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Damiano Mezzina

Con il vento contro

Foto di copertina Vincenzo Bisceglie Progetto grafico Antonia Fiore

Ideazione e stampa INPRINTING BOOK ON DEMAND via F.Orsini, 5 - 70056 Molfetta

Tutti i diritti sui testi presentati sono e restano dellautore. Ogni riproduzione anche parziale non preventivamente autorizzata costituisce violazione del diritto dautore.

A mio fratello Enzo perch nel bene e nel male lo squadrone siamo noi

Prefazione
Amor omnia vincit, cita un passo di qualche autore latino. Lamore vince tutte le cose proprio lamore lelemento comune a questi tre racconti. Lamore che fa soffrire, che strazia il cuore fino a farti desi derare di morire; lamore per la vita, per il prossimo, quellamore che ti induce ad abbandonare tutto pur di vivere la gioia vera che nasce dal servizio verso chi ne ha pi bisogno; lamore che irrompe nella vi ta quando meno te lo aspetti e che infonde il coraggio di mettersi contro tutti, anche contro chi pu rivelarsi davvero pericoloso.Tutto, in queste storie, muove dal bisogno di vivere damore, e non si tratta solo dellamore pi comune, quello che spesso solo per convenzione ci unisce passivamente ad unaltra persona, ma di un amore che, pur avendo la freschezza e la spensieratezza delladolescenza, ha la matu rit di un sentimento che non si basa sul possesso, bens sulloblazione, sulla capacit di donarsi agli altri gratuitamente. Un amor che al cor gentil ratto sapprende direbbe Dante, ma che non conduce al peccato n allInferno; un amore con la A maiuscola che vuole essere di esempio in una societ ormai svenduta agli interessi, ai soldi, al lusso. per questo che i racconti di questo giovane autore, nuovo allesperienza letteraria, con un linguaggio semplice e diretto, custodiscono un messaggio universale Chi ama, ami prima di tutto la vita, se stesso, gli altri; non abbia paura di rischiare, di soffrire So lo cos rende merito alle sue stesse potenzialit di essere umano e so lo cos pu sperimentare la forza vera dellamore, s, dellamor che muove il cielo e le altre stelle. Prof.ssa Rosaria Mezzina

La notte era finita, e ti sentivo ancora: Sapore della Vita Meraviglioso...


Domenico Modugno Meraviglioso (testo di R.Pazzaglia - 1968 RCA)

RACCONTO PRIMO

Con il vento contro

1 Adoro guidare: la parte pi bella del viaggio. Quando sto per arri vare a destinazione, anche se non per lavoro, ma per piacere, mi rattrista lidea di dover scendere dallauto. Lasciarsi scorrere la stra da a fianco, e, con essa, tutto ci che vi intorno, alberi, pietre, ca se, odori che cambiano continuamente, secondo la zona, laltitudine, lora del giorno. Mi piace godermi tutto questo con un sottofondo musicale adeguato, con uno dei miei cd preferiti nello stereo. Era il mio primo ritorno a casa da Milano con un passeggero a bordo. In quei primi cinque anni da operaio in Lombardia non ave vo mai avuto compagni di viaggio. N tantomeno ce li avevo l in cit t. A lavoro avevo preso confidenza con un paio di colleghi, disponi bili e simpatici, e qualche volta avevamo passato la serata a giocare alla playstation o a carte, davanti a delle birre ghiacciate, ma niente amicizie profonde, come quelle che solo da bambini si possono vive re. Ma torniamo al passeggero di quel mio viaggio verso casa. Giulio. Un mio ex compagno di classe alle superiori, lavevo incontrato al supermercato sotto casa. Tu guarda un po quanto piccolo il mon do; pensare che dalle mie parti non lavevo mai rivisto dopo il di ploma, per poi andare a beccarlo al banco frutta mentre sceglieva le mele. Lui ora lavorava per unagenzia assicurativa di Bari, a una trentina di chilometri da casa (siamo entrambi di Molfetta, in pro vincia), che lo aveva spedito l per un corso di aggiornamento, cos aveva affittato un appartamento per studenti e ci doveva rimanere per un mese. A Milano cera arrivato con un volo lowcost e sarebbe dovuto tornare a Molfetta pi o meno lo stesso giorno in cui avrei dovuto farlo io, cos non ci avevo pensato due volte ad offrirgli un passaggio in macchina, quando mi aveva detto che non aveva anco ra prenotato il biglietto per il ritorno. E adesso eccolo al mio fianco, uno dei miei pochi amici fidati ai tempi della scuola, quando i pro blemi seri si riducevano al compito in classe di matematica e alle ra gazzine con cui uscire la sera. Ora, a ventotto anni suonati, i pensieri e i problemi erano cambiati, e forse, sarebbero stati destinati a farlo 10

ancora, chi lo sa. Lunica cosa di cui mi ero accorto chiacchierando con lui durante il viaggio, era che alcune cose in comune le avevamo ancora. Una su tutte, la solitudine dal punto di vista sentimentale. Entrambi eravamo ancora alla ricerca della famosa persona giusta, quella di cui parlano tutti i perbenisti che cercano di consolarti di cendo sei solo perch non hai trovato ancora quella giusta... e al tre cazzate del genere pensando di migliorarti la vita. Per questo o dio confidarmi, per le risposte stupide che si ricevono nella maggior parte dei casi. E Giulio ora era l a parlarmi delle sue storie, del suo posto di lavoro, dei leccaculo che sembravano moltiplicarsi come conigli e di come girava la vita gi a Molfetta. Io avrei voluto rispon dere idem a tutte le sue affermazioni, poich la mia vita l a Mila no non era per niente diversa. Fu sempre parlando delle donne per che notai una differenza bella grossa: Giulio andava a mignotte. Me lo confid in realt senza nessuna difficolt, anzi ne parl con totale disinvoltura, quasi come se stesse parlando di un bagno al mare. Eh s, Marco, purtroppo le mie repressioni sono costretto a sfogarle con delle brave bambine. O massaggiatrici, chiamale un po come vuoi, ma credimi, io quando entro in quel bordello mi lascio alle spalle tutto ci che mi deprime e mi rende un uomo insoddisfatto. Sembrava davvero contento mentre diceva apro le valvole e via, mi lascio andare. Dio benedica quelle bambine. E Tu? Ci sei mai anda to?. Io con un perentorio NO avevo subito dato la risposta che la sciava trasparire anche un po la mia idea a riguardo, anche se per come me ne stava parlando mi stava sinceramente incuriosendo. Dici di no? Credimi, tu ne hai pi bisogno di me. Domani passo a prenderti e vieni con me. Vedrai, un posto bello, pulito e lussuoso, non di certo la statale. E datti una mossa! Lasciati andare per una volta! Fidati di me! Ma stai scherzando? Io non ne ho affatto biso gno e, anche se fosse, non avrei mai la faccia di entrare in un bordel lo e se proprio devo essere franco, non so come abbia fatto tu a tro vare la forza di farlo. Mi guard con unespressione soddisfatta, come se gli avessi fatto un gran complimento, e cosa pi grave aveva captato la mia curiosit e sapeva che da l al mio cedimento il 11

passo era breve. Tutta la mia solitudine, i miei dilemmi e le mie teo rie sullamore grande ed eterno, sulla moralit e sui sogni, mi stava no pesando un po negli ultimi tempi. Non che volessi liberarmene completamente, ma mi sarei preso una piccola pausa volentieri, an che trasgredendo un po. Giulio continu a guardarmi, come un co munista guarda un prete mentre predica a messa, poi scoppi a ri dere, e la sua risata era cos genuina e fraterna che contagi anche me. Ridemmo per un po, tanto che stavo inavvertitamente per oc cupare la corsia demergenza quando quel pazzo prese anche a darmi delle forti pacche sulla spalla e il mio stereo intanto prestava voce agli 883, e, nellaria, gli odori dellautostrada sembravano gli stessi che respiravamo sui motorini nei pomeriggi di primavera. Tut to in quei minuti era tremendamente un flashback. Come se aves simo di nuovo diciotto anni, come se, allimprovviso, tutto potesse tornare facile, tremendamente facile e divertente, come se bastava una canzone nello stereo e tanta strada davanti da fare insieme, verso casa, verso quello che si lascia ogni volta che si parte per lavo ro o per vacanza, e si rimpiange dopo appena dieci minuti, per esse re felici. Quella strada scorreva e io avevo ritrovato una persona che in passato era stata importantissima per me. Non sapevo per che era solo la prima.

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2 Dopo tutti quegli anni la casa di Giulio era ancora sempre nello stes so posto, niente era cambiato. Non avevano mai traslocato i suoi, e a lui non era mai venuta voglia di andare a vivere da solo, forse per ch non aveva una famiglia stressante come tanti. Avevo parcheg giato fuori dal giardino che circondava il complesso di palazzine del suo quartiere, e lo aspettavo ascoltando ancora vecchie canzoni de gli 883. Quelle canzoni per me non avevano tempo, mi sembravano ogni anno pi nuove, mai, mai le avevo dimenticate o disprezzate, soprattutto perch alcune di esse appartenevano alla lunga compilation che stavo progettando da tempo e in cui volevo met terci tutti i pezzi legati a qualcosa o qualcuno, che avesse partecipa to al film della mia vita. Giulio non era cambiato neanche riguardo alla sua latitante puntualit: ero l da mezzora e ancora nessuna traccia del playboy molfettese. Fu proprio quando misi mano al cel lulare per chiedergli a che punto fosse, che spunt dal cancello ver de, con la sua giacca di pelle lucida e le immancabili scarpe di pelle di coccodrillo. Era un maniaco delle scarpe, ne collezionava e indos sava di tutti i tipi e marche. Appena mi vide mi mostr il suo pollice in alto e si diresse verso la macchina. Solita pacca sulla spalla men tre io gli davo dello scemo e mettevo in moto la mia Punto. In pochi minuti eravamo a destinazione. La villetta adibita a bordello si tro vava su una strada di campagna non completamente isolata, poich a pochi metri si trovavano altre ville o piccoli orticelli. Poco illumina ta allesterno, appena simboccava il vialetto si cominciava a perce pire il senso di trasgressione, dillegalit. Auto ferme nel piccolo parcheggio ricavato tra gli alberi. Allingresso, due armadi pi che uomini stavano gi guardando verso di noi, poich la macchina forse gli era sconosciuta. Ci fissarono finch non fummo usciti dallauto. Quando arrivammo agli scalini, gi sorridevano a Giulio: lavevano riconosciuto, e sembravano addirittura avere confidenza con lui, probabilmente era un cliente fisso ormai da quelle parti. Dopo aver scambiato alcune battute con i gorilla, Giulio mi prese il braccio e mi 13

trascin con lentezza dentro. Ad attenderci cera una donna sui qua ranta ( inutile che mi metta a descrivere comera conciata poich vi basterebbe guardare un film con Banfi e la Fenech per capire), che avvicinatasi a noi subito si rese utile. Ciao bello rivolta a Giulio hai portato un amico nuovo?. S Susina, lui un vecchio amico che ha bisogno di una bella scossa, e cos lho portato da te, solo tu puoi curare questi problemi!. Lei sembr lusingata, manco fosse stata una suora missionaria cui avevano riconosciuto il merito della sal vezza di un malato di lebbra. Poi rispose: Ok, allora non vi faccio perdere tempo, belli, sarete affamati! Giulio? La solita?. Lui quasi non la fece finire di parlare che le rispose: S, Claudia. Come sem pre!. Allora lo sguardo della donna si gir verso di me. E tu? Che cosa posso offrirti? Vediamo un po Guarda dato che sei cos ti mido ti do la ragazza pi tranquilla che ho. Terza porta a destra. Ti raccomando, qui sei come a casa, divertiti!. Giulio intanto le aveva messo nella mano destra un rotolino di banconote, poi guard me e ammiccando mi disse offro io. Poi scapp al piano di sopra, dove lo aspettava evidentemente il suo solito passatempo. Io timidamen te mincamminai verso la famosa terza porta a destra senza nean che sapere se dovessi bussare o entrare a sorpresa. Alla fine bussai. Da dentro una voce sensuale, in tono sommesso, esclam: Avanti. Apr la porta con una lentezza indicibile e poi feci il mio timido e gof fo ingresso. Quando alzai la testa per vedere chi ci fosse su quel let to rimasi per un attimo, forse un minuto o addirittura due, a guarda re negli occhi quella ragazza. Mi sembrava di conoscerla, anzi, ne ero assolutamente sicuro. Restammo l a guardarci per tutto quel tempo indefinito, finch lei inclinando la testa leggermente a destra e muovendo lentamente le labbra, parl: Marco?. In modo quasi ridicolo anchio inclinai la testa e risposi: Sara?.

