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l’arcobaleno

rivista per studenti, insegnanti ed altri esseri pensanti

Resistenza!

numero speciale
25 aprile 2010
1€
Ora e
sempre,
Resistenza!
Per questo 25 aprile
P resi dalle di fficoltà del presente e
preoccupati dalle gravi incognite del
La scuola, che insegna (o dovrebbe al -
meno provarci) che ciò che conta sono
le persone, chi sono, e non cosa sem-
senza che questa diventi un’accozzaglia
di individui pronti a sbranarsi tra loro,
agli ordini di un capo.
futuro, oggi più che mai i giovani sem- brano o quanto hanno, in questa realtà Questi pensieri, assieme ad altri, si sono
brano aver smarrito il senso del passato. tras format a in un reality da incubo, è affoll ati nell a test a dei redat tori
A loro viene incessantemente richiesto perdente. E perdente è la stori a. Impara- dell’Arcobaleno, che hanno pensato di
di essere forza di lavoro mobile e fl essi- re che le piramidi le hanno costruite gli fare questo numero speciale. Essi credo-
bile, di comportarsi come una variabile schiavi, ma portano i nomi dei faraoni, no che il 25 aprile, oggi, non debba
docile e dipendente dell’ECONOMIA. potrebbe far venire in mente qualche essere una nostalgica rievocazione di
Quest’ultima deve, invece, essere varia- ideuzza sbagliata a qualche quarantenne atti che, pur rimanendo luminosi punti
bile indipendente, superiore, intoccabi- precario di un call center. Capire che c’è di riferimento della nostra storia recen-
le, metafisica. Non si può perdere tempo stata una lotta, detta RESISTENZA, te, rischiano di essere sempre più opachi
a spiegare, saggiamente, che l’economi- contro un regime fascista che toglieva ai ed incomprensibili per l’ispessirsi del
a, come la filosofia, l’arte o la scienza, poveri per dare ai ricchi, che era debole tempo e la diversità dei linguaggi. Essi
non è che è un’elaborazione teorica e con i forti e forte con i deboli, che aveva pensano che di quell’esperienza, indi-
storica prodotta proprio dagli uomini. tras formato le istituzioni pubbliche in menticabile e da non dimenticare, sia
Non si può perdere tempo a spiegare ai centri di potere politico ed economico necess ario prendere e valorizzare i frutti
giovani, magari nelle scuole, che se gli personale, che utilizzava tutti i mezzi di più importanti, quelli che sono passati
uomini hanno fatto tutto, sono liberi di inform azione e di condizionamento cul- indenni rispetto allo scorrere del tempo:
disfare tutto, perché tutto sono capaci di turale per rimbecillire un intero popolo, essi sono materiali Resistenti, già pre-
rifare. È meglio convincerli che vivono capire tutto questo, oggi, è pericoloso. senti nella Costituzione repubblicana,
nel migliore dei mondi possibili, con Potrebbe indurre qualcuno a fare ragio- su cui fondare la nostra società civile.
tanti gadget tecnologici luccicanti, con namenti, estrapolare similitudini, elabo- Eccone allora una sintetica scors a:
il telefonino di ultima generazione, con rare riflessioni e addirittura provare a inviolabilità dei diritti umani (art. 2);
il quale si può chiamare, addirittura, il fare proposte e ad agire. Ecco perché si rifiuto della guerra (art. 11); uguaglian-
compagno di banco, l’amico al bar, la vuole colpire e smantellare la scuol a za sostanzial e (art. 3, 2°comma), solida-
mamma a casa. Che divertimento signi- pubblica! Lì ci sono pericolosi sovversi- rietà (art. 2), giustizia fiscale (art. 53);
fi ca non stare con gli altri, ma consuma- vi che continuano a spiegare che, mate- diritto al lavoro (artt. 1 e 4), diritto alla
re servi zi e cos e assieme ad altri. E se maticamente, chi prende una fetta più libertà personal e (art. 13); alla salute
ad essere consumate sono situazioni grande deve lasciare una fetta più picco- (art. 32) all’istruzione (art. 33); alla
assurde ed irreali che per beffa chiama- la; che rispettare le regole ortografiche retribuzione (art. 36); all’organizzazione
no reality, gare di canto, di ballo, di rende chiaro il pensiero e che aver chia- sindacale (art. 39) e allo sciopero (art.
calcio, di bellezza e di qualunque altra ro il pensiero rende migliore e più cor- 40). E aggiungono che in una società
cosa, l’importante è che, alla fine, ci si retto l’agire umano; che il diritto è fatto globalizzata, nella qual e le merci posso-
metta in testa che la vita è una gara. Che di regole che si applicano a tutti, spe- no circolare senza alcun limite, è folle
conta vincerla, fare i soldi. E che non è cialmente a chi ha giurato di osservarle ed orribile concepire che un essere uma-
importante come li si fa, se sgomitando, e di farle osservare; che esistono dei no possa essere definito clandestino e
facendo sgambetti, pagando mazzette, valori come la solidariet à, la libertà, la che possa essere condannato non per-
leccando i piedi, vendendosi il corpo o giustizia, l’uguaglianza che non possono ché abbi a compiuto reati, ma solo per-
mettendosi a far politica come i politici. essere cancellate da una società civile ché esiste.

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ALLE FRONDE DEI SALICI
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo,
“Giorno dopo giorno”, 1947

Supplemento a Sicilia Libertaria n°294 - aprile 2010. Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri. Registrazione
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ca: rivistalarcobaleno@gmail.com.
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Le radici storiche del 25 aprile

U na delle difficoltà più grandi che


ostacola la comprensione dei fatti è co-
popolare, si afferma il partito socialista,
che non ha comunque sufficient e forza
per governare. Tra il 1919 ed 1920 la
Mussolini il 28 ottobre del 1922 fa la
cosiddetta marcia su Roma, spingendo
il re Vittorio Emanuele III a nominarlo
stituita dall’incapacità di collocarli cor- situazione politica diventa incandescen- capo del governo. Il 10 giugno 1924
rettamente nel tempo e nello spazio. te quando, soprattutto nel nord indu- viene assassinato il deputato socialista
Non si tratta solo di ignoranza, anche striale, i lavoratori occupano le fabbri- Giacomo Matteotti, che aveva accus a-
se, grazie alle cure assidue e meticolose che, minacciando di “ fare come in Rus- to pubblicamente Mussolini. Quest’ul-
che i governi da decenni dispensano alla sia”. È il biennio rosso. La rivoluzione timo rivendica la responsabilità politica
scuola, la prospettiva è certam ente quel- russa del 1917 costituisce, infatti, agli e morale dell’assassinio e della violen-
la di un popolo incapace di distinguere occhi dei lavoratori del tempo, l’esem- za, che i suoi squadristi sono liberi or-
tra Rinasci mento e Ris orgim ent o. pio concreto che è possibile costruire un mai di esercitare senza controllo alcuno.
L’obiettivo più ambizioso, comunque, altro sistema politico, sociale ed econo- È venuto il momento delle leggi fasci-
rimane quello di fare in modo che, ad mico. La paura della rivoluzione spinge stissime. Nel 1925, la carica di Presi-
una precisa domanda sulla Costituzione, gli industriali ed i proprietari terrieri a dente del Consiglio dei Ministri si tra-
lo studente modello di domani risponda: correre ai ripari. E trovano la soluzione sforma in Capo del Governo Primo Mi-
sana e robusta, grazie! I media, spe- nel movimento fascista di Benito Mus- nistro Segretario di Stato. In questo
cialmente la televisione, forniscono una solini. Fondato come un movimento di modo i ministri vengono a dipendere
quantità impressionante di dati, prove- ex combattenti, nel ‘21 il fascismo si direttamente da Mussolini. Il 31 dicem-
nienti dai più remoti angoli del mondo e tras forma in partito, alimentato dalle bre 1925 una legge sulla stampa stabili-
riguardanti periodi tra loro molto distan- simpatie del padronato, che finanzia le sce che possono essere pubblicati solo i
ti, che vengono utilizzati “qui ed ora”, sue “ squadre”, gruppi armati paramilita- giornali autorizzati da governo: tutti gli
risultando così “ schiacciati” nella di- ri, che utilizzano la violenza contro par- altri sono illegali. A gennaio del 1926
mensione della contemporaneità. Ma titi, sindacati, camere del lavoro e mili- una legge attribuisce al Governo il pote-
capire le cose non significa solo saperle tanti dei movimenti di sinistra. Soprat- re di emanare norme al posto del Parla-
mettere nel giusto ordine di spazio e di tutto con questi elementi, circa 300.000, mento. Ad aprile dello stesso anno è
tempo, occorre coglierne anche il lega-
me tra causa ed effetto. Le brevi note
che seguono servono ad aiutare la com-
prensione logica e cronologica di alcune
tra le più importanti vicende della no-
stra storia recent e.
Alla fine della prima guerra mondiale,
1918, la situazione economica e sociale
dell’Italia è disastros a. Si contano
650.000 morti, quasi un milione di feri-
ti, circa 600.000 tra dispersi e prigionie-
ri. L’apparato produttivo è allo stremo.
Il costo della guerra viene pagato con la
svalutazione e l’inflazione, cioè viene
scaricato aumentando il costo della vita
delle masse popolari. La riconversione
dell’industria bellica provoca ulteriore
disoccupazione. Aumenta il conflitto
sociale. Alle elezioni del 1919, dove è
presente per la prima volta il partito Milano, 10 agosto 1944, partigiani uccisi a Piazzale Loreto da un plotone della RSI

