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l’arcobaleno

rivista per studenti, insegnanti ed altri esseri pensanti

anno III, n° 8
aprile - maggio
2010
2€
M uro intonacato, pigmentato, scrostato e rappezzato. Particolare
Editoriale
C he strano, si dirà, dedicare un nu-
mero ai muri. Certo non è un tema con-
di altri tipi. Proprio di questo secondo
genere sono, in prevalenza, i muri che
vengono affront ati nella rivista. Se si
identità non può essere costruita. Come
l’endogamia porta all’impoverimento
genetico, così l’isolamento porta alla
sueto, ma, a ben vedere, non solo questo dovesse trovare, tra tutti gli articoli, un perdita di diversità, all'impoverimento
argomento un numero se lo merita, ma tratto che li caratterizza tutti, è probabil- culturale.E noi sappiamo che, come in
forse richiederebbe addirittura uno spe- mente quello dell'ambiguità. I muri di natura la bio-diversità è forza ed intera-
ciale approfondimento. Se, infatti, pen- casa prot eggono la famiglia, le mura zione, nella cultura la diversità è ric-
siamo ad una nostra normale giornata, ci della città proteggevano la comunità, i chezza. Dovremmo, forse, cambiare la
riesce impossibile riuscire a visualizzar- confini territoriali proteggono dallo stra- nostra immagine dei muri, le metafore
la eliminando dall'immagine mentale la niero e dal nemico. Ma il muro che ci che usiamo per rappresentarli. Non pro-
sagoma di un contenitore murato (casa, offre sicurezza è anche quello che ci tezione, ma prigione; non sicurezza, ma
scuola, uffi cio, fabbrica...). Anche il stanca, ci annoia, ci impedisce di cre- paura; non di fes a, ma meschinità. Si
paesaggio rurale, con le recinzioni, le scere poiché rappres enta un limite ed un potrebbe continuare ma, in fondo, appa-
case coloniche, le ville signorili, le chie- ostacolo. Allora il muro si trasforma in re chiaro che dietro il muro possono
sette, ci restituisce immancabilmente un oggetto di desiderio, da bucare, farne accumularsi i peggiori sentimenti ed
repertorio di costruzioni, di manufatti, brecci a, scaval care, frantum are, per impulsi. E poco di positivo. Proviamo
di muri. E, quando dovessero mancare i farci incontrare l'altro, ciò che è diverso ad eliminarne alcuni? Saremmo molto
muri fisici, non ne mancherebbero certo da noi, senza del quale, però, la nostra più liberi.

sghilpqhvtuvzjkxilnp
l’ambiguità dei muri

Ho conosciuto Gerico, La Terra Santa


ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico di Alda Merini
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei da La Terra Santa, 1984
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti


eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,


odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l’avello


anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica. foto da internet

2
Oltre il muro

un uomo disse ad un altro: Ciao, e, questo, si riempì di curiosità


della periferia:
la seconda realtà
U n cane randagio non poteva che
fermarsi a marchiare il territorio nel
Dieci, venti, cento euro e il gioco gira.
Degli alberi sembrano tristi, di uccelli
non ve ne sono.
La casa da cui esce è fatiscente.
Tutt'intorno discariche all'aperto e im-
provvisate.
luogo dei ratti. Mannaggia! Un senso di normalità mi Aspetto il mio fumo girato, per mante-
Sgattaiolavano dentro, fuori, a destra e chiama: compro un po' di fumo. nere il segreto dello Stato Secondo.
a manca di un carrello riempito di mon- Parlo ad un giovane arabo situato nella Ketamina? Cocaina. Che altro necessito
nezza. zona di transizione tra le due realtà, per un normale quieto vivere?
Naturalmente, lo sfondo era costituito quella normal-borghese e quella occul - Ecstasy, speed, robba, mdma e la luce si
da cemento ed asfalto. Finestre incolori ta, illegale, decadente; fa a scatti, come lo è normalmente la
davano sulla via grigia e signore di mia realtà, tra un motore a scoppio e
mezz' età si ferm avano a chi edere l'altro su di un passaggio pedonale, tra
“buste, questa volta piene”. una lezione ed una mobilitazione stu-
Nel frattempo, un traffi co di media in- dentesca, tra un tg e la pubblicità, nel
tensità, formato dalla più piccola e sca- mio presente senza fine, nella metropo-
dente utilitaria alla macchina per bene, litana, negli schermi “informativi” e nel
bicchiere colmo d'alcol la sera.
La stanchezza, al mattino.
Qui stanno male tutti, preferis co almeno
che sia evidente.

La decadenza, l'amore per l'umano.

dal tassì all'autobùs, orientava allo dopo uno scambio di battute in lingua
scoppiettante sonoro. singhiozzante e dopo l'ultima leccata
Pozzanghere, fermate, non-luoghi, mar- per chiudere una legittima, in quanto
ciapiedi, siepi lontane dalla cura bor- accettata localmente, canna, egli mi
ghese proiettavano la mia realtà in quel- conduce per mano metaforica nella real -
lo, socialmente costruito, che era il su- tà seconda.
permercato della droga. Mi addentro nel vicolo sterrato e bagna-
Il cielo, come sempre, plumbeo. to, sempre più decadente man mano che
L'aria, ovviamente, immobile. si procede, sempre più a pezzi, fino a
La realtà come percezione dei sensi quando ne sono quasi immerso.
sottoposti alla cultura di cui sono figlio. Non ci si immerge del tutto se non lo si
Parole arabe, vociare egiziano. Un tea- vive.
tro, un palcoscenico. L'Italia è una Repubblica fondat a sul Un uomo disse ad un altro:
Un sorriso del gaudente, un ribrezzo lavoro. “Ciao”, e, questo,
dello schizzinoso: ecco il mercato dello Precaria è la tettoia sotto alla quale sono si riempì di curiosità.
scugnizzo, illegale ma protetto, istitu- situate sedie panchine e stendini.
zionalmente negato e voluto, indivi- Un uomo esce da una porta priva di Ruben Minervini
dualmente necessario, solida esistenza serram enti carico di vestiti lavati da far
nell'inesistenza. asciugare.

3
Sommario
Editoriale, p. 2
Ruben Minervini, Oltre il muro della periferia: la seconda realtà, p. 3
Sommario, p. 4
Alda Merini, La Terra Santa, p. 4
Pietra Pomice, I writers del I secolo d.C., p. 5
Stefania Lucia Zammataro, L’inquietante muro nero, pp. 6-7
Franco Paradiso, Muri, mura, muraglie, pp.8-10
Dario D’Angelo, Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo:
chi comprende il sistema binario e chi no, p. 11
sommario

Giovanni Abbagnato, Un muro dentro l’anima, pp. 12-13


Piero Castoro, Fontane di rugiada, pp. 14-15
Leonardo La Forgia, Oltre la disabilità: i muri del pregiudizio, pp. 15-16
Giacomo Pisani, Sbattere contro il muro dell’ideologia, p. 17
Antonio Squeo, I muri del paradiso … e quelli della rivoluzione pp. 18-20
Guglielmo Manenti, Il Minotauro, p. 21
Salvo Torre, Geopolitica dei muri, pp. 22-23
Vivina Iannelli, Attenti al muro! pp. 24-25
Ruben Minervini, Invisibili muri, pp. 26-27
Francesco Mancini, I muri di parole e l’occultamento della realtà, pp. 28- 29
Aldo Migliorisi, l’invasione degli acronimi verdi, pp. 30-31
A.L.D., Quanti muri… Troppi!, pp. 32-33
Anteo Quisono, Un vandalo artista, Banksy, p. 34
Pietro Paolo Spucches, Lingua e Cultura per abbattere le barriere, p. 35
Le fotografie, ove non diversamente indicato, sono di Antonio Squeo

4
I writers
del I secolo d.C.
L a tragedia che colpì Pompei nel 79
d.C., seppellendola improvvisamente,
infatti, anche quello di controllare il
rispetto delle regole della panificazione.
Sulle pareti di casa sua, un certo Veso-
nostri razzisti attuali, almeno un certo
gusto per l'allitterazione. I muri di Pom-
pei ospitano anche ri flessioni di tipo
ha permesso di conservare, intatte, le nio Primo invita a votare per C. Gavio esistenziale, come nella scritta: NIHIL
testimonianze della sua civiltà. Ma que- Rufo, ritenuto persona utile alla comu- DURARE POTEST TEMPORE PER-
sta civiltà non sarebbe ben compresa se, nità: C. GAVIUM RUFUM II VIR PETUO CUM BENE SOL NITUIT
accanto ai reperti “importanti” di natura (UM) O(RO) V(OS) F(ACIATIS)/ UTI- REDDITUR OCEANO / DECRESCIT
architettonica ed artistica, non si consi- LEM R(EI) P(UBLICAE), VESONIUS PHOEBE QUAE MODO PLENA FUIT

il viziodi scrivere sui muri è molto antico


derassero anche quei frammenti di vita PRIMUS ROGAT. Un anonimo, invece, VEN[TO]RUM FERITAS SAEPE FIT
che disegnano un popolo nella sua nor- chiede che venga votato come duoviro AURA L[E]VIS, vale a dire “Nulla può
male quotidianità. I muri di Pompei Lucio Rusticelio Celere, attestandone la durare per un tempo perpetuo: dopo
parlano. Ci restituiscono messaggi d'a- dignità: L(UCIUM) RUSTICELIUM aver ben brillato, il sole ritorna all'Oce-
more, formule di augurio, invettive, CELEREM II VIR(UM) I(URE) D ano, decresce la luna che appena poco
oscenità, frammenti di poesia, pubblici- (ICUNDO) ITER(UM) D(IGNUM) R fa era piena, spesso la violenza dei venti
tà, campagne elettorali. Leggiamo, ad (EI) P(UBLICAE) O(RO) V(OS) F diventa brezza leggera”. Ma, a volte, il
esempio, MARCELLUS PRAENESTI- (ACIATIS). Anche nell'antica Pompei tono declina verso un registro più comu-
NAM AMAT ET NON CURATUR, non mancavano comportamenti poco ne, nell'eterna protesta verso chi fa della
cioè “Marcello ama Prenestina ma non “urbani”, in grado di suscitare le prote- frode un elemento della propria attività
è ricambiato”, una sconsolata situazio- ste di chi si sentiva danneggiato. La commercial e, come in TALIA TE FAL-
ne nella quale, ancora e a tutte le latitu- scritta: OTIOSIS LOCUS HIC NON LANT UTINAM ME(N)DACIA COPO
dini, moltissimi giovani possono ricono- EST DISCEDE MORATOR chiede TU VE(N)DES ACUAM ET BIBES
scersi. Oppure la bellissima dichiarazio- apertam ente agli oziosi di starsene alla IPSE MERUM), cioè, “ Vorrei che tali
ne d'amore: MI DICTAT AMOR MO- larga. Più pressante è l'invito registrato inganni ti si ritorcessero contro, oste: tu
STRATQUE CUPIDO [AT] PEREAM in quest’altra: CACATOR SIC VALE- vendi acqua ma bevi vino puro”.
SINE TE SI DEUS ESSE VELIM, “A AS UT TU HOC LOCUM TRASIAS, Insomma, la voglia di scrivere certo non
me che s crivo, Amore detta e Cupido nel quale si augura al destinatario di mancava; e sui muri si doveva scrivere
suggerisce: ma possa io morire se vo- stare così bene da andare a fare i suoi così tanto da suggerire a un writer que-
lessi essere un dio senza di te”. Né bisogni in un posto più lontano. A volte sta battuta: “Mi meraviglio, o parete,
manca la testimonianza di un bisticcio ci si poteva divertire a fare la parodia di che tu non sia caduta in rovina, dato
tra fidanzati: NUNC EST IRA RECENS versi molto noti, o addirittura dei classi- che devi sopportare le tante sciocchezz e
NUNC EST DISC[EDERE TEMPUS] ci. Come nel caso: HOSPES AD HUNC degli scribacchini": ADMIROR, PA-
SI DOLOR AFUERIT CREDE REDI- TUMULUM NI MEIAS OSSA PRE- RIES, TE NON CECIDISSE RUINA,
BIT [AMOR], vale a dire, “Ora la rab- CANTUR TECTA HOMINIS SET SI QUI TOT SCRIPTORUM TAEDIA
bia è recente, ora è tempo di andar via GRATUS HOMO ES MISCE BIBE DA SUSTINEAS.
se il dolore passerà, credi, ritornerà MI. Tradotto suona più o meno così: Pietra Pomice
l’amore”. Storie d'amicizia che, attra- “ Passante, che tu non orini presso que-
verso i muri, hanno sfidato l'oblio del sto tumulo chiedono le ossa sepolte di
tempo, come in questa iscrizione: FUI- un uomo, ma, se sei un uomo di buoni
MUS CARI DUO NOS SINE FINE sentimenti, versa (del vino), bevine e
SODALES; NOMINA SI [QUAERIS offrimene”. L'iscrizione FULLONES
CAIUS ET AULUS ERANT], cioè ULULAM E(GO) CANO NON ARMA
“Noi, amici senza fine, siamo stati qui; VIRUM(QUE), si deve con ogni proba-
se vuoi sapere i nomi, erano Caio e bilità ad un autore con una certa cultura
Aulo”. Le pubblicità elettorali non sono letterari a, visto che, utilizzando le prime
certo paragonabili alle attuali per in- parole dell'Eneide, Arma virumque
gombro ed invadenza; riescono, tuttavi- cano (Canto le armi e l'eroe), le stravol-
a, a svolgere efficacemente la loro parte, ge in un verso che ha gusto molto mo-
evidenziando i meriti dei candidati. derno: “Io canto i lavandai, la civetta,
Nell'iscrizione IULIUM POLYBIUM non le armi e l’eroe”. Moderno è anche
AED(ILEM ) O(RO) V(OS) FACIA- il tema xenofobo della scritta: BARBA-
TIS), PANEM BONUM FERT, il soste- RIBUS BARBAB ANT BARBAR A
nitore dice: “Vi prego di eleggere C. BARBIS, cioè “ Cose barbare balbetta-
Giulio Polibio edile, fa del buon pane”. vano sotto le barbare barbe”, cui va
Tra i compiti della carica di edìle c'era, almeno riconosciuto, a differenza dei Iscrizione mural e a Pompei

5
L’inquietante
muro nero
la materia (intesa come materiale da
utilizzare) diventa essa stessa prodotto
artistico, in grado di rimandare a mondi
soggettivi e stati d’animo. Nelle opere
d’argilla chiamate Cretti, di Alberto
Burri, la materia è essiccata dal calore
fino a far emergere screpolature e rughe.
È una materia in continuo deterioramen-
to a causa della polverizzazione, meta-
fora della disgregazione di tutto ciò che
i muri e l’arte

è materia, incluso l’uomo. La materia è


senza nome, l’amalgama inform e in cui
tutto si miscela e si confonde. Il muro
d’argilla non è più rappresentazione
reale e neanche supporto del manufatto
artistico. È, superato il tabù della brutta
forma, entità viva, pulsante, individuale,
modificabile, imprevedibile, deteriora-
bile. L’informe è la negazione di una
forma preesistente; la forma preesiste
solo dentro la mente che la genera.

Questi muri attendono che


la polvere, complice dell ’atto
creativo insieme all ’artista,
posandosi attribuisca loro una
Francisco Goya y Lucientes El tres de mayo de 1808 en Madrid , 1814 - connotazione unica e casuale.
olio su tela - Madrid, Museo del Prado

I l muro può esprimere un'antitesi tra


coraggio e viltà, tra libertà e oppressio-
Ottocento, rimandano invece a signifi -
cati simbolici. Nell’arte astratta o infor-
male ameri cana del secondo dopoguer-
Gli artisti delle neoavanguardie ribalta-
no la visione antropocentrica della cul-
tura occident ale, in cui è solo l’uomo ad
ne e spesso esprime un atteggiamento di ra, il muro diventa presentazione di se es s ere i l punt o di ri feri m ent o
fronte alla vita. Nell’arco della nostra stesso, capace di evocare signifi cati dell’universo. Per comprendere la gene-
esistenza costruiamo muri per difender- profondi e di stabilire comunicazioni si del muro d’argilla presente nei Cretti,
ci da ciò che riteniamo minaccioso. Gli intersoggettive tra autore e osservatore. leggiamo un passo di Belpoliti in cui si
artisti hanno la sensibilità di individuare L'arte, in quanto strumento di comuni- rievoca Città di Castello, città natale di
e denunciare i muri che l’uomo costrui- cazione visiva, è in grado di aprire la Burri: “ E ci sono i muri, poi i muri, gra-
sce. E così, nell’arte realistica, i muri mente dell’osservatore per abbattere le nulosi, pastosi, opachi…ho voluto per-
sono rappresentazioni oggettive, mentre barriere dell’ipocrisia e dell’ignoranza, correrle quelle strade strette tra i muri
con Jacques-Louis David e Francisco anche se ciò è subordinato all’abilità aguzzi, come fossero le rughe del Gran-
Goya, nella fas e transitoria tra Sette e ricettiva personale. Con l’arte informal e de Cretto di Gibellina in Sicilia”.

