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come si forma un’esperienza

Poiché l’interazione dell’essere vivente con l’ambiente è implicita nel processo


stesso della vita, l’esperienza è continuamente in atto.
Tuttavia non tutta l’esperienza si costituisce in un’esperienza.

Il materiale sperimentato
gli oggetti vengono sperimentati ma non in
procede verso il compimento
modo da comporsi in un’esperienza.
(≠cessazione). Soltanto allora
Ciò che osserviamo, pensiamo, desideriamo,
essa si integra e si distingue
otteniamo non sono in accordo tra loro.
dalle altre esperienze nella
corrente generale
dell’esperienza.

«quella cena», «quella tempesta», «quella rottura di amicizia»

Un’esperienza ha un’unità: una qualità (estetica) che pervade tutta l’esperienza


nonostante il variare delle parti costitutive di questa e che è percepita nel suo
concreto attuarsi

né solo intellettuale
né solo pratica
né solo emotiva
come si forma un’esperienza
Una esperienza (di pensiero, pratica, emotiva) ha la propria qualità estetica.

Struttura artistica che può essere sentita immediatamente.


In questa misura è estetica.

esperienza intellettuale. Differisce da quelle esperienze che possono essere definite


estetiche, ma solo nel materiale. Il materiale dell’arte è fatto di qualità. Il materiale
dell’esperienza che ha un compimento intellettuale è costituito da segni e simboli che
non hanno qualità in sé stessi ma fanno le veci di cose che possono essere
sperimentate qualitativamente in un’altra esperienza.

Nessuna attività intellettuale è un fatto integrale (un’esperienza) almeno che non sia
caratterizzata da questa qualità. Senza di essa, il pensiero è inconcludente.

«(...) l’estetico non può essere completamente distinto dall’esperienza intellettuale dal
momento che quest’ultima deve ricevere un’impronta estetica per essere essa stessa
completa.»
come si forma un’esperienza
Più in generale: nessuna esperienza di nessuna specie costituisce un’unità se non ha
una qualità estetica.

unità dell’esperienza qualità estetica (emotiva)

Il materiale dell’esperienza viene elaborato in un’esperienza coerente.

•le varie parti sono collegate


le une alle altre;

•le parti si muovono verso un


compimento;

•nella coscienza viene


continuamente anticipato il
compimento è assaporato
con particolare intensità. “il chiudersi di un circuito di energia”
come si forma un’esperienza
Le emozioni sono qualità, quando sono significanti, di una esperienza nel suo
svolgimento.

Tutte le emozioni sono qualificazioni di un dramma (da drama, azione) ed


esse mutano man mano che il dramma si sviluppa.

La natura intima dell’emozione si manifesta nell’esperienza di chi assiste a una recita,


ascolta un brano musicale o legge un romanzo. Essa accompagna lo sviluppo di un
intreccio.

Le emozioni sono legate ai fatti e agli oggetti nel loro movimento.

L’emozione appartiene evidentemente anche al soggetto, ma a un soggetto


impegnato nel movimento degli eventi verso un esito che sia desiderato o
disapprovato (un esito che implichi un interesse per il soggetto)
Un’esperienza ha una struttura non
Anche l’eccesso di ricettività può disperdere l’esperienza.
un’alternarsi di azioni e di passioni.
Quello che in tal caso è oggetto di preferenza è la
Sussiste la percezione della relazione tra
semplice passione di questo o di quello senza riguardo
azioni e passioni ed è questa relazione a
alla percezione del significato.
dare significato.
come si forma un’esperienza
esperienza consapevole relazione percepita tra

azione conseguenze
azione passione
fare subire

Arte come produzione percezione come godimento

L’arte denota un processo di azione L’esperienza di apprezzamento


fattiva (compiere qualche cosa con denota il punto di vista del fruitore; è
qualche materiale fisico: il corpo il il senso del gusto.
marmo i colori, ...)
artistico estetico