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proibito lo sciopero e si riconoscono inizia la seconda guerra mondiale, la preferiscono darsi alla macchia, si orga-
solo i sindacati fas cisti. Nel 1928 una più brutale e cruenta della storia, costata nizzano in formazioni partigiane, dando
legge elettoral e prevede una sola lista circa 55 milioni di vittime. Il 10 giugno corpo al fenom eno della Resistenza.
nazionale di 400 candidati, scelti dal 1940, considerando ormai imminente la Dopo 20 mesi di combattimenti, il 19
Gran Consiglio del Fascismo, da appro- vittoria tedesca, Mussolini entra in apri l e i parti gi ani danno il via
vare in blocco. In tal modo, fascismo e guerra, pur cosciente dell’inadeguatezza all’insurrezione general e, scendendo
stato diventano una cosa sola. Le ammi- di uomini e mezzi. Ma non ha fatto i dalle montagne per prendere possesso
nistrazioni comunali e provinciali eletti- conti con la capacità di resistenza del delle città, precedendo molto spesso
ve vengono abolite, sostituite dai pode- fronte alleato. Nel 1943 le vicende belli- l’arrivo dei “liberatori” angloamericani.
stà e dai prefetti di nomina fas cista. che volgono a favore degli Alleati. Il 10 Il 25 aprile vengono liberate Milano e
Viene istituito il Tribunale speciale luglio del 1943 questi ultimi sbarcano in Torino, ed è questa la data che viene
per la difesa dello Stato, competente Sicilia ed il 25 luglio successivo Mus- fissat a per ricordare la Liberazione
per i reati contro il fascismo, composto solini viene destituito da capo del go- dell’Italia dai fascisti e dai nazisti. La
da fas cisti e militari. Viene creata verno. Al suo posto subentra il mare- stagione della liberazione non è sempre
l’OVRA, la polizia segreta. E, per non sciallo Pietro Badoglio, che dichiara felice. Moltissimi fascisti, che per la
far mancare nulla agli antifascisti, è che la guerra continua a fianco della legge sull’epurazione avrebbero dovuto
istituito il confino di polizia, cioè la Germania. Ma l’8 settembre vi ene reso restare ai margini della nuova Italia,
reclusione su piccole isole, come Ven- noto l’armistizio tra Italia e Alleati cambiano immediatamente distintivo,
totene, Tremiti, Favignana ecc., o in (Francia, Gran Bretagna, Unione Sovie- salendo sul carro dei vincitori. Il clima
piccolissimi centri rurali del sud. Il tica, Stati Uniti, … ) e, da un giorno di “ riconciliazione nazionale”, auspica-
regime dittatoriale e totalitario fascista all’altro, per i nazisti, l’italico amico to dallo stesso leader del partito comu-
si completa con il dominio sull’educa- diventa il traditore. Il governo abbando- nista, Palmiro Togliatti, porta ben presto
zione, sull’istruzione, sul tempo libero e na Roma; l’Italia è allo sbando. Oltre a diversi provvedimenti di amnistia per
la cultura, anche grazie alla riconquista- 600.000 soldati italiani sono catturati i fascisti, da lui stesso firmati come mi-
ta alleanza con le gerarchie ecclesiasti- dai tedeschi e destinati ad essere inter- nistro della giustizia. Il 2 giugno del
che, sigillata dal Concordato dell’11 nati nei lager. Mentre al Sud gli alleati 1946, si vota per eleggere l’Assemblea
febbraio 1929. La grande crisi, partita tendono a risalire la penisola, i nazisti si Costituente, un organismo delegato ad
da Wall Street, attraversa l’Oceano, attestano sulla linea Gotica, vicino a elaborare una nuova Costituzione, al
mentre in Europa spirano i venti di Cassino, cominciando a fare terra bru- posto del vecchio Statuto Albertino, e
guerra. L’Italia fascista cerca un posto ciata nella loro risalita verso il nord, per decidere, tramite referendum, tra
al sole, un posto che le sembra facile dove Hitler, assieme a Mussolini, libe- monarchia e repubblica. Vince la Re-
ottenere con il consenso della Germania rato dagli arresti, fonda la Repubblica pubblica, ed il re è costretto ad andars e-
di Hitler. Per meritarselo tutto, il fasci- Sociale Italiana, più nota come Repub- ne. La Costituzione repubblicana,
smo aggiunge alle già troppe vergogne blica di Salò. Gli antifascisti, che dall’8 frutto della Resistenza e dei principi
un’ulteriore infamità: le leggi razziali settembre aument ano considerevolmen- antifascisti, entra in vigore il primo
del 1938. Il primo settembre del 1939, te di numero, perché, piuttosto che com- gennaio 1948.
con l’invasione nazista della Polonia, battere gli italiani per conto dei nazisti, Antonio Squeo

Roma, marzo 1944, un rastrellamento di civili da parte di soldati nazisti

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Non fredde lapidi di cimitero,

ma un caldo album di famiglia


L e vittime della Resistenza al nazifa-
scismo, così come quelle dell’Olocau-
possibile e di vigilanza nei confronti di
chi vorrebbe privarcene. Le informazio-
ni che seguono sono tratte, in massima
Condannato a 18 anni, fu recluso in
diverse carceri, dalle quali, nel 1943, fu
prelevato dai tedeschi, che lo deportaro-
sto, non sono un affare contabile, su cui parte, dal sito dell’ANPI di Catania, no a Dachau e poi a Mauthaus en. Qui,
accapigliarsi per cifre, percentuali o http://www.anpi catani a.info/, che nella notte del 23 aprile 1945, a pochis-
primogeniture. Quelle persone sono i contiene dati esaurienti, anche se non simi giorni dalla liberazione, venne uc-
creditori dei nostri attuali diritti civili. definitivi, sui combattenti partigiani ciso nella camera a gas. E noi, abituati
Troppo spesso dimentichiamo che par- catanesi e siciliani. a commuoverci con i sentimentalismi da
lare, muoversi, organizzarsi, esprimersi, Riportiamo qui solo alcuni profili bio- fi ction, come possiamo rimanere insen-
non sono diritti dati una volta per tutte, grafici di concittadini o conterranei che sibili davanti alla storia di Graziella
ma devono essere ogni volta difesi si sono sacrificati per la nostra libertà. Giuffrida, una maestrina catanese di
dall’oppressore e dal tiranno di turno, Ci piacerebbe che fossero letti non con non ancora 22 anni, torturata, violentata,
nero, rosso, giallo o rosa che sia. La il freddo distacco con cui guardiamo le ammazzata e ritrovata in una fossa co-
libertà per cui i partigiani hanno com- vecchi e facce che, mute, occhieggiano mune in Liguria, all’indomani della
battuto e sono morti non si identificava, dalle lapidi di un cimitero, ma con la Liberazione? Mentre la importunavano
lo vediamo in queste pagine, con una curiosità e la partecipazione calda ed su di un tram, i tedeschi si erano accorti
particolare fede o idea politica. Cono- emotiva di chi sfoglia un vecchio album che era in possesso di una pistola. Sulla
scere le loro storie non è solo conoscen- di famiglia. Qui un bisnonno, là un pro- sua casa natia, in via Bellia a Catania,
za delle radici della nostra libert à: è zio, lì una lontana cuginetta: gente alla una lapide ammonisce che: “la libertà si
anche un atto d’amore per chi l’ha resa quale ci accorgiamo sempre di assomi- conquista e si difende e che le dittature
gliare un pochino. Tra il loro ed il no- si combattono anche a prezzo della
stro sangue non ci sono fors e in comune vita”.
un bel po’ di cromosomi? E magari sco-
priamo che, se il profilo, il naso, o il
taglio degli occhi non è proprio il no-
stro, alla fine, quello che più conta, è il
cromosoma della libertà. A chi somi-
glia, ad esempio, il professor Carmelo
Salanitro, di Adrano, classe 1894? Di
formazione culturale cattolica, espresse
con coerenza il suo rifiuto alla carnefici -
na della guerra ed al fascismo, tanto da
essere l’unico docente, nel 1940, a rifiu-
tare la tessera del partito fascista. Inse-
gnò latino e greco in diversi licei della
provincia e poi, dopo il 1937, presso il
liceo Cutelli di Catania. In questo istitu-
to compì piccoli atti di propaganda con-
tro la guerra ed il fascismo, destando
l’ostilità dell’ambiente ed in particolare
Carmelo Salanitro quella del preside, che lo denunciò. Graziella Giuffrida

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dista sarto. Arruolato in marina, viene Rossi, Altiero Spinelli. Quando il con-
ferito. Dopo l’8 settembre, poiché si fino viene abolito, vengono subito libe-
trovava nella zona controllata dalla re- rati quelli non compromessi con le idee
pubblica di Salò, venne costretto, pena socialiste, comuniste ed anarchiche. Ma
la fucilazione, ad arruol arsi nella X poi, con l’ingresso al governo di sociali-
Mas. Ma fuggì immediatamente, arruo- sti e comunisti, anche questi ultimi furo-
landosi tra i partigiani che combatteva- no liberati, lasciando al confino solo
no nell’Appennino ligure. Nel gennaio anarchici e partigiani jugoslavi, destinati
del 1945 cadde in combattimento. ad essere tras feriti in un campo di pri-
Ad avvenimenti simili sono legate le gionia nei pressi di Arezzo. Da questo
vicende dei fratelli palermitani Alfredo campo Failla riuscì a scappare, unendosi
Orazio Costarella e Antonio Di Dio, nati rispettivamente alla lotta dei partigiani in Toscana.
nel 1920 e nel 1922 e morti entrambi,
combattendo contro i tedeschi, il primo

