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Marino, lAdone, Libro X

Afferma alcun che d'altra cosa densa 36 ottava Tempo verr che senza impedimento 42 ottava
sia tra febo e febea corpo framesso, queste sue note ancor fien note e chiare,
laqual delo splendor ch'ei le dispensa merc d'un ammirabile stromento
in parte ad occupar venga il reflesso. per cui ci ch' lontan vicino appare
Ilche se fusse pur, com'altri pensa, e, con un occhio chiuso e l'altro intento
non sempre il volto suo fora l'istesso, specolando ciascun l'orbe lunare,
n sempre la vedria chi'n lei s'affisa scorciar potr lunghissimi intervalli
in un loco macchiata e d'una guisa. per un picciol cannone e duo cristalli.

Havvi chi crede che, per esser tanto 37 ottava Del telescopio, a questa etate ignoto, 43 ottava
Cinzia vicina agli elementi vostri, per te fia, Galileo, l'opra composta,
dela natura elementare alquanto l'opra ch'al senso altrui, bench remoto,
convien pur che partecipe si mostri. fatto molto maggior l'oggetto accosta.
Cos la gloria immacolata e'l vanto Tu, solo osservator d'ogni suo moto
cerca contaminar de' regni nostri, e di qualunque ha in lei parte nascosta,
come cosa del ciel sincera e schietta potrai, senza che vel nulla ne chiuda,
possa di vil mistura essere infetta. novello Endimion, mirarla ignuda.

Altri vi fu ch'esser quel globo disse 38 ottava E col medesmo occhial, non solo in lei 44 ottava
quasi opaco cristal che'l piombo ha dietro vedrai dapresso ogni atomo distinto,
e che col suo reverbero venisse ma Giove ancor, sotto gli auspici miei,
l'ombra dele montagne a farlo tetro. scorgerai d'altri lumi intorno cinto,
Ma qual s terso mai fu che ferisse onde lass del'Arno i semidei
per cotanta distanza acciaio o vetro? il nome lasceran sculto e dipinto.
e qual vista cerviera in specchio giunge Che Giulio a Cosmo ceda allor fra giusto
l'imagini a mirar cos da lunge? e dal Medici tuo sia vinto Augusto.

Egli dunque da dir che pi secreta 39 ottava Aprendo il sen del'ocean profondo, 45 ottava
col s'asconda ed esplorata invano ma non senza periglio e senza guerra,
altra cagion, che penetrar si vieta il ligure argonauta al basso mondo
al'ardimento del'ingegno umano. scoprir novo cielo e nova terra.
Or io ti fo saver che quel pianeta Tu del ciel, non del mar Tifi secondo,
non , com'altri vuol, polito e piano, quanto gira spiando e quanto serra
ma ne' recessi suoi profondi e cupi senza alcun rischio, ad ogni gente ascose
ha, non men che la terra, e valli e rupi. scoprirai nove luci e nove cose.

La superficie sua mal conosciuta 40 ottava Ben dei tu molto al ciel, che ti discopra 46 ottava
dico ch' pur come la terra istessa, l'invenzion del'organo celeste,
aspra, ineguale e tumida e scrignuta, ma vie pi'l cielo ala tua nobil opra,
concava in parte, in parte ancor convessa. che le bellezze sue fa manifeste.
Quivi veder potrai, ma la veduta Degna l'imagin tua che sia l sopra
nol pu raffigurar se non s'appressa, tra i lumi accolta, onde si fregia e veste
altri mari, altri fiumi ed altri fonti e dele tue lunette il vetro frale
citt, regni, province e piani e monti. tra gli eterni zaffir resti immortale.

E questo quel che fa laggi parere 41 ottava Non prima no che dele stelle istesse 47 ottava
nel bel viso di Trivia i segni foschi, estingua il cielo i luminosi rai
bench'altre macchie, ch'or non puoi vedere, esser dee lo splendor, ch'al crin ti tesse
vo' ch'entro ancor vi scorga e vi conoschi, onorata corona, estinto mai.
che son pi spesse e pi minute e nere Chiara la gloria tua vivr con esse
e son pur scogli e colli e campi e boschi; e tu per fama in lor chiaro vivrai
son nel pi puro dele bianche gote, e con lingue di luce ardenti e belle
ma da terra affisarle occhio non pote. favelleran di te sempre le stelle. -