Per essere pienamente artistico un lavoro deve essere estetico, cioè concepito per il
godimento di una percezione ricettiva.
Jorge Luis Borges, Il credo di un poeta, Lezioni
americane, 2000
«Faccio ritorno a quell’ormai remota sera sudamericana e rivedo mio
padre. Lo rivedo in questo stesso momento e ascolto la sua voce dire
parole che non capisco, ma che, tuttavia, sento. (...Keats, Ode to a
Nightingale).
Credevo di sapere tutto sulle parole, tutto sul linguaggio (quando si è
bambini, si pensa di sapere tante cose), ma quelle parole mi giunsero
come una rivelazione. Naturalmente, non le capivo. (...) Quei versi mi
giunsero attraverso la loro musica. Avevo pensato al linguaggio come
a uno strumento per dire certe cose, per esprimere lagnanze, per dire
che si era contenti o tristi, e così via. Eppure, quando sentii quei versi
(si può dire che, da allora, non ho smesso di sentirli), seppi che il
linguaggio poteva essere anche una musica e una passione. È così che
mi fu rivelata la poesia»

Keats parla di del modo in cui si raggiunge l’espressione artistica quando parla “delle
innumerevoli composizioni e scomposizioni che si verificano tra l’intelletto e i suoi mille
materiali prima di arrivare a quella tremula, diafana percezione della bellezza”.
come si forma un’esperienza

L’artista, mentre lavora, incorpora in sé l’atteggiamento di chi percepisce.

Es.: supponiamo che un oggetto finemente lavorato sia stato ritenuto il prodotto di
qualche popolo primitivo. Successivamente si scopre che si tratta di un prodotto
naturale accidentale. Anziché ad un museo d’arte viene affidato ad un museo di storia
naturale.

La differenza non riguarda solo la classificazione intellettuale. Si crea una differenza


nella percezione di apprezzamento e in modo diretto. L’esperienza estetica viene in
questo caso connessa con l’esperienza del creare (l’attività di cui è conseguenza).

Il processo di produzione artistico è organicamente collegato alla percezione


estetica: il creare giunge al termine quando il prodotto dell’artista è “sperimentato”
come buono e non attraverso un giudizio intellettuale esterno, ma attraverso la
percezione diretta.
come si forma un’esperienza
«In conseguenza del rapporto tra ciò che si fa e ciò che si subisce si ha un senso
immediato delle cose percepite in quanto coerenti o contrastanti tra loro.
Le conseguenze dell’atto del creare , riferite ai sensi, mostrano se ciò che si fa porti
avanti l’idea che viene attuata o segni una deviazione e un’interruzione.
Nella misura in cui lo sviluppo di un’esperienza è “controllato” dal riferimento a queste
relazioni d’ordine e di compimento immediatamente sentite, quella esperienza diviene di
natura eminentemente estetica.»

Comprendere l’intima unione tra il fare e il subire non è facile (né per chi percepisce, né
per chi crea): la ricezione implica attività che sono paragonabili a quelle del creatore.

ricettività ≠ passività ricettività: insieme di atti reattivi in


direzione di un appagamento oggettivo,
altrimenti vi è solo riconoscimento. Il
riconoscimento è l’inizio di un atto di
percezione, ma questo per essere tale
deve essere diretto a qualche altro scopo.
come si forma un’esperienza
«La percezione è un atto di emissione di energia allo scopo di ricevere. (...) Per
immergerci in un oggetto determinato dobbiamo prima tuffarci in esso. Quando
siamo soltanto passivi rispetto a una scena, questa ci sopraffà e, per mancanza di
un’attività correlativa, non percepiamo ciò che ci sommerge. Per arrivare ad
apprendere dobbiamo fare appello a ogni energia e portarla a un tono adeguato»

Si può vedere, guardare, riconoscere, senza percepire esteticamente


come si forma un’esperienza

in colui che percepisce gli elementi che costituiscono la forma nel suo intero debbono
essere ordinati, seppur non nei dettagli, con un processo uguale al processo di
organizzazione che il creatore del lavoro ha consapevolmente sperimentato.

seleziona, chiarifica, evidenzia, deve passare attraverso queste


semplifica, sintetizza, codifica secondo operazioni secondo il suo punto di vista
il suo interesse e il suo interesse.