U na storia molto simile è quella di


un’altra ragazza cat anese, Salvatrice
nell’ottobre, il secondo nel febbraio del
1944. L’elenco dei siciliani caduti in
battaglia o ammazzati dai nazi fas cisti
Benincasa, ammazzata nel dicembre per aver scelto la libertà non può certo
1944, appena ventenne, a Monza, per- essere completato in questa sede. Vedia-
ché si era unita alla form azione partigia- mo invece qualche nome tra quelli che
na della Brigata Matteotti. Stesso anno hanno avuto la fortuna di sopravvivere a
di nascita, 1924, e stesso anno di morte, quelle vicende, che le hanno raccontate
1944, per Orazio Costarella, un ragaz- e che hanno rappresentato e rappresent a-
zo di Misterbianco. Faceva il militare al no l’ideale congiunzione tra la lotta par-
nord ma, dopo l’armistizio dell’8 set- tigiana ed il presente.
tembre 1943, piuttosto che pensare alla Pompeo Colajanni, nato a Caltanissetta
tranquillità di un ritorno al paesello, nel 1906, nome di battaglia Barbato,
entrò a far parte delle Brigata Garibaldi, appartiene a quel numero, non partico-
una delle prime form azioni partigiane larmente numeroso al sud, di antifas cisti Alfonso Failla
che contrastava con le armi i nazisti ed i di vecchia data, che videro nella Resi-
fascisti della Repubblica di Salò. Questi stenza una pros ecuzione naturale della Di quasi una generazione più giovani di
partigiani riuscirono a liberare una vasta loro vecchi a militanza. Già negli anni Failla, sopravvissuti fino ad anni recen-
area tra il sud dell’Umbria ed il nord del Venti, giovane comunista, si adoperò tissimi, sono i partigiani catanesi Car-
Lazio, proclamandol a “ Zona Libera”. In per la costituzione di un fronte unitario melo Mio (1919-2008) e Salvatore
seguito a rastrellamenti dei nazisti, ven- antifascista che comprendeva giovani Sortino (1928-2009). Vecchio sociali-
ne scoperto, trascinato in piazza ed in- repubblicani, socialisti, anarchici e co- sta, un vero libertario, Carmelo Mio fu
terrogato. Ma rifiutò di rispondere, spu- munisti. Per quest’attività subì arresti e partigiano in Valsesia e, ritornato alla
tando sulla faccia dell’uffi ciale tedesco, perquisizioni. Colajanni era ufficiale di vita civile, da professore si adoperò per
che lo ammazzò con due colpi di pistola cavalleria durante la seconda guerra divulgare tra i giovani i valori perenni
sul volto. mondiale, e subito dopo l’8 settembre dell’antifascismo, della libertà, della
Come si è visto per la vicenda di Orazio del 1943 organizzò una delle prime ban- democrazia, della giustizia sociale.
Costarella, l’armisti zio dell’8 settem- de partigiane. Dotato di notevoli capaci- Più che al padre, piccolo gerarca fasci-
bre 1943 pone i soldati italiani, fino a tà strategiche, il suo nome divenne pre- sta, Salvatore Sortino si era ispirato al
quel momento alleati ai nazisti, di fronte sto famoso a causa delle imprese milita- nonno paterno, un vecchio anarchico,
ad una scelta di campo: rimanere a fi an- ri, tra le quali quella della liberazione di che esercitò una grande influenza sulle
co del vecchio alleato, entrando nei ran- Torino. Anche Vincenzo Modica, nato idee democratiche del nipote. Nel 1944,
ghi della neonata repubblica sociale, a Mazara nel 1918, nome di battaglia appena adoles cente, lasciò la Sicilia
creata da Mussolini e voluta dalla Ger- Petralia, al momento dell’armistizio era appena liberata e fu tra i primi catanesi
mania, oppure disertare e combattere un uffi ciale di stanza in Piemonte. Con ad entrare volontari amente nel Corpo
fascisti e nazisti come nemici, rischian- Pompeo Colajanni diede vita ad un nu- Italiano di Liberazione, raggiungendo il
do la morte. La maggior parte dei nomi cleo partigiano che sarebbe poi diventa- Nord dove ancora infuriava la guerra.
che seguono hanno, quindi, in comune, to part e dell e brigat e e divisioni Fu testimone della immane strage nazi-
una scelta precisa ri ferita ad una data “ Garibaldi”. Nonostante fosse già ferito, sta di Marzabotto, dove, tra il 29 settem-
precisa, quella dell’armistizio. partecipò all’attacco che liberò la città bre ed il 5 ottobre del ‘44, furono ster-
Franco Martelli, nato a Catania nel di Chieri. minati circa 800 civili, tra cui moltissi-
1911, ex maggiore di cavalleria, dopo Abbastanza diversa è la vicenda umana mi bambini. Di questa strage di inno-
l’armistizio si dedicò ad organizzare il e politica dell’anarchi co siracus ano Al- centi Salvatore Sortino aveva conserva-
movimento partigiano in Friuli. Nel fonso Failla (1906-1986). Alla data to un ricordo indelebile. Portava con sé
novembre del 1944, catturato dai nazi fa- dell’8 settembre ‘43 si trovava sull’isola un pezzo di terra di Marzabotto intrisa
scisti, resistette per giorni alle più atroci di Ventotene, dove il fascismo lo aveva di sangue. E proprio a Marzabotto ha
torture con le quali volevano strappargli confinato già dal 1930. A Ventotene chiesto di essere seppellito, con la cami-
i nomi dei suoi collaboratori. Ma non c’erano oltre ottocento confinati, tra cui cia di partigiano, il fazzoletto dell'ANPI,
parlò, e fu fucilato. personalità che divent eranno centrali e quel pugno di terra insanguinata.
Antonio Siligato, nato a Limina, pro- nella storia d’Italia, come Umberto
vincia di Messina, nel 1920, era appren- Terracini, Sandro Pertini, Ernesto il comitato di reLazione

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Bella ciao
« Una mattina mi son svegliato, N onostante sia considerata la canzone partigiana per eccellenza, gli
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! storici ritengono che Bella ciao abbia acquisito tale rango solo immediata-
Una mattina mi son svegliato
mente dopo la Liberazione. In effetti, stando alle testimonianze dei diretti
e ho trovato l'invasor.
protagonisti, sembra che la canzone precedentemente più diffusa sia stata
O partigiano, portami via, Fischia il vento, il cui testo fu scritto nel settembre del ‘43, proprio
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! all’inizio della Resistenza, da Felice Cascione sulle note della canzone
O partigiano, portami via, russa Katyusha. La circolazione di Bella ciao durante la Resistenza è cir-
ché mi sento di morir. coscritta soprattutto in Emilia, dove si dice che sia stata composta da un
anonimo medico partigiano. La musica, di autore sconosciuto, viene fatta
E se io muoio da partigiano, risalire alla melodia di un canto ottocentesco delle mondine padane, con
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! influenze di altri canti popolari. Un’altra spiegazione la vorrebbe derivata
E se io muoio da partigiano, da una ballata francese del Cinquecento, passata poi nella tradizione pie-
tu mi devi seppellir.
montese, poi in quella trentina, ed infine in quella veneta con il titolo Sta-
E seppellire lassù in montagna, mattina mi sono alzata, canzone molto diffusa tra l e mondine. Recente-
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! mente il ricercatore Fausto Giovannardi ha trovato una melodia yiddish,
E seppellire lassù in montagna (lingua di origine germanica parlata dagli ebrei originari dell’Europa o-
sotto l'ombra di un bel f ior. rientale) registrat a da un fisarmonicista di origini ucraine, Mishka Tziga-
noff nel 1919 a New York. È impossibile contare le versioni esistenti di
E le genti che passeranno Bella ciao. Questo è solo un elenco parzi ale degli interpreti che si sono
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! cimentati con il classico:
E le genti che passeranno Adolfo Celdrán , Anita Lane, Anna Identici, Antoine Ciosi, Arja Saijonmaa, Banda Bassotti,
Mi diranno «Che bel f ior!» Banda Osiris, Betagarri, Boikot, Chjami Aghjalesi, Chumbawamba, Claudio Villa, Duo Di
Piadena, Fiamma Fumana, Francesco De Gregori, Germans Garcìa, Giorgio Gaber, Giovanna
«È questo il f iore del partigiano», Daffini, Giovanna Marini, Goran Bregovic, Grup Yorum, Hannes Wader, Konstantin We-
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! cker, Heiter bis Wolkig, I Gufi, Ivan Della Mea, Kud Idijoti, L'Arcusgi Leny Escudero, Les
«È questo il f iore del partigiano Dahus, Los Canallas, Manu Chao, Maria Farantouri, Mauro Zuccante, Mercanti Di Liquore,
morto per la libertà!» » Milva, Modena City Ramblers, Muslim Magomaev, New Christy Minstrels, Officine
Schwartz, Partizanski Pevski Zbor In Godba Milice, Pascal Comelade, Pueblo Unido, Quil-
pay un, Red Army Chorus and Band, Red Hacker, Savage Rose, Serge Utgé-Roy o, Skappa,
Stockholms Anarkafeministkör, Swingle Singers, Thomas Fersen, Vello Orumets, Yo Yo
Mundi, Yves Montand, Zebda.

