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Indice

Introduzione Un p di storia del coaching e dellascolto Lascolto contestuale Ascolto e Ascolto Contestuale Classificazioni dellascolto Distorsioni dellascolto Significato delle parole nellascolto Comunicazione non verbale Stili di ascolto Un po di tecnica e un po daltro Continuare a migliorare lascolto attivo Aforismi sullascolto Metafore, racconti e suggestioni in ascolto Note Bibliografia pag. 44 pag. 46 pag. 2 pag. 3 pag. 5 pag. 7 pag. 09 pag. 10 pag. 11 pag. 12 pag. 13 pag. 17 pag. 20 pag. 24

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Introduzione
I pi invece, a quanto c dato vedere, sbagliano, perch si esercitano nellarte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, pensano che per pronunciare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dallascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi si accosta in modo improvvisato. Plutarco1 Loggetto di questo lavoro una breve disamina di uno degli strumenti pi potenti a disposizione di un coach professionista, che si richiami alle indicazioni della ICF e di CoachU Italia, ossia lascolto o per meglio dire lascolto contestuale o attivo. La differenza terminologica fra contestuale e attivo in realt molto sottile tanto che spesso i due termini sono usati, a ragione, come sinonimi; tuttavia poich esistono due termini diversi, una certa differenza ci deve pur essere, tale differenza pare a nostro avviso risiedere in questo: Contestuale focalizza lattenzione del coach sul quadro dinsieme in cui si svolge la sessione: ambiente, cultura, situazione; Attivo presuppone uno sforzo volontaristico del coach ad ascoltare non solo con le orecchie ma con tutto il suo essere. Luno, lattivo, indirizza il secondo, il contestuale, in un processo di attenzione maggiore in una dinamica di complementariet e di reciproca interdipendenza e di vantaggio finale reciproco nella relazione coachee - coach. Il tema dellascolto percorre come un sottile filo rosso lo sviluppo delle civilt e non esiste parte del mondo, dove nei testi sapienziali (filosofici o religiosi) il tema dellascolto non sia trattato e sottolineato con forza. Non a caso si parla della Parola come di elemento fondante e creativo del singolo e del Creato: il Verbo, il Suono, pare sia latto primigenio e tale da distinguere il caos dall Ordine divino. Nel tempo il dialogo ha caratterizzato lo sviluppo della civilt, ma opportuno ricordare che, come dice lantico adagio: Due monologhi non fanno un dialogo. Dire per che un buon ascolto garanzia di successo nellattivit del coach non cos semplicistico come pu apparire. Vi talmente bisogno di essere ascoltati in questi tempi in cui pi che di suoni possiamo parlare di rumori assordanti, che il coaching si pone come un momento di calma di ri-flessione, di ascolto e di auto ascolto cercando di sopperire al bisogno di comunicare, di socializzare in piena e reciproca fiducia, in una pausa, in una vacanza, in uno spazio dove il coachee pu fare chiarezza, trovare un modo ed anche unopportunit per migliorare se stesso in un processo di sviluppo individuale e di presa di coscienza anche delle gabbie, dei flussi in cui spesso il pensiero si dibatte alla ricerca di quella soluzione, che pure proprio l davanti e cos evidente da non essere vista.

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Un po di storia del coaching e dellascolto


Il coaching, come disciplina autonoma si sviluppa attorno agli anni 70 del secolo scorso, partendo dalle discipline sportive e in particolare dal tennis, grazie agli studi di T. Gallwey, dove si not che gli atleti traevano maggiore beneficio per migliorare le proprie prestazioni da una serie di domande aperte, piuttosto che da prescrizioni o semplici direttive. Dal campo strettamente sportivo il coaching passato a quello aziendale (executive, corporate, business) portando una ventata di novit e di benessere allinterno di strutture organizzative che erano e sono connotate da una certa rigidit formale, anche in momenti di cambiamenti spesso traumatici. Il coaching si posto come un valido strumento per migliorare le performance dei manager, nei vari livelli organizzativi, introducendo e rafforzando una cultura di coach-approach alle situazioni lavorative. Cardine di questa innovazione stato, ed , il ruolo fondamentale dellascolto. Sul tema dellascolto attivo (contestuale), come detto pi sopra, esiste una lunghissima tradizione di testi e dinsegnamenti, tuttavia il dibattito in chiave contemporanea si avvalso del contributo di filosofi, psicologi e pensatori di varia estrazione culturale, che hanno indagato sul ruolo dellascolto nei rapporti umani sia individuali, sia sociali. Il tema affascinante e possiamo citare alcuni contributi fra i pi importanti quali quelli di M. Heidegger (Essere e tempo), G. Bateson (Verso unecologia della mente), H. von Foerster (Come ci si inventa). Le tematiche sullascolto attivo sono state poi trasferite al settore delle aziende nel momento in cui si cominci ad indagare sul fenomeno del post-industriale e sui cambiamenti che esso imponeva a tutti gli attori: stake holders, share holders, management, dipendenti ed anche governi e relative politiche industriali. Possiamo dire che il merito del coaching stato quello di focalizzare limportanza dellascolto attivo come stile di management, come stile di vita. Non a caso accanto al coaching sportivo, aziendale, si rapidamente sviluppato un coaching individuale (personale o life coaching), ma anche uno spiritual o soul coaching, particolarmente presente negli Stati Uniti.

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Come ci si pone per fare ascolto contestuale2, esistono delle tecniche precise, possono essere apprese e utilizzate? La risposta sicuramente s, le tecniche possono e devono essere apprese, molto poi dipende dallo stile del coach come, dove e quando applicarle nella sua relazione con il coachee. Intanto importante avere una visione ben precisa del coaching: approcci teorici, metodologie, tecniche, scopi e finalit, in sostanza attraverso dei percorsi di studio e di sperimentazione ci si prepara ad essere coach, piuttosto che fare il coach. Un breve sguardo alle tecniche di ascolto, che beninteso sono una parte del percorso professionale del coach, ne aiuta ad individuare alcune peculiarit rispetto ad altre discipline, fermo restando un assunto di base comune a tutte le professioni che fanno dellascolto il punto centrale della loro attivit: per ascoltare gli altri bisogna fare silenzio3 al nostro interno e diventare - come si dice - egoless. Per ascoltare ci vuole innanzitutto disponibilit verso laltro, chiunque egli sia e di qualunque problema voglia parlarci (ovviamente nei limiti di una corretta relazione e di etica professionale), bisogna avere unapertura mentale tale da comprendere, accettare e non valutare. Lostacolo pi grande allinizio dato dallirrefrenabile bisogno di rispondere, magari di interrompere per poter esprimere le proprie idee in merito, anche a fin di bene, di elargire consigli, indicazioni e soluzioni che nascono dal vissuto del coach e non da quello del coachee, che sta, spesso faticosamente, elaborando ed esprimendo le sue idee, sensazioni, motivazioni sul tema oggetto della sessione. Un altro passo preliminare quello di lasciare i propri problemi, impegni e quantaltro fuori dalla porta, il coach a disposizione del coachee, al quale non interessa quanto pu preoccupare il coach, bens di avere una sessione efficace nella soluzione di un problema che egli sente come importante e pervasivo della sua attuale situazione. Buona regola, valevole in vero per ogni colloquio, quella di agire alla fine di una giornata faticosa come se quel colloquio fosse come quello che abbiamo fatto quando ci sentivamo al meglio, perch se vero che per il coach quel colloquio uno di tanti, per il coachee il suo colloquio: unico e totalizzante. Molta attenzione deve essere posta alle barriere allascolto, che possono essere sia fisiche (sede rumorosa, continui disturbi, etc), sia psicologiche (valori, vissuti, credenze ), sia sociali (cultura, status, ruolo ), pertanto oltre a una sede adeguata, scelta sempre dal coachee, necessario lavorare preliminarmente perch le barriere socio-psicologiche non costituiscano un ostacolo: limportanza del contesto parte fondamentale dellapproccio di coaching.

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Lascolto contestuale
Lapprendere molte cose non insegna lintelligenza Eraclito Nel coaching lascolto fa parte delle competenze di base: il coaching richiede efficaci abilit di ascolto e in particolare: Il coach deve possedere elevati standard di ascolto, e pi oltre: per i coach lascolto attivo rappresenta una condizione essenziale. Se il coaching una relazione non pu esserci relazione senza ascolto, ascoltare un segno di rispetto e di riconoscimento del ruolo e del valore dellaltro e manifesta la piena disponibilit alla comprensione di quanto viene detto ecco perch si dice che nella relazione del coaching il coach ascolta e parla in media solo il 20-25% del tempo della sessione. Per ascoltare bene il semplice ascolto non basta, nel coaching lascolto va oltre la semplice cortesia o buona educazione, oltre il bisogno di affermare le proprie opinioni in relazione a quanto laltro (il coachee ) viene dicendo: il coach ascolta per favorire la crescita e quindi lo sviluppo del coachee, per farlo deve essere assolutamente, presente, attento e focalizzato per cogliere il detto e il non detto, per leggere tra le righe di quanto ascolta, senza valutare, confrontare giudicare con quelle che sono o possono essere in quel momento le sue idee, i suoi convincimenti, le sue credenze. Ascoltare per comprendere, comprendere per aiutare, senza di questo non si instaura la vera relazione di coaching. Una precisazione da fare questa: quando si parla di aiutare si intende favorire lo sviluppo del coachee, di sostenerlo nel suo percorso di cambiamento, di sbloccare situazioni, problemi e stati danimo da cui difficile uscire da soli, sempre proiettati sullimmagine del percorso o meglio del ponte da qui e ora a l e allora. Il coaching non indaga sul passato, non costituisce un succedaneo del counselling o della terapia, che attengono altri temi, altre competenze, altri bisogni. Questo non vuole dire rigidit nella relazione ma attenta focalizzazione a lavorare sui comportamenti e sulla modifica di quelli che costituiscono un ostacolo per il coachee, lasciando ad altri professionisti il loro spazio dazione. Il coach non fornisce soluzioni, aiuta il coachee a trovare in s le soluzioni e pertanto un altro passo da fare quello di non preoccuparsi di sapere su quali argomenti il coachee sta spaziando, ma di porre domande delle quali (il coach) non conosce le risposte, lascolto attivo si basa sul fornire stimoli al coachee, senza cercare di capire il perch di quanto viene detto, nel senso che largomento fa parte dellexpertise del coachee, la professionalit del coach non , n potrebbe essere, quella del tuttologo, si basa su un solido bagaglio di tecniche e metodologie e su uno stile relazionale atto a sviluppare sia il coachee, sia il coach stesso (il coach uno studente a vita). 05

Il coach non valuta, n classifica il coachee secondo i propri metri di giudizio, proprio in questo risiede lefficacia dellascolto attivo posto in essere nei confronti del coachee. Nella relazione, fra il detto e il non detto, la percezione di un atteggiamento non valutativo o classificatorio rende pi libero il coachee di esprimersi e di ricercare soluzioni alternative senza il sottile timore di essere giudicato, cosa peraltro assai diffusa nelle relazioni al di fuori del coaching: la diversit proprio in questo aspetto del modo di vivere la relazione di coaching. Nel corso della sessione di coaching il coach evita costantemente, ponendovi attenzione, atteggiamenti e verbalizzazioni che possano essere interpretati dal coachee come una chiusura, un rifiuto di quanto sta esponendo. A semplice titolo di esempio: azioni di persuasione, interpretazione di quanto detto, atteggiamento consolatorio o protettivo, cambiare argomento, fornire soluzioni, essere consulente e non coach. Lascolto deve essere sintonizzato, ci vuol dire che sperimentando quanto appreso nei corsi di formazione il futuro coach apprende a focalizzare le singole parole, piuttosto che cercare di capire (v. sopra) e questo favorisce la formulazione di domande spontanee, che sono di estrema utilit per il coachee in quanto lo aiutano a pensare meglio, non impongono pareri che possono distrarre o peggio interrompere il flusso di pensieri e vanificare quanto di buon fatto sino a quel momento rendendo lo shift4 pi difficile quantomeno in termini temporali, diventa infatti necessario ricostruire quella parte di relazione per poter proseguire efficacemente. Occorre fare una ulteriore precisazione in merito allascolto e cio che le domande poste dal coach non indagano il passato del coachee, come invece necessario per altre discipline, le domande del coach fanno parte del percorso da qui a l e sono orientate al futuro l dove il coachee raggiunger i suoi obiettivi. Infine sempre in termini di ascolto attivo e atteggiamento il coach attiva un clima di empatia non di simpatia nel senso che non partecipa, o non partecipa visibilmente, agli stati danimo del coachee, il che non vuol dire freddezza ma semplicemente comprensione del momento, della situazione particolare, entrare in flusso con il coachee impedisce di ascoltare perch entrano in campo i sentimenti e i vissuti personali del coach e non si ascolta pi. Si pu parlare di una filosofia dellascolto attivo in riferimento al coaching? S se intendiamo come filosofia non un modo di ragionare secondo laccezione comune, ma come un sistema che parte da alcuni presupposti e sviluppa un percorso coerente ed organizzato per arrivare ad un fine proprio. Giova ulteriormente ricordare che senza ascolto non pu esistere relazione e senza ascolto contestuale non pu esserci coaching. Possiamo dire che se cantare un altro modo di pregare, allora ascoltare un altro modo di parlare.

