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Albrecht Dürer, (1471-1528) - Leprotto, 1502 - Acquerello su carta, Graphische Sammlung Albertina, Vienna.

2€
anno III, n° 7
marzo-aprile 2010
rivista per studenti, insegnanti ed altri esseri pensanti
l’arcobaleno

animali
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S iamo tutti sulla stessa barca, sembra si dicano i gabbia-


ni; e sembra pure che ce lo suggeriscano. Ma noi siamo duri
più è possibile gli animali, tutti gli animali.
Sembra di essere davanti ad uno scenario schi zofrenico. Da
una parte, infatti, aumenta in modo iperbolico il fatturato de-
di comprendonio. Sì, lo sappiamo che questo mondo è uno, gli alimenti e dei prodotti per animali domestici. Sono sempre
ed è pure stretto, ma invece di organizzarci per cercare di più floridi, infatti, gli affari di chi produce servizi per assiste-
starci comodi tutti, consideriamo normale che chi arriva pri- re e curare gli amici a quattro zampe “ umanizzati”, umanizza-
ma, chi è più furbo, più forte, più criminale, prenda per sé ti al punto da richiedere non solo veterinari, toelette, pensioni
tutto quello che può. Naturalmente, tutto questo accade invo- e vestiti, ma anche appositi servizi psichiatrici ed onoranze
cando qualche sacrosanto principio, qualche legge divina, funebri. Dall’altra non ci si fa alcun probl ema a s fruttarli eco-
naturale o civile. Non è in base a quest e leggi che l’uomo ha, nomicamente in modo spietato. Ingozzati per 24 ore al giorno
di volta in volta, affermato la superiorità del maschio sulla con mangimi ipercalorici, in gabbie in cui è impedito ogni
femmina, del bianco sul nero, sul rosso e sul giallo, movimento, appena giunti alla fine del brevissimo ciclo vitale
dell’ariano sull’ebreo? E non è su questa legge che si fonda il vengono ammazzati a ritmo industriale senza nessun accorgi-
dominio sugli animali? Chi, oggi, è così cattivo, o stupido, da mento per diminuirne lo stress ed il dolore. Bastonati e spella-
continuare a sostenere, come troppo spesso si è fatto, posizio- ti per farne pellicce per bestie a due zampe; vivisezionati e
ni razziste o sessiste? Se anche esistesse, un mentecatto simile torturati per sperimentazioni che si dicono scienti fiche, ridi-
utilizzerebbe i resti del suo cervello per considerare colizzati contro la loro natura per circhi e spettacoli. Per for-
l’opportunità di starsene zitto. Sono invece troppo pochi , ma tuna, però, specialmente tra i giovani, cresce la sensibilità
per fortuna stanno crescendo rapidamente, quelli che si inter- verso il mondo animale, di cui facciamo pienamente part e.
rogano sul presunto diritto che gli uomini avrebbero a domi- Aumenta il numero di vegetariani, di vegani e di gente che è
nare ed a sfruttare gli animali, quelli che pensano che lo spe- comunque attenta a considerare il rapporto tra ciò che mangia
cismo non sia che una forma, ma estremamente più radicata, è ciò che è; aum enta il numero di chi rifiuta di indossare pelli
del razzismo. È da molto tempo, ormai, che è cessata la ne- o materiali derivanti da animali; cres ce la consapevolezza che
cessità di uccidere per di fendersi, nutrirsi e vestirsi, ma il spinge a non utilizzare prodotti cosmetici testati su animali; si
rapporto con gli animali non accenna a cambiare. Il consumo creano sempre più spettacoli, anche circensi, privi di animali;
di carne, nonostante le concordi indicazioni negative dei nu- è sempre maggiore il numero di chi preferisce la sfacchinata
trizionisti, tende ad aumentare. Gli allevamenti intensivi, vere di una passeggiata in una riserva naturale alla sveltina a paga-
e proprie fabbriche di carne, non hanno più nulla a che sparti- mento di uno zoo. Aumentano le pubblicazioni e le associa-
ed itor ia le

re con un sia pur discutibile rapporto tra uomo e natura, che zioni di ispirazione animalista. Aumenta l’interesse per gli
lasciava uno spiraglio persino per significati non alimentari. animali. Questo numero dell’arcobaleno vuole esserne una
La logica di questo nostro sistema economico e politico, basa- modesta testimonianza. E ci auguriamo che possa essere an-
to sull’accumulazione della ricchezza e sul dominio di chi è che uno stimolo alla discussione tra studenti, insegnanti ed
più debole, non perde alcuna occasione per s fruttare quanto altri esseri pensanti.

siamo tutti sulla stessa barca


3

L eonard Cohen è nato a


Montreal, nel 1934, da una
famiglia ebraica immigrata
nel Canada. Suo padre era di
origini polacche e sua madre
di origini lituane. E’ cantauto-
re e poeta. Dal 1967 ad oggi
ha pubblicato 15 album. Mol-
te sue canzoni sono state
riprese e tradotte in italiano
da autori come De Andrè, De
Gregori, Baccini.
Ha scritto alcuni capolavori
come Famous Blue Raincoat,
The Partisan, Suzanne, Si-
sters of Mercy, Hallelujah, e
Bird on a Wire, di cui sotto è
riportato il testo.
Vi invitiamo a tradurlo e ad
ascoltarne le canzoni.
Ne vale veramente la pena!

u na ca n zon e che è una poe s ia


Like a bird on the wire
Like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.
Like a worm on a hook
Like a knight from some old-fashioned book
I have saved all my ribbons for thee.

If I have been unkind


I hope that you can just let it go by
If I have been untrue,
I hope you know it was never to you.

Like a baby stillborn


Like a beast with his horn
I have torn everyone who reached out for me.
But I swear by this song
And by all that I have done wrong
I will make it all up to thee.

I saw a beggar leaning on his wooder crutch,


He said to me, “ You must not ask for so much.”
And a pretty woman leaning in her darkened door,
She cried to me, “ Hey, why not ask for more?”

Like a bird on the wire


Like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free. (Leonard Cohen, Bird on a wire)
4
co ck & r ock

Tavola di Guglielmo Manenti


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In questo numero

Editoriale, p. 2
Leonard Cohen, Like a bird on a wire, p. 3
Guglielmo Manenti, Tavola di illustrazione, p. 4
Carel Fabritius, (1622-1654),
Sommario, p. 5 Il cardellino, olio su legno, 1654,
Mauritshuis, The Hague
Francesco Mancini, Confini, definizioni, gerarchie, pp. 6-7
Pietra Pomice, Un'insalata di polpo? Prima facciamoci un pensierino, pp. 8-9

Gianni Gamberini, Non si fa così, pp. 10-11


Giacomo Pisani, La diversità come fondamento di una nuova convivenza, p. 12
Dario D’Angelo, Tobia, p. 13

s o mma r io
Antonio Squeo, Divinità, santi ed animali, pp. 14-6
Giuseppe Strazzulla, Il miglior amico del cane, p. 17
Stefania Lucia Zammataro, Simboli del regno animale nell’arte, pp. 18-19
A.L.D., Letteratura Bestiale, pp. 20-22
Anteo Quisono, Quando il cigno si mette a far politica, p. 23
Walkabout, Animal Lovers?, p. 24
Alessandra La Torre, Il problema non e’: "Possono ragionare?", né: "Possono parlare?"
ma: "Possono soffrire?", pp. 25-27
Vivina Iannelli, Se fosse un animale sarebbe…, pp. 28-29

Franco Paradiso, Requiem per “Zia Pina”, pp. 30-31


Giovanni Abbagnato, Animali: un business al quale non si vuole rinunciare, pp, 32-33
fabrizia, Un amore non corrisposto, p. 34
Guglielmo Manenti, Tavola di illustrazione, p. 35
Aldo Migliorisi, Sei per sette quarantadue (più due quarantaquattro), pp. 36-37
Katia Arcidiacono, Animali Vs Uomini, pp. 38-9
Mario Bongiorno, Sicilia, randagismo anno zero, pp. 40-43

Le foto, ove non diversamente indicato, sono di Antonio Squeo


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Confini, definizioni,
ha sen so , o ggi, un rap port o gera rch ic o tr a u o mo e a n ima le ?

gerarchie
La considerazione che
l’uomo è al centro
dell’universo
non ha fondamento
scientifico
ma solo culturale.

S offerm arsi a considerare cos a distingue gli uomini dagli


animali e dalle piante e cosa, invece, li accomuni può apparire
esercizio futile, in quanto rel ativo a faccende ovvie e notorie,
se non banali. In ogni ordine di scuol a, infatti, si insegna che
gli animali hanno, in comune con gli uomini e le piante, una
vita vegetativa e, a differenza delle piante, anche una vita sen-
sitiva. Per vita vegetativa si intende l’insieme delle funzioni
che riguardano l a vita organica (respirazione, circolazione,
ecc.) e non la vita di relazione. La vita sensitiva si riferisce
invece all’esercizio della capacità di conoscere, sentire e svol-
gere altre attività tramite i sensi e le facoltà s ensoriali. Gli
uomini, oltre ad una vita vegetativa che li accomuna a tutti gli
altri esseri viventi, hanno una vita sensitiva, analogamente
agli animali, ed una intellettuale, che invece li contraddistin- Anonimo inglese, attivo verso il Quattrocento, studi di
guerebbe e per cui s arebbero per antonomasi a “ animali razio- animali, Pepys Library, Magdalene College, Cambridge
nali”. Insomma, è un concetto pressoché universalmente ac-
quisito che gli uomini assommino in sé caratteristiche comuni gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla ter-
a tutti gli altri esseri viventi sulla terra ed altre loro proprie ed ra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde».
esclusive, attinenti alla s fera dell’intelletto, della ragione, del Gli uomini e i popoli credenti in uno o più libri hanno, storica-
sentimento, dello spirito, della trascendenza. Non ci sarebbero mente, perlopiù omesso di considerare che a scriverli sono
motivi per contestare seri amente queste distinzioni e classi fi- stati degli altri uomini e che, quand’anche essi recass ero la
cazioni, che paiono all’apparenza godere del carattere parola di Dio, comunque si baserebbero sulla memoria e
dell’evidenza, se non fosse che le basi su cui si fondano e le l’interpretazione di quanti afferm ano di averla ascoltata. Si è,
conseguenze che comportano appaiano tutt’altro che tranquil- fra l’altro, ritenuto scontato e implicito che il dominio
lamente condivisibili. Come molte delle dell’uomo comportasse non solo il pote-
attuali convinzioni umane, anche le conce- Come molte delle attuali re di uso ed abuso su animali e vegetali,
zioni relative alla vita ed alla natura hanno ma anche una gerarchia di valori, una
un fondamento ed un’origine nelle religio- convinzioni umane, anche le superiorità nei confronti dei medesimi
ni. In particolare, la civiltà cristiana, unita-
mente alle altre fondate su religioni mono-
concezioni relative alla vita ed una sorta di es enzione dell’uomo
dalla sottomissione alle leggi della natu-
teistiche e sulla fede in testi ritenuti ispirati
direttamente dalla divinità, ha preso sul
ed alla natura hanno un ra. Anziché una condotta ispirata alla
prudenza, all’equilibrio ed all’umiltà,
serio ed alla lettera la parte della Bibbia fondamento ed una origine ha prevalso nell’uomo la tendenza a
che stabilisce il rapporto di dominio figurarsi, in quanto creato a immagine e
dell’uomo nei confronti degli animali: E nelle religioni somiglianza di Dio, come sottratto alle
Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra leggi cicliche di eterno ritorno della
immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e natura e destinato a fini e disegni divini trascendenti la vita
sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie sel vati- terrena. Ciò ha riguardato in particolare la civiltà occidentale e
che e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». … E Dio dis- soprattutto quella cristiana, che storicamente ha prevalso ed
se: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su ha finito per affermarsi ed informare di s é l’intero pianeta,
tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce se- tramite la di ffusione delle proprie tecniche di produzione e
me: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti delle istituzioni politiche, culturali, economiche e finanzi arie.
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L a vittoria della civiltà occidentale si è pienam ente realiz-


zata nel corso del XIX secolo, con il trionfo del sistema di
produzione capitalistico e la colonizzazione, in pratica, di tutta
la terra da part e degli stati europei e di quelli che ne hanno
adottate le strutture economico-sociali. Tali orientamenti ed i
conseguenti comport amenti, protrattisi quantomeno nell’arco
di alcuni millenni, hanno tra l’altro comportato che si sia af-
fermat a la convinzione che ciò che pare rendere gli animali
simili all’uomo sia frutto di istinto e non di sentimenti parago-
nabili a quelli umani. Insomma, quale che si a il signi ficato
attribuito alla parola istinto, agli animali è stata negata la pos-
sibilità di essere capaci di dolore, gioia, rimorso, rimpianto, Thomas Gainsborough (1727-1788), Sei studi su di un
gioco, riso, pianto e simili, analoghi a quelli veri ficabili gatto, 1765-70, Rijksmuseum, Amsterdam
nell’esperienza umana. Eppure i motivi per andar cauti in que-
sto genere di giudizi trancianti non mancano. Ad esempio, re confini netti e certi, e non convenzionali o fittizi, tra gli
spesso i marinai hanno confessato l a loro incapacità o il loro uomini e gli animali. Ma anche i confini interni all’uomo, tra
turbamento, se incaricati dell’uccisione di un delfino catturato vita veget ativa, sensitiva e razional e, sono s fumati e vaghi.
nelle loro reti, allorché si rendevano conto che l’animale era Non si vede com e sia possibile escludere nell’uomo, anche
consapevole di ciò che stava per accadergli, tanto da scostarsi nello svolgimento delle operazioni a più elevato livello di a-
dalla lama che gli si avvicinava. Per altro verso, molti animali strazione, la componente istintuale e primordiale, comune agli
hanno dimostrato di essere perfettamente in grado di compiere animali, magari nelle motivazioni e nella scelta degli obiettivi,
operazioni aritmetiche, che sicuram ente molti uomini scarsa- se non nell’elaborazione delle tecni che. Per la verità, è noto
mente dotati hanno di ffi coltà a svolgere. che in ogni epoca storica dell’umanità e
Casi come quelli descritti rendono proble- della civiltà occident ale non sono man-
matico negare che, se non tutti, almeno Non a caso il mito della cate forme di dissenso e di ri fiuto dell’
alcuni animali, magari quelli più evoluti, aggressività nei confronti della natura e,
siano capaci di paura e dolore, oltre che di superiorità della civiltà europea in particolare, del mondo animale. Tali
comprensione di ciò che sta per avvenire,
e, perfino, di una intelligenza astratta,
ed eurocentrica è il fondamento posizioni si sono tra l’altro espresse nel
rifiuto di cibarsi di animali e nella prati-
quale quella necess aria per eseguire opera-
zioni aritmetiche, ancorché semplici, pe-
delle teorie razziste.. ca della alimentazione veget ariana, che,
nella sua form a più radicale, si definisce
raltro affinabile con un addestramento ad vegana o veget aliana, costituita unica-
hoc. In particolare, la capacità di capire e prevedere e quella di mente da cibi di origine vegetale, con esclusione anche di uo-
risolvere problemi non appaiono facilmente liquidabili come va, latte e loro derivati. Al di là dei possibili inconvenienti per
effetti dell’istinto e dei riflessi condizionati. Inoltre, non solo i il venir meno di alimenti non adeguatamente sostituiti e com-
mammiferi più vicini all’uomo nella scala evolutiva, ma anche pensati, si può provocatoriamente obiettare che anche i vege-
talune specie di uccelli e rettili dimostrano la capacità di crea- tali sono esseri viventi e non c’è nulla che dimostri che non
re strumenti e tecniche, per quanto semplici e rudimentali ri- soffrano e non abbiano una sensibilità. In senso opposto vanno
spetto a quelli umani, idonei a risolvere probl emi pratici della considerati, a proposito di confini tra uomini e animali, gli
loro vita quotidiana. In tanti casi, accertati e documentati da effetti derivati dal già richiam ato trionfo dell’imperialismo
etologi di tutto il mondo, non si può che ammettere che anche occidental e, del capitalismo, del colonialismo e delle ideolo-
tanti animali sono in grado di creare capitale, ossia prodotti gie che ne furono espressione, nel corso dell’Ottocento e nella
non immediatamente utilizzati per il soddisfacimento dei biso- prima part e del Novecento. L’uomo occidentale esprimeva la
gni ma applicati a nuova produzione, e di trasmettere l e tecni- convinzione, in buona o cattiva fede, di stare in quel modo
che e le conoscenze acquisite ai loro simili e discendenti. In realizzando i disegni divini e di vivere nel migliore dei mondi
altri termini, analogamente all’uomo, essi producono, spesso possibili. Di conseguenza, come affermò ironicamente
tramite il coordinamento e l’organizzazione dell’azione di una l’economista Galbraith, Il dibattito del diciannovesimo secolo
pluralità di individui, beni la cui utilità consiste nel migliorare si svolgeva in un mondo che era piuttosto orgoglioso di ciò
la qualità ed incrementare la quantità delle risorse atte a soddi- che stava avvenendo. Si è detto che l’hybris dell’ uomo occi-
sfare i loro bisogni. Tutto ciò comporta la difficoltà di traccia- dentale, ossia la sua arroganza e tracot anza nel credersi poten-
te e invincibile ed espressione divina o pari agli dei, lo ha por-
tato a s fidare la natura, a cercare di infrangerne le leggi, ad
eliminare le civiltà ed i gruppi umani non omologabili o assi-
milabili. I popoli sottomessi ed espropriati delle loro terre e
dei loro beni e privati della loro cultura venivano considerati
primitivi o mezzi uomini o assimilabili agli animali e come
tali, implicitamente, indegni di sopravvivere. Non a caso il
mito della superiorità della civiltà europea ed eurocentrica è il
fondamento delle t eorie razziste, che nel periodo richiamato
hanno prodotto perfino un dibattito sulla cont rovers a questio-
ne se ai neri ed alle donne fosse da attribuirsi la qualifica di
appartenente alla specie um ana o se andassero invece classi fi-
Federico Zuccaro, (1542 - 1609), Studi su di un levriero, cati come animali.
1563-64, Musées Royaux des Beaux-Arts, Brussels Francesco Mancini
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un'insalata di polpo?
Prima facciamoci un pensierino.
in nat ura no n e s iste s o lo l’ in te llige n za u man a

Anche il polpo usa gli strumenti: mollusco, ma intelligente!

