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arcobaleno

l'arcobaleno
giornale per studenti, insegnanti ed esseri pensanti

Anno III n° 1
settembre– ottobre 2009
€ 2,00

GG I O
VI A
IL
Foto di Antonio Squeo

In questo numero:
La poesia: Itaca ……………………………………………….. pagina 3
Le crocchette di alligatore sono buone ……………………… pagina 4
Il viaggio, le merci, la globalizzazione ……………………… pagina 6
Il rito occidentale ……………………………………………... pagina 9
Un viaggio tra i sapori e le culture …………………………... pagina 11
Un viaggio a ritroso: Catania a metà 800……………………. pagina 13
Il racconto: il viaggio………………………………………….. pagina 16
Una storia in uno scatto………………………………………. pagina 18
L’incontro dell’Altro per scoprire se stessi…………………... pagina 19
La sporca Conversazione in Sicilia maledetta dal fascismo … pagina 21
Oltre la realtà. Il viaggio e le origini della fantascienza ……. pagina 23
In viaggio tra etnografia e letteratura ……………………….. pagina 26
Il viaggio del pellegrino……………………………………….. pagina 28
Quando i giovani viaggiavano …. col dito ………………….. pagina 31
C on questo numero ricomincia l'avventura dell'ARCOBALENO.
Ricomincia con una veste grafica più agile e con una nuova impostazione dei contenuti, quasi tutti convergenti
attorno ad uno specifico tema. Da esperienza prevalentemente locale, il nostro giornale ha cominciato ad esse-
re letto ed utilizzato didatticamente anche fuori dalla Sicilia; ora conta numerosi collaboratori/redattori sparsi
in tutta l’Italia.
Non abbiamo padroni, rifiutiamo i padrini e non vogliamo sponsor; le nostre possibilità materiali sono limita-
tissime, non così quelle progettuali che non hanno praticamente confini. Il nostro giornale è un cantiere aperto,
destinato ogni giorno a cambiare.
Non cambia, ma se possibile, si rafforza, invece, la nostra idea di fondo: rappresentare uno strumento in grado
di suscitare riflessioni e stimolare critiche e confronti. Siamo sempre più convinti, infatti, che sia necessario
gettare sassi colorati nella palude grigia della malainformazione di massa, per la quale è più importante il ru-
more di un albero che cade rispetto allo sforzo immane di una foresta che cresce; per la quale le condizioni di
vita e la vita stessa di milioni di esseri umani hanno minor rilievo di una storia di corna, di lifting, di miss Ita-
lia o del superenalotto.
Alla cultura rassicurante, dimensionata a capitoli e paragrafi, rimasticata e risputata sempre allo stesso modo,
misurata con i quiz, valutata con il bilancino dei decimi e dei centesimi, noi preferiamo quella che semina i
dubbi, che tra il bianco ed il nero si sofferma sui grigi, che ha l'ambizione di formare esseri umani, ciascuno
diverso dagli altri, e non entità omologate nei cervelli e plastificate nelle forme.
La scuola è una realtà in cui crediamo sia ancora possibile educare all'essere e non al sembrare, all'essere e
non all'avere. Noi scegliamo i viottoli irti, tortuosi e ciottolosi invece che le autostrade votate all'alta velocità;
e all'esibizione di gusci belli ma vuoti preferiamo uno sguardo attento a decifrare i segni complessi della no-
stra vita sociale.
La conoscenza è fatica, ma il piacere che si ottiene riconoscendo il frutto del proprio impegno non ha nulla a
che spartire con la botta di fortuna dei miracolati della lotteria, con il “posto” ottenuto leccando i piedi ad un
protettore, con i soldi ricevuti vendendosi il corpo o la dignità.
Vorremmo che la scuola riuscisse nel suo compito più alto, quello di insegnare, di lasciare un segno per tutta
la vita, un vaccino permanente contro l'influenza epidemica e contagiosa della stupida e istupidente brama del
potere.
Questo numero propone il tema del viaggio. Se ne parla da tanti punti di vista; ma qualcuno potrà giustamente
lamentare la mancanza di qualche spunto, l’assenza di qualche classico del viaggio. Manca On the road di
Jack Kerouac, manca l’Odissea, mancano i viaggi nell’oltretomba di Virgilio e Dante. E poi la cartografia,
l’analisi economica del turismo di massa, la storia e l’evoluzione dei mezzi di trasporto… Insomma, ce n’è
almeno per un altro numero. Ma essere esaurienti ed esaustivi non rientra tra i nostri scopi. Ciò che vogliamo
è dimostrare concretamente come sia possibile, facile e divertente organizzare un discorso unitario semplice-
mente adottando diversi punti di vista. Vogliamo affermare che le materie sono tante, ma la cultura è una, ed è
vero che la cultura è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto. Le nozioni a memoria pappagallesca lascia-
mole ai cretini di turno. Forse è troppo presto per pensare alle tesine, ai percorsi o alle mappe concettuali in
vista degli esami di Stato, ma non è certo un male se si comincia a farsene un'idea precisa o a trarne utili sug-
gerimenti sin da ora...
E' banale dirlo, ma il percorso scolastico, questo stesso anno che comincia, rappresenta una sorta di viaggio
verso una meta. Vi auguriamo buon viaggio, ma non prima di avvertirvi che il bello del viaggio non sta nel
raggiungere la meta ma nel viaggiare.
Perché, se senza dubbio la distanza più breve fra due punti è la linea retta, dubitiamo che qualcuno possa an-
noverarla un giorno tra i panorami più emozionanti.

Foto di Antonio Squeo

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ITACA
di Konstantinos Petrou Kavafis

Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni* e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga


che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -

la poesia
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
K avafis nacque ad Alessandria
d'Egitto, da famiglia greca.
penetranti d'ogni sorta, più aromi
Suo padre aveva una ben avviata dit-
inebrianti che puoi, ta di import-export, tuttavia nel 1870,
va in molte città egizie dopo la morte del padre, Kavafis e la
impara una quantità di cose dai dotti. sua famiglia furono costretti a trasfe-
rirsi a Liverpool.
Sempre devi avere in mente Itaca
Lo scoppio delle rivolte nel 1885 co-
- raggiungerla sia il pensiero costante.
strinse la famiglia a muoversi ancora,
Soprattutto, non affrettare il viaggio; questa volta a Costantinopoli. In
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio quell'anno stesso, però, Kavafis ritor-
metta piede sull'isola, tu, ricco nò ad Alessandria, dove visse per il
dei tesori accumulati per strada resto della sua vita.
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Inizialmente lavorò come giornalista,
ma poi fu assunto al Ministero egi-
Itaca ti ha dato il bel viaggio, ziano dei lavori pubblici, dove lavorò
senza di lei mai ti saresti messo per trent'anni.
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
Dal 1891 al 1904 pubblicò alcune
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. poesie, che gli fruttarono una certa
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso fama per tutta la vita. Morì nel 1933.
Dalla sua morte, la fama di Kavafis è
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. cresciuta, e oggi è considerato uno
dei più grandi poeti greci.
*I Lestrigoni sono giganti mangiatori di uomini, citati nell’Odissea (da Wikipedia)
come distruttori della flotta di Ulisse.

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LE CROCCHETTE DI ALLIGATORE SONO BUONE
(E ANCHE LA MUSICA EGIZIANA)

L 'altro giorno mi arriva una telefonata: Due car-


telle su viaggio e musica. Subito. E che siano scrit-
Umm Kalthoum

te in modo comprensibile, intima una voce con uno


strano accento, presentandosi come un emissario
del qui presente giornale. Chiusa la telefonata, ho
viaggio nella musica e nelle culture

cercato subito conforto nel vergognoso vizio solita-


rio: la lettura. In questo caso “Il diritto all'ozio” di
Paul Lafargue, uno spostato che scriveva circa un
secolo fa.
Certe giornate partono proprio col piede storto.
E visto che le disgrazie non arrivano mai sole, nel
pomeriggio viene a trovarmi un vicino di casa che,
siccome si è fatto due settimane a Sharm - come
dice lui -, che poi sarebbe una rinomata località tu-
ristica in Egitto, vuole farlo sapere a tutto il condo-
minio.
Il tipo, uno di quelli che quando partono si muni-
scono di caffettiera, caffè e fornellino da campo,
appena arrivato saluta, piazza due palle, smolla co-
me souvenir un cd comperato là e sta per tirare fuo-
ri il cellulare per l'esibizione delle foto di rito,
quando gli arriva una chiamata. in cui vorremmo sprofondare, ma la terra, vigliac-
Suoneria disastrosa, inutile dirlo. Cos'è? faccio dif- ca, si rifiuta di inghiottirci.
fidente io, appena vedo la copertina del cd. Non lo In un nanosecondo il cd fu recuperato, pulito e in
so, non l'ho neanche ascoltato. Figurati, con questa religioso silenzio, messo sul cd. La tipa ora si era
copertina poi. C’è una tipa a mezzo busto che sem- seduta, ma continuava a guardarmi fisso e intanto
bra mia zia. A proposito, a Sharm ho incontrato dei batteva il piede nervosa.
ragazzi americani che mi hanno girato in mp3 la Come fu, come non fu, le due tracce finirono. Io
discografia completa dei Metallica. T'interessa? mi non avevo capito niente.
dice rispondendo contemporaneamente al telefoni- Niente a che vedere con nessuno dei primi trenta
no. Approfitto di questa sua distrazione per traghet- dischi che possono passarvi per la testa. Nessuna
tarlo verso il portone d’uscita e, senza farmene ac- coordinata possibile in un viaggio che non prevede-
corgermene, farlo scomparire dentro l’ascensore. va nessun villaggio turistico. L'unica cosa che rico-
Roba che neanche Harry Potter, ragazzi. noscevo erano le urla e gli applausi del pubblico,
Dell'apparizione rimaneva il disco, che mi guarda- uguali a quelli che possiamo ascoltare durante un
va muto. Dico muto perché intanto le scritte erano concerto rock. Tumulti incomprensibili, alle orec-
in arabo; poi perché c'erano solo due tracce e ognu- chie dell'ascoltatore occidentale medio.
na durava dai trenta ai cinquanta minuti. Troppa Figuriamoci poi la musica: nessun accordo, melo-
fatica: presi il cd e lo buttai vicino alla lettiera della die continue con note che non erano mai perfette e
gatta. parole cantate in una lingua incomprensibile.
Qualche giorno dopo passa da casa un’amica, una Cos'è? chiedo per la seconda volta.
che quando viaggia vuole assaggiare tutto: croc- Lei, dopo avermi visto annaspare per quasi cin-
chette d’alligatore se si trova nelle paludi della Flo- quanta minuti, ora si è ammorbidita: E' Umm Kal-
rida o cotolette di cammello alla palermitana se va thoum, una piccola contadina nata in un villaggio
in Tunisia. Appena entrata, va a salutare la micia sul Delta del Nilo agli inizi del secolo scorso. Una
che si trova in zona bisognini e, con occhi di falco, che, dagli anni Venti fino a tuttora, a trent'anni
vede il cd egiziano abbandonato. Ma questa è dalla sua morte, continua ad essere la voce di cen-
Umm Kalthoum, la Diva! esclama. Che ci fa vicino toventi milioni di arabi, dal Golfo all'Oceano.
alla lettiera della gatta? aggiunge con una luce ne- La Stella d'Oriente, la chiamavano – continua -.
gli occhi che non promette niente di buono. Una via di mezzo tra Maria Callas, Beatles, Emi-
Ci sono certi momenti, come ognuno di noi ben sa, nem, Mozart, Rolling Stones.