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Ascolto e Ascolto Contestuale

(Principi, teorie, tecniche e metodologie)

Lascolto un processo psicologico e fisico del nostro corpo per comunicare ai nostri neuroni, al cervello che li traduce in emozioni e nozioni. Lascolto uno strumento dei nostri cinque sensi per apprendere, conoscere il tempo e lo spazio che ci circonda e comunicare con noi stessi e il mondo circostante. Molte persone danno per scontate le abilit di ascolto, ritenendo di ascoltare per il semplice fatto di sentire e comprendere ci che viene detto. Sentire una funzione sensoriale, mentre ascoltare unabilit. Lascolto ha requisiti preliminari tra i quali losservazione, la disponibilit e lattenzione allambiente. Quando si sono attuati i requisiti preliminari, si pu arrivare agli atteggiamenti interiori propri dellascolto. Ascoltare gli altri veramente non affatto un atteggiamento passivo: tutta la persona coinvolta. Nel processo di ascolto importante chiarire bene che si parla di ascolto empatico, ossia che utilizza lempatia come strumento6 per attivare una relazione positiva con il coachee. Abbiamo parlato di ascolto attivo, contestuale ed empatico: una precisazione ci pare oltremodo necessaria, i tre aggettivi utilizzati definiscono lascolto nei suoi modi di essere agito dal coach e identificano quindi aspetti diversi che riguardano linsieme degli aspetti di fondo della relazione (contesto), di uno strumento di ascolto (attivo) e di un modo di essere (empatico) di attuazione dellascolto stesso. Nellascolto empatico si ascolta con le orecchie, ma anche, e questo laspetto pi importante, con gli occhi e con il cuore, si sviluppa empatia con il coachee, ma non si interpretano i sentimenti, non si giudicano i comportamenti: non si partecipa emotivamente, in altre parole si sviluppa empatia non simpatia o condivisione e partecipazione. Perch si deve dare importanza e attenzione allascolto nella relazione di coaching? Perch lascolto del coach si percepisce immediatamente. Allenarsi quotidianamente su questa capacit ci obbliga ad una maggior fatica iniziale, ma restituisce, nel tempo, una capacit nuova che ci render speciali. Ascoltare rappresenta la base della comunicazione, per il coach la prima cosa su cui esercitarsi se vuole imparare a comunicare senza dimenticare che non si pu riuscire ad ascoltare gli altri se prima non si impara ad ascoltare realmente se stessi. Decifrare

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le emozioni e capire quanto possono influenzare i rapporti con gli altri ci predispone ad un ascolto pi autentico e professionale. Le persone, attraverso lascolto, possono aumentare le possibilit di riuscita dei loro progetti: essere ascoltati e ascoltare meglio permette di esplorare un numero maggiore di possibilit e quindi di soluzioni. Lascolto ha requisiti preliminari tra i quali losservazione, la disponibilit e lattenzione allambiente. Quando si sono attuati i requisiti preliminari si pu arrivare agli atteggiamenti interiori propri dellascolto. Ascoltare gli altri veramente non affatto un atteggiamento passivo: tutta la persona coinvolta. Attenzione verso laltro: ascoltare con tutti noi stessi ci che laltro ci sta dicendo, significa considerarlo capace di esprimersi secondo il proprio ritmo, senza domande ripetute da parte nostra. Significa esser veramente presenti, percepire, tramite parole e gesti, il vissuto di chi ci sta davanti, la sua gioia e il suo dolore. Questa attenzione prende il nome di EMPATIA, da non confondersi con simpatia. Etimologicamente simpatia vuol dire sentire con, mentre empatia, vuol dire sentire in. Empatia quindi mettersi veramente in sintonia con laltro, vedere le cose dal suo punto di vista, totale attenzione ai suoi sentimenti rimanendo sempre noi stessi, non bisogna cadere nella trappola del coinvolgimento emotivo. Essere aperti allimprevisto: lascolto implica unaccoglienza non difensiva, o meglio una accettazione incondizionata (Rogers), di tutto ci che verr detto, anche qualcosa di imprevisto perch non sappiamo mai cosa laltro ci dir! In fondo quando una persona ci parla, apre il libro della propria vita che noi non conosciamo. Non dobbiamo tenere un atteggiamento difensivo verso ci che nuovo e che urta il nostro modo di pensare. Una relazione si stabilisce solo se si accetta che gli altri vedano e comprendano le cose in modo diverso da noi. Autentico interesse a ci che laltro dice: lascolto si caratterizza proprio per questo autentico interesse. Cos si arricchisce il nostro potenziale informativo e conoscitivo. Ci che ne deriva un autentico scambio fra uguali. Se la persona si sente accettata incondizionatamente, cio non si sente giudicata, lespressione diventa libera e si instaura il dialogo. Per poter accettare laltro cos com fondamentale accettare se stessi, aver individuato le nostre contraddizioni interiori e motivi di divisione, conoscere il nostro modo di essere (umore, carattere, sensibilit). Conoscere se stessi: tutti abbiamo problemi e difficolt personali, nessuno escluso. La capacit di ascolto aumenta se si ha una lucida conoscenza delle proprie difficolt e se queste vengono responsabilmente accettate. Diversamente, il problema dellinterlocutore si somma al nostro e prende il sopravvento. Accettare per superare: non si pu essere veramente capaci di ascoltare gli altri e capire il loro messaggio, quale esso sia, se prima non si capaci di ascoltare e accettare ci che accade in noi stessi.

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Classificazioni dellascolto
Ci sono diversi classificazioni di ascolto e abbiamo scelto questi di Madelyn Burley-Allen che ci offrono la possibilit di dare anche un taglio pratico allesposizione e non solo teorico, per aiutarci a migliorare ad imparare ad ascoltare: Livello 1: ascolto empatico Livello 2: sentire le parole, ma senza ascoltare veramente Livello 3: ascoltare a tratti

Al livello 1 ci si astiene dal giudicare chi parla mettendosi al suo posto e tentando di vedere le situazioni dal suo punto di vista. Bisogna quindi essere attenti, presenti, riconoscere, rispondere, fare attenzione allintera comunicazione di chi parla, incluso il linguaggio del corpo. Si tratta quindi di ascoltare con il cuore, aprendo la via alla comprensione, alla disponibilit e allempatia. Al livello 2 ci si ferma alla superficie della comunicazione senza coglierne i significati pi profondi. Si tende ad ascoltare logicamente, interessandosi pi al contenuto che ai sentimenti e rimanendo emotivamente distaccati dalla conversazione. A questo livello chi parla pu avere lerrata sensazione dessere ascoltato e capito. Al livello 3 lascolto silenzioso, passivo, senza reazione, a sprazzi. La persona simula lattenzione mentre sta pensando a tuttaltro, dando dei giudizi, formulando mentalmente obiezioni e consigli, oppure si prepara a quello che vuol dire dopo. Nellarco della giornata la maggior parte di noi utilizza tutti e tre i livelli. Lobiettivo ideale riuscire a farlo al livello 1 in tutte le situazioni. In ogni situazione sono presenti, a livello inconscio, percezione, ricezione e attenzione. Quando il contenuto del discorso non ci pone problemi, recepiamo linformazione attraverso i cinque sensi. Utilizzarli tutti ci permette di prestare la nostra completa attenzione e dessere aperti ad ascoltare al livello 1. E utile e importante riepilogare ci che ci viene riferito in quanto aiutiamo laltro (nello specifico il coachee) e vedere pi chiaramente le possibili soluzioni.

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Distorsioni dellascolto7
Una delle principali cause per cui lascolto pu essere distorto sono le esperienze negative precedenti, che rimangono nella nostra mente inconsciamente e filtrano la situazione attuale. Ne consegue un ascolto distorto perch non siamo totalmente in sintonia con la persona con cui stiamo dialogando. Alcune parole cariche di significato emotivo, definite a volte termini pericolosi o delicati, possono evocare forti sentimenti e cos creare delle barriere allascolto efficace. A volte si pu reagire ad una parola o ad una frase facendoci condizionare dalle nostre esperienze passate: conferiamo, cio, a un termine dei significati mutati da situazioni precedenti a forte valenza emotiva. A volte le parole possono influenzare gli ascoltatori a un livello tale che le loro reazioni avranno come risultato un ascolto di livello 3: le emozioni provocano distrazioni interiori, interferendo cos con lascolto di livello 1. Vi sono anche alcune aree di cui non vogliamo parlare, argomenti che non desideriamo discutere, per ragioni emotive. Queste aree sono punti dolenti che costituiscono il nostro punto debole e se linterlocutore lo tocca con una parola, una frase o un argomento, la nostra mente mette in opera alcuni filtri: esperienze passate, convinzioni o preconcetti legati a quanto sta dicendo linterlocutore. Normalmente, in questi casi, adottiamo delle misure difensive, come, ad esempio, ignoriamo chi ci parla, formuliamo domande per confonderlo, interpretiamo erroneamente le sue parole. Se viene detto qualcosa che potrebbe portarci a modificare la nostra percezione, ci sentiamo minacciati, perch questo potenziale cambiamento pu coinvolgere sentimenti profondi. Le forti emozioni, negative o positive, di solito interferiscono con la capacit di ascolto. Sono una barriera che influenza un ascolto efficace, a volte causano confusione e unassunzione disorganizzata di informazioni. Dobbiamo tenere presente anche la barriera fisica: in certi momenti della giornata abbiamo pi energia, in altri meno. Laffaticamento un fattore che influenza la capacit di ascolto, perch questultimo richiede sforzo e concentrazione. Quando non siamo in piena forma, abbiamo maggiore difficolt a prestare attenzione. Quando abbiamo problemi personali, usiamo la nostra energia per affrontarli, il che diminuisce la quota che possiamo impiegare per ascoltare al livello 1. Altro elemento che pu causare fatica il fattore time-lag (divario temporale); chi parla, in media, pronuncia 200 parole al minuto, ma un ascoltatore pu elaborare linformazione a circa 300-500 parole al minuto. E facile quindi utilizzare questo spazio fantasticando, divagando o pensando ai nostri problemi personali. Ci vuole energia per usare questa differenza di tempo in modo produttivo, come riepilogare interiormente o visualizzare ci che viene detto o associarlo a unaffermazione precedente. Dato che lascolto a livello 2 richiede energia e concentrazione, facile permettere a questi fattori di interferire.

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Significato delle parole nellascolto


Ognuno di noi conferisce un proprio significato alle parole, perch le filtriamo attraverso convinzioni, conoscenze, istruzione, educazione ed esperienze diverse. Di conseguenza non esistono due persone che attribuiscano lo stesso significato a un termine o unespressione; i significati non sono nelle parole, ma nelle persone. Un termine semplicemente una rappresentazione della cosa che nomina o descrive. Non la cosa in s e per chi parla pu significare qualcosa di diverso da chi ascolta. Pu essere utile la pratica di riassumere quanto pensate che vi venga detto per verificare di aver recepito il corretto significato. Ognuno riceve i dati sensoriali in modo unico; non sono dati grezzi, ma piuttosto dati filtrati e interrotti dal ricevitore. E importante riconoscere che le affermazioni che facciamo sugli altri, dopo averli ascoltati, riguardano in realt la nostra esperienza. A volte le persone hanno difficolt a separare la realt esterna dalla loro esperienza a causa di questi filtri. Ci possono essere anche elementi esterni che impediscono dascoltare in modo efficace. Ad esempio se il coachee non parla abbastanza forte, sussurra; se c rumore di sottofondo forte, come il traffico; se la temperatura della stanza troppo alta o troppo bassa.

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Comunicazione non verbale


Molti messaggi vengono comunicati senza essere verbalizzati! Unabilit importante ascoltare segnali non verbali. Unosservazione attenta riveler quante informazioni possono essere veicolate attraverso lespressione del volto. Ascoltare il tono emotivo di una persona un altra capacit che ci permette di riconoscere i sentimenti non espressi verbalmente. Il tono di voce pu fornire indizi utili nel trattare con una persona in una situazione difficile. Laspetto non verbale del processo di comunicazione largamente inconscio e meno suscettibile dessere manipolato o mascherato dallindividuo. Un buon ascoltatore sente pi delle parole di chi parla. Ascolta lintensit, il ritmo, il timbro e il tono di voce e le sottili variazioni che questi trasmettono. Spesso tendiamo a dimenticare limportanza del nostro comportamento non verbale e linfluenza che pu avere sugli altri. Nella dinamica del processo di comunicazione, influenziamo gli altri, e possiamo stabilire un clima positivo o negativo, senza pronunciare una parola. I segnali non verbali rendono pi difficile nascondere ci che sentiamo. Le persone possono scegliere accuratamente i propri termini e riuscire a creare una facciata; possono pensare daver coperto le loro emozioni, mentre queste sono espresse inconsciamente attraverso il tono di voce o i gesti. Possono tentare di camuffare lostilit con dei sorrisi, ma il tono di voce e la postura del corpo probabilmente li tradiranno. I segnali non verbali sono indizi che possono aiutare a capire ci che sta succedendo tra gli interlocutori (coach e cochee). E importante tenere a mente che tendiamo a interpretare quello che sentiamo e vediamo attraverso il filtro interno dellesperienza. Lascolto dl livello 1 pu fornire informazioni di migliore qualit. Quando si ascolta efficacemente , si ha lopportunit davere il controllo della situazione e influenzarne lesito. Iniziare un feedback verbale garantisce che sia il coach sia il coachee usano termini con lo stesso significato per la stessa cosa.