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3 Era la festa del suo diciottesimo compleanno quando Sara mi lasci. Lavevo conosciuta due mesi prima, in una sera di maggio, mentre con i miei soliti due amici sfigati gironzolavamo sfottendo prima questa ragazza poi quella. Lei era con delle amiche, l sul muretto del lungomare a ridacchiare chiss per cosa. Fu un incrocio di sguar di, veloce, di quelli che solo due adolescenti possono lanciarsi. Dopo tre giorni eravamo da soli sempre al lungomare, con lei che mi strin geva forte, come fossi sempre stato suo, sempre stato l. Era stata una bella storia la nostra, forse un po troppo intensa, e forse per questo finita cos presto. Ho sempre avuto una mia teoria a proposi to degli amori adolescenziali. Credo siano i migliori, i pi forti, quelli che ti tolgono davvero lappetito quando vanno via, che ti fanno passare ore a guardare il mare, a sognare film di vite unite dalla pas sione, dalla fedelt, come se nella vita di un uomo (in futuro) non ci fosse altro. Poi quello che arriva dopo lo conosciamo tutti, o quasi. Sara era troppo strana a volte, mi aveva raccontato di avere pro blemi in famiglia, i suoi stavano combattendo una dura guerra tra di loro, e lei, che mai come in quel periodo aveva bisogno di loro, li a veva completamente persi. Entrambi coinvolti nei loro problemi da grandi, con i loro avvocati e i loro conti in banca. E lei? Lei che dice va di non poter stare con un ragazzo, di non avere tempo, di non poter pi dedicare tutta se stessa a una storia. Io credo che avrei dovuto resistere, cercare di non farla andare via perch, in fondo, nessuno di quei motivi era vero. Invece no, da vigliacco e bamboccio come sono sempre stato, lavevo salutata sotto casa, mentre lei si faceva bella per la sua festa, e me ne ero andato con la testa bassa, dissertando il party. Sara ora era l, con un perizoma rosso e un reg giseno praticamente inesistente. In uno dei venti, lunghi secondi in cui ci guardammo senza parlare ricordo di aver pensato che stessi sognando. Non poteva essere possibile. Persone sparite da anni dal la mia vita vi stavano rientrando una dopo laltra cos improvvisa mente, cos velocemente. Si, sicuramente era un sogno. Spesso mi 15

capita, come credo anche a voi, di sognare situazioni particolari del la mia adolescenza. A volte, ad esempio, mi capita di sognarmi tra i banchi di scuola e cosa mi trovo davanti? Il compito in classe di ma tematica, la cosa che odiavo di pi della scuola da sempre; la mate ria pi brutta che avessi mai praticato (e infatti non lho mai pratica ta!). Ma, ora, Sara non era un sogno, e lo capii quando lei abbass la testa per la vergogna e quasi inizi a balbettare Ma Marco... tu. Io, intanto, ripresomi dallo shock iniziale e notata la sua gran de difficolt, iniziai ad avvicinarmi a lei, fino a sedermi su quel letto al suo fianco. Volevo tranquillizzarla, forse addirittura sdrammatiz zare, ma, lo ammetto, ero sconvolto. Limmagine che conservavo di lei era diversa, ed ero terrorizzato, spaventato dal fatto di perdere quel ricordo, quellimmagine trasparente e pulita, che mi aveva ac compagnato, prima fra tutte, fra i miei ricordi. Volli provare in qual che modo a cambiare la sorte di quel clamoroso, lunghissimo minu to in quella stanza. Sara, da quanto tempo. Come stai? Cazzo, che deficiente che sono. Giuro non una domanda ironica. che non lo so la prima volta che faccio una cosa del genere e. Sara im provvisamente mi rispose. e non pensavi che ad inaugurare la tua prima andata a mignotte ci fosse una special guest. Mi voltai ver so di lei e inspiegabilmente, paradossalmente, scoppiammo en trambi a ridere, come due bambini che cascano sul prato dopo es sersi inseguiti correndo. Non si era per niente offesa, era improvvi samente a suo agio, tranquilla, come se lavessi incontrata in uno dei posti pi comuni della citt. Il ghiaccio ormai era rotto, cos mi sentivo pi tranquillo e libero di farle quelle domande che ormai mi stavano divorando il cervello. Allora, Sara, cosa ci fai qui? Non so gnavi di fare la stilista?. Parlavo con un sorriso rassicurante, per farle capire che nonostante la sorpresa non stavo lasciando spazio ai pregiudizi. una storia lunga Ma. Il mio cuore sussult, come non lo faceva da anni; mi sentii per un attimo il ragazzino che spaccava il mondo sul suo scooter, solo perch lei mi aveva chiamato Ma, come in quel periodo mi chiamavano tutti, tranne i miei. Fu una botta al pet 16

to indescrivibile. Lei intanto tranquilla continuava a parlare. Non credo di riuscire a raccontartela stasera, a meno che tu non paghi la tariffa maggiorata. Altre risate da entrambi, mentre rispondevo: No no, tranquilla, anche perch stasera ha offerto un mio amico. lui che mi ha trascinato qui. Giulio, te lo ricordi?. Ah s, quel maia le ci viene una volta a settimana qui, tra i clienti vip ormai. E natu ralmente non sa neanche che io sono qui e che so qual la sua pre ferita. Comunque, sul serio, non facile da raccontare, e neanche veloce. Facciamo cos, visto che ormai ci siamo, ci facciamo una si garetta e domattina ci vediamo per un bel caff, cos ti racconter di me, ma anche tu hai almeno un paio di cose da raccontarmi, no?. Fumammo in silenzio, parlando del pi e del meno, senza toccare gli argomenti di cui si era gi decisa la sede opportuna. Lora di affit to pass velocemente e arriv quindi il momento di salutarci. Fis sammo lappuntamento in uno dei bar del centro per la mattina se guente e ci salutammo sorridenti. Uscii dalla stanza sentendomi an cora come quando a sedici anni avevo fissato il mio primo appun tamento con una ragazzina. Mi sentivo leggero, sereno, avvolto da una sensazione che portava con s un retrogusto di ansia e attesa. Ad aspettarmi nel soggiorno del villone cera quel porco di Giulio che, vistomi arrivare con quel sorriso, mi diede una forte pacca sulla spalla e presomi sottobraccio esclam: Visto? Che ti avevo detto? Ti ci voleva proprio!. E io, trasformando il mio sorriso giovane in sorriso ironico: Eh s, mi ci voleva proprio.

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4 La guerra tra i genitori di Sara aveva avuto un epilogo. Dopo anni di sbattimenti e di bombardamenti verbali e legali erano riusciti a redi gere un armistizio. Come due imprenditori davanti al fallimento del la loro societ, i due coniugi si erano divisi il giusto e avevano defini tivamente preso le loro strade. Sara, ormai ventitreenne, aveva pre so la novit con sollievo, senza neanche immaginare che di l a poco sarebbe rimasta completamente sola. Quella che prima era stata una vita da ragazzina contesa e viziata da entrambi i genitori, sareb be servita solo a farla diventare un bocconcino pi prelibato del soli to per una societ fatta di furbi e balordi. Spariti i genitori e saltate le prospettive degli studi, la bella ragazza ora aveva il pap negli Sta ti Uniti con la sua nuova compagna e la madre in giro per lItalia con il suo nuovo partner. A lei avevano lasciato un appartamentino mo nolocale e, seppure avessero entrambi buone disponibilit econo miche, si erano in breve tempo dimenticati di lei. Chiss cosa aveva no di cos importante di cui occuparsi per trascurare completamen te lunica figlia fino a poco tempo prima ricoperta da tutte le loro attenzioni. E cos, finita la scuola, Sara si era divisa tra il bancone di un bar per vecchi rimbambiti e quello di un negozio dabbigliamento del centro. Si era accorta che la vita era una bella schifezza, che scorreva tra mille difficolt per racimolare qualche spicciolo alla fine del mese e vivere con quel minimo di dignit la sua vita da ragazza nel paese delle meraviglie. Ma le meraviglie vere dovevano ancora arrivare, perch presto era arrivato un periodo ancora peggiore, in cui ogni piccola possibilit di lavoro si era estinta e mamma e pap erano ormai chiss dove, presi da chiss quale importante impegno tanto da non poter fare neanche una semplice, misera telefonata. E quando una donna giovane sola e in difficolt per i predatori del mondo una passeggiata approfittarne. Allinizio, quel lavoro da intrattenitrice non le era sembrato cos sporco e umiliante, n la spaventava la perdita dellonore familiare, anche perch lei non a veva pi una famiglia. Nei primi tempi il fatto di essere uscita dalle 18

difficolt economiche in modo rapido aveva addolcito un po lamaro che la sua coscienza assaporava, ma poco tempo dopo, quando sarebbe stato troppo tardi, aveva, eccome, capito che era pi povera cos che senza un centesimo in tasca. Gino laveva incon trato una sera in uno dei pochissimi pub molfettesi, mentre stava finendo i suoi pochi spiccioli guadagnati in una piovosa e schifosa giornata di volantinaggio davanti a un litro di birra scura, come si vede nei film americani, solo che lei non indossava un cappello da cowgirl n un paio di ridicole scarpe a punta. Lui si era avvicinato e avevano iniziato a parlare. Le era piaciuto subito come tipo perch non era l a corteggiarla, a provarci, come tutti di solito fanno quan do ti vedono l da sola. Gino ascoltava la sua storia e aveva maledet tamente sempre le parole giuste per commentare e consolare. Era no rimasti a parlare fino alla chiusura del locale come fossero amici da sempre. Lalcol, si sa, aiuta a familiarizzare con tutti, e spesso senza neanche accorgersene ci si ritrova abbracciati a un perfetto sconosciuto, e perch no, anche dello stesso sesso. Gino era stato gentile e rispettoso, per niente marpione. Non ci aveva provato e a Sara andava benissimo cos. Non aveva tempo e mente per innamo rarsi. Ma a suo modo era stato comunque fondamentale quella se ra, perch prima di salutarla le aveva proposto di lavorare con lui. Cavolo, era stato maledettamente convincente, aveva trovato il modo per influenzarla, e il giorno dopo, anzi la sera dopo, lei era in quella maledetta villa al servizio di decine di uomini voglio si/frustrati. Cerano volute alcune notti perch soldi e soddisfazione lasciassero spazio a pentimento e umiliazione. E cos dopo un mese aveva detto a Gino che gli era grata per quello che aveva fatto per lei, ma che quella non era la sua vita, che non riusciva pi a sentirsi se stessa, a metabolizzare tutto quel sesso mercenario, quelle facce sconosciute, di signori e padroni, che pagavano il suo corpo in affit to, mentre la sua anima in quei momenti si dissociava, andando a farsi un giro fuori. Ma come ogni labirinto che si rispetti, anche quel lo di Sara non aveva unuscita a portata di mano, anzi, sembrava che non ne avesse proprio. Gino aveva prima provato con le buone a 19

farle cambiare idea, poi davanti alla sua ferma convinzione di voler ne uscire era stato costretto a ricorrere al mezzo pi duro: le minac ce. Perch Gino era s un uomo gentile e altruista, ma con lui i con tratti erano tutti a vita, per cui se proprio lei voleva licenziarsi a vrebbe sempre potuto farlo da morta.

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5 Passati i primi mesi di esasperazione, a Sara era anche passata la speranza di poter denunciare la sua sventura, e la paura e la rasse gnazione avevano pian piano messo le loro radici dentro di lei. Co s, fino a ieri sera, fino a quando tu non sei rientrato a sorpresa nella mia vita, facendomi ricordare un po di quella passata, io sono stata un vegetale, non so pi neanche per quanti anni. Il suo cucchiaino girava e rigirava nella tazza tanto che la cioccolata calda era diventa ta un budino. Aveva raccontato tutto con aria tranquilla e confiden ziale. Io ero sempre pi sorpreso di ritrovarla cos, come lavevo la sciata, anche se dal suo racconto, prima di avermi rivisto, non era stata sempre quella che io conoscevo. Il suo racconto era stato lun go eppure non mi ero accorto di tutto il tempo che era passato a scoltandola. Forse era perch mi stavo perdendo nei suoi occhi mai cos familiari, mai cos vivi nella mia mente. Era incredibile, stavo annegando nel desiderio di abbracciarla forte, non per pena, non per piet, ma per qualcosa di magnetico, qualcosa che molti anni prima ci aveva legati in modo unico, e che quella mattina seduti a quel tavolino stava riaffiorando, riprendendo il sopravvento. Pas sammo la mattinata insieme, facendo un salto al centro commercia le e continuando a parlare, questa volta un po pi di me. In realt le mie novit erano poche, quasi unicamente lavorative. Le spiegai co sa facevo e dove vivevo, accennando anche alle poche e stupide storie che avevo avuto in quegli anni. Lei era molto divertita dalle mie espressioni e dai miei aneddoti, in pi ebbi loccasione di notare che aveva conservato la sua grande passione per i profumi: pas sammo mezzora in una profumeria a provare decine di fragranze. Poich aveva esaurito subito lo spazio sulle sue braccia per testare i profumi, cominci a usare le mie, cosicch quando uscimmo dal ne gozio mi sentivo un trans. Arrivammo a casa sua che era ormai pri mo pomeriggio e dopo un pisolino e uno spuntino aveva in pro gramma il suo turno serale alla villa. Fu gentilissima nellinvitarmi a entrare per bere ancora una coca prima di salutarci. Io ne fui feli 21

cissimo. Mi accorgevo che essere al suo fianco era bellissimo, mi sentivo utile e in ottima compagnia, cos ci ritrovammo al tavolino della sua pseudo cucina con due bicchieri di plastica e una lattina al centro. Cera una cosa che differenziava quegli attimi da quelli pas sati al bar e al centro commerciale, e non erano i bicchieri di plastica o la lattina economica, bens il silenzio, cos fitto da poter sentire i nostri respiri. Riconoscevo quello di Sara, lo stesso di quando, na scosti in quel vicolo, ora inaccessibile perch recintato, stretti stretti ci baciavamo ininterrottamente, sino a finire laria, entrando in una vera e propria apnea, con il naso chiuso dal raffreddore e la bocca magnetica che non voleva saperne di rinunciare al suo sapore. Fu Sara a rompere il silenzio. Sai, io quel giorno durante la festa del mio compleanno non ho fatto altro che piangere dentro, non sai per quanto tempo ho sofferto. Ti vedevo da lontano la sera con gli amici e cambiavo strada, sono arrivata allet adulta con storie lunghe e piccole, ma le emozioni, quelle emozioni, non le ho pi provate. Se aspetti un secondo ti faccio vedere una cosa. Si alz e spar nellaltra unica stanza presente in quella casa. Ricomparve poco do po con le guance rosse dallansia e limbarazzo di vedere la mia rea zione, la mano destra tesa verso di me chiusa a mo di pugno. La schiuse piano e dentro, con la bocca spalancata, ci vidi la collanina con il ciondolo a forma di cuore trasparente che le avevo regalato la sera in cui le chiesi se voleva stare con me, in unaltra vita, in un al tro sogno. Tu sei stato lunico Uomo che entrato e uscito leal mente dalla mia vita. Un uomo di soli diciassette anni che sogna lamore eterno non pu che restare nel cuore di una donna per sempre. La mia risposta fu stupida e sin troppo ironica, ma sincera e innocua. Mi spiace solo che non ti abbia portato fortuna. Lei era ancora in piedi davanti a me, con il pugno che arrivava esattamente davanti al mio volto, ma ora il braccio stava scendendo, piano, a ri prendere la sua posizione naturale, ora potevo quasi vedere il cuore di Sara che batteva contro la sua maglia, forte, come il mio, forse allo stesso ritmo, forse con lo stesso suono. Riaprii il pugno di Sara con le mie mani dolcemente, ne sfilai la collanina e la misi al suo col 22

