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ANNO 121° SERIE IX N.

LE LETTERE / FIRENZE LUGLIO-DICEMBRE 2017


DIRETTORE: Enrico Ghidetti
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Tutti i materiali (scritti da pubblicare, pubblicazioni da recensire, riviste) dovranno essere indirizzati presso la Casa Editrice Le
Lettere. Manoscritti, dattiloscritti ed altro materiale, anche se non pubblicati, non saranno restituiti.

Iscritto al Tribunale di Firenze n. 1254 - 25/7/1958

Stampato nel mese di dicembre 2017 dalla Tipografia Baroni&Gori - Prato

Periodico semestrale
SOMMARIO

Saggi
LUCA BELTRAMI, Il furore poetico nel dibattito di alcune Accademie cinque-secentesche . . . . . 343
ELISABETTA BENUCCI, Le raccolte di proverbi italiani nell’Ottocento. Prime indagini . . . . . . . 357

Note
MARCO DONDERO, Leopardi personaggio-poeta in A Silvia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 373
MARCO STERPOS, Carducci, Manzoni e il «manzonismo de gli stenterelli» . . . . . . . . . . . . . . . . 379

Archivio
LORETTA MARCON, Sulla figura di Adelaide Antici Leopardi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50

Rassegna bibliografica
Origini e Duecento, a c. di M. Berisso, pag. 387 - Dante, a c. di G. C. Garfagnini, pag. 397 -
Trecento, a c. di E. Bufacchi, pag. 407 - Quattrocento, a c. di F. Furlan, pag. 418 - Cinquecento, a
c. di F. Calitti e M. C. Figorilli, pag. 428 - Seicento, a c. di Q. Marini, pag. 439 - Settecento, a c. di
R. Turchi, pag. 451 - Primo Ottocento, a c. di V. Camarotto e M. Dondero, pag. 459 - Secondo
Ottocento, a c. di A. Carrannante, pag. 469 - Primo Novecento, a c. di L. Melosi, pag. 479 - Dal
Secondo Novecento ai giorni nostri, a c. di R. Bruni, pag. 489 - Varia, pag. 499

Sommari-Abstracts . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 507
RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

Entrambi gli autori invitano a una non-azione spirito umano fu dotato, come osservò Hegel,
antirannica, dichiarano che il potere dei ti- di un nuovo organo per intendere la sfera ar-
ranni dipende dalla remissività dei sudditi, tistica; e la riorganizzazione delle arti a parti-
che esso rende gli uomini simili agli animali, è re dalla dicotomia tra arti dello spazio e del
più crudele e manifesto nell’antichità, mentre tempo con cui Lessing fissò i limiti genetici
nei tempi moderni si maschera. Tra queste dell’arte figurativa. Gli scrittori più consape-
idee e altre di carattere generale è difficile di- voli e vitali – scrive B. precisando le direttrici
mostrare, secondo P., una relazione certa. Le del volume – hanno individuato due opzioni
riprese particolari inducono però a ritenere, percorribili per «realizzare in ambito lettera-
scrive P., che La Boétie fu presente ad Alfieri rio la fruizione dell’antico» (p. 12): la tradu-
accanto a Machiavelli, Montesquieu, Voltaire, zione, intesa come strumento per appropriar-
Diderot. I due autori divergono tuttavia nel- si debitamente del magistero delle auctorita-
le conclusioni: La Boétie approda ad una so- tes, e la celebrazione delle arti figurative, esal-
luzione moderata e tutta interiore, mentre Al- tando ora le nuove scoperte archeologiche,
fieri auspica un esito radicale e rivoluzionario ora la fama degli artisti contemporanei che si
della passione antitirannica. C’è infine una imponevano all’attenzione europea. Domina
fondamentale differenza tra La Boétie e Alfie- tra questi l’eccezionale figura di Antonio Ca-
ri: all’esposizione pacata dell’uno si oppone nova. Senza l’ambizione di «attingere alla pro-
l’impeto, la furia, lo sdegno antirannico alfie- porzione di una monografia circolare e com-
riano. [Angelo Fabrizi] piuta» (p. 13), la raccolta si propone a ragio-
ne come «interpretazione piena e complessi-
va degli aspetti toccati dalla riflessione impe-
gnata» (p. 13). In questa sede ci limitiamo a
dare sommariamente conto della composizio-
ne del volume a partire dalla sua divisione in-
terna in tre sezioni, consacrate rispettivamen-
te alla Rivisitazione dell’antico, a Firenze neo-
classica e a Le «Grazie» fra arte e letteratura.
PRIMO OTTOCENTO La prima sezione del libro si apre con una
A CURA DI VALERIO CAMAROTTO panoramica volta a studiare «l’effetto pola-
E MARCO DONDERO rizzante della rottura epistemologica» indot-
ta dalla «nuova mitologia» winckelmanniana
dal Settecento al Novecento: dalla rivaluta-
zione del mito omerico nel tournant des Lu-
mières alla «cultura del romanticismo e del
simbolismo» che «conserva il cuore antico del
retaggio settecentesco» (p. 51). Nel capitolo
ARNALDO BRUNI, Calliope e oltre. Arte II sono trattati gli aspetti innovatori della pro-
e letteratura da Winckelmann a Foscolo, duzione montiana del ventennio 1778-1797
Ariccia (Roma), Aracne, 2015, pp. 269. (tra i quali la rottura con la tradizione lirica
sterilmente imitativa, l’apertura ai modelli eu-
Il libro comprende nove saggi già editi, ropei e alla cultura scientifica, la definizione
con la sola eccezione del quarto, su riviste o in di un pantheon poetico inusitato che ha al
volume negli anni 2002-2012. La raccolta te- vertice i salmi di Davide); mentre nel capito-
stimonia dunque di oltre un decennio di stu- lo III sono analizzati i rapporti, diretti e indi-
di consacrati da B. al rapporto tra arte figura- retti, tra il «Fidia d’Italia» e i più autorevoli
tiva e letteratura nel Neoclassicismo; una sta- esponenti del Neoclassicismo nostrano. L’a-
gione di cui l’autore, in linea con una tradizio- nalisi prende avvio da Monti la cui nuova sta-
ne di studi aperta dalla monografia di H. Ho- gione poetica, testimoniata dalla traduzione
nour, precisa en exergue il carattere d’innova- dell’Iliade e inscritta nel drammatico bilancio
zione radicale. Nel campo dell’estetica, due della dominazione napoleonica, è accostata a
furono le ‘scoperte’ rivoluzionarie: la nuova quella canoviana dei bassorilievi ispirati alle
definizione del concetto di civiltà antica ope- opere di Omero, Virgilio e Platone (1787-
rata da Winckelmann a partire dalla quale lo 1792), proponendo, lirica e scultura, «una vi-