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Foto di Antonio Squeo

“E i Metallica?” chiedo. Tu frequenti troppo il tuo vi- spiaggia. E' sicuramente un naufrago, nudo e stremato.
cino, quello che non viaggia senza caffettiera. Cosa fare?
“Guarda che me l'ha regalato proprio lui”. Sicuramen- Noi telefoneremmo ai carabinieri, o alla Croce Rossa,
te non l'avrà neanche ascoltato. La gatta ha annuito, o al Pronto Soccorso.
strofinandosi sulla sua gamba. Una ragazzina di diecimila anni fa chiamava invece le
Quello è un turista! - ha ripreso lei - Uno che cerca ancelle: Bisogna soccorrerlo, perché vengono tutti da
gli spaghetti anche in Perù e poi si lamenta se sono Zeus, stranieri e mendichi. E quindi lo porta nella casa
scotti. Per ascoltare questa musica, tutte le musiche, dei genitori, lo sfama, lo lava, lo profuma e quando è
bisogna essere dei viaggiatori. E alzare la testa dal rivestito con panni candidi e puliti lo fanno sedere tra
proprio recinto. Solo che ormai la massima novità è loro e tutti gli chiedono di raccontare una storia.
un gruppo che suona come un altro di trent'anni fa e Solo che lei si chiamava Nausicaa, lui Ulisse e all'epo-
si veste come uno di vent'anni prima. ca non c'era la Bossi-Fini e chi ributtava in mare gli
“Un obitorio, praticamente”, aggiungo io. stranieri. Cosa c'entra la Bossi-Fini? ha detto lei so-
Le battute finali mi vengono sempre bene. vrappensiero.
E poi - ha concluso – prova a chiedere ad un maroc- “Il diverso, quando non lo conosci, ti fa paura. Co-
chino, tunisino, egiziano, palestinese se conosce Umm me questo disco”, avrei dovuto rispondere. Solo che
Kalthoum. Lo vedrai immediatamente sorridere, come per darmi un tono ho sparato lì la prima cosa che mi
se per un attimo fosse ritornato a casa. Quando tra- passava per la testa: “La musica fa viaggiare, e per
smettevano i suoi concerti alla radio, ogni primo gio- viaggiare bisogna essere curiosi, aperti alle differenze,
vedì del mese, l'intero mondo arabo si fermava per e saper riportare a casa quello che s'incontra, per com-
ascoltarla, e tutti sognavano con la sua musica. C'è un prendere, confrontare, migliorarci”.
libro dove un poeta innamorato racconta di lei. Si Bravo -fa lei- potresti scriverci un articolo. Ma fallo
chiama T'ho amato per la tua voce. Lo conosci? in modo comprensibile.
No, non lo conoscevo. Ma ho pensato subito ad una AldoMigliorisi
storia, a proposito di questo cd: arriva un uomo su una (http://aldomigliorisi.blogspot.com)
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Il viaggio, le merci, la globalizzazione
di Francesco Mancini
viaggi di merci, viaggi d’uomini

P er descrivere l’economia del mondo contem-


poraneo si fa perlopiù riferimento al fenomeno
qualcosa di analogo accadeva nel mondo ellenistico, nel-
la Grecia antica, in Persia e nelle civiltà mesopotamiche,
alcuni millenni prima di Cristo.
della globalizzazione, che appare quello che fra Questa forma di globalizzazione consentiva di procurarsi
tutti più la caratterizza e la condiziona, tanto da prodotti che non era possibile fabbricare sul posto, per
determinarne la struttura ed il funzionamento. assenza delle materie prime, ignoranza delle tecnologie
Non si vuole contestare la definizione dell’epoca necessarie e mancanza della manodopera in grado di ese-
attuale come era della globalizzazione. guire i processi produttivi.
Si intende piuttosto sottolineare la necessità, nel Gli scambi a distanze enormi, con lunghissimi tempi di
senso sia della utilità che della correttezza, per percorrenza e rischi elevatissimi, si giustificavano con
questa come per qualunque altra parola, di precisa- l’impossibilità di reperire sul proprio territorio determi-
re in maniera esatta e non equivoca il significato nati prodotti e con la conseguente opportunità di realiz-
con cui la si utilizza, al fine di evitare fraintendi- zare straordinari margini di profitto. Va detto che i gua-
menti e confusioni. dagni erano raddoppiati per il fatto che nel viaggio di
La globalizzazione, infatti, quale si è imposta ed ritorno i mercanti portavano nel proprio paese di prove-
affermata nel mondo odierno non può essere sem- nienza merci con le stesse caratteristiche di rarità e non
plicisticamente definita come l’estensione dei mer- riproducibilità. Insomma, i mercanti conseguivano livelli
cati e dei traffici delle merci a tutto il mondo. di profitto estremamente elevati, consistenti nelle diffe-
Infatti, una tale forma di globalizzazione già carat- renze di prezzo fra il paese di destinazione e quello di
terizzava il mondo antico e, con alti e bassi, si è provenienza delle merci.
mantenuta nel tempo fino ai giorni nostri. I viaggi delle merci e la globalizzazione dei secoli XX e
L’impero romano intratteneva rapporti commer- XXI hanno caratteristiche e scopi molto diversi e, per
ciali, direttamente e indirettamente, con l’India, la taluni aspetti, opposti. Da un lato, sono entrati nel grande
Cina (i Seri), le coste baltiche e, ancor prima, gioco dell’economia e degli scambi planetari popoli e
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territori che ne erano estranei, perché sconosciuti al co- ro di semplice buonsenso, nulla possono contro gli inte-
siddetto vecchio mondo almeno fino al XV secolo. ressi degli uomini d’affari e della finanza.
Ma la scoperta, la conquista e lo sfruttamento delle risor- Se lo spreco, la distruzione e l’inquinamento di risorse
se dei territori del nuovo e del nuovissimo mondo servono ad incrementare gli affari ed i profitti cessano di
(Americhe ed Oceania) è solo uno degli elementi di radi- avere una valenza negativa e vengono anzi considerati
cale diversità rispetto al precedente assetto aspetti positivi.
dell’economia e del commercio mondiali.
D’altro lato, infatti, i progressi scientifici e tecnologici
hanno consentito di ridurre drasticamente i tempi di tra-
sferimento di merci e beni e talora in pratica di azzerare
quelli di trasmissione di dati, informazioni, tecnologie e
capitali.
Come noto, le relative comunicazioni vengono ormai da
tempo eseguite praticamente alla velocità della luce, con
il risultato che un numero sempre più alto di operazioni
rientranti nelle attività industriali, commerciali, finanzia-
rie e dei servizi possono essere svolte in tempo cosiddet-
to reale.
Ciò, in pratica, significa che informazioni e dati attinenti
ad attività produttive, affaristiche e finanziarie possono
venir utilizzati ed elaborati nel momento stesso in cui si
originano.
Nel corso del XX secolo, e in special modo nell’ultimo
quarto di esso, la rapidità e la frequenza dei trasporti e,
in genere, degli scambi e delle comunicazioni, hanno
pertanto determinato mutamenti rivoluzionari nel campo
del commercio internazionale.
In particolare, si è generalizzata la pratica degli uomini
d’affari del cosiddetto mondo sviluppato (Usa, Europa
occidentale, Giappone) di trasferire (delocalizzare) par-
te delle loro attività in paesi in via di sviluppo (Cina, Eu-
ropa orientale, India, Sudest asiatico, America latina).
Queste operazioni sono consistite in realtà in vere e pro-
prie repliche della capacità produttiva già impiantata nei
paesi sviluppati e la convenienza a porle in atto è nata
soprattutto dalla possibilità di usufruire di un costo del
lavoro estremamente più basso e di ulteriori notevoli
vantaggi.
Infatti, al fine di attirare investimenti ed attività produtti-
ve, i paesi in via di sviluppo spesso hanno applicato alle
nuove attività insediate nel loro territorio trattamenti e-
stremamente permissivi ed agevolati in materia di lavo-
ro, ambiente, fisco, previdenza ed anche in campo valu-
tario.
Il caso più rimarchevole, a tale ultimo riguardo, è quello
della banca centrale della Cina popolare, che ha favorito
le esportazioni dal proprio paese, acquistando quantità
del tutto spropositate di dollari Usa e mantenendo, in tal
modo, artificiosamente basso il cambio della moneta na-
zionale.
A lume di logica, la replica di capacità produttiva già
esistente e già sufficiente a soddisfare la domanda sareb- Lo stesso è accaduto per il fenomeno della finanziarizza-
be correttamente da definire uno spreco ed una distruzio- zione, considerato un fattore positivo, benché non sia
ne di ricchezza. altro che creazione illusoria o, meglio, illusionistica di
Altro inutile consumo di risorse, con in più il conseguen- ricchezza, almeno fino a quando non ha determinato la
te inquinamento ambientale, deriva dalla moltiplicazione devastante crisi tuttora in corso.
dei trasporti, spesso intercontinentali, che le delocalizza- A ben vedere, dunque, la cosiddetta delocalizzazione e la
zioni rendono necessari. globalizzazione degli scambi che essa comporta si fonda
Ma, evidentemente, questi argomenti, che pure parrebbe- sulla scelta di impiegare miliardi di nuovi lavoratori nel-

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la produzione di beni e servizi già effettuata in maniera do sviluppato, che divengono vulnerabili a rinunce, cedi-
efficace ed in misura sufficiente da altri lavoratori. menti e ricatti.
Il vantaggio, come già detto, è unicamente degli uomini La concorrenza sleale dei loro stessi datori di lavoro li
d’affari, che possono aumentare in maniera consistente i rende sovrabbondanti o esuberanti, ossia inutili, cosic-
margini di profitti, comprimendo i costi senza necessità ché, quando non vengono semplicemente espulsi dal
di aumentare i prezzi di vendita dei loro prodotti e servi- mercato del lavoro, vengono posti a carico dello stato o
zi. degli enti di previdenza ed assistenza.
Tale convenienza perdura anche nella attuale crisi eco- In alternativa, quando è possibile, devono accontentarsi
nomica, considerato che, mentre il prodotto interno lordo di posti di lavoro flessibili o precari o in nero, cioè ille-
dei paesi sviluppati si è ridotto in misura consistente, gali, e rinunciare a diritti e garanzie frutto di anni di lotte
quello di Cina ed India è aumentato ancora, benché ad e sacrifici, con conseguente discesa nella scala sociale,
un ritmo meno pronunciato. nei livelli di vita e nelle prospettive future proprie e dei
Il minimo che si possa dire è che l’attuale sistema econo- propri figli.
mico, finanziarizzato e globalizzato, non è in grado o Il clima sociale che ne deriva ha già prodotto l’emergere
non è interessato ad utilizzare al meglio le enormi risorse e l’affermarsi di movimenti e partiti xenofobi e razzisti
umane, naturali e tecnologiche a sua disposizione ed a ed il varo di leggi volte ad impedire od ostacolare
destinarle alla soluzione degli enormi problemi che assil- l’arrivo di lavoratori stranieri.
lano l’umanità. In altri termini, nella società contemporanea, definita
Anziché alla inutile produzione, con salari di fame, di liberista, gli unici movimenti ad essere posti fuori legge,
beni e servizi già prodotti in misura sufficiente, esse po- quando conviene, sono quelli dei lavoratori e dei poveri,
trebbero essere destinate al superamento dei problemi anche se va detto che, all’atto pratico, non è che tali mo-
dell’acqua e dell’energia, della desertificazione, della vimenti vengano veramente impediti o limitati in misura
deforestazione, nella lotta alla fame ed alla miseria, e rilevante.
così via. Ciò che accade è che questi esseri umani vengono resi
Ovviamente, la globalizzazione in versione contempora- più deboli, più ricattabili, più disposti a rinunciare ai pro-
nea, ossia non un semplice trasferimento di merci ma pri diritti, più soggetti a perdere la speranza per il futuro,
una inutile replica di attività già svolte altrove, ha pesan- la dignità e la libertà, talora tramite vere e proprie ridu-
ti conseguenze negative sui lavoratori dei paesi del mon- zioni in schiavitù, a unico profitto degli uomini d’affari.

Foto di Antonio Squeo

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Il rito occidentale
di A.L.D.

