Gli Imperi coloniali
L’età dei conquistadores spagnoli
Riassunto Capitolo 13, Gli Imperi coloniali, paragrafi 1, 2 e 3
Le Antille e l’America centrale: lo sterminio degli indigeni
Una volta scoperto che i territori incontrati da Colombo erano un continente a sé, e non parte delle Indie, questo fu visto soltanto come un
ostacolo da superare. Gli spagnoli giunti ad Haiti, cominciarono ad assoggettare gli indigeni, che furono messi a setacciare ogni angolo dell’isola,
alla ricerca della più piccola pagliuzza d’oro. Attorno al 1515‐1520 la popolazione di Haiti, a causa del super lavoro e delle malattie importate
dagli invasori, si estinse. E la raccolta d’oro, che fin’ora aveva dato 7‐800 Kg di oro l’anno, stava anch’essa esaurendosi. La stessa sorte di Haiti,
toccò ad altre isole come Porto Rico, Giamaica e Cuba. Inoltre, vennero “reclutati” schiavi dal Venezuela o dal Nicaragua, per portarli lì dove la
popolazione si stava estinguendo. Concluso il ciclo dell’oro, la loro economia si dovette basare sulla produzione dello zucchero, che solo dal
1530, con la importazione degli schiavi dall’Africa, divenne redditizia.
La conquista del Messico e la distruzione di Tenochtitlan
A partire dal 1517 partirono da Cuba spedizioni che esplorarono le coste dello Yucatan, venendo così a contatto con i Maya, una popolazione
molto evoluta, e con un grande regno dove giacevano enormi quantità d’oro: il Messico degli Aztechi. Nel 1519 un piccolo esercito al comando di
Hernàn Cortés, sbarcò sulla costa del Messico, dove, dopo una sosta di qualche mese, cominciò la marcia verso l’altopiano. Di lì a poco gli
spagnoli entrarono nella capitale Tenochtitlan, dove furono accolti dall’imperatore Montezuma, che venne poi però fatto prigioniero. A metà del
1520 gli aztechi decisero di cacciare gli intrusi, riuscendoci. L’anno successivo, ottenuti rinforzi ed organizzato un esercito più numeroso e forte di
quello precedente,Cortés, dopo una battaglia di circa 3 mesi, conquistò la capitale, così il territorio messicano cadde nelle mani dei conquistatori.
La conquista del Perù e la disgregazione dell’impero inca
Avendo avuto notizia di un grande impero, posto all’interno del continente sudamericano, nel 1531 parti una spedizione guidata da Francesco
Pizarro e Diego de Almagro, che fece giungere la flotta ai piedi dell’altopiano. Nel frattempo l’impero Inca era stato colpito da epidemie di
malattie importate dagli spagnoli, ed inoltre vi era stata una guerra civile per il trono. A Pizarro si fece incontro un numeroso esercito mandato
dall’imperatore inca, che venne però sconfitto subito, grazie alla cattura dell’imperatore stesso. Gli spagnoli, ottenuto il prezzo del riscatto, lo
uccisero ugualmente. Conquistata Cuzco, l’impero inca ormai non esisteva più.
L’America dopo la conquista
La catastrofe demografica: le cause
Secondo una stima abbastanza affidabile, la popolazione americana si aggirava tra gli 80 e i 100 milioni, per 2/3 concentrata in Messico. Ma poco
meno di un secolo dopo, nel 1560‐70 la popolazione ammontava a circa 8 milioni. Da queste cifre si può capire immediatamente la strage che gli
spagnoli hanno portato in America. Il motivo principale di questo crollo demografico è dovuto alle malattie portate nel Nuovo mondo dai
conquistatori, come il vaiolo, il morbillo, il tifo e le febbri influenzali. Oltre alle malattie però vanno affiancati altri due fattori che hanno
determinato questo spopolamento: il lavoro forzato a cui gli indios furono sottoposti, nell’estrazione dell’oro e dell’argento; e la distruzione delle
infrastrutture dell’agricoltura. I dominatori spagnoli pensarono di più a saziarsi di carne, così fecero importare una gran quantità di bovini dalla
Spagna, il cui allevamento brado privava di vasti terreni l’agricoltura, che andava decadendo.
Il governo delle colonie spagnole
il Messico, in seguito alla conquista di Tenochtitlan, Cuzco e lo Yucatan, era ormai sotto il pieno dominio spagnolo e venne ribattezzato Nuova
Spagna, il primo vicereame dell’impero coloniale spagnolo. Sulle rovine della capitale azteca Tenochtitlan, venne costruita Città del Messico.
Venne introdotto il feudalesimo, che portò i conquistadores a sottrarsi al potere del sovrano e a sfruttare sistematicamente gli indios.
