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L’ ARCHITETTURA ROMANICA

NEL NOVARESE
(Continuazione e fine)

CONCLUSIONE

LA CRONOLOGIA

Riesaminando ora nel suo complesso la serie dei


monumenti studiati singolarmente, potremo farci una
idea dell’evoluzione dell’arte romanica nella Diocesi no-
varese.
E’ necessario tuttavia stabilire anzitutto la crono-
logia dei monumenti stessi cioè determinare approssi-
mativamente l’anno in cui sono stati costruiti: fissate
così le linee dell’evoluzione stilistica potremo ricono-
scere il valore degli edifici considerati per l’arte e l’ar-
cheologia medioevale.
I monumenti più antichi sono tutti sprovvisti di atto
di nascita cosicché l’età di essi può essere definita so-
lamente attraverso l’esame ed i confronti: quelli del
sec. XII sono invece in parte datati da documenti sin-
croni.
Pregio ed interesse straordinario hanno per questo
riguardo i “ testimoniali del 1157 ” a cui abbiamo fatto
riferimento ripetutamente nell’esame dei monumenti:
il valore cronologico di essi è tale che vale la pena di
parlarne ancora e di darne qualche maggior notizia.
Fra i canonici di S. Maria di Novara e quelli di S.
Gaudenzio non correva, nel sec. XII, buon sangue: i
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membri del Capitolo Gaudenziano si lagnavano che i


colleghi di S. Maria non lasciavano ad essi la parte do-
vuta di onori e di oblazioni. Secondo un accordo inter-
venuto spettava ai Canonici di S. Gaudenzio la terza
parte delle decime delle “ pievi ” di tutto l’Episcopato
Novarese, l’intervento (secondo la proporzione di uno
su tre) alle consacrazioni delle chiese e la terza parte
delle oblazioni relative, la partecipazione nell’assegna-
zione dei benefici vacanti e nell’ordinazione dei chie-
rici e molti altri diritti del genere; ma il capitolo della
Cattedrale, a quanto pare, in molti casi aveva tratte-
nuto tutto per sé (1).
Il Capitolo di S. Gaudenzio ricorse così al Pontefi-
ce Adriano II il quale nominò arbitro della vertenza
Lanfranco, vescovo di Parma: questi ascoltate le de-
posizioni di molti personaggi ecclesiastici e civili (2),
emise la sua sentenza in data 2 marzo 1157 pronuncian-
dosi altresì sulle contro accuse ritorte dai Canonici di
S. Maria contro quelli avversari (3) : il 3 marzo, cioè il
giorno seguente perfezionò poi la sentenza stessa con
opportuni chiarimenti (4).
Le deposizioni dei testimoni, raccolte in pergame-
ne che si conservano nell’archivio di S. Maria, hanno
notevole importanza per noi poiché ricordano esplici-
tamente molte consacrazioni di chiese della Diocesi col-
l’indicazione (più o meno precisa secondo i casi), del-
l’epoca in cui era avvenuta la funzione.
Purtroppo non mi è stato possibile identificare pa-
recchie delle cappelle citate mentre altre furono di-
strutte e nella visita effettuata sul luogo ho potuto tro-
vare solo più pochi conci di pietra utilizzati nella rico-
struzione: l’elenco di esse è ad ogni modo altamente
istruttivo per tutti i punti di vista ed io lo riproduco
come segue:
16 P. VERZONE

Anni Ecclesia Località ed edificio


1118 - 1119 de Casale Casalvolone - S.Pietro
” S. Martini de Insula [Pettenasco - Oratorio di Crabbia?]
1118 - 1148 Gattigi Gattico - S. Martino
” Gargal. Gargallo - Parrocchiale
” Calusco ?
” S. Julii de Dulzaco Dulzago (Bellinzago) - Parrocchiale
1122 - 1148 Sancti…. de Nibla Nibbia - Parrocchiale
” Petrorii (ecclesia) Proli - Chiesa [Briona - Cimitero?]
” Petrorii (oratorium) Proh - ?
” Petrorii (cella) Proh - “ Cella ”
” Agamii Ghemme
” Dromelitti Dormelletto - Parrocchiale
” Caualli Cavaglio - S. Ambrogio
” Nochi Nocco - Parrocchiale
” S. Marie de Acris ?
” de Valle Antigorio ?
” de Valle Intrasca [Trobaso - Parrocchiale?]
” S. Johannis de Agrada Battistero di Agrate Conturbia
anter. 1157 S. Clementis Novara - S. Clemente
(c. 1125-1157) S. Jacobi Novara - S. Giacomo
” Rimiletri ?
” Nobaroni ?
” Carusti [S. Cristina - Chiesa di Carità?]

” Carugne ?
” Romaniani Romagnano - [Parrocchiale?]
” S. Petri de Lupiaco Galliate - S. Pietro “ di Luppiate ”
” in Conturbia Conturbia - Parrocchiale
” in Conturbia ?
” S. Nicholai de Naui [S. Nicola al Monte d’Orta?]
” Alzado Alzate - Parrocchiale
” S. Marie de Uegleze S. Maria Maggiore - Parrocchiale
” Coimi Coimo - Parrocchiale
” Crao ?
” Macerie Masera - [Parrocchiale]
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Vescovo Consacrante NOTE


Riccardo Esiste - Vedi sopra. ‘
” [Ricostruito] (5)
Riccardo o Litefredo Esiste - Vedi sopra.
” Esiste solo più il campanile - Vedi sopra
” ?
” Esiste - Vedi sopra.
Litefredo Ricostruita nel 18554859 (6)
” [Esiste - Vedi sopra]
” ?
” Esiste - Vedi sopra.
” Ricostruita (7)
” Esiste - Vedi sopra.
” Esiste - Vedi sopra.
” Ricostruita nel periodo barocco (8)
” ?
” ?
” [Esistono resti - Vedi sopra]
” Esiste - Vedi sopra.
? Ricostruita (9)
? Distrutta al principio del sec. XIX (10)
? ?
? ?
? [Ricostruita nel periodo gotico].
? ?
? [Ricostruita nel sec. XV, 1698, 1846, 1925] (11)
? Ricostruita nei sec. XVI e XIX (12)
? Esiste - Vedi sopra
? ?
? [Ricostruita nel 1590] (13)
? Ricostruita nel 1882 (14)
? Ricostruita ma restano frammenti - Vedi sopra
? Ricostruita nel sec. XVII (15)
? ?
? [Ricostruita nel 1882] (16)
18 P. VERZONE

Come si vede è sopravissuta circa la metà delle


chiese citate e riconosciute con sicurezza: esse ci forni-
scono altrettanti capisaldi per le date che stabiliremo
fra poco per i monumenti studiati in precedenza.
Un altro edificio datato è la Cattedrale di Novara:
una preziosa lettera contenuta in un codice della Na-
zionale di Vienna ci permette di conoscere anno, mese
e giorno della sua consacrazione: 17 aprile 1132.
Sorge tuttavia un dubbio: può servire una data di
consacrazione per accertare l’epoca di costruzione del-
le nostre chiese? Sappiamo che in certi casi questa fun-
zione è stata fatta ad edificio incompiuto, per la sola
cripta o per il presbiterio, per approfittare del pas-
saggio di qualche importante personaggio del clero o
dello stesso Pontefice. E’ quindi probabile che nel caso
della Cattedrale di Novara il Papa Innocenzo II abbia
consacrato un edificio non ancora ultimato: quindi,
ammettendo che la costruzione sia continuata per un
certo periodo di anni, avremo nel 1132 una data me-
dia, che definisce ottimamente lo stile della fabbrica.
Per tutte le chiese minori della Diocesi la consacra-
zione costituisce invece un termine “ ante quem ” poi-
ché è logico ammettere che la funzione fosse eseguita,
di regola, ad opera ultimata: non si conoscono infatti,
nell’epoca romanica, esempi di consacrazioni ritarda-
te, fatto invece frequentissimo ai giorni nostri in cui
molte chiese sono in funzione da anni essendo state
benedette ma non consacrate (17).
Coll’aiuto di confronti stilistici e colla guida delle
date documentarie testé elencate, potremo ora stabilire
la cronologia di tutta la serie.
Una posizione a parte ha senza dubbio il battistero
di Novara: esso risale nella sua parte più antica alla
fine del V secolo (18), cioè alla tarda romanità.
La pianta ottagonale a nicchie con mensole e colon-
ne ed il duplice ingresso trova riscontro, come abbia-
mo notato, nei due sacelli di Albenga (19) e Frejus (20)
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che risalgono appunto alla fine del V secolo: la mura-