6
Dietro i patrioti c’è un muro. Il muro è
la barriera che divide la tragedia in cor-
so dalla città che tranquillamente dor-
me; è la separazione tra chi agisce se-
guendo ideali e passioni e chi per dena-
ro è disposto a diventare assassino. Go-
ya è un artista moderno, nel senso che
ha ormai rotto con le regole classiche
dell’uso del colore e della prospettiva e,
pur non essendo un artista realistico, le
suggestioni che riesce a trasmettere han-
no l’efficacia di un reportage fotografi -
co. La modernità di Goya fa da ponte tra
l’arte celebrativa e idealizzante del pas-
sato e l’arte avanguardistica del vent esi-
mo secolo. Anche David, pur essendo
un classico rigoroso nell’uso del colore
e della prospettiva, è un uomo moderno.
Nel dipinto la morte di Marat, non c’è il
pathos o la passione che c’è in Goya: la
figura di Marat non è fatta di sangue e
ossa, è di marmo; il suo volto non tradi-
sce il terrore provato nel momento della
brutale aggressione perché è un eroe, è
imperturbabile. Allora, dove sta la sua
modernità? Sta nel muro dietro la vasca,
nel baratro profondo che separa l a vita
dell’eroe dal nulla dell’eternità. Oltre la
vita dell’eroe non c’è un meritato para-
diso pieno di angeli e anime benedette,
c’è la lucida e fredda visione dell’uomo
illuminista che non si rifugia nella reli-
gione, ma che si fida solo della ragione
e della scienza che tutto misura e dimo-
stra. Siamo nel 1793, ma già si delinea
Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793 - olio su tela la visione dell’uomo postmoderno, una
Musées Royaux des Beaux-Arts, Brussels condizione più che una visione: non una
lucida presa di coscienza, ma un rasse-
Robert Rauschemberg, artista infor- Sempre nell’ambiente informale, Matta gnato nichilismo che inghiotte tutto. Il
male, creatore della combine painting -Clark si serve degli scarti delle costru- muro dietro la statua di Marat è il cretto
(pittura in cui si combinano diversi og- zioni abbandonate, nelle quali pratica deteriorato dal tempo di Burri, è il muro
getti e materiali) costruisce muri d’oro, buchi e rimuove pareti per ridare luce bianco aggredito dalla polvere di Rau-
neri, bianchi, realizzati con materi ali di agli edifici. Gli edifici diventano la me- schemberg, è l’edificio ormai inutile e
scarto come polvere, fango e impasti tafora negativa della società consumisti- in disuso di Matta-Clark, è l’uomo stes-
vari. Questi muri attendono che la pol- ca occidentale. Ci sono opere concettua- so, materia in continuo deterioramento
vere, complice dell’atto creativo insie- li che nascono dall’evento storico e non che non lascia niente di se, eccetto un
me all’artista, posandosi attribuisca loro dall’intenzionalità di un artista. Sui muri mucchietto di polvere.
una connotazione unica e casuale. La di molti Lager, ancora oggi, sono visibi- Stefania Lucia Zammataro
casualità voluta dall’artista evoca il sen- li i segni delle fucilazioni. Alcuni, aper-
so aleatorio dell’esistenza. È la contrap- ti al pubblico, sono stati imbiancati per
posizione tra vuoto e materia. Il muro non impressionare i visitatori con le
bianco è il vuoto, la polvere che vi si macchie di sangue. Un'impressionante
adagia sopra è la materia. Pensiamo pozza di sangue occupa invece, voluta-
all’installazione Vuoto, esposta a Parigi m ent e, l a part e cent ral e del l a
nel 1958 da Yves Klein, dove il nulla si “fucilazione del tre maggio” di Franci-
trova al posto dell’opera. sco Goya. Il dipinto celebra la ribellione
popolare del popolo spagnolo nei con-
E ci sono i muri, fronti di un regime imposto con la vio-
lenza. I soldati francesi di Napoleone
poi i muri, non hanno volto, quindi personalità:
sono manichini al servizio del potere. I
granulosi, volti dei patrioti sono ben distinguibili,
ma non sono eroi, sono solo uomini
pastosi, opachi… terrorizzati che hanno comunque avuto Alberto Burri, Cretti
il coraggio di dire di no.

7
Muri,
Mura,
Muraglie
Kafka, Borges, muraglie ed altri muri

M uro, muri, mura, muraglia son


parole che, oltre alla assonanza sonora e
tà di muri, poiché ciò che è discorde e
stona può albergare entro l’al di qua, sì
che occorrano mura entro le mura, a
alienazione umana), al riparo dagli
sguardi di chicchessia, ormai carcerato
in casa propria, solo e abbandonato da
alla parent ela etimologica, hanno una mo’ delle scatole cinesi. Così, con pre- tutti. Solamente sua sorella gli porta da
indubbia affinità semiotica, nonostante ziosa maestria, Franz Kafka, nel rac- mangiare. Ma ella non sa rendersi conto
le pur diverse sfumature che potrebbero conto La Metamorfosi, incapsula entro che quel suo scarafaggio fratello è or-
assumere a seconda dei contesti discor- le mura domestiche una famigliola di mai diverso. E, per la verità, persino lo
sivi e delle culture ent ro cui sono utiliz- quattro persone composta da padre, ma- stesso Gregorio non ha subito piena
zate. Entro certi limiti, dunque, potrem- dre, una figlia, Rita, e un figlio, Grego- coscienza della sua completa trasforma-
mo indifferent ement e utilizzare una rio Samsa, che, a sua volta, è condanna- zione. Ben contento del servigio della
delle suddette parol e per signi ficare uno to a vivere ulteriormente incapsulato sorella, che gli ha portato del latte con
stesso concetto. Non dimentichiamo, nella sua stanza, dal preciso momento in pezzi di pane, Gregorio scopre che « il
però, che quelle parole potrebbero an- cui si ritrova stranamente tramutato in latte, di solito la sua bevanda preferita
che avere signi ficati pressoché opposti. uno scarafaggio. Nell’ appartamen- e perciò appunto messo lì dalla sorella,
Si pensi, per esempio, al valore inquie- to, padre, madre e figlia accedono libe- non gli piaceva più affatto» e, perciò,
tante di un muro su cui si stagliano mes- ramente in tutte le stanze, tranne che in « si allontanò quasi con disgusto dalla
saggi di protesta (scritte, disegni, fumet- quella in cui vivacchia lo scarafaggio scodella» (FK, M, p. 179). Un essere
ti) in grado di sommuovere, di inquieta- Gregorio (pregevol e emblema dell a che ai cibi freschi preferisce « vecchi
re, di squietare le coscienze, e poi si
pensi al muro quietante che mette al
riparo e, nel far ciò, acquieta e rassicura.
Qui ci occupiamo del muro che acquiet a
e rassicura, di quel muro che divide un
al di qua da un al di là, in maniera tale
che nell’al di qua rientri tutto ciò che è
noto, bello e buono, nettamente reciso
da ciò che nell’al di là è ignoto, brutto,
cattivo, diverso, insolito, inconsueto,
difforme e disgustoso. Ciò che è al di là
può esser tratteggiato a fosche tinte che
rivelano l’obbrobrio da evitare, la mo-
struosità con cui non si deve aver con-
tatto. Ma si tratta, per l’appunto, di un
semplice tratteggio che fa leva sulla
emotività, e che non invita all’attenta
analisi razional e volta alla comprensio-
ne del diverso, del dissimile, del discor-
de. Ma non sempre le cose sono così
nette. Spesso c’è bisogno di una plurali- Franz Kafka

8
A fferm a, a tal proposito, Luis Bor-
ges che « Recingere un orto o un giardi-
no è cosa comune; non così, recinger e
un impero. E neppure è una bagatella
pretendere che la più tradizionalista
delle razze rinunci alla memoria del suo
passato, mitico o vero. Tremila anni di
cronologia avevano i cinesi […] quando
Shih Huang Ti ordinò che la storia co-
minciasse da lui.» (JLB, p. 907).
È noto, infatti, che l’imperatore cines e
Shih Huang Ti (259-210 a. C.), oltre ad
aver impartito l’ordine della costruzione
della Grande Muraglia, impose che ve-
nissero distrutti tutti i libri esistenti,
fatta eccezione per quelli con contenuto
strettamente tecnico e scienti fico, allo
scopo di cancellare tutto il passato della
Cina precedente il suo regno. Ora, nella
Jorge Luis Borges La grande muraglia cines e comprensione dei possibili meccanismi
coercitivi usati per mettere all’opera
legumi, mezzi andati a male, ossi avan- convenzioni, si sono arroccati tra le un’ingente quantità di manodopera, ci
zati dalla cena» (FK, M, p. 181), non mura domestiche. L’ignaro muratore, a soccorre Franz Kafka che, sia pure a
può avere più alcunché di umano, nono- suo tempo, ha creduto di costruire pro- modo suo, con un testo letterario che
stante sino a qualche ora prima fosse prio quelle mura per sola difesa umana non ha pretesa alcuna di verità storio-
stato un normale e comune commesso dalle intemperie naturali, nulla potendo grafica, non dev’essere andato molto
viaggiatore. L’obbrobriosa vergogna presagire circa un qualsiasi altro s copo lontano da ciò che realmente sarà acca-
della famiglia dev’essere necess aria- cui sarebbe stata eventualmente destina- duto durante la costruzione della mura-
mente segregata in una delle stanze. E ta la sua costruzione. glia cinese. In ogni caso, è qui fuori
nel l e al t re s t anze ness uno pi ù, luogo l’attendibilità del testo kafkiano,
all’infuori della famiglia Samsa, può Perché, cioè la corrispondenza tra fatti narrati e
avere l’accesso. Anna, la donna di servi- fatti realmente accaduti. I testi di Kafka,
zio, ben conscia dell’imbarazzante tra- si chiede la voce narrante suscettibili di una pluralità di interpreta-
smutazione di Gregorio, « aveva pregato zioni, hanno senza dubbio anche il ca-
in ginocchio la madre di licenziarla
del racconto, rattere di parabola. E qui intenderemo
subito, e quando dopo un quarto d’ora
si era congedata, aveva ringraziato,
dev’esser costruita quel racconto kafkiano che ha per titolo
Durante la costruzione della muraglia
piangendo, per il licenziamento, come una muraglia cinese proprio come una parabola: sosti-
per la maggior prova di bontà che le tuendo a “ costruzione della muraglia”
era stata data in casa e aveva promesso di lunghezza sterminata? una qualsiasi altra grande impresa, le
con uno spaventoso giuramento, che cose cambierebbero non nella sostanza,
non le era stato chiesto, di non svelare Il muratore, per quanto possa mal sop- ma solo per piccole sfumature.
mai niente a nessuno.» (FK, M, p. 184). portare il suo lavoro, allorché dedito alla Perché, si chiede la voce narrante del
Dunque, la famiglia Samsa non ha chie- costruzione di abitazioni, pure persiste racconto, dev’esser costruita una mura-
sto né imposto alcunché alla governan- nelle sue prestazioni, a ciò indotto dal glia di lunghezza sterminata? Essa a-
te. I Samsa si sono autoesclusi dal resto bisogno di denaro, senza il quale non vrebbe lo scopo di proteggere l’Impero
della società, autosegregati tra le mura potrebbe vivere: non ha bisogno di po- cinese dai popoli del nord. Ma quei po-
domestiche che hanno abbandonato solo derose coazioni ideologiche perché si poli non sono mai stati visti, « e se non
per quel tanto ch’era strettamente neces - presenti quotidianamente sul cantiere ci allontaniamo dal nostro villaggio non
sario per continuare a vivere, procuran- edile. Ben diverso è, invece, il pungolo li vedremo mai, neanche se in groppa ai
dosi denaro, con il lavoro, e beni di as- occorrente a che il muratore si dedichi loro cavalli selvaggi si lanciassero di-
soluta necessità. Ma poi, quando, final- alla, e persista nella, costruzione di una rettamente verso di noi – troppo grande
mente, l’obbrobrio Gregorio scarafaggio muraglia. Non è stata certamente cos a è il paese e non li lascerebbe avvi cinar-
crep a, s ol l evat i e ri nfran cat i , da poco la costruzione della Grande s i, di sori ent ati s i s marr ir ebber o
« lasciarono tutti e tre insieme la casa – Muraglia cines e, lunga seimila chilome- nell’aria.» (FK, C, p. 405). Tuttavia,
ciò che non avevano fatto già da mesi – tri (ma pare che si ano anche parecchi di l’Impero va protetto in ogni caso, anche
e andarono col tram fuori città in aper- più), non solo per l a grandiosit à da pericoli che si verificherebbero con
ta campagna» (FK, M, p. 220), lì ove dell’opera in sé presa, ma anche perché probabilità infinitamente piccola, per-
non hanno ricercato né muri, né muretti, ha richiesto la mobilitazione di tante ché, anche se « il singolo imperatore
né capanne, né muraglie a protezione forze umane a rischio di probabile ri fiu- cade e crolla e persino intere dinastie
d’una vergogna, perché la vergogna to e sollevazione, se solo un momento finiscono col decadere e spirare in un
ormai non c’era più. Sono stati essi stes- esse si fossero riposate, si fossero fer- solo rantolo» (FK, C, p. 408), esso è
si che, sia pur condizionati dalla società, mate per las ciar lavorare la ment e, onde sacro, in quanto « immortale» (ibidem).
con tutta la sua cultura e con tutte le sue rifl ettere sulla inanità dell’impresa. Inutile, poi, farsi tante domande a cui

9
non può seguire alcuna razional e rispo-
sta. Per giunta, ai «migliori» era stato
inculcato il seguente principio: « Cerca
di comprendere con tutte le tue forze le
disposizioni dei dirigenti, ma soltanto
fino a un determinato limite e poi smetti
di pensarci.» (FK, C, p. 404).
L’Impero, « una delle nostre istituzioni
più oscure» (FK, C, p. 406), dice la vo-
ce narrante, ha pazientement e coartato
le coscienze sino a illuderle, poi, facen-
do credere di prender parte a un grande
progetto utile al popolo nella sua inte-
rezza. Afferm a i l narrat ore che
« L’opera non era stata intrapresa con
l egger ezz a. C inquant ’anni pr i ma
d’incominciarla si era dichiarato, in
tutta la Cina che doveva esser e cinta to metri di muraglia, tutti vengono tra-
dal muro, che l’architettura e in parti- sferiti altrove e, durante il viaggio, han- L
a muraglia, molto più che le mura
domestiche, ha la funzione precipua di
colare il mestiere del muratore erano l e no modo di adocchiare altre costruzioni
contenere dentro e di tenere sotto con-
parziali della muraglia, con all’opera
La muraglia, molto più che le trollo l’ammissibile, lasciando fuori
operai e ingegneri ancora contenti e
tutto ciò che, in quanto diverso, è inam-
felici di partecipare a simile grande im-
mura domestiche, ha la missibile. La muraglia, ancor più che le
presa. E poi essi « udivano nei luoghi
mura domestiche, separa la s acralità
sacri i canti dei devoti che pregavano
funzione precipua di contenere per il compi mento della f abbri - dalla diabolicità. Ora, chi, prosaicamen-
dentro e di tenere sotto controllo te, non crede nella propria sacralità
ca» (ibidem). Allorquando, poi, giunge-
contrapposta all’altrui demonicità a-
vano nei propri villaggi di origine, « La
l ’ammissibile, lasciando fuori vrebbe la possibilità, se solo lo deside-
vita tranquilla del proprio paese dove
rasse e all’uopo si industriasse, di inizia-
trascorrevano qualche tempo dava loro
tutto ciò che, in quanto diverso, re a scal fire muri e muraglie, nella spe-
novello vigore, l’autorità di cui godeva-
ranza che sempre più mani possano ag-
no tutti gli addetti alla costruzione, la
è inammissibile. giungersi all’opera demolitrice, sì da
fiduciosa umiltà con cui erano ascoltate
poter mostrare che l’altro che è al di là,
le loro notizie, la fiducia che il cittadino
scienze più importanti e che tutto il re- semplice e tranquillo riponeva nel futu-
tutto sommato, non è quel gran mostro
sto era ammesso solo in quanto era in ro compimento della Muraglia, tutto ciò che il potere ha sempre dipinto come
rapporto con quelle. Ricordo ancora contribuiva a tenere tese le corde abominevole. Ma – ci sia permess a
benissimo che da bambini, appena saldi dell’anima. Come fanciulli animati da un’ultima considerazione – c’è un nuo-
sulle gambe, eravamo nel giardino del perpetua speranza prendevano poi com- vo tipo di muro, ben più pericoloso e
nostro maestro e dovevamo costruire miato dal luogo natale, la smania di diffi cile da demolire. È proprio quello
con sassolini una specie di muro, e che riprendere il lavoro all’opera del popo-
domestico, in genere del salotto o della
il maestro reggendo i lembi della veste lo diventava incoercibile. Partivano dacamera da letto, che fa da cornice al
corse contro il muro, rovesciò natural- casa prima che fosse necessario, metà televisore, di dimensioni sempre più
mente tutto e ci rimproverò per la debo- del villaggio li accompagnava per lun-grandi, che comunica univocamente,
lezza della costruzione, così aspramente ghi tratti. Per tutte le strade crocchi,
perché mostra e parla ma non ascolta e
che scappammo piangendo di qua e di vessilli, bandiere: non avevano mai così ammaestra e può ottenebrare e ob-
là, cercando rifugio presso i genito- visto quanto fosse grande e ricco e bellonubilare le cosci enze. A nulla varrebbe
ri.» (FK, C, pp. 399-400). lo spegnimento del proprio televisore. A
e amabile il loro paese. Ogni contadino
I più esposti al rischio dell’alienazione, era un fratello per il quale si costruiva
nulla varrebbe il lancio della propri a
durante la costruzione della grande mu- il muro di protezione e per tutta la vita
scarpa contro il proprio monitor televisi-
raglia, erano, indubbiamente, i capi diri- egli era grato con tutto ciò che era e
vo: mille e milioni di altri muri conti-
genti perché essi, più degli altri, avreb- possedeva. Unione, unione! Spalla a nuerebbero a far da cornice a monitor
bero potuto perdere « ogni fiducia in sé, spalla, una danza di popolo, il sangue
ottenebranti. Occorrerebbe, piuttosto,
nella costruzione, nel mondo» (FK, C, non più imprigionato nel meschino cir- uscir fuori di cas a ed escogitare strate-
p. 401). Ed è per questo che viene esco- colo delle membra, ma scorrente con gie per una riappropriazione massicci a
gitato il sistema delle costruzioni parzia- dolcezza e con perpetuo ricorso attra-
della piazza intesa, sì, come luogo fisi-
li: ultimata la costruzione di cinquecen- verso la Cina infinita.» (ibidem). co, topografico, ma anche, e soprattutto,
come luogo simbolico deputato alla
Ref erenze bibliografiche aggregazione, in cui sono possibili la
FK, M: FRANZ KAFKA, La metamorfosi, in FRANZ KAFKA, Racconti, a cura di Ervino
discussione, il dialogo e il confronto.
P ocar, Milano, Mondadori, 1973, pp. 157-220. Ma a questo punto occorrerebbe aprire
FK, C: FRANZ KAFKA, Durante la costruzione della muraglia cinese, in FRANZ KA- un altro universo di discorso che, però,
FKA, Racconti, a cura di Ervino Pocar, Milano, Mondadori, 1973, pp. 398-417. rimandiamo a una prossima occasione.
JLB: JORGE LUIS BORGES, La muraglia e i libri, in JORGE LUIS BORGES, Tutte le
opere, a cura di Domenico Porzio, Milano, Mondadori, 1994, vol. I, pp. 907-910. Franco Paradiso

