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Macc che però si chiama Marcello ciavi

nove anni e una faccia accussì tunna ca pari


una vastedda.
Passa tutto il pomeriggio nel cortile a fari u
putteri nelle partite che la matina invece cè
la scuola.
So o mà lo chiama sempre dal balcone del
secondo piano che con il panaro ci proi da
mangiare e da bere.
Ogni ora precisa che allora u picciriddu de-
perisce.
Macc ciavi la passione del pallone e delle cro-
statine macari ma anche dei viscotta con la
cioccolata e dellaranciata e delle patatine che
anche queste non ci dispiacciono e in genere
non ci durano più di due minuti prima che
lui le finisce.
U viru quasi sempre mentre maffaccio che
è assittatu sopra il muretto ca mangia af-
fudduni e adduppannusi che pare che man-
ca picca ca mori e certe volte mi scantu io
per lui ma per fortuna fino ad ora non è mai
successo niente.
Sua madre comunque è contenta che u picci-
riddu ci mangia e poi anche quando acchia-
na a casa ciavi sempre u frigorifero chinu che
a lui non ci deve mancare mai niente.
Lei me la ricordo carusidda che pareva una

Macc
cimmedda. Longa longa e sicca sicca. Ora
addivintau una bafacchia che tutto il tempo
da quando ci mossi u maritu o travagghiu lo
passa davanti alla televisione e al supermer-
cato a fari a spisa che certe volte lho incon-
trati anchio mentre caricavano il carrello.
Io non lo so su cià facissi ad andare avanti a
merendine e feddi di carne.
A mia mi piaci manciari di tutto. Dalle an-
di Dario D’Angelo
ciove o zuzzu. Dallaccia alle vaccaredde.
Dalle cacocciule al capuliato. E non è che
mabbuffu o mi fazzu i piatti ca cumma che
allora non avrebbe senso. A mia mi piaci sulu
sapiri. E scegliere se posso. Se sono in grado.
Epperò macari iu ciaiu le mie preferenze che se
mi presentano un piatto di pasta con la cipud-
duzza e il pomodoro e due sarde a beccafico e
un bicchiere di vino mi sento felice e tutto il re-
sto non ciavi chiù importanza. Non esiste più.
3
il
racconto

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
rimento su scala planetaria con conse- tamenti contro le piante infestanti, ma
guenze imprevedibili e potenzialmente pervasi da veleni chimici. Molti contadi-
irreversibili. Dati sperimentali hanno, ni americani hanno deciso di usare la soia
infatti, dimostrato che i geni “trapianta- GM perché permetteva un abbassamento
ti” possono passare velocemente da una dei costi di produzione. Inoltre, l’uso uso di
coltura GM a piante affini, infestanti e soia GM in associazione con il Roundup
cibo e non, mediante il polline, anche ad una era più semplice da coltivare in quanto

biotecnologie
distanza di 200 metri. Dati più recenti viene utilizzato un unico erbicida e in
indicano che l’inquinamento genetico quantità inferiori. La Monsanto detiene
può avvenire anche a distanze maggiori, il brevetto sia sull’erbicida
erbicida Roundup che
4 mettendo a rischio la biodiversità degli sui semi di soia GM, in modo da poter

CIBO
ecosistemi. vendere entrambi in un unico pacchetto.
di Rossella Lizzio
É diventato chiaro che la
(Greenpeace Catania)
produzione e il rilascio di
semi GM non solo im-

G
li OGM - Orga- plicano un incalcolabile
nismi Genetica- rischio per l’ambiente,
ambiente,
mente Modifi- ma possono aggrava-
cati - vengono impiegati re considerevolmente
in diversi settori che i problemi nell’agri-
spaziano dall’agricoltura, coltura industriale.
alla medicina, all’alimen- Inoltre la concessione
tazione e all’industria. Si di brevetti sugli organi-
tratta di organismi artificia- smi transgenici, ovvero la
li, spesso brevettati e dunque privatizzazione di forme di
di proprietà privata di un’azienda. Sono vita e di parti del patrimonio genetico,
il frutto della ricombinazione “non na- porta alla dipendenza degli agricoltori
turale” del materiale ereditario, ottenu- verso quelle industrie proprietarie delle
ta mediante l’inclusione di frammenti di sementi brevettate, che non potranno
DNA di un organismo donatore in un essere riutilizzate o scambiate da chi le
organismo ospite; organismi che per vie usa.
naturali non potrebbero in alcun modo Oltre ai danni ambientali, gli OGM
scambiarsi materiale ereditario. Lorga-
L’ possono rappresentare un pericolo
nismo che risulta da questa operazione per la nostra salute. Infatti, mani-
non è necessariamente diverso dagli polare geneticamente un organi-
altri, in apparenza. Non ci sono, per smo vuol dire passare ad esso
esempio, visibili differenze tra una una molecola di DNA che gli
fragola d’orto e una fragola an- permette di produrre una
tigelo, tranne per il fatto che proteina che prima non
la seconda, esposta a basse era in grado di fabbri-
temperature, non gela. Nel care. Noi ci nutriamo
suo patrimonio genetico da sempre di pro-
è stato, infatti, inserito teine, ma queste
il gene di un pesce possono essere
antartico che per- “rifiutate” dal
mette ai succhi nostro orga-
cellulari di non nismo, che
congelare an- in alcu-
che quando ni casi
le tempera- reagi-
ture sono sce in
inferiori modo
allo zero. violen-
L’ingegneria to con
genetica permette, quindi, di saltare le La maggior parte della ricerca sviluppata quella che chiamiamo “reazione allergi-
barriere tra le specie e di costruire nuovi dalle aziende che utilizzano l’ingegne- ca”. Le multinazionali del settore hanno
organismi viventi. U Una volta rilasciato in ria genetica si è fino ad ora focalizzata a lungo rassicurato sui rischi, sostenendo
natura, un OGM è in grado di interagi- sull’ottenimento di piante resistenti che non si può creare possibilità di rispo-
re con altre forme di vita, con possibili agli erbicidi prodotti dalle stesse in- sta allergica trapiantando un unico gene.
effetti distruttivi, riprodursi
riprodursi, trasfe- dustrie. Ad esempio, la soia manipolata Purtroppo, tale teoria è già stata contrad-
rire le sue caratteristiche e mutare in della Monsanto resiste a dosi massicce detta, ad esempio nel caso della società
risposta alle sollecitazioni ambientali. di Roundup, un erbicida prodotto dal- Pioneer, che aveva prodotto soia più ric-
L immissione di OGM in ecosistemi
L’ la Monsanto stessa. In questo modo, si ca di metionina (un amminoacido essen-
complessi
plessi costituisce, quindi, un espe- ottengono esemplari resistenti ai trat- ziale) grazie ad un gene proveniente dalla
noce brasiliana. Esperimenti di laborato- Inoltre, non producono più delle colture - porre un freno all’eccessivo
eccessivo consumo
rio hanno dimostrato reazioni allergiche convenzionali e non danno garanzie di di carne e allo spreco di cibo nei paesi
a questo tipo di soia su soggetti non aller- salubrità a lungo termine. sviluppati;
gici a quella convenzionale, ma alla noce L’ingegneria genetica non aiuterà a con- - ripensare alle politiche dei biocarbu-
brasiliana. Come possiamo allora essere tenere l’aumento dei prezzi alimentari ranti, da utilizzare soltanto se rispondo-
sicuri dell’affidabilità degli alimenti GM? o a risolvere il problema della povertà. no a rigidi criteri di sostenibilità e se non
Come possiamo escludere che essi pos- Il biotech non è la soluzione, ma parte entrano in conflitto con la produzione di
sano causare un certo numero di allergie? del problema. Gli OGM sono una scelta alimenti.
Semplicemente non possiamo. Noi tutti rischiosa e costosa per gli agricoltori e Cibo migliore e in maggiore quantità può
saremmo, nostro malgrado, le cavie di un minacciano la biodiversità del pianeta essere prodotto senza mettere in pericolo
esperimento i cui risultati sono impreve- con il rischio delle contaminazioni, in la sussistenza nelle aree rurali o le risorse
dibili e probabilmente irreversibili. Anzi, maniera tanto imprevedibile quanto in- naturali. Si devono scegliere produzioni
lo siamo già, visto che locali, socialmente
gli alimenti GM sono ed ecologicamente
ormai tra di noi. E non è sostenibili. Il busi-
insolito che ogni giorno ness “as
as usual
usual” non
si scopra qualche nuova è un’opzione. Non
allergie a questi prodot- si può continuare a
ti. Di queste patologie e fare affari sulla pel-
delle loo cause si cono- le dei più poveri.
sce relativamente poco. E’ necessario e
Sarebbe, quindi, oppor- urgente abbando-
tuno non aumentare nare l’attuale agri-
inutilmente i rischi, av- coltura di tipo in-
valendosi in particolare dustriale - distrut-
del Principio di Precau- tivo e dipendente
zione (Principio 15 della dalla chimica - e
Dichiarazione di Rio adottare moderni 5
del 1992 su Ambiente e metodi agrico-
Sviluppo). li che non siano
L’
Luso di OGM viene tut- in contrasto con
tavia ““giustificato” come soluzione per controllabile. l’ambiente, che premino la biodiversità
la crisi alimentare e la fame nel mondo Per far fronte alla crisi alimentare c’è bi- a beneficio delle comunità locali. Le tec-
dall’industria
industria biotecnologia. sogno di: nologie, quindi, come l’ingegneria gene-
È la più grande bugia del mondo biotech. - ricorrere a moderni metodi di colti- tica non sono la soluzione per l’aumento
Gli OGM, infatti, vengono utilizzati so- vazione ecologica che conducano a una dei prezzi degli alimenti, la povertà, la
prattutto per produrre mangimi animali produzione maggiore e a un sistema più perdita di biodiversità e il cambiamento
che vengono esportati nei paesi ricchi. equo di distribuzione; climatico.

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

CANNIBALISMI
cibo
sacrificale
6
di Antonio Squeo

N
el 1972 una squadra di rugby
uruguayana, in seguito ad un di-
sastro aereo, rimase intrappola-
ta in un ghiacciaio andino. Negli oltre due
mesi di isolamento i superstiti si nutriro-
no di carne umana. Nella Cina del 1960,
attraversata da una gravissima carestia, si Diffusione del cannibalismo nel XIX secolo
contarono numerosi episodi di canniba-
lismo. Come se ne contarono in Russia imperatore del Centro Africa, si nutris- In questi casi ciò che spinge al cannibali-
nel 1941, durante l’assedio di Leningrado se della tenera carne dei bambini. Negli smo non è la fame, o come talvolta acca-
da parte dei nazisti, in Ucraina negli anni stessi anni un altro feroce personaggio, de, la malattia mentale, ma una particola-
‘30, o in alcuni gulag staliniani, favorendo Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda, re credenza, una ragione culturale.
così la diffusione della diceria, un tempo venne accusato dello stesso crimine. La mappa qui riprodotta mostra le zone
così in voga, dei comunisti che mangia- Oppure, se si vuole fare un brusco salto del mondo dove si sono verificate prati-
no i bambini. In ultimo, nella eccezionale indietro nel tempo, fonti storiche parla- che di cannibalismo. Come si vede, prati-
carestia che ha colpito la Corea del Nord no di atti di cannibalismo compiuti dai camente tutte le parti del mondo ne sono,
nel 1993-94, mentre il regime sanguinario crociati nel 1098, nel villaggio di Ma’arra, o ne sono state, interessate. L’esempio più
spendeva folli cifre in armamenti, sembra nei pressi di Tripoli del Libano. Giustifi- ricco di testimonianze, probabilmente, è
che i cadaveri siano stati utilizzati come cati presso il papa come atti dettati dalla quello della civiltà azteca, fiorita intorno
alternativa alla morte per fame. Fin qui il carestia, oltre a rimanere nella tradizione al XV secolo nel territorio attualmente
cannibalismo è in relazione con l’istinto orale mussulmana, gli episodi di canniba- corrispondente al Messico. Le testimo-
per la sopravvivenza: ma non è sempre lismo furono testimoniati anche nel libro nianze di Cortés e dei suoi compagni de-
così. Gesta Tancredi in expeditione Hierosolymita- scrivono con dovizia di particolari i sacri-
Qualche decennio fa fece scalpore la no- na, dove si narra di adulti bolliti e bambi- fici umani che venivano tributati agli dei
tizia che Bokassa I, autoproclamatosi ni allo spiedo. Uitzilopochtli e Tlaloc. I prigionieri di
guerra venivano trascinati per i capelli su
per i 114 scalini del tempio dove quattro
sacerdoti li afferravano, mentre un quin-
to li squartava dal petto. Il cuore, ancora
palpitante, veniva strappato e bruciato
come offerta votiva, mentre il corpo ve-
niva distribuito e mangiato. Agli spagnoli
venne raccontato che nel 1487, in occa-
sione dell’inaugurazione della piramide di
Tenochtitlàn, furono sacrificate quattro
file di prigionieri di guerra, ciascuna lun-
ga due miglia.
Hans Staden, un sarto tedesco naufraga-
to in Brasile nel XVII secolo, scrive che
dopo che al prigioniero veniva fracassato
il cranio con una clava cerimoniale, le an-
ziane correvano a berne il sangue, mentre
i ragazzi vi immergevano le dita. Le madri
cospargevano di sangue i loro capezzoli
perché anche i neonati potessero gustar-
lo. Il corpo veniva squartato e arrostito,
mentre le anziane leccavano il grasso che
colava dagli spiedi di legno. Due secoli
più tardi, nel profondo del Nord Ame-
Canni
anniiba
balismo in Brasi
bal B ile descritto
descrit o da Hans Staden, XVII sec. rica, presso le tribù degli Uroni, i mis-
sionari gesuiti assistevano a rituali più o
meno simili, culminanti nel consumo di
carne umana arrostita. In tutte le società
indoamericane si hanno testimonianze
dell’intreccio tra sacrifici umani e antro-
pofagia.
Il cannibalismo, secondo alcuni studio-
si, rappresenta la forma più radicale di
aggressività umana, perché comporta il
compromesso fra l’amore per la vittima,
che si esprime nel mangiarla, e l’uccider-
la perché ci frustra. Mangiare il nemico
significa trarre forza e nutrimento dal
suo annientamento, impossessarsi delle
sue virtù, del suo coraggio, specialmente
attraverso organi simbolici come il cuore
od il fegato. Ma se la logica della guerra,
quella del vincitore che umilia ed uccide
il vinto è sempre la stessa, come mai il ri-
corso al sacrificio umano ed al cannibali-
smo non è universale?
Probabilmente ci sono altri importanti
fattori che possono determinare l’elabo-
razione di una cultura antropofaga. Il can- Un agnello con bandiera cristiana, tipico simbolo dell’Agnus
U ’’Agnus Dei
nibalismo azteco non è una degustazione
cerimoniale. Il corpo umano viene utiliz- sacrificio umano, e del consumo della
zato alla stregua di qualsiasi altro animale sua carne, lascia il posto ai sacrifici di
domestico, arrostito o cotto come uno bestie, ed al consumo della loro carne,
stufato, insaporito da pepe e pomodori. In così ben documentati lungo tutto l’arco
pratica, la carne dei prigionieri, in una so- della storia umana. La cosa importante,
cietà afflitta da uno scompenso strutturale da sottolineare, è che il semplice con-
dell’ecosistema, è una fonte essenziale di sumo di carne, specialmente nel mondo
proteine animali. La crescita demografica giudaico, è regolato da pratiche religio-
e lo sviluppo della produzione agricola in- se. E’ l’autorità religiosa a decidere quale
tensiva avevano ridotto drasticamente la animale è puro e quale non lo è, come lo
possibilità di allevare animali domestici si deve macellare, quando e come se ne
in una zona, come l’America centrale, in deve mangiare la carne, e persino a pre-
cui sin dalla fine dell’era glaciale la selvag- scriverne i modi di cottura. Nel passag-
gina era più scarsa che in ogni altra parte gio al cristianesimo, il sacrificio rituale
del mondo. In zone dove vi sono peco- della vittima sfuma in un momento di
re, capre o cammelli, che si nutrono di convivialità comunitaria che ne utilizza
erba, stoppie, foglie ed altri vegetali non i simboli. Cristo, che è stato designato
commestibili per l’uomo, la bilancia delle da Giovanni Battista come l’ Agnello di
proteine può essere messa in equilibrio Dio, la vittima designata del rito pasqua-
senza ricorrere al consumo di carne uma- le, designa a sua volta il pane ed il vino
Il dio azteco Uitz
U ilopocht
i li
na. Ecco allora che la ritualizzazione del come i simboli del suo corpo e del suo
sangue. Siamo ancora nell’ambito di un
discorso carnale, nel quale le tracce della
vittima, animale ed umana, sono ancora
sensibili. Al pasto comune, all’agape, del-
la chiesa primitiva, nella quale la fede e
le risorse alimentari venivano contem-
poraneamente ed equamente condivise,
con impercettibili slittamenti di senso 7
si sostituisce un altro simbolo. Prescin-
dendo da ogni giudizio di valore sulla
transustanziazione, che per i cattolici
rimane un articolo di fede, questo sim-
bolo è il ricordo, sbiadito, dell’antico e
cruento rituale di uccisione della vitti-
ma. Slegato da ogni considerazione e
Soldati
olda finlandesi mostrano la pelle di soldati russi mangiati
oldati valore alimentare, dell’oggetto del sa-
dai loro commi
omm lit
ommi i oni a Maaselkä
it crificio rimane, nella messa, soltanto il
nome, l’hostia, la vittima.