lo, poi la guardai, sembrava una bambina nel giorno della prima co munione, si sentiva osservata ed era imbarazzata. Gli occhi le prese ro a brillare, non posso descrivervelo, credetemi, brillavano vera mente. E allora pensai, pensai che non avevano brillato neanche du rante il suo racconto triste e tempestoso, nel mezzo di quei ricordi fatti di solitudine e frustrazione, ma lo stavano facendo ora, ora che improvvisamente le emozioni forti stavano riprendendosi quello che in modo assurdo avevano perso dieci anni prima, in una sera di fe sta. Continuavo a guardarla, le sue mani bellissime e curate che gio cherellavano tra di loro per il nervosismo, le sue guance sempre pi rosse. Le presi il viso tra le mani e la baciai, in modo forte, deciso, come chi nel deserto e trova acqua dopo giorni, come chi soffre la fame e trova cibo dopo mesi. Avevo fretta di non perdere pi il suo sapore ora che lo avevo ritrovato. Era sempre lo stesso, dolce, uni co, assurdo. Era tra le mie braccia e anche il suo collo era sempre lui, il pi liscio che avessi mai baciato, cos con una mano sollevai i suoi capelli profumati e la riempii di baci, ogni centimetro della sua pelle doveva essere mio. Dopo poco tempo anche le sue mani erano sul mio corpo, per guidarmi nellaltra stanza, senza staccarci, senza interrompere il bacio. Crollammo insieme sul suo letto e l facemmo lamore, e proprio mentre la spogliavo pensai che se solo fossimo rimasti insieme dieci anni prima, la mia prima volta, sarebbe stata proprio con lei. Ora eravamo l, a coccolarci, io che non smettevo di accarezzarle i capelli, e non cera pi imbarazzo, non cera pi nes suna distanza. In meno di ventiquattrore divenni clamorosamente convinto di aver trovato, o ritrovato, lamore della mia vita. Poi, co me se mi fossi appena svegliato da un sogno, ricordai la sua triste e grottesca realt. Bisognava fare qualcosa, risolvere la situazione. Ora che lavevo ritrovata pi forte di prima non potevo privarmene di nuovo. Dovevo prendermi cura di lei. I delinquenti sono le perso ne che pi evito di affrontare, e se sono organizzati e con tanto di seguaci intorno mi fanno ancora pi paura. In quel momento mi torn in mente una frase di Don Vito Corleone: al serpente non serve mozzargli la coda, ma la testa. Non avevo speranze di poter 23

convincere quel balordo a lasciar andare Sara, neanche se lei fosse fuggita. Gino ci avrebbe messo un giorno per riacciuffarla e, perch no, eliminarla per evitare future rogne. Gino doveva essere reso in nocuo, ma come? Stavo pensando in silenzio da parecchio tempo, tanto che Sara inizi a preoccuparsi. Marco, stai pensando al mio problema vero? Credimi, non possibile per me adesso venirne fuo ri. Sarebbe pericoloso e tu non metterti in testa strane cose. Quella villa la sua unica fortezza ed inespugnabile. Ci passa in pratica tutta la giornata, tra la cocaina e quei due picciotti sempre allerta e il suo bestione di Cayenne in giardino. Non so perch ma quando nomin lauto mi balz in mente unidea che raramente verrebbe a un vigliacco cagasotto come me. Ma forse sono queste le cose che ci fanno capire quando un amore vero, forte e coraggioso al punto da non temere neanche la morte, forte della sua fiducia nellindivisibilit materiale, nellessenza che va oltre la materia stes sa. Comunque, delirio a parte, lidea cera e non era poi cos male. Dovevo solo agire senza sbagliare nulla e curando i minimi particola ri. Mi sarei messo al lavoro subito, senza perdere tempo. Natural mente mi serviva una mano e sapevo di chi potevo fidarmi. Avrei fatto tutto quella sera stessa, senza dire nulla a Sara, senza farla preoccupare, spaventare. Mio padre diceva che solo in un film ame ricano (Titanic) il protagonista sacrifica la propria vita per una donna appena conosciuta, e che in realt cos come gli animali spesso si bada soprattutto a se stessi. Io non potrei spiegarvi il perch, ma ero sicuro che seppur fossi morto nel mio folle tentativo di salvare Sara e portarla via con me, non me ne sarei pentito. Dopotutto la mia vita era tutta l: casa, lavoro, lavoro, casa. Non mi aspettavo al tro, forse neanche lo meritavo. Lunica cosa che sapevo con certez za, forse per la prima volta nella mia vita, era che volevo stare con lei, fino alla fine, in un modo s improvviso ma altrettanto profondo.

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6 Tu non sei normale. No fratello, tu non sei per niente normale. Giulio scuoteva la testa come se avesse visto Monica Bellucci nuda entrare nella sua stanza mentre ubriaco era in preda alle allucina zioni. Un sorriso quasi isterico e le mani giunte come in preghiera. Ma sai che cosa significa pestare i piedi a Gino? Quello uno solo, lui e i suoi due gorilla, e da solo si guadagnato il rispetto da tutti gli altri clan nella zona. E tu vorresti eliminarlo come fosse Topo Gigio? No Marco, tu a Milano hai battuto la testa. Gli avevo spiegato cosa mi era successo con Sara, lavevo ritrovata e non riusciva a crederci che lei fosse l e lui non lavesse mai vista. Cos ora era l a darmi (giustamente) del folle. Non era mai stato molto coraggioso (come me del resto) ed era evidente che per lui non era per niente fattibi le. Naturalmente ero andato da lui perch credevo fosse lunico in quel momento a potermi aiutare nel mio piano. Giulio, se proprio non te la senti io ti capisco, ma almeno per loccorrente posso con tare sullofficina di tuo zio? Lo guardavo con aria dimplorazione, e proprio quando credevo pronunciasse il no emise il suo ni. Senti, io ti ci porto ma ti aspetto fuori. E se vedo o sento che qualcosa va storto sgommo e ti lascio l. Questa risposta mi bastava, in fondo non volevo trascinarlo completamente nel mio guaio, non lo ritene vo giusto.Te ne sar sempre grato Se sopravvivo naturalmente. Ci facemmo una risata che nascondeva un po di nervosismo, ma comunque ce la ridemmo parecchio per una decina di minuti, poi mi chiese: Quando hai intenzione di agire?. Risposi subito. Allora, considerando che il mio piano diviso in due parti, la prima inizia precisamente tra cinque minuti. Mi servono un paio di attrezzi di tuo zio e il tuo passaggio naturalmente. Poi mi basta che ritorni a casa e preghi per me, cio, per noi. Esib ancora quel sorriso isteri co. Sei proprio sicuro? Inutile dirvi che risposi di s. Prendemmo la sua auto, pi piccola e pi facilmente manovrabile della mia in caso di fuga, e facemmo un salto prima dallo zio per prendere ci che mi serviva (naturalmente in prestito), poi ci dirigemmo verso la villa di 25

Gino. Durante il tragitto Giulio non fece altro che cercare di convin cermi a cambiare idea, a trovare un modo per convivere con questo problema di Sara senza stuzzicare la rabbia del boss cocainomane. Naturalmente, sempre sostenuto dal mio misterioso coraggio, non considerai le sue parole. Lo feci parcheggiare nella campagna atti gua alla villa, dietro un cespuglio bello grande. Erano le sette di po meriggio e cera gi il crepuscolo di marzo a lasciare spazio alle om bre. Questa situazione mi favoriva abbastanza. Appena sbirciai nel viale dingresso notai una cosa incoraggiante: il macchinone di Gino era parcheggiato proprio vicino allentrata. Dovevo solo camminare quatto quatto come un deficiente da dietro al cespuglio laterale e soprattutto senza fare rumore. I due gorilla sembravano abbastanza lontani e occupati in una discussione alquanto allegra e questo mi fece sorridere perch pensai che se mi avessero beccato mi avreb bero ammazzato in un modo simpatico. Passai cinque minuti ab bondanti in mezzo al cespuglio, a lavorare sul lato sinistro della macchina (quello destro dava sul centro del viale ed era in pieno campo visivo dei due animali umani), ma credevo e soprattutto spe ravo potesse bastare. Non riuscivo a crederci quando mezzora dopo mi ritrovavo a casa sotto la doccia: la prima fase era stata portata a termine e i risultati si sarebbero visti un paio di ore dopo. Tutto cos velocemente, tutto cos drasticamente improvviso da farmi credere nel sovrannaturale. Gi, perch impossibile che per anni una per sona viva sola, isolata dal passato e dal resto del mondo, nella sua monotonia, nella prassi della vita quotidiana. Poi un banco di frutta al supermercato e ti ritrovi a vivere ventiquattro ore assurde, ricche di novit, dallamicizia ritrovata allamore folle, allattentato, alla mafia. Tutto in un misero giorno. Ma ormai ero l, avevo imparato la lezione del mai dire mai e ora ero a un passo da una vita felice, o da una morte atroce. Mi rivestii e mi feci un caff bello forte, poi man dai un sms a Sara: Stasera torno a trovarti Amore, ma da domani, mi spiace, sarai di nuovo una disoccupata. Spensi il cellulare te mendo le sue chiamate. Non potevo desistere, non volevo. Scesi gi in garage e andai dal mio caro amato vecchio scooter. Che bello che 26

era, ancora l, invecchiato s, ma sempre in forma. Lo usavo destate quando ero in ferie e tornavo a trovare i miei. Era ancora tutto ela borato, riverniciato ed erano diversi mesi che non lo mettevo in mo to. Sempre la mia mente folle mi aveva detto di sceglierlo come mezzo da usare. Il motivo non lo sapevo ancora, ma qualcosa mi di ceva che era cos. Fui sorpreso di scoprire che mi stavo fidando di Me. Lo scooter si accese dopo pochi tentativi. Olio e benzina erano ok, il mio caro pap con i motori ci sa fare e non gli aveva mai fatto mancare niente neanche durante linverno. Grazie Pap. Ma lui, a casa davanti alla tv, non pot sentirmi. Indossai il casco e via, partii verso la mia avventura, la prima vera prova da uomo. Forse dovevo compensare il fatto di non aver fatto il militare, cos ora ero uffi cialmente in missione, non per salvare la patria ma per qualcosa di pi importante, di pi personale. Ora che lo stavo guidando comin ciavo a capire il perch della scelta: anche lo scooter faceva parte del mio passato e mi dava forza, la stessa che sentivo quando a se dici anni credevo fosse impossibile morire, che tutto si risolvesse con un paio di auricolari e un lettore CD portatile. Cos adesso sem bravo riacquisire un bel po di quel coraggio, di quella leggerezza con la quale affrontavo i miei giorni da adolescente. Quel motorino faceva parte della mia armatura. Stavo andando a liberare la mia Lucia dal terribile Don Rodrigo. Io, un Renzo a cavallo di un cinquan ta e il cuore (e qualcosaltro, non lo nego) in fiamme.

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7 C un film, un cult del genere demenziale italiano, in cui in una sce na il protagonista sta dando una controllata alla turbina di un aero plano fermo in cantiere, quando questo si mette in moto. Per un at timo la testa del malcapitato scompare per riapparire poi con una acconciatura spettacolare. Ebbene, appena tolto il casco, ero prati camente uguale. Se aggiungiamo lespressione tesa e ansiosa che sicuramente avevo, ero nello stato perfetto per poter partecipare a un provino per un film demenziale. Sistemai lo scooter in una posi zione da prontivia e cercai di assumere un atteggiamento disin volto per evitare di destare sospetti. Tastai con la mano la tasca del la giacca a vento nel dubbio di aver dimenticato qualcosa e ci trovai tutto, o meglio, ci trovai lunica cosa che mi sarebbe servita: il pe tardo. Ora aprirei una piccola parentesi a proposito dei petardi, quei giochi che spesso da piccoli ci prendono la mano (in alcuni casi se la portano proprio via) e che in realt giochi non sono. Per possono tornare utili, nei momenti pi impensabili, credetemi A volte ci che ci serve per risolvere i nostri problemi sono i petardi. Tornando a noi, ero riuscito a trovare uno dei vecchi petardi, della tipologia che dalle mie parti chiamano TrikTrak. Sono stupendi perch sembrano scariche di mitra, in alcuni casi seguite anche da unultima botta pi forte delle altre. Ebbene, il mio TrikTrak riposava nella mia tasca pronto ad esplodere. Nellaltra tasca, naturalmente, un accendino. La macchina del capo, un suv da paura, era parcheg giata un po pi in l, probabilmente vicino a unentrata laterale. Quindi lui cera e gi mezzo lavoro era fatto. Appena entrato, notai che la prima foto mentale scattata nella visita del giorno prima ave va registrato bene. Subito dopo lentrata, ci si trova nel piccolo atrio con delle scale, in fondo, che salgono al piano superiore, e accanto a queste altre scale che scendono probabilmente in cantina. Erano quelle scale che mi servivano. Eccomi allinterno, eccomi pronto. Una persona fin troppo normale, che si trova nel giro di ventiquat tro ore a mettere a rischio la propria vita per amore, amore arrivato 28

(o ritornato) in modo altrettanto assurdo. Ero dentro, ero vivo, chis s ancora per quanto. Il resto avvenne troppo in fretta.