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“Ci sono solamente 10 tipi
di persone nel mondo:
chi comprende il
sistema binario
e chi no”

Intra e fora. Intra e fora.


E su fazzu un passo avanti sugnu fora e chiuru questa porta.
O a lassu aperta che tanto non ha importanza.
E allora putissi andarmene. Furiare il mondo.
Anche se il mondo é solo quello che trovo scinnennu le scale.
Ma andrebbe bene lo stesso che tanto non cè differenza.

Intra e fora
E se torno indietro invece trovare rifugio e cunottu macari. Che fuori la gente è tinta.
Malata. Che non cè nenti fora. Che non cè.
Certo. Putissi macari arristari cà e aspittari i fulinii che si fanno parete supra i me razza.
Na me testa. In mezzo alle mie gambe.
Senza chiù respirari. Futturi. Pinsari. Moriri insomma. Arristannu vivo.

Intra e fora. Intra e fora.


Che tutta la differenza alla fine sta in un muro.
Epperò ogni muro ciavi puttusa e punti deboli e terremoti anche. Pronti a distruggerlo.
A farne ricordo. E non serve chiedere aiuto che il muro uno quasi sempre se lo porta ma-
cari ca non si viri e ci appoggia lanima susciannu.
Chinu di pinseri.

Intra e fora. Intra e fora.


U sacciu. Lunica cosa buona fussi abbiarli nterra sti mura. E abballari.
Abballari supra alle macerie. Senza più sapere unni è intra. Unni è fora.

Intra e fora. Intra e fora.


Dario D’Angelo

Supplemento a Sicilia Libertaria n°294 - aprile 2010. Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri. Registrazione
Tribunale di Ragusa n° 1 del 1987. Fotocopiato presso Fast Service Digital P hoto, via Antonino Longo n. 36/a –
Catania. La Redazione, composta da volontari, si riunisce periodicamente in un Comitato di reLazione. Chiunque, condividendo i princìpi antifa-
scisti, antirazzisti ed antisessisti propri di questo giornale, può proporsi come collaboratore o può inviare contributi all’indirizzo di posta elettroni-
ca: rivistalarcobaleno@[Link].
Sul sito htpp://[Link] è possibile leggere e scaricare i numeri arretrati e gli approfondimenti tematici.

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Un muro
dentro
l’anima
il muro che non si può dire

I l muro ha sempre simboleggiato


qualsiasi tipo di barriera, anche psicolo-
dell’omertà intesa solo come muro ma-
fi os o, com e si s t em a di di fes a
dell’ or ganiz zazi one cri minal e, ad
vuole segnare una caratteristica domi-
nante del soggetto positivo che, più che
giudicare, marchia come infame e pre-
gica, che impedisce la comunicazione, un’analisi di tipo psicologico. È quanto suntuoso chiunque propali ad estranei
imprigiona gli istinti, sterilizza il con- suggerisce il gruppo guidato dal profes - inform azioni d’interesse del clan di
fronto e, quindi, rende le diverse realtà sor Girolamo Lo Verso, dell’Università appartenenza. C’è, in questo atteggia-
invalicabili perché chiuse a di fesa di di Palermo, in una ricerca che intende mento, la difesa del potere del clan, ma
spazi specifici, indisponibili per le nor- approfondire l’antropsichismo mafioso. anche lo speci fico del suo prestigio cri-
mali relazioni sociali. Si alzano muri per minale, che è supportato da un ricono-
difendersi e per imporre qualcosa. Si Nello specifico mafioso scimento sociale manifestato attraverso
costruiscono muri per tutelare privilegi, un consenso tributato dal resto della
ma anche per nascondere paure e nevro- i muri hanno rappresentato collettività, che va ben oltre l’effetto
si che non si ha il coraggio di affrontare dell’intimidazione manifest ata e della
e delle quali, spesso inconsciamente, sempre un potere, pressoché violenza praticata. Un’organizzazione
non si ha la capacità di disfarsi. Il muro
come barri era invalicabile entro la qual e
sconosciuto ma incombente, mafiosa vive del suo essere part e di un
territorio, nella sua componente fisica e
costruire uno spazio di “ potere” che,
nella misura in cui allontana alcuni ed
in grado di costruire sociale, ma nel contempo ne deve essere
al di sopra, abbastanza da suscitare la
imprigiona altri, crea le condizioni per barriere insuperabili consegna della riservatezza dei tanti che
la peggiore solitudine, quella che rende ne conoscono il potere e ne accettano,
gli uomini chiusi, oltre che agli altri, Infatti, se si vuole attaccare la mafi a senza condi zioni, la presenza. Tuttavia,
anche a se stessi. I muri non finiscono dall’interno dei suoi codici culturali per le cosche mafios e, tradizionalment e
mai, e non si fa a tempo a sberciarne smascherarla negli aspetti meno edifi- dotate di una notevole capacità di adat-
uno che già ne sono pronti tanti altri, canti e addirittura “ mostruosi”, perfino tamento, non possono evitare di fare i
sempre più forti ed invalicabili. E non per gli aderenti, è necessario capire le conti con la modernizzazione che ri -
c’è eccezione a questa proliferazione di fragilità del mafioso, che ci sono, come guarda soprattutto due fattori fondamen-
muri. Nello specifico mafioso i muri in ogni essere umano, anche per indivi- tali per la loro organi zzazione: i passag-
hanno rappres entato sempre un potere, duare i luoghi dove egli trova la vera gi dei cicli dell’economia e le trasfor-
pressoché s conosciuto ma incombente, forza della sua legittimazione sociale. mazioni dei codici culturali. Non è un
in grado di costruire barriere insuperabi - Il termine omertà probabilmente deriva mistero per nessuno che una società
li, volte a creare un’aura d’invincibilità dall’etimo latino humilitas - umiltà, che globalizzata costringe a modificare pro-
del mafioso. Tali barriere, creando di- è possibile abbia subito la degenerazio- fondamente i tratti della presenza mafio-
stanze arti ficiose, rendono meno percet- ne lingui sti ca im post a da idi omi sa che, indubbiamente, oggi declina in
tibili le debolezze, fisiche e psicologi- dell’Italia meridionale, all’interno dei modo diverso tutte le parole che descri-
che, che un uomo d’onore non può per- quali si è coniato il termine umirtà. Più vono il suo potere. Perfino le diverse
mettersi. Per questo è fors e utile passare che un termine, una parola, nel suo più forme dell’omertà vivono in dimensioni
da un’idea, per molti versi folkloristica, ampio significato antropologico, che ben più ampie e tecnologicamente sofi -

12
sticate, quando si misurano sui terreni
della transnazionalità del crimine orga-
nizzato. Eppure, probabilmente, sbaglie-
rebbe quell’analista che, enfatizzando
troppo le modifi cazioni intervenut e
all’interno di cosa nostra, ritenesse del
tutto superate le forme in cui l’omertà si
manifesta nella sua territorialità. Sarà
capitato a tanti, anche ai più giovani, di
vedere in Tv un celebre servizio giorna-
listico del grande giornalista Joe Mar-
razzo, girato agli inizi degli anni ’60
nella Corleone rurale dei grandi boss,
già allora in as cesa. Alle domande fic-
canti del cronista seguivano porte e per-
siane pesantemente chiuse in faccia alla
troupe e mezze frasi seguite da fughe Conoscere le ragioni per combattere la Coloro che, per liberarsi dalla mafia,
quasi grottesche. Era, quella, una Corle- mafia signifi ca essenzialmente averl a hanno dovuto incidere la carne e il san-
one, come tanti altri paesi del Meridio- destrutturata nel suo immaginario, inter- gue dei loro affetti più intimi come Rita
ne, soffocata dalla compresenza del no ed esterno all’organizzazione, e ave- Atria e Peppino Impastato, due giova-
sottosviluppo socio-economico e dalla re fatto, talvolta drammaticamente, i ni diversissimi per storia e temperamen-
mafia, allora ancora agraria e appena conti con se stessi. In questo senso, ogni to, ma che rappresentano la ribellione
apertasi ai grandi affari dell’edilizia giorno la vita chiede a tanti di prendere “terribile” ad un destino di mafia, già
urbana. Ma, in anni molto più recenti, posizioni contro le mille forme, anche le segnato dalla loro appartenenza a fami-
alcuni servizi girati in un residence e nei meno eclatanti, in cui le mafie attent ano glie mafiose. Entrambi conclusero tragi -
corridoi ovattati di un’importante azien- alla dignità delle persone, nella loro camente la loro di fficilissima esistenza,
da della Milano simbolo della moderni- dimensione individuale e collettiva. sostanzi alment e entrambi assassinati
tà, non diedero risultati tutto sommato dalla mafi a, anche se Peppino fu fatto
diversi, se si eccettua il fatto che a s fug- ...ogni giorno la vita chiede a saltare dai sicari su di una carica di tri-
gire goffamente davanti alle telecamere, tolo, mentre Rita saltò di sua volontà dal
o a balbettare impauriti ai microfoni non tanti di prendere posizioni terrazzino di un anonimo condominio
c’erano vecchietti sdentati e anziane romano, dove viveva nas costa com e
donne coperte di scialli scuri, ma signo- contro le mille forme, testimone di giustizia. Fu in quella soli-
re ossigenate e manager dagli evidenti
colletti bianchi. Era facilmente rilevabi-
anche le meno eclatanti, tudine che Rita, appresa la morte del
suo giudice - papà Paolo Borsellino,
le che tra l’opulenta borghesia lombar- in cui le mafie attentano pur senza deflettere dalla sua scelta di
da, come tra i contadini siciliani, in vita, ritenne di non potere più andare
quelle situazioni uniti in un “sentire” alla dignità delle persone... avanti. Illuminanti in questo senso, le
omertoso, serpeggiava la paura di chi parole tratte dal suo diario: Prima di
conosce il fiato della mafia. Ma si tratta- Qualcuno ha interpretat a questa dignità combattere la mafia devi farti un auto-
va solo di questo? Oppure c’era anche il in condizioni oggettivamente “ estreme” esame di coscienza e poi, dopo aver
sentirsi un po’ parte di quel mondo che, e per questo la vita ha chiesto loro un sconfitto la mafia dentro di te, puoi
se da una parte non si apprezzava aper- tributo molto più difficile e lacerante. Il combattere la mafia che c’è nel giro
tamente, dall’altra non si comprendeva riferimento è a chi ha voluto abbattere il dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il
fino in fondo perché dovess e essere muro dell’omertà che proteggeva la sua nostro mondo sbagliato di comportarci.
combattuto? stessa casa e i suoi stessi familiari. Borsellino sei morto per ciò in cui cre-
devi, ma io senza di te sono morta. Spe-
culare in termini di assunzione di re-
sponsabilità la frase attribuita a Peppino
Impastato nel drammatico dialogo con
suo fratello Giovanni, vicino alla casa
del boss Badalamenti, nel film sulla sua
vita “ I cento passi”: Sai contare…sai
camminare… e contare e camminare
insieme lo sai fare? ...Allora forza con-
ta e cammina… 97-98-99- cento passi.
Lo sai chi ci abita qui? U zu Tanu ….
Cento passi ci sono da casa nostra….
Forse, dopo la lettura di queste frasi non
c’è molto da aggiungere sull’omertà e
su tutti i codici culturali che supportano
la presenza della mafi a, in tutte le forme
in cui si manifesta.

Giovanni Abbagnato

13
Fontane
di rugiada
U na delle caratteristiche peculiari
del paesaggio mediterraneo è testimo-
grafi co superfi ci ale s empre att ivo,
l’acqua è sempre stata considerata una
risorsa preziosa, per il cui possesso e
volta riscaldati, sino al limite di satura-
zione. Cessato il riscaldamento diurno,
ha inizio il raffreddamento dell’aria,
niata dalla pres enza di una fittissima conservazione gli uomini hanno speri- delle rocce, del suolo, che culmina
rete di muri a secco in pietra calcarea. In mentato a lungo e con fatica il loro in- all’alba, quando il sole sorgente inizia il
alcune regioni, come la Puglia, tale pre- gegno. Gli innumerevoli pozzi e cister- nuovo riscaldamento diurno. Per effetto
senza assume un rilievo straordinario in ne che si rinvengono ovunque nelle in- del graduale raffreddamento le minute
quanto, tranne le distese cerealicol e senature delle lame pugliesi servono goccioline, che via via si condensano
della Capitanata, i muri a secco di pietra appunto a catturare le discese pluviali, sulle superfici delle rocce e dei muretti,
disegnano un groviglio ordinato di rica- prima che il sole le trasformi in vapore e diventano soggette alla gravità e inizia-
mi quasi senza soluzione di continuità, prima di essere inghiottite dalle gruviere no la discesa lungo i pori o le fessure,
i muri a secco

