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Roma interrotta

MOSTRA ORGANIZZATA DAGLI


INCONTRI INTERNAZIONALI D'ARTE.
ROMA. MERCATI DI TRAIANO
MAGGIO-GIUGNO 1978
Roma interrotta Roma interrotta

Piero Sartogo
Costantino Dardi
Antoine Grumbach
James Stirling
Paolo Portoghesi
Romaldo Giurgola
Robert Venturi
Colin Rowe
Michael Graves
Leon Krier
Aldo Rossi
Robert Krier
Incontri Internazionali d'Arte Giulio Carlo Argan
Christian Norberg-SchuIz
officina edizioni
COPYRIGHT © 1978
Si ringrazia: PER LA MOSTRA;
li M i n i s t e r o dei Lavori Pubblici, I A s - INCONTRI INTERNAZIONALI D ARTE
s e s s o r a t o alia Cultura, il Comune di PER IL CATALOGO:
Roma e la Presidenza della f a c o l t à di INCONTRI INTERNAZIONALI D ARTE
Architettura dell'Università di Roma E OFFICINA EDIZIONI ROMA
per il c o n t r i b u t o dato alla realizzazio-
ne della mostra.

INDICE

P.
11 GIULIO CARLO ARGAN
13 CHRISTIAN NORBERG-SCHULZ
29 PIERO SARTOGO
48 COSTANTINO DARDI
65 ANTOINE GRUMBACH
82 JAMES STIRLING
98 PAOLO PORTOGHESI
118 ROMALDO GIURGOLA
130 ROBERT VENTURI AND JOHN RAUCH
136 COLIN ROWE
159 MICHAEL GRAVES
165 BOB KRIER
183 ALDO ROSSI
195 LEON KRIER
NUOVA PIANTA
1 •Ir
fi.;"

D A T A I N LUCE
7"

DA
GIAMBATTISTA NOLLI
r ANNO
M DCC XLVlll
SARTOGO DARDI GRUMBACH

STIRLING PORTOGHESI GIURGOLA

VENTURI ROWE GRAVES

R, KRIER ROSSI L. KRIER


Questa è una occasione culturale che E' più facile progettare le città del futuro che quelle del passato. Roma
ha per oggetto Roma, c i t t à « capitale », è una città interrotta perché si è cessato di immaginarla e si è inco-
ed è anche la prima delle iniziative
s p e c i f i c h e che gli Incontri internazio-
minciato a progettarla {male). A Roma, la questione è piuttosto di
nali d'arte dedicano all'urbanistica. La tempi che di spazi, he maree delle epoche sono passate e si sono riti-
mostra che abbiamo chiamato ROMA
INTERROTTA vuol v e r i f i c a r e criticamen-
rate lasciando sulla rena i relitti di lontani naufragi: come tutti i relitti,
te un processo di modificazione del hanno attorno uno spazio prossimo e sconfinato, il mare e la spiaggia.
t e s s u t o urbano, prendendo l'avvio dal- E' una città vissuta di spoglie, poi di rovine, oggi di rifiuti. Anche i
la pianta di Roma disegnata da Gian-
battista Nolli nel 1748. E cerca di co- romani, da Enea in poi, sono arrivati da remoti disastri: creature del
gliere attraverso una rilettura compiuta tempo, vivono di tempo e non temono di sprecarlo. Prima che Roma
da architetti europei e americani l'oc-
casione per meglio conoscere e quindi diventasse piatta ed informe come una polenta scodellata, i romani vi-
tutelare il patrimonio culturale della vevano muovendosi negli strati delle epoche sovrapposte come pesci
c i t t à e del' suo centro storico. Gli ar-
c h i t e t t i che sono intervenuti hanno già nell'acqua, in profondità e in superficie. E certo, il male l'ha fatto la
a f f r o n t a t o con d i f f e r e n t i obiettivi i pro- speculazione, ma chi ha fatto la speculazione?
blemi della c i t t à , e gli organizzatori
della mostra si sono proposti di con- A differenza dello spazio, che è opaco, il tempo è trasparente; nuotando
ciliare l'unità della ideazione con la sotto il pelo dell'acqua si vedono i monumenti come scogli, i ruderi
piena e libera autonomia dei singoli
contributi. (L'aspetto apparentemente come arbusti di corallo. E' la città che il Bernini e il Borromini avevano
utopico di alcune proposte è pur sem- immaginato per uno spazio non terreno, disputando sul modo della sal-
pre un modo libero di pensare il f u -
turo.)
vezza: il cielo già un pò calvinista l'ha respinta, è caduta nel mare del
La nostra ambizione è che l'iniziativa passato la cui superficie, il presente, come tutti sanno è maledettamente
possa rappresentare un veicolo di in- inquinata. A Roma non c'è soltanto il tempo dell' architettura, o della
troduzione teso al risanamento della
c i t t à , del centro storico, e all'inseri- storia, ma anche quello della natura, mutevole come il cielo in una
m e n t o di t u t t i gli elementi che lo com- giornata di scirocco. Il paesaggio entrava in città come una brezza (si
pongono nello « spazio » ampio e con-
t r a d d i t t o r i o della c i t t à moderna. è fatto caso che da quando la speculazione ha cinto Roma di una polti-
Forse Roma, e qualcosa sta già avve- glia di cemento indurito, non c'è più il ponentino?). Roma è sempre
nendo, avrebbe bisogno, piij di qualsia-
si altra c i t t à , di iniziative coordinate stata un composto di epica e di idillio, con una matrice ctonia sempre
per la conoscenza e l'approfondimento viva nei laghi vulcanici dei Castelli e dei dirupi come bastioni spontanei
di t u t t i gli aspetti della sua storia e
della sua cultura. Forse un f u t u r o or-
della campagna. Fin dall'origine i colli e le valli hanno formato un in-
ganismo p o t r à coordinarle. Proprio a castro di promontori e insenature: architettura e paesaggio, storia e na-
questo possibile organismo v o r r e m m o
tura. Ancora Carlo Fontana, ingegnandosi di ritrovare una dimensione
idealmente o f f r i r e questo nostro con-
t r i b u t o e anche le altre iniziative, le da poterci vivere dopo la grande alluvione del Seicento, indicava due
altre ricerche, e i vari materiali che generatrici urbanistiche. San Pietro e il Tevere: cercava di ridurre a
v e r r e m o man mano producendo.
Roma, t e s t i m o n e delle culture degli uo- dialettica di civile discorso il sublime conflitto di storia e natura come
mini nel tempo, invita a r i f l e t t e r e non cielo e terra, verticale e orizzontale. Era il conflitto interno del creato
solo sulla storia vissuta ma anche su
quella mancata o possibile in f u t u r o . e Roma ne era il simbolo e l'immagine. Nonostante la buona volontà
Ed è anche questo il leit-motiv che ci dell'onesto Fontana il contrasto aveva perduto la sua dialettica: storia
c o n d u r r à , lo speriamo, lungo l'itinerario
impossibile ma reale di Roma interrotta.
e natura non si erano soltanto disgiunte, si erano dissolte, non esiste-
vano più.
A Siena, nell'affresco del Buon Governo, Ambrogio Lorenzetti, pittore
filosofo, le aveva saggiamente distinte, ciascuna al proprio posto e con
una propria morfologia, secondo l'ordine metafisico della scolastica: ada-
Graziella Lonardi giata la natura-campagna con i suoi dolci incurvati orizzonti, erta la
CHRISTIAN NORBERG-SCHULZ, OSLO
storia-architettura con la geometria di cristallo degli edifici. A Roma, IL GENIUS LOCI DI R O M A
dove non c'era mai stato buon governo, la distinzione tra città-spazio
e campagna-tempo non era così chiara e subito il rapporto è diventato
un pasticcio. Per fortuna Roma non ha mai avuto paura dei pasticci.
E' la città della Provvidenza, la Provvidenza aggiusta i pasticci, il bello
di Roma è di essere una città impasticciata e aggiustata non si sa quante
volte. Poi la Provvidenza è stata licenziata (anche per colpa dei nostri
1. L'immagine.
venerati padri illuministi) e il pasticcio urbanistico non si è più aggiu-
stato. Si poteva pretendere che alla Provvidenza succedesse l'Utopia, Roma è stata denominata <• la c i t t à eterna », non solo per
una madre e una figlia che si detestano? A Roma l'Utopia non ha mai rimembrarne le antiche origini, ma soprattutto per a f f e r m a r e
che ha preservato attraverso i secoli la sua identità. I n f a t t i ,
messo piede, meno ancora che a Las Vegas. Non essendoci più relazione non si p u ò concepire Roma come un reliquario di epoche
tra storia e natura o architettura e campagna, Roma ha cominciato a gon- diverse. Non occorrono dimostrazioni per illustrare il carat-
tere « eterno » della sua architettura, sia che si t r a t t i di mo-
fiarsi e deformarsi come una vescica, non ha più avuto né architettura numenti classici 0 di e d i f i c i barocchi. Questa q u a l i t à eviden-
né campagna, ha inghiottito stupidamente nel suo tempo non più sto- tissima consiste in una c a p a c i t à inimitabile di autorinnova-
mento. Qual è in t e r m i n i architettonici l'idea che Roma im-
rico una campagna non più mitologica, ora sta divorandosi sempre più mancabilmente rinnova?
stupidamente anche i Castelli. Non è più una città, ma un deserto gre- L'immagine più corrente di Roma è quella di grande capi-
mito di gente, disgregato dalla stessa speculazione che l'ha fatto cre- tale: la caput mundi d e l l ' a n t i c h i t à , e il centro della chiesa
cattolica universale. Quest'immagine comunica monumentali-
scere senza misura. Vino al Seicento, se si vuole fino alla mappa del t à e grandezza. La g r a n d i o s i t à di Roma è comunque qualita-
Nolli, era stata una città, volta a volta, splendidamente religiosa e de- tivamente diversa da quella delle varie c i t t à fondate dai ro-
mani a capisardi dell'impero, con lo stesso sistema: le assi
corosamente laica; è diventata una città atea e bigotta. E non fu colpa del cardo e del decumanus che si intersecano ad angolo
dei venerati padri illuministi, illusi di piantare con l'Utopia l'albero retto, al centro di un quadrilatero. Tale schema astratto di
ordine « assoluto », adottato da altre capitali in epoche sto-
della Libertà, che non attechì. LI buon Valadier ha fatto il possibile, riche successive, si riscontra a Roma solo riguardo a ele-
ma non è riuscito a fare di Roma una città decentemente borghese: menti singoli come 1 Fori e le Terme. Se dopo un esame più
accurato emerge anche un axis urbis ^ globale, esso non
con lo scirocco romano la borghesia va subito a male, diventa burocrazia. condiziona l'aspetto immediato della città," che nella sua to-
Ecco le ragioni di questa mostra di Roma interrotta. Nessuna proposta t a l i t à non risponde ad alcun sistema geometrico. Fin dai
t e m p i più r e m o t i , Roma è sempre apparsa come un gigan-
urbanistica, naturalmente, ma una serie di esercizi ginnastici dell'Im- tesco « grappolo » di spazi e di e d i f i c i , di f o r m a e dimensioni
maginazione alle parallele della Memoria, Ed è già tanto che si parli di diverse. Il genius loci di Roma non risiede in astrazioni geo-
metriche.
Memoria e non più di Storia. Sono tante avventurose, fantastiche ri-
cerche nel grembo urbanistico di Roma per saggiare se sia ancora fe- Si d o v r à f o r s e ricercarlo nel generoso impiego di f o r m e
classiche? Come capitale d e l l ' a n t i c h i t à , Roma dovrebbe pos-
condo e tanti sondaggi nelle correnti del tempo romano, occulte come sedere l'equilibrio armonico dell'architettura classica, di na-
i suoi fiumi sotterranei. In ogni caso, l'opposto diametrale di un Piano tura a n t r o p o m o r f i c a . IVla mentre nelle c i t t à greche gli e d i f i c i
erano corpi articolati, composti da membra <• individuali », I
Regolatore; nessuno di questi architetti vorrebbe che Roma domani fosse monumenti romani non f u r o n o concepiti a guisa di organismi,
come l'immagina oggi. Nessun progetto, dunque: ma un rovesciamento ma come t o t a l i t à integrate, e spazi chiusi, assimilati a loro
volta entro un complesso urbano più vasto. Anche se pre-
della Memoria dal passato al futuro, dell'Immaginazione dal futuro al senti, gli ordini classici non ebbero funzione c o s t i t u t i v a , e
passato. E le ipotesi su quella che sarebbe stata Roma, se si fosse se- Roma non p u ò quindi essere d e f i n i t a una vera e propria c i t t à
classica. L'architettura romana f u i n f a t t i a lungo considerata
guitato a immaginarla invece di progettarla (male). L'Utopia e il con- una degenerazione dell'architettura greca.
trario ateo della Provvidenza; l'Immaginazione è la Provvidenza dei Il problema del genius loci romano continua p e r c i ò a restare
insoluto. La spiccata presenza « eterna » dello s p i r i t o della
laici e Roma, speriamo, sarà finalmente laica o non sarà più. c i t t à sfugge alle definizioni. Le ricerche di Kaschnitz von
Weinberg e di Kàhler, pur apportando validi contributi, si
concentrano su vari aspetti dell'architettura classica ed esu-
lano dall'analisi del carattere del luogo romano 2. Tra le ope-
13 re di H.P. L'Orange invece, t r o v i a m o una descrizione poetica
Giulio Carlo Afgan
di Roma, in t e r m i n i f e n o m e n o l o g i c i ^. 11 L'Orange non si Che l'importanza ne f o s s e riconosciuta è comprovato dalla
preoccupa solo d e l l ' e d i f i c i o singolo ma cerca di penetrare il sistemazione dell'altare consacrato al genius loci immedia-
carattere unificatore dell'ambiente romano. C o s ì si esprime tamente sotto la ripida rocca di t u f o del colle P a l a t i n o ' .
per caratterizzare la strada della c i t t à : « ... il mondo chiuso, 1 colli Albani che fronteggiano la c i t t à dalla parte opposta
autosoddisfatto della strada, è il carattere distintivo della o f f r o n o invece con un paesaggio nettamente diverso delle
Roma antica: un ambiente a s é , un microuniverso, un Eden suggestioni di altro genere. Qui le f o r m e naturali si distìn-
da cui l ' u ò m o nordico si sente estromesso, ridillio della guono per chiarezza e presenza dì carattere « greco ». Sono
strada "•». E procede con la descrizione delle p r o p r i e t à con- la dimora congenita degli del d e l l ' a n t i c h i t à , dì Giove, Giu-
crete della strada romana, la chiusura e c o n t i n u i t à determi- none e Diana. B i s o g n e r à poi spingersi f i n o a Palestrlna, dove
nate dalla mancanza di marciapiedi e dì scale davanti agli lo schema cardo-decumanus comparve per la prima v o l t a su
androni, 1 c o l o r ì , gli odori, la vita m u l t i f o r m e e pulsante. La scala monumentale. A Palestrlna l'ordine « cosmico » è ine-
strada romana non separa le case ma le collega, e t r a s m e t t e , rente al paesaggio, e non sorprende che il luogo f o s s e dedi-
quando la si percorre, l'impressione di trovarsi all'interno in- cato al culto della dea Fortuna, trasposizione romana del
vece che all'esterno. La strada è un « interno urbano » dove Fato. Tornati a Roma, avendo raccolto con queste escursioni
la v i t a ha luogo nel pieno senso della parola. Questo carat- le nozioni elementari Indispensabili a i r i n t e l l i g i b i l i t à del suo
t e r e singolare si accentua u l t e r i o r m e n t e nella piazza, ove genius loci, saremo in grado di comprendere anche la deno-
gli e d i f i c i si raccolgono intorno allo spazio e il centro è minazione dì caput mundi di cui la c i t t à si f r e g i a .
sottolineato in genere da una fontana. « La piazza, sia essa
f r u t t o di progettazione o dì evoluzione storica, si cristallizza 2. Lo spazio.
In una struttura chiusa ed è sempre i d i l l i c a m e n t e arroton-
La regione romana è di origine vulcanica. Sia ad ovest che
data 5 » .
su ambo 1 lati del Tevere, il suolo è ricoperto da una crosta
Il t e r m i n e « idillio » usato per caratterizzare il genius loci spessa di antica lava e cenere, denominata tufo. Nel volgere HtìTTKNTIUON'E