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
storia di scambi e contaminazioni cul- alimentare globale, fondato sull’indu-
turali; cibi e tecniche gastronomiche si strializzazione e la standardizzazione
sono diffusi, scontrandosi spesso con dei cibi su scala planetaria, che ha come
resistenze culturali e precetti religiosi. conseguenza la perdita delle tradizioni
Il sociologo francese Claude Fischler ha gastronomiche e l’impoverimento del
coniato l’espressione paradosso dell’’onni- gusto. Mentre il costo di un Big Mac
cibo voro, cioè il rapporto tra il desiderio di viene assunto come indicatore econo-

globale
varietà alimentare e la paura del cibo mico su scala mondiale, persino il cibo
sconosciuto, tra la curiosità verso sapo- che trasmetteva i sapori di mercati
ri nuovi e le regole sociali su ciò che è profumati di spezie e piazze colorate
8 “culturalmente commestibile”. Tale pa- di bancarelle, dai falafel alla pizza, dal
di Chiara Platania radosso rende bene l’idea dei lunghi e va- kebab alle tapas, assomiglia sempre di
riegati percorsi alimentari: dal “viaggio” più al modello del fast food e si trasfor-
della melanzana, originaria dell’India e ma in uno street food che ha sempre
La società in cucin
cucina diffusa dagli arabi in tutta l’area del Me-
diterraneo, in cui è ancora oggi ingre-
lo stesso gusto insapore in ogni parte
del mondo. La messa in scena della so-
Cucinare: quanti significati e quante diente fondamentale delle gastronomie cietà dei consumi ha trovato la propria
storie si intrecciano dentro un gesto locali, all’arrivo dal evoluzione nella con/fusione tra reale
della quotidianità. Dagli antichi riti nuovo mondo e virtuale della società
sacrificali alle tradizionali feste del rac- dell’iperconsumi-
colto; dalla simbologia sacra che, da smo: i nuovi
millenni, è in profonda relazione con
ogni tipologia di pane in ogni parte
del mondo, alle regole di purificazione americano del po-
dettate da ogni religione; dall’ostenta- modoro, del mais e della strumenti di
zione dei banchetti come affermazione patata, per secoli considerata consumo si avval- av
di potere e prestigio a quella che Pierre cibo per i porci o per i poveri, prima di gono di una gran varietà
Bordieu chiama la “distinzione” sociale superare ogni barriera sociale; dalla dif- di messe in scena. Il sociolo-
e di classe attraverso i consumi; dalla fusione di prodotti della gastronomia go americano George Ritzer, tra i
paura dei cibi diversi o sconosciuti al ebraica, come la cotognata, nonostante primi a studiare il fenomeno dei fast
rapporto con il proprio corpo e la co- la rigida distinzione medievale tra mer- food, sostiene che c’è’’èè ben poco di «reale»
struzione dell’identità… Per secoli, la cati cittadini e mercato del ghetto, alla in essi, anche quando permangono elemen-
storia dell’alimentazione è stata una straordinaria invenzione di pasticci e ti reali c’è’’èè una spinta quasi irresistibile ad
torte ripiene, alterarli. L’industria del fast food, con i
come “scaccia- suoi cibi completamente inventati, ne
te” e “spincio- è un esempio emblematico: miliardi di
ni”, che si affer- Chicken McNuggets, identici tra loro,
marono sia nel- copia perfetta di cui non è mai esistito
la gastronomia un originale, distruggono persino l’idea
popolare che in dell’esistenza del pollo “reale”, con
quella di corte. ossa, pelle e penne. Allo stesso modo
Per finire poi l’hamburger dei fast food, metafora non
a quella che lo solo di una malalimentazione a base di
storico Fernand manzi agli ormoni e mucche pazze, ma
Braudel, cele- anche di un profondo cambiamento
bre per i suoi sociale dell’alimentazione, come sot-
studi sulle cul- tilmente annota Paul Lardellier, non ha
ture e l’econo- più della carne né il nome, né la forma, né il
mia dei popoli gusto, nascosto sotto un simulacro del sangue
mediterranei, kitch e dolce: il ketchup. Le nuove messe
ebbe a definire in scena trasformano il “rito” del pasto,
la follia delle spe- spostando l’attenzione dall’alimento al-
zie, una passio- l’intrattenimento, dalla convivialità alla
ne alimentare spettacolarità. Guy Debord, nel famoso
che pervase per saggio “La società dello spettacolo”,, in
secoli la gastro- pieno sessantotto, diceva: il mondo che lo
nomia europea, spettacolo ci mette davanti agli occhi è [...]
condizionando il mondo dei beni di consumo che dominano
gli scambi com- tutto il vissuto,, simulazioni di pietanze
merciali. Oggi, casalinghe riempiono un mondo fatto
lo scambio tra di congelatori e forni a microonde, e il
le culture è sta- pasto, non più rito, non più convivio,
to soppiantato non più socialità, diviene un solitario
da un modello atto di sopravvivenza.
sopravvivenza
La perdita
rrdita
dita del gust
gusto
o
Oggi, nell’epoca del controllo ca-
pitalistico sul processo vivente na-
turale – attraverso la riduzione a
merce dell’intera sfera riproduttiva;
il commercio dei corpi come conte-
nitori di pezzi di ricambio umani;
la manipolazione di ogni seme ve-
getale ridotto a brevetto industriale
- anche i significati delle abitudini
alimentari stanno cambiando pro-
fondamente: scivoliamo, quasi senza
accorgercene, verso l’impoverimen-
to dei sapori e la standardizzazione
del gusto. Un famoso enogastrono-
mo italiano, Luigi Veronelli, scom-
parso da qualche anno, scriveva: “il
sapere di laboratorio non riproduce
la vita (di una pianta, di un frutto, di
una qualsiasi forma della vita), ma la
sua rappresentazione nel commer-
cio mondiale. [...]. La terra appare
oggi come un bambino che, nel ten-
tativo di farlo crescere forte e sano,
viene tenuto al riparo dal contat-
to con altri simili e viene
alimentato solo da an-
tibiotici e da cibi di
sintesi pro-

dotti
da una del-
le poche buone
mamme multinazionali”.
Oggi, dieci multinazionali deten-
gono il totale controllo del merca-
to globale dei semi geneticamente
modificati e di un’enorme fetta del S/tra
S/tr
racci
accia
cciar
are
re l’etic
’etich
’etic
etichetta
ett mali, o parti di animali, come pelle, ossa
mercato di sementi, agrochimica e o penne. Proprio a causa di questa prati-
pesticidi; il commercio mondiale Molte documentate inchieste hanno di- ca sono stati trovati in commercio petti
dei cereali dipende da cinque mul- mostrato che le maggiori minacce alla di pollo con proteine bovine e carne di
tinazionali: le carestie e i rincari sicurezza alimentare provengono dalle manzo che conteneva proteine di sui-
creati dal mercato sono tornati ad grandi aziende agricole industriali e dai no. E i problemi non riguardano solo le
essere drammatica cronaca del no- grandi distributori, i cui comportamen- carni: l’insalata
insalata in busta, confezionata in
stro tempo. Mentre la speculazione ti – dalla produzione (polli alla diossi- atmosfera modificata, lavata con il cloro
finanziaria contribuisce alla crisi na, carne agli ormoni) alla distribuzione e sottoposta a riduzione d’ossigeno
ossigeno per
alimentare su scala globale, i colossi (lunghi trasporti, interruzione della cate- aumentarne la durata, perde il contenuto
dell’agroindustria possono contare na del freddo, conservazione inadeguata di vitamine e polifenoli; ogni cespo, pri-
su accordi internazionali che con- nei grandi centri commerciali) – hanno ma di essere raccolto, riceve almeno do-
segnano loro il controllo monopo- accelerato l’incidenza di patologie come dici dosi di pesticida, che può provocare
listico sulla produzione agricola. salmonella, morbo della mucca pazza e gravi conseguenze sul sistema endocrino 9
Nell’ultimo triennio, i prezzi degli afta epizootica. Qualche esempio: milio- di chi la consuma. Porsi il problema della
alimenti sono aumentati, a livello ni di carcasse di pollame, importate dal sicurezza alimentare significa chieder-
mondiale, dell’83%, per un com- Sud Est asiatico, vengono sottoposte alla si cosa si mangia, come è prodotto e da
plesso intreccio di cause, che vanno pratica del “tumbling”: si scongelano, si chi, da dove proviene e com’èè arrivato nel
dalle politiche del WTO alla cre- riempiono di additivi, si gonfiano d’ac- piatto. La tracciabilità, termine con cui si
scita dei consumi, in particolare di qua e si rivendono alle aziende di trasfor- indica la possibilità di individuare tutte le
carne (e quindi di cereali per l’alle- mazione; il “collagene” utilizzato per la fasi e i luoghi del processo produttivo di
vamento), mettendo a rischio la so- chirurgia estetica serve anche a rifare il un alimento, non può essere un’etichetta
etichetta
pravvivenza di centinaia di milioni trucco alle carni: si iniettano proteine, colorata dietro cui nascondere gli enor-
di persone. estratte ad alte temperature da altri ani- mi difetti del sistema agroalimentare ma

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
l’agroalimentare per rimodellare la pro-
pria immagine, per “rifarsi l’etichetta”,
nascondendosi dietro gli stessi prodotti
e gli stessi criteri produttivi.
La tracciabilità e la sicurezza restano
solo slogan, se non si costruisce la filiera
corta, eliminando l’enorme distanza per-
corsa dal cibo, dal luogo di produzione
fino alla tavola. La scienziata e ambien-
talista Vandana Shiva, durante l’incontro
10 internazionale “Terra Madre” tra produt-
tori agricoli di tutto il mondo svoltosi a
Torino presso il Salone del Gusto, ha af-
fermato: la menzogna che ci viene continua-
mente ripetuta è che non ci si può permettere
il cibo locale, perché spedire del cibo da 5.000
deve poter essere uno strumento che miglia di distanza costa meno, pompare il zioni della grande distribuzione, sia
favorisca una scelta alimentare consape- cibo con enormi dosi di prodotti chimici costa oggettivamente, perché non sempre
vole, valorizzando le produzioni legate al meno. Questa menzogna sul cibo economico è possibile trovare cibi sani al prezzo
territorio. Ad esempio, la valorizzazione proveniente dal commercio libero globalizza- giusto. Ma stanno crescendo numero-
delle produzioni regionali europee ri- to e dalle monoculture industriali è ciò che sta se esperienze quotidiane di consumo
guarda pochi settori a rilevante interesse rendendo impossibile la pratica di unagricol-
’agricol- critico, come l’auto-organizzazione
auto-organizzazione
economico, per i quali si istituiscono “de- tura davvero genuina”. di mercati contadini e come l’orga-
nominazioni di origine”, che non sempre nizzazione e la diffusione di gruppi di
sono garanzia di qualità. La tanto attesa Mangi
Maangia
ngiar
are
re: atto acquisto solidali o popolari, che spez-
zano la tortuosa struttura della filiera
entrata in vigore delle norme sull’etichet-
tatura, prevista ormai da diversi anni nel- agri
ag
gric
rico
colo
lo
o,, atto social
socialee lunga attraverso il contatto diretto
l’Unione Europea, non ha, evidentemen- con piccoli produttori agricoli che,
te, prodotto alcun mutamento. È quindi Per consumare responsabilmente, controllandodo la qualità e contenendo
legittimo chiedersi se il modello della bisognerebbe innanzitutto esse- i prezzi, rappresentano un’alternativa
alternativa
tracciabilità possa essere uno strumento re coscienti che mangiare è un atto possibile alla mala alimentazione glo-
di informazione sui rischi crescenti della agricolo, per utilizzare la frase del bale.
mala alimentazione ed un mezzo per una poeta e contadino americano Wen- Per ridare senso al nostro modo di
presa di coscienza rispetto alle implica- dell Berry: “Mangiando concludiamo mangiare, dovremmo avere insieme
zioni ambientali e sociali del consumo, lo spettacolo annuale dell’economia la consapevolezza che si tratta di un
oppure se le norme europee sulla trac- alimentare iniziato con la semina e la atto agricolo – rispettando il ciclo
ciabilità servano soltanto ai colossi del- nascita delle piante. Gran parte della delle stagioni, ritrovando i sapori
popolazione, però, pur della terra – ma anche di un atto so-
mangiando, non è più ciale: ridare senso alla preparazione e
consapevole di questa condivisione del cibo è un modo per
verità. [...] Acquistano ricostruire legame sociale e resistere
ciò che vogliono nei li- alla solitudine della società dei con-
miti di ciò che posso- sumi globale.
no riuscire a procurar-
si. Pagano, quasi sem-
pre senza protestare, il Questo testo costituisce la voce “Cucina
“ ” in un
prezzo che viene loro lessico plurale per vivere il presente prossimo o il
richiesto. E ignorano futuro presente, appena pubblicato dalle edizioni
in larga misura deter- Diabasis: ““IL DOLCE AVVENIRE. ESER-
minate domande cru- CIZI DI IMMAGINAZIONE RADI-
ciali sulla qualità e il CALE DEL PRESENTE”. ””. Il lessico raccoglie
costo di ciò che viene saggi brevi sui temi-chiave dell’dellattualità,
’attualità, come
loro venduto”. clima, decrescita, democrazia, laicità,lavoro, mi-
Consumare in modo grazione, pace…, affrontando la complessità del
cosciente e responsabi- nostro tempo e della nostra condizione con una
le implica una serie di freschezza espositiva che lo rende accessibile e
problemi teorici e pra- appassionante come manuale-dizionario per lo
tici, per cui non è faci- studio, come strumento diffuso di conoscenza e di
le esprimere una scelta autocoscienza culturale e politica, come strumento
critica, sia soggettiva- di relazione.
mente, perché sottopo- www.diabasis.it
sti a una continua ma-
nipolazione attraverso Le foto che illustrano l’articolo sono
o di
pubblicità e sollecita- Karl Blossfeldt (1865 – 1932)
I
l quadro qui riprodotto si intito- getale. Tali diversità, come nel caso dei significa anche copulare). Il cavolo, poi,
la “Venditrice di frutta, verdura e cavoli iridescenti, con i loro bizzarri era considerato un simbolo sessuale
pollame”, ed è stato dipinto da Joa- ricci e i loro ghirigori rugosi, non solo femminile, tradizionalmente servito ai
chim Beuckelaer nel 1564. Rappresenta testimoniano l’uso di fertilizzanti, ma matrimoni, mangiato con l’olio, ed era
una scena di mercato, nella quale una ostentano orgogliosamente i risultati di anche usato come contraccettivo. E chi
ragazza esibisce un ricchissimo assorti- ibridazioni ed incroci. Bastardo, come di noi non ha mai sentito parlare, alme-
mento di cibarie. si sa, è il nome popolare che in diverse no una volta, di bambini nati sotto il
L’assortimento è talmente ricco che la parti della Sicilia assume un particolare cavolo?
superficie del quadro è quasi totalmente cavolfiore, di colore viola; e i lunghi pro- Accostati ai cavoli, ben visibili ed in
occupata dalla merce, che, riempiendo cessi di imbastardimento genetico non primo piano, ecco carote, cetrioli, bac-
tutta la base, si innalza verso il centro a sembrano affatto estranei alla scelta di celli di fave e di piselli, universalmente
formare una specie di piramide. L’idea questa denominazione. associati all’elemento fallico e masco-
di un mercato all’aperto viene appena Lopulenza e la fecondità da paradiso
L’ lino. Ma anche le altre verdure e gli
suggerita da due squarci sul fondo, in terrestre che il quadro esprime rappre- altri frutti possono essere interpretati
cui si intravedono alcuni alberi e delle sentano però solo un primo livello di in- come metafora dell’intera gamma dei
case. La figura umana, al confronto con terpretazione. La semplicità ed il tono sentimenti di amore e di lussuria. E
i cesti ed i vasi sovrabbondanti di ogni dimesso della ragazza ci spingono a che l’intento morale sia qui prevalente
varietà di frutti e verdure, più che pro- guardare lo stesso quadro anche con un è dimostrato dal fatto che la rappre-
sentazione,
botanicamen-
te perfetta, è
storicamente
falsa, perché
accosta frutti
di stagioni di-
verse. Ciliegie
rosse e nere,
susine, pru-
gne, mele e
pere, fragole
more e lam-
poni, meloni,
uva bianca e
nera, persino
noci: l’elenco
è incongruo
per il calen-
dario agricolo
ma, rappre-
sentando i
desideri car-
nali, i pecca-
ti di gola, gli
eccessi e la
mancanza di
inibizioni, è
perfettamen-
tagonista, sembra un elemento accesso- occhio più distaccato e critico, lascian- te coerente con il calendario liturgi-
rio del dipinto. do spazio a considerazioni di carattere co. Quanto sarebbe importante, oggi,
L’
Lintento
L’ principale dell’artista sembra morale. La ricchezza non suscita anche recuperare la capacità di leggere un
quello di impressionare l’osservatore, cupidigia? Oggi abbiamo perso la capa- quadro, cogliendone i diversi livelli di
esibendo i mirabolanti risultati quan- cità di interpretare la ricca simbologia interpretazione. Sarebbe un po’ come
titativi e qualitativi resi possibili dalle del tempo, ma ai contemporanei del riuscire a riassaporare quei frutti nel
nuove tecniche agricole. La fotografia XVI secolo non sfuggiva che l’offerta loro sapore naturale, secondo i ritmi
in bianco e nero non offre la possibili- del volatile era un indubbio riferimen- prescritti dalla natura, e non dalla glo-
tà di cogliere appieno la ricchezza dei
dettagli, precisi fino al
to all’amore carnale (la parola vogelen, balizzazione.
11
limite della classificazio-
di Onesto Aquino
cibo


ne di un botanico. Se ci
si sofferma a guardarli,
comunque, non solo si e arte
nota un’impressionante
un
varietà di frutta ed or-
taggi, ma anche una no- ������ ���� �
��
��������������������������
��
��
������
tevole diversificazione
di prodotti appartenenti
alla stessa famiglia ve-

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

cibo per la
IL CIBO
mente
12
di Stefania Lucia Zammataro

S
in dalle epoche più remote, la vita
dell’uomo è stata condizionata dal-
la ricerca del cibo. Questa lo ha in-
dotto a spostarsi continuamente in cerca
di terre fertili e ricche di prede, modifi-
cando di volta in volta le sue abitudini.
Le scene di caccia che ancora possiamo
osservare sulle pareti delle caverne e nel-
le incisioni rupestri rappresentano per