Q uest’anno mi sono sottratta ad uno dei maggiori riti facevo parte del gregge, sentivo un oscuro disagio
ma non volevo ammetterlo.
occidentali, il viaggio-vacanza agostano. Purtroppo non Cercavo degli alibi. Sono un’impiegata statale,
è stata una mia scelta e così mi è rimasto il dispetto per il costretta dal mio lavoro ad intrupparmi anch’io.
rito mancato. Sono consapevole che sia ridicola la maggior parte
Ho cominciato a pensarci per destrutturarlo, cancellarne delle frasi che sento attorno a me.

turismo di massa (viaggi di persone?)


gli effetti negativi sul mio umore ed arrivare alla conclu- Troppi turisti! Troppa gente, troppa folla. Come se
sione che forse era stato un bene. Ok, non ci sono riusci- si fosse trasparenti o, per un qualche strano mira-
ta e ancora mi manca. Ma le mie riflessioni potrebbero colo, non-turisti.
mettere radici e farmi decidere di sottrarmi volontaria- Ho sempre sottolineato la differenza tra turista,
mente l’anno prossimo. termine dispregiativo, e viaggiatore, termine con
Ho seguito sul web le immagini dell’esodo di massa, con un’aura di elevata cultura e/o dignità.
la plateale dimostrazione del sempiterno effetto gregge. Tutte storie: sono stata una turista. E per molti
anni!
Ma, giuro, ne ero consapevole e MAI mi sono e-
spressa in termini deprecatori sul turismo.
Adesso sono una felice pensionata e posso final-
mente trasformarmi in viaggiatrice.
Eviterò la mandria imbufalita e le code, il caldo
asfissiante e le orde umane (?) tutte nella stessa
direzione.
E cercherò la risposta alle domande che non avevo
il coraggio di pormi perché penso che sia ridicolo
sentirsi al disopra quando si è in mezzo.
Ma adesso posso farlo.
La cosa che più mi incuriosiva erano le code da-
vanti ai musei. Mi chiedevo e mi chiedo ancora:
quante delle persone in fila conoscono i musei del-
la città in cui vivono? O si sono mai sognati di vi-
Avete presente le surreali immagini delle autostrade tra- sitarli? Quanti si interessano all’arte e si documen-
sformate in enormi parcheggi? Le spiagge in cui si sta in tano minimamente? Quale forma di effetto pecora
piedi per mancanza di spazio da seduti? Le strade dei li spinge a fare ordinatamente la fila solo perché
paesini balneari intasate di pedoni bisognosi di semafori? sono in vacanza? Qual è il nesso tra vacanza e cul-
Le file di ORE a Gardaland, due ore di attesa e cinque tura obbligata? E che dire dell’archeologia?
minuti di qualcosa che (forse) sarà divertente per un
bambino ritardato? E poi altre due ore d’attesa per altri
cinque minuti di qualcos’altro, parimenti irrilevante?
Ed il bagnasciuga in cui decine e decine di persone fan-
no il semicupio ed è meglio non chiedersi in cosa?
Le stesse immagini ci arrivano da tanti Paesi diversi,
quelli che hanno in comune l’orrendo obbligo del turi-
smo di massa. Che espressione evocativa! A cosa vi fa
pensare?
Io penso subito ad un’umanità sudata e vociante, orribil-
mente svestita e terribilmente anti-estetica. (sono snob?
Pensate alle canottiere bianche, ai sandali con i calzini,
alle gambe pelose e simili a salsicciotti, bianche e scre-
ziate da…. peli neri, alle bracciotte rigonfie ed alle pance
ambo-sex, strabordanti e tremolanti e ditemi ancora che
esagero!).
E’ vero o no che nelle altre stagioni l’umanità è più ac-
cettabile? Anche perché in quantità meno rilevanti e
quindi meno offensive allo sguardo?
Penserete che il viaggio mancato mi abbia reso acida
mentre io credo che mi abbia reso più lucida. Quando

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Ad Atene, all’Acropoli, la folla era mostruosa, la tempe- In compenso gli adulti, seri e fieri di appartenere ad un
ratura anche: 42°, un incubo. Ma la folla percorreva sen- Paese così importante nel campo delle arti, si ripromette-
za sosta le stradelle, mentre io chiedevo asilo politico ad vano di tornare nella propria città e di studiarne a fondo
un filo d’ombra. Confesso, il mio spirito turistico è in- le bellezze artistiche.
versamente proporzionale alla temperatura dell’aria. Ed anche di documentarsi per comprendere meglio, in
Quel giorno era vicino allo zero assoluto. futuro, i luoghi in cui il rito occidentale li condurrà.
Guardando le facce degli uomini in sandali e calzini e ‘Dove sei stata quest’anno?’ ‘A Sharm-el-sheik’. ‘Ah, sì,
delle donne grasse e sudate, mi chiedevo da dove venisse e dov’è?’ Boh, in Africa, mi sembra.’
tanto amore per i resti dell’antica Grecia. E mi chiedevo Nel mio vergognoso passato, ho tentato (con scarso suc-
come mai non avessi mai trovato una folla simile a Sege- cesso) di insegnare geografia del turismo, ma ho sempre
sta, dove si trova il più bel tempio che si possa immagi- chiarito che io ritengo il turismo qualcosa di abominevo-
nare. le, da limitare nel tempo e nello spazio. I pochi alunni
Ah, forse perché sono andata in primavera, quando la disponibili ad ascoltare ne erano sconvolti.
temperatura accettabile mi permette il riaccendersi di un Ma oggi, per fortuna, sempre più si va diffondendo
certo desiderio turistico, ma manca l’effetto gregge. l’idea di un turismo diverso, responsabile e sostenibile,
A Londra, alla National Gallery, ho incontrato tanti ita- perfino nelle menti degli operatori del settore, i più aper-
liani (ahimé, si riconoscono a distanza, nessun altro è ti ed intelligenti almeno.
così rumoroso) di tutte le età. E’ bello vedere tanta pas- Ridurre il numero di turisti (e quindi ridurre
sione per l’arte nei propri connazionali, specialmente nei l’inquinamento, le tonnellate di spazzatura, il caos,
giovani. L’attenzione con cui scrutavano i vari quadri, il l’eccessivo consumo d’acqua, la lievitazione dei prezzi
tempo trascorso davanti ai capolavori in gran parte italia- che colpisce tutti gli abitanti anche quelli che non ricevo-
ni, la voglia di documentarsi sulle tecniche pittoriche no dal massiccio afflusso turistico ricadute positive, ma
attraverso i tanti modi che il museo ti offre mi hanno sono costretti a subirne gli effetti negativi) non può che
commosso profondamente e mi hanno fatto vergognare migliorare la qualità del turista. Cosa che, in ogni caso,
per i tanti pensieri cattivi sul disinteresse e rimane una responsabilità individuale.
sull’ignoranza giovanili. Ma allora dovremo coniare un altro termine perché il
Soprattutto ho ammirato la compostezza di cui davano termine ‘turismo’, ancora per molti anni, sarà sinonimo
prova: ‘Ehi, Andrea, ho fame, ce ne andiamo via da que- di gregge anonimo ed inconsapevole ma soprattutto po-
sta palla?’ ‘Ma sì, andiamocene, tanto era pure gratis’. vero di motivazioni personali ed autentiche. Che non
Non è davvero commovente? Non fa ricredere sui tanti siano seguire le indicazioni dell’agenzia di viaggio, giu-
luoghi comuni a danno dell’italica gioventù? sto per non perdersi niente.

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Un viaggio tra i sapori e le culture
di Chiara Platania

C atania, una calda fine estate: niente è meglio di


un viaggio... nei sapori, magari con un buon piatto di
salsicce ed eravi una montagna tutta di formaggio
parmigiano grattugiato”. Il paese di Cuccagna è tra i
pasta alla Norma. motivi più presenti nelle narrazioni popolari europee;
Gli ingredienti della ricetta catanese per eccellenza un mito ironico ed onirico da cui emerge
vengono da lontani e antichi viaggi: la cultura pasto- l’aspirazione alla sazietà alimentare, all’abolizione
rale greca ci ha tramandato il sapore intenso della ri- del lavoro, al rovesciamento della gerarchia dei van-
cotta salata; la tradizione del subcontinente indiano ci taggi sociali e della dignità. È la rivincita
ha affidato non soltanto la melanzana ma anche la più dell’immaginazione su una realtà di fame, carestia e
profumata delle piante sacre, il basilico, Tulsi, i cui declino della produzione agricola che caratterizzava
semi formano i rosari consacrati al dio Shiva; la sa- nell’età medioevale il continente europeo.
pienza indigena del continente americano ci ha fatto Mentre l’Europa sognava il paese di Cuccagna, tra le
conoscere il pomodoro, ormai simbolo della dieta me- corti dei califfi, dalla penisola iberica a quella india-
diterranea. na, nasceva una cultura gastronomica che attraversa-
Dietro ogni prelibatezza gastronomica ci sono secoli va l’area mediterranea e che ritroviamo nelle affasci-

viaggi, cibo, culture


di viaggi, di scambi ed incontri con l’altro, ma anche nanti storie delle Mille e una notte.
secoli di costruzione di un immaginario collettivo in Accompagnando una donna a far provviste al merca-
cui, in un affamato medioevo europeo, i maccheroni to, come il facchino di Baghdad, se ne possono quasi
sono innanzi tutto simboli onirici. sentire odori e sapori: “la signora si fermò alla botte-
Il sogno di un “paese di Cuccagna” ricorre costante- ga di un venditore di frutta e di fiori, scelse mele, al-
mente nei racconti medioevali: si trova in contrade bicocche, pesche, cotogne, limoni, cedri, aranci, mir-
lontane, offre cibi prelibati e vi scorrono fiumi di vi- to, basilico, gelsomini e ogni qualità di fiori e di pian-
no. In un’antica favola francese i muri delle case so- te profumate, e disse al facchino di metter tutto nella
no fatti di salmoni e aringhe, i tetti di prosciutti e i cesta e seguirla.
balconi di salsicce, le recinzioni di carne arrosto, In un’altra bottega prese dei capperi, della serpenta-
mentre grasse oche si rosolano girando da sole su se ria, dei cetriolini, della sassifraga e altre erbe
stesse. sott’aceto; in un’altra pistacchi, mandorle, noci, noc-
Nel Decamerone di Boccaccio c'è una contrada chia- ciole, pinoli e altri frutti simili; in un’altra ancora
mata Bengodi, “nella quale si legano le vigne con le comprò ogni sorta di pasta di mandorle”.

Foto di Antonio Squeo

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Foto di Antonio Squeo

Il fasto della gastronomia arabo-persiana, insieme neo, cinquecento anni prima, sul confine tra “cibo puro”
all’olio d’oliva della tradizione greca, alla frutta secca e e “cibo impuro”.
alla pasta sfoglia mediorientali, alle spezie dell’Egitto e Il suo utilizzo è contraddistinto da un “rito di purificazio-
dell’India, al caffé yemenita, passa, insieme alla religio- ne” che si ripete ancora oggi: l’immersione nell’acqua
ne islamica, agli ottomani: nel ‘500, ad Istanbul, alla cor- salata, per eliminarne il sapore amaro.
te di Solimano, si elaboravano celebri ricette. Tra gli arabi, che prima dell’anno Mille la importarono
Le pietanze dovevano avere una consistenza cremosa, dalle Indie fino all’Andalusia, era stata oggetto di grande
come le numerose salse servite nel mezzé (dal persiano dibattito: alcuni dietisti islamici la ritenevano responsa-
maza: assaporare), uno dei principali esempi della convi- bile di lebbra e tisi, per altri era invece un rimedio contro
vialità popolare mediterranea: ancora oggi, per celebrare la tosse, il mal d’orecchi, le ostruzioni del fegato e della
le feste religiose, islamiche e cristiane, e le feste del rac- milza.
colto, del grano, dell’uva, delle olive, dalla Grecia alla Fritta nell’olio di mandorle dolci, arrostita con olio e a-
Turchia, dal Medio Oriente al Marocco, si imbandisce la ceto, imbottita con uova, formaggio o frutta secca, con-
tavola con decine di piccoli piatti: cipollotti e pomodori, servata in salamoia, si diffuse in Sicilia e in Catalogna,
melanzane ripiene, formaggi di capra alle erbe, verdure poi in Castiglia e in Provenza.
in pinzimonio e in conserva, polpettine di legumi Nelle cucine regionali della penisola indiana, sua terra
(falafel) e di semola ripiene di uvetta e pinoli, creme ac- d’origine, la melanzana occupa da millenni un posto
compagnate dal pane caldo, come l’hummus di ceci o la d’onore, come ingrediente di salse (chutney, piccanti o
baba gannush di melanzane. agrodolci, tipico accompagnamento del pane chapati o
Alle solanacee, come melanzane e pomodori, più che a naan), di piatti unici con verdure e legumi (curries, dal
ogni altro vegetale, sono stati attribuiti, da culture ed e- termine tamil kari, umido), di piatti di riso e di una tipica
poche differenti, numerosi effetti nocivi: con la Conqui- purea (barthâ), di frittelle in pastella di farina di ceci
sta delle Americhe giungeva nel vecchio continente la (pakora).
patata, che per oltre duecento anni rimase oggetto di Piatti arabi, come la baba ghannush, le melanzane allo
paure diffuse, temuta come sostanza allucinogena e con- yogurt o ripiene di riso, nascono dall’incontro con le cul-
siderata alimento per i maiali. ture alimentari del subcontinente indiano.
Nel XVI secolo, la cultura fortemente neofobica del tem- In tutte le cucine mediterranee troviamo insalate di me-
po era costretta a confrontarsi con nuove specie botani- lanzane, profumate di erbe aromatiche - come la celebre
che, mentre la crescita esponenziale della popolazione ratatouille provenzale, la ciambotta dell’Italia meridio-
europea provocava un forte degrado del regime alimen- nale o l’ensalada murciana, con melanzane e peperoni
tare. Un dilemma evidente: l’apertura ai nuovi cibi o la cotti al forno –, o basate sulla contrapposizione agro/
fame. Finalmente accolta tra i cibi “commestibili”, la dolce di derivazione araba, come la “barocca” caponata.
patata si diffuse in Europa, ma senza superare le barriere Dalla pasta, a questa straordinaria miscela di sapori, il
di classe. nostro viaggio può concludersi con una buona fetta di
Le contraddittorie vicende della patata ripercorrono cassata, frutto di incontri di saperi in viaggio tra le cultu-
quelle della melanzana e del suo viaggio nel Mediterra- re mediterranee.

