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Thorie de larchitecture M1 Prof.

Bruno Marchand

Etudiantes: Borghini Francesco, Silvia Groaz, Irene Lucca

L archetipo della capanna


Dialogo tra arte ed architettura Unanalisi della Bruder Klaus Kapelle attraverso loperato di Mario Merz

Introduzione Why do we have so little confidence in the basic things architecture is made from: material, structure, construction, bearing and being borne, earth and sky, and confidence in spaces that are really allowed to be spaces- spaces whose enclosing walls and costituent materials, concavity, emptiness, light, air, odor, receptivity, and resonance are handled with respect and care? 1 Luso dei materiali, l espressivit architettonica , la cura nei dettagli e lattenzione allarte del fare come costitutiva del modus operandi architettonico: queste le caratteristiche che ci portarono al desiderio di unanalisi riguardante lopera di Peter Zumthor, architetto svizzero grigionese che nel 2007 port a compimento la cappella di Bruder Klaus a Wachendorf Eifel ( Germania ). Tuttavia tale ricerca non si fonda sullaspetto prettamente materiale dellopera, bens si concentra sulla concezione architettonica che sottolinea una comunanza di intenti con diverse correnti artistiche. Zumthor stesso fa riferimento allarte povera in particolare, sedotto anchegli dalla sensualit nelluso dei materiali, che appartiene ad una cultura arcaica fondativa , nella loro espressivit poetica.2 Joseph Beuys, Mario Merz, Luciano Fabbro, Giuseppe Penone e Jannis Kounellis sono infatti accomunati dalla volont di uscire dal quadro per pensare allo spazio come disse J. Kounellis , dal fascino ancestrale e magico della materia, dallapproccio empirico del dar forma alle cose. Lo spazio per larte povera risulta fondativo dellinvestigazione artistica. Questa ricerca, che si inserisce allinterno della corrente esistenzialista di analisi dellessenza, lopportunit per scoprire un nuovo linguaggio non codificato, a tal punto da interrogarsi sul significato stesso di spazio assoluto, concepito come al tempo stesso personale e cosmologico, mentale e fisico. 3 In Mario Merz ( Milano, 1 gennaio 1925 Torino, 9 novembre 2003 ), pi di ogni altro ritroviamo la volont di confrontarsi con queste tematiche. Infatti la base teorica di Merz e` supportata dallesperienza diretta, dallo spazio vissuto. Questo approccio fenomenologico vicino al metodo lavorativo di Peter Zumthor , il quale si pu definire come uomo del fare. Ligloo lelemento ricorrente della produzione di Merz dal 67, scelto come lui stesso descrive- per tre motivi : 1. Labbandono del piano come aggentante o piano murale, 2. lidea di creare uno spazio indipendente dal fatto di appendere delle cose al muro 3. Idea di igloo come idea di spazio assoluto in se stesso (...) 4 Ligloo una ricerca antropologica, a met tra arte e architettura, come archetipo di casa nella sua semplicit in quanto racchiude lidea stessa di casa primordiale: la capanna, approdo teorico dellartista. Questa una metafora che chiarifica il concetto della Bruder Klaus Kapelle, in quanto archetipo spaziale basato sull anthropos, misura dell architettura stessa; struttura fisica che modella e delimita lo spazio; apporto simbolico di una memoria ancestrale; membrana protettiva, ventre materno. Bruder Klaus Kapelle, Weichendorf Eifel, Germania 2005-2007 La cappella situata nella campagna collinare di Mechernich, in un ambiente bucolico lontano dai centri urbani. Allesterno appare come un prisma uniforme in calcestruzzo, quasi astratto, alto 12 metri. La verticalit della sua forma contrasta con il piano su cui appoggiata. Mano a mano che ci si avvicina la materialit appare pi viva, si scorge lacuto ingresso, termine del sentiero e ne si percepisce la tensione sacrale. Linterno non corrisponde allidea suggerita dallesterno: sottili tronchi di legno hanno plasmato il calcestruzzo lasciando la forma e il colore nero della bruciatura. La luce zenitale presente nella sala guida il fedele attraverso lo spazio pi buio iniziale, riflettendosi sul pavimento rivestito da una patina di piombo fuso, che sottolinea nuovamente lespressivit casuale della cappella. Lo spazio interno possiede un protagonista principale: la luce. Gli altri elementi quali una panchina, un contenitore per le candele ed una statua in bronzo si mantengono in disparte, lasciando il fedele in contemplazione. Piccole gocce di luce attraversano lo spessore di calcestruzzo in perle di cristallo soffiato a bocca per acuire la misticit dello spazio.
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Peter Zumthor, Thinking Architecture, Birkhuser, Basel, 201 pag 33 Peter Zumthor, Thinking Architecture, Birkhuser, Basel, 201 pag 8-9 3 Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 pag 30 4 Autori vari, Arte povera in collection, Charta, Milano, 2000