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8 Eccoti ancora qui, mi ricordo di te sai! La voce squillante e sensua le da venditrice di viagra in tv non poteva non ricondurre alla cara Susina. Sei lamico di Giulio! Beh? Soddisfatto vero? Sei fortunato perch la camera di ieri anche oggi libera! Che fai? Scegli ancora lei? Praticamente isterica, la signora Susina mi venne incontro sor ridente, soddisfatta, mentre sicuramente pensava al suo nuovo cliente fisso che le avrebbe portato complimenti e magari un au mento dal capo. Buonasera signora. S, sono qui di nuovo per lei, posso? La guardai con sguardo gentile e convincente, come quando si sta per concludere laffare dellanno. Ma certo bello mio, vai vai, tutta tua! Grazie mille, pago ora? Non volevo sbagliare nulla, perci cercai di essere fin troppo preciso. Ma figurati, gli amici di Giulio sono affidabili, fai con calma, e divertiti!. Le mandai un altro sorriso, e mi voltai verso la porta dopo averla ringraziata di nuovo. Un altro sguardo alle scale che portavano al piano sotterraneo e poi mi diressi verso la porta della stanza di Sara. Bussai ed entrai. Era bellissima. Nel vederla cos, per me, pronta alla fuga, ebbi la con ferma che ne ero innamorato davvero, e tanto. Dopo averla abbrac ciata e baciata, dovetti fermare la sua ansia, mista a paura, per la quale cominci a farmi mille domande. Cosa vuoi fare? Come? Ma lo sai che ci rimarrai secco? Perch? Posai lindice sulle sue labbra, poi le parlai dolcemente. Tranquilla, ho tutto pronto. Tu devi solo fare una cosa. Non appena sentirai scoppiare i petardi esci dalla por ta e dirigiti verso luscita, mi troverai l. Al resto ci penser io. Aspet ta il segnale. Ora devo tornare allingresso, ci vediamo tra poco. I suoi occhi erano spaventati, ma non mi impedirono di baciarla anco ra e di tornare a pronunciare le due parole magiche, quelle che oltre tutte le leggi di fisica tengono in piedi il mondo. Ti Amo Sara, andr tutto bene. S, perch ti amo. Credo che lei avrebbe voluto dirmi tante cose, ma non ci riusc. Rimase l, con le mani giunte, seduta a quel letto, e mi guard uscire. Riassunsi la mia faccia tranquilla e u scii dalla stanza dirigendomi verso Susina. Signora? Mi scusi ma ci 30

siamo accorti ora che mancano gli asciugamani. Sa com Lei sembr scandalizzata, a quanto pare controllava cos bene tutte le stanze che non si perdonava una sciocchezza del genere. Non scu sarti pi giovanotto! Anzi, mi scuso io! Vado subito di sopra a pren derti un paio di asciugamani e per farmi perdonare una bella botti glia di champagne! Aspettami qua. Avevo pregato che gli asciuga mani fossero di sopra e la fortuna mi mostr il suo primo aiuto. Su sina si diresse verso le scale e dopo poco spar. Avevo pochissimo tempo. Mi avvicinai alle scale, estrassi il petardo, lo baciai a mo di benedizione e con laccendino innescai la miccia. Poi il lancio. Fin proprio in basso, vicino a una porta subito dopo le scale. 1234 TA TA TATT!!!!! E cos via... Si aprirono le porte delle stanze, uomini nudi e seminudi e altrettante ragazze nelle stesse condizioni si riversarono in corridoio, curiosi e impauriti, mentre entravano, estraendo le loro pistole, i due gorilla di Don Gino. Che stato? Uno di loro url allarmato. Io colsi loccasione. La porta laterale! Sono entrati di l e sono scesi di sotto! Erano armati! Mentre urla vo la mia risposta vidi arrivare verso di me Sara, confusa tra le col leghe e gli altri clienti. I due gorilla corsero gi per le scale. Ma ecco arrivare il diretto interessato, un tipo pelato e panciuto arrivava dal piano di sopra armato di rivoltella: Don Gino. Sinceramente me limmaginavo pi imponente, pi spaventoso. Mi sembr buffo, molto buffo. Mentre scendeva vide i suoi che andavano nel sotter raneo e li segu urlando domande e bestemmie. Era il momento giu sto. Presi Sara per un braccio e arrivato alluscita mi voltai gridando: Don Gino! Ti piaciuto il TrikTrak? Eccolo spuntare con il fiatone insieme ai due picciotti, ancora spaventati ma soprattutto affannati. Mi guard e si ferm. La situazione era fin troppo confusa. Stava cercando di capire. Altro punto a mio favore. Era quello che vole vo.U e tu chi sei? Che cazzo vuoi? tuo il triktrak? Non riuscivo a crederci ma gli stavo ridendo addosso. Beh s, proprio mio, il segnale della fine caro mio Gino. La tua fine. Io rappresento il sinda cato delle prostitute innamorate. La signorina Sara si licenzia. E ti saluta. Per la liquidazione non ti preoccupare, pagati la dieta e il 31

trapianto dei capelli. Ah, com che si dice? Baciamo le mani! Non so come arrivai a tanto sarcasmo, ma la cosa certa che funzion. Rimase qualche secondo in silenzio, tutti intorno guardavano lui e noi, una scena assurda, gente nuda che incredula guarda uno che ancora pi confuso di loro. Gino continu a guardarmi, poi divent tutto rosso. Tu hai finito di campare! E prese la rincorsa verso di noi. I gorilla lo seguivano. Sara andiamo! esclamai, e ci catapul tammo fuori. Saltammo sullo scooter e misi in moto con le mani tremanti, ormai cero dentro, mi ero spinto oltre e non potevo pi fermarmi. Si accese subito, e nel momento in cui diedi la prima ac celerata Gino cadde con la faccia per terra, convinto di avermi ac ciuffato. Polvere e fumo lo saziarono e mentre imboccavo il cancello per uscire dalla villa lo vidi nello specchietto entrare nella sua mac chinona con i picciotti, poi vidi accendersi i fari. Era partito linseguimento. Dopo venti secondi erano a una trentina di metri da me, che mi dirigevo verso il luogo predefinito. Nelle campagne dalle mie parti sono frequenti lame e scarpate, a volte abbastanza pro fonde da far paura. Ce ne era una in particolare che ricordavo ed era l che mi sarei giocato lultima carta. Se chi guidava quella macchina non conosceva quella curva sarebbe potuto cadere di sotto e restar ci. A un tratto la vidi, il bello era che non aveva un recinto a delimi tarne il ciglio, per questo sapevo che anchio avrei rischiato. Eccola, sempre pi vicina. Tirai dritto e Sara cap, perch mi strinse fortissi mo, aveva paura e non potevo biasimarla. Eccomi l, pronto a frena re prima della discesa, pregando di riuscirci e che il boss si dimenti casse di frenare. Arrivato a qualche metro dal ciglio frenai con forza, mi inclinai a destra e lo scooter sgomm a fondo, e lo fece fin trop po dato che per poco non scivolammo per terra. Ero fermo, a trenta centimetri dal fossato. Sentivo lauto arrivare e con una mezza acce lerata mi spinsi dietro un albero vicinissimo. Eccoli arrivare, e ec coli frenare. S, evidentemente sapevano di quella curva, avevo sba gliato i miei calcoli. In pi i bulloni che nel pomeriggio avevo mollato miracolosamente avevano tenuto. Il gorilla alla guida, visto lo scooter con a bordo i due bersagli viventi, fermo sul ciglio della 32

scarpata, ci si ferm proprio di fianco, e capita anche la mia strate gia fallimentare scoppi in una risata fragorosa, alla quale si aggiun sero quelle del boss e dellaltro gorilla. Puntavano il dito verso di noi, due ragazzi ricaduti con i piedi per terra che avevano sognato la fuga per meno di un minuto, e che ora probabilmente sarebbero morti entrambi, pagando caro il prezzo della libert. Sentii il rumore di unaltra auto che arrivava e in quel momento immaginai di tutto: rinforzi per lui, polizia per me. Ormai ero rassegnato, riaccendere lo scooter sarebbe stato inutile. Le risate dei tre finirono, evidente mente erano pronti a risolvere il malinteso. Sentii sbloccarsi la sicu ra centralizzata e una porta si apr. Fu in quel momento che il rumo re che avevo udito si avvicin ancora, e ancora, e ancora. La mac china di Giulio arriv sfrecciando, rallent, quasi esitando, poi evi dentemente, capito il tutto, riprese velocit. Fren solo poco prima di tamponare il suv, che dovette camminare solo per mezzo metro, lentamente, per finire di sotto. La fortuna aveva pensato ancora a me: quellebete alla guida aveva dimenticato il freno a mano, e pro v ad azionarlo mentre lauto, con il suo stesso peso, scivolava gi, per finire improvvisamente nello strapiombo. L provare a buttarsi fuori sarebbe equivalso a schiantarsi su un albero o sotto la macchi na stessa. Sentimmo qualche urlo, poi pi niente.Non riuscivo a cre derci, ce lavevamo fatta. Giulio era ancora al volante. Fermo, bian co. Al suo fianco la sua ragazza preferita, Claudia. Anche lei, con tan to di cintura di sicurezza e faccia scioccata, guardava verso di noi senza battere ciglio. Restammo tutti cos per alcuni secondi, finch Giulio scoppi in un urlo di esultanza, a cui uno dopo laltro ci u nimmo tutti. Lasciai lo scooter cadere sul terreno e corsi ad aprire la portiera dellauto per abbracciare il mio amico. Dopo alcuni secondi eravamo tutti stretti a saltellare per la gioia. Anche Giulio aveva li berato quella che ormai era diventata la sua ragazza e senza nean che accorgersene aveva risolto il mio piano, che si era messo deci samente male. Dopo il minuto di gioia per tornammo piuttosto se ri. Con una mano sulla spalla Giulio mi parl. Fratello, ora per dobbiamo allontanarci da qui. Anzi, meglio se si sparisce per un 33

po. Era vero, non potevamo starcene l ancora per molto, dove vamo dileguarci subito. Hai ragione Giulio. Noi partiamo oggi stes so. Il tempo di prendere le cose di Sara e parto per Milano. Forse intendevi dire partiamo! rispose pronto Giulio. Anche noi aveva mo deciso di andare a Milano, guarda un po che coincidenza, e mi fece locchiolino. Immagino che vorrete un passaggio per andare su, e ricambiai locchiolino. Beh se c posto volentieri Gli feci un sorriso e con una pacca sulla spalla lo salutai. Certo fratello, te lo devo, il minimo. Ci vediamo tra unora da me. Noi andiamo. Lo abbracciai ancora, poi io e Sara tornammo sullo scooter. Dopo aver messo in moto tornai sulla carreggiata e accelerando progres sivamente mi rimisi in corsa. Dovevo passare prima da casa di Sara, lei aveva qualcosa sicuramente da portare con s, poi da me, e poi via, due ragazzi e due ragazze, verso una vita decisamente nuova, decisamente libera. La strada per arrivare da Sara era breve, ma mi concessi un ultimo rischio: presi la via per il mare. Volevo percorrere la litoranea, volevo farlo a tutta velocit, con il crepuscolo ormai a vanzato e le luci del centro storico che cominciavano a brillare forte sul mare, e il mio cuore che piano piano, abbandonata la tensione e la paura, tornava a battere regolarmente. Sara, dietro di me, con il volto appoggiato alle mie spalle e le braccia unite sulla mia pancia, a stringermi forte. Alla nostra destra, il mare. Davanti a noi, la nostra nuova vita. E continuavo ad accelerare, verso la novit, verso le mie emozioni rispolverate e un amore tutto da vivere, tutto da condivi dere. Chiss cosa ci aspettava, chiss quali altri ostacoli sarebbero arrivati nel tempo a venire. Lunica certezza in quel momento, per, era di aver vinto una guerra in cui le probabilit di vincere erano quasi nulle. Come se una squadra giocasse una finale di coppa schie rando la primavera. Puoi perdere facilmente, ma se hai almeno un fuoriclasse da schierare pu fare la differenza. Lamore certamen te un fuoriclasse, come lo lamicizia. Io li avevo schierati entrambi: lamore dopo quel gol avrebbe vinto il pallone doro, ma lamicizia, sicuramente, avrebbe guadagnato la fascia da capitano. Lo scooter 34

ormai era su di giri, a novanta allora sfrecciavo verso il sole ora spa rito dietro il Gargano. Sul mio volto, solo il vento contro.

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RACCONTO SECONDO

Utile

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1 La tesi di laurea rilegata in mano, un sorriso sorpreso, stremato, di chi quasi non crede di aver chiuso con i libri, con gli esami, con i tre ni delle sette pieni zeppi di gente in piedi e con l ansia prima degli esami. Centodieci e lode, dottore in medicina, con tanto di compli menti della commissione, ed ecco le strette di mano, i cioccolatini, i fiori, le foto, gli amici, i parenti, e Laura. Laura che con quei tacchi sembrava avesse nel didietro una spina gigante che le impedisse di camminare come Dio insegna. Eccola, con in mano buste e bustine, a sorridere ai flash come se a chiudere sei anni di sacrifici tremendi fosse stata lei. Francesco la guardava ogni tanto con la coda dellocchio, poi a volte lei si avvicinava, gli metteva un braccio intor no al fianco e poi via, di nuovo a starnazzare con gli altri. Centodieci e lode, e un domani ancora tutto da costruire, da mettere a punto, con nuovi sacrifici, nuovi tentativi, sempre a testa alta, con la forza di volont, con dei punti in pi. Finiti gli auguri, li aspettava la ceri monia che i genitori di Francesco avevano organizzato in una sala ricevimenti in campagna. Pietro e Chiara, fierissimi e visibilmente commossi, abbracciavano ripetutamente il loro ragazzo, contenti di aver potuto assistere a tale traguardo, al quale anche loro avevano contribuito. Le soddisfazioni sono sempre meravigliose. In macchi na, con lentusiasmo calato e la serenit padrona, viaggiavano Fran cesco, i suoi genitori e Laura. La sala ricevimenti non era proprio vi cina ePietro pens che forse era il momento giusto per annunciare la propria volont al figlio, animato da quellentusiasmo che, a diffe renza degli altri, in lui non si era ancora affievolito. Chiara, France sco, vi devo dire una cosa. Ora che ne vale la pena, ora pi che mai, vi dir la verit. Chiara, ti ricordi quando tre anni fa sono andato in pensione lasciando la fabbrica di pneumatici? Ricordi a quanto am montava la mia liquidazione? Chiara ci pens un po su, poi rispose con aria ancora confusa. Ventimila euro, che abbiamo speso per riparare casa. Pietro sorrise, perch pregustava leffetto che le sue stesse parole avrebbero avuto, poi disse: Ecco, dovevo solo dirvi 37

che in realt erano venticinquemila. E che ho messo da parte il resto per questo momento. Francesco, hai a disposizione quei soldi per un viaggio. Quanderi piccolo non ho mai avuto abbastanza denaro per mandarti in gita o in colonia estiva. Ora devi rifarti di tutto, scegli un posto e vacci, naturalmente con Laura. Divertitevi, rilassatevi, e quando tornerai potrai pensare a cosa fare del tuo futuro. A Fran cesco brillavano gli occhi, non riusciva a crederci, finalmente poteva realizzare uno dei suoi pi grandi sogni, che tra laltro aveva tenuto nascosto a tutti, da sempre. Maldive stiamo arrivando! url Laura, sollevandosi dal sedile posteriore per baciare su una guancia Fran cesco, che era alla guida. Lui rimase fermo, il suo sorriso si spense, e rest un attimo in silenzio, perch sapeva che stava per contraddir la. Ecco, io ho un desiderio che porto con me da tempo, io voglio andare in Africa. Laura, andremo in Nigeria, quei posti mi affascina no, il popolo, le tradizioni vedrai ci divertiremo. Grazie pap, gra zie mamma, domani stesso prenoto tutto, il regalo pi bello che abbia mai ricevuto. Francesca rimase in silenzio, i genitori di Fran cesco, capito il disappunto della ragazza, non dissero una parola. Il viaggio prosegu in silenzio. Durante il ricevimento Laura sfoggi sorrisi uguali a banconote da quindici euro, Francesco la guardava e pensava a quanto valesse la pena continuare quella storia. Stavano insieme da parecchi anni, ma negli ultimi tempi stavano emergendo le prime differenze, le incompatibilit. Lui aveva notato tutto que sto, ma non aveva mai avuto la forza di affrontare le cose e aveva semplicemente lasciato che fosse il tempo a decretare quello che sarebbe stato. Guardava Laura e pensava a come sarebbe stata la vacanza in Africa. Troppo faticosa come vacanza per una ragazza vi ziata e oziosa come lei. Ma non importava, il sogno era suo, e lei sa rebbe stata sua ospite, per cui alla fine avrebbe fatto s che le pia cesse la meta.

