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foto di Antonio Squeo trimonio cattolico, sebbene secondo il tarci per disinteresse, paura della diversità
foto di Antonio Squeo
trimonio
cattolico,
sebbene
secondo
il
tarci per disinteresse, paura della diversità
Siamo tutti nati da una donna. Quando codice di diritto canonico non ne sia più il e, soprattutto, per ignoranza. A questi
Gustave Courbet, nel 1866, dipinse L'ori-
gine del mondo, oggi esposto al Museo
d’Orsay a Parigi, aveva profondamente
ragione a ritrarla nelle forme dell’organo
genitale femminile. Se il primo imperativo
di ogni specie vivente è sfidare la morte
con la riproduzione, si capisce benissimo
l’enfasi che ogni cultura ha attribuito alla
riproduzione ed alla sessualità, che ne
rappresenta il veicolo naturale. Crescete e
moltiplicatevi, prima ancora che un pre-
cetto biblico, è una legge biologica. Ma
se, indubbiamente, la riproduzione umana
(tralasciamo per comodità le tecniche
assistite) non può prescindere dalla sessu-
alità, non vale assolutamente il rapporto
inverso, secondo il quale l’espressione
della sessualità deve avere come unico
fine la riproduzione.
La tradizione culturale classica greco-
romana e quella orientale, a differenza di
quella giudaico-cristiana, non hanno ela-
borato una morale fondata sulla sovrappo-
sizione dell’idea del sesso con quella della
prole. Ma come interpretare il bassissimo
livello di natalità di un paese, come il
nostro, che indubbiamente è stato e conti-
nua a definirsi cattolico? Il bonum prolis,
rimasto uno dei fini fondamentali del ma-
principale, sembra essere disatteso dai
cattolici allo stesso modo di chi cattolico
non si reputa. Da molti decenni ormai, ed
in questo le lotte femministe e di emanci-
pazione femminile sono state determinan-
ti, la sessualità ha costruito un proprio
spazio autonomo, entro il quale è stato
possibile elaborare nuovi concetti. Si è
cominciato, ad esempio, a distinguere tra
il sesso, determinato dalla natura biologi-
ca del maschile e del femminile e quindi
riferito alla dimensione del corpo, dal
genere, che, invece, si riferisce a modelli
sociali, culturali, relazionali che prescin-
dono dal fattore fisico. E allora, mentre i
sessi rimangono due, i generi possono
esprimere una maggiore varietà. Si può
semplificare dicendo che, mentre il sesso
è un elemento dato, il genere è un elemen-
to che, come la personalità di cui è parte,
viene quotidianamente costruito da cia-
scuno di noi, sulla base di innumerevoli
variabili che attingono alla sfera affettiva,
sociale, ambientale, relazionale.
Attualmente con la sigla LGBT si riassu-
mono le principali tendenze di genere.
Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali,
sono “ comodi” contenitori di realtà mino-
ritarie con cui spesso evitiamo di confron-
andrebbero aggiunte le persone Queer,
che sono quelle che rifiutano ogni incasel-
lamento in un genere sessuale. Ma
l’amore si identifica forse con un genere?
La lirica che segue è di Saffo, poetessa
dell’isola di Lesbo, vissuta nel 600 a.C.
A
me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e
ridi amorosamente. Subito a me
il
cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si
perde nella lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.
e
E
tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a
me rapita di mente.
Da Lirici greci, traduzione di
Salvatore Quasimodo
l
'arcobalenoarcobaleno
Supplemento a Sicilia Libertaria N° 291 - gennaio 2010. Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri. Registrazione
Tribunale di Ragusa n° 1 del 1987. fotocopiato presso Fast Service Digital Photo– Catania . La Redazione, compo-
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SottiglIezzeSottiglIezzeSottiglIezzeSottiglIezze delladelladelladella lingualingualingualingua italianaitalianaitalianaitaliana

Un cortigiano: un uomo che vive a corte Una cortigiana: una mignotta Un massaggiatore: un Kinesiterapista Una massaggiatrice: una mignotta Un professionista: un uomo che conosce la sua professione Una professionista: una mignotta Un uomo di strada: un uomo duro Una donna di strada: una mignotta Un uomo senza morale: un politico Una donna senza morale: una mignotta Un uomo pubblico: un uomo famoso Una donna pubblica: una mignotta Un uomo facile: un uomo con il quale è facile vivere Una donna facile: una mignotta Un intrattenitore: un uomo socievole affabulatore Una intrattenitrice: una mignotta Un adescatore: un uomo che coglie al volo le situazioni Un'adescatrice: una mignotta Un uomo molto disponibile: un uomo gentile Una donna molto disponibile: una mignotta

un uomo gentile Una donna molto disponibile: una mignotta L ’oggetto qua sopra è un tintinnabulum.

L ’oggetto qua sopra è un tintinnabulum. Si trova al British Museum di Londra. Vi sono appese cinque campanelline di bronzo che, al minimo movimento, tocco, soffio di vento, producevano un piacevole ed argentino rumore. La cosa strana non è il sonaglino, del resto usatissimo ancora oggi per utilità o decorazione, ma la sua forma. I Romani consideravano il fallo un simbolo di fertilità ed avevano addirittura un dio, Priapo, che si preoccupava di fecondazione, tanto di persone quanto di animali e vegetali. Per ricambiare la sua protezione, i contadini erigevano altarini agli incroci dei viottoli di cam- pagna (bivi, quadrivi ed anche trivi), ne affrescavano le immagini all’ingresso delle case, a mo’ di benvenuto, e addirittura componevano canti e poesie in suo onore, i Carmina priapea. Adesso non crediamo più nelle facoltà protettrici del fallo, o delle sue proiezioni in personaggi e divinità. E’ la scienza, con sementi, concimi, interventi sui geni, inseminazione omolo- ga, eterologa, in vitro, a sopperire quasi sempre alle deficienze ed agli insuccessi dell’attività riproduttiva. Questo tintinna- bulum, questo tipo di sonaglino, è però rimasto. Ce ne sono poche centinaia sparse per i musei di tutto il mondo, ma molte centinaia di milioni, probabilmente qualche miliardo, conficcati dentro la testa di esseri umani, quasi sempre anagrafica- mente maschi. Quando si tratta di mettere in discussione l’esercizio del potere, il privilegio, le certezze elaborate attraverso la cultura della sopraffazione del più debole, il tintinnabulum si agita e strepita, e, grazie al rumore, finge di non capire.

In questo numero:

Editoriale p.2

Sottigliezze della lingua italiana p.3 Esiste una 'lingua delle donne' e una 'lingua degli uomini'? p.3 Sesso e mafia: analogie del potere p.6 “Maschio e femmina li creò” p.8 Il matriarcato e la sindrome di Rapa nui p.10 Castrati, ma al servizio di Dio p.12

Un castrato come modello?

Gino La Monica p.15 Ermafrodito e Salmacide p.16 Lezioni di un certo genere: il Fiocco Bianco p.18 Le donne e la doppia giornata lavorativa: come le mura domestiche uccidono le capacità p.20 Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa p.21 I generi sessuali e le loro rappresentazioni nell'arte p. 22 La solidarietà tra diversi. L’ebreo e l’omosessuale durante il fascismo p. 25 Le primule vanno pazze per il Glam Rock p. 26 Quando nell'Orlando Furioso lo facevano “ strano” p. 28 Una foto una storia: maschile e femminile p. 30 Da uomo a uomo p. 31

p.14

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Esiste una 'lingua delle donne' e una 'lingua degli uomini'?

didididi E.E.E.E. A.A.A.A.

G li studi di neurobiologia e di psi- colinguistica hanno dimostrato come i fondamenti biologici del linguaggio

siano comuni a uomini e donne. In

altre parole, per quanto riguarda i pro- cessi linguistici, il cervello dell’uomo

e il cervello della donna “funzionano”

allo stesso modo. Tuttavia appartiene alla nostra esperienza quotidiana di parlanti notare delle differenze negli atteggiamenti e nei comportamenti linguistici dei due sessi. Queste diffe-

renze

possono essere più o meno rile-

vanti

fino ad assumere, in culture di

epoche e luoghi lontani dai nostri, ca- ratteristiche macroscopiche. È’ possibile, dunque, parlare di una “lingua degli uomini” e di una “lingua

delle donne”, ma in questo caso è in- nanzitutto opportuno operare una di-

stinzione tra i termini sex (‘sesso’) e gender (‘genere’), che vanno ricondot-

ti a due distinti ordini di differenze.

Mentre il concetto di ‘sesso’ si riferi- sce a distinzioni biologiche, quello di ‘genere’ indica il sesso “socialmente costruito”. In questo senso la variabile genere (o variabile diagenica ) sembra rivelarsi significativa per spiegare i

fatti sociali, culturali e psicologici

connessi all’essere uomo o donna e il loro riflesso sul comportamento lin- guistico dei parlanti. La differenza di genere risulta chiara-

mente più significativa nelle culture

dove la discriminante sessuale è so-

cialmente organizzata. Non è un caso che, in Europa, le prime osservazioni sistematiche sulle differenze linguisti-

che legate al sesso datino a partire dal

XVII e XVIII secolo, ad opera di e-

sploratori, missionari e antropologi

che, nei loro racconti di viaggio, riferi-

scono di lingue primitive caratterizzate

da differenze sensibili tra lingua ma-

schile e femminile.

Le popolazioni primitive d’Asia, d’Africa, d’Australia e d’America era- no infatti organizzate in microsocietà

dove i ruoli sessuali, rigidamente di-

stinti, agivano anche nel modo di par-

rigidamente di- stinti, agivano anche nel modo di par- rentale sono presenti nella lingua degli Yana

rentale sono presenti nella lingua degli Yana e degli abitanti delle isole To- briand, nell’Oceano Pacifico.

lare degli uomini e delle donne dando luogo a modalità esclusive per ciascun sesso.

Fino alla prima metà del XX secolo le

Un caso significativo fu osservato ricerche continuano a incentrarsi sulla

presso gli Yana (California settentrio- nale), dove gli uomini impiegavano un modello maschile riservato alla comu- nicazione con altri uomini e un model-

priate e ridicole. In alcune lingue afri-

descrizione delle differenze strutturali della lingua: di ordine lessicale (come negli esempi già discussi); di ordine grammaticale (nella lingua degli Yana

lo femminile per rivolgersi a una don-

la varietà maschile, più antica rispetto

na. La donna poteva usare le forme

a quella delle donne, utilizzava voca-

maschili solo per citare le parole di un uomo (ad esempio, raccontando un mito in cui due personaggi maschili parlano tra loro) o per narrare racconti su uomini. Analogamente nelle Picco- le Antille gli uomini usavano parole o espressioni che le donne non impiega- vano e, viceversa, le donne usavano parole ed espressioni che, in bocca agli

boli più lunghi per l’aggiunta del suf- fisso –na) e di ordine fonologico (pronunce diverse). Differenze di pro- nuncia legate alla differenza di sesso vennero osservate dal linguista Franz Boas in alcune tribù eschimesi e da Regina Flannery presso i Gros Ventre del Montana; fenomeni simili furono rilevati in alcuni dialetti australiani,

uomini, sarebbero suonate inappro-

nella Siberia nord-orientale e in alcuni dialetti ucraini e russi (quando

cane,

d’Australia il tabù linguistico poteva

amerin diane e aborigen e

nell’URSS si aprirono scuole in cui l’insegnamento era impartito in čukči,

esprimersi nel divieto di nominare in

le

bambine arrossivano e si rifiutavano

modo diretto i parenti acquisiti: alle

di

leggere parole contenenti il suono

donne era proibito chiamare col loro vero nome i familiari del marito e do-

“r” – la cui pronuncia era ritenuta in- decente per le donne – sostituendolo

vevano, pertanto, usare parole dal suo-

con “c” o “sci”). Si è discusso fin qui

no simile all’originale o comunque

di

società in cui il linguaggio di uomi-

modificare la struttura fonica del nome

ni

e donne presenta forme “esclusive”

proibito. Esempi di terminologia pa-

per ciascun sesso.

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I primi studi sulla varietà femminile

e maschile nelle lingue europee sono

condotti nell’ambito della dialettologi- a. Per quanto, nella società occidenta- le, la differenza sessuale non produca lingue esclusive per i due generi, ma

p iuttosto forme ed espression i

“preferite” da ciascun sesso, anche nei

dialetti italiani sono state riscontrate tracce di un ‘linguaggio delle donne’ e

di

un ‘linguaggio degli uomini’. Il ca-

so

più eclatante è stato individuato, nel

1963, dal dialettologo Giovanni Tro- pea in area messinese: a Caronia e, in

parte, a Mistretta, la “doppia L” inter- vocalica del latino diventava, sistema- ticamente, -dd- per gli uomini, -tr- per

le donne (es.: COLLUM ‘collo’ e CA-

PILLUM ‘capello’ diventano rispetti- vamente coddu e capiddu nelle pro- nunce maschili, quotru e capitru nelle pronunce femminili). A Caronia, la distinzione era presente già nei bambi- ni. Intorno agli anni ‘50 del secolo scorso prende l’avvio un filone di ri- cerca che incrocia l’analisi delle strut- ture sociali e delle strutture linguisti- che al fine di coglierne gli influssi re- ciproci - sociolinguistica-. L'interdi- pendenza tra ‘genere’ e linguaggio viene studiata e interpretata da un nuo- vo angolo di osservazione che coglie, nel suo insieme, gli effetti prodotti sulla lingua da cause esterne ad essa.

U no dei caposcuola di questo nuo- vo indirizzo, William Labov, rileva

una correlazione fra sesso e pronuncia

di determinati foni dell’ angloamerica-

no, evidenziando la propensione delle donne verso le forme più accurate e un comportamento linguistico più con- trollato rispetto a quello degli uomini. Ne individua le cause nel timore di

incorrere nella sanzione sociale che colpisce le pronunce regionali e i regi- stri bassi della lingua, in forza di uno stereotipo culturale che lega le donne a certi cliché di educazione ed eleganza. (A volerci riflettere è pur vero che, sentendo parlare qualcuno in modo rozzo e trascurato, il nostro giudizio tende a essere più benevolo se si tratta

di

un uomo, più sanzionante se si tratta

di

una donna.)

A

partire dagli anni ’70, con la nascita

dei primi movimenti femministi, gli studi sull'interrelazione tra ‘genere’ e lin gua g gio v en go no cen t rat i sull’individuazione della “specificità”,

secondo due diversi orientamenti:

quello della dominanza e quello della diversità culturale.

I l primo orientamento

varietà femminile come conseguenza della dominanza maschile e di stereoti- pi culturali che inducono le donne a comportamenti cortesi, deferenti, non assertivi, portandole a operare scelte linguistiche di subordinazione. Una studiosa molto rappresentativa del periodo, Robin Lakoff, parlerà di un vero e proprio ‘registro femminile’, caratterizzato da molte forme di corte- sia, espressioni titubanti, esitazioni, form ule v uote di significato . L’approccio della diversità culturale assume invece i due sessi come due

interpreta la

culture, due mondi distinti riflessi nel- la lingua e si concentra non tanto sulla ricerca dell’uguaglianza e dell’ omolo- gazione, quanto sulla ricerca della dif- ferenza e dell’autonomia. Secondo questa nuova ottica, la diversità “uomo/donna” non consiste tanto in microfenomeni linguistici, troppo spesso coincidenti con gli stereotipi della retorica popolare sul linguaggio

femminile,

quanto piuttosto

in

una

diversa weltanschauung (visione

del

mon do) ch e

si

riflette

an ch e

nell’impostazione e nella organizza- zione dell’interazione linguistica. I riscontri condotti sul linguaggio delle

una diversa

donne ricevono, perciò, interpretazione.

S econdo questo modello di analisi, l’uso più esteso di segnali discorsivi (cioè, sai, vero? d’accordo?) e di for- me attenuative (aggettivi diminuitivi e vezzeggiativi, esitazioni, litoti) viene ricondotto alla diversa modalità di socializzazione e alla tendenza a stabi- lire e rafforzare il rapporto comunica- tivo con uno stile più “supportivo”. Questo è solo un piccolo esempio ma vale a farci comprendere come quella che a primo acchito può sembrare una divergenza linguistica, in realtà sia invece l’espressione di una diversa modalità di interazione con l’altro. In altre parole la differenza tra “lingua delle donne” e “lingua degli uomini” viene a sovrapporsi a quella tra identi- tà femminile e maschile. La tendenza attuale è quella di interpretare la co- municazione fra i due sessi non più in ottica antropocentrica, né sotto l’aspetto del conflitto tra identità di- verse, quanto piuttosto sotto l’aspetto della comunicazione interculturale.

