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Transiti Poetici – Volume XXXIII

TRANSITI POETICI
Volume XXXIII

Antologia
a cura di Giuseppe Vetromile

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano


nr. 61

Copertina di Ksenja Laginja

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 2


Transiti Poetici – Volume XXXIII

Gli Autori
Filomena Baratto
Mauro Barbetti
Elio Caterina
Alfonsina Caterino
Maria Felicetti
Johanna Finocchiaro
Silvana Leonardi
Beatrice Mezzone
Floriana Porta
Enza Silvestrini

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

Introduzione

Cosa spinge l’uomo a ideare e creare forme artistiche, utilizzando la materia a sua
disposizione? Può sembrare una domanda banale, retorica, persino senza senso,
dacché l’uomo, essendo un “essere intelligente”, tende ad utilizzare questa sua “dote”,
unita a una buona dose di intuito, progettualità e “segreta ispirazione”, formando e ri-
formando le cose a sua disposizione: con i materiali, con le note musicali, con le parole,
con i gesti. In fondo l’uomo è un “creativo” e gran parte della sua esistenza la trascorre
a inventarsi e a realizzare elementi esterni al suo fabbisogno materiale, per dare spazio
e alimentare la sua innata tendenza artistica, che trova nell’emotività e nel suo spirito
la fonte principale delle sue astrazioni. E questo, ripeto, è ovvio e banale: credo che sia
normale che l’uomo, al di là dei suoi impegni sociali e lavorativi, provi a esplicare in
qualche modo, generalmente, anche le sue capacità artistiche e creative. Capacità che
in molti casi diventano la sua vera e propria ragion d’essere, la sua attività e il suo
impegno principale durante le fasi più significative della sua esistenza.
Ma è ancora verosimile tutto ciò, in questa particolare epoca che stiamo vivendo? In
questa epoca così confusa, disordinata, precaria, oscura, frammentata, sfilacciata e per
la quale forse non bastano tutti i termini negativi disponibili nel vocabolario per
definirla?...
Nubi oscure si stanno delineando all’orizzonte, e sono nubi di incomprensioni tra
popoli, di accaparramenti delle risorse del pianeta con conseguente sciupio di ogni
bene e di avvelenamenti, di egoismi tendenti a salvaguardare i propri interessi, di
prevaricazioni dei forti sui più deboli, di sfruttamenti e di ingiustizie, di situazioni
paradossali e di imposizioni irrazionali e discriminatorie; e sono anche nubi di
pressapochismo, di ignoranza, di superficialità, di ottusità; e sono anche nubi di
mestizia, di dolore, di sofferenza, di disagio esistenziale e di abbattimento dello spirito,
di opacità derivanti dalle negatività che stiamo attraversando, in tutti gli ambiti,
familiari, sociali, lavorativi e creativi.
Perciò: cosa spinge l’uomo a esternare il suo talento artistico? Torno alla domanda
iniziale. Ora ha un senso porsela, senza ricadere nella retorica?
Parliamo di poesia. La poesia è dunque veramente e definitivamente morta?
Naturalmente parlo per me, e queste sono soltanto mie modeste impressioni e
riflessioni. Ma veramente temo che, davanti a siffatta confusione globale (non saprei in che
altro modo definirla, in modo esaustivamente sintetico), lo spirito poetico che fin
dall’antichità ha sempre “ispirato” l’uomo, oggi sia diventato un fievole e banale soffio

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di vento, appena capace di instillare nel cuore e nell’intelletto dell’uomo la capacità di


esprimere un valore, un bene, una luce, un’emozione, un sentimento, una bellezza.
È pur vero, d’altra parte, che l’umanità, accanto a momenti ed episodi terrificanti come
guerre, olocausti e altre sciagure, ha sempre vissuto anche di momenti di altissima
genialità, di atti eroici e di sacrifici estremi, dove l’uomo finalmente ha la possibilità di
redimersi e di riscattarsi: in ambito scientifico, con le scoperte essenziali a migliorare
la vita, in ambito tecnologico e sociale, e in ambito artistico.
Per questo non bisogna demordere. Penso sia opportuno controbattere questo senso
di apatia generale, questo senso di sconforto che potrebbe contribuire al nostro
ulteriore perderci nel baratro delle inconsistenze e delle banalità, nel baratro della
disumanizzazione!
Poesia dunque ancora e ancora, ancora adesso, specialmente adesso!
Ed è per questo che non finirò mai di ringraziare gli amici poeti che, ormai da due anni
e più, accettano di lasciare un loro valido contributo in versi in questo mio lungo e
interminabile viaggio antologico. La loro Voce, compresa quella dei dieci Autori
presenti in questo volume, è sicuramente uno sprone, una testimonianza e una
“rappresentanza” del mondo civile, di quella parte buona e sana dell’Umanità che cerca
in tutti i modi di mantenere alta e integra la propria antica immagine di amore, pace,
splendore, bellezza e tante altre qualità e valori positivi che vanno scemando!

Giuseppe Vetromile

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FILOMENA BARATTO

È consapevole della potenza rigeneratrice delle radici, metaforicamente descritte in


versi molto dolci, la poetessa e scrittrice Filomena Baratto, una voce molto interessante
da Castellammare di Stabia, città in cui vive ed è impegnata come docente. E non solo
nei versi e negli scritti di narrativa la nostra brava professoressa fa convergere le sue
doti artistiche, dedicandosi fin da piccola anche alla pittura e alla musica. Un’artista a
tutto tondo, dunque, che però trova anche nell’espressione poetica una vitalità e una
ricchezza di immagini straordinarie, attingendo ai ricordi, alle origini, ma anche al
mondo classico, delineato con grande morbidezza lirica.

Il mio albero

Sono figlia di un albero


caduto, spezzato, adagiato al suolo
che rivolge al cielo ancora i rami.
Solo una piccola radice
affonda nel terreno:
gli dà sprazzi di vita.
Un tempo è stato rigoglioso
e io ne conosco la forza,
porto in me la bellezza e lo splendore,
la stessa che mi tiene

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

legata a questo luogo.


