddito fisso, quando il reddito che danno non è soggetto
a variazioni. Titoli a reddito misto, quelli che al reddito fisso percentuale
aggiungono quello conseguibile dalla partecipazione agli utili eventuali
dell'azienda o dell'ente pubblico emittente.
• Truffa: (dir.) Reato di chi con artifizi o raggiri, inducendo taluno in
errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.
(gener.) Frode, raggiro, imbroglio: esser vittima di una truffa; truffa
all'americana. SIN. Inganno, trappola.

b. Campo lessicale riguardante il mare: nomenclatura21


Mare (oceano)
a) Caratteristiche:
• mosso = agitato

21
Tratto da Zingarelli (2001).

45
• grosso = Fiume, lago, mare grosso, gonfio per la piena, per la tempesta,
per la marea.
• burrascoso ÅÆ liscio = calmo = bonaccia
• increspato = Mare increspato, leggermente mosso.
• trasparente ÅÆ torbido
• caldo ÅÆ freddo
• interno = Mare interno, circondato da terre e comunicante con l'oceano
attraverso uno o più stretti
• chiuso ÅÆ aperto
• libero ÅÆ territoriale
• infido = Che è malsicuro: mare infido.
• tranquillo; pescoso; spumeggiante, verde, azzurro, grigio, cobalto;
glaciale, tropicale, equatoriale, oceanico, mediterraneo, periferico

b) Movimenti irregolari del mare: onda


• Cresta = (geogr.) Linea di congiungimento di due versanti montuosi
opposti che si uniscono a tetto Cresta di un'anticlinale, la parte
topograficamente più alta di un'anticlinale. (Per estenzione) Sommità,
cima: la cresta di un muraglione, di un argine, di un'onda. Essere sulla
cresta dell'onda, (fig.) attraversare un momento eccezionalmente fortunato;
riscuotere il favore di tutti.
• Ventre = Parte cava, interna di qualcosa: il ventre di un'onda
• Altezza
• Schiuma
• Ondata = Colpo di mare: essere travolto da un'ondata; le ondate
flagellavano il molo
• Onda anomala = quella di eccezionali dimensioni provocata dal
sincronismo di fase di più onde che avanzano a velocità diverse lungo la
stessa direzione oppure da terremoti sottomarini; (fig.) evento imprevisto e
repentino che provoca effetti sconvolgenti. SIN. Flutto.

46
• Cavallone = Grande ondata marina: un cavallone rovesciò il battello; la
furia dei cavalloni era terribile.
• Maretta = Leggera agitazione del mare provocata dal vento con
formazione di piccole e brevi onde.
• Maroso = s.m. Grossa onda di mare in burrasca.
• Gorgo = Punto in cui il letto di un corso d'acqua, abbassandosi, forma
cavità di piccole dimensioni (est.) Vortice, mulinello d'acqua: cadere in
un gorgo
• Vortice = Rapido movimento girante di liquido e sim. intorno a sé stesso
(est.) Massa liquida o fluida che gira velocemente su sé stessa, trascinando
con sé tutto ciò che incontra: vortici di polvere, di sabbia. Vortice
d'acqua, gorgo
• Mälström = Fenomeno marino che si verifica nel mare di Norvegia al
largo della costa occidentale e che consiste in improvvisi e pericolosi
vortici.
• Risacca = Moto di ritorno disordinato e impetuoso dell'onda respinta da
un ostacolo
• Frangente = Onda schiumosa che si frange su scogli più o meno alti o
imbarcazioni. Il punto stesso in cui l'onda si frange. (Fig.) Grave
momento, caso doloroso e difficile: trovarsi in brutti frangenti In simili
frangenti, in circostanze o situazioni analoghe.
• Mareggiata = Violento moto ondoso lungo la costa
• Sessa = Variazione periodica di livello dell'acqua di un lago o anche di un
mare interno prodotta da turbamenti atmosferici.
• Maremoto = Violento scuotimento delle acque del mare, prodotto da un
terremoto sottomarino. Onda di maremoto, gigantesca ondata marina che
si riversa su una costa con disastrose conseguenze.
• Tsunami = Onda di maremoto frequente sulle coste del Giappone e delle
altre regioni dell'Oceano Pacifico.

