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55,00 euro

ISBN 978-88-918-1283-4
Del Mastro 2003 Morgan 1998 casa del Menandro di Pompei, Milano Roma, Conferenze e Memorie di Villa
G. Del Mastro, ‘I papiri ritrovati a T. Morgan, Literate Education in 2003. Lante 1, Roma 1962. che, per quanto siano significativi dei contatti e dei allogene con cambiamenti, nel corso del tempo, delle
Pompei’, in Rivista di Studi Pompeiani, the Hellenistic and Roman Worlds, processi di acculturazione, nulla dicono riguardo rispettive articolazioni sociali e degli equilibri politici.
Stefani 2006 Varone, Stefani 2009
14, 2003, pp. 374-378. Cambridge 1998.
G. Stefani, ‘La villa del tesoro di A. Varone, G. Stefani, Titulorum all’effettiva presenza di greci nella città arcaica. In A questo riguardo, la Campania è un “caso di studio”
de Vos Raaijmakers 1991 Paratore 1960 argenterie di Boscoreale’, in P.G. Pictorum Pompeianorum qui in CIL vol.
M. de Vos Raaijmakers, ‘Casa degli E. Paratore, L’epicureismo e la sua Guzzo (a cura di), Argenti a Pompei, IV collecti sunt. Imagines, Roma 2009. particolare, per quanto riguarda l’hydria con iscrizione, interessante, poiché fin dalla prima apparizione di
Epigrammi (V, 1, 18)’, in I. Baldassarre, G. diffusione nel mondo latino, Roma catalogo della mostra (Napoli 2006), il contesto del suo ritrovamento sembra piuttosto documenti scritti, a Pithecusa nell'VIII-VII secolo
Varone 2012
Pugliese Carratelli (a cura di), Pompei. 1960. Milano 2006, pp. 180-190.
Pitture e Mosaici, vol. III, Roma 1991, pp.
A. Varone, Titulorum graphio ricondurla al commercio antiquario di età romana, a.C. e a Cuma dal VII secolo, le componenti italiche,
Poccetti 2004 Väänänen 1937 exaratorum, qui in C.I.L. vol. IV collecti
539-573. escludendo, così, un suo precoce arrivo a Pompei. manifestate da nomi personali, si esprimono ora in
P. Poccetti, ‘Realtà urbane plurilingui V. Väänänen, Le latin vulgaire des sunt. Imagines, Roma 2012.
de Vos Raaijmakers 1992 dell’antichità a confronto. Le città inscriptions pompéiennes, Helsinki Insomma il quadro dei dati epigrafici, che per lingua e scrittura greca ora in lingua e scrittura etrusca
Wallace-Hadrill 2008
M. de Vos Raaijmakers, ‘Mito e realtà dell’area del golfo di Napoli e la 1937 (Berlin 19592, 19663).
nei quadri a soggetto teatrale nello vexata quaestio della Graeca urbs
A. Wallace-Hadrill, Rome’s Cultural la Pompei di età arcaica (VI-V secolo), fortemente ora in lingua e scrittura locale, sì da indurre a ritenere
Väänänen 1962 Revolution, Cambridge-New York
spazio domestico romano’, in Studi petroniana’, in R. Bombo, F. Fusco
V. Väänänen, Graffiti di Pompei e di 2008. sbilanciato, in senso quantitativo e qualitativo, a favore che le diverse etichette di etnonimi, Osci, Tirreni,
italiani di filologia classica, serie III, (a cura di), Città plurilingui: lingue
LXXXV, 1992, pp. 1074-1085. e culture a confronto in situazioni delle presenze etrusche rispetto a quelle greche, Pelasgi, Sanniti, a cui Strabone (V 4,8 C. 247) associa
D’Orsi 1968
urbane, Udine 2004, pp. 415-436. apparentemente sembrerebbe dar ragione al vecchio la stratigrafia delle origini di Pompei ed Ercolano,
L. D’Orsi, ‘Un graffito greco di Stabia’, Poccetti 2015 partito “etruscofilo” dominante all’epoca di Maiuri. In oltre all’evoluzione diacronica, dipendano anche dalla
in La Parola del Passato CXX, 1968, pp. P. Poccetti, ‘Variazioni e instabilità
228-230. nella prassi di scrittura delle lingue a realtà, la questione, in questi termini, era allora – come diversità di punti di vista nel definire l’identità etnica
Garcia y Garcia 1999
contatto con la colonizzazione greca lo sarebbe tuttora – male impostata per tre ordini di (Cristofani 1992, 17).
in Italia’, in A. Inglese (a cura di),
L. Garcia y Garcia, ‘Il ‘Pompeianum’
Epigrammata 3. Saper scrivere nel ragioni. La prima aveva, almeno al tempo di Maiuri, In effetti le manifestazioni tanto dell’etrusco
di Cicerone e una Villa di Pompei’, in
Mediterraneo antico. Esiti di scrittura motivazioni ideologiche, perché, fino alla metà del quanto della fase linguistica paleo-sabellica in

P
Opuscula Pompeiana IX, 1999,
fra VI e IV sec. a.C. In ricordo di Mario
pp. 1-34.
Luni. Atti del convegno di Roma (Roma, secolo scorso, la contrapposizione tra sostenitori della Campania si inseriscono in una fitta rete di dinamiche
Garcia y Garcia 2004 7-8 novembre 2014), Roma 2015, pp. grecità e dell’etruscità, non solo di Pompei, ma, più plurilingue e multiculturali che vedono, a vario titolo,
L. Garcia y Garcia, Alunni maestri 267-297.
e scuole a Pompei. L’infanzia, la in generale dell’Italia, era venata dall’accentuazione la componente greca e quella etrusca interfacciarsi
Romanelli 1811
giovinezza e la cultura in epoca romana,
D. Romanelli in Viaggio a Pompei a nazionalistica di una presunta autoctonia alle radici con il mondo indigeno, dando luogo a fenomeni di
Roma 2004.
Pesto e di ritorno ad Ercolano ed a delle civiltà della Penisola (sia preromane sia quella commistione e di ibridazione entro un variegato
Gasparini 2014 Pozzuoli, vol. I, Napoli 1811.
V. Gasparini, ‘Il culto di Giove a Pompei’, romana) contrapposta alla “non italianità” rappresentata caleidoscopio i cui effetti perdurano, pur nel
Nava, Paris, Friggeri 2008

PARLARE dalla colonizzazione greca. La seconda, di carattere cambiamento del contesto storico-culturale, fino all’età
in Vesuviana: an international journal
M.L. Nava, R. Paris, R. Friggeri (a cura
of archaeological and historical studies
on Pompeii and Herculaneum VI, 2014,
di), Rosso Pompeiano. La decorazione più generale, non teneva conto dell’apporto della romana. I flussi della colonizzazione, combinandosi
pittorica nelle collezioni del Museo
pp. 9-93.
di Napoli e a Pompei, catalogo della La grecità nel contesto multilingue e cultura greca fin da epoca arcaica alla formazione con le diverse componenti indigene e allogene che
Gigante 1979 mostra (Roma 2007-2008), Milano della stessa civiltà etrusca, così che, anche qualora si sono stratificate fino alla romanizzazione nella
M. Gigante, Civiltà delle forme letterarie 2008. multiculturale di Pompei e della Campania antica lo si volesse cacciare dalla porta, l’influsso ellenico Campania antica, hanno prodotto realtà composite
nell’antica Pompei, Napoli 1979.
Sampaolo 2013
Giordano 1974 V. Sampaolo, ‘Saber leer y scribir; Paolo Poccetti deve essere, in qualche modo, riammesso attraverso la e tra loro diversificate, di cui la lingua e la scrittura
C. Giordano, ‘Iscrizioni graffite e dipinte testimonios en la pintura’, in La Villa finestra. La terza, di ordine più specifico, riguarda la costituiscono un buon termometro per misurarne la
nella Casa di C. Iulio Polibio’, Rendiconti de los Papiros. Casa del Lector, Madrid
dell’Accademia di Archeologia, Lettere e 2013, pp. 49-62. Inquadramento generale presenza etrusca in Campania, fenomeno complesso e complessità delle variazioni tanto in sincronia quanto
Belle Arti, n.s. XLIX, 1974, pp. 21-28.
Scatozza Höricht 2001-2002 Nel 1943 A. Maiuri, a lungo sovrintendente archeologo diversificato al proprio interno, contrassegnato, da una in diacronia. Per queste ragioni la Campania antica ha
Guzzo 2006 L.A. Scatozza Höricht, ‘Testimonianze agli scavi di Pompei, si rammaricava di trovarsi nella parte, da articolazioni sottoregionali e areali e, dall’altra, una fisionomia del tutto particolare nell’ambito della
P.G. Guzzo, Ministerium, in P.G. Guzzo pittoriche di fabulae dionisiache a
(a cura di), Argenti a Pompei, catalogo Pompei’, in Rivista di Studi Pompeiani schiera minoritaria dei sostenitori del peso della da situazioni ancora più specifiche, relative a ciascun Magna Grecia, all’interno della quale Pompei ha, a sua
della mostra (Napoli 2006), Milano XII-XIII, 2001-2002, pp. 15-33. componente culturale greca alle origini della città a insediamento, tra i quali appunto si inserisce il caso di volta, connotazioni peculiari.
2006, pp. 78-96.
Schefold 1957 fronte di quella “più numerosa ed agguerrita degli Pompei. La documentazione linguistica ed epigrafica
Heslin 2015 K. Schefold, Die Wände Pompejis.
P. Heslin, The Museum of Augustus: the Topographisches Verzeichnis der etruscofili”, cioè di coloro che, invece, rivendicavano la Del resto, già Maiuri, nel segnalare i pochi frustoli della Campania arcaica si ripartisce tra due ordini
Temple of Apollo in Pompeii, the Portico Bildmotive, Berlin 1957. più forte incidenza della componente etrusca. In quello epigrafici etruschi, allora noti, sottolineava quanto di ripartizioni areali: l’una, relativa all’entroterra,
of Philippus in Rome, and Latin Poetry,
Los Angeles 2015.
Solin 1973 stesso lavoro, però, Maiuri rendeva noti, in nome dell’ forti fossero le componenti “italiche” manifestate tra un’area settentrionale e una meridionale, il
H. Solin, Recensione a Corpus
Lebek 1978 inscriptionum Latinarum IV 3, ed. M. “onesta doverosa obiettività di scavatore” (Maiuri 1943), dall’onomastica personale. Questa caratteristica riguarda cui discrimine è rappresentato dal Vesuvio, l’altra,
W.D. Lebek, CIL IV (Suppl. 3 Fasc. della Corte, in Gnomon XLV, 1973, pp. i frammenti di iscrizioni etrusche rinvenuti nell’area non solo Pompei, ma più in generale l’intero quadro attinente la fascia costiera, tra due aree di pertinenza
2) 8895 = Menandersentenz 747 258-277.