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2 Lagenzia di viaggi sembrava una novit assoluta per Francesco. Ap pena entrato si rese conto che effettivamente non ci era mai stato prima. Il posto pi lontano che aveva visitato era Venezia, durante una gita scolastica alle superiori. Non aveva mai preteso di poter viaggiare, conscio dei sacrifici enormi che i suoi stavano gi facendo. Ora era l, seduto davanti a un suo probabile coetaneo in giacca e cravatta e con il sorriso a trentadue denti a sua completa disposi zione. Uno schiocco di dita e ti faccio andare dove vuoi sembrava dire la sua espressione, cos coinvolgente da non poter fare a meno di sorridergli a tua volta. Francesco espresse subito lintenzione di visitare un posto africano, preferibilmente la Nigeria. Laddetto non impieg molto ad indicargli una citt. Si chiamava Abuja, era consi gliata poich era abbastanza grande e aveva anche un aeroporto abbastanza vicino. Arrivare e ripartire non sarebbe stato affatto complicato. Francesco mostr la sua fiducia accettando e saldando subito il conto. Due settimane ad Abuja con la sua ragazza, festeg giando la laurea e realizzando contemporaneamente uno dei suoi pi grandi sogni. Appena fuori dallagenzia prese il cellulare ancora tremante dallentusiasmo e telefon a Laura. Laura, ho tutto pron to, luned partiamo, comincia a prepararti! Nonostante la sua voce mostrasse felicit e ansia autentiche, Laura non perse loccasione per avvelenargli lumore con le sue battute acide. Wooow! Non vedo lora di visitare i casin e le spiagge affollate! E riattacc. Na turalmente Francesco sapeva benissimo che era tutto sarcasmo il suo e che di casin, ma soprattutto di spiagge, non ce ne sarebbero state. Laura si comportava cos semplicemente perch sapeva che malgrado tutto era lei a tenere in mano le redini della loro storia, che gli avrebbe potuto fare anche il torto pi grande del mondo, sa pendo che lui sarebbe stato sempre l, ad aspettarla. Francesco lo sapeva, e sapeva anche che non riusciva a cambiare, non riusciva a tirar fuori la sua forza, a imporre il suo modo di essere, non riusciva soprattutto a superare la paura di poter restare solo, di guardare in 39

faccia la loro storia, di domandarsi se davvero cera amore o solo una forte abitudine. Ma non voleva pensarci ora, in fondo, se era riuscito a imporre la sua scelta riguardo alla meta da visitare, forse un passo in avanti il suo orgoglio lo aveva fatto. Chiss

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3 Appena atterrati allaeroporto di Abuja, Francesco si rese conto che probabilmente non era poi cos povero quel paese. Laeroporto era bello grande, spazioso e ben organizzato, gente di tutte le razze gi ronzolava indaffarata nei vari negozi e/o uffici. Eccoci nellAbissinia del duemila!, esclam sarcastica Laura. Francesco le fece un sorri so, fingendo di avere interpretato la frase come una battuta leggera, e chiam un taxi. Lhotel che li avrebbe ospitati non era poi cos ma le: piscina, sala da biliardo, campo da tennis e sala da ballo. France sco aveva puntato sul meglio perch il gruzzolo da spendere era consistente e gli era anche avanzata una cifra bella grossa, ma in fondo voleva solo che Laura si divertisse almeno un po, cos magari avrebbe protestato meno del dovuto. Dal momento che era primo pomeriggio ne approfittarono subito per un bel pranzo e un pisoli no. La sera stessa Francesco port Laura nella sala da ballo dellhotel, dove lei sembr per un po dimenticare il suo disappunto su quel luogo e si lasci andare tra le sue braccia. Non andavano mai a ballare, condividevano lantipatia per il ballo, ma quella sera, lon tani migliaia di chilometri da casa e con il sottofondo di una musica cos lenta e nobile, lui immerse il naso nei suoi capelli e chiuse gli occhi. Continuavano a danzare, e Francesco pensava, pensava che non era cambiato affatto il profumo dei suoi capelli. Lo stesso pro fumo che avevano quando li annus la prima volta, a soli diciotto anni. E lei forse pens la stessa cosa, perch lo strinse forte, talmen te forte da rabbrividire entrambi. Quella sera fecero lamore, e quel la notte Francesco si illuse che la tarma che corrodeva la stabilit della loro storia potesse davvero scomparire, sconfitta dalla passio ne ritrovata, seppure per una sera sola. Il giorno dopo finalmente uscirono. Passarono tutta la giornata fuori, visitarono monumenti e grandi negozi, alzando la testa per guardare quei palazzoni a punta o a cupola. La miriade di gente che camminava per strada fece riflet tere Francesco sul paesaggio che lui si aspettava di trovare, quello indigeno, quello povero, e in quel momento cap che anche l stava 41

no imparando a nascondere al mondo di passaggio lAfrica vera, quella che invece le tante associazioni umanitarie proiettano nei no stri occhi e che puntualmente spingono i pi vigliacchi a cambiare canale. Ne sembr quasi deluso, aveva voglia di conoscere alcuni suoi colleghi che lavoravano negli ospedali dei villaggi pi poveri, che cercavano quotidianamente di salvare donne e bambini da mor te certa. Molti di questi medici erano occidentali, trascinati l da una misteriosa attrazione, dalla voglia e dalla forza di cambiare le cose, o perlomeno di provare a frenare il corso del male, che tutti ignorano, che tutti nascondono dietro la superficialit, dietro un cellulare allultimo grido e a pantaloni da mille euro. Quella sera, prima di addormentarsi, Francesco confid i suoi pensieri a Laura. Hai nota to anche tu quello che ho notato io?, la sua voce assonnata non nascondeva il suo tormento. Io ho notato tante cose, ad esempio la moltitudine di italiani che c in giro. Ma non cera la crisi da noi? Lei non sembr percepire la seriet della questione. Non sono riu scito a intravedere i poveri. I bimbi affamati e ammalati, le mamme rassegnate ma non per questo avvilite. Insomma, lAfrica povera, bisognosa, io non lho vista, eppure era proprio quello che sono ve nuto a cercare qui. A queste parole Laura si volt nel letto a guar darlo, come per capire se dicesse sul serio, e sapeva benissimo che Francesco non era tipo da scherzare su certe cose. Fra hai preno tato una vacanza, non una missione. normale che lagenzia ti abbia mandato qui. Se volevi vedere laltra faccia saresti dovuto andare allUnicef, e naturalmente senza di me. Eccola l, impeccabile nel suo egoismo. La sua risposta in fondo era stata sincera, realistica, ma pur sempre ricca di sarcasmo e cattiveria, e Francesco, come al solito, non sembr dare un grosso peso a quelle parole. Annu con un gemito fingendo di essere l l per addormentarsi e non parl pi. Poco dopo Laura si addorment. Francesco cap che ci che era suc cesso la sera precedente era stato soltanto un semplice, sporadico episodio.

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4 Quella notte Francesco continu a pensare, a farsi mille domande. No, non era soddisfatto, sentiva che se quella vacanza fosse conti nuata cos gli avrebbe solo lasciato leterno tormento di non essere stata come lui la voleva. Alle sette di mattina, mentre Laura dormiva ancora (e avrebbe dormito ancora per molto, dato che aveva labitudine di svegliarsi in tarda mattinata), si vest in silenzio, scese di sotto e chiam un taxi. Il tassista conosceva bene litaliano e, no nostante Francesco non avesse problemi con il francese e linglese, si sent pi a suo agio. Dove la porto? Lautista, diligente e sorri dente, si mise subito a disposizione. Voglio che mi mostri la zona povera di questa citt, ti pagher bene non preoccuparti, ma mo strami ci che ti chiedo. Francesco temeva che lautista lo prendes se per un masochista, invece quelluomo sembr annuire quasi con ammirazione nello specchietto retrovisore, e part. Pi strada per correva il taxi, pi quei palazzoni di citt si vedevano meno per la sciare gradualmente posto ad una zona quasi deserta, laddove poi comparvero le prime baracche. Ai bordi della strada le prime donne con le giare sul capo si dirigevano verso pozzi ubicati chiss dove, per procurarsi acqua dalla dubbia affidabilit e provenienza. Mi di ca solo dove fermarmi, qui la strada prosegue cos fino alluscita dal villaggio. Fermati pure qui e se puoi aspettami, pagher tutto. Francesco usc dallauto e incominci a camminare senza neanche sapere verso dove. Si limit a guardare dal bordo della strada la folla di indigeni alle prese con le faccende della vita quotidiana, che sem brava totalmente indifferente alla sua presenza. Mentre si guardava intorno, il suo sguardo incontr quello di una piccola e buffa bambi na, che dallingresso della sua baracca lo guardava e, cosa pi bella, sorrideva. Francesco si sent fulminato da quel sorriso e non pot fare a meno di incamminarsi altrettanto sorridente verso di lei. Quando le fu vicino lei corse dentro pi per semplice timidezza che per paura. Francesco arriv sulluscio, temporeggi un po mentre sentiva la voce di una donna che in lingua locale chiedeva forse alla 43

bimba perch fosse entrata cos di corsa. Poi la tenda si apr e la donna (che in realt Francesco cap essere una ragazza, probabil mente una sua coetanea) gli si imbatt contro, emettendo anche un gridolino dovuto allo spavento. Praticamente se lo era ritrovato da vanti. Francesco laiut a rialzarsi e sfoder un sorriso di quelli che lasciano intendere linoffensivit di una persona. Lei ricambi il sor riso e gli squadr i vestiti: non capitava tutti i giorni di ritrovarsi dei bianchi benvestiti fuori dalla propria baracca! Francesco si chiese quale lingua potesse provare a utilizzare per comunicare con quella gente, e non ci mise molto a capire che forse il francese avrebbe funzionato. Ciao, mi chiamo Francesco e sono italiano, scusami se ti ho spaventata. Detto ci le porse la mano e lei lentamente fece lo stesso. un gesto poco utilizzato da quelle parti, di conseguenza poco conosciuto. Io sono Dalila, rispose la ragazza timidamente, come se si vergognasse di ci che era e di come gli si presentava. Francesco seppe metterla subito a suo agio e inizi, non senza diffi colt per via della lingua, una conversazione con lei. Ad un tratto not che dalla tenda sporgevano due occhietti indagatori. Sorrise indicandoli. Lei? Ha paura?. Dalila entr e trascin la bambina fuo ri. Lei Shakia, mia figlia. Francesco le accarezz il capo e poi pro v a parlarle. Ciao Shakia, io sono Francesco. Dov il tuo pap? Dalila cambi espressione quando sent questa domanda. Mio ma rito morto, stata la malaria, rispose al posto della bambina, che sicuramente molte cose doveva ancora capirle. Mi spiace davvero, perdona la mia domanda E come fai con la bambina? Come fate a tirare avanti? La sua commozione era autentica, cos come lo era anche la sua curiosit. Lavoro nei campi in cambio di poco cibo, quanto basta per far crescere lei, rispose la donna mentre indicava la sorridente Shakia, che nel frattempo aveva iniziato a tirare Fran cesco dalla sua polo nuova. Vuoi giocare con me? Francesco si blocc, ormai le sue emozioni erano miste. Giocare, una cosa che, nonostante tutto, tutti i bambini del mondo facevano, al di l della fame e della sete, della perdita di un padre o di un fratello, delle guerre e delle malattie. Giocarono a nascondino, dentro e fuori la 44

tenda, mentre Dalila preparava una bevanda alle erbe, una sorta di malriuscita simulazione del caff o del t di noi occidentali. France sco non la trov poi cos brutta, anzi, trov il sapore piuttosto inten so. Poi guard lorologio, si erano fatte le undici, Laura poteva es sersi svegliata. Salut e ringrazi Dalila, baci Shakia e le promise che sarebbe tornato presto, molto presto, per giocare con lei. Il tas sista aveva mantenuto la promessa, era l che leggeva un giornale, lo riaccompagn e gli fece anche uno sconto consistente. Quando Francesco arriv in albergo trov Laura che faceva colazione in ca mera. Non mi sarai andato a letto con la cameriera? gli disse ap pena lo vide entrare. Naturalmente scherzava, era cos menefreghi sta da non essere neanche capace di provare un sentimento come la gelosia. Francesco le spieg dovera andato e cosa aveva fatto. Lau ra riusc a mostrarsi interessata, ma quando lui le disse che voleva portarla al villaggio per farle conoscere la piccola Shakia, lei non esi t a rispondergli: Ma scherzi? Non sono vaccinata per le malattie che girano in questi posti, e poi sai che puzza in giro! No, caro, vacci tu per me. Lui la prese in parola. La loro vacanza continu tra pisci na e relax, shopping e souvenir, cartoline e profumi. Ma Francesco ogni singolo giorno dedicava ore a Shakia, arrivava l ogni giorno con del cibo e un giocattolino e giocava con lei, mentre Dalila li guardava con gli occhi che le brillavano e senza rendersi conto che Francesco spesso la guardava trovandola bellissima con i suoi riccioli neri e il suo vestito indescrivibilmente etnico. A volte si chiedeva se quando le dicevano che la loro povert era causata dai bianchi dicessero la verit; non sarebbe potuto essere cos se tutti i bianchi avessero a vuto come Francesco una forte luce negli occhi, una luce che faceva trasparire amore per la vita e un affetto sincero per il prossimo, per Shakia. Francesco era l e stava bene, glielo si poteva leggere in fac cia anche a lunga distanza: era sereno, felice, come fosse un bambi no anche lui. Dopo tre giorni ai giochi di Francesco e Shakia si ag giunsero tutti i bambini del villaggio e lui non poteva che sentirsi fe lice. Stava regalando sorrisi, chi non ne sarebbe stato soddisfatto? 45