Ho preso la sua linfa preziosa
e son legata a quest’albero
di cui ho visto venti e tempeste
e ho combattuto per non esserne divelta.
Sono felice di fargli da sentinella,
mi ha trasmesso la vita
e tremo per quando dovrò
staccarmene per sempre.

***

Catullo

Sirmione, Lesbia o Clodia,


Catullo, poeta novo.
Dopo secoli di buio,
mi ritrovo con gli amici del tuo tempo:
Cornelio, Calvo,
Cinna e Cornificio,
tutti con te qualcosa in comune.
Mi sono immersa nella tua Roma
e apprendo i tuoi drammi.
Partecipo come un’intrusa,
una figura velata
a testimoniare la tua breve vita.
Cucio le ferite del tuo cuore
che Lesbia ti procura ancora.
Non merita il tuo profondo amore
lei, così altera,
che Cicerone reputa dissoluta,
lei sfida quel che provi.
Volgi il tuo sguardo altrove,
o Catullo!
Scaccia il dardo che Cupido ti ha teso,
dona i tuoi versi ad Arianna

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che conosce la sofferenza.


Lei può curare le tue ferite
dopo la cattiveria di Teseo.
Lesbia è un fuoco che muore tristemente.
Eppur nel biasimo la invidio
per aver conosciuto il tuo cuore,
il poeta più sensibile e attento
alle pieghe dell’amore.

(dalla raccolta Ritorno nei prati di Avigliano, edita nel 2010)

***

Disastro ferroviario

I binari non s’incontrano mai...


Così era... e poi lo scontro frontale.
Lamiere accartocciate con vite spezzate.
A volte il sole tramonta di mattina
quando un bimbo resta solo tra i sedili,
quando il pianto si fa unico sollievo,
quando vivi con la morte intorno,
quando anche un uomo ha paura,
quando non servono domande
a risposte
che non colmano i vuoti.
Cercarsi tra i rottami
per un sibilo, un soffio, un lamento.
Era una bella giornata,
anche il sole di conferma
tra gli ulivi di Puglia
e il treno andava sicuro.
Viaggiatori fermati dal tempo
qualcuno ha deciso la meta,
per molti non in questa terra.

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MAURO BARBETTI

Sembra voglia giocare con le parole, Mauro Barbetti, fine e arguto poeta marchigiano,
ed in effetti la pacata ironia che fluisce limpida e fresca come un ruscello di montagna
tra le pietre dure della realtà, è l’evidenza di una padronanza della tecnica e
dell’architettura poetica, nonché dei significati, da parte del nostro Autore, il quale
conferma così la sua forte e più che meritevole militanza in questo ambito letterario,
con all’attivo diverse pregevoli pubblicazioni, premi considerevoli e impegni in qualità
di redattore di importanti riviste letterarie e anche di traduttore.

Nel buio
all’infrarosso
azzurra è la notte
e mite se dura.
L’allarme invece è rosso
è calura
colore che si muove
nel campo visivo
freddo sudore

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

III

Ci passano davanti
in lenta sequenza
da un punto A
a un punto B
dentro mattini mirini
miserie macerie
mine e minareti
Mondi transitori
Dati sensoriali
Effetti collaterali

È la visione periferica
che salva
il guardarsi
al fianco o all’indietro
il diffidare comunque
anche del fuoco
più vicino e amico
anche del calore
del colore dell’odore
del sesso

VI

La visuale
dovrà essere
ad ampio raggio
ogni distanza ha
il suo dosaggio
la sua regola d’ingaggio

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

come rito liturgico


a salvarci la sostanza
la pelle la res extensa.

L’arma a darci
uno status e un logos
uno stato in luogo
definendo l'altrui moto
come di genere umano ridotto
tradotto in numero e documento
Ma una bomba
non si definirebbe
scoppierebbe e basta
salterebbe
Nomi e corpi
resterebbero fuori
accessori
parte dei rumori

(dalla raccolta inedita comparsa su Poetarum Silva nel 2018)

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

ELIO CATERINA

Originario di Avellino, ma residente da tempo a Modena, Elio Caterina è valente poeta


e scrittore, nonché pittore, dedito alla promozione culturale con grande impegno e
competenza letteraria. La sua è una poesia tendenzialmente commemorativa, che attua
mirabilmente con versi dall’andamento pacato, intrisi di amorevole nostalgia per delle
figure e immagini di un tempo andato ma che ancora vibrano nel cuore, con
discrezione ma perentorie e urgenti, attuali. Traspare così un luminoso senso
dell’esistenza, confortato proprio da quelle trascorse visioni che alimentano ancora
speranza e fede nel futuro.

Ha conservato le bambole

Oggi è abbandonata da tutti, anche dal mondo,


una debole signora che si nutre solo di ieri.
Ha innalzato intorno palizzate e scavato fossati
per tenere le parole oltre l’ingiuria del tempo.
Getta ancora un ultimo sguardo al vuoto letto
e al comodino con le ingannevoli medicine.
Ha conservato sul comò le bambole dell’infanzia
e ha oscurato le finestre con tende spesse e scure
non vuole che il sole le ricordi le passeggiate
con le amiche, oggi perdute. Non sa per quanto

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

ancora riuscirà a esiliare il suo cuore che pure


continua a battere come fosse ancora estate.
È tempo del pianto adesso che prega senza voce,
ed entra nella nuova notte senza musica e luminarie,
dà un ultimo sguardo alle bambole e poi si addormenta
e piano piano si allontana come una bianca nube.

***

Ricordo quando salivi i gradini della scuola


sorridente, oggi ti rivedo un po’ eccentrica,
vestita di rosa, abbracciata alla luna in un viale
che non tramonta mai.
Hai sul viso un trucco leggero
come l’ultima la neve in primavera,
tra un sorriso e un elogio ti specchi
nelle vetrine dei tanti bar ciarlieri.
Lo sguardo è una buia via alberata
salire e scendere i tanti gradini
non pulisce il ricordo
la nebbia sì, quella che si dirada al sole
e cancella il sapore dell’ultimo uomo.
Sorridi ancora
allegria finta come bugiarde sono
le carezze sulla pelle e i baci di sconosciuti.
Hai voglia di volare come le tante streghe
che ti hanno preceduta. Sollevarti
dalla polvere e dal fango verso il fiume
e poi il mare dove ci vuole coraggio
e amore per veleggiare il futuro.