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Stili di ascolto8
Tra le varie classificazioni che la produzione in materia ha elaborato, partendo da presupposti teorici diversi e da diverse discipline, la seguente ha il pregio di essere semplice e di facile utilizzo pratico in una ideale guida al buon ascoltatore. Il simulatore: alcune persone fingono di ascoltare quando in realt le loro menti seguono un altro pensiero. Altri si sforzano di sembrare dei buoni ascoltatori cercando di memorizzare ogni fatto, perdendo cos lintenzione generale del messaggio, anche se danno limpressione dascoltare e assimilare tutto quanto viene detto pu facilmente portare al sovraccarico e al blocco della rete di comunicazione. Lascoltatore dipendente: alcuni sono cos preoccupati di come ascoltano e reagiscono al loro interlocutore che si lasciano sfuggire quanto viene effettivamente detto. Nel loro bisogno di fare buona impressione, si focalizzano su come appaiono agli altri, piuttosto che sulla chiarezza e sul contenuto del messaggio. Lascoltatore timido: presta attenzione a se stesso mentre sarebbe meglio che si concentrasse sul contenuto e sul significato della conversazione. L a timidezza pu essere considerata come un tipo di preoccupazione per questioni interne a scapito di un ascolto efficace. Anche il troppo ardore duna persona pu provocare la freddezza dellaltra. In questo tipo di situazione chi parla costretto ad adattarsi allo stato emotivo dellascoltatore perch questi incapace dadeguare il proprio. Lascoltatore intellettuale o logico: la persona di questo tipo ascolta il pi delle volte con la testa, sentendo solo quanto vuole sentire ed escludendo ampie zone di realt. Siccome interessata principalmente ad una valutazione razionale, forse a causa delleducazione, tende a trascurare gli aspetti emotivi e non verbali del comportamento di chi parla. Cos ascolta a livello 2, cogliendo solo le parole invece dellintero messaggio. Non consapevole di come il comportamento dascolto influenza gli altri o di come gli altri lo condizionino. Ascolta in termini di categorie, assicurandosi che quello che sente non disturbi la sua pace e il suo ordine interiore.; cos preso nel programmare quanto viene detto che trascura il significato profondo: esclude lesperienza ottenuta attraverso il sistema sensoriale, perdendo cos lopportunit di vivere effettivamente levento. Proponiamo ora un brevissimo esercizio da utilizzare come check list per prepararsi ad una sessione di coaching e per una verifica a posteriori di quanto accaduto, confrontando gli scostamenti per una lettura del modo in cui si utilizzato lascolto nella relazione di coaching.

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Esercizio 1
1. In una scala da 1 a 10 - in cui 1 significa che senti le parole dellaltro e 10 che ascolti per cogliere il reale significato della conversazione. Qual il tuo livello di ascolto? _____________________________________________________________________ 2. Ascolti ci che non viene detto? ____________________________________________________________________ 3. Come lo sai? _____________________________________________________________________ 4. Analizza le tue capacit di ascolto. Ti capita spesso di ritrovarti al Livello II - Ascolto Frammentato o al Livello III - Non Sintonizzato? _____________________________________________________________________ 5. Quali tecniche utilizzi per ritornare al Livello I - ascolto efficace, totale? _____________________________________________________________________

Il coach, lo abbiamo detto, deve essere un buon ascoltatore, ma gli altri? Cosa possiamo imparare dalle performances di ascolto dei nostri interlocutori? Capire dagli altri aiuta a capire meglio noi stessi, ed ecco una divertente casistica di tipi di cattivi ascoltatori9 con i quali spesso ci relazioniamo nella vita di tutti i giorni: 1. il multi-attivit: S, ti ascolto. Non ti guardo, ma ti ascolto. Finisco una frase dimmi. Scusa, intanto rispondo al telefono. Che stavi dicendo? 2. il mondano: Se ho un minuto? Certo. Entra e dimmi pure. Lo so che mi hai cercato in questi giorni. Oh, scusa, c qualcun altro alla porta. Entra, stavamo chiacchierando. Pi siamo, meglio . 3. il finisci-frasi: Fermati, so benissimo dove vuoi arrivare. Non c bisogno che tu finisca. Lo so. Non apprezzi un capo cos efficiente e collaborativo? Forza, continua. No, finisco io per te. 4. il contraddittore: Qualsiasi cosa tu dica, prover a dire il contrario. Ho il dovere di fare lavvocato del diavolo. Credo che questo ti aiuti. Come fai a sapere che la tua idea buona? Scusa, lo faccio con tutti. Tenere tutti sulla corda

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5. lo sputa-risposta: Non dire niente di pi. Questo il mio consiglio. Prendilo. Potevi non chiedermi niente. Forse volevi solo sfogarti un po. Potevi cavartela da solo. Ma che capo sarei se non avessi sempre la risposta pronta? Quindi, serviti pure. 6. il grande filosofo: Ora, cercher di chiarirti cosa vuoi davvero, ma in unaccezione pi ampia e profonda. Non c bisogno che tu ti spieghi oltre, sar io a spiegarti. 7. lautobiografo: Ah, quello che mi racconti mi evoca parecchi ricordi. Per cui ti racconter la mia esperienza. Pu servire anche a te. Dunque, nel 1992... 8. lo scruta-orologio: S, s. Scusa, no, non vado di corsa. E solo che... sai lora? No, continua pure. Che dicevi? 9. il superveloce: Vuoi parlarmi? Sono occupatissimo se facciamo presto. Sto andando a una riunione. Vieni con me, accompagnami. Oppure facciamo una cosa: mandami un e-mail. 10. lo smemorato: Grazie davvero per aver voluto condividere le tue idee con me. Le terr a mente. Ne riparleremo, se me ne ricorder. Possiamo, scherzosamente, dire: Questo il coachee, non il coach!, tuttavia per essere coach dobbiamo anche sapere come poter agire in questi casi ( e se fossimo noi coach ad essere cos, magari fuori dalle sessioni di coaching?).

Cosa fare se ...10


1. Eliminate le distrazioni. Sedetevi dallaltra parte della scrivania, insieme alla persona con cui state parlando. Lasciate squillare il telefono. Se siete davvero troppo occupati per prestare la dovuta attenzione, ditelo con franchezza. Meglio rimandare lincontro a un momento pi tranquillo. Se state aspettando una telefonata davvero importante, ditelo prima e, quando arriva, scusatevi con il vostro interlocutore. 2. Prima di invitare altre persone a partecipare a una conversazione, pensateci bene. Il vostro interlocutore potrebbe non gradire affatto o stare sul punto di dirvi qualcosa di personale e riservato. Guardatelo e abituatevi a captare i segnali: ha piacere che la conversazione si allarghi o richiede unattenzione esclusiva? 3. Moderate lentusiasmo. In genere chi interrompe spesso non lo fa per mancanza di considerazione verso laltro, ma perch un estroverso e un entusiasta, che ama pensare ad alta voce, sollecitato da quanto laltro va dicendo. La sua associazione mentale diventa subito voce. Allora, sforzatevi di ascoltare pi a lungo, mordetevi la lingua. Imitate i pi introversi tra i vostri colleghi.

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4. Discutete con dolcezza. Le parole pesano, soprattutto se rivolte a un collaboratore. Va bene discutere e fare lavvocato del diavolo, ma non fate sentire linterlocutore un perdente in partenza. Fate piuttosto domande che fanno pensare e lasciate che laltro arrivi da solo alle sue conclusioni. Leccesso di argomentazione vi pu far facilmente passare per prevaricatori. 5. Prima di dare consigli, chiedete. Qualcuno vuole solo sfogarsi, ma a qualcun altro il vostro parere interessa davvero. Ascoltate, e se pensate di avere un buon consiglio da dare, chiedete se gradito e poi datelo senza che sembri un ordine. 6. Rimanete con i piedi per terra. Tenete la vostra conversazione su un piano concreto. Pu darsi che un po di teoria ci stia bene, ma valutate se la situazione lo consente. Esercitate piuttosto le vostre capacit dialettiche per capire meglio i problemi di chi si rivolge a voi. 7. Al centro non ci siete voi. Ascoltando, tenete sempre a mente che al centro della conversazione non ci siete voi, c laltro. Se volete raccontare qualcosa di voi, scegliete un errore da cui avete imparato qualcosa, o un aneddoto che metta laltro a suo agio. 8. Mettete un orologio nel vostro campo visivo. Cos non dovrete cercare le lancette in maniera evidente e potrete invece guardare con pi attenzione chi vi sta di fronte. Se davvero avete poco tempo, ditelo esplicitamente. Magari prendete un altro appuntamento, e poi mantenete limpegno. 9. La velocit uccide. Forse una breve conversazione camminando per i corridoi pu bastare se portata avanti con attenzione. Ma siate amichevoli e sinceri, anche nella fretta. Il collega che vi tirate dietro non il vostro cane. 10. Ricordare. Non dimenticate quello che di importante emerso in una conversazione. Appuntatelo, rifletteteci su, tornateci sopra alla prossima occasione. Serve a voi, che avrete degli elementi in pi per il vostro lavoro, e allaltro che capir di essere stato realmente ascoltato e considerato

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Un p di tecnica e un p daltro
Nelle pagine che seguono forniremo alcuni esercizi e/o spunti di riflessione per migliorare sempre lascolto, saranno tecniche: come fare per , alcune riflessioni: perch , chi deve

Thomas Gordon ha coniato una tecnica definita ascolto attivo. Attraverso luso di questa tecnica si arriva ad un livello della comunicazione che oltrepassa le incomprensioni dovute al non ascolto o allascolto parziale dellaltro. Gordon dice che per un buon ascolto necessario seguire 4 passi: 1. Lascolto passivo: il momento di silenzio interiore (e possibilmente anche esteriore), di chi in ascolto. Ascoltare in silenzio permette allaltro di esporre senza essere interrotto. cos che percepisce lattenzione che gli viene rivolta. Inoltre questa fase permette a chi ascolta di entrare in contatto anche con le proprie emozioni e di distinguere ci che gli appartiene da ci che appartiene al suo interlocutore. 2. Messaggi di accoglimento: Sono sia messaggi verbali (ti ascolto, sto cercando di capire..); che messaggi non verbali (cenni del capo, sguardo, sorriso). 3. Inviti calorosi: Messaggi verbali che incoraggiano chi parla ad approfondire quanto sta dicendo (dimmi.., spiegami meglio..) senza valutare o giudicare ci che viene detto. Lassenza di giudizio fondamentale al raggiungimento di una corretta comunicazione fra le parti. Sarebbe meglio usare un punto interrogativo che permetta a laltro di meglio definirsi per come realmente si sente: mi sembra che questa situazione ti renda nervoso ma, pi che nervoso direi che sono proprio arrabbiato. 4. Ascolto attivo: Chi ascolta riflette il contenuto del messaggio dellaltro restituendoglielo con parole diverse. Questo permette di verificare se il messaggio cos come lo si compreso corretto. Inoltre, riflette i sentimenti espressi dal comunicante e percepiti dallascoltatore; o sia il contenuto emotivo. Esempi di frasi introduttive dellascolto attivo sono: Ti senti Mi stai dicendo che Mi pare di capire Cos chi parla si sente compreso, ascoltato, ma non giudicato! Non dare soluzioni gi pronte: perch non fai cos?; io farei cos etc. niente di pi sbagliato per il nostro interlocutore. Chi ha un problema ha bisogno s di esporlo, perch cos facendo gi riesce a prenderne una consapevolezza diversa, ma ha anche necessit di trovare da solo una soluzione. Ogni volta che diamo una soluzione abbiamo impoverito chi abbiamo davanti a noi. Al posto del dare un consiglio, possiamo formulare una semplice domanda: come pensi di poter risolvere questa situazione?. 17

Tecnica dellascolto attivo11

Tecnica del confronto


In tale tecnica il soggetto mette in relazione, confronta, i propri sentimenti con ci che crea il suo stato di malessere. In tale tecnica non viene espressa nessuna valutazione sulla persona che compie lazione, ma la pone di fronte agli effetti del suo atto e ai sentimenti/reazioni che esso provoca negli altri. Non pi quindi TU SEI, ma IO SENTO. Esempio: In una classe un docente non riesce a spiegare a causa della confusione degli alunni. Il docente pu reagire in due modi. Reazione aggressiva: Insomma non siete proprio capaci di stare zitti, non avete nessun rispetto per gli altri! Reazione del confronto: quando voi parlate cos tanto senza fermarvi (descrizione precisa del problema) io non riesco a dire la mia opinione e ci mi fa sentire inutile (descrizione delle sensazioni interiori). La tecnica del messaggio io (o del confronto) si compone di tre momenti: - Descrizione del comportamento che crea il problema, senza esprimere un giudizio - Descrizione delleffetto tangibile e concreto che il problema ha su chi parla. - Descrizione degli effetti soggettivi del problema. Esempio: Un pediatra che spiega la cura alla mamma mentre il bambino fa i capricci per andarsene: Il pediatra dice al bambino: se continui a chiacchierare (1) io mi innervosisco perch faccio molta pi fatica a spiegare queste cose alla mamma (2) e ci mettiamo molto pi tempo a finire (3).

