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Bisogna essere terribilmente religioso per essere artista (D.H.

Lawrence) Lultimo critico George Steiner insegna in Inghilterra e Svizzera. Ha incarichi istituzionali in svariate universit del mondo. Ha scritto alcuni libri decisivi nella storia della critica letteraria: La morte della tragedia e Dopo Babele i maggiori. E stato definito il topografo di tutte le nostre culture passate e presenti. Il discorso per il conferimento del Premio Brne nel 2003 , a parere di chi scrive, uno dei discorsi pi belli mai pronunciati da un letterato, straziante riflessione di un ebreo sulla vicenda culturale dellumanit e sul proprio popolo divenuto da vittima carnefice. Il suo ultimo libro, Grammatiche della creazione, fa i conti con la sterilit del nostro tempo, ponendo interrogativi decisivi. Vere presenze Nel 1989 Steiner pubblic Vere presenze (uscito in Italia nel 1992). Un critico scriveva il pi spietato atto di accusa contro la critica. Per me, da poco laureatomi leggendo tonnellate di letteratura secondaria, uscito da una delle pi prestigiose universit italiane senza aver dovuto leggere neanche un canto della Divina Commedia ma, in compenso, svariati libri di giovani ricercatori, fu una lettura straniante. Un uomo che spara a zero contro la sua casta! Questo lobiettivo dichiarato del libro. Ma sarebbe ben poca cosa se dietro non ci fosse unistanza che non posso non definire spirituale, un assunto religioso da parte di un ebreo affascinato dal mistero centrale del cristianesimo, quello dellincarnazione. Contro ogni deriva semiotica o decostruzionista, contro ogni estetica del simulacro, Steiner afferma nelle prime pagine che la scommessa sul significato del significato [] una scommessa sulla trascendenza. La proposta di Steiner quella di una societ, una politica del primario che privilegi le percezioni immediate dei testi, delle opere darte e dei comportamenti musicali. Il secondario e il parassitico spadroneggiano: Lumanit acculturata viene sollecitata ogni giorno da milioni di parole diffuse dalla stampa, dalla radio, dagli schermi, a proposito di libri che non legger, di musica che non sentir, di opere darte sulle quali non poser mai lo sguardo. Un ronzio incessante di commenti estetici, di opinioni al minuto, di giudizi pontificali pre-imballati, invadono letere. Non a caso, conclude Steiner, il genio peculiare della nostra epoca il giornalismo. La novit prende il posto delloriginalit (origo: ritorno allincipit, allinizio. Dopo dieci anni, lesperienza di educatore e il moltiplicarsi di meta-testi, questa proposta mi sembra ancora pi attuale, soprattutto nella scuola, invogliandomi a buttare via la maggior parte dei manuali scolastici (storie della letteratura, storia della filosofia) che annullano tutto il potenziale rivoluzionario delle opere ( correre il rischio della presa di coscienza dice Steiner): veniamo privati dellincontro con la vera presenza che unesperienza responsabile (sensato dico io) dellestetica dovrebbe imporci. Il patto infranto e la presenza Nel capitolo centrale del libro Steiner analizza la rottura del patto tra parola e mondo avvenuta tra il 1870 e il 1930 (diciamo da Rimbaud/Mallarm alle avanguardie storiche) che sarebbe una delle poche rivoluzioni autentiche dello

spirito nella storia occidentale, definitoria della modernit stessa. Questa rottura definisce la nostra epoca come dopo la Parole, tempo dellepilogo (ma anche, dunque, come il tempo di un nuovo inizio). Sono i linguaggi matematici e informatici a dominare il campo. Dalla crisi della parola, di cui tutta larte novecentesca testimone, dallapprodo al silenzio, nascono le estetiche della crisi, la decostruzione, la semiotica negativa. Ma nel tempo dellepilogo si prepara un nuovo inizio, un nostos alle origini. Larte esiste perch esiste laltro, che ostinatamente impone la sua presenza. E dunque il testo poetico parla: parla ad alta voce e parla a qualcuno []. Sono il poeta, il compositore, il pittore, sono il pensatore religioso e il metafisico, quando danno ai loro riscontri la persuasivit della forma, ad insegnarci che siamo monadi perseguitate dal desiderio di comunione. Ogni opera non fa che ripetere, con Rilke, questa affermazione: Cambia la tua vita. Lindiscrezione dellarte totale: rimette in questione gli ultimi rifugi di privatezza della nostra esistenza. Lopera ci invita perentoriamente a cambiare: Lincontro con la creazione estetica, assieme a certe modalit di esperienza religiosa e metafisica, il richiamo pi ingressivo, pi trasformativo nellesperienza delluomo. Ogni opera darte unAnnunciazione. Larte il luogo in cui quella pulsione profonda che si agita in noi, il suggerimento indistinto di una libert smarrita o da riconquistare lArcadia dietro di noi, lUtopia davanti a noi bussa alla soglia pi remota della psiche umana. Ma larte, anche larte moderna, anzi soprattutto quella, ha una scaturigine profonda, con cui lotta disperatamente, come Giacobbe con lAngelo: La marca del fuoco e del ghiaccio di Dio pervade larte maggiore della nostra modernit contraddittoria, come ogni grande creazione formale del passato. E perch? Perch ogni grande opera ha inizio nellimmanenza, ma non si ferma l: E compito e privilegio dellimpresa estetica vivificare il continuum tra temporalit ed eternit, tra materia e spirito, tra luomo e laltro, per trasformarlo in presenza luminosa. Larte, dunque, diventa insensata in un mondo appagato dalla razionalit scettica e dallimmanenza scientifica. Ma questo mondo sta tramontando nella terra del tramonto. A noi spetta il lungo viaggio del sabato. Tra la sofferenza, la solitudine, lo spreco indicibile da una parte, e il sogno di liberazione e di rinascita dallaltra. Messe a confronto con la tortura di un bambino, con la morte dellamore che il venerd, persino le pi grandi espressioni artistiche e poetiche sono quasi impotenti. Nellutopia della domenica probabile che le manifestazioni estetiche non abbiano pi giustificazioni logiche n necessit di essere. Nella coreografia dellimmaginazione metafisica, nellopera poetica e nella musica che ci parlano della sofferenza e della speranza, della carne che sa di cenere e dello spirito che ha gusto di fuoco, la nostra percezione ansiosa e le nostre raffigurazioni sono sempre pi sabbatiane. Sono sorte da quellimmensit di attesa che spetta alluomo. Senza di loro, come potremmo essere pazienti?