47
c) Azioni:
• Bagnare = Toccare, lambire, detto di mari e fiumi a proposito di città,
coste e sim.: il Tirreno bagna Napoli; Torino è bagnata dal Po.
• Rifluire = Tornare a scorrere, scorrere nuovamente (anche fig.): il sangue
rifluì nelle vene; il traffico comincia a rifluire; far rifluire la vita
culturale. Scorrere indietro o nella direzione contraria al flusso normale:
l'acqua cominciò a rifluire dai territori allagati.
• Infrangersi = Frantumarsi contro q.c.: i marosi si infrangevano sugli
scogli.
• Bagnarsi, immergersi, fare il bagno, tuffarsi, toccare il fondo, risalire
= riemergere; stare a galla, fare il morto, galleggiare, annaspare, bere;
fare due bracciate, nuotare, pinneggiare = nuotare usando le pinne.
• Remare
• Asciugarsi
• Annegare = Far morire per soffocamento immergendo in acqua: i gattini
furono annegati appena nati (fig.) Annegare i dispiaceri nel vino, bere
per dimenticare. SIN. Affogare.

c. Campo lessicale riguardante l’abbigliamento:

a) Abbigliamento maschile22

22
Tratto da Zingarelli (1994: 12)

48
49
b) Abbigliamento femminile23

23
Tratto da Zingarelli (1994: 13)

50
2. Aspetti morfosintattici.
1. La Frase Complessa 24: Proposizioni subordinate non argomentali
Condizionali – Il Periodo Ipotetico.
™ Forma esplicita:
a. IPOTESI REALE:
Clausola dipendente (protasi) + C. indipendente (apodosi)
• se + Indicativo presente + indicativo presente o futuro
Se investo nei bond Cirio ottengo maggior reddito
otterrò maggior reddito
• se + Indicativo presente + imperativo
Se investo nella vostra banca datemi maggior reddito
b. IPOTESI POSSIBILE
• se + congiuntivo imperfetto + condizionale semplice
Se fossi in te non investirei in titoli “miracolosi”
Se tu avessi meno ambizione lasceresti i tuoi risparmi nei BOT
piuttosto che rischiarli in un
“paradiso fiscale”
c. IPOTESI IRREALE
• se + congiuntivo trapassato + condizionale composto
Se tu mi avessi ascoltato non avresti perso più di € 5.000.-
Se non avessi ascoltato il consulente, non sarei stata derubata in questo
modo.

™ Forma implicita: nella dipendente si può usare il gerundio, il participio o


l’infinito preceduto da a/con:

24
Ispirato a Trifone & Palermo (2000: 214-216); a Renzi, Salvi, & Cardinaletti vol. II (2001: 751-
784) e a Marmini & Vicentini (1998: 314-315)

51
¾ Investendo così, perderai i tuoi soldi
Ipotesi ¾ Liberalizzati i mercati finanziari, i soldi spariscono nel nulla
Reale ¾ Col truffare una grande massa di gente, il sistema finanziario
diventa inaffidabile

¾ Potendo, processerei tutte le banche e i consulenti finanziari.


Ipotesi ¾ Se ben gestita, la globalizzazione non sarebbe così brutta.
Possibile ¾ A lamentarmi, perderei inutilmente anni di vita.

Ipotesi ¾ Lasciandoli nei BOT, avremmo tutelato meglio i nostri risparmi


Irreale

3. Aspetti socio-economici
a. Caso Parmalat:
http://www.ecn.org/reds/lavoro/economia0312parmalat.html
b. Caso Cirio:
http://www.repubblica.it/2003/g/sezioni/economia/cirio/risparmiatori/rispa
rmiatori.html
c. Caso Banca 121:
http://www.ansa.it/fdg01/200402251145139232/200402251145139232.ht
ml

Didattizzazione del testo

Attività

A. Comprensione del testo


Metafora. Rispondi alle seguenti domande:

52
a. Come abbiamo visto sinora, nell’immaginario sociale italiano, la figura
dell’animale carnivoro rappresenta colui che attraverso il potere
politico o economico vive a spese degli altri. Secondo te, perché, in
ambito economico, il carnivoro predatore dell’uomo è passato
dall’ambiente terrestre all’ambiente marino?
b. Qual è il pericolo del discorso che stereotipa il cattivo funzionamento
dell’economia naturalizzando un processo che non è affatto
naturale?

B. Competenza morfosintattica
1. Completa le frasi con l’apodosi e determina il tipo d’ipotesi che
esprime25.
Esempio:
Se non fossero spariti più di 10 miliardi di euro, non si sarebbe persa la credibilità nel
sistema finanziario (ipotesi irreale)
a. Se una multinazionale crolla, ............................................................................
b. Se l’export italiano non si fosse rallentato, ........................................................
c. Se un Paese costruisce la sua economia sulla piccola e media impresa,
.............................................................................................................................
d. Se una impresa non fa ricerca, ............................................................................
e. Se il falso in bilancio non fosse stato depenalizzato ...........................................
..............................................................................................................................

