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Silvia De Meo Tel: 349 26 11 968 Laurea in Scienze Politiche; specializzazione in Life Coaching presso la Scuola I taliana di Life

Coaching di Luca Stanchieri.

SCUOLA ITALIANA DI LIFE COACHING (CORSO OTTOBRE 2008-FEBBRAIO 2009)

TESI: IL COACHING STRATEGICO DELLA SCUOLA DI GIORGIO NARDONE (La mia esperienza di Coaching e alcune riflessioni)

Ad oggi, di professione, sono una consulente, un tecnico-commerciale, per usare la definizione che utilizzo con i Clienti potenziali quando li vado a trovare per proporre i servizi della Societ per la quale collaboro ormai da quattro anni. Da quattro anni vendo ed erogo servizi nellambito della selezione del personale, della formazione sia in aula sia in outdoor, della valutazione del potenziale delle persone nei contesti organizzativi e delle Job Analisys, con tanto di scheda obiettivi individuali. In linea generale cerchiamo di riportare allinterno, vale a dire nel nostro contesto aziendale, quanto proponiamo presso i nostri Clienti. Anche noi dunque, sia interni sia consulenti, siamo sottoposti ogni sei mesi alla valutazione delle nostre performances, in base ovviamente al ruolo e agli obiettivi che ci sono stati posti durante il semestre precedente. In uno di questi incontri il Direttore Commerciale mi chiede in quale ambito mi piacerebbe crescere ed io, che nel frattempo avevo fatto qualche ricerca in internet sul coaching, incuriosita da questo, pur con una grande confusione in testa, gli dico che mi piacerebbe intraprendere anche questa strada, formarmi in questa strada. In realt, il Coach un servizio che gi da qualche mese, seppur non in maniera diffusissima, la Societ con la quale collaboro erogava gi attraverso una mia collega che si formata e specializzata in tale attivit, attraverso lapproccio nato dalla frequenza biennale alla scuola di

comunicazione e problem solving strategico presso il Centro di terapia breve strategica diretto da Giorgio Nardone. Lidea del direttore commerciale quella di propormi un percorso di coaching con questa mia collega. Mi dice che il suo intento quello di farmi toccare con mano il Coach. Al termine di questo percorso sarei stata pi consapevole e pi sicura di voler intraprendere questa strada. E cos che curiosa e nello stesso tempo un po impaurita decido di cominciare.

Il coaching strategico si rivolge in particolare al mondo delle aziende e dei rapporti professionali e produttivi in genere. Il principio sul quale si basa quello dellautoinganno strategico, il dialogo strategico, il ricorso agli stratagemmi. Lintervento di coaching strategico non si rivolge alla ricerca delle cause, ma alla soluzione dei problemi ossia ad un mutamento nelle dinamiche relazionali e della comunicazione. E in questo cambiamento di prospettiva che il coaching strategico fonda la propria disciplina: far emergere i talenti delle persone, trasformandone i limiti in risorse creative e produttive. Secondo le teorie del coaching strategico occuparci dello sviluppo dei nostri talenti e delle nostre potenzialit significa concentrarci proprio su quelle che sentiamo come nostre debolezze e fragilit, in modo tale da fare leva su di esse per innescare dei cambiamenti prima che si strutturino come problemi invalidanti. Secondo tale modello, se impariamo a gestire le nostre incapacit, i nostri limiti si trasformeranno nei nostri pi grandi punti di forza; se li neghiamo a noi stessi, finiranno per emergere nel momento meno opportuno. Il percorso di coaching secondo lapproccio costruttivista-strategico, condurrebbe quindi gli individui o le organizzazioni al cambiamento delle loro realt disfunzionali, al raggiungimento dei loro obiettivi strategici e allessere capaci di valorizzare ed esercitare al meglio i loro talenti e risorse. Lapproccio strategico utilizza come scuola di pensiero lo stampo costruttivista-sistemico. Lassunzione di base che la realt che percepiamo e alla quale reagiamo con il nostro comportamento determinata dal punto di osservazione e dagli strumenti utilizzati, nonch dal linguaggio che usiamo per comunicare tale realt. I contributi teorici allapproccio strategico derivano dalla teoria dei sistemi di Bateson, dal linguaggio ipnotico di Erikson, dalle ricerche di Watzlawick e dalla Scuola di Palo Alto relative al sistema percettivo-reattivo. Solitamente si lavora sui tre piani: cognitivo, percettivo, comportamentale. Le sessioni di coaching prevedono in genere 10 incontri, in ognuno dei quali vengono utilizzati il dialogo strategico, le prescrizioni, gli esercizi ed i monitoraggi alla volta successiva. Ogni incontro non deve superare lintervallo di un mese. Solitamente la cadenza ogni 10-15 giorni.