N el famoso film di Stanley Kubrick,


2001: Odissea nello spazio, c'è una sce-
va e, di conseguenza, l'uso di strumenti
adeguati. Si è scoperto, in seguito, che
altri primati, altri mammiferi, ed anche
do distinto rispetto all’uso di attrezzi in
animali più evoluti, poiché si riferiscono
solo a condizioni in cui ricorrono parti-
na iniziale che viene considerata da tutti uccelli, riuscivano ad avere, anche par- colari stimoli esterni. Bisogna, però,
un cult. È quella in cui la scimmia, per zialmente, questa capacità. Tuttavia, precisare il concetto di utensile. La con-
la prima volta, capisce che può utilizzare fino ad oggi, gli invertebrati erano stati chiglia vuota, il rifugio che, ad es empio,
un osso come arma. In quel momento, generalmente considerati privi di capaci- utilizza il paguro, non può essere consi-
nel momento in cui un osso viene visto tà cognitive applicabili in comportamen- derato un utensile, perché viene cost an-
come utensile, la scimmia comincia ad ti evoluti. Non che non esistessero esem- temente usata in base ad un normale
umanizzarsi. Il film di Kubrick è del pi di utensili tra gli invertebrati. Ad e- comportamento. Mentre, invece, può
1968, e molte cose sono state ovviamen- sempio, tra diverse specie di formiche, esserlo un oggetto che non ha alcuna
te superate. Una di queste è, appunto, la si registra l’uso di foglie o di palline di utilità fino a quando non viene impiega-
considerazione che attribuiva alla specie sabbia per immagazzinare cibo; ma que- to per uno specifi co scopo. Questa defi-
umana l'esclusiva della capacità cogniti- sti comportamenti sono stati visti in mo- nizione di utensile esclude la conchiglia

Foto A. Utilizzando due metà di guscio di noce di cocco, il polpo ha costruito un riparo. La foto è tratta dall’articolo apparso
sulla rivista on line “Current Biology”: http://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822%2809%2901914-9
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Foto B. In questa foto il polpo trasporta la metà di un guscio di noce di cocco con la tecnica del “ stilt walking”.
La foto è tratta da “Current Biology”: http://www.cell.com/current-biology/ fulltext/S0960-9822%2809%2901914-9

vuota usata dal paguro, ma comprende, ha osservato comportamenti che testi- presta più facilmente agli attacchi dei
ad esempio, l’uso delle spugne che i moniano l'uso di strumenti anche nei predatori. Il fatto che il guscio sia tra-
del fini adoperano durant e le fasi di nu- polpi. I polpi studiati, della specie Am- sportato per un uso futuro differenzia
trizione per evitare abrasioni o il caso di phioctopus marginatus, vivono in pros- questo comportamento da altri esempi di
un oggetto che viene trasportato in modo simità delle coste delle isole di Sulawesi manipolazione di oggetti, come i sassi,
non funzionale per essere utilizzato solo e di Bali. Durante le oltre 500 ore di che vengono utilizzati per barricare l'in-
quando è necessario. Sono ben note le osservazione subacquea, alla profondità gresso delle tane. Un'altra prova che il
eccezionali capacità di trasformazione di 18 metri, i ricercatori hanno filmato trasporto delle calotte di noce di cocco
che i cefalopodi hanno sia nel colore che circa una ventina di esemplari, veri fican- sia un esempio di utensile proviene dal
nella forma. Recenti osservazioni di do che i polpi raccoglievano le metà dei fatto che il polpo è capace di assemblare
comportamenti inaspettatament e flessi- gusci delle noci di cocco buttate in mare correttamente le parti separate. Prima di
bili riguardo alla capacità di manipolare dagli indigeni. A volte, addirittura, libe- essere facilitato dalla grande disponibili-
l’ambiente, scavare e occultare covi, ravano dalla sabbia del fondale i gusci tà di gusci di noci di cocco puliti e leg-
adattare gli organi di movimento, sugge- parzialment e ricoperti. La cosa strabi- geri, scaricati in mare dalle comunità
riscono che alcune specie, in particolare liante è che i gusci venivano poi traspor- costiere, è probabile che tale comport a-
i polpi, hanno la capacità di maneggiare tati e raccolti altrove: un'operazione mento si sia evoluto a partire dall'uso di
strumenti. molto pericolosa per il rischio di essere grandi bivalvi. L'unica cosa certa è la

U na recente ri cerca, diretta da Julian


K. Finn del Museum Victoria di Mel-
attaccati e molto dispendiosa dal punto
di vista energetico. Ma, se accettano i
costi di un'operazione così complessa, è
presenza, in animali invertebrati, della
capacità di utilizzare strumenti da adat-
tare ad esigenze future. Questa capacità
bourne, e pubbli cata sulla rivist a perché si aspettano maggiori benefi ci. I è strettamente legata alla capacità cogni-
“Current Biology”, polpi, infatti, come si vede nella foto A, tiva, cioè quella che permette la cono-
(http://www.cell.com/ current -biology/), utilizzano le metà dei gus ci come coraz- scenza. Dopo averci mostrato la sua
ze o scudi protettivi. Per spostare uno o grandissima capacità mimetica, la sua
più gusci, il polpo prima sistema le ca- enorme versatilità ambientale, la de-
Un altro dubbio, che si lotte in modo che la concavità sia rivolta strezza nello svitare barattoli per rag-
in alto, poi stende alcuni tentacoli tutto giungere la preda (i video sono su you-
aggiunge ai moltissimi altri intorno ed usa gli altri come piedi rigidi, tube), il polpo dimostra così di avere una
sulla presunta superiorità come se camminasse sui trampoli (stilt
walking - foto B). Con questa tecnica, in
certa forma di intelligenza. Un altro
dubbio, che si aggiunge ai moltissimi
umana sulle altre specie e sul alcuni casi, si sono visti trasportare gu- altri sulla presunta superiorità umana
sci per oltre 20 metri. Questo modo di sulle altre specie e sul suo presunto dirit-
suo presunto diritto a dominarle. spostarsi, singolare e mai descritto pri- to a dominarle.
ma, è chiaramente meno efficient e e si Pietra Pomice
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NON SI FA COSI’
P overi cavalli e poveri noi… Non si fa così! Poche setti-
mane prima di Natale, era quasi buio, pioveva dalla mattina e
u na sto r ia racco ntata da c h i v ive co n i c ava lli

c’era quel vento freddo che gela le ossa. Ero sotto il portico
della scuderia e mi vedo arrivare quattro cavalli, montati da
altrettante figure umane, intabarrate e gocciolanti. Il primo
aveva in mano una luce che gli rischiarava il volto. “Buona
sera”, mi dice, guardando nella luce che, con uno scampanel-
lio, gli si spegne tra le mani. “Perfetto, il GPS mi ha portato
fin qui. Gamberini vero?... Peccato che non rispondesse al
telefono, avevo anche il suo numero e volevo avvisarla che
abbiamo un problema”. Intanto restavano in sella sotto
l’acqua e il tizio mi era diventato antipatico. “Quando sto
con i cavalli spengo il telefono. Cosa posso fare?”.
“Veniamo da Follonica e si doveva arrivare a Monteriggio-
ni; poi abbiamo perso tempo a pranzo e ora cerchiamo un
posto per fermare i cavalli questa notte”. Da Follonica a
Monteriggioni ci sono quasi settanta chilometri; in inverno,
con dieci ore di luce, o si è bravi bravi o diventa un massa-
cro. Intanto continuava a piovere, i cavalli erano accaldati e Don Fermo e Wizz con il "loro uomo" Gianni. Foto G. Gamberini.
il vapore saliva dal bordo dei sottosella; li avevano spremuti
per le salite che vengono fin da me, erano tre uomini e una anche un fondista, ma tu sei un brodo. Fidati della mia
ragazza, con i cappelloni e gli impermeabili. Due cavalli barba bianca…. Smonta, dai, che ripartire è roba da de-
erano bai e gli uomini che portavano sulla schiena erano ve- nuncia alla protezione animali”. Un giro di occhiate, il por-
stiti come in Maremma un secolo fa. Il portavoce era il più tavoce si è offeso e continuerebbe, la ragazza smonta e avan-
massiccio dei quattro, stava in sella seduto come sul cesso, za sotto il portico. “ Basta, ragazzi: io mi fermo, sono stanca,
montava un’arabetto roano con una sella da endurance e sono bagnata zuppa, e il mio cavallo marca”. “ Allora mi fer-
un’infinità di borse, sacche e sacchetti che pendevano da mo anch’io”, dice uno dei finti butteri, forse il fidanzato.
tutte le parti. La ragazza e il suo pezzato sembravano usciti Naturalmente si sono ferm ati tutti, ma non siamo diventati

La storia (triste) di quattro cavalli e di quattro cavalieri.


Ma non è’ difficile capire chi sono le bestie.
da un giornalino di Tex: lei aveva tutto quello che c’è in un amici. È stato duro convincerli a passeggiare i cavalli sotto il
film western, tranne il cinturone con le pistole. Scarponcelli portico per dissudarli; per loro s arebbero bast ate le coperte
e stivali non erano infangati: gente che non scende mai di da sudore, (in ogni caso le mie), lasciate addosso ai cavalli
sella non ha nessun rispetto per il cavallo. “Ma vi si è incol- fermi nel box. Duro convincerli che cavalli digiuni da dieci
lato il culo alla sella, non potete scendere e mettervi al co- ore avrebbero avuto beneficio a mangiare almeno mezz’ora
perto?” “Se ci tiene i cavalli per la not- di fieno, prima di farli abbuffare sul man-
te scendiamo, altrimenti,… altrimenti si La ragazza e il suo pezzato gime. Parlando, poi ho scoperto che per
continua; col gipiesse possiamo arriva- loro era un’avventura importante,
re anche di notte, magari ci dà una tor- sembravano usciti da un’impresa invernale da cui volevano
cia,… gliela compriamo”. Mentre lui ricavare un po’ di fama e un po’ di onore.
parlava il suo cavallo aveva distanziato
un giornalino di Tex: Ora però volevano solo andare via in fret -
anteriori e posteriori e si era disposto
come un boxer, mi aspettavo una piscia-
lei aveva tutto quello che c’è ta, perché era arrivato a prenderli l’amico
con la macchina: sognavano una doccia e
ta…, invece niente. “Senti… tu, il tuo in un film western, tranne dei vestiti asciutti. Per fare tutto come si
cavallo e il tuo gipiesse avete molto più deve, invece, c’è voluta un’ora e mezza,
di un problema. Come faccio a man- il cinturone con le pistole. quasi due; alla fine i quattro dell’Ave
darvi via? Il tuo cavallo ha mal di Maria erano neri di bile, ma i cavalli era-
schiena e anche gli altri mi sembrano cotti; da qui a Mon- no asciutti, massaggiati e sereni, le selle in ordine e la roba
teriggioni manca ancora una ventina di chilometri. Di not- bagnata era stesa ad asciugare. Quando poi ho detto, per cor-
te, con questo tempo, ci vogliono tre o quattro ore e il tuo tesia, per non costringerli a fare un altro viaggio in macchina,
cavallo non c’arriva”. Ci guardiamo in cagnesco. “Il mio che sarei sceso io a controllare i cavalli prima di andare a
cavallo è fresco come quando siamo partiti; è un fondista, letto e loro mi hanno detto che non c’era motivo, allora mi
quest’anno ha già fatto due novanta chilometri”. “Lui sarà sono incazzato, ma mi sono trattenuto, ho fatto la promessa
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Don Fermo e Wizz in un momento di relax colloquiale. Foto di Gianni Gamberini.


che l’articolo sulla loro impresa l’avrei fatto io. Ma, insomma, vernale è finita così, alla Casella: si sono riportati a casa i ca-
venti anni fa sarebbe stato molto diffi cile trovare tanto poco vallucci col van e hanno voluto ringraziarmi dicendo che sicu-
saperci fare; siamo peggiorati, e so bene che il fatto va ben ramente ero stato utile ma anche scortese. Allora, per finire, ho
oltre il turismo equestre. voluto raccontare una storia-ri cordo che

I n ogni caso, non si fa così! Più fre-


...per straziare un cavallo in li facesse ri flettere su quanto siamo di-
ventati incapaci con i cavalli. Alla fine
quento luoghi e persone che hanno a che viaggi da centinaia di dell’Ottocento, un reparto di Cosacchi
fare con i cavalli, più tempo passa e più del Don era famoso per una marcia for-
mi vien da dire: “Non si fa così!!!”. chilometri basta avere il fegato zata invernale, 260 chilometri, tra neve e
Troppo facile continuare a parlare di un ghiaccio, in tre giorni. Da decenni si
saperci fare che non c’è più, dei mestieri di salire in sella e la forza per ripeteva un’impresa: in quella situazione
orfani del sapere e di tutti i nuovi e vecchi
saperi confusi nella mente di tanta gente
stare aggrappati alla sella e estrema, partivano in trecento e in tre-
cento arrivavano. Preservare l’integrità
senza mestiere. Chi paga caro questo stato alle redini e magari di tutti i cavalli e di tutti gli uomini era il
di cose sono in primo luogo i cavalli, poi loro vanto, e la loro abilità aveva un
ci siamo noi. In due generazioni abbiamo un’assicurazione e un gipiesse. riconos cim ento internazional e. “ Voi
sperperato un patrimonio di conoscenza siete partiti in quattro per fare cento
ed abilità; una cultura concreta della relazione tra uomini e chilometri in due giorni; dopo quaranta chilometri eravate
cavalli bruciata per far caldo ad un agonismo commerciale. già dimezzati, per aiutarvi a non peggiorare la media c’è
Chi oggi volesse intraprendere una carriera professionale nel voluto un rompipalle”. Non si fa così!!!
mondo equestre, a chi si potrebbe rivolgere? Chi è depositario Gianni Gamberini
della cultura antica e delle nuove conoscenze? Chi sa insegna-
re? Chi certifi ca le abilità? Quali sono gli esempi da seguire?
Si pensi all’assurdo che per fare un concorsino di due minuti Glossario
serve una pat ente e un’abilità certi ficat a; per strazi are un ca- dissudare - far asciugare il sudore
vallo in viaggi da centinaia di chilometri basta avere il fegato baio - il colore del cavallo baio è dato
di salire in sella e la forza per stare aggrappati alla sella e alle da crini neri e pelo rossiccio o marrone
redini e magari un’assicurazione e un gipiesse. Insomma per roano - altro colore del mantello con
tornare ai nostri “ eroi”, quelli che ho preso ad esempio del peli di tre colori: bianco, nero, rossiccio
“non saperci più fare”, il mattino dopo si sono trovati due ca- pezzato - mantello a macchie ampie come i bovini
valli non sellabili; l’arabo aveva la schiena intoccabile, e il arabetto-si dice di un cavallo di bassa statura e di linea araba
pezzato un nodello gonfio e dolorante. La loro avventura in- nodello- parte bassa della zampa, vicino allo zoccolo.
12

La diversità come fondamento


di una nuova convivenza
Leonardo da Vinci (1452-1519), studio con dell’evoluzione “ intellettiva” e culturale re la vita di un altro animale nei paradig-
gatti, draghi ed altri animali -1513-15 dell’umanità. Da questo momento si mi che favoriscono la vita umana, signi-
Royal Library, Windsor comincia a restituire dignità alla diversi- fi ca soffocare il suo mondo, la sua vita.
tà animale, concepita come un modo
speci fico di rapportarsi all’ambiente, non
Questa, infatti, resterebbe ingabbiata
inferiore a quello umano in quanto fon- in una dimensione estranea, che blocca
dato sugli stessi presupposti biologici. La gli stimoli togliendo loro lo specifico
relazione dell’animale con l’ambiente oggetto a cui devono aderire. Giorgio
avviene secondo modalità incommensu- Agamben proponeva di lasciar essere
rabili rispetto a quelle umane, e dunque l’animale così com’è, fuori dall’essere,
analizzabili secondo parametri completa- sospeso nel suo ambiente e nell’ingorgo
mente diversi, che impediscono la for- velato in cui l’ambiente si offre ad esso.
mulazione di insensate “ gerarchie”. Co- Troppo spesso, infatti, pur mossi da un
me scrive Jakob von Uexkull nel 1909 autentico interesse o da una calda affetti-
in “ Ambiente e mondo interiore degli vità, si finisce con l’umanizzare l’ ani-
a n ima li e f ilo so f i

animali”, ogni specie vivente sperimenta male, attribuendogli caratteristiche rita-


le proprie rel azioni con l’ambiente sulla gliate su standard umani. Ma il mondo di
base di un sistema spazio-temporale as- ciascun animale esige un universo fami-
solutamente proprio e incomunicabile liare, che risponda speci fi camente ad

D a sempre, l’umanità si è impegnata


in un preciso lavoro di distinzione,
rispetto a quello di qualsiasi altra specie.
Il mondo appare costituito da una infinita
varietà di mondi percettivi, ognuno per-
ogni suo stimolo, permettendogli di vive-
re in ogni oggetto, azione, relazione.
Quando le possibilità offerte dal mondo
nell’ambito dei comportamenti umani, fetto ed esclusivo e, al contempo, parita- circostante uccidono quegli stimoli, ogni
fra quelli riconducibili ad un concetto di riamente indispensabile nella rete della azione è costretta, e si allontana, quasi
“vita animale” (ad esempio, il principio vita, al di là di qualsiasi gerarchi a. Appa- estranea, perdendosi in un mondo co-
introdotto da Aristotele di “vita nutriti- re allora insensato interpretare i compor- struito a misura d’uomo. L’uomo è misu-
va”) ed altri riconducibili ad un concetto tamenti animali secondo categorie rica- ra di tutte le cose recita l’assunto prota-
di “ vita umana”. In questa concezione, vate dall’esistenza umana, in quanto esse goreo. Esso, però, va riservato a quella
l’esistenza dell’uomo deve emanciparsi non governano l’“unità funzional e” tra relazione spazio-temporale che ha
dal suo presupposto biologico per speci- animale e ambiente, che è però altrettan- l’uomo come proprio soggetto. Univer-
fi carsi nelle sue declinazioni “ logiche” e to “degna” di essere vissuta. All’ interno salizzare la proposizione, richiamandosi
“intelligenti”, tipiche della natura umana. della relazione dell’individuo con a motivi tipici dell’umanesimo, equivar-
Per Cartesio, tutto ciò che sta al di sotto l’ambiente, infatti, si esprime la tensione rebbe ad uccidere l’identità dell’animale,
della soglia del pensiero e del linguaggio del primo a soddisfare i propri bisogni, affibbiando a quest’ultimo un peso gran-
è interpretabile secondo le rigide catego- dando voce al proprio universo. Inscrive- dissimo, distruttivo: vivere la vita d’altri,
rie del meccanicismo. Gli animali sono vivere al modo d’altri. Portare un fardel-
solo macchine e tutta la vita fisiologica lo che sopprime la propria specificità,
dell’uomo è spiegabile con la metafora assumendo la funzione di un mezzo per
della macchina. Secondo Kant, la digni- scopi altrui, estranei, distanti. È necessa-
tà umana e la nostra capacità morale, rio impegnarsi nel riconoscimento dei
font e della dignità, sono radicalmente sistemi di collegamento e relazione che,
separate dal mondo naturale. L’idea che come ricorda Bateson, costruiscono la
noi siamo esseri essenzialmente divisi a struttura che connette le infinite diversi-
metà, sia persone razionali che animali tà che popolano la Terra: l’anemone di
che abitano il mondo della natura, condi- mare con le foreste di sequoie, il gran-
ziona radicalmente le idee di Kant. chio con l’aragosta, l’orchidea con la
L’impianto antropocentrico che fondava mente umana. Solo così è possibile co-
l’umanesimo tradizionale si basava sulla minciare a ricomporre una visione inte-
devalorizzazione del corpo rispetto alle grata che ripensi l’uomo come soggetto
com ponenti spirituali e stori che vitalmente collegato alla natura, e che
dell’esistenza umana e sulla superiorità concepisca il mondo nelle continuità e
della specie umana rispetto alle altre nelle differenze che legano tutti gli esseri
specie viventi. La crisi di tale sistema è viventi. Per un mondo che ponga la vita,
riconducibile alla teoria darwiniana, in tutte le sue forme, al centro del suo
che riconduce la “ natura umana” alla Leonardo da Vinci (1452-1519), Studio con sistema.
dimensione del bios, la quale appare cavalli -1513-15 - Royal Library, Windsor Giacomo Pisani
addirittura il presupposto fondamentale
13

T obia pari masculu dal nome però è una ca-


gna. Furia in mezzo ai palazzi che tutti la cono-
scono e ci danno da mangiare. Per lei e per i cuc-
cioli anche pecchè Tobia è sempre incinta che le
minne ormai sono come a palloncini sgonfiati ca
pennuno fino quasi a strisciare nella strada e il
corpo è magro come a quello degli affamati.

Tobia ha imparato a sopportare tutto e tutto ac-


cetta. Le pietrate come le carezze. Lossa come
alle bastonate. Io non lho mai sentita abbaiare
solo ogni tanto tira fuori i denti quando uno capi-
ta per sbaglio vicino a dove nasconde i picciriddi.

A Tobia sono assai i cani che ci hanno acchianato


supra. Ci sono quelli tutti improfumati che stanno
dentro alle case e che poi appena scinnunu con i
loro padroni la cercano e quelli più selvaggi dei
quartieri vicini che ogni tanto si passano lo s fizio
di non dover combattere. Lei non si ribella che
non lo sò se è listinto oppure che ha capito.

il racc onto
Tobia è una cagna innamorata anche ma siamo in
pochi a saperlo che le persono sono distratte op-
pure se ne fottono delle cose che non sono loro.
Lui è Diuc. Un cagnazzu vecchio e azzoppato
buono quasi solo per fare la guardi a alle machine
posteggiate nello spiazzo sutta a me casa. Una
cosa lari a che forse non ciarriniscissi nemmeno a
campare se Tobia non ci puttassi ogni giorno
qualcosa. Un pezzo di pane. Un osso loddu di
terra.

Ogni giorno Tobia arriva vicino a iddu come per


caso e poi deposita la merce in qualche angolo
più nascosto. Diuc sembra fare finta di niente e
solo quando lei sta per andarsene savvicina per
una ciaurat a al culo e una carezza con la funcia.