dì Roma p u ò apparire sorprendente ad una prima lettura. dei secoli, dei corsi d'acqua scavarono in questa crosta vul-
In che senso la caput mundi sembra « idilliaca »? E' ovvio canica valli e gole profonde che presero il nome di forre^.
che non ci sì r i f e r i s c e a quella i n t i m i t à dì dimensioni r i d o t t e , Le f o r r e si presentano come improvvise e sorprendenti In-
c o s ì f r e q u e n t e nei paesini e nelle cittadine nordiche. La terruzioni della campagna alternativamente ondulata e piat-
m o n u m e n t a l i t à e la grandezza di Roma rimangono indiscus- ta, e con le loro ramificazioni e intercomunicazioni, costi-
se, ma i singoli spazi presentano una « i n t e r i o r i t à » che ema- tuiscono una specie dì rete viaria « urbana », un mondo sot-
na protezione e appartenenza. Malgrado la sua imponenza, la terraneo che d i f f e r i s c e nettamente dalla s u p e r f i c i e esposta.
c i t t à ha conservato una s e m p l i c i t à rustica che l'apparenta La campagna romana è scarsa di luoghi naturali, infatti l'area
alla natura. Non vi è probabilmente altra capitale europea che circonda la capitale, ha conservato per secoli un aspetto
in grado dì e s p r ì m e r e tale attaccamento alla natura, n é altro quasi desertico. La funzione primaria delle f o r r e f u quella
luogo ove la natura sia tanto umanizzata. Proprio in questa dì matrice di luoghi, e innumerevoli villaggi (Sutri, Nepi,
speciale caratteristica potrebbe consistere l'essenza del ge- Civita Castellana, Barbarano, Vitorchiano ecc.) beneficiarono
nius loci romano: il sentimento di appartenenza ad un am- dì questi siti ben protetti e topologicamente i d e n t i f i c a t i ,
biente naturale « conosciuto ». Per intendere Roma bisogne- f o r m a t i dalla ramificazione delle f o r r e . Le f o r r e trasmettono
rà quindi sperimentare il paesaggio che la circonda, o s s ì a la la sensazione di trovarsi « al di dentro »: una caratteristica
campagna romana. Il carattere della campagna non consiste tipica di ambienti a m i c r o s t r u t t u r a variata, e aliena ai per-
di « contrasti violenti di f o r m e , di giustapposizioni accentuate spicui e grandiosi paesaggi del classico sud. Esse f u r o n o
dì massa e spazio, montagna e valle, ma piuttosto in un r i t m o Infatti ampiamente usate nel corso della storia. In alcune
di articolazione delle masse, maestoso e controllato, e nella zone {Norchia, Barbarano, Castel d'Asso) gli etruschi tra-
subordinazione delle singole s t r u t t u r e a m o v i m e n t i dolce- sformarono le rupi naturali in schiere di facciate architet-
mente ascendenti e discendenti ». Entro le ampie movenze toniche, creando autentiche c i t t à di m o r t i . A questo proposito
u n i f i c a t r i c i del paesaggio romano risaltano t u t t a v i a delle tipo- è importante sottolineare che l'operazione di scavo della
logie dotate di caratteri ben precisi e profondamente signi- roccia tufacea in vari punti del t e r r i t o r i o romano è un ar-
f i c a t i v i : sono i paesaggi « radunati » da Roma, è l'esistenza chetipo del costruire. La professione di grottalolo, lo sca-
stessa dì Roma che f a del Lazio una t o t a l i t à unificata. vatore di grotte a r t i f i c i a l i , è t u t t o r a un mestiere riconosciuto.
L'analisi del paesaggio laziale consente r i n t e l l i g i b l l i t à delle Le f o r r e in genere ci riconducono alle f o r z e ctonie della
svariate componenti del genius loci di Roma e t r a s m e t t e la natura, ci riportano all'interno, conferendoci delle radici
cognizione del loro interagire. B i s o g n e r à cominciare dalle primigenie.
straordinarie valli « infossate » dell'Etruria, ove spazi idil- Mentre II paesaggio delle f o r r e sta al dì sotto della super-
liaci sono racchiusi tra pareti continue di t u f o color oro f i c i e neutra della campagna, 1 colli Albani si elevano al di
bruno. A l l e origini, questo carattere predominava nel suolo sopra formando un agglomerato Imponente e ben d e l i m i -
di Roma; i sette colli f a m o s i non erano i n f a t t i vere e pro- t a t o ' . Derivati da un antico vulcano, hanno f o r m a semplice,
prie c o l l i n e ' m a creste p r o m i n e n t i tra una serie di valli cie- con connotati t o p o g r a f i c i lineari, sottolineati dalla presenza
che, lungo li f i u m e Tevere. Gli etruschi usavano i fianchi di due laghi quasi circolari nel crateri p r o f o n d i . I colli A l -
di s i m i l i valli per scavare t o m b e e grotte e sulle creste co- bani possiedono quindi la p r o p r i e t à caratteristica del paesag-
struivano dei villaggi. Lo stesso schema, adottato dalla Ro- gio classico: Il rapporto immediato e f a c i l m e n t e immagina-
ma antica, c o s t i t u ì la vera componente locale del suo genius. 15 bile di masse e spazi. Non è p e r c i ò materia di stupore che
questa località sia stata prescelta per i maggiori santuari al Tevere, presso l'isola omonima che facilitava il guado del
del Lazio. Dalla vetta di IVIonte Cavo (Albanus Mons), Jupiter f i u m e . Tra questi e il Tevere s'innalzano liberamente altre
Latiaris presiedeva su t u t t a la regione. Diana regnava tra i due rupi di t u f o : il colle Capitolino e il colle Palatino. Tutti
boschi ai fianchi del monte, rispecchiandosi nel lago di e sette concorrono a circoscrivere la conca avvallata tra le
Nemi immoto' e profondo, e Giunone risiedeva sulla riva pendici, che rappresenta il centro naturale dell'intera confi-
opposta, nel t e m p i o di Lanuvio [Lanuvium) ove il pendio è gurazione. Più avanti ad ovest, il f i u m e abbraccia l'ampia
meno ripido e la coltivazione perspicua. L'allineamento dei pianura di Campo Marzio, che per il f a t t o di essere troppo
santuari su un asse nord-sud non p u ò essere occasionale. esposta e paludosa, rimase al di f u o r i dell'area urbana f i n o
Ogni anno, in primavera, 1 quarantasette membri della con- al M sec. a.C. Sulla sponda opposta del Tevere 1 dati topo-
federazione Latina celebravano sulla vetta del monte Cavo, grafici si s e m p l i f i c a n o : il crinale tufaceo del Gianicolo che
le Feriae Latinae. Il rito c o n f e r m a la posizione di rilievo dei dal nord si sviluppa verso II sud delimita una pianura meno
colli Albani, centro naturale del Lazio. I colli infatti rappre- estesa che a tempo debito doveva ospitare II sobborgo di
sentavano il f u l c r o di un sistema dì santuari. Prolungando Trastevere. Il suolo della capitale appartiene quindi all'am-
l'asse « sacro » in direzione sud sì raggiunge Anzio [Antium) biente caratteristico delle f o r r e e non p u ò essere conside-
dove sorgeva un t e m p i o consacrato alla Fortuna, sviluppan- rato un t e r r i t o r i o scelto a caso. Infatti non è possibile rin-
dolo verso nord si arriva a Tusculum, dimora di Castore e tracciare lungo II Tevere una configurazione di pari « inten-
Polluce, e a Tivoli [Tibur], regno di Ercole, in paesaggio me- s i t à » e non esiste in t u t t a l'Etruria un agglomerato di colli
no ospitale. I santuari principali del Lazio venivano c o s ì a tanto caratteristico e ben disposto a una « conurbazione ».
f o r m a r e un cardo naturale con quello di Giove al centro. Roma consisteva all'origine di diversi insediamenti, che co-
Dall'altra parte di Roma la situazione era diversa: l'antica me I villaggi dell'Etruria odierna si ergevano sui crinali dei
Etrurla f u conquistata dai romani in epoca relativamente po- colli: tra questi la Roma Quadrata sul Palatino, aveva un
steriore e 11 boscoso Monte Cimino r a p p r e s e n t ò a lungo un ruolo ed una posizione specifica. Secondo la leggenda l'inse-
ostacolo insormontabile. Comunque, verso il nord, dove la diamento f u fondato da Romolo e Remo nel 753 a.C. e la
valle del Tevere si immerge nella campagna romana, sorge denominazione indica che già alle origini potrebbe aver
un luogo naturale, isolato, molto caratteristico, il monte-So-
posseduto un cardo e un decumanus. L'axis urbis della co-
ratte, sede del t e m p i o di Soranus, l'antico dio del sole,
nurbazione era rappresentato dalla via Sacra che percorren-
identificato in seguito con A p o l l o .
do il Foro conduceva alla conca tra i colli '2. E non p u ò es-
Roma è quindi situata tra due universi d i f f e r e n t i , quello sere pura coincidenza che l'asse f u n g a da collegamento tra
ctonio delle f o r r e ad ovest e quello classico degli dei ad 11 tempio di Giove sul Capitolino e 1 colli Albani nelle lon-
est. Tutt'attorno a Roma, con una funzione s p a r t l t r i c e , si tananze, l'axis urbis va interpretato come II primo tentativo
allarga la campagna vera e propria come un simulacro statico di trasfigurazione della capitale in u n ' e n t i t à che oltrepassa
che precede la sintesi urbana attuata dalla mano dell'uomo. l'agglomerato degli insediamenti autoctoni. Il f a t t o che si
Ma non è t u t t o . L'ambiente naturale comprende anche lo protenda simbolicamente verso l'antico centro del Latium
schema cardo-decumanus, terza componente fondamentale suggerisce la vocazione della c i t t à ad assumere il ruolo di
del genius loci romano. Intorno alI'SO a.C. f u eretto a Pale- luogo urbano autentico, idoneo a « radunare » le u n i t à cir-
strlna un grandioso santuario dedicato alla Fortuna'". La costanti.
soluzione planimetrica si sviluppava partendo da due luoghi Roma possedeva quindi f i n dalle origini una s t r u t t u r a spa-
sacri sistemati anteriormente sul pendio scosceso: un tem- ziale « ambivalente »: l'agglomerato di insediamenti autoctoni
pio circolare della Fortuna Primigenia del 111 sec. a.C. e una e l'asse astratto che tendeva a t r a s f i g u r a r e la c i t t à in centro
statua di Fortuna con in grembo Giove e Giunone. 1 due focale di una t o t a l i t à maggiore. Caratteristica fondamentale
elementi vennero incorporati in uno schema monumentale di della prima componente è il raccoglimento « idilliaco » degli
terrazze disposte assialmente. L'asse che conduce lo sguar- spazi urbani, la seconda conferma Invece la predisposi-
do tra 1 colli Albani e ì monti Lepinl, f i n o al mare all'oriz- zione alla s i m m e t r i a assiale. La combinazione dei due ordini
zonte, funziona da cardo. Sotto il santuario, l'ampia e f e r t i l e genera una unità architettonica particolare: lo s p a z i ò chiuso
valle del Sacco che collega la regione romana con la Cam- su organizzazione assiale, che p u ò essere considerato l'ele-
pania fellx, dilagando ad est, incrocia come un decumanus mento basilare dell'architettura romana. Roma antica consi-
Il cardo nord-sud. Le terrazze del santuario riecheggiano que- steva infatti di tali u n i t à , adibite a funzioni d i f f e r e n z i a t e :
sto orientamento che diventa come una concretizzazione gran- I f o r i , le t e r m e , 1 santuari, 1 palazzi, le domus ad atrio, t u t t i
diosa dell'ordine « cosmico » di t u t t o il panorama. Quando spazi chiusi di orientamento assiale. E' importante sottoli-
un t e r r i t o r i o romano veniva consacrato, l'augure seduto al neare come queste unità conservassero la loro Indipendenza
centro ne definiva col bastone (lituus) i due assi principali, in seno alla t o t a l i t à urbana. Esse i n f a t t i non erano assi-
spartendo lo spazio in quattro regioni. La ripartizione estrin- milate da un sistema geometrico superiore, ma « addizio-
secava 1 punti cardinali e lo spazio articolato nei l i m i t i del- nate » come gli e d i f i c i individuali negli insediamenti della
l'orizzonte veniva chiamato templum. Il santuario di Palestrl- Grecia classica. A r r i v i a m o c o s ì alla terza componente f o n -
na illustra II procedimento rituale e « d i m o s t r a » in virtù del- damentale dell'organizzazione spaziale romana: l'immagine
la corrispondenza tra trama cosmica e sito naturale, la vali- classica di un ambiente che consiste di luoghi individuali dif-
dità dello schema. ferenziati. C ' è comunque una d i v e r s i t à notevole: mentre 1
I sette colli di Roma non r i f l e t t o n o un ordine cosmico Cin- greci si valevano della somma di organismi « corporei », 1
que di essi emergono irregolarmente dove la campagna cede romani usavano gli spazi come u n i t à .
le iscritto tra gli e d i f i c i . La pavimentazione a schema stel-
Nel corso della storia la s t r u t t u r a spaziale della capitale
lare della piazza genera una pronunciata spinta c e n t r i f u g a
si è arricchita e corroborata. Sono apparse nuove interpre-
che contrasta con le f a c c i a t e c o n v e r g e n t i . Grazie all'espan-
tazioni della chiusura idilliaca senza che il valore Intrinseco
sione e alla contrazione simultanea, la piazza del Campi-
andasse sfasato. A Roma non è quindi mai stato attuabile
doglio risalta come una delle maggiori interpretazioni del
un sistema stradale dominante. L'axis urbis d e l l ' a n t i c h i t à , ac-
centuato dall'aggiunta di nuovi e d i f i c i , c o n t i n u ò a rimanere concetto di luogo che mai sia stata concepita. Un'interpre-
più implicito che e s p l i c i t o . Con la costruzione del Colosseo tazione che non solo riporta al centro dell'universo, ma che
nella conca sacra alle pendici t r a 1 colli (75 d.C) il centro riconduce anche psicologicamente al f u l c r o delle partenze
venne u l t e r i o r m e n t e evidenziato. Il monumento per la sua e dei r i t o r n i , di cui la vita umana è Intessuta.
collocazione al centro dell'asse e la f o r m a ovale, sembra La maggiore piazza barocca, quella di San Pietro del Bernini
aver posseduto un s i g n i f i c a t o che oltrepassava l'obiettivo (1658-77), consiste essenzialmente di un colonnato monu-
funzionale: esso f u inteso come « teatro universale », capace mentale intorno ad uno spazio o v a l e " . Gli assi principali
di accogliere al centro d e l l ' I m p e r o t u t t i 1 popoli governati dell'ovale sono ben d e f i n i t i e il centro è marcato da un
da Roma Con l'edificazione di un Circo, in l o c a l i t à che obelisco. Siamo di nuovo davanti al tema ambivalente di
oggi accoglie il Vaticano (40 d.C.) Vaxis urbis si estese al- chiusura e direzione, ridotto in questo caso all'essenziale.
l'altra sponda del Tevere. Anche il t e m p i o di Venere e Ro- Il colonnato recinge lo spazio nel modo più semplice e sa-
ma (ca. 120 d.C.) sistemato sull'asse, con due celle^ unite liente, pur permettendo a l l ' « interno » di comunicare con
dorsalmente quasi a visualizzare l'ambivalenza dell'esten- l'ambiente circostante. La s t r u t t u r a spaziale basica di piazza
sione, deve essere menzionato come s i m b o l o del ruolo di San Pietro è m o l t o s i m i l e a quella del Colosseo, e in questo
caput mundi che la capitale ha rappresentato. L'avvento del contesto possiamo ricordare che Costantino, nella progetta-
Cristianesimo non m u t ò la s t r u t t u r a urbana. Come ha dimo- zione di Costantinopoli, p r e f e r ì a l l ' e d i f i c i o romano un Foro
strato il Guidoni, Costantino t r a s f o r m ò s i m b o l i c a m e n t e Ro- circolare chiuso da colonnati, con funzione nodale analoga a
ma in c i t t à cristiana collocando sull'ax/s urbis le due basi- quella del Colosseo. Piazza San Pietro, come era Intenzione
liche principali: a sud quella del Redentore (l'odierna San del Bernini, è e f f e t t i v a m e n t e il punto d'incontro di t u t t a
Giovanni in Laterano) e a nord quella di San Pietro In l ' u m a n i t à , ma pur adempiendo a questo ruolo non rinuncia
epoca successiva venne aggiunto un decumanus emblematico alla sua i n t e r i o r i t à romana.
tra San Paolo e Santa Maria M a g g i o r e . Il segno della croce
Si è detto di Roma che è una c i t t à dove ci si sente « den-
f u c o s ì impresso su t u t t a la c i t t à . A l centro della croce
tro » pur stando f u o r i . A l l ' i n t e r n o degli e d i f i c i principali è
restava ancora il Colosseo, accettato evidentemente dal cri-
possibile sperimentare ancora più intensamente questa inte-
stiani come un simbolo cosmico, un s i m b o l o la cui caduta
riorità. Il maggiore contributo degli antichi romani alla sto-
avrebbe segnato « la f i n e del mondo ».
In epoche rinascimentali e barocche si t e n t ò ripetutamente ria d e l l ' a r c h i t e t t u r a è stato proprio la creazione di grandi
di c o n f e r i r e alla capitale una s t r u t t u r a geometrica integrale. spazi interni, sia singoli che p l u r i m i . N e l l ' a r c h i t e t t u r a greca
Le t r a s f o r m a z i o n i piij radicali ed i n t e n s i v e risalgono al pon- 10 spazio era soltanto un « intervallo », con funzione secon-
t e f i c e Sisto V (1585-90)15 che aspirava al collegamento dei daria rispetto agli e d i f i c i c i r c o s t a n t i . A Roma Invece, diven-
principali punti f o c a l i della c i t t à per mezzo di strade larghe ne la preoccupazione primaria d e l l ' a r c h i t e t t u r a e f u t r a t t a t o
e d i r i t t e . Sisto V i n t e g r ò alla soluzione f r a m m e n t i della come « sostanza » da plasmare e articolare. Gli spazi presen-
planimetria regolare del Rinascimento sviluppati dai suoi tano quindi grandi v a r i e t à di f o r m e e sono ricoperti da v o l t e
predecessori, t r a cui i l t r i d e n t e di piazza del Popolo, ove e da cupole, che in epoche precedenti avevano avuto in ar-
tre arterie si r a m i f i c a n o per collegare la porta principale chitettura soltanto un ruolo secondario. A questo scopo 1 ro-
della c i t t à con vari q u a r t i e r i . La progettazione planimetrica di mani svilupparono una nuova tecnica edilizia, facendo uso di
Sisto V si proponeva di assimilare 1 singoli luoghi sacri in un tipo di cemento che veniva gettato per costruire c o r t i n e
un ampio sistema religioso. E' m o l t o s i g n i f i c a t i v o che il murarie e coperture continue {opus caementiclum). Il con-
progetto f u realizzato solo parzialmente: la soluzione, basata cetto romano dello spazio interno raggiunse la più alta ma-
su una concezione astratta e trascendente, non si adattava nifestazione nel Pantheon (120 d.C.) ove un'aula circolare
al genius loci romano. In epoca barocca l'attenzione proget- è racchiusa da un muro massiccio continuo. La chiusura è
tuale si s p o s t ò di nuovo sulla creazione di f u l c r i urbani se- interpenetrata da un asse longitudinale, che permette all'edi-
parati e si presero a modello 1 Fori chiusi d e l l ' a n t i c h i t à dan- f i c i o di visualizzare le p r o p r i e t à basiche spaziali del genius
do luogo a t u t t a una serie di spazi autenticamente romani. loci romano. L'esistenza terrena viene interpretata nel Pan-
Il p r i m o interno c i t t a d i n o di notevole s i g n i f i c a t o urbanistico, theon sia come soggiorno « idilliaco », sia come conquista
risale al secolo X V I . La piazza del Campidoglio, opera di dinamica: ambedue gli aspetti si manifestano sotto una cu-
Michelangelo (1439 ss.) f u concepita come una u l t e r i o r e pola celestiale, « eterna ». Qui la terra ed il cielo si con-
espressione del ruolo dì caput mundi: un nucleo capace dì giungono e r « idillio » romano è inteso come r i f l e s s o del-
simbolizzare la posizione di Roma nel m o n d o " . Ma Miche- l'armonia cosmica universale. Nel corso della storia dell'ar-
langelo non s e c o n d ò la p l a n i m e t r i a dell'epoca a pianta aperta chitettura romana gli stessi t e m i hanno subito continue va¬
e s i m m e t r i a radiale, preferendo lo spazio racchiuso tra fac- : riazioni. Basta citare il mondo chiuso del palazzo romano,
ciate convergenti. Egli introdusse comunque un asse longi- 11 rapporto d i a l e t t i c o che intercorre tra chiusura e a s s i a l i t à
tudinale che priva lo spazio di a u t o s u f f i c i e n z a . La sintesi nel S. Pietro di Michelangelo e l'Interpretazione altobarocca
del m o v i m e n t i di chiusura e direzione si concretizza nell'ova- 9 di questo tema da parte del Borromini in Sant'lvo.
si che gli e d i f i c i appaiano « modellati » a n z i c h é « c o s t r u i t i »
3. // carattere. e l ' e f f e t t o è u l t e r i o r m e n t e accentuato dalle schiere continue
e irregolari delle facciate. Le case c o s ì scaturite dalle rupi
Già si è osservato che Roma è situata tra due « mondi » di t u f o sembrano precisazioni delle f o r m e naturali, e i v i l -
diversi, quello ctonio dell'Etruria e quello classico dei col i laggi sono in genere situati in modo da d e f i n i r e e sottolineare
Albani, e si è anche implicato che l'ambiente urbano li 1 lineamenti s t r u t t u r a l i più sallenti del paesaggio, quali 1 cri-
r i f l e t t e entrambi. Abbiamo poi a f f e r m a t o che il t e r r i t o r i o na- nali, 1 colli isolati e 1 « promontori ». Quando l'architettura
turale della c i t t à appartiene soprattutto all'ambiente ctonio viene usata per chiarire e visualizzare un paesaggio che
e che le strade e le piazze di Roma si modellano sulle f o r r e consiste di f o r m e e spazi f i g u r a b i l i , sì p u ò d e f i n i r e a ra-
dell'Etruria. L'Eneide virgiliana o f f r e una descrizione illumi- gione « preclassica ». Questo carattere è u l t e r i o r m e n t e ac-
nante del luogo in questione: « Poi Evandro m o s t r ò a Enea centuato dalla f o r m a elementare degli e d i f i c i . L'architettura
un grande f i t t o d'alberi che il prode Romolo un giorno avreb- vernacolare della regione romana combina quindi l'aderenza
be f a t t o suo santuario, e sotto una tetra rupe, il Lupercale, alla terra con l'aspirazione ad un ordine f i g u r a b i l e .
grotta del Lupo, che come è costume d'Arcadia trae il nome Anche l'architettura urbana di Roma antica rispetta in larga
dal dio Lupo, il Pan L i d o . Gli m o s t r ò inoltre il bosco sacro misura il carattere vernacolare. A Campo Marzio e soprat-
dell'Argileto e gli n a r r ò come A r g o , b e n c h é ospite, vi tro- tutto a Trastevere le strade a n z i c h é ambienti « c o s t r u i t i »,
i/asse la morte. Di qui lo condusse alla rupe Tarpea e al sembrano sovente degli spazi scavati nelle rupi tufacee e
Campidoglio, che ora è t u t t o d'oro ma un tempo era sel- l'impressione è rafforzata dai basamenti pesanti, lavorati a
vaggio e ricoperto di rovi. Anche allora quel luogo spirava bugnato. Le aperture arcuate delle tabernae ricordano le
una s o l e n n i t à sinistra che incuteva t i m o r e e riverenza alle grotte scavate nelle pareti delle f o r r e . Anche gli archi hanno
genti della campagna, facendole t r e m a r e alla sola vista de- raramente aspetto t e t t o n i c o e appartengono in genere ad una
gli alberi e delle rupi. Evandro c o n t i n u ò : 'Questo colle con cornice continua, « modellata » attorno all'apertura. I mate-
la sua cresta boscosa è dimora di un dio sconosciuto. Gli riali edilizi, mattoni s o t t i l i s s i m i e malta, riconfermano la
Arcadi credono di avervi v i s t o Giove scuotere nella destra generale c o n t i n u i t à delle delimitazioni che definiscono lo
l'egida oscura per raccogliere le nubi temporalesche' ». E in- spazio. Nelle case più semplici l'articolazione è rara, in ge-
f a t t i Giove ebbe il suo t e m p i o sul colle Capitolino, da cui nere consiste in una suddivisione della facciata per mezzo
domava le forze occulte delle rupi e del boschi. Il brano di cordoli. Negli e d i f i c i più articolati i piani si presentano
di Virgilio è assai s i g n i f i c a t i v o p e r c h é riporta alla luce il spesso d i f f e r e n z i a t i e a volte si alleggeriscono mano a mano
genius luci originale. Qggi le rupi e i colli di Roma hanno che si allontanano dalla base in bugnato. In questo contesto
perduto gran parte della loro presenza polche il livello del s a r à bene ricordare che il Serlio d e f i n i v a il muro a bugnato
suolo nel corso della storia è salito di 10-20 m e t r i , bisogna opera di natura, una caratterizzazione che dimostra come
quindi andare in Etrurla per riscoprire il paesaggio che « edu- l'architettura del Cinquecento f o s s e ancora in grado di rico-
c ò gli occhi » degli antichi romani. Là t r a le f o r r e , si incontra noscere la sua matrice vernacolare. Tuttavia la differenzia-
quella che Paolo Portoghesi ha giustamente chiamato la « Ro- zione dei piani non diventa mai un' « addizione » verticale di
ma prima di Roma » il colore oro bruno di Piazza Navona unità indipendenti. Gli ordini classici generalmente sono as-
e delle strade di Roma, il t u f o tenero e malleabile che ha senti dalle facciate romane secolari, mentre dettagli classici
condizionato il senso romano della f o r m a . Sebbene il pae- compaiono nei f r o n t o n i , nel cornicioni e c o s ì via. La casa
saggio delle f o r r e abbia delle p r o p r i e t à in comune con i tradizionale romana è quindi un e d i f i c i o u n i f i c a t o e conchiu-
paesaggi romantici dei paesi nordici, è sostanzialmente di- so con caratteri scultorei e pesanti. Il particolare architetto-
verso in quanto non determina un mondo i n f i n i t o e miste- nico a n z i c h é f a r parte di un corpo articolato è applicato ad
rioso come la f o r e s t a nordica ma spazi d e l i m i t a t i e figura- un nucleo massiccio. Questa tipologia ha conservato la sua
b i l i . Diverso è anche il rapporto con il cielo p e r c h é le pareti identità attraverso il corso della storia. La t r o v i a m o nelle
delle f o r r e non culminano in p r o f i l i serrati, ma sono brusca- insulae romane, per esemplo nelle zone meglio preservate
mente troncati dalla campagna u n i f o r m e e terminano quindi di Ostia e a Roma nella « via Blberatica ». Non ha cessato
come una schiera di e d i f i c i coronati da un cornicione. Gli di esistere durante i l Medioevo ed è riapparsa con pieno
etruschi infatti non ebbero d i f f i c o l t à alcuna nel t r a s f o r m a r l e vigore nei palazzi del Rinascimento e del Barocco.
In facciate semiclasslche (Norchia). Le f o r r e più che un mon- La sovrapposizione classica degli ordini, introdotta d a l l ' A l b e r t i
do romantico nel senso nordico della parola, rappresentano Intorno al 1450 con palazzo Rucellai a Firenze, non i n c o n t r ò
una condizione « preclassica » ancora in attesa di essere uma- favore a Roma. Dopo aver f a t t o uso di lesene nel palazzo
nizzata. della Cancelleria (1489 ss.] l'architettura romana t o r n ò alla
massiccia opera di natura esemplarmente rappresentata
L'architettura vernacolare della regione romana è stretta-
da Antonio da Sangallo (1517 ss.) nel palazzo Farnese. L'am-
mente collegata al carattere naturale. Le case hanno di so-
biente romano c o n t i n u ò c o s ì a difendere l'aderenza alla na-
lito f o r m a prismatica elementare con t e t t o spiovente e ap-
tura. Persino In epoca barocca, 11 palazzo non m u t ò 1 suoi
pena prolungato al di là del muro esterno. Sono in genere
connotati f o n d a m e n t a l i . Quello di Propaganda Fide (1647 ss.),
raggruppate c o s ì che non è f a c i l e distinguere le singole unita:
opera del Borromini, è vasto, massiccio e chiuso. Gli angoli
hanno in comune la massa chiusa, e le f i n e s t r e sono piccole,
arrotondati ne sottolineano il carattere plastico e 1 cordoli
perforate entro le m.ura. Il materiale edilizio più d i f f u s o e
tra un piano e l'altro a n z i c h é suddividere il volume lo av-
il t u f o che compare in blocchi di colore variabile dal mar-
vincono. La facciata principale presenta un andamento con-
rone scuro al giallo, al grigio e al nero. La malleabdita del
materiale e le giunture alquanto irregolari dei blocchi fanno
una distinzione apparente profondamente s i g n i f i c a t i v a che
cavo convesso che evidenzia la c o n t i n u i t à del muro romano. interpreta l'esistenza come un « percorso » tra ì due caposaldi
La schiera di pilastri giganti ai lati dell'ingresso centrale non della nascita e della morte ^ i . In entrambi 1 casi, la chiesa
appartiene ad una struttura, ma visualizza assieme alle fine- primitiva sì distingueva per una « i n t e r i o r i t à » intensa. A l -
stre elaborate del piano nobile la forza plastica « arcaica » l'esterno r e d i f i c i o era quasi neutro, salvo per un certo r i -
dell'edificio. lievo c o n f e r i t o alla facciata principale, esso era concepito
E' evidente che gli ordini classici hanno nell'architettura come guscio neutro attorno ad un interno dall'articolazione
romana una funzione specifica. N e l l ' a r c h i t e t t u r a greca invece doviziosa. Il tema deriva in genere d a l l ' A n t i c h i t à ma con
sono dei vari e propri elementi c o s t i t u t i v i . Ogni e d i f i c i o l'Interpretazione cristiana raggiunge un s i g n i f i c a t o diverso.
risulta composto di colonne, trabeazione, f r o n t o n i e p u ò L'interno del Pantheon è già una rappresentazione del cosmo.
essere considerato una « s t r u t t u r a trabeata » dove ciascun Lo spazio è composto di tre zone sovrapposte: la prima di
organo incarna i l carattere d e i r i p s i e m e . Ma a Roma gli or- carattere scultoreo, la seconda con un'articolazione più sem-
dini sembrano applicati o « liberati » da una massa « data » plice e regolare, la terza rappresentata dalla cupola a con-
a p r i o r i , ed hanno funzione essenzialmente caratterizzante: formazione geometrica, che manifesta l ' a r m o n ì a eterna.
essi vengono usati per umanizzare l'opera di natura preesi- Nella chiesa paleocristiana riecheggia questo t i p o di d i f f e -
stente. Ciò è g i à v i s i b i l e nel Colosseo dove la massa pri- renziazione, ma mentre il carattere chiaramente a n t r o p o m o r f o
maria è t r a s f o r m a t a dalla sovrapposizione degli ordini in un della zona i n f e r i o r e è attenuato, la zona superiore è trasfor-
sistema di c a r a t t e r i . Per la sua posizione di importante edi- mata in un campo celestiale smaterializzato che si espande
f i c i o pubblico, di « centro » in cui si manifesta la s t r u t t u r a in s u p e r f i c l continue di mosaici s c i n t i l l a n t i .
dell'esistenza, il Colosseo esibisce gli ordini solo all'ester- Le chiese rinascimentali e barocche rlpresentano gli stessi
no, adempiendo c o s ì al suo ruolo f o c a l e nell'ambiente urba- temi con ulteriori interpretazioni. Anche qui l'esterno è di
no. Nel palazzo romano invece, la sovrapposizione degli or- secondaria importanza, fatta eccezione per la facciata princi-
dini è relegata al c o r t i l e : le f o r z e arcaiche della natura do- pale che viene sempre più accentuata, operazione questa
minano all'esterno ed è quindi necessario entrare per risco- che per quel che riguarda la chiesa barocca indica un ritorno
prire l'universo a n t r o p o m o r f o dei caratteri classici. Nel cor- al rapporto attivo tra interno ed esterno, tipico per l'archi-
t i l e l'uomo si libera dal d o m i n i o del genius loci e si abban- tettura romana antica. Soltanto le cupole che superano 1 t e t t i
dona alle forze simboliche che rappresentano la sua cogni- degli e d i f i c i sono f o r m e scultoree pienamente articolate, co-
zione dell'universo, l'aedicola classica adoperata a sotto- me a segnalare la presenza nell'urbe dei valori rappresen-
lineare l'ingresso del palazzo, preannuncia il carattere di que- tati dalla chiesa. Queste cupole sono anche eminentemente
sto ambito i n t e r i o r e . romane n e i r e q u l l i b r i o armonioso del « m o v i m e n t i » orizzon-
In certi casi t u t t a v i a gli ordini sono usati anche per carat- tali e v e r t i c a l i , fondamentalmente diversi dai p r o f i l i « ane-
terizzare uno spazio urbano pubblico. Si possono di nuovo lanti » delle chiese bizantine e o r i e n t a l i . Gli interni del Ba-
citare gli esempi di piazza del Campidoglio e di piazza San rocco romano adottano nuovamente e con piena f i d u c i a gli
Pietro. Per la loro posizione di f u l c r i urbani di rilievo queste organi a n t r o p o m o r f i dell'architettura classica. Persino lo spa-
piazze costituiscono una sintesi di natura e cultura, raduna- zio r i d o t t i s s i m o del San Carlino, opera del Borromini (1639 ss.),
no i significati sia del particolare ambiente naturale che è c i r c o s c r i t t o da un colonnato di f u s t i s c u l t o r e i , e a San Gio-
delle cognizioni generali umane, e rendono v i s i b i l e una for- vanni in Laterano, il medesimo architetto impiega una suc-
ma totale di vita. Ambedue gli esempi risolvono il problema cessione ritmica di pilastri giganti. Le chiese barocche pre-
In maniera prettamente romana. Queste piazze non sono solo servano in genere il carattere primordiale tipico dello spazio
« interni urbani », le loro delimitazioni possiedono la qua- romano e rifuggono dalla smaterializzazione m i s t i c a degli
lità scultorea e la g r a n d i o s i t à t i p i c a delle mura romane. edifici centroeuropei
In esse viene f a t t o uso di un ordine gigante (pilastri in Cam-
pidoglio e colonne a San Pietro) che sorregge una trabea- I romani trattarono lo spazio come 1 greci avevano trattato
zione pesantissima coronata da una balaustra adorna di la f o r m a scultorea. Applicando gli ordini classici alle delimi-
statue. Il rapporto poderoso che intercorre tra le membra- tazioni degli interni e degli spazi urbani, t r a s f o r m a r o n o la
ture verticali e orizzontali è più romano che greco, e nel chiusura a m o r f a in una t o t a l i t à strutturata in cui le p r o p r i e t à
percorrere l'interno del colonnato di piazza San Pietro, t r a delle delimitazioni intervengono a determinare il carattere
gli enormi f u s t i t u r g i d i t u s c a n i c ì , si coglie l'eco del mondo degli spazi. B e n c h é non sia possibile r i v e s t i r e una delimita-
arcaico delle f o r r e e tornano alla mente le parole di V i r g i l i o zione spaziale di una presenza pari a quella di una f o r m a
sulla •< s o l e n n i t à sinistra » dell'ambiente romano. Una solen- corporea, le mura possono essere t r a s f o r m a t e In Impalca-
nità che qui non preannuncia la presenza di Giove, ma pre- ture scultoree come f e c e il Bernini con 11 colonnato di piaz-
para a varcare la soglia della basilica di San Pietro, che za San Pietro. La soluzione romana « normale » applicava in
dopo il Pantheon è f o r s e la manifestazione più grandiosa del- genere le membrature classiche al muro continuo. Lo stesso
la « i n t e r i o r i t à » romana. metodo venne adottato per il Pantheon, le grandi thermae,
la basilica di Massenzio e le chiese barocche. Riguardo
A partire dalle prime chiese e d i f i c a t e all'epoca di Costan- all'architettura romana possiamo dire che la massa e lo spa-
tino, l'architettura romana di carattere sacro ha sempre con- zio erano « dati » a priori come t o t a l i t à p r i m o r d i a l i . « Colui
servato 1 suoi caratteri t i p i c i . I t e m i basici dì chiusura e as- che scava uno spazio nella roccia tenera non si costruisce
s i a l i t à si concretizzarono sin dalle orìgini in s t r u t t u r e cen- un " o p p o s t o " che lo confronta, come il t e m p i o greco... Pe-
tralizzate e longitudinali, adottate rispettivamente dal batti- '3 netra invece nella materia a m o r f a e la sua a t t i v i t à creativa
stero, la tomba e la basilica adibita al culto pubblico, con
consiste nel plasmarsi uno spazio esistenziale » La f r a s e giacque ad una completa trasformazione classica. Quanto si
del Kaschnitz von Weinberg d e f i n i s c e f e l i c e m e n t e le diverse g u a d a g n ò in contenuto umano a n d ò perduto nella separazione
posizioni assunte dai greci e dai romani. A noi resta da ag- dalla r e a l t à locale preesistente.
giungere che i romani adottarono gli ordini c l à s s i c i per po- La sintesi romana comprende anche la dimensione cosmica
ter « umanizzare » il loro spazio esistenziale. che da t e m p i immemorabili è associata al corso del sole. A
Per concludere possiamo v i s i t a r e piazza Navona dove lo spa- riceverne 1 raggi, sorge proprio a nord di Roma il monte
zio esistenziale romano ci accoglie sotto f o r m a di archetipo. Soratte: « Vides, ut alta stet nive candìdum Soracte », can-
La q u a l i t à essenziale della piazza non è la m o n u m e n t a l i t à ta Orazio 2''. A n c o r oggi la montagna affascina il v i s i t a t o r e
ma l'invito al ritorno alle o r i g i n i , alla riscoperta dell'ambiente della campagna laziale. La q u a l i t à della luce è indubbiamente
« idilliaco » delle f o r r e e degli insediamenti spontanei. Le sue uno dei grandi f a t t o r i ambientali che hanno concorso a deter-
p r o p r i e t à caratteristiche concretizzano il paesaggio locale e minare il genius loci romano. Una luce che a Roma non pos-
la cortina murale di colore oro bruno ricorda il t u f o del- siede n é la forza divoratrice del sole del deserto n é le vibra-
l'Etruria. All'articolazione delle delimitazioni partecipano an- zioni atmosferiche che brillano nel paesaggio nordico. La luce
che le p r o p r i e t à a n t r o p o m o r f i c h e classiche, con la cupola di romana tenace e f i d a mette in risalto le p r o p r i e t à scultoree
Sant'Agnese come manifestazione corporea di p r i m o piano. degli oggetti e percorrendo il t u f o oro bruno illumina l'am-
Nessuna delle due componenti predomina p o i c h é è stato rag- biente di irradiazioni f e r v i d e e rassicuranti. La dimensione
giunto un equilibrio ideale tra natura e cultura. A piazza cosmica oltrepassa comunque le p r o p r i e t à della luce. Essa
Navona si ha veramente l'impressione di star « dentro », Implica anzitutto un sistema di direzioni che concorrono a
vicino alla terra, alle cose tangibili dell'esistenza quotidiana, formare uno schema di r i f e r i m e n t o valido per t u t t i 1 feno-
pur continuando ad essere partecipi di una t o t a l i t à culturale meni. I punti cardinali trasmettono all'uomo una base ge-
piij vasta. Non f a meraviglia che sia diventata il ritrovo pub- nerica incrollabile in un mondo in continuo mutamento. Non
blico per eccellenza della capitale. La sintesi di cultura e appartengono infatti ad un luogo ben preciso ma hanno quella
natura è condensata e visualizzata nella grande fontana del validità universale che ha t r a s f o r m a t o lo schema cardo-decu-
Bernini, ove elementi naturali come l'acqua e le roccie si manus nel simbolo naturale dell'Impero romano ^5. Sarebbe
congiungono alle f i g u r e umane e ai s i m b o l i religiosi. Davanti una restrizione imperdonabile interpretare questo schema
alla chiesa di S. Agnese c ' è anche un altro elemento pret- soltanto come espressione di potere quando si tratta invece
tamente romano: l'ampia scalinata. Le scale a Roma non ven- di una concretizzazione dell'armonia cosmica Inerente ad ogni
gono impiegate per creare delle distanze tra diverse zone fenomeno. L'ammissione del punti cardinali al maggiori t i p i
esistenziali, ma per riesumare l'articolazione del terreno. Le edilizi ha reso possibile il completamento della sintesi
grandi scalinate romane rlavvlclnano alla terra e accrescono romana.
11 senso di appartenenza al luogo. Questa sintesi t r o v ò a Palestrlna la sua c o n f e r m a . Il luogo
è tale da permettere alla natura di rivelarne l'ordine nasco-
sto, non resta all'uomo che renderlo chiaramente manifesto
4. // genius loci.
con l'edilizia. Invece con il Colosseo e con il Pantheon la
sintesi diviene simbolicamente presente nell'ambiente urba-
Con l'analisi della s t r u t t u r a spaziale e del carattere della
no costruito dall'uomo. Il Colosseo raduna la materia pri-
regione romana, abbiamo d i m o s t r a t o come Roma costituisca
mordiale, gli ordini a n t r o p o m o r f i c i e gli assi cosmici in ma-
Il centro di un paesaggio che comprende « t u t t o ». Nel La-
niera essenziale. Per i l suo ruolo di f u l c r o urbano, esso espo-
zio sono presenti sia le arcaiche f o r z e ctonie, che 1 caratteri
ne « pubblicamente », a piena apertura, la presenza della sin-
antropomorfi degli dei classici e l'ordine cosmico astratto
tesi. Il Pantheon inversamente, manifesta gli stessi s i g n i f i c a t i
del cielo. Questi s i g n i f i c a t i si manifestano in un ambiente
come r e a l t à « interne » e t r a s m e t t e l'idea della sintesi ro-
eccezionalmente ricco e variato. Incontriamo in Etrurla il
mana non come f a t t o umano di sovrapposizione alla natura,
« mondo sotterraneo » delle f o r r e , ascendiamo 1 colli Albani
ma ambientale, per cui la cognizione della v e r i t à dipende-
per visitare 1 « nuovi » dei, e tra 1 due regni si inserisce la
rebbe dalla penetrazione delle cose. A m b e d u e gli e d i f i c i r i -
campagna a quel livello quotidiano, dove si svolge la vita
chiamano alla mente le parole di Heidegger: « essere sulla
giornaliera degli u o m i n i . Il ruolo di caput mundi che Roma
terra s i g n i f i c a essere sotto il cielo ». Il Colosseo si apre in
riveste è determinato indubbiamente dalle naturali condi-
direzione verticale ed è coperto dalla v o l t a celeste. A l l ' I n -
zioni del suolo. Assai più che altrove, convergono a Roma tut-
terno, l'orizzonte irregolare e « profano » della capitale si
te le categorie basiche dei s i g n i f i c a t i esistenziali. L'accen-
smemora ed una cornice imperturbabile costituisce la base
tramento non consiste soltanto nella collocazione strategica
naturale della cupola astratta che lo sovrasta. L'uomo non
della c i t t à , ma in una s i m b o l o g ì a attiva dei vari s i g n i f i c a t i .
ha mal realizzato la presenza del cielo in modo piij convin-
L'ambiente delle f o r r e ricompare i n f a t t i nelle strade e nelle
cente Nel Pantheon l'universo si raccoglie sotto una volta
piazze spettatrici del vivere quotidiano della c i t t à , e gli dei
di edificazione simbolica. E' importante rilevare come 1 cas-
vengono f a t t i scendere dai c o l l i per dimorare nel t e m p l i ur-
settoni del s o f f i t t o non si riferiscano al centro di una s f e r a
bani. Da quei t e m p l i essi divulgano la loro influenza a t u t t o
iscritta ipoteticamente. La cupola è connessa geometrica-
l'ambiente: f o r m e classiche compaiono sulle facciate e nel
mente col centro del pavimento ossia con il centro stesso
c o r t i l i delle case e dei palazzi, « umanizzandone » la strut-
della terra, e l'asse verticale che scaturisce dalla larga
tura « naturale ». La sintesi ctonio-classica costituisce l'es-
apertura allo zenit, unifica la terra e il cielo, anche come
senza d e l l ' " i d i l l i o » romano. Nella c i t t à greca invece, le for-
^5 luce, in una t o t a l i t à s i g n i f i c a t i v a .
ze ctonie si s o t t o m ì s e r o al « nuovi » d e i , e l'ambiente sog-
L'architettura di Roma raduna e visualizza un ambiente « com- colosa delle nuove opere edilizie è la distruzione graduale
pleto ». Questa raccolta comprende ovviamente anche le in- del paesaggio del Lazio, in passato distruggere Roma signi-
fluenze da altre culture. Goethe disse che Roma « elargiva ficava ritornare allà natura, e nel corso del secoli le rovine
una dimora a t u t t i gli dei ». Le influenze non rimangono allo di civiltà trascorse conferirono un'impronta emblematica al
stadio di importazione straniera, in quanto, grazie alle mol- paesaggio romano. Da questa fascia protettrice, Roma rie-
teplici strutture del Lazio, ciascuna ha avuto la p o s s i b i l i t à merse sempre con i d e n t i t à Immutata, ma oggi 11 suolo che
di Identificarsi ad un r i f e r i m e n t o locale. Se i colli Albani conferiva presenza alla capitale, sì va t r a s f o r m a n d o in pura
non ci f o s s e r o stati, gli dei classici non avrebbero trovato rimembranza. Il Colosseo sta ancora in piedi, ma il rispetto
a Roma una dimora c o n f o r m e . Se la campagna non avesse, per i s i g n i f i c a t i che esso incarna è andato perduto. Questa è
posseduto la sua s t r u t t u r a solenne e grandiosa, l'immagine forse In senso m e t a f o r i c o la « caduta » del Colosseo!
dell'ordine cosmico universale sarebbe apparsa solo come
prodotto remoto dell'immaginazione umana. 11 significato del
detto f a m o s o : « t u t t e le strade portano a Roma » consiste
proprio nella c a p a c i t à ricettiva congenita alla capitale. Po-
t r e m m o aggiungere che t u t t e le strade portano anche fuori
di Roma.
Nel corso della storia, l ' a u t o r i t à e v e r s a t i l i t à del genius loci
romano ha trasmesso all'architettura urbana una grandezza
e un'autoaffermazione piij che uniche. Persino il limpido ed
elegante Quattrocento si a m m a n t ò di una consistenza nuova
sotto l'influenza d e l l ' a n t i c h i t à romana. Senza Roma è incon-
cepibile un grande interno unificato come il Sant'Andrea
d e l l ' A l b e r t i a Mantova. La facciata riproduce l'arco t r i o n f a l e 1 E. G u i d o n i , // significato urbanìstico dì Roma tra antichità e me-
romano, simbolo della c i t t à come luogo cui t u t t e le strade dioevo in « Palladio » X X I I , n. I-IV, 1972.
convergono. La crisi del Cinquecento non ridusse, come al- 2 G. Kaschnitz v o n W e i n b e r g , Mittelmeeriscl}e Kunst, Berlino 1965.
H. Kahler, Wandiungen der antiken Form, M o n a c o 1949.
trove, l'architettura romana ad un gioco arbitrario di f o r m e ,
3 H.P. L'Orange, flomers/f ìdyll, Oslo 1952.
ma r i p o r t ò in auge il risveglio delle forze ctonie. Questo ap- •t Un'introduzione generale sul c a r a t t e r e di Roma si t r o v a in L. Qua-
pare evidente nelle v i l l e di Bagnala, di Bomarzo e di Tivoli, roni, Immagine dì Roma, Bari 1969. L'Orange, o p . c i t . p. 17.
dove si prova un autentico ritorno alla natura. A l proposito, 5 Op. c i t . p. 36.
è interessante notare come il Cinquecento p r e f e r i s s e la « na- 6 Op. c i t . p. 8.
tura selvaggia » dell'Etruria e di Tivoli all'ambiente classico ' G. Lugli, // Foro romano e il Palatino, Roma 1971, p. 102. A n c h e
di Frascati che divenne Invece il luogo alla moda nel Sei- in J. R y k w e r t , The Idea of a Town, Londra 1976, p. 114.
cento. Ed è importante rilevare in questo contesto come 8 P. P o r t o g h e s i , Le inibizioni in architettura, p. 46 s s .
anche l'arte tragica di Michelangelo abbia rispettato il genius ' E' strano che i c o l l i A l b a n i non siano ancora s t a t i f a t t i o g g e t t o
di uno s t u d i o m o n o g r a f i c o .
loci romano. A u t e n t i c a m e n t e romani sono la prorompente pla-
10 H. Kahler, « Das F o r t u n a h e i l l g t u m v o n Palestrlna Praeneste », in
s t i c i t à e il peso immenso delle sue f i g u r e statuarie. Nel trat- Annales Universitatis Saraviensìs, v o i . V I I , no. 3-4, S a a r b r u c k e n 1958.
tare ì corpi da « prigioni dell'anima » egli i n t e r p r e t ò lo spi- 11 Per una t o p o g r a f i a originale di Roma, v e d i S. M u r a t o r i , R. Bol-
rito locale aderente alla sua condizione. L'arte michelangio- lati, S. B o l l a t i , G. M a r i n u c c i , Studi per una operante storia urbana
lesca non evase ai l i m i t i romani e non divenne mal astratta di Roma, Roma 1963.
e scorporata come quella del Manierismo nordico. In epoca 12 G u i d o n i , o p . c i t .
barocca il genius loci e lo spirito contemporaneo aderirono •3 G u i d o n i , o p . c i t . p. 6. E' s i g n i f i c a t i v o n o t a r e che Nerone c o s t r u ì
perfettamente. A m b e d u e anelavano alla sintesi totale e trionfa- il suo palazzo dove ora si t r o v a il C o l o s s e o , e s p r i m e n d o così 11
desiderio di " p r e n d e r e possesso » della c i t t à .
le che doveva poi convergere nell'opera esuberante del Bernini
" G u i d o n i , o p . c i t . pp. 10 s s . L'autore s o t t o l i n e a che le b a s i l i c h e di
e negli spazi integrati e dinamici del Borromini. La p e r s o n a l i t à S. Pietro e di S. Paolo f u r o n o e d i f i c a t e lontane dal luogo del mar-
complessa di q u e s t ' u l t i m o r i f l e t t e indubbiamente oltre a va- t i r i o , per rendere p o s s i b i l e la c r o c e s i m b o l i c a .
rie altre « influenze », un atteggiamento « romantico » in ar- 15 Vedi S. G i e d i o n , Space, Time and Architecture, Cambridge, Mass.
chitettura, ma il concetto di spazio come u n i t à chiusa e in- 1967, pp. 82 s s .
divisibile resta sostanzialmente romano. A n z i c h é emularsi, il i« Norberg-SchuIz, Significato... p. 270.
Bernini ed il Borromini apportarono interpretazioni diverse " Norberg-SchuIz, Architettura Barocca.
allo stesso carattere locale. 18 V i r g i l i o , Eneide, V i l i , 327-58.
1' P o r t o g h e s i , l e inibizioni... p p . 44 s s .
Roma ha preservato l'Identità f i n o ai tempi nostri. In periodo 2° A . B o e t h i u s , The Golden House of Nero, A n n . A r b o r . 1960, p p .
fascista, sulla coerenza « idilliaca » della capitale, f u operata 129 s s .
una pericolosa aggressione, f e r m a t a comunque In tempo. 21 Norberg-SchuIz, Significato..., p. 119 s s .
Purtroppo, nemmeno r e d i l i z i a contemporanea, sembra essere 22 La cappella dei Re M a g i r a p p r e s e n t a u n ' e c c e z i o n e .
23 Kaschnitz v o n W e i n b e r g , Mìttelmeerische Kunst, p. 513.
consapevole del genius loci urbano e la c i t t à preesistente
21 Orazio, Le odi, libro I, IX.
oggi appare circondata da una cinta di e d i f i c i senza i d e n t i t à 25 Cfr. R y k w e r t , op. c i t .
precisa. Soltanto nei Palazzi dello Sport di Nervi, si ha an- 2^ in q u e s t o c o n t e s t o p o s s i a m o anche r i c o r d a r e II velarium sim-
cora l'impressione del senso dello spazio e della presenza m e t r i c o , usato per p r o t e g g e r e gli s p e t t a t o r i dal s o l e .
scultorea che erano t i p i c a m e n t e romani Ancora più peri- 2' P.L. N e r v i , New Structures, Londra 1963.
PIERO S A R T O G O , ROMA Nell'ambito di una teoria della conoscenza della c i t t à come
LA FALANGE DI R O M A REALIZZA L ' A R M O N I A FALANSTERIANA struttura" f o r m a l e , come a r t e f a t t o volontario dove il dato f i -
OCCUPANDO IL SETTORE NORD-OVEST SUBITO A L DI LA' DEL sico e l'ordinamento di un assetto esemplificano il momento
FIUME NELL'AREA COMPRESA TRA IL M A U S O L E O DI A D R I A N O , delle scelte, appare necessario isolare dai contesto di mol-
LA VALLE DELL'INFERNO E LE F O R N A C I .
t e p l i c i f a t t o r i che concorrono a d e f i n i r e il f a t t o urbano, lo
studio della s t r u t t u r a « geografica » della c i t t à . Lo studio
COLLABORATORI: SERGIO MICHELI, MASSIMO MAGISTRI « geografico » della struttura urbana con la individuazione
CONSULENTE: MASSIMO DI FORTI della sua matrice individua gli elementi f i s i c i dell'ambiente
urbano (pur nella sua c o m p l e s s i t à ) come campo già d e f i n i t o
dalle pre-esistenze.
E' una lettura che intende la c i t t à non come cristallizzazione
f o r m a l i s t i c a di architettura, ma come organismo vivo di cui
vanno riconosciuti i lineamenti essenziali che ne contrad-
distinguono i t r a t t i irrinunciabili della sua individualità.
I valori f e r m i sono c o s ì elementi di determinazione del pro-
blema di pianificazione e, di più, gli irrinunciabili elementi
che devono rappresentare le costanti del processo di sviluppo.
Ciò s i g n i f i c a , in sostanza, riconoscere una larghissima lati-
tudine nelle possibili trasformazioni d'uso delle s t r u t t u r e ar-
c h i t e t t o n i c h e della f o r m a urbana e quindi una netta distin-
zione tra valori ad alta qualificazione f o r m a l e — le « emer-
AVVISO AI CIVILIZZATI genze » — ed i valori funzionali.
Valori f e r m i o valori emergenti sono gli elementi ordinatori
riguardante la prossima Metamorfosi Sociale.
della c i t t à , r i f e r i m e n t o necessario per riconoscere il suo pro-
cesso di crescita, c i o è la sua matrice di sviluppo.
Questi possono essere elementi morfologici naturali, un f i u -
Ai molti Civilizzati che desiderano sapere quale è la con- me, un rilievo collinare, o elementi « c o s t r u i t i », un sistema
dotta conveniente ai loro interessi per impiegare utilmen- di strade o di piazze, un tessuto urbano, o singole archi-
te il resto della Civiltà, ecco quanto posso dir loro a que- t e t t u r e : gli uni e gli altri caratterizzano la « u n i c i t à » e « irri-
sto riguardo: p e t i b i l i t à » della c i t t à .
1° Non costrtiite alcun edificio; la distribuzione degli
II grado di t r a s f o r m a b i l i t à e di rigidità del tessuto urbano
edifici civilizzati non è compatibile con le abitudini del-
è c o s ì scelta progettuale r i f e r i t a sia alle parti d e f i n i t e della
l'Ordine combinato, e sarà necessario apportare enormi c i t t à attraverso il suo processo storico di crescita, sia ai
modifiche a tutte le vostre case per poterne fare un qual- nuovi interventi e agli interventi s o s t i t u t i v i : attraverso di
che uso; ma ne resterà inutilizzabile un gran numero. Que- esso si stabilisce una gerarchia negli elementi c o s t i t u t i v i della
sto non deve spaventare i proprietari,, perché qualunque s t r u t t u r a della c i t t à , e, In questa gerarchia, 1 limiti degli
danno causato dall'instaurazione del Nuovo Ordine è in- interventi.
dennizzato dalla Gerarchia sferica
I valori f e r m i o emergenti rappresentano dunque il risultato
da un lato di una indagine conoscitiva (lettura geografica,
morfologica, geometrica della c i t t à ) che Individua una matrice
di sviluppo e dall'altro una scelta progettuale che individua
il grado di t r a s f o r m a b i l i t à del tessuto urbano all'interno del-
la matrice di sviluppo.
Essi consentono di individuare una strategia di intervento
che è guidata dal grado di t r a s f o r m a b i l i t à di ogni singola
parte della c i t t à , nel senso che la qualificazione e l ' i n t e n s i t à
d e l l ' i n t e r v e n t o saranno tanto maggiori ed e s p l i c i t e quanto
minore s a r à il grado di t r a s f o r m a b i l i t à del tessuto urbano
sul quale si e s e r c i t e r à l'intervento stesso.
Questa strategia consente di stabilire con il grado di trasfor-
m a b i l i t à delle singole parti del tessuto urbano un rapporto
tra valori f e r m i e dinamica di sviluppo, potendosi manife-
stare quest'ultima nei modi dettati dalle scelte economiche
e sociali là dove è massimo il grado di t r a s f o r m a b i l i t à del
tessuto urbano.
Le principali connotazioni cui r i f e r i r e la lettura della c i t t à ,
29 da Charles Fourler, Teoria dei quattro movimenti, 1808.
nella sua dimensione complessiva, sono rappresentate da:
/ seristeri, 2 teatro d'opera, 3 cucina societaria, 4 centro rela-
zioni amorose, 5 caravanserraglio, 6 piazza parata, 7 giardino in-
verno, 8 abitazioni, negozi, centro commerciale, 9 orgia da museo,
10 grandi laboratori, officine, 11 costruzioni rurali, stalle, scuderie,
12 centro energetico, 13 tempio, 14 colture.

