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OPERE

DI

CONTARDO FERRINI
VOLUME PRIMO

STUDI DI DIRITTO ROMANO BIZANTINO.Biblioteca PixeLegis. Universidad de Sevil a.


A CURA DI

VINCENZO ARANGIO-RUIZ

PREFAZIONE DI PIETRO BONFANTE

ULRICO 1-10EPI1
EDITORE LIBRAIO DELLA REAL CASA
MILANO
1929

PREFAZIONE

Contardo J`-errini nacque a Milano il 4 aprile /859,


mori a Suna, ove ¿gli soleva passare l' estate, il /7 olto-
6re /902. 2-ra questi due termini, legati al nome della grande
metropoli lombarda e di una ridentissima 6orgata sul Lago
Maggiore, è racciiuso il corso di una breve, ma luminosis-
sima esistenza, di cui la grandezza spirituale è pari all'al-
tezza morale.
L'uomo, il cui nome suona così alto, nasceva di 6uon
ceppo. Suo padre, 2inaldo, era un illustre fisico, profes-
sore al J olitecnico di Milano. Sua madre, Luigia %3uc-
cellati, era sorella dell' insigne criminalista di ,savia, non
estraneo all'avvenire e all'educazione del nipote.
Semplice, ma a un tempo stesso esemplare, si svolse la
sua vita tutta dedicata alla scienza, tutta impregnata di
fede e di amor cristiano.
J assò gli anni dell'adolescenza e della giovinezza tra
Suna e Milano, ove fece gli studi secondari al Liceo %ec-
caria, e a Pavia seguì i corsi universitari. a 2/ anni, il
23 giugno 1880, si laureava con una tesi cÓe rivelò su6ito
le sue simpatie per la fresca e diretta indagine sulle fonti.
essa aveva per oggetto l'utilità e e può ricavare la storia
del diritto criminale dai poemi di Omero e di &iodo. £a
tesi era in lingua latina e fu pu66licata l' anno dopo a
J%erlino. Jl successo della laurea fu memorabile e parve
un augurio, cFe il giovane laureato doveva ampiamente
realizzare.
L'a sua vocazione al diritto romano si manifestò imme-
diatamente. c Yei due anni c/je seguirono la laurea fu a per-
/F'zionarsi in Cernmania con una borsa governativa e un
premio della (Passa di ,72isparmio di Milano. Quivi ¿gli
strinse relazioni intime, clj'e conservò poi sempre da pari a
pari, coi più eminenti romanisti, rappresentanti degli indi-
rizzi più vari di questa disciplina sterminata: il grande

storico 2eodoro cl'lomnmsen, il laborioso critico c7llfredo


Jernice, il principe del diritto bizantino, &doardo 2-acFa-
r'iae von L'ingent/jal, di cui il Jerrini doveva raccogliere
l'eredità spirituale. tornato a J avia, la facoltà giuridica,
c/je I,' aveva avuto allievo, lo volle a maestro e collega.
¿ e/ /883-84 gli fu asidato l' incarico speciale di storia
del diritto penale romano, nell' anno 84'--85 quello dell' ese-
gesi delle fonti del diritto romano, cattedra c#e nell' anno
successivo vinse per concorso assumendo il titolo di profes-
sore straordinario. Tel /887 un'altra vittoria segnalata lo
portò col grado di ordinarió sulla cattedra di diritto romano
nell'Università di Messina, dalla quale nel 1890 fu tra-
sferito a Modena. JVel 1894', con voto unanime della Ya-
collà di J avia, ritornò come professore di diritto romano
nell'Università ch e lo aveva educato e cullato e alla quale.
¿gli aveva sempre aspirato come a sua sede definitiva. La
sua vita divenne, se possibile, più serena, certo più placida;
l'assor6imento negli ideali più cari, la scienza e la fede,
più esclusivo. Jl lavoro e la preg5iera erano a un tempo
stesso il suo compito e la sua gioia. SYon si ricordano di
Lui altri svagai veri e propri se non le ascensioni alpine,
c/je rappresentavano un' altra forma di lotta non più con
gli ardui problemi della storia, nia con le forze stesse
della natura. A Lui, come alle altre anime misticae, pareva
forse sulla vetta dei monti di sentirsi in più intima comu-
nione con Jiio.

Quando 6ontardo cerrini saliva i primi gradini del


l' insegnamento, il metodo critico chic aveva avuto in Malia
un grande e inascoltato precursore, Jlario Ali6randi, fr. ion-
fava in germania, e l' egitto schiudeva i suoi tesori papi-
rologici. All' uno e all' altro movimento prese subito parte
intensa il errini, restituendo la figura e le opere dei giu-
reconsulti, applicando il metodo delle interpolazioni, volgendo
in italiano la costituzione degli Ateniesi di Aristotele; ed
è in gran parte merito suo se la scienza romanistica italiana
dalla posizione di ancella salì a quella di maestra. Uf gran
cuore e le armonicfj -e doti, lo spirito devoto e pieno di ar-
dore per ogni alta missione, dovevano fare di 6onfardo
^`verrini una eletta figura di insegnante del pari c(Je uno
scienziato principe. JYelle nature più elevate, e a un tempo
stesso più temprate al dovere, i due caratteri non vanno
mai disgiunti; ma essi si combinano assai variamente, e nel
, errini lo scienziato Fa il sopravvento deciso. Ciò 6a la
sua spiegazione. Troppo alta era anzitutto in .C'ui la tempra
del!' indagatore, troppo felice era la sua vena e intensa la
sua alfivi/a di scrittore percfj'è la bilancia non dovesse piut-
tosto pendere dalla parte del creatore cfj'e non da quella

dell'istitutore. Malgrado la sua preparazione piena,


la sua rigida attenzione al compito di insegnante e
grado la

la sua fluente lucida parola, la tempra del maestro è in Lui


uizanimaznenfe riconosciuta come secondaria rispetto a quella
c!e!1» scienziato, nè attorno a Lui fiori una vera scuola.
`?T uifavia fra le ragioni di questa, ebe a prima vista sembra
!'unica inferioritá del €Vostro, noi do66iamo annoverarne
una che ¿a un valore etico e impone il rispetto. ¿gli per-
seguiva un ideale di chiarezza diafana nell'esposizione, sa-
peva porgere e quasi spezzare il pane della scienza in
modo da rendere accessibile a qualunque intelletto la com-
prensione delle dottrine più ardue, e, come era alieno nella
scienza da ogni spirito polemico (caratteristica veramente
singolare in una produzione così vasta), così non ne por-
tava sulla cattedra. C`'iò vuol dire c e il suo insegnamento
- IX -

riscaldava dolcemente, ma non infiammava: gli difetta-


vano tutti quegli eccitamenti cJe nascono dal mistero e dalla

battaglia, dal desiderio di tentare la soluzione di pro6lenzi


oscuri, oppure di entrare in lizza e risolvere conflitti di
uomini e di idee. `Un insegnamento come quello del c errini,
ricco di utilità per tutti, non spingeva avanti una élite 6af
tagliera e curiosa. Questa eletta coorte doveva formarsi
spontaneamente di coloro che erano veramente i cfjiamafi
a trarne stimolo, più dalla sua attività di scienziato che da
quella diretta di docente. Jn questo senso siamo tutti suoi
discepola:
l'opera scientifica di eonfardo c errini è segnalata per
la sua immensità e per la sua varietà. 3Yessuno 5a a66rac-
ciato così largamente gli aspetti infiniti di questa disciplina
del diritto romano, la cui sfera e i cui sussidi critici Fanno
raggiunto una tale ampiezza da stordire. Signore del domma
e della storia, ¿gli lavorò nel campo del diritto pu66lico
e del diritto privato, nella critica delle fonti e nella co
struzione degli istituti, approfondì con severa indagine
scientifica i pro6lemi e fece opera geniale di divulgatore
la quale completa, si può dire, la sua attività di insegnante,

e rialza questo aspetto fin quasi ad elevarlo a livello della


sua figura di scienziato. Un questa universalità di pen-
siero e di lavoro vi fu un campo quasi suo proprio, quello
del diritto e delle fonti 6izanline: in esso ¿gli continuava
l'opera egualmente solitaria e gloriosa di Zachariae zion
.C'i ngen t/fal.
– –
Cominciò la sua carriera con l' edizione preziosa e la
versione latina di Teofilo e la c5iuse fatalmente con l' edi-
zione pur troppo rimasta in tronco del `Zripucito e quella
appena preparata dei libri dei J3asilici scoperti dal
Mereati.
.ea sua dolce e pia figura morale è a tutti nota e 5a
ricevuto in tutti i cuori una consacrazione, cfje gli confe-
risce un'aureola di santità. Jl suo ritratto fisico quasi lo
dipinge nell'animo e ci piace di riprodurlo dalla bella com-
memorazione cfj 'e ne fece Vittorio Scialoia : " a(on alto di
statura, di membra 6en proporzionate, piuttosto colorito in
volto, di capelli castagni tendenti al 6iondo ; il corpo aveva
2•.'7l po' l' atteggiamento dell' uomo avvezzo a stare lungo
lempo al tavolino; il viso colpiva subito cii lo mirava per
217? particolare carattere: sotto la fronte alta e spaziosa si
avanzavano sporgentissimi gli ardi delle sopracciglia, cie
facevano profondo riparo agli occ'i diari e soavi, splen-
denti ma non saettanti, c'e rivelavano insieme la grandezza
de ll' ingegno e la mitezza dell' animo ,,.

^l pensiero di raccogliere gli scritti sparsi di Contardo


errini spuntò nel Consiglio della fondazione - cquglielmo
Castelli. Sl oi crediamo di rendere agli studiosi del diritto

romano uno dei servigi più segnalati riunendo in una colle-


zione questa immensa congerie di scritti, in grandissima
parte nascosti in atti di accademie, i più quasi ignoti al
pu66lico, e pur così fresc§i ancora al giorno d'oggi.
— XI —

Questo monumento délle sue opere non vuol esser sol-


tanto un omaggio alla memoria di eonfardo ¿Terrini, ma
un prezioso materiale di studio e un documento dell' alta
vitalità del diritto romano.
PIETRO BONFANTE

Escluse dalla nostra collezione sono le opere di cui diamo qui l'elenco
cronologicamente ordinato :

1. Instilutionum graeca Pa'r •aphrasis Theophilo antecessori vulgo tributa,


Berlino, Calvary, 1884-1897.
2. Storia delle fonti del diritto romano e della giurisprudenza romana,
Milano, Hoepli, 1885.
3. Diritto romano, nella collezione dei Manuali Hoepli, Milano, l a ediz.,
1885 ; 2 a ediz., 1888.
4. Diritto penale romano, nel Trattato teorico-pratico di Diritto penale
del Cogliolo, Milano, 1888, vol. I; Diritto penale 'romano, Teoria
generale, nella collezione dei Manuali Hoepli, Milano, 1899; Esposi-
zione storica e dottrinale del diritto penale romano, nel]a Enciclo-
pedia del diritto penale italiano del Pessina, vol. I.
5. Teoria generale dei legati e dei fedecommessi, Milano, Hoepli, 1889.
6. La costituzione degli Ateniesi di Aristotele. Testo greco, versione, in-
troduzione e note. Milano, Hoepli, 1891.
7. Il Digesto, nella collezione dei Manuali Hoepli, Milano, 1893.
8. Obbligazione, nella Enciclopedia giuridica italiana (continuazione del
De Crescenzio), 1896.
9. Basilicorum supplementum alterum, Lipsia, Ba.rth, 1897.
10. Manuale di Pandette, Milano, Soc. ed. libraria, l a ediz. 1900.
11. Delle limitazioni delta proprielr`c fondiaria e delle servitìr prediali,
nel Diritto civile italiano diretto da P. Fiore, Napoli, parte V,
vol. III, tase. 1-IV.
12. Leges saeeulares ex lingua .sy. iacta latine vertil el adnotationibus in -
struxit O. Ferrini, nelle Fontes iuris romani auteiustiniani, Firenze,
Barbera, 1908.
— XII —

sive librorunn LX Basilicorun2 sum-


13. M. KnI-coü -rol) IIu.-01 Tl7t011xE1.ZOS .
• unl Conlardus
rrcariurrs : libros a 1 ad, Y11 gr • aece e6 latine edidei
Biblioteca Va-
I'errinius Johannes .1lercali, in Studi e testi della
ticana, n. 25, 1914.

Escluse restano, oltre la voce Obbligazione, anche tutte le altre voci


inserite p ella Enciclopedia giuridica italiana, nel Digesto italiano, nella
Piccola Enciclopedia dello Hoepli.
Non manchiamo, del resto, di segnalare volta per volta se nelle opere
esclusa dalla nostra collezione vi é qualcosa che rappresenti il più re-
emite pensiero dell'Autore: particolarmente delle appendici alla tradu-
zione italiana delle Pandelle del G1ück sono tenute presenti quelle che
modificano o sostituiscono monografie già apparse in Riviste.
Le opere di carattere rigorosamente scientifico, che nella nostra
non sono comprese, sono, o possono essere facilmente, alla por-
lezione non
1;,ta di tutti. Non è possibile pensare a una biblioteca di romanista,
cui Inanchino le edizioni delle fonti curate dal Ferrini, o il suo
Manuale di Pandette, o la sua Esposizione storica e dottrinale del di-
v itto penale romano, o il suo trattato sui legati e fedecommessi. E la
:.rmi lnziune italiana delle Pandette del Gldck é, quanto meno, messa a
dio-spo:Uzione da molte pubbliche Biblioteche. Gli scritti di carattere parti-
cr,; ;ridente divulgativo, pubblicati nelle opere di carattere enciclopedico
ricordate, oltre che facilmente accessibili, avrebbero attenuato l'alto
scientitieo della costra edizione, se ve lí avessimo inseriti.
scritti furono raccolti in modo che la. collezione avesse un suo
ordine sistematico e ogni volume un suo ordine cronologico. Il primo
ve,luluce contiene gli Studi di clirillo romano-bizantino; il secondo gli
Sp ali sulle %outi del (Umilio romano; il terzo, il quarto, il quinto con-
tengono .Stadi el i diritto romano e moderno, e più precisamente il terzo
contiene soprattutto gli studi sul diritto delle obbligazioni e sulla teoria
generale delnegozio giuridico; il quarto, il dir°illo delle cose e il dirillo
eredila.rio; il quinto, il dir illo pesale.
Non fu certo facile cosa rintracciare copia degli scritti qui raccolti
per poter provvedere alla presente edizione. E ogni scritto fu oggetto
eli speciale esame per vedere eguale fosse modificato o sostituito da
scritti successivi, in morto da tener conto delle modificazioni e da evi-
tare ripetizioni.
Una diligente cura fu messa nel correggere i moltissimi errori
di stampa. 11 compito di controllare tutte le citazioni, per correggere le
- XI rI -

inesatte e integrare le incomplete, venne affidato particolarmente al prof.


Vincenzo Arangio-Ruiz, che con mirabile diligenza rivede l'ultima bozza
di ogni foglio di stampa.
L' indice generale delle fonti troverà posto nell' ultima parte del
quinto volume.
ll quale non verrà chiuso senza dare un elenco degli Enti che hanno
finanziariamente aiutata una edizione vasta e costosa come la presente.
Qui ringraziamo fin d'ora il Grand' Uff. Dott. Ulrico Hoepli, che, editore
di molte opere di Contardo Ferrini e del padre suo Rinaldo , ammira-
tore e amico dei due uomini illustri , consapevole di trovarsi innanzi a
un'alta affermazione della scienza giuridica italiana, ha acquistato per
sé tutte le copie lasciate scoperte dalla sottoscrizione.

EMILIO ALBERTARIO
Segvetario del Coinitalo della Fondazione
Guglielmo Castelli
STUDI DI DIRITTO ROMANO BIZANTINO
Intorno all' opportunità di una nuova edizione
della Parafrasi di Teofilo e intorno alle
fonti di questa, ai sussidi e al metodo (*).

Le pazienti e dotte ricerche di Mylius , di Reitz e di


Degen hanno posto fuori di ogni dubbio che 1' autore della
Parafrasi greca delle Istituzioni è 1' Antecessore costantinopo-
litano coevo di Giustiniano e collaboratore della prima edizione
del Codice, dei Digesti e delle Istituzioni. Non possiamo dunque
cercare interprete più autorevole di questo per le Istituzioni
stesse e, per incidenza, per le altre opere legislative di Giu-
stiniano : il suo libro forma per così dire il complemento del
Corpus iuris.
Egli aveva a sua disposizione il tesoro dell' antica giuris-
prudenza. È sovente ripetuto il rimprovero aver lui trascurato
di trarne profitto ; ma, quantunque ciò leggasi in opere tut-
t' altro che volgari ('), non è difficile dimostrarne la fallacia.
Non dobbiamo aspettarci dal greco cognizioni profonde di
storia e di antichità romane : di qui i suoi molti innegabili
errori ; ma studii serii e vasti sui giureconsulti classici non si

(l ) [Nota presentata dal M. E. ANTONIO BUcCELI,AT I, e letta al R. Irti


tuto Lombardo nell' adunanza dell' 11 gennaio 1883: pubblicata nei Reìuli-
conti, ser. II, vol. 16, p. 56 sgg.].
( i ) Recentissimamente BitJNS nella Rechtsencyclopr.iclie di HOLTZENI on1'F,

1. 4 , 153.

C. F ise[uN i , Scritti Giuridici, I.


—2—

vezzo comune, nè a lui nè


panno negare, com'è purtroppo
del tempo (1).
agli altri giuristi bizantini
Un semplice confronto coi commentarii gaiani basta a per-
suadercene.
Sono quasi innumerevol i i passi dove Teofilo segue Gaio,
abbandonato dal testo imperiale, per richiarare acconciamente
quanto in questo si espone (2). Il che pub tornare proficuo alla
stessa critica di Caio. Questo autore doveva essere ben noto
infetti Fil parafraste, il quale insegnava diritto in Costantinopoli
prima che l'imperatore si accingesse all'opera sua legislativa (3),
quando per espressa testimonianza di Giustiniano stesso si com-
mentava ai (lupoJidu il libro di Gaio (4).
Nè. ì. affatto improbabile che Teofilo siasi anche nel com-
mentare le Istituzioni giustinianee servito qualche volta delle
sue precedenti lezioni su Gaio, come parrebbe risultare e dal-
1' ampiezza data allo svolgimento di parecchie questioni arati.
g ua te e dalla forma conveniente a chi parli di cose in uso
`uttera O. E quanto dicemmo dei commentarii di Gaio va, in

( f ) Cf. anche i frammenti sinaitici scoperti dal BERNADAKIS. La miglior


ed zioric. è quella di ZACHAIuAE VON LINGENTHAL, ltlonatsbericlate der Ber•
.11, ' cdeiiìie. 1881, p. 6'20 sgg.: vedi LENEL, Ztsclar. AS'av. -,S'ti ft., 2, 1881, 233 sg.
CI Una nuova edizione di Teofilo deve tener conto di tutti questi passi.
Ii primo che ne fece il tentativo fu il WUESTEMANN, nella sua egregia ver-
ione tedesca di Teofilo. L' HusOIIKE, nel suo Gaio, ha notato i precipui
incontri con Teofilo. Resta però molto a inda g are in proposito, e ogni dili-
gente lettore della Parafrasi lo sa.
(3) Cf. l.a. Const. " Hace quae necessario ,,.
( I) Cf. la. Const. " Omnein ,,, § 1. L' opinione di FITTING, e del mio il-
lustre maestro pro f. DERNBURG (Die Inst. des Gai.us, c. 3, § 2), che, anziché
le genuine Istituzioni, si usasse un compendio non dissimile e forse identico
a quello del codice Visigotico, è certamente infirmata anche dallo studio di
Teofilo. Poichè non solo questo dimostra che celle scuole si dava maggiore
importanza alle opere classiche di quello che generalmente si creda; rna
troviamo perfino disparità di sentenze fra Teofilo e 1' Epitome che fu inserita
nel codice Visigotico, p. es. intorno all' azione che nasce da un legatura
sinendi modo, se reale o personale. Nè importa dire che i commentarii ge-
nuini contenevano troppe cose antiquate e inutili praticamente per poter
servire ancora come libro di testo : Giustiniano stesso c' informa che nel
primo anno s' insegnavano in gran parte cose " inutili ,,, [Const. " Omnem „,
1] : né altro è il significato delle antiquae babulae nel Proemio delle Isti-
tuzioni (Const. " Imperatoriam „ , § 3), come anche Teofilo spiega.
(5) P. e. cf. 2, 20, 34 [Gai. 2, 229] ; 2, 20, 35 [G. 2, 232] ;
6, 33, ecc. 1, 14 pr.; 4,
— S._

scarsa misura, inteso di altre opere della classica giuris-


prudenza (i).
Teofilo dunque , esempio insigne di scrittore sventurato
— dieses merkwürdige Beispiel eines unglücklichen Schri f tstellers,
come lo chiamò con arguzia felice Hugo (2) — ci appare impor-
tante, anche prescindendo dal suo ufficio modesto di parafraste
e commentatore. Infatti :
1.° Egli è il migliore rappresentante , per noi almeno ,
della scuola giuridica di allora.
2.° Egli conferma col suo testimonio e rischiara colla
sua parola non poche cose attinenti al diritto stesso antigiu-
stinianeo.
3.° Egli può essere fonte di nuove scoperte nel campo
della storia del diritto. È innegabile che per questa, in ordine
almeno al diritto privato, si propose buone fonti e le seppe
usare. Hartmann, almeno nei suoi preziosi scritti stilla proce-
dura romana, non ha punto esitato (3) in questo proposito.
È ora ben legittima la domanda se di un libro così impor-
tante al romanista s' abbia un' edizione che risponda alle ere-

(1) È verosimile, a mio avviso, che dai commentarii alle XII tavole di
Gaio traesse Teofilo le notizie non infrequenti nel suo libro intorno alla
legislazione decemvirale. Cfr. p. e. 2, 10, 6, ove parla del testimonio infido
che le XII tavole condannavano ad essere iiuprobus intestabilis [VIII, 22
Schhll], ciò che é tanto più notevole in quanto che tal cenno non troviamo
nelle Istituzioni di Gaio stesso e neppure nei Digesti, poiché in questi si
parla dell' improbus intestabilis solo come autore di un fúìnosum. cas'ìfaen.
[D. 28, 1, 18, 1, cfr. 26 ; 47, 10, 5, 9]. Così 1, 17 pr. troviamo la versione
della legge riguardante la successione agnatizia [V, 4 Sch.]. E che delle
XII tavole avesse larga notizia dimostrano anche passi come questi: áva
y vov; tà tov hvohExabaTOv 'rlµata 1..11 11TV ovx Evpov tar]T11; tiS éi LtQozi-1 S
[1, 17 pr.], — xc i noXl.M S ti's i>_ avtov aQovoias 'il i iwnsv ó 8vo8Exci,SeXTos tàS
otxícq [2, 1, 29 i. f.]. Le quali ultime parole non vanno riferite (col RH rrZ
nella sua versione [I, 238]) al caso specifico del tignum iunctum, ma ad una
serie di disposizioni, dì cui alcune conosciamo ancora [VII, 1; forse VII,
2; X, 1; X, 10-11]. S' aggiunga poi che i codici di FABROT e il Messinese
e il Palatino leggono no?n 7vdxLs y&Q z. -r. 7V.: la quale lezione, manife-
stamente più autorevole, non s' accorda coli' interpretazione reitziana. Anche
le etimologie frequenti in Teofilo meritano qualche studio: la fallace dichia-
razione di aedilis ah adeundo (1, 2, 7) è in resto (Ep. p. 13), come gentil-
mente m' avverte il prof. PERNICE.
(2) HUGO, Rdm. Rechtsgeschichte, § 414.
(3) Alludiamo specialmente alla prima parte del libro Das vihnischr' ('ci,-
lumaci a1verf'rahren, p. 148, nn. 217-218: cfr. però 71
MM N. RN, liüu^. f^'C^ , 11,257.
—4—

seenti esigenze della critica e rassicuri lo studioso che ha per


le mani un testo fedele alla migliore tradizione paleografica,
senza essere costretto a ricerche aliene per avventura dall' in-
dole dei suoi studii consueti.
La risposta sari purtroppo negativa: e per tutti cito l'auto-
revole testimonianza di Paolo Kriieger (1).
Un fatto eloquente è che 1' ultima edizione , quella del
Reitz (non tengo conto di quella fatta in Grecia., che è una
letterale riproduzione di questa), risale a ben 132 anni or sono
(17:11) e che essa, come confessa l'editore (2) e tra poco vedremo
meglio, non fu condotta coli' aiuto di manoscritto veruno.

^ 2.
H^ prezzo dell' opera, crediamo, passare brevemente in ri-
visti, le precipue edizioni teofilee, rilevarne i pregi e farne
nello stesso tempo notare 1' insufficienza.
Anzitutto va nominata la prima edizione di Viglio Zuichem,
Icbeata a Carlo V (1534). Il testo è ricavato da due mano-
italiani, il Marciano e il Palatino, e non ostante la sear-
-il i dei sussidi abbastanza corretto. Esso fu ripetuto in tutte
;;I.ceessive edizioni fino a Fabrot.
1 - ,t due edizioni di Fabrot hanno oscurato tutte le prece.

► ^ ^ti ('). I; omo versatissimo nel greco e nel diritto romano, di

I ) Krít. EfSchr., 24, 1882, p. 36 sgg. (nella recensione delle " Nouellae „
i 1. ZAC.a-IAKIA Ti: VON LINGIlNTFIAL).
(-') T. 1, p. xx. L' umanissimo editore aggiunge però queste memorande
parole : " certus sum. taln studiosos quam uiros doctos hac mea editione exci.-
tuluiu i.Ì i and consulendos et conferendos codices mstos., sine iis placuerit mea
opera sine displícuerit ,,.
(3) 1637 e 1656. A torto il REITZ [I, p. xv ; II, p. 1123] dichiara essere
la seconda fabrotiana più imperfetta della prima : opportuni confronti coi
manoscritti mi hanno convinto del contrario. Della qual cosa, e anche
della poca diligenza con cui il Reitz si servi della seconda fabrotiana,
parlò assai bene il CARIO in un suo manoscritto conservato nella R. Biblio-
teca di Berlino, che porta il titolo Beschreibung dex Codex Messanensis des
Theophilus. Il valoroso filologo conchiude [o. c., fol.
2b] che " das Urtheil
des Ri;rrz über diese [d. h. zweite Fabrot' selle] Ausgabe, welches s. 1250
so
lautet ' uariautes secundae uullam merent fidem ' überhaupt sehr modi-
üziert werden muss „.
un'attività sorprendente che si rivelò specialmente nell'edizione
dei Basilici, una delle più grandiose opere del secolo XVII,
era meglio di ogni altro, anche per 1' opportunitk dei sussidii,
atto a tale impresa.
Ma la moltiplicità delle cure che lo assediavano e la fretta
soverchia, con cui soleva notoriamente condurre a termine i
suoi lavori, e il non aver potuto o voluto confrontare i mano-
scritti più antichi conservati in Italia, contribuirono a rendere
il lavoro notevolmente imperfetto. Lo deturpano inoltre errori
frequentissimi d' ortografia e di stampa ; le note abbondano di
erudizione inopportuna e molesta , le citazioni sono di regola
insufficienti.
Dei sussidii per l' emendamento del testo parlò egli stesso
nella sua prefazione.
Per la prima edizione essi si riducono ai tre manoscritti
della biblioteca reale parigina. Dei quali pregevole assai pare
essere quello che Fabrot dice essere « primus » o « antiquis-
simus », che corrisponde spesso nella lezione col Messanensis (').
Anche il secondo alla stessa stregua si manifesta di buona
origine ; meno il terzo, « uas — continua il Cario nel citato
manoscritto — in so fern wichlig zu sein schemi als der Codex
manchmals recenlior bei Fabrot heìsst ».
Il Fabrot non ci dice invece se nella seconda sua edizione
approfittasse o no di altri manoscritti. Il Cario sembra inclinato
a crederlo per alcuni emendamenti veramente notevolissimi ( 2) ;
ma io ne dubito assai, perocchè, se ciò fosse stato, Fabrot non
avrebbe mancato di avvertirlo nella prefazione della seconda
edizione, e poi la biblioteca reale parigina non possiede oggi
stesso che i tre manoscritti accennati (3). Le mutazioni del testo
nella seconda edizione, là almeno dove concordano nella lezione
col Messanensis, credo che debbansi ripetere da u n. più accu-
rato esame del « primus » o « antiquissimus ».
Se fosse vera , come pare probabilissima , la, conghiettura
del Reitz, che il manoscritto della Regina (Caterina dei Medici),

(1) GARIO, Rescltreibuny, fol. l r'.


(2) Cfr. Th. 2, 7, 2; 2, 20, 29; 4, 3, 13; 4, 9 pr. cet.
(3) Nella nuova segnatura 1343. 1356. 1720. Cfr. ZACHAx1AE, Itcris gr.-
rom. his2oriae delineatio, p. 26; donde 1110RTxEUm, His t. ,oire da dr. byz., 1, 127.
—6—

che il Pithou ha confrontato con un esemplare della prima


fabrotiano, s' avrebbe una
gotofrediana, sia 1' antiquissiflius
prova novella della trascuratezza di Fabrot ( i). Perché avrebbe
ben sovente negletto di accoglierne la lezione di solito così
evidentemente sicura, come appare dall'edizione di quelle va.
rianti pithoeane fatta dal Reitz in principio del suo Teofilo (2).
Ad ogni modo, se non necessario, é certamente opportuno che
i l nuovo editore di Teofilo esamini coi propri occhi i mano-
scritti parigini.
A Fabriot successe nell'esperimento Guglielmo Ottone Reitz,
professore di diritto a Middelburg in Olanda. Il suo scopo fu
( l ucilo di dare una edizione di Teofilo che riassumesse, per
così dire, tutte le precedenti.
A tal uopo raccolse le note , le prefazioni , le appendici
dei precedenti editori : in una serie di excursus fece una col-
lezione di quanto era stato anteriormente scritto sulla vita,
sulle opere, sui meriti e demeriti di Teofilo e anche su. que-
stioni parziali intorno ad alcuni luoghi delle Parafrasi. Di suo
Y' aggiunse un' importante introduzione, alcune note, alcuni
e'rv$.rsus ed epicrisi ad excursus di altri, un glossariuìn theo-
phWlinum e i famosi Meinorabilia Basilicoruin. La versione latina
di Cu zi o , che con varianti era stata adottata pur da Fabrot,
gran parte rifece.
'La parte più pregevole di questo lavoro sono i Me ►nora-
? iÌia, Ba,silicorum, che fanno veramente epoca nella storia del
diritto greco-romano. La versione troppo grettamente pedis-
,e( rna spesso oscura, talora inintelligibile, di rado ha forma
latina. L' avere raccolto tutte le note degli antecessori súoi fu
€'a tiea veramente inopportuna, trattandosi di frequente di erudi-
zione ad pompam e tutt'altro che solida, di avvertimenti inutili
a chiunque abbia occhi per leggere il testo, di polemiche frivole
ed antiquate. Lo stesso deve dirsi per non pochi degli excursus.
Lo studio poi di difendere sempre ed ovunque Teofilo dalle
accuse mossegli contro è eccessivo e lo trascina a conghietture,
leI1 ' quali probabilmente egli stesso non fu molto persuaso.

(1) RnITZ, T. I p. xvi sg.


(2) T. I, pp. xLiil-i,x. Le note di Fr. PITHOU si conservano nella Bi-
blioteca di Amburgo. Il Reit 2
ne potè avere copia per opera di irrekell.
— 7—

Il testo non fu emendato, come gik avvertimmo, a norma di


alcun manoscritto. Ben è vero che si fe' spedire copia delle
varianti raccolte da Fr. Pithou ed esistenti nella biblioteca
t,. d'Amburgo; ma queste gli giunsero troppo tardi, quando 1' opera
era in gran parte già stampata: e, non conoscendo il mano-
scritto ond' erano tolte, non osó introdurle nel testo. Abbandona
sovente Fabrot per ritornare alla volgata, con successo, almeno
di solito, poco felice, poichè i codici parigini, su cui Fabrot
aveva lavorato, sono di gran lunga migliori del Marciano e
del Palatino, sui quali si basava la volgata. Inconsultamente
poi mantenne nel testo una quantitk di glosseni che il Fabrot
saviamente aveva espunto come tali e di cui anche il codice
messinese rivela l'origine tarda e spuria ( 1). Degli emendamenti
proposti da lui alcuni mi sembrano affatto inutili, poichè il
testo a chi attentamente lo legga e l' interpunga corretta-
- mente è ivi chiarissimo ( 2), altri invece meritano conside-
razione (3).
Sono quindi esagerate le lodi di Degen ('t) e di Mortreuil (5),
il quale ultimo dice: quest' opera essere uno dei più bei lavori
critici del secolo scorso. Dal giureconsulto marsigliese si sa-
rebbe aspettato un giudizio più illuminato e corretto.
Ci sia concesso di accennare per ultimo alla versione
tedesca di Wiistemann ( a), il quale y ' appose note critiche
preziose anche per gli emendamenti proposti, che un editore
di Teofilo non deve certo trascurare. Gia notammo come egli
il primo pensasse a dare in calce il raffronto coi Commentarii
di Gaio. Così il valoroso e sagace scolaro di Hugo invece di
un' opera di dubbia utilitk, quale la versione di Teofilo in una
lingua vivente, ci avesse dato una nuova e più corretta edizione
del testo greco!

(1 ) Cf. p. e. 1, 23, 3 [1, 179]; 2, 2 pr. [1, 2601; 2, 3, 1 [1, 268]; 2, 17 pr.
[ 1, 406] ; 3, 2, 1 [ 1, 541] ; 4, 1, 13 [2, 739] cet.
(l) Cf. p. e. 4, 3, 13 [= 2, 764 11. 1-21.
e) Cf. p. e. 4, 5, 1 [2, 7801; ove l'emendazione è confermata da. ciò che
più avanti segue [4, 5, 2] : ov /j xuiá;izcoats Éncxív&uvos TO1 S 1caQ1ovcsBv.
(4) In fine del noto libriccìuolo Ueber das Zeitalter ... des 17reophilus.
(5) Ilistoire du droit byzantin, 1, 126.
(6) Des Theophilns Antecessor Parap1n ase dei • Institntianen, 2 Rde. Berlin
1824.
—8

§ 3.
Chiarita così la necessita di una edizione di Teofilo che
risponda all' importanza del libro e 1' insufficienza di quelle
fatte fino ad oggi, vediamo in breve quali sussidii debba met-
tere a profitto il nuovo editore.
Abbiamo parlato de' manoscritti usati da Vigilo e da
Fabrot ; diciamo ora qualche parola degli altri finora negletti.
Alla Laurenziana di Firenze si conservano parecchi mano-
scritti di Teofilo, tra i quali secondo la descrizione di Mont-
faucon ( 1 ) paiono assai importanti quelli segnati LXXX, 1 e
LXXX, 2 (e). Un codice di tarda eth é il Torinese 162 ; il Br7i-
xellensis 403 poi, come è noto, non è che una copia del Pala-
tino. Quest' ultimo poi , com' ebbi occasione di convincermi
mediante accurato esame, quantunque recente, è correttissimo
e di buona lezione.
Ben più prezioso è il Codex Messanensis. Nè fa parola il
Possevinus nel suo Catalogo de' manoscritti messinesi (3) e G. F.
B' Orville nel suo « Viaggio siculo » (4). Volle il caso che il
mnlzoseritto capitasse in Germania sul principio di questo
seeo]o, dove fu tosto riconosciuto per quello che era (5). Prima
pe O di renderlo a chi spettava, ne fu fatta per consiglio di
.13Iuhme e per opera del valente filologo Teodoro Cario una
diligentissima collazione , a base di riscontro ponendosi un
esemplare della prima fabrotiana. Questo importantissimo la-
voro si conserva tra i manoscritti greci della R. Biblioteca di
Berlino, ove potei studiarlo. A questo volume il Cario univa
un manoscritto intitolato : Besehreibung des Codex Messanensis

({) Bi.Ulioth. bibliothecarnm nona, pp. 266, 397-8.


(2 ) Gli altri sono segnati X, 1 ; LXXX, 16; LXXX, 18.
('')p,4t.
( 1 ) Cfr. anche la lettera del D'OavtLLs a REITZ nella costui prefazione,
p. xxuti.
(') Su questo fatto vedi 1' articolo di BLUHME nella Ztschr. filr gesch.
RS , VII, p. 370 sgg.:
Weber die Messina'er Hdschr. des Theophilus. Questo
articolo contribuì specialmente a rendere noto quel manoscritto ; perfino
autore dell' art. Thèophile nella Bi.ograpltie Universelle
s' augurava che sor-
gesse un editore di Teofilo ad
/idem codicis Messanensis,
—9—

des Theophilus, utilissimo a qualunque studioso del parafraste


greco (1).
Il Kriiger trasse da questa collazione non poco profitto
per 1' edizione delle Istituzioni imperiali , com' egli medesimo
confessa (2).

(1) Mi pare opportuno raccogliere alcuni canoni ortografici che si la-


sciano facilmente desumere da uno studio accurato del Cod. Messanensis.
Le voci latine grecizzate sono con poche eccezioni scritte in caratteri
latini : secondo ogni probabilità questo fu il modo con cui le scrivevano i
contemporanei di Teofilo, non essendo verosimile che quest' uso si intro-
ducesse di poi, quando ogni coltura latina era perduta e quando gli ama-
nuensi, come i manoscritti e il Messinese fra i primi fauno fede, ignoravano
persino il valore di tali lettere. Notiamo anche come tale uso, normale nei
codici più vetusti [cf. p. e. anche il pallirnpsesto dei Basilici già del Patriarca
di Costantinopoli e ora deposto da ZACHARIAE nella R. Biblioteca di Berlino],
sí vada facendo sempre più raro finché nei più recenti scompare. Anche
codici antichi di autori di tarda età, p. e. dell'Attagliata o di Armenopulo,
non ne hanno traccia. I coevi di Giustiniano dovettero fare per tali voci
a un dipresso quello che i tedeschi del secolo scorso facevano per le fran-
cesi germanizzate. Né solo il tema, ma anche la desinenza, ove 1' alfabeto
il comporti, è in caratteri latini, p. e. debitoros gen., factu gen,, abstinatenó-
menos [ma factcp, abstinateusoftai]. La desinenza non è grecizzata quando
la forma latina s' è come cristallizzata in qualche espressione tecnica, p. e.
mandati [actio mandati], ma mandatu svor'i [p. e. 4, 6, 8]. 1 temi latini
in -or- e -on- sorto attratti dall' analogia dei greci corrispondenti, p. e. tra-
diticon traditionos -ioni -iona : creditcur creditoros cet. I femminili in -a
seguirono la stessa vicenda : publicianul publicianrl s cet; pigneraticia pigne-
raticias pigneratici cet. Anche i nomi degli imperatori e dei giurecon-
sulti romani, nonché quelli delle stesse leggi, sono in caratteri latini, almeno
la maggior parte dei casi Augustos Traianos Adrianos (sempre senza H)
Papianos '(sic) Iulianos Celsos : ó vólcoS Aelios Sentios, Iulios cet. Perfino
i nomi romani degli esempii tecnici : Titios, Maevios, Seîos, ó Primos cet.
Fa costante eccezione Xyycitov coi derivati 2 i 'wrsiaw 2 syatcí oc,- cet.: si
ondeggia fra Tj&&xtov [nel ms. veneto delle Novelle spesso per iotacísiuo
(8rxtov] ed edictou. Notevole è finalmente che anche tali voci in caratteri
latini vengono accentuate, naturalmente secondo le regole della prosodia
greca: Titios Titiu, condicticios, pigneraticía cet.
(2) In.stitat'iones, Berol. 1867, p. riir : " non minimum adiutus sum col-
latione codicis antiqui (Thi) messanensis, quae Bluhmii mandatu confetta
ah Ang. Theod. Carione servatur inter libros manu scriptos graecos Biblio-
thecae regiae Berolinensis ,,. A questo manoscr. si deve specialmente la re-
stituzione dell' afinianum per sabinianun Inst. 3, 1, 14 e Cod. 8, 47 (48),
10, 3. Notiamo per incidenza come cr,rprvLávcov sia nell' Epitome ad Pror/ .
mutata del codice bodlejano, nel tus. palatino di Teofilo (cîgrrvtávrcov) e in
altri codici greci.
— lo

Il codice è del secolo XI, scritto in caratteri eleganti;


ma disgraziatamente mutile. Manca cioè tutto il libro I (ad
eccezione di poche linee dell' ultimo titolo) e buona parte del
libro IV [da 4, 14, 3 in avanti]. Le lacune sono frequenti, di
solito per cagione di omoteleuti.
Chi scrisse il codice y ' aggiunse alcune correzioni e alcune
note marginali o interlineari che si riferiscono di solito a di-
chiarazione di voci latine o grecizzate o anche di greche meno
note. Un numero assai maggiore di tali glosseni si deve a un
posteriore correttore del testo, che nella collazione del Cario
è indicato colla sigla « B ». Le correzioni in discorso sono
così classificate nella Beschreibung [fol. 20 6, 21a]:
a) Correzioni di manifesti errori ortografici.
b) Restituzioni della lezione volgata.
c) Correzioni fatte dietro conghiettura.
Le note poi interlineari o marginali spiegano benissimo
I' origine di molti di quei passi rigettati a ragione da Fabrot
coree glossemi e nuovamente accolti dal Reitz come parte
integrante del testo.
La lezione è di solito assai buona; in molti punti ci si
arre per la prima volta un testo attendibile e vengono con-
`e .yrnate conghietture di editori, specialmente del Reitz.
En altro manoscritto, forse ancora più importante del
certo assai meno conosciuto-, è il Vaticano già
h asil in, no. L' illustre antesignano di questi studii C. E. Za-

elìariae von Lingenthal mi raccomandava in modo speciale un


diligente esame di esso. Cole' intenzione di darne più esatta e
completa notizia de visu mi limito ora a ripetere quanto ne
scrive il Montfaucon e): essere un codice membranaceo, di
buona lezione, appartenente al secolo XI — alla stessa età
quindi del Messinese.
Di già il Grundling ne aveva avvertito l' importanza e
consigliava: quicunique altea], eum (Th.um) uolet edere, curet
ne mmas. uadicani obliuiscatur, cuius Pater Mont faucon meminit
in Diario Italico, id quod a nullo hactenus eorum qui Theophilum
edidere uisum aut collatum fuit (2). Così il Reitz avesse tenuto

(1) I)iaritl.m italictcm, p. 216.


(2) Comme,itatio de paraphy. Theoph., § XI (Grundlingiana II, 105: cf.
REnz, 2, 1033).
— 11. —

conto di queste saggie parole ! Ma egli quando s' accinse alla


sua edizione credeva che nullus Th.us in Iota Bibl. Vaticana
reperiatur (1).
Quale di questi due manoscritti debba mettersi a base
della nuova edizione che si prepara insegnerà soltanto un op-
portuno e accurato esame di confronto, il quale mostrerà anche
se ambo i manoscritti sieno indipendenti 1' uno dall'altro, o se
derivino da un archetipo solo, e, in questo ultimo caso, quali
sieno i rapporti fra esso e i manoscritti recenziori.

§ 4.
Se però il nuovo edittore di Teofilo limitasse le sue indagini
ai principali manoscritti della Parafrasi, ci darebbe per verità
un testo corretto e, nella più parte dei casi, abbastanza sicuro ;
ma non isfuggirebbe il rimprovero di avere negletto, almeno
pei passi più controversi, altri opportuni sussidii, e di non avere
risolto alcuni problemi, di cui si toccherà quanto prima , di
gravissimo momento per la critica di Teofilo in ispecie e per
la conoscenza del diritto greco-romano in generale.
È noto come, fatte poche eccezioni, la Parafrasi di Teofilo
si sostituisce in Oriente al testo genuino delle Istituzioni ed
alle altre versioni greche delle medesime.
É questo un fatto dovuto alle doti singolari del libro di
cui si ragiona, e specialmente a quella meravigliosa chiarezza
con cui viene esposta l'evoluzione storica degli istituti giuridici
e vengono trattate non facili questioni. Ond' è che sia nei Ba-
silici (2), sia nelle opere minori della giurisprudenza bizantina,

(1) T. II, p. 1033: cfr. però Praef., p. xxII n.


(2) Cf. Rurrz, 2, 929-943, dove con somma diligenza raccoglie gli estratti
della Parafrasi occorrenti nei Basilici. Vedi arche le osservazioni di MoR-
TREUIL, Hist. dai dr. byz., 2, 68 sg. Lo scolio edito la prima volta dal MA r
dopo il trattato di Porfirio a Marcella [Mil. , 1816 , p. 65-671 dal Codice
Ambrosiano D, 474 inf., contiene estratti di una versione delle Istituzioni.
Il MAI ne attribuiva 1' origine a Teodoro Ermopolita , il MORTREUIL a
ignoto autore (Hist., 1, 279: accenna con dubbio a Doroteo e Stefano) : meglio
vide 1' HAUBOLD che 1' attribuì a Teofilo. Niuno che istituisca spregiudica-
tamente il confronto può dubitarne. I1 principio però dello scolio fu tratto
d' altra fonte.
— 12 —

come il Prochiro, 1' Epanagoge, F Epitome, il Poema dell'Atta:-


liata ( 1), l'Esabiblo dell'Armenopulo, occorrono estratti frequenti
e talora assai lunghi di Teofilo , che ponno essere consultati,
con frutto per la critica del testo. Lo Zachariae, il quale con
cortese liberalitk metteva a mia disposizione le sue schede,
ove aveva raccolto i passi teofilini che trovansi nel Prochiro,
nell'Epitome, nell'Epitome ad Prochirum mutata etc., m'invitava

( i ) Mí si perdoni se approfitto di questa occasione per richiamare l' at-


tenzione degli studiosi sul manoscritto Ambrosiano di quest'opera edita solo
una volta, e non bene, da FREnEn : edizione che fu preparata da LEUNOLAVIO.
Di quest'opera si conoscono vari manoscritti, fra i quali notevolissimi
i parigini, di cui il MoRTREUII, ha dato notizia copiosa (.). L' Ambrosiano
non è invece conosciuto che per nome, come troppo spesso avviene dei tesori
della insigne nostra biblioteca.
Esso è di greca origine : se ne ignora la precisa provenienza. Fu scritto
sullo scorcio del XIII o sul principio del XIV secolo, come la scrittura di-
mostra. E in generale assai corretto e buono.
Si divide, come tutti gli altri, per titoli. Fino al titolo 19° (neei Eivri-
arEíu,․ ) la originaria divisione non fu ritoccata ; ma da quel titolo in poi
furono cancellati tutti i numeri primitivi , altri sostituiti ; perché s'inseri-
roco nuovi titoli (••) per ottenere un numero assai maggiore. Cosi per es.
il titolo 18°, che prima dovette comprendere tutto il diritto matrimoniale

a ci eccezione del dotale, fu poi diviso in quattro titoli, cioè :

ti)'_._ 5tEQi pVÌiatElet


= 3tCQ ì, yá ltwv
,tEQì, XExnATtéVwv yáltwv
zp' = rtEQÌ 21 Een yáhwv.
La cancellatura fu eseguita così perfettamente che non c' è modo di
leggero il numero originario : solo al_ titolo 49° atEQì, 7LQE4E1dJV si lasciano
Scorgere t.raccie del numero 33 ( X y') che prima vi stava. Questa basta a di-
mostrarci che originariamente il manoscritto contava 37 titoli, concordando
col Parigino che adotta la stessa numerazione.
L' ultimo titolo è 93 (cpy') e appartiene, come i precedenti dall' 84° in
avanti, non al testo propriamente detto, ma all' appendice (TtEQ't StzEtoavvilS
róltov cet).
In corrispondenza a tali innovazioni , fatte verosimilmente dietro con-
fronto di qualche altro testo , furono numerizzati anche gli argomenti nel
ní.vi4 La quale numerazione anche per l' inchiostro e la mano si addimosra

O tb toire (fu (1roit b!Jzantin, 3, 218 sg.


(•-) Dell'i ucostanza dei manoscritti in questo proposito parla MORTREUIL :
il
Codice di Breslavia conta 82, il Parigino 2256 invece 41 titoli ; il Leun-
'claviano ne contava 95: altro Parigino ne conta 37.
— 19 —

in una sua lettera (7 luglio 1882) a meditare sul seguente que-


sito, « Ich hin oft zweifelhaft gewesen oh der Paraphrase (der
Epitome) eine andere Recension der Paraphrase vor Augen
gehabt, oder ob er nur ungesehiekte Auszüge gemacht hat ».

notevolmente posteriore. Nè sempre poi y' ha un perfetto accordo : per es.


il titolo 69° (ncQ6 áv4rltr1cEW xai ánóvtov atata&xatopévo)v) è nel atíval se-
gnato 68 (vi').
Dopo il titolo 93° 1' Appendice non ha più alcuna numerazione : in
margine però, ov' è l'intestazione della Novella 7tEQì. 7rQottpl'pec , è la cifra
cp' (90 0 ). Che s' abbia a leggere cp 8' ?
Mancano i versi in principio dell' opera che sí leggono nell' edizione
leunclaviana : ed è noto come ZACHARIAE non li incontrasse in nessuuo dei
codici dell' Attaliata da lui esaminati.
La doppia appendice vi si contiene integralmente. La Novella neQI
:tQotrµrjeco s viene attribuita all' Imperatore Romano. Dopo 1' ultimo estratto
dei Basilici (dirò tov u' tlt7.. too )43' (3iPMov -t v Pa6. xEtp. QtE), seguono al-
cune linee di scrittura contraffatta, di difficilissima e forse impossibile inter-
pretazione. In principio si legge `O taneivin e nel corso della scrittura due
volte aµravoS ; forse AcytávoS, il nome dello scrivente.
Nella pagina seguente da mano seriore furono scritti alcuni Canoni pa-
nitenziali stabiliti sull' autorità di Basilio Magno , colle mitigazioni intro-
dotte da Giovanni il Digiunatore ('Ioiávvr)s ó NsotEVtl' S . che fu, come ognun
sa, patriarca di Costantinopoli). Le quali mitigazioni sono accompagnate
dalla clausola µz'xQL IcltéQas vrlatEllELV xai SrlQocpayei,v.
Quindi seguono per mano più antica , coeva e forse identica a quella
che 'scrisse il resto del manoscritto , i Canoni di Niceforo patriarca di Co-
stantinopoli. Sono molto abbreviati e incompleti, L' ultimo è quello famoso
che si riferisce alla setta degli Jacobiti , e si legge nel nostro codice in
forma alquanto mutata (•••) così :
[bid, tovs daxrltuS tì & ti) S tu ocpáyov E 8t& tilt/ évvoítr1v xaì til y tot/
èc-c€Qtvov ¿, ró7,.vciv Éa13(ELV tuQòv Cínov civ E11QE196)66v. áVatQé tEt SÈ ovtos ó
xuvcñv tò Soy tu -c (55v 'Iuxo(3rtc;rv xai, ti lt/ tcúv TEtQaSrtcúv aa,QE6rv
Tatto sembra provare che il nostro manoscritto appartenesse a qualche
ecclesiastico e verosimilmente a qualche vescovo , il quale godeva di una
giurisdizione anche civile abbastanza lata. Cosi si spiegano anche le ag-
giunte fatte e pertinenti al diritto canonico.

(-.) Cfr, le eruditissime osservazioni del PITRA, Ires ecclesiastieum grae-


coru1n, II, 331.
("") Cogliamo 1' occasione per avvertire come il Codice Ambrosiano
111 sup. contenga una parte notevole di quel lavoro estratto dal Poema
dell' Attaliata che è la ,S`ynopsis minar o xaià ctoLXEtov, cioè quasi tutta la
lettera A. Questo sia detto a complemento delle notizie date da ZACIIAlnIAE
nella sua edizione della ,S`ynopsis. 11 codice è di mano recente, ma corretto
e buono (cfr. ZACHARIAE VON LINGENTHAL, Ins gr.-701^1 .^ Pars II).
— 14 --

Il secondo caso appare più verosimile, poiché non ei resta,


traccia né manoscritto di altra recensione della Parafrasi, come
invece ci restano parecchie recensioni dell' Epitome e d' altri
analoghi lavori. D' altra parte il testo teofilino è assai di
frequente troppo prolisso, gli esempii sono in esso accumulati
in copia soverchia : nulla adunque di più naturale che i suc-
cessivi compilatori abbreviassero le parole dell' Antecessore,
tanto più che le opere loro non erano destinate puramente a
scopo didattico, ma anche, e più specialmente, alla pratica
ed al foro (i).
L' esame dei Codici apporterà certamente luce maggiore.
Esso potrà anche insegnare se alcune volte, anziché ad arbitrarii
mutamenti del testo teofilino o a diverse recensioni di esso, le
varianti debbansi attribuire a qualche altra elaborazione greca
delle Istituzioni, come giù il Reitz aveva conghietturato (2).

§ 5.
l^u lodevole pensiero quello del signor Simon della ditta
`'n 1 ì-a r y e C. di Berlino, che generosamente si dichiarò pronto
ì_la nuova edizione di Teofilo, quello di pubblicare un'edizione
del testo colla versione a fronte, una del solo testo e una della
versione, naturalmente latina. Così il libro pub essere atto
11' uso di ciascuno, anche dei pratici e delle scuole. E se la
versione riuscisse chiara abbastanza e fedele si potrebbe spe-
ri mentare se è vero quello che Zachari , von Lingenthal dice-
vami un giorno e che io credo fermamente, essere cioè la
Parafrasi di Teofilo il libro migliore per gli studiosi incipienti
di diritto romano.

(') Cf. p. e. Epit., XXII, con Theoph. 1, 9, 1 sq. — Una prova


tuttavia che esistessero altre recensioni della Parafrasi crede il WUESTEMANN
(Des Th. A. Paraphrase, 1, vii e 2, 327 n.) poter dedurre da Th. 4, 4, 10
cf. con Bas., ed Fabr., IV, 280.
(2 ) 2, 934, Pensó anzi — ció che ora non possiamo più ammettere
a una versione greca di Gaio. Cf. ora sul passo in questione MORTREUIL,
Rist., 2, 100.
La Parafrasi di Teofilo ed i Commentari di Gaio e).

Come abbiamo già avvertito in un lavoro presentato a


questo Reale Istituto ( 1 ), le ricerche più interessanti che si
possono fare rispetto alla; Parafrasi teofilina sono quelle che
concernono i suoi materiali (2). Imperocche, mentre per tal modo
si giunge a determinare viemmeglio 1' autorità dell' opera di
Teofilo, si ottengono conseguenze non irrilevanti per la critica
delle fonti in generale (3). Fra questi materiali di maggior
momento sono quelli tolti dai Commentari di Gajo. È prezzo
quindi dell' opera segnare i rapporti di essi colla Parafrasi
di Teofilo.
A tale intento proviamo che :
1. Teofilo si servì dei Commentari di Gaio quasi esclu-
sivamente come fonte per la storia del diritto ;
2. Teofilo scrisse secondo ogni verosimiglianza una ver-
sione greca dei Commentari di Gaio prima che si pubblicas-
sero le Istituzioni imperiali ;
3. Di questa versione ci sono conservati parecchi fram-
menti nella Parafrasi delle Istituzioni di Teofilo ; in quasi

(l) [Nota presentata dal M. E A. BUCCELLATI e letta al R. Istituto


Lombardo nell' adunanza del 17 maggio 1883: pubblicata nei Rendiconti,
ser. II, vol. 16, p. 565 sgg].
(') Rendiconti, ser. II, vol. 16, 1883, p. 56 sgg. [— supra, p. 1 sgg.]. Di
questo lavoro comparve un ben fatto sunto tedesco nel giornale Philologi-
gische Wochenschrift di questo anno, col. 509.
(2) I testi dl Teofilo arrecati in questo lavoro sono conformi alla nostra
edizione di questo Autore che é in corso di stampa a Berlino presso Cal-
vary e C. e che uscir, entro 1' anno venturo. [Fu poi pubblicata in due
volumi, editi rispettivamente negli anni 1874 e 1897].
( i) Vedi quanto abbiamo esposto nel citato lavoro, p. 566 sg. [= supra,
p. 2 sg1.
— 16 —

tutti quei passi cioè in cui le Istituzioni s' avvicinano al testo


gaia no.
1. Cominciamo dalla prima tesi. I1 Dirksen, uomo dot-
tissimo ed operoso, che tanto si rese benemerito della scienza
delle fonti del diritto romano, aveva, più che compreso, intuito
che Gaio avesse dovuto servire a Teofilo come principal fonte
per le notizie storiche di diritto romano ( 1). Se non che l' il-
lustre professore di K inigsberg non s' attenne a questa sua
idea, e anzi pii tardi se ne pentì e si ritrattò (2), dicendo che
Teofilo doveva avere attinto non a un determinato autore, ma
alla tradizione scolastica, tradizione che esisteva anche ai
tempi di Gaio, il quale pure ne dovette approfittare.
La prima intuizione dovrà, noi crediamo, mantenersi ve-
race. Ninno al certo vorrà negare 1' esistenza di quella tradi-
zione nelle scuole giuridiche romane , e meno ancora lo si
vorrà dopo le sagaci osservazioni del Dirksen su questo argo.
risento ; ma si potrà legittimamente dubitare che essa siisi
trasmessa così completa e così pura fino a Teofilo, quale
apparirebbe dalla Parafrasi dell' Antecessore. Si può egli cre-
d ere che in quelle scuole così decadute, quali le dipinge la
Costituzione « Omnem », abbia poputo mantenersi vivo 1' inte-
Pesse per nozioni di ninna applicazione pratica , e piena la
M'O memoria , se non vi fosse stato un libro , con cui tale
tradizione si fosse per così dire incorporata ?
E che diremo poi se ci constasse, come consta certamente,
che un libro servì per più secoli di testo scolastico fino a
Giustiniano e che quel libro furono i Commentari di Gaio ?
Ma il dubbio diventerebbe scetticismo dopo un raffronto
anche superficiale dei due testi. Teofilo non solo ci porge
quelle notizie storiche che si leggono in Gaio, ma le porge
colle stesse parole, traducendo verbo tenus quanto questi espone.
Noi potremmo moltiplicarne gli esempi; ma ciò sarebbe affatto
superfluo , bastando che noi citiamo i passi precipui in cui

(') Citili;t%clte Abhandlun.gen Kónigsb , 1820, 1, 233 sq.


(2) Versuche zur Kritik nnd Ansleguny der Quellen, p. 206 sg. I1 MYLIUs
(Historia Tlreoph li, p. 26) aveva già prima della scoperta di Gaio, divinato :
" uìdetur in primis deliciis illi (Th.) fuisse Caius (sic) iurisconsultur ,,.
Non accetteremo le mal ferme ragioni che il MYLtus arrecava in sosteguo
del suo giudizio ; ma il giudizio era corretto e rimane.
- 17 -

tale incontro si trova (1). Tuttavia per meglio confermare quanto


diciamo non vogliamo omettere di riscontrare qualche passo
scelto a caso :. •

rlv(xu tío. Évvoµa avvSclálrl 13-el G. 1 , 17: " in cuius persona


T(i) Éñ.EVO"EQ01111ÉV(p o1,1tÉtTl, ÚJStE uvtòv tría haec concurrant ut maior sit
xal vatEQ¢ERTIxÉVat tòV Ì^ Évtavtòv xaÌ,
^
annorum XXX et ex iure quiri-
IxEt y g 7t' avtòv tòv SE Oatótrl y tiTly tium domini et insta ac legitima
E"vvoµov 8E6atotE(av, tovtÉett tò ex manumissione liberetur, id est uin-
iure quiritium, illEVT;EQovto SÈ xal dicta aut censu aut testamento
ò oixétós fl uindicta censu testa- (si in nulla turpitudine sit seruus
mento, atátlos SÉ varÉxetto, atávtw s G. 1, 16), is ciuis romanus fit „.
ó >;XEV1g EQ0111tEVOs Éy(vEto atoMtTls Qco-
Ita los (Th. 1, 5, 4).

E con espressioni affatto gaiane Teofilo ci discorre del


pleno iure dominium » (Th. 1, 5, 3 ; G. 2, 41) e del « duplex
dominium » (& j L q ótspau bEaltotE6at ibid. ; G. 1 , 54) = ex utro-
que iure.
Ecco un altro esempio non meno opportuno tolto dal libro
1°, dove s'avvertirle anche come la serie « iterum ... rursus .. .
tertio » fu pur mantenuta nel testo greco « 8E,15-reQov ... actay .. .
tQítov » :

ó l)Éóos tòv nona tov mancipat pater filium alicui (a


arat^òs.. , xal ovtcos varE5o56toC, > y(- paren tib as man ci pa ti se.).uovum
VETO ò ata6s to1J µÉóor) (7)C, Éy tálEt loco constituuntur G. 1, 123) : is
Soaov, ó ItÉaos 1l2^EVi)ÉQov tòv 7(a15u eum uindicta manumittit: eo facto
uindictg xcxxEl,vos ata)nTlpá) ttvt tóyq) renertitur in potestatem patris
txvÉt@ExEV E6S tò t°17/ 7tutQós in pote- is eum ilerattn, mancipat uel eide)n
staté. Éat(n(aaxEV uvtòv tó SErStEcoV uel al:i... isque eutn postea simili-
xutà tòv 0.1)tòV tpóatov xui ó Áa(3(,3V ter uindicta manumittit; eo facto

( 1 ) Ecco l' elenco di questi passi : 1, 2, 7 (G. 1, 6) ; 1, 5, 3 (G. 1. 16, sg.


) ;
ibid., G. 1, 13 sq. ; ibid., G. 2, 40 sq.; 2, 88, 3, 166; 1, 6, 4 (G. 1, 18, 20) ;
1, 11, 3 (6 dvrl(3oS avte;. x. T. %,,.), [G. 1, 10'2]; 1, 12, 6 (G. 1, 132, cf. 1, 109) ;
2, 1, 25 (G. 2, 79) ; 2, 1, 40 (G. 2, 21) ; 2, 10 pr. (G. 2 , 101 sq.) ; 2 , 13 pr.
(G. 2, 124) ; 2, 20, 2 (G. 2, 192 sq.) ; 2, 22 pr. (G. 2, 225 sq.) ; 2, 23, 1 (G. 2,
285 et fere haec cet.) ; 2, 23, 3 (G. '2, 252) ; 3, 12 pr. (G. 3, 78 sq.) ; 3, 15, 1
((Me( tò l.tv " spondeo „ cet.) ; [G. 3, 931; 3, 21 (G. 3, 128 sg.) ; 4, ('J, 15 (G.
4, 18; 4, 6, 13 (G. 4, 44) ; 4, 12 pr. (0-. 4, 111, cf. 3, 159); 4, 1. 5 pr. (G. 4,
141) " nec tamen cet. „ : ov tÉ N,vcnv x. t, X. ; 4, 15, 7 (G. 4, 160) ; 4, 10, 2 f.
(G. 4, 86).

C. FrÍ RR1NI, Scritti


Gieridici, I.
— 18 —

9,E1,0ÉQoU avtòv uindictrr. iui nú),tv rursus in potestatem patrís reuer-


úQQ 1"rtu) î.óyg1 v7tÉ6t(jE(pEv ElS tì i v ToU` titur: tep tio pater eum inancipat...
:rcutr,ò5 15TESOU6tOt1lta. ÉTIÌILQC1.6tEV eaque mancipatione desinít iu po-
üÚTÓV Tò tQ6TOV %u6 ate) StE2,15EtO tò testate patris esse... (G. 1, 132).
in potes tate, iI XEU19EQovTO Sè ui ndictcx
xr^i ^ylvETO u1itE5o1566os (Th. 1, 12, 6).

Ci pare pertanto di potere a, buon diritto sostenere che


Teofilo attinse direttamente da Gaio. E , diciamo , dal Gaio
ge n u i u o non da quella barbara e caotica scrittura che s' inti-
tolò molto a torto Epitome Gai, la quale fu compilata circa
un secolo prima di Giustiniano in qualche scuola d' Occi-
dente ( 1). Le differenze infatti che corrono fra le notizie sto-
riche dateci dai due testi non sono né poche né lievi. Ecco
alcun esempio :
L' Epitome dice che il servo manomesso diventava citta-
dino romano , se la manumissione avveniva « testamento aut
in ecclesia aut apud consulem » (Ep. 1, 1, 4) ; mentre Teofilo
dice ancora « j uindicta i' censu i) testamento » (Th. 1, 5, 4).
Teofilo dice che da un legatura sinendi modo nasce una
azione personale, come dice anche Gaio (2, 213) : ed a ragione,
poiché questo legato ò una sottospecie del legato per damna-
tion+.em (Th. 2, 20 pr.). Invece 1' Epitome dice che da tale legato
sorge un'azione reale (Ep. 2, 5, 6).
Ciò risulterk anche più chiaramente da quello che ora
esporremo.
2. 3. Abbiamo detto che Teofilo deve avere parafrasato
in greco i commentari di Gaio. Con ciò non vogliamo dire
eh' egli avesse anche pubblicato tale lavoro ; sosteniamo sol-

( 1 ) Non possiamo ammettere col FITTING (Ztschr. f. RG, , XI, 335), col
DEGuNroLn e l'egregio prof. CATTANEO, che ricordiamo con stima affettuosa
e riconoscente (nelle sue note al DERNBURG, Ist. di Gaio, p. 129), che l'opera
fosse compilata per la scuola di Roma. Le prove recate in favore di tale
ipotesi sono troppo deboli di fronte alla prova contraria che si deduce dalla
barbarie di quella compilazione. Propenderei a credere che il libro abbia
avuto la sua origine in qualche scuola di Gallia o di Spagna, scuole li-
bere dove insegnavano spesso maestri di ben dubbia capacità .(cfr. Const.
" Omnera ,,, § 7. II libro ebbe certo in quelle provincie molta diffusione ; ra-
gione per cui fu assunto nel Breviario visigoto. Se non m' inganno, origine
e vicende consimili ebbe la " Lex syro-romana „ che é quasi coeva all'Epi-
tome colla quale presenta qualche analogia.
— 19 —

tanto ch'egli dovè averlo compiuto per uso della scuola, quando,
prima dell'edizione ufficiale delle Istituzioni, commentava Gaio
a Costantinopoli , e che dové incorporare poi parte di questa
sua opera nella sua Parafrasi delle Istituzioni stesse. E per
vero non ci sarebbe possibile spiegare altrimenti alcuni fatti,
che sono degni della meditazione attenta dello studioso.
Noi troviamo mantenuta in Teofilo una quantità di osser-
vazioni e di note che si leggono in Gaio e che furono omesse
dai compilatori delle Istituzioni imperiali. Noi troviamo inoltre
che, in quei luoghi in cui il testo delle Istituzioni s' avvicina
al galano , Teofilo abbandona quasi di solito il primo per se-
guire le parole del secondo. È ben naturale il supporre che
egli abbia conservato in tali passi il suo commento su Gaio,
senza badare alle differenze introdotte nel testo imperiale,
differenze più di forma che di sostanza. L' importanza di tale
affermazione esige che noi la corrediamo di numerose prove.
Queste si ponno classificare a un dipresso così :
a) Osservazioni che si leggono in Gaio e che furono
omesse nelle Istituzioni imperial', nia conservate in Teofilo (1).
Th. 1, 12, 1 : 1)co yd() úy v ó 8vvatuu tE O1 LOC
etvai tov peregrínu. Cfr. G., 1, 128 : « nec ením ratio patitur,
ut peregrinte condicionis homo ciuem rolnanum in potestate
habeat ». E poi: peregrinos yùQ (7)v iinElovawos Flv€L 1)w iuCo'u ov
hi5vuta. _ « ratio non patitur ut peregrine condicionis homo
in potestate sit ciuis romani parentis».
Th. 1, 20 pr.: os (11n -QoJeos) Éx (2) tot voltoS tov too FvOóvta;
?kyetat atilianos. Cfr. G., 1, 185: « qui atilianos tutor uocatur » (3).
Th. 2, 6 pr.: ¿LXÀà ravtu µuv ó wcSExc Àto5. G., 2, 42 : « et
ita lege XII tabularum cautum erat ».
Th. 2, 13, 2 : 13attc vó tos xatà ttí lin atv tcTyv postiímo)n exhe-
redatus avtovs sLce yevéalui, tot tòv µuv Fxyovov nominatim
[tily 8s lxyóvnly nominatim] (4) inter ceteros µEtà Mo — Ecog ?f^-

(1 ) La poca importanza scientifica di tali aggiunte é, come ognun vede,


tutta in favore della nostra tesi. Tanto meno tali aggiunte erano necessarie
od utili e tanto meno é supponibile un incontro fortuito.
(z) Cosi il ms. palatino, gli altri : vedi la nostra edizione ad 11. 1.
(3) Atilianòs In(i.tQotos) occorre pur nei frammenti sinaitici ; fr. 15°
(ediz. ZAcHARIAE, l-erliner Beric_hie, 1881, p. 647).
(4) Queste parole, omesse nei manoscritti e nelle edizioni per ragione
evidente di omoteleuto, ho restituito nella mia edizione dietro il testo dì
— 20 —

^/ù-Col) Cfr. G., 2, 134: « in qua (lego) simul exheredationis


modus notatiti ut uirilis sexus (postumi) ( 1 ) nominatim , femi-
n.ini nominatim uel inter ceteros exheredentur, dum tamen jis,
qui inter ceteros exheredantur, aliquis legetur ».
Th. 2, 16, 3: ovtco ycx Q ysvoE.Lv11c tfls pupillarías (vnoxata-
(SturE(.I)) ENEL t0 C'n'Elelf30Q.EVTOV 0 JCaLS. OvtE ya@ neQLOVt05 avtot tov
;Taro(); aL(301)2,E11EtUL iL( t() c aa aV xEx2,E1 1 UL ti1V FiLa19r}x11V, 011tE
ELEt^ì tEi.EUtì^ y Tov jrutQò,; cet. Cfr. G., 2, 181 : « nam uulgaris

sul► stitutio ita uocat ad hereditatem substitutum, si omnino


papillas heres non extiterit , quod accidit cum vino parente
moritur, quo caso nullam substituti maleficium suspicari pos-
~aus , cuan scilicet uiuo testatore omnia quae in testamenti
scripta sint ignorentur » .
Th. 2, 19, 1 : 1,1,1y E1 µhv dv1!(3Q16toC ó tEXEVTA(5“ , 11 U xñ.11Po-
vo tLí c Lcuc urgdaxFtu L oi)xérL 7,.Eyóvtcov 1xE Lvcov cet. G., 2, 154: « ut
ignominia quae accidit ex uenditione bonorum hnnc potius
heredero quam ipsum testatorem contingat ».
Th. 2, 20, 27 : Fotco llt tQoaroS tov É toi) gictibòS ó dcQ )tos £Qxó-
e..vos nl til o É tì1v x113Elav. Esempio omesso nelle Inst. imp.,
mar che si legge in Gaio 2, 238.
Th. 2, 8, 2, spiega come il pupillo non possa, ricevendo
il pagamento senza 1' autorità del tutore , liberare il debitore
per la ragione ch'egli non può alienare cosa alcuna e per con-
seguenza nemmeno l'obbligazione : Ei yac sYnontEV astrasQ46SaL
t()v ¡QEG)(ît11v lxnoL(T)v trl y ó pílpillos É C v 2,aq
Oc( VEI. ro xQE0s sine tutoris auctoritate, dareQ xE}co')ÀvtaL. La stessa

spiegazione è data da Gaio (2, 84) : « quia nullam obligatio•-


nem pupillus sine tutoris auctoritate dissolvere potest, QUIA
NULLIUS REI ALIENATIO EI SINE TUTORIS AUCTORITATE CON-
CESSA EST ».

Th. 3, 19, 13, sulla stipulazione pridie quam moriar aut


morieris : ?.¿Xe11atoc 151 ? tEQUJt11o1s v611Qxs S Là Te) EiS post mortem
ctivcíyEcfaL -re) pridie. til o v&Q ttQÒ µKcs tE2E1Yal yLVCf)axoµsv.
Cfr. G. 3, 100 : « stipulaci non possumus cet, quia non potest
aliter intellegi pridie quam aliquis morietur, quam si mors
secuta sit ».

Gaio. I codici laurenziani LXXX, I e LXXX, 2 sostituiscono : tás 6è Ov-


yuté Q as xai. zoiis éxyóvovs ; ma è senza dubbio g
l ossema di qualche seiolus
ingannato dalla falsa analogia di quanto si dice più sopra 1, 13 pr.
( 1) Omesso nel palinsesto e supplito dal KRUEG IIR.
— 21 --

Th. 4, 3, 13 esemplifica il ftr } Qtov ày@iov . áoxtou; ñ.áovtas


7Lv9tong. Cfr. G. 3, 217: « feram bestiam ueluti ursuon leonern »
Th. 4, 6, 33 d laft' ótE yàP haxE@Eatápa Éorlv rj xata(3okii tci)
récp tcov L' voµtaµdrwv i tov olxérou. G. 4, 53' : « quia potest
aduersarius interdum facilius id praestare quod non petitur ».
b) Osservazioni che si leggono in Teofilo e che non si
ponno riferire che ad un commento di Gaio.
Th. 1, 2, 5: La lunga digressione sull' origine de' senato-
consulti e dei plebisciti si spiega benissimo come commento
alle parole di Gaio « unde olim patricii dicebant plebiscitis
se non teneri, quia sine a:uctoritate eorum fatta essent ». Le
quali parole (G. 1, 3) si trovano così parafrasate in Teofilo :
« b1à tò xatà yVJ t I v yEyQdep&a6 tcTv ovyxblrIxcov rc7Jv .. .
oi 'x7,11tnxcTJv á ta iovvto v Uxso&ai tee plebiscita ».
Th. 4 , 7 , 4" : tò avró tot iv r.t xal ó aòs SOV a ioS lze t.
oixátrrv tc'1) i,Mcp peculícp. Queste parole non avrebbero senso
dopo quello che Giustiniano dice : « aliquando tamen id quod
ei debet seruus qui in potestate domini sit non deducitur ex
peculio » ; ma ben s' intendono come dichiarazione dí quello
che Gaio dice (4, 73) : « aliquando ta tu en id quod ei debet
filius seruusue qui in potestate patris dominiu.e sit cet. ».
Th. 4, 12 pr. non é che una parafrasi di quanto dice
Gaio (4, 111) : « cum) ( 1) imitatur (scil. praetor) ius legitimum ».
S' aggiungano quei luoghi, abbastanza numerosi , in cui
Teofilo commenta lungamente parti del testo che si riferiscono
a istituti abrogati dalla legislazione giustinianea. S' avverta
poi, come tra poco vedremo, che in tali passi é di solito usato
il tempo presente ; mentre le Istituzioni imperiali adoperano,
coni' è naturale, il passato.
e) Passi in cui Teofilo abbandona il testo delle istituzioni
imperiali per accostarsi a quello di Gaio.
Th. 1, 2 , 7: xuXF ULQEtov tò vo!co$EtE V BE'oíxaai, tc^>
praétori tq.> urbancj, xal tc praétori rcT peregrimp. G. 1, 6: « sed
amplissimum ius est in edictis quorum praetorum urbani et
peregrini ». Inst. appena : « praetorum quoque edieta non mo-
clicam iuris optinent aue.toritatem ». Si capisce ora il perché
della digressione di Teofilo sull' origine del pr. peregrino, di
csui Giustiniano non fa pur cenno.

(1 ) Suppl. Ai.uM.m1s1tN.
-- 22 —

Th. 1, 8, 2: ' Avtcov ívov tol) 13uo t) c o, : G. 1, 40 « imperatoris


Antonini ». Inst.: « diui Pii Antonini », che Th. avrebbe tra-
dotto « roll {}Etotátov Pía 'Avtwv vou ».
Th. 1, 10, 6: ov 815vc tut 2\xluficívstv atpòs yáµov ti)v atoté !tov
vlíµcpn y atOté t tov atQoyóv1l y . atQ OGtti9-ÉVtES yècc, te) » atotE «
ELXVVOEUEV uìl mera tà JcQóawata (1 ) ti1 S dyz1OiEíag atta yEyovóta.
Cfr. G. 1, 63: « itero ea:m , quae mihi quonda ►n socrus aut
nurus aut priuigna aut nouerca fuerit (2). Ideo autem diximus
quonda m ', quia si adhuc constant eae nuptiae per qual talis
adfinitas quaesita est cet. ». Le Inst. invece semplicemente
« prinignam_ aut nurum uxorern ducere non licet ... quod sci-
lieet it;► accipi debeat, si fuit nurus aut priuigna cet. ».
Th. 1, 16, 3: óatf) 6vµ(3alvEt F at' . xsí.vcov, avtE ovótot
E1hó)xaOt y savtOv E6 vtoi)ECSí.av. Cfr. G. 1, 162: « quod
flec•idit in his qui adoptantur cet. ». Inst.: « quod accidit in
Iris, qui culi sui iuris fuerunt coeperunt alieno inri subiecti
esse ».
Th. 3, 2, 1: xcú ovvtut... varò tov 60)6ExaMXtov : G. 3, 11 « dat
Hx X I i tabularum ». Le Inst. non nominano la legge.
'I'h. 4, 3, 13: x(d tù, Oi,T6T)7CoTE rpó n a? 8tacp-8a QÉVta [òaEv ov
t:_' y v1 ( 2 ) ebo2:d luva i'I ZF60ova yEyovóta : « et quoquo modo
n í ti u ta a nt perempta atque deteriora fatta » (G. 3, 217). Le
Inst. omettonO il « uitiata ».
sono molto istruttivi i raffronti di que' passi in cui Teo-
filo e Gaio coincidono nella persona, nel nome di qnalche
esempio, nel tempo, mentre le Istituzioni imperiali si disco-
sta no. Ecco alcuni saggi:
Th. 1, 10, 2 bt.el tò Fµi emancipaton yEW619at : G. 1, 61 « si
e g o ernaneipatus fuero » : Inst. « si tu e. fueris ».
'I'h. 1., 13, 4: róts (1 xuixT.7n tok post(imois Ild-To tot WOVrat,
llvíx« i^ItE%7^EV, ELyE (0)Vtciw 11m,1,65v /tsxi31l vate ov6tos ll tLV E LVat. Cfr.
G. 1, 147: « si modo in ea causa sint ut, si uiu/s nobis na-

(') Così. il Codice Laurenziano LXXX , 1, che ho seguito nella mia


edizione. Gli altri manoscritti omettono la voce azpó6w tic.
(2 ) Teofilo aggiunge subito dopo: ov SvvaµUL 7,n41.13áve.v zrl y poté µov
JTrVOFpav xa' zijv Jtoté Eiov liflrQQutáv (Th. 1, 10, 7).
(i ) Ho espunto nella mia edizione queste parule che turbano il senso.
Volentieri ho arrecato questo passo per dimostrare l' aiuto che da. Gaio si
p it ó ritrarre per la critica di Teofilo.
- 23 -

nascantur, in potestate nostra fiant ». Inst. : « si uiuis paren-


tibus nascantur, sui et in potestate eorum fierent ».
Th. 2, 9, 1 : Jcpocrnopaovol y fjoty h t8po1 na eg. Cfr. G.,
2, 87 : « quod liberi nostri ... adquirunt, id nobis adquiritur ».
Inst. : « liberi nostri ... parentibus suis ... ».
Cfr. Th. 2, 9, 6 = G. 2, 97 sq. ; Th. 2, 13, 2 = G. 2, 133,
Th. 2, 16 pr. = G. 2, 179 ; Th. 3, 19, 5 = G. 3, 102, ecc.,
in moltissimi luoghi. Fra i quali :
Th. 3, 24, 4: xQucroxócq ttvì hébcuxa... ovµcpwvì ecta . G., 3, 147:
« si cum aurifice mili conuenerit ». Inst. : « si cum aurifice
Titio eonuenerit ».
, rú H tov (1 ) it dy-
Th. 3, 26, 7 : EvEtEiXdµ ]v aoL c(5ots xXut
µara. G., 3, 157 : « ueluti si tibi mandem ut Titio furtum.. .
facias ». Inst. : « si Titius de furto... faciendo... tibi mandet ».
Th. 3, 29, 3: Éàv re, naQcí Gol) InocpELÀóµEvov lasQcotllaco lyco
T(riov. G., 3, 176 : « si quod tu mihi debeas a Titio dari sti-
pulatus sim ». Inst. : « si quod tu Seio debebas a Titio dari
stipulatus sit ».
Th. 4, 1, 8: T(tLoc SLááxú11 tcp olxétlr. G., 3, 198:
« cum Titius seruum megm sollicitauerit ». Inst. : « seruum
Maeuii » .
Riguargo poi al tempo de' verbi si confrontino questi
esempii: Th. 1, 20, 1 con G. 1, 186 e 1, 20, 2 con G. 1, 187 ; Th.
2, 9, 1 con G. 2, 87 ; Th. 2, 13 pr. con G. 2, 124; e così via.
Riassumendo pertanto , ci pare dopo tutto questo esclusa
la possibilitk che Teofilo abbia attinto le notizie storiche a.
cui in principio accennammo altronde che da Gaio, ed in quelle
altre parti , in cui il testo giustinianeo s' avvicina al gaia no,
rimossa affatto l' ipotesi di un accordo fortuito tra Gaio e
Teofilo. Qui non possiamo neppur credere che Teofilo abban-
donasse il suo testo per ricorrere a Gaio , come dovè invece
aver fatto in quei casi in cui attingeva da questo qualche
notizia mancante alle Istituzioni imperiali. N on sarebbe egli
stato per un parafraste un procedere sommamente arbitrario
e inopportuno ? Ma se noi pensiamo che Teofilo doveva avere
il suo corso sui Commentari di Gaio e che poteva ricorrere a
questo come a lavoro giá, fatto, senza pensare a quelle muta-

( i ) Forse 1., Turiov.


— 24 —

zioni che furono introdotte o trascurandole come di nessun


momento per la sostanza delle cose esposte, non avremo noi
iuta facile spiegazione '
Cosi almeno ci pare.
Se questa spiegazione viene accettata, ne deriveranno due
conseguenze pratiche di un piccolo rilievo :
a) Si potrà usare di Teofilo più largamente che non si
soglia fare, quale sussidio per la critica di Gaio.
h) Non si potrà, sempre con tutta sicurezza usare Teofilo
come sussidio per la critica delle Istituzioni imperiali.
Una terza conseguenza di minore importanza c? che Gaio
potrà: servire benissimo per la correzione del testo teofilino, e
noi avemmo già, occasione in questo breve lavoro di farne
più volte 1' esperienza.
Non vogliamo tralasciare di addurre un esempio del primo
nostro asserto, che ci si óffre spontaneo. Dopo 1' esposizione
de' modi legali di manomissione, per cui lo schiavo diveniva
e i t (a d i no romano, la quale Teofilo traduce quasi alla lettera da
(in io, passa il nostro Antecessore a spiegare i modi per cui il
servo manomesso acquistava la latinith, e ch'egli dice « tpónoi
f i ^xot P7,s.vi9sóí,cl5 » (1, 5, 4). Nulla di più probabile ch' egli
ya l u mini qui pare sulle orme gaiane, giacchè in Gaio vaneggia
^ u i una lunga lacuna (1, 22) ; tanto più che 1' Epitome (1. 1, 4)
dice appunto nel luogo parallelo : « latini sunt qui aut per
epistulam aut inter amicos nel conniuii adhibitione manumit-
hintur ». Ora le prime parole conservate nel palinsesto gaiano
dopo [a lacuna sono : « homines latini iuniaui appellantur ».
Siccome anche Teofilo parla di que' tre madi di manomissione
inter amicos, per mensam, per epistulam », possiamo rite-
nere che in quella lacuna, Gaio ne abbia discorso. L' Huschke,
il quale para non ponesse mente a Teofilo in questo luogo,
ma solo all' Epitome, ha, respinto ( 1 ) quest' idea per la semplice
ragione che Gaio in altri passi, dove accenna ai modi privati
di manomissione (1, 41 e 1, 44), non fa parola che della ma-
mcmissio inter aunicos. Avvertiamo, però che Gaio poteva benis-
simo in quegli altri passi, in cui non si trattava più di una
esatta enumerazione, ma solo d'un richiamo, toccare solo della

(1 ) Inrryr2[.d. Ante.izcstiniana, p. 174 sq.


— 25 —

manumissio inter amicos, quasi xat' Éox11v, essendo essa di gran


lunga più usitata. Questo senso mi pare che la frase « inter
amicos manumittere» abbia senza dubbio veruno nel § 17 del
frammento dositeano. Poiché 1' autore di quello scritto, dopo
aver detto che la donna che non ha 1' ius liberorum non può
manomettere inter amicos il servo sine lutoris auctoritate, arreca
1' esempio di una manumissio per epistulam.
L' antichità di questi modi privati di manumissione, di
eni Gaio dovè pur tener parola , e 1' accordo imponente di
Teofilo coli' Epitome persuadono , ci pare , quanto abbiamo
proposto.
Un. esempio del secondo asserto è il seguente. Nelle Isti-
tuzioni (2, 1, 31) si dice : « si uicini arborem ita terra Titti
presserit cet. », dove l'autorità de' Digesti, onde il passo è tolto
(D. 41, 1, 7, 13), vorrebbe che si leggesse « Titius presserit ».
Krtiger non volle mutare quella dizione inopportuna e inau-
dita perché « id uetat Theophilus, qui arborem sub terra ra-
dices paulatim in uicinum fundum misisse intellegit ». Ma
questa ragione non tiene ; Teofilo come di consueto ha qui
abbandonato il testo imperiale . e s' è accostato a Gaio , che
nelle sue Istituzioni (2 , 74) dice « si modo radicibus ter r am
(arbor) complexa fuerit », a differenza di quanto dice nel libro
secondo rerum cottidianarur che servì in questo passo di fonte
alle Istituzioni imperiali. Noi pertanto accetteremo 1' emenda-
zione « Titius presserit » e 1' intenderemo della propagalio
arboris, di cui vedi un esempio anche in D. 43, 24, 22 pr.
Un ultimo quesito. Di questa parafrasi teofilina di Gaio
non ci resterebbe qualche frammento indipendente ? Si può
con dubbio pensare a quel frammento de gradibus cognationur
o, come suona il titolo greco, « nee't 65v (3u-i µcT)v avyysvska C »,
edito dal Pernice da un codice hallense e incontrato da me
in parecchi man.oscriiti della Vaticana ( 1 ). I1 Pernice aveva
ritenuto che si trattasse di un frammento di una versione di
Gaio : lo stile d' altra parte converrebbe benissimo a: Teofilo.

(1) Cfr. ZACHARIAE , Anearlo! p, 184 sg.: PERNICE, (.' 4 ., /O i.c io/,ì>iei-
¡,rr7,i.c Hffi( ì/si.e : Festpr'oi/ ran )o per 1' anno scolastico 1889-40.
a.
Note critiche al libro IV dello Pseudo= Teofilo e).

È git stato osservato come i giureconsulti bizantini coevi


a Giustiniano sogliano ricordare ancora le antiche verborum
conceptiones del processo formulare. Questo non si può spiegare
col supporre che tali formule si conservassero più o meno
rigorosamente ne' libelli del processo straordinario ( 1). Erano
infatti passati ben due secoli da che Costanzio e Costante ave-
vano ordinato (2) :
« luris formulae aucupatione syllabarum insidiantes cun-
ctorum actibus RADICITUS amputentur. »
E si può ben credere che questa legge togliesse anche gli
ultimi residui delle antiche formule, che avessero potuto man-
tenersi nel processo straordinario, che da Diocleziano in poi
era, dopo continue conquiste, divenuto esclusivo (3). E tanto
più si può credere tutto questo, quando vediamo gli atti
ridici in
in genere di quel tempo a noi rimasti tanto dipartirsi
dall'antica solennith di parole, e quando negli scritti stessi de'
giureconsulti or nominati troviamo non di rado concepiti in
tutt' altra maniera gli atti processuali, ben lontana dall'antica
uniformit , brevith e precisione.
Si deve qui pure risalire ad uni fatto, del quale non s' ò
forse ancora avvertita la, grave importanza e la molteplicitá
delle conseguenze — alla tenacith, voglio dire, della tradizione

(%) [Nota letta al R. Istituto Lombardo nell' adunanza dell' 11 dicem-


bre 1884: pubblicata nei I?endiconti, s. II, vol. 17, 1884, pp. 891-9021.
(1) Questo pare faccia il LENEL, Edie/itin perpetuum, p. 224 [3. a ed., 2801.
(2) Cod. Iust_ 2, 57 (58), 1.
(3) Cod. Iust. 3, 3, 2 e 5. Cfr. KELLER, Der rcurisclre ('irilpror cress, ed.
p. 5. 397.
— 28 —

scolastica. La quale (9si fa sempre manifesta, quanto più


si conoscono e si studiano i monumenti giuridici di quella età.
Poiehè adunque nell'epoca classica l'insegnamento del diritto
si riferisce alle formule processuali o proposte nell' albo pre-
torio o consacrate dall'uso, anche dopo il tramonto di quelle
formule si continuò nelle scuole a riferirsi ad esse.
Le ragioni di questo fatto sono diverse. Anzitutto la cono-
scenza di tali formule era necessaria per intendere i libri stessi
di diritto commentati nelle scuole, i quali le presupponevano
continuamente. Il testo elementare allora in uso, cioè i Com-
mentari gaia ni, espone anzi la dottrina: delle formule e della
loro concezione. S'aggiunge che queste formule, facili a rite-
nersi per la loro energica ed elegante brevità, si prestavano
egregiamente per fissare in mente le . dottrine giuridiche, che
a I Ie singole azioni ed alle rispettive obbligazioni si rapporta-
vano. Se poi, oltre a tutto questo, si ricorda la tendenza con-
servatrice, che predominava nelle scuole, non farà meraviglia
colme i coevi di Giustiniano i quali poi avevano notizia delle
funti classiche nella. loro integrità abbiano avuto rignardo
i ud turo insegnamento alle formule dell'antico processo.
Mentre però gli altri giureconsulti solo per incidenza ram-
¡lumiauo queste antiche formule, la Parafrasi dello Pseudo-
Teofilo vi si riferisce continuamente: e non solo ne riporta
,i o to a copia, ma si può dire che in via ordinaria le presupponga,
;1 He va n rhe espressioni del testo latino sostituendo tali, come lva-
"r o., 7 1"1 (intentio) e xt cc bo} (condemnatio), che designano le parti
delta formula. antica. Nessuna meraviglia, però, quando si pensi
che a base dia. qucll' opera sta un xutà tórSas di Gaio e che
colui ehe a ttentamente rilegge con ,sguardo critico il 4° libro
dello 1'seudo-Teofilo vede trasparire mutilato e rimaneggiato,
ut0 riconoscibile ancora, il quarto commentario del vecchio
maestro, co' numerosi commenti di cui i' aveva adornato la
seuula. hl se buona parte delle formule accolte in quel libro
cimase inosservata dai precedenti editori e traduttori della

(') Sappiamo che Muovi studi e osservazioni in proposito si conterranno


in un prossimo lavoro dello ZA CHA RIA E V. LINUENTHAL, "
Sulle clissensiones
de' giureconsulti coevi a Giustiuiano ,,. Ci auguriamo che la desideratissima
pnbbl icazioue non debba a lungo tardare. [Cfr. Ztschv. &w.-St. , VI , 1885 ,
R. A . , p. 1 sgg., e la recensione del
FERRINI iu fine di questo volume].
29 • —

Parafrasi, come tra poco vedremo, non va data loroo gran colpa :
troppo scarse erano allora le notizie sulla conceptio formularum,
perché potessero intendere rettamente quei passi, che vi ave-
vano attinenza. Alcune di queste formule sono anche in Gaio :
le altre derivano certamente da' commenti. È pertanto nostro
proposito di rintracciare parecchi di questi passi rimasti inos-
servati, perché dagli editori male interpunti e peggio tradotti,
di ricordare quelli già osservati , onde s' abbia a riconoscere
di quanta utilità pub essere la Parafrasi e per la conoscenza
dell' antico processo e per la palingenesi de' formularii dell' E-
ditto. Quando noi dimostreremo 1' attendibilità di buon numero
di formule potremo inferire che si deve prestar fede anche
alle altre, di cui non si saprebbe indicare con altrettanta si-
curezza la fonte.
Ed è questo forse uno de' pochi appunti che va fatto al-
l' opera maravigliosa di Ottone Lenel sull' Editto perpetuo : di
avere cioè fatto troppo poco conto delle fonti bizantine in ge-
nere e della Parafrasi iu ispecie. Avrebbe avuto da questo
conforto in alcuni de' suoi più felici ardimenti , documenti
opportuni in alcuni dubbii non lievi, e qualche volta avviso a
fare altrimenti. Nè, dov' egli nega recisamente fede alla Para-
frasi, mi pare colga nel segno. Tutto sia detto senza venir
meno alla reverenza che si deve a quel valoroso e geniale
alemanno e all' opera sua , che è senza dubbio uno de' piit
insigni lavori , che ci si g no venuti in questo secolo da roma-
nisti tedeschi.
Ed ecco un saggio di tali osservazioni :
A) Anzitutto va ricordato il gruppo di formule per le
azioni confessorie e negatorie di servitù :
a) EL cpulvEtuL tò uti frui tov áwov ('rj oixíu7) 1 Áòv
Eivu. 0. Cfr. Lenel, p. 149 [3 a ed., p. 190] :

Si paret A.° A.° ius esse eo fundo (iis aedibus) uti frui (2).
aa) E6 cpaívEtut tóv?e tt e) Ci xutov tov uti frui
xat¿c ti1S 1[1,fig oixía5 (1} xutà roí F tov d coov).

(') Paraphr. 4, 6, 2.
(') Strano è che il LENEI, si dimentichi qui della Parafrasi, mentre pur
cita Stefano (sch. in ,5lypl. I3rr.,ili(Jorum, p. 112).
(•;) Così leggo io coi manoscritti. zó hanno le precedenti edizioni.
— 30 —

Si pal'et N.° N .° ius non esse eo fundo ui frui (Lenel,

b) Invece ricorda il Lenel in nota la Parafrasi (p. 152


1 3' cd., 193j), per le formule delle azioni attinenti alle servitit
prediali. Ed è notevole come le numerose formule date in
proposito dallo Pseudo-Teofilo (4, (-i, 2) convengano pienamente
coi risultati delle critica.

B) Dalla Parafrasi avrebbe il Lenel avuto una riprova


della giustezza delle argute sue osservazioni sulla doppia clan-
sola e la doppia formula, relative all' actio publiciana. Essa
c]ic infatti ( 1 ) una formula — finora non avvertita per l' errore

di interpunzione commesso da tutti gli editori e traduttori


elio risponde a quella data da Gaio (2), ma che, invece del-
l'acquisto a domino, fa menzione di quello bona fide (2), benin-
teso a non domino.
La formula data da Gaio è la seguente :

Si quem hominem A. Us A. US emit (et) is ei traditus est,


anno possedisset, tum si eum hominem, de quo agitur, ex iure
Quuii•itium eius esse oporteret et rel ».

Quella della Parafrasi si riferirebbe invece al secondo


•a so (il solo pratico nel diritto giustinianeo) dell' actio publi-
eiana, e suona così :

« 1XELM1 tÓSE tò rQ(iy ta 1 r1 EÚXóyov altiaS (otov newaos Sci@ECU


7coot.rò(;) ÉvFttówri v bona fide, EtQEXE 8á ltoi usucap(con xal Év tc^^
Iter(0) .rQÒ téXouti t71s usucapíonoskrEGov, cJGavEl usucapíteusa
EL F( si ( 4 ) ta8 tè a@aypa tij; 1!1,i1!1,ik ELVa6 hEanotELas » (a).
La traduzione è questa :

e) 4,G,4.
(2 ) 4, 36.
(;) Cfr. LENEL, 13citi •üye zur Kuncle des pri(toriseken Ecli.ktes, p. 12 sgg.,
ed h,elietion perpetuam, p. 131 13 1 ed., 1711.
(ti ) Ne' manoscritti e nelle edizioni si legge però ` epalvszai', che po-
trebbe pur stare. Ma ho emendato cori , oltreché pér 1' autorità di Gaio ,
anche perciò nulla di più facile che i copisti abbiano voluto restituire qui
pure quella parola, che in tutte le altre formule ritorna costantemente.
(') Che queste formule appartengano alla formula lo prova la frase `xtvGiv
Áéyeov' che le precede e che nella Par. ò sempre immediatamente seguita
dalla formula.
— 31 —

« Quod Nane rem ex fusta causa (ueluti emptione dona-


tione dote) bona fide possidebam, currebat autem mihi usu-
capio et medio tempore , antequam usuceperim , possessione
excidi , si usucepissem , tum si hanc rem meam esse oporto-
ret, cet. ».
Non è dubbio che la Parafrasi abbia modificato alquanto
il linguaggio della formula genuina ( 1 ), per meglio adattarlo
alla comune intelligenza ; ma c' è rimasta tutta la sostanza
della formula antica conservata in modo per ogni verso atten-
dibile. Essa anzi ci dà una preziosa testimonianza che le pa-
role « bona fide » occorrevano nella formula del pari che
nella clausola (cfr. D. 6, 2, 7, 16-17 ; 9 pr. § 4 eod. 41, 3, 10)
relativa.
Dal confronto della formula gaiana con quella della Pa-
rafrasi (tenuto calcolo delle necessarie modificazioni da questa
introdotte) risulta questo schema pel secondo caso dell' aclio
publiciana , che coincide perfettamente colle conclusioni di
Lenel :

« Si quem hominem (2) A.2' S A. 2` S (3) bona fide emil et is el


traditus esl (4), anno possedissel (5), tum si eum hominem, q. d.
a., ex i. Q. eius esse oporteret et rel ».

Nulla dunque di più probabile che nell' albo si trovasse


lo schema gaiano e che a seconda dei casi il Pretore y ' inse-
risse le parole « a domino » o « bona fide ».

(1) La Parafrasi ha anche dovuto modi fi care lo schema originario, poi-


chè 1' anno possedisset (che in quello certo occorreva) non era più compatibile
col nuovo diritto.
(2) Nella Parafrasi qui e altrove per evitare oggi equivoco 1' esempio
della formula fu generalizzato.
(3) Nella Parafrasi le formule sono per maggior chiarezza concepite in
prima persona. Con ció è del resto alterata 1' essenza della formula (istru-
zione del magistrato al giudice), che viene confusa col libello del processo
straordinario.
(4) Tanto vuol dire la Par. colle parole più generali : Él svXóyov atilas
(segue l 'esemplificazione) bona fide évep,órr ly, 1TQEZE SÉ µoL usucapì on.
(5) Necessariamente ha dovuto la Parafrasi sostituire a queste parole
le altre " zu, v Tí) llEZa v 7tQò ts21,ovs - 1S usucapionos Élé7tEcsov, cúóavEì ttsu-
i
capíteusa.
— 32 —

C) Da i bizantini venne chiamata publiciana ( 1) 1' aziom,


rescissoria dell' usucapione, l'azione cioè restituita dal pretore
nonostante la compiuta usucapione (D. 4, 6, 1, 1). La formula
e del Lenel (E. P. p. 98 [3a ed., 123]) ricostruita così :
« Si is homo, q. d. a., a N.° N.° usucaptus non esset, lum
si eurn hominem ex i. Q. A.' A.' esse oporteret et rel. ».
La Parafrasi dà qui prue (ibid. § 5) la formula, finora
non avvertita da editori e traduttori, che suona così :
« O6avF1 I '( usucapíten.sen ó ávtíbLxos (2) tò 1 11òv nciely i,a (3),
EL fbF.6 ('`) tolto t1 1 5 lvuí F6vui SF n 1tot6LaS ».

F inda.bitato che questo schema conferma il leneliano


aia pormi anche sicuro che, confrontando questo schema colla
formula della publiciana, si venga a qualche modificazione
della ricostruzione di Lenel. Io traduco a• questo modo :
« si r o n meam aduersarius non usucepisset, lum si hane
rein meam, esse oporteret ».
Tenuto calcolo delle osservazioni già fatte a proposito della
publiciana, la formula: genuina si ricostruirebbe così :
« Si eum hominem, q. d. a., N.'irs N. l ' s usu non cepisset, lum
si enin hominem ex i. Q. A.' A.' esse oporteret et rel » (^).
D) Parimenti inavvertita restò la formula dell' actio pau-
liana, che la Parafrasi riferisce al § 6 ibid. (6). Il Lenel rico-
struisce così :

(') ragione di ciò non deve tanto a mio credere•cercarsi in una poco
corretta interpretazione del passo D. 44, 7, 35 pr. quanto nel fatto che le
due azioni sono trattate come correlative in un solo paragrafo e poi in due
paragrafi •successivi delle Istituzioni (4, 6, 3. 4 e 5).
(2) Negli schemi della Parafrasi questa voce rende.il .11Numerius Nec¡idius.
(3) Cfr. sopra [p. 31 n. 2].
(4) Cfr. sopra [p. 30 n. 5].
(') Invece come semplici riassunti delle due ultime formule vanno te-
nuti quelli che la Parafrasi porge al § 3 di questo titolo. Essi però servono
pure a confermare le cose esposte : £ì cpalv£taL -c458£ ɵòv £Zvai, waav£i81111usu
TTt£p 1 µil •capiteu*èvn'ɵo`.
E : £ t ^aiv£taL tóS£ éµòv £%vcu tò TpciyEia, ()(
usucapiteusen alitò O £µ6c avtL&xO S .
(6) E indubitato che la Parafrasi designi giustamente come la pauliana
quest' azione , che nel testo non é nominata : v. però BE1 LAVI rE , L' azione
pauliana nel diritto romano, pp. 2, 4. Non è però un errore della Parafrasi
— 33 —

« Si quem hominem L. Titius in hoc anno fraudationis


causa N.° N.° qui eam fraudem non ignorauit, mancipio dedit,
L. Titius N.° N.°, mancipio non dedisset , rum si parerel eum
hominem, q. d. a., e. i. Q. L. Titii esse cet. ».
La Parafrasi ha questa formula :
« ciwavsì N'1 etraditeúJ'i tó?E tò aclama votò debítoros, EL
cpadvstat avrò Év tf tov debítoros 119.Ev rtyávai fiEanotEkt ».
La traduzione é questa :
« Si res illa (1 ) a debitore (2) tradita non esset (3), turo si
pareret eam rem in debitoris dominio mansisse ».
Dov'è notevole la frase lv 8EanotEíc, che indica il dozninium,
anziché l'esse in bonis (1v toIS nQáyµa° tv o Év tfi ovh4a). E l'in
bonis mansisse tennero nelle loro ricostruzioni della formula
il Rudorff (4) e 1' Huschke (5).
Se noi ora poniamo, insieme alle notizie che si raccolgono
dalle fonti, la formula della Parafrasi a base della ricostru-
zione dello schema originario e teniamo conto qui pure delle
necessarie modificazioni, arriviamo al seguente risultato, che
conferma nella sostanza quello di Lenel ma ne muta alquanto
la forma:

« Si ille horno (6). q. d. a., a L. Tilio (7) N.° N.° ... rnancipio

l'aver detto actio in rem la paulictna : 1' inesattezza — se pur tale (cfr. LN NEL,
E. P., p. 362 [alias 3a ed., 439 s.]) — è gin, nel testo latino : l'enumerazione
delle actiones honoraricte in personam comincia in questo solo al § 8. Strano
che questo non sia stato avvertito da molti degli scrittori sulla paaliana i
(I) La solita generalizzazione.
(2) Debitor è qui pel L. Titius o altro nome dello schema pretorio, come
dvt(btxos suol rispondere al Namerrius Negiclius.
(3) V. pii. sotto.
(4) Edictum per petuam, § 221.
r
(°) Zeitschrift fiir° Civilrecht u. Proc., N. F., 14, 66.
(6)'ras tò 7cp,15y ta.
(7) vrcò debítoros. Qui s' attenderebbe tw elvtL8(xw ; ma 1' omissione fu
fatta dal compilatore della Parafrasi sciens et prudens, poiché avrebbe, fatta
quella aggiunta, dovuto continuare " qui eam fraudem non ignoranerit „ (a
un dipresso trl y neoLyeacOly ps áyvoi'vsavTL) e con ciò messo in pericolo la
dottrina del testo latino sulla qualità reale dell'azione.
C. FRRRINI, Scritti Giuridici, I. 3
— 34 —

dalus non fuissel ('), lum si parerei eum hominem e. i. Q. L. Titii


mansisse (2) et rel. ».
E) La formula dell' actio de eo quod cerio loco dari oportet
si ricostruisce facilmente seguendo il commentario di Ulpiano
(D. 13, 4, 2) e s'arriva al risultato seguente:
« Si paret N." m N. um A.° A.° decem Ephesi dare oportere ».
Tale formula avrebbe il Lenel (3) trovata senz' altro nella
Parafra si (4):
« sl (pmiverui tòv &vtíc)IXOv XP fl vat 6OVVaí µoL Q' voµíQµata lv
'E(páao) ».
« Si paret aduersarium dare oportere mihi Ephesi aureos
centum ».
Ove ó úvtNxos risponde a Nuinerius Negidius, µoí ad Aulo
Agerio, secondo le cose suesposte.
T) Non c? dimostrato che si trovassero nell' Editto le
formule procuratorie, di cui fa menzione Gaio, 4, 86-7 (5). Giova
però ricordare come una di queste formule, data da Gaio, sia
resa esattamente nella Parafrasi e l' altra, che la Parafrasi
stessa arreca, risponda appieno alla descrizione di Gaio.
Gaio ha anzitutto la seguente formula:
« Si paret N. N um Publio Maeuio sestertium X milia dare
oportere, iudex, N. uI1 N. Lucio Titio sestertium X milia ton-
de mna, s. n. p. a. ».
La parafrasi (4, 10, 2) :
« El, cpaív$tat tòv ávtí8txov xefñvat bovva1 Titícq (ov lu pro
curátcor) [8áxa voµícrµata (6)], xataMxacrov airòv, c1 Sutaatá » (7).

(') Naturalmente, seguendo il nuovo diritto, il compilatore ha dovuto a


queste parole sostituir 1' altra etraditeú^9rl. Ma nei commenti, a cui egli at-
tiu geva, sari, stato e'nancipateri,í i .
(2) Cosi coli' IIUSCHKE, 1. 1., meglio che esse col LENEL.
(3) E. P., p. 191 1:3 a ed., 211]. Qui naturalmente si discorre solo della
inlentio.
(4) 4, 6, 33e.
(5) Cfr. in proposito LENEL, E. P., p. 72 [3a ed., 95].
(6) Queste parole vanno indubbiamente supplite, come richiede il senso
e l'esempio dell'altra formula.
(7) Le parole solenni: " si non paret , absolue „ (a un dipresso: st µrl
cpcxlvstcu, áulst avtóv) sono omesse costantemente , come inutili allo scopo
didattico, nella Parafrasi.
— 35 —

« Si paret N. um N. nm Titio [culuS sum procurator] (1) decem


aureos dare oportere, eum, iudex, mihi (2) condemna ».
La formula è qui, come sempre, concepita in prima per-
sona.
A proposito della formula inversa Gaio dice :
« Ab aduersarii (3 ) quoque parte si interveniat aliquis, cum
quo actio constituitur, intenditur dominum dare oportere, con-
demnatio autem in eius personam conuertitur, qui iudicium
acceperit ».
Gli antichi commenti beritesi a Gaio davano a questo
passo lo schema relativo, che restò nella nostra Parafrasi (1. c.) :
« Ei cpaí,vstat x@íjvat 8ovvut Seíon Uxa voi tuta , xata8í-
xa6ov [w 8txa6ta] (4) Primon (tòv odyroii procur ,to g a) (3) 8é.xa vo-
[ tla F tata (6) ».

La traduzione è questa :
« Si paret Seium aureos decem dare oportere [iudex] Pri-
mum (eius procuratorem) decem aureos condemna ».
Da questo schema è facilissimo ricostruire l'originario :
« Si parei Gaiurn Seium A.° A.° sesterliunn decena milia dare
oportere, iudex, Luciurn Titium A.° A.° seslerlium decem multa
condemna, s. n. p. a. ».
Probabilmente anche qui nello schema greco va supplito
19.o( = A.° A.° (tanto nella intentio, quanto nella condemnalio) :
non è però in questo caso altrettanto necessario, come nel
precedente.

(1) Queste parole esplicative non vanno intese come parte della formula.
V. per un esempio analogo la formu l a sotto la lettera B [p. 30].
(2) Questa parola " É io( „ bisogna assolutamente inserire; altrimenti
non avrebbero senso quelle parole tolte da Gaio: " tiv lt fv intentíona ... .
7,ult43cí:ve i ano') tov Sr a tOu, stg éavtòv 8£ turata QÉc c Et vTIv condemnatíona ,,.
(3) Ecco donde salta fuori i' clv-d6ixog (= Nunaerius Neyidius) della Pa-
rafrasi.
(4) Da supplirsi: cfr. l'altra formula.
(') Parole esplicative, non parte della formula.
(8) Cori tutti i manoscritti e non, come s'attenderebbe, r ; Séxu vo lt. La
ragione va cercata nell' esemplare latino , che dovette dire: " N. H,n N.YY411
seslertiuri r X 1,ri.liu
_condeinn.a ,,.
-36—

G) Sappiamo da Gaio che le actiones utiles ex SC. Tre-


belliano erano proposte nell'albo pretorio (2, 253) :
« Praetor... utiles acciones ei et in eum, qui recepit heredi-
tatem, quasi heredi et in heredem dare coepit, eaeque in edicto
prOpOnUntur ».
La Parafrasi (2, 23, 4) d a, questo schema rimasto finora
inosservato per il consueto errore degli editori e traduttori (1):

• ú7Guvel vari-wzov (2) xkl eovóµo5, E1 (pedvstut tó1/3s xo fivut


hO rDWZI » .

Cioè :
• si heres essem, tum si pareret illum dare oportere (3) ».

A mio avviso qui abbiamo una testimonianza assai atten-


dibile, valendoci dalla quale potremo facilmente arrivare alla
ricostruzione dell' intero schema (4)
« . . . si A. 12 A.°s heres Lucio Titio esset, tum si pareret
N L11 ° A° A° sestertium decem milia dare oportere, iudex,
N. um N. um A.° A.° condemna, s. n. p. a. ».
E la formula inversa :
. . . si N. N.us Lucio Titio heres esset, tum si pareret
N °"' Ao A° dare oportere, rel. ».