tura può paragonarsi a quella delle fabbriche del S.
Lorenzo di Milano, erette nella seconda metà dello
stesso secolo : i frammenti di intonaco “ signino ” che
si trovano all’esterno del tamburo nell’edificio novare-
se ne confermano l’età remota poiché tale intonaco vi
è pure in certe parti del S. Lorenzo di Milano ed in al-
tri monumenti coevi.
La data assegnata ha quindi tutte le probabilità di
essere genuina, per quanto si debba interpretare, data
la scarsezza di monumenti del VI e VII secolo nella no-
stra regione, con una certa latitudine ed elasticità.
Nulla si conserva del periodo longobardo e carolin-
gio nel territorio dell’attuale Diocesi di Novara; nume-
rose sono invece le chiese del primitivo periodo roma-
nico.
Gli studi recenti hanno riconosciuto che l’architet-
tura nei secoli XI e XII ha subito una chiara evoluzio-
ne ed è possibile procedere alla separazione dei mo-
numenti dei due periodi in base a considerazioni di
tecnica e di stile senza pericolo di incorrere in gravi
errori.
Il primo elemento di giudizio ci viene offerto dalle
murature: in quei tempi i muri erano formati da un
nucleo centrale di frammenti e ciottoli disposti irrego-
larmente con malta abbondante e di un rivestimento
paramentale: questo aveva carattere molto diverso se-
condo il tempo di esecuzione. Nel corso del sec. XI si
è passati da rozzissime superfici eseguite con ciottoli e
frammenti di cotto ricuperato da costruzioni preesi-
stenti ad altre piane eseguite con una certa cura di pie-
trame e di laterizio con impiego, almeno parziale, di
materiale nuovo: nel secolo XII si è avuto poi un vero
perfezionamento della tecnica muraria tanto che allo
scorcio del duecento si possono ammirare paramenti
accuratissimi di mattoni limati e lisciati o blocchi di
pietra perfettamente squadrati con sottili giunti di
malta.
20 P. VERZONE

Questa evoluzione (che va interpretata con intelli-


genza tenendo anche conto dei mezzi finanziari dispo-
nibili in ogni paese, dell’arcaismo delle località rurali
e dei materiali a disposizione) è tuttavia per noi la gui-
da più sicura poiché si basa su di una tradizione viva e
variabile col tempo ed ha particolare possibilità di es-
sere apprezzata in un’epoca di trasformazione dell’or-
ganizzazione industriale; questa è passata infatti, nel
tempo che ci interessa, dal basso livello del periodo
tardo-carolingio alla fioritura delle attività particolari
di quello comunale.
Altro elemento di straordinaria importanza per i
nostri studi è lo sviluppo dei temi decorativi: e parti-
colarmente del motivo degli archetti pensili.
Fino a qualche anno fa si credeva che questo gene-
re di ornamentazione esterna avesse avuto inizio nel
sec. V: la critica più recente, per merito principalmente
del compianto A. K. Porter che ha veramente creato i
fondamenti dell’archeologia medioevale dell’Italia Set-
tentrionale, ha dimostrato invece che queste architet-
ture hanno avuto origine dalle arcate cieche in uso fin
verso il mille e si sono avuti prima archetti a due a due,
poi a tre a tre, indi in numero maggiore fino a costi-
tuire cornici senza lesene intermedie (21).
Questa evoluzione è in perfetto accordo con quella
dei paramenti: le arcate cieche strette ed alte e gli ar-
chetti a coppie dei primi tempi creavano una serie di
lesene molto vicine l’una all’altra che animavano la su-
perficie del muro con linee verticali d’ombra cosicché
non si poteva seguire l’andamento poco felice dei corsi
di materiale minuto formante il paramento: col perfe-
zionamento dell’esecuzione muraria si è preferito, in-
vece, mettere in mostra l’ottimo aspetto delle superfi-
ci formate da mattoni o pietrame di buona qualità di-
sposti in corsi orizzontali e quindi si sono diradate ed
infine soppresse le lesene.
L’ARCHITETTURA ROMANICA NEL NOVARESE 21

Si è passati così da un sistema di decorazione di su-


perficie, costituita essenzialmente da riquadri, ad una
semplice cornice terminale.
Ritornando ai monumenti novaresi possiamo con-
statare che i caratteri di maggiore antichità si ritrova-
no nella cappella del Castello di Caltignaga e nel S.
Vittore dell’Isola Superiore. Questo era decorato nel-
l’abside e nei muri da arcate cieche ed aveva finestre
abbastanza ampie, elementi che tendono a farlo attri-
buire a data anteriore al mille. La scarsezza di ele-
menti stilistici ostacola invero una determinazione
esatta, tanto più che i monumenti carolingi sono pochi
ed incerti: pare tuttavia che il motivo delle arcate cie-
che esterne, usate specialmente nel V e VI secolo, si
sia mantenuto in uso fino alla fine del X secolo: lo tro-
viamo ancora in edifici di età poco lontana dal mille
(S. Vincenzo di Galliano, 1008, etc.) (22); indicheremo
quindi per la nostra cappella l’ultimo quarto del X se-
colo pur facendo opportune, prudenziali riserve.
Per la chiesetta di Caltignaga nella parte più anti-
ca si può supporre una data analoga: gli archetti pen-
sili a coppie con una grossa mensola intermedia (23) le
arcate cieche del campanile, la rozza muratura stanno
concordi ad attestarne l’antichità: l’epoca proposta è
poi in accordo con la storia del castello circostante il
quale godette senza dubbio un periodo di floridezza ai
tempi di Ildeprando (+ prima del 958) e dei suoi di-
scendenti immediati.
All’ultimo quarto di secolo risale probabilmente S.
Nicola “ alla Barazzola ” presso Borgomanero : il cam-
panile è una semplice canna di muratura come la tor-
re dei monaci presso S. Ambrogio di Milano e la chie-
sa è decorata da archetti a coppie solo nell’abside. Noi
sappiamo inoltre che la corte di Barazzola fu donata al
Capitolo dell’Isola S. Giulio nel 962: è naturale con-
getturare che i canonici abbiano voluto fornire al più
presto la loro nuova proprietà di una chiesa onde da-
22 P. VERZONE

re agli abitanti possibilità di assistere con comodità


alle funzioni religiose.
Il Capitolo dell’Isola ebbe pure in dono nel 962 la
corte di Agrate: possiamo dunque sospettare che an-
che la parte più antica del battistero di questo paese,
di pianta semplicemente circolare e formata di mura-
tura molto rozza, risalga all’ultimo quarto del X secolo.
Questa attribuzione cronologica non può tuttavia es-
sere formulata senza riserve poiché il monumento con-
serva elementi molto scarsi della costruzione primiti-
va: non così, invece per le chiese della Barazzola e di
Caltignaga.
La data indicata per queste due ultime è infatti
in perfetto accordo con quanto si conosce sulle origini
dello stile romanico poiché pare che il motivo degli ar-
chetti pensili a coppie sia stato usato le prime volte
appunto nella seconda metà del sec. X (24).
Decorazioni di questo genere hanno anche le chie-
se di S. Genesio di Suno, S. Martello di Paruzzaro e
S. Martino di Pombia che possono riferirsi al primo
quarto dell’XI secolo e quelle di S. Martino di Roma-
gnano, S. Tommaso di Briga, S. Pietro di Marzalesco,
S. Giulio di Cressa ed i campanili di Braccino, Massi-
no, Villalesa e Villadossola che penso risalgano inve-
ce al secondo quarto.
Gli elementi di giudizio che ci offrono S. Genesio di
Suno sono la rozza muratura, i grossi archetti a coppie e
le finestre a semplice strombatura: S. Marcello di Pa-
ruzzaro ci presenta anch’esso rozzi paramenti e deco-
razioni di archetti a coppie nella sola abside: S. Mar-
tino di Pombia presenta archetti a due a due nell’absi-
de e nella facciata e supporti disordinati e strani fra
le navate: pilastri ottagonali in muratura, pilastrini e
fusti di sezione rettangolare o tonda coronati da pul-
vini appena sbozzati.
Ora noi troviamo supporti monolitici quasi identici
nel S. Vincenzo di Galliano (1008) (25) (pilastrini qua-
drati o rettangolari con pulvini appena sbozzati) e nel
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 23