In entrambi si realizza un atto di “ astrazione” (estrazione di ciò che è significativo) e


di “comprensione” (raccogliere insieme dettagli e particolari, materialmente
sparpagliati, in un tutto sperimentato come un tutto.
come si forma un’esperienza

«L’idea che la percezione estetica sia qualcosa che si fa a tempo perso è


una delle ragioni dello stato arretrato delle arti fra noi»

«Da parte di chi percepisce, come da parte dell’artista si compie un lavoro.


Chi è troppo pigro, svogliato o attaccato alle convenzioni per compiere
questo lavoro non vedrà e non udrà. Il suo “apprezzamento” sarà un
mosaico di frammenti di conoscenza in conformità alle norme di
ammirazione convenzionale e avrà una confusa, anche se genuina,
eccitazione emotiva.»
l’atto dell’espressione
L’atto di espressione nasce da un impulso che procede da un bisogno e da un’esigenza
che appartengono a tutto l’organismo, ma è atto di vera espressione solo quando si
afferra il significato dell’atto compiuto.

Ciò che occorre (...) è una trasformazione di energia in un’azione dotata di pensiero,
mediante un’assimilazione di concetti dal fondo di esperienze passate.

oggetti dell’esperienza presente oggetti dell’esperienze passate


diventano mezzi diventano coefficienti di fatti nuovi e
acquistano nuovo significato

è questo duplice mutamento che converte un’attività in un atto di espressione

“errore che disgraziatamente ha invaso le teorie estetiche”: di supporre che il mero


dar sfogo ad un impulso, naturale o acquisito, costituisca espressione.
(...) Non vi è espressione se non vi è spinta dall’interno verso l’esterno, ma ciò che
scaturisce fuori, prima di poter divenire un atto di espressione, dev’essere chiarificato
e ordinato e assumere in sé stesso il valore di esperienze precedenti
l’atto dell’espressione

espressione reazione emotiva

esprimersi è continuare in uno stato, procedere sfogarsi equivale a


Nello sviluppo, elaborare un completamento liberarsi

Un’attività che era naturale – spontanea e senza un fine – subisce una trasformazione
in quanto è stata intrapresa quale mezzo per ottenere una conseguenza attesa
consapevolmente. Tale trasformazione contrassegna ogni fatto d’arte.

Arte e espressione esistono soltanto laddove il materiale è impiegato come mezzo. Il


nesso tra un “mezzo” e l’atto dell’espressione è intrinseco. Un atto di espressione
impiega sempre materiale naturale (...) Esso diviene un mezzo quando è adoperato in
vista del suo posto o della sua funzione, nelle sue relazioni, in una situazione che lo
comprende:
i toni divengono musica quando sono ordinati in una melodia
l’atto dell’espressione “spremere”; “spingere fuori”

“dai grappoli spremuti nella pigiatura si ottiene il succo”

materiali originali grezzi o naturali interazione con qualcosa di esterno


(buccia e vinaccioli vengono
trattenuti)

trasformazione del materiale originale

Per costituire un’espressione di emozione occorrono tanto oggetti circostanti e


resistenti quanto emozioni e impulsi interni.

l’espressione dell’individuo in e attraverso un intermediario, che costituisce


l’opera d’arte, è essa stessa una prolungata interazione tra qualche cosa che
esce dall’individuo e determinate condizioni oggettive, un processo attraverso
cui ambedue acquistano una forma e un ordine che prima non possedevano.
l’atto dell’espressione
«Si può piangere dalla gioia (...). La conseguenza non è un oggetto espressivo, salvo che
per lo spettatore. Ma se l’emozione porta a raccogliere un materiale affine e legato allo
stato d’animo suscitato, ne può nascere una poesia.»

l’emozione è essenziale all’atto di espressione che produce un’opera d’arte, ma questa


non ha l’emozione come suo contenuto significativo.

Il contenuto e la materia dell’emozione insita nell’espressione dipendono dal materiale


oggettivo utilizzato.

Nello sviluppo di un atto espressivo, l’emozione opera “come un magnete” che attira a
sé materiale appropriato. (...) Selezione e organizzazione del materiale sono al tempo
stesso una funzione e una prova della qualità dell’emozione sperimentata.

L’emozione lavora per realizzare continuità di movimento. Seleziona il materiale e ne


dirige l’ordine e la disposizione. Ma non è ciò che viene espresso.
l’atto dell’espressione
E la spontaneità?