I
3C31
L E STRADE-GALLERIA

Gallerie interne, o strade-galleria, formanti peristilio


chiuso e continuo.

Le strade-galleria sono un mezzo di comunicazione inter-


no che basterebbe da solo a far disprezzare i palazzi e le bel-
le città della Civiltà. Chiunque avrà visto le strade-galleria
di una Falange, considererà il più bel palazzo civilizzato co-
me un luogo di esilio, un maniero di idioti che, in 3000 an-
ni di studio sull'architettura, non hanno ancora imparato
ad alloggiare sanamente e comodamente, in quanto hanno
saputo speculare soltanto sul lusso semplice, senza alcuna
idea del lusso composito o collettivo.
I n Armonia il più miserabile, un uomo che non ha un
soldo bucato, sale in carrozza in un portico ben scaldato e
chiuso; passa dal Palazzo alle stalle attraverso sotterranei
ben finiti e pavimentati; va dal suo alloggio alle sale pub-
bliche ed ai laboratori servendosi di strade-galleria riscal-
date d'inverno e ventilate d'estate. I n Armonia si può per-
correre in gennaio i laboratori, le stalle, i negozi, le sale da
ballo, da banchetto, da assemblea, ecc., senza sapere se pio-
ve o se fa vento, se fa caldo o freddo.
Chi ha visto la galleria del Louvre o Museo di Parigi può
considerarla come un modello di strada-galleria di Armo-
nia, che sarà, come quella, pavimentata in legno e posta al
i" piano, salvo le differenze dell'Illuminazione e dell'al-
tezza.
Le strade-galleria di una Falange non prendono luce dai
due lati; esse sono affiancate agli alloggi, disposti in una
doppia fila di stanze, una delle quali s'affaccia sulla campa-
gna, e l'altra sulla strada-galleria. L a strada-galleria deve
essere alta tre piani perché gli alloggi che da un lato si af-
facciano su di lei sono disposti su tre piani.

Progetto di dimensioni.

Galleria da 18 a 2 4 p.
Stanza su galleria 20 p. [ 12 tese o 7 2 piedi,
Stanza sulla campagna 2 4 p. 1 salvo avancorpo.
I5ue muri intemi 4 p. J

Questa facilità di comunicazione al riparo dalle intem-


perie, che permette di andare durante le gelate df il'inver-
no al ballo e agli spettacoli in abiti leggeri, con scarpe colo-
rate, senza conoscere né fango né freddo, è un piacere cosi
nuovo, che basterebbe da solo a rendere le nostre città ed i
nostri castelli detestabili a chiunque avrà passato una gior-
nata d'inverno in un Falansterio.
L'ORGIA DA M U S E O

Scelgo l'esempio più appro-


priato alle prevenzioni civilizzate. Si tratta dell'orgia da
museo, che è mista, dal momento che non procura S pos-
sesso ma soltanto i piaceri della vista e del tatto, nobilitati
dall'amore delle arti e della natura.
L'orgia basata sull'entusiasmo dell'arte avrà come rego-
la r ammettere soltanto bellezze degne di servire da model-
lo. Cosi in Armonia sarà composta l'Orgia da Museo, o e¬
sposizione della semplice natura: tutte le persone che vi
prendono parte metteranno a nudo le bellezze degne di am-
mirazione; una donna che di veramente bello avrà soltanto
il busto e il petto, scoprirà solo il busto; un'altra che non
avrà di bello che la schiena e la curva delle anche oppure la
coscia o il braccio, non scoprirà che queste parti; lo stesso
faranno gli uomini. Le parti esposte sararmo quelle giudi-
cate degne di servire da modello agli artisti.
L'aletta riservata al caravanserraglio comprende le sale
di relazione degli stranieri; vengono ospitati là perché non
ingombrino il centro del Falansterio, e si spargano tra gli
edifici rurali e i Gruppi dei campi e dei giardini, senza am-
massarsi all'interno del palazzo.
Nella direzione tra L e L passa una grande strada, che se-
para il Falansterio dalle stalle; ma ci si guarderà bene dal
far attraversare da strade la Falange di prova, che si do-
vrà invece difendere con palizzate dagli importuni
P : posto di parata al centro del Falansterio.
A: corte di onore, che fa da passeggiata d'inverno, pian-
tata con alberi resinosi e sempreverdi.
I l corpo centrale del Palazzo o Falansterio sarà destinato
alle occupazioni tranquille, sale per i pasti, la borsa, il con-
siglio, la biblioteca, lo studio, ecc. I n questo corpo centrale
sono posti il tempio, la torre di comando, il telegrafo, i pic-
cioni viaggiatori, il carillon da cerimonia, l'osservatorio, il
cortile d'inverno, guarnito da piante resinose, e situato die-
tro al cortile di parata.
La metà sporgente del quadrato A , sul retro, è special-
mente riservata per gli alloggi della classe ricca, che vi si
trova più lontana dal fracasso e più vicina al prato princi-
pale e pure alla passeggiata d'inverno, conforto del quale
le capitali civilizzate sono sprovviste, benché in quasi tutte
la cattiva stagione duri più della buona.
I giardini, per quanto è possibile, devono estendersi die-
tro al palazzo, e non dietro alle stalle, alle cui vicinanze me-
glio si addicono le grandi coltivazioni.
IL FALANSTERIO

Disposizione del Falansterio e dei Seristeri.

I l F A L A N S T E R I O o Maniero della Falange deve contene-


re, oltre agli appartamenti individuali, molte sale per le re-
lazioni pubbliche: saranno chiamate Seristeri ossia luoghi
di riunione e sviluppo delle Serie passionali.
Queste sale non assomigliano per nulla alle nostre sale
pubbliche, dove le relazioni avvengono al di fuori di una
scala graduata. Una Serie non ammette simili confusioni:
essa presenta sempre 3, o 4, o 5 suddivisioni, che occupano
3, o 4, o 5 locali attigui; seguendo questa disposizione ver-
ranno distribuiti i compiti degli ufficiali e dei societari.
Ogni Seristerio di solito è dunque composto di tre sale
principali: una per i gruppi di centro e due per le ali delia-
Serie.
Inoltre, annesse alle tre sale del Seristerio devono trovar-
si delle salette per i gruppi ed i comitati di Serie.
[...].
Per ogni tipo di relazione, si deve predisporre a fianco
del Seristerio queste salette annesse che favoriscono le pic-
cole riunioni. D i conseguenza un Seristerio, ossia luogo di
riunione di una Serie, in sistema composito, comprende
sale di relazioni collettive e sale di relazioni cabalistiche,
suddivise per piccoli gruppi. Questo regime è molto diver-
so da quello delle nostre grandi assemblee, dove si vedono,
anche presso i Re, tutta la compagnia riunita alla rinfusa,
secondo la santa uguaglianza filosofica, con cui l'Armonia
non può andar d'accordo in nessun caso.
I l lusso degli Armoniani è quasi nullo in cose per le qua-
li noi spendiamo inutilmente somme immense. Per allog-
giare LucuUo a Roma occorre costruire un vasto palazzo:
in Armonia egli si accontenterà di tre o quattro stanze; in-
fatti in questo nuovo ordine la vita nelle Serie è troppo at-
tiva perché si abbia tempo di risiedere nel proprio apparta-
mento. Ognuno è continuamente nei seristeri, o sale pub-^
bliche, nelle officine, nei campi, nelle stalle. A casa si sta
solo in caso di malattia o per un appuntamento; e allora
sono sufficienti una camera da letto e un salottino; cosic-
ché anche l'appartamento della persona più ricca non ha
più di tre stanze.

38
prestazioni percettive sistema delle cavità
2A camera ridondanza, 2B stazione metropolitana, 2C giornali,
2D biblioteca, 2E audizioni musicali, 2F conservatorio, 2G arti
visive, 2H fotografia, 21 seristerio bambini.
I BAMBINI E I LTEATRO D'OPERA

Per elevare all'unità di comportamento tutta la massa


dei fanciulli, il mezzo più potente sarà costituito dal teatro
d'oPERA, la cui frequentazione è per l'infanzia d'Armonia
un esercizio semi-religioso, emblema dello spirito di Dio e
dell'unità che Dio fa regnare nel meccanismo dell'Univer-
so. I l teatro d'opera è l'insieme di tutte le unità materiali:
perciò tutti i piccoli Armoniani partecipano dalla prima in-
fanzia agli esercizi dell'opera, per abituarsi alle umtà ma-
teriali, avviandosi a quelle passionali.
Ho già osservato che un teatro d'opera è necessario a u¬
na Falange quanto i suoi aratri e il suo bestiame. Non sol-
tanto per il vantaggio di poter dare nel più piccolo cantone
uno spettacolo altrettanto brillante di quelli di Parigi, Lon-
dra e Napoli, ma anche per educare l'infanzia e formarla al
materiale dell'Armonia.
L'opera è la riunione degli accordi materiali, di cui oflre
una gamma completa:

Partecipazione coreografica di tutte le età e sessi.

1. Canto o voce umana misurata.


2. Strumenti musicali, o suoni artificiali misurati.
3. Poesia o pensieri e parole misurati.
4. Pantomima o armonia del gesto.
5. Danza o gesto misurato.
6. Ginnastica o esercizi armonici.
7. Pittura e costumi armonici.
Meccanismo regolare, esecuzione geometrica.
L'opera è dunque l'insieme di tutte le armonie materiali
e l'emblema attivo dello spirito di Dio o spirito di unità
misurata. Ora, se l'educazione del bambino deve comincia-
re dalla cultura del materiale, è arruolandolo molto presto
nel teatro d'opera che si potrà familiarizzarlo con tutte le
branche dell'unità materiale, dalle quali si eleverà facil-
mente alle unità spirituali.
I l bambino deve esercitare due sensi attivi, gusto e odo-
rato, mediante la cucina, due sensi passivi, vista e udito,
mediante l'opera, e il senso del tatto nei lavori per cui cia-
scuno è più portato.

42
a) Emergenze. La individuazione poi, all'interno della matrice di progetto
Sono punti o linee di importanza topografica e funzionale di parti con basso grado di t r a s f o r m a b i l i t à — valori f e r m i —
sia naturali che a r t i f i c i a l i , sono gli elementi ordinatori della e di parti con alto grado di t r a s f o r m a b i l i t à — aree dinami-
c i t t à , c i o è gli elementi della sua definizione f o r m a l e . che — destinate alla dinamica di sviluppo, consente una
Le emergenze sono valori f e r m i che determinano i caratteri strategia per il controllo-verifica nel tempo della progetta-
di s t a b i l i t à e c o n t i n u i t à e che caratterizzano i t r a t t i irri- zione urbanistica. Tale strategia si basa sulla distinzione tra
nunciabili d ' i n d i v i d u a l i t à della c i t t à . la sfera d'intervento più propriamente pubblica alla quale
Nell'ambito di valutazioni percettive-strutturali gli a t t r i b u t i sono avocati gli elementi-guida f o r m a l m e n t e d e f i n i t i — le
che identificano le emergenze sono di « alta definizione » c a v i t à urbane — quindi progettati nei loro valóri architetto-
d ' u n i t à , u n i f o r m i t à , compiutezza, r i p e t i t i v i t à , ecc. nici e sulla definizione dei l i m i t i delle aree dinamiche aperte
ad una successiva determinazione architettonica — la sfera
b) A r e e di collisione. più propriamente privata — per le quali valgono indicazioni
Sono determinate dalla contrapposizione di m a t r i c i diverse di assetto metaprogettuali.
sia per trasparenza che per accostamento. Sono nodi di In s t r e t t a relazione con l'impostazione metodologica prima
congestione delle pressioni interne alla c i t t à che possono richiamata, la risoluzione progettuale è fondata sui seguenti
divenire elementi energetici vitali per il problema di pia- punti:
nificazione.
1. valore f e r m o — bassa t r a s f o r m a b i l i t à — alta determina-
c) Tessuto urbano. zione e qualificazione f o r m a l e :
— sistema delle c a v i t à pubbliche destinato a c o s t i t u i r e in-
La c i t t à tradizionale si presenta come una successione di
telaiatura di assetto e di qualificazione delle relazioni per-
spazi in cui il vuoto è la risultante di un processo per
cettivo-formali tra le singole parti come insieme e la c i t t à .
sottrazione da una massa solida c o s t i t u i t a dal t e s s u t o con-
tinuo. C i ò è evidente là dove il tessuto urbano è generato 2. aree dinamiche — alta t r a s f o r m a b i l i t à — bassa determi-
da s i s t e m i a griglia. Questi sistemi sono considerati come nazione e qualificazione f o r m a l e :
matrici per la crescita e lo sviluppo nel tempo del tessuto — tessuti urbani con dinamica di sviluppo tale da consentire
stesso. Nell'ambito di valutazioni percettivo-strutturali gli at- una labilità e m o b i l i t à tipologica nello spazio e nel t e m p o ;
t r i b u t i che identificano i l tessuto sono di « bassa definizione » sistema destinato a costituire il connettivo tra l'impalcatura
di c o m p l e s s i t à , d i s c o n t i n u i t à , d i v e r s i t à , d i s o m o g e n e i t à , ecc. (sistema delle c a v i t à ) e le condizioni s p e c i f i c h e relative ad
Applicando questa metodologia di analisi all'area di progetto ogni singola localizzazione, sia in relazione agli elementi del
(area di progetto intesa non in t e r m i n i di c o n f i n i f i s i c i ma contesto (emergenze, t e s s u t i , ecc.) sia in relazione alla mor-
d'intorno percettivo, tale quindi da inglobare relazioni anche fologia di progetto.
tra parti del t e r r i t o r i o f u o r i dei l i m i t i dell'intervento) sono Precisati tali principi, il problema resta quello di t r a s m e t t e r e
stati individuati come: quella congerle di « intenzioni » f o r m a l i e f i g u r a l i per ten-
a) Emergenze: dere al controllo delle q u a l i t à di assetto architettonico che
configurano la nuova c i t t à come artefatto riconoscibile.
— l'asse Basilica di S. Pietro, IVIausoleo di Adriano, come
Si è reso pertanto necessario l'approntamento di un sistema
referente visivo alla grande scala ( c i t t à papale e Borgo)
di codici segnici di tipo sintetico-concettuale, idoneo alla
— il collegamento fisico-funzionale f r a la c i t t à e il s e t t o r e
rappresentazione ed al controllo di r e a l t à solo in parte pre-
nord-ovest subito al di là del f i u m e e comprendente Ponte
vedibili.
\ S. Angelo.
Metodologicamente si è scelta la strada di rappresentare la
b) Aree di collisione: c o m p l e s s i t à dell'artefatto urbano per estrapolazione di « pro-
— le aree in corrispondenza degli intorni di percezione del- blematiche di settore » isolando di volta in volta gli ele-
le emergenze. menti primari che compongono il sistema complesso.
Nell'ambito del controllo sulla f o r m a d e l l ' a r t e f a t t o si sono
c) Tessuto urbano: isolate le « prestazioni percettive » riconoscendo a tale piano
— il nucleo di Borgo. di lettura la c a p a c i t à di registrare in t e r m i n i f i s i c i le emer-
L'interpolazione per geometria di tali scelte determina la ma- genze, i valori f e r m i del contesto che costituiscono inte-
t r i c e di progetto che si configura secondo un sistema a laiatura di relazione per il progetto. Ciò in relazione al-
crescita elicoidale d e f i n i t o dalla serie dei numeri 1.2.3.5.8. l'obiettivo d'individuare una matrice progettuale che ha nei
13.21.34.55.89.144.233, ecc. r i f e r i m e n t i p e r c e t t i v i della Basilica di S. Pietro, di Borgo, del
Tale configurazione struttura le relazioni di spazio e tempo Mausoleo di Adriano, di Villa Barberini, di Porta S. Spirito,
per cui anche situazioni topologiche diverse per latitudine di Porta Angelica, 1 suol r i f e r i m e n t i p r i m a r i di contestualiz-
ed e n t i t à entrano in rapporto diretto e tra esse congruente. zazione.
In t e r m i n i spaziali si tratta di far esplodere le a t t i v i t à nel t e r r i - Il controllo delle « prestazioni percettive » consente inoltre
t o r i o con « campi » di possibile uso, dislocazione ed allinea- di stabilire relazioni di c o n g r u i t à tra le diverse scale proget-
mento delle v o l u m e t r i e reali e virtuali e dai quali, per tuali, diviene strumento che, accrescendo il dato conoscitivo
trasparenza ed accostamento, far emergere la m o r f o l o g i a del sull'artefatto, consente una v e r i f i c a delle premesse, dell'as-
progetto d e f i n i t o dalla contrapposizione dei segni d e l l ' o r d i t o setto e del risultato specifico ai singoli s e t t o r i del progetto
47 ai segni del contesto: anche e durante le f a s i del suo sviluppo.
COSTANTINO DARDI, R O M A
SETTE INTERVENTI INTORNO A L TRIDENTE
COSTANTINO BARDI E MASSIMO COLOCCI
CON ANNA CAPPELLETTI, MASSIMO RAZZINO,
EMILIO PUGLIELLI, CECILIA POLIDORl,
ARIELLA ZATTERA