S. Giorgio di Valpolicella che recenti indagini hanno


dimostrato omogeneo (26) e di epoca vicina al mille:
d’altra parte i pilastri ottagonali sono veramente ca-
ratteristici della primitiva arte romanica e se ne cono-
scono numerosissimi esempi (fra gli altri S. Pietro di
Acqui datato 989-1018).
Il gruppo successivo di edifici mostra un notevole
miglioramento nella tecnica costruttiva rispetto a quel-
li testé citati: la muratura è eseguita con maggior cu-
ra ed i ciottoli ed i frammenti di cotto che formano i
paramenti sono disposti in qualche tratto a spina pe-
sce: gli archetti pensili sono sempre a coppie ma le di-
mensioni di essi sono minori e la disposizione dei ma-
teriali che formano le parti in curva è più curata.
Tenendo presente questa evoluzione si possono as-
segnare, con un procedimento di interpolazione, i mo-
numenti predetti al secondo quarto del sec. XI. Una
conferma delle date riferite sì può ottenere ad ogni mo-
do dal confronto con S. Pietro d’Acqui (989-1018) (27)
e S. Giustina di Sezzadio (a. 1030) (28) due monumenti
che hanno una sicura fede di nascita.
Allo stesso periodo di tempo vanno riferiti, proba-
bilmente, S. Vincenzo di Pombia e S. Pietro di Carpi-
gnano, due monumenti coperti da volte a crociera.
Questi edifici hanno sempre murature rozze e molti se-
gni di grande antichità ma hanno archetti aggruppati
a tre a tre interpolati ad altri coppie: vanno quin-
di attribuiti alla fine del periodo citato, cioè verso il
1050: ad ogni modo una data molto più recente di que-
sta per la parrocchiale di Pombia non sembra in ac-
cordo con la storia locale, poiché il paese godette un
periodo di fortuna sotto i Conti di Pombia fin verso
la metà di quel secolo mentre nel periodo susseguen-
te questa nobile famiglia dovette cedere il suo posses-
so avito ai vescovi novaresi. Questi, a quanto pare, non
furono molto teneri con la roccaforte del partito av-
verso anzi crearono una nuova chiesa in Varallo Pom-
24 P. VERZONE

bia e probabilmente trasferirono in essa le funzioni e


la dignità plebana di S. Vincenzo.
Al terzo quarto dell’ XI secolo si possono attribuire
poi le chiese di Casalvolone (nella prima costruzione a
tetto), S. Michele di Oleggio, Candoglia, la parroc-
chiale di Cureggio, S. Pietro di Ghemme, ed i campa-
nili di S. Giuliano di Gozzano, S. Maria di Suna, Pal-
lanzeno e Paruzzaro.
Tutti questi monumenti presentano un marcato svi-
luppo nella decorazione di archetti pensili (in gruppi
di tre o quattro ed eccezionalmente in numero maggio-
re) e nelle murature. Queste sono sempre rozze ma i
ciottoli ed i frammenti di cotto sono disposti in buona
parte a spina pesce e qua e là si trovano anche matto-
ni nuovi del tempo, (Casalvolone, etc.).
L’uso dello “ spina pesce ” è proporzionale invece
al quantitativo di materiale di seconda mano poiché
questa disposizione era adottata per ottenere un buon
risultato estetico e costruttivo con materiali minuti ed
irregolari: variando l’inclinazione di ogni elemento si
riusciva ad ottenere una costante altezza nel corso ed
il paramento risultava formato di tante striscie oriz-
zontali di aspetto regolare anche se composto di fram-
menti.
Evidentemente non era possibile ottenere lo stesso
risultato collocando i materiali minuti a mosaico od
orizzontalmente e la disposizione a spina pesce va con-
siderata come una raffinatezza costruttiva che ha subi-
to anch’essa una certa evoluzione: negli edifici della
prima metà del secolo i frammenti di cotto (general-
mente tegole) erano rozzi e di dimensioni varie mentre
in quelli della fine del secolo ed ancor più negli altri
del sec. XII si osserva forma parallelepipeda regolare
e disposizione molto accurata con sottili letti di malta.
Sull’evoluzione della muratura in pietrame, dai
frammenti informi del principio del secolo alla pietra
concia della fine non mi pare sia il caso di insistere.
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 25

Noi abbiamo ad ogni modo un chiaro riferimento


per l’architettura del terzo quarto dell’XI secolo; la
cattedrale di Acqui che fu consacrata nel 1063 (29): es-
sa ci presenta uno stile un poco più progredito dei no-
stri monumenti ma bisogna tener conto dell’arcaismo
delle località rurali e della possibilità che la consacra-
zione acquense sia stata fatta ad edificio incompiuto.
Al periodo 1075-1100 possiamo riferire S. Pietro di
Casalino, S. Maria di Garbagna, le chiesette dei cimi-
teri di Sologno, Sillavengo e Caltignaga ed i campanili
di Momo, Pettenasco, S. Filiberto in Prorio presso Al-
zo, Armeno, Crusinallo, Masera e Gravellona Toce ed
infine la cupola con le cornici a nicchiette ed archetti
del battistero di Novara e la parte superiore del S. Lu-
po di Caltignaga.
Tutti questi edifici presentano strutture di mattoni
in corsi quasi orizzontali o di ciottoli a spina pesce:
non è ancora eliminato pertanto l’ uso dei materiali
di spoglio che ritroviamo a Casalino, Sologno e Gar-
bagna, né si ottiene ancora una scrupolosa regolarità
nella collocazione e nella scelta dei ciottoli e dei fram-
menti lapidei. La decorazione di archetti pensili si svi-
luppa poi in cornici senza lesene intermedie (Caltigna-
ga, Casalino etc.).
L’epoca di costruzione può stabilirsi senza difficol-
tà per interpolazione tenendo presenti i caratteri dei
monumenti del primo e secondo quarto del sec. XII.
Dopo il mille e cento comincia infatti per noi un
periodo molto più chiaro dal punto di vista della cro-
nologia: i monumenti ben datati non mancano e quin-
di noi abbiamo basi sicure di riferimento.
Al primo quarto del secolo si possono riferire le
chiese di Ognissanti a Novara, Varallo Pombia, S. Re-
migio di Pallanza, Gravellona Toce, S. Sebastiano di
Lesa, Cavaglietto, S. Giacomo al Basso e Bogogno,
nonché il battistero di Cureggio ed i campanili di Aro-
na, Belgirate, Borgoticino e S. Maria Vecchia di Silla-
vengo.
26 P. VERZONE

Tutti questi edifici mostrano ormai lo stile romani-


co sviluppato, sia pure in modeste e povere forme ru-
rali ed hanno riscontro nei monumenti datati di S. Pie-
tro di Casalvolone (ricostruzione a volta) e del distrut-
to S. Ambrogio di Novara.
Chiara è l’evoluzione dei paramenti: quelli in cotto
sono composti in parte di laterizi nuovi, disposti in
corsi orizzontali o quasi, mentre le porzioni eseguite di
materiali minuti di ricupero mostrano frammenti ta-
gliati in forma di parallelogramma, esattamente collo-
cati con sottili giunti di malta (Casalvolone, Ognissan-
ti di Novara, campanile di Sillavengo etc.): altri di pie-
trame hanno negli spigoli e nelle parti di maggiore
importanza strutturale od estetica, blocchi squadrati
(anche se imperfettamente) frammisti a mattoni e pie-
trame (Varallo Pombia, Pallanza): altri ancora hanno
ciottoli accuratamente disposti nelle specchiature e
cortine murarie con linee orizzontali ed oblique trac-
ciate sulla malta fresca per indicare e rendere più re-
golari alla vista i corsi a spina pesce (Bogogno etc.).
Né mancano gli esempi di ornamenti plastici sia
pure in forme sommarie: i capitelli di Pallanza, No-
vara e Casalvolone e le finestre di Varallo Pombia ci
offrono chiare testimonianze di uno stile decorativo
semplice ma forte e vivo.
La chiesa di Cavaglietto è priva di decorazioni ma
l’epoca di costruzione è indicata dal carattere dei pa-
ramenti accurati di ciottoli a spina pesce e segnati da
linee incise sulla calce e la data proposta è in pieno
accordo con le notizie sulla fondazione del monastero
(c. 1100). Siamo ora giunti al secondo quarto del XII
secolo, nel quale per nostra buona fortuna non fanno
difetto i monumenti autentici.
Il Duomo di Novara, consacrato nel 1132 e tutto il
gruppo di chiese consacrate dal vescovo Litifredo (o
dal suo predecessore Riccardo): la “ Cella ” di Proh, S.
Martino di Gattico, S. Giulio di Dulzago, S. Ambrogio
di Cavaglio, la parrocchiale di Dormelletto, il battiste-
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 27

ro di Agrate nel rifacimento del sec. XII e probabil-


mente anche le chiese di Briona e Trobaso, ci danno
una chiara idea delle condizioni dell’architettura nel
periodo 1118-1144: una ulteriore conferma si ha dalla
chiesa di Conturbia e dai resti dell’antica parrocchiale
di S. Maria Maggiore consacrate ambedue prima del
1154 e dalla Canonica del Duomo Novarese opera an-
ch’essa dei tempi di Litefredo per quel poco che si può
riconoscere nella costruzione del sec. XV.
Possiamo quindi riferire con piena tranquillità al-
lo stesso periodo gli altri monumenti simili e cioè: la
bella chiesa di S. Giulio d’Orta, S. Lorenzo di Gozza-
no, S. Iginio di Gattico, S. Leonardo di Borgomanero
ed i campanili di S. Maria di Mergozzo e di Gargallo,
probabilmente contemporanei alle chiese attigue, ora
distrutte, che sappiamo consacrate da Litefredo.
Non credo vi sia bisogno di insistere sulle ragioni
che-mi inducono a proporre questa datazione: la somi-
glianza fra le strutture dell’antico Duomo di Novara e
di S. Giulio d’Orta con gallerie sulle navatelle, torri in
facciata e cupola sono evidenti: le caratteristiche co-
muni fra le decorazioni ed i paramenti in blocchi di
serizzo di quest’ultima chiesa, della attuale S. Marta in
Mergozzo e delle basiliche consacrate da Litefredo (Ca-
vaglio, Gattico, Conturbia etc.) sono troppo evidenti
agli occhi del lettore.
E’ probabile che al secondo quarto del secolo ap-
partenesse pure l’antico S. Giuliano di Gozzano, il qua-
le doveva avere struttura quasi identica a quella del
S. Giulio d’Orta e del Duomo di Novara: la scomparsa
del monumento ci impone tuttavia una prudente riser-
va in proposito.
La chiesa del Cimitero di Briona ha strutture ed
ornamenti che ricordano quelli del S. Giulio di Dul-
zago ed ha pure somiglianza col S. Pietro di Casalvo-
lone quantunque appaia più recente di esso: l’identi-
ficazione con l’ “ ecclesia Petrorii ”, consacrata da Li-
tefredo, troverebbe adunque piena conferma nello sti-
28 P. VERZONE