Pitture rupestri a Lascaux, circa 17,000 anni fa


l’uomo primitivo una delle prime, ele-
mentari forme di comunicazione. Con-
temporaneamente le rappresentazioni
delle prede di caccia assumono un valore
magico, manifestando quella ricerca in-
nata del sovrannaturale, comune dall’ori-
gine dei tempi a tutti i gruppi umani.
Pensiamo ad una delle rappresentazioni
iconografiche più importanti dell’arte
occidentale, all’Ultima cena di Leonardo.
Qui il Cristo compie, insieme, un gesto
umano e spirituale: divide il pane per Nella pittura fiamminga del Quattrocen-
condividerlo in un gesto d’amore con i to, invece, il cibo perde ogni connotazio-
suoi discepoli e amici. Il cibo condiviso ne spirituale, diventando simbolo della
si carica così di un valore spirituale che società borghese e materialistica rinasci-
richiama reminiscenze magico-pagane. mentale. Al ritratto, il genere iconografi-
E quando Cristo offre in sacrificio il co più in voga all’epoca, spesso troviamo
proprio corpo, per salvare l’umanità dal associato il cibo. In copiose quantità e
peccato, siamo in presenza di un’esplici- varietà, languidamente adagiato sopra una
ta reminiscenza di riti tribali di natura tavola arricchita da sontuose stoffe, il cibo lento raggiunto dai nuovi ricchi, il presti-
antropofaga. in bella mostra simboleggia lo status opu- gio dei mercanti e delle loro famiglie.
Con la crisi del Rinascimento e l’avvento
avvento
del tormentato periodo del manierismo,
l’artista Arcimboldi compie un atto di
ribellione nei confronti di unun’arte svilita
a merce da vendere, assoggettata ai desi-
deri ed ai soldi della ricca committenza.
Arcimboldi diventa allora simbolo dell’ar-ar-
tista “moderno”,, che vuole essere critico
emancipandosi dai condizionamenti so-
ciali. Dipinge busti umani irreali formati
da frutti e verdure, “teste composte” che
ci spingono ad interrogarci sui signifi-
cati nascosti, opere che ne hanno fatto
il precursore del surrealismo. E’ la crisi
dell’umanesimo, l’uomo non è più al cen-
tro razionale dell’universo ma è ridotto a
Floris Claesz van Dijck, “cosa”. Per la prima volta il ruolo del cibo
Natura morta con frutta, noci e formaggio nell’arte
arte muta radicalmente, da reale, si fa
1613, Frans Halsmuseum, Haarlem emblema di ciò che è paradossale, “bestia-
O NELL’ART
NELL’ART
R E
le”, dissacrante e significativamente ironi-
co. Nel ventesimo secolo il cibo nell’arte
nell
raggiunge l’apice
l del valore dissacrato-
rio. Duchamp dispone concettualmente
ingredienti gastronomici. Sono oggetti
dall’aspetto decisamente detestabile, dal
retrogusto vomitevole o semplicemente
scevri da qualsiasi proprietà commesti-
bile. La natura è innaturale, ripugnante,
guasta. È una natura “maligna”, che si ri-
bella al nichilismo dell’uomo
dell postmoder-
no. Langoscia
L’ dell’uomo moderno, è ben
espressa dalle macabre carcasse di carne
sanguinolenta dipinte da Francis Bacon.
La carcassa che accompagna la figura rac-
capricciante di papa Innocenzo X, ripreso
dal ritratto di Velàzquez, è l’angoscia
l del-
l’uomo che, in cerca di Dio, non riesce più
a trovare nella religione alcun riferimen-
to spirituale. Le impacciate figure obese
di Botero, simbolo di una umanità mas-
sificata che “trangugia ogni cosa”, come imprenditori fiamminghi, ritorna ad es-
canta Giorgio Gaber nella canzone l’obeso
l sere simbolo di una società in cui l’uomo
richiamano l’uomo “ad una dimensione” tende a liberarsi da qualsiasi costrizione
teorizzato dal filosofo Herbert Marcuse, religiosa mentre riafferma nuovamente il
che avidamente ingloba tutto ciò che vie- denaro come valore assoluto, unica fonte
ne dai mass media, senza discernimento e per raggiungere la felicità fluttuando ine-
capacità critica. betiti nel fantastico mondo dei consumi.
Ambigua, tra senso critico e accettazio- Nelle opere di Courbet, legate al realismo
Fernando Botero, La famiglia
ne passiva di una società massificante, la sociale di fine Ottocento e primo Nove-
pop-art, con un gioco dadaista, toglie ogni
opera d’arte una comunissima confezione cento, il cibo era simbolo delle disumane
sacralità all’arte,
all facendola divenire pro-
di cibo in scatola. La scatoletta di cibo, condizioni di vita dei contadini. In Europa
dotto e, spingendosi oltre, fa diventare
esattamente come nei ritratti dei ricchi e negli Stati Uniti, nel secondo dopoguer-
ra, l’Informale a cui appartengono anche
Andy Warhol e Robert Rauschemberg,
non è una corrente, è la situazione di crisi
dell’arte come atto di coscienza; è la fine
del realismo socialista e del tentativo d’in-
serire l’arte nella lotta politica della classe
operaia. È la poetica dell’incomunicabili-
tà e non è una libera scelta. Larte
L’ si sgan-
cia dalla forma come linguaggio comuni-
cativo, portavoce di una concezione del
mondo, per diventare, gesto individuale,
relativo, soggettivo, inspiegabile. Larte
L’ è
da sempre stata specchio della condizio- 13
ne particolare dell’uomo, nell’epoca in cui
si è manifestata come atto creativo. La
condizione dell’uomo contemporaneo è
paradossale: in un mondo circondato da
mezzi di comunicazione non sa più cosa
dire, o, forse, preferisce non parlare per
vivere felice in un nuovo Eden. Questa
volta non ideato e creato da Dio. Ma da
Andy Warhol, Campbell’s Soup, 1968 chi? Forse da chi sta al potere; o è solo il
frutto del nostro individualismo?

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

cibo
e
spesa alla diossina alla “mucca pazza”, dal lat- essere trattati allo stesso modo di altri
te al ddt al vino al metanolo al grano al beni di consumo: gli alimenti non sono
14 cadmio, fino al recente formaggio-spaz- riconducibili soltanto alla loro funzio-
zatura), assumono una forte centralità ne d’uso. L’alimentazione è stile di vita,
di Alessandra Cazzola
simbolica e trovano riscontro nel fatto cultura, identità, radici: non le si può ap-

L
a fine del millennio ha visto cresce- che dal Veneto alla Sicilia, dai campi e plicare lo stesso metro che si applica alle
re, inattesa, una nuova paura: quel- dagli allevamenti, dai magazzini e dalle altre merci.
la dell’alimentazione quotidiana. cantine arrivano voci di frodi e di orrori Grazie a queste riflessioni la ricerca di
In prima fila tra i rischi percepiti dai cit- nelle filiere agroalimentari, ma anche di prodotti ‘sani’ o ‘puri’ non è più di nic-
tadini ci sono sempre quelli per la salute; routines - legali e diffuse - dagli effetti chia, ma si diffonde la crescente consape-
secondo le ricerche condotte dalla Com- dannosi, spesso imprevisti. volezza dei rischi insiti nell’attuale mo-
missione Europea e secondo le segnala- Quando esplose la Bse ci mettemmo tut- dello di produzione industriale.
zioni di Eurobarometro già dieci anni fa ti a comprare polli; con l’aviaria li abban-Se ne è da tempo accorta la pubblicità,
preoccupa- che ormai in campo alimentare pone
vano quelli l’accento
accento soprattutto sulla genuinità dei
derivanti prodotti reclamizzati: la cura della tradi-
dal l’a ssun- zione, il rispetto della natura, la certifica-
zione di cibi zione delle origini territoriali vedono una
contaminati centralità discorsiva quasi parossistica
o manipola- sia negli spot che sui giornali.
ti. Le ansie Il nuovo consumatore è infatti una figura
sui rischi esigente e complessa, che cerca nei pro-
alimentari dotti non solo mezzi per soddisfare bi-
risultano ai sogni primari, ma esperienze, emozioni,
primi posti sensazioni.
in Italia, nei Egli ha sviluppato una dimensione com-
Rapporti cu- cucinare petente di criticità nelle proprie scelte.
rati annual- foto di Si diffon-
mente da l Valentina Tortora - Rumore Collettivo de sempre
Censis. di più una
Da tempo abbiamo la sensazione che modalità di
perfino attività elementari indispensa- consumo
bili come respirare e mangiare possano responsabi-
diventare fonti di catastrofi. Il cibo è or- le, che cer-
mai comunemente rappresentato come ca prodotti
un possibile agente patogeno. Ogni al- provenienti
larme si trasforma in psicosi. Intorno da aziende
al nostro carrello, sulla scia delle musi- che adotti-
chette rassicuranti del supermercato, no sistemi
volteggiano i fantasmi delle fragole mo- di produ-
dificate col gene del pesce del Baltico, packaging zione che
del gene del tabacco mescolato a quello foto di non nuoc-
dello scorpione … Valentina Tortora - Rumore Collettivo ciano al-
Anche restando ai cibi “normali”, sap- l’ambiente
piamo che troppe volte il dilemma tra donammo per buttarci sui maiali. Ora, ed alla salute dei consumatori, e si siano
interesse pubblico e interessi industriali con la diossina nei mangimi dei maiali, distinte per l’impegno in campo socia-
si risolve a favore di questi ultimi, e che torniamo ai bovini: il ciclo ricomincia! le e per l’attenzione nei confronti delle
la potente agroindustria ha più a cuore Se la standardizzazione e la banalizzazio- condizioni di vita dei lavoratori. Chi va
gli interessi dei propri azionisti che quelli ne dei cibi sono cresciute insieme all’am- al supermercato esprime una valutazio-
dei cittadini, più i vantaggi a breve termi- pliamento della platea dei consumatori e ne implicita per ogni prodotto che ac-
ne che quelli di lungo periodo, e sembra alle esigenze della distribuzione, ora esse quista, segnalando così alle imprese i
nel complesso ben poco interessata a so- hanno mostrato tutti i loro limiti, spin- comportamenti che condivide e quelli
luzioni sostenibili. gendo a rivalutare le esigenze della quali- che condanna.
I casi negativi, gli scandali sempre più tà del prodotto e delle sue caratteristiche Tutti lo possiamo fare.
frequenti, acuiti dalla rappresentazione intrinseche. (da Paesaggi coltivati, paesaggio da coltivare,
mediatica (dal pollo e dalle mozzarelle I prodotti agroalimentari non possono Gangemi, Roma 2009)
La carne produce fame: cibarsi meglio cibarsi tutti
Pe r c h é s o n o diventato vegano
vegano?
I prodotti agricoli a livello mondiale potrebbero essere sufficienti a sfamare Unite per l’alimentazione e l’agricoltura
agricoltura
tutti, se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da (FAO), 2009) ?
allevamento.�� L’
Lallevamento e l’agricoltura
agricoltura industriale
su larga scala pesano sull’ambiente
ambiente anche
�������������������������������������������������������������������������������������������������������� Umberto Veronesi
per altri fattori. C’èè anzitutto la questio-
di Stefano Sannella ne acqua: su scala globale, il 70% dell’ac-
ac-
qua è impiegata nell’industria
industria agricola

S
ento di dover iniziare questo arti- seconda, che è il motivo più forte che mi e zootecnica. Il noto economista india-
colo dando la definizione dell’ar- ha spinto a diventare vegano. Cosa c’en- no Rajendra Pachauri indica che per un
gomento in questione. La scelta tra il non mangiar carne ed il resto con chilo di mais occorrono circa 900 litri
d’apertura non è banale: so, per esperien- l’ambiente? O ancora con la denutrizione d’acqua.
acqua. Per un chilo di carne di maiale,
za, che la maggioranza dei lettori igno- in vaste parti del globo? Semplice: pro- siamo sui 4.900, per arrivare ai 15.500
ra il significato del termine “vegano”. durre carne costa. E tanto. E’ un freddo del manzo. Cifre enormi. E si potrebbe
Sarò ben lieto di rimediare subito: dicesi e razionale bilancio in termini scientifi- affrontare anche il legame tra agricoltu-
“vegano” colui che, per scelte anche di- ci: supponiamo di avere una mucca e di ra e disboscamento, inquinamento del
versissime, ha un’alimentazione priva di doverla alimentare con mais e soia, due territorio (agenti chimici agricoli) e falde
alimenti d’origine animale. Niente carne degli alimenti più usati in allevamento. È acquifere ed emissioni di CO2 derivanti
e niente pesce, ma soprattutto, e qui sta facile ottenere una stima di quanti chili di dai trasporti necessari allo spostamento
il confine tutt’altro che labile con i vege- cereali o soia sia necessario investire per di queste enormi quantità di cibo.
tariani, niente derivati di origine anima- ottenere un solo chilo di carne. Dipende Concludo con la domanda iniziale: per-
le, cioè sostanzialmente uova e latticini. dall’animale, ovvio, ma una ragionevole ché vegano? Perché non mangiare pro-
Dietro questa scelta alimentare radicale media si può fare: fonti del Dipartimento dotti di origine animale significa boi-
possono esserci motivazioni diverse e dell’Agricoltura USA indicano un rappor- cottare a 360° questo sistema, perché
non necessariamente univoche: la causa to di 16 kg di prodotti alimentari (cereali rappresenta un rifiuto ed un’alternativa
alternativa
animalista prima di tutto (basta pensare o soia) per ottenere 1 kg di carne. Altre sostenibile che può portare a cambiare le
a quanto sia paurosa la vita di una bestia stime più al ribasso si attestano su 10 a cose. Metto già in conto i probabili pen-
in un allevamento); la preoccupazione 1. La ragione è evidente ed è un processo sieri del lettore: “non serve a nulla”, “è
per l’ambiente; il problema dell’eco so- che vale anche per gli uomini: assumen- inutile” e affini.
stenibilità; motivi religiosi; di salute; e do alimenti non si realizza un aumento di Anch’ioio lo penso, a volte, in vari ambi-
potrei elencarne ancora altre. Ma mi pre- peso pari a quanto si è ingerito. Tra espul- ti. Ma mi incoraggia anche ricordare che
me approfondire, tra le cause citate, la sione di scarti, consumo energetico del tanti reali progressi (politici, scientifici,
corpo e altro si accumula ben poco. Per sociali), come la storia ci insegna, sono
un animale è lo stesso, anzi forse peggio maturati nel tempo grazie a chi ci ha cre-
se si guarda alla sua capacità di produrre duto e ha saputo gettare i giusti semi, an-
carne: non tutto l’animale viene consu- che a proprie spese, agendo nell’ambito
ambito
mato. Alcuni tessuti (ossa, pelle, peli e ristretto delle scelte personali. E noi ora
scarti vari da macellazione), la cui costru- possiamo godere di questi progressi.
zione ha richiesto un notevole consumo Spero mi si permetta, da modesto studen-
di cibo, non alimenteranno alcuno. te di Matematica quale sono, di chiudere
Gianni Tamino, biologo, ex deputato e con una citazione a cui sono particolar-
docente presso l’Università di Padova, mente … affezionato, e che spero valo-
afferma: “Quei cereali e legumi sarebbe- rizzi un poco quanto appena affermato:
ro buoni anche per l’uomo. Al posto di Sono diventato vegetariano per ra-
quella bistecca, si avrebbero 8-9 porzioni gioni etiche, oltre che salutistiche.
di cereali o legumi. Col materiale di par- Credo che il vegetarismo possa inci-
tenza, potrebbero mangiare 9 persone”. dere in modo favorevole sul destino
Per consentire a noi umani di alimentarci dell’umanit .
dell’umanità
in maniera carnivora, serve una biomassa Albert Einstein in
di vegetali decisamente maggiore che se Per saperne di più http:// www.
ci alimentassimo con i soli vegetali. istitutospllanzani.it/doc/263.pdf 15
Il 90% della soia prodotta al livello mon-
diale è destinata all’allevamento. Per il cibo
e
mais siamo al 70% (dati denunciati anche
dalla trasmissione televisiva “Report”,
nel maggio 2009).
La questione che si pone è squisitamente ambiente
etica: destinare il 90% di un ottimo cibo
come la soia ad animali, per trarne molto
meno, a fronte di un miliardo di denutriti
(dato dell’Organizzazione
Organizzazione delle Nazioni