le cui propaggini, non di rado, penetra- calcaree della terra. sino a raggiungere il suolo sottostante. Il
no persino nei centri storici. In questa terreno assorbe quest’acqua, sino a satu-
regione si trovano fino a 14 chilometri razione, per ridistribuirla agli apparati
lineari di muretti a secco per chilometro ...i muretti a secco sono in radicali delle piante che si spingono fin
quadrato (cfr. la Carta Topografica sotto ai muretti per rifornirsi del liquido
d’Italia 1:25.000 relativa alla Puglia). grado di captare giornalmente necess ario” (C. Cantelli, Umanesimo
Il fenomeno, com’è noto, va ricondotto
alla speciale intimità che l’uomo medi-
dall ’atmosfera una quantità della Pietra-Verde, gennaio, 1994). Si
calcola che l’assorbimento idrico dovu-
terraneo ha speriment ato, nei secoli, con
quell’elemento che ha permeato a lungo
d’acqua, che trasferiscono nel to ai muretti possa raggiungere il 30%
in più dell’apporto dovuto alla piovosità
e profondamente la sua stessa civiltà: la suolo contribuendo, soprattutto media annua, che in Puglia risulta essere
pietra. L’uso e la raccolta (spietratura) compresa tra 600 e 800 millimetri. I
sapiente di questo material e non solo ha nei periodi più caldi e secchi muretti a secco risultano perciò origina-
permesso al contadino pugliese di con- lissimi accumulatori di risorse idriche,
quistare l’80% del territorio alle attività dell ’anno, all ’alimentazione in quanto proteggono l’acqua di conden-
storicamente prevalenti, quali la pastori-
zia e l’agricoltura, ma ha consentito la
delle piante a loro più prossime. sazione, che si deposita di notte al loro
interno, dalla inevitabile evaporazione
costruzione di un articolato e complesso diurna. Inoltre, i muretti a secco impedi-
sistema di manufatti rurali, che ancora In questo ambiente, delicato e sitibondo, scono al sole di riscaldare la superfici e
oggi si dispongono e si confondono i muretti a secco sono in grado di capta- all’interno del perimetro d’appoggio,
senza distonie nell’ambiente circostante. re giornalmente dall’atmos fera una favorendo la protezione delle piante
I muretti a secco rispondono, natural- quantità d’acqua che trasferiscono nel basse e dei microambienti che si svilup-
mente, ad una molteplicità di esigenze suolo contribuendo, soprattutto nei pe- pano alla base. La presenza accertata e
simboliche e produttive: recinti per l e riodi più caldi e secchi dell’anno, diffus a in molti paesi aridi di simili ma-
bestie, delimitazioni di strade, di trattu- all’alimentazione delle piante a loro più nufatti in grado di catturare l’acqua per
ri, di confini delle proprietà e degli ap- prossime. Questi speciali manufatti fun- condensazione, documenta l’ingegnosa
pezzamenti anche minuti, protezione di gono, insomma, da veri e propri con- risposta dell’uomo alle avversità clima-
masserie e di seminativi, di orti, di vi- densatori di vapore atmos ferico. Se la tiche, ma ci induce anche al confronto e
gne, di ulivi e alberi da frutta dei quantità di vapore contenuto nell’aria alla riscoperta di una sapienza ambien-
“giardini”.... risulta, secondo un noto principio, diret- tale la cui utilizzazione può risultare
Tra tutte queste funzioni ve n’è una tamente proporzional e alla temperatura ancora oggi, a fronte delle emergenze
assolutamente peculiare e in gran part e dell’atmosfera, ne consegue che col idriche destinate a crescere sempre più
ancora misconosciuta. Data l’altissima procedere del riscaldamento solare au- nel nostro tempo, assolutamente indi-
permeabilità delle rocce calcaree, che menta la percentuale di vapore acqueo, spensabile.
costituiscono l’ossatura geologica della che si espande “ penetrando nei meati Oltre alla funzione estetica e produttiva,
Puglia, e l’assenza di un reticolo idro- delle rocce e nei corpi naturali, a loro l’uso che la pietra trova nei muretti a

14
secco anche al fine di aumentare, a bas-
so costo, le risorse d’acqua disponibili,
ci deve far ri fl ettere sull’utilizzo dissen-
nato del territorio, con la conseguent e
distruzione dei segni e dei manufatti,
con l’impiego massiccio di cemento per
le nuove recinzioni e, soprattutto, con la
pratica dello spietra mento, ovvero la
frantumazione meccani ca delle rocce
calcaree affioranti e spesso anche di
quel che resta dei muri a secco in disfa-
cimento. L’uomo che continua ad abita-
re i luoghi assetati, dove lo “ scirocco
avvampa”, ha il compito di riconoscere
in queste fontane di rugiada una risor-
sa troppo preziosa per la sua stessa so-
pravvivenza e, come tale, deve impe-

la disabilità è un muro valicabile, il pregiudizio no


gnarsi concretamente a tutelarla dagli
assalti ciechi e veloci dei falsi progressi.

Piero Castoro

Oltre la disabilita’:

i muri del pregiudizio

M uri: eretti per costruire, spesso


per dividere. Muri: creati non solo per
umana, fisica o concettual e. Per questo
vanno necess ari amente eliminate. E
questo lo si può fare in modi diversi a
cui si dispone per capire, innanzitutto, il
perché della contrapposizione, tutta la
sensibilità di cui il nostro essere è capa-
frazionare porzioni di territorio ma so- seconda della sostanza. ce per non deridere o, peggio, sottomet-
prattutto per interporsi fra due idee, due tere idealmente chi non pensa come il
concetti. Un muro di mattoni e cemento più fort e. La capacità umana di com-
si può abbattere, e la storia ci dice che Chi vive una situazione prendere non è illimitata, ma proprio
questo è accaduto. Ma un muro che
divide due idee è più difficile da elimi-
di disagio fisico, poi, nello sforzo di capire, nell’ utilizzare
tutte le risorse di cui si dispone, si ha
nare e si radica più profondam ente nel deve combattere contro molti quella giusta tensione che poi, inequivo-
tessuto sociale. Il muro dei pregiudizi è cabilmente, porta alla verità. Verità non
quello che più influenza il comporta- altri muri fisici e reali e, assoluta, ma relativa alla circostanza
mento umano, al punto da compromet- particolare. Occorre valutare con sag-
terne le azioni. Pregiudizi razzi ali, reli- soprattutto, gezza la situazione in essere e non er-
giosi, sessuali; pregiudizi comporta-
mentali, politici, sociali. Muri elevati
concettuali. gersi a giudice supremo alla maniera
dell’Ipse dixit. La costante ricerca della
dall’uomo per contrapporre concetti fra verità porta alla libertà dell’individuo
loro, senza possibilità di un interscam- Un muro di mattoni, si diceva, lo si può perché la conoscenza reale dei fatti
bio fra due idee divers e. Le barriere abbattere. Diverso è il discorso nel caso comporta l’ulteriore sviluppo della sin-
innalzate dai muri costituiscono cert a- di un muro eretto fra idee contrappost e. tesi critica, senza il condizionamento di
mente un ostacolo a qualsiasi attività Occorre tirar fuori tutta l’intelligenza di passioni o preconcetti.

15
Il muro dei pregiudizi
è quello che più influenza
il comportamento umano
al punto
da comprometterne
le azioni.

cerca quello che la realtà, nella sua con-


tingenza, ci nega, limitando la nostra
libertà di ricerca.
Quindi il nostro obiettivo è quello di
cercare l’essenza delle cose, ma soprat-
tutto la loro intrinseca verità. Così il
muro viene abbattuto e non rappresenta
più un impedimento. Ci si svincola dal-
la mera costrizione in cui ci racchiude il
contenitore fisico: il muro non è più un
ostacolo ma un mezzo attraverso il qua-
le si riesce a interagire, a pensare, a

C osì il muro creato fra due posizioni


diverse può essere rimosso, anche se
Quante volte ci è capitato di ferm arci
davanti ad un muro, magari osservando
un manifesto pubblicitario, lasciando
fantasticare.
La nostra libertà di pensiero, libera or-
mai da vincoli materiali, aleggia in tutti
non facilmente, o per lo meno incrinato andare in piena libertà la fantasia. E ci i campi e si esplica totalmente senza
nella sua solidità. si ritrova a fantasticare su quelle cose o dover chiedere permessi. In tutto questo
Chi vive una situazione di disagio fisi- su quel paese che ci affascina. La nostra la nostra immaginazione viaggia in
co, poi, deve combattere contro molti mente viaggia cercando di superare totale libertà e le barriere (fisi che, ar-
altri muri fisici e reali ma, soprattutto, l’ostacolo frapposto fra noi e l’infinito chitettoniche e morali) cadono sotto i
concettuali. È diffi cile per un diversa- che ci nasconde, così come nella mitica colpi di maglio della superiorità della
mente abile affrontare la realtà quoti- siepe leopardiana che “ tanta parte mente, che termina di essere schiava
diana, costituita da innumerevoli barrie- dell’ultimo orizzonte lo sguardo esclu- delle costrizioni, qualunque esse siano.
re architettoniche. Diventa più ostico de…”. E, come per Leopardi, il fantasti- Giacché schiavo non è chi ha una cate-
combattere contro la convinzione di care (o l’immaginare) è la ricerca di un na al piede, ma chi non riesce ad imma-
molti secondo la quale un disabile è infinito non più così lontano, in quanto ginare una vita in libertà.
sempre e comunque un minorato (con le distanze ed il tempo vengono quasi
tutte le accezioni, esplicite o implicite annullati dalla forza immaginifica della Leonardo La Forgia
che il termine comporta) e pertanto da nostra mente. La nostra fantasia, poi,
meno di un essere normale. Questo
perché la nostra società ci ha abituati
alla ipervalutazione di un estetismo
becero e banale per cui chi è bello, pre-
stante, formoso ed atletico è valido in
tutti i sensi, mentre un individuo co-
stretto, ad esempio, su di una carrozzina
non lo è. Anzi, merita solo un pietismo
di seconda mano adattato alla specifi ca
circostanza. Si dimentica spesso che
non è l’esteriorità ad essere preval ente-
mente importante, ma quello che si ha
dentro e come lo si esprime. Non im-
porta, quindi, come si è fatti: in realtà le
i dee sono m ol to più im portant i
dell’aspetto fisico. Comprendere questo
vuol dire dare una valutazione differen-
te degli individui, utilizzando parametri
inusuali in una società sottomessa a
valori prettamente rivolti alla celebra-
zione della fisicità pura e semplice.

16
Sbattere contro
il muro
dell’ideologia
“ Il marxismo intorpidito mette tutto in il suo pensiero, e quando dissolve il par-
tutto, rende gli uomini reali simboli dei ticolare nell’universale pens a di aver
suoi miti; così si trasforma in sogno finalmente ridotto l’apparenza a verità.
paranoide la sola filosofia che possa Ma questo modo di guardare il mondo ci
realment e cogl iere l a compl es sità ha allontanati dalla vita vera, dalla vita
dell’essere umano”. vissuta, portandoci a vivere in una storia
Con queste parole Jean Paul Sartre, in di concetti rei ficati, estranei al mondo
“ Questioni di metodo”, prendeva le di- concreto, quello che viviamo ogni gior-
stanze dai marxisti ortodossi, quelli che no. La vita è fatta di persone con storie
sacri ficavano le speci fi cità della vita uniche, di dolori provati sulla pelle, di
delle persone pur di applicare a quella sentimenti inespressi, di gioie rubate al

il muro tra idee e ideologie


vita e alle condizioni in cui essa si spie- mondo sempre più veloce, esigente.
gava le categorie del marxismo. Proprio La vita è fatta di sangue e sudore, ed è
in questa fras e, Sartre sottolinea che il da quel sudore che bisogna partire per
marxismo è la sola filosofia in grado di portare le nostre idee a scontrarsi in ogni
dire la vita, di percorrerla nel suo svilup- momento con i fatti, a fare i conti con la
po dialettico, sempre calato in un intrec- fatica del lavoro, con la fame domata dei
cio di contingenze che lo determinano giovani, con le mani sporche di olio e
nel profondo e non lo lasciano mai total- benzina. Perché da quelle mani si fa il
mente libero. Ma la libertà è proprio mondo, bisogna sporcarsi le dita, la fac-
nella possibilità di scegliere a partire da cia, metterci il cuore, per ripartire da chi
quelle condizioni, nel fatto che quelle la storia la fa tutti i giorni.
condizioni non siano un vincolo, ma I muri ci hanno diviso dal campo in cui
l’oggetto privilegiato dei propri bisogni quella filosofia, l’unica che può dire
e della propria vita. La libertà è in quelle l’uomo, l’unica fatta di uomini, è nata, si
stesse condizioni in cui si oggettiva è fatta, dando voce alle lotte sanguigne
l’interiorità dell’uomo. Ma quando di operai concreti ma sognatori. Il mar-
l’esame dell’oggetto storico risulta sche- xismo ha ridotto l’uomo a variabile di-
matizzato e inscritto nelle categorie del pendente dal principio, dalla teoria, alie-
marxismo, esso rischia di costituirsi nando quella teoria dall’unica voce che
come un “ muro” che si interpone fra il può confermarla, che può farl a crescere.
soggetto e la realtà. Le lenti offuscate di Perché con la storia bisogna farsi male,
una filosofi a dinamica, vitale, ma fissata bisogna prendere Marx e sbattergli in
in una serie di definizioni assolute, ri- faccia la realtà amara di laureati disoc-
fl ettono una realtà deforme, adattata ai cupati, di giovani ricercatori precari, di
pregiudizi che orientano il giudizio. L’ traddizioni economiche e ai conflitti operai costretti a rischiare la vita sul
apriorismo isterilisce la vita riducendola d’interesse materiali”. posto di lavoro. Così la teoria torna a
a un movimento meccanico, sempre Per i marxisti è necessario adattare il fare i conti con la prassi, si carica di
identico, regolato da principi che ignora- progress o storico alla generalità e significati, torna a riempire le categorie
no le reali dinamiche in cui si articola la all’astrattezza della teoria marxista, che di principio con storie di vita, fa crollare
vita. Ignorando le persone in carne e si specifica in ogni data condizione. In i muri per mostrare il mondo di Valéry,
ossa, pur di rispecchiarsi nelle costruzio- questo modo, sia la teoria che i compo- il singolo intellettuale piccolo borghese
ni intellettuali che stimolano i propri nenti di una data situazione storica si che tutti i marxisti avevano sfruttato per
studi e le personali speculazioni filosofi- concretizzano, prendendo posto nel si- dare s foggio alle proprie dispute sovra-
che. stema ben strutturato del marxismo. Ne strutturali, a cui Sartre vuole ridare un
Per Sartre “ solo l’esame senza pregiudi- deriva una continua feticizzazione della minimo di dignità. Perché “ Valéry è un
zi dell’oggetto storico potrà, in ogni vita stessa, che viene considerata un intellettuale piccolo borghese, non c’è
caso, determinare se l’azione o l’opera mezzo per l’attualizzazione della teoria nessun dubbio. Ma non ogni intellettuale
riflettono i moventi strutturali di gruppi marxista, che altrimenti resterebbe vuo- piccolo borghese è Valéry”.
o d’individui formati da certi condizio- ta, appunto astratta , e obsoleta.
namenti di base, o se esse vanno spiega- Il marxista è indotto a ritenere apparente Giacomo Pisani
te riferendosi immediatamente alle con- il comportamento reale di una persona e

17
I MURI DEL PARADISO
1111
la perfezione celeste entro i muri

B
Anonimo tedesco, attivo nel 1410 in Alta Renania. Il giardino dell’Eden, circa 1410. Tempera su legno.
Städelsches Kunstinstitut, Frankfurt

I n questo splendido quadro del Quat-


trocento tedesco, la cinta muraria e mer-
dendo un tema biblico, dal medioevo
era divenuto un attributo della purezza
della Vergine, un chiaro ri ferimento alla
dell'umano, del mondo animale e vege-
tale, dove il peccato ed il male sono
presenti solo in una forma latente e inof-
lata si veste di sogno e di poesia. Come sua illibatezza. In questo spazio netta- fensiva. La scimmia/Satana (A) è ac-
se fosse appollai ato sopra un alto albero, mente delimitato, oltre alla Vergine, quattata impotente ai piedi dell’ arcan-
l’artista volge lo sguardo al di là del placidamente assorta nella lettura, ritro- gelo Michele, mentre il drago (B) di san
muro e ce ne restituisce una dettagliatis- viamo Gesù Bambino, tre sante e tre Giorgio, ben lontano dall’ispirare timo-
sima descrizione. Soprattutto, però, rie- santi. La superficie del quadro è ricoper- re, sembra crogiolarsi al sole, con la
sce ad infonderci un senso di pace, di ta completamente da erbe, fiori, frutti, pancia all'aria. Un altro santo, non iden-
armonia, di equilibrio che sembra non uccelli. È l’Eden, la scena della vita tificato, partecipa alla conversazione,
poter esistere fuori dai confini segnati felice della prima coppia umana. Qui non particolarmente accesa a giudicare
da quelle mura. Siamo in un giardino viene evocata l'antica, originaria armo- dallo sguardo soporifero di san Michele,
chiuso, un hortus conclusus che, ripren- nia dell'universo, l'unione del divino e che si regge il mento con la mano.

