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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI SALERNO

Dipartimento di Scienze Economiche e


Statistiche
Corso di Laurea Triennale in Scienze dellAmministrazione e
dellOrganizzazione

Tesi in
Etica ed economia

Dalla teoria della punizione alla teoria della


giustizia: la necessit di politiche sociali per
il proficuo svolgimento del lavoro degli
operatori delle forze dell'ordine
Relatore:

Candidata:

Ch.ma Prof.ssa Ingrid Salvatore

Alessandra Ruffo
matr. 1212201365

Anno Accademico 2015/2016

a mio padre, ai sacrifici,


alle lacrime di gioia.

INDICE

1.1 La giustizia e la punizionepag. 4


1.2 La punizione: la teoria della pena tra utilitaristi e retributivistipag. 6
1.2.1 Un tentativo di risolvere la diatriba: Rawls con Two concepts of rules..pag. 12

1.3 Il pensiero filosofico di Rawls in Una teoria della giustizia.....pag. 14


2.1 Una teoria dellistituzione............................................................pag. 18
2.2 Limportanza delle istituzioni. Esempio di un luogo disagiato:
Scampia, la conseguenza dellassenza istituzionale..............................pag. 19
2.3 I giovani e lavvicinamento alla criminalit.................................pag. 22
Appendice A: la percezione della criminalit....................................pag. 26
3.1 Il ruolo degli operatori delle Forze dellOrdine...........................pag. 28
3.2 Intervista ad un poliziotto.............................................................pag. 31
Conclusioni.........................................................................................pag. 35
Bibliografia ........................................................................................pag. 36
Sitografia............................................................................................pag. 37

1.1 INTRODUZIONE: LA GIUSTIZIA E LA PUNIZIONE


Linteresse e la stima per il lavoro che ogni giorno svolgono le forze dellordine sono
nati con me e con me crescono ogni volta che nella vita quotidiana mi trovo ad avere a che
fare con uomini e donne in divisa (non solo per strada, ma anche in famiglia). per
questo che sin dalla pi tenera et, quando penso al mio futuro lavorativo, non posso far
altro che immaginarmi in divisa, al servizio della gente e delle istituzioni. Devo ammettere
che non poche volte mi sono trovata al cospetto di amici e coetanei con visioni
diametralmente opposte alla mia, che nel lavoro delloperatore di ordine pubblico non
vedono nulla da esaltare, ma una presenza che spesso e volentieri contrasta le loro
azioni o il loro divertimento. Dal canto mio, invece, ho sempre trovato argomenti a
favore delloperato di questa istituzione e di chi ne fa parte, credo che il motivo risieda
prima di tutto nel fatto che in famiglia mi sono vista sempre circondata da uomini in divisa
e da foto che li ritraevano: non riuscirei mai a non condividere e a non sostenere il loro
lavoro, consapevole degli sforzi e dei sacrifici (fisici, psicologici e nei confronti delle loro
famiglie) che ogni giorno queste persone compiono per assicurare il benessere alla societ,
e in secondo luogo perch questo mestiere ha una difficolt caratteristica: non c spazio
per la volont di agire soggettivamente, il poliziotto deve seguire specifiche prassi nella
risoluzione delle situazioni con cui quotidianamente si confronta per rimanere coerente
con il suo ruolo di braccio dello stato.
questa inclinazione che mi ha portata a voler riservare alle forze dellordine un ruolo
fondamentale allinterno della mia tesi di laurea, una tesi che (almeno questo lintento)
permetter non solo a me, ma anche a chi legger queste pagine, di andare un po pi a
fondo nellanalisi del lavoro degli operatori che ne fanno parte, per capire almeno un
piccolissimo frammento delle dinamiche tipiche di questo mestiere.
In questo lavoro, sfruttando la teoria di Rawls sulla giustizia, si assume che le persone
non nascono gi criminali, ma lo diventano a causa del contesto in cui crescono il quale a
suo modo, forgia i loro bisogni, abitudini ed inclinazioni, facendo s che tali
comportamenti risultino quasi meno gravi, giustificati dalle circostanze in cui determinati
avvenimenti si verificano.
Sar dunque proprio questa teoria che ci fornir la premessa per analizzare il ruolo delle
forze dellordine ponendoci di conseguenza questo quesito: come pu loperatore di
ordine pubblico fronteggiare gli autori di tali reati, non limitandosi esclusivamente a
mettere in atto la punizione meccanica prevista dalle norme di legge vigenti, ma
ovviando ad una situazione in cui le istituzioni che operano sul territorio risultano spesso
inadeguate (se non ingiuste) a fronteggiare tali circostanze, in modo da spingerli a non
compierli nuovamente? La mia tesi si pone essenzialmente questo obiettivo: nel momento
in cui viene accettata lidea secondo cui ingiuste condizioni sociali determinino
significativamente le scelte di vita di un individuo, questultimo non risulta pi
completamente responsabile delle sue azioni e di conseguenza il ruolo delle istituzioni
preposte al mantenimento dellordine sociale cambia; il fine sar proprio quello di
analizzare come questo ruolo cambia e in che modo si trova ad agire in conseguenza alle
premesse appena enunciate. Dal pensiero di J. Rawls desumeremo quanto sia importante
che il lavoro degli operatori pubblici sia in continuit con le politiche sociali, in quanto la
massimizzazione dellutilit sociale deve avvenire solo preservando le minoranze e pi
genericamente, la vita umana.

E opportuno a questo punto gettare le fondamenta del nostro discorso definendo la


teoria della punizione e poi il concetto di giustizia (aiutandoci soprattutto con il testo
Una teoria della giustizia di J. Rawls1), i quali sono strettamente connessi in quanto la
punizione questo ci che avviene nel pensiero comune- viene spesso vista come il
coronamento della giustizia, poich il modo per far percepire la presenza e la
solidariet per cos dire, delle istituzioni e dello stato nei confronti di chi ha subito un
torto, per questo allora la punizione di colui che ha sbagliato diviene giustizia nei
confronti del danneggiato. Daltra parte anche l aforisma la punizione giustizia per
lingiusto attribuito a SantAgostino2 conferma non solo quanto detto sin ora, ma anche
la perenne attualit del rapporto punizione-giustizia, un argomento sentito nel 400 cos
come ai giorni nostri.

J. Rawls, A Theory of Justice, Massachusetts: Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge 1971

2 stato un filosofo e religioso vissuto tra il 300 ed il 400 d.C., il suo era un pensiero moderno se pensiamo
che questo conserva tuttoggi una sua effettivit.

1.2 LA PUNIZIONE : LA TEORIA DELLA PENA TRA UTILITARISTI E


RETRIBUTIVISTI
Ognuno di noi, gi dalle prime esperienze infantili e dai primi precetti educativi, stato
abituato a pensare che lapplicazione della giustizia pu avvenire solamente tramite la
punizione degli individui che hanno violato i (giusti) principi che sono alla base di ogni
societ: quindi, nel piccolo, lo studente che non rispetta le regole dellistituto scolastico
viene punito con una nota o nei casi pi gravi con una sospensione, cos come nella vita di
tutti i giorni il ladro viene punito con il carcere.
Insomma, da sempre e ovunque si fossero stabilite, le societ umane hanno sentito il
bisogno di darsi regole buone per tutti, la cui violazione avrebbe messo in moto il
meccanismo della sanzione il quale a sua volta dipende direttamente dalla teoria della
pena che si decide di seguire. Come vedremo a breve infatti, la punizione attuata in
maniera diversa e con fini diversi a seconda delle varie teorie che si decidono di seguire.
La teoria della pena parte da un quesito ben specifico: Perch puniamo?. C da dire
che non si sta parlando di una teoria unica, generale e valida per qualunque societ, tant
che sono due i filoni principali in cui essa si dirama: distinguiamo da una parte i
retributivisti e dallaltra i sostenitori dellutilit sociale.
La prima distinzione tra le due teorie sta nel fatto che i retributivisti partono
dallesistenza dei diritti degli individui e dal bisogno di conservarli e difenderli. Dunque il
retributivismo vuole applicare una punizione personale, indirizzata esclusivamente a chi
viola questi diritti e che sia proporzionale al crimine commesso (schematizzando
potremmo dire che una teoria che appoggia completamente la locuzione nessun crimine
senza pena): chi ha commesso un errore ed ha quindi violato un obbligo previsto dalla
legge, viene punito senza il rischio che nessun innocente (o chiunque non abbia avuto
parte attiva nel commettere il crimine) venga punito per conto di terzi anche se ci possa
arrecare un beneficio collettivo.
Uno dei pi autorevoli sostenitori di questa teoria Immanuel Kant secondo il quale il
retributivismo si muove intorno ad unidea fondamentale ovvero secondo quella per cui
luomo non deve mai essere trattato come un puro mezzo al servizio dei fini di un altro
(cosa che, come vedremo, invece accettata dai teorici dellutilitarismo).
Allinterno dei retributivisti si distinguono poi due diverse visioni sul fine che
lesercizio della punizione deve avere per il punito, se da una parte infatti vi sono coloro
che sostengono la punizione personale per chi viola i diritti connaturati negli individui,
dallaltra vi sono retributivisti che auspicano una rieducazione del criminale affinch
questo venga riabilitato alla vita sociale. Una chiara spiegazione del retributivismo come
inflizione di un male inteso come rivalsa, ben distinta dalla giustizia correttiva che
invece finalizzata alla produzione di un ristoro, ci viene data da Palombella: La
giustificazione del retributivismo puramente etica e non risiede che in una visione
valutativa dei beni lesi e dei meriti da retribuire, non ha pregio in essa la mera forma della
giustizia tra gli individui; lorientamento del retributivismo dipendente da giudizi di
valore che ne sono la premessa e determinano lo scopo. La retribuzione penale si realizza
infliggendo un male; il risarcimento, la giustizia correttiva, procurando un ristoro.3