H) La parafrasi (5) dice , evidentemente dietro Gaio


(4, 44), che le formole pregiudiziali costano della sola inten-

(1) Io ho fatto per la prima volta risaltare questa formula nella mia
edizione della Parafrasi, 1, p. 241. La formula coincide con quella del bo-
norUrrt po.sscssor.
(2) i'iniluE V ha ilVIGLIO e dietro a lui , secondo il solito , il REITZ , il
quale ha il gran torto di non aver saputo comprendere l' importanza delle
edizioni fabrotiane e d' avere ricondotto il testo della Parafrasi all' antica
imperfezione, Ma i manoscritti migliori confermano unanimi la lezione fa-
brotiana, seguita da me pure. Niuna meraviglia che con quella fallace le-
zione il RE1TZ non si accorgesse che si trattava di parola formulari : mag-
gior meraviglia che qui e altrove non se n' avvedesse l'acuto FABROT.
(3) Così va tradotto , più letteralmente ed esattamente che non facessi
1. c. p. 241 b " tum si huno dare oporteret ,,. Cfr. anche la formula pauliana.
(3) Ne avrebbe potuto tener conto il LENEL,
o. c., p. 144 [ma y. 3a ed., 1841.
(') Parafrasi 4, 6, 13 " praeiudicium 8é E6tc ttíno; dztò intentionos µóvrlS
avyxeítuvo; ,,.
— 37 —

zione. Essa poi ne dà uno schema, il quale, se si legge come


ordinariamente viene interpunto, merita davvero gli scherni
degli antichi giureconsulti ( 1) e 1' incredulitk recente di Lenel (2).
Ecco il passo :
« Svvatai yew ó ávacpuuvcuv Eig ÉX,EvasQí Lv xtvet y 7.1ywv- `Et
cpaívEraí µ8 EXEl5OEQOV Elvat' xat oimétt IndyEL- `xata6íxaWov, (;)
S txaartd' » (3).
Se non che pub trovarsi una facile maniera per rendere
attendibile anche questa notizia, come tutte le altre, di cui
abbiamo finora tenuto parola. Se noi consideriamo la frase
come interrogativa e leggiamo così :
« El cpaívEraí tie 121,E111&E(JOV (4) Elvat; » = « an pareat me li-
berum esse ? »

noi veniamo ad avere senz'altro la più probabile costruzione


di questa intentio :
« an pareat Gaium Seium liberum esse? ».
Poichè, sebbene il parere non sia essenziale alle formule (5),
occorre perb nella gran maggioranza di esse e risponde assai
bene all'indole del giudizio romano.

( i) Così il BARONE nel suo Commento alle Istituzioni, p. 529, il quale


però non mostra nessuna idea chiara in proposito : così anche 1' Ho'ri+IAN,
Coìnm. renov. in Inst., 5 ed., p. 442. Benissimo osserva quest' ultimo : quod
autem Th.us illud ita inteìpretatur, quasi is, qui ad libertateìn proclanwret,
praecise dieeret : si apparet me liberum esse, neque adderet : condemna eum,
iudex, ridiculunt et longiore reprehensione indignum. estt, naia ut illo praefa-
ti.one usar esset, tamen hoc addere debuisset : tum me liberum esse pronunciato.
E in sostanza l'appunto che fa il LENEL e che del resto viene in mente a
chiunque legga.
(2) Edictum perpetuam, pag. 249. Non è vero che la Parafrasi (4, 6, 1-6)
non abbia veruna difficoltà ad ammettere intentiones accampate nel l' aria.
Poichè ne' citati paragrafi si cita la sola intentio, come quella parte della
formula che sola interessa per le questioni ivi accennate, como fa p. es. lo
stesso Gaio, 4, 4. [V. ora Ed. 3, p. 312 n. 4].
(3) E superfluo avvertire che qui si tratta delle formule pregiudiziali
in genere, cioè del loro tipo : il nostro ragionamento sta pertanto benissimo
anche quando si voglia negare (e ci so li o buone ragioni per farlo) la clas-
sicità appunto di questo praeiudicium: an libo'r° sil.
(4) L' Et nelle interrogazioni dirette o indirette è frequente nel greco
posteriore. Per es. el Ileo n ilEcoanEVEt y ; = an liceat curare ?
(5) Cfr. D ERNBURC}, Kritische Zeitschrift, I, 473.
— 9S —

IlLenel ricostituisce (e già prima di trii in alcuni casi il


Rudorff) ( f), prescindendo sempre dall' autenticità di questo
pregiudizio, così: « an G. S. liber sit ».
Egli si appoggia su diversi testi, in cui — com'egli crede
-- la nostra intentio si deve trovare in forma indiretta. P. e. :
G. 4, 44: « in praeiudicialibus formulis, qualis est, qua
quaeritur, aliquis libertus sil ».
G. 3, 123: « praeiudicium, — quo quaeratur, an ex ea lege
(Cicereia) praedictum sil ».
Paul. S. 5, 9, 1 : « huius.... pra eiudicium a superiore dif•
fert, quo quaeritur, an ea res, d. q. a., maior sii C sestertiis ».
I. 4, 6, 15: « praeiudiciales actiones — per quas quaeritur,
an aliquis liber nel an libertus sil ».

Se non che tutti questi esempii confermano il tipo, che a


noi pareva trovarsi nella Parafrasi greca.
Infatti, se noi troviamo p. e. in D. 12, 2, 9, 1 le seguenti
parole:
« hoc solum quaeritur (in actione in factum de iureiurando),
AN IURAUERIT DAR' SIBI OPORTERE, el cet. »,

012:nino ricostruisce la formula ( 2) così :


« si paret A. A.2G11 N.° N.° deferente iurasse N. 24nz N. 24n sibi
sestertium decem milia dare oportere et rel. ».

E nessuno vorrà, attenendosi letteralmente al discorso


indiretto di LTlpiano, scrivere:
« Si A."S A." s N.° 11'.° deferente iurauit, etc. »
Colui il quale risolve, poniamo, il discorso indiretto di
Gaio (') « actio pro ficiscitur contra eum, qui aduersus edictum
pr• aetoris tabulas testamenti aperuisse dicetur cet. » nella formula :
« si parei N."" z N. t"n aduersus edictum meurn tabulas testamenti
Lucii Titii aperuisse cet. » ; colui che sa come, p. e., le parole
di ITlpiano (D. 44, 2, 11, 2), « si quis autem petat fundum suum
esse », riferiscono 1' intentio (G. 4, 41): « si paret fundum q.

( I ) Cfr. E. P., p. 271 " An A'. s 11%. s


liber• tus A. i A. i sit ? „ e " A.s A.s
ingenn.rrc sit ? ,,.
(2) Cosi anche il LENEL, E. P., p. 118 [Ba ed.,
151].
(3) D. 29, 5, 25, 2: cfr. LENEL, E. P., p. 298 [Ba ed., 365].
- 89 -

d. a. A. A) ex i. Q. esse » ; costui non crederà possibile di


risolvere le parole « formula — qua quaeeritur, (an) aliquis
libertus sit », altrimenti che nel seguente modo: « An parva t
N. urn N. um libertum A. i A) esse ».
Parimenti l'inlentio praeiudicialis ex lege Cicereia si lascia
ricostruire cosa :
« An pareat N." m N.n"' ex lege Cicereia non praedixisse ».
Tali erano le modeste osservazioni, che la ripetuta lettura
del 4° libro della Parafrasi ci ha suggerito. Ci parve oppor-
tuno raccoglierle prima che si compia l'edizione di questo libro,
onde poter far tesoro delle critiche, che esse potessero per
avventura sollevare. Sarei ben lieto se alcuno si persuadesse
viemmeglio dell'alta importanza, che ha per tutti i romanisti
quell'opera greca.
:[

l'
La Mossa torinese delle Istituzioni
e la Parafrasi dello Pseudo =Teofilo (* ).

§ 1.

É noto come il Prof. Fitting abbia in un suo prezioso


lavoro osservato che nella cosidetta Glossa torinese vi sia una
grande differenza di valore fra le diverse note ( 1 ). Gli scolii,
che si riferiscono al diritto classico, sono molto superiori di
merito a quelli , che si riferiscono al diritto giustinianeo. I1
Fitting conchiuse pertanto che 1' autore della Glossa , che do-
vette essere un coevo di Giustiniano ( 2), avesse grande e sicura
conoscenza del primo, scarsa e malferma notizia del secondo.
A noi pare che una tale conchiusione si debba lievemente
modificare.
Uno studio diligente della Glossa insegna non solo che le
note relative al diritto classico si distinguono per una cono-

(*) [Nota letta al R. Istituto Lombardo nell'adunanza del 31 luglio 1881- :


pubblicata nei Rendiconti, ser. Ii, 17, 1884, pp. 714-29].
( i ) Ue7 er die soq. Turiner Institutionenglos.re und, den sng. Brach/Jloí¡us.
p. 13, et altr.
(2) i ET'rING, 1. e., 1-12. A torto pone il DIRKsuN molto più tardi l'origine
della Glossa. II suo lavoro " Das Reehtsbuch des Constantinus Ha incnopalus
u. die alte Glosse de) . Taviner Iustitutionenhandsehri ft „ (in Philul. u. histor•.
Ablr. (bei • kyl. Berline• .-lkaderie der Wisseusch. Berlin , 1819 , pp. 15:3 - 186)
non contiene uno studio comparativo delle due opere , come il titulo par-
rebbe indicare. Il lavoro ha i soliti pregi e difetti delle cose dirkseniane :
da un lato diligente raccolta di materiali , dall' altra mancanza di spirito
critico e di vedute sicure. Se non m'inganno , il DIRK.EN si può definire
" il Corssen de' Romanisti „.
— 42 —

seenza incomparabilmente più profonda della materia, ma anche


che in esse si rivela una finezza ed un acume di pensiero ben
superiore. Infatti non tutti gli errori, in cui cade la Glossa a
proposito del diritto giustinianeo, dipendono da semplice igno-
ra nza di osso, ma ben aneo da pochezza di mente e da grande
inettitudine scientifica.
Basti per es. citare il n. 108 (ad I. 2, 4, 2) ( 1 ) :

« per modum hoc intelligitur, ut si quis testamento heredi


su.o aliquid praecipiat fa cere et praetermiserit : per tempus,
quod, praesente usufructuario, si alias quis X annis bona fide
possederit , absente nero , XX annis , finitur usufructus : de
inobilibus nero III annis ».

Questo scolio non 1' avrebbe scritto uno versato nel diritto
classico , per quanto ignorante del nuovo. Così dicasi dello
sbaglio stranissimo del n. 457 (ad I. 4, 1 pr.), che riferisce i
« quattuor genera » ai gnasicontratti ; così della glossa mo-
struosa n. 328 (ad I. 3, 9, 10) : « in bonorum possessione et dies
utiles continui reputantur ».
Ora tale inettitudine, tale goffaggine fa ben vivo contrasto
colla finissima eleganza di altre di- quelle note.
Né poi é così facile a spiegarsi come lo stesso autore, che
si mostra così perito nel diritto • classico, pecchi di così crassa
ignoranza del diritto giustinianeo. Come ammettere che uno
scrittore così arguto, così versato (relativamente a' suoi tempi)
e nella parte storica e nelle più sottili questioni dogmatiche,
non dovesse interessarsi per la nuova legislazione, al punto
da non avvertire le differenze da questa introdotte ( 2), al punto
da non capire il libro che commentava ?
i
(1) L' edizione da noi seguita è naturalmente quella di P. Ka3ÜGEi2, Die
i
-I'icrinor Institrrtioncnglosse nella Zoitsclurift f. Rechtsgesch., 7, 1868, 44-78.
(2) Esempi i q FITTING, o. c., p. 21 sg. Cfr. p. 13: " Ueberall wo sieh der
Verfasser auf dem Boden des vorjustiniauischen Rechtes bewegt, entzvi,ckelt
ri • rine rj erlirwrno
orni sichore henntniss fesselt nicht selten cLlr.rch hiiehst
/i , iuo rrnr] intei •os..ante Bcnu?rkt u rqen. Sobald er dagegen das Gebiet des justi-
uianischeu Reates betritt , 2cird sein Gang nnsicher• und Ufters fast nur ta-
stend : •rirlpurlr macla or sich urger Unkenntniss rcnd ger • adezu Vicher•licher
Verstitisse ntarl Illissve y st,andnisse scltuldiq ,,.

1
— 43 —

Io non vedo altra via per risolvere così molteplici enigmi,


fuorché nell' ammettere che il compilatore della Glossa siasi
giovato di lavori di giureconsulti anteriori, probabilmente della
scuola di Roma, e n' abbia fatto una scelta, non sempre oppor-
tuna , alla quale abbia aggiunto poi osservazioni sue relative
al diritto nuovo , o almeno al nuovo testo , spesso triviali e
goffe , talora addirittura fallaci , sul tipo di quelle che sopra
abbiamo ricordato. Così si spiega l' infelicità di taluni scolii
di fronte all' eleganza di altri, e l' ignoranza del diritto nuovo
di fronte alla cospicua dottrina nel diritto classico.
I lavori da cui il compilatore ha raffazzonato la sua glossa
saranno stati secondo ogni probabilità, commenti alle Istitu-
zioni di Gaio ( 1) : il compilatore ebbe anche a ricorrere al testo
paiano per alcune notizie storiche , di cui almeno non si sa-
prebbe indicare fonte alcuna più probabile.
Oltre la ragione che i Commentari gaiani erano appunto
destinati prima della promulgazione delle Istituzioni imperiali
all' insegnamento elementare del diritto , y ' è pur 1' altra che

( 1 ) E notevole che il Prof. FITTING voglia trarre precisamente da questa


Glossa la prova, che le genuine Istituzioni di Gaio non fossero in uso nella
scuola romana. Egli osserva cioè (l. ^'., p. 25, cfr. p. 32) , come la Glossa
riconduca (u. 457, ad I, 4, 1 pr.) a' quasi-contratti i gt attuor genera, che
Gaio riferisce chiaramente (3, 182) alle oblii/atiorze.s ex contj •actu. Ma quella
nota si deve allo sbadato nostro compilatore, non alle fonti, a cui egli at-
tingeva. I commenti di Gaio non avevan bisogno di dichiarare quanto nel
testo era detto con tanta evidenza. E il raffazzonatore nostro, che fa prova di
tanta puerilità nello spiegare il suo testo, poteva benissimo essersi dimen-
ticato di Gaio. Lo stesso va ripetuto del n. 114, ove si dice essere la stipe-
lati.o un istituto iurís ciz,il s, contro l'espresso insegnamento di Gaio. Il quale
perè, (3, 93) avverte come al iu.s eiz ile esclusivamente appartenga ]a forma
tipica e solenne della stipulatio : " spondes ? spondeo ,,. Fino a prova del
contrario dobbiamo ritenere dunque che alla scuola di Roma si usassero i
coinmentari genuini di Gaio. Tanto più che il FITTING (p. 32) è costretto
ad ammettere che 1' Epitome inserita nel Breviario visigoto non potè essere
in uso a Roma. Non è forse improbabile l'opinione (Iicnc(i,'onli, 1(3, 568 [_
•sìipra, p. 18j) che quel Compendio derivasse da qualche scuola di Galha o
Spagna , p elle quali provincie fu certamente multo diffuso , talchè ven ne
assunto nel Breviario. Perchè non si potrebbe pensare alla scuola .marsi-
gliese? Cfr. Sinodio Apollinae, 23, 448 sq. " — ad doctiloqui Leon_is andes
-- quo bis sex tabulas docente iuris — nitro Claudius Appius t.aceret —
claro obscurior in deceinviratu ,,.
— 44 —

molte di quelle note si possono spiegare benissimo come parti


di un commento a Gaio , ed anzi talora si prestano meglio
come note a Gaio , che non alle Istituzioni imperiali ( 1). Nè
sarebbe serio 1' opporre come parecchi scolii, che pel loro alto
valore intrinseco si dovrebbero appunto attribuire a quelle
fonti piìi antiche, da cui ha attinto il compilatore della Glossa,
si riferiscano a passi , che , almeno nella loro forma laterale,
non si riscontrano ne' commentari di Gaio. Noi sappiamo be-
nissimo come negli scolii si potessero esporre anche materie
non accennate nel testo, appunto per supplire alle lacune di
esso , di solito arrecando passi di altri autori (2) : per es. , gli
scolii a Gaio avranno riportato numerosi brani delle Istituzioni
di ITlpiano, Marciano e Fiorentino e li avranno ancora dichia-
rati (3). Non è anzi possibile non vedere in questo sistema una
inconscia preparazione alle compilazioni giustinianee : gran
parte delle aggiunte fatte a Gaio nelle Istituzioni imperiali
deriva probabilmente da' commenti scolastici anteriori , come
molte delle parti omesse saranno state già prima segnate
col :Tr;..r2rîM ( 4). Così si spiega anche come nell' Epitome del Bre-
viario visigoto si trovino molte cose, che Gaio non disse : il
compendiatore le trovò ne' commenti.
t n tale procedere del resto nel compilatore della Glossa
ben naturale. Si dovevano commentare ]e Istituzioni impe-
rio i appena promulgate (il divieto di Giustinianeo fu sempre
lettera morta) , Istituzioni che per tanta parte riproducevano
anche formalmente le gasano prima in uso. Il nostro valentuomo
credette di potersi servire, fin quanto era fattibile, de' tesori
che la tradizione scolastica aveva radunato intorno a Gaio.
Non altrimenti un civilista italiano si varrebbe de' commen-
tari al Codice Napoleone.

( i ) P. es., n. 122 (forse avanzo di uno scolio ad Gai. 2, 43) e n. 416 (ad
Gai. 3, 128) ; cfr. n. 97, ecc.
(2) Cfr. p. es. gli scolii de' frammenti sinaitici.
(3) Cfr., p. es., scliol. Sinait. 4 (Zaclh.: 5, Alibr. 13, Krüg.); xai ò Flor.
(3. Y ' -cúrv i nat. uùtov :rcr. Q ì tù, té7,ri tov [^^.
neò E' cpv1.2,wv -roí-) téX,ovs ¿)rllcuot,v
zotitot,S ut incretu[en]t[um] dotis prosit ed deminutio noceat. avvczBEt tovtots
xaì, 6 Mod., etc.
(4) Ch . . 5co1. Sinait. 14 (Z. Alibr.: 16 Kr.) : náQ.eWe Pon tov té7,.ovs -roí)
x[e]q). -cò 8' xcxi,
— 45 —

§ 2.
Né sfuggì alla sagacia del Fitting ( 1) come uno stretto rap-
porto interceda fra la Glossa torinese e la Parafrasi greca
delle Istituzioni, attribuita a Teofilo antecessore. Se non che
il valente alemanno non ha voluto completare queste ricerche,
che non formavano lo scopo principale del suo lavoro, e s'è limi-
tato ai più salienti raffronti. Ci pare quindi non inopportono :
a) arrecare alcuni esempi di raffronti negletti dal Fitting ;
b) insistere su alcune somiglianze estrinseche o di pura
forma ;
c) concretare meglio l' ipotesi sull' origine di tali re-
lazioni ;
d) applicare i risultati ottenuti allo studio della Parafrasi.

§ 3.
« Sehr auffallend — dice il Fitting (2) — und tiberraschend
i.st namentlich die Uebereinstimmung mit dem Theophilus ».
Si può aggiungere che tale coincidenza è quasi continua ; che,
se la Glossa latina è più concisa ed elegante, la Parafrasi è
spesso più attendibile e corretta ; e che non di rado la Glossa
(o il suo compilatore) fraintende ciò che la Parafrasi esprime
colla sua chiarezza maravigliosa. Ecco anzitutto i precipui
raffronti negletti dal Fitting :
N. l'' (ad I. 1, 13, 3 ; Gai. 1, 146) — la datio tutoris per
testamento non osta alla regola, che il tutore si dk alle per-
sone sui iuris. — Paraphr. ibid. (3) : « neque obstat quod antea
dictum est filiosfamilias nunquam in tutela esse : sciendum
est enim relinqui quidem tutorem filiisfamlias , set qui post
mortem patris tutor esse incipiat , scilicet cum filii sui iuris

(1) Qualche cosa aveva già osservato lo SCIIRADER nelle sue noticine
alla Glossa edite dal SAVIGNY, Geseh. des y. 1?. i. MA.
(2) L. cit., p. 14.
(3) Ove non sarà mestieri riportare il testo greco , riferiremo per mag-
giore comodità la nostra versione latina, contenuta nell' edizione della Pa-
rafrasi, Berlino, 1084 [e 1897].
— 46 —

fati sint ». La cosa è accennata anche nel testo ; ma tanto la


Glossa, che la Parafrasi la fanno opportunamente risultare per
togliere a' dupondii ogni motivo d' equivoco.
N. 10 (I. 1 , 20 , 3) : « in inquisitione etiam hoc • require-
batur, si honestos et si idoneus esset, aut si sciret pupillum
gobernare ». A questa nota così poco elegantemente ridotta
dal nostro meschino compilatore ( 1) risponde a capello la Par.
ad h. 1. : « inquirentes scilicet an locupletes sint , qui tutores
sint futuri, an frugi, an ualeant aliena bona administrare ».
N. 53 (I. 2, 1 pr. = G. 2, 2) : « diuisio est innumerabilis
materiae brevis comprehensio ». E uerbo tenus la Parafrasi
ad li. 1. : hiaí@eoog É6tiv v%rl s úµftQov 6vvtoµo5 xatcampi5.
N. 72 (2, 1, 26) ' uel ab alio quolibet possidente condici po-
test '. Cfr. la Par. ad h. 1. : « a furibus et ab omnibus posses-
soribus condici possunt ». Il testo e Gaio (2, 79) : ` quibusdam
aliis possessoribus '. L' errore si dov' é gil, introdurre nel testo
o negli scolii di Gaio.
N. 111 (ad I, 2, 5 pr.) ' Nudus usus est ius aliquod diuersis
fl odis consistens , quod mihi alienae rei usum , non fructum
Mi ere permisit '. E la Parafrasi ad 2, 2, 3 : « iisós lart nQfiats,
Ircció-v ti cfmvsgols tQ63tots ouvtot€ LEVOV.... 6 'COLEL µE %ata tíis
1:;17 >OU U(53 -cote u.; Izeiv XQfiat y l.tóvrl y » (2).

N. 164 (ad I. 2 , 11 , 2) e la Parafrasi ad h. 1. fanno la


stessa osservazione a proposito del soldato sordo e muto.
N. 207 (ad I. 2, 18, 1) : « turpes personae sunt aurigae pan-
tomini et bitios officii personae ». Cfr. la Parafrasi ad h. 1. (la

( 1 ) La nota nelle fonti, a cui egli attingeva , era certo ben più ampia,
dovendo essa stessa dar notizia dell' inquisitio , di cui il testo di Gaio tace
(1, 185). E che dell' inquisitio si parlasse proprio nei commenti a Gaio lo
prova i' Epitome (1, 7) : " quod si nec testamentarius tutor fuerit, • nec legi-
tilnus, tunc inquisitione iudicis pupillis tutores dantur ,,. La nostra nota é
poi stata evidentemente storpiata, e serve a dimostrarlo anche quel gioiello
d' un " si ,,, che urta i nervi cosi bruscamente.
(") L' usas fu certo ricordato e definito negli scolii ad Gai. 2, 14, come
prova 1' economia del paragrafo citato della Parafrasi, in cui come vedremo
meglio in seguito , il testo di Gaio fu fuso cogli scolii. Si noti come dopo
aver accennato rl x?roovopla xaì ó usufructos xal èvoxrl ad un tratto il pa-
fi
rafraste esca colle parole: iti Sè, xal úsos etc. Con tutto questo sta .forse
in relazione che i manoscritti delle Istituzioni (non però i Dig. 1, 8 1) leg-
gono : " ususfructus usus ,,. Cfr. KRUEGER ad It. 1.
— 47 —

coincidenza fu già notata dallo Schrader) o il Syrisch-rómisches


Rechtsbuch, § 9. — Verosimilmente questa osservazione, che
già doveva trovarsi negli scolii al xarà 3tó8ac gaiano fatto in
Berito, come prova anche 1' accordo della Parafrasi col libro
orientale, si riferiva al passo di Marciano (1. 4 Inst.: D. 5, 2,
2), che gli scolii citavano ad G. 2, 123 sg.
N. 246 (ad I, 3, 1, 5) : « post mortem enim tyranni culpa non
extinguitur tyrannidis ». Par. ad. h. 1.: áatEté i xatr) yoQ(a xatà
ton tEXEVdicavro5, Inciyovaa tò riíg tvgavvr,SoS g yxXìwa' d yag tE-
XEutñ tcts3v lyx?ru µátwv ccnoó(3EVVV L ÉVwv, tonto xa1 x(xtà nT v rEXEVtCóv-
twv xwEótaL. Il Fitting ha preso un singolare abbaglio, volendo
scoprire una relazione fra questa osservazione della Glossa e
alcune frasi della Pragmatica sandio, quasi inclinando a trarne
un argomento per 1' età della Glossa.
N. 356 (I. 3, 15 pr.). Es. di slipulatio incerta: « solidos qui
inuenti fuerint in sacculo tuo dare spondes ? » ; e la Parafrasi
(ad h. 1., cfr. 3, 27, 7) : (S toXoyET, 8L8ÓVa1 µo6 tà lv T xL(3wtG) (i).
N. 363 (I. 3, 15, 7). L' es. « si domum mihi non aedifica-
ueris, des X aureos poenae nomine '? » occorre nella Parafrasi
ad h. 1. : 1 r wtì ow ótt xaTaWxEVá6ELs µoc olxov xtX.
N. 462 (I. 4 , 1 pr.). L' es. di furtum possessionis (benchè
la Glossa sia stata corrotta a questo luogo) risponde a quello
dato dalla Parafrasi.
N. 471 (I. 4, 1, 4) : « (eum) apud quem inuenitur furtum,
furti concepti actione teneri, quamuis fur non sit ipse, apud
quem inuenitur ». Cfr. la Parafrasi : cpspo t vwv 15111(7)v, E6tE
1-t n,ázttrl5 latIv ovtos nag' cb EvgE'&?i, E(tE ovx Sci x7. rtrls.
Nè per la nostra attuale ricerca vanno affatto trascurati
gli scolii più recenti, che il Krüger ha omesso (certamente a
ragione) nella sua edizione della Glossa , poiché mi sembra
innegabile che parecchi di loro derivino (direttamente o indi-

(1) Sull' opportunità di questo esempio evvi antica controversia (REITZ,


Theophil., II 623 sg.), e pare proprio ostare D. 45, 1, 75, 5 (Ulp.). A titolo
di curiosità arreco uno scolio inedito dal codice vaticano (V secondo la mia
segnatura) : " tè 1.1,1v (3i3Xiov cpaveQóv satL , 137.éJtETaL (-tE cod.) 76. Q. tò tijs
xcf3owtov ¿yXEQtov, 67tEQ ov (32,a[Etcul. D 1' incertezza subbiettiva scambiata
colla obbiettiva , che pure il vero Teofilo seppe nell' indice de' Digesti te-
nere così ben distinte (cfr. schol. ton /tecp. ad Bas. 23, 1, 9 pr.). Altra prova
che l'autore dell' Indice non è identico a quello della Parafrasi.
— 48 —

rettamente non importa) dalle fonti medesime , da, cui deriva


la Glossa antica. Essi pure offrono cospicui esempi di coinci-
den.za co ll a Parafrasi. Eccone alcuni ( 1) :
N.:5 (1, 1, 13, 4 — Gai. 1, 147) : « postumi dicuntur, qui post
ohitum patris nascuntur ». Parafrasi ad h. 1.: ' postumi autem
sunt, qui post mortem nostrane nascuntur '.
N. (35 (I. 2, 1, 10 -- Gai. 2, 8). Le mura sono res sanctae
q u ia h orninu m defensio ad deum spectat. ideo quae tuentur
homines muri nocantur ». In questa nota assai malconcia sta
indubbiamente la medesima notizia , che si legge nel luogo
corrispondente della Parafrasi, che secondo la nostra versione
suona così :
dicuntur enim dii quondam cum hominibus habitasse
cosque ovini periculo immunes seruasse: deinde it ero hornines
Fastidio habentes eos reliquisse. homines It ero eorum auxilio de-
stituiti ad similitudinem eorum custodiae muros excogitauerunt :
curi autem sanctum sit quod veneraci oporteat, muros et portas,
quippe quae in locum eorum, qui maximi essent faciendi, in-
trodt.icta essent, sancta uocauerunt ».

Anzi tra ceje delle stesse fonti (come prova pur sempre il
riscontro della Parafrasi) si hanno anche in altri commenti
dalle Istituzioni. A mo' d'esempio recherò alcuni passi di quella
Glossa contenuta parimenti in un manoscritto torinese, che fu
edita dal benemerito avvocato Emanuele Bollati per la prima
volta in fine al 3° volume della sua versione della Storia del
Sa.vigny (2).
N. 17 (I. 1, 2, 9 ; G. 1, 7) : « sententia est firma et indu-
bitata responsio ». Parafrasi ad h. 1. : xui sententfa ,
uútots?tìi [ xuì, .vaµcpi(3oXos ánóxQeet s .
N. 31 (I. 1, 5, 2) : ` etiam festis diebus ' come il glossema
alla Par., ibid. : xul aTcoáxrcp 1.)g@á. Il glossema era proba-
bilmente già apposto a G. 1, 20.
N. 40 (I. 1, 6, 4) la rnanumissio uindicta si dice derivare
il suo appellativo da Vindicio, come nella Parafrasi ad h. 1.

(') Per queste note abbiamo seguito 1' edizione data dal nel-

i
SAVIGNY,
1' Appendice al 2° libro della Gesclr. c1es r. R. i. MA.
(z ) Mscr. I3. , II , 5 q . 919 d•-1 secolo XII e d' una sola mano , cfr.
SCHRADER, Pr•otL oras iu. . civ., p. 145 sg.

1
-9—

N. 71 (I. 1, 11, 1). 85 (1, 12, 1) : cfr. la Parafrasi ad hit. ll.


N. 168 (I. 2, 1, 10; G. 2, 8) « et ideo (muri) in bonis nul-
lius sunt, quantum ad tuitionem hominum: tutela enim homi-
num diuino nutu regitur ». Queste oscure parole si spiegano
benissimo confrontando il testo giá da noi riferito della Para-
frasi ad h. 1.
Chiuderò con un raffronto, che non mi pare da negligersi :
I. 2, 1, 45 (G. 2 rer. cot., D. 41, 1, 9, 6) :
si quis merces in horreo depositas uendiderit, simul
atque claues horrei tradiderit emptori, transfert proprietatem
mercium ad emptorem.
Questo passo ò interpretato. nella Parafrasi greca in modo
poco conforme alla sentenza di coloro, che fondano su queste
parole la teoria della traditio syrnbolica. Poichè la, Parafrasi
dice (cfr. D. 18, 1, 74) :
Si HORREO ADSTANS (tea@sotdì); tct Ci3(Jsí p) clanes horrei
tibi tradam, statim mercium dominus fies.
Orbene la Glossa, di cui parliamo, fa (n. 237) quest' av-
vertenza:
elaues tradiderit : APUD HORREUM scilicet, nam si longe
ab horreo, non ita.
È proprio il caso di ripetere 1' arguzia profonda del Sa.-
vigny (') : che se le chiavi possono avere un officio simbolico,
esse ne hanno uno ben piú semplice ancora — quello di
chiudere e di aprire.

§ 4.
Abbiamo veduto quanti punti di contatto esistano fr a la
Parafrasi greca e queste glosse diverse. Ora non ò difficile
dimostrare:
a) che queste glosse derivano (direttamente o indiretta-
mente) da fonti comuni;
b) che le coincidenze colla Parafrasi non si porno spie-
gare, ammettendo che il chiosatore avesse notizia di questa..
La prima proposizione, oltre che dalle stesse relazioni co ll a.
Parafrasi , si dimostra dalle molte notizie comuni. Per es. la.
Glossa n. 65 (I. 2, 1, 10) risponde al n. 168 della, chiosa edita

(1 ) Das Recia des Besilzes, § 16, a. III.


C. Flsae1NI, Scritti Giuridici, I. 4
— 50 —

dal Bollati. Tanto nella più antica Glossa, come nella più re-
cente, troviamo le stesse cose sull' etimologia di adrogatio, sul-
1' obbietto dell' inquisilio nella datio tuloris , sulla distinzione
fra relegatio e deportatio, sulla fiducia, ecc. (1).
La seconda, poi, è già stata dimostrata da Fitting con pa-
recchi argomenti. Per es. la definizione degli iudicia ordinaria
(n. 339) è diversa di quella della Parafrasi e più s' avvicina a
Gaio (per es. 2, 278 « legata per formulam petimus cet. ») : cfr.
•t nehe n. 316 e Parafrasi 3, 9, 2. La Glossa riferisce ai quasi-

contratti i ' gnattuor genera ' che la Parafrasi (4, 1 pr.) così net-
ta mente riferisce con Gaio alle obbligazioni ex contraclu. Nè
si potrebbe coli' ipotesi contraria spiegare come la Glossa abbia
de' tualintesi là dove la, Parafrasi s'esprime con tutta chia-
rezza.
Non c' è altra via che questa: ammettere cioè, che :
a) le Cine Glosse contenute nel Cod. Taur. D. III 3 e la
Glossa contenuta nel Cod. Taur. H. II 5 derivano in gran parte
da Fonti comuni e anteriori a Giustiniano ;
h) una simile origine ebbe la Parafrasi greca delle Isti-
azioni, come è forza ammettere per le continue coincidenze
t y tic^ (_glosse accennate ;

c) queste fonti comuni dovettero essere commenti alle


L..tituzioni di Gaio.
sarebbe avvenuto insomma di questi commenti antichi a
Gaie eiì) che avvenne de' glossari antichi. E questi e quelli
sono perduti, ma e di questi e di quelli si conservano molte-
[}Liti reliquie disperse in opere medievali (2).

^
1.L-;J.
_,

E questi risultati s' accordano mirabilmente colf' ipotesi re-


ceutemente proposta sull' origine della Parafrasi (3).

(1) I1 dubbio che la Glossa più recente derivi dalla più antica è escluso
dal riflesso che nella più recente si contengono molte notizie, che mancano
alla prima. Queste notizie però derivano dalla stessa fonte da cui è venuta
la Glossa più antica, e lo prova il confronto collo Pseudo-Teofilo.
(2) Cfr. Rrrsenr, Opusc. 3, 64 sg.
(;) lfslilUtinr ion graeca paraphrasis,
1, p. vIi-xv [— infra, p. 57 sgg.);
ZACHARIAE, Ztschr. d. Sav.-Sti ft.,
R. A., 5, 272-74.
-- 51 —

A base di questa sta un %atà uó8ag greco di Gaio (1) colle


relative paragrafi. Un contemporaneo di Giustiniano fuse insieme
testo e chiose, vi tolse 1' antiquato, y ' aggiunse il nuovo, adattò
la forma del libro al nuovo testo scolastico e lo costituì tale,
quale a noi fu tramandato. Il %ata nóba; gaiano dovè avere la
sua origine in Berito, la scuola che fino a Giustiniano godeva
fama maggiore, come provano non solo altri lavori congeneri
(per es. il xatà aóbas de' 3 codici antegiustinianei) venuti dalla
stessa scuola, ma anche le relazioni che corrono fra la Para-
frasi e testi orientali , che ebbero certo rapporto -con quella
scuola, e la conoscenza che Taleleo, coevo di Giustiniano e pro-
fessore a Berito, mostra d' avere del xa r a. aó5a5 accennato (2).
Le paragrafi , che s' erano venute accumulando a Berito
intorno al testo delle Istituzioni di Gaio, sono naturalmente il
frutto della tradizione scolastica viva e feconda in quella scuola
rinomata. Ma questa tradizione non fu locale e isolata : essa
fu piuttosto comune anche alle scuole occidentali e specialmente
alla scuola di Roma. E questo si spiega benissimo storicamente.
Le relazioni fra Roma e Berito [a6XLS ¿m taixot "Pa] (3 ) dovettero
essere, finché durò 1' unità dell' impero, assai frequenti, come
risulta in modo evidente dalle ricerche di Bremer (1) , al quale
del resto non si può aderire in tutti i particolari. A questi
vivi rapporti si deve la convergenza delle due tradizioni sco-
lastiche : convergenza, che si manifesta benissimo dai confronti
di cui ci siamo finora occupati. Attorno a Gaio vecchio maestro
si lavora in Oriente e in Occidente : ed il lavoro diretto dallo
stesso spirito, sussidiato dalle stesse fonti, compito talora dagli
stessi maestri, sempre attinto alla medesima tradizione, riuscì
quasi sempre a eguali risultati.

(1) Non c'è infatti altro modo per spiegare come la Parafrasi si discosti
cosi spesso e nella sostanza e nella forma dal testo imperiale e aderisca
invece a Gaio.
(2) Cosi va modificata l'opinione da me espressa (inst. yr. par., vol. 1,
p. atv sg. [— infra, p. 63 sg.]), conciliando gli argomenti da me ivi addotti
con quelli, che ora adduce in contrario ZACHARIAE y . L. nella Ztscler. rl.
Sav.-Stift., R. A., 5, 273.
(3) Gregorio Taumaturgo nel Panegir. di Origene : apud HHINECCUTM,
Rist. iur., § 362.
(I ) Rechtsle perer und ReeletsscI,ulen, pp. 88-101.
— 52 —

Così le relazioni fra la Parafrasi e le Glosse italiane re-


stano spiegate in modo, che non ci pare del tutto inadeguato.
A conferma delle idee esposte serviranno le ricerche con-
tenute nei due seguenti paragrafi, che chiudono questo lavoro.

§ 6.
Le relazioni fra. la Parafrasi e le Glosse accennate non si
limitano punto alla sostanza delle cose, ma s estendono alla
forma, : relazioni di forma, che accennano in modo chiarissimo
alla tradizione scolastica comune. Eccone alcuni saggi :

1. Abbiamo definizioni e formule che si rispondono alla


lettera.
N. 53. rliuisio est, innumerabi- 2, 1 pr. SLaigECSL, Sé é.aLLv v2,1,
lis materia; breuis comprehensio. aILET.001l óúvtoI_LOsxatál1lipL,.

N. 416. litterarum obligado 3, 21 pr. litteris éóti Te) 7tal,a.LÓV


est uetus debitan' in noutiin Inu- xC éo, E6, xaLVòv bGLVELOV µEtacsx7lN.a-
tnum adsimilatum uerbis et .lit tLtónEVOV pr1lLatL xc,ì ywí,pl.LatL tu-
teris forrnulatis. atLx¿i) (1).

N. 70. regula dicit : cedunt 2, I, 30 tó) xavóvL tw 2.1yovtL'


F.11ienta subiectis (2). ELxELV tà É7LLxE46EVa tOÌ.s 11ZOxELnéVOL,.

2. Comune é il frequente richiamo a regole di diritto


colle formole : « regula dicit » ; « propter regulam » ; « uacat
regula » = Xéyst ó xavcSv : BtcL tòv xavóva : gtaQGLIXEttUL ó xetvc)v,
ecc. Come nella Parafrasi si costituiscono regole di diritto,
così avviene delle Glosse, dove, per es., si ricorda spesso la
regola : « usufructuarius usufructuarium facere non potest ».
Gi,'t lo Zachari , von Lingenthal aveva in un suo bellissimo
lavoro, pur troppo non abbastanza conosciuto (a), fatto notare
l' importanza e le vicende di quella che egli dice iurisprudeniia
regularis, e non aveva omesso il raffronto della Glossa torinese.
Ricavare e costruire regole dai testi di diritto era consueto nelle

(1) Si noti come la Parafrasi si richiami espressamente alla tradizione:


fi SÈ litteristò atako.tòv toL011toV éplESéxeto6Qov. •

(2) Cfr. l'Epitome Gai. 2, 1, 1 • Regulae Institutionum II, 6 (ZACHARIAF,


'AvéxSota, p. 171).
(3) 'AvéxSota, p. 166 sgg.
— 53 —

scuole, onde i discenti potessero meglio afferrare i concetti in-


voluti nelle particolari decisioni. Il più bel monumento di
questo genere di esercizi sono appunto ot xav4vEg tct)v lvcsticovtwv,
che lo Zacharil ha pubblicato.
3. Le stesse frasi del linguaggio scolastico ritornano e
presso le Glosse e presso la Parafrasi: « sciendum est », « nota »,
« ideo dixi quia » = ioréov ¿St u : ò' u tcT g : cS tà invio g XF7ov 3T1
xd. ( 1). Così anche i numeri ordinali assunti per indicare le
persone negli esempi giuridici : Primus Secundus = ó Primos
ó Secùndos cet. (2).

§ 7.
Se noi applichiamo ora i risultati ottenuti all' analisi della
Parafrasi dello Pseudo-Teofilo, potremo verificare, quasi in via
sperimentale , la suesposta dottrina. Confrontando infatti un
testo di Giustiniano o di Gaio, a cui s' unisca la chiosa rela-
tiva, col passo corrispondente della Parafrasi , si vedrà, come
questa siasi, per così dire, costrutta.

TESTO DI GAIO O DI GIUSTINIANO


SEGUITO DALLA GLOSSA TORINESE. PARAFRASI (versione latina).
G. 1, 185 datur in urbe Roma 1, 20 pr. dicimus Romae qui-
ex 1. Atilia a pr. urbano et maiore dem pr. urbanum cum maiore par-
parte + tribunorum plebis. te tribunorum pl. (qui X omnino
{- i. e. plus medietate: VI uel erant) , i. e. cum VI aut VII,... tu-
VII: in urbe enim romana X fue- torem dare : idque 1. Atilia cau-
rant apud ueteres tribuni. tum erat.

I. 1, 20, 3 ( 3) tutores ex inqui- coeperunt — ex inquisitione


sitione dare coeperunt. tutores dare, inquirentes scilicet

(1) P singolare come si trovino analogie di questa fatta fra i lavori


giuridici medievali italiani e i testi orientali , che si annodano al Syri.tich-
rdmisches Reeh sbuch. Sono lontane vestigia della tradizione scolastica un
tempo all'Oriente e all' Occidente comune ? Chi sa dire se al giorno d' oggi
tali vestigia sieno proprio del tutto scomparse ?
(2) Alle nostre osservazioni si ponno aggiungere anche quelle fatte dal
I+ ITTING sul fine del lavoro citato.
('') Lo scolio, come sopra s'è ricordato, si riferiva in origine a Gai. 1, 185;
lo prova il confr. dell' Epitome Gai, 1, 7 e la stessa Parafr., che nel passo
cor rispondente (I., 20 pr.) inserisce queste parole : Énrtrlt'r'au
S tòv lTLtrlbetov
1) ¿8coa Lv.

— 54 —

+ in inquisitione etiam hoc an locupletes sint, qui tutores sint


requirebatur , si honestus et si futuri, an frugi, an ualeant alie-
idoneus esset, aut si sciret pupil- na bona administrare.
lum gubernare.
Par. 2, 1 pr.
G. 2, 2 (').
.Sunnnca itaque revuin diuisio dispiciamus , de rerum diui-
-}- in duos articulos dlducltur. sione. diuisio autem est iudefinitae
� diuisio est innumerabilis mate- materiae breuis quaedam compre-
riae breuis comprehensio. hensio. suinma rerum diuisio haec
est, etc.

G. 2, 14 (D. 1, 8, 1, 2. I. 2, 2, 2) Par. 2, 2, 1.
Incorporales autem sunt adde et obligationes quomodo-
obligationes -}- quoquo modo con- cumque contractas.... et quid est
tracta. obligatio? obligatio est uinculum
{ Obligalio est iuris uincu- iuris, etc.
lum, etc.

Gai. ibid. Par. 2, 2, 2.


et id, quod ex aliqua obliga- et quod ex obligatione nobis
tione nobis debetur, plerumque -}- debetur plerunque corporale est
corporale est. .... ideo autem plePuntque dixi ,
ideo dixit pleruntque, quia quod, ut suo loco admonendi su-
cuin ius aliquod stipulati fuerimus, mus, et rem incorporalem ex obli-
incor l )oreum est , utputa si quis gatione petimus (2).
uollis usuinfructuin promiserit.

I. 2. 10, 6. et improbus intestabílisque


quern leges iubent ilnprobum quis est hic? ut ecce — Titius
iutestabilemque -}- esse. — mortuo testatore, noluit uenire
{ Intestabiles sunt qui sub- et fateri suam esse subscriptio-
seriptiones suas perfide negant. nem suumque signurn.

(') Lo scolio si riferisce tanto piiir sicuramente a Gaio, in quanto che nel
testo delle Istituzioni imperiali non si discorre di divisio rerum. Ed è ap-
punto la voce diuisio , che lo scolio intende spiegare! Onde il compilatore
fu costretto a riferire contro il solito lo scolio alla rubrica. Infatti uou v'ha
in tutta la glossa altro scolio che si rapporti alle parole della rubrica. Nelle
pochissime altre chiose materialmente apposte alle rubriche non si spiegano
le parole di queste, ma s'accenna pitittosto al contenuto del titolo.
( 2 ) 11 compilatore della Parafrasi nel raffazzonare gli scolii omette spesso
i particolari e rimanda al testo. Questo è appunto necessario, quando scolii
e testo si fondono, per l'armonia e l'ordine del lavoro. Qui dice " ut suo loco
admonendi sumus „ : nel passo antecedente, dove la Glossa torinese specifica
i modi con cui si contraggono le obbligazioni, egli dice solo : " multifariam
constituuntur, ut inferius proponemus ,,.
— 55 —

I. 2, 18, 1 (!) soror autem et frater tunc de-


soror aut.em et frater turpibus mum defuncti testamentum sub-
personis -}- scriptis heredibus . . .. uertent tanquam scriptis heredi-
praelati sunt. bus praelati, cum isti turpem ge-
-^- turpes personae sunt auri- rant personam , ueluti agitatores
gae pantomimi et huius officii per- mimi arenarii etc.
sonae.

I. 3, 9, 3 tertiam " onde decem perso-


tertio X personis, quas extra- nae „ .... qua .... si cure filium
neo manumissori praeferebat. meum emanciparen, euro tibi in
} antea eniancipatio per ima- primum alterum tertiumque man-
ginarias uenditiones fiebat cet. cipium dedissem cet.

I. 3, 18, 1 Et judiciales gnidem sunt,


Iudiciales sunt dumtaxat quae quae a mero officio iudicis profi-
a mero officio iudicis proficiscun- ciscuntur, qualis est de dolo sli-
tur, ueluti de dolo + cautio. pulalio. locos huic est, guando
+ Si enim stipulatus sum ab cum eo, qui mihi ex stipulatione
aliquo , ut mihi seruum daret hominem debet, ex stipulatu agam
possum denuo ab eo per officium — ad ofñciurn iudicis pertinet
iudicis stipulari , ne quid in eo propter eiusmodi suspiciones reum
doli committat. cogere ut stipuletur nihil se dolo
fecisse quo magis restitutus ser-
vus laederetur.

G. 3, 139 Par. 3, 23 pr.


quod arrae nomine datur argu- quod arrae nomine datur argu-
menturn est emptionis et uendi- mentum est et probatio emptionis
tionis contractae. et uenditionis contractae, non uero
+ Nota arrharum dationem ipsa conslitutio.
argumentum, non firman?, uendi-
lionis conslitutionem.

G. 3, 177 Par. 3, 29, 3.


si condicio uel dies (uel) spon- ....conditio diesue uel fideius-
sor adiciatur aut detrahatur sor adiectus uel detractus est uel
-f- aut si aliquid adiciatur : etiam quantitas addita est. si enim
alioquin si aliquid detrahatur, non detracta est (forte enim anterior
fit nouatio, ueluti si, X solidorum stipulatio X aureorum erat, po-
prima stipulatione manente, se- sterior V), non fit nouatio, quinque
cunda in quinque facta est, non enim in decem contiuentur et nihil
ualet nouatio.. noui posterior stipulatio habet.

(') Sull'origine di questo scolio cfr. sopra [p. 46 sg.].


-56 —
Così appare il compilatore della Parafrasi aver fuso testo
con scolii e scolii di scolii (poichè questo anatocismo era, come
sappiamo, frequentissimo). Parimenti la nuova recensione della
Parafrasi , contenuta per es. nel Codice Pal. gr. 19 (1 ), ha
incorporato nel testo molti glossemi.
Quello che qui avvenne in piccola scala per ridurre il
libro a più comoda, lezione, 1k avvenne in scala grandissima
per comporre il libro stesso, quale i bisogni scolastici lo esi-
gevano.

( 1) V. hdstitlutionuv± gr. par., 1, Berol, 1884, p. avi sg. [= infra, p. 64 sg.].


Prolegomena (*)

a " Institutioullul graeca paraphraasis 'i'heophilo antecessore vulgo tributa „

pars prior WEROLINI, MllCCCLXXXIIII)

"ExE tavta ¿o5 Év 3rQ0-19-ecoQ(c1,.


Graecae Institutionum paraphraseos studium adgredien-
tibus haec potissimum proponenda sunt: I""' quaenain fuerit
huius operis origo, II °"' quibus nobis codicibus manu seriptis
fuerit seruata, IIIu '° quaenam deinceps subsidia in editione hac
comparanda praesto fuerint et qua Ida pergendum putauerimus.

§ 1.
Operis origo.

De Paraphraseos latinarum Institutionum, quae Theophilo


Antecessori vulgo tribuitur, origine quaestio mirum quantum
uexata est. omnium autem sententias diiudicare non est huius
loei quarum cum plurimae nullo prorsus valido fundamento
innitantur, tum etiam iamdudum merito sunt explosae. post
autem Paraphraseos editionem illam Reitzianam, quae CXXXII
abhinc annis apparuit, ea potissimum sententia -praeualuit,
eam esse Theophilo constantinopolitano Antecessori tribuenda:m
et probabilius non ab eius calamo esse profectam, set ab eius
anditoribns in scholis secundum eius praelectiones clescriptam.
Quam sententiam pasillo dubitanter a Reitzio prol;a:tam (') ce-

(1) T. 1, p. XLII, qui eam eoniecturam' in notis a T1tExN LL10 relictis


inuenerat.
— 58 —

teri ad unum fere tuco animo amplexi sunt eo libentius, quod


Degenius in libello suo de Theophili aetate et scriptis ( 1 ) plu-
ribus argumentis eam omnibus probare conatus esset. quae
tamen opinio quantum cum eius aetatis moribus ceterisque
de Theophili uita notitiis conueniat, ipsi uiderint. et ante
omnia illud esset demonstrandum Theophilum Antecessorem
longius aetatem suam produxisse, quam inter omnes fere con-
uenit. nam cum eum inter uiros adlectum fuisse constet, qui
priori Codici ( 2) Digestis Institutionibus (4) componendis ope-
rai dederint, inter eos autem qui alteram Codicis editionem
curauerint non nominetur ( 5), probabilius statuendum est eum
ante constitutionem « Cordi » latam obiisse (6) : h. e. paucis
mensibus post Digesta Institutionesque promulgatas. cum quo
optime conuenit Digestorum graecum Indicem ab eo - suscep-
tum non ultra libros « De rebus », quos uocant, produci po-
tuisse ( 7). quo tandem jure sumamus eum tam breui tempore
opus prolixum satis et laboriosum ad finem usque perduxisse,
praesertiln cum in Indice Digestorum conficiendo occupatus
fuerit :'
Quae tatuen non adeo magni fortasse facienda essent, si
aneando probabiliter constaret Paraphrasin reuera Theophilo
esse tribuendam. id tatuen nulla pretiosa ratione contenditur.
i1a1111 qui reni sibi demonstrandam susceperunt illud tantum

adseciti sunt, ut cuique probarent halle Paraphrasin Iusti-


^üani aetati esse uindicandam, quod sane negari non potest.
a nemine itero ante XI° m nel Xll um saeculum Paraphrasis
Theophili nomine insignitur; sét cum eius uerba a uetustio-
ribus referantur, Institutiones simpliciter laudantur. et pro-
babilius eius titulus olim fuerat « Tpt(3ovviavov OEocpl.ov %al
L\c0 00 . ov Institîita » ; ita saltero notula in quodam Parisiensi

( i ) F3ernerkrcnr/en über das Zeitalter des griechischen 2echtslehrer Theo-


philus, 1809.
(2) Coust. " Haec gane necessario „
§ 1; " Summa „ § 2.
(3) Coust. " „ § 2; " Ta n ta „ [DÉScoxEv] § 9.
(4) Coust. " Irnperatorian t „ § 3; cf. MYLIUS, Historia Theophili, p. 30.
(5) Const. " Cordi „ § 2.
(6) Constitutio lata est d. XVI ka]. Dec. anno p. Ch. n. DXXXIIII.
(') Fragmenta collegit R>;rrziuS, II 944-957. alia addidit HDIMBACHIU5,
Basil. VI, 34 sq.
— 59 —

et reuera cum Dige-


codice seruata innuere mihi uidetur ( 1 ).
storum Index a Theophilo confectus sub eius nomine semper
ueniat, mirum foret Institutionum Paraphrasin, si ab eo fuisset
composita, nunquam ab antiquioribus ita laudari. neque desunt
argumenta intrinsecus petita , quae a Paraphrasi Theophilo
tribuenda prorsus deterreant. ne in erroribus in re historica
et antiquaria admissis recensendis subsistamus (in quibus re-
bus ueteres jurisconsultos peccare frequentius notum est) ,
non adeo pauci in ipsa legitima scientia errores in hoc libro
inueniuntur, qui tam claro Antecessori, qui praesertim in Di.
gestis componendis fuerit uersatus, sine magna iniuria tribui
nequeant. et ne in re manifesta moremur , quam ridicule
locum de heredibus ex disparibus partibus scriptis inuicem
substitutis (2, 15, 2) interpretata est Paraphrasis, quam inau-
dita de condictionibus (2, 1, 26), de actione pro tutela (4,
10 pr.) in ea continentur : quam demum multa eiusmodi, quae
non praestantis Antecessoris, set inepti cuiusdam compilatoris
stilum prodant ! huc accedit Paraphrasin a Theophili Indice
nonnunquam dissentire, sicuti iam scholium quoddam XI" nel
XII° saeculo tribuendum animaduertit. nam cum aurigae in
Paraphrasi inter « infames » referantur, avtò5... ó eEk IXoc
Év t(u) 1,6k) indici tó-yv apStov ov 2LÉyst -cove iivióxovs alo /j èi Ij
óíti a ar@óocoua (2). adcedit maxima in scribendi exponendique
modo disparitas, ut nullomodo de eodem auctore cogitare liceat.
Restat ut dispiciamus quomodo fieri potuit, ut graeca hace
Institutionum Paraphrasis Theophilo tribueretur. ad lnaiorem
perspicuitatem res longius repetenda est. Constantinus Mono-

(1) Cod. gr. Par. 1367 fol. 97: cf. ZACHARI aE, O acQóxst0o9 vóµoS, p. xti
n.: haec; tainen in Cod. corrupta sunt. in libris tatuen manu scriptis (quorum
nullus saec. X1° autigiiior extat) Paraphra.sis Tlieophili nomine insignitur.
nann, ut de bis taceain qui initio carent [eorum auten-c subscriptiones uide
sis in editione hac ilustra], Laur. LXXX , 1 sic incipit : :tcá>tr1S
ivcsti,tovtíui[vos Oeolcpílov avtLx1lvacnos : LXXX , 2 : 11 8ráta5c, 43r(3sovou zù.
'cvRtrtovta. 4711 71Q. i,vot. O. úvtcxTjvoo(1oS : X, 16 : scD zC6n, iv-
otctovtCOv Osocpílov Pal. gr. 19 [= l3ruxell. 103 et Laiir. LXXX,
6] : ci,QXì1 (AV *e(lJ te-iv 'Ivotctovtcuv Osog-(lov úvtCxi l vou)QoS: item cod. rl'aur: de
libris parisiensibus cf. alteram huius operis partem [p. 496 sg.l. Ego autem
oùv 158q) Ti); u Inst. ' scripsi, ut ü,vca.oyíuv codicis 11lessaneusis, quem
iu ceteris libris secutus suin, seruarem.
(2) Schol. ad 2, 18, 1.
— no —

machas huís scholam Constantinopoli condidit , eamque lege


ordinauit, quam nuper inter Ioannis Euchaitensis opera edidit
P. a Lagarde (1).
Ea lege cauetur , ut in schola ueteres libri adhibeantur
emenclentur atque explicentur , et ut principalis bibliotheca
sclrolae asili et commodo potissimum inseruiat. indo piares
ueterum iuris librorum editiones et recensiones fluxisse nemo
facile infitias ibit, qui praesertim cogitauerit quot iuris graeco-
romani codices manu seripti eius aetatis in Asiae et Europae
bibliothecis extent : graeca autern Institutionum interpretatio
(quae una fere a Graecis aut confecta aut certe adhibita est) (2)
antecessora_im et tironum curam potissimum in se conuertere
clebuit, cum argrunenti praestantia, tum etiam perspicuitate, no-
titiarnm copia et antiquitate conspicua, in qua recensenda tac-
tala est,ut ea Theophilo Antecessori facile tribal posset, quem
c4 in Institutionibus componendis uersatum fuisse constaret, et
(vil primas in Prooemio (§ 3) laudaretur. nam ne Tribuniano
.t'atral-thrasis tribueretur obstabant cum cetera, tum odium, quo
;liad Graecos eius memoria tenaciter adfecta est. et cum Do-
rot lrei piares alii libri innotuissent, aequum uideri potuit Theo-
pi;.ilo iuiEl. cura Digestorum Indice Paraphrasin uindicari (3).
íi I F.c)rriet non plane diuersum in Nomocanone XIIII titulorum
conti 12,it. qui cum uetustioris antiquitatis haud exigua neque
oaasc ara vestigia praeseferat , a graecis recentioribus Photio
ribiatns est, cujas in re potissimum ecclesiastica nomen adeo
},errai-rl^,r^,atam erat item iuris liber in Hibernia celeberrimus,
qaci tieaichus-Mor vocatur, din() Patricio, qui in maximo honore
(4 culta apud cas gentes habebatur, tributas est (5).

( 1 ) :4blt.andlrcugen der Gcittinger Gesellschaft der Wissenscha ften , 1882,


L'd. XX V III.
C) Cf. giiae inferius proponemus. couiecturam, quam elposui >>us, ZA-
c t1. a 10A1+7US a LTNGEtvTi-tAL litteriy ad nos
datis perpeudeudam propoyuit.
(") Itc:in le y es saeculares iu sy riaca recensione , quae in libro parisieusi
coiitinetur, Coustautino Theodosio et Leoni tribuuutur , qui in eius praefa-
tione laudantur.
(4) Cfr. Prrit.a , lus ecclesiasticaarra Graecorurn , t. U, passim. Iampridein
B[ENEIt, Geselr,ichte cl,er Novellen,
p. 34-38. 222 sq.; HEIMI3ACHIUS, 'AvéxBoia,
t. I, p, XLVII.
(') SUNIrr E it-MAINE, Études sur l' histoire des institutions prirnitives, trad.
#'rain., p. 346: "
il se peut qu' un traité de dimensiona inusitées estimé en
— 61 —

Hac igitur coniectura rem facile expediri arbitror. et


nunc quaerendum est quis demum auctor Paraphraseos fuerit.
alibi iam satis ostendisse confido huir operi graecum quoddain
Gai Institutionum xatà tóbas pro fundamento. fuisse. id uero
non solum ex pluribus locis ad iuris historiam pertinentibus
ex Gai commentariis uerbo tenus in Paraphrasin transl.atis
probare conatus sum, set ampliorem locorum segetem attuli (i),
quibus euiriceretur saepius Paraphrasin cum Gaio conuenire,
cama latinis Institutionibus dissentiret, et plura in ea inesso,
quae nonnisi ad uersionem et dilncidationem Gai commenta-
riorum referri possint. quae .omnia cum per se , tanta argu-
mentortun copia collata , perspicua, esse sperem , tum etiam
doctorum uirorum suffragio comprobata sunt. in eo tamen me
errasse doleo, quod ipsum Gai xatà. tóbas Theophilo tribuerim,
cum longe probabilius seholae berutiensi esset uindicandum (2).
Et reuera cum iam per multos annos Gai Institutiones
scholarum usui inseruirent , nix fieri potuit quin olla earum
graeca interpretatio existeret. accedit argumentum , quod , ni
fallor, rem hand parum confirmet. extant nimirum quaedam
non obscuriores adfinitates inter Paraphrasin et Leges saecu.-
lar es , quas uocant, idest librum inris syr o-r omanum. eum L
fere annis ante Iustinianum imperatorem confectum fuisse
eonstat, eumque ex berutiensi schola quodammodo esse pro-
fectum non ambigitur ( 3). eiusmodi autem adfinitates non aliter
explicara possunt, quasi si statuamus ex eadem schola utrum-
que librum minasse.

proportion de son volume par 1' école de droit qui eri était possesseur finit
peu pea par are associé nom tenu hautement en honneur ou émi-
nelnuient sacré (Saint Patrice): phnoméne, doni l' /eístoi7°e juridique de l'09•ient
o /jre, croit-on, plus d'un exemple ,,.
(1) Rend. Ist. Lonab., s. 2. a, 16, 569 sg_ [supra, 15 sqq.].
(2) En quae mihi hac de re scripsit ZACHARIAEUS A LrNGFNTxAr,, quaeque
uenia tanti uiri uunc describere Iiceat : " Mit grossem Interesse habe idi
Ihre feìnen Bemerkungen üher Theophilus gelesen. Im Wesentlichen hin
ich ganz mit Ihnen einverstanden. Nur mbchte ich nicht so bestimmt an-
nehrnen dass Theophilus selbst ein xazèt 7r66as von Gaius' Institutionen
a usgearbeitet habe : vielmehr stammt dasselbe vielleicht aus Berytus ,,.
(3) Editiones cum LnNVrr , turn BxUNSIr perspectas habui : hanc uero
alteram potissimum secutus sum.
— 62 —

Merque liber de inofficioso testamento tractans de infa-


mibus personis loquitur hoc modo :
¡1 1= `3J0
Tb. 2, 18, 1 ü66uòv énétiov6r Ms. lond. § 9. ^
. . 7tnó600nov, oTov `v^o^or µmor
i„vilyoi irxì oi úrtò uic^y^c"^S µ^SEO^s dl o 14.1° pO .:
f:yworrliévor. `)¿k_O>0 ^ C ^,^ 1 0

Acide Theoph. 3, 12, 1 = Lond. § 48 b, ubi de S:C. Clan-


diano senno est : uterque de nao(zyyátai5 loquitur
ar} , uterque (adde Thal., schol. Bas. IIII 770,
qui ex eadem fonte hausisse uidetur) eandem dicendi formam

usrpat
u : ^l yàp . . Fp^1
acs . .
_= d ci oc -(1)•

Si ergo probatura fuerit tò xatà Gai , quod Para-


phrasi nostrae pro fundamento fuerit , ex berutiensi. schola.
originem ducere idque , cum Iustinianus Institutiones suas
proiianlgasset, ad nouum latinum textum, ut melius fieri potuit,
adeommodatum esse, res erit, quae nullomodo exemplo careat.
quin imo exemplum eiusdem aetatis tenemus, quod ad rem
nost:rain haud pa:rum facit. tò xatà nóba5 constitutionum retro
priEseipurl, quae in Iustiniano Codice continentur, non esse a
1'ha lelaeo confectum post scholium a Pitra eminentissimo uiro
eilitutn inter omnes constat , neque est cur coniecturam Za-
eh.uriaci a Lingenthal aspernamus existimantis uersionem xatà
Jrócicu trium Codicum Theodosiani Hermogeniani et Gregoriani
in berutiensi schola fuisse confectam eamque a Thalelaeo
in commentario suo cc.nficienclo adhibitam. quare fit ut Tha-

( I) Cf. locutiones complures, quae eandem originem redolere uideantur.


. (ut recte pro posuit SACIIAUIUS, Syrisclz-rdnzisches Rechts-
V
buL, p. 18) gr. µéµ2ins apte respondet : utraque uox de querella [inofficiosi]
usurpatur : de pretio eius qui sese uenumdari passus est apud utrumque ti^µr1
adhibetur : uox nofte6µí,a [§ 125 — Par. 3, 19, 19] tempus eorlstitutum apud
utrumque audit. Accedit, id quod iam BRUNSIUS animaduerterat (Syr.-rdnz.
Rechtsbcch., p. 321), quaedam rei exponendae si ► nilitudo, de qua alibi fortasse
nobis monendum erit.
— 63 —

lelaeus longe integriorem textum prae oculis habuisse ui-


deatur (1).
Is igitur fuit (ut patet) aetatis Iustiniani imperatoris mos,
ut libri ex berutiensi schola profecti, cum fieri posset, ad nona
studia aptarentur. quae consuetudo plurimi nostra refert, cum
ita traditio scholarum sine intermissione continuaretur.
Ceterum hoc opus, ut rò xatà acóba5 Gai Institutionum ad
nouum textum exprimendum reduceretur, Iustiniani temporibus
susceptum fuisse pluribus euincitur argumentis. Primum enim
huius aetatis uerba usurpat et eius indolem repraesentat, quae
a ueterum iurisconsultorum memoria nondum abhorrebat :
posteriores autem leges ne uerbo quidem adtingit, cum uetu-
stiora iura commemorare minime supersedeat. eius uerba a
Iustiniani aequalibus referuntur : nam si quid uideo hanc
Paraphrasin etiam Thalelaeus prae oculis habuit (2). eam certe
Stephanus nouit et adeo magno studio in ea lectitanda uer-
satus est, ut eil.is stilum formam uerba denique ipsa imitanda
sibi proposuerit : id quod etiam est adsecutus (3). haec autem
Paraphrasis utpote quae magnam partem libro inniteretur,
qui haud exiguam fuisset in scholis auctoritatem adsecutus,
adeo apud Graecos statim usitata fuit, ut nullius alius uersionis
uestigia satis certa appareant. Nam si regulas Institutionuln
excipias , quas edidit Zachariaeus a Lingenthal (4) , quaeque
probabilius ex uetere quadam summa Institutionum excerptae
sunt, omnes loci qui ex Institutionibus apud Graecos referuntur
ex hac nostra Paraphrasi aut uerbo tenus sumpti aut in bre-
uiorem formam redacti atque translati esse uidentur.

(1) Quae opinio alteri sane est praeferenda (Kritische hierteljahresschri fi,
16 , 231 sq.) ex qua Thalelaeus uersionem prioris Codicis Iustiniani esset
secutus. alter enim Codex a priore non tam in ipsarum constitutionum
modo et, forma , qualn in numero et qualitate diuersus fuisse uidetur. Cf.
Const. " Cordi „ §§ 3. 4.
(2) Cf. schol. OaaeX. Bas. IIII 86 = Paraphr. 2, 19, 7. ibid. T Th. 2, 7,
4. schol. Oca. IIII 770 [ad C. 7, 16, 3] = Th. 3, 12, 1. Quod ad schol. Oa7L.
IIII 723 [ad C. 7, 11, 1], non est FABRO'1'I sententia reicienda existimantis
"ÉV tok TQcíiois„ potius quam " Év zok tvazuioviots „ legendum esse, ut de
Dig. 1, 5, 25 ea accipiamus, ubi uerbo tenus eadem reperiuntur.
(3) Caue ne statuas Stephanum quoque graece Iustitutiones esse inter-
pretatum. Quod enim ad schol. cpryw II 397 adtinet, uidesis quae recte
monuit HE IMBACHIUS, Basil., VI, 31.
(4) 'Avéxsota, pp. 166-175.
— 64 —

.7 2.
De codicibus nnanu scriptis, quibus Paraphrasis nobis seru.tr,ta est.

Codiccs manu scripti hi innotuerunt :


I. Vaticanas gr. 2063 ( i). Bas. 102.
( II. Palatinus gr. 19. Inde descripti sunt:
) I1 ` Bruxcllcn5is [E b natianus] 403.
Laur.entianus LXXX, 6.
II L » LXXX, 1.
IIII. » LXXX, 2.
^r . » LXXX, 18.
VI. » X, 16.
3iessa,nensis , cuius collatio ope Carionis confecta
scrua,tur inter libros graecos manu scriptos Bi-
bliothecao regiae Berolinensis gr. 28 a 28'' in 4.°
VI II. Parisiensis gr. 1364.
VL II I. » gr. 1365.
X. » gr. 1366.
XI. Marcianus 178.
X I I. Oliuetanus.
^.II.I. Taurinensis 162.

Yarapliraseos codices tractanti ultro apparet duas quodam-


► i2odo c.iusdem operis recensiones contineri. In Messanensi .enirn
codice, item in Laurentianis LXXX, 1 et LXXX, 2 et in
iiu.obus Parisiensibus antiquioribus recensio textus ab ea satis
r.Iiuersa, quae in ceteris codicibus seruatur, se praebet, quae
aetatem redoleat netustiorenz. latinae uoces immo et litterae
in jis codicibus seruatae sunt, cum in ceteris graecis cesserint.
Ideni in IVomocanone XIIII titulorum contigisse omnibus no-
tnln est, cuius antiquiores. recensiones uerba artis latina reti-
nuerant (2). Palillo enim post Iustinianum latinae linguae
scientia adnnodum rara, facta est, ita ut etiarn in Prochiro ne-
cessa Finan uisunl sit cas noces graece reddere: ,ccw Pcoµat.xcw

( i ) Haud recto apud ZACI-[AR[ArUM , DelinecLtio , p. 26 , quem descripsit


Moerxor,ius, Hist. (in dr. byzantin. 1, • 127 , est Bas. 115 (h. e. Vat. 2079) ,
qui, ut ipse recoguoui, EpifoLnen continet.
(2) Cf. pro oinnibus HE[MBACHIUM, Basil., VI, 94.
— 65 —

XIIEcov t1' v ovvailmiv ELS T v EX2a8a -yXw45crav tEtenotijOapev » (1).


Item iis uerbis, quae necessario latine essent seruanda, graeca
interpretatio addita est. Saepius ubi graeca cppdQts nimium
latinae haereret ideoque obscurior euaderet, Glia substituta
est, quae elegantior et clarior esset. si quis gnaerat linde
altera haec aQagpáóEon recensio (cuius exemplar praecipuuin
Palatinus codea esse uidetur) manauerit, respondeamus necesse
est eam probabilius a schola originem ducere, guara condidit
Constantinus Monomachus. utramque enim lingnam callere
ex eius constitutionis sentencia Antecessores debebant eoque
niti, ut libros iuris emendarent atque peruulgarent. in quo
opere perficiendo non omnia correctores ex sua, ut ita dietim,
penu protulerunt, set scholiis et notis usi sunt, quae iam tuno
temporis extarent. in uetustioribus enim manu scriptis codi-
cibus , qui pristinam illam recensionem adhuc praesefei ui t ,
scholia et glossar sunt conspicua , quae in repetita praelec-
tione in ipsum textura translata sunt. hace omnia in nostra
hae editione perspicua. fore confidimus : cuna enim in texto
antiquiorem recensionem seccati simas, alteram seriorem in
notis perpetuo rettulilnus (ex Palatino praesertim et, quod ad
idem redit, Laurentiano LXXX , 6). restat ut de praecipuis
codicibus panca disseramus.
Codex omnium praestantissimus est qui Messanensis no-
,n catur (2). qui cum hodie lateat, collatio Carionis diligentis-
sime confecta extat in Regia Bibliotheca Berolinensi, ubi inter
codices graecos manu scriptos adseruatur (28 a. in 4°). ma-
gnopere dolendum din adeo esse niutilum ut liber IUS totus
fere - desideretur, item liber IIIIUS a ti. 14° rasque a.d finem.
Eum codicem in hac mea editione comparanda, potissi-
inum sum secutus. antiquiorem enim recensionem dnam
constantissime et fidelissime pra:esefert. ad eius lacuna,s sup-
picudas magno mihi usai fuit Laurentianus LXXX, 1, qui
praesertim in duobus libris prioribus eandem omnino indolem
praebet. hure propias adcedit Laurentianus LXXX , 2. is

(r ) `O atOxErpos vetos, Prooern. § 1.


(2) Plura de huius codicie natura expoyui in nend. Ist. Lomb., s. 2.a,
16, 61 sq. [supra, 8 sg.]. Cf. etiam Btnrrmuunt in epherneride, quae inscri-
hitnr Zeitsclarift für gescic. I^tiV., VIL, 370 sqq.

('. 1' D:RRiNr : Srn • itti Gi.ar,ridica:, T.


b
— 66 —

codex magnam cum aliis praesefert adfinitatem, qui in Ca-


labria apud Basilianos exarati sunt (ut est Ambros. Q. 25 sup.,
Vat. Bas. 115, item 114, piares alii id genus), cum in litte-
rarum formis , tum etiam in orthographia , quam uocant, et
in ipsis, quibus scatet, erroribus. eadem quoque aetate (sae-
culo XII) conscriptum esse Tiquet, ut pro certo habeam eam
esse el originem uindicandam. hic autem codex admodum
neglegenter exaratus est: persaepe (in I° libro praesertim)
seholia in ipsum textum intrusa sunt, lacunae crebrius occur-
runt. tamen, utpote qui a bono quodam et perantiquo exem-
plari descriptas fuisse uideatur,' eum totum contuli eiusque
lectiones referendas censui. item antiquiorem recensionem
pra.ebent Codices parisienses gr. 1364. 1366 , quorum prior
maximi momenti ad Theophili crisin est. eum sane eundem
crediderim esse acque ille, quem contulit Fr. Pithoeus, cuius
[' arias lectiones edidit Reitzius (1). eos codices (una cum tertio
parisiensi 1365) adhibuit Fabrotus, qui in altera eius editione
codice 1364 maiore quadam cura usas est (2). codices XII
Pere saeculo sunt exarati: eodem tempore probabilius etiam
liber I° s et II us in Cod. 1365 scripti sunt, libri nero III 1s et
1111" s saec. XIIII° aut XV° suppleti sunt. de codice Vaticano
gr. 2063 magna quandam fama percrebuerat (3), non tatuen
merito. est admodum mutilas, ut a 2, 20, 20 incipiat. re-
cea.sionem mediani quandam inter antiquiorem illam et alte-
ra ni recentiorem praebet; eius uariantes diligenter contuli et
in calce adnotaui. saeculo XII° fere exaratus esse uidetur.
non facile librum neglegentius scriptum inuenire quis posset,
cì.deoque crebris lacunis laborat, ut uix 151,tototaarrov reperiatur,
quin scriptor bonus locum integrum describendo praetermi-
serit : iitrum taedio an sommo plenior non statini quis co-
rtieeerit.
Primus liber in Laurentiano, LXXX, 18 bombye. saec.
XIII' desideratur. codex bonae notae est et ad recentiorem

(1) In t. I, pp. XLII-LX.


(2) Rend. Ist. Lomb., s. 2a , 16, 60 [— supra, 5 sq.]. rode patet quam iniuria
dixerit REITZtus uariantes alterius fabrotianae editionis nullam merere fi-
dem (II 1250). Cfr. CARIO, Beschreibunq des Cod. • Messanensis (in Biblioth.
Bero]inensi inter inanusc. graec. codices la 4°, 28 b), fol. 2 b.
( ;) GRUNLLiNG in Grundlingianis, II, 105. Cfr. Rend.,
p. 63 [supra, 10].
— 67 —

recensionem propius adcedit. in eo plures scholii et stemmata


complura in scholarum usum confecta conspicua sunt, quae
eadem manu sunt adiecta. manu posteriore (saec. XV°, ut
uidetur) scholia latina addita sunt. quorum scholiorum pauca
tantummodo, cum plura temporis angustiae non sinerent, de-
scribere potui: digna tamen prorsus sunt, quae in lucero pro-
ferantur. utinam posset quis aliquas notitias, quae praesertim
ad historiam horum studiorum in Italia illustrandam conferant,
ande haurire !
Haud deterioris notae est Cod. Laurentianus X, 16, qui
item recensionem iuniorem praesefert et saec. fere XIIII° exa-
ratus est. bonae notae est Cod. Palatinus gr. 19, urde Bru-
xellensis 403 atque Laurentianus LXXX, 6 descripti sunt.
Romae commórantem temporis angustiae me prohibuerunt ,
quominus totum , eum codicem conferrem : optimum tamen
supplementum praebuit mihi Laurentianus LXXX, 6, qui, ut
ipse recognoui, ex eo plane fluxit. Apographum Egnatianum,
quod nunc Bruxelli adseruatur, una cum Marciano codice (qui
eandem recensionem continet) adhibuit Viglius Zuichemus in
prima Theophili editione comparanda. uidetur tamen Zui-
chemus Marciani codicis uestigiis potissimum haesisse.
Codex Taurinensis parui momenti est. duos tantummodo
priores libros continet, et saec. XVI°, si quid video, demum
exaratus est. recentiorem amplectitur recensionem : ut eius
quodammodo specimen offerrem, eius omnes variantes ad tit.
XI libri I' collegi et in calce descripsi : ceterum eum in ma
tantum ambiguitatibus adhibui. De Oliuetano nulla-xims
mihi notitia peruenit : itero de eo codice manu scripto, qui
apud Anglos adseruari dicitur.

§ 3.
De ceteris editionis subsidiis ,et de eius ratione.

Editiones anteriores praecipuas, ut par erat, contuli.


Praeterea ceteros iuris graeco -romani libros adhibui, qui
locos ex Paraphrasi sumptos continerent. inter quos, ne de
Basilicis eorumque scholiis loquar (pro quibus Heimbachii
potissimum editionein secutus sum , addito supplemento Za-
chariaei a Lingenthal), magno usui fuerunt Prochiros Epi-
— 68 —

1
tome Epanagoge Harmenopulus, quod ad Prochiron Epana-
^;ouenque item Epitomae Mulos XXIII priores , Zacha^^•iaei
editiones sum secutus: Epitomae titulos a XXIIII usque ad
finem in Ambrosiano códice Q 25 sup. contuli, quem ipse
felici quodam fato repperi , cum editio Zachariaei nondum
apparnerit. idem Ha.rmenopulum secundum Heimbachii edi-
tionem et codicem Ambrosianum C 3 inf. adhibui. plura sup-
peditauit tractatus de peculiis, quem edidit Heimbachius (') ,
ex quo locos quosdam libri II' eastigaui. Attalensis
zò no í,yl E ut non tam ad Leiu.zclauiensem editionem, quam ad
f icleln codicum manu scriptorum Ambros. I, 117 inf. ( 2) , Laur.
L1XXX , b et V , 4 laudaui , cum iam studia nouae eiusdem
editionis comparandae inierim. item Gai commentariis ad
quosda.m locos emendandos usas sum ( 3), et iure quidem, cum
constet gra.ecum Gai 7L(CLà nóSas Paraphrasi pro fundamento
fnissc. coniecturas Reitzii et Wuestemanni passim ,
gime singulae quales sint suis locis proponam.
Qua autem ratione hane editionem comparauerim, paucis
iam explicari potest. antiquiorem recensionem in textu sum
secutus : median' et nouissiman in, notis exposui. Orthogra-
h hiam ex codicibus dedi, qui eam recensionem quam fidelis-
tiinlc+ repraesentarent, i. e. 1VIessanensi et Laurentiano LXXX,
1. Rubricas latinas ubiqué serualli : graecas enim sero et
imperite additas- esse iam uidit Reitzius (II 1175 sq.). de ortho-
graphicis canonibus alibi iam plura disserri ( 4) : ceterum mo-
nend um est nunquam me adeo ingenio meò indulsisse, ut quae
in libris essent mutare sustinerem. Ita factum est ut quaedam
latina uerba, quae in libris constanter nulla pretiosa ratione
gra.ecis litteris scripta essent, ego quogne graecis litteris expri-
zn.erem, quamuis aliter eeterarum uoeum Al/ab-vía persuaderet.
aceentus quoque secundum eos libros retinui , qui , ut om-
nibus liquebit , acl graecae prosodiae normam conformantur.
quibus, ni fallor, Zachariaei desiclerium explebitur, quod ipse
olim expressit ( 5). ceterarum praecipuarum editionum uariantes

(1) 'AvéxSo ra, II, 247-260.


(2) Huno librum diserte descripsi Rend. Ist. Lonmb. , 2. a s., 16, 64 sq.
[= supra, 12 sq.].
(3) Cf. quae disputaui in Rend., 16, p. 565 sqq. [— supra, 15 sqq.].
(') Rend. Ist. Lomb., 16, p. 61-62 [— supra, 9-10].
(') 'Avéxhoia, p. 173, n. 56.
- 69 -

collegi : item locos , quos inuenerim , parallelos. uersionem


quoque latinam e regione addidi, non ueterem illam Curtia-
nam, neque eam quam Fabrotus emendauit aut Reitzius foe-
dauit, set quae mihi potissimum probaretur.
In hac mea editione complura facile deprehendi poterun t,
quae notanda uideantur. quae si quis monuerit, libenter audie-
mus, et si tanti erunt , ad nostri laboris emendationem acci-
piemus. eo enim tantummodo tendimus, ut haec Paraphrasis,
quae a nemine eorum est neglegenda, qui iuris scientiae operam
dent, magis magisque adornata et perpolita procedat.
Natura e diritto
nella Parafrasi greca delle Istituzioni (1).

Manca, com'è notissimo, nei manoscritti della Parafrasi


greca delle Istituzioni il titolo corrispondente al I del testo
latino , che in questo s' intitola : « De iustitia et iure ». Ma
da ciò non è punto lecito inferire, che esso non fosse mai
stato tradotto , sia perché il parafraste non s' accordasse coi
principii filosofici ivi esposti intorno al diritto, sia perché a
fondamento della Parafrasi sta un vecchio xutà tóóus di Gaio,
e Gaio comincia ex abrupto colla definizione di ius ciuile e
naturale.
Quel titolo andò piuttosto perduto nelle successive tra-
scrizioni dell' opera e quasi tutti i manoscritti conservano
infatti la numerazione del testo latino , indicando con ciò
stesso la sopravvenuta lacuna. Quella parte di Parafrasi greca
del I titolo da me scoperta in margine a un codice Lauren-
ziano (LXXX, 1) e pubblicata nella mia edizione della Para-
frasi è verosimilmente genuina ; da un manoscritto che ancora:
la conteneva potè essere trascritta in margine al predetto a
modo di supplemento.
E in tale idea mi conferma decisamente un passo finora
inavvertito della Parafrasi stessa. Giunto al passo 1, 3 pr. il
buon parafraste si arresta per fare uno de' consueti riassunti
delle cose antecedentemente esposte ed esordisce cosa :
Ei óvtES tt lati SLxatoflúvTT %al yEVtxiiv BLElEX&óviEC tciív
y ói,LCOV (5tU6QEoty, ptaffeni E S xul nóoot tò tuXutòv Fvo toUtovv, xtg.

(*) [Nota letta al R. Istituto Lombardo nell'adunanza del 12 novembre


1885: pubblicata nei Rendiconti, s. 2. a, 18, 1885, pp. 857-65J.
— 72 —

Etica Saxuto6vvr t si
Or a evidentement e la frase E igcóvrFS i '
riferisce al contentato del primo titolo, mentre quanto segue
si riferisce al contenuto del secondo. E questo è tanto più
notevole , in quanto che nulla di simile si trova nel testo
Latino.
Ad ogni modo 1' assenza di questo titolo (di cui tutt' al
più ci sarebbe rimasto qualche frammento) è molto sensibile
per un' indagine critica sulle idee filosofiche intorno al diritto
ciel nostro parafraste.
Siamo più fortunati rispetto al titolo secondo, che ci è
conservato per intero e che è copiosamente illustrato.
Il prof. Voigt, in una delle appendici al 1° volume della
sua opera sull' Tus naturale (') , ha preso in accurato esame
q l 'esto titolo e altri luoghi della Parafrasi ed é venuto alla
conclusione che s' intrecciano in essa la tricotomia del diritto
in ` ius naturale gentium et civile ' e la dicotomia in ` ius ci-
vile et gentium (o naturale) ' e che questo intrecciarsi cli due
sistemi produce una confusione notevole nel linguaggio, mag-
< d orc ancora se è possibile che non nel testo latino. La
presente memoria ha lo scopo di mostrare le ragioni storiche
di tale avvicendarsi di due sistemi e di avvertire come esso
pure deve spiegarsi colle origini del libro greco, quali la cri-
tica ha potuto negli ultimi tempi indagare.
Avanti n i compilatori delle Istituzioni imperiali stavano
pi t^ modelli. I commentari di Gaio , che erano la loro fonte

precipua, seguivano la dicotomia, parificando 1' ius gentium


,a I ius naturale (1, 1); le Istituzioni di Ulpiano accettavano la
tricotomia, dando però al diritto naturale un' accezione affatto
singolare (2); mentre le istituzioni di Marciano e di Fioren-
tino assumevano la.- tricotomia e davano al diritto naturale
quel significato, che a un dipresso fino ad oggi si è mante-
tinto nella scuola (3).
l3enehò ne' Digesti o nelle Istituzioni i Giustiniani si fac-
ciano avanti colla dottrina, di Ulpiano , è innegabile che ili
fondo essi accolgono quella degli ultimi accennati. Ma non

( i ) Vol. 1, p. 515-521.
( 2 ) Cfr. però VomGT, t. cit., p. 457-461.
(e;) VeiGT, 1. cit., p. 446-450.
-- 73 —

bastò ad essi né il tempo, né la diligenza di coordinarvi tutti


i frammenti, che essi toglievano ad autori così diversi, e la
confusione restò irreparabile. Questo si manifesta chiaro a
chi consideri alcuni passi di Gaio trascritti senza mutazioni
nel testo imperiale e che non armonizzano troppo colla tri-
cotomia.
In maggiori difficoltà venne a trovarsi il parafraste greco,
il quale aveva avanti a sè un %atà 2tó8as di Gaio tutto fon-
dato sulla dicotomia (1 ) , che doveva essere ridotto ad una
parafrasi del testo nuovo. E allo stesso sistema si ispiravano
in buona parte i commenti, ch' egli doveva rifondere nel suo
lavoro, giacché era specialmente attorno al testo di Gaio che
la tradizione scolastica s' era venuta affermando. Egli cercb
in qualche modo di coordinare tali idee, e già sul bel prin-
cipio — quasi a prevenire ogni critica dopo aver accen-
nato al ius gentium soggiunse cautamente : « che noi per abuso
sogliamo chiamare anche naturale » :
lavtxòvc [vópovs], ov5 xal cpvatxoin xataumarim-o átoxuXov tEv
(1, 2, 1). In luogo meno opportuno e con espressione meno
esatta dicono del resto lo stesso le Istituzioni latine 2, 1, 11.
Non riuscì difficile nemmeno al parafraste di accorgersi
che la definizione dello ius gentium datada Gaio (1, 1) e tras-
portata imprudentemente nel testo imperiale (1, 2, 1) s' accor-
dava ben poco colla tricotomia. Ma il tentativo ch' egli fece per
scemare almeno la contraddizione riuscì stranamente infelice.
La frase quod naturalis ratio inter omnes homines constituit'
rese egli così: óeu 81 ó cpvatxòS -cot lav txòg Xóyos µE ra v ^cáv-
twv FCpEV@E (2). Cfr. 1, 2, 11 'naturalia jura = 'rà.... iurisgéntia

( i ) Cfr. anco il frammento dositeano § 1, che fu pure tradotto in greco


ad uso scolastico : almeno secondo la recensione lachmanniana. Diversamente
il BozeKrNG e anche il VriGT, 1, 623 n. 1.
(2 ) A nessun lettore della Parafrasi sarà sfuggito come in questo secondo
titolo del libro 1° le stesse materie vengano, spesso con coincidenza arco di
forma, eslruste due volte. Premessa la definizione dello iris nat. data da Ul-
piano, segue un'ampia definizione ed esemplificazione del ius gentium e del
ius civile , mentre subito dopo ripiglia la versione del § 1 del testo e dei
due § successivi , ove si ritorna a definire ed esemplificare prima lo ius
civile e poi lo ius gentiuni. Quella prima parte, che certo non ó troppo bene
fusa col resto e che produce la ripetizione, è evidentemente uu avanzo del-
l'antico xu-r ató&as col relativo commento, fondato in parte sul 1° libro del-
— 74 —

iíroi cpvnixet v iµa e 2, 1 pr. naturali iure' cpv6txcu ixfiLUJ


ijtot iurisgentiop.
Ed è forse dopo quella osservazione, potersi per tollerato
abuso dire ` naturale ' aneo il diritto delle genti (osservazione
tante volte implicitamente ricordata, quante occorrono ambedue
le denominazioni congiunte coli' ijtoi), che il_ parafraste non
si sentì più costretto a mutar sempre quanto leggeva nel suo
xarà ráSus a norma del testo nuovo.
Gaio disse (2, 69) che « ea quoque , quae ex hostibus ca-
piuntur, naturali catione nostra fiant ». Questo non si accor-
dava colla dottrina accolta dai Giustiniani in D. 1, 1, 4 . 5
e nelle istituzioni 1, 2, 2 s. f. e pertanto essi corressero così
« iure gentium statim nostra fiunt » [2 , 1, 17] , seguendo il
1. 2 aureorum di Gaio stesso [D. 41, 1, 5, 7] in un passo, che
fu pure probabilmente interpolato dai compilatori. La para-
frasi offre qui pure : 1.° 1' antico xara tóBc S : 2.° la versione
del testo nuovo.

Par. c pvoixil xtfl oí.s loti xuì. G. 2, 69 Ea quoque, quae ex


àaò ZGJV aoaµí,ffiv. ó yào•{1.vixòs hostibus cahiuntur, naturali ratio-
vólios fiµ^-ts Q u ztu`iuyQi1EiU 13oa8tU.i ne nostra fiuut. I. 2, 1, 17 ea quae
yLVE6ilo.i x. t. 2.. ex hostibus capimus, iure gentium
statím nostra fiunt.

Quod per alluuionem agro tuo flumen adiecit, iure gentium,


tilai adquirilur, dicono le Inst. 2, 1, 20. E così dice pure Gaio

' Epitome d' Ermnogeuiano (cfr. D. 1, 1, 5). È infatti chiaro che ivi si defi-
nisce lo " ius gentiuuu „ nel senso gaiano ; buona parte degli esempi addotti
un seguace della tricotomia avrebbe dovuto riferirli al diritto naturale. In-
vece la seconda volta gli esempi addotti concordano con quelli del testo
latino. Ognuno poi avrà notato come gli esempi storici riportati nella 1
parte per illustrare il concetto di ius civile sono veri e bene scelti e dimo-
strano una discreta dottrina storica in chi li raccolse e convengono assai
meglio a un commentatore beritese di Gaio , che non al raffazzonatore del
testo attuale della Parafrasi. Finalmente, mentre la seconda volta i vari con-
tratti sono enumerati e .nominati a seconda del testo, la prima volta lo sono
secondo il fr.° di Ermogeniauo, che certo devette esser riferito negli antichi
scolii (notisi anco mantenuta la forma plurale). — Il frammento del vecchio
xa-tà ztó8us coi suoi commenti comincia alle parole "ó yeco noñ,iteí,av ovvioTcnv,,,
e finisce colle altre " aoXrpciv imis( avtwv ovx úíxvrloav ,,. Le prime parole
si collegano infatti malissiino colle precedenti, e dopo le ultime non si com-
prende come si ripeta il già detto.
— 75 —

(o — cib che per noi torna lo stesso — gli si fa dire) nel 20


aureorum, D. 41 , 1 , 7, 1 , paucis mutatis. Invece nelle Ist.
2, 70 egli dice che ciò avviene per diritto naturale (cfr. § 69).
Ciò in bocca sua suona lo stesso ( f) ; ma lo stesso non era poi
Giustiniani. Il parafraste però mantiene intatto 1' antico xara
acóha5 : (p v c 6x1] x t ij tY 15 lati ataa fi tñS alluuionos.... 14.10 'n
(Sia tris alluuionos tc'd áyQw ó noiaµòs atoocin, (p v 6 L X q)
V ó µ co tic fj tEtkas ylveraI 8EanotEias.
E così, mentre il testo contrappone. ordinariamente i modi
di acquisto ` ex iure . gentium ' a quelli ' inris ciuilis ' e Gaio
invece si serve a preferenza della frase ` iure naturali ', la
.Parafrasi s' accosta più a quest' ultimo. Onde, se le Istituzioni
imperiali (2, 5, 6) riassumono « quibus modis iure gentium res
adquiruntur », la Parafrasi parla di cose naturalmente acquisite
(eod.) e d' acquisti naturali (2, 6 pr.). V'ha un luogo, in cui lo
stesso testo imperiale sembra parificare ius gentium e ius na-
turale : 2, 1, 41 « recto dicitur, iure gentium i. e. iure naturali
id offici » ; ma é appunto la che la Parafrasi con manifesta allu-
sione alla . teoria ed alla definizione gaiana scrive : evoí,oxoµEv
iurisgéntion òv toúto tò vÓ u tov, lnE" nocSo 6tLV avt(7) cpvcrLxil
hLxalodv1] , 8 tò acaoà ad-46I to15 Ii9VEOL noXLtEVetaL
Ia non é solo nel rendere un' espressione del testo o nel
sostituire a questa 1' antica di Gaio che si palesa la tenacit i•
con cui fu mantenuta la dicotomia. Si può dire che il dualismo
fra vóµo5 e q56Ls (2) é anzi la chiave per ben intendere il libro
greco. Il vó ttog è il diritto civile, 1' angusta e rigorosa norma
propria del diritto romano : dxQLPE, xad JtoX1tLx&? 7.óyc,) tout 6ti
Te!) 18Lxq tc v `Pw uínv [2, 1, 11] ; mentre cpvói5 ò 1' equit i na-

turale e ben anco semplicemente il complesso dei principii in


cui s' accordano i vari popoli, perché conformi alle tendenze
della umana natura.
Il parafraste vede questo dualismo, anche 1À, dove il testo
non 1' accenna, e integra così il pensiero di esso. P. e. I. 4,
13, 1 « iure civili — -- sed iniquuin » ` r65 vó t/or ¿W,
EJLELC^1] xatù tò cp 5oeL McuLov x.
t. X. ». Cfr. 4, 13, 3. 4, 14 pr. :

(1) Cfr. anche SAVIGNY, System, I , 414 , il quale del resto in parecchi
punti di questa trattazione non è esatto.
(2) Vedi evidente questo dualismo in Gaio, 3, 194 e D. 7, 5, 2, 1.
— 76 —

tul; dyu)yucs 1ayvovaut5 t¿D clbtxovout xatà tò ^vGE1

l(xatov. E ibid. le parole « prima facie insta ... inique noceat »


sono rese in modo degno d' osservazione così : É QQ W t VUL S 1th,
ruta tÓ LxptPÉC, LUxo1C (SÉ vo4o[téva1s tfl cp17GEL » (1).
Le Ist. 4, 13 pr. dicono semplicemente : « licet ipsa astio
... insta sit, tamen iniqua sit ». Più chiaramente Gaio 4, 116 « ut
quis iure civili teneatur, sed iniquum sit » : e la parafrasi ri-
prendendo il xatà icóbaS: cl1'wy11S ÉQpwµávl]S µ£v tc) vóMcp, áStxov
hl til cp17GEt 3rQ0f3a%,b[tEvrK 16xvv ».
E che cp+crtc non sia preso nel senso stretto, in cui vediamo
inteso F ius naturale e la naturalis ratio nella tricotomia, ma
sia piuttosto la base del ius naturale uel gentium gaiano , ri-
sulta con tutta evidenza da passi in cui si discorre di età le-
gittima e di età naturale, di vvo l.tos e di cpvotdi bEO7totELa, e di
modi naturali di manumissione contrapposti ai civili (1, 5, 3);
mentre, come niuno ignora, nel sistema della tricotomia 1' isti-
hito delle manomissioni era per intero rivendicato allo ius
gentium ; cfr. D. 1, 1, 4.
La cpvots può trovarsi d' accordo col vóµo5 (2) e sembra
allora che da tale felice connubio s' accresca 1' efficacia di
questo (3) ; ma può essere benanco in opposizione.
In tal caso tocca alla legislazione e alla giurisprudenza
trovare, se è possibile, un temperamento, e frequenti sono le
lodi agli antichi pretori per esservi riusciti : ó praétcor aCanCOv
aavru/ov tìl y ga5Gt y [3, 3 pr.]. Ma se 1' accordo non è possibile,
se la politica ratio esige il sacrificio della cp 5 ts , questa deve
cedere nella lotta ineguale (4).
Abbiamo dunque quasi due sistemi di diritto, uno fondato
sulla cpvots e uno sul vó[tog, e, coerentemente ad essi, due si-
stemi di famiglia e di parentela , 1' agnatizio e il cognatizio.
l' notissima la dottrina della Parafrasi su questo argomento ;
essa è ripetuta ben tre volte quasi colle identiche parole (5).
Anche qui abbiamo a fare , secondo ogni probabilitá, con un
frammento del vecchio xata, nóbas, che formava una specie di

( 1 ) Cfr. anche il modo con cui la Parafr. commenta il testo I. 1, 10 pr.


(") Cfr. 1, 10 pr. 3, 20, 1. 4, 1, 1.
(3) Cosi ']oasi alla lettera anche Taleleo [Suppl. Bas., p. 161, sch. 341
(4) 1, 2, 1. 3, 5, 1 cet. (1, 11, 9).
(5) 1, 10, 1. 1, 15, 1. 3, 2 pr.
— 77 —

supplemento al testo paiano , e ci conferma in questa idea il


vedere questo brano (con mutazioni di poca importanza) con-
servato indipendente in diversi manoscritti ( 1). Tale dottrina si
completa con quella della adozione, che costituisce una figlia-
zione secondo il v6 tos ignorata dalla cp156L s .
Ond' è che 1' adottato s' imparenta cogli agnati dell' adot-
tante poiché 1' agnazione riposa come 1' adozione sul vó 1cos e
tà vóµu,µa tot; voi toLs auvcíactetai (1, 10, 1. 2, 13, 4); mentre
non s' imparenta coi cognati dell' adottante, giacché il loro
rapporto fondato sulla mera cpúais è estraneo ad un istituto,
che si basa esclusivamente sul vóµo s . Si ammette però che il
vóµos abbia a sua volta qualche efficacia sulla y púacs e si dice
perciò non sconosciuto alla cpúots il rapporto degli agnati fra
loro (1. c.) come neppure il rapporto dell' adottato colf' adot-
tante e gli agnati suoi : i adgnatícun ouvanto ^AÉ vn tre DÉaEt g),xet
[LEI' sautfis -xal cpúaty. Se non che questo vincolo della
cpvac5 col vóµos è in tal caso debole assai e presuppone sempre
che duri il rapporto che lo ha prodotto. Quindi, se 1' adottato
esce in qualsiasi modo dalla patria potestà dell' adottante,
ogni vincolo naturale cessa affatto (3, 1, 14). Anche il rapporto
agnatizio cessa affatto colla capitis deminutio, 1JCEL6'il ó noÀ tcxos
Xóyos (tour. 1) capitis deminutíwn) tà noîanxec 8lxaca (tout. tú
adgnaticà) 8Lcccpftei@ELv fiúvatat, e tale ruina trae con sé anche
quella del vincolo naturale fra gli agnati sussistente (1, 15, 1.
3). Ma la capitis deminutio (almeno la inedia e la minima : la
massima fino a, un certo punto) come istituto di diritto civile
non può distruggere la cognazione che ha propria e indipen-
dente radice nella cpveLs (1, 16, 6).
chiaro che tali dottrine non sono uscite dalla testa del
parafraste ; ma già si trovavano nella vecchia spiegazione dei
commentari gaiani, eh' egli teneva avanti agli occhi. Infatti
non solo presuppongono la dicotomia gaiana; ma si riferiscono
agli istituti giuridici quali erano nel periodo classico. Le
molte innovazioni arrecate ad essi e dagli imperatori antece-
denti e da Giustiniano medesimo (innovazioni accolte nel testo
stesso delle Istituzioni) non permettono di farne integra appli-

('^ Vedilo in ZACHARIAE, 'AvéxB., p. 185 sg. V. quanto abbiamo notato nei

Re gid. Ist. Lonab., s. 2. a , 16, 575 [— supra, p. 25].


- 78 -

razione. Per dirla come dicevano a Berito, la rpi1 ic era andata,


sempre più vincendo il vó tos.
E del resto tale conclusione risponde a quanto dice il
Savigny ('), che la dicotomia « bei den Riimern selbst als herr-
scliende Ansicht zu betrachten ist ». Certamente il Savigny
ha esagerato, nè si può negare che molta luce abbia sparso su
alcuni punti speciali la dotta e voluminosa opera di Maurizio
Voigt. Per es. mi pare ormai certo che Marciano debba aseri-
versi fra' seguaci della tricotomia (2) e cose pure Fiorentino (3).
E ini par certo che se la tricotomia , com'è esposta da
Ulpiano nel bel principio delle sue Istituzioni, deve conside-
rarsi come un « innocuo tentativo », al quale 1' autore stesso
non ha annesso troppa importanza, egli pure in ultima analisi
presupponga una tricotomia intesa alquanto diversamente ,
dando cioè al diritto naturale un' altra e più ampia acce-
zione (4). Che le sue idee non siano sempre chiare e che talora
sembri accostarsi alla dicotomia (5) non è cosa che, trattandosi
di un frettoloso compilatore, debba recarci grande stupore.
Qualche passo deve però forse considerarsi altrimenti; per es.
il fr. D. 50, 17, 32 è preso dal 43 0 libro di Ulpiano ad Sabinuni,
e chi potrebbe negare che appartenga a Sabino stesso 2 Che la
dicotomia fosse in uso nella scuola sabiniana sembra provarlo
La tena:cit a , con cui Gaio, uno dei più fedeli rappresentanti di
essa, vi aderisce (6).
La dicotomia prevalse ad Ogni modo nella tradizione sco-
lastiea e specialmente nell' orientale. Nelle elaborazioni greche
fatte dai coevi di Giustiniano delle fonti giuridiche latine,
noi troviamo continuamente reminiscenze di essa. Vedi per
es. Suppl. Bas. p. 19 . sch. 93 (ad D. 6, 1, 27, 4, Stefano), p. 112
sch. 2 (id. ad D. 7, 6, 3), p. 206 sch. 15 (id. ad D. 15, 1, 3, 3),
p. 211 sch. 54 (id. ad D. 15, 1, 9, 7) (7), p. 226 sch. 168 (id. ad

( t ) System, I, p. 413 sg.


(7) D. 1, 5, 5, 1. 40, 11, 2.
(3) D, 1, 5, 4 pr. § 1.
(4) Cfr. D. 1, 1, 1, 3 con D. 50, 16, 42. 2, 14, 1 pr. •
(') SAVIGNY, System, I, 415-18.
(6) Cfr. Javolen., libro 9 0 ex Cassio, D. 11, 1, 14, 1 ` ius et natura'.
(7) Qui Stefano non fa che riassumere gli argomenti., di cui s' era ser-
vito il vecchio Cirillo, professare a Berito, in una difesa penale..
-- 79 --

D. 15, 1, 41). Bastino questi pochi esempi, tolti tutti a una pic-
cola parte delle fonti greco-romano, per comprovare la verith
del nostro asserto.
A mantenere tale sistema nelle scuole giovava anche la
Ill terminologia conservata in tutto il diritto privato : ` possessio
ciuilis ' e naturalis ', ` obligatio ciuilis ' e ` naturalis' ecc. Qui
epiteto naturalis non ha forse un significato troppo chiara-
mente determinato ; ma non e sempre facile determinare quello
che ha `natura' nelle fonti nostre ( 1 ) e q i5' nelle scuole
orientali (2).

(1) Cfr. l'opera di MORIANI , La filosofia del diritto nel pensiero (.lei giu-
reconsulti romani, p. 48 sg. 50 sg.
(2) Che nella Parafrasi (e si poteva aggiungere nelle fonti greco-romane
dell'età giustinianea) la cpvat5 ` als das Vehikel.des cpurrxóv vó } irµov und als
die rechtserzeugende Potenz anerkannt wird ', ha ben riconosciuto il VOIGT,
Lelzre des mUS nat., I, 518. Ma aneo la ratio che ispira il vóµ.og è concepita
come aderente a una forza intelligente e ordinatrice, che regge l'organismo
dello Stato, e che non sembra essere una cosa sola col sovrano legislatore;
cfr. p. es. Par. 1, 4, 1.
`

''
^
^
`^`
I commentarii di Gaio
e 1' indice greco delle Istituzioni (*)•

Fino dal 1883 io avevo 'richiamato 1' attenzione degli stu-


diosi sul fatto, che la cosi detta Parafrasi greca delle Istituzioni
attribuita a Teofilo si appoggiava in parte notevole ai coni-
mentarii di Gaio, e non solo ne deduceva notizie storiche, ma:
ne riproduceva molti passi e argomenti. Talora non si vede
alcuna buona ragione, perché il traduttore bizantino si allon-
tani dal testo delle Istituzioni imperiali per accostarsi a quelle
di Gaio o perché venga fuori con riflessioni e avvertenze, che
si richiamano ai commentarii di Gaio piuttosto che al Libro,
eh' egli deve tradurre e illustrare. Per spiegare lui simile fatto
io avevo messo avanti l' ipotesi, che esistesse nelle scuole orien-
tali un xarà nactg delle Istituzioni di Gaio, quand' esse servi-
vano all' insegnamento elementare del diritto ; esso sarebbe
stato usato dal parafraste del testo imperiale, che così avrebbe
cercato di agevolare la fatica del compito suo. Questa idea fu
accolta dallo Zachariae e da altri. Il Brokate in una disserta-
zione argentoratense De origine Theophilinae quae fer. tur in-
stitutionum paraphraseos esaminò punto per punto i miei argo-
menti e ne conchiuse che per essi restava solo provato 1' uso
dei commentarii di Gaio da parte del parafraste per le notizie
storiche. Al Brokate rispose il DI'. Segré, gih mio discepolo ed
ora professore all' universitk di Macerata (')..[1 prof. Kriigger,

el) [In I3yzantinische Zeitschri ft, VI, 1897, pp. 547-65].


(i ) FidanJie,•i, 12, 1887, pp. 734 sgg. •

C. rl,eeINI: Scritli Giuridici, I. t;


— 82 —

che nel 1884, parlando della seconda edizione di Gaio compiuta


da lui e dallo Studemund ('), si era espresso in argomento con
molte restrizioni, nella terza edizione (1891) ha ammesso che
l'editore di Gaio deve « inter subsidia critica » tenere ben mag-
gior conto della Parafrasi, riconoscendo che 1' autore di questa
l^a assunto « plurima » dalle Istituzioni del vecchio maestro.
Negli ultimi mesi, mentre attendevo alla pubblicazione del
secondo volume della Parafrasi , ho riesaminato con cura la.
questione accennata e mi sono confermato sostanzialmente
nelle antiche idee. Non tutti gli argomenti , che io avevo ad-
dotto , mi sembrano ora senz' altro probanti ; ma la maggior
parte di essi mantiene ai miei occhi la sua forza e anzi ne
lio raccolto non pochi nuovi e significanti. Soprattutto mi pare
molto notevole il fatto, che in molti punti osservazioni e com-
menti che si trovano nel libro greco non hanno nel corrispon-
dente latino la loro diretta occasione, mentre questa si trova
nei commentarii di Gaio ora ciò non può opportunamente spie-
«, arsi che colla preesistenza di un xatà Jtóbas paiano usufruito
dal parafraste. Allo stesso resultato conduce l'osservazione, che
in certi luoghi troviamo una doppia trattazione del medesimo
tema, una corrispondente al testo latino, l'altra invece consona
,ella esposizione di Gaio.
Ho creduto perciò conveniente di esporre l' intera serie
degli argomenti, che possono servire a sostenere la mia tesi ;
a uopo seguiamo lo stesso ordine del testo dell' indice greco.
Ometto tutto quello che mi pare dubbio e varai raffronti minori.

1. Cominciando dal titolo 2 del °LIBRO I troviamo subito


uu fatto notevole. Due volte ó illustrata la differenza fra il ius,
civile ed il ius gentium. La prima spiegazione comincia alle
parole ó ( à Q nattElav 6vvvrt¿Sv (§ 1 , p. 2 1. 2 ed. Ferrini) e
prosegue fino alle altre noXE tEi,v'ún1Q avtwv ovx c15xvll6av (p. 7
1. 12 sg.). La seconda comincia immediatamente dopo , daras
ovv 5il µoc, e continua per tutto il § 2. Qui abbiamo la vera
traduzione della Istituzioni giustinianee : Omnes populi etc.
La prima parte, che non ha in questo veruna base e che riesce
nella Parafrasi una singolare duplicazione, non pub spiegarsi

(1 ) lirzt. VJScItr., 26, p. 548 sg.


— 83 —

che come tolta da qualche libro anteriore. Appena pub dubi-


tarsi che fosse presa da una versione greca di Gaio con com-
menti. Quali fossero le parole con cui Gaio cominciava i
suoi commentarii , parlando di questo argomento, non sap-
piamo ; nelle recenti edizi9ni la lacuna s' integra colle parole
delle Istituzioni imperiali , ma non so con quanto diritto : il
modo diverso con cui rende il parafraste il concetto sembra
opporsi. Del resto Gaio pone la differenza in ciò che il ius
civile è proprium civitatis ed il ius gentium apud omnes po-
pulos peraeque custoditur ; la Parafrasi spiega appunto ed
illustra tali concetti. Notevole è 1' espressione yàQ lav Lxovs
[vóµou s ] téari aty, o )g xai cpvatxovs... xaXoúµ£v. Questa frase, in per-
fetta armonia colla dicotomia di Gaio, è in contraddizione col
sistema della tricotomia accolto in questo stesso titolo delle Isti-
tuzioni imperiali ( i ). Non si può in veruna guisa credere che i
due brani così opposti l'uno all'altro siano fattura del medesimo
autore. Essi si presentano entrambi come trattazioni finite,
con principio, svolgimento e fine. Se fosse stato unico l'autore,
costui avrebbe in una sola e medesima trattazione sviluppato
1' argomento ; costui sovratutto non avrebbe ripetuto due volte
la cosa medesima, dicendo p. e. a p. 6 pendere dal ius gentium
tò yívEali'u1 auvuX?áyµutu JtQúa8Ls elyopaa(as µLaÚYi)c 1L Éxµ(ailo)GEL S
aQuxutuO7jxa5 xoLVcovías cSúvELU, tò yívEaaa1 Bco@Ed , SLL{}t xu S
e a p. 8 lx tovtou tov VOµí4,LOV rui núvtu
avywcicpEallaL,
axEBòv 11-rEVO!Maav tà avvcLXXáy tuta, oi,ov ccyopaaíu ttQCLau; µíal1coaL S
ÉxµÍan0Ju15 xoivcovía tcLouxutuTrpa i & VELaµa. xu1 EtEQ€ adturo Xu
auvcú Xdy µatu.

2. Un fatto analogo si osserva nel § 4 ibid., p. 9. La legge


viene due volte definita. Anzitutto si dice : rò ICCtOÒ. tov
cb7j µov vo[to -htovµEVOv X yEtuL lex. Quindi segue subito una più
ampia, analitica definizione, la, quale chiude così : lyévEto c5
[I) lex] tovtov toV tOtCOV • tori avyx lynxov ¿ ovtoc, olov tov vMccítou,
EQwtwvtos EL xe j tóbE voµoiO£tEiV, ó per
Éac£vEVaev. Cfr. ora
la prima definizione Gaio 1, 3: Lex est quod populus iubet
atque constituit. Per la seconda Inst. 1, 2 3: Lex est quod
populus romanus senatore magistrato interrogante, voluti co11-
s ale, eonstituebat.

