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<m;

MANUALE DANTESCO
Voi.
I.
,

FRASEOLOGIA

UL

FRASEOLOGIA
DELLA

DIVINA COMMEDIA
E DELLE LIRICHE

Di

DANTE ALLIGHIERI
per l'Abate

JACOPO PROF. TERRAZZI


AGGIUNTAVI QUELLA

DEL PETR^'iGA DEL


CON
I

FITIIOSO E

DELLA GERUSALEMME LIBERATA

CONTRONTl COMP.\RATIVI DEGLI ALTRI RIMATORI

DEL SECOLO XIII E XIV

BASSANO
TIFOCALCOGRAFIA SANTE POZZATO
1865.
l'ropriel Letteraria

H33t|

MUNS. CAV. PROF. JACOPO BERNARDI

Al CAV. PROF. filAMBATTISTA GIIIIAM

Al rutlru uuiiie
Pnrg.

il

mio dusire
I.T.

Apparecchiavft gracioso loco.

XXVr.

Egli

gran tempo

eh' io

ardea della voglia


oltre che

di potervi mostrare di mio


le

amore pi

fronde,

e doleami spesso

non mi

fosse ancor

consentito,

come avrei

voluto,

di rendere a Voi
esulto

grazia per grazia.

Ma

oggi

di dedicare
e

alla vostra amicizia,

di cui vado orgoglioso,

cW un
lavoro.

tanto bene della

mia

vita, questo

povero
e
e

Ben Voi
troppo

lo

gradirete,

ne son

certo,

perch

buoni

ed amorevoli
il

con me,

perch s'intitola di quel divino,


ranqyolla sempre nella mento,
e

cui

nome Vi
s

snona

dolce"

mente

ne' vostri cuori.

Addio, miei

dilettissimi; ])roseguite

a voler-

mi

bene,

che io sar

immutabilmente, con tutta

V anima
Bassano,
il
.''

Marzo

1865.

11

vostro affezionatis. amico

AB. GIUS. JACOPO PROF. FERRAZZI

Ctt'

X etto te

Neir
abbella
io

offerirti raccolti in

un volume
del

fiori

pi

eletti dell'italiana poesia,


s'
1'

de' quali

segnatamente
sovrano

altissimo

canto

nostro

poeta,

porto speranza che la mia fatica non

sia del tutto inutile,

ed esser puote

Con intenzion da non


provetti cercar a foglio
classici

esser derisa.
a'

Ch' egli interviene assai delle volte anche

pi

foglio ne' volumi dei

che lor che egli


d'

una qualche locuzione gi veduta, senza venga fatto di venirne a capo. Se non
ci

baster aprire questo libro per .trovarla

un

tratto,
il

per chiarircene
il

dell' uso,
il

sicuri di

fidare
tra

ine sopra
gli

vero. Oltre a ci,


il

paragonare

loro

autori,

considerare le differenti
il

gradazioni della lor dizione,

conoscere in quali
il

diverse forme abbiano atteggiato


e

lor pensiero,

come

indi

ne sia proceduta queir ammirabile


s'

variet di che

infiorano

le

lor

scritture,
i

pu

giovare assai a discoprire e bene usare


dell' arte.

segreti

E
festo,

anche da questo raffronto apparir mani-

come l'AlUghieri per

sobriet,

evidenza,

nerbo

di espressione

vada

di

sopra agli
il

altri poeti;

singolarissimo poi in questo, che

suo poema da

(ima a fondo e

le

sue liriche sono potente soccorso

non pur a qualunque genere di poesia, ma ben anche alla prosa. N senza frutto sar inoltre il por mente, con opportuni paragoni, quanto ci
corra dal moderno linguaggio poetico a quello
s

efficace

preciso del gran padre dell'italica

letteratura e degli altri nostri migliori.

Ci nondimeno io non vorrei s'argomentassero


i

giovani di trovar bello ed ammannito

il

tesoro

de'

modi pi reconditi

e pellegrini,

sicch basti

solo lo spigolarli qui entro

e metterli in metro.

Che

lo studio della favella,

come osservava egredi pensieri; e pensiero

giamente G. Giusti, studio


e parola, veri gemelli della
di luce scambievole.

mente umana, s'aiutano


il

Onde

poeta dei

filosofi ci

apprendeva che chiunque voglia pi dirittamente


comporre,
gli necessario,

come us

egli

medesimo

{De Vulg, El. IL 4), cercare con lungo studio e con grande amore gli scrittori pi noti e pi sommi, da' quali solo pu trarsi il bello stile che fa le opere immortali. Senza di che non ci avverr mai di conseguire l' abito dell' arte e di poetare
con intelletto
d'

amore.

Abbagliare.

E come rocchio pi
Yidil seder sopra
'1

e pi v'apersi,

grado soprano,

Tal nella faccia, ch'io non lo soffersi:

Ed una spada nuda aveva in mano. Che rifletteva i raggi s ver noi,
Ch'io dirizzava spesso
il

viso invano.
la seguo. la perse,

Purg.

ix. 79.

La

vista

mia che tanto


che

Quanto

possibil fu, poi

Volsesi al segno di

maggior
si

disio:

a Beatrice tutta

converse;
Par.

Ma
Si

quella folgor nello mio sguardo

che da prima

il

viso noi sofferse.


gli

in.

124.

(E Pacino Angiolieri; Sofferon

occhi la veduta appena.)

vero sfavillar del santo spiro,

Come

si

fece subito e candente (infocato)

Agli occhi miei, che vinti noi soffrir!


Io credo, per Vacuine ch'io soffersi

Par. xiv. 70.

Del vivo raggio, ch'io sarei smarrito,

Se

gli

occhi miei da lui fossero aversi.


in lor la testa

Par.

wxiiu

76.

Ben discerneva

bionda;

Ma nelle facce V occhio si smarria, Come virt eh' a troppo si confonda.

Purg.

\i\i. ^.

V occhio
Ma
VOL.

da presso noi sostenne, (l'Angelo)


Purg,
1
ii.

chinali giuso.
1.

39.

2
.

ABBAGLIARE.

E La lucente sustanzia tanto chiara, Che il viso mo non la sostenea. L'aspetto suo m'avea la vista tolta.
per la viva luce Irasparea

Par. xxni. 31.


jPwrf/.

xxiv. 142.

Un

lume, che

era

Tal, che

mi

vinse, e

guardar noi potei.

Purg. xxvii. 59.


Par.
xi. 29.

Ogni aspetto (vista)


Creato vinto pria che vada al fondo.
Ignito
s,

che vinceva

il

mio

volto.

Par. xxv. 27.

Riguardando
Fiso nel punto che m' aveva vinto.

Par. xxix. Par. v.


)

8.

Dintorno

al

punto che mi
il
il

vinse.

Par. xxx. 11.


3.

Degli occhi tuoi vinco


{

valore.
valore. Cino xl.

Tolte agli occhi miei tutto

Ne potr tanta

luce affaticarne.

Par. xiv. 58.

(E certi sono tanto vincenti nella purit del diafano, che diventano s

raggianti, che vincono l'armonia dell'occhio, e non si lasciano vincere

sanza fatica del

viso. Conc. in. 7.)

Un punto
Acuto
s,

vidi che raggiava


il

lume
acume.
Par. xxviii. 16.

che

viso, ch'egli affoca.

Chiuder conviensi, per

lo forte

Che la bellezza mia... tanto splende, Che il tuo mortai podere al suo fulgore
Sarebbe fronda che tuono scoscende.
Io levai gli occhi a' monti.

Par. xxi.

7.

Che gV incurvaron pria


(

col troppo pondo.


).

Par. xxv. 38.

che prima per troppa luce erano abbassati

ComiC sole [scema]


Come raggio
di sole

il

viso che pi trema. Par. xxx. 21.

(Elle soverchian lo nostro intelletto,

un fragil

viso. Dante, Canz. xv. 4.)


si

E come
Per

al

lume acuto

disonna

lo spirto visivo che ricorre

Allo splendor che va di gonna in gonna,

E lo svegliato ci che vede abborre... Come subito lampo che discetti


Gli spiriti visivi,
s

Par. xxvi. 70.

che priva

Dell'atto rocchio di pi forti obietti;

Cos mi circonfulse luce viva,

E lasciommi

fasciato di tal velo

ABBAGLIARE.
J)el

SUO fuf/or, che nulla m'appariva. Menlr'io dubbiava per lo viso spento,

Par.xw.

it.

Delia fulgida fiamma che lo spense

Usc uno spiro che mi fece allenlo,

Dicendo: Intanto che tu


Della vista che
hai in

ti

risense

me
la

consunta^

Ben che ragionando

compense.
la

Par. xxvi.
luce eterna.

1.

Ond'io presunsi Ficcar lo viso per Tanto che la veduta vi consunsi! Per veder non vedente diventa. La parte in me che vede e pat il
Subito ahbarhac/lio.

Par. xxxiii. 82.

Par. xxv. 120.


sole.

Par. xx. 31. Par. xxvi.


*2().

L'umana

vista

il

troppo lume avanza.


Petrarca, Canz.
viii.
(i.

N mortai vista mai luce divina Vinse, come la mia quel raggio altero...
L'opra

^'o.

100.

altera, s leggiadra e nova.


lei
s,

Che mortai guardo in E '1 Sol vagheggio


Col suo splendor
L'altre tante,
la
s

non

s'assictira.

San. 103.

ch'egli

ha gi spento (Par. xxvi.l.)


Son. Ki8.

mia verl
strane e
s

visiva.

diverse

Forme

altere, celesti

ed immortali.
Son. 67. p.
2.

Perch non furo all'intelletto eguali, La mia debile vista non sofferse.
Poi eh'
*
i'

soffersi gli
lo

occhi suoi da presso.

Canz.

iii.

1. p. i.

Splende
in

E luce
Cadere

altra

scudo a guisa di piropo, non tanto lucente. terra allo splendor fu d'uopo
sensi, e

Con

gli

occhi abbacinati, e senza mente.


li

Perdei da lungi anch'io

dopo
Ariosto n.
o(>.

Cran spazio mi riebbi finalmente...


11

suo splendor
tolle,

gli

occhi assalta.
i

La vista

e tanto occupa

sensi.
ni. (17.

Che come morto rimaner conviensi.


RiaYcr.si dair nl>ba{^lin$;giiio.
Intanto che tu
Della vista...
ti

risense

Par.
il

ww.

-i.

Poich...

viso riformossi.

Piirff.xwu.

13.

RIAVERSI dall' ABBAGLIAGGINE.

Quindi ripreser

gli

occhi miei vrliite

rilevarsi.

Par. xiv. 82.

Di novella vista

mi

raccesi.

Par. xxx. 58.

(Bella forma di dire! Ripresi una vista pi forte delia prima. l.Biancu.)

Mi

riebbi.

Ariosto, in. G.

Far riparo delle mani o


Quand'io
senti' a

di altro alla soverchia luce.


la fronte

me gravar

Allo splendore assai pi che di prima,

E slupor m'eran
Ond'io levai

le
le

cose non conte:

mani

in ver la
il

cima
Purg. xv. 10.

Delle mie ciglia, e fecimi

solecchio^

Che del soverchio

visibile lima.

(che tempera e scema la forza del troppo lume.


poetica per naturale vivacit. Ranalli.

Frase meravigliosamente

Beatrice mi guard con

gli

occhi pieni

Di faville d'amor, cos divini.

Che, vinta mia virt, diedi

le

reni,

quasi mi perdei con

gli

occhi chini.

Par.

iv.

139.

Cos mi parve da luce rifratta


Ivi dinanzi a

me

esser percosso;
la

Perch a fuggir

mia vista

fu ratta.

Che Schermar

quel, dolce Padre, a che


lo viso

non posso
P^rr/. xv. 22.

tanto che mi vaglia..?

Abbandonare.

Ma
D se
. .

Virgilio n'avea lasciati scemi


.

Purg. xxx. 49.


Inf. xv. 52.

Pur
(

er

mattina
i.

le volsi le spalle.
4. p. 4.
;

Petr. Canz.

2.

Son.

Canz.

i.

1. p. 4.

Demmo
(

lo

dosso al misero vallone.

Inf. xxxi. 7.

Tcrfia dederunt, Virg.

Mn.

ix. 686.

Lasciolla soletta, /w/.xvin. 94.

Vedova, sola.

P?/rr/. vi.

113.

Ma

l'orbita... derelitta.

Par. xn. 112; Par.

ix. 134.
vi.

Dalla qual non fui diserto. Inf. xxvi. 102; Purg.

103;

Par. XV. 119.

Quel valore amai Al quale ha or ciascun disteso V arco. Che quanto aver pi lo dovea in favore,

Purg. xvi. 47.

ABBANDONARE.

Ariosto, xxxiv. 6i.

N'

Stato

il

fedel popol pi deserto.

Agl'amante, ch'intanto avea f/eser^a

L'armata...

xl. oG.

Ma, lassa! indietro

alle

mie patrie mura


asperse;

Pur

le luci

volgea

di pianto

della vista del natio terreno

Potea partendo saziarle appieno.

Fea l'istesso cammin rocchio e

il

pensiero,

E mal suo grado

il

piede innanzi giva...


d'

Tasso,

iv. 34. o'i.

Abbandonato
Non mi

osni soccorso.
Inf. vili. 100.
Coraggio.

lasciar diss'io cos disfatto.

Abbandonarsi, invilirsi V.
Vinci l'ambascia

Con l'animo che vince ogni Se col suo grave corpo non
Per colpo darmi

battaglia,

s'accascia.
'

/n/".

xxiv.

iio.

Tal, eh' pi grave a chi pi

s'

abbandona.

Par.wu.

lOG.

Pensa, Lettor,

s'i'

mi

disconfortai
Inf. viii. 94.

Nel suon delle parole maledette.

Abbassare

Scendere

al basso.
Purcj. XIII.
()'.L

E l'uno il capo sopra Non altrimenti

l'altro avvalla.

Che vergine che gli occhi onesti Ora avvalliamo omai Tra le grandi ombre.

avvalli.

Purg. XXVIII. o6.


Purg.
Inf.
VIII. 43.

Onde

'1

Nilo s\ivvalla.

XXXIV. 4o.

Avante (il fiume Acquacheta) Che si divalli gi nel basso letto.


Ficca
gli

Inf. XVI. 97. Inf. xii. 46.

occhi a valle.

Non Adima

rest di
il

minare a

valle.

Inf. XX. 3a.

viso, e

guarda.
?>'

Par. XXVII. 77.

Intra Siestr e Chiavari

adima
Pnrq. XIX. 100.

Una fiumana
Questa

bella.

isolctta intorno
la

ad imo ad imo,
Pimj.
1.

Laggi, col dove

batte Tonda.

HIO.

Come d'un

rivo

Se d'alto monte scende giuso ad imo.

Par.\.\Xl.

ABBASSARE

SCENDERE AL BASSO.
Par. xxix. 84.

Tenne

la parte ima.

Volgianci indietro, che di qua dichina

Questa pianura

a'

suoi termini bassi.

Purg.

1.

113.

{Se subducere colles Incipiunt, molliquc

jugum dcmittere

clivo. Bue. ix.)

Ove

la riva

intorno pi discese.

Inf. xx. 72.

Questo

tristo ruscel,

quand' disceso
Inf. vii. 107.
'1

Appi delle maligne piagge grige.


Timidette atterrando l'occhio e

muso. Purg. iii. 81. Quel che pi basso tra costor s' atterra. Purg. vii. 133. Astolfo veder vuole ove s'avvalli, E quanto il Tsilo entri ne' salsi flutti. Ariosto, xv. 64.

Abbassare, abbattere l'altrui potenza.


E quando
Si
la

fortuna volse in basso

1/ altezza de' Troian che tutto ardiva.

che assiem col regno

il

re fu casso.

Inf.

xxx.

13.

chi,

per esser suo vicin soppresso,

Spera eccellenza, e sol per questo brama


Ch'el sia di sua grandezza in basso messo. Purg. xvii. 115.

E non l'abbatta
('o'

esto Carlo novello


degli artigli

Guelfi suoi,

ma tema

Ch'a pi

alto leon trasser lo vello.

Par.

vi.

106.

Abbietto.

la lor cieca vita tanto bassa.

Inf. in. 47.

Bassa voglia.

hf. xxx.
il

148.

Come
(

te basso e vile Mostrava

segno.

Piirg. xii. 62.

caduto dalla tua altezza.

Abbij^liamcnto.

Non avea
iNon

(Firenze) catenella, non corona,

donne

contigiate,

non cintura
Purg. xv. 100.

Che

fosse a veder pi che la persona.

Bellincion Beli vid'io andar cinto

Di cuoio e d'osso, e venir dallo specchio

La donna sua senza

il

viso dipinto;

vidi quel de' Nerli e quel del

Vecchio

Esser contenti alla pelle scoverta...

Par.w.
Purg.
XII.

112.

Lo sventurato adornamento (cagione di sventure).


5L

Abbisognare

V. Bisogno.

Abboccare.
Ei ne verranno dietro pi crudeli,

Che cane a quella levre ch'egli acce ffa. Abboccarsi con alcuno*
Poich per grazia vuol che tu t'affronti

Inf, xxiii. 17.

Lo nostro Imperadore, anzi

la raorte.

Par. xxv. 40.

Abbondare, abbondanza.
Ond'ei ch'avea lacciuoli a gran divzia.
Inf. XXII.

109

Par. xxxi. 136.


Jnf.xxx.
62.

{Boc. Gior.Mh n.7: Che aveva a gran divizia lacciuoli.)

Io ebbi vivo assai d quel ch'i' volli.

Quella terra n' ben fornita.


^'e' fioretti

Inf. xxii. 109.

opimo.

Par. xxx. in

Par. xviii. 32.

Abbracciare con affetto.


Lo collo poi con le braccia mi cinse, Baciommi il volto, e disse: Alma sdegnosa,
Benedetta colei che in te
s'

incinse.

Inf.

viii.

43.

La bella donna nelle braccia aprissi, Abbracciommi la testa. lo vidi una di lor trarresi avante
Per abbracciarmi con
s

Purg. xxxi. 100.

grande

affetto.

Che mosse me a far lo somigliante. ombre vane, fuor che nell'aspetto! Tre volte dietro a lei le mani avvinsi, E tante mi tornai con esse al petto.

Purg.

ii.

76.

l'ombra, tutta in se romita,


lui

Surse ver

del luogo ove pria stava.


i'

Dicendo:

Mantovano,

son Sordello

Della tua terra.

E l'un

l'altro abbracciava.
e liete

Purg.

vi. "ri.

Posciach V accoglienze oneste

Furo iterate tre e quattro volte...


(Ma poi che l'accoglienze oneste
Hoccaccio, Gior.
)i.

Purg.wi.

1.

e liete

furo iterate tre e quattro volle.

n. 6.

Pieno di dolce e d'amoroso affetto.


Alla sua donna, alla sua Diva corse,

ABBRACCIARE CON AFFETTO.


colle braccia al collo
il

Che

tenne stretto.

Ariosto,

i.

54,

prima giunta

io gli getto le braccia


la faccia,

Al collo... Lo baco in bocca e per tutta

v. 51.

Non

cos strettamente edera

preme

[Inf.

xxv.

58.)

Pianta ove intorno abbarbicata s'abbia,

Come

si

stringon

...

vii.

29.

Poi che furo a iterar l'abbracciamento

Una o due

volte tornati amendui.


letizia

xi. 63.

Fingendo una

estrema.

Verso Grifon l'aperte braccia tende, Lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende. Io sono il duca inglese,
Il

xvi. 9.

tuo cugino Astolfo; ed abbracciollo,


atto amorevole e cortese,

E con

iNon senza sparger lagrime, baciollo.

xx. 66.

Tornaro ad iterar
Molte
fiate,

gli

abbracciamenti
stretti
. .

ed a tenersi
i

xxii. 33.

Or
Verso

quivi

baci e
fratelli

il

giunger mano a mano

Di matre e di
gli

estimo ciancia.

avuti con Ruggier complessi,


xxiii. 24.

Ch' avr nell'alma eternamente impressi.

E
E

senza indugio e senz'altro rispetto


il

Corre al suo caro amante, e

collo abbraccia;

non pu trar parola fuor del petto,


di

Ma

lacrime

il

sen bagna e la faccia.


xxiii. 68.

Orlando attento all'amoroso affetto... Saltaro a piedi, e con aperte braccia

Correndo se n'andar verso Zerbino, Tabbracciaro ove il maggior s'abbraccia, {Purg.


collo indi

vii. 13.)

Col capo nudo, e col ginocchio chino.

xxiv. 19.

Le belle braccia al E dolcemente stringe, Non con pi nodi


Di quelli con che noi
Tutti con
lieta e

mi

getta,

e bacia in bocca.
flessuosi acanti
le travi, stretti

xxv. 54.

Le colonne circondano e

legammo

colli...

xxv. 69.

con serena faccia

Vengono a lui: E chi lo bacia,

chi gli tocca la

mano,
xliii. 199.

e chi lo stringe e abbraccia.

Gitt Leone al cavalier le braccia

ABBRACCIARE CON AFFETTO-

Due E poi,

volte e pi fraternamente al collo;


trattogli l'elmo dalla faccia,

Di qua e di l con grande

amor

baciollo.
i

xlv. 83.

Pi innanzi, e poi pi innanzi

passi muta.
faccia,

Tanto che se gli accosta a faccia a E con fraterno affetto lo saluta,

se gli china a lato, e al collo abbraccia-

xlvi. 29.

corse senza indugio ad abbracciarlo,

^' dispiccar se gli

sapea dal collo.


xlvi. 60.

Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo


Di

qua e

di l

con grand' amor baciollo.

Indi le braccia al collo,

Cos detto, gli tese, e circondollo.


Gli stendea poi con dolce

Tasso, x. o3.
affetto

amico

Tre

fiate le braccia al collo intorno;

tre fiate invan cinta l'imago


xiv. 6.

Fuggia, qual leve sogno, od aer vago.

Abbraccio rispettoso.
Poi chin le ciglia,

E umilmente ritorn ver lui, E abbraccioUo ove 'l minor s' appiglia.
(Ai ginocchi. E nel
li e.

Purg.
si

vii. 13.

xxi. v. 130 del Purg.


;

Gi
:

chinava ad abbracciar
sotto l'anche

piedi Al mio Dottor...

l'

Ariosto, C. xviii. 69

Ed umile

abbraccioUo; e nel C.xxiv. 19: E l'aftracctaca, ove

maggior s'abbraccia.)

Abbracciare strettamente e con forza.


Ellera abbarbicata mai

non fue
Inf,

Ad

alber

s,

come
s

l'orribil fiera

Per l'altrui
Poi fece

membra

avviticchi le sue.
ti

xxv. 58.
13i).

Fatti 'n qua,


s,

ch'io

prenda:
io.

ch'ttn fascio er' egli ed

Inf.

xwi.

Con
Il

le

braccia m'avvinse e mi sostenne.

//". xvii.

96.

chiuse con le braccia.


le

Inf. xxii. 58.

Abbracciare, prender con


Per con ambo
le

braccia.

V. Persona.

poi che lutto su


la

Rimont per

braccia mi prese, mi s'ebbe al petto. via onde discese;

si

stanc d'avermi a s ristretto.

IO
S

ABBRACCIARE, PRENDER CON LE BRACCIA.

mi port sovra '1 colmo dell'arco. Le braccia aperse, dopo alcun consglio
la

Inf. xix. 124.

Eletto seco, riguardando prima

Ben

mina, e diedemi

d piglio.

Inf. xxiv. 22.

Abbreviature.
La sua scrittura fien lettere mozze. Che noteranno molto in parvo loco.
Par. xix. 133.

Abete.

Di

E come abete ramo in ramo.


Tra
le

in alto si

digrada
Purfi. xxii. 133.

vive travi.

Purg. xxx. 85.


Ariosto, vi, 124.

Irsuti abeti.

Abilit.

Qui

si

parr

la

tua nobilitate.
in questi versi brevi.

Inf.

ii.

9.

Paia tua possa

T^ar. xvin. -87.

Abitare.

Ma non

ch'io

non discerness

in parte,

Che orrevol gente possedea quel loco. La tua ragione... assai ben distingue
Questo baratro e
il

Inf. iv. 71.

popol che possiede.

Inf. xi. 68.

La tua citt...
Seco mi tenne in la vita serena.
Inf. vi. 49.
tiene.

buon col buon sempre camera Che Mutar convento (soggiorno). Per buon pensar di bel soggiorno.
'1

Canz. xni.

6.

Purg.xxi.G.
Purg.
;

vii. 45.

Fan

soggiorno.

Par. xxi. 39

Par. xxvii. 72.

Miglior soglia (abitazione).


(

Purg.xxi.^^.
32.

Ospizio. Inf. V. 16; Inf.

xiii.

132

Par. xvii. 70

Par. xxi, 129.

Nido.

64; Purg. xx.

Ostello.
;

Par. xv.
78.
)

Inf. xv. 77

Purg. xxviu.

Quel da

Roma

(l'abilator di

Roma).

Purg.

xviii. 80.

D'abitanti nuda (disabitata).

/w/. xx. 84.

Popol senza gente.


Troverai
la

Inf. xxvi. 117.

sanguinosa stanza,
un'orribil gigante.
82. in.
)

Dove s'alberga
(

^r<05/o, xv. 43.

Inf. XX. 48

Purg. xxvii.

Perch non parla pi Lidia

infelice.

ABITARE.

Il

Va

il

duca per saper

s'altri vi stanzi.

xxxiv. 45.

Abito.

Lo modo usato l'hai


Jlal uso che
li

reprso.

Purg.iy. 126.

fruga (cattivo abito).

Purg. xiv. 89.


Par.
ni.

Uomini

ben tisi. Che vostra gente onrata non si sfregia


poi, a

nml pi

eh' a

106.

Del pregio della borsa e della spada.

Uso e natura

la privilegia...

Pi/r/y. viii.

128.

Questi fu tal nella sua vita nuova

Virtualmente, ch'ogni abito destro


Fatto averebbe in lui mirabil pruova.

Purg. xxx. Ilo.

E come, per sentir pi dilettanza, Bene operando l'uom, di giorno in giorno


S'accorge che
Io son
s

la

sua virtute avanza.


'l

Par.

xviii. 38.

stanco sotto

fascio antico
ria.

Delle mie colpe e dell'usanza

Petrarca, Son. 52.

Accamparsi.
La gente era attendata
alla

campagna.

Ariosto, ix. 2.

Accennare.
E un
Rend
altra
lui
il

da lungi render cenno.


cenno eh' a ci
si

Inf. vni. o.

conface.

Purg. xxi.

l;i.

{Risponder cenno. Fazio.)

Intrale innanzi dunque,


Co' dossi delle

man facendo

insegna.

Purg.

ni. lOl.

E pria mi dimostraro
Gli occhi suoi belli quell'entrata aperta.

Purg.

ix. G.

Poscia che gli occhi miei


Alla

si

furo offerii

mia Donna reverenti, ed essa Fatti gli area di s contenti e certi.


1'

Par. vni. 40.

mi

volsi a Beatrice, e quella udio

Pria ch'io parlassi, ed arrisemi

un cenno
Par. xv. 70.

Che

fece crescer l'ale al voler mio.


lieto

Ond'elli m'assent con

cenno

Ci che chiedea

la

vista del desio.

Purg. xix. 86. Purg. xxi. IO.

Volser Virgilio a

me

queste parole
Taci.

Con viso che, tacendo, dicea:

12

ACCENNARE.

Gli occhi (li Beatrice, ch'eran fermi Sovra me, come pria. Hi caro assenso Al mio disio certificato fermi.

Par.

ix. 16.

Poi mi volsi a Beatrice, e quella pronte

Scmbiaiize femmi (cogli occhi e col volto).

Par. xxiv. 55.


;

Far
Vedi

segno. Inf.

viii.

86.

Inf. ix. 86. xxii. 19.

Par.

iv. 38.
viii. 8.

L'ascoltar chiedea con mano.


l
'1

Purg.

nostro avversare;

E drizz 'l Ed esso

dito,

perch in

l guatasse.

Purg. vin. 95.


Par. xxv. 89.

lo

mi addita.

Accennare, toccar di paissaggio.


Questa fortuna
di

che tu mi tocchi.
Inf. vili. 68.
;

Inf. vi. 102.

Par.

i.

108.

A'oglio anche, e se

non

scritto,

almen

dipinto,

Che

'1

te

ne porti dentro a le...

Purg. xxxui. 76.

(te ne faccia una qualche idea.)

E quell'atto in che son, par che disegni Che l'opra e studio lor tutto lodasse Le belle donne che... Ariosto, xiu.^l. Far d' occhio accennando.
Io pur sorrisi,

come l'uom che ammicca. Purg.

xxi. 109.

Far cenno
Quando
Dicendo
...
'1

col

gomito per rendere alcuno attento.


Inf. xii. 67.

Poi mi tent, e disse.

mio Duca mi

tent di costa,
Inf. xxvii. 32.

Accertare.

V. Affermare. Certezza.
Accetto.
Inf. xix. 37.

Tanto

7'

lei,

quanto a te piace.

Grazioso mi

fia se

mi contenti.

Par.

in. 40.

Grazioso

fia

lor vedervi assai.

Par.
in

viii. 45.

Che mi

fia

grazioso e caro.
gli

Purg. xm. 91.


grado. Par. XV. 141.; Inf. xv. 87.

Tanto per bene oprar


(CJi

venni

venne oltrcmodo a grado. Boccacio, Gior.

ii.

nov. 9.)

Emmi

a grato.

Par. xxv. 86.

Conoscerebbe quanto mi era a grato

ACCETTO.

13

Ubbidire...

Par. xxi. 22.


Par.
xii.

A
La

Do si fero amici.
li

131

Par. xxv. 90.

Per

quali io ringrazio

vita,

che per altro non m' a grado.


Petrarca, Canz.
vi. st. o.

N con Ginevra mai


Ch'io
le

potei far frutto,


il

ponessi in grazia

duca mio.
disgiunto.

Ariosto^ v. lo.
vi. 50.

Dalla grazia sua

m'ebbe

Accidia.
Poco amor.
Accidioso

Purg. Purg.

xviii. 104.

fummo.
si

xviii. 106.

Vamor
Qui
si

del bene, scemo


ristora,

Del suo dover, quiritta


ribatte
il

Ed un di lor Sedeva ed abbracciava Tenendo 'l viso gi tra

mal tardato remo. che mi sembrava lasso.


le

Purg.

iv. 85.

ginocchia.

esse basso.

Accidia so' tanto da nulla, ... { Ed io E per tristezza abbascio le ginocchia. Fazio

degli

Uberti.w.)

dolce Signor mio, diss'io, adocchia

olui che mostra s pi negligente,

Che

se pigrizia fosse sua slrocchia.

Purg.

iv.

lOG.

gente, in cui fervore acuto adesso

Ricompie forse negligenza e indugio

Da voi per tepidezza

in

ben

far messo.

Purg.

xviii. 106.

Accoglienza.
Posciacch l'accoglienze oneste e
liete

Furo iterate tre e quattro volte.


Accoglienza amica.

Purg.

vii. l.

Purg. xxvi. 37.


io

Ver me

si

fece,

ed

ver
si

lui

mi

fei...

Nullo bel salutar tra noi

tacque.

Purg.

viii.

52.

Quell'anima gentil

fu cosi presta.

Sol per lo dolce suon della sua lerra.


Di fare al ciltadin suo quivi festa. L veggio d'ogni parte farsi presta

Purg.

vi. 79.

Ciascun' ombra, e baciarsi una con una.

Senza

ristar, contente

a breve festa.

Purg. \vm. 31.

14

ACCOGLIENZA.

Paterna

fesla.

Par. xv. 84.


J^or. xi. 60.

cui... la porta del piacer... disserra.

Secondo che V affetto Ve aperto.


Accofinodarsi.
Per questo
la

Par. xxix. CC.

Scrittura condcscende

vostra facultate...

Par.

iv. 43.

Accondiscendere.

Come anima

gentil che

non

fa scusa,

Ma

fa

sua voglia della voglia


padri

altrui,

Tosto com' per segno fuor dischiusa.

Purg. xxxui. 130.


Par. xvii.
3.

Quei eh' ancor


. . .

fa

li

a' figli scarsi.

La condussi a far la voglia Quando quel che pat

del

. .

Inf. xviii. 56.

Niente conferisce a quel che sforza (acconsente). PaiMV. 73.

E com'a
Suo
re,

quel fu molle
Inf. xix. 86.

COSI fia a lui chi Francia regge.


si

degli Ebrei ch'ai ber

mostrar

molli.

Purg. xxiv. Vi.


Ariosto, xx. 112.

Costei, ch'alli disii facile e molle

D Pinabel sempre era stata innante.

Proviam se son l'altre cosi 11 mio buon padre, al qual

molli.

xxviii. 48; xliii. 6.

sol piacea
volse.

quanto
ix.27.

A me

piacea, ne

mai turbar mi

Accoppiarsi.
Molti son gli animali a cui
si

ammoglia.

Inf.

i.

100.

Accordami.
Or va, che un sol volere d'ambedue Tanto m' bel, quanto a te piace: Tu se' signore, e sai eh' io non mi parto Dal tuo volere.
Inf.
ii.

139.

Inf. xix. 37.

Ma
Contra

perch sappi chi


i

ti

seconda
teco).
in/",

Sanesi (chi

bene s'accorda

xxix. 133.

E
S

la

parola tua sopra toccata


a'

consonava

nuovi predicanti.
lei

Purg. xxu. 79.


consuona.
Par. xix. 88.

Cotanto giusto, quanto a

E vede

ch'el (lo specchio) s'accord-a

ACCORDARSI.

i-^

Con esso (vero) come nota con suo metro. Tali eran quivi, salvo ch'alle penne
Giovanni
L

Par. xxvui.

8.

meco, e da lui s diparte.


e distinse, com'io.
si divise.
.

Purg. xxix. 108.


Par. xxviii. 132. Par. xxv. 63.
Ariosto, xxix.
6.

nom

Ma

Gregorio da lui poi

la grazia di

Dio ci
lui,

gli

comporti.

Varia fama di

ne s ragguaglia.
l

Ma

poich

'1

paragon hen

ragguaglia.

xxxi. 20.

Accor^ersi

Accorgimento.
i^i/".

Ma
N

gi
ci

m'era avviso (accorlo). addemmo di lei.


(gli

xxvi. 50.

Purg. xxi. 12.


Par. xxii. 69.

Dopo

s fa le persone dotte (accorte).

Ma

poich

occhi) Sepper di {or intelletto. Canz. ni. 2.

Se vedi lume (se hai accorgimento). Altro schermo non trovo che mi scampi
Dal manifesto accorger delle genti.

Purg. w.li^.

Petrarca, Son. 22.


Son. 46, p.
2.

Si

Se del tutto eri avvista. Ma Ferra, che prima v' ehhc gli occhi. dispicc da Orlando, e disse a lui.

Ar.
Ar.

xii. 5i.

quella poca (gente) di nessuno avviso.

xi. 53.

Accorrere.

Come
Traggono
Tragge

in peschiera,
i

ch' tranquilla e pura,


Par. v. 100.

pesci.

E come
la

a messaggier, che porta olivo,

gente

. .

Purg.

u. "0.

Accostarsi.
Lo buon Maestro a me tutto s'accolse. in/*, xxix. 100. L'ombra che s'era al giudice raccolta. Purg. vni. 109. Tutto mi ritrassi Al Duca mio. Purg. 1. 100.; Pur. iv. 103.; Purg. vi. 67.
Io

mi

ristrinsi alla fida

compagna.

Purg.
Purg.

ni. 4.

Stretto m'accostai

Tutto gelalo

alle fidate spalle.

viii.

U.

Io m'accostai

con lulla

la

persona
Jnf. xxi. 97.

Lungo '1 mio Duca. Onde la Scorta mia saputa

e fida

Mi

accost, e i

omero m'offerse.

Purg. xvi.

8.

16

ACCOSTARSI.

Ver

me

si

fece,

ed

io

ver

lui

mi

fe.
;

Purg. vili. 52. Pnrg. xx. 134. Farsi presso. Purg. xxw. 11^. Pi presso. Purg. xwi.l^. Se tu l ti congiungi. hf. xxxi 25.

Acerbo.
Savor di forte agrume. Molesto ... nel primo gusto.
D' amaro
Sente
il

Par. xvii. 117. Par. xvii. 130.

sapor delle pietate acerba.


il

Purg. xxx. 81.


/*ar. xviii. 3.

Temprando

dolce con l'acerbo.

Acqua.
Tutte l'acque che son
d

qua pi monde,
Purg. xxviii.
:

Farri eno avere in * mistura alcuna.

Verso
(E
il

di

quella che nulla nasconde.


vi. n.
il

28.

Boccacio, Glor.

10: Laghetto... senza avere in s

mistura

alcuna, chiarissimo
XIV. 64:

suo fondo mostrava essere di

e l'Ariosto,

Sopra un bel fiume...; Limpido e chiaro s, ch'in lui mirando, Senza contesa al fondo porta il lume: e 11 Tasso, xv. 56: Trasparente
che non asconde Dell'imo letto suo vagliezza alcuna. Aquas perspicuas ad humum. )
. .

s,

Ovidio,

Mei.

Li ruscelletti, che de' verdi colli

Del Casentin discendon guso in Arno,

Facendo

lor canali freddi e molli.

Inf.

xxx.

64.

(Epiteti che fan sentire la freschezza. Ranalli.)

L'acqua splendeva del sinistro fianco, E rendea a me la mia sinistra costa. Per acque profonde e tranquille,

Purg. xxix. 67.


Par.
in. 11.

Non
E
si

profonde che

fondi sen persi.

Cadea dall'alta roccia un liquor chiaro, Purg. xxii, 137. spandeva per le foglie suso. Lo specchio di jNarcisso. Inf. xxx. 128. Lo dolce ber che mai non m'avria sazio,
Purg. xxxiii. 138.
di

L'acqua che vedi non surge

vena...
Purg. xxviii. 121.

Ma

esce di fontana salda e certa [immancahile).

Acqua mera. Par.

ix,

Onda bruna.

Inf.

114. Tranquilla e Acqua in. 118.

pura. Par. v. 100.


tinta. Inf. vi. IO.

ACQUA.

n
Inf. vii. 103.

Acqua... buia e molto pi che persa.


( Il

perso dal nero discende

...

il

perso un colore misto di purpureo


iv.

e di nero,

ma

vince

il

nero, e da lui si denomina. Conv.

20.)
viii. 10.

Onde

bige. Inf. vii. 104.


vii.

Sucide onde. Inf.

Belletta negra, /n/.

124.

Lorda pozza.

i/j/".vii.

127.

Morta gora.

Inf. viii. 31.

Livida palude. Inf.

in. 98.

Chiare, fresche e dolci acque.

Petrarca, Canz.

xi. l.

Acque fresche
Lucid'onde. S.

e dolci.
xi. p. 2.

Canz.

ni. 4. p. 2.
vii. 25.

Chiare e lucide onde. Tasso,

Liquidi cristalli. Pelrarca, Som. 164. -Quel chiaro e liquido


cristallo. Ariosto, n. 35.

Duo

fiumi cristallini, xvii. 19.

Giunse ad un rivo che parca


cristalline, xxiv. 94.

cristallo, xxiii. 100.

All'onde

Murmuranli
il

ruscelli e cheti laghi Di

limpidezza vincono

cristalli. xxxiv. 50.

-Di freddo soavissimo


cristallo, xlii. 96.

giocondo, Che rendea

puro e liquido

Vivace argento. Tasso, x. 67.

Liquido argento, xni. 60.

Acqua
Dove Cocito
a

gelata*
Inf. xxxi. 123.

freddura serra.

Ln

lago,

che per gielo

Avea di vetro e non d'acqua sembiante. Non fece al corso suo si grosso velo
D verno la Danoia in Austericch,

*1

Tanai

l sotto

'1

freddo cielo...

Inf.

xxxn.

23.

Acqua che
Non

fa

muovere un mulino terragno.


tosto

corse mai

acqua per doccia


Inf. xxni. 46.

volger ruota di mulin terragno,


le

Quandella pi verso

pale approccia.

Acque
Cosi a
piti

di baisso fondo.
facea basso
li

pi, si

Quel sangue

s,

che copria pur


si

piedi.

Inf. xii. 125.


Inf. \\\. 127.

Lo bulicame che sempre

scema.

Scaturigine d'acqua bollente.


Sovra una fonte, che Per un fossato.
Bulicame.
VOL.
I.

bolle, e riversa
Inf. mi.

UH.

Inf. \ii. 117. 128.


i

18

Acqua che pullula


E fanno

e sorg^c in holle.
Inf.xn. 119.

\nillular quest'acqua al siHumo.

Acquisto.
Tania possa
Di nuovo acquisto.

Purg. xx. 56.


I

La gente nuova, e
Fiorenza, in
te,
s

subiti (juadagm.

Orgoglio e dismisura lian generata,

che tu gi ten piagni,

Inf, xvi, 73.

L cominci con forza e con

menzogna

Purg.w.^. La sua rapina, (i suoi acquisti illegitimi) Cupido s per avanzar gli orsatti. (aggrandire) Inf. xi\.7l.
Spera eccellenza, (ingrandimento)
Purg. wn.X^.

Adamo.
Il

primo parente.

Inf. iv. 53.

I/uomo che nacque senza madre, et vide, n adulta. Da Vul. El.


11

(Conv.iv.15; Fazio degli l'berli: Il primo (jenerantc. Conv.w. 13; e senza latte si nutr, e che n pupillare
i.

a.)

primo padre.
62.;

Par. xiu. 111.


Par. xxvi. 83, 100;

L'anima prima. Purg. xxxni. De Vul. El. 1. 6. Queir uom che non nacque.
(

Par.
il

vii 26.

Orazio,

1. il

I,

ode

16. v. 13.
)

chiama principi limo

fango dal quale

fu formato

primo uomo.

L'anima prima. Che la prima virt creasse mai.


Padre antico,

Par. xxvi. 83.

cui ciascuna sposa

filia

e nuro.
si

Par. xxvi. 92.

Colui che da sinistra le


il

aggiusta,

Padre, per lo cui ardito gusto


si>ecie

L'umana
Il

tanto amaro gusta.


di famiglia.

Par. xxxii. 122. Par. xxxu. 136.

maggior padre

Terra degna
Di tutta l'animai perfezione
(il

corpo di Adamo). Par.xiii.82.

Adamo
La prima gente

ed Eva.
Purg. i 24.

ADAMO ED EVA.
Li

lU

pvim parenti
la

Par.

vii.

158.

Qui fu innocente V umana radice,


Nel petto (di Adamo), onde
cui palato a tutto

Purg. \\\m. \i.

eosta

Si trasse per formar la bella guancia,


11
il

mondo

costa.

Par. xiiu 37.


Persona.

Additare V.

Accennare

V.

Addormentarsi V.
Aderire.
Le gambe con
S'appiccar
s,

Sonno,

le cosce seco stesse


la
si

che in poco

giuntura
paresse.
Inf.

Non

facea segno alcun che

\\\. 106.

Adoperare.
Fa che lavi... Queste E s menai lor arte.
(Usar sua
arte. Giotto.)

Adoperarsi.
Purg.
ix, 113.

piaghe.

Inf. xxvii. 7".

Perch'io lo ingegno e l'arte e l'uso chiami. Par. x.

i3.

gli altri
lui,

che a ben far poser gl'ingegni.


e varca,

Inf. vi. 81,

Lascia

Che qui buon con la vela e co' remi, Quantunque pu ciascun, pinger sua barca. Ma quando mi compiacci, io far trama
Di acquistarti e libertade e fama. (M'adoprcr scfrretainente. )

Purg.

xii. o.

Ariosto, x\i. 31.

Ed Ogni
Per far!..

industria adopro, ogni fatica.


v.
Ili.

Feci col core e con l'effetto tutto

Quel che

far si poteva, e salto Iddio.


effetto.

v.

1(5.

Ch'io far con parole e con

Ch'avrai giusta cagion di

me

lodarte.

m.

31.

E ponvi ogni sua


Us
Perch
la
il

industria, ogni suo ingegno,

xvii. ii.

lingua e l'arte, us l'ingegno,

bramato

effetto indi seguisse.

Tasso,

iv. 'i7.

Adorare.
Non pure
Di
a
lei

faceano onore

sacrifici e di votivo grido,

20

ADORARE.

Le genti antiche nell'antico errore.

Par.xm..

Adornare.

Ma
Il

tutti

fanno

bello

il

primo

giro.
xviii.

Par.

iv. 39.

ciel

che tu ingemmi
^'infiora

Par,

117; Par. xv. 83.


Par. xiv. 13.

La luce onde
Vostra sustanzia.

(Modo vaghissimo quanto mai

si

pu

dire.

Ranalli.)

D quel ch'eir, e

come

se

ne infiora Par. xxv. 46


;

La mente tua. Le palle dell'oro


florian Fiorenza in tutti
i

Par. x. 91.

suoi gran

fatti.

Par. xvi. 110.

Del lume suo

(di

Dio) poco s'imbianca (l'anima). Par. vii.

8L

Perch ne vedi

La region degli angeli


Argento... d'oro

dipinta.

Par. xx. 101.


Par.
xviii. 96.

distinto.

Ciascun distinto e di fulgore e d'arte.

Par. xxxi. 132.

Adornar in occasione
Tutta coperta
la

di festa e di pul>l>lica allegrezza.

strada maestra
lieti,

Di panni di diversi color

E d'odorifera
Fronda

erba, e di silvestra

la terra e tutte le pareti.

Adorna era ogni

porta, ogni finestra


Ariosto, xvii. 20.

Di finissimi drappi e di tappeti.

Con pompa

trionfai,

con festa grande


alla cittade,

Tornaro insieme dentro

Che

di frondi

verdeggia e di ghirlande:
le

Coperte a panni son tutte

strade:
si

Ts'embo d'erbe e di fior d'alto

spande,

E sopra

e intorno ai vincitori cade.

Che da verroni e da finestre amene Donne e donzelle gittano a man piene...


Fra
rifare,
il

suon d'argute trombe, e

di

canore

e d'ogni musica armonia,

Fra riso e plauso, giubilo e favore Del popolo eh' a pena vi capia.

Smont

al

palazzo

il

magno imperatore...

xiiv.

31 U.

li

Adria.

Da

Che valse se nomar l'indomite acque

salse.

Ari.o$lo,\u.(}.

Adriatico.
Sopra
il

golfo
briga.

Che riceve da Euro maggior

Par.

viii.

68.

Adulazione.
In

sommo

della bocca.

Purg.

vi.

M.

Le lusinghe, Ond'io non ebbi mai

la

lingua stucca.

In f.wiii. 12o.

Non
I

e'

meslier lusinga.

Purg.

i.

92.

miei

blandimenti.

Par. xvi. 30.


Ca:^. vili. 8. p. 2.

Mormorador di corte. Petrarca, Roco Martano adopra le mendaci labbia:

l'astuta e bugiarda meretrice,

Come meglio

sapea, gli era adiutrice.

Ariosto, xvii. lOG,

Adulto.

V.

Et.

Aere.
Dolce color d'orientai zaffiro.

Che

accoglieva nel sereno aspetto


al

DelVaer puro infino


(

primo

giro.
clic

Purg.
non pu

i.

lo.

K pur tanta

la bellezza e

soavit di questi versi,

farsi inten-

dere a chi subito non la sente. E v'ha egli forse cosa pi desiderabile a contemplare che il cielo quand'c tutto d'un colore azzurro fondo, sereno
e

puro da qualsiasi nebbia, e tale per ogni parte dove che V occhio

si

stenda e rigiri? Giuliani.)

Nell'aer dolce che del Sol s'allegra.

Aer vivo.

Inf.xu. 122. Purg. xxvui. 107.

Aura d'ogni parte queta.


2.

Purg. xiv. 142.


s'

Aere pregno (piovoso). Par. x. 68. Onde l'aere attrista Aer nero. Inf. v. 86; ix. tutto e piagne. Canz. xi. 10. Aura morta (nera). Purg. 17 Aer Tenebroso. Inf. grosso e scuro. Inf. xvi. 130; Inf. xxxi. 37 Aere grasso 82. Aere amaro sozzo (inspira(caliginoso, denso). Inf. XVI. 13. render sereno (l'aer sereno). Purg.\.''\><.
6.
vi.
\.
;

ix.

bile). P?/rr/.

'22

AERE.

Lo cielo avvvan di tanto sereno, Che soverchia dell'aere ogni compage

(densit). Par.

xm.

5.

Come rimane

splendido e sereno
soffia

1/emsperio dell'aere quando

Borea da quella guancia, ond' pi leno,


Perch
si
'1

purga e risolve
s

la roffia

(sozzura di vapori)

Che Con

pria

turbava,

che

il

ciel

ne ride
f l'aer. /^rr/.

le bellezze

d'ogni sua paroffia (comitiva). Par. xwiii. 79.


si

Tal quale un fuoco acceso, Ci

xxix. B4.

Aere... pien d malzia (pestilenziale).

Inf. xxix. 60.

Quand'io

senti'

da prima Vaer

tosco.

Par. xxii. 117.


Petrarca, Son. 142.
Son. 201.
Son. 95.

Dal mio natio dolce aere tosco.

Dolce aere de' paesi toschi.

Al dolce aere sereno,

al

fosco e greve.
rai

L'aere percosso da' lor dolci

S'infiamma d'onestate, e
'1

tal

diventa
Son. 103.

dir nostro e pensier vince d' assai. Che Ed era '1 cielo all'armonia s intento. Che non si vedea 'n ramo mover foglia ;
'1

Tanta dolcezza avea pien

l'

aere e

'1

vento.

Son. lOo.

E sua
ISel

sorella (l'aria) par che


d'

si

rinnove
Son. 27.

bei

guardo

Apollo a

mano

a mano.

Affaccendarsii.

Che

solo a divorarlo

(il

pasto) intende e pugna. Inf.

vi.

30.

Affannarsi.
Canz.\i\.l; Vammsipiange ?i che ancor le 'n rtuole. id. 2; Mi pianse ogni pensiero ^'elIa mente (logliosa. Gino, xvi; Allor si fenno li miei pensier tristi. Canz.xi.L)
trista

In tutti (L'anima

suoi pensier piange e


piange

s^

attrista.

Inf.

i.

57.

in lui nel core.

Gran duolo mi prese al cor quando


Del destrier che
gli

lo 'ntesi. Jnf. iv. 43.

tolto altri in affanno. Ar. xii. 11.

Deh, vita mia, non vi mettete in affanno


Di COSI lieve cosa.

xxx. 35.
ii.

Ora

s'afflgge indarno e */ flagella.

2.

Affanno _V.

Dolore.

Questa mi porse tanto di gravezza.


)

Inf.

i.

52.

(Lo tuo ardor... Mi fa sentire al cor troppa gravezza. Canz. D'oirni gravai' mi leva. Cino. lxxvih.

xii. 4.

AFFA^^o.

2'i

M'apparecchiava a sostener
Della pietate...

la guerra...

Canz,
p.

XII,

lnf.n.; Purr/. xv. 112; Canr. xi. 3; Pelr. Chiusa; Son. 4; 7; 32; 34. par. II; Canz. i. St. 4.

2;

Trionfo Divinit, v. 140; Cino, lxxvii.


di martiri.

Quella che mi spoglia

D'ogni baldanza e veste


(La qiwlit
degli l'berti.
della

Canz.\.

l.

mia

vita

Porto vcftita d'una veste nera In segno di dolore di martiri.


)

oscura- affann.ita. Soh. 2>.-La mia mente Fazio

Per farne cruccioso (metter in affanno, rattristare)

Chi

d'Amor per

innanzi

si

nutrica.

Ballata, u.

Ma

va

via,

Tosco, omai, ch'or mi diletta

Troppo di pianger pi che di parlare, Si m'ha nostra region la mente stretta


(

Purg.xw.

125.

Perch distretto Yi tien cosi cos Taffannoso pensiero? Cino,

vii. 3.)

Tutto carco D'affannati pensieri.


(Pien di travaglio e di pensieri. Ariosto,
xii.

Dante, Canz.xi..
11.)

Tanta tempesta
Di ci
ti

in

me

si

gira.

Canz.

viii. 2.

piaccia consolare aUjuanto

L'anima mia, che, con la sua persona Venendo qui, affannata tanto.
Quivi di riposar l'affanno aspetta.
11

Purg.

ii.

109.

Purg.iw^o.
in/", vi.

tuo affanno
si,

Mi pesa

che a lagrimar m'invita.


'1

39.

Ch'io temo, lasso, no


Distrugga
'l

soverchio affanno

cor,

che triegua non ha mai. /^c/ra rea. Son. 71.


vita.

(Che troppo affanno sotterra mia

Cino, lxxvui.)

Ma w\, che mai piet non discolora, Mi vedete straziare a mille morti.
Affermare.
La gente che avvera.
Purg.

Son. 29.

xviii. 33.

dov'io fermai cotesto punto.

Purg.M.

40.
\.

Fra se slesso giura.

Canz. n.

Afferrttre. Afferrarsi.
Cos'i

volse gli artigli al suo compagno,


lui

E fu con

sovra

'1

fosso ghermito. Inf. xxii. 137

Inf. xxii. 34.

24

AFFERRARE, AFFERRARSI.

poi distese

dispietati artigli.
//.

Prendendo l'un ch'avca nome Learco. Fa che tu li metti Gli unghioni addosso. Poi l'addentar con pi di cento rafl. L'una giunse a Capocchio, ed in sul nodo
Del collo
/'

xxx.

9.

Inf. xxii. 40. Inf. xxi. 52.

assa7m.

luf.
Inf.

xx\.

28.

Appigli s alle vellute coste.

xxxiv. 78.

Ancora,

c\i

aggrappa

scoglio od altro che nel

mare

chiuso.

Inf. XVI. 134; Inf. xxiv. 28; Inf. xxxiv. 80.

Purch la man, (\o\q s aggraffi, giunga. Arios/o,xxiii. 84. E s\ crebbe la furia, che nel collo

Con man lo stringe a guisa di tanaglia; E poi ch'una e due volte raggirollo, Da se per l'aria e verso 11 mar lo scaglia.
Affetto.
Affetto... Libero... d'ogni altro disire.

x^ix.

il

Par. xvni. 14.

Par. 1. 83. Disio Mai non sentito di cotanto acume. Valto affetto. Par. xxiii. 124.
Mille disiri pi che fiamma caldi

Strinsermi

gli

occhi agli occhi rilucenti.

Purg. XXXI. 118.


Purcf. XXIX. 62.
'

Perch pur ardi


S nell'affetto delle vive luci?
Si forte fu l'affettuoso grido.
Inf. V. 87.

Voce... di grande

affetto

impressa.
affetto

Par.

vili. 44.

E quando Varco dell'ardente


Fu
s

sfogato, che

il

parlar discese
intelletto.

In ver lo segno del nostro

Par. XV. 43.

Come

balestro frange,

quando scocca

Da troppa tesa la sua corda e l'arco, E con men foga l'asta il segno tocca;
S scoppia' io sott'esso grave carco,

Fuori sgorgando lagrime e sospiri,

la

voce allent per

lo

suo varco.

Purg. XXIX.

IG.

^ dolcezza

di figlio,
il

ne

la piet

Del vecchio padre, n


Vincer poter dentro a

debito amore.
far lieta

Lo qual dovea Penelope

me

l'ardore...

Inf. xvvi. 94.

AFFEtrO.
{

'io

Notisi

come

in questi versi sian


i

ben

distinti dal poeta filosofo, nella

propriet delle appellazioni,

santi affetti di natura.)


si

L'alTello... che

non

puole
Par.
vi. 122.
s torce.

Torcer giammai ad alcuna ne([uizia.


L, dove appetito
Il

non

Par. xvi.
via torta.

o.

malo amor... Fa parer Che tu conservi sani...


i

dritta la

Purg.x.^.

gli all'etti suoi...

Vinca tua guardia

movimenti umani.

Par. xxxiii. 3i.

L' affetto

traluce nel sembiante.

Come
Che da

si

vede qui alcuna volta


l'anima tolta;
la voglia

1/ affetto nella vista, s'ello tanto


lui sia tutta

Cos nel fiammeggiar del fulgor santo,

A cui mi

volsi,

conobbi

In lui di ragionarmi ancora alquanto.


S*io vo' credere a' sembianti

Par. wiu. 22.

Che soglion esser testimon del cuore.


L'affetto che dimostri

Purg. xxviii. 44.

Mgco parlando,
(Dimostrasi

e la

buona sembianza
tutti gli

Ch'io veggio e noto in


l'anima
pu

ardor vostri. Par.

wii.M.
si

neffli

occhi tanto manifesta,


la mira...

che conoscer

la

sua presente passione, chi bene

Di nulla... puote l'anima

essere passionata, che alla finestra degli occhi non vegna la sembianza, se

per grande virt dentro non


il

si chiude. Conv. in.8. Xella faccia si dichiara sembiante dell'anima, la quale ivi pi che in altra parte del corpo adopera del suo ufficio e pi fissamente intende ad adornare. Cojir. 111.8.

ycali
Ma
'1

occhi

l'aspetto dell'animo,

l'

interno pensiero,

la passione,

il

sembiante

di s fa

mostra e

pit si ficca.

Pury. xxi. 111.)

Nella fronte ogni penser dipinto.

Petrarca, Son. 1G9.


legge.
.S'ort.

spesso nella fronte

il

cor

si

107.

cor negli occhi e E Non vedete voi cor


'I

nella fronte

ho

scritto.

Son. iS.

negli occhi miei?

Son.

liil.

Le paure e

gli

ardimenti
Son. Tt.

Del cor profondo nella fronte legge.

Amore... ch'ogni occulto penser Tira in mezzo la fronte, ov' altri '1 vede. Vedete ben quanti color dipigne Amor sovente in mezzo del mio volto, K potrete pensar (jiial dentro fammi.

Canz. wii.

G.

Canz.

vi. i.

26

1/

AFFETTO TRALICE NEL SEMBL\NTE.

l'ombra gentil del viso umano, Ch'ora e riposo dava all'alma stanca,

Ove

ve

miei pensier scritti eran tutti?

Son. 31. p.

2.

Affetti diversi.

Non pu pi
Che
Or

la

verti fragile e stanca

Tante varietati ornai soffrire; 'n un punto arde, agghiaccia, arrossa e 'mbianca.
E, coni'

.S.

lOl.

Amor
lei

la

'nvita (T anima).

ride or piagne or
'1

E
Ed

volto che

segue, ov'ella

teme or s'assicura; il mena,


Canz. xiiu
l.

Si turba e rasserena.
in un esser picciol tempo dura. Amor, piet, sdegno, dolore ed ira, Disio di morte e di vendetta insieme

Quell'infelice ed orbo padre aggira.

Che come

il

mar che

turbi

il

vento freme.

Per vendicarsi va a Drusilla, e mira

Che di sua vita ha chiuse l'ore estreme; E come il punge e sferza l'odio ardente.
Cerca offendere
il

corpo che non sente.


(

Ariosto,

wwu.Ti.
)

Sommessi

accenti e tacite parole,

Inf. in. 23.

Rotti singulti, e flebili sospiri

Della gente che in

Fan che per

l'aria

un s'allegra un mormorio
si
il

e duole.

s'aggiri,

Qual nelle folte selve udir S'avvien che tra le frondi


quale infra
Sibila
il

suole,

vento

spiri,

gli

scogli, o presso ai lidi


in rauchi stridi.

mar percosso

Tasso, in.

G.

D'ira, di gelosia, d'invidia ardenti, v. 76.

[Tr.Am.

in. lOo.)

Costei lasciar cosi tra viva e

Or che far? dee su l'ignuda arena morta?


porta.
xvi. 61.

Cortesia lo ritien, piet raffrena,

Dura necessit seco nel

Affidare.
Al mio Bellisar commendai l'arme.
/^rtr.

v. 2;).

l/imperator l'esercito

gli

crede.

.ir.

xv. 29,
xii. 57.

L'elmo

un ramoscel consegna.

'21

Affrettare. Affrettarsi

V.

Camminare

in fretta.

Perch

si

mi

caccia

il

lungo tema.

Inf. iv. 146.

Spirto, in cui pianger

matura

Quel, senza

il

quale a Dio tornar non puossi. Pur5r.x1x.9i.

La tua stanza mio pianger disagia. Col qual maturo ci che tu dicesti. Ben veggio, padre mio, si come sprona Lo tempo verso me.
Precipit

Purg. xix. liO.


Par. xvii. 106.
Tasso,

dunque ^V

indugi.

xm.^.

Affollarsi intorno

ad alcuno.
Purg.
v. 143.

Questa gente che preme a noi molta. Dintorno a lui parca calcato e pieno Di...

Purg. x. 79.

Con

l'altro

se ne va tutta la gente:

Oual va dinanzi, e qual diretro il prende, E qual da lato gli si reca a mente.
Ei

A
E

cui porge la

non s'arresta, e questo e quello intende; man, pi non fa pressa;


Purg.
vi. 4.

COSI dalla calca si difende.

Africa.

La

terra,

che perde ombra.


73.

Purg. xxx. 89.

L'arene... del giel schife.

Purg. xxvi. 44.

Calde arene,
Terra d'iarba.

/rf.

Rena d'Etiopia. Canz.xw. Purg.xxx.li. La gente cirenea. .lr.xvi.79.

Aggiungere.
Se Tira sovra '1 mal voler s aggueffa. Inf. xxni. 16. Si che se non s'appon di die in die. Par. xvi. 8. N pon n leva. (Non aggiugne n toglie.) Par. xxx. 12. Fu grave e mala aggiunta all'altro danno... Ariosto, xi. 19.

Agguato.
Per
lui carpir, si

fa la ragna.

Par. ix.50.
Ariosto,

Stava alla posta.

vm.

114.

dietro

un canto

postosi, di p/a//o

L'attende.
Purg.

i\.7:L

Aiutare.
S

v.

Guida.
i\. 57.

V agevoler per

la

sua via.

28

AIUTARE.

La bella Donna ch'ai del V avvalora. Merc di colei che


.
.

Par. x. 93.

Par. xv. 53.

Aiuto invocare.
Cagon mi sprona ch'io merc ne chiami. Purg.\x\.
39.

Merc grida

la

misera a gran voce.

Ariosto, xxvii. 38.

Aiuto divino.

Non senza
(i

virt che dal del vegna.


ti

Purg.
i.

ni. 9G.

(0 divina virl, se mi
Dio...

presti Tanto, che... Par.


97.

22.

isplenilor

Dammi

virt a... Par. nxx.

Supplica

a le per grazia di

virtutG Tanto die... Par. xxxui. 23.)

somma
Ripre.sla

luce che...
;

fa la

un poco di quel che parevi lngua mia tanto possente...


Ala.

Par. xxxiii. (w.

V.

Volare.

Era pennuto di sei ali. Diversamente son pennuti


Batter...
l'ali.

Purg. xxix, 94.


in
ali.

Par. xv. 81.


Inf. xxii. Ilo.

Con l'ali si plaude. Con le penne sparte. Con r ali aperte e ferme. Con Tali aperte ed a calare intesa. Vedi come V ha dritte (l'ali) verso
Trattando V aere con l'eterne penne.

Par. xix. 35.


Par. xxxi. 130.
Jnf. v. 83.

Purg.
'l

ix. 22.

cielo.

Purg.

\\.

Vi.

quella foce ha egli or dritta V ala.


e l'altra ala.
l'ala.
l'aria alle
ali.

Purg.

ii.

103.

Tendea su l'una Chinava in giuso


Sentendo fender

Par. xxix. 109.

Purg.
verdi
ali.

ix.
vii.

109.
116.

Purg.

stato assai sulV

Inf. xvii. 127.


ali, ..

Sotto ciascuna (faccia) uscivan duo grand'

mar non vid'io mai cotali. Non avean penne, ma di vipistrello Era lor modo; e quelle svolazzavOy
Vele di
Si che tre venti
(Virfiilio
si

movin da
)

elio.

Inf.

xxxiv. 40.

appone

l'epiteto di ventosas alle ali per dimostrare la loro

ampiezza. .Un. xn. 848.

Ventilonne... Purg. xix. 49.

Ventarmi nel volto. Purg.

wii. 67.

Ventilando

il

fianco. Par. xxxi. 18.

ALA.
Ali bianche vesti,

29
le

c'han d'or

cime,

infaticabilmente aaili e preste:

Fende Sovra

venti e le nubi, e va sublime

la terra e

sovra

il

mar con
ime

queste.

Cos vestito, indirizzoss


Parti del

all'

mondo

il

messaggler celeste:
ei
s

Pria sul Libano

monte

ritenne,

si

libr sul!'

adeguate penne.

Tasso,
Aurora,

1.

14.

Alba Y.

Albero.
Travi vive. Purg. xxx. 85.
vivi.

suoi arbuscelli slan pi

Par.

XII.

105. Nocchi,
'rivolti.

per alberi nocchiosi. Jnf. xui.

89.

Rami

nodosi

Inf. xni. 5.

vrdi frondi acerbe. Petrarca, Son..


lauro giovinetto e schietto. Canz.

Schietti arboscelli e rami Fiorian d'un


l

ni.^. p. 2.

-Tutta

la

frondosa

ampia famiglia. Tasso, xvi.

IG.

Albero in primavera.

Come Come
(lii

piante novelle

Hinnovellute di novella fronda.


le

Purg. xxxiii. Ii3.

nostre piante, quando casca

la

gran luce mischiata con quella


dietro alla celeste lasca,

Che raggia

Turgide fansi, e poi si rinnovella Di suo color ciascuna, pria che '1 Sole

Giunga

li

suol corsier sott' altra stella;


di rose, e
s'

Men che

pi che d viole,

Color aprendo,

innov la pianta.
le

Che prima avea

A'ariazion de' freschi

ramora s\ sole. Purg. xwii. 53. mai (Variet delle nuove piante). Purg. xxvu. tifi.
rim<'sso.

L'onor delle lor chiome... Hanno

Ar. xxxvii. 40.

Albero sempre verde.


1/ albero

che vive della cima,

mai non perde foglia. Par. xviii. 29. Germoglia In questa primavera sempiterna. Che notturno arite non dispoglia. Par. wviii. 115.
frutta sempre, e

30

ALBERO SEMPRE VERDE.


Foresta spessa e viva (sempre venie).

Purg. xxviii.

2.

Alcun

(albero) che sua

verdura serba. Dante^ Canz.

xi. 4.

Albero d'autunno o d'inverno.

Come d'autunno s levan le foglie L'una appresso dell'altra inln che '1 ramo Rende alla terra tutte le sue spoglie.
(

Inf. in. 112.


proprio vestimento
risvegliarti quella

L' idea

del ramo,
ti

che restituisce alla terra

il

ricevuto da essa,

muove l'animo grandemente con

eterna legge della natura, per cui torna periodicamente alla terra ci

che veniva da

lei.

Pianta dispogliata
Di
fiori

e d'altra fronda in ciascun ramo.

Puri/, xxxii. 38.

Passato hanno lor termine le frondi,

Che

trasse fuor la virt d'Ariete


il

Per adornare
non perde.
Id.)

mondo...

Dante, Canz.xi..

(Perduto aveva ogni arbuscel la fronda. Sacchetti, xvi.

Che stagion

S'innov

la

pianta
le

Che prima avea

ramora

sole.

Purfj. xxxii. 59.

A
11

pie della vedova frasca (albero ignudo). Purg. xxxii. 50.


il

Ch'io ho veduto tutto

verno prima
Par.
xiii.

prun mostrarsi rigido

feroce^

Poscia portar la rosa in su la cima.

133.

Vonor

delle c/i/ome

S' hanno

spogliato.

.7\xxxvii.40.

La

%'ita

in

una pianta mostrasi per

le frondi.

N si dimostra ma che per effetto. Come per verdi fronde in pianta vita.

Purg.

xviii. 53.

Albero alto e ombroso.


La chioma
Pi,

sua, che tanto

si

dilata

quanto pi

su, fora dagl'Indi

Xe' boschi lor per altezza ammirata.

Purg. xxxii. 40.

Un' ohibra smorta,

Qual sotto foglie verdi e rami nigri Sovra suoi freddi rivi l'Alpe porta. Selvatich' ombre.

Purg.

wxm.Wy
5.

Purg. xxix.

r fui radice della mala pianta. Che la terra Cristian fX tutta aduggia.

Purg. xx. 43.

ALBERO ALTO E OMBROSO.

31

Ovunque un arbor
Vedesse ombrare
. .

drillo

Ariosto, xix. 36.

Albero fruttifero e con frutta.

Un alber che trovammo in mezza strada, Con pomi ad odorar soavi e buoni. Pwrjy. xxii. 131. Rami gravidi e vivaci. Purq. xxiv. 103. Si che buon frullo rado se ne schianla. Purg. x\. 45. Frutto ha in s che di l non si schianta. Purg. xwm. 120.
{Come non pu
tutto tenere

Lo pomo

lo

suo frutto

e'

ha incarcato

Dell'amorosa sua dolce stagione... Cino, xxx.

Albero abbattuto o diradicato dal vento.


Con men resistenza
s

dibarba
/^wr^f.

Robusto Cerro, ovvero a nostral vento... Non altrimenti fatto che d'un vento
Impetuoso per
gli

xxxi. 70.

avversi ardori,

Che

fer la

selva, e senza alcun rallento

Li rami schianta, abbatte e porla fori.

Dinanzi polveroso va superbo,

fa fuggir le fiere e

li

pastori.
il

//. ix. 67.

Js sta si

duro incontro Rorea

pino

Che rinnovato ha pi d cento chiome. Che quanto appar fuor dello scoglio alpino. Tanto sotterra ha le radici Ariosto,
. .

xxi. 16.

Allignare

d*

un
..

albero.
Purg. xxviii. 116.

Quando alcuna pianta


Senza seme palese vi
s'

appiglia

Laggi, col dove la balte l'onda.

Porla de' giunchi sovra

'1

molle limo.

Nuli' altra pianta che facesse fronda,

indurasse, vi puote aver vita.

Purg.

i.

10*2.

Fallo avrebbe... mirabil pruova.

Purg. \\\. li.

Che
Par che

gentil pianta in arido terreno


si

disconvenga; e per
si

lieta

Naturalmente quindi

diparte.

Petrarca, San. 51.

Rampollo d'albero.
Legno
pi su...
si lev

K questa pianta

da

esso.

Purg. wiv. 116.

i^

ALBERO.

Germogliare
Quivi germoglia come gran

dell' albero.
di spelta;

Surge

in

vermena ed
egli scelse

in

pianta silvestra.

Inf. xui. 99.

Qual

L'umile pianta, cotal


Subitamente"
(
il

si

rinacque
Purf/.
i.

onde

la svelse.

\U.

Virgiliano:

primo avulso non

deficit alter. jUn. vi. 143.)

la

percossa pianta tanto puote,

Che della sua virtute l'aura impregna, E quella poi girando intorno scuote:

l'altra terra,

secondo eh' degna


ciel,

Per s

per suo

concepe e

figlia

Di diverse virt diverse legna.

Purg. xxviii. 109.


Ariosto, ^.^'^,

Come

suol tornar dalla radice

Arbor che tronchi (rigermogliare).

Pianura diserta,

.senza

alcun albero.

Arrivammo ad una landa, Che dal suo letto of/n pianta

rimtiove.

Inf. xiv. 8.

Allegoria.
voi,

ch'avete gl'intelletti sani,


s'asconde
Inf. ix. 61.
al

Mirate
Sotto
il

la dottrina che

velame degli versi strani.


vero,

Aguzza qui, lettor, ben gli occhi Che il velo ora ben tanto sottile.
Certo, che
'I

trapassar dentro leggero.

Purg.

viii.

19.

Sua sentenzia d'altra guisa Che la voce non suona. La mia scrittura piana.
(Io l'ho allev.ita Per
figliifola

Par.

iv. 5o.

Pure/, vi. 39.


:

Con tua ragion piana


Pi, lieve
l)arlare,

d'Amor giovine e piana. Canz. ii. ;. umile. Canz.y.o.- Ragionamento intendcvole e


tutto In parte ed in costrutto
xviii.'3.

senza velo di allegoria.

Discender del
si

perch

men grave

s'intenda. Canz.

11

faticoso e forte
veriti

{Canz. xiv. Chiusa.)

usa dove

si

vuole nascondere una


parole
di cotal

sotto velo di allegoria.


100.

Oramai saranno nude


-Sapesse dinudare
le

Le mie parole. Punj. wxiii.


vesta in guisa

-fuor

d'allegoria.

ch'avessero verace intendimento. Vita A'wora. par. 23. Che rado .so(^ Ed anche henda Parola oscura giunge allo 'ntellctto. Canz. xviii. 3. Giotto: Sue parole son mollo profonde E talor hanno doppio intendi-

ALLEGORIA.
'1

ol]

tuo y\>o sbenda E guarda 7 ver che dentro vi s'asconde. mento... Per Senso allegorico si chiama quello che si nasconde sotto il manto di

queste favole^ ed

una verit ascosa

sotto bella

menzogna. Conv.

ir.

1.

Questo nascondimento.

Id. Allegoria, cio

Vascosa verit. Id.


il

Non

fitti-

zie parole. {Conv.u.lZ.) quanto a dire:

vero senso non accosto sotto

rallegoria: Sentenza vera come la fittizia. Id. Vlta la parola fittizia di quello ch'ella suona in quello ch'ella intende, per la passata sposizione, questa sentenza
fia

sufficientemente palese. Id.

Allegrezza
Or che
sei vede,

V.

Letizia.

come ho

detto, in

mano.

S di stupore e d'allegrezza piena,

Che, quasi dubbia di sognarsi invano,


Agli occhi, alla

man
.

sua d fede appena.


dire

Arioslo, xi. 6.

E con queir oh, che d'allegrezza


SI suole, incominci
.

xviii. 78.

Sento venir per allegrezza un tuono

Che fremer

l'aria e

Odo

di squille,

rimbombar fa l'onde; odo di trombe un suono


xlvi.
2.

Che l'alto popular grido confonde... Con lieti gridi in molta fretta corse Per pi d'un messo la novella lieta: Onde il sangue ch'ai cor, quando lo morse
Prima
il

dolor, fu tratto dalla piet,


il

questo annunzio
il

lasci solo in guisa.


la donzella uccisa.
s

Che quasi Che

gaudio ha

Ella riman d'ogni vigor


di tenersi in pie

vota,
balla...

non ha
il

xlm.

Go,

Gii.

Allegrezza dopo

pianto, o allegrezza

mutata in pianto.
Noi
ci

allegrammo, e tosto torn

in pianto.

Fatti di

rohr miovi. (da


i

triste fatti ilare)

Inf.xwi. 13G. Canz.\i\. i).

Della

Mentre parlava, begli occhi sereni donna di lagrime eran pieni.

Era il bel viso suo, quale esser suole Da primavera alcuna volta il ciclo.

Quando
Si

la

pioggia cade, e a un tempo


il

il

sole

dolci carole MiMia nei rami allor del verde stelo;


Voi..
1.

sgombra intorno E come il rosignuol

nubiloso velo.

34

ALLEGREZZA DOPO

IL

PIAMO.

Cos alle belle lagrime le piume


Si

bagna amore, e gode

al chiaro

lume, .b'.xi. 64.65 e seg.

d subito

gaudio
fiore

si

scolora;

Poi torna

come

umido suole
xxni. 67.

Dopo gran pioggia


Seren allora
i

all'apparir del sole.

nubilosi rai

Armida, e

ridente apparve fuore,


di
gli

Ch'innamor
Asciugandosi

sue bellezze

il

cielo.

occhi col bel velo.

Tasso, iv. 84.

E
11

di gioia la fronte
fa,

adorna e veste;
bel riso celeste

E lampeggiar

quasi un doppio sole,


il

chiaro sguardo e

Su le nebbie del duolo oscure e folte, Ch'avea lor prima intorno al petto accolte. Alza alfin gli occhi Armida; e pur alquanto La bella fronte sua torna serena; E repente fra nuvoli del pianto
i

iv. 91.

Un soave

sorriso apre e balena.

xix. 70.
Albero.

Allig^narc

V.

Allora allora.

Pur
Neve

leste test

formato.

Purg. xxix. 26; Puffj. xxxii.

11.

mossa.

Purg. xxix. 126.

Alloro.
Dlelto legno. Par.
i.

25.

Fronda Peneia.

Par.

i.

32.

fronde, onor delle famose fronti,


sola insegna al

gemino valore.

Petrarca, Son. O.
^'.3.

L'onorata e sacra fronda. S, 21. Onorata fronda. Arbor vittoriosa trionfale,

p.4.

Onor d'imperadori

e di poeti.

5oj.

205.

Allontanarsi.
Veder mi parve uscir d'una fontana, (Eufrates e
Tigri)

quasi amici dipartirsi pigri...

Che acqua

questa che qui

si

dispiega

Da un

principio, e s da se lontana?

Purg. wxui. U3.


Inf.

Pria che di qui 6/ spicchi. Poco allungati c'eravam di J^on mi ricorda

xxx. 36.

liei.

Purg.\U', /Vn. vii.32.

ALL0^TA^ARS1.

>)

Ch'io straniassi

me giammai

da voi.

Purfj.

wxiu.

[)l.

Alludere.
Quel vedere impari. io strai di mia intenzion percote.

In che

Par.

xm.

lOi.

Alpe.

Che

diretro ad Annibale passare

L'alpestri rocce, Po, di che tu labi.

Par.

vi. 'iO.

Altezza

V.

Monte.

Parvemi alta tanto, Quanto veduta non ne aveva alcuna. Questo monte salio ver lo del tanto, lbero da indi, ove si serra...
Neil' aer vivo
(

Inf. xxvi. 134.

In questa altezza, che tutta discoUa (libera)


. .

Purg, xxviii. 101.


Tommaseo)
il

Tanto

dipin;;e altezza.

Poggio, Che inverso

ciel

pi alto

si dislaga.

Purfj.ui. li.
jPm?y/. iv. 80.

Lo sommo
Il

ev'alto die vincea la vista,

poggio sale
gli

Pi che salir non posson

occhi miei.

Purfj. iv. 86.

Uno

scalco eretto in suso


la

Tanto, che noi seguiva

mia

luce.

Par. xxi. 29.

Da quel confine che pi remolo. E la costa superba pili assai.


Omero... superbo.

Purg. xwii. HI. Purg.


iv. 40.

Inf.w.H.
Amante.
Par.

Volsesi al segno di maggior disio.


(Degli occhi mici
mici. Son. 20
i4

ni.

12G.

il

bel

scfjno.

Canz. xix.

511

desio defrli occhi

11

tuo

sommo

disio.

Petrarca, Son. 181

11

suo desire.

n'osto, XX. 6.)


Il
(11

sol degli occhi mei.


caldo suo calor

Par. x\x. T.
40.

Par. xxx.

11

sol de;jli occhi hei

che mi
luce,

struppia.

Federico d'Arezzo
Ariosto, xvii. 52.)

Luca

del

mio

core.

Cina, xxvi.

stella del

mio nome. Fazio degli

L'ertt

Cara

mia luce e vera, id.

Mio

sol.

Dolce ma speranza.
Quella ch'io pi amo...

Canz.

i.

;>.

E n

cui la

mia speranza pi

riposa.

Canz.

i.

i.

o(>
11
(

AMANTE.

mio

tesoro.
tesoro. Bai.
i.

Par.wu.

^.
i.

Amoroso

Il

mio caro

tesoro. Petrarca, Son. o9. p.


11

H
II.

bel tesoro mio. Son. 201. Bella gioia. Dante, Son. 8.

tuo fedele. Inf.

98; Purg. xxxi. 134; V. Nuova, par. 12.)

Quella che imparadisa la mia mente.

Par.

xwui.

3.

La donna che con


'1

seco

il

mio cor porta.

Canz. v.

6.

mio cor nel viso porta. Petrarca, Son. 87 A chi nei ( La donna che mio cor siede monarca. 5o. 179 >'el mezzo del mio cor Madonna siede. Jiullata, par. ii-Ivi '1 mio cor e quella che '1 m'invola. Canz.wu.Chiusa.

Questa
In

che col mirar

gli

animi fura. Canz.

i.

4.

Quella eh' nel mio cor pinta.


compagnia d'Amore, Sola scolpita ( nacorso da Montemagno.)
in

Son. 14.
mezzo
al

cor

mi

siede. Bo-

Quella che
Il

m'ha

il

cor diviso.

Canz. \in.

4.

nome
nella

Che

mente sempre mi rampolla.


fior di

Purg. xxvii. 41.


Canz.
ix. 2.

Come

fronda

Cosi della mente tien la cima.


in

di cui io sono. Canz. \. Chiusa T)\ig donne, { QueaV anima gentil cima della mente mia Venute -sono... Son. 42 La gloriosa donna della mia monte,,. V. N. par. 2. Beatrice tenea ancor la rocca della mia mente. Conv. II. 2. L' imagine di questa donna siede Su nella mente ancora. Ove la pose Amor, ch'era sua guida. Canz. iii. 4 Quella... Ch' della mente tua pennello e guida. Cino, xxix. Ch'a passo a passo poi fatto Morta signore Della mia vita, e posto in sulla cima. Petrarca, <S'on. 42 colei che mi facea parlare, E che si stava de' pensier miei in cima. Son.

2r..

p. 2.

La mia nemica.

Son.

vi.

(Forte mia nemica, Gino, xxxiii. Dolce mia nemica. Semprebene.. La holognese 3Iia dolce nemica. Petrarca, Canz. viii. 2; Canz. x, 4 Della dolce ed acerba mia nemica. mia cara nemica, Son. 47. par. 2

Canz. i. 4. Amor con sue promesse lusingando... Die le chiavi a quella Questa mia nemica, Ch' ancor me di me stesso tene in bando. Son. 48 Dolce mia nemica e donna. Son. bella d'amor nemica e mia. Son. 117 lJO E Dante nella r. Nuova, par. 24: E fu gi mollo donna di questo amico mio E sar donna sopra tutte noi. Dante, Canz.iii. C; id. Canz.

vin. 1.)

Dolce mia guerrera.


Poi mi rivolgo alla mia usata guerra.

Petrarca, Son. 17.

Canz.

vii. 2.

La mia morte. La mia pace. Son. 34. 0\' la vita, ov' la morte mia?
viva morte, o dilettoso nule!

Son. 66. 5on. 167.

Canz.^^.

AMAME.

^>7

N mi

lece ascoltar chi

uon ragiona
Son. 60.

Della mia morte.

Perch ogni mia fortuna, ogni mia sorte.

Mio ben, mio male, e mia vita f mia morte Son. 118. Quei che solo il pu far, l'ha posto in mano. del dolce mo mal prima radice. Son. 53. p. Adorno Suo male. Son. 13l>.
(Non Lello:
Il

Tasso;

Il

nostro adorno male. Canz. vm. 8.)


iii.

Dolce mio bene. Canz.


(Primo diletto

1.

L'alto diletto.
r.

Son.

3.

p. 2.

della sua anima, Conv.

12.)

Dolce mia pena Amaro mio

diletto.

Son. 162.

E ehi mi Sempre nv

sface

innanzi per dolce mia pena.


oltre le belle bella.

Son. 113. Son. 21. p.


2.

L'alma mia fiamma

Sommo
11

piacer vivo.

Son.

1. p. 2.

soave mio fido conforto.


...

Canz.

vi. 1. p. 2.

Dolce mio caro e prezioso pegno,


usalo di mia vita sostegno.

Son. 68. p.

2.

Ov' colei che mia vita ebbe in mano? Son. 31. p. 2. SM' '1 dissi mai, ch'i' venga in odio a quella, Del cui amor vivo, e senza qual morrei. Canz.xi. 1. D'amor mancipio. Trionfo Fama, i. ^}. Ov' l'ombra gentil del viso umano,
'1

Ch'ora e riposo dava all'alma stanca, E l 've i mici pensier scritti eran tutti? Infinita bellezza e poca fede,

Son. 31. p.

2.

Non vedete
Chi
SI

voi

'1

cor negli occhi miei?

Son. VW.

dolce

apr'ia

Mio cor a speme nell'et novella. Regga ancor questa stanca navicella Col governo d sua piet natia. Cunz. w. 15. Quivi la donna, anzi il mio cor mi tiene [Dante, Canz.M. L; Che di mai ricovrar lascio ogni spene. Ariosto, n. 43.
Quella bella donna...

Quella che
Vedi...

di

me

tien la miglior parte.

vi. 31.

S'imperio nel mio cor s'aveva assunto.


lo

s.il.
xii. 20.

La donna Che

tenea di s
il

medesmo
cavaliero

in

bando,

Colei che tratto

cor gli avea del petto.


il

\v.

\C.

Scontr presso a Damasco

38

AMANTE.
cui

donalo avea Orrigllle


diva.

il

core.
xii.

xvi. 6.
;

Mia

29

xxui. 102
;

xxiv. 83.

Ella pur la mia

denna e

la

mia Dea

Questa

la

luce pur degli occhi miei.


affetto.

vi. IO.

Pieno di dolce e d'amoroso

Alla sua donna, alla sua Diva corse.

i.

54.

La sua donna e Una donzella, Di


Costei che
t'

la

sua Dea.
64

xii. 6.

cui tu signor eri, idolo e

nume, xxxii.39.
vii.
;

hai fatto regina.


della

xxv. 83.

