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Appunti di Geometria classica A.A.

2005-2006 Carlo Marchini


Capitolo IV Lopera di Archimede.

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Capitolo IV Lopera di Archimede.


IV.1. Caratteri generali dellopera di Archimede
1
.
IV.1.1. Chi era Archimede. Per alcuni Archimede stato il pi grande
matematico dellintera civilt greca ed uno dei pi
grandi di tutti i tempi. Di lui nota con certezza la
data di morte, il 212 a.C. durante il saccheggio di
Siracusa da parte delle truppe romane, nonostante
lordine esplicito del comandante romano Marcello di salvargli la vita.
Secondo Tito Livio:
Si narra che Archimede fu allora ucciso da un soldato che non lo conosceva,
mentre, in mezzo allimmenso tumulto, quale poteva essere il panico suscitato
dallimperversare duna soldatesca abbandonata al saccheggio della citt conquistata, stava
chino nello studio di alcune figure geometriche chegli aveva tracciate in terra. E si narra che
molto dispiacque di ci a Marcello, e che prese cura delle sue funebri esequie, e che inoltre egli
rese onore e diede salvaguardia ai congiunti di lui, che aveva fatti ricercare.
Una cosa analoga avvenne, al termine della seconda guerra mondiale, col
musicista Webern.
Della morte di Archimede vi sono per versioni diverse, riportate da Plutarco.
Secondo una prima versione, il soldato romano, trovato Archimede, gli avrebbe ordinato di seguirlo
dal comandante Marcello, ma Archimede si avrebbe rifiutato di muoversi finch non avesse risolto
il problema che stava studiando, dicendo Noli turbare circulos meos, al che il soldato, seccato,
lavrebbe ucciso. Il fatto che Archimede che scrive in dialetto dorico si sia rivolto in latino ad un
soldato appare assai improbabile.
Nella seconda versione Archimede avrebbe pregato il soldato romano che sarebbe stato il suo
uccisore, che gli fosse dato almeno il tempo per risolvere il problema. Infine nella terza versione
Archimede stava recandosi da Marcello con le sue macchine ed i suoi strumenti, ma alcuni soldati,
credendo che portasse oro per ingraziarsi il comandante, lavrebbero ucciso per impadronirsene.

1
In questa parte ci si avvale abbondantemente del testo: Archimede, 1974, Opere, a cura di Frajese, A., Utet, Torino, da cui si
traggono testi, note e commenti.
Tito Livio
(59 a.C. 17 d.C.)
Anton Webern
(1883 1945)
Marco Claudio Marcello III
(268 208 a.C.)
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La probabile data di nascita viene fissata nel 287 a.C., ma si tratta di una deduzione indiretta sulla
base di documenti tardi (sec. XII) che riguardano il matematico siracusano. Si tratta quindi di una-
due generazioni dopo Euclide, e Archimede precede di poco Apollonio. Ha quindi un ruolo
centrale, quasi da perno tra il periodo classico e quello successivo.
Gli aneddoti che circolano sul Siracusano lo vedono alle prese con problemi
pratici, la determinazione del peso specifico, la costruzione di macchine da
guerra, gli specchi ustori, al servizio del tiranno della sua citt, la progettazione e
realizzazione di macchine per lapprovvigionamento idrico.
Archimede visse a Siracusa, probabilmente la pi importante, ricca e popolosa
colonia dorica della Magna Grecia. Restano tuttoggi le rovine delle fortificazioni
che vennero violate dai romani nel 212 a.C. e fanno impressione per la loro maestosit e ampiezza,
tanto che la Siracusa odierna non occupa ancora lo spazio racchiuso dalle fortificazioni greche.
Si trattava di una potenza economica, per le produzioni di olio, grano e vino della Sicilia che, di
fatto, condannarono la citt-stato alloccupazione romana. Aveva un importante porto e, cosa
abbastanza rara anche oggi, sorgenti ricche di acqua dolce che sgorgano vicino al mare. Il territorio
offriva facilmente materiale lapideo per le costruzioni.
La potenza militare di Atene, nelle guerre del Pelopponneso, si era infranta sotto
le mura di Siracusa e i prigionieri ateniesi, tra cui Alcibiade,
discepolo di Socrate e contemporaneo di Platone, avevano
scavato la pietra nelle Latomie.
Secondo Cicerone, Archimede era di umili origini, anche se
forse imparentato alla lontana con Gerone II, tiranno di
Siracusa, che lo ebbe in grande stima.
Una tradizione lo vuole scolaro di Platone, nel periodo passato da Platone a
Siracusa, ma questo vorrebbe dire che invece di morire a 75 anni, Archimede
sarebbe morto ultracentenario, dato che Platone mor ad Atene nel 387 a.C.
Pare attendibile che abbia soggiornato pi o meno a lungo ad Alessandria, in
quegli anni il maggior centro culturale del Mediterraneo. Questo lo si desume da
un brano di Diodoro che asserisce che Archimede si sarebbe occupato della spirale
quando era in Egitto. Sicuramente abbiamo notizia di un suo epistolario con
matematici alessandrini. Di questi doveva avere stima tanto da
dedicare alcune sue opere ad essi, precisamente il Metodo a
Eratostene, e tre trattati a Dositeo, scolaro di Conone.
Si conosce anche un passo di Leonardo da Vinci,
Apollonio di Perge
(247 170 a.C.)
Alcibiade
(450 404 a.C.)
Gerone II
(308 215 a.C.)
Diodoro Siculo
(80 20 a.C.)
Conone di Samo
(280 220 a.C.)
Leonardo da Vinci
(1452 1519)
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probabilmente il genio che molto si avvicina al pensiero di Archimede; il toscano avrebbe letto in
testi spagnoli di un soggiorno del Siracusano in Spagna.
Plutarco ha reso un cattivo servizio ad Archimede, facendone il prototipo dello scienziato distratto,
lo dice stregato da una sirena, che dimenticava di mangiare, prendere cura del suo corpo tanto da
essere trascinato in bagno e mentre vi veniva condotto, continuava a
disegnare figure geometriche. Anche laneddoto (di Vitruvio)
secondo cui, mentre Archimede faceva il bagno, pensava a come
risolvere il problema se lorefice avesse usato loro consegnatogli per
forgiare la corona di Gerone, e trovata la soluzione uscisse nudo da
bagno gridando Eopko, non pare abbia un fondamento, mentre lo ha
lindagine sulla determinazione del peso specifico e sul Principio di
Archimede, fondamentale nellidrostatica.
Sembra che le molte invenzioni pratiche di Archimede non fossero
per lui importanti, anche se di grande efficacia e ingegnosit. Si narra che mediante la costruzione
di un complesso apparato di leve e pulegge riuscisse ad effettuare il varo di una grande nave;
trovasse il modo, facendo girare una vite, di innalzare lacqua, ma che Archimede vedesse questa
attivit come un diversivo agli studi di Geometria.
Studi approfonditamente la leva ed i suoi principi, come riferisce Simplicio (490 - 560)
tramandando la frase :
Datemi un punto dappoggio, ed io muover la Terra.
Aneddoti a parte riguardano la tomba di Archimede, che sarebbe stata ritrovata da Cicerone, durante
il periodo che pass come questore in Sicilia, proprio riconoscendo, tra i rovi che la celavano, la
figura di una sfera e di un cilindro, con una iscrizione in senari, semicancellata.
Oggi non nota la collocazione della tomba di Archimede.
IV.1.2. Caratteri salienti dellopera geometrica di Archimede Confronto con Euclide. Con
Euclide si compie il passaggio dalla Geometria basata sullintuizione e lapprossimazione data dalla
figura, alla trattazione teorica, anche se non cos pura come stata ritenuta per secoli.
Queste esigenze di purezza saranno assunte anche da Archimede che far suoi alcuni metodi
dimostrativi del matematico di Alessandria.
Una differenza fondamentale si ha nello stile espositivo, che fa ritenere diverso il pubblico cui erano
destinati gli Elementi e le opera di Archimede.
La connotazione didattica di Euclide stata pi volte sottolineata, e seguendo le sue dimostrazioni,
talvolta ci sembrano prolisse, proprio per la sua esigenza di non trascurare passaggi, ma di
esplicitarli il pi possibile. Gli Elementi dovevano servire ad educare alla Geometria.
Una pagina da De Architectura
di Marco Vitruvio Pollione
(c. 20 a.C.)
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Archimede in quasi tutte le sue opere geometriche sembra invece mirare a parlare con i dotti, che
saranno in grado di integrare le parti che lui d per ovvie e scontate. Si ha quindi uno stile pi
sbrigativo, pi vicino a quello oggi utilizzato negli articoli scientifici che, casomai, preferiscono
citare altri autori piuttosto che riportare integralmente le dimostrazioni.
Archimede per si attiene alla impostazione euclidea di una trattazione sintetica che partendo da
postulati presenti i risultati sotto forma di teoremi. Parte da Proposizioni primitive ai quali riserva
vari nomi: onovoncvo = assunzioni , oppure pnno: = lemmi e da questi ottiene risultati sempre
pi complessi che nel testo italiano sono indicati come Proposizioni.
Dunque si potrebbe pensare che Archimede continua con la sua opera geometrica gli Elementi,
anche perch utilizza direttamente i risultati di Euclide. Ma la grande novit che in Archimede
compaiono regole di misura e calcoli aritmetici, con un certo grado di esibizione compiaciuta.
Ed infatti dedica unopera alla Misura del cerchio, unaltra lArenario ad estendere il concetto
(greco) di numero, mostrando come sia possibile (al finito) esprimere una quantit che dovrebbe
essere la pi grande possibile, e senza con questo esaurire i numeri.
Altre opere di Archimede sono dedicate ad un nuovo campo matematico: quella che oggi potrebbe
chiamarsi Matematica applicata, non intendendo applicazioni ingegneristiche, bens a questioni
teoriche di Fisica risolte mediante lo strumento matematico, come avviene oggi per la Fisica
matematica o lAnalisi numerica.
Dei ritrovati meccanici che resero famoso Archimede nel suo tempo, non si ritrova notizia nelle
opere pervenuteci.
Archimede si pu, in un certo senso considerare un ingegnere, non tanto per i lavori che faceva a
tempo perso, ma per limpostazione pratica che conferisce alle sue opere. Si pu attribuire infatti a
questo suo atteggiamento anche il fatto che la presentazione non mostri esaurientemente tutti i
passaggi.
Il metodo di esaustione viene usato assai ampiamente negli scritti matematici del Siracusano, cos
come ricorre alla definizione di eguaglianza di rapporto, che abbiamo visto essere in stretta
connessione con lesaustione.
Ma egli pratica anche una tecnica che era rimasta sullo sfondo della trattazione euclidea, ad esempio
vista a commento della Prop. XII.3, la considerazione della somma di una progressione geometrica
di ragione minore di 1.
Enuncia come postulato quello che prima si definito col nome di Principio di Eudosso-Archimede.
Nel seguito si vedr, con maggiori dettagli, il ruolo e luso di procedimenti euristici nellopera di
Archimede, basandosi spesso, da buon ingegnere, su un principio metafisico di semplicit.
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IV.1.3. Storia dei manoscritti delle opere di Archimede. Ci noto che lopera di Archimede stata
apprezzata nellantichit, e non solo nel bacino del Mediterraneo. Nel 1972 stato trovato in India
un manoscritto antico in lingua araba che potrebbe portare ad ampliare lelenco delle opera di
Archimede che ci sono pervenute.
Nel IX secolo (d.C.) Leone di Tessalonica, detto lo Iatrosofista, fece compilare un manoscritto delle
opere di Archimede che dovrebbe essere stato in possesso di Giorgio Valla (1430 1499), primo
professore di Greco allUniversit di Pavia.
Valla voleva fare una traduzione latina integrale del manoscritto di Leone, ma il progetto non fu
mai compiuto e il manoscritto pass in varie mani, finch se ne persero le tracce dalla met del XVI
secolo.
Per fortuna una parte notevole del testo era stata gi tradotta in latino dal monaco
domenicano Guglielmo di Moerbeke (1215 1286). Inoltre il papa Niccol V nel
1450 commission a Jacopo da Cremona una copia della traduzione latina. Sono
note inoltre due copie del testo greco effettuate nel XVI secolo.
Nel 1906 fu ritrovato da Heiberg un manoscritto greco da cui si desumeva quasi integralmente
quello di Leone, contenente anche il testo del Metodo sui Teoremi meccanici.
In tutti i codici riportato il seguente ordine delle opere di Archimede:
Sulla sfera e il cilindro (Libri I e II)
Misura del cerchio
Conoidi e sferoidi
Spirali
Equilibrio dei piani (Libri I e II)
Arenario
Quadratura della parabola
Galleggianti (Libri I e II)
Metodo sui teoremi meccanici.
Secondo Heiberg questo ordine casuale, non rispetta cio lordine cronologico di composizione
delle opere. Il filologo Giuseppe Torelli (1721 1781) che aveva curato ledizione con testo greco e
latino, apparsa postuma ad Oxford nel 1792, ha proposto un ordine diverso, basandosi sulle
informazioni contenute nelle lettere introduttive premesse da Archimede in alcune opere, e sulluso
in alcune opere di risultati di altre, che cos risulterebbero precedenti, nonch su alcune notizie
storiche. In base a questi dati ed ad altri riscontri di carattere linguistico e stilistico, lordine
presumibile di composizione (o di pubblicazione) delle opere di Archimede sarebbe:
1. Equilibrio dei piani Libro I
Papa Niccol V
(1397 1455)
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2. Quadratura della parabola
3. Equilibrio dei piani Libro II
4. Sfera e cilindro Libri I e II
5. Spirali
6. Conoidi e sferoidi
7. Galleggianti Libri I e II
8. Arenario.
Da questo elenco restano escluse due opere:
9. Metodo sui teoremi meccanici
10. Misura del cerchio
I motivi per cui difficile collocare cronologicamente queste due opere perch il Metodo una
lettera scritta a Eratostene che presenta una sorta di riflessione; che dovrebbe seguire lopera Sfera e
Cilindro, per spiegare al matematico alessandrino come Archimede era giunto ai risultati presenti
nellopera stessa, ma non si riesce a collocarla correttamente rispetto alle altre opere. Per quanto
riguarda laltra, forse, come viene detto in seguito non si tratterebbe di unopera originale, ma di un
sunto e quindi vengono a mancare riscontri oggettivi.


IV.2. Misura della cerchio.
Il nuovo modo di porsi di Archimede rispetto ai problemi geometrici si rivela gi in questa breve
opera, in tutto tre sole Proposizioni, che si occupa del problema lasciato irrisolto da Euclide con la
Prop. XII.2 degli Elementi (cfr. III.10.1.).
Secondo antichi commentatori, lopera avrebbe fini pratici. Eutocio di Ascalona (480 540) ad
esempio cita, al proposito, un brano di Eraclide, biografo di Archimede, la cui opera non ci giunta
e di cui non noto se sia stato o non un contemporaneo del Siracusano: questo libro necessario per i
bisogni della vita. La precisazione avrebbe lo scopo di non fare credere che Archimede non fosse al
corrente dei risultati trovati da altri, sullirrazionalit di e la non costruibilit della quadratura del
cerchio, ma di fare apprezzare questo trattatello di Calcolo numerico, per il suo vero valore.
In altri libri, Archimede d ampia prova di conoscere i problemi delle grandezze incommensurabili
ed i metodi per trattarli.
C tuttavia il sospetto di alcuni commentatori che lopera nella forma che ci stata tramandata non
sia originale, ma solo un estratto di unopera pi vasta e dettagliata, forse andata perduta proprio a
causa di questa sorta di bignamino, che stato ritenuto sufficiente per gli scopi pratici.
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Un altro motivo che la presentazione non nello stile corretto solito di Archimede, infatti delle tre
Proposizioni, la seconda presuppone la terza.
Proposizione 1. Ogni cerchio uguale ad un triangolo rettangolo se ha il raggio uguale ad un cateto [del
triangolo] e la circonferenza uguale alla base [allaltro cateto].
Dimostrazione. Si abbia il cerchio ABCD [che] rispetto al
triangolo E [sia] com supposto: dico che esso uguale [al
triangolo]. Infatti sia, se possibile maggiore il cerchio, e si
inscriva in esso il quadrato AC, e si dividano
[successivamente] gli archi della circonferenza per met, e
siano i segmenti [circolari] gi minori delleccesso di cui il
cerchio supera il triangolo; il poligono [AMDCBF cos
ottenuto] sar pure maggiore del triangolo. Si prenda il
centro N e la perpendicolare NO [al lato AF]; dunque NO
minore del lato [VU] del triangolo. Ed anche il perimetro
del poligono [AMDCBF] minore dellaltro lato [UZ del
triangolo E], poich minore anche del perimetro del
cerchio (Sf. Cil. I, alla fine dei postulati): dunque il poligono minore del triangolo E il che impossibile.
Sia ora il cerchio, se possibile, minore del triangolo E e si circoscriva [ad esso] il quadrato, e si dividano
[successivamente] per met gli archi della circonferenza, e si conducano rette tangenti per i punti [di divisione]:
dunque langolo PAR retto (Eucl. Prop. III.18.). La PR dunque maggiore della MR: infatti la RM uguale alla
RA; e il triangolo RPQ maggiore della met della figura PFAM. Si lascino [segmenti circolari] simili a quello
QFA minori delleccesso di cui il [triangolo E] supera il cerchio ABCD: dunque ancora il poligono circoscritto
minore di E, ci che impossibile: infatti maggiore, poich la NA uguale allaltezza [VU] del triangolo
rettangolo, e il perimetro maggiore della base [UZ] del triangolo. Dunque il cerchio uguale al triangolo E.
Si tratta di una dimostrazione per esaustione. La successione, anzi le due successioni usate nella
dimostrazione per provare i due assurdi il cerchio maggiore del triangolo, il cerchio minore del
triangolo sono date rispettivamente dai poligoni iscritti e circoscritti. Qui Archimede sembra
ricopiare le costruzioni viste nella Prop. XII.2 degli Elementi. Usa anche (la citazione per della
traduzione italiana) una Proposizione euclidea,
Eucl. Prop. III.18. Se una retta tangente ad un cerchio, e si congiunge il centro col punto di contatto, la retta
congiungente sar perpendicolare alla tangente.
sullangolo formato dalla tangente e dal raggio nel punto di tangenza.
Archimede utilizza un risultato che doveva essere ben noto ai suoi tempi, in quanto diretto ispiratore
dellenunciato della sua Prop. 1, che un poligono regolare equivalente ad un triangolo rettangolo
che ha un cateto congruente al suo apotema, e laltro cateto equivalente al perimetro, perch
proprio tale risultato che viene implicitamente richiamato.
Si noti il modo sbrigativo di indicare le figure, ad esempio lottangono regolare iscritto, individuato
mediante soli sei punti (vertici).
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La traduzione italiana richiama un risultato di unaltra opera di Archimede, Sulla sfera e il cilindro,
riportato al termine della presentazione dei Postulati:
Poste queste assunzioni, se si iscrive un poligono in un cerchio, evidente che il perimetro del poligono
inscritto minore della circonferenza del cerchio: infatti ciascuno dei lati del poligono minore di quel tratto
della circonferenza del cerchio che tagliato da esso (Post. 1).
Questo fatto potrebbe essere invocato per affermare che lopera Misura del cerchio sarebbe
successiva allaltro testo Sulla sfera e il cilindro, ma non sembra una argomentazione convincente,
dato che potrebbe essere avvenuto il contrario. Il fatto richiamato , come dice Archimede,
evidente, e forse proprio dopo averlo utilizzato per la misura del cerchio, al momento di stipulare le
assunzioni dellopera pi importante Archimede avrebbe pensato di evidenziare questo fatto, che
non inserito nel novero dei Postulati. Inoltre nella lettera scritta ad Eratostene Archimede stesso
afferma,
[] la supposizione consisteva [nel ritenere] che come qualunque cerchio uguale ad un triangolo avente per
base la circonferenza del cerchio e laltezza uguale al cerchio []
a conclusione della Prop. 2 del Metodo sui teoremi meccanici, in cui descrive come ha trovato il
risultato che la superficie sferica equivalente a quattro volte il cerchio massimo, che costituisce la
Prop. I.33 del testo Sulla sfera e il cilindro. Di qui sembra appunto che lordine di concezione dei
testi, non detto quello in cui i testi sono stati resi pubblici, preveda che il trattato sulla Misura del
cerchio preceda Sulla sfera e il cilindro.
Proposizione 2. Il cerchio ha rispetto al quadrato del diametro il rapporto che ha 11 rispetto a 14.
Dimostrazione. Sia un cerchio, il diametro del quale [sia] la AB, e si circoscriva [ad esso] il quadrato CG, e il
doppio di CD sia DE, ed EF sia la settima parte di CD. E
poich il [triangolo] ACE ha rispetto al [triangolo] ACD il
rapporto che 21 ha rispetto a 7, [il triangolo] ACD ha
rispetto a [quello] AEF il rapporto che ha 7 rispetto a 1
(Eucl. Prop. VI.1); dunque il triangolo ACF ha rispetto al
triangolo ACD il rapporto che 22 ha rispetto a 7 (Eucl. Prop. V.24 o V.2). Ma il quadruplo del triangolo ACD il
quadrato di CG (Eucl. Prop. I.34), e il triangolo ACDF uguale al cerchio [di diametro] AB (Prop. 1.): il cerchio
ha dunque rispetto al quadrato CG il rapporto che ha 11 rispetto a 14.
Lo stile espositivo ed il fatto che in questa Proposizione si applichi la successiva, ha fatto ritenere ai
pi che, nel migliore dei casi, si tratti di un errore di un copista che ha scambiato la Prop. 2 con la
Prop. 3; nel peggiore che oltre allo scambio ci sia una sorta di riassunto di un testo pi complesso
e articolato.
Nella dimostrazione, il testo italiano richiama i seguenti risultati euclidei: Prop. VI.1 (cfr. III.6.2.2.),
Prop. V.24 (cfr. III.6.3.4.), Prop. V.2 (cfr. III.7.3.), Prop. I.34 (cfr. III.1.4.)
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C una certa grossolanit sia nellenunciato che nella dimostrazione: non si fa menzione del fatto
che si tratta di un risultato approssimato ed anche la indicazione di un triangolo mediante quattro
punti lascia un po sorpresi. Euclide, ed anche Archimede, preferiscono, caso mai, citare i nomi di
meno vertici delle figure polinomiali.
Proposizione 3. La circonferenza di ogni cerchio tripla del diametro e lo supera ancor meno di un settimo del
diametro, e di pi di dieci settantunesimi.
Dimostrazione. Sia un cerchio: il diametro [sia] la AC, il centro [sia] il punto E, [la retta] CLF sia tangente, e
[langolo] FEC [sia] la terza parte di un [angolo] retto.
La EF ha rispetto alla FC il rapporto che ha 306 rispetto a 153,
mentre la EC ha rispetto a CF il rapporto che 265 ha rispetto a
153 [EF:CF = 306:153; EC:CF = 265:153].
Si divida ora langolo FEC per met mediante la EG; si ha
dunque EF:EC = FG:CG (Eucl. Prop. VI.3.) quindi
[componendo e permutando]: (EF+EC):FC = EC:CG, cosicch
EC ha rispetto a CG rapporto maggiore di quello che 571 ha
rispetto a 153.
Dunque il rapporto duplicato di EG rispetto a CG lo stesso di 349.450 rispetto a 23.409: dunque il rapporto
semplice di EG a CG quello di 591
8
1
rispetto a 153.
Di nuovo [si divida] per met langolo GEC mediante la EH: per mezzo delle stesse cose [prima vedute] dunque
la EC ha rispetto a CH rapporto maggiore di quello che 1.162
8
1
ha rispetto a 153: dunque la HE ha rispetto a HC
rapporto maggiore di quello che 1.172
8
1
ha rispetto a 153 [ EC:CH > 1.162
8
1
: 153; HE:HC > 1.172
8
1
: 153].
Ancora [si divida] per met langolo HEC mediante la EK: dunque la EC ha rispetto a CK rapporto maggiore di
quello che 2.334
4
1
ha rispetto a 153; [EC:CK > 2.334
4
1
: 153].
Ancora [si divida] per met langolo KEC mediante EL: dunque la EC ha rispetto alla LC rapporto maggiore di
quello che 4.673
2
1
ha rispetto a 153 [EC:LC > 4.673
2
1
: 153].
Poich dunque langolo FEC, che la terza parte di un [angolo] retto, stato diviso quattro volte in [due] parti
uguali, langolo CEL un quarantottesimo di angolo retto. Si ponga ora ad esso uguale langolo CEM [con
vertice] nel punto E: dunque langolo LEM uguale ad un ventiquattresimo di [angolo] retto, e dunque la retta
LM il lato del poligono circoscritto al cerchio avente 96 lati. E poich dunque stato dimostrato che la EC ha
rispetto alla GL rapporto maggiore di quello che 4.673
2
1
ha rispetto a 153, ma AC doppia della EC, ed LM
doppia della CL, anche la AC ha dunque rispetto al perimetro del poligono di 96 lati rapporto maggiore di quello
che ha 4.673
2
1
ha rispetto a 14.688. E 14.688 triplo di 4.673
2
1
con lavanzo di 667
2
1
, avanzo che minore
della settima parte di 4.673
2
1
: sicch il perimetro del poligono circoscritto al cerchio minore del triplo e un
F
E
C
A
G
H
K
L
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settimo del diametro: dunque la circonferenza del cerchio a pi forte ragione minore del triplo e un settimo del
diametro (Sf. Cil, Prop. I.1).
Sia ancora un cerchio e il diametro sia AC e langolo BAC sia un
terzo di [angolo] retto: la AB ha dunque rispetto a BC rapporto
minore di quello che 1351 ha rispetto a 780: [AB : BC < 1.351:780].
Si divida per met langolo BAC mediante AG. Poich dunque
langolo BAG uguale a quello GCB (Eucl. Prop. III.26) ma anche
a quello HAC, anche [langolo] GCB uguale a[llangolo GAC. Ed
comune l[angolo] retto AGC, e dunque il terzo angolo GFC uguale al terzo [angolo] ACG. Dunque il
triangolo AGC ha gli angoli uguali a quelli del triangolo CGF; si ha quindi: AG:GC = GC:GF = AC:CF. Ma
AC:CF = (CA+AB):BC (Eucl. Propp. VI.3, V.18, V.16.) e: (CA+AB):BC = AC:GC.
Per questo dunque AG ha rispetto a GC rapporto minore di quello che 2911 ha rispetto a 780: [AG:GC <
2.911:780] e la AC ha rispetto alla GC rapporto minore di quello di 3.013
4
3
rispetto a 780: AC:GC < 3.013
4
3
:
780.
Si divida per met l[angolo] CAG mediante la AH: dunque per le stesse cose [prima vedute] la AH ha rispetto
alla HC rapporto minore di quello che 5.924
8
1
ha rispetto a 780 [AH:HC < 5.924
8
1
: 780]; una di esse infatti i
13
4
dellaltra, cosicch la AC ha rispetto alla HC rapporto minore di quello che 1.838
11
9
ha rispetto a 240:
[AC:HC < 1.838
11
9
: 240].
Ancora si divida per met langolo HAC mediante la AK: quindi AK ha rispetto alla KG rapporto minore di
quello che ha 1.007 rispetto a 66. [AK:KC < 1.007 : 66]; una di esse infatti gli
40
11
dellaltra. Dunque la AC ha
rispetto alla KC rapporto minore di quello che 1009
6
1
ha rispetto a 66 [AC:KC < 1009
6
1
: 66].
Si divida ancora per met langolo KAC mediante la AL: dunque la AL ha rispetto alla LC rapporto minore di
quello che 2.016
6
1
ha rispetto a 66: [AL:LC < 2.016
6
1
: 66] e la AC ha rispetto a CL rapporto minore di quello
che 2.017
4
1
ha rispetto a 66: [AC:CL < 2.017
4
1
: 66].
Invertendo (Eucl. Cor. alla Prop. V.7) si ha dunque che il perimetro del poligono ha rispetto al diametro rapporto
maggiore di quello che 6.336 ha rispetto a 2.017
4
1
: [perimetro poligono : diametro > 6.336 : 2017
4
1
].
Ma 6.336 maggiore del triplo e
71
10
di 2.017
4
1
: dunque il perimetro del poligono di 96 inscritto nel cerchio
maggiore del triplo e
71
10
del diametro, cosicch il cerchio a pi forte ragione maggiore del triplo e
71
10
del
diametro.
Dunque la circonferenza del cerchio maggiore del triplo del diametro ed eccede il triplo del diametro per meno
di
7
1
e per pi di
71
10
.
C A
E
B
G
H
F
K
L
Appunti di Geometria classica A.A. 2005-2006 Carlo Marchini
Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 189 -
La dimostrazione di questa Proposizione mostra bene la distanza tra le tecniche di Euclide e gli
obiettivi di Archimede. La presenza di calcoli, alcuni abbastanza astrusi come il rapporto che ha 306
rispetto a 153 per indicare 2, il pregio maggiore di questa dimostrazione. Infatti se non ci fossero
queste stime numeriche, si giungerebbe ad affermare semplicemente che la circonferenza
maggiore del perimetro di qualunque poligono regolare inscritto e minore di qualunque poligono
regolare circoscritto. Laffermazione di Archimede che il rapporto tra il diametro della
circonferenza e la differenza tra il perimetro del poligono regolare di 96 lati circoscritto e di quello
inscritto minore di 002013 , 0
497
1
497
70 71
71
10
7
1
=