( i ) Cfr. anche Re7tcl. Lst. Lonub.. s. 2. a , 18, 1885, p. 859


[supra, p. 731.
-84 -
3. Ancora più manifesta è la sovrapposizione dei due strati
nella definizione della plebe. Sempre al § 3 e alla p. 9 troviamo
detto prima (linea 12) ó zv8alos Sfiuós Éot 6 tò Xontòv ciaav n?Jraoc,
imEhmilvwv to)v 6v 'x?ìi tim)v, proprio come in Gaio (1, 3): plebis
au.tem appellatione sine patriciis ceteri cives significantnr. Più
avanti (1. 17) leggiamo : tò cSÈ zvchaiov nXi -j$o5 tov tovtc?
8LEV1jvo^lE, r^) ?ì1EVljvo7 E yÉvos á76) E 6ovs' ti 611uoly ov ncQorl
l uaivovtaL aoX,tUL, ovvcced uovuÉVCOV na.tQtxka)v xal-yoik„(túvESl
0. 1±yx7,11tix iv. ti`) 61 rov plebiscito (sic : 1. rik. plebis) òvouaoíá
c? ilyu uta -cc) 6xicoV tE
Mal, ovvx% ylt D. Av ol XOLnO L
' ato2 itai. 8r1Xovvta L,
proprio come in Inst. 1. c. È notevole che i patrie ii di Gaio
vengano more solito tradotti ovyxti)ittxoi ; mentre, ove Giusti-
niano distingue patricii et senatores , il traduttore distingue
pare tutQíxi,oi xal ovyxXttixoi.

4. Anche del plebiscito è doppia la definizione. Anzitutto


1. 14 tò 8È av.U ' avtc5v vouo&etom5p vov plebísciton Xáystat, tovtÉOt6
te vacò Co i) T7.)lftovs yvwcsa v xal xvQcoSév. Cfr. Gaio : plebiscitum
est quod plebs iubet atque constituit. Poi 1. 15 tov yùQ ple-
biscito ('Qzovtos, tovtÉOtt tov tPr.(3ovvov.... ÉQeotci5vtos,Évo^bo`l^ÉtEl TO
^t7:il)9oS, completandosi a norma delle Inst. la definizione gaiana.

5. Gaio parlando dei plebisciti dice: « olim patricii dice-


bant plebiscitis se non teneri , quia sine auctoritate eorum
fatta essent ». Queste parole mancano nelle Istituzioni impe-
rialí, che accennano solo alla legge Ortensia, senza spiegare
perché e come intervenisse. Parimenti manca nelle Istituzioni
1' accenno, che ha Gaio (1, 4), sugli antichi dubbii circa il va-
lore de' senatoconsulti. A chi ben guardi su questi due accenni
gaiani c? fondata tutta la lunga digressione della Parafrasi
p. 10-11 ; da essi son derivati tutti gli equivoci nella mede-
sima inclusi. Ivi è proprio riferita quella ragione del non vo-
lere i patricii sottomettersi ai plebisciti. Inoltre il racconto
della Parafrasi contrasta agli insegnamenti delle Istituzioni,
che dicono essere stata la difficoltà di convocare i coinizii
quella che ha spinto ad ammettere il potere legislativo nel
senato. Le parole delle Istituzioni sono alla meglio adattate
alla fine del § 5 (p. 11 . 1. 15 sg.).
Altra cosa importantissima é questa. Gaio , parlando del
senatoconsulto (1, 4), scrive idque legis vicem optinet. Tali pa-
— 85 —

role mancano affatto nelle Istituzioni ; ma non mancano nella


Parafrasi (p. 11 1. 14) : legis ordinem habel, tovtÉott vóµov rd tv
£xEL. Se pensiamo che tutto ciò è intessuto nella digressione
storica della Parafrasi , non sarà audace il pensare trattarsi
di un brano di un' anteriore elaborazione greca dei commen-
tarii gaiani.

6. Al § 6 (p. 11 1. 23) si dice : Potot?n.elígÉ6TL ó tò xpátog Cot


áQ x8LV naQà tov 8i µov Xa(3o5v. Cfr'. Gaio : « cum ipse imperator
per legem imperium accipiat ». Assai più lontana è la defini-
zione delle Istituzioni : « cum • lege regia, quae de imperio eius
lata est, populus ei et in eum orane suum imperüun et pote-
statem concessit ». Questa torna nella Parafrasi molto più
avanti, p. 13 1. 21.

7. Al § 7 (p. 14) dice la Parafrasi : tá EL voµoaEtov6L


aaoa )coµaío1g oL aó1ovts5.... yEVLxciP 8s zetvtEC ovóiatt xsx ylvtaL
magistratus populi romani. Queste parole sono la parafrasi delle
i„

gaiane (1, 6) : « Ius autem edicendi habent magistratus populi


romani ». Invece non hanno nessuna relazione col testo delle
Istituzioni, in cui non si fa neppur cenno dei magistratus po-
puli romani. Ancora nello stesso 7, p. 15 1. 12, leggesi :
xatEIaíQETOV tò vol,LOti4EtE6v be(Sc (a6L r(T) praétori tc^) urbáno?
xal tq) praétori r peregrina xal 'to ; aediles enrules, proprio
come in Gaio : « sed amplissimum ius est in edictis duorum
praetorum urbani et peregrini, ... item in edictis aedilium
curulium ». Nulla di simile nelle Istituzioni imperiali. Final-
mente le parole dello stesso § (p. 16 1. 8 sg.) , tà hl tovncov
édicta ÉXOátEL xal Év ta,g lnct xícu;i non trovano alcun riscontro
nel testo latino , mentre si spiegano benissimo (e si spiega
l' equivoco del parafraste) di fronte a • Gaio 1, 6.

8. Nella Parafrasi 1, 5, 2 (p. 23 sg.) tutto quanto concerne


i liberti dediticii e i peregrini dediticii costituisce una. versione
di Gaio 1, 13-15. Anzi nella Parafrasi tornano perfino alcune

parole latine « quia uicti lese dederunt ». Nulla di simile nelle


Istituzioni. Cfr. in ispecie G. 1, 14.

9. Tutta la lunga esposizione storica 1, 5, 4 (p. 25 sg.) c


relativa, a. Gaio e sembra tutta fatta per l'esplicazione di questo
autore. Ecco alcuni saggi dei più notevoli incontri.

— 86 —

p. 25 I. 9 sgg. éatLV, ws E1nov, G. 1, 54 cum apud cives roma-


cpuaLxii fiEanOr£ia xai, éVVOµoS SEano- nos duplex sit dominium; nam vel
tEía. xul 1j µéV cpvaLxìl a.éyEtuL in in bonis, vel ex iure quiritiuln
bonis xai ó SEastótrls bonitários, ^l cuiusque servus esse intellegitur.
fiÈ Ivvoµos XéyEtaL ex íure quiri-
tium... ó b£ SEanótllS ex iure qui-
ritario.
E1 bé tLS L'q.LCpotéOaS ÉaZE tü 5 1, 54. 2, 41 vel ex utroque
SEanot£ías, é?,èy£to pleno iure do- iure ... pleno iure ... idest et in
minus. bonis et ex iure quiritium.

p. 26 1. 11 sgg. fivixu iívVOELu G. 1, 17 ín cuius persona tria


avvn (2 aEL11...., CUatE avtOV xuL v7iE(J- haec concurrunt, ut maior sit an -
(3E(311YVUL tòv î' ÉvLUVtòv xul LxELv norum triginta et ex i. q. domini
É L ü1JLÓV tòV bEanÓtl l v t« SrVVOp,Ov et fusta ac legitima manumissione
SEanotEíav, tovtéatL Te, ex i. q., i-17,£v- liberetur, idest vindicta aut censu
Ig EnovtO Sé xal 6 olxétll .; uindicta aut testamento, is civis romanus
ij censa ij testamento.... návtwS 6 fit: si vero aliquid eorum deerit,
aEVn9-EQoúµEVOs áyivEto noñ.itll C, latinos erit.
.. ov avvéSpaELE tà tQia
ILU^oS. El òè...
11TOL bvo £a{16tE EVEX.L7LE
tU EVVO fl(ü fi xuL ta tQLa, O EîcE1)19-E-
QoúELEVOs ÉyivEto latinos iunianós.

È molto notevole che qui Gaio sia trattato come altrove


lo è il testo latino delle Istituzioni e come lo sono le costitu-
zioni nell' indice taleleano. Precede una larga introduzione
(proteoria), che prepara alla intelligenza del testo , e segue
quindi una letterale versione di esso. È dunque il sistema
delle elaborazioni bizantine (beritesi) applicato a Gaio, e ciò fa
ritenere che qui abbiamo parti di un xutà nóSaS de' suoi com-
mentarii. I1 mcíl9oS poi , la cui presenza fa sì che il liberto
sia nella condizione di dediticio , rende appunto la turpitudo
G. 1, 15. 16.

10. A p. 30 (1, 6, 4) troviamo una lunga spiegazione in-


torno al conventus ed al consilium, tutta quanta riprodotta da,
Gaio (1, 20). Più largamente ò trattata la parte relativa alle pro-
vincie, il che ben si comprende, date le origini che noi asse-
gniamo a queste parti della Parafrasi.
11. La. frase di Gaio 1, 53 imperatoris Antonini torna nella
parafrasi 1,, 8, 2 'Avt(Ovívov tov (3rxmXáws ; non, come si atten-
derebbe di fronte al lesto latino (divi pii Antonini), 'Avtcovívov
H í ov iov '&E LOtdtov.
— 87 —

12. A p. 45 (1, 10, 6) il parafraste scrive : ov Svva tut


Xaµ(3ávsty nOg trIly atoté µov vvµcp1v fl trl y acoté µov atQO-
yóvrl y . noocirffivreC, yetQ tó atotE SELxvvoµev µil vatóvta tà noócrcona
t'l s ccyxtat8taS atta yEyovóta. Cosi Gaio 1, 63.: item eam quae
mihi quondam socrus aut nurus, privigna aut noverca [v. nella
Parafrasi quanto segue alle parole citate] fuit. ideo autem di-
ximus quondam, quia si adhuc constant eae nuptiae per qual
talis adfinitas (dyXLótEka) quaesita est etc. In modo molto di-
verso le Istit.: privignam aut nurum uxorem ducere non licet
... quod scilicet ita accipi debeat, si fuit nurus aut privigna etc.

13. A p. 51 (1, 11, 3) leggiamo una notizia affatto man-


cante nel testo latino - delle Istituzioni : ó cívt1(3o5 alite ovoLoc
exemauto EL, uÉaty ncaat ?uaµ(3ávEataL, távutatov 17tEtQcinYi y¿-
VE6ftaL µEtá tLVOS tapacpv?,a), fi . Ma la notizia è quasi colle iden-
tiche parole in Gaio 1, 102: impuberem apud populum adop-
tari aliquando prohibitum est, aliquando permissum est : nunc
... cum quibusdam condicionibus permissum est. Manca pure
nel testo latino ogni riscontro- delle parole tuta Sè távta Int
tov El; *á6LV taXaµ(3avo t vo1) dvl'i(3ov vatErlo176Lov c yd, che in-
vece si spiegano col confronto della fine del citato § di Gaio
(vedi la Par., 1. c., p. 52).
Sempre a proposito di adozioni, è noto come la Parafrasi
stabilisca una serie di differenze (S Lacpooat) e di incontri (xo Lvw-
viaL) fra 1' adozione in senso stretto e 1' arrogazione. Y. sovra-
tutto 1. c. § 4 sgg., p. 52 sgg. Anche questo sembra remini-
scenza di Gaio ; 1, 103 « illud utriusque adoptionis commune
est » ; § 106 « utriusque adoptionis commune est », mentre nelle
Istituzioni latine è salvato uno solo di questi accenni (1, 11 9).
Al § 104 Gaio scrive : Feminae vero nullo modo adoptare
possunt, quia ne quidem naturales liberos in potestate habent.
In Giustiniano 1, 10, 10 è detto : Feminae quoque adoptare
non possunt. La ragione della mutazione è evidente. Nel
diritto giustinianeo non è più vero per ogni specie di adozione
l'argomento, che le femmine non sono capaci di patria potesti:
• perché nell' adozione vera e propria non passa più la: patria
poteste stessa del padre naturale nell'adottivo ; solo nell'adopiio
plena il padre adottivo acquista tale diritto. Sicché i compila-
tori delle Istituzioni, volendo salvare l'argomento gaia,no, hanno
dovuto dare una espressione affatto vaga, e indeterminata al
— 88 —

principio. Ma le parole « nullo modo » (ossia nè per adrogatio,


nè per adoptio) si fanno sentire nel brano del vecchio xutà
naus, che qui è inserito nella Parafrasi, p. 54 1. 14 sgg.: yvvr
ya @ ovBÈ xarà adrogatfona oi'i xat e( adoptfona 8vvatat 7ta t(3dvety
E15 i crty tLVd' 1j y&Q iWerig 8 t3cocLV 7j µiv tilt' xcctec tov atat1òs
17 JtEF,013aLótflta, uvtr l 8è tovs cpvwwxovs atuT8as vatElouóious ovx
£XEL. Ma si avverta come nelle parole si ribadisca anche più

efficacemente che nel testo cli Gaio il diritto antico, della cui
abolizione si parla in questo stesso titolo delle Istituzioni !
14. A p. 57 troviamo nella Parafrasi (1, 12, 1) altra os-
servazione mancante nel testo latino e invece contenuta in
Gaio : liemu os yàQ €òv ó ocak ov 8vvataL vnElova1Os Elvat tov
peregrínn : cfr. G. 1, 128 nec enim ratio patitur ut peregrinae
condicionis homo civem romanum in potestate habeat. E an-
cora: peregrinos y&Q còv iinelov6LO5 Elvut lco tc dou ov 815vatau : quia
acque ratio non patitur, ut peregrinae condicionis homo in
potestate sit civis romani parentis.
15. A p. 58 (ibid., § 5) si attacca nella Parafrasi un lungo
eri cursats per determinare 1' epoca , da cui cessa la patria po-
testa s. Tale digressione non si comprende di fronte al silenzio
pieno delle Istituzioni imperiali ; ma ha buona ragione di es-
sere di fronte al testo gaiano (1, 129) : sed utrum ex hoc tem-
pote, quo rnortuus est apud hostes parens, an ex illo, quo ab
liustibus captus est, [liberi sint sui iuris,] dubitari potest.
16. A p. 60 (ibid., § 6) troviamo larghe notizie sull'antica
em;ì.ncipatio tolte alla lettera da Gaio (1, 132 completato co'
119. 134). Ecco i precipui raffronti :

6 Eié6o; 1iyóQa ^ E tòv ataa8rc naQà -coi) mancipat pater filium alicui (a pa-
JTUT Q O; . .. xUL O1JtC0; 13mE^0t16L0; EyL rentibus mancipati ser°vorurn loco
ruco 6 :Teca; tov p.é6ov w; év táSEL constituuntur G aio 1, 123) ; is eum
8ov7,01.1. 6 Ecéóo; ii7`EVDéQov tòV na^8a vindicta manumittit ; eo facto re-
uinrlícta xüxei,vos auomr i (5) UVI 7,67Q vertitur in potestatem patris : ís
ávétQExEV tò tov natQó; in pote- eum iterum inancipat vel eidem
state. énlm Q a6xEV avtòv tè BEVtEQov vel alii .... isque eum postea si-
xut¿!. TÒV avtòv tQóltov >coi 6 7va(3chv militer vindicta manumittit; eo
ii7.EV$éQou avtòv uindíctrl. ná7.Lv facto rur°sus in potestatem patris
àQQttup ttvi, tQómcp vnéatQECpEv Els tiiv revertitur : tertio pater eum man-
Tul) natQ ò; vmESOVaLÓtrl ta. émínQacsxEv cipat eaque mancipatione desinit
civtòv Tè tQítov xai, ovtw 31E7LúEto in potestate patris esse.
tò in potestate, 'ii7vEV0E Q ovto 81 uin-
díctQc xaì, éylv8to avtsIoiSaLos.
— 89 —

17. Degna di considerazione è pure la definizione della


capitis deminutio, quale si trova in Gaio e nella Parafrasi, di
fronte a quella pórtaci dal testo latino. La Parafrasi ad esempio
di passaggio dallo stato di sui iuris a quello di soggezione alla
patria potestas dice (1, 16, 3, p. 72) : 5nEQ o u tc 3aél E6 É d lxdvcov,
avrtElovaioc óvtEs 5E1còxaaty Ic uto Jg elc vlofealav. Parimenti
Gaio nel luogo corrispondente (1, 162) : quod accidit in his qui
adoptantur ; invece le Istituzioni imperiali: quod accidit in his
qui cum sui iuris fuerunt coeperunt alieno iuri subiecti esse.

18. A p. 77 (1, 20 pr.)' la Parafrasi dice : 65 [ tít o 1 os] lx


to p voµo'Érou rov EvQóvro; ? 'EraL atilianós. Così Gaio 1, 185 :
qui atilianus tutor vocatur. Tace in proposito il testo latino.
È degno di nota (ciò che del resto occorre più altre volte) che
ne' § 1-2 di questo titolo la Parafrasi come Gaio esponga il
diritto classico servendosi del tempo presente ; mentre nelle
Istituzioni imperiali (e giustamente, trattandosi di istituti tra-
montati) si adibisce il passato.

19. Ancora più mirabile è quanto si legge a p. 80 (1, 21


3) É811soto vnò rov praótoros 13-rítQonoS, óS xal 11 7Ero praetórios
quia a praetore dabatur. La ragione e le parole latine, con cui
ò espressa , sono tolte da Gaio 1, 184: alius dabatur ... qui
dicebatur praetorius tutor, quia a praetore urbano dabatur. Le
Istituzioni latine dicono solo : non praetorius tutor, ut olim,
constituitur.

LIBRO II :

20. A p. 103 (2, 1, 15) leggeri nella Parafrasi : ro loúros


^^^^v.... aapabíborau xavcòv proprio come in Gaio 2, (38 « talem
habemus regulara traditam ». Cfr. Inst. 1. e. talis regula com-
probata est.

21. A p. 104 (§ 17 troviamo il fatto giri, avvertito della


ib.)
sovrapposizione delle due versioni. Secondo Gaio 2, 69 ea quo-
que, quae ex hostibus capiuntur, naturali ra gione nostra fin tit.
Secondo le Istit. imp. « ea quae ex hostibus capimus iure gen-
tium statim nostra fiunt ». La Parafrasi : Ivacxil xri oíí Fare xul
1) ala) tó)v nO2F dcov . ó yò,p si)vLxòs vóµos nuwu(Qf µa (3ov?-.rui
yLvEal9ut, ü(Ju E6? fpuµEv d tò vi-Dr no7?E lov. Alla stessa pagina
(§ 20) la Parafrasi s' accorda con Gaio (2, 70) nel far derivare
— 90 —

l'acquisto per alluvione dal cpuocxòv Mxacov, mentre per le Isti-


tuzioni si tratta di acquisto iure gentium. Al § 21 (p. 105) ò
ancora notevole che la Parafrasi non traduca la voce vicini
mancante a Gaio e si valga invece come questo del pronome
personale.

22. Al § 25 ibid. (p. 106 sg.) la menzione delle opinioni


de' Sabiniani e de' Proculiani corrisponde a G. 2, 79.

23. Il ti 33 ib. (p. 111) sembra meglio rispondente a Gaio


(2, 77) che non alle Istituzioni imperiali.

I. litterae quoque G. eadem ratione ɵovs tLS 2.a(3cbv »Io-


licet aureae sint pe- probatura est quod in ta.; >rEiá S (3qt(3QávaS
rinde chartis membra- cartulis s i ve mem- ÉváyQap>r avtotS,
nisve cedunt, acsi ce- branis meí.s aliquis xávtavila xatfGC µtµricsLv
dere solent ea quae scripserit, licet aureis "Mí) sfiácpovs EVxEL tè,c
inaedificantur aut in- litterís, meum esse, >'ncxEilcEVa -rol; 117LOxEt-
^
seruutur: icleoque si ín quia litterae cartulis pÉvois.... xayd) yí,voµat,

chartis membranisve s i v e membranis ce- tov f3L(37d01J fiEartótrls

tuis carmen vel histo- dunt. itaque etc. etc.


riam etc.

Al § 34 ibid. (p. 112) il dettato della Parafrasi è parimenti


molto piìi vicino a Gaio che alle Istituzioni giustinianee. Queste
dicono : « si quis in aliena tabula pinxerit » mentre Gaio (2,
78) ha : « si in tabula mea aliquis pinxerit velati imaginern »
e la. Parafrasi : ?ta(3G6v tLs á9,2,otpíav craví8a FoYyQácprlc E xcd Eixóva
xatEGYE17a.6EV.

24. Al § 40 ibid. (p. 116) troviamo una notizia mancante


nel testo latino : ot TC)/ stipendiária xal oi tributória Ixovteg
Jtá2,a1 xat& cuyxok n fl rnv 84tou (3aciUo ovx h av SEcatótai • yew
1UUTCótEla avtWV JtaQt trp 61'111(1) , i) :ra Q cz tc (3acrL?Ei, d?L?' ELxov
tìlV set' avtois w i) oly xal 1atixapniav mal atXYj Ecreírgv xatoxrjv. Cfr.
Gaio 2, 7 : in eo solo dominium populi romani est vel Caesaris;
nos a.utem possessionem tantum vel usumfructum habere vi-
demar.

25. Alla p. 129 (2, 6 pr.) la, Parafrasi dice tonto TOP SW
SExa(SÉ?LtOU vóµOu toc; come Gaio 2, 42 « et ita, lege XII
tabularuìn, eautum est »: le Ist. « cure civili constitutttm fuerat ».
Ibid. p. 130: fioxEL yùQ avtois lvcautoú 11 S1EtiaS XQ óvós atQOS
ccvaV tT166v tcuv otxe6o)v atQayµátcov, come in Gaio 2, 44 « quod ideo
— 91 —

r. eceptum videtur ... cum suffieeret domino ad inquirendam


rem suam anni aut biennii spatium ». Le Ist. : « putantibus
antiquioribus dominis sufficere ad inquirendas res suas prae-
fata tempora ».
Ibid. p. 130 sg. : ov µóvov 1311 tc.75v ÉV tf 'ItaMá BLaxELµvo)V
axIV7l tcov, aXXa yaQ %al tcov ev tuiS Inecuru1S, a oca?gai stipen-
diária xal tributória tQooriyoQEijeto, con manifesto nesso con
Gaio 2, 46 « item provincialia praedia usucapionem non reci-
piunt ». Le Ist. « ... in omni terra, quae nostro imperio gu-
bernatur ».

26. Molto importante è un altro raffronto. Le Istituzioni


2, 8, 2 dicono semplicemente : « ideoque si debitor pupillo
solvat , necessaria est tutoris auctoritas : alioquin non libera-
bitur ». Invece la Parafrasi p. 146 dice: ó ec ctìhs tov pupilla
xatf ea.ev uvtc tcTp pupillw tò xQ ^ o S $tL 1 tèv BEOnón5 lotiv ó
ccvrl(3o5 tá)v xata(3X0svtcov, otvco[LoMyiitai ... e6 y&Q nnon,tEV REV-
ltEQ01JcrÚ'aL tÒV XQE(1)ctt1V, E11Q66XEtaL lx.not OV tipt ÉVOx11V ó púpillos,
(;.)v Xaµ(3dve tò Mo; sine tutoris auctoritate , 13otEQ xextó2wtut.
Tutto ciò trovasi in Gaio 2, 84 : « si debitor pecuniam pupillo
solvat , facil quidem pecuniam pupilli , sed idse non liberatur,
quia nullam obligationem pupillus sine tutoris auctonitale dis-
solvere potesi , quia nullius rei alienatio ei sine tutoris auctori-
late concessa est »

27. Nelle Ist. 2, 9, 3 troviamo adattato un testo gaiano


(2, 89) ; la differenza é che, mentre Gaio parla in genere di
quelli « quos in potestate habemus », Giustiniano non fa pa-
rola che dei servi (eos, quos in potestate habetis, scil. servos),
come appare da tutto il contesto e dalle modificazioni del
nuovo diritto. Ma nella Parafrasi : el y €Q rt5 TO µìi oixEiov
acQcty,La tc;) éuO vycergov6(o) atUQ u3e) xtX. (p. 150).
Ibid. al § 5 (p. 152) : xaì, torto Éet i te) n a Q à nJ o L 2,E7O ievov.
Gaio 2, 95 : « et hoc est quod vulgo dicitur ». Inst. : « et hoc
est quod dicitur ».

28. In 2, 10, 1 (pp. 154. 155)la Parafrasi una serie


di notizie storiche sulle antiche forme di testamento, ehe coin-
cidono cogli insegnamenti di Gaio (2, 101. 102). Eccone i più
notevoli esempii :
— 92

xut tò tc^v calatiis comitiis i3 yí,veto xat Q q) Etprl vnS Toro


8VL(l.11t01' rovtov tòv rpónov : quae comitia bis in anno testa-
mentís faciendis destinata erant.
procincttts y(s!p yetai ó£ ^ w6Wvos xul í3toqtos JrQòS and.
tu;ív : procinetus est enim expeditus et armatus exercitus.
, ,
^ aliE
óuvF(3u6VÉ twas vcpvi,b^n2 ^9avcitcp xata6xE^EVta^, a8itou S tEXE-
utaV, ovtE yecp cal. com. bLEtílg'EVto ... ovtE procinctu xtñ,.: qui
llegue cal. com. neque in procinctu testamentum fecerat, is si
subita morte urguebatur etc.

29. Par. 1. c. i'lyóouCe tìlv tov G. 2, 104 inancipat alieni dicis


1cÉ?.2,ovtos tE?.EUtvv nEw,ovaíuv ?,ywv gratia familiam suam, in qua re
t6VC/. ()111LUta tuncxtí, cì vvv .7cEQcttóv his verbis familiae emptor utitur
r'aT^ 7 ÉyE^v xa.ì 1zeSí8ov tcµ:11- deinde aere percutit librara
liuto Elxovíxov vovµliov t¿Td SEóaót?1 idque aes dat testatori velut pretíí
t? lS neQuOVaíu S . xuì áXÉyrto ó úyo- loco : (103) et ob id . ei mandabat
^>ú.C,wv tamiliémptwr xul 2.oinòv ó testator, quod cuique post mortem
µ£?:LwV tE?,EVtGGV SlEtti7LOV t6 òcQEaeL suam dari vellet.
So^^jVU.^ 1zEtù. tfiv uvtov tE?,E1t7jv.

30. Le Istituzioni 2, 2 pr. dicono solo « ius autem adcre-


scendi eis ad certam portionem praestabatur » : la Parafrasi
(p. 170) espone ancora come diritto vigente (avvertendo solo
poi delle innovazioni introdotte) il diritto classico colle stesse
pa iole di Gaio :

ü.?.?.' ei, pèv -.;coTLxoí Elai.v oí yEyoc.pt- G. 2, 124 sed praeteritae istae
lk.vO,, d r; tò ij 1i.1611 7LVEta6 rl OtoOa- personae scriptis heredibus in par-
uv^fiai.s. E1 Sè sfioi, Els tò GCVa?t,o- tem adcrescunt, si sui heredes
yovv. oi,ov tQELS èvEatfiaató x?.fi- sine, in virilem, si extranei, in di-
Qovóliol.+S tì-lV rauyattl"Qu ij tòv ayovov midiam : id est, si quis tres verbi
praetériton El µèv É^. gratia filios heredes instituerit et
o^t^xoí Eìow oí yeyQuN,p,EVOt 7a10O- filiale praeterierit, filia adcrescen-
vó11,01, fi µ.èV ilvyútTlE' ijyouv ó lxyovo s do pro quarta parte fit heres et ea
2.'1 1 1lETCl.I, L-' ; o1JyxLCis, oí, Sè y' oí E1COtLxo6 ratione idem consequitur, quod ab
x?v1l^^ovóp.ot Ei. Sè s$ob, intestato patre mortuo habitura
?.ali{:ldvEi tò dva?.oyovv, toutéaTu tQEìs esset: at si extraneos ille heredes
ovyxíuS , cíaov 1111E Xaµ(3dvELV E'lyE instituerit et filiam praeterierit,
üStáJEto S stE?,EÚtiaEV filia adcrescendo ex dimidia parte
fit lieres.

Si avverta, come la Parafrasi si valga del tempo presente


e si vegga 'se qui non abbiamo manifestamente un brano di
un vecchio xut& nace; gaiano.
— 93 —

31. « Licebat », dicono le Istituzioni nel citato luogo, et


inter ceteros hoc facere », cioó diseredare la figlia o il nipote.
Ma Gaio 2, 128 dà la formola : celeri omnes exheredes sunto
riprodotta dalla Parafrasi, 1. c. ol Xotnol g otwaav áucox) Qovóµo1.

32. Inst. 2, 13, 2 idque lege Iunia Velleia provisum est,


in qua simul exheredationis modus ad similitudinem postu-
morum demonstratur.

Par. p. 173 xai tato 'Iul icu G. 2, 134 idque lege I. V. pro-
Vellécp vó l.l.q) EVVIiaL, 5csns vóµos visual est, in qua simul exhere-
xatà l i4,11 01,v t(6v postúmcon exhe- dationis modus notatur, ut virilis
reclátus avtovs cías yEvÉ6Oac, tov- sexus (postumi) nominatim, femi-
tÉ6t6 tòv !Av èxyovov nominatim nini vel nominatim vel inter ce-
[til v Sè Éxyóviv nominatim] fr inter teros exheredentur, dum tamen
ceteros l.t.Età SócEcos kiyátov. iis, qui inter ceteros exheredantur,
aliquid legetur.

Ibid. § 3 Inst. « feminini vero inter ceteros » : Gaio 2,


132 « feminini vel nominatim vel inter ceteros » : Par. hl
«XE6a6 xal nominatim xal inter ceteros.
Anche quello che si aggiunge nella Parafrasi : Si' ó E1.1/
v^òS ilyovv óIxyovo S aáaav %M7EtaL tip, tov tEÁ;EVnlaavtos ova(«v,
fi hl Bvycxt}l p Éxyov1i toaovtov Àaµ(3cívEL, óaov 154SauvE
rSuà noaclvhkEc05 ovaa vnE`gova(a, pende da Gaio 2, 125. 126.

33. Gaio 2, 181 avverte : Ceterum ne post obitum parentis


periculo insidiarum subiectus videatur pupillus , in usu est
vulgarem quidem substitutionem palam facere , i. e. eo loco
quo pupilluln heredem instituimus ; nam vulgaris substitutio
ita vocat ad hereditatem substitutum, si omnino pupillus heres
non extiterit, quod accidit cum vivo parente lnorif,ur, quo casu
nullum 'substiluti male faciuyn suspicari possumus , cum scilicet
vivo testatore omnia quae in testamento scripta sint ignorentur.
Si confronti ora la Parafrasi II 16 § 3, p. 188 : cv µ(3a ívE c
nokkáms uvà pupillaríws vnoxaaustwvta .Tracól Els 16xatov ɵon-
ntE6v Mo;, µli nws 6 púpillos vnoxatáatatos yvovs tEî.EVtfi -roí-)
narPóS Éavtòv pupillu vatoxatácrtatov 17rWov2,E15a?3 xal
(3oaErai tòv ÉvtEV$EV 'Exx? LvuL cpó(3ov, Mcpcov x7,:rl oovóµov tòv pti-
pillon, tòv µÉv uulghrion vnoxatáotatov EvNcos Età tii v Fvataatv
-coi) pupillu cccpó(3cos ypacpstco • ovtos yàp atf3ovXos Etvai. ov 8vv11-
6EtaL ecviV3cp, ovts cuvtos to"v aratQó5 • áyvoEltat yàe tà év
- 94 -


r,^) (SL yEy()ulLµFVU, oútE l .LFtú tEXFVtrtv toV 8LU1iEµlvov' T^ hl]
yà i) dvucpuvEi; ó atuas t(7) atutE)t x*1iP0v6111,0s ov bí,ócooL "6-
t)uv tCi) uu.igarí(? vnoxatucjtáte,).

che non ha riscontro nelle


34. 111 proemio di 2, 17 (p. 192),
Istituzioni latine, si riconnette a Gaio 2, 115. 116.

:35. A p. 200 (2, 19, 1) dice la Parafrasi : µn51 tò 7xuvòv


uvtoi,5 yáv7ytaL 17c1 -cok ?)(1)7,11µu,rL, µÉVEL µÈV ca.v15(3@LQtos ó tEXEV-
tlj0aC; 5t7algovoµía SLUatLateá6xEtaL, ovxÉtL XEyóvtcVV 11Eí-
Voiv, lit', tà toV tEXsurLjaavto5 cSLa . nutCJáóxEtaL atciáyµatu,
(17,7,à roí-) tí,Zov toVx7LrwovóµoV : cfr. Gaio 2, 154 : ut si
e reditoribus satis non fiat, potius huius heredis quam ipsius
t,eslcctoris bona veneant : i. e. ut ignominia quae accidit ex ven-
rlitione bonoru-m hunc potius heredem quam ipsum testatorem
contingat.

36. Al titolo 20 del libro II la Parafrasi espone al pre-


sente, quasi diritto in vigore, la dottrina degli antichi tipi di
legato. Le varie definizioni o per la lettera o almeno pel senso
rispondono a quelle di Gaio. Cfr. ad es. § 2 (p. 206) avtrt rj
n indieatío)n SEovrerc1v 1J-cola tÒV ?alyatáciov cµa tñ tot xXrrQovóµou
ad i t: í on.i .... 1X yEto uindicatícon tupa, toV uindicar e , ó len
i ^ u Tik in reni. IA L d ouL Te) atQCCyµa = Gaio 2, 194 : ideo autem

eri vindicationem legatum appellatur, quia post aditam here-


d ¡la toni sta ti m ex iure quiritium res legatarii fit ; et si eam
reir " ... peto t, vindicare debet, id est intendere suam rem ... esse.
Circa il legato per damnationem (oltre le formule) cfr.
I' osservazione ÉtíxtEto £vtEV.aEV t() lxiyata(íc) xara toV wIneo-
vó t coV personalía dycoy( : cfr. Gai. 2, 204 : et ideo legatarius
i_n personam agore debet.
Circe il legatum sinendi modo cfr. Gaio 2, 209. 213: xad
1VtFV1Ì'EV (nµoío) 9) ex testamento = et ideo huius quoque
legati nomine in personam astio est ' quidquid heredem ex
testamento dare facere oportet '.
Circa il legatura per praeceptionem : áµéÀ8L ov xaX t(
µi1 civtt u txc: x7.11wovegod xatà praeceptíona xata7` L l.inelvoµsv- tò
yà0 EiTtE V `)wµu'iaTi praecipito, toutéatL `xatEla(QEtov Xcgt3avétco'
81ìX(0rutóv ÉGtL at • ovatox8LµÉvov µÉpovs 5t7_1QOVoµtas, tovtÉ6tL atpòs te¡)
}A,EQEL, OTtEQ a1JtG,) xat£ tnov, P0v7vo[tat cCÚtòv xa6 tÓ&E gXELV ÉV ÉlatQ t(t).
Cfr. Gaio '2, 217: sed nostri quidem praeceptores nulli alii eo
- 95 -

modo legaci posse putant , nisi ei qui aliqua ex parte heres


seriptus esset : praecipere enim esse praeeipuum sumere; quod
tantum in eius persona procedit , qui aliqua ex parte heres
institutus est, quod is extra portionem hereditatis praecipuum
legatum habiturus sit.
Cfr. pure le parole : C 3r 'U -aO 81 Ti praeceptfwn bLá ton fa-
miliae erciscundae con Gaio 2, 219.

37. L' esempio del § 27 ib. (p. 223), gatw 13-dtQonoy ton lµov
nathòs ó JwciStoS lexóµEvoS xibElav, manca affatto nelle
Istituzioni imperiali ; ma si trova fra quelli dati da Gaio (2,
238) di personae incertae: « qui primus ad funus meum venerit ».

38. Importantissimo è il raffronto fra la Par. 2, 20, 32


(p. 225 sg.) e Gaio 2, 244 (le Ist. solo : inutiliter le ;ari.... sub
condicione vero recte legatur) :

(70,1 cl tIVES 2n 1yovOL tcOV VO UXÚJV, n@Od,ZELV tfi xatacpoQCz


— xUL EL ulv xat EXEIVOV ton XQovov aUr)a,wv xExwQL6tCL ta TQo-
awna ton xXrQovóµov xaì ton ?J' yatc ov BLaxéxQLtaL tú
3tQó6cona, 1QQwtUL tò Xiyátov. EL fil £v tü) xalQ(1) tE?LEVt ►15... E1JQÉÚ?1v
incE O176LOV Fxwv tòv oixétr v tòv xal Xr)yatáQLOV , áaoó(3EGailaEtaL
t ò Xil ydtov cS LÙ tòv ELQrf gvov Xóyov. tanta Év () púrws xatá cp 3 ry •
EL 5è a6pETLxws, axoatoí tsv o11átL t'Ì1 v tF%EVti' 1 v tOV Ida-agtávOV, a».c,e
t7^V £4a6Lv tík aLQ E cEws tanta LEV TLVES' tò 81 xQat cTav Otitws
ExE,L. EJLL !Av y( Q aLÓEttxwv aa,1pftEC E6tt rò elem ,LEVOV, OtL (SEI, (mona)!
t riv cx(3a6LV t)7S al,QÉGEws- Éi 8È tcLv czµa tli yQacpf tò Xi l -
yátov (XQr,Otóv EStL cSLl tOV xavóva tòv Xeyovra xrX.

Servius recte legaci putat, sed evanescere legatum, si quo


tempore dios legatorum cedere solet adhuc in potestate sit,
ideoque sive pure legatum sit et vivo adhuc testatore in po-
testate heredis esse desierit , sive sub condicione et ante con-
dicionem id acciderit, deberi legatum. Sabinus et Cassius sub
condicione recte legaci, pure non recte, putant : licet enim etc.

38. Si avverta come ai § 34-36 di questo titolo la Para-


frasi esponga al presente punti antiquati di diritto ; al § 36
poi il divieto de' poenae nomine relicta è suffragato da ragioni,
di cui una (se vera) dovrebb' essere perentoria (sarebbe un le-
gatum in arbitrium heredis eollatum). Ora . tutto fa, credere che
questo sia un avanzo di un libro esponente il diritto anteriore.
— 96 —

39. In Par. 2, 22 pr. le notizie sulle leggi Furia e Voconia


sono una traduzione del testo gaiano 2, 225. 226.
lúaTj pEtcL taita ó vópos ó Ftírios, ócrtL 5 EtatE µ ì1 IIEívut tLvt
blyutaúEt y nEpattQc9 xiXío.)v Voptupát(OV ... Ò.XX' EvxEpc)s ó toiovtos
an íLeyvicpeto vópos • El yáp tLs at8Vtaxtux1Xlcov voptu p átcov 1"xcov atE-
ntovuÍuv F ?ì yutupíots 12flydtEVUEV dvù á, ovcSè -r(7? vópá) atpoaéxpovGE
xaì, I1 ,í 5xEto atdXiv v xX y oovópos blà tò 11.i"0v xEty xée6os xtX.
¿X2 ltéO lv cSEVtépa táì;Et ó Vocónios vópos, òotts ElarE pa16£v
rt/váov ?c t3ávEt y tòv kil yutáptov toú x /wovópov • xul a•vtòs 8à Eva-
vátOÉTrtOs. E1 yáp tts xtX. .. 8t' v yÚp y óptupa ovx 1'iVELXEtO ó
oovópos òXo?.XLIQov xhlpovopLus vatEtus)vaEi,v (3áprJ.
xbl

lata est lex Furia, qua ... ceteris plus mille assibus lega-
torum nomine ... capero perrnissum non est. sed et haec lex
non perfecit quod voluit : qui enim verbi gratia quinque mi-
linul neris patrimonium habebat poterat , quinque hominibus
singulis inillenos asses legando totum patrimonium erogare.
ideo postea lata est lex Voconia, qua cautum est ne cui plus
legatoreun nomine ... capere liceret quam heredes caperent ...
sed timen fere vitium simile nascebatur : nam in multas lega-
toriorum personas distributo patrimonio poterat (testator) adeo
l^e^ odi minirnum relinquere, ut non expediret heredi huius lucri
gratia lotius hereditatis onera sustinere.

40. Dice Gaio 2, 285: peregrini poterant fideicommissa


°apere et foro hace fuit origo fideicommissorum. E la Par. 2,
23, 1 (p. 238) espone così appunto tale origine.

41. Quello che si legge al § 3 dello stesso titolo (p. 239-40)


corrisponde letteralmente alt' esposizione gaiana (2, 252) :

sed potius emptoris (loco erat). tuno enim in usu erat el


cui restituebatur hereditas nummo uno eam hereditatam dicis
causa venire et quae stipulationes [inter venditorem hereditatis
et emptorem interponi solent , eaedem interponebantur] inter
heredero et eum cui restituebatur hereditas, ut quidquid he-
reditario nomine .... dedisset, eo nomine indemnis esset, et
omnino , si quis cum eo . hereditario nomine ageret, ut recte
defenderetur ; ille vero qui recipiebat hereditatem invicem sti-
pulabatur, ut, si quid ex hereditate ad heredem pervenisset, id
sibi restitueretur, ut etiam pateretur eum hereditarias actiones
procuratorio ... nomine exequi.
— 97 —

ó SI tavtriv SEIáµEVOs ... $cyoQaotov tábv ÉatEtxE . .. xal ó


xbwovóµo5 ÉVòS vonµµov né-G6av É1L6na6xE xñ.lwovoµáav xat tLVEs
É7CEQcUt7l6Ets Éyívovto µEtalv tov xXrwovóµov xal tov fideicommis-
sárfu xal lyÉvovto ÉKE(JOJtrjóEts emptae uenditae hereditatis.
13tucíita yà @ ó xXrwovóµos tòv fideicommissárion ovtcos . óµoXo-
yás ... Éàv áaraLtrPw tt vmò hereditarfu credítoros SLSóvat µot
tato fiyovv xal defendeúein µE; ... ávtEnrTpSta ó fidei-
cornmissários ten, xXr1Pov611ov ovtcos - óµoXoyEk ... Éàv ccnaLtrI6ns
hereditárion debftora 8t8óvat µot tato iSyovv xal ExxcoPELV µoL
tàs áyc:yyàs (iJ6tE Svvril;ir-ival µE procuratorio nomine xLvfi6at tantas;

LIBRO III :

42. 3 , 2 , 1 (p. 271). L' osservazione della Parafrasi circa,


l'appellazione di « consobrini » data ai fratres pairueles si com-
prende meglio di fronte a Gaio (3, 10 ; quos plerique etiam con-
sobrinos vocant) che di fronte alle Istituzioni giustinianee (qui
etiam consobrini vocantur).
Ancora ibid. (p. 272) etg Q io j c v xaXov"vtca virò ton
ScoSExaSÉX,tov come in Gaio 3 , 11 « dat lex XII tabulartun he-
reditatem » : le Ist. imperiali « dat lex hereditatem ».
Importantissimo è poi il raffronto seguente : (75atE ovv ^ c V
Éótty dSEXcpóg , lati, bÈ xal *sLoS , lnEt& ó [1,1v clhá pòs &17t1Q017
a
(3a1`lµa, ó SÈ Elog tQC,tov (3aúµov ?otty, ó áSEÀcpòs TQotLµátUL. Ciò
manca nelle Istituzioni imperiali ; ma non in Gaio 3, 15 « si
ei qui defunctus erit sit frater et alterius fratris filius, ... frater
potior est, quia grado praecedit ». Vi ha solo la lieve differenza,
che un testo considera il nipote e l'altro lo zio ; ma la sostanza
e il ragionamento sono affatto identici.
Il § 3 dello stesso titolo (p. 273) offre un altro curioso
esempio di doppia versione. Precede al solito quella di Gaio
e segue quella delle Istituzioni imperiali.

Gai. 3, 14 amita vero et fra- el 81 'Oda, nQòs naiQòs (ami ta)


tris filia legitima heres esse non ^ liuyátrlQ 6.8EXcpov, ovx 171 8vvato (;)s
potest. adgnata x2mQOYop116aL.
Inst.: fratris tui aut patrui tui tov > µov cuSEXcpov fi tov 19E(ov
filiae vel amitae tuae hereditas ad µov iov 71Qòg natQòs 1j 19vyúrri Q ^j rl
te pertinet, tua vero ad illas non 7TQòs nutQòs 0'ELa Et étE7.E15t11oEv, ws
pertinebat. adgn.LtoA éx)m1PovOFlolfv a'Ycú xi^..

C. FKaeiNi, Scritti Giuridici, I. 7


- 98 -

43. Ancora nello stesso titolo (§ 4) le Istituzioni richiamano


il principio per le successioni legittime degli agnati (si omnes
i
ex masculis descendentes legitimo iure veniant) e cioè : « he-
reditate non ad stirpes, sed in capita dividenda ». Gaio (3, 16)
si diffonde in proposito : quaesitum est, si dispari forte numero
sint nati, velut ex uno (fratre) unus vel duo, ex altero tres vel
quattnor, utraun in stirpes dividenda sit hereditas ... an potius
in capita. iamdudum tamen placuit in capita dividendam esse
hereditatem. Si vegga ora la Parafrasi (p. 276) : &XX& tov p>Èv
(7tchEXcpov f)6av y' xcd 6', t>1S SE aSEXcpfc a i xu, ov Set XEyEl,v
dtL oi cacò Tl) úòEXcpfig tò kiwi/ xal ol darò tov aeXcpov tò ilµl,ov
)u E L(3úvovrLV, c1ÁjL' in capita ylvEtuw SLaíoEOLS. Proprio l'esempio
di Gaio (3 o 4 da una parte, 1 o 2 dall' altra). Anche la con-
siderazione che non si deve la metà a un gruppo e 1' altra
1111' altro pende dalle parole « in stirpes ... sicut inter duos
heredes inris est ». La, lieve differenza per cui, mentre Gaio
parla dei figli di due fratelli, la Parafrasi parla di quelli di
un fratello e di ti na sorella, è imposta da ciò che nel § cit.
delle Istituzioni la regola delle successioni agnatizie si estende
a. tutte le nuove successioni legittime. Gaio continua : itaque
quotquot erunt ab utraque parte personae , in tot portiones
hereditas dividetur, ita ut singuli singulas portiones , ferant. E
la Parafrasi : xut oL µev cadrò tov á8sXcpov S' òvtEs b' 2,aµ43ávovoL
^LOl^us, ol varò c 3eXcpíj òvtEC, 3' grlovaL (3' vtá .

44. In 3, 3 pr. le Istituzioni lamentano come Gaio (3, 18)


le angustie del diritto successorio decemvirale. Gaio aggiunge
(3, 19) un esempio che manca nelle Istituzioni : statim enim
emancipati liberi nullum ius in hereditatem parentis ex ea
lege habent , cum desierint sui heredes esse. Ma la notizia è
nella Parafrasi (p. 279) : Erlá(3aXE yàQ tov5 emancipatus tT C tcóv
acuréocWV SLaBoxfiS oZzátL yLVCóoxcov avtovs SLec tilt' ovµ(3cloav capitis
deminutíona.

45. Dopo ciò non è temerario ascrivere alle Istituzioni


gaiane (nella lacuna dopo 3, 33) quanto ora si legge nella Pa-
rafrasi 3 , 9 , 3 (p. 304) : El, ovvé(3 1 µE tòv É tòv viòv aroLovvta
emanelpaton Sol)vad cr o l,
aitòv EI 1tQ(T)tov mancfpion xai SEVtEpov
xaì tpltov xai csv fiXEVt9ÉQWOas avtòv xal avtE ovol,ov EaroNloug, SLà
tilt' SóoLV tY1S 11.EVt9EQfteg lxÉxt1 i 6o áat' avtc^ legítima MxULa µLELOVµEVa
tù atarpovLxd. Di ciò non sari, male tener conto per la conget-
tura circa la parte perduta.
- 99 —

46. In 3 , 12 pr. (p. 315) la Parafrasi dh varie notizie


desunte da Gaio circa la venditio bonorum. Gaio 3, 78 qui
fraudationis causa latitant nec absentes defenduntur : EL cru-
1xELV tòv de-
vÉh tóvà oCOÎlOLS 17TocpEL%£lv ELta XavliávELV xa6 1101
fendeúonta.
Gaio 3, 79 : iubet ea praetor per dies continuos XXX pos-
sideri et proscribi ... postea iubet convenire creditores et ex
eo numero magistrum creari , idest eum per quem bona ve-
neant : 2tItQEnev avtoig ó praétcor yEvÉViiaL Év voµfi t cTYv tov debí-
^ Yµ átcov xal 's y ívovto ^v xato^^^l tovtcov ^7^ì `L
toros zcoa ^'1 tás lµ Q
zLaQEWo1)a(iw ó£ 15{.ELV(1)V tcov bEQ(73v, EyLVEtO BEVtÉQa TCQ0647.E1)6LS
157t ' a1)tGrV aLt015VtCt)V, ÚS6tE avtOLs E§01566aV ETA! CA.L ha 11 avtwv 7TQ0-

(3áaXEci19aL ... óotLS ÉÁÉyEto µáyLatQoS [tòv òcpEaovtu BLanCO4aaL tì^v


ovóíav] . . . lyívEto TcQoyQacp'l . . .
Gaio : diebus itaque . . . bona emptori addici iubet = Pa-
rafrasi (p. 316) : xal ataQ{/',SQaµsv Évtavl9u kan xQóvoS,
t(ítE UQ06Ex11Q017t0 ovóía t(p ccyoQaórú xui ÉXáyEto ó ecyoQaotìi;
bonorum emptor.
Ancora più notevole é il seguente raffronto. Gaio 3, 81 :
item quae debita sunt ei (cuius bona veneunt) aut ipse debuit,
neque bonorum possessor neque bonorum elnptor ipso mitre
debet aut ipsis debentur. (sed) de omnibus rebus [utilibus
tionibus et experiuntur et conveniuntur, qua's4 in sequenti com-
mentario proponemus : xal ná,csa.L aL ecycoyaí, aLtLVES 1, ».LOOV té^
no6távtL til y bon. vendit. xal óaaL ijGav zar' edita , avtaL µEtE-
cpÉoovto E7cl tòv bonorum émptora utlllo)s xaì. 'svljy^.to
úí63cEQ xul ó bonorum possésscor.

47. La Par. osserva 3 , 15 , 1 (p. 322) : tò µ£v spondes ?


spondeo ov µEtEcpQáCEto 121rivLatL. Cfr. Gaio 3. 93: et illa ver-
borum obligatio ... spondes ? spondeo ... ne quidem in graecum
sermonenl per interpretationem proprie transferri possit. Il
Brokate nega cosi evidente incontro (pp. 42-43) per non avere
letto tutto il passo di Gaio.

48. Le Istituzioni 3, 19, 2 dicono semplicemente : « si . . .


rem suam dári quis stipuletur ». Gaio 3, 99 « si quis igno-
raus rem suam esse , dari sibi eam stipuletur ; quippe quod
alicuiz,cs est, id ei dari non potesi ». E la Parafrasi (p. 335) : Éùv
rò 7LQanLGt tò É[Lòv É7rEcU)t1laCU GE ... dare
yá l) É(itL tò 7LOLikaL (SE-
anóri v• ÉJrí,n%, EO v hè roí:, É !.Lov yEVFaaaL cSe6J-rcíil i s ov ^1ú^uELU^.
— loo
Ibid. § 4 dicono le Ist. : « utrum totum debetur quod in
stip'' r" deductum est , an vero pars dimidia , dubitatum est ».
Gaio 3, 103: nostri praeceptores putant in universum valere
et proinde ei soli qui stipulatus sil solidum deberi , alque si
extranei nomen non adiecissel. Par. (p. 337) : 1L15tEQ0v tò Uov
lno TELXEtCL rò Et5 É,1LE Q C)t116LV ÉvExaáv, o u ton TLttov K11 SÉ Soxovvt0;
ÉV t11 lnE Q UJt1IOEL TE1ÌELO&cLL xtX.
Ibid. § 10. La Parafrasi (p. 338) con Gaio (3, 109) legge
in fanti proximus ; le Istituzioni in fantiae pr.
Ibid. § 13 (p. 340). La Par. : S Là tò E15 tò post mortem
¿cváyEa-am tò 3CQò E LLd; t1i; rEXEVt115 ov yLVd)rn O LEv.
Cfr. Gaio 3, 100: quia non potest aliter intellegi pridie quam
a.licluis morietur, quam si mors seccata sit : rursus morte secula
in praeteritum reducitur stipulatio.

49. Io continuo a ritenere che le notizie della Parafrasi


3, 21, p. 348, circa la transscriptio a re in personam, derivino
da Gaio 3, 129. Cfr. inoltre 3 , 22 , p. 351 : É d S£ t>7S litteris
Ivo•r 05 LEV
^ á a gvox ov hl avtòv xtátaL £XE^VO; Els 8 v yy ovEv
ó yQ^s,
1j y Q acpll = G. 3, 157 : cum in nominibus alius expensum fe-
rendo obliget, alius obligetur.

LII3RO IV :
50. Nelle Ist. 4, 1, 1 il furtum è definito « contrectatio
rei » : la Parafrasi parla di n@cFyµato; ú7v7.ot Q Lov 1p117hyy11olg, non
dimenticandosi di Gaio 3, 195.

51. Notevolissimo è il § 3 ibid. (p. 383). Le Ist. dicono


« ulterius furtum manifestum extendendum est » ; Gaio « alii
ulterius eo usque manif. furtum esse dixerunt » ; Par. gVEQoL
SÉ JCE(?aLtÉQÚ) tìiv cpavEQàv ÉxrELVOUGL 5aort11v, ÀéyovfE; L XQL toaovtOU
cpaVEQóv uva x7Lat1 1 v volli, sa laL xtX.

52. Dice Gaio 3, 198 : utrum furti an servi corrupti in


teneatur ... an neutro ? responsum neutro eum teneri,-diso
furti ideo quia non invito me res contrectarit, servi corrupti
ideo, quod deterior servus factus non sit. La Parafr. noLa µ0L
xarà Tit1u SLSotcn nocpá st reóv yEvoµÉvcov dycoyil ; xal T103; OZ
Svvatòv Einav ác tóIELv tfl y furti ... ov aaQà yvcí1µ11v SEcinótOV
ovvé(3a1vE tomo. ccXX 1) semi corrupti ; dX7.' ovS£ tavtll y 17xc)QE'
nuQE ( Et OuL. ó y(J Q olxErgs ov xELQcov ton; tpónov; ... yÉyovEV. Come
— tol —

si vede, è versione quasi letterale. Segue poi la vera tradu-


zione delle Istituzioni imperiali (4, 1, 8, p. 387).

53. Le Ist. 4 , 3 , 13 hanno « feram bestiam » : Gaio 3,


217 « feram bestiam, veluti ursum leonem » : la Par. (p. 403)
&11 Q í,ov cíyp uov, apxtovc 1 ÁEovtas rI ? xovc.
54. Ivi al § 15 si legge (p. 404) un'osservazione mancante
nelle Ist. giustinianee : w5 ÉvtEV&V nalwrl6(av IXELV tÒV buxaatily
EL 1X811/11V aVa E £6V Ex tcUV % 1 E Cl)V t1
V 1 E ay £y E7.attO1'O5

Yµ a .. rl eiS1'v
cí^ uov ñ1 v tò r^ á 5 v^ ^1^X E. Ma la stessa
1 ^c^,dovo
osservazione è in Gaio (3, 218) : quidam putaverunt liberuni
esse iudici ad id tempus ex diebus XXX aestimationem redigere,
quo plurimi res fuit, vel ad id, quo minoris fuit.

55. Par. 4, 6, 2 (p. 415) : xuvw 51 tilt' in rem 11 neQ't aco-


µatuxwv 11 YCEpl aów Ldtrov. Cfr. G. 4, 3 « in rem astio est, cum
aut corporalem rem intendímus nostram esse aut ius aliquod
nobis competere ».

56. Par. 4, 6, 4 (p. 419). Per la formula della Publiciana


cfr. Gaio 4, 36.

57. Par. 4 , 6 , 12 11 (p. 424) : Eig cpaVEQ¿ly xpvóLov o-cocótrlta


xutubuxd Etau. Cfr. Gaio 4, 46.

58. Par. 4, 6, 13 (p. 424) : praeiudicium bÉ 1otuv tvnoc cl rò


trjs intentionos µóvrl s 61i7XELIA,Evo;. Gaio 4, 44 : intentio ... sola
invenitur, sicut in praeiudicialibus formulis.

59. Par. 4, 6, 10 (p. 425) : condicere É 6t . x a t cc t'ìl y d


xatav budXsxtov tò na QruyyE 7.ocv • naut i yàP ó £xcov bLxi v
npós tuya nuQrvyyE1XEv avtc), ótu 1X* tfbE 11 111Qa c7) buxu-
óóttevos µEt' É^ov. Gaio 4, 17-18: condicere autem denuntiare
est prisca lingua; ... nam actor adversario denunliabat, ut ad
iudicem capiendum die XXX adesset.
60. Si legge nella Par. 4, 6, 33 d : lo-an (3-re yùp 5116yEgE6tÉOa
16ztV ^j xata(3oXil r5? récp tcIYv boxa voµcótuátcov, ttEg tov otxétov.
Vedi Gaio 4, 53 d : quia potest adversarius interdum faciliis
id praestare quod non petitur.
61. Gaio 4, 74" dice : eadem formula et de peculio et de
in rem verso agitur, sieehè consiglia l'astio de peculio, qualora
-- 102 —

si possa provare la in rem versio. La Par. 4, 7, 5 n (p. 450) :


F^c ikEy rOco la?lov til y de peculio, Vva Cuy') t o'v xECpandou t11 S de

in rem verso 1j x cct yvlltaL. Le Ist.: « de in rem verso


agere debet ».

62. Gaio 4, 73 : aliquando tamen id quod ei debet filius


servusve, qui in potestate patris dominive sit, non deducitur
ex peculio. Le Istituzioni imperiali (4 , 7, 4 e ) non parlano
che di servus e dominus ; e a ragione, dal momento che hanno
osservato in genere (pr.): dirigamus sermonem in personam servi
dominique, idem intellecturi de liberis quoque et parentibus.
È singolare che la Par. (p. 448), dopo avere ripetuto tale osser-
vazione, coincida con Gaio e dica : EL xai ó oòs (vi,¿)) v^cE ov6LO5
1XE L lv tq) iS Ícp peculícp xtX.

63. Par. 4, 10, 2 (p. 458) : ?AA tìl y intentíona — — /a1,-


(3cívEL cc.nò T'a 3acsnótov, El5 luvtòv [tEtaatQÉcpEL tilo condemna-
tíona. Gaio 4, 86 : intentionem quidem ex persona domini su-
mit, condemnationem autem in suam personam convertit. Vedi
la reciproca ibid. e Gaio 4, 87.

64. Par. 4, 11, 1 (p. 459) : nemo sine satisdatione alienae


rei defensor idoneus intellegitur, come Gaio 4, 101. Le Ist.
« esse creditur ».

65. Par. 4 , 12 pr. (p. 463 sg.). La lunga menzione della


fcctio iuris (7tXdoi) etc. é motivata dalle parole di Gaio 4, 111
quibus [actionibus] imitatur (praetor) ius legitimnm » e ad
esse si riferisce.

66. Ibid. dice Gaio : « et merito , cum pro capitali poena


pecuniaria constituta sit ». Par. 1. e. : ó SvoSExd&EXtOS ... xscpa-
7Lxil y xatc'c xX ttov c6@1 E twcoQ(av, ó 31 praétwr xvilµarixlly.
tov

67. La Par. 4, 15 pr. (p. 474) : 6SE (il pretore) ÀsyEL µSta v
alvtci)v )} atd tLVa O tÉ VWV t'1' y 7 t1 6L1' á71,á aa UTé Jtcov avtovs
xawULSLxaotñ dxQoatñ yEviloop vcp Vedi Gaio 4, 141: nec tamen
xrÀ.

cum quid iusserit ... statini peractum est negotium, sed ad


iudicem ... itur et ibi ... quaeritur etc.

68. Ibid., § 4h (p. 479) : E t 5 t o v ut a w ccvaxXw lIvov tov lv Lav-


rov. Vedi Gaio 4, 152: annus autem retrorsum numeratur.
— 103 —

69. Dice la Par. 4, 15, 7 b (p. 481) : ó praétcor flvtxa FS(Sov


avtoig tà intérdicta rt É ar) Éxé n to ó µ t á ... siti yà@ tov uti
possidetis I71.EyE tanta « uti ... veto » ... al SI ton utrubi
tovtoL5 xlxpri taL -cok ¿rHµawiv • « utrubi ... veto ». Così Gaio 4,
160: praetor pari sermone cum utroque loquitur. nam summa
conceptio eorum interdictorum haec est : « uti ... veto » ; item
4fr alterius : « utrubi ... veto ».

A noi pare così di avere arrecato una prova non debole,


che alla Parafrasi greca delle Istituzioni precedette una simile
del testo di Gaio, la quale fu tenuta in gran conto dall'autore
della prima che ne risentì grandemente l' influenza. Ciò è da
tenersi presente per chi voglia segnare le origini della lette-
ratura giuridica bizantina.
^
Delle origini
della Parafrasi greca delle Istituzioni (1.

CAPO I.
Breve riassunto storico della questione.

Il primo che fece cenno delle Istituzioni greche, il nostro


Angelo Poliziano, non ne designa nè 1' autore nè la data. Si
limita ad enunciare che « institutiones hae , quae vocantur
in iure civili, Iustiniani principis nomine editae, sed a Tribo-
niano tamen doctisque aliis viris compositae , etiam graece
scriptae sub eodem prorsus intelleetu reperiuntur » ( 1). Appena
che fu pubblicata la Parafrasi per opera di Viglio Zuiehem
(1533) venne per l'autoritá de' manoscritti attribuita a Teofilo ;
quantunque i romanisti fossero in generale molto alieni dal-
l' identificare questo Teofilo autore dell' opera greca e il Teo-
filo coevo di Giustiniano e coautore delle Istituzioni latine (2).

(%) [I q Acchirio jhtridico, XXXVII, 1886, pp. 353-4141.


(1) llis f iic eoruìn libri c. 84. Segno 1' edizione lionese del 1546, p. (318
sg. - Il ^^ii^aor eor_le:^± Polit,act della Parafrasi, che si trova citato nella nota
da me pubblicata al vol. I, p. 43 n. u , della mia edizione, dev' essere certi,
uno dei Laurenziaui (cfr. ZACHARIAn nella Zi, uIn . dei Mriijì ny-M:i ftunty, R.
A., 5, p. 274) : forse il codice LXXX, 2. In ogni modo esso codice non fu
consultato accuratamente da chi scrisse quella nota.
(2) 11 VIGIJO stesso nella (u7 ('cn cldnir ACfJ r^.^tin^r , § 31, dice :
" Putavi autem aliquando eu,u tenue esse TheophiInin, qui et latinarum In-
stitutionum cum Trihnuiano et Dorotheo auctor fuit ,,. Piìi tardi però, senza
argomenti a dir vero molto efficaci, cambiò di parere : " vix lioc (cioè d'es-
sere stato coautore del testo latino) ipsum Theophilum in operis prooemio
taciturum fuisse arbitror, praesertim cubi non sub imperatoris persona , ut
in latinis, sed interpretis cuneta narreutur ,,.
– 106 —

L' Alciato ebbe pel primo l'idea, sfortunata di fare un parallelo


tra. Accursio e Teofilo « quem deprehendi multis locis non valle
Accursio nostro doctiorem » ( i ). Queste parole furono probabil-
mente fraintese, e ne nacque la strana opinione che il cosiddetto
Teofilo autore della Parafrasi fosse stato coevo od anche poste-
riore ad Accursio. In appoggio di tale opinione si istituì un
parallelo fra alcuni luoghi della glossa accursiana ecl alcuni
luoghi della Parafrasi, e si decise che, non essendo ammissibile
la reciproca, Teofilo doveva aver copiato da Accursio (2). Ora
ninno potrebbe pensare certamente alla possibilitá di questo,
avendosi fra le altre cose parecchi manoscritti della Parafrasi
anteriori ad Accursio ; quelle apparenti coincidenze fra la
Glossa e la Parafrasi si spiegheranno in seguito. L' opinione
però che Teofilo vivesse dopo Accursio si diffuse notevolmente,
e v' aderì perfino il grande Cuiacio ad Inst. 4, 6, 2.
Il Cuiacio cambió perb più tardi opinione. Il passo di Ce-
dreno ( 3), in cui si parla di un Teofilo parente dell' imperatore
Michele [III] e di Barda, detto anche per la giovanissima etá
sua Teofiluccio, gli fece credere che questi fosse davvero l'au-
tore della Parafrasi greca ( 4). A maggiore confusione di idee
si aggiunse che parve a taluno di leggere fra gli autori degli
scolii ai Basilici il nome di Osocpt2(nii (5): « Inde colligitur
— scriveva il Gotofredo ( 6) — posteriorem (1' autore della Pa-
rafrasi) Iustiniani saeculo fuisse ; neque dubium mihi, quin
hic ille sit Theophilus vel Theophilitzes , qui inter caeteros

(1) Parevya, 5, 23 [Opti., Basil, 1546, 2, 333].


(2) I passi , a cui s' allude , si riducevano : 1° alla definizione dell' ado-
zione (1, 11 pr.) — la quale però non si deve ad Accursio, ma a Piacentino
e Giovanni, anzi Accursio vi contraddice —; 2° al concetto essere le obbli-
gazioni madri delle azioni (o le azioni figlie delle obbligazioni), in forza del
quale le obbligazioni della tricotomia del diritto privato vennero attribuite
alla terza porte : 3, 13 pr. e gl. ibid. Più chiaramente d' ogni altro, eh' io
mi sappia, espose questa opinione il BARONE, Commentario alle Istituzioni,
p. 48.
(3) Historior,(m, p. 560: 6 tov (3uoiXéw S Mi ,ail 7, xaì, zov BdOct -coi)" KalcaQos
cuyycvìlS Osentalos , óv vnoxop1l óµrvot 8tà rò Ettxcòr• fi2\,t5ias Osocpill-ctriv
é.xálouv.
(') Cfr. specialmente le 1Votae posteriores ad Inst. 2, 18.
(5 ) Cfr. SUAREZ, 1Votilia Basilic^or^^^u, § 34.
(G ) AIoììwtle lu,'is, p. 77 sg.
— 107 —

Institutionum interpretes .memoratur circa A. D. ferme 1000 ».


Invece il Grozio (') : « Cogitemus an hic sit, qui Theophilitzes
dicitur 1Vlichaeli III Imperatori apud Cedrenum in Basilio
Macedone ».
Gli studi sui Basilici , edizione di essi , la conoscenza
migliore della letteratura giuridica bizantina dovevano con-
durre ad abbandonare assolutamente 1' opinione che il cosid-
detto Teofilo fosse vissuto negli ultimi tempi dell' impero bi-
zantino. Il Fabroto nella prefazione premessa alle bellissime
sue edizioni scrive : « Quo au.tem saeculo floruerit Theophilus
noster, etiam in disquisitionem venit. et illi quiclem errorem
longe maximum errare mihi videntur , qui Iustiniano coaeta-
neum fuisse autumant, cuius etiam opera Iustinianus ipse in
componendis Institutionibus usus fuerit quemque unum ex
Pandectarum architectis appellant. Nec enim verisimile est
Theophilum illum, virum illustrem et antecessorem Constanti-
nopolitanum, ius illud in quo versabatur ignorasse et interdum
lapsum fuisse, ut huiusce Theophili errata quaedam observa-
viinus in notis nostris .... certe et antiquissimum et eruditis-
simum esse satis constat .... et crediderim equidem ante a.uc-
torem Basiliccvn eum claruisse ».
Ridotta la questione all' età della Parafrasi, non poteva
tardare a farsi viva 1' opinione già manifestata da Guido Pan-
cirolo (2), dal Suarez (3 ) e dal Brisson (4 ), che cioè l'autore della
Parafrasi fosse veramente 1' antecessore coevo di Giustiniano e
coautore del testo latino. Dalle parole stesse del Fabrot nella sua
prefazione si deduce a rigore di logica quello ch'egli dice ` error
longe maximus ' Ché egli non poneva dubbio sulla identità
dell' autore della Parafrasi col Teofilo citato negli antichi scolii
ai Basilici , alcuni dei quali anzi derivano da lui. I 111emora-

(1) Floí • tia tt s1)r[1.ei-n rtcd Iextit., p. (3.


(2) De eluris leluitt iutp iht •etil ifs, SO.
( i) \iititir¿ l3 -ilicorton, § 17.
( ' I)e ce,•1)r
t . ) < , <1)ttNr•i'.s•.)•[)I'.
))'t(Jlt Stl^ttl^f.erttlotir', s. y.
(') Attribuiscono Parafrasi a Teofilo antecessore e coautore del testo
latino il BoEHMER nella Di.ti•seivatio /)i elitrtin« is (le ])a.t•np/r, nsi Theophili, § 9;
il MYLiuS, Hi.,toi'irt Tlwoltltili, c. 2. 3 (che dimostra maggior buona volontà
che non acutezza di critica); lo HEINECKE, r•is romtnrti. 1, 631 s1^g.
(specie nelle note) ed il TRECKELL, De test!tti enti factioiut, p. 30.
— 108 —

bilia Basilicorum del Reitz , opuscolo che fa veramente epoca


nella storia degli studi di diritto greco-romano e che compensa
il grave danno recato agli studi stessi dall' edizione della Pa-
rafrasi dello stesso autore , ponevano fuori di dubbio che gli
scholia antiquiora dei Basilici derivassero dalle opere de' coevi
di Giustiniano. Teofilo, essendo già citato come defunto [ó µa-
aQ ítii ;] in alcuni di essi, doveva avere appartenuto alla prima
metà del lungo regno giustinianeo. Niuna meraviglia — posta,
s' intende, in questo modo la questione — che il Reitz stesso
nell' edizione sua ponesse come indubitata quella identità (1).
togliere le difficoltà poste innanzi dai vecchi sembrava ve-
nire opportunissima un' osservazione manoscritta trovata fra
le carte treckelliane ( 2) : « Quo magis enim opus hoc (la Para-
frasi) considero, eo magis mihi simile videtur nostrorum tem-
porum praelectionibus academicis sive collegiis, ut vocant, quae
ab auditoribus calamo excipiuntur. Unde forte quaedam errata
non ab ipso auctore sunt , sed ab auditoribus non satis accu-
rate mentem eius percipientibus ».
Chi s' impadronì con vero entusiasmo di questa idea e la
difese con grande calore e con gran copia di argomenti (a dir
vero ben poco efficaci) fu il Degen ( 3). Ma il Degen non aveva
pensato che le origini di un libro si devono studiare in tutte
le manifestazioni letterarie e scientifiche dei tempi, e che ben
di rado si può da un libro cavare la sua storia, ove lo si con-
sideri come una produzione isolata. Ad ogni modo il libretto
degeniano fece fortuna e 1' opinione in esso sostenuta si dif-
fuse rapidamente e prevalse fra i romanisti fino ai nostri
giorni. Fn dessa accolta dal Mortreuil ( 4) , dallo Heimbach (5),
dal Vangerow (6) etc.
Un lato di vero vi ha certamente in tale opinione. Non
si può negare un rapporto diretto fra la scuola e la così detta
Parafrasi, di cui lo scopo didattico si manifesta ogni momento.
Ma non credo conforme all' indole di quelle scuole l'ammettere

(1) Cfr. P) •aefrrtio, § 44 sgg., e gli excursus.


(2) Edita dal REITZ, I, p. XLII. Cf. Praef., § 46.
(3) Ilemer•kungen iiber olas Zeitalter..... -des.... Theopltilus, 1809.
(h) .Hi..loii•e du droit byzantin, 1, 123-127, 274-279.
(5) Basili-<rol•. libri, VI, 30 segg.
(6) Lehrbuch, cder Pandekten, 1 6, 10-11.
— 109 —

che gli uditori raccogliessero currenti calamo una lezione ac-


cademica del professore. Tutto quanto sappiamo sulle scuole
d' allora, tutto quanto ci è rimasto di monumenti sicuramente
scolastici di quel tempo, ci fa piuttosto credere che le lezioni di
Berito e di Costantinopoli somigliassero alle nostre odierne di
esegesi. In queste scuole gli studenti hanno una parte viva ed
importante ; interrogano , disputano , obbiettano , ed a questo
modo il testo s' intende e si chiarisce nelle sue multiformi
applicazioni. La Parafrasi non può essere una collezione di
discorsi accademici , poiché è volere manifesto di Giustiniano
che il testo venga portato in iscuola e che su questo si fac-
ciano interpretazione e commenti ( 1 ). Il vero si è piuttosto (e
non credo facile il negarlo) che la Parafrasi contiene molti
elementi scolastici ; quali e quanti, vedremo a suo luogo.
La questione, dicevamo, non era stata ben posta. Bisogna
anzitutto distinguere quella che concerne 1' età della Parafrasi
e quella che ne concerne 1' autore. Relativamente a quest' ul-
tima, bisogna vedere prima di tutto se la tradizione che ne fa
autore un Teofilo antecessore è sufficientemente sicura. Se
restassero dubbi ragionevoli, bisognerebbe indagare coli' aiuto
degli altri monumenti del diritto greco-romano quale sia l a.
piit probabile soluzione.

CAPO II.

Età della Parafrasi greca.

L' età della Parafrasi greca delle Istituzioni si può dedurre


in parte dal suo contenuto, in parte dalla sua forma. Se guar-
diamo al contenuto di essa, troveremo che non v' è punto ac-
cenno al diritto posteriore alle Istituzioni ( 2) , non una sola
indicazione che l' autore conoscesse le Novelle. Ora , mentre
vi sono tanti ricordi e tante menzioni d' istituti giuridici tra-
montati , mentre si accenna quasi sempre alla storia delle
singole norme e de' singoli istituti , sarebbe davvero strano
che non si parlasse mai delle vicende posteriori e soprattutto

(^) Cfr. per es. il Proemio delle Istituzioni, § 3.


(2 ) Iutorno a 1, 10, 4 cfr. la mia edizione, I, p. 43 nelle note.
— 110 —

del diritto delle Novelle , così feconde d' innovazioni radicali,


se (queste fossero già apparse quando la Parafrasi veniva. com-
posta. Tale osservazione tratta dal contenuto dell' opera ne
rimanda quindi 1' origine ai primi anni del regno di Giusti-
nia no. E questo risultato è confermato da passi, in cui si di-
cono appena emanate certe costituzioni contenute nel Codice
di Giustiniano ( i ), come anche dal modo con cui questi viene
continuamente e costantemente nominato : « il nostro impe-
ra tore » (2) (3).
I e osservazioni che si traggono Ball' esame della forma,
non conducono punto a conclusioni diverse. Il linguaggio giu-
ridico pieno di parole latine o latinizzate con regole ed accen-
tuazione costanti prova parimenti che la Parafrasi deve l'ori-
t r ine sua a un tempo, in cui non erano ancora cominciati gli
11F7I vLG1toL. I manoscritti meno antichi con le loro mutazioni e
le loro glosse interlineari mostravano la difficoltà che provavano
i greci recenziori nell' intendere quel linguaggio. S' aggiunga
anche 1' indole stessa di questa produzione letteraria. Un lavoro
fatto, com'è questo, direttamente sopra un testo giuridico latino
non poteva essere compilato che quando tali testi erano ancora
usati e commentati ; vale a dire durante il regno di Giusti-
nia no o poco dopo. Ma durante lo stesso regno di Giustiniano
si lasciano distinguere abbastanza nettamente due periodi di-
versi, nei quali l'elaborazione dei testi latini ha caratteri propri
ed indipendenti. Nel primo periodo, che procede fino alla morte
di 'Teodora all' incirca, abbiamo i così detti Indici, i quali sono
1
vasl.e elaborazioni che contengono la versione letterale od aneo •
^.1

la, parafrasi del testo con osservazioni , dilucidazioni , esempi


ed applicazioni. PUL tardi invece, nel secondo periodo, si pro-
cedette alla compilazione de' così detti 045vtoµot o Somme :
ristretti compendii e quasi sunti del testo latino. Applicando
quest'analogia (4) alla versione delle Istituzioni, dobbiamo porre

( i ) Par. 4, 13, 2 e 3, 11, 15: cfr. la nota di REITZ, II, 1050-51.


(2 ) Alcune colte i posteriori ricopiando la Parafrasi mutano questa frase in
' IovatwtavGs, p. e. Epit. 28, 3 (ZACHAIUAE, las Jr.-roin., VII, 39). 31, 8 (p• 34
(';) S'aggiunga anche il ricordo di antichi istituti e 1' uso evidente di
libri classici, i quali sono affatto alieni da' giureconsulti posteriori a questo
periodo.
(') Cfr. ZAC;HA'd 'U; VON LINGENTHAL, Gesclricl,te des yr-iecltisclt-.•dutiscltett
Recias, 2 a ediz., p. 5 sgg.
— 111 —

indubbiamente la cosi detta Parafrasi , che in sostanza è un


vero Indice, nel primo periodo del regno di Giustiniano ; mentre
nel secondo si porrà quella Somma delle Istituzioni stesse di
cui avanzano frammenti (1).
L' età della Parafrasi è adunque certamente quella dei
primi anni dell' impero giustinianeo : si dovr k essa veramente,
come la tradizione vuole , attribuire a Teofilo antecessore,
membro di quasi tutte le commissioni legislative istituite da
Giustiniano ? Prima di entrare nell' esame di tale questione,
sarà bene osservare a quale fondamento si appoggi la tradi-
zione accennata.

( i ) A Doroteo attribuisce un indice delle Istituzioni il MoRTriEtt L (Hi-


stoiíe da dro t byz., 1, 127) sul fragile fondamento dello scolio edito dallo
ZACHARIAE nella sua edizione del Prochiron, p. XII, n. 3 (cfr. lo stesso ZA-
CHARIAE ne' Iii • itiscice Jaì n'biicher f. d. R W, 1884, p. 808). Nè con più fon-
damento lo stesso MORTREUIL 1. C. (una volta così anche lo ZACHARTAE, De-
lineutio, p. 26) riteneva che un tale indice avesse composto Stefano. Le frasi
" come sai „, " come hai appreso dalle Istituzioni „ etc., che son frequenti
nell' Indice de' Digesti dello Stefano , non indicano punto che l' autore
si sia occupato anche delle Istituzioni. Lo schol. cprl oly nell'ed. Heimb.,
II , 397, non giova certo a sostenere una tal tesi , poichè , oltre che quel
disgraziato scolio è certamente giunto a noi molto corrotto (cfr. ZACHARIAE,
Ztscice. d. Savigny-Sti ftung, 6, 1885, p. 3) , una tale opinione, qual' è quella
ivi contenuta , potè benissimo esprimere lo Stefano anche commentando i
Digesti. Taleleo usa talora parlando delle Istituzioni la frase I-yvolusv Év
to^s 'Ivatitoútois ` novilnus in Institutionibus', ma tal frase non implica
punto che egli sulle Istituzioni scrivesse. Egli presuppone che il lettore del
suo indice del Codice conosca la dottrina delle Istituzioni. Nello scool. e&LC--
?uiov Bas. Hb. IV, 737 in luogo di év to1,S ivatltovtoi va letto év tots zQOí-
rotS (cfr. D. 1, 5, 25) , come il CUTACIO e il FAI3ROT hanno già visto. Lo
ZACIIARIAE V. LINGENTHAL, che ha intrapreso uno studio nuovo (e voglia 11
vecchio gagliardo darci presto qualche saggio !) sul xata tó8as taleleano, mi
comunica per lettera che i passi delle Istituzioni in esso citati dipendono
da una versione diversa dalla Parafrasi. Può darsi che Taleleo traducesse
anche direttamente dal latino. — Della Somma delle Istituzioni, che dovette
essere composta sulla fine del regno di Giustiniano, rimangono i frammenti
seguenti :
a) Le vegulae Listitutionuuz = ol xavóveg twv 'Ivatitoiítcov (editi dallo
ZA CHARIAE, 'Avéx8ota, p. 170 sgg.). È certo che questi xuvóves sono un
estratto fatto da qualcuno meno accurato da un' antica somma delle Istitu-
zioni. Infatti non è ammissibile che l' autore, del resto cosi esatto e così
ricco di acuti raffronti, abbia omesso nella sua scelta tante e tante regole
opportune e pratiche che avrebbero potuto parimenti trarsi dalle Istituzioni,
E notevole quest' a n tica somma per la sua fedeltà al testo latino; cfr. p.
— 112 — ^r

CAPO III.

Sulla tradizione che nomina Teofilo antecessore


quale autore della Parafrasi.

I
vari codici della Parafrasi , che sono pervenuti fino a
noi, o nel titolo dell' opera intera, o, se questo è andato per-
duto, nelle iscrizioni e sottoscrizioni dei singoli libri, ne desi-
gnano come autore OEócplÀo5 ó 'Avrtx1jvamQ — Theophilus An-
tecesso r.
Bisogna avvertire tuttavia che nessuno dei Codici della
Parafrasi a noi noti è anteriore al secolo XI. Nelle menzioni
a nteriori, che si fanno di tal libro, la Parafrasi non viene mai

es. Inst. 1, 4 pr. ` non debet calamitas matris ei nocere, qui in utero est =
Kan. upfro0. tijS l .tnrl toin ov xutu(3XcíntEt tòv £v yaatQì, ¿YETI. = Par. ó
yù.o xvocpoQovlLEVOC ov (3xakl aEtca Éx "al; avpcpoQcds tfis nEelat€l.6`11S tìlV µ,rltéQU.
b) I passi che occorrono nella Collectio t, ipe tita. (VoELL et IUS"I'ELL,
Pibliothee a ia, •is canonici, II, p. 1308, 1310). E molto più probabile che anche
questi passi derivino dalla citata somma, anzichè presentare un sunto della
Parafrasi.
e) I passi occorrenti nelle `Pona l, : 3, 9 (ed. Z., p. 125). 27, 1 (p. 203).
Nè è facile negare la molta analogia fra questi passi e lo stile dei xavóvrs.
d) It frammentino del libro I, tit. 1, che forma il capo 51 della Ay-
l^e^rrli. Eclogae (v. ZACHARIAE, 'Avéxfiota, p. 11+3).
c) La versione citata nelle parafrasi alla somma dei Digesti dell'Ano-
nimo (?). E certo che nello scolio Küv (.7)vros Bas. Hb. IV, 94 si cita una
versione delle Istituzioni, che nulla a che fare colla Parafrasi. Questo punto
meriterebbe del resto un esame più accurato di quello che io ho potuto
intraprendere.
/) I1 frammento sui " gradus cognationis ,,. Io penso che a questa
versione delle Istituzioni si credette opportuno di aggiungere questo brano,
che fu compilato o sulla Parafrasi o su qualche altra fonte anteriore. Fu
edito dal PERNICE e poi dallo ZACHARIAE ('AvéxBo-ra , p. 184 sgg.) , che lo
trovò nell' Appendice dell' Ecloga. Io 1' ho trovato in vari codici o isolato
o posto nell'Appendice di Matteo Blastare (cfr. ZACHARIAE, ibid., nota 1).
Avverto solo a) che il trovarsi nell'Appendice dell' Ecloga non rende inve-
rosimile la fonte da noi congetturata ; b) che in molti codici (p. es. nell'Am-
brosiano E. 145 sup.) si dice essere questo frammento preso " dal libro III
delle Istituzioni ,,.
Altri frammenti si potranno benissimo trovare con indagini più di-
ligenti.
— 113 ---

attribuita a Teofilo ( i ). Ciò comincia a diminuire notevolmente


la forza di tale tradizione , poichò , qualunque sia 1' epoca in
cui si sono bipartite le due recensioni diverse della Parafrasi,
che noi possediamo (2), ò certo che esse fanno capo ad un ar-
chetipo solo : la mancanza del titolo 1 del libro I, comune a
tutti i manoscritti, ne ò Tina prova chiarissima (3).
Lo Stefano ha nell' indice suo certamente conoscinto ed
adoperato la Parafrasi greca. Molte volte ne riproduce de' brani,
ora citandola ed ora anche omettendo la citazione. In ogni
caso però si guarda bene dal nominare come autore Teofilo.
Ecco una serie di esempi , che facilmente si potranno molti-
plicare (4 ) :

1. schol. Etscpávov (14) Bas. Hb. II, 598: oi,8a5 yùQ ,x rov ti5'
Ttt. Ti ) s y' lvottt. u flo'v etc. Gli esempi addotti sono: Ìtv 11.10)Etat
Tov oiTavov, tìyv fic ctaaav = si coelum letigero, si ¡nave
ebibero , de' quali il secondo si trova recato solo nella Para-
frasi (3, 19, 11) e non nel testo latino.
2. schol. "EyvwS Bas. Hb. IV, 204: 1yvcos 'ùQ x tfi twv
'IVatitovtwv 3tt Tal) xoµµo8átov xXuJttvtoS FXs i ci tSFa^tcí-
t^s ETTE tìl y XO L LO iátov (3015?,Erat xatù tal) x9110a11v01) xtv8LV, E'ítE
tì]V cpov?tov xatù toti x? it vto s ' xcd lav Tòv xQr)aáµEVOV FJtL XFIT)tat,
tótE ó zQì O' L VOs £BEL xatù to 2 lavtoS t7pv cpo2Qto11 ( 5 ). Cfr. la,
Par. 4, 1, 16 : notevolmente diverso il testo latino.
3. schol. 'Ev tc Bas. Hb. IV, 208 : 7dysi SÈ xal 'Ivcrtirov-
Tdwv S' tit. t ,' tòV txaoti)v ofrcw; ?)cpE(2,Eiv 1pmAFcrD'at' (S 1,7á<1,aii

( 1 ) Al secolo XI e XII appartengono le testimonianze contenute: (r) nello


scolio alla Par. 2, 18, 1 (che deriva probabilmente dalla scuola restaurata
di Costantinopoli); è) negli scolii recenziori ai Basilici, ed. Heiuib., 1, 612;
772. II, 100; 397. III, 193 ; c) nel trattato th pe uliis (IIEIMBAett iunior,
'Avéxbo-ca, II, 258 ; cfr. la prefazione dello stesso IliImtiiAcrt). V. anche ZA-
CHAR(AE V. LINGENTHAL, ZiScI,r. dei' ,S'ari(jny-S(i/'tu]t1, 5, 1884, 272-73.
(-') Cfr. le nostre osservazioni nei Prolegomeni alla nostra ediz., I, p. xvr sg.
[sopra, p. 64 sgg.].
(3 ) II solo Laurenziano LXXX, 1 e stato qua e 111 integrato e corretto
alla stregua di un altro archetipo; cfr. quanto ho notato nei Reml. I.st. Lonil.,
s. 2 a , 18, 856 [supra, p. 9].
( 5) E in animo nostro di istituire presto una indagine sii le origini e le
fonti dell' Indice di Stefano, come pure sulle dottrine in esso contenu te.
(5) Cfr. achol. r,iscpávou II. 21.

C. VIHR1NI : Scritti Giuridici. T. ti


— 114 —

t(ív(SE nU Q U.axEw L' voµf,aµUtu ij tòV boaov ElS vó1uV. Cfr. la Par.
4, 17, 1 (').
4. schol. 2 8, Suppl. Bas.p. 7: EtEcp. voµìl bá lati xvQ1GoS
1¡)vxfj hEa.7«ovtos É la famosa definizione del possesso
data, dalla Par. 3, 29, 2, cfr. 4, 15, 5.
5. schol. 94, Suppl. Bas. p. 20: xatà tòv xavóvu tòv XÉyovta'
EixEL tà FactxEíttEVU. tois 157coxEL E tvoLs. Cfr. Par. 2, 1, 30 : bLà tòv
xaV(íVU, tòv 7,-yovta EVxELV tà 1.1CLxELµEVa to6S 11TCOxEL µ ÉVOL s . Ove é
da notarsi che 1' altra versione greca delle Istituzioni, il aúv-
to l.to[, rendeva questa regola diversamente : 17CLxE4tEVOV E'LYEL
t(T) vnoxEL[tvco (KuvóvEs II, 6 in Zachariae, 'AWxbotu, p. 17 1 ).
(i. sehol. 5, Suppl. Bas. p. 178 : tQL(iovtoQlUV, ñjtLs dnò tov
dLstrll)llc'rc' ,1Qo(SUuyonE1Et q L, 0 BatL bLáELV. xLVELtaL b ó ÉELòS
S tà ^CEx01)i^LCÁ
OÌ,xF.tr ^S EÌ. E )La UvtOV ^tE)Ci1µ
^ ata 1^tOL
1 cPO
Q t^a É^LO
µ Q EvEta6 ,
y^vlltuL 8F tL J-rQòs aútòV avváa,Xayµu xal avµ(3fi laocpXfiaaL avtòv
I^L(l.(.£ ^C 5^ ÉtL xC^µ 0 1 -r(T) BEa^totT
Q OaG)zOL^
p . OOI.^ 1 ' C4vCt^! x á 0 ^ [Mi yQ
à (^,vU-
y uyE.iV tót.E El; 'tFaOV tò (poQtlov xal EY ti ovvaxafi Fx tCt)V ato)
8twt Q uNVt(ov cpoQtí,cuv dvañóycos cS LaLQETtaL É^t ɵo2^ xal twv ÁALn(1JV
b U.VEL(;t(T)V. Cfr. quasi parola per parola la Parafrasi 4, 7, 3:
ov' i+ perfino da notare che (hLE%Eiv sta nei migliori manoscritti
(L 1 L 2 , secondo la mia segnatura) in luogo del BLaLQEiv delle
vecchie edizioni.
7. schol. 24, Suppl. Bas. p. 197 : xara tòv xavóva tòv a,Éyovtu
^, ^ , , , ^ ^ . . , , ,
OtL fi)V ot ^LQcotOtv^COL cpvaEL, tovtcov OL Eyyvr^taL xaL cpvaEL xaL voµ9
xat,xovtaL. Cfr. la Par. 3, 20, 1: xavcìw yCíQ'satLV ó XÉya)v • Úw o^
zQo)tótvnoL cpvaEL xQUtaDVtaL, t015twv 01 Éyyvltal xaì, cpvaEL xal vóµu)
svExovtaL.
8. schol. 6, Suppl. Bas. p. 236: tò yàQ in potestate -coi);
jcUi,bac iuris civilis Éatl vóµLµov xal naoà µóvoLs xQa-
toi)v, lyvcus sv á tC6v 1vat1t. (Par. 1, 9, 2).
19/ tL. tfis
9. `E Q µr)vE-ía Bas., Hb. I, 381: CñváyvcvliL 1vatLt, 8' tLt. 8', Iví`la
xEitaL Ovt(oa6. Ovx fiµariaEV ovBÉ ó KoQvÉXLOs vóµos TcEQI v(3QEC.ov
3LUXEx9- ívaL • 'EnEVÓ)1aE yàQ avtòs t71 v iniuriarum, 1jtLs áQµó ^ EL dtav
^.2E1+1Ì'EQ0S Éavtòv UtafivaL tvattrffivaL 11 dtL f3kL tLs ELar)%l9'EV
Ele tòv olxov avtov. Qui lo Stefano dice di voler riferire late-
ralmente (htc-is) le Istituzioni e riporta letteralmente la Para-
frasi 4, 4, 8 !

( 1 ) Queste paragrafi sono di Stefano, che le ha regolarmente aggiunte


all' indice di questo titolo.
— 115 —

Non si può dunque dubitare un istante che Stefano cono-


scesse ed adoperasse la Parafrasi ( 1) ; nè si può dubitare che
al testo di questa si riferiscano, almeno di regola, le sue cita-
zioni delle Istituzioni. Eppure, ben lungi dall'attribuirle a Teo-
filo, cita sempre semplicemente le Istituzioni! Ciò sarebbe assai
strano, quando si pensi che Stefano cita sempre gli autori
delle elaborazioni greche di cui si vale, e soprattutto nomina
con affetto e riverenza Teofilo come autore dell' indice dei
Digesti (2).
Nei libri compilati sotto la dinastia macedonica, comin-
ciando dal Prochiro, è fatto larghissimo uso della Parafrasi
delle Istituzioni (3) : non mai è nominato Teofilo come 1" au-
tore di essa.
Eccone pochissimi esempi fra gl' innumerevoli che ciascuno
può scegliere :

Epi. 38, 2 = Proch. 34, 2 : (i)s 3i. u' ti. S' t T v lvoTurovton,
(` come nel lib. I, tit. IV delle Istituzioni '); la citazione

è presa dalla Parafrasi (').


Epi. 38, 5: c05 (3t. a ' lvórlt. "CIT. N' (` come nel lib. I Istit.,
tit. IV ') (').
Epi. 47, 57 : w5 (3i. u' lvatlt. ls' (` come nel lib. I Istit., 16') (6).
sch. ad Epi. 36, 16: c71S (31. a' lvet. (y).

È dunque ben poco verosimile che appartenesse veramente


al celebratissimo antecessore Teofilo questo libro , che dagli
antichi non si cita mai nemmeno una volta col nome di lui (S).
Tale origine non vien data al libro che nel secolo XI circa, e

(1) Lo ZACHAR[AE aveva già opinato il contrario (Zischr. d. Saz.-Stil?..,


R. A., 5, 273 n. 1) ; ma ritengo che ora converrà in questa sentenza. Le pa-
rafrasi al titolo de hereditatis petitione , come mi consta da recentissime
comunicazioni, non gli sono sfuggite, e naturalmente lo hanno scosso nel-
l'antica sua persuasione.
(2) Cfr. i passi raccolti nello HEIMBACH, Basilico)`nin lió%"6, 6, p. 33-36
RErrz, Theophil., II, p. 944-957.
(3) Cfr. i Pi olegomen a alla mia edizione, I, p. xx sg. [supra, 67 sg.].
('') Ed. ZACHAR[AE, las gracco-rom., VII, p. 125.
(5) Ibid., p. 126.
(6) Ibid., p. 187.
(7) Ibid., p. l os.
(8) Vedi la nota in fine a questo capo.
— 116 —

pare che tutto penda dall' autorità di un solo manoscritto. In


( t uel secolo noi abbiamo in Costantinopoli un fatto altamente
importante. .Dopo un lungo oblio dei buoni stridii, dopo una,
deplorevole decadenza della scienza e della pratica del diritto,
I(n ben consigliato imperatore, Costantino Monomaco (t 1054),
restaura la scuola giuridica costantinopolitana, y ' annette una
copiosa biblioteca, vi Chiama ad insegnare un uomo dottissimo,
(;riovanni. tiifilino, e cerca di richiamare allo studio degli autori
vecchi (' dimenticati.
pub quasi dubitare che da quella scuola ( 1 ) venisse
i 1 uta n.oserit to di Teofilo che servi di modello a tutti gli altri,

alle noi ora possediamo ( 2). (nella scuola possedette un mano-


scritto, del resto inulto imperfetto, mancandovi fra le altre cose
i I titolo I (lei libro I. Nel riordinare quel libro già dimenticato

e nel rimetterlo in voga , si credette di poterlo attribuire a


q Teofilo antecessore, di cui già si aveva l'Indice ad una
pa de dei Digesti e che era stato coautore del testo latino (3).
Teofilo infatti il primo dei due antecessori nominati nel
proemio delle Istituzioni (§ 3) , ed è quello a cui si deve il

( I ) La luce su di questo fatto (cfr, MICHAEL ATTALENSIS, Iii to'ia"ae, ed.


Bou. , p. 21 ed il SA'rHAS nei tQo?,syó trva alla sua edizione delle opere di
Psello , p. xnix) ci venne principalmente dall' edizione della Novella di
Costantino Monomaco concernente la fondazione di quella scuola; tale
Novella fu pubblicata da Paolo DE LAGARDE fra le opere di Giovanni
Eucaita (nelle 1lfenioi •ie dell'A('eademira eli Coltinga, 1882), da me con versione
latina e note nell' , 33 , 435 sgg. [v. rnfra] (riprod. nella
'.h;(pl 11 1E Q 1 12:LTivLxi; xal vottoXoylas 5, 329 sgg., dal VALAORrrls,
che vi propose una lunga e notevote dissertazione), dal COZZA in Documena
tli scoria rliriaao, 5, p. 189 sgg.
(') L'opinione già da me esposta (Pr•oletoru., p. xvii [sera, 65]), che alla
scuola costantinopolitana si deva la più giovane recensione della Parafrasi,
ini pare ora poco fondata. La scuola richiamò in onore e divulgò un libro,
che, dopo le compilazioni fatte sotto la dinastia macedonica, era andato in
oblio ; col divulgarsi di esso pullularono presto le recensioni diverse. I1
Codice Vaticano del XII secolo accenna già alla recensione nuova.
('') DIi sembra ancora probabile che la iscrizione contenuta nel Cod.
par. gr., 1367, fol. 97: ivotitoútto sicsaywyii vópou ffsoq4ov ScoQoOéov xai
atrcpávou ávtLxLVaóQwv (ZACHAREAD, `O nQóx. vóµos, p. XII, n. 3) accenni al
titolo originario della Parafrasi , che doveva indicare i coautori del testo
latino (cfr. i' iscrizione seguente : SiiyéOtto, etc.). Purgata degli errori e dei
glossemi, quell' iscrizione si reintegrerebbe così : tvatLtovta t91,(3ovvLavoii to1l
xoudetoQos xai ^eoc4ov xai SwQoi&éou tcav civtLxrlvaÓQwv.
— 117 —

primo libro del testo latino ( i ) : nulla di più verosimile che in


capo al libro I qualche vecchio codice latino o lo stesso codice
della Parafrasi ne conservasse il nome. Ad ogni modo non
importa molto a noi congetturare quale errore o quale ipotesi
adducesse quei bizantini ad attribuire la. Parafrasi a Teofilo,
quando sappiamo di certo che da quel tempo e non prima
comincia tale denominazione del libro greco.
Che infatti a Teofilo antecessore non si possa ascrivere
quest' opera, è per altre ragioni troppo manifesto. Io taccio qui
dei non lievi errori che si trovano in essa (2) e che non sono
compatibili con tale origine ( a) : m'arresto a due punti : 1° tale
origine non si concilia facilmente colle altre notizie che ab-
biamo intorno a Teofilo ; 2° non si accorda colle osservazioni.
che suggerisce la lettura delle opere sicuramente pertinenti
a lui.
Riguardo al primo punto consta sicuramente che Teofilo,
mentre fu assunto da Giustiníano nelle commissioni per la
compilazione del primo Codice (const. Haec quae necessario, § 1 :
Summa, § 2), dei Digesti (const. Tanta, § 9), delle Istituzioni
(const. Omnem, § 2; Prooem., § 3), non fu invece nominato nella
commissione incaricata della revisione del Codice (const. Cordi,
2). Il che fa supporre che Teofilo fosse morto dopo la pro-
mulgazione dei Digesti e prima dell' emanazione della costitu-
zione « Cordi ». Cié è tanto più probabile, in quanto che 1' in-
dice teofilino dei Digesti si arresta appunto ai libri de rebus,
interrotto bruscamente. Non è dunque verosimile clic in sì
pochi mesi compilasse un' opera si vasta, quale la Parafrasi,
un uomo occupatissimo nell' insegnamento e che nel tempo
stesso era intento a tradurre e commentare i Digesti.

( 1 ) V. quanto si dirá in seguito [p. 120 sgg.].


(`7 ) I giureconsulti coevi a Giustiniano si distinguono iii generale per
sicura conoscenza del diritto. Alcuni indici, come quello del Codice di Ta-
leleo, sono ricchissimi di buona dottrina. Le incertezze e ]e inesattezze
cominciano colla generazione successiva ; ne abbonda l' indice dei Digesti
dello Stefano.
(3) Curiosi sono gli artifizi del REITZ per difendere sempre ed in ogni
caso il sao Teofilo. IIa errato? sari, piuttosto nostra colpa, che non inten-
diamo bene. L' errore non si può negare ? colpa degli amanuensi. Nemmeno
Tiesta scusa si può ammettere? sari, una cosa di fiato, in eni T. ha potuto
errare Cum optlìno quoque
— 118 ---

Riguardo al secondo punto, occorre indagare nel testo la-


tino delle Istituzioni, di cui Teofilo fu coautore, e nell' Indice
de' Digesti (o meglio nei pochi frammenti di esso a noi con-
servati), per vedere se v'abbiano argomenti confermanti 1' iden-
tità di lui coll'autore della Parafrasi delle Istituzioni. Il risul-
tato sarà negativo.
Cominciamo coli' Indice dei Digesti (').
ir'

CAPO IV.

La Parafrasi greca delle Istituzioni


e l'Indice teofilino dei Digesti.

Numerosissime sono le testimonianze che attribuiscono a


Teofilo antecessore un indice dei Digesti , che comprendeva
pero le sole prime tre parti (secondo la divisione scolastica)
di essi, e cioè i libri dei preliminari (tá, 1c07ia), de iudiciis e
de rebus. Questo Teofilo coevo ai più antichi fra i giurecon-
sulti giustinianei e morto presto, come dimostra 1' epiteto ó
E 1ura i)Irgi che usano parlando di lui Stefano e l'Anonimo, non
può essere che il celebre antecessore. Di questo indice di Teo-
filo fanno menzione, recandone anche varie opinioni, Stefano,
l'Anonimo, 1' Enantiofane e Filosseno ; negli antichi scolii ag-
giunti ai Basilici ce ne furono conservati aneo dei brani indi-

( 1 ) Era già stampato questo capitolo, quando gli studii ulteriori sul
commentario greco della Parafrasi, compiti col sussidio dei manoscritti pa-
rigini, mi condussero a risultati che modificano qualche punto secondario
di questa trattazione. Come apparirà dalla imminente pubblicazione di quegli
antichi scolii [cfr. in questa edizione lo studio seguente], essi appartengono
non già al secolo XI , come dico nel capo III , ma al VI secolo , e in essi
la Parafrasi è chiaramente attribuita a Teofilo (non solo cosi nello scolio
ad 2, 18, 1, che ora verrà ;ìttc 'fI ì-ciìì unte pubblicato ; ma anche in un altro
ad 2, 1, 8). La voce quindi, che attribuiva la, Parafrasi al vecchio ante-
cessore, risale (come opinione sporadica) alla fine del VI secolo, e quindi
a circa mezzo secolo dopo la morte di Teofilo e la compilazione del libro.
Ciò potrebbe spiegare ancor meglio, come per influenza della scuola costan-
tinopolitana tale opinione si diffondesse : essa aveva già dei precedenti.
Un più completo esame di tale questione si vedrà nella mia introduzione
a quegli scolii.
— 119 —

pendenti. È su questi ( 1 ) specialmente che giova porrtare la


nostra attenzione. La indagine attenta non confermerebbe punto
1' opinione che identifica questo Teofilo coli' autore della Pa-
rafrasi. Le 2a5aELs frequenti negli indici di questo periodo non
mancano nemmeno in quello di Teofilo ai Digesti (sc. f c vtu.yv
Bas. Hb., II, 121) (2) ; ma non si trovano punto menzionate in
quell' indice delle Istituzioni , che è la cose detta Parafrasi.
Fra i due libri intercede pure una notevole disparitá di ve-
dute. La Parafrasi (2, 18, 1) pone fra le persone infami gli
l'i vloxoL, mentre sappiamo di sicuro, da uno scolio ad h. 1., che
la contraria sentenza era esposta nell' indice di Teofilo. — La
Parafrasi (3, 15 pr.) scrive cosa : « Se è certo 1' oggetto dedotto
nella stipulazione compete la condictio certi, come p. e.: Pro-
metti di darmi questo fondo o questo libro ? Che se invece
1' oggetto è incerto, avendo io p. e. stipulato così : Prometti di
darmi quello che hai nello scrigno o nel granaio ? allora nasce
l'azione ex stipulatu ». Qui v' ha certamente un errore (3 ), essen-
dosi scambiata 1' incertezza soggettiva colla oggettiva (D. 45, 1,
75, 5). Ma il vero Teofilo nell'indice dei Digesti è ben lontano
dal cadere in tale errore. Ecco com'egli si esprime (schol. ItE-
cpdvov Bas. Hb., II, 505-6, cfr. Reitz, II, 946-947) : «Il compianto
Teofilo ... dice esservi alcuni contratti incerti oggettivamente,
come le stipulazioni consistenti in faciendo , ed altri incerti
solo soggettivamente per l' ignoranza, dei contraenti, come p. e.
se uno stipula che gli venga dato quanto è nello scrigno. Nel
primo caso, dell' incertezza obbiettivo , egli sostiene che non
può darsi la condictio certi ; ma riguardo all' altro modo cl' in-
certezza, dipendente non dalla natura dell' obbietto ma dalla
ignoranza dei contraenti, potersi istituire la condictio ». Non
si può esprimere piit chiaramente l'opinione contraria a quella
nella Parafrasi sostenuta.

( 1 ) Questi frammenti vennero in luce solo dopo l'edizione fabrotiana, ed


anzi anche dopo la edizione reitziaua della Parafrasi. Li raccolse lo HIHM-
BACIi, VI, 34 sgg.
(') Che questo frammento appartenga a Teofilo provano gli altri due
dello Enantiofane, II, 122. 602. Su altri probabili frammenti dell' indice ten-
filino non designati come tali ne' manoscritti de' Basilici , cfr. quello che
ora scrive lo 7ACIIAILIAE VON LINGENTIIAL, %l.cr%i'. rfi,i'
A., 6, 5 sgg.
( i) Cfr. già FABROT, 2' ed., p. 470 n. e.
— 120 — ,r

Basteranno questi pochi esempi, tanto più ove si pensi


quanto scarsi frammenti dall'Indice teofilino a noi sono giunti.
Y' hanno del resto anche osservazioni secondarie, che condu-
cono al risultato stesso. Nella Parafrasi si vuol dare un esempio
di rinunzia intempestiva al mandato (3, 26, 11) e si sceglie il
seguente. l n tale mi manda di comperargli schiavi in un
paese, in cui io intendo recarmi. Allo stesso paese sta per re-
carsi anche Tizio. Se io rinuncio , dopo che Tizio (al quale
poteva si mandare lo stesso negozio) è già partito, la mia ri-
u u neia, sarà intempestiva. Nell' Indice invece si sceglie allo
stesso scopo 1' esempio seguente. Un tale mi manda di com-
prargli un0 schiavo da Tizio, che, stretto da angustie econo-
miche, lo cederebbe a tenue prezzo. Io temporeggio e infine
rinuncio, guando, passate quelle angustie, Tizio non vuol piìi
cedere quel servo o non lo vuol cedere che a lauto prezzo.
Esempi così diversi in due opere, che, secondo 1' opinione fin
qui dominante , dovevano essere composte dallo stesso autore
contemporaneamente, non giovano troppo a confermare 1' opi-
nione medesima.
Veniamo ora al testo latino delle Istituzioni. Vediamo cioè
se è possibile stabilire quanta e quale parte nella compilazione
di esso ebbe Teofilo. Studieremo quindi tale questione in rap-
porto alla presente : 1' autore di quella parte del testo latino
può essere identico a quello della Parafrasi greca:

CAPO V.

La questione sulle origini del testo latino delle Istituzioni


nei suoi rapporti colla presente O.

Gi fin dal 186 il valoroso Huschke, pubblicando le Isti-


Iuzioni di Giustiniano , aveva in una importante prefazione
trattata la questione : « in ipsis (Institutionibus) componendis
tresviri illi, quibus hoc negotium datura erat, quemadmodum
inter se versati sint » (p. vi sg.). E venne alla conclusione che,
riservata a Triboniano la suprema direzione dei lavori, F ef-

(1 ) Cfr. 18, 661 sgg. (e nel vol. II : " Di alcuni studi


1?r'ml. 1.st. Lumi.,
recenti sulle origini delle Istituzioni imperiali „J.
-- 121 —

fettiva compilazione del libro fosse compiuta da, Teofilo e Do-


roteo , dei quali ciascuno avrebbe composto due libri , uno i
due primi e 1' altro i due ultimi, e che 1' autore dei primi due
sarebbe stato pur quello del titolo de publicis iudiciis.
Arrecava come argomenti e) la maggiore semplicith e per-
spicuità , che si osserva nei due ultimi libri in confronto dei.
due primi ; il fastus orientalis , che s' osserva specialmente in
questi due e le lodi che in essi soli vengono attribuite a Tri-
boniano ( 2) ; il fatto che spesso si richiamano materie contenute
nel medesimo gruppo , ma rarissime volte y ' hanno richiami
dai due libri posteriori ai due anteriori o viceversa (3).
Si aggiunge che ne' due libri posteriori si adducono, e non
a modo di semplice richiamo, cose già esposte negli antece-
denti, e che solo in quei due si trovano riportate aneo le parole
testuali delle costituzioni. Ne' primi due libri occorrono ben
più frequenti solecismi e modi insoliti di dire (4).
Ma quell' attento e severo esame della lingua , della sin-
tassi e dello stile, che fatto con buon metodo e perseveranza
sagace può solo condurre a sicuri risultati in questo genere
di ricerche , fu intrapreso appena in questi ultimi tempi dal
dott. Edoardo Grupe di Gottinga. Questo giovane ed erudito
filologo, allievo di Studemund a Strasburgo, dalle lezioni del
maestro insigne apprese quanto resti da compiere ai filologi
nel campo delle fonti romane, e fin dai banchi dell' universitá.
deliberò fermamente di voler riparare a tanta lacuna e consa-
crare le sue forze a coltivar quella parte deserta e pur tanto
feconda. Del che il giovane egregio merita congratulazioni
sincere e vivo incoraggiamento, tanto più che 1' unico saggio
da lui finora offerto ci esorta a nutrire ottime speranze de'
suoi studi futuri (5).

(1) 0». r°i.t., pp. vi n-Ta.