le. Infine la cappella di S. Leonardo in Borgomanero e


le altre costruzioni simili, a contrafforti esterni alti co-
me il muro di perimetro (S. Iginio di Gattico, S. Lo-
renzo di Gozzano) possono essere paragonate alla par-
rocchiale di Dormelletto. Una conferma si ha dai ca-
ratteri delle murature: per esempio il paramento del-
l’abside del S. Lorenzo di Gozzano in ciottoli ben di-
sposti a spina pesce listati da mattoni è simile a quello
del S. Giulio di Dulzago.
Al terzo quarto del secolo potremo riferire la par-
rocchiale ed il battistero di Baveno, le chiese di Arme-
no e Crusinallo, il S. Giovanni di Montorfano, la cap-
pella di Antoliva e quella del cimitero di Bracchio, S.
Bartolomeo di Villadossola e i campanili delle parroc-
chiali di Paruzzaro, S. Maria Maggiore e Nonio.
E’ anzitutto evidente che le cornici di archetti in-
trecciati che si osservano ad Armeno ed a S. Giovan-
ni di Montorfano, le modanature ricorrenti intorno al-
le porte ed alle finestre di questi due monumenti e del
S. Bartolomeo di Villadossola e la finestra a quadrifo-
glio della parrocchiale di Baveno corrispondono ad una
fase avanzata di sviluppo della decorazione romanica
che procede in pieno accordo con la perfezione tecnica
dei paramenti della cappella di Bracchio e delle chie-
se di Antoliva ed Armeno.
Nella valutazione cronologica dei caratteri stilistici
non dobbiamo tuttavia dimenticare che i nostri monu-
menti sorgono in paesi rurali, lontani da grandi centri:
non potrà quindi stupirci l’arcaismo di certe forme,
per esempio la rozzezza delle scolture della chiesa di
Armeno: nella vicina basilica di S. Giulio d’Orta coesi-
stono capitelli ben disegnati e scolpiti ed altri rozzissi-
mi. La matura sensibilità degli architetti risalta per al-
tro dallo studio delle proporzioni e dalla cura dei par-
ticolari: si può citare l’eleganza e lo slancio del cam-
panile di S. Bartolomeo di Villadossola nel quale si è
voluto giustamente vedere una delle più belle torri del
genere esistenti nell’Italia Settentrionale,
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 29

Resta da studiare solo più l’ultimo quarto di secolo


prima del duecento: purtroppo anche in questo perio-
do non esiste alcun monumento autenticamente data-
to. Giudicando dallo stile penso possano attribuirsi al
periodo 1175-1200 le chiese di S. Quirico di Domodos-
sola, S. Sebastiano di Suna, S. Maria d’Ingalardo a No-
vara, S. Maria di Galnago, S. Maria di Caltignaga ed i
campanili di Megolo, Seppiana e Crevola d’Ossola.
S. Quirico di Domodossola e S. Maria di Galnago
hanno qualche arco che accenna leggermente all’acuto
e fa presentire vicino lo stile gotico: nella chiesetta di
Galnago si ritrovano cornici composte di quei mattoni
stampati a losanghe in rilievo che erano usati fra di
noi nella seconda metà del sec. XII e nel XIII.
Il S. Sebastiano di Suna ci presenta paramenti ac-
curatissimi di pietra concia, finestre di proporzioni
molto slanciate secondo uno schema che diverrà fre-
quente nel periodo gotico: gli archetti pensili e gli ar-
chivolti delle stesse finestre hanno il bordo arrotonda-
to e percorso da una linea incisa.
La cappella di S. Maria di Ingalardo, sebbene ci pre-
senti ormai resti così scarsi dell’antica struttura da non
permettere un giudizio sicuro, dimostra la sua età per
la finezza della muratura eseguita di mattoni nuovi e
l’eccellente apparecchio degli elementi della cornice in
ottimi laterizi lisciati: la riproduzione dello schema
protoromanico degli archetti a coppie deve essere in-
terpretato come una curiosità decorativa, non infre-
quente del resto nel sec. XII, specie nell’Emilia.
Chiari esempi di arcaismo nel significato più am-
pio della parola sono pure i resti della chiesetta di Le-
vo ed i campanili di Megolo, Seppiana e Crevola d’Os-
sola i quali tradiscono la propria scarsa antichità per
la fiacchezza di espressione degli elementi decorativi:
essi potrebbero anzi esser stati eretti anche in epoca
posteriore al duecento.
Gli elementi dello stile romanico sono durati infat-
ti per lungo tempo nel repertorio dei costruttori rurali
30 P. VERZONE

riprodotti senza vita per forza di abitudine e spirito


di conservazione: un chiaro ed evidente esempio di
tardo impiego degli schemi romanici si osserva nel S.
Ambrogio di Omegna, costruito di blocchi squadrati di
serizzo e fornito di cornici di archetti pensili nel sec.
XIII: chi lo osserva all’esterno in modo sommario può
credere sia opera del sec. XII, ma penetrando all’inter-
no e studiando meglio i particolari dell’opera sorgono
gravi dubbi sulla sua antichità poiché per molti ele-
menti di trascuratezza o di carattere gotico, essa indi-
ca il suo arcaismo.

(1) BSSS: LXXIX; doc. CCCXCIII (nota dorsale: Querimo-


nie sancti gaudenti); GEMELLI: nel suo volume polemico “Del-
l’unica e costantemente unica chiesa cattedrale di Novara ”
pass. e spec. pag 171 ss. ha negato che ai canonici di S. Gau-
denzio spettassero i diritti vantati da essi.
(2) BSSS: LXXIX docc. CCCXCIII-CCCXCVIII.
(3) Ibid.: doc: CCCXCIX.
(4) Ibid.:doc. CD.
(5) SECONDO GEMELLI: (Ibid. pag. 172) questa chiesa “Sancti
Martini de Insula ” era l’attuale basilica di S. Giulio : credo più
probabile l’identificazione con l’oratorio di Crabbia, ricostrui-
to in diverse riprese (Novara Sacra 1928 pag. 215) e che è de-
dicato a S. Martino di Tours.
(6) Novara Sacra 1929 pag. 128.
(7) Novara Sacra 1932 pag. 255.
(8) Novara Sacra 1932 pag. 256.
(9) Novara Sacra 1933 pag. 301.
(10) Novara Sacra 1933 pag. 289.
(11) Novara Sacra 1930 pagg. 150-151.
(12) Novara Sacra 1931 pag. 186.
(13) Per GEMELLI: (L’unica... Cattedrale di Novara pag. 172)
questa chiesa deve identificarsi col S. Nicola d’Orta, che di-
pendeva dal monastero di S. Gallo, nella Svizzera (Novara Sa-
cra 1928 pag. 202) e che, ceduta ai Minori osservanti, fu rico-
struita nel 1590; (Ibid.) Potrebbe trattarsi fors’anche della par-
rocchiale di Ornavasso dedicata a S. Nicola, ma questa è sta-
ta costruita solo fra il 1504 ed il 1584 (Novara Sacra 1929
pag. 208).
(14) Novara Sacra 1928 pag. 234: potrebbe identificarsi an-
che colla parrocchiale di Auzate, presso Gozzano, ma questa fu
costruita solo nel sec. XVII (Novara Sacra 1927 pag. 115).
L’ARCHITETTURA ROMANICA NEL NOVARESE 31