5 Francesco non si era reso conto che la vacanza stava volgendo al termine tra le passeggiate con Laura, che sembrava sempre pi an noiata, e i pomeriggi passati nel villaggio con Dalila e i bambini. Mancavano poco pi di quarantotto ore alla partenza e, quando se ne accorse, pens immediatamente a Shakia. Era impressionante la velocit con la quale si era affezionato a lei e come si trovasse a suo agio in mezzo a delle persone socialmente e culturalmente cos di verse da lui. E poi cera Dalila. Dalila che ogni giorno lo guardava con unespressione indefinibile, un misto di stupore, meraviglia, ammi razione; Dalila che preparava con cura quella bevanda calda; Dalila che provava ad acconciare nel modo migliore i riccioli di Shakia e che compariva solo nel tardo pomeriggio, tornando dal lavoro visi bilmente distrutta ma non priva dellentusiasmo di rivedere la sua piccola sana, salva e sorridente. Difficile provare a mettere in pra tica il concetto di famiglia in un posto come quello, quasi impossibi le. Bambini rapiti per diventare poi spietati guerrieri, donne al lavo ro tutto il giorno, uomini che provano a intraprendere viaggi prima attraverso il deserto e poi su barche malandate, per sbarcare (am messo che si superino le angustie di un viaggio assurdo) in una terra diversa, una terra della speranza, pullulante di umilianti carit o di razzisti che si celano dietro svariate forme di falso perbenismo, di notti al freddo sotto i ponti e di luci chiare e sporche. Difficile davve ro poter paragonare quello che i nostri moralisti predicano ininter rottamente a quello che Francesco stava vedendo l. Quel pomerig gio, prima di uscire per andare al villaggio, compr delle buste e normi di caramelle da distribuire ai bambini, con una dose di riguar do a Shakia. Lei sarebbe stata felice, avrebbe avuto la sua scorta per un bel po. Quando arrivat Shakia gli corse incontro piangendo, era visibilmente spaventata ma sembrava anche arrabbiata, di quella rabbia che ti viene quando ti succede qualcosa di brutto e, non sa pendo con chi prendertela, ti sfoghi in lacrime. Francesco si chin verso di lei e le prese il visino tra le mani, parlandole in quel suo 46

pseudofrancese sufficiente comunque a comunicare. Shakia! Su su, stai calma, dimmi cos successo. Le lacrime della piccola ba gnavano le sue mani per poi cadere nella terra polverosa. Singhioz zava, ma pian piano prese a parlare. Irim, Irim lui stanotte lhanno portato via stava male Irim, e riprese a piangere a di rotto. Irim, il suo migliore amichetto, nonch compagno di culla, la notte era stato vittima di una forte febbre, probabilmente causata dalla malaria, ed era stato portato nellospedale pi vicino, uno di quelli in cui molti medici occidentali lavoravano come volontari, af frontando ogni giorno situazioni indescrivibili, rese pi sopportabili a volte da qualche miracolosa e sofferta guarigione, prezioso inco raggiamento a non mollare, a continuare la loro missione. Francesco rimase a guardarla e continu ad accarezzarle le guance con i pollici. Poi si rialz. Dov tua madre? A lavorare? S, ai campi. Shakia sembr improvvisamente essersi tranquillizzata, quasi sapesse che Francesco potesse salvare la vita di Irim. Francesco chiese al tassi sta, ormai suo fidato compagno di escursioni, un pezzo di carta, sul quale scrisse una riga a Dalila: SHAKIA CON ME. La lasci in casa sul primo appoggio che trov e corse nel taxi con la bimba. Lautista impieg poco tempo per raggiungere lospedale. Non appena furo no scesi dal taxi Francesco prese a correre tenendo per mano Sha kia. Nei corridoi dellospedale numerosissimi volti occidentali erano impegnati nel loro quotidiano lavoro e Francesco li salutava in ingle se. Ne ferm uno a cui, dopo essersi presentato come un giovane medico, chiese dove fosse il reparto di pediatria. Qualcuno dovette riconoscere il suo accento: un medico alle sue spalle intervenne ri spondendogli in italiano. Qui tutta pediatria, paesano. Qui diffi cile trovare adulti, perch allet adulta non ci arrivano in tanti. Francesco si gir di scatto. Un italiano! Certo la sua presentazione non era stata delle pi formali, anzi, poco aveva avuto dei soliti con venevoli, ma Francesco gli strinse subito la mano, tenendo nellaltra quella di Shakia. Mi chiamo Francesco Mandri e mi sono laureato da poco in medicina. Ero qui in vacanza e mi perdoni, la storia davvero lunga e credo lei abbia da fare. Comunque, sto cercando un 47

bambino che hanno portato qui nella notte per una crisi o qual cosaltro. Sa dove lhanno portato? Irim? Il piccolo nella stanza in fondo a destra. Sta meglio, ce la far, se fosse rimasto fino a sta mattina a casa sua per, abbass la testa scuotendola lentamen te per poi riprendere, in ogni caso non si preoccupi, venga a tro varmi nel mio studio dopo, ci prendiamo un bel caff. Ah, dimenti cavo, mi chiamo Mario Bassi e sono il responsabile di questa mode sta struttura. Spero di rivederla allora. A presto. Si allontan con le mani nelle tasche del camice, con la testa leggermente inclinata, camminando lentamente. Francesco e Shakia arrivarono di corsa in fondo al corridoio, la piccola salt improvvisamente sul letto di Irim abbracciandolo e ricominciando a piangere, questa volta per la gioia di rivederlo. Francesco intanto rassicurava entrambi a proposito dellimminente e certa guarigione di Irim. Nella stanza cerano altri due bambini e nelle altre vicine ce nerano tantissimi altri ancora. Francesco si ricord di una cosa che poteva tornargli utilissima in quella situazione: le caramelle comprate per i bambini del villaggio! Raggiunse velocemente il taxi, prese i suoi dolcetti e in men che non si dica tutte le caramelle furono distribuite ai bambini dellospedale, che sorridevano sopresi e felici per qualcosa di inaspettatamente dolce, unico. Lasci Shakia nella stanza di Irim, chiese allinfermiera dove fosse lo studio del dottor Bassi, e quando ci arriv e buss il dottore apr la porta e lo fece accomodare. Scart un sigaro, ne offr uno a Francesco che declin lofferta e poi lo mise tra le sue labbra accendendolo. Posso darti del tu, Francesco? Certo dottore, si figuri. Diamoci del tu allora. Francesco, sei un laureato in medicina se ho capito bene. Hai avuto modo di visitare lospedale? Sai, te lho letto negli occhi, non c bisogno che tu mi racconti come sei arriva to qui. Vuoi sapere una cosa? Sono sicuro che lo stesso che ac caduto a me. Ci sono venuto come semplice responsabile in una in fermeria di una base petrolifera. Poi venni qui perch seppi che cera un mio vecchio professore di facolt e ora eccomi qua, a sosti tuirlo. E la sai una cosa? Non me ne sono mai pentito. Francesco lo guardava con interesse e ammirazione, poi gli rispose: A me an 48

data diversamente. Sono qui in vacanza, con la mia ragazza. Il se condo giorno che ero qui ho fatto un salto in villaggio e mi sono af fezionato a Shakia, la bimba che era con me. Sono andata a trovarla tutti i giorni. La gente di quel posto ha un qualcosa che va oltre lumilt e lamore. Ne sono rimasto subito affascinato. Ci che mi turba che domani dovr ripartire. Mario a questa affermazione cambi espressione. Capisco, sei ormai legato a quella bambina. Sar che noi medici abbiamo spesso unindole altruista, ma era ci che avevo provato anchio allepoca. Turbamento. Per, vedi, in questo caso tu hai una ragazza, sei neolaureato e hai un avvenire davanti. Fa tesoro di questa esperienza e guarda dritto davanti a te. Io non ho nessuno se non i miei ammalati, i miei collaboratori e Dio. Magari ricordati di noi e organizza dei finanziamenti per queste strutture, ma per ora segui la tua strada, quella per la quale i tuoi genitori si saranno sicuramente sacrificati. Francesco lo guardava un po perplesso e non pot fare a meno di ribattere. Dottor cio Mario come sai che ho provato la forte voglia di restare qui? Mi conosci da un minuto e... Mario lo interruppe portandosi lindice davanti alle labbra. Lo so perch hai gli occhi che avevo io quando guardandomi allo specchio mi accorsi che quellinfermeria lavrei lasciata il giorno stesso per venire qua. Fidati di me, pensaci fino in fondo. Io ti ripeto che non me ne sono mai pentito, ma sei giova ne ed una scelta importante. Proprio in quel momento squill il cellulare di Francesco. Era Laura, ed era pi incazzata che mai. Pronto? Fra? Ma insomma, dove cavolo sei finito? Qui ci sono del le valige da preparare e stasera c lultima serata danzante. Che fai? Non ti muovi? I suoi continui interrogativi lo innervosirono. Le rispose con calma. Arrivo l. Un quarto dora e sono da te. Ciao. Riattacc. Quella telefonata aveva interrotto la serie di confidenze tra i due nuovi amici, e Francesco non la riprese. Salut il dottor Bassi con una forte stretta di mano e un arrivederci, prese Shakia e torn in albergo. Dopo che fu uscito dallo studio, Mario rest l sulla sua poltroncina a pensare agli occhi di quel ragazzo, uguali ai suoi di ventanni prima quando, aggiustandosi il bavero della camicia da 49

vanti allo sporco specchio di quella fottuta infermeria, aveva preso le valige e a testa alta se nera andato. Il suo flusso di pensieri fu in terrotto da qualcuno che buss alla sua porta. Era uninfermiera con dei documenti da firmare. Mentre lui se ne occupava lei interruppe il silenzio. Dottore, ha visto i bambini? Non ho mai visto dei pazien ti sorridere cos, tutti insieme, in cinque anni che sono qui. France sco alz gli occhi dalla scrivania. Perch sorridono? Cosa succes so? venuto un ragazzo italiano e ha distribuito con dei sacchi una quantit enorme di caramelle a tutti i bambini. E ora sono felici, anche quelli nelle condizioni peggiori. La cosa pi assurda che so no bastate delle caramelle. bellissimo. Continu a guardarla dal basso della scrivania con gli occhi allins, poi si riabbass scuotendo la testa e sorridendo borbott Benvenuto tra noi

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6 Valige pronte, aperte solo per poterci rimettere i vestiti da utilizzare quella sera per il ballo. Laura si truccava con cura davanti allo spec chio, ancora imbronciata per la lunga assenza di Francesco durante quella giornata. Francesco seduto a lato del letto, che guardava nel vuoto. E pensava, pensava a Shakia. Le aveva promesso che sarebbe passato a salutarla prima di andare in aeroporto; l aveva gi accen nato anche a Laura, che con stizza aveva subito puntualizzato che non si sarebbe mossa dal taxi. Sveglia! Sei pronto? Andiamo gi che si comincia. Ballarono, cenarono e cercarono di tracciare un bilancio della vacanza. Lei si chiedeva se avesse spedito le cartoline a tutti o se avesse dimenticato qualcuno; lui fingeva di interessarsi ricordandole nomi di amiche che gli passavano per la mente cos, per sembrare partecipe. Poi a mezzanotte tornarono in camera, e mentre si spogliavano lui vide la sua schiena liscia, nuda e profuma ta e inizi a baciarla. Poi le fece un massaggio, la baci ancora, fece ro lamore. La fece sua con passione ardente, stringendola a s pi forte che poteva, annusando i capelli, il collo e la pelle con un impe to insolito, come qualcuno che torna da un viaggio durato mesi, an ni, e ritrova la sua amata. O come qualcuno che la sua amata la sta per perdere. Inevitabilmente. Quella notte il sonno and a farsi be nedire e mentre Laura dormiva lui era in preda a pensieri e paure: lamore per Laura, se era ancora autentico o no, lattrazione che provava verso quei posti, per quei bambini, se era solo momenta nea o una vera e propria vocazione. Per un momento si chiese se anche i giovani sacerdoti provassero ci che quella notte stava pro vando lui. Poi guard lorologio, erano le quattro. Aveva sete e ave va mal di testa. And in bagno, in silenzio, orin e mentre si lavava le mani si guard allo specchio. Vide i suoi occhi, guard dentro se stesso, e finalmente, inevitabilmente, cap.