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

sione del mondo antico che costituisce un’a- B. nella terza parte del volume e precisamen-
spirazione profonda […] in contrasto con i te nei capitoli VII e VIII. Prendendo le mos-
tempi calamitosi» (p. 82). L’«indagine bina- se dal dibattito settecentesco intorno al tema
ria» si configura come strumento metodologi- della «Grazia», contemporaneo alla «risco-
co privilegiato anche nei capitoli successivi. perta della lirica greca antica» (p. 209), B. in-
Non a caso la sezione seconda è introdotta daga la genesi del secondo carme alla luce del
da una citazione stendhaliana in cui sono de- milieu culturale e politico inglese. Definisce
scritte le tombe dei grandi in Santa Croce (tra quindi i tratti caratterizzanti la Dissertation a
cui quella di Alfieri da poco inaugurata) alla partire dal suo processo elaborativo docu-
luce dei versi dei Sepolcri, testimoniando l’in- mentato dalle bozze di stampa dei versi del
cidenza degli endecasillabi foscoliani e del- Velo (rara «reliquia» della fase pre-editoriale
l’arte di Canova sull’elaborazione del mito dell’Outline). Le varianti instaurative e sosti-
della basilica già presso i contemporanei. Del tutive introdotte nell’edizione definitiva mo-
resto la frequentazione dell’opera di Canova strerebbero l’aspirazione alla sintesi e all’u-
costituisce la condizione imprescindibile per niformità ritmica e strutturale, di pari passo
la genesi delle Grazie ripercorsa da B. nel ca- quindi con la scelta di un ritorno al carme
pitolo V e approfondita nel capitolo VI. So- monopartito. La soluzione stilistica del prosi-
stenendo una tesi alternativa a quella canoniz- metro d’ispirazione dantesca suggerisce inol-
zata, l’autore nega alle cosiddette Proto-Gra- tre la volontà di «staccare risolutamente le
zie del 1803 lo statuto di incunabolo del se- Grazie dai Sepolcri». Alla prosa è assegnata
condo carme. Fa risalire invece l’ideazione infatti la doppia funzione di rendere, da una
del progetto al biennio 1808-1809, inseren- parte, intellegibili i versi tramite la loro illu-
dolo quindi nell’ambito del dibattito critico- strazione analitica evitando così l’allusività del
estetico intorno all’opera di Canova testimo- primo carme e, dall’altra, di «esibire una com-
niato anche dai numerosi contributi interpre- piuta teorica dell’insolita maniera» (p. 196)
tativi e celebrativi in seguito raccolti nei quat- centrata sull’esemplarità classica. Nella loro
tro volumi della Biblioteca canoviana (1823). configurazione definitiva, dunque, le Grazie
Alla genesi e alla composizione di questa edi- di Foscolo accanto al loro corrispettivo figu-
zione è consacrato il capitolo IX, dove B. non rativo, le Grazie canoviane, rappresentano «il
manca di rilevare l’assenza significativa degli sigillo più luminoso impresso allora dalla cul-
Inni di Ugo Foscolo per Antonio Canova, ov- tura italiana nel Parnaso dell’arte moderna»
verosia i 156 versi appartenenti alle Grazie (p. 223). [Chiara Piola Caselli]
editi sulle pagine della «Biblioteca Italiana»
nel 1818 e destinati a «trovare infine una san-
zione ne varietur nell’Outline londinese del ANGELO PAGLIARDINI, Mappe intercul-
1822» (p. 233). Nei 184 endecasillabi raccol- turali della letteratura italiana del Risorgi-
ti intorno all’episodio del Velo, stampati per mento. Ugo Foscolo, Vincenzo Cuoco,
fragmenta connessi da una prosa didascalico-
espositiva all’interno della Dissertation on An Giuseppe Mazzini, Cristina Trivulzio di
Ancient Hymn to the Graces, B. identifica, in- Belgiojoso, Giuseppe Gioachino Belli,
fatti, l’edizione ne varietur delle Grazie. Ne Frankfurt am Main-Berlin-Bern-Bruxel-
consegue l’altissima valutazione dell’Outline les-New York-Oxford-Wien, Peter Lang,
engraving and descriptions of the Woburn Ab- 2013, pp. 311.
bey marble (che ospita la Dissertation) di cui
B. ha recentemente curato la ristampa facsi- Il volume presenta una rilettura della co-
milare. Quest’ipotesi, che in altra sede abbia- struzione dell’identità italiana veicolata dalla
mo definito tra «le più innovative nel campo letteratura del Risorgimento, dalla quale
degli studi foscoliani dell’ultimo secolo» (Ras- emerge un’inedita rete policentrica che esula
segna Foscoliana, «Testo», 2012, XXXIII, 2, dai caratteri monoculturali precocemente fis-
pp. 143-158: 150), se da una parte comporta sati dallo storicismo desanctisiano e canoniz-
la perdita di risultati poetici straordinari (qua- zati successivamente dall’idealismo carduc-
li i versi esplicitamente allusivi alla dimensio- ciano e crociano. Tale «lettura al plurale del-
ne storico-politica contemporanea), dall’altra la storia letteraria italiana» (p. 30), che tesau-
apre a nuove piste interpretative percorse da rizza l’impostazione di ricerca introdotta da