Tobia si ferm a e su non fussi che è solo unanima-


le putissi pinsari che sorride. E' questione di un
attimo pecchè poi sparisce per ritornare solo il
giorno dopo.
Francisco de Goya y Lucientes (1746-1828). Il cane, 1820-23, Dario D’Angelo
olio su tela da affres co staccato, Museo del Prado - Madrid.
Supplemento a Sicilia
Libertaria n°293 - marzo
solo come un cane 2010. Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri. Registra-
zione Tribunale di Ragusa n° 1 del 1987. Fotocopiato

Questo dipinto era in origine collocato al primo piano della Quinta del presso Fast Service Digital Photo, via Antonino Longo n.
36/a – Catania. La Redazione, composta da volontari, si
riunisce periodicamente in un Comitato di reLazione.
Sordo, la casa di Goya. Fa parte delle Pitture Nere, un ciclo di opere com- Chiunque, condividendo i princìpi antifascisti, antirazzisti
piute dopo una grave malattia, da vecchio. Rappresent a un cane che sta ed antisessisti propri di questo giornale, può proporsi
per essere sommerso dalla sabbia. Il cane occupa a malapena l’un per come collaboratore o può inviare contributi all’indirizzo
cento della superfici e pittorica. Il resto è colore privo di altri oggetti. In di posta elettronica: rivistalarcobaleno@gmail.com.
questo modo l’artista ad esprimere la sua ri flessione sulla morte e sulla Sul sito htpp://rivistalarcobaleno.blogspot.com è possibi-
le leggere e scaricare i numeri arretrati e gli approfondi-
solitudine. “ Quando si muore, si muore soli”, diceva Fabrizio De Andrè. menti tematici.
14
gli an ima li so no una p rese n za c o stante ne lla st or ia re ligio sa

Divinità, santi ed animali

L a presenza di animali tra le divinità è largam ente attestata


in pressoché tutte le religioni politeiste. Per limitarci solo ad
alcuni esempi tratti dall'antico Egitto, basti pensare che il bue,
il fal co, il cobra, la mucca, l'anatra, il gatto, l'ariete, il babbui-
no, lo scarabeo, il cane, rappresent ano altrettanti Dei, utilizzati
per impersonare fenomeni naturali o concetti astratti. Nell'O-
limpo greco e romano le figure e le vicende degli Dei sono
spesso strettamente intrecci ate ad animali: cavalli, tori, cigni,
pantere, aquile, civette, lupi, serpenti e via dicendo. Anche Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. L'agnello è certamente
nella tradizione cristiana gli animali vengono presi in conside- l'attributo più comune, simbolo di innocenza, semplicità e
razione frequent emente, a partire dalla simbologia riferita a purezza, ed è l'immagine per eccellenza della vittima sacri fica-
Cristo stesso. Così, nelle prime iscrizioni tombali, troviamo il le. La tradizione medievale vi aggiunge quella del pellicano. Il
pesce, espresso in greco dalla parola ichthýs, le cui lettere Fisiologo, uno dei più noti “bestiari”, libri descrittivi di ani-
formano le iniziali di Iēsoùs Christòs Theoù Yiòs Sōtèr, cioè mali reali ed immaginari, dice che il pellicano ama moltissimo
i suoi figli: « quando ha generato i piccoli, questi, non appena
sono un po' cresciuti, colpiscono il volto dei genitori; i genito-
ri allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano
compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucci-
so. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo san-
gue effondendosi sui corpi morti dei piccoli li risuscita». In tal
modo i teologi medievali lo identificano con Cristo, che si
lascia croci figgere e dona il suo sangue per redimere l'umani-
tà, oltre che come simbolo di resurrezione. Secondo una leg-
genda, spesso ripresa nella pittura rinascimentale, il cardellino,
il pettirosso ed il fringuello furono le uniche specie di uccelli
che, spinte da compassione per Cristo in croce, cercarono di
strappargli le spine. Durante il loro tentativo rimasero tutti
feriti: il pettirosso e il fringuello nei loro pettorali rosso san-
gue, il cardellino sulla testa col suo cappuccio rosso. Anche la
colomba, rappres entando lo Spirito Santo, può essere aggiunta
tra gli animali che più frequentem ente compaiono nell'icono-
grafia cattolica. È difficile considerarlo un animale, ma anima-
le è, senza dubbio, il corallo, un celenterato che, per le sue
rami ficazioni, spesso a forma di croce, e per il colore rosso,
simboleggia la Passione di Cristo. Non è mai esistito, se non
nella fant asia dei “ bestiari”, ma anche l'unicorno ha un posto
nella simbologia cristiana. Nei Vangeli, riprendendo una ricca
tradizione già present e nel vecchio Testamento, si fa ri feri-
mento al “ corno di salvezza”. Secondo Le Bestiaire Divin, di
Guillaume, chierico normanno del 13 secolo, “ L'unicorno rap-
presenta Gesù Cristo... Il suo unico corno simboleggia il Van-
gelo di Verità”. Il culto dei santi fornisce innumerevoli esempi
in cui compaiono animali, spesso come elementi di primaria
importanza. E non è detto che debbano essere sempre reali. Il
drago trafitto da san Giorgio, così come quello, che a volte
assume sembianze demoniache, soggiogato dall'arcangelo
Michele, fa rivivere, nell'epopea medievale, la lotta senza tem-
po tra il bene ed il male. A combattere non ci sono solo virili
guerrieri: santa Margherita d'Antiochia squarta la pancia del
Santa Marta e la Tarasca drago che l'aveva inghiottita, mentre santa Marta mette in fuga
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cani rabbiosi. A tale proposito, una preghiera siciliana dice:
"Santu Vitu Santu Vitu, iu tri voti vi lu dicu, vi lu dicu pi stu
cani, ca mi voli muzzicari, attaccatici lu mussu, cu nu mucca-
turi russu, attaccatici lu sciancu, cu nu muccaturi iancu!".
Nell'ultimo caso che qui si considera troviamo un cane, solita-
mente bianco e nero, che stringe tra i denti una fiaccola. La
fi accol a è il simbolo della dottrina che sparge la sua luce a
squarciare le tenebre dell'eresia attraverso la predicazione. Il
santo, che è san Domenico (di Guzmàn) è infatti il fondatore
dell'ordine dei Predicatori, il cui saio è appunto bianco e nero.
I domenicani si distinguono nel combattere gli eretici, special-
mente i catari, per l'affermazione dell'ortodossia. La loro fe-
deltà a Roma è tale che il domenicano si compiace di autodefi-
nirsi Domini canis, cioè cane del Signore. Il cane di san Do-
menico è il materializzarsi di un gioco di parole. Come accade
per la santa vergine e martire Agnese, sempre raffigurata con
un agnello semplicemente a causa della somiglianza dei nomi.
Per un altro san Domenico, di Sora, i serpenti sono invece del
tutto veri. Come nei culti precristiani, il serpente ha molteplici
significati, soprattutto nell'ambito medico, dove è ben cono-
sciuta l'ambivalenza farmaco/veleno; ma non bisogna dimenti-
care che nelle società tradizionali, strutturalmente agri cole, gli
incontri con rettili ed insetti velenosi erano esperienza comu-
ne, che necessitava di rimedi, naturali o soprannaturali. Il ser-
pente, insieme alle tarantole, è associato anche al culto di san
Paolo. Si riteneva infatti che il santo, guarito egli stesso dal
veleno di un morso, fosse capace di proteggere e guarire gli
avvelenati. Anche nell'iconografi a di san Giovanni Evangeli-

la Tarasca, invincibile mostro che teneva in ostaggio l'intera


città provenzale di Tarascona. Generalmente, però, il mondo
animale attinge dalla realtà. San Francesco è celebre per l'epi-
sodio del lupo ammansito e per quello, celebrato da Giotto,
della predica agli uccelli. Un altro santo francescano, Antonio
da Padova (in realtà da Lisbona), per provare la vera fede con-
tro un eretico, riesce a far inginocchi are una mula davanti
all'eucarestia; e per non esser da meno di Francesco con gli
uccelli, si cimenta con successo nella predica ai pesci. Parlare
ai lupi, agli uccelli, ai pesci: nell'intento apologetico il mes-
saggio è, evidentemente, quello di dimostrare la capacità di
parlare a tutti e di non escludere alcuna possibilità di conqui-
stare anime. Il cane, l'animale considerato simbolo stesso della
fedeltà, è pres ente nell'iconografia di tre popolarissimi santi. Il
primo, san Rocco, venerato come protettore dalla peste, è un
pellegrino francese che, dopo essersi adoperato per assistere i
malati di peste, ne viene contagiato. Gli uomini da lui guariti
però lo scacciano com e un cane. E sarà proprio un cane, facen-
do le veci degli uomini, ad assisterlo ed a nutrirlo fino alla
guarigione. San Vito, il secondo, fa parte dei quattordici santi
ausiliatori del Medioevo, cioè di quel gruppo di santi che, a-
vendo ciascuno uno speciale potere taumaturgico o di preser-
vazione, svolgeva le funzioni di una vera e propria farm acia.
San Vito è un ragazzino che protegge contro l’epilessia e la
corea, una malattia nervosa che provoca movimenti incontrol-
labili, detta per questo pure “ ballo di san Vito”. Viene invoca-
to per i disturbi del sonno, ma soprattutto contro i morsi dei Sant’Antonio e il miracolo della mula
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mento nel deserto, oltre che di frutti spontanei, si nutrisse del
pane portatogli dal corvo. Questa trasparente allusione all'eu-
carestia la ritroviamo, quasi perfettament e identica, nella vita
leggendari a del santo profeta Elia, nutrito da una focaccia che
un corvo gli porta con il becco. Anche san Giovanni il Battista
aveva fatto l'esperienza del deserto, dove si era nutrito di locu-
ste e di miele selvatico e si era vestito di peli di cammello. Il
suo attributo iconografico è però l'agnello, in riferimento alla
definizione che egli dà di Gesù. Il binomio santi-animali a
volte è sorprendente: san Pacomio, dovendo attraversare il
Nilo e non avendo nessuna imbarcazione, si vede offrire un
passaggio da due coccodrilli prontamente accorsi. A sant'U-
berto e a sant'Eustachio, a distanza di sei secoli e di centinaia
di chilometri, accade l’identica ventura di imbattersi in un
cervo che porta tra le corna una croce. Sant'Ambrogio e san
Bernardo da Chiaravalle, entrambi dottissimi divulgatori della
parola evangelica, sono contraddistinti dalle api, simbolo della
laboriosità che produce dolci risultati. La rassegna potrebbe
proseguire con molti altri esempi, ma non può concludersi
senza un cenno a sant'Antonio abat e, patrono di tutti gli ani-
mali. Fino a non molto tempo addietro era normale, il 17 gen-
naio, assistere, sui sagrati di alcune chiese, alla benedizione
degli animali. Questo santo eremita è però associato in parti-
colare al maiale, che è immancabile ai suoi piedi in ogni e-
spressione iconografi ca. C'è una malattia della pelle, di origine
virale, che si chiama herpes zoster, che è m eglio conosciuta
Sant’Antonio Abate, patrono degli animali come fuoco di sant'Antonio. Questo santo veniva ritenuto ca-
pace di guarire questa malattia ed i monaci suoi seguaci costi-
sta ritroviamo un serpente che, curiosamente, spunta da una tuivano un ordine ospedaliero, che si prefiggeva la cura degli
coppa. In questo caso, però, l'animale simboleggia una disputa ammalati. La cura per il fuoco di sant'Antonio consisteva es-
teologica. Per lo stesso santo è più diffuso, invece, l'attributo senzialmente in applicazioni di lardo. Da qui la necessità di
dell'aquila, l'uccello più elevato nel cielo, perché la sua visione allevare maiali che, muniti di un campanello di riconos cimen-
divina è la più diretta. San Luca, invece, si fregia del toro, to, potevano pascere liberamente tra i rifiuti della comunità,
animale sacri fical e, perché il suo vangelo senza il rischio, certissimo, di finire
inizia con il sacrificio del sacerdot e Zac- Al gatto venivano riconosciuti nella pentola di qualche affamato. Il
caria. L'altro evangelista associato ad un maiale di sant'Antonio, una sorta di
animale (il quarto, san Matteo è rappre- poteri sopranaturali, tra cui laboratorio farmaceutico, aveva quindi,
sentato invece da un angelo), è san Mar- per così dire, la possibilità di circolare
co, il cui leone, in passato associato alla quella di possedere nove vite. liberamente e s enza timore: la sua ap-
gloria ed alla potenza di Venezia, è stato partenenza all'ordine antoniano gli
certam ente uno dei simboli più conosciu- Nella notte di San Giovanni, valeva com e passaporto diplomatico.
ti del passato, paragonabile a quello con-
temporaneo delle stelle e strisce degli
nelle piazze, venivano bruciati In questa specie di sacro zoo che abbia-
mo delineato spiccano per la loro as-
USA. Il leone politico e militare di san vivi, rinchiusi in ceste, assieme senza due animali molto comuni: il
Marco oscura certam ente la fam a del cavallo e il gatto. Il primo, simbolo
leone di san Girolamo, uno dei più grandi alle donne accusate di stregoneria. della potenza s essuale mas chile, viene
intellettuali del Medioevo, nonché dotto- a malapena tollerato nell’iconografi a
re della Chiesa. Anche perché questo leone non ha avuto altro come necessaria cavalcatura per i santi di rango equestre. Il
merito che quello di essersi ferito ad una zampa e di aver cer- secondo, animale indipendente e che non riconosce gerarchie,
cato l'assistenza del santo, che in quel periodo viveva in solitu- sin dal medioevo era stato associato alla s fortuna, al male, alla
dine eremitica. La leggenda riprende il tema, abbastanza di ffu- femminilità, considerato tipico animale delle streghe. Al gatto
so nella favola antica, del rispetto degli uomini verso gli ani- venivano riconosciuti pote-
mali, rispetto sempre abbondantemente ricambiato. Del resto, ri soprannaturali, tra cui
san Girolamo è accreditato come un vegetariano ante litteram. quella di possedere nove
Sue sono le frasi seguenti, tratte dal trattato Adversus Iovinia- vite. Nella notte di San
num: “ Fino al diluvio non si conosceva il piacere dei pasti a Giovanni, nelle piazze,
base di carne ma dopo questo evento ci è stata riempita la venivano bruciati vivi,
bocca di fibre e di secrezioni maleodoranti della carne degli rinchiusi in ceste, assieme
animali […] Gesù Cristo, che venne quando fu compiuto il alle donne accusate di stre-
tempo, ha collegato la fine con l’inizio. Pertanto ora non ci è goneria. Non è un caso se
più consentito di mangiare la carne degli animali”. Nell'ambi- il gatto, anziché sui santini,
to del monachesimo orientale di tipo eremitico, in ambienti compare sulle riviste sov-
selvaggi ed ostili, ritroviamo ancora due leoni, questa volta versive, simbolo di rivolta
associati a San Paolo di Tebe, al quale fa quotidiana visita un e di insubordinazione.
corvo. Si racconta, infatti, che durante i sessant'anni di isola- Antonio Squeo
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IL MIGLIOR AMICO DEL CANE


S impatici bipedi dell’Arcobaleno, bau.
Il mio fiuto mi dice che vi occupate di animali vari, finalmen-
impedirmi solo una cosa, di stare sull’erba: dice che un bi an-
conero sul prato verde non riesce mai a sopportarlo. Boh?
Ma io sono un po’ romantico, sapete, e il mio preferito è lord
te non solo di voi stessi, e ho deciso di intervenire per parlarvi George Gordon Byron (1788 – 1824):
di quello più simpatico ed utile: l’uomo. Due zampe, discreta “ Accanto a questo luogo
capacità di erigersi (qualche volta a giudice di astrus e dispu- riposano i resti di un essere
te), servizievole e in certi casi persino confort evole. Dovete che possedeva la bellezza senza la vanità
sapere che uno dei vostri collaboratori esterni (li chiamate la forza senza l’insolenza
così?) mi ospita da quasi tre anni nel giardino della casa di il coraggio senza la ferocia

u n ca ne racco nta il s uo co mpa gn o


campagna in cui abita con la sua femmina (lo deduco dalla e tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi.
maggiore sensibilità di lei), avendomi raccolto in cattivissime Quest’elogio che sarebbe
condizioni dalla strada, abbandonato da quel tipaccio d’un Una bassa adulazione
cacciatore che… insomma, perdonatemi se non riesco a rac- Se fosse iscritto su ceneri umane
contarvi cosa ho passato, il pelo mi si rizza al solo pensarci. Non è che un giusto tributo alla memoria di
Ebbene, credetemi, c’è voluto poco per intenerirlo e tenerlo Boatswain, un cane
buono. Ancora oggi evito di chiedermi il perché di tanta dedi- nato a Terra-Nova nel maggio 1803
zione, grazie alla quale risparmio la fatica di cercarmi il cibo, e morto a Newstead Abbey, il 18 novembre 1808.”
un posto dove dormire e la maniera di evitare le insidie del (Botswain, un cane).
randagismo (del qual e peraltro mi prende a volte una qual che Certo, mi sarebbe piaciuto un umano così sensibile, un umano
nostalgia). E’ bastato poco: ho mangi ato sempre quel che mi capace di commuoversi per l’anima di un cane, un umano che
dava, foss e il pane secco dei primi tempi o i teneri bocconcini cogliesse il senso profondo della caninità, ma che volete far-
di oggi; ho accettato carezze, strofinamenti, persino quegli ci? Il posto è bello, si mangia tutte le sere, e tutto sommato
odiosi abbracci umani; ho finto per amor di pace di non ac- far felice un povero umano che s enza di me non s aprebbe su
corgermi che dentro il pasto c’erano le pillole per l a leishma- chi riversare i suoi sensi di colpa rende un po’ felice anche
niosi… E ho risposto sin dall’inizio al suono (nome?) col me. E allora scodinzolo, prendo il biscottino al volo ogni san-
quale lui mi chiama: Mico. to giorno per farlo contento, e mi consolo pensando che certo
Mi ha anche letto, nei primi tempi, i brani del David Copper- lui non sarebbe altrettanto ospitale con nessun immigrato,
field in cui compare ‘sto personaggio che gli ricorderei, neanche se foss e nerazzurro.
l’amico povero ma dignitoso, il signor Micawber: an che in Con amicizia, bau bau
quel caso, che mi cost ava?, ho ascoltato con pazienza e mi Mico Strazzulla
sono prodotto in qualche improvvisato scodinzolamento di P.S.
quelli che gli umani credono dovuti alla gioia per la confiden- Per quanto, in questi anni, abbia cercato di educarlo, so che
za che ci danno. Ho evitato di fargli notare che, allora, poteva l’amico di cui ho parlato, in quanto umano, a volte è inspiega-
scegliere qualche brano più adatto, chessò, Elegia in morte di bilmente timido. Solo per questo, per il bene che gli voglio, vi
un cane di Miguel de Unamuno (1864 – 1936). Troppo triste, dirò che si chiama Giuseppe.
d’accordo. Ma l’ho sentito vantarsi di aver fatto il Classico, e
non può non conoscere Omero:
“ […] e un cane, sdraiato là, ri zzò muso e orecchie,/ Argo, il
cane del costante Odisseo, che un giorno / lo nutrì di sua ma-
no (ma non doveva goderne), prima che per Ilio sacra/ partis-
se, e in passato lo conducevano i giovani/ a caccia di capre
selvatiche, di cervi, di lepri […]”
(Odissea, XVII – trad. di Rosa Calzecchi Onesti).
Tutt’altra roba, eh? Oppure Torquato Tasso (1544 – 1595),
Sopra un cagnolino:
“Pargoletto animal, di spirto umano,
Bianco come la fede onde sei pegno;
Ch’in sì bel grembo di seder sei degno […]”,
no, no, d’accordo, lasciamo perdere il seder, che il mio era
proprio malridotto a causa della malattia e l’umano non si è
certo risparmiato nel pulirmelo… E poi io sono bianco sì, ma
con grandi chi azze nere. Al punto che lui, l’umano, cerca di

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18
a n ima li, s imb o li, ra ppre se nta zio n i

