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L’arte non si ferma


Mostra d’arte contemporanea online

11 - 30 Dicembre 2020

Progetto
Da un’idea di di Produzione Artistica
Progetto
In/Out l’arte non si ferma
Mostra d’arte contemporanea online

Testi Critici
Prof. Pierpaolo Cannistraci
Prof. Alessandro D’Ercole
Prof. Federica Fabrizi
Prof. Roberta Lagani
Prof. Gerardo Lo Russo
Prof. Massimo Pistone

Coordinamento
Manuel Grillo
Tatsiana Pagliani

Progetto grafico
Letizia Rigucci
Emanuele Calfa

Social Media
Grillo Design Studio

Post Produzione Video


Alberto Gulminetti
Paolo Scarfone

Edizione curata
Accademia Dei Romani
Fine Arts Institute © 2020
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INDICE

Testi critici
Il Demiurgo Resiliente di Pierpaolo Cannistraci ................................. 10
La resilienza dell’Arte di Alessandro D’Ercole ..................................... 14
In_visibile di Federica Fabrizi .................................................................18
Visioni di Roberta Lagani ........................................................................
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In/Out di Gerardo Lo Russo ...................................................................24
Un sasso è un sasso di Massimo Pistone ..........................................28

Gli Artisti e le Opere


Alessandra Bilotta ....................................................................................34
Francesca Biundo ....................................................................................36
Francesca Cicia .......................................................................................38
Sara Dell’Erba ...........................................................................................40
Emanuele Fasciani ..................................................................................42
Stefania Fienili .........................................................................................44
Manuel Grillo ............................................................................................46
Alberto Gulminetti ...................................................................................48
Tatsiana Pagliani ......................................................................................50
Letizia Rigucci ..........................................................................................52
Paolo Scarfone .........................................................................................54
Simona Soccorsi ......................................................................................56
Francesco Straface .................................................................................58

Contati
Contatti .....................................................................................................60

Partner
Partner e Sponsor ...................................................................................64
..

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Testi critici
PIERPAOLO
CANNISTRACI Il Demiurgo Resiliente

IN: il critico deve essere creativo per comprendere la creatività dell’artista


OUT: il critico deve essere dotato di senso logico e razionale per portar fuori, in un linguaggio
condiviso (svolto nel tempo e nello spazio), ciò che l’artista ha comunicato emozionalmente in
modo olistico.
IN: può succedere che il critico inizi ad essere creativo anche nella critica, provocando quindi
all’interpretazione creativa.
OUT: la sintassi rimane ma il contesto semantico cambia, per giungere alla medesima finalità
con un percorso informale, demiurgico.
IN: sappiamo che Platone, di cui è ben nota la propensione all’idealismo, bolla l’arte come copia
di copia (mimesis) “dell’universale”, ovvero dell’idea o “forma mentis”, prerogativa creativa del
Demiurgo. Fu una delle cause del distacco teorico di Aristotele, in cui invece la mimesi ribalta
i termini del problema e acquista un significato positivo, come imitazione della forma ideale
della realtà, per cui l’operare dell’artista ripercorre l’incedere del Demiurgo.
OUT: nel loop spazio-temporale (ciclicità centenaria) dell’evento pandemico, di Aristotele torna
anche la memoria del libro perduto, il “secondo” della Poetica, su cui ad esempio si imperniano
le vicende del Nome della Rosa.
IN: Nella trama ideata da Umberto Eco, infatti, una serie di efferati delitti sono perpetrati ad ope-
ra dell’anziano bibliotecario Jorge, per impedire la lettura di una copia del secondo libro della
Poetica d’Aristotele, dove il filosofo (come ci informa il patriarca nestoriano Timoteo I) tratta
la mímesis come forma di conoscenza e la disposizione al riso (o “all’animo leggero”) come
energia positiva e accretiva.
OUT: C’è molta similitudine con i comportamenti profilattici con cui viene gestito il “confina-
mento da virus” del nuovo millennio. Le attività maggiormente frustrate sono quelle che nutro-
no tanto il soma quanto la psiche. Con la differenza che di quest’ultima, come abbiamo appena
detto, è praticamente impossibile fermare la necessità di fluire libera, avendo la stessa natura/
forza del Demiurgo.
IN: come ho già scritto in Massenzio Barter, l’arte incontenibile troverà nuove ed energiche
forme di estrinsecazione, così come successe nella prolifica stagione che seguì la prima, nove-
centesca, onda pandemica.
OUT: nel carattere demiurgico descritto da Aristotele quale funzione insieme razionale ed emo-
tiva, conoscitiva e edonistica dell’arte, fino a páthos e catarsi, la psiche è la padrona magmatica
del processo cretivo, è il luogo dove alberga lo stargate del trascendente.

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IN/OUT: “e quindi, uscendo a rivedere le stelle”, l’arte non può fermarsi perché dal proprio inti-
mo ogni autore “sente” l’esigenza vitale di portar fuori ciò che, demiurgicamente, lo motiva nel
ruolo, al punto da far chiedere cos’è più reale fra spirito e materia. Che ciò venga da un mondo
che qualcuno ha definito inconscio, altri hanno definito “profondo” od “archetipico”, altri ancora
semplicemente “Psiche”, è comunque ben presente nella coscienza di ognuno degli autori che
partecipano alla rassegna. E lo rileggiamo nelle loro note, quelle che accompagnano e presen-
tano le proprie opere; eccone l’estrapolazione delle loro testimonianze.
Francesca Biundo <Il gesto è il collegamento tra l’in e l’out, tra l’inconscio dell’artista e l’opera
d’arte. Il pensiero interiore viene esplicitato sul supporto attraverso gesto, segno e colore>.
Emanuele Fasciani <La psiche umana si esprime nell’ordine dell’estroversione e dell’introver-
sione. Questo avviene in maniera inconscia e si attua diversamente per ciascuna persona. In
questo discorso l’arte assume il ruolo di mediatore tra i due caratteri>. Alberto Gulminetti <La-
scio che il colore diventi espressione dell’inconscio, prima che rappresentazione della realtà>.
Francesca Romana Cicia <Dentro/fuori: un luogo di incontro tra realtà oggettiva e soggettiva,
dove lo spazio permette all’individuo di acquisire nuovi stati di coscienza e a quest’ultimo di
operare poi, nello spazio, continue trasformazioni>. Sara Dell’Erba <Essere non vedenti é cosa
ben diversa dal non vedere. Compositrice di musica dal 2016, usa la fotografia ed i suoi brani
come mezzi di comunicazione con il mondo interno ed esterno>. Alessandra Bilotta <Specia-
lizzata in tecniche dell’incisione dedicate al mondo del riciclo, “si occupa di laboratori artistici
per bambini”>. Stefania Fienili <Dipinge ad olio per trasferire nelle opere le vibrazioni più intime,
di volta in volta figurativa o informale, ispirata da una connotazione onirica e visionaria>. Tat-
siana Pagliani <Ogni tecnica (e stile) che acquisisce la fa sua e poi la trasforma in qualcos’altro,
accompagnando ogni ambito artistico, sia plastico che pittorico, ad un profondo contenuto
umano e morale>. Letizia Rigucci <Le quattro incisioni [proposte] vogliono mostrarsi all’osser-
vatore come una singola mappa; attraverso la quale percepire non ciò che si mostra alla sola
vista, ma ciò che si vede con uno sguardo più profondo, oltre il “velo”>. Paolo Scarfone <Questi
profili social sono per molti il nostro dentro. [...] E’ questo “dentro” che amo perlustrare, come
se fossi “fuori”, per ritrovarmi duplicato, nella bolla, bugiardo ma consapevole ... e subito dopo
capire che non è vero nulla>.
Simona Soccorsi <In fondo, anche all’artista che cosa si chiede? Non gli si chiede mai di rap-
presentare esattamente quel che si può vedere, gli si domanda di farci sentire qualcosa, di farci
provare qualcosa, che chiameremo della vita, dello spirito o dell’anima, dell’interiorità>. France-
sco Straface <In/Out: il tema abbraccia la volontà di condivisione più intima delle nostre emo-
zioni, giocando con la fantasia, [...] un percorso immaginario sempre diverso e personalizzato>.
IN/OUT Per concludere, last but not least, con la più “mimetica” delle ricerche:
Manuel Grillo < In/Out: [...] In questo ‘uscir fuori’, forse, la sfida più grande nel riprodurre in labo-
ratorio una ‘copia’ della coscienza (intelligenza artificiale). Al 2016. ‘E poi’?>

