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MICHELE MALATESTA, Fondazione della logica pragmatica transculturale. I.

La logica dei
deittici. I pronominali personali, Nova Millennium Romae, Novembre 2006, pp. 168 (versione
ridotta a cura del prof. Mario Santoro, Liceo classico A. Volta di Como).

CAPITOLO PRIMO - LINGUISTICA, SEMIOTICA E LOGICA
1.1 Dalla linguistica alla logica
La linguistica lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue. Va innanzitutto distinta la
linguistica generale, che lo studio del linguaggio in generale, dalla linguistica descrittiva, che
invece la descrizione di una o pi lingue particolari. Vanno poi considerate le linguistiche speciali,
che nascono dal contatto della linguistica, generale e/o descrittiva, con altre discipline. Le
linguistiche speciali studiano il linguaggio da particolari punti di vista ed in connessione con altri
ambiti di studio, e non esclusivamente come un sistema autonomo, dotato di vita propria e, in
quanto tale, autosufficiente, cosa, questultima, che fa invece la linguistica generale. Tra le
linguistiche speciali si ricordano in questa sede la psicolinguistica, la sociolinguistica e
letnolinguistica, che nascono dallinterazione della linguistica rispettivamente con la psicologia,
con la sociologia e con letnologia. La psicolinguistica si occupa dellapprendimento, delluso e
della perdita del linguaggio ed perci imparentata con la psicologia cognitiva e con la
neurolinguistica. La sociolinguistica studia la correlazione tra i tratti linguistici (fonologici,
grammaticali, lessicali) ed i livelli sociali individuati in base alle classi di provenienza, al grado di
cultura, et e sesso dei parlanti (). Letnolinguistica si occupa delle interrelazioni tra lingue,
culture e gruppi etnici, ed in quanto tale imparentata sia con lantropologia culturale sia con la
linguistica storica e la dialettologia ().
Il Corso di linguistica generale (1916), lavoro postumo di Ferdinand de Saussure (1857-1913), ()
pu essere considerato, ed a ragione, le point de dpart delle indagini di singoli studiosi e di intere
scuole (). A de Saussure infatti si rifanno non solo numerosi indirizzi di linguistica generale ma
anche quasi tutte le linguistiche speciali (). Il Cours veramente la magna charta della linguistica
contemporanea.
Lincontro tra la logica e la linguistica ha una data ben precisa: lanno 1957. La pubblicazione in
quellanno di Syntactic Structures di Noam Chomsky costituisce linizio di un proficuo incontro tra
logica e linguisticaLa grammatica generativa, da lui inaugurata, ha aperto un nuovo capitolo non
solo della linguistica, ma della logica dei linguaggi naturaliAlla grammatica generativa o sintassi
generativa subentrata la semantica generativaLinnatismo propugnato da Chomsky ha dato
nuovo impulso ad un genere di ricerche orientate alla ripresa del programma di una grammatica
universale che fu proprio dei portorealisti.
1.2 La semiotica: sintassi e semantica logica dei linguaggi naturali
La semiotica , come noto, la teoria generale dei segni. Sulla scia di Charles Morris si soliti
dividerla in tre parti: pragmatica, semantica e sintassi. La prima esamina le relazioni che passano
tra coloro che emettono i segni ed i segni, nonch le relazioni che passano tra i segni ed i soggetti
che li ricevono, li decodificano e li interpretano; la seconda analizza i rapporti tra i segni e gli
oggetti cui si riferiscono e si occupa, di conseguenza, della complessa problematica dei vari modi di
significazione; la terza, infine, studia i rapporti dei segni tra di loro.
1
()
Se Donald Davidson si limitato pi a fare analisi linguistiche ed a tracciare un programma di
ricerche che a realizzarlo, spetta a Richard Montague il merito di aver prodotto una sintassi ed una
semantica rigorosa che hanno permesso di analizzare, col sussidio di strumenti tecnici, frammenti
sempre pi vasti della lingua inglese. Anzii contributi del Montague rappresentano il primo
tentativo di conferire una struttura tecnica esatta (precise technical structure) anche alla pragmatica.
In un lavoro del 1968 dal titolo significativo Pragmatica lo studioso sottolinea che al tempo di
Fondazione della teoria dei segni (1938) opera in cui il Morris enunciava chiaramente la

1
Per un approfondimento si rinvia a M. MALATESTA, Logistica: vol. I, Introduzione, la logica degli enunciati, Napoli,
1976, pp. 14-23; ID., La logica primaria, strumenti per un dialogo tra le Due Culture, Napoli-Roma, 1988, pp.
13-24.
tripartizione della semiotica in pragmatica, semantica e sintassi la sintassi era stata gi abbastanza
sviluppata da Tarski, da Gdel e dalla scuola di Hilbert; la semantica era stata gi elaborata da
Tarski anche se il grande sviluppo ci sarebbe stato soltanto successivamente con la teoria dei
modelli; la pragmatica invece non aveva ricevuto alcun trattamento formale fino al 1959, anno in
cui erano iniziati gli studi compiuti da lui medesimo.
2
Proprio per ovviare ad una simile lacuna lo
studioso costruisce a partire dal 1968 un linguaggio pragmatico rigoroso, in cui compare per la
prima volta il predicato monargomentale E, che viene letto esiste.
3

Una data veramente importante nella produzione montagueana il 1970, anno in cui vedono la luce
ben tre studi basilari.
Nel primo di questi lavori, dal titolo Pragmatica e logica intensionale, il Montague sancisce i criteri
di verit e di soddisfazione pragmatica. Costruito poi un linguaggio intensionale sulla falsariga di
quello pragmatico fissa i criteri di verit e di soddisfazione intensionale.
4
Egli stabilisce una netta
distinzione tra il quantificatore particolare , che viene letto per qualche, ed il predicato
monargomentale E, che viene invece letto esiste, predicato questultimo che aveva gi
introdotto nel lavoro del 68. Notiamo en passant che questa distinzione consente di rivendicare la
sensatezza di espressioni che troppo frettolosamente lanalisi tradizionale, praticata sulla falsariga
del dogma fregeano che lesistenza sia soltanto un predicato di secondo grado, aveva liquidato
come prive di senso. Si deve per notare che, a dispetto del titolo, pi che di una rigorosa logica
pragmatica si tratta di una rigorosa teoria semantica capace di integrare fenomeni di indessicalit.
Nel secondo studio, dal titolo Linglese come linguaggio formale, il Montague rigetta la distinzione
tra linguaggi formali e linguaggi naturali e prova, mediante algoritmi matematici, come un
frammento della lingua inglese possa essere analizzato alla stregua di un rigoroso linguaggio
formale.
Il terzo lavoro intitolato Grammatica universale, il cui senso differisce da Chomsky, in quanto
questi considera la grammatica universale un sistema geneticamente determinato, un tutto chiuso
riguardante le sole lingue naturali, mentre per Montague una teoria generale di tutti i linguaggi,
naturali ed artificiali, sia di quelli attualmente escogitati sia di quelli non ancora immaginati ().
Sempre nel 1970 ha luogo un incontro di lavoro a Stanford al quale partecipa il Montague. Il suo
contributo, dal titolo La trattazione adeguata della quantificazione nellinglese ordinario, viene
pubblicato, insieme a quello degli altri, negli atti dellincontro tre anni dopo.
5
Questo forse il
lavoro pi importante del logico statunitense perch rappresenta, come riconosce egli stesso, lo
stadio pi maturo della sua attivit. Infatti mentre Linglese come sistema formale sebbene
contemplasse il discorso indiretto, non riusciva a fornire un numero di locuzioni intensionali pi
complesse, per esempio, quelle che coinvolgono verbi intensionali (cio, verbi come cerca, adora,
concepisce),
6
ed il frammento di inglese in Grammatica universale includeva verbi intensionali
ma escludeva certe locuzioni che coinvolgono pronomi (per esempio lenunciato Giovanni desidera
pescare un pesce e mangiarlo),
7
La trattazione adeguata della quantificazione nellinglese
ordinario in grado di trattare non soltanto tali esempi ma anche rompicapi come quello del prof.
Partee la temperatura di diciannove gradi ma sta aumentando nonch il problema delle
preposizioni intensionali ().
Il Montague, se non fa presa sui linguisti, che anzi prendono le distanze da lui, influenza per

2
R. MONTAGUE, Pragmatics, in Formal Philosophy, Selected Papers of Richard Montague, edited and with an
introduction by R. H. Thomason, New Haven and London, 1974. pp. 95-96.
3
ID., Pragmatics, cit., p. 97.
4
ID., Pragmatics and Intensional Logic, in Formal Philosophy, cit., pp. 119-147.
5
Cf. R. MONTAGUE, The Proper Treatment of Quantification in Ordinary English, in J. HINTIKKA, J. MORAVCSIK, P.
SUPPES (eds), Approaches to Natural Languages. Proceedingsof the 1970 Stanford Workshop on Grammar and
Sematics, Dordrecht, 1973; rist. in Formal Philosophy, cit., pp. 247-270.
6
Op. cit., in Formal Philosophy, cit., p. 248.
7
Ibid. Su queste tecniche si veda N. B. COCCHIARELLA, Conceptual Realism and the Nexus of Predication, lezione
tenuta dal logico e filosofo statunitense allUniversit di Napoli Federico II il 12 novembre 2003, in Metalogicon,
(2003), 16, pp. 45-70.
fortemente i logici che si occupano dei linguaggi naturali.
8
Un seminario sui quantificatori
generalizzati tenuto nel 1985 alluniversit di Lund (Svezia) fa il punto su un nuovo capitolo: quello
concernente la quantificazione multipla, ignoto alla logica del primo ordine.
9
Un logico di
provenienza non sospetta, come Jon Barwise, curatore, tra le altre cose, del pi noto e completo
manuale di logica matematica oggi esistente,
10
osserva come molti logici sono diventati molto
scettici (very sceptical) circa il fatto che la logica del primo ordine, o qualsiasi altro linguaggio
formale, una parte di qualsiasi teoria del linguaggio umano.
11
Numerosi altri lavori frutto di
unattivit prodigiosa vengono pubblicati negli anni successivi.
12
La semantica logica o semantica
modellistica viene cos sempre pi differenziandosi da quella descrittiva.
13
Prima di dare un
giudizio sulla semantica modellistica bene soffermarsi brevemente su Frege, dal momento che
quella accetta ed utilizza unidea che ha un ruolo centrale nel pensiero di questultimo.
1.3 Intermezzo fregeano
Gottlob Frege fa una distinzione tra: (i) segno (Zeichen), che pu essere un nome (Name), una
connessione di parole (Wortverbindung), una semplice lettera (Schriftzeichen); (ii) rappresentazione
(Vorstellung); (iii) senso (Sinn); (iv) denotato (Bedeutung)
14

Il logico tedesco fa unulteriore distinzione tra la denotazione di un nome proprio e la denotazione
di un enunciato: (a) la denotazione di un nome proprio loggetto a cui esso si riferisce;
15
(b) la
denotazione di un enunciato: 1) ordinariamente il suo valore di verit;
16
2) nel discorso diretto di
nuovo un enunciato;
17
3) in quello indiretto un pensiero.

8
Si pensi, tanto per fare qualche nome, a E. L. KEENAN and L. M. FALZ, Boolean Semantics for Natural Language,
Dordrecht 1985, oppure a J. VAN BENTHEM, Essays in Logical Semantics, Dordrecht, 1986.
9
P. GRDENFORS (edited by), Generalized Quantifiers, Linguistic and Logical Approaches, Dordrecht, 1987. Vanno
qui ricordati due eccellenti lavori: L. HICKMAN, Modern Theories of Higher Level Predicates. Second intentions in the
Neuzeit, Monaco, 1980; N. B. COCCHIARELLA, Logical Investigations of Predication Theory and the Problem of
Universals, Napoli, 1986.
10
J. BARWISE (ed.), Handbook of Mathematical Logic, Amsterdam, 1977.
11
J. BARWISE, Noun Phrases, Generalized Quantifiers and Anaphora, in Generalized Quantifiers, Linguistic and
Logical Approaches, edited by P. P. Grdenfors, Dordrecht, 1987., p. 3.
12
Si veda per tutti R. T. OEHRLE - E. BACH - D. WHEELER (eds), Categorial Grammars and Natural Languages
Structures, Dordrecht 1988. Per un aggiornamento oltre al Repertoire bibliographique dellUniversit Cattolica di
Lovanio e a The Philosophers Index della Bowling Green State University, Ohio, si rinvia a due repertori bibliografici
di discipline diverse e perci complementari: Mathematical Reviews, edito dallAmerican Mathematical Society,
Providence, Rhode Island, USA, ed a Current Contents

Linguistic, pubblicato dalla Deutsche Forschungs-


Gemeinschaft presso la Stadt-und Universittsbibliothek di Francoforte sul Meno. Non si dimentichino infine i pi
recenti cataloghi delle editrici sia universitarie, soprattutto inglesi e statunitensi, sia private tra le quali si segnalano qui,
in particolare, le seguenti: North Holland (Amsterdam), Reidel (Dordrecht), Kluwer (Dordrecht), Clarendon (Oxford) e
Philosophia Verlag (Monaco/Vienna).
13
Per un avvio alla semantica descrittiva si rinvia a S. ULLMANN, Semantica, Bologna 1966; J. LYONS, Semantics, 2
voll. Cambridge 1977. Per un primo approccio alla semantica logica si consiglia G. CHIERCHIA, Semantica, Bologna
1997, testo corredato di unaggiornata bibliografia.
14
G. FREGE, ber Sinn und Bedeutung, Zeitschrift fr wissenschaftliche Philosophie, 16 (1892), pp. 192-205, in G.
FREGE, Funktion, Begriff, Bedeutung, herausg. von G. Patzig, Gttingen, 1994, pp. 40-65; trad. it. Senso e
Denotazione, a cura di S. Zecchi, in A. BONOMI (a cura di), La struttura logica del linguaggio, Milano, 1973, pp. 11-
32.
15
La denotazione di un nome proprio loggetto stesso che con esso designiamo; la rappresentazione che ne abbiamo
del tutto soggettiva; tra luna e laltra c il senso, che non pi soggettivo come la rappresentazione, ma non pure
loggetto stesso (Die Bedeutung eines Eigennamens ist der Gegenstand selbst, dem wir damit bezeichnen; die
Vorstellung, welche wir dabei haben, ist ganz subjektiv; dazwischen liegt der Sinn, der zwar nicht mehr subjektiv wie
die Vorstellung, aber doch auch nicht der Gegenstand selbst ist)., ber Sinn und Bedeutung, p. 44; trad. it. p.13.
16
Siamo cos indotti a riconoscere la denotazione di un enunciato nel suo valore di verit (So werden wir dahin
gedrngt, den Wahrheitswert eines Satzes als seine Bedeutung anzuerkennen). ber Sinn und Bedeutung, p. 48; trad.
it. p. 16.
17
Nel discorso diretto un enunciato denota di nuovo un enunciato, in quello indiretto denota un pensiero (Ein Satz
bedeutet in der geraden Reden wieder einen Satz und in der ungeraden einen Gedanken), ber Sinn und Bedeutung,
p. 51; trad. it. p. 18;
Si veda il seguente specchietto

SEGNO
(Zeichen)
CONTENUTO
MENTALE
SOGGETTIVO
CONTENUTO
MENTALE
OGGETTIVO
DENOTATO
(Bedeutung)
Nome proprio
(Eigenname)
Rappresentazione
(Vorstellung)
Senso
(Sinn)
oggetto
(Gegenstand)
Enunciato
(Satz)
Rappresentazione
(Vorstellung)
Senso
(Sinn)
il vero
(das Wahre)
Discorso diretto
(gerade Rede)
Rappresentazione
(Vorstellung)
Senso
(Sinn)
enunciato
(Satz)
Discorso indiretto
(ungerade Rede)
Rappresentazione
(Vorstellung)
Senso
(Sinn)
pensiero
(Gedanke)

Concordo pienamente col logico tedesco sul primo punto cio nel considerare come denotato di un
nome proprio loggetto cui esso si riferisce. Non sono daccordo invece nel ritenere che il denotato
di un enunciato sia il vero. Se il pensiero di Frege al riguardo condiviso da Church e da Carnap, ci
sono altri filosofi e logici, come Russell, Wittgenstein e Tarski, che la pensano diversamente, e
rifiutano categoricamente il punto di vista fregeano. Chi scrive la pensa come questi ultimi. Il
denotato di un enunciato vero uno stato di cose (Sachverhalt) a cui il senso di un enunciato
diretto quando faccio unasserzione.
Non condivido neppure quanto il logico e matematico di Wismar ritiene a proposito degli enunciati
concernenti il discorso indiretto, come ora prover. Si vedano i seguenti due passi:
Che nei casi ora descritti sc. quelli concernenti il discorso indiretto la denotazione
dellenunciato subordinato sia proprio il pensiero, si vede anche dal fatto che, per la verit
dellintero, indifferente se quel pensiero sia vero o falso. Si confrontino per esempio i due
enunciati: Copernico credeva che le orbite dei pianeti fossero cerchi e Copernico credeva che il
moto apparente del sole fosse prodotto dal movimento reale della terra. Qui si pu sostituire un
enunciato subordinato con laltro senza pregiudicare la verit. Lenunciato principale insieme a
quello subordinato ha come senso solo un unico pensiero, e la verit di tutto lenunciato non include
n la verit n la non-verit dellenunciato subordinato. In questi casi non permesso sostituire
nellenunciato subordinato una espressione con unaltra che abbia la stessa denotazione abituale; la
sostituzione possibile solo con unespressione che abbia la stessa denotazione indiretta, cio lo
stesso senso abituale.
18
indubbiamente corretto quanto qui asserito dal matematico e logico di
Wismar. Se Tizio ritiene che il globo terracqueo sia di forma cubica, ed io asserisco Tizio ritiene
che il globo terracqueo di forma cubica lenunciato da me proferito vero, anche se lenunciato
subordinato falso. E lenunciato subordinato falso perch non si d lo stato di cose
corrispondente a quel pensiero.
Si veda ora il secondo passo: Nellenunciato Dalla sfericit della terra Colombo concluse che
poteva raggiungere le Indie navigando verso occidente, abbiamo come denotazione delle sue parti
due pensieri: che la terra rotonda; che Colombo poteva raggiungere le Indie navigando verso
occidente. Ci che qui rilevante che Colombo era convinto delluno e dellaltro pensiero e che
una convinzione era fondamento dellaltra. Che la terra sia davvero rotonda e che Colombo, come
pensava, potesse effettivamente raggiungere le Indie navigando verso occidente, indifferente per
la verit del nostro enunciato. Ma la cosa non pi indifferente se al posto di la terra sostituiamo
il pianeta che accompagnato da una luna il cui diametro maggiore della quarta parte del
diametro del pianeta stesso. Anche qui abbiamo la denotazione indiretta delle parole.
19

In questo passo si annidano una carenza ed un errore.
La carenza consiste nellomissione di unindagine preliminare sul contesto epistemico nel quale
sinquadra lesempio fregeano. Se io so che (a) e non so che a = b, chiaro che io non so che

18
ber Sinn und Bedeutung, p. 52; trad. it. pp. 19-20.
19
ber Sinn und Bedeutung, p. 53; trad. it. p. 20.
(b) . Per ritornare allesempio di Frege: se Colombo sa che (a) , cio che la terra rotonda, e
non sa che a = b, cio che la terra identica a il pianeta che accompagnato da una luna il cui
diametro maggiore della quarta parte del diametro del pianeta stesso chiaro che Colombo non
sa che (b) , cio che il pianeta che accompagnato da una luna il cui diametro maggiore della
quarta parte del diametro del pianeta stesso rotondo. Sfugge al grande logico tedesco che quando
la scienza ufficiale in (a) sostituisce a con b, la comunit scientifica fa questa sostituzione salva
veritate perch d per scontato che a = b, e lo d per scontato perch lo sa. Non a caso il sapere
scientifico un sapere intersoggettivo.
Lerrore di Frege, nel passo ora riportato, sta nel non aver preso in considerazione
lintenzionalit del Gedanke. Colombo che cerca di raggiungere le Indie navigando in direzione
occidentale non cerca la rappresentazione soggettiva di raggiungere le Indie navigando in direzione
occidentale (la Vorstellung o Anschauung di Frege) e neppure il pensiero oggettivo, in essa
immanente, di raggiungere le Indie navigando in direzione occidentale (il Gedanke di Frege), ma
cerca proprio di raggiungere le Indie navigando in direzione occidentale, anche se questo cercare
viene effettuato mediante il pensiero: il pensiero il linguaggio mentale diretto alla realt e non
esso loggetto della ricerca. Lintensionalit strumentale allintenzionalit. E quando Magellano
cerca di circumnavigare il globo terraqueo non cerca il suo pensiero (ancora una volta la
Vorstellung o Anschauung di Frege) di circumnavigare il globo terraqueo e non cerca neppure il
pensiero oggettivo di circumnavigare il globo terraqueo (ancora una volta il Gedanke di Frege) in
essa immanente, ma cerca proprio di circumnavigare il globo terraqueo, anche se per effettuare tale
circumnavigazione deve pensarla. In poche parole il verbo cercare, checch ne dica Frege, un
verbo intenzionale con la z, e non certo intensionale con la s. Ma di questo si dir abbondantemente
nei prossimi capitoli.
1.4 Limiti della semantica logica
Molti sono i meriti della semantica logica o modellistica, ma non mancano i suoi limiti. Questi sono
almeno tre.
Innanzitutto essa eredita e perpetua lerrore di Frege, cio quello di confondere lintensionalit, con
la s, con lintenzionalit, con la z. Et de hoc satis!
Un secondo limite della semantica modellistica quello di assumere come condizione della verit di
un enunciato non la condizione fondante, ma una condizione fondata. Quando si dice: lenunciato
Pietro uomo vero se e solo se Pietro appartiene allinsieme degli uomini, si dice una cosa
esatta ma non originaria bens derivata. Pietro in tanto pu appartenere allinsieme degli uomini in
quanto ha la propriet oggettiva di essere uomo. Infatti se Pietro invece della propriet oggettiva di
essere uomo avesse la propriet oggettiva di essere cane apparterrebbe allinsieme dei cani e non
certo a quello degli uomini. Dunque la condizione originaria, che permette di asserire Pietro
uomo un enunciato vero, che loggetto denotato dalla parola Pietro abbia la propriet
oggettiva denota dalla parola uomo. Lo stesso dicasi degli enunciati Pierre est homme o Peter
ist Mann o Pedro es hombre, quale che sia la lingua in cui tale enunciato sia pronunciato. Si
dimentica che linsieme degli uomini una costruzione mentale, una nozione derivata per
astrazione. In tanto si pu costruire un insieme a partire dalla propriet astratta uomo proprio
perch il singolo uomo gode della propriet concreta di essere tale. La semantica modellistica
rigorosa, ma non capisce a fondo perch un enunciato sia vero. Essa scambia una condizione
fondata a parte subjecti lappartenenza ad un insieme con la condizione fondante a parte rei la
propriet che consente ad un individuo lappartenenza ad un insieme .
Infine queste semantiche lavorano su piccoli pezzi del linguaggio naturale che sono, guarda caso,
quasi sempre frammenti che rispecchiano lontologia della logica del primo ordine. Queste
semantiche non sono in grado di comprendere perch lespressione inglese piove gatti e cani (it is
raining cats and dogs) possa essere tradotta con lespressione piove a catinelle. Si deve guardare
allintenzionalit linguistica se si vuol capire il perch di una siffatta traduzione. Le semantiche,
logiche o modellistiche che dir si vogliano, senza la considerazione degli atti linguistici
intenzionali, sono astrazioni, legittime fin quando si vuole, ma sempre astrazioni. Di qui la necessit
di andare oltre di esse.
1.5 Il problema degli universali linguistici. Universali linguistici e tipologia linguistica. Lo
spazio logico delle grammatiche delle lingue naturali
Uno dei capitoli pi affascinanti e pi importanti della linguistica contemporanea quello
concernente gli universali linguistici (). Universale linguistico, come si evince dallespressione,
vuol dire qualche cosa di comune a tutte le lingue. Qui per incominciano i problemi: questo
qualcosa inteso in senso assoluto o relativo? Si tratta di contenuti o di forme? si deve parlare di
norme inderogabili, oppure di fatti statistici, di tendenze? Inoltre, dal momento che si distinguono
universali fonologici, sintattici, e semantici, ci si deve chiedere: quali sono i rapporti tra questi
universali? Ed ancora: come vanno classificati gli universali? Greenberg (1963) enumera
quarantacinque universali.
20
Coseriu invece distingue, ma con pi rigore, soltanto cinque tipi
fondamentali di universali.
21

Rinviando alla sterminata letteratura in materia,
22
qui, ai fini del discorso che si intende fare, ci si
limita a poche dicotomie. Si deve distinguere innanzi tutto tra universali sostanziali e universali
formali. I primi sono costituiti da quelle categorie, intese in senso lato, postulate come universali
del linguaggio ... quali verbo, nome, sintagma nominale, soggetto, oggetto diretto, verbo
principale.
23
I secondi sono invece delle asserzioni circa la forma delle regole della grammatica...
Come esempio possiamo prendere laffermazione che nessuna lingua pu avere una regola formale
che opera invertendo da sinistra a destra una stringa di lunghezza arbitraria.
24

Connesso col problema degli universali linguistici quello della tipologia linguistica. Mentre la
ricerca sugli universali tende a scoprire elementi o strutture o funzioni appartenenti a tutte le lingue,
la tipologia linguistica cerca invece di classificare le lingue in base alle differenze. Se noi
indichiamo con S il soggetto, con V il verbo, e con O il complemento oggetto, si vede subito che
per ci che concerne enunciati semplici, cio enunciati atomici senza altri complementi interni e
senza enunciati subordinati, si danno in tutto sei possibili combinazioni: 1) SVO; 2) SOV; 3) VSO;
4) VOS; 5) OSV; 6) OVS. Ognuna di queste combinazioni attestata storicamente: 1) SVO (es.
italiano, inglese, francese, tedesco, ecc.); 2) SOV (es. giapponese, ket, khanty, coreano, curdo,
altai); 3) VSO (es. ebraico biblico, gallese, arabo); 4) VOS (es. malgascio); 5) OSV (es. accadico);
6) OVS (es. hixkaryana).
Alcune di queste lingue possono avere pi costruzioni. Ad es. laccadico e lamarico hanno sia la
forma SOV che OSV. Vi sono poi lingue, come larmeno classico, che contemplano un ordine
molto libero.
Quanto alla struttura interna se non si pu parlare di universali si pu per parlare di spazio logico.
Le sei possibilit ora evidenziate, proprio perch non ne ammettono altre, costituiscono una griglia
che deve essere attraversata necessariamente da tutte le lingue, nessuna esclusa, si tratti di lingua
storica o artificiale, di lingua reale o di lingua possibile.
Una lingua pi flessiva questo il caso delle lingue che oltre alle flessioni verbali, ossia alle
coniugazioni, hanno anche le flessioni dei sostantivi e degli aggettivi, cio le declinazioni pi ha
possibilit espressive. Ad es. il georgiano che ha ben otto casi,
25
ha forme molto libere come SVO,
SOV, OSV.

20
J. H. GREENBERG, Alcuni universali della grammatica con particolare riferimento allordine degli elementi
significativi, in R. RAMAT, (cura di), La tipologia linguistica, Bologna, 1976, pp. 115-154.
21
E. COSERIU, Les universaux linguistiques (et les autres), in Proceedings of the 11
th
International Congress of
Linguistics, Bologna, 1975, pp. 47-73. Si veda, al riguardo, in AA.VV., Universali linguistici, a cura di F. Ravazzoli,
cit. la chiara introduzione della curatrice.
22
R. RAMAT, (cura di), La tipologia linguistica, cit., pp. 339-347; AA.VV., Universali linguistici, a cura di F.
Ravazzoli, cit. pp. 281-289; B. COMRIE, Universali del linguaggio e tipologia linguistica, Bologna 1983, pp. 315-330.
Per laggiornamento si vedano: Sprachtypologie und Universalienforschung, e Linguistic Typology, riviste edite
entrambe a Berlino.
23
B. COMRIE, Universali del linguaggio e tipologia linguistica, Bologna 1983, p. 45.
24
Op. cit., p. 46.
25
Nominativo, ergativo, accusativo/dativo, genitivo, strumentale, avverbiale, ablativo, locativo.
Una lingua come quella latina ha la capacit di attraversare lintera griglia. Si pensi ai seguenti
esempi:
Thomas laudat Franciscum SVO
Thomas Franciscum laudat SOV
Laudat Thomas Franciscum VSO
Laudat Franciscum Thomas VOS
Franciscum Thomas laudat OSV
Franciscum laudat Thomas OVS
La lingua latina attraversa tutto lo spazio logico, il cinese e litaliano soltanto suoi segmenti. Una
lingua pi flessiva, pi ha la possibilit di ricalcare le suddette forme. Una lingua meno flessiva
pi diventa posizionale, ha cio un ordine fisso.
26

1.6 Logica delle grammatiche e logica sottesa alle grammatiche
Vi una sintassi immanente in ogni lingua ed ogni lingua capace di inferenze logiche quale che
sia la sua struttura sintattica. Quindi si possono fare inferenze in cinese,
27
in giapponese,
28
etc.
anche se gli enunciati atomici hanno una struttura sintattica differente nelle due lingue e luso dei
sincategorematici diverso.
29
La logica per di cui si parla qui non la logica che si sviluppa
allinterno di lingue naturali gi costituite ma quella struttura logica che sta alla base delle varie
lingue e senza la quale le varie lingue non potrebbero neppure nascere. Si tratta perci di una logica
originaria e transculturale. Si tenga inoltre presente che la logica, come pensato (non si dimentichi il
Gedanke fregeano) rigorosamente concatenato, espresso nel linguaggio, nata, storicamente, dalla
riflessione sulluso di quelle funzioni che nelle lingue indoeuropee, e non solo in queste, sono
esercitate dai pronomi e dagli aggettivi indefiniti (ogni, qualche, nessuno), il che ha luogo quando
enunciati con essi costruiti vengono connessi tra di loro in un rapporto consequenziale. In poche
parole la prima parte della grammatica che stata studiata dal punto di vista logico, oltre che
grammaticale, quella relativa ai pronomi e agli aggettivi indefiniti. questo il caso della logica
aristotelica.
30

La logica di cui qui si parla non la logica che si costruisce come scienza a partire dalle lingue gi
costituite e dalle rispettive grammatiche ma della logica pragmatica transculturale che la logica
fondante le varie lingue e quindi le varie grammatiche. Si tratta di una base logica transculturale sul
cui fondamento nascono le varie lingue ed pertanto ad esse immanente. Questa parte della logica,
legata alla dimensione pragmatica della semiotica, la pi difficile da individuare e da studiare
anche se dal punto di vista fondativo la base ed il punto di partenza della genesi delle altre. Non
un caso che sono nate prima la sintassi logica del linguaggio e la semantica logica e poi la
pragmatica logica. Tre tappe eloquenti al riguardo: Sintassi logica del linguaggio di Carnap (1934);
Introduzione alla sematica dello stesso autore (1942); Fondazione della logica illocuzionaria di
Searle e Vanderveken (1985),
31
oltre ai contributi del Montague sopra esaminati, che in realt,

26
M. MALATESTA, Algebra and Grammar: a Peanian Analysis of Everyday English, Metalogicon 5 (1992) pp. 19-
38.
27
D. GALANTE, Classical Logic and Chinese Language Structure, in Metalogicon (2001) XIV, pp. 141-166.
28
AA. VV., Ronrigaku Nyumon, Bibliothque Gakuyo, 1988.
29
M. MALATESTA, Classical Logic as a Formal Transcultural System. The Case of Tonal Languages: Chinese, cit. pp.
81-85; M. MALATESTA, Classical Logic as a Formal Transcultural System. The Case of Agglutinant Languages:
Japanese, cit., pp. 31-36.
30
M. MALATESTA, La logica delle funzioni. Strumenti per unindagine transculturale. I. Logica dei predicati, delle
classi e delle relazioni, Roma, 2000, pp. 11-61. Si veda inoltre A. G. GRAPPONE M. MALATESTA A Syllogistic System
Generated by the Aristotelian Approach and the Modern Approach as an Hyperincursive System, in Computer
Anticipatory Systems Casys 2000 Fourth International Conference, Lige, Belgium, 7-12 August 2001,
Melville/New York, 2001, pp. 377-389.
31
Il caso di Rudolf Carnap emblematico: il logico, una volta venuto a contatto con la semiotica statunitense,
passato dalla prospettiva sintattica di Logische Syntax der Sprache (Wien, 1934) a quella semantica di Introduction to
Semantics (Cambridge, Massachusetts, 1942). Dovranno passare pi di quarantanni perch compaia Foundation of
Illocutionary Logic di John R. Searle and Daniel Vanderveken (Cambridge, Inghilterra, 1985), opera che costituisce
latto di nascita della logica dal punto di vista pragmatico.
come si gi notato, sono semantiche con elementi di indessicalit.
Lopera di Searle e Vanderveken un capolavoro sotto tutti i punti di vista ma studia la logica di
atti linguistici di lingue gi costituite. Il presente lavoro, senza nulla rinnegare degli enormi
contributi arrecati dai due valorosi studiosi, anzi condividendoli tutti, vuole semplicemente scoprire
quello spazio logico che consente ad ogni lingua non solo di nascere e di organizzarsi ma anche di
trasformarsi quando si evolve passando da regole grammaticali cristallizzate a regole grammaticali
del tutto diverse dalle prime. Si pensi al passaggio dalla lingua latina alle lingue romanze dove si
assiste ad un mutamento progressivo dalla struttura SOV, prevalente nella prima, a quella SVO,
tipica delle lingue neolatine.
1.7 Una perla nascosta: rappresentazioni grafiche, cubi e parallelepipedi di Pietro Silvio
Rivetta
Dopo quanto stato detto nel paragrafo precedente ci si chiede: (a) possibile delineare lo spazio
logico in cui si situano non solo le grammatiche delle lingue attualmente parlate, o che non si
parlano pi, ma anche quelle di lingue logicamente possibili?; (b) vi ununica logica sottesa alle
differenti grammatiche o esistono tante logiche diverse sottese alle diverse grammatiche?
Si tratta di due problemi ben distinti il secondo dei quali verr affrontato soltanto a partire dal
prossimo capitolo. Per ora mi fermo sul primo. Bisogna partire da uno stato di fatto e poi
eventualmente trascenderlo che la divisione delle lingue attualmente parlate in lingue flessive,
lingue agglutinanti e lingue isolanti o tonali o monosillabiche. Non conosco sullargomento un testo
pi chiaro di quello di Pietro Silvio Rivetta
32
edito nel lontano 43, ed un peccato che una perla
preziosa come questa resti chiusa negli scrigni segreti delle biblioteche, nota soltanto a pochi
specialisti. Prendo pertanto le mosse da questo lavoro non solo al fine di rendere di dominio
pubblico le illuminanti rappresentazioni grafiche di cui corredato linteressante volume, ma anche
e soprattutto perch alcuni suoi limiti consentono di mettere a fuoco, in tutti i suoi aspetti, la
problematica preliminare concernente lo spazio logico dei linguaggi naturali.
Chi volesse affrontare lo studio del giapponese seguendo la falsariga degli schemi morfologici e
sintattici della nostra lingua osserva acutamente lA. simbatterebbe ad ogni passo in forme e
costrutti che gli sembrerebbero sgrammaticature e controsensi, e che non sono affatto tali. Il
giapponese non una lingua flessiva, come la nostra, e come ancor pi il latino, dal quale
litaliano si formato. Libros latine scriptos legere possum (Io posso leggere i libri scritti in
latino) una proposizione nella quale ogni vocabolo ha una speciale terminazione, che rivela la
funzione di esso nella struttura del discorso: libros un accusativo plurale, la forma di esso esprime
che si tratta di un complemento oggetto (accusativo) e che i libri son pi di uno (plurale); se il libro
fosse uno solo, il latino direbbe librum, e se questo libro fosse in funzione di soggetto, il vocabolo
assumerebbe la forma di liber; insomma il sostantivo si declina, si flette a seconda dei casi: liber,
libri, libro, librum, librorom, ecc. Il tema LIBR, che persiste nelle varie forme, ha, vero, un
significato; per, da s solo, non un vocabolo in uso; per essere adoperato nel discorso deve
assumere necessariamente la forma di un caso.