N el primo libro della Bibbia, quello


dedicato alla creazione, Adamo ed Eva
Ra. Questo simbolo viene posto come
corona sulla fronte del faraone, colui che
rappresenta Ra, per rammentare ai sud-
ma la cosa più interessante sta nel fatto
che, sotto nomi diversi, prescindendo da
latitudini, contesti culturali ed epoche
trovano nell’Eden un mondo ricco di diti ed ai nemici il suo potere distruttivo. storiche, presentano caratteristiche sim-
piante e popolato da numerose specie In un contesto sociale e culturale di ffe- boliche affini. Gli artisti di tutti i tempi
animali. Come amici fedeli, o come fon- rente, nell’antica civiltà cretese, ritrovia- hanno continuamente tentato di esprime-
te di sostentamento, gli animali sono mo un clima di gioia e di esaltazione di re questi archetipi, segni profondi di una
sempre stati un elemento imprescindibi- un’esistenza che trae il suo sostentamen- mentalità comune. Il ragno, ad esempio,
le per l’esistenza umana. L’arte, forma to dal mare. Nella stanza della regina del ha sempre stimolato l’immaginario, co-
espressiva dell’azione e del pensiero palazzo di Cnosso vengono affrescati me testimonia il mito di Aracne o le
umano, ha quasi sempre riservato a mol- del fini armoniosi, oppure scene di tauro- credenze nel tarantismo. Un’enorme
te specie animali uno spazio simbolico. machia (giochi con il toro), dove gli rappresentazione di questo animale (45
Disegnare sulle pareti delle caverne fi- acrobati non temono il possente animale, metri) è stata ritrovata negli anni ’20 del
gure di animali, cacciati o conosciuti, è ma ci danzano assieme. Nel 440 a.C lo secolo scorso sull’altopiano di Nazca, in
un gesto magico e propiziatorio, una scultore greco Fidia colloca sui frontoni Perù, sul luogo del gigantesco centro
mani fest azione tangibile del legame triangolari del Partenone di Atene un cerimoniale di Cahuachi. Questa figura
intercorso tra gli uomini primitivi e le intreccio di cavalli e di figure divine archetipa, secondo gli archeologi, assu-
bestie, in cui s’intrecciano amore, paura dall’aspetto umano. L'animale non è meva una valenza positiva perché, espri-
e dipendenza totale. Nell’antico Egitto divini zzato, ma, es sendo coi nvolto mendo pazienza e laboriosità, aiutava gli
l’arte e la religione sono specchio di nell’azione umana, ha assunto un posto uomini a garantire gli approvvigiona-
queste relazioni profonde. Già nel 3.500 d’onore. Più tardi, a Roma, al gesto tea- menti di acqua e la fertilità dei terreni. A
a.C. le divinità cominciano ad ess ere trale del braccio destro levato in avanti volte il simbolismo è ambivalente. Il
rappresentate in statue e dipinti con cor- della statua di Marco Aurelio, risponde gatto, adorato dagli egizi e amato dai
po umano e testa di animale. La dea simmetricament e la zampa anteriore romani, nel medioevo diviene simbolo
Bastet, dal corpo di donna e la test a di destra del cavallo che lo sostiene. Nella del demonio. Il Malleus Maleficarum, il
gatta, protegge la cas a e la fertilità. La si rappresentazione pittorica più diffusa più famoso dei manuali in uso agli in-
adora ovunque, dalla Nubia al delta del dell’arte cristiana, quella della Natività, quisitori, riporta che le streghe, messe
Nilo, e nel recinto del suo tempio vivono Gesù bambino viene rappresent ato tra il s o t t o t o r t u r a, c o n fe s s a v a n o
liberi centinaia di gatti accuditi dai sa- bue e l’asinello. La presenza di questi "spontaneament e" di essersi congiunte
cerdoti. Le loro statue sono numerose e due animali simboleggia l’umiltà e la sessualmente con un grosso gatto nero,
non c'è uomo o donna che non abbia un povertà materiale, contrapposta alla ric- incarnazione di Belzebù. I capitelli delle
amuleto della dea oltre allo scarabeo, chezza spirituale del Cristo. È senz'altro chiese romaniche e gotiche cominciano
animale portafortuna. Il dio Apis è im- vero che molte raffigurazioni di animali ad essere ricoperti da bassorilievi e alto-
personato dai buoi e, quando questi nascono da un immaginario collettivo, rilievi raffiguranti animali mostruosi e
muoiono, vengono mummificati e tumu- antropomorfi, espressione di pietra di
lati in tombe speciali perché possano L’arte, forma espressiva simboli e dottrine ad uso di un popolo
agire da intermediari tra uomini e dei. Il del tutto illetterato. Nel medioevo nasco-
falco, che osserva le cose dall’alto, pren-
dell ’azione e del pensiero no e si diffondono anche i bestiari, libri
de le sembianze del dio sole, Horus o umano, ha quasi sempre che raccolgono descrizioni di animali
Ra. Il serpente, in particolare la femmina reali ed immaginari, accompagnate da
del cobra, che dilata la parte posteriore riservato a molte specie spiegazioni moralizzanti e riferimenti
della testa, dalla quale sputa il veleno, animali uno spazio simbolico. tratti dalla Bibbia. In queste rappresenta-
diviene il simbolo di Wadjet, l’occhio di zioni appaiono animali immaginari co-
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me l’unicorno, la sirena, l’ippogrifo, la
chimera, le cui qualità divengono allego-
rie di valori e profonde verità religiose.

Queste raffigurazioni formano un re-


pertorio inesauribile, che pittori e sculto-
ri interpretano secondo il loro gusto per-
sonale. La letteratura medievale fornisce
innumerevoli esempi di allegorie a scopo
morale. Come dimenticare la lonza, il
leone e la lupa del I canto dell’Inferno,
quelle fiere che, per Dante, simboleggia-
no lussuria, superbia e avarizia?
Nell’Inferno dantesco compare anche il
centauro, figura mitica della poesia e
dell’arte greca, nel medioevo simbolo
dell’uomo schiavo, tra lussuria, seduzio-
ne e omosessualità, della perversione
sessuale bestiale. Nel Quattrocento, con

Franz Marc, dipinge Franz Marc, Cavalli rossi e blu, 1912, Städtische Galerie im Lenbachhaus - Monaco
solo animali, non per studiarne lucido realismo lo ritroviamo con il di- rossi, gialli, blu, perché, appunto, i colori
pinto La fiera di Poggio a Caiano di suscitano emozioni primitive che l’artista
scientificamente le Giuseppe Maria Crespi, o La mostra del cerca in sé e vuole comunicare. Anche in
caratteristiche, ma perché il rinoceronte di Pietro Longhi. Anche
nell’Ottocento è la realtà nuda e cruda a
Guernica, di Pablo Picasso, i colori e le
forme sono segni comunicativi soggetti-
loro agire ha la libertà e la interessare gli artisti, ma in questo caso vi. Qui la forma primitiva del “ terrore” è
si parla di realismo sociale, volto a de- data dall’assenza di colore ed il nitrito
spontaneità ormai perdute nunciare l e dure condi zioni di vita dei straziante del cavallo ferito diventa sim-
contadini. Gli animali, adesso, appaiono bolo dell’umanità e della civiltà distrutta
dalla violenza ottusa, simboleggiata dal
l’Umanesimo, il corpo umano non è più toro. Nelle avanguardie artistiche del
dopoguerra, infine, la figura dell’animale
scrigno di peccato, ma macchina perfet-
tamente funzionant e da indagare e stu-
Le specie animali suscitano perde ogni connotato reale o valenza
diare con interesse scienti fi co. l ’interesse per lo studio simbolica per essere manipolata, insieme
ad altri oggetti, per un’arte d’azione che
Le specie animali suscitano l’interesse
per lo studio anatomico di grandi artisti anatomico di grandi artisti come non celebra e non rappresenta, ma crea
come Leonardo da Vinci e Albrecht Dü- suggestioni. In un’istallazione di Robert
rer. Gli animali, ormai non più allegoria Leonardo da Vinci e Rauschenberg, un assemblaggio di pittu-
ra e oggetti, una gallina sopra una cassa
del peccato, ritrovano le loro originarie
connotazioni positive. Nel Rinascimento
Albrecht Dürer. di legno produce un effetto stridente e
si riscopre la cultura classica greca; ritor-
na così la figura archetipa dell’ape, che
per la dolcezza del miele, la laboriosità e accomunati all’uomo nel condividere la
la pazienza, è assimilata a Cristo ed alla fatica del lavoro. Da suggerire, per chi
sua misericordia, mentre in alcuni dipinti non li conosce ancora, i dipinti Caccia
viene associata a Cupido, dio dell’amore. notturna agli uccelli di Jean-François
Ritroviamo ancora l'ape come simbolo di Millet oppure Il carro rosso di Giovanni
Cristo nell’atmosfera teatrale del baroc- Fattori. Nel 1911 Vasilij Vasil'evič Kan-
co. L’eccentrico architetto Borromini, dinskij fonda il movimento Der Blau
nella chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza a Reiter (il cavaliere azzurro). Secondo la
Roma, struttura lo spazio su di uno sche- poetica del movimento, forma e colore
ma geometrico a forma di ape, mentre, s’influenzano reciprocam ente, creando
sul palazzo della Sapienza, sculture de- una forza che agisce come stimolo psico-
corative a form a di ape celebrano il sim- logico. L'artista, manipolando forma e
bolo ed i fasti della potentissima famiglia colore, dà un significato personale al
Barberini. Nel Settecento, secolo dei prodotto artistico, rifuggendo dal condi-
Lumi e della ragione, gli animali si libe- zionamento sociale. Uno degli artisti del
rano del carattere simbolico per essere movimento, Franz Marc, dipinge solo
rappresentati, insieme all’uomo, nei co- animali, non per studiarne scientifica-
siddetti quadri di genere, che si prefiggo- mente le caratteristiche, ma perché il loro
no di rappresentare lucidament e e razio- agire ha la libertà e la spontaneità ormai Robert Rauschenberg, Odalisca, 1955-8
nalmente la realtà. Esempio di questo perdute dall’uomo. I suoi animali sono installazione, Ludwig Museum, Colonia
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LETTERATURA
BESTIALE
la letterat ura co me ant idot o a lle be stia lità u mane

N el mondo animale, del tutto inno-


cente, ci sono vari tipi di predatori: è la
sempio. Il cacciatore di tigri è un uomo
coraggioso, forte e bravo. Ogni tigre
che abbatte, accresce la sua fam a e lo
Cappuccetto Rosso. Che, naturalmente,
viene sconfitto dal Cacciatore Buono.
Ci sono gli animali moralisti, usati co-
loro natura, non possono essere diffe- rende più sicuro di sé, più conscio del me monito per predicare agli umani. E
renti, sono a-morali, le categorie del proprio valore. qua non sempre funziona: ho sempre
bene e del male non possono essere Ma perché la tigre è un animale fero- trovato odiosa la Formica, saggia e pre-
applicate a loro. Ma nel mondo animale ce? E perché viene odiata? Fa SOLO il vidente, e detestabile la sua meschinità
c’è un particolare tipo di predatore che suo mestiere di onesta tigre! Perché non nei confronti della povera Cical a. Non è
si è posto in cima alla catena alimenta- è brava, coraggiosa e forte se uccide un inno all’avarizia, alla mancanza di
re, auto-denominandosi umano e po- bipedi più deboli e quindi cibo? E per- solidarietà? Non viene voglia di cancel-
nendosi al di sopra di tutti gli altri, ché gli squali, uccisi a migliaia anche lare la Formica ed aprire i granai alla
l’unico dotato di morale. Ai miei occhi per errore, sono considerati così catti- Cicala? E quella stupida volpe, incapa-
gli umani, al contrario degli animali in vi? Gli umani fanno mille cose terribili ce di ammettere che l’uva è troppo alta
senso umano, cioè tutti gli altri eccetto ad ogni tipo di animale. I cosiddetti per lei, non è troppo umana? E’ certa-
l’antropos, sono tutto meno che inno- cacciatori sono fieri di sé quando tra- mente una volpe maschio, non vi sem-
centi: solo in teoria conoscono le cate- sformano una creatura libera, bella e bra? Poi avete presente Moby Dick? Il
gorie di bene e male ma forse le usano piena di capacità che noi non possedia- capitano Achab è un cacci atore di bale-
in modo difficilmente comprensibile. mo in un floscio mucchietto di piume ne e lo ritiene perfettam ente giusto.
sporche. E si sentono sportivi! In defi- Molte balene sono morte per sua mano
nitiva, agli animali vengono addossati perché lui è un bravissimo cacciatore.
molti peccati che sono solo frutto di Ma un giorno ha un incidente e non se
proiezioni: gli umani preferiscono con- ne darà mai pace. Trascorrerà il resto
siderare gli innocenti animali come della sua vita ad inseguire una balena
personi ficazione del male, allontanan- colpevole di averlo privato di una gam-
dolo da sé. ba, che è solo un po’ più abile delle
Ovviamente non dico che non dobbia- altre, che ri fiuta di farsi uccidere e si
mo difenderci dalle tigri o dagli squali, sottrae.
dovremmo solo evitare di applicare
categori e che non si addicono a quelli
che consideriamo privi di anima e di I cosiddetti cacciatori sono
sentimenti. Spesso, sulla carta, provia-
mo a rappresentarli, a renderli protago- fieri di sé quando trasformano
nisti, ma sempre umanizzandoli. Così
gli animali vengono usati come meta-
una creatura libera, bella e
fore, come specchio, spesso deforman-
te, dell’umano. Li priviamo anche della
piena di capacità che noi non
loro alterità, con quello strano fenome- possediamo in un floscio
no detto antropomorfismo. Certo, usarli
in un perverso intreccio con la letteratu- mucchietto di piume sporche.
ra non è la cosa peggiore che facciamo
agli animali, è solo per dire che nulla

Nel senso del potere e non della respon-


viene trascurato nell’appropri azione
totale di loro, nel loro uso. Nel tempo,
la rappresentazione degli animali lette-
S olo alla fine sarà sconfitta. Posso
dirvi che mi sembra giusto che trascini
sabilità. Perché, per me, distinguere le rari è mutata: in passato gli animali con sé anche il suo assassino? Non sono
due categorie comporta un’ovvia conse- erano davvero umani e cattivi, basta io a personalizzare la storia, è LUI! Che
guenza, il dovere di applicarle. Mi ha pensare alla metafora più radicata nel deve vendicarsi. Di una balena! Sì, ok,
sempre sorpreso una stranezza, per e- nostro immaginario, il Lupo Cattivo di la balena rappres enta il Nemico, il Ma-

kacdefghlnorstvzjkxy
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La prima edizione dei Viaggi di Gulliver, Londra 1726.

le, d’accordo. Ma Achab sarebbe il Be- riserva non poche sorprese, finalmente. conoscono al cune cat egori e umane:
ne? Se la balena bianca viene umanizza- E’ la tecnica straniante dello sguardo vero/ falso, pace/guerra, ad esempio.
ta, diventando colpevole, e quindi rien- alieno. Ci sono dei libri che vengono Leggere questo libro ebbe una grande
trando in una cat egoria morale, che dire classi ficati come libri per ragazzi, ma influenza su di me bambina. La descri-
di tutte le balene uccise da Achab? Ne sono ben altro: mi riferisco ai Viaggi di zione degli Houyhnhnnms (presumo che
umanizziamo solo una, cattiva, e can- Gulliver, uno dei libri di un formidabile il loro nome sia così illeggibile per sot-
celliamo le altre? Io sono una ammira- e distruttivo polemista, Jonathan Swift, tolineare la loro totale differenza, ma
trice di Greenpeace e NON sopporto il quello della soluzione del problema quanto è scomodo!) ed il loro giusto
capitano Achab. Diciamo che noi uma- della fame nel mondo, per intenderci, disprezzo nei confronti degli Yahoos,
ni, insaziabili consumatori della mag- servire i bambini poveri alle tavole dei assolutamente condivisibile, mi fece
gior parte degli appartenenti al mondo ricchi. Questa sua Modesta Proposta dà cominciare a considerare in un altro
animale, siamo animali senza scrupoli e un’idea del personaggio. Ma tornando modo il genere umano, appena capii che
non pensiamoci più! Ma ammettiamo- ai Viaggi, mi riferis co naturalmente al gli Yahoos erano gli uomini. Forse per-
lo, almeno! Ok, non posso capire, come fantastico mondo degli Houyhnhnms, i ché era la prima volta che mi trovavo
al solito. Un perfetto es empio, una pa- cavalli saggi e non violenti che non vittima dello straniamento, ma ricordo
noramica di tutti i difetti e le meschini- che l’impressione profonda restò in me
tà umane è La fattoria degli animali, Perché le nostre colpe nei a lungo. E mi trovò del tutto d’accordo
perfetta rappresentazione di un ideale con il protagonista che, dopo aver cono-
positivo che si trasform a in un incubo: confronti degli animali sono un sciuto un mondo così diverso ed infini-
ma i poveri animali che c’entrano? Non tamente superiore al suo/nostro, non
è un sopruso rappresentarli così umani? elenco infinito, troppo lungo an- riesce a rass egnarsi al fatto di esserne
Ma veniamo ad usi letterari differenti,
che non vedono più gli animali in modo
che solo a pensarci. Tanto da stato esiliato in quanto yahoo e non
accetta più di fare parte del proprio,
classico cioè in negativo. ribaltare l ’accezione andando a vivere in una stalla, auto-
Ad un certo punto, infatti, alcuni scritto- esiliato dal genere umano.
comune, positiva per umano e
ri tentano di uscire dalla loro condizione
di umani e provano a guardare al mon-
do dall’ottica degli animali. Il gioco negativa per animalesco.
D a allora ho sempre cercato visioni
alternative del nostro modo di essere,
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visioni dall’esterno: il modo migliore, degli animali sono un elenco infinito, cando di antropomorfismo, negando la
anzi l’unico, per guardarsi vedendosi è troppo lungo anche solo a pensarci. speci ficità del mondo animale, snatura-
uscire dal proprio acquario, cioè dalla Tanto da ribaltare l’accezione comune, to a propria misura. L’ultimo arrivato (o
propria cultura e guardarsi dall’ ester- positiva per umano e negativa per ani- forse il penultimo, non so) è Firmino,
no. Ma gli animali letterari vengono malesco. Certo che la razza umana non libro di inaspettato successo in cui Sam
usati soprattutto per parlare di sé. Ed manca d’improntitudine! Usare i termi- Savage descrive un specie di brutto
anche insospettabili intellettuali posso- ni bestiale, animalesco per descrivere i anatroccolo, il topo più debole della
no abbandonarsi a questo gioco, riser- nostri peggiori difetti! Ma torniamo nidiata che, per sopravvivere, comincia
vandoci belle e gradevoli sorprese, scri- agli intellettuali in fase di levità. Che a mangiare libri, metafora dell’ introiet-
vendo libri di particolare levità. Avreste dire di Edmondo Berselli, che abbando- tare, del divorare, e poi diventa un ap-
mai immaginato Alberto Asor Rosa, un na le sue analisi politico-sociologiche passionato e coltissimo lettore. Perché i
serissimo intellettuale fortement e impe- per descriverci come la cagnetta Liù lo libri più belli sono anche i più buoni.
gnato politicamente, occupato a descri- abbia sedotto, lui, persona che NON Firmino scopre quello che i miei stu-
vere un ménage à quatre, cioè la vita amava i cani e NON ne voleva in cas a? denti s i ri fi ut avano di s coprire:
familiare di una coppia di umani, un Ed anche Sàndor Màrai, lo scrittore di l’identificazione con i grandi eroi della
cane ed un gatto? Beh, in realtà sono gli rarefatt e atmos fere, incredibilmente letteratura mondiale arricchisce anche
animali che descrivono, con grande suggestive che, a sorpresa, dedica un la vita più banale e vuota, la illumina e
indulgenza, la stranezza degli umani libro a Truciolo, bastardino dal caratte- la fa diventare più interessante.
con cui vivono. E come sia difficile che re spiccatissimo, che diventa un altro A.L.D.
gli umani, ottusi in quanto tali, com- dei suoi personaggi indimenticabili. I
prendano i desideri dei veri protagoni- cani, i migliori amici degli uomini, evi-
sti, il gatto ed il cane. Questo delizioso dentemente si prestano molto all’estro
libretto contiene toni di una tale ironia letterario. Virginia Woolf, attraverso la Libri ed animali
e tenerezza da farmi continuare a con- biografia di Flush, il cocker di Eliza- Hermann Melville - Moby Dick
trollare che realmente stessi leggendo beth Barrett Browning, ci parla della George Orwell - La fattoria degli animali
un libro di Asor Rosa. Ah, sarà l’effetto vita della poetessa, sempre vista con gli Jonathan Swift - I viaggi di Gulliver
positivo degli animali: ci rendono più occhi cockerini ed affettuosi, indulgenti Alberto Asor Rosa -
…. come dire? Umani sembra fuori come tutti gli animali letterari con le Storia di animali e altri viventi
luogo, un’accezione positiva che non debolezze umane. Appare evident e che
Sandor Marai - Truciolo
mi sembra di meritare in rapporto al gli umani usino gli animali letterari
mondo animale. sempre per dare un’immagine di sé, mai Virgin ia Woolf - Flush, storia di un cane
Sam Savage - Firmino
P erché le nostre colpe nei confronti
degli animali. E si vedono come vorreb-
bero essere visti. Ancora una volta pec-

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u n a n ima le fa se mpre c o mo do
C

Jan Asselyn, (1610-1652), Il cigno minacciato, c. 1650. Olio su tela, Rijksmuseum, Amsterdam.