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***

Il tuo distacco mi lasciò ad interrogare


il giorno.
Nulla mi rispose,
anche il vento tra i carpini si zittì.
Dentro di me
incominciò a nascere
l’abbandono.
Il tuo cammino era finito
ogni compagnia lasciata,
compreso me,
che testardamente, da figlio,
non accettavo l’assenza.
Il tuo distacco
mi lasciò a sopravvivere,
testimone di troppo rumore,
di fiori,
lumini e morte stagioni.

***

Natale in solitudine

Ritorna
a casa con le borse piene di addobbi
e lievemente sorride.
Oggi è Natale e lei spera che arrivi il figlio
o almeno qualche parente bussi alla porta
prima che si spengano
le luminarie.
Ha preparato il dolce della tradizione e i regali
da mettere accanto all’abete non ancora appassito

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

e poi lo spumante gelosamente conservato.


Ritorna
con la veste più bella e il viso truccato
come una volta e…spera
che il bussare che ode
non sia soltanto quello del gelido vento.

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

ALFONSINA CATERINO

Alfonsina Caterino, poetessa originaria del casertano molto apprezzata e impegnata, si


distingue subito per il suo discorso poetico apparentemente frammentato, disunito, al
limite di un intelligente e coraggioso sperimentalismo concettuale. Il suo intento, come
in questi versi che qui propone, è lasciar cantare e decantare le parole, le frasi, lasciarle
libere di acquisire altre significanze, attorcigliandosi sui lemmi ma sempre mostrando
la vitalità e la luminosità di fondo: una poesia complessa, materiale, corposa, che è, in
qualche modo, anche specchio della sua umanità profondamente sensibile.

Sovrastare ingressi

sulla scena apre i passi


vince sulla pelle
sbalordisce la storia
i cancelli, tutte le cose e niente
insorgono corpo senza peso e
non basta il silenzio
i segreti a sconfessare il disordine
ogni istante in mano
veglia le notti congiunte
che il pavimento cosparge attriti

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

tra la forza rifratta


il lago negli occhi
il fiato
il prato
le righe accumulate divampano
estendono schegge e
scorniciano quadro
l’aria esplosa
.
Nascono copioni
smarriscono nei passi
il tempo senza forma vedo oltrepassare
stamane è mare la soglia avanti
elude la sostanza vermiglia
ferve il pensiero
tra grida e cieli vedo aprire
canto fuori e svolgo
nuove scritture di sassi raccolgo
lingue articolano pianeti
persuadono la rivolta provvisoria
- Così scogli rovisto
ai pozzi affido assenze e
lancette persuado a sorvolare
gli inganni in conto alla rivolta
- Poi mescolo incendi e
scene sfumano istantanee lunari
nei riflessi capovolgono
le punte amare
reagendo particelle
raspano la luce dentro
.
Rotazioni mattutine
il sapore degli istanti
ferve porto di gabbiani e tramonti
- Tutto diviene pallore sillabico
entro figure inique
aspiro carezze trapassate

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

- Negli squarci azzurri


inciampo il vento; fuori il corpo
rotola risvegli
trascina la luna nelle reti piene
senza appagare la meta immaginata
fumosa che stringe i giorni estremi
al pianto scisso e dirompe
come tessera in partenza ricostruisce l’anima
ora stanza rannicchiata dipinge
ignoti ed esulta
strazia il sole e provoca
- L’acqua s’oppone, schietta
nel grande brivido dispiega cimento
un tempo di mandorli in fiore
d’ante schiuse indietro
sconosciute tuttora
sovrastano ingressi offerti in coppa
in rotazioni inedite
respirano un tono sotto
felice erbario riassume, esulta
e sorpassa
suona, piange
emoziona il sogno al centro…
.

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MARIA FELICETTI

Ecco una poesia sincera, autentica, che sgorga cristallina e fresca da quell’intimità
profonda che è l’animo umano, intrisa di incertezze e di dubbi ma anche di fede e di
coraggio nell’affrontare i mondo e la realtà delle cose. È la voce di Maria Felicetti,
tarantina ma residente da tempo nel milanese. Ci propone dunque qui dei testi poetici
che confermano l’essenzialità della sua ricerca introspettiva, giungendo ad declamare:
“Ho errato a lungo in cerca del mio nome, / di una traccia che fosse il mio destino, / di un verbo
radicato nel mattino”. Il suo è un canto pacato e melodico che fluisce verso orizzonti di
speranza e di luce.

L'istante

Invano ho ricercato l'essenziale,


il mistero racchiuso nell'istante,
il principio dell'attimo fatale
che scorre silenzioso o altisonante
e passa e fugge come un soffio frale,
senza preannunci, né addii, incurante
della sorte, del vuoto viscerale,
del languore che resta. Mendicante
di parole, di un cielo che ho smarrito,
di un bacio che redima, tremo e vivo.
Nelle vene, l'urgenza della rosa

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e il disincanto roco se ogni cosa


scivola e non perdura, il folle abbrivo
ad accordare presente e infinito

***

Imperfezione

Se potessi cadere come la neve


sulle intercapedini del cuore
non temerei il peso, il tonfo
marcio della colpa, la traccia
nera dell'imperfezione.
Scivolerei nell'istante
con lo stupore dell'esordio,
il pudore di un gioco,
il riso fresco di bambini
che cascano
e ricominciano la corsa.
Se sapessi cadere come una lacrima,
sentirei che il mio passo accordato
è la misura esatta del tempo,
e l'errore una stazione necessaria,
la frazione minima
di un motivo in progressione.
Saprei rotolarmi nella filosofia
di un ginocchio sbucciato,
cavarmi dall'impaccio
della lingua in fallo,
dal comodo stallo,
non cercherei
mani pretestuose,
né l'ombra che assolve.
Stimerei oro la crepa

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sul vaso sbeccato,


quel neo sul viso,
perché oltre gli scarti,
sono io.