Esistono opere d’arte che ci si manifestano con un’aria di spontaneità, con una qualità
lirica, come se fossero il canto non premeditato di un uccello. Ma l’uomo (...) non è un
uccello. I suoi sforzi più spontanei, se espressivi, non sono traboccamenti di
momentanee pressioni interne.

Lo spontaneo in arte è completo assorbimento in una materia da trattare che sia fresca
e che sia stata assorbita in modo vitale in un’esperienza concreta.

Van Gogh:

«le emozioni sono talvolta così forti che si lavora senza sapere che si lavora,
e le pennellate vengono con un ritmo e una coerenza pari a quella delle
parole in un discorso o in una lettera»
l’atto dell’espressione

Campo di grano con volo di corvi, 1890

Piuttosto che un invito nella profondità dello spazio, si direbbe una barriera.(...) E
questa sensazione di essere ingoiati vivi, nella natura e nella pittura a un tempo, era
ciò per cui Van Gogh aveva lavorato fin da quando aveva preso in mano un
pennello.(...) Lottava da anni per realizzare una visione di totale assorbimento nello
slancio vitale della natura, una sensazione così elettrizzante che avrebbe fatto
scomparire la solitudine della sua vita. (Schama, Il potere dell’arte)
l’atto dell’espressione
Tale pienezza e spontaneità d’ espressione , tuttavia, soltanto a coloro che si sono
immersi in esperienze di situazioni oggettive; a coloro che sono stati per lungo tempo
assorbiti dalla contemplazione del materiale relativo, e le cui fantasie sono state a
lungo occupate nel ricostruire ciò che essi vedono e sentono. Altrimenti, lo stato
d’animo è più simile ad uno stato di delirio, in cui il senso di una produzione ordinata è
soggettivo e allucinatorio.

«la “spontaneità” è il risultato di un lungo periodo di attività o altrimenti è così vuota


da non essere un atto di espressione.»

«con un quadro vorrei poter esprimere


qualcosa di commovente come una musica.
Vorrei dipingere uomini e donne con un non
so che di eterno, di cui una volta era simbolo
l’aureola, e che noi cerchiamo di rendere con
lo stesso raggiare, con la vibrazione dei
colori»
l’atto dell’espressione
scienziati, poeti, musicisti, pittori ovvero pensare in parole, toni, immagini, colori

In tutti, e per la stessa estensione nel grado in cui essi sono di livello paragonabile, esiste un
pensiero emozionalizzato ed esistono sentimenti la cui sostanza è costituita da significati
riconosciuti come concetti.

La sola distinzione significativa riguarda il tipo di materiale a cui l’immaginazione


emozionalizzata aderisce.

artisti hanno per loro materia la qualità delle cose di diretta esperienza;
trattano con queste qualità per i tramite di simboli che stanno
intellettuali in luogo di qualità ma che non sono significativi nella loro
presenza immediata.

Se tutti i significati potessero essere espressi adeguatamente per mezzo delle parole, le
arti della pittura e della musica non esisterebbero. Vi sono valori e significati che
possono essere espressi solo mediante qualità immediatamente udibili e visibili.
l’atto dell’espressione
Ri-lavorare l’esperienza. Per garantire l’espressione artistica occorre trasformare il
materiale grezzo e primitivo dell’esperienza.
Nella formazione di un’opera d’arte i materiali devono sottostare ad una
trasformazione

materiali “esteriori”: il marmo, i materiali “interiori”: immagini,


colori, le parole, ecc. osservazioni, ricordi, emozioni, ecc.

questa modificazione è la costruzione di un vero atto espressivo.


l’opera è artistica nella misura in cui le operazioni effettuate sul materiale
esteriore e su quello interiore sono simultanee.

opera su un materiale
emozione iniziale oggettivo; sottostà alla sua
idea (materiale interno) azione.

il materiale si modifica nel


l’emozione originale cambia, così da divenire un mezzo di
farla divenire di natura estetica espressione
l’oggetto espressivo
l’espressione come atto personale e come risultato oggettivo costituisce un tutto
organico.

una poesia o un quadro presentano un il materiale della poesia o del quadro


materiale in cui il contributo deriva dal mondo comune e ha qualità in
individuale ne fa qualcosa di nuovo. comune con quello di altre esperienze
Non hanno precedenti nell’esistenza
universale.

il prodotto suscita negli altri nuove percezioni dei significati di quello stesso
mondo.