= , lasciando quasi intuire che sarebbe


possibile procedere con altri poligoni regolari, raddoppiando il numero dei lati, ed ottenere rapporti
ancora pi piccoli tra diametro e differenza dei poligoni, dando quindi indirettamente ragione a chi
volesse pensare che la circonferenza sia assimilabile ad un poligono con infiniti lati.
Il poligono di 96 lati ottenuto partendo dallesagono regolare, dapprima circoscritto e poi inscritto,
considerando un angolo uguale ad un terzo di un angolo retto. Di tale esagono considera solo met
lato. Mediante le bisettrici divide langolo per 2, passando a
6
1
di angolo retto, poi a
12
1
, a
24
1
ed
infine ad
48
1
. Ma avendo suddiviso langolo retto in 48 parti uguali, ed avendo cos ottenuto met
dellangolo al centro che sottende il lato del poligono regolare, langolo al centro pari a
24
1
di un
angolo retto e quindi a
96
1
dellangolo giro. Seguendo le indicazioni del testo LM pertanto il lato
del poligono regolare circoscritto di 96 lati.
Per determinare le stime numeriche di Archimede si parte dal rapporto tra il semilato dellesagono
regolare circoscritto e il raggio del cerchio, il che equivale al rapporto tra il lato e il diametro. La
costruzione del triangolo rettangolo CEF, che ha gli angoli acuti pari a
3
1
e
3
2
di angolo retto, si ha
che EF doppio di FC, quindi, per il Teorema di Pitagora EC = 3 FC. Qui Archimede compie una
prima approssimazione, scrivendo invece di 3 un suo valore approssimato per difetto
153
265
. Si
tratta di una approssimazione a meno di 10
-4
, in quanto
153
265
1,732036144, mentre 3
1,732050808.
La irruzione dellapprossimazione (senza per altro nessuna segnalazione del fatto, dato che il testo
afferma mentre la EC ha rispetto a CF il rapporto che 265 ha rispetto a 153) sicuramente una sostanziale
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 190 -
novit dimostrativa e differenza tra gli Elementi e le opera di Archimede, segnale della mentalit
pi applicata del Siracusano, e forse indice che lepoca classica della geometria era conclusa. Si
comprende cos perch in precedenza avesse affermato La EF ha rispetto alla FC il rapporto che ha 306
rispetto a 153, invece che semplicemente affermare che EF il doppio di FC, per uniformare i
denominatori.
A questo punto Archimede procede con la bisettrice e richiama il fatto che in ogni triangolo la
bisettrice di un angolo divide il lato opposto in parti proporzionali agli altri due lati, la Eucl. Prop.
VI.3 (cfr. III.6.3.1.). Si ha quindi la proporzione indicata nella dimostrazione, da cui
GC
EC
FC
EC
FC
EF
= + , vale a dire
GC
EC
= + =
153
265
153
306
153
571
. Ma qui Archimede non accetta
luguaglianza, sapendo che il valore
153
265
non uguale a 3 , ma ne solo un valore approssimato
per difetto, conclude che
153
571
>
GC
EC
. Tale approssimazione sufficiente ai suoi scopi e la
scorrettezza precedente, vale a dire laffermazione che 3 era un valore razionale, scompare.
Si tratta ora di esprimere il rapporto tra EG e GC. Dal Teorema di Pitagora si ha
409 . 23
450 . 349
409 . 23
041 . 326
1
153
571
1 1
2 2
2
2 2
2
= + =
|
.
|

\
|
+ >
|
.
|

\
|
+ =
+
=
|
.
|

\
|
GC
EC
GC
EC GC
GC
EG
. Di questo numero si
deve determinare la radice quadrata. Nessun problema per il denominatore, la cui radice quadrata
153, ma il numeratore non un quadrato perfetto. Dato che non interessa unuguaglianza, ma solo
una maggiorazione, si considera un numero razionale ed essendo (591)
2
= 349.281, mentre (592)
2
=
350.464, si vuole trovare un numero razionale che approssimi 450 . 349 591,14296071. Qui
Archimede sceglie 591
8
1
, frazione impropria, secondo la dicitura scolastica, scrittura oggi
inconsueta, in Italia, ma che trova le sue radici in Fibonacci ed attualmente usata ancora nei paesi
anglosassoni, per scrivere 591 +
8
4729
8
1
= . Il quadrato di tale numero 349.428,765625. Ma qui
Archimede fa una scelta discutibile. Ad esempio se avesse preso
7
4138
7
1
591 = + , avrebbe avuto
unapprossimazione migliore, dato che il suo quadrato (per difetto) circa 349.499,877551. Le
tecniche per individuare
7
1
sono basate sullinterpolazione lineare, strumento applicato dalle
popolazioni mesopotamiche (e sottinteso nel metodo di falsa posizione in uso nellantico Egitto per
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 191 -
risolvere equazioni). Forse la ragione della scelta di
8
1
pu risiedere nel fatto di trovare poi altre
frazioni con denominatori semplici.
Seguendo lo stesso procedimento si trovano gli altri numeri indicati. Si giunge cos fino a dunque la
EC ha rispetto alla LC rapporto maggiore di quello che 4.673
2
1
ha rispetto a 153. Ma EC il raggio del cerchio
e LC la met del lato del poligono regolare di 96 lati circoscritto al cerchio. Passando dal diametro
al lato il rapporto non cambia, avendo duplicato entrambi i termini. Ma passando al perimetro si
deve considerare il prodotto di 153 per 96, ottenendo 14.688. Pertanto si ha Diametro:Perimetro >
4.673
2
1
:14.688 e invertendo Perimetro:Diametro < 14.688:4.673
2
1
. Dato che 4.673 +
2
1
=
2
347 . 9
,
si ha
347 . 9
335 . 1
3
347 . 9
376 . 29
2
347 . 9
: 688 . 14 + = = , daltra parte, 1.3357 = 9.345 e =
335 . 1
347 . 9
7,0014981 > 7,
ottenendo cos Perimetro:Diametro < 3+
7
1
. Ma il perimetro del poligono circoscritto maggiore
della circonferenza, per cui, a maggior ragione, Circonferenza:Diametro < 3 +
7
22
7
1
= .
Ricorrendo ai poligoni inscritti deve dare unapprossimazione per eccesso di 3 e propone
780
1351

1,7320512805, e 3 1,732050808, quindi un valore approssimato per eccesso a meno di 10
-5
. Si
tratta di unapprossimazione migliore di quella per difetto utilizzata nella prima parte della
dimostrazione.
I risultati degli Elementi citati dalla traduzione italiana sono, la Eucl. Prop. VI.3, la Eucl. Prop. V.18
(cfr. III.5.2.2.), la Eucl. Prop. V.16 (cfr. III.3.6.5.), Eucl. Corollario alla Prop. V.7 (cfr. III.5.3.1) e la
Eucl. Prop. III.26. In cerchi uguali angoli uguali insistono su archi uguali, sia che essi siano angoli al centro o
alla circonferenza.
Rimane il problema di comprendere la strada seguita da Archimede per trovare queste
approssimazioni. Il valore numerico approssimato poteva essere noto ad Archimede sia perch
nellantichit tali valori erano stati tabulati oppure per un suo calcolo, che non ci stato tramandato.
Scoprire come sia giunto a tali espressioni secondo Heath, il puzzle che ha pi affascinato gli
storici della matematica.
Frajese, nelle note al testo, segue la proposta di De Lagny del 1723, secondo la
quale Archimede avrebbe ottenuto lapprossimazione di 3 procedendo per
tentativi cos come fatto per 2 . Si tratta di risolvere per numeri interi
Thomas De Lagny
(1660 1734)
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- 192 -
lequazione 0 3
2
=
|
.
|

\
|
x
y
, cio lequazione y
2
3x
2
= 0. Si inizia per tentativi e dato che una coppia
di tali valori interi non esiste, si prova a cercarne una che approssimi il valore considerando ad
esempio le coppie ordinate di numeri naturali x, y tali che y
2
3x
2
= 1 e anche lapprossimazione
meno buona y
2
3x
2
= 2. Si costruiscono cos due tabelle di soluzioni delle due (quattro)
equazioni:
I) y) 2 7 26 II) y) 1 5 19
x) 1 4 15 x) 1 3 11
Si pu anzi codificare il passaggio da un termine allaltro mediante unespressione non facile da
trovare, ma neppure impossibile cercando di esprimere il termine successivo come combinazione
lineare dei precedenti:

+ =
+ =
y x y
y x x
2 3 '
2 '

Ed infatti (3x+2y)
2
3(2x+y)
2
= 9x
2
+ 4y
2
+ 12xy -12x
2
3y
2
12xy = y
2
3x
2
= y
2
3x
2
.
Si ottengono cos le tabelle
I) y) 2 7 26 97 362 1351 5042
x) 1 4 15 56 209 780 2911
II) y) 1 5 19 71 265 989 3691
x) 1 3 11 41 153 571 2131
Con esse si ritrovano i numeri usati da Archimede, ma anche altri che fornirebbero approssimazioni
migliori, quelle della prima tabella per eccesso, quelle della seconda per difetto. Forse la scelta di
essersi fermato ai numeri indicati stata suggerita da Archimede da considerazioni di semplicit e
comodit (tenendo anche conto di come si rappresentavano i numeri nella notazione greca).