D opo un lungo apprendistato in


Olanda, il pittore Jan Asselyn soggiornò
Con il petto ed il collo protesi in avanti,
il becco aperto, in atto di emettere suo-
ni aggressivi, il cigno furioso difende
Stato, mentre su una delle uova del
nido, nel riquadro C, si legge Holland,
Olanda. Quella di Grande Pensionario
per un paio d'anni a Roma, dove entrò vigorosamente il nido dall'attacco del è la carica, equivalente a capo di Stato,
in contatto con i pittori cosiddetti Bam- cane. Le piume sparse, ancora in volo, attribuita a Johan de Witt, fautore di una
boccianti e si speci alizzò in disegni ed producono un notevole effetto dinami- politica di collaborazione con Francia e
acquerelli di vedute della Città. Il qua- co. Un cane nero, seminascosto in ac- Inghilterra. Il cane nero è l’Inghilterra,
dro sopra riprodotto, dal titolo Il cigno qua, tenta di aggredire un cigno bianco, che minacci a il nido, cioè l’Olanda. La
minacciato, ha come soggetto un cigno che senza paura esce allo scoperto e lo politica estera, così, viene spiegata in
a grandezza naturale (la tela misura affront a. Sicuramente in questo dipinto, modo diretto e didascalico. Il progetto
144x171 cm.) che difende il suo nido da oltre alla proverbiale maestria descritti- di de Witt non bastò a fermare la coali-
un cane che si avvicina nuotando. va fiamminga, c’è un intento morale, zione di Francia e Inghilterra che, nel
L’angolo di ripresa è basso e ravvicina- reso necessario ed attuale dall’ideologia 1672, attaccarono l’Olanda. Johan de
to, tale da enfatizzare la sagoma calvinista. La cosa più interessante, Witt, assieme a suo fratello Cornelis,
dell’animale che si staglia contro un però, è che di questo quadro è stato fatto venne ucciso e squartato. Oltre che abile
cielo minaccioso. Con le ali spiegate in un uso politico. Nel riquadro A, sotto il statista, Johan de Witt fu un giurista ed
tutta la loro estensione e le zampe ben cigno, una mano ignota ha aggiunto De un matematico. A lui si devono studi
piantate sul terreno, l’uccello occupa Raad-Pensionarie, il Grande Pensio- sulle rendite vitalizie che sono alla base
praticament e tutta la scena e sembra nario; nel riquadro B, sopra il cane, de del moderno calcolo attuariale.
ergersi come una barri era protettiva. viand van de Staat, il nemico dello Anteo Q uisono
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Animal lovers?
I l cinema, soprattutto quello mainstream, ha spesso mostra- T utto questo sottolinea lo stile da entomologo dell'autore,
o ltre il reto r ico , u no s gua rdo c in ico

to le relazioni tra uomini e animali domestici in modo garbato che non si ferma m ai a suggerire un qualsivoglia giudizio ma,
e rassicurante: si pensi alle centinaia di volte in cui cani e gatti semplicemente, ci fa vedere la “ sua” Vienna, i cui sobborghi
tengono compagnia ai prot agonisti, aspettandone il ritorno a ci sbattono in faccia un'enorm e dose di povertà materiale e
casa. Ma non è frequente che un morale. Il tutto agevolato da
film faccia interrogare lo spetta- uno stile asciuttissimo, pieno
tore su quanto una relazione tra di campi fissi e contraddistinto
uomo e animale possa essere da una fotografia sgranata e
profonda e, in effetti, morbosa molto scura. Se, da un lato,
nel suo colmare vuoti affettivi e durante la visione aleggia il
assenza di relazioni con altri continuo sospetto di un ben
esseri umani. Qualche caso nel celato compiacimento, dall'al-
cinema documentaristico però si tro è innegabile la potenza del
trova; l'interessante esordio di prodotto di Seidl, che non la-
Errol Morris (poi vincitore di un scia scampo allo spettatore, il
Oscar per The Fog of War), quale non può che tirare un
Gates of Heaven, narra gli even- sospiro di sollievo al termine
ti legati alla realizzazione di un della visione. Non a caso, in
cimitero per animali. Malgrado merito ad Animal Love Herzog
Morris dimostri sin troppa empatia per i vari amanti degli ha dichiarato: “ Al cinema, non ho mai visto l'inferno tanto
animali, non manca, nel mostrarci numerosi membri della vicino”. Perché, a prescindere da ciò che ci troviamo davanti
middle-class americana alle prese coi propri animali domesti- agli occhi, la sensazione di profonda solitudine che ogni scena
ci, di sottolinearne il ridicolo involontario. Ma quello che è di del film porta con sé rimane e ci costringe a ri flettere su ciò
forse il tentativo più efficace di sondare i rapporti uomo- che siamo diventati. E allora le chat, i social network e i gio-
animale rimane Tierische Liebe di Ulrich Seidl (1996), distri- chi di ruolo erano ancora poco di ffusi o inesistenti. Eppure,
buito al di fuori dell'Austria col titolo di Animal Love. Sebbe- durante e al termine della visione è più che lecito chiedersi:
ne il nome di Seidl resti per lo più legato alle rassegne cine- “ Quante persone che conosco somigliano a quelle che ho vi-
matografiche e ai circoli culturali, in Italia ha visto distribuito sto? E quanto c'è di me in ogni uomo e donna qui mostrati?”
Canicola. Regista da sempre alle prese con le inclinazioni L'affetto morboso nutrito nei confronti di animali domestici,
perverse che si nascondono nell'apparente norm alità della vita che divengono gli unici punti di contatto con l'esterno, renderà
borghese, in Animal Love Seidl ci tanto diversa la loro vita ri-
costringe a fare i conti con la spetto a quella trascorsa in un
solitudine dell'uomo degli anni gioco di ruolo o immersa
'90. Girato nelle periferie di nella pornografia di ogni
Vienna con attori non professio- tipo? Quello che è evidente,
nisti, più che un film Animal Lo- e che Seidl ci mostra in tutta
ve rappres enta due ore di fram- la sua violenza, è l'enorme
menti di vita separati l'uno isolamento dell'uomo nella
dall'altro. Si spazia dall'uomo di metropoli: non vedi amo
mezz'et à che lotta col proprio Vienna come una metropoli
cane ai mendicanti nella metro ed luminosa, trafficat a, viva e
alla coppia scambista che l egge multiculturale, ma la vedia-
annunci sul giornale. Emblemati- mo dai sobborghi, abitata da
ca la scena in cui una donna non tossici, mendicanti e orridi
più giovane rilegge le ardenti uomini obesi in canotta (un
lettere d'amore del suo amante, riscaldata però dalla compa- elemento a dir poco ricorrente durante tutta la durata del film).
gnia di un husky. Seidl, per sua stessa dichiarazione, è un In definitiva, un film tutt'altro che bello, dato che a livello
voyeur che non risparmia allo spettatore bruttezze di ogni estetico provoca per lo più nausea, ma memorabile: un piccolo
tipo: corpi che spaziano dal brutto all'orrido, che sudano, fan- excursus sulla condizione umana della fine del secolo scorso.
no sesso, “ accarezzano” i propri animali in modo alquanto
peculiare, li stringono a sé o li baciano. walkabout
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Il problema non è:
"possono ragionare?", né:
"possono parlare?" ma:
"possono soffrire?"

lo spec is mo è una fo r ma d i ra zzis mo


Questa è la riflessione da cui partiva Qui sta la trappola in cui, per non cade-
re, ci aggrappiamo ai quesiti di Ben-
nel campo medico. Questo signi fica che
i risultati che otterrò somministrando un
il filosofo Jeremy Bentham (1748– tham! Un gatto, quindi, non ha mai pre- nuovo farmaco ad un cane, un topo o un
1832) nella sua Introduzione ai principi so un nobel per la fisica o la letteratura. maiale saranno gli stessi che riscontrerò
delle morali e delle leggi e da cui vorrei Bene. Verissimo. Ed un neonato? Un sull'essere umano. Ma questo significa
partire anch'io. Come possiamo giustifi- cerebroleso che non ries ce nemmeno a che siamo uguali! E se siamo uguali,
care il nostro dominio sugli altri anima- parlare? Nemmeno. Questo ci rende come possiamo giustificare moralmente
li? Dobbiamo trovare delle differenze forse padroni di fare dei loro corpi ciò le atroci sofferenze che infliggiamo loro
tra noi e loro, così come si è sempre che vogliamo? Fortunatamente no! Per- nei laboratori di vivisezione? Forse allo-
fatto per affermare la supremazia di un ché il non essere intelligenti quanto noi ra siamo diversi!
sesso sull'altro o di una razza sull'altra. nulla toglie al loro diritto all'esistenza e
Ma allo stesso modo del sessismo e del
razzismo, lo specismo, cioè l'afferm a-
al rispetto, in quanto esseri senzienti
(cioè capaci di provare gioia e dolore)
Ma fino a pochissimi secoli
zione della supremazi a di una speci e (la quanto noi. Ed io aspetto da sempre fa non si credeva ancora che
nostra) sulle altre, non poggia su al cuna qualcuno che mi spieghi perché debba
evidenza scientifica ma è il frutto di un escludere il gatto da questi diritti. Giuro le donne ed i “selvaggi” uccisi
pensiero filosofico (a volte infarcito di che nessuno mi ha mai saputo risponde-
false prove scienti fiche), al servizio del re. Ad eccezione dei cattolici, che, cre- dai conquistatori spagnoli
potere e dell'economia, che doveva di f-
fondersi per permettere al gruppo domi-
dendo nel fatto che l'uomo abbia un'ani-
ma, al contrario delle altre specie, ne
non avessero un'anima?
nante (tale solo perchè dotato di mag- affermano la superiorità. Ma sono dog-
giore forza fisica o tecnologica) di s frut- mi, ed in quanto tali non si possono Ma quale validità scientifica ha un espe-
tare un altro gruppo senza ricevere con- dimostrare né con prove materi ali né rimento su una specie in cui induciamo
danne morali; così è stato per l'uomo con la discussione, per cui, paradossal- arti ficialmente una malattia, se quella
sulla donna, i bianchi sui neri, l'essere mente, vengono meno anche quelle altre molecola è destinata a curare una malat-
umano sulle altre specie animali. due caratteristiche nominate da Ben- tia sorta spontaneament e in un'altra spe-
tham che dovrebbero essere proprie cie?
...allo stesso modo del sessismo e dell'essere umano, cioè il saper ragiona- E difatti:
re ed argoment are con la parol a. Per una • in undici anni solo in Italia
del razzismo, lo specismo, cioè povera agnostica (vedi Glossario) come sono stati ritirati, per inidoneità o
me, le loro posizioni restano davvero un perché pericolosi oltre 25000 pro-
l'affermazione della supremazia mistero della fede. Ancor più contrad- dotti farmaceutici la cui validità era
dittoria mi appare la faccenda ri fl etten-
di una specie (la nostra) sulle do sul fatto che le idee religiose, essen-
stata garantita dalla sperimentazio-
ne animale
altre, non poggia su alcuna evi- do ispirate direttamente da Dio, dovreb-
bero essere immutabili nel tempo e nel-
• il dietilstilbestrolo, sommini-
strato come antiabortivo alle ge-
denza scientifica bensì è il frutto lo spazio. Ma fino a pochissimi secoli fa stanti e "garantito" dalla sperimen-
non si credeva ancora che le donne ed i tazione su animali, ha poi rivelato
di un pensiero filosofico-... “selvaggi” uccisi dai conquistatori spa- la caratteristica di provocare cancro
gnoli non avessero un'anima? Allora? alla mammella nella madre, tumori
Si potrebbe obiettare che effettivamente Non hanno ancora cambiato idea o la ai testicoli nei figli, cancro vaginale
l'intelligenza, il pensiero razionale, di religione non esprime esattament e il o uterino nel 95% delle figlie.
una donna e di un uomo, di un afri cano pensiero eterno di Dio? Passando dalle • nel 1978, 30.000 persone, ac-
e di un europeo sono uguali ed è evi- religioni alla sedicente scienza, i para- cecate o paralizzate dal cliochinolo,
dente invece come la m ente di un'altra dossi non vengono meno: analizziamo
urlarono la loro disperazione per le
specie animale non sia mai riuscita a la vivisezione, praticata dal fior fiore di vie di Tokyo. Al processo intentato
partorire astruse formule matematiche, scienziati. Costoro sostengono di tortu-
contro la casa farmaceutica, il dot-
profonde speculazioni filosofiche, av- rare gli altri animali per portare dei be- tor Olle Hansson depose come peri-
vincenti poemi epici. Ma, attenzione! nefici all'uomo, per esempio progressi
26
uomo, di un frances e, di un italiano, di
un bambino, di una scimmia è la stessa
identica? Anzi, se differenza c' è nella
capacità di ragionare e quindi nella con-
sapevolezza di cosa porti dolore e di cosa
porti benessere ad un gruppo più debole
intellettivamente di noi, ciò dovrà obbli-
garci ad avere più doveri nei loro con-
fronti, non certo diritti di sfruttamento.
Per questo gli adulti tutelano i bambini e
per questo l'essere umano dovrebbe tute-
lare le altre specie e non approfittare
della loro debolezza, della loro incapaci-
tà di difendersi. La non oggettività che
sta dietro allo specismo si evidenzia an-
che andando ad analizzare come il nostro
rapporto con le diverse specie animali
vari notevolmente da una cultura all'al-
tra, facendo cioè ingiustificabili differen-
ze non solo tra noi e loro ma anche tra
una specie e l'altra, con comportamenti
incoerenti se non schizofreni ci.

...cane-agnello-maiale, un unico
corpo, un'unica capacità di
soffrire e di gioire, per cui
dovevo rispettarli tutti nella
stessa maniera o avere la capa-
cità di mangiarli, e quindi
ucciderli, senza fare distinzioni.
Un aneddoto personale: avevo 8 anni,
stavo mangiando un panino col prosciut-
to con una mia amichetta, a casa mi a-
spettavano i miei adorati cani. Passò
“ Adesso posso guardarti negli occhi. Non ti mangio più. " Franz Kafka davanti a noi un camioncino che traspor-
Nella foto di Alessandra La Torre: Mira tava agnellini incatenati che url avano. La
mia amica esclamò: “ Poverini! Li staran-
no portando al macello...”. Io mi sentii
to legale e affermò che il cliochinolo sperimentare su animali come i bonobo confusa; vero è che anch'io provavo pietà
era neurotossico per i gatti; gli espe- (lo scimpanzé col DNA più simile a e tenerezza per quegli animali però stavo
rimenti effettuati dalla società, che si quello umano) potrebbe avere maggiore mangiando contemporaneamente un loro
stava difendendo, indicavano che validità scientifica (senza però che i ri- cugino, il maiale, e i cani venivano trat-
prove su ratti, cani beagle e conigli sultati siano attendibili al 100%) ma sa- tati dalla mia famiglia come dei figli.
non avevano rivelato alcuna prova rebbe eticament e inaccettabile, in quanto Dovevo liberarmi da quel senso di incoe-
che il cliochinolo fosse neurotossi- questi scimpanzé hanno una intelligenza renza e di ipocrisia (davanti al muso:
co. pari a quella di un bambino di 7 anni. “povero, tenero agnellino...”, alle spal-
(Mondofarmaco, Li Rosi - Monte- Alla domanda quindi perché noi esseri le :“...che sei buono con le patate!”) che
magno, FCE edizioni) umani torturiamo un bonobo o un ratto e mi facevano sentire davvero un po' schi-
non un bambino abbiamo una sola rispo- zofrenica. Urgeva una decisione: cane-

N on vi annoio con gli altri 10.000


esempi che potrei riportarvi. Quindi, in
sta: il bambino è della nostra specie, la
scimmia no. Sarebbe un po' come dire:
perché preferisci torturare una femmina e
agnello-maiale, un unico corpo, un'unica
capacità di soffrire e di gioire, per cui
dovevo rispettarli tutti nella stessa ma-
poche parole, gli animali geneticamente non un maschio? Perché non è del mio niera o avere la capacità di mangiarli, e
a noi più lontani, come i ratti, sarebbe stesso sesso! Perché uccidi un francese e quindi ucciderli, senza fare distinzioni.
moralmente -in un’ottica antropocentri- non un italiano? Perché non è della mia Quel giorno decisi che sarei diventata
ca (vedi Glossario)- più accettabile che stessa nazione! Vi rendete conto di quan- vegetari ana. Nella mia vita ci fu poi un'e-
venissero utilizzati come cavie ma meno to siano ridicole queste risposte dato che voluzione, dopo 15 anni di vegetarismo
accettabile scienti ficam ente; vicevers a la capacità di soffrire di una donna, di un (escludere dalla propria dieta carne e
27
pesce) eliminai anche latte, uova e deri-
vati, cioè divenni vegana. E se ormai
dichiararsi vegetariana non suscita più
scalpore, quando spieghi che sei vegan e
cosa significa ti guardano come un ufo o
come una squilibrata estremista. Eppure
trovo che sia un pass aggio logico e coe-
rente, se si parte da una visione etica
antispecista. La prima obiezione che ti
fanno di solito è che gli animali non
devono essere uccisi per poter prendere
latte e uova. E sicuramente l'immagine
che visualizzano mentre parlano è quel-
la della mucca Milka che passeggi a sui
pascoli d'alta montagna e la gallina che
razzola col lombrico nel becco appena
scovato sulla terra. Questa realtà riguar-
da circa l'1% degli animali allevati, gli
altri trascorrono una vita non degna di Bonobi
essere vissuta, tras formati in pezzi di
una catena di montaggio industriale, cacciare un cinghiale a corpo e mani zione che per noi non ha fatto regole
chiusi in capannoni, legati o dentro gab- nude come fa il leone con la gazzella. In particolari. Dire che l'uomo è “la massi-
bie, senza mai vedere la luce del sole, realtà noi riusciamo a cacciare solo da ma espressione” dell'evoluzione è un
un filo d'erba, un insetto che vola. Im- quando usiamo degli strumenti, perchè grave errore concettual e. I processi evo-
bottiti di antibiotici ed antinfiammatori, non abbiamo degli arti, degli artigli e lutivi non tendono ad un fine, non esiste
senza i quali non potrebbero sopravvi- dei denti idonei ad inseguire ed uccidere una specie superiore ed una specie infe-
vere, sono spremuti come limoni ed prede grandi come un bovino o un maia- riore. Bisogna tutto contestualizzare in
infine, ancora giovani ma stremati dalle le selvatico. Prima eravamo ghiotti solo funzione di un adattam ento a condizioni
condizioni cui sono sottoposti, comun- di larve. Leggi culturali quindi, non che variano nello spazio e nel tempo. É
que uccisi perchè “ cala la produzione”. naturali. Poi ci sono le giustificazioni frutto del caso e della necessità, non è
Altra obiezione è che l'uomo “per natu- temporali: da sempre l'uomo sfrutta gli un merito!, se ad un certo punto della
ra” mangia carne e altri prodotti anima- altri animali quindi sarà giusto così. storia geologica la nostra specie ha svi-
li. E lì guardo perplessa la persona che Beh, da sempre ci sono anche le guerre luppato maggiormente il cervello come
dice a me che dovrei vivere secondo e gli stupri… Infine vorrei farvi notare organo per sopravvivere alle condizioni
natura mentre sta seduta su un motorino, che uso sempre la parola altri quando ambientali, mentre altri sviluppavano
ascolta l'i-pod e chatta con gli amici indico gli animali escluso l'uomo e que- più la vista o un tipo di pelliccia. Siamo
usando un palmare. Che devo dirgli? sto perchè la mia visione ecologica ed tutti ugualmente adattati al nostro am-
Mah… Gli faccio notare l'assurdità di evoluzionistica della vita non mi fa biente: una spugna marina non sa scri-
questo suo elogio della vita primitiva e scordare mai che noi siamo animali co- vere ma sa vivere a 6000 metri di pro-
magari anche il fatto che ci provass e a me tutti gli altri, frutto di quella evolu- fondità oceanica. Noi non siamo in gra-
do di farlo e le spugne potrebbero pen-
sare che siamo poco evoluti.

abcdfilmoprstu

Per approfondire vi consiglio i seguenti


links, ricchi anche di video e mostre
fotografiche: www.agireora.org
www.equivita.it
www.oltrelaspeci e.org

Alessandra La Torre.