1.
Né I t r e d i c i anni che intercorrono t r a
la pianta di Roma del Nolli e Vlcono-
graphia Campi Martil del Piranesi, n é
la p r o b l e m a t i c i t à profondamente diver-
sa che le percorre, sono s u f f i c i e n t i a
f a r apparire le due operazioni, rispet-
to alla nostra postazione storica, radi-
calmente distinte o antagoniste.
La rilevazione condotta dal Nolli attra-
verso processi di selezione e di ridu-
zione, a z z e r à n d o planimetricamente tut-
ti i materiali (tessuti e m o r f o l o g i e edi-
lizie c o s ì come monumenti, palazzi,
c o r t i , chiese, o r t i , v i l l e , c h i o s t r i e giar-
dini), rinunciando lucidamente ad ela-
borare un'interpretaziofte della c i t t à ,
come sino ad allora si era tentato
con la formazione delle piante prospet-
tiche, si costituisce come analisi della
struttura urbana, capace di r e s t i t u i r e ,
al di sotto dell'intrecciata f i g u r a t i v i t à
dell'immagine, i m o l t i s t r a t i dei d i v e r s i ,
s i s t e m i e le relazioni a questi sottese.
A sua volta l'angoscioso scontro dei
t i p i architettonici e la lacerante dia-
lettica delle f o r m e pullulanti entro il
Campo Marzio piraneslano rivelano as-
sai chiaramente i l progetto critico di
mettere in discussione, attraverso l'esa-
sperata attualizzazione della storia e
per mezzo dell'azione combinata della
rilevazione e dell'invenzione, l'unità or-
ganica della struttura urbana.
La dimensione descrittiva e f i l o l o g i c a
della prima operazione appare allora
s t r e t t a m e n t e interrelata e fors'anche
complementare alla dimensione proiet-
tiva ed ideologica della seconda.
Prefigurare oggi attraverso sottrazioni
ed addizioni un'esercitazione sulla pian-
ta del N o l l i , fermando l'orologio per un
gigantesco time out di duecentotrent'an-
ni, ha s i g n i f i c a t o soltanto se t u t t e le
indicazioni o f f e r t e dalla storia vengono
correttamente assunte: la f i n e della d i -
mensione conforme e d e l l ' u n i t à organi-
ca della c i t t à accanto agli s t r u m e n t i ed la doppia strombatura dell'invaso spa- l'arco di due secoli, alla scala e nel-
ai risultati dell'analisi, utilizzati come ziale di piazza di Spagna. l'ambito del pensiero architettonico.
materiali progettuali. Coinvolgendo questi vincoli il Tridente La pianta prospettica del Tempesta del
Tuttavia la dimensione del gioco s a r à promuovo un'urbanizzazione moderna 1593 rileva le condizioni anonime del
vera e completa soltanto se avremo fondata su reticoli e tracciati come spe- luogo antecedentemente agli interven-
deciso di dichiarare preliminarmente rimentazione concreta e reale di un t i ; nella pianta del Nolli l'assetto f i n a l e
anche quali sono le sue regole, le sue brano della c i t t à Ideale, conseguita de- della piazza, ancora notevolmente in-
norme e le sue deroghe: nel nostro formando elasticamente entro la piana completa rispetto alia sua configura-
caso l'urbanizzazione dei prati di Ca- rastremata di Campo Marzio un dise- zione f i n a l e era già stato, nonostante
stello e di villa Ludovisi c o s ì come la gno la cui ascendenza lontana va ascrit- tutto, predeterminato.
formazione dei Lungotevere costituisco- ta alla grande tensione dei progetti Ciò è conseguenza diretta della realiz-
no domande e f f e t t i v a m e n t e svolte dal- d'utopia ed il cui è s i t o f i n i s c e con l'as- zazione, ad opera del Ralnaidì, a partire
la storia che sarebbe f u o r v i a n t e rimuo- sicurare l'intelaiatura di supporto ai dal 1662 delle due chiese gemelle dì
vere od ignorare anche nell'ambito di palazzi che 1 nuovi patrizi corrono ad Santa Maria dei Miracoli e di Santa Ma-
un'operazione condotta su Roma, co- allineare lungo il corso, l'antica vìa ria di Montesanto. La c a p a c i t à di pro-
m'era e come sarebbe potuta essere. Lata divenuta l'asse principale del nuo- vocazione di questi oggetti (l'uno che
Solo c o s ì anche una simulazione con- vo quartiere barocco, ovvero alle nuove diventa due e l'immagine che ì nostri
dotta sul f i l o della memoria, un eser- case d ' a f f i t t o della borghesia commer- occhi mettono a f u o c o pare sdoppiarsi
cizio svolto tra le maglie dei codici e ciale che si vengono accostando, sullo per scaricare sulla piazza il peso delle
negli interstizi tra le norme, una spe- stesso f i l o dì gronda, agli alti palazzi. due masse le cui dimensioni sono si¬
rimentazione sviluppata su un f r a m - Il gran modello del Tridente è ricondu- gnificativamente f u o r i scala rispetto ai
mento di c i t t à possono concorrere a cibile all'intelaiatura del suo disegno
p r o f i l i delle t r e strade concorrenti del
tradurre un'idea più generale di archi- viario e delle maglie edilizie ad esso
Tridente) è funzione diretta del carat-
t e t t u r a e di c i t t à , a disegnare, anche sottese, tuttavia la sua definizione for-
tere pregiudiziale della risoluzione ar-
attraverso risoluzioni parziali ed inter- male è pienamente realizzata soltanto
chitettonica della carniera. C i ò vale an-
v e n t i di dettaglio, le relazioni all'inter- attraverso l'apporto delle t r e fondamen-
che per 1 m o l t i progetti che il Valadier
no di una c i t t à contemporanea che re- tali cerniere di piazza dei Popolo, dì
a n d r à approntando a partire dal 1793.
cuperi in p r o f o n d i t à il ruolo ed 1 segni piazza di Spagna e del porto di Rlpet-
della c i t t à antica. Il tentativo di chiudere con una solu-
ta. Comune a t u t t e tre è la natui'a di
cavi urbani, invasi spaziali disegnati a zione congruente la configurazione con-
risolvere ciascuno un particolare pro- vergente del Tridente parte da un pri-
2. mo progetto ed è a f f i d a t o alla media-
blema di mediazione di q u o t e - ^ d i rac-
Il Tridente nasce come sapiente elabo- zione di due lunghi e d i f i c i p o r t i c a t i , di
cordo di v o l u m i : piazza del Popolo tra
razione compositiva di un programma poco arretrati rispetto ai cannocchiali
il Pinolo ed il Tevere, piazza dì Spagna
di insediamenti urbani che ritrova sul ottici di via dì Rlpetta e di via del Ba-
tra Trinità dei M o n t i ed il piano, porto
terreno consistenti impegni e vincoli buino, disposti tra le due chiese ge-
di Rlpetta tra II plano ed II f i u m e . Inol--
di carattere geografico, t o p o g r a f i c o , ur- mellari e porta Flaminia a f o r m a r e una
t r e due delle t r e cerniere segnano ine-
banistico, architettonico ed archeolo- piazza tesa e strombata. Ma soltanto
quivocabilmente i v e r t i c i del triangolo
gico. Tra questi: la riduzione del piano quando, dopo alterne vicende, nel pro-
urbano determinato da via Condotti,
conseguente alla convergenza che si getto del 1810 si s v i l u p p e r à 11 program-
via del Babuino e via dì Rlpetta, men-
determina a nord tra andamento colli- ma di introdurre all'interno delle mura
t r e il nodo c o s t i t u i t o dal porto di Rl-
nare ed alveo del f i u m e ; la presenza alcuni dei caratteri spaziali della gran-
petta, assieme al mausoleo di Augusto
dell'asse f o r t e della via Lata che s f i -
ed alla chiesa di S. Carlo al Corso de sistemazione naturale prevista per
landosi dai f o r i punta con decisione
svolge il ruolo di cerniera sulla tan- villa Napoleone, attraverso la dialettica
verso la via Flaminia; la lunga strada
gente all'arco del Tevere a m e t à della dell'urbano-non urbano si m e t t e r à in
di arroccamento alle spalle delle case
via di R ì p e t t a , sottraendolo a piazza moto il processo di formazione del Giar-
sul Tevere, da ponte S. Angelo a porta
Borghese che, geometricamente ai ver- dino del Grande Cesare recuperando al-
del Popolo; la pedemontana che pro-
tice, risulta in r e a l t à defilata proprio la piazza il disegno di due esedre e tra
babilmente correva ai piedi del Pinolo.
dal suo mancato rapporto con il f i u m e , le chiese e la porta v e r r à posto in es-
Un rudere romano in corrispondenza
della chiesa di S. IVIaria dei Miracoli e sere un processo di mediazioni non
l'innesto lontano su via della Scrofa de- meccaniche ma logiche, non geometri-
3. che ma spaziali.
terminano un rapporto tra l'asse della
La storia dì piazza del Popolo, la cer-
via Leonina (Scrofa-Rlpetta) e quello
niera più s i g n i f i c a t i v a di t u t t o il siste- Misurarsi a m e t à del secolo con una
della via Lata, che viene riproposto
ma barocco a nord della c i t t à , dimostra situazione che sessantacinque anni più
omologo tra via Lata e via Paolina Tri-
assai chiaramente quanto la determi- tardi t r o v e r à una sua risoluzione stra-
tarla (Babuino) relazionandosi questa
nazione f i n a l e dell'immagine urbana, la ordinariamente e f f i c a c e , sarebbe una
al piede lontano di Trinità dei M o n t i e
sua struttura profonda sia condiziona- astrazione completamente i n e f f e t t u a l e :
realizzandosi con questa il disassamen-
ta da scelte che f u r o n o f a t t e , attraver- tentare di leggere nella risoluzione ne-
58 to prospettico e viario che caratterizza
so c o n t r i b u t i diversi s t r a t i f i c a t i lungo cessaria i caratteri del possibile Inter-
ni alle opzioni di progetto p u ò costi- tura di relazione che lega l'emergenza rificando due diversi capitoli della sto-
tuire f o r s e v e r i f i c a non inutile. del suo v o l u m e p r i m a r i o , la cupola di ria dell'urbanistica barocca: da un lato
La proposta per Roma interrotta allaga S. Carlo al Corso e l'asse di simme- la d i s p o n i b i l i t à elastica delle maglie edi-
l'area delle due esedre d e l l ' u l t i m o pro- tria delle due chiese di S. Rocco e S. lizie a piegarsi e d e f o r m a r s i plastica-
getto ( c ' è già nel 1850 una analoga Girolamo, a f f a c c i a t e su via di Rlpetta. mente entro le risolute configurazioni
proposta di A n o n i m o per una delle due), Una tessitura complessa di trame, al- contestuali in cui vengono calate, dal-
ma ruota "la f i g u r a dei due specchi d'ac- ternate con fasce di pavimentazione l'altro l'articolata disposizione polare
qua sul f i l o della strombatura presen- e verde nella parte in piano e da ele- dei cavi urbani e dei volumi emergenti.
te nel primo progetto, ricordato anche menti di copertura e vuoto sul piano Ma la replica otto-novecentesca, alte-
da un'intelaiatura metallica che proteg¬ inclinato, viene disegnata e arricchita rate le dimensioni e m o d i f i c a t e le mo-
ge un percorso pedonale p r i v i l e g i a t o . attraverso il tracciamento degli assi ot- tivazioni, trascrive con i n e f f e t t u a l e re-
La didascalica e programmatica chia- t i c i , ottenuto con s o t t i l i lame d'acqua torica le q u a l i t à dinamiche dello spazio
rezza dell'intervento neoclassico viene o con variazioni di tessitura. A sua sistino-barocco e cancella d'un colpo 1
messa in discussione dalla conserva- volta la grande copertura del piano in- caratteri della storia agraria del conte-
zione del chiostro di S. IVIaria dei Po- clinato, entro i l quale viene parzial- sto. Gli unici vincoli operanti sono co-
polo, che rompe, sopravvivendo a se mente incastrata la mole del mauso- s t i t u i t i dai ponti destinati a connettere
stesso, l'illuministico disegno delle me- leo, restituisce la memoria dell'antico la viabilità primaria dei nuovi quartieri
diazioni barocche. assetto m o r f o l o g i c o registrando attra- alle posizioni dominanti della c i t t à an-
Viene invece largamente rimessa in di- verso rotture 1 f i l i di fabbrica dell'edi- tica. D'altronde la crescita e lo svilup-
scussione la sistemazione del Pincio, ficazione antecedente. po della c i t t à per u n i t à tipo-morfologi-
sulle cui pendici non si registra piij il Dal nodo di piazza Augusto Imperatore che ha assicurato, alla c i t t à borghese,
raccordo della strada Felice con piaz- si sviluppa un percorso interno agli un livello di r a z i o n a l i t à c o s t r u t t i v a e
za del Popolo, n é emergono autorevoli isolati del Tridente in direzione di piaz- linguistica che è stato raggiunto a sca-
messaggi f o r m a l i , ma il passaggio dal- za di Spagna, a collegare 1 due fonda- pito dei valori s t o r i c i e dei segni stra-
la grande piazza i s c r i t t a nel vuoto, dal mentali episodi architettonici della sca- t i f i c a t i sul terreno. Tipologia e contesto
f r a m m e n t o di paesaggio catturato entro linata di Trinità del M o n t i e del porto costituiscono per la cultura architetto-
le mura, alle sistemazione a monte ed di Rlpetta, investendo con c o n t i n u i t à nica contemporanea ai t e r m i n i di un'op-
al disegno esterno viene realizzato at- ed in p r o f o n d i t à 1 tessuti intermedi e posizione che va lucidamente letta per
traverso una stratificazione di serre che restituendo loro quel caratteri aperti poter essere correttamente a f f r o n t a t a .
dal Pincio scende a terra avvolgendo di trasparenza ed a c c e s s i b i l i t à che ave-/ L'urbanizzazione proposta per Prati di
l'esedra e depositandosi al piedi delle vano nell'originario frazionamento e nel- Castello e piazza d ' A r m i assume l'as-
case di via Margutta a d e f i n i r e il pas- la prima fase di urbanizzazione^^^la setto e la tessitura dei luoghi, quali
saggio dal rurale all'urbano per mezzo m e t à del XVI secolo. risultano sulla pianta del Nolli, come
di questa trama di elementi trasparenti vincoli progettuali assai p r e c ì s i . Su di
che alterano la l u m i n o s i t à naturale é 5. essi vengono d i s t r i b u i t i lungo l'asse
determinano queste aree aperte e na- l'altra sponda del Tevere, nell'area a Nord-Sud una gamma di ruoli alternati
turali ma schermate, mentre il terreno nord del Vaticano dei Borghi e di Castel positive-negativi che definiscono le fa-
p u ò essere attrezzato per gli spazi piij S. Angelo, per venticinque secoli r i - sce entro le quali è possibile l'Inter-
diversi di incontro, di scambio, di rela- m a r r à senza consistenti impegni edilizi. vento e d i f i c a t o r i o da zero f i n o al lìmite
zione culturale, politica e sociale. Me- A parte, i n f a t t i , il t r a s f e r i m e n t o aldi- della sagoma geometrica prevista, ov-
diando il rapporto tra cielo e terra, sopra del Campo Vaticano delle eser- vero tale intervento è tassativamente
schermando la luce, regolando l'ombra, citazioni m i l i t a r i che f i n o a l l ' e t à di Ce- escluso. Il carattere concettuale attri-
diaframmando la pioggia e delimitando sare s'erano svolte In Campo Marzio, buito alla sagoma l i m i t e non esclude
10 spazio, la serra p u ò diventare uno una volta che ebbe inizio l'urbanizzazio- che entro di questa vengano depositati
strumento straordinario per abitare il ne di quest'ultimo, per un lunghissimo i materiali pm diversi, dagli ingombri
mondo senza necessariamente alzar periodo della storia della c i t t à que- edilizi tradizionali ai materiali d'accu-
mattoni. Proprio p e r c h é estranea alla st'area r i m a r r à a f r o n t e g g i a r e le ma- mulo inerenti la produzione della tecno-
immagine della c i t t à essa p u ò concor- glie edilizie della c i t t à compatta co- logìa e le immagini dell'architettura in-
rere ad esaltare in maniera straordi- stituendosi come un d i s t i n t o da questa, dustriale, a consistenti elementi di ve-
naria i caratteri caldi e morbidi di que- campagna aperta disegnata a maglie getazione. L ' e l e m e n t a r i e t à del disegno
sta, 1 segni f o r t i e netti di quello che larghe dall'andamento degli orti e dalle acquista c o m p l e s s i t à e spessore attra-
c ' è , e di quello che viene conservato, trame aeree delle vigne, tessitura tra- verso la sovrimpressione dell'origina-
sottolineandolo e c i o è riscoprendolo. sparente del paesaggio contro le mor- ria tessitura, gli episodi r e s ì d u i emer-
f o l o g i e piene della s t r u t t u r a edilizia. genti, le reti degli impianti e delle at-
4. L'urbanizzazione dei Prati di Castello, trezzature sovrapposte come un circui-
11 mausoleo di Augusto, r i a f f i o r a n t e co- prevista in due t e m p i dai Plani Rego- to stampato alla griglia: l'astratta aper-
me un punzone spaziale entro le ma- latori del 1873 e 1883 e quella del quar- tura della configurazione razionalista
glie del Tridente a r e s t i t u i r e la dimen- t i e r e di piazza d ' A r m i del 1908 risol- trova a terra, nello spazio storico, vin-
sione dell'originario impianto romano, vono il problema dell'addizione di una coli e punzoni, e li coinvolge proget-
viene riproposto entro una nuova strut- nuova q u a n t i t à residenziale urbana ve- tualmente.
Quanto a villa Ludovisi, l'accuratezza
del suo disegno appare troppo rilevan-
te perché si possa procedere alla sua
urbanizzazione, nonostante l'esigenza
pressante che la storia motiverà di lo-
calizzare- una consìstente quota dì at-
trezzature e servizi r i c e t t i v i e terziari.
L'area extra-moenia tra le mura aure-
liane e villa Borghese è apparsa allora
più idonea per accogliere le funzioni
dì scambio che la città antica non può
assolutamente recepire e di cui forte-
mente necessita per entrare nel circui-
to di relazioni della città contempora-
nea. Operando in scavo con lo stesso
modulo figurativo e dimensionale con il
quale nell'urbanizzazione dei prati di
Castello si è proceduto in riporto, il
terreno fuori porta Pìncìana viene trac-
ciato da lunghi e profondi solchi entro
1 quali si vanno ad installare le nuove
ANTOINE GRUMBACH, PARIS
attrezzature, che vengono poi collegate L'ARCHITECTURE AU DEFI
alla città attraverso percorsi diagonali
c o s t r u i t i su una serie di s e t t i in uscita Sfida all'architettura
dalla trama dei viali interni a villa Archeologia Inversa
IVledici. Roma Interrotta
Passeggiate ronnane
Archeologia vegetale
Finzioni:
Le Mura Aureliane
Via Nomentana
Via Salaria
La città sulla città
Porta Salaria

Parigi
novembre 1977

L'architettura moderna fattasi internazionale sembra oggi at-


tingere il culmine del proprio rifiuto della storia. Il produrre
Sfida all'architettura. differenze per puro amore della differenza segna profonda-
Ciechi dinanzi all'insolito, al paradosso, alla complessità, al
mente la realizzazione e 1 disegni che confondono gli oggetti
collage, in una parola al fatto che la città sì costruisce sulla
c o s t r u i t i con oggetti di consumo sottoposti all'alea del mer-
c i t t à , gli architetti che da un secolo hanno contribuito alla
cato ed alla necessità di cadere in desuetudine, per farsi
trasformazione dei centri storici ed al c o s t i t u i r s i degli ag-
s o s t i t u i r e da costruzioni nuove più « moderne », sempre più
glomerati urbani hanno la coscienza cattiva.
moderne. La modernità è divenuta il marchio di garanzia del
1 procedimenti di collage, aggiunta, sostituzione, combina-
consumo culturale in materia di architettura. L'accelerazio-
zione, inglobamento, costituiscono utensili privilegiati per la
creazione di sintagmi urbani. Queste figure delia retorica ne di questo fenomeno comporta un atteggiamento collet-
urbana, f r u t t o di un uso e di condizioni precise di produ- tivo dì rigetto che conferisce alla preservazione, alla con-
I zione, sì ripropongono come segni dell'uso e sì identificano servazione del patrimonio un fascino e un'attrattiva senza
64 SS con la c i t t à . l i m i t i . Situazione questa che sfocia in una museogratia ur-
bana, sposata da t u t t i gli specialisti in « animazione ».
Archeologia inversa Roma interrotta. Passeggiate romane.
ovvero L'esistenza di grandi v i l l e con 1 loro giardini (Torlonia, A l -
come ho realizzato alcuni dei miei p r o g e t t i . 1977 Partendo da un'analisi della situazione bani), sia private che pubbliche, ci indica la possibilità di
passeggiate romane attuale, viene formulata un'utopia con- concepire una ridistribuzione dei percorsi in questo quar-
La ricerca dell'evidenza di un oggetto creta: legare 1 grandi parchi delle v i l l e tiere di Roma. La natura del tessuto urbano vede, come do-
architettonico costituisce un presup- mediante « passeggiate », attraversan- minante, piccoli edifici o grosse residenze borghesi, sempre
posto che impone una forma di lavoro do 1 giardini e seguendo le strade, che accompagnate da un giardino che va da una bordura di aiuole
di cui è possibile tracciare le grandi . si dispongono in continuo ai margini ad un parco. Le strade e stradine di questo quartiere stupi-
linee. Poiché la finalità di un progetto di una natura parassita, classificata me- scono per la continua presenza di r i f e r i m e n t i vegetali. Per
è più o meno iscritta entro un program- diante un'arcl^eologia vegetale. accompagnare una passeggiata che collegherebbe le grandi
la lunga durata ma, il lavoro si sviluppa a partire dalla ville, dall'ambasciata britannica a v i l l a Borghese passando
ricerca di elementi s t a b i l i , che appar- I problemi da risolvere per portare a per le v i l l e Torlonia, Paganini e A l b a n i , si può tracciare un
tengano alla storia della lunga durata("). compimento oggi questo progetto sono percorso vegetale che s'intrufola tra le case private ed 1
Per trascrivere architettonicamente tali riportati sulla pianta del Nolli, scelta loro giardini.
o g g e t t i , vengono scelti arbitrariamente arbitrariamente come documento di ri-
l'arbitrio un periodo storico e una mappa di ri- ferimento s t o r i c o , sorta di grado zero
f e r i m e n t o (la Pianta di Roma del Nolli). dei punti da risolvere. I progetti stu-
In relazione agli elementi presenti al- diati nel contesto della Pianta del Nolli
l'epoca del plano di r i f e r i m e n t o , ven- 1748 vengono poi riportati sulla pianta con-
gono elaborati p r o g e t t i . Si ricerca una ia pianta del Nolli temporanea. Tale operazione indica che
una finzione coerenza f i t t i z i a con gli edifici o col ciò che costituiva un problema oggi era
t r a t t a m e n t o della natura che vigeva stato risolto mediante una finzione.
nell'epoca considerata. Una volta decisi Gli adattamenti necessari e il recupe-
tali p r o g e t t i , essi vengono riportati nel ro del potenziale poetico di tali fram-
piano contemporaneo di cui va studia- menti non faranno che accrescere l'eW-
to il progetto. Si manifesta una situa- denza delle soluzioni ottenute.
zione anacronistica, poiché il progetto
viene disturbato, in t u t t o o in parte, Questo approccio ai problemi della for-
il realismo poetico dalla realtà contemporanea. Può allora ma urbana e dell'architettura costitul-
effetuarsi una seconda serie di opera- archeologia Inversa sce per noi VArcheologia inversa. Tale
zioni: essa consiste nel recupero del procedimneto si fonda su una critica
potenziale poetico dei frammenti o del- del movimento moderno, che nell'ansia
la totalità dell'oggetto che è il risulta- di appartenere al proprio tempo si è
to della prima operazione. Il progetto impegnato a produrre differenze, men-
contemporaneo si precisa in una com- tre l'architettura appartiene a quegli
l'evldenza binatoria nella quale si mescolano fram- oggetti della lunga durata la cui quali-
menti di una storia precedente. E ap- tà si iscrive nella permanenza, nell'in-
punto a partire da questa finzione si differenza alla differenza, nell'ewdenza
elaborano oggi questi p r o g e t t i , che cer- del già lì.
cano di realizzare l'evidenza, seguen-
do un percorso che si presenta come Per illustrare tale procedimento, sono
un'archeologia inversa. state prodotte t r e finzioni. Esse corri-
L'architettura deve rispondere alla sfi- t r e finzioni spendono a tre elementi delia struttura
da di proporre oggetti c o s t r u i t i che.pos- della Roma antica: le Mura Aureliano,
sano contemporaneamente iscriversi via Nomentana e via Salaria.
nella propria epoca e nella Storia. La Come contributo ad una lettura della
natura di una produzione di oggetti co- dimensione sedimentaria delle città, so-
s t r u i t i la cui qualità primaria sarebbe no stati scelti due luoghi: Porta Sala-
l'indifferenza alla differenza, in una pa- ria e gli Qrti Sallustiani.
rola l'evidenza, ci viene indicata in ba-
se all'osservazione che l'architettura si
situa anche in quella qualità che gli edi- L'insieme di questo lavoro intreccia t r e
f i c i acquisiscono quando divengono ru- intenzionalità:
deri. 1. chiarire 1 rapporti tra Storia e pro-
getto (archeologia inversa);
2. riaffermare la dimensione sedimen-
taria delle città (la città sulla città);
3. render conto dell'arbitrarietà della
(*) Cfr. Fernand Brandel, La longue durée, Annales E.S.C, n. 4, ripartizione delle città (la Pianta del
ottobre-dicembre 1958. 67
Nolli).
Archeologia vegetale.

Un'archeologia vegetale delle f o r m e di


vegetazione parassita che accompagna
le linee di demarcazione tra l'ambito
pubblico e quello privato rivela l'esi-
stenza di una forma vegetale continua,
le cui soluzioni sono innumerevoli. Mai
catalogata, mai classificata, questa pre-
senza permanente della vegetazione di-
viene, per il fatto che la si guarda, un
oggetto culturale essenziale alla na-
tura della f o r m a urbana. E' una natura
parassita che perpetua attraverso la
storia l'indicazione della permanenza
di f o r m e vegetali e di essenze che sfug-
gono ai giardini accademici. Nella Ro-
ma antica, nel XVIII secolo o ai nostri
giorni essa costituisce la testimonian-
za, la traccia sempre vivente del rap-
porto tra città e natura. Ieri come oggi,
ciò che sfugge a t u t t i i piani urbani-
stici di Roma, è questa dimensione di
f o r m e vegetali parassite che sfidano
ogni forma di rappresentazione, men-
tre sono uno dei f i l i che intrecciano
l'ordito della città.
A l l ' e s t e r n o del muro, al di là del per- seppero rassegnarsi a questa scom-
corso circolare, si estende villa Patri- parsa, il che condusse a realizzare il
zi, di cui parla Goethe nel suo Viaggio « IVIuseo delle Mura Aureliane », che
in Italia (luglio 1787): « Sono andato a permise di studiare da vicino una parte
villa Patrizi a vedere il t r a m o n t o , a del muro. Le Gorbusier e Henri Sauva-
godere dell'aria fresca, a colmare il ge contribuirono a realizzare le sale
mio spirito dell'immagine della grande esterne del museo. M.G... organizzò 11
città... ». A l di sotto dei giardini, viene dispositivo ingegnoso, all'esterno delle
inventata una singolare costruzione: mura, che mediante un sistema di spec-
l'architetto Lequeu ce ne ha dato dise- chi e di lenti consentiva di percorrere
gni i m p e r f e t t i . Nella sua raccolta, pre- con lo sguardo, a luce naturale, 1 resti
senta questa costruzione come gotica, interrati delle mura.
e si ha il d i r i t t o di chiedersi quali sia- L'effetto indiretto di queste successi-
no i legami che la connettono alla Por- ve perversità ci offre oggi la soluzione
ta di Ledoux per le Grotte di villa Co- elementare per superare, mediante la
staguti. •< Passeggiata romana » i sottopassag-
Verso la metà del XX secolo, si opera gi veicolari che serrano la città più
un rovesciamento fra città e natura. strettamente di quanto mai le mura
abbiano fatto. Inglobate parzialmente
Alphand propone di realizzare una cin-
nelle mura, queste strade coperte di
tura di giardini a pié delle mura. Que-
giardini svolgeranno il proprio ruolo sen-
sta proposta venne presa alla lettera
za nuocere. Tale ritorno di una natura
dal marchese Francesco Patrizi, che lot-
che era stata ricacciata fuori della cit-
tizzò il terreno e coprì con le terre di
tà consente di sciogliere le costrizioni
riporto gii edifici gotici per realizzare
cui la città induce e s'iscrive in quella
un giardino che comunicasse con quello dialettica delle costrizioni che caratte-
che copriva le grotte sull'altro lato delle rizza la formazione della città sulla
mura. Era così realizzato l'inglobamen- città.
to delle mura, ma gli archeologhl non
Finzione 2. di due anni dopo la stampa della « Nuo- Dopo la breccia nelle Mura Aureliane c h i t e t t i che si erano segnalati per le lare una casa in vetro sotto un edificio costruzione sopra via Nomentana, « De
Via Nomentana. va Pianta di Roma » (1748). dovuta a V i t t o r i o Emanuele, la trasfor- loro realizzazioni sulla trasparenza let- antico, inserì un ponte v i t r e o ed una l'air, de la lumière ». La realizzazione
Fabbrica di una deviazione All'epoca della realizzazione di villa mazione di Via Nomentana in quartiere terale e fenomenica. Il primo, Pierre canalizzazione trasparente; Bruno Taut di quest'opera fu affidata a Terragni, che
ovvero Della necessaria perversità de- Torlonia, che si prolungò per t u t t a la residenziale e a m m i n i s t r a t i v o compor- Charreau, aveva appena iniziato la co- coprì la sala d'acque mediante una cu- ingaggiò un olandese di passaggio in
gli oggetti c o s t r u i t i . prima parte del XIX secolo, la sistema- t ò la demolizione parziale dell'acque- struzione della casa del Dott. Dalsace, pola in v e t r o simile a quella di Colonia. vacanza a Roma, J.P. Ou4.
zione dei giardini fu acompagnata da dotto per consentire l'allargamento del- in rue Saint-Quillaume a Parigi, casa La costruzione di studi per artisti en- Il complesso c o s t i t u i t o da questa co-
numerose costruzioni. Non si conosce la strada. Questa mutilazione non tar- che contrassegna la soluzione di una tro il ponte sotto l'edificio in vetro di struzione è stato appena inventariato,
La realizzazione della passeggiata pro- esattamente chi, fra A n t o n i o Sarti (1797¬ dò molto ad essere riparata, dopo l'ac- contraddizione fra trasparenza e funzio- Charreau può essere oggi sancita. Quan- in seguito al nostro intervento, nel qua-
gettata impone la soluzione del proble- 1880) e il veneziano Giuseppe Jappelll quisizione di villa A l b e r o n i da parte dei ne, abitativa; l'altro architetto, Bruno do Le Gorbusier venne In v i s i t a a Ro- dro di una missione di riabilitazione del-
ma dell'attraversamento di via Nomen- (architetto di una grotta sorprendente) Torlonia all'unico scopo di riaprire la Taut, era celebre per il suo padiglione ma, riuscì ad incontrare Mussolini a l'architettura impura. La prossima aper-
tana, tra villa Torlonia, divenuta parco realizzasse un padiglione sull'acquedot- sala d'acque. di vetro all'Esposizione del Werkbund villa Torlonia. Il colloquio è rimasto se- tura di v i l l a Torlonia al pubblico coin-
pubblico, e i giardini di villa Paganini. to del Cardinal A l b e r o n I . Venne creata Due architetti vennero chiamati a risol- a Colonia nel 1914 ed era venuto a greto, ma è noto che, indignato per ciderà col restauro, a cura dell'UNESCQ,
La storia dell'architettura e dell'urba- una scalinata, unitamente a un giardino vere la frattura che l'epoca moderna Roma prima di trasferirsi definitiva- l'architettura nella quale il Duce vive- di questa realizzazione, che svolgerà
nistica contemporanea ci ha offerto nu- su un poggio che consentiva di rag- aveva prodotto nella continuità dell'ar- mente in Turchia ove morì nel 1938. va, Le Gorbusier gli lasciò qualche Il suo ruolo di fase superiore nella di-
merosi esempi di t r a t t a m e n t o di tali giungere senza sforzo il padiglione. chitettura romana del viadotto. Due ar- Pierre Charreau, che aveva fatto scivo- schizzo, tra i quali uno che mostra una rezione di un'architettura sedimentaria.
separazioni (sempre contestabili) tra
pedoni e t r a f f i c o . L'impoverimento del
vocabolario che esprime la crisi dei re-
ferenti spaziali (spazi verdi anziché giar-
dini, cellula anziché appartamento) non
ha risparmiato l'oggetto costruito che
varrebbe a risolvere il problema del-
l'attraversamento di via Nomentana. Un
passaggio sopraelevato, anziché un pon-
te, una passerella o un viadotto. Il qua-
dro arbitrariamente scelto per risolvere
il problema « Pianta del Nolli », risale
ad un'epoca che non si è fatta parti-
colarmente notare per le sue opere
pubbliche; abbiamo dunque cercato di
fondare il grado zero del nostro pas-
saggio-passeggiata sull'epoca della Ro-
ma imperiale, in cui le opere pubbliche
non temevano alcun tipo di attraversa-
mento.
La finzione si radica dunque nel pro-
getto di un acquedotto che t e r m i n a sul
lato nord di via Nomentana a mo' del
pendio di una collina, mediante un ser-
batoio trasformato in teatro nautico,
cinto da un emiciclo di gradinate.
Quando il Cardinal AlberonI (1664-1752)
si installò, al ritorno dalla Spagna, in
una villa che Rolsecco definisce « sin-
golare » perché abbracciava una vasta
distesa di campagna, fece edificare sul-
l'impianto del serbatolo romano un'ala
ove l'acqua versata dall'acquedotto si
espandeva in successioni di vasche, il
cui e f f e t t o visivo era accompagnato da
una ricerca acustica cui si sono ispi-
rati ì maggiori organi idraulici. A questa
sala circolare e labirintica si aggiunge
una vasta terrazza, con la trasformazio-
ne della parte di acquedotto corrispon-
dente. Viali di cipressi e numerose sta-
tue completarono quest'Insieme, che il
Nolli non rappresentò perché fu por-
tato a compimento dopo la morte del
cardinal Giulio Alberone nel 1750, quin-
mausoleo di Lucio Peto. villa Albani
Finzione 3.
di statue e sormontato da un t e m p i e t t o , nell'arte di sistemare 1 ruderi, fu in- egli stesso aveva f a t t o , edificare sul stente nel c o s t r u i r e la c i t t à sotto la
Via Salaria.
in omaggio ai Tempio di Vesta a Tivoli. dotto a proporre una trasformazione Poggi di Chaumonts.
La Follia di Winckelmann c i t t à , realizzando opere mediante 1'
Il complesso fu t e r m i n a t o nel 1767, con- dei giardini di Roma, introducendovi Le idee urbanistiche di Le Gorbusier,
o v v e r o La città sotto la città. esproprio pubblico delle vie romane.
temporaneamente al « M o n u m e n t i A n t i - quelli all'inglese. Lo s c e t t i c i s m o delle dopo la sua conferenza a Roma nel
chi Inediti Spiegati ed Illustrati ». autorità romane preposte ai lavori pub- 1936, ebbero accoglienza favorevole
Trecento metri all'esterno delle Mura L'apertura al pubblico di villa Albani
A l l ' e p o c a del suo viaggio a Roma nel blici non impedì loro di approvare un presso un gran numero di architetti ro-
Aureliane, sul terreno del n. 125 di vìa e la sistemazione delle collezioni anti-
1877, A l p h a n d , ricevuto con gli onori esperimento puntuale di plantumazione mani. Il Plano di A l g e r i del 1930 e la
Salaria, sì trova la tomba dì M. Lucilio che ha reso necessaria una costruzione
dovuti all'autore delle Promenades de sul tumulo di Lucilio Peto, grazie al
Peto. La tomba venne riscoperta nel concezione di un'autostrada sovrappo- metallica e gallerie coperte che si so-
Paris, propose un progetto rimasto ine-
1855. Il proprietario l'aveva fatta co- principe Torlonia, che aveva comperato sta àgli alloggi trovò in via Salarla vrappongono al Ninfeo di W i n c k e l m a n n .
d i t o , « Le passeggiate romane ». Esso
struire per sé e sua sorella. E' un mau- villa Albani e intendeva t r a s f o r m a r n e un'interpretazione sorprendente: fu In- Integrato nella passeggiata che sfocerà
completava le realizzazioni conseguite
soleo di forma circolare, c o s t r u i t o nei il parco. Egli mise i propri giardini a f a t t i sotto la strada che vennero realiz- in villa Borghese, questo elemento che
all'insediamento di V i t t o r i o Emanuele e
-nodi di un tumulo etrusco, misura disposizione delle capacità di A l p h a n d , zati gli elementi dì una città lineare e sottopassa via Salaria appartiene a quel-
allo sviluppo dell'asse via XX Settem-
TI. 34,90; l'altezza originaria era di circa che fu incantato nel trovare sulla som- « radieuse ». L'importanza delle costru- l'architettura sedimentarla che l'occhio
v r e - v l a Nomentana. A l p h a n d , che a Pa-
16 m e t r i . E' ormai d i m o s t r a t o che ca- mità del t u m u l o un t e m p i o , c o s t r u i t o zioni romane situate sotto il livello stra- miope dei c r i t i c i d'architettura è inca-
rigi aveva dimostrato il proprio talento
lacombe di una certa importanza sboc- da Winckelmann, Identico a quello che dale autorizza tale Inversione, consi- pace di percepire.
:avano all'interno di questo mausoleo;
sottopassavano via Salaria e sfoclava-
10 nei terreni acquistati dal Cardinal
\ l b a n i per costruirvi la propria v i l l a .