IV.3. Sulla sfera e il cilindro.
Si tratta di unopera cui Archimede attribu grande importanza, almeno in base a quanto tramanda
Cicerone relativamente alla scoperta della tomba del matematico.
Lopera, che nella traduzione italiana occupa pi di 140 pagine, consta di due Libri, entrambi
introdotti da lettere inviate a Dositeo. Le parti geometricamente pi interessanti sono contenute nel
primo Libro, trattando il secondo di problemi di suddivisione della superficie sferica con piani, in
modo opportuno.
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- 193 -
IV.3.1. Il Libro I. Il primo Libro comprende 44 Proposizioni e 5 Lemmi ottenuti da opere di altri
geometri precedenti, in particolare 4 di essi sono la ripetizione quasi testuale di Proposizioni del
Libro XII degli Elementi, il quinto Lemma corollario di risultati euclidei.
Le Proposizioni sono introdotte da 6 definizioni e 5 postulati.
IV.3.1.1. La prima lettera a Dositeo. Il Libro I (ed anche il Libro II di Sulla sfera e il cilindro) si
apre con una lettera in cui viene presentato largomento ed accennato ai risultati principali.
Archimede a Dositeo salute.
Antecedentemente ti mandai per iscritto, insieme alla dimostrazione, [la seguente] tra le cose che avevo
considerato: che ogni sezione compresa da una retta e da una sezione di cono rettangolo [= parabola] supera di
un terzo il triangolo avente la stessa base della sezione e uguale altezza. In seguito, essendomi imbattuto in
teoremi degni di considerazione, composi le loro dimostrazioni. Sono questi: dapprima che la superficie di ogni
sfera quadrupla del suo circolo massimo, poi che alla superficie di qualunque segmento sferico uguale il
cerchio, il raggio del quale sia uguale alla retta condotta dal vertice della sezione alla circonferenza del cerchio
che base della sezione. Oltre a questi: che per qualunque sfera il cilindro avente la base uguale al circolo
massimo della sfera e laltezza uguale al diametro della sfera supera della met la sfera, e cos la sua superficie
[totale] supera della met la superficie della sfera. Queste propriet erano da sempre inerenti alla natura delle
figure menzionate ed erano ignorate da coloro che prima di noi si occuparono di geometria: nessuno di loro si era
accorto che per queste figure c una simmetria (commensurabilit). Perci non ho esitato a porre queste
proposizioni accanto a quelle trovate da altri geometri, ed a quei teoremi, che sembrano di molto superiori, che
Eudosso stabil sulla figure solide, cio che ogni piramide la terza parte del prisma avente la stessa base della
piramide e uguale altezza, e che ogni cono la terza parte del cilindro avente la stessa base del cono e uguale
altezza: e infatti queste propriet appartenenti da sempre alla natura di queste figure accade che molti degni
geometri anteriori a Eudosso tutti le ignorarono e nessuno le comprese. E ora data la possibilit ai competenti di
esaminare queste proposizione. Sarebbe stato bene che esse fossero state rese note quando Conone era ancora in
vita: pensiamo infatti che egli massimamente avrebbe potuto comprenderle pienamente e dare su di esse un
giudizio confacente: ma ritenendo che sia bene portarle a conoscenze di coloro cui la matematica familiare, ti
inviamo le dimostrazioni che abbiamo scritte, e che sar possibile di esaminare a coloro che si occupano di
matematica.
Vengono ora scritti dapprima gli assiomi e i postulati che servono per le dimostrazioni delle proposizioni.
Questa lettera mostra alcune cose importanti:
1) che Archimede ha gi risolto il problema di determinare larea del segmento di parabola
(quella che Archimede chiama sezione di cono rettilineo, cio secondo Euclide, generato
dalla rotazione di un triangolo rettangolo isoscele attorno ad un cateto);
2) che per lui i risultati trovati sono gi presenti negli oggetti, in una sorta di riferimento alla
natura ideale degli enti geometrici, di origine platonica;
3) che Euclide o non esiste, o non ritenuto un matematico di vaglia, visto che i matematici
citati sono Eudosso, precedente a Euclide, Conone e il destinatario della lettera Dositeo,
successivi ad Euclide. Il tono di rammarico per la morte di Conone che non gli ha permesso
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 194 -
di conoscere i risultati trovati e presentati in questo Libro, ci potrebbe dire che anche
Conone si sia interessato a propriet della sfera, senza riuscirci. Di fatto Conone era un
personaggio di spicco, soprattutto come astronomo. Si deve infatti a lui la invenzione della
costellazione chiamata Chioma di Berenice, cantata dal poeta Callimaco (300 240 a.C.).
Il fatto che si usino Proposizioni che si trovano negli Elementi potrebbe non essere una
ragione sufficiente per ritenere esistito Euclide, dato il carattere di sistemazione di
conoscenze pregresse, che ha il suo testo. Infatti potrebbe non essere improbabile che
Archimede intendesse riferirsi a propriet dimostrate da altri prima di Euclide e da questi
messe poi nel suo testo, coordinandole con limpianto generale degli Elementi.
Contro questa ipotesi c da osservare che nella Prop. I.2. appare il nome di Euclide, ma
alcuni commentatori ritengono che la frase Applicando la proposizione seconda del primo libro di
Euclide sia di dubbia originalit e che si tratti di uninterpolazione tarda.
Pi probabilmente originale la citazione fatta nella dimostrazione della Prop. I.6. in cui
afferma [] queste cose infatti, sono state sono state tramandate negli Elementi, riferendosi alla Prop.
XII.2. di tale testo. Ma qui si cita lopera, non lautore. E ovvio che se questi passi non
dessero adito a dubbi, non sarebbe sorta neppure la cosiddetta questione euclidea.
4) Essendo la superficie di ogni sfera quadrupla del suo circolo massimo, se r il raggio della sfera,
la superficie della sfera data da S = 4r
2
. Inoltre per qualunque sfera il cilindro avente la base
uguale al circolo massimo della sfera e laltezza uguale al diametro della sfera supera della met la sfera.
Ora il volume del cilindro avente per base un cerchio massimo della sfera e altezza uguale al
diametro, ha volume r
2
2r = 2r
3
. Per superare della met della sfera, bisogna dividere il
cilindro in tre parti, lasciarne 2, quindi si ha per il volume della sfera V =
3
3
4
r .
5) Archimede si sorprende con una punta di orgoglio, di avere trovato che ci sono dei rapporti
razionali tra superficie e volumi di solidi ben note. E si paragona a Eudosso che ha trovato il
rapporto di
3
1
tra piramide (cono) e prisma (cilindro).
6) Archimede parla agli iniziati e, come detto sopra, non ha problemi di chiarezza didattica,
ma si rivolge ad esperti.
Nella lettera inoltre sono presentati altri risultati relativi ai segmenti sferici che generalizzano
quanto provato per la sfera.
IV.3.1.2. Definizioni. Il termine che Archimede usa per le definizioni oicno:o, usato poi da
Proclo per i postulati. La critica ha per visto in questi oicno:o un qualcosa di ibrido tra la
definizione e la richiesta esistenziale.
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- 195 -
Definizione 1. Vi sono nel piano linee curve terminate, le quali si trovano completamente dalla stessa parte
delle rette congiungenti i loro estremi, ovvero [comunque] non hanno nessun punto dalla parte opposta.
Definizione 2. Chiamo concava dalla stessa parte una linea tale che, presi due punti qualunque su di essa, i
segmenti di retta che li congiungono, o cadono tutti nella stessa parte rispetto alla linea, ovvero alcuni di essi
cadono nella stessa parte, altri sulla [linea] stessa: senza per che nessuno cada dallaltra parte.
Definizione 3. Similmente vi sono certe superficie terminate, non contenute in un piano, ma tali che le linee che
le limitano sono contenute in un piano, e tali ancora che esse giacciono nella stessa parte rispetto a detto piano, o
[comunque] non hanno nessun punto nellaltra.
Definizione 4. Chiamo concave dalla stessa parte quelle superficie tali che, presi due punti qualunque su di esse,
i segmenti di retta che li congiungono, o cadano nella stessa parte, altri sulla superficie stessa: senza per che
nessuno di essi cada nellaltra parte.
Definizione 5. Se un cono taglia una sfera, ed ha il vertice nel centro della sfera stessa, chiamo settore solido la
figura compresa tra la superficie [laterale] del cono e la [parte della] superficie della sfera che interna al cono.
Definizione 6. Se due coni aventi la stessa base hanno i vertici in parti opposte rispetto al piano della base e i
loro assi sulla stessa retta, chiamo rombo solido la figura solida costituita dallinsieme dei due coni.
Archimede usa senza postularlo un assioma di ordine, che si pu esprimere dicendo che una retta
(illimitata) determina due semipiani. Per introduce esplicitamente un importante concetto: quello
di figura concava, che avr importanza nella geometria pi moderna.
Il termine rombo, oono, per indicare il quadrilatero equilatero ha origine da questa definizione di
Archimede, perch il rombo solido il solido ottenuto facendo ruotare un rombo attorno alla
diagonale. La parola rombo deriverebbe dal verbo greco che significa muovere attorno.
IV.3.1.3. I postulati. Il termine che Archimede usa per postulati onovoncvo = assunzioni. In
realt, anche in questo caso non sempre chiaro se si tratta di definizioni o di propriet. Archimede
esplicita che sono assunzioni:
Assumo queste cose:
Postulato 1. Che la minima fra tutte le linee aventi gli stessi estremi la linea retta.
Postulato 2. Che tutte le altre linee, poi, se esse sono su uno [stesso] piano ed hanno gli stessi estremi , sono
disuguali [due] linee tali che, essendo ambedue concave dalla stessa parte, o una tutta compresa dallaltra linea
e dalla retta avente gli stessi estremi, o ha una parte compresa [dallaltra], una parte comune [con essa]; ed
minore la [linea che ] compresa [dallaltra].
Postulato 3. Similmente che anche tra le superficie aventi gli stessi termini (=rette terminali), se hanno i termini
stessi [giacenti] in un piano, la minore la superficie piana.
Postulato 4. Che tra le altre superficie, poi, aventi le stesse linee terminali, e se queste sono nello stesso piano,
sono disuguali quelle [due] superficie tali che, essendo ambedue concave dalla stessa parte, o una tutta
compresa dallaltra e dalla stessa superficie piana avente gli stessi termini, o ha una parte compresa [dallaltra],
una parte comune [con essa]: ed minore la superficie che compresa [dallaltra].
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- 196 -
Postulato 5. Che inoltre per le linee disuguali, per le superficie disuguali e per il solidi disuguali, il maggiore
superi il minore di una grandezza tale che addizionata a s stessa possa superare qualunque grandezza data, tra
quelle che si possono paragonare tra loro.
Aggiunge poi una chiusa che viene utilizzata nel testo Misura del cerchio e non in Sulla sfera e il
cilindro:
Poste queste assunzioni, se si iscrive un poligono in un cerchio, evidente che il perimetro del poligono iscritto
minore della circonferenza del cerchio: infatti ciascuno dei lati del poligono minore di quel tratto di
circonferenza del cerchio che tagliato da esso (Post. 1) (= minore dellarco di circonferenza compreso tra gli
stessi estremi).
La prima assunzione dovrebbe essere la definizione di retta, come la pi breve congiungente due
punti. Analoga alla prima la terza che fornisce una propriet di minimalit per il piano, con la
differenza che mentre facile identificare quali sono gli estremi di un segmento, lo molto meno
identificare i termini di un piano. Legendre user esplicitamente la prima assunzione di Archimede
come definizione di retta
Il secondo gruppo di assunzioni, riguarda le assunzioni 2 e 4, introduce propriet delle figure
convesse, rispettivamente nel piano e nello spazio, e parimenti anche i semipiani, semispazi
Il quinto postulato il celebre asserto che viene riconosciuto a Archimede, come enunciato di un
principio di continuit. Questo stesso principio presente nella
Eucl. Definizione V.4. Si dice che hanno rapporto tra loro le grandezze le quali possono, se moltiplicate,
superarsi reciprocamente.
Archimede ne d per una enunciazione diversa, preferendo considerare i casi particolari di linee,
superficie e solidi, nonch invece di richiedere lesistenza di un multiplo della minore che superi la
maggiore, pone la condizione che date due grandezze, A e B, dei tipi precisati, e una terza grandezza
C, omogenea col le due precedenti, ci sia un multiplo della differenza (tra la maggiore e la minore
delle due) che superi C.
Archimede ben consapevole che questo postulato non una novit, nella sostanza. Scrive infatti
nella lettera a Dositeo che prefazione al testo Quadratura della parabola:
[] avendo assunto il seguente lemma per la sua dimostrazione: date due aree disuguali possibile,
aggiungendo a se stesso leccesso di cui la maggiore supera la minore, superare ogni area limitata data. Anche i
geometri anteriori a noi si son serviti di questo lemma: infatti se ne sono serviti per dimostrare che i cerchi
stanno fra loro in ragione duplicata dei diametri, e che le sfere stanno in ragione triplicata dei diametri, e ancora
che ogni piramide la terza parte del prisma avente la stessa base della piramide ed uguale altezza, e che
qualunque cono la terza parte del cilindro avente la stessa base del cono ed altezza uguale, ci assumendo un
lemma simile a quello suddetto []
Nellelenco degli usi del Principio di Archimede sono presenti risultati che si trovano anche negli
Elementi, ma la dimostrazione di Euclide che la piramide la terza parte del prisma avente la stessa
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- 197 -
base e la stessa altezza, non si usa tale risultato, quindi Archimede fa riferimento a risultati
precedenti ad Euclide, anzi stando a quanto dice nella lettera ad Eratostene che apre il trattato sul
Metodo dei teoremi meccanici,
[] Perci anche di quei teoremi, dei quali Eudosso trov per primo la dimostrazione, intorno al cono e alla
piramide [cio] che il cono la terza parte del cilindro e la piramide [ la terza parte] del prisma []
sembra chiaro si riferisca ad Eudosso.
Ci sono poi delicati problemi di traduzione del Post. 5 che hanno fatto discutere a lungo.
Controllando i casi in cui Archimede adopera tale postulato, si vede che lo utilizza per trovare un
multiplo di (A-B) che supera B, quindi la generalizzazione ad una qualunque grandezza sarebbe
fuori luogo, mentre questa generalit importante per gli Elementi. Ma nel brano della dedica a
Dositeo riportato sopra, si parla in generale, di qualunque area (limitata).
IV.3.1.4. I contenuti del Libro I. Una suddivisione grossolana dei contenuti del Libro I la
seguente:
- Le Propp. I.1. I.6. e poi I.21. e I.22. relative a figure piane.
- Le Propp. I.7. I.10. e poi I.14. I.16. relative a coni (superficie).
- Le Propp. I.11. I.13. relative a cilindri (superficie).
- 5 Lemmi tratti direttamente da Euclide o semplici corollari di Proposizioni euclidee) applicati
ai volumi.
- La Prop. I.17. relativa a volume di coni.
- Le Propp. I.18. I.20. relativi a rombi solidi.
- Le Propp. I.23. I. 32. e I.35. I.41. sulle figure iscritte e circoscritte ad una sfera.
- Le Propp. I.33. sulla superficie della sfera
- La Prop. I.34. sul volume della sfera.
- Le Propp. I.42. I.44. su superficie e volume di segmenti sferici.
IV.3.1.5. La Proposizioni I.33. Data la novit e limportanza dei risultati di queste due Proposizioni,
si presentano e commentano qui le dimostrazioni archimedee. Questi risultati possono essere
considerati casi particolari delle ultime Proposizioni, quelle relative a superficie e volumi dei
segmenti sferici.
Proposizione I.33. La superficie della sfera quadruplo del suo circolo massimo.
Dimostrazione. Sia infatti una sfera qualunque, e il cerchio A sia quadruplo del circolo massimo: dico che A
uguale alla superficie della sfera.
Se infatti non fosse [uguale], sarebbe o maggiore o minore [della superficie della sfera]. Sia dapprima la
superficie della sfera maggiore del cerchio. Vi sono quindi due grandezze disuguali: la superficie della sfera e il
cerchio A; dunque possibile prendere due rette disuguali, tali che la maggiore abbia rispetto alla minore
rapporto minore di quello che la superficie della sfera ha rispetto al cerchio (Prop. I.2.). Si prendano [come tali]
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

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le rette B, C, e sia D la media proporzionale tra B, C; si immagini anche che la sfera sia tagliata da un piano per il
centro secondo il cerchio EFGH, e si immagini anche un poligono inscritto nel cerchio, e [uno] circoscritto, tale
che sia simile il circoscritto al poligono inscritto, e in modo che il lato del [poligono] circoscritto abbia [rispetto
al lato del poligono inscritto] rapporto minore di quello che B ha rispetto a D (Prop. I.3.). Dunque la superficie
della figura circoscritta alla sfera ha rispetto alla superficie della figura inscritta rapporto minore di quello che la
superficie della sfera ha rispetto al cerchio A (Prop. I.32.), ci impossibile: infatti la superficie della [figura]
circoscritta maggiore della superficie della sfera (Prop. I.28.), mentre la superficie della figura inscritta
minore del cerchio A (Prop. I.25.): dunque la superficie della sfera non maggiore del cerchio A.
Dico inoltre che non neppure minore. Infatti, se possibile, sia [minore], e si trovino, similmente [a quanto sopra
veduto], le rette B, C tali che B abbia rispetto a C rapporto minore di quello che il cerchio A ha rispetto alla
superficie della sfera (Prop. I.2.). E sia D la media proporzionale tra B, C, e si inscriva [nel cerchio EFGH] e si
circoscriva di nuovo un altro poligono [come stato fatto prima], in modo che il lato del [poligono] circoscritto
abbia [rispetto al lato del poligono inscritto] rapporto minore di quello che B ha rispetto a D (Prop. I.3.): dunque
la superficie della figura circoscritta ha rispetto a quella della [figura] inscritta rapporto minore di quello che il
cerchio A ha rispetto alla superficie della sfera, ci che impossibile: infatti la superficie della figura circoscritta
maggiore del cerchio A (Prop. I.30.), mentre la superficie della [figura] inscritta minore della superficie della
sfera (Prop. I.23.). Dunque la superficie della sfera non neppure minore del cerchio A. Ed era stato dimostrato
che non neppure maggiore: la superficie della sfera dunque uguale al cerchio A, ossia al quadruplo del circolo
massimo.
La prima osservazione immediata che qui il testo italiano non riporta citazioni (dirette) di
Proposizioni euclidee.
Vengono invece citate Proposizioni precedenti, che per chiarezza sono qui riportate:
Proposizione I.2. Date due grandezze disuguali, possibile trovare due rette disuguali tali che la retta maggiore
abbia rispetto alla minore rapporto minore di quello che la grandezza maggiore ha rispetto alla grandezza
minore.
Questa Proposizione riporta il rapporto di due grandezze omogenee al confronto col rapporto di due
segmenti. Ci sono legami con Eucl. Prop. X.1. (cfr. III.8.3.2.) ed dimostrato come applicazione
del Principio di Eudosso-Archimede, ma qui nella forma del Post. 5, vale a dire considerando la
differenza tra grandezza maggiore e minore.
Viene citata anche il risultato successivo, che una semplice applicazione della Prop. I.2:
Proposizione I.3. Date due grandezze disuguali ed un cerchio, possibile inscrivere nel cerchio un poligono e
circoscriverne un altro, in modo che il lato del poligono circoscritto abbia, rispetto al lato del poligono inscritto,
rapporto minore di quello della grandezza maggiore e minore.
Archimede non specifica nellenunciato che si tratta di poligoni almeno equilateri e che i poligoni
inscritti e circoscritti considerati hanno lo stesso numero di lati. Ci si desume dalla dimostrazione.
La Prop. I.23 senza enunciato, o meglio lenunciato compare al termine della dimostrazione che
viene introdotta con la descrizione di una figura di rotazione ottenuta inscrivendo un poligono
equilatero in un cerchio massimo della sfera, il cui numero di lati sia divisibile per 4. Poi considera
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il semicerchio (e il semipoligono) e lo fa ruotare ottenendo la sfera ed un solido di rotazione
poligonale. Quello che Archimede prova che [] lintera superficie della figura [inscritta] nella sfera
minore della superficie della sfera.
A questo solido si riferisce nella
Proposizione I.25. La superficie della figura inscritta nella sfera e compresa da superficie coniche minore del
quadruplo del circolo massimo della sfera.
La Prop. I.28 ancora un esempio di una Proposizione senza enunciato. Si tratta di unesposizione
di carattere discorsivo e solo verso la met si specifica che cosa si voglia dimostrare. Prima descrive
un solido di rotazione poligonale circoscritto alla sfera e poi prova che la superficie di tale solido
maggiore di quella della sfera. Si determina meglio il rapporto tra la superficie poligonale di
rotazione circoscritta e la sfera con la:
Proposizione I.30. La superficie della figura circoscritta alla sfera maggiore del quadruplo di un circolo
massimo della sfera.
Infine viene fatta menzione della
Proposizione I.32. Se in una sfera inscritta una figura ed unaltra circoscritta, costruite nello stesso modo
delle proposizioni precedenti [a partire] da poligoni simili, la superficie della figura circoscritta ha rispetto alla
superficie della [figura] inscritta rapporto duplicato di quello che il lato del poligono circoscritto al cerchio
massimo ha rispetto al lato del poligono inscritto nello stesso cerchio: e la stessa figura [circoscritta] ha rispetto
alla figura [inscritta] rapporto triplicato dello stesso rapporto.
Per chiarire questo testo, le figure di cui parla Archimede sono solidi di rotazione, dato che la sfera
vista come solido di rotazione.
Con la Prop. I.33 Archimede raggiunge un importante risultato, dimostrato rigorosamente mediante
il metodo di esaustione, ed utilizzando i risultati precedenti che hanno mostrato la possibilit di
maggiorare e minore il quadruplo del cerchio massimo con le superficie di solidi di rotazione
inscritti e circoscritti alla sfera. Si avvale di un cerchio che la il raggio uguale al diametro della
sfera, ed ha quindi area quadrupla del cerchio massimo della sfera. Lesaustione viene applicata non
alla figura ma al rapporto S/A tra la superficie S della sfera e larea A del cerchio costruito, ed
invece di considerare, come nelle applicazioni pi consuete del metodo di esaustione, la differenza
fra due grandezza, considera il rapporto. Provando che il rapporto 1 si ha luguaglianza cercata. Si
suppone per assurdo che non sia 1, anzi che S/A sia maggiore di 1, quindi che S sia maggiore di A.
Mediante le figure di rotazione poligonali inscritte F e circoscritte F alla sfera si ha che il
rapporto F/F risulta maggiore di S/A, in quanto F maggiore di S, mentre F minore di A. Ma
crescendo il numero dei lati, raddoppiandolo ogni volta si giunge ad un rapporto F/F tale che 1 <
F/F < S/A, e quindi un assurdo. Per giungere a questo risultato sostituisce il rapporto S/A con il
rapporto di due segmenti disuguali, B e C in modo che 1 < B/C < S/A. basta ora provare che
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esistono due figure di rotazione F e F tali che 1 < F/F < B/C. Daltra parte F/F = q(L)/q(L), il
rapporto dei quadrati dei lati. Quindi basta provare che q(L)/q(L) < B/C. Ma per esprimere B/C
come il rapporto di due quadrati basta considerare un segmento D medio proporzionale tra B e C,
cio tale che B:D = D:C, ed allora per un risultato sulle proporzioni il primo sta al quarto come il
quadrato del primo sta al quadrato del secondo. Ed infatti da B/D = D/C = k, si ha B/C = (B/D)(D/C)
= k
2
= (B/D)
2
= q(B)/q(D). Si ha quindi che essendo B > C, pure B > D. Grazie a queste scelte,
applicando la Prop. I.2 si ha che F/F = q(L)/q(L) < q(B)/q(D) = B/C < S/A. In modo analogo si
procede se S/A < 1.
Unaltra osservazione che emerge abbastanza chiara dalla considerazione della dimostrazione della
Prop. I.33, e lo sarebbe stata maggiormente avvertita se si fossero presentate le dimostrazioni delle
Proposizioni citate in essa, che a differenza di Euclide, Archimede presta maggiore attenzione alle
disuguaglianze di rapporti e alla composizione di tali disuguaglianze. E come se fossimo passati
dalle equazioni (Euclide), alle disequazioni (Archimede). Ne d conferma anche la dimostrazione
della Prop. 3 di Misura del cerchio, dove il termine di paragone tra rapporti di enti geometrici
dato da rapporti numerici.
IV.3.1.6. La Proposizione I.34. La successiva Proposizione una sorta di (impegnativo) corollario
della Prop. I.33, o meglio dei suoi metodi dimostrativi.
Proposizione I.34. Ogni sfera quadrupla del cono avente base uguale al cerchio massimo della sfera e per
altezza il raggio della sfera.
Dimostrazione. Sia una sfera qualunque, e in essa sia il circolo massimo quello ABCD. Se dunque la sfera non
quadrupla del cono suddetto, sia, se possibile, maggiore del quadruplo. Sia il cono O avente base quadrupla del
cerchio ABCD, e altezza uguale al raggio della sfera: dunque la sfera [supposta] maggiore del cono O. vi
saranno [dunque] due grandezze disuguali: la sfera e il cono: possibile prendere due rette disuguali, tali che la
maggiore abbia, rispetto alla minore, rapporto minore di quello che la sfera ha rispetto al cono O.
Siano [queste] le rette K, G e si prendano le [rette] I, H che ugualmente superino scambievolmente: K rispetto ad
I, e I rispetto ad H, e H rispetto a G. E si immagini nel cerchio ABCD inscritto un poligono il numero dei lati del
quale sia divisibile per 4, e circoscritto un altro simile alliscritto, come [abbiamo gi considerato]
precedentemente. E il lato del poligono circoscritto abbia rispetto al
[lato del] poligono inscritto rapporto minore di quello che K ha con
I (Prop. I.3.), e siano AC, BD diametri perpendicolari tra loro.
Se dunque, [fermo] restando il diametro AC, ruota il piano nel
quale sono i poligoni, si avranno [due] figure: quella inscritta nella
sfera e quella circoscritta, e la [figura] circoscritta avr rispetto alla
[figura] inscritta rapporto triplicato di quello che il lato del
[poligono] circoscritto ha rispetto a quello del [poligono] inscritto
nel cerchio ABCD (Prop. I.32.). E il lato ha rispetto al lato rapporto
minore di quello che K ha con I: cosicch la figura circoscritta ha
D
B
C
A
O
K
I
H
G
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 201 -
[rispetto alla figura inscritta] rapporto minore di quello triplicato [del rapporto] di K ad I.
Ma K ha rispetto a G rapporto maggiore di quello triplicato [del rapporto] di K ad I: dunque la figura circoscritta
ha rispetto alla figura [inscritta] rapporto molto minore di quello che K ha con G. E K ha con G rapporto minore
di quello che la sfera ha rispetto al cono O (com supposto), e permutando si ottiene che ci impossibile:
infatti la figura circoscritta maggiore della sfera, mentre quella inscritta minore del cono (Prop. I.27.). La
sfera non dunque maggiore del quadruplo del cono suddetto.
Sia, se possibile, minore del quadruplo, cosicch la sfera sia minore del cono O. Si prendano le rette K, G tali che
K sia maggiore di G e che abbia rispetto alla stessa rapporto minore di quello che il cono O ha rispetto alla sfera
(Prop. I.2.). E si pongano le [rette] H, I come [stato fatto prima], e si immagini un poligono inscritto nel cerchio
ABCD ed uno circoscritto, in modo che il lato del [poligono] circoscritto abbia rispetto al lato del [poligono]
inscritto rapporto minore di quello che K ha rispetto a I (Prop. I.3.): e vengano eseguite le altre costruzioni nello
stesso modo prima veduto: dunque la figura solida circoscritta avr rispetto a quella inscritta rapporto triplicato
di quello che il lato del [poligono] circoscritto al cerchio ABCD ha rispetto al lato del [poligono] inscritto (Prop.
I.32.). Ma il lato ha rispetto al lato rapporto minore di quello di K ad I: dunque la figura circoscritta avr, rispetto
alla [figura] inscritta, rapporto minore del [rapporto] triplicato di quello che K ha con I.
La [retta] K ha rispetto alla G rapporto maggiore del [rapporto] triplicato di quello che K ha con I: cosicch la
figura circoscritta ha rispetto alla [figura] inscritta rapporto minore di quello che K ha con G. Quindi K ha con G
rapporto minore di quello che il cono O ha rispetto alla sfera, ci impossibile: infatti la figura inscritta minore
della sfera, mentre quella circoscritta maggiore del cono O (Corollario della Prop.I.31.).
Dunque la sfera non neppure minore del quadruplo del cono avente base uguale al cerchio ABCD, e altezza
uguale al raggio della sfera. E fu dimostrato che non neppure maggiore: dunque quadrupla.
Corollario alla Proposizione I.34.
Dimostrate queste cose, evidente che ogni cilindro avente per base il circolo massimo della sfera e altezza
uguale al diametro della sfera una volta e mezza la sfera, e la sua superficie, comprese le basi una volta e
mezza la superficie della sfera.
Infatti il cilindro suddetto sestuplo del cono avente la stessa base e laltezza uguale al raggio [della sfera]: la
sfera poi si dimostrato essere quadrupla dello stesso cono (Prop. I.34.): dunque evidente che il cilindro una
volta e mezza la sfera. Di nuovo, poich la superficie del cilindro, eccetto le basi, si dimostra essere uguale al
cerchio, il raggio del quale medio proporzionale tra il lato del cilindro e il diametro della base (Prop. I.13.), [e
poich] il lato del suddetto cilindro circoscritto alla sfera uguale al diametro della base: e il cerchio avente il
raggio uguale al diametro della base quadruplo della base, vale a dire del circolo massimo della sfera, dunque
la superficie del cilindro eccetto le basi sar quadrupla del circolo massimo, e tutta la superficie del cilindro
insieme con le basi sar sestupla del circolo massimo. Ma la superficie della sfera quadrupla del circolo
massimo (Prop. I.33.): dunque la superficie totale del cilindro una volta e mezza la superficie della sfera.
Il cono di cui parla lenunciato della Prop. I.34 un cono rettangolo, perch si tratta del cono
inscritto in una semisfera originato dalla rotazione di un triangolo rettangolo isoscele (avente
entrambi i cateti uguali al raggio della sfera).
Ancora una volta la dimostrazione ottenuta mediante il metodo di esaustione. E come nella
Proposizione precedente si applica tale metodo non alla differenza tra sfera e cono O, ma al
rapporto tra sfera e cono. E come detto prima si opera supponendo che tale rapporto non sia 1. Nella
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prima parte si suppone che la sfera sia maggiore del cono e quindi che S/C sia maggiore di uno.
Detta F una figura poligonale circoscritta ed F una figura poligonale inscritta, ma stavolta i
solidi, non le loro superficie, si ha che 1 < S/C < F/F, dato che F maggiore di S e F minore di
C. Questo si ottiene grazie alla
Proposizione I.27. La figura inscritta nella sfera e racchiusa da superficie coniche minore del quadruplo del
cono avente base uguale al circolo massimo della sfera e altezza uguale al raggio della sfera.
analoga alla Prop. I.25, ma stavolta relativa al volume e non alla superficie.
Come fatto nella Prop. I.33, si vuole trovare un rapporto F/F < S/C e questo porter allassurdo.
Per la Prop. I.2, che ha un ruolo fondamentale in tutta lopera, possibile ricondurre i rapporti dei
due solidi a rapporti di due segmenti e quindi sar sufficiente determinare due segmenti K e G tali
che K > G e 1 < K/G < S/C e poi ripristinare le figure circoscritte e inscritte.
Ora il rapporto F/F, essendo figure simili e similmente poste, dato dal rapporto c(L)/c(L),
avendo indicato con c il cubo del lato assegnato. Ci perch si avranno figure: quella inscritta nella sfera
e quella circoscritta, e la circoscritta avr rispetto alla inscritta rapporto triplicato di quello che il lato del circoscritto ha
rispetto a quello dellinscritto nel cerchio ABCD..
Per ottenere che due segmenti siano in rapporto cubico necessaria una sorta di proporzione
continuata, solo che invece di procedere con luguaglianza dei rapporti, basta una disuguaglianza e
quindi si pu agire con una maggiore libert. Si cerca allora un segmento X tale che L/L < K/X,
sfruttando propriet (crescenza) della funzione cubica, ottenendo in tal modo F/F = c(L)/c(L) <
c(K)/c(X).
Archimede non spiega come sia giunto, tanto il testo diretto ai cultori di matematica che sapranno
riempire il buco coi loro mezzi.
Lidea quella di considerare la differenza K G e dividerla per 3. Sia quindi
3
G K
d