G. Palombella, Dopo la certezza, Dedalo, Bari 2006.

I teorici del retributivismo con fine sociale sembrano avere affinit con la teoria
dellutilit sociale. Come accennato in precedenza, si tratta di una tesi che non riconosce
lesistenza di diritti bens punta alla protezione delle istituzioni al fine di salvaguardare
lutilit sociale: considerato colpevole chi attenta al funzionamento delle istituzioni
sociali minando lutilit propria e altrui. I sostenitori di questa teoria auspicano la messa
in pratica di ogni provvedimento che sia finalizzato alla salvaguardia dellutilit sociale:
Questo per significa che se per assurdo la punizione di un innocente fosse utile per
garantirla, allora giusto che avvenga e cos avviene anche a parti inverse: se la punizione
di un ladro non dovesse giovare alla societ allora non necessario che avvenga.
Bentham stato uno dei pi autorevoli sostenitori della teoria dellutilitarismo (ne
linventore di fatto) applicandola in ambito etico, economico, legislativo civile e penale.
La convinzione di Bentham che lesistenza umana sia completamente regolata dalla
ricerca della felicit. Anche le obbligazioni morali sono finalizzate al mantenimento di
una societ equilibrata in quanto il compimento di azioni ad esse contrarie risulterebbe
dannoso per la felicit sociale ed attiverebbe il meccanismo della sanzione. Ci che
lutilitarismo di Bentham auspica il raggiungimento della maggior felicit possibile per
il maggior numero possibile di individui. Per Bentham, di conseguenza, verr considerato
come bene tutto ci che nutre il benessere sociale e come male tutto ci che nuoce alla
felicit. Bentham ha cercato di rendere meno generico possibile il suo pensiero con la
costruzione di estesissime tavole contenenti varie classi di piaceri cercando di determinare
quale fosse il loro apporto alla somma finale della felicit.
Bentham a parte, lutilitarismo4 una teoria che ha avuto sin dalla fine del XVIII secolo
una grandissima diffusione poich ha di molto semplificato le modalit di valutazione
delle azioni e non solo: proprio per la sua agevole applicazione, divenuto un principio
guida anche per leconomia, il diritto e la politica. Hahn nel 1982 scrisse riguardo
lutilitarismo ed il suo rapporto con le politiche pubbliche: La teoria economica delle
politiche pubbliche implacabilmente utilitarista: le politiche sono ordinate in base alle
loro conseguenze in termini di utilit.5 Questa affermazione funge da conferma alla teoria
secondo cui lutilitarismo stato la base per la costruzione di questo tipo di politiche, dal
momento che tutte le regole e le misure pubbliche devono rispondere al criterio di
massimizzazione dellutilit collettiva, intesa come aggregazione delle soddisfazioni delle
preferenze individuali.6
Dunque lutilitarismo ha due ulteriori diramazioni: il cosiddetto utilitarismo dellatto e
quello della regola. Per quanto riguarda il primo, un atto (di qualunque natura esso sia)
viene considerato giusto se una volta compiuto comporta una massimizzazione dellutilit.
Nellutilitarismo della regola invece, la norma a stabilire i parametri finalizzati alla
massimizzazione dellutilit che si considera raggiunta con il rispetto di questa.
Sia al retributivismo che allutilitarismo possono essere mosse delle critiche.
Lobiezione fondamentale che potrebbe essere mossa ai primi il fatto che punendo chi
ha effettivamente commesso un crimine, non viene assecondata lutilit sociale in quanto
non detto che dallarresto di un ladro lintera societ tragga un giovamento, mentre
4

E. Lecaldano e E. Veca, Utilitarismo oggi, Laterza, Roma 1986.

F. Hahn, On some difficulties of the utilitarian economist in utilitarianism and beyond 1982, in
Utilitarianism and beyond, a cura di A. Sen e B. Williams, Cambridge University Press, Cambridge 1982,
p.187.
5

G. De Luca, C. Bertolazzi, Discutendo intorno alla Citta del liberalismo attivo, Alinea, Firenze 2008

lobiezione fondamentale che pu essere mossa agli utilitaristi quella secondo cui
sarebbero disposti a punire anche un innocente qualora questazione possa avere
ripercussioni positive sullintera societ.
Il dibattito tra queste due scuole di pensiero pu essere cos sintetizzato nella tabella 1.1:

Tabella 1.1: una schematizzazione dei lati positivi e negativi della teoria retributivista e
di quella utilitarista.

LATI POSITIVI

UTILITARISTI

RETRIBUTIVISTI

Le loro azioni hanno come

Puniscono colui che

finalit lutilit sociale

effettivamente ha commesso
il crimine, linnocente non
pu e non deve essere punito
per atti non commessi

LATI NEGATIVI

Sarebbero disposti a punire

Non puntano allutilit

anche un innocente se ci

sociale, chi sbaglia viene

fosse utile a favorire la felicit

punito per vendetta, e non

sociale

perch la punizione risulti


utile al resto della societ

Oltre alle obiezioni che utilitaristi e retributivisti muovono gli uni agli altri, un vero e
proprio problema nellapplicazione delle teorie della punizione, proposto da Alan G.
Goldman che ci parla di un paradosso nellapplicazione della punizione: vi sono due
principi riguardanti la punizione che andrebbero soddisfatti, il primo il principio di
equivalenza del danno (secondo cui al criminale spetta una punizione equivalente al danno
provocato), il secondo riguarda gli effetti positivi della punizione affinch non sia fine a s
stessa. Questi due principi, per, non possono essere soddisfatti simultaneamente in
quanto la punizione necessaria per scoraggiare la criminalit, supererebbe inevitabilmente
il livello di equivalenza.
In breve: se la punizione pu essere giustificata solo tramite questi due principi, i quali
non possono essere soddisfatti nello stesso momento, allora la pena non pu essere
giustificata in alcun modo.
Il paradosso proprio questo: c bisogno di uno stato che punisca chi sbaglia, in modo
da proteggere i propri cittadini, ma una punizione non sarebbe possibile, in quanto sarebbe
impossibile farla aderire completamente ai principi di giustizia prima elencati. Proprio
sulla legittimit della pena il giornalista Pietro Ichino ha scritto un articolo che, apparso il
15 marzo 2016 sul Corriere della Sera, parla della legittimit della pena, pi precisamente
dellergastolo ostativo, a cui sono condannati gli affiliati o gli stessi boss di organizzazioni
criminali che abbiano compiuto un omicidio volontario, senza aver poi collaborato con la
giustizia.
Si parla di Carmelo Musumeci che, condannato allergastolo ostativo nel 1991,
questanno ha pubblicato il suo ultimo libro riguardante la vita dellergastolano: un uomo
che sa di non poter essere reinserito nella societ, condannato a dover vivere tutti i suoi
giorni come gli uni uguali agli altri, senza poter rivolgere un pensiero al proprio futuro,
ma solo al presente o al passato.
Musumeci ha avuto la possibilit di istruirsi, di divenire una persona colta, tanto che
sembra essere una persona totalmente diversa da quella che era nellottobre del 1991,
ormai consapevole degli sbagli commessi e che lo hanno portato a dover scontare una
simile pena. Da anni ormai questuomo porta avanti una battaglia contro questo istituto,
perch se vero che il fine della pena quello di disincentivare il compimento di nuovi
reati, non sono meno importanti i bisogni di riabilitazione, rieducazione e totale
conversione del condannato che in questo caso sembra sia avvenuta.
Il fine del lavoro non certo quello di entrare nel merito di tale questione, ma poich
fin ora si parlato di giustizia e di punizione, il riferimento allarticolo 27 della
Costituzione italiana non pu che sorgere spontaneo.
Il terzo comma di tale articolo recita: Le pene non possono consistere in trattamenti
contrari al senso di umanit e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Da decenni ormai le opinioni contrastanti riguardo la costituzionalit o meno
dellergastolo si sprecano, infatti accanto a chi dice che lergastolo una pena giusta e
necessaria per prevenire ulteriori comportamenti pericolosi di determinati soggetti, vi sono
uomini come lonorevole Terracini nel 47 afferm: Basterebbe visitare una casa penale
per costatare che le persone rinchiuse, dopo venti anni, sono completamente abbrutite.
Prolungata per tanto tempo, la pena detentiva porta a questo processo di trasformazione.7

www.rivistadignitas.it

10

Non solo un problema a livello umano quello che sembra causare lergastolo sui
fisici dei detenuti, anzi sembra esserci anche un problema di proporzionalit della pena,
infatti come ha affermato il giurista Ferrajoli : La pena dell'ergastolo contraddice il
principio di giurisdizionalit delle pene, il quale esclude pene fisse, non graduabili sulla
base della valutazione del caso concreto. Essa una pena per sua natura iniqua perch non
graduabile, equitativamente dal giudice, non attenuabile sulla base dei concreti, singolari e
irripetibili connotati del fatto, la cui valutazione forma uno dei momenti essenziali della
giurisdizione. L'astratta predeterminazione legale del tipo di reato punito con l'ergastolo
non toglie infatti che ogni reato diverso dall'altro e che precisamente
nell'individuazione e nella comprensione dei suoi specifici connotati che risiede l'equit
penale, che forma una dimensione essenziale del giudizio penale 8.
Insomma, lergastolo una pena severissima e Ferrajoli ci sembra dire che utilizzare la
stessa pena per giudicare crimini diversi tra loro che possiedono ognuno le proprie
caratteristiche e specificit, sembra sollevare problemi di iniquit.