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Migliorare lascolto non verbale


Alcuni studi hanno dimostrato che il 90% della comunicazione si svolge a livello non verbale. Saper ascoltare bene e quindi comprendere bene laltro significa saper prestare attenzione alla comunicazione non verbale. Per questa ragione necessario esercitare lattenzione a percepire i dettagli che aiutano la comunicazione, in altre parole a stimolare la nostra memoria visiva.

Esercizio12
1. Ogni volta che incontri una nuova persona fai uno sforzo cosciente per notare particolari quali labbigliamento, lattitudine, i tic, le mani, il modo di camminare, . 2. Fai uno sforzo per notare come sono vestite le persone vicino a te dalla mattina a mezzogiorno; fai una lista in cui descrivi il loro abbigliamento. La sera paragonali a quanto ricordi; 3. Osserva delle foto di gruppo e cerca di immaginare che cosa provano le persone; 4. Guarda la tv senza audio: sforzati di comprendere le interazioni tra le persone. Osserva i cambiamenti nel tuo modo di guardare (tendenza concentrarsi sui dettagli pi interessanti e a comprenderne di pi). Dopo aver messo in pratica questi esercizi, pensa a ci che hai provato: Gli atteggiamenti degli altri nei tuoi confronti sono cambiati? Hai cambiato opinione riguardo a persone che non amavi/stimavi molto? Ti senti maggiormente a tuo agio nel mettere in pratica lascolto non verbale? Quanto pu aiutare nella relazione di coaching, contribuendo ad aumentare la fiducia tra coach e coachee, prestare attenzione al coachee senza cadere nel tranello di una facile valutazione?

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Continuare a migliorare lascolto attivo


In una conversazione lascolto attivo permette una migliore comunicazione con laltro. Il messaggio pi chiaro per te e laltro si sente ascoltato, compreso, in confidenza. Dopo esserti appropriato dei concetti di base per un ascolto empatico, necessario apprendere nuove tecniche che ti aiuteranno a perfezionarti. Ascoltare, ascoltaremi piacerebbe, ma lui non mi dice nulla!13. Non basta aprire il cuore e le orecchie per far parlare un figlio (e non solo un figlio!)! Per confidarsi ha bisogno della certezza di essere capito e accettato senza che i suoi sentimenti siano giudicati. E difficile accontentarsi di ascoltare un problema senza prender posizione, dare soluzioni e consigli; difficile ascoltare unemozione, occorre eliminare ordini, prediche, lezioni, consigli, critiche, ma anche adulazione, rassicurazioni eccessive. Ascoltare significa fare eco allemozione affinch il bambino si senta accettato cos com e capisca se stesso in profondit. Ascoltare le emozioni non i fatti Ascoltare con il corpo, oltre le parole, ma il suo vissuto Ascoltare con il cuore. Serve il coraggio di far risuonare in noi leco del vissuto dellaltro. Aiutare ad andare oltre attraverso domande aperte basate su che cosa come di che cosa Riformulare ci che laltro ha detto

Esercizio14
Quando ascolti una conversazione cerca di trovare pi modi possibili per parafrasarla. Per queste 6 emozioni (4 primarie e 2 secondarie): lamore, la gioia, la collera, la paura - da una parte - la confusione, la tristezza - dallaltra, trova il maggior numero di parole che descrivono e classificale secondo la loro maggiore o minor forza Esempi: Amore Gioia Tristezza Collera Paura Confusione adorazione, desiderio, amicizia, ecc giubilo, contentezza, soddisfazione, ecc depressione, dolore, insoddisfazione, ecc rabbia, frustrazione, irritazione, ecc orrore, allarme, nervosismo, ecc perdita, indecisione, ecc 20

Si pu inoltre aggiungere anche qualche avverbio quale un po, profondamente, assolutamente, mai, sempre. Amore ________________________________ Gioia ________________________________ Tristezza ________________________________

Collera ________________________________ Paura ________________________________ Confusione ________________________________

Registra una tua conversazione, ascolta la tua stessa voce, cerca di capire cosa fare per migliorare.

Insegnamento:
Mai fingere di aver capito. necessario ammettere di non aver capito e chiedere chiarimenti. Es. mi sono perso, lho seguita fino a quel punto, pu ripetermi per favore il seguito? . Mai dire: so quello che prova. Si rischia di bloccare laltro che dubiter delle nostre intenzioni e non fornir pi dettagli utili. Ha bisogno di una dimostrazione, di fatti. Una delle migliori dimostrazioni un feedback che gli faccia comprendere che hai capito, senza bisogno di dirlo. Riflettere le sue emozioni e riformulare il suo pensiero permette allaltro di sentirsi compreso, aumentando al tempo stesso la tua comprensione. Variare le risposte. Riformulazione: il mio capo si impiccia sempre degli affari miei: vorrei davvero che si occupasse di pi dei suoi.; ti disturba che il tuo capo si occupi dei tuoi affari; ti innervosisce che si occupi di cose che non lo riguardano; vorresti che ti trattasse con maggior rispetto. Scegliere la parola giusta. Sviluppare il proprio vocabolario di emozioni. Sviluppare la propria empatia vocale. Esprimere affidabilit. Rispecchiare il tono dellaltro per fargli capire il nostro interesse.

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Un ulteriore interessante punto di riferimento per allenare il nostro ascolto la sintesi che propone Marianella Sclavi sulle sette regole dellarte di ascoltare15: 1. 2. 3. 4. 5. 6. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte pi effi mera della ricerca. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva. Le emozioni sono delle degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprende- re il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codi- ce relazionale e analogico. Un buon ascoltatore un esploratore di mondi possibili. I segnali pi importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perch incongruenti con le proprie certezze. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunica- zione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassio- na: la gestione creativa dei conflitti. 7. Per divenire esperto nellarte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, lumorismo viene da s. Infine, dopo aver esaminato alcune tipologie di approccio allascolto contestuale ci pare utile chiudere questa breve rassegna di tecniche e metodi richiamandosi allApproccio del Coaching al Contextual Listening1 1. Rimani ego-less: Calma la mente Dimentica i tuoi impegni Non giudicare Ricerca la verit Abbassa il volume del dialogo interno 2. Sii presente e focalizzati sulla persona per stabilire il contesto e i contenuti. 3. Rivolgi domande delle quali non conosci le risposte. 4. Segui il tuo intuito per cercare di capire cosa sta succedendo al cliente. 5. Supporta il cliente nella sua ricerca di risposte senza imporre le tue soluzioni. Nelle competenze di coaching lascolto contestuale si avvale anche di altri strumenti, quali gli aforismi, le metafore e i racconti che contribuiscono, opportunamente calibrati nel corso della sessione, a dare maggiore consapevolezza di s e delle proprie potenzialit al coachee, aiutandolo a vedere le cose con altri punti di vista alternativi o complementari ai suoi per favorire lo shift e il passaggio consapevole da qui a l.

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Abbiamo pertanto ritenuto utile raccogliere nelle appendici che seguono una serie di aforismi, metafore, racconti, ma anche suggestioni per meglio completare il presente lavoro sullascolto contestuale. Esempi se ne possono fare moltissimi, le fonti da cui attingere sono praticamente inesauribili, quelli proposti hanno il pregio di essere strettamente connessi alloggetto del presente lavoro sia nella lettera, ma pi ancora nello spirito che li pervade e in cui si pu respirare aria di coaching. Giunti alla conclusione del nostro lavoro ci siamo resi conto di quanto sia difficile non solo agire lascolto, ma anche semplicemente parlarne, cercando di definirlo e di migliorarlo non solo nella relazione di coaching, ma anche nella vita di relazione quotidiana: siamo per sempre pi convinti che non basti fare il coach, ma essere coach con se stessi e con gli altri in maniera naturale e spontanea. Unultima citazione ci pare concludere bene questa visione del coaching:

Chiese lallievo al maestro di arti marziali: Quando avr imparato larte? Rispose il maestro: Quando avrai dimenticato tutto.

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Aforismi sull ascolto


Laforisma come dipingere un quadro con parole forti che possono dare al nostro coachee una intensa folgorazione, una nuova prospettiva in cui emerge la soluzione, il rinforzo, la celebrazione.

Gli aforismi costituiscono una delle competenze di base del coaching. Il termine aforisma pu essere definito come lespressione di una profonda riflessione o di una rapida intuizione in maniera arguta e concisa. Pu essere inteso anche come una breve massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica in forma lapidaria talora anche paradossale. Lobiettivo di questo capitolo di proporre una raccolta degli aforismi pi significativi sul tema dellascolto al fine di semplificarne laccesso, la ricerca e lutilizzo da parte del coach. Ogni mente percepisce gli aforismi in modo differente, il tempo o il momento in cui utilizzarli dipende dalla creativit e dalla sensibilit del coach stesso. La rassegna che segue rappresenta un primo tentativo di sistematizzare uno degli strumenti di lavoro fondamentali per un coach, a partire dal materiale gi presente nel manuale del Corporate Coach U International e Corporate Coach U Italia.

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Aforismi
Quando ti parlano, ascolta con tutto te stesso. La maggior parte delle persone non ascolta mai. Ernest Hemingway Nessun uomo ha ascoltato talmente tanto da perdere il lavoro. Calvin Coolidge Era difficile instaurare una conversazione perch tutti parlavano cos tanto. Yogi Berra Ascolta la tua donna quando ti guarda non quando ti parla. Kahil Gibran Le persone eccellenti ascoltano pi di quanto parlano e quando ascoltano, ascoltano davvero. Sanno che lunico modo per avere un dialogo effettivo con qualcuno ascoltare effettivamente. D.A. Bentos Mi era talmente simpatica che avrei ascoltato i suoi silenzi per leternit. Carl William Brown Unidea che non trova posto a sedere capace di fare la rivoluzione. Leo Longanesi Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa filosofia. Voltaire Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce. William Shakespeare La verit tanto pi difficile da sentire quanto pi a lungo la si taciuta. Anne Frank Gli uomini si fidano delle orecchie meno che degli occhi. Erodoto Come sentiamo, cos vogliamo essere sentiti. Hugo von Hofmannsthal Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la met. Talete Quello che io dico e quello che tu senti non sono sempre la stessa cosa. Anonimo Le masse sono abbagliate pi facilmente da una grande bugia che da una piccola. Adolf Hitler Il mare non ha paese nemmeno lui, ed di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di l dove nasce e muore il sole. Giovanni Verga

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Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capir nemmeno le tue parole. Elbert Hubbard Non temere mai di dire cose insensate, ma ascoltale bene quando le dici. Ludwig Wittgenstein La voce della coscienza come uno di quei congegni dallarme che scattano per ogni nonnulla e nessuno gli d pi retta. Alessandro Morandotti Chi ascolta attentamente lautentica voce del cuore e della coscienza illuminato dalla sua verit. Georg Hegel Ascoltare una cosa magnetica e speciale, una forza creativa. Gli amici che ci ascoltano sono quelli cui ci avviciniamo. Essere ascoltati ci crea, ci fa aprire ed espandere. Karl Menninger Quando lorecchio si affina diventa un occhio. Rumi, poeta e mistico persiano del XIII secolo Quando gli occhi dicono una cosa e la bocca unaltra, luomo avveduto si fida del linguaggio dei primi. R. W. Emerson Ascoltare un affettuoso regalo che facciamo a chi sta cercando di dirci qualcosa. Ma spesso anche un grande regalo per chi ascolta. (Gandalf - capitolo 46 del libro Lumanit dellinternet) NellIncontro, lArmonia tra il Parlare e lAscoltare pu sostenere la Melodia della Vita. (r.s) Parlare un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltare un mezzo per accogliere gli altri in se stessi. Wen Tzu, testo classico taoista La parola dargento, il silenzio doro. Proverbio Parla poco, ascolta assai, e giammai non fallirai. Proverbio popolare Dio ci ha dato due orecchie ed una sola bocca per ascoltare almeno il doppio di quanto diciamo. Proverbio Cinese

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Metafore, racconti e suggestioni in Ascolto


Lobiettivo di questa sezione di proporre una rassegna delle metafore e dei racconti pi significativi sul tema dellascolto al fine di semplificarne laccesso, la ricerca e lutilizzo da parte del coach; questa raccolta un primo passo per raccogliere materiale a supporto di una delle competenze avanzate del coach.

Metafore

La metafora non spiega, non esaustiva, ma consente di prendere spunto, di intuire, di aprire strade da percorrere autonomamente.