***

Ho errato

Ho errato a lungo in cerca del mio nome,


di una traccia che fosse il mio destino,
di un verbo radicato nel mattino.
Ma tra fiumi di gente senza sbocchi,
fra gli abbagli di un idolo servile,
dentro il pozzo incrinato del mio cuore
ho trovato acqua che non dissetava.
Solo per caso ho incontrato i tuoi occhi,
e quella sete che mi assomigliava,
una ferita e un abisso gentile
a dirmi nel silenzio l'infinito
imperfetto racchiuso in un sorriso.

***

Vagare

Sa di assenzio la parola
incompiuta,
relegata senza meta.
Sillabe svilite,
orfane di vento
come cerchi nell'acqua
si spengono,

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

immemori della sete.


Si infradicia il tempo nel languore,
dove stenta ogni volo.
E il silenzio è un rifugio troppo fragile,
un veto senza appello,
un labirinto di cuori mai nati,
di rose sfiorite
che raccolgo,
mentre conto i passi cadenzati
dell'interminabile vagare.

(testi inediti)

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JOHANNA FINOCCHIARO

Indubbiamente, come ogni “creativo” che si rispetti, anche la torinese Johanna


Finocchiaro, soprattutto lei, esprime una modalità artistica, e nella fattispecie poetica,
molto spigliata, immediata, autentica e attuale: un talento creativo, il suo, che oltre ad
esplicarsi anche in altri ambiti artistici, si caratterizza appunto per la scioltezza del
dettato poetico, fatto di immagini e stati d’animo momentanei, a volte conditi da un
leggero velo d’ironia. Il verso procede a scatti di proposizioni, legate internamente da
un filo logico vivido, fortemente emotivo ma controllato e gestito con garbo melodico.

Dolce dormire

Succede che non so svegliarmi.


Non ancora.
Così aspetto.
Il soffitto s’inclina
E guardo alla gente, all’energia
Che è tutto e niente e uno soltanto
M’interrogo, dunque: ne ho coscienza?

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

Io un progetto l’avevo. Tra le crepe.


Immune a me stessa
L’ho sognato di un amore feroce ma troppo a lungo
Sonnifero.
Una lista d’identità tuttora addosso
Una ad una, le indosso
Come sto?
Sospira lo specchio infedele, sospira
In silenzio, ricordo qualcosa
Io un progetto ce l’ho.
È mattino e sono nuda

***

Esplosione

C’è la miccia
C’è la bomba
C’è una mano pronta
Basterebbe respirare
A fondo respirare
Gialla la scintilla
Si dovrebbe respirare
Ancora respirare
Denso il caldo fumo
Ma è veloce per seguirlo
Come volo di rapace
Il petto che corre in affanno
Fino alla foce
Eccola,
l’Esplosione
Accoglila, è pulsione

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

Dirigila, è passione
Falle spazio adesso
Tu sei Lei.

***

Su questa barca

Tutti su questa barca, stiamo, a navigare.


Tutti un po’ mozzi.
Mozzi mozzati ad ambo le braccia.
Tutti su questa topaia, a contemplare;
la linea dell’orizzonte davanti.
Erezioni in fila indiana, sull’attenti.
E tante le remate, imprecise ma uguali:
pareri verticali.
Tutti un po’ capitani.
Tutti un po’ di tutto.
Tutti un po’ di niente.
Coordinati dalla fatica, stiamo, a criticare.
E se pure volgesse il tempo,
senza a noi darne,
faremo del mare un ennesimo nido: non serve nuotare se puoi galleggiare.
Sì, via dalla barca, in acqua, di testa tuffati, di testa soldati,
che tanto sarebbe affondata.
Con i resti che ci concederanno,
su quei detriti smembrati dal vento,
trovare sostegno, per qualche momento,
le braccia mozzate potranno.

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

Ed ancora, daccapo, se ne costruiranno.


Di nuovo, nuove le barche su cui affonderemo e sempre le stesse che ci salveranno.
Niente timone, nessuno al comando: su questo saremo d’accordo.

***

Dillo

Dillo come sai fare tu.


Senza dirlo.

(da Clic, L’Erudita Editore, 2020)

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

SILVANA LEONARDI

Al di là della pura forma scritta ricorrono sovente molti artisti e poeti, per dare una
“marcia in più”, una sostanziosa e illuminata modalità espressiva che abbraccia e
integra altri ambiti performativi, come la visibilità, la sonorità, la declamazione.
Meritevole di grande attenzione in questo senso è la poesia di Silvana Leonardi, artista
performer e poetessa romana. La sua poetica, come negli esempi che qui appresso
propone, è fortemente caratterizzata da una forma visiva di particolare simmetria, che
accompagna, integrandolo, il discorso contenutistico di fondo, fatto di riflessioni
emotive espresse sovente con un intelligente e armonioso gioco di parole.

Dissonanza

curiosa
e prensile
dilettante di genio
mai scontata spericolata

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

praticante di eros sin vergüenza


nestydatý di stupore vestita poeta dotata
di cesoie di non catartica oscenità per scardinare
le ragionevoli gabbie del buon senso
nascere a Praga par hasard
e divenire per noia
e laico crisma
artefice
dissacrante
di epocali rivolte
contro prevedibile eros
e imperscrutabili ozi letterari
in infinita reiterata ricerca della madre
dentro e fuori di te ferita primigenia
e fatale immeritata assenza
lo stigma della dissonanza
per destino scontando
l’essere differente
e sottraendoti
alla banalità
del rito
d’obbedienza
e al quotidiano cedere
al conforme e a conseguente noia
primordiale guerriera
armata di follia
e di poesia
impavida
sei stata
fino
alla fine

per Jana Černá


maggio 2021

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 28


Transiti Poetici – Volume XXXIII

***

Inquieta L’una

ora
stanca
sospesa
alla tua ombra
sulla soglia del buio
nell'oscurità pensando
al cielo al sole al mare ai campi
al soffio incolore e vuoto del vento
che passa talvolta come un’ombra
spandendo sui boschi grigi
il distillato aroma
della terra
guardi
inquieta L’una
unico sogno disponibile
riflesso nelle riflettenti acque
parola oscura di un oscuro mondo
doppio del mondo e della tua ragione
di/sperata speranza e rotolante
accolta dalla sua luce come
in una trama argentata
come in un grembo
una serrata rosa
una campana
di cristallo
accoglie
oblio