(15) Novara Sacra 1930 pag. 201: dell’antica restano alcuni


blocchi di serizzo e la lunetta della porta, priva di decorazio-
ni murata nell’edificio attuale.
(16) ERRERA: L’Ossola pag. 26-27.
(17) A. K. PORTER: (Romanesque sculpture of the pilgrima-
ge roads pag. 5 in nota) ha detto di non conoscere alcun esem-
pio, nel sec. XII, di consacrazioni ritardate.
(18) Nell’estratto di questo studio relativo al Duomo ed al
battistero novarese ho indicato per quest’ultimo, sia pur fa-
cendo le dovute riserve, il IX secolo.
Avendo approfondito notevolmente lo studio dei monumen-
ti cristiani dell’Italia settentrionale credo di modificare il pa-
rere dato, con sicurezza di essere nel vero.
(19) DE ANGELI D’OSSAT: I battisteri di Albenga e Ventimi-
glia in Boll. della R. Dep. di St. Patria - Liguria - Sez. Ingauna
e Intemelia. 1936 pag. 207 ss. In questo eccellente studio l’A.
fa un cenno sul battistero di Novara e ne indica la data nel
V-VI secolo senza ulteriori specificazioni: osservo tuttavia che
la planimetria ottagonale a nicchie si trova anche nell’XI se-
colo nel battistero di S. Ponzo Canavese e che l’epoca di esso
si ottiene solo dall’esame comparativo delle murature e dai
considerazioni differenziali circa l’architettura del XI secolo
che sarebbe troppo lungo e fuori posto esporre qui.
(20) PFISTER: Il battistero di Fréjus in Rivista di Archeolo-
gia cristiana 1928 pag. 341 ss.
(21) A. K. PORTER: Lombard Architecture I pag. 224 ss.
PUIG Y CADAFALCH: La geografia y els origens etc. pass.
(22) A. K. PORTER: ‘Spanish romanesque sculpture, nota (81)
pag. 91; PUIG Y CADAFALCH: op. cit. pag 95 ss.
(23) Cfr. su questo particolare; PUIG Y CADAFALCH: op. cit.
pag. 120.
(24) Così le chiese di Amer e Sancta Cecilia in Montserrat
nella Catalogna; (PUIG Y CADAFALCH: L’Arquitectura romanica
a Catalunya II pag. 134-138).
(25) Cfr. PORTER: Lomb. Arch. II pag. 439 ss. Per le condi-
zioni originali del monumento cfr. ANNONI; Monumenti del
Borgo di Canturio pass. e specialmente tav. VII A e VII B.
(26) DA LISCA: S. Giorgio di Valpolicella (Estr. Miscell.
Nozze Brenzoni-Giacometti).
(27) PORTER: Lomb. Arch. II pag. 25 ss. e MESTURINO: La
Basilica latina di S. Pietro.
(28) GASPAROLO: S. Giustina di Sezzè; PORTER: Lomb. Arch.
III pag. 567 ss.
(29) PORTER: Lomb. Arch. II pag. 14 ss.
32 P. VERZONE

TAVOLA CRONOLOGICA
DEI MONUMENTI ROMANICI DEL NOVARESE

450-500
NOVARA - Battistero.

975 - 1000
ISOLASUPERIORE-S.VIittore.
BORGOMANERO - S. Nicola alla Barazzola: Chie-
sa e Campanile.
AGRATE CONTURBIA - Battistero: parte antica.
CALTIGNAGA - S. Lupo.

1000 - 1025
SUNO - Battistero (?)
SUNO - S. Genesio.
PARUZZARO - S. Marcello : Chiesa.
POMBIA - S. Martino.

1025 - 1050
ROMAGNANO - S. Martino: Chiesa e Campanile.
BRIGA - S. Tommaso.
CUREGGIO - S. Pietro di Marzalesco.
POMBIA - S. Vincenzo.
CARPIGNANO - S. Pietro.
CRESSA - S. Giulio.
MASSINO - Campanile.
BRACCHIO - Campanile.
VILLALESA - Campanile.
VILLADOSSOLA - Campanile del Piaggio.
L’ARCHITETTURA.ROMANICANELNOVARESE 33

1050-1075
CASALVOLONE - S. Pietro: parte antica.
OLEGGIO - S. Michele.
CUREGGIO - S. Maria.
CANDOGLIA - S. Graziano.
GHEMME - S. Pietro.
GOZZANO - S. Giuliano : Campanile.
SUNA - S. Maria: Campanile.
PALLANZENO - Campanile.
PARUZZARO - S. Marcello: Campanile.

1075-1100
1091 NOVARA - S. Ambrogio.
CASALINO - S. Pietro.
GARBAGNA - S. Maria.
SOLOGNO - S. Nazario e Celso.
SILLAVENGO - S. Maria Vecchia.
CALTIGNAGA - Chiesa del Cimitero
CALTIGNAGA - S. Lupo: parte superiore.
MOMO - Campanile.
PETTENASCO - Campanile.
ALZO - S. Filiberto in Prorio: Campanile.
ARMENO - Campanile.
MASERA - Campanile.
GRAVELLONA TOCE - Campanile.
CRUSINALLO - Campanile.
NOVARA - Battistero, Cupola e cornice.

1100-1125
1118-1119 CASALVOLONE - S. Pietro: Ricostruzione a volte.
NOVARA - Ognissanti.
34 P. VERZONE

VARALLO POMBIA - Parrocchiale.


PALLANZA - S. Remigio.
LESA - S. Sebastiano: Chiesa e Campanile.
MERGOZZO - S. Giacomo al Basso.
GRAVELLONA TOCE - Chiesa del Cimitero.
LESA - S. Sebastiano.
CAVAGLIETTO - S. Pietro.
CUREGGIO - Battistero e Campanile.
BOGOGNO . S. Maria.
BELGIRATE - Campanile.
BORGOTICINO - Campanile.
ARONA - Campanile.
SILLAVENGO - S. Maria: Campanile.

1125-1150

1118-1148 DULZAGO - S. Giulio (consacrazione).


1118-1148 GATTICO - S. Martino (consacrazione).
1132 DUOMO DI NOVARA - (consacrazione).
1122 1148 NOVARA - Canonica (costruzione).
1122-1148 CAVAGLIO - S. Ambrogio (consacrazione).
1122-1148 PROH - Cella (consacrazione).
1122-1148 BRIONA - Chiesa del Cimitero (?) (consacrazione),
1122-1148 TROBASO - Parrocchiale (?) (consacrazione).
1122-1148 DORMELLETTO - Parrocchiale (consacrazione).
1122-1148 AGRATE CONTURBIA - Battistero (consacraz.).
c. 1125-1157 CONTURBIA - Parrocchiale (consacrazione).
c. 1125-1157 S. MARIA MAGGIORE - (Resti) (consacrazione).
ORTA - S. Giulio.
GOZZANO - S. Lorenzo.
GATTICO - S. Iginio.
BORGOMANERO - S. Leonardo.
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 35

MERGOZZO - S. Marta.
MERGOZZO - S. Maria: Campanile.
GARGALLO - Campanile.

1150-1175

BAVENO - Battistero.
BAVENO - Parrocchiale.
ARMENO - Parrocchiale.
CRUSINALLO - Parrocchiale.
MERGOZZO - S. Giovanni di Montorfano.
ANTOLIVA - S. Ambrogio.
BRACCHIO - Cappella del Cimitero.
VILLADOSSOLA - S. Bartolomeo: Chiesa e cam
panile.
S. MARIA MAGGIORE - Campanile.
NONIO - Campanile.
PARUZZARO - Parrocchiale: Campanile.

1175-1200

DOMODOSSOLA - S. Quirico.
CALTIGNAGA - Parrocchiale.
SUNA - S. Sebastiano.
NOVARA - S. Maria d’Ingalardo.
OLEGGIO - S. Maria di Galnago.
LEVO - S. Quirico.
MEGOLO - Campanile.
SEPPIANA - Campanile.
CREVOLA D’OSSOLA – Campanile.
36 P. VERZONE

I MONUMENTI ROMANICI NOVARESI


NELLA STORIA DELL’ARTE

Quasi tutti gli edifici studiati in precedenza sono


situati in piccoli paesi: è logico quindi che mostrino
grande semplicità di ornamenti ed arcaismo di forme:
è pertanto significativa la mancanza di ricche decora-
zioni e di scolture anche nelle chiese più importanti.
Scarsissime sono infatti ovunque le opere degli scal-
pelli: nel Duomo di Novara abbiamo trovato qualche
modesta scoltura, nel S. Giulio d’Orta abbiamo ammi-
rato il famoso ambone ed un capitello di buona fattu-
ra: a Fontaneto si sono rintracciati i resti degli an-
tichi plutei ma in generale gli elementi decorativi e
specialmente i capitelli affettano forme semplicissime:
si ricordino per esempio le chiese di Casalvolone, Dul-
zago, Briona, Armeno e lo stesso S. Giulio d’Orta.
Dobbiamo quindi riconoscere che nella regione no-
varese vi era una tradizione di grande semplicità:
quindi se vogliamo ricercare il pregio dal punto di vi-
sta archeologico ed estetico dei monumenti studiati, do-
vremo prendere in esame le proporzioni e le strutture.
Notevole importanza ha il battistero di Novara il
quale risale, come abbiamo visto, alla tarda romanità:
la bellezza delle proporzioni interne ed il senso classi-
co spaziale ricordano nello stesso tempo la maestà del-
l’arte romana e la leggerezza di quella bizantina: esso
fa parte di un gruppo di ottagoni a nicchie contempo-
ranei sparsi per l’Italia settentrionale e che sono fra le
più chiare testimonianze dell’architettura di quei tem-
pi lontani (1): un esame dettagliato di essi ci portereb-
be tuttavia troppo lontano dal campo di studio che ci
siamo prefissi, il periodo romanico, ed è quindi mi-
glior cosa per noi rivolgerci piuttosto agli altri edifici
di epoca vicina al mille.
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 37

