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Universit degli Studi di Macerata

Dipartimento di
Scienze dellEducazione e della Formazione

Working paper n. 5

Novembre/2011

Titolo contributo

Lappartenenza alle cerchie sociali e


la condizione di straniero in George Simmel

Autore
Valentina Andriani e Isabella Crespi
Universit degli Studi di Macerata

Edizioni Universit di Macerata

ISSN 2239-7299
ISBN 978-88-6056-306-4

Valentina Andriani e Isabella Crespi WP n. 5/2011 DiSEF, Universit di Macerata

Lappartenenza alle cerchie sociali e


la condizione di straniero in George Simmel
Valentina Andriani1 e Isabella Crespi2
Universit degli Studi di Macerata

Abstract in italiano
Nel contributo viene presentata la teoria di Simmel relative alle cerchie sociali e al concetto di appartenenza. Tale
dimensione dellappartenenza si declina poi nel suo studio interessante e aniticipatorio sulla concezione dello
straniero come elemento interno ed esterno alla societ
Parole chiave: sociologia, Simmel, straniero, teoria sociale

English abstract
The topic of the paper is Simmels theory on social networks and on belonging. The dimension of belonging is used
to define the concept of stranger as an internal and external element of the society.
Keywords: sociology, Simmel, stranger, social theory

Per citare questo articolo (to cite this article):


Andriani Valentina e Crespi Isabella3, Lappartenenza alle cerchie sociali e la condizione di straniero in George Simmel, Working
Papers DiSEF, 2011, n. 5, ottobre 2011, pp. 74-87 , Eum, Macerata, ISSN 2239-7299

1 Dottore

Magistrale in Progettazione e Gestione dei Sistemi Turistici presso Universit degli Studi di Macerata,
(valentina.andriani@gmail.com).
2Ricercatore confermato in Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Dipartimento di Scienze dellEducazione
e della Formazione, (isabella.crespi@unimc.it).
3 Valentina Andriani ha scritto i paragrafi dall1 al 2 e Isabella Crespi i paragrafi dal 3 al 5.

Valentina Andriani e Isabella Crespi WP n. 5/2011 DiSEF, Universit di Macerata

1. Premessa
Partendo dal presupposto che la societ sia oggetto privilegiato di studio per la sociologia,
possibile individuare due aspetti interpretativi di questa: luno focalizza lattenzione sullindividuo,
scaturigine di tutto e motiva la presenza della societ, intendendola come necessaria per i fini
pratici, ma assolutamente astratta, se intesa oltre quegli individui e quegli oggetti, oltre quindi
quella precisa specifica situazione storica; un altro tipo di affermazione sostiene che tutto quello
che gli uomini fanno o sono, interno alla societ, parte costitutiva del suo esistere.
Se nel primo caso, quindi, il superamento dellindividuo implica il riferirsi ad oggetti ideali e ad
attrazioni speculative, quali la societ, seppellendo loriginaria natura di scienza, nel secondo caso
invece la considerazione cos vasta dello scibile della realt, eliminando la formazione mentale,
ci porta ad un ulteriore svuotamento dei contenuti, dissolvendosi allinfinito. , quindi, necessario
rilevare un altro principio strutturale, che tragga dallinsieme dei fenomeni esterni una quantit di
oggetti diversi, ma anche definiti e unitari. In questo ambito di riflessione sociologica si colloca
anche lopera di Simmel.
Secono lautore lunica differenza che si pone tra i diversi intenti conoscitivi e che questi
dipendono da una diversa presa di distanza (Simmel, 1908, trad.it. 1989, 29). Questa costruzione
pu sembrare esclusivamente soggettiva e mentale, ma presentando ed avendo un modello di
conoscenza ben preciso, unitamente a una particolare interpretazione attraverso categorie
specifiche, loggettivazione pu prevalere. Al fine di dare una giusta interpretazione della
sociologia e del suo oggetto di studio, occorre affermare che lesistenza umana reale solo al
livello degli individui, ferma restando la validit del concetto di societ (Simmel, 1917, trad.it.
1983, 66). Si sostiene in questo modo limportanza della reciprocit continua e durevole di entit
maggiori, come lo Stato e di entit minori, ossia il fatto che lassociazione tra gli uomini
presente sempre in un movimento continuo che unisce e divide.
Partendo dallaffermazione di Simmel secondo cui la sociologia una scienza in quanto
scompone le entit individuali e le ricompone sotto forma di un concetto adeguato, il nostro
autore indirizza il proprio studio in base a questi interrogativi: quali sono i processi che implicano
lesistenza di relazioni tra gli uomini? quali sono le regole che spingono gli uomini a manifestare
qualit individuali, a influenzarsi a vicenda e a formare gruppi?
Se, in un primo momento, la societ in quanto tale, non intesa da Simmel come qualcosa di
concreto di reale, ma come una astrazione, differente dalla sostanza, oltre il concreto,
identificabile nella sua pienezza con un evento, con una forma a cui ciascun individuo
soggetto nella relazione con gli altri, successivamente, soprattutto nella Filosofia del denaro (1900,
trad. it. 1984). Egli afferma che la societ trascende il singolo, ma che non astratta. Essa sottrae
alla storia lalternativa di realizzarsi solo negli individui o solo in generalit astratte; una entit
generale che ha contemporaneamente vitalit concreta. Da ci deriva il significato unico dello
scambio come realizzazione storico-economica della relativit delle cose: essa innalza la singola
cosa e il suo significato per il singolo uomo dalla sua singolarit, non tanto nella sfera dellastratto,
ma nella sfera vitale dellinterazione (Simmel 1900, trad. it. 1984, 43).
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In realt, Simmel cerca di fissare una nozione di societ che non sia n un prodotto reale, n
un presupposto meramente trascendentale dellesperienza sociologica.
Ma allora come possibile la societ? La risposta viene data, considerando i tre a priori delle
forme di sociazione, la cui base la relazione tra Io e Tu e che esprimono, da una parte, i
contenuti dei reali processi di socievolezza, dallaltra le intuizioni della coscienza di essere inserita
in processi sociali. Il primo a-priori costituito dalla mediazione sociale dellazione nel senso che
lazione sempre azione sociale e i rapporti tra i soggetti sono sempre il risultato di astrazioni
sociali (Frisby 1985, 87). Il secondo a-priori, relativo allindividualit, rivaluta limportanza del
ruolo sociale intendendolo come il mediatore fondamentale della socievolezza. Il terzo a-priori
invece, si fonda sulla struttura fenomenologica della societ: tale fondamento si rileva
dallimportanza data alla vocazione.
Laspetto sostanziale quello che evidenzia il fatto che gli elementi interiori ed esteriori tra
societ ed individuo, stabiliscono la posizione unitaria delluomo che vive in societ, tanto che
possiamo affermare che la societ si compone di esseri che in parte non sono associati e di altri
che per certi aspetti si colgono come assolutamente sociali e altri fortemente personalizzati.
Questi non sono due punti di vista posti uno accanto allaltro e senza rapporto tra loro... ma
entrambi formano lunit che non chiamiamo lessere sociale, la categoria sintetica (Simmel
1908, trad. it. 1989, 34). Quando si parla di societ, immediatamente pensiamo ad alcuni grandi
sistemi e organizzazioni formati da pi individui, ma anche ad organismi pi piccoli, che attuano
una relazione di reciprocit, attraverso la quale si formano strutture piuttosto stabili e durature, a
livello funzionale. Ma allora esatto parlare di societ in Simmel? In pi tratti dei suoi lavori,
lautore oscilla tra il termine societ e il termine associazione, intesa come forma, poich la
societ solo il nome con cui si indica una cerchia di individui legati luno allaltro da varie
forme di reciprocit, la cui unit la stessa che si osserva in un sistema di masse corporee, tali da
influenzarsi a vicenda e comportarsi secondo la determinazione che ricevono (Simmel 1917,
trad. it. 1983, 89).
A questo punto ci troviamo di fronte a due possibilit; da una parte, considerando luomo
come il punto focale dellanalisi, non possiamo che constatare che il termine societ rischia di
diventare uno dei tanti nomi attraverso cui designata la collettivit: dallaltra parte, il fatto che
luomo non sia importante solo nella sua singolarit, ma soprattutto nella sua relazione e
reciprocit di rapporti con gli altri uomini, ci deve necessariamente condurre, a parere di Simmel,
a una nuova e pi audace prospettiva, che in un certo senso cerca di superare sia lo pseudoindividualismo di Weber, sia lolismo di Durkheim e che rivaluta limportanza decisiva della
relazionalit, valorizzandola per se stessa (Villa 1993).
Decisamente interessante il risvolto che da queste concettualizzazioni si pu trarre per
giungere a stabilire loggetto di indagine della sociologia: nel primo caso si tratter di tutto ci che
avviene nel campo sociale, includendovi anche il soggetto, mentre nel secondo caso si focalizzer
lattenzione su un particolare aspetto della societ e scaturente da questultima, le relazioni.