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

Carlo Dionisotti con il binomio di geografia e in cinque capitoli, ciascuno dei quali dedica-
storia della letteratura italiana, mette in di- to a uno dei cinque autori: Foscolo (pp. 45-
scussione l’operazione di reductio ad unum 90), Cuoco (pp. 91-128), Mazzini (pp. 129-
delle molteplici identità locali compiuta dalla 167), Trivulzio (pp. 169-227) e Belli (pp. 229-
storiografia accademica con l’intento di pro- 286). Chiudono il volume delle brevi conclu-
muovere una salda tradizione nazionale che sioni (pp. 287-289) e un valido apparato bi-
legittimasse lo stato unitario di recente forma- bliografico (pp. 291-311).
zione e propone un campione di mappe lette- Dall’analisi delle opere emerge con tutta
rarie che evidenziano le componenti multi- evidenza «una distanza notevole fra l’apertu-
culturali dimenticate. ra culturale della riflessione identitaria nei
Il corpus preso in esame da P. comprende protagonisti del Risorgimento e la successiva
le opere di cinque autori protagonisti del Ri- storicizzazione ufficiale, nazionalistica e chiu-
sorgimento, «rappresentativi di tipologie dif- sa dell’identità letteraria italiana» (p. 287),
ferenti per provenienza geografica, scrittura e nonché la forte dimensione europea che fa da
azione concreta» (p. 12) e appartenenti alle sfondo alla costruzione identitaria nazionale.
diverse fasi del processo risorgimentale: Ugo Se il dialogo con l’Europa si traduce in Fosco-
Foscolo (greco-veneziano) e Vicenzo Cuoco lo e Cuoco nella proposta del mito fondativo
(molisano), che si collocano nella prima fase e archetipico dell’antica civiltà greca quale
del Risorgimento coincidente con il periodo matrice comune delle culture europee per il
napoleonico, Giuseppe Mazzini (genovese) e tramite della cultura italiana che si configura
Cristina Trivulzio (milanese), protagonisti in come sua erede diretta, per Mazzini, come
prima linea del movimento risorgimentale ma chiaramente argomentato dall’A., l’identità
entrambi lasciati ai margini della fondazione nazionale italiana non può che delinearsi al-
dello stato nazionale, e Giuseppe Gioachino l’interno dell’appartenenza a una più ampia
Belli (romano), che attraversa l’intero arco rete letteraria europea così come, sul piano
cronologico del Risorgimento posizionandosi politico, il riscatto nazionale della penisola
però da outsider rispetto al processo di unifi- deve necessariamente iscriversi all’interno di
cazione nazionale. Ad accomunare quattro un progetto democratico dell’intera Europa.
dei cinque autori del corpus (Foscolo, Cuoco, Al panorama europeo guarda anche Trivulzio
Mazzini e Trivulzio) è un’«appartenenza iden- che, consapevole del necessario appoggio in-
titaria fluida» (p. 80) che nasce dalla «dimen- ternazionale ai fini di una ridefinizione del-
sione biografica e soprattutto culturale del- l’assetto politico italiano, durante il suo esilio
l’esilio, tanto presente nella loro esperienza in Francia utilizza la stampa per influenzare
biografica da diventare categoria culturale e l’opinione pubblica europea in favore della
identitaria» (p. 43), favorendo naturalmente causa risorgimentale e, successivamente, negli
un’apertura nei confronti del dibattito cultu- anni del suo secondo esilio in Asia minore,
rale e politico europeo e portando all’elabora- dopo la caduta della Repubblica romana,
zione di «una forma nuova di immagine del- guarda all’Italia dalla frontiera orientale del-
l’Italia» (p. 43). l’Europa, posizionandola all’interno di un
L’ipotesi di fondo che P. vuole verificare ri- orizzonte più vasto che si articola nei due po-
guarda l’applicabilità della categoria del mul- li rappresentati da Occidente e Oriente. Non
ticulturalismo alla costruzione dell’identità fa eccezione a questa apertura all’Europa la
italiana in epoca risorgimentale e, a tal fine, poesia dialettale di Belli, che mette in scena
sottopone ognuno dei cinque autori a «una una Roma che, pur nella decadenza culturale
griglia di analisi formata da quattro assi: ana- e morale dello Stato pontificio, conserva la
tomia della definizione d’identità italiana, sua identità europea, multiculturale e multi-
funzione della letteratura nella costruzione lingue, di «metropoli internazionale» (p. 282),
identitaria, rapporto fra identità unitaria e ar- indicata dal poeta come modello.
ticolazioni culturali locali, apertura delle fron- P. mette in evidenza come la letteratura
tiere identitarie verso il contesto europeo» (p. abbia svolto un ruolo centrale nella costru-
31). Dopo due capitoli introduttivi nei quali zione dell’identità italiana del giovane stato
viene presentato al lettore il progetto di ricer- unitario, configurandosi come «il cemento
ca nelle sue coordinate storiche (pp. 11-24) e più forte per dare consistenza culturale a que-
geografiche (pp. 25-44), il volume si articola sta unificazione politica» (p. 287) che ha visto

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

il prevalere di una letteratura nazionale dalla no, mediamente, le monumentali imprese del-
forte connotazione etica e civile, sulla linea le edizioni nazionali, e si considerano, in par-
indicata da Foscolo, Cuoco e Mazzini, e che ticolare, i problemi che stanno sovente alla
ha eletto Dante, l’esule per eccellenza, a poe- base di quella lentezza e che acquistano note-
ta nazionale. La priorità assegnata alla forma- vole rilievo nel caso delle opere del Manzoni.
zione e al mantenimento del nuovo soggetto Qui, infatti, ci si confronta con due situazio-
politico nazionale ha comportato il sacrificio ni problematiche: da un lato, alcuni testi man-
di quelle identità locali valorizzate da Cuoco zoniani giungono alla forma ne varietur dopo
e, al contrario, indicate da Mazzini e Trivulzio un percorso redazionale assai lungo, che dà
come il maggiore ostacolo alla realizzazione di luogo alla creazione e al superamento di orga-
uno stato unitario. Ad opporsi indirettamen- nismi testuali intermedi qualitativamente e
te al municipalismo largamente diffuso nella quantitativamente compiuti e pressoché auto-
penisola risulta essere lo stesso Belli che, se da nomi, e perciò, ovviamente, irriducibili in un
una parte dà piena voce alle istanze di una unico apparato variantistico; dall’altro, quel-
cultura locale, dall’altra non manca di sottoli- la che è l’(inappagabile) aspirazione di un’edi-
neare l’esigenza di superarla in favore di una zione nazionale, e cioè di giungere alla costi-
cultura unitaria italiana. [Flavia Caporuscio] tuzione di testi in qualche misura ‘definitivi’,
almeno sul piano ecdotico, deve necessaria-
mente relazionarsi e dialogare con i cantieri di
Edizione nazionale ed europea delle lavoro ‘concorrenti’ che continuano ad opera-
opere di Alessandro Manzoni, vol. 4: re nel medesimo campo di ricerca, procuran-
Adelchi, Tragedia, Introduzione e com- do allestimenti editoriali o proponendo nuo-
mento di CARLO ANNONI, a c. di RITA ZA- ve prospettive filologiche. Per quanto riguar-
da il romanzo, ad esempio, entrano nell’edi-
MA, Nota al testo di ISABELLA BECHERUC-
zione nazionale il citato volume dei Promessi
CI – Spartaco, a c. di ANGELO STELLA, pre-
Sposi, contenente il testo della Quarantana
messa di GIUSEPPE ZECCHINI, Milano, nella sua parte propriamente narrativa, e il
Centro Nazionale Studi Manzoniani, volume della Storia della Colonna Infame,
2015, pp. CLX, 604. contenente il testo che nella Quarantana face-
va corpo unico col romanzo, mentre ad ope-
Dopo l’attesa pubblicazione dei Promessi ra del gruppo di studiosi coordinato da Dan-
Sposi del 1840-42 (a c. di Teresa Poggi Salani, te Isella sono venuti alla luce – fuori dall’edi-
2013, vol. 11) e quella – per citare i volumi re- zione nazionale, ma sempre pubblicati dalla
centi – degli scritti Sul Romanticismo, a c. di Casa del Manzoni – i primi due volumi (Pri-
MASSIMO CASTOLDI (2008, vol. 13), del dialo- ma Minuta – Fermo e Lucia e Seconda Minuta
go Dell’Invenzione (con altri scritti filosofici), – Gli Sposi Promessi) del tormentato proces-
a c. di MASSIMO CASTOLDI (2004, vol. 16), del- so di revisione che porta alla Ventisettana; e
le Postille di Luigi Rossari al Dizionario uni- intanto un altro studioso, Luca Badini Confa-
versale critico enciclopedico [della lingua italia- lonieri ha procurato, per l’editrice romana Sa-
na] di Francesco D’Alberti (Milano, Cairo, lerno, il testo critico della Quarantana nella
1825), a c. di SARA PACACCIO (2014, vol. 23.2), sua completezza, con la Colonna Infame e le
dei Carteggi letterari (I), a c. di SERENA BERTO- illustrazioni del Gonin. Una vicenda simile,
LUCCI e GIOVANNI MEDA RIQUIER (2010, vol. sebbene in scala ridotta, ha riguardato, nell’e-
29), l’edizione delle opere del Manzoni, coor- dizione nazionale, pure l’Adelchi. Anch’esso,
dinata dal Centro Nazionale Studi Manzonia- infatti, divide l’originaria unità dell’editio
ni e promossa dalla Fondazione Cariplo, por- princeps fra quinto volume (a c. di ISABELLA
ta avanti la realizzazione del piano editoriale BECHERUCCI, 2005), contenente il Discorso so-
con la stampa della seconda tragedia, seguita pra alcuni punti della storia longobardica in
dai materiali relativi al progetto di un terzo Italia, e il quarto, con la sola tragedia (prece-
dramma incentrato sulla figura e sul mito del- duta dalle Notizie storiche). Inoltre, l’edizione
lo schiavo ribelle. Si può affermare, dunque, della tragedia fornisce, in apparato, le sole va-
che il comitato scientifico, presieduto da An- rianti intercorse fra la princeps (Milano, Vin-
gelo Stella, sta lavorando di buona lena, se si cenzo Ferrario, 1822) e la ne varietur conte-
riflette sui tempi assai lenti entro cui procedo- nuta nei primi tre fascicoli delle Opere Varie