per Nadia Campana

marzo 2021

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 29


Transiti Poetici – Volume XXXIII

***

Lasciare

sulla sabbia lasciare un'impronta leggera


come di chi solo un attimo appoggia
e solamente per dar slancio al volo
lasciando il peso dei ricordi a riva
in attesa dell'onda che accolga
nel suo percorso inverso
nel fluire del tempo
nella
flagranza
del simultaneo istante
anche il pensiero sommesso
nell’onda sovrapposta in passaggio
tra l’uno e l’altro dei mondi dal passato
al presente assurdo e incoerente e tuttavia
non privo di luminosi bagliori di dorato tramonto

settembre 2020

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 30


Transiti Poetici – Volume XXXIII

BEATRICE MEZZONE

Possiamo individuare due linee essenziali nel discorso poetico di Beatrice Mezzone,
interessante Voce poetica di origini napoletane, con all’attivo diverse pregevoli
pubblicazioni, anche nel campo della didattica della lingua. La prima caratteristica è
senza dubbio la sua attenta e profonda capacità di osservazione della realtà circostante,
in grado di fornirle spunti poetici anche minimi (“E fa parte anche lui di me / dei miei occhi
bassi, delle mie scarpe / del mio biglietto sgualcito”…). L’altra peculiarità è il riconoscersi
nell’intimità e nelle immagini della sua quotidianità, in uno slancio emotivo che le
riporta impressioni e ricordi familiari. Con una scrittura fluida e sobria, a volte
epigrammatica.

Mio

Questa volta sì
sei rinato in me
ho partorito con fatica le tue ossa mature
quegli occhi così fondi il naso maschio
le mani cui manca solo la parola
ti ho forgiato con l’attrito
mentre eri malleabile nel dolore
così ti ho reso simile a me
stavolta

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 31


Transiti Poetici – Volume XXXIII

più vicino, mio non come può esserlo un figlio


mio semplicemente, per me stessa.

edera

Come posso lasciare quest’edera?


Siamo pietre
Giacciono insieme i nostri cuscini.

(da Profilo, Tindari Ed., 2009)

***

A sweet

Continua a chiedere una caramella


in un treno metropolitano
in un mondo che ha fatto del superfluo
la sua bandiera.
Lo rivedo anche oggi,
dopo mesi che sembrano essere volati
senza peso.
E faccio parte anch’io di lui
della sua mano tesa, dei suoi rasta
dei suoi perché
E fa parte anche lui di me
dei miei occhi bassi, delle mie scarpe
del mio biglietto sgualcito.

(da Dagli spazi siderali, Progetto Cultura Ed., 2018)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 32


Transiti Poetici – Volume XXXIII

***

Ho saputo di coltri amorevoli


stese sulla nuda terra per proteggerla
dai ghiacci
e di raccolti come figli
da far crescere al riparo
dagli artigli di un gelo straniero
Ed io
che mi faccio tana
per la tua caccia
ho ancora molto da imparare
dall’amore

luna tigre

luna tigre,
selvaggia nella notte
luna dente, candore feroce
luna
alleata ai transiti di Venere
ti affacci da un balcone d’aria
nera
e sorridente mi mostri
quello stupore da bambino
che ha sul viso
ogni volta che è mio

(da Avrei voluto darvi anche le lucciole, Progetto Cultura Ed., 2019)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 33


Transiti Poetici – Volume XXXIII

***

La disciplina dell’apnea

I minerali persi nella corsa sono


linee di perla naufragate
sulla scia di un ritmo
Batte, la strada, ha margini di grazia
non smette di mostrarsi nuda
a chi non coglie i meccanismi seriali
Nasco per la disciplina dell’apnea:
sono antica cosmonauta in little black dress
capace di preservare riserve d’aria
dell’annata migliore.

Il cielo adamantino dell’aquila

La terra va smossa
con disperata, biblica certezza
logorando radici di filigrana
correndo l’alea tra le sponde
di antichi rovelli
che oggi disvelano a noi
protetti da un amuleto sciamano
il cielo adamantino dell’aquila.

(da e - gotica, Eretica Ed., 2020)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 34


Transiti Poetici – Volume XXXIII

FLORIANA PORTA

C’è un forte desiderio di estraneazione, anzi di astrazione, nei versi che Floriana Porta,
poetessa e pittrice torinese molto apprezzata in ambito nazionale e con diverse
pregevoli pubblicazioni all’attivo. La sua linea poetica, come facilmente si evince negli
esempi che qui di seguito propone, si fonda infatti su una ricerca armoniosa dell’etereo,
di una parola che possa riassumere davvero l’essenza del tutto, anche se nascosta tra
le righe della quotidianità. Il concetto è esposto con una sintesi poetica davvero
eccezionale, quasi in modo epigrammatico, fino alla perfetta concentrazione dei suoi
bellissimi haiku.

Nella trama della carta

infilare tra le righe


la parola aria
sulla punta della matita
sul foglio ruvido
di cui è intrisa
nella trama della carta
l’anima delle mie parole
troverà la luce
là dove anche le ombre
sono versi lievi

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 35


Transiti Poetici – Volume XXXIII

***

La ferita che portiamo

abito ogni carne,


ogni fiato
e ogni piaga
che tace
abito ogni poesia
nel suo farsi
ciò che ci rende umani
è la ferita che portiamo

***

L’anima è nuda

l’anima è nuda
ruota in un’orbita
di plasma e cartilagini
ad ogni sorso d’acqua
a me sembra più viva

(da La mia non è poesia, Aljon Editrice)

***

e poi fuggire –
l’azzurro infinito
è colmo di te

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 36


Transiti Poetici – Volume XXXIII

acque stagnanti –
la geisha la ninfea
sole nel buio

stelle caduche –
bianchi come la luna
i miei fantasmi

(haiku tratti da Il Giappone in controluce, AG Book Publishing Editore)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 37