= . Si pone
ora, con simbolismo non del tutto corretto, ma che mette in luce la natura di progressione
aritmetica, G = K 3d, H = G+d = K-2d; I = H+d = G+2d = K-d, K = I+d = H+2d = G+3d; quindi I
< K. Si ha con questa scelta X = I, I
3
= (K-d)
3
= K
3
3K
2
d + 3Kd
2
d
3
. Dato che 3Kd
2
d
3
> 0,
essendo d < K < 3K, si ha I
3
= K
2
(K-3d) + 3Kd
2
d
3
> K
3
3K
2
d = K
2
G. Dato che K
3
> I
3
> K
2
G,
passando ai rapporti, si ha K
3
/I
3
< K
3
/K
2
G = K/G > 1. Se ora si trova, mediante un opportuno
numero di suddivisioni per met della circonferenza massima, i lati dei poligoni inscritto e
circoscritto tali che L/L < K/I, si avr F/F = c(L)/c(L) < c(K)/c(I) < K/G < S/C, concludendo
lassurdo.
In modo analogo si opera se si suppone S/C < 1.
Il Corollario richiama la
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Proposizione I.13. La superficie di un qualunque cilindro retto, esclusa la base, uguale ad un cerchio, il raggio
del quale medio proporzionale tra il lato del cilindro e il diametro della base del cilindro.
Questo risultato inutilmente complicato. E molto pi intuitivo affermare che la superficie laterale
del cilindro equivalente ad un rettangolo che ha per base la circonferenza di base e per altezza il
lato del cilindro, e quindi tale superficie 2rh, con ovvio significato dei simboli. Ma dato che ad
Archimede serve trasformare il rettangolo in un cerchio, inserisce rh 2 , che il medio
proporzionale tra diametro e altezza, dato che h rh rh r : 2 2 : 2 = , ottenendo ( )
2
2 2 rh rh = .
Lutilizzazione di questa Proposizione oscura le considerazioni presentate nel Corollario.
Il Corollario , parzialmente, il risultato di cui Archimede fa menzione nella lettera a Dositeo. Esso
mostra il rapporto razionale tra sfera e cilindro, sia per quanto riguarda la superficie, sia per quanto
riguarda il volume. Probabilmente questo risultato stato ritenuto nellantichit il pi importante
risultato di Archimede e giustifica in pieno il titolo del trattato.
IV.3.2. Il Libro II. Il trattato si completa con un secondo libro, rivolto alla soluzione di problemi
relativi alle figure di rotazione studiate nel Libro I.
IV.3.2.1 La seconda lettera a Dositeo. Si tratta di una lettera pi breve e fa riferimento ad uno
scambio epistolare intercorso tra Archimede e Conone:
Archimede a Dositeo salute.
Precedentemente mi avevi esortato a scrivere le dimostrazioni di quei problemi, dei quali avevo mandato a
Conone gli enunciati: accade poi che la maggior parte di essi si risolve per mezzo dei [seguenti] teoremi, dei
quali gi prima ti ho inviate le dimostrazioni, e cio: che la superficie di qualunque sfera quadrupla del circolo
massimo della sfera [stessa] (Prop. I.33.); che alla superficie di qualunque segmento sferico uguale il cerchio, il
raggio del quale uguale al [segmento del]la retta condotta dal vertice del segmento sulla circonferenza della
base (Propp. I.42. e I.43.); che per qualunque sfera il cilindro avente per base il cerchio massimo della sfera e
laltezza uguale al diametro della sfera, una volta e mezza la grandezza della sfera, e la superficie [totale] di
esso cilindro una volta e mezza la superficie della sfera (Corollario della Prop. I.34.); che qualunque settore
solido uguale al cono avente per base il cerchio uguale alla superficie del segmento sferico relativo al settore, e
laltezza uguale alla sfera (Prop. I.44.)
In questo libro ti ho mandato, avendoli scritti, quanti teoremi e problemi si risolvono per mezzo dei teoremi
[sopra enunciati], e cercher di inviare al pi presto anche quanti si ritrovano per mezzo di altra teoria: [cio] le
proposizioni sulle spirali e sui conoidi.
Il primo di questi problemi era il seguente: data una sfera trovare una superficie piana uguale alla superficie della
sfera. Questo manifestamente dimostrato per mezzo dei teoremi suddetti: infatti il quadruplo del circolo
massimo della sfera una superficie piana ed uguale alla superficie della sfera.
Da questa lettera si desume che il Libro II stato scritto ad un certo intervallo di tempo dal primo,
dato che ha meritato un invio separato. La ragione del libro stata la richiesta di Dositeo di vedere
risolti i problemi di una lista che Archimede aveva inviato a Conone, morto in seguito. Questo dice
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

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per che prima che Conone morisse, Archimede aveva proposto problemi di cui conosceva la
soluzione e come si desume da altri scritti, la soluzione ha anticipato la dimostrazione dei teoremi
collegati ai problemi.
Il Libro II strettamente collegato con il primo e seppure la stesura dei due libri avvenuta in tempi
diversi, il principio ispiratore stato unico.
Archimede ha gi in cantiere altre due opere, Spirali, Conoidi e sferoidi. Tali opere, secondo la
cronologia di Torelli, seguiranno immediatamente, nellordine il trattato Sulla sfera e il cilindro, e
saranno inviate sempre a Dositeo, per completare le dimostrazioni dei problemi posti a Conone.
La lettera ribadisce i risultati trovati nel Libro I e mostra come sia possibile risolvere ora uno dei
problemi della lista, quello di determinare un cerchio avente per area quella della superficie di una
sfera assegnata.
IV.3.2.2. I contenuti del Libro II. Il libro consta di 9 Proposizioni e un Corollario. In realt ci sono
sei problemi e tre teoremi. Il testo vero e proprio, dopo la lettera di dedica, continua lo stile
epistolare, senza interruzione, infatti si ha
Proposizione II.1. Il secondo era: Dato un cono o un cilindro, trovare una sfera uguale al cono o al cilindro.
Il riferimento ordinale si collega con la fine della lettera in cui riporta Il primo di questi problemi era il
seguente: [].
Il problema affrontato nella Prop. II.1. non risolubile con riga e compasso, e viene risolto usando
il metodo di esaustione. Il punto chiave della dimostrazione determinare come inserire due medie
proporzionali tra tre grandezze date, tecnica che ha ispirato la dimostrazione della Prop. I.34.
La novit delluso di questa tecnica solo relativa, ma ampiamente al di fuori della Geometria
euclidea. Gi Ippocrate di Chio aveva mostrato che trovare come inserire due grandezze medie
proporzionali tra due grandezze assegnate equivale alla soluzione del problema della duplicazione
del cubo, uno dei problemi classici non risolubili con riga e compasso.
Archimede non si preoccupa di questo, anzi d per scontato che tale problema ormai risolto.
Infatti nella dimostrazione afferma:
Ed data ciascuna delle rette CD, EF: dunque tra due rette CD, EF vi sono due medie proporzionali GH, MN:
quindi [risulta] data ciascuna delle GH, MN.
Archimede sembra dire, il lettore se la trovi.
Nel suo commento alle opere di Archimede, Eutocio ha ritenuto opportuno offrire spiegazioni di
questo passaggio non banale, riportando una sorta di antologia delle soluzioni di vari autori,
indicandoli esplicitamente. Abbiamo cos un pur breve sguardo sulla geometria precedente a
Euclide ed indipendente dallautore degli Elementi.
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

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Eutocio inizia da una soluzione che porta il nome di Eudosso, ma commenta che non pu essere del
grande matematico, dato che contiene supposizioni inammissibili. Questo fatto ci permette di
arguire che nel V sec d. C., quando Eutocio scriveva, non erano pi disponibili i testi di Eudosso.
Poi presenta una soluzione pratica attribuita a Platone, ma non si capisce da dove la ricavi dato che
nei testi platonici disponibili non si neppure allusione al problema e poi pare sospetto che Platone
abbia dato un metodo pratico. Seguono poi le soluzioni di
Erone,
Filone (280 220 a.C.),
Apollonio,
Diocle (240 180 a.C.),
Pappo,
Sporo (240 300),
Menecmo,
Archita,
Eratostene,
Nicomede.
Come si vede una preziosa fonte di informazioni, anche se relativa ad un unico problema
geometrico, non canonico.
Tra le soluzioni proposte, quella pi interessante offerta da Archita che risolve il problema
mediante lintersezione di tre superficie: un toro, un cono, un semicilindro e afferma di avere
desunto questa informazione da un trattato di Eudemo di Rodi, scolaro di Aristotele, autore di una
storia della Geometria apparsa qualche decennio prima degli Elementi, storia cui attinge anche
Proclo nel suo Catalogo. La citazione di Eudemo conferisce credibilit al fatto che la soluzione
attribuita ad Archita sia proprio del matematico di Taranto.
Interessante la comparsa del toro, superficie di rotazione, non presa in considerazione dalla
Geometria euclidea.
I restanti risultati del Libro II hanno i seguenti argomenti
- La Prop. II.2. determina il volume del segmento sferico.
- Le Propp. II.3. (il terzo problema), II.4, II.8. chiedono di suddividere una sfera con un piano
in modo che la superficie, risp. il volume, dei due segmenti sferici siano tra loro in un
rapporto assegnato. Della Prop. II.4. si gi parlato in 4.2.2. delle Lezioni di Matematiche
Complementari.
- Le Propp. II.5. e II.6. parlano di segmenti sferici simili.
- La Prop. II.7. paragona un segmento sferico e il cono in esso inscritto.
Nicomede
(280 210 a.C.)
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- 206 -
- La Prop. II.9. prova la propriet dellemisfero come il segmento sferico che a parit di
superficie ha volume massimo.
Interessante osservare che Archimede aveva proposto un problema ai matematici alessandrini e che
la Prop. II.9. contraddice quanto affermato nel problema. E Archimede stesso che lo segnala a
Dositeo nella lettera di accompagnamento al trattato Spirali, in cui afferma:
Anche lultimo dei problemi che era stato proposto falso, ed era se si divide il diametro di una qualunque
sfera in modo che il quadrato della parte maggiore sia triplo del quadrato della parte minore, e per quel punto [di
divisione del diametro] si conduce un piano perpendicolare al diametro, [detto piano] taglia la sfera, e la figura
costituita dal segmento sferico la massima fra gli altri segmenti aventi uguale superficie. Che questa
proposizione sia falsa manifesto dai teoremi che ti ho prima inviato: stato infatti dimostrato che la semisfera
massima fra tutti i segmenti sferici compresi da uguale superficie.
Si pu arguire da questo brano che al momento di spedire a Conone la lista dei problemi,
Archimede non aveva sufficientemente approfondito la teoria, al punto da fargli commettere errori.
Dunque il Siracusano era riuscito a trovare alcuni risultati, ma la giustificazione dimostrativa era
tutta da produrre.
In questo Libro II le dimostrazioni sono spicce, molti passaggi lasciati al lettore.


IV.4. Quadratura della parabola.
Il titolo di questo trattato evidentemente spurio, perch ai tempi di Archimede non era ancora stato
introdotto il termine parabola, ma la curva di cui si occupa in questo trattato veniva indicata come
sezione del cono rettangolo (oo0oycvioc kcvoc :ono). Archimede per ottenere una parabola
interseca un cono rettangolo con un piano perpendicolare ad una generatrice del cono (parlando in
termini odierni). Sar Apollonio a tenere fisso il cono e variare il piano.
Nel testo greco Archimede usa semplicemente :nono, sezione, per indicare la sezione parabolica.
Lo scopo del testo provare che il segmento parabolico equivalente ad un (semplice) poligono
costruibile con riga e compasso.
Nellordine cronologico, a seguire Torelli, dovrebbe essere stato composto tra i due libri di
Equilibrio dei piani e prima del trattato Sulla sfera e il cilindro, quindi una delle prime opera di
Archimede. Questa collocazione cronologica motivata dal fatto che nel presente testo vengono
utilizzate Proposizioni del primo Libro di Equilibrio dei piani, con esplicito riferimento ad esso.
Invece nel Libro II di Equilibrio dei piani si utilizza un
procedimento che si ritrova in Quadratura della parabola ed in
questo testo viene lungamente descritto. Si tratta del procedimento
A
D
E
B C
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fondamentale per ottenere larea del segmento parabolico: si iscrive in esso un triangolo, con la
base coincidente con la base del segmento parabolico e la stessa altezza, poi si itera la
costruzione raddoppiando il numero dei triangoli. Nel Libro II di Equilibrio dei piani si presenta il
procedimento con le parole nel modo noto.
Il fatto che il testo Quadratura della parabola preceda Sulla sfera e il cilindro potrebbe essere
provato, tra laltro dal brano della lettera a Dositeo citato in IV.3.1.3 e da come riporta il fatto
storico della morte di Conone.
IV.4.1. Descrizione del trattato. Il trattato occupa, nella traduzione italiana, circa 40 pagine e
presenta 24 Proposizioni. In esso Archimede getta le basi della futura teoria delle serie, e
dellintegrazione, sviluppando procedimenti e strumenti che sono gi intuiti ed intuibili negli
Elementi, ad esempio la Eucl. Prop. X.1. (cfr. III.8.3.2.). D inoltre alcune informazioni sulla sua
officina euristica, che sar oggetto di un altro trattato.
IV.4.1.1. La lettera a Dositeo. Come nelle altre lettere a Dositeo riportate in questi appunti,
Archimede tramite esse fornisce interessanti informazioni.
Archimede a Dositeo salute.
Avendo sentito che era morto Conone, il quale in nulla mai venuto meno nella sua amicizia verso di noi, e
avendo sentito che tu avevi ben conosciuto Conone e che sei esperto di geometria, ci dolemmo per la morte di un
uomo amico e mirabile nelle matematiche, e decidemmo di farti giungere per iscritto, come avevamo pensato di
scrivere a Conone, uno dei teoremi di Geometria che prima non era stato studiato, e che era stato trattato da noi,
che prima labbiamo trovato per via meccanica, in seguito dimostrato per via geometrica.
Tra quelli che prima di noi si sono occupati di geometria, alcuni tentarono di esporre per iscritto che era possibile
trovare unarea poligonale uguale ad un cerchio dato o ad una parte del cerchio, e poi tentarono di quadrare
larea compresa da tutta la sezione del cono e una retta, assumendo lemmi non facilmente ammissibili, cosicch
il pi delle persone hanno riconosciuto che questi problemi non erano stati risolti. Ma per quanto riguarda il
segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo sappiamo che nessuno ha prima di noi
tentato di quadrarlo, ci che da noi stato ora trovato. Dimostriamo infatti che qualunque segmento compreso da
una retta e da una sezione di cono rettangolo uguale ai 4/3 del triangolo avente la stessa base altezza uguale al
segmento: ci avendo assunto il seguente lemma per la sua dimostrazione: date due aree disuguali possibile,
aggiungendo a se stesso leccesso di cui la maggiore supera la minore, superare ogni area limitata data. Anche i
geometri anteriori a noi si son serviti di questo lemma: infatti se ne sono serviti per dimostrare che i cerchi
stanno fra loro in ragione duplicata dei diametri, e che le sfere stanno in ragione triplicata dei diametri, e ancora
che ogni piramide la terza parte del prisma avente la stessa base della piramide e uguale altezza, e che
qualunque cono la terza parte del cilindro avente la stessa base del cono e altezza uguale, ci assumendo un
lemma simile a quello suddetto. Accade ora che dei suddetti teoremi ciascuno considerato non meno degno di
fiducia di quelli dimostrati senza questi lemma; a noi basta che venga concessa simile fiducia ai teoremi da noi
qui dati.
Inviamo dunque le dimostrazioni che abbiamo scritto di quel teorema, dapprima come stato trattato per via
meccanica (oio :cv np,ovikcv), dopo come stato dimostrato per via geometrica (oio :cv yconc:oocn/vov).
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Vengono premesse anche alcune proposizioni elementari sulle sezioni coniche, che risultano necessarie per la
dimostrazione. Sta sano.
Dal tono della lettera questa sembra la prima che Archimede invia a Dositeo, utilizza infatti un
registro pi formale. Di fatto la missiva svolge pi tipi di funzioni:
1. E unautopresentazione di Archimede a questo personaggio non ancora conosciuto
personalmente, ma di cui ha sentito parlare.
2. Lelencazione dei risultati di altri che si avvalgono del metodo di esaustione e del Principio
di Eudosso-Archimede sembra volere da una parte rassicurare il destinatario che non
perder del tempo a leggere lo scritto inviatogli, perch il Siracusano si dichiara non
sprovveduto in fatto di Geometria, conoscendo questi che sono tra i pi complessi risultati
geometrici del tempo. Daltra parte vuole anche sondare Dositeo perch se avesse risposto
che non conosceva alcuni o tutti i risultati citati, allora Archimede avrebbe avuto la certezza
che la fama del matematico di Alessandria non era motivata.
3. Vuole parare una possibile obiezione sulla validit del suo scritto, dicendo di avere seguito
la stessa strada di altri a lui precedenti, sulla via dellesaustione. E se, secondo il giudizio
comune, i risultati ottenuti con tale metodo sono non meno degno di fiducia di quelli dimostrati
senza questi lemma; a noi basta che venga concessa simile fiducia ai teoremi da noi qui dati
4. Archimede ha delle tecniche euristiche che gli permettono di trovare (o scoprire), lui dice
trattare il risultato. E nellopera d un saggio di tali tecniche, da lui indicate come
meccaniche. Questo porta a chiedersi in che rapporto di concetti e di cronologia stia quanto
detto qui con il trattato Metodo sui teoremi meccanici, che Archimede invier o ha gi
inviato a Eratostene. Tuttavia il metodo usato in questo trattato pare diverso da quello
spiegato ad Eratostene.
IV.4.1.2. I contenuti del trattato e le prime propriet elementari della parabola. Il testo consta di 24
Proposizioni cos suddivise:
- Le Propp. 1 5 trattano propriet elementari della parabola, ed alcune sono date senza
dimostrazione.
- Le Propp. 6-17 viene esposto il procedimento meccanico e la sua applicazione per trovare il
risultato relativo alla parabola.
- Le Propp. 18-24 si esegue di nuovo la quadratura usando esclusivamente i mezzi geometrici.
Delle cinque Proposizioni introduttive solo le ultime due, Propp. 4 e 5 sono dovute ad Archimede.
Le prime tre Proposizioni sono date senza dimostrazione e con il commento (finale)
Queste cose sono state dimostrate negli Elementi conici.
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Purtroppo non sappiamo cosa siano questi Elementi conici, forse unopera di Aristeo il Vecchio, che
si era dedicato alle coniche come sezioni, ma Pappo riferisce che questo autore avrebbe scritto
cinque Libri intitolati Loci solidi. Non dovrebbe trattarsi di un testo di Menecmo, in quanto avrebbe
studiato le coniche come luoghi di punti. E stata avanzata lidea che si possa trattare di unopera
perduta di Euclide.
Le tre Proposizioni che Archimede riporta senza dimostrazioni
sono le seguenti.
Proposizione 1. Se [data] una sezione di cono rettangolo, nella quale
[sia] il [segmento] ABC, e se inoltre la BD parallela al diametro o
essa stessa diametro, e [la retta AC] parallela alla tangente in B alla
sezione del cono, sar AD uguale a DC; e se AD uguale a DC la retta
AC e la tangente in B alla sezione del cono saranno parallele.
Proposizione 2. Se ABC sezione di un cono rettangolo, la [retta] BD parallela al diametro, o essa stessa
diametro, la [retta] ADC parallela alla tangente in B alla sezione del
cono, e la [retta] EC tangente alla sezione del cono in C, saranno
uguali BD, BE.
Proposizione 3. Se ABC sezione di un cono rettangolo, la BD
parallela al diametro o essa stessa diametro, e se si conducono le rette
AD, EF parallele alla tangente in B alla sezione del cono, si avr che
come la BD sta alla BF, cos in potenza la AD sta alla EF. [BD:BF =
q(AD):q(EF)]. Queste cose sono state dimostrate negli Elementi conici.