La citt dellascolto 18
Cera una volta un giovane insoddisfatto del modo di comunicare dei suoi compaesani. Decide di andare a cercare la citt dellascolto dove spera di trovare abitanti che sappiano ascoltare senza interrompere, fraintendere o travisare le intenzioni di chi parla. Vorrebbe sentirsi libero di esprimersi senza dover fare troppa fatica per trasmettere il messaggio che intende veicolare. Si mette in viaggio portando con s solo lo stretto necessario. Cammina, cammina e cammina sino a quando arriva in una citt in cui ognuno impegnato a spiegare ci che laltro ha appena detto, il vero significato di ci che intendeva dire. Con degli sbagli tremendi, osserva il giovane, e va via per continuare la sua ricerca. Arriva in unaltra citt in cui gli abitanti fanno a gara a chi offre la pi profonda interpretazione, a chi pi veloce nel cogliere il senso implicito, a chi pi abile nel leggere tra le righe il non detto: che fatica! pensa il giovane e riprende il suo cammino. Dopo alcuni giorni di cammino arriva in unaltra citt in cui non fa in tempo a iniziare un discorso che laltro lo interrompe dicendogli: ho capito benissimo cosa intendi dire, capitata anche a me una cosa simile e va avanti nel raccontare le sue cose non dando pi la parola a chi aveva incominciato a parlare. Il giovane prova fastidio ad essere interrotto e non poter completare il proprio discorso. Non crede che questo si possa chiamare ascolto. Lascia questa citt per andare in unaltra. Arriva in unaltra citt in cui quando racconta qualcosa linterlocutore lo interrompe per chie-

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dergli dettagli, precisazioni, dimostrazioni della veridicit di quello che dice, le fonti. Che sfiducia in questa citt, pensa, non voglio star qui un momento di pi e continua il suo viaggio. In unaltra citt nota che viene interrotto da sfide del tipo come fai a saperlo, chi te lo ha detto, ma ne sei proprio sicuro, irritandolo e facendogli sorgere inutili dubbi. In unaltra citt nota che quando esprime un opinione, un pensiero, laltro pronto a sostenere che c ben altro da aggiungere, che non ci si pu fermare a delle semplici e superficiali considerazioni. Pu darsi, pensa il giovane, ma qualche volta non c proprio nientaltro da aggiungere. In unaltra citt ancora quando uno introduce un tema di conversazione laltro pronto a proporne un altro, diverso dal primo. Il giovane dopo tanto peregrinare arriva in unaltra citt in cui quando chiede qualcosa nota che le persone mostrano un sincero e autentico interesse nei suoi confronti. Sono disposti a stare con lui, a instaurare un dialogo con lui per il tempo sufficiente e poi ognuno riprende la sua attivit. In questa citt mentre lui parla linterlocutore non solo rimanda segnali di ascolto, ma fa anche delle domande pertinenti per cercare di comprendere meglio quello che sta dicendo e verificare se effettivamente si sono capiti. E mentre parla con questo interlocutore di accorge che le sue domande lo aiutano a chiarirsi meglio, a capirsi meglio, a precisare meglio il suo pensiero. Il giovane si sente a suo agio, sereno, sente di poter parlare liberamente di qualsiasi cosa senza interruzioni, senza interpretazioni arbitrarie, senza giudizi e malafede. Capisce che questa deve essere la citt dellascolto. Finalmente in questa citt si sente rispettato e ascoltato per le semplici cose che ha da comunicare.

Le due radio ricetrasmittenti 19


Proviamo ad immaginare due radio in cui la ricerca della sintonia, della frequenza di trasmissione, sia affidata ad una manopola da girare. Per ascoltare laltro necessario girare la manopola con lentezza, con delicatezza, sino a quando si cominciano a sentire dei segnali tenui, confusi. Se si gira troppo velocemente, si rischia di passare la frequenza e di non incontrare laltro. Quando si trovato il primo segnale, necessario ricercare il punto di migliore ascolto. Ma non basta; laltro pu cambiare frequenza donda (forse perch ha paura di essere ascoltato e capito da altri...) e si deve cominciare da capo. Pensate ora di dover comunicare con tante ricetrasmittenti diverse: ognuna avr la propria sintonia... ... Di tutte le metafore esistenti, quella pi centrale e cospicua, a disposizione di tutti gli esseri umani, il s. Qui non intendo solo il costrutto psicologico del s, ma lintero essere, psiche e soma, il luogo dove per ciascuno di noi si incontrano Creatura e Pleroma. Al cuore della rete di metafore attraverso la quale riconosciamo il mondo ed interagiamo con esso, stanno lesperienza del s e la possibilit di parlarne. Il ricorso alla autoconoscenza come modello per capire gli altri, sulla base di somiglianze e congruenze, lo si potrebbe chiamare comprensione, ma il termine migliore nelluso corrente mi sembra EMPATIA. Non si deve solo pensare allempatia fra terapeuta e paziente, perch anche il contadino cui si sia inaridito il raccolto sente la morte dei suoi campi nel proprio corpo..... Secondo Bateson lempatia stessa una metafora; lascolto delle somiglianze e delle differenze, 28

meccanismo attraverso cui conosciamo, permette di comprendere laltro. Il comprendere attraverso la metafora non dipende principalmente dal pensiero logico, ma implica afferrare una situazione intuitivamente, nei suoi diversi intergiochi di significati molteplici. Lascolto dei significati attraverso le metafore, consente una gradualit di comprensione sempre maggiore: e la base di tutto ci la disponibilit interna a comprendere.

Racconti
Le cose importanti della vita
Un professore di filosofia inizia la lezione posando sulla cattedra alcuni oggetti. Prende una vaso vuoto e lo riempie con sassi di 5-6 cm di diametro. poi chiede agli studenti se il vaso pieno e loro rispondono s. Allora prende una scatola di sassolini, e li versa nel vaso. I sassolini rotolano negli spazi vuoti fra i sassi. Il prof chiede ancora agli se il vaso pieno, e gli studenti rispondono ancora s. Il prof prende allora una scatola di sabbia e la versa nel vaso. La sabbia riempie ogni interstizio. Ora voglio che voi riconosciate che questa la vostra vita. I sassi sono le cose importanti: anche se ogni altra cosa dovesse mancare, la vostra vita sarebbe comunque piena. I sassolini sono le cose che contano: il lavoro, la casa, lo sport. La sabbia rappresenta le piccole cose. Se riempite il vaso prima con la sabbia, non ci sar pi spazio per rocce e sassolini. Lo stesso per la vita; se voi spendete tutto il vostro tempo ed energie per le piccole cose, non avrete mai spazio per cose importanti. Fissate le vostre priorit! Il resto solo sabbia. Il Re Shahriyar20 profondamente deluso delle donne ed ferocemente adirato perch ha scoperto che non solo sua moglie lha tradito con i suoi schiavi neri ma anche che la stessa cosa successa a suo fratello, il Re Shahzaman. Il Re Shahriyar, avendo perso ogni fiducia nellumanit e ferito dalla convinzione che nessuno pu veramente amarlo, decide che dora in poi non dar pi a nessuna donna loccasione di tradirlo di nuovo, e si ripromette di avere soltanto una vita di volutt. Da quel momento possiede ogni notte una vergine diversa, che viene uccisa la mattina seguente. Alla fine, in tutto il regno non rimane che una sola vergine nubile: Sharazad, la figlia del visir del Re. Il visir non ha intenzione di sacrificare sua figlia, ma essa insiste che vuol diventare il mezzo di liberazione. Essa riesce nel suo intento raccontando ogni notte per mille notti una storia che avvince talmente il Re che egli rinuncia a ucciderla perch vuol sentire la continuazione della storia la notte successiva. Alla fine del ciclo, il Re dichiara la sua fiducia e il suo amore per Sharazad, ed essi vivono felici assieme per il resto dei loro giorni, o cos ci viene fatto capire.

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Larte di ascoltare (De recta ratione audiendi) di Plutarco di Cheronea21


1. Ti invio, caro Nicandro la stesura del discorso da me tenuto su come si ascolta, perch tu sappia disporti in modo corretto allascolto di chi si rivolge a te con la voce della persuasione, ora che hai indossato la toga virile e ti sei liberato da chi ti dava ordini. Questa condizione di anarchia, che alcuni giovani, ancora immaturi sul piano formativo, sono portati a confondere con la libert, fa s che le passioni, quasi fossero sciolte dai ceppi, diventino per loro padroni pi duri dei maestri e dei pedagoghi di quando erano ragazzi. Insieme con la tunica, dice Erodoto, le donne si spogliano anche del pudore: cos ci sono giovani che nellatto stesso di deporre la toga puerile, depongono anche ogni senso di pudore e di rispetto, e sciolto labito che li teneva composti si riempiono subito di sregolatezza. Tu, invece, che in pi occasioni hai avuto modo di ascoltare che seguire Dio ed obbedire alla ragione sono la stessa cosa, devi pensare che; il passaggio dalla fanciullezza allet adulta, per quelli che ragionano bene, non significa non aver pi unautorit cui sottostare, ma semplicemente cambiarla, perch al posto di una persona stipendiata o di uno schiavo essi assumono a guida divina dellesistenza la ragione. Quella ragione, i cui seguaci giusto ritenere i soli uomini liberi, dato che solo loro hanno imparato a volere ci che si deve e perci stesso vivono come vogliono. Ignobile, invece, meschino ed esposto a grandi rimorsi, larbitrio che si esplica negli impulsi e nelle azioni che nascono da immaturit e falsi ragionamenti. 2. Penso comunque che non ti dispiacer ascoltare qualche preliminare osservazione sul senso delludito, che, a detta di Teofrasto, esposto pi di ogni altro alle passioni, dato che non c niente che si veda, si gusti o si tocchi, che produca sconvolgimenti, turbamenti o sbigottimenti paragonabili a quelli che afferrano lanima quando ludito investito da certi frastuoni, strepiti o rimbombi. Ma a ben guardare esso ha pi legami con la ragione che con la passione, perch se vero che molte sono le zone e le parti del corpo che offrono al vizio una via daccesso per cui arriva ad attaccarsi allanima, per la virt lunica presa data invece dalle orecchie dei giovani, semprech siano pure e tenute fin dallinizio al riparo dai guasti delladulazione e dal contagio di discorsi cattivi. Per questo Senocrate invitava ad applicare i paraorecchi ai ragazzi pi che ai lottatori, perch a questi ultimi i colpi sfigurano le orecchie, mentre ai primi i discorsi distorcono il carattere. Egli non intendeva, comunque che dovessero porsi in una sorta di isolamento acustico o diventare sordi: consigliava solo di proteggerli dai discorsi cattivi prima che altri buoni, come guardie allevate dalla filosofia a protezione del carattere, non ne avessero saldamente occupato la postazione pi precaria e maggiormente esposta alla voce della persuasione. Lantico Biante, quando Amasi gli chiese di inviargli la porzione di vittima sacrificale che a suo giudizio fosse migliore e al tempo stesso peggiore, ne recise la lingua e gliela mand, intendendo dire che nella parola sono insiti i danni e i vantaggi pi grandi. La maggior parte delle persone, quando bacia teneramente i propri piccoli, ne prende le orecchie tra le mani e li

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invita a fare altrettanto, con scherzosa allusione al fatto che essi devono amare soprattutto chi fa loro del bene attraverso le orecchie. evidente che un giovane che fosse tenuto lontano da qualunque occasione di ascolto e non assaporasse nessuna parola, non solo rimarrebbe completamente sterile e non potrebbe germogliare verso la virt, ma rischierebbe anche di essere traviato verso il vizio, facendo proliferare molte piante selvatiche dalla sua anima, quasi fosse un terreno non smosso ed incolto ... 3. Dal momento dunque che lascolto comporta per i giovani un grande profitto ma un non minore pericolo, credo sia bene riflettere continuamente, con se stessi e con altri, su questo tema. I pi invece, a quanto ci dato vedere, sbagliano, perch si esercitano nellarte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, e pensano che per pronunciare, un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dallascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi saccosta in modo improvvisato. Se vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e riceverla, nelluso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto. I parti e i travagli di vento delle galline si dice diano origine a gusci imperfetti e privi di vita: cos realmente di vento il discorso che esce da giovani incapaci di ascoltare e disabituati a trarre profitto attraverso ludito, e oscuro ed ignoto, si disperde sotto le nubi. Quando travasa qualcosa, la gente inclina e ruota i vasi perch loperazione riesca bene e non ci siano dispersioni, mentre, quando ascolta un filosofo, non impara ad offrire se stessa a chi parla e a seguire attentamente, perch non le sfugga nessuna affermazione utile. E quel che pi ridicolo che se incontrano uno che racconta di un banchetto, di un corteo, di un sogno o dellalterco avuto con un altro, restano ad ascoltarlo in silenzio e insistono per saperne di pi; ma se uno li tira da parte e vuol dare loro un insegnamento utile, spronarli a qualche dovere, redarguirli in caso di errore o addolcirli quando sono irritati non lo sopportano e se ne hanno la possibilit si sforzano daverla vinta e si mettono a controbattere le sue parole o, se proprio non ce fanno, lo piantano in asso e vanno alla ricerca di altri insulsi discorsi, riempiendosi le orecchie, quasi fossero vasi difettosi e incrinati, di qualunque cosa piuttosto che di ci di cui hanno bisogno. I bravi allevatori rendono sensibile al morso la bocca dei cavalli: cos i bravi educatori rendono sensibili alle parole le orecchie dei ragazzi insegnando loro non a parlare molto, ma ad ascoltare molto. Nel tessere gli elogi di Epaminonda, Spintaro diceva che non era facile incontrare uno che sapesse di pi e parlasse di meno. E la natura, si dice, ha dato a ciascuno di noi due orecchie ma una lingua sola, perch siamo tenuti ad ascoltare pi che a parlare. 4. Il silenzio, dunque, ornamento sicuro per un giovane in ogni circostanza, ma lo . in modo particolare quando, ascoltando un altro, evita di agitarsi o di abbaiare ad ogni sua affermazio-