Il giapponese si comporta diversamente dal latino. In giapponese hon significa libro (o libri) ed
un vocabolo a s, vivo e vitale, anche senza desinenze o terminazioni. Alla domanda kore wa nan
desu ka? (Che questo?), il Giapponese risponde: hon desu ( [un] libro).
33


32
P. S. RIVETTA (TODDI), Hihongo no tebiki. Avviamento facile alla difficile lingua nipponica, Milano, 1943.
33
Ibid. Letteralmente libro essere. A stretto rigore pi che di un verbo allinfinito si tratta della radice verbale che ha
senso in quanto tale. Giuseppe Peano che aveva notato tale particolarit nella lingua cinese propose, per la costruzione
del Latino sine flexione, ladozione della seconda persona dellimperativo presente in quanto forma grammaticale pi
vicina alla radice verbale. Ad es. Eo Romam diventa Ego vade Roma.
A differenza del latino che dispone di desinenze da incorporare ai temi sostantivali oppure
aggettivali, il giapponese ha le postposizioni. Queste servono in giapponese a indicare la funzione
che il vocabolo ha: equivalgono perci, in un certo senso, alle desinenze delle lingue flessive: per
esse si agglutinano al vocabolo, ossia si incollano semplicemente ad esso: un rapporto di
contatto e non di fusione. hon wo yomi-masu, leggo (o legge, leggiamo, leggete, leggono) il
libro: qui hon wo corrisponde al latino librum (accusativo), ma con i due elementi (libr-um) ben
distinti e identificabili.
34
In poche parole nella lingua giapponese i due elementi, quello semantico
e loperatore grammaticale che ne determina luso, sono sempre riconoscibili, perch le
postposizioni lasciano immutate le parole a cui si incollano senza che questultime subiscano una
modificazione. Si veda il seguente disegno di cui per il Rivetta non d la traduzione:

Il senso della frase riportata sono in grado di leggere la lingua giapponese (lett. quanto alla
lingua giapponese leggere ci possibile).
La postposizione wo continua il Rivetta potrebbe caratterizzare, da sola, anche pi
complementi oggetti: zasshi to shimbun to hon wo yomi-masu, leggo riviste e giornali e libri; un
solo wo vale per tutto il polinomio di complementi oggetti.
In latino dovrei seguire questo schema: riviste
accusat.
giornali
accusat.
libri
accusat.
leggo; mentre il
giapponese segue uno schema diverso: (riviste + giornali + libri )
accusat.
leggo. Questa la differenza
fondamentale dei due idiomi.
35

Il giapponese si pone a mezza strada tra il latino e il cinese. La lingua cinese monosillabica, o
meglio la chiameremo isolante, in quanto ogni vocabolo sta a s: formato da una sillaba, ma le
sillabe si collocano una dopo l'altra come i cubi di un gioco da bimbi:



34
Ibid. Si noti che oggi, a differenza del tempo in cui scrive il Rivetta, la postposizione giapponese che ha funzione
grammaticale del nostro complemento oggetto si traslittera con o e non pi con wo. Il criterio del sistema Hepburn, che
quello oggi adottato nella traslitterazione del giapponese, consiste nelladottare vocali italiane e consonanti inglesi.
35
Op. cit. pp. 56-57.
ossia egli d a me il libro, io do a lui il pennello.
36
Per trasformare la prima proposizione nella
seconda, bastato semplicemente cambiare il posto al 1 e 3 cubo e sostituire lultimo.
37

Qui sono da farsi tre considerazioni. In primo luogo il Rivetta nellesempio grafico ora riportato si
tratta evidentemente di una svista del tipografo ha invertito nelle due serie i soggetti e, di
conseguenza, i complementi oggetto. Infatti la traduzione della prima serie di cubi , per rimanere
nel stile di traduzione del Rivetta, lui dare me libro, e quella della seconda serie me dare lui
pennello, e non me dare lui libro e lui dare me pennello come appare nella didascalia posta
sotto il disegno. In secondo luogo vi sono degli errori nella numerazione dei cubi. In terzo luogo il
Rivetta usa me e lui, invece di io ed egli, come si dovrebbe dire, dal momento che in cinese
non esistono i pronomi obliqui. In questa imperfezione quella cio di usare me e lui, invece di
io ed egli caduto anche Giuseppe Peano, nonostante nel latino sine flexione usi giustamente
per i verbi la forma dellimperativo, e non linfinito, dal momento che la prima costituita dalla
sola radice verbale. Il matematico e logico piemontese avrebbe scritto da invece di dare. Ad
essere rigorosi lesatta trascrizione grammaticale della prima serie di cubi egli da[re] io libro e
lesatta trascrizione grammaticale seconda io da[re] egli pennello.
Un gioco simile a quello dei cubi cinesi continua il Rivetta non possibile con cubi sui quali
siano scritti vocaboli italiani: egli deve diventare a lui (o gli) nella seconda proposizione, e a
me deve mutarsi in io: anche il d si cambia in do. / In giapponese un gioco di tal genere
sarebbe possibile, alla condizione per che, oltre i cubi del cinese, si adoperino anche altri
parallelipipedi, i quali abbiano la funzione di completare grammaticalmente i vocaboli la cui
idea espressa dai segni cinesi.
38



Come si vede ai segni ideografici cinesi (kanji) cubi bianchi vengono agglutinate (incollate)
postposizioni nel sillabario hiragana parallelepipedi neri che corrispondono, mutatis mutandis,
alle desinenze del latino: wa (nominativo), no (genitivo), ni (dativo), wo (accusativo).
Confrontando le due frasi, ossia quella cinese e la giapponese che ne l'esatta traduzione,
continua il Rivetta noi constatiamo: a) che, tranne per il pennello (cinese pi, giapponese fude), il
quale ha il medesimo ideogramma nei due testi, gli altri ideogrammi sono del tutto diversi, sebbene
anche gli ideogrammi della frase nipponica siano cinesi autentici ed attualmente usati in Cina; per
luso ne differisce: cos, ad esempio, il primo carattere che in Cina significa (ta) egli, altro e
anche altrove, in Giappone viene prevalentemente usato nel secondo significato [...];
39
b) che,
nella costruzione della frase cinese, l'ordine delle parole come il nostro: egli d a me il libro, io
do a lui il pennello. In giapponese, invece, il verbo chiude ogni proposizione egli a me il libro d;
io a lui il pennello do; c) che kare (gli) e boku (io), pur mutando funzione passando dalla
prima alla seconda proposizione (ossia mentre kare, che era soggetto, diventa complemento di

36
Si noti che nella trascrizione del cinese il Rivetta 1. non adopera il Pinyin, 2. usa degli ideogrammi ormai desueti.
37
Op. cit., p. 57.
38
Op. cit. loc. cit.
39
Il Rivetta non traslittera col sistema Pinyin. In questo sistema il pronome di terza persona singolare viene traslitterato
con ta nonostante abbia tre diversi ideogrammi a seconda che ci si riferisca a un uomo, a una donna o a una cosa.
termine e boku viceversa), non subiscono alcun cambiamento formale intimo: le postposizioni si
incaricano di indicare quale funzione i vocaboli hanno nella proposizione: wa segnala che si tratta
di un soggetto generico, ni contrassegna il complemento di termine e wo il complemento
oggetto.
40



Non si poteva fare unintroduzione pi chiara alle lingue isolanti, agglutinanti e flessive, che ne
mettesse in evidenza le analogie e, nello stesso tempo, le differenze. I suoni del linguaggio -
continua il Rivetta possono dividersi in due grandi categorie: sono suoni significativi quelli che
esprimono le idee, mentre i suoni di relazione hanno una funzione grammaticale e sintattica: nelle
lingue come il cinese, non esistono che i primi:
41
ogni sillaba ha un suo significato, e soltanto la
posizione ne rivela il nesso con le altre; nelle nostre lingue i suoni di relazione si fondono con il
vocabolo che essi modificano, talvolta al punto di alterarlo completamente, mentre essi stessi
perdono in parte o del tutto la loro fisionomia fonica originaria.
42

Mentre fino a questo punto ho seguito lo studioso, si pu dire, in tutto, su questultima affermazione
sono daccordo soltanto in parte. Se la distinzione tra suoni significativi e suoni di relazione
esatta il Rivetta ripropone infatti in termini diversi la distinzione di origine medioevale tra segni
categorematici e segni sincategorematici
43
non esatto quanto lo studioso asserisce del cinese.
Anche in cinese esistono dei sincategorematici si pensi alle particelle strutturali o ai connettivi
logici
44
soltanto che tali sincategorematici sono ridotti al minimo.
In conclusione la classificazione delle lingue nei tre grandi gruppi corretta soltanto in modo molto
approssimativo. Non va per assolutizzata, come si vedr subito.
1.8 Oltre il Rivetta. Lo spazio logico delle grammatiche

40
Op. cit. pp. 57-58.
41
Questo vale in generale. Tuttavia doveroso osservare, contro il Rivetta, che vi sono, sia pure in misura ridottissima,
particelle di relazione. Ad esempio de.

W
(
o de ma ma = mia madre [lett. mamma di io o meglio io di mamma
dal momento che de una postposizione che si riferisce alla parola precedente].
42
Op. cit., p. 59.
43
M. MALATESTA, Logistica: vol. I, Introduzione, la logica degli enunciati, cit., pp. 18-19; ID., La logica primaria,
strumenti per un dialogo tra le Due Culture, cit., p. 16.
44
M. MALATESTA, Classical Logic as a Formal Transcultural System. The Case of Tonal Languages: Chinese, cit., pp.
81-85.
Se volessimo delineare lo spazio logico in cui si situano le grammatiche non solo delle lingue
parlate ma delle lingue possibili, la distinzione tra lingue isolanti, agglutinanti e flessive, richiede un
approfondimento. Dobbiamo distinguere in tutto cinque categorie: 1. lingue isolanti (es. cinese); 2.
lingue agglutinanti a parte ante; 3. lingue agglutinanti a parte post (es. giapponese); 4. lingue
flessive a parte ante (es. lingue bantu); 5. lingue flessive a parte post (es. lingue indoeuropee,
lingue semitiche).
Un calcolo logico completo non pu escludere lagglutinazione a parte ante, che attestata per
certe espressioni semitiche.
45
Pi che di cinque compartimenti stagno si dovrebbe parlare di un
continuum. A tal proposito lo spazio logico in cui si situano le grammatiche potrebbe essere
raffigurato come un pentagono irregolare i cui cinque vertici raffigurano i cinque tipi linguistici
sopra esposti, i quali costituiscono pi dei concetti limite che non delle situazioni reali. Ogni lingua
si situa allinterno del pentagono. Una lingua che appartiene fondamentalmente ad un tipo pu
avere delle particolarit che sono distintive di un altro tipo. Non si dimentichi che litaliano, lingua
eminentemente flessiva, oltre alle proclitiche ha le enclitiche.
46

1.9 Necessit di riconoscere un ambito della logica della deissi
Che ci sia un ambito in cui si situa la logica dei pronomi personali, o meglio di quelle funzioni
soddisfatte dai pronomi personali, si pu costatare facilmente. Si pensi ad alcune inferenze che si
fanno nella vita quotidiana.
Partiamo dalla lingua italiana. Da tu canti, detto rivolgendosi ad una persona, poniamo a, e da tu
canti, detto rivolgendosi ad unaltra persona, poniamo b, si pu dedurre voi cantate. Da tu
canti e da egli canta, si pu dedurre voi cantate. Da tu canti e da ella canta si pu dedurre
voi cantate. Ma da voi cantate, se il contesto non fornisce ulteriori informazioni, si pu dedurre
soltanto tu canti. Infatti la deduzione diversa a seconda che si abbia a che fare col voi rivolto
a due persone entrambe presenti ed il voi rivolto a due persone una soltanto delle quali presente.
La lingua araba sembra, a prima vista, obbedire ad una logica diversa. Da egli canta da esse
cantano si pu dedurre essi cantano coniugato nella forma maschile. Da essi cantano
coniugato nella forma maschile, si pu dedurre soltanto egli canta coniugato nella forma maschile
salvo che dal contesto non risulti la presenza di donne.
Vi una logica dei possessivi. Da il mio pi bello del tuo e da il tuo pi bello del suo si pu
dedurre i nostri sono pi belli del suo riferendosi per esempio a dei quadri. Da il tuo cane
abbaia e il suo cane abbaia si pu dedurre i vostri cani abbaiano. Queste inferenze nella
lingua araba non si possono fare in quanto in questa lingua mancano i pronomi e gli aggettivi
possessivi. Ma lecito domandarsi: esistono delle inferenze corrispondenti a quelle ora
esemplificate sia pure ricorrendo a parti del discorso diverse dai pronomi e dagli aggettivi
possessivi? Vi , in poche parole, una stessa logica sottesa alla diverse espressioni linguistiche o vi
sono tante logiche quante sono le grammatiche?
Vi una logica dei dimostrativi. Da questo un giglio e questa una rosa posso dedurre
questi sono dei fiori. A dire il vero questa deduzione uninferenza composita, cio il risultato di
tre inferenze di cui le prime due sono entimemi, ossia deduzioni nelle quali sono sottintese delle
premesse. Si veda il seguente specchietto dove son riportate le tre deduzioni:

1
Questo un giglio
1
Questa una rosa
3
Questo un fiore

2
Ogni giglio un fiore
2
Ogni rosa un fiore
3
Questa un fiore

3
Questo un fiore
3
Questa un fiore Questi sono fiori
In simboli

45
Questo fenomeno si verifica talvolta anche nella lingua italiana. Nellespressione telo dico, che sta per io lo dico a te,
la parola te pu essere intesa come una proclitica, ma anche la parola lo pu essere intesa come unenclitica. Abbiamo
cio in questo caso unagglutinazione a parte ante e/o unagglutinazione a parte post.
46
Riprendendo le considerazioni fatte nella nota precedente aggiungo che esistono dei pronomi atoni che hanno
funzioni di enclitiche. Ad esempio invece di se lo conosci meglio lo potrai ammirare in cui compare il pronome
proclitico lo, si pu dire conoscendolo meglio potrai ammirarlo dove il pronome atono enclitico. In questo secondo
caso si tratta di un vero fenomeno di agglutinazione.

1
[
2
]
1
[
2
]
(
3
) (
3
)


Si vede facilmente che
2
e
2
, poste tra parentesi quadre, sono le premesse sottintese delle prime
due inferenze, cio degli entimemi;
3
e
3
, poste tra parentesi tonde, sono rispettivamentele le
conclusioni delle due prime inferenze, ma esse costituiscono, ad un tempo, le premesse della terza
inferenza e pertanto vengono eliminate col consueto procedimento di taglio (cut) usato nella teoria
della dimostrazione. Sicch abbiamo come risultato finale:

1

1


Ci si chiede ora: possibile fare delle inferenze analoghe nelle lingue precolombiane dellAmerica,
che, per ci che concerne i dimostrativi, sono caratterizzate da una complessit disarmante? Vi sono
lingue, come lalgonchino e il kawaiisu, che hanno forme diverse per i dimostrativi a seconda se si
riferiscono a esseri animati o inanimati, o, come il guarani che hanno forme grammaticali diverse
per oggetti visibili (qui ed ora) o invisibili e ignoti. Nelleschimese i dimostrativi variano in ben
sette situazioni diverse in cui si trova loggetto rispetto al soggetto: centro, alto, basso, destra,
sinistra, avanti, dietro. Nellabiponi i dimostrativi variano a seconda che debba essere indicata una
persona presente, assente, stante, sedente, giacente, camminante.
Di fronte a siffatta complessit non forse fondata lipotesi di Sapir-Worf? Non ogni cultura
prigioniera della propria lingua, e di conseguenza esistono tante visioni del mondo quante sono le
lingue?
Si ripropone pertanto la domanda: ogni lingua ha la sua logica o vi ununica logica su cui si
muovono le grammatiche delle lingue storiche?
Intimamente connessa con la logica dei dimostrativi quella dei deittici avverbiali spazio-
temporali. Dallenunciato 2+2=4 vero dovunque e sempre si pu dedurre lenunciato 2+2=4
vero qui ed ora. Ma dallenunciato piove qui ed ora non si pu dedurre lenunciato piove
dovunque e sempre. Vi una logica transculturale dei deittici su cui si muovono le varie
grammatiche? In poche parole esistono degli universali logici transculturali che stanno a base delle
grammatiche e su cui le grammatiche, sia pure nella loro diversificazione, si fondano?
Le pagine che seguono intendono dare una risposta ai quesiti ora formulati.


CAPITOLO SECONDO - PROLEGOMENI ALLA LOGICA PRAGMATICA
TRANSCULTURALE
2.1 Linguaggio, logica matematica e intenzionalit
I rapporti tra linguaggio, logica matematica e intenzionalit sono complessi. Analizzai tali rapporti
la prima volta in un lavoro che presentai al Simposio Internazionale di Informatica, Cibernetica e
Scienza dei sistemi, che si tenne a Baden-Baden (allepoca ancora Germania Federale) nei giorni
19-22 agosto 1987, ed da questo studio che prendo ora le mosse.
47

Al fine di evitare errori sia nelle scienze filosofiche sia in quelle del linguaggio dobbiamo
distinguere tre livelli linguistici: linguaggio mentale, linguaggio parlato, linguaggio scritto. Quali

47
La presentazione avvenne durante la sessione plenaria del venerd 21 agosto 1987. Il dibattito fu vivacissimo. Presero
le mie difese i parlanti lingue materne non indoeuropee. A fine sessione fui invitato ufficialmente a dirigere la sessione
di logica nei futuri congressi organizzati dallInternational Institute for Advanced Studies in Systems Research and
Cybernetics, che ha sede presso lUniversit di Windsor (Canada) si veda lallegato A in appendice al secondo cosa
che da allora ho fatto ogni anno e continuo a fare tuttora. Il testo della relazione, in forma abbreviata, costitu il
Manifesto di Metalogicon Rivista internazionale di logica pura e applicata, di linguistica e di filosofia, anzi si pu
dire che lidea di quel periodico nacque proprio da quellindimenticabile esperienza. Si veda Language, Formal Logic
and Intentionality, in Metalogicon (1988), 1, pp. 1-2.
sono le relazioni tra questi livelli? Vi isomorfismo tra essi? La soluzione del problema diventa
ancora pi ardua se usciamo dallambito delle lingue indoeuropee. I coreani hanno due lingue
diverse, la lingua parlata e la lingua scritta, ognuna con le sue strutture sintattiche senza
isomorfismo tra di esse. Come pensano i coreani? I giapponesi usano tre differenti sistemi di
scrittura nello stesso contesto, ma possono usarne anche soltanto due o, al limite, uno, anche se in
questultimo caso sono giudicati dei rozzi dai grammatici e dagli stilisti.
48
Come pensano i
giapponesi? Vi sono lingue in cui predominano la tonalit, altre in cui predomina lagglutinazione,
altre infine caratterizzate dalla flessione. Vi sono lingue che flettono la parte iniziale delle parole
come le lingue bantu , ed altre che flettono la parte finale come le lingue indoeuropee, le
lingue semitiche, e cos via. Vi sono lingue che hanno generi, numeri e casi (es. il greco classico, il
latino, il tedesco); vi sono lingue che hanno classi di accorpamento di nomi dovuti alle motivazioni
pi strane e che nulla hanno a che fare con le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee
come ad. es. lo swahili ; vi sono infine lingue che prescindono da entrambi i criteri ora evidenziati,
ad es. il cinese.
Si pone il problema gi messo a fuoco lucidamente nel Cratilo platonico : le lingue umane sono
arbitrarie oppure no? O meglio: le lingue umane sono del tutto arbitrarie, non sono affatto arbitrarie,
oppure sono in parte arbitrarie ed in parte no? Se sono del tutto arbitrarie come si spiega
lintertraducibilit? Se le lingue fossero del tutto arbitrarie la traduzione da una di esse nelle altre
sarebbe impossibile. Se poi le lingue non sono affatto arbitrarie, perch, ad es., lespressione italiana
Ho altre gatte da pelare tradotta alla lettera in inglese I have other female cats to remove the
hair in questa lingua unespressione sintatticamente corretta, che suscita lilarit facendo dubitare
della sanit mentale di chi la usa, cosa che non capita per i parlanti la lingua italiana? Perch
lespressione inglese Ho altro pesce da friggere (I have other fish to fry) tradotta alla lettera in
italiano significa in questa lingua una cosa del tutto diversa da quello che significa per gli inglesi?
Perch infine traduciamo Ho altre gatte da pelare con I have other fish to fry e non con I have
other female cats to remove the hair che ne la traduzione letterale? Sorge il fondato sospetto che
le lingue, e quindi le rispettive grammatiche, siano in parte arbitrarie ed in parte no. Ma dove sta il
boundary line? Questo il problema.
Per risolverlo necessario analizzare la situazione, o se si preferisce il contesto pragmatico, in cui le
lingue umane nascono, si sviluppano, si trasmettono, cambiano.
49
Con laiuto di metodi mutuati
dalla logica matematica, come le definizioni ricorsive ed il calcolo combinatorio trasposto
questultimo dal campo dei valori di verit a quello dei denotati intenzionali degli atti linguistici
possibile sviluppare una rigorosa logica della pragmatica che abbraccia quelle funzioni logiche che
nelle lingue indoeuropee sono esercitate dai pronomi personali, dagli aggettivi e dai pronomi
possessivi, dagli aggettivi e dai pronomi dimostrativi, da tempi verbali (tenses) che non trovano i
loro corrispondenti in lingue appartenenti ad altri gruppi. N vanno trascurati i deittici spazio-
temporali. A tal proposito interessante notare che la logica dello spazio-tempo, su cui si muovono
le varie grammatiche, non ha nulla a che fare con la logica dei tempi verbali (tense logic).
Questultima fondata su quella, non viceversa. Si scopre cos una ed una sola logica pragmatica
transculturale, su cui si fondano le varie lingue ed a partire dalla quale si sviluppano le differenti
grammatiche dei linguaggi naturali.
Nasce un nuovo problema: possibile sviluppare una grammatica universale? Per rispondere
dobbiamo considerare lintenzionalit.
Compito di questo lavoro quello di analizzare lintenzionalit linguistica (l-intenzionalit) che
molto diversa dallintenzionalit husserliana della coscienza (c-intenzionalit), troppo legata

48
Il giapponese ha due alfabeti sillabici o sillabari, che si corrispondono biunivocamente, lhiragana, per le parole
originarie giapponesi, e katakana, per le parole di origine straniera ed i termini scientifici. Ad essi vanno aggiunti i
kanji cinesi che vengono utilizzati insieme ai due suddetti sillabari.
49
Qui contesto preso in senso globale, come termine generico includente contesto e situazione.
questultima alle categorie delle lingue indoeuropee e generalizzate come categorie universali.
50
La
grammatica logica universale che emerge molto diversa dalla grammatica generativa di Chomsky
che ha gli stessi limiti della fenomenologia husserliana.
A tal proposito stato giustamente osservato Da una parte, certi linguisti hanno sostenuto che, per
fare ricerca sugli universali, necessario avere dati tratti da una vasta gamma di lingue [...]
Dallaltra parte, altri linguisti hanno sostenuto che il modo migliore di apprendere qualcosa circa gli
universali del linguaggio consiste nellindagine particolareggiata di una singola lingua [...] La prima
di queste due impostazioni forse associata pi strettamente allopera di Joseph H. Greenberg [...]
La seconda associata pi strettamente allopera di Noam Chomsky [...].
51
A mio modo di vedere
il metodo di Greenberg utile per lo studio degli universali linguistici grammaticali, che, come
noto, non sono quasi mai degli universali assoluti, bens degli universali presenti solo in gruppi
linguistici e non in tutte le lingue; il metodo di Chomsky stato importante perch ha mostrato
come a partire da pochi elementi si possono generare stringhe lunghissime e sempre nuove di
sequenze verbali tanto orali che scritte, ma inficiato da alcune aporie gi evidenziate nel capitolo
precedente come linnatismo.
La l-intenzionalit: (a) permette la costruzione della grammatica universale transculturale, una
grammatica logica il cui assioma fondamentale il seguente: se una funzione veramente un
universale transculturale allora vi sar una maniera perch sia espressa in ogni lingua, quale che sia
la forma grammaticale che essa assume, potendo tale forma cambiare da lingua a lingua;
52
(b)
permette di comprendere lintertraduzione tra espressioni arbitrarie appartenenti a lingue naturali
diverse.
La domanda: Quale il senso di questa espressione orale? deve essere spiegata attraverso la
risposta alla domanda A che cosa intendi riferirti quando usi questa espressione orale? e questa
seconda domanda deve essere chiarita mediante la risposta alla domanda ultima e radicale Che
cosa intendi fare, quando usi questespressione orale?. E la domanda: Quale il senso di questa
espressione scritta? deve essere spiegata attraverso la risposta alla domanda A che cosa intendi
riferirti quando usi questa espressione scritta? e questa seconda domanda deve essere chiarita
mediante la risposta alla domanda ultima e radicale Che cosa intendi fare, quando usi questa
espressione scritta?.
53


50
Cfr. Y. BAR-HILLEL, Husserl's Conception of a Purely Logical Grammar, 1957, in ID., Aspects of Language,
Jerusalem - Amsterdam, 1970, p. 92.
51
B. COMRIE, Universali del linguaggio e tipologia linguistica, cit. pp. 27-28.
52
Ad es. il connettivo logico non della lingua italiana non un universale linguistico logico. Ci sono lingue come, ad
es. il giapponese, che esprimono la negazione modificando la parte finale del verbo Cf. M. MALATESTA, Classical Logic
as a Formal Transcultural System. The Case of Agglutinant Languages: Japanese, cit. pp. 31-36.; ci sono altre lingue,
come lo swahili, che esprimono la negazione attraverso la modificazione del contrassegno del pronome personale
immanente nella forma verbale e, nel caso del presente indicativo, anche della parte finale del tema . Es. mtu apenda
= luomo ama; mtu hapendi = luomo non ama. Cf. M. MALATESTA, Classical Logic as a Formal Transcultural
System. The Case of Bantu Languages: Swahili, cit. pp. 31-36. Luniversale linguistico logico, a differenza
delluniversale linguistico grammaticale, immanente in differenti forme grammaticali. come la lingua italiana nella
concezione di Dante: in qualibet redolet civitate nec cubat in ulla. Nel caso in esame la negazione in quanto funzione
logica luniversale immanente in tutte le lingue mentre quello che cambia a livello grammaticale la maniera di
esprimerla. In poche parole una stessa funzione logica (universale) si esprime in forme grammaticali differenti.
Non mio compito scrivere la grammatica universale questo dovr essere il compito di un equipe interdisciplinare di
studiosi ma il presente lavoro ne costituisce i prolegomeni.
53
Sembra superflua la doppia analisi, cio quella del linguaggio orale e quella del linguaggio scritto. Ma basta riflettere
sul fatto che i cinesi hanno un unico termine orale ta di primo tono e tre diversi segni scritti , ,
per i pronomi di terza persona singolare. Non parliamo poi di altri omofoni che nella lingua cinese sono numerosissimi.
Si pensi al monosillabo jian di primo tono a cui corrispondono otto ideogrammi diversi, dato che a quel suono
corrispondono ben otto sensi diversi. Anche in italiano ci sono gli omofoni, si pensi alla parola sale, che pu essere il
plurale di sala (es. Le sale da ballo sono piene); il termine generico di un composto chimico (es. Il sale da cucina
necessario); voce del verbo salire (es. Il mondo fatto a scale: c chi scende e c' chi sale). Mentre nella lingua italiana
gli omofoni non creano problemi, in quanto i loro diversi sensi sono chiaramente individuati dal contesto, in quella
cinese ne creano tanti. Ho visto nellisola di Formosa delle persone che continuamente facevano nel palmo della mano
La possibilit di tradurre espressioni arbitrarie di una lingua naturale in espressioni arbitrarie di
unaltra lingua naturale scaturisce dalle radici pragmatiche dellintenzionalit.
Soltanto questo approccio ai problemi del linguaggio consente la soluzione di enormi difficolt che
nascono quando interagiscono linguistica generale, psicolinguistica, sociolinguistica, etnolinguistica
e semiotica.
2.2 Il linguaggio mentale
La distinzione, fatta sopra, fra i tre diversi livelli linguistici linguaggio mentale, linguaggio orale,
linguaggio grafico basilare. Qualcuno potrebbe essere daccordo sulla distinzione tra i due ultimi
livelli, mentre potrebbe rifiutarsi di ammettere il primo. Ma basta una considerazione elementare
per rendersi conto non solo della validit, ma della necessit epistemica della suddetta distinzione.
Mentre noi italiani diciamo (1) in riva al lago ci sono cinque persone i cinesi dicono (2) lago riva
ave[re] cinque unit persona (H bia n

y
(
o u

w
(
u g rn), dove lago riva svolge la funzione
di sintagma nominale, e ave[re] cinque unit persona svolge il ruolo di sintagma verbale. Questo, a
sua volta, costituito da un sintagma verbale: ave[re],
54
e da un sintagma nominale: cinque unit
persona. Siano ora i seguenti segni:
(ag) = agenerico = senza genere grammaticale;
(an) = anumerico = senza numero grammaticale;
(at) = atemporale = senza temporalit verbale (tense);
(af) = aflessivo = senza flessione verbale;
() = parte del discorso invariabile.
Lespressione (2) va analizzata come segue:
(2.1) lago (ag/an) riva (ag/an) ave[re] (at/af) cinque () unit (ag/an) persona (ag/an).
Si noti come in cinese manchino i numeri grammaticali ma non i numeri aritmetici.
55
Inoltre
lespressione unit (g) un classificatore, o parola-misura, ossia una parola che obbligatorio
usare in cinese in quattro casi ben precisi.
56

Inoltre mentre noi italiani diciamo (3) vi sono due libri sulla scrivania i cinesi dicono (4) scrivania
sopra ave[re] due volume libro (Shu zhuo shng

y
(
o u

li
(
a ng

b
(
e n shu )
57
dove scrivania sopra

sinistra segni collindice della mano destra. Invece di fare lo spelling cosa impossibile in una lingua monosillabica e
senza alfabeto disegnavano gli ideogrammi. Siccome questi vengono scritti seguendo determinate regole diacroniche
(dallalto in basso, da sinistra a destra) facile intuire di che cosa si tratti attraverso il movimento del dito.
54
A stretto rigore il verbo cinese non corrisponde allinfinito italiano e delle lingue flessive che hanno questa forma
verbale, ma piuttosto alla radice verbale. Non a caso Peano, quando sulla falsariga di alcune intuizioni di Leibniz che a
sua volta aveva beneficiato delle informazioni dei missionari gesuiti in Cina, costru il Latino sine flexione, us
limperativo, forma pi vicina alla radice verbale di quanto non lo sia linfinito. Sumimus ergo verbo inflexibile, per
persona modo et tempore, sub forma magis simplice, qui es imperativo, activo et passivo. G. PEANO, De latino sine
flexione. Lingua auxiliare internationale, in G. PEANO, Opere scelte, a cura dellUnione Matematica Italiana, Vol. II,
Logica matematica, interlingua e algebra della grammatica, Roma , 1958. p. 441.
55
I numeri aritmetici costituiscono senzaltro degli universali linguistici. Il fatto che ci siano delle popolazioni che
sappiano contare fino a sei, dopo di che esiste lindeterminato molti non esclude de jure la ricorsivit numerica a
partire dallunit. In queste lingue infatti generabile un sistema numerico a base 6 o in generale a base n (n6). Il non
usare numeri superiori a 6 solo una quaestio facti. Per soddisfare i loro bisogni le popolazioni che nella numerazione
si fermano al 6 non hanno alcuna necessit di usare numeri superiori. Esattamente come noi, che per i bisogni della vita
quotidiana non abbiamo affatto bisogno dei bilioni, dei trilioni ecc. Eppure si tratta di numeri generabili nei nostri
sistemi di numerazione.
56
I casi sono: dopo i numeri cardinali, ordinali, decimali; dopo gli aggettivi dimostrativi zh (questo) e na (quello)
usati al singolare; dopo laggettivo interrogativo

n
(
a (quale?) usato al singolare, dopo laggettivo interrogativo

j
(
i
(quanti?). Ad es. mentre noi diciamo ci sono tre penne nel cassetto un cinese dir cassetto dentro ave[re] tre
bastoncino penna ; noi diciamo nellorto ci sono cinque maiali un cinese dir orto dentro ave[re] cinque bocca
maiale. In poche parole il cinese vede la penna come bastoncino e il maiale come bocca. chiaro che i classificatori
sono tuttaltro che degli universali linguistici. Qui si vede il limite di quanti vogliono studiare gli universali prendendo
in considerazione una ed una sola lingua. Costoro rischiano di universalizzare aspetti linguistici legati ad una
determinata cultura e pertanto ad essa relativi.
57
Si noti come i due ideogrammi distinti shu e zhuo vengano letti come una sola parola shu zhuo . Ecco perch
si parla indifferentemente di lingue monosillabiche o isolanti o tonali. Le prime due dizioni mettono in evidenza
svolge il ruolo di sintagma nominale e ave[re] due volume libro quello di sintagma verbale.
Quest'ultimo , a sua volta, costituito da un sintagma verbale: ave[re], e da uno nominale: due
volume libro. La parola volume il classificatore. L'espressione (4) va analizzata come segue: (4.1)
scrivania (ag/an) sopra () ave[re] (at/af) due () volume (ag/an) libro (ag/an).
Ora ci si chieder: quando un cinese pensa, o parla senza muovere le labbra, il che la stessa cosa ,
() pensa sulla falsariga di (1) e (3), oppure di (2) e (4)? Non ci vuole molto a concludere che un
cinese quando pensa non segue affatto lordine della sintassi italiana, bens quello della sintassi
cinese, cio segue lordine di (2) e di (4).
58

Passiamo ad unaltra lingua. Noi italiani diciamo (5) Mentre leggo il libro ascolto la musica i
giapponesi dicono (6) libro il legge[re] mentre musica la ascolta[re] (hon o yomi nagara ongaku o
kiku) dove le parole il, mentre, la sono postposizioni, sono cio particelle che si riferiscono alle
parole immediatamente precedenti, come se stesse scritto libro-il legge[re]-mentre musica-la
ascolta[re]; (hon-o yomi-nagara ongaku-o kiku). Si noti che non espressa la prima persona
singolare: evidente che in simili contesti i giapponesi mediante lesecuzione intendono riferirsi
alla prima persona singolare come richiede la competenza. Si tratta, per usare il linguaggio di de
Saussure, del tipico caso in cui la parole deve adeguarsi alla langue pena la agrammaticalit
dellespressione.
59

Ai segni metalinguistici fissati sopra aggiungiamo i seguenti:
(P) = passato
(G) = presente (dal tedesco Gegenwart)
(F) = futuro
La (6) va cos analizzata: (6a) libro (ag/an) il(ag/an) legge[re] (G/af) mentre () musica (ag/an) la
(ag/an) ascolta[re] (G/af).
Ed ancora mentre noi diciamo (7) il maestro rimprover Mario i giapponesi dicono (8) maestro il
(wa) Mario il (o) aver-rimproverato (Sensei wa Mario o shikatta), dove il nella prima ricorrenza
(wa) una postposizione che potrebbe essere paragonata alla desinenza del nominativo e nella
seconda ricorrenza (o) una postposizione che potrebbe essere paragonata alla desinenza
dellaccusativo delle grammatiche delle lingue flessive che hanno le declinazioni. Legando le
postposizioni alle parole relative lespressione diventa: maestro-il (wa) Mario-il (o)
[aver]rimproverato (Sensei-wa Mario-o shikatta). Si pensi al latino magister Marium obiurgavit.
La (8) va analizzata come segue: (8.1) maestro (ag/an) il (ag/an) Mario () il (ag/an) [aver]
rimproverato (P/af).

laspetto grafico, la terza laspetto orale della lingua cinese e di quelle affini. Si noti inoltre come i grammatici ed i
linguisti cinesi, come anche i sinologi, a partire da Tang Lan (1949) distinguono: pittogrammi, ideogrammi e
fonogrammi. I pittogrammi sono segni in cui ancora ravvisabile loggetto concreto che rappresentano (ad es. sole (r)
derivato da

, luna (yu), acqua (

shu
(
); gli ideogrammi sono segni mediante i quali rappresentata unidea, ad es.
( jia n ), che significa appuntito, costituito nella parte superiore da (

xi
(
a o) che significa piccolo e nella parte inferiore da
(d) che vuol dire grande; un altro esempio (

h
(
a o ), che significa buono, costituito da (

n
(
u ) che vuol dire donna e da
(

z
(
) che vuol dire figlio, bimbo). Anche i fonogrammi sono segni costituiti di due parti: un radicale a sinistra che
esprime un concetto ed una parte a destra che esprime il suono (). Si pu per usare ideogramma come termine
generico tanto per i pittogrammi, quanto per gli ideogrammi in senso stretto e per i fonogrammi, ed a questuso
generico che mi sono uniformato in questo lavoro. Quasi tutti gli esempi riportati in questa nota sono tratti da YUAN
HUAQING, Grammatica cinese, Milano, 1995, pp. 9-10.
58
Conobbi, anni or sono, una studentessa coreana di nome Seraphina Cho, attualmente professoressa alla Women
University di Seul. Da lei avevo appreso che i coreani hanno una lingua parlata ed una differente lingua scritta con
strutture sintattiche molto diverse. Lei era cattolica. Le chiesi se la sera prima di addormentarsi facesse le preghiere. Mi
rispose di s. Le chiesi ancora se facesse lorazione orale o quella mentale. Mi rispose che faceva quella mentale. Le
chiesi per ultima cosa se nel fare lorazione mentale pensasse nel coreano parlato oppure in quello scritto. Dopo alcuni
attimi di silenzio e di riflessione mi rispose che pensava nel coreano parlato. Del resto quelli che sono bilingui non
traducono da una lingua nellaltra, salvo che non facciano gli interpreti, ma pensano e parlano in due diverse lingue.
59
Ogni parlante deve adeguarsi alle regole linguistiche della comunit linguistica alla quale appartiene, anche se ha in
s la capacit di modificarle o di contribuire a modificarle. Quanti modi di dire che costituivano errori gravi quando ero
bambino oggi vengono usati non solo dagli ignoranti ma da quelli che lo sono diventati!
Ancora una volta chiaro che un giapponese quando pensa non segue lordine sintattico di (5) e (7),
ma quello di (6) e (8).
Fino a questo momento abbiamo fatto degli esempi ricorrendo ad una lingua isolante e ad una
agglutinante. Prendiamo ora una lingua flessiva indoeuropea. Poniamo che un italiano ed un tedesco
siano nati lo stesso giorno, ad es. il 22 agosto 1987. Ai segni di sopra aggiungiamo:
(Ind) = modo indicativo
(1s) = prima persona singolare
(pt) = participio
(m) = genere maschile
(s) = numero singolare
(nom) = caso nominativo
(dat) = caso dativo
Il primo dice: (9) Sono nato il ventidue agosto millenovecentoottantasette. Questa espressione va
analizzata come segue: (9.1) Sono (Ind/G/1s) nato (pt/P/m/s) il (m/s) ventidue () agosto (m/s)
millenovecentoottantasette () . Il secondo dice: (10) Io sono al dueeventesimo agosto diciannove
cento sette e ottanta nato (Ich bin am zwei und zwanzigsten August neunzehn hundert sieben und
achtzig geboren). La suddetta espressione va analizzata come segue: (10.1) Io (nom/s) sono
(Ind/G/1s) al (dat/m/s) [al = a () + lo (dat/m/s)] due () e () ventesimo (dat/m/s) agosto (m/s)
diciannove () cento () sette () e () ottanta () nato (part/P/m/s).
Ci si chieder per lennesima volta: quando un tedesco pensa o parla senza muovere le labbra
pensa seguendo la struttura sintattica di (9) o di (10)? chiaro che pensa seguendo la struttura
sintattica di (10) e pertanto provato sia (a) che si pensa in una determinata lingua, sia (b) che il
pensiero una forma di linguaggio. In poche parole la maniera di pensare varia non solo tra parlanti
lingue appartenenti a gruppi linguistici lontani tra loro, ma anche tra parlanti lingue appartenenti
alla stessa famiglia linguistica.
A questo punto si pone un nuovo problema: viene prima il pensiero o viene prima il linguaggio
articolato? A mio modo di vedere si deve distinguere tra pensiero preverbale e pensiero postverbale.
Allinizio, quando il bambino piccolo e non sa ancora parlare, vi , per dirla con Piaget,
lintelligence avant le langage. Senza un pensiero potenziale preverbale il bambino non potrebbe
apprendere nessuna lingua. Di qui lAFORISMA PRIMO: Sine cogitatione nullum linguae initium.
() Ma a mano a mano che il bambino apprende una lingua vi un continuo feed-back del
linguaggio sul pensiero. Un bambino che apprende ad usare la struttura SVO penser seguendo
quella struttura. Di qui lAFORISMA SECONDO: Nulla lingua sine cogitatione; nulla cogitatio sine
lingua.
Chi scrive non crede allesistenza di regole innate. Se ci fossero regole innate, allora un bimbo
giapponese adottato da una coppia di italiani dovrebbe usare la forma SOV. Ci non ha luogo. Il che
vuol dire che innata soltanto la capacit di pensare parlando o il che la stessa cosa di parlare
pensando e la capacit di apprendere e di usare regole. Non si tratta di un innatismo di strutture ma
di un innatismo di capacit: non si ha a che fare con un possesso genetico di regole in atto, ma di
unattitudine virtuale di apprendere e manipolare regole. La mente umana mente plastica per
eccellenza fin da quando, per dirla con Dante nostro, larticular del cerebro perfetto.
2.3 Livelli linguistici e livelli di riferimento: analisi preliminari
Si devono distinguere tre livelli linguistici e numerosi livelli di riferimento. I livelli linguistici sono,
come stato detto sopra, tre: il linguaggio mentale, il linguaggio orale, il linguaggio grafico. I livelli
di riferimento sono molteplici e sono costituiti da un lato a) da stati di cose, situazioni, fatti
complessi extralinguistici oppure da singoli oggetti extralinguistici; dallaltro b) da strutture
linguistiche complesse oppure da elementi linguistici semplici (o almeno considerati tali). Bisogna
aggiungere che certi oggetti come i suoni linguistici ed i segni grafici linguistici possono
appartenere, a seconda di come li si consideri, tanto ai livelli linguistici tanto al mondo
extralinguistico.
60

Che livelli linguistici e livelli di riferimento siano cose distinte anche se in alcuni casi, come si
vedr, coincidono si pu provare con un procedimento rigoroso. Possiamo i) mantenere fisso
ciascun livello linguistico mutando i corrispettivi livelli di riferimento; ii) possiamo mantenere fisso
ciascun livello di riferimento mutando i corrispettivi livelli linguistici. E questo vale sia che
partiamo da fatti complessi, tanto nel versante extralinguistico (stati di cose) quanto in quello
linguistico (strutture linguistiche complesse), sia che partiamo da elementi semplici, tanto nel
versante extralinguistico (singoli oggetti) quanto in quello linguistico (singole parole). Di qui due
analisi distinte ognuna delle quali bipartita.
2.4 Analisi del linguaggio a partire da stati di cose (o fatti extralinguistici) e da strutture
linguistiche complesse
alio actu intelligit homo lapidem, et alio intelligit se intelligere lapidem, et alio etiam intelligit hoc intelligere: et sic in
infinitum multiplicantur actus intelligendi, et per consequens relationes intellectae
St. Thomas Aquinas, Sum. Theol., I, q. 28, a. 4, ad 2.
Manteniamo fissi i livelli linguistici mentre mutiamo i livelli di riferimento
Manteniamo fisso il linguaggio mentale mentre mutiamo i livelli di riferimento
Posso pensare al fatto che Roma pi grande di Milano; posso pensare alla mia rappresentazione
mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso pensare al senso della mia
rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso pensare allo stato di
cose denotato dalla sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano; posso pensare al
senso della sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano; posso pensare alla sequenza
dei suoni dellespressione orale Roma pi grande di Milano: r, o, m, a, , p, i, , g, r, a, n, d, e, d,
i, m, i, l, a, n, o;
61
posso pensare allo stato di cose denotato dalla sequenza delle parole scritte Roma
pi grande di Milano; posso pensare al senso della sequenza delle parole scritte Roma pi
grande di Milano; posso pensare alla sequenza dei segni grafici dellespressione scritta Roma pi
grande di Milano.
62

chiaro che lo stato di cose cui diretto il mio pensiero quando penso Roma pi grande di
Milano esattamente lo stesso cui diretto il mio pensiero quando, pronunciando la frase Roma
pi grande di Milano, intendo riferirmi allo stato di cose oggettivo che Roma pi grande di
Milano; ed esattamente lo stesso a cui diretto il mio pensiero quando, scrivendo lespressione
Roma pi grande di Milano, intendo riferirmi allo stato di cose oggettivo che Roma pi grande
di Milano. Analoghe considerazioni valgono per gli altri livelli di riferimento.