Transiti Poetici – Volume XXXIII

ENZA SILVESTRINI

Da Napoli la Voce possente e armoniosa di Enza Silvestrini, poetessa e scrittrice di


grande valore, organizzatrice di eventi, rassegne e convegni letterari importanti, anche
legati ad altri eventi e ambientazioni, come ad esempio il Museo e la Biblioteca
Nazionale di Napoli. È l’eco della civiltà classica che riemerge in lei con
drammatizzazioni poetiche di grande pregio e impatto emotivo, ma anche la riproposta
di temi molto legati al sociale, come negli esempi poetici qui proposti, dove il canto
per una umanità derelitta e dolorante si fa alto e penetrante, a testimoniare gli orrori
che ancora la affliggono, e tra questi soprattutto la condizione delle donne, le
migrazioni e i naufragi.

quando le madri ci vestivano di rosso


per affidarci alle onde senza riva
si confondevano gli indumenti col tramonto
nelle acque che arrossavano con noi
marmi dal candore violato
dal sangue dei capri
per il sacrificio d’Isacco
noi qui soli in teneri dondolii
come i bambini imperatori
costruiamo la tomba del futuro

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 38


Transiti Poetici – Volume XXXIII

***

ti depongo in una bara d’acqua


dove tutto è smemorato
senza nomi
solo una frana melodiosa di onde
affondare e riemergere
in un abbraccio d’alghe
venute per proteggerti
da pesci curiosi e lingue taglienti
ora prendi un’altra direzione
per guardare il mondo dal fondo
sotto metri di mare e sale
procedi a spire e colpi di coda
sei già confuso tra gli strami
naufraghi di rive lontane
immagino vengano dalla nostra terra
ma non so più se la mia è anche tua
e ho perso il ricordo di chi eri
se sia giusto piangere per te
pallido il pensiero vuole durare
nuota nella necessità del mattino

***

per il viaggio ognuno porta ciò che può


tutti i nomi di famiglia
dagli avi ai non ancora nati
ciocche capelli peli
stoffa fili sorrisi

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 39


Transiti Poetici – Volume XXXIII

chicchi di terra profumi


pezzi di aria nascosti negli occhi
nell’onda qualcuno getta sassolini
bianchi per ritrovare il ritorno

(da L’assedio, Ensemble 2021)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 40


Transiti Poetici – Volume XXXIII

Di certo non rimarrò

Tu mi dici dell’assodato Dio e non resta ora che attendere


Ma non rimarrò qui mia cara
inchiodate le ossa ai margini del sentiero
né avranno termine i miei passi alla dogana della morte
chiedendomi gli angeli dalle barriere
se abbia ancora sulle spalle qualche rimorso
o intenzione di rimuovere ombre a più non posso
una volta entrato nel regno di Plutone
Se l’ardire di un ago attratto dal nord è sancito
da regole universali
anch’io ho da precipitarmi come bussola impazzita
verso quel luogo che non si vede
ma che sta dentro il nostro occhio
sotto le palpebre
scritto da milioni di tempi andati
nel calco dei nostri destini pre-programmati
E dunque non mi fermerò alla garitta dell’altolà
né alla barriera delle nuvole vaghe
che indicano sempre una probabilità incerta
sopra la terrena superficie del mondo
(dalla sezione “Transito interrotto per Tule” in Percorsi alternativi, Marcus Edizioni,
2013)

Giuseppe Vetromile

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 41


Transiti Poetici – Volume XXXIII

NOTE SUGLI AUTORI

Filomena Baratto

Filomena Baratto, laureata in Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli, è


docente di Scuola Primaria e vive a Castellammare di Stabia. Sin da piccola ha
manifestato una spiccata propensione per l’arte, dedicandosi alla pittura e poi alla
musica con lo studio del pianoforte. A queste si è aggiunta la scrittura. Nel 2010
pubblica una raccolta di liriche Ritorno nei prati di Avigliano, che la riportano al luogo
natio e al rapporto col padre. Sullo stesso tema delle liriche, ma ampliando la scena e
coinvolgendo altri personaggi, nel 2012 pubblica il romanzo Rosella. In seguito presenta
una raccolta di racconti dal titolo Sotto le stelle d’agosto, dove si alternano storie vere ad
altre di fantasia. Due anni dopo è la volta di un altro romanzo dal titolo Just Job, la
storia di uomo che perde il lavoro alla soglia dei cinquant’anni e di conseguenza anche
tutte le sue certezze. Nello stesso periodo esce una nuova versione del romanzo Rosella
dal titolo L’albero di noce e poi, nel 2018, Nel mezzo del tempo, storia di tre donne di una
stessa famiglia: tre vite a confronto. Recentemente è uscito il suo nuovo romanzo Il
ragazzo venuto dal mare, storia di migranti e di accoglienza.
Cura un Blog: Il mio sole, a indirizzo letterario e su temi di attualità. Scrive per un blog
e una testata giornalistica online.

Mauro Barbetti

Mauro Barbetti è nato tra le colline marchigiane nel pieno del boom economico, in
ritardo per vivere il ’68, ma non per subirne fascinazioni, schegge impazzite e postumi.
Alcuni suoi testi compaiono su Poetarum Silva, la Recherche.it, Poesia
ultracontemporanea, Argonline e Versante Ripido.
Ha all’attivo le raccolte in versi Primizie ed altro (La scuola di Pitagora ed. 2011); Inventorio
per liberandi sensi (Limina Mentis ed. 2013); Versi laici (Arcipelago Itaca ed. 2017) e Retro
Schermo (Tempra ed. 2020).

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 42


Transiti Poetici – Volume XXXIII

Ha realizzato traduzioni di poeti di lingua inglese quali John Berryman e Keith


Douglas.
Recentemente ha vinto il Premio Pagliarani con Frammenti da zone soggette a
videosorveglianza.
Scrive sul magazine letterario di Arcipelago Itaca, di cui è redattore.

Elio Caterina

Elio Caterina è poeta, scrittore e pittore.