Fra questi noi abbiamo la fortuna di rintracciare


parecchie fra le basiliche a volta più antiche non solo
dell’Italia settentrionale, ma dell’Europa intera: il pre-
gio archeologico di questi monumenti è quindi cospi-
cuo ed abbiamo il dovere di illustrare, sia pur breve-
mente, la questione.
Fino a qualche anno fa si credeva che il problema
delle volte fosse stato affrontato, e risolto, solo nel pe-
riodo romanico: le indagini più recenti tendono inve-
ce a rivendicare anche una certa abilità in proposito
agli architetti carolingi (2). E’ tuttavia diffusa l’opi-
nione che nei sec. IX e X le volte siano state costruite,
con una certa frequenza solo nelle Asturie ed in Cata-
logna, rispettivamente (3); in realtà un esame più ac-
curato dimostrerebbe che coperture in pietra (volte a
botte, di modeste dimensioni come era possibile in epo-
ca di scarsa organizzazione industriale) furono usate
anche in Italia, sulle navate delle basiliche.
Noi abbiamo nel Novarese una antica chiesa coper-
ta da botti nelle navate laterali: S. Genesio di Suno ed
una ragguardevole aula coperta da volte nervate si tro-
va nel Vercellese: la parrocchiale di S. Michele di Ba-
locco (4).
Questi due monumenti non risalgono tuttavia ad epo-
ca anteriore al mille: lo schema della copertura a botte
contenuta da arcate-contrafforti interni è ancora quel-
lo carolingio delle chiese asturiane e del S. Zeno di
Bardolino sul Lago di Garda (5) ma le volte hanno ner-
vature trasversali che indicano chiaramente l’evoluzio-
ne dell’arte costruttiva e lo stile decorativo esterno, con
gli archetti pensili e le lesene, ci toglie ogni dubbio in
proposito.
Dobbiamo quindi riconoscere in queste chiese una
tarda manifestazione dell’arte carolingia: esse hanno
per l’archeologia medioevale importanza notevole poi-
chè testimoniano che lo schema di basilica coperta da
38 P. VERZONE

volte a botte verso il mille non era particolare della


sola Catalogna (6) ma era usato nel Novarese e nel Ver-
cellese: ulteriori ricerche metterebbero in evidenza al-
tri edifici dello stesso genere nelle varie parti del Pie-
monte, nella Liguria e fors’anche nella Francia meri-
dionale.
Quella che ieri sembrava un’eccezione diventa così
la regola e l’unità stilistica della primitiva arte roma-
nica nei paesi mediterranei è provata anche nel campo
della copertura a botte.
Un edificio di notevole pregio archeologico è il S.
Martino di Pombia il quale in epoca antichissima, cioè
verso l’anno mille, doveva esser provvisto di un arco
traverso sulla nave (arco “diaframma”): esso contiene
quindi uno degli esemplari più antichi di questa strut-
tura di sostegno del tetto: altri se ne trovavano nelle di-
strutte navatelle del S. Eustorgio di Milano (c. 1000) (7)
e nella chiesetta della Pieve di Velezzo in Lomellina (8).
Interesse molto maggiore presentano poi le chiese
coperte da volte a crociera ed a costoloni: fra di essi si
notano esemplari di grandissima antichità che sono de-
gni di studio attento e di considerazione ponderata:
procediamo quindi a descrivere brevemente i tipi co-
struttivi ed i metodi allora in uso.
Le volte a crociera erano state largamente usate dai
romani e poi, meno frequentemente, dai bizantini e ca-
rolingi: i romani le avevano formate ad unghie cilin-
driche, i bizantini invece di sesto leggermente rialzato,
i costruttori del IX secolo nuovamente cilindriche (S.
Teuteria presso i SS. Apostoli di Verona (9), le cappel-
le di S. Barbara ai SS. Quattro Coronati (10) e S. Ze-
none in S. Prassede a Roma (11), S. Zeno di Bardoli-
no, ecc.).
Gli architetti del periodo romanico apparecchiaro-
no invece le loro crociere secondo un sesto notevolmen-
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 39

te rialzato, dando ad esse forma quasi di cupola: in


questo modo la spinta era ripartita lungo tutto il peri-
metro, pur avendosi una maggior concentrazione nel
punto d’imposta, ed i muri cooperavano validamente
a contenere le volte in sesto.
Queste crociere romaniche avevano anche nervatu-
re trasversali (cioè archi sporgenti dall’intradosso a se-
parazione di ogni campata da quelle adiacenti) e co-
stole sporgenti dal muro cioè mattoni (o, più raramen-
te, conci di pietra), aggettati dalle pareti perimetrali ed
apparecchiati secondo archi di cerchio: tutte queste
nervature mancano nelle volte carolingie, almeno nel-
l’Italia settentrionale, e sono caratteristiche dei tempi
posteriori al mille (12).
In un secondo tempo si procurò un ulteriore rin-
forzo colle nervature apparecchiate negli spigoli dia-
gonali le quali sono celebrate come uno degli elementi
costruttivi del Medio-Evo più fecondi di risultati: gli
splendori e gli ardimenti dell’architettura gotica han-
no avuto infatti il loro punto di partenza nella crocie-
ra costolonata.
Qual’erano le funzioni di queste nervature? Evi-
dentemente quella principale era l’economia delle ar-
mature in legname: la formazione di una crociera nor-
male comporta quattro centine perimetrali e due dia-
gonali: la formazione di costole sporgenti dai muri
permetteva di risparmiare alcune di queste centine e
le nervature trasversali diminuivano sensibilmente la
importanza delle altre perimetrali: si rendevano così
necessarie solo più quelle incrociate nel centro.
La creazione di archi diagonali in muratura ha con-
sentito un’ulteriore riduzione anche in queste ultime.
Allo stesso risultato di economia di legname porta-
va la forma rialzata della volta e l’apparecchio delle
unghie secondo corsi leggermente convergenti al cen-
tro: l’aderenza di un corso con quello attiguo, resa più
40 P. VERZONE

grande dall’inclinazione dei piani di posa e l’appoggio


dato dalle pareti perimetrali alle superfici delle vele a
doppia curvatura permettevano di ridurre le armature
del manto. Non bisogna dimenticare che nella costru-
zione delle volte è da temersi più la deformazione che
lo sfasciamento delle armature: quindi l’irrigidimento
delle strutture offerto dagli archi trasversali (ben ap-
parecchiati con sottili giunti di malta fra i conci in mo-
do da offrire una rapida sistemazione d’equilibrio) e la
particolare forma a doppia curvatura delle vele (for-
mate in parte di materiali in equilibrio statico e nel ri-
manente appoggiate fermamente sulle costole sporgen-
ti dai muri) permetteva di eliminare ogni precauzione
e limitare centine, puntelli e manto al minimo.
Veramente istruttiva al riguardo è la forma lunata
delle nervature trasversali (13): nelle vicinanze della
imposta dove i materiali, anche per la forma data al-
l’intradosso, si reggevano in equilibrio senza sostegni di
sorta, le costole sparivano nel corpo della volta per
evitarne l’eccessivo aggetto in vicinanza dei supporti:
nella parte attigua alla chiave invece sporgevano com-
pletamente dall’intradosso onde sostenere per mezzo
di assicelle la parte della volta che pesava inerte du-
rante la presa degli agglomerati: nelle piccole campa-
te, anzi, un profilo acconcio della volta stessa (si ricor-
di la cripta di Oleggio) permetteva di limitare il man-
to alla sola chiave e gli archi assumevano un aspetto
falcato.
A presa avvenuta, tolti i puntelli (le nervature tra-
sversali permettevano di costruire le varie campate in-
dipendentemente l’una dall’altra) le volte presentavano
un vero monolitismo nelle varie parti e si appoggiava-
no anche sulle pareti: cosicché la concentrazione delle
spinte alle imposte, data altresì la resistenza delle mal-
te alla tensione e l’elasticità delle strutture, era sola-
mente relativa e non assoluta. E’ quindi logico atten-
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 41

derci un uso saltuario e modesto dei contrafforti ester-


ni poiché a variabilità nell’effetto di spinta doveva cor-
rispondere incertezza nell’impiego degli elementi resi-
stenti (14).
Nessuna debolezza si trova, invece, nell’impiego dei
pilastri poiché le membrature sporgenti da essi accom-
pagnavano quelle delle volte, prima in forma di lesene
sovrapposte, poi di lesene e semicolonne: evidente-
mente fra volte nervate e pilastri a fascio vi è corri-
spondenza reciproca tanto che è stato osservato che i
problema della basilica a volte è dipeso dalla risolu-
zione del problema dei supporti.
Tutto quanto si è detto vale anche per la volta a
crociera costolonata, cioè provvista di costoloni diago-
nali (15) la quale va considerata come un semplice svi-
luppo di quella cupoliforme: essa era infatti costruita
con metodi identici a quelli descritti or ora e si com-
portava staticamente in modo poco diverso dalla cro-
ciera normale: l’unica variazione consisteva in una
concentrazione delle spinte un po’ più accentuata alle
imposte per la compressione elastica delle due nerva-
ture diagonali durante la presa delle malte della volta
propriamente detta.
Ora se passiamo in rivista le varie regioni d’Europa
per cercarvi le più antiche basiliche con volta a crocie-
ra e ne confrontiamo i monumenti con quelli Novare-
si e gli altri Vercellesi da me studiati in precedenza in
altra sede, risulta evidente la parte preminente assun-
ta dall’Italia Settentrionale ed in particolare dalle no-
stre due regioni nella genesi del nuovo organismo.
Fuori d’Italia si possono citare le chiese catalane di
Santa Maria d’Aneu, Ovarra e Sant’Aventi d’Arboust
in Catalogna e quella d’Escales in Francia (16): que-
ste basiliche hanno bensì crociere in tutte le campate
ma risultano di stile più recente del S. Pietro di Car-
pignano, del S. Genuario di Lucedio (17) e del S. Vin-
cenzo di Pombia della metà del sec. XI.
42 P. VERZONE