Dice Duchamp: L'unica differenza tra scultura e architettura sta nell'idraulica. La cappella di Zumthor un astrazione, l'architettura diventa essenziale, si fa quasi scultura. Zumthor con la sua opera decide di porre un oggetto alieno in un contesto naturale. L'esercizio sta nel tentativo di riassumere l'opera all'essenziale: un involucro, un ingresso, uno spazio calibrato per una persona. La domanda che si pone la comprensione di cio' che sia necessario, cio' che renda quest'opera uno spazio che abbia la qualit di generare pensieri. Non una architettura da vivere, che contiene, ma piuttosto un'architettura che interroga, che genera, in grado di suscitare domande. Mario Merz cos descrive il suo rapporto con larchitettura: Qual il rapporto tra l'igloo e l'architettura? -Non mai un rapporto diretto con l'architettura, ma un rapporto con la situazione umana, perch se fosse un rapporto con l'architettura sarebbe un valore architettonico, mentre mi voglio astrarre dal valore architettonico. L'igloo un simbolo, una simbologia dell'astrazione, non un valore architettonico a se stante, in questo senso non seguo la linea degli architetti, che hanno bisogno di economia politica, e non di astrazione. Astrazione vuol dire sopravvivenza dell'essere, processo di astrazione come processo di essenzialit di se stessi, sopravvivenza come essenza (). 5 La scansione della ricerca segue di pari passo la cronologia della genesi delledificio, infatti in essa abbiamo trovato non solo i punti salienti di contatto con Mario Merz, ma anche una dispiegazione logica del concetto spaziale della cappella. 1. La capanna come spazio concepito per una persona sola La prima operazione di un architettura individuare uno spazio attorno al quale cresce ledificio, modellato e modellante. Massimo Cacciari a tal proposito sottolinea: Uno spazio sorge quando disboscando e dissodando si produce das Freie, das Offene, il libero e laperto, per linsediarsi e labitare delluomo. Fare-spazio Freigabe von Orten, un donare luoghi, aprire-liberare luoghi, dove luomo si riconosce, negativamente o positivamente, nel suo destino di abitante.() Fare-spazio significa instaurare tali luoghi, far luogo al destino dellabitare.() Un luogo una dimora di cose e unabitare delluomo in mezzo ad esse. 6 Allo stesso modo lelemento fondante del concetto assoluto di Merz lo spazio libero, premessa di ogni azione. Il piccolo building, signore dello spazio, atomo dello spazio sopporta se stesso nello spazio, crea linterno di se stesso, per via di essere misura dello spazio antropologico e crea lesterno da se stesso: crea lo spazio esterno con il fatto di essere misura di uno spazio interno 7 Inoltre sottolinea come lo spazio sia intrinsecamente legato alluomo: Le dimensioni del diametro pongono in evidenza forma struttura dimensione e misura, misura antropologicamente corretta. Gia` la dimensione, anche inizialmente corretta dei due metri di diametro, indica nell'uomo seduto nell'interno di questa capsula, come per vivere il pensiero, la via in cui l'arte o l'opera che la vuole, in se stessa l'unico supporto. L'opera e` la misura sono connaturati, sono quindi struttura e supporto. La struttura il suo supporto stesso .8 Questa dichiarazione apre un nuova argomentazione sul lavoro parallelo di Merz e di Zumthor, si pu infatti affermare che il tema della misura primario nei due lavori. La questione della scala dell'edificio o dell'opera un attenta risposta all'esigenza stessa della funzione. La calibrazione della misura proporzionale alla funzione richiesta. Sia Zumthor che Merz la soddisfano in relazione ad una singola persona, lo spazio assoluto e puro si completa nell'individuo singolo; lo spazio in questo senso deve essere vissuto singolarmente, solo cos possibile riflettersi nella misura stessa che rappresenta. Si configura dunque come un viaggio introverso nella caverna di noi stessi, nella capanna dellumanit. Zumthor dona al visitatore un viaggio dentro se stessi in una inscindibile relazione tra architettura e corpo. Egli stesso afferma: il rapporto fra corpo e spazio sta sempre al centro del mio interesse e di tutte le architetture che progetto 9 La cappella accoglie in se stessa una forma, dettata da un'esigenza essenziale dell'atto di contemplazione e preghiera. Qual' il limite per cui la dimensione di un'architettura risulta essenziale e adatta all'uso di una sola persona? Si ribadisce ancora il concetto di ricerca di cio' che necessario. La dimensione fondamentale. Mario merz ha sperimentato molte volte, cambiando il diametro del proprio igloo, per far si che lo spazio generato fosse si usufruibile da una sola entit, ma fosse anche in grado di reagire adeguatamente al contesto e, in qualche modo, in grado di contenere la forza generatasi al suo interno. Si puo' dire che in questo Zumthor si avvalga della lezione di Merz: lo spazio misurato sulla persona che vi deve entrare, esso in equilibrio, sensato e completo solo quando un soggetto ne prende possesso. L'igloo di Merz non avrebbe senso se non fosse generato a partire da una misura, dall'idea primordiale che esso deve contenere. la mia intenzione creare un architettura che inizia all'interno e si espande fuori.