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La Resistenza
in Sicilia
V i è una resistenza al fascismo e ai
totalitarismi (di marca nazista, stalini-
sta, maoista, ecc.) che non iniziò in Ita-
lia l’8 settembre 1943, bensì negli anni
’20, e non finì il 25 aprile 1945, ma
prosegue ai giorni nostri. È la resistenza
di coloro che opposero a quei regimi
principi e prospettive di vita radical-
mente differenti e perciò mai scesero né
scenderebbero a patti con essi. Il loro
antifascismo non è quindi contingente,
legato ai tempi e alle esigenze della
politica e dell’economia, ma è un mezzo
per opporsi a quelle condizioni e forme
d’imbarbarimento sociale che hanno
permesso, e permetterebbero nuova- stentò moltissimo ad affermarsi, tant’è Italia. Alcuni di questi (Girolamo Li
mente, la vittoria del fascismo. I princi- vero che non si contano gli episodi di Causi, Pompeo Colajanni e Concetto
pali valori sui quali si fonda il fas cismo resistenza eroica e di brutale repressione Marchesi) assursero a ruoli di rilievo
di ieri e di oggi sono l’autoritarismo, che si succedettero durante il Venten- nazionale. Altri (è il caso dei 50 decora-
l’intolleranza, la discriminazione sessu- nio, con il ricorrente tentativo da parte ti con medaglia al valore della sola città
ale e razziale, il disprezzo per le mino- di anarchici, socialisti, azionisti, comu- di Paternò) rappresentarono degnam en-
ranze, il culto della guerra. Sarebbe nisti, separatisti e persino massoni, dap- te, spesso sacrifi cando le loro vite in
facile, ma anche sbagliato, caratterizza- prima isolati poi raccolti in un “Fronte combattimento, la voglia di riscatto e di
re semplicemente “ in negativo” i valori unico antifas cista italiano”, di scatenare rinas cit a civi le dell e popol azi oni
dell’ anti fasci smo (anti aut ori tarism o, l’insurrezione liberatri ce. Alla vigilia dell’Isola. Ma da noi la guerra ebbe
tolleranza, ecc.), perché si finirebbe dello sbarco degli Alleati, diversi gruppi anche un altro epilogo, legato alle som-
specularm ene col dar credito anche a armati erano già operativi in diverse mosse che tra il dicembre 1944 e il gen-
quella presunta democrazia, liberale e località dell’Isola (a Sciacca, Bagheri a, naio 1945 divamparono in tutta l’Isola
borghese, che, messa in diffi coltà dalle Barcellona, Catania), e questo molto contro il richiamo alle armi. Al grido di
rivendicazioni di maggior giustizia so- prima che ne sorgessero nel resto Non si parte ma indietro non si torna, i
ciale proveni enti delle masse popolari, è d’It ali a. A questi gruppi si unì siciliani rifiutarono in massa di servire
stata storicamente la levatrice e poi l’opposizione spontanea della gente nel nuovo esercito italiano, creato sotto
l’equivoca erede di tutti i fascismi. comune, che assunse forme diverse, il comando di generali ex fascisti per
L’antifas cismo a cui dovremmo richi a- cruente nel caso di Mascalucia e Pedara, risollevare le sorti del re Vittorio Ema-
marci è, al contrario, forte e propositivo, località dove i cittadini insorsero armi nuele III, fort emente screditato. In di-
coltiva cioè proposte di cambiamento alla mano contro i tedeschi; punite con versi paesi vennero persino costituite
radical e della società, di democrazia stragi di civili inermi ad Adrano, Cala- delle “ repubbliche indipendenti” a imi-
diffus a, di equa distribuzione delle ri c- tabiano e soprattutto Castiglione (16 tazione di quelle dei partigiani del Nord,
chezze, che possano rendere improponi- morti e 20 feriti il 12 agosto 1943), con programma pane e pace, sciolte
bile il ricorso e il ritorno agli antichi commesse dai paracadutisti della divi- dalle truppe sabaude dopo un mese di
regimi. È questa l’idea di libertà coltiva- sione “ Goering”, tragica anteprima dei scontri e circa un centinaio di morti.
ta dalla stragrande maggioranza dei grandi eccidi dagli stessi perpetrati nel Era l’inizio sanguinoso di una “nuova”
partigiani che combatterono nel Nord continente. Se la “ lotta di Liberazione” Resistenza, che dura tuttora, contro il
Italia, ma è anche la speranza che ac- dei due anni seguenti non toccò la Sici- fas ci s m o ri s org ent e e per l a
compagnò le lotte popolari che si acce- lia, ormai occupata dagli Alleati, deve “ Liberazione sociale” dell’Isola.
sero subito, nell’immediato dopoguerra, tuttavia ricordarsi il notevole contributo
in tutto il Meridione. In Sicilia, contra- che vi fornirono i siciliani, a Roma, in Natale Musarra
riamente a quel che si crede, il fas cismo Toscana e sulle montagne dell’Alta

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PER CAPIRE LA RESISTENZA:

IL CORAGGIO DI UN UOMO
CHE HA VISSUTO
IL CAMPO DI STERMINIO
P iove, mi avvio sotto l’ombrello un
po’ rotto verso casa del mio più caro
Resistenza europea venne ideata e rea-
lizzata l’Unione Europea, che vive an-
cora, in fas ce infantili, con difficoltà di
sione e per le moderne attrezzature di
morte, fu costruito in territorio polacco
ed è Auschwitz. Poteva contenere circa
amico, Nunzio Di Frances co. Mi acco- cres cita e con molte spese burocratiche. un milione di deportati e sarebbe servito
glie con un sorriso contagioso, mi fa ad eliminare, nello spazio di un decen-
accomodare in salotto e si assicura che D. Lo sterminio rappresenta l’evento nio, tutte le popolazioni del nord Euro-
non sia bagnata. Gli rispondo che sto più sconvolgente del XX secolo per il pa. I deportati furono 13.000.000 in
bene e, iniziamo senz’altro l’intervista. numero delle vittime, degli aguzzini e tutta Europa, accert ati 12.000.000, di
In qualità di testimone di quegli anni per la sistematicità con cui è stato cui la metà ebrei. Un milione figurano
tragici, Nunzio avverte il dolore della attivato? ancora fra i dispersi; i sopravvissuti, a
memoria, segno distintivo dei soprav- R. È la tragedia dell’umanità perché guerra finita, furono ci rca un milione, di
vissuti ai campi di sterminio. Tante le rappresenta la negazione dell’uomo. Fu cui metà ebrei, gli altri partigiani, anti-
cariche onori fiche e i riconoscimenti: è la tragedia del ‘900, la macelleri a uma- fascisti e altri indesiderati dal regime.
presidente provinciale dell’ANPI na organizzat a, con un moderno accura-
(Associazione Nazionale Partigiani to genocidio, dall’occulta scienza di una D. La storia dimostra che le esperi en-
d’Italia), consigliere nazional e logica nazi-fas cista diretta da Hitler e ze del passato, spesso, non ci insegna-
dell’ANED (Associazione Nazional e Ex Mussolini. Non erano più suffi cienti la no molto, è vero?
Deportati politici nei campi nazisti), tradizionale conquista territoriale e R. Purtroppo sì; gli invasori, i macellai
presidente onorario dell’Istituto Sicilia- l’espropriazione delle ri cchezze conqui - dell’umanità, ci sono sempre stati. Ba-
no di Storia Contemporanea. Abbiamo state, ma si pret endeva l’eliminazione sterà ricordare la fine dei pellirossa (gli
deciso, insieme, di scrivere questo arti- delle popolazioni vinte per las ciare spa- indiani d’America) uccisi ed espropriati
colo per dare un piccolo contributo al zio alla crescita della pura razza ari ana, dei loro beni. Gli aborigeni d’Australia,
ricordo, e perché l a tragedia dei campi ma con un numero limitato di prigionie- eliminati dagli inglesi per impossessarsi
di concentramento nazisti non sia di- ri controllabili, tenuti in condizioni di del loro continente; lo sterminio degli
menticata o rimossa dalle coscienze. schiavitù. Eravamo nelle mani di due Armeni e dei Kurdi assassinati in Tur-
violenti dittatori con pochissima cultura chia. Lo sterminio praticato dagli inglesi
D. Sono trascorsi 65 anni da quei ter- generale, sprovveduti anche nel campo in India e dagli Europei in Africa e in
ribili eventi: ha ancora senso raccon- della cultura militare. Il primo campo di Asia. Lo sfruttam ento degli schiavi afri -
tarlo ai ragazzi? sterminio sarà quello di Dachau , nei cani negli Stati Uniti d’America. Il ge-
R. L’eredità che riteniamo di trasmette- pressi di Monaco di Baviera. Appena nocidio della seconda guerra mondiale
re alle nuove generazioni consiste nella nominato presidente di polizia nel 1933, non si potrà paragonare a nessun altro,
Libertà, nella Democrazia e nella Pace. Hitler annunciò al mondo intero che lo né per quantità di caduti e territori di -
È un’eredità che nasce dal sangue dei aveva fatto costruire con i lavori forzati strutti, né per la qualità dei caduti e dei
nostri Eroi e dei nostri C aduti per l a dei detenuti tedeschi ed austriaci beni culturali ed architettonici distrutti.
Libertà e che viene cementata con l e (avversari politici, sindacalisti, cattolici E, non ultimo, per la quantità di civili,
Ceneri dei nostri Martiri passati dai for- ed altri). Successivam ente realizzò i bambini, donne e vecchi che mori rono
ni crematoi dei campi di sterminio nazi- campi di Mauthausen e Norimberga e sotto le macerie durante i bombarda-
sti. La nostra Costituzione si fonda sui centinaia di sottocampi. L’ultimo lager, menti.
valori della Resistenza e proprio dalla il più gigantesco, per l’immensa esten-

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D. Quanti furono i deportati italiani schi a Monza. Sono state moltissime le scesi a Monterotondo, nei pressi di Ro-
e, in particolare siciliani, nei lager ? donne italiane che si sono opposte alla ma, saranno costretti ad arrendersi, dopo
R. Noi deportati italiani nei campi di violenza ed al terrorismo nazi-fascista. aver perduto metà delle loro forze. Biso-
sterminio nazisti siamo stati circa Ritengo doveroso ricordarle tutte: 2.750 gnava continuare s enza tregua, sino a
45.000, di cui 32.600 partigiani e antifa- italiane furono deportate nei lager di cacciare i nazisti fuori dai confini italia-
scisti e 8160 ebrei. I deportati siciliani sterminio nazisti; le sopravvissute, a ni ed annientare la pestilenza dei rottami
siamo stati circa 855, quasi tutti parti- guerra finita, sono state circa il 5%; fascisti affinché non disturbassero la
giani, un sacerdote e due anti fas cisti. 2.000 donne sono state fucilate o sono pace e la nascente democrazia. Ma il
Ma non saranno mai dimenticati gli Eroi cadute in combattimento e 19 di ess e Re, con Badoglio, lo Stato maggiore ed
di Cefalonia: si di fesero sino sono state decorate con la medaglia i loro collaboratori, non ne vollero senti-
all’esaurimento delle munizioni, dopo d’oro al valore. re e scelsero la fuga. Esattamente alle
essere stati catturati, vennero m assacrati ore 5,10 del 9 settembre del 1943 s cap-
dai nazisti e buttati a mare. Ecco perché D. L’8 settembre 1943, l’Armisti zio: parono dal Ministero della di fesa di Vi a
nacque la Resistenza armata italiana è ancora drammatico ricordare quei XX Settembre a Roma, dove si erano
contro il nazi-fascismo. C’eravamo tutti, giorni di confusione, sbando e totale tras feriti per timore di un attacco tede-
militari, civili, uomini di cultura. Dai incertezza? sco a Villa Savoia. Dovevano recarsi a
lavoratori delle fabbriche a quelli agri - R. Mai l’Italia (Impero di vergogne fa- Brindisi, da poche ore liberata dai para-
coli. Imprenditori industriali, agricoli ed sciste) era caduta così in basso, in gi - cadutisti alleati. Lo Stato scomparve,
artigiani, anche istituti religiosi. Non si nocchio. Se ne impossessarono i nuovi l’Italia non c’era più. Le caserme milita-
trattò di una guerra civile, meglio parla- padroni, selvaggi terroristi, i nazisti ri, i depositi, gli uffi ci pubblici s aranno
re di una “ civile guerra”. aiutati da rottami fascisti. Le zone di in possesso di chi arriverà per primo. Il
Roma erano militarmente blindate, la popolo italiano viene umiliato, deruba-
D. Vogliamo ricordare anche le donne divisione Ariete era comandat a dal Gen. to, violentato e distrutto, con tutto il
che fecero parte della Resisten za? Cadorna, la divisione Piave dal Gen. patrimonio bellico realizzato col s acri fi -
R. Certamente. Furono migliaia le don- Tabellini. Le nostre truppe avevano la cio dell’erario negli ultimi 20 anni.
ne della Resistenza. Ricordiamo Nilde possibilità di fare prigionieri: lo stesso
Jotti, Rosina Anselmi, Maria Airaudo. Quartier Generale del maresciallo Kes - D. Q uali furono gli errori, le incertez-
Eugenia Corsaro, catanes e, appena do- selring a Frascati, aveva molte meno ze e le manchevolezze durante il Go-
dicenne, faceva la staffetta e fu uccisa a forze disponibili e più fronti nemici da verno Badoglio?
Roma dai tedes chi. Graziella Giuffrida sostenere e respingere. Sarà un reparto R. Il Governo affidato al mares ciallo
di 22 anni, insegnante di Catania, parti- della divisione Piave che, insieme ad Badoglio sarà il peggiore dei Governi
giana, fu fucilata alle porte di Genova una moltitudine di squadre improvvisate mai avuti nel nostro Paese, così come si
insieme al frat ello. Salvatrice Benincas a di civili, affronterà i paracadutisti tede- dimostrò nei 45 giorni della sua reggen-
di 22 anni, di Catania, fucilata dai tede- schi. Questi ultimi, un migliaio circa, za governativa militare. Già la circolare