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2 - La socievolezza come fondamento dellappartenenza degli individui


Che cosa si intende per socievolezza? Se consideriamo la societ come il complesso delle
azioni reciproche in cui i contenuti materiali assumono una forma, la socievolezza non sar altro
che il fenomeno in cui le forme diventano autonome e valevoli per se stesse, indipendentemente
da ogni contenuto: lindividuo, associandosi in gruppi, riconoscer che qualsiasi forma di
raggruppamento condurr a una qualche forma di appagamento per s e per la societ intera;
limpulso alla socievolezza fa in modo che dalla realt venga isolato il processo dassociazione
puro e semplice, che sia trattato come un valore e che si costituisca, in tal modo, quel che
intendiamo per socievolezza in senso stretto (Simmel 1997, p. 34).
Partendo dalla constatazione che in ogni societ sar possibile distinguere tra forma e
contenuto, il trattare della socievolezza porter a focalizzare lattenzione sulla forma, composta da
una reciprocit di elementi, costituenti una unit, distaccata dalla realt, ma non in attrito con
essa. Come afferma lo stesso Simmel la socievolezza solo un simbolo vitale, che affiora nel
vortice e nella futile allegria del gioco, ma nel contempo essa costituisce un simbolo della vita di
cui modifica limmagine, per ci che le consentito dalla distanza in cui si colloca rispetto ad
essa (1997, 78).
Se, ultimamente, la socievolezza deve essere intesa come una forma ludica, cio come un
elemento che si pone nei confronti della realt allo stesso modo di un opera darte, si pu dire che
abbia un obiettivo o un interesse specifico? La risposta di Simmel, a tal proposito, chiara: lunico
obiettivo perseguibile tutto collocato nel piacere del momento in cui le persone stanno insieme:
il suo processo resta perci circoscritto alle persone che vi prendono parte (1997, 85). La
socievolezza racchiude in s, in un certo qual modo, quanto di pi estetico e puro la scienza
sociologica possa offrire, a partire ed avendo come movente primo la realt.
Normalmente la socievolezza coinvolge individui appartenenti a una singola classe sociale,
possedendo una struttura democratica e lelemento ludico sempre il protagonista primo per
lideazione di una societ ideale, poich nel momento in cui tenta di svilupparsi oltre questo
singolo raggruppamento, cade nel conflitto, non avendo pi la possibilit di fare dipendere la
gioia del singolo da quella degli altri.
Interessante il fatto che nella socievolezza necessario che gli individui abbandonino dietro
di se qualsiasi forma di egoismo o gli aspetti pi spiccati della loro personalit, in quanto
proprio questo il luogo in cui prevale lunitariet rispetto agli scopi utilitaristici, che ciascun
individuo porta in s. Lelemento della personalit perde complessivamente la propria
importanza, smarrendo ogni sua funzione, eliminando gli stati riguardanti il carattere, il destino, la
sensibilit. E proprio in questo ambito, della socievolezza, che il nostro autore vede da una parte
lelemento personale eliminarsi e dallaltra laspetto della libert esplodere in forza proprio di
questa minore implicazione come individuo. Tale concetto risulta essere malsicuro, instabile e
precario, mancante di un reale fondamento e coincidente ultimamente con un tentativo della
coscienza di organizzarsi come centro delle relazioni, apparendo padrona del reale. Una domanda
pu essere legittima: di che genere di libert si tratta, se come scarto ha leliminazione della
personalit dellindividuo?
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In molte parti dellopera di Simmel si tende a individuare la contrapposizione o relazione tra