18
Più attive, ma questa non era una novità nale, è limitata solo ad alcuni motivi tempo e, quindi, della morte. Un’età in
neanche nell’Europa del XV secolo, descrittivi. Il giardino, il tavolo, la fon- cui un solo bicchiere ed alcuni frutti, di
sono le tre sante. Una attinge placida- tana e lo strumento musicale sono dipin- cui pochi sbucciati, testimoniano la fru-
mente l’acqua da una piscinella; un’altra ti da differenti angoli visuali e sono visti galità dei bisogni materiali. Un’età in
raccoglie frutti e, con un gesto molto dall’alto. Le figure sono leggere ed ae- cui mancano le armi ed i segni della
famigliare, li ripone in una piega della ree e l e forme non producono ombra. fatica e nella quale i simboli del male
tunica; l’ultima, che sembrerebbe sant a La mancanza del senso della profondità, sono innocui o addirittura derisi. Se
Cecilia, ha tra le mani un salterio, uno dovuta all’assenza di ombre e di pro- l’arte, oltre che espressione, è insegna-
strumento simile all’arpa, che porge ad spettiva, sottolinea la dimensione fuori mento, si direbbe che l’artista abbia
un Bambinello alquanto interessato e dal tempo e dallo spazio della scena voluto affermare che, entro il perimetro
divertito. Il committente di questo di- raffigurata, specialmente se viene con- di queste mura, un altro mondo è possi-
pinto deve aver voluto che in questo trapposta alla meticolosa descri zione dei bile. Una visione nostalgica, ma che,
giardino, come in un erbario, fossero dettagli vegetali ed animali. Questa real- riproposta come sollecitazione al desi-
descritte con esattezza scienti fica, e tà a due dimensioni, nella quale le di- derio di una società paci fica ed armo-
perciò riconos cibili, molte specie vege- versità di forme e di colori si sono fuse niosa, può facilmente diventare pulsione
tali. Allo stesso modo sono descritti, e felicement e in una sola scena, suscita un utopica. I muri, allora, diventano il peri-
altrettanto riconoscibili, una dozzina di forte sentimento di nostalgia. Per un’età metro prezioso entro cui allestire il can-

abbattere e costruire muri per un paradiso terrestre


uccelli, a cui si aggiungono poi farfalle felice, che non è più, nella quale gli tiere dove costruire la realtà che voglia-
e libellule. Questa interpretazione reali- uomini non erano appesantiti dalla loro mo. Lasciando fuori la nostra ombra.
stica, tipica dello stile gotico internazio- ombra, che è il segno dello scorrere del Antonio Squeo

…e quelli della
rivoluzione
I l 19 luglio del 1936 il popolo di Barcellona, saputo che il general e
Francisco Franco ed altri militari si sono sollevati contro il legittimo
governo della repubblica spagnola, impugnano le armi per di fender-
la. È l’atto iniziale della guerra civil, che terminerà tre anni dopo
con la vittoria dei falangisti spagnoli, appoggiati dalla Germania
nazista e dall’Italia fascista. È, anche, l’atto iniziale di un processo
rivoluzionario che, per la prima volta nella storia, vedrà la realizza-
zione concreta di forme di produzione e di distribuzione bas ate sulla
gestione diretta di operai e contadini, organizzati attraverso strutture
sindacali. In Spagna, dal luglio del 1936, c’è la guerra e c’è la rivolu-
zione. Gli artisti, a volte semplici illustratori o decoratori di ventagli,
subito si schierano, in massa, contro i fascisti e per la rivoluzione.
Molti di loro entrano a far parte delle milizie, organizzazioni armate
formate da volontari, lottando così con le armi e con i pennelli. Ma
per ferm are i fas cisti e far avanzare la rivoluzione non sono suffi -
cienti le armi: occorre che ciascuno prenda cosci enza di ciò che ac-
cade. Diventa così fondamental e creare un mezzo idoneo, che abbia
un linguaggio diretto, semplice ed efficace. Questo mezzo di comu-
nicazione è il manifesto murale. Si calcola che nei tre anni della
guerra ne siano stati prodotti decine di migliaia, stampati in milioni
di esemplari. Gli artisti, per definire la capacità espressiva del mani-
festo murale lo chiamarono un grito pegado a la pared, cioè un gri-
do attaccato al muro. La definizione è incisiva: si parla di grido e non
di voce perché l’emergenza non permette che ci si esprima in modo
normale davanti all’avanzata fas cista, e si parla di muri perché quel
grido possa essere ripetuto e rinnovato in ogni luogo dove gli esseri
umani vivono. Ma il concetto di muro ritorna anche in chiave difen-
siva. Il manifesto di Vicente Ballister, qui accanto, stampato dalle L’invasore si frantumerà contro la muraglia umana
organizzazioni libertarie in occasione del secondo anniversario della del popolo spagnolo. Manifesto di Vicente Ballester, 1938.

19
sta segnata dalla croce uncinata nazista, si avvia all’assalto.
Manifesto di Sanz Miralles
Ma a sbarrare loro il passo si erge la barrera inexpugnable
formata dalle organizzazioni anarchiche CNT (Confederación
Nacional del Trabajo ), FAI (Federación Anarquista Iberica)
e AIT (Asociación Internacional de los Trabajadores). Le
loro sigle, solide, possenti, rosse e nere, si ergono sicure tra la
minaccia attuale ed il nuovo orizzonte su cui splende il sole
dell’ avvenire. Nel manifesto di Toni Vidal le sigle della CNT
e della FAI sono diventate una barri cata, dalle cui fessure
spuntano i fucili dei miliziani. Che si tratti di miliziani, e non
di soldati, è rilevabile dal copricapo “ a busta”, rosso e nero,
dal fatto che vi sono delle donne, dalla presenza di ciminiere e
palazzi, che stanno ad indicare la loro qualifica di lavoratori.
L’ultimo manifesto considerato, quello di Dominguez, utiliz-
za la costruzione di muri sotto forma di diga. La revolución
No se contiene Se encauza significa che la rivoluzione non si
può fermare, la si può solo incanalare. Il tema prescelto è in
consonanza con il committente, il Sindacato industriale dei
servizi acqua, gas ed el ettricità appartenente alla CNT. Per
comprendere bene il senso del mani festo, occorre considerare
che, mentre per i comunisti bisognava prima vincere la guerra
e poi pensare alla rivoluzione, per gli anarchici guerra e rivo-
luzione erano assolutamente inseparabili. Affermare che la
rivoluzione è inarrestabile, come un’onda di piena, e che
l’unica possibilità che si ha è quella di condurla attraverso un
determinato percorso, significa riaffermare la necessità della
rivoluzione in aperta polemica con gli avversari politici. Ecco,
allora, che l’immagine della diga, della muraglia, della barrie-
ra, della barricata, diventa parte importante di un discorso. Ma
il discorso, il ragionamento, bisogna essere capaci di farlo. E
allora sarebbe opportuno alleggerire la sterminata massa di
insurrezione popolare, mostra un soldato che, con il proprio immagini che ormai ci opprime, educandoci ad approfondirne
corpo, imita una barriera. Davanti a sé un profilo di mura una piccola quantità. La qualità, una volta tanto, si prende-
merlate rafforza ulteriormente il concetto che, alla fine, viene rebbe la rivincita sull’accumulazione.
enunciato a parole: L’invasore si frantumerà contro la mura- Antonio Squeo
glia umana del popolo spagnolo. Il segno grafico del mani-
festo è militaresco ed autoritario, con le linee spigolose e le
masse muscolari ben evidenziate, un segno che contrasta in
modo evidente sia con i colori rosso e nero, emblema degli
anarchici, sia con la fras e, che attribuisce al popolo, e non
all’esercito popolare, la funzione di opporsi al fascismo.
L’ambiguità e la conseguente finale bruttezza del mani festo si
spiegano con la lotta che il fronte anti fascista deve affrontare
al proprio interno. Mentre le organizzazioni libertarie sono
contro l’esercito professionale ed a favore delle milizie volon-
tarie, le altre organizzazioni, tra cui i comunisti, appoggiati da
Mosca, pretendono un normale esercito, regolato dai rapporti
di autorità e gerarchia tipici di qualunque esercito. Nel mani-
festo di Sanz Miralles la muraglia popolare si trasform a in
una barriera. Alcune sagome di soldati, che seguono una pi-

Manifesto di Toni Vidal Manifesto di Dominguez

20
i muri del labirinto

Il Minotauro, Tavola di Guglielmo Manenti

21
Geopolitica
dei
muri
Il muro tra Spagna e Marocco

U no spazio chiuso, difeso da grandi


nelle città dell'Europa di età moderna.
Due sistemi difensivi si contendono il
zo al nulla, in uno spazio chiuso anche
sul versante del confine con la Maurita-
geografia dei muri

mura, è in genere sintomo di paura, di titolo di muro più grande del mondo. Al nia, altro paese ostile.
necessità di difendersi da un pericolo primo posto probabilmente c'è il muro Il secondo probabilmente è il muro che
che incombe; l'idea classica di un muro che divide da oltre trent'anni il popolo divide il confine tra Stati Uniti e Messi-
costruito per motivazioni di controllo Saharawi dal Marocco, confinando una co. Un enorme sistema di fensivo, che
del territorio è, infatti, quella del confi- popolazione distrutta da decenni di se- alla fine sarà sicurament e lungo oltre
ne difensivo costruito da un impero per gregazione e conflitti in una vasta area 1.123 chilometri, ma che potrebbe finire
arginare le scorribande dei barbari, gli desertica, in un lembo di nulla sprovvi- con il chiudere un confine lungo il tri-
stranieri armati che, secondo tradizione, sto al momento anche di un riconosci- plo. La finalità dell'opera, che andrà a
desiderano saccheggiare le ricchezze mento giuridico internazionale. Il muro competere con la grande muraglia cine-
delle aree civilizzate. L'esperienza del protegge le miniere di fos fati e una delle se, è quella di impedire alle masse di
confine fisico, della costruzione che zone di oceano più ricche di vita; i figli migranti irregolari provenienti da Sud di
impedisce l'attraversamento di un terri - delle nuvole, come si definiscono i Sa- entrare negli USA senza permesso di
torio non è però rel egata al passato. Og- harawi in cerca di pioggia, stanno soggiorno. Da quando è iniziata la co-
gi esistono sul pianeta diversi muri che dall'altro lato, raccogliendo acqua in struzione, le rotte di migranti si sono
possiedono una forte valenza geopoliti- campi profughi e città inventate in mez- indirizzate verso le aree desertiche che
ca. Si tratta di grandi opere che chiudo-
no interi territori, muri visibili, tangibili,
presenti fisicamente nella vita quotidia-
na di milioni di persone, eppure citati
sempre più raram ente anche negli studi
geografi ci.
Forse perché la mappa geopolitica dei
muri disegna un mondo davvero diffici -
le da comprendere, molto diverso da
quello che erigeva mura di fensive con-
tro le orde che praticavano razzi e, con-
tro i popoli provenienti dalle terre igno-
te. I muri contemporanei tendono ad
assomigliare piuttosto alle alte pareti
che chiudono l'accesso agli estranei
nelle ville di lusso, perché oltre le mura
ci sono sempre popolazioni composte da
deboli, a volte sconfitte sul piano milita-
re, sempre composte da persone più
povere di quelle che abitano dietro i
sistemi di difesa. Forse somigliano di
più alle pareti che delimitavano i castelli Il muro tra Stati Uniti e Messico

22
ra ha retto all'urto e, in seguito, è stata
innalzata di altri tre metri, per sicurezza.
Il muro costruito dallo stato di Israele
per chiudere gli accessi in Cisgiordania
forse è più conosciuto degli altri e sem-
bra, ascoltando i commenti disponibili
sui media, anche il risultato di un con-
flitto armato diretto. A guardar bene
però realizza lo stesso principio, è figlio
di un'idea simile a quella che ha motiva-
to la costruzione degli altri: chiude in
uno spazio separato una popolazione
nettamente più povera di quella che sta
fuori e le impedisce l'accesso al mare,
all'acqua potabile, alle forniture di cibo
e ai servizi primari.
Questi muri sono oggi barriere di sepa-
razione tra Nord e Sud, servono a fer-
mare le masse di persone che cercano di
migrare verso i paesi ricchi o a chiudere
l'accesso a risorse preziose, ma non
rappresentano una grande novità sul
piano della loro funzione e non sono le
uniche strutture che contraddicono il
principio di libera circolazione degli
esseri umani. Possiedono però una forte
valenza simbolica, rendono bene l'idea
che l'intero sistema delle democrazie
occidentali si considera oggi come una
cittadella assediata da deboli, quasi un
principio di paura, alimentata dal mo-
dello di sviluppo che abbiamo seguito
negli ultimi secoli.
Salvo Torre
Il muro tra Palestina e Israele

ancora non sono state chiuse, così il


numero di persone morte nel tentativo
di arrivare negli USA è aumentato a
dismisura. Il Congresso degli Stati Uniti
continua però a finanziare l'opera po-
nendosi obiettivi sempre più ambiziosi.
Una certa ironia della sorte vuole che il
Marocco sia anche il teatro di altre due
piccole muraglie, di appena 20 chilome-
tri, che possiedono però un grande valo-
re simbolico. Si tratta dei sistemi difen-
sivi che impediscono l'ingresso a Ceuta
e Melilla, due piccole città residuo
dell'impero coloniale spagnolo e di fatto
ultimo lembo di territorio dell'Unione
Europea. Anche il Marocco dunque è
separato, tramite un muro, da una terra
più ricca, che negli ultimi tempi ha scel-
to di fortifi care gli avamposti. Cinque
anni fa un gruppo di qualche migliaio di
migranti ha inscenato un vero e proprio
assalto alle mura di Ceuta; armati di
scale di legno, i migranti hanno provato
ad entrare in territorio europeo, realiz-
zando un caso di aggressione atipica, in
un certo senso un assedio all'incontra-
rio, in cui gli assediati erano armati e
ben riforniti di viveri e gli assedianti
erano allo stremo delle forze. La barrie- Il muro del Sahara Occidentale costruito dal Marocco

23
M uro inteso come barriera insor-
montabile, come ostacolo che impedisce
Chiavistelli, oh chiavistelli
che piacere salutarvi!
Muro inteso come
di andare oltre o di vedere che cos a ci Io vi amo e bramo e prego, barriera insormontabile,
sia al di là. Un muro è qualcosa che io vi supplico: il mio amore
separa, che segna distacco, frattura. Mu- secondate, miei carissimi, come ostacolo
ro visto spesso nella l etteratura come fate un ballo all’italiana
l’emblema di una condizione di aliena- in mio onore, sobbalzate, ad andare oltre
zione, di estraniamento, di solitudine, vi scongiuro, fate uscire
del male di vivere come lo definisce la fanciulla che mi succhia
o a vedere che cosa
Eugenio Montale. Un muro può essere
una porta chiusa e sorda ai lamenti di un
tutto il sangue, tanto l’amo.
Ma lo vedi come dormono
ci sia al di là
innamorato, respinto dall’amata, secon- questi biechi chiavistelli
do il topos letterario del paraklaysì- senza muoversi più lesti Portinaio (o indegnità) legato alla cru-
thyron, molto utilizzato dai poeti elegia- per mio bene! Sì, m’accorgo dele catena, / muovi il cardine e schiudi
ci latini come Tibullo, Properzio ed O- che il mio bene non v’importa. per me l’inesorabile porta. / È poco ciò
vidio. Un muro può diventare, Montale Ma, zitto, zitto… che ti chiedo. Fa’ che la porta per uno
docet, addirittura una muraglia che, se Sento rumore. Finalmente! Davvero stretto / passaggio accolga semiaperta
non bastasse il significato del sostantivo questi chiavistelli cominciano a com- il mio fianco obliquo. / Un lungo amore
in sé, ha in cima cocci aguzzi di botti- portarsi come voglio io. mi ha assottigliato così il corpo
glia. Tuttavia, se si apre una fessura nel Ovidio, in un’opera didascalica, i Reme- all’uso, / e consumandomi il corpo mi
muro, ci può essere un, sia pur tempora- dia amoris (vv.31-36), scrive con tono ha dato membra adatte.
neo, conforto per due innamorati che, profondament e diverso: Nel IV libro delle Metamorfosi, a pro-
separati fisicamente, trovano in quella Fa’ che risse notturne infrangano la posito della storia d’amore tra due gio-
l’amore diviso da un muro

fenditura la possibilità di parlarsi, guar- porta e che una pioggia di ghirlande vinetti osteggiata dalle rispettive fami-
darsi e sentirsi, come nella vicenda di orni i battenti fino a ricoprirli; fa’ che glie, parla di una tenuis rima, di una
Priamo e Tisbe narrata da Ovidio nelle s’incontrino furtivi i giovani e l e timide sottile fessura che intacca la parete co-
Metamorfosi. Per fare un po’ di ironia fanciulle e con qualche accorgimento mune alle case di ambedue. Questa a-
scherzosa sull’argomento, cito un passo esse ingannino il compagno sospettoso; pertura permette a loro di scambiarsi
tratto da una commedia di Plauto, il ed ora tenerezze, ora insulti dica bisbigli e sospiri. Unico testimone, il
Curculio (vv.145 -157), in cui un giova- l’amante all’uscio che non cede, e, chiu- muro che li separa. Da una parte i giovi-
notto innamorato fa una serenata ai so fuori, canti col pianto nella voce. netti sono grati alla parete in quanto
chiavistelli della porta della casa della E ancora lui, in un’altra opera, gli Amo- permette questo scambio di tenerezze,
ragazza che ama, affinché si aprano e lo res, ai vv.1-6, rivolgendosi al custode di altrimenti impossibile, dall’altro, la defi-
facciano entrare: una porta sbarrat a: niscono invida, “invidiosa” per il senti-

Attenti al muro!