J., in Zeitschrift für Papyrologie und del tempio di Apollo. Questo piccolo nucleo epigrafico dell’etruscità “campana”, dove appunto il numero coloniale greca, il cui spartiacque è rappresentato
Solin 2002
Epigraphik 28, 1878, p. 286.
H. Solin, ‘Analecta epigraphica CIC–
si è ulteriormente accresciuto nel tempo (Cristofani degli antroponimi sabellici in senso lato è talmente dalla Penisola Sorrentina, cioè tra la zona di
Longo Auricchio, Indelli, Leone, Del CCVI’, in Arctos XVI, 2002, pp. 107-142. 1992, p. 31), con un recente, sensibile incremento di elevato da mettere in discussione l’applicabilità di una influenza poseidoniate, iscrivibile nel circuito della
Mastro 2014
F. Longo Auricchio, G. Indelli, G.
Solin 2012a numerosi altri testi etruschi rinvenuti nel santuario del meccanica sovrapposizione tra lingua, cultura ed ethnos colonizzazione achea, e quella di influenza cumana,
H. Solin, ‘On the Use of Greek in
Leone, G. Del Mastro, ‘Immagini degli
Campania’, in M. Leiwo, H. Halla-aho,
fondo Iozzino, attualmente in corso di pubblicazione. e da rappresentare perfino una sfida alla definizione riconducibile ai flussi della colonizzazione euboico-
strumenti scrittori dalle Antichità di
Ercolano’ in A. De Vivo, V. Viparelli (a
M. Vierros (a cura di), Variation and Sull’altro versante, anche l’epigrafia greca arcaica a dell’identità etnica. Infatti, l’epigrafia etrusca della calcidese. In queste diverse aree si manifestano fin da
Change in Greek and Latin, Papers and
cura di), Il miglior fabbro. Studi offerti a
Monographs of the Finnish Institute
Pompei ha conosciuto qualche significativa acquisizione Campania mette in evidenza il numero decisamente epoca arcaica, con significativi aspetti di continuità
Giovanni Polara, Amsterdam 2014, pp.
391-424.
at Athens, 17, Helsinki, 2012, pp. 97-114. nel corso dell’ultimo mezzo secolo, come un frammento superiore dei nomi personali di origine sabellica rispetto fino alle soglie della romanizzazione, i diversi risultati
Mastronarde 2010
Solin 2012b di ceramica attica con alcuni segni alfabetici, a quello degli antroponimi tipicamente etruschi sia pure dell’amalgama e della simbiosi tra le tre principali
H. Solin, ‘Le latiniste Veikko
D.J. Mastronarde, The Art of Euripides:
Väänänen,’ in Juhani Härmä (a cura
probabilmente appartenente a un corredo simposiale con oscillazioni tra una località e l’altra. Pompei rientra componenti culturali, quella sabellica, quella etrusca e
Dramatic Technique and Social Context,
Cambridge-New York 2010.
di), Veikko Väänänen, latiniste et (Guzzo 2016, p. 73), e un’iscrizione su una hydria recante pienamente in questa proporzione. Insomma, la lingua e quella greca.
romaniste: un bilan, Publications
Milnor 2014 romanes de l’Université de Helsinki 5,
un’iscrizione in alfabeto argivo databile al V secolo a.C. soprattutto le sue manifestazioni attraverso la scrittura In questo quadro complesso, Pompei ha una
K. Milnor, Graffiti and the Literary Helsinki 2012, pp. 9-67. che enuncia l’oggetto come premio riportato nelle gare non sono sempre indicatori univoci dell’identità etno- collocazione particolare, messa in evidenza nella
Landscape in Roman Pompeii, Oxford
2014.
Stefani 2003 in onore di Era argiva (Lazzarini, Zevi 1992). In realtà culturale, in particolare in comunità caratterizzate descrizione di Strabone (V 4, 8 C 247), il quale
G. Stefani (a cura di), Menander: La
queste iscrizioni greche sono su oggetti di importazione, dall’integrazione di diverse componenti endogene e segnalando, da una parte, la prossimità al fiume Sarno

PARLARE 300 301 PARLARE


e, dall’altra, il ruolo di porto commerciale (epineion) di linguistico, che si mette in particolare evidenza nella anche presso strati di popolazione di manifeste origini lingua anche dopo la romanizzazione. Accanto all’osco
Nocera, di Nola ed Acerra, ne fa risaltare la funzione diversa composizione del patrimonio epigrafico delle non greche (Leiwo 1995). a Pompei nel corso del II secolo si hanno, altresì,
di scambio e comunicazione tra la fascia costiera città gravitanti sul golfo di Napoli. In questa fase, L’onomastica personale, infatti, ci rivela che alla testimonianze della diffusione del greco e del latino
(paralía) e l’entroterra (mesogaia), oltre che nodo di al declino dell’etrusco, le cui ultime manifestazioni fine del IV secolo parlanti lingue sabelliche non solo distribuiti in contesti diversi.
collegamento tra l’area a nord e quella a sud del Vesuvio. in Campania datano al IV secolo (Pellegrino 2010), sono perfettamente integrati, ma assumono anche Pur in questa cornice di plurilinguismo il
Non secondaria, poi, la prossimità con Sorrento, sempre subentra sempre più massicciamente il latino, che, ruoli di rilievo nella vita della città, come Nymphius, ruolo accordato all’osco a livello della comunicazione
sottolineata da Strabone, che inseriva la città nelle già in età arcaica, si interseca con le lingue locali nel nome che è un probabile travestimento greco del pubblica ed ufficiale risponde sicuramente alla volontà
relazioni, indicate anche dalla viabilità antica, con il santuario alle foci del Garigliano ai limiti settentrionali noto prenome osco Niumsis (<Num( )sios), portato dal delle classi dirigenti di compartecipare alla lingua che
promontorio, funzionale al controllo della navigazione e della regione (Cristofani 1996). Per la fase tardo- notabile che, insieme a Charilaus, dal nome, invece, accomunava i “popoli di ceppo sannitico” (Saunitikà
zona di contatto tra le due sfere di influenza coloniali. ellenistica, dunque, si ripropone su scala regionale una squisitamente ellenico, conclude alleanza con i Romani ethne) inclusi nello spazio che va dal Molise allo Ionio,
nuova intersezione tra tre componenti linguistiche, nel 326 a.C. (Lepore 1985, p. 115). con l’eccezione della Puglia, e che corrisponde al loro
Lo scenario plurilingue della regione cioè tra una varietà di lingue sabelliche, greco e latino, sentimento identitario di affermare le radici “italiche”
tra età arcaica ed età ellenistica ciascuna delle quali, a sua volta, si presenta in una della città. Tale sentimento si estrinseca, poi, in senso
Dietro tali premesse, anche se la documentazione veste rinnovata, più consolidata e diffusa tanto nello antiromano, come mostrano le vicende della città in
epigrafica di Pompei per l’epoca arcaica è alquanto spazio quanto nelle funzioni comunicative. occasione della guerra sociale.
scarsa, ci sono fondate ragioni per ritenere che l’assetto Occorre ricordare che l’osco tra III e inizio del
linguistico della città per quest’epoca non dovesse I secolo si presenta come una lingua standardizzata
troppo discostarsi da quello delle realtà adiacenti, di e a circolazione interregionale, sì da meritare la
cui, appunto, costituiva il crocevia commerciale. In designazione unitaria specificamente attribuita dai
concreto, è presumibile che, oltre alla lingua e alla Romani. Questa lingua aveva, dunque, un carattere
scrittura etrusca, tra VI e V secolo a.C. la città avesse veicolare, come dimostra, al di là delle poche variazioni
conosciuto esperienze grafiche di lingue sabelliche, locali, la sostanziale unità nella comunicazione a
peraltro note nella vicina Stabia, dove si attestano livello sia istituzionale sia privato sia commerciale.
anche documenti in etrusco, e a Nocera (Cristofani All’immagine unitaria conferita dall’uso nella
1993), dove agli inizi del V secolo testi in varietà comunicazione pubblica ed istituzionale si affiancava
linguistiche sabelliche si presentano in due tipi Fig. 2  Nocera Inferiore, Museo Agro Nocerino. Coppa in bucchero iscritta sicuramente una tradizione letteraria, sì da essere
alfabetici diversi, l’uno di tipo etrusco, l’altro, che si annoverata tra i tria corda di Ennio, insieme al greco e al
configura come un’elaborazione locale. Quest’ultimo Napoli, tuttavia, conserva saldamente l’uso del greco latino (Gell., N.A. XVII, 17,1), circostanza che conferisce
tipo alfabetico sembra, almeno allo stato attuale delle come lingua pubblica e privata fino all’avanzata età una posizione di rango adeguata a quella delle due
conoscenze, circoscritto all’area sorrentino-nocerina imperiale, sì da essere considerata da Strabone (VI lingue maggiori.
(Russo 2005), per quanto sia marcato da forti legami a 1, 2 C. 253), insieme a Reggio e a Taranto, baluardo Il processo di standardizzazione linguistica
ben più vasto raggio con le due macroaree di scrittura della grecità, secondo l’ottica greca, a fronte della dell’osco, compiutosi tra la fine del V e la fine del IV
in cui si ripartiscono le lingue sabelliche fin da epoca “barbarizzazione” e ancora da Tacito (Ann. XV 33) quasi secolo a.C., ha avuto come epicentro la Campania: tale
arcaica, cioè quella più settentrionale, estesa dal Piceno Greca urbs (Poccetti 2005, pp. 92-95). L’ampiezza della lingua era, pertanto, un tratto caratterizzante l’ethnos
al Sannio e con quella più meridionale inclusa nel documentazione epigrafica in greco rispetto alla limitata dei Campani, di cui, non casualmente, si hanno le prime
circuito delle colonie achee, cioè Lucania e Calabria incidenza del latino ci permette di confermare a grandi menzioni proprio negli ultimi decenni del V secolo
settentrionale (Poccetti 2010). linee l’affermazione straboniana. (Cerchiai 1995, p. 187).