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

(Milano, Giuseppe Redaelli, 1845-1847), Alle origini della comparatistica, Firenze, Ce-
mentre, per la complessa storia redazionale sati, 2014). Con tale soluzione la tragedia vie-
del dramma che, tra prima e seconda stesura, ne restituita nei testi che la resero nota ed ap-
subisce una profonda trasformazione ideolo- prezzata in Italia e in Europa, durante gli an-
gica e poetica, devo necessariamente rinviare ni in cui si continuava a dibattere sulla nuova
il lettore al lungo e prezioso lavoro, filologico drammaturgia romantica, fondata su basi sto-
ed ecdotico, che la stessa Becherucci, vale a riche e su temi politici e nazionali. Oltre al-
dire la maggiore studiosa del testo dell’Adel- l’apparato che registra le differenze testuali
chi e delle connesse prose storiche, ha (ed fra la princeps e la ne varietur (perlopiù di ca-
avrebbe) dedicato alla questione sia prima sia rattere stilistico), il lettore troverà una Nota al
dopo l’uscita dei due volumi ‘nazionali’ (dal- testo folta di informazioni sulle vicende reda-
l’edizione critica dell’Adelchi, Firenze, Acca- zionali e di chiarimenti sulle nuove fonti ma-
demia della Crusca, 1998, agli studi per l’edi- noscritte e sul percorso di riscrittura dell’ope-
zione critica delle prose storiche pubblicati ra. Come osserva Becherucci, le fonti episto-
negli «Annali della Scuola Normale Superio- lari e le carte manoscritte relative alla proget-
re di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia» nel tazione del dramma e degli scritti storici ad
1998; dalla prefazione all’anastatica della prin- esso legati sono addirittura sovrabbondanti,
ceps, uscita nel 2002 presso la fiorentina Le ma, per ricostruire correttamente le varie fasi
Lettere – prefazione che, con aggiornamenti, di scrittura e di correzione, la studiosa ha do-
viene ristampata col titolo Unità dell’opera in vuto riordinare gli autografi ed apografi con-
un opuscolo allegato al vol. 4 – alle nuove ac- servati, nel fondo manzoniano della Braiden-
quisizioni critico-testuali pubblicate, per una se, in due distinti gruppi, corrispondenti alla
prima parte, in Scampoli manzoniani, Firenze, prima e alla seconda stesura della tragedia: in
Cesati, 2012, alla nuova versione, integrale e particolare, estraendo dal primo gruppo una
problematizzata, dell’apparato variantistico serie di fogli staccati che testimoniano una fa-
di Adelchi 1998, uscita negli «Studi di Filolo- se correttoria intermedia di avvicinamento al-
gia italiana» nel 2016). Invero, nella fioritura la seconda stesura; e inserendo, nel percorso
di apporti che continua a caratterizzare il fer- di trasformazione del testo, le varianti conte-
tile terreno della filologia manzoniana, l’Edi- nute in una seconda copia apografa della se-
zione Nazionale ed Europea ha sempre segui- conda stesura spedita a Parigi nel maggio del
to un suo percorso originale, ispirato agli 1822 e attualmente conservata presso la bi-
obiettivi delineati da Giancarlo Vigorelli al blioteca «Victor Cousin» di Parigi. Gli ampi
momento della sua progettazione: produrre stralci dalle lettere al Fauriel, soprattutto, e
un testo filologicamente attendibile e aggior- agli amici milanesi ci permettono di seguire
nato, ma anche provvisto di un commento e puntualmente la continua riflessione, critica
di sussidi critico-letterari e storiografici che lo ed autocritica, che accompagna la prima idea-
rendano più agevolmente fruibile da un vasto zione e composizione della tragedia, che, an-
pubblico di lettori, e che, eventualmente, ar- nunciata da una lettera al Fauriel dell’ottobre
ricchisca l’allestimento con testi che non sa- 1820 (ma già a fine settembre, da un collo-
rebbero necessari in una normale ‘edizione quio epistolare fra il Grossi e il Visconti e,
critica’, ma risultano utili per una più profon- poco dopo, da una missiva di quest’ultimo al
da comprensione dell’opera (ad esempio, le comune amico francese), doveva essere più
verriane Osservazioni sulla tortura aggiunte, in ‘patetica’ e ‘popolare’ della prima, e rappre-
appendice, alla Colonna Infame, vol. 12, sentare, sulla base di un originale e approfon-
2002). dito studio delle fonti storiche, la caduta del
A questi obiettivi mira, dunque, la presen- dominio longobardo in Italia nella figura del
te edizione dell’Adelchi, che, tramite l’ottima suo ultimo rappresentante. Ma la composi-
curatela di Rita Zama, offre al lettore il testo zione, iniziata il 7 novembre, incontrava diffi-
della tragedia secondo la stampa Ferrario del coltà già nel gennaio del 1821, durante la ste-
1822 e, sulla pagina a fronte, il testo della tra- sura del II atto, e poi si interrompeva in coin-
duzione francese del Fauriel stampata nel cidenza delle altre istanze creative che anima-
1823 (insieme a quella del Carmagnola) dagli rono lo scrittore in quei fecondissimi mesi,
editori parigini Bossange (una traduzione dall’ode Marzo 1821, ideata verosimilmente
analizzata da Elena Maiolini, Claude Fauriel. nel mese eponimo della lirica, all’avvio del ro-