(Questa regina

mente mia. Fr. Sacchetti,]


gli

La donna che del cor


Dolce mia
vita.
viii.

era regina.
;

xliii. 77.

76

xxiv. 80

xxviii. 3

xliv. 37.

Cor D'Alcina mancipio.


mio. XXIV. 81.

Anima

ma.
vii. 50.

xxviii. 57.

[Tr.

Fama,

i.

25.)

Fatto servo
Di duo vaghi occhi e d'una bella treccia.
xvi. 3.

Deh torna
Sgombra
i

a me, mio sol, torna, e rimena

La desiata dolce primavera!


ghiacci e le nievi, e rasserena
si

La mente mia

nubilosa e nera...

xlv. 39.

Amare.
E comand che V amassero a fede. E s tutto il mo amore in lui si mise, Che Beatrice eccliss nell'obblo.
Iole nel cuore ebbe richiusa.

Par.xi. 114.
Par. x. 59. Par.
ix. 102.

(Credendo io che ancora il svo cuore mirasnc la belt di questa La bellezza amata si riguarda col cuore Primavera gentile. V. N. 24.

il

cuore la mira e gioisce.)


;
;

Aver caro. Punj. xxvi. Ili xxix. 138 Par. vili. 89. Mia bcnvoglienza inverso te fu quale Pi strinse mai di non vista persona. Pu,r(j. xxii. 16. Parg. xxi. 134. L'amor eh' a te mi scalda. Par. xxv. 82. Ancor ver la virt. ond'io avvampo amore V E la Regina del cielo, ond'/o ardo
Tutto
d'

amor.
d te

y^ar.

xxxi. 100.
viii.

Ma

perch sappi che

mi

ffiova (t'amo).

Par.

137.

Cosi com'o t'amai

Nel mortai corpo, cos t'amo

sciolta.

??'</. u. 88.

Le

fece unito;

AMABE.
Poscia
(li

39

di* in

di*r??? pit' forte.

Par.

xi. 62.

Tu

lascerai ogni cosa diletta

Pi caramente. Quell'amor si spoglia (disamare). Donne, ch'avete intelletto d'amore.


(

Par. xvii.

oli.

Par. xv. 12.

Canz.uA.
intelletto.
xvii.

Sentimento. Purg. xxiv. 51

D'

amor non aver mai

Ballata,

vni Non

ebbe altro intelletto che d'amore. Cino,

Un che non ti vide ancor da presso. Se non come per fama uom s'innamora.
Petrarca, Canz. Chi d'amar altamente
si
ii.

Chiusa, p.
S'on.

4.

consiglia.
xiv.

109.

(Amor
I

fiorito di virtute.

Matteo Frescobaldi.

begli occhi...

M'hanno

la via si d'altro

amor

precisa,

Ch'un
II
f

sol dolce pensier

l'anima appaga.

San. il.
Son. 135.

suo bel nome adora,


la

Ma

mente

1'

adora. Sennuccio Del Bene.

Quella Ch' adoro in terra.

Son. 189.

Gi gran tempo in voi


Posi 1 mio amor, ch'io sento or
si

'nfiammato. Canz. ii.3.p.

4.

Avendo in quel somm'uom tutto 'l cor messo. Tr.Am.u.^l. Che par ch'adori Olimpia, non che l'ami. Ariosto, x.V,).
Pi che
la

sua vita l'ama egli e desira.


propria vita

1.77.

Come
Pi che
"l

a colei che pi che gli occhi sui.

suo cor, pi che


d che...

la

Ruggero am dal
Pi che

iv.

H.

Era costei che Rodomonte amava


suo regno, e pi che gli occhi sui. Da cui fu amata a par del proprio core.

xiv. Ilo. xxi. 19.

Amava
Ed
Si
io

pi che cosa altra del mondo.


fratello.
figlio.

xxxix. 43.

Am come

xxv. 43.
iv. 30.

che l'amai sempre pi che

Amava quanto
pu compagno amar, fratello o figlio. E tanto miei, che poco lor parria
vita por per la salute mia.

xxxi. 64.

La
Io

ix. 37.

Egli mostr

amarmi pi che molto.


con tutto
il

ad amar

lui

cor mi mossi.

v. 8.

so che sai quanto l'amor Ira nui,


sia,

Ch' esser non pu di quel che

pi ardente.

v. ii9.

40

A>u.
S'io non amassi le, n illser potrei

Ne

le pupille

amar

degli occhi miei.

xxxiii. 00.

come piacque a

chi di lor polea.

xxiv. 115.
ii.

Miseramente amava.
Sappi ch'io t'amo, e non
tei celo,

11.

Quanto pi creatura amar conviensi.

Tasso, xii. 93.

Amico.
1/amico mio, e non della ventura, (sfortunato) //.ii.62.
{Amico
di ventura. Brunetto Latini.)

Ma

dimmi, e come amico mi perdona


Purg. xxii.
19.

Se troppa sicurt m'allarga il freno, E come amico omai meco ragiona.

Or puoi la quantilate Comprender dell'amor eh' a te mi scalda. Pwri/. xxi. 133. Lo pi che padre. Purg. xxiii. 4. Come suo figlio, e non come compagno. Inf. xxiii. 51. E quei, che m' era ad ogni uopo soccorso. Purg. xviii. 130. Avr in te s benigno riguardo, Che del fare e del chieder, tra voi due,
Eia primo quel che tra gli altri pi tardo.

Par. xvii. 73.


Par. xvii. 104.

Persona

Che

vede, e vuol dirittamente, ed ama.

Assai m'amasti, ed avesti ben onde;


Clie, s'io fossi

gi stato,

io ti

mostrava
Par. vui. 55.
^

D mio amor pi oltre che le fronde.


Qui, dove Cos
ci

mezzo

son, Sennuccio mio,

foss' io intero.

Petrarca, Son. 77.

Quanto pi
Verso
11

disiose l'ali

spando

di voi,

o dolce schiera amica,...

cor,

che mal suo grado attorno mando,


voi sempre...
5oh. 17. p.
i.

con
Ivi

n'aggiunse e ne congiunse amore. Trionfo Amore, n.39.


tal

Un
Che

pi che
i

fratel...

Ariosto, xlii. 15.

fra tutti

fedeli amici eletto


xiii. 1*2.

S'avea pel pi fedele e pel pi amico.

tanto mici, che poco lor parria


la salute mia.
ix. 37.

La vita por per

Spesso in poveri alberghi e in picciol tetti...

AMICO.

41
pelli.

Meglio s'aggiungon d'amicizia

xliv.

1.

Amore.
lasso,

Quanti dolci pensier, quanlo disio


Inf. v. 112.

Men costoro al doloroso passo! Come concedette Amore


(^he conosceste
i

dubbiosi desiri?

Inf. v. 120.

Amor, che

al cor f/entil ratto s'apprende.

Prese costui della bella persona

Che mi fu tolta, e *l modo ancor m'offende. Amor, ch'a nullo amato amar perdona,

Mi
;

prese del costui piacer

forte.

Che, come vedi, ancor non m'abbandona.


E Dante nel
Son. x:

Jnf. v. 100.

fMiinicelli

una cosa. Guido avea cantato prima: Al cor genlil ripara sempre Amorc^
e

Amor

cor ijentil sono

Siccome augello in selva alla verdura. >' f Amor anti che gentil core, > gentil core, anl che Amor, Natura... Foco d'Amore in gentil cor '''apprsHdc...: Amore in gentil cor prende rivera (stanza): E Grazinolo
de'

Jiumbagiuoli:

E tanto

l'

uow

gentile

ed

ha valore

Quant'

e!

possed del piacer d'Amore: e Federigo d'Arezzo:


gentil
;:entil

parlare.
e
l'/l

non dorme. Sannuccio Del Bene: Quel che a


rjosfo, xiv. 38.

Quel die in cor Ed Amore detto pur dal nostro poeta. Fonte del
niello

amato, amar per-

dona:

Se per amor l'un debbe esser amato.)


fa parlare.

Amor mi mosse che mi


V

Inf.
ii.

ii.

"2.

mente mi ragiona. Canz. xv. 1; Purg. Dino Frescobaldi: Amor che nella mente mi favella.)
nella

Amor che

112;

Amore, Acceso di virt, sempre altro accese Pur che la lamma sua paresse fuore. Purg. xxii. 10. Amor, che solo cor leggiadri invesca.
i

N degna di provar sua forza altrove. E s'egli ver che tua potenza sia Nel elei s grande come si ragiona,
E nell'abisso (perch qui Quel che tu vali e puoi,
('redo che
'1

Petrarca, Son. Ili.

fra noi

senta ogni gentil persona).

Canz.

ii.

l.

p. i.

Amor
I/ardor santo, che

divino.

offni cosa rar/gia.

Par.xu.'L
y^r. \ii. 31.

l/amor che mi fa bella. Fu tutto serafico in ardore.


Fiammeggia nel caldo
di

/*r. xi. 37.

amore.

Par.

v. 1.

42

AMOR DIVINO.
Del lume che per tutto
il

del

si

spazia

Noi semo accesi


Il

Par.

v. 118.

ben disposto spirto d'amor (urge.


spirto sol di pensier santi.

Par. x.

Hi.

Aveano

Par. xx. lo.


Par. xx. 115.

S'accese in tanto fuoco Di vero amor.

Pi e tanto amor quinci su ferve,... Valla carit, che ci fa serve Pronte


al consiglio

che
e

il

mondo governa.
frutti santi.

Par. xxr. 68.

Accesi di quel caldo, {Caldo calore. Par. xxxi. 140.

Che

fa

nascere

liori

jPar. xxii. 47.

Li nostri affetti, che solo infiammali

Son nel piacer dello Spirito Santo Letizian... Cuor di mortai non fu mai s digesto

Par.

in. 52,

divozion ed a rendersi a Dio


tutto
il

Con

suo gradir cotanto presto


il

Par. x. 53. Par. xxvi. 48.

De' tuoi amori a Dio guarda

sovrano.

Lo raggio della grazia, onde s'accende Verace amore, e che poi cresce amando,
Multiplicato in te tanto risplende
. .

Par. x. 83.
Par.
vii. 60.

Amor che

dirittamente spira, (la perfetta carit) Par. xv.2.

Nella fiamma d'

amor non

adulto.

Amor del bene scemo Di suo dover... E quando li desiri poggiai! quivi
Si disviando, pur convien che
i

Purg. x. 85.

raggi
vivi.

Del vero amore in su poggin

men

Pa)\

vi.

U5.

Amore
Quel Signor che Quel Signor...
le

Dio.
Dante, Son. 20.
Petrarca, Son. 79.
Tr.

donne innamora.
fra gli Dei.
'l

Che

fra gli

uomini regna e
tutto
colui,

Questo Signor, che


(Questo
che
li

mondo sforza.

Am.

iii.l26.

mortali sforza. Ottaviano

desrli

UbalcUni.)

L'alto Signor dinanzi a cui non vale

Nasconder n fuggir ne far difesa. Son. 20. Quell'antiquo mio dolce empio Signore. Cans.vn.l.p.2.

Ho

servito a signor crudele e scarso.


di

Son. 52. p. 2.

Re sempre

lagrime digiuno.

Tr.

Am.

i.

36.

Lusinghier crudele.

Canz. vu.
faretrato
il

p. 2.

Cieco non gi,

ma

veggo;

AMORE
N'iulo,

DIO.

43

non quanto vergogna il vela; Garzon con l' ali, non pinto, ma vivo. Quattro destrier via pi che neve bianchi;
se

Son. 100.

Sopr'un carro

di foco

un garzon crudo

Con arco
Contra

in
le

mano

e con saette a' fianchi,


:

qua' non vai elmo n scudo


sol

Sopra

gli

omeri avea

due grand'

ali

Di color mille, e tutto l'altro ignudo.


fGarzone col turcascio
Dall'ale
alla cintura,

Trionfo Amore,

i.

22.

Saettando cieco, nudo e ricco dale.

sembra anpelica

figura.

Ma

chi l'assappia. egli puerrier mortale.


lo

Federigo de/TAwra.

Signor che chi


.

sguarda uccide. Cino,

xiii.

Mansueto fanciullo Ben sa chi '1 prova Ei nacque d' ozio e


.

e fiero veglio:

di lascivia

umana

Nudrito

di pensier dolci e soavi;

Fatto signor e dio da gente vana.


11

Tr.

Am.

i.

79.

gran nemico
suo' inganni tutto
'1

Che con

mondo

atterra.

Tr. Mor.

i. 'i.

Colui ch'ogni lorica smaglia.

Trionfo Castit,!^.

Volan scherzando

pargoletti amori.
lieti.

Di lor vittorie altri godendo


Altri pigliando, a saettare
i

cori,

La mira

quindi... Ar. vi.

715.

11

Dove lo manda nudo arcier che l'ha


Cos'i alle belle

nel cor ferito.


le

ix. 1^3.

lagrime

Si

l)agna amore, e gode al

piume chiaro lume;


ammorza.

nella face de' begli occhi accende


strale, e nel ruscello

L'aurato

Che E temprato che


Conlra
il

tra vermigli e bianchi fiori scende:


l'ha, tira di forza

garzon, che n scudo difende,


ferrigna scorza;
gli

N maglia doppia, n
Si sente
il

Che, mentre sta a mirar

occhi e

le

chiome,
xi. 6j, 60.

cor ferito, e non sa come.


si

Amor...

pose

al varco,

E r aspett, posto

lo strale all'arco.

xix.

l^).

Assai pi larga piaga e pi profonda

Nel cor senti da non veduto strale,

Che da' begli occhi e dalla lesta bionda

ii

AMORE
e'

DIO.

Di Medoro avvent rarcier

ha

l'ale.

Arder

si

sente, e

sempre

il

fuoco abbonda,
yix. 28.

E pi cura l'altrui che '1 proprio male. Deh ferma, Amor, costui che cosi sciolto
Dinanzi
al lento
il

Deh com'
Ch'in te

mio correr s' aflVetta mio sperar fallace e stolto. con prieghi mai piet si metta;
; .

Che

ti

diletti, anzi ti

pasci e vivi
!

Di Irar dagli occhi lagrimosi rivi

xxxii. 20.

Vedi se bene
IS tu

Amor
lui

per

me

lo tocca.

Se convien che per


il

pi strali impenni.
la riveli

xxxiv. 32.

consenti,

Amor; ma

D'un giovinetto ai cupidi desiri. Amor, ch'or cieco, or Argo, ora ne veli Di benda gli occhi, ora ce gli apri e giri.
I

Tasso,

ii.

lo.

begli occhi e le gote

Onde Amor

l'arco inevitabil tende.

iii.

2i.

Amore j^gisire.
La grazia che donnea Con
la

tua mente. Par. xxiv. 118.

Amareg^giare.
L'inferno
gli

attosca.

Inf.yi.M.
e che l'attosca. Ariosto, x\.\i^.
di pi dargli angosce,

Onde sa che lo -ncende Agogna Di stmularlo e

xx. 1)U.

Amaro
Amara che poco
(

essere ad alcuno.
//'.
i.

pi morte.

7.
)

Pi crudel che morte. Cino. Peggio che morte m'era. CinO; lxxx.
sieti reo,

che tutto

'1

mondo
ti

sallo.

te sia rea la sete,

onde

crepa,
7/.

Disse r Greco, la lingua.

xxx. 120.
xxx. 81.
1)8.

Perch (Vamaro
Sente
il

sapor della pietate acerba.


s

P?/rr/.

Tu

proverai
molti
fia

come

sa di sale

Lo

pane... Par. xvii.

savor di forte affrume.

Par.wu.

111.

Ambizi(ne.
Febbre superba.
Jnf.

XXV li.

1)7.

Lo gran

disio

AMBIZIONE.

43
Purf/. xi. 88.

Deli eccellenza, ove mio core inlese.

La superbia ch'asseta,

Che
S,

fa lo Scotto e

ringhilese

folle,

che non pu
*1

solTrir

dentro a sua meta.

Par. xix. 121.

Molti rifiutan Io

comune Incarco;
Purf;.\LV'^.

Ma

popol tuo sollecito risponde Senza chiamare, e grida: 1' mi sobbarco.

Cupido ingegno,
Ch* all'umane grandezze intento aspira.
^'on cupidigia in lui d'oro o d'impero,
Ja.sso,
i.

9.

Ma

d'onor brame immoderate, ardenti.


vedersi agli altri in ciel
gli gonfi
il

i.

10.

Ts'on che il D'aura d'ambizion

preporre
i.

petto.

18.

Ammalato.
Riprezzo della quartana.
Inf. xviii.

8X

Che non pu trovar posa

Vedrai te somigliante a quella inferma. in su le piume.


dar volta suo dolore scherma.
Purfi. vi. 149.
Jnf.

Ma con

Per febbre acuta gitlan tanto leppo.


^'on potn levar le lor persone...

xxx. DU.

Dal capo

a'

pie di schianze maculati

. .

Come

ciascun

menava spesso

il

morso
7j2/'.

Dell'unghie sovra se per la gran rabbia

Del pizzicor, che non ha pi soccorso... ecc.


Posciach mal
s torso
il

xxix. 72.

ventre, (si contorse per doglia)


Purff. xxxii. 45.

(JucUa sorda, (morte) Che mi lass de' suoi color dipinto.

(appena uscito di malattia mortale) Petrarca, San.


tempo poi ili s molli amici pesava della mia vista. V.
(Divenni
in picciolo

2;i.

frale e debole condizione,

dio a

par. 4.)

Natura tien costei d'un


itacelo,

s'i

gentile

che nullo sforzo che sostegna...


si)irlo d'or in

Cos lo
\

or vien

meno

quelle belle care

membra

oneste,

(.lie

specchio cran di vera leggiadria.


piet

K sa morte

non stringe

il

freno...

Son.

1112.

Nella citt di Costantin lasciata


(iravc l'avca di febbre acuta e fiera.

Arioslo,

w.

102.

46
Ella languisce Di

AMMALATO.

nuova

fe])bre, or

agghiacciala or calda.

Di giorno in giorno in

lui belt fiorisce;

La misera
Strugger
Cir

strugge, <^ome falda

di

neve intempestiva suole,


abbia scoperto
il

in loco aprico

sole.

xix. 29.

Come

l'infermo acceso di gran sete,

S'in quella ingorda voglia s'addormenta,

Neir interrotta e turbida quiete, D'ogni acqua che mai vide si rammenta. Par che gli occhi si ascondan nella lesta;
Cresciuto
il

xxv. 43.

naso par nel viso scarno:


s\

Della belt

poca

gli

ne resta.

Cheque potr far paragone indarno. Col duol venne una febbre s molesta.

Che

lo f

soggiornar all'Arbia e all'Arno.


xxviii. 27.

se di bello avea serbata cosa.


al sol colta rosa.

Tosto rest come

Come
sia

l'infermo che, dirotto e stanco

{Purg.M.M.)

Di febbre ardente, va cangiando lato;


su l'uno, o sia su l'altro fianco.
si

Spera aver, se

volge, miglior stato;

Ps sul destro riposa

n sul manco,
xxvni. 90.
gli

per tutto ugualmente travaglialo.

Ma
Che
'1

per lettere innanzi

d avviso.

suo fratel ne viene appena vivo;

E ch'era stato all'aria del bel viso Un aflanno di cor tanto nocivo.
Accompagnalo da una febbre ria. Che pi non parca quel ch'esser soba.
Slava ancor
f/rave.

xxvm.

29.

xxxi. 37.

dai riposi sollev del letto

1/ inferma delle

membra
pena
il

e tarda mole;
il

E, traendo a gran

fianco lasso.

Col rivolse vacillando


(Sogni torbidi

passo.

Tasso, xii. 80.


-V. Virg, ,Ei.\n. 908.)

dell 'ammalato- Tasso, xx. 105

Ancona marca.
(Tutto
il

paese che

si

estende da Ascoli a Pesaro.)

Quel paese

Che

siede tra

Romagna

e quel di Carlo.

Puvff. v. 68.

A.NCO.NA

MARCA.
di Pisauro,

ti

Erede Del dominio d'Ancona e D'ogni cill che da Troento siede


Tra
il

mare e l'Apennin

in all'Isauro. Y. Caminare.

Ariosto, ni. 37.

Andare
Cos'i

scendemmo
lo scoglio
il

nella quarta lacca.


ripa.
la via.

Prendendo pi della dolente

Inf. vii. 16.


Inf. xxiv. 61.

Su per

prendemmo
con

Prendete

monte a pi
la via la

lieve salita.

E prendemmo
^Prendendo

men

sospetto.

Purg. 1. 100. Purg. xxii. 125.


Purr/.

campagna

lento lento

Su per

lo suol

che d'ogni parte oliva.


si

xxvni.

5.

L'acqua ch'io prendo giammai non


Ripresi via per la piaggia deserta.

corse.

Par.n.l.
Inf.
i.

29.

Ora cen porla l'un de' duri margini. Tenevamo il eolmo (il punto pi alto del ponte).

Inf. xv. 1.

7n/'.xxi.3.
Inf.
i.

A
(

le convicn tenere altro viaggio.

91.

Tenni per un sentier d'un bel boschetto. Fazio. Quod tcnetis


I.

iter?

.Eh.

370.)

E quei:
Faccia
I il

di

rado
vado.
Inf. ix. 19.

Incontra, mi rispose, che di nui

cammino alcun per quale


traemmo.

io

vivi piedi... per lo inferno freghi.


ci

Inf. xvi. 31.

Purg.

iv.

103.

Appresso porse a

me

l'accorto passo.

//. xxxiv. 87.

Ora accordiamo a tanto invito il piede. Se mai calchi la terra di Toscana.


Gli tolse
il

Par. xvu. 61.


Pt/n/. xiii. 149.

trapassar del pi avanti.


lo solingo alla

Par. xxvii. 75.

Noi andavam per


Coni' noni

piano

che torna

smarrita strada.

Che infino ad essa li par ire invano. Com' uom che va, n sa dove riesca.
Dietro alla

Purg.

i.

118.

Purg.
AriostOy

ii.

132.
14.

maga

subito fu mossa.
si

iii.

Nella torta via Dell'intricata selva

ricaccia;
xix. 5.

Ed onde

era venuto si ravvia.


al dritto.
il

Se ne venne
Dentro

xxvi. 56.

Invisibile a lutti
la soglia del

pie raccorre

gran tempio anllco.

Tasio, x. 31.

(.Vndar tentone, r. Arioslo, xxviii. C2. 63.}

4S

Anello.
Salsi colui

che Innancllata

pria.

Disposato m'avea con la sua gemma.

Purfj. v. l*3o.

Giustamente
Ci
si
(

risponde dall'anello
come
al dito

al lito.
)

Par. xxxir.oT.

corrisponde proporzionato anello.

Angioli.

Primi

effetti

di lass.
/n/". vii.

Purg.
Par.

xi.

IJ.

Creature prime.
L' alte creature.

93; Par. xxxi."*?".


1.

106.

Dinanzi a

me non
pie.
....

fur cose create,

Se non eterne.

Inf. in. 7.

Sustanze sempiterne. Sustanze


Sustanze
^el mondo,

Par. xxvi. 39. Par. xxx. 101. Par. xxix. 32.

cima
che puro atto fu produtto.

in

Sustanzie... gioconde Della faccia di Dio. Par. xxix. 70.

Dal

ciel

messo.

Inf. ix. 85;

Purg. xxx. 10.


Purg.
i.

Ministro... di Paradiso.

99.

Ministri e messaggier di vita eterna.

Purg. xxx. 18.


Par. xxx. 43.

Beati mQtorl. Par.

ii.

1*29.

Principi celesti. Par. viii. 34.

Milizia Di Paradiso.

La famiglia
Menti sante

del cielo.

Purg. xv. 29.


Par. xxxii. 89.
7^a?\ xxiii. 103.

Create a trasvolar per quella altezza.


Io sono

amoro angelico...

Purg.u.oH. Tanta plenitudine volante (d'angeli). Par. xxxi. 20. Non per avere a se di bene acquisto. Ch'esser non pu, ma perch suo splendore
Potesse, risplendendo, dir: siibsisto
In sua eternit, di

Vuccel divino pi chiaro appariva.

tempo

fuore,
i

Fuor d'ogni

altro

comprender, come

piacque,

S'aperse in nuovi

Amor

l'eterno Amore.

Par. xxix. 13.

Ma
La

l'altra, (milizia)

che volando vede e canta


Por. xwi.

gloria di Colui clic la innamora,


la

bont che

la fece cotanta.

'i.

noi venia la creatura bella

ANGELI.

49

Bianco vestita, e nella faccia quale Par tremolando mattutina


stella.

Le braccia aperse, e

indi aperse l'ale.

Purff. xii. 88.

Cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia.

Un lume

per lo mar venir

si

ratto,

Che'l mover suo nessun volar pareggia;...


Poi d'ogni lato ad esso m'appario

Un non

sapea che bianco, e


a

di sotto

poco

poco un altro a
fa

lui n' uscio...

Grid: Fa,

che

le

ginocchia cali;
le mani:...
'l

Ecco l'Angel

di

Dio: piega

(l'ali) verso Trattando l'aere con l'eterne penne,...

Vedi come l'ha dritte

cielo.

Poi

come pi

e pi verso noi

venne

L'uccel divino, pi chiaro appariva;

Perch l'occhio da presso noi sostenne,... Da poppa stava il celestial nocchiero.


Tal, che parea beato per iscripto.

Purg.

ii.

16. 43.

E vidi uscir dell'alto, e scender giue Due angeli con duo spade affocate,
Tronche e private delle penne sue. Verdi, come foglie tte pur mo nate. Erano in veste, che da verdi penne
Percosse tran dietro e ventilate...

Ben discerneva

in

lor la testa

bionda;

Ma nelle facce l'occhio si smarria, Come virt eh' a troppo si confonda.


Io noi vidi, e per dicer noi posso,

Purg.xm. 25.

Come mosser Ma vidi bene

gli

astor celestiali.

e l'uno e l'altro mosso.


alle verdi ali,

Sentendo fender l'aere


Fuggio'l serpente, e
gli

Angeli dier volta

Suso

alle poste

ri

volando uguali.
'1

Purg.

viii.

103.

E come

l'occhio pi e pi v'apersi,

Vidil seder sopra

grado soprano.
lo soffersi in

Tal nella faccia, ch'io non

Ed una spada nuda aveva


Che
rifletteva
i

mano
'
'

raggi

si
il

ver noi,
viso invano.
*>i

Ch'io dirizzava spesso


VoL.
I.

Purg. ix.l^,
4

50

ANGELI.

Le facce tutte avean

di

fiamma viva,
Par. xxxi. 12.

l'ale d'oro, e l'altro tanto bianco.

Che nulla neve a quel termine arriva. E a quel mezzo con le penne sparte
Vidi pi di mille Angeli festanti,

Ciascun distinto e di fulgore e d'arte.

Par. xxxi. 130.

( Avvert Cesare Balbo, e prima di lu il Gnguen, la predilezione di Dante per gli Angeli, eh' egli ritrasse Jn tanta copia e con s variate immagini nel Purgatorio e nel Paradiso e aggiunge con ragione, che niun poeia cristiano ( non eccettuato Byron e Moore ) trasse da questa credenza tanta e cos perfetta poesia come l'Alighieri. P. Marchese,
;

Scritti vari. 591.)

Il

Or n'ha diletto Re celeste, i suo'


Perocch
'1

alati corrieri.

Petrarca, Son. 76.

p. 2,

Genio suo, l'Angel migliore,


venne.
Ariosto, xiv. 73.
xiv. 77.

prieghi tolse, e spieg al ciel le penne,

Ed
.

a narrare al Salvator
Il

benedetto augel...
invisibil d'aria cinse.

La sua forma
al

Ed

senso mortai la sottopose:

Umane membra, aspetto uman si finse; Ma di celeste maest il compose:


Prese, ed orn di raggi

Tra giovine e fanciullo et confine il biondo crine. Ali bianche vest, c'han d'or le cime,
Infaticabilmente agili e preste:

Fende
Sovra

venti e le nubi, e va sublime

la terra e

sovra

il

mar con

queste.

Cos vestito, indirizzossi all'ime


Parti del

mondo

il

messagger celeste:
ei si

Pria sul Libano

monte

ritenne,

si

libr sull'adeguate penne.

Tasso,

i.

13.

Duci, e voi, che le fulgenti squadre

Del Ciel movete in triplicati

giri.

xi.

7/

Michele Arcangelo.
Michele F
la

vendetta del superbo strupo.

Jnf. vii. 1

Dovunque drizza Michelangel l'ale, Fuggon le nubi, e torna il ciel sereno:


Gli gira intorno

un aureo cerchio, quale

MICHELE ARCANGELO.

ol
xiv. 78.

Veggiam d notte lampeggiar baleno. Ariosto, Chiama egli a se Michele, il qual nell'armi
Di lucido diamante arde e lampeggia;.,.
Il

duce de' guerrieri

alali

S'inchin riverente al divin piede;


Indi spiega al gran volo

vanni aurati
beati

Rapido
Passa
il

s,

eh'

anco

il

pensiero eccede:
i

foco e la luce, ove

Hanno

immobil sede... Venia scotendo con l'eterne piume


lor gloriosa
i

La caligine densa e
S'indorava
Tale

cupi orrori:

la notte al divin

lume.

Che spargea
il

scintillando

il

volto fuori.

sol nelle nubi

ha per costume

Spiegar dopo la pioggia i bei colori; Tal suol fendendo il liquido sereno
Stella cader della

gran madre

in seno.

Tasso, ix. 58. 62.

S'offerse agli occhi di Goffredo allora,


Invisibile altrui, l'angel Michele,

Cinto d'armi celesti; e vinto fora


Il

sol

da

lui,

cui nulla

nube

vele.

wiii.

1)2.

Gabriele Arcang^elu.
L'Angel che venne
Ch'aperse
il

in terra col decreto

Della molt'anni lagrimata pace.


Ciel dal suo lungo divieto.
li

Pur(j.\''U.

E quell'amor che primo


Dinanzi a
lei

discese.

Cantando Ave, Maria, gratia piena,


le

sue

ali

distese.

Par. \\\u. \)L

Qual queir angel, che con tanto giuoco

Guarda

negli occhi la nostra Regina,


s

Innamorato

che par

d fuoco?...

Ed egli a me: Baldezza e leggiadria, Quanta esser puote in angelo ed in alma,


Tutta in
lui,

if-.

-'/?

volani che sia,

la palma Giuso a Maria, quando il Figliuol di Dio Carcar si volse della nostra salma. Par. xwii. 11 Re del mondo,

Perch'egli quegli che port

io:).

52

GABRIELE ARCANGELO.
dagli angelici splendori
il

Chiama a se

Gabriel, che ne' primi era

secondo.

tra Dio questi e l'anime migliori

Interprete fedel, nunzio giocondo;

Gi

decreti del ciel porta, ed al cielo


i

Riporta de' mortali

preghi e

il

zelo.

Tasso,

i.

11.

Serafini.
Cerchio che yi ama, e che pi sape.

Par. xxviii. 72.

De'Seraln colui che pi s'india.

Pa?\ Par.

iv. 29.

Que' fuochi pii

Che

di sei ale fannosi cuculia.

ix. 77.

Ma

quell'alma nel

ciel

che pi

si

schiara,

in Dio pi l'occhio ha fsso. Par. xxi. 91. Questa contemplazione fanno li Serafini che veggiono pi della ( prima Cagione, che alcun' altra Angelica natura. Conv. u. 0.)

Quel Seraln che

Troni.
Quegli altri amor, che d'intorno gli vanno chiaman Troni del divino aspetto. Par.
(Nel Paradiso, C. dice al poeta:
ix. v. 61,

Si

xxviii. 104.

colloca

Troni nel Cielo di Saturno, e CunizKi

Su sono specchi,
ii.

voi dicete Troni,


fa

Onde rifulge a noi Dio


di

giudicante. Nel Convito

6.

li

motori del Cielo

Venere: Motori

sono li Troni, li quali, naturati dell'Amore del Santo Spirito fanno la loro operazione connaturale ad esso cio lo movimento di quello cielo pieno
;

d'Amore;
per
lo

dal quale prende la


le

quale

anime
ii.

di
6.
)

forma del detto cielo uno ardore virtuoso, quaggi s'accendono ad amare secondo la loro

disposizione. Conv.

Angolo d'incidenza uguale a quello


di riflessione.

Come quando
Salendo su per

dall'acqua o dallo specchio

Salta lo raggio all'opposita parte.


lo

modo parecchio
si

A
Si

quel che scende, e tanto

diparte

Dal cader della pietra in igual tratta.

come mostra esperienza ed


(Artifizio di poesia bellissimo

arte.

Pura. xv.
)

16.

ed evidentissimo. V. Monti.

Angheriare Y.
E
Che
'1

Opprimere e tiranno.

Mastin vecchio, e

'1

fecer di

Montagna

il

nuovo da Verrucchio, mal governo.

ANGHERIARE.
L, dove soglion, fan de' denti sticchio.
Collette

o3
Inf. xxvii. 45. Inf. xi. 36.

dannose (aggravi pubblici).

Tenendo... sotto gravi pesi.

Inf. vi. 71; Par. xvi. 95.

Mala signoria che sempre accora


L popoli suggelli.

Par.
//".

viii. 73.

Con

l'arte sua la far trista,

xm.

145.

Anima.
\\

divino.

Pur g. xxy.^.
ii.

V eterno.
9. II

Pwrr/. v. 106.
ii.

(Natura pi che umana. Conv.

nostro immortale. Conv.

9.)

Nostra
Quelle

vita.
(

Par.
)

vii.
e'

142.

Inclita vita. Par. xxv. 129.

creature

hanno

intelletto

ed amore. Par. 1.120.

S'io era sol di

me

quel che creasti

Novellamente.

Par.
unita.
iii.

i.

74.

Ogni forma sustanzial, che setta

da
(

materia, ed con
la

lei

Purg.
6.

xviii. 49.

La sua forma, cio

sua anima. Conv.

L' altre gentil forme.


S tosto coni' al feto

Purg.

ix. 58.

L'articolar del cerebro perfetto.

Lo Motor primo a
Sovra lanl'arte

lui si

volge

lieto,

di natura, e spira

Spirilo nuovo di virt repleto.

Che

ci che truova attivo quivi tira

In sua sustanzia, e fassi

un'alma

sola.

Che vive
(

e sente, e s

in s rigira.

Purg. xxv.

68.

Espressione che brevemente rende un pensiero difficilissimo.


)

Tom-

maseo.

Esce

di

mano
sa,

lui,

che la vagheggia

Prima che

a guisa di fanciulla.

Che piangendo e ridendo pargoleggia. L'anima semplicetta, che sa nulla. Salvo che, mossa da lieto fattore,
Volentier torna a ci che la trastulla. Di picciol bene in pria sente sapore;

Quivi s'inganna, e dietro ad esso corre.

Se guida o fren non torce

il

suo amore.

Purg. \vi. 85.

Non v'accorgete

voi,

che noi siam venni

Nati a formar V angelica farfalla,

54

ANIMA.
\. 124.

Che vola alla giustizia senza schermi? Purg. Quando per dilettanze ovver per doglie, Che alcuna virt nostra comprenda, L'anima bene ad essa si raccoglie, (si riconcentra)
Par eh' a nulla potenzia pi intenda:

E questo contra quello error, che crede Che un'anima sovr' altra in noi s'accenda. E per quando s'ode cosa o vede,
Che tenga forte a Yassene il tempo,
s l'anima volta, e

l'uom non se n'avvede:


ha
l'

Ch'altra potenzia quella che l'ascolta,

altra quella che

anima intera

Questa quasi legata, e quella sciolta. E come l'alma dentro a vostra polve
Per differenti membra, e conformate

Purg.

iv. 1.

diverse potenzie,

si

risolve.

Par.

ii.

133.

Beata e bella

Anima, che

di nostra

umanitade
l'altre,

Vestita vai, non,

come

carca;

...

Dio diletta, obbediente ancella. Petrarca, Canz.i.


Spirto gentil che quelle

1. p. 4.

membra

reggi

Dentro

alle qua'

peregrinando alberga

Un
(

signor valoroso, accorto e saggio...


L'invisibil sua
Il

Canz.u.l.p.L
Canz.
ii.

forma

in Paradiso.
la

4. p. 2.
1.

Tasso us questa voce per


la

sustanza angelica. Gerus.

13.

forma miglior, che vive ancora E vivr sempre su nell'alto cielo, Di sue bellezze ogni or pi m'innamora.
Nobil pellegrina.
'

Ma

5ow. 51. p. 2.

Canz.

ii.

7. p. 2.

Ma

lo spirto eh' iv' entro (alla scorza) si di

nasconde

Non cura n
Battendo
l'ali
'1

tua n d'altrui

forza...

Lo

qual,...

Dritto per l'aure al suo desir seconde

verso l'aurea fronde,


la vela e
i

L'acqua e

vento e

remi

sforza...

L'altro (lo spirito) coverto d'amorose piume, Torna volando al suo dolce soggiorno. Son. 128. L'anima poi ch'altrove non ha posa. Canz. xvi. 3.
Cosi leve, espedita e lieta
l'

alma La

segua...

Son. 10. p. 2.

Le pi nobil alme

ANIMA.

55
Ariosto, \n. ^1.

Che

sian formate nell'eterne idee.

Anima

linguaggio.

Con tutto il cuore, e con quella favella Ch' una in tutti, a Dio feci olocausto. Anitra.

Pa/\ xiv. 88.

Non Quando

altrimenti l'anitra di botto.


'1

falcon s'appressa, gi s'attuffa.

/w/. xxii. 130.

Annegare V.
Anno.

Fiume.

Infra tre soli. Inf. vi. 68. -Sotto molti soli. Inf. xxix. 105.

Assentirei

un
sole.

sole.

Purg. xxi. 101.


Par. xxvi. 119.

Volumi di
(

Chiamai pi
a'

soli.

Fazio degli VberU.

Dentro

pochi giri.
il

Par. xvii. 96.

Or
Con

va, che

Sol non si ricorca

Sette volte nel letto


tutti e

che
i

il

Montone
Purg.
viii.

quattro
di'...

pie copre ed inforca.

13B.

Da quel

Cinqu'anni non san volti insino a qui.

Purg.

xxiii. 76; Par. ix. 4.

Non hanno molto


...

a volger quelle ruote


PMr</. xxiv. 88.

eh' a te

fia

chiaro Ci che...

Non
Per
la

se ne sono ancor le genti accorte,

novella et, che pur nove anni


lui torte.
i

Son queste ruote intorno di

Par. xvii. 79.

E
Fiate,

vidi lui

(il

sole) tornare a tutti

lumi
Par. xxvi. 121.

Della sua strada novecento trenta

mentre ch'io

in terra fu' mi.


i

{Pa.uato ia'l sol tutti


Sacchetti.
)

celesti segni - Gi l'undecima volta. Frane.

Quai fur

gli

anni
in

Che

si

segnaro
di

vostra puerizia?...

Da quel
Al parto
in

che fu detto Ave,

che mia madre, eh' or santa.

S'allevi di

me

ond'era grave.

Al suo Leon cinqueceulo cinquanta

56

ANNO.
tre fiale

venne questo fuoco


Par. xvi. 23.
cinquanta volte
raccesa
. .

rinfiammarsi sotto la sua pianta.

Ma non

fia

La faccia della donna che qui regge


Mille dugento con sessanta sei

Inf. x. 79.

Jer, pi oltre cinqu'ore che quest'otta,

Anni compier, che qui la via fu rotta. Inf. xxi. 112. Questo centesim' anno ancor s'incinqua. Par. ix. 40. Quattromila trecento e duo volumi Di Sol desiderai questo concilio. Par. xxvi. 119. Ravenna sta, com' stata molt'anni. /n/. xxvii. 40. Cento e cent'anni e pi... si ritenne. Par. VI. 4 Purg. xxi. 67 Par. xi. 65. Dicesett' awm ha gi rivolto il cielo Poi che 'n prima arsi e giammai non mi spensi. Son. 83. Rimansi addietro il sestodecim' anno
; ;

De' miei sospiri

ed

io

trapasso innanzi
Son. 82.
delle lor

Verso l'estremo.
Gi due volte V onor
S'

chiome

hanno spogliato gli alberi e rimesso^ Da indi in qua che Ariosto, xxxvii. Io credo ben che non passar duo verni, xliii. Gh' egli usc fuor di tutti i ben paterni. Per tutti i segni il sol prima si volse,
. .

40.

75.

Ch'ai giudice licenzia fosse data.

xliii. 116.

Antenati.
miei primi. Inf. x. 47. Cara mia primizia. Par. xvi. 22. Mi dimand: Chi fur li maggior tui?
I

Inf. X. 42.

Purg.

xi.

61

Par. xvi. 43.


Inf.

Lo seme

tuo.

xxv. 12.

Io fui la tua radice.

Par. xv. 88

Purg. xx. 46.

Anteo.

Quando

il

libico

Anteo sempre pi

fiero

Surger solca dalla percossa arena.

Ariosto, ix. 77.

Antico.
Ci ch'io dir degli alti Fiorentini,

ANTICO.

57
Par. xvi, 86.

Onde

la

fama nel tempo nascosa.


del

E qualunque

nome
ha poscia preso.
iv.

Dell' a/fo Bellincione,

Par. xvi. 98.


305; Virg.

(Traslato preso dai latini: Ovid. Fas.

n.

vi.

500.)

Padre vetusto Di santa Chiesa.


Ne' secoli recenti. ( Antichi, quando il mondo era
recente,

Par. xxxii. 124.


Par. xxxii. 76.
)

Antipodi.
Gi era
il

Sole all'orizzonte giunto,

Lo

cui meridian cerchio coverchia

Jerusalem col suo pi alto punto:

E
Che

la notte

che opposita a

lui cerchia,

Uscia di Gange fuor colle bilance.


le

caggion

di

man quando
mane
e di

soverchia.

Purg.

ii.

1.

Fatto avea di l

qua sera
Par.
i.

Tal foce, e quasi tutto era l bianco

Quello emisperio, e l'altra parte nera.

43.

Quando

la sera scaccia

il

chiaro giorno,

le

tenebre nostre altrui fann'alba.


'1

Petrarca, Sest.

i.

3.

Nella stagion che

ciel
'1

rapido inchina

Verso occidente, e che

d nostro vola

\ gente che

di l forse l'aspetta.

Canz.

iv. 1.

Antivedere.
E' par che voi veggiate, se

ben odo.
Inf. x. 97.

Dinanzi quel che

'l

tempo seco adduce.


'l

(Di saper quel che

tempo seco adduce. Frate Stoppa.)


il

Del futuro mi squarci


Io veggio tuo nipote...

velame.

Inf. xxxiii. 26.

Ci che vero spirto mi disnoda.


?)'</. xiv. 57.

Da

indi ...
il

mi

viene
ti

vista

tempo che

s'apparecchia.

Par. xvii. 43.

Vederli dentro al consiglio divino.

Par.

xiii.

141.

Ape.
S come schiera d'api che s'infiora Una fiata, ed una si ritorna L dove suo lavoro s'insapora.

Par. xxxi.

7.

58
(

APE.

il

Virgiliano Floribus insidunt.


l'

Mn.

vii.

707.

Simile a quel che


S

arnie fanno rombo.

Inf. xvi. 3.

come

studio in ape, DI far lo mele.


la soglia,

Purg.

xvii. 59.

Coni 'ape del suo claustro empie

Che mutar regno


(

al

nuovo tempo

voglia.

Ariosto, xx. 82.


usato da Dante,

Claustro, bella metafora di alveare, e latinismo

Purg. xxxii. 92.)

Apertura*
Aperta. Purg.
iv.

19

40

e 44

Foce. Inf. xxui. 129 Finestra. Inf.


Certo non
si

Bocca. Inf. xix. 22 Gola. Inf. xxvi.


;

Purg.
102.

xii.

112

xxii. 7

Par.
7.

i.

37.

xiii.

Callaia.
Delo
il

Purg. xxv.

Apollo e Diana.
scotea
lei
s

forte

Pria che Latona in

facesse

nido

parturir

li

due occhi del

cielo.

Purg. xx. 130.

Apostoli.

Arche ricchissime.
Convento primo di Cristo.
(

Par. xxni- 131,

Par. xxix. 109.


Fazio degli Uberti.
)

La

lieta primizia de' tuoi figliuoli.


il

Gi era
Per

mondo
dell'

tutto quanto pregno

Della vera credenza, seminata


li

messaggi
gigli.
si

eterno regno.

Purg.
Par.

xxii. 77.

Li

Al cui odor

prese

il

buon cammino.

xxiii. 74.

Grande Principe

glorioso.

Par. xxv. 22.

Gli altri messi del celeste regno.

Che divulgar

la vincitrice

morte.

Tasso, xi.

8.

Appagare.
Farott ben di

me

volere scemo.

Oggi porr

in

pace le tue fami.

Purg. xxvi. 91. Purg. xxvii. 115.


Par.
iv.
ii.

Pose in pace uno ed altro desio.

117.
106.

Quetar tutte mie

voglie.

Purg.

Cos l'animo preso entra in disire,

Che

moto

spiritale, e

mai non posa


il

Fin che la cosa amata

fa gioire.

Purg.

xviii. 31.

J9

Appagarsi.
Possa esser sazia La sete tua. Pur g. xxym. 134 Se la maggior voglia sazia Tosto divegna. Purg. xxvi. 61 Prima che tanta sete in te si sazi. Purg.xxx. li Disbramarsi la

sete.

Purg. xxxii. 2

Quetarsi

Purg. xvii. 127; Par.

XXVII. 108.

Apparecchiare. Apparecchiarsi.
Lo bevero
Quel che
il

s'

assetta a far sua guerra.

Inf. xvii. 22.

ciel

veloce loro ammanna.

Purg.

xxiii. 107.

Apparenza.
Falso veder..
Sette alberi d'oro
Inf.
ii.

48.

Falsava nel parere

il

lungo tratto Del mezzo. Purg. xxix. 43.


'1

L'obbietto comun, che

senso inganna. Purg. xxix. 47.

Apparire.
In questo specchio
ti

sar parvente.

Par. xxi. 18.

Appennino.
Gran giogo. Dov' s pregno
Purg.
v. 116.

U alpestro
Dosso
(11

montey ond'e tronco Peloro.

Purg.xw.^X.
Purg. xxx. 86.
fistola,

d' Italia.
il

giogo dell'Appennino;

quale come un colmo di


di

di

e di l a diverse

gronde piove, e l'acque


distillano
;...

qua

e di l per lunghi
il

qua em-

brici a diversi

liti

il

destro lato ha

mar Tirreno per


i.

grondatolo,

il

sinistro

v'ha

lo Adriatico.

De Vulg.

El.

IO.)

Appetito.

Creator, n creatura mai.


ei,

Cominci
Virtii

ligliuol, fu

senza amore,

naturale o d'animo...
che vuole Freno a suo prode.

Purg.

xvii. di.
vii.

Par.

26.

Lo piacere uman. Movimenti umani.


L dove appetito non
si trce (travia).

Par. xxvi. 128. Par. xvi.


Par. xvi.
5.
5.

()0

APPETITO.

non si puole Torcer giammai ad alcuna nequzia. Se mala cupidigia altro vi grida. Il malo amor... Fa parer dritta la via

V affetto...

Par.

vi.

122.

Par. v. 79.
torta.

Pury. x.

2.

Non servammo umana legge, Seguendo come bestie l' appetito.


Appetiti istintivi.
De' primi appetibili V
ufieiio.

Purg. xxvi. 83.

Che sono

in voi,

come

studio in ape

Di far lo mle.

Purg. xviu. 57.

Appoggiarsi, appoggio.
Queste son
le quistion

che nel tuo velie


Par.
iv.

Pontano igualemente.
L'altro vedete
e'

25

Inf. xxxii. 2.

ha fatto alla guancia


letto.

Della sua palma, sospirando,

Purg. yu. 101.

r vidi duo sedere a s poggiati. Come a scaldar s'appoggia tegghia a tegghia. Inf. xxix. 73. E fa di quello ad un altr'arco spalle. Inf. xviii. 102. E l'un sofferia l'altro con la spalla,... E r uno il capo sopra l'altro avvalla. Purg. xiii. 59.
L'un
all'altro chini (appoggiati).

Purg. xi\.l.

Quest' del viver mio l'una colonna. Pet. Caws.i.S. p.2.


(Di mia vita voi siete colonna. Semprebene, bolognese.)

Gentil ramo, ove piacque

lei

di fare al bel fianco colonna.

Canz.

xi. 1.

Or m'ha posto
Ch'
i' li

in obblo

con quella donna


Canz.
vii. 10. p. 2.

die per colonna

Della sua frale vita.

Le

d'un braccio

al bel fianco colonna.


Lido.

Tasso, xx. 128.

Approdare V.
Approvare.
Tanto m'
bel,

quanto a te piace:
Inf. xix. 37.

Tu

se' signore,
.

e sai ch'io non mi parto


.

Dal tuo volere

Se tu

il

mi

consenti.
d

Par.

vii. 47.

Per l'assentir

quell'anima degna.

jPwrg. xxii. 126.

APPROVARE.

61

Da

lui

ebbe Primo

sigillo a

sua religione.

Par.

xi. 92.

Di seconda corona redimita Fu per

Onorio... Par. xi. 97.

Aprirsi, sfasciarsi.
Il

legno vinto in pi parli


l'

si lassa
;

E dentro

inimica onda vi passa. Ariosto, xli. 14

xxvi. 11.

Aquila.
In sogno mi parea veder sospesa

Un'aquila nel

ciel

con penne d'oro,


ed a calare
intesa:...

Con

l'ale aperte,
fiede

Forse questa

(piomba) Pur qui per uso,...

Poi mi parea che, pi rotata


Terribil

un poco,
Purg.
ix. 19.

come

folgor discendesse,

E me
Aquila

rapisse suso infino al foco.

Vidi rivolta, (Beatrice) e riguardar nel sole,


s

non

gli

s'affisse

unquanco.
vi. 1.

Par.i. 47.
Purr/. xxxii. 112.

L'uccel di Giove.
(Per insegna de' Romani. V. Par.
VI.

e seg.-~ L'uccel di Dio. Par.

411

santo uccello. Par.

xvii.

72; Fazio degli Uberti.

Il

sacrosanto

segno. Par. vi. 32

segno Che

segno del mondo e de' suoi duci. Par. xx. Romani al mondo reverendi. Par. xix. 101. )

Il

811

fui l'uccel

che pi per l'aere poggia.

Petr.Canz.i.^.
Ariosto, vi. 18.
xiv. 1.

Celer ministro del fulmineo strale.

Aquila grifagna.

L'augel che sopra

gli altri

regna.

xxxvi. 98.
xxii. 89.

Come Come
Tra
gli

levar suol col falcato artiglio


il

Talvolta la rapace aquila


aquila suole

pollo.

altri augelli
ir

trapassar secura,
il

sorvolando

tanto appresso

sole.

Che nulla

vista pi la raffigura.

Tasso, \\.

U.

Arbitrio.
Nobile virt.
Libero, dritto, sano tuo arbitrio.

Purg. xxviii. 73.

Purg. xxvii. 139.

Lo tuo piacere omai prendi per duce. Purg. xxvii. 131. Purg. xxvii. 141. E fallo fora non fare a suo senno. Purg. xix. 88. Poi ch'io potei di me fare a mio senno.

62

ARBITRIO.

Natura lascia
Poi fare a voi secondo che
v' ahhella.

Par. xxyi. 131.

Se cos

fosse, in voi fora distrutto

Libero arbitrio.

Purg. xvi. 70.

Arco.

Come

balestro frange,
la

quando scocca
IG.

Da

troppa tesa

sua corda e l'arco,

E con men foga

l'asta il segno tocca. Purg. xxxi. Corda non pnse mai da se saetta, Che s corresse via per l'aere snella, iw/". viii. E forse in tanto, in quanto un quadrel posa,

13.

vola, e dalla noce si dischiava.


(Invertito l'ordine
:

Par.
;

ii.

23.
il

Bello che cominci da posa

e poi

vegga
il

il

liberarsi dell'arco.
il

quadrello tutto

Tommaseo ad un tempo

Atto

volo e

d' oltremirabile celerit:

pare che
e siasi

e si posi,

e abbia preso

volo,

dischiavato dalla sua noce.)

si

come

saetta,

che nel segno


la

Percuote pria che sia


Disfrenata saetta.

corda queta.

Par.

v. 9.

Forse in tre voli tanto spazio prese

Purg. xxxa.
strale, e

34.

Chiron prese uno

con

la

cocca
Inf. xii. 77.

Fece
S

la

barba indietro
in

alle mascelle.
tal bersaglio.

Drizz Varco ... a

Par. xxvi. 24. Par. viii. 105.

come cocca

suo segno diretta.

Ha... disteso l'arco (allentato).

Purg.wi; Canz.wL

Ariosto, xix. 9. Il calamo omicida. xix. 6. Mette su l' arco un de' suoi strali acuti. strai da pi cocca. che xxix. 64. volasse Se ben
Sibila
il

teso nervo, e fuori spinto


l'aria, e stride;

pennuto strai per Ed a percoter va dove...


Vola
il

Tasso,

vii.

102.

Alle sonanti

Quadrella, ond'a

lui

intorno un
il

nembo

vola.

x. 3.

costei la faretra e

grave incarco

Delle acute quadrella al tergo pende.


Ella gi nelle

E E

gi lo strai

mani ha preso l'arco, v'ha su la corda, e il tende;


suoi nemici attende.
xi.

desiosa di ferire, al varco


i

La bella arciera

28

ARCO.

Curv Clorinda sette volte, e sette Rallent l'arco, e n'avvent lo strale: E quante in gi se ne volar saette. Tante s' insanguinaro il ferro e l'ale... All'incauto Ademar, ch'era da lunge... La fatai canna arriva, e in fronte il punge. Stende ei la destra al loco ove fu clto, Quando nova saetta ecco sorgiunge Sovra la mano; e la configge al volto. La man tre volte a saettar distese.
Tre volte essa inchinolla, e si ritenne. Pur vinse alfin lo sdegno; e l'arco tese,

XI. 41.

XI. 44.

E
Lo

volar del suo quadrel le penne.

strai vol...

XX. 63.

Arco di ponte Sommit dcir arco.


Senza montare al dosso
Dell'arco, ove lo scoglio pi sovrasta.
Inf. XVIII. 110.

Ancor che sovra


Si

'1

dosso
Inf. XXIV. 67. Inf. XIX. 128. Inf. XXI. 3.

Fossi dell'arco gi che varca quivi.

mi port sovra

'1

colmo dell'arco.

Tenevamo 7 colmo
Per l'arco superno.
(

(del ponte).

Par. XX. 30.


)

dove sale V arco superiore.

Gi eravamo, alla seguente tomba


Montati, dello scoglio in quella parte,

Ch'appunto sovra mezzo

fosso piomba.

Inf. XIX. 8.

Gi eravam l 've lo stretto calle

Con l'argine secondo


E
fa di

s'incrocicchia,
Inf.

quello ad uRaltr'arco spalle.

XV III. 100.
xiii. 6.

Fa

di s

un mezzo arco

di ponte.

Purq. xrx. 42.

L'arco suo pi

tosto piega..

Purg.

Segui tavam la rota Che f l'orbita sua con minor arco. Arco declivo, (il declinar dell'arco)

Purg. xxxu. 29.


Par. XX. 61.

Arco baleno V.

Iride.

Ardire Ardire per oltraeotanza


Perch ardire
e

-V. Orgoglio.

franchezza non hai

Inf.

11.

123.

64

ARDIRE.

E
Ch'
i'

tanto buono ardire al cor

mi

corse,
Inf.
ii.

cominciai come persona franca.

131.

prenderei badansa
s

Di dir parole in quel punto

nove. Petrarca, Cans.vni.G.


diedi.

Pur tanta baldanza

al

mio cor

Canz. ni.

3. p. 4.

Pietro Aretino.
Ecco
il

flagello
il

De' principi,

divin Pietro Aretino.

Ariosto, xlvi. 14.

Argomento.
Color che ragionando andaro al fondo.

Purg.

xviii. 67.

3r armava io d' orjni ragione. Con aperta ragione. ( dimostrazione )


Aperte prove.

Par. xxiv. 49.


Inf. xi. 33.

Par. xni. 124.

La prova che il ver mi dischiude. Mi pinser gli argomenti gravi.


Tutti argomenti

Par. xxiv. 100.


Inf. xxvii. 106.

Alla salute sua eran gi corti, (insufficienti) Purg. xxx. 137.


Difettivi sillogismi.

Par.

xi. 2.

Provando
I

e riprovando (confutando).

Par.

ni. 3.

tuoi ragionamenti
s

Mi son Che gli

certi, e

altri

prendon s mia fede, mi sarian carboni spenti.


nessun valore.)

Inf. xx. 100.

(argomenti

di

sillogismo, che la

mi ha conchiusa
Par. xxiv. 94.
/*ar. iv. 89.

Acutamente s, che in verso d'ella Ogni dimostrazion mi pare ottusa.


(

argomento non convincente.

L'argomento

casso (confutato).

S'egli avvien ch'io l'altro cassi.


Falsificato fia lo tuo parere.
PYnc\\)'}
. .

Par.

ii.

83.

difitrutti.

Par. u. li.

Certo assai vedrai sommerso


JSel falso
il

creder tuo, se bene ascolti


gli far

L'argomentar ch'io

avverso.

Par.

ii.

d.

Che cotesta cortese opinione Ti fia chiavata in mezzo della testa

ARGOMENTO.

65

Con maggior chiov che

d' altrui

sermone.

Purg.

viii.

136.

(con pi certi argomenti.)

Ben conobbi
(

il

velen delV argomento.


)

Purg. xxxi. 75.

r amaro
VII.

dell' ilazione,

[Sillogizzare, per argomentare, far.


129; Par.

wvi .'il Argomentare. Purg.w.


mostrarsi sottile nell'arsi assottiglia.

145; Par.

xi.

128 Assottigliarsi,
chi ben qui con

gomentare. jPar.xxviii.
degli L'berti. xvii.)

63 E

meco

Fazio

Ma
Un
ti
(

perch sappi che di te mi giova.


t'

corollario voglio che


voglio che
)

ammanti.

Par.

viii.

137.

intelletto tuo resti

pienamente schiarito per quello che

aggiunger.

Argomento per soggetto V.


Argonauti.
Que' gloriosi che passaro a Coleo.

Tema.

Par.
Aere.

ni. 16.

Aria insalubre V.
Non mollo ha
Nella qual
si

corso, che trova


la

una lama,
Inf. xx. 79.
Inf.

distende e

'mpaluda,

suol di state talora esser grama.

Quando

fu

Vacr

pen di malizia.

xxix. 60.
Inf. v. 86.

Aer maligno.
Aristotile.
Il

maestro...
il

Par. v in. 120.

Vidi

Maestro di color che sannOy


filosofica famiglia.
/n/". iv.

Seder tra

Tutti l'ammiran, tutti onor gli fanno.

131.

Colui che mi dimostra

il

primo amore
Par. xxvi. 38.

D tutte le sustanzie sempiterne.


(

nostro poeta avea in tanta ammirazione Aristotile che gli piacque celebrarlo, come il Filosofo. Conv. 1. 1 ; ii. 1. 3. 5. 15. 16 ; iii. l. 2. 4. 8. 9, 10.
Il

11.

15

lY. 3. 6. 8. 10. 12. 15. 16. 17. 20. 22. 27. 32;

De Man.

i.

4.10;

Ep.

xi. 10. 18.

il. Filosofo

sommo. Conv.
aperse
li

Natura

pi,

maestro della

umana

Quello glorioso Filosofo, al quale la suoi segreti. ContMii. 5. Il maestro. Conv. 1. 12. Il ragione. Conv. iv.2. Maestro, duca della ragione
i.l;
iv. 6.

umana. Conv.
Conv.
IV. 6.

iv. 6. l precettore;

de' costumi.

De Mon.
e

iii.

1.

Degnissimo di

fede e d'obbedienza... e le sue parole...

somma

altissima autoritada.

ContJ.iv. 6;

Quegli in cui natura ingegno quasi divino... messo arca. che dove aperse la bocca la divina sentenzia di lui, pareragli di lasciar ogniallra sentenzia ; Ctnt.iv. 17; onde la suar/ente (li
YOL.
I.

06

ARISTOTILE.

Peripatetici) tener il reggimento del

mondo in dottrina per


;

tutte parti;

e potersi appellare quasi cattolica opinione

del che conseguirne esser

Aristotile additatore e conducitore delle genti ai segno

dell'umana

vita.

Conv.

lY. 6.)

Arme, insepna di famiglia.


La
Il

vipera, che

il

Melanese accampa.

Purg.

viii. 80.

lioncel dal nido bianco.

Inf. xxvii. 50.

Ciascun che della bella insegna porta

Del gran Barone.

Par. xvi. 127.


V, Melodia, Canto.

Armonia Accordo musicale.


Quel...

che

si

accorda.

Cantando, con
E,

colui...

Purg.

VII.

112.

Te

Deum

laudamuSy mi parca
Purg.
IX. 140.

Udir in voce mista al dolce suono.

Una parola in tutti era ed un modo. E moto a moto, e canto a canto colse.
Io

Purg. XVI. 20.


Par.
XII. 6.

non
nota

lo intesi,

n quaggi
quanta.

si

canta

L'inno che quella gente allor cantaro,

la

soffersi tutta

Purg. XXXII. 61.


Par.
ricolte.
VI. 124.

Diverse voci fanno dolci note.


Fin che
Misesi
le

nuove note hanno

Par. X. 81.
Par. XXV. 109.

nel canto e nella nota.

El s'accorda

Con esso, come nota con suo metro. Temprava passi un'angelica nota.
i

Par. XX vili.

8.

Purg. xxxii.
Par.
xiii.

33.

Compi

il

cantare e

il

volger sua misura.

28

Arrendersi.
Se del venire
i'

m' abbandono.
vinto

Inf.

ii.

34.

Da questo passo

mi concedo.

Par. xxx. 22.

lor consigli

la

sdegnosa mente
si

Dell'audace garzon

volge e piega.

Tasso, v. 51.

Arpie.
Quivi
le

brutte Arpie lor nido fanno...


late, e colli e visi
il

Ale hanno

umani.

Pie con artigli, e pennuto

gran ventre:
Jnf. xiii. 10.

Fanno lamenti in su

gli

alberi strani.

Tosto apparia l'infernal schiera ultrice,

ARPIE.

67

Le monstruose Arpie brutte e nefande, Che col grifo e con l'ugna predatrice

Spargeano

vasi, e rapian le

vivande:
Ariosto, xxxiii. 108.

E quel che non


Ecco per

capia lor ventre ingordo.

Vi rimanea contaminato e lordo.


l'aria lo stridor
dall' orribil
si

sente,

Percossa intorno

penne:

Ecco venir l'Arpie brutte e nefande. Tratte dal cielo a odor delle vivande.

Erano sette

in

una

schiera, e tutte

Volto di donne avean, pallide e smorte.

Per lunga fame attenuate e asciutte,


Orribili a

veder pi che

la

morte.

L' alacele grandi avean, deformi e brutte.

Le man Grande

rapaci, e l'ugne incurve e torte;

e fetido

il

ventre, e lunga coda.

Come

di serpe

che s'aggira e snoda.

xxxin. 119, 120.

Arrivare
Che n ingegno ne lingua Che non avendo L'mmagin lor poco
Sovra
i

V
al

Capitare.

vero aggiugne.

Pet. Son. 166.

Gi l'uno e l'altro di gran colpo aggiunge, ir. xxiii.8'2.


luce,
alta
-si

conduce.

xxxiv. 71.
Tasso,
ix. 56.

bassi confin del


si

mondo
conduce

angusto.

Ove senso o ragion non

In sul primo arrivare.


Nella prima giunta.

Inf.ww.
Arrischiarsi.

45.

Perch non

t'attenti

dimandare

ormai...

7^/?'//.

xxxiii. 23.

Arsenale di Venezia.
Quale neir Arzan de' Viniziani Bolle l'inverno la tenace pece

A rimpalmar

li legni lor non Che navicar non ponno, e

sani,
'n

quella vece

Chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppa

Le coste a quel che pi viaggi fece; Chi ribatte da proda, e chi da poppa;

68

ARSENALE DI VENEZIA.

Altri fa remi, ed altri volge sarte;

Chi terzeruolo ed artimon rintoppa.

Inf. xxi. 7.

Arsura V.
Menai
{

Tasso

C. xin. 53 a 78.

Arte.
lor arte, (esercitai)
Inf. xxvii. 77.

L' avea temperato eoa sua lima.


lavorato con
l'

Inf. xxvii. 9.

arte sua

Ferro pi non chiede verun' arte.

Inf. ix. 119.

Dal fabbro l'arte del martello...


(

Spiri.

Pa?\

ii.

128.

Malleus in sola virtute fabri operatur. De Mon.m.Q.)


si

Qui
Cotanto

rimira nell'arte che adorna


(l'arte

effetto,

che abbella un'opera)


il

Par.

ix. 106.

Delle magiche frode seppe

gitioco.

Inf. xx. 19. Inf. x. 51.

Ma
Ha

vostri
lo

non appreser ben

quell'arte.

Perch'io

ingegno e Varte e l'uso chiami. Par.x. 43.


Ariosto, xviii. 48; xxxiii. 82.

pi ragion di spada e pi di giostra.


la materia dal lavoro.
i.

Che vinta

Tasso, xvi. 2.
95.)
Scultura.

(verso tolto di peso dal Poliziano, Stanze,

Arti liberali, Artista V. Pittura V.


Il

ben richiesto al... trastullo.


l,

Purg. xiv.^l.

S vi(i'io

ma

di miglior

sembianza,

Secondo
(

l'artificio, figurato...
all' arte.
)

Purg xii.^.
Purg. xxi. 44.
^

migliori quanto
t'

Mai

appresent arte Piacer...


^

se natura o arte f pasture

Da

pigliar occhi per aver la mente

In carne umana, o nelle sue pinture.

Par. xxvii. 91.

Lo fren dell'arte, (regola) Purg. xxxni. Hi. Vero che, come forma non s'accorda
Molte
fiate alla intenzion dell'arte,

Perch' a risponder la materia sorda.

Par.

1.

127.

Ma la natura la d sempre scema, Similemente operando all'artista, ha r abito dell'arte e man che trema.

Par.

xiii.

76.

Ma

or convien che

il

mio seguir desista

Pi dietro a sua bellezza, poetando,

ARTI LIBERALI, ARTISTA.

69

Come

dM' ultimo suo ciascuno artista.

Por. xxx. 31.

0, dissi lui, non se' tu Oderisi, L'onor d'Agubbio, e l'onor di quell'arte

Che alluminare

chiamata in Parisi?

Frate, diss'egli, pi ridon la carte

Che pennelleggia Franco Bolognese... Credette Cimabue nella pintura


Tener
lo

Purg.
grido

xi. 80.

campOy ed ora ha Giotto


diletto,

il

. . .

Purg.

xi. 94.

Cominci quest'arte

Che tu discerni, con tanto Che mai dal circuir non si

diparte.

Par. xxix. 52.

Dscopria lo splendor pi cose belle

E
Il

di scultura e di color, ch'intorno

venerabil luogo aveano adorno.

AriostOy

iii.

lo.

Dedalo architetto.-

xxxiv. 53.
Tasso, xii. 98.
Udire.

Tomba da man

dedala scolpita.

Ascoltare V.

Ad

ascoltarli er'o del tutto fsso.

Purg. XXX. 130; Purg.


Alle lor grida

ii.

118.

Con
Lo suon

mio Dottor s' contenta labbia sempre


il

attese.

Inf. xvi. 13.

attese

delle parole vere espresse.

Inf. xix. 122.

raccostarsi a me...

Attenti ad ascoltar ne' lor sembianti.

Purg. xxvi. 49.

Attnda a udir quel ch'or

scocca.

Inf.xxv.%.
Purg. xxvii.
12.

^on

siate sorde.

Bene ascolla

chi la nota.

Inf. xv. 99.

Attento si ferm com'uom che ascolta. Inf. ix. 4. Com'uom che va secondo ch'egli ascolta. PMr7.xx1v.i44.

Quand'io incominciai a renrfer vano L'udire. Purg.wu.l. Udito avevan /' ultimo costrutto. Purg. xxviii. 147.
0,

come intentamente
istoria delle

ascolta e nota.

La lunga

pene mie.

Petrarca, Son. 71. p.

2.

[Inf. XV. 99.

Casa,

Son. 34.)

Se voi mi date orecchio,


Tu, perch sopra alcun non
(ili

Ariosto,
ci

i.

4.

venisse,
xvii. 173.

occhi e gli orecchi in ogni parte poni.


(Orlando pose orecchio
alle parolCi Pulci, vi. 83.)

70

ASCOLTARE.

D molle cose rammollisce e molle...

Le qual

poi ch'ebbe Ippalca ben raccolte,


. .

Si pose in via

xxiii. 32.

Non date a quesla sloria orecchia. Domandar non ardisce chi ne sia.
Acci di se non dia maggior sospetlo;

xxviii. 84.

Ma pon
E

l'orecchia

. .

xlv. 27.

lei,

che dato orecchie abbia, riprende,


xlv. 30.

lanla iniqua suspizione e stolla.

Asilo.

Lo primo luo
Sar

rifugio e

il

primo oslello
Par. xvii. 70.

la corlesia del

gran Lombardo.

Aspettare.
Che non mi
facci dell' attender nego.

Inf. xxvii. 67. Par. vin. 71.


(Sappiate che Vattender pi non posso; Ch'io sono alflne della mia
possanza. Canz.i.
3.)

Poco

sofferse; poi disse:

Che pense?
Purg. xxxi. 10. Inf. xxii. 70.
/w/". ix. 9.

Oh quanlo

tarda a
affetto

me
il

ch'allri qui giunga 1

Con ardente
Rimosso

Sole aspetta.

Par.

xxm.

8.

Quasi aspellando pallido ed umile.


d' aspellare indugio.

Purg. vin. 24.


Par. xx. 25.

Ad

ogni piccol molo eh' egli udiva,


ella,
il

Sperando che fosse

capo alzava;

Sentir credeasi, e spesso non senliva;

Poi del suo errore accorto sospirava.

Talvolta usca del letto, e l'uscio apriva;

Guatava

fuori, e nulla vi

trovava:

E maledi ben mille volle 1' ora Che facea al trapassar tanta dimora. Tra se dlcea sovente; Or si parte E cominciava a noverare i passi

ella;

Ch' esser potean dalla sua stanza a quella,

Donde aspellando sta che Alcina passi. E questi ed altri, prima che la bella Donna vi sia, van disegni fassi.

Ariosto,

vii.

24. 25.

ASPETTARE.

71

Rinaldo molto non

io

tenne in lunga.

xxxi. 18.

Ma

ella Intanto impaziente, a cui

Troppo ogni indugio par noioso e greve,

Numera fra se stessa passi altrui, E pensa: Or giunge; or entra, or tornar deve; E gi le sembra, e se ne duol, colui Tasso, Men del solito assai spedito e leve.

vi.

102.

Aspetto.

V. Persona.

Assai.
Assai pi l che dritto non voleva.
S d' assai.

Pnrg.
Par.

v. 78.

Inf.xwx.lV.
xi. 90.

maraviglia.

Assalire.

E
Dove

negli sterpi eretici percosse

L'impeto suo, pi vivamente quivi,


le resistenze

eran pi grosse.

Par.

xii.

100.

Fece alla contrada grande assalto.

Par.

ix. 30.

Assassino.
Fecero alle strade tanta guerra.
Inf. xu. 137.

Assegnare.
Saettando qualanima
si

svelle
sortillc.

Del sangue pi, che sua colpa

Inf. xii. 74.

Salir qual assai e qual poco.

come

'1

Sol,

che l'accende,
i

sortille.

Par.

xviii. 104.

Nel trono che

suoi merti le sortire


e'

Par. xxxi. 69.

Luogo certo non Il tempo che c' Cade in la selva,

posto.

Purg.

vii. 40.

imposto.

Purg. x\iu.^.
Inf. xiii. 97.

e non le parie scelta.

Assentire.
Ond'elli m'assent con lieto cenno

Ci che chiedea

la

vista del disio.

Purg. xix. 86.

Per l'assentir

di

quell'anima degna.

Purg. xxii. 126.

Gli occhi di Beatrice, eh' eran fermi

Sovra me, come pria, di caro assenso Al mio disio certificato fermi.

Par.

ix. 16.

72
Poscia che
Alla ma
gli

ASSENTIRE. occhi miei


si

furo offerti

Donna

reverenti, ed essa

Fatti gli avea d se contenti e certi.

Par.

vili.

40.

Assicurare.

Deh metti
Beato spirto,

al

dissi,

mo voler tosto compenso, e fammi pniova


Par.
IX. 19.

Ch'io possa...

Ma

d'esservi entro mi fece assai fede

La Donna ma, eh' io vidi far pi bella. E se tu credi forse ch'io t'inganni,
Fatti ver
lei,

Par.

viii. 14.

e fatti far credenza

Con

le

tue mani al lembo de' tuoi panni.

Purg. xxvii. 28.


ix.

Fatti sicur.

Purg.

47

Inf. ix. 36.

Tuo
N
Sopra

cor non sospetti.

Inf. xxvii. 100.


/n/*. viii.

M'hai sicurt renduta.


fino a
la fede

98.

questo d trovo chi togla

sua

d' assicurarmi.
s

Ariosto, ix. 35.

che con tante e con


il

chiare note

Di questo ha fatto

suo Breno certo.


x. 2.
u. 49.

Che donna pi far certo uomo non puote. Quando anco il petto e '1 cor mostrasse aperto. Tua bont m' affida. Tasso,

Assioma.

guisa del ver primo che l'uom crede.


lo intelletto

Par.

ii.

45.

L onde vegna

Delle prime notizie,

uomo non

sape.

Purg.

xviii. 53.

Assistere.
Il

re Circasso

come

detto innante,

Stava d Rodomonte alla persona.

Ariosto, xxvii. 69.


)

Assoldare.
Cos

ragunar gente ad uso d guerra

mand per

tutta la sua terra


Ariosto,
viii.

Suoi tesorieri a far cavalli e gente.

25.

Che ci che potea far (somministrare) la regione Di fanti e di cavalli in ogni lato... viii. 27.

Assumersi.

Come

l'altro,

che in

sen va, sostenne

ASSUMERSI.
Falsificare in s
. .

73
Inf.

xxx.

42.

Astenerfsi dal parlare.


Infino al fiume di parlar

mi

trassi.

Fa che
(Un poco

la
di

tua lngua
frequentare

si sostegna.

Inf. ni. 81. Inf. xxvi. "2.

lo

suo aspetto mi sostenni. Conr.iv. 1.]

come quei che in s repreme La punta del disio, e non s'attenta


Io Stava

Del dimandar

. .

Par. xxii. 23.

Astinenza.
In fame e in sete qui
si fei

rifa santa.
s\

Purg.

xxiii. 66.

Al servizio

di

Dio mi

fermo,

Che pur con

cibi di liquor d'ulivi,


gieli.

Lievemente passava e caldi e

Contento ne'pensier contemplativi.

Par. xxi. 114.

Astratto.
Perch... la

mente altrove mira ?

Inf. xi. 78.

Atene.
La villa, Del cui nome ne' Dei E onde ogni scienzia disfavilla.
(Antiquam de
terrae

fu tanta

lite,

Purg. xv. 97.


3.)

nomine

litem.

Ov.Met.M.

Ateo.

Che l'anima

col corpo

morta fanno.

Inf. x. 15.

Atlante.
Tra
la

marina e

la silvosa

schiena
Ariosto, xxxui. 100.

Del fiero Atlante.

Atomi
Cosi
s

de* corpi.

veggion qui
de' corpi,

diritte e torte,

Veloci e tarde, rinnovando vista.

Le minuzie

lunghe e corte.

Moversi per

Io raggio,

onde

si

lista

Tal volta l'ombra, che per sua difesa

La gente con ingegno ed arte acquista.

Par. xiv. 112.

(Da questa comparazione dei minuzzoli della polvere nuotanti in nn raggio di sole, deduce Iraaglne elegante e degna del cielo. Tommaseo

i4

ATOMI DE CORPI.

Ritrae la grandezza degli atomi varia e la direzione varia e la varia velocit. Dir tante cose pi chiare insieme e pi schiette, non so quanti

potrebbero. Id,

Attendere, Attenzione.
Noi eravamo ancora
Alle lor grida
11

al

tronco

attesi.

Inf. xiii. 109.

Con
Lo suon
Pure

si

mio Dottor s' contenta labbia sempre

attese.

Inf. xvi. 13.

attese

delle parole vere espresse.

Inf. xix. 122.


Inf. xxii. 16.

alla pegola era la mia intesa. Se tu avessi, rispos'io appresso,

Atteso alla cagion perdi' io guardava.


S'i'

Inf. xxix. 13.

non se mi

fossi atteso

Ad

altra novit...

Purg. xxvi.
Par.
i.

26.

fece atteso.
inteso. Inf. vii. 109.

76.

Mi stava

Mi vide

atteso. Inf.

xxvi. 46.
xii. 76.

Colui che sempre innanzi atteso Andava.

Purg.
Par.

Ond'io m'attesi a lui. Al mio parlar distrettamente

Par. xv. 31.


fisso.

vii. 96.

Ed
Ver

altro disse,

ma non

l'ho a mente;
tutto tratto

Perocch l'occhio m'avea


l'alta torre...

Inf.ix.M.

Con pena Da lei avrei mio intento rivolto. Purg. xix 17. Animo non sciolto, (tutto inteso ad una cosa) Pwrg.xii.75. La mente mia, che prima era ristretta. Lo intento rallarg, si come vaga... Purg. iii. 12.

qui fu la mia mente


se,

ristretta

Dentro da

che di fuor non venia


allor

Cosa che fosse

da

lei recetta.

Purg. xvii. 22.


Par. in.
7.

Ma

visione apparve, che ritenne


tanto stretto per vedersi Che...

me

Tutto mi ristrinse

V animo

ad avvisar

lo

maggior

foco.

Par. xxiii. 88.

Negli occhi m'era

Quella eh' ad altro intender m' avea chiuso, Purg. xxxii. 92,
Poi ch'ebbe la parola a s raccolta.
[riflettutovi sopra)

Purg. xiv, 73,


Inf. xx. 105.
il

Che
{

solo a ci la

espressione
attenzione
)

mia mente rifiede. metafisica, ma che ben dipinge


rificchi

lavoro della mente

nell'

Perocch tu

La mente pure

alle

cose terrene,

ATTENZIONE.
Di vera luce tenebre dispicchi.

"^5

Purg, xv. 64.


Par.
vi. 23.

Dio per grazia piacque di spirarmi

L'alto lavoro, e tutto in lui

mi

diedi.

Ove s'appunta L'anima tua. ( volta, intesa) Par.xxvi.7. Inf. xxix. 100. Lo buon Maestro a me tutto s'accolse.
{

attese con tutto l'animo a

me

Quando

posi hen cura.

Purg. x. 133.
Inf. vi. 81.
ti

A ben

far poser

gV ingegni.
paleso,

Apri la mente a quel ch'io

E fermahi
Qual
Per misurar

entro.
il

Par. v. 40.
tutto s affige

geometra che
lo cerchio.

Par.
li

xxxul

133.

A
(

voce pi ch'ai ver drizzan


)

volti.

Pwrg. xxvi. 121.

volgono r attenzione

J>rizza, disse, ver

me V acute
manifesto
. .

luci

Dello intelletto, e

fleti

Purg. xviii. 16.


xviii. 40.

Le tue parole, e il mio seguace ingegno^ Purg. Risposi lui, m'hanno amor discoverto.
{

la

mente mia che attentamente ha seguito


'1

il

tuo dire

Duca stesse Perch'io, acciocch '1 Mi posi dito su dal mento al naso.
Attento
si

attento,
Inf.
Pwrflf.

xxv. 44.
xxvi. 51

Attenti ad ascoltar ne' lor sembianti.

ferm com'uom che


gli occhi

ascolta.

Inf. ix. 4.

Tanto eran

miei

fissi

ed attenti

disbramarsi

la

decenne

sete,

Che

gli altri sensi

m' eran tutti spenti;

Ed

essi quinci

Di non caler.

e quindi avn parete (ostacolo) Purg. xxxii.


rifissi al

t..

Gi eran

gli

occhi miei

volto
"^

Della mia Donna, e Vanimo con

essi,

E da

ogni altro intento

era

tolto.

Par. xxi.

lo era gi disposto tutto quanto

risguardar

Inf. xx. 4.

Trar

Non

si

flato, bocca aprir, o battere occhi. vedea de' riguardanti alcuno


;

Tanto a mirare a chi la palma tocchi Pei duo campioni, intento era ciascuno.
(Vivissima imagine
in iscorcio di

Ariosto, xix. 93.


di animi.)

una generale sospensione

Con tanta

attenzion, che chi io mira,

76

ATTENZIONE.
xliii. 108.

Non batte gli occhi, e appena il fiato spira. E ben convien che non ne perda dramma.
Questo popolo e quello incerto pende

xxiv. 61.

Da s nuovo spettacolo ed atroce; E fra tema e speranza il fin n'attende,...

E non
Picciol

si

vede pur, n pur s'intende


fra tanti, o

cenno

bassa voce;

Ma

se ne sta ciascun tacito e immoto,

Se non se in quanto ha il cor tremante in moto. Tasso, vi. 49. Che par ch'occhio non batta, e che non spiri; Tanto da lei pendea, tanto in lei fiso Pasceva suoi famelici desiri. xix. 68.
i

Atizzare.
Corre a pigliare

mantici di botto.

Ed agli accesi fuochi esca aggiungendo, Ed accendendone altri, fa salire Da molti cori un alto incendio d' ire. Ariosto, xxvii. 39. xxvii. 100. E legna ed esca va aggiungendo al fuoco,
Attribuire.
Voi che vivete ogni cagion recate

Pur suso al cielo, s come se tutto Movesse seco di necessitate. Quinci addivien eh' Esa si diparte Per seme da Jacob, e vien Quirino

Purg. xvi.

67.

Da
11

vi padre,

che
a

si

rende a Marte.

Par.

viii. 130.

Dunque suso

Macon recar mi giova


Tasso,
ii.

miracol dell'opra.

51.

Audacia.
Ond'esta oltracotanza
in voi s'alletta?

Inf. ix. 93.

Che dopo una s Con tanta fronte or

trista e brutta prova,


gli

tornava innante. Ariosto, xvii. 122.

Augurare.

A
I

cui

mal prenda.

Inf. xxvii. 70.

passi vostri in bene avanzi

Purg.

ix. 91.

77

Augello

V. Colomba. V. Usignuolo.

Augello che previene il giorno, e guardando i figli aspetta il sole per trovar il cibo onde gli pasca.

Come r

augello, intra

/'

amate fronde,

Posato al nido de' suol dolci nati

La notte che le cose ci nasconde, Che, per veder gli aspetti disatiy per trovar lo cibo onde gli pasca, E
In che
i

gravi labori gli son grati.


il

Previene

tempo
affetto

in su l'aperta frasca,
il

E con ardente

Sole aspetta.

Fiso guardando, pur che l'alba nasca.


(Notisi la dolcezza degli aggiunti
gratin

Par,
frondi,
il

xxiii. 1.
labori
il

amate

dolci nati,

ardente

affetto,

aspetti disiati.

Previene

tempo,

Sole

aspetta

che l'alba nasca, affettuosa soprabbondanza,


tre volte invocare la

materno par quasi

dove l'affetto Ut luce benigna. Tommaseo.

assidens implumibus pullis avis ecc. Orazio, Epodon.

1.)

Augelli che tra le foglie ricevono lietissimamente le prime re del giorno Canto degli augelli.
Per cui (aura)
le fronde,

tremolando pronte,

Tutte quante piegavano alla parie


U' la prim' ombra gitta
il

santo monte;

Non per
Tanto che
Lasciasser
(

dal loro esser dritto sparte

gli augelletti
d'

per

le

cime
;
}

operare ogni lor arte


che
al

Ed

verissimo

vento forte

gli uccelli tacciono. Giusti.

Ma

con piena letizia l'ore prime,


le

Cantando, ricevieno intra


(Hai qui

foglie.

Che tenevan bordone alle sue rime.


la

Purg. xxviii. 10.


idilio.

semplicit e la freschezza dell'


di

Tommaseo Y. son

pur belili versi

1' un r altro seguir fra gli arboscelli, Con far nidi novelli, Trattando con vaghezza lor natura, E sento ogni boschetto risonare De' dolci canti lor che son si belli Che vivi spiritelli Palon d'amor creati a la verdura

facto,

iv:

Veggo

gli augelli

a due a due volare E

Boccaccio, Inlrod. alla V. Gior. Da' dolci canti degli uccelli

li

quali la

prima ra

del giorno su per gli arboscelli tutti

lieti

cantavano.

incitata...y

Qual lodoletta che in aere si spazia Prima cantando, e poi tace contenta
Dell" ultima dolcezza

che

la

sazia.

Pur.

\\.

7,.