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7 Le otto di mattina arrivarono, insieme al taxi (sempre lo stesso) che li aspettava gi fuori dallalbergo. Caricarono i bagagli ed entrarono nellauto. Francesco diede delle indicazioni in francese allautista e parlarono per due minuti abbondanti. Poi lautista prese la ricetra smittente, chiam qualcuno e sembr dare a sua volta indicazioni a un suo probabile collega e sincammin. Entr nel villaggio e Fran cesco vide Laura guardare fuori dal finestrino. Sembrava schifata, sorpresa, quasi spaventata. Si ferm vicino alla casa di Dalila, appo stato qualche metro pi avanti cera un altro taxi. Il tassista scese e apr il portabagagli. Francesco si gir verso Laura con gli occhi rigati gi dalle lacrime. Laura, devo dirti una cosa. Ho deciso di restare qui. Non posso, non riuscirei mai a spiegartelo, tutto quello che so che quando ho visto questi bambini, questa gente, mi sono sentito subito a mio agio, subito parte di loro. Ho sentito di volere, di pote re dare qualcosa, anche solo un semplice sorriso. Ieri quando mi hai chiamato ero in ospedale. L mi successo qualcosa di ancora pi grande, di ancora pi indescrivibile. Quando ti accorgi che con una caramella rendi felice un bambino morente capisci che il NIENTE ci che regna qui. Non importa se non salver tutte le vite, se non sar poi cos utile. Io resto qui Laura, sento di doverlo fare. Ti prego, cerca di capire. Ti ho amata tantissimo e credo di amarti ancora, se c una cosa che ho capito con certezza che non si pu imbavaglia re un sogno. Lei inizialmente rest ad ascoltare con espressione tranquilla, addirittura interessata, poi gli occhi le diventarono rossi, e ora piangeva, lo stringeva a s. Chi lo avrebbe mai detto. Laura, che lo minacciava in continuazione di lasciarlo, che decideva sempre il da farsi, che ricattava e rinfacciava. Laura lorgogliosa, ora in gi nocchio con le lacrime agli occhi, che lo implorava di ripensarci. Sposter i miei bagagli in quel taxi, ti porter in orario allaeroporto. Riferisci per piacere ai miei che li chiamer presto e spiegher loro tutto. Perdonami, ora devi andare altrimenti perdi laereo, e magari un giorno chiss, ci rivedremo. Le accarezz le 52

guance, la strinse forte e pianse con lei per un minuto che sembr un anno. Poi apr la portiera e cominci a spostare i bagagli nellaltro taxi. Torn nel taxi di Laura, le diede un ultimo bacio e poi in silenzio torn fuori. Lauto si rimise in moto e, mentre partiva, lei continu a guardarlo in lacrime, mentre le labbra di lui scandivano lentamente la parola addio. Il secondo tassista chiese a Francesco se dovesse aspettare l, lui rispose di s, avrebbe fatto presto. Shakia dalla sua stanza sent la sua voce e corse fuori. Lui la prese in braccio e gir su se stesso innumerevoli volte. Resto qui Shakia. Resto con te. Lei esplose in una risata gioiosa mentre gridava evviva evvi va!, ricordando a Francesco per un attimo il cartone di Heidi, quando la piccola saltella tra le pecorelle. Arriv anche Dalila che aveva sentito le urla della bambina, e mentre Francesco la posava per terra Shakia cominci ad urlare alla mamma Resta qui! France sco resta con noi! A questa notizia anche Dalila la prese in braccio e la strinse forte. Era notevolmente felice anche lei e il motivo France sco lo avrebbe scoperto presto. Dopo il breve ma intenso festeggiamento, Francesco disse a Dalila di doversi allontanare un attimo, sarebbe tornato presto. Aveva una faccenda da sbrigare. Mario Bassi aspettava nel suo studio guardan do lorologio e fumando il sigaro con paziente attesa. Quando vide dalla finestra arrivare il taxi agit il pugno in gesto di esultanza e sclamando Lo avevo detto!, e si incammin rapidamente verso lingresso. Francesco usc dal Taxi, e non appena lebbe visto punt dritto verso Bassi. Quando gli fu davanti si guardarono negli occhi silenziosamente per un minuto, poi Bassi gli strinse la mano chie dendo Come lhai capito? Francesco rispose continuando a guar darlo negli occhi. Lo specchio, ho fatto come te lo specchio. Si abbracciarono. Benvenuto tra noi Francesco. Che Dio ti benedica. Entrambi entrarono in ospedale mentre il sole fuori continuava a salire nel cielo. Laura saliva da sola sullaereo del ritorno e Shakia saliva sulle spalle della mamma continuando a gridare Evviva!

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RACCONTO TERZO

A un passo dal salto

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1 Non ricordo precisamente il perch. Il mare, il parabrezza bagnato dalle mille goccioline di pioggia e poi. fumo la nuvoletta di fumo esalava piano piano dalla mia bocca semichiusa e distratta. Si e spandeva, mi avvolgeva, infine si dissolveva fino a scomparire, men tre il vento, il forte vento, sollevava lacrime salate di mare, schian tandole con impeto sulla mia auto. Me ne stavo l: la sigaretta in una mano, il telecomando dellautoradio nellaltra. Tendeva a scivolare sempre quel maledetto telecomando, ma poi, puntualmente, ogni volta riuscivo a raccogliere quelle poche forze necessarie per strin gerlo pi forte e salvarlo dalla caduta. Io che fumavo, mah! Si parla tanto della depressione, forse cos tanto da rendere tuttaltro che facile la possibilit di capire cosa essa sia realmente. una di quelle cose che ognuno interpreta a modo suo, che ognuno osa attribuirsi anche quando non c. Beh, io non sono un medico, ma vorrei esser lo per potervi dire se in quel momento il sottoscritto fosse un sog getto depresso; ma, daltronde, a nulla servirebbe capirlo, adesso cos come allora. Era finito tutto. La pallina di neve aveva iniziato a rotolare dalla cima del nostro amore gi da un anno ormai. Sbaglio dopo sbaglio, le cose erano peggiorate sempre di pi, perch, si sa, se un grande amore non trova la forza di prima, se non si avverte pi, lascia il posto a qualcosa di molto simile allodio reciproco, a qualcosa che ti porta a non salutarsi pi per strada, a farsi vedere per dispetto con un altro/a al proprio fianco, solo per il gusto per verso di cercare un modo, un pretesto per scambiarsi battutine cat tive o, peggio ancora, insulti... Tutto pur di avere un contatto. La pa rola fine tra noi era stata inevitabilmente scritta e ricalcata: FINE e buonanotte ai suonatori! Eccolo l signore e signori, il pupazzo con la barba lunga, con la stessa felpa vecchia di sei giorni, con lo sguardo spento, fisso su una delle tante goccioline ferme sul parabrezza, stanco anche di pensare: ero solo perso, perdutamente perso e non nei suoi baci, non nel suo caldo abbraccio, ma nella solitudine che mi ero trovato a dover affrontare. E nella mente quelle parole che 55

riecheggiavano senza concedermi tregua gli sbagli si pagano. Evi dentemente, gli sbagli dovevano essere stati tanti se ora mi ritrova vo a dover pagare un conto cos salato. Eccola l la nostra canzone che si concedeva il suo turno nella playlist di quel fottuto stereo, Dont pretend you sorry cantavano i Backstreet Boys in Drowing, la nostra canzone. Mi veniva in mente un episodio legato proprio a quella canzone, a quando lei credeva gli mentissi, che in realt io collegassi quel pezzo ad unaltra storia. Non era vero: quella canzo ne era la nostra e credo lo rester in eterno. Ma perch, mi chiede vo ora assalito dal rimpianto, perch se sapevo che lei si sbagliava, che quella canzone era davvero nostra non ho mai lottato per pro vare la verit? Perch? La verit che il mio arrendermi, il mio la sciare che lei avesse sempre ragione mi aveva solo reso, soprattutto ora, un essere inerme rinchiuso nella sua auto a guardare il mare senza pi lacrime n speranze. La sigaretta era finita, il filtro come sapete non fatto per essere fumato. Gi il finestrino, via la cicca. Il vento da fuori quasi me la respinse indietro, verso la faccia, poi le fece cambiare traiettoria e la trascin via con s. Il mio viso, intanto, non si era per nulla scansato; non aveva temuto neanche per un at timo leventuale ustione, era totalmente fuori dal mondo. Non ave vo nulla da ricordare precisamente ora, non ancora: cera un treno velocissimo di immagini sfocate e taglienti che mi sfrecciava davanti spietato, ma nessun momento unico, nessun particolare. E intanto scivolavo sempre pi gi, credo di aver toccato il fondo in quel pre ciso momento della mia vita. Gi, la mia vita Lavevo basata su quella storia damore, portavo a termine le mie giornate sorridendo perch, ogni giorno, sapevo chi mi aspettava, cosa mi aspettava e, nel bene e nel male, non mi ero mai sentito solo. Mai avevo guarda to fuori dal finestrino consapevole del fatto che esclusa la famiglia e un paio di amici mi era rimasto il nulla, in un mondo che nulla. A vevo fatto poco per proteggere e consolidare quella storia e sicura mente ora era troppo tardi per darmi da fare, il giudice aveva deci so, ludienza era tolta. Si erano fatte le undici, una giornata intera isolato in macchina, a casa si chiedevano che fine avessi fatto. Ben 56

ch consapevole che ci fosse ingiusto, anche questa cosa non mi interessava: di certo a casa non meritavano tanta ansia e preoccu pazione per me che, in fin dei conti, i fallimenti me li sono sempre andato a cercare. La costa intanto si era riempita di macchine, piano piano, una a fianco allaltra; le vedevo che si appannavano, che con sumavano i minuti di sesso o di lite o chiarimento o pace o addio. L, tra quelle auto, a volerle dividere in categorie ci sarebbero stati pa recchi insiemi da creare: quello del sesso con amore, del sesso senza amore, del tradimento fuggitivo, del tradimento recidivo Insom ma, il mio cervello ricominci piano a connettere, non nel migliore dei modi, ma il pensare a quelle macchine ferme vicine alla mia era sempre meglio che non pensare a niente. Pian piano mi sollevai, riti rai su il sedile, mi diedi una strofinatina agli occhi, misi in moto. Un altro giretto e poi a casa, affinch i miei fossero pi tranquilli. La macchina si mise in moto, ingranai la retromarcia, ma mi accorsi so lo allora che i vetri erano completamente appannati, la condensa era cos tanta che aveva iniziato a colare e non bast passarci sopra la mano per vedere qualcosa, dovetti usare il giubbotto. Partii verso casa.

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2 A volte ci si chiede se davvero la vita cos bastarda nel voler vede re fino a che punto si pu sopportare il male. Pi di me se lo saran no chiesto quei malati terminali che, illusi pi volte dallapparente guarigione, erano poi tornati sistematicamente sotto i ferri della speranza. Io me lo chiesi fermo a quellincrocio, con le mani treman ti sul volante e una totale debolezza. Me lo chiesi pi e pi volte, quante precisamente non saprei, perch dopo piansi cos tanto che sembrava fossi entrato in un nuovo tipo di coma, fatto di tremore, pianto, incomprensione. Ero a poco pi di cento metri da casa, quando mi pass davanti unauto blu. A guidarla cera un ragazzo. Tutto normale, direte voi, se non che come passeggero cera Gaia, l al suo fianco. Si fermarono per aspettare che la macchina alla mia destra svoltasse a sinistra, e nel frattempo si baciarono con una tale passione che sembravano usciti da un film alla Via col vento. Bene, benissimo, lopera era completa. La scena mi fece drasticamente capire che davvero non cerano speranze di riprendersi, di riavvici narsi. Lei aveva gi la sua nuova vita, la sua nuova passione e quello che spingeva la lama pi a fondo nel mio cuore era pensare a quan to per lei fosse stato facile mettermi da parte, spegnermi dallinterruttore principale e arrivederci. A casa cera gi la cena cal da in tavola, ma provate voi a buttar gi qualcosa con lo stomaco appallottolato, provate solo a deglutire, credetemi, davvero im possibile. Ciao, Alex! Finito tardi di lavorare?mia madre, come o gni mamma che si rispetti, fingeva di non sapere nulla, di non aver colto la mia tristezza. Gi, era tutto quello che avevo da dire, una forte pigrizia mi aveva afflitto e non riuscivo a trovare neanche la forza per spogliarmi e mettermi il pigiama. C larrosto nel piatto. No ma, non ho fame, sono cos stanco che non ho nemmeno vo glia di mangiare. Me ne vado a dormire, manger domani. Lei non rispose. E quando una mamma non risponde, ha accusato il colpo, ha avuto la conferma di cui ha bisogno: sono problemi di cuore, il mio fanciullo ha il cuore spezzato, ecco perch non mangia. Passai 58

in bagno a buttarmi un po dacqua sul viso, mi guardai allo specchio e vidi i miei occhi gonfi e smarriti: sembravano quelli di una persona appena svegliatasi dal coma che guarda la luce dopo chiss quanti mesi. Mentre lacqua mi gocciolava dal mento mi accarezzai la bar ba, iniziava a farsi davvero lunga e sicuramente non era quello il momento in cui avrei avuto interesse a raderla, anzi fosse stata an cora pi lunga mi ci sarei impiccato. Misi su il pigiama ed entrai nella mia stanza. Accesi il pc sperando di trovare Sandro sul messenger, e infatti era l, quasi come se avesse il sesto senso e sapesse che pri ma o poi sarei arrivato per dirgli qualcosa. Digitai lentamente, con debolezza. Ciao fratello, sono a casa. tutto ok. Lui mi rispose con la solita famosissima faccina con il sorriso, che sicuramente gli svan subito dopo, quando mi disconnessi e mi buttai sotto le coperte. Piangere in silenzio, il mio autocomandamento, me lo stavo ripe tendo mentalmente, nessuno doveva sentire. Prima o poi il sonno sarebbe arrivato e la mattina dopo avrei fatto quel che avevo piani ficato con totale lucidit, seppure in uno stato di confusione pro fonda. Il mio treno era alle sei e trenta, MolfettaRoma, niente sca lo, niente sosta. Il sonno arriv davvero, e sognai pure, ma vi ri sparmio i particolari, sarebbero scontati e noiosi. La sveglia suon e mi diede quasi limpressione di farlo in anticipo; in realt ero sveglio a guardarla gi da unora dal momento che il sogno mi aveva desta to completamente dal sonno. Mi alzai, mi vestii in fretta, racimolai le poche cose che sarebbero tornate utili solo per le prossime venti ore al massimo, scrissi un biglietto ai miei e lo lasciai sul tavolo in soggiorno. Per fortuna nessuno fu destato dai pochi rumori che pro vocai e cos una volta fuori di casa mincamminai verso la stazione.

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3 La strada che porta alla stazione della mia citt un rettilineo che costeggia la ferrovia. Il freddo di dicembre era amplificato in quella via larga e ventilata. Al primo mattino poi era difficile non sentire freddo, anche se, naturalmente, mentre camminavo la mia mente andava oltre. Immagini confuse mi passavano per la mente, come se fossi il regista di uno spettacolo in teatro. Lo scopo del viaggio era gi compiuto nei miei pensieri, potevo immaginare anche i partico lari pi piccoli e crudi. Il treno non part in ritardo. Durante il viaggio conobbi un ragazzo che andava a Roma per lavoro, un giovane cala brese che aveva negli occhi quello che forse avevano i miei bisnonni quando partirono per lAmerica. Mi parl del suo paesino, delle tra dizioni sempre suggestive e coinvolgenti, della nostalgia che gi provava per la sua famiglia. Avrei potuto essere influenzato dalle sue parole, ma per la prima volta in vita mia ero cos determinato e poco riflessivo che non provocarono nessun effetto. Niente di nien te. Ascoltavo con rispettoso e coinvolto silenzio, ma tutto finiva l. Scesi dal treno senza neanche pensare al fatto che mi trovavo in una citt che, se potesse parlare, avrebbe da raccontare le storie pi af fascinanti di sempre. Non poteva importarmi, non si ha pi paura quando si sta per affrontare la cosa pi brutta del mondo, o forse s, la paura c; ci che negli ultimi momenti manca davvero la preoc cupazione, il pensiero, qualsiasi cosa che possa proiettare la mente anche nei successivi cinque minuti. Niente taxi, n bus, eppure ave vo abbastanza risparmi in tasca per potermeli pagare, ma niente. Volevo camminare, dare ai miei piedi la possibilit di calpestare an cora la terra; in fondo anche se non avevo progetti non avevo co munque fretta.