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Un viaggio a ritroso:
Catania a meta’ 800
meta ‘800 di Antonio Squeo

un’estensione di 1332 miglia quadrate con una po-


polazione di 450.460 abitanti.
La sola città, invece aveva registrato la seguente
progressione demografica:
1834 52.907 abitanti
1846 56.100 “
1857 62.673 “
1862 64.396 “ . Si tratta di un incremento
notevole, quasi il 22% in neanche trent’anni.
Ecco la descrizione della ricettività alberghiera:
L'hotel “La Corona d'Oro”, al Corso (l'odierna
Via Vittorio Emanuele, n.d.t.), è stata reputato per
circa mezzo secolo come il migliore di Catania. Fu

un viaggio nel tempo


fondato nel 1819 da Giuseppe Abate, il principe
delle guide etnee e degli albergatori siciliani, su
cui sono registrati apprezzamenti, in ogni lingua
d'Europa, nel “the travellers' book”, che presenta
una rara collezione di autografi di valore e di dilet-
tevoli osservazioni in prosa ed in rima, seri e bur-
leschi.
Abate fu ucciso a casa sua nella rivoluzione del
1848, per errore. Ma la reputazione dell'hotel è
stata ben mantenuta dal suo maggiordomo, Don
Placido che, sin dalla morte di Abate, ne ha preso
il posto nella stima dei viaggiatori.
L'hotel è stato recentemente spostato in un edificio
più pretenzioso, ma aumentando il volume d'affari,
specialmente tra i commessi viaggiatori, ha perso
molto del suo carattere quieto ed esclusivo, così

N el 1864, dopo quattro viaggi compiuti in Sici-


lia, George Dennis pubblica “A handbook for tra-
gradito agli inglesi; così che un viaggiatore che ha
conosciuto l'albergo in passato ha commentato che
l'unico gioiello adesso rimasto del “Corona” di
vellers in Sicily”. Catania è Don Placido. Il “Corona” è stato a lun-
I manuali ad uso dei viaggiatori, fossero essi moti- go rinomato per i pasticci di carne e le frittate.
vati da studi o affari, erano una consuetudine bri- Il principale rivale del “Corona” è “l'hotel dell'Et-
tannica, attenta a segnalare ai connazionali le cose na”, al n° 59 del Corso, gestito da Tomaselli; non
da non perdere, così come i pericoli, dei paesi visi- se ne parla troppo bene per il servizio e la cucina.
tati. Questo documento è prezioso perché docu- Altri alberghi: “Albergo di Roma”, “La Vittoria” e
menta il punto di vista di uno straniero (anche se il “La Bella Venezia”, nella stessa strada; “La bella
Dennis è stato console in Sicilia), ma soprattutto Catania, “Albergo di Francia”, “Leone d'Oro”,
perché descrive genti e città che non esistono più. “Aquila d'Oro”, tutte alla strada Garibaldi.
E allora si ha l'occasione di compiere un viaggio Caffè: “Caffè di Sicilia”, “Piazza del Duomo”: è il
nel tempo, alla ricerca di radici recise, di elementi migliore; “Caffè del Simeto”, strada Stesicorea
continuità, o semplicemente di qualche curiosità. (via Etnea nel tratto tra Piazza Duomo e Piazza Ste-
La guida ha 662 pagine: di queste si riportano, in sicoro, n.d.t.); “Caffè dell'Europa”, strada de'
personale traduzione, alcuni stralci relativi a Cata- Quattro Cantoni (l'attuale via Sangiuliano, n.d.t.).
nia. Gelati e pasticceria: Tricomi, Strada Stesicorea n°
Per valutare l’offerta dei servizi turistici della città, 119.
occorre avere un esatto riferimento alla sua effetti- Venditori di sete: “Fragalà”,all'angolo della stra-
va dimensione geografica e demografica. La guida da Garibaldi con il piano del Duomo; “Motta”,
ci dice che l’intera provincia di Catania ha strada Santa Teresa e strada Stesicorea.

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Le sete di Catania godono di grande reputazione in nica, mercoledì e venerdi, 10 ore. Per Siracusa, 50
Sicilia ma, sebbene di seta pura, sono inferiori per miglia, ogni Martedì, Giovedì e Sabato, 9 ore.
lavorazione a quelle francesi o inglesi, e c'è poco da A volte, nonostante l'indole britannica, il Dennis si
raccomandarle per i modelli. lascia andare a considerazioni che lasciano trasparire
Venditori di ambra: I fratelli Scuderi al 406 del Cor- un coinvolgimento emotivo:
so, Cacciaguerra al 4 di via Garibaldi, vendono cion- Non sappiamo se è per caratteristiche fisiche o morali
doli di ambra trovata nel Simeto. che Catania ha guadagnato il titolo di “la Chiarissi-
I viaggiatori devono stare in guardia dalle imitazioni, ma”, ma è vero che, da qualunque parte la si avvicini,
spesso offerte da venditori ambulanti. L’acqua bollen- rivela il più imponente aspetto. I suoi edifici bianchi e
te scoprirà la frode. gialli brillano sui letti di lava o sui boschetti scuri che
Venditori di lava: Campioni di lava dell'Etna, in circondano la città; le tante cupole e torri svettano sul
grande varietà e molto belli, in piccoli blocchi leviga- limpido cielo azzurro; e la poderosa massa dell’Etna,
ti, possono essere procurati a 4 o 5 tarì l'uno da Carlo costellata da villaggi, fa da sfondo o riempie una metà
Calì, da Giovanni Leone al 393 del Corso, da Salvato- dell’orizzonte. Diversamente dalla maggior parte del-
re Guglielmino al 420 del Corso e da Domenico Scu- le città del Sud, le piacevoli impressioni suscitate da
deri al 406 del Corso. lontano non svaniscono ad uno sguardo più ravvicina-
Venditori di oggetti d'artigianato: Figure molto bel- to. Catania, sebbene più piccola di Messina e molto
le di terracotta di genere contadino o ecclesiastico, inferiore per grandezza a Palermo, è una città più ca-
grezze o dipinte, possono essere acquistate da Caccia- rina, più pulita, più vivace, con un’aria di maggiore
guerra, strada Garibaldi n°4 e da Giovanni Leone, civilizzazione che altrove, sebbene con minori aspetti
393 del Corso. Quelle di Leone sono le migliori. pittoreschi. Ha un aspetto più metropolitano di Paler-
Guide e ciceroni: Il cicerone autorizzato per le anti- mo, e, se avesse un porto, non v’è dubbio che la sor-
chità di Catania è Giuseppe Carofratello, che ne ha le passerebbe ben presto in popolazione, commercio,
chiavi. Si raccomanda per il giro dell'isola un nipote benessere e importanza; o, come dicono i Catanesi,
di Giuseppe Mosca; come vetturino si raccomanda “Se Catania avesse porto
Pietro Palerino. Palermo sarebbe morto”.
Trasporti pubblici: La corriera parte da Catania per E’ senza dubbio la più attraente città della Sicilia, e,
Palermo ogni Martedì, Giovedì e Sabato, coprendo la per le sue dimensioni, ha poche rivali in Europa. In
distanza di 171 miglia in 34 ore, strade e torrenti per- quanto a società, Catania supera di molto Messina e
mettendo. Per Messina, 55 miglia, la posta parte ogni persino Palermo. Per numero e rispettabilità dei nobi-
Lunedì Giovedì e Sabato alle 7 di mattina, in 10 ore. li, Catania è la seconda città della Sicilia, contenendo
Per Caltagiorne, 49 miglia, la posta parte ogni dome- non meno di 80 famiglie nobili. La sua aristocrazia ha

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Catania è rimarchevole per le sue feste religiose che
rivaleggiano con quelle di santa Rosalia a Palermo e
della Madonna della Lettera a Messina.
Esse, infatti, ricorrono due volte l'anno, i primi 5 gior-
ni di febbraio e 5 giorni in agosto, dal 17 al 21.
Durante i primi tre giorni di febbraio si tengono al
Corso corse di cavalli, bande musicali e uomini che
cantano in coro inni in onore della santa sfilano per
strada fino a mezzanotte. Il 4 le reliquie della santa,
racchiuse in un busto d'argento e in una cassa conser-
vati in Duomo, vengono poste su di un carro trionfale
e trascinato da circa 2000 cittadini, vestiti come
“sacconi”, attorno alle mura della città.
Quando la processione parte dalla cattedrale, dal for-
te e dalle navi vengono sparati colpi a salve.
In testa vi sono gruppi che portano candele accese,
alcune mostruose per peso e spessore, circondate e
seguite da migliaia di persone vocianti.
Le donne di tutte le classi, avvolte nei loro neri man-
telli, che lasciano scoperti solo gli occhi, si confondo-
no tra la folla, ma le loro sembianze di monaca non
attenuano il carattere di universale allegria.
Queste donne vengono chiamate “toppatelle”
Tutto ciò che Catania ha da mostrare in ricchezza,
bellezza femminile, prestanza maschile e splendidi
cavalli, prende parte a queste processioni festive. L'in-
tero giorno giorno è trascorso così, la processione si
ferma ogni poche yards (1 yard = 0.9144 metri, n.d.t.)
Reliquiario del fino a quando non è compiuto l'intero giro della città.
Santo Chiodo Il 5, anniversario del martirio, tutti vanno a messa, e
la giornata trascorre nella devozione fino a 2 ore pri-
la reputazione di essere meno inerte e frivola di quella ma del tramonto, quando le sacre reliquie sono nuo-
della capitale; c’è più attività e più giudizio a Cata- vamente portate in processione.
nia; le lettere e le scienze sono più coltivate e il tono La festa d'agosto ne ripete molte caratteristiche, ma
della moralità si dice sia più alto, sebbene l’alta pro- varia in base alla stagione. Il 17 si tengono corse di
porzione di nascite illegittime (1 a 5) suggerisca qual- cavalli a sant'Agata al Borgo, con musica, fuochi
che dubbio. I cittadini di ogni ceto sono cordiali, gra- d'artificio e illuminazioni notturne.
devoli e di modi cortesi, amichevoli e disponibili, gar- Il 18 il carro trionfale con le reliquie della santa fa il
bati e ospitali con gli stranieri, tra i quali gli Inglesi giro, e la città è nuovamente illuminata.
sono particolarmente popolari. I ceti più bassi sono Nei successivi due giorni si ripetono corse, musica e
rinomati per la loro onestà, specialmente i facchini, i luminarie; e il 20 il carro fa nuovamente il giro della
quali, si dice, sono fidati in ogni circostanza. Le don- città.
ne delle classi medie e basse indossano un largo L'ultimo giorno la santa riceve la devota attenzione
“manto” di seta nera, come a Siracusa e a Terranova dei cittadini nella Cattedrale e nel pomeriggio le reli-
(Gela prima del 1927, n.d.t.). quie sono nuovamente in processione, non sul carro,
Parecchio interessanti sono poi le notizie e le osserva- ma sul “ferculo”, un catafalco d'argento.
zioni che fornisce su alcuni aspetti della vita religiosa Come si vede, non c'è alcun accenno alla tradizione
e soprattutto sulle feste di sant'Agata. Da sottolineare della “carrozza del Senato”. Ma i senatori sono tirati
la descrizione delle donne. in ballo dal Dennis che così scrive:
Nel convento di san Benedetto, nella Sacrestia, tra le “ Il Venerdì santo i Senatori di Catania in melanconi-
altre reliquie, è conservato il “Santo Chiodo” che in- ca processione, con corone di spine e corde al collo,
fisse la mano destra di Cristo alla croce: fu donata al vanno in cattedrale, dove un uomo con una falsa bar-
convento da re Martino, che lo portava sempre al col- ba biforcata attaccata, che impersona il Redentore, fa
lo e si crede abbia salvato l'edificio quando il torrente croci e benedice ogni cosa lungo il suo cammino”.
di fuoco del 1669 si arrestò a 15 piedi dalle mura. Dalla penitenza delle spine e della corda al collo, alla
E' conservato in un piccolo reliquiario d'oro coperto gloria della carrozza. Nel cambio, i “Senatori” ci han-
di gemme. no guadagnato. Ma su questo non c'erano dubbi!
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Il viaggio di Dario D’Angelo