Se poi teniamo presente che nella seconda metà del


secolo stesso si hanno S. Maria di Rado e la “ Pieve ”
di Lenta nel Vercellese (18) e nei primi anni del XII la
chiesa di Ognissanti di Novara, ed il S. Remigio di Pal-
lanza, che in Liguria si ha un esemplare antichissimo
del genere nel S. Paragorio di Noli (vi si trovano volte
a crociera solo nelle navatelle ma i pilastri hanno mem-
brature a fascio, interrotte, anche verso la nave) (19),
che la cripta di S. Vincenzo di Galliano (Brianza) mo-
numento autentico del 1008 (20), ha già crociere di ti-
po interamente romanico non si potrà dubitare che la
basilica su volte a crociera non sia stata creata nell’Ita-
lia Settentrionale.
A conclusioni poco diverse porta lo studio delle vol-
te a costoloni diagonali (croisées d’ogives): esse non
sono state usate nell’Ile de France prima del secon-
do terzo del XII secolo (21) e le volte della cattedra-
le di Durham sono bensì attribuite alla fine del secolo
XI (22) ma non mancano gli oppositori a questa data-
zione (23).
Invece le volte di Casalvolone (anteriori al 1120), S.
Giulio di Dulzago (secondo quarto del XII secolo) e del
Duomo di Novara (1132) sono datate da documenti
inoppugnabili e si riattaccano direttamente ad una tra-
dizione costruttiva che ha usato costantemente le cro-
ciere cupoliformi: esse formano con quelle di Sannaz-
zaro Sesia (24), del S. Bassiano di Lodi Vecchio (25) e
della cappella di S. Benedetto a Civate (26) un gruppo
compatto, ben definito come un anello di una serie.
Piena conferma dell’asserto si ottiene dall’esame
delle varie strutture complementari, cioè degli archi-
nervature degli intradossi e delle membrature dei pi-
lastri.
Mentre le nervature delle volte della Francia del
Nord o dell’Inghilterra hanno sezione relativamente
complessa, torica o sagomata a cordoni, quelle della
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 43

Lombardia e le altre della Francia del Sud derivate da


esse sono semplicemente rettangolari (27).
Così pure i pilastri di Casalvolone, Dulzago, Nova-
ra e Sannazzaro Sesia hanno lesene diagonali che con-
tinuano fino a terra le nervature incrociate secondo lo
stesso principio di logica costruttiva che ha creato i pi-
lastri a lesene sovrapposte delle antiche basiliche a
volta dell’ XI secolo (Carpignano, Pombia, S. Maria di
Rado a Gattinara): invece generalmente i pilastri delle
chiese Anglo-normanne, dell’ Ile de France ed anche di
quelle Lombarde (28) (Calvenzano, Rivolta d’Adda, S.
Ambrogio di Milano e S. Michele di Pavia) hanno se-
zioni relativamente complesse che dimostrano una fa-
se di sostituzione di intenti estetici ai primitivi con-
cetti di logica funzionale.
Particolare somiglianza hanno invece fra loro le se-
zioni dei pilastri di Casalvolone e Lodi Vecchio, cosic-
ché l’antichità della chiesa di S. Bassiano, già manife-
sta per i caratteri delle murature e lo stile decorativo
dei capitelli, è confermata pienamente anche dal tipo
degli organi di sostegno delle navi.
Dobbiamo ricordare infine la cupola della chiesa
d’Ognissanti a Novara che si manifesta fra le più anti-
che della Lombardia (28): essa, inoltre, mostra chiara-
mente la derivazione dai prototipi orientali poiché ha
un tamburo alto, con due piani di finestre come la
chiesa della “ Theotokos ” di Salonicco datata 1028 (29).
ed ha strettissima parentela con le lanterne campana-
rie di S. Maria Maggiore di Vercelli e S. Stefano di Ve-
rona.
L’importanza dei monumenti romanici delle Dioce-
si di Novara e Vercelli è quindi notevole per la storia
dell’architettura medioevale: in queste due regioni i
costruttori del mille e del mille e cento hanno, fra i pri-
mi, realizzato il sogno di tanti secoli : la basilica a
volte.
44 P. VERZONE

La varietà di forma e la bellezza delle proporzioni


dell’antica Cattedrale di Novara e del S. Giulio d’Orta
ci dimostrano inoltre la profonda sensibilità estetica
degli architetti d’allora: essi hanno saputo valersi del-
le loro cognizioni tecniche per la realizzazione di splen-
dide opere d’arte e sono degni di tutta la nostra ammi-
razione e di tutto il nostro studio.

(1) G. DE ANGELIS D’OSSAT; I battisteri di Albenga e Venti-


miglia (in Boll. R. Deput. St. Patr., Liguria, Ingauna e Inte-
melia 1936) pass. e specialmente pag. 222 ss.
(2) Cfr. HUMANN: Zur Geschichte der karol. Baukunst I
pag. 30 ss.; RIVOIRA: Origin. Arch. Lombarda II pag. 362 ss.;
LASTEYRIE; L’Arch. religieuse en France à l’epoque romane,
pag. 139 ss.; HAUPT; Die Baukunst der Germanen pag. 197 ss.;
RIVOIRA: Arch. Musulmana pag. 247 ss.; GOMEZ MORENO: Igle-
sias mozarabes pass.
(3) PORTER: Spanish romanesque sculpture I pag. 47.
(4) Cfr.: Il mio studio in Arch. Romanica nel Vercellese
pag. 25 ss.
(5) PORTER: Lombard. Arch. II pag. 90 ss.
(6) PUIG Y CADAFALCH: Arquitect. romanica a Catalunya II
pag. 121 ss.: La geografia y els origens del primer art romanic
pag. 143 ss.
(7) PORTER: Lombard. Arch. I pag. 93 ss. e II pag. 614. ss.
ed anche DE DARTEIN: Etude sur l’architecture lombarde
pag. 209 e CATTANO: L’Architettura in Italia dal sec. VI al mil-
le circa pag. 225-226.
(8) Cfr.: la mia comunicazione al Congresso della Soc.
Piem. di Archeol. e Belle Arti, (Asti) in corso di stampa.
(9) DA LISCA: La chiesa di S. Teuteria e Tosca in Verona
(Madonna Verona 1913 e 1914 ed estr. a parte) pass.
(10) MUNOZ: Il restauro della chiesa e del chiostro dei SS.
Quattro Coronati pag. 28 ss.
L’ARCHITETTURA ROMANICA NEL NOVARESE 45

(11) BALDORIA: La cappella di S. Zenone a Santa Prassede


in Roma (Arch. Stor. dell’Arte 1891) pag. 256 ss.
(12) WARD: Medieval Church vaulting pag 38 ss. e special-
mente PORTER: The construction of lombard and gothic vaults
pass. Sono errate le critiche di Rivoira in Architett. Romana
pag. 184.
(13) PORTER: The construction cit. pag. 17 ss.
(14) PORTER: Lombard Arch. I pag. 127 ss.
(15) AUBERT: Les plus anciennes croisées d’ogives, (extr.
Bull. Monumental 1934) pass.
(16) PUIG Y CADAFALCH: La geografia y els origens del prim.
art romanic pag. 242.
(17) Cfr.: Il mio Architettura romanica nel Vercellese
pag. 61 ss.
(18) Ibid.: pag. 41 ss e pag. 45 ss.
(19) D’ANDRADE: Relazione dell’Uff. Region. Monumenti
Piemonte e Liguria pag. 100 ss.
(20) PORTER: Lombard Archit. II pag. 439 ss.
(21) AUBERT: Les plus anciennes croisées d’ogives pag. 69
ss. dell’estr.
(22) BILSON: La cathédrale de Durham et la chronologie de
ses voutes (Bulletin Monumental 1930 pag. 5 ss.).
(23) LASTEYRIE: L’architecture religieuse en France à l’epo-
que romane pag. 497.
(24) PORTER: Lombard Arch. III pag. 388.
(25) SANT’AMBROGIO: Lodi Vecchio S. Bassiano pass. e POR-
TER: Lomb. Arch. II pag. 490 ss.
(26) PORTER: Lomb. Arch. III pag. 388.
(27) PORTER: Lombard Arch. I pag. 120 ss.: sono errate le
critiche di Enlart su questo punto (Le moyen age 1920, mai
août pag. 186).
(28) PORTER: Lomb. Arch. I pag. 86 ss. e 104 ss.; PUIG Y
CADAFALCH: La geografia etc. pag. 367 ss.
(29) RIVOIRA: Origini Arch. Lomb. II pag. 309; DIEHL: Ma-
nuel d’Art. Bizantin pag. 439 ss.
46 P. VERZONE