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ne, e anche se il discorso non gli troppo gradito, pazienta ed attende che chi sta disertando sia arrivato alla conclusione; e non appena ha finito si guarda dallinvestirlo subito di obiezioni, ma, come dice Eschine, lascia passare un po di tempo per consentire allaltro di apportare eventuali integrazioni o di rettificare e sopprimere qualche passaggio. Chi si mette subito a controbattere finisce per non ascoltare e non essere ascoltato, e interrompendo il discorso di un altro rimedia una brutta figura. Se invece ha preso labitudine di ascoltare in modo controllato e rispettoso, riesce a recepire e a far suo un discorso utile e sa discernere meglio e smascherare linutilit o falsit di un altro, e per di pi d di s limmagine di una persona che ama la verit e non le dispute, ed aliena dallessere avventata o polemica. Non sbagliato quello che dicono alcuni, e cio che se si vuole versare qualcosa di buono nei giovani bisogna prima sgonfiarli pi di quanto non si faccia con laria contenuta negli otri, di ogni presunzione e albagia, perch altrimenti, pieni come sono di alterigia e di boria, non riuscirebbero ad accogliere nulla. 5. Linvidia poi, congiunta a malizia e livore, non va bene in nessun caso, e se la sua presenza ostacola ogni retto comportamento, diventa pessima assistente e consigliera di chi ascolta, perch gli rende fastidiose, sgradevoli e inaccettabili le osservazioni utili, dato che gli invidiosi godono di qualunque altra cosa piuttosto che di quelle dette bene Ma se negli altri casi linvidia nasce da certe disposizioni rozze e malvagie, quella rivolta contro chi parla muove da inopportuno esibizionismo e mala ambizione e non consente a chi si trova in questo stato danimo di concentrarsi su ci che viene detto, ma ne disturba e distrae la mente, che ora si mette ad osservare se le proprie capacita siano inferiori a quelle di chi sta parlando e ora invece si sofferma a guardare se gli altri seguano compiaciuti ed ammirati, e si sente urtata dagli assensi e si indispettisce con i presenti se mostrano di gradire chi parla. E quanto ai discorsi, essa lascia cadere in oblio quelli gi pronunciati, perch rammentarli una sofferenza, e si agita e trema al pensiero che quelli successivi possano essere ancora migliori; non vede lora che chi sta tenendo un discorso bellissimo abbia terminato di parlare, e appena lascolto finito non ripensa a niente di quel che stato detto, ma si mette a contare come fossero voti, le esclamazioni e gli umori dei presenti, e fugge e schizza via come impazzita da chi approva, correndo ad imbrancarsi con chi solleva critiche e distorce le argomentazioni svolte; se poi non c niente da distorcere, tira fuori che altri hanno saputo sviluppare meglio lo stesso tema e con maggior efficacia, fino a quando, a forza di svilire e infangare, non si sia reso lascolto inutile e vano. 6. Perci, stipulata una tregua tra voglia di ascoltare e tentazioni esibizionistiche, dobbiamo disporci allascolto con animo disponibile e pacato, come fossimo invitati a un banchetto sacro o alle cerimonie preliminari di un sacrificio, elogiando lefficacia di chi parla nei passaggi riusciti e apprezzando perlomeno la buona volont di chi espone in pubblico le proprie opinioni e cerca di convincere gli altri ricorrendo agli stessi ragionamenti che hanno persuaso lui.

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Senofonte dice che i bravi padroni di casa sanno trarre profitto dagli amici e dai nemici: cos le persone sveglie e attente sanno trarre beneficio da chi parla non solo quando ha successo ma anche quando fallisce, perch, la pochezza concettuale, la vacuit espressiva, il portamento volgare, la smania, non disgiunta da goffo compiacimento, di consenso e gli altri consimili difetti ci appaiono con pi evidenza negli altri quando ascoltiamo che in noi stessi quando parliamo. Dobbiamo perci trasferire il giudizio da chi parla a noi stessi, valutando se anche noi non cadiamo inconsciamente in qualche errore del genere. Non c cosa al mondo pi facile di criticare il prossimo, ma atteggiamento inutile e vano se non ci porta a correggere o prevenire analoghi errori. Di fronte a chi sbaglia non dobbiamo esitare a ripetere in continuazione a noi stessi il detto di Platone: Sono forse anchio cos?. Come negli occhi di chi ci sta vicino vediamo riflettersi i nostri, cos dobbiamo ravvisare i nostri discorsi in quelli degli altri, per evitare di disprezzarli con eccessiva durezza e per essere noi stessi pi sorvegliati quando arriva il nostro turno di parlare. A tal fine utile anche ricorrere a un confronto se, una volta finito lascolto e rimasti soli, prenderemo qualche passaggio che, a nostro giudizio sia stato trattato in modo maldestro o inadeguato e proveremo a ridirlo noi, volgendoci a colmare una deficienza qui, a correggerne una l, a esporre lo stesso pensiero con parole diverse o tentando di affrontare largomento in maniera radicalmente nuova. Cos fece anche Platone con il discorso scritto da Lisia. Non difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da altri, anzi quanto mai facile; ben pi faticoso, invece, contrapporne uno migliore. Alla notizia che Filippo aveva raso al suolo Olinto, lo spartano osserv: Ma lui non riuscirebbe a riedificare una citt cos grande!. Se dunque nel dissertare sullo stesso argomento ci sembrer di non essere molto superiori a chi ne ha trattato, deporremo gran parte del nostro disprezzo e ben presto, smascherati da simili confronti, svaniranno in noi presunzione ed orgoglio. 7. Antitetico allatteggiamento denigratorio quello facilmente incline allammirazione, che denota indubbiamente una natura pi cordiale e pacata, ma esige anchesso non poca accortezza, o addirittura ne richiede una maggiore, perch se i denigratori e gli arroganti ricavano da chi parla un profitto minore, gli entusiasti e gli ingenui ne ricevono danni maggiori e non smentiscono il detto eracliteo: Lo stupido suole stupirsi a ogni parola. Bisogna essere generosi nellelogiare chi parla ma cauti nel prestare fede alle sue parole; si deve essere spettatori bendisposti e non prevenuti dello stile e della dizione di chi dibatte, ma critici attenti e severi dellutilit e veridicit di ci che dice, per non attirarci lodio suo e al tempo stesso evitare che le sue parole possano danneggiarci, dato che, senza nemmeno accorgercene, siamo portati ad accogliere in noi molti ragionamenti falsi e cattivi per simpatia o fiducia verso chi parla. Gran parte degli errori commessi da chi canta con laccompagnamento dellaulo sfugge a chi ascolta: cos uno stile ridonante e pomposo abbacina lascoltatore e gli impedisce di intravedere i concetti. Si narra che Melanzio, sentendosi chiedere un parere su una tragedia di Diogene, rispondesse che non gli era riuscito di vederla perch eclissata dalle parole

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8. Perci bisogna eliminare dallo stile ogni eccesso e vacuit, mirando esclusivamente al frutto e prendendo a modello le api e non le tessitrici di ghirlande, perch queste, preoccupandosi solo delle fronde fiorite e profumate, intrecciano e intessono una composizione soave ma effimera e infruttuosa, mentre le api, pur volando in continuazione su prati di viole, di rose e di giacinti, vanno a posarsi sul timo, la pi acre e pungente delle piante, e vi si fermano al biondo miele pensando, poi attinto qualcosa di utile volano via allopera loro. Cos lascoltatore fine e puro deve lasciar perdere le parole fiorite e delicate e pensare che gli argomenti teatrali e spettacolari sono solo pastura di fuchi sofisticheggianti, ed immergersi invece con la concentrazione fino a cogliere il senso profondo del discorso e la reale disposizione, danimo di chi parla, per trarne ci che utile e giovevole, rammentando a se stesso che non andato a teatro o in un odeo, ma in una scuola e in unaula per raddrizzare la propria vita con la parola. Ne consegue la necessit di esaminare e giudicare lascolto partendo da se stesso e dal proprio stato danimo, valutando se qualche passione sia divenuta pi debole, qualche fastidio pi leggero, se si siano rinsaldati in lui determinazione e volont, se senta in cuor suo entusiasmo per la virt e per il bene. 9. 10. A questi precetti segue quello relativo ai quesiti. Quando si invitati a cena si deve mangiare quello che viene imbandito e non chiedere dellaltro o mettersi a criticare: cos chi andato al banchetto delle parole, se il tema stabilito, ascolti in silenzio chi parla, perch portandolo a deviare su altri argomenti, interrompendone lesposizione con continue domande e sollevando sempre nuove difficolt non risulta n piacevole n garbato come ascoltatore e ottiene di non ricavare personalmente alcun profitto e di confondere insieme chi parla e quello che dice; se invece chi parla a sollecitare luditorio a porre domande e quesiti, si dovrebbe sempre dare a vedere di sollevarne di utili e di necessari. Odisseo deriso dai pretendenti domandando tozzi di pane, e non spade o lebeti, perch per loro segno di grandezza danimo non solo fare grandi doni, ma anche richiederli. Ancor pi, per, si riderebbe di un ascoltatore che sollecitasse chi disserta su questioni piccole e cavillose, come solitamente fanno certi giovani che ricorrendo ad estreme sottigliezze e palesando la propria attitudine per la dialettica o la matematica pongono quesiti sulla divisione delle proposizioni indefinite e su quale sia il movimento secondo il lato o secondo la diagonale... 11. Quando si formula una domanda bisogna assolutamente rapportarsi allesperienza e allattitudine di chi parla, ponendogli quesiti su di argomenti in cui pi forte di se stesso e evitando di mettere in difficolt chi esperto soprattutto di filosofia morale sottoponendogli complicati problemi di fisica o di matematica, e di trascinare al contrario chi vanta conoscenze in campo

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scientifico a emettere giudizi sulle proposizioni connesse o a risolvere i sofismi mentitori. Chi tentasse di spaccare la legna con una chiave o di aprire la porta con una scure non darebbe limpressione di screditare quegli strumenti ma piuttosto di rinunciare alla loro propria utilit e funzione: cos chi avanza richieste su temi sui quali chi parla non ha attitudine o non si esercitato, si pone da solo nellimpossibilit di cogliere e ricevere il frutto che laltro ha ed disposto ad offrire, e oltre a danneggiare se stesso ottiene anche di essere tacciato di malizia e livore. 12. Ci si deve inoltre guardare dal porre troppe domande e dallintervenire in continuazione, perch anche questo atteggiamento denota, in certo qual modo, una volont esibizionistica. Ascoltare con calma gli interventi di un altro indizio invece di persona desiderosa di apprendere e rispettosa del prossimo, a meno che uno non senta dentro qualcosa che lo turba e non lopprima una passione che devessere bloccata o un tormento che deve essere lenito. Dice Eraclito che la propria ignoranza meglio celarla, ma forse meglio, invece, palesarla e curarla. Se accessi dira, attacchi di superstizione, forti contrasti con i familiari o una folle passione damore che tocca della mente le corde da non toccare, ci sconvolgono la mente, non bisogna rifugiarsi dove si parla daltro per non esporci a critiche, 13. Anche il tributare elogi compito che richiede cautela e senso della misura, perch difetto ed eccesso non si addicono a un uomo libero. Pesante e rozzo lascoltatore che rimane freddo e impassibile di fronte a qualunque riflessione, e pieno di una presunzione incancrenita e di unautoconsiderazione profondamente radicata, convinto com di saper esprimere qualcosa di meglio di quel che sente dire, non batte ciglio, come invece educazione vorrebbe, e non emette sillaba a testimonianza del fatto che sta seguendo volentieri e con interesse, ma se ne resta in silenzio e ostentando una gravit affettata e di maniera cerca di cattivarsi la reputazione di persona di solide e profonde convinzioni, dando a vedere di valutare gli elogi alla stregua del denaro e di pensare che nella proporzione in cui se ne elargiscono agli altri si finisce per privarne se stessi. Opposto daltro canto latteggiamento di chi, senza il minimo discernimento, ad ogni parola e ad ogni sillaba si sofferma e grida: leggero come un uccello, costui riesce spesso sgradito anche a chi dibatte e fastidioso sempre per gli altri che ascoltano, perch contro voglia li eccita e ti spinge ad imitarlo, quasi che un senso di pudore li trascinasse a forza a fargli da eco. Cos, senza aver tratto alcun profitto per aver reso lascolto pieno di confusione e di trambusto con i suoi elogi, se ne va portandosi appresso uno di questi tre titoli: ipocrita, adulatore o incompetente, perch questa limpressione che ha dato di s. Chi chiamato a far da giudice in un