Lo scopo della sua ricerca è la realizzazione di opere che diano nuove emozioni a chi
legge un suo libro o guarda un suo dipinto.
Ha cominciato a scrivere e dipingere in età adolescenziale. Successivamente da
sottufficiale dell’aereonautica militare, affina il suo studio scrivendo versi esistenziali.
Negli anni della maturità, tramite il lavoro da impiegato tecnico e la funzione di
sindacalista, scopre un mondo nuovo di personaggi ed impressioni.
Ha partecipato a premi letterari e artistici risultando molte volte vincitore. Ha
pubblicato dieci libri di poesia e sette tra romanzi e racconti.
Artisticamente le sue opere sono in collezioni pubbliche e private. Ha esposto le sue
opere in mostre personali e collettive.
È socio del circolo “La Fonte di Ippocrene”. Membro di giuria in vari premi letterari
e pittorici.

Alfonsina Caterino

Alfonsina Caterino è nata a San Cipriano d’Aversa, in provincia di Caserta, nel 1957.
Ha seguito studi umanistici e linguistici ed è specializzata nell’insegnamento ai soggetti
portatori del disturbo dello spettro autistico. Nel 2009 è stata tra i membri ideatori del
Laboratorio Culturale-Poetico “Dante Alighieri di Napoli”. Ha pubblicato le sillogi
poetiche: Come una farfalla (Ed. Il Filo Roma, 2007); Nel tempo della guardia (Ed. Società
Dante Alighieri Napoli, 2011, presentato presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici
di Napoli); Il tempo non disperde (Ed. Frequenze Poetiche, Napoli). E i racconti: La casa
di zucchero (Rivista Narrazioni, 2009); La luce sovversiva (segnalato dalla giuria della Casa

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 43


Transiti Poetici – Volume XXXIII

Editrice Puntoacapo, ed. 2014); Ad un passo dalle lucciole (Ed. divinafollia, 2018); Il serto
di viole mammole (pubblicato sulla Rivista d’Arte e Scienza “Nova”, per la monografia
“Altri modi, altri mondi”, 2022). Ha pubblicato inoltre testi poetici, critici e in prosa
in alcune riviste ed antologie italiane.

Maria Felicetti

Nata a Taranto nel 1981, vive a Buccinasco (Mi). Ha praticato tirocinio redazionale
per il Corriere del Giorno, scrivendo articoli di cronaca locale. Ha frequentato il master
biennale di alta formazione “Il Piacere della Scrittura” organizzato dall'Università
Cattolica di Milano e il laboratorio di poesia guidato dal poeta Pietro Federico.
Attualmente autrice di racconti, fiabe, filastrocche e poesie edite su riviste ed
antologie, ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo premi e riconoscimenti.

Johanna Finocchiaro

Johanna Finocchiaro è nata a Torino nel settembre 1990. Dottoressa in lingue, adora
viaggiare sopra ogni cosa, con la mente ancor prima che col corpo. Spirito solare, si
dedica alla creatività con entusiasmo e grinta: scrittura, musica e fotografia. Impegnata
nella diffusione della Poesia, gestisce uno spazio radiofonico su ABC Radio e una
rubrica settimanale sul periodico Torino Oggi. Nel 2020 ha pubblicato la sua prima
silloge, Clic (L’Erudita Editore). Fa parte del gruppo lirico dei Poeti Emozionali
(www.poetiemozionali.it), del Circolo delle Poetesse, oltre ad essere membro delle
Associazioni Culturali Vivere d’Arte e Poesie Metropolitane.

Silvana Leonardi

Artista performer e poeta, Silvana Leonardi nasce a Roma, dove si laurea in Storia
dell’Arte e in Filosofia.
Dopo aver trascorso alcuni anni a Monaco di Baviera e poi a Piacenza, torna a Roma
dove, presso il suo studio a Trastevere, promuove manifestazioni di poesia sonora,

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 44


Transiti Poetici – Volume XXXIII

incontri e letture e mostre di libri d’artista. Interessata da sempre all’arte e alla poesia
delle donne e al rapporto tra immagine e testo nelle sue opere si sofferma sulla soglia
tra visione e ombra, sull’apparire e scomparire della forma nella trama, nell’intreccio,
nel ritmo. Ha partecipato a numerosi reading e la sua attività di pittrice, scultrice e
performer e i suoi libri d’artista sono documentati in pubblicazioni edite da istituzioni
e da privati (Anni Quaranta della Storia dell’Arte Italiana del ‘900, ed. Bora; Annuari
Roma Contemporanea 1996-1998; Enciclopedia di Roma, Newton Compton Editori,
Roma, 2005) ed è presente in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero e in
musei e fondazioni, tra cui: Biblioteca Alessandrina dell’Università La Sapienza,
Roma; Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, Roma; Cathedral
Museum of Mdina, Malta; Internationale Stiftung Mozarteum, Salzburg; Biblioteca
del Sacro Convento, Assisi; Lyrik Kabinett, München; Museo MAGI, Pieve di Cento
(Bologna); Archivio Libri d'Artista di Fernanda Fedi e Gino Gini, Milano; Archivio
Fondazione Berardelli, Archivio di libri d’artista IBRIDIFOGLI di Antonio Baglivo;
Collezione d’Arte Contemporanea ARTE&CARTE, Napoli.

Beatrice Mezzone

Nata a Napoli nel 1964, Beatrice Mezzone è docente a tempo indeterminato.


Insieme a due colleghe ha esordito nel mondo editoriale pubblicando un libro sulla
didattica della lingua, Esplorare l’italiano, per Carocci editore (2005).
Profilo, Tindari Edizioni (2009), rieditata in versione e-book presso Amazon, è la sua
prima raccolta di poesie; nello stesso periodo Maurizio Cucchi recensiva alcuni suoi
testi ancora inediti per Tuttolibri de La Stampa.
Con tre sue produzioni originali è presente nel V volume dell’Enciclopedia di Poesia
Contemporanea del Premio Mario Luzi (2014).
La seconda raccolta Dagli spazi siderali è stata edita nel 2018 da Edizioni Progetto
Cultura; lo stesso editore ha poi curato nel 2019 la stampa della silloge Avrei voluto darvi
anche le lucciole, corredata dalle pitture dell’amica e collega S. Meloni. Con Eretica
Edizioni ha dato alle stampe nel 2020 la sua ultima raccolta, e-gotica.
Ha partecipato a numerosi reading di sperimentazione poetico-artistica.
Un inedito dell’autrice è stato selezionato, commentato e pubblicato su Repubblica
Roma del 05/10/19 nella rubrica La bottega della poesia curata da Gilda Policastro.