due categorie danalisi, luna mette in risalto la persona in quanto tale, laltra lindividuo. Nella
socievolezza lindividuo, da una parte, verr assorbito dalla totalit del gruppo, divenendo il fulcro
di una serie di intersezione e dallaltra sar soggetto di una nuova dimensione da lui stesso creata.
Chi lattore della socievolezza? Il soggetto della socievolezza risulter essere sicuramente l
individuo, impregnato di inautenticit, ma proprio individuo nel momento in cui, insieme agli
altri, arrivato a questo punto solo in seguito ad approfondite elaborazioni mentali e a particolari
riflessioni culturali. Limportanza dellindividuo sta, quindi, nel suo essere con gli altri, luogo di
relazione e di rapporto, che si perde per ritrovarsi nella pura forma della socievolezza, inebriante
di se gli individui, che perdono la propria personalit e soggettivit, per lasciare spazio a un nuovo
prodotto di acculturazione oltre, ma non in contrasto con la realt. Quindi complessivamente,
lindividuo socializzato si colloca nella posizione di essere incorporato nella societ, pur
opponendosi: le forme della vita sociale si aprono al singolo individuo permettendone la
realizzazione, ma allo stesso tempo non permettono lo sviluppo della personalit e della libert
che ne risulta controllata.
Dopo avere constatato che la socievolezza un prodotto dellarte, un prodotto di
acculturazione, ci possiamo chiedere se sia presente fin dallorigine, dalla natura oppure no? La
socievolezza possibile solo perch proveniente dalla cultura e il suo prodotto coincider con
una realt artificiale, in cui tutti si comportano da uguali, meritando una particolare
considerazione: sicuramente la falsit risulter essere presente, ma non meno e non di pi rispetto
a quella dellarte e del gioco. Una esemplificazione interessante addotta dallo stesso Simmel nel
saggio riguardante la socievolezza la forma ludica della civetteria : quel gioco malizioso e
talvolta ironico in cui lerotismo appare svincolato da contenuti materiali e individuali, fino a
manifestarsi negli schemi puri e semplici della reciprocit.
In che modo la socievolezza assume il valore suo proprio di reciprocit, svuotandosi da ogni
contenuto e mantenendo solo la forma? La socievolezza si serve della conversazione, che
diventer fine a se stessa e socievole, nel senso che si identificher con il semplice
intrattenimento, non solo svuotandosi di ogni contenuto, ma anche finalizzandosi al solo
divertimento, allo scambio verbale. Nella socievolezza , la conversazione ha un puro fine a se
stessa e diventa la realizzazione pi completa di un rapporto, il quale , per cos dire, nientaltro
che un rapporto (Mora, 1995).
Largomento trattato nella conversazione potr trarre spunto dal mondo esterno, ma la
socievolezza apporter un microcosmo, retto da proprie leggi, in cui non devono essere sviluppati
argomenti troppo seri. Quello della socievolezza un mondo di finzioni che trasformano la
realt esterna in una terra fantastica che esiste solo per il piacere degli attori (Collins, 1983).
Sembra, quindi, che il desiderio di Simmel non sia tanto quello di penetrare nella realt e coglierla
nel sua apparenza, ma quello di rilevare la realt da una certa distanza, da un ottica particolare,
finalizzata al piacere dellestetica. Se, quindi, da un lato, possibile rilevare nellanalisi sociologica
dellautore limportanza dellassociabilit e della sociabilit, non si pu non rimanere colpiti dal
salto che avviene nello studio della socievolezza, intesa come fulcro inarrestabile e in continuo
movimento della relazione assoluta.
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3. Lappartenenza degli individui alle cerchie sociali