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ALESSANDRO
D’ERCOLE La Resilienza dell’Arte

Si dice che un artista abbia la capacità di coltivare in se stesso e nella sua mente mutevole e
pronta al cambiamento due idee perfettamente contrarie e asimmetriche, e che possa credere
nella validità di entrambe nello stesso momento.
La creazione, o meglio la creatività, sta nell’essere capaci di mutazioni repentine, che si col-
locano in una sfera che si pone fra il reale e ciò che ancora non si è visto né sperimentato. Ed
è in tale senso che io leggo questa mostra collettiva ed il suo titolo” in e out”. E’ una rassegna
che nell’unione dei contrari che fanno di due uno, e che sviluppano una estetica non sottoposta
alle regole della morale convenzionale, la ricerca di una diversa forma di bellezza,( poiché il fine
ultimo sempre la bellezza deve essere,) trova la sua ragion d’essere. Questa rappresentazione
di bellezza non solo supera il concetto di anti grazioso, già presente ai primi del 900, più di un
secolo fa, ma fa convergere ogni forma di pensiero contemporaneo verso una sintesi nella qua-
le il segno si fa lieve come una scia luminosa, il colore si confonde con la luce che lo genera, il
visibile noto si fa sostituire da una sequenza di forme e simboli immaginari che non trovano
dimora nelle solite raffigurazioni dalle quali l’arte estrae ed estrapola le sue più frequenti crea-
zioni.
La scienza e le immagini che l’universo ci mostra sono frequentemente simili ad un mondo
immaginario dal quale si traggono modelli e si elaborano insiemi. Non è più la gestalt o l’action
painting che guidano la composizione, è la reale consistenza di immagini tanto vere quanto
legate ad un pensiero matematico e scientifico che propone nuove forme di ricerca; esse non
appartengono più al mondo degli acceleratori e collider, ma invadono la fantasia e la creazione
dell’artista in una spinta alla ricerca ed al rinnovamento di modelli già conosciuti nella forma,
ma diversi e nuovi nella espansione del pensiero e della stessa coscienza dell’arte.
Se penso ad alcuni lavori di Guido Strazza, non a caso ingegnere e ricercatore nell’arte, quasi
prestato dalla scienza ad operare questa ricerca estetica, vedo riproporre da alcuni di questi
artisti, un mondo rinnovato e teso al futuro in una ricerca caparbia di forme che superino le
dimensioni conosciute, che si tendano verso il futuro con la stessa voglia di esplorare di un
astronauta o un astrofisico, ma con la libertà ulteriore di non rispettare alcuna forma di sim-
metria, e di sconvolgere le regole e le dimensioni note, riappropriandosi di ogni forma di libertà
sempre invocata, ma della quale la vecchia arte ed i vecchi modelli sono talvolta privi.
La cosa più complessa per un artista è raggiungere una perfetta corrispondenza fra l’opera
espressa ed il pensiero creativo che la sottende: eppure questo è il vero ed unico valore dell’o-
pera, perché senza questa premessa non si costituisce il rapporto tra opera ed osservatore,

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ovvero tra il pensiero dell’artista e quello di chi guarda il quadro o la scultura. Sappiamo che è
l’osservazione a creare il reale, ma perché questa realtà sia condivisa correttamente devono
collimare i pensieri dell’artista e quelli dell’osservatore sul senso e sulla finalità dell’opera d’arte.
Ed in questo momento il bisogno fondamentale di ognuno di noi è condividere, comprendere
che la via che l’umanità deve percorrere ha una unica direzione che impone di unire appunto i
pensieri di chi crea e di chi fruisce della creazione; questa dovrebbe essere per colui che espri-
me un pensiero creativo la vera cifra compositiva e la spinta verso la ricerca, unificare etica ed
estetica. Credo che sia questa la sintesi che un movimento artistico nuovo deve rappresentare,
fondere bellezza e socialità. Quindi in e out divengono la stessa cosa quando la gradevolezza
dell’opera e l’empatia con lo spettatore si unificano a loro volta, e ci permettono di dire cosa sia
davvero il nuovo traguardo che l’arte del terzo millennio vuole raggiungere.
Siamo figli delle stelle, ed a quei mondi dobbiamo guardare cercandoli dentro di noi, e propo-
nendoli come la più grande fortuna che si nasconde nel profondo di ogni uomo.