Ferrajoli L., Ergastolo e diritti fondamentali, op. cit. ,LaTerza, Roma 1992, p. 84

11

1.2.1 UN TENTATIVO DI RISOLVERE LA DIATRIBA: RAWLS CON


TWO CONCEPTS OF RULES
Nel paper Two concepts of rules, Rawls prova a dare una soluzione alla diatriba tra
utilitaristi e retributivisti tentando di giustificare la posizione dei primi.
Urge una premessa: c da dire che il filosofo oggetto del nostro studio non sempre
stato utilitarista, infatti gi in questo paper vedremo una razionalizzazione di tale dottrina,
che lo porter poi alla stesura della sua personale teoria della giustizia, ma di questo
cambiamento tratteremo anche pi avanti.
Dunque, Rawls di Two concepts of rules affronta il tema della giustificazione della
punizione e listituto della promessa presentando anchegli lesistenza dei due punti di
vista in precedenza definiti: quello retributivista e laltro, dellutilit sociale. Come
abbiamo visto dalla tabella 1.1, le teorie presentano entrambe lati negativi, proprio per
questo che Rawls decide di conciliare i lati positivi di entrambe le teorie per ricavarne una
univoca che non sia passibile di obiezioni n dalluna, n dallaltra parte.
Il principio utilitarista sembra essere spesso soggetto ad un gran numero di critiche,
tanto che ad un certo punto la domanda sorge spontanea: gli utilitaristi sarebbero davvero
disposti a giustificare larresto di un innocente, se questo risultasse utile per la societ?
proprio questa lobiezione mossa dai retributivisti per i quali al contrario, una simile
azione sarebbe inconcepibile: ci che conta che a venir punito sia colui che ha
effettivamente tenuto la cattiva condotta, a prescindere da ci che possa essere reputato
utile per il resto della societ. Proprio da qui parte Rawls nel suo tentativo di evitare che
lutilitarismo venga visto come un principio incline alleccessiva giustificazione di ogni
circostanza, vi dunque, quasi una sorta di necessit di trovare un punto dincontro tra i
due principi.
In questo scritto egli sottolinea limportanza della distinzione tra la giustificazione di
una regola o di una pratica e la giustificazione di una particolare azione appartenente a
questa pratica. Una spiegazione iniziale viene data per mezzo di un semplice quanto
efficace esempio: un bambino che chiede al padre la motivazione dellarresto di un uomo.
Il padre gli risponde che quel determinato uomo stato colto in flagranza di reato mentre
rapinava una banca, ed questo il motivo del suo arresto. Ma supponiamo che la domanda
fosse stata unaltra: Perch le persone hanno il diritto di imprigionare gli altri uomini? .
A questo punto, la visione utilitaristica avrebbe suggerito la seguente risposta: Per
proteggere le brave persone da quelle cattive.
Il primo quesito del bambino si riferisce esplicitamente a un determinato uomo,
protagonista di uno specifico caso, dunque si riferisce al lato retributivista della
situazione; il secondo fa riferimento al funzionamento delle istituzioni, dunque a una
visione utilitarista, che guarda alla felicit ed allutilit sociale: perch le persone
generalmente puniscono e si sentono in diritto di farlo? Perch una volta che il legislatore
pone delle leggi (per seguire principalmente un fine utilitaristico), vi una particolare
istituzione a cui spetta avere una concezione retributiva del particolare caso.
Lintenzione di questo paper il bisogno di Rawls di liberare lutilitarismo dalle tipiche
obiezioni che gli venivano mosse (una su tutte quella della giustificazione delluccisione
di un innocente per salvaguardare lutilit sociale) presentando una versione

12

dellutilitarismo della regola e rigettando lutilitarismo dellatto9. Per utilitarismo della


regola, che potremmo definire come un ramo del classico utilitarismo, si sostiene che la
societ necessita di condotte compiute in riferimento a norme ben precise (gi valutate
come socialmente utili), che assicurerebbero il mantenimento della felicit sociale.
Lutilitarismo dellatto, al contrario, esalta la valutazione del singolo atto in s, sciolto da
qualunque norma, latto viene percepito come giusto solo se ha come conseguenza la
massimizzazione dellutilit.
Il fine diviene allora quello di limitare la giustificazione delle pratiche sociali solo se
esse fanno parte di un quadro pi ampio definito dalle regole di una societ. Con la
distinzione tra pratiche e azioni particolari, Rawls cerca di limitare le critiche mosse alla
teoria dellutilitarismo sociale giustificando le istituzioni.
Per comprendere meglio come si articola il tentativo di Rawls ci aiuteremo con il
seguente passo:
La massimizzazione applicata a ogni singolo atto sembra condurre a esiti
controproducenti sul piano collettivo: pare infatti giustificare atti incompatibili con la
salvaguardia della vita umana e delle minoranze, regola essenziale dellordine sociale,
come nel caso delluccisione di un innocente quando utilitaristicamente preferibile. La
proposta di Rawls invece quella di limitare la giustificazione utilitarista alle regole delle
pratiche sociali e consentirne luso solo allinterno di queste ultime. Se si riflette, si noter
come questa non voglia essere una posizione conservatrice: il tentativo di Rawls infatti
quello di far notare proprio lutilit sociale di istituzioni che delimitino lo strapotere
dellipotetico legislatore utilitarista. In particolare cerca di liberarsi da problemi come
quelli sollevati da Carritt sulla legittimit delluccisione dellinnocente, distinguendo tra
giustificazione di pratiche e giustificazione di unazione particolare. Cos il principio
utilitarista, muovendosi al livello delle pratiche e non entrando nel merito delle decisioni
particolari, giustifica le istituzioni ed evita le contraddizioni10.
Sulla base del paper e della citazione appena riportata, diviene palese il tentativo di
Rawls di voler giustificare ed ammettere comportamenti che si siano tenuti
esclusivamente nellambito di regole e pratiche sociali, in modo da controbattere
allaccusa retributivista secondo cui gli utilitaristi siano portati a giustificazioni di azioni
che potremmo definire irrazionali. Restringendo il campo di accettazione a questarea
limitata, emerge il tentativo di salvaguardare temi come le minoranze e la dignit della
vita umana.

J. Rawls, Two Concepts of Rules, Irvington, New York 1955, p.3.

10F. Casonatto, B. Cornaga; Il giusto e lutile: la teoria di Rawls e le obiezioni di Harsanyi, ,Mondadori,
Milano 2004.

13

1.3 IL PENSIERO FILOSOFICO DI RAWLS IN: UNA TEORIA DELLA


GIUSTIZIA
A seconda dei propri valori e delle proprie inclinazioni, il termine giustizia
concepito diversamente da persona a persona, ci che ritenuto giusto da una infatti,
potrebbe non essere concepito come altrettanto giusto da unaltra.
un concetto quello della giustizia che nel pensiero delluomo contemporaneo
facilmente si ricollega allidea di giustizia applicata alla legge: si pensi ad esempio alla
pena di morte, alla castrazione chimica e a quella fisica proposte ancora oggi da molti
individui (e in alcuni paesi tuttoggi ancora previste) per reati considerati
particolarmente gravi, si parla di tematiche quanto mai attuali, che suscitano continui
dibattiti tra persone con differenti punti di vista.
noto come la giustizia sia nata con luomo e come poi luomo ne abbia sviluppato
delle teorie, tant che nellantica Grecia la giustizia (la cosiddetta ) cos
come le leggi, furono affidate alla dea Dike (figlia di Giove e Teti alla quale fu
riconosciuto il ruolo di protettrice dei tribunali. Emblematica la leggenda secondo cui,
dopo essere discesa sulla terra, fu costretta a ritornare nei cieli a causa della malvagit
degli uomini). E lagire secondo giustizia era visto, dunque, come un atto di rispetto e di
conformit al volere della divinit .
Se nel mondo romano la giustizia veniva vista come un qualcosa che era strettamente
legato allequa ripartizione dei beni, delle tasse o delle punizioni, cos non nella
religione cattolica. In essa infatti vi il significato di giustizia morale, di compimento
della volont divina, di azione volta al soddisfacimento di Dio, assume quindi un senso
pi ampio rispetto a quello inteso pi tecnicamente dal diritto romano.
Nel discorso sulla giustizia merita nota il filosofo John Rawls11 a cui si gi fatto
riferimento. Nel suo scritto Una teoria della giustizia, pubblicato nel 1971 e
considerato ancora oggi uno dei pi importanti testi di filosofia politica, Rawls evidenzia
il legame necessario tra giustizia ed istituzioni sociali dal momento che una istituzione
che non operi secondo giustizia, non sortir alcun tipo di effetti positivi anzi, creer
ulteriori situazioni problematiche oltre quelle che era stata destinata a disciplinare.
Secondo Rawls, infatti, la giustizia rappresenta lattributo fondamentale delle istituzioni,
le quali rispondono a questa prerogativa nel momento in cui non venga fatta alcuna
distinzione arbitraria ed infondata nellassegnazione di diritti e doveri fondamentali tra le
persone appartenenti alla societ12.
Gi dalle prime pagine la giustizia viene definita come il diritto allinviolabilit che
ogni uomo possiede, tant che nemmeno gli interessi delle minoranze possono essere
sacrificati per garantire quelli della maggioranza. Vi solo un caso in cui lingiustizia
viene tollerata, ovvero qualora fosse necessaria per evitarne una ancora maggiore.
presente in questo scritto una palese critica allutilitarismo, a quella dottrina
filosofica, quindi, che sostiene le azioni fini alla massimizzazione dellutilit della
maggioranza trascurando le minoranze. Come avevamo accennato precedentemente, il
pensiero di Rawls non sempre stato tale nel tempo, infatti egli parte da una posizione
11

S. Maffettone e S. Veca, Lidea di giustizia da Platone a Rawls, LaTerza, Roma 1997

12 J. Rawls, A Theory of Justice, Massachusetts: Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge
1971, op. cit. p. 178-196