Ci che Archimede chiama diametro oggi viene detto lasse
della parabola. Nelle figure del testo qui riportate, si indica
sempre lasse, mai una retta parallela allasse. Ma lasserto
applicabile anche alla generica parallela al diametro,
individuando, in tal modo la costruzione della generica retta tangente,
ovvero della retta secante (che rimane cos parallela alla tangente). Di fatto
si ha unindicazione, tramite costruzione, che in Geometria analitica viene
ottenuta mediante lapplicazione del Teorema di Lagrange sulle funzioni
derivabili.
Si tratta di propriet fondamentali delle parabole. La seconda spiega come
da un punto dellasse si possano mandare tangenti alla parabola e la terza fornisce la propriet
fondamentale delle parabole che viene tradotta nellequazione cartesiana, in cui lasse BD lasse
delle ordinate e AD, EF sono le ascisse.
Si considerino i risultati di Archimede, relativi a propriet elementari della parabola, usati nel
B
D A C
B
D A
C
E
B
D A
C
F
E
Giuseppe Luigi Lagrange
(1736 1813)
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- 210 -
seguito ed anche in altre opera del Siracusano, per cogliere meglio il suo stile espositivo.
Proposizione 4. Sia ABC un segmento limitato da una retta e da una sezione di cono rettangolo, si conduca BD
per il punto medio di AC, parallela al diametro o essa stessa [BD] diametro, e condotta la retta BC si prolunghi.
Se si conduce unaltra retta FH parallela a BD, la quale tagli la retta BC si avr: FH:HG = DA:DF.
Dimostrazione. Si conduca infatti per il [punto] G la [retta] KG parallela ad AC: si ha dunque che come la BD sta
alla BK cos in potenza la DC sta alla KG: ci infatti stato dimostrato (Prop.
3). Si avr dunque che come la BC sta alla BI in lunghezza, cos la BC sta
alla BH in potenza: infatti sono uguali le DF, KG e sono dunque in
proporzione continua le retta BC, BH, BI. Cosicch si ha: BC:BH = CH:HI e
dunque: CD:DF = HF:FG. Ma la DC uguale alla DA: manifesto dunque
che DA:DF = FH:HG.
Questa (e la successiva) Proposizione trattano di propriet notevoli
della parabola, dimostrate con mezzi elementari. Ci sta a dire che forse gli Elementi conici citati da
Archimede non erano il risultato di una profonda e lunga elaborazione dei problemi posti da queste
figure inconsuete.
La Prop. 4 stabilisce una propriet delle secanti il segmento parabolico ed ha un caso particolare
quando AF = FD.
Gli strumenti geometrici messi in opera, oltre a quelli relativi alla conica, sono semplici
applicazioni della proporzionalit e del cosiddetto Teorema di Talete. Le varie trasformazioni delle
proporzioni sono solo indicate, senza troppe giustificazioni, cos come il punto I compare
improvvisamente, senza essere stato descritto.
Con simboli moderni la dimostrazione la seguente:
BK
BD
KG
DC
=
2
2
, per la Prop. 3, ma anche
2
2
2
2
BH
BC
KG
DC
= . Questo discende dalle propriet delle proporzioni:
BH
BC
DF
DC
KG
DC
= = , per il
Teorema di Talete; e inoltre
BI
BC
BK
BD
= , quindi
BI
BC
BK
BD
KG
DC
BH
BC
= = =
2
2
2
2
. Si ha cos
BI
BC
BH
BC
=
2
2
, ma questo tradotto in termini di proporzioni continue, sta per BC:BH= BH:BI. Da
questa proporzione continua, componendo si ha
BH
BI BH
BC
BH BC +
=
+
e permutando i medi
BH
BC
BI BH
BH BC
HI
CH
=
+
+
= . Daltra parte sempre per il Teorema di Talete,
HG
FH
HI
CH
= , quindi
HG
FH
HI
CH
BH
BC
DF
DC
DF
DA
= = = = . Come si vede non ci sono novit dimostrative, ma una complessa
rete di rapporti e di uguaglianze.
B
D
A C
H
G
K I
F
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Nel caso particolare AF = DF, si ha DA = 2DF, quindi FH = 2FG.
Pi complessa la seguente
Proposizione 5. Sia [dato] un segmento ABC compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo, e si
tracci per A la AF parallela al diametro, e per il punto C la retta CF tangente alla sezione del cono in C. Se poi si
conduce nel triangolo FAC un [retta] parallela ad AF, la [retta cos] tracciata sar tagliata dalla sezione del cono
rettangolo nello stesso rapporto nel quale viene tagliata AC dalla [retta
parallela ad AF] tracciata, e sar corrispondente la parte AC situata dalla parte
di A alla parte della [retta] tracciata, [pure] dalla parte di A.
Dimostrazione. Si conduca infatti la DE parallela ad AF, e la DE tagli
dapprima la AC per met. Poich dunque la ABC sezione del cono
rettangolo, la BD stata tracciata parallela al diametro, e i [segmenti] AD, DC
sono uguali, la parallela alla AC sar tangente alla sezione di cono rettangolo
(Prop. 1). Di nuovo, poich la DE parallela al diametro, la CE stata
condotta tangente alla sezione di cono rettangolo in C, e la DC parallela alla
tangente in B, la EB uguale alla BD (Prop. 2), sicch: AD:DC = DB:BE.
Se dunque la retta tracciata taglia per met la AC [il teorema] stato
dimostrato: se [ci] non [si verifica] si tracci unaltra [retta] KL parallela ad
AF; si deve dimostrare che: AK:KC = KH:HL.
Poich dunque BE = BD, anche IL = KI; quindi: LK:KI = AC:DA. Ma anche: KI:KH = DA:AK: ci stato
prima dimostrato (Prop. 4), sicch KH:HL = AK:KC.
E stato dunque dimostrato quanto ci si era proposto.
Dal disegno (in cui il punto K rappresentato due volte, secondo che sia tra D e C, laltro che sia tra
tra A e D), sono presentate due famiglie di triangoli tra loro simili. La dimostrazione come quella
della Prop. 4, solo che i rapporti da considerare sono pi numerosi. Archimede tratta prima il caso
banale, K = D, in cui H = B e L = E, ma per la Prop. 2, AD = DC e BD = BE, quindi la propozione
da provare KH:HL = AK:KC diviene in questo caso particolare DB:BE = AD:DC, vale a dire 1 = 1.
Si ha quindi LK:KI = AC:AD, in quanto entrambi i rapporti sono uguali a 2.
Per la similitudine di triangoli si ha IK = LI, mentre per la Prop. 4, KI:IH = AD:KD. Ora
scomponendo (se K compreso tra A e D o componendo se K compreso tra D e C) si ha KI:(KI-IH) =
AD:(AD-KD), vale a dire KI:HK = AD:AK. Mettendo assieme le due proporzioni LK:KI = AC:AD
(perch il rapporto ) e KI:KH = AD:AK, si ricava per Eucl. Def. V.17 e Eucl. Prop. V.22, si
ricava LK:KH = AC:AK. Questo tipo di deduzione risulta facilitato dalla descrizione mediante
frazioni:
AK
AD
KH
KI
AD
AC
KI
LK
= = , . Moltiplicano i primi membri tra loro e i secondi membri tra loro si
ha
AK
AC
KH
LK
= . Dunque dalla proporzione LK:KH = AC:AK, scomponendo (LK-KH):KH = (AC-
AK): AK, quindi LH:KH = KC:AK e invertendo KH:LH = AK:KC.
D
B
A C
E
F
K K
H
I
L
L
I
H
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Da notare che il punto F citato nellenunciato non interviene, mentre ha ruolo importante il punto I
che introdotto senza nessun commento n specificazione se non il fatto che IL = KI. Il ruolo del
lettore esperto assai importante perch lo spazio dedicato al caso particolare pi vasto di quello
dedicato al caso generale in cui si sottintendono i numerosi passaggi qui esplicitati.
IV.4.1.3. Il trattamento meccanico. Nelle Proposizioni che riguardano il trattamento meccanico si
sviluppano considerazioni diverse da quelle che diverranno oggetto del trattato diretto ad
Eratostene, per cui si pu ritenere che questultimo sia indipendente e successivo allopera sulla
parabola. Daltra parte la Prop. 16 viene dimostrata con una classica dimostrazione per esaustione,
quindi Archimede dovrebbe attribuire al suo procedimento meccanico lo statuto di una
dimostrazione, non meno sicura delle altre e non quello di un procedimento di solo valore
euristico.
Il trattamento meccanico comunque una procedura totalmente innovativa e vale la pena di
soffermarsi su di esso per rivelare limpronta ingegneristica del pensiero archimedeo.
Proposizione 6. Si supponga [di avere] un piano, giacente perpendicolarmente allorizzonte, e si stabilisca [di
considerare] al di sotto le rette AB situate dalla stessa parte del [punto] D, al di sopra le altre, e il triangolo
BDC sia rettangolo, avente langolo retto nel [punto] B e il lato BC uguale a met della [lunghezza della] leva. Si
sospenda il triangolo per i punti B, C, e si sospenda anche unaltra area F dallaltra parte della leva nel punto A, e
larea F, sospesa in A, faccia equilibrio al triangolo BDC dove ora posto. Dico che larea F la terza parte del
triangolo BCD.
Dimostrazione. Infatti poich si suppone che la leva stia in equilibrio, la retta AC sar parallela allorizzonte, e le
rette condotte perpendicolarmente alla AC nel piano perpendicolare allorizzonte
saranno perpendicolari allorizzonte. Si divida ora la linea BC nel punto E, in modo
tale che CE sia il doppio di EB, si tracci la KE parallela alla DB e si divida per met
nel punto H. Il centro di gravit del triangolo BDC il punto H: ci infatti
dimostrato nei [libri] Meccanici (Eq.piani Prop. I.14.). Se dunque si scioglie la
sospensione del triangolo BDC nei [punti] B, C e viene sospeso [il triangolo] per il punto E, il triangolo resta
dove : infatti ciascuno dei [corpi] sospesi, da qualunque punto sia [sospeso], resta in modo che il punto di
sospensione e il centro di gravit del [corpo] sospeso siano su una perpendicolare: anche questo stato infatti
dimostrato.
Poich dunque il triangolo BCD avr la stessa posizione rispetto alla leva, similmente sar in equilibrio larea F.
Poich dunque fanno equilibrio larea F applicata in A e quella BDC [applicata] in E, manifesto che esse siano
in proporzione inversa con le lunghezze (Eq.piani Prop. I.6.) e si ha: AB:BE = BCD:F. Ma la AB tripla della
BE, dunque anche il triangolo BCD triplo dellarea F. E manifesto pure che se il triangolo BDC triplo
dellarea F, si ha equilibrio.
La lettura di questo testo pone subito la domanda se per caso non si sbagliato testo: invece che
Geometria si tratti di un testo di Statica, tratto da un manuale di Meccanica razionale.
A C B
D
H
E
K
F
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- 213 -
Uno dei motivi di maggiore perplessit dato dal mutamento repentino di concezione spaziale.
Nella Geometria nel senso di Euclide, ed anche nelle prime sei Proposizioni del testo archimedeo, le
figure vivono in un loro spazio teorico che ha un tipico connotato relazionale. Ora si considerano
figure, non pi puramente geometriche in quanto sottintesa la presenza del peso delle figure
(ritenute omogenee), immerse in uno spazio esperienziale (rivelato dallorizzonte e dalle verticali)
nel quale le rette si dispongono in orizzontale o verticale a seconda dei rapporti di peso. C poi la
leva, strumento meccanico studiato da Archimede (almeno stando a Simplicio). Di questa leva non
detto dove sia il fulcro, lo si desume dal fatto che B ne sia il punto di mezzo. E quindi pi una
bilancia a due bracci.
Nella scelta di E compare implicitamente il fatto che il baricentro H collocato a 2/3 delle mediane
e, per similitudine, mandando per H la parallela a BD si ha che EC doppio di BE.
Largomentazione archimedea, in questa forma, difficilmente sarebbe accettata oggi come una
dimostrazione geometrica. Forse tradotta in termini vettoriali potrebbe essere accettata. Certamente
si tratta di un teorema di Statica razionale.
Nella dimostrazione vengono citati i Meccanici, vale a dire il primo Libro del testo Equilibrio dei
piani, un testo dedicato a questioni di Meccanica razionale, in particolare la Statica, quindi un
esempio di Matematica applicata, relative alle posizioni di equilibrio di figure piane cui si
attribuisce un peso. In questo, la posizione di Archimede si scosta molto dalla concezione di scienza
delineata da Platone, ma forse risente di un influsso pi aristotelico, potendosi vedere il tipo di
Matematica applicata di Archimede, come una ricerca della presenza degli universali matematici
nelle cose.
I risultati che vengono citati, nella dimostrazione, da Equilibrio dei piani sono:
Eq. piani Proposizione I.6. Le grandezze commensurabili sono in equilibrio se sospese a distanze inversamente
proporzionali ai pesi.
Eq. piani Proposizione I.14. Il centro di gravit di qualunque triangolo il punto nel quale si incontrano le rette
condotte dai vertici sui punti di mezzo dei lati.
Di questi risultati, il secondo entrato a fare parte della Geometria ufficiale dei manuali scolastici,
ed infatti col nome di baricentro di un triangolo si indica il punto di incontro delle mediane. Il
teorema che viene solitamente dimostrato, ispirato ad Archimede ed utilizzato nella Prop. 6 di
Quadratura della parabola, che il baricentro si trova in un punto delle mediane posto a due terzi di
mediana dal vertice.
La dimostrazione prima assume che la bilancia sospesa in B e con il triangolo sospeso in B e C sia
posta in equilibrio con F, poi si accorge che non cambia nulla se invece di sospendere in B e C il
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- 214 -
triangolo lo si sospende in E ed a questo punto dato che 3BE = AB, per la Prop. 6 di Equilibrio dei
piani, pu affermare che il peso di F 1/3 del peso di BDC.
Si tratta quindi di una dimostrazione statica semplice.
Le Propp. 7-13 sono dello stesso tenore, trattando sempre di triangoli o trapezi tenuti in equilibrio
da figure e operando sui triangoli e le figure rigidamente rappresentate con rettangoli.
Di fatto per queste dimostrazioni si utilizza il fatto che se da un lato della bilancia si aggiunge o si
toglie una figura, dallaltro bisogner aggiungere o togliere una figura equivalente. Si sta cio
costruendo una nuova tecnica di corrispondenza biunivoca tra classi di figure date in modo che alla
somma o differenza
1
di figure poste ad un braccio della bilancia corrisponda la somma o
differenza delle figure da porre allaltro lato della bilancia, quindi una nuova costruzione di classi
di grandezze direttamente proporzionali. Ci avviene con la Prop. 7 in cui si suddivide un triangolo
in due triangoli e si mostra che togliendo un triangolino da un triangolone come togliere dalla
figura che equilibria il triangolone la figura che equilibra il triangolino. Questo comporta anche
lintroduzione di una relazione dordine tra le figure che stanno dalla stessa parte del braccio e
provare che una analoga relazione dordine sta tra le figure dallaltra parte del braccio, quindi la
corrispondenza biunivoca conserva lordine. La relazione dordine si pu avere anche spostando il
punto di sospensione delle figure sulla bilancia.
Un esempio riassuntivo di queste Proposizioni offerto dalle due seguenti Proposizioni:
Proposizione 10. Di nuovo si abbia la leva ABC e il suo [punto di]
mezzo sia B, e sia BDGK un trapezio avente retti gli angoli [con vertice]
in B, G e il lato DK inclinato su C, e si abbia: AB:BG = BDKG:L. Si
sospenda il trapezio BDKG alla leva nei punti B, G, si sospenda anche
larea F in A, e si faccia equilibrio al trapezio BDKG cos come ora sta.
Dico che larea F minore di quella L.
Proposizione 13. Sia di nuovo la leva AC, B il suo [punto di] mezzo, e
sia il trapezio KDTR tale che i lati HK, TR convergano in C, e i lati DT,
KR siano perpendicolari a BC. Si sospenda il trapezio nei [punti] E, G, e
larea F si sospenda in A e faccia equilibrio al trapezio DKTR cos come
ora si trova; inoltre si abbia: AB:BE = KDTR:L e AB:BG = KDTR:M.
Similmente a quanto s veduto prima [nella Prop. 12] si dimostrer che
la F maggiore di L, ma minore di M.
Nella figura che accompagna la Prop. 10 viene indicato anche il
baricentro del trapezio che in base a Eq. piani Prop. I.15 si
individua considerando il punto E tale che (2DB+KG):(2KG+DB) = EG:BE e poi prendendo il
punto medio di EN.

1
Anche Archimede non parla mai di somma di figure geometriche e neppure di differenza.
A
C B E G
T
D
K
R
F
L
M
A C
D
K
B
F
L
E G
N
E
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- 215 -
Come si pu osservare nel disegno relativo alla Prop. 13, a parte il fatto che il trapezio KDTR sia
poco canonico dal punto di vista scolastico, sta a poco a poco sparendo il riferimento
esperienziale alle orizzontali ed alle verticali, anche se resta il concetto di sospensione, quasi che
man mano che si avanza nella trattazione, la evidenza sperimentale lasci il passo alla considerazione
teorica. Questo passaggio si realizza piano piano ma di fatto porta allistituzione di una nuova teoria
che, seppure ispirata alla esperienza, si consolida come conoscenza geometrica. Archimede ha fatto
la scelta di introdurre, invece che postulati relativi allequilibrio per avere una nuova strada per
parlare di corrispondenza tra le grandezze, il riferimento alla bilancia.
La Prop. 14 fa invece intervenire un segmento parabolico, e nellenunciato spariscono i riferimenti
al peso e alla bilancia, riferimenti che per ritornano poi nella dimostrazione, seppure con lo statuto
di propriet dimostrate, non verificate sperimentalmente:
Proposizione 14. Sia il segmento BHC compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo. Sia
dapprima la BC perpendicolare al diametro e si conduca per il punto B la BD parallela al diametro, e per il punto
C la CD tangente alla sezione del cono: BCD sar un triangolo rettangolo. Si divida poi BC in parti uguali quante
si vogliano BE, EF, FG, GI, IC; e dai punti nei quali tagliano la sezione del cono si conducano rette passanti per
C e si prolunghino. Dico che il triangolo BCD minore del triplo [della somma] dei trapezi KE, LF, MG, NI e
del triangolo OIC, e maggiore del triplo della somma dei trapezi FV, GH, IQ, e del triangolo IPC.
Dimostrazione. Si conduca infatti la retta ABC, e si stacchi la [retta] AB
uguale alla [retta] BC, e si consideri la AC come leva: il suo punto di
mezzo sar B. E si sospenda [la leva] per il [punto] B, e si sospenda
anche il [triangolo] BDC alla leva nei [punti] B, C e dallaltra parte si
sospendano le aree R, W, X, Z, D
2
in A, e faccia equilibrio larea R al
trapezio DE situato com; [faccia equilibrio] la W al [trapezio] FS, la
[area] X al [trapezio] TG, la [area] Z al [trapezio] UI, la D
2
al triangolo
OIC; e il tutto far equilibrio al tutto, sicch il triangolo BDC risulter
triplo dellarea R+W+X+Z+D
2
(Prop. 6). E poich BCH unarea che
compresa da una retta e da una sezione di cono rettangolo ed stata
condotta per B la BD parallela al diametro, e per C la tangente in C alla
sezione del cono, ed stata condotta unaltra [retta] SE parallela al
diametro, si ha BC:BE = SE:EV (Prop. 5) cosicch la BA ha rispetto a BE lo stesso rapporto che il trapezio DE ha
rispetto a KE : [BA:BE = trapDE:trapKE]. Similmente si dimostrer che: AB:BF = trapSF:trapLF; AB:BG =
trapTG:trapMG; AB:BI = trapUI:trapNI.
Poich dunque c il trapezio DE avente gli angoli retti nei punti B, E, e il lati [non paralleli] che convergono in
C, e unarea sospesa alla leva in A fa equilibrio al trapezio come situato, e si ha BA:BE = trapDE:trapKE larea
del [trapezio] KE maggiore dellarea R: infatti ci stato dimostrato (Prop. 10). Di nuovo, anche il trapezio FS
ha gli angoli retti nei [punti] F, E, e la ST convergente in C, e inoltre larea W sospesa alla leva in A fa equilibrio
al trapezio situato dov, e si ha AB:BE = trapFS:trapFV e: AB:BF = trapFS:trapLF perci larea W minore del
trapezio LF ma maggiore di quello FV; ci infatti stato dimostrato (Prop. 12.). Per gli stessi motivi larea X
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 216 -
[sar] minore del trapezio MG e maggiore di quello HG, e larea Z [sar] minore del trapezio NPIG e maggiore
di quello QI, e similmente larea D
2
sar minore del triangolo OIC e maggiore di quello CIP (Prop. 8.).
Poich dunque il trapezio KE maggiore dellarea R, il [trapezio] LF [ maggiore] della [area] W, il [trapezio]
MG [ maggiore] della [area] X, il [trapezio] NI [ maggiore] della [area] Z, e il triangolo OIC [ maggiore
dellarea D
2
, manifesto che [la somma di] tutte le aree suddette maggiore dellarea R+W+X+Z+D
2
. Ma la
[area] R+W+X+Z+D
2
la terza parte del triangolo BCD (Prop. 6), dunque manifesto che il triangolo BCD
minore del triplo [della somma] dei trapezi KE, LF, MG, NI e del triangolo OIC.
Di nuovo, poich FV minore dellarea W, il [trapezio] HG [ minore] di X, il [trapezio] IQ [ minore] di Z, e il
triangolo IPC [ minore] di D
2
, manifesto che la somma di tutte le aree suddette minore dellarea
D
2
+Z+X+W: dunque manifesto che il triangolo BDC maggiore del triplo [della somma] dei trapezi VF, HG,
IQ e del triangolo ICP, e minore del triplo [della somma] delle [aree] prima nominate.
Si tratta di una dimostrazione assai complessa che utilizza molto poco gli aspetti meccanici veri e
propri, ma adopera risultati trovati in modo meccanico come una sorta di postulati e su di essi
inserisce un tipico ragionamento geometrico che, come altrove in Archimede, privilegia lordine
alluguaglianza.
La versione italiana ricca di inserti del traduttore per rendere pi chiaro un linguaggio stringato. Si
aggiunga che dal testo senza la figura, anzi ci sono numerosi punti che compaiono dal nulla, anzi
luso di D
2
fa capire che Archimede ha esaurito lalfabeto. E usata inoltre alcune volte la dizione
manifesto in punti delicati. Questo mette in soggezione il lettore che non coglie immediatamente il
ragionamento di Archimede.
Nella dimostrazione presente, seppure in modo diverso, un procedimento che richiama il calcolo
degli integrali perch si considerano trapezi maggiori di trapezoidi parti del settore parabolico e la
suddivisione della base del segmento parabolico viene effettuata in parti uguali quante si vogliano.
Lo scopo fondamentale quello di predisporre gli strumenti per applicare il metodo di esaustione
nella successiva Prop. 16.
Leggendo la dimostrazione viene il sospetto che Archimede conosca gi il risultato che il segmento
parabolico i 4/3 del triangolo isoscele iscritto nel segmento stesso, probabilmente per altre strade,
quindi la presente sarebbe solo la dimostrazione e non la produzione della congettura, nonostante la
Prop. 14 venga inserita in questo trattamento meccanico.
Solo conoscendo il valore dellarea del segmento parabolico si pu spiegare la scelta del triangolo
BDC, che sar esattamente triplo del segmento parabolico.
Invece di considerare il segmento parabolico, Archimede lavora sulla figura a contorni rettilinei
data dai trapezi circoscritti (BKVLHMQNPOC) a trapezoidi di segmento di parabola. Similmente
si lavora su trapezi inscritti minori dei trapezoidi di segmento di parabola e si costruisce una figura
rettilinea analoga la cui area totale minore di quella del segmento di parabola. Si prova che il
termine di paragone, dato dal triangolo BDC minore del triplo della somma dei trapezi
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- 217 -
circoscritti e maggiore del triplo della somma dei trapezi inscritti, lasciando intendere (anche
visivamente) che aumentando la suddivisione in parti uguali di BC si riduce la differenza tra le aree
circoscritte e inscritte di tanto poco quanto si vuole.
Oggi lintegrale definito lo si realizza mediante plurirettangoli e non mediante questi pluritrapezi,
ma non si pu rimproverare Archimede di questa ingenuit.
Grazie ai risultati precedenti triangoli e trapezi si possono pesare con figure (non citate
esplicitamente nellenunciato) e sommare ottenendo ununica figura che equilibra il triangolo BDC.
Pu stupire che nel disegno la figura R, piccola, equilibri il trapezio DE che il pi grande, ma
bisogna porre attenzione che siamo in presenza di una bilancia, quindi ha importanza il punto di
applicazione, dato che il trapezio in oggetto pi vicino al fulcro o punto di sospensione B. In
questa considerazione entra quindi linterpretazione fisica (inglobata nella Prop. 1 e nella Eq. piani
Prop. I.6.). Grazie alla Prop. 5 si ha proporzionalit tra la base del segmento circolare e segmenti
staccati su essa con secanti e le parti esterne.
Si passa poi a confrontare i trapezi circoscritti con le aree di bilanciamento. Si consideri, ad
esempio, il trapezio BEVK per mostrare che come figura maggiore dellarea R. Per la Prop. 5,
BE:EC = EV:VS, da cui, componendo (BE+EC):BE = (EV+VS):EV, quindi BC:ES = BE:EV, e dato
che BC = AB, si pu scrivere
(1) AB:BE = ES:EV.
Qui Archimede sfida il lettore a dimostrare che AB:BE = trapDE:trapKE. Dato che i due trapezi
hanno la stessa altezza, il rapporto tra le loro aree dato dal rapporto della somma delle loro
rispettive basi. Si ha pertanto
(2) trapDE:trapKE = (BD+ES):(BK+EV).
Ma i triangoli BDC e CES sono simili, per cui BD:ES = BC:EC; dalla similitudine dei triangoli BKC
e EVC si ricava BK:EV = BC:EC, quindi BD:ES = BK:EV. A questo punto si ricorre a
Eucl. Proposizione V.12. Se quantesivoglia grandezze sono proporzionali, una delle antecedenti star ad una
delle conseguenti[, cio alla sua conseguente,] come la somma delle antecedenti sta alla somma delle
conseguenti.
grazie alla quale (BD+ES):(BK+EV) = ES:EV. Si ottiene cos dalla (1) e dalla (2), AB:BE =
trapDE:trapKE.
A questo punto si applica la Prop. 10 in base alla quale, da quanto precede si ha che trapKE > R.
Ripetendo quanto visto per gli altri trapezi circoscritti si ottiene che il triplo loro somma
maggiore del triangolo BDC, mentre dal fatto che la somma dei trapezi inscritti minore della
somma D
2
+Z+X+W se ne desume che il loro triplo minore del triangolo BDC.
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- 218 -
Il risultato fondamentale dei questa Proposizione la scomparsa della bilancia, dato che ora il
confronto si pu realizzare tra il triangolo BDC e le due famiglie di pluritrapezi inscritti e
circoscritti.
Pu essere interessante tradurre analiticamente il disegno e
calcolare larea del triangolo BDC. Si consideri la parabola di
equazione y = -x
2
+ 2ax, parabola passante per lorigine, il
punto (2a,0). Il coefficiente angolare della retta EF si
determina mediante la derivata -2x + 2a calcolata in 2a, per
cui si ottiene che il coefficiente angolare -2a e la retta EF ha
equazione y-0 = -2a(x-2a), vale a dire y = -2ax + 4a
2
.
Lordinata del punto F si trova risolvendo il sistema