Per Massenzio barter


Alessandro D’Ercole

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FEDERICA
FABRIZI In_visibile

Per quale ragione un’opera d’arte, molto spesso, non è solo la risultante della visione di come
l’artista ha interpretato ciò che sente o ciò che vede? Perché l’atto creativo non scaturisce da
una visione oggettiva della realtà. L’artista quando compone non si lascia guidare dai suoi
occhi ma si fa trascinare dal suo spirito emotivo, che gli permette di tradurre la sua visione in
forme e colori. Edgar Degas affermava l’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri.
Per tale ragione, il mondo visto dagli artisti ha qualcosa di speciale!
Alessandra Bilotta, Francesca Biundo, Francesca Cicia, Sara Dell’Erba, Emanuel Fasciani, Ste-
fania Fienili, Manuel Grillo, Tatsiana Pagliani, Letizia Rigucci, Paolo Scarfone, Simona Soccorsi,
Francesco Straface, gli artisti del progetto In/Out indagano il tema del dentro/fuori in modi
completamente diversi in base alla loro personale esperienza e visione del mondo.
Nonostante la diversità, le opere hanno un comune denominatore: rendere visibile ciò che è
invisibile agli occhi, per far vedere la propria idea visiva che si cela a chi osserva. In fondo, solo
la realtà è davvero effettiva, quindi meglio lavorare sull’essenziale, senza soffermarsi sulla lo-
gica o sulla razionalità. Altrimenti molti capolavori della storia dell’arte non sarebbero mai stati
realizzati come le opere di Henry Matisse in cui rappresentava la realtà falsandone i colori. Del
resto Kandiskij asseriva che l’artista ha la necessità interiore di esprimersi per la propria realiz-
zazione artistica e umana.
Dodici artisti che interrogandosi sul tema dentro/fuori traspongono nelle loro opere il proprio
mondo interiore. Un mondo che si svela durante l’atto creativo: il momento di massima so-
spensione in cui l’artista viene a contatto con il proprio IO e con la propria anima, che trae nutri-
mento dall’arte stessa. È proprio nell’esperienza creativa che egli percepisce la sua crescita, in
quanto l’artista si svela prima a sé stesso e ogni sua opera è uno squarcio della sua interiorità.
La dicotomia dentro/fuori viene affrontata dagli artisti da punti di vista diversi e con tecniche
disparate, con lo scopo comune di lasciare una traccia di sé e della propria visione sul tema
affrontato.

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ROBERTA
LAGANI Visioni

Visioni come quella di IN / OUT mostrano come artista e pubblico possono inventare nuovi
strumenti per “stare insieme” e promuovere una presa di coscienza maggiore della centralità
dell’artista e del suo percorso.

Da anni si sta verificando un profondo cambiamento nella modalità di divulgazione dell’arte,


l’inizio della crisi ha accelerato la mutazione del rapporto dell’artista con il mercato e con i re-
ferenti del mondo dell’arte (galleria, museo, collezionista).
Le difficoltà economiche, il gusto, la comunicazione, non sono state paralizzanti ma hanno
funzionato da stimolo per la ricerca di percorsi alternativi. Del resto, il termine stesso crisi nella
sua origine etimologica dal greco antico, indica un punto di rottura ma anche di svolta, dove
tutto può volgersi al meglio o al peggio rispetto alla situazione precedente di “malattia”. Cosa
comune a tutte le crisi è infatti quella di rivelare alcuni difetti strutturali di singoli mercati o interi
sistemi.
Mi chiedo allora se sono ancora tanti quelli che rimangono ancorati a modalità di comunicazio-
ne che appartengono, semplicemente, a un modo differente di vivere l’arte. Ridefinire il rapporto
tra arte, critica e informazione è necessario per divulgare un messaggio: le nuove generazioni
non hanno necessità di una legittimazione delle loro modalità espressive che il dialogo con
network alternativi costruisce e rafforza.
Le ristrettezze economiche spingono alla ricerca di nuove soluzioni che poi si vedranno fiorire
con la ripresa, anzi costituiranno esse stesse la ripresa. Vista così la crisi è anche una grande
opportunità: forse non si arriverà alla smaterializzazione dell’opera ma sicuramente la galleria e
gli spazi espositivi in generale subiranno un radicale stravolgimento del proprio ruolo. Da qual-
che anno è più frequente vedere artisti attivi nel mercato che lavorano anche nel mondo della
formazione artistica o ai progetti di sviluppo culturale attraverso l’arte.
L’interesse si concentra sul percorso dell’artista e sulla sua crescita e conseguentemente le
opere si caricano di tutt’altro valore. Cessata la carica ideologica di movimenti come l’arte po-
vera, la land art, il minimalismo, gli artisti contemporanei si sono trovati alle prese con un mon-
do privo di coordinate, un vasto serbatoio di esperienze e informazioni illimitate dove la novità e
l’opera rivoluzionaria faticano a nascere. Gli artisti tuttavia non sono rimasti insensibili a questi
cambiamenti: per lasciare traccia di sé è indispensabile lavorare usando creatività e soprattutto
innovazione senza ovviamente dimenticare la tradizione e questo fanno le opere nella visione

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di In / Out.

Nella loro accezione prettamente etimologica, In e Out sono due espressioni che hanno la stes-
sa natura di fondo:

In nella lingua inglese come nell’italiano, e come in latino vuol dire IN.
Nessuno s’era mai sognato di dire in per significare di moda, in voga, finché un giorno non ci
si accorse che gli inglesi lo usano anche con questo significato: per loro in è preposizione (in),
avverbio (dentro), aggettivo (di moda) e persino sostantivo (persona famosa). Ed ecco che ora
anche noi usiamo l’espressione “essere in” per dire essere di moda, essere d’attualità o anche
essere aggiornati, essere alla moda. È l’irresistibile forza dell’incrocio, della contaminazione,
della mescolanza fra le lingue.
Il contrario di in è out, che pure gli inglesi usano come preposizione (fuori da), avverbio (fuori,
lontano), aggettivo (antiquato, superato, tagliato fuori), sostantivo (scappatoia, omissione), e
persino verbo: to out (estromettere). E naturalmente noi non ci lasciamo scappare l’occasione
di dire “la cravatta è out”, “le feste in maschera sono out”. È un modo per sentirci in.
In e out sono parte dello stesso concetto così come bello e brutto, luce e ombra. Limitarci alle
emozioni ci proietta nella semplicità della visione entropica di ciò che ci circonda dove l’arte si
manifesta in ogni forma e l’anima animale animando si anima. Per Plotino la bellezza è l’unica
idea “visibile” capace di guidare l’anima nel suo “metafisico cammino di ritorno” all’Uno, “fonte
di ogni bellezza”.
L’intelletto, la voglia di vivere o l’angoscia sono elementi che spingono all’unione per avere
più forza di manifestarsi. La ricerca dell’artista diventa ricerca di visibilità. La consapevolezza
affranca l’opera dal concetto di diffusione diventando elemento essenziale per chi sa e vuole
viverla.
Ecco perché invece di gratificare l’artista con un apprezzamento o screditarlo con una critica
adotto un atteggiamento di gratitudine nei confronti dell’intuizione del nuovo progetto In / Out.