(°) I. 1,5,3; 2,8,2; 2,23, 12.
(3) E anche in questi casi le citazioni " ad vetns ius vel rem in altera
parte S ine orini (labio tractataui vel tractandam pertineut et pleraeque
etiain . . . tantum ex Gaio transcriptae sutil „ : p. X.
(4) " Perinde . . , acsi „ " hacteuus inris „ " lí.bertatibus iiul>edienfein „,
p. Ma quanto a " rredevimu g „ e " praestavit „ v. ora il Gt;urr nel-
l' opera sotto citata, pp. G-7.
Argentorati, apnd U..I.'1'riili-
ner, 1884.
— 122 —

Dopo diverse osservazioni attinenti alla syntaxis ornata,


come la dicevano, viene alla materia. lessicale e passa in ras-
segna sostantivi, aggettivi, avverbii, coniugazioni e verbi, di-
mostrando quale diversiti, esista nella° scelta delle voci fra i
primi due e gli ultimi due libri. Un capitolo a parte è con-
sacrato a l titolo 18 del libro IV, che egli con lo Huschke attri-
buisce all' autore dei primi due libri e con buone ragioni (i).
Fin qui non possiamo che accogliere i risultati di studi se-
riamente intrapresi e condotti. Le difficoltá cominciano quando,
dopo avere stabilito come si dovesse ripartire il lavoro de' due
antecessori Teofilo e Doroteo , si viene alla questione : quale
lavoro fu compiuto dall'uno e quale fu compiuto dall'altro. In
altri termini, Teofilo compilò i due primi o i due ultimi libri
Per la seconda, alternativa si pronunciò lo Huschke (2); e
su questa via lo segue ora il Grupe (3). Egli non è ignaro, a
dir vero, di alcune recenti indagini snll'origine della Parafrasi
greca, le quali toglierebbero il precipuo fondamento alle argo-
mentazioni huschkiane : ma, per quanto dalle sue parole poco
evidenti si può conchiudere, egli ritiene così forti queste ultime,
da mettere in dubbio le risultanze delle prime. La cosa non
doveva trattarsi così superficialmente ; giacché la contraria
sentenza si fonda su una quantitk ben cospicua di fatti inne-
gal^ili, cui bisognava discutere e vagliare ; ed è in genere cosa
deplorevole e punto scusata dalla consuetudine giudicare, spe-
cialmente in materia storica e critica, di opinioni e dottrine
non convenientemente esaminate.
Infatti lo Huschke , seguendo 1' antica sentenza che attri-
buiva. a Teofilo antecessore costantinopolitano la Parafrasi
greca delle Istituzioni, istitalì dei raffronti fra questa e il testo
latino e , sembrandogli che meglio rispondessero i due ultimi
libri del testo all' indole dell' opera greca, non dubitò di con-
chiudere che Teofilo fosse 1' autore di essi. Un' altra fallace
idea dello Huschke è quella di ritenere Doroteo, 1' antecessore

(1) Rettamente nota il GRUPE, p. 40, come l' autore dei primi due libri
si compiaccia di esempi storici e di uno sfoggio più o meno opportuno di
erudizione, da cui è alieno l' autore degli altri. Ma .quanto egli dice sulle
citazioni dei giureconsulti (pp. 40-41) ha bisogno di più che una rettifica.
(2) Spec. p. aI sg.
(3) Pag. 42.
— 123 —

di Berilo, uomo meno valente e provinciale a Triboniano ser-


vilmente devoto, cose tutte di cui non si potrebbe arrecare un
minimo argomento. Giacchè Doroteo fu egregio giureconsulto
e il suo xara aróSaS de' Digesti, di cui ci rimangono frammenti
numerosi , fu opera insigne e certamente la migliore elabora-
zione greca di quella vasta collezione. Molto probabilmente
anzi Doroteo era più colto giurista di Teofilo stesso, poiché
egli proveniva da Berito, che fino al terremoto dell' anno 280
del regno di Giustiniano rimase la sede principale degli studi di
diritto romano : da Berito, dove era viva ancora una feconda
tradizione che risaliva al periodo classico, e dove fioriva una
scuola, lo splendore della quale non era stato raggiunto a gran
pezza da quella della capitale (1).
Quello che ora ci preme di dimostrare si è che que' rap-
porti fra il testo latino degli ultimi due libri e la Parafrasi
greca punto non sussistono, talchè nulla ci sforza ad attribuire
e gli uni e l'altra allo stesso autore ; speriamo anzi di provare
che l'autore della Parafrasi non può essere stato l'autore degli
ultimi due libri del testo latino : e, poichò lo stesso ha pei
pruni due libri mostrato lo Huschke, che egli adunque non è
stato nè Teofilo nè Doroteo. La questione non ha soltanto una
importanza storica ; ma, merita di essere seriamente trattata
anche per le sue pratiche applicazioni. Ninno ignora che la
recensione huschkiana delle Istituzioni si fonda appunto sulla
dottrina, che l'autore degli ultimi due libri sia pur quello della
Parafrasi greca. Ove questa non regga , nessun valido motivo
ci sforza ad ammettere parecchie fra le emendazioni dell' inge-
gnoso romanista, e si dovrti, stare al testo che la mano cant a
e sicura di Paolo Krtiger ó cpthXoyc5tatos ha stabilito.
Gli argomenti , di cui si vale 1' illustre alemanno , sono i
seguenti :
a) Il fastus c rientalis , che abbonda nei pruni due libri
del testo, è moderato nella Parafrasi come negli ultimi due.
b) Le lodi date a Triboniano nei primi due libri del
testo ben si convengono a un provinciale chiamato a Costan-
tinopoli come membro delle commissioni legislative per favore
del ministro potente.

( 1 ) V. lluauto abbiamo osservato 33, 448 ! irt fra "Novella


di Costantino Monomaco „I e nella ,S'toria delle forati ciel <l. romn., pp. 129-137.
— 124 —

c) La Parafrasi spesso fraintende cib che si dice nei


primi due libri ; non così riguardo agli ultimi due.
d) Negli ultimi due libri le dotte e sagaci interpretazioni
di passi difficili fanno naturalmente supporre che si debbano
all' autore del testo.
Ma b davvero strano che il dottissimo Huschke non abbia
visto come quelle tumide lodi e quel fasto orientale, che ac-
compagnano nei primi due libri specialmente quasi ogni men-
zione dell' imperatore, lungi dall'. essere moderati nella Para-
frasi, vengano anzi esagerati e abbiano spesso luogo pur là,
dove non si osservano nel testo. Per es.:

1, 5, 3: `per constitutionem expulimus' = btáva,;t, úvETXE roí+


z) E torávou Guai? .
1, 10, 11: permisimus' = lná-EJEvEv ó 19sióturo s 1lu)v (3ua1XE15 s .
2, 8, 2 : ` statutum est in constitutione' = citavá Et ó EvaE(3á0 .
1E t(i5v btErúycwae (3aanÀei S. -ruto7fi
2, 19, (3 : ` nostrae constitutionis ' = t {}E ft ó turci EL rov
i tETkov (3uatX ) oc .
2, 23, 12 : ' suggessit ' r(4 15Etas avr017 dxoetg — ávl'uceye.

3, 28, 3 : ` nostram decisionem ' = decisíwn ... rov 'OE továtov


[ 1(7)v (3uaiXéws.
4, 11, 7: ` optinere censemus ' = ó i?Etóvaro5 l'i[t(^v (30ti1,Erat
7.QWCE1:1,' (3a0.11E17S,

Equesto non b che un piccolo saggio (v. p. e. ancora 2,


6, 14. 2, 17, 8. 2, 19, 6 ecc.) , e ciascuno può accrescere age-
volmente 1' elenco di tali passi (1).
Così dicasi delle lodi impartite nel testo a Triboniano.
La Parafrasi non solo non le modera, ma vi si compiace e le
accresce.

1, 5, 3 : ` suggerente nobis Triboniano viro excelso gliae-


store ' ; ` per eiusdem quaestoris suggestioneln' _ noò5 sugge-
stiona vov TPt(3ovvtavov vov vmcEmvEavárou xotu(aroQOC : voi cxvvov
suggerelíontos lvbolotc tou xota(aroQOS.

Cfr. 2, 8, 2. 2, 23, 12.

( 1 ) Spuwialrnente la chiusa del tit. 2, 17 avrebbe dovuto essere osservata


dallo Husefi1:L: & Yd c. Oc i ciovtas til y ovto * d av (pwviiv siti otóµatos sx8Lv.
Perchè non vi ha scorto l' ingenuo stupore di un provinciale ?
— 125 —

Se dunque Huschke trova che l'autore de' primi due libri


del testo non è identico a quello degli altri due e si distingue
da esso anche perché assai più profuso in tumidi elogi all' im-
peratore e al suo ministro, come mai ha potuto ritenere iden-
tico l' autore degli ultimi due libri a quello della Parafrasi, il
quale pare anzitutto charmé di quel fastus e 1' aumenta per
conto suo ?
Se poi da tali argomenti di forma veniamo agli altri, che
toccano la materia stessa del lavoro, il risultato dell' indagine
non sarà guari differente : si dovrà cioè conchiudere che l'au-
tore degli ultimi due libri del testo non può essere stato quello
della Parafrasi.
P. es. al passo difficile 3, 6, 10, dove il testo odierno delle
Istituzioni legge: «dum mulieres liberae erant, ipsi in servitutem
eos (eas) habuerunt , et postea ad libertatem pervenerunt » (1),
la Parafrasi omette tutto questo, che al suo autore non riu-
sciva di comprendere appieno ; tanto più che nulla di simile
si trova nella costituzione giustinianea (2), a cui quel testo ri-
manda. Che pertanto il testo a lui appartenga è lecito dubitare.
Più importante ancora è per noi la maniera , con cui la
Parafrasi rende il passo 4, 6 , 31. Il testo parla delle azioni
arbitrarie e ne fa la enumerazione ; fra esse pone anche quella
de eo quod certo loco. Questa è invece omessa nella Parafrasi ;
evidentemente non per negligenza, ché tale non è il difetto
dell' opera greca , ma di proposito (3 ) , non arrivando il buon

(1) H[JSCUKE legge " eas habuerunt „ e crede che si tratti dello stesso
caso, di cui Paul. S. 4, 10, 2, secondo la spiegazione da lni datane in 1119'.
antehtst 4, 504 sg. (v. D. 38, 17, 2, 2). Ma io credo fermamente che abbia ben
divinato il M0MMSEN leggendo " abierunt „. Difatti è strano che le Istituzioni
abbiano fatto al testo del Codice un' aggiunta nel senso che lo HUSCHKE
vuole, quando il S. C. Claudiano non era più in uso ; e poi il passo letto a
suo modo non ha senso : " ipsi in servitute eas habuerunt „ si riferirebbe
ai servi, che hanno nella servitù degenerato avendo eas, cioè mulieres, come
coutuhernali. Ma ciò appunto non lascia intendere quello che segue " ut
hi omnes ad successionem patris vel matris veniant „ : vi si deve parlare
dei figli e non dei genitori.
(2) C. 6, 4, 4, 10.
(2) E precisamente così, che spiega 1' omissione anche lo HusCIIK M
nella sua edizione, p. 176, n. 2: " quemadmodum hace actio arbitraria esset,
non perapiciebat (Th.us), nec ut in ceteris tradere poterat „.
— 126 —

parafraste a comprendere come quell' azione potesse dirsi ar-


bitra ria. Chi volesse fare onore a l parafraste potrebbe dire che
egli ha con quella omissione corretto tacitamente un errore
del testo, ché la nostra azione non è detta arbitraria nel senso
in cui questa voce è usata e spiegata in quel paragrafo (').
Ma niuno certo vorrà attribuire al parafraste stesso , che o
non intese o giudicò erroneo il testo latino , la compilazione
di (fausto.
Le Ist. 4, 12, 1 espongono una massima, che non è punto
vera ; essa si spiega solo col fatto che i compilatori hanno
accomodato alla meglio il testo paiano 4, 113, che si riferiva
a istituti non più in uso nel diritto nuovo , procurando di so-
irvi una generale regula iuris, mentre si trattava di vera
stituirvi
e peculiare eccezione. Ma il parafraste diede a quella regola
una importanza ed estensione , quale certo i compilatori non
volevano, e 1' applicò in modo IIès-nai f all' actio depositi. Chi
crederà che 1' autore di questa parafrasi sia lo stesso che ha
compilato il testo relativo e che ne conosceva la genesi `' Non
è anzi questo uno dei luoghi diversi in cui egli cade ne' suoi
gra vi errori giuridici, che non si ponno par fermo attribuire
a un anlecessor di quei tempi e meno ancora al così rinomato
Teofilo ? (2).
Non mancano pili altri argomenti che dissuadono total-
mente dall' accogliere 1' opinione , doversi la Parafrasi greca
all' autore dei due ultimi libri del testo latino. Vi sono alcune
frasi e dizioni caratteristiche di questo in quella non punto
frequentemente usate, ed anzi quasi a bello studio evitate. Ec-
cone pochi esempi fra i molti, che si possono raccogliere

1.° Ne' due ultimi libri (a differenza che ne' due primi)
non si citano quasi mai i Digesti, senza aggiungere 1' epiteto
« latior », che indica l' ampiezza assai maggiore, con cui le

( I ) V. LENEL, Edzctum peapettuuttt, p. 195 [3 1 ed., 246] : " die Institutio-


nenverfiasser baben einfach den Beispielkatalog, den sie in ihrer Vorlage
t'anden, nacli eigenem Ermesseu vervollstáudigt, und was lag Hi p en, deueu
die classischen Formeln zur gleichgiltigen Antiquitát gewordeu waren,
nilher, als diejenige Actio, die den Namen geradezu als technischen führt,
in das Verzeichniss aufzunehtnen? ,,.
( 2 ) L' alto pregio della Parafrasi, più che dalle doti personali del suo
compilatore, deriva dall' eccellenza delle fonti su cui questi lavorava.
— 127 —

dottrine sono in essi esposte (1 ). Ma tale epiteto non sembra


punto gradito all' autore della Parafrasi, il quale non solo non
lo aggiunge nei primi due. libri, ma 1' omette talora negli
altri due, ove si trova nel testo (2).

2» Proprio dei due ultimi libri è 1' avverbio « vulgo »


nel senso di ` fere semper ', ` apud plurimos '. Nei primi due
libri è evitato così studiosamente da ometterlo fino nei passi
copiati da Gaio, in cui si trovava nell'opera genuina (3). Quella
predilezione non si può osservare nella Parafrasi : per es. 3,
24, 2 ` sieut vulgo quaerebatur ' = 650 . 7cEo áµcpt(3c121, rc i (4).

3.° Soltanto nei due ultimi libri del testo (ma in questi
costantemente) si usa la voce supra ne' luoghi, in cui si richia-
mano dottrine antecedentemente esposte (5). Tale modo di cita-
zione non è altrettanto consueto al parafraste, che spesso le
omette. Cfr. 3, 1, 15. 3, 9 pr. 3, 24, 1. 4, 6, 33 e . 4, 12, 1 (6).

Se , dunque , nell' indagine di cui si parlava (quali libri


delle Istituzioni imperiali si debbano a Teofilo e quali a Do-
roteo), non possiamo utilmente valerci di raffronti con la Pa-
rafrasi greca , quali crederemo essere i sussidi opportuni per
arrivare ad una soluzione, che sarebbe certo non indifferente
per la storia del diritto e benanco per la critica •e 1' esegesi
del testo ?

(1) V. GRUPE, o. c., p. 15. Cfr. 3, 12 pr.; 4, 6, 2 ; 5 ; 37. 4, 13, 6. 4, 14, 3.


(2) Cfr. 4, 6, 37 : " ex latioribus digestorum libris „ = z x tcliv digéstom.
(3) GRUPE, p. 19.
(4) Invece 2, 9, 5 : " hoc est quod dicitur „ = tovtó iar tò atuQ& Td,6L
Xsyóµevov. Ma qui la Par. riproduce il xatet ttó&us gaiano : in G. 2, 95 si
legge appunto " quod vulgo dicitur „ [supra, p. 911.
(5) GRUPE, pp. 20-21.
(6) A ragione poi il BROKATE (Comm. cargentorat., 1886, p. 140 n. 1) scrive:
" Eae quas attuli et similes differentiae a!iae quae in fbrmulis latine scriptis
inter Paraphrasin et Iustinianas Institutiones intercedunt, risi scribae cul-
pae , qui archetypum exaravit , tribuendae sunt , quin ad quaestionem de
Paraphraseos anctore solvendaln magni momenti erint, non dubito. Atque
videtur Ferrinii opinioni , qui Theophilum auctorem esse multas propter
causa allatas negavit, magnum inde subsidium nasci „. Si tratta cioè delle
formule tecniche latine diverse nel testo e nella Parafrasi , cosa difficile a
concepirsi se lo stesso fosse stato l'autore dell' uno e dell'altra. V. gli esempi
ibid., p. 138 sg. Su alcuni di essi ci fermeremo in seguito.
- 128 -

Anzitutto tornerebbe proficuo a tale scopo il confronto


diligente delle reliquie a noi pervenute degli Indici de' Digesti
compilati da Teofilo e da Doroteo. 1 frammenti del primo sono
scarsi assai : piìi numerosi di molto quelli del secondo. L' in-
dagine sarà piìi facile quando saranno noti tutti i passi di
esso che si trovano nei Basilici, e che finora la critica non è
pervenuta ad additare con piena sicurezza. Intanto possiamo
subito avvertire come l' indole dell' Indice doroteano si con- ^
faccia assai meglio con quella degli ultimi due , che non de'
due primi libri delle Istituzioni latine. È innegabile infatti che
indice doroteano si distingua dall' altro per una maggiore
sobrietà e semplicità cli linguaggio scientificamente severo :
pregi appunto che adornano di preferenza gli ultimi due libri
del testo latino.
È verissima 1' osservazione dello Huschke , che ne' primi
due libri abbondino certe tumide frasi piene di fasto orientale
e di servilismo, p. es. 2 , 11, 6. 2, 20, 3 ; 27. 1, 10, 11. 1,
1 11. 2 6, 14. 19, 6. 20 2. 2, 20, 36 i. f. 23, 12,
ecc. Ma non vedo nessuna ragione per attribuire tutto questo
a un maestro di Berito anziché a un costantinopolitano. Costui
a nzi, vissuto nella città dove risiedeva la corte , ove quello
stile era divenuto di moda ed era passato largamente nella
burocrazia , come dimostrano a tutta evidenza le costituzioni
imperiali, il cui testo veniva appunto compilato in quegli uf-
fici, non poteva quasi evitare di seguire 1' andazzo de' tempi
e de' luoghi. Invece poteva benissimo essere più indipendente
in questo proposito un beritese, venuto da città eminentemente
commerciale e industriale, non dedita ai beati ozi ed al fastus
della Regina del Bosforo, e venuto da una scuola avente pro-
prie , antiche , onorate tradizioni , in cui si doveva già essere
formato un linguaggio scientifico più degnamente austero.
S' aggiunge un' altra osservazione , che condurrebbe essa
pure alla conchiusione direttamente opposta a quella_ dello
Huschke. Colui , al quale toccò di comporre gli ultimi due
libri del testo latino , non potè rimanere fino al termine del
lavoro : tant'è vero che il titolo 18° fu aggiunto al IV libro
dallo stesso che compose 1 primi due. Ora è ben probabile
che colui, che si tolse dall' opera prima che le venisse data
1' ultima mano, fosse il giureconsulto beritese, cui gravi ragioni
di ufficio richiamavano alla sua città ed alla scuola, non il co-
— 129 —

stantinopolitano , il quale risiedeva in luogo ( 1). Il costantino-


politano parrebbe quindi essere stato 1' autore dei primi due
libri e del titolo 18° del libro IV.
Non possiamo terminare questo capitolo senza ricordare
che il merito d' avere sollevato per il primo tale questione e
d'avere anche indicata la via per risolverla spetta all' onorando
e compianto professore di Breslavia. E se ci trovammo co-
stretti a dipartirci dall' opinione sua, così argutamente da lui
difesa , non è certo perché sia venuta in noi meno la dovuta
riverenza.

CAPO VI.

Quale soluzione dovremo dare alla nostra questione ?

I numerosi fatti fin qui addotti ed i materiali fin qui rac-


colti non lasciano , io credo , più dubbio alcuno. L' opinione
finora dominante manca di fondamento : la Parafrasi greca
non appartiene a Teofilo Antecessore. Le osservazioni , che
seguiranno nei capitoli successivi, mentre spianeranno la strada
ad un' altra dottrina sulle origini di quel libro, gioveranno a
confermare, se mai ve ne fosse ancora bisogno, questa tesi.
È cioè innegabile, a mio avviso, che alla Parafrasi greca
delle Istituzioni sta a base un vecchio cctt tóbas di Gaio. Essa
si manifesta cioè come un adattamento operato da mano ignota
al testo nuovo delle Istituzioni di un vecchio libro , che rac-
chiudeva una lunga tradizione scolastica. Possiamo anche dire
con sufficiente certezza che qui abbiamo a fare con la tradizione
scolastica beritese, la quale del resto, lungi dall' essere isolata,
è in rapporti continui e grandi con le altre, non escluse quelle
delle scuole occidentali.

(1) Teofilo mori poco dopo la promulgazione dei Digesti e delle Istitu-
zioni ; ma nel dicembre del 533 era ancora vivo e attendeva all' insegna-
mento , come appare dalle cost. " Tanta „ e AéScoxev, § 9. Doroteo quindi,
partito da Costantinopoli verso la metá del 533, vi fu chiamato circa un
anno dopo per la revisione del Codice (v. cost. " Cordi § 2), essendo allora
già morto Teofilo, che aveva avuto quell' onorevole incarico per la prima
edizione del Codice stesso (const. " Haec quae „, § 1 ; " Summa „, § 2).

C. FI'.RRINi, Scritti C^i^c9idici, I.


-- 130 —

Per assodare questo fatto, ci pare opportuno addurre an-


zitutto una prova, che, se non erriamo, ci sembra assai forte.
È noto come il Rudorff, studiando il glossario latino-greco
edito da. Stefano (Étienne) e poi da Vulcanio e Labbè , sia
arrivato al risultato indubbio, che le voci e dizioni giuridiche
in esso illustrate sieno state tolte dai commentarii di Gaio. Il
lavoro sarebbe stato ridotto alla forma , in cui a noi fu tras-
messo, non molto tempo prima del regno di Giustiniano (i).
Difatti non può essere punto casuale, che in quel glossario
sieno grecamente spiegate voci , che non si trovano che nei
commentarii di Gaio, e che i verbi sieno riferiti in quei modi
e tempi e in quelle persone che in questi si trovano , come
pure i sostantivi e gli aggettivi con quelle desinenze di caso,
che in questi hanno (2).
Ecco pochissimi esempi tolti dai paragrafi, in cui Gaio
espone la dottrina delle varie forme di testamento :

per universitatem ' _ xaho ! i a (G., 2, 97) ;


adquirantur ' _ n@oonoQlOvtau ( 3) ;
ex testamento ' _ 1x Sia-Oi cr (G., 2, 99-100) ;
ab intestato ' =s &SLarátov (G., 2, 99) ;
` calata comitia' = áp¡( LE Q é 1U S l s tov tovc ysv6 isva (G., 2, 101);
` procinctu(m) ' = Srav uóa,Eµov avyxuXé wvtau (G., 2, 101).

Questo non è che un brevissimo saggio ; del resto alla


memoria del Rudorff è aggiunta la diligente collezione delle
varie voci, con l'indicazione del passo di Gaio onde provengono.
Ciò che il Rudorff non ha osservato , si è che 1' interpre-
tazione greca data da tali glossarii si trova ordinariamente
anche nella Parafrasi greca delle Istituzioni, quando quel passo
gaiauo sia in questa passato. Per breve saggio riportiamoci
agli esempi gil, citati :

(') V. AbIi. der der 1V., P1eil.-lt.i-st. Klasse, Berlin 1867, p. 332
sg., 334 sg.
(2) Vedi anche " dicis gratia „ = vóµov x.Qt y, c`n T LQà Falco tcü voliLx i.
(3) Gaio qui (2, 97) ha adquirantur ; adquiruntur è nel passo analogo 2,
191. Ma io non credo di dovere, col Rudorff, ricorrere a questo : " adqui-
rantur „ dovè essere tradotto nel xatà 1tó8a9 gaiano nQoanowí lui (stil.
1cpáyµara), non richiedendo ivi il greco il congiuntivo. La voce ebbe l'espo-
nente plurale per opera del compilatore del lessico (Cfr. Par. 2, 9, 6 in pr.).
—.131 —

` per universitatem ' = xa$oµá8a (Par. 2, 9, 6);


adquirantur ' = n@oa toAetut (ib.: v. p. 130 n. 3)
ex testamento ' = Éx BLaiblwris (ib. in f.) ;
ab intestato ' = s d takétov (ibid.) ;
calatis comitiis ' = Éy vesto 81S tov lv Lavtov (2, 10, 1) ;
procinctu ' = fl vlxa i tsXXov 1évaL st; nas tov (1).

Nelle mie schede ho raccolto almeno duecento voci, che


occorrono nella Parafrasi nella stessa forma e flessione che
si trova nel glossario citato ; solo quando questo, invece di
tradurre semplicemente , spiega il vocabolo , suole restringere
più in breve quanto nella Parafrasi si trova più diffusamente
esposto. Ciré appare anche dai pochi esempi recati.
Si domanda ora come si debba spiegare questo fatto sin-
golare. Un glossario , che attinge da Gaio i suoi materiali, li
spiega grecamente nello stesso modo, in cui più tardi troviamo
rese quelle voci e dizioni in una parafrasi delle Istituzioni.
Non è ammissibile che il glossario abbia attinto da questa,
giacché esso è evidentemente anteriore, e poi si estende anche
a quelle parti dei commentarii di Gaio che non passarono nella
Parafrasi. Meno ancora è probabile che il parafraste si valesse
del glossario, giacché non è concepibile che uno che era mani-
festamente assai versato nel linguaggio giuridico latino avesse
bisogno di valersi di un meschino dizionario, e di valersene così
scrupolosamente, da consultarlo ogni momento. Né si potrebbe
concepire come mai la coincidenza fra il lessico e la Parafrasi
sia massima, lá dove il primo trae più numerosi da Gaio i
suoi materiali (per es. nei paragrafi sulle forme dei testamenti),
e la seconda non usi anche altrove quelle equivalenze greche,
che a proposito di questi passi il lessico porge.
Io credo non esservi altro modo di spiegare questo fatto,
che 1' ammettere che a base della Parafrasi stia un xutú
tó8us di Gaio. Ai maestri di grammatica, o forse a qualche
giurista, parve comodo confrontare il testo gaiano colla versione
greca e compilare così nn lessico latino-greco, clic potesse
giovare segnatamente agli studiosi di diritto delle scuole orien-

( 1) Notevole che e nel lessico e nella Parafrasi quello che prima dice
Gaio " cum belli, causa arma sumebant „ fece fraintendere ciò che segue
" in proelium exituri „. Corrette sono invece le Istituzioni imperiali.
— 132 —

tali ( 1 ). La Parafrasi delle Istituzioni, compilata sul fondamento


di quel xatà aó8c4-;, di cui conserva buona parte, doveva natu-
ralmente mantenere ancora quelle coincidenze : in tutti almeno
quei passi , in cui si era dovuto abbandonare interamente il
prototipo (2).
Questo argomento aggiunto agli altri mi pare che debba
giovare a confermare 1' origine suaccennata.

CAPO VII.

La Parafrasi greca delle Istituzioni

ed i commentarii di Gaio.

[Omettiamo il testo di questo capitolo, che riproduce quasi alla let-


tera l'articolo su " La Parafrasi di Teofilo e i commentarii di Gaio ,,, pub-
blicato in Rend. Ist. Lomb., ser. II, 16, p. 565 sgg., e riprodotto supra,
p. 15 sgg. Le poche differenze , frutto della meditazione che in quegli
anni 11 F. dedicava alla Parafrasi, si riducevano :
1.° a sostituire nelle citazioni l'impersonale Par(aphrasis) al Th(eo-
philus) dello scritto anteriore, e ciò in connessione alla tesi che esclu-
deva la paternità dell' antecessore costantinopolitano, tesi sviluppata
nello scritto presente ;
2.° ad attribuire il xa Ú. 7r66ag di Gaio , anziché a Teofilo stesso,
alla scuola beritese, secondo i criterii posti nei Prolegomena dell'edizione
(supra, p. 61 sgg.) ;
3.° a qualche ulteriore raffronto dei commentarii di Gaio con la
Parafrasi, non contenuto nell' articolo dei Rend. Ist. Lomb., ma inserito
nella più vasta indagine della Byz. Zlschr., 6, 1897, p. 547 sgg. (= supra,
p. 81 sgg.: cfr. in ispecie p. 88 [per la Par. l , 12, 5] e p. 100 [per la
Par. 4, 1, 1]).
Al capitolo era aggiunta la seguente APPENDICE]

(1) Da un confronto del testo delle Istituzioni con la Parafrasi mi sembra


sorto il glossario contenuto nel Cod. laur. LXXX, 2. Ma non posso darne
giudizio sicuro, giacché da qualche anno non vedo quel manoscritto e devo
in tutto riferirmi alle mie schede, che in proposito sono alquanto scarse.
(2) I frequenti richiami contenuti nelle glosse ai libri di Ulpiano de
off. procons., confrontati cogli scolii ai Basilici, che accennano a lezioni te-
nute su tali libri a Berito (sch. ad Bas. 21, 4, Hb. II, 454), farebbero supporre
che esistesse una versione greca di quei libri. V. anche la nostra Storia
delle fonti, p. 135.
— 138 —

La tesi da me sostenuta nel precedente studio e riaffer-


mata in questo capitolo ebbe 1' onore di essere presa in accu-
rato esame in un' apposita dissertazione , che il Brokate , uno
de' migliori allievi della Università di Strasburgo, scrisse per
impulso del suo insigne maestro Guglielmo Studemund. La
dissertazione, che apparve tanto separatamente quanto nella
raccolta delle commentazioni argentoratensi , s' intitola : De
Theophilinae quae fertur lustiniani Institutionum graecae Pa-
raphraseos compositione ( 1). L' autore , come s'è visto , accoglie
l'idea che la Parafrasi non si debba a Teofilo, e conviene pur
meco nell' ammettere che Gaio sia stato la fonte diretta per le
notizie storiche in essa contenute. Arriva pure ad ammettere
come assai verosimile 1' esistenza di un xatee tó&c gaiano e
1' uso di esso da parte del parafraste. Ma non vuol concedere
che abbia servito come fondamento alla Parafrasi , e a tale
scopo :
1.° arreca un buon numero di passi, in cui la Parafrasi
s'accorda col testo latino delle Istituzioni e diverge da Gaio ;
2.° cerca di ridurre a effetto del caso buona parte delle
coincidenze da me osservate fra Gaio e la Parafrasi, ove questa
diverge dal testo latino.
Riguardo a questo secondo punto , osservo che il caso si
potrebbe benissimo invocare se si trattasse di uno o due raf-
fronti e non di un numero così. grande , come quello da me
raccolto o — più ancora — che si potrebbe raccogliere. Inoltre
il Brokate non conosce le mie indagini posteriori, da cui quei
risultati acquistano una potente conferma. Finalmente lo sforzo,
ch'egli deve fare per ridurre a effetto del caso varie di quelle
coincidenze (sicché deve confessare difficile l' impresa ( 2) e non
improbabile talora 1' opposta sentenza) ( 3), avrebbe dovuto per-
suaderlo che non era sulla buona via.
Riguardo poi al primo punto , io non ho mai inteso eli
dire che il parafraste s' attenesse sempre e con tutto rigore al

(1) Apud C. I. Triibu .r, Strassburg, 1886.


(2) " Nisi ferriuiaua illa coniectura, quae ouiniuo commnovit me ad hace
quaestiouem retractaudam , taci srr-btilitcn proposíta esset a viro dottissimo
est. „ (p. 145). Ma si vegga: non è questione di " subtilitas ,,, bensì di
bonth della tesi.
(:`) Cfr. p. 48, p. 160, etc.
— 134 —

testo gaiano. Il parafraste voleva anzitutto rendere in greco


le Istituzioni, e quindi anzitutto doveva aver presente il testo
loro ; egli però, ad agevolare 1' opera sua, si valse dell' antico
zatà aróbac di Gaio e de' suoi commenti, e se ne valse con grande
frequenza. Forse 1' antico testo gli aderiva alla mente , sicchè
spesso non s' avvide delle varianti del nuovo. E tanto basta
perché la Parafrasi si debba assumere con grande cautela nella
critica delle Istituzioni latine.
Questo io ho inteso di dire : questo risulta invincibilmente
da quanto si è detto e si dirà in avanti, e questa è in fondo
fors' anche 1' opinione del Dott. Brokate. Nel ringraziare di
cuore questo giovane e valoroso alemanno , riconosco ben vo-
lentieri il non lieve contributo arrecato allo studio della nostra
questione dal suo diligente lavoro.

CAPO VIII.

La Parafrasi e la Glossa torinese delle Istituzioni.

[Omettiamo anche questo capitolo, che riproduce alla lettera la nota


su " La G-Iossa torinese delle Istituzioni e la Parafrasi dello Pseudo-
Teofilo ,,, edita in Rend. Ist. Lomo., ser. II, 17, 1884, p. 714 sgg., e ripro-
dotta supra , p. 41 sgg. Ci limitiamo a riprodurre due brevissime ag-
giunte introdotte dal F. in questa rifusione :

1. La nota apposta alla rubrica del capo VIII (Archiv. giur., 37,
p. 392 n. 1) :

" Chi trovasse alquanto scarsi i raffronti contenuti in alcuna parte di


questo capitolo, pensi che esso non è che un complemento ed un supplemento
dello studio del prof. Fr rrrING, e però si evita naturalmente ogni ripetizione
delle cose già osservate o dette da lui, potendosi presupporre che il lettore
conosca quel lavoro elegante. Ai risultati contenuti in questo capo .... sembra
fare ora adesione anche il FITTING, Ztschr. der Sav.-Sti ft., R. A., 7, 2, p. 59
n. 1 ,,.

2. La nota a p. 43 n. 1 di questa edizione porta in Archiv. giur.,


37, p. 394 n. 1, 1' aggiunta :
" Il PERNICE, Ztschr. der Sav.-.Stiftt.,
R. A., 7, 2, p. 152, parlando di questa
mia ipotesi, dice: `
im 5. Jahrhundert war man vielleicht in Marseille ge-
lehrter als in Rom'. Ne dubito (specialmente per quanto concerne il diritto)
assai fortemente „].
— 135 —

CAPO IX.

Riassunto e conclusione.

Riassumendo le cose fin qui dette, possiamo formulare le


conclusioni seguenti
1.° La tradizione che attribuisce la Parafrasi greca delle
Istituzioni a Teofilo Antecessore si basa sull' autorità dei ma-
noscritti. Ma questa autorità non è troppo forte, perchè tutti
i manoscritti dipendono in origine da un solo archetipo e niuno
di essi è più antico del secolo XI.

2.° Solo nel secolo XI si trova attribuita la Parafrasi a


Teofilo ; prima di quel tempo, tanto nelle opere dei giuristi
giustinianei come in quelle dell' età di Leone il Savio, viene
citata sic et simpliciter, senza nominare 1' autore (1).

3.° Quanto sappiamo sulla vita di Teofilo ci muove a


respingere tale poco fondata tradizione.

4.° Gli errori della Parafrasi conducono ad egual ri-


sultato.

5.° Le manifeste contraddizioni fra l' Indice de' Digesti


di Teofilo e la Parafrasi greca impediscono assolutamente di
attribuire questo ultimo lavoro a lui.

6.° Le indagini sulla parte che dovette avere Teofilo


nella compilazione del testo latino delle Istituzioni dimostrano
apertamente ch' egli non potè essere 1' autore dell' indice greco
(o Parafrasi) delle stesse.

7. 0 Lo studio accurato di alcuni glossarii giuridici greco-


latini dimostra che dovette esistere un xaree tóòcx greco di
Gaio e che questo formò la base della Parafrasi greca delle
Istituzioni.

(') Sull' eccezione affatto sporadica degli scolii del Cod. gr. par. 1364,
v. la nota in fine del capo III [p. 118 n. 1].
— l36 —

8.° Ciò b comprovato in modo sorprendente da una com-


parazione meno superficiale fra la Parafrasi e i commentarii
di Gaio.

9. 0 Il raffronto coi monumenti coevi induce a credere


che la culla di quel xutà nóbu5j che fu poi adattato al nuovo
testo latino delle Istituzioni, sia stata la scuola di Berito.

10.° Negli accennati risultati ci conferma lo studio della


Glossa torinese delle Istituzioni, la quale insegna come al testo
di Gaio nelle scuole d' occidente e d' oriente s' aggiungessero
numerosi scolii , in cui la tradizione scolastica si veniva fis-
sando.

11.° I1 testo della Parafrasi si dimostra appunto come


la fusione del testo antico del xurà tóbuc con la relativa glossa ;
il tutto modificato e rimutato a seconda del nuovo testo.

Le risultanze, alle quali ci ha condotto il presente studio,


sono state da critici nostri e stranieri accolte con favore, ed
i pili competenti le hanno accettate, o almeno ritenute somma-
mente probabili. Per limitarmi a' soli ( 1) stranieri , citerb per
es. lo Zachariae von Lingenthal (2), il Télfy (a), il Wlassak (4),
il Lenel (5), il Duméril (6), il Valaoritis (7). Anzi in talune opere
recenti (5) si cita senz' altro « der sogennante Theophilus », pro-
testando così contro tanti secoli d' usurpazione. Sulla disser-
tazione del Brokate s' b gik discorso abbastanza.

(1) Fra i nostri m' é caro ricordare lo SCIALOJA, Rivista critica, 2, 1884,
p. 193 , ed il LANDUCCI , Sto r ia del diritto romano, p. 217 sg. Un lavoro
italiano, che si riferisce ex professo all' argomento, é quello dello Zocco-
ROSA, Il paragrafo XX, 1 de actionibus in relazione alla Parafrasi dello
Pseudo-Tao/ilo, Milano 1886.
(2) Ztschr. deì' Savigny-Stiftung, R. A., 5, 271 sgg. ; 6, 281 sg.
(:3) Berliner philolof/ i.sche lVochenschrift, IV, p. 1341-1343.
( 4 ) Kritise/te zar Theorie de Rechtsquellen, p. 84.
("3) Centralblatt, 1884, n. 52.
(6) Rerue f./r: nerale do droit, 1885, p. 299 sgg.
(7) 'E1Prllte Li Z1 l g É. x. y. vo lt ., 5, 332.
(8) KNI P, Vacua possessio, pp. 23, 133, 166, etc.
— 137 —

CAPO X.

Esempio di applicazione all' esegesi dei risultati ottenuti.


Natura e diritto nella Parafrasi greca delle Istituzioui.

[Il sottotitolo di questo capo risponde esattamente a quello della


nota edita in Rend. Ist. Lomb., ser. II, 18, 1885, p. 857 sgg., e riprodotta
supra, p. 71 sgg. La riproduzione è integrale e senza mutamenti].
$

o
Scolii inediti allo Pseudo=Teofilo
contenuti nel manoscritto Gr. Par. 1364 (*).

INTRODUZIONE.

§ 1.
Non v' ha manoscritto alcuno della Parafrasi greca delle
Istituzioni, che non contenga alcuni scolii. Pochissimi se ne
trovano nel messinese, nel vaticano, nel laurenziano LXXX, 1
etc.: mentre altri codici contengono una specie di commen-
tario perpetuo, quali per esempio i codici parigini gr. 1364,
1366 (Biblioteca Nazionale), e il Laur. X, 16. Nel Laur. LXXX.,
2, moltissimi scolii furono da' copisti sbadatamente incorporati
nel testo : il Laur. LXXX, 18, oltre a numerosi scolii, contiene
anche schemi rappresentanti graficamente le principali distin-
zioni e classificazioni ( 1 ). Lo studioso, il quale si trovi davanti
cose varia distribuzione di scolii e commenti intorno all'opera
stessa, deve naturalmente ricercare se questi si debbano a tempi
ed autori diversi, oppure se debbano tutti quanti ricondursi al-
l' origine medesima. Fino ad ora mi sarebbe stato impossibile
rispondere a questa domanda, perché il modo frammentario e
sporadico, con cui tanto il manoscritto messinese quanto i due
più antichi laurenziani riproducono gli scolii, non permetteva
una larga comparazione; e solo m'era riuscito di osservare come
alcuni pochi scolii si trovassero tanto ne' più antichi quanto
ne' più recenti manoscritti, e conchiudere pertanto come questi

(*) [In 11leiìwrie ist. Lomb., 3a serie, IX, 1886, pp. 13-68].
(í) Prolegom. alla mia ediz., I, p. XIX [supra, p. 67].
— 190 —

al meno dovessero provenire dalla stessa fonte. Ora l'esame de'


due citati manoscritti parigini mi ha perfettamente assicurato su
questo punto. Il C. gr. 1364 è un bellissimo manoscritto, che si
può riferire all' XI (o al più tardi al XII) secolo e che contiene
una recensione assai corretta della Parafrasi, di cui s' è valso
— certo con poca diligenza — il Fabrot per purgare il testo
vulgato , che fu guasto di nuovo nella cattiva edizione del
Reitz ( 1 ). Il margine è quasi tutto coperto di scolii derivanti
evidentemente da un commentatore unico, tanta è la loro in-
trinseca ed estrinseca somiglianza. Fra essi si trovano, in gran
parte almeno, pur quelli che si sono conservati negli altri
codici più antichi : sicchè non è temerario il conchiudere es-
sere questi ultimi avanzi dispersi di quel largo commento, che
il codice parigino interamente contiene (2). Il manoscritto 1366
poi riproduce, benché non completamente, il commentario me-
desimo, ma — mi affretto a soggiungerlo i due codici non
derivano immediatamente da un solo archetipo : ciò apparirà
da quanto annoteremo più avanti, osservando come nell'esem-
piare, da cui fu trascritto il cod. 1364, si riportavano in mar-
gine , a mo' di scolii, molti capitoli di quel notissimo com-
pendio giuridico, che sogliamo chiamare z1 loncd.
Se ora facciamo il confronto fra questo commento e gli
scolii de' manoscritti recenziori, quali il Palatino, il Laur. X,
16 etc., non tarderemo a riconoscere che anche in questi s' è
infiltrata alcuna di quelle più antiche annotazioni, ma che la
maggior parte di essi si deve ad origine diversa e meno re-
mota. Mentre infatti gli scolii di que' primi manoscritti non
conoscono e non citano che le fonti giustinianee, questi ultimi
conoscono e citano continuamente i Basilici. Parimenti gli altri
criterii, che ora soggiungeremo per stabilire 1' età degli antichi
commenti, fanno difetto per questa categoria.

(1) Devo avvertire , come il manoscr. 1364 , che già nel 1740 , auno in
cui fu compilato il catalogo de' manoscritti greci di fondo antico (II p. 306),
mancava del principio del libro I fi no a circa la metà del titolo undecimo,
dovette essere completo ai tempi del Fabrot. Non solo infatti costui non fa
menzione della lacuna (il che — stante la sua notoria negligenza — non
sarebbe gravissimo argomento), ma cita lezioni dei ` tre ' codici anche per
questi titoli : p. e. 2. a ediz., 1657, p. 36 n. a, 51 n. n, 68 n. 1a.
(2) V. soprattutto nelle nostre note le indicazioni degli scolii, che si
trovano incorporati nel testo nel manoscr. Laur. LXXX, 2.

r
— 14] —

Questa scoperta mi pare per lo studio delle fonti e della


storia del diritto romano di grave momento. Gli scolii delle Pa-
rafrasi non sono, come finora si credeva, annotazioni di età re-
cente, senza coerenza fra loro e senza valore intrinseco : essi
costituiscono (parlo qui degli antichi) un lavoro abbastanza
vasto fatto da un solo autore, fatto con larga conoscenza delle
fonti giustinianee, e fatto finalmente in tempo ben più remoto
di quanto alcuno avrebbe osato pensare. Ed è appunto di questi
scolii che ora intendo discorrere , facendo pur seguire 1' edi-
zione de' principali fra essi e riservandomi in altra occasione
di studiare e pubblicare quelli recenziori.

§ 2.
Dicevo che nell' antico commentario della Parafrasi non
s' adoperano né si citano i Basilici o altri compendii bizantini,
ma s' arrecano invece le collezioni giustinianee. Questo fatto
costituisce già un criterio per stabilire 1' età del lavoro, poiché
se è vero che fino al secolo XI le fonti giustinianee si
mantennero nell' uso ( 1 ) — 1' esclusiva conoscenza e citazione
di esse non pub non indicare un' età molto anteriore. E ciò
si conferma benissimo studiando la forma , con cui quelle ci-
tazioni si sono fatte. I Digesti non si citano già co' semplici
numeri, come avviene, per esempio, nell' Epitome, ma con ri-
guardo alla ripartizione scolastica ordinata da Giustiniano :
per esempio (3t. 8' tiv de iudiciis tí • y' bt y. ts -- pu. 'y' tc7)v an-
tipapinianlì tí. a' bty. x1 — (3t. y' tcóv de rebus tí 13', 13s ^ott
de lege rhodia, lv Tc.:) tí. de minoribus tc7yv nPdrrwv
t(ci)v) a'], Sty. iS xal i , 'É tcCtt rEXsvtaícq — lv teT> de sponsalibus
tovo(31(3XÚ , tí. y' cS ty. 1(3 - Év teD de testamentis tovo(3432o , tí.
u' bly. xyl — (31. (3' tcp v de rebus, tí. commodati, 81y. E', xul (3i. b'

( 1 ) V. osservazioni analoghe in ZACHARIAE, Qonaí, p. 68. Bisogna però

confessare che non si troverebbe esempio di opera " posteriore „ ai Basilici,


in cui questi sieno assolutamente ignorati. L'esempio più volte addotto del-
1' Epitome (pur ammettendo che le citazioni ivi contenute de' Basilici sieno
posteriori di data alla compilazione dell' opera) non mi pare troppo sicuro :
dacchè il contenuto di questo libro, benchè edito solo al tempo dell' Imp.
Romano, sta assai probabilmente in relazione coi lavori preparatorii de' Ba-
silici o d' altra opera giuridica anteriore non riuscita a termine.
— 142 —

r1 air* Tc0awiatefa5 [cioè « t jni de rebus »1, tí. a' 8dy. y', e
così via. E non solo si pone attenzione a: questa ripartizione
scolastica dei libri, ma ben aneo al nome degli autori de' sin-
goli frammenti e a quello dell' opera da cui essi furono presi:
lv tc,? de testainentis 11ovo U(3Xcp, ti. q' b y. iS nopurcovíou ,nzj,
(i. ?,-(9, / t1. t9OCTCp4od µO E7ttvov bt(,) • 8uy. a' tov avtov (3i.(3a.íov xal
rIt),ov acav?,ov xul r(cwv) u' [i. e. n v at @ c(rwv] tí. (3' 8 Ly. {Y oi!7,.-
aciavov óri r(Td . E si parla pur aneo degli avecyvo a tata no[tnuvlov
ad Sabinum a proposito del D. 50, 17, 38.
Qui non si sono arrecati che pochi esempii : ogni scolio
quasi ne offrirà, una conferma. Come tutto ciò indichi chiara-
mente che il nostro commentario non potè essere compilato
dopo quel periodo della storia del diritto bizantino , che da
Giustiniano va fino ad Eraclio, è superfluo avvertire : la co-
stanza poi de' predetti metodi di citazione, a fronte de' quali
quelle fatte coi soli numeri sono affatto eccezionali ( 1 ) , ci co-
stringe a non protrarre la data della compilazione verso la
fine del periodo medesimo. E allo stesso risultato converge
quanto possiamo osservare a proposito delle citazioni delle
Istituzioni e del Codice. Per le prime si arreca quasi costan-
temente il nome del titolo in latino : sv tcu de aclionibus
ri); 8' [institutionos] acpòs t(7) TOLEL — c;0, lvót • (3' de heredibus in-
stituendis. E lo stesso avviene pur nelle seconde, ove non si
neglige nemmeno il nome dell' imperatore da cui la costitu-
zione proviene: (3t. 8' tov x(;)8. td. de compensalionibus BLat. ta'
— (i i. Ti ' tov x(4. tí. X' 8 iat. i' %Éovtog 8 Ldta cs — (3l. y' tov xc,l)8.
TI. de heredilaiis petilione [cSiat.] tEXEnctía ov6a.
E quasi non bastasse tutto ciò a comprovare nel modo più
sicuro 1' alta antichitt del nostro commentario, s' aggiungono
segni evidenti dell'uso dei testi latini : uso che si può dimostrare
tanto pei Digesti che per il Codice e le Istituzioni. Riguardo a
queste ultime basti citare lo scolio ad I. 2, 18, 1, che instituisce
nn espresso confronto fra il testo latino e la relativa versione
greca ( 2). Per le Pandette confronta citazioni come le seguenti:

(1) Cfr. su questi modi di citazione HEIMBACH, Proleg. Bas., p. 20 sgg.


E si avverta come la forma usata dallo scoliaste si incontri con quelle del-
1' antica scuola beritese note a noi pei frammenti sinaitici. Per es. ¿y tC
Hermogeniano xwó. tí. ID' f1 Qx, cet. (5 Z., 3 Kr.) : cfr. Z. 12,
Kr. 5; Z. 4, Kr. 13 etc.
(2) j.LT'ITE t011 QTjtov tWV ivatatoiítwv É)rovtós tb to6ovto.
— 148 —

ci)5 (3L. 8' t(wv) a' t í,. de minoribus 8Ly. y', aɵati dPxil
sed utrum, tc^ tÉÁ.E6 roí-) 1iɵatoS ( 1) e sicut lib. IV tcnSv urQcu-
tov, tit. de sninoribus , fr. 3, § cuius initium sed utrum , sub
finem §.

c;os gv tl. tfig hereditatis petitíonos tó5v de iudiciis, bLy.


xE JEQòs tc? t^7^E^, .19ɵatt oZ dpxi) petitio hereditatis, etsi in rem
actio sit (2) = ut in tit. de hereditatis petitione in parte de iu-
diciis, fr. 25, sub finem, § cuius initium petitio cet.
Pel Codice :

cús a Prìtac ¡3i. L(3' toi x0., tí. X. , cat . y' cimii edicto
quidem (3) = ut dicitur lib. XII Codicis , tit. XXXVI , const.
III cuius initium edicto quidem (4).

L' imperatore Giustiniano è quasi sempre nominato in


questi scolii ' t twos (30(e 1E11g = ` imperator noster ', parole
che parrebbero riferirsi a lui vivente e regnante. Ma io non
voglio insistere molto su questo argomento, giacché non nego
che tale denominazione potè e per tradizione e per imita-
zione dei testo commentato continuarsi anche dopo la morte
di lui.

§ 3.
Stando agli argomenti finora esaminati, la data della com-
pilazione di questi scolii si potrebbe benissimo fissare anche
a pochi anni di distanza dalla pubblicazione delle tre accen-
nate collezioni giustinianee. Ma vi hanno altre importanti
ragioni , che invece esigono imperiosamente che tale data si
stabilisca o negli ultimi anni del regno giustinianeo o anche

(i ) ad 2, 12, 1.
(2) ad 4, 6, 20.
(3) ad 2, 6, 14.
(4) A' tempi di Maurizio già — com'è noto (ZACHARIAE, Al portar, p. 79 sg.)
— non si fa più menzione dei testi latini. Una eccezione si deve fare pel
breve periodo di risorgimento sotto il Monomaco (FERRINI, Arch. giur., 33,
448 [e infra, " Novella„ etc.]): ma anche in esso l'uso dei testi fu rarissimo
e affatto sporadico e ristretto ad alcuni casi di disperata ambiguità. o con-
traddizione nelle versioni diverse.
— 144 —

ne' primi dopo la morte del fecondo legislatore. Tali ragioni


si riducono a due.

I. L' autore di questo commento conosce non solo no-


velle giustinianee emanate verso la fine del regno di questo
imperatore , ma sembra fare uso di quella Collezione di 168
novelle , che probabilmente non si compì che dopo la morte
di lui, certamente non prima dell' estremo tempo del suo im-
pero (ammettendo essere aggiunte posteriori le novelle degli
imperatori successivi) (1).

II. L' autore stesso conosce e adopera gli scritti di


Cobida e Stefano antecessori costantinopolitani, che fiorirono
o sulla fine del regno di Giustiniano o nel tempo immediata-
mente successivo (2).

Piìl esatte determinazioni — allo stato attuale degli studii


critici — non sono possibili.
Le citazioni delle Novelle sono abbastanza frequenti. Esse
si dicono ` Età tòv xo8txa 8tatc etc ' (3) o ` una tòv xcó8txa
vEapai S tat€ Et[ ' o ` vEapcc^ ' [come fa pur Doroteo, sch. 'Eàv,
Bas. lib. III, 773]. Ordinariamente s'accordano con la collezione
delle 168 Novelle :

Év taIs vEapak EiS tri v á vEapáv = nov. 1.


tonto áX)Loto^ 5' vEapá = nov. 4.
71 µEtà tòv xcótxa 8táta§ts =
nov. 7.
Fv tfi tòv xc» txa vEapá 8 tat. 43' — nov. 12.
vnv tò tpítov óAEt nj 11' vEapá = nov. 18.
tij x(3' 81,atálEt tCÚv µEtà tòv xcó8txa, 'ri ng lati ZEpl yáµcov
= nov. 22.

(1) L'uso prevalente di questa collezione comincia in Oriente nel sec. X


(cfr. ZACHARIAE V. LINGINTHAL, Imp. Just. Novellcce, I, p. V), ll che non
toglie però ch'essa veniale già adoperata molto prima. Assai probabilmente
la usò Stefano, e le poche deviazioni che si trovano ne' suoi scritti si de-
vono probabilmente a errori di copisti (p. es. sch. Etecpávov, Bas, Hb. II, 528).
(2) Si tace affatto degli antecessori beritesi. Questo potrebbe forse indi-
care Costantinopoli come luogo in cui il commento fu compilato.
(3) F questo il modo in cui citano i più antichi , e in cui le Novelle
sono citate nelle stesse Novelle : cfr. Nov. 68 (Z. 36), .i § 1 : tais
µetà TÒV mania 8i,atá eai, xelraL '.
— 145 —

veaIàv p ', 1^ɵa W, ávaLQovcrav tiv yvo r lv tavtriv = nov.


107, 2.
áváyv. tò tris pie ' veapd5 = nov. 115 f.

Non si ponno invece accordare colla predetta collezione


tre altre citazioni, cioè :

ad 4, 6, 17 : µet& tòv xw5u1{,a 5Lett. ve ' . Gin, il Fabrot ,


il quale aveva pubblicato questo scolio, vide il probabile errore
di amanuense e propose [2' ed., p. 619]. In tal caso s' indi-
cherebbe quella che nella detta collezione è la Nov. 18, e. 8,
e sarebbe tolto il divario.

ad 2, 13 pr. : avecyv. ti)v Qe' veaóáv. Qui però l'errore mi


pare evidente ; si tratta di una lieve svista e va corretto P Le'
[N. 115].

ad 3, 20, 4 : tonto &XÀo Lo 7 µetà te v xcó5 txa VEaoà 5 Láta:IL S


ovóa. Lo scoliaste volle, secondo ogni verosimiglianza, indicare
quella che nella collezione delle 168 Novelle è la 99'. Qui può
sorgere il dubbio se trattisi di errore di copista o di diverso
ordinamento della collezione, da cui lo scoliaste attingeva. A
me — tanto più che si tratta di un esempio isolato — la prima
alternativa sembra preferibile : fra r& e CC' non vi è poi così
grave differenza grafica da rendere inverosimile il supposto.

Dicevo poi anche che l' autore di questi scolii conosce


Stefano e Cobida.
In principio del tit. 16° del libro I, la Parafrasi dice che
la capitis deminutio distrugge ces d tò rXE^6tov (= di consueto)
i diritti agnatizii. Il ` plerumque ' non è qui nel testo latino,
ma sul finire del tit. 15°, in cui si dice la stessa cosa. Ora
lo scoliaste arreca una spiegazione in proposito di Stefano :
>tEcpuvó, cpr13L tonto 11Q06XE T -aUL tò ` cbs 1.z1 tò t?,ei tov ',
19-cELUI f uxà capitis deminutleon Tá µEtà tòv 5vo5Ex0EÀtov le-
gitima Mxaia 5iacpftEl9Ety ov h'ÚVatut = Stephanus ait ideo adici
plerumque ', quia minima capitis deminutio legitima jura
(quae) post legem XII tabularum (sunt inventa) peremere ne-
quit. Questa proposizione è certamente di Stefano, che la espone
-- in forma diversa --- commentando il testo pauliano D. 4, 5,
C. FEauIxi, Scrillti Giuridici, I. 10
— 146 —

2) OZ
7 pr. ( I ) : (915a; — dice — Ótl µlxQec xca tl5 )Etivoutíwv (
3rávra tu XEyítctla cpaEíQEl y Fivvatat ?íxcua. tova yu tà cenò VA
buo&xa E,Xtou tt] v EJLLVEVOr)µ 8 Va 8vvatal cp{ EígECv, ov µi y xal
l

ta F Etá tòv buOc Excí. EXtov áuró vótcov Irkcov r} bó' utos i' b1atá-
capitis demi-
T.EaFy SEòoµÉva tiaív. Traduco così: nosti minimam
'nutionem non omnia legitima Tura peremere ; tantum enim
quae a XII tabulis originem ducunt peremere potest, non etiam
quae post legem XII tabularum aliis legibus •senatusve con-
sulto vel constitutione quibusdam data sunt. Ov' è notevole
che , stando al modo di esprimersi dello scoliaste , parrebbe
trattarsi di un commento di Stefano alle Istituzioni; ma — dopo
le cose osservate •— niuno vorrà in ciò vedere un argomento
dell' opinione, che fu pure sostenuta e che ora s' é a ragione
abbandonata, ( 3) , la quale riteneva avere Stefano tradotto in
greco le Istituzioni.
Ad. 2, 6, 14 [o scoliaste annota, (4) : u u ovÙE ó sÁ uttcw tcw
xE ' Évlautct)V xa7.(7); XLVE6, 3tuQEX{}o'Ulig tEteUEtítí , xectá tOi cpíoxou

(Tt cpuvos 7L yEt • xata toí cpíoxou dkr)iic is ov bvvatal xiveìv µEtà tìiv
t8t@UEtíuv, tcîMv µrl ,
Ei $ti tò 3coXv c iov ÉXAttovoS, ovatEQ
llmecr r) xatá nEgLyQucptjv tou = n.umquid ne minor quidem
XXV annis, quadriennio elapso, recte contra fiscum agit ? Ste-
phanus ait : contra fiscum revera nequit post quadriennitun
agere, nisi forte dicat : res maiore pretio digna minoris, quam
oportuit, in fraudem meam vendita est. Non so precisamente
a quale parte degli scritti di Stefano questa notizia debbasi
riferire : che però essa debba ancora riferirsi all' Indice dei
Digesti, c? più che probabile.
Cobida è citato in uno scolio assai guasto ad I. 3, 25, 1,
in cui si discorre del parere di Servio Sulpicio, che prevalse
sn quello di Quinto Mucio a proposito della validità' giuridica
di una società , la cui perdita dovesse toccare a un socio

( I ) Sch. it., Bas. Fabr. VI, 158.


(") Seguo l'ortografia heimbachiana, ricusando naturalmente ogni respon-
sabilità circa la sua concordanza coi manoscritti.
(3) Z CHARIAE VON LLNGEN'I'HA ,L , Delineatio , p. 26 ; p. 179 ;
3AvÉx8ota ,
MORTREUIL, Histoire du dr. byz., 1, 127. In contrario già lo HEIMBACH, Pro-
leyomena, p. 32.
(4) Imperfettamente era già stato edito questo scolio dal
FABROT, 2a ed.,
p. 207 [riprod. dal REITZ, I, 295]. Passò, eh' io sappia, inosservato.
— 147 —

solo, il guadagno fra ambo i soci ripartirsi. Meglio conservato


è uno scolio ad I. 2, 7 pr., in cui pure si cita lo stesso giu-
reconsulto :

atcX1v %ata Kw(3í8iov, si xatriyoolan tíS afh xr)S, w; aXaatfiS,


ó x1TwovóµoS tov cL t VoU oúx IxrzíntEL tfi5 SwQeá , ó SI ñ,rua-
táQioS smd ttst — rursus [si parla delle differenze sussistenti
aneo nel diritto nuovo fra il legato e la mortis causa donatio]
secundum Cobidium, si testamentuin donatoris heres falsi ar-
guerit, mortis causa donationem non amittit, legatarios [s. po-
tius ` legatum '] amittit.

Forsechè si potrebbero ascrivere tali passi ad un indice


cobidiano de' Digesti ? (1).

§ 4.
Le cose ragionate nel paragrafo antecedente ci persuadono
che il nostro commento dovette compilarsi sullo scorcio del
sesto secolo, in un tempo che pub determinarsi a un dipresso
da 50 a 70 anni dopo la pubblicazione del testo latino delle
Istituzioni, alla quale seguì — com' è risaputo — quasi imme-
diatamente quella della sua parafrasi (come tuttora la dicono)
in lingua greca. É prezzo dell' opera vedere se e quanto pos-
sano contribuire gli scolii ora scoperti a illustrare 1' origine
di questa.
Due volte in questi scolii la Parafrasi è attribuita a Teo-
filo antecessore. Ad 2, 1, 8 essi dicono : lxnoLovaL Sè tanta oí,
oixovóµoL xal ot lníaxo toi, wS cuna' ftsócpiXog, e ad 2, 18, 1 : oúx
ccxQL^ w
' S ó 1&sóc^
LX,o
S tóv 5^
c `vióxov
5 át^µoU g
S ^1••• xal avtò5 YeQ ó
14sócpa.o S sv tci5 otxduo indici t6.5v n @ el twv ov Xéyst tov S ^jvióxovS

'l ert il a
alone 4 tQÓow7Ia = non adeo recte Theophilus infames
esse aurigas ait .... ipse enim Theophilus in suo indice tcTv
7tQwtwv non dixit aurigas esse personas turpes vel infames.
Questo secondo scolio ci era in parte noto anche prima, aven-
dolo parzialmente edito il Fabrot , p. 298. Io non avevo tro-

( 1) 7ACIIARIAF , Kritisclte Ja1f,rÚ16c%der f: d. R. , 1844 , p. 806-7 ; MUR-


TRRUIL, 1. C., 1, 314 sg. ; I3ñ71MBACH, 1. C., p. 60 Hg.
— 148 —

vato ( 1 ) difficoltá a conciliare questo scolio con la mia opinione,


sostenuta per veritk da prove fortissime e numerose, non do-
versi la Parafrasi attribuire a quell' antico antecessore. Infatti
io ero allora convinto essere gli scolii della Parafrasi di ori-
gine recenziore e coevi all' incirca ai paia moderni dei Basilici :
talchè questa testimonianza pareva servisse a confermare il
mio asserto doversi riputare cominciata a diffondersi nel se-
colo XI la fama, che al famoso Teofilo ascriveva il libro greco.
Ora la scoperta dell' intero commentario del manoscritto Pari-
gi no dimostra , come notavamo , che tali scolii non si devono
all' XI o al XII secolo , ma allo stesso periodo giustinianeo.
Non dissimulo quindi tutta la forza dell' obbiezione, che da
tali considerazioni si potrebbe ricavare contro la mia teorica,
della quale però — tanto prevalgono le considerazioni a cui
essa si appoggia, (2) — non mi rimuovo punto. E nemmeno
accoglierei la supposizione che &s6cCL2.o5 sia interpolazione se-
riore, inserita nel secolo XI o XII, quando si diffuse general-
mente la voce che a Teofilo attribuiva la Parafrasi, come fu
certamente interpolato nelle iscrizioni e soscrizioni del testo.
E tale supposizione potrebbe pur parere assai probabile a chi
confronti le copiose citazioni della Parafrasi, che s' hanno nei
testi del - VI e VII secolo (in parte da me indicate nelle note
al lavoro citato) , ove non pure una volta si trova nominato
Teofilo. Non l'accoglierei dicevo — perché anche a tale ipo-
tesi si possono muovere obbiezioni non lievi : anzitutto gli
scolii contenuti nel ms. gr. par. 1364 sono scevri da interpo-
lazioni e ritocchi_ ; in secondo luogo quella supposizione , non
inverosimile pel primo dei riferiti scolii, mal si saprebbe adat-
tare al secondo. In questo ò espressamente citato 1' Indice dei
Digesti di Teofilo per mostrare la, contraddizione, che vi ha
fra esso e la Parafrasi a lui attribuita.
Che cosa dunque conchiuderemo ? Tenendo calcolo di tutti
gli elementi, che concorrono alla soluzione di così grave pro-
blema, la conchiusione sarebbe questa. L' opinione attribuente

^1) Proley. p. á [supra, 59]. Lo ZACHARIAE accoglieva


pure [Ztschr. der
Serv.-St..
R. A., 5, 272] quella mia determinazione dell'età dello scolio, mosso
probabilmente delle stesse ragioni.
(2) E che tutte ho raccolte nel lavoro
,S,ill'oric»i.iae della Parafrasi greca
delle Istituzioni [supra, p. 105 sgg.].
— 149—

all' antecessore Teofilo 1' indice greco delle Istituzioni sorse


sporadicamente già 50 o 60 anni dopo la pubblicazione di esso.
Le ragioni , che poterono trarre in inganno , sussistevano in-
fatti fin da quel tempo ; e chi pensi agli errori , che tosto si
diffusero sull' origine del Nomocanone di 14 titoli o degli stessi
Basilici , non piglierà troppo scandalo in vedere così presto
turbata la memoria del vero autore ( 1). Tuttavia questa voce
ebbe in origine poco credito e Stefano la ignora — come ab-
biamo altrove dimostrato — assolutamente ; né pare che avesse
nei tre o quattro secoli successivi fortuna migliore. Ai tempi
della scuola restaurata di Costantinopoli le nuove redazioni e
riproduzioni della Parafrasi si fecero probabilmente su un
archetipo che faceva eco a quella vecchia opinione , la quale
potè così diffondersi , acquistare piede e imporsi come tradi-
zione inconcussa.

^ 5.

Veniamo ora al contenuto dei nostri scolii. Riguardo a


questo, essi si possono ridurre alle categorie seguenti :

a) riassunti di brani del testo ;


b) esemplificazioni delle dottrine recate nel testo ;
c) indicazione de' passi citati nel testo ;
d) illustrazioni delle cose dette nel testo, passi paralleli,
antinomie, etc.

(1 ) i noto dopo le comunicazioni del MOMMSEN, Zur lateirtischefl Sticho-


mctrie (Fle) . rnes, 21, 1886, p. 144 sgg.), che nella recensione del ' liber gene
rationis ' di Ippolito vescovo di Porto contenuta nel vol. 12266 della biblio-
teca Phillips in Cheltenharn si trovino a mo' di appendice un catalogo de'
libri biblici e un ° indiculurn Caecili Cypriani'. Quest' ultimo dovette essere
compilato pochi anni dopo la morte di Cipriano stesso, poichè circa un se-
colo dopo stava dinnaezi all' autore di questo ]avoco (cfr. p. 151). Ora tra
le opere di Cipriano se ne trovano arrecate alcune, come il libro ` de laude
martyrii' e 1' altro ` adversus Iudaeos', che certo noci appartengono a lui,
benché sieuo del suo tempo (p. 152). Ecco dunque come, già pochi anni dopo
la morte di un vescovo e martire cotanto illustre , nell' Africa stessa gli
venissero attribuite opere scritte bensì al tempo suo , ma punto composte
da lui ! E le ragioni di tale opinione non saranno state più speciose di
quelle, per cui s' attribuì a Teofilo la Parafrasi greca
— 150

Le prime due • categorie non hanno molto di notevole : i


santi cominciano coli' inevitabile particella ótt, gli esempii col
solenne v idrioov. Dei primi io non ho reputato conveniente
pubblicare che alcuni pochi a mo' d' esempio : essi nulla ag-
giungono o tolgono a quanto gik conosciamo, sicché non mette
conto di trarli alla luce. Meno inutili sono invece gli esempii,
i quali in generale sono appropriati e poi giovano a lumeg-
giare il modo di procedere di quegli antichi commentatori.
La indicazione dei passi citati nel testo si riferisce preci-
puamente alle costituzioni del Codice , di cui il testo delle
Istituzioni fa parola. É intanto notevole , come si ricavi da
questi scolii la certezza che la costituzione giustinianea, di
cui è parola nelle I. 2 , 10 , 11 , non sia stata inserita nella
repetita pra.electio del Codice. Ché a quel passo il nostro com-
mento rimanda alla costituzione zenoniana : tovvo E1)@'14:YEL (3t.
;' tov xe6S., tí. x^^', Stat. x3. Segue un' osservazione , che nella
forma attuale è inintelligibile : xeltat S ó til t' avt11 v Státa tv :
ma par certo che vi si dovette dire non esistere più riel Codice
la costituzione citata nel testo [avt71 61 ri Státa ts o ri) xEltat vvv
?:v tcD xc n xt] : chè così solo si può spiegare come invece del
;.Eltct.t ^^ Stcitust S, seguito dall' indicazione del vero testo, si abbia

nn roto EM6Et, e la citazione d' una legge zenoniana ( 1 ). Niun


dubbio rimane, che la costituzione citata in I. 2, 20, 27 fosse
C. 6, 48, 1 ; e così pure C. 3, 2 , 5, che alcuni editori citano
ancora con segni di dubbio come quella indicata nelle I. 4 ,
6, 25, è indubbiamente la vera.. E, poiché mi trovo incidental-
mente condotto a discorrere di cose attinenti alla critica del
Codice, non voglio tacere di una notizia concernente la costi-
tuzione in C. 6, 23, 32, che fu scritta in greco ed è perita (2).
I nostri scolii ad I. 2, 10, 4 notano : ávdyv. (3t. s' tov xwb. tí.
xy' Stat. x19
xat 4. Ora la c. 29, citata per prima, è quella di
cui parla il testo (3) : la c. 32 s' occupava dunque essa pure
delle formalit dei testamenti e ribadiva esse pure la norma,

(1) Non é inverosimile la congettura dello HUSCHKE, ad I., p. 62, che


la costituzione giustinianea venisse tralasciata nella repetita praeleetio per
essere questo punto già stato disciplinato nella test. di Zenone.
(2) Cfr. I' edizione di KRUEGER, ad h. 1.
(3) ` ex ri ostra constitutione' ; ' secundum i]lius constitutiuni.s tenorem'.
— 151 —

che il nome dell' erede si esprimesse ` per manum testatoris


vel testium '.
Le illustrazioni del testo, che ho posto nella quarta cate-
goria, sono di genere ben diverso. Alcune recano notizie sto-
riche , altre invece sono di natura strettamente giuridica e o
recano eccezioni ai principii posti nel testo, o passi paralleli,
o rimuovono antinomie, etc.
Le illustrazioni della prima specie non sono le più felici,
e già lo si potrebbe arguire a priori. Se la conoscenza della
vecchia Roma era così poco progredita nei primi tempi sotto
Giustiniano (e il Parafraste medesimo e Lorenzo Lido stanno
a dimostrarlo) , si può facilmente concepire quanto decaduta
dovesse pur essere quando scriveva il nostro commentatore,
cinquant' anni più tardi , dimenticate molte fonti che a quei
primi servivano ancora. Per tacere di Parrasio fatto pittore
romano (il che ben s'appaia con Dracone fatto legislatore spar-
tano), accennerò alla peregrina notizia ( 1 ) che i Romani soles-
sero portare due nomi, e a quella che c' insegna essere stato
padrone bonitario chi possedeva un patrimonio ereditato dagli
avi , e invece dominus ex i. Q. chi possedesse una sostanza
formatasi da volontarie contribuzioni dei concittadini. Finora
c' erano state difficoltà a spiegare coi principii diarchici l'ap-
pellativo di « lex regia », che — almeno ora si legge in
Ulpiano ( 2). Ora però impariamo dal nostro commentatore, che
lex regia si disse da tal Regio , che ne fu 1' autore , ed anzi
da, lex regia provenne a sua volta la stessa voce rex.
Un bel contrasto a così ridicole affermazioni fanno le os-
servazioni di carattere strettamente giuridico. Di queste quasi
ogni scolio reca notevoli esempii e — pur non negando che
qua e là siensi infiltrati errori , d' altronde facilmente perdo-
nabili – nel complesso abbiamo un commento che fa onore
a chi lo compose. Qui mi limiterò naturalmente a pochi cenni.
Il testo dirà che una res derelitta è ' nullius ' e però di-
venta proprietà del primo occupante. Lo scoliaste osserva acu-

( I ) òicrdwuµoL yLQ oi Qcop,ui,ot. Veèchia é la storia di questo errore, e tale


che ancora la possiamo seguire. Ma non est hic focus.
( 2 ) Ti , dubbio si trova ancora nel WLASSAK , Kritische Studien, p. 176.
Ma se ° lex regia' fosse davvero innovazione bizantina , non si capirebbe
come già nel periodo giustinianeo potessero sorgere così gravi malintesi.
— 152 --

taanente che questo non é il caso pel servo infermo o vecchio,


cui il padrone abbandoni : questo b piuttosto rivendicato ipso
iure in liberti. Il testo dice che del tesoro trovato in luogo
pubblico metà z devoluta all' inventore e metà al fisco ; e il
cauto annotatore ricorda ciò essere vero , purché l' inventore
non tenga nascosta la sua fortuna per appropriarsi l' intero,
chò allora auvrò S toi) 1naav@oi5 euroxtvárcti xat c'íXXo t000vto ávay-
z EtUL rc & vczt = ` a toto thesauro removetur et alterum
tantum solvere cogitar '. Il testo insegna purgarsi la cosa del
vizio di furtivith, quando faccia ritorno nel potere del dominus
ciò non ha però luogo , avverte col suo immancabile corredo
di testi I' annotatore, se il dominus non ne ebbe notizia. Fra
le differenze tra peculio ` pagano ' e peculio castrense pone
la, Parafrasi quella , che sul primo ponno esperire le loro ra-
gioni i creditori paterni, non sul secondo. Ma bene avverte il
commentatore che se il fisco ò creditore paterno ov óvvcb tunn-
n,>claut.at tò toD vycslouo ou [rayavtxòv) nsxoatov, e cita: D. 4, 4,
3, 4 i. f. Ove si parla dell' efficacia del senatoconsulto Mace-
doniano, il commentatore osserva che 1' eccezione derivante da
esso non giova nel caso che un liberto mutui denaro a un
filinsfamilia,s « in fraudem patroni ».
Di queste osservazioni acute , e dimostranti conoscenza
grande delle fonti, 1' opera abbonda ; ed io non dubito che il
romanista percorrere, con molto piacere e pur anche con pro-
fitto questi commenti , che ora vedono per la prima volta la
luce. Certo che non sempre ò il commentatore felice. La spie-
gazione [sch. ad I. 3, 19, 4] del perchò si possa validamente
contrarre mutuo a nome altrui non ò la meglio auspicata.
Così dicasi dello scolio ad 2, 25 pr., già, noto per 1' edizione
• abrotiana. Se la dove , parlandosi del numero di figli che
giova a scusare dalla tutela, parifica la Tracia all' Italia, rife-
risca bene ovvero s' inganni, non potrei decidere.
Prima di troncare questi cenni, voglio riferire che cosa
pensi il nostro commentatore intorno al famosissimo « unus
casus » (1)

(1 )
I. 4, 6, 2. I1 commentatore dunque non ha ritenuto che il probleuma
fosse giii sciolto dalla stessa Parafrasi con quanto più sotto essa dice in-
torno alla uegatoria. E questa la tesi sostenuta dal DEGEN, Ueber (las Zei.
talter etc., 54 (" Die Rechtsgelehrten haben deshalb viel darüber gestritten :
— 153 —

xeLt'at S£ te) 1&ÉE.LU, nEQI, ov tó )11VÒV 'XSyEL nato, (3t. u' tltív de
iudiciis tí. de inofficioso Sty. 1' = exstat locus, 'de quo id
dicit textus , lib. I de iudiciis, tit. de inofficioso fr. 8 [D. 5,
2, 8, 13] (i).
Il testo a cui il commentatore allude è il seguente :

Si filius exheredatus in possessione sit hereditátis, scriptus


quidem heres petet hereditatem, filius vero in modúm contra-
dictionis querellam inducat, quemadmodum ageret, si non pos-
sideret, sed peteret.

Ilnostro commento non presenta analogie né con la Glossa


torinese, nè con quelle che sulle Istituzioni si compirono nel
primo periodo medievale , per esempio quella del codice wal-
raffiano. Ciò è tanto più notevole. in quanto che i contatti fra

aber Theophilus giebt lib. IV tit. VI § 2 ganz deutlich die Negatorien-


klage als den unum casuin an und entscheidet damit alle Streitigkeiten „).
Ad ogni modo, il fatto che il parafraste non spiega quale sia 1'unas casus
serve a ribadire 1' indubitabile risultato, cli' egli non può essere stato autore
del testo latino di questo libro. Così argutamente mi suggerisce il profes-
sor Moriani.
( 1 ) Già 11 GOVEANO (Lect. var. 1, 41) e il CuTlACio (Notae et seholiu in
Inst.: 011., Neap. 1758, VIII, 1104 e) avevano pensato a questa spiegazione,
ma senza accettarla. Dopo che il FABROT (1. c. ; cfr. REi'rz, 2, 788) ebbe fatto
conoscere la sentenza dello scoliaste, questa fu riferita da DouJA'r, De uno
casa (in REt'rz, 2, 1224 sg.) ; O'i°ro, ad Inst. li. 1. ; Falr'z, ZtscIn'. f. Civilrecht
und Proc., N. F , 1, 52 sg.; SCHRADER, ad Inst., p. 636. In CoccElo, hts cIv.
contr., 8, 5, q. 3, si legge : " Broeus in exposit. Inst. ad d. § 2 statuit ca-
sum illum unicum inveniri in querela inofficiosi testameuti, in qua is qui
in possessione missus est experitur per 1. 7 in f. 1. 8 pr. ff. de inoff. testa „.
Non par dubbio che la prioritá, della nuova interpretazione e della sua con-
futazione si debba a Goveano , quando si pensi che la prima edizione di
quel lavoro euiaciano apparve a Bourges il 1.2 febbraio 1656, mentre il
cap. 41 del 1. I delle Variae lectiones del Goveano apparve a Cahors il 1°
gennaio 1654 (I' anteriore edizione tolosana contiene solo i primi quattro
capitoli). E pare anzi che 1' ° alii referuut ' euiaciano prenda proprio di mira
il Goveano. E S ono soliti ad attribuire al Goveano tale spiegazione quelli
che la ricordano nel secolo immediatamente posteriore, come il VULTEIO
(Cc»ttnt. ad Inst., h. 1.) e il FABROT (1. c.). Debbo queste notizie alla cortesia
dei professori Sc1ALoJA e MORIANI.
jIn questa nota abbiamo rifuso la breve Appendice ` Ancora sulla spie-
gazione dell' unus casus ', che era a p. 67 del vol. delle Memorie (N. d. L'.)1.
— 154 —

la Parafrasi e la Glossa torinese sono addirittura continui, o


serve pure a meglio illustrare questo periodo storico. La tra-
dizione scolastica si mantenne comune all' Oriente e all' Occi-
dente finché il diritto derivava da quelle stesse fonti, che ser- 1
vivano già quand' era uno 1' impero : intorno alle Istituzioni
gaiane, per esempio , la tradizione fissatasi in forma di com-
mento passb poi in gran parte sia nella Parafrasi delle Istitu-
zioni in Oriente , sia nella Glossa torinese in Occidente. Ma
dopo che le compilazioni giustinianee mutarono cotanto lo stato
del diritto e dopo che la giurisprudenza dovette occuparsi di
queste nuove fonti, 1' unità degli insegnamenti non poteva più
(tranne che pe' ricordi del passato) mantenersi : i rapporti fra
Oriente e Occidente non furono più saldamente restaurati,
I' ignoranza del greco da una parte e del latino dall' altra
ponevano troppo grave ostacolo alla reciproca influenza scien-
tifica, e infine il misero stato, a cui 1' Italia s'era andata ridu-
cendo, più non permetteva alla scienza del diritto di raggiun-
gere una notevole importanza. Le terre italiane che furono per
più lungo tempo avvinte all' impero greco vennero assorbite
nella civiltà bizantina.
Chi infatti farà i confronti con le glosse indicate non
troverà che rarissimi punti in cui vi sia, 'non dirò un contatto,
ma una semplice analogia ; e questa pure si manifesterà af-
fatto casuale.

§ 7.
Ora è tempo di dire qualche cosa sulla nostra edizione.
Io ho posto a base il cod. manoscr. gr. 1364 della Biblioteca
Nazionale di Parigi ( 1 ), che contiene il commento nella forma
ampia e corretta. Purtroppo questo manoscritto manca ora
dei primi fogli e comincia solo col titolo XII del 1° libro ; e
purtroppo ancora 1' inchiostro, con cui furono scritti gli scolii,
si è — per essere questi proprio al margine e quindi ove la

( i ) Colgo ben volentieri l'occasione per manifestare la mia gratitudine


ai signori O,nont e Zote q
berg, che, durante i miei lavori in quella Biblio-
teca, mi furono cortesi di utili indicazioni.
- 155 -

pergamena è più di sovente toccata e maneggiata — spesso


così smarrito, da non riuscire sempre possibile la lettura. Non
nego che, potendosi disporre di tempo maggiore, molte cose
si sarebbero potute leggere, ch'io stretto dal tempo non lessi :
tuttavia non credo che le cose , ch' io dovetti omettere o sup-
plire a mia congettura , sieno tali e tante da renderne sensi-
bile la mancanza. Anche nel manoscr. 1366 si contiene lo stesso
commento , benché in modo incompleto : è da questo codice
ch' io tolsi le glosse ai primi 12 titoli mancanti, come dissi,
nel primo. Occupato com' ero in altre ricerche, non potei isti-
tuire del resto — come avrei pur tanto desiderato — un con-
fronto fra i due manoscritti. Ho poi nell' edizione tralasciato,
sia per la loro intrinseca inutilit, sia per non accrescere so-
verchiamente la mole di questo lavoro, quegli scolii che con-
sistono in meri sunti delle cose dette nel testo : solo qua e lh
ne . ho salvati alcuni dei meglio fatti, per dare anche di essi
un esempio. Del resto tutto quello che per le ragioni accen-
nate può mancare in questa edizione emenderò e supplirò
presto, quando pubblicherò gli scolii recenziori alla Parafrasi
greca. Ed è questo il motivo che intanto mi spinge a non ri-
tardarne 1' edizione , che pub essere utile molto alle ricerche
dei romanisti.
Nelle note mi sono limitato a indicare i passi citati nel
commento e ad avvertire se mai alcuno degli scolii fosse con-
tenuto in altro dei codici della Parafrasi da me esaminati [v.
per le segnature la mia edizione] o se fosse già edito o almeno
ricordato nell' edizione della Parafrasi del Fabrot, condotta,
appunto sui codici parigini [F2 = ed. 2" di Fabrot]. Non ho
aggiunto la versione latina per non aumentare troppo la mole
del lavoro, e poi per la fiducia, che mi pare doverosa, che i
romanisti sappiano almeno quel tanto di greco che si richiede
a intendere questo commento.
Nelle congetture fui oltremodo parco, e soprattutto nulla.
volli mutare per emendare la sintassi di ciascuno scolio. La
esperienza ci ammaestra come spesso tali scolii dovessero fin
da principio avere una forma poco corretta ; e poi bisogna
tenere gran conto del tempo in cui furono scritti, nel quale
varie anomalie sintattiche (per esempio il nominativo assoluto)
non eran punto cose inaudite.
— ;56 —

§ 8.
Mi pare opportuno avvertire come il manoscr. 1364 arre-
chi; frammisto agli scolii accennati, un lungo brano del notis-
simo libro nEot x Q óvcov not`lEaµta; [cd òo tuq. Comincia ex abrupto
nEQt vctur Qcov cet.- (ediz. Zachariae, c. 25 § 10, p. 194) e termi-
na al § 13 del e. 47 (ibid. p. 244). In complesso si attiene nel
contenuto e nella forma alla recensione seguita dallo Zacha-
riae , che è quella che ha quel libro nell' Appendice al Pro-
chiro mutato. Le differenze si riducono alle seguenti.- Nel
c. 25 manca il § 18 ; nel 26 il § 4; il e. 30 manca; il c. 31 porta
la iscrizione nEQ1 xQóvcov xat x' ; manca il § 1 del c. 35, e
del e. 37 (che pure è iscritto ieQt x' x@óvcov) mancano i § 1,
4 ; la rubrica areQ1 xii' xQóvcuv non è riferita ; mancano i § 3
e 12 del e. 40 , il § 8 del c. 42 e il § 2 del e. 43 ; del § 3
dello stesso capo s' è fatto un capo indipendente colla rubrica
neo' VE' x@óvoiv ; il e. 47 è fuso col 46 e quello che ivi costi-
tuisce il § 12 è qui traslocato al posto del § 7; mancano i §
8, 9, 11 e quelli dopo il § 13.
Che questa parte dell' opera predetta sia stata trascritta
dall' Appendice del Prochiro mutato, si prova anche col fatto
che subito dopo segue la voµo1Eala auXaiù 13conMw;
tov ,f oovtos, precisamente come in quella ('). Si può ora chie-

dere come mai elevasi spiegare questo fatto. A me pare che


la. spiegazione più ovvia sia questa.- Taluno -per proprio conto
in margine al 4 0 libro della Parafrasi , ove questo discorre
delle azioni, trascrisse lunga parte di quel libro, come lo aveva
trovato nell' Appendice del Prochiro mutato , contenente ap-
punto una utilissima raccolta dei termini principali , e nella
foga del copiare, o senza avvedersene o di proposito, trascrisse
anche altre parti di quell' Appendice. Un copista posteriore
confuse quella scrittura marginale cogli scolii e, mentre da
un codice copiava l'antico commento, dall'altro copiava quella
scrittura, e d' arabe le cose fece la più strana e ridicola mi-

(I ) ZACHAt{IA F,, o. c., p. 54.


— 157 —

stura ( i). Questo a me preme di porre in sodo, che niuna re-


lazione esiste fra quella redazione delle « rope » e il nostro
commento, assai anteriore ad essa ; infatti il cod. 1366, che pure
riporta il commento medesimo, ignora affatto tutti quei brani
appartenenti all' Appendice del Prochiro mutato.

Prooem.

VOL (2) t í
§ 3. µ8tà t C) tEtfi] 3t1, [Uta t(JtEtfi xpóvov ibovto 01
.
Eatt votOs.
avvtíD8tat] tovt(éatuv) 13-coltlaE tà institíita Éx teTyv institútwn
yeaov.

Liber primus.
2 pr. cpvatxòv vóµt[tov] 8É tuy a tjo'v Wmv 11i1 ttµc;)vta tòv
vótov tovtov tòV cpvatxòv, tovté,att te) ávatp é cpEtv tà táxva, xat µi1
cp• 7Láttovta tòv cpvatxòv vóµov, (In tfis lxí 8 vris, 619EV xat víxavh@os

' ^LEt 8uà


E t11t9òs ccoatilv
yaatáca áva(3@c,5aavtEs (511,111;oQEs ÉlEyÉvovto

xat tovtov tòv cpvatxòv vól.tov ávat@FCpEtv tà Ovx Ixovut•


a^ Ixtóvat (3).
lb. - a' • 9CE@I vO[tOV • tí ÉaCty E-19 ; ÉÚvtxos Éatt t0 xatà
J-ccívtwv ávftgo5.7-ccov 7LE7LoyuaEtBvws (3tovv 18E7L6Vtwv (4) xat 8tarlr9iau ta
avva7L7Lci.yµata atotET,v xat tov5 'fiµaculxótas xo?LIgEt y. — (3' • xat t t
no?,tttxós; 67tEQ ÉZáatn cut µóvov Y8tov ópíati il £ÚEt atapa-
. , . , , . . ^ , , ,
îLa(3r^ .— y • xat tí. cpv 6 txos ; Te) tovs av$^w ^covs yaµovs ovvalttEa-kct
xat aatbonotEIv TtQotPénov.
§ 1. !luya. Éxµuai;.] µlaíiwats xat lxµíai9w6tS cStacp^PEt. xat µí,-
aacoots µÈV xáxiLrrtat tò 1311 BLSóvat tò Mtov, £xt.Ì,a7g'wat5 SÈ
tò Ext µtat9 j? 7,0443ávEtv rò á7L7`ótQtov.

(1 ) I1 § 1. del c. 46 é, per esempio, scisso da numerosi scolii in due parti


sbalestrate a grande distanza 1' una dall' altra. E non occorre dire che cia-
scuna di queste parti, per sè, non dá, alcun senso buono.
() supple µu^Eìv. iuris defiuitio ante omnia discipulis tradi solebat. non
uidetur scholìastes uerurn sensum esse adsecutus.
(;) paullum mnutatum habent hoc schol. V. P. L 2. L' 6. partim edidit F", 8.
(4 ) supple InextELvópevov.
— 158 —

§ 2. tov Oóiwvo5] tov twv áa l vaí.wv voµoaÉtov • 5Qúxovto 5 tc;)v


XaxEhutµoví,wv (1).
§ 6. vó Lov ^E^ P ^ L os bÉ vo µ o19^Ét 'i v oÚ'EV Éx rol') P`^Yíov
ns 1
^ ^^ íov]`É^
vóµov xaXELtaL 1.5ES Ó (3aOL%E155 (2).
^, , ^ ,
3 § 4. 4 tí É6tLV, ÉCtv -tu; F%táttwv cov twv x EvLavt(,t)v rlvéoxE
lavtòv bLauLwM10 .aL, E .LEíwv 51 yEVóµEVOs tc55v xltó)v µÉQos -roí) tL-
µri µato5 121,u(3EV ; aótEpov -cofín)? PoT)lÌELtaL 7 i xatá -còv xaLpòv, xu15' óv
F 11Epí6ato tìiv oÌ,xEíav hm-din-1(71v, xatu(3)^ É JtEtaL ; îwQL S • 1. (7) xaLpq) TcQo-
(sÉxoµEV tr1S SLavEuLtlOEUJS toD tLµraµatos, úíotE avtòv xatabovXovaauL,
(o`)s] EL@1ytaL t^^ ulpian(p (3L. µ' tí. L (3' dig. de liberali causa bLy.
xuí (3L. roí-) xc1)5. tí. ur i ' bLat. a'. EVPr?.taL (3L. µr)' dig. tí. de poenis
huy. Lb' ÜtL Éàv OnatLCÓt1'iC, nOamvaL Ú1 aux?1 xEcpaXLx(A) S tLµwQELtaL (3).
4. vL. GCOxELj (4) EvaVLLOVtuL tri (3' bLatalEL roí) roí-) S' (3L.
'roí,' x(i)b lx o5.
JcótTov bLà tòv xavóva tòv ñ,Éyovta ÜtL Év ols (ACpE-

)^) i . HiSaL oí, Év yuOt@i óvtES (ivti tEx -H,Vtwv 3-caQalaµ(3ávovtaL (5).
5 § 1. b Latá;Ewv] pi. a' tov xá)b. b Lat. a' (3' tov tí. uy' (6).
§ 2. (7) tóre bÉ Éyívovto 2-co7dtaL 1,wµa1,oL ,X•1(3avov tr^v
µEí`;ovu E
' a ,EVDE`)íav, 11víxa tà tóía OUV1Wxovto xal 6vvÉt9Exov,
otov lvvoµos ^} )^Lxía, tovtÉOtLV ^
µEí O)V ovcsa tCov X' Évtavt(t)v, xal
1) 1VVOµoS bE67LOt14,a, oÌ,ov tò ELVaL aútòv aLñ,OVOLOV Cucó leav(.OV t(15v
JCO?tLtÓ)v 1,3w µu íwV, xai ó IVVOµos tgónos 1XEV)9EQ(a5, tovtÉótL uindicta
censu testamento. ótE hl trTv cpvOLxkv ELxov 'r`] 7LLxíav xal trl v cigvOLxfiv
5EO1COtEíuv xa6 tòV cQv. OLxòV t(JÓnOV t1^C, 1?1,E1MEQíaS, 0L0V tò ELVaL ljttoVa
twV ).' £vLaUtwv xaó ( S) 1) CpvOLx1) bEOJLOtELU tOVt6tL bonitários, ó
Éx tCt)V yoVÉwv avtov (i)v nXo17OLOC,, xal cpv()LxòS t963-cos 12tEVi?E@íaS

tovtÉc)tLV inter amicos xaì per epistulam.


§ 3. Év 515o b Lat.] tcov b LatczIEwv 1vtvxE tfi Év t() i,' (3u. -coi)

( t ) in deterioribus libris haec in ipsum textuin migrauerunt.


(2) hiuc saltem uideri potest nomen legis regiae non ab ipsis Byzantiis
demum etfictum, sed autiquitus traditum falsee, ita ut de interpolatione apud
Ulpiauutn D. 1, 4, 1 uix cogitare liceat : nisi, uti probabilius uidetur, accipias
huius scholii recentiorem esse origiuem.
(3) ipse suppleui.
(4) item L 2 . quae autem sit ista repugnantia, non satis liquet.
(5) itetn L2.
(B) item L 2 . textum aligttantum turbatum correxi.
(7) habet et L2 , cuius ope quaedam correxi. _
(g) sic in duobus codd.
— 159 —

, . E, , . ^ ^ ^ ^
xwS, ti. xELµBVr^, xaL tr^ (311111tr^ xELµsvr^ Ev tw avtc^ (3^. tO"v xwS.
í
t . S' (i):
3 s. f.] fitoL 7t(Jòs ávtL8La6to%1lv tov ducEÁ,EV$spOV . SvvataL
§
yac, Ó dTCEXE110EQOS 1XlvÚEeGt)6aL YSLov SovXov, nóaC? ó EvyEvriS.
4L0lwS (31,. ^' tov xwS. t í. E ' SLat. É (2).
y£vLxwS] xEótaL fi SLátabS Év t(1J C,' tí. tov ^' P L. tot! xwS. (3).
6 § 2. SLatálEws] xEttaL SLátabs tri E' tov x' t6. tov C, ' (3L.
roí)" xwS. (4).
§ 6. ylvwaxE hl ÓtL datò Lb' lvLavt65v xañ,d5S g ^ EV$EpoT, , vEaQccS
tato ÉnLt(JEn017ans (5).
cp' ov 1jSlívato SLat6ftEaÚaL, 1ñ,EVftEo6av S l SLSóvaL ovx rfiSvvato.
Ó ^ '1'^l,LévOV LS' µéxQL tov LC ' XeóVOV tr)v toLavtrly
(301611E175 {MI() tOV EL O
. , ^ . ^ . , . . > >^ ^ .
xwñ,vaóv Ecpv^,a^Ev, µEta SE tov LC xpOVOV ^t(J0a1^ELC, ta y' Etr^ E^CE-
t(JElI1EV avtq) xat EX£UÚE(JLav SLSOvaL (6).
7. SLatáIEwS] xE1ta6 fi SLát. Év t 4) (3L. to') xwS. tí. y' (7).
10 pr. SLát.] xEltaL Év tc^ E' (3L. tov xwS. t i. S' Siat. xE'. tò S l
1:rt rfiS DvyatclòS dvaµcpi(3oñ,ov rijv tò dvaµvELv avvaivEaLv tov
^ ?Lat òS Év tO^
S1 ^á µ
OL S ^x0µ EV Ev ^ ELV Év tr1
Sct) 1iEia SLatá EL^l v EL
^,£Y,
tovtÉatLv £v tw xwSLxL.
§ 1. adaxvvÉaliw] aiaxvWol9w yac) ó acatrw tr)v vvv avYatpa
xat 2v15ELaav SLà tfis emancipatfonos tc-t) µr) SvvaaaaL Xa(3EIv avtfiv
lj tà avtfiS yevóµeva txva.
§ 2. ftEtfiv áµLtav] tfiS toLavtr)S aEtfiS 19EiaS ov xw-
UEtaL yáµoS ÓtL datò 19r)hyovia5 yvwQi ^ EtaL , atkfiv a1SchS xwÁ,tiEL
(iJs [Ev tÓJ] µovo(3. de sponsalibus (8), t6. (3' SLy. LC' SLy. µE'.
§ 6. xavaLv] xwXvaLv ElacE tov gxELV avtòv (3' yaµEtciS, atpO-
óv v xat t'`nv µ^lt^P a aÚtr ls, ^1
Y^ " t^^l1' v1J µ^^l v gX ELVÍ3(3'
CIvS
P aS, tovt^L
at
tòv vlòv xat tòv atatápa. tovto S l te) tfi S xECpañ.LxfiS gal tovtov roí)
ftáµato S cetera no n_ intellego.
§ 12. Fx twV (3a0. .] xELvtaL Év taLs SLatCGlEaL naOµOLa taLS Év

( i ) paullum turbata correxi. cfr. L2.


(2) ita L2. ceterum haec Codicie laudatio üu mendo cubat.
(3) iteui L2.
(4) corr. Év Tct.w xt' tí. tov S' (3L. tov xwS., E' A6a.
(5) intellege uou. 119, 2 [Z. 145]. item V., qui habet SLatcílECUs vEaQás :
F2, 54.
(6) item L2.
(7) ipse correxi.
(a) h. e. lib. XXIV Dig.
- 100 -

. , . ^ , . ,
, . , E, ,
t(7,) E' (3L. tTOP' 51.u)b.
.0. g'
tí. xuL 5 xat Ev t^ µEta tOV xu)BLxu
>Cal
X(Mt(3dvEL.
VEUO« hLUt. Líl ' ¿he ó fiscos d i v npoIxu
§ 13. (3ov7EVt)^ Q LOV] aúatr)µU b71f.LO6lw v , c^.vSOc^v auvLÓVtc^v Énì
_ _ ^ , ^
6U6tCt6EL t(1)V t11 s n07^.E(AS ExELV1^s, £v 'Y^ (30v7.EUOU6L , nO%,LtLx(l)v JtQuy-
µdto)v 5LU(pÓQu.)V • i1Yovv IacnotQocpí.u5 ÉIdQ6EO)S atpatllyíus xaì briµo.
6LO)v cpóQa)v vvvaEU)S. ,
11 § 2. Iv>9u 7L^yEt ó )1^tÉtEQo7 (3aaL7vEVg.
1cpL7,otLµilauto] òµoLU EvO)jaEtS IV t(I) nQ0?L(436vtL tí, -cXcc) µZ' Fi. L' (i).
§ 10. ix cpLXotL[Líay] (3L. u' tí. bLy. xU'.
§ 12 i. f.] xEituL SLdtaILs á V tc1) S tí. -coi') (3L. tov xc58.

ac Q Ú)t?1 0Zau (2).


12 § 1. deporto] tovtattv. á.va¡3uacd ^ c) as El5 vií-
aoV. oi1tOS tónu) µ ^ v nEQLx7.E6EtUL xaì Ov SlJVatUL €17,7x9Cov ccnEX19Elv,
ó 5^ relegatus E'íOyEtuL tov lnL(3 . i1vuL tov tóacov 1H,E6 y oU, 11 ov llo-

Q6CEtaL (3).
§ 5. c7t72,ri. Slltovµ£v] ÉQo)truµatLxòs ó Xóyos.
n(7); yàQ ó cina1] 1QwiTlFtattxt75 s , á7là xaì auX"koyLattxcik
ELnEtv cI)5E.
•a. limine et post] « atóat » FatL « E.LEtà . tavta ».
§ 6. Én6nQu6xEV avtòv tò SEVtEQov] ws Cucó cíPxovto5.
xuì tQE -(c 17,EVaEQloct] 61')o 17tiEVl9EQLat Alndletr`l, yLvóµEvaL, tovdatty
Fnì üOzOVtog. vór l aov tov acQOaOJnOV, tOl)t E 6tL toll dyo-
Qdovtos, 5(50al5uL bta tov vóµov tàs 5110 E7‘ ,EU'aEQLU S • tri1v. yàQ tQ6t11V
É7.EVí9'EOIav µEtà nOaatv. ÉSífiov ó acatìlP xuì avtòs , uindicta (4).
y F yovE ^LÚtats] Ivaa 7n áyEL « SLdtayLS toil riµEtéQov (3aát7v{',o)S ».
sx tot ed. ton pr.] cittva ÉxEt tò Lxtov tov praetoros.
xutà t4; ovaf,uS to p" .118X.] tovt É atL tò t É tUQtoV µsQos.
§ 8. cP uvEQ cóc!1tì1 v otxE^av .Y v. ó aC.^^
^` E6tL ^^à
^ Q a vtc^^ ccvtELatEEv.

§ 9. si 5È µEtà emancipatfona] TI yàQ dtL µEtà t71v eman-


cipatfona 17Lu(3Ev avtòv xut¿c adrogatfoná tts xaì tótE 12.coìri6E
nULSíov, situ 5' ÉtExEV ; tò tLxtóµEVOV vno(30,7LEt (1) tfi 177tElovatótlrtL
tov 19Etov ndnnoU.
13 pr. iíyovv 79É6ELS] xaì 15FaLg atoLE6, tovtsatt y vJtElov6601.1s
nuThus.

(1) corrige i=v TÚ) ^' f3i(37,1(4), tov xVA. tí. cet.
(2) h. e. C. 7, 6, 1, 10.
(3) F 2 , 87.
(4) ita L 2 , ad cuius fidem quaedarn emeudaui.
(S) 1. vno(3áî1,21.Eiat, ut habet L 2 , qui
1. " nra. mur, ,,.

- -161—

,
twv vatò FatLt^• tE^,ovvtwv] tovtécrtI, µ3181 xovE)atopEVOµEVOL
ÉatLtpOatEVÓpLEVOL 811lOVótL Év 15JCEOU6LÓt11tL Etaty.
§ 2. defendeúontesJ LExÒLxovvtE S .
§ 3. atatÉQES ataLaív] h1' i XovÓtL ÉwS 0't) CCJt0'aáv11 ó atatìl o 1JatE-
^oti6LOL ELalv oÌ, ataL(SEC, tEXEVtl'aavtOS (SÉ avtE rgOtiaLOL (1).
testamentaría F2-cLt9Ó7tov] ÉvcSLaNxov, tovtarL tov Fv cSLali1^x11
IatLtoóJtov. testámenton yáo lati tò 8La1i1 1 xápLov (2).
§ 4. fiv (p'ÚaEL at.] tOVtÉatL tOLs t'.;waL xaL cpaLvO0vOLs , oL Éyx'17-
µov ovµsvoL g aw19Ev tfis yaatc.òS póstnmoi 7LáyovtaL (a).
tótE SÈ xañ,(i)S] (4) tótE xañ.6)S xatañ,LµatávEL ó atáatato lv
go1JOEL OvtL ÉxyOvCp tovt E atL t(7? 11EakOvtL Ex xoL%,Las xaL t0) ?LO-
ato1Jµ . tw ÉY
w tOVtÉatL ^ ÉxY Oyc^ Éatír
x11µ OvOVµÉV(U P OatOV^^ `víxa t 0 N- É60v
, , < <, , . , ^ ,
at(JOaw?toV , tovtECrtLV O vLOS tov ataJtJtOU , atat ll^ 8E ExELVwv , E7^v1i11
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vJtESOvcrLót
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tl i.9avátw S1^àC vatE^ ovaio S
ciìv t(7,) t8íc? natclí, toUtÉótL silos , noXaµ(301LvEL tòv YhLov vi,óv. ovx
lPQwtaL atavtEÌi,(1)S 1JtLtQOJtìl 8Là te) µEtà" 19ávatov tov atáatatov vato-
atíJttELv alvtoìJs ELS tìl y tov (6) aTatoò7 v71E7o1)(5L6t7lta. cpavE2òv bÉ £atLV,
ótL xai tq) 7,8íc,) postl.ímw óvtL xataXLµatávEL 'satí,tPOatov. — ó
yà0 Cintò N'117oòS ho1°EL5 CCvEV oÚ (3E(3aL011taL (7), G)5 %LÉyEtaL
Év tó) de ttitelis µovol3í(3Xu) tí. y' BLy. (3' (8).
14 § 1. cani lib.] !Asta ÉXEVaEPía S .
sine lib.] ¿b/EU 11,E1)0Eoíag.
diróctan] C^catEataXµsvlív (9).
%,ÉyEtaL 1%.E1)Ú'EoíaS hóaLC]
EvíÌEíaC, (10).
fideicómmisson] cpEíhEL yáo « t11 atíatEL » . commíssw « xata-
ÀLµatávw » (')).

(') itera L2.


(2 ) item L 2 : forsan laudat F 2, 98.
(') habet L 2 : partim laudat F 2, 99.
(4) habet L2.
(5) del. L2.
(B) del. Cod. Paris.
(7) cí.. t. L2.
(8) D. 26, 3, 2.
(9) L2.
(' 0 ) L2.
(") itera L2.

o. FERRIN7, Scritti Giuridici, I. 11


— 162 —

$7tELbil (SOL t.]


tc7)v'sv b LuM)x71 ^)1 µcítwv

I ^, Fit^ wv
I^
^ ^EVú^EQLav
,
1^ E
tà 11.11 1.h:' (^)v y Q cí(poµEV xñ.r}Qovol.wv

(^L' ú)v '


^liyutE2(oµEv ij bu' (i)v fideicólnmisson
xat a%mµJCCiCVO tEV.

ij hl' (i)v FacítQorcov bíhOltEv


(p(Crtou t'LVÚs1 toutÉ6tL JCOL1^(SEw^, JtoCiSEw^,. Iv19'EV xaL facere tò
« 7LOLELV » (().
sine 1.1 y(0 9 ì, ^?.EUriEQíus.
púpillos] OQcpavò^ ^toL cívri(3os.
1,,(SEó E .1.Eí}a consensu] l b EÓ[tE19'a yà Q ElS tò tòv £JCítQOatov 1XEUD.E-
Q (oi9-íwuL tfp.; (ruvaLVécsscoS 17r1TQóZov. òJcEQ Ovx 1QQ0)taL. at r-Os yàQ
.il bLívaro ÉxELv ó bta0-4tEvoy ; (2).
pÚ.rwy] Y,.atÌ'aQ(tJ; 'l^tOL El?1^É(i)C,.

cum liber erit] toutÉcitL ¿tal/ 1,xEVaEQos IGEtaL, atQòs tò yEVé-


6auL l'aLtQoTtov to11 4t o11 7LU.Lb6S. vÓ116ov buvatÓV.
ELC, tlízlív] E6C aL Q E6LV t011 « Fàv yÉV•11 raL É%EÚaEQOg ». latELbTI E'171iÉwS
t(^) %^EyELV tò yíVEOMaL aUTOV 1JLítQO7COV, EÌtE11i)EQO`UtaL (3).
^ § c^ n . o i ^ c o . i ^ u ^ I ^ . ^
ti 2. u( pl] ?^LîLa] acpl^^L^ 0 aJCO tCw Lb Etwv EwS ro xE E%l^wv O.
§ 3. ex certo tempore] tovtÉatL Cenó b1jXov xatQov.
ad certuni t.] JL Q ò b1IXou xaLQov.
Si nauis! tOUTÉ6tL Fàv 1j vuvs ala) áaía; 1X-8/3 . òtL hl stQò
t11S
toi^ xk11(2[ov(5p,]o1) E
' V6tCi,6EwS b>úvaµaL xutuXLµJtúvELV 1:',7títQoacov.
§ 5. fi.liis] TovtáutL tols v%ok É l.tok ÉJtí,tQoatov bícSwµL.
postuniis] postúmois bíbw µ L 17títóoatov. (32LFatE ótL
dOQí(St(oS EL^tEV.
15 pr. xutaXELCpaEí,] bfiXov òt .i atQò tov testátoros
JCQOEtE"À,Ellm (SEV.
bvobEx(zbEXtos] (J ) òvoµa vóµov. EfQrltaL hl bvobExábEktoS tovrc})
r(.7? tQónc9. µEre' tò 1.1EXáCIaL .ros Qfiyas vó1,L6v à3''a EVro ,
(i)(ttE xal toùs vóµovs aútCov µli atoXLtEVE615aL, xá^ ,. tavco x'' sir) . 1xQá-

(') item L2.


(2 ) item L2, qui tamen uerba ó Staft.' del.
(") habet et L2, ad cuius fidem quaedam ernendaui.
(4) item F.
(5) habent L' L 2, cfr. F 2, 105. cfr. schol. ad Syn. p. 520 , ut de recen-
tiore origine cdgitare liceat.
— 163 —

trrEV. 11-05vtES ovv atapà Ccúiv(xíoLS xai a,axE B aLµoví,oLS bé.xu üvb^Es
1Xat3ov tovS 1xElí9Ev vóµov S , Elru voµ í 6uvtE S tovtov (T1o'uv
yàp Év bÉxa lS£%.toLÉ%E
S cp ocvt6voL ^ u^.vtES) >< tÉ P aS at O6tE1^}'
S ^P^^ P 11' xa^L bvO

xui ^x tov o'vµaávros ( 1 ) bvoBExábEXtoS.


b' Écttiv óµoatátQLu
§ 1. á8EXcpi1 óµoµAtQLa] ovxi •µoatá-qua .
xai ovxi óuLo [diteiLa, adgnata l6tí,v (2).
§ 2. tuxòv yàP 1.7CEñ.á15Eto ó 3atìw 1arítQoUov xcLtuXEíatELV tc-1r
v7,45 Et S óñ,a 8Lan9'11,1EvoS tà óc71(x.
§ 3. capitis demin.] ccuai S ^? uttovEt^vaLS.
16 pr. (úS 'En], tò atXELatov] (3 ) ` (in tò Ef,nEV, 8Là
t11 y cxvaataal,ov tov (3ar5L?.Éws BLátagLv, [i]], (7n lati µafYE6v Év y' (4),
Ua(JaxEXEtiEL tòv emancípaton [tov adgnatica, at(JO66xE6n9aL 86xaLa
EiS ròv cxbtaftÉtov x7n,171QOV. citcpavoS cprlai 8Là rovto atpoxEL619aL
te) « cirS tò atñ,E6arov » , ÉatELbT) µLxQà capitis deminutíwn rà
I,LEtà t0ti+ bvobExabOutov ñ,EyítLµa bíxaLa bLacpliEíciEL y 0v btiVaruL ( 5 ). 61.à
tovto EIatEv ( 6 ) ` c.^ tò at%,EL6rO y ', órL tfi xai rfi µ ^ 611 (7)

capitis deminutíoni tà adgnaticá, BLxaLa, -uf] 81 µLx@Ci c. d.


oú XvovtaL , tovtótLV dtE [ó Iatírcloato S ] y^vrtaL etnancípatos • 815-
vutaL yà(J aúròS ÉatLtoo7CEtiELV xai 0v adgnatic)) IatLr`oO3t1)
Éati rfiS µLxP(-51 S capitis deminutíonos • tò 81 trj5 cognatíonos bí-
xuLOV oúx áaffi,tivtuL tuis y' capitis derninutíosín.
§ 2. aqua et igni] rour(é,atLv) elva µa) i LEtaoxfl ro.C^ tÚa ov

1^5 O'Ú É^OOí^


5.^ EtuL 1`1 . atUOò
` S i`1 tibaro^^^ tOUt6tLV Lyu Ll ^co%^LtE'Ú?
^l 1ruL
1xEl . ruvtu yàp Elcrì, atQ ò S ^(^►.^1 v tov clvbáratov (8).
§ 4. ovBEµíuv] 13tEL &i1 1 xE(puk7) xui tò atoG(s(oatoV rO) 01xÉt011
Ó 8E67CÚrriS ÉatíV , (a)6t
,. cúv 17,EVaE0o11 E1.Eyo S C) ELa%EL ÉxELv
(

at^oóauurov xtu ,9 à to iS v(51.101, (9).

(1) avµ(3d.vt.os F.
(2) E 2 , 10(3. uocein satív secundum F. snppleui. idem scholiu+n in L 2 mire
corruptuin legitur : ovai óµol.LrJq(a. Ei 8É ÉatLv óµoµrjteia adguaLa £aií.v.
(3) laudat F 2 , 107.
(4) Hoc est institutioni' : intellege I. 3, 5, 1, uhi )e x Auá.stasiana lau-
datur, quae in codicem repetitae praelectiouis non ti-anAiit (cfr.: C. 6, 58, 15, 1),
cuius etiam C. 5, 30, 4 n'entra fit. pars uero seruatur .0. 5, 70, 5.
(5) hunc locum in Introductione explanani, conato Stephani indice ad
D.4, 5, 7 pr. 'supra , p. 145 sg.].
(6) hinc incipit altera huius sclrolii pars, quae etiam in .I, i inneuitnr.
(7) µeyí,azn L'.