+ =
=
2
4 2
0
a ax y
x
, da cui y = 4a
2
. Il triangolo con vertice in F
ha area
3
2
4
2
2 4
a
a a
=

. Daltra parte larea del settore


parabolico ottenuta mediante il calcolo di un semplice
integrale definito:
3
4
3
8 12
4
3
8
3
) 2 (
3 3 3
3
3
2
3
2
0
2
0
2
a a a
a
a
ax
x
dx ax x
a
a
=

= + =
(
(

+ =
}
+ . Pertanto il
triangolo ha area tripla dellarea del segmento parabolico. Come si diceva prima la scelta del
triangolo cos costruito e la determinazione dei pluritrapezi in modo da approssimare per difetto ed
eccesso 1/3 di tale triangolo ha come conseguenza il determinare larea del segmento parabolico.
La successiva Prop. 15 generalizza il risultato ad un segmento
parabolico con la base non perpendicolare allasse, mostrato nella
seguente figura. La dimostrazione abbastanza analoga a quella della
Proposizione precedente, perch si ottiene sommando e sottraendo il
triangolo KBC.
I risultati precedenti vengono ora applicati ad un segmento parabolico
indipendentemente da leve ed equilibrio e utilizzando le famiglie di
plurirettangoli come strumento dellesaustione. Si ottiene in tal modo
la fondamentale
Proposizione 16. Sia di nuovo il segmento [parabolico] BHC compreso da una retta e da una sezione di cono
rettangolo, e si conduca per il [punto] B la BD parallela al diametro, e da C la CD tangente alla sezione del cono
nel [punto] C; e sia larea F la terza parte del triangolo BCD. Dico che il segmento parabolico BHC uguale
allarea F.
O 2a
V
a
E
4a*a
F
a
y
x
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- 219 -
La dimostrazione usa lesaustione come la applica Euclide, cio considerando la differenza tra le
due grandezze da dimostrare uguali ed applica il Post. 5, vale a dire il principio di Eudosso-
Archimede alla differenza tra il segmento parabolico e la figura F, determinando un multiplo della
differenza che superi il triangolo BCD. Ma possibile ritagliare un triangolino in BCD avente la
base BC e altezza BE, con E tale che il triangolo BCE sia minore della differenza tra segmento
parabolico e F (o tra F e il segmento parabolico, secondo lipotesi assurda assunta). Di qui si ottiene
lassurdo suddividendo opportunamente BD e conseguentemente BC.
IV.4.1.4. La via geometrica. Dopo avere ottenuto il risultato per via meccanica, Archimede riprende
la trattazione e, come a garantire che il risultato corretto e che in grado di utilizzare i
procedimenti canonici della geometria, nelle restanti 7 Proposizioni, mostra come sia possibile
giungere allo stesso risultato. Per fare questo prima deve dare altre propriet della parabola, in
particolare come trovare laltezza di un segmento parabolico.
Proposizione 18. Se in un segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo dal punto di
mezzo della base si conduce una retta parallela al diametro, vertice del segmento sar il punto nel quale la
parallela al diametro taglia la sezione del cono.
Dimostrazione. Sia infatti ABC un segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo, e dal
[punto di] mezzo della AC si conduca la DB parallela al diametro. Poich dunque nella sezione del cono
rettangolo la BD stata condotta parallela al diametro, e sono uguali le AD, DC, manifesto che sono parallele
la AC e la tangente nel [punto] B alla sezione del cono (Prop. 1). E dunque manifesto che delle rette condotte
dalla sezione [conica] perpendicolarmente sulla AC sar massima quella per B: dunque vertice del segmento il
punto B.
La figura mostra (a differenza di
quella del testo) lasse della
parabola. Di fatto si tratta
dellapplicazione della Prop. 1.
Per via analitica si pu mostrare
la correttezza della Proposizione.
Si consideri la parabola di equazione cartesiana y = x
2
e siano A(a,a
2
),
C(c,c
2
) due punti distinti della parabola. La retta AC ha equazione
a c
a x
a c
a y

2 2
2
, quindi y =
(c+a)(x-a) + a
2
, vale a dire y = (c+a)x-ac. Il punto D ha coordinate
2
,
2
2 2
c a c a
D
+ +
. La retta
per D parallela allasse della parabola (lasse y) ha equazione
2
c a
x
+
= . Essa interseca la parabola
A
C
D
B
O
C
A
y
x
D
B
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- 220 -
nel punto
4
) (
,
2
2
c a c a
B
+ +
. Si cerchi ora la retta parallela alla retta AC passante per il punto
2
, k k K della parabola. Lequazione di tale retta data y-k
2
= (c+a)(x-k). Le intersezioni di tale
retta con la parabola si ottengono risolvendo il sistema algebrico (di secondo grado)

=
+ + =
2
2
) )( (
x y
k k x a c y
, da cui ci si riduce allequazione di secondo grado (in x), x
2
(c+a)x
+k(c+a-k) = 0. Il discriminante di tale equazione dato da D = (c+a)
2
-4k(c+a-k) = c
2
+ a
2
+ 2ac -
4kc - 4ka + 4k
2
= (c+a-2k)
2
. Tale discriminante sempre non negativo per cui lequazione
risolubile e le soluzioni sono date da k a c
k a c a c
x k
k a c a c
x + =
+ + +
= =
+ +
=
2
2
2
2
. Si
individuano cos il punto K, gi indicato ed il punto
2
) ( , ' k a c k a c K + + . In particolare se
c+a-2k = 0, vale a dire
2
c a
k
+
= si ha che K = B e dato che
2 2
c a c a
a c k a c
+
=
+
+ = + , pure
K = B = K, per cui e la retta per K parallela alla retta AC ha ununica intersezione con la parabola,
nel punto B contato due volte, vale a dire la retta tangente. Si verifica in tal modo quanto
dimostrato da Archimede.
Il Teorema del valor medio afferma che data una funzione f definita in un intervallo chiuso [,] e
limitato, continua in tale intervallo e derivabile allinterno dellintervallo, esiste ],[ tale che
) ( '
) ( ) (



f
f f
=

. Ora la retta che congiunge i punti (,f()) e (,f()) ha equazione


x
f f
f y
) ( ) (
) (
, vale a dire ) ( ) (
) ( ) (



f x
f f
y +

= . Per un generico punto del


grafico della funzione (,f()), la retta tangente al grafico ha equazione y = f()(x-)+f().
Lesistenza di come quello indicato nellenunciato del Teorema di Lagrange comporta che la retta
tangente in tale punto data da ) ( ) (
) ( ) (



f x
f f
y +

= e pertanto parallela alla retta


congiungente i punti del grafico corrispondenti agli estremi dellintervallo.
Il Teorema del valor medio o di Lagrange applicabile nel caso in esame, dato che si sta
considerando una funzione continua e derivabile. Ma il Teorema di Lagrange non costruttivo,
lesistenza della tangente al grafico della funzione (qui una parabola) parallela alla retta AC si
ottiene solo mediante considerazioni che utilizzano formulazioni dellassioma di scelta. Qui
Archimede risolve in modo costruttivo il problema indicando la (semplice) costruzione geometrica
per determinarlo.
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- 221 -
Altre informazioni sulla parabola sono date dalla
Proposizione 19. In un segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolare la [retta] condotta
dal [punto di] mezzo della base [parallelamente al diametro] i quattro terzi della lunghezza [della retta]
condotta per il [punto] medio della met [della base].
Dimostrazione. Sia il segmento ABC compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo, e si conducano
parallelamente al diametro la BD per il punto medio della AC, e la EF per
il punto medio della AD: si conduca poi la FH parallela alla AC. Poich
dunque nella sezione di cono rettangolo la BD stata condotta parallela al
diametro, e le AD, FH sono parallele alla tangente in B (Prop. 1),
manifesto che lo stesso rapporto che in lunghezza ha la BD rispetto alla
BH, lo ha in potenza la AD rispetto alla FH (Prop. 3): [BD:BH =
q(AD):q(FH)].
Dunque la BD quadrupla in lunghezza della BH. E manifesto dunque che la BD in lunghezza i quattro terzi
della EF.
Anche questa una semplice propriet che deriva immediatamente dalla Prop. 3 e dal fatto che E
il punto medio di AD e ED = FH. E quindi 2FH = AD e pertanto q(AD) = 4q(FH), ma per la Prop. 3,
q(AD):q(FH) = BD:BH, pertanto 4q(FH):q(FH) = BD:BH. Di qui BD = 4BH e cos DH = 3BH.
Pertanto EF BH BD
3
4
3
4
= = .
In termini analitici, si lascissa di E (nel disegno) data da
4
3
4
2
2
2
c a c c a
c
c a
+
=
+ +
=
+
+
, mentre lordinata data da
4
3
2
2
2 2
2
2 2
c a
c
c a
+
=
+
+
Si noti che nella dimostrazione si fa lipotesi
che E fosse compreso tra A e D, ma per motivi grafici nella figura a fianco si preferito considerare
E tra D e C. Si ha
4
3
,
4
3
2 2
c a c a
E
+ +
. Il punto F ha ascissa
4
3c a +
ha coordinate
2
4
3
,
4
3
|
.
|

\
| + +

c a c a
F . La retta per F parallela alla retta AC ha equazione
|
.
|

\
| +
+ =
|
.
|

\
| +

4
3
) (
4
3
2
c a
x a c
c a
y , cio,
16
6 9
4
) 3 )( (
) (
2 2
ac c a c a a c
x a c y
+ +
+
+ +
+ = ; da qui
16
16 4 12 6 9
) (
2 2 2 2
ac a c ac c a
x a c y
+ +
+ + = , quindi
16
10 3 3
) (
2 2
ac c a
x a c y
+ +
+ = . Il punto
H intersezione della retta di cui si appena calcolata lequazione e la retta DB, vale a dire che la
O
C
A
y
x
D
B
E
F
H
A
C
D
B
E
F H
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- 222 -
sua ordinata si ottiene tramite la soluzione del sistema

+ +
+ =
+
=
16
10 3 3
) (
2
2 2
ac c a
x a c y
c a
x
, si ha
quindi
16
6 5 5
16
10 3 3 16 8 8
16
10 3 3
2
) (
2 2 2 2 2 2 2 2 2
ac c a ac c a ac c a ac c a c a
y
+ +
=
+ +
=
+ +

+
= . Si
ha dunque
16
6 5 5
,
2
2 2
ac c a c a
H
+ + +
. Per determinare le misure di HD e BD, basta considerare
la differenza delle ordinate. perci =
+ +

+
=
4
2
2
2 2 2 2
ac c a c a
BD
2
2 2 2 2
2 4
2 2 2
|
.
|

\
|
=
+
=
c a ac c a c a
e si ha =
+ +

+
==
16
6 5 5
2
2 2 2 2
ac c a c a
DH
BD
c a ac c a ac c a c a
4
3
2 4
3
16
6 3 3
16
6 5 5 8 8
2
2 2 2 2 2 2
=
|
.
|

\
|
=
+
=
+
= . Cos si prova analiticamente
quanto dimostrato geometricamente.
Le due Proposizioni ribadiscono che Archimede ha dovuto applicare risultati noti per giungere a
propriet interessanti sulla parabola, ma ai suoi tempi non note.
La complessit dei calcoli mostra anche come non sempre il calcolo analitico pi semplice della
dimostrazione geometrica.
Segue una Proposizione, che qui si enuncia soltanto, che sar utile in seguito per applicare il metodo
di esaustione.
Proposizione 20. Se in un segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo si inscrive un
triangolo avente la stessa base del segmento e la stessa altezza, il triangolo inscritto sar maggiore della met del
segmento.
A questo segue un Corollario che rivela maggiormente la sua parentela con il metodo di esaustione
e con risultati euclidei:
Corollario alla Proposizione 20. Dimostrato ci, chiaro che possibile inscrivere in un tale segmento
[parabolico] un poligono, in modo che i segmenti residui siano minori di unarea data: infatti togliendo sempre
[uno spazio che] per questa [proposizione] [] sempre maggiore della met, manifesto che i segmenti residui
diverranno minori di qualsiasi area data (Eucl. Prop. X.1)
Il risultato che in termini impliciti stabilisce come si giunga alla determinazione dellarea del
segmento parabolico (ed alla proto-teoria delle serie) la seguente
Proposizione 21. Se in un segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo si inscrive un
triangolo avente la stessa base del segmento e la stessa altezza, e si iscrivono altri triangoli nei segmenti residui,
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- 223 -
aventi la stessa base di [detti] segmenti e la stessa altezza, il triangolo inscritto nellintero segmento sar ottuplo
di ciascuno dei triangoli inscritti nei segmenti residui.
Dimostrazione. Sia ABC il segmento come si detto, e si divida la [base} AC
per met in D, e si conduca la BD parallela al diametro: il punto B dunque
vertice del segmento (Prop. 18). Dunque il triangolo ABC ha la stessa base del
segmento e la stessa altezza. Di nuovo si divida la AD per met in E, e si
conduca la EF parallela al diametro e la AB sia tagliata [da essa] nel [punto] H:
dunque F il vertice del segmento [parabolico] AFB (Prop. 18). Il triangolo
AFB ha dunque la stessa base del segmento [AFB] e la stessa altezza. Si deve
dimostrare che il triangolo ABC ottuplo del triangolo AFB.
Infatti la BD [uguale ai] quattro terzi di EF (Prop. 19) ed doppia di EH: dunque la EH doppia della HF,
sicch anche il triangolo AEB doppio del [triangolo] FBA: infatti il [triangolo] AEH doppio di quello AHF e il
[triangolo] HBE [ doppio] di quello FHB, sicch il [triangolo] ABC otto volte quello AFB. Similmente poi si
dimostrer che [ABC ottuplo] anche del triangolo inscritto nel segmento BGC.
La dimostrazione si avvale di considerazioni elementari: i triangoli ADB e AHE sono simili e
pertanto AD:AE = BD:EH, ma AD = 2AE, quindi BD = 2EH. E poi BD =
3
4
EF, per cui 2EH =
EF
3
4
, da cui EH = EF
3
2
. Ma HF = EF EH = EF - EF EF
3
1
3
2
= , sicch EH = 2HF.
Il triangolo ABF lo si pu scomporre nei triangoli AHF e FHB e il triangolo AEB nei triangoli
AEH e HEB. Ma i triangoli AEH e AHF hanno la stessa altezza, quella condotta da A quindi sono tra
loro nello stesso rapporto delle loro basi EH e HF, rapporto che si mostrato essere 2, pertanto,
scrivendo malamente, 2AFH = AEH. Per lo stesso motivo HEB = 2FHB, sempre rispetto alle stesse
basi e avendo la stessa altezza, quella condotta da B. Cos AEB = 2AHF. Pi semplice osservare
che ADB = 2AEB e ACB = 2ADB. In totale 8AHF = 2(2(2AHF)) = 2(2AEB) = 2ADB = ACB.
Si ottenuto quello che si voleva provare. Ma si ha ora una relazione iterativa estremamente
importante. Dato il triangolo T = ACB, si considerano i due triangoli ABF e CGB, ciascuno dei quali
1/8 di T, quindi assieme forniscono di T. Si sono individuati in tale modo quattro segmenti
parabolici in ciascuno dei quali si riesce ad iscrivere un triangolo che 1/8 di ABF, quindi ciascuno
dei quali 1/64 di T, essendocene 4, messi assieme individuano 1/16 T e ciascuno individua due
segmenti parabolici in ciascuno dei quali si iscrive un triangolo che 1/8 di 1/64 di T, cio 1/512 di
T, essendocene 8 si ha in complesso 1/64 di T, e cos via.
Lintuizione che viene nascosta dalla dimostrazione per esaustione della Prop. 24,
Proposizione 24. Qualunque segmento compreso da una retta e da una sezione di cono rettangolo [uguale ai]
quattro terzi del triangolo avente la sua stessa base e uguale altezza.
che la somma di tutti questi triangoli sempre pi piccoli permette di costruire un poligono che
approssima sempre meglio il segmento parabolico, ma ad ogni passo si ha un poligono che non
B
A C D E K
F
G
H
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- 224 -
supera mai il segmento parabolico stesso. Ma si costruita una progressione geometrica di primo
termine T e di ragione . Si ha che la somma della progressione geometrica data da
4
1
1
4
1
1
4
1
1
0

|
.
|

\
|

= |
.
|

\
|
+
=
n
n
s
s
T T , mentre la somma della serie geometrica avente la stessa ragione data
da T T T
N s
s
3
4
4
1
1
1
4
1
=

= |
.
|

\
|

. Ed proprio questo il risultato provato da Archimede.