Esempio di opus reticulatum

24
mento che li lega e insensibile in quanto
non consente ai due di poter avere un
contatto più ravvicinato.
In letteratura italiana, il poeta Eugenio
Montale, in due poesie tratte dalla rac-
colta Ossi di seppia (1925), esprime
nell’immagine del muro e della mura-
glia il male di vivere, tema ricorrent e
nella poesia novecentesca. L’immagine
del muro è associata in ambedue i casi
ad aggettivi o a espressioni che riman-
dano a qualcosa di negativo. Nella poe-
sia Non chiederci la parola, il poeta
scrive ai vv.5-8:
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri e a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Il poeta ironizza su un tipo di uomo che
si mostra sicuro di sé e si illude di avere
delle certezze nella vita. Quest’uomo
che s e ne va sicuro non vede il risvolto
oscuro delle cos e, la desol azione che lo
circonda, simboleggiata dallo scalcinato
muro. Egli incarna un modello antitetico
a quello del poeta: la familiarità con se
stesso e con gli altri (v.6) si oppone alla
condizione di estraneità assoluta vissuta
dal poeta, all’assenza di certezze ed
all’inutilità di porsi domande, com e
sottolinea il titolo.
In un’altra poesia, Meriggiare pallido e
assorto, nell’ultima strofa (vv.13-17), il
muro della poesia precedente è diventa-
to una muraglia:
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
L’esistenza individuale è soffocat a, im-
pedita da una condizione di oppressione
per cui ogni tentativo di uscirne risulta
vano, come quando ci si trova di front e
ad un muro invalicabile. E allora, attenti
ai muri: se sono muretti sono innocui, ci
si può sedere sopra; se sono muraglie
non li sottovaluterei e, se doveste riusci-
re ad arrivare in cima o ad oltrepassarli,
starei attento a quello che potrebbe at -
tendervi….!!! Edwin Longsden Long (1829-1891), Thisbe, 1884, Incisione
Vivina Iannelli

La leggenda di Piramo e Tisbe è raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi. Piramo e Tisbe, due fanciulli babilonesi, sono
vicini di casa: si conoscono e si innamorano. Il loro amore viene però impedito dai genitori. Il muro tra le due case è solcato
da una crepa, che viene usata dagli innamorati per parlarsi. Restando divisi, ciascuno dà al muro i baci che vorrebbe scam-
biare con l’altro. Una sera decidono di uscire di casa e di incontrarsi nel silenzio della notte, vicino al sepolcro del re Nino, al
buio, sotto un gelso bianco, vicino ad una fonte. Così Tisbe esce di casa e, col volto velato, arriva al sepolcro e si siede sotto
l’albero prestabilito. Una leonessa, appena finita la caccia, giunge alla fonte per dissetarsi. Tisbe la vede e corre a ri fugi arsi
in una grotta, ma, mentre fugge, il velo le scivola dalle spalle. La leonessa, tornando nel bosco, vede il velo e lo straccia con
le fauci insanguinate. Piramo, uscito più tardi, vede le orme della belva e ne ha paura, ma la paura diventa orrore quando
trova il velo di Tisbe lacerato e macchiato di sangue. Piangendo la morte dell’amata, si reca davanti al gelso e si conficca il
pugnale nel ventre. Il sangue tocca i frutti della pianta, che così diventano scuri. Nel frattempo, Tisbe ritorna al luogo stabili-
to e cerca il giovane innamorato. Ritrova il gelso, ma stenta a riconoscerlo per il colore sanguigno dei frutti. Mentre è colta
dal dubbio, vede il corpo agonizzante di Piramo e allora, dopo aver baciato l’amato, prende il suo pugnale e si uccide.

25
Invisibili Muri
noi, il muro, e gli immigrati

P urtroppo, esistono nel mondo molti


muri che separano tra loro comunità
Il desiderio di isolamento di una cultura
ha il significato implicito della superio-
rità di questa, tanto da non volerla met-
Sono viaggiatori, che giungono sino a
qui per cercare una vita nuova, delle
nuove esperienze, nuove amicizie e
umane per motivi etnici, religiosi, eco- tere in discussione nel confronto con nuove mentalità. Sono donne e uomini
nomici. Il caso storico più famoso è una diversa, laddove per confronto non che sono costretti al viaggio da condi-
costituito senz'altro dal muro di Berlino, si intende l'accettazione passiva o l'arro- zioni di miseria e dalle guerre, e che
simbolo della divisione ideologica tra il ganza impositiva, ma un dialogo parite- vedono speranza nel nostro Paese. Sono
mondo capitalista occidentale e quello tico. persone che affront ano condizioni di
comunista orientale. Si trovano tuttavia viaggio durissime, passando per tantissi-
esempi ancora attuali lungo la frontiera
meridionale degli Stati Uniti, in cui al
...giudicati e condannati me frontiere prima di giungere alla no-
stra e, in molti casi, con esiti negativi:
confine del Messico è stato sovrapposto clandestini affogando nel Mediterraneo o rimanen-
un muro per controllarne l'immigrazio-
ne; oppure in Palestina, dove ormai da dalle nostre leggi
anni è in costruzione il muro israeliano,
che, per garantire i confini dello Stato, per il solo fatto
ha comportato soprusi, allargam ento del
territorio nazionale di Israele e fram - di essere arrivati
mentazione del territorio e delle città
palestinesi, dividendo anche case e fa- Ciò di cui vorrei parlare io, però, non è
miglie. Tutti questi muri rappresent ano di un muro comunemente inteso, fisico
intrinsecamente la volontà politica di cioè, ma di un altro muro: quello menta-
impermeabilità all'Altro, resa estrema- le. Tale muro ha le stesse finalità di
mente fisica dal cemento armato con cui isolamento culturale di quelli fisici, è
sono costruiti. Rappresentano lo sforzo attualissimo e la sua costruzione sta
arti ficiale di fermare lo scambio, i flussi avvenendo in moti paesi europei tra cui
di persone, e quindi di culture, che esse il nostro. In Italia vivono milioni di per-
portano inevitabilmente con loro, di sone migranti, provenienti dall'Africa
isolare le idee nelle comunità di appar- maghrebina e da quella sub-s ahari ana,
tenenza evitandone così la reciproca dal Medio Oriente, dall'Asia e dall'Euro-
contaminazione. pa dell'est.

26
do incarcerati in una di queste frontiere.
E sono persone che, giunte in Italia,
vedono drasticam ente ridimensionate,
quando non infrante, le loro speranze:
giudicati e condannati in quanto clande-
stini dalle nostre leggi per il solo fatto di
essere arrivati in Italia, sono rinchiusi in
centri di accoglienza, ovvero di identifi-
cazione ed espulsione, oppure sono co-
stretti a vivere la loro clandestinità na-
scondendosi ai controlli senza avere la
possibilità di affittare con un contratto
legale una cas a, costretti a lavorare in
nero, accettando anche lo s fruttamento,
senza nessuna garanzi a di sicurezza e di
pagamento. In Italia sono loro a dover
fare il lavoro più sporco, più faticoso,
meno retribuito.
Di per sé, la politica italiana dell'immi-
grazione costituisce già un muro che
relega questi esseri umani in ruoli estre-
mamente marginali, spesso privandoli
dei diritti fondament ali. dei posti di lavoro, una pericolosa con- Questo secondo muro, quello sociale,
taminazione delle tradizioni. Introdotta diffuso tra i cittadini italiani, dicevo, è il
...dall'interazione ed aizzata dai grandi mezzi di comuni- più triste, perché inibisce, nella quoti-
cazione di massa, che puntualmente, dianità, la costruzione di una rete di
tra le diverse culture generalizzando, montano dei casi nazio- relazioni umane che porterebbe vantag-
nali partendo da eventi singoli come gli gio a tutti. In tal modo i migranti resta-
presenti oggi in Italia, stupri ed altri crimini commessi da alcu- no soli nella loro condizione e gli italia-
potrebbero scaturire culture ni migranti (in ogni caso piccole percen-
tuali sulla popolazione migrante in Ita-
ni restano soli nelle loro paure, ansie,
insicurezze. Tutto questo è triste proprio
nuove, frutto di questo lia), questa visione si spinge fino al raz- per la solitudine che lascia intorno a sé,
zismo. Ed ecco che, magicamente, tutti i per l'indifferenza di persone, che, data
Contatto, ma diverse rumeni diventano stupratori, tutti gli l'esperienza fatta da generazioni di poco
arabi diventano terroristi e tutti gli alba- precedenti (si pensi alle grandi migra-
dalle culture d'origine nesi diventano ladri. Nella vita quotidia- zioni italiane e siciliane d'inizio '900),
na, il clima per un migrante diventa teso dovrebbero ben comprendere le situa-
Ma il muro più diffuso e soprattutto più e pesante: se da una parte ha una legi - zioni vissute ogni giorno dai migranti. Il
triste consiste nella mentalità che si sta slazione che lo rende estremament e vantaggio che deriverebbe dalla conta-
diffondendo in moltissimi italiani. Tale vulnerabile, dall'altra è malvisto da mol- minazione culturale reciproca non è di
mentalità vede nei migranti un proble- ti cittadini italiani, indifferenti alla sua poco conto: l'interazione tra culture di -
ma: un pericolo per la sicurezza, un situazione ed, anzi, sospettosi, pieni di verse promuove e sviluppa nuove idee,
pericolo per la possibile diminuzione pregiudizi e talvolta privi di rispetto. permette il rinnovamento di tradizioni,
che d'altronde sono esse stesse il risulta-
to di miscugli e intrecci di culture diver-
se. Ed è appunto rinnovando le tradizio-
ni che è possibile farle evolvere, evitan-
done l'as fissia. In termini ecologici que-
sta si chiama proprietà em ergent e, cioè
al cune proprietà che s cat uris cono
dall'insieme delle interazioni che si in-
staurano in un sistema e che non sono
prevedibili in quanto non appartenenti a
nessuna delle singole parti interagenti.
Quindi, dall'interazione tra le diverse
culture presenti oggi in Italia, potrebbe-
ro scaturire culture nuove, frutto di que-
sto contatto ma diverse dalle culture
d'origine. Non solo, insomma, l'immi-
grazione non è un problema reale, ma è
un’occasione per l'apertura di orizzonti
nuovi, di nuovi intrecci tra popolazioni,
di nuove culture nate da questi.

Ruben Minervini

27
I muri di parole e
l’occultamento
della realtà
S i dice che le parole siano pietre,
intendendo ri ferirsi alla frequenza con
fino ad impedire il più possibile agli
ascoltatori non solo di comprendere il
senso delle frasi, ma perfino di ascoltare
legge con cui hanno avuto per decenni
la più grande dimestichezza. È presso-
ché superfluo ramment are che, nel Bel-
cui esse vengono usate per colpire e e recepire correttam ente le parole. Ma paese, da qualche tempo a questa parte,
le parole come muri per nascondere

provocare sofferenza o, comunque, forti ergere muri di parole, con funzione di quest’opera sistematica di camuffamen-
emozioni in chi le ascolta o le legge. Si cortine fumogene volte a nas condere la to e distorsione della realtà riguarda in
allude, evidentemente, al signi ficato ed realtà, non è prerogativa esclusiva degli special modo le sentenze e le norme
alla durezza e pesant ezza di singole energumeni dalla voce tonante, che si- penali. Manco a dirlo, le operazioni di
parole o di frasi e discorsi che con esse mulano, verosimilmente non gratuita- oscuramento, cancellazione, riscrittura,
vengono elaborate e trasmesse ad altri. mente e quindi a fini alimentari, senti- abbellimento o anche di rifacimento del
Con ciò, implicitamente, si continua a menti, emozioni ed indignazioni in real- contenuto delle sentenze e delle norm e
vedere nelle parole un mezzo per comu- tà inesistenti. di legge riguardano perlopiù uomini di
nicare, un materiale per costrui re ponti, potere. In particolare, esse hanno in
canali, gallerie, allo scopo di superare Insomma, gran part e riguardato uomini politici di
ostacoli che impediscono o rendono primo e primissimo piano, ma anche
diffi coltoso avvicinare e stabilire rap-
chi parla di assoluzione uomini d’affari e della finanza o spesso,
porti e scambi culturali ed intellettuali
con il prossimo. L’esperienza quotidia-
per prescrizione trasforma, com’è noto, soprattutto ultimamente,
appartenenti ad entrambe le categorie.
na, sia diretta sia, ancor più, mediata né più né meno, Quando si parla di distorsione della re-
dalla televisione o da altri mezzi di co- altà, non ci si vuole assolutamente pre-
municazione di massa, ci dimostra, pe- un giudizio di colpevolezza sentare quali depositari di chissà quali
rò, che le parole possono e vengono verità assolute, ma ci si intende unica-
spesso utilizzate per fini opposti, ossia nel suo esatto contrario... mente ri ferire a nulla di più o di diverso
come materiale da costruzione per eri - che ad affermazioni del tipo: se su un
gere muri e barriere alla comunicazione. Le parole possono infatti essere usate, foglio è scritta una cosa non ne è scritta
Per tale uso non è indispensabile che le sempre allo scopo di occultare la realtà, un’altra. Si tratta, cioè, della nozione di
parole vengano utilizzat e per il loro costruendo verità arti ficiose, fittizie, verità del tipo più ovvio o banale, anzi
significato. In altri termini, uno stru- posticce, ma meglio idonee a servire il proprio terra terra, riguardante, peraltro,
mento, qual è la parola, nato e perfezio- padrone o committente di turno. Tale testi scritti notori e condivisi dalla gene-
nato nei millenni per consentire e facili- compito, perlopiù, viene svolto non da ralità degli addetti ai lavori. E, tuttavia,
tare la comunicazione ed il dialogo, è t rom boni , m a da p er s on ag gi è spesso suffi ciente semplicemente ram -
usato sistematicamente, soprattutto in all’apparenza seri, posati, pensosi, colti, mentare, riprodurre o leggere in pubbli-
televisione, allo scopo, esattamente con- rifl essivi e, pertanto, più credibili e me- co i contenuti delle sentenze o delle
trario, di impedire di capire ciò che glio adatti a prendere il pubblico per i leggi in questione, per essere tacciati di
qualcun altro intende comunicare. Infat - fondelli. Non raramente si tratta di intel- estremismo forcaiolo, sovversivismo,
ti, con grandissima frequenza, le parole, lettuali con solida preparazione, magari antidemocraticismo o altri simili gratifi-
ossia le pietre, funzionano letteralment e accademica, talora avvocati o ex magi- canti appellativi. Particolarmente signi-
non da materiale di costruzione, ma da strati passati alla politica, con il risulta- fi cativo ed emblematico, è, a tale riguar-
corpo contundente, non tanto e non più to, verosimilmente non casuale ma con- do, il ricorso alla nozione inventata e
per il loro significato, ma per il loro sapevolmente perseguito, di un deciso creata dal nulla di assoluzione per pre-
suono e per il volume con cui vengono incremento delle proprie fonti di reddi- scrizione, ovviamente del tutto assente
pronunciate. In altri termini, esse vengo- to. Per esempio, ci si trova spesso di nel diritto penale italiano e mai neanche
no utilizzate per interrompere, boicotta- fronte a magistrati che fingono di ricor- passato per la testa di nessun legislatore.
re e confondere l’interlocutore, per im- dare mal e o a rovescio le più elementari Come già accennato, a farvi ricorso, nel
pedirgli di elaborare ed esporre effi cace- norme di diritto e di non saper più leg- passato anche recentissimo, non sono
mente e compiutamente discorsi, idee e gere non solo il testo, ma neanche i di- solo mass media più o meno asserviti a
punti di vista. Assai spesso ci si spinge spositivi di sentenze o perfino articoli di questo o quel politicante, per i quali,