“ UT GRATIAS REDDAM „

L’illustrazione di questo studio non sarebbe stata


possibile nella forma attuale senza il benevolo concor-
so di molti amici e studiosi. Per benevola intercessione
del Prof. A. Viglio la Società Storica Novarese ha fatto
eseguire parecchie delle fotografie pubblicate su Casal-
volone, Briona, Carpignano e Dulzago, nonché le ri-
produzioni del Codice Frasconiano dell’Archivio Capi-
tolare.
Il Rev. D. Colli ha concesso molti “ clichés ” su Mon-
torfano e Mergozzo, la Deputazione di Storia Patria al-
tri, opera dell’Arch. Nigra su S. Giulio d’Orta, i RR.
Mons. Barlassina e Picconi alcune illustrazioni del Duo-
mo di Novara, Castellazzo Novarese e Agrate.
L’ambone del S. Giulio d’Orta è tratto da una foto-
grafia della Ditta E. Turati, la cripta di S. Michele
d’Oleggio da un’illustrazione pubblicata dal Prof. Mons.
L. Cassani; il bell’interno della nave di questa stessa
chiesa proviene invece da una lastra del Conte Negri
di Milano.
I particolari geometrici di Montorfano sono opera
del Prof. Lazanio; quelli di S. Giulio d’Orta lo sono in-
vece dell’Arch. Nigra.
A tutti questi collaboratori gentili ed ai molti altri
che non posso ricordare per difetto di spazio vada la
espressione della più devota riconoscenza.
Le altre fotografie ed i rilievi geometrici (circa due-
cento illustrazioni) sono opera personale mia: nei di-
segni delle piante sono stato aiutato dall’amico Geom.
Gianni Francese.
P. V.
L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 47

ELENCO DELLE OPERE CITATE

AUS-M-WEERTH E. - Der Mosaikboden in St. Gereon zu


Cöln restaurit und gezeichnet von Toni Avenarius nebst den
damit verwandten Mosaikböden Italiens - Bonn, Vereins von
Althertumfreunden, 1873.
AUBERT M. - Les plus anciennes Croisées d’ogives. - Paris.
Picard, 1934 (estr. Bulletin Monumental).
ACTA SANCTORUM (Bollandiana). . Autwerpiae 1613 ss.
(67 vols).
BALDORIA N. - La cappella di S. Zenone in S. Prassede in
Roma in “ Archivio Storico dell’Arte ”. A. IV, 1891, pag. 256 ss.
BALUTIUS. - Epistolarum Innocentii tertii Romani Ponti-
ficis libri decem. - Parisiis. Muguet, 1682.
BARLASSINA G. e PICCONI A. - Le chiese di Novara. -
Novara, Tip. S. Gaudenzio, 1933.
BASILICA PETRI C. - Novaria Sacra seu de Ecclesia No-
variensis libri duo. - Novariae, apud Sessallum, 1612.
BAZZETTA N. - Storia del Lago d’Orta, - Gozzano, La Car-
tografica, 1911.
BELTRAMI L. - Angera e la sua rocca, Arona e la sue me-
morie. - Milano, Calzolari e Ferrario, 1904.
BESCAPE’. - Cfr. BASILICA PETRI.
BIANCHETTI E. - L’Ossola inferiore. - Torino, Bocca 1878,
2 voll.
BIANCHINI F. A. - Il Duomo e le scolture del corpo di
Guardia in Novara. - Novara, Ibertis, 1836.
BIANCHINI F. A. - Il Monastero di S. Agnese in “ Lo Spi-
golatore Novarese ”, 1837, pag. 205 ss.
BIANCHINI F. A. - Le cose rimarchevoli della città di No-
vara. - Novara, Miglio, 1828.
BIANCO M. - Il restauro dell’Oratorio di S. Giacomo al Bas-
so presso Pallanza. - Torino, Checchini, 1936.
BILSON J. - La cathédrale de Durham e la chronologie de
ses voûtes in “ Bulletin Monumental ” T. LXXXIX, 1930,
pag. 5 ss.
BOCCARDI R. - Il Lago Maggiore (Italia Artistica n. 105).
Bergamo, Istituto d’Arti Grafiche s. d.
48 P. VERZONE

BONIFORTI L. - Le isole Borromee, Baveno ed il Motta-


rone. - Milano, Dumolard, 1877.
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Civico di Novara. - III. BORI M. - Le Carte del Capitolo di Goz-
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tolare di Novara. - Biblioteca della Soc. Stor. Subalpina. (To-
rino) 1913 ss., 3 voll.
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dale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia. - Biblioteca
della Società Storica Subalpina (Torino) 1911.
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Berolini, Reimerum, 1872 e 1877, 2 voll.
CASALIS G. - Dizionario geografico storico statistico com-
merciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna. - Torino, Ma-
spero, 1849, 28 voll.
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vara 1923).
CASSANI L. - La basilica di S. Michele in Oleggio in “ Bol-
lettino Storico per la Provincia di Novara ”. A. XIV-1920,
pag. 123 ss.
CASSANI L. - La chiesa di S. Ambrogio in Novara in “ Bol-
lettino Storico per la Provincia di Novara ”. A. XIX, 1925.
pag. 349 ss.
CASSANI L. - Montorfano di Mergozzo e la sua chiesa, in
“ Mergozzo nella storia ” Novara, Cattaneo 1933 e Boll, Stor. per
la Prov. di Novara, A. XXVII, 1933, pag. 97 ss.
CASSANI L. - S. Maria d’Ingalardo in “ Il Risveglio per la
Parrocchia di S. Pietro al Rosario ”. A. I, 1925, nn. 2 (pag. 3),
4 pag. 6, 5 pag. 4, 7 pag. 1, 9 pag. 1.
CASSANI L. - Un importante e sconosciuto monumento ro-
mano a Novara ed altri ritrovamenti archeologici in “ Bollet-
tino Storico per la Provincia di Novara ”. A. XXVI, 1932,
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CATTANEO R. - L’Architettura in Italia dal secolo VI al
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CAVALLI C. - Cenni statistico-storici della Valle Vigezzo. -
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L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 49

CHIARA A. - Le nostre Abbazie. (Estr. dalP “ Azione Nova-


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CIPOLLA C. - Di un diploma perduto di Carlo III (il Gros-
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delle Scienze di Torino ”, vol. XXVI (1890-91), pag. 670 ss.
COLLI E. - La chiesa parrocchiale attraverso i secoli, in
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COLLI E. - Mergozzo nella sua storia. Opuscolo secondo.
(s. c.) S.A.C.A.I. 1935.
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Estratto dal lib. IV della “ Corografia e descrizione della Ri-
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LA LISCA A. - S. Giorgio di Valpolicella. (Estratto Miscel-
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- Prato, Alberghetti, 1875 ss., 5 voll.
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DIEHL CH. - Manuel d’art bizantin. – Paris, Picard 1925 e
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DIONISOTTI C. - Pietro Brugo di Romagnano Sesia. - To-
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50 P. VERZONE

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martyris eiusque in Episcopatu successorum Vita et Res gestae
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GOMEZ MORENO M. - Iglesias mozàrabest Madrid, Centro
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L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 51

GUASCO DI BISIO F. - Tavole genealogiche di famiglie no-


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LEWENFELD S. - Leo von Vercelli. (Dissert. di Laurea).
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gustae Taurinorum ex regio Typographeo 1836 e 1853, 2 voll.
MAGISTRETTI M. e MONNERET DE VILLARD U. - Liber
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52 P. VERZONE

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- Novara, Ibertis. 1844.
MELLA E. - Battisteri di Agrate Conturbia e di Albenga in
“ Atti della Società d’Archeologia e Belle Arti per la Provincia
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NIGRA C. - Appunti sopra un rudere esistente a Gravellona
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NIGRA C. - Cappella di S. Tommaso presso Briga, in “ Bol-
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la Società Piemontese d’Archeologia e Belle Arti ” 1922,
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L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 53

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vaults. New Haven, Yale University press. 1911.
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54 P. VERZONE

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breria ed. Fior. 1913; III. Bergamo, Brescia, Como e IV. Cre-
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1932.
SCARZELLO O. - Il museo lapidario della Canonica e gli
antichi monumenti epigrafici di Novara. - Novara, Cattaneo,
1931.
SURIUS L. - De probatis Sanctorum vitis. - Coloniae, sum-
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TAEGIO B. - Le risposte. - Novara, Sesalli. 1554.
TESTI L. - Il battistero di Parma. - Firenze, Sansoni, 1916.
TOESCA P. - La pittura e la miniatura nella Lombardia dai
più antichi monumenti alla metà del quattrocento. - Milano,
Hoepli, 1912.
TOESCA P. - Storia dell’Arte Italiana. Il Medioevo. - Tori-
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L’ARCHITETTURAROMANICANELNOVARESE 55

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P. VERZONE.

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