2. Completa le frasi con la protasi e determina il tipo d’ipotesi che


esprime26.

25
Per costruire queste frasi si è tenuto in considerazione l’articolo “Benvenuta tra i figli di Enron”
sul crack Parmalat reperibile sul sito: http://www.ecn.org/reds/lavoro/economia0312parmalat.html
26
Per costruire queste frasi si è tenuto in considerazione l’articolo “Crac Cirio, oltre 35 mila
i risparmiatori coinvolti” sul crack Cirio reperibile sul sito:
http://www.repubblica.it/2003/g/sezioni/economia/cirio/risparmiatori/risparmiatori.html

53
a. Se ........................................................................................., i risparmiatori non
avrebbero avuto tante perdite.
b. Se i titoli ....................................................................................., non sarebbero
diventato carta straccia.
c. Se i bond Cirio ............................................................................, i risparmiatori
non avrebbero abbandonato i BOT.
d. Se la procedura di liquidazione della azienda ....................................................,
i risparmiatori saranno rimborsati con il 5 al 10% di quanto avevano investito.
e. Se l’Adusbef ................................................., si dichiarerebbe la nullità del
contratto di compravendita dei titoli.

C. Produzione scritta
1. Nell’immagine analizzata vediamo un uomo d’affari riconoscibile dal suo
abbigliamento. Se la persona fosse stata una donna piuttosto di un uomo,
come l’avresti vestita?
2. Il surf è uno sport acquatico. In un brano di non più di 100 parole
racconta qual è (o è stato) il tuo sport prediletto.
3. Secondo gli esperti, la grande diffusione e frequenza del fenomeno delle
truffe finanziarie è agevolato dalle regole del gioco economico imposte
dalla cosiddetta “globalizzazione”. In non più di 200 parole esprimi le
tue opinioni su questo fenomeno e illustra l’effetto che esso ha
provocato sul tuo Paese.
4. Immagina di essere stato truffato da un consulente finanziario e scrivi
una lettera di adesione alla causa che la ADUSBEF intende iniziare
contro le banche coinvolte.

3. Conclusioni. Alcune riflessioni in itinere

Uno dei problemi frequenti dei libri di testo o manuali per l’apprendimento di una
lingua straniera riguarda la costruzione e riproduzione di stereotipi e pregiudizi

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che, nelle loro scelte testuali ed esemplificazioni, impoveriscono e appiattiscono
l’immagine della cultura e della società in questione. Questa operazione spesso ha
una ricaduta controproducente sia nel processo d’insegnamento/apprendimento
della lingua bersaglio, sia nel dialogo transculturale che è diventato un urgente
bisogno delle società globalizzate del ventunesimo secolo.
Per superare queste limitazioni teniamo presente che prendere in
considerazione le metafore concettuali costruite dalla società in studio per riuscire
ad esprimere la sua complessità, sia una valida strategia di approccio da parte
dell’osservatore non nativo.
Nella bozza preliminare abbiamo trovato che l’immagine zoologica sia
molto produttiva per osservare come l’italiano veda se stesso in questo particolare
e difficile momento storico: uno sguardo che non può ignorare il passato recente,
cioè il difficile processo di costruzione dell’unità italiana, attraversato da due
guerre dalle quali l’Italia purtroppo non ha ricavato il meglio. In questo senso il
primo autore analizzato, Roberto Gervaso (cfr. pag. 12), cerca di spiegare queste
“sconfitte” con una metafora che a nostro giudizio è molto pericolosa, quella
dell’incudine/martello riportato nell’incipit e coniata da Italo Balbo, figura di
spicco del ventennio fascista. A questa l’autore abbina l’immagine biblica –
anch’essa presa da un altro autore ormai scomparso: Indro Montanelli – della
pecora sottomessa ma, allo stesso tempo, anarchica. Perché sono pericolose queste
immagini? Perché partono dal presupposto che non c’è scampo per l’uomo in
questo mondo: o si è predatore o si è preda. Naturalizzando un fenomeno proprio
della catena alimentare ecologica, in tutti e tre testi si trova l’antinomia martello-
incudine, uomo-donna, gattopardo/leone/sciacallo/pastore-pecora, squalo-uomo.
Sembrerebbe, secondo queste metafore, che l’Italia veda i suoi uomini e le sue
donne come incapaci di stare meglio, perché incapaci di decidere di fare del male
agli altri e quindi rassegnati a lasciarsi fare del male dagli “altri”.
A questo punto e considerando che siamo in ambito transculturale e perciò stiamo
producendo un discorso rivolto ai non italiani, ci si può chiedere: per gli italiani
chi sono questi “altri”?

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