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GERARDO
LO RUSSO In/Out

In/Out - Est/Ovest- Uno/Tutto: sono diversi modi per dire la stessa cosa: ricerca.
Rido di me stesso perché incredulo, sorpreso e felice. Guardo il progetto In/Out e mi sembra
impossibile che a distanza di così breve tempo, le cose pensate solo un anno fa si stiano ma-
terializzando con entusiasmo e determinazione.
Un anno fa eravamo sulla Via della Seta con alcuni artisti di In/Out e ci chiedevamo se non
fosse stato il caso di iniziare a sviluppare quel processo analitico sullo scambio che avviene
quotidianamente in ognuno di noi tra il fare filosofia e ricerca di conoscenza, ed il fare pratico e
creativo, come solo l’arte può stare a significare al meglio.
Lo stimolo ci veniva dalla necessità di confrontare le sensibilità d’Oriente con l’Occidente e
viceversa. Ma più in generale dal bisogno di coniugare gli apparenti opposti, al fine di poter
gustare il sublime pensiero unitario che tutto contiene.
Oggi vedo il lavoro che gli artisti di In/Out stanno producendo e mi rammento che nella vita bi-
sogna avere fiducia anche nei periodi peggiori. Sarà stata la reazione all’avvento del virus, sarà
stata la voglia di sentirsi vivi e creativi più che mai, complimenti a loro!
Ricerca dell’unità degli elementi finanche negli opposti. Ricerca dei Saperi che nell’arte si mani-
festano con i segni, le forme, i colori. A monte di qualsiasi ricerca c’è sempre il pensiero. Pensie-
ro filosofico che coltiviamo dalla notte dei tempi, pur non avendo alcuna certezza che il mistero
della vita possa pacificarsi con l’atto del pensare. Ma un effetto lo produce sicuramente ed è
quello che vediamo nei templi antichi, nelle cattedrali e nelle opere d’arte d’ogni stile e misura,
comprese quelle di oggi. Poiché l’arte disvela gli enigmi del mistero, non produce algoritmi o
formule scientifiche per andare sulla luna, né per curare un malato, ma aiuta ad indagare sui
perché della vita. In un certo senso appaga l’anima e rende eccelso l’atto creativo.
Sfido chiunque a dare una spiegazione su cosa sia la Bellezza dell’Arte. Ci sono tante opinabili
opinioni, ognuno pensa liberamente come desidera. Finanche le opere brutte diventano belle e
viceversa. Appunto: In/Out. Ma la bellezza come principio è una. E consiste nell’atto creativo.
Per questi motivi dico che il progetto In/Out è Bello.
Questa mostra è la continuazione di un’operazione che è stata già affrontata con il domandarsi
sul valore di entrare o uscire tra Est/Ovest, oppure da dentro di sé a fuori di sé. È un’operazione
che richiede coinvolgimento sincero, che in questa fase della vita pare giunga a proposito. C’è
la pandemia, ma c’è anche tanta speranza, desiderio e volontà di riscattare questo periodo di
confusione per la salute fisica e mentale.
È uno scatto in avanti, si vuole dire che la vita continua, si può entrare nel buio, ma si può anche

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uscire. Dopotutto possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma l’arte è l’unica manifestazione
che rende evidenti i mondi che abbiamo dentro e che vogliamo portare fuori, quasi per sgravare
un desiderio, un peso, un’angoscia o un piacere.
L’arte, fortunatamente non deve stare a spiegare, parlano le forme ed i colori. A chi volesse cer-
care modelli, simboli, parametri e canoni per spiegarsi cosa sia l’arte, ecco un ulteriore esempio
concreto: In/Out con la partecipazione di nuovi talenti è la manifestazione dei tempi che stiamo
vivendo.

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MASSIMO
PISTONE Un sasso è un sasso

Un sasso è un sasso?

Un sasso è un sasso, una gallina è una gallina, una pianta, un martello, una sedia sono ciò che
sono, necessariamente.
Ogni cosa è ciò che è, e non è un’altra cosa, necessariamente.
Tutto il mondo davanti ai nostri occhi è retto e sostenuto dalla necessità.
Ma l’artista ha uno sguardo diverso, spezza quella necessità.
Quella cosa, quel sasso, quella sedia, quella gallina, non sono più un sasso, una sedia, una gal-
lina, ma sono qualcosa di diverso.
Ogni cosa può diventare un’altra cosa agli occhi dell’artista, può volare, può cambiare colore e
forma, può scomparire e riapparire, può diventare luminosa o oscura, può unirsi ad altre cose
o dividersi in mille parti.
O possono perfino apparire cose che non esistono, del tutto inventate.
Possiamo dire che quell’artista sta raccontando il mondo, l’universo, con un proprio linguaggio
nuovo, diverso.
Anzi, sta creando un altro mondo, un altro linguaggio, un altro modo di vedere.
Ma qui appare un problema duro, di difficile soluzione.
Le altre persone, che osservano l’opera di quell’artista e che non conoscono il nuovo linguaggio,
come fanno a capirlo?
L’artista non può spiegare il suo nuovo mondo con un discorso, parlando, perché le parole non
bastano. È quell’opera che mostra sé stessa, nessun altro linguaggio può farlo.
L’artista parla soltanto con l’opera, per il resto sta zitto.
E così l’artista ha visto folgoranti bagliori, attimi della verità, dell’universo, ha colto per sprazzi
la natura vera del mondo? O forse ha creduto di vederla?
Ma in ogni caso egli vuole raccontare quegli attimi agli altri uomini.

Qui nasce lo strazio disperato dell’artista. Come può comunicare?


Ma a volte, se il nuovo linguaggio racconta qualcosa che è davvero nel nucleo originario del
nostro essere uomini, si accende una scintilla e altri capiscono, all’improvviso, perché si accor-
gono che anche dentro di loro esisteva quel linguaggio, quello sguardo diverso e che prima loro
non avevano scoperto.
L’arte ha dunque la natura dell’“enigma”.