Conversazione con Mario Merz, Bartolomeo Pietromarchi, Torino, 9 marzo 2001 Massimo Cacciari, Adolf Loos e il suo angelo

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Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 8 Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 9 Nicoletta Ossana Cavadini La magia del reale secondo Zumthor in La pagina dellarchitettura, laRegioneTicino 25 giugno 2007

La riflessione sull'idea di tavolo parte dall'interesse per un'architettura che nasca dallo spazio vissuto e che cresca in modo organico. Fabbricare il tavolo prima di costruire la casa equivale per me a mettere in discussione lo spazio della casa, i suoi muri perimetrali () sono importanti i mobili e non le pareti () oggi vedo che le nostre forme vivibili possono essere create piu' dall'interno verso l'esterno che da una forma esterna che chiude. 10 Ancora una volta, la misura antropologica del vissuto e della necessit primaria detta la visione poetica del mondo: se l'igloo copertura, il tavolo il luogo del lavoro e dello spazio sociale, della comunicazione e dello scambio. 2. La capanna come spazio ancestrale Lidea della costruzione come circoscrizione di uno spazio interno reso abitabile pu` essere collegata allarte di vestirsi che protegge il corpo e rende possibile la sua sopravvivenza nelle condizioni ostili della natura. Gottfried Semper esprime questi concetti con la volont di ricondurre l'idea di architettura ad un semplice modello, ovvero quello della capanna, in quanto luogo dove nasce e abita l'umanit. Peter Zumthor crea quindi la sua capanna primordiale per poi prottegerla in un guscio di cemento ma infine per darle fuoco e distruggerla, essa si trasforma in caverna e della forma originale vi e` solo il ricordo, come un fossile ritrovato. L'atmosfera creata parla quindi di una memoria antica, attraverso i materiali e il processo costruttivo e` possibile comprendere altri significati. Un edificio che ci appare oggettivamente come un monolite o come caverna e` in realt` una costruzione pratica, fatta di giunti, di strati e di trame, ma loggetto percepito diviene unico, e- parafrasando Merz- il cemento e` piu` o meno cemento, il piombo e` piu` o meno piombo e il vetro diventa un diamante prezioso incastonato nel muro. In questo caso la visione e` formalmente molto densa di valori naturali, diventa quasi una pianta che trasforma larchitettura attraverso il rivestimento, che e` un fenomeno profondamente architettonico. In tutti gli igloo il rivestimento e` un processo di oggettivazione: la pietra diventa piu` meno pietra, il piombo diventa piu` o meno piombo, lelettricita` diventa scrittura 11 L'apertura zenitale della cappella e` fatta materialmente di luce ma rimanda all'immagine di una goccia, vi e` un gioco simultaneo tra reale e irreale, tra materiale ed immateriale. L'atto stesso di bruciare rimanda all'idea di rituale pagano, infatti e` forse questo uno degli aspetti pi` interessanti del progetto, il linguaggio semiotico usato da Zumthor non e` esplicito, possiede un valore misterioso che arricchisce lo spazio di significati laici. In questi termini si possono infatti usare le parole dello stesso Merz quando afferma che il suo igloo (sentiero per qui, 1986) "e` un commento laico ad un luogo sacro", la tensione tra i due mondi e` tangibile. 3. La capanna come elemento costruttivo Come illustrato nei punti precedenti, ledificio si basa sul concetto di capanna, inteso anche come concezione strutturale e formale. La capanna rimane sotto forma di traccia nello spazio interno, viene evocata attraverso la bruciatura del cassero formato da 112 tronchi scelti accuratamente in base alla loro circonferenza. A sua volta viene protetta da un guscio di strati di calcestruzzo che corrispondono ad una giornata di lavoro compiuta insieme agli abitanti del villaggio, come un antico rituale che trascrive sulla pelle delledificio, come nel tronco dellalbero, il tempo di crescita, la sua et. "l'architettura e` quella dell'igloo, l'idea primaria di abitazione, "fondata" dal tempo perch` legata alla storia dell'uomo e delle sue relazioni con l'ambiente, costruita per stratificazioni che rimandano all'evoluzione della civilt`" 12 Per ottenere un ossidatura omogenea fu necessario bruciare per due volte linterno, fatto che sottolinea come la naturalit degli elementi sia conservata, che c un potere intrinseco nelle cose quotidiane. E` nel modo di costruire che si puo` misurare un progetto, lenergia di cui parla Merz e` il vero valore dellarchitettura, con latto del fare o del costruire si puo` comprendere lidea progetto. Il mettere insieme i materiali costitutivi dellopera e` un operazione che diventa organica, il cemento reagisce con il legno il quale a sua volta reagisce col fuoco per infine giungere ad un risultato organicamente espressivo e per quanto previsto o controllato sara` sempre un