Inoltre, il frammento pompeiano di coppa A Cuma, invece, nel corso del II secolo l’osco Non sorprende che la Campania sia stata la sede
attica con segni alfabetici greci, sopra menzionato, si Fig. 1  Piano di Sorrento, Museo G. Vallet. Coppa iscritta da Sant’Agata resiste anche a livello pubblico sia pure in concorrenza di elezione di questo processo di standardizzazione sia
armonizza con altre scritte, rinvenute nel circondario con il latino e con il greco, mentre a Pozzuoli, anche per la capillare e precoce attitudine a confrontarsi con le
pompeiano, recanti due elementi onomastici o lessicali Per quanto riguarda il greco, la diffusione della koiné a in virtù del suo ruolo internazionale come terminale diverse tradizioni alfabetiche, sopra accennate, sia per la
greci in alfabeto euboico, segno, quest’ultimo, di base ionico-attica e dell’alfabeto milesio, anche se non del commercio con l’Oriente ellenizzato, sì da particolare esposizione a relazioni interlinguistiche, in
relazioni dirette con la grecità del golfo di Napoli. Si sopprime del tutto le peculiarità dialettali delle diverse meritare l’appellativo luciliano di Delus minor (123 considerazione del fatto che la formazione di qualsiasi
tratta, anche in questo caso, di coppe, l’una sempre di aree coloniali della Magna Grecia, ha un notevole M.), il prevalente uso del latino non scalza, tuttavia, la lingua standard è difficilmente separata dalla sua
tipo attico, da Massa Lubrense, che riporta la forma impatto nell’omogeneizzazione linguistica su scala concorrenza del greco anche in età imperiale, di cui fissazione scritta, almeno presso culture che conoscono
Brandion, l’altra di bucchero da Nocera, con la scritta mediterranea, attivando, altresì, paralleli fenomeni è sintomatica la doppia denominazione Dicaearchia/ la scrittura. È, infatti, sicuramente in Campania che
Ariston (figg. 1, 2). L’insieme di questi materiali si di convergenza tra le lingue locali e nuovi processi di Puteoli, vigente nell’età romana. si è creato il sistema alfabetico osco, condiviso dai
iscrive in un quadro coerente di adozione delle pratiche contatto interlinguistico. Nei contesti di bilinguismo Ancora diverso è il caso di Pompei, dove fino alla Sanniti: infatti, all’inventario principale dei segni fornito
simposiali con le loro implicazioni culturali, che e di diglossia, che, in età ellenistica, si manifestano, romanizzazione amministrativa l’osco mantiene saldo dall’alfabeto etrusco si sono aggiunti il recupero di
comportano scambi di manufatti con gli ambienti greci in modo diversificato tra le varie città affacciate sul il suo ruolo nella comunicazione pubblica e privata, quelli per le consonanti sonore, disattivati in etrusco e,
(Cerchiai 1995, p. 139; Guzzo 2015, pp. 116-120). golfo di Napoli, il greco mantiene fino all’età imperiale come rivelano, da una parte, la sua adozione da parte successivamente, di quelli per le vocali /ú / e /í/ dalle
L’accrescimento della documentazione epigrafica una posizione di rilievo, pur occupando una diversa delle élite per documentare gli interventi edilizi ed tradizioni scrittorie italiche.
tra l’avanzata età ellenistica e l’età romana (III-I secolo posizione nel repertorio socio-linguistico delle città che architettonici nella città di età “sannitica” e, dall’altra, il Anche le testimonianze indirette convergono
a.C.), pur nel riassetto delle rispettive facies linguistiche si affacciano nello stesso golfo. Infatti, a Napoli l’uso suo impiego in scritte meno formali, graffite o dipinte nell’additare la Campania come sede di questo
e dei rispettivi modelli alfabetici, riproduce, lungo una del greco appare pervasivo e, per certi aspetti, quasi su muri interni ed esterni, anche da parte di immigrati, processo di standardizzazione linguistica, a cui allude
linea di continuità, la complessa varietà del mosaico esclusivo nella documentazione pubblica e privata tra le quali si coglie qualche segno di continuità della il frammento di Eudosso di Cnido (frg. 321 Lasserre)

PARLARE 302 303 PARLARE


mediante l’espressione Opikoì glṓssas sunémixan “gli prodotto tanto di una stratificazione diacronica, essendo Il rinvenimento dell’iscrizione osca recante di orientamento “civile” all’interno del tessuto urbano
Opici hanno mescolato le loro lingue” (Poccetti 2014). la lingua il sedimento di fatti più antichi, quanto di passtata all’interno in una casa privata, dove era stata e l’uso comune nella toponomastica, documentata
Infatti, per gli storici della fine del V secolo, Antioco di una rete di contatti sincronici, che proiettano la città conservata come memoria antiquaria, impedisce di appunto dalla menzione come punto di riferimento
Siracusa (FGH 555 frg. 7 Jacoby = Strab. V 4, 3 C. 242) in una rete di relazioni, manifestate attraverso la accertare a quale tipo di portico, per esempio interno che viene fatto nel gruppo delle iscrizioni dipinte dette
e Tucidide (VI 4), la terra degli Opici (Opikía) era la lingua, con il mondo ellenizzato delle varie sponde del o esterno a un edificio (DMAGR II, p. 74) oppure con eítuns.
regione gravitante sul golfo di Napoli (Cerchiai 1995, p. Mediterraneo. Insomma, il rapporto con l’ellenismo a tipi diversi di strutture (DELG p. 861) si riferisse, e se
24) e probabilmente con Opicus si mette in relazione il più ampio raggio e nelle sue varie dinamiche alternate vi si possa cogliere una specializzazione semantica I grecismi nell’urbanistica
nome Oscus, noto nelle fonti romane più antiche nella e filtrate nel corso del tempo appare costitutivo della rispetto a stoá. Al ventaglio semantico di pastás, esteso L’epigrafia osca di Pompei documenta due termini per
forma Opscus, Obscus (Barbera, Russo 2004). società pompeiana nelle sue varie articolazioni ben anche a strutture architettoniche diverse dal portico indicare le strade, l’uno, viú, per le arterie principali,
Altro legame culturale dell’osco con la Campania prima della romanizzazione. Tale condizione è frutto propriamente detto – circostanza, che, almeno nella l’altro, amvianúm, per le strade secondarie, instaurando
passa attraverso un genere teatrale denominato dalla di relazioni con il mondo greco ora dirette ora filtrate lingua di partenza, ne diminuisce l’impiego tecnico – si lo stesso rapporto designativo intercorrente nel lessico
città campana Fabulae Atellanae, risultato dell’amalgama da canali diversi. Così, mentre per l’epoca arcaica la correlano le sue occorrenze tanto nella lingua del teatro dell’urbanistica greca tra plateîa e stenopόs. Amvianúm,
tra la farsa improvvisata magno-greca e tradizioni cultura etrusca ha giocato un ruolo non trascurabile (es. Sofocle, Euripide) quanto nella storiografia (Erodoto ricorrente nelle iscrizioni eítuns, come designazione,
popolari indigene. Di queste restano solo poche nell’intermediazione di elementi greci, in epoca tardo- e Senofonte): probabilmente, da questo circuito più al tempo stesso, della strada e dell’attiguo isolato di
decine di frammenti in latino, ma, secondo Strabone repubblicana l’avvicinamento al latino è andato di ampio, anziché dai trattati o dalle maestranze addette case, analogamente al lat. vicus, si configura come calco
(V 3, 6 C 233), sarebbero state, ancora alla sua epoca, pari passo con l’inserimento della città nel circuito all’architettura, il termine greco potrebbe essere arrivato del greco ámphodon, termine popolare, già presente in
rappresentate nella loro lingua originale, notizia, che “globalizzante” che ha contribuito alla formazione della nella Pompei sannitica. Aristofane (frg. 342 Kassel-Austin), che compare nei
sembra configurare l’osco come lingua residuale di un “repubblica imperiale” romana su scala mediterranea. Il termine passtata, ignoto al latino, si affianca papiri dell’Egitto tolemaico con i due valori sopradetti,
genere letterario popolare, anche dopo la diffusione del Tuttavia, rispetto alla lingua di Roma si mettono in ad altri tecnicismi dell’architettura greca presenti in cioè di “strada secondaria” e di “isolato, quartiere”
latino. evidenza significative divergenze, risultato di esperienze iscrizioni osche della Campania (Prosdocimi 1976, pp. (Lazzeroni 1972, p. 12). Quest’ultimo dettaglio mostra
Cionondimeno, l’osco in Campania tra IV e e di percorsi autonomi, che si manifestano nei grecismi 835-850), quali peristu[l..] < perístylon e bátrum <bathron, che il grecismo, veicolato dalla circolazione nella
II secolo aveva le sue differenziazioni locali, che dei linguaggi settoriali, di cui offre prova proprio la attestati nell’iscrizione dal foro di Abella (ImIt Abella koiné, si ispira a modelli di impianto urbano delle città
vengono ad attenuarsi nel corso del tempo. Tra le più documentazione pompeiana. 3), che hanno trovato diverso accoglimento in latino: ellenistiche. In questo caso, la scelta del calco è stata
salienti si segnalano il territorio di Saticula, un enclave il primo si registra solo in trattati di architettura, il probabilmente dettata dall’intento di dotare la parola
all’ingresso della valle caudina, e soprattutto quella, I grecismi nell’architettura secondo, invece, solo in un’iscrizione tarda. A questi, poi di una trasparenza semantico-lessicale in relazione
meglio nota, di Capua che probabilmente si incardina I rinnovamenti urbanistici, le attività edilizie e gli si deve aggiungere thesavrúm (passato, a differenza del a viú riproducendo l’assonanza (ma non etimologica)
nella distinzione, già accennata per la fase etrusca, tra abbellimenti architettonici che la città ha conosciuto nel latino, al genere neutro), impiegato nel Cippo Abellano esistente in latino tra via e vicus.
Campania settentrionale e Campania meridionale (Rix cosiddetto ‘secolo d’oro’ dell’età sannitica conferiscono con il significato tecnico che ha in greco thesaurós in Altro interessante aspetto dell’assetto urbano
1996). a Pompei l’immagine di una città ellenistica, esemplata ambito santuariale (DMAGR II p. 47). che lascia trasparire modelli greci è l’odonimia. Il
sul modello di molte altre del Mediterraneo ellenizzato e Diversamente da questi ultimi, l’attestazione cippo della porta Stabiana che ricorda i lavori di
La Pompei “sannitica”: l’immagine della città ellenistica che aveva nella diffusione della koiné la sua controparte pompeiana di passtata presenta un’ulteriore sistemazione stradale (ImIt Pompei 13) menziona
Vari indicatori rivelano la piena condizione di città linguistica. Del modello urbanistico ed architettonico particolarità. Infatti, tale forma osca è stata assoggettata i nomi di due arterie: l’una è víú Iúviú, cioè la via
ellenistica assunta dalla Pompei sannitica, che, almeno dell’ellenismo, a cui si è ispirato il programma di a un processo di integrazione della parola greca con Giovia, probabilmente derivante il nome dal fatto
a livello della cultura scritta, nel pieno del II secolo rinnovamento della città, l’epigrafia osca di Pompei probabile passaggio alla declinazione in a¯ che lambiva il tempio maggiore intitolato a questa
a.C. è manifestata dal paesaggio epigrafico, consistente serba qualche prezioso indizio, come, per esempio, il e accostamento paretimologico al termine stata¯ divinità, secondo una consuetudine mostrata, per
di un variegato ventaglio di iscrizioni rappresentativo tecnicismo passtata “portico” adattamento del greco che giustifica la sostituzione di /t/ a /d/ (Untermann esempio, da un’iscrizione di Thasos, dove una strada
di diversi generi testuali di carattere tanto pubblico pastás a cui si riferisce l’iscrizione, che testimonia la 2000, p. 515). Ciò induce a ritenere il termine greco non è denominata dal tempio delle Charites (Greco 1999,
quanto privato. In questo quadro non secondario è sua costruzione promossa dal meddix Vibio Popidio ristretto al linguaggio tecnico dell’architettura, entro 227), l’altra è la víú Púmpaiianú, la via Pompeiana.