14

puramente utilitarista, per poi razionalizzarla in una teoria dellutilitarismo della norma
(come abbiamo appena visto in Two concepts of rules) che lo porter ad assumere
infine una posizione contrattualista stabilendo la priorit delle libert e dei diritti sul
benessere sociale aggregato13.
Rawls sostiene che in una societ che punta ad un buon funzionamento, gli interessi
delle minoranze non debbano in alcun modo essere sacrificati anzi, i servizi offerti alla
societ devono essere distribuiti in maniera uguale tra tutte le fasce della popolazione. E
proprio questo sar un punto importantissimo ai fini dellanalisi che verr effettuata nella
seconda parte della tesi, in quanto sono le istituzioni mal funzionanti (dunque quelle
cosiddette ingiuste, che perseguono obiettivi non utili ai fini del miglioramento delle
condizioni delle fasce minori e pi svantaggiate) la prima causa di malessere della
popolazione che spesso in alcun modo riesce a trovare sostegno, occasioni di riscatto o
qualche forma di aiuto dalle istituzioni o da politiche sociali.
A questo proposito Rawls suggerisce la messa in atto del principio della giustizia
distributiva che diversa dal concetto di eguaglianza delle opportunit. Infatti, se
leguaglianza di opportunit non consente agli individui di ottenere i massimi risultati o
vantaggi allinterno della societ poich non tiene conto delle condizioni sociali in cui le
persone sono prodotte (infatti il loro fine quello di rimuovere ogni tipo di ostacolo al
fine di favorire la partecipazione degli individui alla vita politica, economica e sociale
della societ), cos non per la giustizia distributiva la quale, tenendo conto delle
disuguaglianze innate e per questo definibili anche come immeritate, si propone di
aiutare lindividuo per permettergli di raggiungere la posizione che desidera nella
societ, qualunque sia il suo punto di partenza a livello sociale.
La giustizia distributiva raggiungibile attraverso lo strumento del contratto sociale il
quale, a sua volta, ipotizza lesistenza di una posizione originaria ben diversa da quella
concepita dal filosofo Hobbes. Hobbes, com noto, ipotizza che prima della stipula di
un contratto sociale, gli uomini vivessero in uno stato di natura in cui ognuno cercava di
far prevalere le proprie ragioni anche con metodi violenti e dunque, lunico modo per
porre fine alle guerre e alla violenza tra gli uomini fosse la stipula del contratto sociale
14
.
Viceversa per Rawls, le leggi giuste pongono le basi per delle aspettative legittime, il
loro fine quello di regolare la condotta di tutti gli individui razionali e di fornire loro
una base che li indirizzi ad una cooperazione sociale, quindi un ordinamento giuridico
legittimo e giusto soddisfer i precetti dello Stato di diritto. Secondo questi precetti, la
legge deve richiedere agli uomini dei comportamenti che essi gi si aspettano di dover
evitare o di dover tenere, ci si deve inoltre preoccupare di trattare casi uguali in maniera
uguale cos da evitare giudizi discriminatori o completamente arbitrari. Altro precetto
quello del nullum crimen sine lege e cio non pu esserci un reato se non vi alcuna
legge che lo prevede e in ogni caso, le leggi non possono essere retroattive: un reato
compiuto in passato non pu essere giudicato da una legge promulgata dopo
lavvenimento in questione15.
13

B. Casalini, L. Cini, Giustizia, uguaglianza e differenza: una guida alla lettura della filosofia politica
contemporanea, Firenze University Press, Firenze 2012.
14

T. Hobbes, Leviatano, op. cit. p. 167, 1651

15
J. Rawls, A Theory of Justice, Massachusetts: Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge
1971, op. cit. p. 208

15

Lultimo precetto che caratterizza un ordinamento giuridico legittimo e giusto,


riguarda lappropriata applicazione delle leggi da parte delle corti di giustizia: un giusto
sistema legale imporr una pena corretta, la quale sar inflitta da un giudice indipendente
ed imparziale16.
La trattazione di questo secondo capitolo sar incentrata sullimportanza della giusta
istituzione, cosa necessaria per fornire agli uomini i giusti strumenti per affrontare la
situazione di disparit in cui si trovano gli uni nei confronti degli altri. per questo, dice
Rawls, che sarebbe necessario un punto di partenza uguale per tutti, che permetta ad
ogni uomo di arrivare al raggiungimento del proprio obiettivo qualunque esso sia e
qualunque siano le condizioni di partenza.
Per Rawls la ripartizione delle doti naturali non n giusta, n ingiusta, cos come
non giusto che le persone nascano in una determinata posizione sociale. Questi non
sono altro che fatti di natura. Quel che pu essere giusto e ingiusto la maniera in cui le
istituzioni affrontano questi fatti17.
Ci che evidente che necessit e fortuna non possono e non devono in alcun modo
costituire degli scalini che ci possano avvantaggiare nellavvicinarci alloperare secondo
giustizia. Che gli uomini nascano in diversi contesti sociali e con differenti possibilit
economiche cosa nota, rientra per tra i compiti delle istituzioni quello di rendere la
base di partenza uguale per tutti, di modo che nessuno si veda costretto a compiere
gesti che vadano contro le leggi vigenti e contro il comune senso di giustizia per potersi
assicurare unesistenza dignitosa.
La giustizia nelle relazioni sociali diviene quindi una creazione artificiale e riguarda il
modo in cui le istituzioni di base affrontano il problema della distribuzione delle
opportunit e dei beni, in modo da mettere tutti in condizioni di partenza il pi possibile
eguali tra di loro, permettendo a ognuno, non importa quale sia la posizione sociale in
cui gli capitato di nascere, di avere le stesse possibilit di vivere qualunque vita
desideri. Il compito della giustizia, per Rawls, quello di ripartire nella maniera pi equa
possibile i costi e i benefici della cooperazione sociale, ed ci che pi semplicemente
potremmo definire come giustizia distributiva basata sulla reciprocit, infatti se vero
che sono previsti benefici per gli appartenenti ad una societ, anche vero che lo Stato
richiede il sostenimento di vari costi ed obblighi oltre che lubbidienza delle proprie
leggi18.
Al contrario, il concetto di posizione originaria di Rawls non fa riferimento ad alcuno
stato di natura , ma ad una condizione antecedente il contratto sociale in cui lindividuo
non conosce ancora il suo posto nella societ e si trova quindi, sotto il cosiddetto velo
dignoranza. ovvio che colui che si trova in questo limbo, non sapendo quale
posizione occuper nella societ (ricco, povero, handicappato ecc), auspicher un
mondo con una totale assenza di ingiustizie, con risorse, diritti e doveri uguali per tutti, e
sceglierebbe due principi fondamentali su cui basare lesistenza delle istituzioni
regolatrici della societ in modo da garantirne loggettiva giustizia:
16

J. Rawls e S. Maffettone, Una Teoria della Giustizia,Feltrinelli editore, Milano 1982 ed. cit.. p. 237.

17J.
18

Rawls e S. Maffettone, Una Teoria della Giustizia,Feltrinelli editore, Milano 1982, ed.cit., p.111

J. Rawls e S. Maffettone, Una Teoria della Giustizia,Feltrinelli editore, Milano 1982, ed.cit., p. 255

16

il diritto di ogni persona alle libert fondamentali (pensiero, parola ecc);

le ineguaglianze economiche e sociali sono ingiuste se non vanno a


beneficio di tutti; nel caso non andassero a beneficio di tutti, potrebbero essere
giuste se producessero benefici per i membri meno vantaggiati.
Un uomo che si trova sotto questo velo, non avr forse tutto linteresse a costruire per
s e per i suoi simili unistituzione giusta, che eviti o che quantomeno trovi una
soluzione alle situazioni spiacevoli che potrebbero crearsi allinterno della societ?

17

2.1 UNA TEORIA DELL ISTITUZIONE


Nella seconda parte di Una teoria della giustizia, Rawls indica la necessaria esistenza
di quattro sequenze che portano alla realizzazione della giustizia e dellequit nella vita
politica della societ (la cosiddetta four-stage sequence): nella prima gli individui si
trovano sotto il velo dignoranza (di cui si gi parlato nelle prime pagine) quindi, non
conoscendo quale sar la loro posizione nella societ, auspicheranno un principio del
risparmio che assicuri benessere alle generazioni future, nella seconda sequenza gli
uomini hanno pi informazioni su politica e sviluppo economico della societ ed iniziano
a volere una costituzione che contenga i principi generali di regolazione sociale, oltre che
gli obblighi, le motivazioni ed i limiti del potere politico, ma anche le libert che spettano
ai cittadini, tra cui la libert di pensiero, la libert della persona e gli uguali diritti e doveri
politici per tutti. Nella terza, i dettagli alla portata degli uomini aumentano ed anche la
costituzione pu iniziare ad avere una propria struttura, infine, nella quarta ed ultima
sequenza, tutte le informazioni che riguardano la societ sono disponibili agli individui e
si eleva limportanza di giudici ed amministratori i quali applicano le leggi ai casi
particolari19.
Dopo aver introdotto lidea teorica di istituzioni e di leggi giuste secondo la filosofia di
Rawls, nel prossimo paragrafo si inizier ad analizzare un esempio reale di istituzioni
assenti o malfunzionanti in luoghi disagiati, per passare poi al modo in cui gli operatori
delle forze dellordine devono fronteggiare i prodotti di tali inefficienze.

19
J. Rawls, A Theory of Justice, Massachusetts: Belknap Press of Harvard University Press, op. cit. p. 171 ,
Cambridge 1971.