Nunzio Di Francesco in una foto giovanile, ad una manifestazione anti fascista

11
del Generale M. Roatta è agghiacci ante:
contro i mani festanti e i facinorosi oc-
corre aprire subito il fuoco, anche con
armi pesanti, come se si procedesse
contro truppe nemiche; non prevede
l’avvertimento del tiro in aria, ma subito
sparare a petto d’uomo. Dovevano esse-
re fucilati sul posto gli istigatori di di-
sordini. Vennero uccisi 9 operai, fra cui
una donna, a Reggio Emilia. A Bari
verranno uccise 23 persone, 70 s aranno
i feriti gravi che davanti al carcere chie-
devano la liberazione dei loro familiari,
detenuti politici. I Tribunali Militari si
sostituirono a quelli ordinari e condan-
narono 3.500 mani festanti come s e fos -
sero delinquenti comuni, con pene che
variavano da 6 mesi a 18 anni. Altre
35.000 persone furono arrestat e e rila-
sciate dopo qualche giorno di carcere e
una severa ammonizione. Il copri fuoco 25 aprile 1945. I partigiani entrano a Milano
era imposto dalle 21 alle 6 del m attino.
Alla stampa era consentito di scrivere bre del 1943, durant e il suo discorso D. Gli alleati espressero dei ri conosci-
solo su scandali del regime fascista, la accademico, fece appello agli studenti e menti nei vostri confronti?
censure era ferrea su tutti gli altri avve- ai docenti perché abbandonassero R. Il Comandante delle Forze Armat e
nimenti politici e militari. l’Università, e insieme a lui organizzas - Angloamericane Mark W. Clark ci inviò
È diffi cile el encare l e colpe, le manche- sero i battaglioni di volontari per libera- il seguente messaggio: “ Patrioti, ora che
volezze e gli errori che accompagnarono re l’Italia dal terrore nazi fascista. la guerra è finita, sento il dovere di ri-
le fasi dell’armistizio. Badoglio ritenne Pompeo Colajanni, avvocato nisseno, volgervi il mio più profondo compiaci -
di non dover ascoltare consigli da nes - cres ciuto a Palermo e divenuto ufficial e mento. Con la vostra azione avete con-
suno; aveva già previsto nel suo proget - alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo, tribuito al conseguimento della vittoria.
to la perdita di mezzo milione di uomi- diventerà il leggendario Comandant e Siete stati degni delle nobili tradizioni
ni, ma era convinto che sarebbe riuscito “Barbato” che il 25 aprile del 1954 libe- lasciate in retaggio dai Martiri e dagli
a salvare la corona dei Savoia. rerà la città di Torino. Vincenzo Modi- Eroi del Risorgimento italiano: avet e
ca, di Mazara del Vallo, anche lui uffi - dato alla causa della civiltà democratica
D. La Sicilia partecipò attivamente ciale di Cavalleria, diventerà comandan- quanto era in Vostro potere. Non sarà
alla Resistenza italiana? te della 1^ divisione Garibaldi di Cuneo dimenticato”.
R. Se in Sicilia non ci fu la Resistenza col nome di battaglia “ Petralia”. Vin- Un importante riconoscimento ci fu dato
fu solo perché il 7 luglio 1943 subì lo cenzo Grimaldi di Calatagirone divente- anche da Winston Churchill, che dichia-
sbarco e l’occupazione degli Angloame- rà il Vi ce comandant e della XV brigat a rò: “Se non ci fossero stati i partigiani
ricani e dei loro alleati, ma la part ecipa- Garibaldi in Valvaraita (Cuneo). Fum- italiani, noi avremo avuto il doppio del-
zione dei si ciliani e dei meridionali alla mo un centinaio, uffici ali, sottoufficiali le perdite e impiegato il doppio del tem-
Resistenza armata vi ene considerata e e graduati siciliani, che, insieme ai pie- po per raggiungere i nostri obiettivi”.
ricordat a come una realtà storica. Con- montesi, organizzammo la Resistenza
cetto Marchesi di Misterbianco, Rettore armata. Alcune Brigate partigiane porta- D. Ma ne valeva la pena?
dell’Università di Padova, l’11 novem- rono il nome di Eroi siciliani. R. Senza ombra di dubbio, sì. Il 25 apri-
le è una data importante perché viene
commemorato il sacri ficio di Eroi, di
Martiri, caduti per l a Libertà, la Demo-
crazia e la Pace di tutti i popoli. Viene
suggerito al mondo intero di difendere e
applicare le conquiste realizzate, nel
nome dei nostri C aduti che per quest e
ragioni crudelment e patirono, e affinché
il loro sacri fi cio non incontri m ai il tra-
monto.

D. Per quanto ti ricordi, ci sono stati


dei momenti in cui hai avuto fiducia
nel futuro?
R. Certamente, mi definisco un cattolico
progressista, sono un innesto tra sociali-
smo e cattolicesimo. Nel campo di ster-
minio spesso mi massacravano di botte,
13 giovani partigiani impiccati dai nazisti a San Giovanni al Natisone, in Friuli ma in quei momenti pensavo che un

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giorno mi sarei seduto insieme alla
“parte buona” della soci età per giudicar-
li. Ho fiducia nella giustizia. Non mi
riferisco solo alle istituzioni pubbliche
(leggi stabilite, magistratura, avvoca-
ti…), ma alla virtù della giustizia, cioè
alla capacità e allo s forzo che ognuno di
noi deve fare, se vogliamo vivere bene,
per capire cos a i nostri simili si aspetta-
no da noi.

D. Che faccia aveva la morte nei cam-


pi di sterminio e come te la rappresen-
ti oggi?
R. Non pensavamo alla morte: eravamo
come addormentati, anestetizzati, di
fronte al dolore. Morivi camminando,
non eri più un uomo, non pensavi a nul-
la. La morte faceva part e della nostra
Nunzio Di Francesco ai nostri giorni,
quotidianità, non piangevi neanche s e Nunzio Di Francesco
ad una manifestazione anti fascista.
moriva accanto a te un tuo compagno. in una foto giovanile
La morte non è il nostro futuro, ma ogni
parte di essa è nel passato. Ogni giorno rivedere tanti particol ari; è stato come D. Quando sembrava che la morte ti
che passa è un giorno di vita in meno ripercorrere un viaggio doloroso, pensa- dovesse portare via, quali erano i tuoi
che appartiene al dominio della morte. vo ai miei compagni, immaginavo come pensieri per chi sarebbe sopravvissu-
Quando, un paio di anni fa, il Consiglio sarebbe andat a se non fossi stato fortu- to?
Nazional e dell’ANPI decise di farci ri- nato. Fummo 501 i deportati siciliani nei R. Quando i tedeschi mi catturarono, fui
tornare nel campo di sterminio dove campi di sterminio, e solo 47 ritornam- sottoposto ad un lungo ed estenuante
eravamo stati internati, rivedendo quei mo a casa. Non sono arrabbiato con nes- interrogatorio di fronte ad un Colonnello
macabri luoghi non ce l’ho fatta, sono suno , ma ho ancora gli incubi. Dopo delle S.S. nel carcere di Saluzzo, dove
crollato, perché non sono mai riuscito a quella visita pensai : “ Qui non ritornerò mi avevano rinchiuso. Sapeva tutto su di
dimenticare. Ho sofferto tantissimo nel mai più”. me, anche il mio nome di battaglia,
“ Atos”, ma voleva conoscere i nomi dei
miei compagni e dove si nascondevano,
soprattutto dov’era il nostro Stato Mag-
giore. Non gli rivelai nulla e fui condan-
nato a morte. Avrebbero dovuto fucilar-
mi l’indomani mattina insieme ad altri
prigionieri. Gli dissi, prima di essere
ricondotto in cella: “ Io sarò l’Angelo
Custode della sua famiglia, veglierò
dall’alto su di voi”. Sentendo queste
parole la sua reazione fu incontrollat a: si
diede pugni sulla testa, sul tavolo che era
di fronte a lui, si mise a gridare nella sua
lingua parole di rabbi a che non compre-
si. Quando si calmò, diede ordine di
portarmi via e mi gridò: “Si ricordi del
suo impegno”. Non mi fece fucilare, ma
rimase, come una spada di Damocle
sulla mia testa, la condanna a morte.
Partigiani in marcia