Che cosa significa che un’opera d’arte è rappresentativa?


l’oggetto indica il significato. Ciò che si vede rimanda alla cosa suggerita (il disegno
è affine ad un cartello indicatore). L’accordo di linee e spazi non è goduto
percettivamente in forza di una qualità sperimentata a lui propria, ma in forza di ciò
che ci richiama alla mente.

un’opera d’arte non ha il genere di significato che è proprio dei segni e dei simboli
matematici.
l’oggetto espressivo
esposizione: la scienza espone espressione: l’arte esprime significati.
significati. l’espressione non conduce a un’esperienza. Ne
l’esposizione chiarisce le condizioni costituisce una.
attraverso le quali si può realizzare La poesia o il dipinto, non opera nella
l’esperienza di un oggetto di una dimensione della corretta esposizione
situazione. Non fornisce nessuna descrittiva, ma in quella dell’esperienza stessa.
esperienza. es.: “mi sto sforzando di trovare qualcosa di
es.: l’acqua è H2O assolutamente desolato”.
ha natura indicativa ma non esprime la Queste parole non sono l’espressione,
natura interiore delle cose l’espressività, il significato estetico, è il dipinto
stesso.

il significato c’è. C’è come qualcosa che sta al di là dell’occasionale e privata


esperienza del pittore e che egli assume come potenzialmente esistente per
altri.
Il quadro non è rappresentativo di un particolare ponte sul rodano; né della
completa desolazione; né del turbamento di Van Gogh.
Egli mirava, attraverso la presentazione pittorica di un materiale che ciascuno
può osservare sul posto e che migliaia di persone hanno osservato, a
presentare un oggetto nuovo, sperimentato come possessore di proprio e unico
significato.
l’oggetto espressivo
l’esposizione è generica: il significato di un’affermazione logica è valido nella misura in
cui dirige la mente verso molte cose dello stesso genere.
l’espressione è individualizzata: il significato di un oggetto espressivo è localizzato.
il ritratto estetico del dolore manifesta il dolore di un
particolare individuo in connessione con un particolare
evento.; è quello stato di dolore che viene dipinto, non
un abbattimento astratto.

E l’arte astratta?
quando in un dipinto non possiamo trovare la rappresentazione di un qualsiasi oggetto
particolare, ciò che quel dipinto rappresenta possono essere le qualità che tutti i
particolari oggetti condividono con lui, quali colore, estensione, movimento, ritmo ...

L’arte non cessa d’essere espressiva per il fatto che traduce in forma visibile rapporti di
cose, senza alcuna maggiore indicazione dei particolari eventuali di quegli stessi
rapporti, di quella che è necessaria per comporre un tutto.
Wassily Kandinky, Transverse Line, 1923

“il mio libro, Lo spirituale nell’arte (...)si proponeva soprattutto di risvegliare la capacità,
indispensabile in futuro, di cogliere nelle cose materiali e nelle cose astratte l’elemento
spirituale, che rende possibili infinite esperienze”.
l’oggetto espressivo
l’espressività dell’oggetto artistico è dovuta al fatto che essa offre una perfetta e
completa compenetrazione dei materiali del momento passivo e di quello attivo,
includendo in quest’ultimo una riorganizzazione completa del materiale portato con noi
dalla passata esperienza.

Poiché gli oggetti d’arte sono espressivi, sussiste in loro la facoltà di comunicare.
Comunicare con gli altri non è lo scopo dell’artista. Ma questa è la conseguenza del suo
lavoro, che invero vive solo nella comunicazione, quando opera nell’esperienza degli
altri.

La pittura è un’arte e l’arte non è l’inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto,
ma è una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima
(...) è un linguaggio che parla all’anima con parole proprie, di cose che per l’anima
sono il pane quotidiano, e che solo così può ricevere.
(...) L’artista deve avere qualcosa da dire, perché il suo compito non è quello di
dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto.
Kandinsky, lo spirituale nell’arte, 1910