risultato totalmente casuale. Inoltre nelle opere di Zumthor proprio il pragmatismo esplicito che rievoca queste medesime intenzioni: negli schizzi, nei piani, si intravede gi l ineludibile costruttivit delledificio, la precisione legata allarte del fare, unarchitettura che tiene conto non solo di se stessa ma anche di questi valori. l'opera prende origine dalla banalit` del materiale scelto per tradursi in una fucina di energie nella quale materialit` e concetto divengono tutt'uno 13. Il senso del suo lavoro e` stato quello di svelare e di ritrovare un mondo alternativo a quello tecnologico. Un mondo dalla sensibilit` che reinventasse i rapporti umani con il cosmo come entit` naturale complessa ed estesa e non semplicemente scenario inanimato sul cui sfondo agisce l'approccio oggettivante della civilt` tecnologica occidentale. L'opera diviene luogo di raccolta della sensibilit`, ma anche snodo di forze non completamente abitato dall'uomo.
B. Cor, Mario Merz-Architettura: il problema dello spazio e del tempo , in A.E.I.U.O, 1981, Vol. II, n.3 Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 12 Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 12 Domus 144, settembre 1995
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"Gli edifici di Zumthor sono composti da volumi semplici l'attenzione pu` rivolgersi cos alle superfici che costituiscono questi volumi, pu` concebtrarsi su come sono fatti. Alla semplicit` dei volumi e` legata la calma che promana da questi edifici. Essi si oppongono allo spirito del tempo, che non crede all'inetto o che, detto con un paradosso, crede solo nelle sue parti." "Quando le singole formi appaino in fine () nella loro oggettualita` e, come naturalmente, si risolvono nell'intero allora penso che mi sono avvicinato al mio ideale: un'oggetto architettonico che riposa in se stesso". 14 4. Rapporto tra interno ed esterno Di grande importanza per la comprensione della cappella il tema del rapporto tra esterno ed interno. Essendo un edificio piuttosto astratto, ridotto all'essenziale, esso ha una naturale tendenza ad essere autoreferenziale, cio' che invece importante capire che la cappella possiede sia un carattere introverso, di vissuto prettamente personale, sia un carattere estroverso, rimanendo legata al contesto che la circonda. Certo che la relazione con l'esterno non diretta, ma piuttosto cercata attraverso meccanismi basati su concetti in qualche modo ricollegabili a Mario Merz. Nella Tenda di Gheddafi, Merz, tenta di portare l'attenzione sulla relazione fondamentale tra la struttura e la tela che la riveste. Esse sono necessarie l'una all'altra, la prima ossatura che sostiene, la seconda filtro che separa tra mondo esterno ed interno. Ed proprio il rivestimento il mezzo attraverso il quale possibile allacciare un rapporto con il contesto, abbandonando il carattere estremamente chiuso che altrimenti caratterizzerebbe l'igloo. Quindi un oggetto visivamente molto interessante perch una cosa sostiene laltra. Anche le cuciture delle tele luna sullaltra importante, cosi` come lapertura che fa intravedere il vuoto interno e che, come nellarchitettura, d valore allesterno. 15 In particolare in quest'opera Merz pratica un taglio nella tela, un gesto forte che lega i due spazi e che genera tensione, la stessa tensione che si coglie nell'osservare il portale della Bruder Klaus Kapelle: l'ingresso infatti una stretta porta di forma triangolare che s'inserisce con forza nel prisma fino a squarciarlo. A causa di questa forte tensione, e della simbologia stessa evocata dalla geometria del triangolo, l'attraversare la soglia diventa un atto che impone una forte consapevolezza in chi lo compie. Una volta superato questo primo elemento, quando ci si trova all'interno della cappella, l'atmosfera mistica, quasi surreale, di questo luogo sembrerebbe quasi portare la persona a dimenticare che possa esistere qualsiasi altro spazio al di fuori di quello in cui si trova. Tuttavia qui che Zumthor mette in atto altri due dispositivi in grado di ancorare la cappella, e chi vi si trova, al contesto: le piccole gocce di cristallo sulle pareti servono per vedere attraverso 16, non in senso letterale, ma piuttosto con un meccanismo per cui si crea consapevolezza del mondo esterno frammentando e distorcendone la visione, cosi' come fa Merz attraverso i suoi vetri rotti che piu' sono rotti, sporchi, malinconici, arrabbiati, con gli angoli spezzati piu' diventano una lente che restituisce l'immagine mediata della realt. Infine vi il lucernario, che come fascio di luce entra, trasforma e in qualche modo scompone il significato dello spazio stesso, ma soprattutto rappresenta la metafora del camino: via di fuga dei pensieri, delle preghiere, delle domande della persona che le generano dall'interno, cosi' come l'albero di Merz, crescendo, sfonda l'igloo, aprendosi verso il mondo esterno.