O ra che è semplici farisi un viaggio ora che


ci sono i mezzi mi capita o spissu qualcuno che
retta e mi pigghiu il primo autobussu che miporta al-
centro.
mi dice domani sono qua e dopodomani sono lì E' la prima tappa.
o che nesci fora con quaccosa tipo "a fine mese Dietro o Futtinu cè un negozio ca ci spatti a merce a
mi fazzu un uichends che ne approfitto che cera tutti i gilatari della zona ma su ci vai presto ti puoi as-
unofferta incredibile". sittari ca ci misunu i tavolini nel retrobottega e supra u
E tra questi cè chi se la spacchia e chi ietta la muru del cortile in mezzo alle scatole di cartone e alle
cosa così per vedere leffetto che provoca oppure confezioni acculurati ci crisci un gelsomino meravi-
macari quello che fa la faccia di uno che è co- glioso che u sulu ciauru ti fa rinascere. Io lì mi pigghio
stretto e invece farebbe altro. E poi cè ancora chi la mia granita e le briosce caure che mi sono fatto dare
parra sottovoce come se a dirle queste cose a al panificio che cè vicino alla fermata e aspetto.
morti buttana ci putissi fari u malocchiu a quel A picca a picca arrivanu tutti con i loro furgoncini e le
viaggio e chi invece è felice di farisi sentiri da pentole di alluminio per la ghiaccera e ognunu mentre
tutto il vicinato. aspetta ci capita di cuntari un particolare della sua
Io però non cè le chiedo mai queste notizie che strada.
se vogliono me le dicono loro. Come sempre. Certo a maggior parte sono notizie di corna e di fim-
Ascutu. E poi ci faccio un sorriso e auguro a tut- mini meravigliose. Cose mai visti riciunu tutti.
ti un buon viaggio e ci dico di addivittirisi e se- Ma non ci mancunu autri curiosità: chiddu ca mossi, i
il racconto

condo le persone altre minchiate di quelle ca si nuovi arrivati, lultima corsa di cavaddi a Barrera.
riciunu sempriinquesticasi. Appena finisciu marritiru prima che arriva u cauru for-
Io da anni i miei viaggi lho imparati a fare belli ti e dentro la mia casuzza chiuru tuttu o scuru ma con
comodi e viru sempri cosi novi e canusciu genti le finestre aperte per fare entrare laria e mi mettu con
e maddivettu macari. Io destate quando parto la sdraio arreri alla porta dingresso socchiusa.
tutto inizia la matina ca mi susu prestu che cè A quellora dalle scale acchiana un venticello che met-
ancora friscu e la luna pari fari per qualche ora te i brividi.
dispetto o suli. Il tempo di un cafè e di una siga- E questa è la seconda tappa.

Foto di Antonio Squeo

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Il mare limpido. I muntagni con la nivi. Le navi grandi
come a paesi che ci vulissi una vita a girarle tutte. In
genere marrusbigghiu tannicchia suratu e certi voti
con qualche strana vogghia anche se con letà questo
capita sempre meno spesso.
E il momento di una doccia e di una birra macari che
unu na vicchiania non si dovrebbe fare mancari mai
nenti.
Quannu u suli scumpari è ora di assittarisi o balcuni e
questo è il terzo momento.
Quello del ritorno.
A genti parti parti ma la maggioranza appoi è sempri
ca e io tra una sigaretta e unaltra mi posso sentire le
loro vuci e vedere lontano qualche aereo o qualche
nave che passa e sapere le novità del mondo megghiu
che davanti alla televisione e parrari di tuttu su capita
e di nenti se non ce ne vogghia e ridere di quacche
minchiata e scherzare e fari u fissa. Io ci penso alli
Ne approfitto per farimi i film nella testa e immagina- voti a farimi una gita come a quelle di tutti ma poi
re tutte le cose che sento e entrare in quelle che vedo. penso che è più bello quannu ci parlo a qualcunu dei
Certe volte capita che quanto dopo pranzo sposto la viaggi degli altri comu su fussiru i miei e ce li descri-
sdraio e mi occuccu vicino al balcone queste cose mi vo e ce li faccio immaginare e sognare macari.
vengono a trovare nei sogni e allora parunu ancora Io ci penso alli voti ma sono sicuro che poi tornando
chiù vere. io quei viaggi ne sapissi chiù cuntari.
http://dariodangelo.blogspot.com/

Foto di Antonio Squeo

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una storia in uno scatto

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Solitude
di Felisiano Bruni-Rumore Collettivo
L’incontro dell’Altro per scoprire se stessi.
Il viaggio fra Sartre e i percorsi dell’esistenza

di Giacomo Pisani

immacolato, da conoscere, da scoprire.


E nell’idea di scoperta, per Sartre, è inclusa l’idea
del godimento appropriativo. Strappando il segreto
dell’Altro, ciò che di lui non è ancora rivelato, di-
ventiamo creatori e possessori di esso. “E’ per ope-
ra mia che un aspetto del mondo si rivela, ed è per
me che si rivela”.
Proviamo un’intima soddisfazione quando un a-
spetto della realtà, ancora ignoto agli altri, si rivela

Il viaggio verso l’Altro


a noi. Esso ricade nelle nostre mani, possiamo cu-
stodirlo, gestirlo. Siamo gli autori del suo destino, e
godiamo per l’esclusiva oggettività di tale segreto,
che ci porta ad essere gli unici soggetti del mondo.
Del nostro mondo.
Gli unici in grado di esprimere un giudizio su
quell’oggetto. “Si strappano i veli della natura, la
si svela (cfr. Il velo di Sais, di Schiller), ogni ricer-
ca comprende sempre la ricerca di una nudità che
si mette in evidenza scartando gli ostacoli che la
coprono, come Atteone allontana i rami per meglio
È un sentimento strano, quello che investe chi è vedere Diana al bagno”.
in attesa di partire. La curiosità suscitata dall'Altro, Il viaggio ci conduce immediatamente ad essere
nella sua attraente oscurità, si fonde con l'ansia di spettatori di qualcosa di unico, che finalmente sfug-
essere spogliati delle proprie sicurezze, nella pro- ge a coloro coi cui condividiamo esperienze, ogget-
pria situazione, mentre quest'ultima diventa oggetto ti, vite. Ci invade il desiderio di aprirci al mondo,
del giudizio altrui. accogliendone quelle sfumature che spesso la quo-
È noto il potere aggregante dei costumi, delle tradi- tidianità ci nasconde, occupando l’orizzonte del
zioni o anche solo dell'origine natìa. Questi tratti, nostro sguardo con gli stessi scenari, cui corrispon-
se accomunanti, rendono più individui soggetti di dono uguali sentimenti.
uno stesso essere. Ma il viaggiatore attende di sfruttare terre scono-
Nasce un senso di unanimità che porta il singolo a sciute per vivere nuove emozioni, scoprire reazioni
sentirsi implicato nell'esperienza del noi soggetto. passionali mai percorse, che lo trascinano verso il
L'individuo sente di poter porre come oggetto il ritrovamento di un nuovo “Io”.
mondo esterno, insieme agli altri, senza correre il Il viaggio diventa la chiave per la scoperta di noi
rischio di essere esposto allo sguardo di quelli. stessi, il modo per offrire nuovi stimoli a quelle
Il mio sguardo diventa il nostro sguardo. “Ognuno pulsioni assopite da una condotta sempre identica.
di noi, infatti,conosce il disagio inconfessato che ci Quella condotta in cui cercavamo la sicurezza della
prende in una sala semivuota o, invece, l'entusia- stabilità. Esso mette in discussione le nostre sicu-
smo che si scatena e si rafforza in una sala piena rezze, riconducendo il mondo alle dipendenze della
ed entusiasta”, afferma Sartre , riferendosi ad una nostra scelta.
sala teatrale, durante la visione di uno spettacolo. Torniamo protagonisti del mondo, ritrovandoci in
“Le rivalità, i lievi conflitti di prima sono scompar- esso.
si e le coscienze che forniscono la materia del noi Il viaggio apre l’attesa di queste esperienze, avvici-
sono proprio quelle dei consumatori: noi guardia- nandoci piano a quell’universo altro che immergerà
mo l’avvenimento, noi ne prendiamo parte”. le nostre idee in nuove relazioni, nuovi confronti.
Il fatto che l’Altro, che incontreremo al termine del Così, tutto si relativizza, si misura col soggetto,
nostro viaggio, risulterà nascosto, distante da qual- perdendo la peculiare unicità dell’Assoluto,
siasi accomunanza soggettiva, lo rende “vergine”, dell’incommensurabile.

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La nostra libertà, sempre variabile e sciolta da qualsia-
si essere assoluto, viene decisa dalla libertà dell’Altro,
che le conferisce un’esteriorità assoluta, un “essere –
esterno - per altri”.
Quella paura soffocante, allora, deriva dall’angoscia di
perdere il controllo della propria situazione, di vedere
il proprio essere alle dipendenze della libertà
dell’Altro.
Contemporaneamente, la nostra stessa libertà è inevi-
tabilmente condizionata dal nostro “essere – per al-
tri”. Non possiamo fare a meno, infatti, di assumere
tale essere in funzione del nostro progetto. Anche il
rifiuto del nostro “essere – per altri”, sarebbe ugual-
mente un’assunzione di esso.
Il viaggio, quindi, immerge le nostre condotte in un
intreccio di rapporti che demoliscono il nostro essere.
Gli fanno inglobare qualcosa dell’Altro, e nello stesso
tempo se ne appropriano, abbattono i suoi fondamenti,
lo rivoluzionano.
Moltiplicano le nostre prospettive fino a farci sentire
l’irrimediabile condanna alla libertà.

Ma il richiamo alla ricchezza della varietà, che colora


la diversità, si perde in quella paura sottile suscitata
dall’incontro di altre individualità libere.
Abbiamo detto che l’Altro, diverso per tradizioni, ori-
gini, vita, ci appare come l’anormale, l’insolito.
L’incontro con volontà assolutamente estranee alimen-
ta l’incertezza. Il giudizio dell’altro, infatti, costituisce
un condizionamento reale della nostra libertà.
Ciò che prima potevamo fare con tranquillità, senza il
timore che qualcosa apparisse strana o estranea, ades-
so presenta un lato caratteristico che ci sfugge.
L’Altro, infatti, può appropriarsi della nostra situazio-
ne, sottomettendola al proprio giudizio, fissandola nel-
Le citazioni sono tratte da:
le proprie categorie. Sfuggiamo a noi stessi, trascinati Jean-Paul Sartre, L’essere e il nulla,
da lui nel suo universo. Il Saggiatore, Milano, 2008.

Jean-Paul Charles Aymard Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – 15 aprile 1980) è stato un filosofo, scrittore e dramma-
turgo francese. Nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò giustificando il suo gesto
con ragioni personali (“ho sempre declinato le distinzioni ufficiali”) e con ragioni obiettive (“io sto lottando per avvi-
cinare la cultura occidentale a quella orientale, e svuoterei la mia azione se accettasse onorificenze da Est o da O-
vest”). E’ stato uno dei massimi esponenti dell'esistenzialismo, che egli intendeva come una filosofia della libertà,
della scelta e della responsabilità. Studiò all'École Normale Supérieure di Parigi, dove si laureò nel 1929 in filosofia,
per insegnarla poi nei licei di Le Havre, di Laon e infine di Parigi. Suo principale intento è stato quello di conciliare
l’esistenzialismo col marxismo. Nel 1947 fondò un partito , il “Rassemblement Dèmocratique Rèvolutionnaire”, di
accento marxista, privo d’impostazione classista. Sartre di schierò contro le guerre di Indocina e di Algeria, a favore
degli insorti ungheresi nella rivolta di Budapest e della causa castrista nella Rivoluzione cubana. Dal 1966, fece parte
dell’esecutivo del Tribunale Bertrand Russel contro i crimini di guerra americani nel Vietnam. Per citare solo alcune
delle sue opere, ricordiamo i drammi “Le mosche” e “A porte chiuse”, le opere di narrativa “La nausea” e “Il muro”, i
saggi di critica letteraria “Che cos’è la letteratura” e “Un teatro di situazioni” e i saggi di filosofia “L’essere e il nul-
la” e “Critica della ragione dialettica”.