78
(

AUGELLO.
Ultimo grado
di quella eleganza propriissima

che fa vedere

le

cose

com'elle sono in natura, prendendole per altro nel loro aspetto pi vago.

Banaiii

Bellissima

similitudine. Giusti.)

Van cantando Han posto alle


Il

lor lai.

Inf. v. 46.

lor voci triegue


al

Per non .sonarle infino


cantar novo, e
'1

tempo verde.
le valli.
gi
il

Canz. xi.

3.

pianger degli augelli


Petrarca, Son. 164.
canto. Poliziano, Stanze, i.60,
l'aere addolcir con nove rime.

In sul d fanno risentir

(Ogn 'altro augel quetato avea


Gli augelletti dipinti intra le foglie
Id. 1.90

Fanno

Al

canto della selva.

Id.

91

Udir

gli
i

augei svernar... Id.

i.

17

Ove in su' rami


I.

fra novelle fronde Cantan

loro

amor soavi

augelli.

Jrf.

71.)

Vago augelletto che cantando vai, Ovver piangendo il tuo tempo passato,
Vedendoti
la notte e
'1

verno a
i

lato,

'1

dopo

le spalle e

mesi gai, ecc.

Son. 89. p.
Ariosto, xxxix.

2.

Loquace nido.
Vezzosi augelli infra le verdi frondi

31.

Temprano a prova

lascivette note.

Tasso, xvi. 12.

Augello inesperto. Insidie ad augello.


Nuovo
augelletto due o tre aspetta;

Ma

dinanzi dagli occhi de' pennuti


si

Rete

spiega indarno^ o

si

saetta.

Purg. xxxi.

61.

Come Ove men

augelletto in ramo.

teme,

ivi

pi tosto colto.
il

Petrarca, Canz. xvi.

3.

Augelli alzatisi, dopo

pascolo, di riviera Augelli

che fanno di s lunga riga in aria.

E come

augelli snrti di riviera,

Quasi congratulando a lor pasture. Fanno di s or tonda or lunga schiera.

Par.

xviii. 73.

E come gru van cantando lor Facendo in aer di se lunga riga.


i

lai.

Inf. v. 46.

E come

gli stornei

ne portan

l'ali.

Nel freddo tempo, a schiera larga e piena. Come gli augei che vernan lungo il Nilo,

Inf. v. 40.

Alcuna volta
Poi volan

di lor

fanno schiera,

pi in fretta, e

vanno

in

lilo.

Purg. xxiv. 64.

AUGELLO.

79

ICornacchie che al cominciar del giorno si muovono insieme.

E come per
Si

lo naturai

costume

Le pole insieme, al cominciar del giorno,

muovono a

scaldar le fredde piume;

Poi altre vanno via senza ritorno.

Altre rivolgon s, onde son mosse,

Ed

altre

roteando fan soggiorno.


cornice, (di tristo augurio)
;

Par. xxi. 34.


Petrarca, Son. 174.
III.

Manca
d'

{Ariosto, XIV. 27

il
)

Tasso,

Aminta, Atto

Sc.%; Sinistra Cornice

amarissima novella.

Aura V.
Ore prime.

Vento.

Purg. xxviii.

16.

Ora mattutina.
{Poliziano, Stanze,
i.

Purg.
25: All'ora del

1.
ii.

115.
1. J

mio

desiderio. Conv.

quale, annunziatrice degli albori.

L'aura di maggio raovesi ed olezza,

Tutta impregnata dall'erba e da'

fiori;

Tal mi senti' un vento dar per mezza La fronte, e ben senti' mover la piuma. Che f sentir d'ambrosia l'orezza.

Purg. wiy. Ho.

sono belli veramente e soavi come la Primavera. B. ( Questi versi Bianchi.)

Un'aura dolce, senza mutamento Avere in s, mi feria per la fronte

Non

d pi colpo che soave vento;


le

Per cui

fronde, tremolando pronte.

Tutte quanto piegavano alla parte


U' la prim'ombra gitta
il

santo monte;

Non per
Tanto che

dal lor esser dritto sparte

gli augelletti

per

le

cime

Lasciasser d'operare ogni lor arte;

Ma

con piena letizia

/'

re prime.
foglie.

Cantando ricevieno intra


Che tenevan bordone
Tal, qual di

le

alle sue rime.

ramo

in

ramo

si raccoglie

Per

la pineta, in sul lito di Chiassi,

Quand'Eolo Scirocco fuor

discioglie.

Puru. wviii.

7.

80
(

AURA.
Hai qui
le

semplicit e la freschezza di un
i

idilio.

Tommaseo.

Il

raccogliere dipnge e quasi computa


poi si fa tutto un rumore.
)

piccoli

elementi del suono che

Aura che trema. Aura d'ogni parte quela.


L'aura che
il

Inf. iv. 150.

?wrg. xiv. 142.


Petrarca, Son. 188.

verde lauro

Soavemente sospirando move.

E lamentar augelli, o verdi fronde Mover soavemente a l'aura estiva,... S'ode. Del lilo Occidental si move un fiato. Che fa securo il navigar senz'arte E desta i fior tra l' erba in ciascun prato. Ed ora alla marina ed ora al monte
Yolgea
la faccia

Son.ll.

p. 2.

Son. 27.

all'aure fresche ed alme,


lieti

Che l'alte cime con mormorii Fan tremolar dei faggi e degli
(

abeti.

Ariosto, vi. 24.

U' scherzando tra' fior lascive aurette, Fan dolcemente tremolar l'eri.

bette. Poliziano, Stanze,

70.

Una dolce aura che ti par che vaghi A un modo sempre, e dal suo stil non falli,
Facea
si

l'aria tremolar d'intorno,

Che non polca noiar

calor del giorno:


ai

pomi e alla verzura Gli odor diversi depredando giva; E di tutti faceva una mistura

quella ai

fiori,

Che

di soavit l'alma nutriva.


il

xxxiv. 50. 51.


le

sospirar dell'aura in tra

fronde.

Tasso, xviii. 18.

Mormora

l'aura, e fa le foglie e l'onde


xvi. 12.

Garrir, che variamente ella percote.

In tutto fermo

il

vaneggiar dell'aure, (scherzare) xiii.56.


xvi. 12.

La music' ra.

Aurora.

gi,

per

gli

splendori antelucani,

Che tanto ai peregrin surgon pi grati, Quanto tornando albergan men lontani, Le tenebre fuggian da tutti i lati, E il sonno mio con esse. V alba vinceva Idra mattutina.
Che fuggia
innanzi,
si

Purg. xxvii. 109.

che di lontano

AURORA.

81

Conobbi

il

tremolar della marina.

Purg.

1.

115.

Nell'ora credo, che dell'oriente

Prima raggi nel monte Citerea, Che di fuoco d'amor par sempre ardente.
Dolce color d'orientai zaffiro, Che s'accoglieva nel sereno aspetto
Dell' aer

Purg. xxvii.94.

puro infno

al

primo

giro,

Agli occhi miei ricominci diletto,...

Lo

bel pianeta che ad

amar

conforta,

Facea tutto rider l'oriente, Velando i pesci ch'erano in sua scorta.


(/ pesci fjuizzan su per V orizzonte. Inf.
\i. 113.
>

Purg.

i.

13.

La concubina
Gi s'imbiancava

di
al

Titone antico
balzo d'oriente,

Fuor delle braccia del suo dolce amico:


(Poetica e incomparabilmente vaga figura. Ranalli- VirQ. .En.
iv.

381.)

Di

gemme
la

la

sua fronte era lucente.

Poste in figura del freddo animale.

Che con

coda percuote

la

gente:

E
Fatti

la

notte de' passi, con che sale,

avea duo nel loco ov' eravamo,


terzo gi chinava in giuso l'ale;...
i

il

>{>

(i;

Nell'ora che comincia

tristi

lai

La rondinella presso

alla mattina.

Forse a memoria de' suoi primi guai,

E che

la

mente nostra pellegrina

Pi dalla carne, e

men

da' pensier presa.


Purij.

Alle sue vision quasi divina.


Dianzi, nell'alba che precede al giorno.

w.

I.

Quando l'anima tua dentro dormia


Sopra
li

fiori.
il

Ptinf. \\.

M.
del-

(Qui vedi con propriet distinta rali)a. ed


l'aurora che
si fa

primo imbiancarsi

vermiglia e poi gialla.)

In su

'1

presso del mattino.

Purq.

w.

\\\.

Forse seniila miglia di lontano


Ci ferve l'ora sesta, e questo

mondo

China gi l'ombra quasi al letto piano, Quando il mezzo del cielo a noi profondo Comincia a farsi tal, che alcuna stella
VOL.
I.
'i

H2

AURORA.
il

Perde

parere infmo a questo fondo;


la chiarissima ancella
il

E come vien

Del Sol pi oltre, cos


(Manca un'ora circa
significare
lo

ciel

si

chiude
Par. xxx.
1.

Di vista in vista infino alla pi bella.


al

nascer del sole.


stelle

sparire delle

imagine per divinano in mano chiamate viste o

Leggiadra

vedute perch sono come

gli

oCchi del cielo.)


(al sole)

E
Che

la

notte che opposita a lui

cerchia,

liscia di
le

Gange fuor
di
le

colle bilance,

caggion
che

man quando
le

soverchia;

bianche e

vermiglie guance,

L dov'io

era, della bella

Aurora, Punj.
ii.

Per troppa etate divenivan rance.


il

4.

(Questi sono i tre aspetti in che l'Aurora suole appresentarsi: ed Caro nella sua lettera a Taddeo Zuccaro, additandogli il come avesse a dipingere l'Aurora, gli rammenta ch'essa ha come tre stati e tre colori distinti, cosi ha tre nomi alba vermiglia e rancia. L'Aurora gi di

vermiglia cominciava, appressandosi


Gior.
III.

il

sole, a divenir rancia. Boccaccio.

n. 1.

Io vidi gi nel cominciar del giorno

La parte orientai tutta rosata,


(pregna del vapori sollevatisi dalla rugiada)

l'altro ciel di bel sereno adorno,

la faccia del

Sol nascere ombrata.

S che per temperanza di vapori L'occhio lo sostenea lunga fiata.

Purg. xxx.

2*2.

Come da
La

mattina
Par. xxxi. U8.

parte orientai dell'orizzonte

Soverchia quella dove il Sol declina. Gi fiammeggiava l'amorosa stella


Per l'oriente, e
l'altra,

che Giunone

Suol far gelosa, nel settentrione

Rotava i raggi suoi lucente e bella. Levata era a llar la vecchierella. Discinta e scalza, e desto avea '1 carbone.
Quand'io veggio dal ciel scender l'Aurora

Son. 20.

Con la fronte di rose e co' La fanciulla di Titone

crin d'oro.

Son. 23. p.

2.

Correa gelata al suo antico soggiorno. Trionfo Amore, i. 5. (trascorrea W cielo .gelata, pel fresco che si prova sul far de giorno)

AURORA.

8;i

La nolle Spargea per l'aere il dolce estivo gelo. Che con la bianca amica di Titone
Suol de' sogni confasi torre
il

velo.

Trionfo Morte,

ii.

I.

Vedi l'Aurora dell'aurato letto

Rimenar

a'

mortali

il

giorno

'1

sole
u. 178.
in. 63.
iv. 10.

Gi fuor dell'Oceano infino

*il

petto.

prima luce. Ariosto, Come nacque Del bel giorno seguente il mattutino, Poich la luce candida e vermiglia
Tosto che spunti
in ciel la

Dell' altro giorno

aperse
sol

l'

emispero.

iv. 68.

Ma
E
f

poi che

'l

con l'auree chiome sparte


nera...

Del ricco albergo di Titone uscio,

l'ombra fuggir umida e

vai. 86.

Dormi senza destarse.


Finche l'Aurora la gelata brina
Dalle dorale ruote in terra sparse,

s'udir le alcione alla

marina
x. 20.

Dell'antico infortunio lamentarse.

Era nell'ora che traea

cavalli

Febo del mar, con rugiadoso pelo,

E l'Aurora

di fior vermigli e gialli

Venia spargendo d'ogn' intorno il cielo, E lasciato le stelle aveano i balli,

E per partirsi postosi gi il velo. E quindi, poi ch'usc con la ghirlanda


Di rose adorna e di purpurea stola

xii. 68.

La bianca Aurora

al

solito

cammino.

xiii. 4S.

doride

bella che per l'aria vola

Dietro all'aurora all'apparir del sole,

dal raccolto lembo della stola


\v.
il

Gigli spargendo va, rose e viole.

iiT.

Intanto usci dall'aureo albergo


Alla spelonca,

giorno:

come apparve
fece
il
il

il

primo
xvii.
;>4.

Raggio del
Il

sol,

pastor ritorno.

sole

appena avea

dorato crine

Tolto di grembo alla nutrice antica,

E cominciava

dalle piagge alpine


la

cacciar l'ombre, e far

cima aprica.

xvii. 21L

sin all'ora

che dal sonno desta

84

AURORA.
il

L'Aurora

veccliiarel gi suo dlello,...


'1

poi che

nuovo
i

sol lucido e chiaro

Per tulio sparsi ebbe

fulgenti raggi.
si

xviii. 103, 1(15.

Spesso guardando... Se Toriente ancor


Dal duro volto della terra
il

facea rosso.

sole

Non tollea ancora il velo oscuro ed Appena avea la Licaonia prole


Per
li

atro

solchi del ciel volto l'ara Ir.

XX. 81,

8-2.

Pur nacque In oriente il disialo albore. Il sole ancor non ha le luci sparte.
Poi che l'allro matlin la bella aurora

xxni.

8.

xxni. 51.

L'aer seren

bianco e rosso e giallo.

xxiu. 52.

Senza aspettar... che l'albore

Che va dinanzi al nuovo giorno nasca. E pos fin eh' un nembo rosso e bianco
Di
fiori

xxiii. 124.

sparse le contrade liete

Del lucido oriente d'ogni intorno,

Ed

indi usc dell'aureo albergo

il

giorno.

poi eh' a salutar la

nova luce

Pei verdi rami incominciar gli augelli.

Gi cominciava...
Dinanzi al sole a fuggir l'aer cieco.

xxvni. 20.

Tosto ch'ai sole

La vaga Aurora
Spesso aprir

l'usata scorta.

XXX.

Ui.

la finestra

ha per costume.

Per veder s'anco

di

Titon la sposa

Sparge dinanzi
Il

al

mattutino lume
XXXII.

bianco giglio e la vermiglia rosa.

Lasciando gi l'Aurora

il

vecchio sposo,

Ch' ancor per lunga et mai non rincrebbe.

E tosto che l'aurora fece segno Che dar dovesse al sol loco ogni stella. Appena avea la vigilante Aurora
Dall'oslel di Titon fuor

messo
il

il

capo...

Ancor giacca

col suo Titon nel letto


cielo oscuro.

La

bella Aurora, ed era


ISel

biancheggiar della nuova alba.


il

E
Si

gi

color cilestro

vedea

in Oriente venir

manco

AURORA. Che, volando di fior tutto il canestro, L'Aurora vi facea vermiglio e bianco. Al primo lampo Ch'apparve airorizzonte. Ma poi che dentro alle cimmerie grotte

85

xlui. o5.

xlv. 68.

Con l'ombre sue Notturno


Il d seguente, allor

fu rimesso.

xlv. 102.

che aperte sono


le

Del lucido oriente al Sol

porte.

Tasso,

i.

71.

Tanta

in lor cupidigia

che riluca
ii,

Omai

nel ciel l'alba aspettata e lieta.

97.

Gi l'aura messaggera erasi desta nunziar che se ne vien l'aurora:

Ella intanto s'adorna, e l'aurea testa

Di rose colte in paradiso infiora.


(11

iii.

paragone che d la misura dei grandi scrittori. Qui avete messagaiera, nunziar, che se ne vien, tronchi che non dipingono cosi poi 1^ aurora gli albori come la semplice parola di Dante {Purg. xxiv. 145 j con laurea testa infiorata di rose colte in paradiso iinagine reltorica accanto allo schietto muovesi e olezza di Dante. Tommaseo.)
;

Non si dest finche garrir gli augelli Non senti lieti, a salutar gli albori, E mormorar il fiume e gli arboscelli, E con l'onda scherzar l'aura e co' fiori. E vede intanto con serene ciglia
Sorger l'aurora candida e vermiglia.

vn*

'.

vn. 25.

E Con

l'alba
la

usca della

magion

celeste

fronte di rose e co' pie d'oro.


I

Aspetta
Cos'i

primi rai della novella luce.


fu sinch l'albre
ciel gi

vm. l. vm. 12.

pugnato

Rosseggiando nel

n'apparia...
scorse
mi, 52.

Ma, poi ch'accesi


l

in oriente

raggi del matlin purpurei e d'oro.

nell'ora

che par che


'1

il

mondo

reste

Ira la notte e fra

d'i
il

dubbio e diviso.
bel

i\.

H.

L'aurora intanto

purpureo volto
i\. 7i.

Gi dimostrava dal sovran balcone.


Quinci, veggendo omai ch'Apollo inaura

Le rose che l'aurora ha colorite.

v. 15.

Ancor dubbia l'aurora, ed immaturo


Nell'oriente
il

parto era del giorno;

terreni fendea l'aratro duro.

8fi
iS'

AURORA.
fea
il

pastore
i

ai prati

anco ritorno:

Slava tra

rami ogni

aiigellin securo,
xi. 19.
xii. 37.

in selva

Come

del giorno

non s'udia latrato o corno. il primo raggio nacque.


stella
il

Gi dell ultima

raggio langue
xii. 58.

Al primo albor eh' in oriente acceso. Gi richiamava il bel nascente raggio


All'opre ogni animai che
'n

terra alberga,...

Accingetevi, disse,

al

gran viaggio
xv.
l.

Prima che '1 d, che spunta, omai pi s'erga. E quando appunto raggi e le rugiade La bella aurora seminava intorno.
i

xv. 311

E come
11

il

ciel rig col

novo raggio
xv. 47.

Sol, dell'aurea luce eterno fonte.

L'alba intanto sorgea, nunzia del Sole,

il

ciel

cangiava

in oriente aspetto;

E su le QuCe gi polean vedere Da lunge il tremolar delle bandiere.


Ricominci
di

novo

allora

il

saggio:

Vedete

il

sol

che vi riluce in fronte,

E 'vi discopre con l'amico raggio Le tende e il piano e la cittade e il monte. Era nella stagion eh' anco non cede
Libero ogni conln
la notte al giorno.
si

xvii.

9),

96.

Ma

l'oriente rosseggiar
il

vede,
stella
il

Ed anco Quando ei
Con
gli

del d'alcuna

adorno;
piede.

drizz vr l'Oliveto

occhi alzati contemplando intorno

Quinci notturne e quindi mattutine.


Bellezze incorruttibili e divine.

Fra s stsso pensava: oh quanto belle


Luci
il

tempio celeste
la

in s
il

raguna!

Ha

il

suo gran carro

d; le aurate stelle

Spiega

notte e l'argentata luna...


gli

Cos pregava: e

sorgeva a fronte,
del

Fatta gi d'auro, la vermiglia aurora.

Che l'elmo e l'armi, e intorno a lui Le verdi cime illuminando indora;


E ventilar nel petto
e nella fronte

monte

AURORA.
Sentia gli spirli di piacevol ra,

87

Che sovra

il

capo suo scotea dal grembo

Della bell'alba

un rugiadoso nembo.

xviii. 12, 13, lo.

Ma come
I

furo in oriente apparsi


xviii. 6i.

mattutini messager del sole.

Non

uscia
il

Dal balcon d'oriente anco

mattino.

\ix. 57.

Si prepara ciascun, della novella

Luce aspettando cupido il ritorno. Non fu mai l'aria s serena e bella. Come air uscir del memorabil giorno.
L'alba
Tutti
i

lieta rideva, e

parea ch'ella
e senza velo
il

raggi del sole avesse intorno;

il

lume usato accrebbe,


1'

Volse mirar

opere grandi

cielo.

Come

vide spuntar l'aureo mattino...


ii,

xx.

5. b.

(V. Poliziano, Stanze,

38, 39.)

Autore\'ole, aria autorevole.


Genti v' eran con occhi tardi
e gravi.
Inf. iv. 112.

Di grande autorit

ne' or sembianti.

Autunno.
L'

Come d' autunno si levan le foglie una appresso dell'altra infin che 'l ramo Rende alla terra tutte le sue spoglie. Ma quando il d si dole
Di lui che passo passo addietro torni.

Inf.

iii.

112.

Petrar. Canz.

\\\. 2.

Tra

il

fin

d' ottobre e

il

capo

di

novembre.

Nella stagion che la frondosa vesta

Vede

levarsi, e discoprir le

membre,

Trepida pianta, finche nuda resta,

E van

gli augelli

a strette schiere insembre. Ariosto, ix.l.

Pi volubile che foglia

Quando V autunno pi priva d' umore. Che '1 freddo vento gli arbori ne spoglia,
E
le soffia

dinanzi al suo furore.

xxi. 15.

Avanti
Traggasi avanti
l'

farsi.
Inf. \\i. 7.

un

di

voi che m" oda.

88
Tratti avanti.

AVANTI FARSI.
Inf. xxi.

118; Purff.

ii.

76; xxviii. 46.


Inf. xxi. 48.

Innanzi

fessi.

Par. xxii. 29;

Avarizia.

Mal
{

tener.
torre e tener. Grazioso de' liambagiuoli, xxviii.

Inf. vu. o8.


)

Mal

11

mal che
. .

tutto

il

mondo occupa.
il

Pur(}. xx. 9.

Voglia

dell'

oro ghiotta.

Purg. xx. 105.


Inf. vii. 47.

In cui avarizia usa

suo soperchio. oro


e d'

Fatto v' avete Iddio

d'

argento.

Inf. xix. 112.

(Que' che fan suo dio argento ed oro. Fazio, xvn.)

Porta nel tempio

le

cupide vele.

Purg. xx. 93.


Par. xxvii. 42.
Inf. xi. 45.

Ad

acquisto d' oro usata.


l

E piange
( i

dov' esser dee giocondo.

L' avara povert di Catalogna.


famelici avari
)

Par.

viii.

77.

La sua natura, che di larga parca


Discese, avrla mestier di tal milizia,

Che non curasse di metter in arca. Ed una lupa, che di tutte brame
(Io so' la maijra
1.

Par.

viii. 82.

lupa d'avarizia. Fazio degli Uherti, \; Dittamondo,


)

23 - Malvagia lupa. Franco Sacchetti.

Sembiava carca nella sua magrezza, E molte genti f' gi viver grame... Ed ha natura si malvagia e ria. Che mai non empie la bramosa voglia, E dopo il pasto ha pi fame che pria.
Molti son
gli

animali, a cui

si

ammoglia.

Inf.

i.

49. 97.

(Grescentem sequitur curapecuniam Majorumque

fanies. Oraz.n.Hi.)

Maledetta sie tu, antica lupa.

Che pi che tutte 1' altre bestie hai preda. Per la tua fame senza fine cupa!
avarizia, che puoi tu pi farne,

Purg. x\. 10.

Poi

e'

hai

il

sangue mio a
tu, o

te s tratto.
?

Che non

si

cura della propria carne

Purg. xx. 82.


/'wn/. xxii. 40.

Perch non reggi

sacra fame
69.

Dell'oro, l'appetito de' mortali.


(Ingorda fame d'oro. Casa. Son.
Viro. JEn.
iii.

56.)

La vostra avarizia

il

mondo

attrista,

AVARIZIA.

89
Inf. xix. 104.

Calcando

buoni e sollevando

pravi.

L' occhio nostro

non

s'

aderse

In alto, fisso alle cose terrene,...

Come

avarizia spense a ciascun bene


Pwrr/. xix.

Lo nostro amore... E quale quei, che volentieri tempo, che perder lo E giugne Che 'n tutti i suoi pensier piange
'1

UH.

acquista,
face.

s'

attrista.

Inf.

i.

oo.

(Vera pittura caratteristica


cieca cupidifjia...

dell'avarizia. Gioberti.]

Che

ci

sproni nella vita corta


i

Inf. xii. 49.

cupidigia, che
S sotto te,

mortali affonde

che nessuno ha podere


7*ar. xxvii. 21.

Di trarre gli occhi fuor delle tue onde!

La

cieca cupidigia che s v'ammalia.

Par. xxx. 139.


Ariosto, xx. 21.

Di dispendio parchi.

Avere.
Verdi

Erano

in vesti,

(aveano

le vesti

verdi)

Purg. \m.

*2H.

Avvenire Aceadere.
Si coni'
(

egr incontra.
i.

Inf. xx.
2,

3*2.

Dante, Canz. xvii; Conv.

3;

ii.

12;

iv. 21.)

Pioch'egl' /nconfra.
Di rado Incontra.

Par.

xiii.

118.

Inf. ix. 19.


Inf.

S'egli

che

la

destra costa giaccia.

xxm. 3L

Ovver saria (avverrebbe) che non

i)0tesse?

Purfj. VII. 57; Par. xxiv. 103.

Se pi avvien che fortuna t'accoglia.

/n/".

xxx. 146.

Vicn che m'uccide un s (Vien ch'io me ne spogli. Petrarca Ed ella Vien che m'uccida. Casa, gentil pensiero. Guido Cavalcanti

San. i.

Che quando

lor d'

uccider noi sortisca.

Ariosto, xiv. 70.

Al peggio che potr incontrarmi,..

xv. 47.

Avvenire, predizione

deli'

avvenire

v. Antivedere.

Tempo

futuro

ni'

gi nel cospetto,

Cui non sar cpiest' ora molto antica.


Che, se l'antiveder qui non m' inganna.

Purg.

xxiii. 98.

Purg. xvui. lOU,

90

AVVENIRE, PREDIZIONE DELL'AVVENIRE.


Infuturarsi, (estendersi nell'avvenire)

Par. xvii. 98.

Avventare.
L dove fortuna
Quivi
la ripa
1'

la balestra.

Inf. xiii. 98.

lamma

in fuor balesira.
1'

Pur

r/.

xxv.

12.

Prende

altro nel petto, e

arrandeila
Ariosto, xviii.
6.

In mezzo alla citt sopra le mura.

Avventarsi.
Mostrava come
i

figli

si gttaro

Sovra Senacherib dentro dal tempio...

Purrj.

xn.^%
xxi. 67.

Con quel furore


Ch' escono
i

e con quella tempesta


in/*,

cani addosso al poverello...


di petto dansi

Non con altro romor Due leon fieri.

Petrarcay

Tr. Castit, 19.

Avvertire,
Per
(

l'

assenno che se mai odi...


mi assenna Del
ti

Inf. xx. 97.


xvii.

giustizia

fatto...

Fazio degli Uberti,

Guarda, giovi ch'io


Intrate;

scaltro, (ir.xxxii.57.)

Purg.wvi.'.
131.

ma

facciavi accorti
si

Che
(

di fuor

torna chi indietro

guata
. . .

Purg.

ix.
)

Per pietate Umilemente fattenela accorta Che

Cino, xxi.

Il

Come

mio Duca mi tent di costa. delfini, quando fanno segno...

Inf. xxvii. 32. //. xxii. 19.

A
A muta
a muta.

vicenda.
Inf. xiv. 55.

Avvilirsii

V.

Coraggio.

Pensa, Lettor,

s'

i'

mi disconfortai
Inf. viii. 94.
le

Nel suon delle parole maledette.


Gli occhi alla terra e
ly ogni baldanza
. .

ciglia

avea rase
Inf. vili. 118.

(Esprime e dipinge.
Vita Nuova, par.
9.
)

Egli

mi parea

sbigottito, e

guardava

la terra.

N
{

gli

grav vilt di cuor


gli fece

le

ciglia.
)

Par.

xi. 88.

n vile timore

bassa

la fronte

Non mi E per

lasciar, diss' io, cos di fatto.

Inf. viii. 100.

leva su, vinci

1'

ambascia

AVVILIRSI.

91

Coa

I'

animo che vince ogni

battaglia.
nf. xxiv. 32.

Se col suo grave corpo non s'accascia.

Avvicinarsi.

Non corse mai

si

tosto acqua per doccia

volger ruota di mulin terragno,


ella pi

Quand'

verso

le pale

approccia.

Inf. xxiii. 46.

Ma
La

ficca gli occhi a valle;

che s'approccia
i/. xii. 46.
s

riviera del sangue...

Dall'altra parie in fuor troppo


Poi

approccia. Pmjv/.xx.O.

come pi, e pi, verso noi venne. Lo buon maestro a me tutto *' accolse. Tutto mi ritrassi Al Duca mio.
mi ristrinsi alla fida compagna. m' accostai con tutta la persona Lunqo '1 mio Duca.
Io

Purg.

ii.

37.

Inf. xxix. 100.

Purff.

1.

110.
3.

Picrg.

m.

lo

Inf. xxi. 97. Inf. xxii. 46.

Gli

s'

accost allato.
s'

L'

ombra che

era al giudice raccolta.

Purg. viu. 109.

Stretto mi accostai

Tutto gelato

alle fidate spalle.


l li

Purg.
congiungi,
in/",

viii.

41.

Tu
Quanto

vedrai ben, se tu
il

senso s'inganna di lontano.


le i'

xxxi. 25.

Colui che da sinistra

aggiusta.

Par. xxxii. 121.

Poi verso me, quanto potevan farsi,


Certi
si

feron...
si

Purg. xxvi.
ed
io

13.

Ver me

fece,

ver

lui

mi

fei.

Purg. viu. 52.


Purg. xxvii. 13.
Purg.x.^'.

Come

noi gli

fummo

presso.

Si fece l'un pi presso a noi.

/^ar. viii. 31

Tanto mi piacque prima 'l dolce lume, Ch' i' passai con diletto assai gran poggi
Per poter appressar
(Questo modo
gli

amati rami.

Petrarca, Sest.

v. 6.

ha molta vaghezza nell'italiano. V. Monti.)


fior la

Era un tenero
Il

nato in quel bosco


radice in parte
Sest. vi.
*2.

giorno avanti; e

Ch' appressar noi poteva anima sciolta.


Pi innanzi, e poi pi innanzi
i

passi mula.

Tanto che se
r se
gli

gli

accosta a faccia a faccia,

E con fraterno

affetto lo saluta,

china a lato e al collo abbraccia. Ariosto, xlw.^.

92

Avvocato.
Questi in prima et fu dato
all'

arte
Petr. Canz.
vii. p. 2.

Di vender parolette, anzi menzogne.


(all'arte degli Avvocati)

Azione.

Azioni belle ed onorate.


Opere
trarca, Tr.

legrjadre.
di bellezza
in.

Purff. xi. 6.
avvenente,
)

[LeQQiadre non valevano belle

ma

d'alta: Pc^

Fama,

ni.
1'

56; Tasso,

63; xvii. 73,

^Sotabili fen

opere sue.

Par. xvii.

78.

La santa (jesta. (impresa) Onorata impresa. Atto che non avea fallo,

Inf. xxxi. 16.

Inf.
(atto sicuro)

ii.

47.

Par. xxix. 23. Par. v. 33. Par.


vi. 24.

Buon

lavoro, (opera buona)

Alto lavoro.

Con buona
S' ei

pietate aiuta

il

mio.

Pure/, v. 87.

(con opere di cristiana piet)

non

lian mercedi, (opere

huone)
Petr.

Inf. iv. 34.

Alte operazioni e peregrine.

Trionfo Divinit. 13.

Rade volte addivien eli' all' alte imprese Fortuna ingiuriosa non contrasti, Ch' agli animosi fatti mal s' accorda.

Canz.

ii.

7. 4.

Far buone azioni.


Quei c'hanno
(

al

buon voler buona


)

radice. Pi^r*/. xiii.33.

la cui

volont fruttifica opere buone

cui di

ben

far giova.

Par.

ix.

21

Ariosto, xxxvi.

7.

In bene operare pi soletta.

Purg. xxiii.

93.

Al ben far poser


(

g'

ingegni.
Per tuo ben
far. Inf. xv. 64.

Inf. vi. 8.
Al dire e al
)

Del ben far. Par.

vi. 132.

far cosi intero. Purg. xvii. 30. Ogni buono operare. Pury. xvni. 15.

Buona merce
Che fa nascere

carco,

(fa

tesoro d'opere buone) Par. xi. 123.

Tutti contemplanti Uomini furo accesi di quel caldo


i

fiori e

frutti santi.

Par. xxii. 46.

(opere e santi pensieri)

Fece col senno assai e con

la

spada.
1.

Inf. xvi. 39.

{Petrarca, Trionfo Fama, i.44; Tasso,

1.)

AZIO>E.

93

li'

azione che viene dal cuore pi gradita.


l'

Perch

ovra tanto pi gradita

Dell' operante,

quanto pi appresenta
Par.
vii.

Della honl del cuore ond' uscita.

106.

Diletto che prova

1'

uomo

nelle

buone azioni.

E come, per
S'

sentir pi dilettanza
di

Bene operando V uom,


accorge che
la

giorno in giorno

sua virtute avanza.

Pur.

xviii. 58.

Felicitando se di cura in cura.


(traendo
felicit del

Par. xiu. 20.

passare d'una in altra buona azione)

Azioni cattive.
Opere sozze.
Par. xix. 136.

(Opere ladre. Dante, Canz. xx. 1; Lingue ladre. Cino, xxvi; Frate Sloppa; Fazio degli Uberti. Opre dispietate. Fazio.)

Opere
(Siate.

biece.
..

Inf.
;

xxv.

35.

a ci far non bieci. Par. v. 61

e nel Par. vi. 136.

parole biece quelle de' cortigiani invidiosi - Opere biece^


VI.

chiama Fazio, Dittam.


effetto,

13 - Genti biece,

di corto

intelletto,

ii.

22;

Id. in.

1- Bieco

disonesto effetto. Fr. Sacchetti.- Xtio bieco, lo stupro. ArJosto, xxix. 12.)

Pastor di pi /a/t/'opre.
(

Inf.xix.^i.
)

Laide colpe. Purg. xxxii. 121.

L'opere mie
Nel qual

Non

furon leonine

ma

di volpe.

Inf.

wwi.lL
51.

Orribili dispregi, (azioni turpi]


si

in/", viii.

scrivon tutti

suoi dispregi.
fregi.

Par. xix. 114.


Inf. vili. 47.

Bont non che sua memoria


(nessuna opera buona onora
la

sua memoria)

Se dritto o torto va non suo merto.

Purg.

xviii. 45.

Opere prave.

Ariosto, xvn. 127.

Di cui l'opere fur pi che di volpe. (/n/'.xxvii.74.) xvi. 13.

Da azione buona

effetto cattivo.

Sotto buona intenzione... f mal frutto. 11 mal dedutto Dal suo bene operar.

Par. \\.

'Sii.

Par. x\. 58.

Da
Dell'
(

fatti noti, tristi

conseguenze note.
si

opera che mal per te


i

f.

Purg.

xii. 45.

non vengianimo Iti Teseo 1' assalto. Inf. ix. 54. Mal fu la voglia tua sempre si tosta. i/</. xii.tiB. Cbe mal non seppe carreggiar Feton. Pury.w.li. l mal per
Il

Fanfani adduce ancora

seguenti esempi: Mal

94
Tolomeo poi
sti
si riscosse.
,.

AZIONE.
Par.
vi. 69.
il

Le nozze

Par. xvi, 140. Vedi

Borghini,

Buondelmonte, quanto mal fuggii. 734- E il Boccaccio, Intr.

Gli

mal

tirati stracci,

Gli stracci presi e scossi in

mal punto, per

loro

sventura.

Di cui
(E
l' il

Fu

l'opra

grande e bella e mal gradita. Par. vi. 128.


ii.

Petrarca, Trionfo Fama,

39.

Molto diverso

il

guiderdon dal-

opra.

Azioni fatte ad
Elli

un medesimo

fine.

ad una mililaro.

Par.

xii. 35.

un dir, perocch d' ambedue Si dice r un pregiando, qual eh' uom prende Perch ad un fine fur 1' opere sue.
Dell'

Par.

xi. 40.

Azione, impresa difficile.


voi che siete in piccioletta barca,...

Tornate a riveder

li

vostri

liti,

?5on vi mettele in pelago, che forse

Perdendo me, rimarreste smarriti. L' acqua ch'io prendo (liammal non Non impresa da pigliare a rjahbo
Descriver fondo a tutto
1'

si corse.

Par.

ii.

1.

universo.

Inf. xxxii. 7.

Ma

chi pensasse

il

ponderoso tema,
trema.

E V omero mortai

che se ne carca,
sott' esso

Noi biasmerebbe, se

Non pareggio da picciola barca Quel che fendendo va 1' ardita prora.
N da nocchier
Passo forte.
eh' a s

medesmo

parca.

i^rr. xxiii. 64.

Alto passo, {difficile)

Inf. n. 11; xxvi. 132.

Par. xxii. 122.

Incoraggire un' impresa.

s'io

non
il

fossi si

per tempo morto,

Veggendo

cielo a te cos benigno.


Inf. xv. o8.
//'.

Dato t'avrei all'opera conforto.

Or sie forte ed ardito. Dunque che ? perch perch

xvii.81.

ristai?

Perch tanta vilt nel core alette?

Perch ardire e franchezza non hai? Non aver tema, disse il mio Signore:

Inf.

ii.

121.

AZ10>E.
Fatti siciir,

05

che noi siamo a buon punto.

Non

stringer

ma

rallarga ogni vigore.


le faville,

Purg.

ix. 46.

Al mio ardor fur seme

Che mi
Dell'

scaldar, della divina fiamma,

Onde sono
Fummi,

allumati pi di mille;
la

Eneide dico,

qual

mamma

(Stazio a Virgilio)

e fummi nutrice poetando: Senz'essa non fermai peso di dramma.

Purg. wi.^.

Cominciare un' azione.

Dio per grazia piacque di spirarmi


Par.
vi. '23.

L'alto lavoro, e tutto in lui mi diedi.


Disse Marfisa agli
altri,

ora che resta.


Ariosto, \\\i. IO.

Poich son qui, di cominciar la festa?


Cosi dicendo, veggono in disparte

Venire

traditori di

Magonza:

S ch'eran presso a cominciar la danza.


(

wvi.

11.

Modo

proverbiale.

Proseguire un'azione.
buono Apollo,
all'

ultimo lavoro

Fammi del tuo valor si fatto vaso. Come dimandi a dar l'amato alloro... M' uopo entrar neW arringo rimaso.
(

Par.

i.

18.

continuare

l'

opera incominciata

Abbandonare un' opera cominciata.


Del cominciar tutto
si

lolle.

Jnf.

ii.

39.

Consumai la impresa. Che fu nel cominciar cotanto


(

tosta.

Inf. n. il.

Vi posi termine, cessai da essa, cessando di recarla a compimento. (V JMA'epjw Giusti ci lasci questa interpretazione a Mi condussi per tutto il sentiero che do>ea percorrere e ne calcolai i pericoli e le diflicolt E sa:

re!l)el)eilissijno concetto,

quantunque arditissimo anco per l'espressione.)


lo rivolve.

D'onrata impresa

Jnf.

ii.

il.

Ed io non vo' parlar si altamente. Che divenissi per temenza vile.


(cio, abbandonassi l'impresa per

Canz.

ii.

l.

temenza)

Condurre a
Jhbe spazio
di...
i

flne un'opera.
di fare

tempo

una cosa

Purg.wiw

'M.

%
E
(

AZIONE.
se tanto lavoro in bene assommi.
fine
)

Purg. xxi. 112.

conduca a buon

Acci che tu assommi


Perfettamente ...
il tuo cammino. Purg. xxxi. 94. Deduce L'ardua sua maleria terminando. Pa7\xxx. 35.

Azione non condotta a

fine.

Ma
La

caddi in via con la seconda soma.


tela

Purg. xxi.

93.

Onde non

trasse insino al co' la spola. Par. in. 95.

Operare con cupezza.


Percir io non proceda troppo chiuso.

Par.

xi. 73.

Operare a suo modo.


Fare a suo senno.
(Opera pensata.
Inf. xxiv.
iv.

Purg. xxvii. lil.


23- Atto bruno, (scontento) Purg. xxiv.
56.)

87- Fatti... foschi. Ariosto,

Ostinazione nel proseguire un'azione.


Se ognun vuole al suo fatto esser ingordo. Ariosto, xxvi. 113. Anch' io con Mandrcardo mi ripiglio.

Azioni meuioraltili.
Ciascuna per se parr ben degna
Di

poema chiarissimo
Ariosto,
xiii.

e d'istoria. Petr. Trionfo Morte,


;

i.

18;

44

Tasso, xv. 32.


Sol, degne d' un pieno memorande.

Degne

d'

un chiaro
s

Teatro, opre saran

Notte, che nel profondo oscuro seno

Chiudesti e nell obblio fatto

si

grande
Tasso, xu. 54.

Piacciati eh' io nel tragga, e in bel sereno

Alle future et lo spieghi e mande.

Di

Che quel poco dar lunga memoria poema dignissima e d' istoria.

xv. 32.

Azzurro.
Dolce color d'orientai zaffiro.
[Dolce orientai zaffiro,
l'olizio.no,
\.

Purg.
00.)

i.

13.

97

Babele torre.

Vedea Nembrotte appi del gran lavoro,


Quasi smarrito, e riguardar
le

genti

Che in Sennaar con lui superbi foro. La lingua eh' io parlai fu tutta spenta
Innanzi che
all'

Purg.

xii. 34.

ovra inconsumabile
di

Fosse

Nembrotte attenta. E quel che cominci poi la gran torre,


la

gente

Par. xxvi. 124.

Che

fu

SI

di peccato e d'errar carca.

Petr., Tr.

Fama,
i.

ii,

80,

(Della torre in Sennaar, la quale poi fu detta Babel, cio confusione,

vegga! la bellissima descrizioTie che ne fa Dante. De Fw/j/.f/.

T-Dante
Par.

chiamava
XVI. 94,
)

la

porta Pera:

Carca Di nuova fellonia

di tanto peso.

Quel grande

gi,

che incontra 7

cielo eresse

L
E

alta mole d'errar, forse tal era;


in cotal atto
il

rimir Babelle
Tasso,
ii.

Alzar la fronte e minacciar le stelle.

91.

Baciare.

Quando leggemmo
Questi che mai da

il

disiato riso

Esser baciato da cotanto amante.

me non

fia

diviso,
Inf. v. 133.

La bocca mi baci tutto tremante. Lo collo poi con le braccia mi cinse, Baciomml 11 volto, e disse Alma sdegnosa Baciarsi una con una.
:

. . .

Inf. viii. 43.

/'rqr.

xxvi. 36.

Gli occhi e la fronte con sembiante


Basciolle...

umano
Petrarca, Son. 181.
Ariosto, x. 112.

Mille baci... figge... negli occhi vivaci.

poi di su la bocca

primi

fiori

Cogliendo vien de' suoi beali amori.


Baci eh' iraitavan le colombe.

xxii. 32.

xxv. 98,

L'abbraccia e stringe, e dolcemente accoglie:

N per

saziare al
1.

primo u

al

secondo
7

VOL.

08
S al terzo baco era
I

BACIARE.

V accese voglie.

xxxix. 43.
Tasso, xvi. 19.
xviii. 32.

dolci baci ella sovente

Liba or dagli occhi, e dalle labbra or siigge.

Giungi

labbri alle labbra.

Aminta, Atto\. Sc.ult. Quando le labbra sue Giunse alle labbra mie. N l'api d'alcun fiore Colgon s dolce il sugo, Come fu dolce il mei ch'allora io colsi Da quelle fresche rose... Id. Atto 1. Sci. Baci strettamente tenaci. Id. Atto 1. Sci. Con desire aggiungendo labro a labro, Come tutta d'amor gli ardesse
(E giunse viso a viso, e bocca a bocca. Tasso,

l'alma. Poliziano, Stanze,

1.

104.

Pietosa bocca, che solevi in vita

Consolar

il

mio

diiol di

tue parole,

Lecito sia ch'anzi la mia partita

D'alcun tuo caro bacio

io

mi console:

forse allor,

s'

era a cercarlo ardita,

Quel davi

tu, eh'

ora convien che invole.


ti

Lecito sia eh' ora

stringa, e poi
i

Versi lo spirto mio fra

labbri tuoi.

xix. 108.

Baco da
Animai
di

seta.
Par. viu. 54.
V. Favella.

sua seta fasciato.

Balbettare.

Balena.
Orche e balene Escon dal mar con mostruose schiene.
Smisurata cete.

Ariosto, vi. 36.


v. 109.

Baleno.

V. Lampo. v. Potere avere


in.

Balia avere, e darsi,


Ballo.

Come

si

volge, con le piante strette


s,

donna che balli, Purg. xxvui. E piede innanzi piede appena mette. Donne mi parver non da ballo sciolte.
terra ed intra

52.

Ma che

s'

arrestin tacite, ascoltando

Fin che le

nuove note hanno

ricolte.

Par. x. 79.

Come da
Alcuna
fiata

pi letizia pinti e tratti


quei che vanno a rota,

BALLO.

yi>

Levan

la

voce, e rallegrano

gli

alti.

Par. xiv. 19.


Par. xxv. 107.

Si voUjean

a mota.
per fare onore
fallo, (vanit)

E come
Vergine

surge, e va, ed entra in ballo

lieta sol

Alla novizia,

non per alcun

Par. xxv. 103.


Par. xvii. 79.

sua nota moviensi.

Cosi quelle carole, differente


niente danzando, (veloci e lente)
(

Par. xxix. KJ.


I.

Traean dolci carole. Tasso, Aminta, Atto

Coro.)

Bambino V.

Fantolino.

Barattiere.
Barattier sovrano.
Inf. xxii. 87.

Che gi per barattare ha


Vasel d'ogni froda.

l'occhio aguzzo. Par. xvi. 57.


in/",

xxu. 82.

Barba.

Un

vecchio bianco per antico pelo. Inf. ni.Sl; Inf.\u.W3.


Inf. in. 97.
i.

Lanose gote.
{Lanose gote. Poliziano, Stanze,
116.)

Lunga
Portava,

la

barba e
al

di jjel bianco

mista

a'

suoi capegli simlgliante,

De' quai cadeva


(

petto doppia

lista.

Purg.i.Vt.
il

quali da destra a sinistra scendevan^li sul petto a ciocche a


petto.

ciocche -Per lunga etate La bianca barba gli listava

Fazio,

Ditlamondo,
onesto.
/(/.
I.

i.

2-Acui

la

burba lista Ch'era a veder

si

vecchio e tanto

7.)

Movendo queir oncs^^ piume.


Pria...

Par.

i.

42.

che

le fjiiancc sicn

coperte.

Par. xxvii. 129.

Prima... che le

guance impeli
Purg.
xxiii.
1 IO.

Colui che mo'

si

consola con nanna.

E con
Tacca
la

la

cocca
alle mascelle.
j

barba indietro

//*. xii.

77.

Alza la barba, (la faccia barbuta

Par.y. xxxi. 67.

(Ogni hont propia In alcuna cosa, amabile in quella; siccome nella masrhiezza essere bene barbuto, e nella Temminezza essere bene pulita di burba in tutta la faccia. Convito, i, l.)

Avea lunga la barba a mezzo Con bianca barba, a mezzo il


1

il

petto.

Ariosto^

ii.

12.

petto lunga.

xv. 42.

crini

ha bianchi, e bianca

l'a

mascella

100
Di folla barba

BARBA.
eh' al petto diseorre.
la cui
la

xxxiv. 54.

Quel vecchio
(Chi ha veduto
potr gustare
il

barba

il

petto inonda.

xxxv.

18.

barba del Mos di Michelangelo, pi d'ogni altro bello di questa metafora. Monti.)
il

Gl'involve

mento, e su l'irsuto petto


Tasso,
iv. 7.

Ispida e folta la gran barba scende.

Per canuta Barba appar venerabile e severo,

xvii, 11.

Barbaro.
Elati (frosse. (barbare)
Purff. xi. 93,

Che

fan qui tante pellegrine

diluvio raccolto

spade? Di che deserti strani


sole
chiari rai.

Per inondar

nostri dolci campi... Petrarca, Canz. tv. p. 4.


il
i

E
Qui

se,

rotando
eh'
all'

men

altre region s'appressa,


arrivi.

Credo eh' a noi mal volentieri


Perch veder
si

crudel gente schivi.

Ariosto, v. 5.

Barca V.
Basso Y.

Nave.

Abbassare.

Bastardo.
Che mal nacque. Purg, xviu. 125

iiw/o. Inf. xxiv. 124.


Par. xxii. 84.

Non
(

d'altro pi brutto.
drude e dei bastardi
)

delle

Bastare.
Assai mi fu. Par. Per la mente
1.

15, - Ad ogni cosa

tanto. Par. ix.9.

Ch'hanno a tanto compreder poco

seno,

Inf. xxviii. 5.

Battere.
Alla

man

destra vidi

nuova piet;
frustatori,...

Nuovi tormenti e nuovi


Di qua, di
Vidi
l,

su per lo sasso tetro


ferze,

dimon cornuti con gran


li

Che

batteau crudelmente di retro.


lor levar le berze

Ahi come facn

Alle prime percosse! e gi nessuno

Le seconde aspettava ne

le terze.

Inf

xviii.

22 e 34,

BATTERE.

101
'l

(Diceva

E chnavan gli lun con l'altro)


:

raffi, e,

Vuoi ch'io

tocchi

in sul

groppone?
Inf. xxi. 100.

E rispondean S, Sempre garrir

fa

che gliele accocchi,

d'ingiuriosi detti,

Stracciar la faccia e far livida e nera.

Ariosto, v. 2.

Un pugno
Che

gli tir di

tanto peso,

nella gola gli cacci

duo

denti.

xviii. 85.

Sul capo del pastor un pugno serra.

xxx.

7.

Ad Olivier, che troppo Men un pugno s duro e

innanzi fassi.
s

perverso.

Che lo f cader pallido ed esangue, E dal naso e dagli occhi uscirgli il sangue.
(Ch'io non
ti

xxxix. 50.

dessi qualche

sergozzonc. Che non toccassin qualche

tentennata. Pulci, Morgante, xviu. 174.)

Battesimo*
Ei non ebber battesmo

Ch' porta della Fede che tu credi. Quivi sto


io co'

Inf. iv. 35.

par voli innocenti,

Da' denti mossi della morte, avante

Che fosser dall'umana colpa esenti. Poich le sponsalizie fur compiute

P^rj/. vii. 31.

Al sacro fonte intra


U'
si

lui e la Fede,

dotar di

mutua

salute.

Par.

xii. 61.

nell'antico vostro Battisteo


fui

Insieme

cristiano e Cacciaguida.

Par. xv. 134. Par.


il

La donna, che per lui l'assenso diede. In sul fonte Del mio battesmo prender
Perocch' nella Fede, che fa conte

xii. 64.

cappello;

L'anime a Dio, quiv' entra'

io...

Par. xxv.
Ariosto,

8.

Carlo dal salutifero lavacro

Con cerimonie debite

levolla.
V. Paradiso.

xxxvni.

23.

Beati

Genti gloriose. Par. xxxi. 60.

Beate genti. Inf.

i.

120.

Menti sante.
Primizie Dell' eterno piacer
.
.

Par. xxxu. 87.

Purg. xxix. 31.


Por. xxiii. 131.

Arche ricchissime.
isplendor di viva luce eterna.

Pury. xxxi. 139.

102
isplendor di Dio.

BEATI.

Par. xxx. 97.

Lucenti incendi Dello Sprito santo.


Turl)a di splendori

Par. xix. 100.


Par. xxiii. 82.

Fulgurati di su da raggi ardenti.

Sempiterne lamme.

Par. XIV. 66.


Par.
IX. 37.
XII. 23.

Lucu lenta

e cara gioja Del nostro cielo.

Gemme

del cielo.

Pur.

Famiglia del cielo.


Concistoro sommo.

Purr/. XV. 29.

Purg.

IX.

2L

Beato concilio.
.

Purg. XXI. 16.


Par. xviii. 115.
Santi)

Milzia del cielo.

L'una e

l'altra milzia
i

Di Paradiso, (gli Angeli e

Par. xxx. 43.

La

milizia santa

Che nel suo sangue


Sempiterne rose.
Perpetui
Il

Cristo fece sposa.

Par. XXXI. Par.

2.

XII. 23.

iori

Dell'eterna letzia.

Par. XIX. 22. Par. XXIII.

bel giardino

Che

sotto

raggi di Cristo s'intiora.


si

7L

Li gigli Al cui odor

prese

il

buon cammino. Pflr.xxii.73.

(Dietro l'odore della santit de' beati molti s'incamminarono pel


diritto sentiero dell'eterna salute.)

Sustanzie

pie...

Voi vigilate nell'eterno

die.

Purg. xxx. 101.


Par. xxx. 76.

Giocondo della faccia di Dio.


tutto vede. Inf, x. 131.)

(Tutto discerni rimirando in Dio. Par. vui. 90. -Il cui hell'occliio

Rivolta s'era al Sol che la riempie

Come a quel ben Amore acceso.

eh' ad ogni cosa tanto.

Par.

IX. 8.
5.

Par. xxiv.

8*2.

Vita beata.

Par. XXI.

Spiritai bellezza e grande,

Che per lo cielo spande, Luce d'amor che gli Angeli


Nota
i

saluta.

Canz.

VII. 2.

pa triti Di questo impero giustissimo e pio. Par. xxxii. 116. Beata corte. Par. xxxu. 98 - Beato regno. Par. i. 23.
f/ran

L'alta corte santa.

Par. xxxi. 112.

Quanto

d noi lass fatto

ha ritorno.

Par. xxx. 114.

sodalizio eletto alla gran cena

Del benedetto Agnello,

il

qual vi ciba

BEATI.
S,

103

che

la

vostra voglia sempre piena.


spirito, ch'ai rai

Par. xxiv.

1.

ben crealo
Di vita eterna
la

dolcezza senti,

Che non gustata non s'intende mai.


Poi rispose l'amor che v'era dentro:

Par.

in. 37.

Luce divina sovra me s'appunta. Penetrando per questa ond'io m'inventro. La cui virt, con mio veder congiunta, Mi leva sovra me tanto, ch'io veggio La somma Essenzia, della quale munta.
Quinci vien l'allegrezza ond'io fiammeggio.

Perch

alla vista mia, quanl'clla chiara.

La

carit della

fiamma pareggio.
le

Par.xxi.

82.

Cosi di quelle sempiterne rose

Volgeansi circa noi

duo ghirlande,

l'estrema all'intima rispose.


'1

Poich

tripudio e l'altra festa grande,


s

S del cantare e

del fiammeggiarsi

Luce con luce gaudiose e blande. Par. xii. 19. L dove armonizzando il del t'adombra. Pnrg. xxx. 144. E se la mente tua ben mi riguarda, Non mi ti celer l'esser pi bella. Par. m. 47.
Ne' mirabili aspetti
Vostri risplende non so che divino.

Che

vi

trasmuta da' primi concetti.


fui

Per non
(

a rimembrar tanto fBstino.

Par.
i.

ni. 58.

'n lei

discern

un non

so che divino. Poliziano,


il

4i.

Ma

tulli

fanno bello

primo giro,
Par.
iv. 34.

E diflerentemente han dolce vita, Per sentir pi e men l'eterno spiro.


(11

poeta chiama fiume della mente la luce Intellettuale da cui sono Illustrate le anime depll eletti nella Intuizione di Dio. Pury. xiii. 90. )

L'anime beate Cilladine del

cielo.

Petrarca, Son. 74. p.

2.

Or
Vedi

nel volto di lui, che lutto vede, {Par.

xxx.

49.)
2.

'1 mio amore e quella pura fede. Che pi bella che mai, con l'occhio Con gli Angeli la veggio alzata a volo

Son. 75. p.
interno,

A' pie del suo e mio Signore eterno.

Son. 73.

p. 2.

E per

dir di quella eh' fatta immortale,

04

BEATI.

E E

cittadina del celeste regno.

Son. 88. p.

2.

Dov' viva
di

colei ch'altrui par morta,

sue belle spoglie, Seco sorride.


cittadine.

Canz.

i.

7. p. 2.

L'anime che lass son L'anime sante.


Dipinte di petade
il

Canz.n.L

viso pio.

Tutte miraro

il

sempiterno amante,
il

gli

mostraro
gi

comun

lor disio.

Ariosto, xiv. 74.


;

Non

come

credi, Dicea, son cinto di terrena veste

Semplice forma e nudo spirto vedi

Qui cittadin della


L'

citt celeste.

Tasso, xiv. 7.
di Cristo,
xviii. 94.
Par. xxv. 70.

Mira di quei che fur

campion

anime

fatte in cielo or cittadine.

Gradi diversi di gloria ne' Beati V.

La carne

de' Beati

sar in cielo pi bella Y. Par. xxv.


Beatrice.

Mia donna. Par.


Il

v. 94; xiv. 84; xv. 32; xvii.


;

7.

114; xxi.

2; XXIII. 10; xxvi. 82. 115; xxvii. 89


sol degli occhi miei.
di

xxviii. 40. 60. 86.

Par. xxx. 70.

Segno

maggior

disio.

Par.

in. 126.
3.

Quella che imparadisa la mia mente.

Par. xxviii.

Quella pia che guid le penne


Delle mie
ali

a cosi alto volo.


scorta.
!...

Par. xxv. 49.


Par. xxi. 23i

Sua celeste

Beatrice, dolce guida e cara

Par. xxiii. 34.

donna di virt, sola per cui

L'umana spezie eccede ogni contento Da quel ciel, e' ha minori i cerchi sui.
Beatrice, loda di Dio vera.

Inf.

ii.

76.

Che non soccorri quei che t'am

tanto.
//'. ii.

Ch'uscio per te della volgare schiera?


Questa, in cui Dio mise grazia tanta.

103.
v. 4.
1.

Canz.

Quella eh'

d'

ogni ben

la

vera porta.

Canz.\.
Canz.

Il lume de' begli occhi Che suol essere a' miei si dolce g-uida. Quest' anima gentil, di cui io sono.
(

v. 2.

Canz. v. Chiusa.
;

Sua bellezza
i; vili,

celeste.

Inf.

ii.

53

Purg. xxx. 31; Purg. xxxi

Par.

iv.

139; V.

14; xvui. 55;

xxi. 7; xxiii. 70;

xxYii. 88; xxx. 16.

Am-

BEATRICE.

105

Sua bellezza in vita. mirata nel seggio della sua gloria. Par. xxxi. 69. Riconosce tutto da lei. Par. xxxi. 74. Purg. XXI. 49; Par. xxviii. 10,

Suoi occhi. Par.


Par.
Par.
VII.

IV,

139; xxiii. 22;


;

xxvi. 14. 76; xxviii. 11.

Suo

riso.

18; xiv. 80. xv. 34. 71

xviii. 19; xxiii.

lo

xxvii. 104; xxx.23;

Simbolo della scienza divina.


IV.

In/", ii.

76; x, 130; Purgf. vi. 43; xxxiii. 113.

118;

VII.

11.)

Beffa, beffarsi.

Non prendano
(Tutto
signor
le

mortali

il

voto a ciancia.

Par. v. 63.
li

il mondo ti pare una ciancia. Frate Stoppa -^on prendan imprese a ciancia. Fazio, Dittamondo, n. 30.)

Non

impresa da pigliare a gabbo.


a gabbo i... Tasso, Aminta, Atto
I,

Inf. xxxii. 9.
Se. 1. e Se. 2.
)

iTu prendi

Sovente
Gira
'1

'n

gioco
ch'i' porto per lei. Petrarca, Canz. xiii. 2.

tormento

Volgeva in gioco Mie pene acerbe.

Son. 47. p. 2.
in. 5. p. 4.

Canz. Ed ella prese in gioco. motteggiando un poco addosso E poi che


Gli

and Aquilante.

AriostOy xviii. 91.

Non

si

pot tenere a bocca chiusa

Di non la motteggiar con beffe e risa.

xx. 113.

Belletto.

Senza

il

viso dipinto.

Par. xv. 114.

Bellezza.
11

sol degli occhi miei.

Par. xxx. 18.

(Al chiaro sol degli occhi miei. Sennuccio Del Bene,


begli occhi il sole. Casa, Son. 43.)

ym-De'

suoi

Veggendo quel miracolo adorno.


{

Par. xviii. 63.

Nuovo miracolo

gentile. Dante,

Son. 11 - E par che sia una cosa

divino intelletto,

venuta Di ciclo in terra a miracol mostrare. Som. 17 -Angelo clama in E dice: Sire, nel mondo si vede Meraviglia nell'atto, che procede Da un'anima, che fin quass risplende. Canz. n. 2 -Vedrai Di s alti miracoli adornezza. Canz. xiy.i-E vederal, marav ig Ha sovrano, Com'en lormalc angeliche bellezze, E di nuovi miracoli adorne: ze. Lapo Gianni -L'alto e novo miracol eh' a' di nostri Apparve al mondo e star seco non volse. Petrarca, Son. 41. p. 2.)

Donna
Dice di

di s
lei

gaia sembianza.

Son.

3.

Come

esser

Amor: Cosa mortale pu s\ adorna e s\ pura?

Poi la riguarda, e fra s slesso giura

10()

BELLEZZA.
di far cosa

Che Do ne intende
Color

nova.

di perla quasi informa,

quale

Conviene a donna aver, non fuor misura Ella quanto di ben pu far natura; Per esempio di lei bella si prova.
Degli occhi suoi,

come

eh' ella gli

muova,

Escono

spirti d'

amore infiammati,
'1

Che
Voi

fieron gli occhi a qual che allor gli guati,


si

E passan
le

che

cor ciascun ritrova.


pinlo nel riso.

vedete

Amor

Ove non puote alcun


In
(In
lei 5' aecofjlie
lei

mirarla
ogni

fiso.

Dante, Canz.

ii.

tV

beltii

luee.

Canz.
iv.

vii. 4.

assembrata ogni Lellezza. Sennuccio Dal Lene.

mi son pargoletta Isella e nuova, E son venuta per mostrare a vui


Io

Delle bellezze e loco, dond' io

fui.
'

Io fui del cielo, e tornerovvi ancora

Per dar della mia luce altrui diletto;

E chi mi vede, e non se n' innamora, D'amor non aver mai intelletto...
Ciascuna stella negli occhi mi piove
Della sua luce e della sua virtute.

Le mie

bellezze sono al

mondo nuove,

Perocch di lass mi son venute; Le quai non posson esser conosciute, Se non per conoscenza d' uomo, in cui

Amor
strati

si

metta per piacere

altrui.

Ballata,

viii.

(3Iolte cose le

da amore e per virt

non s'intendono, se non da^'li spiriti gentili ammaed' amore fatti indovini. Giuliani. )

Gli atti soavi, eh' ella

mostra

altrui.

Vanno chiamando Amor, ciascuno


In quella voce che lo fa sentire.

a prova,

Di costei

pu dire: Gentile in donna ci che


si

in lei s trova,

E E

bella tanto,

quanto a

lei simiglia.

puossi dir, che'l suo aspetto riiova


consentir ci, che par maravif/lia:
la fede nostra aiutata
...

Onde
(

Canz. xv.
i

:{.

Veggasi tutta questa nobilissima Canzone, e veggansi pure

Sonetti:

BELLEZZA.
Negli occhi porta la

107
Son.it.

mia donna Amore.

Tanto gentile

e tanto

onesta pare. Son.n. Vede perfettamente ogni salute. Son. 18.)

Che luce
Pass
li

della sua umilitate

cieli

con lauta virlule,


Canz.
vi. 2.

Che f' maravigliar V eterno Sire. Credo che in ciel nascesse est soprami, E venne in terra per nostra salute.
(Dell'altro

Son. 19.

donne belle

ia sovrana. D.

Compagni, L'Intelligenza.)

^q\ viso

D'un Angiolella che


Che fosse
der

ci

apparila.

Dante, Ball.
le

viii.

(Sua angelica figura. Dante, Ballata, i-Tenea ' angel sembianza


del tuo refino: Non mi sie fallo, s'Io Guinicelli - Angelica figura ntioramcnte Dal

posi amanza.

cicl

Guido venuta a span-

sua virtute, Ha in te locata V alto Dio non posso lea:gieramente trare II nuovo ciemplo ched ella somiglia. Quest'angela che par dal ciel venuta D'umortua salute,
Tutta
la

d'Amore. Lapo Giunm

- lo

mi sembra al parlare, Edoguisuo atitrello maraviglia.eaiii r alma, che questa saluta In colei si pu dir che sia piovuta Allegrezza, speranza e gio' compita, Ed ogni rama di virt fiorita -W. Angioletta in sembianza Nuovamente apparita. W. -Ogni belt tua Non fece Iddio perch venisse meno Ma per mostrare a pieno A noi l'esempio della gloria sua. Fazio degli l'berli, vi - Questa la donna che fu in ciel creata; Ed ora qui come cosa incarnata. Fazio, -E dico nel mirar vostra beliate Questa non terrena creatura: Dio la mand dal ciel, tanto novella! Cino,\\- Angel di Dio simiglia in ciascun allo Questa giovine bella. Cino, \l\i- Angel novo del ciel quaggi mirando. G.
sorella
!

Casa, Son.

8.

ecc. ecc.

Mentre che vegnon


lo

lieti

gli

occhi belli. Pt/rgf.xxvii.l36.

(Beatrice degli occhi belli)

non la vidi tante volte ancora, Ch'io non trovassi in lei nuova bellezza;

Onde Amor

cresce in
il

me

la

sua grandezza
s'

Tanto, quanto

piacer

nuovo

aggiugne.

Canz.

xiii. 5.

t^uanlo nell' esser suo bella, e gentile


Negli
atti, ed amorosa. Tanto lo immaginar, che non si posa. L'adorna nella mente, ov'io la porlo. Canz. xii.d. La mia sorella che Ira bella e buona

Non

so (jual fosse pi. (Pctv. Son. l. p.

2.)

Pur(j. xxiv. 13.

Mai non t'appresent natura ed arte Piacer, quanto le belle membra in ch'io
Rinchiusa
(

fui.

Pur(/. xxxi. 45; Inf. v. 104.


il

Piacere per oggetto placente e bello


quella eh'

desiderata,

come desiderio per la cosa termine del desiderio -Nasce un desio della
;

108
cosa piacente. Son, 10

BELLEZZA.

-E

recolo a servir nuovo piacere.


6.

che sia
piacere.

'1

piacer ch'ora n'addestra. Son.


'I

Ediz.

S'accorse ben, che

suo male era nato.

Son. 4 -E qual Gmi,- Mirando nel Canz. in. 6 -Ad ogni


vii.

piacer

si

lega e scioglie. Son. iO-l\ piacer della suabeltate. Can^.

2-

E
e

Cino, XLiv: Sta nel piacer della mia donna Amore.

Come

in sol raggio

'n elei lucida stella- E Fazio, vi. Ch'io ardeva del tuo bel piacere E Sennuccio Dal Bene, iv-Mi f lontano Dal vostro bel piacer ch'ognor

pi piace

-E piacimento

T[^^T

bellezza e venust:

Il

gran disio ch'io sento

Fu nato per virt del piacimento Che nel bel viso ogni belt s'accoglie. Canz.xm. 3 -E questo gentile traslato piacque pure a' prosatori; onde
il

Boccaccio, Giorn.

n. 4 -

ii. n. 3 - Pi del piacer di lui s'accese e Giorn. Quanti per n'adescasse e prendesse col suo piacere. )
;

viii.

Deh, bella Donna,


Ti scaldi,
s'
i'

eh' a'

raggi

d'

amore

vo' credere a' sembianti,


del cuore,

Che soglion esser teslimon


Vegnali voglia...

Par. xxviii. 43.

Donna m'apparve,

Sovra candido vel cnta d'oliva sotto verde manto, Vestita di color di fiamma viva.

E lo spirito mio, che gi cotanto Tempo era stato, ch'alia sua presenza Non era di stupor tremando affranto...
Di riverenza
gli atti e
il

Purg. XXX. 31.

viso adorna...

noi venia la creatura bella

Bianco vestita, e nella faccia quale

Par tremolando mattutina

stella.

Biondo era e bello e

di gentile aspetto.

Purg. XII. 88. Purg. III. 107.

Se quanto infino a qui di lei si dice Fosse conchuso tutto in una loda.

Poco sarebbe a fornir questa

vice.

La bellezza eh' io vidi si trasmoda Non pur di l da noi, ma certo io credo Che solo il suo Fattor tutta la goda.
Yidi quivi
a' lor

Par. XXX. 16.

giuochi ed

a' lor

canti

Rdere una bellezza, che letizia Par. XXXI. 133. Era negli occhi a tutti gli altri santi. Che quantunque io avea visto davante, Di tanta ammirazion non mi sospese.

N mi mostr
Saldezza
e'

di

Dio tanto sembiante.

Par. xxxii. 91.

leggiadria.
in

Quanta esser puote

angelo ed

in

alma,

BELLEZZA.

109 Par. xxx. 109.

Tutta in

lui.

L'alma mia fiamma

oltre le belle bella. Petr. Son. 20. p. 2.

Costei eh' tra le donne

un

sole.

Son.

8.

Pi bella assai che'l sole

pi lucente.
stella. Sacchetti, tiu.)

Canz.

ni. p. 4.
xl.-

(Pi bella -Lucente pi c/ie


Il fior

che H Sole. Dino Prescohaldi-hi belt lumera. Gino,

dell' altre belle.


il

Canz.
fiore.

xii. 7.

(Se intra l'altre mi parete


fiore

Chiaro Davanzali -Voi, cbe siete

Sor

l'altre

donne. Federigo Secondo.)

Famosa
(

bellade.

Canz.

i.

p. 4.

L'alta belt, ch'ai


Non

mondo non ha
s bella,

pari.

Son. 203.
Federigo n - Che di senza pare;

donna che

sia Alta,

e pare.

bellezza al

mondo non ha

pare. Cino, lxxxyiii -

Ma questa
)

E non so esempio

dar, tanto ella maggio. Cino,

xvni-Di bellezza Che

facilmente non troviamo pari. Ariosto, xxviii. 46.

miracol gentile... [Dante, Son.

11.)

belt senza esempio altera e rara.


L'infinita bellezza ch'altrui abbaglia.

San. 27. p.

2.

Son. 203,

Divina incredibile bellezza,

Canz.

vi. 5.

Bellezze Pi che in guisa mortai soavi e liete.


Bellezze al

Son. 30,

mondo

sole.

Son. 107.
sole,

Celesti bellezze al

mondo

Son. 103. Son. 27.

Bel viso innamorato.


L'aria del bel volto.

Ballata vi;

.Son. 32. p. 2.

Ov' l'ombra gentil del viso umano, Ch'ora e riposo dava all'alma stanca,
E
l 've
i

miei pensier scritti eran tutti?


bel viso

Son. 31. p. 2.
Son. 83.
-

Queir (irm dolce del


(

adorno.
Chiaro Davanzali

Nel

vostro adorno viso riguardando.

Vostro

adorilo viso. Cino, xvi- Lo bel viso adorno. Cino. xxiii. -Fresco e adorno e rilucente viso. Cino, cu -Atti peregrini e adorni. Bonaccorso da itfofu

temagno -Il suo viso adorno. Pulci. Morgante,


Il
Il

vi 18.)

bel viso dagli Angeli aspettato.

Son. 2C,

viso di colei
l'altre maraviglie.

Ch'avanza tulle
Volgea
Il
'1

Canz.

xii. 6.

La fronte che con

picciol

cenno
Son. 31. p.'2.
Son.
la

mio core

in (jucsla parte e n quella.

leggiadro portamento altero.

1. p. 2.

(E Messcr Polo; L'adorno portamento E Ca;:. 1.4-11 vostro portamento umano.)

gaia sembianza-

Pan (t;,

110
S forte

BELLEZZA.

mi rimembra
C?j;.xii.3.

Del portamento umile,


Ch'allor fioriva, e poi crebbe anzi agli anni.

Le bionde treccie sopra '1 collo sciolte, Ov'ogni latte perderla sua prova; E le guance, ch'adorna un dolce foco.
Gli occhi sereni e le stellanti ciglia;

Id. St. 0.

La

bella bocca angelica, di perle

Piena e di rose e d dolci parole,

Che fanno

altrui

tremar

di maraviglia;

la

fronte e le chiome, eh' a vederle


il

Di state a mezzo d vincono

sole.

Son.

U8.

Onde

tolse

amor
'n

l'oro e di qual vena,

Per far due trecce bionde? e'n quali spine


Colse le rose, e

qual piaggia

le

brine

Tenere e fresche, e die

lor polso e lena ?

Onde
Onde

le

perle in ch'ei frange ed affrena

Dolci parole oneste e pellegrine?

tante bellezze e

divine
'1

Di quella fronte pi che MontemagnO'Voi form voce


zo avria diviso;
I.

ciel

serena? ecc. ecc.


e viole,

{L'ostro e le perle che con tanto odore

Som. ilio. Moveano leggiadre parolette.


lai ch'un

tra perle

marmo

per mez-

Soave saggia e di dolcezza piena... Poliziano,

Stanze,

oO' Bianchi} perle e rubini Dove franrje ed affrena


)

Amor

la voce.,..

Tasuo, Rime.

Le trecce d'or, che devrien D'invidia molta ir pieno; E '1 bel guardo sereno.

far

il

Sole

Ove

raggi

d'Amor

caldi sono,

Che mi fanno anzi tempo venir meno; E l'accorte parole. Rade nel mondo o sole. Che mi
fer gi di

se cortese dono. Mi son tolte...


gentili,

Le man bianche sottili, E le braccia E gli atti suoi soavemente alteri,

E E

dolci sdegni alteramente umili,

'1

bel giovenil petto.


intelletto.

Torre d'alto

Canz.
prima

iii.

6, 7.

Beati gli occhi che la vder viva.


(E Dante, Son.
\\.

Son. . p.
la vide.;

Ond' beato

chi

Qui tutta umile e qui

la vidi

altera;

BELLEZZA.

Ili

Or aspra or piana, or dispietala or pia; Or vestirsi onestate or leggiadria; Or mansueta or disdegnosa e fera. Qui cant dolcemente, e qui s' assise; Qui si rivolse, e qui rattenne il passo; Qui co' begli occhi mi trafisse il core; Qui disse una parola, e qui sorrise;
Qui cangi viso
...

San. 76.

Non

sa coni'

Amor

sana e come ancide.

Chi non sa come dolce ella sospira,

come dolce parla e dolce rde. Son. 108. franti cuori Amor piglia, fere e ancide, Quanto
dolce ride. Poliziano, Stanze,
i.

ella

o dolce parla

4fi-Col 've dolce parli o dolce rida

Bella donna. Casa, Son. 33.

Ma mentre

dolce parla e dolce ride... Quasi

Dulce ridentem Lalagen amabo, Dulce loquentem. L.i. Orfe xxii. v. 23 - E prima di Orazio avea cantato Saffo: Soave parlante E ridente disiosamente. )
Tasso, iv. 92 - Tolto dall'oraziano:

Jal petto lor l'alma divide.

Da' pi begli occhi e dal pi chiaro viso

Che mai splendesse, e da' pi bei capelli. Che facean Toro e 'l Sol parer raen belli;
Dal pi dolce parlar e dolce riso;
Dalle man, dalle braccia che conquiso,

Senza moversi avrian quai pi

rebelli
snelli;

Fur d'Amor mai; da' pi bei piedi Dalla persona fatta in paradiso, Prendean vita miei spirti...
i

i'o. 76.

p.

'2.

La Donna che

'1

L dove sol fra bei Sedea, m'apparve; ed

mio cor nel viso porta. pensier d'amore


io

per farle onore

Mossi con fronte reverente e smorta.

Tosto che del mio stato fussi accorta,

A me

si

volse in

Ch'avrebbe a
Al
fin
ir

novo colore. Giove nel maggior furore


si

Tolto l'arme di

mano

e l'ira morta.
i

Son.T).

vid'io per entro


si

fiori

e l'erba

Pensosa

leggiadra e bella donna,

Che mai noi penso ch'i' non arda e tnMue; Umile in s, ma 'ncontr'Amor superba. Canz. m.
Real natura, angelico intelletto,
Chiar'alma. pronta vista, occhio cervero,

6.

p.

-2.

112

RELLEZZA.

Provvidenza veloce, alto penser,

E veramente degno di quel petto. Alma real, dignissima d' impero.


IS voi stessa, coni' or, bella vid'io

Son. 181.
.

Son.

1.

p. 2.

Giammai, se vero

al cor l'occhio ridice;

Dolce del mio pensier ra beatrice,

Che vince ogni

altra

speme, ogni desio.

Son. 139.

Bellezza

sovrumana

e che incuora

alti e celesti affetti.


l'vid in terra angelici costumi

celesti bellezze al

mondo
ciel, in

sole.

Petrarca, Son. 105.

Nova

angioletta sovra l'ali accorta.

Madr.
viso,

iii.

In qual parte del

quale idea
V.N.^.)

Era l'esempio onde Natura tolse [Esemplo del Quel bel viso leggiadro, in eh' ella volse Mostrar quaggi quanto luss potea ...?
Chi vuol veder quantunque pu Natura

Son. 108.

'1

Ciel tra noi,

Ch'sola un

Ma

al

venga a mirar costei, non pur agli occhi miei. mondo cieco, che vert non cura...
Sol,

Vedr, s'arriva a tempo, ogni virtute.

Ogni

bellezza, ogni real costume.

Giunti in un corpo con mirabil tempre.


(

Son. 190.

sti

Ove Natura Puose per adornarla ogni sua cura. Malatesta Malatee Dante, Canz. ii. Ella quanto di beo pu far natura. )
stelle, e
arti,
'1

Le

cielo, e gli

elementi a prova

Tutte lor

ed ogni estrema cura


Sol, eh' altrove par

Poser nel vivo lume in cui Natura


Si specchia e
'1

non trova.

L'opra
E
di

si

altera, si leggiadra e nova.


in lei

Che mortai guardo


(

non s'assicura:
)

vedervi non

si

rassicura. Gino, un.

Tanta negli occhi bei fuor


Pai' eh'

di

misura
...

Amor

e dolcezza e grazia piova


*a

ec.

Son.

03.

Stiamo, Amor,

veder

la gloria nostra,

Cose sopra natura, altere e nove: Vedi ben quanta in lei dolcezza piove;
Vedi lume che'l Cielo
in terra mostra...

Son, 140.

BELLEZZA.
{Stiamo a mirarla... Casa, Son.
nova...
/(/.

113
Stiamo a veder
la

30. -

maraviciia

5on. 33.

Non

era V andar suo cosa mortai e ^

Ma

d'angelica forma, e le parole


Son. 61.

Sonavaii altro che pur voce umana.

[L'andar celeste. Petr. Son, 159 -Mosse sopra l'erbetta i passi lenti Con atto d'umorosa arazia adorno. Poliziano, Stanze, i. i>o. - Il dolce

andar

celeste. Id. 36. -

Il

dolce andar soave. Id.

i.

46.)

(l'aruenle virlule ornata e calda

Alma
Torre

gentil, cui tante carte

vergo;

sol gi d'onestate intero albergo,


in allo valor

fondata e salda;

fiamma; o rose sparse in dolce falda D viva neve, in ch'io mi specchio e tergo; piacer, onde V ali al bel viso ergo, Che luce sovra quanti '1 Sol ne scalda.
(

Son, 96.
li

Siccome
'

lo

rubino e lo cristallo, Cos nel viso assisi ha

colori.

Dino

^'ompaf/ni. L'Inteliifjenzu.
nicelli.

Viso colorato in

neve colorato in grana. Guido Guigrana. Lapo Gianni. -Ern il viso di latte e di
di
)

-yio

grana. Pulci, Morgante,

vi. 1".

Com'
Di gir

fiiuntu

onest con efff/iadriay

Ivi s'impara, e qual dritta via


al Ciel,
lei

che

lei

aspetta e brama.

sol d'onest e di gentile usanza. Fazio,


ii.)

(Qual ch'a

piace e giova

Ivi

'1

parlar che nullo stile agguaglia,

'l

bel tacere, e quei santi costumi

Ch' ingegno unian non pu spiegar in carte.


L'infinita bellezza, ch'altrui abbaglia.

Non

vi

s'impara; che quei dolci lumi


arte.
i>o. 203.

Sacquistan per ventura e non per


Chi tra bella e onesta,

Qual fu

pi, lasci in dubbio.

Son. 71. p.

Ed Ita si c(jiial alle In-tlc-^e orgofjlo, [Tasso, xii. 38.i Son. 111. Che di piacer altrui par che le spiaccia. E veggiola passar si dolce e ria. Che l'alma trema per levarsi a volo! Son. 117.
Quante volte
Cos'i
11

diss' io...

Costei per fermo nacque in Paradiso!

carco d'obblio
VoL.

divin portamento
1.

Hi
E
"1

BELLEZZA.
volto e le parole e'I dolce riso

M' aveano, e si diviso Dall' imagne vera ...


Grazie eh' a pochi
'1

Canz-. xi. 5.

Ciel largo destina;

Rara verl, non gi d'umana gente; Sotto biondi capei canuta mente, E in umil donna, alta belt divina;
Leggiadria singularQ e pellegrina,
E'I cantar che nell'anima
si

sente.

L'andar

celeste, e'I

vago

spirto ardente,...
alti...

Col dir pien d'intelletti dolci ed


Voi, con quel cor che di
s

S'on. tal).

chiaro ingegno.

Di

alla virtute

il

cielo alluma,
stella.

Quanto mai piovve da benigna Questa sola fra noi del ciel
Oim, terra fatto
il

Son. 182.
Son. \\1.

sirena...

Casta bellezza in abito celeste.

Son. 173.

suo bel viso,

Che solea E del ben

far del cielo


di lass fede fra noi.

L'invisibil sua forma in paradiso.

Disciolta di quel velo

Che qui

fece

ombra

al fior degli

anni suoi.

Canz.i.L ^.2.

{V.Cino da

Pistoia, cu. Ohim, lasso! quelle treccie bionde.)

Donne, voi che miraste sua beliate

E
Di

l'angelica vita
celeste portamento in terra,

Con quel

me

vi doglia e vincavi pielate.

Canz.

i.

fi.

p.

'2-

Leggiadria n beliate

Tanta non vide

il

Sol, credo,

giammai.
...

Gli occhi pien di letizia e d'onestate,

'l

parlar di dolcezza e di salute

S chiaro

ha

'l

volto di celesti ra.

Che vostra vista in lui non pu fermarse.

Canz.

iv. 7. p. 2.

Che quella voce infin al ciel gradita. Suona in parole s leggiadre e care, Che pensar noi porla chi non l'ha udita. Allor insieme in men d' un palmo appare
Visibilmente, quanto in questa vita
Arte, ingegno e natura e'I ciel

pu

fare.

Son. 141.

BELLEZZA,

Ilo

Non umaii veramente, ma divino


Lor andar era e lor sante parole.
Chi udir
parlar di saper pieno

Trionfo, Morte,

i.

2*2.

Chi vedr mai in donna atto perfetto?


il

E'I canto pien d'angelico diletto?


V. Trionfo,

Trionfo, Morte, u 14S.

Amore,

in. 148,

Bellezza awlvatriec della natura.


Qual miracolo quel, quando
fra l'erba

'Quasi un fior siede! ovver quand'ella

preme
Son. 109.

Gol suo candido seno un verde cespo


Lieti fiori e felici, e

ben nate erbe. Che Madonna, pensando, premer sole;


Piaggia ch'ascolti sue dolci parole,

del bel piede alcun vestigio serbe;


Schietti arboscelli, e verdi frondi acerbe;

Araorosette e pallide viole;

Ombrose selve, ove percote il sole, Che vi fa co' suoi raggi alte e superbe... Quanto v'invidio gli atti onesti e cari!
Come'l candido pie per l'erba fresca I dolci passi onestamente move, Vert che'ntorno i fior apra e rinnovo
Delle tenere piante sue par ch'esca.
(E Fazio
degli l'berti: Lei vid'io venire

Son. III.

Son, Ili.
Pavoneggiando per
ii. )

le

verdi

piaggie ecc. i.- Soave a guisa va d'un bel pavone. Id.

L'erbetta verde e

lor

di color mille.

Sparsi sotto quell'elee antiqua e negra,

Pregan pur che


E'I ciel di

bel pie li prema o tocchi. vaghe e lucide faville


si

S'accende intorno, e'n vista


D'esser fatto s^ren da
s\

rallegra
Son. 140.

begli occhi.
e gioia eletta da vedere

(l Guido Guinicelli : Bene Quando apparisce cesmata e adorna, Che tutta la rivera fa lucere, E ci che l' d' incerchio allegro torna, ecc.- E Cina da Pistoia, \liv. Ridendo par che s'allegri ogni loco; Per via passando, angelico diporto, Nobll negli atti ed umil ne' sembianti. - L'aer ne sta gaudente. E il del piove dolcezza u'Ia imora. Ciao, xvui.-V. Cinn, xi.iv, xlv. - lUdcgli attorno tutta la foresta. Poli:

ziano, Stanze,

i.

4o.

Avventuroso pi d'altro terreno.

116

BELLEZZA.
vidi gi fermar le piante,

Ov'Amor

Ver me volgendo quelle luci sante, Che fanno intorno a se l'aere sereno...
( Se apparisce Cosi die vien, ch'ogni uora

l'

aere sclurisce

...