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E quell’enigma scuote l’intero fragile edificio del sapere e della conoscenza. Al tutto, all’universo.
Gongsun Longzi, maestro della Scuola dei Nomi, vissuto 2300 anni fa in Cina durante il periodo dei La Verità è l’Universo.
sei stati combattenti afferma che “un cavallo bianco non è un cavallo” e difende questa tesi di fronte L’abisso si apre tra Alétheia e logos.
ad un interlocutore, che appare come una persona di buon senso. Ma ne valeva la pena?
Ma non sarebbe stato opportuno accontentarsi di vivere meglio che potevamo, senza impicciarci di
L’interlocutore mostra il mondo così come appare, dice cose che ritiene evidenti e vuole mettere in questo problema, che ci appare di tanto difficile soluzione? Può darsi.
difficoltà Long, opponendogli ciò che a tutti gli altri sembra reale. Ma noi siamo fatti così, la nostra specie naturale è così, non ci accontentiamo.
Longzi mostra invece uno sguardo diverso. Insomma, non crediamo che chi esplora il linguaggio artistico veda immagini del mondo e chi si
Lui sa che stiamo parlando di parole, non stiamo parlando di cose e questa distinzione è la base vera muove nell’esperienza veda le cose e il mondo direttamente, diciamo nella loro essenza.
di ogni ricerca, artistica, intellettuale e scientifica. Spesso chi parla di oggetti reali del mondo, dell’ineffabile essenza di essi, dell’esserci e dell’essere,
“Questo non è una pipa”. di Sein e Dasein, dice di andare oltre il linguaggio per afferrare le cose; ma resta lì, gira e rigira nel
Ci dice Magritte con una sua opera. linguaggio, né ne esce mai.
L’immagine di una pipa non è una pipa, è una rappresentazione. L’arte e la filosofia, come mostrano questi artisti di In/Out, sono anche uno sguardo sull’ovvio, su ciò
La distinzione tra parole e cose è lo stesso della distinzione tra immagini e cose. che non notiamo, che ci è familiare, che è sempre lì.
Insomma, il lavoro dell’artista è difficile e delicato, sempre in equilibrio tra la tentazione di dire cose Vediamo con difficoltà ciò che ha davvero importanza, l’aria che respiriamo, il nostro camminare, il
ovvie e comprensibili a tutti e la tentazione di indicare, con le proprie opere, la fragilità delle rap- nostro linguaggio.
presentazioni che appaiono ai nostri occhi, che sono bugiarde, che nascondono alle loro spalle un Li diamo per scontati, sono dei presupposti. Non nasce in noi il dubbio, non ci poniamo domande
baratro infinito, l’universo misterioso, affascinante e inafferrabile. su di essi.
In/Out E invece proprio lì si nasconde la verità, che la ricerca artistica indaga.
Ero immerso in un linguaggio, vivevo lì e non me ne rendevo conto. I pesci non si chiedono cosa è
Qui, in questa iniziativa di artisti differenti per le loro ricerche e per i modi espressivi, c’è davvero uno il mare, nuotano.
sguardo comune. È un presupposto della loro vita.
Interrogarsi, infatti, su dentro/fuori significa aver colto la presenza del mistero, l’abisso tra ciò che L’ovvio, che non notiamo.
appare ma non è, e ciò che è, ma non appare. E poi, per arrivare a svelare il nostro mare, ci necessita la capacità di evadere da uno schema, da un
Significa aver colto, ora dopo ora, mese dopo mese, anno dopo anno, l’autentico senso del lavoro modello concettuale cui siamo assuefatti.
dell’artista. E gli artisti sono gli autori di questa lacerazione.
Alessandra Bilotta, Francesca Biundo, Francesca Cicia, Sara Dell’Erba, Emanuele Fasciani, Stefania Notano l’ovvio, che non notiamo.
Fienili, Manuel Grillo, Tatsiana Pagliani, , Letizia Rigucci, Paolo Scarfone, Simona Soccorsi, Francesco
Straface, sono gli artisti che hanno deciso di intraprendere questa avventura, di mostrare differenti
sensibilità, ma tutti dentro una stessa visione, la certezza della necessità dell’arte, oggi come anche
per il futuro.
L’artista ha infatti una visione differente di ciò che viene accettato e stabilito socialmente, un vero e
proprio linguaggio diverso.
Egli squarcia un velo e non sa neppure sempre cosa ci sia dietro quel velo.
Il lavoro dell’artista spaventa per primo chi lo svolge. Egli rischia di ritrarsi atterrito, di tornare all’ov-
vio, all’universalmente accolto.
Ma questi artisti hanno scelto di mostrare i bagliori accecanti dell’universo, da loro colto in qualche
attimo.
Bagliori diversi, ma ugualmente indispensabili, per chi abbia un qualche desiderio, anche se sopito,
anche se in fondo all’animo, di vedere al di là.
Può sembrare strano, ma proprio da qui nasce l’arte e il nostro pensiero.
Dunque, l’arte parte grande, come anche la filosofia, non inizia ponendosi domandine facili facili,
arriva subito al cuore del problema.
Perciò tutte le cose che i mortali hanno stabilito, convinti che fossero vere, saranno semplicemente
dei nomi: il nascere e il perire, l’essere e il non essere, il cambiare di luogo e il mutare il fulgido colore
» ( Parmenide, frammenti – Diels).

“Convinti che fosse vero” ci indica come riferimento il vero, la Verità, la dea Alètheia. A cosa fa accen-
no qui Parmenide?

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Gli Artisti
& le Opere
ALESSANDRA
BILOTTA ‘Concrezione’

Alessandra Bilotta nasce a Roma nel 1986, nel 2005 si diploma in pittura e
decorazione pittorica. Nel 2010 termina il percorso accademico di studi in Decorazione. Dal
2011 ad oggi è stata Cultrice di materia presso il corso di Editoria d’arte, di Tecniche
dell’incisione e di Tecniche dei procedimenti a stampa.
Nel 2012 decide di specializzarsi, ulteriormente, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma in
Grafica d’Arte. Sempre nel 2012 è vincitrice del “XIV Premio Internazionale d’Arte Massenzio”.
Dal 2015 tiene Workshop di ‘Incisione verde-Incisione su tetrapak’, tecniche
dell’incisione dedicate al mondo del riciclo, presso l’Accademia di Belle arti di Roma e si occupa
di laboratori artistici per bambini, propedeutici alla stampa d’arte. Nel 2017 prende parte ad un
master post- lauream presso la suddetta Accademia, in collaborazione con l’Università degli
studi di Roma Tor Vergata, per affinare ulteriormente le proprie capacità nel mondo della gra-
fica d’arte. Dal 2018 è tecnico di laboratorio, cultrice di materia, assistente del docente e degli
studenti presso il corso di Tecniche dell’Incisione dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive: nel 2018 ha preso parte attiva,
all’ installazione collettiva site specific &quot;No Place-Space 4&quot;, presso l’“Ex Ceramica
Vaccari”, Santo Stefano di Magra (La Spezia) e l’esposizione collettiva presso il Palazzo Velli
di Roma, ‘L’Esercito dell’arte’, un progetto curato da Floriana Mauro e Simona Sarti Nel 2019,
invece, è invitata a partecipare tramite l’AICA Associazione ad una grande retrospettiva d’arte
contemporanea collettiva in Cina, presso il Dingyuan International Art Center di Pechino.
Nel 2020 ha presenziato all’esibizione internazionale, online, curata da Sheeren Badr per Eu-
ro-Arab-Artoday &quot;Art Spreads Hope&quot;; ad una retrospettiva cuata da Simona Sarti e
Floriana Mauro, ‘Omaggio a Gianni Rodari “C’era una volta…una mostra”’ e alla collettiva presso
l’ Atelier Montez di Roma, “Be ** part” project curata da Gio Montez e Sheeren Badr.