20
La sporca Conversazione in Sicilia maledetta dal fascismo
di Lorenzo Catania

pienza di Roma, apparso su “L’Unione Sarda”


del 14 aprile 1939:
“Ma forse il pericolo maggiore è nella prosa
narrativa, dove a cominciare da Italo Svevo, e-
breo di tre cotte, ad Alberto Moravia, ebreo di
sei cotte, si va tessendo tutta una miserabile rete
per pescare dal fondo limaccioso della società
figure ripugnanti di uomini che non sono
‘uomini’ ma esseri abulici, infangati di sessualità

la recensione - letteratura
bassa e repugnante, malati fisicamente e moral-
mente […] I Maestri di tutti cotesti narratori so-
no quei pezzi patologici che si chiamano Marcel
Proust e James Joyce, nomi stranieri e di ebrei
fino al midollo delle ossa, e disfattisti fino alla
radice dei capelli”.
Il nuovo clima culturale suscita timore presso gli
scrittori ebrei e non ebrei, perché per la prima
volta si crea un intero corpus di letture ufficial-
mente proibite.
Elio Vittorini, ad esempio, come traspare da due
lettere del 1939 e del 1940 inviate al professore
siracusano Sebastiano Aglianò, è in ansia per le
decisioni ministeriali che possono impedire
l’edizione in volume di “Conversazione in Sici-
lia”, così come era accaduto per il romanzo “Il
garofano rosso”, pubblicato a puntate nel 1933-
’34 sulla rivista “Solaria”, ma con tagli e corre-
zioni imposte dalla censura fascista che ne bloccò

N el 1938, quando lo scrittore Elio Vittorini


inizia a pubblicare a puntate sulla rivista fiorenti-
l’uscita nel 1938 per motivi moralistici.
Poi il nullaosta necessario per la pubblicazione
arriva grazie al funzionario del ministero della
na “Letteratura” diretta da Alberto Bonsanti il Cultura popolare Gherardo Casini ammiratore
testo di “Conversazione in Sicilia”, il fascismo dell’ “iconoclasta” Vittorini, e così il 1° marzo
emana le leggi antisemite e costituisce la Com- 1941 esce in 355 esemplari numerati, oltre a 50
missione per la bonifica libraria, presieduta dal copie fuori commercio, presso l’editore fiorenti-
direttore della Stampa italiana Gherardo Casini, no Parenti “Nome e lagrime”, che comprende
al fine di “eliminare dalla circolazione gli scritto-
ri ebrei, ebraizzanti, o comunque di tendenze de-
cadenti”, ma anche “tutta quella merce italiana e
straniera che troppo decisamente contrasta con
l’etica e con i fondamentali principi del Fasci-
smo”.
Il consenso degli intellettuali alle direttive impo-
ste dal regime sarà zelante e si tradurrà in aspri
interventi censori, come testimonia questo saggio
di critica letteraria di Francesco Biondolillo, nel
dopoguerra professore di italiano e latino al liceo
Mamiani e libero docente all’università La Sa-

21
“Conversazione in Sicilia” e il racconto che dà il
titolo e apre il volume, come a volere camuffarne il
vero contenuto, che trasfigura in narrazione lirica e
simbolica la delusione e la crisi politica ed esisten-
ziale dell’autore successive alla guerra di Spagna.
Qualche mese dopo l’opera è ristampata dall’editore
Bompiani con il titolo originario.
Accolto dai critici, dagli scrittori e dai lettori con
giudizi generalmente positivi, il libro di Vittorini,
una sorta di diario del ritorno in Sicilia, al proprio
paese, presso la madre di un intellettuale in preda ad
“astratti furori” per il genere umano perduto, incon-
tra un buon successo di pubblico e attira perciò
l’attenzione dei giornali più diffidenti verso
l’inquietudine sociale del letterato siciliano.
Come “L’Osservatore Romano”, organo del Vatica-
no, che – secondo quanto riferisce Vittorini alla
giornalista inglese Kay Gittings - giudica
“Conversazione in Sicilia” un libro “deleterio ai
sentimenti nazionali e alla morale fascista”.
Mentre sulla stampa del regime le conversazioni tra
un figlio e sua madre a proposito di una relazione
extraconiugale di quest’ultima suscitano scandalo
nell’anonimo estensore di un editoriale intitolato
“Una sporca conversazione”, apparso su “Il Popolo
d’Italia” del 30 luglio 1942.
Qui l’anonimo autore dell’editoriale definisce
“Conversazione in Sicilia” un libro pornografico
che emula le opere di Pitigrilli, Mario Mariani e
Guido da Verona. Poi riassume a modo suo alcune
parti del romanzo:
“Un giovane siracusano, dopo molti anni di assenza
dal paese natio, vi ritorna a rivedere la propria ma- assenza e cioè se è stata ‘al vallone con qualcuno’
dre quasi dimenticata. Lo inducono a questo ritorno perché – egli pensa – non sarà stata sempre in cuci-
due motivi principali: un biglietto a riduzione e la na. Per sua gioia, quella ‘vecchia’ di sua madre è
noia. Giunto al cospetto della madre, il giovane stata proprio al vallone, e più volte e con più di
[…] chiede a costei che cosa ha fatto durante la sua qualcuno – con un pezzente, col compare…fra gli
altri, s’intende c’era stato posto anche per il marito.
Colmata la lacuna della propria curiosità, il giova-
ne accompagna la madre a visitare le conoscenti, le
quali, tanto per fare cosa grata al ragazzo che le
brama e alla donna che le prega, lietamente si of-
frono”.
E infine conclude:
“E’ forse con queste opere che, dopo vent’anni di
Fascismo, ci prestiamo a far grande l’Italia anche
nel campo dello spirito?” Probabilmente, più che la
critica di Vittorini al militarismo e all’imperialismo
del regime o l’allusione alla lotta antifascista, fu
l’editoriale “Una sporca conversazione” che fece
scattare il sequestro del romanzo, nel momento in
cui questo aveva avuto tre ristampe e consacrava il
prestigio dello scrittore presso i lettori più colti.

22
Oltre la realtà
Il viaggio e le origini della fantascienza
di Francesco Mancini
Verso mezzogiorno, quando l’isola non era più in
vista, sorse improvvisa una tempesta che sollevò la

classsici - le origini della fantascienza


nave in un vortice a quasi tremila stadi senza più
deporla in mare; anzi, la portava, sospesa com’era
nell’aria, un vento che con forza soffiava nelle vele
fino a gonfiarle. Sette giorni e sette notti andammo
per il cielo: all’ottavo vediamo, sospesa, una gran-
de terra, come un’isola, splendente a forma di sfe-
ra e rischiarata da una forte luce. Ci portiamo vici-
no e, dopo aver gettata l’ancora, scendiamo; fatta
un’ispezione, troviamo che il luogo è abitato e col-
tivato.
Sono presenti anche altri ingredienti destinati a di-
venire dei classici della fantascienza: l’incontro e lo
scontro con extraterrestri delle specie più diverse e
bizzarre e, perfino, le guerre stellari.
I “terrestri”, infatti, si trovano coinvolti in una bat-
taglia di dimensioni ciclopiche fra i Lunari ed i So-
lari, che l’autore immagina comandati, rispettiva-
mente, dai personaggi mitologici Endimione e Fe-
tonte.
Non manca qualche concessione all’osceno o al
goliardico, invero sufficientemente gratuita, che
appare in qualche caso dettata solo dal gusto matto
per la trasgressione, come nella descrizione delle
forze in campo nella battaglia spaziale:
Al loro fianco si posero i Cazzo-di-cane, inviati
Luciano di Samosata (120-180 ca. d.C.
dagli abitanti di Sirio, 50.000 unità, uomini dal
muso canino che combattevano su membri alati.
Lo stesso dicasi dell’incontro con esseri superdota-

U n giorno, partito dalle Colonne d’Ercole e


spintomi nell’oceano verso occidente, filavo con il
ti, che pure non sembrano rappresentare la parodia
di una qualche particolare categoria di umani:
Scorgemmo subito dopo anche degli uomini che
vento in poppa. Gli scopi fondamentali del mio vi- navigavano in un modo strano: erano marinai e
aggio erano la curiosità e il desiderio di cose nuo- navi ad un tempo; e ve lo voglio proprio racconta-
ve, saper qual è il termine dell’oceano e quali genti re: giacciono supini sull’acqua con l’affare ritto –
vivono dall’altra parte. non l’hanno piccolo – e a questo assicurano una
Il brano riportato, tratto dal racconto Storia vera o, vela e vanno per mare.
più letteralmente, Delle storie vere, scritto in greco Ma scopo dell’opera non è il puro divertimento o il
da Luciano di Samosata, siriano di nascita, e risa- riso in sé, ma esercitare una satira corrosiva contro
lente al secondo secolo dopo Cristo, è considerato ideali e fedi tradizionali e farsi beffe delle religioni,
da molti l’atto di nascita della fantascienza. non solo quella greca antica, ma anche la giudaica e
Gli elementi costitutivi fondamentali del racconto la cristiana, oltre che degli scienziati (fisici ed a-
di Luciano sono il viaggio verso l’ignoto e stronomi) usi a scivolare nel favolistico.
l’inesplorato e l’invenzione di una realtà alternativa È lo stesso autore, nel corpo stesso della sua opera,
a quella riscontrabile e verificabile nell’esperienza a dichiararne la natura e lo scopo nella maniera più
concreta. chiara ed inequivocabile: … ogni cosa che ho nar-
Iniziata come un viaggio per mare, in breve rato è un’allusione, in chiave comica, a poeti, sto-
l’avventura si trasferisce negli spazi interplanetari rici e filosofi antichi, i quali scrissero tante cose
ed interstellari: che sanno di prodigio e di favola …
23
Loro maestro di tal genere di ciarlataneria fu Pertanto anch’io, desideroso, per vanità, di lasciare
l’omerico Ulisse, che raccontò alla corte di Alcinoo qualcosa ai posteri e per non essere il solo privo della
della cattività dei venti, di certi esseri con un occhio libertà poetica, non avendo niente di vero da raccon-
solo, cannibali e selvaggi, e anche di animali a più tare – niente di degno mi era infatti mai capitato – mi
teste e delle trasformazioni dei suoi compagni per ef- diedi alla menzogna, una menzogna, a dire il vero,
fetto di filtri; e simili a queste egli sciorinò tante altre molto più ragionevole delle altre: infatti, riconoscen-
fandonie sotto gli occhi stupiti di quei semplicioni dei do subito che mentirò, dirò almeno questa verità.
Feaci. In tal modo, se sono io stesso ad ammettere che non
Ebbene, leggendo tutti questi autori, non è poi che mi dico niente di vero, mi sembra di poter evitare il biasi-
sentissi di riprenderli tanto per le menzogne – vedevo mo del prossimo. Scrivo dunque di cose che non vidi,
infatti che il mentire era ormai un fatto abituale anche né v’ebbi parte in alcun modo, né seppi da altri; ag-
per quelli che facevano professione di filosofia; mi giungi pure che non esistono assolutamente e che
sorprese piuttosto che pensassero di aver scritto cose non possono in nessun caso aver luogo. E farà bene
non vere senza che altri se ne potessero accorgere. il lettore a non crederci affatto.

Hyeronimus Bosch, Trittico del Paradiso terrestre,


(particolare) circa 1500, Madrid, Museo del Prado

24
Molti hanno considerato il racconto di Luciano il pro- scontrabile alcuna intenzione satirica o di divertimento
totipo della narrazione fantascientifica, tale da costitu- o, ancor meno, l’espressione di un radicale scetticismo
ire un punto di riferimento per opere come l’Orlando alla Luciano, né il mero scopo di intrattenere con il
Furioso, Gargantua e Pantagruel, Le avventure del racconto di avventure, magari rivolte alle giovani ge-
barone di Münchhausen, Ventimila leghe sotto i mari. nerazioni.
Nelle prime tre opere citate le analogie col racconto di La loro caratteristica distintiva è quella di stabilire un
Luciano appaiono più evidenti. rapporto di complicità fra l’autore ed i lettori, implici-
Infatti, ne sia scopo la satira o il divertimento, tamente indotti a prescindere da considerazioni circa
l’esagerazione e la bizzarria delle creazioni fantastiche la plausibilità e verosimiglianza delle vicende raccon-
sono in esse tali da non consentire al lettore di crederle tate e dei contesti in cui esse si svolgono.
reali, pur in assenza di una esplicita dichiarazione Il lettore deve provvisoriamente, per il tempo di durata
dell’autore nel senso della falsità delle cose racconta- della lettura, credere o fingere con se stesso di credere
te. alla verità delle invenzioni fantastiche dell’autore, per
Per ciò che concerne apprezzarne le creazioni
l’ultima opera artistiche e le particolari
dell’elenco, pur non concezioni letterarie.
volendosi negare ri- Insomma, a parte
chiami al prototipo l’eventuale aliquota di
antico, sembra di do- lettori effettivamente
ver rilevare convinti della verità del-
nell’autore, Jules Ver- le cose raccontate, per
ne, piuttosto una evi- tutti gli altri vale una
dente prevalenza della sorta di equilibrismo psi-
influenza di Edgar cologico acrobatico del
Allan Poe, peraltro a tipo “non è vero ma vo-
lui di poco precedente glio crederci”, su cui in
e in parte contempo- fondo si regge il succes-
raneo. so di tutto il genere fan-
Inoltre, Verne non è tascientifico.
mosso affatto da in- Il viaggio e l’irrealtà so-
tenzioni satiriche né è no gli strumenti utilizzati
interessato a creare da Poe per liberarsi di
occasioni di riso e di limiti e vincoli nelle sue
divertimento fine a sé narrazioni, il cui vero
stesso e, soprattutto, oggetto sono però sem-
le sue creazioni fanta- pre gli abissi insondabili
Hyeronimus Bosch, La nave dei folli in fiamme
stiche non sono dav- Akademie der bildenden Künste, Vienna dell’animo umano, le sue
vero irreali, o almeno inquietudini ed ambigui-
non del tutto. tà, i suoi terrori, incubi
Perlopiù, infatti, le sue opere sono racconti e romanzi ed orrori, le sue cadute e disperazioni.
di avventure, alla portata di ragazzi ed adolescenti e Per Poe, come per tutti gli autori di fantascienza suoi
comunque rivolti a quanti sono attratti dalle future successori, il rapporto di complicità con il lettore è un
conquiste del progresso scientifico e tecnologico, pre- dato fisso, una condizione imprescindibile, nel senso
figurate dall’autore come già nelle possibilità della che in sua mancanza non vi sarebbero appassionati di
società sua contemporanea. fantascienza, né il genere avrebbe attecchito con tanto
Va detto che i più collocano, invece, all’origine del successo.
genere fantascientifico alcuni racconti fantastici o del Resta da considerare se le finzioni irreali dei moderni
terrore, oltre al romanzo Storia delle avventure di Ar- scrittori di fantascienza siano poi tanto lontane da
thur Gordon Pym, dei quali è autore proprio lo scritto- quelle degli antichi autori greci irrisi e strapazzati da
re e poeta statunitense Poe. Luciano di Samosata.
Se è pur vero che anche queste opere di Poe si fonda- Resta il dubbio, purtroppo non verificabile, che le in-
no, come quelle degli illustri suoi predecessori, sui venzioni degli scrittori di fantascienza, a partire da
consueti elementi del viaggio e del distacco dalla real- Poe e fino agli odierni, sarebbero forse state trattate da
tà, esse introducono elementi di novità tali da differen- quell’autore allo stesso modo delle frottole dell’Ulisse
ziarsene in maniera radicale. omerico e dei racconti favolistici degli altri antichi
Infatti, nelle opere dell’autore statunitense non è ri- narratori di miti.