Il mio percorso di coaching, nello specifico, si articolato secondo queste fasi:

1 Incontro: definisco il mio obiettivo con la Coach, la quale raccoglie informazioni sulla mia vita professionale e personale. Alla fine di questa prima sessione mi da delle esercitazioni a casa sui copioni ridondanti, ossia sulle strutture che si sono ripetute nel mio passato e che hanno messo in evidenza un limite, una difficolt in ambito lavorativo.

2 Incontro: iniziamo con la verifica dei copioni ripetuti. Successivamente la Coach mi conduce a ripensare ad una esperienza di successo del mio passato, ad una eccezione, per lavorare sul piano della consapevolezza di ci che ha funzionato.

3 Incontro: ridefiniamo lobiettivo ripensando alle situazioni lavorative di copioni ridondanti che esprimono limiti. Cerchiamo poi di capire se tali reazioni a situazioni problematiche si collocano nellambito dellevitamento, del controllo o della richiesta di aiuto. Viene fatto un parallelismo tra la vita professionale e quella personale per evidenziare se ci sono delle ridondanze, vale a dire dei copioni ripetuti (come, dove, quando). Emerge che mi colloco nella sfera del controllo. Proviamo quindi a sperimentare una modalit di richiesta di aiuto per poi provare a verificare e modificare il tipo di risposta dellinterlocutore.

4 Incontro: continuiamo a lavorare sul controllo che rimanda allemozione della paura. Pi controllo pi posso perdere il controllo. Ragioniamo anche sulla rabbia attraverso losservazione dei miei comportamenti di rabbia in relazione ai comportamenti altrui. Evidenziamo situazioni e persone che generano in me un sentimento di rabbia.

5 Incontro: ragioniamo sul fatto che lemozione dominante in me in quel momento di vita proprio quella della rabbia. Attraverso il dialogo strategico lavoriamo quindi sui tre livelli: cognitivo, percettivo, comportamentale. Analizziamo le differenti tipologie di relazione secondo una logica complementare (up-down) o simmetrica (up-up o down-down). Ci soffermiamo sulle dinamiche e sulle resistenze che metto in atto in questo tipo di relazioni e su quali comportamenti e resistenze suscito nellaltro.

6 Incontro: affrontiamo un passaggio importante della mia vita personale rispetto ad un episodio di rabbia. Una volta individuata lemozione che blocca cerchiamo di focalizzare lattenzione su altre emozioni positive provate (come, dove, quando) allargando la visione di me attraverso la richiesta a parenti e amici su come mi vedono. Concludiamo la sessione con lassegnazione di un compito: devo scrivere tre lettere nelle quali metto in evidenza situazioni che hanno suscitato in me forte rabbia.

7 Incontro: la Coach mi propone un comportamento da mettere in atto nei giorni successivi al fine di chiudere una situazione personale che blocca lemozione positiva e si focalizza su una rabbia non espressa che mantiene aperta una situazione per me problematica.

8 Incontro: incontro in cui creiamo una griglia di lettura delle relazioni. Valutiamo i possibili comportamenti dellaltro in relazione ad una mia situazione personale. Costruiamo insieme possibili risposte, linguaggi, punti di vista ad un accaduto specifico. Valutiamo insieme anche eventuali comportamenti possibili.