l’impatto della cultura scritta, da una parte, nella vita (ImIt Pompei 9). Significativamente un omonimo il quale difficilmente avrebbe subito modifiche, ma Questi due nomi si prestano al confronto, già segnalato
pubblica della città, narrata appunto dalle iscrizioni esponente della stessa gens Popidia, in veste di probabilmente entrato nella lingua comune e nell’uso dal Nissen, con quelli degli assi principali (plateiai)
che testimoniano opere pubbliche e abbellimenti questore, commissiona la realizzazione di un portico, corrente dell’osco per designare il “portico”. dell’impianto urbano di Thurii, che ci fornisce Diodoro
urbanistici, e dall’altra, nell’attitudine privata con le testimoniata da un’iscrizione latina (CIL I2 1627 = Sempre all’ambito dell’edilizia appartiene tiurri, (XII, 10) e specificamente, la hodόs Olympiás e la hodόs
pratiche della scrittura nel corso del II secolo a.C., X 794), di controversa datazione nei due decenni a imprestato, analogamente al lat. turris, come tecnicismo Thourîna, la quale conduceva verso la chora, così come
come mostrano scritte parietarie, dipinte o graffite cavallo della guerra sociale (Onorato 1951, pp. 120-124; di ambito militare in riferimento alle torri delle cinte probabilmente era direzionata la víú Púmpaiianú.
di diversa natura. Sotto questo punto di vista merita Pesando 1997; Cooley, Cooley 2004, pp. 15-16), nella fortificate: il carattere recenziore del prestito è indicato Le denominazioni di altre due arterie della colonia
notare l’incidenza del plurigrafismo, oltre che del quale il termine impiegato è quello usuale nell’epigrafia dalla ricezione della forma con assimilazione del nesso ateniese tratte da teonimi, cioè la hodόs Herakleîa e la
plurilinguismo, essendo presenti in questo scorcio latina repubblicana, cioè porticus (es. CIL I2 1464, 1529, –rs-> -rr- (tyrris vs. tyrsis) e dalla specializzazione del hodόs Aphrodisía rendono assai probabile l’esistenza a
cronologico scritte tanto in osco quanto in latino quanto 1999, ecc.). Lo stesso termine latino ricorre a Pompei significato in relazione alle opere di fortificazione, Pompei di due odonimi omologhi, legati, l’uno al nome
in greco. In questa cornice si inseriscono gli elementi in un’altra iscrizione, sempre d’età repubblicana, che particolare che lo distingue dal più ampio spettro di Ercole (forse, come altrove, di una strada parallela
greci rivelati dalla lingua, i quali, nel secolo che precede ricorda lavori all’interno delle Terme stabiane (CIL semantico dell’altra parola greca pyrgos (DMAGR pp. alla costa), l’altro a quello di Venere, in considerazione
la romanizzazione amministrativa della città, investono I2 1635). Rispetto a pastás, di uso più tecnico e più 20-24). Tra l’altro, le torri delle mura di Pompei erano che entrambe le divinità avevano un ruolo precipuo
vari livelli della vita pubblica e sociale. frequente nel linguaggio dell’architettura, documentato identificate con numeri, apposti dal lato interno, come nel sistema dei culti della città fin da epoca più antica.
La documentazione in lingua osca nel cosiddetto anche dall’epigrafia greca, è il termine stoá, che, tra nelle cinte fortificate ellenistiche (Chiaramonte Treré Ricordiamo, infine, che anche l’indicazione del luogo
“secolo d’oro” dell’età sannitica palesa quanto profondo l’altro, figura in una bilingue greco-latina di II secolo a.C. 1986), ma erano, almeno in parte, provviste anche di di culto di Giove Melichio come punto di arresto
e complesso fosse l’assorbimento della cultura greca dall’ “agorà des Italiens” a Delo, dove ha, nella versione una denominazione (es. tiurri Mefira: ImIt Pompei 7), dell’attività di terminatio della strada, citata nel cippo
nelle sue varie declinazioni. Tale assorbimento è il latina, il corrispettivo porticus (CIL I2 2232). circostanza che ne mette in evidenza anche la funzione osco, trova un’eco nella menzione di un Meilikieîon

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nella lunga iscrizione di Halaesa, in Sicilia, dove si fa vigore un sistema diverso, a cui alludono appunto i Anche il nome di Apollo, attestato a Pompei dall’epigrafia latina tardo-repubblicana. Meritevole di
riferimento anche a una strada che lo costeggia (Dubois termini oschi ancora leggibili in corrispondenza delle nell’iscrizione a mosaico del pavimento del suo celebre interesse è l’epigramma benaugurante in greco posto
1989, n°196 I 16). cavità di questo stesso strumento, cioè kaddíks, kúíníks, tempio (ImIt Pompei 23), si inserisce in un probabile all’ingresso della taberna di Severus proprio in nome
[..]ímnum (ImIt Pompei 27), che sono rispettivamente filone siceliota, sebbene, in questo caso, la vicenda di Ercole: ho toû Diòs paîs kallínikos Heraklês entháde
I grecismi nella quotidianità: la misurazione del tempo adattamento di káddichos, choînix, he(mi)médimnon. del culto sia ben più complessa. Infatti, il tempio di katoikeî: mēdén eiseíato kakόn, il fatto che tale epigramma
e della capacità di solidi e liquidi Insieme a questi figurano diasiis, formazione indigena Apollo risale ai primordi della città, collocandosi nel è riportato anche da Diogene Laerzio (VI 50)
Di uso comune nella vita quotidiana e trasversali alla analoga al lat. bes(sis) < *du-assis = dupondium e sehsík[s], cuore della “Atlstadt”, collegandosi alle frequentazioni testimonia la sua circolazione nella poesia ellenistica
società sono la misurazione del tempo della giornata il quale è collegabile al greco xéstēs con la terminazione etrusche e inserendosi nella cornice delle valenze diffusa a Pompei (Gigante 1979, 75). Sempre ad Ercole
e i pesi e le misure delle capacità di solidi e di liquidi. omologata a quella di kaddíks e di kúíníks, segno, anche “poliadiche” e nella connotazione politica che assume è probabile che alludessero altre formule benauguranti
Anche sotto questo riguardo la Pompei sannitica ci offre questo, di integrazione nel sistema. La quasi totalità di questo culto in ambiente tirrenico (d’Agostino, Cerchiai apposte in latino sulle porte di case e botteghe
uno spaccato interessante rispetto ai modelli greci. questi termini metrologici ha, dunque, un prototipo 1998). Cionondimeno la forma del teonimo, attestato pompeiane recanti la formula bonus deus hic habitat
Sempre nel quadro delle opere di abbellimento greco, che rinvia, in particolare, alle aree doriche della a Pompei, come nel restante spazio linguistico osco, (Coralini 2001, 21; ImIt Pompei 70). L’epiclesi kallínikos
urbano di impronta ellenistica si iscrive la meridiana Magna Grecia, come mostra il fatto che ben tre di non corrisponde a quella dell’etrusco, al pari del latino, (tradotta, poi, nel latino Victor), che è consacrata nella
collocata nelle terme stabiane recante l’iscrizione che ne questi, cioè kaddichos, choinix, medimnon ricorrono nelle ha recepito il vocalismo ionico (Apollon-) (Lazzeroni poesia greca fin da Archiloco (frg. 324 W.) proprio
ricorda l’installazione a cura del questore Maras Atiniis Tavole di Eraclea: la condivisione dei pesi e misure 1972; Poccetti 2012), ma viene da un dialetto dorico in riferimento ad Ercole, e ripresa da Pindaro ed
dietro delibera assembleare con i proventi delle multe inserisce, così, la città sannita nel circuito delle relazioni segnalato dal vocalismo Apellon-. In sostanza, la cultura Aristofane sempre in allusione ai trionfi di Ercole, si
(ImIt Pompei 21). Nell’iscrizione non è menzionato il commerciali con la Magna Grecia. sannita ha conosciuto il nome di Apollo per tramite lega specificamente alla Gigantomachia (Eur., Herc.Fur.
nome dell’oggetto, che tuttavia ha alta probabilità di diverso da quello etrusco-latino, a cui è verosimilmente 180), che ha un filone privilegiato nell’area del golfo di
essere non diverso dal lat. horologium, trasposizione Grecismi nei culti religiosi giunto da un filone euboico e la data della ricezione del Napoli. Pertanto a Pompei si intrecciano due diversi
del greco horológion. La prima attestazione epigrafica Rilevante è la presenza greca nei culti religiosi teonimo deve essere altrettanto remota, dato che, già in filoni ideologico-culturali legati alla figura dell’eroe,
di questa parola trasposta nel latino horologium, è in a Pompei, che è stratificata nel tempo e spesso epoca tardo-arcaica, il nome di Apollo con il vocalismo cioè quella della Gigantomachia e quella associata alla
un’iscrizione di Alatri, che ne ricorda la collocazione da mascherata da simbiosi e sincretismi con divinità ionico si va diffondendo anche nelle colonie doriche. È saga della mandria di Gerione.