N unzio parla di queste vicende con grande passione: la sua è una testimonianza storica di altissimo valore. Egli conti-
nua incessantement e la sua indagine su fatti, verificatisi durante gli anni della Resistenza, che ancora oggi sono poco cono-
sciuti. Mi regala spesso suoi lavori sulle vicende di quegli anni: ricche monografie, studi di vario genere, memorie, documenti
di seminari e convegni a cui ha partecipato. È un compito difficile scrivere delle riflessioni sul ruolo politico della Resistenza,
nel quadro delle profonde trasformazioni di quegli anni che portarono alla nascita della Costituzione della Repubblica Italia-
na del ’48. È indiscutibile, secondo Nunzio, la provenienza delle nostre istituzioni dalla Resistenza e il loro legame indistrutti-
bile con quella esperienza. Purtroppo (ahimè), l’intervista è finita, mi resta solo da ringraziare Nunzio e manifestargli tutta la
mia ammirazione per la sua figura di studioso, per la dedizione alla ricerca, per aver difeso le sue opinioni ed aver messo più
volte alla prova il suo animo veramente forte e non disposto a subire l’arbitrio altrui. Mi viene in mente un verso di Piet
Hein: “Coloro che non sanno vivere, non vivranno mai”. Lui ha vissuto e c’è qualcosa dentro di lui che ancora esulta .
Intervista a cura di M. Marcella Crisafulli

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Vittorini,
la Resistenza
e l’impegno tradito

D opo la partecipazione al Convegno


dell’Unione degli scrittori europei inter-
cui il venir meno di saldi punti di riferi-
mento istituzionali, ideologici ed etici
travolge tutti e ognuno cerca individual-
1945 scrive all’autore del romanzo:
“Caro Vittorini[…] Comprendo che il
tema dell’arte è difficile, ma giudicare a
nazionali, che si tenne a Weimar mente di trovare una soluzione ai pro- quel modo non è permesso![…] Non si
nell’ottobre del 1942, Elio Vittorini non blemi più elementari dell’esistenza, capisce che noi non possiamo adopera-
vede più nel fascismo un punto di riferi- Vittorini, che come tanti italiani non sa re verso la creazione artistica il metro
mento sicuro. Matura perciò nello scrit- come la guerra sarebbe andata a finire, che adoperiamo verso uno scritto politi-
tore la decisione di entrare in cont atto cede allo scoramento e allo scetticismo. co o una pubblicazione di propaganda.
con l’antifascismo clandestino. Intro- Non si sente di battersi e di ris chiare la Possiamo chiedere all’artista che sia
dotto nelle fila del partito comunista propria vita Vittorini, perché ha paura di orientato verso la realtà, ma fissargli
dall’avvocato siciliano Salvatore Di soffrire e di morire, mentre forte è inve- noi la tematica e persino ciò che devono
Benedetto (organi zzatore della Resi- ce il desiderio di sopravvivere e dare il essere i suoi eroi…questo è pedanteria
stenza in Lombardia e “ tessitore” della meglio di sé quando tutto sarà finito. e asfissiante nodo scorsoio. […] Pro-
riorganizzazione comunista in Sicilia), Insofferente verso ogni forma di ordine prio noi, che lottiamo per liberarci e
conosciuto nei locali della casa editrice politico, il Nostro si mostra anche poco liberare il mondo dall’ipocrisia. […] A
Bompiani, Vittorini partecipa alla Resi- attratto dalla guerra di Resistenza con il me il tuo libro è piaciuto perché vi ho
stenza occupandosi di stampa clandesti- suo inevitabile corollario di odio e di trovato una potente figurazione della
na, tenendo i contatti tra formazioni terrore, di degrado um ano. Fedele alla lotta dei nostri intellettuali e operai di
partigiane e organizzando il trasporto di centralità della letteratura, Vittorini dice avanguardia”. Nel 1951, nel famoso
armi e munizioni. Nel febbraio del ‘44, no all’impegno politico, inizialmente articolo “ Vittorini se n’è ghiuto e soli ci
reduce da una missione a Firenze, Vitto- ricercato con ingenua passione e intento ha lasciato”, firmato con lo pseudonimo
rini, identificato dai tedeschi durant e il operativo, e si defila. Invitato dai com- di Roderigo di Castiglia, Togliatti, con-
viaggio di ritorno a Milano, s fugge due pagni a tras ferirsi a Roma, Vittorini fa traddicendo quanto scrive in questa
volte alla cattura e impara cosa vuol perdere le proprie tracce e si ri fugi a nel lettera, dirà che Uomini e no era un
dire aver paura. Nel momento storico in Sacro Monte presso Varese, nella villa libro “ bello ma discutibile, per quella
del padre di Ginetta Varisco, compagna mania di non saper pr esentare s e non
dello scrittore. Qui, nella primavera- attraverso un torbido travestimento di
autunno del ’44, Vittorini s’impegna letteratura gli eroi di quella battaglia,
nella stesura del romanzo Uomini e no, che furono uomini chiari e semplici”.
stampato da Bompiani nel giugno del Anni dopo la stroncatura di Onofri e la
’45. Qualche mese dopo la pubblicazio- palinodia di Togliatti, nel ’74, Giorgio
ne di Uomini e no esce su l’Unità di Amendola, nelle sue “ Lettere a Milano.
Roma del 12 settembre ’45 un breve Ricordi e documenti 1939-1945”, ac-
articolo di Fabrizio Onofri, che defini- cennando a Vittorini (e a Paves e), con
sce il romanzo di Vittorini “ il libro di parole non velat e, che aiutano a capire
un intellettuale che porta con sé tutti i meglio l’avversione dei comunisti verso
difetti e le incongruenze della società in Uomini e no, rimprovera lo scrittore per
cui è vissuto, una società di privilegiati “non aver saputo o voluto partecipare
in cui la stessa cultura è stata oggetto e direttamente alla lotta partigiana”. E
strumento di privilegio”. Lo scrittore, ancora nel ’76 Amendola rivela che lui
aggiunge Onofri, “ come ogni altro non e Mario Alicata avevano avuto nei con-
poteva uscir e con un salto dall’ombra fronti di Vittorini “ un rapporto di rottu-
della vecchia cultura, dal linguaggio ra moral e, perché durante la guerra par-
nato sui libri, da un modo di esprimersi tigiana egli si era imboscato” e poi ave-
e di sentire”. Irritato da questa recensio- va present ato “ un romanzo, Uomini e
ne, Palmiro Togliatti in data 7 ottobre no, che forniva un quadro falso e retori-

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co dei gappisti”. Amendola e Onofri, sbavature moralistiche di Amendola e
legati alla Resistenza intes a com e gran- Onofri accompagneranno a lungo il
de guerra di liberazione nazionale e romanzo di Vittorini, che con la sua
non, come in effetti fu, movimento di rappresentazione non edi ficante della
minoranze formato anche da uomini che guerra partigiana intuita come civile e
si erano nascosti per s fuggire alle retate fratricida e il problematicismo e le ri-
repubblichine, liquidano i tentennam en- pulse del suo protagonista, Enne 2, do-
ti di Vittorini come disimpegno. cumenta l e cont raddizioni, la fragilità e
Non attrezzati a percepire l’amarezza e le sofferenze degli uomini che hanno
il disincanto, la mancanza di ottimismo partecipato a quella esperienza colletti-
storico che al eggiano nella s crittura va. Mal si presta a celebrare-fondare il
sperimentale di Uomini e no, che sonda mito della Resistenza che avrebbe dovu-
gli avvenimenti collettivi e l’animo de- to permettere al popolo italiano di ri-
gli individui per portare alla luce verità muovere le sue responsabilità e il suo
che s fuggono alla politica totalizzante, i passato, e rendere così meno traumatico
due esponenti comunisti reputano il il passaggio dal fas cismo alla nascita
romanzo dell’artista un’opera fallita. Il della Repubblica.
prodotto tipico dell’intellettualismo che
si chiude nella torre d’avorio. Complice Loren zo Catania
anche l’immaturità estetica dell’intel-
lighenzia di sinistra del dopoguerra, le

P rocessato nel 1947 per crimini di guerra, Albert Kesselring, comandante delle forze armate di occupazione tedesche in
Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue
condizioni di salute, fu messo in libertà. Tornato in patria, fu accolto come un eroe dai circoli neonazisti bavaresi. Pochi gior-
ni dopo il suo rientro a casa, Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare pubblicam ente che non aveva nulla da rimproverarsi,
e che gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento e fargli un monumento. A tale affermazione rispose Piero
Calamandrei, con questa epigrafe:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