...la scienza della societ, cio la sociologia, si comporta di fronte alle rimanenti scienze sociali
come la geometria di fronte alle scienze fisiche e chimiche della materia, la quale considera la
forma in forza di cui la materia in generale diventa un corpo empirico: quella forma, che certo
per s sola esiste meramente in unastrazione, precisamente come la forma della associazione
(Simmel, 1917, trad. it. 1983, 45).
Per Simmel la sociologia geometria del sociale, finalizzata ad unanalisi approfondita della
forma pura pi che del contenuto, poi trasformatasi nel concetto di grammatica del sociale, che
possiede, come principio costitutivo, la forma delle relazioni, che possibile astrarre logicamente.
La sociologia formale, quindi, si occupa non tanto e non solo della vita associata, ma delle
relazioni e delle forme attraverso cui gli uomini diventano societ.
Simmel uno degli autori che in epoca moderna ha dedicato maggiore attenzione allaspetto
dellinterazione, uno degli aspetti pi interessanti della societ, caratterizzato da diverse
sfaccettature e da una particolare suddivisione in cerchi sociali.
Il termine Wechselwirkung (cerchio sociale) il cuore del pensiero di Simmel e racchiude in s
un insieme di significati, che metteno in evidenza limportanza dellazione reciproca incorporata
nel rapporto tra gli individui; tale reciprocit lessenza delle cose, che viene sempre pi a
coincidere con i rapporti di interdipendenza. Simmel intende per Wechselwirkung una azione
reciproca tra i diversi elementi di un sistema oppure le relazioni tra le parti di un insieme. Noi
designiamo come unitario un oggetto proprio nella misura in cui tra le sue parti vi siano relazioni
reciproche dinamiche. Un essere vivente presenta in modo particolare il fenomeno dellunit,
perch noi osserviamo in esso unazione - reciproca, continua e senza fine - particolarmente
intensa di ogni parte su ogni altra parte... Come principio regolatore del mondo dobbiamo
assumere che tutto si trovi in un qualche rapporto di interazione con il tutto e che tra ogni punto
del mondo vi siano forze e relazioni costanti (Simmel 1890, trad.it. 1982, 67).
La sociologia , per Simmel, una scienza formale che si occupa di descrivere le forme che le
diverse relazioni di reciprocit assumono in luoghi e tempi differenti e che si attua in
raggruppamenti istituzionali o pi sfuggevoli, sotto forma di reti sociali.
Ma che cosa sono le reti sociali? Le reti sociali sono quei legami, solidi o meno, che ogni attore
sociale intrattiene con altri attori sociali, molto variabili a seconda che si riferiscano alle reti di
parentela o a quelle di classe o ad altri generi di relazioni.
La genialit di questo autore stata quella di evidenziare limportanza di ciascuno di questi
concetti, mai tenendoli separati, ma rilevandone i legami, derivati anche dalle particolari
interazioni presenti allinterno della societ, in particolare nelle diverse cerchie sociali a cui un
individuo pu appartenere, pur non essendo totalmente inglobato in esse come avviene nel
passaggio alla societ moderna.
I criteri distintivi della societ erano stati fino a quel momento di carattere volitivo
(economico, militare, politico, tanto nel senso pi lato come in quello pi stretto), o di carattere
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sentimentale (religioso), oppure di carattere misto (familiare); inoltre il fatto che lintellettualit,
cio linteresse della conoscenza, possa formare degli strati i cui membri provengono da vari strati
preesistenti, a una conferma del fenomeno che le formazioni dei gruppi, sorti relativamente
tardi, hanno spesso carattere razionale e che il loro contenuto viene creato dalla riflessione
cosciente e da intelligenze teleologiche (Simmel 1922, trad.it. 1997, 67).
Lintellettualit, come criterio, costitu una base solida sia della socievolezza, sia della
formazione di nuovi strati, tanto che il numero di appartenenze ai cerchi sociali era segno
evidente sia del livello di razionalit, sia del grado di civilt della societ1.
Esemplificando, si pu notare come luomo moderno appartenga alla sua famiglia dorigine,
alla famiglia che si crea, a quella del coniuge, alla professione, alla classe sociale, alle diverse
cerchie di interesse e a quelle delle pi varie relazioni sociali.
Il singolo, da una parte, perde la sua importanza di persona e diviene, in tal modo, membro di
una grande quantit di associazioni, quindi di strati o cerchi sociali; dallaltra, tale situazione, lascia
un ampio spazio per lazione dellindividuo, infatti pi numerosi diventano i gruppi, tanto meno
sar possibile che pi individui diventino il punto di intersezione degli stessi gruppi.
Se nellepoca premoderna gli individui venivano organizzati in cerchi concentrici, nel periodo
moderno, un individuo ha la possibilit di partecipare a molti cerchi ben definiti, nessuno dei
quali coinvolge e controlla la sua personalit intera. La parcellizzazione delle appartenenze e
lintersecazione dei cerchi sociali creano dunque individualismo e possibilit di cambiamento
sociale.
Si pone ora una questione ulteriore: Simmel aveva realmente intenzione di racchiudere
nelloggettivit tutta la societ e in particolare il livello delle relazioni sociali? Se la personalit
stata considerata come il punto focale di intersezione dei diversi cerchi sociali, lindividualit
stata intesa come la specificazione dalla quantit e dalle combinazioni dalle quali derivino ed in
essa si concentrano gli elementi della specie (Simmel 1922, trad.it. 1997, 89), restituendo, come
un dono, ci che aveva ricevuto, ma in forma pi cosciente. Potrebbe a questo punto prevalere
lidea del conflitto e della divisione interna alla persona, ma il nostro autore, prevedendo le
obiezioni, intuisce e stabilisce come luogo di unione proprio la personalit, che diventa sempre
pi conscia della sua unit, malgrado la pluralit delle cerchie di appartenenza.
Nel saggio Lintersecazione dei cerchi sociali (1922, trad. it. 1934), riporta un esempio molto
interessante di fenomeni di intersecamento unici, appartenenti alla gerarchia ecclesiastica e
riguardanti, nelle loro specificit, il clero russo e quello cattolico, che risult rappresentare la
creazione sociale superiore, avendo rapporti uniformi con tutti gli strati sociali. Il polo opposto ci
mostrato dagli esempi provenienti dalla cultura moderna, esemplificate nella cultura del denaro:
in questo caso la personalit inglobata nel piano dellutilit e del rendimento.
Tale premessa giunge ad un livello di complessit superiore qualora la si consideri in
correlazione allintersecarsi dei cerchi sociali (Simmel 1997, trad. it. 1934), cio in relazione

1 Luomo moderno, infatti, si contraddistingue per la possibilit di appartenenza ad un ampio numero di cerchi sociali, senza
un coinvolgimento totale dellindividuo, che rimaneva sfaccettato, non implicando pi rapporti di fedelt e di dipendenza
indifferenziata.