25
In viaggio tra etnografia e letteratura:
I frutti puri impazziscono di James Clifford
di Silvia Mazzucchelli

J ames Clifford, in un suo articolo comparso


sulla rivista Àcoma nel 2001, afferma:
quanto, piuttosto, di stabilire se il gruppo che si attri-
buiva il nome di Tribù di Mashpee fosse, di fatto,
Ciò che chiamiamo cultura è un processo aper- una tribù indiana. I discendenti degli indiani Wampa-
to, che si fa o si inventa progressivamente attra- noag residenti a Mashpee dovevano provare la loro
verso spostamenti e incontri, un processo che ha identità, quasi una dimostrazione di modernità etno-
una sua collocazione storica e politica fatta di grafica.
costrizioni e potenzialità (…). Diremo allora che
un corpo culturale è una specie di coalizione
dinamica.
La parola cultura, sottolinea Clifford, è infatti
la recensione - saggi

profondamente legata a nozioni organiche di


crescita naturale, vita, morte, corpi che durano
nel tempo; e l'identità non può che essere mista,
relazionale e inventiva, come si evince dal titolo
del libro, I frutti puri impazziscono, un verso
tratto da una poesia di William C. Williams.
I frutti di Williams e di Clifford alludono pro-
prio all’epoca contemporanea, nella quale appa-
re difficile dire che cosa sia davvero una cultura
e nella quale sembra frammentarsi ciò che è no-
to, soprattutto ciò che si rappresenta come au-
tentico (i frutti puri).
L’antropologo definisce questa condizione mo-
dernità etnografica: etnografica perché ci si tro-
va spiazzati in mezzo a tradizioni disgregate;
modernità poiché la condizione di sradicamento
e d’instabilità è sempre più destino comune.
Tuttavia, secondo Clifford, sono proprio questi i
presupposti per il costituirsi di nuove identità;
egli infatti nega la visione di un mondo in cui i
cosiddetti popoli arretrati, inibiti nelle loro po-
tenzialità creative, sarebbero ormai incapaci di
produrre una cultura originale.
Attraverso la vita e le opere di etnografi come
Marcel Griaule, Victor Segalen, Michel Leiris e
Aimé Césaire, lo studioso prende poi in conside-
razione il ruolo dell’etnografo, il modo di consi-
derare l'arte primitiva, e la contrapposizione tra
Oriente e Occidente. Meritano infine particolare attenzione i paragrafi dedi-
Nell’ultima parte del volume Clifford riporta cati alla classificazione ed esposizione dell’arte primi-
un'importante testimonianza: la trascrizione dei tiva e delle culture esotiche, nei quali Clifford ridiscu-
suoi appunti, presi durante una causa che il Con- te le categorie di arte, creatività, primitivo e cultura,
siglio tribale dei Wampanoag di Mashpee ave- alla luce di una critica degli stili museografici e artisti-
va intentato nel 1976 pesso la Corte federale ci vigenti.
per il riconoscimento del titolo di proprietà su Lo studioso si concentra soprattutto sull’importante
circa 16000 acri di terra. mostra tenuta al Museum of Modern Art (Moma),
Il vero scopo della disputa giuridica non era Primitivism in 20th Century Art: Affinity of the Tribal
comporre la questione della proprietà della terra, and the Modern, tenutasi a New York nel 1984.

26
James Clifford
è professore di etno-antropologia pres-
so l’Università della California, Santa
Cruz. Studioso dell’identità post-
coloniale, è ritenuto il maggior espo-
nente della cosiddetta “svolta lettera-
ria” in antropologia.

E’ autore di numerosi saggi fra cui si


segnalano:
Scrivere le culture: poetiche e politi-
che in etnografia, Meltemi, 1997, di
cui è il curatore insieme con G. Mar-
cus;
Routes. Travel and Translation in the
Late Twentieth Century, Harvard
University Press, 1997;
trad. it. Strade:viaggio e traduzione
alla fine del Ventesimo secolo, Torino,
Bollati Boringhieri, 1999;
The Predicament of Culture. Twentieth
Century Etnography, Literature and
Art, Harvard University Press, 1988;
trad. it. I frutti puri impazziscono: et-
nografia,letteratura e arte nel Ventesi-
mo secolo, Torino, Bollati Boringhieri,
1999.

Egli sostiene che i rapporti di potere grazie a cui una cheggiate da Mercedes bianche, da camioncini da un
parte dell’umanità può selezionare, valutare e colle- quarto di tonnellata e da furgoni Dodge. Le donne del
zionare i frutti puri delle altre, devono essere criticati villaggio, avvolte in coperte nere e in scialli a fiorami,
e trasformati, ed auspica come nel futuro si possano stanno in piedi accanto a turiste che vestono bluse di
immaginare mostre che mettano in risalto le produzio- vellutino blu con file di bottoni metallici e voluminose
ni impure, inautentiche della vita tribale passata e gonne di satin. (…) Teste-trofeo di muli e di cervi dal-
presente. la coda bianca, adorne di fiori di popone e di collane
Proprio per questo, a chiusura del capitolo, Clifford di corallo e turchese scheggiato, sono affisse in alto,
propone la descrizione fatta da Barbara Tedlock della tutt’attorno alla stanza, al di sopra di pelli di daino
cerimonia shalako degli Zuñi, una festa che costitui- rampanti che, a loro volta, sovrastano arazzi arabi in
sce solo un elemento di una tradizione viva e comples- cui sono raffigurati Martin Luther King e i fratelli
sa: Immaginate un piccolo villaggio nel Nuovo Messi- Kennedy, l’Ultima cena, un gregge di pecore con pa-
co occidentale, le sue strade cosparse di neve fian- store aureolato, cavalli, pavoni.

arcobaleno
l'arcobaleno
supplemento a Sicilia Libertaria N° 287 - settembre 2009.
Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri.
Registrazione Tribunale di Ragusa n° 1 del 1987. fip.
La Redazione, composta da volontari, si riunisce periodicamente in un “Comitato di reLazione”.
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IL VIAGGIO DEL PELLEGRINO
di Onesto Aquino

R omeo, Pellegrino e Palmiere, nelle diverse


varianti, oggi sono diventati semplici cognomi o
Tommaso Becket a Canterbury.
Gli storici sottolineano, del resto, che i circuiti dei
traffici commerciali coincidono con i principali itine-
nomi propri. Ma non è sempre stato così. Ce ne rari di pellegrinaggio.
facciamo raccontare la storia nientemeno che Prima di mettersi in viaggio, il pellegrino doveva "fare
dall'Alighieri. i conti" con la propria situazione.
Dante, a commento del sonetto “Deh! peregrini Innanzitutto, se aveva dei beni, doveva fare testamento
che pensosi andate”, nella Vita Nova, così scri- (per quanto oggi possa sembrare strano, fino a non
storia - religioni - antropologia

ve: E dissi 'peregrini' secondo la larga signifi- molti secoli fa, le insidie di un lungo viaggio consi-
cazione del vocabulo; ché peregrini si possono gliavano sempre di fare testamento); poi doveva paga-
intendere in due modi, in uno largo e in uno re tutti i debiti; affidare la casa a qualcuno; prendere
stretto: in largo, in quanto è peregrino chiun- commiato da tutti chiedendo perdono per le offese ar-
que è fuori de la sua patria; in modo stretto, recate; infine equipaggiarsi per il viaggio.
non s'intende peregrino se non chi va verso la
casa di sa' Iacopo o riede. E però è da sapere
che in tre modi si chiamano propriamente le
genti che vanno al servigio de l'Altissimo: chia-
mansi "palmieri", in quanto vanno oltremare,
là onde molte volte recano la palma; chiamansi
"peregrini", in quanto vanno a la casa di Gali-
zia, però che la sepultura di sa' Iacopo fue più
lontana de la sua patria che d'alcuno altro a-
postolo; chiamansi "romei", in quanto vanno a
Roma, là ove questi cu' io chiamo "peregrini"
andavano.
In pratica Romeo era il pellegrino che si recava
a Roma, Palmiere quello che andava in Terra
Santa, mentre il Pellegrino propriamente detto
era quello che raggiungeva la tomba dell'aposto-
lo Giacomo a Santiago di Compostela, nella Ga-
lizia spagnola. Pellegrini di Canterbury alla taverna. Incisione su legno
Ma perché si faceva un pellegrinaggio? Una ra-
gione era (ed è tuttora) quella suscitata dalla de-
vozione verso un santo a cui ci si affidava per Il pellegrino, infatti, aveva un particolare abito che gli
una particolare protezione. conferiva in modo assolutamente visibile e non equi-
Un'altra era sciogliere la promessa di un voto vocabile un particolare status.
fatto in una circostanza drammatica come malat- Questa uniforme, che lo distingueva da ogni altro sog-
tia, prigionia, naufragio. getto sociale, comprendeva un bordone, cioè un lungo
Un'altra ancora era l'espiazione dei peccati, im- bastone con una punta acuminata in basso; una schia-
posta dal parroco, dall'Inquisizione o addirittura vina, cioè una veste lunga di tessuto ruvido, ed una
dal re. In quest'ultima modalità il pellegrinaggio bisaccia, una borsa floscia di pelle, appesa alla cintola,
diventava addirittura un obbligo di legge. dentro la quale poneva il cibo, il denaro e la gavetta.
Si viaggiava da soli, ma preferibilmente in grup- Inoltre, a partire dal XIII secolo, ne faceva parte un
po, e non sempre il gruppo era costituito da un grande cappello, rialzato sul davanti, sul quale erano
insieme disciplinato di penitenti. appesi i simboli dei pellegrinaggi effettuati, una specie
I Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, di attestato per l'impresa effettuata.
scritti verso la fine del Trecento, descrivendo Per chi tornava da Roma era d'obbligo esibire un'im-
storie d'amore cortese e di lussuria, di riflessioni magine della Veronica (il telo con il volto impresso di
filosofiche e di critiche alla Chiesa stessa, ci di- Gesù), dei ciondoli di piombo raffiguranti le chiavi
cono che ben altri sentimenti, oltre a quelli di incrociate di San Pietro, oppure le sagome dei santi
penitenza, potevano albergare nei cuori dei pel- Pietro e Paolo.
legrini inglesi diretti a venerare le spoglie di san Chi tornava dalla Terra Santa inseriva sul cappello