15
LA RESISTENZA
NARRATA
C redevo di aver letto moltissimi libri
sulla Resistenza ma, da una ricerca, ho
Fenoglio e poi da un libro che ho sco-
perto per caso, Il clandestino di Mario
Tobino, di cui sapevo che era un medi-
netta naturalmente là dove le donne
sono sempre offese. C’è sempre un ol-
traggio in più per le donne, in qualunque
scoperto che non erano così tanti. Poi, co che lavorava in un manicomio fem- condizione si trovino. Solo i mafiosi si
però, ho capito: la maggior parte dei minile. Avevo letto il suo Le libere don- prendono cura, nelle loro punizioni, di
libri che ho letto non era sulla Resisten- ne di Magliano in cui parla delle sue colpire gli uomini negli organi genitali.
za in Italia, ma sui movimenti di resi- esperienze di psichiatra, e lo avevo ap- È una donna che diventa partigiana, tra
stenza contro il nazismo nei tanti Paesi prezzato. C’è un tipo di libri che più che tanti eroi al maschile, la protagonista di
in cui il nazismo aveva portato la sua letteratura mi sembra, come dire, narra- Agnese va a morire, di Renata Viganò,
violenza ed i suoi aberranti principi. tiva esperienziale, in quanto comunica- anche se lo fa per vendicare la morte del
Leggere, da ragazza, m’induceva no con effi cacia, sia pur senza raggiun- marito comunista, più che per convin-
all’identificazione e così mi chiedevo gere grandi livelli letterari, un qualche zioni personali. Comunque, Agnese
come avrei reagito se mi fossi trovata in tipo d’esperienza. E’ il narrare in senso diventa una staffetta partigiana e muore,
quel periodo storico. Oscillavo tra la letterale, donare agli altri un segmento uccisa dai nazisti, senza tradire come
paura e la fas cinazione. L’eroismo, da della propria vita. Un livello, insomma, fanno le due donne de La storia. La
giovani, ha una forte cari ca d’attrazione, di onesto artigianato della scrittura, con condi zi one femmi nil e, più s pesso
anche se il mio naturale buon senso mi il suo valore di testimonianza. Ed è per d’attesa del ritorno dei loro uomini, è
faceva dubitare delle mie capacità e del tante di queste testimonianze che io ho, sottolineata nel romanzo di Cassola La
mio coraggio. Cercavo di immaginarmi in un certo senso, vissuto esperienze ragazza di Bube che, nel titolo, non ha
nelle situazioni descritte dai libri. Cre- non mie, ma di cui ho un’idea abbastan- neanche diritto al nome, Mara, in quanto
do, ancora oggi, che fosse inevitabile za precisa. Anche se stabilire la diffe- il suo destino è solo quello di essere,
reagire: troppo insopportabili le scene renza tra art e ed artigianato è probabil- appunto, la ragazza di Bube. Quella che
cui i normali cittadini erano costretti ad mente presuntuoso. Parliamo meglio di passa la vita aspettando ed amando Bu-
assistere, così insopportabili da cancel- memoria, che lo scrittore regala al mon- be, senza alcuna funzione ulteriore. Cer-
lare il naturale istinto di sopravvivenza. do, facendola diventare condivisa. to, la maggior parte delle donne non
Così, per me che non c’ero, la Resisten- Un altro narratore/testimone è Fenoglio faceva che questo, oltre, naturalmente a
za diventò un’unica lotta di popoli, di- che, con il Partigiano Johnny, e I ven- darsi da fare giorno e notte per procura-
versi ma uguali nella rivolta. Molti libri titrè giorni della città di Alba, ci parla re cibo ed assistenza ai figli ed ai propri
parlavano della Franci a, molti si svolge- della lotta contro il nazi-fascismo. Una genitori, tentando di restare in vita sotto
vano in Grecia o nei Paesi dell’Est. E lotta, soprattutto nel primo libro, de- i bombardamenti che, nella seconda
sempre mi chiedevo come potessero scritta nella sua verità: non tanto un guerra mondiale, uccisero più civili che
trovare tanto coraggio uomini, donne, racconto di eroi ma di persone che vivo- militari. D’altr-onde oggi, a sentire E-
giovani ed anche giovanissimi. Come si no al freddo, dormendo sul nudo terre- mergency, nelle moderne guerre tecno-
può rischiare non tanto la morte, troppo no, con scarso cibo, poche munizioni logiche e pulite, i morti sono al 92%
assurda ed impensabile per un giovane, ma sempre in compagnia della morte, civili. Ma non sono morti, sono danni
quanto le torture in cui i nazisti erano propria e altrui. Un ambiente duro, pe- collaterali. Devo ammettere che, oggi, il
specializzati. Come si potesse accettare sante, faticoso in cui le giornate si tra- mio atteggiamento mentale nei confronti
l’idea di non essere capaci di resistere, scinano una sull’altra nell’attesa di ordi- delle guerre di liberazione nazionale…..
tradendo i propri compagni. Qualche ni che ritardano, con problemi nei rap- non è cambiato. E così mi guardo attor-
risposta la trovavo nei libri che leggevo porti umani, con discussioni e conflitti, no e ne vedo parecchie, anche se pres en-
avidamente. Così ho incontrato alcuni pratici ed ideologici. Insomma in modo tate in modo diverso. Anche se oggi gli
libri fondativi che, però, mi hanno fatto realistico. Che ti permette di esserci. invasori si chiamano in un altro modo:
anche ritenere fortunat a per ess ere nata Pavese e Fenoglio hanno anche in co- peacekeeper o peace enforcing, ad e-
troppo tardi. Perché è vero che “ è fortu- mune la descrizione delle Langhe, la sempio. D’altronde, se i tedeschi avesse-
nato il Paese (ed il periodo) che non ha zona di colline piemontesi che furono ro vinto la guerra, come sarebbero stati
bisogno di eroi”. Mi è rimasto l’interes- teatro di tante operazioni partigiane, di rappresentati i movimenti di liberazione
se, il desiderio di conoscere da vicino tanti gesti eroici. Del tutto diverso è il nei libri di storia? Ed i partigiani come
quel periodo, specialmente nella sua caso de La storia di Elsa Morante, in sarebbero stati chiamati?
realtà quotidiana. cui la lotta partigiana riguarda solo mar- Probabilmente come quelli che fanno
Cesare Paves e ne parla nei libri Il com- ginalmente il racconto, ma rappresenta oggi la Resistenza contro chi invade il
pagno e La casa in collina, che furono i in modo vivido la ferocia delle rappres a- loro Paese: terroristi.
primi che lessi. I primi a farmi conosce- glie naziste: mi colpì in modo particola- A.L.D.
re quel tempo. Ma la vera sensazione di re la punizione inflitta alle due partigia-
esserci l’ho avuta dai libri di Beppe ne, madre e figlia, uccise a colpi di baio-

16
REVISIONISMO
E
NEGAZIONISMO
D a molti anni, e con un ritmo sem-
pre più incalzante, mi ritrovo ad ascolta-
mente, l’epopea eroica e gloriosa della
riscossa di un intero popolo di buoni,
che volevano la libertà, contro i cattivi
netta e radicale all’interno della società,
una lacerazione tale da dividerla in due
masse irrimediabilmente contrapposte.
re ragionamenti e ri flessioni sulla Resi- che volevano la dittatura. Ma constata- Ma, nell’Italia del ‘43, se formalmente
stenza che non condivido assolutamen- re i limiti di una tradizione romanzata si contrappongono il balbettante Regno
te. Dicono, ad esempio, che dal fasci- ed esprimere giudizi ponderati e medita- del Sud in mano a Badoglio ed una Re-
smo, dalla Resistenza e dalla Liberazio- ti con lo studio e col tempo, non signi- pubblica di Salò composta da servili
ne sono passate ormai tante decine di fi ca, come si vorrebbe oggi, buttare tutti marionette fasciste, di fatto si contrap-
anni, che i protagonisti di quelle batta- nello stesso calderone, liquidando il pongono partigiani italiani ed invasori
glie, se non sono morti, sono ormai del problema con la battuta che sono tutti nazisti: non guerra civile, ma guerra di
tutto innocui. Dicono che bisogna pen- uguali. Il partigiano che si è battuto per liberazione. Gli scioperi operai del
sare al futuro e non al passato, lasciando la libertà del proprio paese, animato da marzo del ‘43, a Torino, danno la misu-
perdere quelle divisioni politiche ed ideali di giustizia e di uguaglianza, non ra di una massa che preme da una part e,
ideologiche che hanno insanguinato può essere assimilato al repubblichino ma dall’altra non ci sono i fascisti, già
l’Italia. Dicono che tutti quelli che, in che, innocente ed in buona fede quanto in fase di tras formismo “ democratico”:
buona fede, sono morti credendo in si vuole, ha combattuto per il trionfo del ci sono pochi fanatici repubblichini ed i
un’idea, meritano di essere messi sullo Terzo Reich, del Führer, della Germa- nazisti di Kesserling. Basti dire che
stesso piano e onorati allo stesso modo. nia, della razza ari ana e per lo sterminio all’arruolamento volontario per le Bri-
Dicono ancora che molti degli avveni- di ebrei, zingari, omosessuali. Non si gate Nere, che avrebbero dovuto coin-
menti ritenuti essenziali non sono mai può, in nome della morte che li accomu- volgere quasi 500.000 uomini, non se
avvenuti, e che altri, invece, sono stati na, chiamare buon’anima il morto ed il ne presentarono che meno del 10%.
occultati perché contrari a certe verità. suo assassino! Il tempo passa, il tempo Questo revisionismo storico, rivestito
Io credo che chi si occupa di storia deb- lenisce le ferite e acquieta gli animi, ma con i panni dello spirito di riconciliazio-
ba sempre fare i conti con nuove testi- non può trasformare il torto in ragione e ne e di pacifi cazione nazional e, si ac-
monianze, nuove fonti, nuovi metodi di pretendere, come oggi si pretende, che compagna ad un altro, più grave tentati-
ricerca. Chi utilizza i documenti solo gli assassini ed i torturatori di 65 anni fa vo, che è quello di giungere a minimiz-
per sostenere un’ipotesi precostituita ricevano la pensione a carico di uno zare, fino a negarlo, il genocidio della
non è uno storico, ma solo un cattivo stato che volevano servo e dei contri- Shoah. È il negazionismo. Si prende un
ideologo. Tuttavia esprimere un giudi- buenti che volevano s chiavi di Hitler. fenomeno grande e complesso come lo
zio sulla nostra recent e storia non solo è La Resistenza e la lotta di liberazione la sterminio degli ebrei e, sulla base di
possibile, ma è doveroso, se è vero che vogliono chiamare guerra civile. Una questioni insignificanti o marginali si
chi non comprende gli errori è condan- guerra civile, come quella americana nega tutto il fenomeno stesso. Secondo
nato a ripeterli. È certamente vero che del 1861-65 o quella spagnola del 1936- questi “ storici”, ben volentieri assecon-
la Resistenza non è stata tutta, e sola- 39, presuppone che vi sia una divisione dati dai sempreverdi discendenti degli
assassini di ieri, lo Zyklon B, usato per
le camere a gas, era in realtà un prodot-
to per disinfestare i prigionieri dai pi-
docchi. I forni crematori, poi, non sa-
rebbero stati in grado di “smaltire”
l’enorme quantità di cadaveri e, di con-
seguenza, i campi di sterminio non sa-
rebbero mai esistiti. Proseguendo con la
stessa logica, questo fior fior di storici
nega che ci sia stato anche un genocidio
contro gli ebrei, perché, sostengono,
non sono mai stati trovati i piani per
progettarlo né gli ordini per attuarlo. Per
fermare queste forme di criminale ottu-
sità non basta la legislazione che, in
molti paesi europei (Italia esclusa, ov-
viamente!), punisce chi si azzarda a
negare l’evidenza: occorre una chiarez-
za di pensiero che deriva solo da attività
oggi pochissimo praticate: studiare e
pensare.
Pietra Pomice