(8) altera scholii para legitur et L 2 ; habet et


7' 2 . 109.
(`') 11 L" et. 1+12 , I. 1.

— 164 —
, , ^ ,
6. ^LávFL cognrLtos] tvx^n^ ;^ùP SESa)xE tLS EuVtov a praetium
participandarn .riXEUl-YE0ú1• oúroS oúx, ávaa.uu(3ávEL ti l v a-wo-

tá Q av 6vyyávELUV tfiS adgnatfonas (1).


cognatíona] 6vyyEVìlS to1)t6tLV aclgnátos ols cognLítos,
tovtá6rLV o15 ijv óuyyEVìlS adgnátos ovxátL µávEL (2).
s. f.] ( 3) BvVUVtuL 88 (4) xc(L ÉV6 1 7LLWÉ1tELV B1,OLx1lcLV• CUS Év

µovo(3í,P,(p de tntelis (3' BLy. E ' (5).


17 pr. legftimoi] ÜtL ó vóvLOS 17t1 8ono)v Ov yvo)AEL
oú8á úvLóvtc.cS legitímus, tovt(áotLV) lx azXayí,ov.
19 pr. tE19aPo7lµávo l.
ik)icl.. tout(OtLV) toú atatoòS lj azcíatnov ó aZak ovx 1xEL tò
c' íVOVLIL • ó
yùp lcu.tìw lj ó 9tcíLrt3-toS 2L,-¡ovtuL legítimoi • ó 8È vi(); xut
^,
cclri.cpòs i.EyovtuL fic ttciLírioi.
ó ^uiS tot emancipatetísantos] tovtác,tLV ó ^a^s, ó lrcLteonEVCOv
^ , ^, - ^, ^ , ^, ^ .
-c(7,) 1M , .0 a^E^,cpc^), ofov EoxEV o emancipateüsas tov uv^^l ov a^E^,cpov
atL'w.
^ , , ^ ^ , ^^ ^-^ . „
Oí, ^c^oEL(rj^tEVOL] -co y -clon aravtEs oL E^LtOO^toL xuv E 5 U)tLxOL xav
atutá9ES xav adgnatoi xav ncitpa)vES táxvoL natPcíavo)v xav fidu-
ci,irioi xav datiuoi atñ,Erü) 0 . s2,ouaLV E1vaL tc'U xE' xQóvcvv, vu LL-

tQl o7rEti6uO6L. xat xov(1C(t(U@ES 8á óµolcoS (6).


20 pr. inliotitianós] 811?,,ovótL áatítooaro;, BotL aútáSV tJ)v (3'
vOp.o&Et(7)v t(7.)v I V tar; 12,-cauLuLS inlius (7) titius cúvoµczcr19'1l iulios
x(d titios.
§ 1. ij t. xñ. aclit.] tòv xXilpovóµov vóry6ov tòv kcotLxóv (8). iitav
yù.0 oi)toS (°) acliteu.s ll , tótE ó testamentarios vaZE L6á()xEtaL ÉatLtpo-
atoS, ct1; ptlro.as roí,' testa(men)toros (10) 8o8E(S.
§ 4. xatá triv axEtav iurisd.] ó yà P IataPxos -cok 6tpatEVO-
µ á vOLS xui ( 11 ) Iyov6L a -coUilv 153t66taóLV 8L8G)6LV Ialítpoacov, toiS 8è

itero L2.
est et L2.
item L2.
ovtot iris. L2.
ita libri: corrige S&y. , ut D. 26, 1, 17 pr. intell egatur.
habet F2 , 115.
xav.
haec latine refert F 2 , 117.
correxi..
sic habet cod.
xüv coniecit ZACIIAIIIAEUS.
— 165 —

„ G / , ^ G .
v noata6tv ^)t8w^tv 8 tí,tQoatov O xwv6tavttvLaxoS
1)^a¡^íOtr^v Exoucttv
praetcor, tovtéót iv ó magistros censwr (i).
twv énaQx1c7Jv àQxOVtES] toutécrtlV (1)6avEl 01 atQcoTotíxtoQEs (2) rfiS
atóÁ.ews xal 8LoLxoúvtEs 8riµó6tov atQáyµa.
§ 5. xo[ttoµévwv] éàv ya() xtvr) csrl ó véo5 toT,s lyyvrltals (3) xal
ànoQOL cpavwOL atEQl tò darOñ,Oy7l0aOftaL, x n' El xatà tó5v %a3óvtclJv tàg

Éyyvas ó véos.
21 § 1. ovte fiduciariam] touté6t iv alte lv ròv praétora roí-)
StaxQatîjóal val xataOxáv tà atQáyµata tov 6uyyevovs ij tov atatQÓs.
)9EµáttOOV yàQ rIévov avtà x Q atET,v (4).
22 pr. 61hµeQov 8é] lv$a ó ibµ átEQoS (3aOlñ,EVs.
G ^, G ^ , ^ . ^, ^ ^ .
, ov [ott o EatltpoatEVwv
§ 1. ^,rlcpac^Otv] v^toD ] av1^(3c) a^acp cos auto
dvtcypacpfis (3aaCXécos IXa(3Ev avtòv si; vlol'Eóíav xara. adrogationa•
8rl^ovót^ lyáyOVEV avtc-1:) vatElovcttos xal %tiEta6 71 ÉatnQoatr) . d21ótQtov
yáp ÉOt6 t0 t0'ÚS vatel0uOí0us a6 (5).
§ 4. 1) tov pup1ll11 e. d.] vató$ou yàQ 3ti (6) vlò5 atátpwvos
FacEt Q óateuOev datEXEU-OéQou xal tfi ovina dxap Ki tíá datEhou?Aí91i. vato-
(3CMera1 yàQ e roCovtoS tf] [1E7 c'04] capitis deminutioni xu.l UEtU.L
1) sat^rpoat^. l ^ ó púpillos 2ai cpliels vatè ► téiív atoXeµíwv (')• xui ovtuis
i G / U 3 J / ^ ^ / /
ñ,uEta^ 1') EaL6tQO^t1^. (líate ovv ava^QEi ataO^-cs ras Eat^tQoatas , rovreótL
t^v testamentarian, tìlv legitiman rjto1, adgnatici]n xal -Ñv fidu-
ciarian datiuon µEyáal xal rtel µé6rl capitis delninlitiwn,
xáv Ó ÉantQoatEVÓµEVOs xccv Ó ÉaZ laQoaCEVCUV vatoOtY) ta17t11v. 1j µLxQà
µóv7iv t ip, legitiman (pftEíQeL , rà; 81 àxñ,as yuXáttEt. tonto y àQ
101'1 µavEV 4)8E.
ÉautòV Els ad.] vato15ou Ót6 É7LErQOatE170v C.^Be%.Cpw dVEI1L(1;) 6)s 1ÌeLOs.
£àv o1JV éyw ó ÉatítQoatos 8CÚ6c0 adrOgatfolla, Á.1+Et(.I6 '1)
legitima, toutéOttv tcvv adgnátwn éatttQoat) xal µ01''b , 8é Ouy-
yévEta µávEt 8là tàs xXl ^ povo [tías (8).
ib.] v,tióig ov yà Q ÉatEtQOatE"UOv dBEXcpc7,)
dvElptCp (c)S DE-los . éàv
ovv 'Eyà) ó £atítQoatos 8cí)Ow sauròv Els adrogatfona , Uetac rfi legi-
tima, tovt(écstty) adgnatic l btctQoni) xal µóv l , 8é (iu7iÉVE6U.
µévEt 8tà xXiwovoµía5.

(1) F2, 118, qui rette ernendat ` magistros censu ' uel ' magistrócensos.'
(2) itero F 2, 1. 1., qui proponit 7Lnot6xtoQE C, . malim arQwtoxt1jtoQEs.
(';) xcatù tcTv lyyvnitc>>v str.
(4) F2 , 121.
('') postrema uerba habet F 2 , 123.
(6) Suppleu i.
(7) sic. mallern EMcptii.
(8) postrema uerba habet F 2, 124,
— 166 —

il).] tovTÉntLV làv bcÚG fi


[ó pupillos] Éavtòv Eis adrogationa ,

WETaL aCaóa ÉnLt()on1l , E'CtE testamentaria ÉGtiv ELTE


legitima, tov-
t(ÉGT LV) adgnaticll, E6tE fiduciaria . , ELtE datò
d(JxOvTOS.
23 pr. Év rdEt vvv £nEv.] orto; dátiuos Éní,tQoatos bLbóµEvos
() O Cpav(7) ritL Ovx EÌ,xÉ TLVa GuyyEVfi. oÚtOL y&Q oL btio vonoÚ£taL Torto
svoµo$^t11GUV.
§ 2. xai C'CV11(3cUV] tvxòv yà0 gxc.oV tLs fi71ítc)0nov ÉnLtOELOV nQOG-
E1)7V1JtaL alJtciJ xovQátcUO • xaL f.Ls tó7COV twv JTo6xaí,0(1Jg excusa-
teuonta)n Éavrovs b(botaL xov@dtco@ , co5 7vÉyEL neO':cùv g v tcT) tíT7vcp
totitcn TLQò 1^ ' GtíxuJv (').
§ 5. excusateuóntcvn] naQaLtovµEvoL' otov bLà tò Gv1,t(3àv
arto^; 10E(J1. tCG TbLa nOÚyµaTa.
§ 6. quia per acta constituitur] FnEi bLà twv vnoµvllµdtcuv
ò Q íZovtaL. ` acta ' yào ?,Éyovtat tà vnoµv4tatv..
ata @ tjv ó p.] g nELb7l dvcotáQco EinE ánóvtos pupíllu, xai EÌ ataoò)v
ov cpaFyyEtaL , bLà tonto EI1tEV CÚbE ()t1 , Fàv cp1WyyETaL xai atdQE6tL
xatà Ei,)116EWv, avtó:) bíbotat procuratcor.
24 § 2. to11r6T1 Tc^v 74aµ(3avóvtcov tà5 xara tCOv xTOE-.-
!_Lóvoov Éx01'GL tìlv áycoyr l v in factulu, 1jtL5 xa7,,E6taL ÉGxátT l (3o1)ftELa.
14ti fa.ctum g váxovtaL ol Éx TGYv xllbEµóvcov ovx dxeL13655 ^xavo-
" aµ[3cívovtES, naQanáµ5tEraL hl xUi xatà ToÚS x1.1i^ovóµovs.
bOGíaV A
^ ^ \ C / \ ^ / ^ I
§
§ 4. (')
ELGL bE 0L %,a^l^avovtEC, tac EyyvaS Ev xCUvotavtLvovato7`EL
^ \ 3 c \ ^ \ ^ / c v
[ ELGLv] ) oL ta^EC,JTUL X(11oó 6X^Jí (3a s ' Ev bE Yak Ena^JxLULS o ExbLxos
xai oi, G-Qtatllyoi xai ó iuridicos d7`Elav6pEías.
25 pr. atEQLÓvtas 1v U)1,411] tò avrò v61100V xclJGravrtvo1)7tóXE1
tò £v 15051.173 g xELV tgELg na6bas. tò Év ' Ita^,ícc vólrov £v 1 71 nPdx71.
LGtáOV E,l, [L11 GÚJ C EtUL Ó duÚ'[Lòs Jtdvtcuv to'ÚtOJV ovx É;xO1.)601XE17EtaL (4).
%t,ELtOUOy1il,I,útcov] 7,ELtovpyl]µa y(4 1011 nPayµa bLSó-
VLE1'6V tLVL , oLOV GLtC,OVLxòv É(po@Lxóv' C663TE(J yàP bífvataL Ei,s tarta
excu.sateúeoiVai, ovtco S xai lv lnL-wonfi. xai yàP xai te) t>7s ÉatL-
tooni1 5 6110Gtov acQd,yµa.
§ 4. bLacpoQà pupillu xai váov, ¿ti ó µ1v pupillos duce) S' xai
x^)óvuJV 1cos "COZ Lb' n7L11PovµVOV %.ÉyETaL xai FnLtQOatEl n EtaL , ó bs
vÉOS Cure) Lb' xQóvclJv Zîcos rcuv xE ' 1vLavr65v y1,0)4EtaL vÉOs xai xoUQa-
TO(JEtiEtaL.

(1) nempe tov zaovS ' : signiticat § 5 i. f. h. t.


(2) F 2, 132.
(;) dele.
(4) laudat F 2, 1. c.
— 167 --

. ^ ^ , ^, , ^ ,
§
5. 8La tonto 8E ELnov] EaLEL
IRE, ^ Eav
, EIaL 8vo 11 µLr^ enLtponll , ov
815vavtaL ÉhovaatE17EaÚ'aL Éx t11 S y' £nLtponfl s ryj xovpatopEbaS- Iwc
yàp tpLO)v avviatataL µ71 7va(3E6v 8' x118Eµovíav.
ovx áno7c7..] ovxátL dno7C7ti11p(1JaEL t(i5v y' xovpatOp[ELY)V til InL-
tponwv [tòv dpLl9µóv]. `7L' Énl axl'µatos tavtl l v tìlv 17,.axíatllV na(3ov,
&7

tva 111 ,covóatetió(OµaL Éavtòv 8í800aaí. µoL ÉnLtpo-

n fic (L)•

§ 15. órL ovx án2Ay ypaµµatLxòc IxeL excusatíona (2).


§ 16. toutattv ÉVtòc e
tCTYv y' 1 fiµepc7)V. el yap nÁ.l1pcol9'o)atv, ovx
Éatt 8extloc napa toí,s BLxaataic excusateítcon Éav-cóv.
§ 17. utiliwn] t(wv Ivtòc 47v01_) tov xpóvov xLVOVµávcvv dycoyc^v (3).
ov µ71v Éxxañer,tas] toutattV tav latìv aZtía excusatfonos xat
1.1,ì1 8Exafj. tóte yàp ávayxaícoc 1xxaî,ErtaL.
Ixatoatov] ¿íanep tò 815vaaaaL xE)(p11a19 (XL exeusationi g wc tc7)v
, ^ , ^ ^ , , , , ^, „
v 11µEpc7)v vollaov xat oL Ev avtr^ t1^ nO7^El, OLxovvtes (^), ev19a ExovaL
20af3EL1/ t71v 1nLt9on7lV dnò p ' µLMwV.
, , , , ^, , , ^
nEpL7^. t^JLax.] c^OatE oÚV Ca2,a;-
a7v7tiac e 11^,LEpaS ExEL npoc tac ÚEtac Ex
tov Vóµov ó dnò cp' µLXícov vncipxwv, Inet heî`7Lev Fxetv Iñ,dtrova,
únEp napd7toyov.

Liber secundus

1 pr. 81 avcot.] óµoíwc (31. a' to)v npcí)twv de cliuisione


[rerum], digest. (3' bt¿O: µapxLavov (5).
tLVa yap cpu6Lx(x)] no7,7LcixLS xat tò HVLxòv tcp cpvaLxo) ó voE.to-
19Et11c nCUVELxá^EL. xa6 yap xU.L ta ta (pvaLxa Vó E tL [tu (6).
§ 1. npoa. xr.o7vvetaL] óµoíco S (3L. u' t(c7)v) u' tí.. 1 1 ' BLy. 8' brc7)
µapxLavoú (7). ú)ónEp E'ípll tCi.L µ.a' tí. y' (8), ótL el xat lnt µaxpòv
^ , ^, , . , , ^ ,
xp^)VOV µELV11 tLS a.l^LEVwv, 8vvataL xwñ,v ELV ÉtEpOV Ev auto) t(1) tono)
tato n 0 LELV (9).

(1) haec postrema habet F2, 135.


(2)F2, 138.
(3) habet et L2.
(4) ita cod.: em. xaì. ^nì, to^s.. , oixovcsuv.
(5) D. 1, 8, 2.
(9 cfr. quae ipse monui in Peor1. Let. Lomb., 1885, 859 sq. [supra, 73 sg.].
(7) D. 1, 8, 4.
(8) adde 8Ly.
(') postrema habet F2 , 147.
- 168 -

Fí;vrl Ixovatv cíx9us xai.


§ 4. ceo; ólivtxòs (3. v.] l.rzEt8)) xal tà
aty taXovs.
twv òx065v publica] óµoíw5 (3t. y' tov xc6(8). tí. 1.8' btut. y' (1).
, ,
óµoíws (3t. a' t(j)y)u' tí. ^^' dig. s' ^) . µaoxtav. (3c. a'
a t(wv) u tí.
r1 ' dig. S ' (2 ) (i)i tó:) yffilov xal [tápxov (3).
§ 5. áíanE(J za s!, e'aXáaa)iS] xav[ovtxú'Ss] latáov dtt, xóiv
7j Dáaaaau publicon (4) Éatív, óµws ó xtíaas Év tcw alytaXCp bEk_fyLóEt
3oí') xtíaµatos, g ws ay avvíatatac fi7tEít01.yE natv ó tó3cos tov atQoxa-
t ua.aµ3ávovtos yívEtat, Éàv n£am, cios (3t. a' tcl)v á tí. dig.

papia.nov (5), (ÚatE ovv ncatv cpvatxov yívEtut btxuíov, xutaatíntovtos


(t01) xtíaitatos]. tU.11tu bÉ ovtw; vóEt, 0tt 3ta%,atàv ó1ity áva%aµ-
(3ávEt to't) al,yta%t01! (6) xatà te) xEI,µEVOV (3l•. µa' tí. a' (7).
§ 8. lxatotELaÚ'at] (3) aiÌ(µEtwaat) sxatotElaíiat' 't'Ara br¡Xcóall atáauv
lmcoí)i atv , c7r, (3t. 8' to p xo58. tí. xa' (9) btat. vnotír9Eafiat.
xavcov yáp qoj aty ótt ÉxEivu 815vatat vnotíalEa$at, áttva xal ntatQá-
axEaí9at bvvatat. ó xuvcì)v (3t. a' tov clvttnantvtavov tí. a'
bty. $' ( t0). avyxwE)EC ó vóµos atut Q áaxEcfflat tà xEt9117,1a , InEt8i1
noottµ¿Itb:t t(7)V á1vvxwv tez Iµapvxa. al 81 tò3v bivoaícov vontÉOv
8tt, nEUtrtà EL1 -1 xal Etì.1 ávayxala, tòv xo;btxa btá-
tatc (i1).
^ \ r_ J I \ c ] / <I I
Exato(ovat hl tavta oí otxovoµot xat oí Entaxoatot, wy ^r^at OEOCpt-
Xoc. civáyv. (3t. CL ' Jrpá)tct)v, tí. )^' bty. S ' xal 15' Prit. µaPxtavov xaì
ovñ,ntuvoti+ ( 12 ) xal -63v xa' btátulty ( i3) tí. (3' ( t. a' tov xc68. áváyvcoat
, , , , , , , ^, . ^ . ,
8£ tr^v µEtu tov xw8txu vEapav btata^ty ^. taS't 8E ov8£ ÉxE^vos to-
no S tEOós Éótty , ov vZEaxEtO tts xal9'tEewoas xat' oLxEíav aúí^Evtí,av (14)
^ . ^, ^ I . , r ^, ^ I ^^ ^
G) S (3t. V
y' tí. t^^ 8ty. t(3 ( 17), oµolCUs (3t.a'a tí. 1^ 8ty. S . tóÚt ()TE xav ELS

( 1 ) meudosa 1audatio.
( 2) 1. &y. E' xa L S' .
(3) h. e. µ.aextavov.
(4) 1. publica.
(s) 1. µaoxtavov.
(1i) 1. ó alyta^ós.
(7) adde &y. tS', ut de D. 41, 1, 14, 1 cogìtemus.
(8) partim et male F 2, 149.
(9) corr. va', ut de C. 4, 51, 7 cogitemus.
(10) D. 20, 1, 9.
(i1 ) Nou. 7 [Z. 151.
(12) D. 1, 8, 6; 9. locum pessundatum, ut potui, emendaui.
(13) item.
(14) item.
(' s ) nil ad rem.

— 169 --

Î.SLU)mòv olxov xEiµiIkia "rj tE Q òv 7t(2 0iyµá tLC Éva7to19Tjxri, aaxQáQiov


avtòv 7toLEt, Soov Éàv á7toxECtai µóvov, ws (3i. a' tdiv a', tí. 1]' [huy.
▪ Ivaa cp11ai SLaToQàv aáxQov xaì aaxQaQyov. óµoícu5 (3L. tcov
de rebus tí. a' Sty. oy' (') xal (3i. (3' t((iív) a' tí. LS' Siy. l a (2).
£6eJ11taL (3L. 5' Tc-I5v de iudieiis tí. communi diuidundo ( 3 ) Sri 1) in
factum xLvEltaL xatà roí") daEvEyxóvtos xOivcwvov. nr"^ 5 ovv EtinE Q µr)

YÉ Y ovE Q e E%r S ó tó7t0 S; xaícPaµ Ev SrL fi L' avtò!^ óvov tò o%,vv-


Y Loóo !^
D ►lvai tòv tó7tOV xLvataL. xaì ¿te 113Qa6oS 1jv ó hEa7tótr)s, tà tOLavta
7taQacpv7iátr£tai.
, er e o, o , , e , , •
oT^^.A,ELUJaaI OtL £xILoLEL6i^aL rl £vEx1)QLa ELV ta LEQa xELµTì?^La x£xco-
ÁvtaL, E6 pti1 É7tì ÓCVaQQ110EL tcx)v aixµa/cí)rcoV. aix l,l,áÁcAtov SÉ vóEL tòv
. i e i r r r
a roí") xcoS. ti. (3 S6at. xa'(4 ).
£s avr^S t^:^ 7to^,Eco^ a.r^cpí9£vra, co5 (3L. a'
§ 9 in.] tüSv ccSEa7cótcov xaì rà relegfosa. xaì StL rele-
gíos6n tL5 7LoLE6 Év olxEío? tó7tcp Ei flyayE vExQóv. 17tLxoívov tou tó-
7tou óvtos, xai9u9ó; lativ ó tóno S , avvaivÉaEU)S xQEía tcz)v SE-
a7toóvtcwv Cima. el S l ovx xa$aQòS vExQov, avvuiv¿a£coS ov
SEó µEí9 a.
Stt ov SvvataL ó nsufrnctuários xcoQìg proprietarfu relegíoson
tòv tó7tov 7tOLELV' xÓl.V 6vayáyn vEx Q óv, OÚ 7tOLEL relegíoson tòv t'ó7tov,
`S ^ S, , (;) ^ ^ ^ , ,
ca L. tc^v de iudiciis ti. y'dio^.
dig. ' lo; £7tL7tav Sia tò £L'Qn -
µÉvov (3L. tcñv de iudiciis tí. de funeraria Sri ó xolvcovòc xal
ó víòs aútoú xaì 7taQà yvá)µrlv tov xoivcovov tít9EvtaL. biy. 43' (6).
^atì S tít?,,o5
y' tc7)v de iudiciis tí. a' SLy. LZ' (7).
roti proprietaríti] áváyv. (3L.
á.váyv. xaì tòv µy' SLy. -coi-) uvtov (3i. xaì tí. (8) xaí (3L. S' rwv de
rebus Tí. ^' S Ly. x'.
9. 15Qiov µúvtoL x11QLov 1jy ►iaato , á7taitEî;tai tò
SLacpÉ Q ov Ida tr^s in factura áycoyfi 57 cús (3L. tc-i5v de iudiciis tí.
SLy. (a ). lx(3áñlEa$aL 81 ti) awµa oú SvvataL, Et xara axo7tòv
E1' T^ Clóxovtos ( 10), c;og Satìv Év tC:_) avrei) (31. xaì tí., SLy. (3' 01Ja,7cLCx-

(') D. 18, 1, 73.


(2) D. 2, 14, 61.
(3) adde &y. S'. intellege D. 10, 3, 6, 6.
(4) postrema haec male F 2 , 149.
(5) D. 10, 3, 6, 6.
(6) corr. µrx' aut 11.y' : D. 11, 7, 41 uel 43 (?).
(7) D. 7, 1, 17 pr.
(8) h. e. de rel;giosis, sclllret D. 11, 7, 43.
(9) D. 11, 7, 7.
( i0 ) locue uidetur corruptus.
— 170 —

^ , ^ ^^
voii ( i ). 1:11b,SÈ 6n.1j ^iatLa(3Ltíwv, t,ovt ativ 11 F.( uLw(JLS, SL r^vttvu
xvQLOV fi yELtaí. tls, E^S tovJCícQ) ávux?Zetat, xal SvvuwV i•xEL -roí) µuv-
S.átov.
• 11. ar1 (µEíwóaL) otL cppaLxòv SíxaLOV tot vóµLµov JtaXaLÓtEQÓv
§
16t L roí.) Jto?At Lxov.
.
§ 12. xatÓC ten, £Ú'Vtxòv vóµµov ^LE tOVtEatL xata t0 (pvóLxoV.
StL téc cíy P La 19/ Qía xuì tà•Jttr i và 'mal tx1WE5 aua tu) 2t)1(plUfivut
rkLktE O a yL'VOVtaL cpvcLxw vOI,LCU.
sv dUotQí(p dyoú)] arl (uLwaaL) (.>tt mal Ire' d71.7LotQíov dyQov 1911-
QE11ELV SÚvuuaL, vL11 JCOOXw2a5OVtOC, roí) SEaJtórov.
tSEVCaL] :7o05 111 y Slal,0E6LV t11v Ev tC^
S' (3L. tcrrv de iudieiis tí.. y' Ivau roí) Jríov S tdtagt^
dv►jVExtaL yoduµaat tavta SLCCtvJrovaa.
wcJtE O yào ÜtL 011vECr0i)v'11aEV TOU JtIdZELv FxEL (3), CU5 j3L. S ' twv
de iudiciis tí. de servitutibus praediorurn rusticorum . SLy. [L] S' •
(31,. y' tov x(i)S. tí. de servitutibus SLat. La' (4). dvdyv. mal (3L. g'

tí. LS' tc76v dig.


t ov Xa(3óvtog¡ xcìv ñ,vxoS dQJrdall tonto ¿in) L EtS tO.ELOV avrò
, , ^ , , ^, ^, ^ . , ^
SUJtr,CV11a^1 troí) JCoÚ)11 v EctL SEaJtotov , xaV EtEQOs a.UtO ñ,a(ir^, w5 (3L.
^La' tí. a' Sty. µS' (5), mal (3L. S' teLív de iudiciis tí. (3' SLy. Ti' (a).
§ 13. SECJtOtEía s ] - &tE ta 'Excpvyóvta t11v flµEtáQav Staxatoxil y t►15
'l) rLEtÉIOag ELV((L JtalJEtaL SEaJtOt£ías.
t òv toc)aavta] tov tow'L9évtn5 FXdcpov udyoov ,ovx L?i7á.w5 yí-
yvoµuL 6EaJtót11 5, Et íL11 xat vJtò t11 v lµl)v yÉVr)taL SLaxatoxlly.
§ 14. a11(µEíwaaL) ÓtL rj tCov IiEXLaGeTiv cpvaLC 'dr,'Qía mal (vi,. Jtoó-
tEQOy yí,vovtaL xui Jt Q 6v vJtò t11 v a11v y É vwvtat SLUxatoxll v Et xuì
CV UD aCi) bEV6(JCO. tOVtO xaL É5G6 twv Oe y E(A) y vEOttL(4y 7COL11-
(5(ívta)v tq) CxyQc;;?. — ó µo íwg 13t.. tí. 3' S Ly. xS'.
ÉXc6ñ.vaa] óµoíw5 I3L. S' twv de iudiciis •tí. y' Sty• LS' (7).
§ 15. 'EJt6 tovtwv twv twv ÉxÓVtwv • 6Uvr1ÚELav dJttVat
xaI Juan , vJtOat(JÉ(pEL y tfis cvv'ir19Eías Jtao ' a'Úto6s dJtóSEtlts.
i11 rem] dywyll xara tcÚv dbtxovvtwv atQòs tò dvaXa(3Elv [tò
Jtod y í.ta].

(1) fr. 8 pr. h. t.


(2) D. 8, 3, 16 (?).
(3) ` unas premere.'
(4) ita correxi.
(5) Cod. habet tí. i8' Sty. (3'.
(6) D. 10, 2, 8, 2.
(7) D. 8, 3, 16.
-- 171 --

^, ^ . ^, ^ ^ , ^ , .
§ 1 6. otL al xa^o^xLSLOL o^vL^Es O^_^x ELG6 CpvGE(AS ay^LaS c, ›.1

tois arQ0ELQT111ÉVOLs xavCíGLV ÉaCOvtaL.


furti] dywyfi xatà twv x7vEattóJv.
§ 18. EVpTl tat (3L. 711' tí. (3' ( 1) ótL ol, tíµLOL 7tií$oL cpvaLxc-p vóµcu
[tov EvOEtOl+] yívovtaL. XÉyEtaL ktoícos (3L. a' tc76v arQC,Stc.ov tí. 11 ' bLy.
y' IiTl tCp cp7<o€,EVtívov.
§, 19. dvdyv. xal (31. y' -coi) xcóS. tí. X3' S Lar. xal 13L. (3' tc715v

de iudiciis tí. a' S(yEótOv E ' (2).


—] E'(Tr1tCaL 81 Év tc7,) 7L(3' tí. tot' y' (31. tov Stat. ütL ó
E 1tP ós, ov C ì i
Cucó Soviti tl S CEx 1^E6C,11 t a^ ^ ÉGEL dxo7lOVl̀^EL tr1 S.tT 71 ty°xtl
toU acatóó s .
alluufonos] (3L. S' tov xwb. tí. pa' Stat. a' xal y'. 4»,ó143ícOv

SÈ 7.kEtccL ata@à toZ) « tòv á7lov (3íov » Xap,(3ávELV.


^ S ^ ^,
611(!^ Et(OGat
§ 21.
L^ )" OtLE tax^^Sx
0 P 01'O EGtLV OtE STJ y ataL L(OGaL
^^
tò bsvbQOV' µax0òg yà @ x@óvos EI"CT1taL 1711 tà)v naoóvtcrw bE-
xaEtía, Éati6 SÉ tCOV datólt(OV ELxo6aEtía xal, t @ LaîLOVtaEtía xa6 atEV-
t Tl xovtaEtía, (7)s tí. 7vu' roí') xv)b. (3).
§ 22. aLE( 6 3totaµ(7,9 dvacpvoµávT l s • dvdyv. (3L. µy' tí. LS'
t cuv dig. t11 v :tE P 1 t011t()JV (4) tE7LEíaVSLl',dOEGLV.
ópoíc,o5 (31. y' de iudiciis, tí. a' bty. 1Ì' (5).
. . ^ . ^ ^ ^ , i . ,
§ 1 x0Lt11 tavto. EGtLV OLtOLCo^ (3L. ^ t oU xcoS. , tí.
23. VT1 bT1^ xaL
[L á b Lat. a'.
S. f.] xutà dx9í,(3EL (XV dltó%7LEL tòv tóJrOV, xatà SÈ cpL%dv$ecoacOv
7tioyLG E tòv () SEGJtótrj5 dva7Laµ3dvEl tòV aÚtOV tó7LOV , tOT1t É GtLV 0EV
gtu(2 T^0E tò vbcoQ dvt' aút a -Ñv JtgotÉQav vtibl'lv, El, tvxoL dva-
GtoÉkpaL tòv atotaµóv, cús xE6taL (3L. µa ' Tí. U ' S ty. TltcD ya"Cov (6).
§ 24. nE O t zotaµov 77LT1µEtnol+vtos E'lT
. l tai. (3 1 . y' tc^^v de iudiciis
tí. S' S iy. xy' ÉaL6 óµoíov T9sµatos (7).
v É U vTl bvs] vÉav vTlbì+v ELatEV 6T9EV dvExetn1 l GEV [ó amtcCptòs] Mal
91%1iEV El,; yìlv xai ÉatoíTl GE vT1615v.
§ 25. óuoícos (8) g xEL (3t. S' tC0v de iudiciis , tí. b' ó5 Ion, de
ad exhibendum, SLy. L(3 (").

(1) h. e. ibi de pretiosis lapidibus sermo est.


(2) D. 6, 1, 5, 2.
(3) correxi : prior pars est etiam apud F 2, 158.
(4) h. e. insularnm.
(5) D. 7, 1, 9, 4.
(") D. 41, 1, 7, 4-5 : habet et F 2 , 160.
(') D. 7, 4, 23.
(8) h. e. -cok sabinianols.
(9) D. 10, 4, 12, 3.
— 172 —

s. f.] ó l LOíu>s ÉxFL (3L. (3' trov de iudiciís, tí. a' bLy. E ' (1).
sab. xat proc.] còaavEt EboL tLS xo(3LbLavot xat 191)2axLavoí (2).
§ 26. furti] furti noLvìl v EL5 bLnXo1)v fi El; tEtQana,ovv
xat tiiv dnaírrìcsLv tov nQdyµatos.
furt. cond.] ótL furtibos condicticios xtvEitat xat xatdc tov
xa,Fnrou xat xatù -roí) nQócyµa. -- xat ov µóVOV cos
xXÉntiiS ttµrvpEitaL Etg tò [bLn1,oL+ v fi tò] tEtQaJtaAVV tfi furti áycoyrì,
á7:A.à xat cu5 vEµ4tEVOS tc^ furtfbLp condicticíep • ov áX%à xat
g xaaro7 vFµóµEVO; tcp furtíbcp condicticícp 1véxEtaL Éact ánaLtAoEL
tov atpdyµatos.
§ 27. óµoío)g IxEL (31. (3' tcúv de iudiciis, tí. a' bLy. E ' (2).
lec v 1)Á.aL 61)o tLVcIJV xata avvaLVE6LV µLyCt)oL, xOLVfi tOVto)v
xt ìats. óµoíc.u5 E6011taL (3L. 3' tc-i)v de iudieiis, tí. a' bty. S (4).

Éx tv',^115 '1 1 S xat OÚ xatà ^LOoaí


] Éàv Éx t11• ,^ ^ ^ E6LV É í 11 aav at `lla+.aL ,
!^ Y
EL µÉV oúyxUOL; yEyovE tcOV aUVEñ,'19'OVtG)V , xOLVòv te, 1:1 áµcpoLV yE-

vóµEVOV. Et hl ov y gyovE o1)yxvóLs, ovx IataL xoLvóv.


§ 28. tvxii pCoS] vscó8o1) aúµntcvµa yEyovvaL 1v a íjv ó aítoS (5).
§ 29. ^
í3rL 15 áa,7LotQíaS tLs xataaxEVd cuv Év tCp tbío) lbdCpEL
bEOtót1i s yívEtaL roí) xataaxEVaal9'ÉVtoS' EYxovaL y(XQ tq) ÉbdcpEt T.ù

SúÎ a xat at
ov bvvataLb'Eó bEaatótr15 tfis vñ,rIs tip in rem xLVEiv, tr)v
ad e x hibendum., á%a,à t i-1 v de tigno itincto Et5 tò buc7,.daLov. bLà
yào t)jS àYwy'11S tavtr) s xat %vXa xat (31ìaaXa xaí zócaa üñ,r) bLFxBL-
xEitaL' nÓtE xCi)(JaV 1xEL.
s. f.] Et au µ 3fi xatanE6E Lv tò o 'lxn µa tò ɵov otxobo-
vc► 1 i9 . ^. v, b LÙ t►15 in rem bvvaµaL trìv vñ,rìv C noaM áv ^j bLà tfi5 ad

exhibendum.
te) lvavtíov (6) xEitaL (3L. y' roí xcób. tí. at(3' btat. (3'. ÉxEi ydQ
c19170LV ótL xáv bona fide, xáv mala fide tLs IxtLaEV, bvv. ataL bLEx-
btxíkaL t^i v iíñr) v, EL µ^ C((Ja donandi animo [tovtéatL bcvpovµÉVOv
it' u xi1] IxrLaEV. 7` ÉyE tótE bvvaaaat bLExbLxfiaaL vkrlv, (ítE 8LEU19r)
tò xtíaµa (7).

(1) D. 6, 1, 5, 1.
(2) de w%axás cogita.t ZACHANIAEUS.
(3) fr. 5 laud., pr.
(4) 1. E'.
(5) cf. F 2, 181.
(6) me+tiiuit liuius scliolii F 2, 166.
(7) de l,ru; autiuoulia, disseruit et Thalelaeus ad c. 2 cit. (Suppl. Bccsi.l.,
p. 125, n. 187).
— 173 —

ELSÓJC, yáe] dl ^(r1,EiwaaL) ótL 6tE^fo17µaL


30. Ea
t ^s SJtotEias Éyci),
§
> , ^, ^ , „ , . ^ ,
Eav E ► ^a%s v)^aLs Ev a^,7^ot^LCw ExtLaa ESacpEi. ELxEL yap ta EJtLxELµEva
tols DJCOxELµÉVOLs. ODxovv av, ò toD ÉSáyovS SEaJtótrI;, gIELc tiTv
^ , ^, , ^ ^, . ,
o SE tñs v^r) s SE(TJCOtr^S ate OvtE SLa !flagaywyr)s E^EL to tLrlrwa trÌs
,
v^.r^s•
xavóvL] tOD 84.ov ?ta(Jay(Jacp1'15, tovtÉatL t(,1) µ^ ^É%t.ELv
^ , , , ^ , ^, ^ , ^ ^ .
avtov tov xvPLOV toD ESag)OVs ha y al, a E^E(3a%^EV ) El; to oLxr)µa',
toD xvTLov toú xtiaµatoc.
bona fide xtiaas Év .D,XotPLcp ÉSáqpEL nEL tovs µuaaovc
l'Ic.oc9c?)] ó
tclív tExvLtc.UV xai tò tiµraµa tfic {Sing. El, SÈ µr) toDto JtoL11ar) ó xvPc.os
T D 18áepovc, c1)19'd avtòv S Là tfi; toD SóXov gaoaypaqyfic, tovtÉatL E6

µil S ó7 M v !AM ÉJLOLTp6EV.


E6 81m. f.] dváyv. (3L. a' tciív de rebus, Tí,. y" SLy. ^r^, xa (2).
§ 31 in.] dváyv. 3t. (3' t(.7)v de iudiciis, ti. a' SLy. E ' (3).
maeuíu] óvoµa xti(JLOV.
, , ^, ^. ^ , , , , , , .
E^,EtELVE OL^ «5] Eav aJCO tuvo; SEvS^OV to17 yELtoVO; JL(JOs ti-1v

yTlv• tàs (J6Za5 ÉxtEivEL, ɵóV ÉatLV.


^ . , . , ^ , ^ , ^
§
^ 3^. ta aJtEL(JOµEVa] otL ta aJtE(Jµata vJtELxEL tc.0 18d ya. o S£
bona fide 5E0. JCót11 s aJLELQa; £v o6xELcp 18ág)EL [?] tà.s tLµàs tCÒv
aJtE( rtátwv.
(3 L. y' tov" antipapinianoD, ti. a' 61y. xy (`').
ó µo Lo)c
dX.XótQLov dyQóv] ciíaJCEp éni toD bona fide xtiaavto; naL
µóvov xai SaJtcívaL dJtaLtoúvtaL, ateo; 'EvtaDrúa tò xata(3Xrv51v
aJCkµu µÓVOV 21,aµ(3ávEL, o'ÚxtL SÉ toÚs tovtc,JV cpvÉvtaS xaQJtovs.
cco5 (3L. (3' tú)v de iudiciis, ti. a' SLy. v(3 (N).
óµoicos £XEL (3L. c' tcuv de iudiciis, ti. a' SLy. (6) µEtá tLvos
S LaatLrlEws.
s. f.] tò µi) r90,.ELv (7) Sovvai tLc Jtávta tà SaJtavnlµata, ci 111-
(3akEv ó aJLEI,Qas yrjv avtoD , 11wí;ET. avtòv tòv xvetov ti1c yfic•
taita ÉV 4) bona fide £V5 11,L6E aJtEipELV tfiv yfiv edita.
§ 33. dváyv. (3L. c' tcóv de iudiciis, ti. S' SLy. y' JLE(Ji tò tlXoS (8).
§ 34. Ivfta ó inµétEpos (3aaaE5s.

(1) 1. Et6É[3a%,EV.
(2) locus mire corruptus. an 13t. L' de iudiciis, t í . a' ?
(3) fr. 5 laud., § 3.
(4) corr. xE, h. e. D. 22, 1, 25, 1-2.
(5) 1. vy'. scholii meminit F 2, 168.
(6) locas corruptas.
(') 1. Et !MI 1ry ÉkEi, [?].
( 8) D. 10, 4, 3, 14.
— 174 —

úváyv. (3t. (3' ró)v de iudiciis, t í . a' (1).


«r,îXov] ó c(rá?Lkti s S coy^3ucpos gU ► iv.
ru P0 aóíov] ó rUQQú6LO; tuOyE)á(poS ¿)(oµUi:os (2).
— ¿ti utilfan ÉZE.L Ó tí) s (iUVíòos SEórótrlS, rovt(É6Z4) rXU6t'ìlv
i11 • rem.
§ 36. tò uvtò EipntUL (3L. y' t(ü5v) de iudiciis tí. a' SLy. L(3 (3)
9-,ú rcívu EtxótwS. EV(Jr1taL yUe Fv tcn (3' (3L. rov avtov 6vvtáyµatog,
tí.. U ' 1_18 (a), (ítL Ol, Éx tOij bÉVh,Q 017 xOEµa[tÉVOt xU(JrOL LLÉ(J0S
EIVUL tov úy00v box0116LV. E6 toívvv µÉooS Cual, tov áyc. oC^, Etxótcus
rfi tE%^E1)tY^ tov usufructuaría tc^ proprietaríc^^ c^Pµóov6LV.
— ó bona fide vE [t0µEv05 ('lypòv tcúv ?cl3cpí9ávtcov xacltcwv
tsúlEL, 61 mala fide ov tE1íIEtUt.
lítL o í, xupltoL ovx Et6L tov usufructuaría, &XX& proprieta.rín
, ^, ,
EL tr1 1^?1 EtL 6vv1'1vcwtaL.
hLacpogà xoh)vov xuL usufructuaría, ótL ó µèv coxa 2,u[t(3úvEt
tovs xue t0v5, » ó µt6í9òv (S ^ óa)xEV.
^,
^ , , ^ , . . . , , ,
§ 3(. oí, 8E tOxEtOL] (^5 al tO rOñ,v ExEL. t9EµatL60V ya0 TON' Tí.
de usucapionibus (5), tts áyvo(i5v tfiv (-1X/or P íuv 191-::@ánaLVav
T(.7:) proprietarío? 8 LacpáQov6av lrcar 1 6E , xaL , latEL6i1 tovt0 úyvoCóv
^.,7toí1 (iEV, 01)60uxUrLtEtiEL ó fly0Qúcsas. ÉXEL 81 xaL Év r]7 hereditatis
^

petitfoni, r7i lnLypUCpfi tov tí. t(iív de iudiciis (a ), órt ó toxEtòS tris
80. 0.11 s Eis xaoròv ñ,oyíZEtat: •
proprietarfu] óµoí(os IxEt (3 L. y' t(ci)v) de iudiciis, tí,. a' &y.
('), xuL (3L. y' -coi) antipapinianíì, tí. u' BLy. xr) (8).
§ 38. (ítL cuváyxn tòv usufructuarion curò r(7)v 15QE ttµáccov `tò
,
£^,r 7t
E^oV (LVar%,r1C^0^1V t.^) JL(J0^LEtaotCt).
%L

— x(1%ók EtrEv ayü,13 v. El yù,p Év atQo(3átoL5 IxEL tt5 usúfructon,


tE%,E1)t116ávt(1JV tLVCT)v, ov xo Eí,a vato(3á7LñELv. aN,vvvtat yà@ ó uslí-
f ructOs, (7); 16tLV (3L. y' TC-uv de .iud1c11S ) ti. CC S Ly. Ú' (9).
— xu%.U)C ELSCE tá;EL.
tE%EVtrioávtcov. Et yà(J ttva
^ , , ^ ,
> > , ^, ^ > >
vTi,o (3LUS aVE'..tov x'xta^CE6E^v, o1)x avayxaEtaL EtE(Ja avt avtGJV. v1t0-

(i ) adde SLy. xy', b. e. D. 6, 1, 23, 3.


(2) in deterioribus libris inepta haec in textum migrarunt.
(3) D. 7, 1, 12, -5.,
(4) D. 6, 1, 44.
(5) fr. 4 § 5.
(e) fr. 27.
(7) D. 7, 1, 68.
(8) D 22, 1, 28, . 1
(9) 1. ^1^, sed corr. o', i. e. D. 7, 1, 70, 6.
— ' 175 —

13á7v7LELV, Ó?COtE o'llxÉtL Eta], ta atEaóvta t017 usufructuarlu, (Á)S Éati.


(31. y' de iudiciis, tí. a', huy. L(3 (1).
á1,17cE7L6SvoS] tà atina tQaxtaVa'tÉOV xaL ÉatL áµatá7tov. -
§ 39. óµoícoS tov xcóS. tí. LE' xaL (3L. 1.1,191 dig.] tí.

L8' 81 Y . Y' (2).


— áváyv. (3L. y' t(c7)v) de iudiciis tí. a' ó Ly. o' xùi (3). cioS
17t1 fir) óav(J65v (4), cáiS latL (3L. L' tot X. tí. de thesauris 81.01t.
7vúovtoS.
— ÓtL Ó Év LBícp tóncp E1J(JG_l y 19riaaUQòv Év aáxQCO 1"j rele-
vE
^i(Ss(f)
^ Éx tú
x^ ^^ EtaL atav. El 8É ^v ér,7vñotQ í(fJ tóatcp ^x tti x^S ^ Q ,
S %'
tò {jµLau XlmtaL.
Év aáxQ(p] 6EQep ^ EÚ7+,a(3E6.
(3a6L7tiLx4)] nEQL EúQóvtoS 19riaavQòv Év 8r)µoaícp tóatcp, wS ElS ten,
cpóQov xaL El S tò AvyovatÉov:
S. f.] "MICO Vo1ltá0v, £v c^ ó tòv 151aavQòv EvQ(1)v atgoabayEv
ácp' Éautov tcp cpíax(p tò fµLav. El yàQ áatÉxQv1pEV avtóv, atavtòS tov
15)1aaUQO1) (X,nOxLVE6taL xaL Gí7<.X0 toaovto eLVayxáEtaL xatal;ELvaL, (i)S
16t1 (31. 1119'' tí. 18 ' 81y. [y', Prlt(^)] xa7.7a6tQátou (').
§ 40. tributoria] tà 111 taT, S ÉataQxíaLs 15JtoxEí41,EVa' tribllton
YàQ tò^Q S É6tív. Óµ oíU)
a Ú t^7tio S ^x ELS Ly' vo y de rebus^.tí. a'
Ì3•1'
huy. E', xaL (3L. t(G)v) (atQC1JtCOV) 81y. L1Ì' xaL y (6).
£atapxLG)taL] 7.Éy8L t011s 'Ú3CotE7LE6s.
x7LriQovóE.LovS arQonéµnELv] xut' ɵcplftEVaL y ' 71 yaQ BEaaCOtEía avt(OV,
(i)5 7LÉyEL; T} v ata(Jà tG1 81j11,c1J acà(Jà trp (3a6L7LEL:
italicwn] tóT)v ya() tfiS ecyQ(55v xal olxLCtív o l cSECSatótaL
(tiÚtG)v E6xov ti'l y 8E6JtotEíav, (llíatE xaL ato)7o-j(TaL avt0v_S xaL BCOQ-riaaaDaL.
t06 yà• stipendiariois xaL tributoriois OÚx 'slr)v ato)X116aL, ÉatEL8fi
fi BEanOtEía avt(úv twv ctyQG5v xaL olxruLátc,)V 7i v naoà tc-p 811µcp ñj
t w (3aaL7LEL. µóvov avtol,S El; nQo1,x.a ataQaatɵatELV xaL xñ,1wo-
3óµoL S naQExoµÉvcov avt(rov tG)v 7,aµ(3avóvtcov tò tá7LoS. w S IxELs (3L.
tG)V de iudieiis, tí. 8' BLy.y' e).
§ 4 1 in.] óµoíu) S t¿i.)v de rebus, tí. a' BLy. Lk. (s).

(I ) fr. 12 pr. h. t.
(2) h. e. fr. 3 § 11.
(3) quinam locus laudetur non intellego.
(4) ?
(') est fr. 3 § 11 laud. — huius scholii meminit F 2, 173:
16) laudationes has quorsus spectent non satis adseqúor:
(7) D . 7, 4, 3.
(8) D" 18, 1, 19.
— 176 —

xatá yva'nµ7l vi Éáv yà i) µìl xatà at(zvtòs cpv?Lúh xaE1?atv


§ 42.
TO ú 8E6TLótov, oú 7toLE1, solc(5trlv tòv Xuµ(3cívovta, cús (.3L. S' -cd^v de
rebus tí. a' ( 1 ) 1)Tl tq) o'u7^J-ctuvov.
§ 43. dvúyvwb 131. y' tcbv n Q o'twv, tí. de proeuratoribus ,
8Ly • ly (2)•
§ 44. óµo ícos IxEt (3L. (3) tc"ov de iudiciis, tí. (3', bLy. i4'. 17t1

7t0 ío)V (3oú7alots yvltvìl traditfona ELL1LE7,tuL.


s. f.J dvúyv. tò (3L. 8ty. tfis 6nExta2,í.a5 (4).
§ 45. C3t1 tás 1t%EL5 lx8L8ovg tT)s dnoUlxnS sx8L8óvuL Boxa. te(
£v 1171 cucow) xrl luLtLi94tsva.
- dvúyv. (3L. de rebus tí. a' BLy. o8 (5).
twv
^ 47. proderélicton] cos 13-cl tò atoXv. El yá Q 8ov1,ós ÉatLV ó
pro derelicto 1V 4 6l}EVEíct JtaQoQaí`lElS ^ j
IV XL1t&:) 111) tQacpElS l 8aL•
1LOVL j)v dltoj3Xy18Eí5, oú yívEta i. tof, JtQ oxea aXa [ L(3úv mito s , d2JA 's),EV•
1iEQoÚt(iCL. JCQ oxataaE43(ivEL ya() editen/ 1) ÉXEVÚ'EQía cli5 EatL (3L. -roí')
x(f)B. tí. S' (6). latl 8É 'rl (Jvy (7) t(.Ov µEtà tòv xo)BLxa [vEaQo)v 11 La-
túlEO.)V] . . . (S).
— (3tt xal tá proderélicta 17CI tòv El7,r l cpóta tll y cSEOnotEíav
µEtúyouoLV.
§ 48. dvcíyv. pi. -tí. (3' 8 Ly. [Ly (9) xal PL. y' t(cTyv) de rebus,
tí. (3' BLy. (3' xal ( i 0).
()tL tà 8Là cpó(3ov xtXv8(7)vo5 ÉxQLató [LE,Va Év tTl ftaXúaorl Ov yLOLO1iat
BEanOt1lv tOV 7,,aµ3úvovta.
s. f.] aTl (uEícoaaL) ÜtL Év t¿): a' (3L. t((Ov) de rebus tí. a' Ó sine
causa bíotuL CondietieioS 1111
tlwll.
— óµoí.co S FxELS (3L. y' (y) de rebus tí. (3', dS lar ' de lege
rhodia,

( t ) adde BLy. E', h. e. D. 17, 1, 5, 3.


(2) D. 3, 3, 63. -:s
(3) supple 1E3'; intellege D. 6, 2, 9.
(4) esset ti. 6, 1 ; sed probabilius leg. 6, 2.
(5) D. 18, 1, 74.
(6) correxi: codicie enim lectio admodum incerta et fere evanida. intell.
C. 7, 6, 3, 3a.
(7) lectio incerta.
(8) quae secuntur pauta verba in apographo saltem meo non satis bene
leguntur.
(9) D. 47, 2, 43, 11.
(!0) D. 14, 2, 2; 9.
(il) intellego D. 12, 1, 4, 2: ctr. Stephani indicern in h. 1.
— 177 —

„ ^, . ^ . ^ - .
2 pr. ExELs oñ,òv te) Q r^tov tov ^a Q ovtos tLt%O1J (3L. a' acQa')t(a)v)
[tí. á xaL] ( I ) tí. (SLy. a' (2).
3 § 2. tolJtO vóEL etL 7CQÓC, xQEíav tov áyQov 21,U61tE%Ati3aL
tà (3oox4,ata tà ánaQL191,LT1ivta, (155 FatL (3L. 8' t(ciov) de iudiciis,
tí,. y' 8 Ly. y' xaL 5' xaL E' xaL -s' (3).
4 pr. óµoícos [3L. y' táSv de iudiciis, tí. a' BLy. a' xaL (3' (4).
§ 1. 8Là (51/114)051k0 V] otov óvvECpcòvIVIa µEtà tov i3xovtoS áyQòv
ñ,a(3ELv tòv usúfrueton aútol y , xCtxELVOS É1tEQ(i)t7IaÉ µE 8ovva.L avtcc)
vJLÉQ ton £xELv µE tòv uslífructon tdSE' mal tovto 8Là avµcpc¿vc,ov
.^ ,
E
1./0E1aCEQQ)tT ^aEcov.
ávdyv. (3L. y' tí. Xy' to1J xcócS. 3Lát. Ls, xcd (3L. y' t((i)v) de iudi-
ciis, tí. 8' (').
5 § 1. tatÉov 8tL xaL µsQo S ton 011-Co8oµdi µatos sdeoLg E.LLa19'ovv
81'ivataL ó usuarios, ú)i; 3L. y' tc7)v de iudiciis, tí. r^', BLy. (3' xaL 8' (6).
§ 2. ar i (µEíwau.L) 8tL ó íìson Ixaov avtò5 8úvataL xaL
EtaáY ELV ^v ?1 t otxíá xaLµ Lalicotà
5 xaì, 1
^aµ^l
Et'v xcxLY vv^
^l áv8Q.a
^ , ^, . ^ , . . . , ,
axw ^,vtcos] OtL xaL ataLBas avacpEQEL xaL ^cavtas to'US avLOVta s
xaL Ttdvtas 80. 31+5 817vataL háxEa19ÙL EvJCQE316:) s , EvQo'i 6EL5 `3L. y' r(65v)
de lud1C11s (7).
^, ^ ^, ^ . ^ . . ^ ^ .
§ 3. otL o Exwv l^son a^.^,otQLov oLxEtov [ta^] o^eEQas tovtov
hayal. ov 8vvataL. óµoíuo5 tò avtò xaL 19-CL 157rovyí.ov. ávdyv. (3L. y'
t(c7)v) de iudiciis, tí. rì' BLy. L(3' (S).
§ 5. tot£ov 8tL r`ì habitaticon tac5 capitis_ deminutíosin ovx
dutóXXvtaL, ci)S Év t(1„) y' ¡3L. t(cc)v) de iudíciis, tí. r) ' BLy. L' (9), 8tL
tà tvmà ó Q c( tòv habitatora, (5)5 ÉnL tot usufructo, xai J t da Lv
tovto EvQrIaELC, (3L. í3' dig., tí. de transactionibus (lo).
6 pr. ciyvoó5v (lea aiJt¿D tc:o áví99j)mp t(^ áyoQ(zaavtL 8La(pÉQEL tò
ncoáy l La, za s!, 2L0L7tòv hLxovo(uv ovx ÉepQóvtLEv avtolJ O ayoQaaZ1l^, to1J
JcQdyµatos.

(1 ) dele.
(2) D. 1, 8, 1, 1.
(3) D. 8, 3, 3-6.
(4) D. 7, 1, 1-2.
(5) D. 7, 4.
(6) D. 7 , 8, 2; 4 pr.
(7) adde t í. ti', h. e. D. 7, $, 2-7.
(8) D. 7, 8, 12, 4 sq.
(9) fr. 10 pr. h. t.
( í0) adde SLY. rl ', intellege D. 2, 15, 8, 25.

C. PISRRIN/, Scritti Giuridici, I.


12
— 178 —

-coi) xw8. tí. 7tá [arQCStr) ov6u] (1).


yEv. BLUt.] xELtaL ^ cSicít. (3L.
314E16LV] TUSTE 81 CC7rEL6LV rl nác,EL6Lv yvÚ)6ELC Éx roí)" (3L. -roí)
xGxS. tí. 7vy' BLat. 13.
6t1 xLVritió5v yívEtuL ov6ovxaatíwv évtòS teLEtías, 81 ccxL-
vrjtwv ÉvtòS BExaEtíaS, EÌ, ná Q E161V' EL 81 CízEL6LV, ÉvtòS (El,xo6L)EtíuS.
§ 1. cP1+^
^ ^ á8a
] ótL ócPvYàSoix^t
Srl ovx
[ ovóovxanLtEVEtaL. tò
m'A. tí. a' BLUt. a'.
avtò E11 0 i?6ELS (3L. S' tov
si, xal. tà taL6ta 81 ó cpvyàS [ah] usucapiteúetai , á7`7L' ovv
tì^v kx)9E1,6uv volt))v l]toL usucapíona tCp' bona fide vEuouÉvcp ovx
úuroQóíJctEL ( 2), ú)S (31. y' t(wv) de iudiciis (3).
§ 3. El Jra2à yvcSul]v tov 8E6rrótov 1p1)Xacpct tLS JrQctyta, fúr-
tibon CocotE7vEt tò towvtov arPctyta.
Fní 60L 7.7,1 l6t É OV ó x7trióovóuoS
Ó tL ov xEQhaíVEL t 0 tíunuu

tò (-17rò tiiS uL619Ú)6Ews, híhw6L tato trp hE6icót fi , avtò te)


Jtgvyuu 7Luu(3ávEL, EL &vvatctL, xai avuhíhwLV, c7o S (3L. E' tcTiv de
rebus, tí. y' huy. U.' (4).
13tL tov toxetov tf1S 1ÌE(Jt-Era.ívT]s ovx l6t1v hE6zrótnS Ó 11Su-
fructuários E6JcotEv Fv tCp u' tí. tov zuóóvto5 (3437tiíov ( 5). EkritaL
-cok de iudiciis, 3u. y' tí. u' huy. (c).
§ 8. "0t1 X1JEtaL tò (3ítLov tov OTQáytato5 cíta tc7„) 13cavE7LaEtv
3có,7Luv 17t1 tòv hE67tót1]v. áváyv. arE(Ji tolltov 3L. S' tov xoShuxwS, tí.

(3' hLUt. L' xui L(3'. yVGU191 51 ótL ovx Cí7lwS rl usucapfwn atpoE7`E1/-
Gnu t, xciv £rri tòv 8E67TÓt1l v ÉuUvFX19n Tò noáyuu, oihEv crin-6g (7).
E1 yù@ [uìi oT,BEV ÓtL va^6tpErpE] tò nQcty ta ov6ovxaníwv ni) JcQo-
(30EtUL], (7),g (3u. tí. (3' yróò tyy. roí') tXov5 tov títXov (3).
§ 9. vnoillixaciíu] il vatol9r)x,a@ía Éótiv Éàv 18ávEL6a tC1) tE7LEVT11-
6aVtL, xCI.xELVOS £tci tovtcp 15 g cÉl9Etó tot tà vná@xovtnc avtc.^ (9).
§ 10. ()tL tà usucapiteuómena xaftUQEVE619'aL bitfu xai
ú.7.1119fi 1xELV tòv títXov tfiS yà€) (1 1,toñ,oyrl6ri á7.11-aLvov re)

(') additi.
(2) i ucerta lectio.
(3) adde u' BLy. L(3, h. e. D. 7, 1, 12, 3-4.
(4) h. e. D. 16, 3, 1, 47.
(5) h. e. I. 2, 1, 87.
(6) D. 7, 1, 68. — secuntur plura scholia, quae textura ipsum paullum
coutractum repetunt.
(7) huius particulae ineminit F 2 , 204.
(8) uncis inclusa ipse suppleui. — intellege D. 47, 2, 86 : secuntur enim
ante tituli finem septein alia fragmenta.
(9) quaeclam secuntur, quae iarn in textu habentur.
— 179 —

atws na(3E tò atpc"cyµa, usucapiteúei. El 81 dµcpíI3o?LoS tíS É6tL ro"v


a(1")S ÉvéµsL, ovx usucapiteúei.
§ 12. lótìv bLátabS (31. ;' to p xcó8. tí. 2,a' [ncótll ovóa].

óµoíwS (3L. de rebus, tí. a' BLy. o;' (1).


§ 14. 7tE(J1, roí') dyopigovtoS napa, tov cpíóxov ^ bElaµVOV J ta-
p ' avtov xatà BropEáv TL. tò aró cp116L (3L. tov xc,Sb. tí. 7Lt' atar. (3.
— 1j BLCítalLS ÉxÉ%,EV6EV tòv 7Laµ(3ávovta apáyµa Curó -COZ cpí,óxov
oLaóbí1 ^COtE aLtía S^ x ELV £1,1`)15 TE xa ì ^taoa", ^ P1µ ) a t ò dµp,É Luvov.
xvpOL 8É tavta 1j ta xvpíov LOV6tLVLa.v021 òLárayLS, xaì tavta, (3ov-
7vEta6 xpatE6v toíS cinc) roí) 13a6LXwn avyov6t11S JtapExo-
µÉVOLs T(T) OLOJb1luCotE t(JÓJtUJ.
— ápa ovbl ó 1a,áttwv tcTYV xE ' IVLaUtc.UV xañ,^JS xLVE6 naps7t-
1501761yS tEt(JaEtíaC xata, t0i5 (p4,6x01) ; a• É Cpavos 7vÉyEL' xat a, to2f cpl,óxov
, , . , , ^ . ^, ^,
a^111^c^S ou bvvataL xLV£^v µEta 11 ] v tEtpaEtLav, ^t7L11v EL ^i11 £L^t 11 , otL
tò Jco7vv ALOV 17LáttovoS ovnEp 1xCfiV Énpá1^11 xata, nEpLypacpiv µov.
bvvatal, 61 xLVEL611aLlCat a, "Coi) áyoQaótov ÉwS 3tEvtaEtía s , ciJS E6p11taL
(31,. (3' roí-) xa. tí,. 7,,S' atar. y', 11S 1j dpx71 edicto quidem (2).
s. f.] 177t411x11v vó116ov cUBE' tò vroxEíµEVOV (xñ.%tic.v xa6 nEpL£7L-aòv
EL5 tòv fisco]] xaì tot físcu 9tapE7.19óv.
7 pr. 8wp£á É6tL 8661,s `ItoL 6vyxcí)pry6LS o1,b£µLCCS dváyxllS
t11V yÉVE6LV x0vóa ( 3). tOV bÉ dQOV EZ1p116ELC, (3L. 7,19' (4).
— dváyv. (3L. 7v .0/ tc-5v t£?<Eutaíc,Jv, BLy. x11 (5 ) Tí. s'.
§ 1. ápa ááv tu; (3' tLóìv bwplí6r)tat xata, mortis causa ór.op£áv,
ó 81 EtS 7cpotE7LEVt1í611 r(7) bwp116aµvu), £Tra b1 ó bwp1164L£voS rE-
%EVt11611 Énì totitoLs, 'C 07.) Jt(JOt£2LEUt1I6aVt0S tò µápOS rívL UbotaL,
xk11Povó4toLS 'COZ) bwpnóaµVOV toIS lov xoLvcova ; xaì %Fyoµ£v roi,[
t ov xoLVwvov x7v11povóµoLS 8189619aL lò µÉpoS, cÁ)S (3L. 11 ' roí) 9,c(1)b. tí.
3s' B Kit. a '. Y619L hl ¿Ti fl mortis causa buJpEà (3apvv£taL fideicom-
míssois á) S xat ta, 7vEyáta, dyáyv. (3L. (3' tcov de iudiciis roi± rít7,ov
de pubbliciana huy. (3' (E) xaì (3L. 7` a' bLy. ytaatLvLavov ó111j? (7)
xaì (3L. xrl' tí. huy. 11 ' (8). In (3L. 71.E ' twv tEa.EVraíwv, huy. 1' xctì
7t5' • ÉtL bLy. L S '. áváyv. Év t(D de testamentis µovo(3í(37 ` u) tí. S ' bLy.

( 4) D. 18, 1, 76, 1.
(2) est et apud F 2, 207.
(3) 11uCusclue F2, 211.
(4) supple Tí. E' bry. x-a, h. e. D. 39, 5, 29.
(5) 1. xf1 (D. 39, 5, 29 pr.).
(') D. 6, 2, 2.
(7) D. 31, 77, 1.
(d) D. 28, 7, 8, 3.

— 180 —

, i ^ ^
Ls' ^coµ7ewvíov Qri t^^ xaì 8ty. X5',EtL pt.xS t^. S. avayv.
Irritó'?
tov tí. de donationibus tc7)v 8ty. •dváyv. 'tul tí. u' bu y. S roí-, 7ti(3' (36.(1).
— mortis causa BcoQEÙ, xaì UtQò tfis aditfonos tov xa,r}-

Q0v611,011 úQµóEt, te) 8É Xrlyátov ovBuµwS. 7tá7av xara xco(3í5Lov (2),


E6 xutnyoQVian tfiS 8Lat5r)xr) .s (Á)S atîtiaatriS ó x7Lr1Qovó1.1oS tov BcoQr)aa-
ptVOV, oLfx 1,x7t17GtE6 tfiS fiwQEÓts, ó 8É 7`riyatámoS 11.CalUtE6. 7tá7LIv ó
157tEo15ato; vi,òS yvo5µn -roí) atutQòS fivvutut mortis causa SwQElaSau,
X117utE11E1,v 8È ov Svvutai. dváyv. (3t. xo' tí. 3CQotEXEVt. xCt6 (3L. 7v11'
tí. (3' xu6 (36. %l E ' (;).

§ 2. µ^xQL cp' vv. -] 6t1 8iátabs (4) naQaxE7LE15Etac cp vv.

tÚC''
7 áVE!^('P CCVíatotJ
S Éo Eá S . xOC6 ^tE É7L ' GCVa
^ Q w615U.6 8(1JQ QQ tiaE6 Ct6 añ,oJ-

^, , ^ . ^, ^ , ,
tf!)V i^ 3tE atóat^^7^uta^ v7tEQ atQut^cotc^ov (5), otE v^tEQ xuv$EVtoS r}
xuta7tEaóvtoS ob..ov 8í8otal tíaotE, 7LEQaLtÉQbJ.
7CO7,1ù xuí] o60V ÓtE Els áváóQvaav u'uxµa7vcíltcov 8í8otuU i1 atQa-
t^^yòS caò ñ,acpvQCov ícov atQayµátcov atQatic,StrI xaQlar)tai 157t1Q
, , , ^, , ,^ ^, , ^ ,
tovS cp xouaovS • EQQwta6 yaQ a^co
Cenó (3aa^7^^x^S 8^ata^EC,^S' r^ ^cQoS ava-
xtiaiv xavi;ávtoS oVxov. áváyv. 7LS' 8Lát. tov r)' (3L. tov xár8. Év tc")

vy' tí. xECµÉV7111. dváy v. xaì L. 7Lkg' tí. 7cQoacpóQcp, µoBEatívov Pr)tc^ (6),
8ty. [7L8'] tov uútov (3c(37tiíov xal tít7vov, paúlou htól:,) (7). dváyv. xa^
t(6)v) (7cQ(íltcov) tí. (3' Siy. ov7vatLavov ¿Irytcp (g).
áxaQcatccov] óti ai. n coQEaI, ^ •xaQLatíaS dvatQÉatovtat. dváyv.
(3L. r1 ' ta) x)S. tí. VE / 8tát. tEXEtituíav (9 ), ótt dvutQÉ7cEtai ScoQEà,
^ùv xáQu S Éau(30,11 SwQr)aap,ÉVCp r1 Éàv dcpó Qr) tov [v(3 Qnv avtc^
ÉatEVÉ
Y^^^^µ 6(^
X, " 1
]>7 a avtòv [^ 6 xEm a7^,Lx^S
" ^tEQ] ^ µtLews la xat oó'a^
^nY^^^
uUÚtòv"
rl Éáv tò Q Ci Eaav µcP
av (^vovµ Eta^ v avtCOV d á^
[ YQ coS '^ É YYQ
t1] á ot)C,
^
ovx Éuñ,llQcoaEV, tovtÉatcv 'ExEVOnolrlaEV, Éàv (10} xataµrpvcn3 t¿b:
cpíax(p tiiv roí) BwQrlaaµÉVOV oúaíav ( 11 ). ar)(µEícoaal) oi,uSrpcotE
v(3Q^S xuì áxaQLatía ávatQÉ g CE6 BwQEáv.

( t ) laudationes plerumque corruptae et nihil, ut uidetur, ad rem spec-


tantes.
(2) uidetur index Cobidae ad D. 34, 9, 5, 17 laudari, uel ad 39, 5, 37 pr.
(3) 1. tí,. e' Sty. xE, h. e. D. 39, 5, 25, 1.
(') iutell. C. 8, 53, 36.
(') supple atQat112n atcúv 'rol; atQattcbtaLs.
(0) non satis intellego quorsus laudatio haec spectet.
(7) D. 39, 5, 34, 1.
(8) D. 4, 2, 9, 1.
(0) scriptura evanida : an Stat. a' xai, t' xai, i' ?
(io) correxi ut potui, cuna apographum lacunis laboraret.
(11) const. haec deest in Cod., 1. 1.
— 181 —

£xátEQoL 611v15vEóav
§ 1. ta1ít11 SÈ 65ótaaLS yáµov %yEtaL, ótE
d7vñ.rl a.o LS.
, ^, ^, ^ ^, , ^ , ^, ^ ^ ,
— 611 (µELw6aL) OtL La11 1 1 av116Ls xaL, EL 6v6ta6LV ExEL O av11Q,

Év, áxLV'tOL 11 S ÓrP Eí7LEL y LVE61^aL^ EL 8'E ^"^ ^ Év xLV11 t06 S ' cÁiS cP11 6LV 11
lL^' ( 1 ) BLátalLS tcóv vEa Q ò)v. dváyv. (3L. e' tov xcób. ti. y' bLát. L1^'.

Iv$a Ó fiµÉtEQoS xE6taL 71 BLátabs tov xcúh. tí.


atQú)t11 ovóa.
8 pr. xcinav E6xEV] tonto vó1'ióov E6 dBLatíµfitóS 16tLV Ó BO-

táaLOS dyQÓS. EL yGCQ bLatEtLu11taL, xcL6 aLw7,ELV xai vatotí'aE619aL b1J-


vataL aútóv' Éatì yac) tc7)v bLatEtLµlatÉVwv dyoQac)tfiv µLµEltaL , ú55
É6tLV lv t¿D de sponsalibus µovo(3í 37vw tí. y' In. L(3' (2). vzco.a619aL
81 BvvataL, cxí; 'EatLV tC9 y' (3L. tov xcób. ti. Xy' bLat. 5'.

§ 1. xa?AS ÉxatoLEl] fiQcStllaaS TL note u1181


naxtEl7óas • 12 15c,1)1, tL5 xats(3añ,E tò xQloC tw baVEL6t91 xai B É hwxEv
lxeívcp tò ÉVÉZ1JQOV. 11t0iJ!.1,EV EL cíQa xa?LwS xai BLZa atáxt017 11E3C0í11aEV.

xal 7n ^ yoµEV ótL xal xab-SS • ÉlE6tL yàQ Éxáótcp tò YBLOV bíxaLOV xai
xwQLg tOV ZQE0)ato17 Éxat01E6v, tu) (3L. y ' t(wv) JtQwtwv tí. E ' (3)
xai tòá) de iudiciis (4).
BLy. tfiS specialías t(65v)
BLátabS] clVáyv. (3L. 11' ton xo58. tí. btát. y'.
§ 2 in.] óµoíwS (3L. a' t(55v) de tutelis tí. 11 ' BLy. U'' (5).
ÉlEL ó púpillos] óuOíws (3L. a' t(ó)v) de rebus tí. a; bLy. L a ' (6).
condictieios] óE.LOíws (3L. a' t(6)v) de rebus ti. a' bLy. L1Ì'.
xEltaL b LátalLs (3t. E' tov xcó8. , tí. 7^^', xE' b Látabs ovaa. —
10a ó 11 E,LátEQos (3a61XEÚs.
Bóa.ov ataoayQacpfi S ] hLà tò ELQ11µávov lv tc^) tí. de minoribus
t(63v) (atQá)twv), BLy. L S ' xai L^', f)ɵatL tEXElltaíUJ (7).
— òvvavtaL ot debitores IvayónEVOL aatò roí) atovatíñ,/l.ov cLVtL-
tLí9^vaL xoµatEV6atíova, tol)tEótLV dvtÉ7vñ,oyov, c`)S (3L. b' tov xcób. tí.
de compensationibus [bLat. tal (8).
oL avr¡(3oL] ó cívrl (3os sine tutoris auctoritate •xata/30,7,ELV ov

BúvataL, Ta, BÈ xata(321,0ÉVta, EL cpaívovtaL, bLExbLxEituL bLà tfiv in

(1) plura suppleui: cfr. Nou. 97, 2 [Z. 119].


(2) D. 23, 3, 12 [an 15 ?].
(3) de loco non satis, constat.
(4) D. 6, 1, 65 pr.
(5) D. 26, 8, 9.
(3) D. 12, 1, 19.
(7 ) in his locis nihil ad rem.
(/) C. 4, 31, 11.

— 182 —

ren1, Et 51 µí, bLà tkv ad exhibendum. Et bÈ mala fine lbllato,


ón toíco, cSLÙ d] v ad exhibendum. Et bÉ bona fide 15uatav1l19 1 , ÉXEV-
aEQovtaL tov xQéovs ó cívl](3os.
9 pr. in potestate] tornó cp1] 6L xaa (3L. -coi) x(í)b.

tí. a' Lat. a' (f).


§ 1. ysv. bLat.] xET,tuL 1) bLát. (3L. S tov xc55. tí. ^^^', S' ovóa.
1 Q OVóµ^1 6EV t^ v
1 .1 éíu11 5 attíu] t y ^ ^ òv yào. ó JCa^ S 1x%,1 µ 11tÉ
^a
iíyouv yuvulxu. tavta yàQ Ov JtQo curo Q íZovtaL t(1,) JcatQ í.
§ 2. einancfpaton] toto veía ÉJtì tcoV cLatò µ11tQòs ^ yaµLxfiS
ul,tíU.S JCQ06JLOAOp.VUJV. tà yà(J xa6t(JV6La aCExOti%,La ovbÉ JLauL OvbÉ
v'ÚV JL Q O6no(Jít,OVtuL. xaL tà c(nò (3a6L?\LxTjS cpLXot6µías xaL tà ¿u-a)
µl]tQLxov 7t%E17Qov x di tà Curò xX1]Q OVO µías t(i)v ábEñ,(pj)V xat láv tL5
vnEL670911 xX.'71Q0v ata. Q à yvwl]v avtov tov JtatQóS. taita yàQ xa'L
xutu tò JtaXaLòV (x.3W067CÓQL6tu 1pf xatà bE6JtotEíav xaL xara usú-
^ ,J r / , r r . . , \
frllcton • (7,);ELU1^taL (3L. S to1) x(Ob. tí. ^ bLat. u xaL tí. ^a xaL Ev
, \ \ . ^, ^ \ \ . ^J
t1] x3 bLat. tcOV µEta tOV xcOb., 1^tL5 E6tL JCEQL yaµcnV (2 ). ori Temas1^
clJtQO6JtóQLóta xaí at Q ò tfis tov (3a6Lñ,Ecos bLatálECOs.
úváyv. (3(. S' tov xcób. tí. la'.
§ 3. oí, otxÉtaL xaí áyvoovóLV cixov6LV JtQo6JtoQío1.±6iv•
v(pF:lEXE x7L1]QOVOµíav.
oí, oixÉtaL '15LOV IxELV voµ4ovtaL xal Et µ i] xatà xÉÀEV6Lv
bE61t6t0U xXlloovo桠 no o- O1) bvvavtaL.
Fx twv CGTCQ06nOQíótcUV, tovtÉót6v áatò [L1] t Q Lxfj S xk1] Qovoµr,a5 ^1
,J \ ^ \ \ J\ J \ ^\ \ / ]\ J
r
EL ti xaó ano yvvaLxOs 1] ano b((1QEa; 1] xuL î^1]yutcov ^ E; a%%l1]5
oLaó(S'1jnOtE acQO(pá6Ewc. 6U143fi tòv vtOv tòv 1JnElOV6LOV, Éx tOV-
tcov návtcOV, Et Jtat1]Q lµayxíJtatov JtoLfl tòv Jta15a avtov tòv
1)7CE'1o1561OV, ÉXE L tò 1lµL6u t01) usufrúctu Ets avrà tà áatQ06JCÓQL6ta
àvtL tQítov í,L8QOV5 roí) xara, bEónotEíav vnò -roí) avtoll JtatQòS atQc.fr1]v
xatEzoµvov. 13rEL61) tc^)v óvt(ov ɵayxLatát(ov , áXX' vatElovóíc,ov
vtcOV te7)v ClatoO6aGOQí6tct)v Ó Jtatì]Q tòv usúfructon. óRov tato
Ó %,£?cov Ú (3u6LXEVti b LEt11nUJ6EV.
OÚ µóvOV] 'xu6 voµaL bLà tCOV 17JtElovóí(OV rjµi:v 7tQ063t040vt01L.
JLQo6tíí9ELb\E xai X1]yáta.
§ 4. tolto 19ÉXEL ÜtL oí) µóvov tovs µLOl9ovs atQo6JLoQíIEL
CP1à xu6 tà Éx JCQO(pá6EC0; twv µL6Ú(1JV 5ol9ÉVta lx twv S1ío
attLÚ.)v tà'sx nQoq16E(O S X1]yát(ov áQµó6avta xatà JLÉ(JL66OV
aCQ06JtOQíEL tcp bEóJtótri.

( i ) corr. (3L. y' tov xá18. tí. 243' SL4t. a'.


(2) Nou. 22.
— 183 —

— te( stQr)µ8va otxÉtoV, xaa' ov lxoµEV usúfructon, tù


Tina vósL xal E atl tov bona fide oLxÉCOl7 boV?.EVOVtoS.
usufructuarfcp] áváyv. 13L. y' UTA/ de iudiciis, tí. u' bLy. x(3 (1).
— lx tclív bvo attL(o- v at Q oóatoQíCELV tòv bona fide bou? .EVOVta,
tòv á%7vótQ Lov bo p 7ov' tV ,^ , òv'yac, à ^v x7` rloV ^ O µ íá E11 Q Ét911 É?tEVt9EQo S
xal ÉvoµíZEto bo p 7<o S . Et yàQ xal bona fide 160v7vEVEV , ii6tE Q ov bE
, , ^ , , ^ , ^, , ^, Cenó
Eyv(,)^í^r^ EkEVt;EQoS , tuvta s6.'L tov E^,EVDEQoV. o6U yaQ E6xEV aat0
xX1PovoµíaS xal 7Lr) yátoV, tbLxà avto p ÉotL. tà bÈ lx tCOv hijo attLwv
to p IxovtoS avtòv b o na fide.
CUS EX,Q11tuL] bLGt to p t0 hl ELatEy «(1) S ELQ11taL » É7tELb11 ELtEV ^ta•

Qávco Evt5 g coS òtL óv bona fide É?tEt1aEQOV váµoµaL IX tcTYv (3' carió-5v
, ^, ^ , > >, > >, ^
^CQo^atOQL^EL, rl Ex tc^v azQayµatcov tc^v Eµcov, ^ Ex tc^v EQycov edita.
, . ^ , ^ , , ^ ^ ,
si, hl , ^caóa tacrec;
buo taína; aLtLa; tLs Extr^óato, br^7^ovotL o E7^EVúEQoS,
EbCEV ÓtL Ó vójLOs a17t(1J CQvÁ,áttELV óC9EI7LEL, toUtótLV áatoaoJOaL avtG),
, ^, ^, . ^ . ^ , , , . ^ ,
xaí^ ov av xuLQov satLyvw tL1 v oLrELav tVx11v, 'raíl tov E?^EV$EQov bE,
óv bona fide vsuotLaL, oúbÉatotE usueapiteúco , co6atEQ tòv otxÉtTly,
óv bona fide véµoµaL, tQíttiv attíav tOV á7`?LotQ íov, (3tL Et5
aávta uvtòv váµoµaL xal atávta tau, atQOOnoQtZEL ó otx^illS.
tòv bE É?.EtiÚ'EQov bona fide vÉE,LOµaL, voµíScov avtòv ElvaL otx^-
^ , . ^ . , ^ . ^ . . . r , ,
t^1 v, oV yvovta t^l v oLxElav tuxr^v. tov ya Q OLxEtr) v bLa taS y aLtLas
Ets návta vá]LOp.aL, tOUtáótLV stS tà 2alyáta xal st5 ta; bwQEàS xuì
Et; tàS x%r)QovoµíaS xal Ets tà 7.O LTtá, tovtÉatLV ov µóvov bEóztotEíuv
lxco Év avtw tcTo aLQáyµutL, á17 `à xal voµtiv, tovté6tL µíót9a)6LV xal
^ ,
EµcputEVOLV.
§ 5. bLáta115] xEltaL (3L. to p xcób., tí. 7L(3' bLat. a'.
usucapíonos] áváyv. tò (31,. (3' tciív de iudiciis, tí. (3' b Ly. %' (2).
§ 6. libertatium] toutéotLV atQÉ6EL top ÉtiEIMEQo p v tà áv-
bQáatoba. tuxòv yàQ ELazE tw xktl Q ovóµco, elva µEtà bLEtíUV 1XEVt9EQc.o611
tovS bova.ov S avtop.
10 pr. calatis comitiis] ltLatQoót`lEV to p b^'llµou, tout F CStL 61'1E1O01cx
bLEtíÚ'Eto, ^oS Yva tòv b,l E,LOV E10QtuQ71aaL.
per aes et libram] or)(µEía)oaL) ¿ti vyLUívcov xul Caca; vi)v
ijús7v^. tLS bLUtíftE6 g uL' b Là to pt0 cSLà xa7Lxo p xal wyou bLEtít9EVto xul
13tEVOt lÚ11 tò y' 'O vo s t11 C bLaí9tlxiS tolltO.
§ 3. ccváyv. (3L. 5 ' to p xcób., tí. xV, b LUt. x11'.
s. f.] vóllmov ò6ov atQòS tr)v 6cpQuyThu xaì toù5 µá Q tV Q u[ , òtL
Év Évl xal xaLQc^ t9é.AouaL 6qH u.ytcsuL , bvvutuL ij

( 1 ) D. 7, 1, '22.
( 2 ) D. 6, 2, 7.
— 184 —

hLaúy'peyl xul BLacpóQoLs xuLQols vntayoQEVEO$aL xal yQácpEO$aL, (i)s


Év tri xu' Ú Lat. tí. xy' tov S' (3L. toú xc68.
µtá vcpij] cxváyv. Év tw de testamentís µovo(31(37`cp , tí. a' huy.
xa' ( 1 ) xul IJ L. S' t01) xU)h., tí. xy' BLát. x1^'.
§ 4. ctváyv. (3L. S' tov xcós., tí,. xy' SLát. xo' xal 7<(3' (2). óµoíao5
Év tcw de testainentis µovo(3í.(37.cp, tí. u' huy. xa' (3) xal'sv tol5 ú,vtL-
narLLvLavoT,s, µovo(3. y', tí. y' BLy. x-0' (4).
§ 6: improbus] ó cxvaLB^js. -
intestabilis] ó 'Oá7tiwv vLaQtvQfiGaL (`')•
§ 9. UyEL tfl SLaí9l'ixri otxg Laxiiv µaQtvQíaV EIvau tòv nutQa
xul tovs vtovs vacEovGíovS , ov µÉVtoL -coi); GvyyEvEk. o í yáQ ovy-
yEVELs SvvavruL µaQtvQE^v, ó)GtE ovv ovBÈ Juan» Év tov vi,ov
SiuvataL ILaQtvQEl,v, ovS lv tov natgòs µaQtvQEL,
tovtó clomésticon testimonium. GvyyEvE6s [LaQ-
rvQE1v.
§ 11. s)LátulLS] tovto HúQ110ELs (3t. S' tov xc68., t i . xy', BLat. x(3' (6).
—] xal 71",EQ:l tCóv ñ.iiyát(ov xaì fideicommfssc,m naQaxancoy
7^ye6.
GCGulµátov] tOVt(FGtLv) 7,al:1,(3ávov6Lv loti+ óLatLiUg^LE,vOV «opa-
-curca ot fideicomrnissá,rioi.
§ 14. ó E.Loícos (3L. de testamentis, tí. a' Sty. xa' (7).
11 pr. etalv Éxtós] sàv g tS nó7vet5 BLáyouGóv-xal ovSÈ E65 xáGtQa
> >, ^ , ^ , , . ^ , 3
ELGLV. eTLEI EaV El; xaótQCx. ELGLV 91,(7.1,^LaOa t1^v ax^JL(3ElaV , CUS
c E6JCEV
Üvri), bvvavtuL BLaT,íÚEGftaL. ÓíA.OíUJs xal £Ctv £i;nESítoL g Loí, S7iXovótL
,
EV xaGt Q O LS.
§ 2. vnóaov 8È avtòv µa) óvta xavcyá Q L[o]v navtE7` ÓOS - toutíGtó
xoocpòV fix yEVVr i ti S cílLa7lov. ó yàQ toLOVtos ovtE 6t Q attwtLxwS ovtE
n07.LtLx(iJ5 BLUtíAhtaL. t0L0i3t05 yà Q causaria missione lx(37L0xEtaL (8).

(') D. 28, 1, 21, 3.


(2) en de c. 32 de te.stccm., quae graece conscripta fuit et periit, eximiuin
testimonium [ : cf. p. 1501.
(3) D. 28, 1, 21 pr.
(4) D. 22, 3, 9 ; sed parurn ad rem.
(r') uix est quod moneara uerbum fté7s,Etv saepius pro debendo apud graecos
recentioris aeui usurpari.
(6) adduntur haec : xs1 -caL ó>; ó avtrlv buictalLV, e quibus nil effici potest.
uidetur tamen constitutio a Iustiniano laudata in repetita Codicis praelec-
tione ornissa fuisse, fortasse quod iam c. 22 cit. idem continebat.- quite iam
fuit H[79exx[r coniectura (ad Inst., p. 62). [Cf. p. 150].
(7) D. 28, 1, 21 pr.
(8) habet 1127 248.
— 185 —

— dváy v. ¡3t. S ' ta xc5S.,. tí. x(3' Stát. L', xcxt atáXLv Év tí') dé
testamentis µovo(343Xcp, tí. a' & y. t' (i).
araaLÒs atpattwtfl5 , ó dno-
§ 3. uetránoi] betranós l6tLV ó
kvóµEvoS toiS xaµcítot S .
ÉxtóS] tvxòv yáó Év sedétois ?6av (2).
xatacpeovE1v] tovtotL atacá tovs ^' µáctv@a5 arEaroírptE t ryl y Sta-
í;-tixt1v vjroyPáva; tSíá xE1Q1 cpavEQcSoa5 -cok tuo i tò

tor x?,rl oovó


^ µ ov óvo!^ a. ó 1^
^á ot ^ atLCòt7
1 S ^vtµ^ P L xat µ11
á tU ' vato-
yoátpas [Et SLEtíÚ'Eto], 6vvíataraL 1,a19-11xr] ato 11, xá6tpoL S yE-
voµsvn.
§ 5. StL Év tri 6t (JatLwttx1l ata@acpvXártEta.L i1 ca-
pitis deminittfwn, d?L?n,' g ówwtat 6tc)cxtLwtLxìl xat [Etá

tìlv capitis deminutfona uEtá tr)v yEvoµávtiv SLaí`lr)xriv.

§ 6 s. L] dváyv. (3L. y' tor , tí. Stat. ?^ xat (3L. S'


-roí) ma., tí. x(3' SLát. L(3'.
12 pr. ovx IQQwtaL] 57iXo; ó ?,oyL6pós. yáQ testamentifactíum
publica SLxaíov xa06t11 xEv. ov SvvcxtaL ovv 1TeLnonì1 roí') 3r,c,.t9òs
xata(37,.áattELv tò nov(37tiLxov SíxaLOV, ci)s 'EV tc7,> tí. de paetis tov (3'
(3L. t(wv) (ar9Cí>twv) Sty. 7,1 ' (3).
t @ í 9 Stacpo@á] ovx ¿La 8È tcóv arpay Ltátwv tor atatPòs LaatL-
arQa6xoµÉvwv vate) tCov aútov xóESttóawv, te) atayavtxòV tov atatSò;
atExoúñ,LOV 6vv6LccarLarPá6xEtaL. El, yàó ó cpí6xo5 credítwr, ov 6vv-
SLaatLat0áóxEtaL te) tot vatE `gov6íov atExolíXLOV , 1524.á torto avtq) t ú)
ataLSt 3taQaxExe5wltaL c7o5 (31.. S' t(¿iív) (atQoStwv) , tí. de minoribus ,
huy. y', 194LatL oí) dPA sed utrum, Év tc^J tau, tor 19 g 1.tato[ (4).
vóEL] dváyv. (3L. y' tí. xt1'SLát. XE ' . • ÓEL SÒ xat ar.E(Jt tOlítwV
daroo6.rcopí6twv mil, El; (dita. SLrttí$EtaL ó varE`lovatoc, 6atE(J xat Et5
tò xaótpEV6LOV atExol'OLLov, xat ov SLaatLarpácrxEtaL t(dta vatò tc7)v Sa-
vEL6twv, xat 8tL ovSl ataLV µEPíovtaL tarta µEtà tCTYV atotE vatElov-
6íwv.
Síxa] lví9EV lady roí) XEyoµvov Mµato5 une) tor « Sí xa
toívvv 5
»( ). cí tE
yáo lyívEto ^^ 8La191'xT1 15atE rgov6tos 'i)v, (ítE Ftf--
%Eta, avtE,;o156to;.
s. f.] vnór9ov yák) avtòv 6vvaXayµa arEarOL7lxsvocL, 6te IvticpEv

(1) D. 28, 1, 7.
(2) F 2 , 248.
(3) D. '2, 14, 38.
(4) D. 4, 4, 3, 4 s. t'.: scholii meininit F 2, 294.
(5) sensum satis non adsequor.
- 186 -

µstá ttvo5 • xal Ti iíótEQov atylvoµévll avtw µuvíu ovx ¿MITO -1 tò


6uvá7`7lay µa.
§ 3. Ccváyv. (31. 5' -roí) xcóS., tí. x(3' S tát. t'.
vEapàv 81d-rally] 'Evtal-l`la 11.4tvl] ta1 tü3v vEaQ(^)V StutáE(ov (1).
civáy v. (31. S' TO ú xcóS., tí. x(3' S1at. 1'.
^ ^ , , , ^
§ o. oµolo^, (3t. xl1 tt. a Sty. t.(3,.
^
13 pr. JGQattoWVOU] 611 (pEícoo-au) ^S (3t. 5' tov xca., tí. xy', Stat.
x ^^^ ' i,y a t1 µ £y xoat71^^EV
N 1 EV t(^J Eta^17 r 11 tat tcU1^ µaQt^1
Q QlV tC01^
^ ' 1^ rol')

tuttí^Eµvov.
y Q ácpEtv fi] aZCT6s yà Q vcpí6tu619a1 Svvatat 1a$r)x11, 'COZ v^ov

EÌS E,tV11[111V S1EX196vtos ;


at Q ooavsouótv] tourEótty Ótt bta(Q01)61v Éx tov x7.111)o1) tò 7jµ101)
xal 1ò Xccµ(3ávou6lv oi, xñ,l Qovóµot, Éáv E161v É^cotlxoí.

§ 2. atQóSr)Xov 6t1] ávoíyv. vEaQáv.


s tì os (3t. -coi)" x cbS tí. y' Stat. xy xai xli.
s. f.] ceiS67CEQ ávUJtÉQC(1 ELJtE atEQl tUJV 7toótOti }^,t (OV 0tt SÉov ÉOtiv
i1 exheredateuein avtoú5 , [teta tC:ov 7.o1at(1)v É^EQ ESat Etiór^
uútovs, [1Età SóoEO.ls 7L11 yátov tovto ócpEí7LEt atoldv, ovtcoS xai twv
Fyyóvcov El,1tE xal 19vyatÉQcov.
§ 4. xara 11] v 1' Stát. 1017 µ' tí. t017 1] ` (31. roí) xoJS.
^ ^ . ^, ^ . ^ ^ . ^ .
ovSE yaQ ExEts] avayv. (3t. rl 1ov xcoS., t1. ^t^ Stat. t,.
- tov atQaítoQo S SíSotal avt¿j) fl contra tabulas, 15567tEQ
ovtE Éx

tOtS emancipátois 7ta161V exheredatois ylvorlyotS, ovtE xatà tò


ato7attxòv rtìptan 7to1Ei tìl y Stalb'ìxl1v.
§ 5. xE6ta1 ^ Stát. (31. s' tov xcóS. 1.í. xr1', S' buen. . ovóa.
11ÉOf,C uvt0v Stat.] xara ' SLáat. Év 1có (31. to11 xG)S.,

TI. g' S Lat. 1'.


§ 6. óµoíco5 (31. S' tov xca. , tí. Stat. 19', xul (3t. x0' tC1)v
dig., tí. a' Sty. xEcp. (3'.
§ 7. 6r]GtEícuoat) µEtà tòv xcóSlxa S1átaby ( 2) xulvotoµE.iv tà
JGEQI tol)t(Ay.
14 pr. lx S 1a1álECOs] XE 1T a 1 151 S 1át. (31. S' ton xcóS., Tí. S t(xt. E'.
ad] JtQòS macárion sabînon oiítcos 7£yó1,,,Evóv ttva latoírwE atQòs
, . . , , ^, , , ^ . , ,
au10v (^ ) xat 7tQOC, at7 `a1)ttov ovtcus 7tiEy0µEVO y tuya ELatUIV avto6^, E^11E
yQái(ru5 atQòS avtolís, ¿t1 bxívo5 mil sine libertate tòv otxétriv tóy
yQuqg óµEvov x7L11Qovóµov SxEtal.

( I ) nonharum tamen, quae µEtú -còv »Muta. apparuerunt.


(2) i. e.Nou. 115, 3-4.
(3) supple PItIACov uel PL(3Ma.

— 187 —

§ 1. uoluntários] toutáattv (3ovk11aEL xaó vg E%11a£L aditeilsei tìly


x7,1l Qovoµíav dváyxlls , ws ó necessários.
§ 2. xal µEtà xkilQovoµtaícov bov7mv sxoµ£v 5Lat911x11s noíllaLv,
tOUt á atL SU1 áµ£Úa avtoi7s xatalLµatávELV xb 1 QOVóµouC,. áàv yá0 tLC
tEÁ.£ut11a11 gxcov S oUov xal láar) tLvà xki1Qovóµov, tovtou tòv xX11Qov
µil aditeúsantos, Svvatai tL5 Éáaat tòv So"ubv tov datoaavóvtos
xX11Qovóµòv • ovtós Éattv hereditários otxtllS.
o í nañ,aLOí] vóll aov g yyovov • ot naco, yàQ ov auv£xcóQllaav yQá-
cpEaftaL x?L71 Qovóµov tòv dX1ótQLov noatovµov. vuvl SÈ ov xExcÓñ,Utat (t),
c1JS ELnEV Et5 tàs exheredationas tovaLLv6avós, 0tL Svl vataL yQácpEty
?tal dX7.ótOtov noatovµov (2).
§ 3. xal Év nQòs návtas gxco testamentifactfona. toutáatt
Éàv S17vaµaL yQácp£tv tovs SEmtótas to15t017 to1) 01xát01.) xX11Q0V0µ011s,
xal yQácpEa-Oat avt¿i5v « nQò ataQtE boµívtxa rrQoTIoQíZovat y », tov-
tEatL xall5 SEa7t0Etat Ó Otxátll s, x(xtà tOttO tò itá00s nQOaat048L
tòv x?L71Q0V.
r ^ ^ ^ u o ^ . . a , ^
§ ^. £t S£ xat £va ttS] a^.?^u auµnapaa,aµ(3ccvEL tas a^,^,as s(ovy-
, , , , D , , , f/ \ „ D ,
xLas). ELS yaQ taS s(ouyxtas) tac xata7^£tcpl^Etaas a^tav to aS E^tnlyay£v.
§ 6. ws boxElv] banavllaa, yàQ tàs Lt3' (ovyxías) xal 13tayaycov
. ^, > , .
Ten/ sine parte, ESOEv ELC a%^as L(3 Eav tOv sine parte • sxaatll yaQ
tòv
, , , ^ , , ^ , ,
?^.L tQa, tOutEatL Lf3 (ouvxóaL), £t5 ^ %,aµ(3avELv
^ ^ (ovyx.Las) µELOVtat, cos
avtòv tò 11l,Ltav7 tfis ñ,ítQas, tout á atL tàs S ' (3).
§ 8 s. f.] µ£Lovµávcav yàQ avtCov tc7,)v ílS' (Ovyxtcúv) Ei.s t(3'
(ovyxías), Xaµl3ávEt ó sine parte tò ilµLau tc7ov (ovyxtci")v) xaì,
oí yQacpávt ^s EtS 51717,a µáQ11 tò C117.o É;aovyxLov Xaµ(3ávouaL xal µE-
QíovtaL xara dvabyíav ú1v lyQácpll aav µEQc7v.
15 § 4. óµoícos (3t. s' tov xo55., T. xS' Stat. y'.
, ^, , . , ^ ^ , ^, ^, ^
s. .] tOVto %EyEL OtL Eav Ea,11 t autos, ov 11^Et axQ L(3cl)s vatE^ovatov,
€101/0 [1.1101) 11,11t ' 6 gXcoV avtòv 15nE`101)aL6tritL St avrov xX 1'Qo-
voµ11a11 , tótE ñ,afL(3ávEt xwoav vatoxatcíataaLs Ets óAov . FatELSiI SF
lv toútc? Tú) í9áµatt Évóµ4Ev ó testátolr tòv Sov?.ov 1í1EVaE Q ov etvut,
tovítou XáQtv lyívEto dµcpta(3n1tr ] tos vatoxatáatatos xal tov h ov?,ov tov
yoacpEvtos xXlloovóµou, Co; Xaµ(3ávEtv avtovs dvà fluya!.
16 pr. azooiE Q cuv 1:17l µátcuv] tò EtatEly tòv testátora • Et bl
µ}7
yÉvll tat 94.1lQovóµos . 1a1E1U1 7rQ0EtE%EÚt1 1 GEV tOV atatoòs ó ^eals, XLtSQa
WotaL tfi uulgarfcc.

(i) hucusque F 2, 271.


(2) sic : ein, ypú.cpEei?at xuì tkXX(STQLos t-os. intellege 1. 12, 13, 1, ubi tatuen
non est de alienis postumis sermo.
(3)Iplura emendauì.

— 188 —

§ 1. xo;BLxt] dváyv. (3í. S ' toD xc68., tí. x S ', BLar. $'.

§ 2. tovto 2k. É yEL, 8tL oxEBòv. (3' 8La19fixaí EltsLV ( t ía tv CúS dnò
, ^ . ^, ^, ^ , ^
roí-) JLatPos ELS tov vLOV • EtEQa 8E WS aJrO Curó tori 1)LOV EJtL tOV vJtoxa-
tcíotatov) 8 1pEVhÉS lotív • dXXà µcc7,7Lov (3' xb)Qovótí,txL EL6ív.
§ 6.. tótE ti 15Jtoxutá6tutoS . JCUQayív£taL EtS tà tE),E1ltalu arQáy-
t ata, Et 8),.wv tcUV dhEXcpcI)v táEVtcbVtc A)v yÉVy}tuL. ti tEXEVtaUoS txv1i(3oS
xA1lPovóµoS dhLal9Étov xat tE?LEVtr)or) xat avtóS ., tótE ó vJtoxatá-
otatOS, raí tEÁ.E1)tGLío1) áv^^^Jov caO0vrjóxovto5, E15Q_íQH,EtaL ElS (U,u tà
, ,
JLQaytata EQxoµEVOS.
.§ 7. exheréclaton] EtJGE yàQ xut tzvw, etL 8vvutaL xut tó:)_ exhe-
redátcu JtuLht v3toxal9'LOtáv, xat xEQbaíVEL ó vJroxatáotutos tà dJtò
B wQEÚS xut X1ryátwv [tú^ ccvil 3cp aQo6yL.vóµU,vu]. JtovJtL n,).aQíwS vJroxa-
19LOtwEIEV, EYiE exheredatos lottv ó vtós, EYtE ovyxXr)QovótoS -6tt y avtc^
ó vJtoxatáoratoS. Et y4:11(3-CL 6vyx)13Qovóµo; tcTiv Jto7165v xat cív13(3oS,
(,CVto1) táEVtwvroS, Ó vTrOxutáot(ttoS gQxEtal, [Ets tò µÉQoS avtoV]. El
8É lotLV lxherédatos ó Jta^s, dvlj (3ov aútov tEXEVrtuvtos, _ El; tà ánò_
bc1)QECCS xat a.nyátwv uvtò) xaiañ,ELCp19ávta ó vJtoxatáoxatoS IQxEtaL.
^ ^, ^ , , , , , , , ,
1^ ^ c^. avayv. (3L. S toV xcub. tí. xy'
xy bLat. x; , xa^ vEaQav Q`;,
19Eµ,u (3' úvaLQODoav tr}V yvc5µr)v tavtr)v.
§ 8 i. f.] làv µÈV vóµLµos yÉVr l taL òral9Vixr), ccxxà >CUT ' kí.ba xat
tpl9óvov 15tOí116E xñ,11Q0174,0v, gv6ta(5LS Ovx lQQcOtaL (1).
18 pr. exherédaton tòv ataT,bá] ÉnoírloE . bÉ exherédaton tòv ly-
^ , ^, ^ . . ^, ^ ^ , ^ ,
yovOV 0 JtuJt JtOs r) o Jtat1^Q toy vLOV, ovx avt(a) tc^) 1,6110,) , xaL E1TÚEwS
dxv Q ol tìr" bLaa1'Ìx1lv ó ^
nalg, El E 13) bEí r) ó x7,11QOV61,1,0S la; dxaQL-
otíaS (2).
praeterftois] uvtEovoíoLS yàQ praeteriteu19E1oLV lbíboto fl con-
tra tabulas µóvoLS, c;o5 EIatBV ávcutÉQw ElS tàS exheredatfonas.
ib.] (70 5 xara', ÉV tò) y' (31. toV xcóh., tí. x^' bLat. xr)'.
§ 1.. xvvrlyo í] ovx dxQ L(31,5S ó . 0.EÓ0.oS tovS r) v LóxovS dtítovS
Itpr) , roí) twv lvó ^eLtol'Ftcov sxovtóS tL tOLOVto, dXXà xat
. . , . ^ . ^ ^ ^
Ev tc^) y' (3t. twv JtQwtwv, tí- (3' (3 hLy. h (3), to EvavtLOV E6tLV EvQE-1V,
11,4tE r1vL6x01.1S µtE ú19'1'7Itas µr1tE (3Qa(3EVtàS dtíµovS evtaS. xat (Ató;

yàQ ó 19EÓCpLXoS olxEícp indici té5v JLQUJtwV ov XÉyEL to11S


1.1v1,6x0llS atoxQà áítLta JtQóowJta (4).

(1) ita et F2, 296.


(2) r ? , 297.
(3) D. 3, 2, 4 pr. 1.
(y) qiic>dda ► n hábet F2, 298 , iude postrema verba apud REITZ[UM , II
p. 944, hausta sunt: eorum meminit et HEIMBACH, Prolego7n., 33. de ceteris
uidesis praefationem nostram [supra, p. 147 sg.i.
— 189 —

• s. 'f.] tOptó (mol xaó SLát'alLs roí') xTi' t i. roí') (3L. tov

xcúS.
§ 2. 'Eàv A Éypáqg r)auv x7,1povóµot éxherédatoi áXóyws lyL-
vovzo, tótE xLVOp aL tiiv de inofficioso.
§ 3. SLatálEwy] xE6taL SÉ fi SLát. (3t. s to x(68., tí. T) ',
p ova«. %t, '

— ÓtE xal tò ElSos tò xataXELCp$ÈV xal tò 114143s tfis x7,rwovo-


µLas Éx top testá,toros µ71 1 ^ a1)xE1 JG(Jòs tò S' µ^^os, áXX ' ovv ^ SLá-
taILC, at(òs ÓLvaJtñiwwaLV to p S' (3o15ñ,EtaL tò £%,%IELJtov SOÚr)vaL, Ei xa l
a1^ Ev ó S6aÚ'É!^ EvOs tO1t0 EL L Lvafi` de inoffi-
t11 OLxELax^^
^T1 ÉvÉYP '
^ ,
doso apyr)ar).
§ 6. fi S l inter uiuos . [SwpEà] oú avvaoLl9µEitaL , ELr)toLyE 13t1
top to 186úT1. xal ov auvaQLi}µEitaL tois 14éµaaL tovtoLs , ÉnELST) r9a-
vátov xápLV [ov] yLvEtat, Ei tato 18611t), c.i5atE tò S ' £XE ty
avtòV tòv viòv xai [Li) xX ylpovoµEiv Éx SLa1^r,xr)s.
19 § 2. toutéatLv oi, cxnò áóPEvoyovLas , oitLvás Eiaiv in pote-
state to p nán7tou Év TC-1) xaLOG) ti1S tEXEUt)1C to p aáJtn0u. ol, SÉ dirò
tr1 S 1^UY ut 0 ò S ovx ELàlv v^CE^ 01JaLOL t0u ^tat^ò
S tEti li'ÉVtE ' µ^1
5 a1Jt'1 1S,,EL
xatà u6OÚE6Las i91:57tOV • Ce»: 481 aop oL y6vovtccL, Ct%,%tà top atat@ós
ELaL xal tfi GEI top nateòs 1J?LEgo17aLOL.
SEmtótaL voµLIovtaL] óíotE ovv xal oí IyyovoL yEvóµEvoL stZoL ,
COvtoS to p atá^tatou, tQÓnOV tLVà SEamótaL ELa6v.
§ 4. ifiS alpÉaEais] toutáatLV làv vatò aelQEaLV ÉyQácpT) xkr)PoVóµos
xai avtòs tò SLxaLov lvcc?t%ayilv [atá6rj] (tovtk.tLv , Éàv lv tq,) µá(50)
tT1S aÌt(JEaEQ)C 11Op1á na(E(3249 1 xal ut(Jò ton llEñ.ÚELV tfiv aLQEaLv
civEx?»rj), ovSEµLav avtc^) CpÉgEL (3ñ,á(3riv tò ácatavE7n5Eiv avtòv cae) tfig
1`1O(JLa s , ccUà návtws xX-wOVOµEi, ú)C 13tavE2a9-CUV xai yEvóµEvos aáÁLv
noXLtr)s ^wµaios.
§ 6. 81átarlLs1 xEitaL t3L. s' ta xo53., tí. X', Stat. x3', xai Év tal";
vEaQaLs EL5 tfiv a' VEaQáv.
§ 7. U(J0E(JE3E7E(JLtE11wv] toutáatLV ó ávtl xÁ.'t1Qovó1,LOU YtQáttwv
tL. tOVtáótLv ó atQò tfis aditfonos ɵt3aXà)v Éautòv EL S Jrpáyµata t^s
xl.T)povol.,LLas.
r^
l^ re a^cto
^ EL à Y
Y P ^ É Ye auto x^,
^^ ovó^ os xal vo µ Laas
^autòv
dSLaKtov xX y PovoµElv rjditeusen, ov yLvEtaL Reo; xkrlPovóµos, xat
Éx t0p €VavtLOu ccSLafi£tou xX)1govoµELV xal ws sx SLa-
15r)xr)S l'lditeuse' OvSÉ orino; atavtEXws xXiclovoµEi.
20 § 2. familiae erciscundae] toutÉatL tfis familias fi SLa-
váwaLs. cparALa SÉ nE(JLOU6La r) auvÉxovaa xal ccvSoáato8u
xul c^,Uu

SLátabs] xEitaL SLát. 13L. S' ta ma. tí. µy', atQCÓt)1 ovan.
— 190 —

vato$r)xaQíav] tvxòv Eav vnÉ$Eto ó testá.tcor 3 tQáyµa xal ÉAEyá-


revoev aútó. xLVEL ovv ó vatoitrvaoíav in rem xara roí-)
xluovóµov, 't'va ávaQQVa-graL rò tQccyµa rò vnorEÚÉv, xai Mari tcT)
Xri yaraQíco rò ItQCtyµa 17.E1',ftEQov. [plura secuntur manu recentiori
addita, quae ideo consulto praetermittimus].
§ 4. commErcion] Éarrv 8cp' (1) tLs ytQayµatEVEtaL (1).
á%,X.órQLOv] EL SI avyyEVEi, aútov Éñ,i]yátEVaEV tò alótQLOV atQccyµa,
xáv ^ S LOV 1VÓI.LL6EV avtó, gQQwtaL tò X1]yárov, ws (3L. S ' tov xÚJS., rí.
SLat. L'. rò avrò EL xat Tí-1 yaµerfi avtov Iñ,1]yátevae, voµgwv
VSLov [ElvaL tò nQccyµu].
tíS á Q a (3a0VEtaL] áváyv. (3L. S' roí) xAS. tí. %^' huir. L'.
§ 6 s. f.] a1]( l.LEíwaaL) ceo; É>c tol7tov EL µì] Xa(3ELv tò
7^uu^3ávEL xai Éx Tú; p' buera/Izq.;rrt
buera/Izq.; v tovrov SLatíµ)a rLv.
` l J ( I J ^l ^l C / J \ J /
§ 11. rr) yuQ ai^i] liELá avtov i] v, xav v^tEVOr)aEV avrov añ,^,orQLov,
,cal áÌMELC. 7t2,E1:ov IxEL Ti-1g vnovoías.