60
Si pensi al fatto che i suoni possono essere oggetto tanto della fonetica che della fonologia. La fonetica [dal greco
phon (

fwn ) suono] la scienza dei suoni del linguaggio, oggi intesa come studio dei suoni secondo i metodi delle
scienze naturali; la scienza che si occupa dellaspetto fisico dei suoni, i quali vengono osservati in tutte le loro
sfumature, indipendentemente dalla lingua a cui possono appartenere. Laspetto invece pi strettamente linguistico dei
suoni, in quanto capaci di essere intesi come distinti, e di avere funzione distintiva in una lingua, studiato dalla
fonologia (fr. phonologie, ted. Phonologie, ingl. phonemics,) disciplina ben distinta dalla fonetica (fr. phontique, ted.
Phonetik, ingl. phonetics). N. FRANCOVICH ONESTI, Fonetica e fonologia, Firenze, 1977, p. 1. Un discorso analogo
pu farsi per il linguaggio grafico. Si pensi allimportante distinzione che fa Carnap tra sign-event e sign-design. Si
veda R. CARNAP, Introduction to Semantics, Cambridge - Massachusetts, London - England, 1943, repr. 1975, pp. 5-8;
oppure alla distinzione che fa Reichenbach tra token e words. Cf. H. REICHENBACH, Elements of Symbolic Logic,
New York - London, 1947, repr. 1966, pp. 4-5.
61
I linguisti fanno una distinzione tra fonemi e suoni. I primi sono unit minime non commutative, i secondi sono
unit sempre minime ma commutative. Ad es. esistono nella lingua italiana quattro pronunce della parola pare: [pare],
[pa:re], [pre], [p:re]. Come si vede a non pu essere commutato nella parola pare, ma i suoni a, a:, , :, sono
commutabili tra di loro. La che non pu essere commutata nella parola pare prende il nome di fonema mentre gli
elementi commutabili vengono chiamati suoni. Il fonema quindi una classe di suoni. Indicando il fonema tra barre
oblique ed i suoni tra parentesi quadre abbiamo la seguente definizione /a/ = {[a], [a:], [], [:], }. Si veda R.
SIMONE, Fondamenti di linguistica, cit. pp. 102-103.
62
Spesso i linguisti, per distinguere dai fonemi e dai suoni i segni grafici, usano per questi ultimi le parentesi angolari.
Es. <r>, <o>, <m>, <a>, <m>, <i>, <l>, <a>, <n>, <o> .

Manteniamo fisso il linguaggio orale mentre mutiamo i livelli di riferimento
Posso pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi
allo stato di cose a cui diretto il mio pensiero quando dico mentalmente Roma pi grande di
Milano; posso pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano intendendo
riferirmi alla mia rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso
pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al
senso della mia rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso
pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allo
stato di cose a cui si riferisce lespressione orale Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la
sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso dellintera
espressione orale Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la sequenza delle parole orali
Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla sequenza dei suoni dellintera espressione
orale Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi
grande di Milano intendendo riferirmi allo stato di cose a cui si riferisce lespressione scritta Roma
pi grande di Milano; posso pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi grande di
Milano intendendo riferirmi al senso dellespressione scritta Roma pi grande di Milano; posso
pronunciare la sequenza delle parole orali Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla
sequenza dei segni grafici dellespressione scritta Roma pi grande di Milano.
Manteniamo fisso il linguaggio scritto mentre mutiamo i livelli di riferimento
Posso scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allo stato
di cose a cui diretto il mio pensiero quando dico mentalmente Roma pi grande di Milano;
posso scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla mia
rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso scrivere la sequenza
delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso della mia rappresentazione
mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso scrivere la sequenza delle parole Roma
pi grande di Milano intendendo riferirmi allo stato di cose a cui si riferisce lespressione orale
Roma pi grande di Milano; posso scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano
intendendo riferirmi al senso dellintera espressione orale Roma pi grande di Milano; posso
scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla sequenza
dei suoni dellintera espressione orale Roma pi grande di Milano; posso scrivere la sequenza
delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allo stato di cose a cui si riferisce
lespressione scritta Roma pi grande di Milano; posso scrivere la sequenza delle parole Roma
pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso dellespressione scritta Roma pi grande di
Milano; posso scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi
alla sequenza dei segni grafici dellespressione scritta Roma pi grande di Milano.
Manteniamo fissi i livelli di riferimento mentre mutiamo i livelli linguistici
Manteniamo fisso il livello di riferimento extralinguistico mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare al fatto che Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la sequenza delle parole
Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al fatto che Roma pi grande di Milano; posso
scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al fatto che
Roma pi grande di Milano.
Manteniamo fisso il livello di riferimento mentale mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare alla mia rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso
pronunciare la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla mia
rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano; posso scrivere la sequenza
delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla mia rappresentazione mentale
del fatto che Roma pi grande di Milano.
Posso pensare al senso della mia rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di
Milano; posso pronunciare la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo
riferirmi al senso della mia rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano;
posso scrivere la sequenza delle parole Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso
della mia rappresentazione mentale del fatto che Roma pi grande di Milano.
Manteniamo fisso il livello di riferimento orale mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare allespressione orale Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la frase Roma
pi grande di Milano intendendo riferirmi allespressione orale Roma pi grande di Milano;
posso scrivere Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allespressione orale Roma pi
grande di Milano.
Posso pensare al senso dellespressione orale Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la
frase Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso dellespressione orale Roma pi
grande di Milano; posso scrivere Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso
dellespressione orale Roma pi grande di Milano.
Posso pensare allespressione orale Roma pi grande di Milano come un insieme di suoni; posso
dire oralmente Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allinsieme dei suoni
dellespressione orale Roma pi grande di Milano; posso scrivere Roma pi grande di Milano
intendendo riferirmi allinsieme dei suoni dellespressione orale Roma pi grande di Milano.
Manteniamo fisso il livello di riferimento grafico mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare allespressione scritta Roma pi grande di Milano; posso pronunciare lespressione
orale Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allespressione scritta Roma pi grande
di Milano; posso scrivere Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi allespressione scritta
Roma pi grande di Milano.
Posso pensare al senso dellespressione scritta Roma pi grande di Milano; posso pronunciare la
frase Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso dellespressione scritta Roma pi
grande di Milano; posso scrivere Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi al senso
dellespressione scritta Roma pi grande di Milano.
Posso pensare allespressione scritta Roma pi grande di Milano come una sequenza di segni
grafici; posso pronunciare la frase Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla sequenza
dei segni grafici che costituiscono lespressione scritta Roma pi grande di Milano; posso scrivere
Roma pi grande di Milano intendendo riferirmi alla sequenza dei segni grafici che costituiscono
lespressione scritta Roma pi grande di Milano.
2.5 Analisi del linguaggio a partire da oggetti extralinguistici singoli e da elementi linguistici
semplici
Lanalisi che stata fatta sopra per fatti complessi si tratti di fatti extralinguistici (stati di cose) o
di fatti linguistici (strutture linguistiche complesse) va fatta anche per gli elementi semplici sia nel
versante extralinguistico (singoli oggetti) che in quello linguistico (singole parole).
Manteniamo fissi i livelli linguistici mentre mutiamo i livelli di riferimento
Manteniamo fisso il linguaggio mentale mentre mutiamo i livelli di riferimento
Posso pensare al sole; posso pensare alla mia rappresentazione mentale del sole; posso pensare al
senso della mia rappresentazione mentale del sole, ad es. la stella di cui la terra un pianeta etc.;
posso pensare alloggetto denotato dalla parola orale sole; posso pensare al senso della parola orale
sole; posso pensare alla sequenza dei suoni della parola orale sole; posso pensare alloggetto
denotato dalla parola scritta sole; posso pensare al senso della parola scritta sole; posso pensare alla
sequenza dei segni grafici della parola scritta sole.
chiaro che loggetto a cui diretto il mio pensiero quando penso al sole esattamente lo stesso a
cui diretto il mio pensiero quando dicendo la parola sole intendo riferirmi alla stella di cui la terra
un pianeta, ed esattamente lo stesso a cui diretto il mio pensiero quando scrivendo la parola
sole intendo riferirmi alla stessa stella.
Manteniamo fisso il linguaggio orale mentre mutiamo i livelli di riferimento
Posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alloggetto a cui diretto la mia
rappresentazione sole, poniamo di notte, quando penso al sole e loggetto a cui diretto la mia
rappresentazione mentale non visibile; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alla
mia rappresentazione mentale del sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi al
senso della mia rappresentazione del sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi
alloggetto denotato dalla parola orale sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi al
senso del termine orale sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alla sequenza dei
suoni s, o, l, e; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alloggetto a cui si riferisce la
parola scritta sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi al senso della parola scritta
sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alla sequenza dei segni grafici denotati
dalle lettere esse, o, elle, e.
Manteniamo fisso il linguaggio scritto mentre mutiamo i livelli di riferimento
Posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi alloggetto a cui diretto il mio pensiero quando
dico mentalmente sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi alla mia rappresentazione
mentale del sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi al senso della mia
rappresentazione mentale del sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi alloggetto a
cui si riferisce la parola orale sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi al senso della
parola orale sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi alla sequenza dei suoni s, o, l, e;
posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi alloggetto a cui si riferisce la parola scritta sole;
posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi al senso della parola scritta sole; posso scrivere la
parola sole intendendo riferirmi alla sequenza dei segni grafici s, o, l, e.
Manteniamo fissi i livelli di riferimento mentre mutiamo i livelli linguistici
Manteniamo fisso il livello di riferimento extralinguistico mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare al sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi al sole; posso scrivere
la parola sole intendendo riferirmi al sole.
Manteniamo fisso il livello di riferimento mentale mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare alla mia rappresentazione mentale del sole; posso pronunciare la parola sole
intendendo riferirmi alla mia rappresentazione mentale del sole; posso scrivere la parola sole
intendendo riferirmi alla mia rappresentazione mentale del sole.
Posso pensare al senso della mia rappresentazione mentale del sole; posso pronunciare la parola
sole intendendo riferirmi al senso della mia rappresentazione mentale del sole; posso scrivere la
parola sole intendendo riferirmi al senso della mia rappresentazione mentale del sole.
Manteniamo fisso il livello di riferimento orale mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare alla parola orale sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alla
parola orale sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi alla parola orale sole.
Posso pensare al senso della parola orale sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi
al senso della parola orale sole; posso scrivere la parola sole intendendo riferirmi al senso della
parola orale sole.
Posso pensare alla parola orale sole come un insieme di suoni; posso pronunciare la parola sole
intendendo riferirmi allinsieme dei suoni della parola orale sole; posso scrivere sole intendendo
riferirmi allinsieme dei suoni della parola orale sole.
Manteniamo fisso il livello di riferimento grafico mentre mutiamo i livelli linguistici
Posso pensare alla parola scritta sole; posso pronunciare la parola sole intendendo riferirmi alla
parola scritta sole; posso scrivere sole intendendo riferirmi alla parola scritta sole.
Posso pensare al senso della parola scritta sole; posso pronunciare la parola sole intendendo
riferirmi al senso della parola scritta sole; posso scrivere sole intendendo riferirmi al senso della
parola scritta sole.
Posso pensare alla parola scritta sole come una sequenza di segni grafici; posso pronunciare la
parola sole intendendo riferirmi alla sequenza dei segni grafici che costituiscono la parola scritta
sole; posso scrivere sole intendendo riferirmi alla sequenza dei segni grafici che costituiscono la
parola scritta sole.
Il lettore avr visto da s le difficolt che nascono se non si usano particolari accorgimenti grafici.
Proprio per ovviare alle difficolt ora rilevate gi gli scolastici escogitarono una particolare
metateoria che va sotto il nome di suppositio.
63

2.6 Livelli linguistici e livelli di riferimento: sguardo sinottico
Pensare lo stesso che parlare mentalmente (). Come pensare lo stesso che parlare
mentalmente, cos scrivere lo stesso che parlare graficamente.
bene pertanto distinguere tra: parlare mentalmente, parlare oralmente, parlare graficamente ().
Possiamo parlare mentalmente di fatti extralinguistici, parlare oralmente di fatti extralinguistici,
parlare graficamente di fatti extralinguistici. Possiamo parlare mentalmente di singoli oggetti
extralinguistici, parlare oralmente di singoli oggetti extralinguistici, parlare graficamente di singoli
oggetti extralinguistici.
Possiamo parlare mentalmente di espressioni mentali complesse, parlare oralmente di espressioni
mentali complesse, parlare graficamente di espressioni mentali complesse. Possiamo parlare
mentalmente di espressioni mentali semplici, parlare oralmente di espressioni mentali semplici,
parlare graficamente di espressioni mentali semplici.
Possiamo parlare mentalmente di espressioni orali complesse, parlare oralmente di espressioni orali
complesse, parlare graficamente di espressioni orali complesse. Possiamo parlare mentalmente di
espressioni orali semplici, parlare oralmente di espressioni orali semplici, parlare graficamente di
espressioni orali semplici.
Possiamo parlare mentalmente di espressioni grafiche complesse, parlare oralmente di espressioni
grafiche complesse, parlare graficamente di espressioni grafiche complesse. Possiamo parlare
mentalmente di espressioni grafiche semplici, parlare oralmente di espressioni grafiche semplici,
parlare graficamente di espressioni grafiche semplici.
Un analogo riepilogo va fatto a partire dai livelli linguistici. Possiamo parlare mentalmente di fatti
extralinguistici e di semplici oggetti extralinguistici, di espressioni mentali complesse e di espres-
sioni mentali semplici, di espressioni orali complesse e di espressioni orali semplici, di espressioni
grafiche complesse e semplici.
Possiamo parlare oralmente di fatti extralinguistici e di semplici oggetti extralinguistici, di
espressioni mentali complesse e di espressioni mentali semplici, di espressioni orali complesse e di
espressioni orali semplici, di espressioni grafiche complesse e semplici.
Possiamo parlare graficamente di fatti extralinguistici e di semplici oggetti extralinguistici, di
espressioni mentali complesse e di espressioni mentali semplici, di espressioni orali complesse e di
espressioni orali semplici, di espressioni grafiche complesse e semplici. Si veda il seguente
specchietto:
LIVELLI LINGUISTICI LIVELLI DI RIFERIMENTO




Linguaggio mentale

mondo extralinguistico

linguaggio mentale

linguaggio orale

linguaggio grafico


63
Si vedano M. MALATESTA, Logistica: vol. I, Introduzione, la logica degli enunciati, cit., pp. 42-46; ID., La logica
primaria. Strumenti per un dialogo tra le Due Culture, cit., pp. 29-33.





Linguaggio orale

mondo extralinguistico

linguaggio mentale

linguaggio orale

linguaggio grafico





Linguaggio grafico

mondo extralinguistico

linguaggio mentale

linguaggio orale

linguaggio grafico

chiaro che il linguaggio mentale immanente tanto nel linguaggio orale che in quello grafico.
A questo punto si richiede una simbologia rigorosa. Quanto ai livelli linguistici user:
per delimitare lambito del linguaggio mentale indipenden-
temente dallintenzionalit linguistica;

per delimitare lambito del linguaggio orale indipendente-
mente dallintenzionalit linguistica;

per delimitare lambito del linguaggio grafico indipendente-
mente dallintenzionalit linguistica.
Quanto ai livelli di riferimento non user, come di consueto, segni diacritici per i fatti e per gli
oggetti extralinguistici, mentre user:
|| per il pensato, immanente nella rappresentazione soggettiva, diretto a un denotato
extralinguistico;
|||| per il pensato, immanente nel linguaggio parlato, diretto a un denotato extralinguistico;
|||||| per il pensato, immanente nel linguaggio scritto, diretto a un denotato extralinguistico.
A tal proposito bisogna distinguere tra lintentio intendens e lintentio intenta. Mentre lintentio
intendens il contenuto mentale diretto a, immanente nella rappresentazione soggettiva, nel
linguaggio orale e nel linguaggio grafico; lintentio intenta loggetto a cui diretta lintentio
intendens.
Quanto allintentio intendens si deve distinguere tra: intentio intendens in mentali representatione
immanens (il Gedanke diretto a, immanente nella rappresentazione); intentio intendens in orali
oratione immanens (il Gedanke diretto a, immanente nel linguaggio orale); intentio intendens in
scripta oratione immanens (il Gedanke diretto a, immanente nel linguaggio scritto). Per brevit
parler rispettivamente di intentio intendens mentalis, intentio intendens oralis e intentio intendens
scripta.
Quanto allintentio intenta si deve distinguere tra intentio intenta extralinguistica o primaria da un
lato e intentio intenta mentalis, intentio intenta oralis e intentio intenta scripta dallaltro. La prima
sempre una realt extralinguistica (uno stato di cose o una successione di eventi o un oggetto) a cui
diretto un pensato. Quante volte svegliandomi alle cinque del mattino mi sono detto tra me e me,
mentre poltrivo per qualche minuto nel letto: Questa mattina andando in treno a Napoli per prima
cosa finir di correggere le tesi, poi dar uno sguardo al giornale, poi corregger le bozze del mio
ultimo lavoro intendendo riferirmi alla successione di operazioni con cui avrei occupato il mio
tempo durante il viaggio. Il mio pensiero diretto ai miei atti programmati viene simbolizzato con
|Questa mattina andando in treno a Napoli per prima cosa finir di correggere le tesi poi dar uno
sguardo al giornale, poi corregger le bozze del mio ultimo lavoro|, ma questo pensiero non va
confuso con la successione degli atti a cui esso diretto o intenzionato. La prova pi evidente
che questi atti vengono dopo che sono stati pensati e programmati. Nel non avere fatto la distinzione
tra senso diretto a e oggetto intenzionale cui il senso diretto sta lerrore di Frege, nonostante le sue
molte geniali intuizioni.
2.7 Livelli linguistici e livelli di riferimento di espressioni linguistiche complesse
Per evitare fraintendimenti, tenendo presente luso che far dei segni diacritici, necessario prestare
attenzione alle seguenti distinzioni:
Roma pi grande di Milano unespressione mentale indeterminata non ancora specificata
dallintenzionalit;
Roma pi grande di Milano unespressione orale indeterminata non ancora specificata
dallintenzionalit;
Roma pi grande di Milano unespressione scritta indeterminata non ancora specificata
dallintenzionalit;
Roma pi grande di Milano unespressione presa in suppositione formali: denota cio lintentio
intenta extralinguistica, la situazione reale (Sachverhalt), lo stato di cose oggettivo cui diretto
latto linguistico quando penso, o meglio, asserisco mentalmente che Roma pi grande di Milano,
quando asserisco oralmente che Roma pi grande di Milano, quando faccio la stessa asserzione
per iscritto;
|Roma pi grande di Milano| denota lintentio intendens mentalis, il contenuto mentale oggettivo
immanente nella rappresentazione soggettiva Roma pi grande di Milano diretto
intenzionalmente allo stato di cose, al fatto che Roma pi grande di Milano;
||Roma pi grande di Milano|| denota lintentio intendens oralis, il contenuto mentale oggettivo
immanente nellespressione orale Roma pi grande di Milano diretto intenzionalmente allo
stato di cose, al fatto che Roma pi grande di Milano;
|||Roma pi grande di Milano||| denota lintentio intendens scripta, il contenuto mentale oggettivo
immanente nellespressione scritta Roma pi grande di Milano diretto intenzionalmente allo
stato di cose, al fatto che Roma pi grande di Milano.
Quando io penso Roma pi grande di Milano posso riferirmi allo stato di cose, alla situazione, al
fatto oggettivo che Roma pi grande di Milano; ma posso anche riferirmi a Roma pi grande di
Milano, o a Roma pi grande di Milano, o a Roma pi grande di Milano, o a |Roma
pi grande di Milano|, o a ||Roma pi grande di Milano||, o a |||Roma pi grande di Milano|||. Chi
mi dice a quale di queste intentiones intentae mi sto riferendo? Il contesto. il contesto che mi
rivela lintenzionalit linguistica. il contesto che mi fa comprendere a quale di questi livelli mi sto
riferendo.
Si potrebbe obiettare che le distinzioni ora fatte possono valere per la lingua parlata o scritta ma non
per il pensiero. Ma, a ben considerare, lintentio intendens mentalis (il pensiero immanente nella
rappresentazione) pu essere diretta tanto alla situazione oggettiva che Roma pi grande di
Milano (intentio intenta extralinguistica) quanto al contenuto mentale indeterminato Roma pi
grande di Milano astratto dallintenzionalit che a sua volta determina il livello di riferimento;
oppure allespressione orale Roma pi grande di Milano astratta dallintenzionalit che
determina il livello di riferimento; oppure allespressione scritta Roma pi grande di Milano
astratta dallintenzionalit che determina il livello di riferimento; oppure a |Roma pi grande di
Milano|, cio alla stessa intentio intendens, immanente nella rappresentazione, diretta allo stato di
cose che Roma pi grande di Milano; oppure a ||Roma pi grande di Milano||, cio alla intentio
intendens, immanente nel linguaggio orale, diretta allo stato di cose che Roma pi grande di
Milano; oppure a |||Roma pi grande di Milano|||, cio alla intentio intendens, immanente nel
linguaggio scritto, diretta allo stato di cose che Roma pi grande di Milano.
2.8 Livelli linguistici e livelli di riferimento di espressioni linguistiche semplici
Distinzioni analoghe a quelle fatte nel paragrafo precedente per le espressioni linguistiche
complesse vanno fatte per quelle semplici:
Roma unespressione mentale indeterminata non ancora specificata dallintenzionalit;
Roma unespressione orale indeterminata non ancora specificata dallintenzionalit;
Roma unespressione scritta indeterminata non ancora specificata dallintenzionalit.
Roma denota la citt di Roma, lintentio intenta () ossia loggetto reale extralinguistico cui
diretto latto linguistico quando penso a Roma nella rappresentazione mentale o nel linguaggio orale
o in quello scritto;
|Roma| denota lintentio intendes mentalis, il pensato immanente nella rappresentazione soggettiva
diretto intenzionalmente alla citt di Roma;
||Roma|| denota lintentio intendes oralis, il pensato immanente nel linguaggio orale diretto
intenzionalmente alla citt di Roma;
|||Roma||| denota lintentio intendes scripta, il pensato immanente nel linguaggio grafico diretto
intenzionalmente alla citt di Roma.
Quando io dico mentalmente Roma posso riferirmi a Roma, a Roma, a Roma, a Roma, a
|Roma|, a ||Roma||, a |||Roma|||. Chi mi dice a quale di questi livelli di oggetti intenzionali mi sto
riferendo? Ancora una volta il contesto. il contesto che mi rivela lintenzionalit linguistica. il
contesto che mi fa comprendere a quale di questi sette livelli mi sto riferendo. Si potrebbe obiettare
che queste distinzioni possono valere per la lingua parlata o scritta ma non per il pensiero. Ma
lintentio intendens (il pensiero immanente nella rappresentazione) pu essere diretta tanto a Roma
(intentio intenta extralinguistica) quanto al contenuto mentale indeterminato Roma astratto
dallintenzionalit che determina il livello di riferimento; quanto al contenuto orale indeterminato
Roma astratto dallintenzionalit che determina il livello di riferimento; quanto al contenuto
grafico indeterminato Roma astratto dallintenzionalit che determina il livello di riferimento;
quanto alla stessa intentio intendens, diretta a Roma, immanente nella rappresentazione, o alla
intentio intendens, diretta a Roma, immanente nel linguaggio orale, o alla intentio intendens, diretta
a Roma, immanente nel linguaggio grafico.
Analogamente quando dico oralmente Roma posso riferirmi a Roma, a Roma, a Roma, a
Roma, a |Roma|, a ||Roma||, a |||Roma|||. Chi mi dice a quale di questi sette oggetti intenzionali
mi sto riferendo? Ancora una volta il contesto. il contesto che mi rivela lintenzionalit
linguistica. il contesto che mi fa comprendere a quale di questi sette livelli mi sto riferendo.
Infine quando dico graficamente Roma posso riferirmi a Roma, a Roma, a Roma, a
Roma, a |Roma|, a ||Roma||, a |||Roma|||. Chi mi dice a quale di questi sette oggetti intenzionali
mi sto riferendo? Sempre il contesto. il contesto che mi rivela lintenzionalit linguistica. il
contesto che mi fa comprendere a quale di questi sei livelli mi sto riferendo. Ma latto intenzionale
linguistico che sceglie il livello di riferimento.
importante sottolineare che, ai fini degli obiettivi che ci si propone in questo lavoro, nelle indagini
seguenti unespressione, semplice o complessa, racchiusa nei segni diacritici non verr mai
usata per essere riferita intenzionalmente ad espressioni, semplici o complesse, racchiuse nei segni
diacritici , o nei segni diacritici , o nei segni diacritici; unespressione, semplice o
complessa, racchiusa nei segni diacritici non verr mai usata per essere riferita
intenzionalmente ad espressioni, semplici o complesse, racchiuse nei segni diacritici , o
; unespressione, semplice o complessa, racchiusa nei segni diacritici non verr mai
usata per essere riferita intenzionalmente ad espressioni, semplici o complesse, racchiuse nei segni
diacritici , o .
Unespressione, semplice o complessa, racchiusa nei segni diacritici verr invece usata per
essere riferita intenzionalmente o ad espressioni prese in supposizione formale, e quindi senza segni
diacritici, oppure ad espressioni racchiuse nei segni diacritici ||, o nei segni diacritici ||||, o nei
segni diacritici ||||||; unespressione, semplice o complessa, racchiusa nei segni diacritici
verr usata per denotare intenzionalmente o espressioni prese in supposizione formale, e quindi
senza segni diacritici, o espressioni racchiuse nei segni diacritici ||, nei segni diacritici ||||, o nei
segni diacritici ||||||; unespressione, semplice o complessa, racchiusa nei segni diacritici
verr usata per denotare intenzionalmente o espressioni prese in supposizione formale, e quindi
senza segni diacritici, oppure espressioni racchiuse nei segni diacritici ||, nei segni diacritici ||||,
o nei segni diacritici ||||||.
Si tenga infine presente che nei contesti in cui non si fanno analisi linguistiche rigorose continuer
ad usare, laddove necessario, le virgolette semplici , in luogo dei segni diacritici , ,
, ||, ||||, ||||||.



CAPITOLO TERZO - DALLE LINGUE STORICHE ALLA LOGICA PRAGMATICA
TRANSCULTURALE
3.1 Possibilit della logica pragmatica transculturale
Dal punto di vista genetico e storico nascono prima le lingue naturali con le loro regole
grammaticali immanenti, poi sorgono le grammatiche come scienze consapevoli delle strutture
morfologiche e sintattiche nelle quali quelle lingue si esprimono, e soltanto alla fine germoglia, si
sviluppa e cresce la logica come scienza di nessi formali inferenziali che, esprimendosi in una
determinata lingua, devono rispettarne le regole grammaticali. Questa parabola evolutiva , ad
esempio, ben documentata per la civilt greca antica e per quella indiana.
64

Dal punto di vista della fondazione le cose stanno diversamente: una lingua non pu nascere n
operare se non allinterno di uno spazio logico. Unindagine esauriente su siffatto spazio non pu e
non deve procedere a casaccio se intende essere rigorosa. Pertanto la logica fondante le molteplici
grammatiche possibile soltanto se viene costruita con rigorosi strumenti logico-matematici, e non
certo con criteri comparativistici. Il comparativismo pu, anzi deve, fornire elementi empirici che
confermino oppure falsifichino i procedimenti formali, ma questi devono essere costruiti con un
calcolo logico completo in cui trovino giustificazione non solo le lingue storiche attuali o note, ma
anche lingue mai esistite oppure esistite e mai da noi conosciute.
Come vi uno spazio fonico, allinterno del quale, data la struttura anatomo-fisiologica delluomo,
rientrano non solo le lingue storicamente realizzatesi ma anche le potenzialmente infinite lingue
orali possibili; come vi uno spazio grafico, allinterno del quale, data la struttura anatomo-
fisiologica delluomo e della sua mano ed i possibili sussidi tecnici ausiliari, si situano non solo le
lingue scritte storicamente attestate,
65
ma anche le potenzialmente infinite lingue scritte possibili;
cos esiste uno spazio logico transculturale in cui nasce o si sviluppa il linguaggio mentale, e, di
conseguenza, quello orale e quello grafico.
3.2 Categorie grammaticali (o parti del discorso) e funzioni logiche transculturali
noto che ogni lingua ha categorie grammaticali o parti del discorso. Queste variano da lingua a
lingua. Litaliano ne ha nove, divise in variabili (articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo) e
invariabili (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione). Il latino ne ha otto in quanto manca
larticolo. Nel cinese non solo manca larticolo ma non esistono parti variabili.
Non mio compito delineare un trattato comparativo delle parti del discorso, ma soltanto quello di
rintracciare quelle funzioni logiche transculturali che sono la condizione necessaria per la nascita di
ogni linguaggio. Siffatte funzioni, se sono davvero degli universali, non solo esistono de facto ma
devono esistere de jure in tutte le lingue, quali che siano le forme grammaticali diverse che siffatti
universali possano assumere. Si tratta perci di universali transgrammaticali, translinguistici,
transculturali. Un esempio per tutti: nella lingua araba mancano i pronomi e gli aggettivi possessivi,
ma non manca la funzione possessiva che si esprime con strutture grammaticali molto diverse da
quelle delle lingue indoeuropee come si vedr a suo tempo. Pertanto al di sotto tali differenti
strutture, o meglio allinterno di esse, che vanno rintracciate le funzioni logiche transculturali.
In conclusione gli universali logici transculturali differiscono profondamente dagli universali

64
I. M. BOCHENSKI, Formale Logik, Freiburg i. Br., 1956; trad. it. La logica formale, a cura di A. Conte, Torino, 1972,
Vol. I. Dai Presocratici a Leibniz, pp. 24-27; 60-138; Vol. II. La logica matematica, pp. 537-575.
65
Per le lingue scritte storicamente attestate si rinvia a V. VALERI, La scrittura. Storia e modelli, Roma, 2001, volume
esemplare per chiarezza, completezza e rigore.
linguistici: mentre questultimi analizzano comportamenti grammaticali comuni al maggior numero
possibile di lingue o almeno a gruppi di lingue, i primi prescindono del tutto dalle regolarit
grammaticali e rintracciano funzioni logiche comuni a tutte le lingue anche se si esprimono in forme
grammaticali molto diverse tra loro. La logica transculturale si scopre attraverso un graduale
processo di degrammaticalizzazione.
3.3 Ambito della logica pragmatica transculturale
Se la pragmatica quella parte della semiotica che studia le relazioni tra il soggetto che emette
segni, orali o grafici non importa, ed i segni; cos come studia le relazioni tra i segni ed il soggetto
che li riceve, li decodifica e li interpreta; chiaro che la logica della pragmatica deve studiare la
logica sottesa a quelle sottoparti del discorso che nelle lingue indoeuropee sono i pronomi personali,
i pronomi e gli aggettivi possessivi. Infine deve abbracciare la logica transculturale dello spazio e la
logica transculturale del tempo, la logica transculturale congiunta dello spazio-tempo, allinterno
della quale si situa la logica di quella sottoparte del discorso che indicano vicinanza o lontananza
rispetto a chi parla (mentalmente, verbalmente, graficamente) o rispetto al destinatario del discorso.
La logica pragmatica transculturale abbraccer pertanto le seguenti parti: 1) logica transculturale
della funzione pronominale personale; 2) logica transculturale della funzione possessiva; 3) logica
transculturale dello spazio; 4) logica transculturale del tempo; 5) logica transculturale della funzione
dimostrativa o indicativa; 6) logica transculturale della deissi avverbiale spazio-temporale.
3.4 Dai pronomi personali alla funzione pronominale personale
La nozione di pronome personale chiara: i pronomi nella grammatica italiana possono essere
diretti io, tu, voi e obliqui me, mi, te, ti, vi . Ma possono essere immanenti nelle forme
verbali. Es. nel suffisso o di cammino viene espresso il pronome personale io al tempo presente del
modo indicativo; nel suffisso erai di temerai viene espresso il pronome personale tu al tempo futuro
indicativo; nel suffisso ereste di temereste viene espresso il pronome personale voi al tempo
condizionale presente. Ma vi sono anche forme pi complesse. Es. in dammelo non solo sono
presenti il pronome personale io in caso obliquo (me) ed il pronome esso sempre in caso obliquo
(lo), ma anche il pronome personale tu che a sua volta immanente in da, dai, forme imperative
del verbo dare.
Sintende per funzione pronominale personale il pronome personale spogliato da tutte le sue
caratteristiche grammaticali ma immanente in esse. Il concetto di funzione pronominale personale
quindi pi vasto di quello di pronome personale in quanto non solo abbraccia tutte le forme dei
pronomi personali indipendenti, in caso retto o obliquo, ma anche le forme di pronomi personali
immanenti in altre parti del discorso. In poche parole lespressione della funzione pronominale
personale in casi obliqui o altre forme grammaticali siano esse costituite da particelle proclitiche o
enclitiche, da prefissi, infissi o suffissi, o addirittura siano celate nelle flessioni dei verbi rientra
negli accidenti grammaticali delle singole lingue storiche, e gli accidenti grammaticali, come gi
intravide il genio di Ockham nel Medioevo, non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista logico.
3.5 Funzioni pronominali transculturali e funzioni enunciative
Si deve distinguere tra funzione pronominale personale e funzione enunciativa. La funzione
pronominale personale un pronome personale tanto indipendente, sia in caso retto che in caso
obliquo, quanto immanente in altre parti del discorso; la funzione enunciativa unespressione
predicativa incompleta o insatura Geach direbbe un predicabile che per diventare un enunciato
deve essere soddisfatta da un argomento.
66
Facciamo qualche esempio. Quando io dico cammino,
questa parola costituita da due parti: dalla radice verbale cammin e da o che la funzione
pronominale di prima persona singolare e va analizzata come segue camminare io; quando dico
cammini questa forma verbale costituita da due parti: dalla radice verbale cammin e da i
che la funzione pronominale di seconda persona singolare e va analizzata come segue camminare
tu. Ma queste funzioni pronominali, espresse nella lingua italiana rispettivamente con o e i,
sono argomenti della funzione enunciativa cammin = cammin[are]. Quindi una funzione logica

66
M. MALATESTA, La logica delle funzioni. Strumenti per unindagine transculturale. I. Logica dei predicati, delle
classi e delle relazioni, Roma, 2000, pp. 64-71.
transculturale, quale la funzione pronominale di prima o di seconda o di terza persona, pu
diventare argomento di una funzione enunciativa trasformando questultima in un enunciato, ossia
in unespressione suscettibile di essere vera o falsa. In questo caso invece di usare lespressione
funzione pronominale preferibile usare laggettivo sostantivato pronominale.
67
I pronominali sono
quindi costituiti non solo dai classici pronomi indipendenti tanto al caso retto che obliquo, ma anche
da tutte le altre espressioni grammaticali che svolgono la funzione dei pronomi personali. Sia
lespressione Silvia melo regala dove dal contesto si ricava che si sta parlando di un libro che mia
moglie acquister per il mio onomastico. Lespressione Silvia melo regala va esplicitata a questa
maniera Silvia regala esso a me o meglio Silvia regala esso a io come dovrebbe dirsi da un
punto di vista rigorosamente logico, cosa che avviene ad es. nella lingua cinese. Volendo
analizzarla, lespressione diventa Regala: Silvia, esso, a io.
Qui vi un predicato triargomentale Regala, ---, a+++: e tre argomenti: Silvia, esso, io
che saturano rispettivamente le caselle vuote contrassegnate dai puntini, dai trattini e dalle crocette.
Lanalisi d come risultato: Regala,---, a+++: Silvia, esso, io.
Si vede a colpo docchio che in questo contesto il predicato Regala, ---, a+++ triargomentale,
ossia deve essere soddisfatto da tre argomenti.
68