18

2.2 LIMPORTANZA DELLE ISTITUZIONI. ESEMPIO DI UN LUOGO


DISAGIATO: SCAMPIA, LA CONSEGUENZA DELLASSENZA
ISTITUZIONALE
Le istituzioni sono apparati preposti allo svolgimento di funzioni e di compiti di
interesse pubblico finalizzate quindi al retto funzionamento e al progresso della societ,
esse infatti sono il tramite ed il punto di incontro tra individui e Stato, e sono istituite per
determinati fini (quindi possono essere economiche, morali e giuridiche), basti pensare
allimportanza delle banche, fondamentali per raccogliere i risparmi individuali o per
sostenere investimenti tramite lerogazione di prestiti, o ancora limportanza di
unistituzione giuridica quale quella della magistratura che, per mezzo della figura del
giudice, si occupa della risoluzione di controversie di varia natura.
Gli Stati possono trovarsi in situazioni in cui le proprie istituzioni cessino di funzionare
o inizino a funzionare male. in questi casi che il vuoto di potere che lasciano viene
colmato da altre presenze come la corruzione, le mafie e levasione fiscale.
In un territorio in cui la tassazione sia eccessivamente elevata o la burocrazia non
sortisca effetti positivi, anzi, venga vista solo come un ostacolo alle iniziative ed alle
aspirazioni del cittadino, facile che si insedi la presenza delle mafie. Le mafie
preferiscono la ricerca del potere al business ed per questo che si sostituiscono alle
istituzioni qualora esse vengano meno: purtroppo per un cittadino in genere, sar pi facile
collaborare con la malavita o finanziarla per ricevere una prestazione, piuttosto che
attendere una risposta o un sostegno dalle istituzioni il cui funzionamento spesso non
ottimale o, ancora peggio, non garantito.
Sarebbe interessante analizzare gli effetti del malfunzionamento istituzionale sfruttando
lesempio di Scampia, un quartiere di Napoli estremamente periferico e disagiato, che ha
solo tristi primati, tra cui quello del pi alto tasso di analfabetizzazione della Campania.
stato proprio in seguito alla lettura del libro Gomorra di Roberto Saviano, che mi sono
resa conto di quanto questa zona, pi delle altre, esemplificasse al meglio la relazione
esistente tra malfunzionamento delle istituzioni ed insediamento della criminalit. In pi
episodi lo scrittore si sofferma sulle storie di giovani ragazzi costretti a vivere certe
situazioni e, pi verosimilmente, a subirle. Scampia famosissima per la presenza delle
Vele: inizialmente erano sette grandissimi palazzi (che ricordavano la forma di una vela,
appunto) nati dopo lapprovazione della legge 167 del 1962 per riqualificare il territorio,
progettati in maniera da favorire la vita comunitaria di centinaia di famiglie, ma sortirono
leffetto contrario diventando una delle pi rinomate piazze di spaccio dEuropa. Ci
accadde principalmente per due motivi: innanzitutto, in seguito al terremoto in Irpinia del
1980, dopo il quale molte famiglie senzatetto occuparono abusivamente molti
appartamenti delle Vele iniziando a seminare abusivismo ed illegalit e, in secondo luogo,
per il fatto che il primo commissariato di Polizia entr in servizio nel 1987 quindici anni
dopo la consegna degli alloggi.

19

Fonte: www.ilbarrito.com
Le Vele sono una tappa fissa per i ragazzi che scelgono di partecipare ai campi estivi di
volontariato organizzati da Libera Contro le Mafie. Alcune delle loro reazioni sono state
riportate dalla giornalista Ada Di Palma sul sito www.identitainsorgenti.com. Questi
imponenti palazzi costruiti nel pi totale degrado, rappresentano una tappa di presa di
coscienza. Tornando a casa racconter quello che ho visto e che non come la
raccontano, nelle Vele ci sono solo povere persone afferma una ragazza di Carpi, e
ancora un ragazzo di Reggio Emilia: Un degrado del genere difficilmente immaginabile
nel 2015 per un paese come in Italia che si ritiene evoluto. Impensabile che le persone
siano lasciate in questo stato dabbandono. Per quello che ho potuto vedere in questo
campo, c ben altro, al di l della criminalit raccontata: c anche chi si impegna, chi
soffre. Ci sono gli sconfitti di questa realt che cercando di rialzarsi lo stesso e cercando di
ritrovare una propria dignit, in questa parte di Napoli. Solo povera gente purtroppo,
schiava della situazione, impotente, per la quale una sistemazione migliore unutopia20.
Il problema principale di queste zone lassenza di legalit causata prima di tutto
dallassenza di lavoro (dei circa 40mila abitanti di Scampia, il 61% disoccupato),
quando non lo Stato a fornire unopportunit lavorativa ai suoi cittadini, ad esso si
sostituisce la criminalit la quale venendo appoggiata, causa una specie di circolo
vizioso di cui la malavita il fulcro, la maggior parte dei delinquenti della zona di
Scampia non commette crimini per aumentare il proprio prestigio e rispetto nella societ,
ma lo fa per pura necessit, la camorra divenuta un ammortizzatore sociale, cos
definita dal magistrato Antonello Ardituro, che aiuta gli adulti a mantenere la propria
famiglia e fa proseliti tra i giovani affascinati dallidea del guadagno facile.
Tutto ha inizio dalle istituzioni, un loro cattivo funzionamento che non segua i principi
prima enunciati (ovvero quello delluguaglianza tra individui e i benefici a vantaggio dei
meno abbienti), alimenta situazioni di vita alquanto critiche che rischiano di protrarsi nel
tempo almeno fino a che la situazione istituzionale non veda un cambiamento. Questo un
fenomeno che rende difficile anche la vita degli operatori delle forze dellordine i quali,
visti come rappresentanti di uno Stato malato e che ignora le condizioni in cui versano gli
20

www.identitainsorgenti.com

20

abitanti della periferia di Napoli, vengono intralciati. Si sente spesso, infatti, di agenti
contestati durante larresto di personaggi di spicco di famosi clan, i quali vengono visti
come unica via di salvezza e datori di lavoro di molte famiglie della zona. A questo
proposito, in unintervista di qualche anno fa, il Segretario Generale Provinciale del
Sindacato indipendente di Polizia, Giulio Catuogno ha affermato in riferimento a un
simile evento: Ci che siamo stati costretti a vivere oggi ci porta ancora una volta a
credere che vi sia lannientamento della coscienza civile, quella coscienza civile che
dovrebbe essere prima materia dinsegnamento nelle scuole di ogni tipologia. - E ancoraUna coscienza che aiuterebbe almeno ad operare certi che la cittadinanza, pur non
fornendoti aiuto materiale, almeno non ti ostacoli nellattivit di Polizia. Quanto avvenuto
oggi non solo ha dato unimmagine della citt non certo realistica, ma ha fatto
comprendere agli operatori che, oltre al Governo che da anni ci pugnala alle spalle
effettuando continui tagli al Comparto Sicurezza, bisogna combattere anche con la
popolazione che spalleggia chi vive di non sani principi morali ed etici.21
C la necessit allora, di combattere lorigine del problema, e non coloro che ne sono
stati coinvolti, perch eliminando le cause che ci sono a monte, tutto il marcio scomparir
di conseguenza. Molto importante a questo proposito il contributo del magistrato
Raffaele Cantone secondo il quale lorganizzazione criminale va vista come un essere
mitologico: lidra; infatti se la struttura camorristica prevede una piramide costituita da
boss, capozona, capopiazza e spacciatore, non si deve pensare che la criminalit venga
distrutta con larresto di tali personaggi dal momento che essi verranno subito rimpiazzati
e la cosiddetta piramide, proprio come unidra si rigenerer22.
Vediamo nel paragrafo successivo, quali sono le soluzioni che vengono promosse in
ambito locale per ammortizzare questi problemi e lenire gli effetti sulla popolazione,
soprattutto sulla fascia giovanile. Linteresse a promuovere questo tipo di iniziative spesso
nasce direttamente dalla gente, a conferma del grandissimo bisogno di riscatto da una
situazione scomoda per chi costretto a viverla ogni giorno.

21

www.coisp.it Coordinamento per lIndipendenza Sindacale delle Forze di Polizia.

22

R.Cantone, Operazione Penelope, Mondadori, Milano 2012.

21

2.3 I GIOVANI E LAVVICINAMENTO ALLA CRIMINALIT

Grafico 2: minorenni denunciati sul totale della popolazione 14-17 anni.


Fonte: www.datiopen.it Il portale italiano dellopen data. Dati relativi allanno 2013
I dati rappresentati nel grafico 2, descrivono il numero di minorenni (giovani di et
compresa tra i 14 ed i 17 anni) denunciati sul totale della popolazione nellanno 2013. Un
simile grafico sembra negare tutto ci che fino ad ora stato scritto, ovvero il fatto che in
Campania molti giovani nati in determinati luoghi e che vivono particolari situazioni
familiari ed economiche, siano portati alla delinquenza. Attenzione per, perch la
domanda che ci si dovrebbe fare a questo punto sarebbe: siamo sicuri che il numero di
minorenni denunciati corrisponda al numero di minori che effettivamente hanno
commesso dei crimini?
La risposta che mi sento di dare : no, non possiamo giudicare il numero effettivo di
delinquenti affidandoci solo ed esclusivamente alla statistica sopra riportata, infatti non
detto che tutti i giovani delinquenti siano stati denunciati per le loro azioni.
Questo grafico la palese dimostrazione che sempre necessario andare oltre la
semplice consultazione dei dati ed analizzarne invece, tutte le componenti e le variabili
che potrebbero farci capire molto di pi rispetto alla semplice osservazione della
rappresentazione, infatti in questo caso con unanalisi pi approfondita siamo arrivati alla
22

conclusione che i dati rappresentano una situazione che potrebbe trarci in inganno
convincendoci del fatto che in Campania la quasi assenza di minori denunciati potrebbe
essere la dimostrazione dellassenza di giovani criminali.
Il problema per, che risulta difficile trovare fonti che permettano di spiegare in
maniera sicura ed efficiente le motivazioni di questa tendenza di alcune regioni a non
denunciare i crimini commessi dai giovani (nel nostro caso ci stiamo occupando solo del
caso dei giovani criminali, ma la tendenza sembrerebbe essere quasi la stessa anche nel
caso in cui il discorso venisse esteso alla fascia di et superiore a quella analizzata), per
questo ho provato a dare una mia interpretazione della vicenda.
Credo, infatti, che questa diffusa pratica avvenga principalmente per tre motivi:

per neutralizzare il rischio di ritorsioni;

perch in zone che risultano drammaticamente disagiate, in un certo qual


senso si giustifica latto del ragazzino;

poich in condizioni istituzionali che non sono giuste, i comportamenti


ingiusti possono essere giustificati.
Per quanto riguarda il primo punto, osservando il grafico facile notare che nelle
regioni del Nord Italia il numero di minorenni denunciati assai pi elevato se confrontato
con i dati di Calabria, Basilicata, Campania e Molise. La spiegazione che mi sono data la
seguente: in zone in cui la percezione della criminalit assai elevata, troppe volte capita
che le persone evitino di denunciare i soprusi subiti per paura di ritorsioni, infatti, in
piccoli centri come Scampia (che abbiamo precedentemente nominato), chi vittima di
un crimine probabilmente conosce chi ne stato lautore o quantomeno la sua famiglia e,
poich si tratta di luoghi in cui forte la presenza di organizzazioni malavitose, listituto
della denuncia non viene preso nemmeno in considerazione per paura di creare situazioni
in cui il torto subto dopo la denuncia sia peggiore di quello denunciato.
Passando al secondo motivo che ho enunciato, purtroppo criminalit ed ignoranza
crescono di pari passo. In luoghi in cui le persone sono abituate a tutto, e dove la camorra
ha procurato oltre settanta vittime nella faida che ha visto scontrarsi il clan dei Di Lauro e
quello degli scissionisti scatenatasi tra il 2004 ed il 2005, capita che madri, padri e
fratelli non si stupiscano delle disonest compiute dai loro parenti, cos come anche il
resto della societ; ed per questo motivo che scippi, piccoli furti ed altre simili azioni,
sono viste quasi come la normalit e di conseguenza non viene denunciato nulla anzi,
spesso chi denuncia viene attaccato poich sembra che con tale azione abbia dimostrato
poca sensibilit e comprensione nei confronti del giovane autore del gesto e della sua
famiglia.
E ancora un altro esempio: quando a settembre 2015 un ragazzo napoletano di 17 anni,
Gennaro Cesarano, perse la vita rimanendo vittima di una stesa23 , il padre del ragazzo
afferm che Gennaro aveva un piccolo precedente, ma qui tutti chi per un motivo, chi per
un altro, hanno avuto a che fare con la giustizia, come se avere a che fare con la giustizia,
per un ragazzo di un quartiere napoletano fosse una cosa pi che normale, tanto da essere
data per scontata e passare come un dettaglio irrilevante nellintera vicenda.

