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',' una sovrastruttura tendenzialmente reazionaria vede sempre di buon occhio tutto quanto compatibile con la scelta formalistica che la contraddistingue, con tutto quanto perci risulta compatibile o irrilevante rispetto alle sielte produttive; simpatizza quindi con una sperimentazione formare fine a se stessa, con le innocenti eresie, gli accenti soggettivi, ecc. Tale sowastruttura ha infatti una particolare predilezione per tutto quanto si esprime con ambiguit; basta pensare a quelle architetture u sulla cata >, sempre pi numerose ner panorama internazionale, in cui Ia condizione di restare appunto sulla carta diventa paradossalmente una esigenza interna e non una costrizione dall'esterno. Per questo sarebbe tanto pi assurdo farsi coinvolgere da tutto quel settore di ricerche nel campo della forma che pir o meno apertamente si propongono la ambiguit come programma o la sperimentazione intesa come ricerca di nessi inusitati e singolari, di sfumature, anormalit, ecc.; perch sono esse stesse ad escludersi dai momenti decisivi. credo che fare i conti con queste esperienze significa scegliersi un falso obiettivo. Allora, secondo me, una scelta consapevole di contrapposi_ zione deve oggi qualificarsi anzitutto di fronte a questo problema specifico; I'architettura in quanto tale ult"rnativa "orn" reale e positiva. ci significa, indipendentemente dai risultati immediati, porsi direttamente in concorrenza con il . professionalismo ,r. un { glo--p-ef_e.re discorso_ d-i gontrapposizioue rispetto alla giql atFale ha senso solo se ha valore complessivo e iniquivocabile; solo cio se nella pratica sono ridoite al miqim le di: e .rappresentazi-one, fra ci che dovrebbe Ygfgqpg_g-ggeqttq essere e ci che nel progetto. E' su questo piano che risulta evidente l'inconsistenza della versione professionalistica. ro credo che 9g,gl !a.p{.o.[lgst4 archilettonica, per poter entrare in reale contraddizione con la sovrastruttura culturale con cui si mi sura, debba essere ineqgjv-ocabile; al limite didascalica, e non vaga, indistinta, ineffa6ile,''., tale quindi da suggerire inter_

Giorgio Grassi CONTRAPPORSI ALLA CITTA, DEL CAPITALISMO

In effetti ci sono delle difficolt a definire i valori espressi dalla sovrastruttura culturale del capitalismo; n possiamo contentarci della constatazone, troppo schematica e sbrigativa, che nella costruzione della citt capitalista viene negato di fatto all'architettura un ruolo specifico. Io credo che la sovrastruttura culturale del capitalismo oggi non sia in grado di esprimere dei valori; e che proprio in tal senso essa sia squisitamente, inequivocabilmente formalista. Ci confermato dal fatto che essa risulta anche singolarmente aperta, disponibile, pronta cio ad appropriarsi e a includere nel proprio orizzonte espressivo quelle esperienze formali in cui i valori sono posti per l'appunto solo formalmente. Questo stesso processo di appropriazione si gi verificato nel recente passato, ad esempio di fronte a tutte quelle questioni poste a suo tempo dal Movimento Moderno, che furono occasione per una battaglia generosa e che oggi sono diventate il mascheramento ideologico dello sfmttamento, oltre che i luoghi comuni del professionalismo pir sordo. Secondo me questo stesso processo si sta ripetendo oggi ad esempio rispetto a quelle esperienze nel campo dell'architettura che, in buona o in cattiva fede, ruotano intorno a problemi di linguaggio, prevalentemente alla questione di <(una nuova forma o (il falso problema che ha avuto pi successoin assoluto negli ultimi sessant'anni). 200

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pretazioni discordanti e contraddittorie (che possano valere cio .. sia per i ladri che per i derubati n). Ic-credo-che la ricerca, tanto piir in questo momento, deve essere rivolta alla proposizione di forme che possono essere lette in un solo senso. Quealtro che quello adeguato all'oggetto sto senso non pu "ir"o" della rappresentazione. E - dal momento che tale oggetto in Iarga misura l'arcbitettura -mede$img,*,9io le -s"tgli3 delle,sue forme e il loro legame costante con la vita quotidiana e con il filo ininterrotto della speranza e del progresso - se vogliamo che le questioni dell'architettura siano viste in maniera diversa da come ci sono proposte, dobbiamo mostrarlo nella, specificit di tali questioni stsse, mostrandone il contenuto reale e misufan-doci concretamente con i temi specifici del nostro lavoro. Da questo punto di vista anche il rifiuto consapevole dei meccanismi dominanti della produzione capitalistica dello spazio - quando ci pi evidente nei progetti - non altro che una conseguenzadi questa scelta rispetto al nostro lavoro e al valore che vi annettiamo. Anche qui bisogna riconoscere cio che il rifiuto di tali meccanismi non pu essere di per s la garanzia di un buon lavoro. Anche se questi meccanismi esprimono un modo d'intendere la citt che antitetico rispetto alla linea progressiva che noi riconosciamo nella sua storia, evidente che ci non ne individua la specificit. La ricchezza -della citt attraverso la storia in primo luogo la riiiff,:z-a, la molteplicit delle scelte nella citt: la variet delle sue forme rispetto alla vita che vi si svolge, l'aspetto quotidiano, cordiale e molteplice della citt. Tutto questo rappresenta"realr-neqt.e--lleredi-taculturale cui ci richiamiamo e che negato nella citt divisa, nella citt capitalista. Basta,pensare-alla prevaricazione e alla menzogna che sono alla base di quella interpretazione negativa e fatalistica della citt moderna come luogo di contraddizioni pratiche insanabili (il suo aspetto drammatico, macchinistico, espressionistico, sinistro, ecc.) che appunto Ia versione ufficiale e corrente. Non hisogna stancarsi di rivendicare quella che per noi 202

!gq{i1 culturale delle nostre citt: bisogna mostrarla. euesta rrvenclrcaztonepresuppone una lotta: e in questo senso non pu fare a'meno di una volont comune, unitaria, costmttiva (di qui emerge il ruolo decisivo della scuola). euesto non solo per i va_ lori collettivi che sottintende, ma anche proprio per la partico-fatio 1 larit, dell'architettura stessa, che un ingombrante, di ' per se vistoso, gna.presenza fis-ica cJr_gasforma (non un li_ b,.: o un disegn-o)e che ha bisogno non solo di una precisa ri_ i chiesta, ma anche di partecipazione e probabirmente anche di i , una g=e{ta fiducia.

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