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

COME SONO BUONI I BIANCHI


(e come sono brave le rockstars)
musica di Aldo Migliorisi
(http://aldomigliorisi.blogspot.com)
16

disegno di Guglielmo Manenti

Laltro
L’ giorno, siccome a forza di vedere Bruno Vespa in televisione mi era venuta una fame nervosa che non vi dico, e
considerato che a casa non c’era niente da mangiare, sono sceso giù per comprare qualcosa. Solo che per strada, appena ho
visto il primo negozio di dischi, mi ci sono infilato senza neanche pensarci. Prima il vizio poi i bisogni, mi sono detto.
Mi ero quindi messo a rovistare tra gli scaffali, quando ho beccato un lp con in copertina un bambino nero denutrito che
guardava con due occhi da vergognarsi. Era il Concert for Bangladesh del 1973, la Grande Madre di tutti i concerti umanitari.
Ora, dovete sapere che questa storia dei concerti di beneficenza, e di come siano brave le rockstar, e di come l’industria sia
sensibile ai problemi della povera gente mi ha subito colpito. Così ho chiesto al commesso se c’era qualche altra cosa del
genere, che volevo dargli un’occhiata. Il tipo deve aver capito subito con chi aveva a che fare: gli sono brillati gli occhi, si è
infilato diritto nel lercio retrobottega e dopo qualche minuto n’è uscito con un pacco di vinili che puzzavano di muffa.
- Questi come le sembrano? – mi ha chiesto con un sorriso che sembrava la volpe di Pinocchio, scansando le ragnatele
e le cacche dei topi sulle copertine.
C’era tutto: Live Aid, Live8, Live Earth, USA for Africa, Pavarotti & Friends e anche il concerto per il terremoto in Abruzzo.
Non ci ho visto più: in preda alla commozione ho acquistato l’intero scatolone di dischi e sono andato diritto a casa per
ascoltarmeli in segno di solidarietà, orgoglioso di me e della mia bontà. Ho pensato anche a come siamo buoni noi bianchi,
con i nostri concerti rock di beneficenza; tutti uniti contro la povertà, gli uragani, l’aids. Tutti: Laura Pausini compresa.
Quando però sono arrivato a casa senza niente da mangiare, la fame mi è subito ritornata. Lunica L’ cosa commestibile era una
specie di 4 Salti in Padella ormai mummificata che risaliva al neolitico superiore: con un po’ di coraggio si poteva tirarla fuori
dal freezer, scongelarla, mangiarsela e sperare di sopravvivere. Una storia tipo roulette russa, per capirci, che se uno volesse
cedere all’insano vizio della scrittura, potrebbe iniziare così:
Presi la Cosa, la infornai e, appena il termostato toccò i 180°, l’’oggetto iniziò a muoversi lentamente, mormorando come se volesse dire
qualcosa. Stava cambiando colore e sembrava che trasudasse mozzarella alla diossina quando, dopo aver acceso il grill per una migliore
tostatura, il Mostro iniziò lentamente a parlare …
- Basta con queste scemenze - ha detto la gatta interrompendo bruscamente questo mio slancio letterario- pensa
invece a preparare quell’articolo su cibo e musica, che se no a quelli dell’Arcobaleno non ce li leviamo di torno. Oggi
ho già ricevute quattro telefonate anonime in pugliese.
- Erano allucinazioni letterarie dovute alla fame. Un fatto romantico: cose che tu non puoi capire – ho detto alla micia,
assumendo la posa da scrittore tormentato.
Comunque, era vero: dovevo buttare giù qualcosa su musica e cibo ma, onestamente, a parte le verdure marce che gli spettatori
inferociti buttano solitamente sul palco, c’era veramente poco da scrivere.
- Qualcosa sulla musica come nutrimento dell’anima, non potrebbe andare bene? Tanto quelli del giornale si bevono
tutto – ha detto la gatta.
- Questa storia l’avrò letta minimo duecento volte, e in tutte le salse. Caso mai l’avessi dimenticato, ti ricordo che io
sono un autore di un certo livello.
- Lasciamo perdere - ha fatto lei - mi sa che oggi non è giornata. Sto telefonando per ordinare due pizze. Tu come la
vuoi?
La situazione è precipitata quando, nell’attesa che arrivassero le pizze, ho messo sullo stereo il primo dei dischi acquistati.
Prima una graziosa nuvoletta azzurrina a forma d’aureola, poi un rumore che sembrava che stessero ammazzando un maiale
da 800 chili, e alla fine le casse sono esplose, spargendo un terribile tanfo d’uova marce.
- Ma che è? Cos’era?–– ha detto la gatta, gonfiando la coda tipo mongolfiera.
- Come, – ho risposto con una voce commossa - era il Live8 del 2005, quello contro la povertà!
La gatta mi ha guardato con compassione, io non ho capito il perché. Stavo per chiedere una spiegazione, quando suonano
al citofono:
- Pizza! - fa una voce con uno strano accento.
- Grazie, sesto piano. Lascensore
L’ è rotto -. Dall’altra parte della cornetta mi è parso di sentire una bestemmia. Forse,
in africano.
Dopo aver scalato i sei piani il ragazzo della pizzeria, un eritreo che conoscevo di vista, si è accasciato sul tappetino dell’ingresso
e mi ha smollato le pizze chiedendomi, allo stesso tempo, un bicchiere d’acqua e una sedia per riposarsi.
- Solo un minuto – ha detto, madido di sudore- sei piani, un minuto di poltrona, prego.
Sono andato a prendergli un bicchiere d’acqua e, al ritorno, il tipo si era messo comodo sulla poltrona e stava guardando con
interesse la copertina del disco del Live8.
- Io mi ricordo del Live8, nel 2005. Eravamo appena sbarcati a Lampedusa dopo tre giorni di mare. In duecentocinquanta
su una barca lunga dieci metri e larga cinque- ha detto l’ eritreo sorridendomi - Guarda, ti faccio leggere una cosa.
Il ragazzo ha preso il portafoglio e ha tirato fuori un ritaglio di giornale.
- Quelli della Croce Rossa ci avevano involtato il pesce, al centro di prima accoglienza. Lho L trovato là. Tieni - ha detto il
L’
ragazzo prima di andarsene. La gatta si è avvicinata curiosa, mi ha preso il ritaglio dalle mani e ha iniziato a leggere:
Sabato 2 luglio 2005: in concomitanza con il G8 il pianeta assiste al Live8, ““il più grande concerto del mondo””. Miliardi di spettatori, quasi
150 rockstars coinvolte, nove concerti in contemporanea sparsi per il pianeta. Pink Floyd, Deep Purple, Roxy Music, Paul Mac Cartney,
Brian Wilson...
- Certo, di terra ne hanno dovuta scavare, metri e metri di putridi cimiteri, per disseppellire un cast del genere- ha
commentato acida la micia. Poi ha continuato:
Consegnare la povertà alla storia: ““Make poverty history” è lo slogan del megaconcerto umanitario. Sensibili alle richieste degli
organizzatori, in apertura di G8 i portavoce governativi hanno dichiarato che da parte degli otto grandi c’è’’è l ’ intenzione di ridurre il
debito multilaterale di alcuni (soltanto diciotto) paesi poveri del cento per cento, per un totale di 50 mld. di dollari.
- Bravi – ha fatto la micia. - Solo che hanno dimenticato di dire che il debito totale dei paesi poveri è superiore
ai 1000 miliardi di dollari, 300 solo quelli dell’Africa. Tanto per dire, l’anno prima di questa buffonata, nel 2004,
l’America aveva allegramente sborsato 455 miliardi di dollari per armamenti e guerre. Altro che lotta alla fame nel
mondo.
- E tu come fai a sapere queste cose? – ho chiesto alla gatta.
- La conoscenza è forza, l’ignoranza è schiavitù – ha detto lei, per tutta risposta. – Hai presente Socrate?
- Socrate chi? Il gruppo rock greco?
- Quelli si chiamavano Socrates Drank The Conium e suonavano progressive blues negli anni settanta. Invece di
perdere tempo con Bruno Vespa, che ti fa anche venire la fame nervosa, prova a leggere qualche libro: nutre e non
fa ingrassare.
- Ora che c’entra Bruno Vespa, il più grande giornalista italiano vivente?
- Poi te lo spiego. Un’altra cosa: debito multilaterale, per l’Africa, significa solo il 30 per cento del totale, ed è
quello dovuto agli organismi finanziari internazionali: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Fondo
di Sviluppo per l’Africa.
Africa. Laltro,
L’ il restante settanta per cento, si chiama debito unilaterale: riguarda direttamente gli 17
Stati e quello non si tocca neanche a bastonate, neppure se dovesse resuscitare Elvis Presley in persona, sciarpe e
lustrini compresi – ha continuato la gatta.
- E ora che c’entra anche la buonanima di Elvis?
- Lascia stare. Tu lo sai che per ogni dollaro che i paesi occidentali danno in aiuto a quelli poveri, nove devono essere
restituiti per pagare i debiti? Calci in culo ci vorrebbero, altro che canzoncine cantate da rockstars – ha concluso la
mia gatta, che è una micia che parla sempre con proprietà di linguaggio.
Ora, sarà stato per la fame, sarà perché la pizza era ormai fredda ma, all’improvviso, chissà perché, mi è venuta in mente
una canzone. Quella di John Lennon dove c’è quel verso che fa: “E’ facile vivere con gli occhi chiusi, senza capire nulla
di ciò che vedi...”. Avete presente?

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

cibo
e storia
18
di Agata Coco

I
l Medioevo evoca sempre nell’im-
maginario collettivo l’età oscura
e barbara in cui la civiltà sembrò
essersi fermata. Il pensiero moderno
ha spesso sostenuto l’idea che filosofia, Floris Gerritsz. van Schooten, Natura Morta
scienza e arte avessero abbandonato la
terra per poi ricomparire, dopo secoli
di letargo, dopo il XV secolo. conventi, detentori di tutte le tradizio- era prodotta esclusivamente all’inter-
Eppure il Medioevo annovera studi, ni gastronomiche, si moltiplicarono in no dei conventi e la prima relazione
scoperte scientifiche e innovazioni Francia, dando così grande impulso al- scritta riguardante la sua fabbricazione
tecnologiche che rivoluzionarono il l’arte culinaria”. risale al IX sec., ad opera del priore di
sistema economico del tempo e delle Secondo lo storico belga Leo Moulin San Gallo in Svizzera. Oltre alla birra
epoche successive. dunque, l’origine della gastronomia (famosa quella dei trappisti, ancor oggi

MONASTERI A TAVOLA
la nascita della cucina europea
Il fulcro economico e culturale della moderna è da ricercarsi nella cucina prodotta, e dei francescani) i monaci
prima fase dell’età medievale è senza monastica e il motivo è semplice: i producevano assenzio al miele, sidro e
alcun dubbio il monastero, il luogo in monaci si dedicavano alla coltivazione naturalmente vino, il cui uso come be-
cui i discepoli di Benedetto da Norcia della terra e si nutrivano dei suoi frut-
vanda era stato autorizzato dallo stesso
condividono la vita religiosa, seguendo ti. Si trattava di prodotti poveri, ortag-
San Benedetto. Il vino era già ovvia-
la regola dell’ora et labora. Le comunità gi e radici, che però venivano preparati
mente conosciuto, tuttavia la necessità
monastiche benedettine si diffondono con estrema cura. Dapprima solo con- di utilizzarlo puro per la messa indusse
rapidamente in ogni angolo dell’Euro- diti con olio (nelle regioni meridiona-i monaci benedettini a praticare la vi-
pa e la laboriosità dei monaci si trasfor- li) e grasso animale (al nord), venneroticoltura. Essi piantarono la vite e ne
ma rapidamente in operosità creativa poi accompagnati da uova e formaggio diffusero la coltivazione in ogni luogo
tanto da divenire la molla della nuova e sostenuti dal pane (panis familiae) od’Europa,
Europa, anche dove il clima era meno
civiltà europea. cotto sotto la cenere (subcinericium). adatto. I monaci bevevano vino puro
I monaci furono dissodatori, giardi- Il consumo di carni, invece, era, in undi alta qualità, ma anche aromatizza-
nieri, vivaisti, piscicoltori, apicoltori, primo momento, molto limitato; nel- to all’anice
anice o bollito e speziato con la
allevatori e proprietari di aziende agri- l’ordine cistercense, nel XII sec., eracannella, chiodi di garofano, mandorle
cole, capaci di utilizzare nuove tec- vietato cibarsi di carne e persino di ver-
dolci o con aggiunta di miele, anche
niche di produzione e soprattutto di dure se cotte nel grasso animale, solo la
perché gli uomini del medioevo non
trasformazione dei prodotti della terra carne di volatili era consentita poichébevevano mai acqua senza l’aggiunta
aggiunta di
ed è proprio dai monaci che provengo- gli uccelli erano assimilati ai pesci, che
vino, o sidro o succo di frutta.
no pietanze e bevande che ancor oggi venivano consumati abbondantemente I monaci sono anche all’origine
origine della
caratterizzano la cucina europea; anzi, specie durante la quaresima. produzione degli alcolici: grappe, ac-
secondo alcuni studi, ancor oggi, luo- quaviti e liquori. Lalcol
L’ era però imbe-
ghi rinomati per la loro tradizione cu- La birra e vibile e così i monaci, che coltivavano
linaria sono quelli in cui anticamente erbe e piante medicinali, impararono
sorgevano monasteri. gli alcolici. a produrre liquori aromatizzati alle
Nel Dictionnaire de gastronomie france- erbe, utilizzati a scopo terapeutico, ma
se si legge che “verso la fine dell’era Ai monaci si deve anche l’invenzione anche degustativi, tra questi l’acqua
acqua di
merovingia, cioè dal VII sec. in poi, i della birra e degli alcolici. La birra melissa dei carmelitani scalzi, l’acqua
acqua
di fiori d’arancio e ancora oggi molto Lorenzo in Capua. Sempre in Italia, imina): il pan pepato all’anice, il cer-
conosciuti, il Benedictine, prodotto monaci cistercensi fondano nell’area tosino bolognese, i frati, i sacrestani,
dal monaco benedettino Dom Bernar- padana molte abbazie, in questi terri-
i benedettini alle mandorle, il frangi-
dino Vincelli nel 1510, dall’infusione tori essi operano bonifiche e destinano
pane (pastafrolla alle mandorle), che,
di 35 erbe e lo Chartreuse o Elixir di parte del territorio all’allevamento di
secondo la tradizione piaceva così tan-
lunga vita del 1605 ottenuto dall’infu- mandrie di vacche da latte. E’ proprio
to a san Francesco che volle mangiarlo
sione in alcol di ben 130 varietà di erbe grazie all’enorme disponibilità di latte
sul letto di morte, ma non riuscendovi,
aromatiche alpine. Furono invece i vaccino e all’interesse dei monaci per
lo fece dividere ai frati presenti che lo
monaci irlandesi e, secondo la leggen- la produzione di formaggio, che essi mangiarono per obbedienza con le la-
da, lo stesso San Patrizio ad inventare misero a punto tecniche sofisticate di
crime agli occhi. Ogni Ordine mona-
il whisky. I monaci che, dal V al X sec., lavorazione come il doppio riscalda- stico aveva la sua specialità: i carmeli-
evangelizzarono gran parte dell’Europa mento, la salatura e la stagionatura da
tani le frittelle al miele cosparse di fo-
settentrionale e orientale, favorirono cui nasce il formaggio grana. I primiglie di rose, l’Ordine
Ordine di Santa Caterina
la produzione di scotch, vodka e grap- documenti in cui è citato il parmesanil biancomangiare, tanto che nei giorni
pa, kirsch, nati nei paesi dove fioriro- risalgono al Trecento. Nel 1348 è Boc-
di festa si svolgevano addirittura gare
no le abbazie irlandesi e benedettine, caccio che scrive: «in una contrada che
di dolci tra gli Ordini religiosi.
mentre il rum fu inventato nel XVII si chiama Bengodi […] eravi una montagna
Anche in Sicilia con la diffusione del
sec. dai padri Dutertre e Labat. di formaggio parmigiano grattugiato
grattugiato» .
monachesimo benedettino, che fa
È probabile, però, che le prime formeproprie le influenze precedenti e suc-
I formaggi. di grana siano state prodotte nel secolo
cessive, si sviluppa una tradizione cu-
precedente, ovvero nel 1200. linaria e dolciaria che continua tuttora
I monaci medievali sono gli unici ad o attraverso i ricettari dei conventi o
avere gli strumenti per inventare nuo- I dolci. ancora attivamente in alcuni conventi
ve tecniche di trasformazione dei pro- femminili.
dotti della terra che essi accumulano in Ma nel Medioevo e durante i seco- Non è possibile ignorare la descrizione
gran quantità e che devono necessaria- li successivi, le grandi specialità degli che Federico de Roberto inserisce nel-
mente trasformare in beni non deperi- Ordini monacensi sono i dolci (dulcea- la sua opera I Viceré, a proposito delle
bili, e sono gli unici attività culinarie dei
in grado di insegna- monaci benedettini
re queste tecniche, del monastero di
di conservarne i San Nicola: ““I cal-
segreti, ma anche deroni e le graticole
di perpetuarli e tra- erano tanto grandi
mandarli di gene- che ci si poteva bolli-
razione in genera- re tutta una coscia di
zione. Per esempio, vitella e arrostire un
grazie a Benedettini pesce spada sano sano;
e Cistercensi l’arte sulla grattugia due
casearia si sviluppò sguatteri, agguantata
ulteriormente dan- circa mezza ruota di
do origine a nuovi formaggio, stavano
tipi di formaggi, un’ora
’’ora
ora a spiallarvela;
specie stagionati: il ceppo era un tronco
il brie, il munster di quercia che due uo-
creato dai monaci mini non arrivavano
del Monasterium ad abbracciare, ed
Confluentes nel ogni settimana un fa-
VII secolo,
secolo l’herve legname, che riceveva
belga, il monta- quattro tari e mezzo
sio prodotto nell’ barile di vino per que-
abbazia di Moggio sto servizio, doveva se-
dal XIII sec., il garne due dita, perché
laguiole che ebbe si riduceva inservibi-
origine nell’abba- le dal tanto triturare. 19
zia di Aubrac nel In città, la cucina dei
1120 per rifornire Benedettini era pas-
i pellegrini che qui sata in proverbio; il
sostavano lungo la timballo di macchero-
strada per Santiago ni con la crosta di pa-
de Compostela, la sta frolla, le arancine
mozzarella di bufa- di riso grosse come un
la che risale al XII melone, le olive imbot-
sec. da notizie del Georg Flegel, Natura morta, Städelsches Kunstinstitut, Frankfurt tite, i crespelli melati,
monastero di San erano piatti che nessun