23 con il temine stesa ci si riferisce allatto di terrorizzare intere zone cittadine correndo su motorini e
sparando a tutto e a tutti facendo, appunto, stendere a terra per la paura tutti i passanti. un modo per far
capire chi comanda senza dare inizio a faide e spargimenti di sangue, una sorta di avvertimento tramite una
pressione psicologica.

23

A mio parere sono dinamiche queste, che trovano terreno fertile soprattutto in zone ad
alto tasso di ignoranza pi che di criminalit, dal momento che una denuncia seguita da
una punizione certa dellautore del gesto non pu che avere effetti positivi, soprattutto se
alla suddetta punizione fosse affiancata unazione volta a tirar fuori il criminale dalle
aree disagiate per tentare di prevenirne le azioni future.
Infine il terzo ed ultimo motivo che ho fornito: una situazione in cui operino istituzioni
ingiuste. In questi casi, chi deputato alla definizione della giustizia ed alla messa in
pratica di iniziative e programmi che siano tali, non da il buon esempio mettendola in
pratica, di conseguenza la popolazione che vi deve sottostare non intuisce la linea sottile
che intercorre tra ci che lecito fare e ci che non lo , dunque per questo motivo i
comportamenti ingiusti riescono a trovare una loro giustificazione.
Ma precisamente cosa spinge il giovane a compiere atti criminali e a reiterarli?
In Gomorra, Saviano riporta laffermazione di un ragazzino che entrato a far parte
del Sistema della camorra che illumina il lettore sulle motivazioni della sua scelta: Prima
lavoravo in un bar, prendevo duecento euro al mese; con le mance arrivavo a
duecentocinquanta e non mi piaceva come lavoro. Io volevo lavorare nellofficina con mio
fratello, ma non mi hanno preso. Nel Sistema prendo trecento euro a settimana, ma se
vendo bene prendo anche una percentuale su ogni mattone ( il lingotto di hashish) e posso
arrivare a trecentocinquanta quattrocento euro. Mi devo fare il mazzo, ma alla fine
qualcosa in pi me la danno sempre. 24
Credo che oltre alla motivazione gi data anche in precedenza, ovvero quella secondo
cui si spinti alla criminalit per problemi economici, e per il facile guadagno che deriva
dal compimento di piccoli crimini come spaccio, furti, rapine e borseggi, ve ne siano
molte altre.
Innanzitutto ad alimentare questo tipo di comportamenti tra le fasce pi giovani della
popolazione vi la disattenzione e lindifferenza che spesso le istituzioni e la societ
mostrano nei confronti dei ragazzi. La disattenzione di cui parlo, palese se si pensa al
fatto che la giovent, non venga stimolata ad azioni costruttive (ricordo che ci si sta
riferendo alle zone particolarmente disagiate, e non genericamente alla citt di Napoli o
allintera regione campana) tramite il coinvolgimento in circoli ricreativi, biblioteche,
associazioni culturali ecc.
anche la noia quindi, il fatto di non essere impegnati in altre attivit, che spinge i
giovani a compiere atti vandalici o piccoli crimini.
Capita spesso che la figura di chi osserva dallalto, con il distacco di chi non conosce
e non si rende conto della realt dei fatti, coincida con chi questa situazione debba
risolverla, ed per questo che i politici desiderosi di risolvere o quanto meno ridurre gli
episodi malavitosi in queste province applichino soluzioni da manuale inviando squadre
polizia ed esercito e creando cos situazioni che non fanno altro che alimentare tensioni e
malessere, riservando un ruolo subordinato invece, alla promozione di programmi ed
attivit che potrebbero realmente recare un giovamento agendo alla radice del problema.
C da dire inoltre, che la criminalit uno dei mezzi con cui i pi giovani si affermano
in un determinato contesto, acquisiscono maggiore autostima e sicurezza in s stessi.

24

R. Saviano, Gomorra, Mondadori, Milano 2006.

24

Cos come facile (ma non scontato) che un ragazzino nato e cresciuto ad Hollywood si
appassioni al cinema oppure sogni di diventare un divo del grande schermo, coloro che
invece hanno da sempre avuto a che fare con una realt cruda, con un basso livello di
istruzione e di informazione e con la frequentazione di luoghi in cui il camorrista un
personaggio quotidiano, tendono a guardare questa figura con ammirazione, la esaltano
per le sue imprese e per il successo, i soldi ed il rispetto che ottiene nella vita, arrivando
a desiderare di essere come lui insomma, una sorta di idolo dei pi giovani.
Insomma, non si sta assolutamente generalizzando la situazione affermando che chi
nasce in un luogo destinato ad un certo tipo di vita e a certe esperienze. Lintenzione
quella di evidenziare come certe circostanze, alimentate dallignoranza, da problemi
economici, da mentalit standard e da iniziative politiche che poco centrano gli obiettivi
reali da perseguire per rovesciare la realt dei fatti, possano essere deleterie per
leducazione delle future generazioni poich non favoriscono una gettata di fondamenta
che possa cambiare in positivo le sorti delle generazioni future slegandole dagli errori di
quelle passate.

25

APPENDICE A
LA PERCEZIONE DELLA CRIMINALIT

Grafico 3: persone di 14 anni o pi che si sentono molto o abbastanza sicure


camminando al buio da sole nella zona in cui vivono, per regione. Anno 2013. Per 100
persone e pi di 14 anni della stessa zona.
Fonte: Istat, Indagine aspetti della vita quotidiana, 2013
A conferma dellelevata percezione della criminalit (e del fatto che la reale situazione
della criminalit sia slegata dal numero di denunce effettuate) in Campania, vi questo
grafico. I campani sono gli abitanti che percepiscono il maggior senso di insicurezza
camminando per le strade delle loro citt, anche se sembra esserci stata uninversione di
tendenza in positivo per Molise e Campania rispetto agli anni precedenti.
C da dire che nonostante il sempre crescente sentimento di insicurezza sia realmente
esistente nella quotidianit degli abitanti campani, esso ha comunque ricevuto una spinta
dallazione dei mass media i quali risultano avere unelevatissima influenza sociale, si
pensi ad esempio al terrore scatenato tra la popolazione italiana ogni qual volta si parli di
epidemie, oppure al condizionamento che avviene quando si parla di moda e di ultime
tendenze. Questo genere di condizionamento avviene dunque, anche quando si parla di
malavita ed episodi di criminalit in Campania il quale talvolta, oltre a seminare un
26

sentimento che potremmo definire di razzismo, genera una sensazione di insicurezza per
chi abita il territorio25.

www.istat.it BES: Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, Indagine sugli aspetti della vita quotidiana,
2013.
25

27

3.1 IL RUOLO DEGLI OPERATORI DELLE FORZE DELL ORDINE


Dal momento che i governi non possono controllare in maniera diretta la vita nella
societ, si servono di un corpo appositamente istituito, si sta parlando delle forze
dellordine. Il compito degli operatori delle forze dellordine, quello di assicurarsi che le
leggi statali vengano rispettate e in caso contrario, sono abilitati (ma pi che di
abilitazione qui si parla di dovere) ad avviare il meccanismo della punizione secondo le
procedure stabilite per legge.
Appare gi evidente come questo sia un lavoro caratterizzato da una grande
responsabilit poich il poliziotto ad esempio, non pu permettersi alcun errore nel
relazionarsi con il cittadino in quanto appare ai suoi occhi come un rappresentante dello
Stato e di conseguenza, un errore del poliziotto equivale ad un errore o un sopruso dello
Stato nei confronti della sua gente. E ci favorisce ovviamente, situazioni in cui non vi
pi la fiducia necessaria n nei confronti delloperatore pubblico, n di conseguenza, nello
Stato.
Ogni Stato in linea di massima, affida al poliziotto il ruolo che abbiamo appena descritto
in questa breve introduzione che appare secco e ben definito, con i limiti finalizzati agli
unici scopi di assicurare il rispetto della legge, di avviare il processo punitivo di chi la
disobbedisce e di garantire libert e sicurezza al cittadino, eliminando ogni possibile
rapporto che includa una preconcetta diffidenza o tensione tra i due26.
Purtroppo per, loperatore spesso non ha la possibilit di limitarsi allesclusiva
esecuzione del suo lavoro in quanto si trova ad affrontare circostanze che rispecchiano le
debolezze societ andando oltre quelle che sono le sue effettive mansioni.
Dunque, se vero che il poliziotto ha un ruolo fisso stabilito dalla legge, vero anche
che le pecche delle politiche sociali assenti o sbagliate ricadono sul suo mestiere
rendendolo pi complesso e affidandogli un numero maggiore di casi di cui occuparsi, a
questo punto lampante il collegamento alla teoria della giustizia sostenuta da Rawls,
dalla quale ricaviamo il legame e la continuit che sussiste tra il lavoro delle forze
dellordine e le politiche sociali.
Riprendiamo ora lesempio riportato nel capitolo precedente: il caso Scampia. Abbiamo
visto in quelle pagine come il cattivo funzionamento delle istituzioni in quella zona porta
conseguenze tragiche quotidianamente che vedono adulti disoccupati costretti (nei casi pi
gravi) a rubare o darsi alla criminalit per poter avere unesistenza dignitosa per s e per le
proprie famiglie. Cos anche per i pi giovani i quali, nati e cresciuti in condizioni di
estremo disagio come quelle presenti da sempre in specifiche zone di Scampia (ad
esempio le Vele), non hanno altra via duscita che la criminalit. Simili ingiuste
condizioni sociali di partenza, fanno s che i giovani che intraprendano questa carriera
siano in parte giustificati (cos come ci ricorda Rawls) dal momento che le strade
alternative a questo tipo di vita sono pressoch assenti.
Di conseguenza il poliziotto che si trova ad avere a che fare con persone che hanno
questo tipo di storie, pu veramente poco: sebbene possa cercare di assumere il ruolo di
poliziotto-psicologo che accompagna il suo lavoro a un filo di comprensione nei
confronti dellindividuo che si trova di fronte, sar sempre costretto a compiere un lavoro
che potremmo definire ciclico. Mi spiego meglio, credo che ciclico sia il termine pi
26