28
peraltro, non sempre è da escludere che non lo ha commesso o che il fatto non
possa trattarsi di manifestazioni di cras-
sa e genuina ignoranza. Spesso e volen-
costituisce reato o non è previsto dalla
legge come reato, il giudice pronuncia
Insomma, chi parla di
tieri sono, invece, tecnici o luminari del sentenza di assoluzione o di non luogo a assoluzione per prescrizione
diritto ad incorrere con grande sistema- proceder e con la formula prescritta.
ticità in strafalcioni, che sarebbe davve- Insomma, chi parla di assoluzione per trasforma, né più né meno,
ro troppo benevolo quali ficare com e prescri zione tras forma, né più né meno,
errori in buonafede. Va detto, in primo un giudizio di colpevolezza nel suo e-
un giudizio di colpevolezza
luogo, che, per quanto la cosa possa
apparire incredibile, già solo il termine
satto contrario, ossia in una sentenza di
assoluzione, dato che l’estinzione del
nel suo esatto contrario, ossia
prescri zione è del tutto assente dal codi - reato es clude la condanna e l’ irrogazio- in una sentenza di assoluzione..
ce di procedura penale e, in ogni caso, ne della pena, non il giudizio di colpe-
non è richiamato in alcun modo in mate- volezza, che permane. Sarebbe quindi
ria di proscioglimento, né, tantomeno, del tutto corretto definire pregiudicato il stificazione o di una causa personale di
di assoluzione. prosciolto per estinzione del reato, an- non punibilità ovvero vi è dubbio
cor più se, come l’attuale Presidente del sull’esistenza delle stesse, il giudice
per quanto la cosa possa Consiglio, è incorso più volte in questo pronuncia sentenza di assoluzione a
tipo di sentenze. Inganna altresì il pub- norma del comma 1.
apparire incredibile, già solo blico anche chi afferm a, come pure ac- Con la sentenza di assoluzione il giudi-
il termine prescrizione è cade ed è accaduto anche di recent e, che
la sentenza di estinzione implichi che il
ce applica, nei casi previsti dalla legge,
le misure di sicurezza.
del tutto assente dal codice giudice, per il decorso del tempo, non
ha potuto esprimersi nel merito del caso
È solo se si è assolti ai sensi del primo
comma, se cioè il giudice ha ritenuto
di procedura penale sottoposto al suo giudizio. È invece dimostrata l’innocenza dell’imputato,
l’articolo 530 del codice di procedura che si può parlare di assoluzione con
La norma di legge in questione è penale, che reca il titolo Sentenza di formula piena; se nel dispositivo della
l’articolo 531 del codice di procedura assoluzione, a dettare le norm e che re- sentenza è invece richi amato il comma
penale, che si intitola Dichiarazione di golano tale materia: due, l’imputato è stato assolto con for-
estinzione del reato ed ha il testo che di Se il fatto non sussiste, se l’imputato mula dubitativa, non essendosi ritenuta
seguito si riporta: Salvo quanto disposto non lo ha commesso, se il fatto non co- dimostrata la sua colpevolezza. È quindi
dall’articolo 129 comma 2, il giudice, stituisce reato o non è previsto dalla ingannevol e e fuorviante affermare,
se il reato è estinto, pronuncia sentenza legge come reato ovvero se il reato è come pressoché invariabilmente fanno i
di non doversi procedere enunciandone stato commesso da persona non imputa- mass media, che si è assolti con formula
la causa nel dispositivo. bile o non punibile per un’altra ragione, piena se la sentenza afferma che il fatto
Il giudice provvede nello stesso modo il giudice pronuncia sentenza di assolu- non sussiste o non costituisce reato o
quando vi è dubbio sull’esistenza di una zione indicandone la causa nel disposi- che l’imputato non lo ha commesso. In
causa di estinzione del reato. tivo. ultimo, non è superfluo sottolineare che
A rischio di apparire maligni, ma a pen- Il giudice pronuncia sentenza di assolu- enunciare fedelment e il contenuto lette-
sar male, si sa, spesso si azzecca, viene zione anche quando manca, è insuffi- rale di un testo scritto non è o, meglio,
da ritenere che la preferenza universal - ciente o è contraddittoria la prova che il non dovrebbe essere materi a di opinione
mente invalsa per l’inesistente termine fatto sussiste, che l’imputato lo ha com- né di schieram ento politico, ma dovere
prescrizione al posto di quello corretto messo, che il fatto costituisce reato o universale di correttezza, onestà e ri-
estinzione vada ricollegata alla semplice che il reato è stato commesso da perso- spetto della verità: nel Belpaese da un
constatazione che può estinguersi solo na imputabile. bel po’ è divenuto vero il contrario.
qualcosa che esiste. E infatti, il giudice Se vi è la prova che il fatto è stato com-
che pronunci a sentenza di prosciogli- messo in presenza di una causa di giu- Francesco Mancini
mento per estinzione ha giudicato colpe-
vole l’imputato, poiché, in caso contra-
rio avrebbe dovuto emettere sentenza di
assoluzione. Infatti, l’articolo 129, citato
nel testo richiamato, che reca il titolo
Obbligo della immediata declaratoria
di determinate cause di non punibilità
recita quanto segue:
In ogni stato e grado del processo, il
giudice, il quale riconosce che il fatto
non sussiste o che l’imputato non lo ha
commesso o che il fatto non costituisce
reato o non è previsto dalla legge come
reato ovvero che il reato è estinto o che
manca una condizione di procedibilità,
lo dichiara di ufficio con sentenza.
Quando ricorre una causa di estinzione
del reato ma dagli atti risulta evidente
che il fatto non sussiste o che l’imputato

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L'invasione
degli Acronimi
verdi
L’altro giorno sul muro di fronte casa mia è apparsa una scritta verde: TV1KDB. “Un acronimo!” ho s ubito esclamato con
slancio, alzando lo sguardo verso le nuvole della filologia. Le pose plastiche mi vengono sem pre bene. Meno, gli iniz i di ce rti
articoli su temi sconclusionati: come ques to sui muri, ad esempio.
“Cosa mai vorrà dire?”mi s ono detto sovrappe nsiero. “Chissà... Magari potre i scriverci un racconto: L'invasione degli
Acronim i verdi”.
- Sei proprio bollito, bello – ha fatto la prim ula. - Da qualche tem po a questa parte, a forza di scrivere su sport,
cibo e scemenze varie pe r quei rimbambiti de ll'Arcobaleno, tiri fuori solo roba scadente. Tutte cose che con la
musica non c’entrano proprio. Mi sa che potres ti inizia re a darti una regolata.
- E se invece ti innaffiassi con l'olio bollente? - le ho chiesto, guardandola come se dovessi im panarla – Sappi che
TV1KDB

il saggio sull'us o de lla punteggiatura ne l Sette cento inglese al quale s to lavorando è un lavoro importante, e di
un certo s pessore lette rario.
La prim ula prima ha storto i pistilli, poi ha gonfiato le guance e alla fine ha s buffato. Fa sempre così quando sente parla re di
punteggiatura.
- Non sapevo che le primule s offiassero - le ho de tto sarcastico – m i sa che dovrò riportati dal fioraio, a farti
dare una controllata.
- Hai visto la scritta sul muro di fronte casa? Chissà cosa vorrà dire- si è intromessa la gatta provando a
cambiare discorso. Lei, invece, non sopporta il Sette cento inglese. - Hai saputo? Quelli dell’Arcobale no hanno
tirato fuori un numero sui m uri. Non sanno più cosa inventa rsi, ecco la verità – ha aggiunto.
Leggere quella s critta sul muro di fronte casa non era stato un buon modo pe r iniziare la giornata.
- Potres ti scrivere qualcosa su Phil Spector, il produttore americano degli anni sessanta, quello che ha inventato
il Wall of Sound – è ritornata all'attacco la gatta, dando un'occhiata a i dischi - Quegli arrangiamenti pieni di
fiati, doppie batterie,cori, echi e riverbe ri: hai prese nte?
- Cos'è, Wagner pe r gli adolescenti?
- Secondo me, meglio ancora sarebbe qua lcosa sui Tokio Hotel- si è intromessa la prim ula, togliendos i le
cuffiette dell'Ipod.
- Ancora loro? - Ho chiesto- E s opra ttutto: ancora tu? Perchè non te ne vai sul balcone che così puoi
sproloquia re con i piccioni, invece di da re fastidio pe r casa con i tuoi Tokio Hotel? E poi, che c’entrano i Tokio
Hotel con i muri?
- Si vede che non hai visto Sanremo, bello -ha detto lei.- T i pe rdi sempre le occasioni di cres cita culturale che la
televisione offre alla nazione intera: Bruno Vespa, i pacchi, Sanremo… Ti com unico che al Festival i Tokio Hotel
hanno cantato “W orld behind my wall” - ha fatto lei. Furbe come volpi, ques te primule s tanziali da cucina, ho
subito pensato.
- Basta, ho de ciso: scriverò qualcosa su the Wall of Voodo. - ho fatto con lo sguardo pers o sull'orizzonte: il m uro
di fronte casa. - Almeno loro sì che facevano post-punk – ho aggiunto con tono comm osso, sospirando sulla
mia giovinezza perduta.
- Quelli erano solo cavernicoli alle prese con tecnologie moderne – ha ripreso la primula. - E poi è roba vecchia
di tre nt’anni. Una ete rnità. Aggiornati: ascolta Jovanotti, almeno lui l’ha fatto un brano che parla di muri, “Ti
vedo scritta sopra i m uri”-.
Impossibile fare finta di niente: la primula che mi e ro messo dentro casa aveva gusti musicali te rribili. E dire che quando

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l’avevo vista la prima volta, dal fioraio, mi era sembrata così bella, delicata, sensibile.
- Viviamo nell'illusione, mio caro amico - è intervenuta la gatta, filosofeggiando malamente. - È proprio vero: il
mondo come volontà e rappresentazione, come diceva il vecchio A rt.
- Art chi, quella che ca ntava con Paul Simon?
La primula ha colto l'occasione al volo: - Quello è Art Garfunkel, bello. Si vede che sei proprio intrappolato negli anni
sessanta. La tua gatta si rife riva a quel vecchio bacucco di Arthur Schope nhauer- mi ha detto con tono s prezzante.
- Mi dispiace, non conosco i nomi dei gioca tori della nazionale di calcio tedesca degli anni cinquanta. – ho
tagliato corto.
- Il fatto è che dovresti smetterla con tutte queste stupida te dell'Arcobaleno - ha detto la gatta - e dedicarti a
cose più intelligenti. Qualche libro, ad esempio.
La mia è una m icia che legge molto, al contrario di me. Io, datemi un libro in mano e mi viene s ubito uno shock anafilattico.
“Colpa degli acari” mi ha de tto una volta l' allergologo. Io credo invece che dipenda dal fatto che leggere le
millequattrocentosessantotto pagine di Gue rra e Pace senza nea nche uno spot pubblicitario che le interrompa è cosa che
neanche sotto tortura.
- Se uno scrive non può leggere. O l'uno o l'altro – ho sentenz iato assumendo contemporaneamente la posa da
scrittore tormenta to – Sappi che il mio ultimo racconto “Le prim ule muoiono all'alba”, re centemente premiato
in importanti concors i naziona li, è stato come un sasso lanciato nello stagnante panorama lette rario italiano,
isole com prese. Il noto critico S. Bosco ne ha parla to con toni commossi in una sua ispirata re censione sulle
colonne de “La Trom ba del Popolo“, l'autorevole quotidiano indipende nte diretto dall'[Link] Salvo Fara-Butti.
- Lascia perde re, bello - ha fatto la primula. - Ti ho già detto cosa penso delle ultime cose che scrivi. Piuttos to,
vedi di darti da fare: prova a tirare fuori qualcosa di tos to, se ci riesci. Quelli vogliono un articolo su mus ica e
muri. Se ne fregano della Trom ba del Popolo, que lli
La verità è che io non sapevo proprio cosa scrivere. Poi, all'improvviso, senza motivo, mi è venuto in mente che, invece di un
articolo, avrei potuto spedire una le ttera, a quelli del g iornale. Ad esempio, questa:
Egregia Signora Redazione dell’Arcobaleno,
Le scrivo questa lette ra per farle sapere che io non avrei proprio intenzione di preparare un articolo sui muri, né tanto meno
su muri e mus ica. Ne ho fin troppo dei suoi numeri monografici che, oltre ad ave r aumentato il nos tro debito estero con i
paesi produttori di cellulosa, da qualche mese a questa parte, a casa mia, ha provocato uno s compiglio. La gatta ha iniziato
a parlare e sentenzia che è un piace re: pensi che a proposito di questa storia dei muri, ha avuto il coraggio di tirarm i fuori la
stracotta storia dei “muri che se si ribaltano diventano ponti”: uno slogan che nel settantasette fece furore, tra gli
adolescenti illus i di quegli anni. La mania della parola ha contagiato anche la primula che mi ritrovavo sulla mensola della
cucina. Ho s coperto che, nonostante l’aspetto delicato, la pianticella ha gusti musicali profondamente tamarri: oltre a
citarm i Jovanotti, tira fuori abitualmente anche i Tokio Hotel. Ora, io avrei cose più serie da fare: completare il mio saggio
sull’uso della punteggiatura nel Settecento inglese, ad esempio; oppure dedicarmi allo s tudio dei fossili nel romanzo realista
russo dell'Ottocento.
Nutro, altresì, forti sospetti sul tipo di sos tanze che lei assume, considerato le idee stram palate che le vengono in mente pe r i
suoi numeri. Questa s toria dei muri, poi, le ha superate tutte. Meglio se avesse deciso di parlare di ponti, come dice la m ia
gatta, che almeno ci sarebbe stato da divertirsi: vuole mettere con quella storia del ponte sullo Stretto che sembra una
barzelletta e invece è una tragedia seria? E che nessuno ne parla? E che sembra una cosa come la grandine e gli
smottamenti, che ci cadono dal cie lo e nessuno può farci niente? Di questo mi sarebbe piaciuto parlare. Ma sembra che non
importi a nessuno: l’Isola dei Famosi, quella invece s ì. Poi, mi sarebbe piaciuto anche parlare di musica ma, a parte la
prevedibile citazione dei Pink Floyd e del loro The Wall, credo proprio che la musica, con il muro non c’entri tanto. A meno di
non inventars i i collegamenti più strampalati: cosa di cui voi sie te, ahimè, capacissimi.
Mi pregio altresì di inform arvi che ho già trasmesso alla Lega per la Protezione del Minore, alla Associazione Genitori Alunni
Scuole Medie Superiori, all'Ordine dei Giornalisti e, per conoscenza, alla Procura de lla Repubblica una circostanziata
denuncia sui tanti illeciti, per non dire misfatti, che perpetrate ormai da tempo. Non ultimo, quello alla onorabilità della
lingua italiana, sulla quale vi accanite con tanta cieca ferocia. E come non ricordare, levando in loro memoria un commosso
pensiero, i poveri ed innocenti alberi abbattuti a m ille e mille, immolati per saziare le vos tre vergognose voglie, ehm,
editoriali? Dis tinti saluti, ecc.
- Sì, credo proprio che s criverò una lette ra – ho conclus o.
“Sei proprio bollito, be llo” ha fatto la primula andandosene con una smorfia; la gatta, nel frattempo, e ra già sparita di suo.
Tutt'e due evidentemente insoffe renti alla m ia prosa epistolare. Ne lla stanza e ro rimasto solo io.
Mi sono avvicinato alla fines tra e, non sapendo cosa fare, ho dato un'occhiata al m uro. Quello di fronte casa, dove c'era
ancora que lla scritta che non capivo: TV1KDB. Chissà per quanto tempo ci sare bbe rimasta ancora, ho pensato. Sotto,
guardando bene, se ne intravedeva un'altra, vecchia di qualche anno,che avevo dimenticato: 3MSC. Funziona cos ì anche
con le persone. Appena ti spariscono da sotto il naso è come se non fosse ro mai esistite. Sbiadiscono.
Aldo Migliorisi ([Link] lioris [Link])

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QUANTI MURI…

TROPPI!
M i sono accostata a Sartre di stri-
scio, in modo casuale. Mi avevano rega-
foss e preferibile la LORO vita. Viveva-
no in albergo, mangiavano sempre al
ristorante, lavoravano al Café de Flore,
dell’esistenzialismo, appellativo mai da
loro scelto ma, ad un certo punto, cui si
erano rass egnati. Poi lessi Camus, che
lato un libro per il mio compleanno che luogo d’incontro dei Mandarini, gli fu un’altra mia passione letteraria. Ed
ha, poi, segnato un turning point nella intellettuali di sinistra. E viaggiavano ero cresciuta, avevo più fiducia in me
mia allora breve vita (avevo 14 anni ) tanto, sempre assieme. Avevano una stessa. Non so come, mi trovai tra le
Memorie di una ragazza perbene di strana vita, insieme ed anche separati. mani La morte nell’anima, che mi con-
Simone de Beauvoir. Che, in pratica, ha Insieme ma autonomi sotto tutti i punti vinse che Sartre non era poi così inavvi-
rivoluzionato tutta la mia (allora) visio- di vista. cinabile. E così lessi, in rapida succes -
ne del mondo. Lei, che è rimasta la mia sione La nausea e Il Muro. Ero ormai
dea, parlava delle proprie esperienze e troppo grande per le pietre miliari, ave-
Vivevano in albergo,
io, i Nobel, i muri

dei propri incontri e così sentii parlare vo avuto troppi amori letterari, ero di-
di Jean Paul Sartre. Ma Sartre, allora, ventata più incostante ed infedele. Ma
era un maître à penser, un filosofo, uno mangiavano come non restare impressionati da que-
scrittore di testi sacri come L’Être e l e sti due libri?
néant, e quindi mi intimidiva molto.
sempre al ristorante, Come non sentirsi stupidi per le prece-
Temevo di non essere all’altezza, teme-
vo che non l’avrei capito. E preferivo
lavoravano denti esitazioni, per il ridicolo freno che
mi veniva dal sapere che tutto Sartre era
non mettermi alla prova. Leggevo spes- al Café de Flore all’Indice? Che leggere Sartre ti faceva,
so di questa straordinaria coppia di in- un tempo, rischiare la scomunica? Allo-
tellettuali, ero affascinat a dalla loro vita, ra non ero ancora approdata ad un sano
dalle loro scelte, così lontane dal mio Insomma, ai miei occhi di piccolo- ateismo e l’Indice dei libri proibiti mi
probabile futuro: matrimonio, figli, fa- borghese provincial e, erano la metafora turbava ancora. Anche se era stato for-
miglia. Ogni tanto mi chiedevo se non della VITA, la VERA VITA. Mi affa- malmente abolito ma….i preti, durante
foss e possibile anche per me, se non scinavano. Leggevo delle caves e le prediche, lo citavano ancora. Anche