Guido Guinicelli

Chi e questa

Cavalcanti d splendore. Dino Compagni, V Intel liyema. - L'aer d'intorno si fa tutto ameno, Ovunque gira le luci amorose. Poliziano, Stanze, i. 44 -Poi con occhi pi lieti e pi ridenti, Tal che '1 ciel tutto asseren d'intorno
ecc. Id.
I.

mira. Che fa di clarit l' aer tremare? Guido Lo suo soave sguardo e dilettoso Lo mondo rinnovella e
la

5o.

N
Ch'i'
'1

tante volte

ti

vedr. giammai.
Son.

non m'inchini a ricercar dell'orme


1:1.
i

Che bel pi fece in quel cortese giro. rami L'acque parlan d'amore e l'ora e E gli augelletti e i pesci e i fiori e l'erba.
Tutti insieme pregando ch'i' sempr' ami.
Son.

l'2.

p. 2.

(Gli augelletti vi convitano d'amare. Bonagginnta Irbicciani.)

Ben sai che si bel piede Non tocc terra nnquanco. Come quel, di che gi segnata
Cosi avestu riposti De' bei vestigi sparsi

fosti....

Ancor

tra' fiori e l'erba...


gli

Ovunque

occhi volgo,

Trovo un dolce sereno.


Pensando: qui percosse
il vago lume. Qualunque erba o fior colgo, Credo che nel terreno Aggia radice, ov'ella ebbe in costume

Gir fra

le

piagge

e'I fiume,

talor farsi

un seggio
...
*

Fresco, fiorito e verde.

Cosi nulla sen perde

Canz. x.

(i.

6.

Bellezza

fii{^$;itiva.

Accusando il fuggitivo raggio. Poca mortai terra caduca.


Vile vi lega e serra.)

Canz.
Canz. vm. 10.

i. fi.

p. 2.

{Grazioso q' Barabagiuolij xl.: L'na dipinta

innnaninc di terra

Morte fura Prima

migliori e lascia stare

rei:

BELLEZZA.

117

Questa, aspettala

al

regno degli Dei,

Cosa

bella e mortai passa e

non dura.
di faccia.

Son, 190.
Ariosto, n. 41.

A
Un

meraviglia bello.

Tra quelle che pi grate eran


giovihe
s

vni. 57.
iv. 31.

bello e

si

prestante.

Sopra

le belle bella.

xx. 132.
xxxii. 52.

Di belt sopra ogni belt miranda.


Di maniere accorte,
Bella quanto

bramar pi

si

potea.

xxxvii. 48.
xliii. "2.

Di bellezza soprumana.

Leggiadra e sopra ogni altra

bella.
*

xvii. 26.

Leggiadra e
Quanl' altra

bella, e di

maniere conte,
xxxii. 83,

fosse.

Ma
E

di real presenzia, e in viso bella,

D'alte maniere e accortamente oneste.


di

xix. 17.

quante mai fur belle e leggiadre,


il

Trovaro

fiore.

viii. 61.

Ch'io non so ben se pi leggiadra e Mi debba dire, o pi saggia e pudica. La bellezza e l'et ch'in lui fioriva. E di fiorita etade e di bellezza:
Sola di tutti
Si

bella
xiii. 59.

ix. 23,

Vicina era pi bella.

com' bello il sol pi d'ogni stella. Che non trovi l'invidia ove l'emende. T^on un s bello in tante altre persone:
il

va. IO.
vu. 12.

Natura

fece e poi ruppe la stampa.

x. 84.

Quanto si possa dir leggiadra e bella. Fa di se bella ed improvvisa mostra. Come di selva o fuor d'ombroso speco
Diana in scena, o Citerea
si

xxxvii. 51.

mostra.

i.

52.

Non passava ancora


Quattordici anni, ed era bella e fresca.

Come

rosa che spunti allora allora Fuor della buccia, e col sol nuovo cresca.
Di diciotlo anni, fresco

x. 11.

come

uii

giglio,

rosa colta allor di su la spina.

xx. 13.

Allegro torna e grasso e rubicondo,

Che sembra un cherubin del paradiso. Medoro avea la guancia colorila,

xwiii. 39.
,

118

BELLEZZA.
nell'et novella;

E bianca e grata E fra la gente a

quella impresa uscita,

Non

era faccia pi gioconda e bella:


'

Occhi avea neri, e chioma crespa d'oro: Angel parca di quei del sommo coro.
)i

xviii. 1G6.

viso era costui bello e giocondo,

E E

di

maniere e

di

costumi ornato,
l'avria ascoltato.

di parlar s\ dolce e s facondo,

Ch'un aspe volentier

xx. 37.

Colei che di bellezze e di vlrtuti

Unqua non ebbe

non avr mai pare.


di s

xx. 133.

Yostr'alma beltade.

Ch'ogni animo gentil

innamora.
'1

xx. 40.

Le leggiadre
Pieno
di grazia.

fattezze, e

movimento
xxxvi. 34.

Fu nella giovinezza sua s bello. Che mai poch'altri giunsero a quel segno. Ts'avria a fatica un tal fatto a pennello
Apello
Zeusi, o se v' alcun pi degno.
xxviii. 4.

Bello era, ed a ciascun cos parca. Oltre 'che bella.

Pi ch'altra

al

mondo

affabile e soave.

ix. 19.

Leggiadramente ornata, e in viso E nei sembianti accortamente schiva.


D' opere illustri e di bei studj amica,

bella,

xxix. 43.

Della tua chiara stirpe uscir quella

Ch'io non so ben se pi leggiadra e bella

Mi debba
Liberale e

dire, o pi saggia e pudica.

Che
Far

del

magnanima bel lume suo

Isabella,
d e notte aprica

la terra

che sul Menzo siede,

cui la

madre di Ocno il nome diede; Dove onorato e splendido certame


col suo dignissimo consorte.

Avr

Chi d lor pi le virt prezzi ed ame,

chi meglio apra a cortesia le porte...

xiii. 59,

60.

Ella ra bella e costumata tanto,

Che pi desiderar non

si

potea.

Pi bei trapunti e di ricami, quanto

BELLEZZA.

11^

Mai ne sapesse Pallade, sapea.


Vedila andare, odine
il

suono e

'1

canto,

Celeste e non mortai cosa parea;

In

modo

all'arti liberali attese,

Che quanto il padre o poco men n'intese. Con grande ingegno e non minor bellezza, Che fatta l'avria amabil fin ai sassi, Era giunto un amore, una dolcezza, Che par eh' a rimembrarne il cor mi passi. E di bei modi e tanto graziosi. Che parea tutto amore e leggiadria. Anna bella, gentil, cortese e saggia. Di castit di fede e d'amor tempio. La sorella con lei, ch'ove ne irraggia
L'alta belt, ne pat ogni altra scempio.

\liii. 18, 19.

xliii. 73.

\lvii. 9.

L'una e l'altra sedea s'un liocorno. Candido pi che candido armellino; L'una e l'altra era bella, e di s adorno
Abito, e

modo

tanto pellegrino,

Ch'airuom, guardando e contemplando intorno.


Bisognerebbe aver occhio divino
Per far
di lor giudizio: e tal saria
vi. 69.

Bella (s'avesse corpo) e leggiadria.

Faccia delicata e bella.


I

xwi.

28.

belli e delicati

membri.
'1

xxii. 41.

La

faccia bella,

le belle fattezze e

bel sembiante.

xxv. 20.
xxv. 28.
xxv.

La

faccia e le viril fattezze adocchia


il

Tanto, che se ne sente

cor conquiso.

E piacquer mollo
I

all'appetito

mio
59.

suoi begli occhi e la polita guancia.

Al tuo bel viso,

a' begli

occhi, alle chiome,

Che spiran

tutti

amore

e leggiadria.

xxw.

'r.

Di persona era tanto ben formata.

Quanto me' finger san pittori industri. Con bionda chioma lunga ed annodata; Oro non che pi risplenda e lustri.
Spargeasi per
la

guancia delicata

Misto color

di

rose e di ligustri:

120
(Di celeste letizia
il

BELLEZZA.
volto ha pieno, Dolce dipinto di lifjmtri e rose.

Poliziano, Stanze,

i.

44.)

Di terso avorio era la fronte lieta,

Che

lo spazio finia

con giusta meta.

Sotto duo negri e sottilissimi archi

duo chiari soli, Pietosi a riguardare, a mover parchi Intorno cui par ch'amor scherzi e voli, E ch'indi tutta la faretra scarchi,
occhi,' anzi
;

Son duo negri

E che visibilmente
Quindi
il

cori involi
il

naso per mezzo


l'invidia

viso scende.

Che non trova

ove l'emende.

Sotto quel sta, quasi fra due vallette,

La bocca sparsa
Quivi due
filze

di natio cinabro:

son di perle elette,


bello e dolce labro;

Che chiude ed apre un

(In su quel labbro sottile e vermiglio, Che d'ogni dolce saporito pare. Fazio degli liberti - Oim lo dolce riso, Per lo qual si vedea la bianca neve Fra le rose vermiglie d'ogni tempo, Cino, cu -Dentro le pozzette Che forma un dolce riso in bella guancia. Tasso, Aminta, Atto II. Se. l.)

Quindi escon
Quivi

le cortesi parolette

Da render molle ogni


s

cor rozzo e scabro;


riso.
il

forma quel soave

Ch'apre a sua posta

in terra

paradiso...

(Deh odi il suo vezzoso ragionare Quanto ben mostra morbida e pietosa. E come il suo parlar parte e divide! Guarda quand'ella ride, Che pec diletto passa ogni altra cosa. Fazio degli Vberti. ii.)

Mostran

le

braccia sua misura giusta;

la

candida

man

spesso

si

vede
angusta,
eccede.

Lunghetta alquanto e
Si
11

di larghezza

Dove n nodo appar, n vena


vede
alin della

persona augusta

breve, asciutto e ritondetlo piede.

(Hi angelici sembianti nati in cielo


'^'on si potino

celar sotto alcun velo.

Avea
parli

in ogni

sua parte un laccio leso,

rida o canti o passo

mova.
'1

vii.
e

U. Ul
'l

(Poi guardo l'amorosa e


piglio,
I

bella bocca. La spaziosa fronte


ciglio Polito

vago

bianchi denti,

'1

naso dritto, e
la

e briin tal che

dipinto pare... Poi

guardo

sua svelta e bianca gola Com' esco ben

BELLEZZA.
dalli!

121
e

spalle e del petto.


cojrli

E
i

"1

mento

fesso

tondo e piccioletto Tal che

pi bel

occhi noi diseirno - Vedi tutta intera la bellissima Canzone

che comincia: Io miro


,

crespi

e fili

biondi capcgli.-. Guido Carale ricciutelli,

canti della sua donna: Capegli avea biondetti

Efitiocchi

pien d'amor, cera rosata

...

Cantava, come

fosse

innamorata, Era ador-

Intelligenza: nata di.tutto piacere. -E Dino Cmpaqni nel suo poema Avea ffrura anfrelicavestuta. Guardai le sue fattezze delicate, Che nella Pi che stella Diana splender pare. G. fronte par la stella Diana,
{

Guinicelli.) Tant' d'oltremirabile bieltate, E nell'aspetto

si

dolze

ed

umana! Bianca

maggior clartate Che color di cristallo. fior di grana La bocca picciolella ed aulorosa, La gola fresca e bianca pi che rosa. La parladura sua soave e piana. Le bionde trecce e' begli occhi amorosi. Che stanno in s salutevole loco. Quando li volge son s dilettosi Che 1 cor mi strugge come cera foco. Quando spande li sguardi gaudiosi Par che "1 mondo s'allegri e faccia gioco...)
e verraielia,
di
:

Parea ad Orlando, s'una verde riva


D'odoriferi fior tutta dipinta,

Mirare

il

bello avorio, e la nativa

Porpora eh' avea

Amor
stelle,

di

sua

man

tinta,

le

due chiare

onde nutriva

Nelle reti

d'Amor l'anima avvinta:


viii.

Io parlo de' begli occhi e del bel volto.

Che

hanno il cor di mezzo il petto tolto. Era una donna di giocondo viso. Quindici anni passar dovea di poco. Quanto fu al conte, al primo sguardo, avviso:
gli

80.

Ed

era bella

si,

che facea

il

loco
xii. 01.

Salvatico parere un paradiso.

Vergin era
D'alta belt;

fra lor di

gi

matura

Verginit, d'alti pensieri e regi,

ma

sua belt non cura,

tanto

sol,

quant' onest sen fregi:


le

il

suo prrglo maggior, che tra


i

mura

D'angusta casa asconde

suoi gran pregi;

de' vagheggiatori ella

s'

invola

Alle lodi, agli sguardi, inculta e sola...

La vergine tra

il

vulgo usci soletta

Non

copri sue bellezze, e non l'espose;

Raccolse

gli occhi, and nel vel ristretta. Con ischive maniere e generose: Non sai l)en dir se adorna, o so negletta.

Se caso od arte

il

bel volto

compose;

122
DI natura, d'amor, de'

BELLEZZA.
cieli

amici

Le negligenze sue sono

artifici...

All'onesta baldanza, all'improvviso

Folgorar di bellezze altere e sante,

Quasi confuso

il

re,

quasi conquiso,
il

Fren

lo

sdegno, e plac
e sono

fier

sembiante...

Ma

ritrosa bella ritroso core

Non prende,
Capelli e fra

vezzi esca d'amore.

Tasso,

ii.

14, 20.

diletta mia,
s\

che sotto biondi


ly. 24.

tenere sembianze

Canuto senno e cor virile ascondi. Come al lume farfalla, e s rivolse


Allo splendor della belt divina;

E rimirar da presso lumi volse. Che dolcemente atto modesto inchina; E ne trasse gran fiamma, e la raccolse. Come da foco suole esca vicina... Donna, se pur tal nome a te conviens.
i

Che non somigli tu cosa terrena,

Ke v'
Cotanto

figlia
il

d'Adamo

in cui dispensi
iv. 34, 85.

ciel di

sua luce serena.

Ma
E
di

mentre dolce parla e dolce ride, {Pet. Son. 108.)


i

doppia dolcezza inebria


lor

sensi,
iv. ^2-

Quasi dal petto

l'alma divide.

pur le luci vergognose e chine Tenendo, d'onest s'orna e colora;


S che viene a celar le fresche brine

Sotto

le

rose onde

il

bel viso infiora,

Qual nell'ore pi fresche e mattutine Del primo nascer suo veggiam l' aurora. suoi Ma, bench sia mastra d'inganni, e
i

iv. 94.

Modi

gentili, e le
s

parole accorte,
Ciel

bella

che

il

prima n poi
\.i\.

Altrui non die maggior bellezza in sorte.


Crinita fronte ella dimostra, e ciglia

Cortesi e favorevoli e tranquille:

nel sembiante agli angioli somiglia;


xv.
4.

Tanta luce ivi par ch'arda e sfaville. Deh! poich sdegni me, com'egli vago

BELLEZZA.
t

123

Mirar tu almen potessi

il

proprio volto;

Che

il

guardo tuo, ch'altrove non pago,


felice in s rivolto.
s

Gioirebbe

Non pu specchio ritrar N in picciol vetro un


Specchio t' degno
Puoi riguardar
le
il il

dolce imago,

paradiso accolto.

cielo, e nelle stelle

tue sembianze belle.

xvi. 22.

E mescolato
Che vigor

novo sdegno

in guisa

Col natio dolce in quel bel volto s'era.


dalle; e cruda ed acerbetta
xvii. 83.

Par che minacci, e minacciando aletta.


Cos passa costei, meravigliosa
D'abito, di maniere e di sembiante.

Non allor s inumana o s ritrosa Alma d'amor, che non divenga amante.
Veduta appena, e in gravila sdegnosa. Invaghir pu genti s varie e tante: Che sar poi, quando in pi lieto viso
Co' begli occhi lusinghi e col bel riso?
xvii. 36.

Seguia parlando, e in bei pietosi

giri

Volgeva

lumi, e scoloria
i

sembianti.

Falseggiando

dolcissimi sospiri
i

soavi singulti e

vaghi pianti.

xviii. 33.

Novo favor

del Cielo in lui riluce,


il

il

fa

grande ed augusto oltra


bel purpureo

costume.

Gli empie d'onor la faccia, e vi riduce

D giovinezza

il

lume;

nell'atto degli occhi e delle

membra
*

Altro che mortai cosa egli rassembra.

x\.

7.

Argo non mai, non vide Cipro o Delo


D'abito
di belt
la

forme

si

care:

D'auro ha

chioma, ed or dal bianco velo


crin disciolto.

Traluce involta, or discoperta appare...

Fa nove crespe l'aura

al

Che natura per

se rincrespa in

onde

Stassi l'avaro sguardo in s raccolto,

tesori

d'Amore
si

suoi nasconde.

Dolce color di rose in quel bel volto


Fra l'avorio

sparge e

si

confonde;

124

BELLEZZA.
nella bocca, ond' esce aura amorosa,

Ma

Sola rosseggia e semplice la rosa. ecc. ecc.


IV. 29. e seq.

Y. Tasso, xv. 61. 62. xvi. 18. 19.


xi. 67. 72.
iv. 25. 86,

Bellezza di Olmpia. Y. Ariosto,

bellezza insidiatriee. Y. Taw-o.

87

xvin. 38.

Bembo.
L veggo Pietro Bembo, che 1 puro e dolce idioma nostro, Levalo fuor del volgare uso tetro, Quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro,

.ir. xlvi. lo.

Bene

fare, ed operare

V. Azione.

Beneficare alcuno.
S'i' meritai di voi

mentre ch'io

vissi,

S'

1'

meritai di voi assai o poco.

inf. \\\i. 80.

(Si bene quid de te merui. JEn.vi.^t.)

Fu gi benigno a'... Avr in te s henijno riguardo. Che del fare e del chieder, tra voi due,
Fia primo quel che tra gli altri pi tardo.

Pfl7\

xxn. 88.

Par. xvii. 73.

Le sue magnihcenze conosciute Saranno ancora s, che suoi nemici lingue mute. Non ne potran tener le
i

A
Per

lui

t'aspetta ed

a'

suoi benefici:
/-'r.

lui fia

trasmutata molta gente...

xvii. 85.

La tua benignit non pur soccorre

chi dimanda,
al

ma

molte

fiate

Liberamente

dimandar percorre.
S.

Par.

xwiu.

16.

Bernardo.

La dottrina D

colui, ch'abbelliva di Maria,

Come
E

del sol la stella mattutina.


hi

Par. xxxii. 107.

Regina del

cielo,

ond'

io

ardo

Tutto d'amor, ne far ogni grazia,

Per ch'io sono

il

suo fedel Bernardo.

Par.wwAM.

Bestemmiare.
E
chi spregiando Dio, col cor favella.
Inf. xi. 51.

BESTEMMIARE.
Col cor negando
e

V'
7/j/. xi.

bestemmiando qvella. (Dio)

o7.

Bestemmiava duvcimente ancora. 'Bestemmian quivi a virt divina. Bestemmia il ciel con spaventoso grido.
Bestia.
Bestie spaventate e poltre.

Inf. xxxii. 86.

Inf. v. 36.

Ariosto, xv. 3.

Piirg. xxiv. 36.


Inf.
ii.

Come

falso

veder bestia, quand" o?n&r.


.Ir. vi. -25.)

47.

(Di non so che adombra.

Faccian

le bestie...

strame Di lor medesme.

Inf.

xv.73.

Besfialiuenfe. vivere a
Vita bestiai

modo

di bestie.

non umana, son Vanni Fucci Si come a mul eh" i' fui Bestia, e Pistoia mi fu degna tana. Ond* hanno s mutata lor natura

mi piacque,
:

Inf. xxiv. 124.

(ili

abitator della misera valle,

Che par che Circe gli avesse in pastura.

Purg. xiv. 40.

Non servammo umana legge, Seguendo come bestie l'appetito.


Or
vivi
s,

Pj/rr/.

xxm.

83.
4.

eh' a Dio ne venga

il

lezzo.

Petr. Son. 14. p.

Beverc.
Lo dolce ber che mai non m'avria
sazio.

Purg. xxxui. 138.

nettare con sete ogni ruscello.


dir la sete, s che
lo
l'

Purg. xxu. 150.


Par. xvii. 12.
Par. xv. 3o.

uom

ti

mesca.

Toccar

fondo, (hever sino al fine)

Spenga

Non
(Se
la

sua con un bel bel vetro. Petr. Canz. ix. 1. avea messo ancor le labbra in molle. r. xxii. 1*2.
la sete

bocca non immolle. Pulci, Morgante,

xviii. 187.)

Gran tazze

e pieni fiaschi ne tracanna.


netto,
il

xxix. 22.

Tu berrai Non adora


K
le

(senza lasciarvi goccia)

xlm. 103.

secondo altro che'l vino,


xiv, t2i.

bigoncio a un sorso n'ha gi vuote.


la

Spengo

sete mia nell'acqua chiara.

Tasso,

viii. 10.

Bianco.
E r altro tanto bianco, Che nulla neve a quel termine arriva.

Par.

xx.xi. li.

126

BIANCO.

Parca neve

tesl

mossa.

Pura. xxix. 126.


Inf. xvii. 64.

Bianca pi che burro.

M' appario Un non sapea che bianco. Ove ogni latte perderia sua prova.
Pi che neve bianca,

Purg.

ii.*22.

Petr. Canz. xii. 6.

Che senza vento

in
e

un bel

colle fiocchi.

Tr. Morte,

1.

165.

Man

q\\'

avorio

neve avanza.

5o?i.

129.
10.

Di terso avorio era la fronte lieta.

Ariosto,

vij.

Quel vestire
indido pi che nevi ancor non mosse.
xviii. 78.
vi. 69.

Candido pi che candido armellino. lianche vie pi che neve in giogo alpino

Avea

le

sopravveste.

Tasso,

vi. 26.

Sotto ha un destrier, che di candore agguaglia

Pur or

dall'

Appennin caduta neve.

ix. 92.

Biasimo.
Per torre il biasmo, in che era condotta. Dandole biasmo a torto e mala voce.
Inf. v. 57.

Inf. vii. 93.


Inf. xi. 84.

Men biasmo
Merio

accatta.

di lode

o di biasmo non cape.

Punj.

xviii. 60.

S'egl' intende tornare a queste ruote

V onor
Che

dell' influenzia e

il

biasmo.

Par

iv. 58.

Chi sia degno di premio e chi di note.


il

Ariosto, xl. 32.


xxvii. 11.

suo star fuor non era senza incarco,

Biglietto, breure, polizza.

E Rodomonte

F quattro brevi ^ovre: un Mandricardo insieme scritto avea ...

Indi all'arbitrio dell' instabil


Li fece trarre
;

Dea
il

'1

primo fu

signore
Ariosto, xxvii. 45.

Di Sarza a uscir con Mandricardo fuore.

Cos in duo brevi ch'avean smigliante Ed ugual forma, i nomi lor notarsi E dentro un'urna quelli hanno rinchiusi,
;

Versati molto, e sozzopra confusi.


fanciul nell'urna messe un breve; e venne a caso prese e mano, La Ch'in questo il nome di Ruggier i lesse.

Un semplice

xxx. 23.

l'2-i

Bilancia.

Fan cos'i cigolar le lor Per qualunque cosa tanto pesa

Che

li

pesi

bilance.

/7i/'.xxiii.l02.

Per suo valor, che tragge ogni bilancia...


(di tanto peso da

Par.

v. 61.

non esser contrappesata

Tanto soddisfece. Che d'ogni colpa vince la Quaut' dal punto che
Si dilibra.

bilancia.
il

Par.
i

xiii. il.

zenit

libra.

Par. xxix.

4. 6.

Purg. xxix.
lato.
iv.

Contrappcsando l'un con l'altro


Librar con giusta lance.

Par. xxi. 24.


138.

Alla vostra stadera non sien parvi, (scarsi) Par.

Petrarca, Canz.

vi. 4. p. 2.
7.

Posto in lance col...

Tasso, v.

Bisbiglio.
Qui tace:
e,

quasi in bosco aura che freme,

Suona

d' intorno

un

picciolo bisbiglio.

Tasso, x. 86.

Bisogno.
Che
di sedere in
i

prima avrai

distretta.

Purg.

iv.

99.

Pur che

Teban di Bacco avcsser uopo. Purg. wiii.^o. E quei che m' era ad ogni uopo soccorso. Purg. xviii. 130. Par. vm. 114. In quel eh' uopo.
Coverto convien che qui
balli, (

necessario) Inf. xxi. 53;

XXU1.116; XXXIV.84; Purg. xvi.


Quel... che vuol provarsi.

IH;
Purg.

Par. ii."0;

7^ar. xvi. 48.

Par. xxiv. 104.


xiii. 61.

chieder lor bisogna.

Purg. xxx. 29.


78.
67.
10.

in/", xxi. Che ti approda? (che ti fa Con ci e' ha mestieri al suo campare. Inf. ii. Non far lor mestier voto. Inf.xwm; Par. xiv. Non mestier lusinga. Purg. i. Troppo venia questo Ippogrifo a sesta. Ariosto, xxii.

bisogno)

(>

92. 26.
j

Metafora tratta dallo stromento meccanico della sesta o conipussu.

Bisogno naturale.

Come Ma
Se
di

fa

Tuom

che non s'affigge,

vassi alla via sua, checch gli appaia,

bisogno stimolo

il

trafigge.

Purg. xxv.
Ariosto, xx.viii.

4.

Profluvio d'alvo.

IT).

1*28

Bocca.

Quando leggemmo
Esser bacialo...

il

disiato riso

hf.

v. 133.

Cos lo santo rso (la bocca lieta d'un celeste riso;

s trali con l'antica rete.

Purg. xxxii.
fiso.

5.

Voi le vedete

amor

pinto nel riso.

Ove non puote alcun


Perle
e

mirarla

Canz.

ii.

rose vermifjlie, ove l'accolto

Dolor formava ardenti voci e belle.

Petrarca, Son. 106.

La

bella bocca angelica, di perle

Piena e di rose e di dolci parole.

Son. 148.

(L'amorosa e bella bocca. Fazio degli Uberti-Ln bocca piccoletta e colorita, Vermiglia, come rosa di giardino. Pier Vidale nel Mare Amoroso I suoi labbri grossetti e ben accolti, ?s'aso affilato, e bocca piccoletta, E i denti minutelli e bianchi in ella... Dino Compagni, U Intelligenza Cosi vermigliuzza avea la bocca. lasso, Aminta, AUo\. Sci.)

Sotto quel sta, quasi fra due vallette, La bocca sparsa di natio cinabro: Quivi due iilze son di perle elette, Che chiude ed apre un bello e dolce labro;

Quindi escon

le cortesi parolette

Da render
Quivi
si

molle ogni cor rozzo e scabro;


riso.
il

forma quel soave

Ch'apre a sua posta

in terra

paradiso.

Ariosto,

vii. 13.

Ma

nella bocca, ond'esce aura amorosa,

Sola rosseggia e semplice la rosa.

Tasso,

4. 30.

A
In

fior di

bocca, di labbro.
Purg.
vi. 132.

sommo

della bocca.

Boemia.
Resse
la terra

Che Molta

in

dove l'acqua nasce. Albia, ed Albia in mar ne porla.


Bollire.

Purg.

vii. 98.

Non vedeva

in essa

Ma

che

le bolle
e

che

'1

bollor levava,
Inf. \\i.
11).

gonfiar tutta

riseder compressa.
)

(Bellissimo. Giusti.

129

Bont V. Innocente V.

Virt.

Ma

perch Tovra tanto pi gradita

Dell'operante, quanto pi appresenta

Della bont del cuore ond' uscita.


In te s'aduna

Par.

vii.

106.

yuantunque
(

in creatura di

boutade.

Par. xxxiii. 20.


ii.4.
)

EUa

quanto d

ben pu far natura. Dante, Canz.

In bene operare pi soletta.

Pur(i. xxiii. 93.


Inf. viii. 47,

Purg. xxiv. 13. Tra bella e onesta ( Purg. xxiv. 13. Quel fu pi, lasci in dubbio. Petrarca, Soi'll. p. 2.
)

Bont non che sua memoria fregi. La mia sorella, che tra bella e buona Non so qual fosse pi.

Di valor alta colonna.

Trionfo Morie,
col cor pudico,

i.

7.

Non con altr'arme che


E d'un bel D'un parlar

viso e d pensieri schivi,


sagrgio e d'onestate amico.

Trionfo Morte,

i.

7.

(Santi atti schifi. Son. 170-Pensier gravi e schivi. Son. 125 -Atto umile e schivo. Roberto di Battifolle.)

Braccia V.

Abbracciare.

Brama

V. Desiderio.

Brina.
In quella parte del giovinetto anno,

Che

'1

Sole

crin sotto l'Aquario tempra,

gi le notti al

mezzo di'sen vanno:

Quando
L'imagine

la

brina in sulla terra assempra

di

sua sorella bianca,


alla

Ma poco dura
Lo

sua penna tempra;

villanello, a cui la roba


la
si

manca,

Si leva e guarda, e vede

campagna
balte l'anca;
lagna.
faccia
;

Biancheggiar tutta, ond'ei


Uitorna a casa, e qua e

l si
si

Come
(

'1

tapin che non sa che

Poi riede e la speranza rnga vaglia.


La similitudine
)

Inf. xxiv.
evidente,

1.

e troppo dotta,

non

a!?<ai

ma

bella.

7'omj-

masco.

Voi,.

130

BRIM.

Quando noi fummo dove la rugiada Pugna col sole, e per esser in parte Ove adorezza, poco si dirada.
*

Purg.

1.

121.

Bruto.
intelligenza.

Le creature, che son fuore D'


Brutto.

Par.

1.

118.

Mi venne in sogno una femmina balba, Con gli occhi guerci, e sovra i pie distorta, Con le man monche, e di colore scialba.
Fatti per freddo.

Purg. xix.

7.

Poscia vid'io mille visi cagnazzi (pagonazzi)


hif. xxxii. 70.

Mal del corpo


(Corpo laido
...

intero.

Purg.
del corpo. Conv. in. 4.)

xviii. 124.

Laidezza

Bruttissimo omicciuolo.

AriostOy xxviii. 43.


xxviii. 35.

Sgrlgnuto mostro e contrafatto.

La sua statura, acci tu la conosca, Non sei palmi, ed ha il capo ricciuto; Le chiome ha nere, ed ha la pelle fosca;
Pallido
il

viso, oltre

il

dover barbuto;
72.

Gli occhi gonfiati, e guardatura losca;

Schiacciato

il

naso, e nelle ciglia irsuto.


laida, che la terra tutta
la

iii.

Donna

la pi

vecchia avea, n

pi brutta.

Pallido, crespo e macilente

avea

Alcina

il

viso,

il

crin raro e canuto:

Sua statura a sei palmi non giungea: Ogni dente di bocca era caduto. Avea la donna (se la crespa buccia Pu darne indicio) pi delia Sibilla, E parca, cos ornata, una bertuccia, Quando per muover riso alcun vestilla:

vii.

72. 73.

Ed or E che

pi brutta par, che

si

corruccia,

dagli occhi l'ira le sfavilla.

xx. 120.

Quasi ascosi avea gli occhi nella testa, La faccia macra, e come un osso asciutta. La chioma rabbuffata, orrida e mesta.

La barba

folla,

spaventosa e bruita.

xxix. 00.

BRUTTO.

131

Vedi innanzi alla porta un Etopo avviso Con naso e labbri grossi; e ben gli Che non vedesse mai, prima n dopo,

Un

cos sozzo e dispiacevol viso;


si

Poi di fattezze, qual

pinge Esopo,
il

D'attristar, se vi fosse,

paradiso;

Bisunto e sporco, e d'abito mendico;

a mezzo ancor di sua bruttezza io dico.

XLiii. 1B5.

Buffoneria.
Con motti
e

con iscede.

Par. XXIX. Ila.


Canz. xvii.
B.

Ne' parlamenti lor tengono scede.

Bugiardo V.
Non
fosti

Mentire.

ver testimonio.
frodi.

Inf.

xxx. 113.
1*27.

La verit nulla menzogna Rimossa ogni menzogna.


Bugiare, (dir bugie)

Inf. XX. 99.

Par. XVII.

Purg.

xviii. 109.

Buoi.
Di pari

come buoi che vanno a

giogo.

Purg.

XII.

l.

Buona
S eh' a te fia bello

cosa

Averti fatta parte per te stesso.

Par. xvii. 68.

Parlando cose, che

il

tacere

bello.

Inf. iv. 104.

Saper

di

alcuno buono.
Inf, XV. 103;

Purg.

vii.

45; Par. xvii, 109.

Buonarotti.
Quel eh' a par sculpe e colora,
Michel, pi che mortai, Angel divino.
Ariosto, xxx. ni
i.

132

Caccia.

Alla caccia Di

fu messo.

Purf/. in. 121.

Similemenle a colui, che venire


Sente
il

porco e
le

la caccia alla
le

sua posta,
In/',

Ch'ode

bestie e

frasche stormire.

xui. 112.

Questi pareva a

me maestro
i

e donno,

Cacciando

il

lupo e

lupicini al

monte...
conte,

Con cagne magre,


S'

studiose

Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi


avea messi dinanzi dalla fronte.
In picciol corso mi pareano stanchi figli, e con V arjute scane Lo padre e Mi parea lor veder fender li fianchi. Lo bevero s'assetta a far sua f/uerra. Tendiam le reti, si ch'io pigli lioncini al varco. La lionessa e
i i

Inf. xxxiii. 28. (caccia) /w/". xvii. 22.

Inf.

xxx.

7.

Ornai veggio la rete

Che qui

vi piglia, e

come

si

scalappia.

Purcj. xxi. 76.

Cacciator tutta sua vita,

Ariosto, xviii. 166.


fra tanti
xviii. 184.
il

Mostrami ove

'1

mio re giaccia

Che vivendo imit


l'arco; CU'io rinunzio
i

tuoi studj santi.


d' Italia

(Lo studio della caccia, Fior,

^Eccoli, Cinzia,

corno, eccoti
I.

tuoi studi, e la tua vita. Tasso,

Am.

Atto,

Se. 1.)

Or per l'ombrose valli e lieti colli Vanno cacciando le paurose lepri; Or con sagaci cani i fagian folli Con strepito uscir fan di stoppie e vepri; Or a' tordi lacciuoli, or veschi molli Tendon tra gli odoriferi ginepri
. .

vii. 32.
i.

Dando sovente a

fere agro martire. Poliziano, Stanze,

-Seguir

le fere fuggitive in

caccia Fra bosclii antichi fuor di fossa o muro,

E spiar

lor covil per

Seguir

le

lunga traccia. Id. Il "Caccia descritta. Id. 1. 27, 33, CI, 07fere fugaci, e le forti Atterrar combattendo. Tasso, Aminta,

Atto

1.

Se.

I-Era mio sommo


11

panie, ed aguzzare
fere. Id.
j

gusto... sol tender le reti, Ed invescar le dardo ad una cote, e spiar 1' orme E '1 covil delle

133

Cadavere.
Corpo vano.
Carne nuda,
(di

Inf. xx. 85.


spirito)

Inf. ix. 25.

Carne sepolta.
In terra terra
il

Purg. xxxi.

48.

mio corpo.
in ch'io

Par. xxv. 124.

Quando
Rinchiusa

le belle

membra

fui,

e che son in terra sparle.


fu cacciala giace

Purg. xxxi. 50.


Par. x. 127.

Lo corpo ond'ella
Giuso in
. .

Quando disanimato

il

corpo giace.

Purg. xv. 135.

{Giacer senza l'anima. V. N. par. 8. -E la beUa sembianza del corpo che giace senz'anima pur detta: La morta imagine avvenente. Vita

Nuova. Son.

1.)

Cadere.

E E
Dal

caddi, come V

uom

cui sonno piglia.

Inf. lu. 136. Inf. v. 142.

caddi, come corpo morto cade.

Io vidi pi di mille in sulle porte


ciel piovuti. {Pulci, n. 31
)

Inf. viii. 82.

piovvi di Toscana,
,

Poco tempo

in

questa gola

fera...

Inf. xxiv. 122.


Inf.

Quando

piovvi in questo greppo.

xxx. 95.
i.'^.

Caddi, non gi

come persona

viva.

Petrarca, Son. 43.


Ariosto,

E cada come corpo morto cade.

(/h/'.v.142)

Caduco, mal caduco, epilessia.


E qual
quei che cade, e

non sa
il

corno,

Per forza di demon eh' a terra

tira,

d'altra oppilazion che lega l'uomo.

Quando

si

leva, che intorno

si

mira.

Tutto smarrito dalla grande angoscia


Ch'egli ha sofferta, e guardando sospira.
Inf. xxiv. 112.

Cagione V.
Ma
Del nostro

Effetto V. Produrre.

se a conoscer la prima radice

amor tu
v.

hai cotanto affetto.


;

Purg. xi. 33; xvii. 35; Par. xiv. 12. Inf Ma se le mie parole esser den seme Che frutti infamia al... Inf. xxxiii. 7.
125

134

CAGINE.

Come pu

uscir d dolce seme amaro.

Par.

viii. 93.
frutto.

(Di buona causa tristo eSetio - D' amaro seme nas'ce

amaro

Fazio, Dittamondo,

i.

20.)

Pon gi

il

seme del piangere ed ascolta. Purg. XXXI. 46


;

Purg. xxi. 94.


Inf. xxiii. 129.

Mal seme. Jnf. Amor sementa


Formai

xxviii.

lO-Mala sementa.
. . .

in voi d'ogni virtute.

Pwff/. xvii. 104.

Principio del cader fu

Par. xxiv. 54 ; Par. xvi. 68.

principio, (cagione intrinseca)

Par.

ii.

147.

Quindi viene il duol che s li lancia. Poca favilla gran fiamma seconda. E vero frutto verr dopo il fiore.
(

Purg.

vii.

111.
i.

Par.

31.

Par. xxvii. 47.


liberti.
)

Vero frutto verranne dopo

il fiore.

Fazio degli

Di quanto mal fu madre.

Inf. xix. 45.


vii.

Padre
non

suocero son del mal d Francia. Purg.

109.

S' altra cagione in contrario


(

non pronta.

Purg.xiu.W.

ci sforza a fare

il

contrario

Ben ho
Di

di

mia ventura

Madonna
Cagion
.

e
.

d'Amore onde mi

doglia. Petrarca, Son.^{)%.

belle e leggiadre.

Canz.

i.

5. p. 4.

Ben voglio sappi la prima radice Che produsse quel mal che mi flagella.

Ariosto, xiu. 5.

Cagione ignota.
Se voler
Per
fu,

o destino, o fortuna

Non

so.

7n/'.xxxii.76.

Le vere cagion che son nascose. la cagione ancor non manifesta


Calarsi
Gi diroccando,

Purg. xxii. 30.


Di...

Purg.

xxiii. 38.

gi V.

Ariosto,

ii.

74.

Ariosto,

ii.

75.

Caldo.
Mentre che '1 sol ferve. Sotto la gran fersa De'
Purg. xxvii. 79. Inf. xxv. 79.
i.

di'

canicular.

Quando
Il

'1

sol

pi forte ardea.

Petrarca, Canz.

8.

Nel pi intenso ardor del mezzogiorno.

Ariosto, x. 35.

merigge facea grato l'orezzo


xxiii. 101.
xxiii. 106.

Al duro armento.

Al pi cocente giorno,

CALDO.

1B5
xxvii. 12.

Air ardente ora estiva.


Sotto
il

pi cocente ardoT estivo.


il

xxxii. 108.
xlii. 62.

Oltre che prema

mezzogiorno estivo.

Sugli estivi ardori.

TassOy vii. 19.

Piaggia caldissima.
Percuote
il

sole ardente
si

il

vicin colle;

E
In

del calor che

riflette addietro,

modo

l'aria e l'arena

ne bolle,
il

Che

saria troppo a far liquido

vetro.

Stass cheto ogni augello all'ombra molle:

Sol la cicala col noioso metro

Tra i densi rami del fronzuto stelo Le valli e i monti assorda, e il mare e

il

cielo.

A)\viii20.

Calunniare.
Io fui ladro...

E falsamente
L'una

gi fu apposto altrui.

Inf. xxiv. 139. Inf.

la falsa che accus Giuseppo.


il

xxx. 97.
vi.

poi

mosser
la

le

parole biece

A dimandar
Estingua

ragione a questo giusto.


calunnia fella.

Par.

136.

Ariosto^ iv. 60.

Calzolaio.
Inteso al cuoio ed allo spago.
Inf. xx. 119.

Camino.
Vivagni
(gli orli della strada)

Pwr//. xxiv. 127.


Inf. xiii. 1.

Bosco... da nessun sentiero segnato.

Petrarca, Canz.xm. 1. -Fuor d' ogni segnato ( Ogni segnato calle. calle. Ariosto, xir. 1. - Dove per mezzo all'altre selve ombrose Vide il pi largo e 'l pi segnato calle, xi. lo. - Non sono... l liti pesti O' alcun sentier. xiii. 9. - Camin trito, xix. 41 xxiv. 13; xxix. 38.- Via non trita, vili. 65. - Via pi piana e pi corrente, xvi. 5. )
;

Per andar su dirittamente vai.

Purg. xvi. 49.

(Diritta via. Inf.i.i. -Verace via. Inf..li.- Diritto calle. Ctnc.iv.l,La strada che... Ampia e diritta andava alle gran porte. Ariosto, vi, 60.)

Calli obbliqui. Ariosto,

i.

22.

Camino

obbliquo. xvii. 27.

Per sentiero ombroso, e fosco,

Che sempre

si

venia pi dilatando

136
In

CAMI>0.
uscir.
la

un gran prato

xi.

21.

Giace tra l'alto fiume e

palude
xv. 49.
i

Plcciol sentier nell'arenosa riva:

La

solitaria casa lo richiude.

Giunti che fur, correndo, ove

sentieri
\ii.

A perder
Che
d'

si

venian nella foresta.

38.

Vide venir per mezzo un prato erboso.

un

pcciol sentier era segnato.

xviii. 95.

Si fermaro

Dove un

sentier fendea quella pianura.

xxv. 97.

Camino, strada malagevole.


Camin
Inf.
19.)
11.

Silvestro.

Inf. xxi. 84. -

Camino

alto

e Silvestro.

140. [FaziOy Dittam. in. l.-Salvatico calle. Dittam. in.


viii.

-i/a/ camino. Pwr^.


xii. 72.

32; Conv. lY.l,- Mal sentiero.


i.

Purg.

[Fazio, Dittam.

1.)

Dinanzi venimmo...

Per altra via, che fu

aspra

forte (Inf.

i.

5.)

Purg. ii. Che lo salire omai ne parr gioco. camino malvagio,... La via lunga, e il ^^on era camminata di palagio L v'eravam, ma naturai burella //'. xxxiv. Ch'avea mal suolo, e di lume disagio.

65.

95.

Per

selvaggia strada.
lo scoglio

Inf. xii. 92.


la via.

Su per

prendemmo

Ch'era Tonchioso,

stretto e malagevole,

Ed

erto pi assai di quel di pria.

Inf. xxiv. 61.

Mi apparecchiava a sostener
Si del camino...

la

guerra
Inf.
ii.

4.

Aspre vie e selvaggie.


Per va alpestre
e

Petrarca, Son. 22.


Ariosto,
vii. 42.

dura.
calle.

Per solingo e strano

xx. 144.
)

Camin malvagio.

(//".

xxxiv. 95.
i.

xxix. 71.

Sentier... spesso e forte [Inf.

5; Purg. u. 65.) xxiii.5.

Per balze e per pendici orride e strane,

Dove non via, dove sentier non era, Dove n segno di vestigie umane.
.

Inf. n. 41.

Per un camin gran spazio oscuro e


riuscir in

cieco...

un burrone ascoso

CAMINO.

VI

Tra monti iuaccessibili

alle genti,

tutto

'1

d,

senza pigliar riposo,


iii.

Saliron balze e traversar torrenti.

64. 65.

Alquanto malagevole ed aspretta Per mezzo un bosco presero la via;


Che, oltra che sassosa fosse e stretta.

Quasi su dritta

alla collina gi.


gi...
.

VII. 8.

Tra duri sassi e folte spine

Di balzo in balzo, e d'una in altra via Aspra, solinga, inospita e selvaggia;

Tanto eh' a gran fatica riuscia Sulla fervida nona in una spiaggia Tra '1 muro e '1 monte, al mezzod scoperta,
Arsiccia,

nuda

sterile e deserta.

Vili. 19.

Per quelle vie tutte fangose e rotte


Dalla stagion ch'era piovosa.
xxxii. 69.

Nel pi tristo sentier, nel peggior calle

Scorrendo va, nel pi intricato bosco,

Ove ha pi asprezza il balzo, ove la pi spinosa, ov' l'aer pi fosco.


Nel pi intricato calle.
Nella torta via
Dell'intricata selva
si

valle
XLII. o2.

XIX. 3.

ricaccia;

Ed onde era venuto s ravvia, E torna di sua morte in su la


Mi scorse, onde a gran pena
il

traccia.

XIX. 0.

Tacque; e per lochi ora sublimi, or cupi,


fianco trassi,

Sin eh' ove pende da selvagge rupi

Cava spelenca, raccogliemmo

passi.

Ta^sso, viii. 41.

Camino

tortuoso.

Tra erto e piano era un sentiero sgembo. Ihirfj. vii. 70. Noi salivam per una pietra fessa (pel rotto d'un masso) Che si moveva d'una e d'altra parte.
S

come l'onda che fugge

e che s'appressa.

Ptivq. x. 7.

(che andava e veniva; ossia, sporgeva e rientrava)

Camino
Ristemmo su
in

solitario.

un ]nano

138

CAMINO.
Purff. x.20. Solinga via. Inf. xxvi. 16 - Strada sola. Purg. xxiv. 130.
Inf.
i.

Solingo pi che strade per deserti. {Piirg. 1.II8.)

Piaggia diserta.
Via eh'

29.
3.

pi deserta e soia.

Tasso, x.

Camino
Dieci passi
(appena
Tanto...

stretto.
Inf. xvii. 32.

femmo
passava)

in sullo stremo.
lo

D'ogni lato ne stringea


ci si

stremo.

Purg.

iv. 34.

Che noi fossimo fuor

di quella cruna.

Purg.x.VS.
xii. 105.

Ma
(

quinci e quindi l'alta pietra rade.


)

Purg.

la via stretta

Li margini fan via.

Inf. xiv. 141.

va per muro stretto a' merli. Purg. xx. 6. Li piedi... Sempre al bosco li ritieni stretti, iw/. xiv. 73. Sen va per uno stretto calle. Inf. x. i.

Come

si

Ond'ir ne convenia dal lato schiuso

Ad uno ad

uno, ed io temeva
il

il

fuoco

Quinci, e quindi temeva

cader giuso.
loco
freno,

Lo Duca mio dicea: per questo


Si

vuol tenere agli occhi stretto


Cos

il

Perocch' errar potrehbesi per poco.

Purg.wx.l^.

entrammo

noi per la callaia.

Uno

innanzi altro, prendendo la scala

Che per artezza i salitor dispaia. Mentre che s per l'orlo, uno innanzi Ce n'andavamo, spesso il buon Maestro Diceva: Guarda; giovi ch'io ti scaltro.
{ti

Purg. xxv.
altro.

7.

Purg. xxvi.

1.

rendo avvertito dove metti

piedi)

Virgilio

mi venia da quella banda


si

Della cornice, onde cader

puote,
Pwrfy. xviii. 79.

Perch da nulla sponda s'inghirlanda.

Ma quando fummo
Su dove
(

lberi ed aperti
s

'1

monte

indietro
)

rauna.

Purg. x. 17.

fuori dell'.angusta via

Giunse in un angusto calle Che pendea sopra una profonda

valle.

Ariosto, xxix. 51.

Camino
E proseguendo

di salita.

la solinga via

CA^nNO.

139

Tra le scheggle e tra' rocchi dello scoglio, Lo pie senza la man non si spedia. Alle capre duro varco.
Dritta salia la via per entro
Si fende
il

Inf. xxvi. 16. Inf. xix. 133.

sasso.

Piirg. xxvii. 61.


67.

La roccia per dar via a chi va suso. Purg. xix. Noi salivam per una pietra fessa, Che si moveva d'una e d'altra parte, S come l'onda che fugge e s'appressa. Qui si conviene usare un poco d'arte, Cominci '1 Duca mo, in accostarsi

Or quinci or quindi
(che d volta)

al

lato che si parte.

Purg. x.

7.

Dal

lato,

onde

il

caiin

nostro era chiuso.


da un monte)

PMr5f.xxii.136.

{via fiancheggiata in

un

lato

Muore
continuando

il

lembo.
un
colle,

Purg.
l

vii. 72.

(detto d'un sentieruzzo sur


il

dove finiva e perdeva?!,

pendo]
;

Nessun^ tuo passo caglia

Pur

suso al monte dietro a

me

acquista.

Purg.

iv. 37.

Ma quando fummo liberi ed aperti (fuori dell'angusta via) Su dove il monte indietro si rauna. (s'interna) Purg x. 11.
Fui al dischiuso,
(all'

aperto)

Purg.
70
-

ix. 70.
i.

Al comincinciar dell'erta.
(Fra erto e piano era un sentiero sgemho. Purg.
vii.
)

//".

31.

Per un varco

Che

'I

pian lassava a prender dell' altura. Cino. cxi.

Un
Apria

erto calle e pien di sassi e stretto


il

camin con faticosa chiave.


il

Ariosto, xxv. 71.

presso

pertugio.

Purg.

xviii. 111.

(la fenditura del monte, ov' la scala per salire)

Camino
Folle strada.

pericoloso.

hf.

xii. 91.

(Strada follemente presa. E nel xxvi. Inf. 23. chiama folle volo lo sconsigliato viaggio di Ulisse, che nel xxvii. 82. del Par. detto: V'arco
Folle di

Hme. - Venuta

folle. Inf.

ii.

35.)

Camino pi

breve.
li

Che del bel monte il corto andar Il tuo andar deve esser porto. Lo camin corto.

tolse.

Inf.
i.

ii.

120.

Canz.

Chiusa.

Purg. xx. 38.

140

CAMINO.

Mostrate da qual
S

mano

in

ver

la

scala

va pi pi corto.
(Quinci
el

Pimj.
la via pi, tosta.

xi. 40.
i.

tornare a mia magione corto. Poliziano, Stanze,

52,)

Quella ne insegner
Via tostana.

Purg.

vi. 60.
ii.

Cunz.

3.

Avean, cercando abbreviar camino,


Lascialo pel sentier la maggior via.
Ariosto,
iv. 69.

Camino

clie

sbocca in un altro.
Inf. x. 135.
900.)

Sentier che ad una valle ftede. (Ille viam secat ad naves. Vir. JEn. vi.

Dal grado in gi che

fede

mezzo

il

tratto le

due

discrezioni.

Par. xxxii. 40.

Crociccliio di camino.
Gi eravam l 've lo stretto calle Con l'argine secondo s'incrocicchia, E fa di quello ad un altr'arco spalle. Trov il sentier che si torcea

in/, xviii. 100.

In molti rami ch'ivano alti e bassi, (/n/. xvii. 28.) ir.xxiii.73.

Dove una strada Scontraro in una

in

due

si dipartiva.

i.

22.

croce di due strade Persona...

xviii.98.

Giunge ove la strada fa dua corna. Dove in due strade il camin fesso.
Involta di

xxvi. 66.

xxxvii. 122.

camino.
Purg. x.
12.

Lato che

si

parte, (che d di volta)

Or convien che si torca La nostra via un poco. Appresso volse a man sinistra
Tenne a
?ioi ci

Inf. xvii. 28.


il

piede.

Inf. x. 133.
Inf. xviii. 21.
in/",

sinistra,

ed

io dietro

mi mossi.

Per l'argine sinistro volta dienno.

xxi. 136.

volgemmo ancor pure a man manca. Sempre acquistando del lato mancino. Facemmo adunque pi lungo viaggio
Volti a sinistra.

Inf. xxin. 68.


Inf. xxvi. 126.

Inf. xxvi. 82.


lato al

Fece del destro

mover

centro.

Purg.

xiii.

14.

Io credo ch'alio stremo

Le destre

spalle volger ci convegna.


1

Purg. xxii. 121.


miei,

>'on eran cento tra' suoi passi e

CAMINO.

141

Quando le ripe igualmeiite Per modo eh' a levante mi Che via faremo?
Prese
la

dier volta,
rendei.

Purg. xxix. 11. Purg.


conte
;

iv. 36.

(Prenderemo a destra o a sinistra?)

strada alla sinistra


il

il

Verso una valle, ove


Si

Circasso er' ito


al

tenne Ferra pi presso

monte,

Ariosto, xii. 56. Dove il sentiero Angelica avea trito. iv. 5. E ver ponente avea dritto il sentiero. lume cammin 75. il il dritto tenne. xviii. E contra

Potuto avrian pigliar la via mancina. Ch'era pi dilettevole e pi piana,

E mai non

si

scostar dalla marina;

Ma

per la destra andaro orrida e strana,


citt di Palestina

Perch l'alta
Per questa
Prese
sei

giornate

men

lontana.

xv. 93.

Verso Rama, a sinistra declinando.


la via

pi piana e pi corrente.

Fu

in sei giorni a

Damasco

di Soria

Indi verso Antiochia se ne gi.

xvi. 5.

E giunge ove

la

strada fa dua corna;


al

L'un va gi al piano, e l'altro va su E questo e quel nella vallea ritorna, Dov' ella avea lasciato Rodomonte.
Aspra,

monte:

ma

breve era

la via del colle.

L'altra pi lunga assai,

ma

piana e molle.

xxvi. 66.

Mettersi in camino.
Entrai per lo camino alto e Silvestro.
Cos
fsel
si

Inf. u. 14'2.

miscy e cos mi f entrare


Inf. iv. 23.

primo cerchio.
Ci

mettemmo per un bosco che...


al

Inf. xiii. i. Inf.

Sarei messo gi per lo sentiero.

xxx. 84.

Prende
Il

bosco

la

via.
le

Ariosto, vni. 3.

suo ((Wmin.,. per

selve tenne.
Xii.

86; xxu. 6; xxxiii. 101.


xxiii. 32.
ii.

Si pose in via.

Ch'avea gi cominciato entrar ne! guado. E noi movemmo i pieci i in vr la terra.

73.

Inf. ix. 104,

142

CAMINO.

Prendendo pi della dolente

ripa.

Inf. x. 133

Inf. xii. 28.

Sempre acquistando

del lato mancino.


/n/.

XXVI 126; Purg.


oltre.

iv. 38.

Poi, rallargat per la strada sola,

Ben mille

passi e pi ci

portammo
i

Purg. xxiv. 130.

Pi innanzi e poi pi innanzi

passi muta. Ar. xlvi. 29.

Andare avanti.
Passamm'
oltre.

Inf. xxvii. 133.

Yien... pi oltre.

Par.xw.l.
il

Continuare
Come
fa

eaniino.

l'uom che non

s'affigge,

Ma

vass alla via sua, checch gli appaia.

Purg. xxv.

4.

Sospendere
Maometto mi

il

eaniino.

Poich l'un pie per girsene sospese.


disse est parola;
Inf. xxviii. 61.

Indi a partirsi in terra lo distese.

Andare per uno stesso camino.


Non va co' suoi fratei per un camino. Non ander con lui per un camino.
Inf.

xxv. 28.

Par. xxx.. 144.

Caulinare con alcuno.


Io

non osava scender della strada


lui,

Per andar par di

ma

'1

capo chino
.

Tenea, com'uom che riverente vada. Di pari, come buoi che vanno a giogo,

in/, xv. 43.

M'andava

io.

Purg.
miei
co' passi fidi

xii. 1.

S parreggiando Del mio Maestro.

Purg. xvii.
Virg. Ji'n.
vi. 263.
)

10.

(ducem passibus acquai.

Venendo teco
.4

a paro a paro.
iv.

Purg. xxiv. 93.


in. 16.

{Petrarca, Trionfo Am.

2o; Ariosto, xliv.31.)

man a man

con lui cantando giva. Pet. Tr. Fama,

Caniinare dietro alcuno.


Questi,
/'

orme di cui pestar mi


fu chiaro,

vedi.

Inf. xvi. 34.

Come

'1

di'

CAMI>0.
Seii

143

venne suso, ed

io

per

le

sue orme.

Purg.
Par.

IX. 59.

Si mosse dritto Co' piedi alle sue orme. L'altro che appresso me l'arena trita.

XII.

115.

Inf. XVI. 40.

V
(

ti

verr

a'

panni.

Inf. XV. 40.


Inf. IV. 15.
xii. 114.

Io sar
Questi
ti

primo e tu sarai secondo.


sia primo,

ed
)

io

secondo. Inf.

-Meraviglia udirai

se

mi secondi.

Pwrsf. xvi. 33.

Ora sen va per uno stretto Lo mio Maestro, ed io dopo le


Elli

calle
spalle.

Inf. X.

I.

givan dinanzi, ed
i

io soletto

IHrctro, ed ascoltava

lor sermoni.

Purg. XXII. 127.


Inf. xxxiv. 8".

Appresso porse a
Taciti, soli, senza

me

V accorto passo.

compagnia,
via.

N'andavam l'un

dinanzi e l'altro dopo.


Inf. xxiii. l.
/n/. XII. 81.

Come

frati

minor vanno per


il

Quel di retro, (che vien dopo)


Per
le

mie vestigia

camin tenne.

Ariosto,

xiii. 26.

Vuol seguir nostr'orma.

xvii. 58.

Che dietro era venuto all'orma


Del paladin...
XXIV. 46.

Caminarc in
Vanno
'in filo.

fila.

Purg. XXIV.
lunga riga.

66.

Facendo

di s...

Inf. V. 47.

Raggiungere nel camino.


E
poi rigiugner la
gli

mia masnada.

in/",

xv. 41.
ii.

Sopra

arriva.

Ariosto,

13.

Oltrepassare nel camino.


E quando innanzi
a noi s entrato fue.
P^r//. xxiv. 100.

Lascia lui e varca.

Purg.

xii. 4.

V entr

innanzi.

Ariosto, \\xn.^\i.

(Peregrina locuzione. Monti.)

Camino

interrotto.
Purg.
xxii. 136.

11 camin nostro era chiuso. Trova suo camin riciso.

Par. xxiii. 63.


il

Attraversare
Noi rividemmn
il

camino.
Inf. VII. 100.

cerchio all'altra via.

144

CAMINO.
il

Boiardo quel destrier ch'in mezzo

bosco
Ariosto,
i. ii.

Con

tal

rumor

la

chiusa via
il

si fende,

73.
69.

meglio

farsi

calle.

Caminarc adagio.

piede innanzi piede appena mette.

Purg. xxviu, 55.


Inf. viii. 113.

(Piede innanzi pie se medesimo trasport. Bocc. Gior.y. Nov.S.)

E rlvolsesi a me con passi rari. Che giva intorno assai con lenti passi. Passo passo andavam senza sermone. Lo scender sia poco, (lento)
Colui che del camin
s

Inf. xxiii. 59.


Inf. xxix. 70. Inf. xvii. 98.

poco piglia.

Purg.

xi.

109.

ci fece

li

nostri passi scarsi.


co' passi lenti e scarsi.

Purg. x. 13.
Pwrgf. xx. 16.

Noi andavam
i

Fanno passi radi. E vengon piano.

Purg.x.Od.
Purg.
iii.

65.

Ma
Venia

per
s

lo

peso quella gente stanca

pian, che noi

Di compagnia ad ogni
(

eravam nuovi muover d'anca.

in/",

xxm.

70.

Evidentissimo tratto per dipinger


i

la lentezza degli ippocriti incappati.)

Movieno pie ver noi, E non pareva, s venivan lente. Purg. in. 59. Al montar sii, contra sua voglia, parco. Purg.xi.i^. Prendendo la campagna lento lento {Poliziano, i. 48.) Purg.xxYiu. 5. Su per lo suol che d'ogni parte oliva. Batte col remo qualunque s'adagia. Inf. m. 111.
(

Qualunque

s'

adagia. Ariosto, xiv. 116.

Gi m'avean trasportato

lenti passi

Dentro all'aulica selva tanto, ch'io

Non potea
Allor
si

rivedere ond'i' m'entrassi.

Purg. xxviii. 22.

mosse contra
ed
io

'1

fiume, andando
lei,

Su per
A

la riva,

pari di

Picclol passo con picciol seguitando.


(

Purg. xxix.
-

7.

piccol passo...
ni.
il

mossi.

Fazio degli Vberti.

Con piccol passo.

IHttamondo,

27.)

Un poco

passo queta.
i

Purg.

v. 48.

Solo e pensoso

pi deserti campi
e

Vo misurando

a passi tardi
tardit

lenti.
il

Petrarca, Son. 22.


passo.
Ariosto, vi. 63.

Che con gran

mutava

CAMINO.

Ho
xxxii. 60.

Ad agio il suo camn dispensa. Onde maravigliando il pie ritiene,

poi sen va tutto sospeso e lento.

TassOy xviii. 19.

Caniinare in fretta.
Ra/f'rett

suo passo.
la fretta

Purg. xxiv. 68. Purg. xxi.


(passi)
4.

Pungmi
Per
Si parti...

la i.npacciata via.

con maggior valchi.


passo.

.Purg. xxiv. 97.

Studiate
(

il

Purg. xxvii. 62.


ni. e.
i. )

Ci

studiavam per quel cammino alpestre. Fazio, Dittam.

il

Ad

gran passi sen g... ogni passo va pi ratto


tosto

Inf. xxni.

Uo.

Crescendo sempre.

Purg. xxiv. 85.


Purg.
xxiii. 19.

Pi
Li

mota, Venendo...

veggio d'ogni parte farsi presta

Ciascun' ombra.
Io volsi
'1

Purg. xxvi. 31.


il

viso e
le

passo non men

tosto.

Purg.xxiu.l.
Parg.xx. 61.

Batti a terra
(

calcagne.
)

vietitene

speditamente

Tale... suo passo falca.


(

Purg. xwu.^i.
gambe una
falce)

come

il

cavallo che trottando descrive avanti colle

Ristetti, e vidi

Dell'animo, col

duo mostrar gran viso, d'esser meco;

fretta

Ma

tardavali

'1

carco e la via stretta.


;

Inf. xxiii. 82.

Andiamo a maggior fretta Che gi non m'atTatico come dianzi; E vedi omai che il poggio l'ombra getta. Noi anderem con questo giorno innanzi,
Rispose, quanto pi potremo omai.

Purg.
pi lento

vi. 49.

N
Facea;
S

il

dir l'andar,

n l'andar

lui

ma ragionando andavam
pinta da

forte.

come nave

buon vento.

Purg. xxiv.

l.

per ragionar, lor via

(E V Ariosto: Non, per andar, di ragionar lasciando, Non di seguir, ... Dante se non pi dolce, pi breve; e i tronclii qui dinotano la fretta. Tommaseo.
)

E brigavam
Quanto
VOL.
I.

di soverchiar la trada

Tanto, quanto al poder n'era permesso.


di

Purg.xx.Wi.
10

qua per un migliaio

si

conta,

146

CAMINO.
di l

Tanlo

eravam
piedi,
s

noi gi
la

iti,

Con poco tempo, per


Tenete
1

voglia pronta.

Purg.

xiii. 22.

Voi, che correte

per

l'

aura fosca.

Jnf. xxiii. 77. Inf. iv. 22.

Andiam, che
Si

la via

lunga ne sospinge.
raccorci.

Ritorci Gli occhi oramai verso la dritta strada,

che

la via col
i

tempo
i

si

Par. xxix. 127.


Petr. Canz. iv.
1.

Raddoppia

passi, e pi e pi s'affretta.

Vanno

affrettando

passi quanto ponno,

Sotto l'amata

soma che gl'ingombra.


il

Ariosto, xvni. 188.


xxii. 44;
i.

Ma

studia

passo pi che puoi.


i.

17.

{Pulci, Morgante,

27; xix. 4.j

Incertezza del cantino.


Aml)idue incerti Di nostra via.
Purg.
riesca.
x. 19.

Com'uom che
(E

va, n sa

dove

Pwrr/.

ii.

132.

come
il

quello ch' seguace Ratto a Signore, e non sa dove vada. Per


xviii, 4. -

dolorosa strada. Dante, Cane,


via pigli

Come

colui,

suo cammino, e che vuole andare, e non sa onde

che non sa per qual si vada. V.N.

p.l3.-Lo buono camminatore giugne a termine e a posa; lo erroileo mai non la giugne, ma con molta fatica del suo animo sempre con gli occhi golosi si mira innanzi. Conu. iv. 12.)

Esaminava
(

del

cammn

la mente.
tra s della via
)

Purg.

iii.

50.

studiare

il

cammino, pensare

Come gente che pensa suo cammino,


Che va
col core, e col corpo dimora.

Purg.
Tr.

ii.

11.

Terren dubbio.

Petrarca,
e

Amore,
Tr.

n. 88.

Andata mia dubbiosa


{Dubbio
C(uii. U.2. -

tarda.

Am.

u. 91.

calle. Casa, Son. 2. -Il tuo dubbioso e fosco E duro calle. Del camino incerto. Misero peregrin molti anni andai Con dubbio pie sentier cangiando spesso. Id. Canz. iv. 1.)

Conoscere la strada,

il

camino.

Meco ho la strada in scritto. Vedendo che... sicuro Al suo dritto cammin l'arena stampa.

Ariosto,

iv.

*.l.

x. 40.

Perdere

il

camino.
Par. viu. 148.
Purtj. v. :i

La traccia vostra fuor di strada.


Fa parer dritta
la

via torta.

CAMINO.
(

147

Tortire, deviare dal retto sentiero. Conv. 4.7.-Carain torto tei. Casa,
lY. 2.
)

Cam

Che

la diritta

via era smarrita.

Inf.

i.

o.

Fa ritroso

calle- Inf.

xx. 39.

Ritrosi passi. Purf^. x. 123.


dritto.

Senza torcer mai pi dal camin

Ariosto,

iii.

45.

Rimetter.si in camino.
Mise Roma... nel buon
filo.

Par. xxiv. 63.

Lo popol disviato

si r accorse.

Par.

xii. 45.

Com'uom che
Che
intno
(Infino a lui non

torna alla smarrita strada,


//

ad essa

par

ire invano.
ire

Pur ci.
Inf.

r.

119.
)

mi parte

a vto. Fazio, Dittam.

ni. e. 1.

Ma
(

poscia di'ebber colto lor viaggio.


il

xwn.C.

ritrovato

diritto

cammino

Per tacendo

Pacevan noi del cammin confidare.


(di non errar strada)

Piirg. xiv. 128.

Tornare indietro.
E
se l'andar pi oltre c' negato,
7??/. viii.

Ritroviam l'orme nostre insieme ratto.

101.

Tornare

in volta.

Inf. ix. 2.
li sentieri.

Dier volta.
si ricorse.

Purg.

v. 41.

^Noipotrem ritornar per

Dino Compagni, L'Intelligenza.)


Inf. viii. 114.

Che ciascun dentro a pruova Sessun tuo passo caggia.


Chi porta innanzi, e chi ritorna

Purg.
piede.

iv. 37.

Ritrosi passi. [Relrogadar. Cino, cxi.)


il

Purg. x.l^o.
Ariosto,\\\\\.\).
xxvii.
6(i.

Passo...

Tornando.
Ritirar.si indietro.

Bordello ed egli indietro

si raccolse.

Come gente

di subilo smarrita.
il

Purg.
passo.

viii.

02.

Indietro feci e non innanzi

l*urg. xiv. 141,

Ristar, e trasser s indietro alquanto.

Purg.
riag.

ni. \)\.

Perch l'ombra sorrise e

si ritrasse.

Ed

io,

seguendo

lei,

oltre

mi

pinsi.

ii.

s:}.

Via,

camino trascorso.

.Non era lunga ancor la nostra via

148
Di qua dal sommo.
(

CAMINO.
Inf. iv. 67.
)

non avevara fatto molto viaggio

N anche

fu cos nostra via molla,


e pi che

Purg. xxxix. 13.

(La via grave

non credi molta. Fazio, Dittam.iuAZ,)

D hmgi v'eravamo ancora un poco, Ma non s ch'io non discernessi in parte...

7n/.iv. 70.

Buon
Veder
Pili

ti

sar, per alkyritar la via,


levabat. yEn.
viii,

(Viam sermone

300.

lo lelto delle panle tue.

Purg.

xii. 14.

era gi per noi del monte volto,


del Sole assai pi speso,
sciolto.

del

cammin

Che non stimava l'animo non


Ben
mille passi e piti ci

Purff. xii. 73.

Poi, r aliar gali per la strada sola,

portammo

oltre.

Purg.xxw.
Ariosto,
i.

130.
12.

Non avca
Apparia...

fatta va molta.
l'

ii.
ii.

orma

novella.
scolpite,

23.

12.

Per l'orme che di fresco eran Per veder s'orma appar...


di

xxni. 40.
xii. 14.

nuovo camino.
fretta

Dove vede apparir lungo

la

sabbia
. .

La fresca orma, ne va con quella


|Btaiico

xvii. 38.

dal cammino.
dilegue?

virt mia, perch

s ti

Fra

me

stesso dicea, che


delle
d,

mi sentiva
in tregue.

La possa

gambe posta

Purg. xvii. 73.

Maestro,

qual cosa greve

Levata s' da me, che nulla quasi Per me fatica andando si riceve?... Fien li tuoi pie dal buon voler

vinti.

Che non pur non

fatica sentiranno.

Ma

fia

diletto loro esser su pinti,

Purg.

xii.

118.

Camminar
Fa ritroso
calle.

in senso contrario al viso.


Inf. xx. 39.

Camminar carpone.
Qual carpone
Si trasmutava per lo tristo calle.
Inf. ^xix. 68
lui.
;

Inf. xxv. 141.

r mi
Tra

sforzai,
le

carpando appresso

Purg.

jv. 50.

scheggic e tra' rocchi dello scoglio,

CAMI>0.

149
Inf. xxvi. 17.

Lo

pie senza la

man non
il

si

spedia.

E d'ogni lato ne stringea lo stremo,

piedi e

man voleva

suol di sotto.
i

Purg. iv 32.

Camminare contro

raggi del sole.

Noi andavam per lo vespero attenti


Oltre, quanto potn gli occhi allungarsi,

Contra

raggi serotini e lucenti.

Piirr/.

xv. 139.

Campagna Terra
Lasciar
.le

di.

piagge

di

Campagna amene,
i

Pompa maggior
Che vagheggia

della natura, e
il

colli

Tirren

fertili

e molli.

Tasso,

i.

49.

Campana.
Se ode squilla
di lontano.

Che paia il giorno pianger che si muore. Le campane si sentono a martello Da spessi colpi e spaventosi tocche. E la campana martellando tocca. Onde il soccorso vien subito al porto.

Purg.

viii. 6.

Ariosto, xiv. 100.

x. 51.

Ad un E
chi

botto di squilla.

x. 53.

Di sulla rocca

duo

botti la

campana
il

tocca.

xxii. 58.
xvi. 88.

Delle sacre squille

batter spesso.

Cane.
Qual quel cane che abbaiando agugna, E si racqueia poi che '1 pasto morde.

Che

solo a divorarlo intende e pugna.

Inf. vi. 28.

(Ei par combatta col cibo, mangiandolo avido.

- una

vera pittura

del cane affamalo che inaspettatamente trova cibo. B. Bianchi.)

Nere cagne bramose e correnti,

Come
Or

veltri clCuacisser di catena.

Inf. xiii. 125.

Non

altrimenti fan d stale

cani.

col ceffo, or col pie,

quando son morsi


Inf. xvii. 49.

da pulci

da mosche o da tafani. mai E non fu mastino sciolto


fretta a seguitar lo furo.
e

Con tanta

Inf. xxi. 44.

Con quel furore

con quella tempesta

150
ChU'scono
i

CANE.
cani addosso al poverello,

Glie di subito chiede

ove s'arresta.

Inf. xxi. 67.

Ei ne verranno dietro pi crudeli.

Che cane a- quella levre ch'egli Con cagne magre, studiose e


1.0

acceffa.

/w/!,

xxui, 17.

conte,...

In picciol corso mi pareano stanchi

padre e
lor

figli,

e con

Vagute scane
li

Mi parea

veder fender
latra.

fianchi.

Inf. xxxiii. 31. Inf. vi. 14.

Cannamente
Ringhiosi
'pi

Botoli trova poi,

venendo giuso, che non chiede lor possa,


il

Ed a

lor

disdegnosa torce
i

muso.

Purg. xiv. 40.


Petrarca, Canz.i.H.
Ariosto,
vii.

(come fanno appunto

cani grossi all'abbaiare dei piccoli)


lo

De' miei can fuggo

stormo.

Sagaci cani.

32;

viii. 33.

Come

soglion talor dui can mordenti,

per invidia o per altro odio mossi,


Avvicinarsi digrignando
i

denti,

Con occhi

bieci e pi che

brada

rossi

Indi a' morsi venir, di rabbia ardenti,

Con aspri ringhi e rabbuflati dossi. Or con sagaci cani i fagian folli Con strepito uscir fan di stoppie e vepri. Simil battaglia fa la mosca audace
Contra
nel
il

ii.

5.

vii. 32.

mastin nel polveroso agosto,

mese dinanzi o nel seguace,


di spiche e l'altro pien di
il

L'uno

mosto:

punge e nel grifo mordace; Volagli intorno, e gli sta sempre accosto,
Negli occhi

E quel suonar

fa

spesso

il

dente asciutto;

Ma un

tratto che gli arrivi,

appaga
)

il

tutto.

x. 105.

Tommaseo. ( Evidente, ma lungo. Correndo viene, e '1 muso a guisa porta Che '1 bracco suol, quando entra in su la traccia, qual mastin ch'ai ciottolo che gli abbia

xvii. 31.

dittato

il

viandante, corre in fretta,


stizza e

E morda invano con

con rabbia.

xxxvii. 78.

Come

levrier che la

fugace fera

Correre intorno ed aggirarsi mira,

CANE.

lol

N pu con gli Che '1 cacciator

altri cani

andare in schiera,
strugge
dispera,
d' ira,

lo ten, si
si

Si tormenta, s'affligge e

Schiattisce indarno, e

si

dibatte e tira.

xxxix. IO.

Un

cane,

il

pi piccino
fatti:

Di quanti mal n'abl3ia natura

Di pel lungo, pi bianco ch'armellino. Di grato aspetto e di mirabili atti...

quivi Adonio comandare al cane


il

Incominci, ed

cane a ubbidir

lui;

E far danze nostral, farne d' estrane, Con passi e continenze e modi sui: E finalmente con maniere umane Far ci che comandar sapea colui, Con tanta attenzion, che chi lo mira, Non batte gli occhi, e appena il liato spira, xmi. E qual sagace can nel monte, usato

lOG. 108.

volpi

lepri dar spesso la caccia.


la fera

Che se

andar vede da un
sentono arrivato.
il

lato,

Ne va da un
Al varco poi

altro, e
lo

par sprezzi la traccia;

Che l'ha

gi in bocca, e l'apre
il

fianco e straccia.

viii. 8:J.

Languisce

TkIo cane,

ed ogni cura

Del caro albergo e del signore obblia;

Giace disteso, ed all'interna arsura.

Sempre anelando, aure novelle

invia.

Tasso, \iu.

{)\\.

Canto.
Voci Canlaron
si,

che noi diria sermone. Pura. xn. 110.


io lo scriva.

S dolcemente udissi,

Ch'

io noi so

rimembrar, non eh'

Purg. xxxi. DS.


Par. xx. 11.

Cominciaron canti
Di mia
(

memoria

labili

e caduci.

8i oltre

natura soavi che ne rimase in

me una

debole memoria

Con un canto tanto divo, Che la mia fantasia noi mi ridice.


Cominciava a cantar
s,

Par. xxiv.

2',J.

che con pena


Pur(f,xX. 17.
poi

Da

lei

avrei mio intento rivolto...


s,

Sonava Osanna

che unque

152
Di
riiidir

CAMO.
non fui senza Render voce a voce
disro.
in

Par.

vili. 29.

tempra
Par. X. 146. Par.
xxiii. 128.
3.

in dolcezza, ch'esser non pu nota, Se non col dov il gioir s'insempra. Cantando s dolce Che mai da me non si part il diletto.

M'inebriava

il

dolce canto.

Par. xxvii.

Se nuova legge non ti toglie Memoria o uso all'amoroso canto, Che mi solea quetar tutte mie voglie,
Di ci
ti

piaccia consolare alquanto


la

L'anima mia, che, con

sua persona

Tenendo

qui, affannata tanto.

Amor
Cominci
Che

che nella mente

mi

raf/iona.

egli allor s dolcemente,

la dolcezza ancor dentro mi suona. Lo mio Maestro, ed io, e quella gente Ch'eran con lui, parevan s contenti.

Cornea nessun toccasse altro la mente,


A^oi

eravam

tutti fissi

ed attenti
Purff.
II.

Alle sue note.,.

106.

La voce tua, che il ciel trastulla Sempre col canto. ISella melode che lass s canta. Con canti, quai si sa chi lass gaude.
In voce assai pi che la nostra viva.

Par.

IX. 76.

Par. XXIV. Vi.


Par. XIX. 39.
Pure/, xxvii. 9.

Perpetualemente Osanna sverna.


10 sentiva osannar di coro in coro.

Par. xxviii. 118. Par. XXVIII. 94.


Pure/. XXIX. 29.
lo cielo.

Ed una melodia dolce correva


Per l'aer luminoso.

Un dolcissimo canto Rison per


Angelici squilli, (canti)
11

Par. xxvi. 67. Par. xx. 19.

cantar di que' che notan sempre (cantano in note)


giri.
/^jnv/.

Dietro alle note degli eterni

xxx. 92.

Nella mira nota, (mirabile canto)

Pure/, xiv. 24.

Canlavan tutti insieme ad una voce. Pura. ii. 47. Ricomlnciavan l'inno bassi, (a bassa voce) /*Mrr/.xxv.l29. Cantando come donna innamorata. Purg. xxix. 1.
(Cantava come fosse innamorata. Guido Cavalcanti.)

CAMO.
Tanto son
(

153

d piacere a sentir piena.

Purg. xix. 21.

tanto sono piacevole a chi

mi sente

Quand'io incominciai a render vano Pm7\7. viii. 7. L'udire, (quando cess il canto) N mai in s dolci e in s soavi tempre [Puro. ^^^- ^^')
Risonar seppi
gli

amorosi guai.

Petrarca, Canz.

i.

4.

E con parole e con alpestri note Ogni gravezza del suo petto sgombra.
{

Canz.
s

iv. 2.

Alpestri note. Poliziano, Stanze,

i.

116.

-Con tante note

pietose

e scorte.

Casa, Canz. ii.d.- Dolci e scorte A'ote apprendea. Tasso, Rime.)

Canuto.

Un
E
i

vecchio bianco per antico pelo.


cape' d' oro
fin farsi

Inf. in. 89.

d'argento.

Petrarca, Son.

9.

Se bianche non son prima ambe le tempie, Ch'a poco a poco par che '1 tempo mischi.
(

Son.oL
Soji.

Sparserat et nigras alba senecta comas. Proper. L.

ii. )

Del fiorir queste innanzi tempo tempie.

156.

Capace, Capacit.

Ma non

eran da ci le proprie penne.

Par. xxxiii. 139.

Possente Se' fatto a sostener...


.

Par. xxiii. 43.

Sostenne Falsificare in se Buoso Donati. Inf. xxx. 42. Merto di lode o di biasmo non cape. Purg. xviii. 60. Secondo eh' degno. Par. xxxi. 22. L dove mio ingegno parea manco. Purg. iv. 77. Ogni minor natura
. .

corto ricettacolo a quel bene...

Par. xix. 50.


seno.
i

Hanno a tanto comprender poco

Inf. xxviii. 9.

Capelli V. Chioma Prendere per

capelli.

AUor
E
dissi
ciie
:

lo presi per la cuticagna,

E' converr che tu


ti

ti

nomi,

capei qui su non

rimagna.

Ond'egli a me: Perch tu mi dischiomi,

li

dir ch'io sia, ne moslrerolti


fiate in sul
i

Se mille
Io

capo mi tomi.

avea gi

capelli in

mano

avvolti,

tratti

glien avea pi
lui

d'una ciocca.
Inf. xxxii. 97.

Latrando

con

gli

occhi in gi raccolti.

154

CAPELLI.

Non

potrebbe far d'un capei calvo.


in quella venerabil

Pm/.

xxvii. 27.

Gli arroncigll le Impegolate chiome.

Inf. xxii. 34.

Pon man Securamenle


S

chioma
Pelr. Canz. u, 2. p. 4.
ii.

e nelle trecce sparte,

che

la

neghittosa esca del fango.


l'

Le man

avess' io avvolte entro

capegll. Canz.

1. p. 4.

Nel collo

Con man

lo stringe a

guisa di tenaglia.

Ariosto, xxlx.

6.

Capitale.
Nella terra che del regno

capo. Ar. xxxvin. 26

xi. 48.

Capitale pena.
L'estrema d'ogni pena.
Ariosto, xlv. 44.

Capitare, Arrivare.
Divenimmo L
've spiccia.
Inf. xiv.

76

Purf). ni. 46.

Finche accadesse alcuna nave buona,

Che per Levante apparecchiasse a sciorsi. Dopo molt'anni alle ripe omicide A dar venne d capo un giovinetto.
Il

Ariosto,

xix.4L
xx. 36.

giudice, siccome io vi dicea.


a questo palagio a dar di petto.

Venne

xliu. 134.

(Frase figurata, molto elegante. Monti.)

Capitare per caso in un luogo.


Se pi avvien che fortuna f accoglia Dove sien genti in simigliante piato...

Inf.

xxx. 146.

Capo
E
E
Che questo

di

Buona
il

(Speranza.
fine,

ritrovar del lungo tratto


fa

parer dui
i

mar

diversi;

scorrer tutti

liti

e le vicine

Isole d'Indi, d'Arabi e di Persi.

Ariosto, xv. 22.

Capovolto.

Com'

fitto

S sottosopra?

7n/. xxxiv. 103.

Come

pai commesso
le

Inf. xix. 47.

Volse la testa ov'egli avea

zanche.

/7i/'..xxxiv. 79.

CAPOVOLTO.

155
andare.
-lri'osfo,v. 69.
vi. 4.

Lo

vidi a

capo

in gi sott'acqua

capo chino.

Capriccio, a

mio
Purg.
i.

Da me non

venni.

32.

Capricorno.
Quando
il

corno
Pur. xxvii. 67.

Della capra del del col sol s tocca.

Carcere.
Breve pertugio dentro dalla muda.
Naturai burella
Inf. xxxni.
2*2.

Che avea mal suolo e


Cieco carcere.

di

lume

disagio.

Inf. xxxiv. 98.

Purfj. XXII. lOB.

Color che in se assanna.

Inf. xviu. 99.


si

Come un poco
E
li

di

raggio

fu

messo
Inf. xxxiii. 55.

Nel doloroso carcere.


per trar l'amico suo di pena,

Che sostenea (soffriva) nella prigion di Carlo Quando senti' poi ch'era in distretto. E nella rocca gli ha fatti ambedui
Divisamente chiudere in
distretto.

Purg.

XI.

136.
59.

Ariosto,

II.

XXII. 40.

E quella notte

in

tenebrosa parte
xxiii. 51.

Incatenato e in gran ceppi messo.


Gli ha ognor tenuti in loco oscuro e fello.

XXV. 75.

La femmina crudel lo fece porre, Incatenalo e mani e piedi e collo. Nel tenebroso fondo d'una torre. Ove mai non entr raggio d'Apollo. Fuor eh' un poco di pan muffato, torre
Gli f ogni cibo, e senza ancor lassollo

Duo
t)i

d talora, e lo die in

guardia a

tale...

XLV.20.

D'importuno
queste belle
S tosto

livor stringendo

segna
X. 98. piedi,
XVII. 135.

man

l'avorio terso.

appena
le

gli

sferraro

liberargli l'una e l'altra

mano.

Slringon

molli braccia aspre ritorte.

Tasso,

II.

26.

1^6

Cardinale.
Quand'io fa' ctiieslo e tratto a quel cappello, Che pur di male in peggio si travasa. Par. xxi. 125. Quel ch'in pontificale abito imprime
Del purpureo cappel la sacra chioma.
Ariosto,
ii.

56.

Benedetto,

il
il

nipote, ecco l veggio,

C'ha purpureo

cappel, purpureo

il

manto.
xlvi.
Son. 48.)

Col cardinal di Mantua, e col Campeggio,


Gloria e splendor del consistorio santo.
(

U.

Vermiglia veste

- dignit cardinalizia- Cesa,

Carestia*
D questo cibo avrete caro.
Purg.
XXII. 14 1.

Carico, caricarsi.

Ma

chi pensasse

il

ponderoso tema,
se ne carca,

E l'omero mortai che

Noi biasmerebbe, se sott'esso trema.


Quivi soavemente spose
Tardavali
il
il

Par. xxui. 64.


Inf. XIX. 130.

carco Soave.

carco.

Inf. xxiii. 84.

L'omero suo ch'era acuto e superbo


Carcava un peccator con ambe l'anche.
Inf. XXI. 34.