IV.5. Metodo di Archimede sui teoremi meccanici, ad Eratostene.
IV.5.1. Il mistero di Archimede. Il ritrovamento di Heiberg nel 1906 di questo testo di grande
importanza perch ci permette di aprire uno spiraglio sul genio di Archimede. Il fatto che lui provi
molti risultati inattesi (ai suoi tempi) relativi a figure canoniche o meno, non riuscirebbe a farci
capire come abbia proceduto per trovare i risultati che poi ha dimostrato con una fitta serie di
Proposizioni, spesso nel pi tipico stile dei sistemi ipotetico-deduttivi classici, talvolta con aperture
ad una geometria nuova, sia per gli oggetti di cui si occupa, sia per i metodi impiegati.
La perdita di questo testo ha forse fatto ritardare di vari secoli la Matematica, in quanto i
procedimenti che Archimede aveva messo a punto, una sorta di anticipazione impressionante dei
metodi dellAnalisi infinitesimale, sono stati riottenuti a partire dal XVI
secolo, indipendentemente a partire dalla scuola
italiana di Galilei, Cavalieri, Torricelli e poi nella
grande stagione del sorgere della moderna Analisi.
Archimede per esplicito nellaffermare che il suo
metodo non permette di trovare o costruire la
dimostrazione dei risultati, che invece permette di
trovare. Questo testo si offre come un esempio importante di uno dei due
momenti diversi che accompagnano lattivit del matematico, quello della scoperta, cui segue
quello della dimostrazione. E il secondo che ha la preminenza nei testi anche antichi, mentre della
fase euristica si ha ben poco e bisogna attendere la seconda met del XX secolo per avere un
tentativo di chiarificazione degli aspetti principali e pi importanti della scoperta.
Quindi anche in questo senso Archimede un precursore.
Bonaventura Cavalieri
(1598 1647)
Evangelista Torricelli
(1608 1647)
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

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Con gli occhi di oggi abbastanza facile trasformare le intuizioni infinitesimali di Archimede in
dimostrazioni, oggi ritenute accettabili e rigorose, mutando i suoi metodi privati in strumenti
pubblici.
Il libro, in generale, nonostante limpianto apparentemente consueto, non offre dimostrazioni
rigorose delle propriet che enuncia, sono piuttosto argomentazioni anche abbastanza elaborate.
Questo testo chiarisce quello che era stato detto il mistero di Archimede. In questo senso si sono
espressi grandi matematici del passato.
Ad esempio Torricelli dice che i geometri antichi (riferendosi quindi anche, se non precipuamente
ad Archimede) hanno seguito nella dimostrazione un percorso diverso da quello seguito in
inventione fatto apposta ad occultandum artis arcanum.
Dal canto suo Wallis ha scritto:
(Sembra che Archimede) abbia di proposito ricoperto le tracce della sua investigazione, come se avesse sepolto
per la posterit il segreto del suo metodo di ricerca.
Suggestiva limmagine che Enriques e Giorgio De Santillana (1901 1974) in Storia del pensiero
scientifico, un testo del 1932, hanno proposto per spiegare come i matematici del passato hanno
vissuto il comportamento di Archimede:
Come uno stratega che prepari con cura il colpo che gli dar la vittoria, vediamo il geometra sbarazzare il
terreno, con metodo, di ogni minimo ostacolo, e disporre le sue forze senza farsi scoprire: poi dun tratto viene il
teorema decisivo.
Queste parole si potrebbero forse meglio applicare oggi, nellimmaginario collettivo, ad un
investigatore dei romanzi polizieschi. Difficilmente gli studenti della scuola riescono ad apprezzare
lopera e la grandezza di un matematico, seguendo con trepidazione il suo cammino di scoperta e
dimostrazione.
Ebbene il metodo di cui Wallis lamenta la mancanza, invece cera, rinchiuso nel monastero del
Santo Sepolcro di Costantinopoli, scritto su un manoscritto, probabilmente pervenuto da
Gerusalemme, del X secolo, in calligrafia minuscola, lavata ma non erosa, per riscriverci sopra un
testo del XIII secolo. Era stato segnalato gi nel 1899, ma lautenticit ed il contenuto sono stati
accertati solo nel 1906. Grande deve essere stata lemozione di Heiberg, quando si rese conto che il
manoscritto riportava testi gi noti, integrava altri che erano pervenuti incompleti e conteneva
questo capolavoro archimedeo, ed un trattato unico, come argomento, nella letteratura antica.
IV.5.2. Il contenuto del Metodo dei teoremi meccanici. Il testo si presenta come una lunga lettera,
nella versione italiana occupa 39 pagine, paragonabile alla Quadratura della parabola, scritta ad
Eratostene, esponendogli il metodo da lui usato per scoprire i teoremi. Questo dovrebbe collocare
lopera prima di tutte le sue altre opere, ma bisogna distinguere da quando avr immaginato ed
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

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applicato il metodo a quando ha pensato di scriverla. In questo senso allora lopera dovrebbe
seguire tutte le altre.
Lo stile espositivo assai diverso da quello utilizzato in altri testi. Lesposizione di Archimede
negli altri testi, confrontata con quella di Euclide, appare assai pi sintetica, procedendo per sommi
capi ed abbondando di manifesto, in questo Metodo cambia drasticamente perch segue passo a
passo landamento delle dimostrazioni, anzi talora prolisso, forse denotando cos una stima
limitata di Archimede sulle capacit intuitive di Eratostene, o forse perch si rendeva conto che
stava dissodando un campo nuovo ed aveva bisogno di chiarire largomento a s stesso. Certo che le
argomentazioni di carattere infinitesimale, che forse avevano una tradizione nella Geometria di
Democrito, non le riteneva conferissero valore dimostrativo alle argomentazioni. C dunque una
presa di posizione sulla differenza tra argomentare e provare, che mette anche su questo tipo di
analisi, Archimede tra i precursori di molte indagini a noi contemporanee.
IV.5.2.1. La dedica ad Eratostene. Il testo si apre con una lettera ad Eratostene.
Archimede ad Eratostene salute.
Ti ho precedentemente inviato [alcuni] dei teoremi [da me] trovati, scrivendo di essi gli enunciati e invitandoti a
trovare le dimostrazioni, che non avevo ancora indicate. Gli enunciati dei teoremi inviati erano i seguenti: del
primo: se in un prisma retto avente per base un parallelogrammo (= un quadrato) si iscrive un cilindro avente le
basi [inscritte] nei parallelogrammi opposti, e i lati sui (= tangenti ai) rimanenti piani (=facce) del prisma, e se
per il centro del cerchio che base del cilindro e per un solo lato del quadrato sul piano (= faccia) opposto si
conduce un piano, il piano condotto stacca dal cilindro un segmento (= una parte) che compreso da due piani e
dalla superficie del cilindro, vale a dire da uno [dei piani]: quello che stato condotto, e dallaltro [quello] nel
quale la base del cilindro, e inoltre dalla superficie compresa tra i piani suddetti: il segmento tagliato dal
cilindro la sesta parte di tutto il prisma.
Di un altro teorema lenunciato era: se in un cubo si inscrive un cilindro avente le basi sui [piani dei]
parallelogrammi opposti e la superficie [laterale] tangente agli altri quattro piani (=facce), e si inscrive anche un
altro cilindro nello stesso cubo, avente le basi su[i piani di] altri [due] parallelogrammi e la superficie [laterale]
tangente agli altri quattro piani, la figura compresa tra le superficie dei cilindri, la quale comune ad ambedue i
cilindri, due terzi dellintero cubo.
Accade poi che questi teoremi differiscano da quelli prima trovati: confrontammo infatti quelle figure, i conoidi,
gli sferoidi e le [loro] parti con coni e cilindri: non si trov nessuna di esse uguale ad una figura solida compresa
da piani; mentre di queste figure comprese da due piani e da superficie di cilindri s trovato che ciascuna di esse
uguale a figure solide comprese da piani. Di questi teoremi ti mando le dimostrazioni, avendole scritte in
questo libro.
Vedendoti poi, come ho detto, diligente ed egregio maestro di filosofia, e tale da apprezzare anche nelle
matematiche la teoria che [ti] accada [di considerare], decisi di scriverti e di esporti nello stesso libro le
caratteristiche di un certo metodo, mediante il quale ti sar data la possibilit di considerare questioni
matematiche per mezzo della meccanica. E sono persuaso che questo [metodo] sia non meno utile anche per la
dimostrazione degli stessi teoremi. E infatti alcune delle [propriet] che a me dapprima si sono presentate per via
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meccanica sono state pi tardi [da me] dimostrate per via geometrica, poich la ricerca [compiuta] per mezzo di
questo metodo non una [vera] dimostrazione: poi pi facile, avendo gi ottenuto con questo [metodo] qualche
conoscenza delle cose ricercate, compiere la dimostrazione, piuttosto che ricercare senza alcuna nozione
preventiva. Perci anche di quei teoremi, dei quali Eudosso trov per primo la dimostrazione, intorno al cono e
alla piramide, [cio] che il cono la terza parte del cilindro e la piramide, e la piramide [ la terza parte] del
prisma aventi la stessa base e altezza uguale, non piccola parte [del merito] va attribuita a Democrito, che per
primo fece conoscere questa propriet della figura suddetta, senza dimostrazione.
A noi accade poi che anche il ritrovamento del teorema ora pubblicato avvenuto similmente a quelli prima
[detti]; ho voluto quindi, avendolo scritto, pubblicare quel metodo, sia perch ne avevo gi prima parlato (sicch
non sembri che abbia fatto un vuoto discorso) sia perch son convinto che porter non piccola utilit nella
matematica: confido infatti che alcuni matematici attuali o futuri, essendo stato loro mostrato questo metodo,
ritroveranno anche altri teoremi da noi ancora non escogitati.
Scriviamo dunque come primo teorema quello che pure per la prima volta ci apparve per mezzo della meccanica:
che ogni segmento di sezione di cono rettangolo uguale ai quattro terzi del triangolo avente la stessa base e
uguale altezza: dopo di ci ciascuno dei teoremi veduti con lo stesso metodo: alla fine del libro scriviamo le
dimostrazioni geometriche di quei teoremi dei quali ti mandammo gli enunciati.
Archimede stato quindi un profeta: confido infatti che alcuni matematici attuali o futuri, essendo stato loro
mostrato questo metodo, ritroveranno anche altri teoremi da noi ancora non escogitati, peccato che i suoi
continuatori ideali hanno dovuto ricostruire, seguendo anche altre suggestioni, il cammino qui
intrapreso dal Siracusano.
Il tono di questa lettera ben diverso da quella inviata a Dositeo in accompagnamento a
Quadratura della parabola, nella presente lettera di accompagnamento non c tono reverenziale,
anzi la ripetizione integrale dei problemi gi mandati sembra alludere al fatto che si aspettasse una
risposta e che stia pensando che forse la missiva precedente non sia stata ricevuta, oppure sia una
forma di velato rimprovero al fatto che i problemi posti non siano ancora stati risolti, per cui non
resta ad Archimede altro che inviare le dimostrazioni e, ritenendo che Eratostene su queste
questioni si trovi in difficolt, dargli il mezzo di appropriarsi di un metodo, almeno per trovare
risultati geometrici. Ma in questo ci sarebbe allora una sorta di sfida continuata che Archimede pone
al destinatario della lettera, avendogli ora mostrata la strada per trovare i risultati, si aspetta che
Eratostene gli dia prova del suo sapere confezionando dimostrazioni convincenti.
Anche la frase Vedendoti poi, come ho detto, diligente ed egregio maestro di filosofia, e tale da apprezzare anche
nelle matematiche la teoria che [ti] accada [di considerare]. pare dire che Archimede ritiene Eratostene una
sorta di colto dilettante di Matematica, ben diverso del giudizio (post mortem) su Conone che in
Quadratura della parabola Archimede comunica a Dositeo: un uomo amico e mirabile nelle
matematiche. Ora di Eratostene sopravvissuto un metodo (dispendioso) per determinare i numeri
primi tra un elenco dei primi n numeri naturali, senza fare divisioni, il cosiddetto crivello di
Eratostene:
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- 228 -
Le caselle a sfondo bianco e senza righe diagonali
sono i numeri primi. La distribuzione degli
accidenti avviene solo per conteggio, prima per
due, poi per tre, indi per cinque, saltando il quattro
perch gi eliminato, e cos via, senza bisogno di
fare moltiplicazioni n divisioni. Il fatto di avere
scelto un particolare formato della tabella, vale a
dire 10 colonne, porta ad evidenti regolarit
geometriche, ad esempio le caselle con diagonale
blu o rosse. Con altre configurazioni vengono altre regolarit.
Nel testo di Archimede pervenutoci non si ha traccia delle dimostrazioni promesse.
Una seconda importante informazione che questo testo dovrebbe seguire sia Quadratura della
parabola, sia Conoidi e sferoidi, testi ai quali si fa allusione, anche se il Torelli suggerisce una
collocazione del trattato Conoidi e sferoidi precedente a quella sul presente Metodo.
IV.5.2.2. I lemmi. Il trattato si apre con una serie di undici assunzioni, da Archimede indicati col
termine di aooonovoncvo, presupposizioni, tra esse si trovano alcune affermazioni che sono tratte
da altre opere di Archimede. Con queste si apre, come in altri casi, il problema se si tratti di asserti
dati qui per la prima volta, oppure desunti direttamente da quanto gi reso pubblico.
Lemma 1. Se da una grandezza si toglie una grandezza [sua parte] e lo stesso punto centro di gravit
dellintera [grandezza] e quello della [grandezza] tolta, lo stesso punto [anche] centro di gravit della
[grandezza] restante.
Lemma 2. Se da una grandezza si toglie una grandezza [sua parte], e il centro di gravit dellintera grandezza
non lo stesso punto che centro di gravit della grandezza sottratta, il centro di gravit della grandezza restante
sulla retta congiungente i centri di gravit dellintera [grandezza] e della [grandezza] sottratta, avendola
prolungata e [avendo] sottratta da essa [una retta che] rispetto alla [retta compresa] tra i suddetti centri di gravit
ha il rapporto che il peso della grandezza sottratta ha rispetto al peso della grandezza restante (Eq. piani Prop.
I.8).
Lemma 3. Se i centri di gravit di quante si vogliano grandezze sono sulla stessa retta, anche il centro [di gravit]
della grandezza composta da tutte sar sulla stessa retta. (Conseguenza immediata di Eq. piani Prop. I.4).
Lemma 4. Il centro di gravit di qualunque retta il punto medio della retta (Eq. piani Prop. I.4).
Lemma 5. Il centro di gravit di qualunque triangolo il punto nel quale si intersecano le rette condotte dai
[vertici] degli angoli del triangolo ai punti medi dei lati (Eq. piani. Prop. I.14.).
Lemma 6 Il centro di gravit di un qualunque parallelogrammo il punto nel quale si tagliano le diagonali. (Eq.
piani Prop. I.10).
Lemma 7. Il centro di gravit di un cerchio [il punto] che anche centro del cerchio.
Lemma 8. Il centro di gravit di qualunque cilindro il punto di mezzo dellasse.
Lemma 9. Il centro di gravit di qualunque prisma il punto di mezzo dellasse.
2 3 4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27 28 29 30
31 32 33 34 35 36 37 38 39 40
41 42 43 44 45 46 47 48 49 50
51 52 53 54 55 56 57 58 59 60
61 62 63 64 65 66 67 68 69 70
71 72 73 74 75 76 77 78 79 80
81 82 83 84 85 86 87 88 89 90
91 92 93 94 95 96 97 98 99 100
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- 229 -
Lemma 10. Il centro di gravit di qualunque cono sullasse e lo divide in modo che la parte vicina al vertice
tripla della parte restante.
Lemma 11. Ci serviremo anche di questo teorema: se quante si vogliano grandezze sono in ugual numero di altre
grandezze, e a due a due, quelle similmente collocate hanno lo stesso rapporto, e tutte od alcune delle prime
grandezze hanno rapporti qualunque con altre [terze] grandezze, e cos le seconde grandezze
corrispondentemente situate sono negli stessi rapporti con altre [quarte] grandezze, [la somma di tutte le prime
grandezze sta rispetto a [la somma di] tutte le [terze] grandezze nello stesso rapporto di quello che [la somma di]
tutte le seconde grandezze ha rispetto a [la somma di] tutte le suddette quarte grandezze (Con. sf. Prop. 1).
Si suppone che i lemmi qui indicati e che non hanno un riscontro nelle opere di Archimede
pervenuteci, possano essere state desunte o da opere di altri autori, come avviene ad esempio per i
Lemmi di Sulla sfera e il cilindro, oppure da opere perdute di Archimede stesso. Nel Lemma 9 si
sottintende che si tratti di un prisma a base di poligono regolare, altrimenti andrebbe meglio
specificato cosa si intenda per asse, forse la retta congiungente i centri di gravit dei poligoni
opposti.
Leibniz ha visto in alcune Proposizioni di Archimede che conosceva, in particolare di quelle sulla
bilancia, lintervento di un principio, il Principio di ragione sufficiente, che il filosofo tedesco
prender a fondamento della sua costruzione ontologica. Tale principio afferma che le cose sono
cos perch non c una ragione che siano diversamente. I Lemmi 6, 7, 8 e 9 sono esempi perfetti di
applicazione del principio lebniziano.
Il Lemma 10 non ha lo stesso grado di evidenza di quelli che lo precedono immediatamente.
Assomiglia al Lemma 5, trasferendo per le considerazioni nello spazio; esso andrebbe dimostrato e
non si ha traccia della sua dimostrazione nelle opere pervenuteci.
La coincidenza testuale tra il Lemma 11 e la Prop. 1 di Conoidi e sferoidi va a sostegno che il
Metodo sia successivo allopera citata.
IV.5.2.3. Analisi delle Proposizioni. Il testo si presenta come un insieme di Proposizioni. Di esse ne
sono state tramandate 15, ma solo 14 in modo sufficientemente chiaro, essendovi solo brani della 15
da cui non si riesce a cogliere in modo sufficientemente chiaro quello che Archimede aveva
effettivamente proposto. Da tali frammenti si desume che si tratta della dimostrazione geometrica
della Prop. 14, vale a dire il primo problema posto ad Eratostene.
- La Prop. 1 fornisce la quadratura della parabola.
- La Prop. 2 tratta del volume della sfera.
- La Prop. 3 generalizza quanto provato per la sfera ad uno sferoide, il solido che in termini
moderni prende il nome di ellissoide di rotazione.
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- 230 -
- Le Propp. 4 e 5 si occupano dei conoidi, la 4 del volume di un segmento di conoide rettangolo
e la 5 del baricentro dello stesso tipo di solido. Con conoide rettangolo Archimede indica
quello che oggi viene chiamato paraboloide ellittico di rotazione.
- La Prop. 6 determina il baricentro di un emisfero. Il testo presenta numerose lacune.
- Le Propp. 7 e 9 si occupano di segmenti sferici: la 7 istituisce una proporzione tra coni e
segmenti sferici e quindi il volume del segmento sferico. Anche in questo caso ci sono cadute
del testo che stato interpolato da Heiberg. La 9 del baricentro del segmento.
- Le Propp. 8 e 10 ripetono le Propp. 7 e 9 generalizzando a segmenti di sferoidi.
- La Prop. 11 riassume in s le Proposizioni analoghe alle Propp. 7 e 9 per i segmenti di conoidi
ottusangoli. Con conoide ottusangolo Archimede indica il solido oggi indicato come una sola
falda di un iperboloide ellittico di rotazione (quindi a due falde).
- Le Propp. 12, 13 e 14 (e 15) si occupano della cosiddetta unghia cilindrica, vista nella
formulazione del primo problema posto ad Eratostene. Le Propp. 13 e 14 presentano due
dimostrazioni diverse dello stesso risultato. Come anticipato, i frammenti della Prop. 15
pervenutici fanno intuire una dimostrazione geometrica della Prop. 14.
Man mano che il testo procede, la decifrazione sempre pi difficile e le cadute in certi punti sono
state interpolate, in altre la ricostruzione ipotetica e non tutti gli studiosi sono daccordo su come
reintegrare il testo.
Apparentemente Archimede si dimenticato dei conoidi acutangoli. Ma un cono acutangolo la
figura (di rotazione) generata facendo ruotare un triangolo rettangolo attorno ad un suo cateto
(mantenuto fisso) ed il triangolo rettangolo non isoscele e il cateto tenuto fisso il maggiore.
Quando si seziona un cono acutangolo con un piano perpendicolare ad una generatrice la sezione
un ellisse. Facendo ruotare un ellisse (o un semiellisse) attorno ad un suo asse non si ottiene una
figura illimitata, come avviene appunto per i conoidi rettangoli ed ottusangoli (paraboloidi e
iperboloidi), ma ellissoide (di rotazione).
IV.5.2.4. Il metodo meccanico. Si illustra in cosa consista, in generale, il metodo per i teoremi
meccanici. Per semplicit grafica, si illustra il caso relativo allarea di superficie, anche se le
Proposizioni del Metodo sui teoremi meccanici sono tutte relative a solidi, con leccezione della
prima.
Si abbia una figura piana F
1
di cui si voglia conosce larea della superficie. Per determinarla si
considera una figura piana F
2
di cui sia nota larea e di cui sia anche noto il baricentro. Si
posizionano le due figure in modo che siano inscritte in una striscia parallela (quella che Cavalieri
chiamer regula). Si sezionano le due figure con una retta t parallela alle rette che individuano la
striscia. Siano HK e HK i due segmenti intercettati su tale retta rispettivamente dalla figura
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 231 -
incognita F
1
e da quella nota F
2
. Si ipotizza inoltre che sulla base di
conoscenze delle propriet della F
1
, si riesca a determinare il
rapporto HK:HK. Tale rapporto pu variare al variare della retta t.
Sia M il punto medio (baricentro) di HK e sia O il punto di
contattto della F
2
con la retta r (oppure sia il punto medio ovvero il
baricentro della parte in comune tra F
2
e la retta r. Si prolunga la
retta MO fino a N in modo tale che
(1) MO:ON = HK:HK.
Luso dei baricentri ci garantisce che Archimede e aveva gi ideato,
se non scritto, Equilibrio dei Piani. Come conseguenza di tale
opera Archimede interpreta la proporzione in termini meccanici
come la condizione di equilibrio di una leva (bilancia) NM di fulcro O caricando in M il segmento
HK e in N il segmento HK (trasportato parallelamente), dato che per la Eq. piani Prop. I.6. (cfr.
IV.4.1.3.) e la
Eq. piani Prop. I.7. Ed anche se le grandezze sono [tra loro] incommensurabili, similmente manterranno
lequilibrio se poste a distanze inversamente proporzionali alle grandezze.,
al variare della retta t, in modo che risulti parallela a r e compresa nella striscia, variano i segmenti
HK e HK, varia M, resta fisso O, ma continua a valere la (1) resta costante anche N. Si ha quindi
che al variare di t, il punto N il punto medio di tutti i segmenti HK trasportati parallelamente.
A questo punto Archimede compie un balzo in avanti di molti secoli, nella storia della Matematica,
identificando le due figure come costituite (forse meglio riempite o esaurite) da tutti i segmenti cos
identificati. In questa posizione si pu riconoscere anche unintuizione del concetto di insieme
perch lunicum, la figura, la molteplicit dei suoi segmenti.
Ma per le propriet additive dei baricentri, derivabili dalle propriet del comporre nelle
proporzioni la figura F
2
diventa una grandezza nota sospesa al suo baricentro W, mentre la figura
corrispondente ottenuta trasportando tutti i segmenti individuati nella figura F
1
, costituiscono un
unico oggetto pesante come la somma dei segmenti stessi. Si ha dunque lequilibrio per cui dalla
(1) si ha WO:ON = F
1
:F
2
, da cui F
1
=
2
F
ON
WO
.
In questo ragionamento si ritiene uguale, nel senso di estensione, una figura geometrica ed un
oggetto dato da segmenti pesanti, tutti concentrati in uno solo e che le figure piane siano costituite
di segmenti. Con lattuale punto di vista infinitesimale, queste considerazioni assumono il valore di
argomentazioni prossime a dimostrazioni vere e proprie, basate sul calcolo integrale.
Si passa dalle aree ai volumi considerando una figura solida costituita da piani e i due solidi, quello
incognito e quello di prova compresi entro due piani paralleli.
W
B
A
C
r
O
N M
t
K'
H'
K
H
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 232 -
Tra i risultati di Archimede, non rientrano in questo metodo meccanico, le affermazioni relative alla
superficie della sfera.
Laggettivo meccanico fa riferimento allapplicazione della leva, o meglio bilancia a due bracci,
che serve a determinare le condizioni di equilibrio. Non invece da intendersi che le dimostrazioni
si ottengano senza bisogno di intuizione ed inventiva, anzi il metodo, proprio per la sua ideazione
per la genialit delle interpretazioni che richiede, porta a sviluppare una notevole fantasia
geometrica. Queste doti di inventiva vengono applicate alla fase euristica, utile, perch, come dice
Archimede: poi pi facile, avendo gi ottenuto con questo [metodo] qualche conoscenza delle cose ricercate,
compiere la dimostrazione, piuttosto che ricercare senza alcuna nozione preventiva.
Lintuizione si applica nella scelta di F
2
di cui devono essere note le caratteristiche, ma anche
intuire lesistenza di opportuni rapporti con F
1
rapporti.
Per quanto riguarda la parabola, la cui indagine costituisce largomento della Prop. 1, probabile
che abbia agito da agente scatenante la dimostrazione della Quad.parabola Prop. 5, e che sia stato
poi rielaborata la conoscenza giungendo al trattato ora in esame. Anche il fatto che compaia il
fattore
3
4
che compare sia nella quadratura della parabola, sia nel volume della sfera, sia stato
reinterpretato come la presenza di una leva (o meglio una bilancia).
Forse la strategia che porta alla Prop. 2 diversa. Secondo Frajese, in questo caso, il metodo non
avrebbe valore euristico, ma servirebbe per dare una conferma della bont di unintuizione ottenuta
per altre vie.
Alla base del metodo c lassunzione che una figura piana (solida) sia linsieme delle sue rette
(dei suoi piani) parallele fra loro o, come dicevano in altri tempi della somma delle sue rette dei
suoi piani), anche se il termine somma del tutto assente dallopera di Archimede. Si potrebbe
forse pi correttamente pensare che invece di una somma con connotati numerici, Archimede pensi
allunione disgiunta, per cercare di riportare il pensiero del Siracusano a termini tecnici
comprensibili oggi vuol dire tradire quanto egli ha fatto e cercare di ricondurre le sue intuizioni a
dimostrazioni possibili nel nostro contesto odierno. E per questo che Archimede afferma che il suo
metodo non ha valore dimostrativo. Si tratta quindi di un metodo per lui diverso, e con valore
diverso, da quello che ha utilizzato nel cosiddetto trattamento meccanico del testo Quadratura della
parabola.
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