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processo non deve ascoltare con malanimo o parzialit, ma secondo coscienza, guardando alla giustizia; quando invece si ascolta una discussione filosofica non ci sono leggi o giuramenti che ci impediscano di accogliere con simpatia chi disserta. Anzi, gli antichi collocarono Ermes vicino alle Grazie, volendo significare che un discorso richiede soprattutto grazia e gentilezza. Non possibile che chi parla sia in assoluto talmente inetto ed impreciso da non offrire niente che possa essere apprezzato: una riflessione sua, una citazione altrui, largomento stesso e lo scopo del discorso, e almeno lo stile o la disposizione della materia, come tra le ginestre e lononide irta di spine spuntano i bucaneve dai delicati fiori. C chi riesce persuasivo anche tessendo panegirici del vomito, della febbre e, per Zeus!, perfino della pentola: e come potrebbe allora non dare assolutamente un po di respiro e non fornire unoccasione di elogio, ad ascoltatori benevoli e garbati, il discorso pronunciato da chi in un modo o nellaltro gode fama o nome di filosofo? I giovani in fiore, come dice Platone, eccitano sempre, in un modo o nellaltro, le nature sensuali: se sono di carnagione chiara, li chiamano figli degli Dei, se sono bruni virili; a un naso aquilino danno leufemistico nome di regale, a uno camuso di grazioso; un colorito giallastro diventa per loro del colore del miele, e cos tutti li baciano e li amano perch lamore, come ledera, abile ad avvincersi con qualsiasi scusa. A maggior ragione, dunque, chi si diletta di ascoltare e ama i discorsi seri sapr sempre trovare; qualche elemento in base al quale apparir elogiare motivatamente ogni singolo oratore. Platone, ad esempio, pur disapprovando linvenzione nellorazione di Lisia e criticandone la disposizione, ne elogia comunque lo stile e afferma che in lui ogni parola chiara e rotondamente tornita. Si potrebbero biasimare i temi di Archiloco, la versificazione di Parmenide, la semplicit di Focilide, la verbosit di Euripide, la discontinuit di Sofocle, cos come senza dubbio tra gli oratori c chi non sa ritrarre i caratteri, chi fiacco nel destare emozioni, chi privo di grazia: ci nonostante ciascuno di loro viene elogiato per la peculiarit delle doti naturali che gli consentono di far presa e trascinare. Anche allascoltatore, quindi, data facile ed ampia possibilit di mostrarsi cordiale con chi parla: ad alcuni basta, anche se non aggiungiamo la testimonianza della voce, offrire uno sguardo mite, un volto pacato, una disposizione benevola e non annoiata. Per concludere, ecco alcune norme di comportamento, per cos dire generali e comuni, da seguire sempre in ogni ascolto, anche in presenza di unesposizione completamente fallita: stare seduti a busto eretto, senza pose rilassate o scomposte; lo sguardo devessere fisso su chi sta parlando, con un atteggiamento di viva attenzione; lespressione del volto devessere neutra e non lasciar trasparire non solo arroganza o insofferenza ma persino altri pensieri e occupazioni. In ogni opera darte, si sa la bellezza deriva, per cos dire, da molteplici fattori che per una consonanza misurata e armonica pervengono a una proporzionata unita, mentre basta una semplice mancanza o unaggiunta fuori posto per dare subito vita alla bruttezza: analogamente, quando si ascolta, non solo sono sconvenienti larroganza di una fronte corrugata, la noia dipinta sul viso, lo sguardo che vaga qua e l, la posizione scomposta del corpo e le gambe accavallate, ma sono da censurare, e richiedono molta circospezione, persino un cenno o un

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bisbiglio con un altro, un sorriso, gli sbadigli sonnacchiosi, lo sguardo fisso a terra e qualunque altro atteggiamento del genere. 14. Altri pensano che chi parla abbia dei doveri da assolvere e chi ascolta, invece, nessuno; pretendono che quello si presenti dopo aver meditato ed essersi preparato con cura, mentre loro invadono la sala liberi da ogni pensiero e riflessone. Eppure se persino n bravo convitato ha dei doveri da assolvere, molti di pi ne ha chi ascolta, perch coinvolto nel discorso ed chiamato a cooperare con chi parla, e non giusto che stia ad esaminarne con severit le stonature e a vagliarne criticamente ogni parola e ogni gesto, mentre lui, senza doverne rispondere, si abbandona per tutta la durata dellascolto a un contegno scomposto e variamente scorretto. Quando si gioca a palla le mosse di chi riceve devono essere in sintonia con quelle di chi lancia: cos in un discorso c sintonia tra chi parla e chi ascolta se entrambi sono attenti ai loro doveri. 15. Nel manifestare il proprio assenso, bisogna guardarsi dallusare le prime parole che vengono in mente. Quando Epicuro, ad esempio, riferendosi alle le lettere di alcuni amici, dice che ne sente scaturire un fragore di applausi, ci riesce stucchevole: cos chi ai nostri giorni introduce nelle sale dove parlano i filosofi epiteti stravaganti come divino!, ispirato!, inarrivabile!, quasi non bastassero pi i bene! bravo!, giusto!, con cui abitualmente manifestavano la propria approvazione i discepoli di Platone, di Isocrate o di Iperide, tiene un comportamento oltremodo sconveniente e finisce per gettare cattiva luce su chi parla, suggerendo limpressione che questa richiesta di elogi superbi e straordinari nasca da lui. Davvero fastidioso poi chi ricorre al giuramento, come, fosse in tribunale, per testimoniare la propria approvazione nei confronti di chi parla, e non meno lo sono quelli che sbagliano la mira nel riferirsi alle qualit della persona 16. Moniti e rimproveri, a loro volta, non si devono ascoltare con indifferenza o vilt. Chi resta calmo e impassibile nel sentirsi redarguire da un filosofo, al punto che sorride e riserva parole delogio a chi lo biasima, si comporta come i parassiti che di fronte agli insulti di chi li mantiene, nella totale sfacciataggine e sfrontatezza che li caratterizza, danno con la loro impudenza un saggio di virilit non bello n schietto. Accettare senza irritazione e con un sorriso una battuta priva di insolenza, pronunciata per scherzo e con arguzia, non un comportamento ignobile o grossolano, ma al contrario liberale e conforme al costume laconico. Ascoltare invece una rampogna e un monito rivolti a raddrizzare il carattere, che ricorrono a una parola di biasimo come a un medicamento che brucia, senza farsi piccolo piccolo, imperlarsi di sudore sentirsi girare la testa e avvampare di vergogna nellanima, ma restando indifferente e con un ghigno beffardo e ironico dipinto sul volto, proprio di un giovane profondamente abbietto e insensibile ad ogni forma di pudore per inveterata abitudine agli errori, la cui anima, quasi fosse una carne dura e callosa, non riceve lividi.

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Cos si comportano dunque i giovani di questo tipo. Quelli di indole opposta, invece, anche se sono ripresi una sola volta, scappano via senza volgersi indietro e fuggono lontano dalla filosofia: cos, pur avendo ricevuto dalla natura il senso del pudore come bel principio di salvezza, lo gettano via per la loro delicatezza e mollezza, non riuscendo a mantenersi saldi davanti ai rimproveri e ad accettare gli emendamenti con la giusta forza danimo, ... Se al termine di unoperazione uno fugge via dal medico e non vuole che gli bendi la ferita, accetta il dolore dellintervento ma non attende leffetto benefico della cura: cos chi non offre alla parola, che ha inciso e ferito la sua stoltezza, la possibilit di cicatrizzare e rimarginare, si allontana dalla filosofia morso e sofferente, ma privo di qualunque reale beneficio. Perch non solo la piaga di Telefo guarita dalla minuta limatura della lancia, In realt, persino nel caso in cui la critica gli sembri immeritata, bene che non si freni e resti, mentre laltro parla, in paziente attesa: poi, quando ha finito, deve andare da lui per esporre le proprie argomentazioni e pregarlo di riservare quella franchezza e quel tono appena usati contro di lui per qualche sua reale mancanza. 17. Quando sincomincia a leggere e a scrivere, a suonare la lira o a frequentare una palestra, le prime lezioni comportano notevole confusione, fatica e oscurit, ma poi, mano a mano che si va avanti, si instaurano a poco a poco, come avviene nei rapporti interpersonali, una grande familiarit e conoscenza, che rendono ogni cosa gradita, agevole e facile da dire e da fare. Cos capita anche con la filosofia: i primi approcci con il suo linguaggio e le sue tematiche danno la sensazione di inoltrarsi su un terreno scivoloso e inconsueto, ma non per questo si deve subito sentirsene intimoriti e rinunciare, intimiditi e scoraggiati; bisogna, al contrario, affrontare i vari ostacoli e con perseveranza e desiderio di procedere oltre, attendere che insorga quella familiarit che rende dolce ogni cosa bella. E questa, in realt, non tarder molto a prodursi e a riversare sui nostri studi una luce grande, ingenerando un ardente amore per la virt. Davvero miserabile e vile chi accettasse di trascorrere il resto della propria esistenza senza questo amore, dopo aver disertato la filosofia per pusillanimit. I temi trattati dalla filosofia possono forse presentare allinizio qualche aspetto di difficile intelligibilit per gli inesperti e per i giovani, ma ci non toglie che la responsabilit di ci che in massima parte appare oscuro e incomprensibile ricada proprio su di loro, dato che, indipendentemente dallavere temperamenti opposti, essi finiscono per commettere lo stesso errore. Gli uni, infatti, per pudore e ritegno, esitano a porre domande a chi parla e ad assicurarsi del senso reale delle sue parole, e fanno cenni dassenso, dando ad intendere, di averle assimilate bene; gli altri, al contrario, spinti da inopportuna ambizione e vano spirito di competizione verso i compagni, cercano di dimostrare la propria acutezza e capacit di apprendimento, e dichiarando di aver capito prima di avere compreso finiscono per non comprendere un bel niente. Poi, a chi si vergognava e se nera stato in silenzio, capita che una volta lasciata laula se

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la prende con se stesso e non sa che fare, e alla fine, costretto dalla necessit, torna sui suoi passi e con accentuato senso di vergogna tormenta chi ha parlato con una domanda dopo laltra e non lo molla pi, mentre gli ambiziosi e presuntuosi continuano a nascondere e dissimulare lignoranza che alberga dentro di loro. 18. Lasciamo perdere dunque simili forme di stupidit o millanteria e pur di apprendere e assimilare le riflessioni utili accettiamo anche le risatine di chi vuol dare a vedere di essere intellettualmente dotato, come fecero Cleante e Senocrate, che in apparenza erano pi lenti dei compagni, ma in realt non demordevano dallapprendere e non si smarrivano danimo, ed erano anzi i primi a prendersi in giro, paragonandosi a vasi dallimboccatura stretta o a tavolette di bronzo, alludendo al fatto che facevano fatica ad accogliere le parole, ma poi le conservavano in modo saldo e sicuro. Perch non solo, come dice Focilide, spesso deve subire delusioni chi aspira alla virt, ma spesso deve accettare anche di essere; deriso e schernito, e sopportare canzonature e volgarit pur di eliminare con tutto se stesso la propria ignoranza ed abbatterla. Non bisogna trascurare, daltra parte, nemmeno lerrore contrario, che taluni commettono per indolenza, col risultato di rendersi sgradevoli e fastidiosi: quando sono per conto loro non vogliono scomodarsi, ma poi disturbano chi parla sottoponendogli in continuazione domande sugli stessi argomenti, come uccellini implumi che stanno sempre a bocca aperta verso laltrui bocca e vogliono ricevere da altri ogni cosa ormai pronta e predigerita. C poi chi aspira a guadagnarsi la fama di persona attenta e acuta dove non il caso, e sfinisce chi parla a forza di chiacchiere e di curiosit, sollevando in continuazione quesiti non necessari o chiedendo spiegazioni su argomenti che non ne hanno alcun bisogno: cos strada corta diventa lunga, come dice Sofocle, e non solo per loro, ma anche per gli altri. Interrompendo in continuazione il maestro con domande vane e superflue, come in un viaggio in compagnia, non fanno che intralciare landamento regolare dellapprendimento, che subisce fermate e ritardi. Questi tali somigliano, secondo Ieronimo, a quei cagnolini vili e insistenti, che in casa mordono le pelli delle fiere e ne strappano il vello, mentre se queste fossero vive si guaderebbero bene dal toccarle. Dobbiamo esortare i pigri di cui parlavamo a mettere insieme il resto da soli, una volta che lintelligenza abbia fatto loro comprendere i punti essenziali, tenendo a mente quanto hanno ascoltato perch sia loro da guida nel proseguimento della ricerca e accogliendo la parola altrui come principio e seme da sviluppare ed accrescere. La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una scintilla che laccenda e vi infonda limpulso della ricerca e un amore ardente per la verit. Come uno che andasse a chiedere del fuoco ai vicini, ma poi vi trovasse una fiamma grande e luminosa e restasse l a scaldarsi fino alla fine, cos chi si reca da un altro per prendere la sua parola ma non pensa di dovervi