parte di Betilieno Varo intorno al 90 a.C. (CIL I2 1529), indigene. Uno dei luoghi di culto documentati evidente che, come nel caso del culto di Giove Melichio, Altri culti di rilievo nella Pompei sannitica, pur
ma la tradizione, risalente a Varrone (Plin., N.H. VII dall’epigrafia osca è intitolato a Giove Melichio (kaíla il nome etrusco di Apollo sarà stato sostituito da quello avendo un’apparenza italica, sono frutto del sincretismo
214), vuole che il primo orologio solare fosse trasportato Iuveís Meeílíkieís), menzionato nel cippo viario della osco con vocalismo dorico. con i corrispettivi greci. Esemplare è il caso di Minerva,
a Roma da Catania nel 263 a.C., sebbene soltanto dal porta Stabiana (ImIt Pompei 13), che topograficamente Il terminus ante quem per la datazione di questo teonimo condiviso dall’etrusco, dall’osco e dal latino,
164 a.C. questi strumenti per la misurazione del tempo si propende ad identificare con il sito del Fondo Iozzino imprestito sono le iscrizioni osche dei Mamertini, nella a cui è probabilmente intitolato il tempio dorico
si siano diffusi mediante l’adattamento all’inclinazione (Marcattili 2006). In questo santuario extraurbano, il prima metà del III secolo, ma come detto, il suo arrivo posto nel Foro Triangolare, il quartiere al centro del
locale del sole. recente rinvenimento di iscrizioni etrusche segnala nella cultura sannita deve essere ben antecedente, riassetto urbanistico della Pompei sannitica, divinità
È probabile che in questa cornice si iscriva anche la presenza di un culto ctonio, che ben si adatta alla poiché il connotato politico di Apollo presso i Mamertini che si sovrappone ad Athena e alla soggiacente sfera
l’installazione della meridiana con iscrizione osca nelle sfera cultuale di Zeus Melichios, ben nota in varie parti rimanda ad ambiente campano, a cui si collegano anche ideologica. Già in epoca sannitica, infatti, Minerva
terme stabiane. In realtà, l’epigrafia latina repubblicana, del mondo greco (Giuman 2008). Se così è, occorre alcuni elementi grafici delle iscrizioni mamertine (Zair presenta la sovrapposizione ad Athena, come mostra il
oltre al prestito horologium conosce anche la parola desumere che in età sannitica il nome della divinità si 2016, pp. 137-144). Il ruolo della divinità in ambiente tempio, intitolato a questa divinità, situato alla punta
solarium (es. I2 779, 1719; X 1236). A Pompei si conoscono è sostituito a quella etrusca che aveva verosimilmente mamertino risalta, infatti, tanto nella saga riferita dal del Promontorio sorrentino e noto alle fonti greche
iscrizioni latine che ricordano l’installazione di altri analoghe caratteristiche cultuali. A Pompei il culto è poeta Alfio, dove Apollo sostituisce la figura del Marte come Athenaion e, poi, trasposto in Minervium, la cui
orologi solari, a cura dei duoviri L.Sepunius Sandilianus sicuramente arrivato per il tramite della colonizzazione italico (peraltro conservato nella denominazione dei amministrazione, insieme al territorio circostante,
e M.Herennius Epidianus, discendenti di famiglie occidentale, dove era diffuso fin da epoca arcaica, come Mamertini) e nella consacrazione della città occupata è affidata a magistrati designati meddices Minervii in
sannitiche (CIL X 802; 831). Il fatto che la seconda di mostra la copiosa documentazione epigrafica in Magna a questa divinità, documentata dall’epigrafia. Di un’iscrizione osca ivi rinvenuta (ImIt Surrentum 1).
queste iscrizioni, rinvenuta vicino al tempio dorico del Grecia e Sicilia (Vonderstein 2006: 181-214). La Sicilia conseguenza, la forma Apellon- presente nelle iscrizioni In questo quadro di rielaborazione di modelli
foro triangolare, reca il termine horologium, insieme è maggiormente indiziata dall’insolita grafia <eeí> della osche dei Mamertini non può essere arrivata che dalla religiosi greci e di fusione con culti e tradizioni locali
a un altro grecismo, schola, nel significato tecnico prima sillaba della forma osca Meeílíkieís, che sembra Campania, essendo già stata rimpiazzata alla fine del IV devono probabilmente inserirsi i culti misterici di tipo
di “pubblico sedile, luogo di attesa”, presente anche voler ricalcare il dittongo che si registra nell’epigrafia nelle colonie doriche da Apollon diffusa nella koiné. dionisiaco, a cui era riservato il santuario extraurbano
in un’altra iscrizione pompeiana latina (CIL X 850), di Selinunte, a differenza di altre aree dialettali della Di matrice ellenica sono anche altre divinità, di Sant’Abbondio, i cui interventi edilizi, segnalati da
rende probabile che entrambi i grecismi si fossero già Magna Grecia (Dubois 2002, n. 90). Il modello di a partire dal culto di Ercole, che, sebbene a Pompei iscrizioni osche, come quella a tessere di mosaico del
acclimatati nella Pompei sannitica. Nelle città vesuviane Selinunte, dove Zeus Melichios si associa al culto della non sia attestato da iscrizioni osche, era sicuramente pavimento (ImIt Pompei 14) e quella su altare eretto
orologi solari con leggenda in greco sono documentati Malophoros, sarebbe confermato dalla sua funzione presente nel culto ufficiale e privato e profondamente a proprie spese dall’edile Maras Atiniís (ImIt Pompei
tanto a Pompei (IG XIV 705) quanto a Ercolano (IG XIV come paredro di Demetra nel santuario del fondo radicato fin dalle fasi più antiche della vita della 16) segnalano il particolare interesse da parte della
713). Iozzino. città, come mostrano congiuntamente la cospicua classe dirigente della Pompei osca, come significativo
Se nella Pompei sannitica è probabile l’uso del Il circuito di relazioni che lega l’area vesuviana tradizione sulla paretimologia del nome della città in contraltare dei provvedimenti presi a Roma contro i
termine greco per lo strumento della misurazione in senso più lato ai culti della Sicilia è mostrato relazione alla pompa boum di Ercole connessa alla saga Bacchanalia.
del tempo, è, invece, certa la natura delle unità di anche dall’epiclesi di Herentas Herukina nella dedica di Gerione (Scatozza Hoericht 1996, p. 144) e i residui Anche sotto questo profilo, dunque, la Pompei
misura di capacità che hanno usato i Pompeiani fino osca apposta sulla mensa di altare di Ercolano (ImIt toponomastici Salinae Herculeae e Petra Herculis. Della sannita si inserisce in una dimensione politico-religiosa
all’età augustea. Infatti, l’iscrizione latina, databile a Herculaneum 1), che rivela il sincretismo tra la divinità diffusione del culto dell’eroe-dio nella sfera privata e dei culti dionisiaci che tocca in particolare la Magna
quell’epoca, sulla mensa ponderaria rinvenuta nel foro, osca con l’Afrodite venerata ad Erice e con la Venere personale numerose sono le testimonianze epigrafiche Grecia e che è al centro delle reazioni romane sancite
enuncia il ragguaglio delle unità di misura allo standard romana identificata con lo stesso attributo di Venere di età romana, che assommano modelli ellenistici dal Senatusconsultum De Bacchanalibus. Sempre in un
vigente, lasciando intendere che fino ad allora era in Ericina. e tratti tipicamente italici del culto, ben noti anche quadro di istituzioni religiose, con implicazioni socio-

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politiche, che gode di un particolare privilegio in Magna motivo di contatto linguistico, rivelato dalla presenza di in una parete densa di scritte in latino e in greco, in si incorniciano le specificità che caratterizzano i diversi
Grecia, si colloca l’istituto sacerdotale femminile di diversi graffiti in greco proprio in prossimità del tempio parte anche scurrili, sì da rendere difficile definirne ruoli delle due lingue nelle città gravitanti intorno al
Cerere e di Venere che nell’Italia centro-meridionale è (Tram Tam Tinh 1964: 179-180). la relazione con quelli adiacenti (ImIt Pompei 46). golfo di Napoli. Entro queste tre cornici, pertanto, si
documentato da iscrizioni in lingue locali, in greco e in Comunque sia, l’attestarsi di questi idionimi, originari iscrive l’eccezionalità del materiale documentario che,
latino. A Pompei questo ruolo femminile è documentato Il greco nell’onomastica delle persone o mediati dal greco, in iscrizioni graffite o dipinte su per ragione dei noti accadimenti, ci è stato conservato a
da almeno quattro iscrizioni, di cui quattro in latino Le denominazioni personali costituiscono un prezioso pareti indica, da una parte, la consuetudine di questi Pompei.
(CIL X 816, 998, 1036; Eph.Ep. VIII 855) e una in greco quanto insidioso indizio per la valutazione delle individui con la scrittura e, dall’altra, la competenza, La condizione eccezionale di Pompei, infatti,
(IG XIV 702). origini e dei profili linguistico-culturali degli individui attiva o passiva, di più lingue e alfabeti. Infine, ulteriore consiste anche nella straordinaria quantità di
L’onomastica personale di queste sacerdotesse ne che li portano. In generale, un nome alloglotto può nome greco è, probabilmente, anche Phíli[.., se da documentazione di scrittura, distribuita tra diversi
denuncia l’appartenenza alle élite locali e, per almeno essere rivelatore di uno straniero di passaggio o integrarsi Phíli[ps < Philippos (ImIt Pompei 45) nel generi epigrafici e tra lingue e alfabeti diversi, in
due, l’ascendenza a gentes di origine sannita (Mamia, immigrato. D’altro canto, i nomi personali, in quanto “fumetto” di scena gladiatoria dove compare anche il rapporto al numero medio dei suoi abitanti e alla sua
Alleia). L’epitafio di una di loro dichiara che il funerale universalmente assoggettati a mode onomastiche, non nome Spartaks (=Spartacus). storia urbanistica relativamente circoscritta. Il numero
era stato fatto a spese pubbliche, parallelamente alla possono essere meccanicamente assunti come indici Su un altro piano si pone, invece, Melissaii[s totale di circa 11.000 “scritte” di varia natura, supporti
sua omologa Tettia Casta, come documentato da delle attitudini individuali o dell’ambiente familiare documentato sì da un graffito (ImIt Pompei 50), e tecniche di realizzazione ne fa, senza contare la
un’iscrizione greca di Napoli databile al 71 d.C. (IG verso la cultura o la lingua a cui appartiene un nome. ma fornito di morfologia osca ed inserito in una documentazione pre-latina, la seconda città dopo
XIV 760 = IGRRP I 453). Ulteriore conferma del Ovviamente il grecismo ha una diversa designazione bimembre (..]emens Melissaii[s). Si tratta Roma, il cui patrimonio epigrafico, peraltro, si distende
prestigio sociale e delle implicazioni politiche di questo configurazione nell’assetto della formula onomastica del derivato di un antico nome greco (Mélissos), lungo un arco temporale notevolmente più ampio.
sacerdozio femminile di Cerere e di Venere in ambiente personale, la cui composizione, già nella società integrato come gentilizio, analogamente a Píitakiis, Questa eccezionalità è ribadita anche dall’incidenza
magno-greco e in particolare nelle città del golfo di campano-sannita come lo sarà nel mondo romano, presente nell’iscrizione osca alla punta del Promontorio degli elementi della lingua e della cultura greca,
Napoli, viene dalla notizia di Plutarco (Virt.Mul. 262 d), è innanzitutto lo specchio della condizione sociale sorrentino (ImIt Surrentum 1), tratto da Pitakos, forma la cui quantificazione e valutazione, tanto globale
secondo la quale il prestigio più alto concesso dai suoi dall’individuo. Pertanto il grado di integrazione formale dorica del termine per “scimmia”, usato anche come quanto specifica all’interno di ciascun testo, sono
concittadini di Cuma alla coraggiosa Senocrite fu il e la collocazione di un nome nelle strutture onomastiche antroponimo (Masson 1990, pp. 155, 248). A differenza di rese estremamente complesse dal fatto che le loro
titolo di sacerdotessa di Cerere. della lingua di arrivo contribuiscono, in diversa misura, quest’ultimo, di buona posizione sociale, dato che riveste manifestazioni compongono un panorama variegato,
Invece nella circolazione dei culti nel ad indicare, per un verso, la sua sedimentazione su una carica pubblica, l’insolita natura del prenome nella entro il quale è difficile accertare le combinazioni
Mediterraneo orientale ellenizzato si inseriscono le generazioni diverse e, per un altro, il livello sociale di un formula del personaggio pompeiano..]emens Melissaii[s tra i diversi livelli dell’evidenza, quali, per esempio,
divinità egizie Iside e Serapide, che nel corso del II individuo. lascerebbe pensare a un liberto. l’uso della lingua e l’uso dell’alfabeto (talvolta
secolo a.C. hanno conosciuto una particolare diffusione a Nell’antroponimia latina repubblicana un A una probabile mediazione greca si deve anche interscambiati), la lingua e l’onomastica personale, i
Pompei e nelle città portuali della Campania, “terminal” grecanico come idionimo è quasi sempre indizio della il nome G.Ivdaííe[.. graffito sul muro esterno della Casa testi e contesti. Un altro ordine di problemi comportano
di traffici commerciali specialmente con Delo. L’arrivo di condizione servile assai più che dell’origine geografica del Poeta Tragico (ImIt Pompei 147). L’antroponimo le relazioni tra supporti e tecniche di scrittura, la
Iside si congiunge verosimilmente a quello di Serapide, e/o etno-linguistica di chi lo porta. Infatti nomi di Ivdaííe[.. è, infatti, un adattamento del greco Ioudaios, stratificazione dei graffiti presenti su una parete, le
che è attestato a Pompei in vari graffiti, quasi tutti in schiavi originari di varie regioni del Mediterraneo più che del latino Iudaeus, evidentemente acclimatato allusioni intertestuali tra graffiti presenti sulla stessa
greco (Tram Tam Tinh 1964, pp. 179-180), e che aveva a orientale si presentano spesso in veste greca, essendo il nell’onomastica osca, al pari di altri etnonimi del Vicino parete o su pareti diverse.