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allintrecciarsi dei gruppi (cerchi), considerati dal punto di vista dellindividuo, in cui questi circoli
vanno ad intersecarsi.
Oltre a questo aspetto che rivaluta ampiamente la figura della persona, rendendola in un certo
qual modo protagonista, Simmel considera nella societ moderna il continuo aumento numerico
e proporzionale dei cerchi sociali rispetto alla civilt: ogni persona si trova in un punto diverso
dintersezione ed determinata dalle diverse circonferenze dei singoli gruppi a cui appartiene. La
possibilit della individualizzazione sempre pi vasta, se la stessa persona appartiene ad
associazioni diverse, assumendo posizioni sempre differenti, da una parte per dare una maggiore
coscienza dellindividualit, dallaltra per indebolire il senso di supremazia di ciascuna dei
raggruppamenti.
Laspetto dellunit espressa dalla persona, non lunico che caratterizza il fenomeno
sopraindicato, ma necessario evidenziare anche la presenza del conflitto e della lotta tra i diversi
cerchi per il dominio sulluomo, plasmato a seconda dellambito di appartenenza, che ne
determina il senso della vita come essere sociale. Le infinite possibilit di combinazione tra le
molteplici variet di strati favoriscono un duplice tipo di accordo, appartenente allo stesso
rapporto, luno identificatosi con la concorrenza, laltro con laccordo. Lindividualit sar
determinata proprio da tale rapporto sia a livello di circostanze storiche sia rispetto al livello di
aspirazione naturale 2 . Considerando queste affermazioni, non possiamo che sostenere che
lindividuo determinato sicuramente dal ruolo come forma reale, ma in due sensi diversi: luno,
intendendolo come elemento di ordine e di stabilit, laltro come fattore di mutamento sociale.
interessante notare che esistono cerchi sufficienti per offrire ad ogni personalit diverse
possibilit di attivit sociale; quindi da una parte il singolo pu collocare ogni sua aspirazione
allinterno di una associazione, partecipando ai diversi vantaggi di questo fatto, dallaltra
conservata la specificit nellindividualit attraverso la combinazione dei compiti ovvero la
societ costituita da individui e gli individui sono costituiti dalla societ. In sintesi, pi la cultura
progredisce, pi i cerchi sociali si ingrandiscono, pi lindividuo risulter diventare sempre pi
indipendente rispetto al gruppo ristretto e nello stesso tempo sempre pi bisognoso di un luogo
di appartenenza che non restringa la libert ma che implichi fedelt3.
4. Appartenenza e identit nella condizione di straniero: anticipazioni simmeliane
Uno degli esempi di reti sociali e di intersezione di cerchie sociali di elevata complessit,
quello riguardante lo straniero4 che rappresenta uno strumento concettuale per mettere in luce
alcune caratteristiche generali delle relazioni sociali. Lo straniero interessante in quanto forma

2 Uno degli esempi pi interessanti quello condotto sulla religione, in cui viene evidenziato il suo duplice rapporto con la
vita: essa si trova da una parte di fronte a tutti i contenuti della nostra esistenza e il riscontro lequivalente della vita in genere;
dallaltra essa si schiera fra i partiti della vita sulla quale essa si principalmente elevata, diviene un elemento accanto a tutti gli altri
suoi elementi, sintreccia nello scambio di quei rapporti, che essa aveva proprio allora rifiutati (Simmel 1922, trad.it. 1934, 56).
3 Nel momento in cui la personalit resa libera, tenta di ottenere un legame sociale, limitando cos volontariamente larbitrio
individualistico e ricominciando un movimento simile a quello precedente, per cui cerca lappartenenza, in cui la personalit si
getta a capofitto, quasi senza ragione, per poi riemergere, proprio a causa di questa assenza di razionalit, fingendosi pi
indipendente, ma nuovamente bisognosa di nuovi luoghi a cui appartenere a seconda delle proprie sfaccettature e tendenze.
4 Si veda in particolare il saggio Excursus sullo straniero (Simmel, 2003).