§ 14. l QQ wtaL Stà t1?v nQooúllx.riv] (In xQéoS áataLrEltaL xal


5(0)QaV Á.aµPávovtos t'0v cpa%xLSíov [LE LOVtaL, ws ta. Á,01,5tà hlyára (2).
tò É^ áQx>1S púrcAs] %ÉyEL C^bE S Là tò i9ɵa, d^tEQ ElTtEV ávwtáQa^,
^, J •, , , , \ , J .
(:)TL, Eav S(:CVELa1] Tí; rLvL atOVQwS [xaL %,1]yarEVaY^ avrcaJ púrcos t0
avrò noaòv IxOV JtQoa19l1x1]v , ovx IQQc.otaL. tov avrov i54µatos
^µvi^ar91] c11SE.
§ 15. 11tELS1'1 ] 17teLSI) re( xLVi]rà rr1 5 ucQoLxóg, SLahoµÉvov rov
yáµov, µEra ÉvLavtòv bíbovraL, rà SI áxívi]ra JtaQaxQfiµa. Évravl;a
SI xal ta xLvrlicà atapaxQrµa XavL(3ávELs neta tcwv áxLviitc,ov.
§ 16. Síxa SóXov] tovr(ÉatLv) ovx lItoí1]aE Sólov ó xX1]wovóµoS,
Oi+S^ oiJtws ÉitEvÉxa1] a1?r(^J, ¿tiatE áltoaavELv al7tóv.
§ 17. instrúcton] xvQíwS Éarìv Tl EvtQÉJtr] aLs. tò avtò SÉ ÉarL
xal tò instrumenton.
^, , . , , . , , . , ,
§ 20. o SE µ1] bvvaraL] %t£yEL lit ta aaxQa xaL ta aayxra mal
rù relegfosa' Éàv yàQ k1]yarEVaw tLvl ròv cpóQov,, ov k1'1pEtaL ovrE
01,7Jtòs O'ÜtE ó xk1] Qovóµo5 avt0l.f (3).
Etíx0v] vórjaov dtL a7Jt¿jí obtén xaráEícp191] tò UEx011%tLOv
J
avtov.
oLxéri]S] lv tc^1 yàQ µEralv ó x2s1]QovóuoS bÉaJroE rov bov ^ ov
xal SfiXov ws SeaTCór1]s u-rQò tig aditfonos c'tív , ÉxEívcp JtQoaatoQíZELv
$j µEXXov (4).

(') F 2 , 316.
(2) F 2 , 323.
(3) F 2 , 329.
(4) F 2 , 330.
-- 191 --

tò yáp toLOVtov 7Lr)yátov] tò yàw toLovtov Àr)yátov tò to"v atE-


xov7líov, 37tEo deµÓIEL tW ÉgCOtLxCp. a morte testatoris, xaì Et S xñ,r)-
povóµov5 tOV ÉIc.otLxov" IoxEtaL.
§23. BLáta;Lg] Iv$EV cp1161 BLátaILV (3a6LXÉCrrs. xEttat rj BLátalLs
(3L. S' tov xcirS., tL. µy', y' ovoa.
§ 25. Yncerton] óí8rp,ov. dváyv. S ' tov xc68. tí. µrl' 8tát. a' (1).

• § 27. 1Vr;EV curial 8Lát. Paca,. — xsltaL SLát. (3i. S ' tov xcóS.
tí. µr)', Jcpcbtr) ovoa (2).
§ 32. tov Évayo[tÉVov] toto a,Éysr, ótL tvxòv Éàv Fyc5 tLva Iváyw
xaì latL7ti4coµaL tfi s edita xñ,rloovoµíás , 6(3évvvtaí µoL r^ Síxrl , fiV
E6xOV xat ' avtov. xari' lavtov yào xLVE6v ov Sìva.µal ti l y dywyrlv.
tcirv púrcon] tc^_rv púrcon 7L1)yátCOv clµa tt^ tEX£vt1')
tov testátoros 6(3vvvtaL tò 7lr)yátov tov8oì7,ov 8Là tò EÌ,vaL avtòv
t ú) t8íc? 8E6atótrl tcD x7,,rloovó.µcp 11nE1Oì6LOV IV t(15 xaipq) trjs tE7,EVt) S

-coi) testátoros. st 8£ µstà tìlv atoír)cnV S 17LL`c;r'i6EL ó te-


státcor xaì Éx7tolr)6ll avtòv ó SEmtótr) 17<EVaEQ0.)61l a.vtòv
xaì µEtà tavta áuroDávr ) ó testátc.or, xa7n c^s da•caLtE6 tò 75.11yátov 8atotE
Sonog.
§ 33. oitx ktE7l7LE] tovté,6tLV ovx 1) 8ìvato ó 8E63t6trls dataLtáv
tò 1.1 1 yátov 13tstoáatrl dditevsai tril v x7m)povoµíav ó So1:7Lo S ^x
tov tSíov hE6at6tov, cxí6tE ovv r)µÉÓa xñ.rlelOVOµías iv tc{> SE-
, ^ ,
6^rot ll E6tLV.
§ 34. ÉlpáyEto] tovt6tLtato tò atoáyµa, tò atQò t1-1s 1v6tá6EG_rS
roí). x7vrloovóµov 7tir l yátov [µr).] xata7` LµatávELv (3).
ijtLs 17LEVftEOía] (4) xaì atQò t71 . Év6táóEon roí-, xi.rl oovóµou (5)
ÉSí B oto atá7taL xaì vvvì S l Éx tr15 (3a6L7a4s SLatáIECOs SíSotaL xaì
atoòs µíµrl 6LV taìtrls xaì tà 7a ) yáta noò tr1S Iv6tá6Eo45 tov 511,11oO.
vó E LOV Sí 8 o6Dal atavóQDco6EV.
§ 35. ^l líar6EV ó D.] xEl,tal Slcítatirs (3l. rl ' tov xcí8. tí.
La ' 0116(iC.
fideicómmissa] tà yào fideicómmissa ÉMcovto oí, atu7LaLoì xaì
£vr)yovto xaì oí, ;xñ,rloovóµoL datò twv fideicommissarliun avtj)v. xaì
Éatì tc;.rv 7`rlyataoíwv xatà µ4µtl6LV ó (3a6LXEV 5 1aCExÉ7tiEV6EV Ets x7`rloo-
vÓµov S 1ox86l9aL xaì %oLatòv ovx£LL [Éótìv Év] avtols SLacpooá.

(1) iam non extat nisi iudex thalelaeanus : Bas. 44, 18, 29.
(2) F 2, 336.
(3) F''-, 343.
(¢) F2, 343.
(5 ) iam uidit F ineerendum ovx.
— 192 —

tò axfiµu tato cpiSEtxoµµí,aaov táhv gxEt µcc7`7vov riPtE Q î.nyátov(t).


§ 36. orov sàv EVJCn ó testátcor, ótt x7vrwov íµos µov
REVÚ'EQC)an tòv oìxftr l v µou, StSórc,o Q' voµíaµuta.
22 pr. s. f.] vvv te, t Q ítov ó,oí S Et fi un ' vEa Q á (2). •
§ 1. ovx FnEtSn ccxÉ Q atós 4tEtVE maQà tc-15 tjD., 7.7L11QoVóµc0y
x7,nóovoE,tía xuì nuQà tqt Mc>> ovSÉv , ataQà tovto áatoxEQSuvin-
ì
aEtat ó u i (3aQuVaE1,s S ovvat tí.1OrE, c17.7Lù xc"cv 1.1101v 1;(11 ó cíX7<os
Stù tfiy syxut.vGtasco; tó-)v 7`ri yátcov, nuguxoutE6 tò tÉtuQtov Éx tfis
i,Síus lvatáaECn, toutÉattv voµíaµuta, c;.)s 7Loutòv ó 87.ov tò µlQos
lxcov Tj xr.tì tò ljµtav oW¿v ScSaat Jtóòs ávau7`11 Qcoatv twv a' tó5v Eìs
tù kr) yátu atóoxcoQnaávtalv, áy; 7Lotatòv ^/EtV • editen/ (tovtÉatc tòv µr)
(3uovvaé,vr(Z) xuì tòv cpa7LxíStov xuì. Tà Xotná. toÚtO SE Ú17LEt 1.^)/Ety
Eìs tò .04µa tato tcóv Súo x7Lr¡Qovóµuw. -
s. f.] nFvtE • x' = Q', cos vmobµacávEaaat Ixáatq? 7`nyataQícI? ávù,
, 7Lotatòv Cucó tc-tív á.patQET,tat ó xñ,nQovóµos ava x' voµíaµatu.
23 § 1 in.] 484s yàQ µ1) .0'á2.cov ÉSífiov, cí?7v' Év avio fidei-
commissarícp tòv x7LfiQoV 'VI SOVVat E.trl.
peregrinus] rl:voU; • ,tovtLattv 110)15E1,t 1S óú oixovvtES• 7vu-
. ^ ^, ^
tIvot yaQ ot t3•iv Qatµr^v otxol,vtEs.
§ 2. Lúcion Títtov] btacivv[tot yà Q oc Noµuiot (3).
f.] ó yQa:pEì; x7.móovó .,tos xaì á;icoaEìS áucoxataatfivat tìiv
S.

xknQovoµí,uv, xaì Cm') cpavEQ^xs l'jµÉciag [cthovaliat, Súvcttat], olov •


1atcal µ01J ó SE6va x7.11Q0v15110; gco; Svo 1tcZv xaì dnoxat9tatátco tfiv
x7Lr) óovoµíuv fideicommissarícQ.
§ 3. procuratorio] òvóµutt procurátoros • tovt l attv Eis óvoµa
uu
' tOÚ xtvET,v tulíta, tàs áycoyàs xcai 13tuíQEtv tà xExQECo6t9u1.éVa
§ 5 i. f.] Vva tvxòv xatà tò S' 7Vaµ(3clti-Et ó x7vrwovóµos Éx tov
xQECÒatou áucattovµVOV , xcd tò 7.otatòv ó cptSEtxoµµtaaáQto;. ovtcos
S xcd t^rl v ^'^ µ íav xatà te) S'^ ó
7 »► óµ oíco
vorl t$ov tò « ávañ,óYco-
7Laµ(3cívEt [ó x7Luovó[tos], xaì ó fideicommissarios xaT ó [tkios
gxE t (4).
§ 6. syívovto] lyívovto ovv w5 xcd tò na7tiatòv ÉnEQ(J)tr;mEts
atQáaECOs xaì áyoóaaía5 • á7oQaat4v y àQ ɵtµEtto ó fideicommis-

li

e-) F2, 345.


(2) F 2, 351. — inde euiocitur commentariucn hnne esse perantiquurn;
nam omnes libri ad h. 1. corrupti sunt atque tò y' exhibeut.
(3) F2 , 358.-
(;) F2, 362 et V, qui addit : tovtÉaLtv El; µ£eoS xui, vJtò µÉeous . tovtó
£6tt atáettS Ét Tceò náetE.
— 193 —

sarios, -roí) x7Lrwovóµov nutQá6xovtoS avtc^ tilv x7Lrwovoµíav E^5

vou" µ E.tov (1).


liS6uLEQ £Ì,] xaì 6,v0)0E1/ E6nEV tò trebelliánion dvayxcZEtv ten,
x71,rwovóµov datoxa$tatav tc^ fideieommissarfcp x7Lr)Qovo[tíav xai
tà5 áywyáS (2).

§ 7 in.] 1V15EV 8tátaIt5 (3aot7LÉws.


. , , , ^, ^ , ^ .
rl xat xat.] tvxov yao xatE(3a7LEV o7Lov • ava7Laµ(3cc,VEt avto.
— toutÉ6rt xatà tò S' ÉváyEt y xat FváyE6D'a t tcD fideicommis-
sarfcw Els tò JLOtatóv (3).
s. f.] tvxòv yào oúx rli 1;É7LrI6EV ó xkioovó[tos avtòn 11Eta6xEiv 'sx
ti-ís x)LiQovoµías, toutÉ6tt xoatl)oat tò S'.
^ 10. 7.Eyttí[tcp S txaíoM legítimon vórmov tòv d6E7Lcpòv tov5
" d6E7Lcpov' UtoattciJQtOV S£ StáBoxov vórióov tov5 xoyvátous,
viovs to v
rjtot tovs durò ari7Lvyovías (4).
§ 12 in.] haa ó (3a6t7LEVs.
— tovt É CStLv EL val dy0990s notil6n tts StaV9tjxnv. xai tato SÉ
%yEt, Stt dQxov6t ^tÉVtE µáotvQEs atoen cíyoacpov fideicómmisson.
^ , , , ^, , ^ ,
EL SE ataQa t^.^v E ' , totE oQxov 7LEyEt E^CayE6t9at.
s. f.] re) naQòv vóp.m.tov EYQr ) tat 6acpcis (3t. s' rov x(.1)5., tí.. xy',
Stat. tS ' (5). EióáyEtal, bÈ xat tí. 143' ta avtov (31,(37Líou, Stat. (3'.
(papi); SÉ ágil -cut tE7LE'Utaía Statáht rov auto (3t(3%í,ou mal
tít7tou (s).
^, ^.^ , > > ^ , ^
^^. tStá] tovr6ttv ovxt oµov 7LEyoµEVa, a 7^7L o^ovS7^totE
^^

tc^v. xai nálLtv óvtov 7LEy4tEVa Év Staar)xfi avtfiv £xEt 6iµa6íav.


25 pr. JcQocsc57CoLs] toutÉatL 6altaQEítat s , louSaíotS. tovtou5 yàQ
xQtóttCivòS xiL'iwOVÓpovS 7LiyataoíouS Éav Ov Stivarat' xatà cptSEtxót.t-
µta6ov S£ Svvatac (r).
§ 1 i. f.] tò « dvaxwQOa5 » vói6ov, ótt avrà ta xara7.Etcpí;ÉVra
atQó-ytov Eis tòv xwSíxt7L7Lov Els nQóówrov cí»Lo [tEtlIvEyxE.
S. f.] 61WEí0601,1 Ótt E' µáQtuQEs dQxOV6tv xat ucoòs xw6íxt7,7Lov
xwQl S ÉV6tá6Ew5 xX.r)QOVóµov.

(1) F 2 , 363.
(2) F2 , 364.
(3) F 2 , 365.
(4) F 2 , 368.
(5) c. 16 § 1.
(6) h. e. C. 6, 42, 32.
(') F2, 374.

C. FERRINI, Sor2tti Giuridici, I. 13


— 194 —

Liber tertius.

1 § 1. (3aaL%+,Éws bLátabS.
§ 3. continuateúetai] « eontinuateúetai »; ()t ov
bLaxórittEL ypóvOs ÉV tGJ EtEtalv tfiv xñ,ll povoµíav 13c1, tC6V súwn.
§ 1 4. 8t t, tò ácp LV Láv LOv bóy µa 1VExEΣ11ETO t(7? U10-0E-rol) µÉvc^ ex
tribus inaribus tò b' t115 ovaías xataa,LnElv.
— £Vi}EV ó 1uLEt£ O 0g (3a6LXE11s.
µ11U áváy,crp, E1vaL] tanta µ I) vóEL Éat adrogátoros. ortos
(stp tòv GívrWoV exheredateúwn áxaíows tò b' ti1S Éavtov 9TEpLOUGí01 s
úrtò bLatá;Ews atuvtEbjJ S naAEtaL, (1J; 1,µa19'ES (3L. u' twv insti-
tútwn, íí. La' (').
011( GUA) tò ex tribus maribus ¿u-u') bLatá:S£ws ávlimµÉvov.
§ 16. lv1iEv ci 1jµÉtE9os (3a,rLî,EVs. civaíOEaLS atuñ,atwv boy-
µátwv.
2 § 3. Év1iEV ó l'iµÉtEpos (3a6LÁ,E11s.
3 § 5. lvV'Ev cpr) at (3uatîaxàs btatál£Ls.
5 § 3. tovto adoptíonos VoEIV cL11,01/. ó yùO xat ' adro-
gatíonLi, Utòs xat in potestate tov utatpós Ion, xaCL áBLaoUtov
t.ovtov xXipovoµET,.
6 § 10. Év19'E1, (3a6L%tÉws bLátalLs atEp'L twv atatpwVLxc^JV bLxaíwv.
7 § 3. £vúEV btátahs (3a6L%ws' bLatUnwóLs tfis twv CCaEÎt£1J$Owv
x XT lpOVOµías.
§ 4 s. f.] 1v19Ev (3a6LXws bLáta'ILs vEapú.
9 § 2. (3a6Lñ.E11s.
§ 7. Ev19'EV (3a6LlEwV bLOCtáIELs.
12 § 1 s. f.] 6xEbòv 19EOCpUO\,áxtoU napavóµLµa xal vóµos - á7.-
^, , , , ,^ ^, , ,
^s OtE !lit tr)v cpL%avliOw^CLav a6^u^EtaL 1^pa
tót0 yvvaLOV xaL t0 t1^s
q)11aEws òr,Jpov ccep7'wEL tò báxpvov µEtà tcZ)v Fpcóv 'EboUXa-
y(í)yEL . . . VÓuOS GtxOXuótOs (2).
13 pr. s. f.] ol5us OtL 01) aaóu xata(3oX11 )(2EO1JC, ExEL TO (3£(3ocLOV
Év bLà tòv púpillon 'tva µEtà ava5Evtías ton 13tL-
tp(5atoU, ÉàV xpEwatp tLs pupfllo^, xata(3cari avt4) • autn É6tt zata
VóµoUs .il roí') ÉvavtíoU, Éàv ó púpillos xO£watrl tLVL,
^vu µEtà uvi}£Vtías tole) ÉaLtpónoU xata(3á41 • ÉatlV 1j xa-
ta(3oXi1 ccacpaX715 toLUlít1 i , ct211' ovbÉv g t£pov ÉvÉx£taL ó zOEOJ6t1is.

(1) I. 1, 11, 3.
(2) de Theophylacte Simorata (Epist.) cogitat ZACHARIAEU9: recentioris
ergo aeui scholium.

— 195 —

• lanEtE yáQ ELaLV áxívT)ta xaì


tAQmaLv] tovt(FatL) . atapag)v7 ` axilv
S s EtaL SExQÉtOV É7tì tò SLaTtQáaL ó ÉnítQoato S . xaì Ta Evcp9aQta XL-
vi ra xwXET, ó 'EatírQoatoS µE,rá decrétu.
14 pr. SávELOV] áváyv. (3L. a' t(wv) de rebus, tí. a' SLy. (3' (1).
s. f.] áváyv. (3 L. a' t(c7)v) de rebus, tí. a' S Ly. (3' (2).
§ 1. Ov x@atE6taLl xatÉZEtaL yàQ ELC, vaov syvEtO Jt%ova6c6tEQoS,
ceoS (3L. (3' t(wv) de rebus , tí. mandati ( a ), nEQì tfiS áPxfis tov tí-
tÎt,ov (4).
§ 2. qpvñ.áttELv tò eomnodáton] áváyv. (3L. (3' tc;)v de rebus ,
tl,. S' commodati, SLy. E ' xaì L11' (5).
lnLSQoµi)S] tovto vóiaov, StL oúx ÉYtì toto lxQ1aato te) o-cQc-iyµa,
, . ^
i'Lv
vaa editó xaL E1LL ^- Ev ^S ?^a^i311 , ^wSEL
"Q 1 ^ taL Í3 L.^' ^ (
r wv ) de rebus, Tí. ^
commodati, Sl,y. L11' (6). xaì ov (AóvOV t71 commodati lv{,,xEtaL, ccÁ%à
x aì r11 furti. eJaáx[S yek)yP S GC%%.c^)^ 5^tl xé' o taL. t(j) ^P
á^ ^,
LLatL 1'1J CE
P E^%1 Ev,
1 cP
^, , ^ > > . ,
furti EVoxO S L10TV, ct)5 EvQ'►1aEL^ Ev tc^J avtc^J (3L. xaL tL., SLy. E (7).
h tò xEíµEvov 13L. (3' t(G)v) de rebus, tí. commodati,
§ 3 in.]
bty. (8), xa.ì (3L. E' tr1 S avri^ S n Q ay [tatEíaS (°), tí. y' bLy. a' (10).
c15anE Q ] áváyv. (3L. g t((7)v) de rebus, tí. depositi, S Uy. Lb' (11).
§ 4 i. f.] áváyv. tí. de pignoraticia t((70"v ) de rebus, b Ly. Ly'
xaì Lb' (12).
15 pr. avµcpel)vov] bE^ ròv E7CEQwtGJIA.EVOV návtu.)S ánoxQívu.aaaL,
^, ^ , , ^ , ^, ^, , ^
Lva 611atT^ ^ xara voE.LovS EVOxTì' toaovtov otL xav vEVaT) avtì tal
áatoxQívaaliaL, ov nota, 1,QQc.t)a1iáL tiv áywyl'lv, cÁ)S (3L. µE' tC:ov dig.,
Tí. (3' bLy. a' ( i 3). Ó•9Ev cp1]aìv ótL óvSè cpvaLxil 01)víótataL Évoxlj • to-
aovtov, (ítL xciv syyvll dl S JLaQEVrEN- vatò tov vEVaavroS, ovx FQQa)ta L

Éx rol) xavóvo S tov ci°v ol, nQc,°tótvnoL cpvaEL ovx lvxovraL,


rolítcpv o?, cpvaEL xaì vóµc,°.

(') D. 12, 1, 2.
(2) ib. 2, 2.
(3) em. coinmodati.
(4) D. 13, 6, 3 pr.
(°) ib. 5 et 18.
(E) ib. 18 pr.
(7) fr. 5 § 8 ib.
(8) fr. 5 § 1 ibid.
(9) h. e. tiáv de rebus.
(19) D. 16, 3, 1.
§
( í 1) ib. 19- 1.
( i2) D. 13, 7, 13, 14.
( 1 3) corr. -d. a': est fr. 1 § 2 h. t.
— 196 —

cérton] áváyv. 13L. u' t(wv) de rebus, tí. a' huy. x8' (1).
§ 1. ?LÉovto s ] ccváyv. (3L. x(f)6., tí. 7<'" 8tát. L', 7LÉovto; 8Lá-
ta"gt; tà tv acLxù tîjs uerbis [evox)js] úvuLQovaa P)jµata.
§ 3. atQóóxaLQo;] xai naQEQx011 £ v01) Xoucòv ToD L' xpóvov 7LsyEL
^, ^ , ^ t1, , , ^ ,
6(1L Ott JtaO)^7.1Ì'EV O E2LEOwtTIlUEtS £ i aL0S xá0vo. xaL Tl ToLaUTTI
L

EnF Q ()JtrlaL; cht7t(1) S ccati()tató5 yùQ t¿D atQotklct? 'Upan rol')


Éw; oÚ ^(i) OÚ £xELTO Tò 1;fiV aÚtò, nOtiQwS btivataL catULTEty
, ^ , , , , ^, - ^ ,
xaL EV t0) n O wt(!) xat BEUtEQ(^) 1V LaUtG) xat £ws oi7 ^rl . Ev 8E TC):
ÉvtautoD ' ov 8uvatòv púrco; cC1raLTELv, 8n1?L6v lattV Tù
2oiu) FvLautC2 órpEí7.EL (LtaLtTlO1'^VaL. El yà.Q a19- 11 xQÓVOs
xai JtaQ0k1l ,0v8É ovtcu; BUVUTÓV cc7taLTELv 8 Lù Tò JraQE?Lr9ELv Tip!
hEr,ciFtíav. ÉQEL yùQ Ui)t(t) ÜTL 7tC/.Qfi7L'15Ev BExaEtí(i, ÉvTò; 81 Trl ; SE-
xv.Etías E LIÓ V (SOL 8L86va L xai X0 I, cíxvQó; Éat LV ÉnEQCòTi6L;
uvTri . gTEQOV 16tLV (útLCpwvTlton. xcìv yùQ aTOVQ(OS tL; ávtLCpcov))am,
t' íll,tEQ(55v yrQor9Eaµíuv, ci) (3t. 13' t(J)v) de rebus, tí. de pecunia
constitata, tovtáatL gtE Q i ctvttcpwvrlc)Eco;, 8ty. xa' (2).
> >, , ^, ^, , , > > ,
§§ ^- . L(S19^L 8E otL xav ^CQO Ti) )^^^.EQa; a^TaLtEt6^aL ov BvvaTUt,
rù 5tQò 1)ltF,Qa; xatcc13a7L?Ló ltEVa 17tava7LU11('áv£aaat ov BtivUTal ,
Tovt6TL repetiteúeaht, (1); (31. a' t(J)v) de rebus, tí. roí) indebitu
conclicticíu, huy. y' ( 3 ). cpvatx<75s yùQ xaì. JtQò tf; ^1 11éQa; tò Totovto
yQEwaTELtaL. 8 Lu Tovto nQò tfiS 1'^ l,LÉQas xLVELV Oil 8 15 vatar, elVa µ^l
rol; plus petitionos EJtLTL l,tíOLs v7t0Jtá6Tl , (i)5 £V TG)
t15 de actio- Tí.

nibus t11 5 b' [institutiónos] 11,aÚlia£L; J-tQòS te¡.) tÉ7LEL (4).


§ 3 in.] ù tonto ELrEV púran , ótL bvvaTUL EúT^^w; Tù ToD
'EVtavtoD cbcaLtELV. 8Lu tonto 61 EIaE ` xai perpetuan ', É3tEt81) nQò;
xaLQÓ y 17tOCpEí?LEa19"a1, 0i1 BvvaTat. £xEL y ùQ Tò ` iíw; ' xatQoD vatáQaEaty.
ov 81)vata1 yùQ ánaLtELaaaL, El 11 11 naQ0n 1511.
— (Ar co ; 1> náxtEVaEV g ws Trls `Cwfisroí) ÉatEQwtrl aavtos (v !A v
xai 11Etù rE? £vT1l v xai 8Lù tonto 140L?LEtaL ó x7`T1Qovó11o;.
§ 5 in.] ó l toíws (3' 13L. t(wv) de rebus, tí. 8' 8ty. (3' (5).
s. f.] 3t 1) c1815vocto5 GL; úxQrlarov noLEL tirv ÉnEQcbTrlaLV,
(XLVI]

EvQ)jaELs xai Év -rol; lattoDat y tít?Lots (6) de inutilibus stipulationi-

(') D. 12, 1, 24.


(2) D. 13, 5, 21, 1.
(3) [em. L' P V. A.-R.]. D. 12, 6, 10.
(4) I. 4, 6, 33 e.
(5) D. 13, 4, 2.
(6) 1. t") ÉnLÓvtL
— 197 —

bus (1 ) xal (3L. t(c7)v) de rebus, tí. 8' BLy. (3' (2). gtEQóv I6tLV É^cl
átcwv ÓGtLVa
7` ^1Y > > atEQ LaL v S t^1 S a^ Q É6Ew S ^ ^
^ ovµÉ^1 QQ wtaL
^ ci)s ivót. (3'
tí. de heredibus instituendis (3).
§ 6. óµo íwS pi,. a' t(ciív) de rebus, tí. a' 81y. 735' (4).
— Ei xal auca 1.O6s E'atEQwtcIóLV áa,7v0LoLS Éótiv (1812Lov yÉyovBv
{lacero; ij Cfi.
16 pr. µEtà 81 tìlv atávtwv] xal [Età atávtwv ÉatEQCÚt110Lv
ÉàV oL Sti0 EQ wt71 6w6LV Óµ ov xal 017 x l xE w x L6
Q FVw
µ . S EÌ,atE y Yà Qót L

sxatFpcp 8c1)6ELV óµo7voy65.


— xExwQL6µFvwS i8íá Fazr)Qcótióav xal 8Là iovto ovx
Ei6Lv Sv0 QÉOL fiat8QwtwvtEs.
17 xatá7LrytpLv] tovt F ótL y • Ei µil ó
8E6atótriS 815vataL ÉatEQwtczv ,
^ , < . ^ , , , ^
6^GEQ EaLL tov xwcpov xaL 'COZ a%aÎLOV • xaL µ'i] avtL-
ov8E O Sov7Los' ¿I)
atFó?1 6oL, tò 81',va6OaL tòvroí-) µaLVOµávov 847Lov FatEQwtccv xal tavta
tov S sanó-rol) µil Suva µvov. ExELVOs yàQ SLà raro FatEQwt^c, 17tELSi1
x8xavóvL6taL, 0tL c1JV 1µLV aitLwv áyv00v6L 7q1o6JL01)( S EtaL, t(1Jv
avtcb xal t¿j) µaLvoµvcp. Ei5Qdi68L5 81 tòv xavóva Év t j? á (3L. t(ó5v)
de rebus (5).
§ 3. 8E67L6ov6L tov oixFtov] óµoíwS (3L. y' t((i)v) de iudiciis ,
t L. a' S Ly. XE' (6).
18 pr. praetóriai 6tLatov7LatíovES Éx roí) atQaít000 s
iurisdictfonos Ei6iv, cly7 1 damni infecti xal 1 legatorum seruan-
dorum- ta6S 81 praetorfais óvvr l Ql.09,1 1 vtaL xal ai aedilicfai, aVtLVEs
81à tà atáo9r1 tà xQ vattà tó5v OixEtwv Ei6LV o-t8Q1, tò 8Lat7Lòv tLµ11µa.
iudicialfai] ai µFv Ei6l y iudicialfai, aZtLVES Cene) vLñ,ov xal
áxQL13017 5 ócpcpLxiov t011 8Lxa(Yto17 E16117, cUs SLSóvaL xavtiova atEQl ti1S
áataLtrlóEws tov 8 ov7Lov, ó6tLs IgyvyEv. l6tL xal 1 atEQl tfi S ccatoxata-
6tá6EwS tov tLin'uµatoS (7).
§ 2. damni infeeti] tovtF6tLV átE7vilS 8Là tovto [ovtw S ]
atQoóay0QEllEtaL SLà tò µr)atw Ó6xµil v yEvÉ6l9aL (8).
19 § 1. yEvÉ6ftaL ov 8vvataL] Ei 8È 8vvataL yEvF6ftaL, xciv 14tw

( i ) § 11.
(2) hic locus uidetur ad scholium ovton pertinere.
(3) § 10.
(4) D. 12, 1, 37 -39.
(5) supple tí. a' S uy. u(3', h. e. D. 12, 1, 12.
(6) D. 7, 1, 25, 1.
(7) plura secuntur, quae textui stricte adhaerent,
(e) F 2, 484.
— 198 —

Fv tr) CpU6EL twV neayµátwv latí, xañ,ws ÉnEpwrcdtaL, otov tóv toxEròv
hoan S xaXiwS ÉaE (Jwtc7). 17c1 61 tcbv toLovtwv ov npótEeov tíxtEraL fl
ex stipulato, El h7-1X0v Cpt)aEL ysVntaL, ú)C, xE6taL (3L. y' t(G)v)
de iudiciis, tí. (1).
§ 2. xara, yvc6 1,t1 v] atoLElacaaL data09,11131N. xaL tovto
E15Q11aEL5 (31,. á r(J)v) de rebus, tí. a' huy. ti' (2), xaL (3L. a' tov xcí)h.,
tí. xZ' huat. E L' (3).
títLOv óz.] tovro Ekti rau (3u. r(o)v) de rebus, rí. y' huy. Ti'

§ 4 in.] £tEE)óv SarLV havEíov • El, yáp rLs havEíafi ÓvólLatL


Id Ov
P^F P^
wtaL rÓ háVELOV xaL ^C oa^CO
P í btaL ÉxEívUJ (()^
P^ 4), S óvó-
µatL ÉhuvEía191, xaL ov hoxEL 8L' ÉXEVt9ápov neoacalmcou dywy7i v neoano-
Pí.CEaauL. C(/voLx(.7,) yct(J rLVL %,,óycp ÉxELVOg ó havEíaa S tC)
óvóµurL cieLl9µEi,v ra` voµíoµaru dXX' Ixeívcp , ovrLVOS óvóµutu ^,há-
vELaeV (5).
Sola] í9E EtátL6ov yàe citE É. vEtEí?Lato avrCo: Xa(3ely tò zcóaov (6).
El h ovro.) S ] Evp)1aEL Év rr) h' institutíoni natpòS
xuL 113CElovaíov ovhEpLía avvíatataL dyc+.)yl1 ( 7). toto hE (di-6)
xal (3L. (3" t(c7)v) (areú)twv), tí. de in ius uoeando, huy. S' ( a). 1,0a
xaL rovro neoatí,Nauv, órL Cure, tov canstrensíu peculíu tov JraLhòS
auvíaturaL vTrEovoíov xul rov atateò; [dywy)1] . róhe avtò
deltaL xal (3u. a' t((ov) de iudiciis, tí. a' huy. h', yatov hr(7? (9)
§ 6. dváyv. (3L. t(ü)v) n(J(l)rwv), tí. uh' huy. u'La' ( 10 ), xuí (3 1,. h'
t(c^v) de rebus, tí. a' huy. a' (i').
§ 10. neel rovtwv] JrEeL pupíllu ÉnEpwiwµvov dváyv. Év rc7)
de tutelis µovo(3í(3XT, tí. hLy. '0' ( f 2).
infans] ó ó próximos infanti áxpL ó pró-

(1) non, uideo quorsu y laudatio hace speetNt.


(2) D. 12, 1, 9, 5.
(3) errouea est haec laudatio.
(4) ita emendaui : cod. 45iLVL ' , et ita F.
('' ) F 2 , 490.
(6) F 2 , 490.
(7) I. 4, 8, 6-7.
(8) D. 2, 7, 6.
(9) D. 5, 1, 4.
( lo) D. 2, 14, 19 [cfr. 17-18].
(") D. 15, 1, 1.
(i2) D. 26, 7, 9 pr.
— 199 —

ximos pubertatis óíxQL L8' Itwv, wS Éottv (3L. S toD xcó8. tí. X' Stat.
Lr^ ' xat 1,Lovo1343Xc,) de sponsalibus tí. a' huy/. Lb' (i).

próximos infanti] ó g (38oµov '71 BySoov dywv lvtavtóv.


proximoi pubertati] tovtÉóttv f i Xtxíá • tovt(ÉOtLV ) ó Éyyvs tpls
E cprj(3ótTltOs (2).
atñ,TlóLáIovta] r1tovµsv tí br)atOtE ó µÈV úvn(3o 5 óvvaLVovvtos -roí)
ÉatLtQóatov ÉvoxoatoLEltaL, ó hl varElovóLos ovbÉ ovvatvóvvtoS toD ata-
, , ^, ^ . ^, , , ,
tQoS ; xaL cpaµEV otL o µEV avr) (3os ^^µLCe^ELs bvvataL xtvE^v xata
^ , , , ^, ^ , ^ , ^ , ,
top EatLtQoazov xaQt y t^s ^r ) µLas, ^°^v vaLEµELVE y o hl varEovóLOs %ata
to p natoòS xLVElv ov bvvataL (3).
§ 11. EL 8É ti; .] atótE vacò a6Q6Ews [7EVOµÉV11] ÉatEQÓ)t116L s ata-
Qa xQ^1 a^ µ 1 x Et t^1 v á^aít oLV. r l ó µ oíw S 8É tò xEí EVOV µ (3L
• E' to"v xcí^b.
y/ f , / y, y , ( r^ \7 ,
`p)
f t( Coy)
tí.r L((1 / xaL ` to ` %Et ^ t.
IJ t. E /t c^v de rebus tí. a 8L t 11 xaL
BLát. toD LjµEtÉQOV (3a6tXÉws vatò toD tít71.01) aTQo6cpóQO1,+ toD xELµÉVOv
XI' (3L. to p xcOb. (6).
§ 12. BLáta7ts] xET,taL 151 bLátabs (3L. r ) ' toD xo5b., tí.. n' b tat.
L[8]'.
bu' syyQácpwv] tr) v µuQtvQíuv ta'tí-cnv xut ' ÉyyQácpwv v,yUacpov
ovsav 1111 vo116Ets Éatt áxt¿Ov, á7<,X' Éatt tbLwtL%wv ór+µ(30XuícoV bLV, tò
EtQriµÉVOV (31. y' roí-) úvtLataaCLVLavoD, tí. de probationibus et de
praesumptionibus, huy. L' vtaQxÉXXov lr) tc7P , xat 13L. b' toD xO)b., tí.
de testibus, btat. ávcr.ótu6íov (7).
§ 14. bLáta rgLS] aiítrl Ov %ataL Év t(7) xcObLxL ct'µEQov , á7.2A
atávtwS ávr)QÉ619r) xat 1EXEícpr9r) Éx roí) xc,SbLxos (s).
—] yívEtaL 8É Éatt nQoLxòs praepostera lnEQfn-r i 6Ls ovtws, wv.
ÉrcEQcotr)or) tòv civ n Qa bLbovoa le] yvvi) tr ) v atQoT,xa óµo)oyE^7 1 É(Á,v
6v1(3fi bLalvt9fl vat tòV yáµov, tr) v atQoIxá µoL b t8óvat; 'IQQwtaL yùQ
}1 tOLavt1 1 F7CE Q OJt r l 6l5 x at Cl.c P ' Ov1 ^É1^
rl tat 1
1 tOLavtT1 ÉatEQ wtr6Ls l /Q
^ Eor

(1) D. 23, 1, 14.


(2) F 2 , 494.
(3) pars postrema ib.
(4) an C. 5, 13, 1, l a ?
( 5) an D. 16, 1, 13, 2 ?
(6) uidetur constitutio IuHtinìani nunc deperdita laudari ; nisi forte me-
moriae lapsus prostet et de C. 8, 37, 15 cogitauerit scholiastes. [C. 8 ex
C. 2 princ: edit. necessario correxi : ceterum cense() in scholio fuisse -roí)
xEilZ,évov i r (3c. t í. 1,11' tov xo58. - V. A.-R.].
(7) imperfecte, ut solet, F2 , 495. D. 22, 3, 10 ; C. 4, 20, 15. uidetur enim
haec constitutio, cuius hodie graeca tantum Thalelaeì summa extat [B. 21,
1, 39], Anastasio esse tribuenda. cogitarem de § 6.
(S) F2,_497.

— 200 —

otea-al n Q O61 , OÚEV, Éàv 6u).1(3fi bLU%.uÚfivaL tòv yáµOV, to1v, xaQ-
nOV; tot) ay' Ov yáyovEv 71 'EatE Q cStr) 6LS [xQóvov] ó dvi10 bíbwóL µi^
buváµevos rovtous dZcoxEQbClvaL • tò 8 1 airó ÉQtL xai 1711 tcóv CD.7,wV
E%LEQwtOEwV, fi Víxa tóxou5 JC(JOUr1,ÚEtaL 17tEQclytn6L5 xatà tà EtQTaLÉVa
Év bLaraEEL (3U6LX£ws (1).
praepósteran] FvtvxoLs tfi hmt - rfl xELµÉvr) (3L. S ' tov 145. tí,.
xy' b Lar. xE', PL. e' tí. y' b Lat. a' (2).
§ 17. voELtaL c7J6UVEL Éàv 'Ev 6vµ(3oXaícp y Q állyri , ciuµoXóyr)6Ev
rítLos.
§ 19. OcQoatíµov 13 TCaítT i 6Ls. ÉvÚa xaó bLUCpE Q ÓVtws Et6áyEL %ó-
yov. Et µávtoL e x stipulato , Itotóµws xai dbLa6tíxrws atoLViiv
Eta ycQáttEL ón xlQbos • 1Jti µávtoL twv bona fide [ciywycllv] ov xEQ-
baívEL atoLV1)v ó áctwr ^l laµ(3ávEL, d XV E1s tò bLacpÉQov avtc»
xatuXoyíZEtaL 1)toL Ets tò xQáos.
^ , , . . , , ^,
0;)S 7000ELT)taL] bLa toto ELTE b81,á t0 ^CQOQEIUEV, Ea
v EL^CE L v tLs EtEQcp,
oú ovx T^V vmElOU6LO5, 13CEQwtq, • vo y ', bÉ %.ÉyEI ÓtL, nOLVT)g ÉvtEaEµÉV1')S
tY) -7LEQwtOEL i7JL1Q CC7ti%,ov, 16)05EL.
UwLV1IV FJLEQwtaV] 6ri(µEíwóaL) 0tL 1) tr) S noLv1'j 5 nQo6-hxr ) xaì
tàs dxvQous É ytEQwdi 6ELs xvpot. toto SÉ [km, boW.ELwv 6vµ-
3áUEtaL. voµíoELs bÈ xaúoXLx¿bs ELvaL tato , ¿ti ndóav CíxuQoV
ÉnEpxá)tT')OLV xuQoT, rj tfis atoLvfi s nQo6T9Vixri . Et6i yáQ rLVES, Écp' wv
, ^ . , ^, ^, , ^, ^
otov lo; Ev1Ìa JLE-
^CQOíStL1g EµEvT^ ^ ^CoLvT^ xa L avtT3 axuQos yLvEtaL , OLov E
Q wtcT) noLVh, xQ11611tuL tcp cpa2,xL6ícp. 17t1 tovtov yàQ 481 fi 17CE-
. ^ . ^ . ^, . . i g),
QCiJt1^6LS oubE tO 7LQootLµov EQQwtaL , w5
e (3L. 7^E tL. (3 bLy. LE
' (
bLà yà Q privatwn eautioncon JCEQLyQácpE619aL ròv vóµOv o Ú xQELa.
ccváyv. (3L. ;' t((76v) de rebus, tí. t8%,Eutaícp (4), Év cpr)6Lv ÜtL ^^LL
t(1iv bona fide áywyc7)v Ét{',Qws twcovtaL tori) at Q oótíµov ducaítT]6LS•
Iví3Ev xai bLacpEQóvtws EfoáyEL Myov. Et µávtoL e x stipulato dato-
tóµcos xai dbLa6tíxtws noLVi3v Et6JtQáttEL cos xÉQbos • la'', µÉVtoL
tCov bona fide [dywyo-5v] ov xEQbaívEL noLViiv ó áctwr fi Xaµ-
, ^ ^ ^ ^, , , ^ . ,
(3 avEL, a7^^ EL5tò
to bLacp^Qov avtr) xatañ,oyLEraL xaL ELS to xQEos (5).
§ 20 s. f.] dváyv. tò tÉ^,os TI); QLE ' vEaQc^s.
^^ ^ , , , , , ^ . ^,
§ 2^. 0v bvva µaL] añ,^,a buten, a^caLtr ^6w avtoV ta L voµL6
[tata (6).

(1) F 2 , 497.
(2) locus corruptus.
(3) D. 35, 2, 15, 1.
(4) an S', ut de D. 17, 2, 41 cum F 2 cogitemus ?
(5) F 2, 499.
(6) F2, 502.
— 201 —

§ 23. óµoíws] 611(µE(w6aL) SLaCpooàv bl yátcov xal 13tE•wt16Ewv.


µlv yào tc-ov a.ri yátwv 7tXáv11 tov óc11µatos, ovxì ^ óµwvvµ(a
, . , , , , , , , , . „
avaLoEó to %ri yatov • E^CL hl tÚJv EarE(Jwt11 6EUJV, EV (^ xaL JCE(JL t0 vota
ylyovEV 3tXáv ►l , d6vótatos 1j kcEpcotll oLs (1)
§ 25. Ql(µElcuóaL) tavta • Óµo(Q)5 EN)el6ELS Év tc) zaoóvtL (3L(3X(cI)
t(. oCEoI t71 tcóv Pllµátcov Évoxwv (2).
— bei; hl ElbávaL ÓtL tò toLO v̀ro 7`11Yátc.Ov ov xUatEí . µEtà
^1 v tE^EVt'rl v tov %,1
Yào t' ^ Éàvµ1
1Y atuQ 6ov 1 Î^aÍ3 ÚJV tò %
l ttix 1 rlY átov ,
1 3t 1 tòv xñ,lloovóµoV tovto ov ataounɵnEtaL (3).
20 § 1. rò avrò xat finaliza-1; xal 'EvEx v oov • xul avrà yàu
lv atavtl 6vva%,%,áyµatL h1JVavtaL bi,boóÚal, ci) S ELntaL (3L. á tov an-
tipapinianú, t(. a' huy. E' marcianfi P11 t¿j) (4). Eto11taL bÈ xal (3 i . y'
t(wv) de rebus, t(. de institoria, actione, huy. E ' òvñ3tLavov (5),
ótL xal (XI IyyvuL xcxl tà lvéxvoa waoaxoloví;l'µatá E66L TC.-Ov 6vvañ,-
,
?,ay µarwv.
ib. 611(µE(w6uL) bLà tòv syyvlltil y tov dcprjXLxos 1jv(xa 6vvcuto-
xa14(ótataL tc^^ dcpr)7axL, (In Év t4) b' (3L. t(c7pi) Jrpcí)taov, xaL 61 1µE(0)6aL
t11V ÉxE6 bLá6tLlLV (6).
µ ►1 17rLbéxE6OaL] tovrÉótLV, Éùv xata(3áñ,u ó vtò5
tcA) zitato(, Ov b1JVUtaL ^JE1tEtLtSÚELV' É7LEL81) cpvóLxoJs x(JECÚ6t11S lc)r(v (7).
tvxòv yào ó púpillos xwPìS tau b Lroó 31 ov uvtov ÉbavEí.6ato
, ^ , , .
yao ba^ccxv11a11 avta xa.xc^^^,
1,7ÉVETO UxCUV Cpv6EL vTCEVl9vvoy. Eavyete
x(xL EyEVEtO

ovx ó buvE(6a5 Énaváñ,llij)Lv. EÌ, hl 3CÁ.OV6LC.i)tE00s y(vEtuL,


EiSÓ ÉyvEtO 70,O1,6L0JtEoOS xatabLxáEtaL. El bÉ xat(13á%IEL VT? [^a-
vEL6tfi f,Ú ¡vwµóvw5, o11x dvaa,aµ(3ávEL (rimó CÚg cp11QEL xQEw6tO141,EVOV (').
s. f.] btà tato cpv6Lx(7)S xatéxEruL O o6xÉt115 t4) 11O)tLxc7? noo-
6cÚ7túJ, EIvaL uÚtòv bExtòv bLxa6t11o(0v • ClTtoó6c.)zitOs yáo (a).
§ 3. ol,ov µÉ n Xwv bavE(CE6$uL naoá tLVOs aCoò xatu(3oX115
to`v doyvo(OV bába)xa Éyyv11t1'i v. bLà tovro EIZEV , ótL xal zrpò t1^S
xutu(ioñ,71 S ÉyYvlltì1S b(bo619cxL bvvutaL.

(') F 2 , 502.
(2) I. 3, 15, 4.
(3) merninit huius scholii F 2 , 503.
(4) I. 20, 1, 5.
(5) D. 14, 3, 5, 16.
(6) uìdetur D. 4, 4, 13 pr.
(7) F 2 , 505.
(a) F 2 , 505.
(6) partim F 2 , 505.

— 202 —

§ 4. óµoíon (3L. µ19! tí. LS' SLy. µ^', xaL (3L. S' to v
" xwS. tí. L11'
Stat. y', xai vEaQ. )'.
ó7.óx?,.11Pov] tovto áX2LoLol, 1) S' vEaoà' Évtvx. SÉ (3t. S' tov xc65.
tí. L1 1 ' Stat. tEXEVt.
tol.ltO aGñ1oL01 1j E,LEtà tòV xCÚ)Lxa vEaPà SLOf,t. diera (1).
s. f.] xcí)oa tij cccSpLavov SLatáEL xui Éni µav)atóoOJV. o6ov
FvEtE U VtO e ' tvxóv tLVi S avE66aL' 15ávEL6E avtov
[to1.1 xQE(1)ót01.)]. xLVE6 [Ó )avELCáµEvOs] xutà tcov E' t11v mandati ,
S Ó%Óx?^
01J" b El rl, 00V CUJA 3.19(5 ó EÚnO^ EL ÉxactO
^S S• ' ÓJ
S xELtaL (3 S
tcOV )Ly. tí. ^,' (2).
^ r c r c ^ r cr r ^ c r
ano^OV Vnaoxovt0 s ] [O £yyv11t11S], oótLs xatE(3a^.EV ELS OÌ^.OxXTECIOv
tò xCÉOS, ccnóo01) QVtoS tov nocototvnov, ov )vvataL 13tava2tiaµ(3ávELV.
Ei atnovilcr 1 tò µÉooC„ [ov v] tò áo}.t(gov avtcj? ctvul.uE.L13ávEL.
§ 8. ñ,ÉyEL ótL Éàv tvxòv ÉV bLxaLCòµatL . xEltaL . ó)ELVa Éyyv1"1-
auto, návtooS tà Fv uvtcT) ÉyxEí.Ea,EVa [n00%trE1pEL yByEV'Y168aL boza], co5
^vcc ÉSó1g 11 ÉyyvlltrlS. ovtaoS fiF noLOÚCLV oi, voµLxoi áEí.
21 pr. otov ÉáV tL[ x(EU1ct¡1 µ0L voµíóµara o' Cucó cLyoPu6ías
tu'ti òv 1 1 ccnò ÉnEOO.)tr
^ 1 6EC^J
S xui tOVtOVti ^ ovñ,r
Í3 1 µ 1 1 v nOL11 caL ^v0x ov t fi
litteris ^ cLVá ^x noLELV tà
1 rl P(^ 1 ^ ata
µ aLxà ^`1' ^ GL Y É xELtaL Év tat)
^ P`rl tcJ ,
tovtÉótt tò naXuLòv xQáoS EL; xaLVÓV µEtaoxrE [OUT Ló[tsva.

indébiton condicticion
fiLátaIL1 ] nPò yào tfiS )LEtíaS IxEL xat
noòS civarElpLV tov nLttaxí0v ó noLljóaS tò ypaµµatElov xai ÉVUyó-
[levo; ó no Lcov tò nLttáxLOV ti1 v non riumeratae pecuniae naoa-
a 11 v 1Z
-1^^ x EL tOVtÉCtL tà ' á^L19
^ µrl µ r1JÉVta
l 3 ). tò avtò fiÉ
xPrl'E iara (()
xoatET, xai 1ni n OLxò
^ S µr'l á L1^
P µ r6avtO
1 C , (ÁS E^ ^taL
r l 3L.
I )' tov xcò).
tí. )' )Lar. xu' Év tÉXEL (4).
23 pr. nEpi tov tLµl'iµutoS] yvcooLCl9rEvaL tíµllµa tótE cpaµÉv
nX11o0vo8aL t71v noá6LV , áoLNtrlil11 7-1 µEtorEn ctaNtLC$i1
üñ.ov tò nEnoaµÉvov- xai Evo1I6ELS til y 5Lá6tLhV avtil y í3L. 1(L1)v)
de rebus, tí. a' ) Ly. XE ' (5).
Q 1 voµícµata] ovtc,n xaì, tí. Et)' tot )' (3L. tov xci)S., )Lat. í9',
xai (3L. L11' tcov )Ly., tí cc' fiLy. a'.
Éni )È tiíS ÉyypácpcoS] xELtaL r1 nEPi tovtov )LátabS (3L. )' tov
xcó). tí. xa', ovca.

(1) [cf. supra, p. 145].


(2) fr. 6-7.
(3) 1. -tan/ µA) dQuhrri $ÉVta)v uriµátwv•
(4) locus corruptus.
(5) D. 18, 1, 35, 5.
— 203 —

s. f.} xai (3L. tovto, twv de rebus , tí. a'


y . (3' (1). &XX&
tovto tóts aten vóEL, fi víxa µr151.v rc^Jv pondere numero mensura
, ^ , , ^ , , . . ,
[1CLltpaaxEtaL]. EL yap TI tOVraJV E1tpa19r) , tOtE 1cotE µEV avía cpv at•
^, , . ^, ^, , . ^ , ^
tEtaL, a1LEp E1tt tc,JV %oL1tCU y , cUatE, a Eta tov SoaL xaL apEaaL Exix-
tápcp µ£pEL, 1tEpcp£lttov, tovtÉCtL (3E(3aía1' E1VUL t11V at Q aaLV • tot SÉ,

Et xaó tàá7^taru
µ t0i5 é EcSL
µP rl rò tí µ11µ
Ó(pÉa^ u ^ Ov 8tÉ00O5
x ` SoxEi
lt n ccatv yEVé61g'aL atEQcpÉxtov, Et auto ' tò 1tEltpuµ £ V0V µEtp1pn tl
ápL19µOij ^ataí9µLa19fi . Et µlv yàp 137vov ròv olvov 541v tòv 'E7vaLov
]1 cI \ / J1 [/ ^/ c / 3 C \ I
r^ 0í^ov tov attov ^l o7^ov tov aPyvpov, oaovSll ^totE 11 v, EVL ttµllµutL

5La1tÉltpax1 rLs, rò editó xQat1WEL , Ó1tEp xaó t(l)v 1,OUtCOv 1tt1tpuax0-


µÉVCwv ltpayµárcuv, tOVt8atLV cLµu tfi tov ttµllµutos ÉxcpOVl' i aEL 11

1tp(xaLS yívEtaL 10EpcpÉxta. Et 511) O1VOti ovtCUg É1L^cG19'T 1 , CÚ6tE Xara' Fxu-
,y ^ ^ S (2) ^ ^/ . ^ ^ ^^
atOV 7^a vV ., 0 aLtO xa19' Exaatov µ OStOV O L)y 0pUJatE s ^,
xaa' Indo-ny 7tírpav ritúJ ópLa191-yaL tLµ4tatL, tótE cpuµèv 1tñ.11pOV-
aÚ'aL tl1V 1t(JGtaLV, ^1'jvíxa CzltupLl9lL11i911 Y) µEtpr)i)f) 1) 6ta19µL61ifi ri7vov
tò 1LE1t(JaµÉV0V. xaó EvpvIaEtS t71 v SLáatLlLv tu1)t1p, I31. tGJv de rebus,
tí. a' S ty. ?LE' (9.
— Ctváyv. (31. t(ó)v) de rebus, tí. u' huy. µ (4). czv. xuó
S' tov xc55. tí. xa' S tát ov6av.
§ 1. cérton] (5) ópíELv SÈ ha tò tíµll µu tfi cikri19Eíc^, xuì. ovx
EtxOvLxUJS' É7LELSi) donationis causa, tovtF6tL ScOpEé4 ^(á(JLV, 1t@f.(6L C,

avvLat(evaL ov SvvatuL, ccoS t(cúv) de rebus, tí. u' Suy. (3' xat
(6). xut 19uvµaatóv• ovh1 yào xotvcovíu donationis causa
avatfivut 515V0/t0IL, cils (31. S' t((»v)• de rebus, tí.. pro. socio, tovtÉatL
t11 5 xotvUJVíaC„ SLy. E ' (7). c17vX' OtitE µía19'cA6LC óvv6otu619'aL SvVUt(1L.
xÉptOV SÉ vóEL tò CpÚ6EL xSOtOV E1vuL, 8t xaó 1jµLv C(yvóritOV.
otov tc7)V Év xL(3UJt(7p á1tOxELµÉVa)V áyo Q áco tò 1t@c"cy!.L“. Yj ó3t6a0v
avrò ó testátcor coy rfl yópuaEV, (707 (3t. r(cJ)v) de rebus, tí. u' SLy.
^' xat ñ^' (R).
§ 5 S. f.] S LÉCpEpE yáp [1,0 L µi] áyOpáaut tòv Ò1M66LOV tólt,ov•
iihvváµll v yàp tótE xa7.c7n. ciyopá6uL cxypóv.

(')§1.
(2) suele (Urce.
(3) § 5. huius scholii particulam habet F 2, 513.
(4) D. 18, 1, 40 (?).
(5) partem habet F 2 , 514.
(6) D. 18, 1, 2, 1 ; 36.
(7) D. 17, 2, 5, 2, locos prorsus diversos, nescio qua ratione, adduxit F°.
(8) D. 18, 1, 7, 1 ; 37.
- 204 -

24 pr. s. f.] tvzòv yàp ljyvcoµóvl6E SovvaL tò (t(ól9u)µa. ó 61


Yva ílá(31) tò [LEE.LL6lÌ(U1AÉVOV. tvxòv yàp ovx 186Dr) avtc7,), JzX11pEc tcli5v
1x111.L6 Ú())6a' LÉVQ)V tò ! L L61icAlÉV.

§ 1. SLátaILv] µÉlLvlitaL t1^s SLatáecAC, ravtri c tò JtEpI, Jrpá-


ae0); faó ccyopaó(ac ( i )' (3L. S' to1) xÚ)S. tí. }Ca', LZ' O'Ú6a.
praeseriptis uerbis] tovto eLpr i taL (3L.11' t¿iív de rebus, t í . te-
%EUt. SLy. x(3' (2).
toUt( É atL) µóvov %.ÉyELc tà JtapaxoXo1501) [tara 1117o15µevos tò
3tpáy1-La (3).
s. f.] arhELO)óal) ótL 17L6 L615056eü?5 6E1 xaa 6060fivaL tò µL-
aaòv xa1 eérton aútòv eLVaL • cús Eóte !Irte óp4,aúr) µate 1Jrayy0,35r1
^ , ^ ,_ . , , , , ^ , ^
^ ^,LavC^atL ap^LO^ EL, xe6taL ^tpoc tCÚ te ?,EL roí-) x5 tL., oc E6tL de man-
dato (4).
§ 3. tò xtijµa] áváyv. (3L. S' toú xc.òS. t í . S' SLát. X(3' (5).
Jtep1 ^r]vcovo5 Lar. • xe6taL fl Jtepi, tovtov S Lát. (3L. S' ro í-, xcòb.
t (. tE X . (6).
§ 4. rjp cae µcll7Lov] tò aútò rebus, t í . X.o-
cae (3L. TI ' tc)v de
xárL, S Ly. (3' (7). óµo ► ov 61 gxeLS xaa (3L. ^' tov avtov óvvtáyµato c , t(.
, , ^ , , . , , ^ , ^ ,
a SLy. x ( 8). avayv. bE "xaL to ^e SLy. tal-) avtov tLt%^ov. exeL yap
E1JpT)6ELs xEL[LÉViV xl3paµ(So; SLaípeaLV, 3cávv JtQòc tò 7tpoxE6p1.EVOv
µ(3 aXñ.o [LÉvr)v.
av.
^ ^ - , , ^ . ^, ^ .
§
7. co; eLJte xaL ^tc^oavco el; tr)v eommodati • EvlÌa OUSE ^LL-
ai1coaLc (1JL) (aarl a%1 2 ÉaLuEñ,ELaV ÉuCLbElxVU6lÌaL tOV xp11 6áµEVOV .
XoLJtòv SÈ StL yPatovttov Xéyei eLVaL tò commodáton.
25 pr. ccváyv. (3L. c' t(¿t)v) de rebus, t(. (3' SLy. e ' (9). rotto
^LÉyeL, riti xal ÉJLL Jtáari JteOLOUa(a aÚtov tLc btiVataL 7,apr3á1'e LV
tlVà xoLVU)vóv. L6tov SÉ ótL xaì µe%XóvtcAV arpayµátc,)v StivataL xoL-
vcov(a avati)vaL, ci); eóntaL (3L. S' t í . SLy. S' (10).
§ 1. 000te tovtov Se(xvvtaL xara, xco31,S(ov, ci)S ateo tò Ivav-
t(ov tfic roí) xovbtov µovx(ov yvc4µ1ic 1xpátri6Ev te) 615-

(i ) I. 3, 23 pr.
(2) D. 19, 5, 22.
(3) F2, 521.
(4) §, 13.
(5) corr.
(6) C. 4, 66, 1.
(7) D. 19, 2, 2.
(8) D. 18, 1, 20.
(9) D. 17, 2, 5.
(i0) corr.

— 205 —

vaQaaL 6vµrpcOvEiy, 1,56tE tLVà tov µÉV xéQ80v5 µÉQOs 17CLOQELV, t115
81ía, ^ x
^^1 µ^ µ^l Q atEL6Ú'aL ^ ascoQ xal a1JtòS Ó 6 É Q^
LoS 6 vµ^
cí^vwS Éavtw^
q,rl 6LV. t011t 0 8É otitCQ S xQr^l ,v oEiv ^va Éàv ^v tLVLµ Év 7CQáYatL µ xÉQ80S,
gv tLVL 81 liuda ysvr)taL, xoµatEVóatLóvoS yEVOµÉVris, tò vatoXLµata-
vóµEVOV µóvov voEitaL xÉQBoS EwaL.
§ 4. $EµátL6ov yàQ ÓtL , OvvLQtaµÉV11S xoLVCOVíaS µEtah
atQíµou xal óExovvBou, ó 6EioS hoír i 6EV ;J[ Q iµov xXr)Qovóµov xal µEtà
te, 8Lakvftr)vaL tr ) v xoLVU►víav, tÓtE gyvw, ó^QiµoS, ótL 1j to u
" óeíou
xXlWovoµía EÌs sautòv xatrivÉx1%r). xal 8fiñ,ov Éx tovtov, 8tL atal.aLÓ-
tEQóv É6CLV xñ,r1Qo1/O1,1,1a 8Lab16EOJ5 xoLvcAv6a5. gxELs 81 atá6av
ti^v 1111yri6LV raí) aɵatos.
— el xal 1) xñ,r)QovOµíu JtaÁ,aLOtÉQOL 1^v tfiC, d3cayoQE15óECO; • 0tl
tvxòv á7t0vta a17tòv tòv 6Ex0vV6ov ÉyQu1j1É tLS xX11QOVÓ1,1,OV, E68ótOs
autóv tovto.
, , ^, ^ ^ , ^, ^ ,
26 § 2. vor^óov yaQ otL o Eyyur^óaµEVOS , otE EvEyyváto , oux
v7CÉlg'Eto tà atoáyµata alma , ótE 8É ÉVEtElñ,ato tc^J xQE(O6tOUµÉVC?
5tLVr)6aL xatà nQíi.LOV to1) xQECO6tov, vTtliEtO, Év tc1J ÉvtÉ%Á,ELV uvtOJ
. > > . ^ , ^ ^ ^ .
tu atQayµata autov ELQ1^xc1Js0{5outwS
ton tw Eµc^ xLVBu^vc^ xaL v^totL-
Bytí 6oL aávta tà ɵà atQáyµata ', úióte xLVTj6a5 xatà
, ^ , ^, , , . , ^ . , ^ .
tOUtov tr^S v^COl9r)x1^S ExEL xEQBos xaL tr)v µavBatL. Ev 8E toutc l) E(JtLV
O3tEQ %.ÉyEL, 8íxa vnto$7'ixrj5 yáyovEV, tò 81 µav8átov µEtà.
vato$11xr)S.
6. tri 81 8óXou xal datò ouu,(3ou2SiS Év^xoµaL, 6)S lv tó:) tí.
§
de dolo t(ó)v) at Q oStc,ov dvTjVextaL (i ), tovto 81 EiQritaL xal gv tct) tí.
mandati tC0v de rebus , BLy. 19^', BɵatL • sed et si de
sanitate serui procuratori (2).
EL 81 xal óvµ(3o1ñ,E156ri tL S tci) olxétil xñ4uL xcd cpuyEiv xal nQòs
uvtòv dyayEiv tà xñ,aatávta, xáv µr) BLecpí9ául ó olxÉtr)S x Q atEituL t^
serui corrupti, tovtÉótL nEQI tov v7totpliaQÉVtos 80152LAu, c'os E11cTp6ELS
tí. u' t11 S 8' institutíonos • EvQTI6ELs 81 xal Év t(1? dxoullícA) t^r1 5 avtfis
institutionos dtL Éáv , avµ(3ovA,EVOVtós tLVOs , ó dX,^.ótQLoS otxétris
. ^, Í3 ^^^^ `
'
avLC,^v '
ELS Ea Q ^,a
8av8Qov rl xutLwv EL ,s ^Q^ o 6vµÍ3 ' tw ov-
ovî^EVs
tL1(9 dxou'aícl) xatéxEtaL.
§ 11. Éàv yàQ taxÉcAs dutayoQE176u), Eva Els tÉ%ELOV dutotE-
xEóúr) uvtò te) atQáy µu ► i 8C ÉautOV stáQou ,lvÉxo µa L, ws µ11
dnuyoQEl56as tw x n Ew6tfi mandati.

(i) intell. D. 4, 2, 9, 1 sg.


(2 ) D. 17, 1, 10, 1.
— 206 —

27 § 1. neg. gest.] óvoµa áycOyfis , tovt?6tL twv 7cQayµátcov


tCt)v (`)LOLxT1$ÉVrcov • r(7,) b? S LOLxTjóavtL 1) contraría, tovt?ótLv Évav-
tIou, 8T1 XovótL negotiorum gestorum, 17C1 tol; 7caQ' avtov Saneen-
.0E101. tvx ÓVyà ' ata 11
QE L s oÌ,xovC, SSa7CávT1 6E to1) c(7CóvtOS xQ^µ 1 Els
a"l.as 7t Q ocpá6EL;. avtT1 SF ccycoy7l xLVEituL 1 `1 áµcpL7rXE15Q0v.
cz7caLtovµEvos] ?6*ótE S? xal 5ó7,ov µóvov á7CULrELraL. w ; Iclvíxa,
µEñ.?,óvtUJV t(vv SavELótcT)v ai)to1J 6L0C.nL7CQá6xELV tà 7CQáy',Lata, 7LaQEV-
tETÌE65 eC7CE7r?1,T^Q0)6EV ( 1 ). xa6 Tato xE6taó (3L. y ' t(1)v 7CQ(^tQ)v, tL, de

dolo ( 2) S Ly. y' (3).


§ 2 púpillos] 'aEµátLoov yàQ 0tL xQECO6tEL ó púpillos xai SE-

hcoxEV vJcQ Carta ó ?JCLtQo7COs EÌ,s ?vÉxvQov YSLOV 7cQC"cyµa.


§ 4. (5567cEQ ?x tov 7J1 YatEVaávro; ij xoLVov 7tQáyµatos ScOQT1-
TiÉVtos ?àv Éaáócu xaQ7zovs xat?XoµaL tc7c) comrnuni diuidundo, ovrco s
?x tU)v E6Q11[1,va)v [tovtÉórLV (xLtLCt)vl, tovtÉótLV Éàv ?7CáQC0 xaQ7COV s
?x x?d1 QovoµLalov dyQov, xarsxoµaL TCTp - 6vyxXTlQovóµcp familiae
herciscundae.
§ 6. 6T7(µEíCO6aL) StL tato tò indebitu condicticítt tò xatà
z2,cív7l y xara(3741v ?7CocpELXóµEvov tov xata(3aX?tioµávov Iza Ivoxov
. , ^, , ^, ^ , . ^
tov ?^u(3ovta, C067CEQ o
ó SavEL6ay, c^os ELQT1taL Ev tc^ 7taQovtL (3L(3ñ,LC^ Ev
r(7) 7LEQL tó5v re ?voxCi)v ( 4). xad to1)to, ÓtL olvx ?ót6v á7tò óvvaUáy-
. > > >, , , ^,
µato; ro toLO'Utov, IV t(1) avt(^) 6oL ELQ11taL to7tg). xaL otL xata-
(3oXii v acoLOVµEVO; xatà yvás Evyvc,)µovátaL xal (3oW,óµEvo;
LalÚ6aL Ivoxov ELVaL 1)JLo7CtEU4tEVOs 7COLE6taL xata(3o%Tlv • o1)x
1. 7CL tò 6v6tT 6aL • xCOQbS [kávtoL toi3 pupíllu. 1xE6voC, yàQ
^ sine tutoris
auctoritate SavELóáµEVO; ov xatÉxEtaL, COI' ovSl ?àv indébiton
ai+t j) xata(30,11 tLs, µr^ naQóvtos T' ov ?nLtQónov, xtátac avtòv Ivoxov.
§ 7. SLátarIL s ] (3L. S' tov x(56. Tí. (5).
29 pr. mandátores] áváyv. (3L. s' twv de rebus, a' SLy. xft' (6).
§ 2. VÉ41.E6i}aL
loti m)vx11 5E67L(Zovtos [xarxELv] . 0tav 7c£µlpcO
tLVà 7cQoxovQátoQá µov EVS riva xo'Qav xal ( 7) áyoQáol1 µoL xrTlµata
ij cü.%a uva, ci); ElxòS xXT1QovoµIa [coi, WE, xáyw ?xE6Va ovx ElBov,
SµcOs SÈ vvxfi v^µoµaL avtá.

(1) hucusque F 2 , 541.


(2) corr. uegotiorum gestorum '.
(3) D. 3, 5, 3, 9.
(4) I. 3, 14, 1.
(5) supple SLaz. y'.
(6) D. 17, 1, 29.
(7) 1. `óva.

— 207 —

— a'nos áyEQovxLós ÉotLV ó 'sváycov, Éx tot) agere • vovµéQLOs 81


vEyiBLOs ó lvayóµEvos • negare yàQ tò 41vE6619'aL.
§ 3. btEQGt)tTy1i'Évta] vór)6ov •tL Jt Q ò roí: IJtEQwtfiGaL tòv pú•
pillon ÉQ.Ow µ^v 3 v µ OL Jt
rl ^ ^ò S títLOVrl`^ ^ otÉ^^ a ^VO
xrl '•
É wt 19'svto5
e rl
81 to"v pupfllu ɵov xal nouatfonos yEvoµÉvll S, EvQ£l9'r) óíxpr)Otos
atootáQa 'Evoxr) xal r) (3' Ivoxr) yEvo µÉVr) 4LO íws.
— vór)60v 81 tOVtO yEVÉ61Ì'aL, ÉJLEL87) VJtÉQ ÉtÉQOV xQEw6t0v É7LE-
Qwty,n ó púpillos. Et yàQ v7t1Q ÉtÉQov, .Dr vJtEQ larca eum
tutoris auctoritate JtQótEQov BavELóaµÉvov (uta talvta xwQLS a17aEV-
tLaC roí) £JtLt(JóJto11 ÉJtEQwtr)li'fi , 0i75£v (dñ,ws £JtOíEL, OÚSÉ enouáteuen
tò xQÉoS, lS PL. a' twv de rebus, tí.. a' huy. .15' (1).
oúxÉtL] 81 qyv6Lxì3 nouatfona óvvátaL JtoLEiv. _JtEQwt11-
15E15 y.àQ ó 06xÉtr)5 15 oto175di JLOtE JCQo6cÚJto1J cp17QLxws IvoxoS yívEtaL•
JtQ66wJtOV 5É 0'lJx ÉxEL. nouatíwn oú µóvov 1Ì'F%EL gxELV cpvcLx7iv
ÉVOx1^v, (1ñ,Ue xal JtQó6wJtov , tOVt6t6v , LVa 1) 1XE15198Q05 Ó S1LEQwtci)-
iLEVOS. Ó6JtQó6wJt0s 81 Ó OtxÉtTis.
tò EtQd µ EVOV] áváyv. (3L. a' tc^v de rebus, tí. a' SLy. XS' (2).
§ 3 a . yÉyovE 8 Láteg LS] Ccváyv. PL. 1 I ' to17 xú)5., ti. µá 5 Lát. 1]' (3).
§ 4. áváyv. (3L. (3' tc^v JtQcòtwv , tí. de pactis, SLy. (4) , xv.t
Év t¿L:) t' (3L. twv de rebus tí. de reseindenda uenditione, tovtÉ6tL
JtEQ6 dvatEµvoµávl]S 3tQá6Ew5, huy. y' (5).

Liber quartus.
1§ 1. JtEQ6 xQ1l6LV xtF.] JtEQt tò at n áy[La, 8tE tò 5o1DÉv
ÉJt6 tò vÉ E619aL 17 ov^ " ÚJS depósiton,
O óvw S , cÁ)S ÉvÉxe
JCQxQ p vÉ 0 aL,
^
µ ^
,
^^
,
^, ^, , , ,
OLov OtE E%1Ìw %1,a(3E6v t0 Eµov JLQayµa JtaQa . tLVOs xaL
ws Ev£x11Qov, otov
EYJtr) µoL • ` 5òs µoL tà SavEL619ávta Gol JtaQ' Éplov xa6 %á(38 tolvto Ets
1vÉxvQov', [xal] tato 1ñ.a(3ov Éy(h. Ets depósiton 5^, Yva Jta(JUÚT^x1^C,
xáQLV 515wxÉ µoí ti; tò Jt Q ccyE.La. ovv JtaQà yvd)µr)v tov 5E-
5wxótoS v£ [LEtaL, xX0Jti3v áµaQtávEL Ó tOLO`llt0s (a).
SLU.cpvvj
§ 3. cpavEQós] tovto ELQr)taL (3L. g' tí. (3' Ly. y'. Ei
tòv c)Qá6avta xaL µÉxQLS OÚ cÁiQL6EV avtò TívEyxE, cccpávEQós É6tLV Ó

toL011toS xXÉJttr)S.

(') D. 12, 1, 9, 5.
(2) D. 12, 1, 36.
(3) C. 8, 41, 8.
(4) D. 2, 14, 7, 6.
(5) D. 18, 5, 3.
(6) locus multifariam corruptus.
-- 208 —

á7t0ÚÉQÚaL] 8E1 vOELV £v1Ìa (1JQL6EV Év a'vtfi fµÉQa [aDEly]


µEtà toD at Q clyµatos ó x7^ént^S, (In (3L. g' t[. (i' SLy.
§ 5. ELtE boD7toS] tótE Fatl roí) olxrtov tstQunaQLÁ,áEtaL tj cpavE-Qà
x%0:41 7jy0UV cccpaVEQòS bLn7` a6LCZEtuL, 0tE ó otxÉtri S GL%XótQLO s
xñ.on1l v FQyú6r) tal TLVL. El yàQ Cenó toD Th íov olxÉtov x7`É'LjlrytaL ó
bECSnótrj5, lvayóµsvo S ó bE6atótriS vn£Q avto"v tfi de peculio áywyri
xal tà (191)61xà xQÉa 11aLQEI , ov naQaxQatEl TÒ tEtQ0C7t7láóLOV, CUJA
11óv11v aútrl y tTv 1,Lat6µrl6LV toD x7tanÉVtoS atPáyµatoS, wS (3L. b' t(úyv)
de rebus, tí. a' bLy. (i).
§ 6. oürwS EvQl6ELS (3L. (3' t(dív) de rebus, tL. commodati (2).
— yEVLxòS xavCi)v nsQl to-Sv xax(7)S xExQr)µÉVwV tolS eUXOtQioLS
nQcíyµa6L.
— xa7Lc7S tò Iyx7`r)µa Énl tfi S furti • EVQ1]taL yàP (3L. s' t(ó5v)
de rebus, t6. (3' bLy. L' ( 3), ÓtL xQrqµatLx&S tà privata delicta xL-
vEltaL, ÉyyQá(pov 317`0vótL ánotLDE[tÉVOV. vcpÉlE7tE tè ► v áx01) '1A,)`eov , ()ti
ó áxovaLOs xQr)µatLx(7)S xLVEItuL xal Ovx Éyx7Lr)µatLx65S.
§ 10. nEQI x7dx,atvros tò YbLov nQayµu, áváyv. (3L. toD ma. (4)
b iut. S'.
§ 14. óµolun (3L. g' t6. (3' bLy. L(3'.
ñj personalían] tovtÉCatLv xLvEly tòv creditora EtS tò nQóów-
atov F,µoD 'COZ debítoros personalían, (1JatE áatoxata6tfivai. avto)
µú7L7Lov tò xQÉOs, nEQLonovrlouS tfiv furti xatà ta 15cps7`oµÉvov.
§ 15. tótE yàQ tcD bEónót11 6vµcpkIEL xLVfi6aL xatà toD x7.ktto1),
1^ v^xa C4atoQóC £6tLV ó xva(Q EvS '^
rl ó `áatL
P^1S . Et 1 ^àP E LS TLµPS
É 0 Cuco-
at7l'riPwftfi ó bEOnótr) 5, Ets tò ÉtEQOV µÉQos xLVEI furti ó SEónótriS
xutà tòv x7LÉart1iv.
§ 16. bLCítuhS (3aoL7LÉwS nEQLxE7LE'UO1..LÉVri arEQl táSv áno7L7Lvµsvwv
Éx t(wv µL6L9wtciív.
El xal tà [tá7<Lóta] {}EµC(tLóov yàQ ritL aÉQos áatE7t7v1Qc'," ó
bEaatórriS toD nQáyµuroS ánò roí) xPr)ciaµÉvov • IxEl 81 Ets tò vató7LoL-
nov xara roí) x7LÉattov t7yv furti áy(.eyllv. Et SÉ EiS ó21.óx71.rwov n7`rlQc,oa?^,
ovx ^xEL t^^v furti • xal tavta xQatE[tw (5).

(1) D. 15, 1, 9, 6. prior huius scholii para est apud F 2 , 560.


(2) D. 13, 6, 5, 8.
(3) D. 16, 2, 10, 2.
(4) [nescio utrum in Cod. Par. an in principe editione ceciderit tí. y;' :
cfr. C. 7, 26, 6. - V. A.-R.1.
(5) F2, 571, qui conicit ovx ante prius 1XEL supplendum, et s. f. uerba
` cìly furti delenda.

— 209 —

18. próximos pubertati] torto E'CQri tuL (3L. a' t(ío'v) de rebus,
§
tí. a' SLy. E ' , xal lv t(.1) u' tL. tfis (3' institutionos , xai (3L. g' tL.
a' •SLy. E' (9.

2 pr. altótQLa] vóEL avtoxLVTitá • tà yà Q ccxLvrita


^, ^ . . , ,
xpEóYtová^ Éatl xÁ,oJC7^s TE xa,l ócQatayfis • ovtws EatL xaL (3L. 1^ tor xw8.
tí. iovtcp ( 2), 8 Lat. (3'.
torto BoxEL xT%LÉOV tu £zELV ovx £Á.attora$aL
tÓ SÉ tstQaaCÁ.áaLOv]
ui bonorum raptorum, ÉnELSi) ws 3TQòs nec manifesti furti
TCXÉOV T 1xEL. Ei I1ÉV yàQ EiS tò SLatXovv 15,1CáQxEL xal tò atQcr,yµa
alti 81 EÌ,g tò tQLnXovv xal tò nQáy f .La. rri ovx 1Xattor6OuL •
xal to ri to U' das (7)s atQòS manifesti furti • tovtáatL cpavEQàv
xa.on1lv. tò tEtQanXovv IxEL µEtà áTCaLtIaEwS tor nQáynatoS, E6tE CQu-
vFpós 16tLV ó xMattIW, EY,tE µ1 ^ , xal xatà toZto oúx áXattorol;uL avtllv.
XEyEL tiv ni bonorum raptorum.
§ 1. BLatcrgELs] xEitaL 1) BLát. (3L. Tau xc;)5. Tí. de ni ( 3), C'
017 aa.

infra] SL80taL 81 avt i JCO vLldi6avLL, tóvtÉd'tL tw (3Lu-


oí;'ÉvtL, ci> 6V c,Jcavta 1.1CCftEiv 3L. tor xcí)5., Tí. `' SLUt. 8 ' (4),
É^ ►^S latL yvú7vaL, citL , úxLv7ytov .iiv tò JTQúyµu , tò unde eii
intérdicton xLvEituL • ccváy v. 81 xal tò 43' huy. -coi) 5' (3i. (5 ) tc7)v
7CQ(1JtwV (ti).
,µ ^µ 1
§ 2.2. taLv0
^ 'vete, y
F,Va Eav u0 a£;^^1
^ ^. y, aw EL ^5 ^ a19v^'
Lav E.Laa ELV
^ ,y
xutà tò Gli cpwv)y19é.v • É:ZELtoLyE dotò SóXov E,Lóvou Év;(F.tuL ó depo-
sitários, w5 E4nE 9-C Q O%,u(3GJV , xuó Ovx CLTCò dilibentfas ,
SLà tò ^ 1^í^ÉV 0tL a'ú17!.,LCp TC(:(Qu S ovS tò Éavtor aT.Qayµu Éavtòv
^ , ^ , ^ ^,
^ ^ , , ,
uLtLa61;^w . EvtarÚu SE EBr^^.waEV , OtL u^c0 ataxtov xaL avµyu )vo1J t0
tfig a-avµLa S yÉyovE • 8Là torto yàQ xul yFyovEV trú cpvaEL
tor ovvaUáyµatos (7 ) Te) pácton.
yEVLxdís] ci)v uttLClyv nec manifesti 8L8otaL -cok BEanótuLS,
xXoafiS yEvoµávnS, to1JtatLv Ets tò BUc)táóLOV, t¿T)v urt(i)v toZs FLu)
bEauótaLs, tovtéatLV oí, £xovtES tò nQccy(.La Ei5 depósiton 1j Ei S vtL-

(1) locus mirum quantum pessumdatus : s. f. corrige (3L. 1A' tí. L3' SLY . xy':
cetera uix sananda.
(2) h. e. 33.
(3) h. e. 4.
(4) corr. tÌ,. S' (S LCLti. t'.
(5) adde t í . V.
(6) D. 4, 2, 12, 2.
(7) ins, SLá.

14
C. FKRRIN,, Scritti Giuridici, I.
— 210 —

64(U6LV , Éàv vmrouv(U6LV ú97tCCyll y , Ei,C tò tEtpalLñAl)V StFiotaL ui


bonorum raptOru111.
3 pr. Éáv tLs] E6prÌtaL ¡3L. E' t(70v de iudiciis, tí,. a' SLy. a' (1),
ótL xatù tor cpovEVóavtos tò óaoyov xELV áxoálav xova-
5pov7tE8apíav òvoua áywyfi s (2).
xatabLxuSéóii(o] 19EuátL6ov yàp dtL tw 'EvLautc^ ÉxElv(p lyávEto

x (J)%OS, xaL 1 l v C
í ^LO rl S , x' vo u• T1 v
S L' VO µ•' EL S É 11 v vYL' (x
^Lo
S' S
EL tÓC
x' xaT4LxCi6EL tòV (3%áa)avta Ó fiLxa6tA5, Cú67LEp vnCT}(J)(EV.

§ 5. ó8ov 811uo6las lÌ EiS xcòuri v á7cuyov611S • uicus yàp rj xcí)uri


UyEtaL.
§ 7. (-7ucELp(cc] torto EVp)1 "TU L (3L. 11' tct)v de rebus , tí. locati ,
8 Ly. 1'Y' (3).
§ 11. priuáton] tò iBLCOtLxòv xLvELv Lxa6tApLOV, 32cEp xvplws
uvtc^ t(71) 8E67c6tbl ccpuó ^ EL oixElcp 7cpo6oSnCp' tò 81 públicon 5Là torto
ión
?^ÉYEtaL , (S Ixaótos ÉcpELtuL xLvE6v 7LEp1 tOr cpóvou to1) b0a0u
tovtÉ6tL xüv Érg(1JtLxòs fi xaL 11EWp11611 tLVá cpovE176avta, xLVáv
, ,
xatu t011 (pOvEC,^s.
ib.] áváyv. (3 L. E ' twv de iudiciis, tí. (3' 8 iy. xy' (4). Ei ulv xatà
bó?^ov cpovEV6u, xaL t¿I? xopválcp de sicariis xpatE6taL.
§ 13. xatà torto FiLaepápEL, 3T tò µÈV 7tpc7)tov xECpáñ.aLov 7tEpL
toi^ 8o'aov xaL tor pécus [cpovEVl9ávtos] ñ,éyEL, tò fi l y' xEcpáXaLov
, r / / / , , O / ? ^ / J /
7tEpL Exaótlls ^11uLas, tOVtE6tL xaL 7tEpL al^vya)v, oLov LuoLtLOV, EñaLOV,
o^vov xaL tf0V CC%%wv. xáxE6 7cp66xELt(u tò plurimi [tovtÉótL (1)S
7tX,OV óc h ov ^^v tò 7tpccyua] lv tcp a' xECpa?1,aócp, xáxEL, tv-cío-ny £v
t(,p y' xECpcaulo?, 6E6lyritaL, (t) S Lva £yxELtaL tò 7t%tO1lpLi,LL, 01JtCOs vórió0v
xaL Év tG) a' xEcpañ,alL¿J. tòv ÉvLal7tòv ávax?Zov Ó 5Lxa6t1'js xataSLxcgEL
tCo" c^cxovalcp tòv o') Garra. svtar*a tas X' rlulpas ávax24 ó
Lxa6t11c (5).
4 pr. tarta Evp7j6ELS (3L. g' tí. de iniuriis BLy, a' (6).
§ 1. praetextát(p] toutÉ6tL t¿j) xataxExa%uuué,vc,p xaL aiSE6lucp .
?,ÉyEL hl 7LEp1, roí') vÉov.. cpópll ua hl rato Qcouaáxòv Eis tò xataxa-
k217ttE6ftaL t11v xEcpak1íV.

(')D.9,1,1.
(2) óv. ay. glossema : dele.
(3) D. 19, 2, 9, 5.
(4) D. 9, 2, 23, 9.
(5) locus cOTruptus, ita fere emendandas :(ios Év tw a' xEcp. Ets Ten, évtavtóv
cÁvüx%,(1)v favtòv ó BLxaatr l s xataBLxcítEL tw cl,xovilí(u tóv ^rlE(Lw6avta, ovtws
évtavaa Ets tüs ?^' l'lllépas clvax14 éuvtòv ó 8Lxa6tV19.
(6) D. 47, 10, 1 pr.
— 211 --

§ 10. illustríois] áváyv. (31. .0' tov" xá)S., tí. 1E', SLat. La'.
6 pr. l atí] toutGat1 x-zñ,cú 5 J[QóoxEltul tò ` g v SLxaaCripíg)
37tEe sautc^ ^ xe ECUatE6ta1 '.y EÌ e
á t1 g g^ G)^'EV Slxaat^e
íov ^^c1 EL
x eíaoL
, ^ , ^ ^ , ,, , , ,
tO oCPEL%LOµEvov Eavt(^) ELa^C^Ja^aL, ExatL^ttEL tov x(JEOVg, w^g (3L. S twv
3t(JC1)tCAV, tí. (3' huy. L(3' (1).
§ 2. confessorfcos] confessoria in rem yívEtaL acoµatlxwv
µóvov, 3tav 1áyc:o cpaívEtaL tóvSE xeFival SovvaL µo1 tò ateccyµa,
xataSLxaaov aÚtóv, Ci) SÉ twv cL6ClJµát(av %LVE6ta1 1) in
SLxaatá'.
rem xaL eonfessorfcos xaL negatorícos. )-Cd `dtE LVELtaL eonfes-
sorícos, Éx tov (1,1) vEpoµÉvoV 7,áyca ` Ei cpaívEtal tóvSE xefival Sovval
!IN tò oceccyµa, xataSLxaaov avtóv, w Slxaatá '. óµc.og hl xaL nega-
torícos x1vátaL in rem lx tov vEµoµsvov, ótav 1ÉyEL • cpaívEtaL
/ \ ^i / \ > > / ^ / 3
tovSE µrí ExELV SLxaLOV %ata t01) Eµov aYeov, xataSLxaaov avtav, a)
S lxaatá '.
Év lvL Ovo? 194,at1] xEUta1 SI tò 15áµa, ItE(JL ov tò ^^tòv
11yEL tovto, (31. a' twv de iudiciis, tí. de inofficioso, SLy. (2).
§ 3. (3) Ei ycie ovtog [tovtÉatLv ó SEanótng] vá-
µEtcxL, ovxÉtl SvvataL lavas, ceog (3i. (3' tciív de iudiciis, tí. tfig pu-
blicianfl g (4).
§ 4. S a, S l áyal9f) o-clara vÉpai9aL tòv lmLntovta tfig volti) g
xaL xlvovvta publicianAv. xaL tiva ftɵata Eti(JTlta1 ataoù xa-
vóva P L. (3' tcov de iudiciis, tí. tfig publicianfi s 45).
§ 6. S1à tfig pablianfis in rem. avt n yàe (XVaxaXE6taL tù xara
nEelyeacp:iV trOv SavElatcTv ÉxxcolniÌávta. 3-teca, uní-mg yáP tiva tov
antipapinianú IxovaL tci5 y' (31., tí. a' ty. 11' (6). xa1c7g hl E13cEv
vE ink5Évta '• 81, yáe (1,1 1VEµ1119riaav, 11µE7L7vov tcIv ac1)µa-
t1YLCO'v t1)v fnfacton x1vELv, 'sucL SÉ icov ataeaxcoe119E1a6Yv áycoycov tò
fraudatórion intérdicton, Cag Év tc^ fraudatorícp interdíctep úvr^-
vsxtaL reí Jc T 7cQo Upó Q(9, lv tolg digéstois (7).
§ 7. £ i.L1aaCl)acA] LalÌ1 ÓtL LS1xov aV l.tCpQ)voV xeELa ÉatLv É7CL tOJv
7cQayµátcov tov colonú • óívEV yap tovtoV ovx vatóxElvtul tcp SEaatótn

(1) D. 4, 2, 12, 2. habet F 2, 602.


(2) D. 5, 2, 8, 13.
(3) non satis bene leguntur in apographo.
(4) adde Scy. tS', h. e. D. 6, 2, 16.
(') adde t', h. e. D. 6, 2, 7.
(°) D. 22, 1, 38, 4.
(?) D. 42, 8, 10.
— 212 —
, 1 , ^ . ,
to^^ dy Eiov. F6oLi tuL yàp Év (3L. x', tí. 13' 81y.
8 O, btL sJt L µEV t(7)v
oLxwv rà inllecta xuì tà inlata 6L(oJCTwiG)g 1+7t6xELtuL.
FJCì 8£ rc7iV dyQú.^v aLwJtiiQc7os ovx vatóxELVtaL. dvdy v. 81 x({ì tò '
S' Uy. -roí) avtoÚ tí. (2) xaL tí. b' roí) a17to11 (3L., La' BLy. (3).
§ 8. BLdtaILs] xFitaL r`) BLdt. P L. 8' to"v xcó8. tí. LT), JLUQaté,-

XEVrOs o Ú(Ya (4).


rr) v de peculio] Fá.v yàQ ij 8ovXo5 a x?1 dJrò tov 8F6JC6tou JtExovñ.LOv
^ vlòs dJtò t01) JLutQó s , xLVFitaL xatà to1v JratQòs xuì xatà t0v 8E-
aJtótov r`) roí) de peculio dywyii áJtò roí-) auva7ldlavtos avv uvtoic
tois vJtE ^ ovaíoLs xuì JLaQ' aútc-0V t(1J ovvañ,ñ.dyµatL.
()tL E.LEtà t(1)V vJtE"lovaíwv avV1Vlu'la xaì xutà ü»Lov xLV(.7) , tov-
t6tL xutà JLut Q òc xuì 8 E6JLórov, a,EyO).LÉVIlv de
peculio, Yjv £JtE-
VóI1 aEV ó Jtouítwc) dxobvi}'ciív tc^ cpvaLxrp BLxaícp, µ11 tic 'rlµía
yFVT)taL t(? avvaXa,aaoOVtL • (líQLaE de peculio xLVEiv xarà tov JtatQòS
xuì roVJ 'BEaJtótov.
§ 12. JtEQì B LUQQavtoc tò albon "COZ JtQaítoQos, c^S xELtaL (3L.
twv JtQCi)twv, (5).
ernancfpaton] vóliaov Jra6bu ema,ncípaton • Ó yàQ 1JJrE011oLOs
8Q.ovótL xLVEiv ov 81')vutaL olavBijJCotF dywyr)v, EL µr^Jtws
dJtò castrensía peculíu .- tÓtE yàQ avvíotataL µEta v Jrat(Jò5 xaì ^
vlov dywylj, cús Ekr)tut; (3L. (3' twv JcQ(útwv, tí. de in ius uocando,
BLy. (6), xuì 13L, a' tc-15v de iudiciis, tí. a' huy. 8', yu'íov ht(7,) (7).
OvtE 8 µ13táQa 8 1/ vataL xañ,sóaL E65 51,xa0d1QLOV 8í.xa avyyvcóµr)5,
(707 ELQ?ytaL (3L. 13' tov xcócS. , tí. de in ius uocando, BLat.' y' (8). fi
81 JroLvY) tatir1yc t'i15 in factunl Ols y ' voµíaµuta ÉxEL xata8íxliv
xaì Els 3t7,r) yd5, E^ ^Lr). EvJtoQEi , (l)5 (3L. (3' tC0v JtQOJtwV , tí. xrQoa-
cpów, BLy. tEXEVraícp (9).
,§ 13. intentfwn Eotìv ÉJríraaL tò 81,1)yr}µa • xaì dcpr)-
ynaLS rol-) JtQdyuato c . JtQadovBíxioV Ion xaì a.áyEtaL -coi) JtQo-
î,.éyELV xuì BLIiyEiaauL tò JrQc(yµa (lo).

( i ) fr. 4 pr.
(2) fr. 7 pr.
(3) fr. 11 § 2.
(4) c. `Z.
(5) D. 2, 1, 7 pr.
(6) D. 2, 4, 8 pr.
(7) D. 5, 1, 4.
(8) C. 2, 2, 3.
(9) D. 2, 4, 25. - F 2, 615.
0°) F 2, 616.
— 213 —

— tovrÉatL t ìiv in factum Czywyfiv xLVET, Ci atatli Q xwQts ovy-


Cenó ton vtov aiton ton emancipátu Stxa-
yvc'oµliS xa7v4t.EVOS
6t7IQLOV, xat tiv de partu adgnoseendo.
§ 14. tò yàQ ` SovvaL xQfivaL ' FOtt tfi5 personalfas áywyfiS
satLV. Éàv óvv tLs n Là t'fis in rem SLExSixEí TI) 7LQCdyµa tò 'íSLOV, ov
xQfi 7véyELV tò ` [xQfivaL] S On y aL ', bah]) EvQíoxEtat atEQ6oVa7víav xt-
vcov. Ei yac) tfiv in rem xLVr) aii , ov Svvatat 7váyELV tò ` SonvaL '.
tò yàQ So1JVa6 ÉotL tò nOLr)aaL SE6notr)v' Éat atñ,ET,ov S I ton lµon
PtQdyµatos]. yEVÉOftaL 11 E 0. a-rótr)5 ov SvvaµaL. (121,7v' làv tiiv in rem x tvCT>,
7vyw ovtws • ` Ei cpaívEtaL rócSE tò Ethos tfis lµfi s Eiva.L SEautotEías,
xataSíxaaov, ci) SLxaotd '. latt yà Q ton furtfuu condicticfu 7vÉyELs tò
Sonvat ' ^`ofiµa xtvwv tòv fiírtiuon condictfcion , tòv µtµo4tEVOv
tiiv in rem, ataQa(3aívwv tòv xavóva.
§ 15. 611[LEQoV µfi nQoataQayyÉ7v7vovtat tols IvayoµávoLs ot Évd-
yovtEs.
§ 17. 6xESóv] Stà tonto n:QóoxELtaL tò ` oxESóv ' SLà t11v depo-
siti. Éàv ydQ tLVL naQar9e4taL nQayµa, cÚs ^taQ axatLà>v EvQ7^6ELs, et7tò
>, , ^, , . ^ , ^ „ ,
1[1,U@116 [on ^i vavaytov rl ovµ^ttwaEws , xaL aovliaEtaL o Exwv to
3cQCxyµa, SLlt7vonv avtò SíSwaL xat tótE $vQiaxEtaL rj depositi Ixovoa
atQdyµatos xat no Lvfis áaraítlioLV.
s.. f.] a1"l µEQov hl Ént atdar)s atagaxataItlx7is atdan5 Só-
oscog, Ei µÉxQL taovs áQvEt6B. aL tò 7va(3EIv 17,Eyxr9fi , Els Tè SLat7vonv
xataStxdEtaL, .cx> S fi [L Età tòv xcóS. SLdt. v e' (1).
ib.] xa7vc7)s tò ton x7vr)Qovóµov. Ei yàQ Cxucò 5ó7,ov tov testátoros
ÉvdyEtat ó x7vr)QovóµoS, Fis tò Czativonv ÉvdyEtat • cC7v7v' El; µlv Évtavtòv
El5 ó71.óx7vliQov, µEtà hl tòv ÉvLavtòv Eis tò atEQLE7L-aóv • (7>s (3t. s' T(6)v)
de rebus, tt. depositi SLy. L1i ', neratíu Pr) tcD (2).
§ 19 s. f.] ótt yàQ lv tc^> toLOVtod 194LatL oi> µóvov
osw5, á7vivà xat 1; i7XtEQ19ÉOEws r^ Siat7.woLs ElodyEtat, tonto EYQ1itaL
(3L. a' tOn xU)S., tí. y' Stat. µE' (3). a1i (µE6wóat) ÜtL ÉvtallÚa xata
x7vliQovóµov xLVEitat depositi Eis tò Star7.onv, ótt Só),ov nwLllawoLv
Eis tò ata Q atEr9lv t(7) testátori, otóv ttvL 173taUdIwcTí tu fi ¿o-Coa-n.7)01
11 SLà tò µé7.7vEtv avtovs ctaocStSóvat tò atQá y [La ndvtws dnoxpvrpmoty
CtOVO1511EVOL tò sxELV a17tó.

§ 20. al avton] tovtotL ton familiae erciscundae tò atQó-


owarov 11EtdEtat Te) tts xatÉxEL tñ aQayµa.

(i) F2, 619, qui corr. et intell. Nou. 18, 8.


(2) D. 16, 3, 18.
(3)§ 7. - F2, 621.
— 214 —

£v rol, de iudiciis] c;)s Av Tí. tfiS hereditatis petitionos t((lbv)


de iudiciis, bcy. xE' nQò, tÉXEt, 04tarL petitio here-
ditatis etsi in rem actio sit (1).
§ 21. JLSQULtÉQO)] ( 2) 61] (µEícoóat) 0tt, Éáv tLs á7,7 `órQLOV ol,xÉrnv
á7Lò (3a6L7,£cl)5 (1)s ^SLOV É7t.EVaEQe561], xatáxetaL Tc-p C171.1 ] l91] SE-

6JLót1] Els tò t£tOaJLX0l1V t1]; roí-) S p ÚñAlJ tLµ1s, xaó t(7,2 cpíóxcp EÌ,s tò
SLJt7vovv , ce,'); cíni ca (3L. t' rov xcóS. (3 ). vò 51 µÉxQt tov tEtQa^t^,ov,
^, > > , ^ , ^ ,
dita JLQ o60)JLO1.1' aváyv. (3L. µ
06oV xat U.x Q í(3ELC:(v, vol^óov EJtt -coi) al7tOV ^
rí. Q1 Ov7vJLLavov(4). ^ ÓtL Éáv tlS Curò vayan-
O• ÉxELYá Q cp 71 6LV ^ yl
óávtU)v GCQ JLá6^
rl á^ ata
Q lµ ^
JC 1`
1 xara Só%.ov xE C^
Sáv1
1^ tc^) Év
µ áSLx1 ÚÉVtL
1
JtaQÉxEt rò tEtQaJLXOvv, tcó 51 cpí6x q ? á710 tEtQaJtXoliv xaó SLa tòv
uxata6raoías C4QJLá6a y ta' SµoícOs ya Q JtaQ É xEL Stio tc^ áQJLayÉvtL xaó
tQEiS tv) cpí6xu).
§ 23. serui corrupti] SLà tò xEíµEvov (3t. ' t(C) de iudiciis,
tí. y', 8S 16rL semi corrupti, SLy. rEXEVVaícp (5).
ibid.] 19'E1,LátL60V yaQ ÓtL xaó JLQáyµara y a) SE6Ototo1) avtoÚ
cCCp1]QEV Ó OIxÉtT]s xccó JLEQ6 aì1t65V 1V0101^6EtaL Ó '5JLOCp1iEíQas tòv
toLOl7tov otxEtlly.
§ 24. tovró (pi ca xaó Tj Av tó5 y' -coi) ma. tí. t' SLát.
3' (6).
y' tov xcÓS. tí. 6, 5EVtÉQ00 0i611.
^y tvxE t1] Stat. tfi xELµÉ y 13 (3L_
§ 25. 6vxocpavtíav] tato EVQ1]rat xaó tc,:), y' (3L. tó-Jv JTQcIYrcov,
tí. de calumniatoribus • ÓrL Ó xatà. Cpó(30v SLá tò SLarpvyELV tCt áJtEL-

7,oiµEVa aÚtc1J StxaótbLa Sois tL Tc-) ÉváyovtL avtòv SvvataL ÉJLt-


6C Q rp(1)v El,s rò tEtQa?LblJV aÚtò áJLaLtELv (7).
Éx (3L. y' to11 m)., tí. (3' SLat. E'.
Statá rgECos] áváyv.
s. f.] ra ya Q zEQL66a t65v (3' voµL6µátwv c`ov 12,.a(3E µóvov áataL-
tE6t01L rò tErQa3L7Lovv.
§ 27. 1Jt6 t'i)s metus causa t17S 'Eató tò tEtQaJt7`ovv Exov61]s
rì]v únaírrloty tov JLQcíyµatos avt11 É6riv 1j SLacpoQá, ótL avrijs,
las xara xÉ 7n,EV6LV tot+ SLxa6to`v CCJLOxata6t1'61] tò ! 3LQáyµa tG) ÉváyovtL,
Ei,s tò (17L7,,ovV xaó µóvov xaraSLxáEraL' Ei SÉ µT] l9'E7L7l61] xara xÉ-

(') D. 5, 3, 25, 18.


(2) partim laudat, pnrtim de g cribit F 2, 623.
(3) adde zí,. L' SLár. [§ 2].
(4) fr. 3 § lllt.
(5) uidetur em. ` SLy. L' ' [D. 11, 3, 1 0 1.
(6) quae nunc periit, summaque tantum Thalelaei extat.
(7) D. 3, 6, 1.

— 215 —

Á,EU6LV roí) 8Lxa6top hayal, tò npáyµa, Eind)v StL ` ov bLBwµL editó ',
el; tEtpanX,o p v xata8 LxáEtaL , 6567tEp twv 815o in factum , tov-
tÉót6v 15t1 toa 8E8wxóto S táP ' vOt La a
µ atax áP LV 8Lx rlS, áíatE ánPY-
µóvws xww1`rrl SLáyELV tLtLOV, láv tLs 1Xx156rl TLV& 1111.1,ov Els BLxa-
6dipLOV µi1 Ixwv xat' avtòv olavUinotE ccywyllv, xal, Én^ top ^
Éx(3 (
L 3 (Un ov (iywy1) g vExEV TC-Ov 6noptov?1.wv, Els tò tEtpanXo p v xataSL-
xá/EtaL, cÁíónEp furti manifesti.
§ 28. SLátabs] xEItaL ^ BLát. (3L. y' top xú)8., ti de petitione
hereditatis, tE%EVta6a O1)6a (1).
§ 29. uxor Éótìv yvvi'i • áywyil tG5v npuyµátwv yvvaLxò s r1
ánaLtri 6Ls. re uxoria la-ny ávwyi1 náaaL xLvovµÉvi1 , tEt &.
61,áÁ,1J6LV tik yvvaLxò, ÉnL ÓlnaLt0EU)s atpoLxòS 1xLVELtO . 61'1,LE(JOv
8 1 Éx top (3a6L%Éws fi ex stipulato 18c6-011 , ceos na n axatLCbv ÀÉyEL.
ex stipulatu] ( 2) reata Éáv lato, ó óvµcpwvVóas tily Énavá8oóLv
t71S nooLxòS
. Y`
1 avtì171 ^^vv1
^ 1• EL µ á ytoL É
^ wtLxs
Ó vn^ p t1 1S '^
( 1,+veLxó S
17tL81,84s tr)v npoaxa áuvtc^ 6141,cpwvr]011 tìlv lnaváSoóLv tfis npoLxós,
praeseriptis uerbis tLxtEtaL, jg S (3L. E ' toa xc,53. ti. L(3' BLat. s'.
tupta 81 E6 µ71 aestimata s6t6v f1 nporg, tovrÉótL SLatEtLµnµVr1 . El
Y ÓC ^ v aestimata E^tE
P 1 ^ Ó nat` rlp 71 v ó É^LLhLBov
S t71 v n^ oLxa
^
ELtE
^, ^ . ^, ^ . , ^ ,
avt^1 ^1 yvvr^ ELtE E^wtLxos, ^^1 ex uendito BLhot'aL, cos (3L. t1 tc)v
de rebus, tí. (3' hLy. y' (3).
§ 30. BLátul Ls] xET,taL BLát. (3L. 8' to p xw8., ti. de compen-
sationibus, tE%El7ta6a ov6a (4).
s. f.] olov 111-prut1VriS communi diuidundo xai finiuin re-
gundorum xal familiae erciscundae. avrai yczp a l, ccyo)ya'L µLxtaL
E66Lv xal avtal ov 8éxovtuL compensatíona, cens E'lpntaL (3L. 11 ' tcuv

de rebus, tí. (3' BLy. L' (5), xal commodati , ecos (3L. 8' to p xá)8.,
tí. ny', (SLát. tEXEVtaLa 0v6a (a).
§ 31. StL seruianil xal 191 quasi seruian) bonae fidei ovx
d6LV, LnEL871 raLs arbitraríais 6vvapLB E.LovvtaL • a l, 81 arbitraríais
óvvaQLD t ovµEVaL strictl iuris EL6LV () S ELpri tuL (3L. (3' t(6)11) de rebus,
ti. 8' BLy. (7).

(1) C. 3, 31, 12.


(2) meminit huius scholii F 2 , 628.
(3) D. 19, 2, 3.
(4) C. 4, 31, 14.
(5) ?
(6) C. 4, 23, 4.
(7) D. 13, 4, 7. meminit huius scholii F 2, 631.
— 216 —

xLVC6 — dolo] 8ó7vov yàp nO LO p vtL ov (3onao p µEv, ws (3L. S' twv
nOtwv, tí. de dolo, ov7<nLavo p p11 tc^U (1).
§ 33. E6S to1.lto atEw,66t11 6LV] El; to p to tò xEcFá7`aLOV nLótLs 11v
tòv cpaA.xíSLOv tovté6tL Ti?) tétaptov x7`11Povóµcp 8L8Ot6ftaL E6 xa l
µ1l SénotE xatE%ELcpliri . xaó vnép tò ÉvvEaotiyxwv yàp 16$6tE xata7`EL-
cpíiÈv tols 7.EyataeLoLs áat011E1O6 ó x7,l l povóµo5 naeaxputwv tò S'.
— 15EµátL6ov y&Q StL ávECpáv11 xwSLx01q) ácprl pér911 áatò top
ar;JLµov 11 voµL6µata éx tcwv twv xata7,EL(pÚ'évtwV Carta)
: xal tc:u
toLovtcp 7vóycu Ev7`6yws tà voµL6µata ánaLtEL tòv x7L11Povóµov.
§33°. µ11 µvr161iEL S] E t ya() ɵvllµóvElJ6£ tot tónov, náñ,Lv x0')pav
tue tc.p arbitrarfcp • áváyv. tò arpwtov SLy. t(o v" ) S' tL. tfis (3' (3L.
T(c7)v) de rebus. xáxe6 Eimfj6ELs 7tótE tò arbitrion xcÚ(Jav ÉxEL (2).
— Et SÈ puros ánaLt716r1, µvr) µ1]S µ1-1 yEvoµévllS tfi s 'Ecpé6ov,
tovté6tLV Éàv tà Év 'Ecpé6w ócpeL1,óµEVa daraLtrTOfivaL Év tfi leSµr1
ÓCnaLtllów, plus petiteúw. tott0 yá(J É6tL tò El,atELV µv11µ11s yevoµévTis
tñs 'Ecpé6ov, 17tEL611 tò SLacpé(Jov ávayxálEtaL Ó xeBwGtotiµEVOS 7L0yL-
6a6 1̀) aL to p tónov.
tò SLacpégov] toro de rebus, Tí. S' SLy. y' (3).
L(J11taL (3L. (3' tcliv
§ 33 e . r 1lvwvos] áváyv. (3L. y' tot xcóS., Tí. L' SLat. a'.
Ó réOS] -aEµátL6ov yàp ótL Ó 1v01ywv Év t i] atoµatf] nXELOV 'COZ)
xExQEw6t19.eVO1) avtcc:) £taEV xat ÉyévEtO xara totto sportúlwn n7.E1,ó-
vwV ánaLt11 6L5. avtòS ovv Ó Éváycov tqy récp xata8Lxambl6etaL El; tò
tQ LaG7,.ollv.
§ 36. 6601, SÈ ¿Ti oí tfi de peculio EvthvóµEvoL, tovté6tLV in
quantum facere possunt xataSLxaóµevoL, Els 7`oLn11v atooótllta,
ccvVi 6Ew S ton nExov7LLOV yevoµévlls, ná7,1,v ovSÉv r^itov tfi de peculio
tváyE6aaL SvvavtaL, ws (3L. S' t(63v) de rebus, Tí, a' SLy. 1' (4).
§ 37. necessaria ov6a] w5 anta!, Év Ter,) de sponsalibus µo-
vo(3L(37`ci1, tL. de pactis dotalibus, SLy. E ' (5), xal év tw (3' tL. top
avtov µovo(3L137vov, huy. `gy' (6), xal sv tc7p y' Ti. ton avtot µovo(34375.OV,
UY . s' (7).

(1) D. 4, 3, 13, 1.
(2) D. 13, 4, 1.
(3) fr. 3 ib.
(4) D. 15, 1, 30, 4.
(5) D. 23, 4, 5.
(6) corr. D. 23, 2, 61.
(7) corr. v5' : D. 23, 3, 56, 3.
— 217 —

§ 38. µEtal1) y àQ Jtutoòs xaó vLOD vnEovóíov Ov 6vvíótataL


SLxa6t1WLOV, EL A Els rò castrénsion peculion • SLà tODtO ELJLEV•,
emancipatos cáív.
— ótL vLòS áúrEloli6LOs xLVEL xatà JtatQòs ánE7<EV$EQos xara
atátQcoVos xoLVCOVòs xara xOLVCOVOV, EL7 360V ElnCOQEL Ó JtarkQ ?^ Ó

xoLVwvòs xataSLxá6N6EtaL • vóEL S l tò avrò xui donancli


^ ,
animo EJCE^ (orcovov.
µ£
— nEQ't toD xOLVCOVOD ccváyv. (3L. s' t(Cov) de rebus, tí. (3' SLy.
( i ) . ÉxEL yàQ E6n1]taL nEQl, aÚtoD óacpótEQOV.
^ ^, , , , , ^ , ^ , ,
§ 40. ELS oóov] $EµatL6ov EvtavOa E^LL a^COQov , otL Ovx E^)Jt0-
€/11 GE haya '. El; ÓÎLóx%LTwOV • EL SÉ EvTCÓQ116EV, Ó%ov S1 1 7LovótL c(Jtoxa•
1^L6ta' (1)5E S£ t0 Úɵa ÉJL6 CCnOQOV Y.ELta L (2).
— e É%tEVÚE e 011taL Ó E^6ta6íC^C xE xQ^ ^ vO ^ , É^Q 1
0tL àyOvx 1 taL ( L
3.

' top x(bS. tí. oa' SLat. ^', xal. tí. o(3' SLat. y'.
áváyv. j3L. 11 ' tí. LZ' SLy. oy' (3).
7§ 2. 1) µ^v exereitorfa] c'.váyv. (3L. y' t(Co'v) de rebus, tí. u'
SLy. a', ov7LnLavoD ¿I11tC,j) (4).
7tpo(3a7`161,L£VOL tGZJV atóayµátc.ov] áváyv. oi, nQo(37.1 1 .1. krEg tcj.)v
Jtoay[LátcOV, tOVtÉ6tLV OL xaa.OVµEVOL a`óµaQLtaL (').
§ 2 `l . 'fi xa6 117,1ótQLov oLx£tT)v] 'Ú'EvLátLóov yàQ ótL usúfructon
ato roti OLxÉtov lóxov, fitoL áSE7Lci)ós [I.oL 6xEV o6xÉt1 1 v xaL xara
napáx7v1 1 6LV I6trp6a avtòv institútora (sic) 71 exercítora Xu(3à)v
^ ,
avrov.
§ 3. CP v6LxcJ5 vo1l tOV] CQU6lxòv zoos vór i 60V, vtE ó vnEloti6LOg
xQEuJ6tEL LSíod natQG fi rOLs 6 uvvJnElOV6íOL5 -fitOL 611vSo-17%oL^, 11

xai ó nat'ilQ t(1J ih (.9 11)ZE0136íCiJ. lvvoµov hl xQéos lótív, Útav ()


nat^1Q 1xEL tòv usúfructon t¿òv F Q xOµÉVwv ELS tòv nuLSa , EYtE ccJtò

1Q ovo^
x7L1 Lía
S, E 6tE c(JLÒ bU)Q
Ea S• i)Eµ átL60Vy à ^CItL
Ó vn£ ^otióLOs fiSá-
vEL6E tOSE tato ELJLEV ÓLL xaL ó nati1 Q t(:1? LSíOJ v 4 E ^ ov6ío.) gyv6Lx(7)S

xQUO GtEt.
µEir ÉautOD] E6nEv, tOVt(Éóttv) µEtà -roí) SEónotov • ro SE cC1'a-
7Lóyo) S ' vó116ov, ótL ó µOíCOs µE Q íovtaL µEtà tcOv xQESLtÓQ(OV.
§ 4. [A cpaívTI tat Éx tó-)v ÈxSaVEL61ÌEVtU)V r(i) vnErgov6íg)
Éàv yà Q
xe llµ átcov E'Ls ta xr 1'111 uta toD (SE6Jtótov Sana«6(iC5 , xLVEitaL 191 de

(1) D. 17, 2, 63.