F. Fedeli, Polizia e democrazia, Studio Tesi, Pordenone 1978.

28

appropriato per definire il lavoro delloperatore di forze dellordine perch si trova ad


attivare continuamente il meccanismo della sanzione nei confronti di soggetti che molto
probabilmente reitereranno i loro crimini.
Questa ciclicit pu essere normalizzata da politiche sociali mirate alla risoluzione di
tali problematiche, gli effetti benefici che ne potrebbero derivare sarebbero innumerevoli
sia per chi vive il disagio, sia per chi lo combatte, trovandosi un carico di lavoro minore.
Attenzione per, il minore carico di lavoro deriverebbe dal fatto che il poliziotto non si
troverebbe pi a risolvere situazioni che molte volte non gli competono con i mezzi che
non gli vengono forniti. Pi specificamente: il lavoro di un operatore che ogni sei/sette
mesi arresta la stessa persona per sanzionarla dei crimini commessi rasenta linutilit: se
alle spalle di luoghi, persone e situazioni estremamente disagiate vi fossero politiche
sociali efficaci, ne trarrebbe giovamento il povero ragazzo criminale cos come il
poliziotto27.
Per comprendere meglio ci di cui stiamo parlando, si pensi a quando ai poliziotti viene
ordinato di cacciare via il barbone accampatosi in inverno nella stazione, qui le domande
da porsi sono due: a chi gioverebbe il fatto di cacciare via un senzatetto da un luogo
pubblico? E ancora: davvero rientra anche questo tra i doveri spettanti alloperatore
pubblico?
Lallontanamento di un barbone non gioverebbe a nessuno e il ruolo del poliziotto non
quello di proteggere il cittadino dai senzatetto allontanando questultimo. Il problema dei
senzatetto andrebbe risolto tramite azioni sostenute da politiche sociali, quantomeno per
contenerlo, tant che dallinizio della tesi risultato evidente come molte problematiche
sorgano dal cattivo funzionamento delle istituzioni che promuovono questo tipo di
politiche, uninversione di tendenza auspicabile solamente indirizzando su una linea pi
equa e rigida il loro andamento. necessario per iniziare quindi a far ci, che alla Polizia
vengano dati i mezzi necessari per fronteggiare tali situazioni, un mezzo possibile sarebbe
quello di dedicare una prassi ben specifica che loperatore pubblico deve seguire per la
risoluzione di simili casi, per quanto riguarda questo specifico esempio o anche quello dei
ragazzi disagiati, si potrebbe pensare di affidare i soggetti ad appositi centri che si
occupino del collocamento dei senzatetto per quanto riguarda ci che stato appena detto,
e del recupero dei giovani in riferimento al primo esempio.
Il lavoro del poliziotto pu avere effetti positivi anche per quanto riguarda il rapporto tra
immigrati e residenti. Mai come negli ultimi tempi, quello dellimmigrazione un tema
assai in voga, sia per le massicce ondate migratorie (clandestine e non) provenienti da pi
parti del mondo, sia per il fenomeno dei terroristi dell ISIS.
La popolazione residente si trova ad essere spesso diffidente nei confronti degli
immigrati, sia per ignoranza, sia perch sono previste poche iniziative e politiche che
permettano lintegrazione culturale e lavorativa di tali gruppi extracomunitari. Proprio
perch la societ in continuo cambiamento, si sente il diffuso bisogno di operatori
pubblici che comprendano la questione della diversit ed agiscano adattandosi ad essa
mostrando comprensione nei confronti degli immigrati.
A questo proposito in Svizzera, gi dal 1996 vengono assunti poliziotti stranieri, al
giorno doggi su 700 poliziotti, circa 15-20 sono stranieri e lavorano in citt come Basilea,
Ginevra, Svitto, Neuchatel e Giura per mezzo di un permesso di domicilio. Anche in Italia
27

G. Cotroneo e N. Bobbio, Tra filosofia e politica, Rubbettino, Milano 1998

29

a partire dallestate 2015 stato fatto un simile esperimento, anche se su scala assai pi
ridotta e con agenti che limitano il loro servizio alle grandi citt. Quello italiano un
esperimento che sembra avere pi le sembianze di un semplice scambio culturale in
quanto i poliziotti dei corpi spagnoli sono stati inviati in Italia in cambio di una contenuta
spedizione di poliziotti italiani nelle loro citt28.
Auspicare simili scambi culturali su una scala pi ampia o meglio, auspicare
lassunzione di poliziotti stranieri, non potrebbe che avere effetti positivi per quanto
riguarda il rapporto tra cittadini residenti ed immigrati per diminuire la diffidenza dei
primi nei confronti dei secondi, e per favorire lintegrazione (e la comprensione) dei
secondi tra i primi.

28

www.swissinfo.ch La polizia svizzera inizia ad aprirsi agli stranieri.

30

3.2 INTERVISTA AD UN POLIZIOTTO


Di seguito riporter la testimonianza di F.R., un poliziotto in pensione che si reso
disponibile per una breve intervista. Rispondendo a questa serie di domande, mi ha
spiegato qualcosa in pi sul ruolo del poliziotto in generale e sul rapporto del suo mestiere
con le politiche sociali. Il poliziotto in questione ha lavorato durante unepoca importante
della polizia italiana, infatti ha vissuto la transizione della polizia da guardia di PS alla
polizia di stato di oggi, dunque il passaggio da corpo militare a corpo civile militarmente
organizzato.
Lo scopo di questa intervista quello di trasferire su una linea pi pragmatica ci che fin
ora abbiamo analizzato in maniera perlopi teorica. Lintervista sar strutturata in questo
modo: le prime domande saranno pi personali, per comprendere la storia e le scelte del
poliziotto intervistato; le domande successive, invece, cercheranno di asserire il fortissimo
legame con la politica e limportanza delle politiche sociali in situazioni di disagio in cui il
poliziotto pu ben poco di fronte a contesti in cui leducazione minata da arretratezza
economica e culturale.

Perch ha deciso di fare il poliziotto?


Sarebbe bello se ti dicessi che lho voluto fare perch era da sempre il mio desiderio.
Purtroppo non stato cos. Allepoca avevo appena finito il liceo, mio padre era deceduto
da poco e mia madre era casalinga, i miei fratelli erano entrambi iscritti alluniversit e i
soldi non bastavano mai. Cos un giorno vidi il bando di concorso affisso per strada e
decisi di partecipare. Qualche mese dopo mi trovai a Roma per visite, colloqui e test
attitudinali.

Per quanti anni ha lavorato e quali ruoli ha svolto?


Ho fatto questo lavoro per 35 anni, sono stato prima allievo guardia (da marzo 1979,
mese in cui iniziai il corso a Bolzano) e poi, dopo il giuramento divenni guardia allievo.
Ho lavorato in varie questure su tutto il territorio nazionale: Venezia, Milano, Firenze,
Torino, fino a ricevere la mia destinazione di trasferimento definitivo a Roma proprio
durante gli anni di piombo. Gli ultimi anni della mia carriera li ho trascorsi a Salerno nella
polizia giudiziaria.

Bisogna essere portati per questo lavoro?


S, come in ogni lavoro. un pocome fare linfermiere non tutti possono farlo se
sono facilmente impressionabili. Se si ha paura delle armi, dei delinquenti e se non si
hanno caratteristiche come il senso di giustizia, linclinazione al sacrificio per conto dello
stato e delle istituzioni, allora non un lavoro da prendere in considerazione per il proprio
futuro.

La famiglia del poliziotto coinvolta nel suo lavoro?


Inevitabilmente s. Spesso mi sono trovato a dover partire improvvisamente per portare
a termine operazioni importanti con altri colleghi in Puglia, in Calabria ed in altre regioni
31

italiane e di questo ovviamente la famiglia ne risente: non ci sono festivit, gli impegni
presi con i familiari a volte potrebbero non essere portati a termine. Ricordo un preciso
avvenimento accaduto negli ultimi tempi: ero coinvolto in unattivit dindagine
riguardante unorganizzazione criminale calabrese. Ci comunicarono che lindagine era
terminata con successo e dovevamo partire entro poche ore per eseguire degli arresti a
Vibo Valentia, il tempo era poco perch dovevamo agire prima che delle prove potessero
sparire.

Ha affrontato situazioni che andavano oltre il suo lavoro?


S, mi capitato tantissime volte, quando lavoravo a Roma sono stato autista del mio
capitano, una notte eravamo in giro per i soliti controlli ai posti fissi (ad esempio le
ambasciate ecc) e ci imbattemmo in unauto in panne. Era una famiglia napoletana, la loro
macchina era guasta e non potevano proseguire il loro viaggio da Roma a Napoli verso cui
erano in viaggio per partecipare al funerale di un loro parente; non avevano la possibilit
economica per riparare lauto: io e il mio capitano facemmo una colletta per aiutarli. Mi
sono capitate tantissime altre situazioni simili, tantissime volte io e i miei colleghi
abbiamo dovuto offrire cibo e bevande agli arrestati in commissariato. Quando le
istituzioni sono assenti, fortunatamente c qualcuno che fa prevalere il senso umanitario.