Che veggendo la moglie co' duo Andar carcata da ciascuna mano.

figli

Inf.

XXX.

5.

sua barca
si

Carica pi di carco non

pogna.

Par.

vili. 80.

Vanno

affrettando

passi quanto

ponno

Sotto l'amata soma che gl'ingombra...

gitt

'1

carco...
'1

Ma

quel meschin, che


le spalle

suo signor pi amava


lo resse.

Sopra

sue tutto

ArlostOy xviii. 188, 190.

Carit.

La nostra

carit

non serra porte


Par.
in. 43.
2.

giusta voglia.
L'

amor

che dirittamente spira, (carit vera)


ci

Par. xv.

L'alta carit, che

fa serve
il

Pronte

al consiglio

che

mondo governa.

Par. xxi. 70.


Par. xxii. 32.

La

carit che tra noi arde.

carit'

137
Par, xxxi. 49.

Vedeva

vi^l

a carit suadi.

Carnalit*
I

peccalor carnali
la

Che
{

ragion sottomettono al talento.


S.

Inf. v. 38.

Che soraniette ragione a volontate. Folgore di


vzio di lussuria fu
libito f' lecito in
libito
s

Gemignano.

A
Che
(A

rotta
Inf. v. 55.
vi. 9.)

sua legge.

viveano

senza legge. Fazio, Dittam.


il

Di Venere avea sentito

tosco.

Pura. xxv. 132.


Purcj. xiv. 42.

Par che Circe


Kel

ffli

abbia in pastura.

diletto della

carne involto.
il

Par. xi.

8.

'Ma come

al furto

ladro.

Cos vanno a pigliar villan diletto;...

Che paiono animai senza

intelletto.

Canz. xvii.

3.

Ove

lasci

li

mal protesi nervi.


la

Inf. xv. 114.

fui colui,

che

Ghisola bella
Inf. xviii. 58.

Condussi a far la voglia del Marchese. Femmine da conio.


Sozza scapigliata fante.

Inf. xviii. 60.


in/, xviii. 130.

Peccato ermafrodito, (contro natura)


In cui lussuria fa
(Dante direbbe:
in cui
l'

Purg. xxvi. 82.


p. 4.

ultima prova. Petrarca, Son. 14.


il

usa

suo soperchio. Inf.

vii. 48.

camere tue fanciulle e vecchi Vanno trescando, e Belzebub in mezzo


Per
le

Co' mantici e col foco e con gli specchi.

Son. 14. p.

4.

in

(E Date; Non v'era giunto ancor Sardanapalo A mostrar camera si puote. Par. xv. 107.
)

ci che

Carne umana, sua infermit.


La carne
de' mortali tanto blanda...

Pr. xxii. 85.


veste. Prr/.xi.43.

L'incarco Della carne

d'Adamo onde

si

Caronte.
Ed ecco verso noi venir per nave

Un vecchio bianco
Gridando: Guai a

per antico pelo,


voi,

anime prave: Non isperate mai veder lo cielo: l'vegno per menarvi all'altra riva,

158

CARONTE.
Inf.
iii.

Nelle tenebre eterne In caldo e in gelo.


.

82.

V. Virrj.

Mn.

vi. 289.

Quinci far quete


(

le

lanose gote

Valida ora quierunt. Vircj.

Mn.

vi. 102.

Al nocchier della livida palude,

Che 'ntorno

agli occhi

avea

di

fiamme

rote.

Inf. ni. 97.


Inf. in. 109.

Caron dimonio con occhi

di bragia.

Carro, Carreggiata.

Un

carro, in su

duo

rote, trionfale.

Purg. xxix. 107.

IMen di spavento Nel porta un carro.

Purg.
Purg.
Par.

xii

47.

La strada Che mal non seppe carreggiar Feton. Ma V orbita, che f la parte somma
Di sua circonferenza.

iv. 71.

xii.

112.

Seguilavam la rota Che f V orbita sua con minor


(

arco.

Purg. xxxn. 29.


Purg.
viii,.87.

la

ruota destra

Si
(

come ruota pi presso


il

allo stelo.

all'asse)

Pria che piegasse ( il timone


)

carro

il

primo

legno.

Purg. xxxn .24.

Cuna

Del... veicolo,

(cassa del carro)

Purg. xxxn. 118.


Purg. xxxii. 125. Purg. xxx. 100.

SeVarca Del carro, (cassa del carro)


Coscia Del carro, (sponda)

Tr'ambo

le rote,

(tra l'una e l'altra rota)

Purg.xwn.

131.

Carta che arde.

Come procede
Per
lo

innanzi dall'ardore

papiro suso un color bruno,


nero ancora, e
il

Che non

bianco muore.

Inf.

XXV. 64

Casato illustre.
Questo '1 pregio e l'onore Della casa da Calboli. La fama che la vostra casa onora,
(irida
i

Purg. XIV. 88.

signori, e grida la contrada,

Si che ne sa chi

non

vi fu ancora.

Ed

io vi giuro,...
s

Che vostra gente onrala non

sfregia

CASATO ILLUSTRE.
Del pregio della borsa e della spada.

159

Uso e natura
Sola va dritta, e

s
il

la privilegia,

mal cammin dispregia. Pur(f.

viii. 1*24.

Casato illustre in decadenza.


Io vidi gli Ughi...

Gi nel calare,

illustri cittadini.

Par. xvl 88.

quali vidi quei che son d fatti

Per lor superbia!

Par.wi. 109.
Par. xvi. 76.

Udir come

le schiatte si disfanno.

Non li parr nuova cosa n forte. Quando la fortuna volse in basso


L' altezza de'
. .

Inf.

xxx.

IH.

Di sua grandezza in basso messo.

Purg. xvn. 117.

Casa

d'

improvviso arricchita, venuta dal basso.


e
i

La gente nuova,
Fiorenza, in te,
si

subiti guadagni.

Orgoglio dismisura han generata,

che tu gi ten piagni.

Inf. \\

i.

7;>.

Sostener

lo

puzzo
/^r. xvi. 55.

Del villan d' Aguglion, di quel da Signa,

Che

gi per barattare ha l'occhio aguzzo.

L'oltracolata schiatta, che s'indraca

Dietro a chi fugge, ed a chi mostra

il

dente
Par. xvi. 115.
\iv. 102.

Ovver

la borsa,

com'agnel

si

placa.

Gi venia su,
bench nato

ma

di piccola fjente... (oscura)

Verga gentil di picciola fframiqna.


(

Purg.
)

dal vulgo raggentil per opere egregie

Castello.

Venimmo

appi d'un nobile castello,

^ette volte cerchiato d'alte mura,


Difeso intorno

d'un

bel liumicello.

Inf. i\. KM.

Per guardia delle mura


Pi e pi fossi ciiTgon
li

castelli.

Jnf. xviii. 10.


Jnf.
la

Cenni
Si

di castella.

\\n.

8.

trov uscir del bosco in su


castel

noni
Aroslo, wiii. 20.

Dove un
Il

poco lontan scopria,

qual

la

cima a un monliccl corona.

Castel ch'alte pendici fanno

160
Fortissimo, e l dentro
il

CASTIGO.

re

si

serra.

xxxiv. 22.

Castigo.
Ond'egli ha colai merlo.
{

Inf.xxxi. 93.
]

E mcrti giusti avran

de' lor dispetti. Fazio.

Li suoi disfelli

Sono

al

suo petto assai debili fregi.

Inf. XIV. 71.

Di mia semenza cotal paglia mieto.


Cotal moneta rende

Purg. XIV. 83.

soddisfar chi di l Iropp'oso.

Purg.xi. 125.
Inf. xxii.

Di che rendo ragione in questo caldo.

M.

Pena

vi si porta.

Inf. XXVI. 63.

Ire alla pena,

Ch' giudicata
(Pena... amara.
106. 47.

in su le tue accuse.
Pt^r^f. xix. 117. -

Inf. xxviii. 44.

Sconcia e fastidiosa pena. Inf.xwx.


si

s fatta

pena, Che s'altra maggio, nulla


in voi

spiacente. Inf.w.
di fuor sosten^

-E che pena

che
la

si sfavilla? //". xxiii.99.

-Su

gon penitenza (scontano


Inf. XXII. 22.

pena.) Inf.

xi. 87. -

Ad

alleggiar la pena.

Cui bisognasse...
spiritali

altre discipline.

Purg.
vi.

xxiii. 104.
)

(Quand'io patisco estrema disciplina. Ariosto,

40; xviii. 43.

Pianto Giusto verr dirietro


Vieni a crescer la vendetta.

a' vostri

danni.

Par.ix.h.

(Questo triforme amor quaggi disotto S'pianfje. Pwrf/.xvii.l24.137.)

Inf. XXXII. 80.

giustizia di Dio quant' severa,

Che

colai colpi per vendetta croscia!


la

Inf. XXIV. 119.

PsuUo martirio, fuor che

tua rabbia,

Sarebbe

al

tuo furor dolor compito.


sia colpa e

Inf

XIV. 65.

Perch

duol

d'

una misura.

Pura. XXX. 108.


Inf. XIV. 21.

Parca posta lor diversa

legge.

L ov'el
La rigida

sentia la piaga
s\

Della giustizia che

gli pilucca.

Purg. XXIV. 38.


Inf.

giustizia che

mi fruga. Purg. xiv. 51

XXX. 70.
ix. 54.

Onde

vi batte chi tutto discerne.


;

Purg.

Purg.xwi. Questa cornice... ve ne marlira. Per su' opra (in pena di sua opera infame)
In anima in Cocito gi
si

132.

bagna.

Inf. xxxiii. 155.

Giusto giudicio dalle stelle caggia

CASTIGO.

161

Sovra

'1

tuo sangue, e sia nuovo ed aperlo.


il

Tal che

tuo successor temenza n'aggia.

P^r^.

vi.

100.

chi cerca fuggir

pon grave

fio.

Ariosto, xvii. 41.

Catone.
Libert va cercando, eh'
si

cara,

Come sa Tu
'1

chi per lei vita rifiuta.


sai,

che non

ti

fu per lei

amara
Purg.
i.

In litica la morte, ove lasciasti

La veste
{

ch'ai gran di' sar

si

chiara.

l.

Dante meravigliato delle grandi virt di Catone, non dubit di porlo come bailo del Purgatorio. Veggasi il Convito, nel quale, quantunque volte gli avvenga di ricordare questo sommo, suole prorompere nelle pi
sublimi esclamazioni:
te

sacratissimo petto di Catone, chi presumera d

parlare ? Certo maggiormente di te parlare non s pu, che tacere. Conv. t. IV. ^.- E fu di loro (Stoici) quello glorioso Catone, di cui non
fui di sopra oso di parlare. Conv. t.w.
o. - E quale uomo terreno pi degno fu di significare Iddio, che Catone? Certo nullo. Cor. t. iv. 28. )

Causa, per
Io son per lor tra
s

fatta famiglia.

Inf.

\\\. 88.

ci avvenia di duol senza martiri,


le

Ch'avean

turbe.

Inf. iv. 28.

Sicuri appresilo le parole sante,

//.ix. 105; Par. in. 25.

Di costor piagne quella gentil donna. Petr. Canz. ii. 6. p. 4. Solo per lei tornai da quel eh' i' era. Canz. ni. 1. p. 4.

Cautela.
E questo ti fa sempre piombo farti muover lento, com'uom E al si e al no che tu non vedi.
Per
( 1

a' piedi,

lasso,

Par.

xiii.

112.

versi

vanno

lenti.

Tommaseo.

Sempre con riguardo Di non uscir... Purg. xxvi. 14. Va sull'avviso. Tasso, Aminta, Alto \. Sci.
Cavalla.
La donna della torma.
Inf.

\\\.

43.

Cavallo Cavaliere Cavalcare.


Qual esce alcuna volta
VOL.
I.

di

galoppo
II

162

CAVALLO.
di schiera

Lo cavalier

che cavalchi.
{Ariosto, XV. 28.) Purg. xxiv. 04.

E come
Fin che
I

l'

uom che
l

di trottare lasso,
si

Lascia andar
si

compagni, e

passeggia
/*Mr</.

sfoghi l'affollar del casso.

xxiv. 70.

cavalli... erti levorsL


il

in/, xxvi. 36.

Da quel che corre


Est fiera fatta

vostro annual giuoco. Par. xvi. 41.

fella... fatta
li

indomita

e selvaggia,

dovresti inforcar

suoi arcioni.
r accoscio.
)

Purg.

vi. 94.

Tremando
(

tutto

mi

Inf. xvii. 125.

uom

a cavallo che ha paura

Porti costui in su la groppa,

(a

cavallo)

Inf. xii. 95.

Ed una vedovella
(

gli

era al freno.

Purg. x. 77.

tenea

il

freno del cavallo

La

bestia ad ogni passo va pi ratto

Crescendo sempre.

Purg. xxiv. 85.


Purg. xxiv. 135.
Inf. n. 48.

Come Come
( il

fan bestie spaventate e poltre.


falso veder besti-a, quand' ombra.

Suo passo falca...


cavallo trottando descrive colle

Pwrgr. xviii. 94.

gamhe davanti una

falce

Corsier di pel tra bigio e nero.

Ariosto, ix. 60.

Un

destrier baio a scorza di castagna,


e

Con gambe
Fece

chiome nere.
la

xiv. 34.

briglia e sella

Porre a un destrier pi che

pece nero:
vii. 77.

Cos Melissa lavea instrutto; ch'ella

Sapea quanto nel corso era leggiero. Entr Marfsa s'un destrier leardo, Tutto sparso di macchie e di rotelle, Di piccol capo e d'animoso sguardo.

D'andar superbo e di fattezze belle. Quel venne in piazza sopra un gran destriero Che, fuor eh' in fronte e nel pie dietro manco,
Era, pi che mai corbo oscuro e nero:
!\el pie e
-

xix. 77.

nel capo avea alcun pelo bianco.


le

xix. 79.

Scuotean

groppe
xxxviii. 34.
di

Chi baio e chi leardo e chi rovano.

s'un baio corsier

chioma nera,

Di fronte bianca, e di duo pie balzano,

CAVALLO.

16a

A par a par con


Il
1

lui

venia Ruggiero.

xxxviu. 77.
xi\. 81.

deslrier, cli'avea

andar

trito e soave.

segni, le fattezze isnelle ed atte.

xxvu. 71.
xxiii. 91.

Palafreno
Dei buon del

mondo
si

e degli avvantaggiati.
e

La bestia ch'era spaventosa


Per fuggir
rivolta,

poltra

{Piirfj.

xxiv. 135.)

spaventato
48.)

Di non so che, che dentro al bosco adombra; {Inf.ii.

fa

crollar s

il

mirto ov' legato.


il

Che
E
si

delle frondi intorno

pie g* ingombra.

vi. 26.

Al destrier s'accosta ;

pensava dar
il

di

mano

al

freno.

Colle groppe

deslrier gli fa risposta,

Che
.Ma

fu presto al girar

come un baleno;
calci apposta:
!

non arriva dove


il

.Misero

cavalier se giungea appieno


gli

i.

74.

Che troppo mal quel


Quivi rignando
il

ubbidiva al morso.

vi. 58.

palafreno corse.

xxix. 35.
xxxviii. 34,

E con

chiari annitrir... scotean le groppe,

Inforcar l'arcione, correre a briglia sciolta.


Inforcar
li

suol arcioni.

Purg.
Ariosto,

vi. 99.

Si lev su le staffe, e si raccolse

Fermo E

in arcione.
si

w.

120.

Nell'arcion

serra.

vii. G.

sul destrier
l

mont d'un

leggier salto;

E qua e

tre volte e pi lo spinse,

E quinci

e quindi f girare in alto.


il

wvi.

81.

Indi al suo Urigliadoro

dosso preme.

\xiii. 115.

Quando crede
E
Poi sotto
il

cacciarlo, egli s'arresta;

se tener lo vuole, o corre o trotta:

petto

si

caccia

la

testa,
n. 7.

(lluoca di schiene, e

mena

calci in frotta.
il
i

E cogli spron gli adizza Quel corre abjuanto et indi


Di quattro sproni
il

core altiero.
piedi ponla...
i\. ki.
i.

deslrier punto.
gli

22.

Per tirar briglia, non

pu dar
la

volta.

vm.

3U.

Risc Rinaldo, e disse: lo vo' tu senta


S'io so meglio di te trovar

vena.

164
Sprona, e a un tempo

CAVALLO.
al deslrer la briglia allenta,

E d'una punta con Non si stende a


Cile dileguato
si

tal forza

mena...

xviii. 152.

tutto corso;

saria di botto:
il

Ma

or lentando or raccogliendo

morso.
xxii. lo.

Se ne va di galoppo e di buon trotto. Di qua di l saltar come una damma Fa


'1

suo deslrier.
vi
si

xxiv. 61.

E sopra

lancia, e via galoppa;...

L'animoso cavallo urta e fracassa, Punto dal suo signor, ci ch'egli 'ntoppa. Quel par dall'arco uno avventato strale,
Di calci formidabile e di morso.

n. 19.

viii. 6.
;

Bisogna

al palafren

che

'1

passo studi

Che, quanto pu menar delle calcagna.


Colei lo caccia al bosco e alla

campagna.

i.

17.

Ma

dove--

per la selva

il

cammin

dritto,
i.

Correndo a

tutta brglia, si disserra.


il

64.

Destrier eh' in mezzo

bosco
si fende.
brif/lia.
i.

Con

tal

rumor
il

la

chiusa via

73.

Spinse

cavallo a tutta
gli

xvii. 93.

E sopra

altri

a tutta

brifjlia passa.
ratti.

xix. 82.
xxi. 9.
xli.

Tornarsi incontra a tutta briglia

A
11

tutta briglia corre.

88

xlh. 12.

caccia a tutta briglia.

ii.

23;

xii.

85; xxxii. 75.


xxix. 64.
xxiii. 88. v.

E con sferza Con ruinoso


Chi
(

e con spron tocca e ritocca.

corso si trabocca.

la

tempesta del suo venir sente.


destrier,

82;

i.

61.
)

Bellissima jtietafora a indicare la strepitosa venuta del cavallo.


il

Stanco ho

che muta a pena

passi
ii.

ISeir aspre vie de' faticosi sassi.

39.

Totar
Lo sfida a battaglia; Che crede ben fargli votar

l'fircione.

l'arcione. Ariosto,

i.

61; xvi. 69.

E
Che

dell'

arcion con tal furor la caccia.


vn.
6.

la riporta indietro oltra sei braccia.

Stordito dell'arcion quel re stramazza.

xii. 84.

Che

lo f staffeggiar dal

uianco piede,

xvii. 100.

I,

166

CAVALLO.
i

Suonano

pie nel corso, e par ch'avvampi,


i

Di sonori nitriti empiendo

campi.

Fer^. xi. 492.)

ix. 75.

Qual feroce
'E lascivo

destrier, ch'ai faticoso


sia tolto,

Gnor dell'arme vincitor


marito in
vii

riposo

Fra

gli a'rmenti
il

e ne' paschi erri disciollo,

Se

desta o siion d tromba, o luminoso

Acciar, col tosto annitrendo volto;

Gi gi brama Varrmfo,

e,

V uom sul dorso


xvi.28.
i.

Portando, urtato riurtar nel corso.


(Vedi Ranalli, Degli Ammaestramenti di Letteratura,

338.)

Ogni cavallo
Gli odii e
il

in

guerra anco s'appresta,


raggira.

furor del suo signor seconda:


si

Raspa, batte, nitrisce, e


Gonfia
le nari, e

fumo

e foco spira.

xx. 29.

Vede un

destrier che con pendente briglia.


di

Senza rettor, trascorso fuor


Gli gitta al fren la

greggia;
xx. 92.

mano,

il

vto dorso

Montando preme, e poi lo spinge al corso. Langue il corsier, gi si feroce, e l'erba, Che fu suo caro cibo, a schifo prende:
Vacilla
il

piede infermo, e la superba

Cervice dianzi, or gi dimessa pende:

Memoria
jS

di

sue palme or pi non serba,


ricchi fregi
odii e dispregi.
vii.

pi nobil di gloria amor l'accende;


vincitrici spoglie e
i

Le

Par che quasi vii


(

soma

xiii. 62.

Virg. Georg, ni. 498; Ov. Met.

14.)

Cavallo Troiano.
L'

aguato del cavai, che

f la porta Inf. xxvi. o9.

Onci' usc de'

Romani

il

gentil seme.

Cavaliere.
Poi seguitai lo imperador Currado,

Ed

ei

mi

cinse della

sua milizia.

Par. xv. U19.


Par. xvi. 130.

Da

esso ebbe milizia e privilegio.

Cedere.
Poi eh' alle percosse non seconda.
(alle percosse dell'acqua verun' altra pianta)

Pun/.i. lOo.

Ibi

Celebre V.

Fama.

Cerbero.
Cerbero, fiera crudele e diversa.

Con

Ire gole

caninamenle latra...

Gli occhi ha vermigli, e la barba uula

ed

atra,

il

ventre largo, e unghiate


Si osservi l'aspro ci

le

mani;

Graffia gli spirti, gli scuoia, ed isquatra...


{

suono del verso. Giusti.


il

Quando

scorse Cerbero,

gran vermo
*

Le bocche aperse, e mostrocci le saune: Non avea membro che tenesse fermo...

Qual quel cane che abbaiando agugna, E si racqueta poi che '1 pasto morde, Che solo a divorarlo intende e pugna;
Cotai
si

fecer quelle facce lorde


.

Dello dimonio Cerbero che introna

L'anime
(Vedi

s
la

ch'esser vorrebber sorde.


descrizione Virgiliana.
.fJ/i.

Inf. vi. lo. 3:L

vi.

417.)

Centauri.
Maledetti Ne' nuvoli formati, che satolli

Teseo combatter
(d'uomo e

co' doppj petti.

Purfh xxiv. ii.

di cavallo]

Centro.
Inf. xviii. 4.

Nel dritto mezzo del campo indigno.

Dentro all'alvo Di questa fiamma. Del cuor dell'una...

Anv/. xxvii. 25.


Par.
\ii. 2S.

Cercare.
Subito smonta, e fulminando passa

Dove pi dentro
Clie
l*oi

il

bel tetto s'alloggia.

Corre di qua, corre di

l, n lassa non vegga^ogni camera, ogni loggia.


i

che

segreti d'ogni stanza bassa


le scale

Ha cerco invan, su per


F.

poggia;

non men perde anco a cercar di sopra. Che perdesse di sotto, il tempo e l'opra,

,4Wo.s7o, xii. 9.

168
Di SU di gi va
il

CERCARE.

conte Orlando, e

riede;...
il

E mentre or quinci or quindi invano Movea, pien di travaglio e di pensieri, Ferra, Brandimarte Vi ritrov, ch'andavano alto e basso,
.

passo

men E gli
gli

facean di lai vani sentieri.

xii. 10, 11.

occhi indarno or quinci or quindi aggira:

Di su di gi va molte volte e riede,

succede mai quel che desira.

xii. 18.

Poi che revisto ha quattro volte e cinque

Di su di gi camere e logge e sale,

Pur

nuovo ritorna, Che non ne cerchi fin


di
E

non relinque
xii. 19.

sotto le scale.

poi ch'ogni speranza

venne meno
xii. 61.

Di pi poterne ritrovar vestigi.


Delle quai non pi tosto entr le porte, Che fu sommersa nel comune errore. Lo cerc tutto per vie dritte e torte In yan di su e di gi, dentro e di fuore.

xiii. 79.

Tutta quella traccia

Che fin qui avea seguita, s dilegua; Che pi n Rabican n '1 ladro vede,

gira gli occhi, e indarno afiretta


Affretta
il

il

piede:

piede, e va cercando invano


;.
. .

E le logge e le camere e le sale E senza frutto alcun tutto quel giorno


Cerc
di

^
xxii. 14, 15.

su di gi, dentro e d' intorno.

^^on fu lento...,

porsi in avventura^ se potea Saper...

xxiii. 40.

Cerchio Girare in cereliio.


Felino

una ruota
rotando.

di s tutti e trei.

inf. xvi. 21.

Cos

. . .

Inf. xvi. 25.

Far

di noi centro e di s

far corona.
,

"Par. x. 65.

Della doppia danza,

ChQcirculava

il

punto dov'o

era.

Par.
^

xiii.

20.

Ed

al

nome

dell'alio

Maccabeo

Vidi moversi un altro roteando;

E letim

era forza del palco.

Par. xviii. 40.

CERCHIO.

169
Par. xix. 97.

Roteando cantava.

Una
E

facella,

Formata

in cerchio

a guisa di corona, Par. xxiii. 94.


Par. xxv. 107.

cinscla, e r/irossi intorno

ad

ella.

SI volgeano a ruota.

Distante intorno al punto un cerchio d'igne


Si girava si ratto,...

E questo era d'un

altro circuncintOy

quel dal terzo, e


il

il

terzo poi dal quarto.


il

Dal quinto

quarto, e poi dal sesto


il

quinto.

Sovra seguiva

settimo
il

sparto
di

Gi di larghezza, che
Cosi l'ottavo e

messo

Juno

Intero a contenerlo sarebbe arto.


il

nono: e ciascheduno
Par.

Pi lardo
Il

si

movea, secondo ch'era

numero Ampia

distante pi dall'uno.

xxvm.
in/".

25.

fossa in arco torta, (fatta circolare)


piti

xii.o2.

L'arco suo

tosto piega.

Purf.xm.Q.
/n/". vii.

(ha minor circonferenza)

Girammo... grand' arco.


(gran parte del cerchio)
Intercisi Di

128.

voto

semicircoli.

Par. xxxii. 254.


ii.

Cerchio meridiano. Cerchio zodiacale.

Purg.

2; xxv. 2; xxxiii. 104.

Par
V. Orinolo.

x. IG.
i.

Cerchi che Cerchi

s'

intersecano.

Par.

39.

d' oriuolo.

Cerchio geometrico.

Par. xxxiii. 103.

Certamente.
Costei per fermo nacque in paradiso.
Petr. Canz. x. 5.

Certezza Accertare.
La tua dimanda tuo creder m'avvera
Esser, ch'Io fossi avaro in l'altra vita.

Purg. XXII. 31.


Par. xxiv. 105.

Non
Se

altri,

il

li

giura, (accerta)

Cosi mi fa chiaro, (m'accerta)


desii di noi chiarirti.

Par.
Par.

vili.

91

Par. v. 119.
vili.

Mi fece assai

fede, (m'accert)

14.

E
l'atti

se tu credi forse ch'io t'iiganni,

ver

lei,

e fatti far credenza

170

CERTEZZA.
le

Con

lue

mani

al

lembo

de' tuoi panni.

Purfi. xxvii. 28.

Fa

rafjlon. (sii certo)

Par. xxvi.

8.

Questo
Alla mia
Fatti gli

so per vero.
gli

Purg.
si

iv. 96.

Poscia che

occhi miei

furo offerti

Donna
avea

reverenti, ad essa

di s contenti e certi.
in

Par.
raccerta;

viii.

42.

guisa

d'uom che
in conforto

dubbio

si

E che muli

sua paura.

Purg.
Par.

ix. 64.

Di caro assenso

Al mio disio certificalo fermi.


Certificar
Certificato

ix. 20.
ii.

con

gli

occhi

me

ne voglio.

69.

avean Carlo del tutto.

Ariosto, xliv. 31.


ii.

poi ch'alfin le parve esserne chiara.

60.

Al detto suo Martano Orrigalle ave,

Senza accennar, confermatrice presta.

xvii. 127.

Cerva assetata.
Siccome cerva, ch'assetata
il

passo

Mova a Ove un

cercar d'acque lucenti e vive.


bel fonie distillar da

un

sasso,

vide un fiume Ira frondose rive. Se incontra cani allor che il corpo lasso
i

Ristorar crede all'onde, all'ombre estive.

Volge indietro fuggendo, La stanchezza obliar face

e la

paura
Tasso, vi. 109.

e l'arsura.

Giulio Cesare.
Cesare armato con occhi grifagni.
Colui che a tutto
(

Inf. iv. 123.

(neri e lucidi indizio di un anima penetrante ed energica)


il

mondo

f patir.

Par.

xi. 64.

II.

31. -

Colui che gi f tremar il mondo. Fazio degli Uberti, Dittamondo. Nel Conv. iv. 3. lo chiama: Cesare primo principe sommo. Di al-

cune sue pi notevoli imprese veggasi Par. ii. 73, dove il poeta rammenta le glorie dell'aquila romana. - Il Betti vorrebbe che il Voi che prima Boma sofferie In che la sua famiQlia non pcrsevra, avesse a
riferirsi ai
dall'

tempi imperiali,

in ci confortato

dall'autorit dell'Ottimo,

autor delle Chiose pubblicato da lord Vernon e dal comento attri-

buito a Pietro figliuolo di Dante.

conlocuzione nomina Giulio Cesare

Ditam.

1.

1.

Fazio degli Uberti non con altra cirColui, a cui '1 Romcan prima voi disse Altri Comentatori vogliono che l'uso del Voi sia stato in: :

trodotto dal Papa.

171

Cesena.
E quella a
cui
il

Savio bagna
'1

il

fianco,

Cos com'ella si tra

piano e

'1

monte.

Inf. xxvii. 52.

(La terra del Savio. Fazio degli Uberti.)

Cessare.
Infine al fiume di parlar

mi

trassi.

Inf. in. 81.

Che mai

dal circuir non' si diparte.

Par.xxix. 54.
Inf. v. 31.

La bufera infernal che mai non resta.

Chiamarsi, Ciiiamare.
La
citt
ti
e'

ha nome Dite.

////. viii.

68. 35.

Voci

ho messe.

Purg. xi\.

Chiara cosa, Oscurare una cosa chiara.


Di vera luce tenebre dispicchi.

Purg. xv.

64.

Che
Per

gli atti loro a

me

venivan certi
Pt/r//. xiii. 56.

gli occhi, (chiari e distinti)

Chierico.
Questi fur cherci, che non han coperchio
Piloso al capo.
(Chercuto. Inf.
vii. 39. -

/n/". vii.

46.
Con-

La tonduta schiera. Frate Sloppa.

mirata

gente. Id.

Chiesa.
Torre a inganno La bella Donna. Queir M/ca sposa Dello Spirilo Santo. La sposa di Colui, eh' ad alte grida
Dispos
lei col

Inf. xix. 56.

Purg. xx. 97.


Par.

sangue benedetto.

xi. 32.

Non
l*er

fu la

Sposa di Cristo allevata


Par. xxvii. 40.

Del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,

essere ad acquisto d' oro usata.


tuli'
i

Vide
Pria

tempi gravi.
Par. xxxu. 129. Par.
L'i. p. 4.)

che morisse, della bella sposa Che s'acquist con la lancia e conclavi.

sua sposa soccorse. (Amata Sposa di Cristo. Petr. Cam.

xii. 43.

172

CHIESA.

Ncir ora che

la .sposa di

Dio surge
Par. x. 140.
di martiri. Par. xviii. 122.

mattinar

lo

sposo perch l'ami.


si

Tmplo, Che
Ebbe
la

mur

di segni

Santa Chiesa

in le sue braccia.

Purg. xxiv. 22.


Par. xi. 149.

Collega fu a mentener la barca


Di Pietro in alto

mar per

dritto segno.

navicella mia, com'

mal

se'

carcal

Ptirg. xxxii. 118.

Orto cattolico.

Par.

xii.

104.

V Agricola,

che Cristo
Par.
Par.
xii. 71.

Elesse all'orto suo per aiutarlo.

La vigna. Che tosto imbianca,

se

'1

vignaio reo.
132.
)

xii. 86.

(La vigna che guasti. Par. xvui.

E quando

il

dente longobardo morse


ali

La Santa

Chiesa, sotto alle sue

Carlo Magno, vincendo, la soccorse.

Par.
piedi.

vi.

94.

Tosto che con


(

la

Chiesa mossi
)

Par.

vi. 22.

credei quel che crede la Chiesa

Chiesa Tempio.
In

grembo a

Dio.

Inf. xii. 119.

^?iYQ a' perdoni.

Purg. \in. ^2.


Cliioitia.

Lunga
Portava,

la

barba e di pel bianco mista


al

a'

suoi capegli simigliante,

De'quai cadeva

petto doppia

lista.

Purg.
sole

i.

34.

Co' d'in scemi. Purg. xwi.l^.

Co' crn mozzi. iw/.vii.57.


far
il

Le trecce d'or, che devrien


D'invidia molta
ir

pieno.

Petrarca, Can^.

iii.

6.

Erano Che 'n mille


i

capei d'oro all'aura sparsi,


dolci nodi gli avvolgea.

Son.

6L
rete

(Io miro

crespi e gli biondi capegli De' quali ha fatto per


degli liberti,
ii.
)

me

Amore. Fazio

Qual ninfa in fonti, in selve mai qual Dea, .Son. 108. Chiome d'oro si fino all'aura sciolse? Le bionde trecce sovra '1 collo sciolte, Canz. vii. tJ. Ov'ogni latte perderla sua prova.

le

chiome, or avvolte

in perle e 'n

gemme,

Allora sciolte e sovra or terso bionde;

CHIOMA.

1"3

Le quali

ella

spargea
s

si

dolcemente,

raccogliea con

leggiadri modi.
la

Che, ripensando, ancor trema

mente.

Son. 144.

Onde

tolse

Amor

l'oro e di qual vena,

Per far due trecce bionde?

Son. 165.

Le chiome, eh' a vederle


Di state a mezzo d vincono
il

sole.

Son. 148.

Aura che quelle chiome bionde e crespe Circondi e movi, e se' mossa da loro
Soavemente, e spargi quel dolce oro,

poi

'1

raccogli e 'n bei nodi

'1

rincrespe.

Son. 172. Son. 24. p. 2.

Le crespe chiome d'or puro lucente. Umide avea l'innanellate chiome


De' pi soavi odor che sieno in prezzo.

Ariosto, VII. 55.

Per

le spalle la

chioma iva

disciolta,
vili.

E l'aura

le facea lascivo assalto.

36.

chiome sciolte e orribilmente passe. Le chiome straccia e [ragne.

VII. 50.

XLiv. 40.

E
(Il

straccia... l'auree

crespe chiome.
jEn.
xii.

XXIV. 86.

crines scindit di Virgilio.


le

870.)

Cos dicendo,

mani

si

caccia
X. 33.

Ne' capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia.

Questo crin raccorcio

e sparlo.
i

XXV. 23.

Fu

di scorciarsi astretta

lunghi crini.

XXV. 23. XXV. 26.


XV. 86.

Cos scorcia.

Qual... sceglier

di quelli

Che... raccorce?

Dietro e dinanzi lo dischioma tutto.

XV. 87.

Fa nove crespe l'aura al Che natura p^r se rincrespa

crin disciolto.
in

onde.

Tasso,

iv. 30.

Poi che intrecci le chiome, e che ripressc

Con

ordii!

vago
i

lor lascivi errori.

Torse

in anella

crin minuti, e in esse,


l'or,

Quasi smalto su

consparsc

fior.

xvi.

"2J5.

Sprezzata ancella, a chi fo pi conserva


Di questa chioma, or ch'a te fatta vile?

HaccorcieioUa
Vo'

al

titolo di

serva
xvi. 48.

portamento accompagnar servile.

Cibi

eli

mag^ro.
Par. xxi. 115.

Con

cibi di liquor d'ulivi.

174

Cicala.
Sol la cicala col noioso metro

Fra

densi rami del fronzuto stelo

Le

valli e

Come
La

monti assorda, e il mare e appresso la sera racchetata


1

il

cielo. Ar.viii.20.

cicaletta sia, ch'or s'ode sola.

xiv. 40.

Cicogna Cicog^nino.
E quale
il

cicognln che leva l'ala

Per voglia di volare, e non s'attenta

D'abbandonar lo nido, e gi Quale sovresso '1 nido si

la cala.

Purg. xxv.

10.

rigira,
i

Poi che ha pasciuto la cicogna

ligli,

E come quei che


Mettendo
i

pasto, la rimira.

Par. xix. 91.


Inf. xxxii. 36.

denti in nota di cicogna.

Cieco.
Viso spento. Par. xxvi.
Cos
li

1.

Vista defunta.
falla.

Par. xxvi.

9.

ciechi, a cui la

roba

Stanno

a'
il

perdoni a chieder lor bisogna,

E l'uno

capo sopra l'altro avvalla.


si

Perch in altrui piet tosto

pogna.

Non pur per

lo

sonar delle parole,

Ma

per la vista che non meno agogna.

E come

agli orbi

non approda

il

Sole,

Cosi all'ombre, dov'io parlav'ora.

Purg. xiii. 61. Luce del elei di s largir non vuole. Lo mento, a guisa d'orbo, in su levava. Purg. xin.Oi.
Poi fer
(

li

visi... supini.
gli orbi

Purg.xiy.*^.
quando vogliono parlare
altrui
)

naturale atto die fanno

come

cieco va dietro a sua guida

Per non smarrirsi, e per non dar di cozzo In cosa che '1 molesti, o forse ancida.

Purg. xvi.
7u/'.

IO.

-Quel traditor che vede pur con l'uno.


(

xxviii. 85.

cieco d' un'occhio

Amor d'ogni

sua luce

ignudo

e casso.

Pelr. .Som. 26.

p.'2,

Che quella parte misera gli tolse, Che della luce sola era ministra.

Ariosto,

\m.

36.

CIECO.

175
xxxiii. 111.

Condann
(

lui di

perpetua notte.
iii.

Eterna notte. Conv.

8.

Ed obbliando per
La
ledei verga,

letizia torre
le

con

mani innante
xxxiii.

Yien brancolando

al cavalier volante.

U4.

Ma
E che

poi che la grossezza gli discuoia

Di quello
gli

umor che
rende

gi gli tolse
di

il

giorno,

la vista

prima...

x\xviii. 27.

Brancolando n'andava come cieco.

Oh quante

volte abbracci Tarla vana...

xi. 91.

Cielo.

Stellate ruote. Purg. xi. 36. -

Ruote magne. Purg. xxx. 109. - Ruote eterne. Par. i. 64. Superne ruote. Purg. vm. 18.

[Petrarca, Canz. \in.o.) - Dia regione. Par. xxvi. 10. -Cerchi


superni. Par. xxvii. 144. - Eterni giri. Purg. xxx. 93. - In qu^

volume, (cielo che


XIV. 133. (le diverse

si

volge intorno) Par. xxviii. 14. - Volle


Purg.

divine. Par. xxxiii. 58. - Vivi suggelli D'ogni bellezza. Par.

Sommo
regioni

smalto.
del

viii.

HI.

- Diverse plage.
4. -

cielo.)

Par. xin.

La

strada....

de' pianeti. Par. x. 16. - Strada del sole

(lo Zodiaco; Par.

XXVI. 122. -

Strade eterne il

cieli -

Boccaccio, Son.)
gira,

Chiamavi
Mostrandovi
(Il Cielo...

cielo, e

intorno vi

si

[Tasso, xiv.
Pttrr/.

11.)

le

sue bellezze eterne.


le

xiv. 146.

non per ci

sue bellezze eterne ne nicga. Boccaccio,

i'ioemio.

E
Dalla

il

ciel, cui

tanti lumi fanno bello.


lui

menle profonda che


ti

volve
Par.
ii.

Prende l'immage, e fassene suggello.

130.

Or

solleva a pi beata spene.


si

Mirando '1 ciel, che fi Im mortai ed adorno:


(^he dove, del
\

volve intorno [Purg. xiv. L48.;

mal suo quaggi

si

lieta,

Oslra vaghezza acqueta

In mover d'occhio, un ragionar, un canto; Quanto la quel piacer, se questo tanto! Pelr. Canz. wii. Volando tanto su nel bel sereno. Son. 77. p.
Mille fiate

:.

2.

ho chieste a Dio quell'ale

Con

le

quai del mortale

176
Career noslr' intelletto
Nell'elenio scren...
al

CIELO.

del

leva.

Canz. xvu.

1.

Fuor

di quest'aer torbo...

Ariosto, XXVII. 34.

E
Si
. . .

fuor doll'aria pestilente e ria


1'

goderan

eterna primavera.

xxxiv. 59.

Lieto aspira alla superna sede.

il ciel com' bello, e mira il sole, Ch'a se par che n'inviti, e ne console. Ma, perch pi lo tuo desir s'avvive Nell'amor di qua su, pi liso or mira

Mira

Tasso,

ii.

36.

Questi lucidi alberghi e queste vive

Fiamme, che mente eterna informa e gira E in angeliche tempre odi le dive Sirene, e il suon di lor celeste lira. Oh quanto belle
Luci
il

XIV. 9.

tempio celeste
la

in se
il

raguna!

Ha

il

suo gran carro

d; le aurate stelle

Spiega

notte e l'argentata luna;

Ma non

chi

vagheggi o questa o quelle;


e bruna. e sereno
soffia

E miriam noi torbida luce Come rimane splendido

xviii. 13.

L'emisperio dell'aere quando

Borea da quella guancia, ond' pi leno. Perch si purga e risolve la roffa

Che
Con

pria
le
[In

'1

turbava,

si

che

il

ciel

ne ride
/^ar. xxviii. 79.
fa tutto

bellezze d'ogni sua parofiia.


Dante
il

bel pianeta cbe ad

amar conforta
il

rider l'oriente,
a

perch questo

si

abbellisce tanto di quel vivo splendore, che parca sen-

tirne insolito godimento...

Quando

cielo,

sgombrate

le nubi, ritorna

sfavillare della piena chiarit delle stelle, ei ne dice che ride con tuttele sue

bellezze. l*ar.\x\iu.8Z. E quando nella sublime altezza de' cieli ode correre

una soave melodia


sar per
lui

e vede

l'

improvviso raggiare

di luci vivissime,
0.

questo

un

riso dell' universo. Pur. xxvii.

Ma

volendo mutar

suo concetto, per farne intendere come quattro chiare stelle si ci rappresenter il cielo quasi yodesse di quelle fiamme. Pura. i. 2a. - Qua il cielo che gode di quelle fulgide luci, l Venere che fa ridere il cielo, altrove questo che ride

forma

al

circondassero di mirabili splendori,

a'suoi grandi e insoliti fulgori:

in tanta variet

sempre

una e stu-

penda

la bellezza.

Giuliani.

Ciel di bel sereno adorno.

Purg. xxx. 24.


Par.
xiii. 5.

Lo cielo avvivan

di tanto sereno.

CIELO.

177

Vidi... Tanti splendor, ch'io pensai ch'ogni lume

Che par

nel ciel, quindi fosse dituso.

Par. xxi,

o'2.

di subilo

parve giorno a giorno

Essere aggiunto,

come Quei che puote


un'altro Sole adorno.

Avesse
Cyielo

il

ciel d'

Par.

i.

G.

ottenebrato. \. Oscuro.

Cielo nuvoloso che s scioglie in pioggia. V. Pioggia.

Inver la plaga
Sotto la quale
f

il

Sol mostra
cielo.
il

men
,

fretta.

Par. xxiii. 11.

parte media del cielo)

11

mezzo del

Par. XXX.
seno

Quel

carro a cui

Basta del nostro cielo, (spazio di cielo;

Par.

xiii. 7.

Da quel
(

confine che pi parte pi aUa del cielo


)

remoto.

Purg. xxxii. 111.


Par. XXXI. Ila.

Il

pm

remoto, (dei cerchi)


(altoj

Cielo... profondo,

Par.wx.

4.

Quanto

si

discorda
che pi alto festina.

Da

terra

il

ciel

Purg. XXXIII. 89.


Par. XXXI. 73.
Petrarca, Son. 95.

Quella region^ che pi su tuona.


11

ciel pi di ciel

nebbia scarco.
il

11
Il

qual se nulla nube

veli.

Canz.

IH.

li.

[).

2.

sol

mai

bel giorno

non aperse:

L'aere e
Per
lo

la terra si

allegrava, e
e per
li

Tacque
liumi.

mar avean pace

Tra tanti amici lumi

Ina nube lontana mi dispiacque. ciel di vaghe e lucide faville E


'1

Canz.

IV.

).

p.

'2.

S'accende intorno, e

'n vista si
si

rallegra

D'esser fatto seren da

begli occhi.

Son. 140.

E d'un dolce seren


11

diffuso ride

ciel,

che se pi chiaro un(jua non vide


bel tepido ciel di dolce stale

Tasso, XV. 9.

In

Trovare...

Ma

il

ciel di

candidissimi splendori

Sempre s'ammanta,

non s'inliamma o verna,

w.io.o^

Qual timido cigno, a cui sovrasta


<

ni

fero artiglio l'aquila proterva,


Voi..
1.

i;!

178

CKuNO.
terra
si

Clfa

rannicchia, e china

l'ali.

Tasso, x\.

liS.

Cima.
La vide... sporger
(

la

superna parte.

Par. xxu. 70.

alzare la cima)

Cipresso.
mezzo avea un boschetto di cipressi * Che parean d' una stampa tutti impressi. Arioslo, xxxvi.
Cli' in

II.

Altero sorge,

Quasi eccelsa piramide, un cipresso.


Ciitvo.

Tasso, xiu. 38.

V isola
La

sacra

all'

amorosa Dea.
e di piacere.

Ariosto,. x\n\. VH).


xviii. 137.
nell'isola di Cipro: V.

terra cV

amor piena
i.

(Descrizione della casa di Venere e


l'oliziano, Stanze,
70-12;.)

d'Amore

Circoncisione.

Convenne

a"

maschi all'innocenti penne,


Par. xxxii. 80.

Per circoncidere, acquistar virtute.

Circondare.
L'alte fosse,

Che vallan quella terra sconsolata. La dolorosa selva le ghirlanda.


(Fuor di quel

/n/'.

vin.

7().

Inf. xiv. 10.


ix. 84. -

mar che

la terra

imjhirlanda. Par.

Ecco vede

un pratel
XIV. 38.
)

d'

ombre coperto, Che

s d'

un aito liume

si

ghirlundu. Ariosto,

Montereggion

di torri si corona.
di s far
il

Inf. xxxi. 41.


x. 65;

(Far di noi centro e

corona. Par.

Par. xxxi. 71.)

Ampia
Si

fossa... tutto
la fronte.

piano abbraccia.

Inf.

xu. 52.
1*2.

mi gir

Par. xxv.
il

Come

la cerchia

che d'intorno

volge.

//. xviii. 3.

Questa palude...
Cinge d'intorno la citt dolente.
(/u/". IV.

7n/'. ix.

32.

24;

xviii. 11;

xxxi. 8,85; xxxii. 49; Pwr</. 1.133;


27.

Par. xv.

140;

xxm. 90;
101).

xxvii. 114;
)

xxvm.

-Sarebbe

al sol

troppo larga cintura.

Par. XXX.

D'un
Par.

cerchio lo chiuse.
5; Inf. ix. 114; xxii. 59;

xii.

xwii.

U;

Pury.

i\. 30.

circodare.

l'9

Chi costui che il noslro monte verchla? Purfj. xiv. L Purg. x\x. 67. Cerchiato dalla fronda di Minerva.

Quei che un muro ed una fossa serra,


Ciascun
si fascia di la letizia
le

Purg.\i.M.
Par. xxvi.
I3!i.

quel ch'egli

incese^. in/'.xxvi.48.

Onde vien
(

che mi fascia.

stagno che

mura

fascia. Ar. xliii. 77.)

Fanno dell'orizzonte insieme zona. Un' isoletta questa, che dal mare

Par. xxix.

;i.

Medesmo che

li

cinge

circonfusa.

Ariosto. \l.

.'io.

Circonferenza.
Miglia ventiduo la valle voU^e.
Inf, xxix.
'J.

Cercando

lui Ira

questa gente sconcia,


laf. xxx.
8.').

<^on tutto ch'ella (la valle) volge undici miglia,

La sua circonferenza
Sarebbe
al Sol

troppo larga ciulura.

Par. xxx. lOi.

Circonlocuzione.
Parlar
diffuso.

Par.
si

xi.

T.

Circalare Clic
Circular natura.

muove

in circolo.
Par.
viii, ItiT.

Un'ampia fossa
^

in

arco torta.
Costumi.

Inf. xii.'Si.

Citt V,
Vedi nostra
citt

quanto ella gira!


della Pera.

Par. xxx. 130.

Nel picciol cerchio s'entrava per porta.

Che

si

nomava da quei
d,
s

Par. xvi.

l*2.

Cortesia e valor,
Nella nostra citt
In sul paese

se dimora
/m/".

come suole...?

xvi. 67.

ch'Adige e Po riga
Par. \\\. lUl.

Solca valore e cortesia trovarsi

Prima che Federigo avesse briga.

A
Viver

cosi riposato, a cos bello


di cittadini,

a cos fida

Cittadinanza, a cos dolce ostello...

Par.w.
Punj.

1:10.

Tu

ricca, tu

con pace, tu con sennoi

vi HIT.

onde ogni scienza disfavilla. Veggendo Roma e l'ardua sua opra Stupefacensi, quando Lalerano
Villa...

/'ry. xv. 97.

180

CITTA'.

Alle cose mortali and di sopra.

Par. xxxi. 34.

La genie nuova, e
Fiorenza, in
te,

subiti guadagni,

Orgoglio e dismisura han generala,


s

che tu gi len piagni.


piena
il

Inf. XVI. 73.

La tua
D'invidia
Il
11'

citt eh'
si,

che gi trabocca

sacco.

Inf. VI. 49.

nido d malizia tanta.


luogo, u' fui a viver posto.

Inf, XV. 77.

D giorno 'n giorno pi di ben s spolpa,

E a

trista ruina par disposto.

Purg. XXIV. 79.


Inf. VI.

L cittadin della citt partita.

6L

Superbia, invidia ed avarzia sono

Le tre

faville e'

hanno

cori accesi.

Inf. VI. 74.

In te non stanno senza guerra


L vvi tuoi, e l'un l'altro
si

rode
fossa serra.

Di quei che un

muro ed una
ti

Cerca, misera, intorno dalle prode

Le tue marine, e poi


Sovra Di nuova

guarda

in

seno

S' alcuna parte in te di


la porta, ch'ai

pace gode.
presente carca

Purg.

VI. 82.

fellonia di tanto peso,


la

Che tosto

jattura della barca...

Par. xvii. 94.


Inf.

Pistoia in pria di iScri si dimagra.

XXIV 24.

Sanguinoso esce della


Lasciala
Isello
tal,

trista selva;

(Firenze)

che qui a mill'anni


si rinselva.

stato primaio non

Purg. XIV. 61.


Jnf. XX. 59.

(diradata di cittadini)

Venne serva la citt E come il volger del


Cuopre ed iscuopre

di

Baco.
luna

ciel della

liti

senza posa.

Cosi fa di Fiorenza la fortuna.

Par. XVI. 16.

Ben fa Bagnacaval, che non rtglia, E mal fa Castrocaro, e peggio Conio, Che di iigliar tai conti pi s'impiglia.
Y. Inf. xxxiii, 79
;

Purg. XIV. 115.


;

Purg. xxm. 95
turba

Purg.

vi.

76 e seg.

La prima volta

eh' a citt venisti.


si

Par. wi.ii.

xNon altrimenti stupido

Lo montanaro, e rimirando ammutu,

Quando

rozzo e salvatico

s'

inurba,

Purg. xxvi, 67.

181

Citt che sostenne lungo assedio. La terra che f gi Lode di citt.


la

lunga prova.

Inf. xxvii. 4^.

Ariosto, xlhi. 35. 63.

Cittadinanza Cittadino.

Ma
Di

Quei che un muro ed una fossa serra. la cittadinanza, eh' or mista


di

Purg.

vi. 84.

Campi e

Certaldo e di Figghine,
artista.

Pura \edeasi nell'ultimo


i

Par. xvi. 49.


gli agi,

cavalier, gli affanni e Le donne e amore e cortesia. 'nvogliava Che ne

Purg. xiv. 109.

Son... della tua terra.


Il

Purg.
7?*/".

vi. 74.

mio

vicin Vitaliano.
Clie
9. p. 4. - Vicini.,
i.
j

xvii. 68.
s dolce

(Piange Pistoia ei cittadin perversi,


vicino. Petrarca., Son.
\.

perdut' hanno

per concittadini. Boccaccio, Gior.

nella fine della nov.

La tua citt...
Seco mi tenne in
la vita

serena.

Inf. vi. 49.


Inf. xxviii. 76.

A' duo miglior di Fano...


10 vidi gli Ughi
.
.

Gi nel calare,
Dirada in
De'
figli

illustri

cittadini.
radici,

Par. xvi. 88.

te le

maligne

non

pietosa,
il

C hanno
<anno.
)

fatto

tuo

fior

sudicio e vano.
4: DI costor
lei

Canz. xx.
{rentil

3.

(E l Petrarca, Cane. n. 6. p. Che t'ha chiamato, acciocch di

piagne quella

donna.

sterpi Le male piante, che fiorir non

Cleopatra.
Piangene ancor
la trista

Cleopatra,

Che, fuggendogli innanzi, dal colubro

La morie prese su hi lana ed


(Fortis, et

atra.

Par.
v. 03.

vi. 76.

asperas Tractare serpente, ut alrum Corpore combihoret


i.

venenum. Orazio,

37. - Cleopatras

lussiorosu. Inf.

La regina splendida del Nilo.

Ariosto, \. 56.

Clima.
11

Tana!

sotto

'1

freddo

cielo.

inf. xxxii. 27.

l'altra terra,

secondo eh' degna

iS'2

CLIMA.
figlia.

Per se o per suo del concepe e


In ver l'arene.

Purg. XXVIII. 112.


Purg. xxvf. 44.

Queste del

giel,

quelle del Sole schife.

Clizia

Elitropio.
si

N
E
'1

quella, eh' a veder lo Sol

gira,

non mutato amor mutata serba.

Dante, Son. 44.

Coda.
Nel vano tutta sua coda guizzava. Torcendo in su la veuenosa forca, Che a guisa di scorpion la punta armava.

Inf. xvii. 25-

L 'v'era il petto, la coda rivolse, E quella tesa, come anguilla, mosse.


Attorse...
E, poich per
la

Inf. xvi. 103.

coda

al

dosso duro;
la si

gran rabbia

morse...

Inf. xxvii. 124.

E,

come vespa che

ritragge l'ago,

se traendo la coda maligna.

Purg. xxxii. 133.


Nome.

Cognome Y.
Colle.

E come

clivo in

acqua

di

suo imo
Par. XXX. 109.
Petr.Son.O.
Son. 185.
i.

Si specchia quasi

per vedersi adorno,

Quando

nel verde e ne' fioretti opimo.


di bei colli

Per questa
(Nel

ombrosa

chiostra.

Fresco ombroso fiorito e verde colle.


giogo un verde colle alza la fronte. Poliziano,
colli.
i

70.

Dolci

Son. 52. p. 2.
e piacevoli

("Qui sono

collicei dolci
10.)

Adombrati

e coperti.

Fazio,

Ditkamondo,

iii.

Cultc pianure e delicati

colli,

(deliziosi)

Ariosto, vi. 20.

Collottola.
L .dove
'1

collo alle spalle s'annoda.

Inf. xxiv. 99.

Colomba.
Quali colombe dal disio chiamate. Con Tali aperte e ferme, al dolce nido

\olan, per l'aer dal voler portate.


{Chiamate, indica
la

Inf. v. 82.
la

prima mossa; portate,

tendenza amorosa del

COLOMBA.
volo;

18;)

con

l'

ali ferme,

che cos

gli

uccelli

volano

dall' alto

al basso.

Tommaseo. -Dante mir forse


.n.
V. 216.)

al Virgiliano:

Mox

aere lapsa quieto ecc.

Come quando,

cogliendo biada o loglio,

Gli colombi adunali alla pastura,

Queti, senza mostrar l'usato orgoglio,

Se cosa appare ond'elli abbian paura.

Subitamente lasciano star l'esca,


Perch
S
assaliti

son da maggior cura.

Puro,

^i-

124.

il colombo si pone compagno, l'uno all'altro pande. Girando e mormorando, l'afi'ezione.

come quando
al

Presso

Par.

xw.

IO.

(La similitudine dell'Inferno pi delicatamente condotta; quella del Purgatorio pi nuova pi semplice: in quella del Paradiso senlesi ne" suoni la voce della colomba. Tommaseo.)

Qual grazia, qual amore, o qual destino Mi dar penne in guisa di colomba.
Ch'i' mi riposi e levimi da terra?

Petrarca, Sou.o.

Timide, a guisa di colombe stanno.

Che da' granosi paschi ai nidi caccia Rabbia de' venti che fremendo vanno Con tuoni e lampi.

Ariosto, xlvi. 111.

Come
A

conigli o timidi colombi,

cui vicino alto

rumor rimbombi.
il

xx. 92.

Cosi piuma talor, che di gentile

Amorosa colomba
Mai non
si

collo cinge.

scorge a se stessa simile,


si

Ma

in

diversi colori al Sol

tinge:

Or d'accesi rubin sembra un monile. Or di verdi smeraldi il lume finge, Or insieme li mesce, e varia e vaga In cento modi riguardanti appaga.
i (

Tasso, xv.

o.

colombo Con che dolce sussurro lusingando Bacia la sua compagna. L'ilmjnfa- Bacia il suo dolce sposo la colomba. PoliziaSlira l quel

no.

I.

91.)

Colombo.
Un uom
-Ne
'1

della Liguria avr ardimento

All'incognito corso esporsi In prima;

minaccevol fremito del vento,

184

COLOMBO.
il

N rinospito mar, u
IS s'altro di periglio

dubbio clima,
stima,
divieti

o di spavento
si

Pi graA'c e formidabile or

Faran che

'1

generoso entro

ai

D'Abila angusti l'alta mente acqueti.

Tu

spiegherai. Colombo, a
s

un novo polo
il

Lontano
La fama

le

fortunate antenne,
gli

Ch'a pena seguir con


e'

occhi

volo.

ha mille occhi mille penne.

Tasso, \\. 31, 32.

Colore

V. Bianco, Fiamma, Pallore, Rossore.

Rispose, colorata

come

fuoco.
di

Ptirff. xxxiii. IL

(E nella Vita Nuova p.3. Una ncbula

color di fuoco.)

V una tanto rossa, Ch'a pena fora dentro al fuoco nota. Pwrj/. xxix. 122. Qual ferro che bollente esce del fuoco. Par. i. 60. Quale un fuoco acceso.
Ci
si

Faer, sotto

verdi rami.

Purg.wix.M.
Punj. xxx. 33.

Color di fiamma viva.


Di quel color, che, per lo sole avverso,

Nube dipinge da

sera e da mane, (rosso infocato)


il

Yid' io allora tutto

ciel cosperso.

Par. xxvii. 28.


Inf. x.
8().

L' Arbia colorata in rosso.


S

fiammeggiante.
fuor di vena spiccia.
Purr/. ix. 101.
Inf. xviii. 62.
cliiamato:

Come sangue che


(E nella V. N. p.3.

Pi che sangue rossa.


un leggero colore sanguigno qno leggiennente.

sanaui-

E giammai non

si

videro in fornace

Vetri e metalli si lucenti e rossi.

Purg. xxiv. 137. Purg.


ii.

M' appario Un non sapea che bianco.


L'altro tanto bianco.

22.

Che nulla neve a quel termine Parca neve teste mossa.


(

arriva.

Par. xxxi. 14.

Purg. xxix.

126..
Visio-

Il

viso suo

come neve ma messa Parea. Boccaccio, Amorosa

ne.

Ci.)

Dolce color d'orientai


Verdi,
L'altr'era,

zaffiro.

Purg.

ii.

13.

come fogliette pur mo nate. come se le carni e l'ossa

PMrg.viii. 28.

COLORE.

185

Fossero stale di smeraldo fatte.

Purd, x\i\. 124. Purfi

Men che

di rose, e

pi che di viole,

Colore aprendo, (rosso oscuro)


Si fatta, che

Purg. xxxii. 58.


Purfj. XXXIII.

poco

Pi alla croce si

cambi Maria.

).

Lo smarrito

volto,

Com'amor vuol, cos le colorava. E quale il trasmutare in picciol varco


Di

Purfi-xw. Vi.

tempo in bianca donna, quando il volto Suo si dlscarchi di vergogna il carco.


Del color consperso,

Par. xviii. 64.

Che

fa

l'uom

di

perdon talvolta degno.

Purg.

V. 20.

(Rossore. - Vi pure una trista vergogna. Inf. xxiv. 131.)

Un

color bruno.

Che non

nero ancora, e

il

bianco muore
di pepe.

Inf.

xxv.

()4.

Livido e nero

come gran

Inf.

xxv. 84.

Tu vederai
Il

del bianco fatto bruno.

Par. XXII. 93.


Inf. VII. 103.
di

L'acqua era buia molto pi che persa.


(

perso dal nero discende...

il

perso un color misto

purpureo

(li

nero,

ma

vince

il

nero e da

lui si

denomina. Conv.
)

iv. 20. -

Dunque

vorr,

come

dal nero il perso. Canz. xvi. 6.

Di color scialba, (sbiancata)

Purg. xix.
Purg.
(lividi)

9.

Col livido color della petraia.

xiii. 9.

Con manti
Al color della pietra non diversi,

Purg.

xiii. 47.

Tutto di pietra di color ferrigno.

Inf. xviii. 2.
Inf.

Mi parca tra bianca e gialla.


Tutto l'occidente

xxxiv. 43.

Mutava

in

bianco aspetto di cilestro.

Purg. xxvi.
Par. xxvii.

a.

Se io mi trascoloro

Non ti maravigliar. Trasmut sembianza. Cenere o terra che secca si cavi, D'un color fora col suo vestimento.
Concolore, (d'uno stesso colore)

19.

Par. xxvii. 3i.

Par.
Par.

ix. Ilo.
xii. 11.

Oro ed argento

fino e cocco e biacca.

Indico legno lucido e sereno.

Fresco smeraldo in l'ora che

si

fiacca,

Dall'erba e dalli fior dentro a quel seno

80

COLORE.

Posti, ciascun sarla di color vinto,

Como

dal suo

maggiore

vinto

il

meno.

Parr/. vii. 78.

Rinian nudo... dal colore... primao.


Vela D color nuovo.

Par.
Inf.

ii.

107.

xxv. 118.

L'un d'un rosso mal

tinto, e l'altro
il

verde;

Ma

il

primo quasi imbianca^ e


di

color perde. Ariosto, xxvii.51.

Forza eh' a quel parlar divegna

Qualche
rubcnt ubi

grana un bianco avorio asperso.

x. 98.

(Indum, sanguineo Yt'luti violaverit ostro Si quis ebur. aut mixta lilia multa Alba rosa. Virg. ^n.nn. 67.)
ai

Come

gigli sarian

miste viole.

Tasso,

xii. 69.

Dolce color
Fra l'avorio
si

di rose in quel bel volto

sparge e
il

si

confonde.

iv. 30.

E smarrisce
Che non

bel volto in

un colore
ii.

pallidezza,

ma

candore.

26.

Colpa.
Jiio.

(colpa, reit)

Purg.

vii. 7.

Dannosa

colpa. Inf. vi. 53.

Laide colpe. Pwr9.xxx1.i2i.


30.

Colpa d quella, (per colpa)


[Ar. XIII. 4.) Purg. xxxii. 32; Par.
1.

Colpa
(

vergogna
della

dell'

umane

voglie.

Par.

i.

30.

Colpa

vergogna

misera cupidigia de' mortali. Bocc. Gior.

x. n.8.)

Per

se stessa, (per sola

sua colpa)

Par.

vii. 37.

Cotesta oblivion chiaro conchiude

Colpa nella tua voglia altrove attenta.

Purg. xxxiii. 98.

Ed

in

sua dignit mai non riviene.


Par.
vii. 83.

Se non riempie dove colpa vota, Contra mal dilettar con giuste pene.

Tanto sodisfece,

Che d'ogni colpa vince la bilancia. Di mia colpa compunto.


Tal colpa a
tal

Par.

xiii. 41.

Inf. x. 109. Inf. xviii. 95.

martirio lui condanna.

Perch

sia
si

colpa e duol d'una misura.


dislega.

Pwrg'.

xxx. 108.

Da

colpa

Purg. xxxiii. 119.


Inf. vii. 45.

Colpa contraria.

La colpa, che rimbecca


Per dritta opposizione alcun peccato.

Purg. xxii. 49.

Ma

nell'uno pi colpa e pi vergogna. Par. xxix.

8V

COLPA.

187

E perch tor (U colpa

si

vorrebbe, (discolparsi)
Ariosto, xxxiii. 86.

Colpire.

Ma un
Sopra
Volta

tratto che gli arrivi,

appaga

il

tutto

Ar. X. 105.
XV. 83.

Alfin di mille colpi


le spalle ai

un

gli

ne colse

termini del mento.

Come Calamidor
la

quel colpo mira.

briglia per levarsi in fretta;


tira,

Ma

Zerbin dietro un gran fendente

Dicendo: Traditore, aspetta, aspetta.

Non va la botta ove n'and la mira. Non che per lontana vi si metta:
Lui non pot arrivar.
xvi. G3.

Stringe Fusberla, poich Tasta rotta,

tocca Serpentin...

XVI. 82.

E su la tempia subito Vattasta D'wn dritto tal...


E
i

XVII. 93.

chi nel collo e chi nel petto imbrocca.

XVIII. 113.
XLii. 56.

Spessi

come tempesta
filo
)
.

colpi libra.

apporta drizza a

Feria maggior percosse


(

il

re Gradasso.
)

xxxiii. 81.

Vibrava

Modo

elegante. Monti.

Di colpo, immantinente.
Di colpo.
Inf. XXII. 124.

Di botto.

l)f.

XXII. 130.

Comaechio*
E
la citt

ch'in mezzo alle piscose

Paludi, del Po teme ambe le foci. Dove abitan le genti disiosc Chel mar si turbi e sieno venti
i

atroci.

Ariosto, iii.il.

Comandare.
I

Quei che pr varo empj nemici e settecento a cui Rinaldo accenna.

felli

Ariosto, xxxi.

8;i.

Combattimento.
Ferir torneamenti. (combattere in tornei;
nf.

x\n.

6.

{Fieri ludi, giostra, festa d'armi. Poliziano, Stanze, i.l. lavoro. Poi. i. 20. - Di giostra ambo maestri. Ariosto. xx\i.^.

Marzial

188
lo fui

COMBATTIMENTO.

nom d'arme,
(abili

(guerriero)

Inf. xxvii. 67.


ivi

Tulli color eh' a quel

lempo eran

Da

poter arme,

all'armi)

Par. xvi. 46.

Al mio Bellisar commendai V armi^


Cui la destra del
cicl fu si

congiunta.

Par.

vi. 25.

Alta guerra, (lerribilmenle grande)


10 vidi gi cavalier

Inf. xxxi. 119.

mover campo,

(mettersi in marcia)
Inf. xxii. 1.

E cominciare stormo, e Dopo lunga tenzone


Verranno al sangue.

far lor mostra.

Inf. vi. 6.
'

Tragge Marte vapor di vai di Magra, Cir di torbidi nuvoli involuto, E con tempesta impetuosa ed agra Sopra Campo Picen fia combattuto: Ond'ei repente spezzer la nebbia. S ch'ogni Bianco ne sar feruto. Inf. xxiv. 144. Esso (l'aquila romana) atterr f orgoglio degli Arabi,
...

Farsaglia percosse

S,

ch'ai Ki\ caldo si sent del duolo...

Da onde venne folgorando a Giuba... La terra, ond'io fui, Che f del sangue suo gi caldo il porlo. La fortunata terra di Puglia
Di Puglia fu del suo sangue dolente.

Par.

vi. 4t).

Par.

ix. 92.

Inf. xxviii. 9. Inf. xxvii. 44.

di

Franceschi sanguinoso mucchio.


:

[Rutulorum acervos

Virg.

senza novero. Fazio, Dittam. n. 29.

^n. x. 509. - F de Franceschi mucchi -E dei saru] u tedesco orribil (juazaprico. Ariosto,
iii.

zo Parma vedr per tutto

il

campo

29.

Lo strazio e '1 grande scempio, Che fece V Arhia colorata in rosso.

Inf. x. 85.

Padova... Canger raf(/?<a che Vicenza bagna, i^ar. i\.46. La ruina e il crudo scempio Pu^'U- ^i- '^^ Che f Tamiri. 11 cui ossame ancor s'accoglie

A Ceperan...
Per cui e Alessandria e
la

Inf. xvviii. 14.

sua guerra

Fa pianger Monferrato e

il

Canavese.

Purg.
Purg.

vii.

135.

Rotti fur quivi, e volti negli

amari
xiii. 118.

Passi di fuga, e veggendo

la

caccia...

COMBATTIMENTO.

189

Dopo
Carlo

la

dolorosa rotta, quando


la

Magno perde
si

santa gesta.
Inf. xxxi. 16.
il

Non son

terribilmente Orlando.

(E il Pulci, Moraante Maggiore: L dove Dopo la dolorosa rotta ..)


.

corno son tanto forte

Or,

quando tu cantasti
nella

le

crude armi

(la

pugna) Purg. xxii. 55.

Della doppia tristizia di Giocasta.

E vedrai

morte
le

de' mariti

Tulle vestite a brun

donne Perse,
di

tinto in rosso

il

mar

Salamina.
(disfatta) Petr.

E non pur questa misera mina...


Per ogni piaggia

Canz. 1.7.

p. 4.

Fece l'erbe sanguigne


Di lor vene, ove'l nostro ferro mise.
Di qua di l gridar
si

Canz.

iv.

4. p.

sente all'arme,

Come

usati eran far quasi ogni giorno,

^lonti chi a pie, chi

non

armato s'arme.

Alla bandiera

ognun

faccia ritorno,

Dicea con chiaro e bellicoso carme


Pi d'una tromba che scorrea d'intorno:

E come quelle svegliano


Svegliano
i

cavalli,
i

fanti

timpani e

timballi.

Ariosto, xxxvi. 29.


x. 89.

Par che quel pian

di lor lance s' inselve.

L'alto rumor delle sonore trombe,

De' timpani e de' barbari slromenti.


Giunti
al

continuo suon

d" archi, di fromln;.

Di macchine, di ruote e di tormenli;

E quel
(iridi,

di

che pi par che'l

ciel

rimbombe,

tumulti, gemili e lamenti;

Kendono un alto suon eh' a quel s'accorda, Con che vicin, cadendo, il Nilo assorda. Grande ombra d'ogn' intorno il cielo involve, Nata dal saettar delli duo campi: 1/ alito, il fumo del sudor, la polve
i

Par che nell'aria oscura nebbia slampi.

Or qua T un campo, or l'altro l si volve. L'artiglieria, come tempesta, fiocca Che, mentre la crudel battaglia ardea. Spron il cavallo, e dove ardea pi fiera

\vi. 5H. 57.

x.5l.
xv.
G.

190

COMBATTIMEMO.
battaglia, lo spinse.
XVI.
ribolle ardente.

La

7L

La pugna pi che mai


D'orrore
in vista e di

XXIV. 107.

S'incrudelisce e inaspra la battaglia,

spavento piena.
la

XII.

50.

Pi e pi sempre naspera

guerra.

xviii. 63.

Con

la

spada addosso
s'

Sacripante tutto

abbandona.
trasse alla pancia.

II.

10.

Una Che

stoccala

gli

VI. 65.

fere, urta, riversa, e

mette a morie.

xvi. 65.

L'urla, l'apre,

mina

e mette in volta.

xviu. 40.

Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende

Qualunque

lo

impedisce o

gli

contrasta.

xviH. 57.

Quivi Rinaldo assale, apre e sbaraglia

Le schiere avverse, e

le

bandiere atterra.

xviii. 146.

iSon pur per l'aria gemiti e querele.

Ma
Pel

volan braccia e spalle e capi

sciolti.

campo errando va Morte crudele


XII. 80.

In molti, varj, e lutti orribil volti.

Lascia quel morto, e Balisarda stringe

Verso uno stuol che pi

si

vede appresso;

E conlra a questo e contra a quel si spinge, Ed a chi tronco ed a chi il capo ha fesso:

A
Il

chi nel petto, a chi nel fianco tinge

brando, o a chi l'ha nella gola messo:


;

Taglia busti, anche, braccia, mani e spalle

il

sangue, come un

rio,

corre alla valle.


ardii

XLiv. 87

Vengon nel campo, ove fra spade ed E scudi e lance, in un vermglio stagno
Giaccion poveri e ricchi, e re e vassalli,
i

cavalli. E sozzopra con gli uomini destrier Un alla pancia Nuoteranno Nel sangue uman per tutta la campagna. Ondeggi il sangue per campagna, e corse
i

xviii. 182.

ni. oj.

Come un gran
Che

lume, e dilag

le

strade.

Ottanta mila corpi numerose,


fur quel di messi per
l'

lil

di spade.

wiii. 16-.

Quivi dei corpi

orrida mistura.
xviii. 18:5.
xii.
li'.

Che piena avea

la

gran campagna intorno.

Ridur quella battaglia a tregua.

COMBATTIMENTO.
Tumultuaria... gente, (ragunaticcia)

191
\lvi. 96.
xviii.

F souar raccolta.
Far cavalli e gente, (raccogliere)
Spero, e pavento
1

158; xliv. 94.

viii.

25; xxiii.

'23.

giudizi incertissimi di Marte.

Tasso, \. 42.

Intanto

il

Sol,

che de' celesti campi


e in alto ascende.

Va pi sempre avanzando,

L'armi percote, e ne trae lamrae e lampi Tremuli e chiari, onde le viste olende.
L'aria par di faville intorno avvampi,

E quasi d'alto incendio in forma splende; E co" feri nitriti il suono accorda Del ferro scosso, e le campagne assorda.
Gi venir sentia
L' irreparabll turbo e la

i.

7:J.

tempesta
xix. 48.

Che di fremiti orrendi il ciel feria. D'arme ingombrando e quella parte e questa. Or, mentre egli ne viene, ode repente Arme arme replicar dall'altro lato. Ed in un tempo il cielo orribilmente
Intonar di barbarico ululalo.

ix. 43.

Or che d'intorno
D'alto incendio di guerra arde
il

paese.

vii. 8.

E mentre
L'orror,

la
la

battaglia ardea pi fera.

x. 55.

crudelt, la tema,

il

lutto,

Van d'intorno scorrendo; e in varia imago Vincitrice la morte errar per tutto Vedresti, ed ondeggiar di sangue un lago.
Sovra
lo,
i

i\. ?)3.

confusi monti a salto a salto

Della profonda strage oltre

che sparsi di
di

cammina. sangue ampio torrente,

ix. 49.

Che montagne
(iace
il

stragi alzai sul piano.

\. 50.

cavallo al suo signore appresso;


il

Giace
Giace

il
il

compagno appo

compagno

estinto

nemico appo il nemico; e spesso Sul morto il vivo, il vincitor sul vinto-

Non v' silenzio, e non v' grido espresso; Ma odi un non so che roco e indistinto; Iremili di furor, mormori dira.

192

COMBATTIMEMO.
xx. 51.
JEn.
\\.

Gemili di chi langiie e di chi spira. (Tum vero et gemitus morientum ecc. Virg.

635.)

Suona a raccolta. Suonar a ritratta.


Y.
TassOy IX. 48
;

ix. 94.

xix. 50.
xi.

64

xix. 29

xx. 29. e

sei?.

Cometa.
Par. xxiv. 12. forte a guisa di comete. chiama colmetta Che raggi come crini ardenti getta. Dino Compagni, L' Intelligenza. - S come stella Che coli' ardente cnw fiammeggia e splende. Casa, Son.Z.)
(

Fiammando

Quella stella

si

Qual con

le

chiome sanguinose orrende


e
feri

Splender cometa suol per l'aria adusta,

Che

regni

muta

morbi adduce,
(/En. VII. 52.)

Ai purpurei tiranni infausta luce.


Tasso,
vii. 72.

Come

infausta cometa

il

guardo splende.

iv. 7.

Cominciare.
S tosto

come

in su la soglia fui

D mia seconda etade.

Purg. XXX. 124.

Commozione.
Quand'ir o altra passion
ti

tocca.

Inf. XXXI. 72.

Che

si

movean

le

lagrime dal core.


Dante. Son. 25.

Ch'ero sommosso dalla vostra vista. Resta smarrito Ariodante a questo,

E per Tossa un tremor freddo gli scorre; Con cor trafttto e con pallida faccia, E con voce tremante e bocca amara,
Rispose.
Ariosto, V. 40. 41.
in che ribrezzo
V. 50.

Or pensa

Ariodante, in che dolor rimase.

Compagnia.Della mia compagnia costui sovvci.

Purg.

1.

54.

Noi eravam nuovi compagnia, (aver nuova compagnia) Di

Jnf. XXII

I.

71.

Comparazione*
Tanto amara, che poco pi morte.
Inf.
1.

7.

COMPAUAZIO.NE.
(

19'
di quella

MI fu

la vita

poco

men che amara A


'

rispetlo

mansueta.

Petrarca, Trionfo, Morte, u. 10.

Peagio che morte m'era.

L'ino,

iwx.)

Ma
7^/

io

senti'

sonare un allo corno,


fioco.
Iiif.

^o

ch'avrebbe ogni luon fatfO


lu la morte clie
il
1

\\\i. 12.

Nou vedi
Sa
la

comballe
Inf.
ii.

liumana, ov'

mar non ha vanto?


(lverst.

107.

Con manti
Al color della pietra non Purg. xni.
47.

Cenere o terra che secca si cavi, 1/ vn color fora col suo vestimento.

Purf/.ix.V.
Purj. vn.

Oro

ed argento... ciascun .saria di color vinto.


il

Come

dal suo maggiore vinto

meno.

7:i.

Se s'adunasse ancor tutta

la gente,...

E qual
Il

forato suo

membro,

e (jual

mozzo
inf.

Mostrasse, d'agguagliar sarebbe nulla

modo della nona bolgia sozzo. A quel dinanzi il mordere era


'/

xwiii.

6. '21.

nulla
Inf.
io

Verso

grafliar.

xxxiv. 58.
4.

(Tutte adunate parrebber niente Ver


'juunt'io parlo
MI. C/)!wsa. ti,

piacer divin. Par. xxvii.

nulla Al celato amoroso mio pensiero. Petrarca, Cam. Quanta dolcezza unquanco Fu in cor d'avventurosi aman

accolta Tutta in un loco, a quel di'i' sento, Questo era nulla a paragon di quello. Ariosto,

nulla.

Canz.

vji. 4.

xx.vi. T.i

La pi

rotta ruina

una

scala,

Verso di quella, agevole ed aperta.

Purg.

in. j7.

(Atene e Lacedemona, che fenno L'anticbe leggi, e furon si civili. al viver bene un picciol cenno VctO di le. Purg.\\.l'i9. -Tutte l'acque che son di qua pi monde, Parrieno avere in se mistura alcuna, Verso di quella che nulla nasconde. Purg.xwui.iS. - In verso d'ella Ogni dimostrazion mi pare ottusa, /'r. xxiv. 9o.
Fecero
}

Oualuii(|ue melodia che pi dolce suona

(Juaggi, e pi a se l'anima tira,


l*arrehbe nube che squarciata tuona,

(Comparala al sonar
Ne pur Calpe
-'I

di (jucUa
il

lira.

J*ar.

wiii.

'J7.

s"

innalza, o
iv. 6.

magno
Rapido

Atlante. Ch anzi lui uoa paressj


si.

picciol colle. Tasso,

che torbida procella Da'cail

ornosi monti esce pi tarda

...

Terremoto, che
ix. 2i.
,

nioado empia

d" orrore,

Son picciole sembianze al suo furore,

Dentro a

(juel

seno
vinto.
il

;.

Posti, ciascun snria d color

Come dal suo muggiore


Voi..
I.

vinto

meno.

Purg. m.
ti

10.

194
Esser d
D'intagli
s,

COMPARAZIONE.

marmo

candido, e adorno

che non pur Policleto,

Ma

la

natura gli averebbe a scorno.


'

Purg.

xi ll.
7(5.

Che tutte simiglianze sono scarse. E che altro da voi //'idolatre, Se non ch'egli uno, e voi n'orate cento?

Par. xv.

lnf.\\. Ilo.

quanto uom pi va
a//'

su, e

men

fa

male.

Par.

iv. 91.

Ch' pi corto
Spazio
eterno, che un

mover
e

di ciglia

Al cerchio che pi tardi


(0 qual mai tanto
celebre

in cielo torto.

Purg. \i.l%.

famosa.. Potria a questa esser par. roslo, VII. 20. - Ch'essendo conosciuta cosi altiera, Che tutto '1 mondo a se le parea vile, xxxii. 34.- E un dono tale Mi f, eh' a quel nulla il palagio vale, xi.iii.lil. - Quel (palagio) che iersera s ti parve hello, Del mio signor, saria un tugurio a quello. xliii.ISS.)

Omai sar pi corta mia favella, Pure a quel eh' io ricordo, che d' un hnie. Par. xxxiu. 106, Imagini chi bene intender cupe... E avr quasi l'ombra della... Par. xui.'Kl

Non che Roma

di carro cos bello

Rallegrasse Africano, ovvero Augusto;

Ma

quel del Sol saria pover con

elio.

Purg.wix.

Ila.

E quale

stella par quinci pi poca,


esso.

Parrebbe luna, locata con


Nelle

Par. xxviii. 19.

Che la Barbagia di Sardigna assai

femmine sue pi pudica


Barbagia dov'io
la lasciai.

Che

la

Purg. \\ni.^-iPetr. Son. 84.

Fora uno sdegno a


(Ciascun altro piacer
far prova.

lato a quel ch'io dico.


si fa distrutto,

Ch' a

lato al tuo di se vogli

Sennuccio Dal Bene, ui.)

Duo

begli occhi vidi...

Che presso a quei d'Amor leggiadri nidi Il mio cor lasso ogni altra vista sprezza.
^
l

Son. 202.
Ariosto, ni. 33. noi...

(Che

pietosi

appo lui

stati

saranno Mario,
...

Siila...

giudica, appo quel, brutto e malvagio

Questo eh' abiliam

xxxiv.

52. 1.

Taccia Argo... Ch'ogni antica memoria appo costoro Perde... Tasso,

52.)

'n

bianca nube,

fatta

che Leda
perde.
Petr. Canz. xiii.
4.

Avria ben detto che sua


(Le bionde trecce
sopra
'1

figlia

collo sciolte

Ov' ogni latte perderla sua

'.t

COMPARAZIOKE.
prova. Canz.
xii. G. )

116
appo
il

Che

persie il pregio Della ricca materia

lu-

cnro. Tasso, n. 93.

Tulli gli altri diletti

Di quesla vita ho per minori assai;

lutl'allre bellezze indietro vanno.

(';. visi.

).

Non che da porre nconlro


Sien questi amori.
[S sarian gemme
furfjli alla

Ariosto, xxxvi.

'27.

trite S'in filo si tirassero con arte. Da compamillesma parte. Ariosto, xxxv. 3 -Questo era nulla a pa7.
)

raqon di quello, xxxi.

Comparire.
Si

rifa parvente, (ricompare)

hn.w.ll
Ar.
i.

E
Fa

fuor

(li

quel cespuglio oscuro e cieco

di se

bella

ed improvvisa mostra.

52.

Compassione. Compassionevole.
'

D'ogni piet chiave.


Francesca,
i

Dante, Ballata,

in.

tuoi marliri
tristo e pio.
a s piii pio.

lagrimar mi fanno
{

Inf.v. Ul
Inf. x\ix. 30. - E per
farle

ld in

ci

m'ha

ci fatto

pietoso a questa
r^otto

soma

per moverlo a compassione di


xi. 57. -

me

che pen(

questo

pesante sasso. Purg.

Voi, donne, che pietoso alto

mostrate. Son. 14.)

L'angoscia delle genti


(^he son quaggi, nel viso

mi dipigne
Inf. iv.
v.

Quella piet, che lu per tema senti.


{Piet mi vinse, e fui quasi smarrito. Inf.
-i,

il).

72-

I/altro pian?eva

che di pietade V venni

men

cos

com'

io morisse. Inf. v. 140. -

Non
Di

hai tu spirto di pietate

alcuno?

Inf, xiii. 3G. -

Dimandai tu ancora
vi, 116.

quel che credi che a


rora.
/ra/".

me

soddisfaccia; Ch' io non potrei: tanta piet nt'aiti

XIII. 82. -

Se nulla di noi piet

moce. Purg.

-Perche
s,

!n altrui

piet tosto si pogna. Purg. \ui. Oi.


ejrli

-E vienmene

piet

che

-ovente l'dlco: ahi lasso! avvien


Mcchi miei quanta pietate

a. persona? San. 9. -Se venite da


-

anta pietate, (da scena cotanto compassionevole) Son.'.


Era apparita
in la

Videro

pii
-

vostra liKura.

Son. 25.

Quella pietosa, Che

turbava de' nostri martiri. Son. 28. - Facea maravigliar l'altrui persone Della pietate. Son. 27, - SI facea d'una viste ;neto$a. V. S. par. 37. - Quando i miseri veggono di loro compassione altrui, pi tosto si muovono a lacrimare, quas come di s stessi avcndd inctadc. V.S. par. 30. - Se altri piange per voi, e voi ne pigliale impeto
si

e forza

a sfogare

col pianto
le

11

vostro dolore.