(2) F 2 , 644.
(3) locus corruptus.
(4) D. 14, 1, 1.
(8) F 2 , 647.
— 218 —

peculio xaì E%s ò6ov ÉQtI tà -roí) 15nElov6íov nExovñ.LOV , El; avt ò
xatabixái,EtaL ó BEanótllS.
§4 avtr" yáe fi de peculio] B L 1xE1 tìiv xatabíxnv • fi
yáó Ed tò uérson. 'C6aL 8È ótL fi in rem uerso
atExolv%,Lov fi Ed tò
Ovx 1611 nEPLtt11, El xaó tGC II,á%l,Lóta vLòs ^l OlxÉtris uérson TCOLOVVtE s
Ivoxov cpu6Lxc-0( xtJ)vtaL tòv Jtatka ri tòv BECjatótllv. 1j cpvóLxìl Fvoxil
anEL tò atExodLov. Ei 81 Uzo' 6ó7.ov adempteúswsin tò pecúlion
i^ ó atatfip fi ó bE6atót11 5 xal µEtèc tòv ftávatov t6')v vatEov6íwv
na07L-ftri ó oú-cí?,LoS FvLCCVtós, 1ittov 1'1 de in rem uerso µvEL
xLVOVµáv1i xatá -coi) natPòS fi roí-) 8E6nótov, ciiotE ovv SLá toro ov
nEOLtt1l £otLV fi de in rem uerSo . xELtaL 8 l ta1lta (3L. (3' twv de
rebus, tí. de in rem uerso, BLy. a' (1).
ó toívvv 8Lxa6tii s ] xat' ci».ov hl tPónov µEta(3aívEL ó 5Lxaoti15
EL7 ti i v de peculio . xal atoòs òoov EuTtoPaL tò nExoaLov tov vatE-

1ov(5í,ov, xataUx(gEL tòv natEOCt, ÉBaatav4191 Éx twv 8a?Ca-


v1119EVtcov avtov atEPl tá xt11 !lata tov atatpós.
§ 4 °. i) ó 6òs .19'EUátL60v yáp tLva g xELV v6 5 xaÙ Soi4,ov
xaL 1f€1E0J6tEL Ó 1/6òs t(;t) o'LV%.w utatQòC, Carta) xaó Éx tov Évavtíov
ÓtL Ó 01)X0S Éx(JE056tEL tOJ 1J1cp t0'V 8E6atótOU avtOV (2).
Yva tò editó] óid/, te) áat4 xal 8l,5 tòv avtòv uicárion olx^tl^v
auE.utEOLáxEoí9aL trl BLatLµ116EL tfis vatoótáóEwS tov ordinarfu olxÉtov.
^ ^^ . ^ .
§ ^. aut1^ ^E ExELVaL µEv ya(J. LCSLxaL ^ . ^
EL6LV , 1^^ quod iussu xaL
.

i^ exercitoría • dos t1^s de peculio Eloív, 'Fi 8È de peculio dywyil


, , , ,
yEvLx1^ EotLV ovoµatL.
1OtL 6 ^ ] xLVCt) yá@ xatá tov bEóatót0v avtov Eis tò nExoaLov
avtoV oia ^1^^LLUJI^E6C, ^ edita). 7,6ov yá@ xai. 6) S Elbós É6tLV o t a áno-
Xaµ(3ávcov 8Lá tov atExovîL(ou tò xPÉoS %U I, 6) 5 yEVÓµEVOC xExpli ^ávog
tó:) óvóµ.atL tov OcExovM,oU.
§ 7. atñ.ilv á ulluco ó vlòs canstrénsion atExov4,Lov. tótE yáp
crx0%áEL tov bóyµato S ataPccypacpli, (7)s xELtaL• pL. y' t(ctiv) de rebus,
t í. de senatusconsulto macedoniano, 8 iy. a' (3).
EY,(J11taL (3L. Á.'11 ' tí. E ' (4) (3t dnE%E1119'E(J05 n(Jòs nE(JLy(Jacpily
t ov aátpwvo5 BavEí611 vmElovoícl) , dPyEL tov µaxEbovLavov 31aQa-
y Pacpl1, Ti) s nE @ LypacpriS BELxvuµÉvils.
§ 8. tòv condictícion] 8Lá tov yEvLxo77 condicticíu . xLVE6taL

(1) 1. (3L. S' : est D. 15, 2, 1.


(2) 112 , 651.
(3) D. 14, 6, 1, 3.
(1) supple •Ly. S'.
— 219 —

^ , , ^ , , , ^ ^ ^
yec@ ovtos Cm() ataór}S atttas xaL Ex ataó1l s Evox^ S , w5 (3L. a t(J)v)
yaQ
de rebus, tí. a' huy. (f).
s. f.] ELQiraL (3L. g' tí. de iniuriis SLy. y' (2), ótL fi víxa ó
o6x8tT)S ÉxSLxwv tòv 5E6n6tT)v v(3 Q 1611 ttvá, 6vyyLVÚ)6xEtaL ws cptl.o-
SECnót11g.

8 pr. taótrIv SÉ tip, a6QE611, 1xEL ó SECnótTls nQò nQOxatáQIEws.


tra yaQ n(JOxátatJbV t9ls iudicc`Tti , tovtótL [teta rò^C a(JEÁ,'l^E6v tò
tEtQáµll vov tov áatocpavl9fi vaL tòv oLxtriv v nEVí9vv ov, Svvatat
ròV oixÉt1lv ÉxSolvvaL, (XXX' ELS (1QytiQLOV xataSLxlInEtaL ó bE6nót115 7 do;
xEitaL (3t. a' T(J)v) de iudiciis, tí. y' huy. x' (').
tò S taCpQOV] SLacpÉVOV SÈ vó7lóov, ótL ó Éváycùv ñ,ÉyEt ótL LÉ-
, ^, , , , ^ ^ , , ,
t /TM) OQLEtat ^,OLnoV to S La-
1,101,ExELV µE to x%a7tEV xaL E1t TUL
CpEQE 1,101,
0Qov E6S voµí6µata • S tótL 1) 61,vl1 µl1 v, 15nó11'01) xEQSaVaL Q' voµícµata,
EL µil ÉxXáatri rj v(3QL619'riv. xata xOLVOV rò 194ua vóT1óov, xaaó%ov.
§ 3. Xa143ávovta] totro %.áyEL , ótL toóottov 191 SECUOZEía µEta-
, ^ ,
, , ^ , . ^ , ^ , ^, ^ . ,
(3 atvEL E^CL tov ñ,aµ(3avovta avtov tov oLYEtTIv EtC vo^av, ott ovSE SLa
twv LStwv ónEQJív 17,EVftEQottaL • ó 51 atQaltwQ SlSwCL t(t) SOVñ.o? rily
É%EU19'EQíav , cÌJs naóaxatL(JV EÚÚ'iJS Á,ÉyEt , °v-roí) µÉVtoL tOV S otiXov
cCnOSEtxvvvtOS naQa t(JJ 7tQaLtOQL , (ÌJ S SLa tcr)v OLxEíwV ÓnEQ(iJV t1lV
tot clµaQt>lµatos 13tñ,T1Qc,DCE SLatíµri6LV.
§ 4. SuOSExáSEñ,tOs v71.1,o5 %i,yEtaL , h 161 ELS 80(15Exa 50,tovs OL
11cuµa1OL ccvEyQá11Javto rovs tG1v áOr) vaCwv vó µovs xal 1.1EtF(3aA,ov
avtovs ówµaaCtí • xal SLa rotto SvOSExáSEkrov [atQoórryóQEVOV].
noxalía]'sv cp µávtoL xara. Sóñ,ov 1)2,.11)19ÉQOJ6E tòv oLxffil v SLù
tò µil Évax1°jvaL rij noxalícc áywyfi • cp SóX(:O nauCáµEVOs tfi5 vo^tr^s,
ovSlv r¡ttov vnhQ aútot E'vExóµEVOS , ci> S xdrat (3L. t(5-)v)
dig. tí. (3' Sty. Lr)' (a). cXváyv. hl xal tò xEíµEVov (3L. (3' t(T1v atQcí)twv,
tí. r) ' huy. (5), xal tí. 19' huy. (3' tot ato (31(3Xío1) (6).
§ 6. to1Jt0 %£yEL, 0tL t060trOV tOt oLx£to11 xal tot E-
CJtÓtOV ov óuví6tatat ctiywyl) , StL xal Éav áXlót Q LOg oLxÉtll s x7,114r11
ttvòs ' atQáyµ«ta xal y y lltat v6tEQoV avtOt , ov SvvataL x L-
váC19aL 1) nOxalía SLa tòv xavóva, ÜV Xsy£t. (7); yà Q EL 1xXE1i?EV (c)v
vnò tilv Cil v SECatotEíav, Oli S LSOtcd, Cot, áycuyil xata rot aot oLxÉtov,

( i ) D. 12, 1, 9. - F 2, 657.
(2) ccrr. : h. e. D. 47, 10, 17, 8.
(3) scholii meminit F 2, 658. - laudatur D. 5, 3, 20, 5.
(4) aliud sane ibi exponitur.
(5) ?
(6) D. 2, 9, 2, 1.
— 220 —

olfC(o, xaì (,Caroal vvutaL. x(xì £àv ara) tfiS afi he.fTJCOt£ía„ 0'Ì)
NÚVa.aaL xLVíi caL xat' avrov áywyljv, ola yEVóE1£voS avtov bEanór11S.
^vox1^] tavta Év arQOxardQaS Tí); vo;aM,aS ccywyfis fryópaaa
rñV úpLaótllaavta sic; ?-1.11 oLYÉt1 1 v. ÉZEltoL`, , E N.Età arQOxdtaQbv tfis
n.oxalías áywyfiS xéiv dyoQdaas ròv oLxÉrllv oúSÈv frrov SvvaµaL
x LVELv arEQì Tot) óLa(pQovtos , ceo5 xELtaL (. t. E ' rcvv de iudiciis tí.
tE?t,EVt. SLy. ?^' xaì %11' (1).
- vtL SÉ SOVXOS xaì SEaJrorl l (i:?,ñ.'L)Xwv á.ywyìl v IxELV O v
hlívavtaL, £V011taL (3L.• S' t01) xoJS., ti. a' Star. ^' (2).
s. f.] órt ÉaCì tov ÉÁ£'u4ÉOOV vatElovaí0v 06 t0'11C, vóu01)S var,oE,Lv'11-
l LatíaavtEs Uyo1)aL nE19'ó6() xPda19'aL t017r0v5 flaCEQ v01.115t71 CCxQL(3ELCt
(.7.)S ÉaCì rwv ol,xErCOV, ICE arati» 1)7CÉ(J ataLÓÓ S í,LEÚOSEtiEtaL.
9§ 1. ÓtL ov µóvov aì aedilicíai áywyaí , toutéattv'sarì tIo'v
ccyQíwv cówV tÓSv xatà cpliaLv GcEì (31aJCtOvtwv, (i)S avdyQov, 1XEV19é-
P OU S á vl9 P (JJaC01J5 , x(^P av ^^ ^ 01)6LV EL^ trl V atOLV rl ^ "v torcía-ny ELS óaov
xa7^òv xaì Sí,xatov Só511 tw SLxactfi. á?\.1,à xaì Éàv g tEQov (3Xd1pwaty,

oLOV oLx^tll y i) `tatatov E'ítE `Cwov tfis 1(1,11S SEaawtEías, ELS tò 81-
luXovv xataSLxdEtuL ó SEaatórnS tov Th1Qíov. tc_T)v noxalijin
áywyiTiv tavtllv Fx£ L t11V xatu6íxllv, 0tL cSícSotat EL5 nóxan avT.ò tò
wov tò ataQà cp voLv ÓCyQLótlltos xLV1119'ÈV xaì (37u3Cipav.
10 § 2. intentíona] Éatìv 1j latítaaLs tò bL1y11µa tò yavógEVov
£atì Síxi1S.
11 pr. áctoros] vóllaov (Sri (Stà prociu4toros ÉyvµvaaE t^v
hí,x)l y ó Évdy(ov Stà ratam rem dominum habiturum • ó
SF réos 816w0LV ixavoSocíav iudicatum solui, tovtéatLV ótL tà.
xaraxQL B'vta xata(3d?I£L.
§ 1. in rem] ávdyv. ty. tí. 11 ' -roí) (3' ¡3L. t(wv) arQ(.1.)twv,
'Uvta tE%E`ur., ¿Irit(1J oUacLavóv (3). (pri aì yàP Iza tòv EvlivvóµEVOV tfi
ln reni, là.V tiaCoattó5 Iati rv` ( òV
ti àY v,]COVOELtaL
P E1) ELV '1'1 ^x(^11µ
^ Y ELV ,
ij SíSwaLV Éyyvryrlly
É YYP dcpw S, ^1 ^ Et µ11 t0vt0 atOLllau, 1j tdSLC arQáyµa
xLVlltòv Xaµ(3dvEL Fy avtov xaì áacpañ,íZEtaL Éavtóv.
Stà tòv 3cQoELQ1lµÉVOV xavóva] tovto EY(J11taL (3t. y tc7)v arP(ótwv,
tí. de procuratoribus, BLy. µS', yatov 1)11t jd (4).

(') D. 9, 4, 37; 38.


(2) laizdatio haec inendo laborat.
(3) D. 2, 8, 7, 2.
(4) D. 3, 3, 46 pr.
— 221 —

§ 3. atpoE(3a7,6µl i v] óµoíc,Js (3t. (3' toií x(»., tí. de procurato-


r1buS, aLEpi (1).
§ 4. latEpoJtcíJµEvo S ] 5ri7Lovótt ó 7t.pcAtótv7toS ótt tà xpivóµEVu
, ^ ^ ,
7totr^óEt autog E7LEp(UtOata.t.
EitE ÉV 8txaatr i pícp] 8íxa6tr)pícp 5tà tov £1xÉ7ttoe05
7Lt(3E7L-
7Ltxíou 7tapà t9Eíots Stxa6t(.t6s • Éxtòs 51 51xa6tliQíov 51à voµtxov (`-').
avtov roí ÉvayoµÉvou] 14to7,oyíav 7cotE6 il lyyuritiiV 5íscocttv (i
^ , , , . > >, , . ^
Evaycov, toutE6ttv o acpa)totv7tOs atEpi avtov • xav yap E^t^ 7tEpt autov
5íZa tori E' to YEílI,EVOV, 1VVÓ11601, 77E06 Éal±tov ItEtà t011 E' (3).

EL 51 1.1,11] 19nt01t16OV yàp ótt. Jrpò tov xata7La13E1.V óTCpcotótvnOS


t0 V7 úxovoaL tiyv víicpov, ÉlEcpOJV1'6EV ó bixa6tl' ) C, • EL5(o S bÉ ó procll-
rátOJr Ótt 0 7tp(OtotuaCOs 15Exa7i,á6a.to (4).
§ 5. trp, yào ratam reln ixavo5o6íav ó defénscur 7tu&xEt xat
tonto xExavóvtótat (3t. am,' tí. a' 5ty. u' (5).
12 pr. 16ttv1 71.ÉyEt atEpt roí-) fideicominissaríl.i x7^rpo-
vóµov roí) lcpeupEl9'ÉVtos Éx roí-, tpE(3E7Lhavíov bóyµato[ • 7taoaxpatElv
tò xklpovoµía5 tòv fideicommissárion x7novóµov.
furti] dvcíyv. (31. 4' tí. 3' S ty. !Ay' (6).
§ 1. '1601 51 Ótt xara. xXrWovóµov [ai 11 ccyuoyaí]
sí5ovtai ELS tò 7tEptE7,196v, toutáótiv Éàv atEptÉ7,r9yi ti lx tov x7.u.7rávto s
xaL ELC tovs x7,r)povóvtou5 (7 ), a'Útat a,Ì, dy(.oyat, xciv 7totvá7,taí EÌ,6tV,
(71)^ (31. [CC' tí. a' 8ty. (3' ( 3), (In' xEitat (3t. V' tOJV tEÁ.EVta(ulV,
5t' ccva.yvoJóµcít. 7[olt7tOJvíou tcóv ad sabinum (^).
— ótt al Cene) dµaptrwcítcov dycoyat x7 `1wovó[LotS 5íbovtai, É^i^•
p1vÉvcov iniuriarnm xat tcw óµoíoJv.
al 51 Cenó] óti ai datò óvva7v7Layµátc.ov lyEwó E.tEvat dya)yut o^+

µóvoy x7vrípovó t.tot S , d71,à xat xará xñ,l i p0 y óµcov 5or9r16ovtat.


13 § 5. 15E 1,tOCtt6oV yàp óti xatE5ixcXói9r i ti 5 & xtu)p xat 7tcíby
Éxívr i óEV 143ca7LErat tfi acapaypacpt) tri 7,Eyov6ii Éx tov óáOV ` Et µi1
xutE5txáóSr) y 7tpò tovtou ', tovt^6tt tfi indicati 7tapaypacpfi.

(i ) C. 2, 12.
(2) F 2 , 672, cuius emAndationes partim ratas habui.
(3) F 2 , 672.
(4) F 2, 673.
(5) em. by'.
(6) 1. lta' : h. e. D. 47, 2, 41, 2.
(7) ins. (5b5Ovtub.
(8) 1. u'.
(9) 1. 29 ad Sabinum : D. 50, 17, 38. [uerba ui £5 ú EL. ccy, quae FPvRIZINIí7S
suppleuit, superuacanea uidentur. - V. A.-R.].
— 222 —

§ 8. peremptoria XÉystaL 7jTOL ccvaLQEtLx71 SL& Tò ávaLQEiv rrIlv


atuQayQu(pr)v r11 (rQLaxovra)Erícb (-1yc0y11V • 16-1)ÓtE xui Tfi TEGoa-
QUxovtaETí,a. 'il 81 tEó6aouxovtaETía Ua0UypacRì1 vIcONxaQíuS xL-

veira L.
§ 10. ataóacSQourjv] uEt& óÈ atuQaBQ0u1)V tfi atEvtaETíaS , F&v
nELQaÚfi xLv ►^^6aL ó áctcar, lx(30.X.EtaL rei iudieatae atapayQUCpfi
tr^S t Q LUxovTaETías, r}tis Fati peremptorfa. rvxòv y & €1 uFt& rò aa-
eE%,ÚELv nEVtaETíav xai 1-LV1'l 6aL tòv clxtOQa Tov Àa(3Eiv xat&
tò Ttáxtov Tò yEVóµEVOV T71 s nEVtaEt(aS xai xara5Lxual9rjVaL ròv 1),Ov
ELS tò OUVaL tò xQÉOs, ELa6EV Ó cíxtCOQ TQLaxoVTUETíaV xai tótE 7111gE
xLVG)v. 1x(3áUXETaL ovv -roí) NOV tfi acaQacS Q ouij "UF] S tQLaxovtaEtía.s,
tovtáarL rei iudicatae ataQayQacpfi , EÌ,C tQLaxovtaETía.v,
A,yovtoS -coi) 1)áov ` áXX& aa.Qí)2n,19E tQLaxovraEt(a ', xoi To11TC1) tOóatcp
110o19'Ei tòv áxtoQa 71UQayQacpf], 191LC, Éóti peremptoría TcaQayQuQ1I.

§ 11. Tr1S átLu(aS] ó&ttuos ovtE cjvvrl yoQoS ELVaL 8vvataL, ovtE
proclirát(t)r, OÜtE 6u y xñ1rT6xós, otitE (3OUXEVtlp; otitE ótQatEVE61ÌaL (517-
vutaL.
— elvTLr(19ETaL ^^ &Q tql cixtOQL 1x 'COZ (ÉO1J tOVtO , ÓtL E^ u1)

(7.1r 1110g ^xQí1^1^s ', xai bL& tavtr1 S naQayQacpr}S 8unvExas £1o)-
15E ita L (i).
15 pr. 6u)uatLxofi] ócr)uatLxòv JcQclyuá É6TL atCiv atQá,yua ácpfi
vmconíntov , olov x7,,1wovouía • BLÓrL avtò 8(xaLóv l6tLV á6c5-
ur,cTOV (2).
intérdicton] óQoS IvrEQB(xtov Éotiv ovtLMa áycoyil nEQi voufiS
aútiiv 815vauLV IxovOa (3)
§ 1. ñ,EWavov] otov Elxov 8(xaLOV Tov 19 ántELV EiS Tòv váov roí)
, , ^ , ^, , .„
^ , ^ ,,
^cQLuov xaL EL6)^yayov Eva VExOOV xaL EµELVa 111^ EL^O^E000V El; L EVLav-
, ^, ^ , ^ , , ^, ^ .
r01 1 5 , c06tE (5r^ OvcSELC, EtE%^.EVti^^E uoL, OJ6tE EL6EVEyxEiv ^,1,E avrov EYEi.
uET& tol7tov rÒV xQÓVOV 1tEñ.E1JT7l CiÉ TL5 oLxEiós [tau xai E6 19á%ICOV (y)
E6aEvÉyxaL aÚTÒV ÉxEi OnOV ELxov reo (S(xa6ov tov 19ántELV SLEx(iJñ,vóEv
Ó primos X£ycOv, 0TL t06OVtOV xQÓVOV IxELs ritL ovx xai (uQtL
aáXELS EicsEVáyxaL vÉxQoV, Izo) to(vuv xar' avtov Tò intérdicton tò
de mortuo inferendo, Yvu u1) xc,)Xv6r} [LE 150'11PaL, £3rEL8Yi ovx Éepí9án
Te) cSíxaLOv uov.

(1) locurn pessurndatum ernendaui.


(2) locus corruptus.
(3) F 2 , 692.
(4) 1. ffaovLá ^Le.
— 223 —

§ 1 ft. restitutoria] El 1LEa,EÚt1 1 oE tts •8ta$átov , ovttvos {,jQ-


µo;á µoi O x%.íkOS ij cxJ; adgnrítu) '1"1 cúS cognátco. (o?, )á )vvavtuL
17L1 rovrov ait ' v ^vtò^
11 oa^ 8^axaroxrl '` 1E
5 Q 1 µc^v
Q c^
^ lSvUJs
Y Fv r^^ t C .
de bonorum possessione áv y' institutioni ('))• xai ácp' ov altrloEc
xa^ 8cò6EL avtc^o ó praétcor tiaxatoAV tcwv xQayµárcov 'Ex tfis
1jJrlcpov áóti xX11Qovóµo S áno8E8ECyµávo S xat 815varat, xavElv x.atà
lcuvròs voµácos tò intérdicton tò ` quorum bonorum ' xai, dUaI,tEi
nQccyµa hereditárion Éáv r^vE S , cos Elxós, váµwvtat, pro herede ij
pro possessore. E^ 8E res EL^, 7L11 otr
^ , , ^ , , ^,v
xac E^,E(3a7,E [LE µ^^^ co
8sowcót►1S Éx dyQov IX xatà avtov tò unde ui intérdicton ,
e¿va (boxataoolor1 vo111'1v.
§ 1 h . exhibitoria] 8tav EtS 8ovOk,Eí,av nuQaxQatEi UávtE s
yàQ oí ÉXE1115EQO6 1%£v19'EQ6av vE11,41,El9a xaL c cO6avE6 xaó aiJtòV tòv
ax@atovvta . . . .
xa^ EE?,39Eiv ávaXu(3Ei.v tr) v xoLvilv 1XEV1iEQíav.
§ 2. 1vtEVL9EV yàQ Xáyovtac rà óvóµaru tcóv notE interdíeton •
o?'iE.r,EQOV yàQ o'i-rrMat E6olv áycoyaí.
§ 3. rjrrloa] ávtòs P' ktáQars, c;oS cprlolv áv UD tL. de bonorum
possessionibus (2).
ib.] xatà navtòs 8 L,axatáxovtos ELaE S 1,à tòv pignoris causa
xQarovvta td nQáyµata xl1lQo y oll,caia • dcXóycos 8cd te) xQáos
t OV tEótatOQOs 6axQatE6 a1Jtá.
tótE tò saluiánion xrvEitar, f1 víxa (3ovXc41.E15a 2La(3Ei,v . . . .
6colatcxcTiv EL5 tàs xd,QaS !Ami ÉxQátIoa.
§ 4. vórioov tò a,EyópcEvov ótc tò naQaxatáxErv avt161,a-
ò" tò } aoL OÌ Oc(i'19'al, v0 ^^ S. tò yàg
)Q^ 1 ^ ^taouxu-
11 1x EL ^t^5
6tOñ,^V "COT, ^1µ ^
t áxEtv ^`orlµuóc naco, áoxllx á v(Lc yEvoµá-
vil y avr4) 'Ex ^cá^,ar tfi5 Goma-mi-1'; nuQaBóoECOs , ws xai 8i' IráQov .
t ò Ie Q wtov 5 Q (f7ao8ac voµfis 1^µa 511XOi tò áv Jwc")tors tò rocovto
yEyóp.Evov 61',va0.0ac tV xryl 7cuQaxatáxErv Év áavteD rìly
t o1,avtllv voµìlv ws tòv Éx acáaac UaQaxatEOxllxótu 1iVvx^) tìl y voAy.
nels yàQ )tiVataL ó tocovto5 ClQt6 voµE•s Éx naco, lifvxT1
naoaxatáxErv tìl y voµilV tò µ11) 1 Éx ?CaaL yEyEVfi619ac aútc7? tQaSc-
'^vx11
tlova tov totoívtov dyQov , ^va yvcoolr1 El Éx naac (-1cpEOry1xE
Tí); vo,As lj 7c0,1v
19AEr mil, ó torovtos ov Svvuta c
voµEVs a.ÉyECVtCiJ dvtr)txcQ órt. 43,7có0t711;1 tov dcyQov oVxov, )-cc
1lJVxr1 v£11,oµac.

(')§5.
(L ) ib.
— 224 —

1(3 § 3. nEQì StxuatilQtov xñrjaEco s • oi+tos Sè t ítXos latìv


c^ c5' (3t. (3' tcrv arpúytcov (i).
18 § 4. EYQritut óÈ Tato Év t 'II y' institntíoni u' % aì (3'. (k)

( I) D. 2, 4.
•(*) [All' edizione curata dal F. fanno séguito , sotto il titolo di Appen-
dice, alcune brevi postille. Una di esse, relativa al problema dell'unus casas,
fu rifusa al luogo corrispondente dell' introduzione (p. 153, n. 1) : le altre,
in cui si denunciavano alcune mende tipografiche piuttosto frequenti (come
xcoS. per xoSS. e (31. per ni.), le ho tenute presenti nel curare .questa ristampa.
Più mi ha preoccupato il problema degli errori tipografici incorsi qua e là
nell' ecíitiio princeps, e la difficoltà di distinguerli dagli idiotismi e dagli
audacissimi anacoluti dello scoliaste : talvolta mi è stata di soccorso 1' edi-
zione fabrotiana, indubbiamente assai meno corretta in linea generale, ma
che pure ha rettificato più volte la lezioue guastata dal primo tipografo :
quanto agli scolii non riprodotti dal Fabrot, ho introdotto soltanto corre-
zioni minime (specie di accentuazione e di citazioni dal Corpus iuris), e nei
soli casi in cui 1' errore risultava evidente..- V. A.-R.].
Sugli " stemmata cognationum " (a).

Ho 1' onore di presentare in omaggio all' Istituto il 3 0 fa-


scicolo del 2° volume della edizione berlinese da me curata
della Parafrasi greca delle Istituzioni. Questo fascicolo con-
tiene , oltre la fine del testo e della versione , alcune appen-
dici. Su di una io voglio brevemente richiamare la vostra
attenzione : ed é lo stemma cognationum , che dai precedenti
editori si riteneva perduto, mentre da me fu rinvenuto in un
manoscritto Vaticano e in due Laurenziani. L' importanza ò no-
tevole , tanto più che lo stemma é andato perduto anche in
tutti i manoscritti latini delle Istituzioni giustinianee, che ser-
virono di fondamento alle edizioni. L'egregio prof. Federico Pa-
tetta ha veramente riprodotto in un suo prezioso studio ( 1 ) uno
stemma imperfetto, che si trova in un codice Ashburnamiano
delle Istituzioni del XII secolo (ora nella Laiarenziana), proprio
al luogo corrispondente del testo (3, (3, 9), come codici
ricordati della Parafrasi. Ma la comunicazione del Patetta fu
per gli editori delle Istituzioni infruttuosa ; essa passò inav-
vertita, a quanto pare, anche per l' illustre prof. Girard , che
nella edizione del relativo passo delle Istituzioni ( 2) non ne fa.
cenno. Il Patetta ha, nel citato luogo , addotto varie conside-
razioni per dimostrare che lo stemma da lui indicato deve ri-

O [Pubblicato nei Rendiconti Istituto Lombardo, ser. II, vol. 30, 1897,
pp. 761-631.
( I ) Sopra alcuni manoscritti delle istituzioni, in Ball. Ist. dir. roìc.. IV,
p. 50 sgg.
(`-') 'Textes ile droit rOflU in", p. 649.
15
e. FiaRRINI, Scritti Giuridici, I.
— 226 —

tenersi sostanzialmente essere quello stesso che fu inserito dai


compilatori delle Istituzioni. Io credo che egli abbia ragione
e che la sua opinione riceva dal confronto dello stemma greco
ora da me pubblicato quasi piena conferma.
Com' é noto, un altro illustre medievalista, il prof. Conrat
clell' universitk cli Amsterdam, ha sostenuto che 16 stemma ge-
nuino fosse conservato nel manoscritto parigino lat. 1448 della
lex romana canonice compia (') ; fra le altre cose egli ha acu-
tamente notato come nello stemma siano indicati alcuni gradi
di parentela, il cui nome non ò nel testo delle Istituzioni, ma
ò tuttavia perfettamente romano e conservato in altri luoghi
delle fonti. Il che sembra escludere che si tratti di un rifaci-
mento medievale sulla base delle Istituzioni.
avverto subito che lo schema del codice parigino della
lei:' romana e quello del manoscritto Ashburnamiamo hanno
grandissima analogia fra di loro e con quello greco , che io
ho trovato. Non può quindi essere dubbio che , almeno nella
parte sostanziale, lo stemma si debba considerare recuperato;
non sarebbe possibile spiegare altrimenti la medesima dispo-
sizione tenuta in occidente e in oriente. Circa poi alle diffe-
renze fra lo stemma parigino e il fiorentino (ormai possiamo
chiamare fortunatamente cosa 1' Ashburnamiano), potra il con-
fronto collo stemma greco dare un criterio di elezione.
Lo stemma parigino omette da una parte il 6° grado rap-
presentato dall' abpatruus etc., e dall'altra quello rappresentato
dall'abavunculus etc. Il Conrat stesso ha avvertito che ciò av-
venne per errore o negligenza ; lo stemma fiorentino concorda
col greco nel dimostrare che quel grado era invece rappre-
sentato.
Lo stemma parigino aggiunge ai nomi tecnici dei gradi
di parentela delle spiegazioni, per es. propatruus proamita, idest
avi frater et soror. E tali spiegazioni paiono al Conrat genuine.
Ma esse mancano nel fiorentino e nel greco, e io sto col Pa-
tetta nel ritenerle aggiunte posteriormente. A tacer d' altro,
era proprio inutile addurre tali dichiarazioni nello stemma ,
mentre la relativa dottrina era data nel testo. Né sarebbe ve-
rosimile che si fossero salvate parole tecniche, nel tardo me-

(') Geseìnchte des rdm. R.s ion MA., T, p. 631 sgg., spec. 686.
— 227 —

dio evo quasi inintelligibili, e perite le relative spiegazioni vol-


gari ; ciò è in _contraddizione coll'ordinaria legge che governa
la tradizione dei manoscritti.
Invece lo stemma parigino ha i numeri in ogni casella
in conformità allo stemma greco; essi mancano nello stemma
fiorentino. Il Patetta, non senza dissimularsi che sia probabile
anche 1' opposta opinione , inclina a ritenere che essi non si
trovassero nello schema genuino (p. 55). Ma , s' io ben veggo,
anche in questo punto è nel vero quello stemma latino che
s' accorda col greco. Infatti Giustiniano (I. 3, 6, 9) dice che
ha stimato necessario di aggiungere al testo lo stemma per
meglio abituare alla computazione dei gradi. L' importante è
per lui (§§ 7-8 ibid.) quenaadmodum gradus cognationis nume-
rentur ; così anche inspectione potranno gli adolescentes contare
i gradi. Tutto ciò rende molto verosimile che i numeri si con-
tenessero nello stemma genuino.
Finalmente lo stemma greco concorda col parigino in
questo, che la colonna mediana, quella cioè degli ascendenti
e discendenti, è divisa per metri, da una linea perpendicolare,
che separa i maschili dai femminili. La linea manca nel fio-
rentino, ed il Patetta ritiene che sia opportunamente omessa,
perché essa « segna una divisione che giuridicamente non sus-
siste e che sarebbe basata semplicemente sul sesso, non sulla
cognazione ». Ma una ragione storica esiste pure, ed essa per-
suade appunto che la linea doveva trovarsi nello stemma ge-
nuino. Sanno i cultori della storia del diritto romano clic
stemmi dei gradi di parentela, soprattutto per la dottrina delle
successioni intestate , si formarono in etc, assai vetusta e si
perpetuarono nei libri e nelle scuole. Qualcuno di questi
schemi, di molto anteriore a Giustiniano, arrivò fino a noi. In
quello che fu edito la prima volta dal Cuiacio ( i), e che fu
poi riprodotto molte volte , noi non troviamo che le colonne
agnatizie, ossia i gradi dei congiunti per linea mascolina, e
anzi non troviamo nominati che i rappresentanti mascolini
dei singoli gradi ; solo nella sottostante collocazione degli he-
redes sui compaiono anche le donne in polestate e in mane.
Questo schema nel diritto giustinianeo, sparita in ordine alle

(i) Ubsei-raliones, -sr l, 40.


- 228 -

successioni ereditarie la differenza fra cognazione semplice ed


agnazione, dovette essere completato nel senso che si dovettero
aggiungere tutte le colonne dei gradi cognatizii, e anzitutto la
colonna dei rappresentanti femminili della linea ascendentale
e discendentale, dal momento che per essi e da essi si origi-
navano i rapporti di mera cognazione. Onde quella linea divi-
soria per me é un prezioso documento storico , ed una prova
efficace della genuina origine del nostro schema.
Frammenti inediti della versione greca
del "Codex Iustinianus „
fatta da Anatolio Antecessore (*)•

1. Nello studio dei manoscritti della Parafrasi greca delle


Istituzioni, volgarmente attribuita a Teofilo , m' accorsi come
due di essi (Pal. 19 gr. ; Laur. LXXX, 6) contenessero, in forma
di appendice alla Parafrasi stessa, una serie di frammenti
estratti da diverse fonti giuridiche. Soprattutto avvertii un
numero assai cospicuo di costituzioni tolte dal Codex Iusti-
nianus, la cui forma greca non somigliava a quella di veruna,
altra versione conosciuta. Mi feci pertanto a trascrivere quella
raccolta e a studiarla : e non fu difficile arrivare al risultato
che quelle costituzioni appartenessero alla versione greca del
Codice, che sappiamo aver fatta Anatolio antecessore. Infatti
le poche costituzioni , di cui resta l' epitome anatoliana nei
Basilici e che figurano in questa raccolta, sono affatto iden-
tiche (2).
2. Non é certo per noi cosa di lieve momento il possedere
quasi duecento nuove costituzioni nella versione fatta da uno
dei membri precipui della commissione incaricata da Giusti-

(%) [Pubblicato nei Rendiconti Istituto Lombardo, serie II, vol. 17, 1884,
pp. 326-31. In parte riassume cose più ampiamente esposte nei " prolego-
mena „ all' edizione (infra, p. 237 sgg.) ; ma i nn. 9-10 contengono una ri-
cerca tutta nuova e diversa].
(1) 11 testo greco dei frammenti colla relativa versione latina sarà stam-
pato nelle Memorie del R. Istituto Lombardo [ : cfr. in fra, p. 237 sgg.i.
(2) C. 9, 16, 1 = schol. AvaiaLos Bas. V, 768 ; C. 4, 32, 12 (11) = sch.
Avuto? ov Bas. II, 724.
- 230 -

niano della compilazione dei Digesti ( 1 ). Fu Anatolio professore


alla celebratissima scuola di Berito, e Giustiniano lo dice (2)
« vir ab antigua legitima stirpe procedens » ; e invero suo
padre Leonzio e il suo avo Endossio furono nella scienza del
diritto preclari. E così alla tradizione scolastica unì le tradi-
zioni di famiglia e potè rappresentare degnamente questi studi
i n. quella università tanto rinomata.
3. Lo Zacharif: von Lingenthal aveva, via remolionis, con-
getturato che i testi dei Basilici presi dal libro VIII del Co-
dice dal titolo 40 in avanti derivassero appunto dall' epitome
anatoliana (3). Siffatta congettura abbracciò anche lo Heim-
bach (''). Ora essa è elevata a certezza da questa fortunata sco-
perta : le costituzioni appartenenti a quei titoli, che figurano
tanto nei Basilici che nella nostra raccolta, sono affatto iden-
tiche (5). Ond' è che di tutti quei passi dei Basilici si dovrà
tener calcolo per ristabilire, il meglio che sia concesso, il Co-
dice .a.natoliano.
4. L' indole della versione anatoliana , quale appare ora:
ben chiaramente , si manifesta conforme alla descrizione che
ne dà Matteo Blastares ( 6). Essa è veramente più concisa (nvv-
zoµdàEoot) di tutte le altre; ma la concisione non è a scapito nè
della chiarezza , nè della eleganza. Anzi nell' efficacia supera
le altre, come va pure lodata per esattezza singolare. In essa,
come in genere nelle più antiche, si conservavano molti latí-
nismi. Parecchi di questi furono poi sostituiti dagli equiva-
lenti gréci , quando il passo fu trasportato nei Basilici o nei
loro scolii (7).

( i ) Const. Tant a , § 9.
(2) L. c. e Const. AB(..oxEV, § 9 (áx nieyovíaS crE Eivi)s x-cs.).
(2) Iiritisch,e Jalarbü-eJaer fii.r .Ttcr •icpr., 1844, p. SOS.
(4) Basi.li-coran2 libri, VI, 71.
(5) C. 8, 10, 9 (B. 58, 1 1 , 7) ; 8, 11, 20 ( B. 58, 12, 20) ; 8, 13 (14) , 1 (13!
25, '2, 38) ;, 8, 15 (16), 3 (B. 25, 4, 7) ; 8, 15 (16), 7 (13. 25, 4, II); 8, 52 (53),
3 (B. 2, 1, 52) ; S, 53 (54), 3 (B. 47, 1, 37) ; 8, 53 (54) , 12 (B. 47, 1, 45) ; 8,
53 (54), 13 (B 47, 1, 46) ; 8, 53 (54), 21 (B. 47, 1, 54); 8, 53 (54), 23 (B. 47,
1, 56).
(6) Praefatio adl Syn.tagnt.a Canonum.
(') C. 8, 13 (14), 1 la riostra raccolta ha 8E(3íiaoQ, i Basilici (25, 3, 38)
xQEGIQtTIy. Lo stesso fatto si osserva nel Nornocanone di 14. titoli (cfr. HE1NI-
13AUH , Basa. , Vi, 94) , uel Prochiro (O nQóx. vóµos , prooern. , § 1) e nelle
— 281 —

5. Le costituzioni sono ancora disposte nell' ordine pro-


gressivo del Codice giustinianeo : solo qua e là si osservano al-
cune trasposizioni. Sono inseriti anche alcuni frammenti tolti
dai Basilici, ma scarsi e brevi. Talora si cita il luogo, onde la
costituzione fu tolta : pare anzi che in origine si indicasse
sempre il libro, il titolo e la relativa rubrica : ora non avan-
zano che poche tracce. Se da un sol passo si potesse dedurre
una congettura, parrebbe che Anatolio traducesse in greco le
rubriche dei titoli (1).
6. L' utilitrl, che si può ritrarre dallo studio di questi fram-
menti è grandissima. Anzitutto essi porgono un validissimo
sussidio per la critica e 1' esegesi del Codex Iuslinianus. Essi
ci offrono inoltre 1' esempio più cospicuo di opere dovute ai
giuristi coevi di Giustiniano (tranne la Parafrasi delle Istitu-
zioni), conservatoci indipendente. Per la storia poi del diritto
greco-romano molti importanti insegnamenti ci è dato ricavare.
Abbiamo già veduto come per mezzo di questi frammenti si
possa con ogni sicurezza risolvere uno dei più gravi quesiti
relativi alle fonti dei Basilici. Anche il testimonio di Matteo
Blastares , della cui verità lo Heiinbach (2) dubitava , è a mio
avviso trovato verissimo (3).

ultime recensioni della Parafrasi greca delle Istituzioni (cfr. FFRR.INI, Insti-
tutionum graeca parapkrasis , vol. I , Berol. 1884 , p. xvt sg. [= supra , 64
sg.]). Cfr. anche a proposito del compendio di Stefano C. 1, 3, 55, che nella
C'ollectio lepztrn eccles. (VOELLus et IUSTELLrJS, Biblioth. ius • . canon., II, 1244)
conserva la voce É,1;ECJE6ute15E6v, mentre nel Nornocaaone (9, 32; ed. VOELL.-
Ius •r., p. 1016) ha invece la perifrasi dutox7iwovóµovs totely.
(1) neQi tó(xcov) tí. 7<,(3' = de usuris, t. 32 [libri Stefano invece ri-
tenue le rubriche latine, forse aggiungendovi la versione greca (ZACHARIAE,
'AvéxIlota, p. 178).
(2) Basil., VI, 20.
(3) Non minor luce si può trarre dai nostri frammenti per decidere una
altra questione interessantissima: a chi appartengono le epitomi delle co-
stituzioni riferite nelle nu(2rxPo7,uí, dell' Ecloga , lib. I- I Basilico um ? Lo
ZACIIARIAE le credette tolte dal Breviario di Teodoro Erinopolitano ('Avéx-
clotu , p. XXXII) ; ma tale congettura non fu , ed a ragione, accolta dallo
HIuEMBACEL (Basil., VI, 85), il quale pubblicò dal Cod. parigino gr. 1351 la
somma fatta da Teodoro di due di quelle costituzioni (0. 1, 9, 8 e c. 14 h.
t.), ben diversa da quella che le parecbole de]I' Eeloja Basilir.rot°unr ci por-
gono. Lo HEI InACFI restò in forse tra Isidoro e Anatolia propendendo perì,
fortemente per quest' ultimo. Eppure avrebbe già dovuto disingannarlo la
— 232 —

7. Ancor più interessanti sono le notizie che per mezzo


di questi frammenti veniamo ad acquistare intorno ai rap-
porti fra il compendio anatoliano e quello di Stefano ante-
cessore.
L' opinione che entrambi i compendii fossero identici è per
essi dimostrata fallace. Basterebbe, per es., gettare uno sguardo
sulla epitome greca della costituzione in C. 9, 11, 1, come suona
nella nostra raccolta, e sul compendio stefaneo della stessa che
lo Zacharil: ha pubblicato (').
8. La versione anatoliana, insegnano ancora i nostri fram-
menti, non fu usata Ball' antecessore Giuliano nè nel Nomo-
canone di 14 titoli (2), nè nel suo libro lvavttocpavd5v, nè infine
nelle sue naoayQucpai. Questo risulta invincibilmente dal con-
fronto della nostra raccolta colle fonti accennate (3 ). Cfr. , per
citare un esempio scelto a caso , 1' epitome anatoliana di C.
9, 10, 1 con quella che il Nomocanone (4) porge.
9. A questa conclusione parrebbe tuttavia opporsi uno
scolio edito dal Pitra per la prima volta. Lo scolio si riferisce
alla costituzione in 0. 3, 43, 1, compresa nel Nomocanone 13,
28, e suona così :

9{81tat 1.1,1v (3t(324 tc-6v (3aaOtxcúv ' ti. T i ' xEcp. E'.
ovx Watt hl toi to tov Ou td.ctíov (sic), dXX& tov ' AvatoM,ov (5).

lunghezza di quelle epitomi, che non poco si discosta dalla energica brevità
anatoliana. Ora poi i nostri frammenti dimostrano a tutta evidenza il con-
trario ; poichè la somma anatoliana di C. 2, 42, 3, che figura nella nostra
raccolta, è ben diversa da quella che ci offrono le parecbole della Ecloga
Basilicor ani. S' aggiunga poi che in queste è usata costantemente la voce
12véettwv (C. 2, 42, 1 ; 3. 2, 43, 2), là dove Anatolio, come insegnano i nostri
frammenti , si serve altrettanto costantemente della voce ácFi l ?a5. E final-
mente in quelle parecbole si riscontra la voce ávavr(Qpr]TOS, che è fra le
predilette da Isidoro (C. 2, 43, 2, cfr, sch. 'IaLBcóQou, Basil., IV, 697).
(') 'Avéxbota, p. 177.
(°) Niuno ornai dubiterà che a Giuliano appartenga veramente questo
Nomocanone, dopo la salda dimostrazione del PITRA, Iur°is eecl. gr•aecorunt
historia et mnonumenta, II, 438.
(3) Alla stessa conclusione arrivò lo ZACHARTAE, che esaminò il mio
apografo. Mi è sempre cosa gratissima potere invocare si ponderosa autorità.
(')9,30.
(5) Una variante ; n23.i v sxcl tà -coi"; Oa7tia?Laío e ÉTÉ011, tutta bé eioly 'Ava-
to?tiíov. Cf. ai (?onaì, (ed. ZACI.), p. 237, n. 67.
-- 283 —

Onde il dottissimo editore aveva stimato ( 1) doversi attri-


buire ad Anatolio la somma della costituzione del Codice, che
s' incontrava nel Nomocanone di Giuliano. Questa opinione è
certamente da accettarsi per la costituzione in discorso : non
si deve però estenderla alle altre, come alcuno potrebbe essere
tentato di fare.
Appunto perché la costituzione fu tolta da una fonte inso-
lita, lo Scoliaste ebbe ad avvertirlo ; precisamente come gli
scolii dei Basilici avvertono- quando un passo dei Digesti è
riportato secondo la versione di Cirillo , anziché secondo la
consueta di Giuliano (2). Potrebbe anche essere che 1' inser-
zione di questa costituzione si dovesse a Fozio ; donde potrebbe
chiedersi se Fozio siasi valso per le sue interpolazioni del-
1' epitome anatoliana questione ch' io finora non ho potuto,
nonché risolvere, tampoco studiare (3).
10. Quale versione del Codice ha dunque usato Giuliano
Mi pare certo aver egli usato il compendio di Stefano. Questo
sarebbe infatti pienamente in accordo col solito procedere di
Giuliano stesso, il quale fu scolaro di Stefano (4) e tenne sempre
in gran conto 1' autorità e le opere del maestro suo. Pare che
egli , per es., siasi determinato a scrivere il suo famoso libro
lvavriocpavwv dietro 1' esempio di Stefano , che le antinomie
apparenti delle fonti notò con assidua diligenza e risolse con
mirabile acume (5). E già non era sfuggito alla sagacia dello
Zachariae (6) come Giuliano nelle sue ta @ aypacpu all' epitome
dei Digesti altro non facesse che riassumere in breve quanto
Stefano aveva agli stessi passi con lungo discorso annotato.
Ed argomenti piìt diretti non mancano. L' autore della
Collectio tripertita s' è certamente servito del compendio di

(1) Iuvjs escl. gr., II, 631 : " caliginetn fortasse dispulerit, si quis intel-
lexerit insertam esse in Basilica epitomen Thalelaei, Nomocanonis uero coiu-
pendium referendum esse ad Anatolium ,,.
(2) Sch. Basii., III, 719. Sch. -cò JtuQ6v, Basil., IV, 120; cfr. HEIMBACH,
Basil., VI, 57, e gin, ZACHARIAE, 'Avtx6ora, 206.
(:i ) Tuttavia nelle letture del Nomocanone confesso di non aver trovato
mai un altro argomento per siffatta. asserzione.
(4) Schol. Basil., II, 180; cfr. Z1\dHA RIA u, 'Avt.xòo-ca, 205.
(5) Cfr. HEIMRACH, ¡3csil., VI, 91.
(6) In una noticina in calce alla pag. vi[ del Suppleitentuuc elitionis
Heimbachianue.
— 234 —

Stefano ( 1 ). Noi sappiamo ora, dopo le argute osservazioni del


Pitra (2), che 1' autore della Collectio non è identico all' autore
del Nomocanone. di 14 titoli , non è quindi Giuliano. Ma un
esame delle due compilazioni dimostra a tutta evidenza che
l'autore del Nomocanone adoperò la stessa versione del Codice,
che vien riportata nella Collectio tripertita. Per esempio :

Nomoc. 1, 36 (3) : Collectio (Voell. et Iustell. II,


fi 2..S' 8icít. 'Mil y' tí. tov a' 13143Xíou 1258):
tov xcú8ixós cpr) 6uv 8o1-3),os ovtE SouAos 8E 4tE zata yvCULlnv 8E67o-
zata yvúíµrl y tov (S E(77CóLou xklQ0i7rta[, tou %lr)oovtm, El EUOE-
El µil 7nótEQoy AEUì}E(JOJ1i1^. Qwail.

E così molti esempi si potrebbero arrecare (4).


Finora non potemmo estendere le nostre ricerche alle Jcu-
QUe7QU.cput e al libro Fvavt[ocpuvcov, ricerche che la scarsità e la

dispersione dei materiali rendono difficili , ma pare probabi-


lissimo che s' arriverebbe allo stesso risultato.
11. Ecco brevemente la natura , la forma e 1' utilità di
questi frammenti del Codice anatoliano , che ho 1' onore di
presentare a questo illustre consesso. Possa riuscire a qualche
altro indagatore fortunato di scoprire in alcuna delle nostre
biblioteche europee altre parti di così cospicuo ed importante
lavoro ! (5).

(1) Cfr. ZACHARIAE, 'Avéx8ota, 117.


(2) l'iris eccl. g,. hist., II, 371 e 447.
(3) Ed. VOELL. et JUSTELL., p. 857.
(4) Nomocan., 2, 1 (C. 1 , 2 , 1 : ed. cit. , p. 880) = Collectio , p. 1243 ;
ibid., const. 13 h. t. = Coli., p. 1244 ; Nomoc., 9, 32 (C. 1, 3, 55 : p. 1016)
= Coll.. p. 1264, etc.
(5) Oltre i frammenti anatoliani giá accennati e raccolti dallo HE1MSACH
(Rasi.l., VI, 71 sg.) dai Basilici, dalle note al libro ai pomi, dal Cod. Laur.
LXXX , 11 e dai due codici Pa pis. gr. 1351 (cfr. ZACHARIAE, Krit, Ja1arbii-
cher, 1844, p. 803 sg.) e Vin.d. gr. iter. VI, 3, si denno qui annoverare quelli
che occorrono nelle note alla Synopsis Basilicornin (ed. ZACHARIAE, pp. 49,
620, 621, 638, 660, 691). Di alcuni di essi si potrebbe però legittimamente
dubitare se appartengano veramente al nostro antecessore (per es., p. 620-
621), quantunque gli scolii portino l' intestazione 'Avavó?,[os. Sulla poca
fede che meritano le intitolazioni degli scolii alla Syn. Ras. cfr. anche lo
sehoi. 'ACE c^^B^ov, p. 629, e ivi la nota dello ZACHARIAE. Forse Anatolio
aggiunse al suo compendio i Paratitli, dai quali potrebbero essere derivati
tanto gli scolii alla Siuopsi, quanto le tn ex(3oZni. Éx tov xw845to; che si leg-
— 235 —

gono in fine della raccolta nei codici Vaticano e Laurenziano, come pure
nella nostra edizione.
Che i Paratitli poi non mantengano le stesse frasi e voci del Compendio
(index) non é fatto nuovo. Pare, per es., che lo stesso succedesse nei Para-
titli che Stefano aggiunse all' Indice suo, cfr. ZACHARIAE, 'Av> x6ota, p. 177.
Cfr. per es., C. 4, 32, 4 come si legge nella nostra raccolta, n. 173, e come
si trova epitomato nello scol. 'Avatatos, Syn. Basil., p, 621.

§ 173. 'Anò 1inñov atáxrov tóxos 'Av utó 2n,t o c. `YnèQ. tñ)v tóx(wv,
ct:aatt£itat Stà twv £vsxvecuv xa- xciv áaò auµcpoSvov (i)Qt, xut£xÉollw
taóxé6£coS, sl [ti] xai, avrà vZóx£tt(At te. É1'£xU 0̀01', Oras µEVtOtxaL £^Lt t.OLS
ra £VE)(,1JL10L' (U6tE O)V EÌ, tE^£Uta'LOV tóxots 1cStm,15s vrt£tÉ'011.
ltsiova tóxov £n£QcurTjoll , oLOV ktt£-
x(Atoatllv, r"lyolJV c' VV. , Év (13 Id] tGC
?,vÉxvoa vn£tÉlln , et; tò v,téQnX.£ov
ov xata6x£dtja£tal, s^t£IS^^ µ1^ tuvtu

6U pi.£CQGSVTlrat.
4
Anecdota Laurentiana et Vaticana
in quibus praesertim

tustiniani Codicis summae ab Anatolio confectae plurima fragmenta


et praefatio ad Institutioues historica continentur (*).

PROLEGOMENA

§ 1.
De codicibus manu scriptis
quibus Excerpta, quae nunc primum eduntur, continentur.

Romae atque Florentiae codices graecarum luris Institn-


tionum pertractanti Excerpta"quaedarn ex fontibus iuris ciuilis
graece conscripta mihi apparuerunt in appendicis modum In-
stitutionum Paraphrasi adiecta, quae curn ubertate et uarietate,
tum etiam formae nouitate digna mihi uisa sunt, quae exscri-
berentur. cum apographum meum serius perlegerem , facile
deprehendi plura in isdem excerptis contineri, quae in lucem
proferri oporteret , cum ad iuris graeco-romani historiae no-
tionem hand parum prodesse uiderentur. ideoque factum est,
ut lubentius id muneris in me susciperem, ut ea ederem atque
explanarem.
Codices , qui excerpta haec contineant , duo mili inno-
tuerunt :
Codex palatinus gr. 19, in 8.°, saec. XV.

(*) [In Memorie R. Istit. Lomb., 3a serie, XVII, 1883, pp. 13-50. Gli Ad-
denda ad prolegomena, compresi nelle pp. 49-50, sono qui inseriti ai luoghi
cui si riferivano, e posti fra parentesi quadre].
— 238 —

Fol. 225 6 . té,Xos óvv Ocu t(,)v ''tv6tv tovt. (sic). deinde se-
ca atar excerpta., ( j aibas mana seriore praepositus est per.
peram titulas : 3-rs Q 1 twv ui.tc(7.)v tc+5v SrUµÉVUov ( 1 ). desinunt fol.
204 s (2)_
Codex Laurentianus LXXX, 6, in 8.°, saec. XV.
Fol. 395 6 . incipit Appenclix, omissa inscriptione JrE . ol xt7^.:
desirrit fol. 404.
Probabilins eaclem continental . in Codice Brux,ellensi 424,
qui, ut sa.tis liquet, ex Codice Palatino nuper laudato descrip-
tas est.

2.
Indoles horum excerptorum.

Quae in his excerptis eontinentur bine et iride ex fontibus


iuris ciuilis passim conecta sunt et nullo ordine nullaque certa
lege sant digesta, ita ut prorsus appareat privatum hominem
auctorem fuisse, qui sui studii commodiue . causa hace compa-
rauerit, quae nobis fortuito quodam casu sunt seruata. eadem
enim est halas operis natura, quae Eclogae Appendicis, cuius
editionein praestantissimam procurauit uir cel. Zachariaeus a
Lingenthal (3).

§ 3.
Fontes huius operis.

Basilicorum libros adhibitos fuisse uel ex eoram diserta


mentione patet. item crediderim ea, quae ex Iustiniani Nouellis
inter hace excerpta referuntur, ex Basilicis esse deprompta,
cum isdem in locis Theodori epitome usurpetur, in quibus id
in Basilicis contingit. praeterea Leonis Nouellas auctor huius
collectionis semel adhibuit: item Epanagogen, siue aliud quod-
dam iuris compendium, quibus eadem continerentur (4).

(1) Perperam igitur putauit 117oit rrROm[T5 (Histoire du droit byzantin, 2,


406) tractatum de donationuin causi.s in hoc codice coutiueri.
(L) Non id committam, ut cl. uiri Heurici S •rEvENsoN obliuiscar, qui
plura ad. Vatic. Cod. pertinentia comiter mecum communicauit.
(3) 'AvÉxBoza, pp. 184-195.
(4) Cfr. quae monuimus ad partem 1 8m , e. 4 [: infra, p. 250 cj. 2].
— 239 —

Fragmentorum nero longe maxima pars ex Codice de-


sumpta est. cum autem plures graecas Codicis editiones exti-
tisse constet, quae omnes fere non modicam optinuerint attc-
toritatem , iure • quaeritur ex quanam fragmenta haec nostra
hausta sint. procul dubio de Anatolii uersione est cogitandum:
nam fragmenta, quae edenda suscepimus, cum nullius prorsus
alius graecae uersionis reliquiis conueniunt, quam cum Ana-
tolii fragmentis. ut ecce :
C. 9 , 16 , 1 Bas. (Heimbach) schol. 'Avató7LLOs , V, 768
(inter Anatolii reliquias , quas collegit Heimbachius VI , 71,
n. 21): ó cpovEVaaS iLVà ov xatà yváILi l v µìl 5,cQLW0. 19co w5 ávBQocpó-
voS. 8LÒ xiZV atQatLUJm i S EL'Y l , µE-wí(JJS cclJCp(JOVLELaL [ÉnELBi l 11‹, ^tix'ils
yÉyovEV ó qóvoc,].
Fragmenta nostra, p. 2 a, § 67 : ó cp. t. Ov x. yv. XQ. c`vs

ctvBQ. • 8LÒ x. a19. ^, µ. acocpQOVLa1g"FIaETaL.


Item cf. C. 4, 32, 12 (11) = Bas., sch. 'Avato7Lí,ov, II, 724 —
Fr., p. 2'ti, § 151. 177. eadem plane uerba : ut illud huc cadat :
neque aqua aquae neque lactest lactis , mihi crede, us-
quam similius (1).

Argute iam coniecerat Zachariaeus a Lingenthal excerpta


ex Codicis libro VIII a tit. IIII usque ad finem, • quae in Ea-
silicis occurrant , Anatolio esse uindicancla , cum de ceteris
graecis uersionibus cogitare non liceat ( 2) : quae Heimbachio (3)
quoque sunt probata. nunc nero liquet omnia illa excerpta
(quatenus et in collectione nostra extent) cum nostris uerbo
tenus conuenire, ut illa, si dis placet, coniectura iam pro re
certissima et explorata sit habenda.
An nero etiam fragmenta, quae in fine huius operis ad-
duntur, sub titulo « naQEx(3o%+.aì xcaLxos », Anatolio sint
tribuenda, necne, satis non adsequor. rem facile expediri arbi-
tror, si quis statuerit Anatolium epitomae suae paratitla, quae
uocabantur, addidisse, unde gua Q Exl3o7.aí hae fluxerint. nec mi-
ruin esse potest eiusmodi yeaoEx(3o7vc'ss ad ipso indice, quod ad
formam, non modicum discrepare : potuit enitn Anatolius aliis
uerbis uno, aliis altero loco sensum constitutionum exprimere,

(1) Plaut., lle7naeclnnti, 5, 9, 30.


(2) Iíritisclee Jahrbiicher fiir Ju, •i.Npr., 1844, p. 808.
(3) Basi.l., VI, 71.
- 240 -

sicuti etiam Stephanus in sua Codicis nersione fecisse rlide-


v
tur ( I ). Specimen u(ro referre non piget :
F r., p. 2a, § 134: 1) tov IS Q xov xutucpQovT119ET,6u Ev6É(3ELu i,xuvòv
t òv 19EÒV gxEL tí,µuJQov. Et yv. Q 'EaLO QxñI tLs, tòv 15. EÒ y tLp,cuQòv áíxEL•
ov µil y tLµnEr,taL, á71' ov8È Éyx7,rlµutLx65s t¿,:) tfis pya7 `ótrltoS [lyx7LT'l-
[LUtL] vmoxtnt£L, Et xat cacò 19EQµótrItoS xara tov (3u6L7`áuJs óµócrus
F ?cLOQxT161"Ì (2).
Parecbolae, § 10 : EL xutà (3uOL7,FU xutcí tLVU ftEQµót i tu (i)µoóÉ
O'vyxUJQ£ituL.
t Ls,
Vnde explicari Portasse posset cur quaedam ex Digestis in
Parecbolis tamquam ex Codice sumpta referantur. putauit
nimirum uir bonus, quaecumque in Paratitlis inuenirentur, lo-
corum laudationibus non satis diligenter inspectis, ad Codicem
pertinere. neque absurde mihi uidentur pleraque saltem eorum,
quae in scholiis ad Synopsin Basilicorum sub Anatolii nomine
excitantur (3), his Paratitlis uindicari posse, nam ab eis, quae
inter fragmenta haec nostra leguntur, non parum recedunt,
cum praesertim longe sint breuiora (4).
Contra excerpta, quae in scholiis tov µLxQov xara ótoLxELOv
occurrunt, quamuis uno in loco eoque breniore cum Anatoliana
tTersione convenire uideantur (5), hue minime spectant (6).

§ 4.

Anatolianae uersionis praestantia.

Non minimum laborls hillll.s mel fructum arbitror, insignis


iurisconsulti fragmenta, non admodum panca in lucem esse

( t ) ZACIIARIAE, 'AvéxBora, p. 177.


(2) C. 4, 1, 2.
(3) In editione ZACHAI2IAE1 A L., pp. 49, 620, 621, 638, 660, 691.
(4) Cfr. e. gr. C. 4, 32, 4 = Fr., II, § 173 = Syn. Basiti., schol. 'Avaió-
?,Los, p. 621, et quae monuimus Rend. Ist. Lomb. XVII, 331 [supra, p. 234].
(5) C. 2, 11, 20 = Fr., II, § 184 = Syn. minor. schol., ed. ZACHAR.IAE,
p. 232.
(6) [Vir cel. ZACHARIAF.US A LING}ENTHAL certiorem me fecit, quae sua
est humanitas, plures locos ex Auatolio la Basilica esse translatos, ut ex
nostris fragmentis liquet, i. e. C. 2, 3, 14 sq. 2, 4, 16. 2, 6, 1. 2, 7, 8. 4, 1,
3. 4, 12, 2. 6, 22, 4. 6, 23, 8. 6, 57, 1. 7, 52, 2. 9, 7, 1. 9, 18, 7. 11, 26, 1.
ItPm monuit uir clarissimus scholium 'Avataios, Syn., p. 621, potius refe-
rendum esse ad C. 4, 32, 22, quam ad c. 4 h. t.].
— 241 —

prolata. eum enim Berutiensem magistrum fuisse Iustinianus (1)


testatur, qui eum inter XVIIIuiros digestis componendis ad-
legit. erat nimiruin cum uir iuris peritissimus, tum etiam ^x
tptyovías crEµvfis tr15 napa l o oívibv tcwv vóµuly 8L8aa'xañ,ía5 xata-
(3aívwv : pater enim eius fuerat Leontius, auus autem Eudoxius.
Quod ad huius uersionis naturam adtinet, sane nescio an
recte de Matthaei Blastaris (2) notissimo testimonio recte dubi-
tauerit Heimbachius (3), nam a prolixitàte Anatolius constanter
abhorruisse uidetur, ut in breuitate sectanda Theódorum aequi-
parauerit atque adeo interdum superauerit (4).
Non satis liquet an etiam napaypayás suae uersioni adie-
cerit Anatolius. nam loci , qui id innuere uiderentur (P. IIa,
§§ 73. 191), mirum quantum corrupti interpolatique sunt. pro-
babilius uidetur titulorum rubricas graece Anatolius uertisse,
nam p.' S Il. ae § 171 hanc notam praesefert : nEpì tó(xwv), tí. 2(3',
h. e. de usuris, fit. 32 (libri IIII').
In hac uersione comparanda Anatolius , utpóte Iustiniani
aequalis , plerumque uerba artis latina retinuit , quae postea,
cum locus in Basilica fuerit translatus, graecis cesserunt (5).
Ceterum cuique probatum iri non dubito hanc uersionem
elegantissimam esse atque tam concinnitate , quam etiam sin-
gulari quadam fidelitate conspicuam et, si Thalelaei tò aXátos
excipias, eam omnium graecar>_im Codicis editionum praestan-
tissimam esse non immerito quis dixerit.
[In commentatione sua de graecis Iustiniani Codicis uer-
sionibus (6) Zachariaeus a L. id sibi demonstrandum susceperat,
Anatolium, qui Codicem esset interpretatus, a Berutiensi ante-
cessore fuisse diuersum. haec tamen sententia ab altera potis-
simum pendet , quae unam tantum Codicis summam fuisse

(1) Cfr. const. AESooxsv, § 9.


(2) Praef. ad Syntayn2a Canonum, cf. MENA GI UM, Amoenitates izcris, p. 98;
RF]LTZIUM, Theophil., II, 1246 ; HEIMBACHIUM, De Basilicoru9i origine, p. 40.
(3) Basil., VI, 20.
(4) Cf. e. gr. C. 4, 32, 3 ; schol. Oso&úeov, Bas., II, 720 ; Fr., II, § 172.
(5) Cf. e. gr. C. 8, 13 (14) , 1 = Fr. II , § 39 , ubi uox SE(3ítwnr occurrit,
quae in Bas. 25, 2, 38 uersa est xQeuSatris.
(6) Ueber die yriecltisclzen Bearbeitungen des Irestiniaüeiscltera C'ode.e, in
epherneride, quae iuscribitur Zeitschrift f'ü, Rec)ttsyeschiclate, X, 54 sq.

C. FriRrvi, Scritti Giuridici, 1. 16


— 242 —

statuit, quae modo Stephano modo Anatolio tribueretur. hac


Itero sententia derelicta , illam quoque non est cur tueamur.
nana, quod maximum fuerat argumentum, Nouellarum collec-
tionem adhibitam esse , quae post DLXXII" m demum annum
fuerit composita , in genuinam Anatolii summam nullomodo
cadit.
Neque est cur miremur summam hanc anatolianam Iusti-
niani praeceptis ( 1 ) non adeo haerere, quam illius aeui anteces-
soris opus par fuerit. nam si Isidori fragmenta conferamus (2),
qui identidem Berutiensis antecessor fuit atque ab Iustiniano
inter XVIIIniros Digestis conficiendis adlectus , statuendum
erit non ea minus , quam Anatoliana haec nostra, a latinis
uerbis recedere. maiorem quandam speciem illud praesefert (3),
Anatolium nempe saepius nocem ` EvtaVYúa ' usurpare, cum de
Constantinopoli sermo sit. quomodo enim potuisset Berutiensis
antecessor ita loqui ? et quamuis loci a Zachariaeo laudati (4)
ad Stephanuln referri debeant, extant in Basilicis pauci quidam
alii, in quibus id deprehendi possit. nam ad C. 8, 47, 2 (5) tam
Basilicorum Synopsis, quam Tipucitus habent :
< < ^ , > >, ,
,y.i vto$EOLa tc^v avtE^ovótCov ovx a7^7^cos ytvEtat ryl Evtaví^a ^l
Év ÉJCC:(uLC, , 1Ct?+,.
Item ad C. 8, 53 (54), 32 Basilica (47, 1, 64) legunt :
a^ hc,nEal ytvóµEvat ÉvtavIa xtX.
Nullus tamen dubito, quin haec compilatorum manu con-
rapta fuerint , _cum in anatolianis fragmentís , quae nobis in-
tegra sunt servata, nil eiusmodi inueniri possit : quinimo plura
inueniuntur , quae contraritlin potius innuere uideantur. ut
ecce C. 4, 41, 2 :
Nemo alienigenis barbaris cuiuscumque gentis ad hanc
urbent sacratissimam.... uenientibus cet.

(1) Const. Tanta (Oawxev), § 21.


(2) Fragmentis, quae eollegit HEIMBACI-[IUS, illa quoque sunt addenda,
quae in .Ecloga I3asibicorum (lib. I-X) inueniuntur: cfr. quae monuimus Ren-
dicona Ist. Lomb., XVII, 328 n. 3 [supra, p. 231 n. 3].
(';) ZACHARIAEUS A L., 1. 1, p. 61.
(4) C. 1, 3, a1 ; 32. 1, 4, 28.
(5) Constitutiones Codicis 1. VI[Il a tit. IIII° usque ad finem ex summa
anatoliana in Basilica esse translatas iam monuimus (§ 3).
— 243 —

Haec Anatolius sic uertit (') :


µri SEls (3uQ(3áQoLS oLOLaNnotE fi Év Kc:o6zvavtLVOVnUEL xtX.
Item C. 4, 66, 4 (2). In eadem Basilicorum Synopsi (3) ad
C. 8, 10, 13 pro ` hui° florentissimae urbi ' et ` hac regia ciui-
tate ' legitur ` Év KcovOtavtLvovnaEL ' (4).
Siccine quaeso uir Constantinopolitanus uertere potuit ?
statuamus igitur necesse est Basilicorum compilatores non-
numquam s' vtavaa pro 11, Kcov6r. posuisse, ut Constantinopoli-
tanis fere mos erat (5).
Et cum ceteri antecessores , qui ad iura legesue compo-
nendas ab Iustiniano adlecti sunt, i. e. Theophilus Dorotheus
Isidorus (6), libros Iustinianos graece reddiderint illustrauerint
explanauerint , mirum foret nullam de Anatolii antecessoris
scriptis extare notitiam. huc adcedit non obscuriores similitu-
dines inter Isidori et Anatolii uersiones intercedere, quas non
absurde quis ita explicuerit , si statuerit Berutiensis scholae
traditionem utrumque tenuisse (7). ceterum Anatolium Summae
Codicis auctorem inter Thalelaeum et Isidorum antecessores
nominat Michael Attalensis (8).
Quod ad rubricas Sumirme Anatolianae, merito Zachariaeus
litteris ad me datis scholium conferendum putat ad Bas. 11,
2, 61 (9) :

(1) Nobis § 160.


(2) Nobis § 165.
(3) Bas. 58, 11, 12.
(4) Item in const. C. 8, 10, 12 apud Anatolium (nobis § 46) de Costan-
tinopoli nullus est sermo.
(5) Et ideo Stephanus in sua Codicis uersione hac uoce saepius usus
est, cum Constantinopolitanus antecessor esset.
(6) De Cratino mirari non subit, quippe qui sacrarum largitionum comes
fuerit, neque tantummodo studiis incubuerit: cf. const. Tanta, § 9.
(7) Facile est concedendum Anatolianam uersionem a ceterorum Indicum,
qui ab antecessoribus scripti sunt , natura aliquantum recedere. potuit ta-
men Anatolius fori quoque, non scholae tantummodo, necessitati consulere :
necessarium enim uideri debuit, ut ex naria facti specie, quae in constitu-
tionibus occurreret, regula iuris, sine ó ycvLxòs xavwv, erueretur. et ita in
Italia, paullo post Theodosianum codicem promulgatum, ]atina sumina Ana-
tolianae simillima fatta est, quam ex romana schola profectam esse pluribus
argumentis docuit FITTINGIUS•
(6) In praefatione eiusdem teayµateias.
(9) Sch. 'AvatoXíov, Bas. 1, 727.
— 244 —

r`) ÉnLypacpìl tov tLtXov' nEpl, «cpov nEnXaVµÉvrIS.

quibus quae supra diximus omnino confirmantur. contra


ualde dubium est an scholium (') ad C. 2, 6 (Bas. 8, 1, 11 :
Heimb. 1, 333) huc pertineat:

T^ lnLypacp) tov tí.tXov de postulandis, tovt(É6ttv) 3tEpl attou-


LÉ V(^v É ^añ,OVVto)V
tLÉVO)v SEON Y"^ E^toUV^ twv csvV 000OV o attov6tV
^lY ^ , vnÈO,
twv ouvrlyoPovµIvo)v.

nam ne hoc scholium adeo prolixum et inconcinnum Ana-


tolio tribuamus, qui ipse breuitate sua nitet, uel maxime ca-
uend um est].

§ J.

De uersionis Anatolianae apud Graecos auctoritate.

Anatolii uersionem plurimi Graecos fecisse uel ex Matthaei


Blastaris testimonio liquet. idem probatur ex scholiis Basili-
corum et Synopsis Basilicorum, in quibus eius uerba referuntur,
necnon ex eo , quod Basilicorum compilatores constitutionum
libri Codicis VIII' a tit. IIII° usque ad finem Ana:tolianam
uersionem adhibuerint.
Contra, his fragmentis in lucem prolatis , nemini dubium
esse debet quin Anatolii uersionem non sit secutus Enantio-
phanes cum in Nomocanone XIIII titulorum, tum in libro suo
lvavitocpavci.n , , neo Iulianus in suis nagawacpal,S ad Digesta.
Neque obstat scholium ( 2) ad Nomoc. 13, 29 : ex eo enim id
tantummodo euincitur C. 3, 43, 1 insuelo prorsus more secun-
dum Anatolianam uersionem illue esse relatum ( 3). ceterum

(') Hoc nero scholium Anatolii nomine non insignitur.


(2) Edidit PURA, Iuris eccl. graecorunt historia et monumenta, II, 631.
(3) [Jure mine existimat ZACxAxiAr US A L. in seholio laudato errorem
contineri, neque ea, quae in Nomocanone (1. 1.) leguntur, Anatolio tribuenda
esse, collato praesertim scholio ad éoatás, p. 237. nani, ne pluribus instem,
prolixiora ea sutil., quam út Anatolio adscribi possint. eo autem scholiastae
errore pilares antea decepti sunt, inter quos KRUEGERUS uir cl. tam in ephe-
meride, quae inscribitur Ztschr. f: Rechtsgesch., uol. IX, quam in sua Codicis
editione ad C. 3, 43, 1].
— 245 —

uidesis , quae alibi disputauimus (1), cum etiam statuerimus


Enantiophanem (2) Stephani sui uersionem esse secutum.

§ 6.

Editionis ratio.

Haec Excerpta in tres partes distribui :


I. Fragmenta ex Basilicis, Novellis Leonis, Epanagoge (2)
deprompta.
II. Fragmenta Codicis uersionis Anatolianae.
III. HaQsx(3oXcd roí') xcóS lxos.
Versionem latinam adieci illius apud jurisconsultos per-
uulgatissimi haud immemor : graeca non legi. notulas subdidi,
quae tam uarias lectiones emendationes coniecturas , quam
fontes indicarent.
Quod nero ad textus crisin adtinet , praesto fuerunt libri
Vaticanus et Laurentianus , qui adeo inter se conspirant , ut
nullus dubitem , quin Laurentianus ab altero fuerit descrip-
tus (3). certe Laurentianum potissimum sum secutus, nam quo-
minus Palatini per totum conferendi copia esset , temporis
angustiae impedimento fuerunt.

§ 7.

De praefatione Institutionum historica quae nunc editur.

In Palatino cod. gr. 19 , quem nuper laudau i , praefatio


quaedam historica ad Institutionum graecam paraphrasin exhi-
betur, quae iuris historiam a primis incunabulis ad Iustinia-
num usque imperatorem tradit. eandem praefationem in cod.
Bruxellensi 424, qui ex Palatino descriptus est, extare Zacha-
riaeus a Lingenthal auctor mihi est. quam praefationem de-
scribendam edendamque curaui : est enim breuior neque leetu
iniucunda : nosque apprime docet quinam potissimum errores

(1) Pend. Ist. Lontb., XVII, 329 sq. [supra, 232 sq.).
(2) An Enautiophaues et Auouymus (Iuliauus) distinguendi sint , quae-
ritur apud ZACHARIAEUM, Die yriechischen Nonaokanones, p. 10 sq.
(3) Cf. quae dixi in Proleyo7nenis ad Paraphrasin graecana Institutionnna,
vol. I, pag. xV-xvlIli [= supra, p. 64 sqq.].
— 246 —

de iuris uicissitudinibus apud graecos sequioris aeui innalue-


rint. mira nempe increbuerat tuno temporis opinio Graecorum
Romanorumque jura ex Hebraeorum legibus , quae in Mosis
libris continentur , hausta esse. id forsan iam innuit Tertul-
lianus (Apol. 45); id. certe demostrandum sibi suscepit auctor
Collationis legum mosaicarum et romanarum , quae Lex Dei
audit : cf. ibid. 7, 1, 1 : ` quodsi XII tabulae nocturnum furem ...
interfici iubent, scilote, iurisconsulti, quia Moyses prius hoc sta
lectio mani festat ' ( i). Itaque facturo est ut Hebraeo--luit,sc
rum leges inter iuris ciuilis fontes haberentur, sicuti ex libris
iuris graeco-romani adparet, in quibus nonnunquam plura ex
Ecloga ` tov ataó& tov Osov bi& Mari/jai') boilsvto5 vóµov toas 'Ia ur-
7^í'.tu^s ' mutuata sunt (2).
Cum nero non adeo facile ostendi posset, quomodo Graeci
et Romani legos suas ab Hebraeis acciperent , curiosae quae-
dam fabellae excogitatae sunt, quarum specimen disertissimum
Praefatio hace nostra exhibet. cuius originem non absurde
quis a iuris schola repeteret, quae, auspice Constantino Mono-
macho (3), Constantinopoli condita est. itaque huius praefationis
auctor saec. XII uel XIII uixisse uidetur. quae autem tradit
non eum proprio marte finxisse credendum est : nímis enim
stupidns fuisse uidetur, ut aliquid ex suo ingenio depromeret:
probabilius ex ipsa scholarum traditione hausit, cuius uestigia
longius persegui forte quis posset.
Codicem Palatinum sum seciitus : latinam uersionem adieci,
itemque notas pautas de re critica et philologica.

lfed iolani a. d. VIII. hal. Apriles, arano p. Ch. n. MDCCCL^I I YIIII.

(1) Non absimilia coutiuent praefationes uersionum orientalium libri


iuris romani, quas nuper ediderunt SACHAUIUS et BRUNSIUS (cf. Syrisch-ro-
nrisches Rechtsbuch, Berol. 1880).
(2) Eam uidesis apud CoTE[.ER1UM, illonumenta Ecclesiae graecae, I, I sq.
(3) Constitutionem, qua haec iuris schola condita est, edidit inter Ioannis
Euchaitensis opera P. A LAGARDE (Abhandlungen der Gatt. Gesellschaft del.
Wiss., XXVIII) [et postea FERRINIUS ipse, v: infra].
- 247 —

PARS I.

I. 1. ZAt:
( 1) - x8' (2) I. - 1. Quaere lib. 24, tít. 2,
xECp. a', ó cp)iac • náv 8184,EVOv c. 1 [Basilicorum] , ubi haec
8cá atpáyµa 8(8otau fi 81,' al- sunt : omne quod datur aut
tí,av- 2. tò 81 8r' altkiv 11 aEµvi)v ob rem datur aut ob causan' :
l^ alaxQáv • xal ^ alaxQót)lS fi tori 2. ob causam aut honestam
BiSóvtos Éativ (3) 11 tori ñ,a}c(3á- aut turpem : ut aut dantis sit
vovtos rl sxat{pov. 3. Tò µh' ovv turpítudo, aut a.ccipientis, aut
ÉJLI óEµvc^) nQáyµatc BoúÉV tótE utriusque. 3. Ob rem igitur
ávaXaµ(3ávEtar, ótE µi^ yÉVr)tac. honestam datum ita repeti po-
El 8' (4) at6x P óttls Éatl tov Xa- test, si res secuta non est. si
(3óvto5, xóiv [µi' e)] 13car)aE tò turpis causa accipientis fuerit,
a @ ccyµa, 1c9' c^) g ka(3É ti, Tò etiamsi rem, ob quam aliquid
*Èv ásro8(80)arv (e). In (7) Ivúa accepit, [non] fecit, quidquid
ti aa(3Ev (S) 1 ni, tc^) µfi cpovEV6ai accepit restituit. utputa ali-
fi µii lEPoavñ,fiaar rl µri xXrpac quid aceepit ne occideret, ne
tw Sovvac ataQaxatafi)lxr)v sacrilegium furtumue faceret,
mj 8ixàCcoµa. 4. El 81 xaXiiv 8^- ut rem depositam redderet nel
xrjv Ixcov arada») ti7p S rxaatíj instan' pronuntiaret senten-
1J-cl tc) vaLÈP ɵori 10]cpíaa3-15al, tiam. 4. Si in bona causa iu-
ovx ávaXaµ(3ávco • (9) lyxkillta dici aliquid dem , ut secun-
JckruµµEAA tòv 8 cxaatr ) v vmocyaEl- dum me pronuntiet, rem non
( aS (10) xal lfcníatco tí1S 8íxr)s. potero repetere : quinimo cri-
5. El S' alaxóótr )S Éatl tori 8r- men contraho iuclicem corrum-
8óvtos xal tov Xaµ(3ávovto s , áó- pens, litemque perdo. 5. Ubi
7E1 151 ( -11 ) áváÁ.Y ) 'IpL 5 ' ÓJ^ g v19a 6i- autem et dantis et accipientis

(1) in Pal. manu seriore adduntur haec : ` napi tcwv aittc5v twv 81,8oµévwv'
= de douationum causis.
(2) ita Pal. Laur : legem autem P'.
(3) µóvov add. Bas.
(4) addidi ex Bas.
(5) dele.
(6) s'kai3Ev, áuro8. Bas.
(7) oIov Bas.
(8) tuC, Xcíp11 Bas.
(9) dµu)s ins_ Bas.
( i0 ) — cuy Bas.
(ii) del. Bas.
— 248 —
4

xaatìlS Xáh 13t1 i^^.^ tijqgí,6aaacu• turpitudo uersatur, cessat re-


ij É7L6 JLOpvE(aS ó avaxEl^ELs petitio. ueluti si iudex ad (ma-
µoixo5 ij x7` éattll S. 6. El SÈ µó- le) iudicandum aliquid acci•
voy roí,- Xaµ(3civovtó5 larlv 1) (1) piat, uel quis ob stuprum, uel
alaxuótri 5 , úpµó^EL 11 ává7`711^L5, si adulter aut fur deprehensus
Iví`la tvxòv crol, 61,W tò fuerit. 6. Quotiens autem so-
µ^1 v(3 Q í,aaL µÉ. 7. Tó SLSóµEvov lius accipientis turpitudo uer-
7tÓ(JVT1 oÚx úvaSlSotuL ' É7t£LST^ satur , datan' repeti potest :
yáó lar', JtóPvT(, ovx latLV alaxóóv ueluti si tibi dedero ne mihi
tò Xa(3ET,v uvtl\v, El xal alaxpóv iniuriam facias. 7. Sed quod
,^ , ,
EatL t0 ELVaL avtll y 7CO(JV11v. meretrici datur repeti non po-
test : cum enim sit meretrix,
non turpiter accipit, licet tur-
piter faciat quod sit meretrix.
II. - 1. ALañ.líEtaL [ó yáµo5] (2) II. - 1. Soluuntur nuptiae
, , ^,
atOCUtov ^L£V ^,LOLxELo ` EVO?
EVO?ovtw primum quidem ob adulte-
xa1 taLs b11a11aoµvaLS altÍ,aLS. rium : tum ex dicendis aliis
2. (3) A Lañ.vEta L ó ycí µo5 xara. causis. 2. Soluuntur nuptiae
Tt tJócpaalv ccvayxuiav xa1 ovx óc- ex necessaria causa neo te-
XóyoJS (^^), ótav tls ovx Tlv (5) mere, quotiens quis cum uxore
, , ,
6vvLE VL
U. t}^ yuvaLx6 xaL ta Tca^Ja coire nequeat, neque ea face-
t^15 cplíaECl)5 úvSQáaL SLSoµIva re, quae natura uiris tributa,
7TczttELV , á?là tQLEt[a ( e) Jcag ^ - set biennium a nuptiasum
S Q(1µEV (7) fix t0'U tOJV yá[LOJV xaL- tempore frustra praeterierit.
tJav. má@EatL yào tfj yvvalxì xal licet enim mulieri parentibus-
tOLS JtatPct,aLv a71tflC ( 8) SLaZEV- que eius matrimonium diri-
yvvvaL tò 6vVOLxE6LOV xaL 6t£L- mere repudiumque mittere ,
XaL SLavaLV ( 9), xcìv ( io) (3015- quamuis coniux nolit : dosque
7,outo ó 6vvOLxCov. xa1 ( 1 {) µlv uxorem sequitur, cum donatio

(i) addidi,
(2) addidi.
e) est Nou. 22, 6 [Zach. 48, 61. Basil. 28, 7, 4.
(4) xcr.i xatú atp. écv. TE xai ovx üx. Bas. Nou. [ubi TE post ccvayx.
(5) oIó Bas. Nou.
(6) bLETía Nou. [cf. C. 5, 17, 101.
(7) ?izo( y. -cEX.Eíwv Évtavt. >'x T. Bas.: nacaSpáµoL Nou.
(8) 'Il toIs ye cavt. Nou. Bas.
(9) SLaíaLov Nou.
( io) el, xaí Nou. Bas.
( 1 ') xcuvtavl9a Nou. Bas.
— 249 —

7GQ0L1 (1 ) dxo%O1ftE6 (2) tfi yvvaL- propter nuptias apud uirum


xr, (`{), fi bÈ (4) acQò yáµov bcnEà maneat. 3. Eius quoque, qui
µÉVEL naQà tá) dv80,( 5 ). 3. (6) KaL in hostium captiuitate est,
tòv Év alxµahocrtá 5LakvEai9aL tòv nuptiae solui possunt : non te-
yáµov ovx án%.ciís mal Ios E tvxEV• mere autem nec passim. nam
El µ1v ÉQtL cpavEQòv nEQLE6vaL si quidem certum sit uirum
il tòv cívbQa Il rrlv yatLEtllv, E,Lá- aut uxorem apud hostes iii-
VELV Cauta tà óvvoLxÉ6La óuyxw- uere, insoluta matrimonia ma-
Qol7µEV. maÌ, oÚx £î,EtióovtaL .7tQòS nere concedimos : nec pote-
bEutéQovs yáµouS (7). El b' 11b12,ov runt coniuges ad alteras nup-
9.ca$FOtr1xE otótEQov TcEQLE6ttv fi tias uenire. sin autem incer-
µ11 tò Els noñ,Eµíous dcpLxóµEvov tum sit utrum uivat necne
nQó6wnOV , t11 v lxa`l7ta UCEVtaEtLa ea persona quae ab hostibus
µEVÉtU) ELtE tC9 dvbQi ELtE t?1 capta est, tum quinquenninm
, , ^, expectandum est sine uiro si-
yuvaLmL. maL ELtE aacpfi y E VOLto
ta tE%EVtfi5, Ere cíbriXa ue mulieri et ita demum (sine
v OL (8)], yaµELv (9) IIECItLV dxLV- certo de morte constet , sine
, ^ , ^ ^
bvvc>JS • xaL ovtE O a v1^Q t1^v adhuc ambigatur) nuptiae abs-
aQ6).i,xa, ovtE yvvii tTIv zQOya- que nllo periculo solu.entur.
µLalav bc,)QEàv xEQbaVET,. neque uir dotem , neque mu-
lier donationem ante nuptias
lucrabi tur.
III. (10) - Tò (3obv ouµ- ILI. - Hypobolum a uiro
cpcovEltaL naQà tov ccvbQós • xai promitti solet. et si quidem
El µlv Xcí(3fi tfiv nQoTxa xai TcQo- uir , cum dotem acceperit ',
tEÁ,EUtr^ 611 Ó dWIQ, óvv trl 7cQoLxi praemortuus fuerit, cum dote
bíbotaL tò i5nó(3oXov nQòs tfiv etiam hypobolum uxori datur,
yuval:xa , óóov óiv csvµcpwv fi í► fi • quantum. uir fuerit stipulatus.
El bÈ µfi avtLcpwvfiDl1, sin autem nihil fuerit stipu-
^EtaL ( 11 ) tò ktLav tfis JcQotxó s . latus, tum dimiclium dotis ae-

(i) (jLcoc; É7LlcSEC^OLIFV^^ 1Qot5 Noli. Bas.


EL tLS É6tÌ,v

(2) —01i6Ek. Nou. Bas.


(3) alla ]ns. Nou. Bas.
Sn ù tòV yáµov '71toL ins. Nou. Bas.
o'Siîv OLxor9ev trlµLOVµÉVUI add. Nou. Bas.
est eiusd. Non. cap. 7 in inulto artiores fines redaetuni.
ovtE yvvai.xEs ovtE avSeES xt)1,. add. Nou. Bas.
addidi e Nou.
ita ex Bas. Nou. pro yáµov; nisi malia 7.15E6Oat yáµov.
est Nou. 20 Leonis, cf. Att. 27 (ex edit. nostra 20, 20), Harin. 4, 10, 1.
xaYá ins. Att.
— 250 —

xUl EÌ, µsv (1Úr IxEt 7ru66U S , 1xE L stimatur. et si quidem mulier
rLQòS ti-1 v 0)-jóLV xal E61C0- filios non habeat, praeter u-
, > >>, „
LELUV. EL (S ExEL TLUL U5, ExE L ^LEV sumfructum etiam proprieta-
t rlv xlyíl6LV ^l yvvil, tìlv 8E6 no- tem consequitur. si uero fi-
tEí,av µEtà tEXEUtiiS uÚtl), 07, lios habeat, usumfructum qui-
^, , , . ^ ,
JCU.I•(^E • ExE.L SE xU.L (din) 1601E5- dem uxor habet, proprietatem
QLOV ÉVòC rit(11(SÓC, xatà 6E67Co- itero post eius mortem filii :
tE6UV, bEVtEQoyaµ•Yl . E^ ipsa autem unius filii portio-
51 5tQOrE%•EVtlj611 tov c'^cvSQòs Il nem in proprietatem a.ccipit,
xU)Quv ovx IxEL il roí)" vTho- ni ad secundas transierit nup-
(3óXov Ir.altri6L5, axxà µóvov (') tias. sin autem mulier ante
l)E(a)QEtQOv , ó 10T xara. XltQav uirum mortua fuerit , cessat
tL^S Yc Q o LxòS ti o µ. S'. hypoboli repetitio, et retentio
tantum senorum solidorum
pro singulis libris fit.
IIII. ( 2) - 1 `O µil bEVtE@o- IIIL - 1. tiT ir qui secundas
y0/µ(7)v civi1 P , µ'►1 nQoóóvtwv t(A)v non contraxerit nuptias, filiis
nuí,(Swv, tò F ^ Cr7tuLòr,uC xG(60v 1^- non extantibus, quartam dotis
roL te) ó' tov nQotxovkco(36Xov ?n aµ- partem accipiet : liberis autem
(3(bvEL' ntawv bE n(Jo60vto)v, (3) extantíbus , alere eos et edu-
Éxt @ É(pELv xal TtatcfiaywyETv áváy- care debet. cum autem mi-
r1^. [LEtà tò (p9á6aL tòv tEILE•U- nimus natu XX compleuerit
ru l o 7ru1$u E6s tòv xQÓVOV , annum, tum in eius arbitrio
aELav Fxstw xQfi6ty, ijv xal erit aut usumfructum retinere
TCQitEQOV EÌ,xE, naQaxatÉxEtv (4) et ita unius fratris portionem•
'sv tÉXEL pi) 2,4(3ávwv (7) á cSEñ.- in fine amittere , aut usum-
(pu/Av µoLQa y , ti-1v xQfi6LV E^t- fructum relinquere et unius
6tál,tEVOS cu5E24L5t,il v µoiQct y E^S f.ratris portionem in suum lu-
o65tELOV 7CUQaxutxE619aL 5(480s. crum conuertere. 2. Liberis
2. KX11Qovo11Ei 61 xal ovto7 Eis autem intestatis et sine prole
o?,oxlfwov oixELOVs (7) decedentibus, ipse ex asse suc-

(1) tó ins. Att.


(2) pule secuutur ex Epa. 19, 8 sumpta sunt, quae cum iure Iustiniano
parum cohaerent. uidesis quae monuit ZACHARIAEUS in editione sua Epa-
nagoges, p. 122 n. - uarias lectiones haud spernendas collectio nostra praebet.
(3) oiís ins. Epa.
(4) —cuy Epa.
(5) — sLv Epa.
(6) aox?ri QWS Epa.
(7) iòi:ovs Epa.
— 251 —

nai8as dtéxvov5 xal dSLaOÉtovs ceda. 3. Qui ad secundas nup-


tEÁ.EUtCOVtas. 3. `O µÉVtOLyE SEVtE- tias transit alere eos et educa-
Q oyaµcT)v sxtQÉcig ELV µlv ccútov5 (1) re naturali et scripta lege co-
xaì natSaywyElv cpv6Lxé:) -re xal gitar : et donec eos educat et
yQantOi") xatavayxáEtaL vóµOp (2) alit ususfructus particeps fit,
xal sv (1) xaLQ6,) tovtovs (3) naL- set nil amplius consequitur,
Saywyd xal ÉxtQÉCpEL, µEtÉxEL xd- inuentario scilicet ab initio li-
xEi,voS xQr)6EC.ifs xal 7CaQá berorum substantiae diligen-
tovtoU nXáov ovSáv , ávayQacpfiS ter confecto, cuius ipse ratio-
Sr)?LovótL tcov naicSwv ócQ- nem sustinere debet. 4. Cum
xfiS 15n06t0I6Ews dxQ1, (30 i. 5S yEyEVri- itero minimus natu liberorum
!x£ vr 1S , É.xElvoS órpE6%EL tòv XX compleuerit annum, ipse
Xóyov vnéxELV. 4. MEtà tò usumfructum penitus amittet,
cp$á6at tòV Ésxatov twv naí,Swv neque aliud unquam lucrabi-
EL5 tòv xQóvov , tótE ( 4) xelt, tur ex bonis siiie ex matre
avtòs navtE?As lh6tátco t11[ xQVI- sitie alicunde ad liberos per-
6Ews, µrIS?,,,v ci/Xo ataQaxEQSalvwv uentis. 5. Cum uero aliquis
19‹. tfis Ets avtovs datò µrltQòn liberorum mortuus fuera, eius
xai (5) d?,Xaxó19EV 7EQLE?,19o1'i61iS quoque substantia inter cete-
vno6tá6Ews . 5. T Lvòs 8 l to-Jv ros dlAidetur : sin autem nul-
nadSwv tE%EVtcw y to C , xal ti)v 1- lus extet , uniuersam pater
xELVOU vnoótaóLV tOLS 153-c0X06nOL5 eam consequetur. 6. Haec qui-
naLdiv óíµa 6vµ41,EQL619116EtaL, µr)- dem liberis extantibus : si
SEVòs SÈ toV 61)NµEQLZoµávo v xa- fiero non extent , nullum ex
takELnoµávov, ElS óXóxkllQov ó na- mulieris bonis lucrum pror-
tr)Q (6) avtòs tavni v lnLhclEtaL (7). sus consequetur. 7. Nusquam
6. (8) Tutta µv naí.Scov nQo6óv- in legibus luctiis tempus uiro
twv • Id' nQo6óvtwv 8á, ovS' 67,.cos praefinitur.
tá yvvaLxEta Et; xÉQSoS ñr)VEtaL (9).
7. IIáv19Lµos 8É xQóvo S -cok vó-
µoLs Éad dvS Q òs ov8aµov cÁ5Q1,6taL.

( I) cui. aireó; Epa.


(2) te,. téxva Epa.
(3) ravza Epa.
(4) 6TE Epa.
(5) fi Epa.
(6) del. Epa.
(7) ¿vaSéletat Epa.
(8) xaí, in s. Epa.
(9) nULSas µ1v—cot, µìl é/wv ó SEUTEQoyet v ovSév 67n,ws éx vrtoaiúcsEws
t ^15 aQOtÉQas yUVUmòs ets otxeiov xéQSos ? WetuL Epa.
— 252 —

V. - vEaQ. [^] x ^ ( 1 )r tí. V. - Quaere 1Tou. [1127 ;


S' toú x(.úSLxos [3t. 11 '. 1. `H lt^1 Cod. [5, 9, 4 a]. 1. Mulier quae
SEVtEQoyáµol)6a µr) trw , xal ná; ad alteras non procedit nup-
(ivL¿ov Er) SEVtEQoyai,LwV, El tias , item omnis parens qui
nuiSas ( 2), A.al4c1vEL :me); t?1 xe11- ad secunda non migrat uota,
GEL T0-)V yuµLx(vv [xEQScov] ( 3) xai si liberos habuerit , usum-
vtÉQoS mitre( SE6JLOtE6av Évbs JLaL- fructum lucrorum nuptialium
Só5 (`'). tovto hl ÉJtÌ, tCOv tEñ,EVtij habet et unius filii portío-
xuì, ov SLavyíc() %voµ ^ vcov yáµcov. nem in proprietatem. haec ríe-
2. ('') r1, oÌS SÉ JtaL(TLv áoµóEL JtaV ro de jis nuptiis intellegenda
yuµLxòv xF Q Sos oiaarSllJtotE Xv- sunt, quae morte non diuortio
GEO); (6) xatGC ()E(3JtotElaV , xC1CV sint solutae. -2 [l ou. 98]. Li-
[ti] SEVtEQoyaµulóco(fLV oí yovEls beris antem omne nuptiale
^ ^, .
avt(1)v, OLtLVEs t11v xQf6LV twv competit lucrum , quomodo-
t otoiít())v xEQ3c7)v Ixov6tv, tQÉ(pov- cumque solutis matrímoniis ,
t ES toÚS aÚtCUv ( 7) JtaLSas. quod ad proprietatem perti-
net , licet secundas nuptias
non ineant parentes eorum ,
qui usumfructum horum ln-
crorum habent , liberis ali-
menta praestantes.
-Nr l. - (E) 'Eàv nQoyaµLaía - Si de fundo, qui in do-
S(()QE(7. 611VaLVÉ6aL JtEL61n t11 JtOá- natione propter nuptias conti-
6EL, CCÚ1'tOs tov ávSQós, 1e] 715111, notar , uendendo consenserit
ovx lQE)cotaL '11 toLaórn nao' mulier, uiuo marito, eiusmodi
yáQ, Wtovc avats JtEptóvtos xQó- uenditio non ualet. oportet e-
vov, 1.t0Xoy íav yQácpELv nim ut biennio elapso nouam
(3E(3a1ovGav ovvatvE6Lv, xaL tunc scribat confessionem, qua
terre xv @ LOV ELVaL tò yLVóµEVOV. consensus confirmetur : ita e-
JtoX?,à y(\i Q lx JLQcbrll s E.vnE)5 áxofi s nim ualebit quod factum est.
(qtaQt11ad11 tr1 5 yvvuLxòs 11 SÉEL saepius enim primo statim au-

(') est ex Theodori epitoma, quae etiam iu Basilicis recepta est.


(2) haec omitt. Theod. Bas.
(3) suppleui ex Theod. Bas.
(4) i00L 81 7teó ncívtwv (3-EL iovto atpo(iczí,vet Theod. Bas.
(5) item ex Theod.
(e) ordo uerborum diuersus apud Theod.
(7) uv-toi)g tovg Theod.
(8) est Nuu. 61. cf. Bas. 29, 7 ; Epa. 19, 3.
— 253 —

'COZ avvoLxovvto5 datátr i 5 ¿)aBLCas dita erraret mulier aut coniu-


^ , , , , ^
vatayoµEVr)S xaL tc^v oLxELCOV aµE- gis timore, aut dolo facile in-
7LovanS BLxadcov • xataaxEattoELÉVri sinuato , iure propinquoruzn
8' ÉV ?t%£r,ovL xQÓV(Al t11v vacóftEa6v suorum posthabito. cum autem
yávoLt' áv savtfl s dacpa7LEatÉQa. rem longiore tempore conside-
rauerit, securior geri poterit.
VII. — NEaQ. x[3', xECp. xa' (1). VII. - Nou. 22, c. [22]. Si
EL 8É tLVEs TOT, µatQOa1°'£V ovx quidem prioribus nuptiis non
dpxEaaáviES yáµoLs atQòS BEUtÉ- contenti ad secundas perue-
QOUS (2) É%.Ú'OLEv, EL 11.£v (3)Cincel- niant, si quidem filios ex prio-
he; µÉVOLEV Éx tan/ at Q otápcov fi ribus uel ex utrisque non Su-
xal l rg dµcpotáQcov t(wv yáµc.oV, sceperint, non erit cur de mo-
0158E11,1a a to7vatQayµo6vvn atEQì td do quaeramus. viri enim omni
E LItpa (4). d7La,' óévBQEs datEJLEV- ormino obseruantia soluti e-
aovtaL atavto l cos atetan ataQatll• runt : mulieribus timor tantum
Q116EC0S 17LE150EQO1' yvvaLL 8É Ile)- imminebit, ne ante anni tem-
vOV ÉatLxElastaL 8EO5 tò atQO pus ad secundas migrent nup-
-roí-) IvLavaLa(oU xQóvov atpò5 8E15- tias. sciant enim, si id perpe-
tEQOV Éa.1iELV aUVOLxaLOV. xaL (5) trauerint et intempestivas i-
yLVUJmxELV Q) S , 8Y Ti tOLOVtov atpá- nierint nuptias, poenas sese
laLEV xat dcóQOUS arvañ,îLálaLEv daturas esse, alias quidem si
yáµouc, v(p ^ lovaL atoLVás , 117LîLas absque liberis a priore matri-
µIV ELatEQ á1taL8Es Éx ta) atQo- monio discesserint , maiores
tEQOV (i06L avvOLxEa60U (6), L,LE6- autem, si liberi existant. nam
SOVS 8É EL xaL ataLBEs 15atEL£V. EL si liberi non extent, infamia
µlv yá Q ovx 153-reati yovil , tótE statim sequetur eritque om-
cLtL I LL(U, (7) E1'1E)y dxo7LOUNaEL xa^ nino mulier propter nuptia-
iíataL acavtotcos '11 yvvil Bux tfiv rum festinationem in dedecore
t0v yá l zOU 67tOUhY i V T^tLlLaaI.L^Vt^ neque a liquid eorum lucrabi-
xa6 ov (g) 7L711pEtai ti Tuna tcuv tur, quae ex prioribus nuptiis
tOV 7t(IOtÉQ01) avvOLxEaf,01) avtíj el relicta sunt , p eque ante

(') est x3' (— Nou. 22, 22). cf. Bas. 28, 14, 1; Proch. 6, 4 sq.; Epa. 19, 15 sq.
(2) Nou. Bas.: SEVtEpov Laur.
(';) (AV in9. Nou.
(4 ) ita Laur. cuna Prochiro 6, 4: SEtiLEea Bas. Epan. Nou.
(')fiNou.
(6) Teoieecov — avvot.xEa¿ow Non.
(7) tò tfis d2óµíuS Non.
(8) ovSÈ Nou.
- 254 —

îL(,(taÁ.FX£4I.[A,EVCOV ( 1 ), oi)(S£ G(ato- nuptias donationem consegue-


Á,(A,'Ú6EL 7cE)oyuµLUíu ^ cSU)^EaS, tU [' neque coniugi alterius ma-
oiJt£ t(A) (r11VOL1CO1)vtL xatci ten, trimonii amplias tertiam par-
S£vtEQov yciµov JtEQaLtáow tfi5 tem bonorum suorum conferre
y' tfis otxEía; ÉatL(SCt)(f£L µor,PaS(2). poterit. quinimo neque extra-
ov [A v ovBÈ tfis 11(0$£V ataail- nea fruetur beniuolentia, i. e.
(YEtuL cpLhtLµías áatò (rvy- ex cognatorum testamentis si-
yEV jyv uvt7j5 xatèc 5La1Ì'1Ix11v ÉQxo- ne hereditate sine legato. haec
µFVr]s ( 3), E'ítE xX/QovoµíaS E'ítE uero uenient aut manebunt
1 y(itOV. (12,Xéc tavta S%tE156EtaL
2L apud defuncti heredes nel a-
atuc,à rol; x2,1wovóµoLS pud eius coheredes (si omnino
roí) tEXEVtrjcravtos ovyxkióo- heres esse potnit), ut nil inde
vóµoLs avtfls, EVyE x21.11Qo1•oµElv prorsus lucri consequatur.
UU)S [OvvatO], ata (4)
o1)6' ÓtLa1+v Ü(pE%.oC ÉxOV6n5.

PARS II.

1. `0 xatù bóXov xavc)as tòv 1. Qui aedes meas dolo in-


olxóv [tau xEcpalLx(ik t141,(O(JE6- cendit capite punitur.
VIL e).
2. ( 6 ) `H vatEp(3à-taa t n v xE' i^s 2. Quae uicensimum quin-
1`17tL5daS xpóvov bvvataL aLppíat- tutn aetatis suae annum coin-
tELV 45tLVL PovXEtaL,- µ1^- pleuerit potest semet cui uult
ba^L(^s Éx tavtris t1^s ad-das 8v- sociare, "lec potest eain pater
vaµÉVav -coi) atutpòs avtìyv yPú- ex eiusmodi causa exheredejn
(pELV aac6x7.1iQov. scribere.
3. `O xcvaztu)v xatliyo9o4t£v6v 3. .Qui alicuius criminis
tLVa Éatl Éyx2.ruLatoS IxEívov rema occultauerit , ipse poe-
avtòs tcµ(oPíav vcpáEL ('). nam illi debitam sustinebit.
Kal kncstii v bÉ Iza Et81l6EL 8E- Qui latronem sciens susce-
láµEVOS xal µii Ttaoabovs ceo- perit nequò iudici optulerit

(1) 6vvo(xsoíov h. 1. Non.


(2) — av Laur.
(3) alias Nou.
(4) ita Cod. cum Proch. 1. 1 et Epan. 19, 15: tavtrls Nou.
(5) D. 48, 19, 28, 12.
(6) iuscr. (3L. tí. S' xscp. xS' [nempe Basilicorum].
(7) C. 9, 39, 1 pr.
— 255 —

µatLxdíg 11 xQ)1µ atLx (7)S tLµcoQEí.- aut di-


aut supplicio corporali
0'$10 xatà tìl v tov nQoacúnov ^co- spendio facultatum pro qua-
Letrita (1). litate personae plectatur.
4. 'Eai twv ÉyxXirlµatLxcóv xal 4. In criminibus et delictis
F^1 tc^)v bsM,xtcov tòv aowtóty- auctorem condemnari oportet:
nov xp11 xataBLxáZE6ac(L. tò yàQ quod enim Cod. 7, 55, 2 di-
EtQIW,vov ÉV tw (3L(3M,9 tí,. µE' citur, de pecuniariis actioni-
BLat. (3' (2) a l xolµatLx65v 8É- bus intellegi oportet , ne ad-
rgaL attLwV áQµó ^ EL, e¿va µi1 Évav- uersentur jura.
tLCUB7^ tà vóµLµa.
5. 'Eh ó natlIQ, µEtà rò 5. Si pater , postquam res
8a)Qrusa6i)aL t4) Fµayx«átcp nuL- emancipato filio donauerit ,
81 acQáyµata, tavta 1)lL£IEto 8a- eas contra eius uoluntatem
vEL'(:,óµEVOS nuQà yvcúµnv aútOV, pro pecunia eredita pignori
tòv nai8a ovUv 1)3íx)l6EV, obligauit, filium quidem nullo
autòg 51 ci) S 13-LíÚ'Etos t(A) 6tEX- adfecit detrimento, ipse autem
Î^ I,OVát(g xQ atELtaL (3). tamquam extraneus stelliona-
tus crimine tenebitur.
6. 'Eàv 3LaSllx . 11 xwSíxE),- 6. Si testamentum aut co-
?mg. ElvaL 71.1yEtv.L, Oí) (3E- dicilli falsa esse dicuntur ,
(3aL0vtaL xQóvcp , liS6JtEQ 451 tò temporis interuallo non fir-
czñ,)1151g xQóvo? (3XántEiaL (4). mantur , sicuti nera tempore
non euanescunt.
E'ItE 2LOXLtLxGJS Éyx%nL(atL- Sine per accusationem siue
xwg xlvEitaL , oÚx ÓCQELÁ.EL Ó à,Q- per privatum iudiciurn quae-
xwv Eú)ivg [LáotvQaS , ratur , non debet rector pro-
X' Cucó tt>41.1 1Q íU)v ótOxáE6aaL (''). uinciae statim iubere ut te-
stes exhibeantnr , nasi prius
indiciis fuerit commotus.
7. 'Eàv dycaLtovµEvós tLs xQáog 7. Si is, a quo debitum pe-
xal 8ovvaL ?tXaótòv titnr, morandae solutionis gra-
hyEL ELVaL tò 0143ó2ta(ov, tÉo) S tia instruinentum falsum esse

(1) C. 9, 39, 1, 1 (C. Th. 9, 39, 2).