9 Incontro: parliamo delle mie esperienze di successo relative alla settimana precedente. Lavoriamo sullancoraggio a situazioni di piacere. In vista dellultimo incontro la Coach mi propone di sperimentare due momenti di piacere, dopo avere valutato insieme quali sono le situazioni che creano in me un sentimento di benessere.

10 Incontro: valutiamo insieme il percorso fatto e lobiettivo raggiunto attraverso lo sblocco di una situazione.

In questo percorso di coach ho riscontrato moltissime differenze rispetto al nostro modello di Life Coach. La prima differenza la noto proprio nel termine strategico. Ci su cui mette laccento il coaching strategico non tanto la potenzialit dellindividuo. Non ci si concentra sul Cliente come Focus, bens su una sorta di strategia relazionale che pu essere paragonata allarte della guerra. Lo stratagemma deve essere il meno evidente possibile ed i suoi effetti devono sembrare naturali. Le relazioni diventano giochi di forza dove si vince senza opposizione diretta, bens catturando la forza dellaltro per utilizzarla contro di lui. La domanda il metodo che il coaching strategico utilizza per sbilanciare linterlocutore e renderlo indifeso.

Unaltra distanza metodologica che ho percepito stato leccessivo indugiare sul passato della persona al fine di individuarne ipotetici limiti comportamentali. Lindividuo diventa centrale non in quanto espressione di belle potenzialit che aiutano lazione verso una situazione appagante per il Cliente, bens lindividuo diventa centrale in quanto espressione di limiti che ripetutamente agisce. Il focus del coaching strategico rappresentato dai cosiddetti copioni ridondanti, vale a dire dalla eccessiva ricerca di comportamenti che la persona abituata ad agire ogni volta che si trova a vivere situazioni che ricordano il passato. Ecco che tali azioni, se messe in campo ripetutamente dalla persona diventano, secondo il coaching strategico, situazioni invalidanti. Va da s che, a mio parere, nellambito di un percorso di coaching cos strutturato la persona costretta a rivivere continuamente emozioni negative. Leccessiva perseveranza da parte del Coach di voler portare a consapevolezza quello che non funziona, impedisce al Cliente di sperimentare, di avere forze e mezzi propri, di avere ali per volare. Indugiare sul passato impedisce di agire il futuro con serenit e consapevolezza che il sogno diventer realt. Indagare troppo sul passato non rafforza, a mio parere, lautoefficacia e la consapevolezza di s. Ritengo invece che si corra il rischio di disorientare il Cliente, di destrutturarlo troppo con leccessiva pretesa che, alla fine di un percorso di coaching, abbia la forza, la determinazione, la capacit di ristrutturarsi da solo. E proprio questo infatti, secondo me, il limite pi grande del coaching strategico. Il fatto che il Focus del percorso di coaching sia la destrutturazione della persona, dei suoi copioni ridondanti e che solo in minima parte, e verso la fine degli incontri, si cerchi di ancorare il Cliente ad una emozione positiva o ad una esperienza di successo che fra laltro, nel linguaggio tecnico, viene definita eccezione. Come se lazione foriera di conseguenze positive non fosse altro, nel percorso di vita di una persona, che un qualcosa che sfugge alle regole della quotidianit, uneccezione appunto. Credo fortemente che un percorso di questo tipo costringa il Cliente ad intraprendere un viaggio dentro se stesso che pu rivelarsi talvolta senza fine e soprattutto doloroso e con poche risposte. Temo che alla fine di questo percorso la persona possa sentirsi sola, smarrita nel tentativo di srotolare la matassa sul senso e sui perch. Credo che queste siano energie tolte allespressione del vero s di oggi che, seppur non ignorando il passato, afferma il suo esserci nel mondo attraverso la presa di consapevolezza e lagire del suo progetto di vita.

Silvia De Meo, 18 Febbraio 2009