- 233 -
A secoli di distanza Galilei ripercorre le stesse strade quando nel Dialogo dei
Massimi Sistemi, giornata II, quando vuole provare che lo spazio percorso in un
certo intervallo di tempo da un mobile in moto rettilineo uniformemente accelerato
che parta da fermo uguale allo spazio percorso nello stesso tempo da un altro
mobile in moto rettilineo uniforme alla velocit media del primo mobile. In tale
testo Galilei propone la seguente figura e a proposito di essa utilizza le frasi:
[] la qual infinit di linee ci rappresenta in ultimo la superficie del triangolo [] e tutta la
superficie di esso triangolo era la massa e la somma di tutta la velocit.
Nei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, giornata I,
Galilei afferma:
Passo ora ad unaltra considerazione, ed , che stante che la linea ed ogni continuo sian sempre divisibili in
sempre divisibili, non veggo come si possa sfuggire, la composizione essere di infiniti indivisibili, perch una
divisione e subdivisione che si possa proseguire perpetuamente, suppone che le parti siano infinite, perch
altramente la subdivisione sarebbe terminabile. [] E lessere parti infinite si tira di conseguenza lesser non
quante, perch quanti infiniti fanno una estensione infinita; e cos abbiamo il continuo composto dinfiniti
indivisibili.
e nella giornata III
[] ex quibus cum infinitae sunt [] exsurget superficies triangoli.
In questi brani importante luso delle parole relative allinfinito (ed allinfinitesimo) che compaiono
esplicitamente, mentre nei testi archimedei non c questa presa datto che il problema sia connesso
in tale modo con linfinito in atto dato dalla considerazione contemporanea delle infinite sezioni
della figura geometrica (piana o solida che sia).
Contemporaneamente a Galilei, Cavalieri sembra riprendere quasi testualmente il Metodo di
Archimede, anche con tutte le cautele dellautore antico nei confronti dellinfinitesimo e
dellinfinito. In una lettera che Cavalieri scrive il 28 giugno 1639 a Galilei afferma:
Io non ardii di dire che il continuo fosse composto di quelli [gli indivisibili].
e tuttavia il metodo proposto da Cavalieri prende il nome di metodo degli indivisibili.
IV.5.2.5. Le Proposizioni 1 e 2. La Prop. 1 lesempio migliore di applicazione del Metodo. Essa,
come detto, relativa alla quadratura della parabola:
Proposizione 1. Sia il segmento ABC compreso dalla retta AC e dalla sezione di cono rettangolo ABC, e si
divida per met la AC nel [punto] D, si tracci la DBE parallela al diametro e si traccino le congiungenti AB, BC.
Dico che il segmento ABC [uguale ai] quattro terzi del triangolo ABC.
Descrizione. Si conducano dai punti A, C la AF parallela alla DE, la CF tangente al segmento, e si prolunghi la
CB fino a K, e si ponga la KH uguale alla CK. Si immagini la leva CH col punto medio K e sia la MO parallela
alla ED.
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Capitolo IV Lopera di Archimede.

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Poich dunque la CBA una parabola (aoooop, interpolazione) e la CF
tangente, la EB uguale alla BD: ci infatti viene dimostrato negli Elementi
(Quad. parabola Prop. 2). Per il fatto, poi, che le FA, MO sono parallele alla ED,
la MN uguale alla NO, e la FK alla KA. E poich: CA:AO = MO:OP (Quad.
parabola Prop. 5) e inoltre CA:AO = CK:KN e CK uguale a KH, dunque HK:KN
= MO:OP. E poich il punto N centro di gravit della retta MO (Lemma 4) e
poich MN uguale a NO, se dunque poniamo TG = OP ed il [punto] H il suo
centro di gravit, in modo che sia TH = HG, la THG far equilibrio alla MO che
resti [dov] per il fatto che HN stata divisa in parti inversamente proporzionali ai pesi TG, MO e : HK:KN =
MO:GT (Eq. piani Propp. I.6 e I.7) cosicch K il centro di gravit del[la grandezza composta da] ambedue i
pesi (Lemma 3). Inoltre similmente quante si traccino parallele alla ED nel triangolo FAC, faranno equilibrio,
restando dove sono, alle loro parti staccate dalla parabola trasportate in H, cosicch il centro di gravit della
grandezza composta da ambedue K. E poich il triangolo CFA consta delle [rette] tracciate nel triangolo CFA,
mentre il segmento [parabolico] ABC consta delle [rette] tracciate similmente alla OP, il triangolo FAC, restando
[dov], far equilibrio nel punto K [assunto come fulcro] al segmento della sezione [conica] posto attorno al
centro di gravit H, cosicch il centro di gravit della figura composta da ambedue [triangolo e segmento] il
[punto] K.
Si divida dunque la CK nel [punto] W in modo che la CK sia tripla della KW. Sar dunque il punto W il centro di
gravit del triangolo AFC: ci infatti stato dimostrato nei [libri sugli] Equilibri. Poich il triangolo FAC
rimanendo dov fa equilibrio nel punto K [come fulcro] al segmento BAC posto attorno al centro di gravit H,
ed il centro di gravit del triangolo FAC il [punto] W, dunque come il triangolo AFC sta al segmento ABC
posto intorno al centro H, cos [sta] la HK alla KW: dunque il triangolo AFC triplo del segmento ABC. Ma
inoltre il triangolo FAC quadruplo del triangolo ABC per il fatto che la FK uguale alla KA, e la AD [ uguale]
alla DC: dunque il segmento parabolico ABC [uguale ai] quattro terzi del triangolo ABC.
Largomentazione di Archimede abbastanza semplice, basandosi sulla similitudine di triangoli e
su Proposizioni gi assunte, come i Lemmi iniziali o la Prop. 2 desunta dal testo perduto Elementi
conici, o ancora dalla Prop. 5 del trattato Quadratura della parabola, che deve quindi precede
temporalmente questo Metodo che quindi segue anche il Libro I di Equilibrio dei piani. Un punto
delicato, passato sotto silenzio che il segmento MO generico e che quello che viene detto qui
esplicitamente per tale segmento deve essere ripetuto infinite volte. Un accenno nella frase E
poich il triangolo CFA consta delle [rette] tracciate nel triangolo CFA, mentre il segmento [parabolico] ABC consta
delle [rette] tracciate similmente alla O [], ma esplicitarlo avrebbe voluto dire accettare linfinito in
atto.
Largomentazione mostrata ha veramente valore euristico. Deve infatti essere stata una sorpresa
anche per lo stesso Archimede osservare che se variava il punto O sul segmento AC, cambiavano i
punti T e G, ma non H (e quindi il fulcro K). E vero che cos il segmento parabolico diventava una
cosa strana: tanti segmenti sovrapposti, ma di qui discendeva i risultato a patto di dotare i segmenti
di un peso e accettare che le figure piane fossero costituite da segmenti, uno per ogni punto di AC.
D
B
P
C A
E
M
F
O
K
H
T
G
W
N
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Cos si reintroduceva lidea di segmento (retta) come una collana di granelli (punti), idea di
ispirazione pitagorica.
Il risultato successivo, relativo al volume della sfera, ha una presentazione diversa, iniziando con
una sorta di riflessione su quanto appena mostrato nella Prop. 1
Proposizione 2.
Ci dunque non stato [veramente] dimostrato per mezzo di quel che stato detto; ma stata fornita una
indicazione che [induce a ritenere che] la conclusione sia vera; perci noi, vedendo che la conclusione non
stata dimostrata, ma presumendo che essa sia vera, proporremo la dimostrazione per via geometrica da noi stessi
trovata, che avevamo gi prima pubblicata.
Il testo prosegue con la vera Prop. 2:
Che qualunque sfera quadrupla del cono avente la base uguale al circolo massimo della sfera e laltezza
uguale al raggio della sfera; e che il cilindro avente la base uguale circolo massimo della sfera e laltezza uguale
al diametro della sfera una volta e mezza la sfera si vede nel modo seguente.
Sia infatti una sfera, nella quale circolo massimo [sia] quello ABCD, e [siano] diametri perpendicolari tra loro le
AC, BD, e sia un cerchio nella sfera avente la BD [come] diametro [e situato in un piano] perpendicolare al
[piano del] cerchio ABCD; e su questo cerchio perpendicolare [come base] si costruisca un cono avente il vertice
nel punto A: ed estesa la sua superficie si seghi il cono con un piano per il [punto] C parallelo alla base: si avr
cos un cerchio [situato in un piano] perpendicolare alla AC, e il suo diametro sar la EF.
[A partire] da questo cerchio [come base] si costruisca un cilindro avente lasse uguale alla AC, e i lati del
cilindro siano le EL, FG. E si prolunghi la CA e si ponga la AH uguale ad essa, e si immagini la leva CH, il
[punto di] mezzo della quale A, e si conduca una retta parallela alla BD: [sia] la MN, ed essa seghi il cerchio
ABCD nei [punti] O, P, il diametro AC nel [punto] S, la retta AE nel [punto] Q, la AF nel [punto] R; e per la retta
MN si conduca un piano perpendicolare alla AC; questo former nel cilindro come sezione un cerchio il diametro
del quale sar la MN, e nel cono AEF [former] un cerchio il diametro del quale sar la QR. E poich il
[rettangolo] di AC, AS uguale al [rettangolo] di MS, SQ (infatti la AC uguale alla SM e la AS [ uguale] alla
SQ) e inoltre: rett(AC,AS) = q(AO) = q(OS) + q(SQ) dunque: rett(MS,SQ) = q(OS) + q(SQ). E poich: AC:AS =
MS:SQ e: AC = AH sar: AH:AS = MS:SQ vale a dire : =
q(MS): rett(MS,SQ). Ma stato dimostrato che: rett(MS,SQ)
= q(OS) + q(SQ); dunque : AH:AS = q(MS):[q(OS)+q(SQ)].
Ma: q(MS):[q(OS)+q(SQ)] = q(MN):[q(OP)+q(QR)] cos
nello stesso rapporto il cerchio nel cilindro, il diametro del
quale la MN, sta al[la somma de]i cerchi: quello del cono,
il cui diametro QR, e quello nella sfera, il cui diametro
OP (Eucl. Prop. XII.2).
Dunque come AH sta ad AS cos il cerchio nel cilindro sta
al[la somma de]i cerchi nella sfera e nel cono. Poich
dunque come AH sta ad AS cos lo stesso cerchio nel
cilindro, rimanendo dov, sta rispetto al[la somma di]
ambedue i cerchi, i diametri dei quali sono le [rette] OP,
QR, trasportati questi e posti intorno ad H, in modo che il centro di gravit di ciascuno di essi sia il [punto] H,
A
X
V
K
C
G
L
F
Z D
B
E
H
N
P
R
S
Q
M
O
W
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- 236 -
essi si faranno equilibrio rispetto al punto A [come fulcro]. Similmente si dimostrer che se nel parallelogrammo
LF si conduce unaltra [retta] parallela alla EF, e per la [retta] tracciata si conduce un piano perpendicolare alla
AC, il cerchio generato nel cilindro restando dov far equilibrio rispetto al punto A [come fulcro] ad ambedue i
cerchi: quello generato nella sfera e quello del cono, trasportati e collocati sulla leva col punto H, in modo che il
centro di gravit di ciascuno di essi sia il [punto] H.
Riempito dunque il cilindro dai cerchi [cos] assunti e [similmente] la sfera e il cono, il cilindro restando dov
far equilibrio [con fulcro] nel punto A ed ambedue [i solidi]: la sfera e il cono trasportati e collocati sulla leva
nel [punto] H, in modo che il centro di gravit di ciascuno di essi sia il [punto] H.
Poich dunque i solidi suddetti si fanno equilibrio nel punto A [come fulcro], il cilindro rimanendo [dov]
intorno al centro di gravit K (Lemma 8), la sfera e il cono trasportati intorno al centro di gravit H, sar
AH : AK = cilindro : (sfera + cono)
Dunque il cilindro doppio [della somma] della sfera e del cono. Ma triplo dello stesso cono: dunque tre coni
sono uguali a due coni e a due sfere. Si sottraggano i due coni che sono in comune: dunque un cono avente il
triangolo AEF [come sezione con un piano passante] per lasse uguale alle due sfere suddette (= doppio della
sfera suddetta).
Ma il cono il cui triangolo per lasse suddetto AEF uguale a otto coni il cui triangolo per lasse sia quello
ABD, poich la EF doppia della BD (Eucl. Prop. XII.12.). Dunque gli otto coni suddetti sono uguali a due
sfere. Quindi la sfera, della quale il circolo massimo quello ABCD, quadruplo del cono, il vertice del quale
il punto A, e la base [del quale] il cerchio tracciato intorno al diametro BD [in un piano] perpendicolare alla
AC.
Si conducano ora per i punti B, D nel parallelogrammo LF le parallele VBW, XDZ e si immagini il cilindro, le
basi del quale [siano] i cerchi aventi i diametri VX, WZ, e il cui asse sia AC. Poich dunque il cilindro del quale il
parallelogrammo per lasse quello VZ doppio del cilindro il cui parallelogrammo per lasse quello VD
(Eucl. Prop. XII.14.) e questo triplo del cono il cui triangolo per lasse quello ABD, come [ mostrato] negli
Elementi (Eucl. Prop. XII.10.) il cilindro del quale il parallelogrammo per lasse quello VZ sestuplo del cono
il cui triangolo per lasse quello ABD. Ma stato dimostrato che la sfera il cui circolo massimo quello ABCD
quadrupla dello stesso cono: dunque il cilindro una volta e mezza la sfera: ci che si doveva dimostrare.
Veduto ci: che qualunque sfera quadrupla del cono avente per base il cerchio massimo e altezza uguale al
raggio della sfera, [mi] venne lidea che la superficie di qualunque sfera sia quadrupla del cerchio massimo della
sfera: la supposizione consisteva [nel ritenere] che come qualunque cerchio uguale ad un triangolo avente per
base la circonferenza del cerchio e laltezza uguale al raggio del cerchio, cos qualunque sfera sia uguale al cono
avente per base la superficie della sfera e laltezza uguale al raggio della sfera.
Come per il segmento parabolico, anche i solidi presentati vengono sezionati e ricomposti come
insiemi di figure piane: Riempito dunque il cilindro dai cerchi [cos] assunti e [similmente] la sfera e il cono.
Nella dimostrazione Archimede allude ad alcuni risultati noti ed in un caso fa riferimento agli
Elementi. Si tratta della Prop. XII.2 (cfr. III.10.1), della Prop. XII.10 (cfr. III.10.3), della Prop.
XII.12 (III.10.3) e della
Eucl. Prop. XII.14 Coni e cilindri che siano posti su basi uguali stanno fra loro come le altezze.
Si pu essere dubbiosi sul fatto che grazie alla sua Prop. 2, Archimede abbia ottenuto il risultato
relativo alla sfera, come invece sembra pi probabile per il segmento parabolico. Questa
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impressione dovuta al fatto che mentre la figura di confronto che si usa per la parabola
strettamente connessa alla parabola stessa, qui la figura di confronto data da un solido inatteso,
un cilindro, avente per raggio di base il diametro della sfera, che contiene la sfera, ma non
circoscritto ad essa, ed invece di determinare il volume della sfera, si passa ad un solido anche
questo abbastanza inusitato, dato dalla somma della sfera con il cono rettangolo inscritto in un
emisfero e in cui le sezioni (cerchi) devono in pratica essere considerati due volte.
Frajese propone che la prima intuizione per determinare il volume della sfera possa essere sorta
sullipotesi metafisica di semplicit dei fatti geometrici. Si
consideri un emisfero ed il cilindro in esso circoscritto ed il
cono rettangolo in esso inscritto, rappresentati in figura. Il
rapporto tra cilindro e cono dato dal fattore 1/3 ed
evidentemente la sfera resta maggiore del cono e minore del
cilindro. In un certo senso la sfera intermedia tra cono e cilindro. Ci pu essere stato suggerito
dal fatto che le parti a contorno mistilineo presenti in figura hanno, ciascuna, area rispettiva
2 2 2 2
4
;
2
1
4
r r r r

. Se si utilizza lapprossimazione che Archimede introduce per a,
7
22
, si
ottiene rispettivamente
2 2
28
22
1 ;
2
1
28
22
r r |
.
|

\
|
|
.
|

\
|
, vale a dire ;
14
4
28
8
28
14 22
2
1
28
22
= =

=
14
3
28
6
28
22 28
28
22
1 = =

= . Si tratta quindi di valori molto vicini tra loro e tenendo conto in modo
approssimativo della distanza delle due parti rispetto allasse di rotazione (maggiore per larea
minore), ci che si deve aggiungere al cono per ottenere lemisfero dovrebbe essere uguale a ci
che si deve togliere al cilindro per ottenere lemisfero. Tutto ci condito con lingrediente
metafisico, che i rapporti tra figure semplici devono essere ottenibili come rapporti di numeri
naturali piccoli. Di conseguenza il volume della semisfera potrebbe essere
3
3
2
r . E presumibile
che questa sia stata lipotesi di lavoro, provata poi in termini precisi con la dimostrazione per
esaustione e confermata col Metodo dei teoremi meccanici.
La descrizione poi si basa sulla genericit della scelta del punto S sullasse del solido e della
sezione piana dei vari solidi, con un piano perpendicolare allasse, ha come punto centrale la
proporzione AH:AS = q(MN):[q(OP)+q(QR)]. Si sarebbe potuto scrivere anche AH:AS =
q(MS):[q(SP)+q(SR)] perch invece di considerare i quadrati dei diametri sarebbe stato sufficiente
considerare i quadrati dei raggi per stabilire che le aree delle figure piane ottenute sezionando col
piano per S sono in proporzione. Per provare ci si sfrutta il cosiddetto secondo teorema di Euclide,
vale a dire che un cateto medio proporzionale tra lipotenusa e la proiezione del cateto
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sullipotenusa, quindi che rett(AS,AH) = rett(AS,AC) = q(AO) = q(OS) + q(AS) = q(OS) + q(SQ) e
rett(SQ,AC) = rett(AS,AC) = rett(MS,AS).
Daltra parte luguaglianza precedente pu trasformarsi nella proporzione AC:AS = MS:SQ, ed
anche AH:AS = MS:SQ = q(MS):rett(MS,SQ). In questultimo passaggio si sfrutta liberamente
(anche se implicitamente) la misura. Ma dalle precedenti proporzioni si ha AH:AS =
q(MS):[q(OS)+q(SQ)] = q(MN):[q(OP)+q(QR)]. Questultima proporzione mostra che la leva con
fulcro A e in cui si posiziona il peso q(MN) in S fa equilibrio al peso [q(OP)+q(QR)] posizionato
in H e introducendo il fattore
4

si ha che si equilibrano la sezione del cilindro avente per raggio il


diametro della sfera e la somma delle sezione del cono e della sfera. Non chiarissimo il motivo
di introdurre il doppio del raggio. La posizione generica di S mostra che variando S resta fisso il
punto H e resta fissa la sezione del cilindrone, variano le sezioni del cono e della sfera.
Questo il punto chiave della dimostrazione.
Serve ora il centro di gravit del cilindro che ha per base il cerchio di raggio pari al diametro della
sfera ed altezza uguale ancora al diametro della sfera e che posizionato in K. Poi si fanno i conti
con il cono con circonferenza di base pari al diametro della sfera e altezza ancora uguale al
diametro della sfera. Tale conone ha per volume
3
1
di 2r(2r)
2
=
3
3
8
r , cio otto volte il cono
inscritto nella semisfera.
Da questi semplici conti si ha lasserto.
Interessantissima la chiusa della descrizione in cui Archimede mostra il sorgere dellintuizione che
lo porta a determinare la superficie della sfera dalla conoscenza del volume, applicando lanalogia
con la superficie del cerchio e sul modo di determinarla.