Continuer a parlare di funzione pronominale transculturale solo in contesti che non danno adito a
fraintendimenti, mentre user normalmente laggettivo sostantivato pronominale, comprensivo
tanto dei pronomi personali contemplati esplicitamente dalle grammatiche quanto di espressioni
linguistiche che rivelano la funzione pronominale soltanto attraverso lanalisi logica del linguaggio.
Conviene pertanto distinguere tra analisi logica condotta su frasi di una lingua allinterno di una
lingua, che pu essere la stessa o una lingua diversa (es. lanalisi logica di frasi italiane, greche,
latine fatta nella lingua italiana; lanalisi logica di frasi greche, latine, italiane fatta nella lingua
inglese, ecc.) in poche parole si tratta dellanalisi logica che ogni studente apprende, o dovrebbe
apprendere, nella scuola media inferiore ed analisi logica del linguaggio. La prima si distingue
dalla relativa analisi grammaticale ma intimamente correlata ad essa e di conseguenza ne rispetta
le regole. La seconda rompe con le categorie culturali di una determinata lingua e procede con
criteri eminentemente logico-transculturali. chiaro che questanalisi viene condotta sempre in una
lingua storica e naturale: ma ogni lingua naturale ha in s la capacit di comprendere i limiti della
propria grammatica proprio partendo dalle sue categorie grammaticali e culturali. Lesempio fatto
sopra Silvia regala esso a io mostra chiaramente come lanalisi, violando le regole della
grammatica italiana, riesce a far comprendere come stanno effettivamente le cose dal punto di vista
logico transculturale. In questo volume si parler di analisi logica del linguaggio in questo secondo
senso.
3.6 Pronome personale e funzione pronominale nelle diverse lingue
Le lingue del mondo a noi note si estendono, per ci che concerne la funzione pronominale
personale, in uno spazio grammaticale molto vasto, che va dalla lingua cinese, estremamente
semplice, a quelle tailandese e giapponese, egualmente semplici, ma complicate dalle convenzioni
sociali; dalla lingua figiana, che, oltre al singolare ed al plurale, ha il duale ed il triale, alle lingue
bantu, che flettono la parte anteriore delle parole anzich quella finale come le indoeuropee e le
semitiche; da quelle molto complesse come le semitiche, nelle quali non solo rilevante il numero
ma anche il genere grammaticale dei pronomi personali tanto indipendenti quanto immanenti in
altre parti del discorso, a quelle estremamente complesse come le lingue amerinde, cio gli idiomi
autoctoni dellAmerica precolombiana. Si va, in poche parole, da una semplicit disarmante ad una

67
Adotto questa terminologia analogamente a quanto fa il Reichenbach che usa laggettivo sostantivato funzionale.
vero s che il logico tedesco-statunitense si sta riferendo ad unespressione che include tanto il predicato che il segno di
argomento, e non certo a parti del discorso grammaticale come i pronomi, ma trovo la sua opzione veramente felice, e
pertanto trasponibile anche in ambiti metalinguistici estesi rispetto al metalinguaggio della logica simbolica, nei cui
limiti confinato il discorso del Reichenbach. Si veda H. REICHENBACH, Symbolic Logic, cit. p. 81.
68
M. MALATESTA, Logistica: vol. I, Introduzione, la logica degli enunciati, cit., pp. 50-54; ID., La logica primaria.
Strumenti per un dialogo tra le Due Culture, cit., pp. 38-40.
complessit altrettanto sconcertante.
Chi volesse rendersi conto dellindagine che qui si sta facendo potrebbe pensare, per analogia, alla
situazione nella quale si trovava Mendeleev, quando deline la prima tavola degli elementi. Lo
scienziato russo, intuendo la struttura matematica degli elementi che si danno in natura, noti ai suoi
tempi, e guidato dal principio leibniziano natura non facit saltus, deline la tavola completa, per
quelle che erano le cognizioni scientifiche ai suoi tempi, in cui essi trovavano sistemazione. In
siffatta tavola non solo veniva assegnata una casella a ciascuno degli elementi noti nel secolo XIX,
ma venivano prospettate le caselle anche di quegli elementi non ancora allora conosciuti e che
sarebbero stati scoperti in seguito. Anzi la tavola mendeleevana fin per costituire la stella polare
delle indagini successive fungendo da Leitfaden della scoperta scientifica. vero che la tavola
delineata dal geniale chimico russo sub in seguito delle modifiche e delle trasformazioni si pensi
agli enormi e decisivi contributi innovativi portati da Stanislao Cannizzaro, scienziato di fama
mondiale ma inspiegabilmente quasi ignoto in Italia tuttavia la chimica e la fisica atomica non
avrebbero fatto mai un passo avanti senza quel progetto iniziale.
Come pertanto la tavola del chimico russo comincia dallatomo di idrogeno, il pi semplice degli
elementi, e con criteri rigorosamente matematici passa ad elementi sempre pi complessi per
numero e peso atomico, analogamente si far qui per le lingue. Si partir dalle funzioni pronominali
pi semplici. Questo si vedr a partire dal prossimo capitolo.
Prima di affrontare la tematica della fondazione della logica transculturale della funzione
pronominale personale e delineare il relativo spazio logico bene per dare uno sguardo
panoramico ad alcune lingue a cominciare da quelle pi semplici a finire a quelle pi complesse dal
punto di vista morfologico e/o sintattico. A questa maniera non solo sar meno arduo scoprire,
attraverso un processo di degrammaticalizzazione, quegli elementi universali logici che innervano
ogni grammatica, ma sar pi facile la comprensione della tavola logica transculturale e di quelle
tipologiche interculturali, nelle quali troveranno sistemazione non solo tutti i pronominali personali
attestati quale che sia la forma grammaticale nella quale si esprimono, ma anche quelli logicamente
possibili e mai formulati dal punto di vista linguistico.
3.7 Lingue con funzioni pronominali semplici dal punto di vista grammaticale. Una lingua
tonale: il cinese
noto che il cinese una lingua monosillabica o tonale. Nel cantonese vi sono sette toni; nel
pechinese, che la lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, ve ne sono quattro: alto e
lungo (1
o
tono); da medio ad alto (2
o
tono); da medio-basso a basso ed a medio-alto (3
o
tono); molto
breve da alto a basso (4
o
tono); e.g. ma (madre, mamma) 1
o
tono ; m (lino) 2
o
tono ;

m
(
a
(cavallo) 3
o
tono ; m (giurare, imprecare): 4
o
tono.
Nel cinese vi sono soltanto pronomi personali indipendenti diretti. Es.

w
(
o a

n
(
(io amo te; lett.
io amare tu, anzi io am tu);

n
(
a

w
(
o (tu ami me; lett. tu amare io, o meglio tu am io).
Quanto ai pronomi personali di terza persona vi una grande discrepanza tra la lingua parlata e
quella scritta. Nella lingua parlata vi uno ed un solo monosillabo ta per esprimere la terza persona
singolare si noti che nel cinese non esistono i generi grammaticali ma nella lingua scritta vi sono
tre ideogrammi diversi per denotare rispettivamente un uomo, una donna, una cosa.
Si veda il seguente prospetto:



w
(
o

= io




w
(
o men

= noi


n
(
i = tu



n
(
i men = voi


ta = egli

ta men = essi
ta = ella

ta men = esse
ta = esso

ta men = loro
Si noti, tuttavia, che in cinese esiste anche il pronome di riguardo nn (=Lei). Quanto ai verbi, essi
non vengono coniugati n per ci che concerne le persone n per ci che riguarda i modi ed i tempi.
Le modalit e la temporalit sono espresse mediante particelle avverbiali. chiaro che in questa
lingua estremamente semplice la funzione pronominale personale coincide col pronome
indipendente sic et simpliciter. Mentre nelle lingue indoeuropee ed in quelle semitiche il pronome
personale che precede il verbo corrispondente pu essere eliminato, in quanto la funzione
pronominale personale immanente nella flessione verbale es. cammino vuol dire io camminare,
cammini vuol dire tu camminare, camminammo vuol dire noi camminare nel passato, camminerete
vuol dire voi camminare nel futuro nel cinese ci non possibile. Senza il pronome personale il
verbo resta indeterminato. Si veda il verbo sh = essere (copulativo) accompagnato da un aggettivo:


w
(
o sh

xi
(
a o
= io sono piccolo/a





w
(
o men sh

xi
(
a o
= noi siamo piccoli/e



n
(
i sh

xi
(
a o
= tu sei piccolo/a




n
(
i men sh

xi
(
a o
= voi siete piccoli/e

ta sh

xi
(
a o
= egli piccolo



ta men sh

xi
(
a o
= essi sono piccoli

ta sh

xi
(
a o
= ella piccola



ta men sh

xi
(
a o
= esse sono piccole

ta sh

xi
(
a o
= esso piccolo


ta men sh

xi
(
a o
= loro sono piccoli
Non un caso che la lingua cinese affascin Leibniz e Peano. Data la sua essenzialit, , per molti
aspetti, la lingua pi vicina alla logica transculturale dei pronominali personali.
3.8 Lingue con funzioni pronominali semplici dal punto di vista grammaticale, ma non
elementare dal punto di vista dei rapporti sociali. Una lingua tonale: il tailandese
Una lingua che somiglia molto al cinese il tailandese, che anchessa una lingua tonale. Si
differenzia tuttavia dalla prima perch non ideografica dotata infatti di un alfabeto e perch i
pronomi personali sono differenziati a seconda di colui o colei o coloro che parlano e di colui o
colei o coloro a cui viene diretto il discorso. Si veda il seguente prospetto:
1
a
sing.

1
a
plur.
cin = io (m. e f.)
con eguali e inferiori

ro o pak-ro noi (m. e f.)
con eguali e inferiori
pom = io (m.)
con superiori e forestieri

pak-pom = noi (m.)
con superiori e forestieri
di-cin = io (f.)
con superiori e forestieri

pak-di-cin = noi (f.)
con superiori e forestieri

2
a
sing.

2
a
plur.
t = tu (m. e f.)
con eguali e inferiori

pak-t voi (m. e f.)
con eguali e inferiori
kun = tu (m. e f.)
con eguali, superiori e forestieri

pak-kun = voi (m. e f.)
con eguali e forestieri
than = tu (m. e f.)
con superiori di riguardo

pak-than = voi (m. e f.)
con superiori e forestieri

3
a
sing.

3
a
plur.
ka = egli, ella (m. e f.)
con eguali, inferiori, forestieri

pak-ka loro (m. e f.)
con eguali e inferiori
than = egli, ella (m. e f.)
con superiori di riguardo

pak-than = loro (m. e f.)
con superiori e forestieri
man = esso, essa (m. e f.)
con animali e cose

pak-man = loro (m. e f.)
con animali e cose
Ho indicato in grassetto i pronomi personali la cui forma rilevante per il genere oltre che per il
numero grammaticale. Allo stesso criterio mi atterr nellesposizione delle altre lingue. La cosa
curiosa per noi occidentali che mentre il pronome di terza persona non rilevante per ci che
concerne il genere, invece rilevante il genere per la prima persona singolare. Si vede subito che
questa lingua estremamente semplice dal punto di vista logico mancano infatti i casi obliqui si
complica dal punto di vista delluso in base alle consuetudini ed ai rapporti sociali. Di qui la
necessit non solo di degrammaticalizzare ma di deculturalizzare le varie lingue se si vogliono
trovare gli universali logici translinguistici e transculturali. Infatti, se, come si gi accennato
sopra, gli accidenti grammaticali non sono rilevanti sotto il profilo della logica transculturale, a
maggior ragione non lo sono gli accidenti dovuti alle consuetudini socio-culturali. Questi sono
rilevanti per marcare le differenze culturali, che fanno ad es. di un uomo un tailandese, non per
individuare quelle funzioni universali, che fanno, di un tailandese un uomo. Queste competono alla
logica.
Questultima caratteristica ancora pi marcata nel giapponese che a differenza del tailandese una
lingua agglutinante.
3.9 Lingue con funzioni pronominali semplici dal punto di vista grammaticale, ma complicate
dal punto di vista dei rapporti sociali. Una lingua agglutinante: il giapponese
Il giapponese , come si visto sopra, una lingua agglutinante. Esso ha la struttura: soggetto-
oggetto-verbo (SOV).
La caratteristica pi saliente di questa lingua la seguente: non vi sono articoli, generi
grammaticali, pronomi relativi. Non vi sono preposizioni, ma, come gi si visto nel primo
capitolo, soltanto postposizioni, che hanno una funzione analoga alle desinenze delle lingue che
hanno le declinazioni, n vi , in generale, differenza tra il singolare ed il plurale. Si gi notato che
nelle lingue flessive spesso la radice subisce modificazioni e che essa, senza una desinenza, non
una parola di senso compiuto. Questo non ha luogo nelle lingue agglutinanti: una parola senza
postposizione ha un senso completo: la postposizione soltanto un sincategorematico, che specifica
la funzione logico-grammaticale del sostantivo. Si veda il seguente specchietto comparativo tra il
latino (lingua flessiva con declinazioni) ed il giapponese:

Caso

Singolare

Plurale


Singolare/plurale
kanji
+
hiragana

NOMINATIVO

homo

homines

hito wa / ga
(luomo/gli uomini)
soggetto


GENITIVO

hominis

hominum

hito no
(delluomo/
degli uomini)


DATIVO

homini

hominibus

hito ni
(alluomo/
agli uomini)


ACCUSATIVO

hominem

homines

hito o
(luomo/gli uomini)
compl. oggetto

I verbi non si coniugano n in base alle persone ed al numero grammaticale come nella quasi
totalit delle lingue occidentali o di quelle bantu, n, a maggior ragione, in base al genere, al
numero e alle persone, come nelle lingue semitiche o in alcuni tempi verbali di qualche lingua
indoeuropea, come il russo. Gli attributi, il complemento di specificazione e gli avverbi precedono
spesso il nome al quale si riferiscono: tali elementi grammaticali sono considerati modificatori dei
nomi. Dal punto di vista della struttura sintattica, il giapponese molto simile al latino. Si veda il
seguente esempio: Gakusei wa sensei ni tegami o kaku (Alunno-il maestro-al lettera-la scrive[re])
Discipulus magistro epistulam scribit.
Ancora due caratteristiche importantissime: (a) In giapponese vi sono due stili lo stile ordinario e
quello cortese che vengono usati a seconda della persona alla quale ci si rivolge. A questi due stili
di base si aggiunge il keigo (un insieme di espressioni onorifiche). Il keigo, a sua volta, abbraccia il
sonkeigo (espressioni ossequiose), il kenjogo (espressioni umili) and the teineigo (espressioni
estremamente raffinate). (b) Quanto alla lingua scritta, oltre agli ideogrammi della lingua cinese
(kanji), vi sono due alfabeti sillabici lhiragana e il katakana (questultimo usato per le parole
dorigine straniera e per la terminologia scientifica). Ecco ora i pronomi personali:
1
a
sing. 1
a
plur.


watakushi = io



watakushi-tachi = noi

watashi = io


watashi-tachi = noi

boku = io
(giovane m.)

boku-tachi = noi
(giovani m.)

ore = io
(adulto m.)

ore-tachi = noi
(adulti m.)

2
a
sing. 2
a
plur.


anata = tu



anata-tachi = voi

kimi = tu
(giovane m.)

kimi-tachi = voi
(giovani m.)

omae = tu
(adulto m.)

omae-tachi = voi
(adulti m.)

3
a
sing. 3
a
plur.


kono kata
(lett. questa persona)


kono kata-tachi
(lett. queste persone)

sono kata
(lett. codesta persona)

sono kata-tachi
(lett. codeste persone)

ano kata
(lett. quella persona)

ano kata-tachi
(lett. quelle persone)

kare = egli


kare-ra = essi

kanojo = ella


kanojo-tachi = esse

indifferente usare per i pronomi personali i kanji o il sillabario hiragana. unopzione rilevante
soltanto per la stilistica.
3.10 Lingue con singolare, duale, triale, plurale e con le forme inclusive ed esclusive. I
pronomi personali nel figiano
Il figiano, ossia la lingua parlata nelle isole Figi, caratterizza dal fatto di avere non solo il
singolare, il duale ed il plurale, ma anche il triale. Pertanto il plurale in questa lingua riguarda n
persone (n4). Inoltre essa caratterizzata dalla prima persona esclusiva ed inclusiva.
69
I pronomi
soggetto usati coi verbi sono
Singolare Duale Triale Plurale
1 (k)au.u esclusivo keirau keitou keimani
inclusivo (e)daru (e)datou (e)da
2 (k)o (k)o drau (k)o dou (k)o ni
3 (e) rau (e) ratou (e) ra
I pronomi oggetto sono molto simili. Le forme soggettive precedono la base, le oggettive la
seguono.
3.11 La funzione pronominale nello swahili
Lo Swahili ha la struttura soggetto-verbo-oggetto (SVO). Lordine di composizione tra i diversi
aggettivi e pronomi che si riferiscono ad uno stesso sostantivo , in generale, il seguente:

69
Per quanto riguarda la prima persona, certe lingue fanno una distinzione molto netta fra il noi inclusivo e il noi
esclusivo, a seconda che si comprenda o meno la persona a cui si parla. Per essere pi chiari, una coppia di italiani in
visita in Inghilterra dovrebbe utilizzare il noi esclusivo per dire ad un inglese: Noi siamo arrivati questa mattina, e il
noi inclusivo per dire: Abbiamo il sole oggi.., M. MALHERBE, I linguaggi dellumanit. Enciclopedia delle 3000
lingue parlate nel mondo, Milano 1983, p. 51.
possessivo, qualificativo, numerale, dimostrativo. E.g. Vitabu vyako vizuri viwili hivi (Questi tuoi
due bei libri Lett. Libri tuoi belli due questi).
Le caratteristiche pi salienti di questa lingua sono le seguenti: non esistono articoli, n generi, n
casi. In luogo dei generi
70
esistono varie classi che raggruppano i sostantivi in base a criteri non
sempre omogenei. La prima classe abbraccia i nomi di uomini e bestie ed contraddistinto dal
prefisso singolare m- dinanzi a consonante, o mw- dinanzi a vocale, e dal prefisso plurale wa-. Es.
mtu (persona), watu (persone); mwana (figlio), wana (figli). La seconda classe eterogenea ed
abbraccia nomi di alberi, di fenomeni naturali, di parti del corpo. contraddistinta dal prefisso
singolare m- dinanzi a consonante, o mw- dinanzi a vocale, e dal prefisso plurale mi-. Es. mti
(albero), miti (alberi); mwaka (anno) miaka (anni). La terza classe anchessa eterogenea ed
abbraccia i nomi che cominciano col prefisso singolare ki- dinanzi a consonante, o ch- dinanzi a
vocale, che si cambiano al plurale rispettivamente con i prefissi vi- e vy-. Es. kisu (coltello), visu
(coltelli); chombo (vascello), vyombo (vascelli). E cos via.
71

Quanto ai pronomi personali esistono (a) quelli prefissi soggetto ed infissi oggetto, e (b) quelli
indipendenti. I pronomi personali prefissi soggetto per la classe m-/mw- sono per il singolare 1 ni-,
2 u-, 3 a-; per il plurale 1 tu-, 2 m-, 3 wa-. I pronomi personali infissi oggetto per la stessa classe
sono per il singolare 1 -ni-, 2 -ku-, 3 -m-; per il plurale 1 -tu-, 2 -wa-, 3 -wa-. Per tutte le altre
classi, loggetto infisso eguale al soggetto prefisso. Ora sia il seguente enunciato Egli me lo
dedic.
72
Esso va analizzato come segue:
a.li.ni.pa a- = contrassegno del pronome personale soggetto, 3
a
persona
singolare egli;
-li- = segno del tempo passato modo indicativo;
-ni- = contrassegno del pronome personale oggetto, 1
a
persona
singolare a me;
-pa = radice del verbo dare, regalare, dedicare.
Non c bisogno di esprimere esso/lo. Si noti che la radice verbale equivalente allimperativo
singolare. E.g. penda (ama), kata (taglia), etc.
73

I pronomi personali indipendenti sono: mimi (io), wewe (tu), yeye (egli, ella), sisi (noi), ninyi (voi),
wao (loro). Vengono usati quando il verbo non ha flessione, come nel caso di ni (essere
copulativo). E.g. mimi ni mzuri (io sono bello), wewe ni mzuri (tu sei bello), sisi ni wema (noi
siamo buoni), ecc.
A questo punto siamo in grado di parlare del verbo. Lo Swahili ha modi e tempi che corrispondono
a quelli dellitaliano, con laggiunta del presente attuale che corrispondente al presente progressivo
inglese. Si diversificano per per la coniugazione che, a differenza di quanto avviene nelle lingue
indoeuropee, ha luogo a parte ante. interessante al riguardo una comparazione con il latino, oltre
che con litaliano. Prendiamo il perfetto ed il futuro indicativo del verbo penda = amare.
SWAHILI LATINO ITALIANO
ni-li-penda am-av-i amai
u- li- penda am- av-isti amasti
a- li- penda am- av-it am
tu- li- penda am- av-imus amammo
m- li- penda am- av-istis amaste
wa- li- penda am- av-erunt amarono

SWAHILI LATINO ITALIANO

70
Quando si vuole evidenziare il sesso femminile si usa a kike per le donna e a jike per animali e vegetali. Per il
sesso maschile si usa invece a kiume per gli uomini e a dume per gli animali.
71
Si tenga presente che il sistema di divisioni in classi varia da autore ad autore. Quello adottato sopra un sistema
semplificato in quanto mette singolare e plurale in una sola classe. Cf. G. C. CAMPBELL, Compendium of the Worlds
Languages, 2 voll., London/New York, 1991. In K. MEINHOF, Grundzge einer vergleichenden Grammatik der
Bantusprachen, Berlin, 1906, si trovano ben 17 classi ().
72
G. C. CAMPBELL, Compendium of the Worlds Languages, cit. vol. 2 p. 1286.
73
singolare come una tale prospettiva si ritrovi in Peano, che pure ignorava la grammatica e la lingua Swahili. Si
veda G. PEANO, De Latino sine flexione, Lingua ausiliare internazionale, cit.. pp. 439-447.
ni- ta- penda am-ab-o amer
u- ta- penda am- ab-is amerai
a- ta- penda am- ab-it

amer
tu- ta- penda am- ab-imus ameremo
m- ta- penda am- ab-itis amerete
wa- ta- penda am- ab-unt ameranno
Indicando col grassetto i contrassegni pronominali personali, col corsivo i segni del modo e del
tempo, e con i caratteri normali la radice, lo swahili pu apparire come il latino stampato a
rovescio. Infatti in latino abbiamo nellordine la radice, la controparte linguistica che indica
simultaneamente il tempo ed il modo, il contrassegno del soggetto pronominale personale. Nello
swahili avviene esattamente lopposto.
Unaltra caratteristica del verbo in swahili la presenza delle forme negative accanto a
quelle positive. Confrontiamo il presente negativo del verbo penda con le corrispondenti
controparti latina ed italiana.
A parte la modificazione della finale della radice nello swahili, cosa che del resto ha luogo solo al
presente indicativo, si deve notare che mentre in latino la negazione viene espressa con un avverbio
che indipendente dal contrassegno del pronome personale soggetto, nello swahili essa
immanente al pronome personale soggetto, che risulta in tal modo modificato rispetto a quello delle
forme affermative.
Questa considerazione taglia definitivamente la testa al toro allorch in unindagine transculturale
ci si ostinasse ancora a parlare di pronome anzich di pronominale, che come sappiamo, una
funzione che abbraccia non solo i vari pronomi personali contemplati dalle molteplici e differenti
grammatiche ma anche quelle modificazioni di parole, soprattutto verbi, che esprimono o
addirittura possono sottintendere un pronome.
3.12 Lingue con forme pronominali rilevanti per numero e genere grammaticale. Una lingua
indoeuropea: il russo
Nel russo la funzione pronominale personale contrassegnata dal genere grammaticale emerge nella
coniugazione della prima, seconda e terza persona singolare del tempo passato. Si veda la seguente
coniugazione:
SWAHILI LATINO ITALIANO
si-pendi non am-o non amo
hu-pendi non am-as non ami
ha-pendi non am-at non ama
hatu-pendi non am-amus non amiamo
ham-pendi non am-atis non amate
hawa-pendi non am-ant non amano
1
a
sing.
Ia gavarl = Io parlai (1
a
sing. m.)
Ia gavarla = Io parlai (1
a
sing. f.)
Ia gavarlo = Io parlai (1
a
sing. n.)

2
a
sing.
T
u
i gavarl = tu parlasti (2
a
sing. m.)
T
u
i gavarla = tu parlasti (2
a
sing. f.)
T
u
i gavarlo = tu parlasti (2
a
sing. n.)

3
a
sing.
On gavarl = egli parl (3
a
sing. m.)
An gavarla = ella parl (3
a
sing. f.)
An gavarlo = esso parl (3
a
sing. n.)

Plur.
M
u
i gavarli = noi parlammo
V
u
i gavarli = voi parlaste
An gavarli = essi parlarono
Ho riportato il passato del verbo gavorit = parlare che appartiene alla seconda coniugazione,
ma una cosa analoga si verifica anche nel passato della prima coniugazione, ad es. del verbo
rabotat = lavorare.
3.13 I pronomi personali nellebraico biblico
Pi complesso lebraico biblico dove sono contrassegnati sotto il profilo del genere grammaticale
non solo i pronomi personali indipendenti di terza persona ma anche quelli di seconda. Si veda il
seguente prospetto:
Sing. Plur.

h

u
= egli
he m
= essi
(3
a
pl. m.)

h

i
= ella
he
/
nna h = esse
(3
a
pl. f.)

atta h = tu (m.) attem = voi


(2
a
pl. m.)
att = tu (f.) atten = voi
(2
a
pl. f.)


(
a n


a no k


= io
= io


(
a n a
/
h

n

u = noi
Nellebraico biblico, quanto ai pronominali personali immanenti nelle forme verbali, sono
contrassegnati dal genere grammaticale non solo quelli presenti nei verbi di terza persona singolare
ma anche quelli contenuti nei verbi di seconda persona sia singolare che plurale.
Si veda, per es. la coniugazione del perfetto del verbo

ka tab = egli scrisse:

h

u

ka t ab = egli scrisse (3
a
s. m.)

h

i

ka t

ba h = ella scrisse (3
a
s. f.)

atta h

ka t a
/
bta = tu (2
a
s. m.) scrivesti (2
a
s. m.)
att

ka t abt = tu (2
a
s. f.) scrivesti (2
a
s. f.)


(
a n



ka t a
/
bt

= io scrissi
he m

ka t

b

u = essi scrissero

he
/
nna h

ka t

b

u
= esse scrissero
attem k

t abtem = voi (2
a
pl. m.) scriveste (2
a
pl. m.)
atten k

t abten = voi (2
a
pl. f.) scriveste (2
a
pl. f.)

(
a n a
/
h

n

u

ka t ab
/
n

u = noi scrivemmo
Oltre ai pronomi personali indipendenti vi sono i pronomi personali suffissi che assolvono la
funzione che nelle lingue indoeuropee viene svolta dagli aggettivi possessivi e pertanto non
vengono analizzati in questa sede.
3.14 I pronomi personali nellarabo
La lingua pi complessa per ci che concerne il genere grammaticale dei pronomi personali
larabo. In questa lingua, come ora visto in quella ebraica del Vecchio Testamento, esistono due
insiemi di pronomi personali: i pronomi isolati ed i pronomi suffissi. Qui mi fermer sul primo
insieme mentre dellaltro parler nel secondo volume di questo lavoro, dal momento che gli
elementi del secondo assolvono la funzione grammaticale che nelle lingue indoeuropee esercitata
dagli aggettivi possessivi. Questa funzione, essendo un universale logico, si trova in tutte le lingue
ma espressa, come si vedr, in forma diversa da quella contemplata dalla grammatica della lingua
araba.
Singolare Duale Plurale
Huwa = egli

Hum

a
= loro due (3
a
duale)

Hum = essi (pl. m.)
Hiya = ella

Hum

a
= loro due (3
a
duale)

Hunna = esse (pl. f.)
anta = tu (2
a
sing. m.)

antum

a
= voi due (2
a
duale)

antum = voi (pl. m.)
anti = tu (2
a
sing. f.)

antum

a
= voi due (2
a
duale)

antunna = voi (pl. f.)

an

a = io
nahnu = noi
Mentre nel pronome duale indipendente di terza e di seconda persona il genere non rilevante, esso
al contrario contrassegna il corrispettivo pronome indipendente plurale. Si veda ora il perfetto del
verbo kataba = egli scrisse.
Huwa kataba Egli scrisse
Hum

a katab

a
Loro due (3
a
duale) scrissero (3
a
duale
m.)
Hum
katab

a Essi scrissero (3
a
pl. m.)
Hiya katabat Lei scrisse
Hum

a katabat

a
Loro due (3
a
duale) scrissero (3
a
duale f.)
Hunna katabna Esse scrissero (3
a
pl. f.)
anta katabta Tu (2
a
sig. m.) scrivesti (2
a
sing. m.)
antum

a
katabtum

a
Voi due scriveste (2
a
duale)
antum katabtum Voi (2
a
pl. m.) scriveste (2
a
pl. m.)
anti katabti Tu (2
a
sing. f.) scrivesti (2
a
sing. f.)
antum

a
katabtum

a
Voi due scriveste (2
a
duale)
antunna katabtunna Voi (2
a
pl. f.) scriveste (2
a
pl. f.)
an

a katabtu Io scrissi
nahnu katabn

a Noi scrivemmo
Il lettore avr notato che mentre il pronome indipendente duale di terza persona

Hum

a comune,
le forme verbali variano e pertanto in esse immanente il pronominale di terza persona duale
contrassegnato dal genere tanto maschile che femminile.
74

3.15 L Upriver Halkomelem
Difficolt di genere ancora diverso offre lUpriver Halkomelem, uninteressantissima lingua ormai
quasi in estinzione parlata lungo le sponde del fiume Fraser nella British Columbia. In questa lingua
gli studiosi hanno individuato ben dieci insiemi di pronomi personali: 1. Pronomi verbali
indipendenti; 2. Pronomi enfatici indipendenti; 3. Pronomi nominali indipendenti; 4. Pronomi
soggetto non subordinati; 5. Pronomi legati a verbi attivi; 6. Pronomi suffissi possessivi; 7. Pronomi

74
Nellarabo i verbi si coniugano a partire dalla terza persona singolare Pertanto, mentre noi parlanti le lingue
indoeuropee seguiamo l ordine: io, tu, egli le grammatiche arabe seguono lordine: egli, loro due, essi; ella, loro
due, esse .
possessivi indipendenti; 8. Pronomi possessivi usati nella subordinazione; 9. Pronomi soggetto
congiuntivi; 10. Pronomi oggetto nel passivo.
75

Prescindendo in questa sede dai tre insiemi dei pronomi possessivi che saranno esaminati nel
prossimo volume, qui limito la mia esposizione ai rimanenti sette insiemi:
Pronomi verbali indipendenti. Ogni membro di questo insieme pu essere tradotto in quattro
maniere. Es. la prima persona singolare

{?l} pu essere tradotta sono io, io, io sono il solo
che, io sono lunico a. Cos si dica per i rimanenti pronomi. Essi sono: {lw} 2
a
sing.; {

D } 3
a

sing.; {llml } 1
a
pl.; {lwlp} 2
a
pl.; {

D lm} 3
a
pl.
Pronomi enfatici indipendenti. Per maggiore enfasi

{?l} pu essere sostituito con

{??l}. Es.
chi va l? io

{?l} chi? io

{??l}. Si pensi al latino Quis est? (Chi ?) ego
(io) Quis? (chi?) Egomet (io in persona). La stessa cosa si dica dei rimanenti pronomi.
Pronomi nominali indipendenti. Questo insieme caratterizzato dal fatto che i pronomi personali
hanno una funzione nominale come si pu vedere dai prefissi dellarticolo dimostrativo (t , t,
) e dalla posizione dei pronomi che seguono il verbo in un enunciato: es.

{t ? l} io, me;
{tlw} tu;

{tD} egli, lui , gli;

{D} ella, lei, le, la;

{tD} esso; {tl lml }
noi, ci; {tl wlp} voi, vi;

{tD lm} essi, loro (m.);

{D lm} esse, loro (f.);

{yuD lm} o

{yuD lm} loro (genere non specificato);

{? l tl} loro (genere non specificato
ma noto al parlante).
Pronomi soggetto non subordinati. I pronomi appartenenti a questinsieme sono usati in un
enunciato prevalentemente col primo verbo. Siano Vi e Vt sigle rispettivamente per i verbi
intransitivi e transitivi. Abbiamo
Col Vi Col Vt Dinanzi al verbo Traduzione
cl cl cl io
cx
w
cx
w
cx
w
tu
nessuna aggiunta s l egli,lei,
esso, loro
ct ct ct noi
cp cp cp
voi
Pronomi nominali legati al verbo attivo. Si tratta di pronomi uniti al verbo dopo suffissi di controllo
transitivi e prima di pronomi suffissi soggetto. Si veda la seguente tavola concernente i pronomi
suffissi oggetto nel caso di un modo attivo:
Dopo {-()T}, {mT},
{x
y
}, o { ()ls}

Dopo {l} o {sT}

Traduzione
-x
y
-x
y
me
-m m te
nessuna aggiunta x
w
lui, lo, lei, la,
esso, loro, li, le
-lx
w
lx
w
noi
l l voi
Questi pronomi oggetto ricorrono soltanto dopo i transitivizzatori di controllo: ()T fare di
proposito a qualcuno qualcosa; mT accadere di fare unazione che non riguarda direttamente
qualcuno o qualcosa; l fare accidentalmente, accadere/gestire di fare a qualcuno qualcosa; sT
causare, fare che qualcuno compia qualcosa. Questi significati spesso non sono tradotti
direttamente ma sono contenuti nel senso del verbo stesso.
76
Si vedano i seguenti suffissi di
controllo e oggetto:
Traduzione Propositivamente accidentalmente causativamente
me x
y
lx
y
s x
y

te m lm s m
lui, lo, lei, t lx
w
stx
w


75
B. D. GALLOWAY, Upriver Halkomelem, Berkeley/Los Angeles/London, 1993, p. 171.
76
Op. cit., 177.
la, loro
ci tl x
w
ll x
w
stll x
w

vi tl ll stl
Pronomi soggetto congiuntivi. Questi pronomi ricorrono con w (se, quando), e con i verbi
dopo il verbo negativo ?we (non essere. Si veda la seguente tavola:
Traduzione Insieme a (dopo i verbi non
terminanti in /i/)
Insieme b (dopo i verbi
terminanti in /i/)
io


l
-el in ll o
?
l
tu x
w
x
w


lx
w


?
x
w

egli,lei, esso,
loro
s s ls
?
s
noi t t lt
?
t
voi lp

p p lp
?
p
Pronomi oggetto passivi. I pronomi oggetto passivi sono usati quando la persona coinvolta
nellazione non sta facendo lazione ma lha fatta a lui. La persona che compie lazione non
mai espressa nel verbo.
77
I pronomi oggetto passivi sono:


lm io
m tu
m egli, ella, esso, loro
l x
w
s noi
lm voi

3.16 Epilogo
Di fronte alla stratificazione delle forme e delluso dei pronomi personali, che si situano tra i due
estremi della lingua cinese da un lato e dellUpriver Halkomelem dallaltro, si sarebbe tentati di
condividere lipotesi di Sapir-Worf: ogni lingua e di conseguenza ogni cultura sarebbe prigioniera
delle proprie strutture grammaticali. Tutte le culture sarebbero tanti compartimenti stagno irrelati.
fondata questa ipotesi? E se lo , fin dove valida? I capitoli che seguono intendono dare una
risposta.