(2) lege 8 tai. a' (const. 1).
(3) C. 9, 34, 2. — La.ur. aiEa.sLovó.ir.p.
(4) C. 9, 22, 17 pr.
(5) ibid., § 1.
— 266 —
1
ELÈV tò •MOs BLSótco • %oLJLòv 8 1 contendat, salua nihilominus
tò lyx)tn µu uvm-D cpvbttÉ6aw (1). criminis executione , ad sol-
nendum compellatur.
8. 'Eùv µoLzòv ó Cm» vvxtcoQ 8. Adulterum noctu depre-
JLLGt6r^ 80n2LOV CC6EIL.LVOV Óvta, hensum serunm aut turpem
ócpattÉt(o dxLV811V(U S . óµoL(.O S xaó personam potest uir impune
o^ JtuThEs culi-roí)" tonto JcoLEItw- occidere; item liberi eius pa-
6uv dxo176avtEC, ton JtatQó S . E6 tris dicto audientes : ceterum
8' ü ?1ov 1c011E116E, xQLVÉ6Ú'(o µ1v si aliam personam occiderit,
(1), dvB Q ocpóvos • 1111 dJtotEµ- homicidii quidem damnatur ,
véa• íg c>>, d».' É;oQLt¿619w SLà t^v non autem occidetur propter
t fis dXyri 8óvo5 óvyyvcbµr)5 at- ueniam iusti doloris.
t íav (2).
9. tí,. 8' ton x(1)8[Lxos] (;). 'Eòcv 9. Cod. [lib. 2] ti. 4. Si quis
8Lab641,EVós tLs £%,af3Ev, E1tE dva- ut transigeret aliquid accepe-
t QÉJCEL tà óvv8ólavta, £6 µÉV 6u- rit, deinde de conventione re-
vECpcoV1911, Yva teD 6vµcp(tSvc:p ɵ- siliat , si quidem pactum est
µÉV(06L xat tà 8ollsvta , dBECxls ut quod datum est rescissa
tonto 7E1,116EtaL • e6 8E ^L'i^ JLdx- transactione restituatur, sane
tov JtaóayQacpllv [µóVOV ó BLSOVs id fieri licebit : sin minas ,
£ rgEL, tà 8o19.svtu] (4) oú 8vv((11,4,EVOs patti exceptionem [tantum is
dvub(3Etv e). qui dedit habebit, nec res da-
tas] recipere poterit.
10. `H xatà cpó(3ov yEVOµévri 10. Transactio metu inter-
SLÚXv6Ls , lv tuzòv óQLóµon posita, cum relegationis forte
FJCrjQtrfto xívBvvoS 6(í)pLatoS periculum aut corporis eru-
a67{661_LOn 01Jx IQQ(otaL. [E6] SÉ ciatus immineat , non ualet.
OvBÉv tOLOntOV [1m1Qt7] t0] (6), gQ• [Si] uero nil eiusmodi [immi-
QU)taL ta. 6vV8óavta (7). neat], ualet quod pactum est.
Et µvtoL SoOLós óov ó BLakv- Si nero seruus taus fuit,
6G4tEvOs, dvl6xl5QCOC, 8LE%,156ato (8). qui tecum transegit, inutiliter
transegit.

(1) C. 9, 22, 2.
(2) C. 9, 9, 4.
(3) Ep. Cod. lib. 2, ti. 4, onde quae secuntur fragmenta sumpta sunt.
(4) addidi ipse, latinu ►n textura et scholia Basilicorum (I, 702. 703) se-
cutus.
(5) C. 2, 4, 17.
(6) ipse suppleui.
(7) C. 2, 4, 13 pr.
(8) G. 2, 4, 13, 2.
— 257 —

11. 'Eáv ó ávtlStxós àou rzva- 11. Si aduersa pars agere


nakaiCEL atQón la auv561avta, U- contra placitum nititur , po-
va-cm, ávaSo-lávtcOv twv xQruá- test , refusa pecunia , cum et
twv , El, [301541 xal (315, Ófv(1JR9`Ev tu hoc desidere g, causa ex in-
tato ÉlEtásal9at (1). tegro agi.
12. 'Eáv xXriQovoµiá SLE- 12. Si de hereditate quis
Á.'Úóató tt5 [xaó] áx.ovLñ.Lav[Tp att- transegerit et aquilian[am sti-
nov%atóova] (2) nEnoLlixev, o1) 615- pulationem] fecerit , nequit
vata, ávanaXaLOVV xai xLVELv rem instaurare et heredità-
trrv hereditatis netL-dova tr)v tem petere nel specialem in
6YEExLal[6av] in rem (3). rem actionem intendere.
13. Tàs vnoasaeLs avtás, ^toL 13. Causas uel lites tránsac-
tà5 M,xag , taLS 5ta1,15aeat voµt- tionibus legitimis finitas ne
µoLs JGEQaL()J19e 6aas ov81 SLà (3a- imperiali quidem rescripto re-
aLlLxaLS cxvttyQacpaLS ávatQánE- suscitare oportet.
a1iaL 58L (4).
14. "EoLxsv 1) BLáauaLti tfi 14. Similis transactio rei iu-
cpc^ • (Zar' ovv 8EL 'sµµévELV aútfi. dicatae est : ideoque eam ser-
ovSÈ yàQ si Av vuxtl yéyovev,, uari oportet. neque quia noctu
áxuQós ÉatLV, Fv (;t) l)yLELs tLs xal facta est, ideo inutilis est, si-
tÉ%,ELos (1Jv tatitlyv AnoLriaEv (5). quidem sana mente et XXV
annis maior fuit qui transegit.
15. 0 'v5Els S Là te) áa19-EVELV tò 15. Nemo aduersae ualetu-
aciíµa µó[vov] ávatQ£nELV cSvvataL dinis uelamento transactio-
ULáñ,uaLV (6). nem rescindere potest.
16. Ota'Wasa)S yEVOµávr)S, EL 16. Transactione facta,
xal µEtaµEkrlftfi tLg naQaxQba, quamuis eum, qui pactus est,
OÚ 8vvataL úvatpaELV avtr^v' O1) statim poeniteat, nequit eain
yìcp £xEL xQóvov, ov Avtós Uva- scindere : non enim est cer-
ud. (ti;) ávanaaaLOVV (7). tum tempus, intra quod res
instaurara possit.

(1) C. 2, 4, 14.
(2) ipse correxi et suppleui.
(3) C. 2, . 4, 15.
(4) C. 2, 4, 16.
(5) C. 2, 4, 20.
(6) C. 2, 4, 27.
('7 ) C. 2, 4, 39. hic desinunt leges ex C. 2, 4 haustae. in textu uocem
tLs' libenter delerem, et ti)v Sí,xrly uel tò nedcyp,ct supplere,n.
C. FERRINI, Scritti Giuridici, 1. 17
— 258 —

17. 'Aciyfi7,Lg dµaQtijµutos 17. In criminibus minor


oí) (3o1 i ü£^tut (1). non iuuatur.
18. Oí, dcp7jXLxES, l LáñLatu o í } a1 18. Minores, maxime si cm
Izovt£S xri8sµóvas, sl mil, Éx- ratores non habeant, quamuis
Lx11(SaLSV tòv .ftávatov t017 tsatá- testatoris mortem non uindi-
toQo;, ov (3XáattovtaL (2). caverint, nullo adficiuntur in-
commodo.
19. `H µ11 tr^ Q , s úV hcApllaitaL 19. Mater si sponso aut ma-
tc79 ELV ot1jPL tfis í9 l) yatpòs avtfiS rito filiae suae aliquid dona-
'hovv tó:) dv8pí, Xvi9ÉVto5 tov yá- uerit, solutis diuortio nuptiis,
uov l£atov8ícp , oZx dvaW1pEtaL res donatas recipere non po-
tá 8c.opl-WVta (3). terit.
20. `H atóò yá[Lou yEvoELv1l 20. Donationem propter nup-
8copEà E65 t71v µvli atTjv ovx dva- tias in sponsam coilatam ma-
t QÉat£taL 17atò SavELatov (4) to1J riti creditores rescindere non
dvSQós, sv (1,,) t u) atQ0vat£t6íiEt0 possunt, nisi prius ipsis obli-
aútù tez S(oQ1yliávtu atpáyµata (5). ga,tae fuerint res donatae.
21. 'Eàv S cUQEá ataQà 21. Si donatio fuerit a spon-
t ov µv11atikos E6C t11v µvnatlly, so in sponsam collata, ac de-
Eóta hl ELS aút(b tEXEVt1lan , E6 inde alter eorum decesserit,
^LÉV (p(î\llµa ysyovE, tò TjµLav dva- si osculum interuenerit , di-
boú7laEtuL, E6 hl µ) y4yovEl, tò midia pars restituetur : sin
adv. mimas, tota. Sin autem e con-
EL SE Éx roí-) £vavtíov !Avi- trario sponsa ipsa donauerit,
ad] É(5(a3Q11aat0, E6tE yFyovEv ELtE sine interuenerit osculum sine
d Uk71 µa, xa l, LE%.EVt11 an tò "av minus , et altera persona de-
atQóacoatov, dva2LatL(3ávovaLV avtá cesserit , eius heredes res re-
o í xX11PovóµoL uirals (6). cipient.
22. `0 atath yvov5 tòv YSLOv 22. Pater , qui scit filium
ti+Lòv yáµcp atQoaoµLXE6v xa^ Ni1 suum nuptias contrahere ne-
dvtsLat(bv SoxEL avvatvEIv ('). que contradicit, consentire ni-
detur.

(1) C. 2, 34 (35), 1.
(2) C. 2, 40 (41), 1.
(3) C. 5, 3, 12.
(4) mallem SavEtaicúv.
(5) C. 5, 3, 13.
(6) C. 5, 3, 16 [cfr. et schoi. OEoS(úQov, Bas. Heimb. III, 165].
(7) C. 5, 4, 5.
— 259 —

23. 'IJàv r1 yvvfi na-16as gxovaa 23. Femina, quae susceptis


S EVrE Qoya i njarl, acávta tà EL5 aò• filiis ad secundas transierit
tfiv - ^ ñ,.f}óvta ánò µvrl atfiQos 11 nuptias, quidquid ex sponsa-
ótiEVSrinotE tolS n a t al cpvXatrÉtw lium iure uel alicunde perce-
avtáSv, µìl Svvaµávrlg perit liberis seruare debet, nel
Éxno6E -(v avtà o1,981)notE tQóncp. uni eorum, nec poterit id quo-
El S' ánoµELcSarl tL aòt(.i)v, 19'ÉQa- domocumque abalienare. si
JCEVlÌ'rla£taL £x t1'j5 o'lva6aS a17tYj5 (1). quid ex his rebus fuerit de-
tractum, ex eius facultatibus
redintegrabitur.
24. IlQoatlrir)at[v fi SrátaStg] 24. Addit [constitutio] lue-
(`) tcD nEVr9í,µcp xpóvc.) (3' µTlvaS, tus tempori menses duos , ut
^, , ; ^, - , .
watE r(3 E^var. E6 t^s ovv Evto; XII mensium tempus fiat. si
tov xóóvov tovtov yr^µll yvvr^, qua igitur ex fetuinis ultra
cluµo; lato) mal µTltE cl'IrcGµatóg hoc tempus nupserit, infamis
µTjtE ñ,aµnQás rvxr)5 Lorí:oliw , esto , neque dignitatis ullius
á ñ? à xal tà xataErcp .aávta avr7l neque decorae condicionis
vTCò r OV dvSQòs oLaSYl nOtE ov particeps fiat, set quaeque el
ñ,TIVEtaó (3). quomodocumque a priore uiro
relicta sint nullatenus capiat.
25. `0 natfi Q óµoa,oyraas 25. Pater qui dotem est sti-
xa ov tl1 r9vyatQl, dÀñ,à t45 yaµ- pulatus non filiae set genero
(3 ,245 xatéxEtar (4). tenetur.
26. `O ávrl Q SratEt r µrlµÉVa 26. Vir qui res aestimatas
nQáyµata (5) 7,a(3cbV E6S nQobta in dotem accepit, eorum pretii
tìl v trpfiv avt¿hv xQEwatEl, Ei pi) debitor efficitur, nisi forte con-
^, „ , . .
aóu (6) ESo7EV avta ta nQa,yE.cata uenit ut ipsas res restitneret.
ávaSovvat avtóv (').
27. 'E]àv nQáyµata tov C91)- 27. Si res minoris sine de-
Xixos ávsv SExQFtov nQaOlj , Sv- creto fuerint alienatae, pote-
vata6 ÉxSLxELV avrà SLbovS t1ly rit eas uindicar e pretium re-
ttµfiv tìl v nEQiúkovaav EI S tily stituens quod in suum patri-
ovaLav avtov (8). monium peruenerit.

(') C. 5, 9, 3 pr. § 1.
(2) suppleui.
(3) C. 5, 9, 2.
(4) C. 5, 11, 5.
(`') ó perperain ins. Laur.
(") sic lego pro ` giEea '.
(7) C. 5, 12, 5.
(8) C. 5, 71, 10.
— 260 —

28. `C) xE%£ti011 28. Princeps si iusserit fun-


ú( fyrjîaxa atcuXi'lGai ay @ óv, oú xE^ñ dara minoris uenire, decreto
- cS Exóétou • µiµE1 yctó
-cut, roí') opus non est: ad instar enim
aGCXécos cpcoVìi tÓ tov czPxovtos praesidalis decreti principalis
fi éxpEtoV ('). uox accedit.
29. `0 üvEU fiExQétov 7tpat5ElS 29. Fundas sine decreti in-
ciyelòs oÚ fi E E6 [Els ( 2 )1 fi Úo IX,)fl terpositione alienatus ne si
«,yópuGtaS tò úGCpuñ.éS uyr,vE- ad alteram quidem peruenerit
ta6, El µ1) (zpu [ó ( 3)] 6.)Q6GTtévOs emptorem rata uenditio erit,
xóóvos aaóu8Qáµót, (4). visi statutum temporis spa-
tinm decurrerit.
30. 'Eùv olupfii'vtotE tp67tcp, Éx- 30. Si quàlibet modo mino-
2(
yromin Tt^(- cívEv
ácplXixo; ras res absque decreto fuera
fiExpétOV, E^ta n atOVa;36tE15G-n (5) alienata, deinde ratam rem
tò 7tpuxi)v téXELos yEyovctv5 xal habuerit ipse maior factus et
^I,ELVT^ G6o)luUV é7cl 9tEVtaEt6aV Gv- per (pingue continuos annos
Vaattrlv, Ovxétu áVatpa7trlGEta6 tò nihil conquestus fuera , res
ftpaxi`)év, EYTE cLtò tov xrlBEµóvos non amplios poterit retractara,
yEyOVEV 1j Éx7t06t^GLs ELtE Cenó sine a curatore fatta sit glie-
tov véoU' EL fié (6) xatèt BcopEètV natio sine ab ipso minore. Sin
yéyOVE, • fiExaEtIccV Gx07t0Ú ^1:8V, É • antena per donationem res
cECfi^I ^ oú fivvatai fiunElGaat; ó alienata est, decem aut uiginti
véOs, Jtpoyaµcadav fiwpEáv. annos expectamus, quia do-
^ tl fiÈ 'COZ) x2,3loovóµov Yva ó cd)- nationem facere minor nisi
tòs xpóvo5 8paµfi (7). propter nuptias non potest. In
heredis persona idem tempus
decurrere debet.

(3L t017 x(1Jfi[6xO s ] (8). Codicis I. VI.

31. Oí cpuycí Fi Es a'Uto 31. Fugitiui semi ad postes


µ.o7 o^^vtEs ^tpò5 tOVS atoXEltlou 5 transeuntes aut pede amputato

(1)C.5,72,2.
(2) addidi.
(3) item addidi.
(4) C. 5, 73, 3.
(') '0.tova8utsvan Laur.
( f') scripsi pro E'lte.
(7) C. 5, 74, 5, 1-2.
(8) fragmenta quae secuntur ex libro Codicis VI° sumpta sunt. uidetur
igitur auctor huius collectionis ex Anatolii graeca Codicis uersione quae-
dam fragmenta per ordinem excerpsisse.
— 261 —

11 tóv nóba duiotµvovtat 11 Els


µÉ- debilitantur, aut metallo dan-
raXXov náµnov •cai 11D.Xr1 n1E9- tur aut qualibet alia poena
Qíá vnO(3áXXovtat oLá5llnotE (í). adficiuntur.
32. 'Eàv btacpóQovg xcobtxÉa.- 32. Si plures quis codicillos
7ov^ ttS novr16ri Év blacpóPot,s diuersis temporibus fecit, qui
xQóvot; ÉvavtíO17s d21191,o6g, Ó tE- sibi inuicem aduersentur, po-
XEVtaIos 10x1)()ós 16t6' xataQyE1, steriores firmiores sunt : nam
yàp , tÓV n(JótEQOV (2). hi prioribus derogant.
33. 'Eàv yvvii tEXEVdi ar) 1n1 33. Si mulieris mortuae exi-
µritpl xal ábEñ.cp fi xal 19vyat9í, stant mater et soror et filia,
'1¡ $vycítrip xP,1ulovoittEl (3). filia ad eius uocatur heredi-
tatem.

tov xwb(Lxo5)] (4). [Codicis I VII].


34. 'Ev o1a51'ucorE Un] E6-r8 34. In quacumque causa
1bta)tLxfi a tE br)íto6ícx, [Éàv] v- sine privata sine publica , si
no(p$EíQn ZÓV bixaatiiv ri tòv pecunia corruperit quis iu.di-
dvtíbixov xó1jµaacv, ÉxníntEt t}15 cem acluersariu nue, litem per-
b íxn 5 (5). dit.
35. `0 xPlIµaaiv vatocp0àPE1s 35. Qui pretio deprauatus
xáonu naóabixáaas ov [,óvov aut gratia perperam iudica-
dtiµovtaL , d7lá xal tG) cMLx1i uerit non solum infamis fiet,
^ÉVtt na.Q' avtov rr)µíav aE- set etiam eius, qui laesus est,
Q anEtiaEL (6). darnnum resarciet.
36. OúbElS bIívataL dnotPÉipat, 36. Nemo potest suam ne-
tiw 15íav lj tii v rol) nQollyriaa- que decessoris sententiarn re-
p. É VOV 11./r)CpOV, (i56tE Oi7V OvbÈ Éx- tocare, neque igitur prc11oca
xaXEL6Úa6 z(JEía £atLV ÉvtavlÌa (7). tio ab eiusmodi decreto est
interponenda.
37. 'Eáv (3ovX1Itat xata- 37. Rem iudicatam sub prae-
bíxri v á.vatvliXacpfl6at pocpcí6Et textu computationis si quin
dvañ.oyap íac, ov bvvatat (8). uelit instaurara, non potest.

(1 ) C. 6, 1, 3.
(2) C. 6, 36, 3.
(3) C. 6, 57, 1.
(4) su ppl enda uid en tu r.
(5) C. 7, 49, 1.
(6) C. 7, 49, 2.
(7) C. 7, 50, 1.
(8) C. 7, 52, 2.
— 262 —

38. lIoocpcíaEL tov" vÉa Evp[EL• 38. Sub specie nouorum in-
atiaLl auµ(3óXala 01J blívaaaL trlv strumentoruin repertorum ne-
cpov dvat p ÉtpaL ('). quis rem iudicatam instau-
rare.
39. Tee tLVa)v nQax- 39. Res inter alios acta ne-
$ívta ovb' Énl óµoíwv vnot9áaEwv que in causis similibus aliis
bÚVataL ÉLÉPOVs ÚJCpE18LV T ^ (3Xdn- prodesse nel obesse potest.
tELV (2).
40. Kal Év rals µ£yd?,uLS xal 40. Et in maioribus et in
Év ZaLS i.LLxoai,s bíxaLs ÉxxaÁ.E(• minoribus negotiis appellandi
a$cu ó 13oaóµEvoS xal 1jyE(- libera facultas esto , neque
aÚLt) -cotizo 1í(3QLV ó (3). oportet iudicem iniuriam sibi
factam existimare.
41. `0 cpLaxaLa fi bllµóoLa 41. Quotiens fiscalis calculi
dfcaLtovµEVÓS 'fiyovv ibLa)LLxà (;)- satisfactio aut tributarii mu-
vLoñ,oyllµsva lxxaXE(a$w, da•ñ,à neris postulatur aut etiam pri-
xaL £nLxEL0Vi aaS noLV71V vnOatil- uati debiti euidentis redhibi-
QEtU L (4). tio flagitatur, appellatione est
abstinendum ; quod si quis
contra fecerit , poenam susti-
nebit.
42. `0 cpov£vs xal ó yo11tì1 S 42. Homicida et ueneficus
^ , < <,
xal O µoLxOy xaL o apnul Eñ,Ey-
^
et adulter et qui uim admisit
ft^ELs xGfL a1Jv0 !lo ?.oy1l aas o1)x Ex• connictus atque confessus ap-
xaXET,t(u • £L µBvtoL pi1 óµo?.oyéjarl pellare nequit : si antena non
xui cpó(3ct) t(ov (3uaavwv xu2Ì'' lav- est confessus , set contra se
tóV ElnE xal xatafrLxaaL9fi , bv metu tormentornm aliquid di-
varal Éxxañ,E1615aL (5). xit et damnatus est, appellare
potest.
43. 'Eáv nEpl voµil y Vit116L s 43. Si de possessione liti-
yévlltaL, El-tu £xxñ.11tos dxo7<,ovfta11 gatum fuerit ac deinceps fue-
{Izó roí) 1jtt1plÉVtoc_.:, rían µÈV ó rit appellatio interposita ab
VLxlicías tìlv voµìl v Xaµ(3avátw , eo qui uictus est , qui uictor

(') C. 7, 52, 4.
(2) C. 7, 56, 2.
( 3) C. 7, 62, 20.
(4 ) C. 7, 65, 8.
(5) C. 7, 65, 2 pr. § 1,
263 --

ÁALatòv [8É] (1) /Tetera«) fi Ixútl- discessit nihilominus posses-


toc, µrl8aµov t7'l c 8eaatotetaS atQó- sionem accipiat et tum de
xQLµa ataóxov6rls (L) appellatione quaeratur , ita
tamen ut proprietatis causa
nullo adficiatur praeiudicio.
44. 'Eàv atat8ec x^TlQovoµrl- 44. Si liberi patri succes-
603a tòv StatÉQa , Ov 815vavtaL serint, nequeunt dicere : « no-
%ÉyeLV ÓtL « xQewóteL Tjµtv ó uta- bis debitor pater effectus est
-di o xai ateQLypacpilv áatextrl- et in fraudem nostram res
óato atoáyµata » [xaì] (3) áva- alienavit » [et] ab eo factas
t(JÉTpaL tàc nao' avtov yevoµÉvac alienationes reuocare.
CLatoxt7laeLc (4).

[ [3L. Tl ' to11 xCÓb(LxoS)] (5). [Codicis I. VIII].


45. Tà iBLwtLxà xttaµata le' 45. Privata aedificia XV pe-
ató8ac áatexÉtw tG^V fiTmwótwv (6), des a publicis distent, ut ne-
CÚ6te WIte tò BTuµóaLOV xLVBv- que publicae aedes pericultun
ve'Ú6Tl (7), 1,tdite avtà etL 8e8LEVaL sustineant , neque illis de-
tò 1,oLatóv (s). structionis immineat timor.
46. `O ávavec'ov oixta; atu- 46. Qui aedes renouat pri-
QeVtw tò áoxaIov 6x f µa, el µil stinam formam nullomodo ex-
8txa6ov to6o17tov Éxtr)aato xara cedat, nisi ius tale in uicinum
tov yettovos. - 46 a . flag 8 l xtt- adquisierit. - 46 a . Quicumque
^wv L(3' utó8as Ó6JTexátw xa6 06a(9) aedificat XII pedes a uicini
(3ovXetaL xtLZÉtw xal í9vot8ac atoL- aedibus relinquat et quaecum-
ettce xal CíatoipLv íiaáaarl5 que uelit faciat et fenestras
áC(paLQet6ÚoJ óQ19'ov ( 16) á(3Lá- aperiat neque auferat prospec-
atwc tvyxávovaav. - 46b. tum in mare directum et a
atwv µévtoL xal 8áv8Qwv µrl erg nulla parte impeditum. - 46b.
8ovXeta ( í1 ). - 46 °. El 8é tLs xtt- Seruitus hortorum et arborum

(1) addidi.
(2) C. 7, 69, 1.
(3) addidi.
(4) C. 7, 75, 4.
(S) supplenda uidentur : cf. ad § 34.
(6) otxrlµcitc,ov ías. Bas.
(7) — EvsLv Bas.
(g) C. 8, 10, 9 _ Bas. 58, 11, 7.
(3) tio.ov Bas.
( í0 ) nXayi:ov Bas.
( 11 ) Etva6 SoaEtav Bas.
- 26'1 —

^E6 (9 Év QtEVOatCÚ n%E6ov IxovtL locum non habeat. - 46 Si


tdív tri noScov [µri SÈv 1xE6Ú'Ev atu- quis in angiporto aedificat la-
QaitECtw, `Ivu Id] 6tEVO6 -re) Sri- bore XII pedibus [nihil indo
µó6iov' Ei S' ljttov E'én TC-Ov 1,13' cibi usurpet , ne uia publica
aco8wv] (2), xutù tò atuXacòv xtí,- angustio" fiat : sin autem an-
aµu ijyovv 6xrHµcc xt^^^tu^ µr) gustior sit XII pedibus] , se-
vlUcuv ^ 191) Q í,Sus notwv (3) (pcotu- cundum uetus aedificium seo
ywyovs, Ei µìl L' atóSES ELEV ^v formam aedificet, neque altius
µ¿acp . zllvixavta yaQ SvvataL òxtollat neque fenestras faciat
noiav 19vMas ov atQoxvntmcx5 luciferas, ni forte X pedes in
ú^7^á cpwtixel S • xat tavtas dotó medio sint. tuno enim potest,
S' atoSwv tov atátov, áí6tE µa) fenestras facere non prospee-
cpEVBónatov (4) ylvE6acn. Ei S I tinas set luciferas, et eas sex
6vµcpwvOTi t i , cpaattécs g w. – pedibus altiores a solo , ita
46 a. El S I oixla µaXEi átva- tatuen, ne falsum solum fiat.
vEOVaaccl, [r)] (°) Av atQcíwtois xtl- si quid autem pactum . fuerit,
ECYOuL, Q ' nóSas áatÉxovaa (6) xat seruetur. - 46 d . Si aedes re-
.0u2,á66nS ^^:tolptv ñ,vµuwEtai staurari debent aut nouae ex-
Ev19lws atXayiov, datò strui, quae C pedes distent et
µuyECQr,ov (7) cOlwv ovoav, .ó- indo maris prospectui seo di-
1,tor,clw5 xá.vta`vila El aúµcpwvov Ecr) recto seo ex transuerso citra•
cpv7,attéó0w (^). impedimentum (non tarasen a
culina uel eiusmodi loco) con-
tingenti officiatur, si quid con-
uenerit, seruetur.
47. `0 c7.Qxwv atk71QCÚ6a s 511- 47. Magistratus qui opus pu-
µóócov IQyov xv.t yQclapas tò 1SLov blicum perfecerit et suum. no-
òvoµa tov (3aolXáws µli men inscripserit, nulla princi-
acourl6dµEvog xaliwaió6ECn >Pi- pis facta mentione, maiestatis

(1) — Bas.
(2) ex Bas. et Cod. suppleui.
(3) nueaxvnttxás, El Ezi) nQótEPov ELxEV avtás • cpcoiaywyovs fi' Éléótco noLdv'
Et bs nóSEs L' f1Ev Év ELÉQCU -Ata tótE ócnò S' n. tov atátoV , (76tE µriSé 1pEV8o-
núttov yívEOftat. Bas.
(4) --onátLov Ba.
(5) addidi : E'1',tE ovv Bas.
(s) Éxottóa Bas.
(7) —ówv Bas.
(8) C. 8, 10, 12.
-- 265 —

vfitat. 'EV yàQ toLS yELxE6t tà reos erit : in muris enim prin-
twv (3a66ñ.£COV óvóµata ypácpEtai, cipum nomina, inscribi debent,
^
ov tciSv xtt óvtwv áQxóvtwv non eorum magistratuur, qui
a'vtà ('). aedificauerint.
48. ` 0 xwQLs (3cC6Lñ, ^ ws ÉnútQo- 48. Qui sine principis per-
nfiS ótEVOv17µLOV ótoàv nEQL- missu angiportum aut porti-
x?.866aC, áno8L8ótw toit0 y " -roí) .cum incluserit , id restituat :
µEtà taita toLO'vto (2 ) tOÎt.µwvt0 s si quis posthac eiusmodi quid
nodi aaL v' voµ(Loµatícov) nQo6tt- temptauerit, L aureorum mul-
µw[tÉvOV (3). ta plectetur.
49. `0 bE(3Ltw Q óvyxwQCóv tà 49. Debitor qui pignoribus
IvÉxvQa tc^ ba1'EL6tT) [oi)x (4 )] 1XE17- creditori cedit non ideo debito
19EQOitaL -roí) xQ É OVs (5). liberatur.
50. 'I6tÉov 0t1 xaL yvvaL- 50. Sciendum est bona uxo-
xò; '5UCí.QxOVta t(A) srQ Lp,utLXcU (6) ris primipili necessitatibns
15116xELvtat, 0rE ócvá1i19w6t tà toi esse obnoxia, in id nimirum
ávBQòs tcwv voµL- quod residuuin est, exhaustis
vátwv (7), ELS Te) vmtóXoL?COv (8). uiri eius et nominatorum fa-
cultatibus.
EL xaL 'Ea toij áv cS QòS (SLwMI- Quamnis bona mariti tacite
^ , , ^,
Q(.^1; vnoxEtvraL tr^ ^LQoLxL, ow5 pro dote obligentur , timen
nottµcctaL tfls acQotxòS tò aTQt- potior dote primipili sarcina.
1,L(a lOV (9).
L habetur.
51. 01 x1ihEµóveg tà atQáyµatu 51. Tutores et curatores pn-
t 63v váwV 11nOtLftE6ÚaL Ol7 (^11vav- pillorum minorumque res ob-
t ute o ), EL xQELaS LSLxàs twv ligare nequeunt risi in rem
cpQovtt`C,oµvwv BccVELt;ovtat ( i ^). eorum , qui in cura tutelaue
sint, pecunias acceperint.
52. EL SÉ xaL ÉSavELóuto EL; 52. Si in rem suam tutor

(1) est C. 8, 1 1, 10: quae lex deest in Basilicis.


(2) ita Bas.: Laur. µEtà toLuvr.u.
(3) C. 8, 11, 20 = Bas. 58, 12, 20.
(4) adde cuan Bas.
(`') C. 8, 1 3 (14), 1 = Bas. 25, 2, 38. In Bas. b y(-)EÚ>ótTls nuu ó b8(3Ur,mQ est.
(6 ) scripsi : Latir. atcLEtraíX.?,,qa hic et deinceps.
(') scripsi iuxta lat. textura: Latir. tov —ov.
( S ) C. 8, 14 (15), 4: deest lex in Basilicis.
(9) ex scholio uel adnntatioue haec adiecta sunt: cf. C. 12, 62 (63), 3.
( 1 °) oí x. oV &v. tù 7tQ. t(DV v. v7tOt. Bas.
( i1 ) C. 8, 15 (16), 3 = Bas. 25, 4, 7.
— 266 —
^'

MLav )(Q Fíav (') ó 13-dtpoató5 (soy pecuniam accepit [resque tuas
[xai vmélbto ateccyµatá ami] (2), obligauit] , tuque nondum ma-
Flta tÉÌI.ELOS yEyovùos 6vv1^vE- ior factus consenseris, inutili-
(SFS, 011Y 15 ytóxFLVrUL 66wQCOS (3). ter obligatae sunt.
5:3. `H µuxpà xc,cl 53. Longa et comprobata
cSF.oxLµanvtévri (4) técbV Iza yet- consuetudo legis uicem op-
i-1 u (5).
° tinet.
54. Dúvataí, tts xUl E^^),.ñov^av 54. Potest quin etiam futu-
ciyor¡il y b11J@EL6lÌU6 ( 6) tLVL xal ram actionem donare et in-
y Q uintutsiov x(JFCOntLxóv (7). strumentum debiti.
55. [OU (8)] (S11vUtUL ( 9) xOLVw- 55. [Non] potest qui ab in-
'vò(; CcóLaLO£tOV tò j.LÉOOS avtov diuiso socius est partem suam
IIOJQSL6ÚaL tLVL (10) alicui donare.
56. notF cSL' 13tL6to).'i1 s 56. Si quid per epistulam
FFicc>Qrj a ii COL [xal nap88ó151] (191, tibi donatum [ traditumque ]
1j Nla)(vtilS tov xdPtov oúx ɵ- est, breuitas chartae non est
3LO L (12). impedimento.
57. Ti); JT@oLxòS [^,v t(
9 yá- 57. Dotis, nuptiis manenti-
^l(^) ( 13)] Ó avi xv@LOs (14)' ovx011v bus, uir dominus est : ideoque
ov fivvutaL 19) yvvil ( 15) ccvtilv 6c>J- nequit uxor eam donare.
@EL615aL (16).
58. 'Eúv ci ÉScoMuo dvtLóco- 58. Non obstat prior dona-
ViN noL ( t7 ), Ovblv 4trcob6eL 1^ tio, quominus quae olim dona-
Jt.(JCOtÉQa coPEéc (1 8 ). ueris tibi rursus donentur.

(1) Etc tú %Qéu Laur.


(2) addidi Bas. secutus.
(3) C. 8, 15 (16), 7 = Bas. 25, 4, 11.
(4) Soxcµ.ani9Ei.na Bas.
(5) C. 8, 52 (53), 3 = Bas. 2, 1, 52.
(6) Son. ay. Bas.
(7) x. yQ. desunt in Cod. Bas, - C. 8, 53 (54), 3 = Bas. 47, 1, 37.
(8) dele.
(°) xaí ins. Bas.
(1n) C. 8, 53 (54), 12 = Bas. 47, 1, 45.
( !1 ) addidi ex Bas.
( i2) C. 8, 53 (54), 13 = 47, 1, 46.
(1a) addidi ex Bas.
(14) EntLV add. BaB.
(i5) 11 y. Svv.. Bas.
( 1e) C. 8, 5:3 (54), 21 = Bas. 47, 1, 54.
('?) Bas. male.
(18) C. 8, 53 (54), 23 = Bas. 47, 1, 56.
— 267 —

[(3b, 19' ttàv xc615(bxoc)1 (1), [Codiois I.


59. 'ASEXcpòs xat' á5E%LCpòv µs- 59. Magnum crimen batel.
?a y Eyatkrlµa ov Svvácat xbvfióab, contra fratrem lieqtiit insti
g ftE6toLyE áxdvQalldetctL hiere : non eriinì atidiettii° ;
^hLÚ É^O(JL^ 15JtoPlÚ'1I6EtcÉL (2): cltìiriinid et plectettir:
60. ÍÌola.á ÉyxXli µlta Eis tò Plura . crirriiria ad ~le;
aeáild6LCíì68c1J5 fiµlCLatou6Lv £y- statis crimen refértiiìtur; gtiae
óínEg auyxExwglltaL' óÚ6iE tamen- ueniam nanciscuntur
[µdi tE o (3)] SLxaótr)s O nagavo- et ideo [neque] indea, qui con-
µals 1 y11cpL6áµsvoS 'EµTtE6F,6taL eis tra legem iudicauerit , huius
to Lovtov gyx7oi µa (4): criminis reus erit.
61. MoLxòs µEtÓL nEVtaEtLav 61. Adulter post quingnen-
t'oD áµctgtávELv dv 5vvataL xgl- nium ab admisso crimine ae-
VE6lÌGEL (`): ctisari rie^tiit^
62+ `11 yuV11 p,oLxEla s oú Sv ^a- 62. Mulleres adulterii accti,
tau, xativyogEl y , xal av61 nagá sationem non habent, gtiainuis
tì^v otxEiav xoítli v OCx11to' à yág earum thoruni uiolatum sit
tor,c áv5gáóL SASotaL, ratito tal, quod enim uiris conceditur,
yvvaLll y Ovx ATEt[tat] gtoLE6V (°). id mulieribus facere non licet.
63. °Ig cpavEg65s nogvEVOV6a, El, 63. Quae palam sese prosti-
xa l vnaVSgós É(Yt6v, oÚ nota Éyó' tuit, licet in matrimonio de-
xovs µoLxeIá tovs i.LLyvvµsvouc gat , non facit eos adulterii
avtri s (7). reos, qui cum ea concumbunt.
64. `Q 'snLtgonEuoµÉvriv tao 64. Qui pupillam suam ui-
avtov cp-15E(gas xal 511µevÉ6c9co tiauerit , publicationem susti-
xal 5ExcogtatsvÉ6-Oco , El, xal tà neat bonorum et deportetur,
µáÌtLóta trio tfic ágatayfis tLµco- quamuis raptus poenam de-
gLav .intEL6LÉVaL ÓcpELñ,EL (8). buerit sustinere.
65. 'Eáv yvvi) µoLxev$fi 7tagá 65. Si mulier a seruo suo
t¿r? 1Stcp Sovñ,o), avt11 [Av áatotE- stuprari sese permittat, ipsa
µvAóílco, ó 61 oixÉtl i c xaLá6aw (9). capite plectatur, servuus nero
igni cremetur.

(1) suppleui.
(2) C. 9, 1, 13.
(3) suppleui.
(4) C. 9, 8, 1.
(5) C. 9, 9, 5.
(8) C. 9, 9, 1.
(?) C. 9, 9, 22.
(8) C. 9, 10 1.
(9) C. 9, 11, 1.
— 268 --

66. `O atápí;Evov ccvccdóµEVOS 66. Qui uirginem rapiat, si-


µV1 1 6tEUDEL6av i^ ov, ^ xllQav, ne iam desponsata fuerit sine
ELtE (x7CE7.EVl`)ÉQu.v ELCE (si011%,11V Y] non , nel uiduam, sine liber-
z¿7? OECD xaíI^FQu^µÉVr^v, ánotEµ- tina sine serva fuerit, nel {ma-
váai)w • arto s yd Q ov µóVOV E^5 xime] si Deo fuerit dicata, ca-
a11t1^V dµaQtávELV 8oxE1,, Cc %,7,à xu^ pite plectatur : non solum e-
ELS tò {YELOV . óµoLU)S 81 xuL OL nim in eam iniuriam admittit,
(3011DO11vtE5 UÚtw (1). set etiam in Deum. Item qui
auxilium praebuerint [punian-
tur].
67. `0 cpovEVaas tLVèx ov xatà 67. Qui aliquem non uolun-
yvcóµnv ELiI xQLV É aIÌw c`o5 ávBQo- tate occiderit reus homicidii
cpóvo5' SLÒ xüv atQatLCSt1l5 lj , non debet iudicari. et ideo ,
µEtQíws awcpQovLaitOEtaL (2). licet miles sit , remissius ca-
stigabitur.
68. (3) `H yvvil ovx dvayxá- 68. Mulier filial' dotare non
(,EtuL a Q oLxíELv tìlv avyatQa, cogitur, set uir, nisi nitro [u-
úxx' ó ctvilQ , Fxovaa [1) xor] id fecerit.
yvvll ] ( 4) no LA an tOVto (5).
69. 'Eáv tLC, tEXEVt ►jari (3' 69. Si quis decesserit libe-
yvvatxc-ov 1xwv aui8as, gxaatos ros ex duabus uxoribus reli-,
tí) S i.híus µlltQos tilv atQolxa ñaµ- quens, quisque matris suae do-
^ . . ^ . .
[ lavEt, ELyE
"^ ^CEQLawEtaL. EL 8E µ11, tem accipit, siquidem extet. sin
£L ti U.Ev E11QED`Il Év Éxáót11 9-CQO Lxi, minus, quotiens aliquid in u-
Àuµ(3cív£L 1xaatoS tò Lhtov' EL h1 traque dote inueniatur, quis-
1X,XEía1l £tL ti, tótE Ó Éx roí) aCQCÚ- que ex suae matris dote id a;c-
rol) yá E cov tò 1M,Elnov Xaµ(3ávEL cipit. sin adhuc quaedam de-
Éx t'i^C, to11 TtutQòS nEQtovó6a s • xa6 sint, tuno filius ex prioribus
oÜtcU t1l y ÉvanO%EL(p1hi6av to71 nuptiis natus reliquum ex pa-
nutQòS aEQLOV6íav L611S µE- tris substantia accipit: et ita
Q í0v6LV. demum, si quid reliqui in bo-
nis paternis fuerit, id inter se
aequis partibus diuident.

(') C. 9, 13, 1 pr. § 1.


(2) C. 9, 16, 1 (c f. c. 4 (5) h. t.).
(3) aliqua aliunde petita subsecunt.ur : deide excerpta ex libro Cod. VIIII
a tit. 16 rursus incipiunt (§ 76 sqq.).
(4) addidi.
(5) C. 5, 12, 14.
— '269 —

70. IIÉVtE EYSrI twv óQxwv• 70. Quinque sunt genera


nEQ6 xabvµvía5 ij avxocpavttas- iurisiurandórum : i u s i u r a n-
ó vExEaadQtos flyovv ó JraQá roí) dum de calumnia : necessa-
ávttSLxov latayóµEVOS • ó LovStxtd- rium i. e. ab aduersario de-
hos ljyovv ó utaQa.to"v Stxaatov latum : iudiciale seu a iuclice
lnayóµEVo;' ó (3oXovvtdQtos ljyovv delatum : uoluntarium sine
Ó ÉtÉQwliEV tov SLxaatriQLOV fix extra iudicium ab altera parte
nQoatQÉaEwS tci)v StxaoEtÉVCOV xaL ex partis utriusque uoluntate
Ó tv ñ.ttE[t Ó IxStxos ( 11. praestitum : in litem.
71. `H yv v11, EL gcQò to, arE ly- 71. Mulier, si intra luctus
19 Lp,ov xQóvov SEVtEQoya ^u'icm, á- temporis spatium nupserit, in-
tipos luto) ('). famis esto.
72. `H yvvtj, El 5EVtEQoyaµ31- 72. Mulier, si secundas inie-
01-1, ÉxntattÉtw tc;uv yuµtxo'SV aú- rit nuptias, lucra omnia nup-
tr^s xEQSwV twv roí) JcQó)tov tialia ex primo nempe coniu-
511),a5i) ydµov (3). gio amittat.
73. (3t. tov xcòS. 19', 73. Quaer. lib. cod. VATI ,
tí_ ^', S t dt. a'. 'Edv tt S tòv ti. VII, const. I Si quis im-
(3aatlÉU XotSw«ari xatec p,tÉt971v peratori maledixerit temulen-
lj a n,wS aun, 117toµEVÉtw tia allane causa, nil mali su-
EL yà Q Stà xovq,ótri tca tato É- stineat. naia si id ex leuitate
oCOLTIaE, xatacp n ovEL6Úw' EL SE Sta fecerit, contemnendus : si ex
µavía^, 1XEELat9w ['EL 5'1'1 áStxía S , insania , commiserandus [: si
avyzwQEíaí9w] . ávacpEQ É aSco µÉV- ex injuria, remittendum est
tot tò JcQciyµa tcó PaatÎ,EL xal ei]. res igitur ad principem
ñAtnòv xara. tì1 v notó-ni-tu tov referatur, ut ex eius perso-
aQoaú»tov avtov ÉnttQÉatEt ij tt- nae qualitate eum puniendum
µwQ11í9fiaat ácpElijvat avtóv. aut dimittendum esse statuat.
'CTi t. xaì (3t. t j)v. (3 oca tX[txwv] quaere etiam lib. Basil. LX ,
`g'tí. X5' xEcp. ty'. 'Edv tts ti. XXXVI, c. XIII. Si quis
xaxó)s ItvrwovEVam roí-, (3amXÉws, imperatori maledixerit, poena
ovx vmóxEttat ttvL, (1211.ù. non adficietur : set de eo prin-
¡(Qi1 tà 7tEQL Cd.) tov tq) (3aatXE"C ceps certior fieri debet. naia
µolvv$ilvat' Ei 'y (q) áIcò xovcpó- si ex leuitate injuria proces-
ttlto v(iQts , xatacpQo- serit, contemnendum id est :

( i ) cfr. schol. 1 ad Bas. 22, 5, 31.


(2) C. 5, 9, 1 pr.
(3) C. 5, 9, 3.
— 270 —

, , > > . , ^
v1^tEOv • EL fi aat o µavLa s , EÌn.Etwo- si ex insania, miseratione li-
^,. > ,
oíyr^ 5 U^LOV EL 5'11 acS)lxLa S , (my. gnum ; si ex iniuria , remit-
-i<o0Q17tÉ0V . MY», yCCg 1)b1- tendum. non enim ipse offen-
xT16EV, (171 ' áfi1xyaELs v(3QLC"GE tòV dit , set otfensus imperatoris
(3UaLñ,é,U. nomen injuria lacessivit.
74. 'EGtV ácpfiXL1 xatà ancíttly 74. Si minor dolo se majo-
1.1.£novU fiavtòV EV19, OÚ (3o0E1- rem esse dicat , non adiuua-
tUL. at7.Uvc,)µvoLS yúQ (301119ovlLEV, tur. errantibus enim sUccurri-
ovx GC1LUt656LV (1). mus, non fallentibus.
75. `0 FltLtQoatos bEbu)xèos 75. Tutor qui satis non de-
CLCfcpd7`ELUV, E'L ti (zv atQá rlTl, (%xU- derit, si quid gesserit, inritum
Qóv É6tL. cSLÒ oÚbÉ cdnOxatUótáóEL est. ideoque •in integran' re-
ÉJtL t017tc0 V 1{,;(911taL Ó vÉOS (2) stitutione in 'eiusmodi casibus
minor non indiget.
76 ( 3 ). 'Eáv tu; 1Á,CI,xtL6É tLVU 76. Qui calcis iota alium
xUL GC1'E17LEV UùtÒV (iEx[U)v], 01) xQL- inuitus occidit, homicidii non
VEtU L cpOvov (4). damnatur.
77. `0 ÉatLcuQóµsvoy ^^tL 77. Qui cum telo ambula-
tÒ cpOVE1+6UL, tC0 xOQVE7v60J xQU- uerit hominis necandi causa
tELtUL , C06 I £Q xUL ó cpov£vC, Y^ lege Cornelia tenetur , sicut
Z13tOMLEVOs tLVL cpovEl±6UL (5). is qui occiderit nel cuius dolo
malo alius occiderit.
78. `I-I yoltELCC g ñ.xovcy a EiC, 78. Ars magica quae animos
FQcvtu îLoyLóµoùs áJcUyoQEV6í5co. ad amorem inducit uetetur.
11 LLÉVtOL ftEDUjtELc.C 6C6ILUto s quae autem ad remedia cor-
?Evo ^LÉV1^ 7 bLa t0 EULL6ZELV (3Q0- pori quaerenda , nel ad pro-
A v rj xaUav 6u)t11PLC61rls ovina celas grandinemque coercen-
cpv),.Uttal9oo µ11cSEVL xLvbvvov cpF- das pertinet, utpote quae sa-
Qov6U (s). lutaris sit et pericuhun ne-
mini praeseferat, seruetur.
79. 06 EÚQL6xóµ£v0L yorltaL 79. Qui inueniuntur magi
19TIQL0 Ls atUQa(3uîvîtÉa15c,Oaav • 0`ÚtOL feris tradantur : isti enim et

(1) C. 2, 42 (43), 2.
(2) C. 5, 42, 3.
(3) hlnc rursus incipit locor un1 collectio ex libro Cod. VIIII secundum
Anatolii uersionem.
( 4 ) C. 9, 16, 4 (5).
(5) C. 9, 16, 6 (7).
(6) C. 9, 18, 4.

a
-+ì ',e 7 ;n

•^ ^
^+^^e• r..•ry
'^

— 271 —

yac tèc atotxEta tapáttovat xal elementa turbant et aliorum


tr^v ^wi^v 1tépwv (3Xá7ttovat xal vitam labefactant et inimicos
lx9p45 XvµaLvovtat ('). conficiunt.
80. 01 áI tw µat txol ovx v 7tó- 80. Honestiores tormentis
xEtvtat (3aaávots, 17rl rfi5 non subduntur, excepta maie-
xaíiwatcSaECOS (2). statis causa.
81. `O áXX•yPtov 8ovXov v7t•- 81. Qui alienum seruum su-
8E14tsvos xaì xpvva5 xal cpvya- scepit et occultauit et fugae
BEVaas ÉváyEtat 8tà tov BEaarótov dedit conuenitur a domino
tori 8o5Xov t í»: cpal3Lc^ ( 3), 8tá serui ex lege Fabia , uel a
atpoxovpátopa 81 tfi aÉQ(31, xò^ procuratore actione semi cor-
QovTttt (4). rupti.
82. `O atotrlaaS 71%.aatòv auµ- 82. Qui falsum fecerit in-
(3ó),atov ovx ÉxcpEVyEt tò Iyxbuta strumentum non ideo accu-
Curó tov llyEty , era Oli xáxQn- sationem euadit, quia ait seso
µ a t a v tq) . tovrw yàp tcTo: 1.6y(t) eo non uti. hac enim ratione
xExpriµávo; (3o1$E1:tat e EvP(ì)v adiuuatur qui falsum instru-
atñ,aaròv auµ136Xatov, ó mentum inuenit, non qui com-
arotr) aa•. ovtoc, yá P xóév xÉ- posuit. lúe enim, licet eo non
xprrtat xo%áIEtat (5). utatur, punitur.
83. Te) roí) acXaatov gyx7.r)µa 83. Querella falsi temporis
ovx áatoxlELEtat xPóvcp , EL µii praescriptione non excluditur,
ELxoaaEtLá, (5a7rE(J xal tCG%la axE- nisi XX annorum exceptione,
8òv lyxkil µata (6). sicut cetera quoque fere eri-
mina.
84. `O xOatrwv ir) xÁ.É7rtwV 84. Qui celavit uel amouit
8taaílxri v t(^^) tfi5 7rl.aaroypacpL(n testamentum falsi crimini ob-
lyx%ibµ att v7to(3aXEtat (7). noxius est.
85. `O vatoypánpas auµ13óXatov 85. Qui instrumentum sub-
ov 815vatat 7t%,aarov xatr)yoQdv scripsit, nequit id falsum ar-
avtov. ovtE 81) ij yvvr) atXaatov guere. nec mulier falsi aeeu-

ri

(2) C. 9, 18, 6.
(2) C. 9, 18, 7.
( 3) correxi: cod. cpovcp(w.
(4 ) C. 9, 20, 2.
( 5) C. 9, 22, 8.
(6) C. 9, 22, 12.
(7) C. 9, 22, 14.
- 272 —

xarnyopEtv 815vataL, cIpa sare potest , ni forte sua re-


8La(()ÉÓEL avi71 (1). ferat.
86. El rócc.,(E1(i, É(rtiv •ij JtXa- 86. Si magnum sit crimen
atoyoU(pla, 11,1tOxdOÚ'G) Ó raUtTlV falsi , qui eum admiserit ca-
atotllcsag xEcpahxf1 ttµc(ipìa- El 81 pite puniatur : Sin minus de-
Ei•ì^, BEJt0ptatEVÉ6C9u) (`). portetur.
87. Kal ó xat ►lyopGív ccBELUv 87. Accusatori licet crimi-
1,/EL Fyx2,riµurCxc7,í5 41 zwlµat(,xCUS naliter uel ciuiliter apere.
x 6vE6v (3).
88. `O (7eózu)v xa,Nas ^^ ►^ µata 88. Iudex qui pecunias [pu-
tYIV xECpUMlv GC?CO%ELr0) (4). blicas] furatus sit capite plec-
tatur.
89. [Oil (5) 8vvaraL 89. [Non] potest nouerca ,
toUCaS r11g xlEt}1áo1lS quae res hereditarias ante adi-
úBCtìovos xLV'r16a6 tò tionem sit fugata , criminis
vEQEB CtátCs (6) Iyxbi µa expilatae hereditatis rea fieri.
90. `I-1 131 (3ovóeOUµ baatró@OVµ, 90. Actio ui bonorum acto-
i }tCs trlv atoLV7lV IxEC µE•i`1' Éavtfi5, rum, quae cum poena sua re-
, , .• ^
^a)^UV
EL E7CL
^xE x^t(^v
CVT xaC auto- trahit ablata, locum habet in
xCV7lrfoV npayµc.itc,)v (8). mobilibus rebus et semouen-
tibus.
91. Ao1^Xos Éàv úoatcícvn n@00y- 91. Seruus si res rapuerit,
µUta, Évròs ÉvCavrOV xCVEitaL xatú intra annum in quadruplum
t011 (S EO"TCÓrOU avrol7 ELS tò tEt(3a- contra dominum eius iudicio
nXovv (3ovóQo141 IlantóPovµ' ni bonorum raptorum agen-
µErù 8È roí') £vYUUtOV volaM,a (9). dum est : post annum noxali
actione.
92. 'Eccv 6ov7LoC aaQáyo)vtaC 92. Si segui interrogentur,
E6S µaOtU( tUV, (3aaavCCÉoilcoaav• torquantur : deinde post eos
Ei.ta µEr ' avtovs xal ó xat ylyo- ipse reus .: neque est cur negre

(') C. 9, 22, 19.


(2) C. 9, 22, 22, 2.
(3) C. 9, 22, 23 pr.
(4) C. 9, 28, 1.
(5) suppleui. [at qua ratione suppleuerit non satis uìdeó (V. A.-R.)].
(6) $Iat(novXcho vEQEBCxat. Laur.: aut 1. xLVEL6fta6, aut xivijaaé ttS.
(7) C. 9, 32, 3.
(8) C. 9, 33, 1.
(9) C. 9, 33, 4.
— 273 —

Qovµsvos xal µi1 dyavaxtdtcu, dtE ferat , cum ipáe uenenis ui-
anláyxva cpaeµáxo L5 Iat3EaEV (i). scera [hominis] extinxerit.
93. 'Eáv tLS ti]v xLVriadaav 93. Si quis actionem insti-
dywyi]v Ei aasV, ov bvvataL atáaLv tutam deseruerit , nequit de-
xL y ELV avdi v- dXX' Éx(3áXXEtaL ata- nuo altere incipere : set exclu-
payQaeri tfi roí) dnoatfivaL tfis ditur rei destitutae praescrip-
xatrlyopLac (2). tione.
94. `H cpóvov tot vtov 94. Mater filii necem uin-
'ExbLxovaa ovx vatóxELtaL xaXovµ- dicans calumniae non fit ob-
vtá • á XX' 451 ÉlwtLxòS xñ,ipo• noxia, sicuti neque extraneus
vóµos Upoataxíiels tovto atoLfiaaL heres, cui id faciendum a te-
157cò tO17 tEatátogOs, aEL51] O1J statore mandatum est : quia
npoaLpÉaEL, dvcíyxns xLVEL non uoluntate, set necessitate
nEQìtul)" ÉyxXriµatos (3). crimen persequitur.
95. `H roí') µEtá[XXov] tLµwe La 95. Metalli supplicium tam
xal 1XEVNQwv xal £nl bov- ad liberas personas, quam ad
Xwv xoSpav IxEL (4). seruos pertinet.
96. `O cípxwv liv7]cplaato 96. Praeses quam sententia
tLµwPlav ov bvvataL ávaxañ.E^- sua dixit poenam reuocare
afta!. (5). non potest.
97. 'Eàv (3aa0As 6PyLaael5 97. Si princeps iratus ius-
xEXE17a13 tLVà tLµcoPri DfivaL, µi] sera quemuis puniri, non su-
vnoµEVÉtw ó toaovtos Evlsc,os t3a- beat is statim supplicium, set
aávovs, dXX' E'law X' 7jµE@wv cpv- per dies XXX tuta custodia
XattÉa-aw'sv dacpaXE^ cpvXuxfi (s). eonseruetur.
98. `0 bovg xataaxEVil v roí) 98. Qui conficiendi naces
atXoíov tolS (3aP13ápoLs xECpaXL- peritiam barbaris tradiderit,
xws tLuwoE6alÌw (7). capite plectatur.
99. 'Eàv , ó 99. Si mater deportetur, bo-
cplaxos ñ,cxµ(3ávEL tà aPáyµata na eius fiscus capit, non au-
avIq S ' 0v µi] v ó 11Ló5 (S). tem filius.

(') emendaui : —cíuxav ^cs(3sataa. Laur. - C. 9, 41, 3.


( 2) C. 9, 45, 4.
(3) C. 9, 46, 2.
(4 ) C. 9, 47, 11.
(s ) C. 9, 47, 15.
(6 ) C. 9, 47, 20.
(7 ) C. 9, 47, 25.
(8) C. 9, 49, 6.
C. FBBRiNI, Scritti Giuridici, I. 18
r
— 274 —

100. 'Eàv v2LE`lov6ros viòs bE- 100. Si filius familias de-


azoptatEVórl, xua tò xuV6tQÉV660v portatus sit , etiam castrense
avt011 atEY01Jñ.60V, 6tgut£vó- eius peculium , si quid mili-
µEVOs EtxEV, ó atatiw avtov 7.aµ- tando habuerat, eius pater ac-
(3ávEi,, ov µilv [ó] ( 1 ) cpC,6xos (2) cipit, non fiscus.
101. 'Eàv beatOOtárcp EtaLE (3u- 101. Si deportato dixerit im-
667EVC • (747(oxal`116tr1 µ El; perator : te in integrum restituo
('^,x8@ccra trl EatccPx¿a, boxEl prouinciae tuae, nidetur omnes
atávta áatobibóvai avtú) tàs t i - honores el restituere, praeter
l.LáS, az),A)v tri s 0ú6Lag (3). bona.
102 (4). 'Eav t65 E65Lrl xataIa,E]- 102. Si quis dixerit relic-
XErcpa(.ci, aÚtcTd 2,rl yátov, Ettu, t71S tum sibi esse legatum , dein-
bt,ul9hjxrl; uìl cpurvoµFV1ls, ó x7Lrl- de, testamento non apparente,
@ovóµos ¿>Pxov avt(71.) auyáyrl , ó heres el iusiurandum detule-
hÈ óµó6rl, Etta cpavrl u1lbÈV avt¿j) rit isque iurauerit, deinde ap-
xutv.7,E2,Elcpliui, ccatoxEPba(vEr av- pareat nil el relictum esse, id
tò tòv x7tloovóµov. El U trl cc h l- heres lucrabitur. quod si re-
19Eía xutEXE(cplg rl tò blyátov, atu- uera legatum relictum sit, re-
QaxQatEl6lial tò cpa7x181ov xat tinebitur falcidia et nullomo-
µrlbaµfó, Tuy a Fx trjs touditlls do ex eiusmodi causa lucrum
altluS atQócpu6uv xÉ.Phovs clnE- ille sibi quaeret.
vEyxu6í9at (5).
103. 'Eáv t i5 (5.1 7 . ó -qu a bávEia 103. Si quis alienam pecu-
Elg òvoµa rbtov ÉatE(JUJtA6r1 , oú niam suo nomine crediderit,
bti}VataL ó bE6atcítr}S xtvfi6at, , E.l nequit dominus agere , nisi
µìl rvtaakrl 6tiatov7Láto actio ex stipulatu sibi man-
xa6 lv Pɵ 6oilaµ awoxovpátuic. detur , et in rem suam fiat
78V7ltat (6). procurator.
104 (7 ). `H ccatócpans ávalprl- 104. Sententia plerumque
7vucp(itar (5)s Ént tò atñ.E.l6toV ^atl retractatur, scilicet per appel-
bLBouÉVr)s ifrlñ,ovóti lxx7Llitov • ó lationem: iusiurandum non re-
hl óoxos oÚx aVa9117,acpcctai , El tractatur nisi uno casu, nouo

(1) addidi.
(2) C. 9, 49, 3.
(3) C. 9, 51, 1.
(4) bino iucipit alia series excerptorum.
(5) C. 4, 1, 13.
(6) C. 4, 2, 2.
(7) scholium Bas. 25, 2, 31.
- 275 --

µT1 É^cl Ivò S xal µóvov ftáttato5, scilicet instrumento adinuen-


otov xaLvot tvatpovµávtov EvTE- to. id non de omni iureiurando
15ávtoS. SpxoS 81 ov náS, ó intellege, set de necessario et
vExSaaáQLOS xal ó to'UBLxLá%,LOS' iudiciali : non de voluntario,
ovxátL 81 xal ó (3oXovvtápLo5 1 cw5 ut habet Gaius, 1. 31 eiusdem
ó I'á'ioS 'Ev tC-9 Xá BLy. tot acvtot tituli et libri.
tí,. xal (3L. cpllat y (1).
105. 'Ev to1S dµrpL(3óXoLS EVO)- 105. In dubiis causis solet
15EV ó BLxaatTls Ó(Jxov ÉaLCpáctELv iudex iusiurandum deferre et
xal arco lyncprZEaaaL. 'sàv ovv ita demum proferre senten-
ó xataBLxaaBEls Ev(J1ps£vaL XáyE- tiam. si lgitur reus posthac
taL µEtà taÚta tee BLxaLCi)µata instrumenta se inuenisse dicat
xal µóvo LS airea; aEhl (rr1 xP 11- et iis tantum uti uelit, rursus
aaa a aL, 131.VU)1ÌEV xLVEL. EL fiÉ ó agitur. si tamen aduersarius
dvtí,8 LxOs vtayáyo L tòv BPxov , iusiurandum detulerit, causa,
01fx dva1U11XacpataL vJtó0E6Ls. non retractatu.r. nota etiam in
a11 µEkoaaL ótL xal ácp' ciov dva1tr11- iis , in quibus iusiurandum
XacpataL ó 0(Jxos (ó VExEaaá@LOs (necessarium nempe et iudi-
8rIXovótL xal ó tovBLxLáhos), ovx ciale) retractatur , non per-
ÉcpEitaL t(71? vtv xLvotvtL cUlaLS mitti ei qui agit aliis uti pro-
x£x(J1laDaL BLxaLOXoy(aL S do ro- bationibus et defensionibus ,
BEÌ,b6LV , Et pl) taLS tcoV EvOE- nisi ex repertis instrumentis.
1;ávtcov iv6tQovµÉVtwv. [dvartn- [tunc autem retractatur iusiu-
7LacpátaL 81 tótE ó vExEaaákLoS randum necessarium et ituli-
xal ó tOVfiLxLá%t,tos] (2). ciale].
106. 0vS UaQáyEL tLs µáTtnaS 106. Quos quis testes pro-
ov 8vvataL 'Ev óíX/r} attíá xat' av- duxerit, nequit in alia causa,
tóv µaPtvPotvtaS napaLtEraí;aL , aduersus se testantes exci-
Et µTl 10@av yEVOµávl l y BELIr) ^l pere, nisi inimicitias emersas
xQvaIov Beni ^l vnoaxá yEaLV Et7^11- doceat, aut pectiniae datione
cpótaS (3). aut promissione corruptos.
107.'EnELBTj noXXà tfiS 107. Cum per testes multa
^EiaS 81à t(^v tt.aQtvQCOV JtaPa- ueritati contraria perpetren-
(3aLVEtaL, 81,à totto Éáv tls Éy- tur, si quis in scriptis debita

(i ) D. 12, 2, 31. cf. C. 4, 1, 1, ad guara legem fortasse ho c scholium


spectabat.
(2) cf. Bas. 22, 5, 31.
(3) C. 4, 20, 17.

— 276 —

xQ EO)6tfi , µ 1) xO116EtaL rettulerit, non poterit solutio-


YO ácpwn
nem sine scriptis factam prae-
£YYOácpov ( 1) xata(3a,fis , Et µi1
ÓÌQa E ' t,LáQt1JQEs Et6LV LóaL6toL, seferre, nisi V forte testes ido-
ccµepLµv(av Xaµ(3avEto) . et neos adducat: quin securita-
ánóXeto áµepLµv(a tvxr)Qcos tem accipiat. si uero fortuita

xat rato CutoSEíIfi, tete cLSELaV perierit securitas idque osten-


Éxáto) xa.i 8Là µaótvQo)v SELxvv- derit, liceat tunc eì etiam per
VUL ÓtL xatá(3a),Ev (2). testes probare solutionem.
108.'Eat twv xQ11 µat Lxc^v S L- 108. In pecuniariis actioni-
x(1v Éàv µáptvóes ccvayxaó-atuóLv bus si testes uenire compel-
Fl1ÌELV, Et µ£v Éxovó(CU5 ^LUQÉ- lantur et sponte fideiussores
, > >, ^ ,
id fiat : sin au-
xOLEV Eyy'UUS, EV (d'UD E6tC ) • EL SE constituerint,
ov (3otibVtaL, OQxOV 7L(ltanL6tE1JE- tem noluerint , sacramento
6Ú'0)6aV, oLC, xaL ti1V SvvaµLV ToP committantur, cum eorum sa-
ucQ áyµatas 1:Sóxc1) xatanL6tevEL cramento ipsius quoque cau-
Jcapáycov. ZVU 61 µi) a( noX,iv sae probationem qui eos addu-
xQOV(611, LE ' 11 µÉQUs 3TQ06xaQtEQE(- xerit credat. ne tamen diutius
tG06UV xai µóvas xai XEylto)6av protelentur, XV dies tantum-
Év avtal5 caEQ V6a6L µovoµEQEk, modo retineantur et dicant in-
EL ó ávt(bLxos Uvt(7)v E11QE- tra eosdem quae nouerint al-
15fivaL (3o152,EtaL. E.LEtà 61 tàg 1jµÉ- terutra parte praesente, si ad-
QU; tavta; ávaxalQE(tcooav, µi1 Sv- uersa pars inueniri noluerit.
vá[.LEVOL aá%Lv cCVayxáZE6aaL. EL 61 post uero hos dies recedant,
ó 6Lxa6ti1 5 lwtoS(611 ton µaQty- neque amplias retrahantur. si
Q116aL,t11V ^ 11µLaV 0'EQa?CEti6EL (3). uero per iudicem steterit, quo-
minas testimonium praestite,
rint, iacturam inlatam ipse
resarciat.
109. 'Eàv xara µavSátoV 11 µÉ- 109. Si nostro mandato se-
tEQOV Pag 11 tLs 6ExQEtov, 1.i1 ^LL- creto quis se uenire adserat,
6tEVÉ6a(A, µ1161 Et tQL(30v110v non credatur ei, quamuis dio-
xóµllta Éautòv XÉyeL, Et µi1 SÉ- titet se tribunum comitemue
^11tcCL yQáµµata bétEQa (4).
esse , nisi nostras acceperit
litteras.

(1) 1. úYeácpov.
(2) C. 4, 20, 18.
(3) C. 4, 20, 19.
(4) C. 1, 15, 1.
— 277 —

110. `O naLal µováaas U- 110. Qui liberos habeas mo-


vate(' xai µEtà rò µováaaL SLE- nasticham uitam suscipit po-
%t.ELv t1)V ovaLav avio "v tots 18(oLs test etiam postquam eam su-
nata cpvñátrc.ov aut g v µ€ooS, sceperit bona sua inter liberos
ó mal, tcw µovaarr)pk) áoµóasL. distribuere, unam sibi partem
reseruans, quae etiam mona-
sterio debebitur.
'Eàv S' áSLáaEtos táEVri1am , Sin autem intestatus deces-
tÓtE oL gtaLSES Cato %,II1PovtaL tò serit, tuno liberi heredes fiunt
É5 áSLaÚStov , tOVráarL tò cpaX- ab intestato et legitimam por-
xíSLOV, xaì rò XoLltòv MoraL tw tionem recipiunt, et quod su-
[1. ova611] L (1). perest monasterio datar.
111. `O xri SE µov ovyxcm aáµe- 111. Tutor, qui pupilli pe-
voS tok tov Jtovnt/lov xeilµaaL cuniis utitur, legitimas usuras
vó[LLµov tóxov ánaLtELtaL (2). praestare debet.
112. `O Intrproltos tà atovna- 112. Tutor, qui pupilli pe-
)La nóáyµata Svvr( i9El; Evató- cunias idoneis personis cre-
QoLS SavELaaL o17x eucaln,l9rWsraL dere nequiuerit, earum usuras
róxov vnÉ(J aÚt(iJV (3). soluere non cogitur.
113. IIecIEFtrocoba [nap]ayaryll 113. Peremptoria exceptio
Éar Lv ávt LxE Lµávr) tw lváyovr L est quae attori opponitur et
xal avtov xLVOV ^LÉ Vriv actionem ab eo 'notara tollit.
áyc.oyilv ávaL(JOVaa (4).
114. 'Eáv rL5 tÉPLELav atovPav 114. Si quis puram perfec-
SorQeàv noLrIarltaL , o1J btivaraL tamque donationem fecerit ,
pLetà xPóvoV 04E61V bCLtLÚ'SVaL non potest post tempus con-
r^r Xa(3óvrL, c1S6t' Xa3óvte5 dicionem adicere accipienti,
LoxvQjS ÉlovoLV (5). ut qui acceperint securi fiaut.
115. Oi ácp ►jJLLxE S tÉXsLOL yEVÓ- 11.5. Minores, qui XXV an-
µEVOL xal [301L056avrEs tà UQax- num compleuerint et quae ge-
í9£vra ()imán StivavtaL Ctvar0- sta sint rata ha,buerint, reno-
JLE LV (6). care ea nequeunt.

( i ) Nouella Breuiarii Theodori 123 § 76.


(2) C. 5, 56, 1.
(3) C. 5, 56, 3.
(4) Inst. (Pseudo-Theoph.) 4, 13, 9, cf. C. 8, 35, 8.
(') C. 8, 54 (55), 4.
(6) C. 2, 45 (46), 2.
— 278 —

116. `O ct d.) Stxu6tov . 8oDsis 116. Iudex a indice d.atus


íxucstos oi+x IzE t S íxa tov [tot] ius non habet iudicis dandi,
Sthóvut Stxacrz7jv, si (3a- nisi a principe iudex datus
cst.XCOS ytvóµEVOS 8Lxa6n'lS (f). sit.
117. Ilcívta tà Uoáyµara cpt- 117. Omnes res benignius
2.aya)ic.otéoco5 MiEQ áxot(3e6téouiS magis quarn suptilius indicari
heL xgívEóaat (2). debent.
118. 'Icstáov Ótt JCQò t715 atQo- 118. Admonendi sumos ante
xatCiQge(x)S g lE6tL ltaQattEL6*C.ct tòv litem contestatam iudicem ex-
bLxaatTp xai gtsQov alter,v, µEtèL cipi posse alterumque peti;
yrgoxcztuglLV h l ovxktt, ^3teLSi^ post litem contestatam non
01J(SÉ ÉxxaÁ,EL6-aaL bvvatóv (3). amplios, quia neque prouoca-
re licet.
119. Eloí ttva TcQcíyµata, Écp' 119. Sunt quaedam causae,
(13v ovx úvciyx)1 cioxovtus b Lay t- de quibus non est necesse ma-
vú)c)xELV. tolittov Ovv Éx É tCoóav gistratus cognoscere : in his
ábeLav oi ágxovtES cStb.óvuL xu- igitur habeant facultatem iv-
E),athLxuot)ív (a). dicem pedaneum dandi.
120. 'Eáv tLs lv tò-,) (3L(3X•ícp 120. Si quis in libello ma-
YC?,,el,ov ov xQec.o6teltut Éyy Q dVt1 , iorem summam , quam quaé
tQtJC2A6LOV bíbcoat tct) ávtLhíxcp , debeatur, inserat, in triplum
Zícrov ^vsxu t^i1 S 157Ce97cQUíaS óatoQ- adversario restituat , quod is
tots?:cov b ^ bwxE tc^) lx(3L(3aatfi (5). propter sportularum taxatio-
nern exactori dederit.
121. 'Ev teaOUQaxoOtfi tov 121. Quadraginta diebus ,
nema áQyeí.tco6uv lyxk)iµatL- qui paschale tempus antici-
xu6 rj1t1l6et5 (6). pant , crirninalium quaestio-
rlunl cesset cognitio.
122. 'F:v tuis nu6xaM,ut S 122.. Paschalibus diebus ac-
QatS, ate b-nµooía s'ItE 1bLCOtLxil tus tara publici guara privati
sY,Outga^ts s^)^, )^óvxatca). Fí,ta y - conquiescant. emancipatio au-
x mar ícov 's?,EVOeQí,a yLV60.11), tem sine manumissio locura
atQattoµávcuv vmtoµv)lµcu,tcov (7). habeat, actis conficientis.

( i) C. 3, 1, 5.
(`-') C. 3, 1, 8.
(3) C. 3, 1, 16.
(4) Laur. µa Stxa atov. - cf. C. 3, 3, 5.
(5) C. 3, 10, 2.
(6) C. 3, 12, 5 (6).
(7) C. 3, 12, 7 (8).
— 279 —

123. 01 hatal xal µáhata 123. Latrones et maxime


ot laavpol 0116x£1iÉVtEs , ELtE Év Isauri deprehensi, siue tempo-
tí) tEaóatJaxoatfi ELTE Év tak Jta- re quadragesimae, siue pascha-
axaMa LS µÉPa LS, t LµunEíaIwaav, libus diebus , puniantur , ut
óJtwS civ ot XoLJtol acir)oL SLaµ^- ceteri incolumes permaneant.
v 0 LEV (1).
124. MEralv a't()atLCÓtov xal 124. Inter uirum militaren
1SLC^tov óíxtoPos ó atpatnyòS á- et privatum actorem dux mi-
xQOC"ttaL, ÓJtótE Ó at (JatLCÓtTi C, xa l litaris cognoscit , cum etiam
^Jtl twv á l.+aptrilµátwV Jta@à tó:) in criminibus a proprio indice
LS6(^ SLxaatfi ÉIEtAEtaL (2). in militem inquiratur.
125. Ilccs ÉxÉtw ciSELav E6tE 125. Cuique liceat sine mi-
6tPatLC5t1V ELtE ISLátri v ɵcpw- litem siue privatum in a:gris
% EVOVta áyPovg xal ÉJtL(3ov?Liei v µE- latentem et insidias meditan-
XEtcvvta ávaL(JELV. xáalLov yàQ tem occidere. satius est enim
1fJtaVtaV aún-1) tE2E1ltaLOV Éx- el occurrere, quam soro post
Sí,xri aLV JtoLEiaaaL (3). exitum uindicare.
126. 'Eàv µditrip Gol) cLµé- 126. Si mater tua immensas
t Q ov S SwPEàS E65 tòv á8E7,95v donationes in fratrem tuum
aOV £JtOLTi aEV, (lían tò y' µÉ^JOS contulit, ut tertia pars tibi
xataXELnELV aoi, tò áµátPws non relinqueretur, quod sine
yLVóµBVOV ccvaúT)ari aEtaL e). modo factum ést reuocabitur.
127. 'E àv 1'1 µ11 t)i P aov ó 127. Si mater tua aut uir
áv)^^ aov, áJtovan S ccyvoovais taus, [te] absente nel ignoran-
[a0v] , C4y0òv ÉT000%1 I aE , StivaaaL te, fundum tuum uendidit, po-
tovto 1x6LxEiv JtaóÉxovaa ti]v tes huno vindicare, neo de pre-
tLµr^v. El hl µetà tavta VI ni- tio restituendo teneris. si uero
T) caXc,) tPóJt() t'Iv Se- postea aut ratum habuistí aut
aJtOtELaVC'IJLCi)Á,E6Es, xLVYi aELC, JtEelI alio modo dominium amisisti,
tOV tLµy1 µatos tò vEyotLÓ P ovµ ye- ad pretium consequendum ne-
atópovµ (5). gotioruln gestorum actione ad-
uersus uenditorem experieris.
128. `H Jta@oñ,xii t'11S B ^x^IS ov 128. Litis mora longi tem-

( 1 ) C. 3, 12, 8 (10).
(2) C. 3, 13, 6.
(3) C. 3, 27, 1 pr.
(4) C. 3, 29, 1.
(5) C. 3, 32, 3.
1

— 280 —

l_svIL130:À g raL el; 1.,Laxpov xpóvov ponis praescriptionem non ope-


aLaca(Spowilv ('). ratur.
129. 'Eón/ napa, te) naXanòv 129. Si contra ueterem for-
axi-j µa olxov vnvcoa£v ó y£ítcov, mam cedes suas extulit uici-
¿)ar£ t0is cpoJaL a017 1E13.to51Z£LV, nus , ita ut luminibus tuis
xal Ix£Ls b(xanov roí-) xcoÀlí£LV , officeretur, et ius prohibendi
tonto nOLTl 6ELS, ton bLxaatov ^L7^ habes, id facere poteris, cum
úyvoOVvtOs 5ovX£lav 1.101xO41p m dcx scire debeat seruitutem
xoóvu.) µóvc,) [at£putoLEiaaaL] , £ i etiam sola longi temporis prae-
µ") (3(á A.á$pa npaExap6(p ó scriptione [adquiri], modo si is
ÉvayOELEVOs vÉE.L£taL (2). qui pulsatur nec ui nec clam
nec precario possideat.
130. 'Eáv tLs £ls ariv aov 130. Si quis in siluam tuam
' ILt(3card ycvp 1xx611,fi xa- ignem iecerit, eamue excide-
ra úbLxíav, xparEiraL tq,) áxovL- rit, per iniuriam, accione legis
)^ ' Lw (J). aquiliae tenetur.
131. `0 cpov£vaas bovXov ov 131. Qui seruum occiderit,
uóvov tó) á.xovLldcp xarx£raL, non solum lege Aquilia tene-
^^à xaL tc7,) Éyx2,TmtarLx(1^) (4). tur, set etiam crimin is postu-
latur.
132. Tò cpaµlEaE 1pxLaxovv- 132. Familiae erciscundae
ba£ tò xoµµovvL bL(3Lbov"v5o et communi diuidundo
, ^, . .
rorE xLVELraL, ¿r
e ta, acoµatLxa cium ita demum agititr, si
npáyµara xoLVá Elan! (5). corpora communia sint.
133. El ta 6vµ(36XaLá Gol) v- 133. Si instrumenta tua ad-
(p'8^ %vE.ró TL; (`4!r(Lx05, 5ÚVa6aL x^,tL uersarius subripuit, potes nel
17x2,1l µatnx07)s xarriyopEiv xal tòv criminis reum postulare uel
ccb 1143évbou µ óvvrrr9Ei tpóatw xL- ad exhibendum solito more
vfl aa L (6). agere.
134. 'H tov óQxOU xatacpQo- 134. Iurisiurandi contempta
tiOEiaa £i76É(3£La Lxavòv tòv 19'£òv religio satis deum ultorem ha-
1-",(EL. tí,µonov' Ei, yàP '£nLOpxp tLs, bet. nam si quis periurauerit,
tòv .a£òv rLI,LCUpòv µr)v deum ultorem habet, poena

(') C. 3, 32, 26.


(2) C. 3, 34, 1.
(3) C. 3, 35, 1.
(4) C. 3, 35, 3.
(,) C. 3, 38, 9.
(6) C. 3, 42, 6.
— 281 —

t rµwpsttaL, (MI lrarjj.ratL- autem non plectitur, neque


xws 'CC!? tris µEyalótrjtos vmro- maiestatis crimini fit obno-
nratsL , EÌ, xat á7cò 1Ì'Evótrjtog xius, quamuis quodam calo-
xara tov (3acrLláws óµóoa5 'snLOe- re per principia uenerationem
III 011 (1).
periurauerit.
135. EY,ts BavsLaxà óui436XaLa, 135. Si debiti instrumentum
sir:ts á j,LEcLj.LVCa vMÈp voµ. v' 80- aut securitas supra L libras
8sxE 6ftco y' µaQtvQwv vno- auri detur, accipiat subscrip-
ypacpàs á 11,w-d arcov • ovx áváyE- tiones trium testium idoneo-
taL SÉ ELC, tà Jcoò 8Là- rum : non refertur tamen ad
tal LS (2). ante acta constitutio.
136. `0 áyvo iá cpáxtou xata- 136. Qui facti ignorantia
(3añAv xat BELxvticov tovto, els- soluit, idque probat, repetere
UEtLtEVEL airó (3). potest.
137. Kat cpLBsLxóµµLóoov hj- 137. Et fideicommissum nel
yátov xatà aXávrjv BoliÉV PEarstL- legatum per errorem soldan"
t svEtaL (4). repetitur.
138. `O xX13rrYjs ñ.a(3cí1v ti al 138. Fur qui aliquid accepit,
tó:) cpavEpGwaL tà á7ro % ól-,LEVa v- ut quae interempta sunt exhi-
3-cóxsLraL rrj dva),rrpsL (5). beat, ad restituendum tenetur.
139. 'Eàv tà Éváxucia nuo2di6T1 139. Si pignera creditor uen-
Ó xat tò Lxavòv µTj diderit et solidum non fuera
vTroµEIvrj gxEL firtov xat consecutus, habebit nihilomi-
t Tjv uLE(JóovaMav sta ávanktí@coórv nus personalem actionem ad
3oí-, xP ÉOV s avtov (s). debitum residuum persequen-
dum.
140. 'EXEVaEclos 8avEL6ávLEVO C, 140. Liber homo qui mu-
xat µTj Evmopwv áno8oúvaL, ovx tuam accepit pecunia., neque
dvayxaó$loEraL SOU7,EV6aL r^ 8a- restituere potest, creditori ser-
vEl6tTj avtol7 g vExa rov nÉOVS (7). uire non compellitur ob de-
bitum sutura.
141. OvSÉ n otE yvvij twv 141. Mulier propter contrae-
toV c.LVB@òs óuvaUay j,Látwv xa- tus cum marito habitos num-

e) C. 4, 1, 2.
(2) C. 4, 2, 17.
e) C. 4, 5, 6.
(4 ) C. 4, 5, 7.
(5) C. 4, 7, 6.
(6) C. 4, 10, 10.
('')C.4,10,12.
— 282 —

tÉ^EtaL. Ei, SÈ xai Ivoxos ^ysvato, quam tenetur : quod si pro eo


(3o1 i ÚE6tuL tfi to p Sóyµato5 yea- intereesserit , senatusconsulti
o uy P ucP?1 ^^) exceptione sese tuebitur.
142. `I-I ovóía ti); yuvuLxòS 142. Mulieris bona propter
ovx vtóxELtaL toT,s dµaOti)- uiri delicta non tenentur : ne-
lucen tO p dvS Q óS' OvSÉ Ócpí6YL0 s que fiscus ipse ea occupabit.
^xEL a11tó5 (2).
143. Il @ ocpdoEL tó)v to p dv S c..òs 143. Propter eiuilia mariti
%£LtovQyrKLdtcoV ov xatsxEtaL tà mullera bona paraphernalia
ÉgoSnPoLxu yuvaLxòs TePdyµa- uxoris non tenentur : dos au-
tu, .7poLxLµaia, vai, ^ h LÓtL tem , utique : eius enim uir
SeoJZÓtry; avtc-ov' ov81 tà dominas est. neque bona ma-
tr^7 µ11 tPò 7 vnÉ(J tct)V to p naLSòs tris propter filii manera, ne-
^LELtovvyliµdtcov, dvil P vúQ que uir propter uxorem , ni
tFi s yvvaLxó s , EL voxov lacoín- semet obnoxium fecerit. nemo
6E.v ÉavtÓV. o11SEls yàg gtE- enim propter alterius factum
QOti TC(JdttEL (3%dJCt8taL (3). damnum sentire debet.
144. MlIte vlòs 3tut@ò 5 144. Nec filius propter pa-
ij Jzat. ii P 157l1Q Uta ccvtErgovaíov trem, nec pater propter filium
1i dn0.E619E(J0S Jtat@c7)- elnancipatum, neque libertas
vOs ÉVOxEO'U) (4). propter patronum teneatur.

145. OvSEì,S dacò Wcov 6vµ(3o- 145. Nemo ex domesticis


%,uí0)v dotò 6VLE LUJ6E0)S oixEl,ag instrumentis sea ex privata
JLI,OtEríeólg 'aL ÓcpEREL, EÌ, v LiÌ xa6 adnotatione credi debet, nisi
(U,,XaLs at@o619l'i xaLs (3or)afitaL (5). aliis quoque adminiculis adiu-
aetur.
146. `0 óso5 ovMJtotE, d^,7^' ó 146. Reas nunquam, set ac-
f.Cxtco Q (3(ZovvEtaL tí) CCztoSEíSEL (6). tor probatione oneratur.
`O
147. vEµóµEVO,; Ovx dvay- 147. Possessor non cogitur
xd S Etac SsLlaL nó1Ì'Ev vsµEtaL , probare unde possideat , set
da' ó cíxtc;op. SEíIavtos 15sEí- actor. cum autem probauerit,

(í) C. 4, 12, 1.
(2) C. 4, 12, 2.
e) C. 4, 12, 3.
(4) C. 4, 13, 1, 3; 4; 5.
(5) C. 4, 19, 5.
(6) C. 4, 19, S.
— 283 —

vou ,£1 dvtL7toLEótauL tov lcQáy- si quid excipere uult posses-


µatos ó v£µ6µ£vo5, atáñ,Lv autò5 sor, tum ipse probet.
SELi;átai (i).
148. `H otxLaxrl µaótugía d- 148. Domesticum testimo-
7LciO6SExtOs £6tLV (2). nilun improbatur.
149. Móvil lyyPacpoS µaQtwia 149. sola
Testatio prolata
ovx ¿coxa , E6 µìi xai stFQwaEv non sufficit , nisi abunde le-
dnóSELlLs vóµLµoC, yFvataL (3). gitima adhibeatur probatio.
150. OvSÈv (3a.ánt£taL ó S av El,- 150. Nullum sentit damnum
6tì1S £x tov ducoM,6aL tò yPaµµa- creditor , qui instrumentum
tET,ov, E6 dA,7,axól5Ev SEíxvutaL (4). amiserit, si aliter probare po-
test.

,
151. ó Sav£L6tri S, ^coo6-
'Eàv 151. Si creditor oblatum de-
£v £xliFVtos roí) x@FOUS , bitan]. sibi non acceperi t, fruc-
^ , ^ , «
^r^ta L avt0, OL xa^.óato6, OuS av tus, quos exinde ex pignerato
U131-1 µEtà tavta roí-) 1VExu- fundo perceperit , in sortem
pLa6ÚFVtOS dyPOV, EÌ,S xECpáXaLOv ei computabuntur.
aÚtG) %,oyL6ahkovtaL (5).
152. 'Eàv ó SE(3itwQ óuµcpw- 152. Si debitor cum creci.i-
vOti t(I) 60IvEL6t71 Ú56tE xataµ F - tore pactus fuera , ut is pro
vELV a1)tòv E6S tÓV 1l7COtEÚÉVta usuris in aedibus el obligatis
«.1)t(A) OLxav dvtL t(1JV tóxwv, ELta habitare posset, postea, quia
EL µ1^ avtòg ɵELVEV Ó SavEió-dis, nisi ipse permansisset credi
OÚ StivataL %,FyELV Ó SE(36twQ 0t1 -tor,pluscmedgit
tò vóI,LL',LOV É%.a(3Ev (6) ideo nequit debitor dicere cre-
ditorem immodicas usuras ac-
cepisse.
153. 'EXaíou lj xaEpccZv ^tF- 153. Oleo aliisue fructibus
Qwv SavEL6ÚFVtwV , xaL 'Úa£(J tò mutuo datis, etiam supra sta.
µFt Q OV tOxOs dataLtELtaL (7). peti pos--tumodesra
sunt.
154. 'Eàv Xa(3cnv napaarlx1w 154. Si quis, cum ab alio
tLs c^7^^c^^ tavtyi v naoÉ^Eto Xa(3cnv depositum acceperit, id apud

( 1 ) C. 4, 19, 16.
(2 ) C. 4, 20, 3.
( 3) C. 4, 20, 4.
( 4 ) C. 4, 21,
1.
( 5) C. 4, 32,12 (11), cf. § 177.
(6) C. 4, 32, 14.
(7) C. 4, 32, 23.
— 284 —

úvrlyypacpov, a'vròs dváyE raL r^ alium, accepto instrumento,


SF7tó66tL, µfi Svváµsvos ataQanÉp,- deposuerit , depositi actione
atE1v avròv ró,7) cí71/4,7,9, (1). tenebitur, nec poterit credito-
rem ad alium remittere.
155. `O atóoxouOátCnn Só%lov 155. A procuratore dolus
xut atCi6uv )at;uµíav, ov µfiv tà et omnis culpa , non autem
L11xTi g(iC (xTtaitataL (2). improuisus casus praestari de-
bet.
156. 'Eùv yuvfi ata 0 á tov áv- 156. Si nxor a uiro res eme-
SOòs fiyó0aas at0áyµata cívEU ats- rit sine quadam fraude res
0 1,y0acpfig, EL xai PEato151,ov ata- mulieri minime auferenda est,
01ixo)ML+19rp6EV, oúx eCepaWELtaL rò quamuis diuortium secutum
at0ccyµa tnjg yuvauxóS (3).
l fuerit.
157. v á yo0ás tv
01)681, cíxw 157. Nemo potest inuitus
l^ atLatQá6xE6V SUv(,CraL (4). comparare uel distrahere.
158. PPv.icµatEí,ov at0c}cóus y^- 158. Nominis uenditio fit
'vstaL áyvoovvto5 xcd áxov- etiam ignorante nel inuito de-
to roí) 6E(3ito0o5 (5). bitore.
159. `0 ccyo0aat1)s tov YOaµ- 159. Emptor nominis rerum
l.,iatE601,) OÚ SEaatoE6 atOxEL- obligatarum dominus non fit,
uávcov ÉvExvóíuv, r7/».et tfiv lvtañ,- set mandatam sibi actionem
ÚELGauv ovnXiav xat`l' 'finó- exemplo mutui intendere po-
(SE ty p,u, tOl1 6aVEL01J (6). test.
160. M0E1,S 3a03á0ot, S oi,oio- 160. Nemo barbaris quibus-
cSljacotE K(OvertavtóVOUató2,E6 cumque uel Constantinopolin
at0E6(3Elas xáPLv l0xoµávois lv legationis specie uenientibus
ciñ.Xrl JtóXEL ovalv óatXa olaSllatotE uel in aliis ciuitatibus degen-
ALatOaaxÉt(u ^ 1:51610a crtvatcuta, tibus arma cuiuslibet generis
y ov ata0a(3alvovtos b1111EUOliéVOU, uendat aut ferrum infectum :
(x,Xa.à xcd xscpa)axc".6s ttµ(.o0ovµé- nam eius, qui contra fecerit,
vou, Z)t6 laxu0ovs tov5 (3a0(3á001.5 S bona uenient et ipse capite
3 tOLE6 (7). punietur, cum barbaros reddi-
derit ualidiores.

(' ) C. 4, 34, 7.
(2) C. 4, 35, 13.
(3) C. 4, 38, 6.
(') C. 4, 38, 11. emendarem civayxgstat = cogitur.
('>) C. 4, 39, 3.
(E) C. 4, 39, 8.
(7) C. 4, 41, 2.
- 285 -

161. OvvataL yovEVS SLá t^v 161. Potest genitor propter


cíyav dita 7tEV6av JLLJteáQxELv nimiam egestatem suum fi-
l
tòv vIòV i tr)v ftvyatÉ@a d(JtL-
yÉVV1]rov oÚóav, ÓLbELav gxovtos
lium filiamue sanguinolentos
uendere, et tam uenditor quam
xat roí) nwîd)6avtoS xat tov JtQa- uenditus licentiam habebunt
19ÉVtos tò tLµruµa JrpoaCOPELV 11 pretium offerre aliudue man-
g tEpoV (5L8óvaL, r12n,a81) E6S dvá- cipium praestare, ad uendi-
7n1pLv roí-) atpaí9vros (1). tum nimirum recipiendum.
162. El xat tà µálLOta 8 L- 162. Quamuis duplum of.fe-
Jc%ovv TL0o6cpágEL tò tiµr)µa ó rat pretium uenditor, tamen
neáttlS, óµws titv xara vóµov iure factam uenditionem, in-
yEVOµv1lv atPáóLV, áxovto5 tov uitò emptore, rescindere non
dyopaótov, oÚx dvatOTLEL (2). potest.
163. `0 awát7]S µ) Xa(3chv tò 163. Emptor qui pretium
t^µr)µa ov t'Iv lv 011, d21a tr^v non ceperit , non actione in
(3ÉvSLto xLvEtv SvvataL (3). rem, set ex uendito experiri
debet.
164. `H Évañ,Xa.yil xaM-1 alerte' 164. Permutatio bona fide
yLVOµ^vr) nwáoEwn xal dyoQaótas secuta emptionis uenditionis-
nS11[vaE,LLv] IxEL (4). que uicem optinet.
165. 'Eàv ó sµcpvtEVtris (3ov- 165. Si emphyteuta cano-
7LEtaL xata(3añ,Elv ten, xavóva, ó nem soluere uelit , dominus
cSE6nótii SÉxEtaL, Q16tE xat autem non accipiat et sic tran-
?tEPaLO116aaL t(JLEtLav , tótE seat triennium, tunc obsignet
ocppayL ^ Etw avtòv xat IatLµaprv- id et testationem faciat apud
PEL6í9w lv KwóravtLvovltóXEL tòv competentem m a g i s t r a t u m
atoó6cpoQov áoxovra, Év [s^] tak Constantinopoli, in prouinciis
btaQX 6aLS [fi tòv ckxovta] 11 tòv autem [aut apud praesiclemj
17ttoxonov. xat XoLatòv 484v] µE- aut apud episcopum, et de ce-
tà taúta dnaLtr1'01'1 0EtaL, El µ) tero non amplius de eo conue-
aútòS ÉnLµacitvpmtaL ó 6E0.nót115 niatur, nisi ipse dominus testa-
x ut E6 toÚVavr6ov nE(JL6rij rò tionem faciat et rem in con-
utec"cyµu xat yávl i taL xara ávw- trarium deducat, et fiat sicut
tÉQw lcpaµEv (5). superius proposuimus.

(4) C. 4, 43, 2.
(2 ) C. 4, 44, 6.
(3) C. 4, 49, 1.
(4) C. 4, 64, 2.
(G) C. 4, 66, 4 -_. 1, 4, 32.
— 286 —

í31. E ' tori x( 5 [Lxos] tí,. a'. Codicis lib. V tit. I.

166. Ov xw7wEtaL l) 1tpcp µvti- 166. Non prohibetur alii de-


(TtEV1`kl6a 1)Eno175 10V TcuPautɵ1}1a.- sponsata, repudio misso , alii
au stéó9 y uµElaBaL ('). pubere.
167. `O ú.elou(3wv ó 5of1E1,s 167. Arra sponsaliorum no-
µvlIatll wv FVExa, • Et tE7,E1JtTI 6^^ mine data, si interea alteruter
ó ELS tcTw 11,vrlarrka1V, úva fi íóo- sponsorum decesserit, restitui-
tuL, Et µ^ cÌQa ó tE%EVt1kaS Jta- tur, nisi defuncta persona cau-
QuíttOs yívEtaL to1 . yáµov (2). sar , ne nuptiae celebraren-
tur, iam praebuit.
168. 'Eccv ó E.tvnatilp F5wPr1- 168. Si sponsae sponsu.s res
auto 7cpC4( µuta t 1j µvrl atrl, tótE donauit, ut tuno earum adipi-
SEanoívliv uúr'rlv (3ovXol.tEVOs yE- scatur dominium, cum nup-
vÉa1`iaL, ótE yáE.LoS y^v^taL, Cuí, tiae fuerint secutae, inutilis
axtiT 1j to tavtrl 1atl Sw@Eá (3). est eiusmodi donatio.
169. `O tOLELOs ci1V xal SwPrl- 169. Si maior XXV annis
aU.vtEVOs tfi i.tvrl6tfi, ovxÉtL avtà sponsae donauit, rem non am-
ÉxytoLELV 51SVCCtaL (4). plius alienare potest.
170. `O YrEV1SE ÒOS trl i,tvliatTl 170. Si socer sponsae filii
"COZ vtoí5 5wvriaál,tEVO oUSE Cucó sui quaedam donauit , neque
{,tvtLyclacpfig (3aaá,Éws (zvtL%,11VEtaL imperiali rescripto quae do-
t(iC óoaávta UaQ ' edita) (5). nauit reciperabit.

J-cE Q1 tó[xwv] tí. X(3'


[3 1 . 5' t o v xcU(LxoJ.;)] (a). De usuris [Cod. lib. 4] ti. 32.
171. `0 c^yoQa.ati)s naQañ,a(3chv 171. Emptor, cui possessio
tó rtpccyµu 'amará tóxovs tov rei tradita est , usuras pretii
tLµdµato s , µÉxQLC ov atpoaaya- soluere debet, dones debitum
ywv tò xPéoS mea acpPaylóa^ cc m o- praestans sigilla auferat.
ftfitaL (7).
172. Tóxog ávE7rEQoSt13tog ovx 172. Vsurae citra stipula-
ánaLtEltaL, Et xal tá lLáaLata xa- tionem non petuntiu°, quam-

( 1 ) C. 5, 1, 1.
(2 ) C. 5, 1, 3.
(3) C. 5, 3, 4.
( 4) C. 5, 3, 8.
(5) C. 5, 3, 9.
(6 ) uidetur Anatolius titulorum inscriptiones graece uertisse. cf. schol.
tov 'Avutol.lov Bas. Heimb. I. 727 [et supra, p. 243].
(7 ) C. 4, 32, 2.
— 287 —

ta p./yh1S Cene) 114.0v atáxtov 10E- quam ex nudo pacto solutae


7LEtLt6ova Ovx É7LLbáxEtaL, Ov8£ t4) neque repeti possunt , neque
xEcpa7LaL(p XoyLEtaL ('). in sortem accepto feruntur.
173. 'Aatò vLXov atáxtov tóxoS 173. Ex nudo pacto usurae
áataLtEttaL 5Là tó7)v ÉvExvpcuv ser. nari possunt per pignerum
, , , , ^ , ^ ,
xata6xE6ECUS, EL µr^ xaL a^^ta 1516- retentionem, quamuis non sit
♦^ f/ 3
xELtOGL ta EvExvo a • (1J6tE ovv EL de pigneribus conuentum: igi-
tEXEVtaLOV µELova tóxov ÉatEPu)- tur si postea maiores usuras
oLOV ijµLExatoót)'lv, ^yovv stipulatus sit [creditor] , ut
S" vv., lv te( lxáxv pa v3tE- ecce dimidiam centesimae ,
tÉ1911, Et; tò vatQ9t21.EOV oÚ xata- seu sex aureos [pro centenis] ,
6xEDT)6EtaL (2), 17LELSTI Tata cum pignera non fuerint ob-
óvµJtECp(1)vitaL (3). stricta, non tenentur ad pane
adiectionem, cala id non con-
uenerit.
174. `0 xQE(O6t7ls at(JO6CpÉQUJV 174. Debitor pecuniam offe
tò x pÉO S 1:7-rl µ^oovS, l àv -rensdbitam, cor
^1)taL airee) Ó 5avEL6tfiS xa6 ócp()a- non acceperit, et obsignatam
yL6aS ano-Salta' aÚtò, tòv deposuerit, usurae ut cessent
t Óxov. El, 51 CCJLE6tLV Ó ba v EL6t1^S, facit. sin autem abest debitor,
tòv (x(Jxovta 5Lba6xátCU 3LE(J1 to1J- praesidem de hoc interpellato,
tov , Cò6tE µllatotE tQ^xELV tovS ne amplias currant usurae.
tóxou; (4).
175. `0 $avEL6til s cine) óvµ13o- 175. Creditor instrumentis
XaL(OV bE,LxVVELV ÓcpEL%1.EL tí ;T' EU)- probare debet quid intendit
6tELtaL tòv tóxov a'Út011 (''). et chis usuras : nani si altro
cine) yÚL(J tOV Éx01)61WS (6) xata- soluerit debitor usuras , non
(3a?. ELv tòv 5E(3Lto2a tóxov , ov ideo tenebitur.
xataóxElA6EtaL (7).
176. 'EJtl, t(76v 8avEL619évt(0v 176. Fructibus mutuo datis,
xuPncT)V x di datò 6vµcpa)vLaS tó- etiam ex nudo pacto usurae
xOs daca-catea (8). peti possunt.

(1) C. 4, 32, 3.
(2) —ovtca Laur.
(3) C. 4, 32, 4 [immo c. 22 h. t.: cf. supra, p. 240 n. 6.
(4) C. 4, 32, 6.
(5) —6iv Laur.
(6) —ov Laur.
(') C. 4, 32, 7.
(8 ) C. 4, 32, 11 (12).
-- 288 —

177. 'Eáv BavELOds, at(JOOE-


ó 177. Si creditor, oblata sibi
vExíWVtog ccvuD tov xPáovS , 1,11) pecunia , eam non acceperit,
8á"li 1 tuL ccvtó, o í x1xeacot, ovs áv fructus, quos postea ex obli-
?A-430 L [teta, tavta Éx tov ÉVExv- gato sibi praedio ceperit , ad
p LaOlilvto5 cry Q ov, Ets xECpaaLOv sortem exonerandam compu-
a'ÚtCU X0y L 6N 6ovta L (1). tabuntur.
178. 'Eatl teT)v (3ovacp(8E Ov- 178. In bonae fidei contrae-
vuaayµcctcov, óatota lOtl xaì. tò tibus, quale est etiam nego-
,
vEyotLOPovµ yEOtopovµ, mil, xaL avE- tiorum gestorum, usurae et
aLEgCi)tTytos tóxos ccacaLtE6taL ócp- citra stipulationem officio in-
Cp Lx Lcp to1) S Lxa6tO1) (2). dicis praestantur.
179. 'Eàv E'BavdOató tLs vatò 179. Si mutuo quis acce-
t oLCCVtriv aaPEOLV t711! « E6 µtl 80(11 pit sub eiusmodi condicione :
avtà [tovtov] tov x(JóVOU lvtós , « nisi det intra diem certum,
t Ó tEt@aat ?t ct,OLOV 8C50EL », Ovx É(J- quadruplum dabit », non ultra
Pao taL vnIp tò VóµLµov tLaCOtE (^). legitimas usuras contractus
procedit.
180. El avµcpcOVrp9f1 , áiOtE tan 180. Si conuenit, ut fructus
xaoacovs raí) 1,vEx0ov ávtì tóxcov creditor in usurarum uicem
Xaµ(3ávELV, E6 xal vatÈQ tò vóµL- consequeretur, quamuis legi-
µóV E LOLV , á?y ovV b L' áSriîlav timas excedant usuras, Lamen
1QOCOtaL • (`'). propter incertum euentum
recte percipiuntur.
181. lScívELOas vatÈp tov
'Eàv 181. Si pecuniam mutuo de-
lv cGatO80Ú7'ivaL °v-u& disses ea lege, ut tibi Romae
xal re y xlv8vvov OEavtòv ovx restitueretur , neque pericu-
c1vcC6E6tOJ, Ov S11vaOC(L atupà tòv lum ad te pertinuerit, nequis
vóµLµOV tóxov C{aGaLtfi6aL (5). ultra legitimum modum usu-
ras petere.
182. 'Eàv atapa•)llxqv Xa(3clv 182. Qui accepto deposito
t Ls Ovyx@)jOr)taL a.útij, xal tóxov5 eo utatur , usuras praestabit,
áataLtiNOEtaL, óatótE xáw LV ócpEC,- cum sibi debeat gratulari, si
%,EL óµoXoyEtv, xai cpovptL tainquam contrectator furti ac-
xóatrMOEtaL ws 'Lo)Xacp63v (6). cione obnoxius non fiat.

(1) cf. supra, § 151. C. 4, 32, 12


(2) C. 4, 32, 13.
(3) C. 4, 32, 15.
(4) C. 4, 32, 17.
(5) C. 4, 33, 3 (2).
(6) C. 4, 84, 3.
— 289 —

183. 'Eáv 7La(3àrv IconanWixrty 183. Si quis , cum ab alio


tLs ü7l(p tavtri v naQéart to 2,,a(3òov depositum aceeperit, id apud
úvtEyypacpov, avtò5 áváyEtaL t^ aliurn , instrumento accepto,
hE7T5aLtL, huváµEVOS Jraócritáµ- deposuerit , actione depositi
JCELV t(11 (^C%ñ,(9 (I). tenebitur nec poterit credito-
rem ad alium remittere.
184. 0 í &vaLaxtivt(1)g toxíZov- 184. Qui improbe usuras
, , ,
tEs L tOx017 tOxOVa gtaLtOi!VtE ^ exigunt nel usurarum usuras
ertLµ0111, taL (2). infamia mul tantur.
185. 0i, hEa7tottxOL xaì oi, Jca- 185. Dominici et patrimo-
t(JLilµovLá%.LO6 LLLalÌ'(OtaL TraQ00 toJV niales coloni apud racionales
PatLOVañ,ia)y bLxaCal4'(aaav • oí, iudicentur : doces enim et
yáQ bovxES xaì ot arQaLnóaLtoL praepositi et prouinciarum
xa6 OL CC sgxoVtEs (CnoaxFaÚOJaav rectores uere ab bis abstinere
cei+t(7)v (3). debent.
186. Cfr. § 117. 186. Cfr. § 117.
187. N1,x(74 t iiv (7(xo1/3E1.av -roí-) 187. Vineit ius strictnm ae-
voµoi^ ó t0i) í^Lxa^ov ^,oyLaµós ^i). quitatis ratio.
188. Oi, IX 6taì, nQoxELicvow 188. Indices, prolatís sacro-
tGyV GLy L (av yQaICIAv µ É xP L táXous sanetis seripturis us(lue a.d
tfig axonEUtu)aav t().s vueo- litis finem, causas eognoseant
ftÉaELs (SECSLótEs n t y roí) OEo^ü ata- dei praesentiam timentes. itel>>
OOUaLav. OuOLU) S xaL OL al)vi'Iy0(JOIL patr0111 eausarum huela post:
óµvvta)aav f1Et(J. tò hl.`brtua ótL narra.tionern propositanl et
xal(7,) nóáy E l,atl avvl l yoQoijaLv (5). contradictionem obiectam] se-
se bonae liti patrocinasi.
1.89. 'Eùv roí-) cplaxou 189. Si inter fiseum priva-
xuL 181,4tou xLVl^t^zL MrT1, (7µ(pó- tumque lís mota sit, utraque
tE@a tù µÉgr t 815vataL attEl,v SLù pars per defensores suos di-
te-6v otxEí(ov BECpEVaó@cov (SL%ta- lationem petere potest.
ti»va (a).

(1) C. 4, 34, 7, c f. § 154.


(2) C. 2, 11, 20. isc]eu1 uei• bis utitur uersio , cl uae in sebo!. ,icl Syn. ini-
noreni p. 232 continetur.
3, 26, 7.
C. 3, 1, 8?
3, 1, 14, 1-4.
:;, 11, 6.

U. Fl^,ILLt1?!1, Scrilli CJiuridici, 1. lU


— 290 —

190. `Ii roí') atPatLCí)tov 190. Militis testamenttun. ,


^9 rjx11 , ó3-ccoa6115-cotE yEVOµáv11 , quomodocuunque factum, nel
xEVtOVQíovO rj t(L(3O1JVOV aúx centurionis uel tribuni que-
vaOxELtU.L ti] 8E LvoCpCpLxLO6o (1). rellae inofficiosi non est ob-
noa.iu n.
191. `I1 1,11 1 tt1P µil ait116(xaa 191.. Mater quae tutorem
^,7;ít P oazo y , ú ?^^ù ^U.19vµrjau.aa toú non petierit filiumque negle-
ucaLC^ Óc.,:, 6tEOELt(,(L red) xklkOV av- xerit, eius hereditate privatur:
"COZ). (i.)S EVyE 16JtO176aaE (SLà si tatuen per procuratorem
xovPú.toóa Latí)6' ávfiPa-11
6aL, Ó petere festinauit , is nero a
{un') Xyat( -.6v, ovx F(SosE Paavµfi- latronibus captus est, non ui-
aaL, %(x1 SLà tí7'Uto x%11- detur • eglegens fuisse, et ideo
.
tov ^latO(L
^C)OVO^.L^. LV filio succedere potest.
[Ex67b1,OV] 1;1 1 t. xaL (3L. -roí) 946. [Sehol.] quaere et lib. cod.
s' tí,. V^', SLár.. S' ñ,,yovaav • « r) VI, ti. 56, const. 6, dicentem :
}L1jt 1)€) -roí) xk11wov roí-) « mater hereditatem filii im-
P(zv EVté,- p>_1beris atuittat , si secundas
o0)5 ';y11(1.E µ1151 1JítPonov aÚt)1- inierit nuptias, culo nec tuto-
, . . ^
aaaa. 1101 tov5 ^,oyLaµovS avt(-p rem el petierit neque catio-
(SEòc,)xv^v. ». `01t. xaL (3L. tcvv 0aa. nes dederit ». quaer. et lib.
xECp. 11 ' «^l µ"Lltrló F a (IQ o- XXXVII Ba,silicortun , ti. 6,
^rO V ()rp i aLtllaaL toÌ.C, aaLOL • £GCv cap. 8, ubi est: « mater tuto-
> ^ . ^ , ,
ELS vi±(^EV EPPa19U^, L11aE, 6uv E (311 rem filiis petere debet : sin
(S^ xatcc tLVU, tvxll y t71v adtllaLv autem non neglegentia set for-
fi1.L3-CO6L61E1am, (i)C, vrcò ?11- tuita impedita est, ueluti si
at(7.)v úv 11Pé -1111 ó YGaPà µa}tPòS qui a matee missus fuerat ad
nELLCp19E1s tfi aÌ,ti'jaEL ta FYC L- tutorem petendum a latro
rPónov, bvvataL tEXEVt(7)vra ròv est , potest im--nibusoc
('tiv11(3ov xb1ooVO E LELV ». xal puberi filio morienti succe-
tVatLtovtíova y', tí. y' [AEPL] tEP- dere ». quaer. et Inst. III ,
tahavEíoU [66yE.Lato;], [ J. ti. 3 [de] tertnllliano [S. O.] ,
^'11t. bE xaL (36, tOU xá)S. ç' tí. vS^ cap. [ ]. quaere et lib. cod.
bLéx,t. y' • Ivíiu cpll aív • «1) µ11ti1P VI, ti. 56, const. 3, ubi ait :
tul') Ó;FCp11 (3 0u tE%.EL1t71 aCGVtOSj « mater, si filius pubes doce-
xüv µrl fit116EV avtj:? ÉaítPoatov dat, licet el impuberi tutorem
áv11(3o? UtL, á12.' ovv x ^.1lPovoµEr, non petierit, el succedit neque
avtòv xaL ovx . F,x(3ci)n.ñ,EtaL ». ab hereditate repellitur ».

(1) C. 3, 2R, 9,
(2) C. 5, 31, 8.
— 291 —

PARS III.

IIaQEx(3o a,al Éx roí) xc68 LxoS. Excerpta ex Codice.

1. 'EtEXE15t116É tLS gtaL6L, 1. Mortuus est quidam fi-


ovrc Icpl9il 8Laffilxnv 1x19 (3-0 ó lium relinquens , nullo facto
^ca^s áv out LQQ11tws x71:11 Q0v1:5E1.0 s testamento : filius procul du-
t nat9(1,)01,s 7cE(J LOU6 Ìa5 aùtov bio paternae chis substantiae
[latea] (1]. heces [fiet].
2. Ei xai evnaóóv ÉOtL tò ñ,aµ- 2. Licet turpe sit proxene-
(3áVELV n€:10 .-C,EV11tLxá, 0µw5 áataL- tica accipere, tatuen petnntur
tovvtaL µEµiw711.1éVa. 19c1 81 yá- cum modo: in nuptiis a:uteln,
µwv, Ei µ71 óvµcpwvrin, oùx cmaL- risi conuenerit, non petuntur.
t ovvtaL (2).
3. 'EgÉ6tw navLL tú; C/ito7)v- 3. Cuique liceat mendicali-
t as ùyLévtaS óvtv.s xat vE4ovta5 tes sanos et iuuenes requirere
1óEVVáv xat acpoáyELV t jp (S`11µ0- et in publicum adducere et
6L(1) xaL (bELx,vti^LV tolo11t