Incisione con sovrapposizione di due matrici


2020,
alessandra.bilotta@virgilio.it carta 50 x 70 cm
alessandra.bilotta_artprint matrice 49 x20 cm,
Alessandra Bilotta Atelier AB_artprint carta Tiepolo 250gr
34 35
FRANCESCA
BIUNDO “Senza titolo”

Francesca Biundo è nata a Vittoria (Rg) nel 1992. Laureata presso l’Accademia di Belle Arti di
Roma in Pittura e Grafica d’Arte. È stata Assistente alla Cattedra di Incisione-Grafica d’arte
presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e assistente di laboratorio di Serigrafia presso l’Acca-
demia di Belle Arti di Wroclaw (Breslavia) in Polonia. Attualmente è docente di pittura e grafica
d’arte presso l’Accademia di Belle Arti Mediterranea di Ragusa. Tra le sue mostre più importanti
ricordiamo: -‘’Segnato a Colori’’ presso il centro Luigi Di Sarro di Roma; -‘’Premio Internazio-
nale Massenzio Arte XVII edizione’’; -‘’Festival della Fotografia’’ presso Corigliano Calabro; -‘’
Biennale Martelive’’ classificandosi tra i finalisti; -‘’ Neuvième Triennale Mondiale de l’estam-
pe’’ presso Chamalières in Francia; -‘’DonnEccidio’’ presso il Lavatoio Contumaciale di Roma;
-‘’Colore Inciso’’ presso la Temple University di Roma; -‘’Rovine di guerra. Giulio Turcato e sette
giovani artisti a confronto’’ presso Galleria d’arte La Nica di Roma; -‘’Artisti o Gladiatori?’’ Pres-
so il museo Stadio di Domiziano a Piazza Navona Roma; -‘’ Xilografia senza Confini’’ presso
Galleria Porta Latina a Roma; -‘’Connected Passion’’ presso The E. Geppert Academy of Art and
Design, Wroclaw (Breslavia), Poland. -“Neapolis” presso la Treccani di Napoli a cura di Siedas.

biundo.francesca@gmail.com Monotipo
frabiu.art 2020
@frabiundo cm 49x34,5
36 37
FRANCESCA ROMANA
CICIA Identità

Francesca Romana Cicia, nata a Roma il 02/06/1994.


Sta per terminare il biennio in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Attualmente è assistente nel laboratorio di ceramica Terra Cromata.
Tiene dei corsi di pittura e disegno nell’associazione culturale Il Giardino dell’Arte a Roma.
Il suo lavoro spazia dalla pittura alla scultura in ceramica, attraverso la sperimentazione di varie
tecniche.

2017
- V edizione di “La Mente Artistica, Giovani Donne a confronto” , Ambasciata della Re
pubblica d’Egitto (RM) a cura di Annacarla Merone e Carmine Perito.
2018
- VI edizione de “La Mente Artistica, Giovani Donne a confronto”, Pio Sodalizio dei Pi
ceni, Piazza San Salvatore a Lauro (RM), organizzata da Annacarla Merone e Carmine
Perito.
- “L’Arte si Mostra”, Palazzo Ferrajoli (RM), a cura di Maida Rocci.
2019
- “La Donna da Oggetto a Soggetto” nell’Associazione Energie Solidali. - Performance
“Cosmogonia” , Cineteatro, Roma.
2020
- Mostra virtuale collettiva del progetto “La mia casa”, Galleria Alvaro Alcazar, Madrid.
- Mostra virtuale collettiva “Art Spreads Hope”, a cura di Shereen Badr. - Mostra collet
tiva “B**pArt” , Atelier Montez (RM).

Carta, acrilico e chiodi su tavola


/_ciciafrancesca_/ 2019
/francesca.cicia 50×70 cm
38 39
SARA
DELL’ERBA Non solo buio

Nata a Roma nel 1991, si trasferisce nel Regno Unito nel 2004 e nel 2015 consegue la laurea
quinquennale in Psicologia e successiva specialistica in Psicologia Clinica Applicata presso
l’Università di Bath. Durante il percorso accademico lavora come Ricercatrice nel campo delle
Neuroscienze Cognitive ed inizia ad usare la sua creatività come terapia e strumento di ricer-
ca con individui diversamente abili, in particolare con i non vedenti. Nel 2016 pubblica il suo
primo articolo nel Restorative Neurology and Neuroscience Journal intitolato “Other ways of
seeing: From behavior to neural mechanisms in the online “visual” control of action with sen-
sory substitution. Successivamente nel 2017 pubblica il suo secondo articolo da primo autore
nel Neuroscience of Cosciousness & Cognition Journal, intitolato: “Synaesthetic hallucinations
induced by psychedelic drugs in a congenitally blind man”. Compositrice di muscia dal 2016,
usa la fotografia ed i suoi brani come mezzi di comunicazione con il mondo interno ed esterno.
Spera con questa mostra, di poter entrare in punta di piedi nel mondo dell’Arte, realizzando cosi
uno dei suoi piu grandi desideri

Stampa fotografica
2020
/sara.dellerba 30x24 cm
40 41
EMANULE
FASCIANI In Artem Verto

Nato a Roma nel 1994, consegue la maturità artistica presso il liceo ISARoma2 e successiva-
mente si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Durante il suo percorso all’Accademia
vince due borse di studio Erasmus e trascorre un semestre a Nancy in Francia ed un altro a
Liège in Belgio. Nel 2017 viene invitato in qualità di studente dell’Accademia di Roma ad espor-
re alla Biennale di Venezia. Negli anni realizza dei mosaici che sono esposti in maniera perma-
nente in scuole (liceo classico Torquato Tasso, ICS Torrimpietra) e metropolitane (Rebibbia e
S.Maria del Soccorso) del territorio romano. Partecipa a numerose collettive in Italia e realizza
la sua prima personale in Belgio nella galleria dell’ Accadémie Royale de Liège. Vincitore di con-
corsi nazionali ed internazionali (Art Mogao Caves). Titolare di borsa di studio come assistente
presso la scuola di decorazione all’Accademia di Belle Arti di Roma. Al momento la sua ricerca
artistica indaga sull’Inferno Dantesco patrocinata dal Comitato Nazionale Dante Alighieri 2021.

Scultura
2020
fasciani.emanuele@gmail.com tecnica mista
/e.fasciani.art 25x40 cm
42 43
STEFANIA
FIENILI Silenzi

Nata a Roma nel 1953, vive e lavora fra Roma e Nemi.