CAPITOLO QUARTO - LA FONDAZIONE DELLA LOGICA TRANSCULTURALE DEI
PRONOMINALI PERSONALI
4.1 Dalla grammatica alla fondazione della logica transculturale dei pronominali personali
Per scoprire le funzioni pronominali transculturali, cio i pronominali che innervano le varie lingue,
quali che siano le differenze grammaticali che le caratterizzano, si devono spogliare di tutti gli
accidenti grammaticali le espressioni linguistiche in cui tali funzioni sono immanenti ed inoltre si
deve scavare sotto le varie forme dei pronomi personali di cortesia si pensi al Lei italiano, al
Vous francese, al Sie tedesco, al nn cinese, per non parlare dei pronomi di cortesia del
tailandese e del giapponese! il pronominale personale allo stato puro, non contaminato dalle
regole della buona educazione. Non si dimentichi che i romani antichi davano il tu anche
allimperatore, e questo non solo nellet del principato ma perfino in quella del dominato. Le
definizioni concernenti i pronominali dal punto di vista transculturale saranno perci delle
definizioni minimali, ossia conterranno soltanto quellelemento che non solo trova de facto, ma
deve trovare de jure riscontro in tutte le lingue, non solo usate in passato o attualmente parlate, ma
logicamente possibili.
4.2 Definizioni e logica della funzione pronominale personale
Si visto sopra che conviene distinguere tra pronome personale e pronominale personale. Mentre il
pronome personale una parte del discorso rilevante dal punto di vista grammaticale, il
pronominale una funzione logica che, oltre ad essere espressa dal pronome, pu essere espressa da

77
Op. cit., p. 187.
altre parti del discorso.
Si gi visto nel capitolo precedente che il pronominale pu essere immanente in altre parti del
discorso e addirittura non apparire. In prestamelo immanente il pronominale tu. Ma vi
ancora qualche considerazione da fare. Vi sono delle lingue che mancano dei pronominali personali
di terza persona dal punto di vista grammaticale. Questo ha indotto alcuni studiosi a negarne
luniversalit,
78
ma tali studiosi hanno adottato criteri grammaticali non logici. In tali lingue non
manca la funzione logica dei pronominali di terza persona, ma esercitata da altre parti del
discorso, ad es. dai pronominali dimostrativi. Si pensi al giapponese. Si tratta perci di universali
logici e non di universali linguistici. Non si dimentichi che neppure lavverbio della negazione un
universale, ma universale la funzione di negazione che in alcune lingue si esprime con un
avverbio, come ad es. nellitaliano, in altre modificando il verbo, come ad es. nel giapponese
79
o
nello swahili.
80

Parliamo inoltre di pronominale personale in generale e di pronominali di prima, di seconda e di
terza persona singolare, a partire dai quali si definiscono quelli via via pi complessi.
Le definizioni dei pronominali di prima, seconda e terza persona singolare e la logica dei
pronominali di prima, seconda e terza persona procedono in ordine inverso. La definizione del
pronominale di prima persona singolare la pi semplice, quella del pronominale di terza singolare
la pi complessa; la logica transculturale dei pronominali di terza persona , al contrario, la pi
semplice e la logica transculturale dei pronominali di prima persona la pi difficile.
Proceder nelle indagini che seguono proprio nello stesso ordine: prima definir i pronominali
singolari a partire da quello di prima persona, in seguito costruir le tavole logiche a partire dai
pronominali di terza persona.
4.3 Pronominali personali indipendenti e argomenti pronominali immanenti in altre parti del
discorso
Nel capitolo precedente si visto che largomento pronominale pu essere immanente in altre parti
del discorso. Siccome ai fini della presente indagine, che la fondazione della logica pragmatica
transculturale, dobbiamo analizzare i pronominali in quanto argomenti di funzioni enunciative, sar
sufficiente in questa sede esaminare le varie funzioni contenute nei verbi a cominciare da quella pi
semplice, che caratterizza le lingue tonali a quelle via via sempre pi articolate che
contraddistinguono le altre lingue fino ad arrivare a quelle di maggiore complessit, che, per ci che
concerne il tema che stiamo trattando, sono, tra le lingue conosciute, le lingue semitiche.
Siano le seguenti funzioni:


= funzione verbale


= funzione modale
t


= funzione temporale

78
Nelle due prime persone, sono impliciti sia una persona, sia un discorso su questa persona. Io designa chi parla e
implica nello stesso tempo un enunciato sul conto di io: dicendo io, non possono (sic!) non parlare di me. Nella
seconda persona, tu necessariamente designato da io e non pu essere pensato al di fuori di una situazione posta
a partire da io; e, nello stesso tempo, io enuncia qualcosa come predicato di tu. Per la terza persona, s
enunciato un predicato, ma soltanto al di fuori dell io-tu; questa forma cos tenuta fuori dalla relazione con la
quale si specificano io e tu. Di conseguenza, viene posta in dubbio la legittimit di questa forma in quanto
persona., . BENVENISTE, Problmes de linguistique gnrale, Paris, 1966; trad. it., Problemi di linguistica
generale, a cura di M. V. Giuliani, Milano, 1971, p. 272.
79
M. MALATESTA, Classical Logic as a Formal Transcultural System. The Case of Agglutinant Languages: Japanese,
cit., pp. 32-34.
80
M. MALATESTA, Classical Logic as a Formal Transcultural System. The Case of Bantu Languages: Swahili, pp. 32-
33.
n


= funzione del numero grammaticale dei
pronominali personali
g


= funzione del genere grammaticale dei
pronominali personali.
Siano

v
1
,

v
2
,

v
3
,

v
4
,

v
5
simboli rispettivamente dei verbi di grado 1, 2, 3, 4, 5. Si veda il
seguente prospetto:

v
1
=
v

(e.g. cinese)

v
2
=
v
+
m

(e.g. tendenza nel cinese)

v
3
=
v
+
m
+
t

(e.g. giapponese)

v
4
=
v
+
m
+
t
+
n

(e.g. greco classico, latino,
tedesco)

v
5
=
v
+
m
+
t
+
n
+
g


(e.g. lingue semitiche)
Linterpretazione del prospetto non offre difficolt:


v
1
il verbo espresso senza temporalit, senza modalit, senza la flessione che serve ad
individualizzare il pronominale col rispettivo numero grammaticale, senza il contrassegno del genere
grammaticale che a sua volta contrassegna il pronominale;


v
2
il verbo in cui viene espressa la modalit ma nel quale non vengono espressi la
temporalit, la flessione che serve ad individualizzare il pronominale col rispettivo numero
grammaticale, il genere grammaticale che contrassegna il pronominale;


v
3
il verbo in cui vengono espresse la modalit e la temporalit, ma non vengono espressi
n il pronominale col rispettivo numero grammaticale, n il genere grammaticale che contrassegna
questultimo;


v
4
il verbo in cui vengono espressi la modalit, la temporalit ed il pronominale col
rispettivo numero grammaticale, ma in cui non viene espresso il genere grammaticale che
contrassegna questultimo;


v
5
il verbo in cui vengono espressi la modalit, la temporalit, il pronominale col
rispettivo numero grammaticale ed il genere grammaticale che lo contrassegna.
Qui si devono fare alcune considerazioni.
In primo luogo il lettore potr costatare che vi unanalogia tra la classificazione dei verbi ora fatta
e quella aristotelica dei concetti. Come nel caso di Aristotele la definizione di un concetto (specie)
si fa ricorrendo al genere prossimo e alla differenza specifica, qui la classificazione di un verbo per
gradi si fa aggiungendo una nuova funzione al verbo di grado immediatamente precedente e perci
pi povero.
In secondo luogo, come nel caso della logica aristotelica estensione e comprensione dei concetti
procedono in ragione inversa: a mano a mano che diminuisce lestensione aumenta la comprensione
o intensione (intensione con la s), e, viceversa, a mano a mano che diminuisce la comprensione
aumenta lestensione; una cosa analoga si verifica nel caso che stiamo trattando. La funzione
verbale
v
quella che ha la massima estensione infatti immanente nei verbi di qualsiasi
grado ed perci una funzione verbale translinguistica e transculturale, tutte le altre appartengono
ad una lingua o ad un determinato gruppo di lingue ma non a tutte. Le altre funzioni qui sopra
esaminate non sono pi transculturali ma sono relative a determinate culture ed in quanto tali
fondano le diverse tipologie grammaticali e concernono gli universali linguistici grammaticali che, a
differenza di quelli logici che sono transculturali, contraddistinguono i vari gruppi di lingue ma non
ogni lingua.
In terzo luogo vi una differenza tra i verbi di grado n (1n3) cio

v
1
,

v
2
,

v
3
e quelli di
grado m (4m5) cio

v
4
,

v
5
. Infatti mentre nei secondi largomento pronominale pu
essere omesso in quanto gi immanente nel verbo, nei primi ci non possibile, salvo che, in base
alle regole grammaticali, non si evinca dal contesto di quale persona grammaticale si stia parlando.
La norma generale per che in queste lingue il pronominale deve essere espresso. Mentre in
italiano si pu dire amo i libri, ami i libri, in cinese ci non possibile ma si dovr dire

w
(
o i
shu (= io amare libro/i, o meglio io am libr;

n
(
i shu (= tu amare libro/i, o meglio tu
am libr).
4.4 Prolegomeni alle definizioni concernenti i pronominali singolari
Per motivi di chiarezza e di comprensibilit anche per i lettori che non hanno una dimestichezza con
le formule, che nel caso in esame sono estremamente lunghe e complesse, qui adotter il criterio di
simbolizzazione parziale, analogo a quello usato da Russell in On Denoting (1905) o a quello scelto
da Bochenski in Formale Logik (1956).
81
Per le corrispondenti espressioni totalmente simbolizzate
rinvio allappendice del secondo volume. Anzi in questa sede proceder in due momenti: far
unindagine preliminare informale in cui si fanno esemplificazioni ricorrendo a lingue attualmente
parlate, poi unindagine transculturale rigorosa anche se simbolizzata solo parzialmente.
necessario, in linea preliminare, fissare anche un rigoroso metalinguaggio. Siccome adoperer nel
metalinguaggio verbi transitivi, intransitivi e riflessivi mi atterr alla seguente terminologia:
LINGUAGGIO VERBI
INTRANSITIVI
VERBI
TRANSITIVI
VERBI
RIFLESSIVI
LINGUAGGIO
MENTALE
pensa dice mentalmente si rivolge
mentalmente a
LINGUAGGIO
ORALE
parla dice oralmente

si rivolge
oralmente a
LINGUAGGIO
GRAFICO
scrive dice graficamente si rivolge
graficamente a
Si tratta di una forzatura linguistica ma indispensabile se si vuole marcare la differenza tra: latto
linguistico espresso dai verbi pensa, parla e scrive; il contenuto dellatto linguistico, non
ancora determinato dallintenzionalit, introdotto dalle locuzioni dice mentalmente, dice
oralmente, dice graficamente; la persona o lanimale o la cosa (oppure le persone o gli animali o
le cose) cui ci si rivolge quando si dialoga interiormente senza muovere le labbra, si dialoga
oralmente, si dialoga per iscritto. Si useranno nei tre casi rispettivamente le locuzioni: si rivolge
mentalmente a, si rivolge oralmente a, si rivolge graficamente a. Si tenga infine
presente che in luogo di dice oralmente spesso user lespressione dice verbalmente, ed in
luogo di si rivolge oralmente a adotter anche lespressione di si rivolge verbalmente a: si
tratta infatti di locuzioni metalinguistiche sinonime.
Per ogni pronominale personale singolare si devono distinguere due tipi di definizioni: la
definizione del denotato e le definizioni del senso. Infatti poich il senso, oltre che immanente in
una rappresentazione mentale, pu essere espresso in parole pronunciate con gli organi di fonazione
ed in parole scritte, vi saranno tre definizioni di senso per ogni pronominale personale singolare. A
partire da queste definizioni si dar la definizione di senso transculturale.
La distinzione tra il denotato di un pronominale ed il suo senso di fondamentale importanza, se si
vuole comprendere che cosa avviene concretamente nelluso linguistico dei pronominali, dal
momento che in alcune lingue, ad es. larabo, viene usata la forma verbale maschile duale di terza
persona, il cui senso originario quello di denotare una coppia di uomini, anche per le coppie miste,
le coppie cio costituite cio da una donna e da un uomo. In questo caso abbiamo un denotato
intenzionale primario costituito da una coppia di due uomini ed un ambito di denotazione pi esteso.
Vi cio una discrepanza nelluso tra il senso di un pronominale e lambito di riferimento, cio

81
Si confronti la definizione delle descrizioni definite individuali disseminata e discussa nellintero articolo On
Denoting, (Mind, 14, 1905, pp. 479-493; Sulla denotazione, trad. it. di S. Zecchi, in La struttura logica del
linguaggio, a cura di A. Bonomi, Milano, 1973, pp. 179-195) con la Def. *14.01, rigorosamente simbolizzata senza
ausilio del linguaggio della vita quotidiana, dei Principia Mathematica, Cambridge, 1927, Vol. I, p. 175. Alla stessa
maniera si confrontino i quattro capitoli della Seconda Parte di J. M. BOCHENSKI, Formale Logik, (trad. it. cura di A.
Conte, La logica formale, vol. I, Dai presocratici a Leibniz, cit. pp. 43-195) con lintero volume Ancient Formal
Logic, Amsterdam, 1951, dello stesso Autore. Mentre la prima opera accessibile anche a chi digiuno di logica
simbolica, il secondo, anche se scritto ed edito cinque anni prima, non lo assolutamente dato il suo rigore tecnico.

lambito di variabilit su cui si muove la funzione pronominale medesima. Siffatta discrepanza non
ha luogo quando i pronominali non sono contrassegnati dal genere grammaticale.
Per meglio far comprendere le definizioni transculturali dei denotati e dei sensi dar delle
definizioni preliminari valide per i soli pronominali della lingua italiana. Una volta costatato che
siffatte definizioni valgono anche per i pronominali di altre lingue saranno date le definizioni
rigorose transculturali che innervano tutte le lingue.
4.5 Definizioni informali concernenti il pronominale di prima persona singolare
Il denotato del pronominale personale di prima persona singolare eguale per definizione a un x
1
,
che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e dice mentalmente io e intende che io si riferisce a x
1
,
allora io denota x
1
; e se x
1
parla e dice oralmente io e intende che io si riferisce a x
1
, allora
io denota x
1
; e se x
1
scrive e dice graficamente io e intende che io si riferisce a x
1
,
allora io denota x
1
.
Il senso di io quello di denotare l x
1
che pensa e dice mentalmente io e intende che io denota
x
1
;
Il senso di io quello di denotare l x
1
che parla e dice verbalmente io, e intende che io
denota x
1
;
Il senso di io quello di denotare l x
1
che scrive e dice graficamente io, e intende che
io denota x
1
.
Mi si chieder quale sia il senso del pronome personale io. La risposta semplice: quello
immanente sia in io, sia in io, sia infine in io quando ciascuna di queste tre espressioni
linguistiche (la linguistico-mentale, la linguistico-orale, la linguistico-scritta) viene intesa come
diretta a denotare nel pensiero di chi pensa: se stesso che pensa; sulla bocca di chi parla: se stesso
che parla; in uno scritto di chi scrive: se stesso che scrive.
Ho fatto il presente discorso usando la lingua italiana sia come linguaggio oggetto sia come
metalinguaggio. Ma il discorso funziona ugualmente se, pur conservando come metalinguaggio
litaliano, adotto come linguaggio oggetto il tedesco, il francese, il cinese o il giapponese, o unaltra
lingua a piacere in cui il pronominale di prima persona singolare non contrassegnato dal genere
grammaticale. Infatti il discorso fila se io sostituisco in tutte le ricorrenze io, io, io,
rispettivamente con ich, ich, ich, con je, je, je oppure rispettivamente con

w
(
o ,


w
(
o ,

w
(
o , o con watashi, watashi, watashi. La stessa cosa vale se il discorso
metalinguistico viene fatto in una lingua diversa dallitaliano.
4.6 Definizioni informali concernenti il pronominale di seconda persona singolare
Il denotato della funzione pronominale di seconda persona singolare eguale per definizione a un
x
2
, tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e si rivolge mentalmente a
x
2
e dice mentalmente tu e intende che tu si riferisce a x
2
, allora tu denota x
2
; e se x
1
parla e si
rivolge oralmente a x
2
e dice oralmente tu e intende che tu si riferisce a x
2
, allora tu
denota x
2
; e se x
1
scrive e si rivolge graficamente a x
2
e dice graficamente tu e intende che
tu si riferisce a x
2
, allora tu denota x
2
.
Il senso di tu quello di denotare un x
2
da parte di un x
1
che pensa e si rivolge mentalmente a x
2

e dice mentalmente tu e intende che tu denota x
2
;
Il senso di tu quello di denotare un x
2
da parte di un x
1
che parla e si rivolge oralmente a x
2
e
dice oralmente tu e intende che tu denota x
2
;
Il senso di tu quello di denotare un x
2
da parte di un x
1
che scrive e si rivolge graficamente a
x
2
e dice graficamente tu e intende che tu denota x
2
.
4.7 Definizioni informali concernenti il pronominale di terza persona singolare
Il denotato della funzione pronominale di terza persona singolare eguale per definizione a un x
3

tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e non si rivolge mentalmente a
x
3
e dice mentalmente esso e intende che esso si riferisce a x
3
, allora esso denota x
3
; e se x
1

parla e non si rivolge oralmente a x
3
e dice oralmente esso e intende che esso si riferisce a x
3
,
allora esso denota x
3
; e se x
1
scrive e non si rivolge graficamente a x
3
e dice graficamente
esso e intende che esso si riferisce a x
3
, allora esso denota x
3
.
Il senso di esso quello di denotare un x
3
da parte di un x
1
che pensa e non si rivolge
mentalmente a x
3
e dice mentalmente esso e intende che esso denota x
3
;
Il senso di esso quello di denotare un x
3
da parte di un x
1
che parla e non si rivolge oralmente
a x
3
e dice oralmente esso e intende che esso denota x
3
;
Il senso di esso quello di denotare un x
3
da parte di un x
1
che scrive e non si rivolge
graficamente a x
3
e dice graficamente esso e intende che esso denota x
3
.
Il lettore si sar meravigliato del perch ho usato esso, esso, esso, e non altre forme
pronominali di terza persona. La risposta facile. Dal momento che vi sono lingue che hanno un
unico pronome di terza persona per gli uomini, per le donne, gli animali e le cose per es. il
tibetano, il tailandese si deve trovare un universale translinguistico nel quale non sia rilevante il
genere. Poich nella lingua italiana il pronome personale pi vicino alla forma transculturale
quello che, pur essendo di genere maschile, un retaggio del neutro latino, lho preferito ad altre
forme, cos come Peano aveva scelto limperativo, come forma grammaticale pi vicina al tema
verbale, per il latino sine flexione.
Fatte queste considerazioni necessario creare un rigoroso linguaggio oggetto, ed un altrettanto
rigoroso metalinguaggio, mentre la lingua italiana continuer ad assolvere la funzione di
metametalinguaggio. Si pensi a certi contesti della Summa logicae di Ockham.
82

4.8 Definizioni rigorose del denotato e del senso del pronominale di prima persona singolare
User i seguenti simboli:
I
1
per il denotato del pronominale di prima persona singolare, o, se si preferisce, per il pronominale
di prima persona singolare preso in supposizione formale;
| I
1
| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare) immanente nella
rappresentazione mentale di chi pensa, cio lintentio intendens mentalis diretta al soggetto
medesimo che pensa;
|| I
1
|| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare) immanente nella lingua
parlata di chi parla, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto medesimo che parla;
||| I
1
||| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare) immanente nella lingua
scritta di chi scrive, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto medesimo che scrive.
Si tenga inoltre presente quanto segue:
I
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
1
quanto a | I
1
|, a || I
1
||, a
||| I
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
1
quanto a | I
1
|, a || I
1
||, a
||| I
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a I
1
quanto a | I
1
|, a || I
1
||, a
||| I
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
Dopo questo lungo tirocinio possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
I
1
=
df
un x
1
, che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e dice mentalmente I
1
e intende che I
1
si
riferisce a x
1
, allora I
1
denota x
1
; e se x
1
parla e dice oralmente I
1
e intende che I
1
si
riferisce a x
1
, allora I
1
denota x
1
; e se x
1
scrive e dice graficamente I
1
e intende che
I
1
si riferisce a x
1
, allora I
1
denota x
1
.
| I
1
| =
df
lintentio intendens mentalis I
1
, cio non espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione o scritte, tale che esiste almeno un x
1
che pensa e dice mentalmente I
1
e intende che

82
In un corso universitario sui testi di Ockham dovetti usare tre simbologie distinte: una per il linguaggio oggetto, una
per il metalinguaggio ed una per il meta-metalinguaggio oltre alla lingua italiana che costituiva il meta-meta-
metalinguaggio.
I
1
denota x
1
;
|| I
1
|| =
df
lintentio intendens oralis I
1
, cio lintentio intendens espressa in parole con gli organi
di fonazione, tale che esiste almeno un x
1
che parla e dice verbalmente I
1
e intende che I
1

denota x
1
;
||| I
1
||| =
df
lintentio intendens scripta I
1
, cio lintentio intendens espressa in parole scritte, tale
che esiste almeno un x
1
che scrive e dice graficamente I
1
e intende che I
1
denota x
1
.
A questo punto siamo in grado di definire rigorosamente il senso transculturale del pronominale di
prima persona.
Sia I
1
un simbolo per il senso transculturale del pronominale di prima persona singolare. Abbiamo
la seguente definizione: I
1
=
df
| I
1
| || I
1
|| ||| I
1
|||
Il senso transculturale del pronominale di prima persona singolare quindi eguale per definizione
allintersezione dellintentio intendens mentalis, dellintentio intendens oralis e dellintentio
intendens scripta, di un x
1
, che pensa o parla o scrive, diretta a denotare se stesso, quali che siano le
lingue non solo attestate storicamente ma logicamente possibili, prescindendo dal genere
grammaticale, dai casi obliqui, dalla posizione che il pronominale di prima persona assume
allinterno di una lingua (prefisso, infisso, suffisso), dal sesso di chi pensa, parla e scrive, dalle
regole grammaticali e dagli usi e convenzioni sociali. Si tratta cio di quella parte di senso comune
non solo a |io|, ||io||, |||io|||, a |me|, ||me||, |||me|||, a |mi|, ||mi||, |||mi||| dei parlanti la lingua italiana; a
|ich|, ||ich||, |||ich|||, a |meiner|, ||meiner||, |||meiner|||, a |mir|, ||mir||, |||mir|||, a |mich|, ||mich||, |||mich|||
dei parlanti la lingua tedesca; a |je|, ||je||, |||je|||, a |me|, ||me||, |||me|||, a |moi|, ||moi||, |||moi||| dei
parlanti la lingua francese; a |

w
(
o |, ||

w
(
o ||, |||

w
(
o ||| dei parlanti la lingua cinese; a |watashi|,
||watashi||, |||watashi||| dei parlanti la lingua giapponese; ma comune anche a |boku|, ||boku||,
|||boku|||, astraendo dal riferimento al sesso e allet, con cui rispettivamente pensano, si esprimono
verbalmente e comunicano per iscritto i giovani maschi giapponesi; a |ore|, ||ore||, |||ore|||, astraendo
dal riferimento al sesso e allet, con cui rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e
comunicano per iscritto gli adulti maschi giapponesi; a |pom|, ||pom||, |||pom|||, astraendo dal
riferimento al sesso e agli usi socio-culturali, con cui rispettivamente pensano, si esprimono
verbalmente e comunicano per iscritto gli uomini tailandesi con superiori e forestieri; a |di-
cin|, ||di-cin||, |||di-cin|||, astraendo dal riferimento al sesso e agli usi socio-culturali, con cui
rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto le donne tailandesi
con superiori e forestieri. E si potrebbe continuare con le lingue bantu, collUpriver Halkomelem e
cos via. Basta considerare il pronominale di prima persona singolare astraendo da tutti gli accidenti
grammaticali e dalle forme di cortesia.
4.9 Definizioni rigorose del denotato e del senso del pronominale di seconda persona singolare
User i seguenti simboli:
II
1
per il denotato del pronominale di seconda persona singolare, o, se si preferisce, per il
pronominale di seconda persona singolare preso in supposizione formale;
| II
1
| per il pensato (il senso del pronominale di seconda persona singolare) immanente nella
rappresentazione mentale di chi pensa, cio lintentio intendens mentalis diretta al soggetto cui il
pensante si rivolge pensando;
|| II
1
|| per il pensato (il senso del pronominale di seconda persona singolare) immanente nel parlato
di chi parla, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto cui il parlante si rivolge parlando;
||| II
1
||| per il pensato (il senso del pronominale di seconda persona singolare) immanente nello scritto
di chi scrive, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto cui lo scrivente si rivolge
scrivendo.
Si tenga presente inoltre che:
II
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
1
quanto a | II
1
|, a || II
1
||, a
||| II
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
1
quanto a | II
1
|, a || II
1
||, a
||| II
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a II
1
quanto a | II
1
|, a || II
1
||,
a ||| II
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
Dopo questo lungo tirocinio possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
II
1
=
df
un x
2
, tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e si rivolge
mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
1
e intende che II
1
si riferisce a x
2
, allora II
1
denota
x
2
; e se x
1
parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice oralmente II
1
e intende che II
1
si riferisce
a x
2
, allora II
1
denota x
2
; e se x
1
scrive e si rivolge graficamente a x
2
e dice graficamente II
1

e intende che II
1
si riferisce a x
2
, allora II
1
denota x
2
.
| II
1
| =
df
lintentio intendens mentalis II
1
, tale che vi almeno un x
2
, vi almeno un x
1
che pensa e
si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
1
e intende che II
1
denota x
2
;
|| II
1
|| =
df
lintentio intendens oralis II
1
, tale che vi almeno un x
2
, vi almeno un x
1
che parla e
si rivolge oralmente a x
2
e dice oralmente II
1
e intende che II
1
denota x
2
;
||| II
1
||| =
df
lintentio intendens scripta II
1
, tale che vi almeno un x
2
, vi almeno un x
1
che
scrive e si rivolge graficamente a x
2
e dice graficamente II
1
e intende che II
1
denota x
2
.
Analogamente a quanto si fatto sopra per il pronominale singolare di prima persona singolare si
pu dare una definizione rigorosa del senso transculturale del pronominale di seconda persona
singolare.
Sia II
1
il simbolo del senso transculturale del pronominale di seconda persona singolare. Abbiamo
la seguente definizione: II
1
=
df
| II
1
| || II
1
|| ||| II
1
|||
Analogamente a quanto si visto sopra a proposito della definizione del senso transculturale del
pronominale di prima persona singolare, il senso transculturale del pronominale di seconda persona
singolare eguale per definizione allintersezione dellintentio intendens mentalis, dellintentio
intendens oralis e dellintentio intendens scripta, di un un x
1
che pensa o parla o scrive, diretta a
denotare un x
2
, a cui un x
1
si rivolge mentalmente o verbalmente o graficamente, quali che siano le
lingue non solo attestate storicamente ma logicamente possibili, prescindendo dal genere
grammaticale, dai casi obliqui, dalla posizione che il pronominale di seconda persona assume
allinterno di una lingua (prefisso, infisso, suffisso); dal sesso di chi pensa, parla e scrive; dal fatto
che ci si rivolga mentalmente, verbalmente o graficamente a una persona umana, ad un animale si
rammenti Il bove di Carducci o a una cosa si pensi Alla luna o ai primi venti versi del Canto
notturno di un pastore errante dellAsia di Leopardi . Si deve prescindere infine dal sesso della
persona o dellanimale a cui ci si rivolge, dalle regole grammaticali che governano una data lingua e
dagli usi e convenzioni che regolano i rapporti sociali. Si tratta quindi di quella parte di senso
comune non solo a |tu|, ||tu||, |||tu|||, a |te|, ||te||, |||te|||, a |ti|, ||ti||, |||ti||| dei parlanti la lingua italiana; a
|du|, ||du||, |||du|||, a |deiner|, ||deiner||, |||deiner|||, a |dir|, ||dir||, |||dir|||, a |dich|, ||dich||, |||dich||| dei
parlanti la lingua tedesca; a |tu|, ||tu||, |||tu|||, a |te|, ||te||, |||te|||, a |toi|, ||toi||, |||toi||| dei parlanti la lingua
francese; a |

n
(
|, ||

n
(
||, |||

n
(
||| dei parlanti la lingua cinese; a |anata|, ||anata||, |||anata||| dei parlanti la
lingua giapponese; ma comune anche a |kimi|, ||kimi||, |||kimi|||, astraendo dal riferimento al sesso ed
allet, con cui rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto i
giovani maschi giapponesi; a |omae|, ||omae||, |||omae|||, astraendo dal riferimento al sesso e allet,
con cui rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto gli adulti
maschi giapponesi; a |kun|, ||kun||, |||kun|||, astraendo dagli usi socio-culturali, con cui
rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto uomini e donne
tailandesi con superiori e forestieri; a |than|, ||than||, |||than|||, astraendo dagli usi socio-culturali, con
cui rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto uomini e donne
tailandesi con superiori di riguardo; a |atta h |, ||atta h ||, |||atta h |||, con cui ci si rivolge
rispettivamente pensando, parlando e scrivendo ad un essere di sesso maschile nellebraico biblico,
astraendo dal sesso di questultimo e dal genere grammaticale del pronominale; a |att|, ||att||,
|||att|||, con cui ci si rivolge rispettivamente pensando, parlando e scrivendo ad un essere di sesso
femminile nellebraico biblico, astraendo dal sesso di questultimo e dal genere grammaticale del
pronominale. La stessa cosa pu e deve dirsi dei pronominali di seconda persona della lingua araba,
e cos via.
4.10 Definizioni rigorose del denotato e del senso del pronominale di terza persona singolare
User i seguenti simboli:
III
1
per il denotato del pronominale di terza persona singolare, o, se si preferisce, per il pronominale
di terza persona singolare preso in supposizione formale;
| III
1
| per il pensato (il senso del pronominale di terza persona singolare) immanente nella
rappresentazione mentale di chi pensa, cio lintentio intendens mentalis diretta ad un soggetto
(persona, animale o cosa), cui il pensante non si rivolge mentalmente ma cui si riferisce pensando;
|| III
1
|| per il pensato (il senso del pronominale di terza persona singolare) immanente nel parlato di
chi parla, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto cui il parlante non ci si rivolge
oralmente ma cui si riferisce parlando;
||| III
1
||| per il pensato (il senso del pronominale di terza persona singolare) immanente nello scritto
di chi scrive, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto cui lo scrivente non si rivolge
graficamente ma cui si riferisce scrivendo.
Si tenga presente, inoltre, quanto segue:
III
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
1
quanto a | III
1
|, a
|| III
1
||, a ||| III
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
1
quanto a | III
1
|, a || III
1
||,
a ||| III
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a III
1
quanto a III
1
, a
III
1
, a III
1
e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
A questo punto possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
III
1
=
df
un x
3
, tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e non si rivolge
mentalmente a x
3
e dice mentalmente III
1
e intende che III
1
si riferisce a x
3
, allora III
1
denota
x
3
; e se x
1
parla e non si rivolge oralmente a x
3
e dice oralmente III
1
e intende che III
1
si
riferisce a x
3
, allora III
1
denota x
3
; e se x
1
scrive e non si rivolge graficamente a x
3
e dice
graficamente III
1
e intende che III
1
si riferisce a x
3
, allora III
1
denota x
3
.
| III
1
| =
df
lintentio intendens mentalis III
1
, tale che vi almeno un x
3
, vi almeno un x
1
che pensa
e non si rivolge mentalmente ad un x
3
e dice mentalmente III
1
e intende che III
1
denota x
3
;
|| III
1
|| =
df
lintentio intendens oralis III
1
, tale che vi almeno un x
3
, vi almeno un x
1
che pensa
e non si rivolge verbalmente a x
3
e dice oralmente III
1
e intende che III
1
denota x
3
;
||| III
1
||| =
df
lintentio intendens scripta III
1
, tale che vi almeno un x
3
, vi almeno un x
1
che
scrive e non si rivolge graficamente ad un x
3
e dice graficamente III
1
e intende che III
1

denota x
3
.
Analogamente a quanto si fatto sopra per i pronominali di prima e di seconda persona singolare
possibile dare una definizione rigorosa del senso transculturale del pronominale di terza persona
singolare.
Sia III
1
il simbolo del senso transculturale del pronominale di terza persona singolare. Abbiamo la
seguente definizione: III
1
=
df
| III
1
| || III
1
|| ||| III
1
|||.
Analogamente a quanto si visto sopra a proposito della definizione del senso dei pronominali di
prima e di seconda persona singolare, il senso del pronominale di terza persona singolare eguale
per definizione allintersezione dellintentio intendens mentalis, dellintentio intendens oralis e
dellintentio intendens scripta, di un x
1
che pensa o parla o scrive diretta a denotare un x
3
a cui x
1

non si rivolge mentalmente o verbalmente o graficamente ma a cui si riferisce, quali che siano le
lingue non solo attestate storicamente ma logicamente possibili, prescindendo dal genere
grammaticale, dai casi obliqui, dalla posizione che il pronominale di terza persona assume
allinterno di una lingua (prefisso, infisso, suffisso); dal sesso di chi pensa, parla e scrive; dal fatto
che ci si riferisca mentalmente, verbalmente e graficamente a una persona umana, ad un animale o a
una cosa a cui per non ci si rivolge direttamente. Si deve prescindere infine dal sesso della persona
o dellanimale cui ci si riferisce, dalle regole grammaticali che governano una data lingua e dagli usi
e convenzioni che regolano i rapporti sociali. Si tratta quindi di quella parte di senso comune a
|egli|, ||egli||, |||egli|||, a |lui|, ||lui||, |||lui|||, a |lei|, ||lei||, |||lei|||, a |esso|, ||esso||, |||esso||| dei parlanti la
lingua italiana; a |er|, ||er||, |||er|||, a |seiner|, ||seiner||, |||seiner|||, a |ihm|, ||ihm||, |||ihm|||, ... a |sie|,
||sie||, |||sie|||, a |ihrer|, ||ihrer||, |||ihrer|||, a |ihr|, ||ihr||, |||ihr|||, dei parlanti la lingua tedesca, ecc. Lo
stesso dicasi per tutte le lingue che hanno il pronominale di terza persona singolare contrassegnato
dal genere grammaticale, che sono poi le pi numerose. Luniversale transculturale si consegue
attraverso un processo di degrammaticalizzazione e di deculturizzazione.
4.11 La logica transculturale dei pronominali
Si detto sopra che, mentre le definizioni del denotato e del senso del pronominale di terza persona
singolare sono le pi difficili, la logica del pronominale di terza persona che si delinea a partire da
quelle definizioni invece la pi semplice. Pertanto, una volta che sono state date le definizioni, si
dovr cominciare da questa. Si anche accennato sopra che si sarebbe lavorato con strumenti
matematici e precisamente con definizioni ricorsive e col calcolo combinatorio. Qui mi limito a
fissare le definizioni ricorsive. Comincio con le definizioni ricorsive delle coppie, delle triple, in
generale delle n-ple o meglio delle (n+1)-ple dei denotati del pronominale transculturale di terza
persona: III
2
= III
1
+ III
1
; III
3
= III
2
+ III
1
. In generale: III
n+1
= III
n
+ III
1
.
Le definizioni ricorsive dei denotati del pronominale transculturale di seconda persona sono pi
complesse, perch non solo esistono coppie, triple, h-ple, (h4), omogenee, cio costituite da soli
denotati dei pronominali di seconda persona, ma anche j-ple (j2) miste, costituite cio da denotati
di pronominali tanto di seconda che di terza persona.
Abbiamo quindi per le prime: II
2
= II
1
+ II
1
; II
3
= II
2
+ II
1
; in generale: II
n+1
= II
n
+ II
1
.
Le seconde sono pi complesse e si definiscono a partire dalle coppie: II
1
+ III
1
; III
1
+ II
1
.
Abbiamo quindi: II
2
+ III
1
= (II
1
+ II
1
) + III
1
; III
1
+ II
2
= III
1
+ (II
1
+ II
1
) e poi quelle pi
complesse come ad es. II
3
+ III
2
= (II
2
+ II
1
) + (III
1
+ III
1
).
importante sottolineare che come la definizione di una (n+1)-pla si fa aggiungendo un elemento
alla n-pla, cos la definizione di una f-pla mista costituita da g-ple miste si fa sommando le
definizioni delle singole g-ple.
Le definizioni ricorsive dei denotati del pronominale di prima persona sono le pi complesse, dal
momento che il pronominale di prima persona che ad essi diretto intenzionalmente interagisce con
quelli di seconda e di terza persona, e quindi le combinazioni cui ci si riferisce intenzionalmente
sono costituite non solo da un denotato del pronominale di prima persona, ma anche da denotati di
pronominali di seconda e/o di terza persona. Per fortuna il denotato del pronominale di prima
persona singolare pu ricorrere una sola volta in una n-pla.
A partire dalle coppie: I
1
+ II
1
; I
1
+ III
1
; II
1
+ I
1
; III
1
+ I
1
si costruiscono le triple. Abbiamo cos,
per esempio, I
1
+ II
2
= I
1
+ (II
1
+ II
1
); I
1
+ III
2
= I
1
+ (III
1
+III
1
)
Abbiamo poi le quadruple, le quintuple o le sestuple, come ad esempio la seguente
I
1
+ II
3
+ III
2
= I
1
+ (II
2
+ II
1
) + (III
1
+ III
1
) e poi le settuple e le ottuple, come ad esempio la
seguente: II
4
+ I
1
+ III
3
= (II
3
+II
1
) + I
1
+ (III
2
+III
1
) e cos via.
4.12 La logica transculturale dei pronominali di terza persona. La tavola T.3.1
Assegniamo una quadrupla numerica a ciascuna delle combinazioni dei denotati dei pronominali di
terza persona prescindendo sia dal loro sesso sia dal fatto che si tratti di esseri umani, di animali o di
cose. Assegniamo: al singoletto III
1
la quadrupla numerica 3.1.1.1; alla coppia III
1
+III
1
la
quadrupla numerica 3.1.2.1; alla tripla III
1
+III
1
+III
1
la quadrupla numerica 3.1.3.1.
Per analogia proseguiamo con le quadruple, le quintuple e cos via. In generale a ciascuna
combinazione di denotati di pronominali di 3
a
persona, non contrassegnati sotto il profilo del genere
grammaticale, viene assegnata una quadrupla numerica 3.1.n.1. In tale quadrupla la prima cifra, in
grassetto, cio 3, indica che si tratta di denotati del pronominale di terza persona; la seconda cifra,
in grassetto, sta ad indicare che si tratta della tavola transculturale (1 come seconda cifra qui e nelle
tavole seguenti il segno della transculturalit); la terza cifra denota il numero aritmetico degli
individui che costituiscono una data combinazione; la quarta cifra, 1 in caratteri normali, significa
che ha luogo una ed una sola combinazione in ogni n-pla.
Invece di III
1
+ III
1
conviene scrivere
III
1
III
1
, ed invece di III
1
+ III
1
+ III
1
conviene
scrivere
III
1
III
1
III
1
, e cos via. A questo punto possiamo costruire la tavola T.3.1. Il seguente solo uno
specimen della parte inferiore della tavola che, a partire dal basso, si estende allinfinito:

III
1

III
1

III
1

3.1.3.1

III
1

III
1

3.1.2.1

III
1

3.1.1.1
Tavola T.3.1
Su questa tavola di denotati dei pronominali di terza persona (intentiones intentae) si muovono i
sensi dei relativi pronominali transculturali immanenti nelle rappresentazioni mentali, nelle
espressioni orali ed in quelle scritte (intentiones intendentes) di tutte le lingue.
Si visto sopra come possa essere definito il senso transculturale del pronominale di terza persona
singolare: III
1
=
df
| III
1
| || III
1
|| ||| III
1
|||.
A partire da questa definizione pu essere definito il senso transculturale del pronominale di terza
persona duale: III
2
=
df
III
1
+ III
1
; di terza persona triale: III
3
=
df
III
2
+ III
1
; di terza persona
tettrale: III
4
=
df
III
3
+ III
1
e cos via.
Si noti ora che il senso transculturale del pronominale di terza persona duale immanente non solo
nel pronominale di terza persona duale del greco classico, dellarabo, del figiano ecc. ma anche nel
pronominale di terza persona plurale di tutte le lingue che distinguono le sole forme singolare e
plurale come litaliano, il francese, il tedesco, lo spagnolo ecc. Infatti la definizione del senso del
pronominale di terza persona plurale in queste lingue la seguente
III
pl 2
=
df


III
2
UIII
3
UIII
4
UIII
5
U... UIII
n
U...
che mostra come nel definiens del senso sia immanente il senso del duale anche se manca la
controparte linguistica.
Qui si vede la discrepanza tra la logica transculturale dei pronominali che unica in tutte le lingue e
le grammatiche delle varie lingue. Mentre le coppie, le triple, le quadruple ecc., cio le n-ple cui
sono diretti intenzionalmente i pronominali di terza persona di tutte le lingue restano le stesse, le
forme grammaticali dei pronominali che ad esse si riferiscono variano nelle varie lingue. chiaro
che nelle lingue che hanno il duale, ma non hanno forme pi complesse come il triale ecc. (es., il
greco classico, larabo), il plurale va definito come segue: III
pl 3
=
df

III
3
UIII
4
UIII
5
U... UIII
n
U...
Certamente in una lingua della vita quotidiana che fosse perfetta, come quella dellaritmetica, ad
ogni n-pla dovrebbe corrispondere un pronominale. Ma si tratterebbe di una complicazione
abnorme dal punto di vista linguistico e di unusura terribile per la mente, sicch ragioni di
economia hanno ridotto al minimo nelle varie lingue, dove pi dove meno, le forme grammaticali.
Comunque vi sempre una maniera rigorosa di esprimersi nelle lingue che mancano del duale, del
triale ecc. Basta ricorrere allaritmetica elementare. Si pu sempre dire Loro due cantano, Loro
tre vanno a spasso, Loro quattro giocano al tressette ecc., espressioni i cui pronominali hanno i
loro denotati intenzionali (intentiones intentae) rispettivamente nelle caselle 3.1.2.1, 3.1.3.1, 3.1.4.1,
ecc.
Una cosa analoga si dica per la definizione del senso transculturale del pronominale di terza persona
triale: III
3
=
df
III
2
+ III
1
, che, come si visto sopra, immanente nella definizione del plurale sia
delle lingue che fanno distinzione soltanto tra singolare e plurale, sia di quelle che fanno la
distinzione soltanto tra singolare, duale e plurale. Di conseguenza nelle lingue che hanno la forma
grammaticale del triale (es. il figiano) il plurale va definito come segue
III
pl 4
=
df