Conquistato il Perù, si costituì un secondo vicereame: La Nuova Castiglia. I conquistadores volevano legalizzare il loro dominio sugli indiani, per
impedire al re di volerne riscattare il potere, e ciò avveniva ottenendo dei decreti di repartimento. Gli spagnoli avevano anche il compito di
educare alla religione cristiana gli indios, dando loro una lettura di un documento formale che li invitava a convertirsi e riconoscere il dominio del
papa sul mondo, e che in caso di rifiuto si sarebbe scatenata una guerra. Di pari passo, cominciò a svilupparsi la formazione di latifondi, e così
nacquero le encomiendas, che consistevano nell'affidare a degli encomenderos spagnoli determinati territori, che diventarono pian piano dei
latifondi, con, "in dotazione", gli indigeni che ci vivevano e che dovevano essere colonizzati e cristianizzati. Il contesto generale è, quindi, quello
dello scontro tra corona spagnola e conquistadores, la prima interessata a ridurre il potere dei secondi ed affermare la sovranità assoluta della
monarchia, i secondi invece interessati a difendere la loro autonomia e a avere mano libera nello sfruttamento delle risorse e degli indios.
L’encomienda venne abolita, così i conquistadores si ribellarono al re di Spagna e solo dopo molti anni si riuscì a sedare l’anarchia da loro
instaurata.
Il tesoro americano
Nei primi due decenni, tra il 1500 e il 1520, venne importato un quantitativo di oro altissimo, proveniente dalle razzie dei tesori che si trovavano
nelle Antille. Ma, molto più ricchi delle Antille, erano i due imperi azteco e inca, che possedevano risorse minerarie enormi. Quindi la conquista
del Perù, dette subito nuova vita alle razzie di tesori, stavolta oltre all’oro comparve l’argento, che divenne sempre più importante. Fino al 1550
l’estrazione mineraria fu compiuta attraverso uno sfruttamento selvaggio degli indios, ma che verso la fine cominciò a scarseggiare. Così dal 1560
riprese la produzione grazie alla tecnica dell’amalgama al mercurio, utile a separare l’argento dalla massa grezza del minerale. Tra il 1560‐1570 la
produzione dell’argento, rispetto a quella dell’oro, triplicò,. A partire dal 1570 venne trasportato il mercurio dalle miniere boliviane del Potosì,
dagli indios schiavizzati (1800 Km). All’inizio del Seicento la città minerario di Potosì crebbe tanto, da raggiungere i 160.000 abitanti.
L’impero portoghese
Le isole atlantiche, il Brasile, il dominio nell’oceano Indiano
I portoghesi ricavavano una gran quantità d’oro scambiando tessuti e metalli grezzi con l’oro del golfo della Guinea (Costa d’oro). Le produzioni
dello zucchero a Madèra e nell’isola Sao Tomé, dei portoghesi, producevano circa 4.500 tonnellate di zucchero l’anno. Quando nel XVI secolo
venne utilizzata per la produzione di zucchero la costa più occidentale del Brasile, il prodotto salì a circa 16.000 tonnellate. I portoghesi
detenevano il dominio sull’oceano Indiano, grazie ad importanti basi in Africa Orientale. Il potere portoghese sull’India, invece, si limitava
solamente alle coste; questi insediamenti non facevano paura per la loro estensione, anzi venivano ritenuti “lucrosi” per il commercio. Nel 1530
infatti l’espansionismo in India ebbe termine, anzi da quella data cominciarono gli attacchi indiani contro i portoghesi. Quindi il centro politico e
militare si trovava in India. Mentre, per mare, l’unico impero in grado di contrastare i portoghesi, era quello ottomano.
Malacca, le isole delle spezie e la Cina
La rete commerciale portoghese si estendeva tra l’India, l’Indonesia e le Molucche, ricchissime di spezie pregiate. L’occupazione di queste isole
venne visto come una violazione del trattato di Tordesillas. Poiché cominciarono a crearsi discordie che avrebbero potuto portare a delle guerre,
Carlo V, dietro pagamento, vi rinunciò. Alla Spagna restavano i diritti sulle Filippine, ma essi divennero effettivi solo quando fu trovatala la giusta
rotta per la traversata di ritorno del Pacifico. La Cina ed il Portogallo non erano in buoni rapporti, a causa delle violenze di cui si fecero artefici
alcuni portoghesi nei porti meridionali della Cina. Quando i portoghesi si riavvicinarono alla Cina, vennero accolti da nemici. I rapporti
commerciali tra cinesi e portoghesi potevano mantenersi solo nella forma del contrabbando. Solo a partire dal 1582 l’amministrazione cinese
riconobbe l’esistenza dei portoghesi. Mentre con il Giappone i contatti erano ottimi. Oltre agli scambi commerciali, i portoghesi portarono in
Giappone sia le armi da fuoco europee, che il cristianesimo.
I portoghesi tra profitto e crociata
In seguito alla crociata del 1415, con la quale inizio la costruzione dell’impero portoghese, i portoghesi non tralasciarono mai il loro compito di
cristiani, di combattere gli “infedeli” musulmani. Anzi, talvolta, le crociate entrarono in conflitto con gli interessi dell’impero. Il re del Portogallo,
a differenza di altri, monopolista del pepe e delle spezie, utilizzava i profitti, non per trarne altri profitti, ma per la sua politica religiosa.