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4 Il Ponte Milvio, il ponte dei film adolescenziali, quelli che odio pi di tutti, il ponte che ha risolto la crisi del settore ferramenta e che d la possibilit di lavorare agli extracomunitari ambulanti, era l, e io ci ero sopra. Mi affacciai. S, faceva proprio per me. Non sapevo e non so nuotare, la corrente non sembrava mancare per cui ci avrei mes so davvero poco. Quanti nomi, scritti dappertutto, nomi e date, date e nomi. Quanti amori dopo aver agganciato quei lucchetti erano an cora saldi? Quanti erano finiti? Quanti distrutti dai tradimenti, sepa rati dalla morte o semplicemente dal destino? Bello pensarci, chie dersi se davvero le chiavi buttate l in acqua non finiscano poi in ma re, dove poi vengono ingoiate dal pesce pi grande di tutti: il tempo. Decisi di andarci di sera, naturalmente quella sera stessa, intanto era gi pomeriggio. Mi incamminai per la citt e nella ferramenta pi vicina comprai due lucchetti. Quando il sole tramont erano le quattro e mezza circa. Per due ore avevo vagato per la grande Ro ma, vagare da soli nelle grandi citt bello poich nella frenesia del la vita degli altri a nessuno viene in mente di chiedersi come mai cammini a testa bassa, da solo, verso il niente. Il ponte di sera suggestivo, ben illuminato, affascinante. Cerano turisti e coppiette che attaccavano i loro lucchetti, scattavano foto, si baciavano, an davano via. Mi affacciai e restai fermo l, a guardare lacqua che scorreva. Nessuno sembrava notarmi, nessuno sapeva cosa avrei fatto. Vi sembrer assurdo ma erano arrivate le due di notte e non lo sapevo. Una mano in tasca, ecco il cellulare. Lo accesi e trovai la marea di messaggi di persone che mi cercavano, mi supplicavano: vol per primo nellacqua. Poi tirai fuori i lucchetti e mi avvicinai al primo lampione alla mia destra. Il pennarello lavevo portato con me, cos ci scrissi su ognuno un nome: Gaia, Alex, con dei cuoricini, quelli che non sapevo disegnare, tanto che lei storceva il naso quando ci provavo, prima che quel naso glielo prendessi tra le dita e le saltassi addosso. Una lacrima. Due. Eccoci al momento decisivo. Agganciai i due lucchetti, guardai le due chiavi, ci versai sopra senza 61

volerlo anche due lacrime e poi volarono anche loro gi, nellacquascura della mia ultima notte. Dopo ore di silenzio parlai, da solo per di pi. il momento, bello mio, stai per chiudere e lo stai facendo dal ponte che proprio tu odiavi e deridevi quando com pariva in quello stupido film. Non so se vi mai capitato, quando siete in un momento importante, un momento cruciale, forte, emo zionante, e si alza quel vento leggero, improvvisamente, quasi a vo ler ritoccare latmosfera. Bene, quel vento si alz anche l e mi fece rabbrividire, quel poco che basta a far cadere le lacrime appese al mento o al naso. Sollevai una gamba, mi sporsi Ero pronto Hai visto Roma prima, almeno? Giurerei che un attimo prima guardan domi intorno non cera assolutamente nessuno, n vicino n lonta no. Alle mie spalle adesso, invece, cera una ragazza, capelli lunghi, spettinati e scuri. Gli occhi chiari erano due lampadine azzurre nel buio. Mi ammaliarono subito, mi vergognai della posizione in cui mi trovavo e di quello che stavo per fare. Mi sentii un coglione di quelli davvero enormi, quelli che vengono beccati a spiare sotto le gonne o in bagno con i giornaletti. La cosa pi assurda, pi bella, pi affa scinante, era che sorrideva. Hai cos tanta fretta di fare il bagno? Potresti aspettare maggio almeno!, e sorrideva, e il vento, quel vento scenico le mosse un po i capelli. In quel momento capii che dovevo rimandare il gesto. Provai a pronunciare qualche parola, ma da dove cominciare?

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5 Ehm ciao guarda che non come pensi tu un gioco stupido che faccio sempre mica mi butto davvero Lei inclin la testa ap pena, come fanno i cani quando odono suoni nuovi. S? Un gioco? Molto originale Il gioco del suicidio dal ponte, interessante! Perch non lo fai brevettare? Ci faresti una fortuna! Era evidente che la scusa non aveva funzionato. Iniziai ad arrossire come un bambino colto con i lecca lecca in tasca alluscita del supermercato. Beh veramente, iniziai piano. Veramente niente. Adesso ti giri e vie ni con me a fare due passi. A quel punto mi sentii come uno zom bie in Resident Evil, stavo obbedendo involontariamente alla volon t del mio padrone, e avreste dovuto vedermi: volto inespressivo, n sorridente n musone, obbediente. Iniziammo a camminare lun go il marciapiede. Se qualcuno ci avesse visti insieme avrebbe pen sato che ci conoscevamo da sempre. Quanti chilometri hai fatto? Guarda che non sono scema, hai detto due parole ma ho capito dallaccento che non sei affatto della zona. Non aveva torto visto che la mia dizione pecca da sempre. Mi sentivo gi pi sciolto, rilas sato, quasi a mio agio, cos le risposi tranquillamente, addirittura punzecchiandola. Bari, provincia. Ma scusami un attimo, non mi hai ancora detto il tuo nome, e comunque alle tre di notte una ragazza cosa ci fa in giro per Roma? Soffro di insonnia, roba ereditaria, co s a casa non so restarci, i miei si sveglierebbero e gli verrebbe lansia tanto da non dormire pi, cos vado a farmi due passi. In ogni caso io sono Cristina. Mentre parlava i suoi lunghi capelli si muove vano, un po qui e un po l, portati via da quel vento leggero e per niente fastidioso. Io improvvisamente mi sentivo calmo. Piacere, Alex. Lei subito riprese. Senti Alex, non sono una moralista n una presuntuosa. Ma cosa ci facevi l? E, soprattutto, tutta sta strada per farla finita? Perch? Le raccontai laccaduto, della mia storia damore finita in macerie, del fatto che mi ero reso conto che la mia vita era ormai basata su Gaia, che mi ero sentito inutile a tal punto da premeditare una fine cos, con tanto di sceneggiatura melo 63

drammatica. Lei ascoltava attenta e nel frattempo eravamo finiti non so dove, in un parco illuminato al punto giusto, naturalmente deserto, seduti su una panchina, sotto un albero, una accanto allaltro. Il freddo gelido della notte invernale ci costringeva a muo verci ogni tanto, alzandoci e saltellando oppure restando fermi e gonfiandoci come uccellini quando dormono. Io parlavo, e in alcuni momenti lei era cos bella mentre ascoltava che perdevo quasi il filo del discorso, poi lo ritrovavo per tornare a balbettare un minuto do po. Nessuna, neanche Gaia aveva mai mostrato cos tanta attenzio ne alle mie parole. Siamo uguali, Alex. Lo disse dopo aver taciuto un po, al termine del mio racconto. A me Giulio mi ha mollata per una ventiseienne, tu pensa, lui ne ha ventuno, io venti. Per poter di re al mondo che ufficialmente nel mondo dei grandi. Ho dovuto lasciarlo andare, eppure dura da accettare. E cos la mia doman da fu pi che spontanea. per questo che soffri di insonnia, vero? Non centra la tua famiglia In realt centra lo stesso, io cerco solo un po di pace dentro, come si fa a dormire quando sei in un letto e cominci a pensare? Mi chiedo come facciano i criminali con le coscienze nere di morte. Hai ragione, risposi prontamente, la mancanza di pace la cosa che forse contribuisce di pi alla mia tri stezza. n quel momento lei fece una cosa bellissima, si spost pi in l sulla panchina e prese la mia testa sulle sue ginocchia, iniziando ad accarezzarla dolcemente. Sentivo le mani affusolate e profumate che mi coccolavano come un bimbo, i lunghi capelli che mi solletica vano il viso. Poi, lentamente, sentii le sue parole lente, flebili, come il mare quando lo senti sbattere sugli scogli da dentro unauto con i finestrini chiusi. So qual il tuo vero problema, Alex. Tu hai creato un mondo intorno a te che non esiste. Un mondo dove secondo te per essere completi, felici, basta trovare una fidanzata, qualcuno che ci dica cosa dobbiamo fare anche quando magari, noi stessi, ri flettendoci un po, faremmo scelte pi sagge. quello che credevo anchio, finch non ho capito che in realt non cos. Quando ti guardi intorno e vedi la gente felice accanto a qualcuno, non sem pre gente felice per davvero, spesso gente che teme pi di te la 64

solitudine. Le sue parole scorrevano dolci e forti, sembrava uno di quei discorsi che farebbe un genitore premuroso a un figlio adole scente. Non ero solo calmo e rilassato ma mi sentivo anche protet to. Appena avremo finito questo discorso tornerai in stazione e prenderai il primo treno per la tua citt. Vai, rimetti in moto la tua vita e alza la testa per guardare il sole. Sorridi per tutte le cose belle, anche quelle pi piccole che sono presenti nelle tue giornate, nella tua quotidianit. Sii felice per ogni mattina in cui ci sei, per ogni sera in cui andrai a dormire e sarai l, in casa tua, con i tuoi, vivo, vegeto e sano come un pesce. La vita fatta di tante cose, non solo di quel le che non abbiamo. Vai e chiedi scusa anche a Dio. Il suo alito lo sentivo sulla mia faccia cos come i suoi capelli. La sua immensa dol cezza mi fece sentire perduto, avrei voluto baciarla, subito, morder le le labbra per trascinarla nella passione che lei stessa aveva provo cato in me, in cos pochi minuti, e lo avrei fatto se non fosse che im provvisamente mi addormentai e di quello che successo dopo non ricordo pi niente.

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6 Era mattino. Lalba era passata da poco e nel parco in cui avevo pas sato la notte gi gironzolavano i primi padroncini con i loro cani che facevano qui e l i loro bisognini. E naturalmente, molti di loro mi guardavano straniti, come a chiedersi cosa ci facesse un barbone cos giovane l su quella panchina. Rimasi un po intontito senza ne anche sapere cosa ci facessi in quel posto, poi improvvisamente ri cordai: ero a Roma, stavo per fare il salto finale, mi torn in mente, con prepotenza, limmagine di Cristina. Lei non cera pi. Mi guardai intorno, nemmeno lombra della ragazza. Poi notai una cosa strana. Avevo dormito come un barbone in tutti i sensi, perch qualcuno mi aveva coperto con dei fogli di giornale, ero sicuro di non averlo fatto da solo. Dovevo alzarmi, pensare al da farsi prendendo in considera zione ci che Cristina mi aveva detto, mentre con la sua mano pro fumata mi accarezzava gli zigomi. Stavo per mettermi in cammino quando spostando dalle mie gambe lultimo foglio di giornale rimasi bloccato non so per quanto tempo nel leggere questo titolo: CRI STINA, UN ANNO DOPO. Parlano a distanza di un anno dal suicidio i genitori di Cristina, la ragazza ventenne che in seguito a una delu sione damore si lanci dal ponte Milvio la notte del 3 dicembre Qualsiasi cosa vi scrivessi ora non basterebbe a qualificare il mio sta to danimo in quel momento. Ero felice, scioccato, spaventato, ma di una cosa ero certo, ero innamorato pazzamente della vita e, so prattutto, ero stato fortunato, graziato da chi aveva deciso di darmi una seconda possibilit, di farmi capire quello che io da solo non ero mai riuscito minimamente a concepire. Presi il primo treno, senza biglietto, arrivai a casa senza che il controllore passasse (altro picco lo miracolo). Corsa perdifiato verso casa, quasi sfondai la porta e mi gettai su mia madre. Labbracciai forte e le chiesi scusa non so quan te volte, piangendo. Ero tornato alla mia vita, anzi credo che sia co minciata quel giorno stesso. Da allora il mio dolore per Gaia svani to in modo pi rapido e costante, fino a ridursi a un piacevole e spe ciale lontano ricordo. Mi sono dedicato alla mia vita, alle mie pas 66

sioni e alla mia famiglia. Vivo di cose semplici e spesso anche futili, ma che mi rendono sorridente quel tanto che basta per dire a me stesso Sto bene, andiamo avanti! Spesso penso a Cristina, alle sue notti l, da sola su quel ponte, se le manca la sua vita, se vicina a me anche qui, in questa citt scura e piatta, e se un giorno, per ci che ha fatto, sar premiata, magari con un bel paio di ali.

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Ringraziamenti Grazie a Te lettore, che mi hai dato la possibilit di entrare nel tuo tempo e raccontare di questi tre fantastici ragazzi. Grazie ad Antonia, senza il suo tocco questo libro non avrebbe unidentit. Grazie ad Antonio Cesari per il supporto, la pazienza e la professio nalit. Grazie a mia sorella Rosaria, per aver curato e corretto i testi. Grazie al Dottor Leone per le trasferte ad Accettura pro ispirazione. Grazie a Mamma, Pap e Birillo: una famiglia inimitabile, la mia. Grazie ai Nonni, mi mancate spesso e sovente mi chiedo come sa rebbe oggi con voi. Un grazie allamore, che manca sempre ma si fa sentire sempre. Grazie a Milly, Cristina, Alpina, Valentina, Alessandra dai capelli rossi e Alessandra dai capelli neri e ad Alessia per il sostegno, laffetto e per tutto ci che di incoraggiante mi hanno detto. Grazie a tutti gli amici dinfanzia, dadolescenza, di scuola, di gioco. Perch pi passa il tempo, pi mi rendo conto che lamicizia, quella vera, sta un gradino sopra. Se ho dimenticato qualcuno vi chiedo perdono. GRAZIE DI CUORE A TUTTI Damiano

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I miei pensieri le mie emozioni... continuano su


www.conilventocontro.com

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