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idealtipica, per usare un concetto weberiano, di una relazione sociale che consente di far
emergere aspetti che in altri tipi di relazione sono presenti ma non sufficientemente evidenziati.
Lo studio sociologico di Simmel riguardo l'"altro" mette in luce la rappresentazione dello
straniero non come problematica sociale bens come strumento di studio e di analisi delle
strutture sociali. La sua analisi strettamente correlata al concetto di "azione reciproca". Tale
correlazione caratterizzata dal principio che ogni individuo si definisce in base a quello che il
suo modo di vivere e di interagire socialmente con gli altri individui. Di conseguenza Simmel non
pu fare a meno di considerare la societ come un insieme di relazioni sociali attraverso le quali
possibile conoscere e capire le attitudini e le sembianze della societ stessa. L'argomento cardine
dunque, dell'analisi sociologica di Simmel, comprendere e studiare quali sono i procedimenti
mediante i quali nascono e si riproducono le relazioni interpersonali tra gli individui di una
medesima societ. Simmel studia la forma sociale dello straniero a partire dallinterazione tra esso
e la comunit ospitante che d luogo a un sistema di relazioni sociali condizionato dalla posizione
particolare che lo straniero ricopre nello spazio sociale e che assume il ruolo di metafora delle
relazioni tra persone. Simmel riconosce in questa interazione: una configurazione spaziale e una
determinazione sociologica.
Simmel, definisce lo straniero come colui che oggi viene e domani rimane (Simmel 1998,
89). Questa sua condizione lo pone in una posizione ben differente rispetto al nomade o al
viandante, nonostante non sia nato nel luogo in cui si trova e non vi appartenga: lo straniero
qui ma non membro del nostro noi. Appartiene come noi alla comunit umana generale, ma
non appartiene alla nostra comunit specifica (Cotesta 2002, 16).
LAutore introduce una chiara distinzione tra due tipi di straniero: lestraneo, ovvero colui che
si pone allesterno dei confini del gruppo, il barbaro, che non condivide alcun tratto con i membri
del gruppo. Questa mancata condivisione vale in senso formale, per quanto sia stata storicamente
connotata prevalentemente in termini negativi. Lo straniero in questo senso colui che possiede
attributi rovesciati rispetto a quelli dei membri del gruppo (fisici, psicologici, sociali), che si
definisce come mancanza; ma anche il buon selvaggio che vive incontaminato, in una
condizione di purezza, in un mondo che non conosce n la corruzione del peccato n quella della
civilizzazione5.
Lo straniero di cui ci parla Simmel, nel suo saggio, invece colui che entra in contatto spaziale
e sociale con il gruppo, che prima mobile e poi si fissa in un nuovo punto.6
La prima caratteristica dellessere straniero ha a che fare con il rapporto che tale figura
intrattiene con lo spazio: , al contempo, colui che si sposta e colui che si fissa in un ambito al
quale non appartiene dallinizio e che immette nel contesto caratteristiche che non gli sono
proprie, ma, almeno inizialmente, estranee.
Simmel, nel saggio Excursus sullo straniero (1998, 580 e ss.), delinea la figura dello straniero
a partire dallinterazione tra esso e la comunit ospitante, che d luogo ad un sistema di relazioni
sociali condizionate dalla posizione particolare che lo straniero ricopre nello spazio sociale e che,
sottolinea Simmel, assume il ruolo di metafora della relazione tra persone.
5
6

E, in questo senso, colui con il quale non condividiamo alcun tratto, neppure quelli pi generali e astratti (comune umanit).
Si evidenzia la valenza simbolica della metafora spaziale che rimanda alle relazioni sociali di carattere comunitario.