Pozzuoli un tempio ufficiale menzionato dalla lex parieti greco la lingua veicolare del commercio della schiavitù. Oriente, come Phoiniks e Syros, che hanno prodotto La parte più consistente del patrimonio
faciendo del 105 a.C. (CIL I2 698). Questo fenomeno si riflette anche nell’epigrafia gentilizi noti nell’epigrafia osca della costa tirrenica epigrafico di Pompei consiste di iscrizioni graffite
Questa circostanza, unita al fatto che a Pompei osca pompeiana, dove alcuni idionimi, noti in iscrizioni tra la Campania e la Calabria (Poccetti 2000). Indizio, e dipinte sui muri interni ed esterni. Spesso la
l’impianto edilizio del tempio di Iside, situato nel cuore graffite o dipinte su muri esterni o interni, sono greci invece, di effettive presenze giudaiche nella città è concentrazione e la sedimentazione di scritte rende
del quartiere dei teatri, per un verso, si colloca nel o di matrice orientale, filtrati attraverso il greco. l’attestarsi di Ioudaikόs come etnonimo in forma greca difficoltoso classificarle. Come è noto, in ogni epoca la
contesto degli interventi urbanistico-architettonici All’antroponimia greca genuina appartiene Arkiia (Varone 1979). sollecitazione a scrivere su pareti viene proprio dalla
attuati in quel quartiere nel corso del II secolo, induce (ImIt Pompei 65), restituzione del comune idionimo presenza di altre scritte. Tale consapevolezza è espressa
a collocare l’introduzione del suo culto in quell’arco Archias, ipocoristico rispetto ai nomi composti con Pompei, osservatorio privilegiato di una città romana nell’ironica avvertenza, anch’essa graffita ripetutamente
cronologico. Il culto di Iside a Pompei, del cui restauro, Archo- (tipo Archestratos). Invece ad ambienti, almeno della Magna Grecia e della Campania tra condivisioni nella basilica, nel teatro grande e nell’anfiteatro, che
dopo il terremoto del 62 d.C., si fanno carico discendenti in origine, non greci o marginali della grecità sono e specificità esprime meraviglia che il muro non sia crollato sotto il
di antiche gentes sannitiche, come il liberto N. Popidius riconducibili gli idionimi Arimmas (dipinto: ImIt Le manifestazioni della grecità nei suoi singoli aspetti peso delle scritte: admiror, paries, te non cecidisse ruinis,
Ampliatus (CIL X 846), assume un’importante Pompei 55) e Markas (graffito: ImIt Pompei 46), che e nel suo sviluppo nella fase compresa tra la tarda età qui tot scriptorum taedia sustineas (CIL IV 1904; 2461;
dimensione pubblica, testimoniata sia dall’anzidetta hanno ascendenze diverse: il primo probabilmente dalla sannitica e la data della catastrofe costituiscono uno 2487).
ubicazione del suo tempio sia dal rapporto con il collegio Cirenaica, forse ipocoristico di un composto in –menēs dei capitoli più avvincenti e complessi della storia Per tutte queste ragioni, il calcolo di 200
degli Isiaci, la cui influenza è provata dal suo intervento (tipo *Arimenes: Masson 1990, pp. 259-261); il secondo, civile, culturale e linguistica della città, che forse non iscrizioni in greco su un totale di circa 8300 iscrizioni
anche nelle campagne elettorali (CIL IV 787). Ma, nello probabile adattamento di Marikâs, di remote origini riuscirebbe ad esaurirsi nemmeno nelle dimensioni parietarie deve ritenersi strettamente limitato alle
stesso tempo, questo culto ha anche una significativa persiane, ma già presente ad Atene nel V secolo sia di un trattato. Infatti, la simbiosi e l’interferenza tra scritte che hanno una stretta pertinenza greca per
dimensione privata, rivelata dall’iconografia e dai come nome personale (Masson 1990, p. 317) sia come greco e latino a Pompei tra età tardo-repubblicana e il lingua e alfabeto. Ben più vasto è l’insieme variegato
numerosi materiali di soggetto egizio rinvenuti nelle case appellativo ingiurioso (“uomo di malaffare, prostituto”) 79 d.C. si iscrivono nel quadro più ampio dei rapporti e fluttuante di epigrafi, che vanno dal solo tracciato
private, legando la sua popolarità alla sua trasversalità attribuito a Hyperbolos in una commedia di Eupoli tra le due lingue e dei rispettivi circuiti culturali, che di segni isolati dell’alfabeto greco, a singole parole, a
sociale, che si manifesta già nelle iscrizioni di Delo di II (Cassio 1985). Resta, pertanto, incerto se quest’ultimo riguarda tutto il mondo romano e che sono state fatte forme greche in alfabeto latino, a scritte mistilingui. In
secolo, ove anche numerosi liberti sono coinvolti nelle nel graffito pompeiano, al di fuori di un contesto sicuro, oggetto di molteplici attenzioni. Questi rapporti hanno seno a quest’ultime, poi, si apre l’ulteriore capitolo delle
dediche. Inoltre, la natura interetnica di tale culto, in cui sia da intendersi come nome personale di ambito avuto svolgimenti e connotazioni del tutto peculiari ragioni del “mistilinguismo” che comporta l’analisi della
erano sicuramente coinvolti anche stranieri residenti, era servile oppure come ingiuria. Il graffito figura, infatti, nell’ambito della Magna Grecia, all’interno della quale distribuzione dei due codici.

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Questo quadro induce, innanzitutto, ad di quest’ultimo nell’evoluzione del latino, quanto per la Il greco, i Greci e la cultura greca nella Pompei o dell’altro codice non è legata alle origini personali,
interrogarsi su quale rappresentatività ci offre Pompei storia letteraria ora come documento della diffusione romana: una distinzione complessa bensì ai contesti e alle funzioni comunicative, oltre che
nel rapporto tra cultura greca e quella latina: in altre di motivi e autori della letteratura greca e latina. Merita Lingua greca, cultura greca e origini dalle regioni alle abitudini dei singoli. Peraltro, la conoscenza e l’uso
parole a chiedersi in che misura il “caso” di Pompei può ricordare che, proprio per la commistione di greco e ellenizzate sono tre variabili che possono coesistere della lingua, soprattutto a livello privato e personale,
essere considerato lo spaccato paradigmatico di una latino nei graffiti parietali, Pompei è stata indicata come e convergere in uno stesso individuo (o gruppi di non è vincolato all’impiego dell’alfabeto: molte parole e
città romana nella fase compresa tra l’assoggettamento modello tanto per l’identificazione della Graeca urbs in individui), ma anche presentarsi come fenomeni perfino frasi in greco si trovano scritte in alfabeto latino
politico-amministrativo e la prima età imperiale, cui è ambiento il Satyricon quanto per l’interpretazione e indipendenti l’uno dall’altro. Soprattutto in comunità e, inversamente, espressioni in latino scritte in alfabeto
l’immagine di una città della Magna Grecia, dove la collocazione dei grecismi e delle forme ibride greco- profondamente permeate dall’influsso e dal contatto con greco (Biville 2003).
il rapporto con il mondo ellenico è molto antico e latine che caratterizza la lingua del romanzo petroniano il mondo greco fin dall'epoca arcaica, quali sono quelle La certezza di trovarsi di fronte a scelte della
profondo, la fisionomia idiosincratica di una città della (Poccetti 2004). della Magna Grecia in generale e del golfo di Napoli in lingua legate alla provenienza dei committenti o al
Campania dell’interno del variegato pluralismo che In effetti i graffiti pompeiani offrono una quantità particolare, l’uso della lingua greca o elementi greci, più circuito dei destinatari della scrittura si può avere solo
caratterizza la regione fin dalle prime apparizioni della di materiale, utilizzato non solo come chiave di lettura o meno marcati, in un testo non possono essere assunti in numero assai ristretto di casi. Uno di questi è, per
scrittura. delle formazioni mistilingui di Petronio, ma anche più come segnale delle origini dell’individuo ritenuto autore esempio, l’iscrizione in greco, datata all’età augustea
Infatti, non solo nell’ambito del golfo di Napoli, in generale dell’impatto del greco sul latino parlato. di quel testo o ivi menzionato. Né, inversamente, c’è (IG XIV 701 = CIL X 796b), che riferisce la dedica a
ma anche tra le città sepolte dal Vesuvio, la specificità di Per esempio a Pompei si trovano hapax che talora si alcuna ragione per presumere che un immigrato, di Giove Frigio da parte di G. Giulio Efestione, sacerdote
Pompei si mette in evidenza in contrasto con Ercolano: configurano come neoformazioni su materiale lessicale seconda o terza generazione, da un paese grecofono della comunità dei Frigi, e che rivela l’esistenza di culti
infatti, il solo confronto tra i testi graffiti dell’una e greco, come pontarchus (CIL IV 3092), modellato su debba necessariamente esprimersi in greco. Del resto orientali praticati da “minoranze” di stranieri presenti
dell’altra città fa risaltare la diversità di tipologie testuali nauarchos, talora investono l’adattamento di parole nomi grecanici, riferibili a schiavi orientali, sono noti a in città e pubblicamente riconosciuti. L’uso della lingua
e di forme comunicative implicate dall’incidenza del greche, anche con interessanti riflessi nelle evoluzioni Pompei per lo più in iscrizioni latine: significativa è la e perfino il riferimento al nome del mese del calendario
greco. Eppure la cultura greca era sì ben presente delle lingue romanze, come cathecra per cathedra, che scritta metatestuale qui scripsit Surus nequa(m) (CIL IV egiziano (pharmouthi) indica non solo l’appartenenza alla
ad Ercolano, ma ci appare limitata a elevate cerchie spiega la variante italiana carrega, talora sono risultato 4831) che la si interpreti tanto “colui che ha scritto è un comunità alessandrina, ma anche all’interno di questa
aristocratiche, come mostra la biblioteca della villa di vari tipi di combinazioni lessicali, morfo-sintattiche “siriano” buono a niente” quanto “colui che ha scritto è la conservazione della lingua e delle istituzioni del
dei Pisoni. In concreto, mentre ad Ercolano si hanno e testuali tra greco e latino. Questi ultimi danno luogo a quel buono a niente di nome Siriano” (Biville 2003, p. paese di origine, riconosciute ufficialmente, se vengono
attestazioni importanti e ricercate di testi letterari e un panorama ampio e diversificato, come, per esempio, 223; Solin 2012, p. 99). registrate da un’iscrizione pubblica.