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 45


Transiti Poetici – Volume XXXIII

Floriana Porta

Floriana Porta è nata a Torino, vive a Vinovo. Fin da piccola ha avuto la necessità di
scrivere, comporre e disegnare. Si presenta con forme espressive di rara intensità e la
sua opera poetica e figurativa si dispiega fra la natura e la bellezza, l’introspezione e il
sogno, elementi imprescindibili della sua riflessione esistenziale. Uno stile, il suo,
caratterizzato da raffinatezza, contemplazione e armonia.
Ha pubblicato libri ed ebook di poesia, haiku e dipinti. Allieva di Fernando Bibollet,
Antonio Carena e Nino Aimone, ha esposto nel Torinese e nell’Astigiano le sue opere
ad acquerello. Altre tecniche utilizzate dall’artista: collage e fotocomposizioni digitali.
Titoli delle sue principali pubblicazioni: Verso altri cieli (Edizioni REI, 2013), Quando
sorride il mare (AG Book Publishing Editore, 2014), Dove si posa il bianco (Sillabe di Sale
Editore, 2014), L’acqua non parla (Libreria Editrice Urso, 2015), Fin dentro il mattino
(Fondazione Mario Luzi Editore, 2014), La mia non è poesia (Aljon Editrice, 2017), I
nomi delle cose (Edizioni L’Arca Felice, 2017), In un batter d’ali (AG Book Publishing
Editore, 2018), Offro respiro ai versi (La Ruota Edizioni, 2018), Il Giappone in controluce
(AG Book Publishing Editore, 2020), L’infinito è in me (AG Book Publishing Editore,
2021) e Oltre gli orizzonti (Blurb, 2022).
Blog: florianaportablog.wordpress.com/

Enza Silvestrini

Enza Silvestrini ha pubblicato le raccolte di poesia L’assedio (Ensemble 2021);


Controtempo (Oèdipus 2018) e Partenze (prefazione di Marina Giaveri, Manni 2009,
premio San Vito al Tagliamento, opera prima); Qui non arriva il tuo canto (Il
Laboratorio/le edizioni, 2018); i racconti nei libri d’artista Cavallo Mazzocchi (con tavole
serigrafiche di Mimmo Paladino, ilfilodipartenope 2021) e Lido Mappatella (con disegni di
Enrico Pulsoni, ilfilodipartenope 2012); la favola in versi Diversi amori (illustrazioni di
Barbara Balbi, Iuppiter 2013); il romanzo Sulla soglia di piccole porte (postfazione di Aldo
Masullo, Iuppiter 2012, sec. ed.).
Alcuni suoi testi poetici sono stati pubblicati in riviste, tra cui Nuovi Argomenti online,
Trame, Colophon, Gustave (in italiano e traduzione francese).
Ha collaborato all’organizzazione di mostre di libri antichi (tra le più recenti Carte, la
rappresentazione del mondo da Omero a Mercatore, Museo Archeologico Nazionale di
Napoli), incontri di letteratura, letture di poesia. Ha partecipato a convegni universitari,

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Transiti Poetici – Volume XXXIII

seminari di ricerca internazionali, festival letterari (tra i quali Napoli Teatro Festival,
Sezione Letteratura; Bologna in Lettere). Ha collaborato con “Poesia” e altre riviste
letterarie.

Giuseppe Vetromile

Giuseppe Vetromile è nato a Napoli nel 1949. Attualmente svolge la sua attività
letteraria a Sant'Anastasia (Na), città in cui risiede dal 1980. Ha ricevuto riconoscimenti
sia per la poesia che per la narrativa in importanti concorsi letterari nazionali.
Numerosissimi sono stati i primi premi.
Ha pubblicato più di 20 di libri di poesie, gli ultimi dei quali sono Cantico del possibile
approdo (Scuderi, 2005), Inventari apocrifi (Bastogi, 2009), Ritratti in lavorazione (Edizioni
del Calatino, 2011), Percorsi alternativi (Marcus Edizioni, 2013), Congiunzioni e
rimarginature (Scuderi, 2015), Il lato basso del quadrato (La Vita Felice, 2017), Proprietà
dell'attesa (RPlibri, 2020), ed il libro di narrativa Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti
con (Kairos, 2010).
Ha curato diverse antologie, tra le quali, recentemente, Percezioni dell'invisibile, L'Arca
Felice Edizioni di Mario Fresa, Salerno, 2013; Ifigenia siamo noi (2015) e Mare nostro
quotidiano (2018) per la Scuderi Editrice di Avellino. È il fondatore e il responsabile del
Circolo Letterario Anastasiano. Fa parte di giurie in importanti concorsi letterari
nazionali. Organizza incontri ed eventi letterari, tra cui, attualmente, la rassegna Il
London Park Letterario a Sant'Anastasia.
È l’ideatore e il coordinatore del Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia".
È presente in rete con diversi blog letterari (Circolo Letterario Anastasiano, Transiti
Poetici, Taccuino Anastasiano, Selezione di Concorsi Letterari), ed inoltre collabora
attivamente con altre associazioni e operatori culturali del territorio nella realizzazione
di eventi letterari di rilievo, prodigandosi anche nella ricerca di nuovi “talenti” poetici.

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 47


Transiti Poetici – Volume XXXIII

Indice

Introduzione Pag. 4

Filomena Baratto “ 6
Mauro Barbetti “ 9
Elio Caterina “ 12
Alfonsina Caterino “ 16
Maria Felicetti “ 19
Johanna Finocchiaro “ 23
Silvana Leonardi “ 27
Beatrice Mezzone “ 31
Floriana Porta “ 35
Enza Silvestrini “ 38

Giuseppe Vetromile “ 41

Note sugli Autori “ 42

11 febbraio 2022

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 61 Pag. 48

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