El Greco, 1541-1614, Epimeteo e Pandora, legno policromo - Granada, Collezione Conde de la Infantas.
El Greco, 1541-1614, Epimeteo e Pandora, legno policromo -
Granada, Collezione Conde de la Infantas.

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SeSessoSessoSessosso eeee mafia:mafia:mafia:mafia: analogieanalogieanalogieanalogie deldeldeldel poterepoterepoterepotere

didididi GiovanniGiovanniGiovanniGiovanni AbbagnatoAbbagnatoAbbagnatoAbbagnato

Dede e Billie Pierce, foto di Lee Friedlander (USA, 1934)
Dede e Billie Pierce, foto di Lee Friedlander (USA, 1934)

R ecentemente la cronaca di un giornale titolava: “ Cade un altro tabù della mafia, l’omosessualità”. Un tito- lo giornalistico che, pur non riuscendo a inscrivere un dato significativo di novità all’interno della complessità del fenomeno mafioso, poneva un proble- ma attinente, più che al contenuto so- stanziale della notizia, ad un interes- sante problema di comunicazione. Il tema dei comportamenti privati degli affiliati a “cosa nostra”, in rapporto al ferreo codice “morale” dell’ organizza- zione criminale, non rappresenta certo una novità, anche in termini di con- traddizioni presenti nella gestione delle relazioni personali di boss e picciotti. E’ noto che una presunta impermeabi- lità assoluta delle cosche rispetto alla delazione non impediva ai più impor- tanti capi mafia di essere degli abituali confidenti delle Questure e dei Carabi- nieri, all’interno di un “ vischioso” rap- porto di potere che prevedeva il reci- pro co ricono scim ento di ruo li all’interno di uno scenario sociale in cui la mafia rappresentava un fenome- no fisiologico. Del pari, il rigore del mafioso rispetto alla sfera dei rapporti sentimentali e sessuali appare molto rigido, come si evince da una ricerca pubblicata nel 2003 dal Professore Girolamo Lo Ver- so dell’Università di Palermo con il titolo “La psiche mafiosa” che confer-

fermato intuizioni investigative che pure lasciavano alcune perplessità in- terpretative anche agli inquirenti che rappresentavano le migliori memorie storiche del contrasto alla mafia sici- liana.

Q uesti si chiedevano come mai un

uomo come Buscetta, considerato, an- che all’interno di cosa nostra, uno de- gli affiliati di maggiore prestigio ed intelligenza criminale, non ricoprisse formalmente ruoli particolarmente im- portanti, nonostante il rispetto, o il ti- more, che si sapeva incutesse nei boss, amici e nemici. La spiegazione, a detta dello stesso don Masino e di altri im- portanti “pentiti”, stava, prevalente- mente, nelle sue trasgressioni ufficiali al codice comportamentale mafioso con l’abbandono della moglie legittima

e la conduzione ufficiale di relazione

con altre donne, poco affidabili sul piano della mentalità, come l’ultima compagna brasiliana del boss palermi- tano. Si tenga conto che il mafioso che

nella stagione delle stragi fu considera-

to il boss dei boss di cosa nostra sici-

liana, Totò Riina, per evitare il con-

fronto con Buscetta - tra i tanti argo- menti che poteva utilizzare e dopo es- sere stato lui in un primo tempo a ri-

ma l’immagine convenzionale del ma- fioso, irreprensibile sul piano della

fedeltà alla famiglia e alla moglie, che non è possibile mettere in discussione senza rischiare gravi contraccolpi san- zionatori, fino all’espulsione dalla più ampia famiglia mafiosa. In realtà, la coerenza del mafioso con l’ afferma- zione esteriore dei suoi comportamenti

è molto intrisa, come nel resto della

società, di quella ipocrisia da conven- zioni sociali che, come in altri campi, regola la sua vita coniugale e sessuale.

chiedere con baldanzosa insistenza il

La moglie “istituzionale” va tenuta confronto - sceglie quello della presun-

su di un piedistallo e gode, al di là del

suo coinvolgimento diretto negli affari mafiosi, del riconoscimento pubblico

di donna del boss. Di contro, le non

improbabili relazioni extraconiugali, ufficialmente ignorate, rappresentano nella realtà, più che relazioni a sfondo passionale, una delle forme del domi- nio dell’uomo temuto e riverito perché

potente. Il rapporto del boss con la sua donna “ufficiale”, regolarmente sposa-

ta all’altare anche in stato di latitanza,

è tanto esibito all’esterno quanto riser-

vato sul piano dei rapporti intimi che devono essere molto “tradizionali” e mai travalicare il limite delle pratiche sessuali “particolari” che possono es- sere im po ste so lo ad am ant i “ illegittime”e mantenute. Il più famoso dei cosiddetti pentiti, Tommaso Bu- scetta, anche in questo campo, ha con-

di giustizia affermata sul piano di quel-

la credibilità familiare che è conside-

rata tra gli elementi fondanti del codice morale di cosa nostra.

zioni su cosa nostra di cui era in pos- sesso. Tuttavia, è comunque significa- tiva la presa di distanza del boss corle- onese dal più famoso dei collaboratori

e selezionare la gran mole di informa-

boss dei due mondi” di sistematizzare

straordinaria capacità del cosiddetto

di tutti gli attori del processo, era la

evitare di affrontare quella che, a detta

almente: “ Presidente io con Buscetta non parlo. E’ un uomo senza morale, uno che nella sua vita ha avuto tante mogli. Non intendo abbassarmi al suo livello”. E’ evidente che quello che premeva maggiormente in quel fran- gente al famigerato Totò “u curtu ” era

ta morale coniugale dichiarando plate-

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E sistono anche altri esempi in cui degli affiliati che si mostravano impu- nemente con donne diverse dalla “propria”, qualcuno anche dopo avere interrotto ufficialmente il rapporto coniugale, venivano redarguiti e ri- chiamati all’ordine dai loro capifami- glia che, pur non escludendo la possi- bilità di relazioni extraconiugali, pre- tendevano che fossero intrattenute dall’uomo d’onore ammucciuni” (di nascosto). Ovviamente, le “ cose” nell’universo mafioso si complicano maledettamente quando i rapporti in- trattenuti da boss ed affiliati non sono considerati “ naturali” secondo la mo- rale comune e attengono, per esempio, al mondo delle relazioni omosessuali, considerate inaccettabili dagli uomini d’onore che, come scrivono Il Profes- sore Girolamo Lo Verso e il suo più vicino collaboratore Gianluca Lo Co- co, considerano i gay come del tutto inaffidabili perché “viziosi e privi di una precisa identità che ne determini una forte appartenenza al vincolo ma- fioso”.

stenziale di un giovane rampol- lo di famiglia mafiosa che, percependo la “diversità” del suo orientamento sessuale, cadeva in una condizione di grave disagio psichico perché

consapevole della inaccettabili-

tà assoluta della sua inclinazio-

ne da parte della sua famiglia

di sangue e di quella mafiosa.

St. Patricks, foto di William Klein, (USA 1928)
St. Patricks, foto di William Klein, (USA 1928)

L’inconciliabilità della omosessua- ta vendetta da parte del suo clan di

appartenenza, all’epoca dominato dai terribili boss Gotti. Nel merito furono espressi dei dubbi circa la sincerità della rivelazione del Mormando per- ché si obiettava che, essendo esso già giunto al processo con lo status di col- laboratore dell’Fbi, la sua condanna a morte da parte del tribunale mafioso era già scontata e, quindi, l’elemento della omosessualità veniva considerato un semplice escamotage strumentale per un migliore trattamento nel proces- so.

di casi di omosessualità di alcuni affi-

no rivelati episodi di gestione violenta

lità con lo status di uomo d’onore si dimostra un dato strutturale del codice culturale mafioso che, infatti, riguarda anche altre mafie come, per esempio, la co sa no stra american a, la ‘ndrangheta calabrese e la camorra campana, all’interno delle quali si so-

liati. La regola è confermata dall’eccezione verificatasi negli Stati Uniti in cui un mafioso di New York della potente famiglia dei Gambino, tale Robert Mormando, per ottenere uno sconto di pena in un processo a carico, non esitava a dichiararsi omo-

Tuttavia, al di là della fondatezza

dell’una o dell’altra tesi, nessuna della

sessuale per consentire al suo legale di

Le interviste fatte dai due studiosi a sostenere il valore, anche morale, della lisi perché sostanzialmente fondati su

di una contrapposizione processuale, il

fatto in sé assume un grande rilievo, anche se nell’ambito della eccezionali- tà, perché tende a portare all’interno dell’universo mafioso le contraddizio-

ni presenti nell’intera società, relative

alla libertà di manifestare e vivere le tendenze sessuali, anche quelle consi- derate anomale e “diverse”. Insomma, probabilmente si può affermare che i valori del codice mafioso conservano ancora una loro attrattiva perché non sono poi tanto diversi da alcuni valori

collaborazione del suo cliente che,

dichiarando la sua particolare tenden-

za sessuale, si esponeva ad una spieta-

dei collaboranti, appartenenti a co- sche, anche di notevole spessore cri- minale, hanno rivelato il dramma esi-

quale del tutto scevra da limiti di ana-

Screen, foto di Emmet Gowin, (USA 1941)
Screen, foto di Emmet Gowin, (USA 1941)

perbenistici delle società dei cosiddetti benpensanti che, pur rifiutando la nor- malità delle relazioni omosessuali, vivono, in forme più o meno evidenti,

le

contraddizioni proprie di ogni mora-

le

imposta.

Anzi, appaiono “disegnati” sulla tradi- zione dei canoni ufficiali di una pre- sunta morale della coesione sociale e familiare, spesso basata essenzialmen-

te

su ipocrisie e conformismi, se è ve-

ro

com’è vero, che su questi temi mol-

to spesso ricorrono, anche in ambienti apparentemente diversissimi, due mas- sime dialettali d’indubbia efficacia espositiva, non solo in Sicilia:

si fa ma nun si rici” e “ u cumannari è megghiu ru futtiri”.

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“MaschioMaschioMaschioMaschio eeee femminafemminafemminafemmina lililili creò”creò”creò”creò”

didididi AgataAgataAgataAgata CocoCocoCocoCoco

l’uomo pensa, si chiede chi sia e quale

Nel libro della Genesi il racconto pratiche omosessuali in molte specie. sia il proprio fine, si muove per uno

della creazione è forse il passo più fa- miliare e anche chi non ha ricevuto un’educazione religiosa lo ha sentito risuonare fin dall’infanzia. Spesso se

ne è conservata l’eco dentro di noi co-

me di una bella favola, un mito assimi-

labile a tanti altri, di altri popoli e culture a noi lontani e sconosciuti, ma che tramanda, sebbene in forme diverse, la creazio- ne dell’uomo e della donna; in altre parole prende atto dell’esistenza

in natura di due generi

specifici: quello maschile

e quello femminile, un

dato oggettivo, al di là delle tendenze che i sin-

goli soggetti possano poi manifestare. All’interno

di una concezione reli-

giosa, specificatamente cristiana, la presenza

dell’uomo e della donna

è voluta dall’amore di

Dio creatore che chiama

gli esseri umani a com-

partecipare, con la reci- proca donazione di sé,

alla creazione, attraverso

la generazione dei figli.

Tuttavia, senza voler necessariamente scomo-

dare le “alte sfere”, è

an co ra un a v o lt a

l’evidenza che parla: la natura si serve dei due generi sessuali per perpe- tuare le specie. Ciascun essere vivente nasce ovviamente con determinate caratteristi- che sessuali e dal proprio genere trae quelle carat- teristiche di ordine biologico e psicolo-

gico che attraverso un cammino di pro- gressiva maturazione rendono specifi- catamente uomo o donna. Certo in na- tura si osservano fenomeni diversi, relativi al comportamento animale, e

e che ciascuno la ricer-

L ’essere umano appartiene al regno animale, ma, nonostante ormai si ten- dano a smussare le differenze (vedi animali trattati con maggior cura degli

scopo e in base a ciò orienta le proprie azioni.

alcune

recenti

scoperte

confermano

Ma soffermiamoci sulla specie umana.

Dunque affermare che ciascuno deve agire secondo il proprio senti- mento, o peggio ancora secondo il pro- prio istinto, nega la dignità della persona, che si fonda sul rispet- to dell'ordine essenzia- le della sua natura, e perciò quello che l’uomo ha di più caro

e prezioso, cioè la ra-

gione. Si potrebbe o- biettare che l’azione dell’uomo dovrebbe essere volta alla ricer- ca della propria felicità

ca in modo del tutto personale. Ma a questo punto bisognerebbe chiedersi cosa sia la felicità e che rapporto abbia con la ricerca della propria identità e con il compimento del proprio destino. Durante un corso di preparazione al matri- monio, si discuteva su quale significato aves- se l’atto di Dio di e- strarre la costola di Adamo per ricavarne la donna. Si riteneva che ciò volesse indi- carne l’inferiorità o comunque la sua di- pendenza dall’uomo. La risposta era meno scontata: in realtà, se- condo la concezione del tempo, la cassa toracica era parte fondamentale del

corpo perché custodiva il “cuore”, cioè

la vita. La donna ricavata dalla costola

è dunque posta a custodia della vita

dell’uomo. Si pone allora un problema

di identità.

Max Beckmann (1884-1950) : Uomo e Donna
Max Beckmann (1884-1950) : Uomo e Donna

uomini o a cui si attribuiscono compor- tamenti e sentimenti umani, se non addirittura un’anima), si distingue per

la propria natura razionale e cognitiva,

a differenza della natura istintiva degli animali. Per dirla in modo semplice

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Michelangelo, La creazione di Adamo, particolare della Cappella Sistina (1508-1512)
Michelangelo, La creazione di Adamo, particolare della Cappella Sistina (1508-1512)

A l di sopra dell’istinto c’è un livel-

lo in cui si colloca la domanda di cia-

scun essere umano sul proprio essere, sul perché nasca con determinate carat- teristiche e quale fine abbiano, quali siano i valori peculiari dell'uno e dell'altro sesso e sul perché ci siano state date da Dio o “assegnate” dalla natura. L'uomo e la donna, infatti, sono uguali in quanto persone e comple- mentari in quanto maschio e femmina. E’ forse altrettanto innegabile afferma- re che in ciascun essere umano il ma- schile e il femminile coesistano. Spes- so, a sostegno della tesi che vorrebbe fin dall’infanzia la manifestazione di determinate tendenze sessuali, si citano esempi di preferenze ludiche del sesso opposto o di attrazioni particolari verso esponenti del proprio sesso, ma più semplicemente è da ritenere che in età infantile, fatta eccezione per casi gene- tici o patologici molto rari, i due generi debbano ancora trovare la propria defi- nizione e che gusti e preferenze dipen- dano da fattori contingenti e non og- gettivi. E’ anche vero, però, che un’educazione vera è quella che fa emergere ciò che siamo originariamen- te, ciò per cui siamo. L’azione educati- va è quella che aiuta, soprattutto in età adolescenziale, a sviluppare la propria identità pienamente, a capire ed inte- grare nella vita le specificità che ci contraddistinguono siano esse femmi-

nili o maschili. Certo, nella storia della civiltà, molte condizioni concrete ed esigenze della vita umana sono mutate

e l’evoluzione dei costumi ha varia-

mente interpretato il rapporto fra i ge- neri.

privi di fondamento.