Quindi pensa che il lavoro del poliziotto abbia anche funzione sociale?
Questo poco ma sicuro. Tantissime volte ho assistito a liti familiari, ho visto scene
tragiche: mariti che picchiano le proprie mogli, ragazzi drogati che usavano violenza
contro i propri genitori, io e i miei colleghi abbiamo avuto in queste situazioni il ruolo di
pacieri, cercavamo di ristabilire gli equilibri dando spesso aiuti psicologici oltre che
economici. Ho partecipato a collette per pagare la spesa a persone indigenti, costrette a
rubare nei supermercati per sfamare le proprie famiglie. Il poliziotto ha a che fare
quotidianamente con scene simili, il suo lavoro non pu che avere una forte funzione
sociale, spesso ci si sente coinvolti anche a livello personale, ci si immedesima.

vero che la polizia costretta a risolvere situazioni in cui vi un cattivo


funzionamento delle istituzioni, spesso difendendo anche le posizioni indifendibili dello
stato?
S vero. Innumerevoli volte ho ricevuto ordine di manganellare persone che
protestavano perch chiedevano lassegnazione di case popolari. Quando ero in servizio a
Roma, cera una cooperativa che aveva in costruzione delle case sulla Laurentina, queste
case (erano anche senza servizi igienici) furono occupate da persone che erano in
graduatoria da decenni per ricevere una casa popolare e si videro praticamente costretti a
fare questo gesto. In situazioni simili, la prassi era questa: lufficiale giudiziario si recava
presso le strutture da liberare, e quando gli veniva opposta resistenza dovevano intervenire
le forze dellordine che purtroppo non potevano prendere le difese delle famiglie
indigenti. Mi sono trovato a tirare fuori dal letto uomini, padri di famiglia che
imploravano piet per s stessi e per i propri figli. In quelle situazioni io difendevo lo stato
con tutti i suoi sbagli purtroppo, anche se questo significava mandare una famiglia per
strada. La Polizia pu fare solo repressione purtroppo, quando la gente si ribella perch
chiede lavoro lo stato risponde sempre con la polizia. Cos i problemi non verranno mai
risolti e ad aggravare la situazione ci sono gli scontri con il cittadino, uno stato che agisce
32

cos, non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilit, n di risolvere le


problematiche presenti su molti territori attuando politiche sociali mirate alla risoluzione
di situazioni critiche.

Ha mai ricevuto contestazioni dal cittadino?


Dipende dal cittadino e soprattutto dal contesto. Ti parlavo dello sfratto, l s, sono stato
insultato e contestato, ma sempre per aver svolto il mio dovere, cos come mi veniva
ordinato. Sono stato contestato in vari modi, anche violenti... dagli studenti con i
sampietrini, dai metalmeccanici con i bulloni, tutto ci avveniva perch chi protesta vede
nella figura del poliziotto lo stato in persona, era questo il motivo principale per cui se la
prendevano con noi.

In luoghi come Scampia i giovani si avvicinano facilmente alla criminalit e i poliziotti


si trovano continuamente a confrontarsi con loro: le mai capitato di avere a che fare
con ragazzi che reiterassero i propri crimini a causa del disagio in cui si trovavano a
vivere?
La polizia non pu riempire il vuoto della politica. Non credo che i poliziotti possano
avere i mezzi per risolvere un problema di cos grande portata, come lavvicinamento dei
giovani alla criminalit, eppure parecchie volte mi sono confrontato con il giovane
spacciatore o scippatore delle zone pi difficili di Roma e di Salerno. Questi giovani
potevano appartenere a due categorie: quelli che lo facevano per incoscienza, per
immaturit, e quelli che lo facevano per necessit o per mentalit. La seconda categoria
era quella nei confronti della quale avevamo pochi risultati, avremmo potuto aiutarli
economicamente, psicologicamente, ma sarebbero tornati a colpire ancora poich sono
vittime del disagio in cui nascono e si confrontano quotidianamente.

E per quanto riguarda i senzatetto? Il poliziotto pu fare qualcosa per contribuire a


risolvere questa piaga?
Si tratta di problemi sociali e vanno risolti dalle istituzioni. Il poliziotto ha un ruolo
limitato, pu aiutare momentaneamente chi ne ha bisogno, ma la radice del problema va
estirpata dalla politica, non si pu pretendere che il poliziotto risolva problemi cos grandi,
la soluzione deve trovarla la politica non il poliziotto. Il poliziotto deve essere lultima
scelta per risolvere problemi di cui la politica non pu occuparsi, purtroppo al giorno d
oggi si fa spesso il contrario.

Il suo mestiere le ha dato soddisfazioni?


Mi sono sentito gratificato in molte occasioni, sono stato premiato per i lavori che ho
svolto cos come vero che mi sono sentito anche frustrato: spesso mi capitato di
lavorare notte e giorno ad alcune indagini, ho tolto tempo alla famiglia, e al momento del
processo tutto si concludeva con una prescrizione, rendendo vano il lavoro svolto.

33

Se dovesse tornare indietro, lo rifarebbe?


Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Anche se in realt si resta poliziotti per
sempre, e non solo per locchio o lintuito, spesso infatti mi accorgo di situazioni anomale
che si verificano per strada intorno a me, perch grazie a questo mestiere ho affinato il
senso del pericolo, tra lindifferenza generale spesso mi accorgo di spacciatori, mi
successo proprio qualche giorno fa di individuare uno scambio del genere. Ma anche
perch continuo ad essere chiamato per testimoniare a processi basati su attivit di
indagine che ho svolto anni fa.
Dal 1996 la Svizzera ha ammesso linserimento di stranieri nella polizia, lei pensa che
potrebbe essere utile una simile iniziativa in Italia?
Negli anni 70 a Salerno cera un poliziotto mulatto, poich aveva origini somale ed
aveva dei tratti somatici ben definiti e riconoscibili, non gli veniva permesso di fare
investigazioni o servizi per strada. Per se dovessero esserci pi stranieri Ad ogni modo
per quanto mi riguarda s, ci potrebbero essere degli effetti positivi soprattutto sotto il
punto di vista dellintegrazione che potrebbe diventare un processo sempre pi naturale, e
poi bisogna sottolineare che i caratteri somatici non importano, il dovere svolto che
conta.
Questa intervista ci ha permesso di effettuare un collegamento con quella che la teoria
della giustizia di Rawls: il comportamento tenuto dagli individui, giusto o scorretto che
sia, fortemente influenzato dalle condizioni con cui le persone devono quotidianamente
confrontarsi, risultando solo in parte responsabili dei loro crimini se questi sono una
diretta conseguenza del luogo in cui sono stati educati. Infatti, le istituzioni che operano
ingiustamente sul territorio, educano chi lo abita a giustificare comportamenti deleteri e
quindi a considerarli meno ingiusti di quello che in realt sono, o addirittura li spingono a
tenerli, poich vengono visti come unica via per il raggiungimento di un fine (che spesse
volte rientra nei limiti della legalit, come la volont di riuscire a mantenere
economicamente la propria famiglia, o accedere ai servizi di welfare) ritenuto basilare per
la conduzione di una vita che sia almeno minimamente agiata.

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CONCLUSIONI
In questo complesso discorso sono partita dallenunciazione della teoria della punizione
(e quindi della distinzione tra le due teorie degli utilitaristi e dei retributivisti) per poi
giungere alla teoria della giustizia di Rawls con i suoi principi fondamentali e caratteristici
di una giusta istituzione. Quando si parla di punizione infatti non si pu prescindere dalla
definizione di giustizia ed istituzioni, infatti, una giusta punizione pu essere inflitta solo
se listituzione adibita a ci presenti delle caratteristiche che la rendano operante secondo
giustizia.
Dunque, partendo dallassunto che spesso, in luoghi disagiati (a questo proposito nella
mia tesi stato fatto lesempio del quartiere napoletano di Scampia) le persone non
abbiano via di fuga dal compimento di determinate azioni e di crimini, ho appoggiato la
tesi di Rawls secondo il quale chi vive in tali contesti non ha la possibilit di scegliere una
vita diversa da quella che effettivamente vive, fornendo loro quasi una giustificazione alle
azioni scorrette compiute in tali circostanze.
Dopo le premesse gettate nel primo e nel secondo capitolo, con il terzo si passati ad un
livello di analisi certamente pi pragmatico della tesi con lintervista al poliziotto F.R. il
quale mi ha confermato che chi agisce per riportare lordine, ha la necessit di ricevere un
sostegno dallo stato per mezzo di politiche sociali, in modo che non siano unicamente gli
operatori a doversi far carico delle problematiche sociali che, se affrontate con la
repressione, non avrebbero mai la possibilit di vedere una soluzione. Al contrario,
qualora il disagio di determinate zone e contesti venisse lenito con mirate azioni di politica
sociale, il poliziotto si troverebbe ad affrontare quasi esclusivamente casi che
normalmente gli competono, senza uscire fuori dai limiti del proprio dovere (e delle
proprie possibilit) e diventando quindi psicologo, sociologo e donatore di cibo e denaro
per i meno abbienti.
Mi auguro di essere riuscita con questo lavoro, a far conoscere un altro lato della polizia
e delle forze dellordine in generale, fornendo una spiegazione ed una motivazione ad una
serie di dinamiche che avvengono nel mondo della politica, le cui conseguenze vengono
percepite prima dal popolo e poi dalla polizia che ha a che fare con entrambi i fronti.
Qualora dovesse esserci la possibilit, ma soprattutto la volont di cambiare le cose per
renderle migliori, necessario che le politiche sociali non prendano certe situazioni per
date arrendendosi ad esse al contrario, c bisogno di una scrollata, di iniziative ed azioni
che eliminino linclusione della criminalit tra le vie di sbocco lavorativo prese in
considerazione dai giovani di Scampia e non solo.

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Bibliografia

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