Glossario:
Antropocentrismo = l'antropocentrismo
(dal greco άνθρωπος, anthropos, "uomo,
es sere um ano", κέν τρ ον, kent ron,
"centro") è la tendenza a considerare
l'uomo e tutto ciò che gli è proprio, co-
La scimmietta Britches liberata dai laboratori dell'Università della Californi a me centrale nell'Universo.
dall'Animal Liberation Front (A.L.F.). Nell'ambito di esperimenti sulla vista, a Agnosticismo = atteggiamento o dottri-
questa scimmia erano stat e cucite le palpebre e innestato sulla testa un dispositivo na di chi sostiene l'inconoscibilità di
sonar che avrebbe dovuto sostituire gli occhi. Foto provenienti dalla associazione tutto ciò che non è verificabile speri-
americana P.E.T.A. mentalmente.
28

Se fosse un animale,
sarebbeº
i v izi de gli u o min i attr ibu it i a gli an ima li

N ella letteratura classica, la fauna ha


spesso avuto un posto preminente. Al di
metà”.“Di tanto così?” Siccome si gon-
fiava ogni volta di più, “Neanche se
scoppierai – le disse il figlio – potrai
là di cani, gatti, volpi, leoni, asini, ecce- esserle pari”. Nell’età imperiale, il fa-
tera, eccetera, visti come animali in sé, è moso autore di fiabe, Fedro, l’Esopo
interessante quello che spesso alcuni tipi romano, vissuto a cavallo tra il I secolo
di animali hanno rappres entato fin a.C e il I secolo d.C., nella sua raccolta
dall’antichità: delle “ maschere” umaniz- di Fabulae, tra le tante, ne scrisse una (I,
zate con caratteristiche ben precise, dei 61) in cui critica chi invidia “l’erba del
simboli che rimandavano ad altro. Non è vicino” perché “ è sempre più verde” ed
un mistero che dire: Sei una volpe, signi- invita ad accontentarsi di ciò che si è:
fi chi sei astuto come una volpe; sei Venne il pavone da Giunone, offeso per-
un’oca valga sei stupida come un’oca; ché lui non aveva avuto il dono del can-
sei un rospo valga sei brutto come un to, come invece l’usignolo, che se canta-
rospo e tanti altri modi di dire. Tanto per va tutti l’ammiravano: lui se apriva la
fare qualche esempio e per “ nobilitare” bocca lo irridevano. La Dea per conso-
l’argomento… Andando per ordine cro- larlo gli diceva: “Ma tu sei più avvenen-
nologico, il favolista greco Esopo (VI te, sei più grande, il tuo collo ha una
secolo a.C.), nella favol a La volpe e luce di smeraldo, piume multicolori nel-
l’uva, ha scritto: “ Una volpe affamata la coda se l’apri, s’incastonano di gem-
vide dei grappoli d’uva che pendevano vizio di emulare Mecenat e e pone questa me”. “Ma la bellezza è muta: che mi
da un pergolato e tentò d’afferrarli. Ma critica in bocca a Dam asippo, il suo in- serve se basta un suono a vincermi?”
non ci riuscì. “Robaccia acerba!”, disse terlocutore. Questi gli porta ad esempio diceva. “Il destino ad ognuno dà il suo
allora fra sé e sé; e se ne andò. Così, una rana che, tornando dai suoi ranoc- ruolo. Tu hai la bellezza, l’aquila la
anche tra gli uomini, c’è chi, non riu- chi, li trova, ad eccezione di uno, schiac- forza, dell’usignolo è la melodia, il cor-
scendo, per incapacità, a raggiungere il ciati e ormai morti. Il sopravvissuto le vo ha il dono della profezia, la cornac-
suo intento, ne dà la colpa alle circo- racconta che sono stati schiacciati dal chia conosce i tristi indizi, e ogni anima-
stanze”. Più che astuta, in questo caso, piede di un vitello. “ E quella a chiedere: le è pago del suo dono. Non aspirare a
la volpe si mostra molto presuntuosa. In “Quanto grande? Forse – e si gonfiava quello che non hai, ne saresti deluso ed
un’altra favola, una volpe, ad una pant e- – era grande così?” “Più grande di una infelice”. Un secolo dopo circa, Apuleio
ra che si vantava della sua bellezza est e- scrisse un romanzo: Metamorphoseon
riore, ribatte: “Quanto sono più bella io libri, Le Metamorfos i, conos ci uto
che queste doti le ho, non nel corpo, ma nell’antichità anche con il titolo Asinus
nella mente!”. Fabula docet: gli orna- aureus, L’asino d’oro. In quest’opera, il
menti dello spirito valgono più della protagonista, Lucio, a causa della sua
bellezza fisica. Il poeta lirico latino O- curiosità, finisce per mettersi nei guai:
razio, (I secolo a.C.), in alcune sue sati- chiede ad una serva di essere trasform a-
re – fiabe, introduce degli esempi di to in un uccello ma, per errore, viene
virtù o vizi attraverso storie che hanno mutato in un asino, e ciò che è peggio,
per protagonisti degli animali. In Sermo- in un asino che ragiona come un uomo:
nes, I, 1, 33-38, ad esempio, cita la for- “ Poi agitando le braccia su e giù mi
m i ca, s i m bol o di previ den za, misi a fare l’uccello, ma niente: penne
“animaletto di grandi fatiche, che trasci- non ne spuntavano e nemmeno piume;
na con la bocca tutto quello che può e piuttosto i peli cominciarono a diventare
l’aggiunge al mucchio che sta accumu- ispidi come setole, la pelle, delicata
lando, perché non è imprevidente e pen- com’era, a farsi dura come il cuoio, alle
sa al futuro. Lei, però non appena estremità degli arti le dita si confusero,
l’Acquario fa cupo il volger dell’anno, riunendosi in una sola unghia e in fondo
non s’arrampica più fuori da nessuna alla colonna vertebrale spuntò una gran
parte e si nutre delle cose che, saggia, si coda. Poi eccomi con una faccia enor-
è procurata prima (…)”. In Sermones, me, una bocca allungata, le narici spa-
II, 3, 314-320, Orazio si autoaccusa del lancate, le labbra penzoloni, mentre
29
smisuratamente pelose mi erano cre- cro Cardinal comperato avermi stima
sciute le orecchie. (…) Guardandomi con li suoi doni, non mi è acerbo et acro
tutte le parti del corpo e vedendomi di- renderli, e tòr la libertà mia prima.
ventato asino e non uccello sentii Sempre Ariosto, nella Satira III, defini-
d’essere rovinato. (…) Così ella (la ser- rà, ad un certo punto, i poeti cortigiani:
va Fotide) si disperava ed io, benché corvi e avoltori (avvoltoi), che sanno
asino perfetto, un quadrupede al posto imitare l’asino e ‘l ciacco (il maiale),
di Lucio, conservavo la sensibilità uma- per criticare l’ipocrisia e l’opportunismo
na”. a quel tempo dilaganti nelle corti, diffe-

I n questa nuova veste, il personaggio


affront erà numeros e peripezi e e, solo
rentemente dai poeti cigni, ossia quei
poeti rari che, con la loro arte, possono
immortalare il loro signore e sottrarlo
dopo un lungo percorso di espiazione, all’oblio. Per cambiare genere, non pos-
riuscirà a riprendere le sembianze uma- so tralasciare di citare Niccolò Machia-
ne. Il contrappasso è evidente: essere velli, secretario della Repubblica fioren-
tras formato fisicamente nel più stupido tina al tempo della cacciat a della signo-
degli animali ma conservando un intel- ria dei Medici da Firenze. Nel suo tratta-
letto umano. Gli animali come allegorie to, il Principe, al XVIII capitolo, cita
dei vizi umani sono quelli che Dante due animali: golpe e lione, (volpe e leo-
Alighieri incontra nel suo immaginario ne), come metafore e simboli di due
viaggio nell’Inferno (I canto): la lonza, qualità che il principe ideale, secondo
il leone e la lupa, fiere terribili e temibi-
li. Secondo alcuni rappresentavano tre
peccati di cui si macchiavano tre classi
sociali del tempo, rispettivamente: la
lussuria (popolo), la superbia (nobiltà) e
l’avarizia (mercanti); secondo altri, in-
vece, equivalevano a quelle che Dante
definisce nel canto XI, al verso 81: le tre
disposizion che ‘l ciel non vole, e cioè:
incontinenza, violenza e frode. Nello
stesso canto Dante parla di un veltro, un
cane da caccia antagonista della lupa,
che sarà provvidenziale poiché la cacce-
rà via da ogni luogo e riporterà sulla
terra la giustizia e la pace. Dietro la fi-
gura del veltro si celerebbe un Salvatore
in carne ed ossa, sulla cui identità si è
molto discusso. In questa sede non han-
no importanza le varie interpretazioni,
bensì il fatto che finalmente ci troviamo
davanti ad un simbolo che rimanda a
qualcosa di positivo. Sulla stessa linea,
più tardi, Ludovico Ariosto, nella Sati-
ra I, vv. 247-265, per giustificare la lui, doveva necessari amente possedere,
scelta di non seguire il suo signore, Ip- ossia la furbizi a, propria della volpe, e la
polito I, in Ungheria, e per rimarcare la forza, tipica del leone. Il paragone con
sua dignità e la sua indipendenza di pen- due animali e l’idea che il principe do-
siero, racconta un apologo, di ispirazio- vesse possedere anche un lato bestiale fu
ne oraziana: Uno asino fu già, ch'ogni un concetto rivoluzionario per quei tem-
osso e nervomostrava di magrezza, e pi. Oggi, invece, non desterebbe più
entrò, pel rotto del muro, ove di grano scandalo, come del resto quasi più nien-
era uno acervo; e tanto ne mangiò, che te. Di altri esempi sull’argomento ce ne
l'epa sotto si fece più d'una botte grossa, sarebbero a bizzeffe… Concludo con il
fin che fu sazio, e non però di botto. mio personale “ fabula docet”: a ciascun
Temendo poi che gli sien péste l'ossa vizio o virtù il suo animale!
si sforza di tornar dove entrato era,
ma par che 'l buco più capir nol possa. Vivina Iannelli
Mentre s'affanna, e uscire indarno spe-
ra, gli disse un topolino: - Se vuoi quinci Le illustrazioni sono tratte
uscir, tràtti, compar, quella panciera:
a vomi tar bis ogna che comi nci
da un’edizione quadrilingue
ciò ch'hai nel corpo, e che ritorni ma- (tedesco, francese, italiano e latino)
cro, altrimenti quel buco mai non vinci.
— Or, conchiudendo, dico che, se 'l sa- stampata a Vienna nel 1806.
30

REQUIEM PER
ZIA PINA
«No!!!... Non posso mangiarti!»… appellativo breve e si memorizza subito, ziente, rassegnata, comprensiva e senza
Tutti ti chiamavano «zia Pina». velocement e, e, soprattutto, non contie- alcuna mostra di irritazione, ti sta ad
Io non ho mai saputo il perché. ne la «r», che può esser croce, cruccio, ascoltare, accetta gli s cherzi, finge di
D’altra part e, non ho mai fatto indagini tormento, corruccio, angoscia di donne credere alle bugie e, al clou della libidi-
per appurare il motivo di questo nomi- e di uomini, di giovani e di vecchi, di ne, giammai ti riprende, ti critica, ti
gnolo. È evidente che si trattava di un sinistrorsi e di destrorsi. Immaginate, rimprovera, ti offende, ti fa sentire un
nomignolo. Ma mi sono sempre chiesto poi, una «sorella Pina», o, peggio, una verme, ti pone in castigo, ti maledice, ti
perché proprio «zia Pina», anziché, po- «cognata Pina», anziché il subitaneo e sculacci a. Sì, proprio così, esattamente
niamo, «zia Concetta», oppure, per e- affettuoso «zia Pina»? Certo, «mamma «zia Pina», e non altrimenti, si sarebbe
sempio, «zia Mafalda», o, ancora, sem- Pina» sarebbe potuto risultare fors e più potuto chiamare quell’ essere supino e
pre a titolo di esempio, e per così dire, funzionale di «zia Pina», con tutto il acquiescente che tutti, a seconda di quel
«zia Francesca». Certo, una ragione ben carico di affettività che la m amma po- che ci frullava per la mente, ora accudi-
plausibile ci sarà stat a, nella s celta pro- trebbe contenere in più rispetto alla zi a. vamo amorevolmente, ora prendevamo
prio di «Pina» o, per ess ere più precisi, Non dimentichiamo, però, che la mam- per zimbello, poiché nient’altro di me-
e s ser i a l mace llo

di «zia Pina». ma potrebbe essere amata così come, se glio, di più divertente e di più costrutti-
Quasi sicurament e avrà contribuito, non proprio odiata, disprezzata. vo riuscivamo a trovar da fare.
nella individuazione di un possibile Disprezzata tanto dalle donne (come Ricordo che una volta tutti, all’unisono,
democratico nomignolo, il criterio della vorrebbe Freud), quanto dagli uomini. ti abbiamo acclamat a l’eroina del gior-
brevità e della più o meno facilità di Ebbene, «zia Pina», dicevano tutti. E no: al coro si sono uniti anche quelli che
pronuncia da part e di vecchi e di bambi- nel chiamarti proprio esattament e e pre- malvolentieri ti sopportavano e che a-
ni, di giovani e di meno giovani, di alfa- cisamente e non altrimenti che così, vrebbero voluto vederti svanire nel nul-
betizzati e di anal fabeti: «zia Pina» è ognuno fors e pensava alla zia che pa- la, come per incanto.

Francisco de Goya y Lucientes, (1746-1828), Banco di macellaio, 1810-12, Olio su tela, Parigi, Museo del Louvre
31

F u quella volta che te ne andavi per i


fatti tuoi, come al solito, raminga e soli-
pagnarono a casa tua, qualcos a di diver-
so mostravano i tuoi occhi: sembravano
più spenti del solito. E la notte, poi,
un muggito, ma quasi un ruggito, men-
tre dimenavi la testa fino a rompere le
maglie della catena per poi scaraventare
taria, con quella tua enorme bocca pe- udimmo i tuoi sommessi e sporadici a terra con una t estata il tuo carnefice,
rennement e indaffarata a masticare len- lamenti. Ma quelli che ti volevano meno pronto con la pistola puntata sulla tua
tamente, quasi con fare indolente, quan- bene al mattino dissero che avevi avuto fronte.
do ti trovasti proprio lungo la traiettoria qualche fastidio nella digestione. Caro- E se così è stato, zia Pina, ti sei riscatta-
del piccolo Giovanni che, catapultato gne! Pessimi osservatori! ta, e nessuno più potrà giammai pensare
dalla bicicletta in corsa, fermata da un Non so chi altri abbia potuto notare la che il tuo fosse lo sguardo della stupidi-
masso, si sarebbe irrimediabilmente tua contentezza, il tuo grande sollievo, tà e dell’ebetismo. Adesso sei qui, da
sfracellato contro il tronco della grande allorquando nella tenut a di zio Pasquale me. Non puoi che essere tu.
quercia, se il tuo corpo non avess e fatto giunse il trattore rosso fi ammante, nuo- Si combinano le date e l’indicazione
da scudo, trovandosi casualmente tra la vo di zecca, appena comperato, che della proveni enza: la dat a della tua par-
testa del piccolo e il grande legno albe- avrebbe alleviato le tue fatiche. tenza precede immediatament e la data
rato. Certo, non ti mettesti a saltare – non dell’abbattimento che trovo sulla confe-
avresti neanche potuto farlo – e neanche zione, che riporta anche la provenienza
...t’han ridotta in carne e ti cominciasti a trotterellare. Men che mai dall’azienda dello zio Pasquale.
ti sarebbe potuto passare per la mente di
hanno cellofanata, per poi congratularti a viva voce con zio Pa-
squale! Pure, un tuo incedere legger-
condurti al supermercato, al mente meno mogio e più dondolante
reparto carni, settore bovini, davano il segno, a chi sapeva osservarti
e comprenderti, che tu, sotto sotto, gon-
donde sei tornata da me, per golavi. Ma da buona furbacchiona non
lo davi a vedere a tutti.
una strana coincidenza ... Eri molto parca nell’elargire i tuoi senti-
menti a chicchessia. Qual cosa di tuo
Anche quella volta, in mezzo alle grida lasciavi trasparire solo a quei pochi inti-
dei presenti, al corri corri delle donne, mi che ti conoscevano da sempre, a
alle bestemmie degli uomini, e poi alle quelli che ti accudivano, e anche a quel-
giuste esultanze per lo scampato perico- li che ti stavano tra i piedi, infastidendo-
lo, l’indifferenza per tutto e per tutti ti ed essi st essi infastiditi dalla tua pre-
fece tutt’uno con la tua persona: un pic- senza. Quando, poi, qualche estraneo
colo, sommesso lamento per la botta, capitato nella tenuta ti si avvicinava,
uno sguardo breve con quei tuoi occhi attratto dalla tua faccia impreziosita da
tristi e spenti e, ancora, via, raminga e quella paglietta giallastra da cui spunta-
solitaria. Quando, poi, i bimbi, amici e va la tua rada frangetta, che i piccolini
cuginetti del piccolo Giovanni, cors ero sovente si divertivano a fi ccarti in testa,
verso di te e ti fecero fest a e ti diedero tu ti allontanavi disdegnosamente, e se
delle piccole pacche, non un sorriso di poi costui s’incaponiva a inseguirti,
contentezza si delineò sul tuo volto: gli allora sì che mostravi di potere e di s a-
occhi restarono spenti e malinconici, a pere anche trotterellare.
segno di un tuo probabile pensiero che
andava e vagava lontano, oltre l e squal- E se così è stato, zia Pina,
lide vicende quotidiane che assillano i
comuni mortali. ti sei riscattata, e nessuno più
C’era chi nei tuoi occhi assenti leggeva
un tuo profondo filosofare, volto e vota-
potrà giammai pensare che il
to all’accettazione supina di tutto il ma-
le e di tutto il dolore di questo mondo e
tuo fosse lo sguardo della
dell’universo intero: una speci e di Leo- stupidità e dell ’ebetismo.
pardi al femminile. E c’era chi, molto
prosaicam ente, nel tuo sguardo vuoto Adesso che so per certo, per informa- Dopo aver fornito latte a grandi e a pic-
ravvisava né più né meno che una sorta zioni avute dallo zio Pasquale, quando cini, a uomini e a donne, a industriali e
di ebetismo. A me tu sembravi abulica, esattamente ti han portata via dalla te- ad operai, t’han ridotta in carne e ti han-
indifferent e, apatica, inespressiva, nella nuta, da sola, senza alcuna tua compa- no cellofanata, per poi condurti al su-
misura in cui la tua espressione ti era gna che abbia potuto condividere il tuo permercato, al reparto carni, settore
appiccicata sul volto come una perenne destino, per una coincidenza di date bovini, donde sei tornata da me, per una
maschera sempre uguale a se stessa. afferenti la tua dipartita e un articolo del strana coincidenza del destino. Non
Anche quando ti sottrassero e ti portaro- giornale locale, congetturo che col ei di sono vegetariano, e neanche vegetalia-
no via i tuoi figli rimanesti impassibile, cui si parla nell’articolo sia proprio tu. no. Ma proprio non posso mangiarti, zia
quasi la faccenda non ti riguardasse, o E che, dunque, sia st ata proprio tu a Pina, perché mangiandoti mi sentirei
come se neanche ti fossi resa conto di puntare i piedi con tutta la forza che ti presso a poco un cannibale!
quel che accadeva. ritrovavi in corpo, con lo sguardo spa-
Tuttavia, quella sera, quando ti accom- ventosamente feroce, e ad emanare non Franco Paradiso
32

ANIMALI: UN BUSINESS
AL QUALE NON SI
pe r la maf ia gli an ima li so no una r iso rs a da s frut tare