La crisi dei generi è dovuta proprio alla confusione imperante che scaturi- sce dalla incapacità di obbedire alla realtà di se stessi, di riconoscere e ac- cettare il compito che ci è stato asse- gnato per il fatto stesso di esistere; basti pensare alle donne che assumono atteggiamenti, ritenuti finora prerogati- va maschile, e uomini sempre più assi- milati, anche fisicamente, alle donne. Certamente, però l’identità sessuale non può più essere ricondotta a modelli del passato in cui il potere e la forza erano discriminanti del sesso maschile, né il ruolo femminile può ridursi solo a quello di “angelo del focolare domesti-

co”o madre amorevole, ma è innegabi- le che ciascuno debba porsi la doman- Nellantica Grecia, per esempio, da su quale sia il proprio compito spe-

cifico nel rapporto con se stessi e con gli altri. Molti oggi sostengono che non si possa trovare nella natura umana alcuna nor- ma assoluta e immutabile. In realtà le relazioni essenziali di ogni persona umana trascendono le contingenze sto- riche, poiché ci sono esigenze insop- primibili che rivelano l’esistenza di leggi inscritte nella natura umana che si manifestano identiche in tutti gli esseri dotati di ragione.

era autorizzata e incoraggiata, la rela- zione tra un uomo maturo e un adole- scente e questo tipo di rapporto costi- tuiva per quest’ultimo un rito di pas- saggio all’età adulta: queste relazioni avevano, perciò, soprattutto un valore educativo. Altre epoche hanno affron- tato la questione che ha, però, assunto sempre una connotazione più culturale che naturale. Forse oggigiorno è pro- prio l’identità personale (naturale) che è stata messa in crisi da modelli falsi e

(naturale) che è stata messa in crisi da modelli falsi e Mastro Niccolò, Creazione di Eva,

Mastro Niccolò, Creazione di Eva, Duomo di san Zeno, Verona, XII secolo

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P er dirla con le parole con cui il compianto professor Cipolla apriva un

suo arcifamoso trattatello non del tutto scherzoso, Le faccende umane si trova- no, per unanime consenso, in uno stato deplorevole. Questa peraltro non è una novità. Per quanto indietro si riesca a

guardare,

uno stato deplorevole. Il pesante far- dello di guai e miserie che gli esseri umani devono sopportare, sia come individui che come membri della socie- tà organizzata, è sostanzialmente il risultato del modo estremamente im- probabile – e oserei dire stupido – in cui la vita fu organizzata sin dai suoi inizi. Pericoli, minacce ed emergenze vengono tanto variamente individuati e classificati in ordine di importanza e gravità, che qualunque loro elencazione

assai difficilmente sfuggirebbe ad accu-

se di incompletezza o soggettività. Si-

curamente, oltre a sovrappopolazione, fame, miseria e malattie, sono da com- prendersi l’inquinamento, l’ effetto-

serra, le mutazioni climatiche, la defo- resta zione, la dese rtifi ca zione, l’erosione e la degradazione del suolo,

esse sono sempre state in

la scarsità di acqua.

Anche le cause di tali fenomeni vengo- no variamente elencate e graduate. Quelle più frequentemente richiamate sono il consumismo, l’ineguale riparti- zione della ricchezza, lo sviluppo eco- nomico, l’introduzione e diffusione di nuove tecnologie. Perlopiù, maggior- mente sotto accusa sono gli eccessi e gli sprechi del consumismo, a fronte

della minaccia di morte per fame e del-

la miseria di gran parte degli abitanti

del terzo e quarto mondo.

di gran parte degli abitanti del terzo e quarto mondo. Venere di Lespugue (23.000 a. C.)

Venere di Lespugue (23.000 a. C.)

sona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una per- dita.

(uomini d’affari e finanzieri, così come i manager, i media e gli uomini politici al loro servizio) traggono indiscutibil- mente cospicui profitti e vantaggi dal fatto di segare il ramo su cui sono se- duti insieme all’intera umanità. Si potrebbe dire, forse più correttamen- te, peraltro in linea con il brano citato in esordio, che sia piuttosto da conside- rare stupida la maniera in cui le società umane sono organizzate, ossia le loro istituzioni e la loro indifferenza, impo- tenza o complicità rispetto alle forze sostanzialmente irrazionali che ne ledo- no le basi.

I n altri termini, la stupidità delle isti- tuzioni affaristiche, finanziarie e politi- che delle società sviluppate consiste- rebbe nel loro essere inadeguate, incon- grue, inappropriate, non interessate rispetto alla necessità di limitare in maniera decisa l’avidità, l’ aggressività e la distruttività dei propri componenti, anche quando essi minacciano la loro stessa esistenza e quella dell’intera col- lettività. Insomma, l’umanità nel suo complesso evidenzia una tendenza o sindrome suicida, perlopiù inconsape- vole, anche se non del tutto, sostanzial- mente analoga a quella che causò la scomparsa della civiltà dell’Isola di Pasqua o Rapa nui in lingua polinesia- na, con la differenza che per il genere umano non ci sarebbe un’altra terra in cui poter sopravvivere.

U rgerebbe, pertanto, correre ai ri- pari, che, in tutta evidenza, non consi- stono nella ricerca di rimedi e soluzio- ni, perfettamente noti e tecnicamente disponibili o facilmente ottenibili ed

Il matriarcato e la sindrome di Rapa nui

didididi FrancoFrancoFrancoFranco ManciniManciniManciniMancini

D ’altra parte, per ciò che concerne

la gravissima crisi attualmente in atto,

appare del tutto innegabile la responsa-

bilità della finanza cosiddetta creativa e

di quanti hanno determinato il formarsi

e l’espandersi delle bolle speculative e dei valori e strumenti finanziari. Nel suo saggetto il professor Cipolla dava dello stupido la seguente defini- zione: Una persona stupida è una per-

S e si guarda solo al breve termine ed all’interesse immediato del singolo individuo o di classi di individui, anzi- ché alle prospettive future, al lungo periodo ed all’umanità nella sua totali- tà, comprese le nuove generazioni, la definizione appare difficilmente appli- cabile ai gravi problemi del mondo contemporaneo. Infatti, i singoli indivi- dui e talune specifiche categorie sociali

applicabili, ma nella sostituzione delle attuali strutture di potere, che non mo- strano alcuna intenzione o interesse a porli in atto. Forse una società più pre- occupata del futuro e della propria so- pravvivenza potrebbe essere vista in una organizzazione sociale di tipo ma- triarcale, ossia controllata e modellata dal principio femminile, vale a dire dalla parte dell’umanità protagonista e maggiormente coinvolta nella gestazio-

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Venere di Willendorf (24.000 a.C. ne e nella messa al mondo delle nuove generazioni. Allo

Venere di Willendorf (24.000 a.C.

ne e nella messa al mondo delle nuove

generazioni. Allo studioso svizzero Johann Jakob Bachofen, singolare

un progresso rispetto all’eterismo pri- mitivo, non sarebbe il momento più alto di organizzazione sociale.

T ale valutazione può essere frutto di un pregiudizio antifemminile o dell’idea ottimistica, forse tipicamente ottocentesca, secondo cui il passaggio del tempo è fatto coincidere con il pro- gresso, sicché ciò che viene dopo, an- cor più se contemporaneo, deve costitu- ire necessariamente un miglioramento rispetto al passato. L’ipotesi di una storica o preistorica esistenza del ma- triarcato è stata successivamente messa seriamente in dubbio e perlopiù fatta derivare da una scorretta identificazio- ne fra matriarcato e matrilinearità. In epoca più recente, studiosi di antropo- logia hanno rilevato in talune soprav- vissute società cosiddette primitive caratteri di serenità, stabilità, sicurezza e pace, che sarebbe, per molti impor- tanti aspetti, assai problematico ritenere inferiori rispetto a quelli rilevabili nelle società umane attualmente dominanti.

U na sommaria descrizione della struttura sociale di queste popolazioni

figura ottocentesca di storico delle reli- gioni, sociologo, archeologo, psicologo

si trova, ad esempio, nel libro di Thor- stein Veblen La teoria della classe

e

mitologo, si deve la formulazione di

agiata:

una teoria organica del matriarcato, inteso come una fase necessaria di svi- luppo delle società umane. La sua grande opera Il diritto matriar-

di

Secondo la teoria di Bachofen, pri-

la

Queste comunità che sono senza una classe agiata definita si rassomigliano anche in alcuni altri tratti della loro struttura sociale e della loro maniera

cale: un saggio sulla ginecocrazia del

vita. Esse sono piccoli gruppi e di

mondo antico nella sua natura religio- sa e giuridica è dedicata alla ricostru- zione dell’antico mondo mediterraneo negli aspetti che attesterebbero il pre- valere dell’ archetipo femminile.

ma di giungere all’organizzazione pa-

struttura semplice (arcaica); sono u- sualmente pacifiche e sedentarie; sono povere; e la proprietà individuale non è la nota caratteristica del loro sistema economico. Nello stesso tempo non ne consegue che esse siano le più piccole fra le comunità esistenti o che la loro

struttura sociale sia sotto tutti i rispetti

triarcale, l’umanità sarebbe passata

meno differenziata; né la loro cate-

attraverso due stadi: uno stadio origina- rio di promiscuità sessuale (afrodismo

goria include necessariamente tutte le comunità primitive che non hanno nes-

o

eterismo) e uno stadio matriarcale

sun sistema definito di proprietà indivi-

caratterizzato dalla serenità, dalla stabi- lità, dalla sicurezza e dalla pace.

duale. Ma è da notare che la categoria comprende i più pacifici gruppi primi-

Il

matriarcato, ossia un sistema sociale

tivi di uomini – forse tutti quelli carat-

in

cui la donna, come madre e capo di

teristicamente pacifici. Difatti, il tratto

famiglia, avrebbe esercitato il dominio sul gruppo, sarebbe stato, quindi, uno stadio intermedio tra l’afrodismo e il patriarcato, che egli considerava supe- riore all’eterismo ma inferiore al patri- arcato, fase nella quale l’autorità sareb- be passata definitivamente nelle mani degli uomini. Per B achofen, pertanto, il potere femminile, pur rappresentando

più notevole comune ai membri di tali comunità è una certa amabile ineffi- cienza quando si trovano di fronte alla forza e alla frode. Per altro verso, que- ste comunità appaiono invece del tutto prive, indifferenti o disinteressate alla maggior parte delle conoscenze e com- petenze scientifiche, tecnologiche ed industriali, per non dire di quelle mone-

tarie, affaristiche e finanziarie, su cui le moderne società sviluppate o in via di sviluppo fondano la loro forza.

N on sembra comunque giustificato,

allo stato attuale delle conoscenze, ri- condurre la supposta superiorità morale delle società cosiddette primitive ad una prevalenza, magari passata, dell’elemento femminile. Analogamen-

te, nulla garantisce che una gestione

matriarcale delle società umane effetti- vamente possa comportare il supera- mento degli attuali problemi e vicoli

ciechi. E tuttavia, allo stato dei fatti, considerato il disastro in atto e quelli prevedibili o imminenti, non si vede il motivo per cui una tale via non debba essere tentata. In ogni caso, l’ applica- zione del principio matriarcale sarebbe inutile, se non comportasse il drastico ridimensionamento degli attuali livelli

di accentramento del potere politico,

affaristico e finanziario e la sua diffu- sione e dispersione nel corpo sociale, in modo da renderlo il più possibile inof-

fensivo ed asservito agli interessi vitali delle società umane e di ciò che resta dell’ambiente naturale. Nelle vigenti condizioni di potere accentrato ed e- sclusivo, non sarebbe, infatti, evitabile il perpetuarsi di situazioni di sfrutta- mento, corruzione, repressione, preda-

fraudolenza delle

zione ed intrinseca

istituzioni politiche, monetarie, crediti- zie, affaristiche e finanziarie.

Venere di Vestonicka (30.000 a.C.)
Venere di Vestonicka (30.000 a.C.)

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Castrati,Castrati,Castrati,Castrati, mamamama alalalal servizioservizioservizioservizio didididi DioDioDioDio didididi
Castrati,Castrati,Castrati,Castrati, mamamama alalalal servizioservizioservizioservizio didididi DioDioDioDio
didididi PietraPietraPietraPietra PomicePomicePomicePomice
C hi ha la ventura di studiare Fosco-
lo, nel carme Dei Sepolcri incontra, ad
un certo punto, alcuni versi in cui Mi-
lano, la città di Parini, viene descritta
come lasciva, d'evirati cantor alletta-
trice. Scopo di queste note è spiegare
chi sono questi cantori e perché veni-
vano evirati. Il Dizionario e Biblio-
grafia della Musica di Pietro Lichten-
thal, pubblicato a Milano nel 1826, alla
voce CASTRATO riporta: sostantivo
maschile. Cantante di Soprano o di
Contralto, il quale nella sua infanzia
fu privato degli organi della genera-
zione, affinché serbasse sempre una
voce acuta di ragazzo, mentre in fatti
la voce si conserva quale si trova al
momento in cui vien fatta quella ope-
razione. L'origine di sì orribile uso
della mutilazione degli uomini, è anti-
chissima. Ammiano Marcellino asseri-
sce che la Regina Semiramide fu la
prima che abbia introdotto una sì cru-
dele operazione. Non sembra però che
il Canto sia stato la cagione dell'or-
chiotomia ne' primi tempi, ma bensì la
gelosia, il fanatismo religioso, e forse
anche qualche vantaggio terapeutico.
Si adoperavano gli eunuchi come cu-
stodi di castità, acciò vegliassero sulla
fedeltà delle giovani spose.
San Paolo: mulier taceat in ecclesia
(la donna taccia in chiesa, prima lettera
ai Corinzi, 14, 34). Nel 1599 furono
appositamente rivedute le norme per
l'ammissione al coro, per permettervi
l'ingresso ai castrati. Fu così che Pietro
Paolo Folignato e Girolamo Rosini
vennero ammessi nel coro della Cap-
pella Sistina, la cappella privata del
papa.
S i dice che Clemente VIII, quando
ascoltò per la prima volta il castrato
Girolamo Rosini (detto Rosino), rima-
se così estasiato dalla soavità del suo
canto che, a poco a poco, si sbarazzò
dei cantori non evirati per sostituirli
definitivamente coi castrati. Da quel
momento l'orchiectomia viene ammes-
sa "al servizio di Dio". L'asportazione
dei testicoli era praticata sui fanciulli
dagli otto ai dieci anni, prima che il
bambino subisse il cambiamento nel
tono di voce.
Un uso “canoro” della castrazione
è testimoniato presso l'impero bizanti-
no, ma i collegamenti più diretti con
l'esperienza italiana sono da stabilire
con una certa tradizione spagnola del
canto in falsetto. Spagnoli sono, infatti,
i nomi dei primi castrati che si incon-
trano nelle corti principesche del Cin-
quecento. Giovanni Pierluigi da Pale-
strina, grande compositore di musica
liturgica e direttore del coro della Basi-
lica di San Pietro dal 1576 al 1594,
probabilmente avrà diretto cantanti
castrati, come avranno fatto molti suoi
colleghi, tra i quali Heinrich Schütz,
maestro di cappella alla corte di Mona-
co. L'evento che facilitò enormemente
la diffusione dei castrati fu il veto di
Papa Sisto V all'esibizione pubblica
delle donne in tutto lo Stato Pontificio,
proibizione che attuava il precetto di
Corrado Giaquinto (1694-1765) , Ritratto di Carlo Broschi, detto Farinelli,
1753, Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna

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I n questo modo si impediva alla la-

ringe di subire le trasformazioni tipi- che della maturazione sessuale e, di conseguenza, veniva fissata per sempre l'estensione vocale della preadolescen- za. La carenza di testosterone rendeva

le ossa più lunghe ed elastiche, circo-

stanza che permetteva, anche grazie ad un duro allenamento, di avere una grande capacità polmonare. Le corde vocali rimanevano quelle di un bambi- no e le voci erano anche straordinaria- mente flessibili, abbastanza differenti sia dall'equivalente di una voce femmi- nile adulta, sia dai registri più acuti delle voci di maschi non castrati. Tra- lasciamo gli scabrosi dettagli dell'ope- razione: basti dire che era effettuata da norcini, cioè macellai, e barbieri, senza alcuna anestesia, in condizioni igieni- che tali da non garantire alcun esito. Anzi spesso il risultato non era quello sperato, mentre altissima era la morta-

lità, sia durante l'intervento, sia per le infezioni che ne seguivano. Per un ca- strato che assurgeva alla fama, agli onori ed alle ricchezze, ve n'erano cen- tinaia che non riuscivano ad emergere, rimanendo per sempre relegati in una condizione di sofferenza e di frustra- zione, nell'ombra dell'anonimato. La formazione professionale e cultura-

le dei ragazzi castrati era estremamente

dura. Ad esempio, in una scuola roma- na, nel Settecento, durante la mattinata erano previste un'ora di canto, altre due

ore di difficili esercizi vocali, un'altra ora di canto alla presenza di maestri e

di fronte a uno specchio, per imparare

una corretta postura del corpo, un'ora

di studio di letteratura. Nel pomerig-

gio, mezz'ora era dedicata alla teoria musicale, due ore alla scrittura ed alla

dettatura di un testo musicale e un'altra ora allo studio della letteratura. Dove- vano poi trovare il tempo per esercitar-

si al clavicembalo e per comporre mu-

sica vocale. Sottoposti ad un program- ma così rigoroso, i giovani castrati, se dotati di sufficienti capacità musicali, erano in grado di cominciare la loro carriera sin da adolescenti, ma con una tecnica e con una voce che nessuna donna o uomo avrebbero potuto imita- re. Grazie a questo “vantaggio”, le voci dei castrati rimpiazzarono ben presto le voci bianche e quelle dei falsettisti .