.a Pianta del Nolli del 1748 indica


Villa Acorambpnl Ercolani ed O r s i ,
ira Alessandro Albani Cardinale ». Il
lalazzo venne costruito in connessione
;on vasti giardini di cui pare lo stesso
Jolli fosse l'autore. La villa venne rea-
izzata p e r ospitare una collezione di
culture. Il W i n c k e l m a n n , che giunse a
loma nel 1755, divenne intimo del Car-
inal Albani a causa della comune pas-
lone per l'arte antica,
lu un sistema di rigorosa corrisponden-
a con l'emiciclo posto sull'asse della
'Ila si fonda la finzione di un e d i f i c i o ,
etto « Folle » o « Capriccio di Winckel-
lann », consistente in un corpo a so-
liglianza del Ninfeo di villa Giulia, po-
to presso la via Flaminia. Sotto la via
alarla, questa costruzione comunicava
on le catacombe, e da esse col mau-
Dleo di Lucilio Peto. W i n c k e l m a n n
i^rebbe personalmente seguito la co-
truzlone del complesso, che serviva
cornice per le statue e racchiudeva
ìsorì il cui studio il Cardinal A l b a n i
/èva affidato allo stesso W i n c k e l m a n n .
na grotta, che si apriva con una Bocca
3lla Verità s i m i l e a quella di Bomarzo,
jnduceva alle gallerie sotterranee. La
Dilla di Winckelmann è inquadrabile
)me la reificazione della Storia del-
\ne A n t i c a nel XVIIl secolo,
'inckelmann non sì appagò di costrui-
! il suo Ninfeo e di rlslstemare le ca-
combe; t r a s f o r m ò anche il t u m u l o di
Icilio Peto. Il suo incontro col Nolli
indusse ad associarlo alla realizza-
Dne di un labirinto vegetale popolato
La città sulla città. Frammenti che risultano da eventi in- ria della c i t t à e di briciole di giardini
Porta Salaria. numerevoli, intreccio di storie sedimen- f a t t i s i segreti pur conservando il ca-
tarie mutuamente parassite, monumen- rattere pubblico — e t u t t o in mezzo
ti nel senso di m o n u m e n t u m , ricordo, ad automobili e parcheggi, in mezzo al
si distribuiscono nelle città. Mai inven- formicolare.
t a r i a t i , mai v i s t i anche se guardati,
questi complessi caotici possono dive- Questi luoghi nella Pianta del Nolli si
nire, per uno squilibramento dello sguar- radicano nel fatto che vengono nomi-
do, luoghi privilegiati i cui aspetti com- nati. Quest'avventura della nominazio-
positi e sedimentari costituiranno qua- ne li iscrive nella biblioteca dì Babele,
lità. Sempre stigmatizzati, m u t i l a t i , giu- ove le perversità delle parole sono ri-
dicati da archeologhl, storici dell'arte conosciute e apprezzate per la pluralità
o autorità maniache dell'igiene, questi dei sensi che nascondono. In questa
luoghi celano qualità che derivano dalla classificazione dell'inclassificabile vie-
loro stessa complessità. Porta Salaria ne alla luce una nuova carta monumen-
e Piazza Sallustio: due luoghi monu- tale che rivela i luoghi o sfiora l'intrec-
mentali di un intreccio di costruzioni cio dei significati della città, come quel-
e di usi d i v e r s i , farragine composta di la delle parole, in complessi costruiti
un bar rinserrato tra ruderi antichi di attraverso un groviglio di storia in con-
costruzioni che spaziano su t u t t a la sto- traddizione.

81
JAMES STIRLING AND PARTNER
La megalomania è privilegio di un'eletta minoranza. Piranesi, 1748 (3) o ai progetti di JS nel momento in cui furono
JAMES STIRLING che tracciò il suo piano nel 1762, era senza alcun dubbio un stesi — talvolta ad ambedue. 1 progetti' sono disposti per
MICHAEL WILFORD
Megalomane A r c h i t e t t o f r u s t r a t o ( M A F ) , come pure Boullée, p r o t o t i p i , con gli edifici-mura posti in relazione, o a rinfor-
RUSS. BEVINGTON
BARBARA WEISS Vanbrugh, Soane, Sant'Elia, Le Gorbusier ecc., ed è in que- zo, del Gianicolo o delle Mura Aureliane. Talvolta la topo-
sta insigne compagnia, da architetti MAF, che avanziamo la grafia ha influenzato la scelta, con edifici-colle sul pendio
nostra proposta L'architetto megalomane è frustrato al mas- del Gianicolo ed ediflcl-rìva a fronte Tevere. Ci sono pro-
simo grado a proposito di progetti disegnati ma non c o s t r u i t i , getti che possiedono una parallela relazione con 1 contesti
e una prima decisione fu quella di correggere la pianta del formali c o s t r u i t i . C'è pure uno scambio di m o n u m e n t i , per
Nolli Incorporandovi t u t t e le nostre opere non realizzate. es. la torta di compleanno di JS al posto di Garibaldi. Si è
Non passò molto che già tentavamo di incorporarvi l'opera dovuto compiere una selezione tra gli edifici e 1 luoghi esi-
completa 2; così, affinché l'effetto seguitasse a reggere, era s t e n t i , essenziale a p r e s e r v a r e / i n t e g r a r e / i n t e n s i f l c a r e , il che,
necessario un metodo rigoroso. Perciò la selezione dei pro- unitamente a considerazioni con-texturologiche, associativi-
getti [1 e 2] è limitata a quelli che si attaglino ad aspetti stiche, topografiche, prototipiche, tipologiche, simboliche, ico-
83 del contesto, e che si associno o allo stato delle cose nel nografiche ed archeologiche ha contribuito a integrare i prò-
j e t t i di JS (anche quelli di S&G e di JSLP) 3. C'era, tuttavia, quanto già esiste l Processo che può assomigliare a quello di un ambiente miserabile — particolarmente in rapporto alle cialismo corrompono le possibilità qualitative del disegno
m obbiettivo più vasto: conseguire, con la nostra proposta, « Collage City » ' (e all'insegnamento di C. Rowe), nonché al residenze, ultime nella catena degli eventi, il che frequente- urbano, e procedimenti irrazionali, con priorità rovesciate,
jna densità ambientale s i m i l e a quella che si è sviluppata metodo di lavoro di qualche architetto (per es. O.M. Ungers), mente va a finire con le previsioni economiche che saltano e i sembrano costituire i ferri del mestiere della professione
)er via storica. CosT la nostra soluzione MAF (Maestri di e si pone a confronto con l'irrazionalità della maggior parte finanziamenti ridotti al minimo. A un altro livello si pone la urbanistica. Così le città hanno perduto la propria identità
!\rchitettura f a s c i n o ) dà un'alternativa agli edifici e ai con- delle progettazioni del dopoguerra — che passavano per distruzione operata dagli urbanisti nel d o p o g u e r r a ' di magni- e gli abitanti delle città sono stralunati da problemi di me-
esti oggi esistenti e forse conterrebbe una quantità non dis- « razionali » ma giungevano non di rado a un rovesciamento fiche città ottocentesche, per es. Liverpool, Glasgow, New- moria mentre 1 loro f i g l i crescono nelle plaghe del Kitsch
simile di zone dì lavoro e di residenza, di istituzioni e di delle priorità naturali (ci si rende oggi conto con stupore castle, t u t t o in nome del « progresso », ciò che significa de- e dei r i f i u t i . A l m e n o nel Regno Unito va certamente presa in
spazi pubblici, ecc. Si invita, pertanto, al confronto (4 e 64). che le « New Towns » esercitano un e f f e t t o debilitante sulle molizione di edifici « anacronistici » e loro soppiantamento considerazione la possibilità di smobilitare la professione de-
Duesto modo di progettare « con-texturologico-associativisti- città antiche che avevano lo scopo di rilanciare, allevian- mediante la combinazione letale tra strade urbane di comu- gli urbanisti (ad eccezione forse di un ruolo onorevole come
;o » è in qualche modo in parentela col processo storico done la pressione). Una sequenza tipica di progettazione nicazione veicolare e architettura moderna (commerciale), Conservatori delle Risorse nazionali). Fino all'ultima guerra
quantunque senza t e m p o ) mediante 11 quale la creazione « razionale » è anzitutto il disegno di servizi fognanti, « parti qui definita « il moderno a blocco » (casa a blocco, ovvero il disegno urbano veniva realizzato relativamente bene da
iella f o r m a costruita viene direttamente influenzata dalia d e l l ' i n f r a s t r u t t u r a », il cui tracciato detta la rete stradale. Ciò, casamatta; testa a blocco, ovvero manichino; spezzaò/occ/?/, architetti seri (cioè, non commerciali), ed è preferibile tor-
;onfigurazlone precedente, e sta a confermare e completare a sua volta, detta la disposizione degli e d i f i c i , e ne risulta 84 85 ovvero martello pneumatico; bloccato), interessi e commer- nare a quello stato di cose.
NOTE CORRETTIVE... E ITINERARIO EDUCATIVO.

a) Chi risieda a Roma può usufruire della nuova auto-


strada che consente una comunicazione diretta dall'Oratorio
dei Filippini e dalla Chiesa Nuova (5) alla Via Aurelia. Dal
casello di pedaggio, un gigantesco aspirapolvere a depres-
sione (6) risucchia l'eccesso di automobili dalle strade di
Roma. Ouest'autostrada, detta qui « strada a depressione »
— Vacuum Strada — passa sotto il Tevere e II Colle del
Gianicolo. Si notino s i m i l i relazioni nel progetto per Colonia
del 1975 [7 e 8) per il ponte Hohenzollern e le linee ferro-
viarie che attraversano il Reno (qui, il Tevere) sull'asse del
Duomo di C o l o n i a ' (qui, l'Oratorio). In questo caso le linee
ferroviarie sono diventate l'autostrada e la stazione il casello
di pedaggio
b) L'Irreparabile frattura urbana che di solito si verifica
tra le rive del fiume (come tra W e s t m i n s t e r e la South
Bank) è stata qui superata mediante la costruzione di una
piattaforma sul Tevere, nello spirito di una Place de la Con-
corde (9): tanto larga da essere, piij che nello spirito di un
ponte, in quello di un raccordo autostradale. (Una s i m i l e
piattaforma, ahimé, avrebbe potuto costituire un obbiettivo
significativo del Festival of Britain nel 1951). La (platta)forma
del progetto Siemens del 1969 (/Ó), col suo grande vialone
e i giardini sull'acqua che lo fiancheggiavano, è sembrata
appropriata al luogo e alle funzioni relative. Il complesso in-
clude uno shopping centro, torri per uffici e parcheggi mul-
t i p i a n i , t u t t i facilmente accessibili dai residenti su ambedue
le rive del T e v e r e ' .
5. Oratorio dei Filippini e Chiesa
c) Il complesso Siemens si lega s t r e t t a m e n t e ad una nuo- Nuova, 1145-1605.
va comunità residenziale che si espande sulle pendici del 6. Aspirapolvere, « Vacuum
Gianicolo. (Quartiere Runcorn 1967, ( / / ) , e relazione con l'edi- Strada ».
ficio centrale o « Shopping City »). 7.8. Colonia, 1975.
Gradoni residenziali sono raggruppati Intorno a piazze neo- 9. Piazza della Concordia,
classiche, con l'incremento in altezza delle case impiegato 10. Siemens, 1969.
ripetitivamente per costituire il muro (del palazzo, cfr. Nash). 11. Runcorn, 1967.
12. Villa Lante, 1524.
I gradoni o terrazze sono collegati da ponti, che superano
13. St. Andrews, Centro Arti,
la Vacuum Strada ed anche il pendio del Gianicolo. La zona 1971.
residenziale studentesca verso Nord, e l'Università a Sud, 14. St. Andrews, Dormitori, 1964
sono connesse da questi passaggi pedonali soprelevati.
13
d) L'asse della Vacuum Strada si focalizza su villa Lau-
te [12],. l'opera giovanile di Giulio Romano che contiene al- 14
cune tra le qualità originali delle sue opere meglio note. La
10
villa è preservata e la sua importanza intensificata (al modo
in cui la casa settecentesca generò la pianta del St. A n d r e w s
A r t s Centro, del 1971, 13]. Le ali ricurve laterali degli an-
nessi creano una sorta di stanza urbana a l l ' a p e r t o ' " . -< ifì-l H Ì S i i 3 3 9
e) Un sentiero serpeggia lungo il crinale del Gianicolo
da Porta S. Pancrazio al Vaticano, collegando villa Laute
( A r t s Centre) a una nuova comunità studentesca (dormitori 'JI i I
di St. A n d r e w s del 1964, 14). Si entra negli edifici dalle
r «« ,
IVlura Gianicolensi (North Haugh) mediante lunghe scale a
scendere. Ogni residenza è progettata « a gambe divaricate »
e finestre ad angolo, in modo da o f f r i r e ad ogni stanza una
veduta sulla Città Eterna (le alture scozzesi). Tra le gambe
di ciascun edificio il declivio della collina diviene un giar-
87 dine parzialmente chiuso, per l'uso privato dei residenti
• ••* — ' — ' .^^^^/.-......

f) Nei pressi si trova un college residenziale maschile


(Churchill College, 1958, 15), che incorpora il Convento di
S .Onofrio [16). « Come prima fase c o s t r u t t i v a , aveva lo sco-
po di completare un muro esterno delle stanze del college,
fissandone così l'identità e l'entità t e r r i t o r i a l e . Le stanze
degli studenti nel muro esterno si raggruppano intorno a t o r r i
scale in cui si penetra uscendo da un chiostro che cinge
il cortile. Anche il t e t t o è una strada pedonale, come le
mura intorno a una città... » '2.
g) Presso il Churchill College è situata la residenza ro-
mana di Basii IVlavrolean, un armatore greco miliardario
che venerava WInston Churchill. (Anche la sua casa londi-
nese, progetto 1957, 17, doveva collocarsi vicina a quella
di C h u r c h i l l ) . Fu proposto un amalgama murato c o s t i t u i t o
di t r e case, una per ciascuno dei f i g l i e una per lui; la sua
è quella centrale. Da questo complesso si ha un breve pas-
saggio pedonale fino al ricostituito Porto Leonino con le ban-
chine di attracco e un traghetto che porta al nuovo terminal
di approdo sulla riva opposta (studio per New York, 1968).
Da qui parte una monorotaia pubblica per raggiungere il
Banco di S. Spirito (Broadway).
h) Lungo il Tevere (golfo di Doha) si allineano gli edifici
di undici m i n i s t e r i (Centro Governativo a Doha, 1976, 18-22).
Il programma esìgeva che ogni ministero avesse una pro-
pria identità, mentre le zone dei piani u f f i c i erano s i m i l i .
GII u f f i c i del m i n i s t r o . In sommità di ciascuna t o r r e , guar-
dano sul fiume L'ingresso ai c o r t i l i porticati si ha su
via della Lungara. L'impianto incorpora palazzo Salvìati (23)
e la facciata del Sangallo. I cortili sono t r a t t a t i a verde in
modo individualizzato, con disegni diversi di specchi d'ac-
qua e giardini. Il livello superiore del porticato guarda su
via della Lungara (Il New Mail fuori della C o m i c h e ) offren-
do una balconata per consentire la vista di cortei d'auto-
mobili e processioni d'impiegati, e la veduta del Tevere
(golfo dì Doha).
1) Proseguendo lungo via della Lungara, la strada r e t t i f i -
cata da Giulio II, si raggiunge il nuovo Campus universita-
rio. Vi si penetra da palazzo Corsini (24), rifacimento sette-
centesco del precedente palazzo Riario. In questi edifici Cri-
25
stina di Svezia fondò nel 1700 l'accademia letteraria degli
A r c a d i . Oggi esso ospita parte della collezione della Galle-
ria Nazionale d'Arte Antica. Lo scalone monumentale è il
cuore del progetto; da esso si diparte l'asse principale di
un giardino geometrico che è stato esteso e leggermente
riallineato, concludendosi al piede di JS, maggiore del na- 15. Churchill College, 1958.
turale, su una torta di compleanno (25) che ha s o s t i t u i t o 16. Convento di S. Onofrio, 1446.
Garibaldi a cavallo (26). Questo giardino vede disporsi, ai 17. Residenze Mavrolean, 1957.
bordi, un Istituto di ingegneria (Leicester 1959, 27), e uno 18. -22. Centro governativo a
d'Arte (Sheffield 1953, 28) comprendente una scuola di ar- Doha, 1976.
chitettura, ed anche una Facoltà di Storia (Cambridge 1964, 23. Palazzo Salviati.
24. Palazzo Corsini.
vedi anche il piano di West Read che proponeva il raggrup-
25. Torta del (50°) compleanno
pamento intorno ad un giardino degli edifici accademici, di JS.
89 29 e 30). 26. !\/lonumento a Garibaldi, 1895.
j) Dall'altra parte di via della Lungara rispetto a palazzo
Corsini, e affacciata sul Tevere (fiume C h e r w e l l e Angel
IVleadow) si trova una nuova residenza studentesca (Queens
a Oxford, 1966, 31). L'asse della Magdaien Tower punta qui
all'Oratorio dei Filippini. Il lungotevere, oggi strada di traf-
fico convulso, che separa il giardino della Farnesina dal
f i u m e , viene riportato a uno stato più p r i m i t i v o , aggiungendo
un percorso pubblico pedonale e ormeggi per c h i a t t e / b a r c h e .
Da questo percorso pedonale una rampa conduce al nuovo
edificio. Una terrazza gradonata nel cortile crea un punto
alto, per contemplazioni e declamazioni, e a questo livello
è posto un emblema rotante.
k) La villa Farnesina (32) è situata nel medesimo bel
giardino sul Tevere. Fu costruita originarianriente dal Peruzzi
per la ricca famiglia di Agostino Chigi. « Sotto un unico t e t t o
si ritrovano t u t t e le caratteristiche di una v i l l a , di un pa-
lazzo e di un teatro ». Oggi l'edificio è usato dall'Accademia
dei Lincei e dal Gabinetto Nazionale delle Stampe. Qui è ne-
cessaria un'estensione della Farnesina; una serra vetrata con-
nette 1 due edifici, vecchio e nuovo (Olivetti a Haslemere,
1969, 33). La congiunzione tra la serra rastremata e la villa
si verifica in angolo, toccando così il meno possibile le fac-
ciate peruzziane.
I) Parallelo alle Mura Aureliane si ha un « muro » di abi-
tazioni per studenti (Selwyn College, 1969, 34). Questa co-
struzione lineare presenta a nord una facciata vetrata con-
tinua e sul retro, vicino alle Mura Aureliane, (35) si hanno
torri di comunicazione verticale. S i m i l m e n t e le Mura Aure-
liane incorporano molte torri e presentano sulla cresta un
passaggio pedonale continuo. Il muro dell'edificio nuovo è
spezzato in due punti, sulla Porta Settimiana e, per consen-
t i r e un collegamento pedonale su fino al Bosco Parrasio
penetra nella zona di Trastevere.
m) Entrando in Trastevere da via della Lungara ci si trova
di fronte ad un edificio in facciata e d'angolo, che ha il fine
di rafforzare il fronte della Strada della Scala e il lato est di
Piazza delle Fornaci (Meineke Strasse a Berlino, 1976, 36-39).
« Per rimediare ai danni perpetrati su questa strada nel
dopoguerra dall'architettura moderna e dal c o m m e r c i a l i s m o
(il garage multipiani nella Meineke Strasse) e recuperarvi
un carattere misto-residenziale piacevole mediante l'inclusio-
ne di un edificio nuovo interposto tra il garage e il lastri-
cato... La nuova facciata consente alla chiesa di S. Maria
della Scala (garage) di funzionare adeguatamente nasconden-
done l'aspetto grossolanamente fuori scala... L'angolo è stato
disegnato a mo' di cardine, per rendere meno brutale la tran-
sizione tra la Strada della Scala (Meineke Strasse) e Piazza
delle Fornaci (Lietzenburger Strasse)... Usare il linguaggio 27. Leicester, 1959.
ormai acquisito della strada (vale a dire, t i p i di f i n e s t r e , 28. Sheffield, 1953.
29,30. Cambridge 1964.
portoni di accesso, f r o n t o n i , balconate ecc.) e i materiali tra- '31. Oxford, 1966.
dizionali degli edifici antichi (cioè murature, coloriture ecc.). 32. Villa Farnesina, 1508-11.
Il nuovo edificio comprende elementi architettonici di Incro- 33. Olivetti, Haslemere, 1969.
stazione (la facciata cieca), un porticato (la forma della casa), 34. Selwyn, 1959.
un portale (ingresso alla chiesa/garage), di cardine (transi- 35. Mura Aureliane, 272 d.C.
zione angolare)... «ii. 36. -39. Meinel<e Strasse, Berlino,
1976.
ni La strada che conduce a ponte Sisto attraversa una
zona di vie e costruzioni medievali. Un nuovo edificio, che
contiene in mutuo compromesso negozi, u f f i c i e una ban-
ca (40-42) è stato progettato in modo da preservare gli edi-
f i c i storici importanti (l'Antico IVIulino e il frontone rina-
scimentale del progetto per Marburgo, 1977, 43), Il colon-
nato che separa ed unifica la nuova e l'antica costruzione
porta al ponte. « Lo spazio tra il nuovo edificio e l'antico
mulino è disegnato come un passaggio pedonale serpeg-
giante s i m i l e ai molti vicoli di Roma (Marburgo)... » i'.
o) Continuando a procedere in Trastevere si raggiunge
una piazza nuova (centro cittadino di Derby, 1970, 44 e 45).
I bordi dell'urbanistica medievale sono qui riordinati in mo-
do da definire uno spazio centrale; elemento focalizzato
(la facciata inclinata del palazzo delle assemblee a Derby)
è II padiglione d'ingresso a un nuovo museo (Kunstgalerie
di Dusseldorf, 1975, 46 e 47). La nuova piazza, con il suo
porticato di negozi e impianti d'uso civico, rappresenta un'al-
ternativa laica a piazza di S. Maria in Trastevere, centro re-
ligioso, da molti secoli, della zona.
p) Il nuovo museo di architettura contiene, come elemen-
to fondamentale, il Tempietto del Bramante. Lo si potrà ve-
dere nel giardino circolare del museo, in una sistemazione
simile a quella originariamente ideata dal Bramante. Serlio
43 descrive la sistemazione, non realizzata, intorno al tempiet-
to, come « una colonnata circolare concentrica incorporata
all'interno del cortile attuale » i'. Il rapporto tra i due ele-
40.-42. Banca di Dresda, Marbur- menti circolari concentrici — Tempietto e cortile (48) — è
go, 1977. espressione del simbolismo religioso rinascimentale. Un pas-
43. Antico l\J!ulino e frontone ri- saggio pubblico pedonale (Ratinger Mauer a Dusseldorf) ser-
nascimentale, Marburgo. ve di collegamento dal padiglione d'ingresso, attraverso il
44.45. Centro cittadino di Derby,
1970. predetto giardino circolare, fino alla famosa Fontana Pao-
46.47. Dusseldorf, 1975. lina (40). Non lontano dal museo si trova la Salita degli
48. Tempietto dì Bramante e il Arcadi (50), alloggi di un gruppo di poeti che tendevano a
cortile circolare, 1502. « far tornare la poesia alla purezza della tradizione classi-
49. Tempietto e Fontana Paolina. ca » 1'. Essi conducono inoltre ad un'altra zona di residenze
50. I Gradini degli Arcadi, 1725. 93 e all'università.
q) La via clie da Roma conduce in Toscana passa sotto
Porta S. Pancrazio, una delle principali della c i t t à . Le IVlura
Gianicolensi vennero costruite da Papa Urbano Vili (1623-44)
secondo 1 principi dell'architettura militai:e rinascimentale,
pur tenendo presente il profilo specifico del colle. Si propone,
a complemento di esse un nuovo edificio-muro (Dorman Long,
1965, 51). Queste mura lungo la cresta del colle separano
l'area storica dalla Campagna Romana, e la f o r m a del nuovi
edifici rafforza la funzione d i f e n s i v o / p r o t e t t i v a del Giani-
colo, assorbendo le espansioni post-belliche nella zona in-
torno a via Gregorio VII. L'accesso veicolare avviene dalla
Vacuum Strada; e qui si ha un parcheggio multlpiano in bas-
so, con ascensori che conducono al livelli di u f f i c i in alto.
Per agevolare il movimento del personale In queste vaste
costruzioni un tapis roulant al primo piano interconnette
t u t t e le t o r r i di ascensori.
r) Sulla via Aurelia, qualche chilometro dopo porta S. Pan-
crazio e presso li raccordo della Vacuum Strada è collocato
Il nuovo centro amministrativo di Roma (progetto per Firen-
ze, 1976, 52, architetti Castore, IVlalanima e Rizzi in colla-
borazione con JS&P). La città decide di svuotare i vari pa-
lazzi del centro storico dei loro u f f i c i regionali e ammini-
s t r a t i v o / g i u d i z i a r i , restituendoli all'uso residenziale. Il pro-
getto del nuovo centro ha rapporto col concetto « giardino-
portale-isola » (58). Il giardino di' villa Doria Pamphili è la
soglia, il gradino di accesso ad una sequenza di edifici nuovi;
ed è anche l'involucro superiore di un ampio parcheggio sot-
terraneo. Sopra la rampa ascendente d'uscita di questo par-
cheggio si ha un padiglione d'ingresso (villa Pamphlll, 53 e 54),
che fa da portico al ponte che valica fino al « portale ». Il
portale (55) è un complesso di edifici che comprende un al-
bergo e t r e torri u f f i c i ; è, nel senso più ampio, un accesso
a Roma da ovest e dalla Vacuum Strada fino ai nuovi svi-
luppi sul Gianicolo. A livelli piij bassi, questo accesso di-
viene un nodo di scambio tra le strade, il parcheggio e la
stazione della metropolitana. Un ponte chiuso conduce al-
l'isola, « La base dell'isola è un vasto parcheggio a livello
del suolo, con numerose scale che conducono alle piazze e
alle costruzioni soprastanti... Gli edifici regionali e giudiziari
e i negozi, gli u f f i c i e le unità residenziali sono collocati in
varie piazze e strade pedonali a diversi l i v e l l i , benché t u t t i
siano connessi da porticati e terrazze (56)... La relazione tra
le costruzioni e lo spazio urbano ha proporzioni s i m i l i a
quelle di Firenze, vale a dire Piazza della Signoria (57), Piaz-
za della SS. Annunziata ecc., e un ' m i s c u g l i o ' di u f f i c i ed
unità residenziali piij negozi, bar ecc., che dovrebbe mante-
95 ner vive queste piazze giorno e notte... »
' « Gii architetti avevano di solito bisogno di re e dittatori per lotto ». Note dell'Amministrazione comunale agli architetti del nuo-
scatenare la propria megalomania, ma oggi san farlo meglio da sé. vo museo: tanto, a testimonianza per l'Arte Urbanistica.
Secondo loro le notevoli somme di danaro che impiegano vengono
loro date per giocare, esattamente come a un bambino (o a un 8 La piazza triangolare del progetto per Colonia costituisce qui
Rembrandt, quanto a questo) si regala una scatola di colori di poco un alternativa moderna più valida della creazione ottocentesca di
costo. Così, Gropius fugge Hitler e infligge a New York il Pan Corso Vittorio Emanuele, perché il progetto di Colonia mantiene
Am Building. Stirling infligge a Cambridge la casa di vetro. Le ia configurazione originale della piazza, Questa è dominata da due
.residenze di Lloyd Wright sono celebri per essere un inferno a edifici religiosi; tuttavia, prevale l'Oratorio dei Filippini, a causa
viverci. Perfino Saarinen ci rifila l'incostruibile Opera House di della « straordinaria densità e intensità di immagini, che fa subito
Sydney del suo protetto. Il fattore comune è un completo di- dell'inserto borrominiano il vero protagonista dello spazio circo-
sprezzo per la gente che ci deve vìvere (e a me, Dio mi pro- stante », Portoghesi, Roma Barocca, Roma 1966.
tegga, fra poco toccherà di vivere nella casa di vetro!). Tutto ciò
è nella tradizione autentica di Vanbrugh e di Gilbert Scott. Nulla 5 II Lungotevere sinistro a Roma ha serbato sempre un proprio
importa a costoro se non la loro reputazione nei libri di storia carattere peculiare. Trastevere, quartiere medioevale, possedeva
dell'arte. Non che siano non-democratici, sono anti-democratici: e tuttora possiede la caratteristica di un quartiere di lavoratori
strutturalmente fascisti. Quel che sorprende è che Hitler era un mentre la zona del Gianicolo si è sviluppata lentamente come
pittore mancato, Stalin un prete mancato. Fossero stati architetti residenza « suburbana » di persone agiate, e come sede di nume-
mancati, avrebbero versato non fiumi di sangue, ma oceani interi ». rosi conventi e monasteri. Oggi ospita pure la principale prigione
Hugh Brogan, « The Cambridge Review », ottobre 1968. di Roma, Regina Coeli (« la polizia è riuscita con successo ad im-
pedire ai dimostranti di raggiungere la prigione di Regina Coeli
2 -30 su 50. posta sulla riva di Trastevere, bloccando tutti I ponti Ciò ha
prodotto ulteriore caos nei traffico ». « The Guardian », 7 marzo
3 Progetti di Stirling and Gowan: Casa sull'isola di Wight, 1956, 1977). L'incrocio della Siemens si protende dal tessuto saldamente
tre case per B. IVlavrolean, 1957; Casa ampliabile, 1957; Churchill connesso della riva destra fino a via della Lungara, approssima-
College, 1958; Aula magna universitaria, 1958; Selwyn College, 1959; tivamente nel punto dove oggi esiste Ponte Mazzini. La Siemens
Facoltà d'ingegneria dell'Università di Leicester, 1959; Casa per incorpora il cortile del Convento di San Giacomo, e costituisce
anziani, 1960; Orfanotrofio, 1960. un tentativo di urbanizzare la zona ad ovest del Tevere,
Progetti e lavori di JS and Partner (Michael Wilford): Direzione
Olivetti, 1971; Centro Arti St. Andrews, 1971; Museo di Dusseldorf, 1" « L'idea di città come collage di 'tipi' sottendeva tutto il Con-
1975; Museo di Colonia, 1975; Meineke Strasse a Berlino, 1976- gresso di Architettura Razionale (marzo 1975)... Nella mostra com-
Centro governativo di Doha, 1976; Centro direzionale della Re- pariva il minuscolo progetto di una galleria d'arte per St. Andrews,
gione Toscana, 1976 (con Castore, Malanima, Rizzi); Dresdner che connetteva tre edifici esistenti, impiegando un muro ricurvo
Bank a Marburgo, 1977. per creare spazi interni di esposizione ed un cortile esterno d;
ingresso... Questa tecnica del collage, come quella del paesaggio
* « La gamma (in un edificio) di forme e configurazioni cui il pub- urbano, può includere frammenti storici di reazioni intellettuali
blico comune può associarsi, con cui ha familiarità — e con cui popolari ad un edificio o ad una città. Distrugge il progetto tota-
può identificarsi — a me pare essenziale... l'edificio, nel suo in- litario, L'estetica della macchina' del Bauhaus, ma conserva certi
sieme, può pensarsi come un assemblaggio di elementi comuni tipi ideali». G, Shane, » The Architects Journal», 16 luglio 1975.
riconoscibili da parte di una persona normale e non soltanto da
parte degli architetti. Per esempio, in un edificio che abbiamo >' Quanto all'allusione sessuale, cfr, C, Jencks, « Architectural As-
realizzato qualche anno fa (1966) nell'università di Oxford lo soclation Quarterly », 7 settembre 1972, Si tenga anche conto
scopo era che chiunque potesse riconoscere gli elementi storici delle lettere di JS. e Jencks.
s) A nord, sono stati creati un nuovo parco e un lago, del cortile, delle torri all'ingresso, dei chiostri; ed anche un ele-
ad uso ricreativo pubblico. La zona intorno al lago e trattata 12 Dalla relazione di progetto,
mento centrale che sostituisse la tradizionale fontana o la statua
paesisticamente secondo la tradizione dei giardini settecen- del fondatore del college. In questo modo noi speravamo che gli
studenti e il pubblico non si sarebbero sentiti dissociati rispetto " Dalla relazione di progetto. « La superficie di ciascun ministero
teschi inglesi, compreso l'accurato posizionamento di « to-
al proprio passato culturale... ». Conferenza di JS., Secondo Con- può accrescersi indipendentemente mediante l'estensione orizzon-
iies architettoniche o « capricci » (cfr. Stourhead, 59], co- tale delle torri in direzione opposta alla riva. L'altezza di tutte le
me un gruppo di rigide case Dom-ino (1951) e una casa am- gresso internazionale iraniano di architettura, Persepoli 1974. Si
veda Connnexions, Architectural Review», maggio 1975. torri rimane pertanto costante, evidenziando l'esigenza, contenuta
pliabile (1957, 60], e un villaggio modello (1955, 61], e molte nel bando, che gli architetti non devono manifestare fisicamente
altre cose, t u t t e collegate da sentieri pedonali lungo il lago. alcuna gerarchla politico-burocratica.
11 sito più pittoresco lungo la riva è occupato dai Castello s Collage City, Colin Rowe e Fred Koetter, « Architectural Review »,
agosto 1975. Ripubblicata nella Warehouse Press e nella MIT Press. " Dalla relazione di progetto.
(Olivetti a M i l t o n Keynes, 1971, 62), che presenta generosi
Impianti sportivi e un suo pontile per imbarcarsi. L'isola al ^ Adottato o commissionato dal governo centrale o locale. '5 Dalla relazione di progetto.
centro del lago reca un padiglioncino (casa suil Isola di
W l q h t 1956). Cinge questo lussuoso complesso una comune ' « Malgrado le ovvie caratteristiche di estrema singolarità, que- " Portoghesi, Roma del Rinascimento, Milano 1972.
62. Olivetti, Milton Keynes, 1971, residenziale rurale (Lima 1969, 63], consistente in grappo i sto importantissimo sito (a Colonia, presso il duomo) è stato " Portoghesi, Roma Barocca, Roma 1966.
63. Lima, 1969. di case aggrupati intorno a patii centrali. Via Gregorio VII attraversato da rotabili dì comunicazione veloce che, unitamente
riporta a Roma. 97 alle strade di servizio, coprono gran parte della superficie del Dalla relazione di progetto.
64. Attuale mappa turistica dei-
la zona.
Roma prima di Roma: una planimetria dell'ambiente fisico confron-
tata con un'immagine della forra di Chìa.