VUOLE RINUNCIARE
N on ci si deve sorprendere se uno
studio molto attendibile come quello
dell’Osservatorio zoomafia - animali e
criminalità della LAV (Lega contro la
vivisezione), relativo a dati del 2008,
presentati all’inizio del 2009, conferma
un interesse cres cente delle mafi e per il
mondo animale. Non si tratta certo delle
tenere passioni domestiche di boss fol-
kloristici di certa produzione cinemato-
grafi ca, ma dell’unico fondament ale
motivo che rappres enta il vero motore
delle attività illecite delle varie organiz-
zazioni criminali di stampo mafioso,
ossia l’accumulazione economica. Un
boss ammiccante di qualche serie t elevi-
siva direbbe : “nulla di personale, è solo mente da bande di briganti, era t enuto in malavitosi. Troppo spesso questi malvi-
business”. In questo caso, al di là delle debito conto dalle cosche mafiose. Esse, venti erano individuati in briganti alla
concessioni alla teatralità dei dialoghi da grazie ad un profilo criminale di più macchia, che attentavano all’integrità
film, la battuta rende la vera motivazio- sofisticat a intelligenza, riuscivano a ge- della proprietà con reati come l’abigeato
ne che spinge le cosche a conquistare il stire sia i vantaggi economici del reato o l’estorsione, esercitata anche con la
controllo delle attività che girano attorno che l’allarme sociale e la richiesta di violenza sugli animali. I gabelloti, grazie
agli ani m ali , con tutt i i m ezzi sicurezza che derivava dall’esercizio del alla sostanziale ass enza delle Istituzioni
dell’accumulazione illegale, dalla corru- furto di animali, prevalentemente da e all’impunità garantita dal notabilato
zione all’uso della violenza. E’ solo una produzione come mucche, pecore e ca- politico-economico, riuscivano a con-
questione di soldi che girano in gran pre. durre un ruolo piuttosto “ vischioso” e
quantità nel mondo assai variegato dello molto ambiguo che li rendeva insieme
sfruttamento degli animali. D’altra parte, ...le stime dell ’Osservatorio difensori e aguzzini del proprietario,
le organizzazioni mafiose hanno sempre anche grazie al controllo sostanziale,
mostrato una notevole capacità di adat- parlano di 200 mila animali spesso perpetrato con l’inganno, delle
tamento alle condizioni presenti nel tes- numerose bande che infestavano le cam-
suto socio-economico e un fiuto partico- ancora interessati dal reato pagne siciliane, molto pericolose ma
lare nella previsione di occasioni per
inserirsi in settori dai quali è possibile
del furto di bestiame che facilmente manovrabili perché prive di
un’organi zzazione strat egica. Com’è
drenare ricchezze, facendo valere la
propria potenza economico -finanziaria e
pericolosamente alimenta, tra finita questa storia è noto: le bande di
briganti furono tutte sterminate, spesso
il proprio potere intimidatorio. Inoltre, la l ’altro, il mondo della con forme legali, ma, con i buoni auspici
suddetta capacità adattiva ha cons entito di cosa nostra, i gabellotti in tanti casi
alla mafi a di aggiornare i metodi e i macellazione clandestina e si sostituirono, anche sul piano patrimo-
campi della propri a influenza sul territo- niale, ai vecchi propri etari. Ormai da
rio e sulle attività socio-economiche che delle sofisticazioni alimentari... tanti anni l’abigeato non è più una delle
in esso si svolgono, purtroppo spesso attività in cui le mafie, anche quelle del-
anticipando le analisi e le rilevazioni di In altri termini, i gabelloti mafiosi rap- le altre regioni del Meridione d’Italia,
studiosi interessati a comprendere il presentavano il vero potere costituito nei molto attente al variare dei cicli econo-
fenomeno criminale e di organi inqui- feudi, nonostante nominalmente foss ero mici, investono il massimo del loro po-
renti preposti a prevenirlo per combat- dipendenti dei latifondisti, assunti per tenziale economico e militare. Tuttavia
terlo. Nella Sicilia post-unitaria e fino a fermare, con l’autorità derivante dal loro le stime dell’Osservatorio parlano di 200
ben oltre il secondo dopo guerra, il so- riconosciuto profilo criminale, le riven- mila animali ancora interessati dal reato
stanziale controllo dell’abigeato nei feu- dicazioni sociali e per garantire la del furto di bestiame che pericolosam en-
di siciliani, anche se esercitato diretta- “sicurezza” nei feudi dall’assalto dei te alimenta, tra l’altro, il mondo della
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macellazione clandestina e delle sofisti- fauna esotica protetta, che arriverebbe cavalli dopati o costretti a correre in
cazioni alimentari. ad un terzo di quella legale, e non tra- tracci ati per loro dolorosissimi; i cani da

A scurabili anche in termini economici


nche se rimangono margini di sono i proventi del bracconaggio per
attività tradizionali, cosa nostra sicilia- cui, recentement e, sono state scoperte
combattimento violentati nei modi più
efferati per alzare il loro livello di ag-
gressività o quelli costretti in canili in
na, la ‘ndrangheta calabrese, la camorra centrali di vendita di volatili nei famosi condizioni infernali; le mucche o le
campana e la sacra corona unita puglie- mercati storici di Ballarò a Palermo e di galline costrette a pratiche innaturali e
se, sull’esempio dei cugini d’America e Sant’Erasmo a Napoli. Il rapporto dolorose per stimolare le loro produzio-
di altre parti del mondo occidentale, nel dell’Osservatorio Zoomafia della LAV ni; gli uccellini accecati per il piacere
tempo hanno pensato in grande, spin- è ricchissimo di dati e di spunti di rifles- insano di sentirli cantare più a lungo; i
gendosi sempre di più nel controllo dei sione, ma questo rapido viaggio fatto sistemi terribili di abbattimento degli
cosiddetti vizi, che non attengono solo dentro le cifre e le informazioni, che animali da carne, come le cavi e utilizza-
alla vendita del sesso e di sostanze stu- testimoniano la presenza della crimina- te nella ricerca sci enti fica senza porre
pefacenti, ma anche al mondo delle lità mafiosa nello s fruttamento degli alcun limite alla loro sopportazione del
scommesse sugli animali, spesso tanto animali, non ha finora considerato il dolore e, talvolta, senza alcuna necessi-
pieno di adrenalina quanto di traffici punto di vista degli animali stessi, vitti- tà. Questo terribile campionario di vio-
illeciti. Il primo esempio che viene in me di questo sfruttamento. Non è stata lenze indicibili può avere solo in parte
mente è quello delle corse dei cavalli. una dimenticanza o un deficit di sensi- la motivazione di fare girare un sistema
bilità, ma la volontà di evidenziare, di- economico criminale di tipo mafioso.
stante da ogni altra considerazione an- Siamo certi, infatti, che, al di là dei con-
che importante, la sofferenza di chi non testi diversi, le ragioni profonde che
Ma siamo certi che, al di là ha com unque voce, nonos t ant e
l’impegno generoso di pochi volontari
giustificano e rendono possibili questi
terribili massacri non siano anche den-
dei contesti diversi, le ragioni che si battono a loro favore per il diritto tro ognuno di noi? Non sarà un caso se
naturale e sacros anto di ogni animale ad un celebre scienziato, interrogato su
profonde che giustificano e essere rispettato come essere vivente. quale fosse la belva più feroce al mon-
Sono tantissimi gli esempi di sofferenze do, senza manifestare il minimo dubbio
rendono possibili questi indicibili inflitte agli animali, ma ne rispondeva: l’uomo.
terribili massacri non siano elenchiamo solo alcuni, i più noti. I Giovanni Abbagnato

anche dentro ognuno di noi?

Dal rapporto Zoomafia si apprende che


muoverebbe più di un miliardo di euro,
purtroppo non solo attorno al mondo
delle corse clandestine ma anche in
quello formalment e legale. Proprio le
corse clandestine rappres entano non
solo un enorme giro economico, ma
anche un cont rollo del territorio impres-
sionante, se si pensa che in grandi e
piccoli centri abitati del Meridione, ma
non solo, le organizzazioni criminali
sono capaci di bloccare intere peri ferie
cittadine o strade extracomunali per
consentire lo svolgimento di corse cl an-
destine di cavalli o di cani. A proposito
di cani, solo i casi di cronaca particolar-
mente efferati, come quelli che riguar-
dano persone, spesso bambini, sbranati
da cani, fanno assurgere all’attenzione
dei media il mondo sordido delle scom-
messe sui combattimenti dei cani, attor-
no ai quali girerebbero circa 750 milioni
di euro. A questa pratica terribile e peri-
colosa da qualche tempo si è aggiunta la
criminale importazione dall’estero di
randagi (l’Osservatorio ne stima circa
500 mila l’anno) per lucrare su conven-
zioni fatte con Enti pubblici per la ge-
stione di canili, tenuti in condizioni
infernali. Significativa, inoltre, la vendi-
ta illegale di animali imbalsamati e di
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Un amore
non corrisposto
s to r ia d i gatt i, d’a more e d i ma linco n ia

Questa storia, accaduta realment e ad cres ceva velocemente e, quasi improv-


visamente, si rese conto che la dolce
può fermare un altro gatto, se questo ha
deciso di fare qualcos a: la gatta trovava
uno dei miei gatti, è scritta per tutti co- mamma, l’allegra compagna era una sempre il momento in cui, con un abile
loro che non amano e non capiscono i femmina. salto, aggirava lo sbarramento e trotte-
gatti, che si rifiutano di accettare che i La natura implacabile continua il suo rellava via, senza più degnarlo di uno
gatti, pur avendo i difetti degli umani, cammino e nessuno può sottrarsi alle sguardo.
hanno più pregi, dovuti ad una natura sue leggi: la conservazione della specie Orgoglio e paura fermavano il giovane
gentile che agli umani è stata negata. è un fine troppo importante perché qual- gatto: non poteva, non poteva battersi,
Un gattino molto piccolo, uno tra i tanti cuno possa vivere solo di sogni e sot- sapeva com e sarebbe andata a finire,
senza padrone, fu accolto in una casa di trarsi al suo compito. l’istinto di conservazione lo bloccava.
campagna, dove già viveva una gatta L’ormai giovane gatto era sconcertato Era una tragedi a!
adulta. Era una bella gattina bianca e da questa scoperta, nei suoi giochi era Come spesso sogliono fare gli uomini
nera, mamma da poco, un po’ triste per- più malizioso, nei suoi atteggiamenti più disperati, il mio gatto divenne sempre
ché i suoi piccoli, ormai svezzati, erano dolce: era chiaro che il passaggio da più cupo, sempre più solo; la sua natura
stati regalati e quindi erano usciti dalla compagna di giochi a compagna in amo- s’inasprì e non fu più possibile cogliere
sua vita. re gli sembrasse quanto mai ovvio e nei suoi occhi d’oro uno sguardo dolce.
Ben presto il gattino scoprì che nella naturale. Un giorno la gatta non tornò più: una
nuova casa c’era un’altra mamma che lo Ma non sembrò ovvio alla gatta, la qua- donnola, un cacciatore, una macchina?
vezzeggiava, lo accarezzava, gli serbava le, puntualmente, nella stagione degli Non si seppe mai. Quello che so è che
i bocconcini migliori, talvolta gli dava amori, ricominciò ad incontrarsi con il persi anche il mio gatto, che non fu mai
anche un po’ di latte. suo partner di sempre, un gattone tigra- più amico di nessuno. Rimase fuori di
I suoi primi passi incerti nel giardino to, selvatico, potente, troppo potente per casa sempre più a lungo, tornando solo
nuovo erano guidati dall’esperienza un giovane gatto alle prime esperienze. per mangiare un boccone, simile ad un
della mamma-gatta, che era anche una Il gattone si materializzava di sera nel fantasma, sempre più selvaggio.
compagna per i giochi più sfrenati, per buio del giardino, simile ad una statua E finì i suoi giorni da vecchio solitario,
le corse nell’erba alta, per lotte e capi- marmorea, con gli occhi che a tratti bril- inavvicinabile, sempre con quello sguar-
tomboli. lavano nel buio. La gatta, in silenzio, si do da folle con cui sembrava chiederti
Anche la gatta sembrava felice e gioche- alzava e si allontanava, sparendo nel aiuto, per poi voltarsi e allontanarsi,
rellona, quasi fosse tornata una gattina buio. Appena il giovane gatto fiutava ondeggiando la folta coda.
di pochi mesi. nell’aria l’odore del suo nemico, rizzava
Una vita bella, perfetta, che sembrava il pelo e, con aria minacciosa, tentava di fabrizia
non dovesse finire m ai, ma il piccolo sbarrarle il passo. Ma neanche un gatto
35

ip po -ho p

Tavola di Guglielmo Manenti


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sei per sette


quarantadue
(piu’ due quarantaquattro)
L ’altro giorno, dopo che per strada: 1. un moscerino mi era entrato in un occhio; 2. ero stato morso da una zan-
zara; 3. avevo calpestato la cacca di un cavallo; 4. mi aveva inseguito un branco di cani; sono tornato a casa un
po’ nervoso. Davanti al portone c’era un uccellino con degli occhialoni scuri e un impermeabile che, appena mi
vede arrivare, si avvicina con fare circospetto.
- Buongiorno - mi fa – avrei una parolina da dirle all’orecchio: il prossimo numero dell’Arcobaleno sarà
dedicato agli animali.
- Grazie, terrò presente. Potrebbe riferire ai suoi mandanti che, considerato il livello culturale della redazio-
ne, più che di animali sarebbe stato più corretto parlare di asini? - ho risposto educatamente.
- Riferirò con piacere - mi ha risposto allontanandosi frettolosamente.
- Presto, un lanciafiamme - ho detto appena sono entrato in casa - avrei una cosina da dire a quelli
dell’Arcobaleno.
ga tte ggi

Dall’altra stanza è arrivato un ragliare di asini con, in sottofondo, un’orchestra.


- Abbiamo ospiti?
- Macché, è la gatta che sta vedendo il festival - mi ha risposto la primula.
- Sanremo? - ho chiesto.
- Sì, bello. Quella è capace di tutto.

Sono entrato nella stanza e con un tono molto calmo ed garbato ho chiesto alla gatta: -Scusa, dov’è il lanciafiam-
me che vorrei dare un’aggiustatina ai colori della tv?
- Lascia stare, l’ha preso in prestito il vicino che doveva intervenire alla riunione di condominio – ha detto.
- Chi sono quegli animali ?– ho chiesto, mentre i cantanti in tv stavano intonando il ritornello.
- Sc usa, in che senso animali? Quelli sono il principe, il nano e il tenore. E guarda che tutti e tre apparten-
gono al genere umano. Il tuo – ha risposto la gatta gelida.
- Sc usa, non volevo offendere. Dicevo animali nel senso che cantano come bestie - ho risposto ancora scos-
so dal ritornello della canzone.
- Io, veramente, non ho mai sentito un animale cantare come una bestia – si è intromessa la primula. - Gli
uomini invece sì. Vuoi che ti ricanti il ritornello del trio?
- Grazie, preferirei di no: ho lo stomaco ancora sottosopra. Ora, però, scusatemi: non è che potreste smette-
re di respirare, fare silenzio, andare tutti a quel paese, che io debbo lavorare al mio saggio sull’uso della
punteggiatura nel Settecento inglese?
- Dopo- ha risposto la micia spegnendo la tv. - Ora siediti, ti debbo parlare. Come sai, sono sempre stata
scettica sull’Arcobaleno. Un’accozzaglia di fieri nemici della grammatica e del sapone che, invece di
dedicarsi più proficuamente alla zappa o alla collezione di santini, da qualche tempo si è intestardita a
sprecare carta ed inchiostro. Ora, però, debbo dirti che ho avuto modo di ricredermi. Finalmente quelli
dell’Arcobaleno hanno avuto una buona idea.
- Quale, quella di chiudere? – ho chiesto speranzoso.
- Non fare lo spiritoso. Un uccellino mi ha detto che il prossimo numero sarà dedicato agli animali.

Lo sguardo mi è caduto su un paio di occhialoni scuri, degli ossicini e delle piume che ancora svolazzavano.
- Un uccellino chi? - ho chiesto, guardando sconvolto la primula.
- Lascia perdere, bello – mi ha detto lei sottovoce.- Almeno non dovrai cucinare per cena.
- Prima di questa stupida interruzione - ha ripreso la micia infastidita - stavo dicendo che questa
dell’Arcobaleno è una scelta redazionale molto importante, che fa onore al giornale e che richiede un tuo
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intervento serio, ben scritto e sopratutto comprensibile. Impresa per te difficilissima, me ne rendo conto.
Spero che tu possa essere all’altezza.
- Ne ero già stato informato. Comunque, mi dispiace: non posso. Non ho tempo. Fra l’altro non capisco cosa
c’entrino gli animali con la musica, a parte i ragli che abbiamo appena ascoltato.

Era proprio vero: all’Arcobaleno non sapevano più cosa inventarsi, ho pensato. Quelli sarebbero capaci di fare un
numero che avesse come tema, che ne so, anche i muri.
- Bello, guarda che hanno fatto un’offerta che non puoi rifiutare – è intervenuta la primula.
- E sarebbe?
- Sarebbe che inseriscono sul tuo profilo di Facebook che hai aderito al gruppo menomalechesilvioc’è.
- No, questo mai.
- Bene – ha fatto la micia. – Allora, al lavoro. Possiamo anche saltare la cena, io non ho tanta fame. Come
puoi immaginare, ci sarebbero tante cose da dire sulla figura del gatto, l’animale più bello, intelligente no-
bile e perfetto che esista, e la sua rappresentazione in musica. A questo proposito, ti ho preparato degli ap-
punti. Eccoli: “ Domenico Scarlatti in pieno '700 scrive una famosa Fuga del gatto, per clavicembalo: l'a -
nimale passeggia indebitamente sulla tastiera da cui escono note del tutto casuali che il musicista elabora
in forma compiuta. Igor Stravinskij compone nel '900 una produzione felina, Il gufo e la gattina. Ne La
bella addormentata nel bosco di Petr Ilic Chaikowski, il dialogo tra un gatto bianco e un gatto nero è ese-
guito dall'orchestra in pseudomiagolii melodici”.
- Per non parlare, poi, di Rossini – ha aggiunto la gatta.
- Rossini chi, quello che è metà spumante e metà succo di pesca?
- Quello è il Bellini. E’ un cocktail, non c’entra con la musica- si è intromessa la primula.
- Eppure mi sembrava di sì – ho fatto io- Mi ricorda qualcosa...
- …T ipo gli spaghetti alla Norma?
- Per favore, ora basta con le battute sceme. Qua l’unico autorizzato a farle sono io – ho replicato con tono
nervoso.
- Lascia perdere, bello – ha detto la primula. - Piuttosto, perché non scrivi dei Kiss, che hanno il batterista
che si trucca da gatto?

Non ho mai sopportato le primule appassionate di pupazzo-rock americano, figuriamoci poi quelle che ripetono
sempre “ bello”.
- Io, per me, preferisco quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due – ho risposto con tono sgarbato. -
O, al limite, Volevo un gatto nero, nero, nero. Sappi che lo Zecchino d’oro è una delle pagine più importan-
ti del novecento musicale italiano. Altro che i tuoi Kiss per adolescenti disturbati.

Dura la convivenza con gatti parlanti e primule tamarre. Avevo proprio bisogno di quel lanciafiamme. Assoluta-
mente.
- Gioacchino Rossini - ha ripreso con sussiego la gatta - scrive il celebre Duetto buffo di due gatti: un'arietta
composta da un solo verso, "Miao". Un divertissement ancora oggi molto eseguito e che diverte molto il
pubblico, anche per le smorfie che sono costretti a fare le due cantanti.
- Sc usa, ma questo Rossini non aveva qualche paroliere bravo sottomano? Che ne so, magari uno tipo Mo-
gol, quello che ha scritto “ Maledetto di un gatto”? – ho chiesto io.
- Me lo dovevo immaginare che sotto sotto ti piaceva Battisti – ha sibilato sprezzante la primula- Sei proprio
bollito, bello. E io che perdo tempo a parlarti dei mitici Kiss.
- Basta con i battibecchi – ha ripreso la gatta.- Torniamo a noi: oltretutto io credo che gli animali con la mu-
sica c’entrino molto. Prendi ad esempio, il canto degli uccelli, dei delfini, delle balene…
- Anche i ragli degli asini – ho tagliato corto.
- Quelli li trovi più facilmente in Parlamento, bello – ha precisato la primula.
- Sc usa, cosa c’entrano i nostri parlamentari con gli asini? – ho chiesto perplesso.
- Poi te lo spiego – ha fatto la primula.
- Non è il caso, grazie. Ho ancora lo stomaco in subbuglio – ho tagliato corto.