I l successo fu tale che, da allora in poi, vennero addirittura scritte opere

riuscito ad ammaliare addirittura Na- poleone Bonaparte.

che prevedevano ruoli interpretati da castrati. Verso la fine del Seicento que- sti ruoli soppiantarono del tutto le voci maschili. Nei primi decenni del Sette- cento, al culmine di questo fenomeno, che ormai dilagava anche fuori dall'Ita- lia, si calcola che venissero mutilati circa 4000 ragazzi all'anno. Molti di essi, di famiglia povera, venivano ven- duti a personaggi dell'ambiente musi- cale nella speranza di riuscire a rag- giungere il successo economico.

C on l'Unità d'Italia (1861), la ca- strazione viene dichiarata illegale e nel 1878 papa Leone XIII proibisce il re- clutamento di castrati da parte della chiesa, permettendone tuttavia la per- manenza nella Cappella Sistina e in altre basiliche papali. A fine Ottocento nel coro della Sistina ci sono ancora sette castrati, ma per la conclusione di

questo capitolo nero della storia della

La castrazione, seppure con finalità cultura bisogna attendere il 22 novem-

bre 1903, quando Pio X promulga un proprio provvedimento sulla musica sacra, nel quale afferma che Se dunque si vogliono adoperare le voci acute dei soprani e contralti, queste dovranno essere sostenute dai fanciulli, secondo l'uso antichissimo della Chiesa. Con lo stesso provvedimento la donna veniva ammessa al canto liturgico, dapprima solo sul sagrato e poi nel presbiterio.

musicali, rimaneva un'orribile mutila- zione che, come tale, contrasta non solo con l'attuale sensibilità per il dirit- to all'integrità fisica e psichica di ogni essere, ma anche con quella che poteva essere tre o quattro secoli addietro. Il

Logo della campagna contro le mutilazioni genitali femminili
Logo della campagna contro le
mutilazioni genitali femminili

La voce senza sesso, privata artifi- cialmente dei suoi caratteri sessuali, perdeva così il privilegio che la chiesa le aveva attribuito nel dialogo con il divino, il soggetto asessuato per anto- nomasia. C'è da chiedersi come sia stato possibile che, per oltre tre secoli, pratiche così cruente, crudeli e disuma- ne, per giunta finalizzate unicamente ad un aspetto estetico, cosmetico, cer- tamente non sostanziale, siano state ammesse da un'istituzione che, come la Chiesa, sostiene di fondarsi sull'amore. Non sono, ovviamente, mancate voci fortemente critiche, come quella di Peter Browe, un gesuita, storico della Chiesa, che nella sua Storia dell'evira- zione, del 1936, ha scritto: I papi sono stati i primi che alla fine del XVI seco- lo hanno introdotto o tollerato nelle loro cappelle i castrati, quando erano ancora sconosciuti nei teatri e nelle chiese italiane. Dopo aver proibito alle cantanti e alle attrici di calcare le sce- ne, dovevano avere completamente

prevedeva la pena più grave, cioè la perduto il senso della realtà per non

diritto canonico, infatti, per questi atti

scomunica. Un tentativo di arginare il fenomeno era stato tentato da Benedet-

rendersi conto che sarebbero stati i castrati ad assumere i loro ruoli. Di-

to XIV nel 1748, ma era stato abban- fendere i papi è dunque impossibile. E

donato perché avrebbe provocato un crollo nella partecipazione popolare alle liturgie cantate. Alle soglie dell'Ot- tocento il mutamento del gusto musi- cale e operistico segnarono il tramonto della figura degli evirati cantori, nono- stante qualcuno di essi, si dice, fosse

aggiunge: Di questo “fenomeno di mi- seri fenomeni” la Chiesa porta la re- spon sabilità mora le in quan to “committente” consapevole; senza le richieste papali non ci sarebbe stato “commercio”.

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O ggi, dentro il XXI secolo, non dobbiamo pensare di essere immuni da queste forme
O ggi, dentro il XXI secolo, non
dobbiamo pensare di essere immuni da
queste forme criminali di mutilazione.
Le stesse preoccupazioni “estetiche”,
“culturali” e “ religiose” che erano po-
ste a giustificare la castrazione, conti-
nuano ad essere invocate per la pratica
delle mutilazioni genitali femminili,
MGF, che interessano ancora tra 100 e
140 milioni di donne. Ogni anno, se-
condo le stime dell'UNICEF, si calcola
che tre milioni di bambine vadano ad
aggiungersi alle loro madri e sorelle.
Anche nel caso delle MGF ci sono
pareri discordanti nell'interpretazione
delle norme “divine” da parte delle
autorità religiose. Il risultato è che si
continua a mutilare in nome di un dio
oppure, magari in nome dello stesso
dio, a proibire le mutilazioni. Quanto
sarebbe meglio se questi funamboli del
pensiero divino, questi prestidigitatori
dei testi sacri, questi professionisti a
tempo pieno della morale pubblica, si
limitassero a predicare solo le norme
che dovrebbero essere alla radice di
ogni comunità. Allora parlerebbero di
uguaglianza, di giustizia, di libertà, di
solidarietà, di rispetto per qualunque
persona fisica. Il sesso, allora, sarebbe
un'espressione di ciascuna persona,
una scelta individuale, libera, matura,
consapevole e insindacabile. Solo che,
in questo modo, queste sedicenti auto-
rità sarebbero spodestate, disoccupate,
costrette ad occuparsi solo della pro-
pria sessualità, magari turbandosene o
vergognandosene molto.
Un castrato come modello?
didididi PietraPietraPietraPietra Pomi-Pomi-Pomi-Pomi-
S in dal XVII secolo questo quadro ha suscitato incertezze
sul genere sessuale del cantante. Nell’inventario delle opere e
nelle parole di Giovanni Baglione, pittore e storico contempora-
neo di Caravaggio, si tratta di un ragazzo. Per Giovanni Pietro
Bellori, altro contemporaneo, storico dell’arte, si tratta di una
ragazza. Ci sono diverse ragioni perché sussista tale confusione.
Una è data dal fascino esercitato dagli androgini sul Rinasci-
mento. Al riguardo basti pensare che negli stessi anni Shake-
speare, in As You like it, darà vita al personaggio di Rosalinda,
che si trasforma in Ganimede, e di Viola, che in Twelfth Night
assume il nome di Cesario. Un’altra ancora è la moda, tutta
italiana, dei castrati, ed è proprio un castrato, secondo le più
recenti ipotesi, il modello che ha posato per l’artista. Il suonato-
re di liuto ha un viso dolce, capelli spessi e scuri, le labbra
schiuse in modo imbronciato; ha un’espressione pensosa sotto-
lineata da sopracciglia folte e marcate. La camicia bianca è a-
perta sul petto, alla maniera femminile. Una sorta di fiocco at-
torno ai capelli ne sottolinea caratteristiche da androgino. Canta
una canzone d’amore dal madrigale Voi sapete ch ['io v'amo]
del compositore fiammingo Arcadelt. Di fronte a lui, un violino
ed un archetto invitano chi guarda a formare un duetto. I fiori,
la frutta, la verdura, e certamente la musica stessa, sottolineano
un’armonia ed una complicità tipica degli amanti.
CARAVAGGIO (1571-1610, Suonatore di liuto, c. 1596, olio su tela, Museo dell’Hermitage, St. Pietroburgo

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GinoGiGinoGinono LaLaLaLa MonicaMonicaMonicaMonica didididi DarioDarioDarioDario
GinoGiGinoGinono
LaLaLaLa
MonicaMonicaMonicaMonica
didididi DarioDarioDarioDario D’AngeloD’AngeloD’AngeloD’Angelo
Foto di Antonio Squeo

G ino La Monica u vavveri era preciso nelle sue cose che da quasi trentanni dopo la pisciata mattutina e la tolet- ta sistemato larnese in mezzo alle cosce si mitteva i causi belli stritti e nisceva per la sua passeggiata quotidiana fino al lavoro. Tutto questo accuminciava puntualmente alle sei che già alle sette meno tre era davanti alla porta di casa e alle sette precise fuori dal cancello. Da nico non era stato mai molte volte a giocare insieme a noi dopo la scuola che lui preferiva altre cose e del resto con il tempo a capemu tutti questassenza che a non conoscerlo come dice la bibbia erano rimasti in pochi nella no- stra via. Gino ciaveva sempre tenuto alla precisione e alla pulizia e allo sport macari che anche ora a cinquantanni pareva un carusiddu tutto friscu e azzimato. Niente a che vedere con gli altri nostri compagni che tra panze e malatie parunu nisciuti quasi tutti da un filmi dellorrore. Ogni tanto quando mi veniva la fantasia di pigghiari un cafè al bar aspettavo lora giusta e lo fermavo. Lui per que- ste cose era un po' di testa che alli voti lo vedevo che mi avissa mannatu volentieri affanculu e altre che si dimostra- va tutto contento di fermarsi con me. Io comunque ho sempre cercato di non dargli tanto fastidio che non mi è mai sembrato giusto inquietare la gente se quella non vuole. In genere parlavamo di minchiate o di ricordi che poi è lo stesso. A volte però ultimamente ci vedevo passare nella faccia strani pinseri che però non ce lho mai chiesto il mo- tivo che pensavo che me ne avrebbe parlato lui se voleva. Aieri proprio mi ero deciso ad aspettarlo che ci volevo chiedere una informazione e un piacere per un cosa che ave- vo visto in un negozio che avevano iammato vicino al suo. Era uno di quelli che ci vendono tutte le cose a uneuro e io passando avevo alluccato una iaggia nuova per il canarino epperò non mero potuto fermare che ciavevo unap- puntamento. Per questo ci volevo chiedere a lui che ci veniva di sicuro più semplice. Quando visti passari lorario un poco mi allarmai che non era mai successo prima. Dopo però mi misi il cuore in pace che pensai che anche se era vero che non era mai successo questo non voleva dire che uno non si ammala mai. Fu al telegiornale allora di pranzo che finalmente riuscii a conoscerlo il motivo di quellassenza. A capire. Un pugno di carusazzi lo aveva aspettato alluscita il giorno prima e ciavevano livato tutti i soddi. E ciavevano detto cose come Frocio e Ghei di merda. E lavevano pistato a sangue che ancora era ospitali. Il giornalista parlava veloce che subito dopo cera un servizio sullultimo cantante del festival e lintervista a quello macari ma io comunque ciarriniscii a riconoscerlo che era lamico mio che me lo immaginai dal nome della strada.

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ErmafroditoErmafroditoErmafroditoErmafrodito e Salmacide didididi VincenzaVincenzaVincenzaVincenza
ErmafroditoErmafroditoErmafroditoErmafrodito
e
Salmacide
didididi VincenzaVincenzaVincenzaVincenza IannelliIannelliIannelliIannelli
Ermafrodito dormiente, copia romana di un capolavoro ellenistico di Policle nel II secolo a.C
Parigi, Museo del Louvre.
androgino, nome in cui sono ancora
re
(v.316). Elogia la bellezza del
Ermafrodito era un personaggio una volta presenti parole greche: ảνήρ giovane, il quale non conosce l’amore
della mitologia greca, figlio di Mercu-
rio (Ermes) e Venere (Afrodite), da
cui prese il nome. Egli nacque come
divinità maschile e, successivamente,
essendosi fuso con una ninfa, Salmaci-
de, diventò una divinità ibrida che pos-
sedeva tratti fisici di entrambi i sessi.
Per alcuni, ermafrodito è sinonimo di
(uomo) e γυνή (donna).
Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.), con il suo
poema, le Metamorfosi, è una fonte
importantissima per conoscere la storia
di
questa divinità mitica e della trasfor-
mazione a cui fu soggetto, come epilo-
go di una intollerabile situazione di
amore non ricambiato, quello della
ninfa Salmacide verso di lui. Non oso
immaginare cosa succederebbe oggi se
“(…) nescit, enim, quid amor…” (v.
330), ma, al contrario della ninfa, è
dedito alla caccia. La naiade, dopo
essere stata scacciata, si nasconde die-
tro i cespugli, e, quando il giovane si
spoglia ed inizia a nuotare nella limpi-
dissima acqua del lago, rapita da
un’irrefrenabile brama, si getta su di
lui “(… ) vixque moram patitur, vix
iam sua gaudia differt, iam cupit am-
si
imporre il proprio sentimento a qualcu-
no! Nel IV libro, vv 285-388, Ovidio
narra, dunque, di questo giovinetto,
ricorresse ad un sistema simile per plecti, iam se male continet a-
mens
(vv 350-351), che tenta inve-
ce di scacciarla.
Ermafrodito, il quale, lasciato a quindi-
ci
anni il monte Ida, dove era stato
allevato, inizia a peregrinare per vede-
re
luoghi nuovi. Arrivato in Caria, ve-
de
un lago limpidissimo, che si scopre
essere il regno di Salmacide, l’unica
ninfa devota a Diana a non praticare la
caccia ma impegnata a trastullarsi e a
godere dei piaceri dell’amore. Salma-
cide, quando vede Ermafrodito, decide
di
“possederlo”: “ (
)
cum puerum
vidit visumque optavit habe-
Salmacide, allora, invoca gli dei
affinché lei ed Ermafrodito restino
uniti per sempre: “Ita, di, iubeatis, et
istum nulla dies a me nec me deducat
ab isto” (vv 371-372). Gli dei esaudi-
scono questo desiderio, creando una
creatura né totalmente uomo, né total-
mente donna, che ha l'aspetto di ambe-
due e di nessuno dei due: “vota suos
habuere deos; nam mixta duorum
corpora iunguntur, faciesque induci-
tur illis una , nec duo sunt et forma

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SCARSELLINO, (1550-1620), Salmacide e Ermafrodito, c. 1585, olio su legno - Galleria Borghese, Roma
SCARSELLINO, (1550-1620), Salmacide e Ermafrodito, c. 1585, olio su legno - Galleria Borghese, Roma

duplex, nec femina dici nec puer ut possit, neutrumque et utrumque videntur(vv373-379). Ermafrodito, a sua volta, sconvolto dalla terribile sorte, invoca i genitori affinché chiunque si getti nel lago subisca il suo stesso destino ( ) quisquis in hos fontes vir venerit, exeat inde semivir et

tactis subito mollescat in undis! (

racconto ci sono alcuni elementi innovativi rispetto alla tradizione; molto comuni, invece, alle usanze odierne: in- nanzitutto è la donna a corteggiare e, in questo caso, a non essere ricambiata. Salmacide si mostra, inoltre, sfacciata nell’esternare le sue pulsioni ed i suoi desideri, come quan- do propone ad Ermafrodito di “ thalamumque ineamus eundem, (v.328), e cioè di andare a mettersi nello stesso letto! C’è anche un capovolgimento dei ruoli:

)(vv 385-386). Nel

ad essere dedito alla caccia è Ermafrodito e non Salmacide, per di più ninfa del corteo di Diana;

è la donna ad essere infiammata da amore ed a

vincere la ritrosia dell’innamorato che la respingeva. Come non pensare, per citare solo alcuni esempi, agli innamorati ed ai corteggiatori precedenti ad Ovidio come Catullo, Cornelio Gallo, o a lui coevi, come Ti- bullo e Properzio, ed a tutti gli autorevoli esponenti dell’elegia dell’età di Cesare e di Augusto? A seguire, la parte del brano in latino e in traduzione italia- na (vv 373-388), in cui avviene la metamorfosi del giovi- netto e la successiva preghiera da lui rivolta ai genitori:

(…) nam mixta duorum corpora iunguntur, faciesque inducitur illis una. velut, si quis conducat cortice ramos, crescendo iungi pariterque adolescere cernit, sic ubi conplexu coierunt membra tenaci, nec duo sunt et forma duplex, nec femina dici nec puer ut possit, neutrumque et utrumque videntur. Ergo ubi se liquidas, quo vir descenderat, undas semimarem fecisse videt mollitaque in illis membra, manus tendens, sed iam non voce virili Hermaphroditus ait: "nato date munera vestro, et pater et genetrix, amborum nomen habenti:

(…) i due corpi uniti

si fondono annullandosi in un'unica figura.