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
A Noto fino al secolo XIX, dei dicias-
sette conventi e dei sei monasteri che
contava la cittadina, il più rinomato
era quello benedettino del SS. Salva-
tore. In un elenco delle ultime mo-
nache di questo convento, risultano
trentuno religiose e tre zitelle, cioè
delle converse che, pur non legate da
voti o regole, osservavano la clausura
ed erano soprattutto famose per l’abi-
20 lità con cui confezionavano la più raf-
finata dolceria.
Dopo il 1860, con l’incorporazione
dei beni ecclesiastici da parte dello
Stato, alcune suore continuarono a
far vita monacale fuori dai conven-
ti, in abitazioni private. Aumentò in
tal modo il numero delle cosiddette
«monache di casa », le quali contri-
Maerten Boelema de Stomme, Natura morta; olio su tela - 1642 buirono certo in modo notevole a
Musées Royaux des Beaux-Arts, Brussels diffondere i ricettari a un più vasto
pubblico.
altro cuoco sapeva lavorare; e poi gelati, pasta di mandorle del convento della La ricchezza dei prodotti originatisi
per lo spumone, per la cassata gelata…”.
gelata… Martorana, coloratissimi pasticcini, dalla tradizione monastica, la varietà
Certamente rilevante fu la funzione modellati a forma di frutta, ortaggi o e la cura dei cibi, la raffinatezza delle
dei conventi nell’arte dolciaria di cui quant’altro, che devono il loro nome pietanze specie in epoche più recen-
la diffusione in numerosi centri della alla nobile Eloisa Martorana, fonda- ti, sembrerebbero scontrarsi con le
Sicilia di “biscotti della monaca” o di trice nel 1193 dell’omonimo monaste- severe regole degli ordini monasti-
“dolci della “badia” sono una piccola ro palermitano; i cannoli; le cosiddet- ci. Soprattutto nei primi secoli del
testimonianza. te «teste di turco» e le cassatelle della monachesimo, sono noti i richiami
G. Meli, poeta siciliano del Sette- Badia Nuova; i nucàtili di Natale del di abati e vescovi ad una condotta di
cento, dedica una lunga poesia a Li monastero di S. Elisabetta e i muscar- vita più austera che appaiono confer-
cosi duci di li batii, cioè, ai dolci che dini della Concezione, per il festino mare l’ immagine del frate gaudente,
venivano confezionati dai ventuno di S. Rosalia. panciuto e rubicondo, di una certa
monasteri di Palermo, da quello di S. Tomasi di Lampedusa, nel suo roman- iconografia tradizionale. Certamen-
Chiara al Salvatore, alla Martorana, zo Il Gattopardo, parla invece de “i “ te, però, la realtà è più complessa
ecc., celebrando di ciascuno di essi le mandorlati rosa e verdognoli sgranocchia- e se è vero che lavoro, commercio e
specialità più rinomate. ti con soddisfazione”durante la visita al donazioni arricchirono oltremisura
Pitré, studioso delle tradizioni popo- monastero della beata Corbera. alcuni monasteri fino a snaturarne la
lari di Sicilia, annota che come ogni Intorno al 1500, un editto, a Mazara vocazione, è altrettanto vero che tan-
monastero aveva «l’emblema in legno del Vallo, proibì alle monache di dedi- ta attenzione e dedizione alla trasfor-
o in marmo sulla porta», vantava al- carsi alla preparazione della cassata, mazione dei prodotti della terra e ai
tresì una ««piatta di pasta di mandorle, di origine araba, ma rielaborata dalle cibi meritano alcune considerazioni.
un manicaretto, ch’era il suo distin- suore dei monasteri, perché le allon- I monaci erano innanzitutto uomini
tivo». Sicché sono rinomati i frutti di tanava dalle pratiche religiose. di fede che attraverso il lavoro dei
campi scoprivano le enormi poten-
zialità di quel creato che Dio aveva
consegnato agli uomini perché lo tra-
sformassero e lo utilizzassero a pro-
prio vantaggio; essi evidentemente
guardavano con stupore la natura e i
suoi fenomeni e dall’osservazione co-
stante e curiosa traevano materia per
le loro invenzioni e innovazioni che
mettevano al servizio delle comunità;
infine l’amore
amore per il buon cibo non
è altro che un segno dell’umanissimo
umanissimo
desiderio di godere della vita e di ciò
che di bello e buono essa offre.
D’altronde come sostiene A. Brillat-
Savarin, “La
La scoperta di un piatto
nuovo è più preziosa per l’umanità
umanità
Floris Claesz van Dijck, Natura morta - 1613 che la scoperta di una stella”.
Frans Halsmuseum, Haarlem
21

una
storia
in uno
Oltraggio all’ortaggio, foto di Antonio Squeo
scatto
l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

MANGIA COME PARLI


alimentazione e globalizzazione
cibo
nostrano
22 di Francesca M. Lo Faro

C
hiunque si rechi a Salerno non può
fare a meno di andare a visitare il
“Giardino della Minerva” che, ol- in quanto – a loro parere - esisterebbe un
tre a rappresentare la principale attrazione rapporto determinato tra uomo e natura.
della città campana, è anche l’antesignano Il dibattito scientifico, o pseudo tale, sul-
degli orti botanici, essendo stato fondato la pretesa superiorità delle specie indigene
poco dopo il 1300 da un insigne medico sulle altre, nascondeva implicazioni ideolo-
della Scuola salernitana - Matteo Silvatico giche, giacché è evidente che, dietro al ri-
- che fu autore di Opus Pandectarum Medici- fiuto delle piante e dei cibi esotici, si celava
nae, medico personale del re di Napoli Ro-
nae il rifiuto verso tutto ciò che arrivava dal-
berto d’Angiò e profondo conoscitore delle l’esterno
esterno e che giungeva in Europa a segui-
piante per la produzione di medicamenti. to dell’intensifi
intensificarsi degli scambi a livello
Il Silvatico, nel suo giardino, coltivò mol- planetario che, giusto all’inizio
all dell’Otto-
teplici piante commestibili, ma considerò cento, facevano percepire già quel processo
i prodotti del mondo vegetale farmaci più che oggi chiamiamo globalizzazione.
che alimenti. La descrizione delle virtù te- Tali considerazioni aprono uno scenario
rapeutiche delle piante fu anche l’interesse sull’attualità
attualità e ci inducono a considerare
primario di altri medici medievali i quali, che, riguardo ai cibi esotici, le nuove on-
prescrivendo le regole per il mantenimen- date migratorie hanno riportato alla ribalta
to della buona salute, imposero ai pazienti fenomeni di rifiuto, come dimostrano le
numerose norme alimentari e considera- recenti prese di posizione di alcune ammi-
rono insalubri, ad esempio, i luoghi in cui nistrazioni civiche contro la vendita del ke-
cresceva il fico, il noce, il melograno e il bab. Vi è, dunque, un parallelo tra i processi
sambuco. storici che stiamo vivendo in questi ultimi
Già da questi accenni sull’antica botanica anni da una parte e, dall’altra,
dall le polemiche
medica, si comprende come il motto “l’Uo- che in passato accompagnarono l’introdu-
l
mo è ciò che mangia” non sia semplicemen- zione di nuove specie vegetali, considerate
te un modo di dire, ma un’idea consolidata, nocive perché esotiche e con molte cautele
radicata nella nostra cultura al punto tale coltivate a scopi alimentari, come mostra il
che, in passato, tra i naturalisti invalse noto caso della patata, pianta a lungo con-
l’opinione che occorresse nutrirsi o curarsi siderata non commestibile o, addirittura,
esclusivamente con le piante che crescono velenosa, anche perché simbolo di un mon-
nello stesso territorio in cui si vive, giacché do lontano, estraneo, altro.
le piante autoctone avrebbero effetti bene- In sintesi, è importante osservare che,
fici sugli individui e sugli interi gruppi so- quando si parla di alimentazione, i sen-
ciali che vivono nello stesso loro territorio. timenti collettivi verso il cibo risentono
Una tale riflessione, ad inizio Ottocento, di molteplici fattori culturali e sociali. Le
venne formulata da alcuni naturalisti e do- oscillazioni delle mode spingono verso due
centi dell’ateneo catanese (Carmelo Mara- atteggiamenti estremi e contrastanti: il glo-
vigna, Giuseppe Maria Cosentini, Gaetano balismo culinario (con la diffusione di cibi
De Gaetani, Paolo Di Giacomo Castorina, e ristoranti esotici) ed il localismo culinario
Francesco Ferrara) che, in molteplici scritti (con la tutela dei prodotti tipici del terri-
pubblicati in riviste dell’epoca, posero l’ac- torio). La compresenza di questi elementi
cento sulle piante locali, considerate di gran contraddittori contamina briosamente
briosamente le
lunga superiori rispetto a quelle importate, nostre tavole.

l‘arcobaleno supplemento a Sicilia Libertaria N° 289 - novembre 2009. Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri.
Registrazione Tribunale di Ragusa n° 1 del 1987. Fip. - Progetto grafico Marina La Farina.
Il “Comitato di reLazione” si riunisce periodicamente. Chiunque, condividendo i princìpi antifascisti, antirazzisti ed antisessisti propri
di questo giornale, può proporsi come collaboratore o può inviare contributi all’indirizzo di posta elettronica
elettronica:
giornalelarcobaleno@gmail.com sul nostro sito http://giornalelarcobaleno.blogspot.com è possibile reperire
i numeri arretrati e gli approfondimenti tematici.
“U
n anno all’estero?! Ma lo sai non consapevolmente). cerie che vendono tanti tipi di pane, tra
che non ci sarà la mamma a Però ho mangiato zuppa di fegato, un tra- cui i miei amati Bretzeln (nella foto, quelli
cucinarti i tuoi piatti prefe- dizionale piatto austriaco, e mi è piaciuta! semplici con sale grosso sulla superficie
riti, vero?!” L´Austria, come può darsi che non sappia- e quelli con formaggio), e prodotti dolci
Questa è stata la primissima reazione di te se siete scarsi in geografia (del tipo: io come torte, cornetti o muffins.
un parente dopo aver saputo della mia de- non lo sapevo. Grazie Wikipedia!), confi- Se avete più tempo, soldi da spendere e
cisione di trascorrere quest’anno scolasti- na con ben otto paesi: la Germania, la Re- voglia di rilassarvi, potete entrare in una
co a Vienna, la capitale dell’Austria. pubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, la Kaffeehaus e prendere una cioccolata cal-
Non la nostalgia, non la difficoltà di stu- Slovenia, l’Italia, la Svizzera e il Lietchen- da o un caffè accompagnati da dolci come
diare materie già astruse di loro come ma- stein (vi giuro che esiste per davvero). il Mohr im Hemd (un tortino al cioccolato
tematica, chimica o latino in una lingua Questo rende la cucina austriaca molto servito con cioccolato fuso e panna), le Pa-
straniera che conoscevo a malapena, non varia, perché influenzata dalla tradizione latschinken (crêpes) o la celebre Sachertorte
le tantissime altre cose che possono an- dei paesi confinanti. In particolare la cuci- mit Schlagobers,, solo per citarne alcuni (la

dare storte in un’esperienza come quella na viennese include molti piatti unghere- lista completa è lunga e succulenta!).
che sto vivendo, ma il cibo, l’assenza del si, tra cui svariati buonissimi gulasch. Le Kaffeehäuser sono piuttosto costose
buonissimo, universalmente dichiarato “il Il mio preferito è di carne, con paprika e ed è quasi impossibile uscirne senza es-
migliore al mondo” cibo italiano, e in par- spätzle, degli gnocchetti di farina che qui sersi separati da almeno cinque euro – ma
ticolare del “cibo della mamma”, cucinato mangio spesso anche accompagnati da ne vale assolutamente la pena, anche solo
con tanto amore perché di mamma ce n’è uova sbattute ((Eierspätzle). per l´atmosfera fantastica che si respira in
una sola, eccetera eccetera. Un altro dei piatti che mangio volentieri alcune (mamma, papà, perdonatemi se sto
Una domanda del genere, posta in cima è importato dalla Baviera, la parte me- prosciugando il conto di famiglia solo per

Austria nonvisiscere
a tutte la altre, basta da sola a dimostrare ridionale della Germania. Si tratta dei andare a caccia di atmosfere).

In mangiano
ngiano
di lombrico (… anzi!)
E s p e r i e n z e c u l i n a r i e d i u n ’ E x c h a n g e S t u d e n t i t a l i a n a a Vi e n n a
quanto sia importante il cibo per gli italiani. Weißwurst mit Senf
Senf, wurstel bianchi accom- Insomma, la cucina austriaca non ha nien-
Anche il manifesto di Intercultura, inno- pagnati da una senape molto più dolce di te da invidiare a quella italiana.
centemente appeso ad un muro a scuola, quella che abbiamo in Italia. ….
con la funzione di farmi uscire dalla retta Anche se i miei piatti preferiti sono di Cioè … insomma… beh, pochissime cose
via provocando reazioni isterico – suicide carne, non è affatto vero quello che si dice comunque.
ai miei genitori, lo diceva a chiare lettere: in Italia, cioè che in Austria e in Germania Aprirsi a nuovi orizzonti spesso paga an-
CERCHIAMO RAGAZZI DISPOSTI si mangiano sempre e solo carne e patate. che in fatto di cibo, per quanto ci sarà
A RINUNCIARE A TUTTE LE LORO Nella mia famiglia ospitante mangiamo sempre il parente di turno ad affermare
CERTEZZE. spesso verdure, pasta o spätzle: direi che a il contrario! Voi non ascoltatelo e fate di
E sotto c’era l’immagine di un succulento conti fatti mangio tanta carne quanta ne testa vostra.
piatto di spaghetti al sugo: sano, gustoso mangiavo in Italia, forse addirittura un po’ Come? Spaghetti?
cibo italiano, cibo di tutti i giorni, cibo meno! No, grazie. Prendo le viscere di lombrico!
della mamma, sul quale tu, giovane e in- Inoltre, a scuola e fuori pasto, tutti man-
grato studente di scambio, stai sputando giano tantissima frutta e verdura, abitudi- di Irene Squeo
sopra per condannarti a un anno di riso, ne che da noi non esiste proprio. È sta- 23
pesce crudo, fast food, wurstel, papaie e to molto strano, i primi giorni di scuola,
chissà, per gli studenti meno fortunati,
anche tarantole vive e sformato di viscere
vedere gente che a ricreazione mangiava
mele, pere e, talvolta, anche peperoni o
cibo e
di lombrico.
Non sono ben informata sulle possibili
pomodori anziché cioccolata e patatine
come facciamo noi italiani (quelli della
culture
torture culinarie inflitte agli altri giovani dieta mediterranea…!).
di belle speranze, ma posso raccontarvi Se invece non vi sentite appagati da mele
come me la sto passando io, iniziando e pomodori, e desiderate una pausa più so-
col dichiarare che no, non ho mangiato stanziosa e soddisfacente, in Austria pote-
sformato di viscere di lombrico (almeno te trovare moltissime panetterie – pastic-

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

I L C I B O E L A C A R TA
alle origini della fame e dello spreco di risorse alimentari
Africa, 15 nei paesi sviluppati. la terra circa centomila persone muoiono
cibo e Storicamente, a partire dal triennio 1969-71, il di fame o delle sue conseguenze immedia-
te. 826 milioni di persone sono oggi cro-
finanza
dato assoluto totale aveva manifestato una ap-
prezzabile, anche se non accentuata, tendenza nicamente e gravemente sottoalimentate
al calo fino al triennio 1995-97, allorché era sta- … La distruzione per fame di milioni di
24 to pari a circa 825 milioni, per poi risalire negli esseri umani ha luogo ogni giorno in una
di Francesco Mancini anni successivi, sempre più decisamente, fino specie di normalità congelata su un pia-
ai livelli attuali. neta traboccante di ricchezza. Allo stato
In percentuale, rapportata al totale della po- attuale delle forze produttive agricole, la