.\lle

nostre lagrime sono

LMcilameiilo e conforto

pietose lagrime altrui.-

)fi rn-tijirdi'vif

mnlto

/,'<-

t%
;

COMPASSIONE.

tosamenlc quant'alla vista sicch lutta lapielade pareva in lei accolla. V. Nuova, par.3G - Vitlivi f//p zeta t ornare il volto. Petrarca, Ballata,
I.

- Di

doppia

jictate

ornata
4;

il

ciglio.

Son. 17.

p. 2. - Di
i.

piet dipinta.

Son.

8. p. 2.;

(lentil
I.

6. p.

Alta piet che core sirir\(je. Son.H)!.- Di me vi dotjlia e vincavi pietate. Cunz. 2. - r vo' pensando, e nel pensier m'assale Una piet si forte
o. p.

Son.

Poliziano, Stanze,

12.

di

me

stesso.
fra
'1

Cam.

xvii. 1. - Ben,

s'io non erto,

Scoriro

nubiloso altero ciglio.

di pietate un ramaio Son. 117. - Ben poria ancor piet

con amor mista, Per sostegno di me, doppia colonna Porsi fra l'alma
stanca e
'1

mortai colpo. Son.

lJO.

r pur

devrei Al fonte di piet tro-

var mercede. Son. VA. - Ma s'io noi dissi, chi s dolce apria Mio cor a speme nell'et novella, Regga ancor questa stanca navicella Col governo della sua piet natia. CaH:.xv.3. -Ma voi, che mai piet non discolora. Son. 29. - Sia piet per me morta e cortesia. Canz.w. 4. - Spenta ogni
pietade. Ariosto, \\.
'il.

Ma, lasciando lontana orpii pietade.wu. ./j/cia.


ii.

Turbossi tutta d'amorosa

59. - De' bei visi

turb t'aer sereno.


48. - Astolfo,

xxwii.

32. -

Che

di

pietade l'anima ci punse, xxv.


il

per
40. -

piet che gli

trafisse II petto e

cor, si volse lacrimando, xxxix.


si

Pietade e amore a.un tempo lo tralisse, E di piangere a pena


X. 97. - Tutto... di

ritenne.

pietade ardea. xix.

giovinetto

rai. xx. 42.

xjx. 26; XX. 69. -

il

Umidi avea, Per la piel del - Tanfo s'intener della pietade Che n'ebbe... core intenerir men se ne sente, Che soglia in12. -

tenerirsi

il

ghiaccio

al sole, xxxi. 48. -

Insolita pietade
le f
il

in

mezzo

al

petto Si senti entrar per disusate porte, Che


molle.
XIX. 20. - Costei si gitt a' piedi, e gli

duro cor tenero e conquise E inteneriyli il


le

cor d'ulta pietade Con largo pianto, che nel sen


so che d' inusitato e molle
II.

cade. xlv.Io.

-Ln non
Tasso,

Par che nel duro petto

al re trapasse.

Bench a pietade L'irato cor diflicilmente p/cf/Zn. i[. b2. - V'entra pietate ... Per compagna d' amor, bench pudica; E lui commove in
37. -

guisa

tal

...

xvi. 51.

Donna

genlil nel ciel, che si compianf/e


Inf.
ii.

Di questo Impedimenlo.

94.

Ed
Il

io eh'

avea

lo cor

quasi compunto.

Inf. vii. 36.

tuo alla uno


s,

Mi pesa

ohe a lacrimar m'invila,


la carit
diiQ,

//. vi. o8.


slrinsc.

Poich

del natio loco

Mi

lnf.\i\.\.
y/".xvi.t'2.

Ancor mcn

pur ch'io

me

ne rimembri.

Non

si franfia

Lo tuo pensier da qui 'nnanzi sovr'ello,


Al giudicio divin passion porla.

Jnf. \\i\. 22,


Jnf. xi. 30.

{Passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la mia vedova vita, che gli spiriti d(.'gli occhi miei a lei si fero massimamente
amici. Conv,
\i.'i.

- Orari

passione

le

portava. Loccaccio.)

ISon credo che \wx terra

vada ancoi

tomo

SI

duro, che non fosse punto

C0MPASS10>E.
j'er

197

compasslon di quel chTvidi

poi.

Punj.

\:iii.

52.

Non

dispetto,

ma

dofflia
fsse

La vostra condizion dentro mi

Tanto, che tardi tutta si dispoglia.

inf. \vi.

.")2.

Or mi
Troppo
S
di

diletta

pianger pi che di parlare,


la

m'ha nostra region


occhi drizz ver

mente

stretta.

Pur(/.\i\.

IL

Ond'ella, appresso d'un pio sospiro,


(ili

me

con quel sembiante,

('he

madre fa sopra
'I

fgliuol deliro.
fjii

Par.
duoli,

i.

100.

Ben se' crudel, Pensando ci che

se tu

non

ti

mio cor s'annunziava;


Inf. xxxiii. 40.
il

se
(

non piangi, di che pianger suoli?


Ben
i.

se'

tu crudo, se gli occhi

non bagni Udendo

gran martir che


Fazio. Ditta-

a dirti vesno. E se qui meco al gran dolor non piagni.

mondo,

i.

A
Siiu.

cui

dime per cantale

increbbe.

Purcj. xiii. 129.

Alcun tempo ebbe Qualche cura di noi e le ne 'ncrebbe. Petrarca. 18i. Mostrando in vista che di me le 'ncresca. Son. 13. p.^: P^fci.
i.

Slargante,

l.

Poi che

'1

camin m'

chiuso di mercede.

Son. HH.

C'ompcnso.
Si che, in

vece
Inf. \fii. 52.

D'alcuna ammenda, tua fama rinfreschi.

Che
Nel

se tu a ragion di lui
la

ti

piangi,

>iippiendo chi voi siete, e

sua pecca,
Inf. \\\ii. 'M.

mondo suso ancor io te ne cancji. Non fia senza merc la tua parola.
Dove tempo per tempo
Fortuna
fella,

Purf/. xx. SI.

s ristora.

Punj. wiii. Ni
Dicea, che
l'i

Par.

ol.

cambio questo

(luello

che tu

fai

...

par ch'in luogo ed in ristar di quella

^i

j)or costei ch'ora mi dai? K mi pu ristorar di grazia eterna. Or senti il guidardon eh* io ricevetti: \edi la gran merc del mio gran merle. E s*(>r;i () mai |>olr (piesto dispcltc

debba

w.

i'.\'l.

wi.

:{2.

Ariostn. v. IS.

19H

COMPENSO.

Con alcim benelclo compensarle, Per quella bella donna li prometlo,...


Ch'io far con parole e con
Ch'aATai giusta cagion
di
elVetto,

ma

lodarle.

vi. 31.

Son questi
Debitt prepj a chi l'adora e cole?
xvi. 10.

Mi par che, quando ancor questa anima esca In onor di sua fama, io non compensi N sciolga verso lui gli obblighi immensi.

xviii. 168.

Compiacere.
Grazioso mi
Del
Ila,

se mi contenti

nome

tuo.
altrui.

Par.

iii.

40.

Fa sua voglia della voglia

Purfj. xxxiii. 131.

Deh metti al mio voler tosto compenso. Tulli sem presti Al tuo piacer... Non esser duro pi ch'altri sia stato.
Del suo
V),

Par. Par.

ix. 19.

viii. 32.

in/, xxvii. 36.

voler...

Fan

sacrilcio a te.

Purg.

xi. 10.

ch'era tutta a satisfargli intenta.


volsi contraddirgli mai,

N seppi E sol quei

giorni io mi vidi conlenta,


Ariosto, v. 15.

Ch'averlo compiaciuto mi trovai.

Compiacersi.
Che
di vederli in

me

slesso

wi' esalto.

Inf. iv. 120.

Compiere
Spirto, in cui pianger

V. Azione.
/*ar. viii. 121.

Deduce L'ardua sua materia terminando.

matura
Purc/.xix.'M.

Quel, sanza

il

quale a Dio tornar non puossi.

Col qual maturo ci che tu dicesti.

Purg. xix.liX.

Asstommare. (condurre a compimento)

Purg. XXI. 112; Par. xxxi. 94.

Compilatore.
liiiono accoglitor.

Inf. iv. 139.

Comprendere.
Non
La vista mia nell'ampio e nell'altezza si smarriva, ma tutto prendeva

COMI>RE^DERE.
Il

199
Par. xxx.

quanto e

il

quale di quella allegrezza.

U8.
22. 42.

Se ben

lo

Intendimenlo tuo accarno

Con

lo intelletto.
io

Purq. xiv.
la

Se
Sovra

ho ben

tua parola intesa.

Par.

ii.

Perch'io, che la ragione aperta e piana


le

mie questioni avea

ricota.

Purff. xviii. 85.

Nella corte del ciel dond'io rivegno,


Si trovan

molte gioie care e belle


si

Tanto, che non

posson trar del regno.

Par. x. 70.

Comune
Perocch ciascun meco
Nel
si

avere.

conviene
sola.

nome che son

la

voce

laf. iv. 91.

Comunicare.
Quando scendean
nel
fior,

di

banco

in

banco
Air. xxxi.
Ifi.

PoYfjevan della pace e dell' ardore,


Ch'egli acquistavan ventilando
il

fianco.

Con. Suo uso.


Con Con
la

notte, (durante la notte)

Parg.

vii.

58.

la

poverella, (come la poverella)

Par. x. 107.
/*Mr</.

Vestito con le genti gloriose, (come le genti)

xxxi. 60.

D'un
(

color fora col suo vestimento.


vestimento
)

Pur//, ix. 116.

del color rosso del

Che non potea con esse dare un


(

crollo.

Inj. xxv. 10.

cinto da esse serpi

Noi anderem con questo giorno innanzi.


(

Purrj. vi. 52.

in

compagnia,

co' passi di

questo giorno)
Inf. xxxii. 62.

Con esso un colpo. Con esso due. (co' due) Con esso pie. (co' piedi;
i

Puri/, xxiv. 98.

Pura.

iv.

27.

Concentrarsi con la inente ad un oj^setto.


V. Attenzione.

Quando per dilettanze ovver per doglie. Che alcuna virt nostra comprenda, L'anima bene ad essa si raccofilie.

Pun-

iv.

l.

^(10

Conciilkina.

Divenne
Al padre fuor
rfcl

ilrlUo

umore amica.
V.
Gasli(:(o.

Inf.

\K\.

'M).

Condanna

C'Ondixione.
Vedi
la

lor

mena.

Inf. xvii.

m.

Per veder della bolgia ogni conleano.

Inf. xxii. 17.

Confessione.
Pentuto e confesso mi rendei.
Inf.

xxvn. 82.
-50.

Ma quando
Purgali
di

scoppia dalla propria gola

]/ accusa del peccato.


lor colpe a

Pura. XXXI.

un monistero.

Ariosto, XV. 99.

E
E
di

le

genti che dianzi eran confesse,


tolte agi' inimici stigi.
xiv.
tiS.

man

Che

sei della caligine del

mondo,

E della carne tu di modo asperso, Che il Mio, il Gange, o TOcean profondo Non ti i)olrel)be far candido e terso. Sol la grazia del Ciel quanto hai d'immondo Pu render puro: al Ciel dunque converso, Riverente perdon richiedi, e spiega Ee tue tacite colpe, e piangi e prega.
Cos gli disse; ed
ei

prima
i

in se stesso

Pianse

superb sdegni e

folli

amori;

Poi, chinato a' suoi pie,

mesto e dimesso
Tasso, xvui. 8.
9.

Tutti scoprigli

glovenili errori.

Confidare. Confidenza.

Ed

io:

Buon Duca, non

{erjno nascosto

le

mio cor...

Inf.x. 19.

Non gliel celai, ma tulio cjlieV apersi. Ma dimmi, e come amico mi perdona
Se troppa sicurt m'allarga
il

lnf.\.kh.

freno,

E come amico omai meco ragiona. Col dove pi si confida.


Dal
f>e(jreto

Pura,

x.vii.

19.

Par.ww.'.
tolsi.

suo quasi ogni noni

Inf. xin. 61.

CONFIDARE.

'201

Pur NiveFido venias ove deposto


In
(}

nelle casle orecchie avrei, parlando,

De' miei dolci pensier l'antica soma.

Pelr. Son:^^. p.

*2.

Allor raccoigo l'alma, e poi ch'i'ajjgio


Di scovrirle
il mio mal preso consiglio, ho a dir che 'ncominciar non oso.

Tanto

le

^'on.

117.

Pi volte gi dal bel sembiante

umano

Ho preso
l.a

ardir con le

mie

fide scorte

D'assalir con parole oneste accorte

mia nemica, in alto umile e piano: Fanno poi gli occhi suoi mio pensier vano, Ond'io non pot' mai formar parola

...

Ch'altro che da
Cos

m'ha
la

fatlo

me stesso fosse Amor tremante

intesa;
e fioco.

E
Lega

veggi' or ben che cantale accesa

lingua altrui, gli spirti invola.

Son. 118.

Confine.
Tiene
il

confine.
il

Jnf.

w.

1*24.

Dalla sua sponda, ove confina

vano.

Appi dell'alta ripa, che pur sale,


Misurrebbe
In tre volte

un corpo umano.

Purg.

x.

^'2.

Conflne, star entro a' confini.

Che dovria l'uom tener dentro a sua meta. Purff.xiw S, che non pu solfrir dentro a suameta. Par. \i\.

lii.
I21i.

Confrontare.
Se ben
.v'

accoppia

Principio e fine con la

mente fissa. ////. wm. 8. Che mai non posa, se non s raffronta. Purif.wu.l. V. seco in terra mai non si raffronta. Pcir. 7'r. J/of. ii.7.

Confusione.
lo ch'avea d'error la lesta cinta. K s'io divenni allora travagliato,

Jnf.

iii.

:{|.

ba gente grossa

il

pensi...

//</.

\\\i\. DI.

Era

Che la Che dagli organi suoi

mia virt tanto confusa, voce si mosse, e pria si spense


la

fosse dischiusa...

i202

CONFUSIONE,

Confusione e paura insieme miste

Mi pinsero un

tal s fuor della bocca,


le viste
...

Al quale intender fur mestier


S scoppia' io sott' esso

grave carco
Purg. xx\i.
7.

Fuori sgorgando lagrime e sospiri,

la

voce allent per

lo

suo varco.

Tal mi fec'io, non potendo parlare,

Che disiava scusarmi,

e scusava
Inf.

Me

mi credea fare. Come a color, che troppo reverenti, Dinanzi a suoi maggior parlando sono,
tuttavia, e noi

xxx. 139.

Che non Iraggon la voce viva a' denti. Che, come Sole il viso che pi trema. Cos lo rimembrar del dolce riso La mente mia da se medesma scema.

Purfi' xxxiii. 2o.

Por. xxx. 25.

Congiungersi.

Ove

le

duo nature son

consort.

Inf. XII.

;)5.

Congiunto, unito.
Le cose di Dio, che Deon essere spose.
di

bontate
Inf. xix. o.

Congratulazione.
Tutti con lieta e con serena faccia

Vengono a lui: E chi lo bacia,


Sopra
gli altri

chi gli tocca la

mano,

e chi lo stringe e abbraccia.


il

signor di Montalbano
rloslo,

D'accarezzarlo e fargli onor procaccia.

wau,

11)9.

Uno
Altri la

il

saluta,

un

altro se g' inchina.

mano, altri gli bacia il piede: Ognun, quanto pi pu, se gli avvicina,

E E

beato

si
'1

tien chi appresso

il

vede,
i-xiv. 97.

E pi

chi

tocca; che toccar divina


si

soprannatural cosa

crede.

Conoscere, Aver conoscenza.


Pal- iX. 22. La luce che m'era ancor nuova. par IX. volta. Fecemt sembiante Che fosse ad altro Par che del buon Gherardo nulla senta. Purij. xvi. l;S.

CONOSCERE.

20H
Ariosto, iv. 9.

Meco ho la strada La donna eh' ai'ca

in scritto.
'pratica del conte.

xxix. 44.
Riconoscere.

Conoscere. Arrivar a

V.

Sopravvien Toste, e di colui T informa... Trova Grifone a poco a poco Vorma Ch'ascosa gli avea amor sin a quel giorno. Ar. xvii. 116. Tanto che venne a ritrovar che quello Che le tolse la spada... xxvii. 86.

Consapevole.
Donna
del Ciel, di queste cose accorta.

Purg. Purg.

ix. 88.

Facciovi afcor//...
Di vostra condizion fatene
saf/f/i.

Purrj. i\.

VM.

v. 30.

Ed or che pel gran mal che


Chi lo sapea, di
lei

gli

ne disse
xxi. 70.

fu instrutto e saggio. Ariosto,

Considerare.
Poi ch'ebbe la parola a se raccolta.

Purg. \i\.l^.
profondo.

Le

tre (donne) di l,

che miran

pi,

Purg. XXXI. Ul.

Or

se tu rocchio della mente frani


in

Di luce

luce.

Par. x. 121.

/*wrfif. ii. 22. Poni ben niente al... Par. ii. 124; Par. xxiv. 7. 14 Canz. xiv. Chiusa. l'-animadvcrtere dei latini: Nel Convito lo costruisce coli" Accusativo. Ponete mente almeno la mia bellezza, ii. 12, - E ser Monaldo da
(
;

Posi mente All'altro polo.

Soffeno:

chi

'l

pon mente rende

claritale. )
ii.

Guarda

la

xxiv. 61

mia virt. XXV. 77.


;

7n/.

11;

//". v.

19;

Purg.w.^Q;

Ficca dirielro agli occhi tuoi la mente,

E fa Che
Il

di quegli

specchio alla hgura.


ti

in

questo specchio
del bel

sar parvente.
tutto

Par. x\i. 16.

nome
la

fior...

mi

ristrinse

L'animo ad avvisar.
Cosi

Pr. xxni. 80.

mente mia tutta sospesa

Mirava fssa, immobile ed attenta, E sempre nel mirar faceasi accesa.


Consi|;lio. Consig;lere.

Par. xvxiii. 97.

Lo

pii

che padre mio diceu.

Purg. xxm.

4.

204

co^slGLIO.

Quei, clic m'era ad or/ni uopo soccorso.


I.a
Il

Pun/.

vviii. 12.
8.

scorta mia saputa e fida.

Purg. xvi.
Purg.

mio consufllo saggio.


suoli al

xiii. 75.

Che

Ecco di Se tu da te medesmo aver noi puoi.


Stretto a consiglio.

mo dubbiare esser conforto. qua, chi ne dar consiglio,

Inf. iv. 18.

Purg.

ni. (52.

Purg.
colui che brama.

xii.

103.

Consigio invan vi si balestra.


Io cominciai,

Son. 6. [Ediz. Glu.)

come

Dubitando, consiglio da persona

Che

vede, e vuol dirittamente, ed ama.

Par. xvii. 103.


Inf. xxii. 107.

(accorta onesta ed amica)

L ve

'1

tacer mi fu avviso
pc;ji,Mor

il

peggio.

(mi parve

consiglio)

Consiglio frodolente.
I

Inf.

\\\n.

{(}.

mai conforti. (Ar.xxxiii.20) //".wviii.lSo; Par. xvi. 141. Malvagi pungelli. Inf. xwiii. 138. ?s mai pietosa madre al caro figlio, N donna accesa al suo sposo diletto
Die con tanti sospir, con tal sospetto
In dubbio slato
s

fedel consiglio.

Petrarca, Son. 17.

p. 2.

Consolargli.

Per
Ivi

.V

ogni tristizia

ti

disgrava.
lieto.

i/'.

xxx. 144.
iii.

Vedi oramai se tu mi puoi far


s'acqueta l'alma sbigottita.

Purg.

142.

Petrarca,

Ca//.3. xiii. 1.

Consumarsi.
Ben ha
le

sue sembianze
6/

s\

cambiale,
Dante, Son. li.

la figura

sua mi par

spenta.
si

Nostra Donna... Ch'

conquisa.

Son.W.
Son. 14

Tu

sei gi tutto sfatto.

Ahi! angosciosa e dispietata lima,

Che sordamente
Perch non
ti

la

mia

vita scemi.

ri temi

Rodermi cos il core a scorza a .scorza...'! Guardate bene, s'io son consumato; Ch'ogni mio spirto comincia a fuggire. Ma questo foco m'have Gi consumato s Tossa e la polpa.

Canz.

i\. 2.

San. lo.

CO>SUMARSI.

205
Canz. \i\.
5.

Che morie
Il

al pello

m'ha posto

la chiave.

suo valor (d'Amore; sempre s'avanza


soglio.
caftil)io

S, ch'io son
(

mio senio mancare meno ognora ch'io non


mi vo consuiuiindo,
pii

Canz.
da quel

xiii. l.

d'ora in ora io

e s

mi

di

prima

che oggimai non ^ono

riconoscibile)

Picciol

tempo

ojnai
vai.

Puote aver luogo quei, per che tu

Canz.

i.

Chiusa.
\.

digli

quanto mia
la
iv. st.

vita ler/f/icra.
frale vita,

Ballala,
il

(Menlrio pensava
U'QUicro.
vita,

mia
e

E vedca

suo durar com'

Canz.

3;

V. N. par. 23: lo

Ritornai alla

mia

debiletla

e veg{?endo

come leggiero era

suo durare.

-e

par. 16:

Colai

veduta disconfiggea la mia poca vita. - e par. 4: Divenni in picciolo temiTO poi di si frale e debole condizione, che a molti amici pesava della mia vista... Amore era quei^'li che cos m' acca governalo. Dicea d Amore, perocch io portava nel viso tante delle sue insejrne. che questo

non

si

potea ricoprire.

E quando mi domandavano: Per cui V

lia

cosi

distrutto umore?... [Governare per distruggere Y.

Purg.wm.il.

35.)-

Vedi come cotale donna distrugge la persona di costui. V. S. par. 5. Guardate a la 'ngosciosa vita mia Che sospirando la distrugge Amore. van via... Guido Cavalcanti. - Che la morte Mi strini:e I deboluzzi spiriti
s. che la vita m'abbandona. E senti come '1 cor si sbatte forte Per quel che ciascun spirito ragiona: Tant'c distrutta gi lamia persona. Ch'io non posso soffrire... Guido Cavalcanti. -Vedi che poca vita Rimasa e in me. Cino, lxxxii. - Quand' io penso a mia leggera vita. Cino, lxxxv.In picciol varco lunge il (in della mia vita amara;... Poro da viver

pi. credo, m'avanzi. Casa, Son.

Che vieo mancando e

'1

(in

4. - AlRigger chi per voi ha da vicino. Id. Son. 3.)

la vita

piagne

Contadino.

I/uom
(Ed
xxvi. 30.
il

della villa.
Cola dove

Purg.
vcndcmmfa ed

iv.

2h

suo caniplccUo e detto:

ara. Inf.

C'enteniplarc.

Mentre che, piena L'anima mia gustava


Che, saziando di

di
di

stupore e
quel cibo.
s asseta.

lieta,

s, di

Purg. \\\\. 127.


Par.
\.

Bealrice tutta nell'eterne role


Fissa con gli occhi slava.
i.

Contenlo

ne'

pensiev vonlemplativi.

Par. \\\. 11".

Tulli contemplanti
L'omini furo, accesi di quel caldo

206

CONTEMPLARE.
fa

Che

nascere

fiori

frulli

sanli.

Pur. xxi. 40.

Contemporaneo.
Ugolln d'Azzo che vivette nosco.
Purij. xiv. 105.

Contento, Contentare.
E non
Fece
XI.
i

si

tenne alle mie mani.

lnf\ ix. 89.

Io son iV esser contento pi drjluno.

Par. xv. 58.

prieghi mei esser contenti.


i.

Purg. xxvui. 58.

(Gi contento requievi. Par.


130; Par. xxu. 29.)

97. - Fia la tua voglia contenta. Pur.

Conto
E fa ragion
ch'i'
li

far.
alialo.
/^a?. xvvi. 8.

sia

sempre

Inf.xw. 145;
Contraddire, non osare
IS negar,

di.

n moslrarsene conlenla

S' ardisce

e sol sospira, e in

Poi

quando

non risponde luogo ch'altri non la senta,


:

Yersan lacrime

gli

occhi a guisa d'onde. Ariosto, xliv. 40.

Contrario
La colpa, che rimhecca

Y.

Opposto.

Per dritta opposizione alcun peccalo.


(

Purg. xxii. 4y.


Inf. xxxii.

direttamente contraria

Del contrario ho

io
lui

brama.
per un camino.

915.

Non ander con


(

Par. xxx. 144.

gli far

contro

Contrassegnare
Almen
li

il

luogo.
A
riosto.

avessi io posta alcuna mira.

wnLl.

Contrastare, Resistere.
Se
'l

nome tuo

nel

mondo

tegna fronte.

////.

xwii.o".

Di contro, in dirittura.
Colii
(iritto.
,

/"/ V. 118.

Contro.
Spirto non viU in Dio tanto superbo.

inf \xv.

li.

COMRO.
In alcun tanto crude.
Inf.

'207

xvx. 23.
Son. 35.

Quella donna
i

in cui errai.
il

grida Sopra colei che piange

suo partire. Canz.mA.

Convenire
l

V. Degno di alcuno.

da

essa.

1.

//. v. 10.

Voi conoscete, e ci cx'ad essa


{Dante,
1

buono. Purg. xxxiii.30.


64;
vi. 9.}

liul. iii.;

Fazio Dittamondo,

suoi dispetti
al

Sono

suo petto assai debiti fregi.


coni'

Inf. xiv. 70.


Inf. xvi. 15.

costor si vuol esser cortese.


si,

Dritto

andar vuoisi,
tacere

rife'

mi.
la

Purg. \n.l.
fretta.

Che meglio

stesse a te,
il

che a

lor,

Inf.W.XH.

Parlando cose, che

bello.

//. IV. 104;

Pn/. XXV. 4o.


3.').

Un cavaliero
In Creta

ch'ai suo bisogno sia.

Ariosto, xxxv.

da tornarsi.
lei,

xx.

3.

Fu d'amar
La
f rande

sua,

quando non t'era aperta or da odiar ben forte.


di rei

v. 54.

(Fu conveniente. Uso dittico e assai bello dei passato perfetto. Monti.)

E convenian
Come ben
Per
lui

costumi

in vero,
fiore.

si

convien l'erba col

xvi.

ti.

non fa lasciar venirsi addosso.

xlvi. 128.

Con versare.
//.sa

con esso.

Inj. x\ii. 8S.

Convertire.
Alla lede sincera

Mi dirizzo con

le

parole sue.

Pur.

vi. 17.

Convertirsi.
Fare ammenda.
,Ci che pria
Inf.
ui"

xwii.

tiS.

E pentuto e lo mi rendei Piangendo a Quei che volentier perdona.


(Conv.
IV. 28.)

mi piaceva, allor confesso mi rendei.

increbbe,
Inf.

xxvn.

82.

Purg.m.
Purg.
iv.

iVJ.
132.

Indugiai

al fin Ji

buon

sospiri.

Noi

fummo

gi tulli per forza morti.

208

COrsVERTIRSI.

pecf'Ulori infino all' ulllm' ora:


ciel

Quivi lume del


Si che,

ne fece accorti

Di vita

uscimmo
te

peu tendo e perdonando, fuora a Dio pacificali.


Ptirfj. v. 52.

Che

del disio di se veder n'accora.

Tu

ne porti

di costui l'eterno

Per una ]a(jvimcUa che


(dice
il

7 mi

tofjlie.

Ptirff. v. 100.

Demonio all'Angelo)
in su lo

Pace volli con Dio Della mia vita.


Dei buon dolor
eli

stremo
Pura.
Pur(j.
xiii.

121.

Prima... che sorvenisse i ora

a Dio ne rimarila,

wni.

Hi). 'JO.

Mi

volsi a Dio.

Purf/. xxi.

Purfj. xxii. E se non fosse che drizzai mia cura. conversione acerba (poco disposta; E per trovare a

37.

Troppo la gente. La mia couversione, oiml


Ma, come fatto
Cos scopersi
la

Par.
fu larda;

xi.

10'.5.

fui

Roman

Pastore,
.

vita bugiarda

Fino a quel punto misera

parlila
Pure/. \ix. 100.

Da Dio anima

fui.

Coragfgo. Scorasgirsl.

Dunque che ? perch, perch

ristai?

Perch tanta vilt nel core allette? Perch ardire e franchezza non hai?

Quale

fioretti dal

notturno gelo
'1

Chinati e chiusi, poi che

Sol

g'

imbianca;

Si drizzan tutti aperti in loro stelo.

Tal mi fec'io di inia viriute slanca:

E tanto buono ardire al cor mi corse,


Ch'i' cominciai come persona franca.
hif. w. 121.

Come

la

fronda, che tlette la cima

Nel transito del vento, e poi si leva Per la propria virt che la sublima,
Fec'io in tanto quanto ella diceva.

Stupendo; e poi mi rifece

sicuro...

Por. xxvi. H3.

Pensa, Lettor, s'i'mi disconforlai

>cl suon delle parole maledette;

CORAGGIO.
Ch'i'

200
/?i/. viii.

non credelli ritornarci mai.

95.

Gli occhi alla terra, e le ciglia avea rase

D'ofini baldanza... (Esprime e dipinge.)

/n/. vui. 118.

Allor mi volsi
...

cui

come iiom paura subita sf/uf/l iarda.


. .

Inf. xxi.
dantesco. Id.)

'2o.

(Modo

efficacissimo,

hanalli

- Brillante

Cos la mia virt quivi mancava.


virt mia, perch
si ti

Purg. xvii. 54.

dilef/ve?

Purg.wn.lL

Quai fosse attraversate, o quai catene Trovasti, perch del passare innanzi
Dovessiti cos spogliar la spene? (disanimarti) P?nY/.xxxi.2'>. Ben veggio, padre mio, si come sprona

Lo tempo verso me, per colpo darmi


Tal, eh' pi

grave a chi pi s'abbandona.

A^or. xvii. lOG.

E per leva su, vinci l'ambascia Con l'animo che vince ogni battaglia.
Se col suo grave corpo non s'accascia... Leva' mi allor, mostrandomi fornito
Meglio
di lena ch'i'
:

non mi sentia;
Inf. XXIV. 52. Inf. XXI. 66.
Inf. xxxiv. 21.

dissi

A'a,

eh'

san forte ed ardito.

Mestier

gli

fu d'aver sicura fronte.

Ove convien che di fortezza farmi. Da tema e da vergogna


Voglio che tu omai
S che
ti

disviluppc,

non
si

parli pi

com'uom che

sogna.

P)Y/, XXXIII.SI,

convien lasciare ogni sospetto; Ogni vilt convien che qui sia morta.

Qui

Inf.

III.

14.

Ma vergogna mi

fer le

sue minacce,
//.xvii.DO.

Che innanzi a buon signor fa servo forte. Non aver tema, disse il mio Signore: Fatti sicur, che noi siamo a buon punto:

Non
(

stringer

ma

r allarga ogni vigore.


Boccaccio. Cior

Purg.
vii

IX. 46.

voi conviene esser molto sicwro.


viii, 7.
)

n.9. - Di

sicuro animo. Boc. Gior.


11

cor virt di fuor rendnmmi.


dir m'incuora.

Purg. xxxi. 91.

Lo tuo ver

Purg.x.n^.
Purg. XXX. 60.
//".

ben

far lo incuora.

Quelli lason che per cuore e per senno.

xvin.86.

Voi mi date a parlar tutta baldezza,


YoL.
1.

14

210

CORAGGIO.
s,

Voi mi levale
Cos

cli'i'son pi che

io.

Par. xvi.

17.

mia fidanza. Come 11 Sol fa la rosa, quando aperta Tanto divien quant'ella ha di possanza. Par. xxn. 53. Tanta baldanza al mio cor diedi. Petr. Canz. ni. 3. p. 4. Cos la facea V animo possente. Ariosto, x. 23. Con gran cor. xi. 36.
dilatata

m'ha

Estinse ogn'

ira,

e seren la fronte,
il

si

sent brillar dentro

coraggio.

xviii. 32.

Ed

or con prieghi, or con parole acerbe


xviu. 49.

Ripor lor cerca l'animo nel petto.

Ma
11

di tornar pi al

cor; ch'ivi

campo non f/li diede apparir non avria fronte.

Sollecita ciascuno e

xxxv. V avvalora. (Par.x.93.) Tasso, i.

55,

66.

Corpo
Quand'io che meco avea di quel d'Adamo. Pwjv/. ix. Lo corpo, dentro al quale io facev'omhra. Purg. m. Quanto le belle membra in ch'io
Rinchiusa
{

16.

26.

fui,

e che son terra sparte.

Pury. xxxi. 50.


-

Libero spirto od a' suoi

membri

affisso.

Petrarca, Son. 95.

E quelle

belle care

membra

oneste. Che speccliio eran di vera leggiadria. Son. 132.)

Dentro a vostra polve.


(Vostro limo. Purg.
1(1.

Par.
-

ii.

133.
iv. 3.

xvii. 114.

Terrestre limo. Casa. Canz.

Son. 45.
11

mortai. (Petr. Son. 128.)

Pury. xxvi.

60.

Bella persona.
(L'anima mia,
to.

Inf. v. 101.

che, conia sua persona


eli' i'

Venendo

qui, affannata tan-

Purg.

II.

110. - Poscia

ebbi rotta la persona Di due punte mor-

tali. Purg. III. 118. In persona dell'anima dolente. Son. 23. - Partissi della sua bella persona Piena di grazia l'anima gentile. Canz. vi. 3. - Con quanti luoghi sua bella persona Copr mai d' ombra, Petr. Son.QS. )

Mentre ch'io forma Che la madre mi die.


[Forma par non

fui

d'ossa

di polpe,
Jnf. xxvii. 73.

fu mai. Petrarca, Son.8S. p.2.)

Lo mortai pondo.

Par. xxxvii. 64.

(Carcar si volse della nostra salma. Par. xxxii. 114. - Per l'incarco Della carne d'Adamo onde si veste. Purg. \\. iti. - Peso terrestre. Ptr. Son. 62. p. 2. - Terrena soma. Canz. i.6. p. 4. - 11 duro e greve Terreno incarco, come fresca neve, Si va struggendo. Son.V. - Corporea salme.

CORPO.
Ariosto,
VI.

2U
som,
xiii.

CI.-

Umane salme, xxxvnr. 82.- Terrene


C8.

Ci. -

Incarco frale. Casa, Son.

Con quella Che la morie


(Con
le

fascia,
dissolve,

men vo

suso.

Purg. xvi. 37.


l;i

man

proprie squarcer la fascia Che cinge l'alma, e ne

trarr fuora. Ariosto, xlv. 58.)

Come
Ai por gi

l'altre

verrem per nostre


(0.

spoglie.

//. xii. lO'i.


33. p. . -

(Lasciando
(li

in terra la

sua bella spoglia. Petrarca, Son.


p. 2.)

questa spoglia. Son.

Ove

lascIasU
d sar si chiara.
la

La vesta eh' al gran


(A' pie de' colli ove
trarca, Son.l. -

Purg.

i.

76.
Pe-

bella vesta Prese delle terrene


ciei,

membra.

aspettata in
vai, non,
2. -

beata e Lelia Anima, chedinostru


carco. Canz.i.
s
1.

nmanitade Vestita
si

come
si

l'altre,

^.L- Abito
Unqua ebbe
...

adorno. Son. 74. p.

leggiadra n

bella vesta
7. -

altr'
(li

alma

in quel terrestre regno. Ariosto,


11

xxv.

Non

gi

son cinto

(tirrena veste...

mortai laccio Sciolgasi


7.
)

ornai, s' al restar

quim'e
So/i. 83.
//

impaccio. Tasso, xiv.

L ombra

ria del

grave

velo.

Petrarca,

velo. Son. 34, p.


p. 2. -

(Corporeo velo. Petrarca, Canz.wn.l; 2. - Leggiadro velo. Son. 51.

Ariosto, xlii. 14. p. 2. -

bel

Soave velo. Son. 87

Ove le membra fanno all'alma vslo. Son. 49. [Purg. ni.'26. ,. Mortai velo. Canz.y. L; Canz.y. 5. p.2; Son. 62. p. 2; Tasso, ni. (i8; IV. 44. - Un doloroso velo Contende lor la desiata luce., Son. 9. p. 2. Lasciando in terra lo squarciato velo. 5on, 82. invisibil sua forma

Disciolta di quel velo Che qui fece anni suoi. Per rivestirsen poi. Cane. i. 4. p.2.}
in paradiso,

ombra

al lior degli

Bel manto.
(

Son. io.
e frale. Casa,
)

p. 2.

Caduco manto

Son. 46. - Qui dove

ti

spogli

il

mortai

manto. Tasso,

ni. 68.

E quella dolce leggiadrelta scorza Che ricopria le pargolette membra.


(Un
1.

Canz.

xii. 3.

Chetiendime quel d'entro, ed iolaAC(;/':a. Petrarca. ben pu' tu portartene la scorza Di me. i'on. 128. -L'animo stanco e la cangiata scorza. Son. SI. p.2. - Lasciando in terra la terrena scorza Laura mia vital da me partita, E viva e bella e nuda al ciel salita: Indi mi signoreggia, indi mi sforza. Deh perche me del mio mortai non scorza L'ultimo di, che primo all'altra vita? Son 10. p. 2. Piacciati quesf aUlitta animi\ sciorre Della sua scorza ormai putrida i rancia. Ariosto, iv. 34, - Dalla immonda scorza Sciogli Io spirto immaculato e bianco, xxi. 23 )
pensier...
- Po,

Canz.

1.

Anima

bollii

da quel nodo sciolta

212

CORPO.
bel

Che pi
(Di
tal

mai non seppe ordir Nat ma.


Son. 37. p. 2; Son. 198.
lei.

nodo sciolta Yjissenc pur a


Tasso, xiv,
7.
]

Petrarca, Son. 198.

raor-

Uil laccio Sciolgasi.

Uscita pur del beli' albergo fora.


(

Soi, 193.

L'alma, cui Morte del suo albergo caccia, Da


'1

me

si parte.

Petrarca,

Son. 198. - Ove giace


quelle

tuo albergo. Son. 37. p.


p. -

2. -

Spirto gentil che

membra
.

reggi Dentro alle qua' peregrinando alberga


ii. 1.

Un signor

valoroso..
vili.

Canz.

fra tutti

terreni altri soggiorni.

Cam.

3. p. 2.)

Quand'
(

i'

sia di qucfila
e

carne scosso. Petrarca, Son. 162.


v. 5. p. 2. -

Di questa noiosa

grave carne. Petrarca, Canz.


Tasso,
iv.

'n
2.

pi tranquilla fossa Fuggir la carne travagliata e l'ossa. Cane. xi.

L'alma

dalla carne sleghi.

33.)

felice

quel di che, del terreno


frale e mortai gonna.

Carcere uscendo, lasci rotta e sparta

Questa mia grave

Son. 77. p.

2.

[Career terrestre. Petrarca, Son.^S.ii.'.- Bel career terreno. Canz. IV. 7. p. 2. -Signor che 'n questo career m'hai rinchiuso. 5on.88. p. 2. Nella bella prigione, ond'or sciolta, Poco era stata ancor l'alma gentile Al tempo che di lei prima m'accorsi. Canz. iv. 1. p. 2. - Aprasi la prigion ov' io son chiuso, K che '1 cammino a tal vita mi serra. Canz.
VII. 2. -

Career terreno. Cino. .xxxiii

Tasso, xiv. 12.

Correre.
Correva tanfo ratta,

Che d'ogni posa mi pareva indegna. E giunti l, con gli altri a noi dier

//. ni. 53.

volta,

Come

schiera che corre senza freno.

Purg.
Par.

v. 41.
xi. 81.

Corse, e correndo gli parv' esser tardo. In rotta si fuggir. Fugge il popolo in rotta, Ariosto,
(

Purg,
ix. 82.
)

xii. 52.

Fuggendo s forte, Che della selva rompieno ogni rosta...

E poich
Con

forse gli fallia' la lena...

//. xiii. 110.

l'ale aperte, e

sovra

pie leggiero.

Inf. xxi. 33.


Giusti.)

(Imitativo del correre di chi ha

l'ale

come

lo struzzo.

Ale sembiaron
(Ale giunsi
penne. Ariosto,
yirg.

le

lor

gambe

snelle.

Inf. xvi. 87.

alle piante.

Petrarca, Son 149.

-Al

fuggire ebher veloci


ali al piede,

ix. 24. - Ali

ha ciascuno

al

core ed

del

suo ratto andar per s'accorge. Tasso,

in, 3. -

Pedihus timor addidit alas,

^n. vm.

224.)

CORRERE.

213

come

saetta,

che nel segno


la

Percuote pria che sia


Cos corremmo.

corda queta,
Par.
v. 91.

(Quei par dall'arco un'avventato strale. Ariosto, vni. G. - Ma gli fu dietro Orlando con pi fretta, Che non esce dell' arco una saetta, ix
79. -

s si

stende

al

corso e

si s'affretta,

Che passa e vento e folgore

e saetta. Ariosto, xv. 40. -S nel corso affretta, Che se, scoccando l'arco.
si raovea.

Si solca lasciar dietro la saetta, xxiii. 14. - Quel si dilegua; ed egli acceso d'ira II segue; e van. come per l'aria strale. Tasso, iii. 'il.- Ocyor et acuto, et ventos acquante sagitta. F/rr/. ^n.x. 218. -A'o
i)cyor ilio...

calamus

levis exit ab arcu. Ov. Met. \u. 18.)


il

Ma
Non
f

folgore,

fuggendo
eh'

proprio sito.
riedi.

corse

come tu
et ventis et

ad esso

Par.

i.

92.

Folgore par, se la via attraversa.


Ocyor
fulminis
alis.

Inf. xxv. 90.

Virg. .En. v. 319.)

venti al corso adegua.


et yentis.

Ariosto, xxii. 14.


Fugit ilicet ocyor Euro. .En.
L.
ii.

[Ocyor
vili.

Virg. ^En.

v. 319. -

223.

-Agente nimbos Ocyor Euro. Hor. Carm.


forte, ne veniva.
piti poter.

16.)
i.

Quanto potea pi
Yien correndo a
Fa...

15.

xi.

20

xxii. 12. xxii.


[?t.

Si stende a tutto corso.


il

primo volo

casa dell'astrologo.

xuu.

117.

Vi verrebbe a volo.

xliv. 13.
xliv. 99.

Al caniin

. . .

Veloce

che fa Leone a volo. che mai nulla l'impaccia.


s

xxxv.

18.

Quei vanno

che

il

polveroso piano
piede.
Ov. Met.
x. 9.)

Non rilien della ruota orma o del (Summam celeri pedo libai arenam.

Tasso, x. 15^

Corrispondere.
Risposer
(S,
'W. -

...

tai

norme.
si

Inf.
al dito.

xxv. 103.
Par. xxxii.

che giustamente Ci

risponde dall'anello

Aguzza ver me l'occhio S che la faccia mia ben li risponda. Inf. \\\x. 131. - 11 viso non risponde alla Ventraia. Inf. xxx. 54. - E s l'estrema all'intima rispose. Par. \u. 31. - S'al princpio risponde il fine Jin risponde. e 'I mezzo. Petrarca, 5o/.51.- E se '1 mezzo al principio e Uobcrto co. di Battifolle. 'Or qui ben puoi veder che non risponde Ognor la line come va il principio, Come ogni arbor non frutta che fa fronde.
1

Fazio, Dillamondo.
xxiii. 131.)

i.

13. -

Poi che la lena vinta non risponde. AriosUf,

L'esemplo

E l'esemplare non canno d'un modo.

/*r. xxviii. 56.

ili

COURISPOiNDERE.

Quel tutto

Che

a cos fatta parte si confaccia.


il

Inf.

xxxiv. 33.

Alla voglia

poder non terra fede. Dante, Canz.ww.X.

Corruzione.
Venire a corruzione e durar poco.

Par.
Par.

vii. vii.

126. 129.

Da

corruzion sicure.

Corsaro.
Vender sua
figlia,

e paflcgc/iarne.

Come
Da
Io

fan

li

corsar dell'altre schiave.

Purg.w.SO.
Ariosto, x. 33.
pir/Iio

color che vanno in corso


sia presa, e poi

non

venduta schiava.
la

Questi, armato un suo legno, a dar di


Si

pose e a depredar per

marina.

xx. 13.

Cortesia.
Cortesia e valor,
Nella nostra citt
s

d,

se

dimora
suole...?

come

Inf. xvi. 67.

In sul paese ch'Adige e Po riga

Solca valore e cortesia trovarsi.

Purg. xvi. 115.


Pf.
xii.

Mi mosse

la

infiammata cortesia Di...

143.

Gli aflanni e gli agi.

Che m'invogliava amore

e cortesia.

Purg. xi\. 100.

cortesia qui fu esser villano, (scortese)

(Ar.xxvii.77.) Inf. xxxiii. loO.

Quivi
I

le cortesie fiorivan,

quivi
Ariosto, xxxvii. 43.
xiii. 60.

bei costumi, e l'opere gentili.

Chi meglio apra a cortesia le porte. Le donne e i cavalier che questa via Facean talor, venian s ben raccolti. Che si partian dell' a7^a cortesia Dei duo germani innamorati molti. Era cortese il...

xxxvii. 46.

Come
Mostr

ogni cor

magnanimo

esser suole.

xxxi. 101.

L'inclita stirpe che per tanti lustri


di cortesia

sempre gran lume,


risplenda e lustri.
pare. pare.
xlvi. 38.
xli. 3.

E par ch'ognor pi ne

Ben s gran cortesia questa gli Che non ha avuto e non avr mai

2 lo

Corte, Cortigiani.
L' ospizio Di Cesare.
Inf. xiii. 64.

Buon luogo in corte ed onorato tenni.


Cos laggi ruffiani, adulatori,
Buffon, cinedi, accusatori, e quelli
(Che

Ariosto, v. 7,

vivono

alle corti, e
'1

che vi sono
'1

Pi grati assai che

virtuoso

buono;

E son chiamati

cortigian gentili,

Perch sanno imitar l'asino e '1 ciacco; fili De' lor signor tratto che n'abbia
i

La giusta Parca, anzi Venere e Bacco;


Questi di eh'
io ti dico, inerti
il

e vili.

Nati solo ad empir di cibo

sacco.

xxxv.

20, 21.

Cosa.
Mi mise dentro
alle segrete cose. al

Inf.

iii.

21.

Cose che lorrien fede

mio sermone.

Inf. xiii. 20.

La cosa incredibile mi fece Indurlo ad ovra, eh' a me stesso pesa. Cosa incredibile e vera.

Jnf. xiii. 50.

Par. xvi. 124.


Par. xvi. 77.

Nuova cosa

e forte.

Pi volte appaion cose,

Che danno a dubitar falsa matera. Cosa non fu dagli occhi tuoi scorta
Notabile, com'
'1
.

Par.

xxii. 28.

. .

Inf. xiv. 88.

Ogni cosa

diletta Pi

caramente.
3(}.

Par.

xvii. 53.
ix. G8.

Alte cose. Par. xxix.

Preclara cosa. Par.

Mirabil cosa. Pr.ii.25; Par.xvi.4. Cosa vieta. //".xiv/Ji).

Come
(lie

colui che

nuove cose assaggia.


vede,

Purg,

ii.

53.

Quando s'ode cosa o

tenga forte a se l'anima volta.

Purf/. iv. 7.

Coscienza.
Pur che mia conscienzia non mi
ira

r/arra. (rimorde)

Inf.w.^i.

coscienza che

'1

mordesse.

Inf. XIX. 119; Inf. xi.

52; Ptiry.

xxxm.

8:i.

Se non che coscienza m'assicura. La buona compafjnia che V uom franclicf/ffia.


Sotto l'osberffo del sentirsi pura.
(

Inf. xxviii. 115.

Bella sentenza, nobilmente espressa, e d' ogni parte vera. D.

Bianchi

216

COSCIENZA.
dfjnilosa coscienza e nella,

Come
Per
la

l' picciol fallo


li

amaro morso! [Tasso,

x.59.) jP^r^. 111.8.

Onde

molte volte si ripiagne puntura della rimembranza.

Pure/, xii. 19.

Per vostra dgntate

Mia coscienza dritta mi rimorse.


Coscienza fusca [Petrarca,
della propria

Purg. xix. 131.

Tr. Div. HO.)

dell'altrui vergogna.
*

Pur sentir

la

tua parola brusca.


le

Par. xvii. 124.

Se tosto grazia risolva


Di vostra coscienza. Di se sicura.

schiume

Purg.

xiii. 88.

Par

xxvii. 32.

Quei che scommettendo acquistan carco. Inf. xxvii. 136.


{aggravano
la

coscienza)

Peccato ed onta

Guadagner, per se tanto pi grave,

Quanto pi lieve simil danno conta. L'anima sicuri di litigio.


(

Parg. xx.

76.

Par. v. 15.

assicuri in coscienza

Contra coscienza.

Purg. xxvii. 33.


alcun fosse mai stato
Ariosto,
11.

E
{

parca, pi

eli'

Di coscienza scrupolosa e schiva.


Debil... e

13.

mal gagliarda. Id.)

Che quando ancora io '1 celi {l'errore) a Celar noi posso alla mia coscienzia. L'alma che sente il suo peccalo immondo.
Pale dentro da se tal penitenzia.

lutto

'I

mondo.

Ch'avanza ogni altro corporal martire Che dar mi possa alcun del mio fallire.

xxi. 22.

Costantino.
Sotto buona intenzion che
f

mal

fruito,

Per cedere

al

Paslor

si

fece Greco.

Par. xx. 56.


Par.

Posciach Costanlin l'aquila volse

Contra

il

corso del

ciel, ch'ella seguio...

vi. 1.

Quel Costanlin,

di cui doler si
il

debbe

La

bella Italia finche giri


'1

cielo.
g'

Costanlin, poi che

lever

increbbe,
Ariosto, xlvi. 84.

Port

in

Bisanzio

il

prezioso velo.

2i:

Costantinopoli.
L'uccel di Dio
>ello

stremo

di

Europa

ritenne.
Y. Usanza-

Par.

vi. 5.

Costume per nso


Gil l'uso de' mortali

come fronda
Par. xxvi. 137. Purg. xxviii. 66.
Inf. xxi. 34.

In ramo, che sen va, ed altra viene.

Fuor
Per

di tutto

suo costume.

lo

naturai costume.

Cosi l'usanza fu

U nostra
stile.

insegna, (guida) PMrf/.xxii.l24.

se contra suo

Petrarca, Canz.

i.

7.
-

(S'oltra suo stile. Son. t70.


Tengran

-Non

so pi mutar verso. Son.62-p.2,


174. 29. -

dunque ver me V usato stile. San. Ariosto, XV. 94. - Se non mutavan stilo, xx.
n stile Di cavalier,
i!uerra stile

Come

quivi e stilo.

lo stile avaro, xxvi. 1. -

Molto diversi dai paterni


nobil

stili,

Non seguon delle pi xxxvu. 4o. - Mai


-

arte apprese.

Tasso, iv. 4C.

Come

di

vi. 16.)

Costumi, Costumi corrotti


Ref/dmentt
beli.

Y. Degenerare.

Dante, Canz. xvi. 2.

Dritti costumi.

Purg. xxii. 86.

Quel valore amai


Al quale ha or ciascun disteso Varco.

Purg.wi.

47.

Lo mondo ben

cos\ tutto diserto

D'ogni virtute, come tu mi suone,

E
Da

di malizia

gravido e coverto.
si

Purg. xyi. 50.

Virt cos per nimica


tutti,

fuga

come

biscia, o per

sventura
li

Del loco,

per mal uso che

fruga.

Purg. \iv. 37.

In sul paese

ch'Adige e Po riga

Solea valore e cortesia trovarsi

Prima che Federigo avesse briga: Or pu sicuramente indi passarsi


Per qualunque lasciasse, per vergogna
Di ragionar co' buoni, o d'appressarsi.
/'mjv/.

xvi. 115.

Ma

qual Gherardo quel che tu per saggio

D eh' rimaso della gente spenta.


In rimprover'io del secol

selvaggio?

Purg. xvi. 133.


Par.
xii. 45.

Lo

poiiol disviato.

218

C0STU3II.

Tutti sviati dietro al malo esemplo.

Par.

xviii. 126.

Dio pi cara e pi diletta La vedovella mia, che tanto amai,


Taiit' a

Quanto
Il

in

bene operare pi

soletta.

Pwri/.xxiii.Ol. e seg.

luogo, u' fui a viver posto.


si

Di giorno 'n giorno pi di ben

spolpa,

a trista ruina par disposto.

Purg. xxiv. 79.


Inf. xv. 69.

Da'lor costumi fa che tu ti forb. Ahi! Genovesi, uomini diversi


ly ogni costume.

Inf. x\xu\..l^.

Che dentro a questi termini D venenosi sterpi, s che tardi


Per coltivare omai verrebber
{V. Par. XXVII. 123. 132.)

ripieno

meno

. .

Purg. xiv. 94.

Io parlo a te, per ch'altrove

un raggio
spenta,

Non veggio
?s

di virt ch'ai
si

mondo

trovo chi di mal far

vergogni...
ii.

Petrarca, Canz.
10 che gioir di tal vista

1. p. 4;

Y. Son.

i.

p. 5.

Per

lo secol

noioso in

non soglio. ch'io mi trovo.

Voto d'ogni valor, pien d'ogni orgoglio. Trionfo Amore i. lo. Che nascer dee, quando, corrotto e veglio Tasso, xvii. 90. Povero fia d' uomini illustri il mondo.

Creato.
11

gran mare dell'essere.

Par.

1.

113.

Creato materia.
La mondana cera
Pi a suo

modo tempera

e suggella.

Par. Par.
vili.

i.

41.

Cera mortai.
Il

128.

suggetto de' vostri elementi.

Par. xxix. ol.

Creatura. ^ pur
le
e'

creature che son fuore


intelletto
j

D'inlelligenzia

...

Ma
(

quelle
i

hanno

ed amore.
si

Por.

i.

118.

bruti e gli uomini

Quanto per mente o per occhio


(

gira.
di

Par.

x. 4.

Impare{,'gial)ilc
si

espressione a sipnificarc tutta l'opera


la forza dell' intelletto, e quella
)

Dio e quella

die

conosce per

che

sensi dinioslrano

per occhio. D. Bianchi.

CREATURA.

'2iy

Lo maggior volume.
(Anche le creature son libro da leggerci
il

Par. xv. 50.


vero.)

Ci che non muore e ci che pu morire

non splendor di quella idea Che partorisce, amando, il nostro sire.

Non

se

Par.

xiii. 52.

(Creature incorruttibili e corruttibili. Le cortuttibili sono pur dette:

Brevi contingenze. Par.

xii. 63.

Dunque all'essenzia, ov' tanto avvantaggio. Che ciascun ben che fuor di lei si trova Par. xxvi. Altro non che di suo lume un raggio. E s' altra cosa vostro amor seduce, Non , se non di quella alcun vestigio
Mal conosciuto, che quivi traluce. Le cose tutte quante Hann' ordine tra loro; e questo forma
Pdv.
v.

HI.

IO.

Che l'universo a Dio fa simigliante. Qui veggion l'alte creature l'orma


Dell'eterno valore,
il

quale

fine,

Al quale fatta

la

toccata norma.

Nell'ordine ch'io dico sono accline

Tutte nature per diverse


Pi al principio loro e

sorti.

men

vicine;

Onde
Per
lo

si

movono

a diversi porli

gran mare dell'essere, e ciascuna


che
la porti.

Con

istinto a lui dato

Par.

i.

lOH.

La divina bont, che da se speme Ogni livore, ardendo in s sfavilla


S,

che dispiega
Ci che da

le bellezze eterne.

lei

senza mezzo distilla


si

Non ha

poi fine, perch non

muove

La sua imprenta, quand'ella

sigilla.

Ci che da essa senza mezzo piove


Libero tutto, perch non soggiace
Alla virtude delle cose nuove.
Gli angeli, frate, e
il

Par.

vii. 70.

paese sncero

Nel qual tu
S

se', dir si

posson creati.

come

.sono, in

loro essere intero;

Ma

gli

elementi che tu hai nomati,


di lor si

E quelle cose che

fanno,

220

CREATURA.
creala virt sono informali.

Da

Creata fu

la

materia ch'egli hanno,

Creata fu

la virt

informante
Par.
vii.

In quelle stelle che intorno a lor vanno.

130.

Le fronde, onde s'infronda tutto


Dell'Ortolano eterno, ani'
(guanto da
lui

l'orto

io

cotanto
Par. xxvi. 64.
Petr. Canz. v. 5.

a lor di bene porto.


'1

Tutte

le

cose di che

mondo

adorno.

Uscir buone di

man

del Mastro eterno.


'1

Se lassuso Onde Motor eterno delle stelle Degn mostrar del suo lavoro in tena, Son l'altr'opre si belle... Canz. Ancor (e questo quel che tutto avanza) Da volar sopra '1 ciel gli avea dat'ali
Per
le cose mortali.

vi.

"1.

Che son scala al Fattoi', chi ben l'estima. Che mirando ei ben fiso quante e quali Eran virtuti in. quella sua speranza. D'una in altra sembianza
Potea levarsi
all'alta
'1

cagon prima.
ciel

Canz.

vii. JO. p. 2.

Queste cose che

volge e governa.

Tr. Divin. 17.

Credere.
Maestro,
i

tuoi ragionamenti

Mi son Che gli


.

SI

certi, e

altri

prendon s mia fede, mi sarian carboni spenti.


a creder lento

laf. \x. 100.

Se tu

sei or, lettore,

Ci ch'io dir, non sar maraviglia,

Che io, che E certo


(

'1

vidi,

appena

il

mi

consento.

hif.

xx\

kW.
69.

il

creder mio veniva intero.


)

Jnf.

xwii.

si

sarebbe avverato

L'acqua,

diss' io, e

il

suon della foresta,


fede

Impmjnan dentro a me novella


(

DI cosa, ch'io udi' contraria a questa.


combattono
la

Pura, xxviii. 85.


xxix. 107.
xxvii. 63.

nuova credenza che


i

io

avea fermata nel mio cuore)


Jnf.

Secondo che

poeti hanno per fermo.


Inf. xxvi.

Wera

avviso.

iO; Inf.

XXIX. 80; Pur().

(Com'io avviso. Par.\. 33. -Owrtnto (secondo) a mio avviso. Puri). xiir. 41. - Secondo mio infallibile avviso. Par. vii. 19.

CREDERE.

221

Gli era avviso. Ariosto, vii. 16; xi. 11; xu. 91; xxiii. 124; xxv. 28.; xxviii. 71; xxxTV. 41; xxxv. 2; xxxviii. 67; xliu.92. 135; Tasso, x. 17; vili. 45. -Al mio parer. Petrarca, So/i. 3. - Qual colui che... s'argo-

menta. Par. xxv. 118.)


e fermar fede. Par. xvii. 140. La verit nulla menzogna frodi. Inf. xx. 99. Or chi fia che mei creda? Petrarca, Can;. xiii. 4. Ella non par che '1 creda, e s sei vede. Son. 151. fama acquista. Son. 139. tal fede E Non faccia chi non vola andarvi stima Che spesa indarno vi saria ogni ambascia. Ariosto, xxv. 33.

Posare

Era

s\

baldanzoso

il

creder mio...

XXVI. 59.

Ma
E

ch'or pi innanzi passi


t'esca del pensiero.

L'odio ch'io t'ebbi,


lei,

XLVl. 41.

che dato orecchie abbia riprende.

XLV. 30.

Crepuscolo.
Quivi era

men che

notte e

men che

giorno.

/h/".

XXXI. 10.

Crescere.
fama onesta, E la fortuna crescer non meno Che giovin pianta in morbido terreno. Non v'aggiungo un pelo.
belt, la virt, la

La

Ariosto, xiii. 69.


11.

54.

Croce.
Il

venerabil segno,
di

Che fan giunture


Spiega
11

quadranti in tondo.

Par. XIV. 101.


Tasso, XI.

al

vento
in Paradiso.
5.

segno riverito

Crudele.

Non

hai tu spirto di pielate alcuno?...


pia,

Ben dovrebb' esser la tua man pi Se slate fossim' anime di serpi.


(

/^

xiii. 36.

.\hi

anime crude pi

di serpe.

Fazio.)

Ingiustamente

fello.

Par.

iv. 15.
3.

Cuor di smalto. Cuor di tigre o d'orsa.


Rubella di merc.
(Dy^rni merce... messo
al Diego.

Petrarca, Cn;. v. 3; x.

Son. 101.

Canz.u.'^.
PantC; Canz.x.3.)

222

CRUDELE.

Venia con mente d pela rubella. Una ria gente e di piet ribella.
iSimico d pietate.
(Contro a piet tanto superba. Danle
San. 33.)

xxxvi. 37.
xxxvii. 30.
xxxvii. 84.

immanissinio tiranno.

Ariosto, ni. 33.

Questo pensier

la

ferit nativa.

Che
S,

dagli annn sopita e fredda langiie,

Irritando insaprisce, e la ravviva

che assetata pi che mai

sangue.

7'a.s.so, i.

85.

Ben

fu rabbiosa tigre a lui nutrice,


in

il

produsse

aspr'alpe orrida pietra,


e
sei

Tonda che nel mar s frange N te Sofia produsse, e non


Del mar produsse e
il

spuma.
nato

iv. 77.

Dell'Azio sangue tu: te l'onda insana

Caucaso gelato,
\vi. oG.

le

mamme

allattar di tigre rcana.


i.

(V. lianalii,

323.)

sub rupe leaena? (^uod mare conceptum spumantibus expuit undis?... Catullo, Le Nozze di Teli e di Pl'Ico. te gen'uit sola

(Quaenam

V. Virg. JEn.

iv, 361. -

Ov. Met.

vili.

3.)

Cuore.
J)a quella parte onde
(

il

cuore ha la

(jente.

Purg.xwiwM.
nel

un mirabile tremore incominciare dalla sinistra parte. Vita Nuova, par. U. )


Mi parve sentire

mio petto

Ove

'1

bel guardo

non s'estende.
si

Petrar. Son. 102.


sciolga.

Ma

'1

cor chi legher che non

Se brama onore, e '1 suo contrario abborre ? Egli gi l, che nuli' altro il precorre.
Talor tace
la

Son. IO. p.

4.

Jd.

lingua, e

'1

cor

si

lagna
Son. 99.

Ad

alta

voce.

Trepida2Eone del cuore.


Nel cor mi
si

comincia uno tremolo,


T anima, parlire.
Dante, Son.^.
Son.
8.

Che

fa da' polsi

Per l'ebriet del gran tremore.

Cuore, mettere in cuore.


Gli all'anni e gli agi,

Che ne 'nvogliava amore

e cortesia.

Piirif. \i\.

IO'.).

CUORE.

2-'^

Lo tuo ver

dir

nV incuora
Pur(j. xi.
l

Buona umilt.

IS,

Cura, avere.
Poscia che lai Ire donne benedette
Curati di
te.

Inf.
ti

ii.

129; Par.

vili.

83; x. 84.

Se
(

di

saper ch'io sia


vili.

cai cotanto.
;

Inf. xix. 67.

Purg.
)

12

Purg. xxv. 133; xxx. 133

xxxii. 3; Petrarca. Son.Ti.

Son. 151.

Che

di figliar tal conti pi s'impiglia.

Purg. xiv. 11".

Al quale ha or ciascun disteso l'arco.


(

Purg.w.
Purg. xui.

48.

niuno pi se ne cura)

cui di

me

per caritade increbbe.


13. p. 2.
)

1*29.

{Petrarca, 5on.l84; Son.

Avere... a petto.

Ariosto, x\i. 33.

Cura \.
D'uomo,
(Cura reniordet. Virg. .En.
vii.

Affanno-.

cui altra cura stringa e


402.)

morda.

Inf. i\. 102.

Un pensier dolce ed agro, Con faticosa e dileltevol salma


Sedendosi entro l'alma,

Preme

'1

cor di desio, di

speme

il

pasce.

Pel. Canz. xvii.

4.

Era possente...
DI serenar la tempestosa mente,

E sgombrar d'ogni nebbia oscura e vile. (Juindi si parte tanto mal contento, Che molti giorni poi si rode e lima.
Pensier, dlcea, che
'1

Catiz.

i\.

3, p. 2.

Ariosto,

i.

31.

'l

cor m'aggiacci ed ardi,


i.

duol che sempre il rode e lima. E causi Punto da' tuoi pensieri acuti ed irti. Arde e martella Aspra passione amara.
Pensier che
'1

4L

viii. 79.

xxxi.

'.

cor gli straccia e parte.

xlu. 45.

Lacerato

il

core
Tasso, x.
V. Dul)l)io.
6.

Dagl' interni avoltoi, sdegno e dolore.

Curo$ii(ik

V. Desiderio

E quei ch'avea vaghezza e senno poco.


Di pi saver angosciosa carizia.

Inf. xxix.

Hi.
III.

Par.w

224

curiosit'

Gran desio mi spimie


Se
d saper chi io sia

di sapere.
ti

Inf. vi. 82.

cai cotanto.

Inf.xix. 67.

Ma
(Sed

se a conoscer la prima radice


affetto.
nostros. Virg.

Del nostro amor tu hai cotanto


si

Inf. v. 128.

tantus

amor casus cognoscere

Mn.

n. 10.)

ISulla

Ignoranza mai con tanta

cfiierra

Mi

f desideroso di sapere.

Purg. xx. 143.

mi die dimandando per la cruna Del mio disio, che pur con la speranza Si fece la mia sete men dirjiuna.
S

Purg. xxi. 37. Purq. xxxi.

La

sete naturai^...

che mai non sazia.


1.

Mi travagliava. r mi tacca, ma

il

M'era nel

viso, e

il

mio disir dipinto dimandar con elio


ti

Pi caldo assai, che per parlar distinto,...


Io veggio

ben come

tira

Uno ed

altro disio, s che tua

cur*
Par.
iv. 10.

Se stessa lega s, che fuor non spira. E avvegna che io fossi al dubbiar mio
L quasi vetro allo color che
il

veste

Tempo

aspettar tacendo non patio;


della bocca:

Ma

Che cose son queste?


suo peso.
Par. xx. 79.

Mi pinse con
Fra me,
dille,

la forza del

lo dubitava, e dicea: dille dille,

diceva: alla mia Donna,

Che mi disseta con le dolci stille. Ed io, cui nuova sete ancor frugava.
Di fuor taceva, e dentro dicea: Forse

Par,

vii. 10.

Lo troppo dimandar, ch'io

fo,

gli

grava.

Ma

quel padre verace, che s'accorse

Del timido voler che non s'apriva.


Parlando, di parlare ardir mi porse.

Purg. xvin.

4.

Quella medesma voce, che paura


Tolta m'avea del subito abbarbaglio,
Di ragionare ancor

mi mise

in

cura;

disse: Certo a pi angusto vaglio

Ti conviene schiarar; dicer convienti

Chi drizz l'arco tuo a tal bersaglio. Lo suo tacere e il tramutar sembiante

Par. xxvi. 19.

CURIOSIT

M'

Poser silenzio al mio cupido ingegno,

Che gi nuove quistioni avea (lavante. La Donna mia, che mi vedeva in cura
Forte sospeso.

Par. v. 88.

Par. xxviii. 40.


di

Nasce per quello, (curiosila di sapere) a guisa Appi del vero il dubbio: ed natura,
Ch'ai

rampollo,

sommo

pinge noi

di

collo in collo.

Par.

iv.

130.

Curiosit appagare.
Poser silenzio
al

mio cupido ingegno.


hai.

Par.

v. 89.

Grato e lonlan digiuno Soluto

Par. xv.
Purg.

49.

E quell'ombra
Grazioso mi
Del

gentil...
xviii. 82.

Del mio carcar diposto avea la soma.


fia,

se

mi conlenti
Par. ni. 40.

nome tuo e Onde contra

della vostra sorte.


il

piacer mio, per piacerli,

Trassi dell'acqua non sazia la spugna.


Farotti ben di

Purg. xx.

2.

me

volere scemo.

Purg. xxvi. 91.

Questo
De'
fatti

disir, ch'a tulli sta nel core,

altrui

sempre cercar novella

Fece a quel cavalier del suo dolore

La cagion dimandar dalla donzella. Egli l'aperse e tutta mostr fuore.

Ariosto,

ii.

Mi.

E di sapere alto disio gli nacque, Quando sar tal vita, e a chi si debbo.
L'Evangelista nulla glie ne tacque.

xxxv.

4.

Corvo andare.
Fa di se un mezzo arco di ponte.
Dritto
i'on
la
SI,

Purg. xix. 42.

coni'

andar vuoisi,

rife'

mi
Purg. xu.l.

persona.

Custodire.
E guarda ben
Ch'esser
li

la

mal lolla moneta,

fece centra Carlo ardilo.

Jnf.\i\.%.
1

(De' tuoi amori a Dio f/uarda il sovrano. Par. xwi. 48. - Vinca tun nuanlia movimenti umani. Par. xxxiii. 37. - Che natura mi tole e <;ie! mi guarda. Petrarca, Son.m. p.2. - Perche dovesj^e averne (iHuriiia buona. Ariosto, xxxui. 11.
i

Dio m'Ita in sua grazia rinchiuso.


VOL.
I.

Purg. \iv. 40.


lo

226

Damerino.
Umide avca
l'inanellale

chiome

De' pi soavi odor che sieno in prezzo:

Tulio ne' gesli era amoroso, come


Fosse in Valenza a servir donne avvezzo;

Non

era in lui di sano allro che


il

'1

nome

Corrono lullo

reslo, e pi

che mezzo.

Ariosto, vii.

a;i-

Danaro.
Mettere in arca, (accumular danaro)

Par. viu.

8:i.

Macro.

(di

danari)

Purg.

ix. 138.

Arriento. (per danaro) Par. xix.


xvii. 83
;

4.93; xxxii.

Ho;

Par.
^

XXII. 88.

Dannato.
Anima mal naia. Inf. Anime dislrulle. Inf. ix.
V. 42. ' Spirilo

v. 7. -

79. -

Anime prave. Inf. in. 84; Inima trisla. Inf. xxx. 76


37.;
Inf. xi. 19. - Spirili

Ei son tra l'anime pi nere. Inf. vi. 83. - Spirili mali. Inf.

maledello. Inf.

viii.

dolenli.

seconda morte ciascun grida. Inf. 1. 116. Perduta gente. Inf. iii. 3; Purg. xxx. 138. - Genie malela

Che

della. Inf. vi. 109 ria.

La morta gente.

Inf. viii. 83. -

La genie
il

Par.

i.

64. -

Genti dolorose,

C hanno

perduto

ben

dell' intelletto. Inf. in. 17.

Veri morti.

Purg. xxiii. 122.


in/', in.

Mal seme d'Adamo.


Peggior greggia.
Meschini, (del demonio)
Quelli che

113.

Purg.
nell'ira di Dio.

vi. 24.

Inf. xxvii. 113.

muoon
in ira.

Inf. ni. 122. Inf. xi. 73.

Dio

gli

ha

Oh

sovra tutte mal creata plebe,


Inf. xxxii. 13.
Inf.

Che stai nel loco, onde il parlare duro! suoi eterni danni. Yan piangendo Son ([ui per un fallo,
i

w.
1

\'l.

tu per pi

che alcun altro dimonio.

Inf.

xxx.

16.

DANNATO.

27

Ho perduto
Ben
Chi, per

DI veder l'alto Sol.


si

P urg,

wi.

-rs.

che senza termine

doglia

amor

di

cosa che non duri


si

Eternalmente, quell'amor

spoglia.
Arco.

Par.w.H.

Dardo V.

Con pennuti dardi Tempesta il fior dei cavalier gagliardi.

Ariosto, xii. 70.

Ma

tanta e tanta copia era dei dardi

Che, con ferite dei compagni e morte,

Pioveano

lor di sopra e d'ogni intorno.

x\. 86.

Davide.

Sommo
Il

cantor del

sommo

duce.

/-*).

x\v. 72.

cantor dello Spirito Santo,


l'arca traslat di villa in villa.
cantor,... che per doglia

Che
Il

far. xx.

^{8,

Del fallo disse Mlserere mei.

Par. xxxii.

II.

L'umile Salmista.
Alta
Teodia.
(i

P^rr/. x. 64.

suoi salmi)

Par. xxv. 78.

Dazj pubblici.
Toilette dannose.
hif. xi. H6.

Debito.

tal debito tosto si

ragguaglia.

Ariosto. \iv.

l(Mi.

Decreto, sospendere, violare.


Che decreto del
ciel

orazion pieghi.

Purg.

vi. ol.

L'alto fato di Dio sarebbe rotto.

Purg. \\\. 142.


2

Dedica V.

Ariosto,

i.

3;

vii.

Tasiso,

i.

i.

Degenere.
E se re dopo lui fosse rimaso Lo giovinetto che retro a lui siede, Kene andava il valor di vaso in vaso; Che non si puote dir dell'altre rcih*. Jacomo e Federigo hanno reami
i
:

Del retaggio miglior nessun possiede.

Rade volle risurge per

li

raini

L
DEGENERE.
probilate.
i^wf/y. vii.

228
i/

umana

115.

Questi ha ne' rami suoi migliore nscta.

Pure/, vii. 1:^2.

Quando

fu dislruUa

La rabbia fiorentina, che superba Fu a quel tempo, si com'ora 'putta.


Questi Rinier
;

Piirej. xi.

lU^.

questi

'1

pregio e l'onore

Della casa di Calboli, ove nullo


Fatto s' reda poi del suo valore

E non pur
Tra
'1

lo

suo sangue
la

fatto brullo
il

Po e

il

monte, e

marina e

Reno,

Del ben richiesto al vero ed al trastullo;

Che dentro a questi termini


Di vencnosi sterpi,
s

ripieno

che tardi

Per coltivare ornai verrebber meno.

Ov'

il

buon

Lizio,

ed Arrigo Manardi,

Pier Traversaro, e Guido di Carpigna?

Romagnuoli tornati in bastardi! Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? Quando in Faenza un Bernardin di Fosco, Verga gentil di picciola gramigna?... Federigo Tignoso e sua brigata. La casa Traversara, e gli Anaslagi,
(E l'una gente e l'altra

diretata! -priva di eredi-)


rifglia,

Ben

fa
fa

Bagnacaval, che non


pi

E mal
Che

Castrocaro, e peggio Conio,


s'

di figliar tai conti

impiglia...

Purg. xiv. 88.


Par. x\ii. 93.

Tu

il

vederai del bianco fatto bruno.

Ugolin de' Fantoli, sicuro

nome
lo

tuo, da che pi

non s'aspetta
Purg. xiv. 121.
Par.
viii. 82.

Chi far
Discese

possa tralignando oscuro.

La sua natura, che di larga parca


.

Di male in peggio

si

travasa.
fratel,

Par. xxi. 126.

L'opere sozze Del barba e del

che tanto egregia


Par. xix, 136,

Nazione, e duo corone han fatto bozze.

Ben v'en

tre vecchi ancora, in cui

rampogna
Purg. xvi. 12
Par. viu. 92,

L'antica et la nuova.

A
Come

dubitar m'hai mosso


uscir

pu

di dolce seme amaro.

DEGENERE.

-2^

Oh
Che

bella successione

dal patrio valor

non

si

dislunga

Ariosto, ni. 27.

Deg;no di alcuno

Y. Conveniente.

tede qual loco d'inferno


La
si

da
il

essa.

Inf.y. 10.

Allor che Dio, per adornarne


ritolse
:

Cielo,

e cosa era da

lui.

Petrarca, San. 65. p.

'2.

Fu d'amar lei, quando non l'era aperta La fraude sua; or da odiar ben forte.
[Tum
decuit dei Latini
:

Ariosto, v. oi.

elittico

uso e assai bello.)

Belflni.

Come
Che
s"

delfini,

quando fanno segno


di

Ai marinar con l'arco della schiena,

argomenlin
di
11

campar

lor legno.

Jnf. xxii. 19.

(Similitudine

Bianchi. la

un'evidenza e di una vaghezza incomparabile, h. Pulci, Morgante Mag. xiv. 64: 11 delfin v" che mostrava
ch'a' marinai con questo insegni,

schiena,

E par
)

Che

si

provvegghin

di

salvar lor legni.

Deliberare.

E quel consiglio per migliore approbo Che r ha per meno. Da me non venni. Kh Pistoia, Pistoia! che non stanzi
D'incenerarli.

Par. xxii. 135.

Purg.

i.

52.

Inf.wv.
forma che non stanzi.
Purg. Canz. fermato fui Si losto.
deserto. Cino, cxi. 1

IO.

Ma
Ed

il

fallo d' altra

vi. 54.
xiii. 3.

in cotal voler

-Chi ha fermalo di fallaci. Petr. Sest. iv. 1 - Fermata e certa Era piuttosto di morir. Ariosto, xm. '21 ~ Fermarsi alfin di seguitar l'impresa, ii. 63-i4i'ea fermo nel core, xxxviii. 16.)

{Mi fermai di passar per un menar sua vita Su per l'onde

Slrello a consiglio.

Par. mi. 103.

Dopo alcun
FAetto seco.

consiglio
Inf. xxiv. 22.

E poi

di

roncigliarmi

si

consigli.

Jnf. xxi. 75.

Dalla via stanca e dall'estiva arsura.


Di riposare alquanto
si

consiglia.

Ar/osfo,

i.

36;

xiii. 23.

Che, senza pi pensar, piglia partito.


L'effetto ne segui, fatto
il

xvu. 37.
xvii.llO: xxiii.25.

pensiero.

'2M)

DELIBERARE.

Appresso a

lei

morire... faceva si ima.

xvii. 44.

Punizion diversa tra se volve;

COSI finalmente

si

risolve.

xxiv. 37,

Messero a partito
DI dare a quelli duo giusto martwo.
Deliziaris!.
xviii. 91.

Avrei quelle

ineffabili delizie

Sentite prima, e poi lunga fiata.

Mentr'io m'andava tra tante primizie


Dell'eterno piacer, tutto sospeso,

disioso ancora a pi letizie.

Purg. xx\\.'2^.
V. Lucifero.

Demonio

L'Angel d'Inferno. Pur(/.\. 104. -Angeli neri. Inf.xxiu. 131. - Un de' neri Cherubini. Inf. xxvil 113. - L'Angel
nero. Ariosto, xxvii. 16. - G' infernali angeli,

xxxi. 86. -

L'Angelo iniquo,
pi

iv. 22. -

Angeli

stigi.

Tasso, xiv. 42. - Mille

nuvoli e pi d'angioli stigi Tutti han pieni dell'aria

cam-

immensi,
II.

ix. 53. - Gli angeli,

che dal cielo ebbero esi20

gilo.

4.

L'antiquo avversario.
Il

Pury.

xi.

Purg. xiv. 146.


Purg.
viii.

nostro avversario.

95.

il

(\ mo duro avversario. Petrarca, So. 40 -Ma Vantiquoavve'nario^ qual fece Eva All'interdetto pome alzar la mano, A Carlo un giorno i

lividi occhi leva. AriosiOj xxvii. 13.]

II
(

gran veruno.
xlvi. 78.
)

Inf. vi. 23.

Gran veruno infernal. Ariosto,


di

Padre

menzogna. {Petr.Son.\i(.] Inf. xxiii. 144. Giunse quel mal voler, che pur mal chiede. Purg.Y. 112.
(

il

demonio che cerca

di

nuocere

Superbo strupo.
( il

Inf. vii. 12.


)

peccato

di

defezione degli angeli ribelli

cacciati dal ciel, gente dispetta.

Cominci

egli in su l'orribil soglia...

/;</'.

ix. 91.

Io vidi pi di mille in sulle porte

Dal del

piovuti, che stizzosamente Dicean.

Inf. viii. 82.

vidi dietro a noi

un diavol nero

Correndo su per

lo scoglio venire.

DEMOMO.
Ahi quanto egli era
nell'

*2ol

aspetto fiero!

E quanto mi parea

nell'atto acerbo,
i

Con l'ale aperte, e sovra pie leggiero! L'omero suo, ch'era acuto e superbo,

Ed
E

Carcava un peccator con ambo l'anche, ei lenea de' pie ghermito il nerbo. Che pria volse le spaile al suo Fattore,
di cui

hif. x\i. 25.

r invidia

t<inlo pianta.

Par.

ix.

127.

Messi

stgi.

Ariosto, xlvi. 4H.


xli. 43.
ii.

Quel dragon che l'anime divora.

anime orrende. A Dio nemica empia famiglia. 11 nemico empio Dell'umana natura. Il gran nemico delV umane (/enti Contra cristiani lividi occhi torse.
L'na dell" infernali
i 1

88.

xlvi. 78.
\i. '22.

Tasso,

iv. 1.

Plutone dipinto.
Concilio de' demoni.

iv. G.

\u\. 7.

Denti.

Onde

le perle in ch'ei

frange ed affrena.
Petrarca, San.
Ito.

Dolci parole oneste e pellegrine?

Digrig^narc de' denti.


Et dtgrignan
li

denti.

Inf. xxxi. 181.


Inf. xx.i. 91.
Inf. v. ^.

Vedete l'altro che digrigna. Stavv Mnos orribilmente, e ringhia.


(Botoli ringhiosi. Purg. xiv. 46.
)

Sbattere
Dibatter
i

denti.

denti.

Inf.m.XO.
Inf.wxii.
i

Mettendo
Gior.
vili.

denti in nota di cicogna.

IJG.

(Pel freddo. - Quasi cicogna divenuto, xi forte batteva


n. 7.
)

denti. Boi.

.Non

ti

basta sonar con

le

mascelle.
Inf.

Se

///

non latri?
h

xwii. 107.

muovere i denti, quasi da rodere. Atto di


Vidi per

avesse qualeiie eosa

elii lia

gran fame.
Purg. xxiv. 28.

fame a vuoto usar

li

denti.

232

DEMI.

Rodere
Con
Riprese
gli
il

co' denti.

occhi torti
teschio misero condenti.

Che furo al' osso, come d'un can forti. Da ogni bocca dlrompea condenti

Inf.xxxn.li.

Un peccatore
E
si

a guisa di maciulla.

Inf,

xxxiv. 35.

Qiial quel cane che

abbaiando agiigna,
e

racqueta poi che

'1

pasto morde,

Che solo a divorarlo intende Fan de' denti succhio.

pugna.

Inf. vi. 28.


Inf. xxviii. 46.

mordere

co' denti,

addentare.

E Ciriatto, a cui di bocca uscia D'ogni parte una sauna come a porco,
Gli f sentir

come V una sdrucia. Con r agute scane


lor

Inf. xxii. 55.

Mi parca
Se

veder fender

li

fianchi.

Inf. xxxiii. 35.

In sul nodo Del collo V assann.


l'altro

xxx. 28.
Inf.

non

ti

ficchi

Li denti addosso. In quel che s'appiatt miser


li

xxx. 34.
xiu. 127.
vi. 94.

denti,
in/",

E quel dilaceraro
Da' denti morsi.

a brano a brano.

Purg.

vii;

Par.

mordersi

co' denti.

Atto d'ira o di dolore.

S stesso morse
S

come
In s

quei, cui l'ira dentro fiacca.

Inf. xii. 14.

medesmo
le

si

volgea co' denti.

Inf. viii. 62.


Inf. xxxiii. 58.

Ambo

mani per dolor mi morsi.

Descrivere
Sotto cos bel
ciel,

V. Esprimere.

com'eo

diviso.

Purg.x\i\.H
Purg. xxix. 97.

A
Rime,

descriver lor forma pi non spargo


lettor.

Si trovan

molte gioie care e belle


si

Tanto, che non

posson irar del regno.

Par. x. 71.

E quel che mi convien ritrar testeso. Non port voce mai, n scrisse inchiostro.

DESCRIVERE.

'i'Ji

fu per fantasia

giammai compreso.
il

Par. xix.

7.

cos,

figurando

Paradiso...

Par. xxiii. 61.

Desiderio.
Tutto dmante.
;

Par.

v. 86.

Alto disio. Par. XXII. 61 xxx:70.-Gran disio. Inf. xiv. 55. Caldo amore. Par. xx. 95. -Caldo disio. Par. xxi. 48. -Dolce
disiar.

Par. xv. 66 - Angosciosa carizia. Par. v.


lor condizioni.
di sapere.
in
disire.

lU.
Par. v. 113.
Inf. vi. 83.

M'era in desio d'udir Gran disio mi spinge


desOy oh'
il
i'

(Cosi l'animo preso entra

Purg.

xviii.

31.- Largai

tengo or molto a freno. Petrarca, Son.

32.

Sempre aguzzando
gli nacque.

Ariosto, XXXV.

giovami desio A l'empia cote. Canz. vii. p. i.-Alto disio 4. -Gli venne disio, xxx. 11.)

Come Ma se
Perch

talento

Avesse

di veder.

Inf. X. 51.

a conoscer la prima radice


affetto.

Dal nostro amor tu hai cotanto


?>'

Inf. V. 124.

appuntano
il

vostri desiriy

Dove

. .

Purg. xv. 49
core
di
il

Par. xxvi.

7.

Perch poni

L 'v' mestier
Solvi (apri)
S

consorto divieto?
disio.