filosofici greci, esse sono, però, circoscritte a ceti elevati il nome Heracinthus, sorto dall’agglutinazione di Occorre, pertanto, tener presente due fattori Allo stesso modo, anche se su un piano diverso, la
e a circuiti culturali ristretti, come la filosofia epicurea, Herakles e Hyacinthos (Väänänen 1937, pp. 177-187), essenziali, che emergono dall’osservazione delle firma di Discourides Samios, apposta su due mosaici (IG
a Pompei, invece, la circolazione del greco, nei suoi vari l’ibrido lupinipolus composto con l’elemento –polus, società moderne: la lingua e la cultura possono avere XIV 703), ha altissima probabilità di documentare un
livelli ed articolazioni, sembra allargarsi a fasce molto latinizzazione della parola greca póles “venditore”, manifestazioni diverse, in considerazione del fatto che artista immigrato da Samo.
più ampie della popolazione. Troviamo, infatti, tra i accanto alla forma latina lupinarius (Biville 2003, p. 231), non tutto ciò che appartiene alla cultura ha sempre una In altri casi, il motivo della scelta del greco, in
graffiti in luoghi pubblici e privati tanto colte citazioni l’inaudita forma oscena cunnuliggeter (CIL IV 4699g) che, controparte linguistica e, all’inverso, un forestierismo luogo del latino, resta ignoto, come la sacerdotessa di
di testi letterari quanto impieghi della lingua di rango insieme all’alternanza di segni alfabetici, di greco ha il linguistico non implica l’assorbimento di una cultura Cerere, Terentia Paramone, ricordata da un’iscrizione
“basso” in senso diastratico e diafasico (Gigante 1979; suffisso finale –ter (in luogo di –tor), l’uso licenzioso di allogena a livello tanto individuale quanto collettivo. greca con il titolo appunto iéreia Démetros Thesmophόrou
Biville 2003). In concreto, sui muri di Pompei si registra calare (dal greco chalân) in alternativa al latino futuere: Pertanto, l’analisi di testi della Pompei romana dove (IG XIV 702), mentre altre colleghe che hanno ricoperto
l’uso del greco tanto per raffinate citazioni di poesia Felix bene futuis (CIL IV 2176) vs. Iucu(n)dus male cala(t) affiorano elementi greci deve essere costantemente la stessa carica vengono registrate in iscrizioni, sia
omerica o per allusioni a opere del teatro classico quanto (CIL IV 8715). angolata tra la storia della comunità civica nelle sue onorarie sia funerarie, in latino con il titolo di sacerdos
per insulti e volgarità. Sotto questo punto di vista sono La varietà di testi e di impieghi funzionali dei vari dinamiche istituzionali e sociali e il gusto personale, Cereris (CIL X 816, 998, 1036; Eph.Ep. VIII 855).
state messe giustamente in evidenza le maggiori affinità tipi di grecismi a Pompei rende più agevole apprezzare le pratiche quotidiane e le attitudini di individui che Certamente non indicativo dell’origine è
di Ercolano con Napoli rispetto a Pompei che sembra la loro distribuzione funzionale nel ventaglio socio- hanno lasciato tracce del loro privato in documenti l’uso del verbo greco epoíese (= “ha fatto), scritto in
avere più somiglianze, nelle dovute proporzioni, con linguistico rispetto al loro spessore diacronico. Per le scritti. Anche l’onomastica personale non è un criterio alfabeto latino, per “firmare” gli epigrammi del poeta
Roma. In sostanza, la fruizione e la circolazione del greco ragioni che affondano nelle origini remote della città, affidabile per accertare le origini greche, dal momento Tiburtinus in latino di fattura ellenistica, che sono
tra contesti pubblici e privati si rivela fortemente legata il greco, paradossalmente, resta l’elemento linguistico- che i nomi seguono le mode e possono essere spesso graffiti nelle pareti del teatro (CIL I2 2540; IV 4966,
alle articolazioni della società, alle aperture economico- culturale stabile nel corso del tempo, rimasto indenne creazioni indigene su materiale alloglotto secondo un 4967, 4971; Gigante 1979, pp. 81-84): la scelta del verbo
culturali di una comunità, alla circolazione di stranieri. a fronte dei mutamenti socio-politico-culturali che fenomeno comune all’antroponimia greca nel mondo greco risponde a un tocco personale di raffinatezza,
In conclusione, l’interesse e l’importanza della hanno toccato la città e il suo contorno regionale con romano (Solin 1977). che richiama, appunto, lo stile delle firme di artisti e
valutazione delle componenti elleniche della società riflessi nella lingua. Infatti, a ben vedere, la presenza Ciononostante, una delle principali artigiani sui manufatti.
pompeiana nelle sue sfaccettature ed articolazioni vanno di cultura ellenica e le relazioni con il mondo greco, preoccupazioni che ha agitato la valutazione della Sui muri di Pompei si colgono notevoli riflessi
ben al di là dello studio e della conoscenza della città pur nelle rispettive evoluzioni intervenute nell’uno grecità a Pompei, che in età romana si manifesta di aspetti salienti della letteratura greca, soprattutto
sepolta dall’eruzione del 79 d.C., ma offrono materiale come nell’altro versante, non sono state scalfite né nel attraverso un innumerevole quanto variegato ventaglio la poesia, da quella omerica a quella alessandrina
fondamentale per la storia delle società antiche, in passaggio dalla fase etrusca a quella sannitica né nella di iscrizioni, inferiore solo a quello di Roma, è stata (Gigante 1979, pp. 49-70), e il teatro sia tragico, di
generale, e per la specifica area geografica, in particolare. transizione dalla fase sannitica a quella pienamente l’accertamento delle presenze di individui grecofoni o età classica, sia comico con particolare predilezione
Anche solo per limitarsi alle implicazioni linguistico- romana. Il greco ha mantenuto sostanzialmente saldo dell’effettiva provenienza di chi scriveva materialmente per la commedia “nuova” e per la figura di uno dei
letterarie della cultura scritta, la documentazione il ventaglio delle varietà sociolinguistiche, in cui si è sui muri o dei committenti la scrittura (Solin 2012). suoi principali rappresentanti come Menandro. I
epigrafica pompeiana è di primario interesse, tanto per dispiegato il suo impiego, dal registro colto ai diversi Questo approccio rischia di essere, tuttavia, tanto considerevoli riferimenti ai grandi tragediografi ateniesi,
la storia della lingua latina, come testimonianza delle socioletti, fatti salvi, naturalmente, i cambiamenti legati fallace quanto sterile, in una realtà, culturalmente e presenti anche nella ritrattistica accompagnata dalle
sue variazioni sociolinguistiche, delle dinamiche del allo sviluppo della società e della cultura intellettuale e socialmente composita, dominata da un forte e radicato rispettive denominazioni in greco, e ai commediografi
bilinguismo soprattutto in rapporto al greco, dell’influsso tecnologica. bilinguismo con diglossia, nel quale la selezione dell’uno più noti negli ambienti ellenistici, mentre sono

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Marcattili 2006 Poccetti 2014
significativamente assenti quelli relativi alla commedia greca per il computo calendariale sia pure conguagliato ruolo nei contatti e nell’integrazione tra Mediterraneo F. Marcattili, ‘Un tempio di Esculapio P. Poccetti, ‘Indizi e aspetti
“antica”, danno il polso del gusto e delle conoscenze a quello romano. orientale ed occidentale. a Pompei’, in Contributi di archeologia dell’identità nel mondo indigeno della
vesuviana II, Roma 2006, pp. 9-76. Magna Grecia’, in G. Greco, B. Ferrara
della letteratura teatrale dei Pompeiani. Figure e Accanto a questo ambito colto ed elevato, come (a cura di), Segni di appartenenza
Masson 1990
temi della grande tragedia attica presenti a Pompei si già accennato, il greco a Pompei si colloca anche a O. Masson, Onomastica Graeca
e identità di comunità nel mondo
Bibliografia García y García 2004 indigeno, Atti del seminario di studi
armonizzano con la loro notorietà e circolazione in livelli sociolinguisticamente “bassi”, i quali, però, sono L. García y García, Alunni, maestri
Selecta, a cura di C. Dobias e L.
(Napoli 6-7 luglio 2012), Quaderni
Dubois, Paris 1990.
Magna Grecia (Gigante 1983, p. 601). Alle commedie di generalmente indicativi non di bassa cultura o di basso Barbera, Russo 2004 e scuole a Pompei. L’infanzia, la del Centro di Studi Magna Grecia 18,
M. Barbera, F. Russo, ‘Da ’Οπικός giovinezza e la cultura in epoca Onorato 1951 Napoli 2014, pp. 45-73.
Menandro si legano citazioni di battute e raffigurazioni strato sociale, quanto piuttosto di particolari impieghi a Opicus: osmosi semantica ed romana, Roma 2004. G. O. Onorato, ‘Pompei municipium
Prosdocimi 1976
di scene, ma anche preziose informazioni indirette, diafasici, legati, cioè, al contesto situazionale e alle evoluzione lessicale’, in Studi e Saggi
Gigante 1979
e colonia romana’, in Rendiconti
A. L. Prosdocimi, ‘Sui grecismi
Linguistici XLII, 2004, pp. 89-120. dell’Accademia di Archeologia, Lettere
utili a ricostruire la biografia e l’attività del celebre funzioni comunicative del messaggio. È evidente, infatti, M. Gigante, Civiltà delle forme e Belle Arti Napoli 26, 1951, pp. 115-156.
nell’osco’, in Scritti in onore di Giuliano
Biville 2003 letterarie nell’antica Pompei, Napoli Bonfante, Brescia 1976, pp. 781-866.
commediografo, non esclusivamente legate alla che la conoscenza del greco e la commistione con il F. Biville, ‘Le latin et le grec ‘vulgaires’ 1979. Pellegrino 2010
Rix 1996
documentazione epigrafica ed iconografica della casa latino al livello della scrittura segnala, di per sé, un des inscriptions pompéiennes’, in H.