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piccole croci, oppure un rametto d'ulivo o di palma, in tare inimicizia in alcun santo, attaccava al cappello
ricordo dell'ingresso di Gesù a Gerico. Raggiungere la tanti di quei sigilli di piombo che a stento riusciva a
meta di Santiago di Compostela significava, infine, tenere il capo ritto. Sarà stato anche per questi motivi
potersi fregiare sul cappello della conchiglia di San che la domanda di distintivi subì un'impennata tale da
Giacomo. sorpassare l'offerta. E fu così che a Roma, a Gerusa-
Il simbolo del pellegrinaggio, orgogliosamente osten- lemme, a Santiago de Compostela ed in tutte le mete
tato sul cappello, garantiva anche facilitazioni prati- di pellegrinaggio, nacque un fiorente commercio di
che, come l'esenzione dai pedaggi e dalle tasse. distintivi “taroccati”.
Alcuni tribunali li accettavano anche come prova di Non va nascosto che i proventi di questo commercio
non avere subito sequestro per debiti. affluivano, sotto forma di diritti di monopolio, anche
Questi ciondoli di piombo, a poco a poco, da souve- alle locali autorità vescovili.
nirs si trasformarono in amuleti, capaci di proteggere e Il clero, alimentando i flussi devozionali, non tralascia
guarire. di alimentare anche quelli monetari: storie di ieri ma
E qualcuno, per non sbagliare protezione e non susci- anche storia attuale. Il turismo religioso, oggi, è una
delle voci più importanti delle borse internazionali dei
viaggi: Lourdes, Fatima, Czestochowa, Meñugorje,
per limitarci ai santuari mariani - e queste sono solo
alcune delle innumerevoli mete del pellegrinaggio cat-
tolico odierno - valgono milioni di presenze e corri-
spondenti milioni di euro.
Ma sbaglieremmo di grosso se attribuissimo al pelle-
grinaggio connotazioni esclusivamente cristiane o reli-
giose. Per i mussulmani è obbligatorio compiere, al-
meno una volta nella vita, per chi ne abbia le possibili-
tà fisiche ed economiche, il pellegrinaggio a La Mec-
ca, chiamato Hajj.
Per gli ebrei la Legge prescrive per ben tre volte l'anno
il pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme.
Nel mondo hindu è previsto il Maha Kumbh Mela,
un pellegrinaggio che si svolge ogni dodici anni sul
luogo della confluenza del Gange con la Yamuna, do-
ve, secondo i libri sacri, è caduta dal cielo una goccia
dell'elisir dell'immortalità. Si calcola che a questi ra-
duni partecipano da 20 a 70 milioni di persone.
Nel buddhismo i luoghi principali di pellegrinaggio
coincidono con i momenti fondamentali della vita di
Gautama Buddha: Lumbini, Bodhgayā, Saraṅganātha
e Kuśinagara.
Si potrebbe continuare a lungo, associando a singole
religioni, anche poco o localmente diffuse, precise
pratiche di pellegrinaggio. Lo stesso discorso vale an-
che per le civiltà antiche (in Egitto Eliopoli, Karnack,
Tebe; in Grecia Olimpia, Delfi, Eleusi...) e preistori-
che (montagne, rocce, sorgenti sacre, monoliti, men-
hir, dolmen...), sicché si finirebbe per concludere che
la pratica del pellegrinaggio è caratteristica umana, più
che religiosa.
Non si tratta di ridurre tutto al fatto che gli umani han-
no le gambe e quindi devono muoversi. È, piuttosto,
quella forza immane che spinge Ulisse a lasciare la
piatta tranquillità del conosciuto per l'intrigante enig-
ma del conoscibile:
Considerate la vostra semenza:
Hieronymus Bosch, trittico del Giudizio Universale fatti non foste a viver come bruti,
(pannelo esterno sinistro) ma per seguir virtute e canoscenza.
Grisaglia su legno - Akademie der Bildenden Künste,
(Inferno, canto XXVI, vv.112-120)

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Se Dante punisce Ulisse per aver osato varcare lo Ma non è solo dei beni che deve spogliarsi.
stretto di Gibilterra, le colonne d'Ercole, il limite geo- Etimologicamente pellegrino viene da peregrino, a sua
grafico del mondo allora conosciuto, va ricordato che volta derivante da per agere, con il significato di an-
Santiago de Compostela, la più importante meta dei dare per i campi, essere straniero, errare. Nel momento
pellegrini nel Medioevo, si affaccia proprio in quei in cui lascia il suo ambiente egli deve mettere in di-
dintorni, sul Finis Terrae, il punto dove finisce la terra scussione le sue abitudini, i suoi costumi, la sua lin-
che calpestiamo e si apre l'Oceano, l'ignoto che ci gua, il suo intero microcosmo d'uomo.
sfugge e ci attira. Giungendo alla meta il pellegrino lo confronterà con il
Davanti all'Altro, come bene ha scritto in queste pagi- nuovo, sarà in grado di elaborare una sintesi e rag-
ne Giacomo Pisani, la paura ed il desiderio si intrec- giungere un nuovo equilibrio. La parte certamente più
ciano, esigendo la libertà di perseguire la conoscenza e importante è però il percorso.
di superare ogni nostro limite. Lungo la strada deve far fronte ad ogni sorta di perico-
Il pellegrino deve andare a piedi, è l'homo viator, il lo (fame, sete, malattie, animali selvaggi, predoni, fe-
viandante. Egli ha la necessità di spogliarsi di qualun- nomeni atmosferici) e deve rispondere ad ogni altra
que peso non essenziale per la sopravvivenza. sollecitazione, incontro o scontro che sia. La nuova
Povero o ricco che sia, sulla strada può valersi solo di condizione fisica lo induce ad un nuovo atteggiamento
ciò che riesce a portare, e tanto meno porta con sé, psicologico e lo spinge ad un continuo riesame del
tanto più lontano può arrivare. vissuto. Non conosciamo la percentuale dei pellegrini
Questa considerazione ci suggerisce una lettura egua- miracolati, l'immaginiamo proprio bassina, ma è sicu-
litaristica di questa pratica, e non erano pochi gli ereti- ramente altissimo il valore formativo di questa espe-
ci fautori di un comunismo primitivo che utilizzavano rienza umana che oggi, non stranamente, coinvolge
il pellegrinaggio come veicolo di diffusione delle loro anche moltissimi non credenti.
idee.

Iconografia del pellegrino


di S.d.A

Il sentiero della vita


Nella tavola accanto, del 1490, un uomo emaciato,
non più giovane, con i tratti caratteristici del pelle-
grino, trasporta un cesto sulle spalle. Alle spalle ha
uno sfondo minaccioso. Alla sinistra, in basso, si
vedono un teschio e ossa di morto. Un cagnaccio
tenta di morderlo ai calcagni, mentre il ponte che
sta per attraversare appare molto fragile. In secon-
do piano vediamo dei banditi che hanno derubato
un altro viaggiatore e lo hanno legato ad un albero.
Alcuni contadini danzano al suono di una zampo-
gna. Sullo sfondo una folla circonda un'enorme for-
ca, non lontano da un alto palo sormontato da una
ruota, usata per mostrare i corpi dei condannati a
morte.
Il pellegrino di Bosch percorre la strada della vita
attraversando un mondo insidioso le cui vicissitudi-
ni sono rappresentate sullo sfondo. Alcuni dei peri-
coli sono fisici, come i banditi o il cane ringhiante,
anche se quest'ultimo può anche simboleggiare il
calunniatore, la cui lingua malvagia è spesso asso-
ciata al cane che abbaia. Anche i contadini che bal-
lano connotano un pericolo morale, perché hanno
ceduto alla tentazione della carne.
Nell'esprimere la difficile situazione di tutta l'uma-
Hyeronimus Bosch, Trittico di Haywain,, (porte esterne ) nità, al pellegrino non resta che il bordone, simbolo
1490 - olio su legno, Museo del Prado, Madrid della difesa contro il male.

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Quando i giovani viaggiavano col...dito
di Anteo Quosino

C ’è stato un tempo, adesso veramente lontano, nel


quale un giovane, per completare la propria formazio-
Significava sapere aspettare, anche a lungo, anche sot-
to il sole; rispettare le regole e la solidarietà: quando
c’era una lunga fila si concedeva la precedenza a chi
ne, per rafforzare la sua personalità ed affrancarsi dal aveva maggiori necessità.
dominio più o meno assoluto dei genitori, cercava di Avrei voluto scrivere un libro sulle frasi e sui disegni
andarsene di casa. L’obiettivo era quello di andarsene lasciati dai quei giovani sui paracarri. Non mancavano
definitivamente, ma dieci giorni, una settimana o an- certo parolacce ed oscenità, ma in quelle parole c’era
che meno andavano benissimo per sperimentare la li- l’autobiografia di una generazione che aveva un sogno
bertà. comune ed aveva l’illusione di viverlo veramente, pro-
Che consisteva nell’allontanarsi il più velocemente prio in quel momento.
possibile da casa, portandosi appresso l’essenziale: lo C’erano gli ostelli della gioventù, ma d’estate era più
zainetto militare con dentro un sacco a pelo, qualche facile andare a dormire insieme, all’aperto, sulla spiag-
indumento intimo e una borraccia (l’acqua non si ven- gia o su di un prato, quando non si aveva la fortuna di
deva ancora!), più un gruzzoletto per le spese assoluta- avere un tetto, la stanza di studenti fuorisede, la casa di

note autobiografiche
mente necessarie. genitori fuori per vacanze, la sede di un’associazione o
Per quanto strano possa sembrare oggi, quel giovane di un movimento politico, rigorosamente di estrema
aveva buone nozioni di geografia d’Italia e d’Europa, sinistra.
focalizzata soprattutto sulla rete stradale ed autostrada- Mi rendo conto che questa può sembrare una favola,
le. Gli assi autostradali sud/nord, Napoli-Bologna- ma aggiungerò che era possibile consumare pasti e
Milano, la A1; quello adriatico, Taranto-Bologna, la sostare nei centri storici, nelle città d’arte, occupare
A14; e quello ovest-est Torino-Venezia, la A4, più che panchine e sedersi sui gradini di piazza della Signoria
una rappresentazione delle infrastrutture del recente o di piazza San Marco senza essere diffidati, allonta-
boom economico, costituivano la mappa mentale delle nati, multati o, in caso di resistenza, arrestati.
possibilità di cercare la libertà. Si poteva fare l’amore, ad averne la fortuna e la possi-
Memorizzate quasi tutte le uscite autostradali, (solo i bilità, preoccupandosi solo delle conseguenze di una
pivelli non conoscevano Melegnano, Borgo Panigale, nuova vita; senza la paura della morte, associazione
San Lazzaro, Peretola, Campogalliano, Orte), il gio- mentale che sarà poi indotta dalla scoperta dell’Aids.
vane (in Italia molto meno spesso la giovane) si piaz- Non c’erano telefoni cellulari, né controlli satellitari
zava al primo casello e tirava fuori il pollice. Contra- GPS, e se si mandava una cartolina da Piazza Maggio-
riamente all’uso che se ne è fatto, il pollice non signi- re a Bologna dicendo: “Tutto bene, quando sarò a Fi-
ficava vita o morte, tutto bene o va’ a morire ammaz- renze vi scrivo” i genitori, contenti, non chiedevano di
zato, voleva solo suggerire, in modo non autoritario: più.
“poiché vorrei andare nella tua stessa direzione, po- In quel tempo, che non è mia intenzione descrivere
tremmo viaggiare assieme?” come felice, c’erano come oggi le ingiustizie; e, come
In quell’epoca lontana la responsabilità civile per la oggi, i forti, i furbi ed i prepotenti reggevano le sorti
guida degli autoveicoli (rc auto) non era obbligatoria, del mondo. Di diverso c’era che le amicizie, erano po-
e l’automobilista non era spinto a calcolare se il pas- che e vere ed i sogni, gli stupidi sogni di provincialotti,
seggero a bordo rientrava nella copertura assicurativa erano viaggiare, conoscere il mondo, magari in moto,
e quanto gli sarebbe costato risarcirlo se si fosse fatto come in Easy Rider. Adesso le amicizie sono centi-
male. Sempre in quell’epoca, sembrerà strano, non si naia, su Facebook, ed il sogno più ricorrente è vincere
era scatenata ancora la psicosi della violenza, e un au- al superenalotto.
tomobilista in un giovane riusciva a vedere un giova- Hanno nutrito i corpi e ucciso la speranza.
ne e non solo un potenziale criminale. E un autostoppi-
sta, prima di salire a bordo, non calcolava al millesimo
le possibilità di essere stuprato, infettato, mutilato o
ucciso.
In estrema sintesi, si può dire che la televisione, pure
presente da circa vent’anni, non aveva devastato in
modo irreparabile le coscienze e le relazioni umane.
Ricordo con tenerezza un camionista che ci ha fatto
salire in quattro nella cabina di guida, da dove guarda-
vamo la strada ed il mondo come se potessimo farlo
nostro; e ne ricordo un altro che mi ha offerto il pran-
zo. Fare l’autostop non era solo un modo di viaggiare,
era una filosofia di vita.
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...lasciare un segno, anche effimero, di ciò che è stato, che non è mai stato prima, e mai più sarà … foto di Antonio Squeo