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Le categorie dellinterno e dellesterno sono entrambe insite in questa figura, che da un lato si
collocato in un luogo e quindi ne dovrebbe fare parte, dallaltro ne distante. Se, quindi, lo
straniero possiede un grado di oggettivit pi elevato rispetto agli indigeni, come se fosse
distante dalla realt umana di quel luogo e tempo, tanto che il solo tratto comune con lo
straniero la nostra appartenenza comune allumanit stessa; non il simile che emerge, ma il
diverso, non la differenza individuale ma quella di paese, citt, razza. Lo straniero, di conseguenza
non pi percepito spontaneamente nella sua individualit ma come tipo determinato (Boudon
1996, 78).
Lo stesso Autore indica che lunit di vicinanza e di distanza che ogni rapporto tra uomini
comporta, pervenuta a una costellazione che si pu formulare nella maniera pi breve nei
termini seguenti: la distanza nel rapporto significa che il soggetto vicino lontano, mentre lessere
straniero significa che il soggetto lontano vicino. Infatti lessere straniero naturalmente una
relazione del tutto positiva, una particolare forma di azione reciproca (Simmel 1998, 581).
La citazione sopra riportata, fa riflettere sulle differenze spaziali che intercorrono tra lo
straniero e la comunit di arrivo sottolineando la distanza che intercorre tra colui che appare in
un certo senso vicino, poich condivide uno spazio fisico-relazionale, e lontano, poich non
appartiene dallinizio e inserisce nel nuovo ambiente introducendo caratteristiche, almeno
inizialmente, estranee.
Lo straniero vicino, seppure in modo non stabile, in quanto inserito nella societ che lo
ospita, ma contemporaneamente lontano, portatore di culture differenti, di diverse modalit di
esprimersi nelle attivit economiche e sociali, senza riferimenti stabili rispetto alla comunit
ospitante n in termini territoriali n in termini affettivi/relazionali (Simmel 1998). Non
appartiene dallinizio a tale spazio ed collegato ad esso da caratteristiche che attengono alla
generalit e non alla specificit delle relazioni: vicinanza e lontananza definiscono, quindi, una
condizione costitutiva di ambivalenza.
In realt, ogni relazione tra gli uomini contiene elementi di ambivalenza in quanto rimanda
sempre anche a un al di l di rispetto a ci che incluso nella relazione. Questo tanto pi vero
quanto pi la complessit sociale crescente mette in contatto persone che condividono ambiti
sempre pi ristretti e delimitati dellesperienza. Lo straniero ci vicino in quanto condivide con
noi alcune caratteristiche che condividiamo con molti altri, che possono essere pi o meno simili
e diversi da noi (nazionalit, posizione sociale, umanit, ecc.), ma proprio questa
generalit/astrattezza degli aspetti che ci accomunano a lui creano lontananza. Non mai
possibile unesclusione completa di qualcosa che sia incluso spazialmente nei confini di un
gruppo sociale come non mai possibile una completa integrazione/assimilazione dello straniero.
Lo straniero tale perch i rapporti sociali, nella sua vita quotidiana, si realizzano con individui
a lui estranei, non famigliari e per questa ragione, il suo mondo sospeso, irreale, si svolge ai
margini di una societ che non la sua. Di questa nuova societ, lo straniero non condivide la
morale, le norme di vita, che percepisce come diverse dalle sue; la mancanza di legami con
lidentit e le tradizioni del paese di provenienza, e lassenza di relazioni e valori stabili, legati al
paese in cui lo straniero accolto, sono le conseguenze pi visibili dellestrema mobilit sociale
dello straniero che, secondo Sombart, si colloca come uno spirito libero, senza legami e regole da
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rispettare, e per questo, si configura come soggetto in grado di generare profondi processi di
mutamento sociale. In questo senso la condizione di straniero (dal punto di vista dellimportanza
assunta dallambivalenza nelle relazioni sociali) si generalizzata fino a diventare la cifra
dellesperienza sociale contemporanea.) Sombart indica nello straniero il vero soggetto dello
sviluppo sociale e che sarebbe un compito affascinante scrivere tutta la storia dal punto di vista
dello straniero e della sua influenza sul corso degli eventi (Sombart 1967, 54).
Tuttavia, nella realt contemporanea lo straniero vive, perlopi, nellimpossibilit di accedere a
cariche lavorative importanti che lo confinano a ruoli economici marginali. La comunit nella
quale arriva lo considera estraneo ed egli considera straniera quella stessa comunit. Tutte le
dimensioni affettive sono sospese. Ogni elemento di questo nuovo mondo entra nel progetto
dazione dello straniero solo nella sua dimensione quantitativa, di mezzo per un fine.
In conseguenza di ci, egli occupa una posizione marginale nella comunit (escluso poich gli
sono precluse le posizioni sociali gerarchicamente pi importanti e le occupazioni tradizionali),
ma positiva poich:
- promuove, con la sua stessa presenza che introduce un elemento di alterit, la coesione
sociale del gruppo che si riconosce nei vincoli simbolico-relazionali che lo costituiscono
proprio contrapponendosi a un elemento estraneo, che, pur condividendo lo spazio (abitativo
e esperienziale) ed essendo, dunque, incluso, si trova in una relazione che , al contempo
esterna/frontale, rispetto al gruppo;
- promuove il cambiamento sociale, dato che induce gli insiders a ridefinire, quanto meno
esplicitandola, la struttura di relazioni e la configurazione simbolica in cui si riconoscono in
quanto gruppo
- svolge mansioni che sono rifiutate dai membri del gruppo o che non sono adatte ad essi
(attivit commerciali che implicano la messa in relazione di gruppi di estranei o modalit
relazionali che non sono coerenti con altri aspetti delle relazioni sociali che legano i membri
di un gruppo) (Kaern, 1990)
Lambivalenza dunque costituisce un elemento base del rapporto tra straniero e
societ/comunit; lo straniero aderisce alle regole e adotta i codici della societ, mantenendo
tuttavia una capacit di obiettivit che gli deriva dalla sua posizione al contempo interna e esterna
al gruppo con cui si relaziona.
Vi anche un altro aspetto che meglio qualifica lambivalenza messa in luce dalla figura dello
straniero. Ogni societ/comunit, infatti, pu esistere solo nella misura in cui si riconosce attorno
a una identit (racconta se stessa in un modo coerente nel tempo e nello spazio), pratica che
implica il riconoscimento di unalterit, come qualcosa che non e non pu essere ricompresa
nellidentit collettiva di riferimento. La relazione ambivalente che lega lo straniero alla comunit
lespressione di quei rapporti di antinomia, di attrazione e repulsione che regolano qualsiasi tipo
di relazione umana (Tabboni 1993, 39). Cotesta descrive lo straniero come possessore di una sua
specifica dimensione simbolica dellaltro che si contrappone allo statuto simbolico del noi:
lidentit dello straniero contiene laltra faccia dellidentit del noi, della comunit, della
comunit, del gruppo e della societ rispetto alla quale lo straniero definito come tale. Laltro,
dunque, rappresenta il lato nascosto della nostra identit (2002, IV).
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La figura dello straniero dunque necessaria allaffermarsi dellidentit di un groppo, in quanto