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F ino a pochi anni fa, la Resistenza
rappresentava in Italia un’esperienza
opere di Roberto Rossellini, Roma città
aperta, il film-simbolo di una nuova
poetica in contrasto con la retorica fa-
Resistenza come argom ento da affront a-
re anche attraverso la commedia avvie-
ne con due film che vedono protagoni-
storica i cui valori morali venivano con- scista; e Paisà (1946), sei episodi sta Alberto Sordi: Tutti a casa (1960)
siderati fondativi della Repubblica de- sull’avanzata degli alleati attraverso di Luigi Comencini, sullo sbandamento
mocratica, e perciò ritenuti in qualche l’Italia. Meno aderent e alle istanze poe- delle truppe italiane dopo l’8 settembre;
modo universalmente condivisibili al di tiche del neorealismo è Un giorno nella
là delle divisioni politico-ideologiche. È vita (1946) di Alessandro Blasetti, un
per questo motivo che la produzione regista già cel ebre nell’epoca preceden-
filmica sulla Resistenza ha vissuto pe- te; di ispirazione marxista (la guerra di
riodi d’oro, in cui le narrazioni costitui- Liberazione come lotta di classe) è in-
vano patrimonio comune del popolo vece, nello stesso anno, Il sole sorge
italiano mentre oggi invece un film sul- ancora di Aldo Vergano, anch’esso
la Resistenza (più in general e, ahimé, commissionato dall’Anpi.
sulla storia patria) è considerato un si-
curo insuccesso prima ancora di nasce- 2. I film sulla Resistenza
re. Ma la vastità della produzione
“storica” è tale da costringerci a delle Achtung! Banditi! (1951) di Carlo
scelte che limitino il campo. Parleremo Lizzani, un regista per decenni impe-
perciò solo dei film italiani, dividendo gnato a ricostruire vicende-chi ave della
la materia in tre capitoli distinti ed ag- storia italiana, è ispirato ad una storia
giungendo ancora qualche titolo
dell’ultimo decennio:
1. I film della Resistenza

Già nel 1945 es ce Giorni di gloria, un


film- documentario di Mario Serandrei
e Giuseppe De Santis, con la collabora- e Una vita difficile (1961) di Dino Risi,
zione di Luchino Visconti e Marcello un affres co di vent’anni della storia
Pagliero, prodotto dall’Anpi (Associa- italiana, la cui prima parte vede un
zione nazionale partigiani d’Italia). Nel- “inetto” nella parte dell’eroe partigiano.
lo stesso periodo i capolavori del neore- Si ride di più, ma in modo più superfi-
alismo fanno conoscere il cinema italia- ciale, ne I due marescialli (1961) di
no in tutto il mondo: fra questi, due Sergio Corbucci, con il grande Totò.
Altri due film dello stesso anno sono
Un giorno da leoni di Nanni Loy e
Tiro al piccione di Giuliano Montaldo,
un coraggioso tentativo di “ leggere” la
storia dalla parte dei ragazzi che aderi-
rono alla Repubblica Social e (m a senza
le banali comparazioni di oggi). Ancora
Loy firma Le quattro giornate di Na-
vera di partigiani. Più melodrammatico poli (1962), sull’eroica resistenza della
è il tono espressivo de Il gobbo (1960) città part enopea cont ro l’occupazione
dello stesso Lizzani. Il primo film di un tedesca. La ragazza di Bube (1963) di
altro regista di impegno civile, Citto Luigi Comencini è tratto dall’omonimo
Maselli è Gli sbandati (1955). Di Resi- romanzo di C arlo Cassola. Una interes-
stenza torna ad occuparsi Rossellini con sante ri flessione sulla Resistenza è nello
il drammatico Il generale Della Rovere “scomodo” film di Florestano Vancini
(1959), da un racconto del giornalista Le stagioni del nostro amore (1966),
Indro Montanelli ispirato ad una storia mentre l’epopea della Resistenza vive
vera; e con Era notte a Roma (1960), ancora ne I sette fratelli Cervi (1968)
ancora una condanna dell’assurdità del- di Gianni Puccini. C’è anche qual che
la guerra. Lo “ sdoganamento” della film meno riuscito, in questa veloce

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rassegna: per esempio, Corbari (1970) 3. I film sulla seconda guerra Rosi, tratto dall’omonimo libro di Pri-
di Valentino Orsini, che visto oggi ri- mondiale in cui si parla della mo Levi, ideale continuazione di Se
sulta eccessivamente ridondante; o, Resisten za questo è un uomo.
almeno in parte, Libera, amore mio…
(1975) di Mauro Bolognini; o, ancora, Moltissimi sono i film sulla seconda 4) L’ultimo decennio
Nemici d’infanzia (1975) di Luigi Ma- guerra mondiale nei quali, in qualche
gni. Siamo invece dalle parti del melò, modo, si fa cenno ad episodi della Resi- Gli ultimi anni hanno visto in Italia il
sia pure di impegno civile, con Musso- stenza. In questa sezione possiamo solo tentativo di egemonia di un revisioni-
lini ultimo atto (1974) di Carlo Lizzani limitarci a citarne alcuni tra i più impor- smo storico basato sulla sottovalutazio-
e con L’Agnese va a morire ((1976) di tanti, senza alcuna pretes a di esaustivi- ne del ruolo della Resistenza come
Giuliano Montaldo, dal romanzo di tà: Cronache di poveri amanti (1954) guerra di Liberazione nonché – ancor
Renata Viganò. Negli stessi anni, due di Carlo Lizzani, ambientato nella Fi- più grave – la proposizione di un para-
importanti autori ambientano i loro film renze del 1925. Kapò (1960) di Gillo digma comparativo che tenderebbe a
negli anni della Resistenza: Pier Paolo Pontecorvo, un dramma in tempo di rendere di uguale dignità la s celta di
Pasolini firma una s convolgente allego- guerra che mostra a quale livello di quanti fecero la scelta partigiana e di
ria dell’Inferno attraverso le violenze abbrutimento possa giungere l’uomo. quanti invece preferirono part ecipare
del fas cismo repubblichino in Salò o le La lunga notte del ’43 (1960) di Flore- agli orrori della Repubblica di Salò.
120 giornate di Sodoma (1975); diver- stano Vancini, tratto da un racconto di Questa sofferenza storiografi ca, unita
samente, la grande operazione narrativa Bassani, una satira sul dopo 8 settem- ad un certo conformismo culturale di
compiuta da Bernardo Bertolucci con bre. Andremo in città (1966) di Nelo pari passo con le di fficoltà produttive e
Novecento (atto II, 1976) legge la lotta Risi, dall’omonimo romanzo della mo- distributive del cinema italiano che
di Liberazione come trionfo di popolo. glie del regista, Edith Bruck. Il confor- finiscono col costituire un’arma di ri-

Da un libro importante di Elio Vittorini mista (1970) di Bernardo Bertolucci, catto per chi volesse affront are il tema
sulla Resistenza a Milano è tratto Uo- tratto dal romanzo di Alberto Moravia, in modo rigoroso, ha sfavorito la produ-
mini e no (1980) di Valentino Orsini. incentrato sul complesso rapporto tra zione di film sul periodo resistenzial e.
Ancora un tono epico più che di rico- borghesia e fascismo. Il giardino dei Forniamo perciò solo pochi titoli: Con-
struzione storica si trova ne La notte di Finzi Contini (1970) di Vittorio De corren za sleale (2001) di Ettore Scol a,
San Lorenzo (1982) di Paolo e Vittorio Sica, dal romanzo di Giorgio B assani, ambientato a Roma nel 1938, l’anno
Taviani, comunque ispirato ad un episo- sulla persecuzione e deportazione degli delle leggi razziali. I nostri anni (2001)
dio reale della resistenza toscana. Un ebrei a Ferrara tra il 1938 e il 1943. di Daniele Gaglianone, una ri flessione
bel film, originariamente girato per la Strategia del ragno (1972) di Bernardo sul passato con l’uso di vari linguaggi
televisione, è Notti e nebbie (1984) di Bertolucci, una ri flessione sul fas cismo (fiction, intervista, documentario). San-
Marco Tullio Giordana, dal rom anzo di ispirata ad un racconto di Borges. Una guepazzo (2008) di Marco Tullio Gior-
Carlo Castellaneta. Molte pol emiche giornata particolare (1977) di Ettore dana, la storia romanzata dei divi del
suscita alla sua uscita il film Porzus Scola, l’incontro tra un intellettuale cinema fas cista Osvaldo Valenti e Luisa
(1997) di Renzo Martinelli, ispirato ad omosessuale ed una cas alinga il 6 mag- Ferida. Zoè (2008) di Gius eppe Varlot-
un episodio di lotta fratricida in cui gio 1938, durante la visita di Hitler a ta, la triste vi cenda della piccola prota-
perse la vita anche il fratello di P. P. Roma. Jona che visse nella balena gonista durante la guerra. L’uomo che
Pasolini. Altri due film tratti da opere (1993) di Roberto Faenza, la straziante verrà (2009) di Giorgio Diritti, che
narrative I piccoli maes tri (1998) di storia di un piccolo ebreo tratta racconta una vicenda con lo s fondo
Daniele Luchetti. (da Luigi Meneghel- dall’autobiografi a di Jona Oberski. La della strage nazista di M arzabotto,
lo) e Il partigiano Johnny (2000) di vita è bella (1997) di Roberto Benigni, nell’autunno del 1944.
Guido Chiesa (dal famoso libro di Bep- il sopravvalutato premio Oscar visto da
pe Fenoglio). tutti. La tregua (1997) di Francesco Giuseppe Strazzulla

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