A destra: Orografia di una forra in prossimità di Orte confrontata


con la planimetria di una zona intorno alla fontana di Trevi; una
forra nei pressi dì Bomarzo confrontata con la planimetrìa dì una
zona intorno alla piazza del Quirinale; una forra in prossimità dì Un intervento progettuale che prende le mosse da un docu- realtà e dalla sua complessità disarmante; ma è anche un
Cìvìtella Cesi e una zona intorno a S. Lorenzo in Lucina. mento, come la pianta del Nolli, vecchio di due secoli, sot- modo per verificare in modo diretto se è ancora possìbile
tintende un giudizio drasticamente negativo su t u t t o quanto riprendere un discorso i n t e r r o t t o : quello dello sviluppo coe-
PAOLO PORTOGHESI E VITTORIO GIGLIOTTl, ROMA è stato costruito a Roma da allora in poi, a partire quindi
ROMA INTERROTTA rente di un "luogo che, pur trasformandosi, mantiene la sua
dal 1748. identità inconfondibile, continua ad esprimersi con una lo-
COLLABORATORI; M. BERNABÒ', G, DE BONI, L. MANCINI, M.L. RUSSO, Pur senza condividere appieno questo giudizio Indiscriminato, gica sua propria.
E. NORBERG SCHULZ, M. ALAMANNI, A. MARIANI, G. PALMA. specie per quanto riguarda le espansioni del secolo scorso, Se divenisse possibile Indagare sulle d i f f i c o l t à del dialogo,
dobbiamo ammettere che la rimozione immaginaria della della continuazione della città antica non attraverso la mi-
1. Le mie proposizióni illustrano così: colui che
terza e della quarta Roma ha il m e r i t o di f a c i l i t a r e , nel mo- mesi ma usando parole nuove, forme nuove e specifiche del
mi comprende, infine le riconosce Insensate,
se è salito per esse — su esse — oltre esse. mento progettuale, l'istituzione di un rapporto critico di con- nostro tempo, l'aver semplificato 1 problemi, aver accettato
(Egli deve, per così dire, gettar via la scala tinuità tra la città storica e la città presente. il rischio dell'evasione, vorrebbe dire aver usato la scala di
dopo che v'è salito) ». E' un semplificare ì problemi e quindi un allontanarsi dalia W i t t g e n s t e i n che può essere gettata dopo esservi s a l i t i .
L. Wittgenstein, Tractatus, 6.54
I
Orografia di una forra in prossimità di Bassano in Teverina con- Analogie tra l'ambiente fisico ed urbano: veduta di una forra nei
frontata con la planimetria di una zona intorno al Palazzo Carpe- pressi di Barbarano confrontata con la via di Panico; veduta di
gna; una forra nei pressi di Barbarano Romano e la planimetria una forra nei pressi di Pitigliano confrontata con uno scorcio dal
di una zona intorno alla piazza SS. Apostoli; una forra in prossi- basso di via Propaganda Fide.
mità di Calcata e una zona intorno alla via dei Giubbonari.

Il giudizio, il giuoco, il sogno, la ricerca rigorosa sono i non basta a radicare In un luogo.
diversi strati che si sovrappongono e si compenetrano nel La continuità, la coerenza con cui la città si è sviluppata
nostro lavoro. per secoli era il f r u t t o di condizioni sociali e culturali spa-
Roma si può considerare una città « interrotta » se si ri- rite per sempre; leggi non s c r i t t e ma spontaneamente par-
f l e t t e sul fatto che dopo aver attraversato per secoli un pro- tecipate da generazioni di costruttori hanno garantito la con-
cesso di crescita e di contrazione di tipo organico mante- servazione di certi caratteri, di certe invarianti, mentre il
nendo una coerenza profonda, è stata poi inglobata all'In- rapporto diretto con l'ambiente f i s i c o era determinato dal-
terno di un corpo estraneo che l'ha circondata e soffocata. l'uso dominante delle materie piij facilmente e s t r a i b i l i .
Almeno a partire da un certo periodo le leggi di sviluppo Perdute queste radici culturali spontanee, nel mondo mo-
hanno perduto la loro specificità, il genius loci ha cessato derno esse possono essere s o s t i t u i t e solo dalla consapevo-
il suo lungo dominio. iVIorta la lingua e il dialetto, è rimasto lezza, dal controllo razionale del progetto, dallo studio ana-
l'esperanto, la lingua artificiale che la pronuncia dialettale litico della struttura della città e da una immaginazione ar- •|o
La struttura spaziale creata dall'erosione delle forre del territorio
romano può essere razionalizzata secondo più ordini geometrici:
triangolare, ortogonale, policentrico. Tentativo di definire una strut-
tura analoga capace di mettere in relazione i punti singolari del
vecchio tessuto urbano secondo un ordine organico.

chitettonica permeata dalla memoria. La via della consape-


volezza è più d i f f i c i l e e più lunga. Interrotti i canali della
continuità culturale, riallacciare il colloquio tra antico e nuo-
vo, vuol dire tornare a comprendere l'antico nelle sue strut-
Analogie tra l'ambiente fisico ed urbano: la forra del Treia con- ture profonde: è un po' come decifrare una lingua senza
frontata con la piazza della fontana di Trevi; confluenza di due conoscerne la grammatica e il vocabolario; ma è anche l'uni-
forre nei pressi di Calcata confrontata con uno scorcio dal basso ca strada possibile.
di un crocicchio a via della Fìenella.
// metodo della ricerca
Analogie tra l'ambiente fisico ed urbano: biforcazione di una forra
nei pressi di Barbarano Romano confrontata con lo sfondo di via
La tavola della pianta del Nolli toccataci in sorte lasciava
del Pianellarì; la stessa forra vista dal basso confrontata con uno
scorcio della tribuna di Tor de' specchi. pochi margini d'arbitrio. Nessuno squilibrio da compensare, '^Q/^ •fog
Paolo Portoghesi: schizzi per la casa del popolo.

nessun errore da riparare. Il cuore della c i t t à , il suo centro nella grande casa (l'attuale palazzo Rospigliosi-Pallavicini) archeologiche ci mostrano non i m i t i c i sette colli sorgenti
laico, la sua compagine stratificata e complessa, ma dotata che il Cardinale Scipione Borghese costruì nei p r i m i anni dalla pianura, ma una serie di insenature che dalla valle del
di un ordine organico, che le trasformazioni successive han- del Seicento in cima al Quirinale, ai margini di quell'area. Tevere si insinuano sui fianchi di una zona pianeggiante
no alterato. A rigore nessun intervento era necessario od Il metodo che abbiamo seguito per recuperare le radici sopraelevata formando una serie di c o n t r a f f o r t i . I colli non
opportuno. E' solo quindi a t i t o l o di ipotesi teorica che ab- troncate e riacquisire una coerenza con lo sviluppo orga- erano altro che questi contrafforti di forma peninsulare e le in-
biamo collocato il nostro intervento in una delle pochissi- nico della città antica si basa anzitutto sul r i f e r i m e n t o al- senature intermedie, prodotte dall'erosione, dovevano essere
me smagliature del tessuto urbano comprese nella tavola l'ambiente fisico in cui Roma è sorta, inteso come matrice molto s i m i l i alle forre tipiche del Lazio settentrionale, come si
a noi assegnata, quella dei giardini e delle vigne comprese originaria dell'ambiente costruito che ad esso lentamente vedono ancora oggi a Velo, a Barbarano, a Calcata. In tutta
tra la via Paola, la via Felice e la via Panisperna, la zona si è s o s t i t u i t o . Per farsi un'idea del paesaggio di Roma pri- questa zona, al paesaggio « esterno » fatto di montagne, di
dove sarebbe sorta via Nazionale, in asse con le Terme dì ma della costruzione della c i t t à , bisogna guardare la sco- colline, di brevi t r a t t i pianeggianti, si contrappone come un
Diocleziano. A l l a scelta dell'area ci spingeva anche una sin- gliera di tufo della rupe Tarpea o quelle lungo la via Fla- controcanto un paesaggio « interno », fatto di valli profonde
golare coincidenza, giacché questo progetto è stato disegnato 106 107 minia, prima e dopo la villa di Papa Giulio. Le ricostruzioni racchiuse tra pareti di t u f o come un ambiente o una strada
Paolo Portoghesi: a sinistra, studio preliminare per « Roma Inter-
rotta »; a destra, primo schizzo per la casa del popolo.

/'
Paolo Portoghesi: schizzo per una strada.

sono racchiusi tra mura costruite dall'uomo. Queste v a l l i , zione delle pareti verticali di tufo che ne segnano 1 c o n f i n i ;
segno « costruito » della sua presenza, fino alla immagine sonanti, sugli spazi raccolti e fascianti e poi improvvisa-
che a t r a t t i si stringono come fossati e a t r a t t i si allargano dove la valle si allarga le coltivazioni agricole occupano fa-
degli insediamenti raccolti in cima a isole o penisole che mente dilatati a perdita d'occhio, sulla sequenza dì spazi
come conche ridenti, sono — in un paesaggio scarno, po- sce intermedie tra 1 dirupi immersi nella macchia e II corso
interrompono il vuoto delle f o r r e , erte come acropoli in cui sempre diversi incatenati gli uni agli altri come i tempi
vero di vegetazione corporosa e nei mesi estivi bruciato d'acqua attorniato da una vegetazione selvaggia a foglia ca-
l'uomo insidia alla natura il ruolo di protagonista contrap- successivi di un'azione drammatica, sulla densità degli ele-
e arido come una pelle disseccata — riserve straordinarie duca; si hanno così ordini di fasce parallele dai contorni
ponendo al t u f o degli speroni rocciosi il t u f o costruito delle menti plastici, sugli sbattimenti di luce che introducono la
di vegetazione rigogliosa, fragrante di profumi intensi e di variabili in continua osmosi l'una rispetto all'altra. Percor-
case disposte come cristalli di rocca in fasci di volumi d'al- vibrazione del chiaroscuro nella inerzia delle muraglie di
rugiade come quella di un sottobosco. rendo in senso longitudinale questi spazi interni della terra
tezza variabile. pietra. Forse è guardando alle scogliere di t u f o dell'alto
La sezione trasversale di queste depressioni presenta una si possono cogliere in una successione alterna, piena di
Negli spazi interni naturali caratteristici del paesaggio delle Lazio che si può comprendere meglio il f i l o che lega il mu-
tipologia variabile ma unitaria come se la disposizione della inattesi rovesciamenti, tutte le f o r m e tipiche che abbiamo
f o r r e , ora contratti ora distesi, sempre nell'imminenza del ro di confine del Foro di Augusto all'abside di San Pietro
vegetazione rispettasse delle regole p r e s t a b i l i t e ; dove la valle ricordato, passando dalla immagine di una natura selvaggia
passaggio tra diàstole e sìstole si può forse cogliere una o alla facciata di San Carlino, le pareti di mattone delle
è piij stretta non esistono coltivazioni e la fessura si pre- « prima dell'uomo » a quella di una natura misurata e do-
delle strutture invarianti dell'architettura nata nei secoli sul basiliche, la facciata di Santa IVIaria in Ara Coeli e il tiburio
senta dall'alto interamente coperta dalla macchia, ad ecce- minata dall'uomo attraverso le coltivazioni ma senza alcun 108
•109 bordo del Tevere; quella strutturalità basata sulle cavità ri- di Sant'Andrea delle Fratte, lo spazio di vìa Monserrato e
4

Paolo Portoghesi: a sinistra, studio per le attrezzature collettive: Paòlo Portoghesi: schizzo per la casa del popolo.
a destra, studio preliminare per « Roma interrotta ».

quello di piazza Sant'Ignazio. zati e m ì s t i l l n e i , degli slarghi triangolari, delle biforcazioni, originaria fisionomia del terreno. E' facile pensare che tra biente f i s i c o originario era anche il modo migliore per ri-
Le tavole che illustrano II metodo seguito nel progettare delle spine, dei t r i d e n t i , condizioni tipiche dello spazio ur- i due c o l l i , nel fondo di una forra scorresse originariamente trovare il « futuro » nel « passato », per ipotizzare un in-
procedono per coppie di immagini accostate in modo da sti- bano di Roma, attraverso l'accostamento delle immagini sono un fossato. I fossi d e l paesaggio antico ancora oggi scor- tervento nel cuore della città antica che potrebbe spostarsi,
molare insieme l'analisi s t r u t t u r a l e e la suggestione emo- riportate alle tipologie delle forre con la loro s t r u t t u r a ad rono sotterranei nella città, lambiscono le fondazioni degli senza perdere significato, ai margini della città nuova, dove
tiva, cercano di ricostruire l'effetto psicologico del « già albero che si manifesta in f o r m e infinitamente differenziate. edifìci e lentamente creano delle voragini. Sotto via Capo spesso la natura è ancora quella delle forre v e r g i n i , quella
vissuto » che provocano vicendevolmente le immagini delle le Case un fiume sotterraneo scende verso il Campo Marzio di « Roma prima di Roma ».
forre per chi ha ancora negli occhi le immagini delle strade L'intervento progettato nell'area tra il Quirinale e l'EsquIllno e ogni tanto minaccia la stabilità del campanile di Sant'An- Che l'ottica dell'intervento sia quella della città futura è
e delle piazze di Roma e le immagini delle piazze e delle si propone, partendo dalla pianta del N o l l i , di percorrere a drea delle Fratte. evidente anche nella scelta tipologica: non un quadro mo-
strade di Roma per chi ha ancora negli occhi le Immagini ritroso molti altri secoli, fino a ricostruire per ipotesi l'am- Abbiamo provato ad immaginare che l'area scelta per l'inter- numentale da aggiungere ad altri nella « scena della storia »
delle s t r e t t e valli racchiuse tra le muraglie di t u f o . La tipo- biente f i s i c o originario, prima che alluvioni, c r o l l i , r i n t e r r i , vento potesse improvvisamente liberarsi dei sedimenti pro- al di sopra del tempo, ma un pezzo di città quotidiana, fatta
logia degli spazi pulsanti delle vìe del quartiere del Rina- determinati dalle alterne vicende della città storica, ne al- dotti dalla natura e dall'uomo e tornasse ad essere come al di case, di botteghe, di p o r t i c i , di servizi c o l l e t t i v i intrec-
scimento, delimitate da quinte che seguono contorni spez- terassero ì connotati riducendo i d i s l i v e l l i , appiattendo la 110 i l l l tempo dei primi insediamenti umani. Questo ritorno all'am- ciati tra loro in un tessuto continuo. Anche l'immagine della
In alto, Paolo Portoghesi: schizzo per la casa del popolo; a de-
stra: planimetria dell'intervento. A, residenze con percorsi pedo-
nali coperti, attrezzature corrimerciali ed artigiane; B, servizi col-
lettivi di quartiere, case del popolo; C, anello di circolazione vei-
colare; D, zona verde continua in fondo alla forra.
Scorcio dal basso di una stra-
da dell'intervento progettato.
Scorcio di un nodo stradale dell'intervento progettato. Veduta dei Generalizzazione del metodo usato per l'intervento.
servizi collettivi e di una casa del popolo.

natura, il verde pubblico, che l'urbanistica prescrive concen- parativa sintetizzata nelle tavole che mettono a confronto
trato in zone separate dalla c i t t à , in isole contrapposte alla gli spazi delle forre e quelli delle strade e delle piazze
trama del costruito, penetra qui con violenza nella c i t t à , romane.
entra nel suo corpo come una mano, con le sue dita artico- Naturalmente tutta la ricerca tende a scegliere, all'interno
late, penetra in una massa liquida, e l'ossatura di queste di quel nodo di contraddizioni e di alternative che è l'orga-
mani è l'acqua del fossati che confluiscono in un unico nismo di Roma, una parte ben definita del suo corpo e della
corso. Nel disegnare il tracciato delle strade è servita di mo- sua eredità, non la città rappresentativa, non la grande ora-
dello la struttura ad albero delle forre d e l l ' A l t o Lazio. Le punte toria di Apollodoro di Damasco, di Rabirio o di Gianlorenzo
dei rami dovevano coincidere con i punti di confine della rete Bernini, piuttosto la città, nata in tempi avversi, appoggian-
stradale come era ai tempi del Nolli. Alla f o r m a definitiva dosi ai ruderi, poi rivissuta e riorganizzata con il linguaggio
si è arrivati attraverso un processo di razionalizzazione geo- cordiale del tardo Barocco, la città in cui piccolo e bello
•|fl17 metrica, avendo negli occhi però i risultati dell'analisi com- sono due qualità in stretto rapporto: fino all'identificazione.
ROMALDO GIURGOLA, NEW YORK 01.1. Lo spazio urbano, in quest'area della città, presenta tre planimetria diagrammatica,
ROMA INTERROTTA diverse dimensioni:
a) lo spazio della zona est, densamente edificata, il cui bordo è
costituito dalla grande tangente di Sisto;
b) il perimetro avvolgente del verde, delle ville, dei resti dell'Ag-
gere Serviano, dell'acquedotto e dei ruderi termali;
c) l'aperta campagna sul lato est, coperta dalle spalliere dei vi-
gneti, fino alle colline; in realtà li lembo estremo che abbia rela-
zione con la città.
Ciascuno spazio possiede una configurazione distinta, una scala
inequivocabile.
La Basilica motiva le direzioni delle strade, come rifugio ultimo
al di là del quale l'architettura si fonde nelle forme del terreno
MITCHELL/GIURGOLA ARCHITECTS, NEW YORK con le direttrici lineari di Villa Montalto e I ruderi termali ridotti
ROMALDO GIURGOLA a forma naturale.
HAROLD GUIDA Sulle Mura Aureliane, Porta S. Lorenzo si lega all'acquedotto me-
SIGRID MILLER diante un nodo inseparabile, unico, nel quale confluiscano la gente
GIANFRANCO ALADEFF ed i beni di consumo.
pianta del Nolli riveduta. planimetria d'Impostazione.

2.3. Le Mura Aureliane genereranno nuove strutture urbane: al-


l'interno di esse si evolverà una struttura di vita e di lavoro, di monteranno la città; dentro di esse si costruiranno condotte per
commercio e di produzione. E' intorno a queste Mura che la gente fornire ininterrottamente, passando lungo il perimetro, i prodotti ne-
costruirà le proprie case e i luoghi deputati a fatti comuni — of- cessari ai mercati e alle officine. Il servizio sarà Integrato da vaste
ficine, piazze del mercato, luoghi dì apprendimento, e ricreativi — zattere sostenute da aerostati, eliminando così il bisogno dì vei-
come ha sempre fatto e farà — come a Filadelfia... coli di trasporto pesante nelle strade.
Costruiranno case efficienti, pianificate con semplice logica, do- Gli agglomerati degli edifici di trasformazione si stenderanno dalle
tate di portici e giardini, che alterneranno l'uso degli spazi senza Mura fino alla campagna ad est; la farina diverrà pane, i grappoli
alcuna ambiguità per quanto riguarda ciò che rientra nell'ambito d'uva si muteranno in vino, le arachidi nell'olio relativo.
privato e ciò che, invece, appartiene alla vita collettiva. A Porta S. Lorenzo si realizzerà una struttura di sosta. Insieme
Verrà realizzato un grande parco lineare, ripristinando la valle locanda e luogo di istruzione. Un luogo in cui chiunque intenda
costituita dall'antico Aggere; sì pianteranno alberi tropicali sul emigrare nella città si tratterrà per un certo periodo, per imparare
fondo, ed essenze montane sulla cima; nei giorni di festa, la gente qualcosa sulla vita che vi si svolge, prepararsi ad essa, miglio-
della città farà volare gli aquiloni. Costruiranno canali, sinuosi a rare le proprie capacità, in modo da poter affrontare la vita ur-
seconda delle dolci ondulazioni del suolo. Al termine dell'acque- bana su una base consistente, unitamente ai suoi compagni.
dotto, inonderanno I ruderi delle Terme per andare in barca sul Le strutture della città antica sono salde, e qui i problemi si risol-
lago così formato. Intorno alle Terme rivivranno il mondo edonì- vono al modo tradizionale; ad est, oltre le Mura, il lavoro sì ar-
stico dell'antica Roma, mentre i monaci dì S. Maria degli Angeli monizza con ì cicli naturali. E' nell'intervallo tra le due antiche
veglìeranno salmodiando, nella loro chiesa rimasta intatta. ^ Mura che il processo vitale trasforma la zona e i problemi si rl-
Le Mura, che non dovranno più difendere nulla e nessuno, ali- 15121 propongono...
schizzo generale verso ovest.
4. Il Quartiere con le officine al bordo del parco, verso ovest. 5. Le Mura Aureliane nutrono la città: su di esse si installano
Residenze e luoghi di lavoro sono costruzioni progettate per l'uno condotte, per trasportare continuativamente cibi e materiali ove
e l'altro uso, in modo da assicurare una buona scala di vita, sia occorra. Gru rotanti saranno al servizio delle fabbriche e delle
di vicinato che privata. Uno studio per quest'uso alternato è in officine riducendo, se non eliminando, il trasporto pesante su stra-
corso, nell'A.D. 1977, per una zona di Filadelfia; potrebbe localiz- da. Gli edifici deputati alla trasformazione trasferiranno e raffine-
zarsi anche a Roma. 12*23 ranno I prodotti dei campi.
1

6.6a. Queste sezioni concernono la scala. Ad esclusione delle


Terme e della Basilica, gli edifici sono sempre più bassi degli al-
beri. Il Parco si ricava dal ripristino dellAggere Serviano; la terra
di riporto è impiegata per costituire un declivio all'Interno delle
Mura;
7. // Parco è costituito da piante di diversa origine. Gli edifici 8. Sezioni sul Parco, sull'Aggere, sulle officine e sull'edifìcio
delle officine e quelli comunitari sì porranno di fronte ad esso. 12^127 comunitario.
9. Veduta dello slargo dì fronte a S. Maria degli Angeli, desti- \
nato a sport all'aperto e sull'acqua. \2Ì
FROM ROME T O LAS VEGAS
L a s V e g a s is t h e a p o t h e o s i s of the desert t o w n . Visiting' Las Vegas in
the mid-1960s was Hke visiting Rome in the late 1940s. For young
Americans in the 1940s, familiar only with the auto-scaled, gridiron
city and the antiurban theories o f the previous architectural generation,
the traditional urban spaces, the p e d e s t r i a n scale, a n d the m i x t u r e s , yet
continuities, o f styles o f the Italian piazzas were a significant revelation.
They rediscovered the piazza. T w o decades later architects are perhaps
ready for similar lessons about large open space, big scale, and high
s p e e d . L a s V e g a s is t o t h e S t r i p w h a t R o m e is t o t h e Piazza.

There are o t h e r parallels between Rome and Las Vegas: their expan-
sive settings in the Campagna and in the Mojave Desert, for instance,
that tend to focus and clarify their images. On the other band, Las
Vegas was built in a day, or rather, the Strip was developed in a virgin
desert in a short time. It was not superimposed on a n o l d e r p a t t e r n as
were the pilgrim's Rome of the Counter-Reformation and the commer-
cial strips o f e a s t e r n c i t i e s , a n d i t is t h e r e f o r e e a s i e r t o s t u d y . E a c h city
is a n a r c h e t y p e rather than a prototype, an exaggerated example from
which to derive lessons for the typical. Each city vividly superimposes
elements o f a s u p r a n a t i o n a l scale o n t h e l o c a i f a b r i c : c h u r c h e s i n t h e re-
hgious capital, casinos and their signs in the entertainment capital.
These cause violent juxtapositions of use and scale in both cities.
Rome's churches, off streets and piazzas, are open to the pubHc; the
pilgrim, religious or architectural, can walk f r o m church to church. The
gambler or architect in Las Vegas can similarly take in a variety of
casinos along the Strip. The casinos and lobbies of Las Vegas are o r n a -
mentai and m o n u m e n t a i and open to the promenading p u b h c ; a few old
banks and raiiroad stations excepted, they are unique in American
cities. N o Ili's map of the mid-eighteenth century reveals the sensitive
and complex connections between pubhc and private space in Rome
(Fig. 1 7 ) . P r i v a t e b u i l d i n g is s h o w n i n g r a y c r o s s h a t c h i n g t h a t is carved
info by the pubhc s p a c e s , e x t e r i o r and interior. These spaces, o p e n or
roofed, are shown in minute detail through darker poché. Interiors of
churches read hke piazzas and courtyards o f palaces, y e t a variety of
q u a l i t i e s a n d s c a l e s is a r t i c u l a t e d .