“U
U
na volta il futuro era migliore”: polazione mondiale, ll’incidenza del numero terra potrebbe nutrire normalmente dodi-
questa citazione, insieme amara dei denutriti è calata fino al triennio 2004-06 ci miliardi di esseri umani, fornendo ogni
ed ironica, viene a proposito a ed ha evidenziato una brusca tendenza al rial- giorno ad ogni persona una razione di
commento delle risultanze dell dell’’’ultimo
ultimo rap- zo negli anni 2008 e 2009. cibo equivalente a 2.700 calorie. Eppure,
porto della Fao (Organizzazione delle Nazioni In termini assoluti, nonostante ll’impegno, benché sulla terra vivano poco più di sei
Unite per ll’alimentazione e ll’agricoltura) sul- preso al World Food Summit del 1996 di dimez- miliardi di persone, ogni anno 826 milio-
l’l insicurezza alimentare nel mondo. zare la fame nel mondo entro il 2015, il nume- ni soffrono di sottoalimentazione cronica
Il rapporto ((State of Food Insecurity – Sofi 2009) ro degli affamati cronici dal 1995 ha ripreso ad e invalidante.
ha infatti segnalato, nellnell’anno in corso, un aumentare. Considerazioni di semplice buonsenso porte-
picco storico, pari a 1,02 miliardi, nel numero Le cause del record negativo del 2009 vengo- rebbero a ritenere che ll’’’umanità
umanità e i suoi gover-
delle persone che nel mondo vivono in con- no ricollegate alla crisi economico-finanziaria nanti, in una simile situazione e in presenza di
dizioni di fame, con decine di milioni che ne in corso, agli alti prezzi degli alimenti, ai reddi- una tendenza all all’incremento della popolazio-
muoiono annualmente. ti in diminuzione ed alla disoccupazione. ne mondiale prevista per il prossimo futuro in
Si tratta del numero più elevato dal 1970, il pri- In accordo con le definizioni adottate dagli orga- termini piuttosto marcati, si attrezzasse per
mo anno rispetto al quale esistono dati con- nismi dellOnu,
dell’’’Onu, per «fame», o sottonutrizione, si farvi adeguatamente fronte.
frontabili, e corrisponde a circa un sesto della intende una «ingestione di calorie insufficiente, Non mancano certo gli strumenti tecnici per
popolazione mondiale. inferiore al minimo energeticamente necessario aumentare e migliorare la produzione e la di-
Del totale di 1.020 milioni di denutriti, 642 per mantenere un peso corporeo minimo accet- stribuzione degli alimenti, oltre che per com-
sono localizzati in Asia e nel Pacifico, 265 nel- tabile e una moderata attività fisica». battere cause ed effetti di fenomeni quali la
l’l’’Africa
Africa sub-sahariana, 53 in America Latina e Diversa e molto più diffusa, è la «malnutrizione deforestazione, la desertificazione, ll’inquina-
nei Caraibi, 42 nel Vicino Oriente e in Nord in nutrienti» (proteine, vitamine, oligoelemen- mento ambientale, le mutazioni climatiche, in
ti), che riguarda anche persone modo da migliorare le prospettive future.
Miseria e nobiltà (film ,1954) ipernutrite, concentrate nei Eppure tutto questo non accade, se non in mi-
paesi «sviluppati» e fra le classi sura largamente insufficiente.
medie dei paesi poveri, pari a un Il cibo, ossia il mangiare, come la necessità di
totale di circa un miliardo. respirare, bere, dormire, abitare, coprirsi, fa
Si parla poi di «insicurezza ali- parte dei bisogni vitali, che accomunano gli
mentare» quando «le persone uomini agli altri animali, in quanto connessi in
non dispongono di accesso fisi- maniera immediata alle possibilità di soprav-
co, sociale o economico ad ali- vivenza dei singoli individui ancor prima che
menti sani e nutrienti per soddi- delle specie di appartenenza.
sfare le necessità e le preferenze Ma le imprese affaristiche e finanziarie non han-
alimentari indispensabili a una no come scopo il soddisfacimento di questo biso-
vita attiva e sana». gno, che per esse rappresenta sostanzialmente un
Il problema della fame nel mon- pretesto, ma sono unicamente interessate a «far
do, della insufficiente produzio- soldi» ed a farne il più possibile.
ne e della ineguale distribuzione Nell attuale situazione storica è certamente
Nell’
degli alimenti a livello mondiale vero quanto afferma la Fao circa ll’incidenza
costituisce, nella sua gravità, una della lunga crisi, in corso dal quarto trimestre
conferma delle deplorevoli con- del 2007, sull
sull’aggravamento del problema del-
dizioni in cui versa attualmente la fame nel mondo.
l’l’’umanità,
umanità, secondo un sostanzia- È altrettanto vero, però, che tale problema
le e quasi universale accordo. esisteva già prima, tanto che la citazione di
Al riguardo, si può richiamare Ziegler si riferisce ad un periodo largamente
quanto riferito dal professor precedente la crisi attuale e, quindi, anche ad
Jean Ziegler, relatore speciale epoche caratterizzate da elevati e crescenti
all ONU per il diritto all
all’ all’ali- livelli di volumi d d’affari, profitti, prosperità e
mentazione, sulla base di dati benessere.
peraltro meno preoccupanti di Va tenuto sempre ben presente, a tal propo-
quelli attuali: Ogni giorno sul- sito, che il soddisfacimento dei bisogni vitali
degli esseri umani, compreso quello di respi-
rare aria non inquinata da veleni, nelle società
capitaliste nate dalla rivoluzione industriale
dipende dalle valutazioni e dalle decisioni di
manager e uomini d d’affari e della finanza.
A scanso di equivoci, si precisa che, a tale ri-
guardo, fa scarsa o nulla differenza che si tratti
di capitalismo di stato o privato o misto, am-
messo pure che nella pratica sia sempre age-
vole, o anche solo possibile, distinguere fra
interessi e moventi privati e pubblici.
Ma i dirigenti e i proprietari delle imprese
d affari e finanziarie, siano essi statunitensi o
d’
cinesi o svedesi o altro, non sono interessati
al migliore e completo soddisfacimento dei
bisogni di chi acquista i loro prodotti e servizi,
ma ad espandere i volumi d d’affari e, ancor più, i
profitti, oltre che i propri compensi personali.
A tal fine, essi sono impegnati ad ottenere il Catania, mercato feraluni
più elevato prezzo compatibilmente con le
condizioni in cui si trovano ad operare, ossia dal nulla costituisce in pratica un trasferimento forte monito a reintrodurli, rafforzarli e non
ad elevare al più alto livello possibile il valore della ricchezza reale a vantaggio delle imprese più rimuoverli.
monetario delle cose che vendono. d affari e finanziarie e che si tratta di espedien-
d’ Per ciò che concerne ll’argomento cibo, è ab-
Oltre che tramite i prezzi, i valori monetari ti intrinsecamente fraudolenti o truffaldini. bastanza evidente che la carta non si mangia e
sono stati incrementati negli ultimi decenni Ciò non toglie che, a parte molte eccezioni, neanche i beni e le grandezze virtuali soddisfa-
anche e soprattutto tramite la creazione, proli- essi siano perlopiù perfettamente legali. no ll’appetito.
ferazione e moltiplicazione di strumenti (pro- Gli economisti, i governi e le autorità moneta- Ciò comporta che, prima o poi, la creazione
dotti) monetari, creditizi e finanziari (azioni, rie nazionali ed internazionali hanno da tem- a livelli stratosferici di valori e prodotti finan-
obbligazioni, prestiti, futures, opzioni, derivati po messo a punto e introdotto regole, limiti ziari riferentisi direttamente o indirettamente
e così via). e divieti, al fine di impedire od ostacolare la al cibo si traducano in un aumento altrettanto
Si tratta di fenomeni che esistevano già prima; creazione dal nulla di valori e strumenti finan- elevato del giro d d’affari e dei profitti ad esso
la novità sta solo nelle dimensioni assoluta- ziari, onde cercare di evitare la formazione di ricollegabili e, quindi, in un aumento genera-
mente inusitate e spropositate di quella che, bolle speculative e le conseguenti crisi. lizzato dei prezzi degli alimenti.
in contrapposizione alla cosiddetta economia Gli strumenti di controllo e regolamenta- La ricerca e la propaganda di motivazioni,
reale, viene spesso definita economia di carta, zione, potenziati a seguito della grande crisi strumenti e pretesti per gli aumenti dei prezzi,
un po’’ impropriamente, se non altro perché in avviatasi nel 1929, negli ultimi decenni sono che hanno preceduto e preparato la crisi, non
larga misura essa è del tutto virtuale. stati rimossi o annacquati, nell
nell’interesse delle hanno comportato grossi problemi.
È stato calcolato, in un momento di crisi finan- imprese d d’affari e finanziarie, supportate dagli I prezzi delle materie prime alimentari sono
ziaria già in atto, che ll’ammontare globale dei economisti, politicanti e media, più o meno aumentati per tante ragioni, ma, tra le più cor-
derivati era pari a 12 volte il valore totale delle consapevolmente al loro servizio. pose, vanno annoverati i contributi deliberati
attività produttive reali esistenti nel mondo. Lattuale
L’ crisi è stata soprattutto conseguenza dal governo degli Stati Uniti per dirottare par-
Al riguardo, è certamente corretto affermare di questo depotenziamento delle regole e dei te cospicua dei raccolti di cereali dall
dall’industria
che la creazione di valori e prodotti finanziari controlli e dovrebbe costituire un ulteriore alimentare alla produzione di biocarburanti.
Gravi responsabilità hanno anche le catene
alimentari tipo McDonald’s, che, dirottando
grandi quantità di cereali dagli uomini agli ani-
mali, aggiungono il danno e i costi dell dell’obesità
allo spreco di alimenti, rendendo ancor più
ineguale la distribuzione e squilibrato il rap-
porto con la popolazione mondiale.
Alla fin fine, ciò che ne risulta, e in effetti è
accaduto, quantomeno fino all all’inizio della cri-
si attuale, è un fortissimo aumento dei prezzi
delle materie prime alimentari e degli alimenti, 25
tale da giustificare ll’entità dei valori e strumen-
ti finanziari creati dal nulla.
Erano da ritenersi del tutto scontate, quin-
di, le conseguenze socialmente catastro-
fiche che tutto ciò ha comportato per le
classi povere dei paesi in via di sviluppo e di
quelli sviluppati, che le statistiche della Fao
evidenziano e le rivolte dei contadini cinesi
ed i suicidii di quelli indiani tragicamente te-
Wall Street, mercato della borsa stimoniano.

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
passa per il Convivio di Dante, nel qua- di cibarsi del libro, destinandolo così alla
le il sapere viene descritto come lo pane definitiva scomparsa che coincide con la
de li angeli, fino a giungere alle opere di sua morte e con quella della civiltà medie-
François Rabelais, di Honoré De Balzac e vale che considerava il libro un inaccessi-
di Charles Nodier. bile oggetto sacrale:
Risulta tuttavia necessario segnalare an- gli occhi di solito bianchi di morte si
che alcuni casi in cui nutrirsi di un libro, erano iniettati di sangue, dalla boc-
ca gli uscivano lembi di pergamena
cibo e libri
ovvero spingere il proprio desiderio di
possesso fino alla completa identificazio- come a una belva famelica che si fosse
ne con la carta stampata e il suo contenu- troppo ingozzata e non riuscisse più a
26 to, è indice dell’impossibilità di conside- trangugiare il suo cibo.
di Silvia Mazzucchelli rare il sapere come nutrimento. Singolare, inoltre, il caso del romanzo À
Nel Nome della rosa, di Umberto Eco, un Rebour di Huysmans, nel quale l’autore

N
monaco medievale decide di avvelenare le
el saggio Il libro che uccide (2002), narra le vicende dell’esteta Des Esseintes
Alberto Castoldi elenca alcune pagine di un’opera di Aristotele sul riso, che decide di ritirarsi in una raffinata di-
fra le ossessioni più perturbanti di cui custodisce l’unico esemplare, così mora, costruita sin nei minimi dettagli a
che riguardano la scrittura e il libro inteso da provocare la morte del lettore e nello sua immagine e somiglianza, per sfuggire
come oggetto. stesso tempo fare in modo di impedirne alla banalità del mondo borghese.
Il saggio prende spunto da alcuni raccon- la diffusione. Huysmans concepirà la biblioteca di Des
ti dell’Ottocento francese, riportati nel Alla fine deciderà, in un gesto estremo, Esseintes come un libro, rivestendola in
testo: Le Bibliomane di marocchino, ivi compreso

BIBLIOFAGIA
Charles Nodier, Biblioma- il soffitto a volta che simu-
nie di Gustave Flaubert, la il dorso di un volume:
La fausse Esther di Pierre In ultima analisi, si
Louÿs, oltre ad alcuni risolse a far rilegare le
sonetti di Paul Verlaine pareti come dei libri,
dedicati allo stesso tema. in marocchino a grana
Nel libro il noto francesi- grossa schiacciata, con
sta svolge una riflessione pelle del Capo lucidata
sulla bibliomania come con pesanti lastre d’ac- ’ac-
’ac-
passione divorante spin- ciaio, sotto una potente
ta fino all’assassinio e pressa.
sugli effetti drammatici Appare
ppare evidente come
esercitati dalla scrittura. l’estrofl
estroflessione del libro
La bibliofagia è una fra le sia un sintomo dell’inca-inca-
passioni più inquietanti. pacità del protagonista
La concezione del libro di assimilare la scrittura.
come nutrimento risale Egli rimane all’interno
interno
alle origini della cultura del volume da lui scritto e
occidentale: nella Bibbia illustrato, eppure non rie-
si afferma fin dall’esordio sce a nutrirsi del suo con-
che mangiare un oggetto tenuto. La fuga dal mondo
(la mela) comporta l’acqui- della natura, a vantaggio
sizione di un sapere. dell’artifi
artificio, si conclude-
Questa tematica si rivela rà infatti in un fallimento;
infatti una costante del- egli sarà costretto ad ab-
la tradizione culturale e bandonare la sua lussuosa
trova voce nelle opere di dimora artificiale per evi-
numerosi autori. Castol- tare la follia e la morte.
di, nel suo saggio, delinea La stanza della biblioteca,
un percorso letterario e come luogo metaforico
nel contempo iniziatico che riconduce al libro, ri-
Fotomontaggio da:
che, a partire dalle trage- marrà solo un temporaneo
Bartolomé Esteban Murillo,
die di Eschilo, conside- rifugio, ma non il luogo
Ragazzi che mangiano meloni ed uva,
rate dallo stesso autore privilegiato nel quale ri-
1645-1646, Olio su tela,
“briciole degli opulenti scrivere una realtà diversa
Alte Pinakothek, Monaco
banchetti di Omero”, da quella borghese.

Alberto Castoldi insegna letteratura francese all’Università


Università di Bergamo. Si è occupato di letteratura di viaggio ((Il fascino
del colibrì
colibrì),
), del romanzo fra Sette e Ottocento ((IlIl realismo borghese), del ruolo degli intellettuali negli anni ‘30 ((Intellettuali
e Fronte popolare in Francia
Francia), del “perturbante” in ambito artistico (Clérambault. Stoffe e manichini
manichini), del rapporto fra droga e
letteratura ((Il testo drogato), della rappresentazione del colore bianco ((Bianco) e di bibliofilia ((Il libro che uccide).
IL CONFINE T RA CO R PO E ANI
ANIMA ni estetici proposti dalla società. Pertanto,
di Katia Arcidiacono si originano stravolgimenti delle abitudi-
ni alimentari, assunzioni scorrette di cibo

S
fogliando le pagine di un famoso o, addirittura, non assunzione di alimenti
magazine mi sono imbattuta in uno essenziali per timore di ingrassare.
slogan particolarmente insolito: se Si intraprendono diete approssimative,
ami qualcuno dagli peso. peso In un primo improvvisate, restrittive e severe, assu-
momento ho pensato alle solite frasi ad mendo alimenti a basso contenuto calo-
effetto per sponsorizzare qualche film per rico, ma anche a basso valore nutritivo,
teenager, poi ho letto la sigla “Ministero sbilanciando così l’apporto vitaminico e
per le Pari Opportunità” ed il mio interes- proteico necessario in questa delicata fase
se è cambiato; più su, l’occhiello recitava: di crescita.
“contro i disturbi del comportamento ali- A causa di tali forzature alimentari le ra-
mentare la prima cura è l’attenzione”. gazze rischiano di debilitare il proprio cor-
Un breve trafiletto spiegava che per i DCA po e di oltrepassare i limiti del sottopeso;
(disturbi del comportamento alimentare) tuttavia, continuano a percepirsi sempre
il principale strumento di prevenzione è più grasse, anche se è vero l’opposto, e si
l’attenzione ai primi segnali di disagio. ostinano a considerare il loro ideale di bel-
Lavorando ogni giorno a stretto contat- lezza un corpo esageratamente longilineo l’accertamento della patologia, è convin-
to con adolescenti, ho sentito il bisogno e filiforme. cere la ragazza anoressica o bulimica a
di documentarmi ed ho scoperto che la L’
Lessere magri diventa l’obiettivo princi- curarsi, perché certa di potercela fare da
bulimia e l’anoressia nervose sono tra le pale, all’idea di magrezza è associata, er- sola.
prime cause di morte per malattia tra le roneamente, quella di bellezza, e solo in Contrariamente a quanto pensano molti
giovani donne. questo modo si può gratificare la propria genitori, l’anoressia e la bulimia non sono
Tali patologie si conoscono fin dagli anni autostima e cambiare la qualità della pro- patologie che si possono curare in fami-
’70, ma erano ancora sconosciute ai più e pria vita, sentirsi carini, interagire positi- glia, solo l’amore e la dedizione dei geni-
considerate rare; sono molto più frequen- vamente con gli altri. tori non bastano. Quando la situazione
ti, invece, ai nostri giorni. Si assumono atteggiamenti votati ad un clinica risulta altamente compromessa,
Forse pochi sanno che, già nel 1694, un “perfezionismo nevrotico”, si sposta sul e l’organismo danneggiato, si deve pro-
medico inglese, Richard Morton, ha de- cibo quel “perfetto controllo” che non si cede al ricovero in strutture ospedaliere.
scritto, per la prima volta, l’anoressia ner- riesce ad avere sulla propria vita. Ma anche qui, se, una volta guariti, non si
vosa come malattia. Ma, dopo una fase di euforia, dovuta al- riceve l’adeguato supporto psicologico, si
Oggi il 90-95% delle persone colpite da l’approvazione da parte degli altri, quando rischia di ricadere nuovamente nella ma-
tali disturbi sono donne giovani dei paesi sembra che tutto vada per il meglio, al be- lattia. Il problema coinvolge, spesso, tutta
occidentali, di età compresa tra i 12 e i 25 nessere psicologico sperato si sostituisco- la famiglia del malato e la necessità della
anni, ma ultimamente si registrano anche no un alto livello di depressione, maggiore terapia non deve sembrare imposta, la pa-
casi tardivi tra le donne che hanno supe- irritabilità, minore serenità, aumentano ziente deve dimostrare un atteggiamento
rato i 30-35 anni. disturbi fisici (tra cui la scomparsa del favorevole e positivo verso la cura, altri-
Le ragazze sono più a rischio rispetto ai ciclo mestruale) e psicosomatici, peggio- menti potrebbe colpevolizzare i genitori,
ragazzi, i quali rappresentano ancora una ri risultati scolastici e peggiore comuni- considerandoli gli unici responsabili della
minoranza. cazione a livello sociale, soprattutto con sua malattia.
I DCA nascono da un profondo males- familiari e genitori. Dopo aver analizzato a fondo la proble-
sere interiore, da disturbi psicologici, dal A questa fase anoressica può seguire quel- matica e averne sviscerato cause ed effetti,
rifiuto di diventare adulti e di lasciare le la bulimica e, al contrario, si cede alla ten- mi rendo conto che, non solo la famiglia,
sicurezze infantili, dalla paura di affronta- tazione del cibo, abbuffandosi in modo ma anche la scuola, come agenzia forma-
re cambiamenti. Le più gravi patologie si compulsivo ed ossessivo, per poi ricorrere tiva ed educativa, deve essere sensibilizza-
manifestano, infatti, con il rifiuto della fi- al vomito, considerato come unico rime- ta alla conoscenza dei disturbi alimentari
sicità, soprattutto nel periodo adolescen- dio e compenso. Linsorgere
L’ della bulimia diffusi tra gli adolescenti, in modo che ci
ziale, quando le trasformazioni corporee avviene in sordina, rispetto all’anoressia, si possa accorgere in tempo della malattia,
e i mutamenti fisiologici sono frequenti perché non causa improvviso dimagri- dei suoi sintomi, e prenderne consapevo- 27
per entrambi i sessi. Inevitabilmente au- mento; ci si accorge pertanto della pato- lezza.
menta, in questo periodo, l’interesse dei logia quando diventano evidenti i disturbi cibo
e
giovani per il proprio corpo, per l’aspetto fisici legati al vomito indotto.
esteriore e per il peso. Senza contare che Si consumano grandi quantità di cibo mol-
la società odierna stigmatizza, e spesso
emargina, le persone in sovrappeso e mi-
to rapidamente, anche quando non si ha
fame, fino a sentirsi “spiacevolmente” pie- mente
tizza il corpo magro e snello. ni, disgustati, depressi ed, in colpa dopo
Ecco che negli adolescenti diventa forte l’abbuffata, ci si reca immediatamente in
il desiderio di dimagrire, modellare il pro- bagno per vomitare.
prio corpo cercando di avvicinarsi ai cano- Purtroppo, il passaggio più difficile, dopo

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

cibo e
classici
latini
28

Q
uanti autori latini
hanno scritto sul
cibo?