Come vedi saldarsi, mentre crescono, due rami e svilupparsi

insieme, se li unisci sotto la medesima corteccia, così, quando le loro membra si fusero in quel tenace abbraccio, non furono più due, ma un essere ambiguo che femmina non è

o giovinetto, che ha l'aspetto di entrambi e di nessuno dei due.

Quando Ermafrodito s'accorge che il corso d'acqua, in cui uomo s'era immerso, l'aveva reso maschio a metà e aveva infiacchito le sue membra, tendendo le mani, ma con voce che ormai più non è virile, esclama: "Padre mio, madre mia, a vostro figlio, che porta il nome di entrambi, concedete una grazia:

ogni uomo che scende in questa fonte ne esca dimezzato, s'infemminisca non appena s'immerge in queste sue acque!". Commossi dalle parole del figlio ermafrodito, i genitori esaudirono il voto versando nella fonte un filtro malefico”.

quisquis in hos fontes vir venerit, exeat inde semivir et tactis subito mollescat in undis!" motus uterque parens nati rata verba biformis fecit et incesto fontem medicamine tinxit.

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LezioniLezioniLezioniLezioni didididi unununun certocertocertocerto genere:genere:genere:genere: ilililil
LezioniLezioniLezioniLezioni didididi unununun certocertocertocerto
genere:genere:genere:genere:
ilililil FioccoFioccoFioccoFiocco BiancoBiancoBiancoBianco
Gianluca Ricciato
maschileplurale.scuole@email.it
N egli anni ’80 era molto in voga la
pubblicità di un dopobarba maschile, il
cui slogan era “Per l’uomo che non
deve chiedere mai”. Evidentemente è
uno slogan che ci ha segnati, se nessu-
no della mia generazione lo ha dimen-
ticato. Ad esempio se ne è ricordato
anche il cantautore Caparezza, che
nella canzone La mia parte intolleran-
te, dice di detestare “il cliché
dell’uomo che non deve chiedere mai,
perché se non chiedi non sai”.
Sembra una banalità, ma in realtà que-
sto cliché racchiude buona parte di
forza, perché chi è forte non ha biso-
gno di chiedere aiuto; l’essere vincen-
te, cosa fondamentale specie in una
società competitiva come la nostra.
Aggiungerei l’ottusità, perché uno che
non sa chiedere, che non sa dimostrare
la propria fragilità, che non sa chiedere
aiuto non può che rimanere rinchiuso
nella sua ottusità. Che rapporto c’è tra
questo stereotipo e la violenza, in par-
ticolare la violenza contro le donne?
Lo stereotipo di maschio forte, virile,
autosufficiente favorisce la diffusione
di modelli violenti? Le risposte non
sono scontate, perché ci sono molti
con il nome Fiocco Bianco, grazie
all’impegno del Centro Antiviolenza
Artemisia di Firenze e di molte altre
associazioni di settore, che hanno per-
messo di diffonderla in varie città ita-
liane e di avviare l’attività didattica in
molte scuole, sui temi della violenza
contro le donne e degli stereotipi di
genere che favoriscono la violenza.
L’ideatore della White Ribbon Cam-
paign, Michael Kaufmann, sostiene
che “gli uomini non sono violenti per
natura. Ci sono state società dove la
violenza non esisteva o le sue manife-
stazioni erano minime. Studi effettuati
nel secolo scorso, hanno
dimostrato che nella mag-
gior parte delle società tri-
bali prese in esame la vio-
lenza sulle donne, sui bam-
bini o tra gli uomini non
esisteva o era presente in
misura minima. Inoltre,
anche oggi, in molti paesi la
maggior parte degli uomini
non ricorre all’uso della
violenza fisica o sessuale.”
Le ragazze e i ragazzi della 3E mettono in scena la “Storia di Pietro e Carla”
quello che possiamo definire lo stereo-
tipo di genere dell’identità maschile,
cioè l’insieme di modelli, attributi col-
legati tra loro, prerogative varie che un
maschio dovrebbe avere per essere un
vero uomo: l’autosufficienza, cioè il
non dover mai chiedere aiuto, soprat-
tutto ad altrimaschi, il non doversi mai
dimostrare fragile, debole, insicuro; la
fattori in questione: l’educazione con
cui si cresce, le idee che la società vei-
cola attraverso i media, gli aspetti inte-
riori di ogni persona.
P er
affrontare questi temi è nato il
White Ribbon, campagna internazio-
nale partita in Canada agli inizi degli
anni ’90 e arrivata in Italia nel 2006
La campagna del Fiocco
Bianco nasce in Canada in
seguito ad un efferato epi-
sodio di violenza ricordato
come il massacro di Mon-
treal. Il 6 dicembre 1989,
un ventenne dal burrascoso
passato familiare di nome
Marc Lépine, entrò armato
nell’Ècole Polytechnique,
l’Università di Montreal, e
uccise quattordici studen-
tesse dopo averle separate
dai maschi, in nome della “battaglia
contro il femminismo”. Subito dopo si
tolse la vita. Michael Kaufmann, insie-
me ad altri uomini canadesi, decise di
avviare una campagna nel mondo che
si rivolgesse principalmente agli uomi-
ni, nella consapevolezza che la mag-
gior parte degli uomini non sono vio-
lenti ma che questo spesso non basta

18

per estirpare la violenza contro le don- ne. Occorre infatti lavorare sull’humus dentro il quale cresce la violenza, un humus fatto di discriminazioni sessua-

li,

di non accettazione delle differenze,

di

paura da parte dei maschi di perdere

i privilegi che la storia ha loro riserva-

to e che sono stati messi in discussione

dal femminismo degli ultimi quarant’anni. E spesso anche di com- plicità femminile alla violenza e alle discriminazioni, perché se è vero che il femminismo ha rivoluzionato la nostra società e ha messo in discussione il sistema patriarcale tradizionale, è an- che vero che è impossibile eliminare in qualche decennio una cultura che ab- biamo dentro da secoli, una cultura fondata sulla superiorità dell’uomo rispetto alla donna e sulla divisione delle attività umane in base ai due poli maschile/femminile.

È difficile per chiunque e occorre innanzitutto partire da sé, cioè capire quanto ognuno e ognuna di noi si porta dentro di questa eredità. A Bologna, il gruppo didattico del Fiocco Bianco è composto dalle opera- trici della Casa delle donne per non subire violenza e da educatori dell’Associazione Maschile Plurale. La sinergia tra le due esperienze, Casa delle donne e Maschile Plurale, ci ha permesso di affrontare le problemati- che legate alla didattica di genere da angolazioni diverse. Ognuna e ognuno

di noi ha un’esperienza professionale e

politica su questi argomenti, ma so- prattutto un vissuto personale sessuato, cioè legato al proprio sesso biologico e agli stereotipi di genere della società in cui viviamo. Sappiamo che l’argomento delle rela- zioni tra i generi durante il periodo dell’ adolescenza è importante e deli- cato, e quindi va trattato con attenzio- ne. Il nostro tentativo è di raccontare e

farci raccontare molte situazioni legate

a questi vissuti, partendo dall’idea ge- nerale che abbiamo di maschile e di femminile: “che cos’è un vero uomo?”

e “che cos’è una vera donna?” nel no- stro immaginario, sono le domande di partenza attraverso le quali articoliamo gli interventi didattici.

Q uello che abbiamo notato innanzi- tutto è che questi stereotipi non sono più così definiti come un tempo, ma iniziano ad oscillare e spesso le due “scatole” del vero uomo e della vera donna hanno dei punti di intersezione e degli attributi non sempre coerenti tra loro. Questo è sicuramente un fenome- no da indagare, ma nonostante tutto rimangono forti le caratteristiche gene- rali dell’uomo che deve essere sempre forte e sicuro di sé e della donna che deve essere sempre bella, seducente e disposta ad essere conquistata. Nella recente esperienza con le classi 3A e 3E della scuola media Dozza di

Bologna, abbiamo lavorato su un epi- sodio di fantasia, la storia di Pietro e Carla, tratto dal Manuale del Fiocco Bianco, in cui viene descritta una si- tuazione verosimile tra un ragazzo e una ragazza: Pietro si invaghisce di Carla, tenta di corteggiarla ma senza successo, lui non accetta le sue risposte negative e alla fine perde il controllo e la spinge contro il muro davanti agli occhi increduli di amici e amiche di entrambi. La scelta di questa storia è legata al tentativo di far emergere, at- traverso un piccolo episodio tra adole- scenti, una tra le tante motivazioni che portano alla violenza, cioè la mancanza

di

accettazione della volontà femminile

da

parte di un uomo. I dati in possesso

ci

dicono che la maggior parte delle

violenza contro le donne sono agite da uomini che hanno o hanno avuto con loro un legame sentimentale: mariti o compagni che portano la loro aggressi- vità nella relazione, ex-mariti o ex- fidanzati che non accettano la fine di una storia, o in generale uomini in pre- da a gelosie o a nevrosi varie che ven- gono sfogate attraverso la violenza. Nel caso specifico, gli alunni e le alun- ne hanno dimostrato di cogliere molto bene il senso della storia affrontata, e

allo stesso tempo hanno cercato una evoluzione possibile in positivo. Se in un primo momento il gruppo si era focalizzato sul comportamento di Car- la, sulla sua mancanza di fermezza nel dire no a Pietro o su un suo possibile ripensamento che aprisse le porte ad una relazione con lui, durante la di- scussione ci si è resi conto che il pro- blema più grande era di Pietro, non di Carla.

P erché si sente così male nell’essere rifiutato? È solo perché è perdutamente innamorato oppure c’è dell’altro, c’è un’incapacità di accettare un rifiuto, per paura di non essere all’altezza? Su questo ad esempio la 3E ha elaborato uno sviluppo risolutivo attraverso l’intervento degli amici maschi di Pie- tro: attraverso il dialogo sono riusciti a farsi raccontare i sentimenti di Pietro, cioè cosa sentiva e perché non riuscis- se ad accettare di non poter avere una storia con Carla, e in questo modo a riportarlo in sé e a ragionare sul suo comportamento assillante sfociato in violenza. E chissà che in futuro… Nonostante l’apparente semplicità dell’episodio, in realtà il possibile cambiamento di Pietro e dei tanti Pietri presenti nella nostra società è secondo noi la chiave di svolta, da iniziare a praticare fin da giovani: imparare a confrontarsi, a scambiarsi i vissuti e- motivi tra maschi senza paura di dimo- strare la propria insicurezza; imparare a non agire da dominatori nei confronti dell’altro sesso, uscendo dalla dinami- ca “uomo-predatore, donna-preda” nelle relazioni di qualsiasi tipo; soprat- tutto, imparare che ogni differenza va rispettata, ogni essere umano ha una sua caratteristica che non è scontata e che solo l’apertura e la curiosità verso ogni altro e ogni altra può farci cresce- re e capire cosa c’è fuori di noi. Proce- dere domandando, oltre l’uomo che non deve chiedere mai e che non capi- sce e non accetta cosa c’è fuori di sé.

dere domandando, oltre l’uomo che non deve chiedere mai e che non capi- sce e non

19

Le donne e la doppia giornata lavorativa:

come le mura domestiche uccidono le capacità

didididi GiacomoGiacomoGiacomoGiacomo PisaniPisaniPisaniPisani

D a anni, le istituzioni liberali tra- scurano il valore della “cura” nei confronti dei
D a anni, le istituzioni liberali tra-
scurano il valore della “cura” nei
confronti dei soggetti deboli, affidan-
do le sue pratiche alle donne, senza
che queste ultime abbiano un minimo
riconoscimento. La cura, infatti, vie-
ne spesso considerata come un fatto
privato, emozionale e sentimentale, e
prop rio per questo di nat ura
esse possano esprimere le proprie
facoltà immaginative e cognitive è
fortemente ridotto. Nella maggior
parte delle famiglie – non sono esclu-
se quelle occidentali - sono loro ad
occuparsi delle persone in condizioni
di estrema dipendenza, senza che tale
attività sia considerata una forma di
lavoro vero e proprio.
ritmi familiari, le donne sono chiama-
te a lavorare dalle necessità assordan-
ti di chi non può vivere senza l’aiuto
dell’altro. Ma il richiamo dei soggetti
deboli, l’importanza di valorizzare la
loro dignità, di farli vivere in un
mondo a misura delle loro facoltà,
che non blocchi la libertà, non può
restare inascoltato, facendo affida-
mento sulla disponibilità delle donne.
“femminile”. All’interno delle fami-
glie, è quasi scontato che le attività di
accudimento dei soggetti bisognosi
siano svolte dalle donne, che “per
natura” sono più inclini ad un atteg-
giamento empatico nei confronti di
tali individui. A questa concezione,
ancora in voga, ha contribuito molto
probabilmente l’interpretazione della
psicologa nordamericana Carol Gilli-
gan.
Quest’ultima,
nel
libro
“Con
L e capacità di gran parte di queste
donne restano così inespresse, chiuse
nella gabbia degli impegni, bloccate
sotto il peso dei pregiudizi.
Per quanto giuridicamente “uguali”
agli uomini, le mura domestiche con-
tinuano a sottomettere le donne alle
necessità degli uomini, che possono
dedicarsi con tranquillità al proprio
lavoro, inseguendo la propria carriera
senza preoccupazioni di ogni sorta.
voce di donna”, opponeva ad una
morale individualistica, basata sui
diritti e su norme universali, un’etica
della cura, fondata sull’ affidamento
L’ambito della cura, non essendo
incluso nel quadro dei diritti e della
giustizia,
non mette in
discussione
tale eguaglianza
nominale, facendo
e sulla responsabilità. La cura, per la
Gilligan, è collegata ad attitudini af-
fettive
strettament e
dipen dent i
dall’esperienza della maternità.
La personalità femminile, per questo,
si definisce in rapporto agli altri, al
contrario di quella maschile, più indi-
vidualistica e razionale. Evidente-
mente, questa concezione moralistica
della cura ha favorito un pericoloso
stereotipo della donna, che continua
ad essere relegata, da sola, nella ma-
ternità e nella cura. L’etica dei diritti,
fondat a sulla raz ionalit à e
sull’universalità, può in questo modo
continuare ad escludere la cura da
un’istituzionalizzazione necessaria,
legittimando l’oppressione delle don-
ne all’interno delle famiglie.
rimanere tale oppressione una “cosa
privata”. Del resto, come ricorda
Ma rtha Nussbaum nel libro
“ Giustizia sociale e dignità umana”,
l’approccio centrato sui diritti umani
ha ignorato i problemi di giustizia
presenti nella famiglia, come la di-
stribuzione di risorse e di opportunità
fra i suoi membri e il riconoscimento
del lavoro familiare femminile come
lavoro vero e proprio. La famiglia,
quindi, continua ad essere vista come
un nucleo omogeneo, e in questo mo-
do restano ignorate le disuguaglianze
presenti all’interno di essa. Il senso
comune, che inscrive le caratteristi-
ch e delle donn e n egli argin i
dell’empatia, del sentimentalismo,
del moralismo, condanna le manife-
N on si può legittimare tale disin-
teresse con una vaga definizione che
fa appello ad una presunta inclinazio-
ne delle donne al sentimentalismo
poco razionale e calcolatore. Per que-
sto, come afferma la Nussbaum, è
necessario superare la dicotomia, in-
trodotta da alcune teoriche femmini-
ste, tra etica dei diritti ed etica della
cura. Questa distinzione, piuttosto
che valorizzare le differenze specifi-
che di genere, non fa che giustificare
la marginalità della cura nelle politi-
che nazionali e l’emarginazione so-
ciale delle donne che sono costrette a
praticarla. Nella cura è presente una
forte componente razionale e cogniti-
va che va tenuta in considerazione
nel quadro di un processo educativo
che valorizzi la nostra immaginazio-
ne morale.
U n approccio che includa la con-
siderazione delle capacità individuali
nel riconoscimento dei diritti permet-
te a ciascuno di godere realmente, e
non solo formalmente, delle libertà
individuali. La libertà, infatti, è un
concetto esigente: essa è vissuta solo
se sono disposte le condizioni adatte
alla sua possibilità di esistenza. Fin-
ché le donne saranno costrette a vive-
re nei margini dell’ esistenza altrui,
stazioni irripetibili della personalità
portando il peso della libertà degli
La “doppia giornata lavorativa” individuale ad arrestarsi per adeguar- uomini, le loro capacità continueran-
somma la fatica del lavoro esterno
alla completa responsabilità del lavo-
ro domestico e della cura dei bambi-
ni. Così, i momenti ricreativi in cui
si
al
decoroso,
al
corretto,
al
“femminile”.
S offocate dai bisogni imposti dai
no a perdersi negli scenari desolanti
della quotidianità, facendosi strumen-
ti di un mondo estraneo, pesante, op-
pressivo.