Mario Merz Igloo 1969


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Mario Merz Tenda di Gheddafi 1981

P.Zumthor Domus 710, novembre 1989 Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 pag. 13
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Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 pag. 37

Peter Zumthor Bruder Klaus kapelle sezione longitudinale e pianta

Bibliografia: Bartolomeo Pietromarchi, Mario Merz, Igloo, della collana Universale di Architettura, collana fondata da Bruno Zevi n.98, Spaziarte, Testo & Immagine srl., 2001 Peter Zumthor, Atmosphere, Birkhuser, Basel, 2006 Peter Zumthor, Thinking Architecture, Birkhuser, Basel, 2010 Lara-Vinca Masini Arte contemporanea-La linea dellunicit- Arte come volont e non rappresentazione vol.2 Firenze 1989 Giunti Adam Hubertus, Turm und Hohle, Archithese n 4 (aprile 2007) p.46-49 Chiara Baglione, Nel silenzio, Casabella n 758 (novembre 2007), p.144-151 Wolfgang Lorch, Feldekapelle Bruder Klaus, Deutsches architektura jahrbuck 2008-09 p.142-147 Geriet Confurius, Architektur der Architektur, Bruder Klaus Kapelle, Wachender 2007, Werk, bauen und whonen n 3 (Marzo 2008) p.17-24 Domus n 744 dicembre 1992 p. 202-203 Fraois Ducros, Mario Merz, Flammarion, Paris, 1999 Autori vari, Arte povera in collection, Charta, Milano, 2000 Germano Celant, Arte povera, Wiese Verlag, Basel, 1989