sistema distinto non solo da un ambiente indifferenziato nel quale opera ma, anche rispetto ad
altri gruppi che coesistono nello stesso ambiente.
Vi sono due ulteriori attributi che qualificano la figura dello straniero: la mobilit e loggettivit
(Simmel, 2003).
Il primo si esprime in relazioni che rappresentano la sintesi di vicinanza e distanza: colui che
entra in contatto con i vari elementi del gruppo ma non si congiunge mai organicamente con
alcuno di essi, mediante le fissazioni parentali/locali/professionali.
Il secondo, loggettivit, deriva da un'altra dimensione ambivalente della relazione che completa
il continuum vicinanza-lontananza, ovvero, indifferenza-impegno. Tra i vari tipi di oggettivit
individuati da Simmel per descrivere la condizione di straniero, due sembrano particolarmente
interessanti a descrivere anche nella societ contemporanea la situazione di straniero; loggettivit
come libert e come pericolo.
Lo straniero per definizione colui che si trova a vivere in una situazione caratterizzata da una
assenza di vincoli stringenti rispetto alle azioni e alle scelte e che pu effettuare alla luce di una
ponderazione non pregiudizievole della situazione. Sombart (1967) fa riferimento alla condizione
di libert dello straniero, centrata sulla mancanza di vincoli relazionali con i membri della comunit
ospitante, al suo essere proiettato verso la prospettiva futura.
Loggettivit come pericolo si ricollega allidea che lassenza di vincoli e la libert di pensiero e di
azione fanno dello straniero una persona sulla cui lealt non si pu contare e lo rendono quindi
una potenziale minaccia tutte le volte che la comunit deve rinserrare i ranghi per far fronte a
una sfida esterna. In queste situazioni, infatti, lo straniero mantiene una distanza dalle parti in
conflitto che lo porta a privilegiare una valutazione spassionata e oggettiva della situazione,
incompatibile con la scelta di campo che la comunit si trova a dover fare. La comunit ospite
non riconosce allo straniero diritti, garanzie, cittadinanza; anzi, lo pone in uno stato di minorit.
Lesclusione dalla cittadinanza, dalla partecipazione alla vita politica, il divieto daccedere a
professioni qualificate gli rendono estranea la vita, la cultura, i valori, le tradizioni della societ.
Una generale e reciproca indifferenza morale si stabilisce tra lo straniero e la societ ospite.
Lo sguardo dello straniero rivolto verso il futuro, il passato non esiste, mentre il presente
solo pre-condizione del futuro e acquista il suo statuto solo in quanto momento preparatorio del
futuro. Questa condizione spiega la qualit delle relazioni dello straniero con il mondo nel quale
venuto a vivere. Se egli privo di diritti, non membro della comunit, i membri della comunit
sono per lui estranei e le relazioni reciproche saranno orientate verso la reciproca
strumentalizzazione; per lo straniero tutto nuovo e tutto deve essere creato dal nuovo.
Per cogliere gli elementi pi innovativi della riflessione di Simmel rintracciabile un ulteriore
elemento di specificazione delle caratteristiche che lo straniero assume nello spazio sociale e nel
sistema di relazioni che instaura con i membri della comunit ospitante. Esso riferibile ad una
similarit della sua condizione rispetto ad altre forme sociali caratterizzate da diversit: ci
introduce un elemento di riflessione che amplia la definizione di straniero a molteplici posizioni
che possono essere assunte nello spazio sociale da persone non immediatamente riconducibili ad
un modello conosciuto, accettato, condiviso, di espressione sociale: lo straniero un elemento
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del gruppo stesso, non diversamente dal povero e dai molteplici nemici interni un elemento
la cui posizione immanente e di membro implica contemporaneamente un di fuori e un di fronte
(Simmel 1998, 580). Lo straniero per Simmel occupa spazi sociali lasciati liberi dai membri della
comunit ospitante, quindi si posiziona in situazioni del tutto innovative, necessarie al
funzionamento della societ, facendosi in primis, motore del possibile cambiamento.

5. Conclusioni
Qual dunque il filo conduttore che lega il ragionamento di Simmel sullappartenenza ai
cerchi sociali e alla condizione dellessere straniero?
Tale processo unifica sotto di s ogni individuo, che, se da una parte perde se stesso e la
propria personalit per lasciare spazio alla relazionalit, dallaltra risulta essere protagonista e
indispensabile, con la sua cultura, nel far scaturire ogni tipo di relazione.
Lintersecazione dei cerchi sociali e della condizione di straniero, il livello intellettuale e il
grado di acculturazione sono anche qui motivo di cambiamento che porta a una perdita di
personalit da parte dellindividuo che, nuovamente abbandona s, per ritrovarsi appartenente a
cerchi sociali diversi: qui la libert sembra che prevalga, ma in realt non ha radici solide su cui
basarsi, essendo una concezione instabile, in balia dellappartenenza da una parte e del distacco.
Nel caso dellintersecazione dei cerchi sociali, Simmel rileva la centralit evidente
dellindividuo, dipendente, per, da questo processo formale, per non dire strutturale, che lo
porter ad appartenere a cerchi diversi senza alcun particolare vincolo e senza per questo trovarsi
diviso, in quanto sempre individuo unico, portatore di una cultura originaria e indipendente che lo
definisce in ogni relazione con laltro.
Ci che manca nellanalisi di Simmel e che verr approfondito successivamente il tipo di
relazioni e di identit sociali che caratterizzano la societ ospitante, con lobiettivo di capire i
meccanismi di interazione tra comunit e straniero e di evidenziare i cambiamenti che questi
nuovi rapporti instaurano nelle attivit economiche e sociali. Il limite della sua analisi deriva dal
fatto che la comunit ospitante viene sempre considerata omogenea e poco complessa. Se
prendiamo in considerazione una societ maggiormente differenziata, allora la posizione dello
straniero diventa difficilmente collocabile perch se alcuni gruppi sociali possono condividere con
lo straniero degli interessi, allo stesso tempo altri gruppi sociali possono percepire invece lo
straniero come una grave minaccia per lidentit della societ.
In Simmel risaltano i caratteri di mobilit sociale, che si esprimono in relazioni che
rappresentano la sintesi di vicinanza e distanza: colui che entra in contatto con i vari elementi del
gruppo ma non si congiunge mai organicamente con alcuno di essi, mediante le fissazioni
parentali, comunitarie e professionali. Il processo di mobilit risulta essere sempre pi
autonomizzato e non legato a vincoli, nel momento in cui la societ si configura in modo sempre
pi funzionale, accantonando valori, fini e contenuti sostanziali. possibile cogliere da questa
analisi lelemento indispensabile del clima della modernit, che tende, nel suo complesso, a
rendere sempre pi astratte le relazioni sociali, rilevandone limportanza, ma cogliendone solo
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alcuni aspetti per scelta dinteresse. In questo spazio di riflessione si pu cogliere in Simmel
lanticipazione delle questioni pi salienti rispetto alla concettualizzazione dello straniero e dei
temi dellinclusione/esclusione sociale, ma anche del rapporto tra le culture.
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Working Papers DiSEF


n.1/2011
Crespi Isabella, Identities and values in multiethnic families: some evidences from a qualitative study on mixed couples
n.2/2011
Riccioni Ilaria e Lo Bue Silvia, Troubles talk e social support: gli studi di D.J. Goldsmith
n. 3/2011
Andriani Valentina e Crespi Isabella, Il concetto di cultura nella sociologia classica, moderna come presupposto della svolta
multiculturale: alcune riflessioni
n. 4/2011
Carla Canestrari, Evoluzione del concetto di incongruit nelle teorie umoristiche