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Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa

Strasburgo, 18 gennaio 2006

Il Parlamento europeo,

A. considerando che l'omofobia può essere definita come una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di gay,

lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo,

B. considerando che l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla

discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di ugua- glianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezio-

ne

di coscienza,

C.

considerando i recenti eventi preoccupanti verificatisi in vari Stati membri, ampiamente segnalati dalla stampa e dalle ONG, che vanno

dal divieto di tenere marce per l'orgoglio gay o per l'uguaglianza all'uso di un linguaggio incendiario, carico di odio o minaccioso da parte di

esponenti politici di primo piano e capi religiosi, la mancata protezione e, addirittura, la dispersione di dimostrazioni pacifiche da parte della polizia, le manifestazioni violente di gruppi omofobi e l'introduzione di modifiche costituzionali espressamente mirate a impedire le unioni

tra

persone dello stesso sesso,

D.

considerando, nel contempo, che in taluni casi si sono registrate reazioni positive, democratiche e tolleranti da parte della popolazione,

della società civile e delle autorità locali e regionali che hanno manifestato contro l'omofobia, nonché da parte della magistratura che ha pre-

so

provvedimenti contro le discriminazioni più sensazionali e illegali,

E.

considerando che in alcuni Stati membri i partner dello stesso sesso non godono di tutti i diritti e le protezioni riservati ai partner sposati

di

sesso opposto, subendo di conseguenza discriminazioni e svantaggi;

F.

considerando, al tempo stesso, che in un numero crescente di paesi europei si stanno adottando iniziative intese a garantire pari opportu-

nità, integrazione e rispetto e ad offrire protezione contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale, l'espressione di genere e l'i- dentità di genere, nonché ad assicurare il riconoscimento delle famiglie omosessuali,

G. considerando che la Commissione ha dichiarato il suo impegno ad assicurare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali

nell'UE ed ha istituito un gruppo di Commissari responsabili in materia di diritti umani;

H. considerando che non tutti gli Stati membri hanno introdotto nei loro ordinamenti misure atte a tutelare le persone GLBT, come invece

richiesto dalle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE, e che non tutti gli Stati membri stanno combattendo le discriminazioni basate sull'orienta-

mento sessuale e promuovendo l'uguaglianza,

I. considerando che occorrono ulteriori azioni a livello dell'UE e degli Stati membri per eradicare l'omofobia e promuovere una cultura della libertà, della tolleranza e dell'uguaglianza tra i cittadini e negli ordinamenti giuridici,

1. condanna con forza ogni discriminazione fondata sull'orientamento sessuale;

2. chiede agli Stati membri di assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d'odio e da atti di violenza

omofobici e di garantire che i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società;

3. invita con insistenza gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni

all'odio e alla violenza e a garantire l'effettivo rispetto della libertà di manifestazione, garantita da tutte le convenzioni in materia di diritti umani;

4. chiede alla Commissione di far sì che la discriminazione basata sull'orientamento sessuale sia vietata in tutti i settori, completando il

pacchetto antidiscriminazione fondato sull'articolo 13 del trattato, mediante la proposta di nuove direttive o di un quadro generale che si e- stendano a tutti i motivi di discriminazione e a tutti i settori;

5. sollecita vivamente gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all'omofobia mediante un'azione pedagogica, ad esempio

attraverso campagne contro l'omofobia condotte nelle scuole, le università e i mezzi d'informazione, e anche per via amministrativa, giudizia-

ria

e legislativa;

6.

reitera la sua posizione relativa alla proposta di decisione che istituisce l'Anno europeo delle pari opportunità per tutti, secondo la quale la

Commissione deve garantire che tutte le forme di discriminazione di cui all'articolo 13 del trattato e all'articolo 2 della proposta siano consi- derate e trattate in maniera equilibrata, come indicato nella posizione del Parlamento del 13 dicembre 2005 sulla proposta(4) , e ricorda alla Commissione la sua promessa di seguire da vicino questa materia e di riferire in merito al Parlamento;

7. esorta vivamente la Commissione a garantire che tutti gli Stati membri abbiano recepito e stiano correttamente applicando la direttiva

2000/78/CE e ad avviare procedimenti d'infrazione contro gli Stati membri inadempienti; chiede inoltre alla Commissione di assicurare che

la

relazione annuale sulla tutela dei diritti fondamentali nell'UE comprenda informazioni complete ed esaustive sull'incidenza di atti crimino-

si

e violenze a carattere omofobico negli Stati membri;

8.

insiste affinché la Commissione presenti una proposta di direttiva riguardante la protezione contro tutte le discriminazioni per i motivi

menzionati nell'articolo 13 del trattato, con lo tesso campo di applicazione della direttiva 2000/43/CE;

9.

esorta la Commissione a prendere in considerazione il ricorso alle sanzioni penali per i casi di violazione delle direttive basate sull'artico-

lo

13 del trattato;

10. chiede agli Stati membri di adottare qualsiasi altra misura che ritengano opportuna nella lotta all'omofobia e alla discriminazione basata

sull'orientamento sessuale e di promuovere e adottare il principio dell'uguaglianza nelle loro società e nei loro ordinamenti giuridici;

11. sollecita gli Stati membri ad adottare disposizioni legislative volte a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso

in materia di successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale ecc.;

12. plaude alle iniziative recentemente intraprese in numerosi Stati membri volte a migliorare la posizione delle persone GLBT e decide di

organizzare il 17 maggio 2006 (Giornata internazionale contro l'omofobia) un seminario finalizzato allo scambio delle buone pratiche;

13. reitera la sua richiesta avanzata alla Commissione di presentare proposte che garantiscano la libertà di circolazione dei cittadini dell'U-

nione e dei loro familiari nonché del partner registrato di qualunque sesso, come indicato nella raccomandazione del Parlamento del 14 otto- bre 2004 sul futuro dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia(5) ;

14. chiede agli Stati membri interessati di riconoscere finalmente che gli omosessuali sono stati tra i bersagli e le vittime del regime nazista;

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e ai governi degli Stati membri e dei paesi in via di

adesione e candidati.

21

I generi sessuali e le loro rappresentazioni nell'arte didididi StefaniaStefaniaStefaniaStefania
I generi sessuali e le loro
rappresentazioni nell'arte
didididi StefaniaStefaniaStefaniaStefania LuciaLuciaLuciaLucia ZammataroZammataroZammataroZammataro
Padov a,
mostra
i
corpi
dei
dannati
componente maschile traeva origine dal sole,
La figura umana è stata la protago- drammaticamente nudi, senza possibi- quella femminile dalla terra, e quella che
nista indiscussa delle manifestazioni
artistiche in tutte le epoche storiche. Il
corpo è stato oggetto di attenzione da
parte degli artisti, ma raramente come
esaltazione della bellezza fine a se stes-
sa, come invece accade oggi, utilizzata
dai mass media, morbosamente, per
attirare le masse. Nelle opere d’arte il
corpo umano ha quasi sempre avuto un
significato simbolico profondo, spesso
circondato da animali e piante, cariche
anch’esse di significato. Pensiamo alle
figure di Adamo ed Eva, rappresentate
nella loro nudità anche nell’epoca me-
dievale. La nudità dei nostri progenito-
ri, nell'Eden, è il simbolo della bellezza
spirituale e dell’armonia del creato.
Dopo l’atto del peccato, Adamo ed
Eva provano vergogna davanti a Dio, la
loro nudità diviene sporca, volgare, da
nascondere anche ai propri occhi.
GiottoGiotto,GiottoGiotto in quel suo “Giudizio universa-
le” che è la Cappella degli Scrovegni di
lità di salvezza, relegati al rango di be-
stie. “La nascita di Venere” di BotticelliBotticelli,BotticelliBotticelli
rimanda all’ideale di bellezza greca,
simbolo di perfezione dell’essere divi-
no, sempre bello, giovane e forte. Bot-
ticelli è però un uomo del Rinascimen-
to: la ragione domina il corpo e quindi
la bellezza della Venere è quella dell’
anima: la bellezza esteriore è il riflesso
della bellezza interiore.
E’ la visione della bellezza ideale teo-
rizzata da PlatPlatPlatPlat oneoneoneone .
partecipava di entrambi i generi, dalla lu-
na, dal momento che la luna partecipa del
sole e della terra.
FreudFreud,FreudFreud in Significato opposto delle parole
primordiali, del 1909, sottolinea la ten-
denza all'unione degli opposti anche
nella lingua. Nelle lingue antiche, so-
stiene, il rapporto tra i due significati
opposti veniva espresso con un'unica
parola.
Q uesto filosofo aveva anche soste-
nuto
l'origine
androgina
dell'uo-
mo. Nei DialoghiDialoghiDialoghiDialoghi si legge: In
principio
tre erano i sessi del genere umano, e non due
come ora, maschile e femminile, ma ve ne
era anche un terzo comune ad entrambi, di
cui è rimasto il nome, mentre esso è scompar-
so; questo era allora il genere androginoandrogino,androginoandrogino e il
suo aspetto e il suo nome partecipavano di
entrambi, del maschile e del femminile. La
N ella mitologia greca, l’essere an-
drogino s’incarna nelle sembianze di
ErmafroditoErmafrodito,ErmafroditoErmafrodito mitico figlio di Marte e di
Venere. La sua bisessualità derivava dal-
la sua congiunzione con la ninfa Salma-Salma-Salma-Salma-
cidecidecidecide che, innamorata di lui, aveva otte-
nuto dagli dei di essergli unita in un
solo corpo. Il nudo maschile nell’arte
conosce un periodo d’oro presso la
cultura greca, quando le divinità ma-
schili domineranno all’interno del
Pantheon, soppiantando le divinità
Giotto, Giudizio Universale, particolare, Padova, Cappella degli Scrovegni, 1306

22

femminili delle civiltà più antiche, dai grandi seni e dai glutei poderosi, sim- bolo di fecondità. Nell’Olimpo gli dei sono rappresentati quasi sempre nudi, mentre le dee sono rigorosamente ve- stite. Questa ossessiva adorazione del corpo maschile, presso i greci, è testi-

moniat a da curiose realizzazioni artisti- che di artisti ignoti, come alcune figure virili con attributi sessuali ipertrofici, precursori del dio Priapo dal membro smisurato. Quando, nel Rinascimento, lo sguardo

si volgerà verso l’arte classica greca,

MichelangeloMichelangeloMichelangeloMichelangelo renderà immortali le forme maschili in fantastici archetipi

della bellezza e della perfezione. Come per BotticelliBotticelli,BotticelliBotticelli il nudo si carica di sim- bologia spirituale. Le perfette propor- zioni del David incarnano la perfezione morale di chi sa di agire per il bene, mentre le sensuali e virili contorsioni dei Prigioni, che rimandano alle sensua-

li contorsioni del Laoconte ellenistico,

simboleggiano l’anima che tenta di liberarsi dalla prigione del corpo, quin-

di, dal peccato.

Sul clamoroso Giudizio

minato dalla figura di un Cristo vigoro-

so e muscoloso, al centro di un viluppo

concentrico di corpi nudi e palestrati, lo

Universale, do-

scandalo

e

la censura

operarono

un

lavoro

di

imbrachettamento,

che

non

riuscì, però, a soffocare la palpitante energia erotica dell’opera.

Statua di Ermafrodito, sec. III a.C., da Pergamo, Istanbul-Museo archeologico. Foto G. Dall'Orto
Statua di Ermafrodito, sec. III a.C.,
da Pergamo, Istanbul-Museo archeologico.
Foto G. Dall'Orto

A nche il tema del San Sebastiano

Mattia Preti, San Sebastiano, c. 1660 - olio su tela, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte
Mattia Preti, San Sebastiano, c. 1660 - olio su tela,
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

trafitto dal l e frecce rimanda all’esaltazione classica del corpo. Dal Quattrocento in poi, il santo diviene l’equivalente degli dei e degli eroi greci celebrati per la loro bellezza, come Apollo e Adone; lo splendore della possanza fisica del santo si carica dell’ideale platonico della bellezza fisi- ca come manifestazione esteriore della spiritualità. Bellezza spirituale o meno, resta il fatto che di fronte a tali opere non si può fare a meno di rimanere turbati, come accadde ad alcune mona- che di Napoli, che preferirono rifiutare un San Sebastiano dipinto da MattiaMattiaMattiaMattia PretiPreti,PretiPreti piuttosto che reprimere conti- nuame nte i pensieri sensuali suscitati, durante la preghiera, dalla vista di un così splendido corpo. CaravaggioCaravaggio,CaravaggioCaravaggio contro l’ipocrisia dell’ ide-

alizzazione delle forme umane, ritrarrà con crudo realismo modelli presi dalla strada. Contro l’immoralità imperante della chiesa del seicento, Caravaggio, con atto provocatorio, farà scendere la Madonna e il Cristo sulla terra, ridan- do loro un corpo terreno e riportandoli nel luogo in cui sono vissuti durante la loro vita carnale, tra la gente comune e peccatrice. La sua è un’arte pervasa da autentica fede religiosa, non si raggiun- ge il cielo senza sguazzare prima nel peccato. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava DeDeDeDe AndrèAndrèAndrèAndrè in “Via del campo”. Libero da ogni preconcetto borghese, Caravaggio indaga la natura umana nella sua essen- za, per trovare la scintilla divina che alberga in ogni essere. Dato che la scin- tilla divina risiede nell’anima, sede del-

23

le emozioni e del sentire, Caravaggio

indaga anche sulla natura maschile e femminile. Nell’opera “Il fanciullo con canestro di frutta”, il fanciullo è emblema dell’ i- dentità maschile, ma è nel contempo femminile quando esibisce le sue sensa- zioni e le sue emozioni, rese visibili dai simbolici frutti, le foglie e l’uva. Il fan- ciullo rappresenta l’integrazione tra le abilità percettive femminili e cognitive maschili, perfettamente integrate nella figura dell’ermafrodito, emblema spiri- tuale di chi è in grado di fondere le

qualità di entrambi i sessi. L'ErmafrL'ErmafrL'ErmafrL'Ermafr o-o-o-o- ditoditoditodito individua uno stadio superiore di consapevolezza in cui si fondono la Realtà visibile ( i fatti) e invisibile (i sen- timenti umani): per tutti gli esseri che

si identificano

la

strada è preclusa. Ermafrodito non è l'unica divinità ibrida uomo-donna di

ogni tempo e del mondo.

nel

proprio

sesso,

P resso la religione induista, la Tri-Tri-Tri-Tri- murtimurtimurtimurti (dal sanscrito, avente tre for- me), indica i tre principali aspetti divi-

ni, manifestati nelle forme di tre im-

portanti archetipi: Brahma, il Principio

di

creazione,

Vishnu,

il

Principio

di

preservazione,

Shiva,

il

Principio

di

distruzione e trasformazione.

Lo schema della triade rappresenta un

archetipo connaturato all’essere, così come nella religione cristiana o in mol-

te

divinità indoeuropee, la tripartizio-

ne

del simbolo numerico del Tre, è la

radice dell’Uno, che si manifesta nel molteplice. Nell’iconografia classica induista, la Trimurti è rappresentata con tre teste in un solo corpo o con una testa dai tre volti. I tre guna costi- tuiscono secondo i Veda (testo sacro induista) la materia primordiale, dal cui rimestamento scaturisce l’ordine co- smico. Questa energia primordiale in azione è identificata come la Madre divina, la natura femminile dell’Uno. L’aspetto femminile di Brahma è la sua sposa Sarasvati dea della conoscenza, la Madre dei Veda, Signora della scienza

e dell’arte, dea del linguaggio. Nei testi sacri si narra delle origini del mondo sorto dal vortice del mare di latte. Una goccia del mare di latte cadde sul petto

di Vishnu e assunse la forma della dea

Sri, sua sposa e controparte femminile,

dea della prosperità, della buona sorte, della bellezza, della fertilità.