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

manzo in aprile alla stesura di getto dell’ode sizione delle prose storiche rispetto al rifaci-
napoleonica a luglio. Durante l’estate vi fu mento del testo poetico viene indicata, da Be-
una ripresa e un’accelerazione della composi- cherucci, come uno degli acquisti importanti
zione, ancorché punteggiata da dubbi e corre- della ricognizione delle carte manoscritte. Es-
zioni, tanto che lo scrittore poteva preannun- sa conferma quanto la storia fosse a fonda-
ciarne la conclusione in una lettera dell’otto- mento, per lo scrittore, della genesi della nuo-
bre a Gaetano Cattaneo. Ma l’ottimismo del- va poesia drammatica e come fosse proprio la
la lettera, prima che dall’esplicito malconten- storia (a verifica della tesi centrale della Let-
to, manifestato al Fauriel nel novembre, per tre) ad offrire ai drammaturghi i più grandi
l’inaccettabile «couleur romanesque» della conflitti tragici. E nello scritto sull’Unità del-
tragedia, viene sostanzialmente smentito – l’opera la studiosa dimostra che lo spartito
spiega Becherucci – dagli interventi corretto- drammatico era, nella concezione dell’autore,
ri dell’agosto, che, in particolare, provvedono strutturalmente legato al paratesto storiogra-
alla cassazione delle due scene nelle quali fico, e che a tal punto il Manzoni teneva al ri-
Adelchi perora, prima di fronte al padre De- sultato definitivo delle sue argomentatissime
siderio e poi di fronte ai duchi, la sua propo- indagini fissate nel Discorso sui Longobardi,
sta di unificazione sotto un solo regno dei due che nel dicembre del 1822, in vista dell’usci-
popoli, longobardo e latino, per respingere ta della traduzione francese, scriveva al Fau-
l’invasione franca. Quella cassazione, infatti, riel dandogli licenza per qualche eventuale
era il segno di un ripensamento radicale del adattamento nel testo poetico, ma vietandogli
carattere ‘risorgimentale’ del primo concepi- qualsiasi intervento su quello prosastico. Già
mento del personaggio: un carattere certa- la Nota, dunque, offre non pochi spunti erme-
mente inverosimile e anacronistico (quasi un neutici, ma è chiaro che la proposta d’inter-
medievale Murat col suo proclama, rischiosa- pretazione dell’opera perviene al lettore dal-
mente proponibile, fra l’altro, in un momen- l’Introduzione e dal commento di Carlo An-
to in cui i cari amici del «Conciliatore» erano noni. Se nelle ricche note di commento rico-
vittime della repressione austriaca), ma so- nosciamo l’attitudine del noto manzonista a
prattutto in palese contraddizione con la poe- individuare intertesti, di fonti classiche e vol-
tica storica fissata nella Lettre allo Chauvet gari, l’Introduzione apre una prospettiva nuo-
(oggetto, in quel periodo, di riflessioni e cor- va e, in certa misura, sorprendente. Ad esse-
rezioni nel carteggio con l’amico d’Oltralpe), re posta alquanto in ombra è l’interpretazio-
nella quale si raccomanda l’accordo fra storia ne cristologica delle due figure di innocenti,
e invenzione, e in contrasto con la tesi storio- Ermengarda e, in particolare, Adelchi. Essi
grafica dello scrittore (parallela a quella del sono vittime sofferenti, ma di quel «mondo
Thierry per la Francia medievale) circa la net- della spada» al quale pienamente appartengo-
ta separazione sociale, politica e giuridica fra no. In quel mondo è pienamente vera l’inelu-
dominatori e dominati nell’Italia longobardi- dibile antinomia tra compiere il male e subir-
ca. Nella nuova stesura – che, fra la fine di lo, e quando Adelchi morente, alla ‘catastro-
quell’anno e i primi due mesi del 1822, proce- fe’ della tragedia, la sentenzia davanti al pa-
de rapidamente con la scrittura dei cori e la ri- dre, a parlare è un guerriero che la dinamica
scrittura, più o meno ampia, degli atti, per es- degli eventi storici ha ridotto nella condizio-
sere infine presentata in maggio alla Censura ne di vinto, ma che una fortuna favorevole
– trovava un nuovo spazio drammatico la de- avrebbe reso vincitore: un ‘innocente’, dun-
fezione e il tradimento dei duchi longobardi, que, per caso. E nel discorso del principe An-
specialmente col cupo e torbido rilievo assun- noni indica anche delle spie lessicali (ad esem-
to dalla figura dello scudiero Svarto, ma que- pio, egli definisce Carlo un «nemico» del pa-
sta novità compositiva era ben avallata dalle dre Desiderio) che confermerebbero la chiu-
intensificate ricerche storiografiche in cui si sura del protagonista nel «mondo della spa-
era immerso il Manzoni subito dopo l’intima da», un mondo ancora lontano da quella
sconfessione della prima stesura e che furono «città dei santi» che si rivelerà edificabile so-
alla base dell’elaborata e meticolosa composi- lamente nel romanzo. La proposta è certo be-
zione, nell’autunno de 1821, delle due prose ne argomentata, anche col richiamo agli
storiche, fra loro coordinate, delle Notizie e squarci d’epica cavalleresca, come la scena di
del Discorso. L’accertata priorità della compo- caccia del chiomato sire franco o il rimbombo