Per quanti scopi diversi?

• Per scherzare sulla sua povertà in occasione di uno strano invito a cena fatto ad un suo amico, Catullo (poeta d’amo-
re, del I sec.a.C., nato a Verona) nel carme XIII, 1-5; 7-8, tratto dal Liber scrive:

Cenabis bene, mi Fabulle, apud me “Cenerai bene, o mio caro Fabullo, da me


paucis, si tibi di favent, diebus, tra pochi giorni, se gli dei ti saranno propizi,
si tecum attuleris bonam atque magnam se avrai portato con te una buona e lauta
cenam, non sine candida puella cena, senza dimenticare una bella ragazza
et vino et sale et omnibus cachinnis. e vino e arguzie e ogni genere di sollazzi.
(...) nam tui Catulli (...) infatti del tuo Catullo
plenus sacculus est aranearum. la borsa è piena di ragnatele”.

Chi non conosce Catullo, non capirebbe perché parli di ragnatele ma non si stupirebbe più di tanto a leggere che l’ospite
sarà gradito se porterà qualcosa, in questo caso, tutto: dalla cena (insolita richiesta per quei tempi, del tutto normale per
quelli odierni!) alla bella ragazza, al buon umore. Peccato che non si specifichino le pietanze richieste e si lasci il lettore
a bocca aperta, soprattutto se è ora di pranzo. Magari, vino, buon umore e scherzi, saranno “pietanze” migliori di quelle
vere. Quel furbo di Catullo inscena, per esigenze di copione, la parte dello scroccone, per di più povero, come si evince
dall’espressione proverbiale: plenus sacculus est aranearum, associata al luogo comune letterario della povertà dei poeti.
Dell’invito catulliano, Marziale, poeta del I-II sec.d.C., in Epigrammata, XI, 52, farà in parte un’imitazione, altrettanto
scherzosa, ma, in questo caso, la “sostanza” c’è:

Cenerai bene da me, Giulio Ceriale; vieni, se piccolo sgombro e contornato da uova su foglie
non hai preso nessun accordo più gradito.(…) di ruta(…) Questi piatti saranno sufficienti per
Come prima portata ti sarà presentata l ’aantipasto.Vuoi
ntipasto.Vuoi conoscere le altre portate? Dirò
della lattuga buona per muovere il ventre e bugie perché tu venga: pesci, ostriche, mammelle
gambi di porro recisi dalle piante; poi un pezzo di scrofa e uccelli ben nutriti di cortile e
di giovane tonno conservato, più grosso di un di palude…


Ad un altro Fabullo, sempre Marziale in Epigrammata, III, 12, rimprovera la taccagneria: gli invitati li lascia a digiuno ma,
in compenso, li profuma come se fossero cadaveri:

di Vincenza Iannelli
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Un buon profumo hai dato ieri ai commensali, è vero, ma cibo, niente. E’’ da ridere essere profumati e affamati. Fabullo, chi non mangia
e si cosparge di profumo mi sembra proprio un morto.

• Come motivo di vendetta e condanna per le malefatte di qualcuno, il cibo viene chiamato in causa da Lucilio (poeta
satirico del II sec. a. C.), il quale nel I libro delle sue Satire, (di cui ci sono pervenuti dei frammenti) prende di mira
un certo Lentulo Lupo, a quel tempo defunto. Costui era stato presidente del senato e, durante il suo mandato, aveva
contribuito al degrado politico e giuridico a Roma.
La punizione inflittagli da Lucilio è esemplare: un’abbuffata di ventresche di tonno e filetti di branzino, e a lui che si
chiamava Lupo (inteso in latino sia come nome di persona che come pesce pregiato) Lucilio accosta dei pesci tutt’al-
tro che pregiati:
ti uccidono, Lupo, sardelle e salsa di pesce siluro.

• Come bigliettini augurali, Marziale nei suoi Xenia (“Doni per gli ospiti), versi brevissimi di accompagnamento a pic-
coli doni, solitamente dei cibi, fatti agli amici durante le feste dei Saturnali, scrive:
Il pepe (Xenia,
( 5)
Quando la sorte ti concede un bianco beccafico dai fianchi
larghi e splendenti, se sei saggio, cospargilo di pepe.
I funghi porcini (Xenia,
( 48)
Facile regalare argento, oro, un mantello, una toga:
difficile regalare funghi porcini.
La fava ((Xenia, 7)
Se la fava pallida bolle nella tua pentola rossa di coccio
puoi rifiutare spesso gli inviti a cena dei ricconi.
I tartufi
Noi, i tartufi che rompiamo con la nostra fragile testa
la terra che ci nutre, siamo secondi solo ai porcini.

Una trovata, quella di Marziale, sicuramente originale.

• Come parodia della meschinità e volgarità di certi ambienti e dei personaggi ivi presenti ne dà un saggio memorabile
Petronio, scrittore vissuto all’epoca dell’imperatore Nerone (I sec. d. C.), nel Satyricon. Di quest’opera, di cui ci sono
pervenuti solo alcuni libri, ce n’è uno, il XV, dedicato interamente ad un personaggio - macchietta, Trimalcione, sim-
bolo dell’ostentazione volgare dell’opulenza, protagonista di una indimenticabile cena da lui offerta agli ospiti. Un
personaggio che sembra uscito da uno dei film di Verdone: come dimenticare il “coatto” Ivano in Viaggi di nozze con
la sua ineccepibile finezza?
Nella sala della cena ogni elemento è approntato allo scopo d’impressionare:
abbondanti portate e libagioni, bizzarre scenografie, numeri di varietà, mimi, musica ed esibizioni varie; il tutto ac-
compagnato da argomenti pseudo-eruditi.

29

Mosaico rritrovato
itrovato a Pompei, conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli.

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
si sono spinti verso un oggetto in virtù merciale, ma non la bellezza e la natura
di una “essenza particolare”, quella che caratteristica del minerale; non ha alcun
fa risvegliare il senso musicale solo at- senso mineralogico”.
traverso una bella musica, quella che ci Così, l’individuo
individuo in preda alla fame, a cui
fa apprezzare un buon vino, quella che ci il mondo ha tolto ogni possibilità di vita
fa gradire le carezze di una leggera brez- dignitosa, vita sentita, cade in preda a
cibo za estiva. Così, la natura diventa umana,
assume il proprio valore
quelle restrizioni alienanti che impove-
riscono i bisogni, portando l’uomo
uomo alle
essenziale in funzione delle nostre
passioni. I nostri bisogni
dipendenze più elementari. A un bam-
bino africano, senza una casa e senza
30 ricchi sono quelli che ci
permettono di vivere nel
una famiglia, non interessa l’appaga-
mento del gusto con un piatto squisito,
di Giacomo Pisani
mondo secondo il nostro quell’appagamento unico che può fargli
piacere spontaneo, fisico sentire tale piatto come un tutt’uno
uno con

“S
’intende che l’occhio
’’occhio uma- e spirituale. se stesso, con i propri sensi. Non può
no gode in modo diverso Così, quasi inconscia- interessargli. Ha bisogno di mangiare,
dall’occhio
’’occhio rozzo, inumano, mente, quando ci appas- perché quella vita al limite della soprav-
l’orecchio
’’orecchio umano in modo diverso sioniamo alla vista di un vivenza non è degna di un essere umano,
dall’orecchio
’’orecchio rozzo, ecc. […] Il sen- quadro, tutte le preoc- non permette l’ espressione più propria
so, prigioniero dei bisogni pratici cupazioni, gli interessi delle passioni, dei sentimenti. Tutto
primordiali, ha soltanto un senso svaniscono e i nostri scorre su un filo sottile, fra la vita e la
limitato. Per l’uomo affamato non occhi risultano appaga- morte. Il cibo non esiste come prolun-
esiste la forma umana dei cibi, ma ti nella propria essen- gamento dell’essenza
essenza di quel bambino,
soltanto la loro esistenza astratta za più intima, fino a non rende quel desiderio di cibo unico e
come cibi; potrebbero altrettanto coinvolgere ogni no- irripetibile. Esiste come cibo in quanto
bene esser presenti nella loro forma stra riflessione in tale e il senso, come quello delle bestie,
più rozza, e non si può dire in che un unico piacevole deve trovare in esso la propria sussisten-
cosa differisca questo modo di nu- sentimento, che za. Nessun piacere, nessuna oggettiva-
trirsi da quelle delle bestie.”
bestie gratifica i nostri zione, nessuna realizzazione possono
Così scriveva Karl Marx, nei Manoscritti bisogni, quali che esistere. Solo la mera sopravvivenza, la
economico-filosofici del 1844, mentre risco- siano. Come ben sola esistenza.
priva la forma specificamente umana dei descrive Schelling La vita, così, si scioglie in una serie di
bisogni, delle passioni, delle sensazioni. quest ’ esperien- tappe obbligate, che la riducono a pro-
Per Marx, persino i sensi risultano sto- za quasi mistica, prio accessorio, ritagliando ogni ricchez-
ricamente determinati. Le strutture eco- “l’arte porta l’uomo za, ogni spinta specifica del bambino, di
nomiche, la proprietà privata, inserisco- intero, come egli è, quel bambino, a bisogno astratto. Biso-
no l’uomo in una trama di relazioni senza alla conoscenza del gno di cibo, bisogno di acqua, bisogno
uscita in cui, per vivere, è necessario fare sommo vero, e qui di calore. Indipendentemente dai tratti
quello che viene richiesto. Ognuno deve riposa l’eterna di- peculiari che fanno la stoffa di quell’indi-
compiere delle azioni precise, già stabili- versità ed il miracolo viduo in quanto tale. I bisogni diventano
te, per avere un posto di lavoro, per avere dell’arte”. strumento delle situazioni circostanti, e
uno stipendio e per poter vivere. I biso- Ogni senso, slegando- l’uomo stesso diventa un mezzo.
gni che determinano le proprie azioni, si dall’interesse deter- Ma c’è una briciola di ragione, come
allora, sono quelli pretesi dalle strutture minato dalle preoccu- la definiva Kant, “un’isola
isola piccolissima
economiche circostanti. pazioni esterne, spesso nell’abisso dell’irrazionale”,, che rende
L’
Lindividuo deve soddisfare bisogni estra- totalizzanti, può appas- l’uomo,
uomo, qualsiasi uomo, un fine in sé,
nei, quelli imposti dal sistema economi- sionarsi al proprio og- che lo collega all’infinito. Perché l’uma-
co, dalle cose, che diventano sempre più getto. Così, l’uomo po- nità, in ognuno di noi, fa di ciascuno
potenti, fino a imporre l’egoismo come trebbe trovare anche nel un universo irripetibile, un mondo a sé.
tratto costitutivo del bisogno stesso. Bi- cibo il proprio “sommo Il mondo che genera i nostri sentimen-
sogna lavorare, fare quello che ci dicono vero”, una gratificazio- ti, le nostre passioni, i nostri oggetti.
per ottenere lo stipendio, e poco ci im- ne disinteressata, in Perché, come diceva Marx, “L’uomo è
porta di chi ci sta attorno. Bisogna essere cui il gusto ci riporta un essere appassionato. La passio-
efficienti, battere gli altri sulla velocità, alla nostra esisten- ne è la forza essenziale dell’uomo
affermarsi per vivere. za umana, autentica, che tende energicamente al proprio
E’ così che gli uomini iniziano ad appas- senza contamina- oggetto”. Il nostro impegno è nel far
sionarsi in modo diverso al proprio ogget- zioni. rinascere quell’uomo, in ogni individuo
to, che non è più l’oggetto naturale dei Ma, come dice sulla terra, facendo in modo che ogni
propri bisogni, ma l’oggetto obbligato Marx, “l’uomo morso dato a un pezzo di pane sia un
reso necessario da bisogni esteriori. in preda alle suo morso, che ogni attimo sia vissu-
Per Marx, in generale, gli oggetti dei no- preoccupazioni to come una vita intera. Quella che ci
stri bisogni diventano tali in funzione e al bisogno non ha sensi per il più fa sentire il sapore dei pensieri e degli
della loro natura propria e della natura bello tra gli spettacoli; il trafficante in oggetti, dei sogni e delle azioni. Quella
della nostra forza essenziale. I nostri sen- minerali vede soltanto il valore com- che ci fa rivedere noi stessi nel mondo.

di Pietra Pomice

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L’
accostamento di un particolare alimento ad un dato gruppo
etnico, nazionale o regionale, costituisce tradizionalmen-
te un elemento distintivo di identità. Gli italiani all’estero
sono associati, e non sempre in tono elogiativo, con gli spaghetti,
la pizza o i maccheroni, mentre i meridionali, per ribattere l’epite-
to di terroni attribuito loro dai connazionali nordici, li gratificano
con il titolo di polentoni.
Mangiacipolle, mangiapatate, mangiaravanelli, insieme a decine di al-
tre, sono denominazioni servite di volta in volta a designare, quasi
sempre spregiativamente, gruppi sociali diversi da quello di appar-
tenenza. Il cibo, come la lingua, è un elemento di identità forte; no fornire la massa alimentare, possono riempire lo stomaco e dare
non a caso sono entrate nell’uso comune espressioni del tipo: par- il senso di sazietà, ma non danno un apporto di elementi nutritivi,
la come mangi, l’uomo è ciò che mangia oppure dimmi cosa specie proteine, sufficienti ad assicurare il necessario equilibrio
mangi e ti dirò chi sei. nella nutrizione. Tali proteine venivano, evidentemente, fornite
Il kebab e l’arabo, l’hamburger ed il nordamericano, l’arancino ed dal consumo di carne o da derivati di origine animale.
il siciliano, il cuscus ed il nordafricano, il tortellino e l’emiliano, In altre parole, nel giro di un secolo, i napoletani sono passati da
sono esempi di associazioni mentali che popolano, ormai irrever- mangia cavoli (e carne) a mangia maccheroni, vale a dire da una
sibilmente, il nostro immaginario. Sbaglieremmo, però, se pensas- dieta basata sulla combinazione verdure-carne, ad un’altra incen-
simo a queste coppie di termini come ad elementi fissi ed immu- trata prevalentemente sul consumo di carboidrati. Le ragioni di
tabili di una etnogastronomia politica. Come si è visto nell’articolo questo radicale cambio di regime alimentare vanno ricercate, in-
“Cannibalismi”, le culture sono spesso, se non sempre, il risultato nanzitutto, nella fortissima espansione demografica successiva alla
di variabili legate alle strutture ed alle congiunture economiche. grande mortalità scatenata dalla peste del 1656 e poi dall’altra in un
Prendiamo il caso dei maccheroni. progressivo irrigidimento delle strutture economiche e sociali.
Quale cittadinanza, quale nazionalità potrebbero avere i macche- L’incremento della popolazione si traduce in un aumento dell’of-
roni, se non quella napoletana? ferta di braccia disponibili, ma queste non trovano sufficienti pos-
Giuseppe Pitrè, probabilmente il più grande studioso di usi e tra- sibilità di lavoro, data l’elevata e progressiva concentrazione delle
dizioni popolari della Sicilia, attesta che, dal Settecento in poi, in terre in mano ad una feudalità soprattutto nobiliare ed ecclesiasti-
Sicilia ed in tutta Italia, il termine mangiamaccheroni è attribuito ai ca che le lasciava in gran parte incolte come riserve di caccia.
napoletani. Nel passaggio tra Sei e Settecento si assiste ad un netto peggiora-
Lo storico Emilio Sereni, nel libro Terra nuova e buoi rossi, riferisce mento delle condizioni generali di vita delle masse rurali ed urba-
che, nella commedia “La vedova” di Giambattista Cini, del 1569, ne. Mentre, a poco a poco, la carne scompariva dalle loro mense
un napoletano ed un siciliano sono rivali in amore. per far posto, se andava bene, ai maccheroni, quelle masse non
Il siciliano, rivolgendosi al padre dell’amata, sconsiglia di darla in sapevano che era il segno di una nuova epoca storica, che avrebbe
sposa al napoletano: sancito l’affermazione del capitalismo e sgretolato ciò che rimane-
a nu curnutu caparruni va delle strutture economiche e sociali di tipo comunitario. Oggi,
napulitanu, manciafogghia... guardando ciò che compare sulle nostre tavole, sapendo che con-
Al che il napoletano risponde: temporaneamente quello stesso cibo scompare dalle tavole di ol-
Oh, te stai loco? E che pienzi parlare, tre un miliardo di affamati, abbiamo ragione di pensare che il cibo
sicilianello, con qualche pezziente sia il segno concreto e visibile di un altro cambiamento d’epoca, e
pari tuo? Va, va, manciamaccaroni! dipende solo da noi se sarà in meglio o in peggio.
Il siciliano allora replica:
Doh, chi sia uccisu cui ti impinnazau,
curnutu; ah? Manciau ieu li maccaruni?
Tu manciafogghia, tu napulitanu...
Da questo dialogo si ricava, senza dubbio, che prima del Settecen-
to il titolo di mangiamaccheroni spetta ai siciliani, i quali, a loro vol- 31
ta, per ritorsione, chiamano i napoletani mangiafoglia, cioè mangia
cavoli.
Numerose altre fonti attestano come, proprio in Sicilia, sin dalla
seconda metà del Quattrocento, si sia sviluppata la produzione
di maccheroni di semola, in forme così avanzate da permetterne
l’esportazione sul continente.
Correlativamente, prima del Settecento, i napoletani non sono
mangiamaccheroni ma manciafogghia. Naturalmente, è impossibi-
le pensare che un popolo possa trarre il proprio sostentamento
esclusivamente da un certo tipo di vegetali. Questi, infatti, posso-