La storia narra che Shiva, immerso in

ogni aspetto femminile del divino; Ka- li, la forza disgregatrice e trasformatri- ce. Come Annapurna, la sostentatrice, è “colei che è ricca di cibo”. Santoshi, è l’aspetto della Madre prodiga di doni della terra. Sri Kamaksi, è l’aspetto di colei che tiene la mente e i sensi sotto controllo, purificatrice del cuore. Ed è Sri Minaksi dagli occhi di pesce, cioè amorevoli, come emblema del princi- pio dell’Amore.

una profonda pratica ascetica, fu rag- giunto dalla freccia della passione di Kama e s’innamorò di Parvati, la figlia della montagna di Himavat, che diven- ne sua sposa. L’energia femminile di Shiva espressa nella coppia Shiva- Parvati è posta in evidenza a sostegno del principio dell’unità dei sessi, ove per tale principio si intende l’ integra- zione di ogni aspetto duale del pensie- ro umano, quale uomo-donna, nascita- morte, inzio-fine, bene-male, schiavitù- liberazione e così via.

ficazione della fertilità dell'Egitto, è La dea rappresenta la sposa cui Shi- iconograficamente ermafrodita, uomo

va è sottoposto e senza la quale sareb-

be un corpo inerte; di conseguenza

incarna in tutti gli aspetti possibili dell’esistenza e ha molti nomi. Nei suoi aspetti terrifici è Durga, l’invincibile nemica dei demoni; Devi, sintesi di

coi seni penduli. Infine, si ricordi che anche la tradizione giudaica e cristiana ha riservato un posto d’onore al mito dell’ermafrodito, incarnata nella figura dell’angelo, pervenuta dalla tradizione popolare, senza sesso determinato.

A nche Hapi, dio del Nilo, personi-

si

La Trimurti: Brahma (a sinistra) il Creatore, Vishnu (al centro) il Sostegno del mondo, Shiva
La Trimurti: Brahma (a sinistra) il Creatore, Vishnu (al centro) il Sostegno
del mondo, Shiva (a destra) il Distruttore

24

 

La solidarietà tra diversi. L’ebreo e l’omosessuale durante il fascismo.

 

didididi LorenzoLorenzoLorenzoLorenzo CatCatCatCat aniaaniaaniaania

liers dapprima corrisponde alle evita poi sue avances, senza Fadigati e sulla sua pelle l’intolleranza

liers dapprima

corrisponde alle

evita

poi

sue avances, senza

Fadigati e

sulla sua pelle l’intolleranza antisemita della città di Ferrara.

per questo rinunciare a scatti d’ira, aggressioni, provocazioni e insulti ai danni del dottore, dietro i quali uno studioso ha intravisto “le forme di un paradossale corteggiamento”, una o- mosessualità repressa. La via crucis di Fadigati inizia quando questi non rie-

L a condizione di escluso

all’interno della città un tempo amata

e

alla persona del dottore e fa scattare

ora ostile avvicina lo studente ebreo

nel

solidarietà della vittima del pregiudi-

più giovane la simpatia umana, la

zio

antiebraico per Fadigati, discrimi-

sce a tenere nascosta la sua omosessu- alità che da discreta diventa visibile, esponendolo alle discriminazioni.

E così, quando il dottore preso completamente dall’amore per il suo giovane compagno dà pubblico scan- dalo, comparendo nell’estate del 1937 insieme al bellissimo Deliliers sulla spiaggia di Riccione, affollata di ferra-

resi, la falsa tolleranza dei suoi concit-

nato per la sua diversità sessuale. Il finale sconsolato del romanzo, con il giovane che non si riconosce nella

logica del padre e dei suoi correligio- nari, fiduciosi che il fascismo non li avrebbe mai perseguitati davvero, e in cuor suo desideroso (come fanno pre- sagire i suoi viaggi in treno verso Bo- logna alla ricerca di nuove amicizie ed esperienze) di allontanarsi fisicamente

culturalmente da un luogo chiuso e

Nel febbraio del 1958 Giorgio mulata, viene meno. La buona borghe- meschino, rimanda alla biografia esi-

tadini per la sua diversità, prima dissi-

e

Bassani pubblica sulla rivista “Paragone-Letteratura” il romanzo

breve “Gli occhiali d’oro”, edito poi in volume presso la casa editrice di Giu- lio Einaudi nello stesso anno. Succes- sivamente stampato con varianti, “Gli occhiali d’oro” compare in versione definitiva nel “Romanzo di Ferra- ra”(1980). Ne “Gli occhiali d’oro” un giovane ebreo studente di lettere, nel quale è raffigurato lo scrittore stesso, racconta a posteriori la storia tragica del dottor Athos Fadigati, ambientata nella Ferrara del 1937, che registra i primi annunci delle leggi razziali. Oto- rinolaringoiatra di mezza età, Fadigati, approdato a Ferrara dalla nativa Vene- zia dopo la grande guerra, è il titolare

sia, che in precedenza, per calcolo moralistico e politico, si era mostrata comprensiva nei riguardi del dottore, permettendogli di raggiungere la “più invidiabile delle carriere”, a poco a poco gli fa perdere il rispetto e la clientela, condannandolo a una solitu- dine senza scampo. Assalito dai sensi

stenziale e politica di Bassani.

M aturato (traumatizzato) dalla vicenda legata alle persecuzioni raz-

ziali, il Ferrarese, a differenza del dot-

Fadigati, saprà vincere la dispera-

zione e riscattarsi dalla sua condizione

inerzia per rinnovare la vita e poi

tor

di

di

colpa, incapace di affrontare il di-

dare materia autentica e significato

sprezzo e l’ostracismo della società omofoba, Fadigati, dopo il vano tenta- tivo di accettare la dignità della pro- pria natura, si uccide gettandosi nelle acque del Po: “Tornai a chinare il viso sul giornale. Ed ecco, in fondo alla pagina di sinistra, di riscontro a quella sportiva, gli occhi mi caddero su un titolo di media grandezza. Diceva:

alla sua opera di scrittore: “ …gli anni

’37 al ’43, che dedicai quasi del

tutto all’attività antifascista clandesti-

[…] furono tra i più belli e i più

intensi dell’intera mia esistenza. Mi

salvarono dalla disperazione a cui an- darono incontro tanti ebrei italiani, mio padre compreso, col conforto che

dettero di essere totalmente dalla

dal

na

mi

di

uno studio ben avviato, frequentato

NO TO PRO FESSIONISTA FER- RARESE ANNEGATO NELLE ACQUE DEL PO PRESSO PON- TELAGOSCURO […] Respirai profondamente. E adesso capivo, sì, già prima che cominciassi a leggere il mezzo colonnino sotto il titolo, il quale non parlava affatto di suicidio, s’intende, ma, secondo lo stile dei tempi, soltanto di disgrazia”.

Parallela alla storia di Fadigati, si svol-

la vicenda dell’io narrante ebreo,

ge

che, quando si avvertono le prime av- visaglie delle leggi razziali, sperimenta

parte della giustizia e della verità […] Senza quegli anni per me fondamenta-

credo che non sarei mai diventato

uno scrittore”.

li,

e della verità […] Senza quegli anni per me fondamenta- credo che non sarei mai diventato

dalla buona società deltempo.

Distinto, affabile, colto e raffinato, Fadigati, incline a frequentazioni omo-

sessuali, finisce per fare amicizia con un gruppo di giovani universitari (la maggior parte ex pazienti del suo am- bulatorio privato), che la mattina in treno lasciano Ferrara per raggiungere Bologna. Durante i viaggi bisettimana-

li

tra Ferrara e il capoluogo emiliano,

Fadigati si invaghisce del giovane E- raldo Deliliers, cinico e sfrontato com- pagno di studi dell’io narrante. Deli-

25

 

LeLeLeLe primuleprimuleprimuleprimule vannovannovannovanno pazzepazzepazzepazze perperperper ilililil GlamGlamGlamGlam RockRockRockRock

di Aldo Migliorisi (www.http://aldomigliorisi.blogspot.com)

L'altro giorno avevo messo a scongelare una bella orata e, dopo aver risolto così il dilemma tra carne e pesce che la cena conteneva in sé, stavo facendo una passeggiata quando dal fioraio vedo una primula molto carina, con fiori di un bel rosa molto sexy. “Ciao, bello” mi fa strizzando l'occhio. Mi sono guardato in giro, e sì: ce l'aveva proprio con me. Non ci ho pensato due volte: ho tirato fuori il portafoglio, pagato il riscatto al fioraio e, tra le tante, l'ho scelta. Sapete come vanno queste cose: molto spesso ci crediamo cacciatori e invece siamo solo prede. La famosa guerra tra i sessi, per dirla alla Maria De Filippi.

Appena arrivato a casa, nella cassetta delle lettere trovo un cd con su scritto “ascuta”. Che, detto così, potrebbe sembrare, ed è, il nome di un terribile ragno australiano. Solo che siccome il cd l'avevano spedito quelli dell'Arcobaleno e, conside- rato che da quelle parti – come purtroppo sanno sulla loro pelle gli sfortunati lettori di questo giornale - l'italiano, al pari del mistero delle piramidi, è ancora enigma da svelare, “ascuta” significa “ascolta”. In catanese, fra l'altro, il che è tutto dire. Appena messo il disco sul lettore è partita una voce molto sensuale, che non si capiva se fosse di uomo o donna, ma dall'inconfondibile accento pugliese: “Ciao, sono io. Il prossimo numero sarà sui generi sessuali. Non farmi aspettare troppo, tesoro: tira fuori il tuo articolo, non vedo l'ora di averlo tra le mani. Avviso per gli ascoltatori: tra trenta secondi questo cd si autodistruggerà”.

Ma per favore, sembra l'inizio di Missione Impossibile! - ha sbuffato la micia.

Era un modo come un altro per iniziare. Scrittura creativa, ti dice qualcosa? Comunque, quelli dell'Arcobaleno

ancora non hanno capito che io sono uno scrittore di un certo livello e non posso perdere tempo con le loro stupidate – ho risposto cercando di darmi un tono.

Mi sa che quegli squinternati dei tuoi amici si sono messi in testa di fare un numero a luci rosse. Come se non bastassero le cronache politiche e di costume di questi ultimi mesi.

Comunque, secondo me, considerato gli scarsi riferimenti culturali che animano buona parte della redazione,

questa scelta editoriale potrebbe invece avere a che fare con la recente dichiarazione di Lady Gaga: “Sono bisessua- le”. L'opinione pubblica mondiale ne è rimasta sinceramente sconvolta – ho concluso con voce di circostanza.

A me, invece, non ha fatto ne' caldo ne' freddo – si è intromessa la primula.

N on bastava la gatta con i suoi sproloqui, adesso ci mancava solo la piantina parlante.

Ora basta! Questa casa sembra un talk show! Tutti che parlano! Bestie, vegetali, sedie vuote! Neanche da Bruno

Vespa! Un po' di silenzio, per favore: debbo scrivere un saggio sull'uso della punteggiatura nel Settecento inglese.

Le tue sono solo esclamazioni speciste, bello - ha ribattuto la pianta.

Speci-che? - Ho fatto io sempre più alterato.

Lascia perdere, che poi ti viene il mal di testa. – ha detto la micia - Piuttosto tira fuori, ehm, l'articolo che se no

quelli là iniziano con le telefonate mute alle tre di notte . Vero. Bisognava sbrigarsi, se si voleva stare tranquilli: quelli dell'Arcobaleno non mollano tanto facilmente. Così mi sono diretto al reparto dischi, pronto per la Missione Impossibile di questo mese. I dischi di glam erano lì in fila che an- cheggiavano sui loro tacchi alti, il fard sulle guance, gli occhi pieni di rimmel. Sotto, suoni potenti e maschie chitarre hard rock.

Si, va be', se per un articolo sui generi sessuali tiri subito fuori il glam rock, partiamo bene – ha storto il muso la

micia. - Arrivati a questo punto ti manca solo che citi Ziggy Stardust, i Ragni di Marte, le New York Dolls e le So- relle Bandiera. Giusto: da Esquerita a Little Richard, dal rimmel di Bobby Solo al vocione di Amanda Lear, dalle zeppe degli Sweet alle tutine dei Cugini di Campagna, nel rock c'era una sfilza di nomi che bastavano a riempire un girone dell'inferno, un cam- po di concentramento o un ospedale psichiatrico. Dipende da chi comanda, chiaro. Solo che certe rockstar con l'ambigui- tà ci marciavano. Anzi: ci mangiavano.

Bravo – ha fatto la primula – Hai proprio ragione, bello.

Grazie, – ho risposto arrossendo un po' - i giochi di parole scemi mi vengono sempre bene. Ma com'è che una

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pianta carina come te s' interessa di glam?

Che c'è di strano? – si è intromessa la micia lasciando perdere per un po' l'involucro con il quale armeggiava e che, a dire la verità, sembrava che puzzasse di pesce – Non lo sai come funzionano le cose con le primule?

Scusa, che c'entrano le piantine con Ziggy Stardust?

Ti sei mai chiesto perché a loro piace un sacco il glam?

Ora, arrivati a questo punto, io potevo tirare in ballo la tradizionale, strabollita tiritera su, a scelta: 1.l'identità sessuale dei giovani alla fine del secondo millennio; 2. la teoria dei generi; 3. l'ermafroditismo dal mito greco alla psicologia analitica junghiana; 4. la scuola fenomenologica tedesca: Husserl e la sua nozione di “epochè”. Ero disposto a tutto, pur di farla finita con quest'articolo. Invece me ne sono uscito con i soliti luoghi comuni che infestano la cosiddetta stampa specializ- zata:

Lustrini, scarpe sgargianti, eye-liner e cappotti di pelliccia? L’immagine carismatica che sovrasta il genere musi-

cale e si guarda allo specchio per controllare se ogni capello è al suo posto? La lezione del passato che rivive attra- verso la trasgressione patinata? A salvarmi in calcio d'angolo è arrivata la primula.

A me veramente piacciono i Tokio Hotel – hanno detto i pistilli della pianta, mentre si sistemavano il rossetto.

Chi, quelli che hanno il cantante che sembra un manga? - ho subito preso la palla al balzo, cercando di sviare la conversazione.

Bello, guarda che i Tokio fanno musica tosta e Bill, il cantante, scrive testi che parlano della sua infanzia infeli- ce. Come questo: “Molti vedono quello che che sembri, pochi capiscono ciò che sei” - hanno concluso i pistilli con tono appassionato.

Veramente questa è una frase di Machiavelli – è intervenuta la micia, pulendosi i baffi.

Machiavelli chi, quello che scriveva i testi per Prince? - ho fatto io. Nella stanza è sceso un silenzio gelido: era

chiaro che ne avevo sparato un'altra delle mie. Colpa sicuramente del penoso stato in cui versa la pubblica istruzio- ne, ho pensato per rincuorarmi.

Io, invece, preferisco Shakira e le sue gambe – sono intervenuti gli stami con una voce profonda, accarezzandosi la barba di due giorni.

Aspetta, cos'è questa storia della doppia voce? Non ne bastava già una? - ho detto alla primula – Non è che per caso sei posseduta da qualche anticrittogamico di seconda generazione?

No, bello: io ho due sessi. Sono maschio e femmina contemporaneamente – ha risposto la piantina ammiccando

– Stami e pistilli, pisellino e fiorellino

Un disturbo di genere? Conosco un esorcista molto bravo, ti posso dare il suo numero di telefono. - Quando le

ti

ricordano qualcosa?

tavola di Guglielmo Manenti
tavola di
Guglielmo
Manenti

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– Stami e pistilli, pisellino e fiorellino

ti

ricordano qualcosa?

Un disturbo di genere? Conosco un esorcista molto bravo, ti posso dare il suo numero di telefono. - Quando le situazioni si complicano, di solito faccio il possibile per complicarle ancora di più.