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accendere la propria luce e la propria mente, e siede incantato a godere di ci che ascolta, trae dalle parole solo un riflesso esterno, come un volto che sarrossa e sillumina al riverbero della fiamma, senza riuscire a far evaporare e scacciare dallanima, grazie alla filosofia, quanto vi dentro di fradicio e di buio. Se necessario qualche altro consiglio per imparare ad ascoltare, bisogna tenere a mente quanto ora si detto, ma di pari passo con lapprendimento esercitarsi nella ricerca personale, per acquisire un abito mentale non da sofisti o da puri eruditi, ma al contrario profondamente radicato e filosofico, considerando che il saper ascoltare bene il punto di partenza per vivere secondo il bene.

e suggestioni
Lascolto non n ubbidienza n osservanza, non rientra in una professione n in una confessione. Lascolto non la ricezione, bens ha a che fare con il racconto. La via dellascolto la via della gioia; dallascolto discendono la soddisfazione, la riuscita, la gioia, il piacere22 Se mi chiedessero di scrivere una lettera a una bambina che sta per nascere, la farei cos.23 Coshai sentito finora del mondo attraverso lacqua e la pelle tesa della pancia della mamma? Cosa ti hanno detto le tue orecchie imperfette delle nostre paure? Riusciremo a volerti senza pretendere, a guardarti senza riempire il tuo spazio di parole, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche dai tuoi silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di sensi di cola e di affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro contatto sia richiesta spasmodica o ricatto di affetto? mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze pi impreviste e spudorate. I padri ai figli, le mogli ai mariti, i conferenzieri agli ascoltatori, gli esperti ai profani, i colleghi ai colleghi, i medici ai pazienti, luomo alla propria anima, tutti spiegavano. Le radici di questo, le cause di questaltro, lorigine di determinati eventi, la struttura, i motivi per cui. Nella maggior parte dei casi, entravano da un orecchio e uscivano dallaltro. Lanima voleva quel che voleva. Aveva la prima naturale coscienza. Se ne stava infelicemente seduta povera creatura, in cima a sovrastrutture di spiegazioni e non sapeva da che parte girarsi, dove dirigersi. Saul Bellow24 In unintervista del 1991, il filosofo Remo Bodei esprime concetti assai chiari sul tema25: Proust ha detto una cosa bellissima quando sosteneva che noi in un certo modo sottoviviamo invece di sopravvivere o sottoutilizziamo i nostri sensi. Bodei sostiene che: tre sensi

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sono stati abbandonati dalla filosofia perch lolfatto, il tatto e il gusto non sono facilmente comunicabili. La vista e ludito sono sensi pubblici Nella filosofia greca c un personaggio come Plotino che ha notato che i sensi sono come la memoria, pi si esercitano, pi funzionano. Quindi ha dato dei sensi una concezione attiva. I sensi sono ci che unattivit. Non vediamo semplicemente perch riceviamo dallesterno delle immagini gi fatte: noi ritagliamo nella nostra percezione Quindi i nostri sensi non sono passivi, anche perch noi dobbiamo apprendere a usarli Quindi noi abbiamo modi per non sottovivere e per utilizzare meglio i nostri sensi e, se vogliamo, anche essere pi contenti, perch ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo vinciamo la noia e perlomeno siamo vivi Ogni nostro percepire, quindi vedere, sentire, gustare, ogni nostro pensare sempre accompagnato da quello che in musica si chiama un basso continuo, un accompagnamento che un tono affettivo e anche quando noi pensiamo di essere spassionati, indifferenti, in realt noi abbiamo una passione .

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Rifugio duccelli notturni 26


In alto c un pino distorto; sta intento ed ascolta labisso col fusto piegato a balestra. Rifugio duccelli notturni, nellora pi alta risuona dun battere dali veloce. Ha pure un suo nido il mio cuore Sospeso nel buio, una voce; sta pure in ascolto, la notte.

Ascolta 27
Se un temporale ti ha fermato sulla strada in qualche posto in cui nessuno passa mai, se un improvviso arcobaleno ti fa quasi pensare che quella la firma di Dio, ascolta il vento asciugare lerba, senti cantare il sole. Ascolta i vecchi che hanno voglia di ballare e sopra un ponte le bugie di un pescatore e le domande di un bambino appena nato che crede a qualunque risposta gli dai Ascolta luomo e le sue distanze, la fame e le speranze. Nel primo traffico dellaurora senti nellaria la primavera, ascolta, guarda respira. Senti la gente svegliarsi piano, fare lamore anche con nessuno, ascolta quello che siamo, quanto odiamo, quanto amiamo. Quando lo stadio spegne i fari e va a dormire ascolta i sogni che la gente porta via, se la ragazza fra la pioggia e il marciapiede tinsegna la sola canzone che sa, ascolta lacqua e la sua memoria, luomo e la sua miseria. Ascolta quello che hai dentro al petto e che non hai mai detto! Prima di metter le mani addosso a chi ti ha solo capito male, ascolta dentro te stesso. Senti pregare chi non ci crede e le poesie di un carabiniere, ascolta, fatti stupire, cambiare, guarire. Ascolta quello che hai dentro al petto e che non hai mai detto.

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Larte in ascolto
luomo che urla solitario sul ponte diventa preda del suo stesso sentimento si perde insieme alla sua voce inascoltata (Edvard Munch, Lurlo, 1885)

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Note
1 Leducazione, Edizione Biblioteca dellimmagine, Pordenone 1994 2 Capacit di concentrarsi completamente su ci che il cliente dice e non dice, capire il significato dei desideri del cliente e favorire lespressione del s del cliente. Corporate CoachU Italia 3 Il rumore non pu imporsi sul rumore. Il silenzio s. M. Gandhi 4 shift o cambiamento: quando il coachee individua la soluzione al problema, soluzione che prima non riusciva a vedere. 5 Ascoltare: trattenersi volontariamente e attentamente a udire, prestare la propria attenzione o partecipazione a qualcuno o qualcosa in quanto informazione o motivo di riflessione Devoto-Oli 6 Il valore dellempatia... non significa curare (corsivo nostro: il coaching non cura, non una terapia) con lamore e un atteggiamento compassionevole, ma utilizzarla per entrare in risonanza M. Ammaniti Capacit di immedesimarsi in unaltra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati danimo U. Galimberti: Dizionario di Psicologia, UTET 1992-1994 7 Imparare ad ascoltare Madelyn Burley-Allen, F.Angeli 1996; pagg 77-82;88 8 Imparare ad ascoltare Madelyn Burley-Allen, F.Angeli 1996; pagg 83-88 9, 10 Jill Geisler - Ten lousy listeners and what we can learn from them (articolo online 20042011) 11 Lascolto attivo Ilaria Gheri, Psicolab.net - Magazine online 2008 12, 14 I.E.5 - Lintelligenza emozionale per lefficacia relazionale Manuale pratico di autoformazione - ARU sa 13 Le emozioni dei bambini Isabelle Filliozat, Piemme Bestseller - 2007 - pagg 265-267 15 Arte di ascoltare e mondi possibili, Marianella Sclavi - Le Vespe 2000 16, 17 Manuale Corporate CoachU International e Corporate CoachU Italia 18 Giardinieri principesse porcospini Consuelo Casula - pagg 214-215

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19 Animazione Sociale n 8/9 Agosto 1993 - Giorgio Sordelli 20 Tratto da Mille e una notte 21 Da Plutarco, Leducazione, Ed. Biblioteca dellimmagine, 1994 - pagg 161-187 22 Lascolto - Spirali - collana La cifrematica 23 Non siamo capaci di ascoltarli Paolo Crepet - pagg 3-4 24 Passione e apprendimento Ugo Morelli e Carla Weber 25 Animazione Sociale n 8/9 - Agosto 1993, Giorgio Sordelli 26 Acque e terre, poesia di Salvatore Quasimodo 27 Canzone dei Pooh, 2004

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Bibliografia
Manuale Corporate Coaching Program - Coach U International e Coach U Italia Le competenze chiave del coaching- http://www.icf-italia.org Luisa Adani, Marina Fabiano Diventare Coach - Franco Angeli Edizioni 2009 Cristiano Cassani - Coaching Guerini e Associati 1999 Consuelo C. Casula Giardinieri principesse porcospini Franco Angeli - 2002 Stephen R. Covey Le sette regole per avere successo - Franco Angeli - 2005 Paolo Crepet - Non siamo capaci di ascoltarli Einaudi 2001 Isabelle Filliozat Le emozioni dei bambini Piemme Bestseller 2007 Jill Geisler Ten lousy listeners and what we can learn from them. http://www.poynter.org/column.asp?id=34&aid=70931 Ilaria Gheri Lascolto attivo - Psicolab.net - Magazine Online 2008 Daniel Goleman - Lavorare con lIntelligenza emotiva Rizzoli - 1998 Francesco Iodice - Limportanza dellascolto attivo (articolo online) Madelyn Burley-Allen - Imparare ad ascoltare - Franco Angeli - 1996 Ugo Morelli, Carla Weber Passione e apprendimento Raffaello Cortina Editore 1996 Gilles Panteix, Daniel Dupont - ARU sa I.e.5 Lintelligenza emozionale per lefficacia relazionale Manuale pratico di auto formazione W. Passerini, A. Tomatis - Il management dellascolto Franco Angeli - 1992 Plutarco - Leducazione - Ed. Biblioteca dellImmagine Pordenone 1994 Monica Salvadori - Linee guida per il coaching professionale nel XXI secolo (articolo HumanTrainer.com) Marianella Sclavi - Arte di ascoltare e mondi possibili - Bruno Mondadori 2003 Giorgio Sordelli Animazione Sociale n.8/9 - Agosto 1993 Spirali - Lascolto - collanaLa cifrematica 2010 John Whitmore Coaching Sperling & Kupfer Editori - 2006 Wikipedia

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Autori
Carole Consigliere La passione dellessere umano mi ha portato a laurearmi in psicologia e ad intraprendere un percorso professionale nel quale la realizzazione e il benessere personale fosse lelemento centrale del mio operare. Ho maturato diversi anni di esperienza nel settore risorse umane, in ambito privato e sociale, che mi hanno permesso di apprezzare e lavorare sullo sviluppo dellessere umano, accompagnandolo alla scoperta delle proprie potenzialit. Sono certificata presso la Coaching Training School di Corporate Coach U Italia;attualmente sono in attesa di iscrizione presso la International Coach Federation. Nellattivit di coaching mi concentro nellascolto profondo come strumento per entrare in empatia con il cliente e permettergli di lavorare sulle tematiche che porta in sessione (es. gestione stress, leadership) Barbara Senerchia Laureata in psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, Coach iscritta ICF ITALIA in fase di accreditamento ACC, iscritta allAlbo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna. Ha maturato esperienza nellambito della gestione Risorse Umane sia allinterno di Societ di consulenza sia in azienda. Ha ricoperto ruoli di responsabilit e coordinamento di team di lavoro. Training Manager e HR specialist allinterno di un gruppo bancario. Si occupata di: selezione per le PMI; progettazione di percorsi formativi, docenza sulle tematiche relazionali; orientamento attraverso percorsi di supporto allo sviluppo professionale e colloqui individuali; outplacement; percorsi rivolti a lavoratori in CIG, CIGS e mobilit. Ha approfondito in particolare, le tematiche di motivazione, intelligenza emotiva, comunicazione efficace, passaggio generazionale. Ha realizzato Assessment Center per la valutazione del potenziale; colloqui motivazionali; percorsi di supporto allimprenditorialit femminile; formazione formatori. Project leader di progetti europei, ha maturata esperienza di interfaccia con referenti istituzionali quali Province, Regione, Associazioni di categoria e Universit. Relatore presso convegni sullimprenditorialit femminile, sullorientamento e sulla formazione nelle imprese. Giovanni Bogo Si laureato a Torino in Scienze Politiche con una tesi sullintegrazione europea e ha frequentato il Master per lavvio alla carriera diplomatica. Ha maturato una lunga esperienza nellambito delle Risorse Umane, occupando nel tempo posizioni di crescente responsabilit. Si formato allattivit di coach con il master Corporate Coach (Scuola CoachUItalia, Milano, accreditata International Federation of Coaching ICF_). Ha integrato le sue compenze con il Pratictioner in PNL, sta approfondendo le competenze per conseguire il Master Pratictioner in PNL. Attualmente svolge attivit di consulenza aziendale, coaching e formazione manageriale, con particolare riguardo allarea della comunicazione, negoziazione e conflitto, relazioni industriali, sistemi di sviluppo e formazione formatori. E Professore a contratto e docente di Relazioni Industriali e Negoziazione Sindacale alla Scuola di Amministrazione Aziendale (Universit di Torino) nei Master: MBA, MISIA e General Management I e II. E stato docente al Master MIPA dellUniversit di Genova sui temi della negoziazione sindacale. Collabora con alcune societ di formazione come consulente e docente free lance sui temi indicati.

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