Artista istintiva, rifiuta “etichette stilistiche” per affermare la libertà espressiva. Vive la pittura
come naturale linguaggio per esprimersi. Dipinge ad olio, materico e duttile, requisiti importanti
per trasferire nelle opere le vibrazioni più intime, approdando ad una descrizione di volta in volta
figurativa o informale ispirata da una connotazione onirica e visionaria. Ha frequentato corsi di
pittura e scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, è iscritta da tre anni all’Accademia
di Belle Arti “Villa dei Romani” di Guidonia Montecelio. Ha partecipato alla Collettiva “100 pittori
di via Margutta” 2014. Al “Premio Accademico Internazionale d’Arte Apollo Dionisiaco” edizio-
ni 2015-2016-2017-2018-2019-2020. Alla Collettiva “Vultus Artist” Museo Crocetti, Roma-
2017. Ha esposto la Personale “La Libertà del Vento” presso la sala espositiva di “Rosemary”
Roma –2018. Ha partecipato alla 1° edizione nel 2018 e 3° edizione nel 2020 del concorso 9”
Pollici organizzato da Studio LAB 138 Pavona. Ha esposto al Museo Sichuan Fine Arts Institute,
Accademia di Belle Arti della città di Chongquing (Cina) 2019, e al G.U.MMXX, Contest Doma-
niInArte Galleria d’Arte Moderna (GAM), Roma -2020

Olio su tavola
stefania.fienili@libero.it 2017
/rossochimera 50×50 cm
44 45
MANUEL
GRILLO ITUBE

Manuel Grillo è nato a Guidonia Montecelio nel 1987.


Artista, designer, programmatore software. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma in
Pittura. Successivamente, consegue una seconda laurea in Arti multimediali e tecnologiche,
con una tesi sul lavoro di Gragory Bateson e sulla tecnologia interattiva multitouch. Nel 2016
consegue un diploma professionale come sviluppatore di software. Diventa professore di in-
formatica per l’arte presso l’Accademia dei Romani, Istituto di Belle Arti diretto da Gerardo
Lo Russo. Nel 2020, insieme al matematico / informatico Daniele Tavernelli e all’artista visiva
Tatsiana Pagliani, fonda nodelab, uno spazio di ricerca e formazione dove Arte e Nuove Tecno-
logie si incontrano. Ha esposto in Italia e Cina partecipando al primo Simposio Internazionale
di Arte Contemporanea a Chongqing. Attualmente il suo lavoro si interessa dei rapporti tra Arte
e nuove Tecnologie.

www.manuelgrillo.com
manuel.grillo87@gmail.com
/manvelgrillo_art Registrazione della traduzione automatica effettuata da Youtube
/artisresearch dal 2013 al 2020
46 47
ALBERTO
GULMINETTI Stratigraphic composition #5

Sono nato a Torino nel 1988 e ho amato il disegno e l’arte fin da subito.
Dopo il liceo artistico ho inseguito le mie passioni fino a Roma, dove mi sono stabilito e vivo
tuttora, per studiare in un’accademia di Cinema e in seguito all’Accademia di Belle Arti dove mi
sono laureato a pieni voti nel 2017.
Per anni ho lavorato esclusivamente con il video e l’arte digitale ma negli ultimi anni ho sentito
la necessità di tornare alla pittura.
Le opere astratte di Nicolas De Stael, Jean-Paul Riopelle, Sergio Scatizzi, Sean Scully e di altri
artisti influenzano il mio lavoro.
Nel biennio 2018/19 frequento lo studio dell’artista Mario Salvo prendendo lezioni di pittura con
la spatola - tecnica che porta il nome di spatola stratigrafica.

www.albertogulminetti.art acrilico su tavola di legno


/albomarxx 2020
/albertogulminettiartworks 60×60 cm
48 49
TATSIANA
PAGLIANI Alle origini

Nata a Minsk nel 1989, ha conseguito la laurea quinquennale in Decorazione presso l’Accade-
mia di Belle Arti di Roma. Vive e lavora a Roma come artista, docente e Guida agli studenti stra-
nieri e cinesi dei progetti Turandot e Foundation Course presso la stessa Accademia di Belle
Arti di Roma. Nel 2019 ha partecipato al simposio “Eye of the World Discovery of Chongqing”
presso Sichuan Fine Arts Institute (Cina) con l’Accademia Villa dei Romani di Guidonia Mon-
tecelio, che prevedeva uno scambio culturale e artistico internazionale tra le accademie euro-
pee e l’Accademia di Chongqing. Orientale ed Occidentale. Durante gli anni di formazione ha
partecipato a diverse mostre, concorsi, progetti, workshop e borse di studio che l’hanno fatta
crescere sia a livello professionale, personale e soprattutto artistico. Di fatto compie esperienze
legate al mondo dell’arte realizzando, nel 2018, con il corso di Decorazione dell’Accademia di
Belle Arti di Roma, le decorazioni in ceramica per la Metro C di Roma (fermata Teano) con il
progetto “L’Accademia adotta la Metro C”. Nel 2016 ha lavorato alla Fundación Pedro Cano (a
Murcia, Spagna) con il programma Erasmus+. Ha realizzato, in collaborazione con l’Accademia
di Belle Arti di Roma e di Ravenna, nel 2015, un mosaico pavimentale per il liceo Classico Tor-
quato Tasso di Roma. Nello stesso anno ha coordinato un gruppo di studenti dell’Accademia
di Belle Arti di Roma, nella realizzazione della scenografia delle terrazze del Gardner Designer
Carlo Contesso per l’evento Festival del Verde e del Paesaggio; ha collaborato a diversi progetti
con l’artista Ciriaco Campus presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, sempre per l’e-
vento Festival del Verde e del Paesaggio.
Nel 2012 vince la Borsa di studio “Franco Zeffirelli” con la quale ha avuto l’opportunità di stu-
diare presso le istituzioni quali The Art Students League of New York e presso The Newin-
gton-Cropsey Foundation, Academy of Art.
Il suo stile, si accompagna in ogni ambito artistico, sia esso plastico che pittorico, ad un profon-
do contenuto umano e morale. Ogni tecnica e stile che acquisisce la fa sua e poi la trasforma
in qualcos’altro.

www.tatsianapaglianiart.com
tatsianapagliani@gmail.com Mista (olio, pastelli ad olio, matite, inchiostro su carta)
/art_tpag 2020
/artatsiana.pagliani 100x70
50 51
LETIZIA
RIGUCCI Uno sguardo oltre il velo