Niente di tutto questo– mi ha interrotto la gatta. - Nelle piante a volte i generi si confondono, si sovrappongono, si mischiano, convivono. Come nel rock, o in altre forme d'arte .

Vuoi dire che il jazz rock è una musica da ermafroditi?

Da sfigati, più che altro – ha risposto lei, con il tono di chi odia il Miles Davis degli anni ottanta. – Troppo rock per essere jazz e troppo jazz per essere rock. Né carne né pesce.

Questione di gusti – ho tagliato corto, volendo evitare l'ennesima noiosa discussione sul transex jazz. - A propo- sito, perché non ci mangiamo l'orata che a forza di parlare di disturbi di genere mi è venuta fame?

Mi sa che te la puoi scordare, bello. La tua gatta, quella che “o jazz o rock, o carne o pesce”, se l'è pappata tutta, mentre noi parlavamo.

E' vero? -ho chiesto arrabbiato.

Volevo solo accertarmi se fosse vero che anche le orate passano dal sesso maschile a quello femminile e nono-

stante tutto rimangono sempre buone. Non c'è bisogno che alzi la voce – ha risposto offesa la gatta – Se proprio hai fame ti puoi sempre fare un piatto di spaghetti con le telline.

Guarda che anche loro sono bisessuali, bella - l'ha interrotta la primula. – Quasi come iltuo jazz rock.

Vuoi dire che se mi mangio un piatto di tagliolini ai frutti di mare posso diventare come Bill dei Tokio Hotel? -

ho chiesto allarmato.

Sempre meglio di Platinette – hanno replicato acidi i pistilli, guardandomi storto.

Sarà, ma io continuo a preferire Shakira – hanno tagliato corto gli stami, dandosi una robusta grattata alle parti basse.

QUANDOQUANDOQUANDOQUANDO NELL'ORLANDONELL'ORLANDONELL'ORLANDONELL'ORLANDO FURIOSOFURIOSOFURIOSOFURIOSO LOLOLOLO FACEVFACEVFACEVFACEVANOANOANOANO “STRANO”“STRANO”“STRANO”“STRANO”

 

di Antonio Squeo

Siamo nel canto 25°, uno dei meno “scolastici” del ca- polavoro dell'Ariosto. Giocato tra ambienti naturali e do- mestici, con un intreccio intrigante, il canto comprende diversi spunti che si riferiscono esplicitamente a forme par- ticolari di sessualità. Bradamante e Ricciardetto sono sorella e fratello, gemelli, distinti solo per il nome, il sesso e la lunghezza dei capelli. Un giorno Bradamante, nonostante sia protetta da un'arma-

tura, viene ferita dai Saraceni. E' costretta quindi a tagliarsi i capelli a mezza orecchia, per sanare d'una piaga ria ch'a- vea con gran periglio ne la testa. Intanto vaga per la foresta e, giunta ad una fonte, vi si addormenta. Sopraggiunge Fiordispina, la figlia del re Marsilio, che si trova nel bosco per una battuta di caccia. La principessa viene attirata dalle sembianze del cavaliere, che è tutto coperto dall'armatura, eccetto che nel viso. Immediatamente se ne innamora, lo invita a caccia, e cerca di trovare con lui un momento di intimità. Non appena le è possibile, Con gli occhiardenti e coi sospir di fuoco

le mostra l'alma di disio consunta. Or si scolora in viso, or si raccende; tanto s'arrischia, ch'un bacio ne prende. (29)

(la cifra tra parentesi si riferisce al nume- ro dell' ottava).

Tiziano Vecellio (1490-1576), Uomo con manicotto blu, già ritratto di Ludovico Ariosto, c. 1510, olio
Tiziano Vecellio (1490-1576), Uomo con manicotto blu, già
ritratto di Ludovico Ariosto, c. 1510, olio su tela,
National Gallery, Londra

Bradamante si accorge che Fiordispina è stata ingannata dalle apparenze; decide quindi di rivelare subito di esser donna. Ma ormai è troppo tardi:

Per questo non si smorza una scintilla del fuoco de la donna inamorata. Questo rimedio all'alta piaga è tardo:

tant'avea Amor cacciato inanzi il dardo. (32)

Fiordispina si dispera e impreca contro Amore che l'ha con- dotta in quella condizione, appellandosi al principio gene- rale della eterosessualità che governa i comportamenti tanto degli esseri umani che degli animali:

Né tra gli uomini mai né tra l'armento, che femina ami femina ho trovato:

28

non par la donna all'altre donne bella,

né a cervie cervia, né all'agnelle agnella. (35)

Questo amore irrefrenabile che sente per un'altra donna lo vive con un tale senso di colpa che, al confronto, le sembra- no più accettabili i rapporti incestuosi che Semiramide ebbe con il figlio, o Mirra con il padre, o addirittura l'unione be- stiale tra Pasifae, moglie di Minosse, ed il toro, da cui sa- rebbe nato il Minotauro. In questi casi, infatti, rimugina Fiordispina, si tratta pur sempre di rapporti tra maschi e femmine. Mentre si consuma d'amore, sopraggiunge la not- te. Fiordispina invita Bradamante a passare la notte a casa sua. La riveste di feminil gonna lasciando che tutti la rico- noscano per donna. Spera in questo modo, in cuor suo, di riuscire a ricacciare indietro quell'amore che è nato veden- dola in abiti maschili. Ma è tutto inutile:

Commune il letto ebbon la notte insieme, ma molto differente ebbon riposo; che l'una dorme, e l'altra piange e geme che sempre il suo desir sia più focoso.

E se 'l sonno talor gli occhi le preme,

quel breve sonno è tutto imaginoso:

le par veder che 'l ciel l'abbia concesso

Bradamante cangiata in miglior sesso. (42)

Il sogno che Bradamante sia stata cangiata si infrange al risveglio, quando

Si desta; e nel destar mette la mano,

e ritrova pur sempre il sogno vano. (43)

Fiordispina ha passato la notte pregando e facendo voti perché gli dei mutassero in maschile il sesso di Bradaman-

te, ma non ha ottenuto niente, anzi forse ancora il ciel ridea

di lei. Adesso si fa giorno, per Fiordispina il dolore aumen-

ta, sapendo che l'amata Bradamante deve partire. Ma non può trattenerla: le regala un veloce cavallo ed una soprave- sta che riccamente ha di sua man contesta. Grazie al veloce cavallo, Bradamante riesce a ritornare a casa il giorno stes- so, accolta festosamente dalla madre e dai fratelli. Vedendo i capelli tagliati in modo mascolino ed i vestiti di stile di- verso dal consueto, i parenti le chiedono cosa le fosse acca- duto. E Bradamante racconta della battaglia, del ferimento,

dei capelli tagliati, di Fiordispina che l'aveva soccorsa e del sentimento che la salvatrice aveva manifestato per lei. Nel sentire il nome di Fiordispina, Ricciardetto, il fratello ge- mello, si ricorda di averla già vista:

Di Fiordispina gran notizia ebb'io,

ch'in Siragozza e già la vidi in Francia,

e piacquermolto all'appetito mio

i suoi begli occhi e la polita guancia:

ma non lasciai fermarvisi il disio, che l'amar senza speme è sogno e ciancia. Or, quando in tal ampiezza mi si porge, l'antiqua fiamma subito risorge. (49)

Con una solenne faccia tosta, Ricciardetto dice che, fino a quando le speranze di essere riamato erano scarse, non ave- va avuto grande interesse per i begli occhi di Fiordispina. Adesso, invece, sa che le sue possibilità sono enormi, dal momento che Fiordispina è innamorata di Bradamante, identica quasi in tutto a lui. E ci fa un pensierino. Pensa allora di andare da Fiordispina e di cacciarsi nel suo letto

spacciandosi per sua sorella. Ipocritamente finge di farsene qualche scrupolo:

Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono sempre cercar quel che diletti sia. (51)

Naturalmente l'accoglienza va al di là di ogni previsione:

Le belle braccia al collo indimi getta,

e dolcemente stringe, e bacia in bocca.

Tu puoi pensar s'allora la saetta

dirizzi Amor, s'in mezzo il cor mi tocca.

Per man mi piglia, e in camera con fretta

mi mena; e non ad altri, ch'a lei, tocca

che da l'elmo allo spron l'arme mi slacci

e nessun altro vuol che se n'impacci. (54)

Fiordispina è, indiscutibilmente, innamorata di una donna. Adesso non c'è più l'equivoco del travestimento. In questo momento è felice che il suo amore sia stato ricambiato e accetta senza nessuna remora la sua condizione affettiva …

e sessuale. I riferimenti alla camera ed ai lacci che cadono

via, dall'elmo, fin giù, allo sperone, non lasciano infatti

molto spazio ad altre interpretazioni. Per non parlare di questi altri due versi:

ella m'invita per sua cortesia, che quella notte a giacer seco io stia. (57)

Per Ricciardetto c'è da spiegare, adesso, la differenza, di non poco conto, che lo distingue dalla sorella. E allora si inventa la storia di una ninfa, da lui salvata dalle grinfie di un fauno crudele, che per ricompensarlo, gli offre di esau- dire un suo desiderio. Naturalmente, la finta Bradamante racconta a Fiordispina che, per amor suo, ha chiesto di cambiare sesso. Sarebbe roba da non credere, se non fosse così semplice verificare, dice Ricciardetto, e così fa in mo- do ch'ella istessa trovi con man la veritade espressa. Fatta

la verifica, Fiordispina non riesce tuttavia ancora a capa-

citarsi, temendo di sognare; ma il sogno è così dolce che:

- Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi,

ch'io dorma sempre, e maipiù non mi desti. - (67)

Come in un film campione di incassi al botteghino, il lieto

fine è assicurato. La morale, un poco maltrattata da un pas- sato mitologico di incesti e di amori zoofili, viene messa ancora in pericolo dalle apparenze, che a volte falsificano

la realtà. Con quale nome contemporaneo, se non travestiti,

potremmo chiamare Bradamante che indossa la virile arma- tura da guerriero, o Ricciardetto che ride di quelli che non sappiendo ciò che sotto gonne si nascondesse valido e ga- gliardo, mi vagheggiavan con lascivo sguardo? Oppure la morale viene insidiata dalle occasioni, che permettono all'i- stinto ciò che, invece, la norma deve assolutamente contra- stare. Come definire, se non lesbico, il rapporto tra Fiordi- spina e Bradamante? Ma questi attacchi alla morale forse altro non sono, per Ariosto, che piccoli sassi che rendono torbide per un attimo le acque di un grande lago. Un lago quieto, capace di tenere sempre in equilibrio le acque che scendono dalla montagna con quelle che vanno al mare. Fiordispina non è mai stata innamorata di Ricciardetto, sap- piamo addirittura che è stata da lui ingannata, ma adesso sta con lui, solo perché Dio maschio e femmina li creò (Genesi, 1, 28). L'ordine morale è ristabilito. I “buoni” hanno vinto ancora.

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Maschile e femminile, foto di Antonio Squeo
Maschile e femminile, foto di Antonio Squeo

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Da uomo a uomo

dadadada MaschileMaschileMaschileMaschile Plurale:Plurale:Plurale:Plurale:

http://www.maschileplurale.it/ in occasione del 25 novembre - Giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza sulle Donne

Sono un uomo e vedo la violenza la crescente ondata di disumanizzazio- perbenista.

diffusa richiesta di ordine e sicurezza,

del corpo delle donne e l'autocontrollo

maschile intorno a me. Vedo anche, però, il desiderio di cambiamento di molti uomini. Scelgo di guardare in faccia quella violenza e di ascoltare quel desiderio di cambiamento. So che quel desiderio è una risorsa per sradi- care quella violenza. Di fronte alle storie di mariti che chiudono

le mogli in casa o le ammaz-

zano di botte, di fidanzati che uccidono per gelosia le pro- prie ragazze, di uomini che aggrediscono o stuprano don- ne in un parco o in un gara- ge, non penso "Sono matti, ubriachi o magari i soliti im- migrati !", non mi viene da dire: "Quella se l'è cercata!". Tutto questo mi riguarda, ci riguarda. Quando sento giu- dicare gli immigrati come una minaccia alle "nostre donne" ricordo che la violen- za contro le donne non nasce nelle strade buie, ma all'inter- no delle nostre case, ed è opera di tanti uomini, italiani e non, che picchiano e ucci- dono le "proprie" donne. Quando osservo l'ironia, il disprezzo, la discriminazione che precedono la violenza

contro lesbiche e gay non penso: "Facciano quel che gli pare, ma a casa loro". So che mi ri- guarda, ci riguarda: quell'ironia e quel disprezzo li conosco fin da piccolo, sono una minaccia per chi non si com- porta "da uomo". La libertà di amare chi vogliamo e come vogliamo o è di tutti o non è di nessuno. Quando penso alle donne, spesso straniere, costrette a

prostituirsi, prive di diritti, alla ricerca

di difficili vie di uscita, non penso che

"rovinano il decoro delle città". Vedo nella loro vita l'effetto di un razzismo

che avanza. La prostituzione, scelta od biano sesso per un posto di lavoro o

per denaro. La novità sta nel vantarse- ne, strizzando l'occhio agli altri uomini in cerca di complicità. Non ci stiamo, e non per invidia o moralismo. Non ci interessa l'alternativa tra il consumo

obbligata, parla innanzitutto dei nove milioni di clienti italiani e della sessua- lità maschile ridotta alla miseria dello sfogo e del consumo. Credo che la vio- lenza contro omosessuali e trans, la

sta cultura e ad aderire all'ideologia della mascolinità tradizionale. Sono stanco della retorica della patria, del nemico e dell'onore, della virilità mu- scolare e arrogante.

ne dei migranti, il razzismo, l'egoismo dilagante, abbiano a che fare con le relazioni tra i sessi: la paura e il di- sprezzo verso le differenze sono una tossina che avvelena la nostra società. Ogni giorno sento il richiamo verso ogni uomo ad essere complice di que-

A l potere preferiamo la libertà, la

libertà di incontrare il desiderio libero delle donne, compreso, eventualmente,

il

loro rifiuto. Quando il disprezzo per

le

donne, l'ostentazione del potere e le

minacce contro i gay e gli stranieri diventano modelli di virilità da usare a scopi politici, capisco e sento che devo e dobbiamo rea- gire: come uomini prima ancora che come cittadini. Sentiamo la responsabilità di impegnarci, come uomini, contro la violenza che attraversa la nostra società e le nostre relazioni. Non voglia- mo limitarci alle "buone manie- re" e al "politicamente corret- to".Non ci sentiamo "protettori" né "liberatori". Sappiamo che le donne non sono affatto "deboli". La loro libertà, la loro autonomia, nel lavoro, nelle scelte di vita, nella sessualità, non sono una minaccia per noi uomini e nemmeno una conces- sione da far loro per dovere. Sono un'opportunità per vivere insieme una vita più libera e ricca. Non ci basta dire che sia- mo contro la violenza maschile sulle donne. Desideriamo e cre- diamo in un'altra civiltà delle relazioni tra persone, una diver-

sa

qualità della vita, libera dalla paura

e

dal dominio. Vogliamo vivere una

sessualità che sia altro dalla conferma

della propria virilità e del proprio pote- re. Molti uomini hanno finora vissuto questo tentativo di cambiamento indi- vidualmente, cercando un modo nuovo

di essere padre, una diversa relazione

con la propria compagna, un modo diverso di stare con gli altri uomini, un rapporto diverso con il lavoro. Questa ricerca è però spesso rimasta solitaria e invisibile, senza parole. Vogliamo e- sprimerci in prima persona, vogliamo che il desiderio di libertà e di cambia- mento di migliaia di uomini diventi un fatto collettivo, visibile, capace di par- lare ad altri uomini.

Francis Picabia, Cocolo, 1936-38
Francis Picabia, Cocolo, 1936-38

Q uando assisto all'ostentazione di sé da parte di chi usa soldi e potere per disporre delle donne, sento che quell'o- stentazione è misera, squallida e anche triste. Sono secoli che gli uomini com- prano, impongono, ricattano e scam-

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Francesco Laurana, (1430– 1502) - Busto di donna , 1487-88 - marmo policromo, Kunsthistorisches Museum,

Francesco Laurana, (1430– 1502) - Busto di donna, 1487-88 - marmo policromo, Kunsthistorisches Museum, Vienna