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

degli zoccoli sul ponte levatoio, che confer- zerebbe, secondo C., «soprattutto sul piano
merebbero il ‘gusto’ per la rappresentazione logico-retorico» (p. 73). A partire da questo
lirica delle armi (siano quelle degli insorti pie- presupposto l’analisi dei termini sopraindica-
montesi siano quelle di Napoleone). Il nuovo ti è condotta anche alla luce di questioni rela-
punto di vista sul significato del dramma tive a un’interrogazione filosofica contempo-
manzoniano arricchisce e amplia la capacità ranea i cui referenti sono rintracciati soprat-
di riflessione e le possibilità di fruizione dei tutto in due linee o correnti: da una parte la fi-
lettori. Fra i quali, tuttavia, vi saranno pur losofia del linguaggio wittgensteiniana con i
quelli che, del magistrale teatro di parola alle- suoi sviluppi nella ripresa della retorica di Pe-
stito nell’Adelchi, abbiano potuto ascoltare relman e, dall’altra parte, l’etica della libertà
l’esecuzione nell’irripetibile ‘voce’ di Carme- pareysoniana. Quest’approccio filosofico è in-
lo Bene, e ricordino come, ad esempio, della tegrato con un’indagine storico-critica e te-
sconsolata confessione del principe ad Anfri- stuale che mostra l’evoluzione della riflessio-
do, quella voce riuscisse ad evocare la profon- ne filosofica manzoniana dalla prima alla se-
da sostanza sentimentale, carica d’una tragi- conda redazione della Storia, ne indica alcune
cità non meramente ristretta al feudale mon- fonti principali confermando l’importanza
do della spada, ma universale, anzi ‘figurale’, della lezione pascaliana, approda a un con-
dove l’immagine sofferente di Adelchi («e fronto serrato (sui piani logico-argomentativo
strascinato / vo per la via che non mi scelsi, e ideologico) tra l’opera e le Osservazioni sul-
oscura, / senza scopo») trascolora in quella la tortura di Verri. Una più esatta comprensio-
del «tacito reo» della Passione, che, fra insul- ne della critica manzoniana alle responsabilità
ti e derisioni, il «protervo» giudeo «strascina» storiche del razionalismo illuminista permette
(verbo topico, che torna ancora per gli inno- a C. di ridefinire il «vero problema filosofico
centi giustiziati della Colonna Infame) din- di Storia della colonna infame» che andrebbe
nanzi al tribunale di Pilato. [Massimiliano identificato non tanto con il problema della
Mancini] «giustizia» (trascendente e quindi insondabi-
le) quanto con quello del «limite della ragio-
ne» (p. 96). [Chiara Piola Caselli]
GIANLUCA CINELLI, Il rapporto di Ales-
sandro Manzoni con Verri e con l’Illumini-
smo in «Storia della colonna infame». CARLO DI LIETO, Leopardi e il “mal di
Opinione, pubblico, posterità, «Quaderni Napoli” (1833-1837). Una “nuova” vita in
d’Italianistica», 2014, 35, 1, pp. 73-100. “esilio acerbissimo”, Prefazione di SAN-
DRO GROS-PIETRO, Torino, Genesi Editri-
Eugenio Garin descriveva l’approccio di ce, 2014, pp. XII, 1086.
Manzoni alla filosofia come una ricerca delle
«ragioni ultime» che si realizza per mezzo di Lo studio, come si delinea nell’Introduzio-
approfondimenti e acquisizioni progressive ne (pp. 3-8), analizza il rapporto tra Leopar-
(uno «scavo» e non un «salto») nella consape- di e la città di Napoli attraverso il metodo psi-
volezza che «oltre i punti di crisi, il passato si cocritico formulato da Matte Blanco, cioè
recupera e si redime». L’articolo di C. integra conduce un’indagine «di taglio psicocritico
e accresce gli studi dedicati al rapporto tra nel rapporto autore-testo, disseppellendo le
Manzoni e l’Illuminismo focalizzando l’inda- cause nascoste delle latebre psichiche, per
gine su tre termini chiave impiegati in Storia analizzare le implicazioni sotterranee che si
della colonna infame – «opinione», «pubbli- sono sedimentate nella scrittura» (p. 3). Si in-
co», «posterità» – che chiamano in causa le daga l’«io diviso della sua personalità» (p. 5),
«ragioni ultime» (il valore del «senso comu- che possiede una scena basilare (costituita da
ne» nello spirito dell’epoca, il tema della re- Antonio Ranieri, Paolina Ranieri e lo stesso
sponsabilità e della libertà della coscienza in- Leopardi) in cui si realizzano le modalità pri-
dividuale, l’origine e il significato del male) marie della «coazione a ripetere», manifestan-
configurandosi come altrettanti «nodi del ti un conflitto tra forze pulsionali, e opera-
confronto fra Manzoni e la filosofia settecen- zioni di «condensazione e spostamento», di
tesca». Si tratta di un confronto che si realiz- espressioni artistiche e speculative (come la