Solo che, arrivati a quel punto, avevo capito una cosa: dovevo farmi restituire al più presto il lanciafiamme dal vici-
no. Poi, con l’attrezzo in mano, dare una riassettata a casa - gatta e primula comprese – e, alla fine, fare una visitina
a quelli dell’Arcobaleno. Ecco cosa dovevo fare, altro che perdere tempo con questa stupido articolo.

di Aldo Migliorisi
(http://aldomigliorisi.blogspot.com)
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Animali
vs
Uomini
an ima li da le gger e

D ai tempi di Fedro e di Esopo, grandi favolisti del mondo


latino e greco, gli animali sono protagonisti delle ambienta-
zioni fiabesche. Vi assumono spesso tratti antropomorfi, dan-
do corpo a virtù, debolezze e vizi del genere umano. Essi
pensano e ri fl ettono, evidenziano i comport amenti morali e
sociali degli individui, si fanno espressione dei tratti positivi
dell’essere umano, quelli da elogiare, ma anche degli aspetti
negativi, da condannare e colpire. Animali parlanti sono pre-
senti nella favola moderna di Luis Sepùlveda, Storia di una
gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. In questo
esile ma profondo libro, l’autore spinge gli animali a riflette-
re sulla attualissima questione dell’inquinamento dei mari ed
a giudicare dal loro punto di vista il mondo degli uomini.
Fra uomo e animale si può riuscire ad instaurare un rapporto
affettivo e profondo, così come avvi ene nelle fiabe dei fratel-
li Grimm, dove è ricorrente la presenza di animali parlanti e
di protagonisti umani che si adoperano per comprenderne il
linguaggio.
Addirittura, il mondo degli animali è cantato in versi da Ar-
cangelo Mafrici in Gli animali raccontano. Ma la convivenza
tra le due specie non è sempre così idilliaca. Già nel 1905 lo
scrittore giapponese Natsume Soseki, nel romanzo Io sono un
gatto, evidenziava come gli animali, nella fattispecie il gatto
protagonista, percepiscono come strane e curiose le creature
appartenenti alla razza umana, alla specie considerata perver-
sa. Antonio Tabucchi, nel brano Una balena vede gli uomini,
tratto dal romanzo Donna di Porto Pim, introduce il punto di
vista di un narratore insolito, un cetaceo che guarda gli uomi-
ni, il loro fisico, il loro incomprensibile linguaggio e, in una
macrosequenza descrittiva, li analizza e li confronta con i
propri simili.
Questa incomunicabilità è evidente in vari rom anzi e raccon-
ti, nei quali gli animali si ribellano all’uomo ed insorgono
vittoriosamente. Il caso più eclatante è quello del romanzo di
George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair) La fattoria
degli animali, del 1945, ma possiamo ricordare anche Dino
Buzzati, Italo Calvino ed altri autori, italiani e stranieri. Nel
romanzo di Orwell, la rivoluzione degli animali contro gli
uomini ha lo scopo di instaurare una società fondata
sull’uguaglianza, ma si scoprirà che anche gli animali, so- Hatc & Co. 218 Broadway, Herald Building, New York, ca 1899
39
quelle enormi spelonche aperte ai venti, altro che in questi
malinconici palazzi pieni di scarafaggi e di polvere!
I roditori e gli orsi, così come i maiali di Orwell, hanno
un’intelligenza superiore, a tratti diabolica, e agiscono al solo
scopo di schiacciare ed umiliare il genere umano, sostituendo-
si ad esso.
Nel Bestiario di Buzzati molti racconti sono dedicati agli ani-
mali, considerati come creature simboliche e privilegiate. An-
che nella storia fiabes ca narrata ne La formica argentina di
Calvino, del 1952, le formiche argentine infestano la Riviera
di Ponente ed occupano la casa di una famiglia derelitta. Esse
sono particolarmente ostinate, aggressive e proli fiche. I diversi
personaggi si attivano per combatterle e risolvere il problema,
ma non riescono a sconfiggerl e e si rassegnano a convivere
con tali insetti fastidiosi.
Ma, nel confronto tra uomo e natura, non si può fare a meno di
citare la sfida primordiale, nobile, e allo stesso tempo tragica,
tra il vecchio pescatore Santiago ed il maestoso marlin, rac-
contata nel celeberrimo romanzo di Hemingway Il vecchio e
il mare.
Al largo dell’isola di Cuba si consuma una lotta alla pari, ter-
ribile e dolorosa, fra l’orgoglio dell’uomo e l’agonia del pesce,
fra due avversari che si rispettano. Basteranno le parole di
Santiago ad annullare la competizione tra genere umano e
razza animale e a ripristinare un senso di fratellanza fra le cre-
ature: « mi stai uccidendo, pesce, ma hai il diritto di farlo. Non
ho mai visto nulla di grande e bello e calmo e nobile come te,
fratello. Vieni ad uccidermi. Non m’importa chi sarà ad ucci-
dere l’altro».

Katia Arcidiacono

prattutto i maiali, che hanno fama di essere più intelligenti di


tutte le altre bestie della fattoria, badano solo al potere e ad
assumere il controllo della comunità. Pertanto, a metà fra il
comico ed il grottesco, le similitudini tra razza umana ed ani-
male sono sotto gli occhi di tutti, così come è evidente,
nell’opera, la matrice politica e l’attacco violento dell’autore
contro l’Unione Sovietica di Stalin.

S ulla falsariga del romanzo orwelliano si snodano il rac-


conto I topi, tratto da Boutique del mistero e la fiaba La famo-
sa invasione degli orsi in Sicilia, entrambi di Buzzati. Nel
primo, dentro una vecchia villa, si nasconde un esercito di topi
enormi, neri, voraci, insaziabili, che invadono l’abitazione,
uccidono i due gatti soriani e i due anziani genitori dei padroni
di casa e, infine, riducono in schiavitù l’intera famiglia, diven-
tando essi stessi padroni della villa.
Nella fiaba La famosa invasione degli orsi in Sicilia si raccon-
ta, invece, di quando gli orsi erano buoni e guidati da un re
saggio. In seguito alla loro discesa in pianura e alla contamina-
zione con gli uomini, gli orsi hanno assunto le cattive abitudi-
ni proprie della natura umana: giocano, si ubriacano, rubano
ed entrano in guerra con gli uomini, insediandosi al loro posto.
Fino a quando il saggio re Leonzio, in punto di morte, esorta
gli orsi a ritornare sulle montagne: ...lasciate questa città dove
avete trovato la ricchezza, ma non la pace dell’animo. To-
glietevi di dosso quei ridicoli vestiti. Gettate i cannoni, i fucili
e tutte le altre diavolerie che gli uomini vi hanno insegnato.
Tornate quelli che eravate prima. Come si viveva felici in
40

O
AG LE
an ima li rand a gi

M
ND CIA
IS
RA E
SP

I l 1991 è un anno particolare per la


storia di tutti gli animalisti italiani: vie-
cani e gatti come strumento di
lotta al fenomeno del randagismo
(si badi bene che nella legge vie-
strada, in rifugi pubblici o con-
venzionati con associazioni ani-
maliste o privati. Le USL con il
ne emanata la legge 281 in materia di ne utilizzata la parola prevenzio- compito di catturare, curare e
cani, gatti ed animali d’affezione. ne del concepimento e non steri- provvedere alla prevenzione del
Questa legge, da anni invocata da tutta lizzazione); concepimento, secondo quanto il
la galassia delle associazioni animaliste, 3. si introducono pesanti sanzioni progresso scienti fico cons ente di
ma fortemente sentita anche da tutti i contro il maltrattamento e l'ucci- attuare. Insomma, si investono i
cittadini italiani, introduce una serie di sione di animali (ex art. 727 del servizi veterinari di compiti sani-
novità legislative di grande portata: Codice Penale); tari, sia a tutela del benessere
1. viene bandito l'abbattimento dei 4. si introduce l’obbligatorietà dell’ animale, che a prevenzione di
cani randagi accalappiati (nell'ex anagrafe canina; malattie trasmissibili all’uomo;
regolamento di polizia veterina- 5. i comuni e le USL vengono dele- 6. viene stanziato un fondo nazio-
ria per la profilassi antirabbica gat i a com piti ben precisi nale di 5 miliardi delle vecchie
dovevano essere abbattuti dopo nell’attuazione della legge. I lire, per le regioni italiane, a so-
tre giorni); Comuni con il compito di custo- stegno dell'attuazione della leg-
2. si introduce la pratica della pre- dire e mantenere in vita cani e ge, da utilizzarsi nel quinquennio
venzione del concepimento di gatti randagi, recuperati dalla 1991- 1996.
41
Asl, hanno investito un euro per realiz-
zare tali strutture; e visto che tutto è
demandato ai canili privati che dovreb-
bero investire grandi risorse economiche
e, di fatto, sostituirsi agli Enti Locali.
Nel frattempo non si sa dove dovrebbe-
ro essere ricoverati i cani e gatti malati,
feriti e morsicati recuperati dalla strada,
e tutto questo dopo che sono trascorsi
ben due anni dall’emanazione del fami-
gerato Decreto Pres. 7/2007! I recenti
fatti di cronaca siciliana ci segnalano
bambini sbranati da cani, cani ammaz-
zati dal veleno e dalle pallottole dei cit-
tadini e dei poliziotti urban-cowboy. Si
sente parlare di sindaci che, dopo anni
di colpevole inerzi a, ordinano di sparare
a vista sui cani randagi, sui cani di quar-
tiere, che prima vengono istituzionaliz-
zati dalla legge regionale 15, e che poi

A l di là delle novità legislative, si


comprende subito come la legge dia
tati di sala operatoria, microscopio, fri-
go, celle frigori fere, gabbie di ricovero,
ricoveri a temperatura controllata etc.
nessuno tutela dalle macchine che li
investono, dai cittadini zoointolleranti
che li avvelenano, dagli altri randagi in
dignità giuridica a tutti gli animali d'af- Si tratta di dotazioni estremamente co- branco che li sbranano. Insomma, rap-
fezione, che non sono considerati più stose, delle quali, in provincia di Cata- presentano l'emblem a delle contraddi-
oggetti visti solamente in funzione del zioni di una legge che cerca di mediare
mantenimento della salute e del benes- tra la scarsità di risorse, gli animalisti
sere dell’uomo. Per la prima volta la
legge rimanda alle regioni, entro sei
bambini sbranati da cani, che vorrebbero tutti i cani per strada e
tutti i canili rasi al suolo, e la visione
mesi, l'emanazione di norme attuative cani ammazzati dal veleno e ipocrita di chi pensa che con qualche
per l'istituzione dell'anagrafe canina e di ciotola di cibo distribuita per strada e
quanto da essa disposto. A questo punto dalle pallottole dei cittadini e con qualche sterilizzazione a macchia di
sembrerebbe che il fenomeno randagi- leopardo si garantisce la soluzione del
smo abbia i mesi contati in Italia, ma
dei poliziotti urban-cowboy randagismo. Un altro aspetto critico
per molte regioni così non sarà. E men- della legge 15/2000 sta nell'aver attri-
tre Toscana, Lazio ed Emilia Romagna buito ai comuni la competenza, che in
si attivano nei tempi giusti per emanare nia, fino ad oggi non ne è stat a realizza- precedenza era regionale, di accalappi a-
le proprie leggi attuative, per altre il ta alcuna a norm a; né mi risulta che in re i cani. Ciò ha comportato un aggravio
tempo si dilata all’infinito, e la Sicilia tutta la Sicilia la situazione sia diversa. notevole sulle casse comunali, non com-
diventa la pecora nera di questa legge. Come dire, armiamoci e partite, visto pensato da alcun tras ferimento di risorse
Dopo nove anni viene partorita la legge che né la Regione, né i Comuni, né le agli stessi enti. Per cui i comuni, che, in
regionale 15/2000, che, purtroppo, al di
là dei nove anni trascorsi per la sua e-
manazione, non solamente propone un
testo farraginoso, ma rimanda alla costi-
tuzione di un’apposita Commissione la
stesura del Regolamento d’attuazione
della medesima legge. La Commissione
viene istituita nel 2005, mentre il Rego-
lamento d’attuazione viene emanato con
Decreto del Presidente della Regione n°
7 del 2007. Cosicché ci sono voluti ben
sedici anni dall’entrata in vigore della
legge 281 per avere in Sicilia una legge
sul randagismo! Tutto risolto? Per nien-
te! Il mitico Decreto Pres. Reg. Sicilia
n°7/2007 è frutto di una serie di com-
promessi, che modificano buona part e di
quanto emerso dai lavori della commis-
sione. In definitiva, viene partorito un
miscuglio di norme, anche di natura
tecnica, di incerta interpretazione e sotto
molti aspetti diffi cilmente applicabili, in
particolar riguardo quelle che attengono
ai canili sanitari, che devono essere do-
42
smo, con i risultati che sono sotto gli
occhi di tutti. Insomma, nei 16 anni
trascorsi dall'entrata in vigore della leg-
ge 281, i soggetti coinvolti (la Regione
Sicilia, i Comuni, le Asl, le associazioni
animaliste) si sono mossi in ordine spar-
so, con il risultato di molti soldi spesi
male, mentre le strade sono piene di
randagi malati, maltrattati, pericolosi.
Moltissimi cani di proprietà non sono
microchippati né anagrafati e possono
essere abbandonati in qualsivoglia mo-
mento.
Si può dire che in Sicilia, oggi, siamo
all'anno zero del randagismo. Come si
può ovviare a tutto ciò? Quale potrebbe
essere l a soluzione? Innanzitutto parten-
do dal presupposto che ognuno deve
fare la propria parte. La Regione Sicilia
dovrebbe ri formare urgentemente leggi
e decreti pasticciati e inapplicabili, ma-
verità, dai tempi del dopoguerra non servizi, ma tale virtuosismo è stato va- gari evitando di creare Commissioni
hanno mai avuto la propensione ad inve- nificato dai comuni viciniori inerti, i cui infarcite di componenti delle varie
stire quattrini per il randagismo, si sono cani randagi migrano continuamente. lobby: Ordini professionali, Animalisti,
trovati a mal partito nel dover fronteg- Veterinari, Asl, Università, ma affidan-
giare il problema di cani e gatti randagi dosi a pochi esperti che non debbono
da catturare, custodire e mantenere in Si può dire che mediare tra opinioni ed interessi diver-
vita. Alcuni hanno risolto la cosa facen- genti. Dovrebbe inoltre, finalmente,
do orecchio da mercante, non stipulando in Sicilia, oggi, mettere mano alla cassa, perché 50 anni
convenzioni con privati o associazioni e
provvedendo alle emergenze con ordi-
siamo all'anno zero di disinteresse amministrativo hanno
reso la Sicilia la pecora nera del randa-
nanze sindacali. Magari chiudendo un
occhio se qualcuno che vive da solo si
del randagismo gismo italiano, e sicuramente una situa-
zione così grave non può essere risolta
riempie la casa o meglio ancora la villa, senza la creazione di strutture efficienti
di cani e gatti feriti o malati raccolti per In alcuni comuni si dà vita alle consulte e di risorse umane preparate professio-
strada per pietà, sino a quando qualcun animaliste nelle quali, puntualmente, nalmente. I Comuni, che non possono
altro non lo denuncia per il venir meno finiscono per litigare le varie anime del pensare di governare singolarmente un
di condizioni igieniche, per il fastidioso movimento animalista, ognuno con le problema così dilagante e complesso,
abbaiare, o perché qualcuno dei cani proprie verità imprescindibili ed ognuno dovrebbero provvedere a consorziarsi
custoditi sbrana qualche bambino di che cerca di avere dall’assessore di tur- per approntare piani provinciali di lotta
passaggio come ritengo sia accaduto a no la propria visibilità. Magari sotto al randagismo. Ancora oggi, chi è in
Scicli. forma di qualche convegno sul randagi- grado di rispondere alle domande: quan-

A questo punto i sindaci, di fronte


all'emergenza, emanano ordinanze tap-
smo, sponsorizzato direttamente dal
comune o indirettamente incentivato
sotto forma di qualche contributo per
ti sono i cani e gatti randagi pres enti sul
territorio siciliano? e quanti sono i cani
di proprietà che dovrebbero essere i-
pabuchi, cercano di stipulare convenzio- l'impegno profuso nella lotta al randagi- scritti all'anagrafe?
ni con canili privati, si ricordano che
esiste anche il problema randagismo e
magari ricorrono all’attivismo delle
numerosissime associazioni sorte negli
ultimi anni a difes a dei diritti degli ani-
mali. Queste ultime, tra le maglie dei
vuoti legislativi e dell’inettitudine dei
comuni, cercano di risolvere i problemi
e le emergenze dei poveri animali come
meglio si può, fornendo la loro collabo-
razione per diversi servizi previsti dalla
legge 15, nella speranza di riuscire ad
espletare tali servizi con pochi soldi,
visto che si tratta di associazioni che si
avvalgono spesso di volontari.
Alcuni comuni sono stati virtuosi e han-
no bandito gare d'appalto per il servizio
di cattura, custodia e mantenimento in
vita dei cani randagi. Hanno attivato i
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abbandonando l'animale. Dal 10 genna-
io 2010 la Provincia Regional e di Cata-
nia, con 32 comuni, ha avviato un pro-
getto sperimentale per la lotta al feno-
meno del randagismo, con l’ obbiettivo
di azzerare il randagismo entro 6-7 anni.
Il progetto prevede l'attivazione di tutta
la filiera prevista dalla legge 281: ana-
grafe dei cani di proprietà, piani di steri-
lizzazione dei cani randagi nei quartieri,
adozioni dei randagi, recupero dei cani
feriti e morsicatori e loro custodia pres-
so canili convenzionati. La rius cita di
tale progetto, di per sé innovativo, non
foss’altro perché affronta in modo orga-
nico tutta la problematica randagismo e
mette sotto un'unica cabina di regi a i
vari partner istituzionali (comuni, regio-
ne, associazioni, Ausl, canili convenzio-
nati), è legat a ad un elemento fonda-
mentale: la dotazione economica che la
Regione Sicilia darà al progetto. Se que-
sta dotazione sarà congrua, il progetto
potrà decollare, in caso contrario tutto
ritornerà al caos degli ultimi anni.
Chiudo questo contributo sul randagi-
smo in Sicilia con un ricordo della ca-
gnetta Stella, cane di quartiere a Cata-
nia, microchippata, sterilizzata, coccola-

S e di tal e fenomeno non si conos co-


no le dimensioni, come si può affrontare
inform azione sul rispetto dei diritti degli
animali a partire dalle scuole pubbliche
e all'interno delle famiglie siciliane,
ta da troppi cittadini che non sono riu-
sciti a darle una casa e ad evitare che
venisse schiacciata da un'auto, anch'essa
e risolvere, e quali risorse occorrono? supportando poi coloro che sono in di f- di quartiere; guidata da qualcuno cono-
Le Ausl, con i servizi veterinari, sono in sciuto da tanti, che, dopo averla investi-
grado di operare su tutto il territorio ta, pare foss e molto preoccupato per i
siciliano per il pronto soccorso degli Le Ausl oggi debbono danni subiti dalla sua auto.
animali randagi feriti? per l a prevenzio- La sua mort e e l a grande quantità di
ne del concepimento dei cani e gatti
riorganizzare i propri servizi risorse impiegate per catturare, micro-
randagi? per la gestione degli archivi
dell’anagrafe canina? Credo che di ffi cil-
veterinari creando chippare, st erilizzare cani quartiere me-
ritano una profonda ri flessione e forse
mente l’uomo della strada potrebbe ri- unità operative efficienti qualche ripensam ento.
spondere affermativamente, e chi opera
nel settore conosce le gravi di ffi coltà Mario Bongiorno
che i veterinari Ausl incontrano giornal- fi coltà nella gestione di cani e gatti e Medico veterinario
mente per la carenza di strutture. Le che, senza adeguato supporto psicologi- già componente della Commissione
Ausl oggi debbono riorganizzare i pro- co, spesso risolvono il problema con regionale per i diritti degli animali
pri servizi veterinari creando unità ope-
rative effi cienti e devono dotarsi di ca-
nili sanitari dove esperire tutte le princi-
pali attività previste dalla legge 281 e
dalla vigente normativa regionale. Infi-
ne le associazioni animaliste, spesso
coinvolte dalle amministrazioni locali
nell'espletamento di mansioni che ri-
chiedono mezzi e professionalità di cui
esse non sono dotate, dovrebbero valo-
rizzare la loro conoscenza del territorio
per support are le attività dei servizi ve-
terinari, ovvero dovrebbero divenire
l’asse portante di un processo culturale
che possa incentivare l'adozione dei
cani randagi, che poss a prevenire l'ab-
bandono di cani e gatti di proprietà.
Le associazioni dovrebbero promuovere
un processo di formazione cultural e e di
Addestramento di cani, Litografia Courier, New York, circa 1899.