Purg. XIV. 86.

tuo caldo

Par. XXI. 51.

dimandando per la cruna Del mo disio, (colse nel mio desiderio) Tu m'hai con desiderio il cor disposto
die
S al venir,

mi

Purg. XXI. 37.


136.

con

le

parole tue...
il

Inf.
le scrissi.

11.

Quali aspettava

cuore ov'io

Par. XX. 30.

Che

del disio di s veder n'accora.

Purg.

V. 57.

Ma

quel padre verace, che s'accorse


s'

Del timido voler che non

apriva.

Parlando, di parlare ardir mi porse.

Purg. xviii.

7.

Ed

io: Maestro, molto sarei

vago
Inf. XXIX. 1.

D vederlo altulTare in questa broda.


[Purg.
X. 105.;

mandai acceso e ^enno poco. Inf. xxix.


\i\.

Purg. xxviii. 1.; Par. ni. 35 Par. xxiii. 13. - 11 divago. Fazio Dittam. in. 4. -E quei ch'avea vaghezza e
114.-: Nella patria ridurrai ebbi

vaghezza.

Tasso.

73.

Mi

f voglioso di

saper lor nomi.

Purg. xiv. 74.


Inf. v. 84.

Dal voler portate.


Voglia acuta.

Par. xxiv. 110.

"234

DESIDERIO.
(Li miei compagni fec'io s acuti,

Con questa orazion picciola. al cammino. Ch' appena poscia fili avrei ritenuti. Inf. xxvi. 121 - M'accesero un disio Mai non sentito di cotanto acume. Par. i.83- Desiderio
intenso. Petrarca,

Cam.

xui 8.)

Con

vocjia

accesa e spenta.
Mille

Purr/. xxv. 13.


disiri pi che

(Con voglia riaccesa. Par. xxxi, oocaldi. Purg. xxxi. 118- L'alto disio che
notizia di ci che tu vei, Tanto

fiamma

mo t'infiamma

ed urge D'aver

70

mi piace pi quanto pi turge. Par, xxx. L'ardor del desiderio. Par. xxxvi. 48 - N'accende cura. Purg. xxin, 63 La mente nel mirar laccasi accesa. Par. xxxiii. 97 - Ove tornar tu ardi. Inf.
II.

84-Perch pur ardi

S nell'affetto delle vive luci?

Par. xxviii.

89-

Un

disio di parlare ond'io ardeva. Par. xxvi. 90


s ch'ell'esca

-Manda

fuor la

vampa

Del tuo disio, mi disse,


Par. XVII. 7 - D' un

Segnata lcne dell'interna stampa.

avvampo. Petrarca. Son. 10. p. 4. L'acceso mio desir tutto sfavilla. Son. 93-11 desir mio tutto sfavilla. Casa, Son. 1 - D'amoroso desio L'animo caldo. Ariosto, i. 8 - Di desir
gentil

desire

arse. xvii. 10

infiammarsi
voglia e
il

di desire. xxii.

Di desiderio ardea della sua terra, xv. 10 - Sent tutto 43-11 cuor le cuoce e le manuca L'ingorda
)

desiderio ardente, xxiii. 17.

Qui convien cli'uom voli: Dico con Vali snelle e con le piume Del gran disio.
(Deh se giustizia e piet vi disgrevi Tosto,
!

Purg.
s

iv. 27.

che possiate mover l'ala.

Che secondo

il

disio vostro vi levi. Purg. x\. 21

-Tanto voler sovra voler

mi venne
le

Dell' esser su, eh'

ad ogni passo poi Al volo mi sentia crescer

al voler mio. Par. xv. 71 -

penne. Purg xxvn. 121 - Arrisemi un cenno Che fece crescer V ale Quanto pi disiose V ali spando Verso di voi.
4.
)

dolce schiera amica. Petrarca, Son. 17. p.

Che
D
le.

l'ima parte e Fallra avranno

fame
Inf. XV. 71.

( Solvetemi... il gran digiuno Che lungamente m'ha tenuto in fame. Par. XIX. 26 - Quel... oggi porr in pace le vostre fami. Purg. xxvn. 117 E se la mia ragion non ti disfama. Purg. xv. 76 - lo qui... Queto i frali e famelici miei spirti. Petrarca, Cam. xn. 3 -E parve, quando egli arriv tra quelli. Dopo gran fame irondine ch'arrivi Col ciho in hocca ai

pargoletti augelli. Ariosto, xxx. 93 -Perch se' tu s ingordo

riguardar

pi

me

che
41

gli altri

brutti?

inf
il

xviii.

118

-Che

di loro

abbracciar mi

facea ghiotto. Inf xvi. 51

-E

fatto ghiotto del

suo dolce aspetto. Poiiz.

Stanze,

i.

-Cos

gli

piacque

deiicato volto, Cos ne venne immanti-

nente ghiotto. Ariosto, xxix. 61 -D'un altro rimane ancor la gola. Par. III. 92 -Laggi ne gola di saper novella. Par. x. 11 -Quello ond'io ho
piii gola.

Cam.
)

ix.

Chiusa. - Ma, a dire

il

vero, esso v'

arca la gola.

Ariosto. X. 10.

D'altro non vi asseta.

Pwrjy. in. 72.

(Ed lo, cui nuova sete ancor frugava. Purg. xviu, 4- S mi die dimandando per la cruna Del mio disio, (imbrocc in quello ch'io volevo

DESIDERIO.
sapere) che pur con
XXI. 37la

2B5 men
digiiina. Purg.

speranza Si fece

la midi sete

L'anima mia gustava di quel cibo. Che, saziando di s, di se asseta. Purg. xxxi. 128 -Tanto eran gli occhi miei llssi ed attenti A dibramarsi la decenne sete Che gli altri sensi m' eran tutti spenti. Purg. xxxii. 1 - Ma perch il sacro amore, in che io veglio Con perpetua vista, e che m'asseta Di dolce disiar, s'adempia meglio. Par. xv. G- Ma perche t'ausi A dir la sete, si che l'uom ti mesca. Par. xvii. 11 - 31a di quesl'ac^j'wa convien che tu bei, Prima che tanta sete in te si sazi. Par.
XXX. 73
;

Purg. xxi. 73.)

Ponete mente alla mia E roratela alquanto. r mi Iacea, ma il mio

voglia immensa

Par. xxiv.
elisir

7.

dipinto

M'era nel

viso, e

il

dimantlar con elio

Pi caldo assai, che per parlar distinto.


10 veggio

Par.

iv. 10.

ben come
s,

ti

tira

Uno ed

altro disio, si che tua cura

Se stessa lega

che fuor non

spira.
t'adar/e.

Par.

iv. 16.

Ma
Deh

perch dentro a tuo voler perch

metti al mio voler tosto compenso.


le

Pura. xxv. 28. Par. ix. 19.

Ma

tue voglie tutte piene

Ten

porti. Par. ix. 109.

Vostra maggior voglia sazia Tosto divegna. Purg.xxM.^.


Per far di s
11
<)'

la

mia voglia contenta.

Par. xxii. 30.

tuo alto disio


in

adempier

su T ultima spera...

Ivi perfetta,

matura ed intera
Par. xxii. 61.

Ciascuna disianza.
Deh, se quel desio Si compia.

Purg.
Purg.

v. 8;i.
ni. 41.

Sarebbe

lor desio quetato.

Lungi
(il

fia

dal becco l'erba.

Inf. xv. 72.

tuo desiderio non sar soddisfatto - Ch'omai ha ben di lungi al


)

becco l'erba. Cino. cxii.

Al carro volse s come a sua pace.


(

Purg. xxx.
uno ed

9.

All'obbietto de' suol desiderii.


IV.

Tal pose in pace

altro disio.

Par.

117.)

L'amor
(

del gusto

Nel petto lor troppo disir non fuma.


non
fu

Purg. xxiv. 153.


Purg. xx. 93.
in

smodato

il

desiderio
le

Porta nel tempio


(

cupide vele.

Le cupide brame.
nella

Il

vocabolo vela e usato da Feo lielcari

questo

!"it,'nitlcato
ti

Rappresentazione

.\

bramo

e d'Isacco, st. 33:


le vele.
)

Com'iu

dissi nel parlar di pria,

Volgi 'n verso a Dio tutte

23G

DESIDERIO.

Disiar... senza frullo.

Purg. m.
i

i.

Per hT'sempre mai verdi


Mentr'
io

miei desiri. Petrarca, Son. 107.


il

Egli gi l che nuli altro

precorre.

Son. 10. p.

4.

portava

be' pensier celali

C hanno

la

menle desiando morta.


'1

Ballata,

i.

Desir che

cor distrugge.
si

Son. 36.
e

Del noji esser qui

strugge

langue.

Son. 10. p.

4.

L' avviso

Che pu

far

che

'1

desir

non

la consumi.

Ariosto, xxv. 33.

Voglia obliqua.
Di gran disio compunto.

xxi. 19.
Tasso,
i.

73.

Destra.
In sulla gota Destra
si

volse indietro. Inf. xv. 97. - Alla


Inf. xxiii. 129. - Dalla

destra mammella. Inf. xvii. 31. -Dal destro canto. Inf. ix. 47.
Alla

man

destra. Inf. xviii. 22

mia
-

destra parte. Par. in. 110. -Fece del destro lato al


centro. Purg.
xiii.

mover

14- In ver

lo

destro lato Inf. xvi. 112.

A' tuoi destri confim. Inf. xxx. 93.

Determinare.
Luogo certo non c' posto: Licito m' andar suso ed intorno.
Dialogo.
Purg.

vii. 40.

Ed
Si eh'

io
i'

Maestro mio, or qui m' aspetta.


:

esca d' un dubbio per costui

Poi mi farai, quantunque vorrai, fretta.

Lo Duca stelle: ed io dissi a colui Che bestemmiava duramente ancora Qual se' tu che cosi rampogni altrui ? Or tu chi se', che vai per l'Antenora
:

Percotendo, rispose, altrui le gote


S,

che se

fossi vivo,

troppo

fora?...

Ed

egli a

me

. .

Inf.

xxxu.

82.

La miserella

infra tulli costoro

Parca dicer: Signor, fammi vendetta


Del mio figliuol eh' morto, ond'io m'accoro.

Ed

egli a lei rispondere:


torn.

Ora aspetta
Signor mio,

Tanto ch'io

Ed

ella:

DIALOGO.

'l'ai

Come persona
La
li

in cui dolor s'affretta,


ei:

Se tu non torni? Ed
far.

Chi

fia

dov'io.

Ed

ella: L'altrui

bene
in

te

che

fia,

se

'1

tuo metti

obblio?

Ond'egli: Or
Ch'io solva
il

ti

conforta, che conviene

mio dovere, anzi ch'io muova: Purg, x. 82. (riustizia vuole, e piet mi ritiene. Bellissimo dialogo tra Sinone e Mastro Adamo. Inf. XXX. 100.
Dialogo tra
il

Petrarca ed Amore.

Petr. Canz. vii. p. 2.

Didone.
L'altra colei, che
s'

ancise amorosa,

E ruppe fede al cener La figlia di Belo.

di

Sicheo.

nf. v.

6L

Par.

ix. 97.

Dietro.
Ti verr a' panni.
Inf. xv. 40.
Inf. xxi. 9.
-

Gi l'acquatta Dopo uno scheggio.


(N'andava l'un dinanzi e r altro dopo. //i/". xxin. -2. dopo Le nostre spalle a noi era gi volta. Purg. xviii. 89.
\ai,

Gente che tu, che


tutti.

non per esser pi tardo,


-

3Ia forse reverente,


ii.

agli altri dopo. Purg.


la

xxvi. 16.
f'anz.
IV.

Dopo
vidi

il

dosso. Par.

100.

Dopo

qual grldavan

5 - PenitenKi e dolor dopo


'1

le spalle.

Petrarca, Tr. ^m.iv.


la

US-

Che quant' io Tempo, 46.)

Tempo andar leggero Dopo

guida sua. Trionfo,

Difendere.
Colui che la difese a viso aperto.
(

Inf, x. 93.
ii.

E come a volto aperto


lei,

la difese.

Fazio, Diltam.

28.)
/n/".
i.

Aiutami da

famoso saggio.

87.

Differente.

E E

che altro

da voi

//'idolatre.

Inf. \i\. \V,.

forse sua sentenzia d'altra guisa

(.he la

voce non suona.

Par.

tv.

55.

Fallo singular dall' altra gente.


(

Petr, Sow. 24. p. 2.

Che

fa

V uom singular dell'altra gente. Malatesta 3Ialatesti.)

Difettojio.
Figlio,

mal del corpo

intero.

Purg.

xviii. 124.

2B8
Difficile.
?son
(

parr nuova cosa n forte.


-

Par. xvi. 77.


lo tira.

cerner mi par forte. Par. xxi. 76

AI passo forte che a se

Par. XXII. 123 -

lui lasc'io,

XXV. 61
forte

Ma

io ti

solver

'1

saran forti Gli forte legame In che ti stringon


gli

che non

altri punti.
li

Par.

pensier
iv.

sottili.

Par. xxxii, 50 -Io parlo s che pare forte a intendere. Conv.

21 i.

da sapere. Conv.

iv,

23 - Fortezza del mio comento.

Conv.

4 -

Fornir l'impresa che pare s forte. Fazio degli Uberti, Dittam. 11 creder m'era dubitoso e forte. Id. ni, 10.)

iii.

23. -

Non fora, disse, questo a te s agro. Purg. XXV. Non che da s sien queste cose acerbe. Par. XXX.
Stai nel loco

24. 79.

onde

il

parlare duro.
Inf. xvxii.
l)

Purg. XXV. 27.

Ma
Non

or

ti

s'attraversa
tal,

un

altro passo

Dinanzi agli occhi

che per te stesso


Par.
IV. 01.

n'usciresti, pria saresti lasso.

Sovra mia veduta


Vostra parola disiata vola.

Purg. XXX HI. 83.


tal

Se

li

tuoi diti

non sono a

nodo
Par. xxvii. 58.

Sufficienti.

L'altra vuol troppa

D'arte e d'ingegno avanti che disserri,


Perch'eli' quella che
il

nodo disgroppa.
Diglic.

Purg.

IX.

124.

Quale

Fiamminghi
fiotto

tra

Guzzanle e Bruggia,

Temendo
Fanno
lo

'1

che in ver lor s'avventa,

schermo, perch 7

mar

si [uggia.

Inf. x\

Dileg;uarsi.
Si dilegu,

come da corda

cocca.

Inf. xviii. Ilio.

E
Mi
si

quasi velocissime faville


velar di subita distanza.
ciie si

Par.

11.

8.

Fuggio, come tuon

dilegua.

Purg. XIV. 134.

E come questa immagine rompeo S per se stessa, a guisa d'una bulla


Cui

manca l'acqua

sotto qual

si

feo.

Purg.

xvii.

'.il,

Dimandare.
Quel eh' e' dimanda con cotanta cura.
Purg. x\i. 120.

DIMANDARE.

239

E dimanda, ne

fei

con prleghi mista.

Purg. xiv. 75.

(Ditemel. s'a voi piace, in cortesia. Dante, Son. lo.)

Dimanda ingorda. Lo Duca mio gli s'accost allato, Domandollo ond' ei fosse, e quei rispose l' fui del regno di Is'avarra nato.
Tal era
io,

Purg. xx. 107.

Inf. xxii. 46.

con voglia accesa e spenta


intno all'atto

Di dimandar,

venendo

Che

fa colui eh' a dicer

r mi

iacea,

ma

il

M'era nel

viso, e

il

s'argomenta. mio disir dipinto dimandar con elio

Purg. xxv.

13.

Pi caldo assai, che per parlar distinto.


Io dubitava, e dicea: dille dille.

Par.

\y. 10.

Fra me,

dille,

diceva: alla mia Donna,

Che mi
Suoni

disseta con le dolci stille. La voce tua sicura, balda e lieta


la

Par. vu.

IO.

volont, suoni
:

il

desio.

Par. \v. G7.

Perch mia Donna

Manda
si

fuor la
eli'

vampa
Par. wii.l.

Del tuo disio, mi disse,

eh'

esca

Segnata bene dell'interna stampa.


lo stava

come quei che


s

La punta

del disio, e

in s repreme non s'attenta

Del dimandar,

del troppo teme.

Pur. xxii. 2o.

Ed: Ella ov'? di subilo diss'io. Ond' egli: A terminar lo tuo disiro Mosse Beatrice me del luogo mio.

Par. xxxi. 64.

E volgeami con voglia riaccesa Per dimandar la mia Donna di cose. Di che la mente mia era sospesa. Par. xwi. oa. Lo troppo dimandar, ch'io fo, gli grava. Purn.wm.'. E io li soddisfeci al suo dimando. Inf. x. l*2ti.
Se fosse pieno tutto
'1

mio dimando.

Inf. \\. 79.

Dimandar
Ogni d ne dimanda a pi N alcun le ne sa mai render

conto.

di cento.
raf/ioni.

Armiu,

vii. X).

Orlando entr nell'amorosa inchiesta. E si domandan l'un con l'altro il nome;

i\. 7.

tal

debito tosto

si

ragguaglia.

xix. 108.

240

Dimenticare.
L'angoscia che tu hai
Forse
ti

tira

fuor della mia mente.

Inf. vi. 44.

Che

fece

me

me

uscir di mente.

Purg.

viii.

15.

(Credendo forse ch'io a me medesimo Giorn. X. DyT. )

fossi uscito di

mente, bocc.

Se nuova legge non ti toglie Memoria o uso o//' amoroso canto.


Profferta,

Purg.u. 106.

degna
si

Di tanto grado, che mai non

stingue
Par- xxiii. 51.

Del lUiro che

il

preterito rassegna.

tutto

il

mio amore

in lui si mise,

Che Beatrice eccliss nelV ohhlio. Ed egli a me: Tu lasci tal vestgio,
Per quel
ch'i' odo, in

Par. x. 59.

me, e tanto chiaro,


Purg. xxvi. 106.

Che Lete
Dette

noi pu torre ne far bigio.

Questo, ed altre cose


li son per me; e son sicura Che l'acqua di Lete non gliel nascose. Purg.xxxm. Che sol mirando, ohhlio nell'alma piove

121.

D'ogni altro dolce, e Lete

al

fondo

libo.

Petrarca,

.So.

141.

Tornami a mente, anzi v' dentro, quella Ch'indi per Lete esser non pu sbandita. Son. 62. p. 2. Prima poria per tempo venir meno Un immagine salda di diamante. Che l'atto dolce non mi stia davante, Son. 72. Del qual ho la memoria e '1 cor si pieno. Per una donna ho messo Canz. viii. 3. p. 2. Egualmente in non cale ogni penser. Le battaglie d'Albracca gi vi sono Ariosto, i. 80. Di mente uscite. La bella donna che cotanto amava, vji. 18. Novellamente gli dal cor partita.
Tosto che
1

Saracin vide
il

la bella

Donna

apparir, mise
di

pensiero al fondo,

biasmar sempre e d'odiar quella Schiera gentil che pur adorna il mondo.

Ch'avea

xxvm.

98.

Subito immerge nelV oceano

DIMENTICARE.

241
XLii. 33.

Ogni memoria

dell' ingiuria vecchia.

Ma
Di

la belt di lei,

ch'Amor

vi sculse,
XLiii. 34.

memoria per non se gli tolse. Beve ... "un lungo oblio. Longa oblivia potant. Virg. ^n. vi.
(

Tasso, \.
11^.

Diminuire.
Farotti ben di

me

volere scemo.
il

Purg. XXVI. 91.


Par. XXXI. 126.

quinci e quindi

lume

si

fa scemo.

Dio.

Primo Amore. Inf. ni. 6 Par. vi. 11 xxvi. 38 xxxii. 142 Par. in. 69, Primo foco d' Amore. Primo Amante. Par. iv. 48. -La prima luce. Par. xxix. 136 2.) (0 somma o prima luce. Fazio, Dittam.
; ; ;

i.

Intelletto primo.

Par. n.

IH

La prima Egualit.
Quel eh' primo.
Essere primo.

Par. xv. 74
Par. xv. 56

Purg. xvn.
46.)

HO
96

Primo vero. [TassOy xiv.


Prima virt. Prima cagione.

Par.

iv.

Par. xxvi. 84; Par. xni. 83.

Par. xx. 132

Lo Motor primo. {Guido Cavalcanti) Purg. XXV. 70. Lo primo ed ineffabile Valore. Par. X. 3. Punto fisso. Par. xxvni. 95. Par. XXI. 82. La somma Essenzia. Il potente. Inf. iv. o4. Quei che puote. Par. i. 62. La divina potestate. Inf. in. 5. La suprema possanza. Par. XXVII. 36.
Alto fattore.
Colui che lutto vede.
(Quel che tutto vede. Cina. x\xm.,
Inf. in. 4.

Par. XXI. 50.


Purg. XXV, 31.

La veduta eterna.
Chi tutto discerne.

Purg. Xiv. 151.


Par. XXIX. 70.
Par.
Par.
IV.

Da

cui nulla

si

nasconde.

Quei che vede e puote. Colui che mai non vide cosa nuova Fonte onde ogni ver deriva.
L'eterna fontana
VOL.

123.

Purg.

X. 94.

IV.

116.

di

gloria.
:m.;J
'

Par. XXXI, 93,


16

L'acque della pace,


i.

242

DIO.

Che dair elenio fonte son


ISoslra pace.

diffuse.

Purg. xv. 131.


;

Purg. xxx. 9
stilla la grazia.

Par. ni. 83.

Profonda Fontana onde


Il

Par. xx. 118. Par.


ii.

pan degli Angeli.


Sol degli Angeli.
degli Angeli.
/^wr<7. VII. 26.

11.

11

Par. x. 33. Par. xxxi. 12.


Alto e

Amor

Alto Sol.

sommo

Sole. Par. vi. 25.

Sol che sempre verna.


Sol... che

Par. xxx. 126.

v'allum ed arse
la

Col caldo e con


(

luce.
iii.

Par. xv. 76.


38.
]

A' rai di vita eterna. Par.

Sol che raggia tutto nostro stuolo.


1/ alto lume.

Par. xxv. 54.

Purg.

\m.

H^.

Profonda e chiara sussistenza


Dell'alto lume.

Par. xxxiii. 115.


Par. xxxii. 71
;

Eterno lume.

Par. xxxiii. 43.

Luce

eterna.

Par.

xi. 20.

L'eterna luce,

Che vista sola sempre amore accende.


L'alta luce, che da s vera.
7^ar.

Par. v.

8.

xxxui. 34.

somma
11

luce,

che tanto

ti

lievi

Da' concetti mortali...

Par. xxxiii. 67.

vivo lume...
tal

Par. xxxiii. HO. sempre quale era davante. che per il ciel si spazia lume tutto Del Par. v. 118. ^o semo accesi.

Che

L'ardor santo che ogni cosa raggia.

i^ar. vii. 74.

L'Amor

divino.

Inf.

i.

39.

L'eterno Amore.

Par. xxi\. 18.


il

L'Amor che muove


.

Sole e l'altre stelle. Par. xxxm.145.

Colui che

muove

il

cielo e l'altre stelle. Bocc. Giorn. lu. Nov. 60.)


il

L'Amor... che quieta (contenta)


L' alta carit.
Sire.
11

cielo.

Par. xxx. 52.


Par. xxi. 70.

Par. xxix. 29.

L' eterno Sire. Canz. vi. 2.

giusto Sire. Purg. xix. 125.

L'alto Sire.

Purg.w.lU.
Purg. xix. 63.
Par.
x>f. 65.

Lo rege eterno.
11

giusto rege.

11

sommo

rege.

Purg. xxi. 83.


Inf.
1.

Quello Impcrador che lass regna.

129.

DIO.

'240

Lo 'mperador che sempre regna. Il Re dell'universo.


(Franco Sacchetti, xxv. - Colui che tutto regge, Che tutto regge. Guido Dal Palagio.)
id.

Par.

xii. 40.

Jnf. v. 91.
xxvi. - Colui...

Lo Rege, per cui questo regno pausa.


Il
Il

Par. xxxii. 60.

re che 'n suo voler ne invoglia.

Par. m. 84.
Inf. x. 102.
//".
ii.

sommo Duce. sommo


bene. Par. in. 90; Par.
vii.

L'avversario d'ogni male.


Il

16.

80; Par. xiv. 47;

Par. XXVI. 134.


{Petrarca,
*3
;

Trionfo, Div. ZI -Fazio degli Vberii.'Dittam.w. 16; m.

V!. 4.

Quello infinito ed ineftabil Bene

Purg. xv. 67. Che lass . Par. viii. 87. Ov'ogni ben si termina e s'inizia. Quel Bene Che non ha fine, e se in s misura. Par. xix. 50. Lo sommo Bene, che solo a s piace. Purg. xxviii. 91. Il Ben dell' intelletto. Inf. in. 18.
(11

vero
II.

'1

bene

dell'intelletto.

ConvAi-\

divino intelletto. Dante.

-Sommo intelligibile. Conv. iv. 2. Lo Bene Di l dal qual non a che s'aspiri. Purg. xxxi. Lo Ben che tutto il regno che tu scandi Par. vin. Volge e contenta. Lo Ben, che fa contenta questa Corte,
Canz.
2

23.

97.

Alfa ed

Omega

di

quanta scrittura
forte.
stai,

Mi legge amore o lievemente o

Par. xxvi. 16.

Padre nostro che ne'


.Non circoscritto...

cieli

Purg. xi.l.
Par. xiv. 30.
vii. 24.

Non
La

circoscritto, e tutto circonscrive.


iii.

Virt. Purg.

32.

Virt del cielo. Purg.


vi. 20.
Il

Destra del cielo. Par. Valore


infinito.

Valore.

Par. xiu. 4o. Par. xxxiii. 81.

Vatore eterno.
11

Par.

i.

106; Par. xxix. 143.

primo ed
vero
in
.

inelTabile Valore.
si

Par. x.

3.

11

che

queta ogn' intelletto.


spazia.

Par. xxviii. 106. Par.

11

Ver

Di fuor dal qual

nessun vero

si

iv. 120.

Mente divina.

Par. xxvii. 112.

244

DIO,

Mente
Il Il

eh'

da s perfetta.

Par.

viii.

101.
i.

suo

dlsire. (dell'
i

uomo)
Par.
sua Beatrice:
11

Por.

7.

fine di tutti

disii.
la

xxxm.

46.

(E Dante avea chiamato


Par.
HI. 126.
)

segno

di

maggior

disio.

L' ultima salute.

Par. xxxiii. 27.

L'eterno consglio.

L'eterno piacere.
Il

Purg. Purg. xxik. 32; Par.


Par.

xxiii. 61.

xviii. 16.

sommo

piacer.
al cui disio
eli' ,

xxxm.

33.

L'eterno piacere,

Ciascuna cosa, quale

diventa.

/*ar.

xx. 77.
12.

Ove s'appunta ogni ubi ed ogni quando. Par. xxix.


Verace Autore.

Par. xxvi. 40.


Par.

La forma universal.
Maggior
forza, e miglior natura.
(l'arte)

xxxm.

91.

(La divina essenza, l'eterna idea eh' forma universale del creato.)

Purg. xvi,

79.

Maestro, che dentro a s l'ama


Tanto, che mai da
lei

l'occhio non parte.

Par. x, 11,

(Onde nel Caito m. eV Inferio v. 99. diceva della JVaiwrc : Lo suo corso prende Dal divino iptelletto e da su' arte e al verso 103 dell'Arte; Vostr'arte a Dio quasi nipote.- Monastra sanlo. Buonaccorso da Mon:

ternagno.

Dio eterno*
Colui che mai non vide cosa nuova,

PuYg.
Piirg.

x. 94.
2.

occaso mai seppe n orto.

xxx.

Quel... che sempre vive,

Par. xiv, 28,


indivisilnile.

Dio uno ed

Cosi l'inlelligenzia sua bontale


Multi plicata per le stelle spiega,

Girando s sovra sua unitate. Vedi l'eccelso omai e la larghezza


Dell'eterno A'alor, poscia che tanti
Speculi
fatti s'ha, in

Par.

ii.

136

che

si

spezza.

Uno manendo

in s,

come

davanti.

Par. xxix-

U2

Dio antiveggente ed onniveggente.


Lo
speglio,
il

In che, prima che pensi,

pensier pandi.

Par. xv. 62.

DIO.

245

Verace speglio

Che fa di s pareglie l'altre cose, E nulla face lui di s pareglio.


Vedi
le

Par. xxvi. 106.

cose contingenti,
s,

Anzi che sieno in

mirando

il

punto
Par. xvii. 16.

cui tutti

li

tempi son presenti.

Della vostra materia

La contingenza, che fuor del quaderno non si stende,


Par. xvii. 37. Par. xxi. 50.

Tucta dipinta nel cospetto eterno.

Vedeva

il

tacer mio

Nel veder di Colui che tutto vede.


(Petr. Son. 75. p. 2; e Cino, xxxiii.
Il

Quel che tutto vede.)

viso hai quivi,


si

Ov'ogni cosa dipinta

vede.

7*r.

xxiv. 41.

Dio incomprensibile.
0. somma
Colui, che
luce, che tanto
ti

lievi

Da' concetti mortali.


si

Par. xxxiii. 67.

nasconde
gli

Lo suo primo perch, che non

guado.

Purq.

viti.

68.

sofferir

tormenti e caldi e

gieli

Simili corpi la Virt dispone.

Che come

fa

non vuol
la

eh' a noi

si

sveli.

Matto chi spera che nostra ragione


Possa trascorrer
infinita via.
in tre persone.

Che

tiene

una sustanzia

Purg.
Por. Par.

in. 31.

L'abisso Dell'eterno consiglio.

vii. 94.

Dentro

al consiglio divino.

xiii.

141.

E quinci appar ch'ogni minor natura

corto recettacolo Che non ha fine, e


La vista che riceve

a quel bene s in s misura.

Par. xix. 49.

Per nella giustizia sempiterna


il

vostro mondo,

Com' occhio per


In

lo

mare, entro s'interna;


il

Che, bench dalla proda veggia pelago noi vede; e nondimeno

fondo.

Egli ;

ma

cela lui l'esser profondo.

Par. iix. 5S.

L'altra, per grazia che

da

profonda

Fontana

slilla,

che mai creatura

246

DIO.

Non

spinse rocchio insino alla prim'onda.


s'

Par. xx. 118.

inoltra nell' abisso

Dell' eterno statuto quel

che tu chiedi,
Par. xxi. 94.

Che da ogni creata

vista scisso.

Dio immutabile.
Il
li'

magno volume
si

non
11

muta mai bianco n bruno.


si toglie,

Par, xv. 50.

(ove non

si

aggiunge
si

giudicio eterno

Non

trasmuta.

Par. xx. 52.

11

vivo lume...

Che tal sempre quale era davanle. Par. xxxui. 110. La prima volont, eh' per s buona, Da se, eh' sommo ben, mai non si mosse.
Cotanto giusto, quanto a
lei

consuona.

Par. xix. 86.

Dio sapiente.
*

Colui, lo cui saver tutto trascende,

Fece

li

cieli,

e die lor chi conduce.

S che ogni parte

ad ogni parte splende.


Inf. vii.
7;>.

Distribuendo ugualmente la luce.

somma
Che mostri

Sapienza, quanta l'arte

in cielo, in terra e nel

mal mondo,
in/*,

E quanto

giusto tua virt comparte!

xix. 10.

Dio onnipotente creatore, ed eterno motore.


Colui che
ti

fece.

Purg. xvi. 32.

Lieto fattore.

Purg. xvi. 89.


Par.
i.

Colui che tutto muove.

1.

L'Amor divino
Mosse da prima quelle cose
(

belle.
)

Inf.

i.

39.

Chi mosse V universo. Canz. xv.49.


il

L'Amor che muove 11 primo amore

sole e l'altre stelle. Pr.xxxui. 145.

Di tutte le sustanzie sempiterne.

Par. xxxiii. 145.

Amor che
Tu
'1

il

ciel

governi.

sai,

che col tuo lume mi levasti.


la

Quando

rota,

che tu sempiterni

Desiderato, a s mi fece atteso,

DIO.

247
Par. Par.
I.

Con r armonia che temperi e discerni. La gloria di Colui, che lutto move,
Per l'universo penetra, e risplende...

"4.

I.

1.

Non moto, con amore e con


La luce divina
Per l'universo.

disio.

Par. XXIV. 130.

penetrante

Par. XXXI.

2*2.

Ardor santo ch'ogni cosa raggia.


Credo
in

Par.

VII.

74.

uno Dio
il

Solo ed eterno, che lutto

ciel

move.

Par. XXIV. 180. Par.

Qui veggion

l'alte creature

l'orma
1.

Dell'eterno valore. (Purrj.xi.L}


Colui che volse
il

106.

sesto

Allo stremo del mondo, e dentro ad esso


Distinse tanto occulto e manifesto.

Non poteo suo


Non rimanesse

valor

s\
il

fare impresso

In tutto l'universo, che

suo verbo
Par. XIX. 40.
'l

in infinito eccesso.
li

Quei che dipinge

non ha chi
si

guidi,

Ma
(

esso guida, e da lui

rammenta
li

Quella virt che forma per


Dio guida tutte
le

nidi.

Par.

xviii. lO'J.

cose

Ci che non muore, e ci che pu morire

Non Che

se

non splendor

di quella idea
il

partorisce,

amando,
in

nostro

sire.

Par.

XIII. 5*2.

Nel suo profondo vidi che s'interna.

Legato con amore


Ci che per
(

un volume.
si

1'

universo

squaderna.

Par. xxxiii. 85.


ne pi
si

tipi delle

cose create sono in Dio dall' eternit,

scrivo

ne

meno

di quel eh' scritto

ab eterno.

La mente
Di che tutte
le

cose son ripiene.

Par. XIX.

5;j,

La mente,

in

che s'inizia
Par.
xviii. 118.

Tuo moto

e tua virtute.

Lo Rege, per cui questo regno pausa In lauto amore e in tanto diletto, Che nulla volonladc di pi ausa. Le menti tulle in suo lieto rospeiio.
Creando, a suo piacer
di grazia

dola Par. wxii. 01.

Diversamente

248

DIO.

Volont di Dio.
Eterno piacere.
Par.
xviii. 16-

Eterno consiglio.
Consiglio divino.

Purg. xxiii. 61.


7*ttr. xiii.

141.

Vuoisi cos col, dove


Ci che
si

si

puote
Inf.
iii.

vuole.

45; Inf. v. 23.

Perch ricalcitrate a quella voglia,

cui

non puote

il

fin

mai esser mozzo...?

Inf. ix. 94.

terreni animali, o menti grosse! La prima volont, eh' per se buona, Da s, eh' sommo ben, mai non s mpsse. Cotanto ffiusto, quanto a lei consuona ;

Nullo creato bene a s

la tira.

Ma

essa, radiando, lui cagiona.

Par. xix. 85.

Tal mi sembi l'imago della imprenta


Dell' eterno piacere, al cui disio

Ciascuna cosa, quale


Il

ell', diventa.

T^ar.

xx. 76.

re che 'n suo voler ne invoglia.

In la sua volontade nostra pace:


Ella quel

mare

al

qual tutto

si

muove
Par.
ni. 84.

Ci eh' ella cria e che natura face.

Tenersi dentro alla divina voglia.


{

Par. in. 80,

far la volont di Dio

Bont di Dio.
mi rendei Piangendo a Quei che volentier perdona.
Io
Orribil furon
li

peccati miei;

Ma

la

bont

infinita

ha
si

gran braccia,
lei.

Che prende

ci che

rivolve a

Purd. Purg.

ni. 119.
6.

Colui eh' ogni torto disgrava.

Par. xvin.
xiii.

Lagrimando a
(

Colui, che s ne presti.


)

108.

che dia s stesso a noi

divina virt, se mi

ti

presti
P<ir.
.

Tanto che...
Quello infinito ed ineffabil bene

22.

Che lass

cos corre ad amore.

Come

a lucido corpo raggio viene.

Purg. XV.

67.

DIO.

249

La divina bont, che da se speme Ogni livore, ardendo in s sfavilla Si, che dispiega le bellezze eterne.

Par.
Par.

VII. 64.

La divina bont, che

il

mondo

imprenta.

VII.

104.

Provvidenza di Dio.
Amor
che
il

ciel

governa.
assetta.

Par.

I.

74.

La providenza, che cotanto


Consiglio che
il

Par.

1.

121.

mondo governa.

Par. XXI. 71.

L'alto proveder divino.

Par. XXXII. 37.

L'eterno consiglio.
Valore ch'ordin e provvide.

Purg. XXII I. 61.


Par.
IX. 105.

La provedenza che quivi comparte


Vice ed
ufficio.

Par. xxvii. 16.

La provvidenza, che governa il mondo Con quel consiglio, nel quale ogni aspetto Creato vinto pria che vada al fondo. Par. XI. 28. Punto (da cui) Depende il cielo e tutta la natura. Par. XXVIII. 41.

Giustizia di Dio.
Giusto
sire.

Purg. XIX. 125.


giusto.

Arcanamente

Purg. XXIX. 120.


Par. xviii.
6.

Colui eh' ogni torlo disgrava.

La viva

giustizia.

Par.

VI. 88.

Giustizia sempiterna.

Par. xix. 58.


xxix. 55.

La ministra
Dell'alto Sire, infallibil giustizia.
giustizia di Dio quant' severa,
//".

Che cotai

colpi per vendetta croscia!

Inf. xxiv. 119.

Dove
Si

(nell'inferno)
di giustizia orribil* arte.
Inf. xiv. 5.

vede

Perch

men

crucciata
gli

La divina giustizia

martelli.

Inf. xi. 89.

La rigida giustizia che mi fruga, Tragge cagion del luogo ov'io peccai,

A metter pi somma
Che mostri

gli

miei sospiri in fuga.

Inf.

xxx. 70.

Sapienza, quanta l'arte

in cielo, in terra e nel

mal mondo.

250

DIO.

E quanto giusto tua virt comparte! Signor mio, quando sar io lieto

hf. xix.

10.

A veder
{

la

vendetta, che nascosa


)

La

giustizia di Dio eh' or ascosa. Frate Sloppa.

Fa dolce Tira tua nel tuo segreto! Vedranno quel volume aperto.
Nel qual
si

Purg.xx.H.
Par- xix. 113,

scrivon tutt'
la piet

suoi dispregi.
ben morta.

Qui vive

quando

Chi pi sceleralo di colui Ch' al giudicio divin passion porta?


'

/w/".

xx. 28.

Donna
S che

gentil nel ciel, che


ti

si

compiange
Inf. n. 94.

D questo impedimento, ov'io

mando.

duro giudicio lass frange.

vendetta di Dio, quanto tu dei


Esser temuta da ciascun che legge
Ci che fu manifesto agli occhi miei!
iw/".

xiv. 16.

La spada
IN tardo,

di

quass non taglia


al
1'

in fretta,

ma

che

parer di colui.
aspetta.

Che desiando o temendo


Giusto

Par. xxii. 16.

giudicio dalle stelle

caggia

Sovra

'1

tuo sangue, e sia nuovo ed aperto.


il

Tal che

tuo successor temenza n' aggia.


fretta:

Purg.
la giusta

vi. 100.

(Ognun che vuol vendetta Non abbia Non tarda a chi l' attende. Fazio. )

Che

vendetta

Giudizi divini.
Abisso Dell'eterno consiglio. Par.
vii.

94; Purg. xxni.^.

Termine

fisso

d'eterno consiglio.

Par. xxxiii.

3.

sommo
Che Son
li

Giove,

fosti in terra

per noi cruci fsso,

giusti occhi tuoi rivolti altrove?

preparazion, che nell'abisso

Del tuo consiglio

fai

per alcun bene,

In tutto dall' accorger nostro scisso?

Purg.

vi. 118.

L'alto fal di Dio sarebbe rotto, (decreto) Purg.xxx.'l.

Cima
Corso
11

di giudicio

di giudizio

non s'avvalla. non s'arresta.

Pur^.
Purg.

vi. 37.

viii.

134.

giudicio eterno

Non

si

trasmula.

Par. xx. 52.

Nel beato concilio

DIO.

251

Ti

ponga

in

pace

la

verace corte.
fine.

Purg. xx. 17.

Dio verit ed ultimo


Il

primo Aero.

Par.

ix. 96.

Colui che in terra addusse

La verit che tanto ci sublima. Il fonte ond'ogni ver deriva.


L'alta luce che da s vera.

Par. xxii. 41. Pa?\


iv.

116.

Par. xxxiii. 54.

Vero, in che
Il

si

queta ogn'

intelletto.

Par.

xxvm.
Par.

108.

bene

dell'intelletto.

Inf. in. 18.


i.

Il

desire dell'intelletto.
fine di lutti
i

7.

Il

desi.

Par. xxxiii. 46.

Io

Nostro intelletto, se

veggo ben che giammai non s sazia il Ver non lo illustra,


si

Di fuor del qual nessun vero

spazia.

Par.

iv.

124.

Dunque all'essenzia, ov' tanto avvantaggio, Che ciascun ben che fuor di lei si trova, Altro non che d suo lume un raggio. Par. xxvi. 31. Lume non , se non vien dal sereno Che non si turba mai, anzi tenebra. Od ombra della carne, o suo veneno. Par. xix. 64.

Lume

lass, che visibile face

Lo Creatore a quella creatura. Che solo in lu vedere ha la sua pace.

Par. xxx. 100.

quella luce cotal

si

diventa.

Che volgersi da lei per altro aspetto E impossbl che mai si consenta;
Perocch
il

ben, ch' del volere obietto.


lei,
l

Tutto s'accoglie in

e fuor di quella
perfetto.

difettivo ci che
10

Par. xxxiii. 100.

veggio ben

come

gi risplende

Nello intelletto tuo l'eterna luce.

Che vista sola sempre amore accende;

E s' altra cosa vostro amor seduce. Non , se non d quella alcun vestigio
Mal conosciuto, che quivi traluce.
Par.
v. 7.

Quel cibo
l'.lie

saziando di

s, di

s asseta.

Purff. xxx. 128.

11

sacro amore che asseta

252
Di dolce desiar.
L'alia
letizia...

DIO.

Par- xv. 64.

Ov

'ogni

ben

si

termina e

s' inizia.

Par. viu. 87.

IVel cielo

la sua reggia.

Quello Imperador, che lass regna...


In tutte parti impera, e quivi regge.

Quivi

la

sua cittade e l'alto seggio:


elegge
1

felice colui, cui ivi

Jnf.

1.

1*24.

Trinit.

mosse il mio alto fattore: Fecemi la divma potestate, La somma sapienza e il primo amore.
Giustizia

Jnf. in. 4.

Matto chi spera che nostra ragione


Possa trascorrer
la infinita via,

Che

tiene

una sustanzia

in tre persone.

Purg.

in. 34.

Tal era quivi la quarta famiglia


Dell'altro Padre che

sempre

la sazia,
figlia.

Mostrando come spira e come


Tre Persone

Par. x. 49.
Par.

in divina natura,
xiii. 26.

in

una persona essa e l'umana.


si

Che quella viva luce che


Dal suo lucente, che non
si

mea

disuna

Da

lui,

n dall'Amor che
il

in lor s'intrea,

Per sua bontate Quasi specchiato,


in

suo raggiare aduna.


Par.
vive,

nove sussistenze,
xiii.

Eternalmente rimanendosi una. Quell'uno e due e tre che sempre

55.

regna sempre in
(0 sempre uno

tre e

due

uno.

Non
Id.
I.

circonscritto, e tutto circonscrive.


e tre.

Par. xiv. 28.


Quel eh'
tre

Fazio, Dittam.

i.

7 -

ed uno.

2.

Guardando nel suo Figlio con l'Amore Che l'uno e l'altro eternalmente spira, Lo primo ed ineffabile Valore.
trina luce, che in unica stella

Par. x.

1.

Scintillando a lor vista

si

gli

appaga.
Par. xxxi. 28.

Guarda quaggiuso

alla nostra procella.

DIO.

2o3

Nella profonda e chiara sussistenza


Dell'alto

lume parvemi

tre giri

Di tre colori e d'una contenenza;

l'un dall'altro,
il

come

Iri

da

Iri,

Parca reflesso, e

terzo parca fuoco

Che quinci

e quindi

egualmente
il

si

spiri.

quanto corto
Al mio concetto
I

dire, e

come

fioco

e questo, a quel ch'io vidi,

tanto, che

non basta a dicer poco,


sidi.

luce eterna, che sola in te

Sola t'intendi, e da le intelletta

E intendente,

te

ami ed

arridi!

Par. xxxiii. 115.

Dio Padre.
La divina potestate. Lo primo ed ineffabile Valore,
Inf.
111.

a.

Par.

X, 3.

Ges Cristo.
La suprema Possanza. La somma sapienza. L'uom che nacque e visse senza pecca.
Il

Par. xxvii. 36,


Inf. in. 6. Inf. xxxiv. 115.

portato santo,

(di

Maria)

Purg. XX. 24.


Par. xxiH. 32.

La lucente suslanza.
Splendor
di quella idea

Che partorisce, amando, il nostro sire; Che quella viva luce che si mea Dal suo lucente, che non si disuna Da lui n dall'Amor che in lor s'intrea.
Quella essenzia, in che
si

Par. xm. 55.

vede
Par,
Par.
II.

Come
E
in

nostra natura e Dio s'unio.

41.

Tre Persone in divina natura, una persona essa e /' iimana.

xiii. 26.

Ch' sola una persona

in
in

due nature.
terra addusse

Purg. XXXI, 81.


Par. xxu. 41.

Lo nome

di colui

che
ci

la verit che tanto

sublima.

L'umana

spezie inferma giacque


In

Gi per secoli molti

grande errore,

rn eh' a/ Verbo di Dio discender piacque,


l' la natura, che dal s^uo Eallore

254

DIO.

S'era allungata, unio a s in persona

Con

l'atto sol del


la

suo eterno amore.


cielo e la terra,

Par.

VII. 28.

Quivi

sapienza e la possanza
il

Ch'apri

le

strade tra

Onde fu gi s lunga Quando il Figliuol


Carcar
si

disianza.
di

Par.

xxiii. 37.

Dio
Par. xxxii. 113.
PuTij. xxxiii. 63.

volse della nostra salnia.


il

Colui che
11

morso

in s punio.

benedetto Agnello.
di Dio, di Dio,

Par. XXIV.
le

2.

L'Agnel L'Agnel

che
che

peccata

tolie.

Par. xvii. 23.

le

peccala leva.

Purg. XVI.
Par.

IG.

Ne
Il

liber con la sua vena.

xxiii. 7;).

sangue per Giuda venduto.

Purg. XX. 83.

E in quel che, forato dalla lancia, E poscia e prima tanto sodisfece, Che d'ogni colpa vince la bilancia.
Chi non credette in Cristo,

Par. xin. 40. Par. XIX. 107.

pria n poi ch'ei

si

chiavasse al legno.

Che

fosti in terra

per noi crucilsso.

Purg.

VI. 119.

Colui, che la gran preda lev a Dite.

luf. XII. 38.

Quando
Con segno

ci

vidi venire

un Possente
Inf. IV. 53.
in via.

di vittoria incoronato.

Cristo apparve a'

duo ch'erano

Gi surto fuor della sepulcral buca.


Il

Purg. XXI.

8.

nostro Pellicano.
vi.

Par. XXIV. 114.


Par. xiu. HI.*
Par. xxni. 105. Par.
IV. 18.

{Fazio, Dittam.
Il

3; Palei, Morg. Mag. xi. 1.)

nostro Diletto.

11

nostro disiro.

Primo amante.
Quello sposo ch'ogni volo accetta

Che

caritate a suo piacer conforma.


lo

Par. ui. lOl.

Perocch andasse ver

suo diletto
Par.
XI. 31.

La sposa
Dispos

di Colui, eh'

lei col

ad alte grida sangue benedetto.


!i>pirito

Sauto.
Inf. in. 6
;

11

primo Amore.

Par.

vi. 11.
vii. 32.

L'atto sol del suo elerno Amore.

Par.

Santo Spiro. Par. xiv. 76

Eterno spiro. Par.

xi. 98.

DIO.

2oo

Guardando
Che Inno
e

nel suo Figlio con lAtiore

V altro eternalmente spira.


ineffabile Valore.

Lo primo ed

Par.
V. Grazia.

x. 1.

Grazia divina
E
in

nessuno scrittore
gli

di prosa, eh' io sappia, ci sar dato di trovare

tanta eccellente variet di nobilissimi

modi di dirC; come nel nostro poeta, avvenga con parole sciolte nominare Iddio s grande era in quell'altissima mente il concetto della Divinit. Signor degli AngeU. Vita Nuova, par, 2 - Lo Signor della giustizia.
quantunque volte
:

V.

N.

p. 29. -

Glorioso Sire.

V. N. p. 22. - Altissimo
ii.

Sire.

V. N. p. 6. -

Imperadore
1.9
di Dio.

dell' universo.

Conv.

6 - Principe dell' universo.


di Dio...

De Man.

-L'universo non

che un'ombra

L'universo un pensiero

De Mon. i. 10 - Il Principio e il Primo, cio Dio... egli l' Alfa l'Omega, vale a dire principio e fine. Ep. xi. 33 -Prima Mente. Conv. 111. 6-11 secretissimo della divina mente. Conv. iv. 30 -U primo agente, cio Dio Conv. in. 14 - Prima cagione. Conv. ii. 6; ni. 2; J^p. xi. 25 Cagione di tutto. Conv. iii. 12-Universalissima cagione di tutte le cose.

Conv. ni. 0- Maggior fattore. Conv. iv. 9 -Iddio principio delle nostre anime e fattore di quelle simili a s. Conv. iv. 12 -Unico Motore. De Mon. I. 11 -Chi mosse l'Universo. Conv. in. 15 -Dispensatore dell'universo. Conv. I. 3 - La natura universale, cio Iddio. Conv. ni. 4 - Esso Naturante il quale Dio. De Vul. El. i. 7 - Altissimo e gloriosissimo seminante. Conv. iv. 23 - Iddio eterno, con l'arte sua ch' la natura. De Mon. 1. 4 - L'artefice Iddio... dal cielo, che instrumento dell'arte divina,

comunemente chiamata

natura.

fezione, principio ed amatore.

De Mon. u. 2 De Vul. El. i.

5 -

Primo fabbro d'ogni perQualunque perfezione


Ep.
xi.

un raggio del Primo, stante nel


Colui che solo eterno. Ep.
ix. -

sommo

grado

di perfezione.

26

Quelli la n'ha data, che la nostra im-

mortalit vede e misura. Conu.n. 9 - Colui che da nulla limitato, cio


la prima bont, eh' Iddio, che solo coli' infinita capacit l' infinito comprende. Conv. iv. 9 - La semplicissima delle sostanze. De Vul. El, i. 16 - Prima semplicissima e nobilissima virt, che sola intellettuale, cio Iddio. Conv. in. 7 - Sole spirituale e inintelligibile, eh' Iddio ....

.Nullo sensibile

in tutto

il

mondo
;

pi degno di farsi esempio di Dio,


s prima e poi tutti
i

che

'1

Sole,

lo

quale

di sensibile luce

corpi c\>

lestiali e

elementali allumina
le celestiali

cosi Iddio s prima con luce intellettuale


Iddio tutto gira

allumina e poi
in

e l'altre intelligibili....

e tutto intende... Iddio s

quanto

la

distinzione
),

medesimo mirando vede insiememente tutto, delle cose in lui per modo che lo effetto e
(

nella cagione

vede quelle distinte.

Conv.
4 -

ni.
i.

12 - Quei che ogni nostru

secreto prima di noi discerne.


sola i:ompiutamenle vede. Conv.

De Vul. EL
ii.

5 -

Somma

Deit che s

Luce che sola s medesima vede

compiutamente. Conv.

ii. 6 - Fulgentissimo specchio, nel quale tutti sono rappresentati bellissimi (gli Angeli}, ed In cui avidissimi si specchiano. I>e Vulg. El. i. 2 - La somma Deit. Conv. iv. 21 Somma e spirituale

Virt. Conv.

IV.

20

Prima

Bontji.
iv.

Conv.
-

iv.

9; De

Mon.

i.

4 r

La

sftii-

iurabile bont divina. Conv.

5.

Universalii*simo benefattore.

Conv.

25&
j.

DIO.
-

La sua larghezza noo si strigne da necessit d'alcun termine, non ha riguardo il suo amore al debito di colui che riceve, ma soperchia
8

quello in dono,

e in beneficio di virt
iv.

beatitudine somma. Conv.

e di grazia. Conv. iii. 6. - ISostra 22 - L' ultimo desiderabile. Conv. iv. 12 -

Termine
pace.
in

del sommo bene dell'uomo. Conv. iv. 12 - Lo VUa Nuova, par. 25 - Bene dell'intelletto. Conv.
si

principio della
u. 14 li

vero

anima nostra. Conv. u. 45 - Appo Dio non scelta di persone. Conv. iv. 20 - Niun gaudio v'ha fuori di Dio, ma tutto in Dio, ed esso Dio allegrezza. De Val. El. i. 4 - Divino provvedimento
che
queta
1'

Cont). IV. 1- Eterno Consiglio.

Conr.

iv.

5- Colui che l'ha fatto

il

mondo

che

'1

governa. Conv.
-

iv.

1- Quel consiglio che per


dell'

tutti provvede.

Conv.
nostre
del

IV. 1

La pietosa provvidenza
le alte

eterno
v. 1 -

re,

il

quale mentre per sua


lo

bont perpetua

cose celesti, quaggi volgendo

sguardo,

le

basse e terrene non abbandona. Ep.


tutto l'angelico e

La divina provvidenza che

l'umano accorgimento soperchia^ occultamente a noi


iv.

molte volte procede. Conv.


dine tutte le cose provide.

5 - Colui
ii.

il

quale ab eterno con beli' orvolere


i,

De Mon.

4 - Dal

di

Dio fatta,

governata conservata ciascuna cosa.

De Vul. El.

4 - Ci che nella

mente
che
la

di Dio esso Iddio, e Iddio massime vuole s medesimo, seguita ragione da Dio, secondo ch' in esso, sia voluta. E perch la volont

e la cosa voluta in Dio tutto uno, seguita

che

la divina

volont sia essa

ragione. Di qui nasce che la ragione nelle cose non altro che similitudine
della volont divina; e per quello che non consuona alla volont di Dio non pu essere essa ragione; e ci ch' consonante alla divina volont, ragione. Per la qual cosa cercare se alcuna cosa fatta di ragione, non altro (he cercare s' ella fatta secondo che vuole Iddio. De Mon. n. 2 - Fiil quale massimamente e in Dio. losofia uno amoroso uso di sapienza perocch in lui somma sapienzia e sommo amore e sommo atto, che non pu essere altrove, se non in quanto da esso procede. Conv. ni. 12 E Ges Cristo detto Colui che tanto am la natura umana che quello eh' ella chiedeva egli del proprio sangue morendo suppl. De Mon.n.W La Sapienza... per voi dirizzare, in vostra similitudine venne a voi. Conv. ni. 16. - Colui che venne da Quello (Dio): Colui che fece le creature spi; :

rituali,

Colui che le conserva,

cio

Cristo, figliuolo del sovrano Iddio e figliuolo di

l'Imperadore dell'Universo, che e Maria Vergine femmina


(

veramente e figlia di Giovacchino e d'Anna ), uomo vero, il quale fu morto da noi perch ci rec vita il quale fu luce che allumina noi nelle tenebre, siccome dice Giovanni Evangelista e disse a noi la verit di quelle cose che noi sapere senza lui non potevamo, n vedere veramente. Conv. n. 6 - E la Trinit chiamata: Altissimo e congiuntissimo concistoro divino della Triade. Conv. iv, 5 - La Maest divina in tre Persone, che
:

hanno una sustanza...


del
Figliuolo...
11.

la

potenza
e

somma

del Padre,

la

somma

sapienza
Sauto.

la

somma
.

ferventissima

carit

dello Spirito

Conv.

6.

Sommo
.

Ben.

Petrarca, Son. 10.

Quel sommo Ben ^ommo Sole.


.

che mai non spiace.


Son, 38, p. 2; Canz.

Son. 67.
viii. 1. p. 2.

DIO.
Il

257
Canz. CVmj.
vii.

Molor eterno delle

stelle.

L'alta caglon prima.


Principio nostro.

vii. 10. p. 2.

Son. 75.

Mastro eterno. Quel benigno re che


Signor
. .

Canz. v.
'1

5.

elei

governa.

Canz.

i.

2. p. 4.

Che pur

col ciglio

il

del governa e

folce.

Son. 83. p. 2.

Quel, che 1

mondo governa pur

col ciglio.

Tr. Dir. 55.

Quel ch'infinita provvidenza ed arte Mostr nel suo mirabil magistero


;

Che cri questo e quell'altro emispero... Venendo in terra a illuminar le carte Ch'avean molt'anni gi celatoli vero.
Tu, che vedi
i

Son.

miei mali indegni ed empi,

Re del

cielo, invisibile,

immortale.

Soccorri all'alma disviata e frale,

'1

suo difetto di tua grazia ademp.


Al sommo Sole

Son. 85. p. 2.

Piacesti

s,

che

'n te

sua luce ascose.


in te si pose.

Canz.

viii. 1.

p. 2.

Colui che
Il

amando

Id.

figliuol glorioso di Maria.

Canz.
cielo slassi,

i.

8. p. 4.

Come
Ed
indi

piace al signor che

'n

regge e tempra l'universo.


lui,

Trionfo Morie,
Tr. J/or.

i.

70.

Nel volto di

che tutto vede.


Son. 75. p. 2;
ii.

78.

Nel Signor che mal

fallito
si

Non ha promessa
Alto giudicio.

a chi

fida in lui.

Trionfo Divinit
Ariosto, xxxiv.

4. 1.

Giudiclo altissimo di Dio.

xxxiv. 11.

Air eterna Boutade, all'infinito Amor, rendendo grazie, le man stesi.


Il

xiii. 18.

sempiterno amante.
la

xiv. 74.

E
Non

Bont

inefl"abile,

ch'invano
xiv. 75.

fu

pregata mai da cor fedele.

Colui che nulla cosa ha oscura.

xi\. 103.

Innanti a quel che

'1

tutto vede,
xxi. 32.

E mi pu

ristorar di grazia eterna.

Ma
N<>

Dio, che spesso g' innocenti aiuta,

lascia
Voi,.

mai chi
I.

'n

sua bont

si

fida.

vxiii. 53.
17

238

DIO.

punito da Dio, che pi s'accende Contro chi egli ama pi, quando s'offende.
Dio solo,
L' eterna
Il

xxxiv. 62.
xxxviii. 39.

cui

non cosa futura ignota,


lutto intende e vede.

Mente.
'1

xxxv.

8.

Signor, che

xli. 61.
ni. 44.

Gran Motor. Il Motor del

cielo e delle stelle.

xli. 76.

dall'alto soglio il Padre Eterno, Ch' nella parte pi del Ciel sincera, E quanto dalle stelle al basso inferno, Tanto pi in su della stellata spera.
Gli occhi in gi volse, e in

Quando

un

sol

punto e

in

una
Tasso,
i.

Vista mir ci ch'in se

il

mondo aduna.
umani.

7.

Con quel guardo


Nel pi secreto lor
Il

suo, ch'addentro spia


gli affetti

Re del mondo. Or quai pensier, quai petti Son chiusi a te, sant' Aura, e divo Ardore.
Quel Signor che in ogni parte regna. L'immutabil Mente.

Sedea

col, dond'egli e
al tutto, e
il

buono e giusto
angusto,

D legge
Sovra
i

tutto orna e produce

bassi confin del

mondo
si

Ove senso
E

e ragion

non

conduce;

della eternit nel trono augusto

Risplendea con tre lumi in una luce.

Ha

sotto

piedi

il

Fato e

la

Natura,
'1

Ministri umili, e

il

Moto
uniti

e chi

misura.
al

ix. 56.

Te Genitor, te E te, che d'ambo

Figlio eguale

Padre,

amando

spiri.

{Par.

x. 1.)

xi. 7.

Dio, che scerni

L'opre pi occulte, e nel mio cor t'interni.

xu.26.

Ma
Sedeva

vigilando nell'eterna luce


al

suo governo

il

Re

del

mondo;
xiv.
2.

E rivolgea dal cielo al Franco duce Lo sguardo favorevole e giocondo.


Conobbi
allor ch'augel notturno al Sole

nostra mente

ai rai del primo Vero. Quel Dio che scese a llvmhiar le eurte.

xiv. 46.
[Pel. S. 4.)

xv.

21).

DIO.
Il

259
xviu.
7.

gran Re che

mondo
il

regge.

giustizia del Ciel,

quanto men presta,


popol rio
!

Tanto pi grave sopra

xix. 3S.

Dirimpetto.
Di conlra.
Piirg. x. 67; Par. xxxii. 31.
di

A rimpetto A me fu a

me.

Purg. xxix. 89. Purg. xxix. 151.

rimpetto.

Diritto perdere.
S\ che convien che Mandricardo cada

D'ogni ragion che pu nell'augel bianco,


che pu aver nella famosa spada.
Ariosto, xxx. 64.

Discendenza.
Questa ha ne' rami suoi migliore
uscita.

Pi//rr/. VII.

132; e

vii.

121.

r
Che
S,

fui

radice della mala pianta, {Par. xviii. 13.)

la terra cristiana tutta

aduggia
Purg. xx. 43.
Par.
ix. 31.

che buon frutto rado se ne schianta.


D' una radice nacqui e
io

ed

ella.

fronda mia, in che io compiacemmi

Pure aspettando,
Verga gentil

io fui la

tua radice.
Par. XV. 88
;

Purg. xxviii. 142.

di picciola

gramigna.
Calfucci

Purg. xiv. 102.


Par. xvi. 118. Par. xxvi. 106.

Gi venia su,

ma

di piccola gente.
i

Lo

ceppo, di che nacquero

Era gi grande.
Quel, da cui
si dice

Tua cognazione.
seme amaro?

Par. xv. 91. Par. xv. 48.


Par.
viii.

Nel mio seme se' tanto cortese.

Com'
Il
Il

uscir

pu

di dolce

92.

pregio e l'onore Della casa da...

PMr(/. xiv. 88.


viii.

nome

tuo.

Purg. xiv. 122. -Vostra gente. Purg.


-

128;

xiv. 108. - Sangue. Purg. vi. 101; xi. 61; xiv. 91; xix. 110;

XX. 61
1

Par. xvi.

1.

La sua semenza.
il...

Par.

ix. 3.

Ravignani, ond'
giti

Par. x vi. 97. Par. xvi. 122.

Disceso

da Fiesole.

Di lui Morte
(

discesi.

Purg.
ostiimue

vili.

119.

di tua schiatta.

Inf. xxviii. 109.


)

(lisccn(Jcnz;i

che

;;i

260

DISCENDENZA.

L'antiquo sangue che venne da Troia,


Per
li

duo miglior

rivi in te
il

commisto,
la gioia

Produrr l'ornamento,

fior,
'1

D'ogni lignaggio eh' abbi

Sol mai visto


Arioslo,
III.

Tra

l'

Indo e

'1

Tago...
ti

17.

Yedi quel primo, che

rassimiglia

. .

Capo in Italia fa di tua Del seme di Ruggiero in


Quel Ruggier, che fu

famiglia.
te concetto.
di voi
1.4.
III.

24.

de' vostri avi illustri

ceppo vecchio. Ruggiero incominci: che da' Troiani


il

Per la linea d'Ettorre erano scesi;...

Fu Ruggier primo... che


Di nostra madre
1'

f ...

utero fecondo.
i

Della progenie nostra

chiari gesti
al

Per r istorie vedrai celebri

mondo.

xxxvi. 70. 72.

Esser scesa dalla bella fonte,

Ch'avea si chiari rivi, si godea. Quinci Mongrana, e quindi Chiaramonte, Le due progenie derivar sapea,
Ch'ai mondo fur molti e molt'anni e
Splendide, e senza par d'uomini'
lustri
illustri.

XXXVI.

7i).

Acci che delle due progenie illustri, Che non han par di nobiltade al mondo. Nasce un lignaggio che pi chiaro lustri Che '1 chiaro sol, per quanto gira a tondo; E come andran pi innanzi ed anni e lustri. Sar pi bello, e durer (secondo

Che Dio m'inspira, acci

eh' a voi noi celi)


i

Finche terran l'usato corso

cieli.

XLIV. 10.

Del sangue d'Azio, glorioso, augusto

L'ordin

vi si vedea, nulla interrotto;

Yedeasi dal roman fonte vetusto


I

suoi rivi dedur puro e incorrotto.

Tasso, xvii. 66.

Poi vedi, in guisa d'

uom
il

che onori ed ami,

Ch'or

l' al fianco
il

Azzo

quinto, or la seconda.

Ma d'Azzo
E
il

quarto
la

in pi felici

rami
fato

Germogliava

prole alma e feconda...

buon germe roman con destro

DlSCErsDE.NZA.

261
xvii. 79.

ne'

campi bavarici

Iraslalo.

Ma
Bella

ne' suoi rami italici fioriva


xvii. 81.

non men la regal pianta a prova. Veduto hai tu della tua stirpe altera
la

rami e

vetusta alta radice:

E, sebben ella dall'et primiera

Stata

fertil

d'eroi
di

madre

e felice.

Non

fia

partorir mai stanca;


in lei virt

Che per vecchiezza

non manca.

xvii. 86.

Discendere.

Venimmo

al

punto ove
lo

si

digrada.

Inf.wi.lL
Inf. xxiv. 7^.

Dismontiam

muro.

Discernere

Y. Guardare, Riconoscere.

Discolpa.

Ed aspetto Carlin che mi scagioni. Come fa chi da colpa si dislega.


In suo discarco.

Inf. xxxii. 69.

Purg. xxxiii. 131.


Ariosto^ xuii. 141.

Egli gi confessar non glie lo vuole;

E perch

tor di colpa

si

vorrebbe.
*

xxxiii. 86.

Discordia.
Citt partita.

Inf. vi. 61.

Dimmi
Ed ora

la

cagione,
/n/'.vi. 62.

Per che l'ha tanta discordia assalita.


in te

non stanno senza guerra


Purg.
vi. 82.

Li vivi tuoi.

Quei che scommettendo acquistan carco.


Seminator
di

Inf. xxvii. 136. Inf. xxviii. So.

scandalo e di scisma.

Quando

la

gallica face
la

Per lutto avr

bella Italia accesa.

Ariosto,

iii.

49.

La conobbe
Fatto a
liste

al vestir di

color cento.

inequali ed infinite,
;

Ch' or

la

coprono, or no

che

passi e

'1

vento

Le giano aprendo, ch'erano sdrucite. I crini avea qual d'oro e qual d'argento,

neri e bigi; e aver pareano lite:

Altri in treccia, altri in nastro

eran raccolti.

262

DISCORDIA.
sciolti.

Molli alle spalle, alcuni al petto

Di citatorie piene e di

libelli,

D' esamine e di carte d procure

Avea

le

mani e

il

seno, e gran fastelli

Di chiose, di consgli e di letture;

Per cui

le facult de' poverelli

Non sono mai Avea dietro e

nelle citt sicure.

dinanzi, e d'ambi

lati,

Notai, procuratori ed avvocali.

XIV. 83. 84.

Quivi era la Discordia impaziente.


Inimica di pace e d'ogni tregua.
XXIV. 114.

Corre a pigliare

mantici di botto.

Ed agli accesi fuochi esca aggiungendo. Ed accendendone altri, fa salire Da molti cori un' alto incendio d'ire.
Di ci
si

xxvii. 39.

ride la Discordia pazza,

Che pace o triegua omai pi teme poco. Scorre di qua e di l tutta la piazza. N pu trovar per allegrezza loco. La superbia con lei salta e gavazza,

E legna ed
E E E E
la

esca va aggiungendo al foco.

xxvii. 100.

L' acciaio allora la Discordia prese,


pietra focaia, e picchi

un poco,
il

l'esca sotto la Superbia stese,


fu attaccato in
s

un momento

foco;

di

questo l'anima s'accese

Del Saracin, che non trovava loco:


Sospira e freme con
s orribil
il

faccia,

Che

gli

elementi e tutto
tal

ciel

minaccia.

xviii. 34.

Per

cagion discordie e risse


Tasso, V. 33.

Germoglieran fra quella parte e questa.

Discorso, ripigliare.

se continuando

il

primo

detto.

Inf. X. 76.

Discostarsi.
Fatti
'n cost,

malvagio uccello.
facesti.
il

Inf. XXII. 96.

Da

cui

mala partita D che


fi

Inf. XXII. 70.

Quanto

discorda

Da

terra

ciel.

Purg. xxxiii. 80.

ii

Disegno.
Faccian
gli Ghibellin,
i

faccian lor arte.

Par.

vi.

103.

(eseguiscano

lor disegni)

Vincer

la

prova.

Inf. viii. 122.


ix. n. 9,
)

(Verr a capo del mio proposito- Vinse la prova. Boc. G.

Ma
A
Non
Ch'
io

perch veggi me' ci eh'


star...
e

io disegno,

colorar distender la mano.

Purg. xxn. 73.

non adombri

incarni

il

mio disegno. Ariosto,

i.

58.

Per ru'mar

la pratica eh' in piede


ix. 26.

Era gagliarda^ e presso al iin guidata. Turbar la tela ordita. Ed aprendo alla donna il suo pensiero. Riusc r avviso. Ma vano il mio disegno ieri mi uscio. M'era V avviso riuscito lunge.
Il

xvii. 83.
xxiii. 12.

xxiii. 12.

xxvi. 39.

xxv. 83.

disegno
il

non

gli

era uscito.

xxx.

77,

Fatto

pensier. v. 23.

Ebbe pensiero.

xxiv. 92.

Ma

contrario al pensier segu T effetto.

xxxi.

9.

Disesnare.
Segni che l'Angelo profila.

Purg. XXI. 23.


Solitudine.

Diserto V.
Aspro
diserto.

Purg.

XI. 14.

Solingo pi che strade per diserti.

Purg.

X. 21.

Quando

si

vide sola in quel deserto,


sol

Ch'a riguardarlo

mettea paura.

Ariosto, vili. 36.

Disgrazia, venire in disgrazia.

Che per

tal

donna giovinetto

in

guerra
Par.
XI. 58.

Del padre corse.

Disingannarsi.
Li pensier e' hai si faran tutti monchi.
Inf. xiii. 30.
/n/".

E questo
Poi
si

sia

suggel ch'ogni
s

uomo

sganni,

xix. 21.

part

come

ricreduta.

/*wrf/.

xxiv. 112.

Se cagione
I.

altra al

mio rider

credesti,

asciala per

non vera.

Purg. xxi. 127.

2f)4

i)lSl>GA>xNARSl.

Vedrai sommerso
ISel falso
il

creder tuo.

Par.

ii.

01.

Confessar corretto e certo

Me

stesso.

Par.

ni. 4.

Disubbidienza.
11

trapassar del segno.

Par. xxvi. 116.

Disonorare, Disonore.
Mor fuggendo e difiorando il giglio. Purg. \u. 103. L'opere sozze... Due corone han fatto bozze. Par. xix. 136.
Alla tua onta.
Inf.

xxxn. HO.

Dispiacere.

Non
Ed Ho

ti

sa fatica.

Inf.

xxx. 3b.

Dir chi tu se' non avere in dispregio.


io,

Inf. xxni. 93. /nf. xxii. 76.

temendo noi pi
fia

star cruciasse Lui.

io

appreso quel che, s'io ridico, savor di forte agrume.


'1

molti

Par. xvii. 116.


Son. 16.
Inf. in. 80.

Non siate sdegnosa. Temendo no mio

dir gli fosse grave.

(E voi non gravi Perch'io un poco a ragionar m'inveschi. Inf.xiu. 56. - Che pi mi graver, com' pi m' attempo. Inf. xxvi. 12. - Ci che mi grava e che mi pesa molto. Son. b. - >'on gravi al mio Signor perch'io '1 ripreghi. Petrar. Canz.y. 6. - Perch di lasciar l'elmo anche Vaggrevi. Ariosto, 1.26. - Waggreva. xxiv. 78. - A lei venir non gli paresse grave. IX, 19. - L'ascoltar ci grava, x.llo. - A te non graver prima aspettarmi, xxi. 47, -Acni mfra^iimenfe aggrava e incresce. xxxvi.30, -Quanto

mi grava,

viii,

73; xxi, 61.)

Con
Inf.

beffa S fatta, ch'assai credo che lor noi. Inf. xxiii. 14.

(E l'un
se
'1

di lor che si rec a noia Forse d'esser nomato s oscuro, xxx. 100. - Guardate che '1 venir su non vi noi. Purg. ix. 87, - Fuggi, perir t' noia. Son. 8, - Par eh' assai le prema Questa novella, e
il

molto

cor l'annoi. Ariosto, xxii, 42,

Ci che pria mi piaceva allor m'increbbe. Inf. xxvii. 82. Canz. ii. 1. E m' incresce di me s malamente.
(Poi seguir siccome a lui ne 'ncrcbbe Troppo altamente. Petrarca, Canz. 1. 1. - A cui mirabilmente aggrava e 'ncresce. Ar. xxxvi. 30. - Nel cor profondamente gli ne 'ncrebbe. xxxvi. 27. - E gli ne dolse e gli ne increbbe forte, xuv. 8 - S lor ne dolse, e lor ne 'ncrebbe tanto.
xxxix.
i7.
)

Indurlo ad ovra che a

me

stesso pesa.

Inf. xiii. 50.

DISPIACERE.
(

265
vi. 58. -

11

tuo affanno Mi pesa

s,

che a lagiiniar m' invila. Inf.

non
r.

le

pesa del mal ch'ella vede.

Canz.

ni. 4. -

Mi pesava duramente.

A',

par. VI. - Gli pesa. Ariosto, ix.l4; xxvii. 42. -

Tanto

le

ne pesa^ Che
di te...

d'ira piange, e battesi la fronte, xxiv. 73. -Armida, assai


Tasso, XVI. 32.
)

mi pesa

Che il ricordar mi coce. La sua condotta tanto al cor Che n'arrabbia di duol.
(Il

Petrarca, Canz.
gli

i.

4.

preme,
Ariosto, xxi. 4.

preme. Ariosto, xxiii. 42. - Par ch'assai le prema Questa novella, e molto il cor Tanno/, xxii. 42. -Questo... Gli preme al cor: ma pi che questo e quello, Gli preme e fa sentir noioso affanno L'aver... xi. 14. - Ma vie pi il cor mi preme, Che il mio canresto
fin

al

cor

le

dido onor macchiar volesse. Tasso,

iv. 38.

M'era acerbo
11

forte.

xvii. 51.

che a patir mi
gli

fu

duro
e

forte.

xvi.
xlii.

11.

Troppo

era acerbo

duro.

18.

Disporsi.

Che

s'

arfiomentin di

campar

lor legno.

Inf. xxii. 21.

Disposto non.

conversione acerba.

Par.

xi. 103.

Disprezzo, Disprezzare.
Credendo
col morir fuggir disdegno.
Inf. xui.

"K

[Ebbe a disdegno. Inf x. QZ-Ebbe, e par ch'egli abbia Dio in dnv degno, e poco par che '1 pregi. Inf xiv, 69- Mentre i bei rami non m'ebber a sdegno. Petrarca, Son.3S-Avcr la vita a sdegno. Tasso, i. 9 -Hanno...
a schifo. Petrarca, Son.
t6.

99.)

Rende

in dispetto noi e nostri prieghi.


lo

Inf. xvi. 29.

(Com' aresse

Inferno in gran despitto. Inf. x. 36 - Ogni uomo.

ebbi in dispetto tanto arante. Ch'io ne mori. Purg. xi. 64.)

Dispetto a meraviglia.

Par. xi. 90.


e

Gente dispctta. Inf. ix. 91. - Dispetta E l'nn di lor che si rec a noia Forse d'esser nomalo s oscuro.

scura. Par.

\i. 65.

Inf.xw.

100.

Distanza.
Di lungi v'eravamo ancora un poco,

Ma non

ch'io non discernessi...


la nostra via

//". iv.

70.

Non era lunga ancor D qu(f dal sommo.

luf. iv. 67.

260

D1STA^ZA.

Yia l olir, (a molla disianza)

hf.w.iV.

Forse in tre voli tanto spazio prese


Disfrenata saetta, quanto ermo

Rimossi

. .

Purg. xxxii. 34.

(Ancora era quel popol di lontano, Quanto un buon qittator trarria con mano. Purg, ni. fil- Intra jactum teli. Virg. JEn. xi. CS-Or. Met, IV. 1\ - Al trar d'un balestro. Inf. xxxi, 83 -Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto Potria gagliarda man gittare un sasso. Ariosto, xi. ^2.)

Quanto
Tanto
di l

di

qua per un rnjlialo eravam noi gi ili.


vi.

si conta,

Piirg. xui. 22.


di)

(Che rifulgeva pi di mille milia. (lontano pi


miglia lungi alla marina. Ariosto,
miglia,
xiii,

Par. xxvi.76-Due
oltre sei

56 -

E non era lontana


-

23 s'

Tu non andrai

piii

che sei miglia innante Che troverai...


Presso a due
xxxi. 37 -Poi che fu dentro a

XV. 43 -

accostan a dieci miglia a quello, xxi. 36

miglia, xxiii. 44

-A men
ci

di dieci miglia,
46.
il
)

molte miglia andato, xlu.

Tre passi

facea

fiume lontani.

Purg. xxviii. 70.


Ariosto, xliii. 72.

D'una

terra quindi non lontana.

Emaus

citt, cui breve strada

Dalla regal Gerusalem disgiunge;

Ed uom, che

lento a suo diporto vada,

Se parte mattutino, a nona giunge.


Di qui lontano

Tasso,

ii.

56.

Quanto

in

due giorni un messaggero andria.


Distogliere.

viii. 51.

La qual
S,

(vilt)

molte

fiate

l'uomo ingombra
Inf.
ii.

che d'onrata impresa

lo rivolve.

46.

E tanto seppe dir, che lo ridusse Da quel crudele ed ostinato intento.


Cerca Di
fargli quel pensiero

Ariosto, xxiv. 89.


xviii. 170.

irrito e nullo,

Distratto.
Io,

che divisa

scevra
Ariosto, v. 26.

lungi era da me, non posi mente.

Diverso da quello che sembra.


Molto di
l

da quel eh'

egli parvente.

Par. xix. 57.


Par.
iv. 55.

Sua sentenzia d'altra guisa Che la voce non suona.


.

267
Divertir^ii.

Spesso in conviti, e sempre stanno in

feste,

In giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza:

Or presso ai fonti, all'ombre Leggon d'antiqui gli amorosi


Godeansi
il

dei poggetti,
detti.

Ariosto, vii. 31.

Corcate sa tappeti alessandrini,


fresco rezzo in gran diletto.
di'

Fra molti vasi

diversi vini,

d'ogni buona sorta di confetto.


flutti

Presso alla spiaggia, coi

marini

Scherzando,

le

aspettava un lor legnetto

Finch

la

vela empiesse agevol ra;

Che un

flato

pur non ne spirava

allora.

x. 37.

Divozione, atteggiamento divoto.


Ella giunse e lev

ambo

le

palme,

Ficcando

gli

occhi verso l'oriente,

Come
Te

dicesse a Dio: D'altro nen calme.


lucis ante s

divotamente

Le usci di bocca, e con s dolci note, Che fece me a me uscir d mente. E l'altre poi dolcemente e divole
Seguitar
lei

per lutto l'inno intero,


occhi alle superne ruote.

Avendo
Cuor

gli

Purg.

viii. 10.

di

mortai non fu mai

digesto (disposto)

divozion ed a rendersi a Dio


tutto
il

Con

suo gradir cotanto presto.

Par. x. 53.
ii.

S devoto, Quant' esser posso pi, ringrazio Lui. Par.

47.

Di devota umilt la donna tocca,

tome

si

vide in loco sacro e pio.


la

Incominci col core e con


Inginocchiata, a

bocca,
Ariosto,
iii.

mandar

pricghi a Dio.

8.

Ed

egli tra baroni e paladini.

Principi ed oratori, al

maggior tempio Con molta religione a quei divini


ne die agli
altri

Atti intervenne; e

esempio.
xiv.
6*J.

Con

le

man

giunte, e gli occhi al ciel supini...

Divulgare.
poi
'-Ilo
li

\n('('

in

\orv

si

fc <|UeslU

268

DIVLLGARI.
il

Strana av ventura in mito


Molli guenier
s

mondo

nota,

misero

all'

inchiesta...

Ariosto,

wn.U.
xxiii. 48.

11

Di voce in voce, e d'una in altra orecchia grido e "l bando per la terra scorse.

Dolcezza.
Cominci
egli allor si

dolcemente,

Che la dolcezza ancor dentro mi suona. Lo mio Maestro, ed io, e quella gente
Ch'eran con
lui,

parevan

contenti,

'

Com'a nessun

toccasse altro la mente.

Purg.

ii.

113.

In dolcezza, ch'esser

non pu nota,
s'

Se non col dove il Ancor mi distilla


Per tanti
rivi

gioir

insempra.

Far. x. 147.

Nel cuor lo dolce che nacque da essa, (visione) Par. xxxiii. 62.

s'empie d'allegrezza
Par, xvi. 19.
riso

La mente mia, che di s fa letizia Perch pu sostener che non si spezza. Che dentro agli occhi suoi ardeva un
Tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo

Della mia grazia e del mio paradiso.


(

Par. xv. 34.


3.
)

Mi parve allora vedere

tutti

termini della heatitudine. V. N. p.

Ci ch'io vedeva, mi sembrava un riso


Dell'universo, perch mia ebbrezza

Entrava per l'udire e per


Io vidi sovra
lei

lo viso.

Par. xxvii.

4.

tanta dolcezza

Piover. [Petrarca, Son. 140)

Par. xxxn. 88.

r sento in mezzo l'alma Una dolcezza inusitata e nova,


La qual ogni
Si

altra

salma
ritrova.

Di noiosi pensier disgombra allora.

che di mille un sol vi

si

Petrarca, Canz.

vi. 0.

Lo cor
Pien
di

si

stempra Di soverchia dolcezza.


lo

Canz.

viii. 1.

(Una dolcezza che

cor

mi

fura. Cino,

xxxn.)

quella ineffabile dolcezza


Son. 80.

Che

del bel viso trassen gli occhi miei.

L'alma, tra l'una e l'altra gloria mia,

Qual celeste non so novo

diletto
sentia.

E qual

strania dolcezza

si

Son.

191).

DOLCEZZA.

269
So. 70. p.
2.

Dolcezza ch'uom mortai non senl mai.

Quanta dolcezza unquanco

Fu

in cor
in
s'
i'

d'avventurosi amanti, accolta


ch'i' sento, nulla.

Tutta

un loco, a quel ho alcun dolce,


il

Canz.Mi.

4.

dopo
si

tanti amari,

Che per disdegno


Si senti

gusto

dilegua.

Son. 37.
Cans., xvii. 2.

Falso dolce fuggitivo.

dentro di dolcezza oppresso,


Ariosto, xxxi. 28.

E di pietoso affetto tocco il core; E lacrim per gaudio e per amore.


Allora
Sentii,

un non so che soave ch'ai cor mi scese, e vi

e piano
s'affisse,
Ja.sso, xix. 94.

Che, serpendomi poi per l'alma vaga...

Dolore.
Di dolore ostello.
d'infinita doglia.

Purg.

vi. 76.

{Io son d' OQii dolor ostello e chiave. Ballata, i.- Son

Mio

albergo

Petrarca, Son. 33.

p. 2 )

Me

fatto hai fonte di

mar-

tiri ... e di tristizia loco. Gino, lxxii,

La dolorosa.
In tutti
i

Inf.

xxx. 19. La miserella.

Purg. x. 82.
/n/".
i.

suoi penser 'piange e s'attrista.


le 'n duole.

57.

(L'anima piange, ^si ancor

Canc.xiv. 3 -Io sento p/aN^er


li

l'anima nel
Il

core, SI eh' agli occhi fa


si

pianger
n' occide

suoi guai. Gino. lvi.

cordi pianger tutto

distrugge,

E Vanima

se 'n

duol
fa si

si

che ne stride.
-

Cino, LV. -Tal che la


di dolore

rimembranza me
si

grande schiera
Talor

Dentro alla mente, che l'anima stride. Cino, lxxxi.


'1

tace la lingua, e

cor

lagna

Ad

alta voce, e 'n vista asciutta e lieta

Piagne dove mirando

altri noi vfide.

Petrarca, Son. 99.

Di dolor
(

trafitto.
la trista,

/?i/.

xxvii. 12.
cor trafitto.

Fo come

Che corre
- Io

al

pianto quando ha

il

Fazio, Diltamondo, n. 11
II.

son

cotanto dal dolor costretta. Ditt.


il

12 -Di dolor compunto. Petrarca, Son. 149- Trapassato

cor d'estretrafisse,

ma

ambascia. Ariosto,

v.

55 -

lui

tanto dolor

l'alma

v.

63; XIV. 59

-Fu per morir con


le [e

lui

dal grave duolo, Ch'alia sprovista lo

trafisse, vinto, xxxviii. 76.)


Il

dolor

la

mente torta.

Inf. xx. 11.