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

teoria del piacere) quale atteggiamento di ra il periodo napoletano «una svolta, nel su-
concentrazione delle tracce mnestiche sulle peramento della visione negativa del suo pes-
attività artistiche come luogo privilegiato del simismo, per un messaggio agonistico positi-
piacere (p. 6). Il saggio si divide in sette capi- vo degli ultimi anni. Egli abbandona il pessi-
toli: I. Gli scenari del colera (1836-1837). Pau- mismo “metafisico”, per acquisire un atteg-
ra di vivere e di amare (pp. 11-90); II. Ranieri giamento più “relativistico”, per una duplice
e Leopardi a Napoli (pp. 91-232); III. La non- matrice del dolore» (p. 189), ovvero quella
vita, il doppio e “la teoria del piacere” (pp. 233- derivante dall’ordine delle cose e quello dalla
424); IV. «Io vivo col Ranieri in libero ed ami- contingenza storico-culturale. Se gli anni na-
chevole contubernio» (pp. 425-582); V. Sette poletani sono caratterizzati anche dall’ironia
anni di sodalizio e la “postuma sventura” (pp. (Nuovi credenti e Paralipomeni), questa verve
583-768); VI. “L’eremita allo specchio”: la co- si affievolisce, per l’A., con il diffondersi del
scienza “captiva” dell’ultimo Leopardi (pp. colera. Giacomo era attratto dalla spettacola-
769-928); VII. “Nessuno tocchi la sua tomba”: rità della città partenopea (La non-vita, il dop-
da Gioacchino Taglialatela a Gennaro Cesaro. pio e “la teoria del piacere”, pp. 233-424), ma
Indagini e sospetti sulla morte (pp. 929-1060). Napoli è il «palinsesto di una costellazione
Nel primo (Gli scenari del colera (1836- psicologica inconclusa, la cui realtà diventa
1837). Paura di vivere e di amare, pp. 11-90) si per lui spettacolarizzazione scenica di un
indagano le cause della morte del poeta e, tra mondo, creato da altri: sono propaggini della
l’eccesso di dolci o il colera, D. L. preferisce teatralizzazione della vita di Leopardi e della
la seconda, analizzando il problema sanitario sua identificazione proiettiva» (p. 237). Nel
e sociale della Napoli degli anni Trenta e se- trambusto emerge una figura rassicurante e
guendo il «giallo della sepoltura» che inizia protettiva, sulla quale si proietta la figura del-
immediatamente con il certificato di morte la madre-sorella: Paolina Ranieri. «Ella esce di
per idropericardite acuta. Nel periodo del- scena come è entrata nella vita del Leopardi
l’acme dell’epidemia, a Napoli le leggi erano con una presenza puramente fantasmatica,
ben chiare e i morti dovevano essere seppel- che ha solamente le sembianze del corpo di
liti nelle fosse comuni; ciò malgrado Ranieri, una donna vera e che ha lo stesso ruolo di
nei Sette anni di sodalizio, sostiene diversa- una madre» (p. 242). Ma a Napoli, il dolore
mente. In Ranieri e Leopardi a Napoli (pp. 91- ha una duplice natura, da una parte c’è l’io,
232) emerge una città che dapprima suscita dall’altra ci sono fantasmi infantili, tra i quali
una nuova stagione poetica, ma ben presto si certamente, come si dirà oltre, la «sudditanza
realizza il desiderio di evadere anche da que- psicologica» nei confronti del padre (p. 332).
sta realtà. A Napoli, Leopardi era contrastato Nella mente leopardiana il doppio viene con-
sia dagli intellettuali sia dalla stampa, più che cepito dapprima come ombra, poi come fan-
per il suo aspetto fisico (come vorrebbero al- tasma, infine come altro da sé, che diventa
cuni aneddoti) per la sua filosofia di stampo «rivelazione dell’essere e legittimazione della
materialistico. In questo scenario si acuisce il diversità. La scelta di vivere in mezzo agli al-
legame affettivo: «[Ranieri] Offriva all’amico tri è ricondotta ad un altro sconfinamento
amicizia e solidarietà, per soccorrerlo e aiutar- dell’altro da sé» (p. 246), ambivalenza psico-
lo in ogni emergenza. Questa diade affettiva è logica che mette in moto anche il binomio
il risultato di una regressione per entrambi i odio-amore per la città natale (p. 406). Ma
partner; i loro ruoli si ricompattano e, talvol- quando si ha contezza che lo sguardo della
ta, si scompaginano alla ricerca di un’identità mente si posa solamente sulla superficie del-
perduta» (p. 108). L’A., inoltre, riconsidera le cose (p. 337), a quel punto nasce la satira e
alcuni aspetti controversi della biografia; af- l’ironia. Tra gli aspetti più controversi, anche
ferma infatti che a Napoli Leopardi scopre il agli occhi della Napoli dell’Ottocento, vi era
piacere del sesso con incontri particolari con la convivenza con Ranieri e poi a tre con Pao-
giovani di dubbia moralità (p. 116). In questo lina («Io vivo col Ranieri in libero ed amiche-
scenario non «può passare sotto silenzio l’ipo- vole contubernio», pp. 425-582). Antonio ap-
tesi che Giacomo si sarà […] anche innamo- pare il mecenate del poeta piuttosto che ami-
rato di Paolina; sicuramente nutrì verso di lei co, secondo i Sette anni, ma ancor più cerca di
un affetto sincero e profondo» (p. 129). Al di offuscare l’immagine di Leopardi (D. L. ricor-
là delle indicazioni biografiche, D. L. conside- da i vari occultamenti di manoscritti). Dai Set-

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

te anni e dagli epistolari si deduce una ‘men- suali di L. in un complesso scenario familiare,
te perversa’ che sottolinea la dipendenza eco- nel quale la «figura paterna è spodestata» e la
nomica e affettiva di Leopardi (sia nei suoi figura materna provoca la «diuturna pulsione
confronti sia verso la sorella), e inoltre delinea di morte» (p. 874). Questa oltranza del piace-
una propria figura di intellettuale giusto (per re conduce al «principio del piacere», che è il
sfatare, ipotizza l’A., i costanti sospetti su un ripiegamento infinitivo (p. 877) sublimato
ex-esule). Dunque, «l’attitudine a mentire del nell’immaginazione. Segue un ultimo capito-
Ranieri è una sua costante, che non conosce lo (“Nessuno tocchi la sua tomba”: da Gioacchi-
limiti, associata ad una buona dose di malafe- no Taglialatela a Gennaro Cesaro. Indagini e
de» (p. 455). La ricostruzione dei fatti della sospetti sulla morte, pp. 929-1060) in cui si ri-
morte (14 giugno) fa emergere incongruenze, percorrono le diatribe sulla questione della
sicché data «la breve distanza che intercorre morte e delle spoglie di Giacomo: l’A. sostie-
tra il cimitero delle Fontanelle e la casa in cui ne che i pochi resti identificati con quelli del
morì il Leopardi, si desume che proprio qui poeta non siano tali, ma semplicemente alcu-
vennero seppelliti i morti di questa zona, ivi ne spoglie derivanti dalla fossa comune in cui
compresi quelli della parrocchia dell’Annun- si seppellivano i morti nel periodo del colera.
ziata a Fonseca e, quindi, anche il poeta, co- [Giuseppe Manitta]
me risulta dal registro dei morti di questa par-
rocchia, la cui giurisdizione era compresa nel-
la sezione municipale del quartiere Stella». LORENZO ABBATE, Un autografo leopar-
(p. 507). Si ritrovano a Napoli due soggetti
completamente opposti (Sette anni di sodali-
diano sconosciuto di «Ogni mondano even-
zio e la “postuma sventura”, pp. 583-768): Ra- to» (Canti, XL), «Cognitive Philology»,
nieri è il camuffatore che appare romantico, 2014, 7 (www.cognitivephilology.uniro-
generoso ed espansivo (p. 591). D. L. esami- ma1.it).
na e sostiene per Ranieri il problema dell’in-
sanità mentale e della demenza senile, quale A. compie un’analisi filologico-cognitiva
causa scatenante che lo ha condotto ad esal- su un unico testimone manoscritto leopardia-
tarsi ed a mistificare il suo rapporto; lui, che no con l’obiettivo di ripercorrere «l’iter mi-
appariva «apostolo di carità», si trasforma in gliorativo e le varie fasi del pensiero estetico-
accusatore, tessendo una difesa di se stesso, critico dell’autore intorno al proprio testo». Il
motivata dalle proprie colpe. Eppure, la ‘me- testo esaminato è Ogni mondano evento, una
desimezza’ di due vite distanti, ma parallele traduzione dal greco di Simonide.
per un comune destino di sofferenza e avver- Leopardi tra il 1823 e il 1824 cominciò a
sità, attiva un rapporto che dura sette anni. lavorare a una serie di libere traduzioni da al-
Ne emerge un «controverso ménage» (“L’ere- cuni poeti greci. Si trattava di un progetto au-
mita allo specchio”: la coscienza “captiva” del- tonomo indipendente dai Canti, che aveva co-
l’ultimo Leopardi, pp. 769-928) in cui «viene me titolo Versi morali o Volgarizzamenti di al-
alla luce la complessa psicologia delle angosce cuni versi morali dal greco.
private, l’immaginario e gli amori disordinati Nel 1835 Leopardi come noto incluse nei
[…]. I due amici dissimulano, per maschera- Canti due di queste traduzioni, numerate XL
re la loro identità: “il principio di realtà”, per e XLI. Sino ad oggi le edizioni critiche, per il
questi due sodali, si trasforma in immagina- componimento XL (Ogni mondano evento),
zione, in scena onirica» (pp. 772-773), giun- hanno utilizzato come unico testimone ma-
gendo persino ad uno stadio ulteriore: «L’iste- noscritto quello conservato alla Biblioteca
ria dei due amici simula tutte le malattie, per Nazionale di Napoli, A (BNN, C.L., X, 1, 2a),
autosuggestione; nel caso di Ranieri, in modo che presenta nell’ordine: «Giove la mente del-
specifico, quello della degenerazione» (p. le donne e l’indole»; «Ogni mondano even-
774). La precocità leopardiana, dunque, si to»; «Umana cosa picciol tempo dura»;
verrebbe a profilare lungo un percorso di rap- «Questa che chiamian vita sollazzevole»;
porto tra genio e follia, in cui la voglia di li- «Cosa non è che al mondo»; «Strana fattura è
bertà nasce come «impulso necessitante» (p. l’uomo, piena d’appositi»; «Tu spandi il fia-
873) dopo la reclusione recanatese. L’indagi- to»; «Io son contento». Di tutti questi testi
ne psicocritica tende a leggere i desideri ses- esiste una seconda copia manoscritta, B