Jean Paul Sartre con Simone de Beauvoir e Che Guevara nel 1960 (foto da Wikipedia)

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se, a dire il vero, anche la S.d.B. era tanta profondità d’indagine. Ancora
all’Indice e la cosa non mi aveva ferma- più angoscioso, perché più probabile in
to. Ma Sartre, non so perché, sembrava tempo di pace, più vicino a noi è il
più…. demoniaco. muro del secondo racconto: c’è il muro
fisico che racchiude la vita e la follia
Il muro: è diffi cile parl are di un libro di un uomo che scivola lentamente
che ti ha toccato profondam ente, che ti verso la cancellazione del sé; e c’è il
ha dato una sorta di scombussolamen- muro metaforico che la moglie Eva
to, che ti ha fatto vedere, ancora una vorrebbe varcare per trovarsi con lui,
volta, il mondo e la realtà (ma quale?) per vedere e soffrire, vivere, insomma,
in un modo diverso rispetto a prima (e nello stesso perduto mondo del marito.
inconciliabile). Può un libro avere tan- E la sua impossibilità. Perché i cosid-
to potere? Eccome! Un libro che ti ha detti sani sono del tutto incapaci, per
fatto, soprattutto, riflettere sugli infiniti quanto possano desiderarlo, di varcare
muri di cui la nostra vita è piena. Reali questo impenetrabile muro. Eva vor-
e metafori ci. Reale è il muro del primo rebbe provare quello che prova il ma-
Albert Camus
racconto, il realissimo muro davanti al rito ma le è impossibile. La sua sanità
quale si effettuano le es ecuzioni. Si mentale glielo impedisce. È una rap-
svolge in una notte d’attesa, attesa presentazione diversa della follia, più un muro è qualcosa che racchiude o
dell’esecuzione che sarà eseguita esat - spesso vista come un sottile crinale, qualcosa che separa? E chi mai riuscirà
tamente all’alba dell’indomani. Cosa spesso arbitrari ament e fiss ato, che a definire l’essere? Beh, neanche Sar-
prova nella sua pelle, nel suo corpo, NON divide realmente. Eva, invece, è tre è riuscito a dare una risposta defini -
nei suoi organi sensoriali un uomo che profondament e divisa dal marito e tiva al problema, che oggi sembra tra-
sente gocciolare via il tempo, il suo tenta, disperatamente quanto inutil- scurato, lontano dal nostro campo
ultimo tempo? Che sente finire la sab- mente, di raggiungerlo. Direi che lo d’interesse. In realtà, in questo come in
bia nella clessidra? Com’è possibile invidia. Ci prova con impegno ma rac- tutti gli altri bellissimi racconti, quello
aspettare una cosa simile? (MAI ho che mi sembra il vero muro è
capito i fautori della pena di morte, ma Ma un muro l’ineliminabile muro che circonda tutti
probabilmente si tratta di scars a imma- noi, il muro della nostra unica ed inco-
ginazione. Se solo provassero ad im- è qualcosa municabile essenza, quella fiammella
medesimarsi per un momento….) che chiamiamo IO, che È la nostra
Il racconto si conclude, dopo un’ in-
che racchiude individualità, assieme dono prezioso e
sopportabile tensione, con un beffardo
finale. Che non ti aspetti, che ti spiaz-
o qualcosa prigione. Quello da cui nessuno di noi
può veramente uscire (ma lo vogliamo,
za. Una storia come questa , che ti fa che separa? poi?), nonostante ci illudiamo di farlo
vi ver e m om ent o per m om ent o attraverso le relazioni profonde. È
all’interno delle sensazioni di un uo- coglie solo frustrazione. È lei quella l’incomunicabilità profonda che ci
mo, ti fa pensare, solo per un attimo, che sta peggio, quella tagliata fuori da avvolge, l’impossibilità di abbattere
che la comunicazione profonda sia un mondo magico e misterioso, molto questo muro per quanto ci proviamo o
possibile. E che gli scrittori ne cono- più interessante dello squallido mondo per quanto c’illudiamo di poterci riu-
scano il segreto, siano la nostra miglio- in cui lei è costretta a vivere. Lei pensa scire. Ognuno di noi vive racchiuso
re possibilità di conoscenza. Altre vol- che, nella generale mancanza di senso entro il muro della propria irreparabile
te ho letto dei pensieri di un uomo che della vita, il marito abbia trovato un solitudine.
va verso la morte, ma poche volte con magico significato che a lei sfugge. Ma A.L.D.

GLOSSARIO
Jean Paul Sartre: scrittore, filosofo, drammaturgo francese che ha dom inato pe r anni la sce na le ttera ria in Francia, ma era
conosciuto ed ammirato in tutto il mondo occide ntale.
Autore di saggi, romanzi, drammi, gli fu assegnato il premio Nobe l nel 1964 che lui rifiutò, come peraltro la Legion d’Onore.
Simone de Beauvoir: scrittrice e saggista, si occupò in pa rticolare della condizione femminile con un saggio-pie tra m iliare, Il
secondo sesso. Figura tra le più rappresentative nel panorama europeo de l secondo dopogue rra.
Albert Ca mus: scrittore, filosofo, drammaturgo, premio Nobel nel 1957, come Sartre si riconosce ne ll’esistenzialismo ateo
ma, al contra rio di Sartre, lascia ben presto il partito comunista.
Esistenz ialis mo: com plesso movimento filos ofico-letterario-artistico che si dirama in vari filoni e che pone al centro il pro-
blema dell’essere e dell’esistere, cioè, in pra tica, il senso che ogni individuo cerca in sé e fuori di sé. È quindi l’impossibilità
di trovare una risposta quello che torme nta ogni cos cienza.
Indice dei libri proibiti: e lenco di pubblicazioni di cui la Chiesa cattolica proibiva la lettura. Creato nel 1558 fu soppresso
SOLO nel 1966, aveva l’obie ttivo di preservare dalla corruzione morale e dalla contaminazione de lla fe de le pure menti dei
fedeli. È divertente leggere oggi l’elenco degli scrittori italiani pos ti all’indice.
In pratica tutti, da Cesare Beccarla a Leopardi. Ma Ada Negri? Oggi possiamo sorride rne ma, per secoli, il possesso di libri
posti a ll’indice era uno dei principali capi d’accusa nei processi pe r e resia. Quelli in cui era abituale la tortura per convincere
gli accusati a confessare.

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L a legge 15 luglio 2009, n. 94, che
reca "Disposizioni in materia di sicurez-
za pubblica", ha inasprito notevolmente
le pene riguardanti l'art. 639 del codice
Un vandalo
penale, relativo al Deturpamento e im-
brattamento di cose altrui. Prevede in-
fatti che, “Se il fatto è commesso su
beni immobili o su mezzi di trasporto
artista
pubblici o privati, si applica la pena
della reclusione da uno a sei mesi o
della multa da 300 a 1.000 euro. Se il
fatto è commesso su cose di interesse
storico o artistico, si applica la pena
della reclusione da tre mesi a un anno e
della multa da 1.000 a 3.000 euro”. Per tonico e non sull'ultima, specialissima ventano vandali perché vogliono far
i recidivi la pena della reclusione va da offert a. La situazione, in sintesi, è que- diventare il mondo un posto migliore da
tre mesi a due anni e la multa arriva fino sta: chi ha i soldi acquista gli spazi e veder e”. E allora Banksy esercita il suo
ai 10.000 euro. L'obiettivo dichiarato di costringe tutti a guardarli; chi non li ha vandalismo sul muro che Israele ha eret-
questo intervento legislativo è rintuzzare chiude gli occhi o fa lo spettatore. Non to per separare i territori occupati della
il fenomeno delle scritte sui muri, sui sarà democratico, non rispetterà i princi- Cisgiordania. Ci dipinge degli squarci
treni, sugli autobus e su tutte le superfici pi costituzionali di uguaglianza e di che illudono l’occhio mostrando, al di
che ispirano gli interventi dei writers. libertà di espressione, ma è così. Non là del muro, paesaggi esotici, spiagge,
Nulla da dire, invece, sui messaggi pub- tutti i paesi seguono questa strada e, bambini che giocano. Oppure riempie
blicitari che circolano sotto forma di soprattutto, pare che non tutti si rasse- Londra con gli stencil di topi, rat, o-
Banksy, il muro parlante

autobus. O su quei magnifici fondali gnino a queste alternative. Per fortuna, diati e perseguitati, ma vitali, prolifici
colorati di decine di metri quadrati, do- considerando che molti di questi graffiti ed in grado di mettere in crisi individui
ve campeggiano notissime marche che, sono opere d'arte. Il caso qui in esam e è ed intere società. Rat che è anagramma
purtroppo, devono sopportare l'invasiva quello di Banksy, un graffitaro di Bri- di Art, come per restituire dignità e va-
presenza di una cupola, di un monumen- stol, che non vuole rendere pubblica la lore a ciò che viene considerato margi-
to, di una fontana. Con il rischio che sua identità e rifiuta di commercializza- nale o dannoso. Banksy ci mette di fron-
l'occhio cada sopra un dettaglio architet- re le sue opere, nonostante siano quotate te ad una realtà deformata, costringen-
centinaia di migliaia di euro. Ma doci a guardarla da una prospettiva
Banksy ha le sue buone ragioni per stare tanto reale da assumere forme surreali.
fuori dal sistema, egli pensa che "I più Le sue immagini non sono oggetti da
grandi crimini al mondo non sono com- consumare, ma piccoli e salutari shock
messi da persone che infrangono le per pensare. Come i suoi libri, che de-
regole, bensì da quelle che le seguono. bordano nel doppio e nel non senso:
È la gente che s egue gli ordini che Existencilism, esistenzialismo e stencil;
sgancia le bombe e massacra i villag- Wall and Piece, un “Muro e Frammen-
gi”. Pacifista, schierato contro stato e to” che ha una stretta assonanza con il
capitalismo, Banksy ha fatto una s celta più famoso Guerra e Pace. O un secco
politica che si confonde con quella este- Banging your head against a brick
tica: “Alcune persone diventano dei wall, un salutare invito a sbattere la
poliziotti perché vogliono far diventare testa contro un muro di mattoni.
il mondo un posto migliore. Alcune di- Anteo Quisono

PERCHÉ SONO SENZA VALORE

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Lingua e Cultura
per abbattere le barriere

L a globalizzazione dei mercati eco-


nomico finanziari e il flusso sempre
cultura, ma anche mostrare come la
nostra cultura interagisce con la cultura
di un inglese o un frances e ... cioè di un
cessari a una demarche assolutamente
progressiva. L'insegnante potrà pratica-
re questa attività iniziando con elem enti
cres cente di popolazioni che essa gene- locutore straniero. Ciò presuppone per culturali osservabili e riconoscibili da
ra, fanno dell'interculturale un argomen- l'insegnante l’accettare di formarsi alla tutti come tali: (famiglia, cucina, abbi-
to alla moda. Queste problematiche conoscenza e alla pratica della propria gliamento, stagioni, simboli …) Egli
sono analizzate, ormai da diverso tem- cultura e della cultura dell'altro. A tale introdurrà in seguito gli impliciti cultu-
po, da coloro che tentano di capire i scopo il Consiglio d'Europa, nel Quadro rali che condizionano il nostro compor-
meccanismi culturali che condizionano europeo comune di riferimento per le tamento, dal più visibile al meno visibi-
gli scambi, anche in situazione di inse- lingue, fornisce ai docenti alcune piste le: la gestualità, la gestione dello spazio
gnamento-apprendimento. Ciò per evi- pedagogiche per definire la dimensione e del tempo , le relazioni e i sentimenti,
denziare che non si ha la pretesa né di i nt ercult ural e nel l' i ns egnam ent o/ le basi dello status sociale, il lavoro…

le lingue come muri


essere originali, né di essere es austivi. È apprendimento delle lingue vive. Inol- Dopo aver sensibilizzato gli allievi
proprio sull'aspetto metodologico didat- tre, il Centro europeo per le lingue vive all'interculturale, i docenti potranno
tico che si articolerà l'argomentazione, (CELV) ha pubblicato un manuale il cui pian piano condurre la classe a stabilire
per vedere come la Scuola possa opera- obiettivo è proprio quello di sviluppare dei legami (differenze e similitudini)
re al fine di dare alle nuove generazioni una competenza comunicativa intercul- fra la propria cultura e quella della lin-
una Cultura adeguata affinché il diver- turale. Il titolo è: Miroir et fenetres – gua appres a. A tal fine è utile l'analisi di
so non sia accettato, espressione infeli- Manuel de communication intercultu- documenti autentici e reali come pubbli-
ce e peggiorativa, bensì diventi fonte di relle (scaricabile gratuitamente in for- cità, media, film, ecc..., accattivanti per
arricchimento personale ed allo stesso mato PDF dal sito del CELF). Per fare i giovani. La TV satellitare ed Int ernet
tempo reciproco. L'affi evolimento delle una citazione dal libro consigliato: “ voi si rivelano un ausilio efficacissimo ed
barriere linguistico-culturali favori rà dovreste in primo luogo guardare la allo stesso tempo indispensabile.
evidentemente una gradual e diminuzio- vostra cultura in uno specchio prima di
ne del fenomeno sempre più dilagante osservare dalla finestra le altre culture Progetti di scambi culturali
del RAZZISMO. L'allargamento dell'U- che vi interessano o con le quali deside- Infine la maniera più adeguata e diretta
nione europea, che induce una crescita rate intraprendere degli scambi”. di iniziare gli studenti alla comunicazio-
della diversità culturale, pone anche ne interculturale è di farli entrare diret-
l'interculturale nel cuore delle proble-
matiche europee: non ci sarà un’Europa
...conoscersi meglio per tamente in contatto con gli stranieri. È
proprio quello che gli scambi e progetti
unita senza una migliore conoscenza e comprendersi meglio: cooperativi tentano di fare. Il progetto
comprensione reciproca fra i suoi citta- interattivo e collaborativo CULTURA
dini. Una preoccupazione ed un impe- ecco l'obiettivo principale di un propone così un approccio comparativo
gno maggiore richiede sicuramente l'im- interculturale che permette ad allievi di
migrazione dei popoli extracomunitari. insegnamento / apprendimento due o più culture differenti d'osservare,
Nell'educare i nostri giovani alla cono-
scenza e al piacere della di versità, la
interattivo della competenza analizzare, comparare dei materiali
similari provenienti dalle loro rispettive
Scuola svolge un ruolo di primo piano,
meglio ancora gli insegnanti tutti e in
interculturale. culture e d'esplorarne il senso e la porta-
ta attraverso i punti di vista dell'altro.
particolare coloro che operano nell'area Dunque conoscersi meglio per com-
linguistica. Pare dunque indispensabile prendersi meglio: ecco l'obiettivo prin-
che i docenti debbano raffinare la loro Formare gli allievi all'interculturale: cipale di un insegnamento / apprendi-
professionalità, acquisendo sempre di piste pedagogiche mento interattivo della competenza in-
più elementi utili alla loro formazione Gli impliciti culturali tercultural e. L'interculturale è un effetto
interculturale. In classe l'insegnamento/apprendimento indotto dall’incontro di due o più cultu-
delle lingue straniere potrà aiutare gli re, effetto che conviene osservare e ana-
Elementi per la formazione dei alunni a riflettere su ciò che intendiamo lizzare per preparare i nostri allievi ad
docenti all'interculturale per cultura, ma esso sarà soprattutto il essere cittadini del mondo, multicultura-
La s fida interculturale che deve accetta- rivelatore degli impliciti culturali che ci li e tolleranti.
re il docente di lingua straniera non è condizionano. Per facilitare questa presa Pietro Paolo Spucches
più soltanto l'insegnare la lingua e la di coscienza dell'alunno, si ritiene ne-

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Intervento libero, spontaneo, creativo, estemporaneo su muro di malta cementizia grigio e degradato.

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