III
4
UIII
5
U... UIII
n
U... .
La logica transculturale dei pronominali di terza persona si muove sulla tavola sopra delineata
seguendo le regole della deduzione naturale poliadica.
83
Da esso canta e esso canta, si pu
dedurre loro due cantano. Da loro due cantano e loro tre cantano si pu dedurre loro cinque
cantano. Da loro sette cantano pu dedursi loro sei cantano, loro cinque cantano esso
canta. E cos via. Ho fatto un esempio nella lingua italiana usando la forma del pronominale
indeterminato di terza persona per meglio mettere in risalto la transculturalit, che emerge
eliminando tutti gli accidenti grammaticali come flessione verbale, modalit del verbo, genere
grammaticale, ecc. La transculturalit emerge in primo piano nelle lingue tonali, es. nel cinese, dove
non esistono accidenti grammaticali, o almeno sono ridotti al minimo, cosa che, duce Leibnitio,
colp il genio di Peano quando pens di costruire il latino sine flexione come lingua internazionale
eliminando tutti gli accidenti grammaticali.
84

4.13 La logica transculturale dei pronominali di seconda persona. La tavola T.2.1
Assegnata una quadrupla numerica al singolo elemento II
1
, assegniamo una quadrupla numerica a
ciascuna combinazione omogenea di denotati di pronominali di seconda persona non contrassegnati
dal genere grammaticale e a ciascuna combinazione mista di denotati di pronominali di seconda e di
terza persona tutti non contrassegnati dal genere grammaticale. Assegniamo:
al singoletto II
1
la quadrupla numerica 2.1.1.1;
alla coppia II
1
+II
1
la quadrupla numerica 2.1.2.1;
alla coppia II
1
+III
1
la quadrupla numerica 2.1.2.2;
alla coppia III
1
+II
1
la quadrupla numerica 2.1.2.3;
alla tripla II
1
+II
1
+II
1
la quadrupla numerica 2.1.3.1;
alla tripla II
1
+II
1
+III
1
la quadrupla numerica 2.1.3.2;
alla tripla III
1
+III
1
+II
1
la quadrupla numerica 2.1.3.7. E cos via.
Per analogia proseguiamo con le quadruple, le quintuple, le sestuple e cos via. In generale a
ciascuna combinazione di denotati di pronominali di 2
a
persona, non contrassegnati sotto il profilo
del genere grammaticale, viene assegnata una quadrupla numerica 2.1.n.i. In tale quadrupla la prima
cifra, in grassetto, 2, indica il pronominale di seconda persona; la seconda cifra, 1 sempre in
grassetto, , come gi sappiamo, il segno della transculturalit, fondamento, a sua volta, di ogni
tavola tipologica interculturale; la terza cifra denota il numero aritmetico degli individui che
costituiscono una data combinazione; la quarta cifra, il numero progressivo assegnato a ciascuna i-
pla (1ik), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo
combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui tale combinazione situata. In tal
modo noi abbiamo a che fare con un insieme numerabile. Scrivendo le suddette combinazioni in
verticale otteniamo uno specimen della parte inferiore della tavola, che, a partire dal basso, si

83
M. MALATESTA, An Extension of Gentzens Natural Deduction, Metalogicon (1989) II, pp. 1-32. Si tratta, come
dice il titolo del lavoro, di unestensione della deduzione naturale di Gentzen mediante lintroduzione di connettivi n-
adici (n1) in luogo di quelli diadici.
84
Sul fallimento del programma del logico e matematico cuneese, quello cio di adottare il latino sine flexione come
lingua ausiliare internazionale, ma sullimportanza dei suoi lavori per la soluzione di numerosi problemi si vedano i
seguenti lavori: M. MALATESTA, Algebra and Grammar: a Peanian Analysis of Everyday English, paper presented to
3
rd
International Symposium on Systems Research Informatics and Cybernetics, Baden-Baden (Germany), August, 12-
18 1991, Metalogicon (1992) V, pp. 19-38; ID., Leibniz and Peano: Linguistic Prospects and their Utilization in
Mechanic Intertranslation of Natural Languages, Metalogicon (1996) IX, pp. 93-104.
estende allinfinito:

II
1

II
1

II
1

2.1.3.1

II
1

II
1

III
1

2.1.3.2

II
1

III
1

II
1

2.1.3.3

III
1

II
1

II
1

2.1.3.4

II
1

III
1

III
1

2.1.3.5

III
1

II
1

III
1

2.1.3.6

III
1

III
1

II
1

2.1.3.7


II
1

II
1

2.1.2.1

II
1

III
1

2.1.2.2

III
1

II
1

2.1.2.3



II
1

2.1.1.1




Tavola T.2.1
Su questa tavola di denotati dei pronominali di seconda persona (intentiones intentae) si muovono i
sensi dei relativi pronominali transculturali immanenti nelle rappresentazioni mentali, nelle
espressioni orali ed in quelle scritte (intentiones intendentes) di tutte le lingue.
Si visto sopra come possa essere definito il senso transculturale del pronominale di seconda
persona singolare: II
1
=
df
| II
1
| || II
1
|| ||| II
1
||| e quello di terza persona singolare
III
1
=
df
| III
1
| || III
1
|| ||| III
1
|||.
A partire da queste due definizioni si pu definire il senso transculturale del pronominale di seconda
persona duale: II
2
=
df
II
1
+ II
1


U II
1
+ III
1


U III
1
+ II
1
; quello del pronominale di seconda
persona triale: II
3
=
df
II
1
+ II
1
+ II
1


U II
1
+ II
1
+ III
1

U

U III
1
+ III
1
+ II
1
e cos via.
chiaro che si tratta di definizioni sempre pi complesse. Per ritornare alla definizione del senso
transculturale del duale di seconda persona si vede immediatamente che tale senso immanente non
solo nel pronominale di seconda persona duale del greco classico, dellarabo, del figiano ecc. ma
anche nel pronominale di seconda persona plurale di tutte le lingue che distinguono le sole forme
singolare e plurale come litaliano, il francese, il tedesco, lo spagnolo, linglese, ecc. Infatti la
definizione del senso del pronominale di seconda persona plurale in queste lingue la seguente
II
pl 2
=
df


II
2
UII
3
UII
4
UII
5
U... UII
n
U... , che mostra come nel senso del definiens del senso sia
immanente il senso del duale anche se manca la controparte linguistica.
Analogamente a quanto si visto sopra per il senso transculturale del pronominale di terza persona
plurale nelle lingue che hanno la distinzione tra singolare, duale e plurale, il senso del pronominale
di seconda persona plurale viene definito come segue: II
pl 3
=
df


II
3
UII
4
UII
5
U... UII
n
U... e nelle
lingue che hanno la distinzione tra singolare, duale, triale e plurale, il senso del pronominale di
seconda persona plurale definito in questa maniera: II
pl 4
=
df


II
4
UII
5
U... UII
n
U... .
Il senso transculturale quello corrispondente alle coppie, alle triple, alle n-ple. Dal punto di vista
pragmatico alcune lingue esprimono grammaticalmente il senso diretto a denotare le coppie (duale),
o a denotare le triple (triale), altre inglobano questi sensi nella forma plurale. In poche parole o il
plurale costruito con pl2, o con pl3, o con pl4, non solo le n-ple dei denotati sono le stesse ma
anche i sensi sono gli stessi, soltanto che, in alcune lingue vengono espressi grammaticalmente, in
altre sono inglobati in sensi pi vasti. Questo provato dalle definizioni.
4.14 La logica transculturale dei pronominali di prima persona. La tavola T.1.1
Assegniamo ora una quadrupla numerica al singolo elemento I
1
e a ciascuna combinazione del
denotato del pronominale di prima persona non contrassegnato dal genere grammaticale e di
denotati del pronominale di seconda persona non contrassegnati dal genere grammaticale e/o di
denotati di pronominali di terza persona egualmente non contrassegnati dal genere grammaticale.
Assegniamo pertanto:
al singoletto I
1
la quadrupla numerica 1.1.1.1;
alla coppia I
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.1.2.1;
alla coppia II
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.1.2.2;
alla coppia I
1
+III
1
la quadrupla numerica 1.1.2.3;
alla coppia III
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.1.2.4;
alla tripla I
1
+II
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.1.3.1;
alla tripla II
1
+I
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.1.3.2;

alla tripla III
1
+III
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.1.3.12.
Calcolo analogo per quadruple, quintuple, sestuple e cos di seguito. In generale al singolo elemento
I
1
e ad ogni combinazione di denotati di pronominali di 1
a
persona che interagiscono con quelli di
2
a
e di 3
a
persona, non contrassegnati sotto il profilo del genere grammaticale, viene assegnata una
quadrupla numerica 1.1.n.i. In tale quadrupla la prima cifra in grassetto, 1, indica il pronominale di
prima persona; la seconda cifra, in grassetto, sempre 1, indica, come noto, che si tratta di tavola
transculturale; la terza cifra denota il numero aritmetico degli individui che costituiscono una data
combinazione; la quarta cifra costituisce il numerale progressivo assegnato a ciascuna i-pla (1ik),
dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta in base al calcolo combinatorio, numero
che serve ad individuare la casella in cui tale combinazione situata. A questa maniera noi abbiamo
a che fare con un calcolo numerabile. Scrivendo, come sopra, le combinazioni in verticale,
otteniamo uno specimen del pi basso livello della tavola T.1.1, che, nella parte superiore, si
estende allinfinito:


I
1

II
1

II
1

1.1.3.
1

II
1

I
1

II
1

1.1.3.
2

II
1

II
1

I
1

1.1.3.
3

I
1

II
1

III
1

1.1.3.
4

II
1

I
1

III
1
1.1.3.
5

II
1

III
1
I
1

1.1.3.
6

I
1

III
1
II
1

1.1.3.
7

III
1
I
1

II
1

1.1.3.
8

III
1
II
1

I
1

1.1.3.
9

I
1

III
1
III
1
1.1.3.
10

III
1

I
1

III
1

1.1.3.
11

III
1

III
1

I
1

1.1.3.
12


I
1

II
1

1.1.2.
1

II
1

I
1

1.1.2.
2

I
1

III
1
1.1.2.
3

III
1
I
1

1.1.2.
4



I
1

1.1.1.
1




Tavola T.1.1
Sulla tavola dei denotati dei pronominali di prima persona (intentiones intentae) ora delineata si
muovono i sensi dei relativi pronominali transculturali immanenti nelle rappresentazioni mentali,
nelle espressioni orali ed in quelle scritte (intentiones intendentes) di tutte le lingue.
Si visto sopra come possa essere definito il senso transculturale del pronominale di prima persona
singolare: I
1
=
df
| I
1
| || I
1
|| ||| I
1
|||; quello del pronominale di seconda persona singolare:
II
1
=
df
| II
1
| || II
1
|| ||| II
1
||| e quello di terza persona singolare: III
1
=
df
| III
1
| || III
1
|| ||| III
1
|||.
A partire da queste due definizioni si pu definire il senso transculturale del pronominale di prima
persona duale: I
2
=
df
I
1
+ II
1


U II
1
+ I
1


U I
1
+ III
1


U III
1
+ I
1
,cos come si pu definire quello
del pronominale di prima persona triale: I
3
=
df

I
1
+ II
1
+ II
1
U II
1
+ I
1
+ II
1
U... UIII
1
+ III
1
+ I
1
e
cos allinfinito mediante il calcolo combinatorio. chiaro che il senso transculturale del duale di
prima persona non solo immanente nelle forme grammaticali del duale di prima persona di quelle
lingue che distinguono tra singolare e duale (es. laleutino, il figiano) ma nel plurale di tutte le
lingue che distinguono soltanto tra singolare plurale. Infatti in tali lingue il plurale viene definito:
I
pl 2
=
df


I
2
UI
3
UI
4
UI
5
U... UI
n
U... .
chiaro che nelle lingue, che hanno le sole forme pronominali di prima persona singolare e plurale,
il senso del duale immanente nel plurale. Si tenga inoltre presente, come stato gi notato, che vi
sono delle lingue, es. il figiano, che fanno una distinzione tra prima persona duale inclusiva (noi
due = io e tu oppure tu ed io) ed esclusiva (noi due = io ed esso oppure esso ed io); tra
prima persona triale inclusiva, (noi tre = io e voi due oppure tu, io e tu oppure voi due ed
io) ed esclusiva (noi tre = io e loro due oppure esso, io ed esso oppure loro due ed io); tra
prima persona plurale inclusiva (noi = io e voi o voi ed io) ed esclusiva (noi = io e loro o
loro ed io). Abbiamo quindi I
inc
2
=
df
I
1
+ II
1

U II
1
+ I
1
per il pronominale di prima persona
duale inclusiva, e I
esc
2
=
df
I
1
+ III
1


U III
1
+ I
1
per il pronominale di prima persona duale
esclusiva. E si potrebbe continuare sed intelligentibus pauca.
Fondata la logica transculturale dei pronominali personali si pu passare a quella delle relative
tipologie.


CAPITOLO QUINTO - DALLA LOGICA TRANSCULTURALE ALLE TIPOLOGIE
LOGICO-GRAMMATICALI
5.1 Definizioni del denotato e del senso del pronominale di prima persona singolare di genere
maschile
User i seguenti simboli:
I
M
1
per il denotato del pronominale di prima persona singolare maschile, o, se si preferisce, per il
pronominale di prima persona singolare maschile preso in supposizione formale;
| I
M
1
| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare maschile) immanente nella
rappresentazione soggettiva del pensante di sesso maschile, cio lintentio intendens mentalis diretta
al soggetto medesimo di sesso maschile che pensa;
|| I
M
1
|| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare maschile) immanente nella
lingua parlata del parlante di sesso maschile, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto
medesimo di sesso maschile che parla;
||| I
M
1
||| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare maschile) immanente nella
lingua scritta dello scrivente di sesso maschile, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto
medesimo di sesso maschile che scrive.
Si tenga poi presente quanto segue:
I
M
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
M
1
quanto a | I
M
1
|, a || I
M
1
||, a
||| I
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
M
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
M
1
quanto a | I
M
1
|, a || I
M
1
||, a
||| I
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
M
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a I
M
1
quanto a | I
M
1
|, a || I
M
1
||,
a ||| I
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
Stabilita la simbologia si possono dare le seguenti definizioni parzialmente simbolizzate ma
rigorose:
I
M
1
=
df
un x
1
tale che un essere di sesso maschile, che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e dice
mentalmente I
M
1
e intende che I
M
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile,
allora I
M
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile; e se x
1
parla e dice oralmente
I
M
1
e intende che I
M
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile, allora I
M
1

denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile; e se x
1
scrive e dice graficamente I
M
1
e
intende che I
M
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile, allora I
M
1

denota x
1
nella sua qualit di essere maschile.
| I
M
1
| =
df
lintentio intendens mentalis I
M
1
, non espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione o scritte, tale che esiste almeno un x
1
che un essere di sesso maschile e pensa e dice
mentalmente I
M
1
, e intende che I
M
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile;
|| I
M
1
|| =
df
lintentio intendens oralis I
M
1
, espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione, tale che esiste almeno un x
1
che un essere di sesso maschile e parla e dice verbalmente
I
M
1
, e intende che I
M
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile;
||| I
M
1
||| =
df
lintentio intendens scripta I
M
1
, espressa in segni grafici, tale che esiste almeno un x
1

che un essere di sesso maschile e scrive e dice graficamente I
M
1
, e intende che I
M
1
denota
x
1
nella sua qualit di essere di sesso maschile.
A questo punto possibile definire il senso del pronominale di prima persona singolare maschile
I
M
1
=
df
| I
M
1
| || I
M
1
|| ||| I
M
1
|||.
Il senso del pronominale di prima persona singolare maschile quindi eguale, per definizione,
allintersezione dellintentio intendens mentalis, dellintentio intendens oralis e dellintentio
intendens scripta, di un x
1
maschio, che pensa o parla o scrive, diretta a denotare se stesso nella sua
qualit di essere di sesso maschile, quali che siano le lingue non solo attestate storicamente ma
logicamente possibili, prescindendo dai casi obliqui, dalla posizione che il pronominale di prima
persona singolare maschile assume allinterno di una lingua (prefisso, infisso, suffisso). Si tratta
cio di quella parte di senso comune a |boku|, ||boku||, |||boku|||, astraendo dal riferimento allet, con
cui rispettivamente pensano, si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto i giovani maschi
giapponesi; a |ore|, ||ore||, |||ore|||, astraendo dal riferimento allet, con cui rispettivamente pensano,
si esprimono verbalmente e comunicano per iscritto gli adulti maschi giapponesi; a |pom|, ||pom||,
|||pom|||, astraendo dal riferimento agli usi socio-culturali, con cui rispettivamente pensano, si
esprimono verbalmente e comunicano per iscritto gli uomini tailandesi con superiori e forestieri. E
si potrebbe continuare con le altre lingue che hanno la forma del pronominale di prima persona
singolare maschile.
5.2 Definizioni del denotato e del senso del pronominale di prima persona singolare di genere
femminile
User i seguenti simboli:
I
F
1
per il denotato del pronominale di prima persona singolare femminile, o, se si preferisce, per il
pronominale di prima persona singolare femminile preso in supposizione formale;
| I
F
1
| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare femminile) immanente nella
rappresentazione soggettiva del soggetto pensante di sesso femminile, cio lintentio intendens
mentalis diretta al soggetto medesimo di sesso femminile che pensa;
|| I
F
1
|| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare femminile) immanente
nella lingua parlata del parlante di sesso femminile, cio lintentio intendens oralis diretta al
soggetto medesimo di sesso femminile che parla;
||| I
F
1
||| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare femminile) immanente
nella lingua scritta dello scrivente di sesso femminile, cio lintentio intendens scripta diretta al
soggetto medesimo di sesso femminile che scrive.
Si tenga presente inoltre quanto segue:
I
F
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
F
1
quanto a | I
F
1
|, a || I
F
1
||, a
||| I
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
F
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
F
1
quanto a | I
F
1
|, a || I
F
1
||, a
||| I
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
F
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a I
F
1
quanto a | I
F
1
|, a || I
F
1
||,
a ||| I
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
Stabilita la simbologia si possono dare le seguenti definizioni parzialmente simbolizzate ma
rigorose:
I
F
1
=
df
un x
1
tale che un essere di sesso femminile, che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e dice
mentalmente I
F
1
e intende che I
F
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile,
allora I
F
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile; e se x
1
parla e dice oralmente
I
F
1
e intende che I
F
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile, allora
I
F
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile; e se x
1
scrive e dice graficamente
I
F
1
e intende che I
F
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile, allora
I
F
1
denota x
1
nella sua qualit di essere femminile.
| I
F
1
| =
df
lintentio intendens mentalis I
F
1
, non espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione o scritte, tale che esiste almeno un x
1
che un essere di sesso femminile e pensa e dice
mentalmente I
F
1
, e intende che I
F
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile;
|| I
M
1
|| =
df
lintentio intendens oralis I
F
1
, espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione, tale che esiste almeno un x
1
che un essere di sesso femminile e parla e dice
verbalmente I
F
1
, e intende che I
F
1
denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile;
||| I
F
1
||| =
df
lintentio intendens scripta I
F
1
, espressa in segni grafici, tale che esiste almeno un x
1

che un essere di sesso femminile e scrive e dice graficamente I
F
1
, e intende che I
F
1

denota x
1
nella sua qualit di essere di sesso femminile.
A questo punto possibile definire il senso del pronominale di prima persona singolare femminile
| I
F
1
| =
df
| I
F
1
| || I
F
1
|| ||| I
F
1
||| .
Il senso del pronominale di prima persona singolare femminile quindi eguale, per definizione,
allintersezione dellintentio intendens mentalis, dellintentio intendens oralis e dellintentio
intendens scripta, di un x
1
di sesso femminile, che pensa o parla o scrive, dirette a denotare se
stesso nella sua qualit di essere di sesso femminile, quali che siano le lingue non solo attestate
storicamente ma logicamente possibili, prescindendo dai casi obliqui, dalla posizione che il
pronominale di prima persona singolare femminile assume allinterno di una lingua (prefisso,
infisso, suffisso). Si tratta cio di quella parte di senso comune a |cin|, ||cin||, |||cin|||, a |di-
cin|, ||di-cin||, |||di-cin|||, con cui rispettivamente pensano, parlano e scrivono le donne tailandesi
nei rapporti con eguali o inferiori nel primo caso e nei rapporti con superiori e forestieri nel
secondo, astraendo dalla condizione socio-economico-culturale delle persone alle quali ci si rivolge.
La parte di senso comune alle due forme grammaticali quella di essere diretta a denotare l x
1
di
sesso femminile, che pensa o parla o scrive, prescindendo dai rapporti sociali. Lo stesso dicasi per
le altre lingue che hanno la forma grammaticale del pronominale di prima persona singolare di
genere femminile.
5.3 Definizioni del denotato e del senso del pronominale di prima persona singolare di genere
neutro
User i seguenti simboli:
I
N
1
per il denotato del pronominale di prima persona singolare neutro, o, se si preferisce, per il
pronominale di prima persona singolare neutro preso in supposizione formale;
| I
N
1
| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare neutro) immanente nella
rappresentazione soggettiva del pensante che pensa se stesso come essere indeterminato, cio
lintentio intendens mentalis diretta al soggetto medesimo che pensa considerato nella sua qualit di
essere indeterminato;
|| I
N
1
|| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare neutro) immanente nella
lingua parlata del parlante che pensa se stesso come un essere indeterminato ed esprime questo
pensiero in parole orali, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto medesimo indeterminato
che parla;
||| I
N
1
||| per il pensato (il senso del pronominale di prima persona singolare neutro) immanente nella
lingua scritta del scrivente che pensa se stesso come un essere indeterminato ed esprime questo
pensiero in parole scritte, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto medesimo
indeterminato che scrive.
Inoltre:
I
N
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
N
1
quanto a | I
N
1
|, a || I
N
1
||, a
||| I
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
N
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a I
N
1
quanto a | I
N
1
|, a || I
N
1
||, a
||| I
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
I
N
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a I
N
1
quanto a | I
N
1
|, a || I
N
1
||,
a ||| I
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
Il lettore si chieder che differenza passa tra I
1
, | I
1
|, || I
1
||, ||| I
1
||| da un lato e I
N
1
, | I
N
1
|, a || I
N
1
||, a ||| I
N
1
|||
dallaltro? Nel primo caso si ha a che fare da una parte col denotato, e dallaltra rispettivamente
collintentio intendens mentalis, lintentio intendens oralis e lintentio intendens graphica del
pronominale di prima persona contrassegnato dal numero grammaticale ma non dal genere: si tratta
di un pronominale transgenerico, cio non rilevante dal punto di vista del genere grammaticale
(quello, per intenderci, che si trova nelle lingue italiana, inglese, tedesca, spagnola, francese, ecc.).
Nel secondo caso si ha a che fare da una parte col denotato, e dallaltra collintentio intendens
mentalis, lintentio intendens oralis e lintentio intendens graphica del pronominale di prima
persona contrassegnato sia dal numero grammaticale sia dal genere grammaticale quanto si
verifica nel passato sia di prima sia di seconda coniugazione nella lingua russa, dove il pronome di
prima persona singolare Ia evidenzia il numero del pronominale, e la desinenza del verbo o
nella prima coniugazione e lo nella seconda ne evidenzia il genere neutro. Il verbo non pu essere
unito al pronome senza determinarne il genere. In poche parole

Pronome di prima persona singolare +

Desinenza neutra del verbo al tempo passato
=
Pronominale di prima persona singolare
di genere neutro al tempo passato
Stabilita la simbologia si possono dare le seguenti definizioni parzialmente simbolizzate ma
rigorose:
I
N
1
=
df
un x
1
, non ulteriormente determinato, che pensa o parla o scrive, e se x
1
pensa e dice
mentalmente I
N
1
e intende che I
N
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere indeterminato, allora
I
N
1
denota x
1
nella sua qualit di essere indeterminato; e se x
1
parla e dice oralmente I
N
1
e
intende che I
N
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere indeterminato, allora I
N
1
denota x
1

nella sua qualit di essere indeterminato; e se x
1
scrive e dice graficamente I
N
1
e intende che
I
N
1
si riferisce a x
1
nella sua qualit di essere indeterminato, allora I
N
1
denota x
1
nella sua
qualit di essere indeterminato.
| I
F
1
| =
df
lintentio intendens mentalis I
N
1
, non espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione o scritte, tale che esiste almeno un x
1
non ulteriormente determinato, che pensa e dice
mentalmente I
N
1
, e intende che I
N
1
denota x
1
nella sua qualit di essere indeterminato;
|| I
N
1
|| =
df
lintentio intendens oralis I
N
1
, espressa in parole pronunciate con gli organi di
fonazione, tale che esiste almeno un x
1
non ulteriormente determinato, che parla e dice verbalmente
I
N
1
, e intende che I
N
1
denota x
1
nella sua qualit di essere indeterminato;
||| I
N
1
||| =
df
lintentio intendens scripta I
N
1
, espressa in segni grafici, tale che esiste almeno un x
1

non ulteriormente determinato, che scrive e dice graficamente I
N
1
, e intende che I
N
1
denota
x
1
nella sua qualit di essere indeterminato.
A questo punto possibile definire il senso del pronominale di prima persona singolare neutro
| I
N
1
| =
df
| I
N
1
| || I
N
1
|| ||| I
N
1
||| .
Il senso del pronominale di prima persona singolare neutro quindi eguale, per definizione,
allintersezione dellintentio intendens mentalis, dellintentio intendens oralis e dellintentio
intendens scripta, di un x
1
, non ulteriormente determinato, che pensa o parla o scrive, diretta a
denotare se stesso nella sua qualit di essere indeterminato, quali che siano le lingue non solo
attestate storicamente ma logicamente possibili, prescindendo dai casi obliqui, dalla posizione che il
pronominale di prima persona singolare neutro pu assumere allinterno di una lingua (prefisso,
infisso, suffisso). Si pensi, per ritornare allesempio fatto sopra, alla lingua russa che nei tempi
verbali al passato ha la funzione pronominale di prima persona di genere neutro accanto a quelle di
genere maschile e genere femminile.
5.4 Denotato primario e senso originario dei pronominali di seconda e terza persona singolare
contrassegnati dal genere grammaticale
importante sottolineare che mentre per il pronominale di prima persona singolare (maschile,
femminile o neutro non importa) si parla di denotato, per i pronominali di seconda e terza persona
singolare contrassegnati dal genere si deve parlare di denotato primario. Un esempio per tutti: la
parola che denota la stella di cui la terra un pianeta nella lingua italiana di genere maschile noi
diciamo il sole nella lingua tedesca di genere femminile i tedeschi dicono die Sonne (lett.
la sole); la parola che denota il satellite della terra nella lingua italiana di genere femminile noi
diciamo la luna nella lingua tedesca di genere maschile i tedeschi dicono der Mund (lett. il
luna) . Se usiamo i corrispondenti pronominali luso linguistico varia nelle due lingue. Ci
chiediamo: il sole e la luna sono di sesso maschile o di sesso femminile? Domanda priva di senso. I
due corpi celesti non hanno sesso.
Pertanto se il denotato primario del pronominale di terza persona singolare di genere maschile un
maschio cui non ci si rivolge mentalmente, verbalmente o per iscritto, ma al quale ci si riferisce
quando si parla mentalmente senza usare gli organi di fonazione (acutamente Agostino parlava di
verba mentalia) o verbalmente o graficamente, nel concreto uso linguistico e grammaticale vi una
trasposizione intenzionale del denotato da un essere connotato dal sesso ad un essere asessuato ma
denotato da un vocabolo di genere maschile. Una cosa analoga si deve dire per il denotato primario
del pronominale di seconda persona singolare di genere femminile o di genere neutro.
Il riferimento primario sempre connotato dal sesso ma nelluso linguistico le cose cambiano. Se
fosse rilevante sempre e soltanto il riferimento primario, assisteremmo, tra le altre cose, a vere e
proprie metamorfosi biologiche. Un solo esempio: una ragazza giovane non sposata ed una donna
sposata vengono chiamate rispettivamente signorina e signora nella lingua italiana e Frulein
e Frau nella lingua tedesca. Ora mentre le due parole italiane sono di genere femminile, il primo
vocabolo tedesco di genere neutro mentre il secondo di genere femminile. Se il linguaggio
rispecchiasse sempre e dovunque il riferimento ad un denotato primario, assisteremmo a questo
fatto curioso: mentre in Italia un essere umano di sesso femminile sposandosi continuerebbe a
conservare il suo sesso, in Germania un essere di sesso indeterminato sposandosi cambierebbe
sesso! Se le considerazioni ora fatte valgono per il linguaggio oggetto, valgono a maggior ragione
per il metalinguaggio. Si pensi alle parti del discorso della grammatica della lingua italiana: di
queste sei sono di genere maschile (articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo, avverbio) e tre di
genere femminile (preposizione, congiunzione, interiezione). Qui il sesso non centra salvo che non
ci si riferisca alle battute comiche dello Pseudolus plautino.
Ritengo personalmente ma potrei sbagliarmi che quando una lingua nasce, o si modifica, si
producano come degli schemi, delle forme vuote, degli stampi. Nati per un uso, ne vicariano altri. E
siccome il metalinguaggio nasce da unanalisi sul linguaggio, utilizza gli schemi prodotti da quello.
Di qui lAFORISMA TERZO: prius est loqui de re, quam loqui de locutione.
Un discorso analogo a quello ora fatto per il denotato si deve fare per il senso. Nellebraico biblico
esiste la seconda persona plurale maschile (attem) e la seconda persona plurale femminile (atten).
Il denotato primario del primo pronominale (attem) costituito da due o pi persone di sesso
maschile alle quali ci si rivolge; il denotato primario del secondo (atten) costituito da due o pi
persone di sesso femminile alle quali ci si rivolge. Che cosa avviene quando il denotato costituito
da coppie, da triple, da n-ple miste, cio costituite da uomini e donne? In base alle regole
dellebraico biblico si usa il pronominale di genere maschile. Ci si chiede ora: quale il senso
originario del pronominale attem? quello di denotare due o pi persone di sesso maschile alle
quali ci si rivolge. Quale luso che si fa del suddetto pronominale? un uso che va oltre il
denotato primario. Pertanto al denotato intenzionale primario corrisponde il senso originario ed ai
denotati secondari un uso arbitrario del senso originario medesimo. Ora sono proprio i differenti usi
arbitrari che segnano le differenze tra le diverse lingue e, di conseguenza, tra le diverse culture. Nel
caso di riferimento ad n-ple miste mentre una lingua che rispecchia una societ, e quindi una
mentalit, maschilista, usa il pronominale di genere maschile, una lingua che rispecchia una societ,
e quindi una mentalit, femminista si pensi alle societ fondate sul matriarcato potrebbe usare il
pronominale di genere femminile.
5.5 Definizioni del denotato primario e del senso originario del pronominale di seconda
persona singolare di genere maschile
User i seguenti simboli:
II
M
1
per il denotato primario del pronominale di seconda persona singolare maschile, o, se si
preferisce, per il pronominale di seconda persona singolare maschile preso in supposizione formale;
| II
M
1
| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare maschile)
immanente nella rappresentazione soggettiva del pensante, cio lintentio intendens mentalis diretta
a un soggetto di sesso maschile cui il pensante si rivolge pensando;
|| II
M
1
|| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare maschile)
immanente nel parlato del parlante, cio lintentio intendens oralis diretta a un soggetto di sesso
maschile cui il parlante si rivolge parlando;
||| II
M
1
||| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare maschile)
immanente nello scritto dello scrivente, cio lintentio intendens scripta diretta a un soggetto di
sesso maschile cui lo scrivente si rivolge scrivendo.
Si tenga inoltre presente che
II
M
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
M
1
quanto a | II
M
1
|, a || II
M
1
||,
a ||| II
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
M
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
M
1
quanto a | II
M
1
|, a || II
M
1
||, a
||| II
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
M
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a II
M
1
quanto a | II
M
1
|, a
|| II
M
1
||, a ||| II
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
A questo punto possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
II
M
1
=
df
un x
2
, tale che di sesso maschile, e tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e
se x
1
pensa e si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
M
1
e intende che II
M
1
si riferisce a
x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile, allora II
M
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di
sesso maschile; e se x
1
parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice oralmente II
M
1
e intende che
II
M
1
si riferisce a x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile, allora II
M
1
denota x
2
nella sua
qualit di essere di sesso maschile; e se x
1
scrive e si rivolge graficamente a x
2
e dice graficamente
II
M
1
e intende che II
M
1
si riferisce a x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile, allora
II
M
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile.
| II
M
1
| =
df
lintentio intendens mentalis II
M
1
, tale che vi almeno un x
2
che di sesso maschile, vi
almeno un x
1
che pensa e si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
M
1
e intende che II
M
1

denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile;
|| II
M
1
|| =
df
lintentio intendens oralis II
M
1
, tale che vi almeno un x
2
che di sesso maschile, vi
almeno un x
1
che parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice verbalmente II
M
1
e intende che II
M
1

denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile;
||| II
M
1
||| =
df
lintentio intendens scripta II
M
1
, tale che vi almeno un x
2
che di sesso maschile e
vi almeno un x
1
che scrive e si rivolge graficamente ad un x
2
e dice graficamente II
M
1
e
intende che II
M
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso maschile.
Si pu dare ora una definizione rigorosa del senso originario del pronominale di seconda persona
singolare di sesso maschile.
Sia II
M
1
il simbolo del senso originario del pronominale di seconda persona singolare di genere
maschile. Abbiamo la seguente definizione: II
M
1
=
df
| II
M
1
| || II
M
1
|| ||| II
M
1
|||.
questo, per es., il senso originario di

atta h= tu (2
a
sing. m.) dellebraico biblico e di anta =
tu (2
a
sing. m.) dellarabo.
5.6 Definizioni del denotato primario e del senso originario del pronominale di seconda
persona singolare di genere femminile
User i seguenti simboli:
II
F
1
per il denotato primario del pronominale di seconda persona singolare femminile, o, se si
preferisce, per il pronominale di seconda persona singolare femminile preso in supposizione
formale;
| II
F
1
| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare femminile)
immanente nella rappresentazione soggettiva del pensante, cio lintentio intendens mentalis diretta
al soggetto di sesso maschile cui il pensante si rivolge pensando;
|| II
F
1
|| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare femminile)
immanente nel parlato del parlante, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto di sesso
femminile cui il parlante si rivolge parlando;
||| II
F
1
||| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare femminile)
immanente nello scritto del scrivente scrivente, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto
di sesso femminile cui lo scrivente si rivolge scrivendo.
Si tenga poi presente quanto segue:
II
F
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
F
1
quanto a | II
F
1
|, a || II
F
1
||,
a ||| II
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
F
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
M
1
quanto a | II
F
1
|, a || II
F
1
||, a
||| II
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
F
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a II
F
1
quanto a | II
F
1
|, a
|| II
F
1
||, a ||| II
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
A questo punto siamo in grado di dare le seguenti definizioni rigorose:
II
F
1
=
df
un x
2
, tale che di sesso femminile, e vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1

pensa e si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
F
1
e intende che II
F
1
si riferisce a x
2

nella sua qualit di essere di sesso femminile, allora II
F
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di
sesso femminile; e se x
1
parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice oralmente II
F
1
e intende che
II
F
1
si riferisce a x
2
nella sua qualit di essere di sesso femminile, allora II
F
1
denota x
2
nella sua
qualit di essere di sesso femminile; e se x
1
scrive e si rivolge graficamente a x
2
e dice
graficamente II
F
1
e intende che II
F
1
si riferisce a x
2
nella sua qualit di essere di sesso
femminile, allora II
F
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso femminile.
| II
F
1
| =
df
lintentio intendens mentalis II
F
1
, tale che vi almeno un x
2
che di sesso femminile e vi
almeno un x
1
che pensa e si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
F
1
e intende che
II
F
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso femminile;
|| II
F
1
|| =
df
lintentio intendens oralis II
F
1
, tale che vi almeno un x
2
che di sesso femminile e vi
almeno un x
1
che parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice verbalmente II
F
1
e intende che II
F
1

denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso femminile;
||| II
F
1
||| =
df
lintentio intendens scripta II
F
1
, tale che vi almeno un x
2
che di sesso femminile
e vi almeno un x
1
che scrive e si rivolge graficamente ad un x
2
e dice graficamente II
F
1
e
intende che II
F
1
denota x
2
nella sua qualit di essere di sesso femminile.
Si pu dare ora una definizione rigorosa del senso originario del pronominale di seconda persona
singolare di sesso femminile.
Sia II
F
1
il simbolo del senso originario del pronominale di seconda persona singolare di genere
femminile. Abbiamo la seguente definizione: II
F
1
=
df
| II
F
1
| || II
F
1
|| ||| II
F
1
|||.
questo il senso originario di att= tu (2
a
sing. f.) dellebraico biblico e di anti = tu (2
a
sing.
f.) dellarabo, e cos via.
5.7 Definizioni del denotato primario e del senso originario del pronominale di seconda
persona singolare di genere neutro
User i seguenti simboli:
II
N
1
per il denotato primario del pronominale di seconda persona singolare di genere neutro, o, se si
preferisce, per il pronominale di seconda persona singolare di genere neutro preso in supposizione
formale;
| II
N
1
| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare neutra)
immanente nella rappresentazione soggettiva del pensante, cio lintentio intendens mentalis diretta
al soggetto indeterminato cui il pensante si rivolge pensando;
|| II
N
1
|| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare neutra)
immanente nel parlato del parlante, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto indeterminato
cui il parlante si rivolge parlando;
||| II
N
1
||| per il pensato (il senso originario del pronominale di seconda persona singolare neutra)
immanente nello scritto dello scrivente, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto
indeterminato cui lo scrivente si rivolge scrivendo.
Si aggiunga quanto segue:
II
N
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
N
1
quanto a | II
N
1
|, a || II
N
1
||,
a ||| II
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
N
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a II
N
1
quanto a | II
N
1
|, a || II
N
1
||, a
||| II
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
II
N
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a II
N
1
quanto a | II
N
1
|, a
|| II
N
1
||, a ||| II
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
Diamo ora le seguenti definizioni rigorose:
II
N
1
=
df
un x
2
, tale che indeterminato, e tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se
x
1
pensa e si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
N
1
e intende che II
N
1
si riferisce a x
2

nella sua qualit di essere indeterminato, allora II
N
1
denota x
2
nella sua qualit di essere
indeterminato; e se x
1
parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice oralmente II
N
1
e intende che
II
N
1
si riferisce a x
2
nella sua qualit di essere indeterminato, allora II
N
1
denota x
2
nella sua
qualit di essere indeterminato; e se x
1
scrive e si rivolge graficamente a x
2
e dice graficamente
II
N
1
e intende che II
N
1
si riferisce a x
2
nella sua qualit di essere indeterminato, allora
II
N
1
denota x
2
nella sua qualit di essere indeterminato.
| II
N
1
| =
df
lintentio intendens mentalis II
N
1
, tale che vi almeno un x
2
che indeterminato e vi
almeno un x
1
che pensa e si rivolge mentalmente a x
2
e dice mentalmente II
N
1
e intende che II
N
1

denota x
2
nella sua qualit di essere indeterminato;
|| II
N
1
|| =
df
lintentio intendens oralis II
N
1
, tale che vi almeno un x
2
che indeterminato e vi
almeno un x
1
che parla e si rivolge oralmente a x
2
e dice verbalmente II
N
1
e intende che II
N
1

denota x
2
nella sua qualit di essere indeterminato;
||| II
N
1
||| =
df
lintentio intendens scripta II
N
1
, tale che vi almeno un x
2
che indeterminato e vi
almeno un x
1
che scrive e si rivolge graficamente ad un x
2
e dice graficamente II
N
1
e intende
che II
N
1
denota x
2
nella sua qualit di essere indeterminato.
Si pu dare ora una definizione rigorosa del senso del pronominale di seconda persona singolare di
genere neutro.
Sia II
N
1
il simbolo del senso originario del pronominale di seconda persona singolare di genere
neutro. Abbiamo la seguente definizione: II
N
1
=
df
| II
N
1
| || II
N
1
|| ||| II
N
1
|||.
Quanto stato osservato sopra riguardo al pronominale di prima persona di genere neutro nella
lingua russa vale, mutatis mutandis, per il pronominale di seconda persona. Infatti il pronome T
u
i
evidenzia il numero del pronominale di seconda persona, e la desinenza del verbo o nella prima
coniugazione e lo nella seconda evidenzia il genere neutro. Il verbo non pu essere unito al
pronome senza determinarne il genere. In poche parole