Letizia Rigucci nasce a Tivoli nel 1988. Dopo aver studiato Grafica e Grafica d’arte nel biennio
presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma si specializza presso il Centro Internazionale della
Stampa Contemporanea con il Corso avanzato in Serigrafia, presso il CIEC di Betanzos in Spa-
gna e il Master ART-LAB Linguaggi dell’Arte Grafica presso l’Università di Tor Vergata di Roma.
Ha lavorato per William Kantrige nel 2016 come disegnatore delle Shadow Puppets. Attual-
mente è Assistente di laboratorio
per la cattedra di Serigrafia della Prof.ssa Marilena Sutera presso accademia di Belle Arti di
Roma.
Il suo lavoro è basato sull’uso dell’incisione accostato a quello dell carta fatta mano unita attra-
verso il ricamo e inglobata nella resina.
Dal 2013 al 2017 ha esposto in diverse mostre a Roma presso la Casa del Jazz, la Temple Uni-
versity, al Museo Pietro Canonica Villa Borghese, al Macro e altre. Ha realizzato diverse mostre
personali, a Milano “Il Mondo a Venire” all’ Alveare, a Tivoli “Oltre un corpo di Donna” e l’ultima
“Uno sguardo oltre il velo” al Chiostro del Bramante a Roma presso lo spazio caffetteria. Ha
partecipato alla selezione Bookcity, e nella Biennale di incisione di Acqui. Nel 2019 partecipa
alla mostra in Cina intitolata “SEGNO CONTEMPORANEO” dove espone fra gli artisti europei la
sua arte con 3 opere a Pechino e nelo stesso anno è stata selezionata nel contesto della Bien-
nale di Venezia, tra i primi 10 artisti per il Museo Ca’ di Pesaro Venezia Mestre.
2021 è presente nella collettiva presso l’ Atelier Montez di Roma, “Be ** part” project curata da
Gio Montez e Sheeren Badr.

Incisione su alluminio, stampa a più battute


letizia688gmail.com 2019,
rigucci_letizia 9 fogli carta 33 x 33 cm
Rigucci artist carta Magnani 150 gr
52 53
PAOLO
SCARFONE Follow me

Paolo Scarfone nasce l’11 luglio 1989 a Catanzaro.


Nel 2016 consegue il diploma di secondo livello in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di
Roma, attraverso le sue opere lavora sulla condizione dell’essere umano odierno e sulle sue
possibilità di comunicazione odierne, inserito in un meccanismo di virtualizzazione della vita e
il conseguente bombardamento di immagini che, non esperite ma solo apprese, si riducono a
mere informazioni vuote.
Tra le mostre principali ricordiamo le sue due personali, RI-CALCOLO PERCORSO, a cura di
Lapo Simeoni presso la ADD Art Gallery di Spoleto nel 2016, e Galleria Muta presso il Because
Art Space – Lamezia Terme nel 2014.
Tra le principali mostre collettive troviamo: MATRIX: GRABADORES ITALIANOS CONTEMPO-
RANEOS: V biennale internazionale della grafica a cura di Massimo Scaringella, presso l’Istituto
Italiano di Cultura a Lima (Peru); CODICE ITALIA Accademy, off della Biennale di Venezia a
cura di Vincenzo Trione, presso Palazzo Grimani a Venezia; USCITA D’EMERGENZA, a cura del
gruppo Whart, presso il MACRO Testaccio di Roma; Paesaggi possibili, a cura di Alessio Moitre
e Giulia Invernizzi, presso la Galleria Moitre di Torino.
Nel 2014 partecipa alle fiere d’arte ArtVerona, sezione Indipendents, con La Zona Grigia di Art
Lab. Gallery, a cura di Lapo Simeoni, e PARATISSIMA, nel settore Young at Art, a cura di Andrea
Rodi e Massimo Garofalo nel 2015,
Tra i premi ricevuti si ricordano il Premio internazionale LIMEN Arte nel 2014 (vincitore menzio-
ne speciale della critica) e Alterazioni Visive nel 2013 (opera vincitrice).

www.paoloscarfone.it
paoloscarfone.cz@libero.it Screenshot di Instagram
/paoloscarfone 2020
/paolo.scarfone.1 60x110 cm
54 55
SIMONA
SOCCORSI Essenza Effimera

Simona Soccorsi nasce a Roma nel 1988. Intraprende i suoi studi presso l’Accademia di Belle
Arti di Roma. Nel corso della sua carriera artistica, collabora:
2015 al Progetto Liceo Classico Tasso, via Sicilia Roma, alla pavimentazione mosaicale dedi-
cata al poeta Torquato Tasso.
2015/2017 con l’Auditorium Parco della Musica, per l’allestimento del Festival del verde e del
paesaggio.
2016/2017 con il Museo MAXXI per l’allestimento delle mostre Transformers, Istambul, Sarkis
e Pedro Reyes.
2019 partecipa alla Performence Portarit of Waman – Ritratti di Donna di Monica Pirone, MA-
CRO ASILO, a cura di G. De Finis, Roma, 8 Marzo 2019.
2020 Partecipazione a be**pART, the largest collective show ever, Atelier Montez. -
2020 Mostra online “Art Spreads Hope”, Shereen Badr.
Attraverso il suo disegno indaga l’universo degli insetti, un microcosmo estremamente varie-
gato e complesso la cui anatomia, a dispetto delle apparenze, ha molto in comune con l’essere
umano. Attualmente porta avanti la sua ricerca artistica presso “Art Studio Roma”.

matita su carta
simona.soccorsi@libero.it 2015
simonasoccorsi 70x100 cm
56 57
FRANCESCO
STRAFACE Tracce

Francesco Straface, nato a Taranto frequento il liceo artistico diplomandomi nel 1990.
Attualmente iscritto presso l’Accademia di Belle Arti di Roma al corso di pittura ha l’obiettivo
di specializzarsi in Arte per la Terapia, per coniugare ed approfondire l’attitudine all’utilizzo dei
colori e del segno tanto necessari al bilanciamento energetico fisico e spirituale.

Curriculum Artistico.
2007 - Personale Museo dell’infiorata di Genzano di Roma
2008 - Collettiva Locanda Martorelli Ariccia
2011 - Personale Tour de la Bourse ,Place Victoria Montreal
2011 - Collettiva Centro culturale Italien du Quèbec Casa d’Italia Montreal
2018 – InteriHotel , Hotel Interiors Marketplace Barcellona
2019 – Roma Art Festival Rassegna di arte contemporanea
2020 – IN/OUT
2020 – BEPART

francescostraface.net
/strafacefrancescoarte Smalto acrilico su Pvc 2017
/StrafaceFrancescoArte 50×70 cm
58 59
Contatti
https://fb.me/e/3v4VGt8H5
https://sites.google.com/view/ineout/l_arte_non_si_ferma

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