Gigante 1983
C. Pellegrino, ‘Pontecagnano. L’uso
H. Rix, ‘Variazioni locali in osco’, in La
Solin, M. Leiwo, H. Halla-aho (a cura della scrittura tra Etruschi, Greci e
detta ‘del Menandro’ (Gigante 1979, pp. 130-141). Tale notevole livello di alfabetizzazione. di), Latin vulgaire-Latin tardif, VI,
M. Gigante, ‘Civiltà letteraria in Magna Italici’, in Bollettino di archeologia on
Tavola di Agnone nel contesto italico,
Grecia’, in G. Pugliese Carratelli (a Firenze 1996, pp. 243-261.
popolarità induce a chiedersi in che misura queste D’altra parte, volgarismi e oscenità sono Hildesheim-Zürich-New York 2003,
cura di), Megale Hellas, Storia e civiltà
line I, 2010 (volume speciale), www.
pp. 219-235. archeologia.beniculturali.it/pages/ Russo 2005
forme teatrali venissero rappresentate nella lingua trasversali in ogni società e hanno una particolare della Magna Grecia, Milano 1983, pp. pubblicazioni. M. Russo, Sorrento. La nuova iscrizione
Cassio 1985 585-640.
originale o in traduzione. concentrazione nel linguaggio erotico e sessuale e nelle A. C. Cassio, ‘Old Persian Marīka-, Pesando 1997
paleoitalica in alfabeto ‘nucerino’,
Giuman 2008 Capri 2005.
Altrettanto significative sono le didascalie ingiurie. Ora a Pompei trova conferma un fenomeno Eupolis Marikas and Aristophanes
M. Giuman, ‘Il dio serpente. Alcune
F. Pesando, ‘Domus’, edilizia privata
Knights’, in Classical Quaterly 35, e società pompeiana tra III e I secolo Scatozza Hoericht 1996
in greco, che accompagnano ritratti di figure della già noto nel mondo romano (documentato anche 1985, pp. 38-42.
note sul culto attico di Zeus Melichios’, a.C., Roma 1997. L. A. Scatozza Hoericht, ‘Pompei’,
religione, del mito e dell’epica, come Aphrodite, in Le perle e il filo. A Mario Torelli per
dalla letteratura), per cui il greco connota contesti Cerchiai 1995 i suoi settanta anni, Venosa 2008, pp. Poccetti 2000
in Bibliografia Topografica della
Colonizzazione greca in Italia e nelle
Odysseus, Diomedes, Dione, Aithra, che lascia trasparire erotici ed affettivi. Ciò, di per sé, non comporta l’uso di L. Cerchiai, I Campani, Milano 1995 135-141. P. Poccetti, ‘Due Tabellae defixionis
isole tirreniche, XIV, Pisa-Roma-Napoli,
osco-greche dalla Calabria nel Museo
la maggiore propensione per le fonti originali più che parole oscene e volgari, perché il greco appartiene alle Chiaramonte Treré 1986 Greco 1999 Archeologico di Napoli’, in Epigrafai.
pp. 143-186.
per la mediazione latina (Gigante 1979, p. 46), aprendo C. Chiaramonte Treré (a cura di), E. Greco, ‘Nomi di strade nelle città
espressioni di galanteria, alle forme di corteggiamento, Nuovi contributi sulle fortificazioni greche’, in M. Castoldi (a cura di),
Miscellanea epigrafica in onore di Lidio Solin 1975
Gasperini, Tivoli 2000, pp. 745-771. H. Solin, ‘Die Wandinschriften im
la questione dell’insegnamento scolastico e della agli slanci affettivi, allo scherzo amoroso: in questi pompeiane, Milano 1986. Koiná, Studi in onore di P. Orlandini, sog. Haus des M. Fabius Rufus’,
Milano 1999, pp. 223-229. Poccetti 2004
trasmissione del sapere. contesti il passaggio dall’una all’altra lingua si configura Cooley, Cooley 2004 P. Poccetti, ‘Realtà urbane plurilingui
in B. Andreae, H. Kyrieleis (a cura
A. E. Cooley, M. G. L. Cooley, Pompei. Guzzo 2015 di), Neue Forschungen in Pompeji,
Testimonianze dell’educazione e come un “code-switching”, cioè una commutazione di A Sourcebook, London 2004. P. G. Guzzo 2015, Simposi da Sorrento
dell’antichità a confronto: le città
Recklinghausen 1975, pp. 243-272.
dell’area del golfo di Napoli e la vexata
dell’insegnamento del greco a Pompei sono gli alfabetari codice che, in determinati contesti, assolve il compito Coralini 2001
a Castiglione di Ragusa, in Oebalus 10, quaestio della Graeca urbs petroniana’, Solin 1977
(es. CIL IV 5461), ovviamente a fianco di quelli più delle suddette finalità comunicative. Un graffito di 2015, 115-129. in Città plurilingui. Lingue e culture H. Solin, ‘Zu den griechischen Namen
A. Coralini 2001, Hercules domesticus,
Napoli 2001. Guzzo 2016 a confronto in situazioni urbane / in Rom’, in L’onomastique latine, Paris
numerosi dell’alfabeto latino (es. CIL IV 5499; 9222; Pompei ci offre la conferma di un’allocuzione amorosa, P. G. Guzzo, Le città di Magna Grecia Multilingual cities. Perspectives and 1977, pp. 161-175.
9311). Particolarmente significativo è un graffito in testimoniata da Giovenale (VI, 195), che veniva Cristofani 1992 Insights on Languages and Cultures in
e di Sicilia dal VI al I secolo, Roma Solin 2012
M. Cristofani, ‘La fase ‘etrusca’ di Urban Areas, Udine 2004, pp. 415-436.
alfabeto latino consistente di un elenco di parole greche usualmente rivolta in greco a una donna, cioè zōé (kaì) 2016. H. Solin, ‘On the Use of Greek in
Pompei’, in F. Zevi (a cura di), Pompei,
Napoli 1992, pp. 7-20. ImIt Poccetti 2005 Campania’, in M. Leiwo, H. Halla-aho,
di varia pertinenza accomunate dalla terminazione psyché “vita e anima (mia)” (CIL IV 2317g). Allo scherzo, P. Poccetti, ‘Il declino (o i presunti M. Vjerros (a cura di), Variation and
M. Crawford et alii (a cura di),
-ice (CIL IV 1364), tra le quali spiccano i nomi di ‘casi’ marcato da uno pseudonimo, si richiama il saluto Cristofani 1993 declini) della Magna Grecia, aspetti Change in Greek and Latin, Papers
Imagines Italicae, Institute of Classical
M. Cristofani, ‘Nuove iscrizioni paleo- della fenomenologia linguistica’, in and Monographs of the Finnish
grammaticali in greco, come genice, dotice, onomastice rivolto a un’altra donna, chiamata con l’appellativo di Studies, London 2011.
osche’, in Indogermanica et Italica, Tramonto della Magna Grecia, Atti del Institute at Athens XVII, Helsinki 2012,
corrispondenti alle denominazioni latine di genitivus, “divertente”, Gelasté, chaire (CIL IV 8381), o l’allusione a Festschrift H. Rix, Innsbruck 1993, pp. Lazzeroni 1972 XLIV convegno di studi sulla Magna pp. 97-114.
69-75. R. Lazzeroni, ‘Contatti di lingue e Grecia, Taranto 2005, pp. 77-159.
dativus, nominativus, a cui forse è da aggiungersi anche un’altra ancora, contrassegnata da un numero nel novero culture nell’Italia antica: elementi Tram Tam Tinh 1964
Cristofani 1996 Poccetti 2010 V. Tram Tam Tinh, Le culte d’Isis à
la denominazione dell’accusativo se l’inaudito thietice, dei graffiti erotici rinvenuti nella casa di Fabio Rufo (hês greci nei dialetti italici’, in Studi
M. Cristofani, Due testi dell’Italia P. Poccetti, ‘Intorno ai nuovi Pompéi, Paris 1964.
e Saggi Linguistici 12, 1972,
che ivi compare, è da correggere in aitiatice (Solin 2012, filô, ho arithmós na’: Solin 1975, n°35). Invece, “code- preromana, Roma 1996. documenti di area sorrentina:
pp. 1-24. Untermann 2000
d’Agostino, Cerchiai 1998 riflessioni sul novum e sul notum’,
pp. 105-106). La scritta potrebbe evocare la memoria di switching” puramente grafici sono scritte di contenuto Lazzarini, Zevi 1992 in F. Senatore, M. Russo (a cura di),
J. Untermann, Wörterbuch des
B. d’Agostino, L. Cerchiai, ‘Aspetti Oskisch-Umbrischen, Heidelberg
un esercizio di apprendimento della grammatica, non osceno in lingua latina, ma in alfabeto greco, come Mola M. L. Lazzarini, F. Zevi, ‘Hydria Sorrento e la Penisola Sorrentina tra
della funzione politica di Apollo in area 2000.
bronzea da Pompei’, in Atti e Memorie Italici, Etruschi e Greci nel contesto
necessariamente applicato al greco, ma che si basa sulla foutoutris (CIL IV 2204) e parte in alfabeto greco e parte tirrenica’, in I culti della Campania
della Società Magna Grecia, s. III, 1, della Campania antica, Quaderni di Väänänen 1937
antica, Atti del convegno in memoria
tradizione e sulla terminologia grammaticale greca in alfabeto latino come Loukion li(ngit) cunnu(m) (CIL 1992, pp. 91-97. OEBALUS, 1, Roma 2010, pp. 65-102. V. Väänänen, Le latin vulgaire des
di N. Valenza Mele (Napoli 15-17
inscriptions pompéiennes, Helsinki
(García y García 2004). Sempre a un esercizio sulla IV 5267g: Biville 2003, p. 229; Solin 2012, p. 100). maggio 1995), Roma 1998, pp. 119-128. Leiwo 1995 Poccetti 2012
1937.
M. Leiwo, ‘Neapolitana. A Study of P. Poccetti, ‘Reflexes of Variations
morfologia si riconduce la serie delle terminazioni in Ancora al linguaggio informale e colloquiale, D’Alessio 2009
Population and Language in Graeco- in Latin and Greek through neither Varone 1979
M. T. D’Alessio, I culti a Pompei.
-ice in altre parole greche (es. cretice, gymnice, dynastice) che, in quanto tale, si manifesta per lo più in contesti Divinità, luoghi e frequentatori (VI
Roman Naples’, in Commentationes Latin nor Greek Documentation: A. Varone, Presenze giudaiche e
Humanarum Litterarum 102, Helsinki Names of Greek Religion and cristiane a Pompei, Napoli 1979.
che seguono le precedenti. pubblici di divertimento (osterie, spettacoli, lupanare), secolo a.C. - 79 d.C.), Roma 2009.
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Probabilmente a una forma di promemoria è l’uso di calos (traslitterazione del greco kalôs) in Lepore 1985 of Ancient Italy’, in M. Leiwo, H.
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