Pronome di seconda persona singolare +

Desinenza neutra del verbo al tempo passato
=
Pronominale di seconda persona singolare
di genere neutro al tempo passato
5.8 Definizioni del denotato primario e del senso originario del pronominale di terza persona
singolare di genere maschile
User i seguenti simboli:
III
M
1
per il denotato primario del pronominale di terza persona singolare maschile, o, se si
preferisce, per il pronominale di terza persona singolare maschile preso in supposizione formale;
| III
M
1
| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare maschile)
immanente nella rappresentazione soggettiva del pensante, cio lintentio intendens mentalis diretta
ad un soggetto di sesso maschile cui il pensante non si rivolge mentalmente ma cui si riferisce
pensando;
|| III
M
1
|| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare maschile)
immanente nel parlato del parlante, cio lintentio intendens oralis diretta ad un soggetto di sesso
maschile cui il parlante non si rivolge oralmente ma cui si riferisce parlando;
||| III
M
1
||| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare maschile)
immanente nello scritto dello scrivente, cio lintentio intendens scripta diretta ad un soggetto di
sesso maschile cui non ci si rivolge graficamente ma cui ci si riferisce scrivendo.
Inoltre si stabilisce quanto segue:
III
M
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
M
1
quanto a | III
M
1
|, a
|| III
M
1
||, a ||| III
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
M
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
M
1
quanto a | III
M
1
|, a
|| III
M
1
||, a ||| III
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
M
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a III
M
1
quanto a | III
M
1
|, a
|| III
M
1
||, a ||| III
M
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
A questo punto possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
III
M
1
=
df
un x
3
, tale che di sesso maschile, e tale che vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive,
e se x
1
pensa e non si rivolge mentalmente a x
3
e dice mentalmente III
M
1
e intende che III
M
1
si
riferisce a x
3
nella sua qualit di essere maschile, allora III
M
1
denota x
3
nella sua qualit di essere
maschile; e se x
1
parla e non si rivolge oralmente a x
3
e dice oralmente III
M
1
e intende che
III
M
1
si riferisce a x
3
nella sua qualit di essere maschile, allora III
M
1
denota x
3
nella sua
qualit di essere maschile; e se x
1
scrive e non si rivolge graficamente a x
3
e dice graficamente
III
M
1
e intende che III
M
1
si riferisce a x
3
nella sua qualit di essere maschile, allora
III
M
1
denota x
3
nella sua qualit di essere maschile.
| III
M
1
| =
df
lintentio intendens mentalis III
M
1
, tale che vi almeno un x
3
che di sesso maschile e vi
almeno un x
1
che pensa e non si rivolge mentalmente ad un x
3
e dice mentalmente III
M
1
e
intende che III
M
1
denota x
3
nella sua qualit di essere di sesso maschile;
|| III
M
1
|| =
df
lintentio intendens oralis III
M
1
, tale che vi almeno un x
3
che di sesso maschile e vi
almeno un x
1
che parla e non si rivolge verbalmente ad un x
3
e dice oralmente III
M
1
e intende
che III
M
1
denota x
3
nella sua qualit di essere di sesso maschile;
||| III
M
1
||| =
df
lintentio intendens scripta III
M
1
, tale che vi almeno un x
3
che di sesso maschile,
vi almeno un x
1
che scrive e non si rivolge graficamente ad un x
3
e dice graficamente III
M
1
e
intende che III
M
1
denota x
3
nella sua qualit di essere di sesso maschile.
A questo punto possibile dare una definizione rigorosa del senso del pronominale di terza persona
singolare di genere maschile.
Sia III
M
1
il simbolo del senso originario del pronominale di terza persona singolare maschile.
Abbiamo la seguente definizione: III
M
1
=
df
| III
M
1
| || III
M
1
|| ||| III
M
1
|||.
Si tratta del senso immanente in egli, lui, gli, lo della lingua italiana, prescindendo dalla
funzione sintattica (es. soggetto, complemento), dalle modificazioni morfologiche (es. caso diretto,
caso obliquo), dalla posizione (prefisso, infisso, suffisso) e da altri accidenti grammaticali ad
eccezione del genere maschile. Si tratta, per fare altri esempi mutuati da altre lingue, del senso
immanente in er, seiner, ihm, ihn della lingua tedesca, in he, him della lingua inglese,
in il, le della lingua francese, in el, lui, ii, i, i-, -i, -i-, l, l-, -l, -l- della
lingua rumena, in l, le, lo della lingua spagnola, in ele, o della lingua portoghese,
sempre con le limitazioni sopra evidenziate riguardo al pronominale di terza persona singolare di
genere maschile della lingua italiana.
5.9 Definizioni del denotato primario e del senso originario del pronome di terza persona
singolare di genere femminile
User i seguenti simboli:
III
F
1
per il denotato primario del pronominale di terza persona singolare femminile, o, se si
preferisce, per il pronominale di terza persona singolare femminile preso in supposizione formale;
| III
F
1
| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare femminile)
immanente nella rappresentazione soggettiva del pensante, cio lintentio intendens mentalis diretta
ad un soggetto di sesso femminile cui il pensante non si rivolge mentalmente ma cui si riferisce
pensando;
|| III
F
1
|| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare femminile)
immanente nel parlato del parlante, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto di sesso
femminile cui il parlante non si rivolge oralmente ma cui si riferisce parlando;
||| III
F
1
||| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare femminile)
immanente nello scritto dello scrivente, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto di sesso
femminile cui lo scrivente non si rivolge graficamente ma cui si riferisce scrivendo.
opportuno stabilire inoltre quanto segue:
III
F
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
F
1
quanto a | III
F
1
|, a
|| III
F
1
||, a ||| III
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
F
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
F
1
quanto a | III
F
1
|, a
|| III
F
1
||, a ||| III
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
F
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a III
F
1
quanto a | III
F
1
|, a
|| III
F
1
||, a ||| III
F
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
A questo punto possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
III
F
1
=
df
un x
3
, tale che di sesso femminile, e vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1

pensa e non si rivolge mentalmente a x
3
e dice mentalmente III
F
1
e intende che III
F
1
si riferisce a
x
3
nella sua qualit di essere femminile, allora III
F
1
denota x
3
nella sua qualit di essere
femminile; e se x
1
parla e non si rivolge oralmente a x
3
e dice oralmente III
F
1
e intende che
III
F
1
si riferisce a x
3
nella sua qualit di essere femminile, allora III
F
1
denota x
3
nella sua
qualit di essere femminile; e se x
1
scrive e non si rivolge graficamente a x
3
e dice graficamente
III
F
1
e intende che III
F
1
si riferisce a x
3
nella sua qualit di essere femminile, allora
III
F
1
denota x
3
nella sua qualit di essere femminile.
| III
F
1
| =
df
lintentio intendens mentalis III
F
1
, tale che vi almeno un x
3
che di sesso femminile e
vi almeno un x
1
che pensa e non si rivolge mentalmente ad un x
3
e dice mentalmente III
F
1
e
intende che III
F
1
denota x
3
nella sua qualit di essere di sesso femminile;
|| III
F
1
|| =
df
lintentio intendens oralis III
F
1
, tale che vi almeno un x
3
che di sesso femminile e vi
almeno un x
1
che parla e non si rivolge verbalmente ad un x
3
e dice oralmente III
F
1
e intende
che III
F
1
denota x
3
nella sua qualit di essere di sesso femminile;
||| III
F
1
||| =
df
lintentio intendens scripta III
F
1
, tale che vi almeno un x
3
che di sesso femminile
e vi almeno un x
1
che scrive e non si rivolge graficamente ad un x
3
e dice graficamente III
F
1

e intende che III
F
1
denota x
3
nella sua qualit di essere di sesso femminile.
A questo punto possibile dare una definizione rigorosa del senso del pronominale di terza persona
singolare di genere femminile.
Sia III
F
1
il simbolo del senso originario del pronominale di terza persona singolare femminile.
Abbiamo la seguente definizione: III
F
1
=
df
| III
F
1
| || III
F
1
|| ||| III
F
1
|||.
Si tratta del senso immanente in ella, lei, essa, le, la della lingua italiana, prescindendo
dalla funzione sintattica (es. soggetto, complemento), dalle modificazioni morfologiche (es. caso
diretto, caso obliquo), dalla posizione (prefisso, infisso, suffisso) e da altri accidenti grammaticali
ad eccezione del genere femminile. Si tratta, per rimanere nellambito delle lingue indoeuropee, del
senso immanente in sie, ihrer, ihr della lingua tedesca, in she, her della lingua inglese, in
elle, la della lingua francese, in ea, ei, i, i, o, o-, -o, -o- della lingua rumena,
in ella, la della lingua spagnola, in ela, a della lingua portoghese.
5.10 Definizioni del denotato primario e del senso originario del pronominale di terza persona
singolare di genere neutro
User i seguenti simboli:
III
N
1
per il denotato primario del pronominale di terza persona singolare di genere neutro, o, se si
preferisce, per il pronominale di terza persona singolare di genere neutro preso in supposizione
formale;
| III
N
1
| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare di genere neutro)
immanente nella rappresentazione soggettiva del pensante, cio lintentio intendens mentalis diretta
ad un soggetto o oggetto indeterminato cui il pensante non si rivolge mentalmente ma cui si
riferisce pensando;
|| III
N
1
|| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare di genere
neutro) immanente nel parlato del parlante, cio lintentio intendens oralis diretta al soggetto o
oggetto indeterminato cui il parlante non si rivolge oralmente ma cui si riferisce parlando;
||| III
N
1
||| per il pensato (il senso originario del pronominale di terza persona singolare di genere
neutro) immanente nello scritto dello scrivente, cio lintentio intendens scripta diretta al soggetto o
oggetto indeterminato cui lo scrivente non si rivolge graficamente ma cui si riferisce scrivendo.
Inoltre si tenga presente che
III
N
1
denota un contenuto mentale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
N
1
quanto a | III
N
1
|, a
|| III
N
1
||, a ||| III
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
N
1
denota un contenuto orale indeterminato che pu riferirsi tanto a III
N
1
quanto a | III
N
1
|, a
|| III
N
1
||, a ||| III
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale;
III
N
1
denota un contenuto grafico indeterminato che pu riferirsi tanto a III
N
1
quanto a | III
N
1
|, a
|| III
N
1
||, a ||| III
N
1
||| e che viene determinato dallatto linguistico intenzionale.
A questo punto possibile dare le seguenti definizioni rigorose:
III
N
1
=
df
un x
3
, tale che indeterminato, e vi almeno un x
1
che pensa o parla o scrive, e se x
1

pensa e non si rivolge mentalmente a x
3
e dice mentalmente III
N
1
e intende che III
N
1
si riferisce a
x
3
nella sua qualit di essere indeterminato, allora III
N
1
denota x
3
nella sua qualit di essere
indeterminato; e se x
1
parla e non si rivolge oralmente a x
3
e dice oralmente III
N
1
e intende che
III
N
1
si riferisce a x
3
nella sua qualit di essere indeterminato, allora III
N
1
denota x
3
nella sua
qualit di essere indeterminato; e se x
1
scrive e non si rivolge graficamente a x
3
e dice graficamente
III
N
1
e intende che III
N
1
si riferisce a x
3
nella sua qualit di essere indeterminato, allora
III
N
1
denota x
3
nella sua qualit di essere indeterminato.
| III
N
1
| =
df
lintentio intendens mentalis III
N
1
, tale che vi almeno un x
3
che indeterminato, vi
almeno un x
1
che pensa e non si rivolge mentalmente ad un x
3
e dice mentalmente III
N
1
e intende
che III
N
1
denota x
3
nella sua qualit di essere indeterminato;
|| III
N
1
|| =
df
lintentio intendens oralis III
N
1
, tale che vi almeno un x
3
che indeterminato, vi
almeno un x
1
che pensa e non si rivolge verbalmente ad un x
3
e dice oralmente III
N
1
e intende
che III
N
1
denota x
3
nella sua qualit di essere indeterminato;
||| III
N
1
||| =
df
lintentio intendens scripta III
N
1
, tale che vi almeno un x
3
che indeterminato, vi
almeno un x
1
che scrive e non si rivolge graficamente ad un x
3
e dice graficamente III
N
1
e
intende che III
N
1
denota x
3
nella sua qualit di essere indeterminato.
Sia III
N
1
il simbolo del senso originario del pronominale di terza persona singolare di genere
neutro. Abbiamo la seguente definizione: III
N
1
=
df
| III
N
1
| || III
N
1
|| ||| III
N
1
|||.
Si tratta del senso immanente in it della lingua inglese, in ello della lingua spagnola, in es,
seiner, ihm della lingua tedesca, in ono, jego/go, jemu/mu, je, nim della lingua
polacca prescindendo dalla funzione sintattica (es. soggetto, complemento) e dalle modificazioni
morfologiche (es. caso diretto, caso obliquo). Sarebbe anche il senso di esso della lingua italiana,
se i grammatici non si ostinassero a negare lesistenza del neutro in questa lingua, esistenza
chiaramente attestata da tutti i residui della lingua latina come ginocchio/ginocchia (genu/genua),
braccio/braccia (brachium/brachia), membro/membra (membrum/membra), uovo/uova
(ovum/ova).
85



CAPITOLO SESTO - LOGICA DELLE TIPOLOGIE DEI PRONOMINALI PERSONALI
6.1 Dalla logica transculturale alla logica delle tipologie dei pronominali personali
A partire dalla logica transculturale, che una logica minimale in quanto immanente in tutte le
grammatiche, a mano a mano che si aggiungono accidenti grammaticali si passa a tipologie logiche
pi complesse, che, proprio per questo, trovano riscontro soltanto in gruppi di lingue ma non in
tutte.
User il seguente metalinguaggio. Chiamer contrassegnati dal genere grammaticale (+gg) i
pronominali rilevanti per il genere oltre che per il numero grammaticale e non contrassegnati dal
genere grammaticale (-gg) quelli rilevanti sotto il profilo del numero ma non sotto quello del
genere grammaticale.
6.2 Dalla logica transculturale alla logica estesa dei pronominali di terza persona
A partire dalla tavola T.3.1 del capitolo quarto, che una tavola transculturale, si sviluppa una
seconda tavola, che chiamo T.3.2, sicch la tavola estesa T.3 abbraccia, come sottotavole proprie, le
due precedenti. Pertanto mentre la T.3.1 la tavola dei denotati dei pronominali di terza persona
non contrassegnati dal genere grammaticale, la T.3.2 la tavola dei denotati degli stessi
pronominali contrassegnati dal genere grammaticale. Si veda il seguente prospetto:
Tavole 3
a
Persona
T.3.1 gg

85
Devo questa acuta osservazione allamico medico Dr. Arturo Graziano Grappone.

T.3.2 +gg
Prospetto della tavola T.3
In poche parole la tavola estesa completa dei denotati dei pronominali di terza persona data dalla
seguente definizione: T.3 = T.3.1 T.3.2.
Mi si chieder: perch tra le due tavole del definiens, che sono due insiemi, stato usato il segno
dellunione e non quello dellintersezione? La risposta semplice. I motivi sono due: (a) perch
lintersezione tra i due insiemi avrebbe dato come risultato linsieme nullo, cio , dal momento
che non ci sono elementi in comune; (b) perch vi sono delle lingue, ad es. litaliano, che possono
avere, come si vedr tra poco, il denotato primario di un pronominale, ad es. quello di terza persona
singolare di genere maschile o di terza persona singolare di genere femminile in una casella
appartenente alla tavola T.3.2, e pertanto anche il senso originario di quel pronominale si muover
sulle caselle di quella tavola, mentre il denotato secondario di quei pronominali si pensi a coppie,
a triple, a n-ple di cose si trovano nella tavola T.3.1. Quando noi diciamo il sole una stella e la
luna un satellite: essi sono belli il denotato di essi non una coppia costituita di un maschio e
di una femmina ai quali non ci si rivolge ma ai quali ci si riferisce, non importa se in un discorso
mentale, orale o grafico; si tratta di una coppia non determinata dal sesso e pertanto appartenente
alla tavola T.3.1. La cosa importante la seguente: quali che siano gli usi linguistici di un
pronominale di terza persona il denotato si trover o nella prima o nella seconda tavola.
noto che nella logica enunciativa, data una formula ben formata a piacere con due variabili, quale
che sia il numero dei connettivi utilizzati, ad essa deve necessariamente essere associata una delle
seguenti colonne di valori di verit riporto la tavola di Lukasiewicz perch completa dal punto di
vista della simbologia :


p q V A B C D E F G
1
1
0
0
1
0
1
0
1
1
1
1
1
1
1
0
1
1
0
1
1
0
1
1
0
1
1
1
1
0
0
1
0
0
1
1
0
1
0
1
p q O X M L K J I H
1
1
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
1
0
0
1
0
0
1
0
0
0
0
1
1
0
1
1
0
0
1
0
1
0
In poche parole ad ogni formula ben formata corrisponde una ed usa sola colonna, o, se si
preferisce, una ed una sola delle sedici caselle di quattro cifre numeriche incolonnate sotto le
maiuscole latine che costituiscono la tavola ora delineata.
Una cosa analoga capita nella logica dei pronominali di terza persona. La tavola T.3 come una
rete di denotati, primari o secondari, dei pronominali di terza persona ed su questa rete che si
muovono tutti i pronominali di terza persona di tutte le lingue, quali che siano le forme
grammaticali che essi possono assumere.
Vi per una differenza sostanziale tra la tavola dei connettivi biargomentali della logica
enunciativa e la tavola T.3 dei denotati dei pronominali di terza persona. Per meglio comprendere
assumiamo per un attimo il punto di vista fregeano, cio che il denotato di una formula ben formata
sia costituito dai valori di verit unassunzione che faccio in questa sede per far comprendere ma
che, come il lettore ben sa, non condivido si pu dire che, mentre nella logica enunciativa su una
singola casella si muovono formule ben formate potenzialmente infinite, nel caso della logica dei
pronominali un pronominale pu muoversi su caselle potenzialmente infinite. Infatti, come gi
sappiamo, nelle lingue che distinguono soltanto fra singolare e plurale (es. italiano, inglese,
spagnolo) il pronominale di terza persona plurale si muove su coppie, triple, quadruple di
denotati e cos via; nelle lingue che distinguono fra singolare, duale e plurale (es. greco classico,
arabo) il pronominale di terza persona plurale si muove su triple, quadruple, quintuple di denotati
e cos via; nelle lingue che distinguono fra singolare, duale, triale e plurale (es. figiano) il
pronominale di terza persona plurale si muove su quadruple, quintuple, sestuple di denotati e cos
via.
6.3 Dalla logica transculturale alla logica estesa dei pronominali di seconda persona
La tavola estesa dei denotati dei pronominali di seconda persona si costruisce a partire dalla tavola
transculturale T.2.1. La tavola estesa, che denominer T.2, abbraccia pertanto quattro tavole: T.2.1,
T.2.2, T.2.3, T.2.4. La T.2.1, , come sappiamo, la tavola transculturale dei denotati dei
pronominali di seconda persona non contrassegnati dal genere grammaticale e dei denotati dei
pronominali di terza sempre non contrassegnati dal genere grammaticale; la T.2.2, la tavola dei
denotati dei pronominali di seconda persona non contrassegnati dal genere grammaticale e dei
denotati primari dei pronominali di terza persona contrassegnati dal genere grammaticale; la T.2.3,
la tavola dei denotati primari dei pronominali di seconda persona contrassegnati dal genere
grammaticale e dei denotati dei pronominali di terza non contrassegnati dal genere grammaticale; la
T.2.4, la tavola dei denotati primari dei pronominali di seconda e di terza persona contrassegnati
dal genere grammaticale. Si veda il seguente prospetto:
Tavole 2
a
Persona 3
a
Persona
T.2.1 gg gg
T.2.2 gg +gg
T.2.3 +gg gg
T,2.4 +gg +gg
Prospetto della tavola T.2
In poche parole la tavola estesa completa dei pronominali di seconda persona data dalla seguente
definizione: T.2 = T.2.1 T.2.2 T.2.3 T.2.4.
La tavola completa costituita dallunione delle quattro tavole che esauriscono tutte le
combinazioni possibili dei denotati dei pronominali di seconda persona, interagiscano oppure no
con quelli di terza, siano rilevanti o meno sotto il profilo del genere grammaticale. Vale inoltre,
mutatis mutandis, quanto detto sopra a proposito della logica estesa dei pronominali di terza
persona.
6.4 Dalla logica transculturale alla logica estesa dei pronominali di prima persona
Anche la tavola estesa dei denotati dei pronominali di prima persona, che denominer T.1, si
costruisce a cominciare dalla tavola transculturale dei denotati dei pronominali di prima persona
T.1.1. La T.1 abbraccia pertanto le seguenti tavole: T.1.1, T.1.2, T.1.3, T.1.4, T.1.5, T.1.6, T.1.7,
T.1.8. Si veda il seguente specchietto:
Tavole 1
a
Persona 2
a
Persona 3
a
Persona
T.1.1 gg gg gg
T.1.2 gg gg +gg
T.1.3 gg +gg gg
T.1.4 gg +gg +gg
T.1.5 +gg gg gg
T.1.6 +gg gg +gg
T.1.7 +gg +gg gg
T.1.8 +gg +gg +gg
Prospetto della tavola T.1
La T.1.1, , come visto sopra, la tavola transculturale dei denotati dei pronominali di prima, seconda
e terza persona non contrassegnati dal genere grammaticale; la T.1.2 quella dei denotati dei
pronominali di prima e seconda persona non contrassegnati dal genere grammaticale e dei denotati
primari dei pronominali di terza contrassegnati dal genere grammaticale; la T.1.3 quella dei
denotati dei pronominali di prima persona non contrassegnati dal genere grammaticale, dei denotati
primari dei pronominali di seconda persona contrassegnati dal genere grammaticale e dei denotati
dei pronominali di terza non contrassegnati dal genere grammaticale; la T.1.4 quella dei denotati
dei pronominali di prima persona in cui non espresso il genere grammaticale e dei denotati primari
dei pronominali di seconda e terza persona contrassegnati dal genere grammaticale; la T.1.5
quella dei denotati dei pronominali di prima persona contrassegnati dal genere grammaticale e dei
denotati dei pronominali di seconda e di terza persona non contrassegnati dal genere grammaticale;
la T.1.6 quella dei denotati dei pronominali di prima persona contrassegnati dal genere
grammaticale, dei denotati dei pronominali di seconda persona non contrassegnati dal genere
grammaticale e dei denotati primari dei pronominali di terza persona contrassegnati dal genere
grammaticale; la T.1.7 quella dei denotati dei pronominali di prima persona contrassegnati dal
genere grammaticale, dei denotati primari dei pronominali di seconda egualmente contrassegnati dal
genere grammaticale e dei denotati dei pronominali di terza non contrassegnati dal genere
grammaticale; la T.1.8 quella dei denotati dei pronominali di prima persona contrassegnati dal
genere grammaticale e dei denotati primari di seconda e terza persona contrassegnati dal genere
grammaticale.
In poche parole la tavola estesa completa dei pronominali di prima persona data dalla seguente
definizione: T.1 = T.1.1 T.1.2 T.1.3 T.1.4 T.1.5 T.1.6 T.1.7 T.1.8.
Come si vede la tavola T.1 un insieme costituito da otto sottoinsiemi propri, ognuno dei quali si
espande allinfinito.
6.5 Logica estesa unificata dei pronominali personali
Ricapitolando quanto finora si detto, si vede che le tavole estese dei denotati dei pronominali di
terza, seconda e prima persona sono costituite rispettivamente dal seguente numero di tavole:


3
a
persona 2 = 2
1

2
a
persona 4 = 2
2

1
a
persona 8 = 2
3

cio 2
n
(1 n 3). La base 2, dal momento che vi sono due sole disposizioni: (gg) e (+gg).
Lesponente determinato dal numero delle classi di pronominali i cui denotati possono combinarsi
insieme. Pertanto: 1 contrassegna una sola classe di pronominali i cui denotati possono combinarsi
insieme (la classe dei pronominali di terza persona); 2 contrassegna due classi di pronominali i cui
denotati possono combinarsi insieme (le classi rispettivamente dei pronominali di seconda e di terza
persona); 3 contrassegna tre classi di pronominali i cui denotati possono combinarsi insieme (le
classi rispettivamente dei pronominali di prima, di seconda e di terza persona). chiaro che sono i
pronominali di seconda persona che si muovono sulle combinazioni di denotati dei pronominali di
seconda e di terza persona e sono i pronominali di prima persona che si muovono sulle
combinazioni di denotati dei pronominali di prima e seconda, di prima e terza, di prima seconda e
terza persona.
Se ora vogliamo unificare in un unico insieme le tavole estese dei denotati dei pronominali di terza,
seconda e prima persona in ununica tavola, che pu essere chiamata Pers, abbiamo la seguente
definizione: Pers = T.3 T.2 T.1.
Fatte le considerazioni generali, si pu passare alla singole estensioni.
6.6 Logica estesa dei pronominali di terza persona: la tavola tipologica T.3
La logica estesa dei denotati dei pronominali di terza persona si costruisce a partire dalla logica
transculturale arricchendola coi generi grammaticali. La tavola T.3 costituita dalla tavola T.3.1 e
dalla sua estensione T.3.2.
6.6.1 La tavola transculturale T.3.1
Per questa tavola si veda retro il capitolo IV.
6.6.2 La tavola tipologica T.3.2
Assegniamo:
allelemento III
M
1
la quadrupla numerica 3.2.1.1;
allelemento III
F
1
la quadrupla numerica 3.2.1.2;
allelemento III
N
1
la quadrupla numerica 3.2.1.3;
alla coppia III
M
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 3.2.2.1;
alla coppia III
M
1
+III
F
1
la quadrupla numerica 3.2.2.2;

alla coppia III
N
1
+III
N
1
la quadrupla numerica 3.2.2.9;
alla tripla III
M
1
+III
M
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 3.2.3.1;
alla tripla III
M
1
+III
M
1
+III
F
1
la quadrupla numerica 3.2.3.2;
.
alla tripla III
N
1
+III
N
1
+III
N
1
la quadrupla numerica 3.2.3.27.
Analogamente per quadruple, quintuple, e cos via. In generale a ciascuna combinazione di denotati
di pronominali di 3
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale viene assegnata una quadrupla
numerica 3.2.n.i. In siffatta quadrupla la prima cifra in grassetto, 3, indica il pronome di terza
persona; la seconda cifra in grassetto, 2, indica la seconda tavola; la terza cifra, n (n1), denota il
numero aritmetico degli individui che costituiscono una data combinazione ed individua nello
stesso tempo il rigo su cui giace la rispettiva casella; la quarta cifra il numero progressivo
assegnato a ciascuna i-pla (1i3
n
) che individua la combinazione considerata e la casella in cui
essa situata. A questa maniera noi abbiamo a che fare con un insieme numerabile. Analogamente a
quanto visto sopra a proposito delle tavole della logica transculturale, scriviamo
III
M
1
III
M
1
in luogo di
III
M
1
+III
M
1
. E cos via. La tavola seguente, che nella parte superiore sestende allinfinito,
soltanto uno specimen del suo livello pi basso:

III
M
1

III
M
1

III
M
1

3.2.3.
1

III
M
1

III
M
1

III
F
1

3.2.3.
2

III
M
1

III
M
1

III
N
1

3.2.3.
3

III
M
1

III
F
1

III
M
1

3.2.3.
4

III
M
1
III
F
1
III
F
1
3.2.3.
5

III
M
1
III
F
1
III
N
1
3.2.3.
6






III
N
1
III
F
1
III
M
1
3.2.3.
22

III
N
1
III
F
1
III
F
1
3.2.3.
23

III
N
1
III
F
1
III
N
1
3.2.3.
24

III
N
1
III
N
1
III
M
1
3.2.3.
25

III
N
1

III
N
1

III
F
1

3.2.3.
26

III
N
1

III
N
1

III
N
1

3.2.3.
27


III
M
1

III
M
1

3.2.2.
1
III
M
1

III
F
1

3.2.2.
2
III
M
1

III
N
1

3.2.2.
3
III
F
1
III
M
1
3.2.2.
4
III
F
1
III
F
1
3.2.2.
5
III
F
1
III
N
1
3.2.2.
6

III
N
1
III
M
1
3.2.2.
7
III
N
1
III
F
1
3.2.2.
8
III
N
1

III
N
1

3.2.2.
9



III
M
1

3.2.1.
1
III
F
1
3.2.1.
2




III
N
1
3.2.1.
3

Tavola tipologica T.3.2
Su questa tavola si muovono le lingue che distinguono il pronominale di terza persona in base al
genere grammaticale. La tavola, come si sa, una tavola di denotati. Cos la casella 3.2.1.1 contiene
un solo denotato primario del pronominale di terza persona singolare maschile; la casella 3.2.2.1
una coppia di denotati primari del pronominale di terza persona singolare maschile e quindi il
denotato primario del pronominale di terza persona duale maschile; la casella 3.2.2.2 una coppia
costituita da un denotato primario del pronominale di terza persona singolare maschile e da un
denotato primario del pronominale di terza persona singolare femminile, , la casella 3.2.2.5 una
coppia di denotati primari del pronominale di terza persona singolare femminile e quindi il denotato
primario del pronominale di terza persona duale femminile, ecc. La casella 3.2.3.1 contiene una
tripla di denotati primari del pronominale di terza persona singolare maschile e quindi il denotato
primario del pronominale di terza persona triale maschile. E cos via. Dal punto di vista pragmatico
le cose vanno ben diversamente. Definito il senso del duale maschile come segue
III
M
2
=
df
III
M
1
+ III
M
1

si vede ad es. come nella lingua araba questo senso, che immanente nella forma verbale duale
mentre non lo nel corrispondente pronome indipendente, si muova non solo sulla casella 3.2.2.1
che quella del denotato primario ma anche sulle coppie miste che si trovano nelle caselle 3.2.2.2 e
3.2.2.4, che costituiscono il denotato secondario. Ad es. da un ragazzo legge e da una ragazza
legge nellarabo si deduce loro due (duale comune) leggono (duale maschile). In poche parole il
senso del pronominale duale maschile immanente nel verbo si muove non solo sul denotato
primario ma anche su denotati misti.
6.7 Rappresentazione topologica della tavola T.3
Unificando le tavole T.3.1 e T.3.2 otteniamo la tavola estesa dei denotati dei pronominali di terza
persona che si espande allinfinito in uno spazio tridimensionale. Ognuna delle tavole pu essere
raffigurata come un ventaglio che si slarga verso lalto. Disponendo i due ventagli in parallelo
poniamo da sinistra a destra possibile stabilire delle relazioni tra gli elementi della prima e quelli
della seconda tavola, generando a questa maniera una figura tridimensionale. facile vedere che
3.2.1.1, 3.2.1.2 e 3.2.1.3 di T.3.2 implicano 3.1.1.1 di T.3.1. Se ad es. si deve tradurre il pronominale di
terza persona singolare maschile dallitaliano nellakano (lingua parlata da otto milioni di persone
del Ghana) dove vi ununica forma per il maschile ed il femminile, la traduzione semplice; se al
contrario deve tradursi dallakano nellitaliano non si pu tradurre, salvo che dal contesto non si
sappia gi che quel pronominale si riferisce ad un uomo o ad una donna. Alla stessa maniera le
coppie 3.2.2.1-3.2.2.9 di T.3.2 implicano 3.1.2.1 di T.3.1. E cos via.
6.8 La logica estesa dei pronominali di seconda persona
La logica estesa dei pronominali di seconda persona si muove, come si gi accennato sopra, su
quattro tavole.
6.8.1 La tavola transculturale T.2.1
Per questa tavola si veda il capitolo IV.
6.7.2 La tavola tipologica T.2.2
Assegniamo una quadrupla numerica sia al singolo elemento II
1
sia a ciascuna combinazione
mista, costituita cio da denotati di pronominali di 2
a
persona non contrassegnati dal genere
grammaticale e da denotati primari di pronominali di 3
a
persona contrassegnati dal genere
grammaticale. Assegniamo cio
allelemento II
1
la quadrupla numerica 2.2.1.1;
alla coppia II
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 2.2.2.1;
alla coppia II
1
+III
F
1
la quadrupla numerica 2.2.2.2;

alla coppia III
N
1
+II
1
la quadrupla numerica 2.2.2.6;
alla tripla II
1
+II
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 2.2.3.1;
alla tripla II
1
+II
1
+III
F
1
la quadrupla numerica 2.2.3.2;
..
alla tripla III
N
1
+III
N
1
+II
1
la quadrupla numerica 2.2.3.24.
Analogamente per le quadruple, le quintuple e cos via. In generale sia al singolo elemento II
1
sia
a ciascuna combinazione mista, costituita cio da denotati di pronominali di 2
a
persona non
contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati primari di pronominali di 3
a
persona
contrassegnati dal genere grammaticale viene attribuita una quadrupla numerica 2.2.n.i. In ciascuna
quadrupla la prima cifra, in grassetto, 2, indica il pronominale di seconda persona; la seconda cifra,
anchessa in grassetto, 2, indica la seconda tavola; la terza cifra, n (n1), denota il numero
aritmetico degli individui che costituiscono una data combinazione ed individua nello stesso tempo
il rigo su cui giace la rispettiva casella; la quarta cifra il numero progressivo assegnato a ciascuna
i-pla (1 i k), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo
combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui tale combinazione situata. Si veda
la seguente tavola che partendo dal basso si espande allinfinito nella parte superiore:

II
1
II
1
II
1
II
1
II
1
II
1


III
N
1
III
N
1
III
N
1
III
N
1
III
N
1
III
N
1

II
1
II
1
II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
1
II
1
II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
1
II
1
II
1


III
M
1
III
F
1
III
N
1
II
1
II
1
II
1

2.2.3.
1
2.2.3.
2
2.2.3.
3
2.2.3.
4
2.2.3.
5
2.2.3.
6

2.2.3.
19
2.2.3.
20
2.2.3.
21
2.2.3.
22
2.2.3.
23
2.2.3.
24


II
1


II
1


II
1


III
M
1
III
F
1

III
N
1



III
M
1

III
F
1

III
N
1

II
1


II
1


II
1



2.2.2.
1

2.2.2.
2

2.2.2.
3

2.2.2.
4

2.2.2.
5

2.2.2.
6



II
1

2.2.1.
1




Tavola tipologica T.2.2
Su questa tavola si muovono le lingue che non distinguono il pronominale di seconda persona in
base al genere grammaticale ma distinguono il pronominale personale di terza in base al genere
grammaticale. La tavola, come si sa, una tavola di denotati. Cos la casella 2.2.1.1 contiene un
solo denotato del pronominale di seconda persona singolare; la casella 2.2.2.1 una coppia mista
costituita da un denotato del pronominale di seconda persona singolare e da un denotato primario
del pronominale di terza persona singolare maschile; la casella 2.2.2.2 una coppia mista costituita
da un denotato del pronominale di seconda persona singolare e da un denotato primario del
pronominale di terza persona singolare femminile, , la casella 2.2.2.6 una coppia mista costituita
da un denotato primario del pronominale di terza persona singolare neutro e da un denotato del
pronominale di seconda persona singolare. La casella 2.2.3.1 contiene una tripla costituita da una
coppia di denotati del pronominale di seconda persona singolare e dal denotato primario di un
pronominale di terza persona singolare maschile. E cos via. su questa tavola che si muovono i
pronominali di seconda persona del tedesco, del polacco, dellinglese, dello spagnolo, ecc. Es. nella
lingua tedesca da du singst (= tu canti) e da er singt (= egli canta) si pu dedurre ihr singt (=
voi cantate). Alla stessa maniera da du singst (= tu canti) e da sie singt (= lei canta) si pu
dedurre ihr singt (= voi cantate). Ma da ihr singt (= voi cantate) si pu dedurre soltanto du
singst (= tu canti), salvo che dal contesto non risulti che vi almeno un denotato del pronominale
di terza persona singolare maschile o femminile.
6.8.3 La tavola tipologica T.2.3
Assegniamo ora una quadrupla sia a ciascuno dei singoli elementi II
M
1
, II
F
1
, II
N
1
, sia a ciascuna
combinazione mista, costituita cio da denotati primari di pronominali di seconda persona
contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati di pronominali di terza persona non
contrassegnati dal genere grammaticale. Assegniamo cio:
al singolo elemento II
M
1
la quadrupla numerica 2.3.1.1;
al singolo elemento II
F
1
la quadrupla numerica 2.3.1.2;
al singolo elemento II
N
1
la quadrupla numerica 2.3.1.3;
alla coppia II
M
1
+III
1
la quadrupla numerica 2.3.2.1;
alla coppia II
F
1
+III
1
la quadrupla numerica 2.3.2.2;

alla coppia III
1
+II
N
1
la quadrupla numerica 2.3.2.6;
alla tripla II
M
1
+II
M
1
+III
1
la quadrupla numerica 2.3.3.1;
alla tripla II
M
1
+II
F
1
+III
1
la quadrupla numerica 2.3.3.2;

alla tripla III
1
+III
1
+II
N
1
la quadrupla numerica 2.3.3.24.
Analogamente per le quadruple, le quintuple, etc. In generale sia a ciascuno dei singoli elementi
II
M
1
, II
F
1
, II
N
1
sia a ciascuna combinazione mista, costituita cio da denotati primari di
pronominali di seconda persona contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati di
pronominali di terza persona non contrassegnati dal genere grammaticale viene attribuita una
quadrupla numerica 2.3.n.i. In ciascuna quadrupla la prima cifra, in grassetto, 2, indica il
pronominale di seconda persona; la seconda cifra, anchessa in grassetto, 3, indica la terza tavola; la
terza cifra, n (n1), denota numero aritmetico degli individui che costituiscono una data
combinazione ed individua, nello stesso tempo, il rigo su cui giace la corrispondente casella; la
quarta cifra il numero progressivo assegnato a ciascuna i-pla (1 i k), dove k lultima
combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo combinatorio, numero che serve ad
individuare la casella in cui tale combinazione situata. In tal maniera abbiamo a che fare con un
insieme numerabile. Si veda la seguente tavola:

II
M
1


II
M
1


II
M
1


II
M
1


II
M
1

II
M
1



III
1

III
1

III
1

III
1

III
1


III
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1

III
1
III
1
III
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
1
III
1
III
1

III
1
III
1
III
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1

III
1
III
1
III
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1

2.3.3.
1
2.3.3.
2
2.3.3.
3
2.3.3.
4
2.3.3.
5
2.3.3.
6

2.3.3.
19
2.3.3.
20
2.3.3.
21
2.3.3.
22
2.3.3.
23
2.3.3.
24

II
M
1
II
F
1

II
N
1

III
1

III
1

III
1



III
1


III
1


III
1
II
M
1
II
F
1

II
N
1



2.3.2.
1

2.3.2.
2

2.3.2.
3

2.3.2.
4

2.3.2.
5

2.3.2.
6


II
M
1
II
F
1

II
N
1


2.3.1.
1

2.3.1.
2

2.3.1.
3



Tavola tipologica T.2.3
Non conosco lingue i cui pronominali si muovono sulla tavola ora delineata, ma essa andava
contemplata in base al calcolo logico. Potrebbero infatti essere esistite, o esistere allo stato attuale,
ma da noi ignorate, o esistere in futuro lingue i cui pronominali si muovono de jure su questa tavola
di denotati.
6.8.4 La tavola tipologica T.2.4
Assegniamo una quadrupla sia a ciascuno dei singoli elementi II
M
1
, II
F
1
, II
N
1
, sia a ciascuna
combinazione di denotati primari di pronominali di seconda persona contrassegnati dal genere
grammaticale, sia a ciascuna combinazione mista costituita da denotati primari di pronominali di
seconda persona contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati primari di pronominali di
terza persona egualmente contrassegnati dal genere. Assegniamo:
al singolo elemento II
M
1
la quadrupla numerica 2.4.1.1;
al singolo elemento II
F
1
la quadrupla numerica 2.4.1.2;
al singolo elemento II
N
1
la quadrupla numerica 2.4.1.3;
alla coppia II
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 2.4.2.1;
alla coppia II
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 2.4.2.2;

alla coppia III
N
1
+II
N
1
la quadrupla numerica 2.4.2.27;
alla tripla II
M
1
+II
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 2.4.3.1;
alla tripla II
M
1
+II
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 2.4.3.2;

alla tripla III
N
1
+III
N
1
+II
N
1
la quadrupla numerica 2.4.3.162.
Analogamente si definiranno le quadruple, le quintuple, e cos via. In generale, sia a ciascuno dei
singoli elementi II
M
1
, II
F
1
, II
N
1
, sia a ciascuna combinazione di denotati primari di pronominali
di 2
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale, sia a ciascuna combinazione mista di denotati
primari di pronominali di 2
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale e di denotati primari di
pronominali di 3
a
persona egualmente contrassegnati dal genere grammaticale, viene attribuita una
quadrupla numerica 2.4.n.i.
Scrivendo come sopra le combinazioni in verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello
della tavola T.2.4, che nella parte superiore si estende allinfinito:

II
M
1

II
M
1

II
M
1


II
M
1

II
M
1

II
F
1


II
M
1

II
M
1

II
N
1


II
M
1

II
F
1

II
M
1


II
M
1
II
F
1

II
F
1

II
M
1
II
F
1

II
N
1





III
N
1
II
F
1

II
M
1

III
N
1
II
F
1

II
F
1

III
N
1
II
F
1

II
N
1

III
N
1
III
N
1
II
M
1

III
N
1

III
N
1

II
F
1


III
N
1

III
N
1

II
N
1

2.4.3.
1
2.4.3.
2
2.4.3.
3
2.4.3.
4
2.4.3.
5
2.4.3.
6

2.4.3.
157
2.4.3.
158
2.4.3.
159
2.4.3.
160
2.4.3.
161
2.4.3.
162

II
M
1

II
M
1

II
M
1

II
F
1

II
M
1

II
N
1

II
F
1

II
M
1

II
F
1

II
F
1
II
F
1

II
N
1


III
F
1
II
M
1
III
F
1
II
F
1
III
F
1
II
N
1
III
N
1
II
M
1
III
N
1

II
F
1

III
N
1

II
N
1

2.4.2.
1
2.4.2.
2
2.4.2.
3
2.4.2.
4
2.4.2.
5
2.4.2.
6

2.4.2.
22
2.4.2.
23
2.4.2.
24
2.4.2.
25
2.4.2.
26
2.4.2.
27

II
M
1

2.4.1.
1
II
F
1

2.4.1.
2




II
N
1
2.4.1.
3

Tavola tipologica T.2.4
In ciascuna quadrupla della tavola ora delineata la prima cifra, in grassetto, 2, indica il pronominale
di seconda persona; la seconda cifra, anchessa in grassetto, 4, indica la quarta tavola; la terza cifra,
n (n1), denota il numero aritmetico degli individui che costituiscono una data combinazione ed
individua, nello stesso tempo, il rigo su cui situata la combinazione data; la quarta cifra il
numero progressivo assegnato a ciascuna i-pla (1ik), dove k lultima combinazione di ciascuna
n-pla ottenuta mediante il calcolo combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui
tale combinazione situata. In tal maniera abbiamo a che fare con un insieme numerabile.
Su questa tavola si muovono i pronominali di seconda persona dellebraico biblico e della lingua
araba. Ad es. Il pronominale di seconda persona singolare maschile

atta h dellebraico biblico e
anta dellarabo hanno il loro denotato primario nella casella 2.4.1.1. Mentre per il pronominale di
seconda persona plurale maschile attem dellebraico biblico si muove sulle caselle 2.4.n.i, con
n2, le cui combinazioni sono costituite sia da soli denotati primari di pronominali di seconda
persona singolare maschile, sia da denotati primari di pronominali di seconda persona singolare
maschile e di pronominali di seconda persona singolare femminile e/o di pronominali di terza
persona singolare maschile e/o di pronominali di terza persona singolare femminile; il pronominale
di seconda persona plurale maschile antum dellarabo si muove invece sulle caselle 2.4.n.i, con
n3, le cui combinazioni sono costituite sia da soli denotati primari di pronominali di seconda
persona singolare maschile, sia da denotati primari di pronominali di seconda persona singolare
maschile e di pronominali di seconda persona singolare femminile e/o di pronominali di terza
persona singolare maschile e/o di pronominali di terza persona singolare femminile. Una cosa
analoga deve dirsi del femminile. Il pronominale di seconda persona singolare femminile att
dellebraico biblico e anti dellarabo hanno il loro denotato primario nella casella 2.4.1.2. Mentre
per il pronominale di seconda persona plurale femminile atten dellebraico biblico si muove
sulla casella 2.4.2.5, ed in generale sulle caselle 2.4.n.i, con n2, le cui combinazioni sono costituite
da soli denotati primari di pronominali di seconda persona singolare femminile, o da denotati
primari di pronominali di seconda persona singolare femminile e di terza persona singolare
femminile; il pronominale di seconda persona plurale femminile antunna dellarabo si muove
invece sulle caselle 2.4.n.i, con n3, le cui combinazioni sono costituite da soli denotati primari di
pronominali di seconda persona singolare femminile, o da denotati primari di pronominali di
seconda persona singolare femminile e di terza persona singolare femminile.
6.9 Rappresentazione topologica della tavola T.2
Unificando le tavole T.2.1, T.2.2, T.2.3, T.2.4, otteniamo la tavola estesa dei denotati dei pronominali
di seconda persona che si espande allinfinito in uno spazio tridimensionale. Si pu infatti vedere
come le tavole T.2.1 e T.2.2, iniziando dal denotato del pronominale singolare II
1
si originano
senza sovrapposizione e si estendono in verticale come due ventagli disposti in parallelo che si
aprono allinfinito verso lalto. Una cosa analoga ha luogo per le tavole T.2.3 e T.2.4, che si
originano dai denotati dei pronominali singolari II
M
1
, II
F
1
, II
N
1
. Si genera cos un reticolato di
quattro ventagli disposti in parallelo che vanno, poniamo, da sinistra a destra: il primo ventaglio a
sinistra rappresenta la griglia su cui si muove la logica transculturale. Aggiungendo a questo
ventaglio sempre pi accidenti grammaticali si arriva alla tavola T.2.4 che ha il massimo di
determinazioni. noto che nella logica aristotelica il genere sempre pi esteso della specie per cui
genere e specie si trovano in una relazione inversa: a mano a mano che aumenta la comprensione
diminuisce lestensione, e viceversa. Qui avviene una cosa analoga: a mano a mano che aumentano
le differenze grammaticali dei pronominali diminuisce lambito di riferimento. Non si dimentichi
per che la logica transculturale, pur avendo una sua autonomia ed una sua vita propria rispetto alle
varie logiche tipologiche le innerva tutte. Pertanto pi che di molteplici logiche tipologiche deve
correttamente parlarsi di ununica logica che innerva tutte le tipologie.
6.10 Estensione della logica dei pronominali di prima persona
La logica estesa dei pronominali di prima persona si muove, come si anticipato sopra, su otto
tavole, di cui una la prima transculturale e sette tipologiche.
6.10.1 La tavola transculturale T.1.1
Il punto di partenza costituito sempre dalla logica transculturale. Si rinvia perci al capitolo IV.
6.10.2 La tavola T.1.2
Assegniamo una quadrupla numerica sia allelemento I
1
sia a ciascuna combinazione mista
costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona non contrassegnati dal genere grammaticale e da
denotati di pronominali di 2
a
persona egualmente non contrassegnati dal genere grammaticale e/o da
denotati primari di pronominali di 3
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale. Assegniamo:
allelemento I
1
la quadrupla numerica 1.2.1.1;
alla coppia I
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.2.2.1;
alla coppia I
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 1.2.2.2;
..
alla coppia III
N
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.2.2.8;
alla tripla I
1
+II
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.2.3.1;
alla tripla I
1
+II
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 1.2.3.2;

alla tripla III
N
1
+III
N
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.2.3.48.
Analogo calcolo per le quadruple, le quintuple, e cos via. Scrivendo come sopra le combinazioni in
verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello della tavola T.1.2, che nella parte superiore
si estende allinfinito:

I
1


I
1


I
1


I
1


I
1


I
1


III
F
1

III
F
1

III
N
1

III
N
1

III
N
1


III
N
1

II
1
II
1
II
1
II
1

III
M
1
III
M
1
III
F
1
III
N
1
II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
1

III
M
1

I
1
I
1
I
1
I
1
I
1
I
1

1.2.3.
1
1.2.3.
2
1.2.3.
3
1.2.3.
4
1.2.3.
5
1.2.3.
6

1.2.3.
43
1.2.3.
44
1.2.3.
45
1.2.3.
46
1.2.3.
47
1.2.3.
48


I
1
I
1
I
1
I
1


II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1


II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1

I
1
I
1
I
1
I
1



1.2.2.
1
1.2.2.
2
1.2.2.
3
1.2.2.
4

1.2.2.
5
1.2.2.
6
1.2.2.
7
1.2.2.
8



I
1



1.2.1.
1



Tavola tipologica T.1.2
Nella suddetta tavola, sia allelemento I
1
, sia a ciascuna combinazione mista costituita da denotati
di pronominali di 1
a
persona non contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati di
pronominali di 2
a
persona egualmente non contrassegnati dal genere grammaticale e/o da denotati
primari del pronominale di 3
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale, stata attribuita una
quadrupla numerica 1.2.n.i. In ciascuna quadrupla la prima cifra, in grassetto, 1, indica il
pronominale di 1
a
persona; la seconda cifra, anchessa in grassetto, 2, indica la seconda tavola; la
terza cifra, n (n1), denota il numero aritmetico degli individui che costituiscono una data
combinazione ed individua, nello stesso tempo, il rigo su cui giace la combinazione considerata; la
quarta cifra il numero progressivo assegnato a ciascuna i-pla (1 i k), dove k lultima
combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo combinatorio, numero che serve ad
individuare la casella in cui tale combinazione situata. In tal maniera abbiamo a che fare con un
insieme numerabile. Su questa tavola di denotati si muovono i pronominali della quasi totalit delle
lingue indoeuropee.
6.10.3 La tavola tipologica T.1.3
Assegniamo una quadrupla numerica sia allelemento I
1
sia a ciascuna combinazione mista
costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona non contrassegnati dal genere grammaticale e da
denotati primari di pronominali di 2
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale e/o da denotati
di pronominali di 3
a
persona non contrassegnati dal genere grammaticale. Assegniamo pertanto:
al singolo elemento I
1
la quadrupla numerica 1.3.1.1;
alla coppia I
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.3.2.1;
alla coppia I
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.3.2.2;

alla coppia III
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.3.2.8;
alla tripla I
1
+II
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.3.3.1;
alla tripla I
1
+II
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.3.3.2;

alla tripla III
1
+III
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.3.3.48.
Analogo calcolo per le quadruple, le quintuple, e cos via.
Sia allelemento I
1
sia a ciascuna combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a

persona non contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati primari di pronominali di 2
a

persona contrassegnati dal genere grammaticale e/o da denotati di pronominali di 3
a
persona non
contrassegnati dal genere grammaticale stata attribuita una quadrupla numerica 1.3.n.i.
In una siffatta quadrupla la prima cifra, in grassetto, 1, indica il pronominale di 1
a
persona; la
seconda cifra, anchessa in grassetto, 3, indica la terza tavola; la terza cifra, n (n1), denota il
numero aritmetico degli individui che costituiscono una data combinazione ed individua, nello
stesso tempo, il rigo su cui giace la combinazione data; la quarta cifra il numero progressivo
assegnato a ciascuna i-pla (1 i k), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta
mediante il calcolo combinatorio, numero che serve ad individuare la casella e la combinazione in
essa situata. In tal maniera abbiamo a che fare con un insieme numerabile.
Scrivendo come sopra le combinazioni in verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello
della tavola T.1.3 che analogamente alle altre si estende allinfinito. Si veda la seguente tavola:

I
1


I
1


I
1


I
1


I
1


I
1




II
N
1

II
N
1

III
1

III
1

III
1


III
1

II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
F
1
II
F
1
II
F
1
III
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1

III
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1

III
1

II
M
1
II
F
1

I
1
I
1
I
1
I
1
I
1
I
1

1.3.3.
1
1.3.3.
2
1.3.3.
3
1.3.3.
4
1.3.3.
5
1.3.3.
6

1.3.3.
43
1.3.3.
44
1.3.3.
45
1.3.3.
46
1.3.3.
47
1.3.3.
48


I
1
I
1
I
1
I
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
1

I
1
I
1
I
1
I
1



1.3.2.
1
1.3.2.
2
1.3.2.
3
1.3.2.
4

1.3.2.
5
1.3.2.
6
1.3.2.
7
1.3.2.
8



I
1

1.3.1.
1




Tavola tipologica T.1.3
Non conosco, per quelle che sono le mie attuali cognizioni, lingue i cui pronominali si muovono
sulla tavola di denotati ora delineata, ma che va presa in considerazione in un calcolo logico
completo.
6.10.4 La tavola tipologica T.1.4
Assegniamo una quadrupla numerica sia allelemento I
1
sia a ciascuna combinazione mista
costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona non contrassegnati dal genere grammaticale e da
denotati primari di pronominali di 2
a
e/o di 3
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale.
Assegniamo quindi:
al singoletto I
1
la quadrupla numerica 1.4.1.1;
alla coppia I
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.4.2.1;
alla coppia I
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.4.2.2;

alla coppia III
N
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.4.2.12;
alla tripla I
1
+II
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.4.3.1;
alla tripla I
1
+II
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.4.3.2;

alla tripla III
N
1
+III
N
1
+I
1
la quadrupla numerica 1.4.3.108.
Analogamente per le quadruple, le quintuple, e cos via. In poche parole sia allelemento I
1
sia a
ciascuna combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona non contrassegnati
dal genere grammaticale e da denotati primari di pronominali di 2
a
e/o di 3
a
persona contrassegnati
dal genere grammaticale viene attribuita una quadrupla numerica 1.4.n.i. In una siffatta quadrupla la
prima cifra, in grassetto, 1, indica il pronominale di 1
a
persona; la seconda cifra, anchessa in
grassetto, 4, indica la quarta tavola; la terza cifra, n (n1), denota il numero aritmetico degli
individui che costituiscono una data combinazione ed individua, nello stesso tempo, il rigo su cui
giace la combinazione considerata; la quarta cifra il numero progressivo assegnato a ciascuna i-pla
(1ik), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo
combinatorio, numero che serve ad individuare la casella e la combinazione in essa situata. In tal
maniera abbiamo a che fare con un insieme numerabile. Scrivendo, come sopra, le combinazioni in
verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello della tavola T.1.4 che analogamente alle
altre si estende allinfinito:

I
1


I
1


I
1


I
1


I
1


I
1




III
N
1

III
N
1

III
N
1

III
N
1

III
N
1


III
N
1

II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
F
1
II
F
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1
II
M
1
II
F
1
III
N
1

I
1
I
1
I
1
I
1
I
1
I
1

1.4.3.
1
1.4.3.
2
1.4.3.
3
1.4.3.
4
1.4.3.
5
1.4.3.
6

1.4.3.
103
1.4.3.
104
1.4.3.
105
1.4.3.
106
1.4.3.
107
1.4.3.
108


I
1
I
1
I
1
I
1


II
N
1
III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
M
1

I
1
I
1
I
1
I
1



1.4.2.
1
1.4.2.
2
1.4.2.
3
1.4.2.
4

1.4.2.
9
1.4.2.
10
1.4.2.
11
1.4.2.
12



I
1

1.4.1.
1




Tavola tipologica T.1.4
su questa tavola di denotati che si muovono i pronominali di prima persona dellebraico biblico,
dellarabo ed in genere delle lingue semitiche. chiaro che quando il pronominale di prima persona
interagisce con quelli di seconda e/o di terza persona, o meglio li assorbe in s, il pronominale di
prima persona prende il sopravvento ed il genere grammaticale non viene preso in considerazione.
Ad es. nellebraico biblico da io leggo e tu (2
a
f. sing.) leggi si deduce noi leggiamo; da egli
legge ed io leggo si deduce sempre noi leggiamo; ma da noi leggiamo che si muove sulle
caselle 1.4.n.i, per n2, contenenti combinazioni miste costituite da denotati di pronominali di 1
a

persona non contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati primari di pronominali di 2
a
e/o di
3
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale, si pu dedurre soltanto io leggo salvo che dal
contesto non risulti la presenza di almeno un denotato primario del pronominale di seconda persona
singolare maschile o femminile, o quella di almeno un denotato primario del pronominale di terza
persona singolare maschile o femminile. Una cosa analoga si verifica nellarabo, dove, come si
gi detto sopra, manca il duale del pronome di prima persona.
6.10.5 La tavola tipologica T.1.5
Assegniamo una quadrupla numerica ai singoli elementi I
M
1
, I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna
combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona contrassegnati dal genere
grammaticale e da denotati di pronominali di 2
a
e/o di 3
a
persona non contrassegnati dal genere
grammaticale. Assegniamo:
al singoletto I
M
1
la quadrupla numerica 1.5.1.1;
al singoletto I
F
1
la quadrupla numerica 1.5.1.2;
al singoletto I
N
1
la quadrupla numerica 1.5.1.3;
alla coppia I
M
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.5.2.1;
alla coppia I
M
1
+III
1
la quadrupla numerica 1.5.2.2;

alla coppia III
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.5.2.12;
alla tripla I
M
1
+II
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.5.3.1;
alla tripla I
M
1
+II
1
+III
1
la quadrupla numerica 1.5.3.2;

alla tripla III
1
+III
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.5.3.36.
Analogamente per le quadruple, le quintuple, e cos via. In breve a ciascuno dei singoli elementi
I
M
1
, I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a

persona contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati di pronominali di 2
a
e/o di 3
a
persona
non contrassegnati dal genere viene attribuita una quadrupla numerica 1.5.n.i. In una siffatta
quadrupla la prima cifra, in grassetto, 1, indica il pronominale di 1
a
persona; la seconda cifra,
anchessa in grassetto, 5, indica la quinta tavola; la terza cifra, n (n1), denota il numero aritmetico
degli individui che costituiscono una data combinazione ed individua, nello stesso tempo, il rigo su
cui giace la combinazione data; la quarta cifra il numero progressivo assegnato a ciascuna i-pla
(1ik), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo
combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui tale combinazione situata. In tal
maniera abbiamo a che fare con un insieme numerabile. Scrivendo come sopra le combinazioni in
verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello della tavola tipologica T.1.5 che
analogamente alle altre si estende allinfinito:

I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


II
1


II
1




III
1

III
1

II
1


II
1


III
1


III
1

II
1
II
1
III
1
III
1

I
M
1
I
M
1

I
N
1
I
N
1

II
1
III
1
II
1
III
1

II
1
III
1
II
1
III
1
II
1
III
1

II
1
III
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1

1.5.3.
1
1.5.3.
2
1.5.3.
3
1.5.3.
4
1.5.3.
5
1.5.3.
6

1.5.3.
31
1.5.3.
32
1.5.3.
33
1.5.3.
34
1.5.3.
35
1.5.3.
36

I
M
1
I
M
1

II
1
III
1
I
F
1

III
1
I
N
1
I
N
1

II
1
III
1



II
1
III
1

I
M
1
I
M
1

II
1

I
F
1

II
1
III
1
I
N
1
I
N
1



1.5.2.
1
1.5.2.
2
1.5.2.
3
1.5.2.
4
1.5.2.
5

1.5.2.
8
1.5.2.
9
1.5.2.
10
1.5.2.
11
1.5.2.
12


I
M
1
I
F
1

I
N
1



1.5.1.
1

1.5.1.
2

1.5.1.
3


Tavola tipologica T.1.5
Non conosco, allo stato attuale, lingue i cui pronominali personali si muovono sulle caselle della
suddetta tavola, salvo che non si voglia prendere in considerazione il tailandese, nonostante
manchino in questa lingua i generi grammaticali. Mancano infatti i generi grammaticali ma non
mancano i denotati intenzionali umani di sesso maschile o femminile cui si riferiscono i
pronominali di prima persona sia singolare che plurale. La tavola in ogni modo va sempre calcolata
per motivi di completezza, trattandosi di tipologia logicamente possibile.
6.10.6 La tavola tipologica T.1.6
Assegniamo una quadrupla numerica a ciascuno dei singoli elementi I
M
1
, I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna
combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona contrassegnati dal genere
grammaticale e da denotati di pronominali di 2
a
non contrassegnati dal genere grammaticale e/o da
denotati primari di pronominali di 3
a
persona contrassegnati dal genere grammaticale. Assegniamo:
allelemento I
M
1
la quadrupla numerica 1.6.1.1;
allelemento I
F
1
la quadrupla numerica 1.6.1.2;
allelemento I
N
1
la quadrupla numerica 1.6.1.3;
alla coppia I
M
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.6.2.1;
alla coppia I
M
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 1.6.2.2;

alla coppia III
N
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.6.2.24;
alla tripla I
M
1
+II
1
+II
1
la quadrupla numerica 1.6.3.1;
alla tripla I
M
1
+II
1
+III
M
1
la quadrupla numerica 1.6.3.2;

alla tripla III
N
1
+III
N
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.6.3.144.
Analogamente si procede con le quadruple, le quintuple, e cos via. In generale a ciascuno dei
singoli elementi I
M
1
, I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna combinazione mista costituita da denotati di
pronominali di 1
a
persona, contrassegnati dal genere grammaticale, e da denotati di pronominali di
2
a
, non contrassegnati dal genere grammaticale, e/o da denotati primari del pronominale di 3
a

persona, contrassegnati dal genere grammaticale, viene attribuita una quadrupla numerica 1.6.n.i.
Scrivendo come sopra le combinazioni in verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello
della tavola tipologica T.1.6 che analogamente alle altre si estende allinfinito:

I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1




III
F
1

III
F
1

III
N
1

III
N
1

III
N
1


III
N
1

II
1
II
1
II
1

III
M
1
III
M
1
III
M
1
III
F
1
III
N
1
II
1

III
M
1
III
N
1
III
N
1

II
1

III
M
1
III
F
1

II
1
II
1

III
M
1

I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1

1.6.3.
1
1.6.3.
2
1.6.3.
3
1.6.3.
4
1.6.3.
5
1.6.3.
6

1.6.3.
139
1.6.3.
140
1.6.3.
141
1.6.3.
142
1.6.3.
143
1.6.3.
144

I
M
1
I
M
1
I
M
1
I
M
1

II
1


I
N
1

II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1



II
1

III
M
1
III
F
1
III
N
1
I
M
1

III
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1



1.6.2.
1
1.6.2.
2
1.6.2.
3
1.6.2.
4
1.6.2.
5

1.6.2.
20
1.6.2.
21
1.6.2.
22
1.6.2.
23
1.6.2.
24


I
M
1
I
F
1

I
N
1



1.6.1.
1

1.6.1.
2

1.6.1.
3



Tavola tipologica T.1.6
Nelle quadruple della tavola ora delineata la prima cifra, in grassetto, 1, indica il pronominale di 1
a

persona; la seconda cifra, anchessa in grassetto, 6, indica la sesta tavola; la terza cifra, n (n1),
denota il numero aritmetico degli individui che costituiscono una data combinazione ed individua,
nello stesso tempo, il rigo su cui giace la combinazione data; la quarta cifra il numero progressivo
assegnato a ciascuna i-pla (1 i k), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta
mediante il calcolo combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui tale
combinazione situata. In tal maniera abbiamo a che fare con un insieme numerabile. Non conosco,
almeno fino ad oggi, una lingua i cui pronominali si muovono sulle caselle della tavola ora
esaminata. Si tratta quindi di una lingua non parlata ma logicamente possibile e pertanto da non
omettere in un calcolo logico completo.
6.10.7 La tavola tipologica T.1.7
Assegniamo una quadrupla numerica a ciascuno dei singoli elementi I
M
1
, I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna
combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona contrassegnati dal genere
grammaticale e da denotati primari di pronominali di 2
a
egualmente contrassegnati dal genere
grammaticale e/o da denotati di pronominali di 3
a
persona non contrassegnati dal genere
grammaticale. Assegniamo:
al singolo elemento I
M
1
la quadrupla numerica 1.7.1.1;
al singolo elemento I
F
1
la quadrupla numerica 1.7.1.2;
al singolo elemento I
N
1
la quadrupla numerica 1.7.1.3;
alla coppia I
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.7.2.1;
alla coppia I
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.7.2.2;

alla coppia III
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.7.2.24;

alla tripla I
M
1
+II
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.7.3.1;
alla tripla I
M
1
+II
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.7.3.2;
..
alla tripla III
1
+III
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.7.3.144.
Analogo calcolo per le quadruple, le quintuple, e cos via. In poche parole ai singoli elementi I
M
1
,
I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona,
contrassegnati dal genere grammaticale, e da denotati primari di pronominali di 2
a
, egualmente
contrassegnati dal genere grammaticale, e/o da denotati 3
a
persona, non contrassegnati dal genere
grammaticale, viene attribuita una quadrupla numerica 1.7.n.i. In una siffatta quadrupla la prima
cifra, in grassetto, 1, indica il pronominale di 1
a
persona; la seconda cifra, anchessa in grassetto, 7,
indica la settima tavola; la terza cifra, n (n1), denota il numero aritmetico degli individui che
costituiscono una data combinazione ed individua, nello stesso tempo, il rigo su cui giace la
combinazione presa in considerazione; la quarta cifra il numero progressivo assegnato a ciascuna
i-pla (1 i k), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta mediante il calcolo
combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui tale combinazione situata. In tal
maniera abbiamo a che fare con un insieme numerabile. Scrivendo come sopra le combinazioni in
verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello della tavola tipologica T.1.7 che
analogamente alle altre si estende allinfinito:

I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1




III
1

III
1

III
1

III
1

III
1


III
1

II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
F
1
II
F
1

I
N
1
I
N
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1

III
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1

III
1

II
M
1
II
F
1

II
N
1
III
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1

1.7.3.
1
1.7.3.
2
1.7.3.
3
1.7.3.
4
1.7.3.
5
1.7.3.
6

1.7.3.
139
1.7.3.
140
1.7.3.
141
1.7.3.
142
1.7.3.
143
1.7.3.
144

I
M
1
I
M
1
I
M
1
II
M
1
II
F
1

I
N
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
1


II
M
1
II
F
1
II
N
1
I
M
1
I
M
1

III
1
III
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1



1.7.2.
1
1.7.2.
2
1.7.2.
3
1.7.2.
4
1.7.2.
5

1.7.2.
20
1.7.2.
21
1.7.2.
22
1.7.2.
23
1.7.2.
24


I
M
1
I
F
1

I
N
1



1.7.1.
1

1.7.1.
2



1.7.1.
3

Tavola tipologica T.1.7
Anche questa tavola, logicamente possibile, non mi risulta rilevante per gli usi linguistici dei
pronominali di qualche lingua. Tengo per sempre a precisare che le mie cognizioni linguistiche
sono limitate, e che sto trattando largomento dal punto di vista logico, e non da quello di lingue o
grammatiche comparate. Sar poi compito degli esperti delle varie lingue vedere su quali caselle si
muovono i relativi pronominali. Quello che posso garantire che, salvo errori e sviste, il presente
calcolo dovrebbe essere completo.
6.10.8 La tavola tipologica T.1.8
Assegniamo una quadrupla numerica a ciascuno degli elementi I
M
1
, I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna
combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona contrassegnati dal genere
grammaticale e da denotati primari di pronominali di 2
a
e/o 3
a
persona egualmente contrassegnati
dal genere grammaticale. Assegniamo cio:
allelemento I
M
1
la quadrupla numerica 1.8.1.1;
allelemento I
F
1
la quadrupla numerica 1.8.1.2;
allelemento I
N
1
la quadrupla numerica 1.8.1.3;
alla coppia I
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.8.2.1;
alla coppia I
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.8.2.2;

alla coppia III
N
1
+I
M
1
la quadrupla numerica 1.8.2.36;
alla tripla I
M
1
+II
M
1
+II
M
1
la quadrupla numerica 1.8.3.1;
alla tripla I
M
1
+II
M
1
+II
F
1
la quadrupla numerica 1.8.3.2;

alla tripla III
N
1
+III
N
1
+I
N
1
la quadrupla numerica 1.8.3.324.
Analogo calcolo per le quadruple, le quintuple, e cos via. In breve a ciascuno degli elementi I
M
1
,
I
F
1
, I
N
1
ed a ciascuna combinazione mista costituita da denotati di pronominali di 1
a
persona
contrassegnati dal genere grammaticale e da denotati primari di pronominali di 2
a
e/o 3
a
persona
egualmente contrassegnati dal genere grammaticale, viene attribuita una quadrupla numerica 1.8.n.i.
Scrivendo come sopra le combinazioni in verticale otteniamo uno specimen del pi basso livello
della tavola tipologica T.1.8 che, alla pari delle altre, altre si estende allinfinito:

I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1


I
M
1




III
N
1

III
N
1

III
N
1

III
N
1

III
N
1


III
N
1

II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
M
1
III
F
1
III
N
1

II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
M
1
III
F
1
III
N
1

I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1

1.8.3.
1
1.8.3.
2
1.8.3.
3
1.8.3.
4
1.8.3.
5
1.8.3.
6

1.8.3.
319
1.8.3.
320
1.8.3.
321
1.8.3.
322
1.8.3.
323
1.8.3.
324

I
M
1
I
M
1
I
M
1
I
M
1
I
M
1
II
F
1
II
N
1
III
N
1
III
N
1
III
N
1


II
M
1
II
F
1
II
N
1
III
M
1
III
F
1

I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1
I
N
1



1.8.2.
1
1.8.2.
2
1.8.2.
3
1.8.2.
4
1.8.2.
5

1.8.2.
32
1.8.2.
33
1.8.2.
34
1.8.2.
35
1.8.2.
36


I
M
1
I
F
1

I
N
1



1.8.1.
1

1.8.1.
2


1.8.1.
3

Tavola tipologica T.1.8
In ciascuna delle quadruple sopra riportate, ed anche in quelle non riportate trattandosi di un calcolo
che si estende allinfinito, la prima cifra, in grassetto, 1, indica il pronominale di 1
a
persona; la
seconda cifra, anchessa in grassetto, 8, indica lottava tavola; la terza cifra, n (n1), denota il
numero aritmetico degli individui che costituiscono una data combinazione ed individua, nello
stesso tempo, il rigo su cui giace la combinazione data; la quarta cifra il numero progressivo
assegnato a ciascuna i-pla (1 i k), dove k lultima combinazione di ciascuna n-pla ottenuta
mediante il calcolo combinatorio, numero che serve ad individuare la casella in cui tale
combinazione situata. Anche per ci che concerne questa tavola non conosco lingue i cui
pronominali si muovono sulle sue caselle, salvo la lingua russa per ci che concerne i pronominali
di prima, seconda e terza persona singolare maschile, femminile e neutra al tempo passato.
Unultima considerazione prima del riepilogo finale.
Il lettore, atterrito dalle molteplici quadruple numeriche, si sar chiesto: Come leggerle?. La
risposta semplice: pronominale, tavola, rigo, casella. Es. la quadrupla 1.8.3.323, che individua la
tripla III
N
1
+ III
F
1
+ I
N
1
, sar letta: Pronominale 1, Tavola 8, rigo 3, casella 323.
6.11 Rappresentazione topologica della tavola T.1
possibile dare una rappresentazione topologica della tavola T.1. Disponendo le otto tavole T.1.1,
T.1.2, T.1.3, T.1.4, T.1.5, T.1.6, T.1.7, T.1.8 in verticale a partire dal basso su otto piani paralleli
poniamo da sinistra a destra si genera un solido tridimensionale. Non si dimentichi che le n-ple di
denotati di pronominali tutti contrassegnati dal genere grammaticale implicano quelle che hanno
almeno un denotato non contrassegnato dal genere grammaticale e queste ultime implicano quelle
che hanno tutti i denotati non contrassegnati dal genere grammaticale, ossia quelle della tavola
transculturale.
6. 12 Rappresentazione topologica della tavola Pers
Si visto sopra che la tavola completa dei pronominali stata definita come segue:
Pers = T.3 T.2 T.1.
Unificando pertanto le tavole T.1, T.2 e T.3 otteniamo la rappresentazione topologica della tavola
Pers su cui si muovono i pronominali di tutte le lingue possibili: sufficiente disporre luna dopo
laltra ad es. procedendo da sinistra verso destra le rappresentazioni topologiche dei pronominali
di 3
a
, 2
a
e 1
a
persona in un unico spazio tridimensionale. Su questa tavola tridimensionale completa
non solo si muovono de facto i pronominali di tutte le lingue parlate in passato o al presente ma,
data la sua costruzione con rigorosi strumenti logico-matematici, devono muoversi de jure i
pronominali di ogni possibile lingua. Si muovono pertanto su di essa non solo le lingue che
distinguono la seconda persona singolare e plurale di genere maschile e di genere femminile (es. le
lingue semitiche), non solo le lingue che esprimono in forme grammaticali diverse la prima persona
duale, triale e plurale tanto inclusiva che esclusiva (es. il figiano), ma anche le lingue, come ad es.
una delle lingue Papua, che hanno forme strane, come: tenip (= noi due senza te), tepir (= noi due e
tu), tarip (= io con voi due). Questo il motivo per cui nelle quattordici tavole dei denotati dei
pronominali che costituiscono la tavola Pers sono riportate tutte le combinazioni, senza ometterne
alcuna, in quanto in alcune lingue esse possono essere non commutative.
6.13 Conclusione
Si gi notato sopra, varie volte, che una lingua potrebbe avere dei pronominali che si muovono
sulle caselle di una tavola ed altri che si muovono su caselle di unaltra. Quale sia la casella, in cui
situato il denotato primario o secondario, conta poco. La cosa importante la seguente: quale che
sia il pronominale e quale che siano i denotati primari o secondari, dato il carattere di completezza
del calcolo sopra fatto, si trover sempre in una delle quattordici tavole che costituiscono la tavola
Pers almeno una casella di denotati su cui un pronominale si muove.
Il lettore avr inoltre notato che, a mano a mano che i pronominali si arricchiscono dal punto di
vista del genere grammaticale, luso di essi diventa sempre meno frequente. La tendenza generale
la seguente: si passa dalla mancanza del genere grammaticale (es. il cinese) al genere grammaticale
del solo pronominale di terza persona (es. lingue indoeuropee), al genere grammaticale del
pronominale di terza persona + genere grammaticale del pronominale di seconda persona (es. lingue
semitiche).
Quanto alle opzioni di forme diverse dei pronominali soprattutto di prima e/o di seconda persona (si
pensi allUperiver Halkomelem o al tailandese ed al giapponese), queste sono dettate non tanto da
motivazioni grammaticali (prima e/o seconda singolare maschile, o femminile o neutra) quanto da
visioni culturali rilevanti sotto il profilo socio-psicologico o da convenzioni sociali: status sociale di
chi pensa, parla, scrive; status sociale del soggetto cui ci si rivolge pensando, parlando, scrivendo;
status del soggetto o della cosa cui non ci si rivolge ma cui ci si riferisce pensando, parlando o
scrivendo. In tal caso sufficiente, tanto nelle definizioni dei denotati che dei sensi della logica
transculturale dei pronominali, aggiungere alcune propriet di cui gode il soggetto che pensa, parla
o scrive, e/o alcune propriet di cui gode il soggetto cui il pensante si rivolge pensando, il parlante
si rivolge parlando, lo scrivente si rivolga scrivendo, e/o alcune propriet di cui gode il soggetto o
loggetto cui il pensante non si rivolge pensando ma cui si riferisce nel pensare, cui il parlante non
si rivolge parlando ma cui si riferisce nel parlare, cui lo scrivente non si rivolge scrivendo ma cui si
riferisce nello scrivere. Si tratta pertanto di un interessantissimo capitolo di analisi e ricerche
culturali, fatte su base logica, rilevanti per la sociolinguistica e per letnolinguistica tanto
sincroniche che diacroniche.
Si pu pertanto concludere che la logica transculturale dei pronominali personali resta la
condizione necessaria, anche se ovviamente non sufficiente, di ogni indagine sui pronominali. Di
qui lAFORISMA QUARTO: Sine transculturali logica, nulla de pronominalibus investigatio.