Reprinted from "Learning from Las Vegas" M. I. T. Press 1972,


DA R O M A A LAS VEGAS

Las Vegas è l'apoteosi della città nel deserto. Visitare Las velocità. Las Vegas sta allo Strip come Roma sta alla Piazza. trarre insegnamenti a livello tìpico. Ogni città sovrappone che passeggia; ad eccezione di qualche vecchia banca o
Vegas verso la metà degli anni '60 era come visitare Roma Esistono altri parallelismi tra Roma e Las Vegas: . l'espan- vividamente elementi a scala sopranazionale alle fabbriche stazione ferroviaria, sono un fatto unico nelle città ameri-
sullo scorcio degli anni '40. Per gli americani giovani negli sione degli insediamenti nella Campagna e nel Deserto Moja- locali: chiese nella capitale religiosa, case da gioco, e le cane. La mappa del Nolli, della metà del Settecento, rivela
anni '40, usi unicamente alla città a scacchiera, a scala auto- ve, per esempio, che tende a metterne a fuoco e chiarirne le loro insegne, nella capitale del d i v e r t i m e n t o . Tali, elementi le sensibili complesse relazioni tra spazio pubblico e privato
m o b i l i s t i c a , e alle teorie antlurbane della generazione ar- immagini. D'altro canto, Las Vegas è stata fatta in un giorno; determinano, in ambedue le città, contrapposizioni v i o l e n t e a Roma. L'edilizia privata è disegnata a tratteggio diago-
chitettonica precedente, gli spazi urbani tradizionali, la sca- vale a dire, lo Strip è stato realizzato in un deserto vergine di scala e d'uso. Le chiese, i v i c o l i , le piazze di Roma sono nale grigio, nel quale si intagliano i vuoti degli spazi pub-
la pedonale, le mescolanze, anzi le continuità tra i vari s t i l i in brevissimo t e m p o . Non è stato sovrapposto a un impianto aperti al pubblico; il pellegrino, della fede o dell'architettura, blici, esterni ed interni. E questi spazi, aperti o coperti, so-
nelle piazze italiane costituirono una rivelazione piena di si- preesistente come la Roma dei pellegrinaggi all'epoca del- può camminare da chiesa a chiesa. Il giocatore o l'architetto no t r a t t a t i piìj scuri e In minuto dettaglio. GII interni delle
gnificato. Riscopersero la piazza. A vent'anni di distanza gli la Controriforma e le fasce commerciali delle città o r i e n t a l i ; possono parimenti, a Las Vegas, recepire lungo lo Strip una chiese sono resi come le piazze e i cortili dei palazzi, pUr
architetti sono forse pronti a recepire s i m i l i lezioni per e lo si studia dunque più facilmente. Ogni città è plij un quantità di case da gioco. Le case da gioco e le sale di Las articolando un'intera gamma di qualità e di scale.
quanto riguarda l'ampio spazio aperto, la grande scala, l'alta archetipo che un prototipo, è un esempio esasperato da cui 1 133 Vegas sono ornamentali e monumentali e aperte al pubblico Ripreso da Learning from Las Vegas, IVl.l.T. Press, 1972.
terpretare mai, di quanto senza indebite preoccupazioni epi-
Quanto segue è stralciato dal catalogo della mostra Rome: stemologiche essi presumono altro non essere che irridu-
The Lost and the Unknown City (Roma ignota e perduta), or- cibili fatti.
ganizzata dal M u s e u m of A r t dell'Università St. Francis Le prime critiche alle piij spinte speculazioni di Padre Mulcahy
Xavier a Great Falls nel Montana, nell'estate del 1974. Que- si rinvengono già nel catalogo della mostra Papal Urbanìsm
sta mostra, t u t t o r a poco conosciuta, purtroppo non venne and Numismatology (Urbanistica dei Papi e numismatica), al
allora pubblicizzata; riteniamo però di poter affermare con Museum of Fine A r t s di Waxahachie nel Texas, 1972; nel
certezza ctie il catalogo venne compilato dal compianto Pa- quale, con un apparato crìtico che sfiora l'esagerazione, si
dre Vincent Mulcahy, S.J. Nei cìrcoli specializzati, non oc- afferma che alcune delle sue conclusioni non sono del t u t t o
corre dirlo, la conoscenza della topografìa romana da parte precise; ma noi p r e f e r i r e m m o , quanto a questa riprovazione
di Vincent Mulcahy è pienamente riconosciuta come nello delle autorità, rimanere neutrali. Ciò perché per la v e r i t à ci
stesso tempo amplissima e minuziosa. E in verità Mulcahy, sentiamo in debito grandissimo rispetto a Vincent Mulcahy,
che sempre agiva come fonte di generalizzazioni, era nel e perché preferiamo r i f e r i r c i all'evidenza v i s i b i l e dei disegni
medesimo tempo tanto dedito a cose arcane e astruse da e dei monumenti d i s p o n i b i l i ; benché noi stessi qualche volta
rendere sospetta una gran parte delle sue conoscenze, pur s c e t t i c i circa le sue deduzioni piìj elaborate, preferiamo sem-
estremamente solide; ciò specie agli occhi dì quei m o l t i plicemente dichiarare la nostra dipendenza dalla stia incom-
137 studiosi il cui esclusivo ideale è l'accumulazione, da non in- parabile maestria di esegeta.
«Tanto ci è familiare la zona del Palatino, dell'Aventino e
del Celio nel suo aspetto attuale, che ci riesce arduo r L m i i i • l •^'^''"^ ^ ''Acqua Felice venivano qui Benché in modo certo non s i s t e m a t i c o q u e s t a nuova v i l l a E' ben vero che il tema di Napoleone e Roma, tanto intrec-
H n n i L " % ' " ^ T 9 - ' " ' P'-e/^edente - una zona arida e abban- rnesse in berlina ed eclissate ambedue, ciò vale come an Albani o f f r ì , come oggi vien riconosciuto, uno dei principali ciato all'imprigionamento di Pio VII a Fontainebleau, è stato
ticipazione de nostro assunto, dato che gli sviluppi mo- « luoghi di pressione » nella protostoria del Neoclassicismo'';
?ìche m a l o n n J f ' f hh^'^K ' ^ ' S " " * ' s c a r m i g l i a t i , villine mala- derni in quest'area si può dire iniziassero in un momento recentemente chiarito da Frangoise Choay nell'esemplare
riche, malconce fabbriche monastiche. E tuttavia questo era e quanto a questo dobbiamo a Goethe qualche registrazione Interventions Napoléoniennes à Rome''; studio che, una volta
G a s p a r v a n S^ftt ? " ° ' ' ' " ' " ? ^ C l a u d e , \ d anche solcarlo'lll'dfNannr°" F^^nesiTniTes del suo aspetto e di quanto conteneva, fatta in occasione di più, ci ha richiamato il piano fantastico di Scipione Pero-
baspar Van W i t t e l ; e pur lamentandone, maqari la oer- so Carlo III di Napoli, cui procedetto il Cardinal Albani del suo viaggio a Roma nel 1786. Ma, fresco com'era di sini (che coinvolgeva un gruppo di palazzi da Piazza Colonna
Ledificazione di Capodimonto e di Portici, per non parlare Weimar e altamente sensibile a t u t t e le impressioni appro- al Colosseo) e le proposte meno ambiziose di Raphael Stern
q u e s t r c o T l i T h / ^ n ' f f ^ configurazione attuale di di quella, imminento, di Caserta, aveva presumibiIrJente co
questi colli che, nel loro verde dolce e brillante quasi sua- priate, l'elogio che Goethe fa di villa Albani è troppo cele- (che si limitavano ad una ricostruzione del Quirinale)
ma'?deaT. ' ' T " ^ ' " ' ° ' ' o ^ ^ " ^ * ° ^ « ^ 9 9 ' ^ * ° oome una Ro- BÓS° p "^'^"^^ '''''S--^^' sulTe rlTorse dei
Borboni, e poiché si avevano inoltre gli esborsi addizionali
bre per esser qui c i t a t o ; ricordandolo possiamo solo avver-
tire il rimpianto per ciò che, sostanzialmente, è andato
M m e Choay chiarisce inoltre ampiamente i ruoli svolti in
questi progetti dal conte de Tournon e dal maresciallo Daru,
TcarattirP v^nS'"'^' ""^ dell'immaginazione nordica.
per gli scavi di Pompei (qualunque fosse il numero de vas perduto — dimostrazione estremamente brillante e precoce rispettivamente Prefetto di Roma e Intendente ai Pa,|azzi Im-
as^untnT.h h ' ® P''®^^°<=hé inglese, che la zona oggi ha che PIÙ tardi Sir W i l l i a m Hamilton ed altri dovevano acqui
assunto e che ha irritato per tanto tempo gli archeoloai (il giovane John Soane deve averla conosciuta bene) che non periali; ed è perciò veramente una sfortuna che le sue ri-
costituisce non occorre dirlo, il risultato di una poHtìca de^ e r f I n J L l T ^ ^ ^ f "^f^ ^ " ^ ^ ^ ^ ' " ^ P^P^'^^^ Farnese a RomL potè che spianare la via ai più rigorosi gusti archeologici cerche non abbiano potuto tener conto del vasto corpo di
i u a ^ ' l a h a i l ^ ^ ' f ' Buonaparte, nota più tardi c o l nome d Ac- era inevitabile. La data esatta della vendita degli O r t i Far intorno al ISOO'. disegni del Valadier, restati ignoti fino al 1972. Questi di-
qua Sabaudia, fu un risultato fondamentale dell'amministra nes ani, e il preciso prezzo pagato, restano tottora ignoti i¬ Malgrado, tuttavia, il notevole incentivo del Cardinal Albani segni i n f a t t i , tanto recentemente t r a t t i in luce dal Cabinet
zione francese della città negli anni 1809-14; e bench™ osse ma I acquisto del Cardinal Albani può venir considerato dóp' des Estampes et des Desseins della Bibllothèque Nationale,
e malgrado la celebrità storico-artistica dell'area, come già
per la maggior parte faccenda dell'École Po ytechnique que TZnnt T " " ' ' " ^ ''^''t- sollevava la casa abbiamo notato si è costretti ad attendere, per registrare tuttora in gran parte inediti ed ancora in attesa di un'esplo-
sta grande impresa idraulica tradiva, palesemente Sn inten- di Napoli da un peso imbarazzante, sia genealogico che fN nuovi s v i l u p p i , la Rivoluzione francese e l'impulso succes- razione sistematica, introducono una quantità di materiale
to simbolico. Benché infatti non venisse proposto alt o in n a n z i a r i o ^ forniva al Cardinale un osteNo archeotogico di sivo dato dall'Impero napoleonico; e qui ci troviamo di fronte nuovo e, comportando una « ricostruzione » del Palatino e del
apparenza, che un razionale programma di i r r i g a t o n e nel a mcomparabile dovizia. La villa già in costruzione da parte a un problema fondamentale. Sono ben noti i progetti del- Circo Massimo, un c i m i t e r o monumentale (l'attuale Uomini
profusione dell'acqua fornita venivano superati fino alla s? a del Marchionni a Porta Salaria (Villa A l b a n i , come toVfoS l'Imperatore per Parigi, ma resta largamente inesplorata la I l l u s t r i s s i m i ) , una sistemazione dell'Aventino, un Tempio egi-
e talvolta chiamata) diventava ormai un teatro di esibizione storia dei suol progetti per Roma; e senza dubbio un motivo z i o * e, a riscontro d e l l ' A r c o di Costantino, un A r c o Napo-
t e r t ? a % ; o o H r ; H ' ' ° " ' ' ° ' i : ' ' " " ^ " ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ come la ca puramente m i n o r e ; e nella nuova villa Albani al Palatino c i leonico, ben potrebbero consentire un'interpretazione defini-
teratta propria del razionalismo settecentesco), questo par- primario è l'Idea propinataci che Buonaparte non visitasse
ome''crmcT''f° ' . T ' ' T ' ' ' ' ' ^^'^'^ inte?p?etato tore f n ^ n ^ ' ^ H - ' " ^^«'S^^^^ci l'entusiasta cóstrut^ tiva che comporti una revisione fondamentale delle nostre
mai personalmente l'Italia peninsulare, al suoi giorni tanto
come^ critica « scientihca » ad un presunto oscurantismo ahL ! ^ dispensare ospitalità e mecenatismo a Robert idee sulla politica dell'Imperatore — come, quasi certamente,
felicemente assopita, e al di fuori degli scenari più impor-
A d a m , Jacques Louis Clérisseau, Hubert Robert Raphae potrebbero rafforzare la tenace leggenda, fino ad oggi re-
tanti dalle contese europee.
Mengs, Antonio Canova, Benjamin West, fra gli a t r i spinta, di viaggi dell'Imperatore stesso nella città eterna, al-
meno in due occasioni.

' E che forse non si conosceranno mai, per la distruzione dpali


archivi napoletani. Ma v. Heinrich Schreiber Wnckelmann unH * Francoise Choay, Interventions Napoléoniennes à Rome, Paris
r w " ] ' r^-l^.!^' ^' un'opinione diversa, Martino Scolari, Un voudralt avoir enrichi la capitale, etc. ».
Cardinal Dilettante, .< Connaissance des Arts », 1964. 1969; e particolarmente pp. 97-115.
E, dalla stessa fonte, v. anche Voi. I, p. 431:
5 Anche Friedrich Gilly visitò Villa Albani al Palatino sfortuna- 7 V. anche: A. La Padula, Roma e la ragione nell'epoca napo- « L'Empereur disait que, si Rome fut restée sous sa domination,
cia^ tSui^ un^S^^ m e n e mentre era in decadenza; e ovviamente s i a l debitori
tnn"JJ^"°?> '^^"^9"^ ' ''"^drich Schinkel. Anzi, tanto
leonica, Roma (?) 1970; e Vittorio de Feo, La Piazza del
nale, Roma 1973.
Quiri- elle fot sortie de ses ruines; il se proposait de la nettoyer de
tous ses décombres, de restaurer tout ce qui eut été possibile,
etc. Il ne doutait pas que le mème esprit s'étendant dans le
L"pS;S ?;'rnese"°" ^'^^"'^^-^ che
accurata e tale rassegna che ci affretteremo forse a ricono
scerne qualche traccia in quella brillante sequenza di appar-
tamenti eseguita da Schinkel per il Castello di Berlino Al auale
* Il rimpianto di Napoleone per non aver costruito un tempio egizio
a Parigi è narrato in Las Cases, Mémorial de Sainte Hélène,
Voi. Il, p. 154, ed. Paris 1856:
voisinage, Il eut pu en ètre en quelque sorte de méme d'Her-
culaneum et de Pompei ».
Il tempio egizio posto all'estremità del Circo Massimo e desti-
" V. Jacquelin Tannenbaum, Cardinal Albani as a Patron, Prin- « Il regrettait fort, du reste, de n'avoir pas fait construire un nato a fini di un culto tuttora ignoto, è, ovviamente, l'attuale
139 tempie égyptien à Paris: c'était un monument, disait-il, dont il chiesa di S. Caterina di Alessandria.
Leggende e v o c i , anche se senza prove, non vanno mai re- Ma, per m e t t e r c i nella posizione di Napoleone verso il 1810:
spinte interamente; ma nel f r a t t e m p o , l'itinerario dei movi- Si può immaginare quale scena ci si prefigurasse per que- E, naturalmente, questo capolavoro di Quarenghi un Pan-
la sua nuova sposa è un'arciduchessa austriaca; Pio VI! a sto congresso di Vienna rovesciato. Russi ed inglesi sono theon di alta raffinatezza, e non unicamente un puro e sem-
menti di Buonaparte negli anni 1809-11 sembra sia stato t u t t i gli e f f e t t i , è prigioniero; le notizie dalla Spagna, sebbene
fissato al di là di ogni contestazione. Dovremo perciò pre- ormai esausti; il mite eroismo di Pio VII ha ceduto; vi è un plice monumento alla reazione, va oggi riconosciuto come
assai poco f e l i c i , sono t r a s c u r a b i l i ; e nel f r a t t e m p o , dato che f i t t o andirivieni tra II Vaticano e il palazzo imperiale del un impulso secondario importante allo sviluppo della zona.
sumere un Doppelgànger a Parigi (o in qualsiasi altro luogo) SI continua a non attaccare la Russia, la futura sequela di
mentre aveva luogo la pretesa visita romana? Mariana di Palatino; il loro sarà un concordato fondamentale; si deve Poiché, negli anni 1820-30, esso calamitava irresistibflmente
catastrofi — Mosca, la Beresina, Lipsia, Waterloo — non è incoronare il Re di Roma; forse Beethoven dovrà scrivere
San Silvestro e Luigi Primoll ci incoraggerebbero a questa quella opulenta società inglese e russa, che si riversava sem-
concepibile. Il trionfo è in verità assoluto; le fantasie del appositamente una sinfonia; vi saranno ovazioni, parate, fuo-
f a n t a s i a ' ma, a parte ciò, se sappiamo clie I disegni del pre più a Roma. Venivano simultaneamente intrattenuti in
nuovo Cesare sono al punto più alto di elaborazione, ed è in
Valadier sono annotati di mano dell'Imperatore, e se la stessa chi d'artificio, fontane che verseranno vino, falò e t u t t o il Santo Spirito il mondo religioso alla moda (oseremo dire
questa gamma di possibilità che ameremmo situare la prova
prova non ci lascia alcun dubbio circa la sua conoscenza resto — ogni cosa gestita in una compagine di architettura corrotto?) e l'Almanacco di Gotha; e se, agli occhi del russi,
costituita dai disegni del Valadier, di cui, per il momento,
diretta, anche se non profonda, della topografia fondamen- neoclassica eroicamente romantica. la chiesa suggeriva San Pietroburgo, e a quelli degli Inglesi
abbiamo una conoscenza quanto mai imperfetta.
tale, che dovremo supporre? I disegni di Valadier sono, pertanto, un ironico commento Regent's Park, non deve sorprendere che questa" società
Ripetiamolo: l'epoca è il 1810; e mentre ci troviamo a dover
Lasciamo da parte la possibilità di una visita clandestina investigare il senso del progetto del Valadier, va pure tenuto sul possibile e sulla predizione (l'uomo propone. Dio dispone); (con la sua miscellanea di clienti tedeschi) gravitasse in
che Napoleone avrebbe potuto fare a Roma negli anni 1809-11 conto di quelle sei statue colossali che avrebbero dovuto ma, se il Dettato di Roma non fu emanato, l'idea del « t r i o n - quei pressi.
(potrebbe essere avvenuta al ritorno dall'Egitto nel 1799')- rappresentare Alessandro, Giulio Cesare, Augusto, Costan- fo » non doveva mancar di esercitare un influsso in f u t u r o . Le varie v i l l e : Monmouth-Bariatinski, Demìdoff, Beresford-
ma accetteremo la probabilità che egli abbia riveduti e rifiu- tino, Carlo Magno e Napoleoné stesso, e che come si sa II Foro Buonaparte, altrimenti noto come piazza d'armi del Hope, Storey, Casamassima Curtis-WInterhalter, costruite
tati i progetti di PerosinI e Stern più o meno verso quell'epo- erano state ordinate allo studio del Canova nel 1809 e Circo Massimo, venne ovviamente costruito, con t u t t e le nella zona, attestano quest'Influsso anglo-russo, più tardi
ca; e supporremo dunque una nuova spinta da parte di vi è poi l'immagine, più sorprendente, di Cola di Rienzo sue reminiscenze palladiane, nel 1811; alla stessa data si americano, e sempre straniero. Fu in parte dovuto a Santo
Tournon e Daru, sfociata nelle proposte del Valadier, che che a quanto pare avrebbe dovuto far parte di una fontana' lavorava già sul Palatino'2; e, per l'anno seguente, era già Spirito che l'Aventino divenisse un quartier-de-luxe. Ma, se
a quanto sembra ottennero l'approvazione imperiale n e l ' m a q - preparata dal Thorvaldsen l'anno s e g u e n t e " . Ma se, in se in costruzione la grande terrazza dell'Aventino con i rela- t u t t o questo è noto, avrebbe potuto anche non esistere af-
gio 1810. ^ stessi, l'immagine di Cola, recentemente esposta dall'Acca- t i v i p o n t i ; ma, dato che il completamento di questo progetto f a t t o , non fosse stato per il genio di Aldo Rossini, chef dello
Tuttavia interpretare quanto è stato qui presentato e accet- demia Carrara a Bergamo, e l'incarico canoviano possono fu bloccato all'epoca del ritorno di Pio VII nel 1814, si resta zar, pesarese come il suo più famoso omonimo, il quale ab-
tato condizionatamente esige, da parte nostra, una voluta rappresentare una d i f f i c o l t à , t u t t i questi problemi si ridu- ancora sorpresi dalla longevità di questo schema — una lon- bandonò nel 1817 le nevi della Russia per fondare qui quello
sospensione dubitativa. Se infatti l'iconografia imperiale è cono se vengono posti in rapporto col Valadier. I n f a t t i , sem- gevità che, chiaramente, si pone al di fuori della politica. che ben potrebbe essere stato II primo dei grands hdtels^^.
eloquente, noi siamo portati a vedere quest'apparato greco- plicemente, i disegni del Valadier sembrano proporsi come A l t r i m e n t i , come avrebbe potuto il grande piazzale dell'Aven- La grande massa, quasi genovese, dell'Albergo di Russia,
romano più come un pezzo d'epoca, dal profilo r e t r o s p e t t i - preparazione ad una scenografia, la scenografia della siste- tino del Valadier, proposto come gesto napoleonico, con- allora in posizione tanto eccentrica, potrebbe considerarsi
vamente sfumato, che come veramente si progettava esso mazione definitiva europea da parte di Napoleone che avreb- v e r t i r s i più tardi nell'impianto di Santo Spirito della Re- oggi ciò che appose l'ultimo sigillo a questa zona... ».
fosse: propaganda politico-scenografica calibrata, tesa allo be dovuto esser dettata da Roma forse nel 1819 e, proba- staurazione, quella chiesa votiva donata con tanto imbarazzo
scopo di suscitare entusiasmo per un governo universale. b i l m e n t e , in occasione del cinquantesimo compleanno del¬ dallo zar Alessandro al Papa?
I Imperatore, il 15 agosto.

9 V. Mariana di San Silvestro di Castelbarco della Verdura, 12 II busto ellenistico di Apollo presentato da Pio VII nel 1817 al James, Fìodericl< Hudson, London and New York 1875; e Michael
restano i Saggi Napoleoniani di Luigi Primoll, Livorno 1905 E Pri- Principe Reggente è un ricordo di questa campagna di costruzioni. Manfredi, A Nineteenth Century « Replica » of Pirro Ligorio's Villa
Memorie Inedite, Torino 1872. Nata nel 1790, durante l'interregno
moll una volta di più in una veste di eminente iniziato, corrobora Fu tra le poche scoperte significative compiute durante le costru- Pia, « Facciata », voi. V, Geneva NY 1973.
/•^l'a?^^ ®' Sardegna (Luigi di San Silvestro, ampiamente le voci della San Silvestro.
1738-1817, resto uno tra gli ornamenti più intrattabili della corte di zioni sul Palatino, e prima di essere trasferito a Windsor venne
annoverato per molti anni, assurdamente, tra le chinoiseries di 15 Per un pieno apprezzamento del genio gastronomico di Rossini
lorinoj. La Contessa di San Silvestro, amica in gioventù di Mme w V. Janos Szechenyi, A Hitherto Neglected Prolect of Antonio v. Joseph De Maistre, Les Soirées de Saint Petersbourg, 5" edi.,
De Stael e in seguito più che amica, a quanto si afferma, di Cavour Brighton.
Canova, « Art Bulletin », Voi. XVI, 1972 Lione 1845. Ma Aldo Rossini merita pure di esser celebrato come
non può essere che una testimone attendibile. Benché alquanto il probabile inventore di quel celebre dessert di Manhattan, deno-
13 Capolavoro postumo talvolta attribuito, in alternanza, allo Jap-
distaccata dallo spirito del suo tempo, era persona che vedeva e n ^" P^*"*'' Gy'Ienstierna, A Republican Monument to Empire, minato, per un ambasciatore russo di nascita portoghese e forma-
pelli. Quarenghi morì com'è noto a Pietroburgo nel 1806.
sapeva; e, se il suo racconto può in sé non essere sufficiente, zione anglicana, <• the Nesseirode pie ».
w Per la storia della villa Casamassima, tuttora esistente, v. Henry
A questo punto lasceremo padre Mulcahy alle sue note in
calce ed alle sue fantasie. Egli ci ha o f f e r t o una guida indi-
spensabile; ma ci ha pure lasciato nella posizione di ar-
cheologi classici all'antica, che cerchino di ricostruire un
monumento o una statua distrutta partendo dai resti più
f r a m m e n t a r i ; e, pur u t i l i , le sue informazioni sono talvolta
un P O troppo selettive ai nostri f i n i . Così, mentre fa un
breve cenno al c i m i t e r o monumentale degli Illustrissimi pa-
dre Mulcahy è stranamente reticente in merito ai successivi
sviluppi del Celio, che le proposte del Valadier sembrano
garantire. Ci riferiamo all'elegante quartiere M a t t e l realiz-
zato senza alcuna grave mutilazione della villa Mattei- alla
sequenza di spazi (oggi piazza Cattaneo e largo Giuseppe
Terragni) che vi conducono dal Colosseo; agli interventi di
von Klenze in Santo Stefano, spesso considerati dubbi- e
pertanto, a differenza dal nostro mentore gesuita, suggeriamo
che I Accademia Bavarese del medesimo architetto, situata
immediatamente alle spalle della chiesa, nell'ex-vigna del
Collegio Germanico, sia un edificio che, con t u t t e le sue
successive associazioni coi Nazareni (affreschi di Schnorr
von Garoisfeld ecc.) esige sempre più di essere registrato
e riconosciuto. "

Se tuttavia queste prove della pietà bavarese ottocentesca


non sono state prese in considerazione da padre Vincent
quanto e più strana la sua descrizione degli sviluppi del¬
I A v e n t i n o ! Qui infatti egli si concentra esclusivamente sulla
grande terrazza e sui successivi annessi russi, e non fa il
m i m m o cenno di molte altre cose degne sicuramente di nota.
Alludiamo all'Orto Botanico, con le sue « armoniche » deci-
samente padovane (venne forse anch'esso eseguito dallo
Jappelli?); ali interessante, benché apparentemente decora-
tiva sequenza di fortificazioni che partono dal ponte di Por-
ta Portese; al parco pubblico, la Pineta del M o n t e Testacelo
che SI incunea nell'area; e alla serie di v i l l e e altri edifici
Cile rammentano vagamente Giulio Romano, Pirro Ligorio e
Claude-lsiicolas Ledoux e che, emergendo dal contesto albe-
rato, abbracciano il circuito del Circo M a s s i m o sul lato sud
ovest Ma anche a proposito di Santo Spirito padre Mulcahy
che chiaramente detestava in blocco il programma di questa
chiesa, tace pure misteriosamente a proposito della sua
iconografia. La grande terrazza piranesiana d e l l ' A v e n t i n o i
I suoi riferimenti a Diocleziano e a Robert A d a m i La sua
sovrastruttura, che tanto suggerisce Durand! Sembra che l'es-
senza di questa grande terrazza, tanto ben concepita da
Alessandro I, sia completamente sfuggita all'esame di Mul-
cahy. Forse che troppi anni nel Mid-West americano ave-
vano attutito la sua nativa sensibilità irlandese? In qual
modo i n f a t t i , a l t r i m e n t i , avrebbe potuto mancar di recepire il
messaggio? A d un'estremità della terrazza 1 Cavalieri di Mal-
ta; e ali altra (come replica del Castello Savelli) il nuovo
priorato dei Cavalieri della Restaurazione — quell'Ordine per
la maggior parte attinto alle province baltiche, che venne
per tanto tempo indebitamente favorito da Pio IX e Leone XIII i
Analogamente padre Mulcahy, la cui sensibilità era sempre
compassionevole ed espansiva, decide di ignorare la pro-
posta conversione di Santa Francesca Romana e dei t e m p l i
di Venere e Roma in caserme per le Gardes Imperiales In
v e n t a , mentre si concentra frequentemente su minutiae mì- J-^^'^Po Santo degli Uomini Illustrissimi; 2. Quartiere
nutiae alquanto più importanti come queste sono spesso da tratte,; 3. Piazza Cattaneo; 4. Largo Giuseppe Terragni- 5 S Ste
fano Rotondo; 6. Accademia Bavarese '^'^'^^m, o. c. ^te- 143
lui disdegnate; e forse noi pure dovremmo compiacerci che
questo particolare progetto non venisse mai messo in can-
t i e r e . Tuttavia, i silenzi di padre Mulcahy per quanto riguar-
da tante altre cose ci pongono, dobbiamo confessarlo, in
grande d i f f i c o l t à .
Come ci si poteva attendere, ogni suo interesse bruscamente
cessa al 20 settembre 1870; e anzi, dal 1848 in poi, egli è
ben poco disposto ad una attenta considerazione. Poiché,
malgrado tutta la sua democrazia del Mid-West, padre M u l -
cahy non ama il Risorgimento, i garibaldini e Casa Savoia.
Nel 1870 sarebbe stato nemico implacabile di chiunque si
raccogliesse intorno alla Corte, così stranamente assortita,
del Quirinale. Ma se quasi costituzionalmente egli era anti-
piemontese, la sua ritrosia a commentare quanto egli con-
siderò un'usurpazione sfocia in alcune ingiustizie g r a v i ; e
qui alludiamo al suo evidente r i f i u t o di discutere l'attuale
situazione del Circo Massimo e del Palatino.
Il Circo Massimo, sebbene mai fosse una nuda piazza d'armi,
fino a quasi il 1870 mantenne un carattere neoclassico al-
quanto severo. Circondato, dal Valadier, di un canale poco
profondo che ne restituiva il profilo originale, e dotato di
un apparato di balaustrate, ponticelli, obelischi e statue, si
è tentati di assegnare alla sua configurazione durante quegli
anni un'ulteriore fonte padovana; e Stendhal, confrontando-
lo col Prato della Valle, ovviamente pensò a questo collega-
mento. Ma benché anche dopo la risistemazione della zona
Intorno al 1880 resti palese il ruolo svolto da questa fonte,
è impossibile non interpretarlo nel contempo sia come un
tributo alla villa Adriana di Tivoli, sia come un commento su
larga scala ai giardini d'acqua di Bagnala.
Valle arcadica, che rinvia rozzamente al giardino magico del-
ì'Hypnerotomachìa, densamente racchiusa da uno schermo
di pini, palme, oleandri e rododendri, il Circo M a s s i m o , forse
la più seducente fra t u t t e le celebrazioni romane dell'acqua,
nel suo ruolo attuale di ninfeo e boschetto ha sempre di-
sturbato l'erudito; ma divenne immediatamente luogo di ri-
trovo tra 1 più popolari; e in quanto tale, non poteva che fa-
vorire ulteriori importanti attività locali, in primo luogo il
viadotto Margherita del 1893.

Questo ponte, di solito considerato poco f e l i c e , che collega


1 giardini dell'ex-villa Albani col piazzale dell'Aventino, sem-
bra essere stato ritenuto improvvisamente indispensabile;
per gli stucchi accurati e la struttura in ghisa sta in diretto
rapporto con ulteriori campagne edilizie sul Palatino.
Padre Mulcahy pubblica le proposte di Valadier per il palaz-
zo imperiale, notando che i lavori furono iniziati, ma disde-
gna di parlarci della loro sorte successiva; m e n t r e , non oc-
corre dirlo, durante il periodo 1814-70 quest'edificio incom-
piuto non poteva che costituire un grave imbarazzo per il
Papato. « Mezzo sacrilegio e mezzo nostalgia », per impie-
gare qui le parole con cui Siegfried Giedion caratterizza il
palazzo di Schinkel sull'Acropoli per re Ottone di Grecia,
gli edifici di questa scenografia napoleonica erano già troppo
avanzati e troppo solidi per renderne anche solo pensabile
la demolizione. C'è qualche indizio che qui lo zar volesse
insediare la Santa Alleanza; e, come t u t t i sanno. Lord Byron
passò un Inverno estremamente disagevole tentando di abi-
tare, in compagnia di Teresa Guiccioli, quelle sale non riscal- , Aventino 1. Terrazza dell'Aventino; 2. S. Spirito della Restaura-
dablll; ma non parleremo qui delle c o n s i m i l i circostanze in zione; 3. Villa Casamassima; 4. Albergo di Russia; 5. Orto Bota-
nico; 6. Palazzo dei Cavalieri della Restaurazione; 7. Palazzo Laetitìa. 145
profilarsi quanto piò b e t c m ^ S i I^Zl!i 7e2Z'nr '

la m a r c o n t r i b u ! s'énTa t b L i n ' ^ ^ ' ^ ^ f^a Por-


rinale (era pr mo D a l a t n « 1 " '^«"^«"ìenza » del Qui-
l'antioa r e s i i e n z a papale era se^^^ raggiungibile); ma nel-
incongrua - il sento p « L , ! S un'atmosfera

Emanuele da situare s u f pal^tTnn "^""""^.«"t" « Vittorio

commemorare I r a S n a i S o S " '"«"1===" '"sl

m e n t o ; e, se nJn poteva K r s f d u r . J m h % ' ' Z


petesse col Vittoriano fu our fn „ " . ' ' ^ ^ ^"f^"
cospirazione i n t e r n L i o n a l e ' d e g ^ a S o g I T e n n e ' ' ' ' r J '
e s, rese disponibile una parte d d P a S o

ancrse^'seTzfdlbi^-1 g l ^ è t t ^ ^ ^ ' ' - - - ^ "


poco discutibile che tra c h M n t e r S n n r ' ^ c ^ E' «^«n

A questo punto, resta poco da dire Maln.oH^ r .

rovina. „ „ „ . pl^,' r S a ^ X a ^ ; ; " ; ™ , rS^ou'


allegato, abbiamo scelto di presentarlo come se fosse stato La diversione che precede, un po' troppo dilungata, è ispi-
costruito secondo gli intenti. Anche in altre zone ci slamo rata alla solennità dell'occasione e del luogo. Rispetto sia
assunti libertà comparabili: aggiungendo al piano del Vala- all'una che all'altra, sarebbe stato possibile adottare un at-
dier contributi di architetti successivi (Santo Spirito, l'Ac- teggiamento distratto e compiere un gesto, o semplicemente
cademia Bavarese ecc.) che sembrano suggerirne o dila- ironico o laconico. Ma abbiamo deciso a l t r i m e n t i .
tarne i t e m i , e non mostrando il viadotto, che f u , dopo t u t t o , A quanto crediamo, uno degli scopi di questa mostra è una
demolito nel 1937. Siamo inclini a sospettare che, quantunque critica trasversa delle strategie urbanistiche tardo-ottocen-
approvato da Napoleone, secondo i c r i t e r i propri del Vala- tesche e, particolarmente, contemporanee; e su ciò non pos-
dier lo scenario urbanistico di San Gregorio rimanesse irri- siamo che concordare. Potremmo proporre di erigere sul Pa-
solto, e suscettibile di correzione; e in particolare ci ren- latino un frammento della ville radieuse; sull'Aventino un
diamo conto di quali problemi egli si trovasse di fronte alla f r a m m e n t o delle fantasie di Ludwig Hilbersheimer; sul Co-
terminazione della via Appia. Unitamente alla chiesa di Santa losseo e sul Circo Massimo una struttura spaziale; ma pro-
Caterina di Alessandria (tempio egizio cui padre Mulcahy trarre gli errori e i successivi atti di irresponsabilità del-
opportunamente dedica note), egli propose qui un'università l'architettura moderna in nome di un puro d i v e r t i m e n t o o di
0, seguendo il modello degli Invalides, intendeva collocarvi una dubbia attestazione d'avanguardia non ci sembra un
un ospedale? Uno fonte privata di informazione (che non pos- modo troppo proficuo di procedere. Noi riteniamo che, nel suo
siamo divulgare) ci ha fatto notare che, in quest'area, i disegni complesso, l'architettura moderna sia stata una catastrofe
alla Bibliothèque Nationale sono invariabilmente ridondanti, t e r r i b i l e , o quanto meno una t e r r i b i l e lezione, che è meglio
imprecisi e carichi di suggerimenti contrapposti; e così dityientlcare; e, sebbene talvolta ci si meravigli del perché
infatti ci saremmo a t t e s i . In ogni caso, presentiamo la zona un'idea — evidentemente ottima — abbia potuto essere tanto
come il recinto accademico che oggi è; sotto molti aspetti, facilmente tradita, non vediamo motivi di indulgere in pseu-
e qualcosa che curiosamente precorre il piano del Rockefeller do-rammarichi o esibizioni di tipo satirico.
Center (gli architetti del Rockefeller Center hanno potuto Invece, poiché uno fra gli scopi è quello di estrapolare dal
consultare precocemente l'archivio Valadier?); e notiamo che, Nolli una Roma che avrebbe potuto essere e non f u , abbiamo
adiacente a tutto questo, allineato col Septizonium e di fronte inventato una storia che avrebbe potuto essere e non f u .
ad esso, Valadier progettò un e d i f i c i o , palazzo Laetitia, me- Ci scusiamo col vero Vincent Mulcahy per II dotto gesuita
more in qualche modo di villa Madama e destinato a quel Ipotetico, e alquanto eccentrico, che ci siamo permessi di
tempo ad essere la residenza romana di Madame Mère. 0 inventare in suo nome. Parimenti ci scusiamo con le ombre
sono queste, almeno, le indicazioni frammentarie che ab- del Cardinal A l b a n i , di Giuseppe Valadier, di Napoleone e
biamo tratto dall'indispensabile catalogo di Mulcahy; e con- della Regina Margherita per gli usi svariati cui abbiamo
seguentemente abbiamo riprodotto quest'edificio (un tempo adibito le loro diverse reputazioni. Unitamente a padre Vin-
villa Monmouth ed oggi Ambasciata del Canadà) come qual- cent, essi sono stati le nostre cinture di sicurezza; ma, se
cosa di Ibrido — facendo concessioni, nel contempo, sia al avessimo avuto a che fare con un'altra zona della città —
Valadier che alla sua situazione attuale. meno sacra e meno centrale — non avremmo senza dubbio
avuto bisogno di loro e, quasi certamente, avremmo svi-
luppato un tipo di argomentazioni del t u t t o diverso.
Tuttavia, così come stanno le cose ed entro i l i m i t i del mo-
dello del Nolli, abbiamo cercato di fare una Roma plausibile,
una città che appartenga alla categoria di quelle impossibili
ma a t t e n d i b i l i ; e la nostra storia fittizia è stata, per la mag-
gior parte, un alibi per un impegno topografico e conte-
stuale. Infatti, nel presumere che Roma Interrotta implichi
una condanna della maggior parte degli orrori perpetrati do-
po il 1870, abbiamo cercato di costituire un f r a m m e n t o della
città atto ad apparire non piij che un'estensione « naturale »
della Roma « antica » del Campo Marzio, una città di brani
discretamente disposti e di fatti locali interattivi, una città
che rappresenta un insieme di intenti anziché c o s t i t u i r e la
manifestazione singolare di una qualsiasi idea onni-coordlna-
t r i c e e immediatamente evidente.