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
centro della nostra vita.
Fate la somma tra diete,
ricette e prezzi, restere-
te sbalorditi.
Io non lo capisco. Man-
gio volentieri qualcosa
cibo e di buono ma perdere

consumi
tempo in cucina, scher-
ziamo? Mentre si può
liquidare la questione
32 con un’insalata e un po’
di A. L. D. di formaggio? ( sono di-
ventata vegetariana, an-
che se non rigidissima.)
L’ULTIMO MITO Passare il tempo discu-
DELL’OCCIDENTE tendo di ricette?
In compagnia, nelle
Ci sono due tipi di donne che io sincera- serate amicali, quante
mente odio: disquisizioni di ore su
quelle che dicono ‘qualunque cosa mangi, piatti, ricette e ristoran-
io non ingrasso di un etto’. Beh, ammet- ti vari! Mi sento un’aliena e ho grandi dif- Ed io mi affannavo a spiegare, a parlare di
terete che sia ben difficile NON odiarle; ficoltà a partecipare. Mi guardo attorno e neo-colonialismo, di multinazionali agro-
quelle che dicono ‘beata te che non in- vedo di solito persone soprappeso, più o alimentari, di grandi piantagioni di cacao
meno, ma al 90% circa. o di caffè che hanno sostituito le piccole
Per non parlare dei bam- coltivazioni di sussistenza che nutrivano
bini, dei ragazzi e so- (poco e male ma almeno lo facevano) le
prattutto delle ragazze. classi rurali dei paesi che oggi, in modo
A scuola le mie alunne eufemistico, definiamo PVS (paesi in via
(15/18 anni) mi parlavano di sviluppo), dato che Paesi sottosvilup-

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spesso delle loro…. sma- pati suona così anti-estetico! E del colo-
gliature! Smagliature! nialismo culturale, per cui si sostituisco-
Ma si può? E poi le ve- no ai consumi tradizionali i consumi di
devo ingoiare mostruosi tipo europeo, cereali superiori e carne,
pezzi di tavola calda, stil- facendo lievitare domanda e prezzi, met-
lanti olio fritto, al grido tendo fuori della possibilità d’acquisto
acquisto
di ‘ho fame!’ Fame! masse sempre più larghe di popolazione.
grassi azzerando così ogni impegno,
grassi’, Tenevo sempre a chiarire che, se si parla E non solo in Africa ma in molte parti
ogni sacrificio ed ogni difficoltà, come di fame nel mondo, NON E’ quella fame del mondo.
se fosse gratis, un dono del cielo e non lì, quella che loro credevano di conoscere E’ semplice da capire: abbiamo preso la
una battaglia quotidiana! Come NON ma NON conoscevano
odiarle? affatto.
Sono stata, tanti anni fa, una bambina Allora tentavo di far capi-
magra con scarso appetito, che conside- re il nesso fra i ‘nostri’ con-
rava il cibo con leggero disgusto. A par- sumi, eccessivi ed i ‘loro’
te i dolci che, allora, erano riservati alle consumi, insufficienti al
feste. fabbisogno giornaliero.
Poi, ahimè, il mio interesse è cresciuto ed Ci sarà un nesso tra il no-
è cominciata una strenua guerra di cui si stro consumo giornaliero
possono vincere delle battaglie, quotidia- di circa 3700 calorie ed il
ne ma mai definitive. Una serie di batta- consumo africano di cir-
glie senza sosta, sotto pena (inaccettabi- ca 1700? Mi guardavano
le) di diventare grassa! O soprappeso, con occhi sgranati, ottu-
altra possibilità inaccettabile! si, la legge della domanda
E’ una cosa davvero strana, se ci pensate, ed offerta globale appa-
ma lo spazio che ha il cibo nella nostra riva incomprensibile per
vita, nei nostri discorsi, sui giornali, alla loro. ‘Ma noi paghiamo’,
Tv è incredibilmente esteso. Sembra che rispondevano, rifiutando
il cibo, in positivo ed in negativo, sia il di sentirsi responsabili.
loro terra per produrre beni che sono so- specchio che dice ‘mi odio, non mi sop- poi uccise in modo crudele.
prattutto esportati, aumentando il pro- porto da quando sono ingrassata così’. Noi giriamo la testa e…. ci preoccupiamo
fitto delle multi-nazionali, e spingendo Non voglio essere odiata, così mi censu- della linea!
all’inurbamento nelle bidonville masse ro e blocco l’automatica risposta ‘scusa, Seguiti da tanti altri, desiderosi di adot-
ex-rurali. Abbiamo anche spinto i con- non sarebbe meglio dimagrire un po’, se tare il nostro stile di vita.
sumi di cereali che sono importati e che ti dà tanto fastidio?’ So che sarebbe inu- I numeri sono spaventosi: 150.000.000
hanno prezzi troppo alti per le masse di tile, anzi provocatorio, e taccio. Ma mi di cinesi benestanti, 100.000.000 di in-
disoccupati che popolano le bidonvilles. sembra davvero che il mondo occidenta- diani della classe media.
Che vivono di piccoli espedienti e di la- le, da quando a metà del Settecento, ha
voro sotto-pagato o di crimini, per cui cominciato a mangiare tutti i giorni e più CREDETEMI,
l‘offerta di lavoro non manca mai. Op- volte al giorno, non abbia più smesso di NON E’ POSSIBILE!
pure si arruolano nelle decine di eserciti farlo. In modo irresponsabile ed autole-
semi-privati di cui c’è sempre abbondan- sionistico. E’ stato possibile fino ad ora solo per-
za. Ma il problema non è solo quello della ché eravamo noi, la civiltà occidentale,
Anche se, devo dire, mancano i soldi per fame nel mondo, c’è anche il problema ad adottare questo livello di consumi.
comprare il cibo ma MAI per comprare ambientale, di un pianeta che non può Secondo gli ambientalisti, ci vorrebbero
un kalashnikov che, come tutti sanno, è reggere questo livello di consumi, spe- cinque-sei pianeti Terra per alimentare la
molto più importante! cialmente dato che si sta allargando a fa- popolazione della nostra, secondo i no-
Non credo che mi abbiano mai capito. sce della sterminata popolazione indiana stri stili di vita.
Mi guardavano con occhi ebeti Che poi, a proposito della Civil-
pensando che IO fossi strana. tà Occidentale mi viene sempre
Ed incomprensibile. Che face- in mente la battuta di Gandhi
vo discorsi assurdi. che, di fronte alla domanda su
Non sono solo i miei ex alun- cosa ne pensasse, rispose ‘Che
Che
ni a non capire i nessi noi/loro. sarebbe una buona idea’.
E’ una situazione generalizza- Sono passati tanti decenni,
ta….. e molto comoda. Al di là abbiamo cambiato secolo e
del piagnisteo irrilevante sulla millennio, ma la sua battuta è
fame nel mondo, ben pochi ancora apprezzabile. E soprat-

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tutto realistica.
Anch’io io ho un sogno che si può
sintetizzare in uno slogan:

MANGIARE MENO,
MANGIARE TUTTI.
accettano la propria personale
responsabilità pro-quota. Pensate quanti problemi si ri-
Bisogna considerare che è vero solverebbero in un sol colpo:
che, ogni volta che acquistia- saremmo più belli, più sani, più
mo qualcosa, noi compiamo un longevi, più civili, più rispettosi
atto politico di cui dovremmo degli altri e dell’ambiente.
accettare la responsabilità a Guardate uno dei tanti volan-
breve, medio e lungo termine. tini dei vari supermercati che
Se una farfalla che batte le ali infestano la nostra vita e la no-
a Stoccolma provocherà un stra città, rendendo le strade
temporale a Katmandu, chissà che cosa e cinese. E, d’altra parte, ci è possibile sempre più sporche e sgradevoli: adesso
mai provocherà l’acquisto di una barretta dire che loro hanno consumi pericolosa- fate un gioco e separate le cose veramen-
di cioccolato o un etto di caffè. La cosa mente alti? LORO????? Ma loro sono tanti! te utili da quelle superflue o addirittura
più certa, nel primo caso, è un deposito Eh, già! dannose perché troppo ricche di zucche-
di grasso sulle cosce, se l’acquirente è di Vedo noi occidentali come grasse termiti ri raffinati e grassi idrogenati. Facciamo
sesso femminile, sulla pancia se di sesso che stanno rodendo il pianeta e per giun- 20% e 80%? Mi trovate troppo pessimi-
maschile. E mi sembra una giusta puni- ta si lamentano. sta? Beh, fatelo e mi saprete dire. Forse le
zione. A lungo termine, un incremento Che hanno degli inutili sensi di colpa, ma mie percentuali sono eccessive, ma allora
delle morti per malattie cardio-circolato- non per il danno che fanno a tutto l’eco- perché i vostri bambini sono i più gras- 33
rie il cui collegamento con l’alimentazio- sistema, masticando con voraci mandi- si d’Europa? Perché le malattie cardio-
ne è fuori di dubbio. Sicuri che ne valga la bole grandi quantità di carne di creature circolatorie ed il cancro continuano ad
pena? Per pochi momenti di piacere? costrette a vivere in condizioni orribili (è aumentare, nonostante i miglioramenti
Quante volte ho sentito, alla fine di un stata la descrizione di un allevamento in- della scienza medica?
ottimo pasto condito di grandi discussio- dustriale di polli e della loro esecuzione, Perché è sempre valida l’antica ricetta egi-
ni su ricette, spezie ed ingredienti (che che mi ha fatto capire che NON potevo ziana:
noia, che argomento monotono ed infla- continuare ad essere complice di quelli ‘Mangiamo un terzo per vivere, un terzo
zionato), la frase storica ‘basta, da doma- che considero delitti contro esseri viven- per far vivere i medici ed un terzo per far
ni non si mangia più.’ Davvero patetico. ti, colpevoli d’essere deboli di fronte alla vivere i becchini.’
Oppure qualche amica, guardandosi allo nostra avidità e mancanza di scrupoli) e E se era vero allora……. figuriamoci adesso.
ades

l‘arcobaleno
l‘arcobaleno

L’L appetito vien leggendo:


leggendo
Selezione bibliografica dei romanzi che narrano del cibo.
cibo e
letture di Marina La Farina
34
P
er vivere occorre mangiare: che mai aperta a varietà di incontri e si- visionario di Babette trionfa, paradossal-
l’alimentazione è una necessità co- tuazioni, e il lieto fine neppure si intra- mente e orgogliosamente, sulle miserie
mune a tutti gli esseri viventi. Il vede. Ma le vicende del duo (o meglio di della quotidianità. Dal testo è stato tratto
“che cosa” e il “come” si cucina e si mangia un perenne e volubile triangolo) sono per l’omonimo
omonimo film diretto nel 1987 da Ga-
sono però legati alle tradizioni e ai cam- l’autore il pretesto narrativo per descri- briel Axel. ]
biamenti che avvengono all’interno delle vere una società sfrenata e volgare, in cui Sotto il sole giaguaro, di Italo Calvi-
culture, frutto di incontri e di scambi tra campeggiano l’arroganza e il cattivo gusto no. - Garzanti 1986
popoli e civiltà. Il cibo è segno di identità dei “nuovi ricchi” . Racconti in cui la fantasia di Calvino si
culturale e allo stesso tempo è segno di La donna da mangiare, di Margaret esercita nel mondo dei “sensi”.
scambio tra culture. Una ricerca sul cibo Atwood. - Corbaccio, 2002 Gli arancini di Montalbano, di An-
che si mangia in una determinata cultura Marian McAlpin è una giovane donna drea Camilleri. - A. Mondadori,
e del modo in cui se ne parla (letteratura e canadese spiritosa e ben educata. Ha un 1999
in alcuni casi anche pittura, cinema) può lavoro insoddisfacente per le “Indagini di Nuove storie, in cui il commissario Mon-
portare a scoperte affascinanti. Esploran- mercato Seymour”, un fidanzato di nome talbano si imbatte nei crimini e nei crimi-
do la questione del cibo si possono attra- Peter e un’amica femminista con cui divi- nali più eterogenei e insoliti.
versare la maggior parte delle discipline e de l’appartamento. Un giorno Marian di- La prima sorsata di birra e altri pia-
dei campi del sapere: dalla storia alla geo- venta matta, o pensa di esserlo diventata ceri della vita, di Philippe Delerm.
grafia, dall’economia alla linguistica, dalle dato che all’improvviso smette di mangia- - Frassinelli, 1998
religioni alla letteratura, dalla tecnologia re. Il fatto è che non riesce più a capire La prima sorsata di birra, le more nei bo-
alla psicologia, dall’agricoltura alla medic- la differenza fra sé e il cibo. È come se schi d’estate, le conversazioni attorno al
ina, dall’ecologia agli usi e costumi delle vivesse nel terrore di essere divorata. Dal tavolo di cucina sgranando piselli, il pro-
popolazioni. La selezione di titoli qui lavoro, dagli amici, dal fidanzato. E per fumo delle mele in cantina, la voce di chi
presentata intende suggerire alcune pro- non farsi mangiare, non mangia. Comin- si ama che dice più di quanto dicano le
poste di lettura che offrono un esempio cia così una riscossa tragicomica contro parole, il rosso cupo di un bicchiere di
di come le letterature europea ed extra- tutti i potenziali divoratori. Porto da centellinare... Istanti preziosi,
europea diano spunti culinari all’interno I bucatini di Garibaldi. Avventure che vanno colti nella loro immediatezza e
delle loro storie…. storico-gastronomiche di un ingle- assaporati con tranquillità.
se innamorato dell’Italia, di William Digiunare, divorare, di Anita Desai.
Afrodita: racconti, ricette e altri Black. - Piemme, 2004 - Einaudi, 2001
afrodisiaci, di Isabel Allende. - Fel- I saraceni di Sicilia e la granita, Mazzini Due culture diverse poste a confronto
trinelli, 1998 e le trenette al pesto, gli anarchici livor- attraverso il cibo. Un’estesa famiglia in-
Nel libro troviamo Isabel alle prese con nesi e il caciucco, il ghetto di Roma e i diana, composta di zie strambe e cugini
il mondo della cucina, tempio del piacere carciofi... Non è il risultato di una solenne inetti, ha i suoi opposti nelle sorelle Uma
dei sensi e anticamera del “piacere dei pia- indigestione notturna, ma lo stile bril- e Aruna. La prima, più anziana, oppressa
ceri”. In un invito alla gioia dietro il grem- lante e curioso che un valente viaggiato- dal devoto stuolo di parenti, ancora non
biule, un gioco per nutrirsi ed inebriarsi re, scrittore e gastronomo britannico ha riesce a lasciare il nido e guarda con disap-
senza prendersi troppo sul serio, con un scelto per raccontare il suo straordinario punto la minore che, impalmato il ram-
patrimonio di ricette piccanti e spiritose “viaggio in Italia”. Perché al contrario di pollo giusto, va costruendo una famiglia
condite con le spezie dell’ironia. Goethe e di tanti altri estimatori del Bel perfetta. La scena si sposta in Massachu-
Cacao, Jorge Amado. - A. Mondado- Paese che lo hanno preceduto, William setts: là il figlio di Aruna osserva, pieno
ri, 1984 Black non cerca ispirazione nei “fori ca- d’incredula nostalgia, la sconcertante vita
Dopo una breve infanzia agiata e felice, la denti” ma si affida alle sapienti e antiche della famiglia Patton dove gli uomini si
tragedia della morte del padre e i sopru- ricette di una nazione che ha fatto della abbuffano di carne e le donne sono tut-
si dello zio costringono un quindicenne sua cucina “l’ottava meraviglia del mon- te anoressiche. A confronto due diversi
a lavorare in fabbrica. Inseguendo i so- do”. mondi: il cuore compatto e soffocante di
gni collettivi di emigrare nelle zone del A pranzo con Babette: le ricette di una famiglia indiana e la gelida, indiffe-
cacao, il ragazzo finisce per lasciare casa Karen Blixen, di Alacevich Allegra. rente libertà di un nucleo familiare ame-
sua alla volta di Pirangi. Là, nella Fazenda - Il Leone verde, 2003 ricano.
Fraternidade, il mito del cacao crolla nel- Da una ricetta all’altra, un accurato menù La metà di niente, di Catherine Dun-
l’impatto con la durezza della realtà e con messo a punto dalla Babette del famoso ne. - Guanda, 1999
la disperazione della miseria. Un romanzo testo di Karen Blixen per far venire l’ac- Una mattina come tante nella cucina in
corale, popolare, scritto con toni appas- quolina in bocca a lettori e cultori del disordine, nell’aria pungente di una Du-
sionati e vibranti da uno scrittore (appena gusto. Allegra Alacevich ci conduce in blino ancora addormentata. Una mattina
ventenne) che vuole portare alla ribalta un percorso tra cucina e letteratura e of- come altre quella in cui Ben decide di dire
letteraria l’esistenza di classi sociali che fre le ricette per ricreare uno tra i pranzi addio alla moglie Rose, ai suoi tre figli e a
soffrono. più famosi della narrativa e del cinema. [il vent’anni di vita assieme. Rose non parla,
Satyricon, Petronius Arbiter. – Gar- racconto Il pranzo di Babette, contenuto non reagisce, non sa nemmeno cosa pro-
zanti 1995 nella raccolta Capricci del destino di Ka- vare. Con questa scena si apre “La metà
Il Satyricon segna il punto più alto e mo- ren Blixen (Feltrinelli 1978) ha come pro- di niente”, il diario lucido e drammatico
derno del romanzo antico, di cui peraltro tagonista una donna, cuoca comunarda di una donna che, di punto in bianco, si
costituisce una continua ironica parodia. che, al crollo dei suoi ideali rivoluzionari, trova sola, senza soldi e con una famiglia
La narrazione si sviluppa intorno alla è costretta a sacrificare tutto e a vivere da mantenere. Come in un album di fo-
storia contrastata e avventurosa di due esule (lei, “grande artista”) a contatto con tografie, la nuova vita di Rose si alterna a
innamorati, una coppia omosessuale, più un mondo grigio e frugale. Ma il potere flashback della vita passata, dei suoi sogni