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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

(BNN, C.L., X, 1, 2b), che contiene nell’ordi- gatorio, pur non avendolo letto «che una sola
ne: «Umana cosa piccolo tempo dura»; «Stra- volta». Lo studioso aggiunge che nelle Note ai
na fattura è l’uom, piena d’oppositi»; «Tu vv. 83-84 dell’Inno a Nettuno, del novembre-
spandi il fiato invano se questa favola»; «Io dicembre 1816, la presenza di Dante come
son contento che mi venga il canchero». unica auctoritas moderna nel coro di voci clas-
La numerazione dei componimenti in B siche per il mito della contesa sul nome di
(e il fatto che in esso mancasse «Ogni monda- Atene suggerirebbe la tendenza a un danti-
no evento») fece suppore a Moroncini e De smo tutt’alto che inconsapevole. In effetti, a
Robertis l’esistenza di una carta leopardiana breve distanza dall’Appressamento e dalle No-
dispersa contenente «Ogni mondano even- te, si collocano testimonianze certe di uno stu-
to». Il manoscritto di cui i due critici ipotizza- dio vigile e attento dell’opera dantesca, quali
rono la presenza è stato rintracciato da A. ed l’elenco dei principali commentatori alla
è attualmente conservato presso la British Li- Commedia introdotto nel discorso Della fama
brary di Londra, nel fondo formatosi nel 1986 di Orazio presso gli antichi (autunno 1816),
con la donazione di autografi di Stefan Zweig una lettera di Pietro Giordani del 16 maggio
(L). L’A. identifica più «mani» nella redazio- 1817 e le prime pagine dello Zibaldone risa-
ne del testo. La prima ha vergato l’intero lenti all’estate del medesimo anno.
componimento senza ripensamenti. La secon- Per quanto concerne l’emulazione dante-
da ha utilizzato un inchiostro bruno e ha ope- sca nei testi poetici, l’esame, una volta pre-
rato a notevole distanza di tempo. La terza messe le difficoltà nel distinguere i legami in-
mano, probabilmente anch’essa leopardiana, tertestuali dai contatti interdiscorsivi, si foca-
firma il documento. Attraverso un’analisi filo- lizza sui versi di Odi, Melisso, composti nel
logica approfondita, l’A. dimostra la dipen- 1819 e dunque prossimi, come tutta la poesia
denza di L da B: entrambi i manoscritti costi- degli idilli, alle prime fasi della scrittura leo-
tuiscono la «copia in pulito dei componimen- pardiana in cui, in base a quanto verificato in
ti brevi compresi in A, finalizzata all’introdu- precedenza, è possibile osservare la maggiore
zione degli stessi nell’edizione dei Versi». Tut- concentrazione di influssi danteschi. Alcune
tavia il manoscritto londinese è strettamente emergenze testuali stabiliscono rilevanti con-
legato all’edizione Starita dei Canti (S), edi- nessioni con il XVIII canto del Purgatorio,
zione successivamente riveduta e corretta da confortate dal parallelismo tra il dialogo dei
Leopardi (BNN, C.L., XX.3: Sc). Secondo A. due protagonisti dell’idillio, Alceta e Melisso,
il manoscritto L – di cui fornisce l’edizione e la vicenda di Dante e Virgilio tra il XVIII e
critica – sarebbe stato alienato dopo l’allesti- il XIX canto. Sia Alceta che Dante, infatti, si
mento dei materiali per la stampa di S. ritrovano in uno stato di inquietudine causa-
[Fernanda Palma] to da un sogno (rispettivamente la caduta del-
la luna e la «femmina balba») che verrà ridi-
mensionato dall’intervento di Melisso e di
Virgilio. Avvalora ulteriormente la lettura in
LUCA CARLO ROSSI, Filigrane dantesche chiave dantesca il cambio del titolo del com-
in «Odi, Melisso» di Giacomo Leopardi, ponimento leopardiano, originariamente inti-
«L’Ellisse. Studi storici di letteratura ita- tolato Il Sogno e in seguito Lo spavento nottur-
liana», 2015, X, 1, pp. 55-71. no, onde evitare l’identità con il penultimo
idillio.
Il contributo fornisce un sondaggio sugli I riscontri presentati – avverte lo studioso
echi danteschi nell’opera leopardiana attra- – non hanno la pretesa di essere esaustivi.
verso una ricognizione condotta in diacronia Tuttavia, essi rappresentano una considere-
su un duplice versante: la riflessione critico- vole acquisizione per ogni futura indagine
letteraria e l’imitatio poetica. volta a definire la presenza dantesca nell’uni-
R. individua «l’atto fondativo» dell’inte- verso leopardiano. [Raffaele Cesaro]
resse per Dante da parte del poeta di Recana-
ti nelle «Osservazioni» dell’Appressamento
della morte (1816), dove Leopardi dichiara di
aver dato agli avari inconsapevolmente la me-
desima pena stabilita nel XIX canto del Pur-

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