A l t r o non sapremmo dire, salvo che estendiamo il nostro


ringraziamento a Bryant Baker, Susan Bower, Steven Leet,
Robert Scymanski ed altri che desiderano serbare l'anonimo
e che hanno partecipato all'elaborazione dei nostri disegni
Colin Rowe,

150
L'architettura è una tra le svariate for- porto tra un oggetto e un edificio da
me simboliche che l'uomo ha prodotto un lato e il paesaggio o II suolo di una
per conferire al proprio ambiente or- città dall'altro. Se si assume che l'edi-
dine e significato. Si ritiene che il mi- ficio si inserisca in un paesaggio pri-
to e le idee rituali che s'incarnano in mitivo 0 profano, mediante una certa
un'architettura he siano la s t r u t t u r a collocazione si designa all'interno di
tematica. Si ammette che, in un codi- esso un ambito particolare e consa-
ce architettonico, gli atti m i t i c i e ri- crato. La distinzione tra il fuori e il
tuali si simbolizzino negli elementi af- dentro, tra profano e sacro, offre il va-
fini all'architettura in se stessa, ele- lore simbolico essenziale e primario
menti quali porte, f i n e s t r e , m u r i , soste- mediante il quale l'uomo comprende
gni ecc. La manifestazione fisica di un la propria posizione entro quel conte-
codice architettonico è un'astrazione sto. Occorre esaminare anzitutto il rap-
tratta da queste aspirazioni m i t i c h e ed porto dell'oggetto-edificio rispetto al
atti rituali. SI può intendere l'importan- terreno, ed anche l'idea, piij collettiva,
za della funzione simbolica nell'archi- del rapporto di un edificio rispetto ad
tettura supponendo che l'uomo primi- un altro edificio, in relazione al terre-
tivo ricostruisse l'involucro della sua no. La differenza essenziale tra queste
caverna entro II paesaggio aperto. L' due situazioni — l'oggetto Isolato e gli
idea che la capanna primitiva sia la oggetti mutuamente relazionati — con-
caverna stessa riesumata colloca la siste, a nostro avviso, nel fatto che nel
proposta simbolica in equilibrio rispet- primo caso viene accentuata la rela-
to alla necessità pragmatica di un ri- zione dell'uomo con la fisicità dell'og-
paro. Il che condurrebbe e presumere getto In se s t e s s o ; nel secondo, si po-
che quando l'uomo moderno seguita ne l'accento sul vuoto che la relazione,
a costruirsi un riparo, sia parimenti fra gli oggetti rende loro comune.
coinvolto in analogie simboliche. Abbiamo scelto, per illustrare i tipi del-
Certo, l'uomo vede In se stesso il sim- l'organizzazione urbana, quattro edifici
bolo primario del proprio universo, e di Roma. Da ciascuno di essi abbiamo
cerca di conferire ordine allo spazio astratto caratteristiche particolari, rico-
che occupa chiarificando la propria po- noscendone i valori formali e s i m b o l i c i ,
sizione all'interno di esso. L'Idea di tali che a questi edifici si chiede di
contesto e della propria presenza en- costituirsi come modelli che rappre-
tro il contesto o entro il paesaggio ur- sentino la transizione dall'edificio-og¬
bano ha qualcosa a che vedere con getto allo spazio-oggetto. Progressione
una situazione di centralità, col rico- che non va pensata come necessaria-
noscimento del vuoto all'interno del mente lineare. In ciascuno di tali mo-
quale si sta e di cui si partecipa. Per delli, noi sottolineiamo le aspirazioni
conoscere e comprendere tale conte- simboliche dell'uomo relative alla sua
sto è necessario centralizzare la pro- propria postura entro il suo contesto,
pria postura fisica e i propri pensieri sia che esse si identifichino con la
all'interno di un determinato luogo. configurazione dell'edificio, sia che si
Perciò, onde comprendere il proprio esprimano nella configurazione del vuo-
contesto, potrebbe risultare utile clas- to. Non consideriamo esclusivi questi
sificare i t i p i dell'organismo urbano quattro m o d e l l i . E' scontato che stiamo
che incarnino, nelle proprie caratteri- esaminando, in ciascuno dei quattro
stiche f i s i c h e , le aspirazioni simboli- casi, le tendenze formali dominanti, e
che dell'uomo. In una situazione di al- che riconosciamo l'esistenza di temi
ta densità urbana, gli oggetti sono visti secondari che richiamano alla mente
In relazione l'uno con l'altro e col ter- modelli d i v e r s i , anch'essi forse ade-
reno. All'opposto dell'oggetto v i s t o iso- guati. In ultima analisi si dovrebbe
lato nel paesaggio, la condizione ur- giungere a riconoscere questi t i p i , nel-
bana esige che si comprenda II vuoto la loro autonomia e nel contempo nelle
condiviso dai vari edifici in base alle loro mutue dipendenze, in qualsiasi
relazioni fra gli edifici stessi ed alla configurazione urbana che possa chia-
nostra capacità di riconoscere II no- marsi completa o totale.
stro campo d'azione entro quello spa- Per cominciare II discorso, abbiamo
zio comune. scelto II cosiddetto Tempio di Mlner-
MICHAEL GRAVES, PRINCETON
153 va Medica per Illustrare un edificio
PORTA MAGGIORE Importa chiarire le idee circa il rap- 152
7 che pone l'accento sulla propria ogget-
La superficie di accesso marca perciò
tualità /. Minerva Medica è stata so-
prattutto scelta a rappresentare una t i - la transizione dall'esterno all'interno,
pologia formale fondamentale: l'ogget- dal paesaggio profano ed aperto al vo-
to centralizzato entro un paesaggio. E' lume sacro Interno, e pertanto fissa la
una figura positiva e circonclusa, che relazione dell'uomo col paesaggio e
viene colta o percepita in quanto tale l'edificio. Benché il piano frontale che
in ragione della sua configurazione geo- contrassegna l'entrata sia v i s t o soprat-
metrica piuttosto semplice. Ce ne ser- tutto come superficie più che come
viamo come dato di partenza, tuttavia, spazio virtuale, sullo spazio esso eser-
per riferirci ad aspirazioni piìj primi- cita un e f f e t t o ; può Implicare un pre-
tive 2. cedente asse di movimento e stabilire
un orientamento assiale rispetto al luo-
L'oggetto centralizzato nel paesaggio go ove si conclude. Inoltre, consente
è una manifestazione diretta del ritua- di comprendere una zona antistante,
le dell'abitare. La capanna p r i m i t i v a è un ambiente precedente, entro il qua-
realizzata come replica della caverna, le l'uomo può trovare il proprio cen-
non semplicemente nel senso pragma- tro, consentendogli così di Identificarsi
tico di riparo, ma anche come rilievo con l'ediflclo-oggetto 7.
o montagna, ad imitazione simbolica Quando si comincia a considerare un
del paesaggio 3. E' importante fare una insieme di edifici o gruppi di e d i f i c i , a
distinzione tra la necessità pragmatica contrasto con l'ediflclo-oggetto nel pae-
di riparo nella caverna e la rappre- saggio aperto, si può pure presumere
sentazione simbolica del riparo nella che il vuoto fra tali edifici sia consi-
capanna che replica la caverna. La rap- mile all'ambiente implicito che prece-
presentazione del riparo viene chiari- de il portale. Benché quest'Idea di uno
ta dal singolo centro e dallo spazio cen- spazio condiviso sia generalmente pre-
tralizzato inerente alle caratteristiche sente in qualsiasi fatto urbano, potrà
geometriche e volumetriche della for- tuttavia essere Interessante esamina-
ma. L'uomo identifica in se stesso il re villa Madama per vedere come la
centro dell'oggetto, sia fisicamente, sia sua configurazione suggerisca l'idea
con l'immaginazione 4. M e n t r e s'imma- urbana di un vuoto condiviso, pur sen- 8
gina all'interno, è anche capace di ca- za connettersi a costruzioni adiacenti 8.
ratterizzarsi come esterno all'oggetto. Villa Madama, quale venne realizzata,
Il riconoscimento della distinzione tra è un f r a m m e n t o della proposta origi-
chiusura interna ed esposizione ester- narla. Nella sua condizione di comple-
na gli conferisce la capacità di com- tamento parziale, o f f r e un modello op-
prendere la relazione oggetto-paesag- portuno per la descrizione di caratteri-
gio nella sua totalità formale 5. stiche opposte a quelle di Minerva Me-
Il portale, o il portico, è un gesto di- dica: villa Madama sottolinea il vuoto
retto a mediare la chiusura, che l'og- come configurazione; Minerva Medica
getto o f f r e , e l'esposizione in campo sottolinea come tale II volume esterno.
aperto. A g i s c e come tempio dello spa- Una configurazione possiede una defi-
zio, come zona delimitata e sacra che nizione tridimensionale; pertanto in es-
articola questa regione di trapasso tra sa vi sono aspetti che riguardano un
il dentro e il f u o r i . Il carattere di so- centro, o un centro multiplo, ed altri
glia che la superficie del portico pos- che riguardano l'involucro. Lo spazio f i -
siede costituisce un modo di fissare gurativo viene creato dalle superfici
un gesto per così dire faccia a faccia, verticali che ne definiscono I l i m i t i ,
che accetta l'approccio dell'uomo. L'ar- siano esse le pareti di una stanza o le
chitrave, in quanto elemento architet- facciate di gruppi edilìzi.
tonico che articola il passaggio dal- Mentre villa Madama non può contare
l'esterno all'interno, è il primo elemen- sulla prossimità di altre costruzioni,
to che può considerarsi essenziale, possiede le caratteristiche primarie
perché possiede una giustificazione che, in una situazione urbana di mag-
pragmatica a sostegno dell'apertura ed giore densità, sono o f f e r t e dal poten-
anche perché fissa, nella dimensione ziale di uno spazio vestibolare di vuoto
verticale, l'associazione antropomorfica contenuto o occupabile nel gesto Invo-
di un confronto faccia a faccia col pia- lucrante della propria facciata. La fac-
no di passaggio 6. 154 '5 d a t a dell'edificio e la corte che vi an-
tìstà agiscono in relazione di mutua giore livello di distinzione tra l'ambito
reciprocità per differenziare e combi- pubblico e quello privato, diminuisce
nare, con qualche grado di simultaneità, la possibilità di collegarsi al successi-
le due idee dì portico e dì arrivo. Un vo e piij ampio livello di ordinamenti
altro aspetto della configurazione del- spaziali. D'altro canto, mentre l'esem-
l'edificio è offerto da un salto di scala. pio dei Pellegrini trae il proprio inte-
Considerando la villa quale essa è, la resse dalla fluidità, non evidenzia quel-
si può anche vedere nella sua t o t a l i t à , la distinzione tra ambito pubblico e pri-
quasi fosse semplicemente un portico vato che si individua nelle connessio-
o una soglia rispetto al retrostante ni opache di ambienti In villa Adriana.
giardino. Questi quattro modelli e le loro sottili
Se si vuol considerare come delimita- distinzioni suggeriscono tendenze che
ta, e pertanto alquanto opaca, la ca- si ritrovano nel paesaggio urbano; non
panna primitiva col suo portico unita- intendono implicare una classificazio-
mente all'ambiente Implìcito che la ne urbana totale. Si può dire che qual-
precede, si possono considerare le siasi composizione urbanistica degna
multiple letture consentite da v i l l a Ma- di interesse comprenderà sicuramente
dama come implicanti un certo grado le virtualità di t u t t i e quattro i m o d e l l i ,
di trasparenza urbana, nel senso che in quanto essi non sono affatto mutua-
l'edifìcio viene visto sia nella sua or- mente e s c l u s i v i , ma in realtà dipen-
todossa funzione dì separare, sìa nel- dono l'uno dall'altro così da costituire
la sua ulteriore capacità di mediare tra una piij ampia unità.
spazi esterni, anticorte e giardino. L'edi- Nello sforzo di approfondire la virtua-
ficio agisce In quésto caso simulta- lità di questi diversi tipi combinati, il
neamente come portico, muro e volu- nostro schema per il quartiere San
me solido. Giovanni In Laterano-Porta Maggiore ha
Si possono ritrovare c o n s i m i l i condi- utilizzato f r a m m e n t i di aspetti signifi-
zioni di opacità o trasparenza conside- cativi d e i r e d l l l z l a romana. Abbiamo cer-
rando la città come una serie di strati cato di giustapporre la Roma antica 11
0 come una griglia continua. M e n t r e ì e quella settecentesca 12, ed i nostri
primi due modelli sono stati v i s t i so- presupposti moderni. La giustapposi-
prattutto come singoli e d i f i c i , i nostri zione di queste t r e epoche viene con-
successivi due modelli possono esami- siderata contrastante rispetto alla con-
narsi come organizzazioni piij collet- figurazione della Roma attuale 13. Sia-
tive, dotate pilli di un'accentuazione mo del t u t t o persuasi che l'attuale tes-
dei collegamenti interni che della ca- suto urbano, v i s i b i l e nei tracciati di
pacità dì essere percepiti all'esterno. sfondo, non trae pienamente vantag-
Ponendo a contrasto villa Adriana 9 con gio dalle situazioni figurali dell'oggetto
la chiesa e l'ospizio dì Trinità de' Pel- e/o dello spazio.
legrini 10, è possìbile confrontare gli
ambienti In serie, collegati con una Quest'identificazione uomo-spazio è en-
certa misura, del primo esempio, col demica rispetto alle aspirazioni simbo-
carattere piij trasparente della fluida liche di una cultura architettonica. Ab-
rete di passaggi e pause nel secondo. biamo cercato di o f f r i r e , mediante 1
Mentre ambedue appaiono organizzati f r a m m e n t i dei t r e periodi che abbiamo
in funzione dell'interno, lasciando che prescelto e mediante 1 nostri modelli ze fra 1 diversi f r a m m e n t i , ed i legami
l'esterno non sia che la risultante di urbani, una tensione piij varia tra le che li univano. In v e r i t à , sembra po-
tale organizzazione, v i l l a Adriana appa- attività e le loro caratteristiche for- t e r s i presumere che a sua volta il no-
re linearmente disposta su direzioni mali, che a loro .volta Implicano una stro quartiere dipenda da ciò che gli
preferenziali; nei Pellegrini Invece si consimile disparità di usi. SI potrebbe è adiacente. I f r a m m e n t i , in quanto pro-
propone una piij ambiziosa rete dì mo- anche dire che nello scegliere fram- posta urbana, benché per loro stessa
vimenti. menti piij f i g u r a t i v i , quali 1 giardini in- natura i n c o m p l e t i , vengono considerati
tesi come chiave di volta, sì cerca di come aspirazione positiva. Come villa
Si può scorgere nell'esame di questi impiegare gli elementi del nostro lin- Madama, nella sua attuale condizione
due t i p i una distinzione fra la defini- guaggio architettonico non soltanto nel- di f r a m m e n t o , ci invita a pensare a un
zione ambientale discreta dell'architet- la loro collocazione ortodossa, ma an- ordine piij completo, così pure la c i t t à ,
tura classica e l'Idea moderna di flui- che nella comprensione del loro poten- nella sua attuale condizione costruita,
dità proposta da Le Corbusier con la ziale quali analogie simboliche. In t u t t o può impegnarci ad effettuarne comple-
pianta libera. M e n t r e la dimensione il nostro schema abbiamo tenuto pre- t a m e n t i , ricorrendo alla nostra memo-
discreta degli ambienti o f f r e un mag- 156 senti nella nostra mente le dipenden- ria culturale 14, 15, 16.
14

160 181
16S ROB KRIER, WIEN
ROMA INTERROTTA
paesaggio trasformato dall'uomo.

16f167
16; 169
T

le mura.

170 171
// ponte.

172 173
I'l79
ALDO ROSSI, MILANO
PROGETTO: RICOSTRUZIONE DELLE TERME ANTONIANE E DEL-
L'ANTICO ACQUEDOTTO CON MODERNISSIME APPARECCHIATURE
DI RISCALDAMENTO E REFRIGERAZIONE AD USO DEI NUOVI
IMPIANTI BALNEARI PER SVAGO, AMORE E GINNASTICA, CON
ANNESSI PADIGLIONI IN OCCASIONE DI FIERE E MERCATI.

ALDO ROSSI
MAX BOSSHARD
GIANNI BRACHIERI
„ ARDUINO GANTAFORA
i3 PAUL KATZBERGER
I C^temài S.bisto Jiicostra\ioiie ddk Tènrie Anìoniamedsnknlko Acquedotto con modernùsime
a Ihdi^am ptrfmv fiPisLim
3 (àia d^àrguB appsreccJiialure diràcaldamenlo enfrigemiioneaduso deimorìimpianh'biìmm, IsCàbtne balneari
I immura pu5ya.qo,am}rveqimaitica.,conanneaiipadiyUonixnocca5Ù)nedifieree mercati^
5 Jmparttgtermiée 15 Aiijuedallo Àntontàna
6 ^twneàac^aa fffbnhle
r Kertdto n Tea k}me
td Kurd di Kimiiam
19 Mmue di Sepokro
lùFmtam mmumeirìale lùSu Balbina.

Questo progetto non si riferisce a qualctie ipotetica alterna- teresse palesemente non innocente, come non sfuggirà alla
tiva alla crescita della c i t t à ed è i n d i f f e r e n t e ai rapporti con critica pili attenta, è per gli i s t i t u t i t e r m a l i .
la c i t t à / in particolare con la c i t t à di Roma o di Roma in- Qui un rapporto con Roma e s i s t e ; è certo che le Terme vis-
t e r r o t t a . Anche perché ogni interruzione presuppone un le- sute dagli antichi romani erano edifici abbastanza s i n g o l a r i .
game, storico e psicologico, che, nel caso s p e c i f i c o , gli au- Piaccia o no la pianta delle Terme, da noi f e d e l m e n t e ripro-
tori non possono bene valutare. dotta, con le sue sale, salette, absidi, c a m e r i n i , piscine,
Se il progetto avesse un motto esso sarebbe decisamente bagni, ecc. è una contaminatio e non solo nel senso sin-
questo: ceci n'est pas une v i l l e ! Infatti è uno s t a b i l i m e n t o t a t t i c o e architettonico. E' indubbio che in questa contami-
t e r m a l e . (L'uso della lingua francese, di cui ci scusiamo, è nazione spaziale si era perso il rapporto tra Eros ed edu-
r i f e r i t o ad un recente saggio c r i t i c o ) . cazione ginnica — vanto di piij antiche c i v i l t à — e persino
Il progetto si serve invece di alcuni e l e m e n t i e s i s t e n t i , co- all'occhio freddo di un'analisi puramente d i s t r i b u t i v a le Ter-
me t e r m e e acquedotti, opportunamente restaurati, come me dimostrano che l'amore, sia pure nel suo senso più
scorciatoia compositiva: il vero interesse degli autori, in- elevato, era anche commercio.
In questo senso nel t i t o l o abbiamo parlato di svago, amore nel suo f i l m « S o f f i o al c u o r e » descrivendo nefandezze so-
e ginnastica anche citando per gusto letterario e senza ap- ciologiche e f a m i l i a r i che sembrerebbero estranee non tanto
parente connessione logica un celebre s c r i t t o di Edmondo alla morale quanto alla sensibilità moderna.
De A m i c i s .
Esempi più positivi a cui ci siamo rifatti sono quelli dei gran-
Ma la storia delle Terme continua oltre Roma: personalmente di architetti « Prix de Rome » nelle loro ricostruzioni, alla
abbiamo visitato costruzioni termali antichissime nelle A l p i scuola archeologica romantica francese e tedesca, alle im-
svizzere dove sembra si curasse il grande Paracelso (Con¬ magini fondamentali per la nostra educazione classica di CeciI
; statando, con tristezza, il grave stato di Incuria in cui ven- B. De M i l l e e altri registi di Hollywood come al Satyricon
gono lasciate nonostante la nota attenzione che questo paese felliniano.
presta ai propri m o n u m e n t i ] . Infine, per la comprensione del progetto, bisogna tener conto
Che poi l'istituto termale raggiunga nel secolo scorso il suo della medicina che dovrebbe dare senso a questi grandi spazi
massimo splendore è fenomeno per così dire irrilevante al e bacini d'acqua adibiti a cure idroterapiche ed ellotermiche
fine del nostri m o d e l l i : lo lasciamo con le sue luci e le sue nonché a t u t t e le moderne applicazioni della fisioterapia e
mezze luci quali il regista Louis Malie lo ha voluto analizzare della chinesiterapia, di cui gli autori, al difuori di ogni ghetto
mÈà

sezione sulla casa dell'acqua. Olio su tavola 70x40.

disciplinare, sono convinti assertori, concordando inoltre con gilè attenzione degli altri creando così una continua tensione
le piij moderne visioni mediche che preferiscono non distin- non priva di elementi spettacolari.
guere chiaramente tra l'aspetto f i s i c o e psichico della ma- Chiaramente leggibili sono gli altri elementi del progetto:
lattia e favorire in ogni caso la libertà, la fraternità e la fontana, casa da te con passeggiata e trampolino, cabine per
promiscuità tra gli utenti dell'istituzione. spogliarsi o proteggersi dal sole o altro, e infine « la casa del-
Per questo si è previsto un grande e profondo bacino d'acqua, l'acqua ».
eliminando la differenza tra le varie vasche che, t u t t o con- La « casa dell'acqua », per il suo stesso nome, è forse l'in-
siderato, se protegge l'infermo da un eventuale affogamento venzione piij bella di questo progetto; certamente essa con-
lo espone ad un sicuro disagio rispetto al provetto nuotatore tiene le apparecchiature di riscaldamento e di refrigerazione,
e allo sportivo. Al contrario, nel grande bacino, al pericolo ma il suo stesso nome « casa dell'acqua », ci sembra fan-
obiettivo a cui saranno sottoposti alcuni (vuol per Infermità, tastico ed emblematico, fresco e misterioso. Questa costru-
vecchiaia, ignoranza del nuoto ecc.) farà riscontro la piij vi- zione può essere percorsa in barca come un orrido, o diret- 1901S1
sezione sulle Mura Aureliane con vista delle Terme, della casa
del té e dell'acquedotto. Tecnica mista su tavola 60x34.

Thea House. Tecnica mista su tavola 40x60. >

tamente a nuoto da sportivi e subacquei chie potranno esplo- Nella planimetria generale alla vecchia dedica si è sostituita
rare le fondazioni e le tubazioni in una sorta di esplorazione r
una invenzione urbana con edifici diversi e un teatrino su cui
scientifico/ingegneresca che finora mancava. sono posati oggetti d o m e s t i c i . In questa composizione spicca
In ogni caso una passerella di ferro permette ai meno audaci la statua del San Carlone di Arona.
di percorrere camminando l'intero p e r i m e t r o della casa del- Su questa statua gli autori volevano impostare un rebus ba-
l'acqua. sato sul San Carlino A Roma, e il San Carlone A aRona ma
In a to, nella planimetria generale, si trovano gli edifici da non hanno saputo chiuderlo.
utilizzarsi in occasioni di f i e r e , mercati, esposizioni d'arte, Debolezza che non deve distogliere dallo studio di questo
siano esse biennali, triennali o quadriennali. grande progetto che assieme agli a l t r i , siamo convinti (sulla
Le f o r m e di alcune costruzioni sono state liberamente riprese base dei risultati del concorsi e del futuro dell'architettura
da altri p r o g e t t i , altre adattate, altre ancora decisamente in- in Italia e nel mondo) sarà presto realizzato e considerato
ventate. da una provvida amministrazione.
LEON KRIER, LONDRA
I NUOVI CENTRI DI RIONE

Se il mondo deve contenere La crescente generale sfidu- anti-istituzionali all'interno di


spazio pubblico, questo non va cia nel potere centrale, la essi, sostituiranno istituzio-
realizzato per una sola genera- frustrazione nei riguardi del- ni sclerotizzate come la chie-
zione, né progettato solo per le chiese e dei gruppi dele- sa, il municipio e Infine la
chi vive oggi; deve trascende- gati centrali del meccanismo scuola e la casa popolare;
re l'intervallo di esistenza del-
l'uomo mortale; senza questo politico ed economico, dovrà questi centri sociali, noi- pre-
trascendere entro un'immorta- sfociare, nelle nostre c i t t à , vediamo, diverranno I futuri
lità potenziale e terrena, nes- nel decentramento ammini- fulcri della vita urbana e co-
suna politica è a rigore possi- strativo. A nostro avviso la stituiranno I centri f i s i c i e
bile, nessun mondo della co- suddivisione tradizionale di culturali dei rinati rioni.
munità, e nessun « regno » pub- Roma in una quantità di rioni Il tipo edilizio che abbiamo
blico, umano. fisicamente poco estesi e fun- inventato potrebbe ospitare
Hannah Arendt, zionalmente complessi rap- tali centri in tutta la c i t t à ;
Ttie Human Condition
presenta un modello alterna- consisterebbe in una serie di
tivo, atto a bloccare la tra- piazze pubbliche che, nel pro-
sformazione burocratica del- filo di Roma, apparirebbero
la città Jn zone funzionali de- come vasti e d i f i c i . Una co-
purate + controllate. pertura proteggerà le piazze
La continuità della vitalità dei dalla pioggia e dal sole; e i
q u a r t i e r i , e la formazione massicci piloni di sostegno
spontanea di centri sociali conterranno 1 numerosi am-
bienti dei nuovi c e n t r i .
prospetto dei padiglioni con vista sulle attrezzature balneari. 194 195
Benché il trattamento libero degli ordini classici da parte
di Michelangelo ci colpisca profondamente, ancor più ci con-
fonde In lui il senso di praticità unito all'audacia.
Perciò, con un intervento grafico molto semplice, ci siamo
presi la libertà di richiamare l'origine autentica degli ordini,
per chiarire la t r a i e t t o r i a , oh quanto seducente, ma in fin
dei conti disastrosa, di un'architettura che equivoca le pro-
prie originii
L'asilo primevo degli dei sul colle capitolino ci ha poi sug-
gerito un ulteriore tipo edilizio, una piazza coperta per i
cittadini romani.
Sarà importante, per far comprendere il nostro intervento,
spiegare I meccanismi di base che hanno costruito la coe-
renza della città europea ed anche quelli che ora li stanno
distruggendo.
Le strade e le piazze di Roma sono il
risultato di tre t i p i di spazio urbano.
Nessuno fra tali modelli è esclusivo,
perché il tempo e i bisogni spesso so-
stengono o contraddicono una prefe-
renza culturale. Per quanto riguarda i
singoli t i p i , tuttavia, t u t t i e t r e sono
determinati da una relazione dialettica
tra pieno e vuoto, privato e pubblico,
monumentale e urbano; e sono model-
lati in modo da configurare un ambito
pubblico visualmente coerente e col-
lettivamente comprensibile. Per inten-
dere la nostra proposta è importante
qVAORATA
Intendere questi t r e m o d e l l i .
a) i blocchi urbani sono il risultato di un si-
stema di strade e di piazze,
li sistema è tipologicamente classificabile.

La Roma pagana e cristiana era strut- L'articolazione in zone della città mo-
turata da una serie di edifici monu- derna si è risolta nella distribuzione
mentali a finalità politica, militare o re- casuale di t i p i edilizi di natura sia pub-
ligiosa. Questi monumenti costituivano blica che privata. La sua incapacità di
pure 1 punti di r i f e r i m e n t o nel conti- creare un ambito pubblico, la sua pro-
nuum del tessuto urbano (che ironica- pria artificialità e dissipazione hanno
mente è stato eliminato in questa rico- d i s t r u t t o non soltanto la fisionomia del-
struzione di Roma di Marco Fabio le nostre c i t t à , ma anche la loro vita
Calvo). e la loro coesione sociale.
Il loro f i s i c o emergere al di sopra dei
t e t t i della città ha modellato l'indimen-
ticabile silhouette di Roma.
b] il sistema di strade e di piazze è il risul-
tato della posizione dei blocchi.
I blocchi sono tipologicamente classificabili.
Uno spazio pubblico aperto diventa nel contempo un edifi-
cio pubblico, a dimensione collettiva, leggibile nel profilo di
Roma come nuovo fulcro di vita urbana.

Il nostro progetto è il risultato di una riflessione sulla for-


centri^ di rione locali è così sfociata in un'invenzione tipolo-
mazione storica degli spazi urbani da un lato, e sulla rela- gica dettata da un nuovo bisogno sociale.
zione tra monumento e tessuto urbano dall'altro. L'idea di

VI 5 LI
Piazza S. Pietro. ranno stati a quell'epoca temporanea-
Il vasto porticato a pianta triangolare po- mente messi al sicuro in Svizzera, I pro-
trebbe realizzarsi eliminando gli infelici f i t t i delle proprietà italiane saranno usa-
propilei piacentiniani. Anche via della t i , per un breve periodo, per trasformare
Conciliazione potrebbe venire ricostrui- S. Pietro ed altre basiliche in vasti im-
ta. S. Pietro diverrebbe accessibile .sol- pianti termali e centri sociali, capaci di
tanto attraverso la colonnata del Berni- gareggiare in splendore con i loro mo-
ni, in quanto la piazza stessa si trasfor- delli romani classici.
merebbe in un ampio lago e l l i t t i c o ; i Veduta aerea del nuovo centro sociale
nuotatori potrebbero godervi piacevol- in piazza S. Pietro. Tra le nuvole si pos-
mente ombra e riposo. sono scorgere I centri di piazza Navona
Poiché gli interessi bancari vaticani sa- e di via del Corso.

202 203
Piazza iMavona.
I nuovi centri sociali saranno aperti ven-
tiquattr'ore su ventiquattro. Le t o r r i sul
bordo della piazza centrale ospiteranno
ristoranti, clubs, ambienti di gioco e per
spettacoli a r t i s t i c i . I vasti studi in alto
verranno concessi ad artisti e artigiani
nella fase In cui operano per adornare il
proprio rione. Il loro lavoro creativo na-
turalmente si diffonderà (a livelli piij
avanzati di elaborazione) nella piazza; e
per brevi periodi questi spazi saranno
pieni di vasti affreschi o sculture, prima
che vengano t r a s f e r i t i al luoghi loro de-
stinati.
Via Condotti - via del Corso.
La piij vasta delle nuove piazze verrà
edificata sull'Intersezione tra via Con-
dotti e via del Corso. Questo rione cen-
trale assolverà in gran parte alla fun-
zione di un centro internazionale; con-
terrebbe un terminal aeroportuale, e cia-
cun pilone sosterrebbe un immenso oro-
logio che indicherebbe simultaneamente
il tempo locale-di t u t t e le principali città
del mondo. Tali grandi dischi v i t r e i sa-
rebbero illuminati di notte, e assume-
rebbero l'aspetto di altrettante lune nel-
la semioscurità della piazza.
progetti in qualcuno dei disegni
di Piranesi, senza alcuna
ragione se non la convenienza da essi offerta
per la rappresentazione dei nostri i n t e r v e n t i . M e n t r e tali
disegni, graficamente, si
accostano all'autentico tono
cromatico della topografia del N o l l i , in tutta
onestà noi avremmo preferito inserirci nella luminosità
brillante dei disegni di P e r d e r e Fontaine o, persino,
di Letarouilly. Tuttavia, se i grandi piloni
dei nostri spazi dovessero un giorno o
l'altro esser collegati da una moltitudine di ponti
di legno scuro, o attraversati da pesanti
cavi o da strepito minaccioso di catene;
allora, dietro la meticolosa
proiezione della sua luce oscura, e
dietro l'efferato trattamento che egli pratica
sulle aride leggi della prospettiva, noi
cominceremmo, allora, a provar simpatia
per la sua disperazione 208
FINITO DI STAMPARE
NEL MESE DI MAGGIO 1978
DA LUCIANO CHIOVINI IN ROMA