(E in tanta mattezza di dolor cadde. Boccaccio, Gior. u.n, 10 -Vicina ad

impazzar

fu di dolore. Ariosto, xxxix. 31.)


s

E che

gent', che par nel duol


v, 126 -

vinta?

Inf

iii.

33.

(11 dolor mi vinse. Purg. Chi est donna che giace s vinta ? Dante, Son. 14-L' anima mia dal dolor vinla. Petrarca, Son.18. p. 2l*oi.

se vinto le vidi dal dolore. Tr. Mor.

ii.

103- Vinta

e lassa

era gi

270
l'anima mia E
'1

DOLORE.

corpo in sospirar et in trar guai. Cino, lxxv-Fu, vinta dal dolor, per restar morta. Ariosto, viii. 12 - E di s grave duol non cadde vinto. Casa, Son. 14 -Ed il Boccaccio, Gior. v. n. 3: Fra per lo
gridare e piangere era si vinto che pi avanti non poteva. - liano: evicta dolore. JEn. iv. 474.)
il

Virgi-

PI nel dolor
(Il dolor

s'

accese.
il

'

Purg. V. 126.
Dante, Son. 26.

che

gli

ardea

petto. Ariosto, xii. 62.)

10

temo

forte che lo cor s schianti.


s

piena di dolor la mente, Che l'anima sen briga di partire. G. Cavalcanti -E yHt che 'l cor dal petto se oli schianti, E che
dal corpo l'alma via si fugga. Poliziano, Stanze,
sol,
i.

(Tu m'hai

57- Che pensandovi

dalla radice Sveller

si sente il

cor nel lato manco. Ariosto, xxviii.

13 - Se ne sente il core Fendere in mezzo all'agghiacciato petto, xxiv.

67 -EI pare che


n.

'l

cuor mi

si

schianti ricordandomi... Boccaccio, G.


si

ii.

6-E quando

io penso... lo

cuore mi

schianta entro

il

corpo. V. SS. P.)

Gran duol mi prese

al cor,

quando

lo intesi, in/', iv.43.

Senza termine si doglia. Accumulando duol con duolo.

Par. xv. 10.


Inf. xxviii. 110.

(Aggiungendo dolore a dolore. Duol sopra duol.., s'ingemina, Fazio, Ditt.w.ll-Inpi dolor sopra dolor ripiange La sconsolata. Sennuccio
Del Bene.)

La dolorosa mente, Tanto dolore intorno al cor m'assembra Ch'io dico: anima mia, che non ten vai?
11

Canz.wn..
1.

duol

si

disacerba.
xiii. 32.)

Petrarca, Canz.

1.

L'affanno disacerba. {Ar.


Il

Son. 138.
5o?t.

mio martir... a

riva.

113.
13.

Oltremodo dolente. Addolorata e grama.


Dolente

Ariosto,

xu

xii. 6.

in vista, e d cor spesso

geme.

xxiv. 53.

Ma

lacrimosa e addolorata quanto


donzella, o mai persona fosse.
iv. 70.

Donna o

In preda del dolor tenace e forte.

xlvi. 21.

Non son

pi di

lui.
xiii. 4.

Ma

di dolor, d'affanno e di mestizia.

Pensa

in

che ribrezzo
V.

Ariodante, in che dolor rimase.


Il

duol che sempre


la

il

rode e lima.

Di cui

mente auge e molesta

Alto dolore.

Che mi percuote V alma e che mi accora.

DOLORE.

'271

E sopra ogni
E che
l'afllitla

mestizia che l'opprima,


e
le

mente aggiri
che

arruoli
vele.

xlhi. 89.
xlii. 25.

Sciogliendo al gran dolor

Cade

in tanto dolor

si

dispone.
v. 52.

Allora allora di voler morire.

Fu per morir con


Darmi una morte,

lui,

dal grave duolo,

Ch' alla sprovvista lo trafisse, vinto.


so, lor

xxxvii. 76.

parr assai;
fai.

tu di mille, oim

morir mi

x. 29.

Chiama la morte, e in quella si conforta, Che l'ostinata doglia sola fragna; N vede, altro che morte, chi finire
Possa r insopportabil suo martire.
xlv. 86.
xx:i. 4.

N'arrabbia di duol.

Dolore che

si

sfoga in sospiri e in lagrime.

Alto sospir, che duolo strinse in hui.

Mise fuor prima.

Piirg. xvi. 64.

Per
(Ma
per
'i

gli occhi fui di


voi chi siete,

grave dolor munto.

Purg.

xiii.

57.

a cui tanto distilla,. Quant'io veggio, dolor gi

guance?... Inf. xxni. 97 -Con quelle acque Giti per le gote, che dolor distilla. l'urg.w. 94 -Dagli occhi '1 cor tristo Tra lor testimole
si

nianza

procaccia. Inf. xxxii. 38 -

^on

gli

vien di pianger voglia:


di pianto,

Ma

n'ha

tristizia e doglia Di sospirare e di

morir

vi. 3-Pianger di doglia e ovunque sol mi trovo, S che ne increscerebhe a chi '1 vedesse. Canz. VI. - Dammi (Amor) savere a pianger come voglia: S che 'l duol che si snoda Porlin le mie parole, come 'l sento. Tu vuoi eh' io

l'anima spoglia. Canz.


II

E d'ogni consolar sospirar d'angoscia Mi

strugge

core,

ne son contento... Che, se intendesse (questa rea) ci ch'io men bello il suo bel volto. Canz. vni. 1 - La angoscia che non cape dentro, spira Fuor della bocca si, ch'ella s'intende,
io

muoia, ed

dentro ascolto. Piet farla


agli occhi lor

Ed anche
che
a!

merito rende. Canz.

viii.

-Per

la

doglia crudel
'1

cor sostegno, Di lacrime convicn che gli occhi adacqui E che

viso ne sciacqui.

Ch'ogni duolo e sospiro

al

cor s'aduna.

Fazio degli

Vberli, vm. 1 -Novo piacer che negli umani ingegni Spesse volte si trova, D'amar qual cosa nova Pi folta schiera di sospiri accoglla! Ed io son un di quei che '1 pianger giova: E par ben ch'Io m'ingegni Che di lagrime

pregni SIen

gli

occhi miei,

siccome

'I

cor di doglia.... Corro spesso e

rientro Col, donde pi largo il duol trabocchi,

Petrarca, Canz.u. 5'n

Sc

lamentar trabocchi. 2- Lagrimando sfogo Iti dolorosa nebbia il cor condenso. Canz. XIII. 5 -Io per me prego il mio acerbo dolore Non sian da lui le lagrime contese. Son. 9, p. 4-Per tutto ci lamento non s'acqueta, lnmpcndo 'l duol che 'n lei s'accoirlie e stagna. Snn. 9 - \ me non vai ch'io pianga
'I

dolor che si sgombra,


X.

Avven che

'n

pianto o

Canz.

272
e
il

DOLORE.

mio (iuol versi. Casa, Cam. n. 9 - Celar si studia Orlando il duolo; e pure Quel gli fa forza, e male asconder puollo: Per lacrime e sospir da bocca e d'occhi Convicn, voglia o non voglia, alln che scocchi. Ariodo,
xxiii. 121.)

Che

di mestizia saettavan foco.


diversi

Canz.iY.^.
avean
gli strali.

[Lamenti saettaron me
Inf. XXIX. 43.)

Che

di piet ferrali

Tosto ch'io

usci' fuor dell'aura morta,


gli occhi e
il

Che

in

avea contristato

petto.

Purcj.

1.

17.

(E il Boccaccio, Gior. iv. n. 10: Le miserie me hanno gi contristato qH occhi e 'l petto.]
E, qua! esce di cuor che si

degl'infelici amori... a

rammarca,
Pure/, xxxii. 127.'

Tal voce usci.

Atteg^giamcfito di dolore.
Ella ha nel viso la "piet
{ la piet
s

scorta.

Dante, Son. V^.

stessa in persona)
e di dolore.

D lagrime atteggiata
(Atteggiata
di

Purg.
Stanze^
i.

x. 78.

paura

e di doglie. Poliziano^

106.)

Ciascuna par dolente e sbigottita,

Come persona

discacciata

e-

stanca.

Canz.wx..

(Con sembianze grame. Gino, cxi-Che poss'io pi se no aver l'alma trista, Umidi gli occhi sempre e '1 viso chino. Petr. Son. 2. p. 2 - lo col
capo m'andava basso e chino, Con piccol passo e con pensier sospensi.
Fazio, Dittamondo,
Casa, Son. 3)
\\\.

7 - Gli occhi

dogliosi

il

viso tristo e chino.

Come persona
(il

in cui dolor s'affretta.

Purg.x.%1.

dolore rende impaziente l'anima del conforto che spera)

Dolesi l'una con parole molto,

E
Il

'n sulla

man

si

posa

Come
Sente

succinta rosa:
braccio, di dolor colonna.

nudo
la

pioggia che cade dal volto:


tiene ascosa

L'altra

man

La

faccia lagrimosa;

Discinta e scalza, e sol di s par donna.

Canz. xiv.

2.

Guarda

quel grande che viene,


Inf. xviii. 8IL

E per

dolor non par lagrima spanda.


l,

Guardate

come
ha

si

balte

il

petto.

L'altro vedete

e'

fatto alla guancia

Della sua palma, sospirando, letto.

Purg.

vii. lOfi.

DOLOUE.
madre
triste e vedovella.

'21''\

{Si batte l'anca. Inf. xxiv. 19-Iscapigliata, e battendosi l'anche. Giun-

ger

la

Fazio degli

l'berti,

Dttam. u.

28.

Con leggiadro dolor par ch'ella


Alta piet che gentil core stringe.

spiri

Petrarca, Son. 107.

Pur

li

mesdesmo assido

Me

freddo, pietra morta in pietra viva.

In guisa

d'uom che
il il

pensi e pianga e scriva. Canz.

xiii. 4.

In

mezzo

petto afflitto

Stringersi

cor sentia con fredda mano.


gli

Rimase alfm con

occhi e con la mente

Fissi nel sasso, al sasso indifferente.

Fn

allora per uscir del sentimento;


si

S lutto in preda del dolor

lassa.

Ariosto, wiii.lU.
\. 3i.

N men d'un vero sasso un


Piange
T)i

sasso pare.

ella, e si

dibatte e fa sembiante
\\\.
i.

gran dolore.

Comecch
E facciano
i

in viso pallida e
i

smarrita

Sia la donzella, ed abbia

crini inconli;

sospir continua uscita


gli

Del petto acceso, e

occhi sien duo fonti.

xwiii. 97.

Stupida e

fissa nella incerta sabbia,

Coi capelli disciolti e rabbuffali.

Con
I

le

man

giunte, e con l'immote labbia,

languidi occhi al ciel tenea levati;


il

Come accusando
Immota
e

gran Motor, che


i

l*

abbia

Tulli inclinali nel suo danno

fati.

come

attonita sle' alquanto;


:Jl).

Poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianlo. viu.

Dolore disperato.

Tu vuoi
(

eh' io rinnovelli
//".

Disperato dolor che'l cor mi preme.


Vircj.

xxxiii. 4.

.En.

II.

3.

Coir unghie

si

fendea ciascuna
s

il

petto;
Inf. ix. 49.
-

atteami a palme, e gridavan


punpllva
pianto e't batter

alto.

(Battendosi a palme, cominci gridare. Boccaccio, Gior.wu. n.T.


il

che battca

palma

palma a palma. j4r,x. 25. -Dafne reggiani palma. Tasso, Aminta, Atto Ili. Sci.]
alti

Quivi sospiri, pianti ed


Voi

guai

Hii^onavan per Taor senza stelle,...


.

I.

18

274
Diverse lingue,

DOLORE.
orribili favelle,

Parole di dolore, accenti d'ira,


Voci alte e fioche, e siion di

man con

elle,

{Tasso, in.

G.)

Facevano un tumulto...
queir anime eh' eran lasse e nude, Cangiar colore, e dibatter denti.
i

///. ni.

22.

Ma

Ratto eh' inteser

le

parole crude.
Ichlio e
i

Bestemmiavano

lor parenti.

L'umana

specie,

il

luogo,

il

tempo, e

il

seme
Inf.
iii.

D lor semenza e di lor nascimenti.


lutto che

100.

(Non pu imaginarsl pi crudele disperazione: dover maledire a r umana natura ha di pi caro e sacro!
)

Quivi le strida,

il

compianto e

il

lamento,
Inf, v. 33.

Rcstemmian quivi la virt divina. Ecuba trista misera e cattiva;


Poscia che vide Polissena morta,

del suo Polidoro in su la riva

Del

mar
il

si

fu la dolorosa accorta.
s\

Forsennata latr

come cane;
la

Tanto

dolor
le

le

mente

torta.

Inf.

\\\.

16.

Ambo

mani per dolor mi morsi.


di

Inf. xxxiii. 50.

(Verso tolto

peso dal Tasso, xiv,

51.

E corre
Si straccia

al

mar, graffiandosi
di
crini, e
al

le gote,

Presaga e certa ormai


i

sua fortuna.
si

il

petto
di

percuote:...

Bireno chiama; e

nome

Bircno

Rispondean

gli

antri,
si

che piet n'avieno,..


lasci cadere.

Tutta tremante

Pi bianca e pi che neve fredda in volto...

Chiam, quanto potea chiamar pi


Pi volte
il nome E dove non potea
il

forte,

del crudel consorte:


la

debil voce.

Suppliva

pianto e

'1

batter palma a palma...

Ma

venti che portavano le vele


di
i

Per l'alto mar

quel giovene infido.


prieghi e le querele
'1

Portavano anco

Dell'infelice Olimpia, e

pianto e

'1

grido;

La qual tre volte, a se stessa crudele,


Per afibgarsi
si

spicc dal lido...

DOLORE.
Cos dicendo, le mani
si

275

caccia

Ne' capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia.

Corre

di

nuovo

in

su

l'

estrema sabbia,

il crine; E ruota il E sembra forsennata, e ch'addosso abbia Non un demonio sol, ma le decine;

capo, e sparge all'aria

0,

(jual

cuba,

sia

conversa

in rabbia,

morto Polidoro alfine. Or si ferma s'un sasso, e guarda il mare; Ar.\. N men d'un vero sasso, un sasso pare.
Vistosi
Di ci le resta
,il

22. eseg.

cor cos conquiso,


la

E E

COSI gli occhi

hanno

luce a schivo,

cosi ogni altro senso se le serra,


si

Che come morta andar

lascia in terra.

xliii. 157.

Oh
E

Dio, che disse e fece poi...


il

Percosse

seno, e

si

stracci la stola,

fece all'aureo crin

danno e
si

dispetto.

v. 90.

Fu, vinta dal dolor, per restar morta.


Squarciossi
i

panni e
il

percosse
il

il

viso.

viii. 12.

Talor

si

batte

viso, e

capei frange,

E
E

di se

conlra se cerca vendetta.


ai

x\v. 38.
crini
xii. 1.

Fatto ch'ebbe alle guance, al petto,


agli occhi

danno.

fece oltraggio a' begli occhi divini.

Al bianco petto, agli aurei crespi crini. Batte


il

xvxii. 17.

bel petto, e l'auree

chiome frange,
xxxvin. 70.
si

le

guance innocenti
si

irriga e offende.

Chi potr dire appien come

duole.

Poich

vede pallido e disleso.

La giovanetta, e freddo come ghiaccio


Il

suo caro Zerbin restare in braccio?

Sopra

il

sanguigno corpo s'abbandona,

lo bagna: E stride s, ch'intorno ne risuona A molte miglia il bosco e la campagna. N alle guance ne al petto si perdona. Che l'uno e l'altro non percuota e fragna; E straccia a torto l'auree crespe chiome, Chiamando sempre invai l'amalo nome.

di

copiose lacrime

\\i\. Si.Sli.

*27()

DOLORE.
{

V.

Virg. JLi.

\\\.

870.)

AI tornar dello spirto, ella alle chiome

Carda

le

mani, ed alle belle gole,

Indarno ripetendo il caro nome. Fa danno ed onta pi che far lor puote:
e grida come Donna talor che 1 demon rio percuote, come s'ode che gi a suon di corno Menade corse, ed aggirossi intorno...

Straccia

capelli e

sparge

In
Il

lei

risorse

furor con tanto impeto e la rabbia,


il

Ch'a stracciare

bel crln di

nuovo

corse,

Come

il

bel crin tutta la colpa n'abbia.


si

Le mani insieme
Nel sen
si

percosse e morse;
xliii, loS. 1()4.

cacci l'ugne e nelle labbia.


gli

Versan lacrime

occhi a guisa d'onde;

parte del dolor, che la tormenta,

Sentir fa al petto ed alle chiome bionde;

Che l'un percuote,

e l'altre straccia e frange...


Virf).
iv.

xliv; 40.

[Crines scindit solutos.


ainus. Ov. Met.

JEn.

xii.

870

Unguibus ora soror


et

faedans et pectora pugnis. ^En.


ii.

673- Lugubris

arncns Ut laniata

9.

L dove fece le strida pi crebre Con un batter di man gire alle stelle, E con pi vena fnor delle palpebre
Le lacrime inondar per
le mascelle.
i

xxui. 40.
i

Chi narrer l'angoscie,


L'alta querela che nel ciel

pianti,

gridi.

penetra?
i

Maraviglia ho che non s'aprir


lo noi diro;

lidi...

che

il

dolor mi muove.

vm.

66.

Aspro concento,

orribile

armonia

D'alte querele, d'ululi e di strida

Della misera gente che perla

Nel fondo... Istranamente concordar


Col fiero suon della (iamma omicida.

s"

udia
\iv.
l:'/i.

Levossi un pianto, un grido, un'alta voce,

Con un batter
Suonar per S'odono

di

man ch'and

alle stello.

wi.

21.

gli alti

e spaziosi tetti

gridi e femminil lamenti:

DOLORE.
L' affline

'li

donne, percolendo
usci e

pelli,

Corron per casa pallide e dolenti;

E abbraccian gli Che tosto hanno


Amor,

geniali lelli,
xvii.
1:5.

a lasciare a strane genti.

piet, sdegno, dolore

ed

ira.

Disio di morte e di vendetta insieme


Quell'infelice ed orbo padre aggira,

Che come

il

mar che

turbi

il

vento freme...

xxxvii. 77.

Ma
Ei,
Il

lutti gli occhi

Arsele in se rivolve,

Miserabil di gemilo e d'aspetto.

come
i

gli altri,

in

lagrime non solve

duol, che troppo d'indurato affetto;

Ma

bianchi crini suoi

d'immonda polve
il

Si sparge e bruita, e liede

volto e

il

petto.

Tasso, xii. IO.

{Caniticm multo deformat pulvere. Virg. jEn. x. Sii- Canitiem immundo perfusam pulvere turpans. jEi. xn. 611 - Canitiem terra atque infuso pulvere faedans. Catullo, Nozze di leti e Peleo. )

Quando
Per
Al
lo

dal suon della dolente voce


fu saettala.
ella veloce

mezzo del cor


di

nome

Tancredi

Accorse, in guisa d' ebra e forsennata.


Ella dal petto un gran sospiro apriva, E parlava con suon tremante e roco.

xix. 54.

xix. DI.

Yolea gridar: Dove, o crudel,


Lasci?
S

me
il

sola

ma

il

varco

al

suon chiuse

dolore;

che torn

la flebile j)arola

Pi amara indietro a rimbombar sul core.


Ailor ristette
il

\\i.

"IO.

cavaliero

ed ella

Sovraggiunse anelante e lagrimosa;


Dolente
s

che nulla pi,

ma

bella

Allrellanlo per, quanto dogliosa.

Lui guarda, e in

lui

s' aflisa,

non

l'a\ella.

\vi. il.

Pallido, freddo,

mulo

e quasi privo
gli

Di movimento, al

marmo

occhi affisse.

AHn sgorgando un lagrimoso rivo, In un languido oim proruppe, e disse.

xii. 90.

Esclamazioni di dolore.
Lasso. Inf. xwiii. 107. 140; \x\.
(>:];

Canz.

in. I.

- Son.

278
21. 23. 30. - Gino,

DOLORE.
lxix. lxxi. lxxi. lxxvhi, lxxxv. lxxxvi. -

Fazio,

XI. -

Petrarca, passim.

lasso!

Inf.y.U^.
Son.
9.

Ahi

lasso!

22; - Cino, lvii. cxii.

Ohim, lasso, ohim!

Son, 43. - Gino, lvi. lxxxi. lxxxui.


Inf. xxvii. 84.
doglioso!

Ahi miser
(

lasso!
Cino lxxxui

lasso me, sopra ciascun

lassa Isven-

lurata. Fazio, xviii - Misero


fui!

me! Petrarca Son.

60 - Lasso, che son! che

Canz. 1.2.)
IS.

Domenico.
xi.38. - V. Par. xii. 48.

Per sapienza in terra fue


Di cherubica luce

uno splendore. Par.

Dominare
Allo terr lungo tempo
le

V. Signoreggiare.

fronti,
Inf. vi. 70.

Tenendo l'altra sotto gravi pesi. E tristo fia iV avervi avuta possa.

Purcj. xviii. 123.

passo a passo poi fatto signore


Petrarca, Son. 42.
vita.

Della mia vita, e posto in sulla cima.


(Amore, Lo quale
in signoria della

mia

Dante, Canz. xix.

1.)

Senza lor a ben


Cos
gli

far

non mossi un'orma:


Ganz.
viii. 4.

ho di

me

posti in su la cima.

J posto agli

Umbri

alli

Piceni

il

morso. Ariosto, ni. ^^.

Donna.
Figlia
d'

Adamo.

Tasso,

iv. 36)

Purg. xxix. 86.

[Donneare, amoreggiare. Par. xxvii. 88. Fazio degli liberti ; - conversar con donna. Dante, Canz. xvii. 3 - Sdonneare, partirsi da donna. Dante, Ballata, u.- Donnescamente, in sembiante di gentil donna. Pury.
xxxin. 135.
)

Donna
Donna di virt. La mia sorella che
>ion so qnal fosse pi.
tra

virtuosa.
Inf.
ii.

76.

buona e

bella

Purg. xxiv.

13.

(Per la bont dell'animo la sensibile bellezza divien pi lieta e pi lucente e preziosa: La qual tanto di ben pi ch'altra luce, Quanto conven, che cosa che n'adduce

Lume

di ciclo in

creatura degna. Cunz.

v.3.

Beltate appare in saggia donna pui,

Che place

agli occhi

s,

che dentro

al

core

DON>A.

279
Son. 10.

Nasce un desio della cosa piaceiUe. Saggia e cortese nella sua grandezza.
Vestuta Di gentilezza, d'amore e di fede.

Canz. xiv.
Canz.

1.

Son. 18.
iv. 1.
i.

Adorna
Ci che

assai di gentilezze
'n

umane.

donna

da pregiar, virlute.

Ballata,

Perfetta vita ed alto merto inciela

Donna pi su...

Par.

iii

97.

Donna virtuosa che arrossa

al fallo altrui.

Rossore in donna.
E come donna onesta che permane
Di s sicura,
e,

per Tallrui fallanza.


si

Pure ascoltando, timida

fan.
in picciol
il

Par. xxvii. 31.

E quale
Suo
si

il

trasmutare

varco
volto

Di tempo in bianca donna, quando


discarchi di vergogna
il

carco.

Par.

xviii. 64.

Donna

di seuipliee vita e di semplici costumi.

Vidi... venir dallo specchio

La donna sua senza il viso dipinto. Par. xv. 113. E le sue donne al fuso ed al pennecchio. Par. xv. 116. L'una vegghiava a studio della culla, E consolando usava l'idioma Che pria li padri e le madri trastulla;
L' altra

traendo

alla

rocca la chioma.

Favoleggiava con

la

sua famiglia
Pur.

De' Troiani, e di Fiesole, e di Roma.

w.

1*21.

Donna innamorata.
Deh, bella Donna, eh'
Ti scaldi,
s' i'

a'

raggi d'amore

vo' credere a' sembianti,


Purff. xxviii.
4;{.

Che soglion esser testimon del cuore. Lo smarrito volto, Coni' amor vuol, le colorava.

Purri. xix. 14.

Donna
Femmina
Cominci ei che La mia citt...
li

nubile.

nata, e non porta ancor benda,


far piacere
'

Purff. xxiv. 43.


li

{Pulcella. Pury. xx. 32.

Le niarilate e

lo

vedove toslumavano

280
a bruno,

OiNiNA.

il volto. Le vedove, vestendo trasmutavano in bianco il colore delle bende onde Dante dice di Beatrice Marchesotta: Trasmut le biancm bende^ Le quai convien che misera ancor brami. Pura. vni. IL V. Vedova. )
;

portare la benda che copriva loro gli ocelli e

Donna che
Per

balla V.

Ballo.

JBonna mutahile.
lei

assai di lieve

si

comprende,
Pura. viu.
70.

Quanto

in

femmina fuoco d'amor dura,


il

Se r occhio

tallo spesso noi raccende.

Femmina
In cor di

cosa mobil per natura;

Ond'io so ben eh' un amoroso sialo donna picciol lempo dura.

Petrarcay Son. 131.

{Novi iiufcnium mulierum: nolunt ubi vclis, ubi nolunt cupiunt ultro. Ter. Emi. ^ Ah crudele genus, nec fidum faemina nomen. Tib. L.in.Variam et mutabile semper Fucmina. Virg. Mn. iv.JO. - Mobilior vcntis
faemina. Calpur. 5wc. iii,-Ma costei, pi volubile che
l'autunno pi priva d'umore. Ariosto, xxi. lo.
Sier ch'ai vento foglia,
-

foglia,

Quando

Che sempre

pi leg-

E mille volte il d vuole e disvuole: Segue chi E vanne e vien come alla riva l'onde. Poliz. Stanze, i. ll.-Femina cosa mobil per natura. Pi che fraschetta al vento e pi che cima Di pieghevole spica. Tasso, Aminta, i.2. -Femina cosa garrula e fallace, Vuole e disvuole: e folle uom che sen fida. Tasso, XIX. 82. - Vane e legger vie pi ch'ai vento foglia. Macchiavelli,
fugge, a chi la vuol s'asconde
;

om.

11

SUO mobile ingegno.


feminile ingegno, egli dicea,
li

'Ariosto, vi.

50; x\i. 21.

Oh Come
Oh

volgi e muli facilmente,

Contrario oggetto proprio della fede!


infelice,

oh miser chi

li

crede!

xxvii. 117.

Non

so trovar cagione ai casi miei,


sei.

Se non quest'una, che femina L'arbitrio di femina lieve.

xxvii. 118.

Che sempre inchina a quel che men

far deve,

xxvii. 108.

Donna
Sozza scapigliata Femina da conio.
fante.

vile.
Inf. xviii. 130.

hf.

xviii.

fiU.

Sicura, quasi rocca in allo monte,

Seder sovr'esso una puttana sciolta

M'apparve con

it cif/lia

intorno pronte...

iMa perch l'occhio cupido e inujante

DONNA.

281

A me
La

rivolse, quel feroce

drudo
le piante.
//".

flagell dal
(Putta. Purg.

capo
xi. 114.

insili

Puvy. xxi. 149.


xi\. 108.
iv.

-Puttaneggiar.
e

-Occhi

putti. Inf.

Mii. G4.-Guar(lo...

cupido

vagante. Tasso,

87.)

>5on di parente, n d'altro pi brutto.

Par. xxii. 84.


Ariosto y xvi.
9.

Audacissima e

scallrila.
e

femmine immodeste

sreryoynate nel vestire.


V. Purg. xxiu. 94.

Donna
Ivi
Issilile

sedotta.

con segni e con parole ornale

ingann,

la

giovinetta

Che prima

l'altre

avea tutte ingannate.

Inf. xViii. 91.

Donna
E

altera di sua bellezza.


solo,

Se forse ogni sua gioja Nel suo bel viso


di tutt* altro schiva.

Petrarca, Canz. x.

Ed ha s egual alle bellezze Che di piacer altrui par che le

orgoglio, (rasso,>xvi.o8.j
spiaccia.
.So.

119.

Femminili lavori.
Di bei trapunti e di ricami, quanto

Mai ne sapesse Pallade, sapea.


Vedila andare, odine
il

suono e

canto,
Ariosto, xliii. 18.

Celeste e non mortai cosa parca.


Costei

gr ingegni

feminili e gli usi

Tutti sprezz sin dall'et pi acerba;

Ai lavori d'Aracne, all'ago,

ai

fusi

Inchinar non degn


iVirg.

la

man
)

superba.

Tasso,

ii.

39.

Mn.

vii.

805; xi. 508.

Dono.
Le mie parole
Di gran sentenzia
ti

faran presente.
s'c

Par.

vii. 23.
xiii.

Luce del

elei

di

largir non vnolc.

Purg.

69.

Doppio.
Doppio lume snddna. Sono due tanti.
Par.
[riosto.
vii. G.

x. S*2.

282

DOPPIO.

Doppio aspetto.
Sol Gradasso
il

pensiero ha dilTerenle
la

Tutto da quel che fuor

lingua scocca.

Mostra gaudio nel viso, e occultamente


Del glorioso acquisto invidia
il

tocca.
Sonno.

Ariosto, xxx. 69.

Dormire
Sopra
fiori.

Y.

Quando l'anima tua dentro dormia


li

Ptirg. ix.

5;<.

Mi richinava come Tuoni ch'assonna. E caddi, come 1' uom cui sonno piglia.
Ivi

Par.

vii. 15.

Inf. in. 136.

senza pensier s'adagia e dorme.


s

Pelr. Canz. iv.

'^.

Dinanzi se la pon,

come assonna.
Dote.

Ariosto, xxii. 89.

Non

faceva, nascendo, paura

La figlia al padre, che il tempo e la dote Non fuggian quinci e quindi la misura.
Dotto, Dottrina.
Il

Par. xv. 104.

Maestro di color che sanno. tu, che onori ogni scienza ed arte. Quel Savio gentil, che tutto seppe.

Jnf. iv. 131.

Inf. iv. 73.


Inf. vii. 3. Inf. iv. 88. Inf. iv. 94.

Poeta sovrano.
Cos vidi adunar la bella scuola.
Essi mi fecer della loro schiera,
S ch'io fui sesto tra cotanto senno.

in/", iv.

101.

Tra cotanto senno, Di quanto per tua cura fosti pieno. L'alta mente u' s profondo Saver fu messo, che, se il vero vero, A veder tanto non surse il secondo.
Tu,
e' hai,

Purfj. xxii. 23.

Par. \.

Mi.

per arricchir d'un bel tesauro,


le

Tolte l'antiche e

moderne
la
'1

carte.
Pei.

Volando al cicl con Alcun la terra e

terrena soma.

Canz.

i.

6.

p. 4.

mare e

'1

ciel

misura,

E render

sa tutte le cause appieno


effetto di natura,

D'ogni opra, d'ogni

poggia,

fh'a Dio riguarda in seno.

Ariosto, \ii\\.

2.

DOTTO, DOTTRINA.

28S

Uom

saggio,
\LI11. 13.

Di tutte l'arti oltre ogni creder dotto.

Dottore di

S.

Chiesa.

L'altro per sapienza in terra fue

Di cherubica luce uno splendore.


1

Par.
Par.

XI. 38.

Dottor maqnl son derelitti.


l'altra strada

IX. 133.

L'ima e

Facn vedere, e del mondo e di Deo. Di sua legge maestro e donno.


Quegli ancor,
Insegnala ha del
la cui

Purg. XVI. 108.


ArostOy XII. 59.

penna o

la favella

ciel la via smarrita.

Tasso, XI. 9.

Dottoreria.

Or chi tu se', che vuoi sedere a scranna E giudicar da lungi mille miglia Con la veduta corta d'una spanna?

Par. XIX. 77.

Dovere, verbo.
Or lisamente riguardar
'si

vuole.

Par. XX. 33.

Dovere.
Conviene Ch'io solva
Per esser
al
il

mio dovere.

Purg.

X. 92.
IX. i8.

dover

le

genti crude.

Par.

Ancor non sarebbe Lo mio dover per penitenza scemo. Di lor dover solvendo H nodo.
Faceva
li

Purg.

XIII.

126.

Purg.

xxiii. 15.

ciascuno accorto

Di suo dover.

Purg. xxx. 4. Tener dentro a sua meta, (al suo dovere) Purg. xiv. 144. Mi faccia uscir del mio debito molto. Ar^o/o, xxxi. 15.

Dovunque.
Dovunque
Che
'1

il

vago

sol luce e colora.


lustri

Ariosto, x\. iO.

Nasca un lignaggio che pi chiaro

chiaro sol, per quanto gira a tondo.

xliv. 10.

Drappi.
Sommesse,
(il

fondo) Soprapposte

(il

ricamo). Inf. xvii. IC.

Drappello.
La
lidia
(|r)niia

le

compagne

elette...

*284
Ili

DUAPPELLO.
ristrette.

\m bel drappellello ivan

Pet. Tr.

Mor.

i.

la.

Dritta via
Che mise Roma teco
nel

V. Camino.

buon

filo.

Par. xxiv. 63.

Vanno

in

filo,

(vanno

dritti)

Purg. xxiv. 66.


Ariosto, xxvi. 66.

Se ne venne

al dritto.

Dubbio.
Solvetemi quel nodo,

Che qui ha invihippata mia sentenza. Tu mi contenti s quando tu solvi.


Che, non

Inf. x.

.)').

men che

saver, dubbiar ni'aggrata..


ti

Ancora un poco indietro

rivolvi,...
Inf. xi. 92.

il

firoppo svolvi.

Pensava Gi

neW error

che m'avete
sili;

so/w/o.

Jnf.xAVi.

Or dubbii

tu, e

dubitando

Ma

io

ti

solver 1 forte legame.

Par. xxxii. 49.

Ma

io veggi' or la

tua mente ristretta


Par.

Di pensiero in pensier dentro ad un nodo.

Del qual con gran disio solver s'aspetta.

vii. )2.

Perch l'animo tuo tanto s'impiglia.


Disse
'l

Maestro, che l'andare allenti?


fa ci

Che

ti

che quivi

si

pispiglia?
si

Purg.
raccerta,

v. IO.

guisa d'uom che in dubbio


in

E che muti

conforto sua paura.

Poi che la verit gli discoverta.


Io son d'esser contento pi digiuno,
Dlss'io, che se

Purg.

ix. 64.

mi fosse pria taciuto,


Purg. xv. 58.
spiego. Purg.wi.^'^.

pi di dubbio nella mente aduno.

Ma

io

scoppio

Dentro da un dubbio, s'i'non

me ne

Mi ha fatto di dubbiar pi pregno.

Purg.

xviii. 42.

Ed Che il

io
s

rimango
e
il

in forse

no nel capo mi tenzona.


in forse.

Inf.

mi.U.
xii. 41.

Tal che di balenar mi mise

Purg. xxix. 18.


Pur.

Ch'era in forse. Mi vedeva in cura Forte sospeso. E volgeami on voglia riaccesa Por dimandar hi mia Donna di cose.

Par. xxviii. 40.

DUBBIO. DI che
la

285
t
.

mente nua era sospesa.


:

Par. xxxi.

5').

Crede e no, dicendo

eli' ,

non

Purg.

vii.

12.

E avvegna che

io fossi al

dubbiar mio
il

L quasi vetro allo color

che

veste;

Tempo

aspettar tacendo non patio;


della bocca:

Ma

Che cose son queste?


suo peso.
lo

Mi pinse con

la forza del
il

Par. xx. 77.


il

(Vagamente espresso
suo dubbio a quelle anime,
il

trasparir che facea dall'anima di Dante

che ben

vedevano, come

in

vetro colorato
)

colore. Bello e trabello quel peso dato al dubbiar. Cesari.

Nasce per quello


Appi del vero
Ch'ai
il

(disio di sapere)

a guisa di rampollo,

dubbio: ed natura,
di

sommo
se

pinge noi

collo in collo.

Par.

iv.

129.

mia ragion non li disfama. Purgher la nebbia che ti fiede.

Purg. xv. 76i

Purg. xwiii. 90.

Ma

luce rende

il

salmo...
intelletto.

Che puote disnebbiar vostro


S'i' fui del

Purg. xxviii. 80.

primo dubbio
fui

disvestito

Per

le sorrise

parolette brevi,
irretilo.

Dentro ad un nuovo pi

Par.

i.

94.

E
Il

tutto in

dubbio

dissi.

Purg. vxxii. 85.


Inf. x. 57.

suspicar fu tutto spento.


il

.Questi, scaccialo,

dubitar sommerse
il

In Cesare, (eslinse in Cesare

dubitare)

Jnf. xxviii. 97.

cos'i

allo sospetto
i)oi

Non

li

fermar, (acquetarti) Pnrg.Yuii.

Cos fec'io,

che mi provvide
ver
vide.

La Donna mia del suo risponder chiaro,


E,

come

stella in cielo,
il

il

si

Par.

xxvm.

85.

Maestro,
S

mio veder s'avviva


Purg. xviii. 10.
//".

noi tuo lume, ch'io discerno chiaro


la

Quanto

tua ragion porti o descriva.

S ch'io esea

d'un dubbio per costui.


mostra per noi
ti

xxxii. 83.
si

(Dante perspicacissimo a prendere tutte

le senibian7.e a

che

atteggia

l'umano pensiero,
figurarle,

si

incomparabile artefice a cos bene


di

che

la

cosa

presenta nell' interezza

sua natura. Sotto


il

pi

svariati colori, e negli elTelti

che pi

cel

fanno sentire e

dimostrano,

eccoti

il

a cui resta accalappiato


il

Icfia
lo
il

che
che

di che l'animo f^' impiccia; una rete dentro ima mordace cura che V occupa o commuove, lo sospende; un forte nodo che ]q avviluppa; un forte Icfjamc coslrinric]; un peso che con la sua forza V aijqrava; una nebbia

dubbio: una veste


;

fcriacr od offende

un velo che

gli

turba

n nm^condc.

la

vista

286
un impedimento cbe
oscurato. Giuliani.)

DUBBIO.
(\^ ingombra
;

una tenebra ondo s'involge o viene

Yivomi intra due,

si ne

no nel eor mi sona intero.


fu sposso intra due.

Petrarca, Son. 116.


Son. 200.
-

(D'abbandonarmi

Ristette in atto

D'uom che

fra

due

sia dubbio.

Tasso, ix. 98.)

Tra

e no la giovine sospesa,

Di voler rilornaF dubita un poco,

Quinci l'onore e

il

debito le pesa.

Quindi l'incalza l'amoroso foco.

Fermasi

alfin di...
la

Artoslo,

11. fili.

Tutto quel giorno e


P.ur travagliando la

notte seguente

Stette solingo, e cos l'altro giorno,

dubbiosa mente,
XL. 68.
XLiii. 47.
IV. 58.

Se partir deve, o

far quivi soggiorno.

Pel signor suo conclude finalmente.

Rinaldo alquanto sta sopra pensiero.

Del ver dubbia e sospesa.


Goffreddo
il

dubbio cor valve

e
il

sospende
pieghi.

Fra pensier

varii, e
ei

non sa dove

Tasso,

IV. 65.

Mentre

cos dubbioso a terra vlto

Lo sguardo tiene, e il pensier valve e gira. La donna in lui s'aflsa, e dal suo volto
Intenta pende, e
S
gli atti

osserva e mira.

IV. 67.

ferm pensosa,
i

modi e l'arte Pur tra se rivolgendo Della bramata sua partenza ascosa. Mentre in varj pensier divide e parte
L'incerto animo suo che non ha posa.
VI. 81.

Duello.
Battaglia singular. Ariosto, v. 76; xlv. 60. lar.
111.

Pugna singuiv. 15.

47. - Singular tenzone, xl. 49.

Tasso,

Duomo.
Il

maggior tempio.

Ariosto, xiv. 69.

Durare.
fama ancor nel mondo dura, E durer quanto il molo lonlana.
Di cui
la

Inf.

11.

59.

DURARE.

287

Col

nome che
. . .

pi dura e pi onora
assai.

Er' io di l

famoso

Purg. xxi. 85.

Purg. xxvi. 113. Quanto durer l' uso moderno. '1 nome tuo nel mondo tegna fronte. Inf, xxvii. 57. Se Se la vostra memoria non s' imboli Nel primo mondo dell' umane menti,

Ma

s'

ella

viva sotto molti

soli.

Inf. xxix. 103.

S'infutura la tua vita Via pi l...

Par. xvii. 98.

A mezzo novembre
Non giugne quel che tu d' ottobre fdi. N in contro te fa lunga prova, (dura,
Purg.
resiste)
vi. 143.

Canz.xu.X.

i>rei. t:ij

Quel duca, sotto cui visse di manna La gente ingrata, mobile e ritrosa. La gente che perde Gerusalemme. La gente, a cui il mar s'aperse.

Par. xxxii. 132.


Pwr^/. xxxiii. 29.

Purg.wiw.

134.

Eccedere, Eccesso V.

Superare.

Non rimanesse
Soperchio.

in infinito ecces'so..

Par. xix. 43.


;

Inf. vi. 4
il

Purg. xxii. 96.


Inf. vii. 45.
14. p. 4.)

In cui usa avarizia


(In cui lussurio
fa

suo soperchio.

l'ultima prova. Petrarca, Son.

Dismisura.

Inf.xxw; Purg.wn.^o.
Par.
v. 61.

Qualunque cosa tanto pesa


Per suo valor, che tragga ogni bilancia.

D'ogni colpa vince


Piena D'invidia
(

la

bilancia.
il

Par. xiir 42.


sacco.
Inf. iy.\9.
rei
di vizi

si

che gi trabocca
e
4.

Ila

colmo

'l

sacco D' ira di Dio,


)

empi e

Tanto

clic

scoppia. Petrarca, Son. 15. p.

Barattier sovrano.
Letizia che trascende ogni dolzore.
In te dolor sormonta.

Inf.

xxii. 87.

Par. xxx. 42.

Canz.

w.

1.

Eccellente, Eccellenza
(Iran disio DiAVrcrellenza,

v. Dotto, Superare.

ove mio core

intese. Purg.\\.^i\.

28S

ECCELLENTE.
Inf. 109.

Uscio per le della volgare schiera.

La

bellezza eh' io vidi s trasmoda


di
l

Non pur

da noi

/V/r
/'r.

xxx. 19.

Alle cose mortali and d sopra.

wxi.

31.

Dei buon del

mondo

e degli aiwantaggal.

Ar. wiwA)',).

Ecclitica.

La strada Che mal seppe carreggiar Feton.

Pwr(/. iv. 71.

Eco.
Il

parlar di quella ror/a,

Ch'amor consunse come Sol vapori. E quella che, lui amando, in viva
Fecesi
'1

Par.xn.
voce,

14.

corpo un duro sasso asciutto. Pct. Tr. Amore, ii.l49.


Ariosto, \\\n. 117.

Eco, per la piet che gli n'avea

Da' cavi sassi rispondea sovente.

Eciiba

v. Dolore disperato, pag. 274.

Edera.
Ellera al)barbicata mai

non fue
Jnf. xx. 50.

Ad

alber

si.

Non

cos strettamente edera

preme
Ariosto,
vii.

Pianta, ov' intorno abbarbicalo s'abbia.

Effetto.
S'io dico ver, l'effetlo noi nasconde.
]S si

Purg.M.V^.
/^/*7y/.

dimostra

ma

che per

elfello,

Come

per verdi fronde in pianta vita.


alla spiga,
si

xviii. 53.

Pon mente
Ch'ogni erba

conosce per

lo
il

seme.
fiore.

Purg.wi.

114.

E vero

frutto verr

dopo
il

Par. xxvii. 147.


Inf. xxxii. 12.

(Vero frutto verranne dopo

fiore.

Fazio.)

Dal fatto

il

dir

non

sia diverso.

Virt diverse esser convegnon frutti


Di principj formali.
lo
ti

Par. u. 70.

mostrava
le

Di mio amor pi oltre che


(Di

fronde.

Par.

viii. 50.

mie tenere frondi altro lavoro Credca


favilla

mostrarle. Pclr. Son. 20. p. 4.)

Poca
(A

gran fiamma seconda.

Par.

i.

34.
1.)

jiuisa di fuocf) di picciola in

gran fiamma s'arcpse. Conv.

in.

EFFETTO.

289

Esser diverse

Convien de' vostri

effetti le radici.

Par.

viii.

122.

(diversi effetti da diverse cause)

Il

10 liO' veduto tutto il verno prima prun mostrarsi rigido e feroce,

Poscia portar la rosa in su la cima.


{

Par.
)

xiii.

133.

effetti

buoni da cause apparentemente non buone

Effettuarsi.

certo

'1
il

(E certo

creder mio veniva intero. Inf. xxvii. (>9. suo desiderio veniva intero. Boccaccio; Vita di Dante.)

Elena.
Elena vedi, per cui tanto reo
Colei
e'

Tempo

si

volse. 7/i/.v. 64.

ha

il

titol d'esser

heW. Petrarca, Tr.Am.i.^.

(La bella Greca, onde il pastor Ideo Tn cbiaro foco e memorabil arse. Per cui l'Europa armossi. Casa, Son. 3o. -Quella Cb'Europa ed Asia messe in tanti guai. Ar.x.3. -E Paride: Il pastor di che ancor Troia si duole.
l'etrarca, Son. 176.)

Elettricit

V.

Fulmine.

Egualmente.
Intra

duo
le

cibi, distanti e

moventi
Par.
iv.
1
;

D' un modo.

Par.

vi. 8.

Poich

lance loro ad

una

sorte

Eran

salite in mille

schegge

rotte.

Ariosto, xxxi. 94.

Eleganza.
Fu miglior fabbro
del parlar materno.
Pr,7. xxvi. 117.

La gloria della lingua.


(vanto di saper parlare e scrivere)
11

Purg.
Petrarca, Canz.
#:

xi. 08.

pi bel

lior
'1

ne colse.
stile

viii. 3.

Ed alzava
Sovra
di se,

mio

dov'or non poria

gire.

Canz.

ii.

3.

|).

2.

chi di voi ragiona,

Tien del suggello un abito gentile,

Che con Tale amorose


Levando,
il

parte d'ogni pensier vile,

vengo a dire or cose C'ho portale nel cor gran tempo ascose. Levando intanto queste prime rudi Scaglie n'andr collo scarpello incito:
(^on queste alzato
VOL.
I.

Canz.

vi. 1.

Vi

290

ELEGANZA.

Forse eh' ancor con pi solerli studi


Poi ridurr questo lavor perfetto.
Ariosto,
iii. 4.

puro e dolce idioma nostro. Levato fuor del volgare uso tetro, ^uale esser dee, ci ha col suo esempio mostro,
'1

Bembo, che

xlvi. 15.

Elegg^ere

V.

Scegliere.

Elia.

E qual
Vide
il

colui che

si

vengi con

gli orsi.

carro d'Elia al dipartire,

Quando i cavalli al cielo erti levors; Che noi potea s con gli altri seguire. Che vedesse altro che la fiamma sola. S come nuvoletta, in su salire.
Ellesponto.

Inf. xxvi. 34.

Ma

Ellesponto, l 've pass Serse,


tutti orgogli

Ancora freno a

umani.

Purg. xxviu.
Y. Petr. Canz,
i.

71.
4.

7.

Eloquenza.
1

se' tu

quel Virgilio, e quella fonte.


di parlar s largo

Che spande
Il

fiume?

//".

i.

79.

cui parlar
s,

m'inonda
Par.
iv.

scalda

che pi e pi m'avviva.

118.

s'io avessi in dir tanta divizia.

Quanta ad imaginar...
D'alta eloquenza
s

Par. XXXI.
soavi fiumi.

Vi).

Petrarca, Son. 200.


Ariosto, XLVI. 13.

D'alta facondia inessicabil vena.

di sua bocca uscieno

Pi che mei dolci. d'eloquenza i fiumi. E cominci da loco assai sublime


Parlare, ond' rapito ogni

Tasso,

II.

01.

uom

eh' ascolte.

Come

in torrenti dalle alpestri


le

cime

Soglion gi derivar

nevi sciolte.
xx. 18.

Cos correan volubili e veloci


Dalla sua bocca le canore voci.

Empireo.
Cielo primo.
Ciei della pace divina.

Pury. xxx.

l.

Par. u. 112.

EMPIREO.
Cielo, eh'
Il

291
Par. xxx. 39.
Par. 1.122.

pura luce.

cielo...

Nel qual

si volge quel e' ha maggior fretta. Lo real manto di tutti i volumi Del mondo, che pi ferve e pi s'avviva

Nell'alito di Dio e ne' costumi.


*

Par. xxiii. 112.

Emulazione.
Al mio ardor fur seme
le faville.

Che mi Onde sono


Dell'

scaldar, della divina fiamma.

allumati pi di mille;
la

Eneida dico,

qual

mamma
Purf^. xxi. 94.

e fummi nutrice poetando: Senz' essa non fermai peso di dramma. E d'emula virt l'animo altero Commosso avvampa, ed rapito in guisa, Che ci che immaginando ha nel pensiero.

Fummi,

Citt battuta e presa, e gente uccisa.

Pur,

come

sia presente, e

come

vero.
Tasso, xviii. 82,

Dinanzi agli occhi suoi vedere avvisa.

Endimione.
Il

vago della Luna.


Epilettico.

Petrarca, Sest.

vii. 8.

E qual
Per forza

quei che cade, e


di

non sa com.
il

demon
leva,

eh' a terra

tira,

d'altra oppilazion che lega l'uomo.

Quando

si

che intorno

si

mira,

Tutto smarrito della grande angoscia


Ch'egli ha sofferta, e guardando sospira.
/u/. xxiv. 112.

Epieurel.

Con Epicuro
(^lie

tutti

suoi seguaci,
Inf. x.

l'anima col corpo morta fanno.

U.

Ecfuatore o

nodi

dell* Eclittica.

Che '1 mezzo cerchio del moto superno, Che si chiama Equatore in alcun' arie, E che sempre rnan tra'l Sole e II verno.

Piinj. iv. 'IK

292
Poi
s

EQUATORE

^ODl dell'eclittica.

rivolse tutta disiante


'l

quella parte ove Dritto cammiii.

mondo

pi vivo.

Par. v. 86.
Par. x. 19.

Punti equinoziali della primavera e dell' autunno ne' quali l' Equatore taglia 1' Eclittica.

quella parte
all'

Dove V un molo

altro si percote.

Par.

x: 8,

Equinozio.
In quella parte del giovinetto anno

Che
.

'1

Sole
le

crin sotto l'Aquario tempra,

gi

notti al

mezzo

d sen vanno.

Inf. xxiv. 1.

E
Che

la

notte che opposita a lui (al sole) cerchia,

Uscia di Gange fuor colle bilance,


le

caggion di

man quando

soverchia.

Purg.

n. 5.

Ercole Confini, o IStretto di iibilterra.

Quando venimmo
Ov' Ercole segn
li

a quella foce stretta,

suoi riguardi,
si

Acciocch l'uom pi oltre non

metta.

//. xxvi. 107.


iv. 4.

Le Colonne.
Atlantee colonne.
Il

Petrarca, Canz.
Ariosto, iv. 61
;

xxvii. 51.

segno che prescritto


gi
?i'

Avea

naviganti Ercole invitto.

vi. 17.

La meta che pose


A' primi naviganti Ercole invitto.
Altri lasciar le destre e le

xxxu.

98.

mancine
xv. 22.
fisse,

Rive, che due per opra erculea fersi.

Erculeo segno, xvi. 37. Alla Tirinzia foce.


I

Il

segno, eh' Ercol

xli. 38.

xxxviii. 12.

termini d' Alcide.


l

xlv. 78.

Son gi

dove

il

mar

fra terra
si

inonda

Per via ch'esser d'Alcide opra

finse;

ch'una continua sponda Fosse, ch'alta ruina in due distinse: Passovv a forza l'oceano; e l'onda
forse ver

Abita quinci, e quindi Calpe spinse;

Spagna e Libia partio con foce angusta: Tanto mutar pu lunga et vetusta.
(Y.

Virfi.^n.iiuUi: H(iec loca

Tasso, xv. 22. ruina...) convulsa vanta quondam, vi

293

Ercole.

Non os
Segn
le

d tentar l'alto
'n

oceano:

mete, e

troppo brevi chiostri

L'ardir ristrinse dell'ingegno

umano:
Tasso, xv. 23.

Ma

quei segni sprezz eh' egli prescrisse.

Eretici.
Quegli
stolti

Che
li

fiiron

come spade

alle scritture

In render torti

diritti

volti.
iv. 69.

Par.

xiii.

127.

Eretica nequizia. Par.

-Eretici sterpi. Par.xii.lOO.

Errore.
Dentro all'error contrario corsi A quel. Lo qual trasse... della via dritta.
Par.
ni. 17.

//. xi. 9.

Fu sommersa

nel

comune

errore.
V. ripido.

Ariosto, xu. 79.

Erto

Esaminare.
Tenta costui de' punti
lievi e gravi.

Par. xxiv. 37.


Ariosto, xxxii. 28.
di conti
)

Da
(

lei

fu molto posto per rafjione.


in

esaminato sottilmente, posto

rendimento

Escire in fretta.

lieto pi del career si disserra


al

Chi 'nlorno

collo

ebbe

la

corda avvinta. Pet. Son.

o. p. 4.

Esempio.
Al cui fare, al cui dire

Lo popol disviato

si

raccorse.

Par.

xii. .
t2t>.

Tutti sviati dietro al malo esemplo.

Par. xvni.

Esequie funebri.
Le trasmut a lume spento.
(senza esequie funebri)

Purq.
Canz.
si

in. 132.

Consumato ogni duolo.


(

iv.

Chiusa.

Ogni pietoso

ufficio e

li

corrotto che
si

fa a' morti,

dolorosi me-

stieri che alle

corpora dei morti


la

usano di

fare, V. N. par. 23.)

Dopo non molto


Giunse, a splendor

bara funebre
torchi e di facelle.

di

294

ESEQUIE FUNEBRI.

L dove fece le strida pi crebre Con un batter di man gire alle stelle... Mentre apparecchio si facea solenne
Di grandi esequie e di funebri pompe.

Ar. xxiii. 46, 47.


xliii. 167.

D'accesi torchi ardendo

'1

lito,

di grida {V.

sonando e

di lamenti.

st. 175. e

seg. Esequie descritte.)

N
11

in parte

alcuna degli estremi


amici

uffici

corpo di Dudon rest fraudato.


le pietose braccia
i

Su

ldi

Portarlo, caro peso ed onorato.

Tasso,

iii.

54.

Di nobil
Il

pompa

fidi

amici ornaro
ei

gran feretro, ove sublime

giace.

Quando Goffredo entr, le turbe alzaro La voce assai pi flebile e loquace. ViVr/. ^w. xi. 36) Molti onorare in lunga pompa accolti
(

in. 67-

Gli amati corpi degli estremi uffici.

x. 26.

fatto intanto a' suoi guerieri estinti


di sacre

L'ultimo onor
Quivi da

esequie e pie.

x. 57.

faci, in

lungo ordine accese.


la feo.
xi. 144.
)

Con
{

nobil

pompa accompagnar

xii. 95.

Lucet via longo Ordine flammarum. Virg. JEn.

Esigilo.

Tu
Che

lascerai ogni cosa diletta

Pi caramente; e quello quello strale


l'arco dell'esilio pria saetta.

Tu

proverai

come

sa di sale

Lo pane altrui, e com' duro calle Par. Lo scendere e il salir per l' altrui scale. Che '1 lungo esilio avendo in odio ormai.
Di desiderio ardea della sua terra. Dalle sue terre...

xvii. 55.

Ariosto, xv. 10.

Qui

ci

ha mandato

il

barbaro in confine.

xxxvii. 39.

Esperienza
Per dar
lui

V. Sperimentare.

esperienza piena.

Inf, xxviii. 48.

Per vver meglio esperienza imbarche.

Purg. xxvi. 75.

Fammi pruova

ESPERIE>ZA.

295

Ch'io possa... (certificami


Ch' esser suol fonte
(

coli'

esperienza)

/^omx.
Par. umane
)

20.

Esperienza, se giammai la pruovi,


a' rivi di vostr' arti.
ii.

96.

fondamento
s'
i'

di tutte le scienze e di tutte le arti

tremo e vo col cor gelato Qualor veggio cangiata sua figura. Questo temer d'antiche prove nato.
Per

Petr, Son. V^i.

Esprimere.
Ben puoi saper
Il

ornai che

'1

suo dir suona.

Inf. ni. 129.

D'agguagliar sarebbe nulla

modo

della

nona bolgia

sozzo,
i'

Inf. xxviii. 20.


lo scrivo.

Noi dimandar,

lettor, eh'

non

Per eh' ogni parlar sarebbe poco.

Inf.

xxxiv.

23.

Che non paresse aver

la

mente inqombra,

Tentaiufo a render te qual tu paresti

L dove armonizzando il ciel t'adombra. Che mai non fu loquela,

Purg.xwi.

Vii.

concetto mortai, che tanto vada.

Par. xxix. 131.

Fu di tal volo. Che noi seguteria linrfua n penna. Che molte volte al fatto il dir vien meno. Che il suo concetto
A\ segno de' mortai
si

Par.

vi. 62.

Inf. iv. 147.

soprappose.

Par. xv. 41.

E quel che mi convien ritrar testeso Non port voce mai, n scrisse inchiostro N fu per fantasia ffiammai compreso.
Qui vince la memoria mia l'ingegno. Cominciaron canti Da mia memoria labili e caduci. Quale io allor vidi
Negli occhi santi amor, qui l'abbandono;

Par. xix.

7.

Par. xiv. 1011

Par.w.

12.

Non perch'io pur

del mio parlar diffidi.

Ma

per

la

mente che non pu reddire

Sovra
S

se tanto, s'altri

non

la

guidi.

Par. xviii.

8.

dolcemente

udissi,
lo scriva.

Ch'io noi 80 rimembrar, non ch'io


Si volse

Purq. xxxi. 98.

con un canto tanto divo.

Che

la

mia fantasia noi mi ridice;

296

ESPRIMERE.
la

Per salta

penna, e non

lo scrivo,

Che

V imaginar
il

nostro a colai pieghe,

^"on che

parlare, troppo color vivo.

Par. xxiv. 23.

Chi poria mai pur con parole sciolte


Dicer del sangue e delle piaghe appieno,
Ch'i' ora vidi, per narrar pi volte?

Ogni
Per
lo

liigua

per certo verria meno

^
Inf. xxviii. 1.

nostro sermone e per la mente^

C hanno

a tanto comprender poco seno.


al triste

S'io avessi le rime aspre e chiocce.

Come si converrebbe r premerei di mio


Pi pienamente;
JNon senza

buco...
il

concetto

suco

ma

perch'io non l'abbo,


Inf. xxxii. 1.

tema a dicer mi conduco.


di lass discende;
al

E Ke

vidi cose che ridire

sa,

n pu qual
intelletto si

Perch, appressando s

suo
tanto,

disire,

Nostro

profonda

memoria non pu ire. Chi non s'impenna si, che lass Dal muto aspetti quindi le novelle.
Che retro
la

Par.
voli.

1.

5.

Par. X. 74.

s' io

avessi in dir tanta divizia.

Quanta ad imaginar, non ardirei ho minimo tentar di sua delizia.


Ornai sar pi corta mia favella.

Par. XXXI. 136.

Pure a quel ch'io ricordo, che d'un fante Che bagni ancor la lingua alla mammella. Par. xxxiii. 106. somma luce, che tanto ti lievi
Da' concelti mortali, alla mia mente
Ri presta

un poco

di quel

che parevi;

fa la

lingua mia tanto possente,

Ch'una

favilla sol della tua gloria

Possa lasciare alla futura gente;


Che, per tornare alquanto a ma memoria,

E per sonare un poco


Pi
si

in questi versi,

conceper di tua vittoria.

Par. xxxiii. 67.

quanto corto il dire, e come fioco Al mio concetto! e questo, a quel ch'io vidi,

tanto, che

non basta a dicer poco.

Par. xxxiii. 121.

ESPRIMERE.

297

Ma non
Se non che

eran da ci
la

le

proprie penne;

ma mente fu percossa

Da un

fulgore, in che sua voglia venne.

Par. xxxiii. 139. Air alta fantasia qui -manc possa. Perch' io lo ingegno e V arte e V uso chiami. noi direi che mai s'immaginasse;
creder puossi, e di veder
si

Ma
A

brami.

se

le

fantasie nostre son basse

tanta altezza,
il

Che sovra

non Sol non


si

meraviglia, fu occhio ch'andasse.

Par. x. 43.

Si trovan

molte gioie care e belle


posson trar del regno.
le

Tanto, che non

Par. x. 71.

Se

mo

sonasser tutte quelle lingue

Che Polinnia con


Per aiutarmi,

suore fero

Del latte lor dolcissimo pi pingue,


al

millesmo del vero


il

Non

si

verria,

cantando

santo riso,

E quanto il santo affetto facea mero. E cos, figurando il Paradiso,


Convien saltare
il

sacrato poema.

Come

chi trova suo chi pensasse

cammin
il

reciso.

Ma

ponderoso tema,
se ne carca.

E l'omero mortai che

Noi biasmerebbe, se sott'esso trema-

Non pareggio de picciola barca Quel che fendendo va l'ardita prora. N da nocchier eh' a s medesmo parca.
(

i^ar. xxiii. 55.

La mia picciolelta barca pervenuta


dall'

al porlo, al

quale ella dirizz


sia stata

la

proda partendosi
'1

opposito
lia

lito,

comcccb

il pelefifjio

picciolo, e

mare

il

quale ella

solcato, basso e tranquillo... Boccaccio,

Vita di Dante.)

Da questo passo

vinto mi concedo.

Pi che giammai da punto di suo tema

Supralo fosse comico o tragedo.


Che, come Sole
il

viso che pi trema,

Cos lo rimembrar del dolce riso

La mente mia da s medesma scema.


Dal primo giorno ch'io vidi
In (jucsla vita, insino a
il

suo viso

questa vista,

298

ESPRIMERE.

il

Non

seguire al mio cantar precso


il

Ma
Come
f

or conven che

mio seguir

desista

Pi dietro a sua bellezza, poetando.


all'ultimo suo ciascuno artista.
nerbo di bellissima amplificazione.
11

Pa?\ xxx. 22.


mio ingegno ha
l.

Tutto

fatto
)

l'ultima prova del suo valore, e non c'. via di proceder pi

Cesari

Lettor, tu vedi

ben com'io innalzo


s' io

La mia materia,

e per con pi arte


la rincalzo.

Non

ti

maravigliar
le

Purg.

ix. 70.

Per se
Di ci

mie rime avan

difetto,

Ch'entreran nella loda di costei,


si

biasmi

il

debole intelletto,

'1

parlar nostro che non ha valore

Di ritrar tutto ci che dice Amore.


(Y. Conv.
111. 4.)

Dante, Canz. xv.

1.

Bench

'1

mio duro scempio


s

Sia scritto altrove

che mille penne


sospiri,

Ne son

gi stanche, e quasi in ogni valle


'1

Rimbombi

suon de' miei gravi

Ch' acquistan fede alla penosa vita.

E se qui la memoria non m' aita. Petrarca, Come suol fare, iscusnla martiri. Ma trovo peso non dalle mie braccia, N ovra da polir con la mia lima:
i

Canz.

i.

1.

Per r ingegno, che sua forza estima,


Neil' operazon tutto s'agghiaccia.

Pi volte gi per dir


in

le

labbra apersi;

mezzo '1 petto. Poi rimase la voce Ma qual suon porla mai salir tant'alto?
Pi volte incominciai di scriver versi;

Ma

la

penna e

la

mano
il

e l'intelletto

Rimaser

vinti nel primiero assalto.

Son. 16.

A
E

voi rivolgo
se,

mio debile
gran piacer

stile.

Pigro da

ma

'1

lo

sprona

chi d voi ragiona,

Tien dal suggetto un abito gentile,

Che con
Levando,

l'ale
il

amorose
Canz.
vi. 1.

parte d'ogni pensier vile.

vidi quel che pensier non pareggia,

ESPRIMERE.

299
(Jatis. vi. 2.

Non che l'agguagli altrui parlar o mio. N giammai lingua umana


Contar porla quel che...

Canz.

vii. 1.

r non porla giammai (Rinaldo (V Aquino) Immaginar, non che narrar, gli effetti, Che nel mio cor gli occhi soavi fanno.
Tulli gli altri diletti

Di questa vita ho per minori assai;

luti' altre bellezze indietro

vanno.
d' assai.

Canz. vui.

5.

E
Che
'1

tal diventa,

dir nostro e

1 pensier vince

Son. 103.

E quanto
N
'n

'1

dolce male.
'n

pensier cape, non che n versi o

rima

L' altra

non gi

che
;

'1

mio

J)el

foco tale,
in

Ch' ogn'

uom

pareggia

e del suo

lume

cima
Son. 130.

Chi volar pensa, indarno spiega

l'ale.

Ch'aggiunger noi pu
Ch'i' noi so ripensar,

slil

n 'ngegno umano.
ridire;

Son. 148.

non che
al

Che n ingegno n lingua


Qual ingegno a parole
Porla agguagliar
il

vero aggiunge.
Canz.

Son. 166.

mio doglioso slato?


s

i.

2. p. 2.

qual ingegno ha

parole preste

Che stringer possa '1 mio infelice stalo ? Canz. vii. 2. p.2. Mio ben non cape in intelletto umano. So.3i.p.2. Mai non porla volar penna d'ingegno,

Non che Come

slil

grave o lingua, ove...

Son. 39. p.

2.

poss'o se non m'insegni. Amore,

Con parole mortali agguagliar l'opre


Divine, e quel che copre

Alta umiliate in se slessa raccolta?

Canz.
'1

iv. 1. p. 2.

Che'ngegno o
L'

slil

non Ha mai che

descriva. 5oti.l06.

Allor dir che mie rime son mute,

ingegno offeso dal soverchio lume.


Ivi
'1

Son. 190.

parlar che nullo stile agguaglia,

'1

bel tacere, e quei santi costumi

Ch' ingegno

uman non pu
come

spiegar in carte.
in versi

Son. 203.

Cos'i potess' io
I

ben chiuder
nel cor
li

miei pensier,

chiudo.
attraversa

Son. 64.

Ma

soverchio piacer che

s'

300

ESPRIMERE.

Alla mia lingua, qual dentro ella siede,

Di mostrarla in palese ardir non ave.

Son. 98.

Lingua mortale Giunger non pot.

al

suo stato divino


Son. 189.

Da

poi pi volte

ho riprovato indarno

Al secol che verr, l'alte bellezze

Finger cantando, acciocch l'ame e prezze;


?s col

mio
lei

stile

il

suo bel viso incarno.


stelle in cielo, sparte,
:

La lode mai non d'altra, e proprie sue.

Che

'n

fur,

come

Pur ardisco ombreggiar or una or due Ma poi eh' i' giungo alla divina parte,
Ch' un chiaro e breve sole
Ivi
al

mondo

fue,

manca l'ardir, l'ingegno e l'arte. Non son al sommo ancor giunte le rime:

Son. 40.

p. 2.

In

me

'1

conosco

e provai ben chiunque

'nfin a qui,

che d'amor parli o scriva.


il

Chi sa pensare

ver, tacito estime

Ch'ogni

stil

vince, e poi sospire...


s

Son. 41. p. 2.

L'altre tante,

strane e

diverse

Forme

altere, celesti
all'

ed immortali.
intelletto eguali,

Perch non furo

La mia debile

vista

non

sofferse.

Onde quant'

io di lei parlai

scrissi,

...

Fu breve stilla d' infiniti abissi. Che stilo oltra l' ingegno non si stende E per aver uom gli occhi nel Sol fssi.
Tanto
si

vede men, quanto pi splende.

Son. 6".

p. 2.

Deh

porgi

mano

all'

affannato ingegno,

Amor, ed

allo stile stanco e frale,

Per dir di quella...

Dammi, Signor, che


Delle sue lode,

Chi porla

'1

mo dir giunga ove per se non sale. mansueto alto costume


'1

al

seguo
Son. 88.
p. 2.

Agguagliar mai parlando e

la virtute,

Ov'

'1

mio

stil

quasi al

mar

picciol lume ?

Nove cose e giammai pi non vedute. N da veder giammai pi d'una volta, Ove tutte le lingue sarian mute. Trionfo Amore,

ni. 139.

ESPRIMERE.
lo

301

non poria

le

sacre benedette

Vergini ch'ivi fur, chiudere in rima...

Trionfo Cast. 1^1.

Chi mi dar

la

voce e

le

parole

Convenienti a

si

nobil suggello?

Chi Tale al verso prester, che vole

Tanto, ch'arrivi all'alto mio concello?

Molto maggior

di

quel furor che suole.


il

Ben or convien che mi riscaldi

petto,

Che questa parte al mio signor si debbe. Che canta gli avi onde l'origin ebbe. S' instrumenti avr mai da te migliori, Alti a sculpire in cosi degna pietra, In queste belle immagini disegno Porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno. Levando intanto queste prime rudi
Scaglie n'andr collo scarpello inetto:

Ariosto,

iii.

l.

Forse eh' ancor con pi solerti sludi


Poi ridurr questo lavor perfetto.
iii.

3. 4.

Non

io,

se cento bocche e lingue cento

Avessi, e ferrea lena e ferrea voce.

Narrar potrei quel numero...


(

Jsso, ix. 92.


Ferrea vox
. .

Non, mlhi

si

linguae centum sint, oraque centum.


vi.

Virg. Geor. u. 43; JEn.

625.)

Or

chi

giammai

dell'

espugnata terra

Potrebbe appien V imagine dolente


Ritrarre in carte, od adeguar parlando

Lo spettacolo atroce e miserando?


(Quis cjadera illius noctis quis funera fando Explicel. Vira.

xix. 29.
.f:n. ii.301.)

Estasi.

Con Si dolci note, Che fece me a me uscir


(iiorn. X, n. 7.)

d mente.

Ptiry. viii. li.


fossi uscita di

(Credendo forse ch'io a me medesima

mente. Bocc.

Cosi

la

mente mia

Ira quella dape,

ralla pi grande, di s slessa nscio,

rimembrar non sape. Cosi lo rimembrar del dolce riso La mente mia da se medesma scema.
E, che */ fesse,

Par. xxiii. 43.

Par. \\\. 20.

302

ESTASI.
si

E s tutto il mo amore in hii Che Beatrice eccUss nell' obblio. Da lui sia tutta V anima tolta. Ivi mi parve in una visione
Estatica di subito esser tratto.

mise.

Par.

x. 5i).

T^ar. xviii. 24.

Purg. xv. 85.


vere.

Quando l'anima mia


(cess dall'estasi
)

torn di fuori
lei

Alle cose, che son fuor di

Purg. xv. 115.


Petr. Canz.
1.

E mi
Quel

face ohbliar
eh' a

me

stesso a forza.

1.

me

stesso m'invola.

Canz.

VI.

Chium

Ad

or ad or a

me

stesso m'involo.

Son. 117.
Son. 117.

Che l'alma trema per levarsi a volo. Fa con sue viste leggiad rette e nove
L'

anime da' lor corpi peregrine.

Purg.

ix. 16.

Son. 188,
Son. 115.

Sento far del mio cor dolce rapina.


J^'uscia... tanto altro diletto,

Che
Il

dal

mondo m'avea

tutto diviso.

Caw5.

III.

3. p. 2.

Cosi carco d' obblio


dvin portamento
'1

volto e le parole e

'1

dolce riso

M'aveano, e s diviso Dall' immagine vera. Levommi il mio pensler in parte ov'era Quella ch'io cerco e non ritrovo in terra.

Canz.

xi. 5.

Son. 34. p.

2.

era in terra, e

'1

cor in paradiso.
altra cura;

Dolcemente obbliando ogni

E ma

vva figura

Far senta un

marmo

e 'mpier d maraviglia.
la

Canz. Canz.

iv. 4. p. 2.
i.

Volando

al ciel

con

terrena soma.

G. p. 4.

Gli occhi di ch'io parlai s caldamente...

Che m'avean

da

me

slesso diviso
Son. 24.
i).

fatto singular dall'altra gente.

2.

Tanto altro

diletto,

Che dal Con gli occhi


Ch'anzi
il

mondo m' avea


morir par
di

tutto divso.
fisa,

Canz.

ui. p. 2.

al ciel s

qua gi

divisa.

Tasso,

ii.

42.

Cos parlava; e l'eremita intanto Volgeva al Cielo Tuna e l'altra luce,


^'on

un

color,

non serba un volto: oh quanto

ESTASI.

30o

Pi sacro e venerabile or rilucei

Pieno

di Dio, ratto dal zelo,


s

accanto

Alle angeliche menti e


Gli
si

conduce:
x. 73.

svela

il

futuro, e nell'eterna

Serie degli anni e dell'et s'interna.

Estate.
Sotto la gran fersa
De' d cancular.
Inf.
'1

xxv. 79.

Nel tempo che colui, che

mondo
ascosa.

schiara,
Inf. xxvi.
2(i.

La

faccia sua a noi tien

meno

Quando sogna
Di spigolar sovente la villana.
Inf. xxxii. 32.

La lumia foga Del


(quando
la corsa pi

Sol.

Par.

xii. 50.

lunga e focosa nel solstizio estivo]

Tra il luglio ed il settembre. A' gran d. Quand' egli arde il cielo.

Inf. xxix. 47.

Petrarca, Son. 68.

Madrigale

i.

Quando
Il

il

sol arde.

Ariosto, xviii. 30.


v. 10.
II

tempo ardente.
sole.

Poi che sormonta riscaldando


Il

xii. 2.
iv. iO.

sol

quando

col

Granchio

si

raggira.

(solstizio d'estate)

Ma

nel cancro celeste ornai raccolto


II

Apporta arsura Inusitata

Sole.

Tasso,

xiii. 52.

E quei
K,
(ili

eh' ivi sorgean vivi sudori


in

Lievemente raccoglie

un suo velo;
gli

con un dolce ventilar,

ardori

va temperando dell'estivo cielo.


E9tiinativa.

xiv.HT.

La virt cW a ragion discorso ammanna. Purg. x\i\.


Estreniittk.

io.

E ne stringea
Dieci passi

lo

stremo.
in sullo stremo.

Purg. xiv. 32.


Inf. xvii. 32.

femmo

In sull'orlo supremo.

Purg. w.^.
testa.

Noi discendemmo
Si,

il

ponte dalla

Inf. xxiv.

711.

accostati all'un de'

duo

vivagni.

Purg.wix.

127.

Dieci passi dislavan quei di fuori.


(gli

Purg.ww.^l.

estremi)

'M)

estremit'.

Da

quella banda

Della cornice, onde cader si puote,

Perch da nulla sponda

s'

inghirlanda.

'

Purg.
Par.

xiii.

79.

Corno d'Ausonia.

viii. Gt.

Di corno

in corno.

Par. xiv. 109.


Giovine, Vecchio, Tempo.

Et Y.

La mia persona parvola... Pur nove anni Son queste ruote intorno di lui
In sulla soglia fui

Dante, Cans. in.

5.

'torte.

Par. xvii. 79.

Di mia seconda etade.


(Tu venisti
staqion
le

Purg. xxx. 124.


E,

in la

seconda etate;
Fuzio^
vi.

come aiber
prima chd

l'estfite,
ti

Mostrasti pi

virtute e pi bellezze.

- In

toglia

La tua terza

verdi fronde. Fazio. Id.)

Avanti che
iSel
(il

mia fosse piena, (matura) mezzo del cammin di nostra vita.


l'et
nclli trentacinque,
:

/??/.

xv. 57.

lnf.\\.\.

colmo del nostro arco

tanto quanto questa

et

lia di salita,

tanto dee avere di scesa

e quella salita e quella scesa

quasi lo tenere dell'arco, nel quale poco di flessione si discerne. Conv.


IV.

21 - Siccome uno arco quasi tutte


di

le vite ritiene...

montando
Il

e vol-

i^endo convengono essere quasi ad imagine d'arco assimigltanti...

punto
i.

sommo
3 -

questo

arco...

credo che nelli perfettamente naturati esso ne sia


iv.

nel trentacinquesimo anno. Conv.

Colmo

della naturai vita. iv. 9 -

23 - Colmo della sua vita. Conv. Colmo della nostra vita. iv. 26.
)

Quando mi
Di mia
Calar
Son.iO
-

Gi discendendo l'arco vidi giunto


et,

de'

miei anni.

Pur//, xiii. 114.

in quella parte

dove ciascun dovrebbe


Inf. xxvii. 81.
gi lunge
dal lito.

le

vele e raccoglier le sarte.

(Si conviene ornai altro

cammo
mondane

Alla mia nave

Calaron

le

vele delle

operazioni. Conv. iv.28- V. Conv.Id.)

Poca Com'

vita mortai m' era rimasa.


{ii

Par, xxi. 14.


iw/".

m' attempo.

xxvi. 12.

Et, o ere del inondo.


(Dante chiama secoli recenti
recente. Par. xxxii. 70. - Le
latore.
/(/.
i

primi secoli,

quando

il

mondo

era

prime

et...

compiute,

l'et di

Mos, legis-

70.

-Il tempo della grazia, quello della venuta

di

G.C. Id.H.)

Eternit.

Da quel punto
Che
del futuro
lia

chiusa la porta.

Inf. \. 107.

etermta'

soli

N hanno

all'esser loro pi o

meno

anni.

Par.

iv. 33.

Eternamente.
Senza tempo.
//. in.

29,-Di tempo fuore. Par. xxix.

IO.

Quanto

fui

lunga
il

la festa

D Paradiso, tanto

nostro amore

Si ragger dintorno cotal vesta.

Par. xiv. 37.

Etna.
L dove calca
A'erso
il

la

montagna etnea
le spalle.

Al fulminato Encelado

Ariosto, xii.

l.

monte ne
il

va, che fa col fuoco

Chiara

la

notte, e

di di

fumo

esala.

xLiii. 165.

Eva.

Onde buon
Che,
l

zelo Mi f riprender l'ardlmendo d'Eva, dove ubbidia la terra e il cielo,


.

Femmina
Sotto

sola, e

pur tesl formata,


se divota fosse stata,

ISon sofferse di star sotto alcun velo;


1

(jual,

Avrei quelle

ineffabili delzie

Sentite prima, e poi lunga fiata.

Pura. xxix. 23.


la

Tu
11

credi che nel petto,

onde

costa

S trasse per formar la bella guancia,

cui palato a tutto

il

monda

costa.

Par.

xiii. 37.

Evangelio.
Verace manna.
Par.
ci

xii.

85.

La verit che tanto

sublima.

Par. xxii. 42.

L'alto preconio, che grida l'arcano


Di qui laggi, sovra ad ogni altro bando.

Par. xxvi. 44.

Evangelica dottrina.

Par. xxiv. 144.

Ezzelino
E quella fronte
e'

V.

Romano.

ha

'1

pel

cos'i

nero,

Azzolino.
Ezellino,

hf.

xii. 101*.

Che

fia

mmanissmo tiranno. creduto figlio del Demonio,


i

Vara, troncando

sudditi, tal danno,


bel paese ausonio.
>!)

E distruggendo
VOL.
1.

il

306

EZZELINO.
pietosi

Che

appo
.

lui

stali

saranno
Ariosto,
iii.

Mario, Siila

33.

L'iniquo Ezzellin da Roman.

xvii. 3.

Fabbrica, Edilizio.
Veggendo Roma e l'ardua sua opra
Stupefacensi, quando Lalerano
Alle cose mortali and di sopra.

Par. xxxi. 34.

Quivi ritrova una piccola chiesa


Di

nuovo sopra un monticel murata.

Ariosto, xxviii. 93.

Face

al

mancar

dell'

alimento.

guisa d'un soave e chiaro lume


1.

Cui nutrimento a poco a poco manca. Pef. ir. Morte,

163.

Come

face rinforza anzi l'estremo


di vita.

Le fiamme, e luminosa esce

Tasso, xix. 22.

Facile, Facilmente.

N parr
Certo che

gioco.
'1

Purg.

ii.

66.

trapassar dentro leggiero.


viii. 76.

Purg.

viii.

21.

Di

lieve.

Purg.

Di

leggier.

Purg.

xi. 19.

Faenza.
La
citt di

Lamone.

Inj. xxvii. 45.

Falcone.

Come

'1

falcon eh' stato assai sull'ali

Che, senza veder logoro o uccello,


Fa dire al falconiere
:

Oim
si

tu cali

Discende lasso,

onde

muove
si

snello

Per cento ruote, e da lungi

pone
fello.
si

Dal suo maestro disdegnoso e

Inf.

xvu. 127.

Quale
indi
si

il

falcon che prima a' pi


al

mira,

volge

grido, e

si

protende.
il

Per lo disio del pasto che l

tira.

Purg. xix. 64.

Quasi falcon che uscendo del cappello,

FALCO.NE.

'^O'

Muove

la

lesta, e

con Tale

si

plaude,

Voglia mostrando

e facendosi bello.

Par, xix. 3438.

Come
Venne

falcon che per ferir discende,


Ariosto,
ii.

Cala e poggia in un attimo.


a terra a

piombo
il

Come

casca dal cel falcon maniero,


l'anitra o

Che levar veggia


Porta
il

colombo.

ii.

50.

legno pi velocemente,
ala.

Che pellegrin falcon mai facesse


Fallo.

xix. 52.

Qual sar stata al (A quel fallir par che


Ch' un oncia,

fallo
sia

degna scusa.

Purg, x.

6.

escusa degna, Ariosto, xxxviii. 58.)

Per sua dijfalta dimor qui poco.


iin dito sol

Purg. xxviii. 94.


faccia.

d'error che

Ar. xvii. D2.

Fama.
fama ancor nel mondo dura, E durer quanto il mondo lontana. Che per mare e per terra halli V ali.
Di cui la
(E trov di Giifon celebre
il

Inf. u. 59.

Inf. xxvi. 2.

nome Per

tutta la citt

baUer

le

penne.

Ariosto, xviu. 87.)

Vonrata nominanza, [Purg. Che di lor suona su nella tua


Grazia acquista nel
(Secondo che ancor
ciel
la

xi.

115)

vita.

che

si gli

avanza.

Inf. iv. 76.


vi. 2.)

fama
il

itone. Fazio,

Dittamondo,
//".

Al fine della terra

suono uscie.

xxvii. 78.

Colui... Toscana son tutta,

E ora appena

in

Siena sen pispiglia,

Ond' era

sire...

Purg. xi.iU. Purg. xiv. 21.

Dirvi chi sia, saria parlare indarno;

Che

"1

nome mio ancor molto non suona.


dissi lui,

(E l'Ariosto, XX. 7: Di poca prova ancora e poco noto.)

0!
1*(M-

per

li

vostri paesi
si dimora non sien palesi?

(iiammai non

fui;

ma dove

tulia Europa, ch'ei

La fama che
(jrida
Si
i

la

vosIml casa onora,

signori, e grida la contrada.


vi

che ne sa chi non

fu ancora.

Puig.\ni.

122.

308

FAMA.
COSI fer molti antichi di Guittone,

E
)i

grido in grido pur lu dando pregio.

Purg. xxvi. 126.

vanaglria delle
r.om' poco
il

umane

posse,

verde

in sulla

cima dura.
E
'1

Se non giunta
(E
il

dall' elati grosse!


v. ili
:

Petrarca, Tr. Tempo,


)

gran tempo

a'

gran nomi gran

veneno.

Credette Cimabue nella pintura

Tener

lo

campo, ed ora ha Giotto

il

grido^

S che la

fama

di colui oscura.

Cosi ha tolto l'uno all'altro Guido

La gloria della lingua; e forse nato


Chi l'uno e l'altro caccer di nido.
?son
il

mondan rumore

altro che

un

fiato

Di vento, ch'or vien quinci ed or vien quindi,

E muta nome perch muta


meglio che una dissertazione
e di

lato,

Purg.
On^'
'1

xi. 91.
ci

(Maravigliosa similitudine, maravigliosamente espressa, che


tilosofica. Itanalli.^

dice

io fora

men

chiara

men

(irido.

Petrarca, jfV,.Uo>Mi, 111

-Com'

pubblico grido. Tr.


-

Castit, 12, e 159 ' Com'

fama

grido. Fazio, Ditt, u, %l


i,

Per acquistar

di breve suono

un

grido. Tasso,

122.

Spiriti

son beati, che gi, prima


al cel, fur di

Che venissero
Si eh' ogni

gran voce.
Par. xvui, 31.
Inf. xvi. 41.
;

musa ne sarebbe opima. La cui voce

Tsel

mondo su
il.

dovre])be esser gradita.


vii.

{Voce per fama. Inf.

94; Inf. xxxui. 85;

Purg. xxvi. 121

Petr.

Cam.

5, p.

4)

E tu

in

grande onoranza non ne

sali.

Inf. xxvi. 6,

Di questa luculenta e grande gio'ra...

Grande fama rimase, e, pria che muoia, Questo centesim'anno ancor s'incinqua. Vedi se fir si de' l'uomo eccellente.
S ch'altra vita la

prima relinqna!
fronte.

/^ar. ix. 39.

fama tua dopo te luca. Se il nome tuo nel mondo tegna Ma non per che puro Giammai rimanga d'essi tes|,imonio.

se la

Inf. xvi. 6G.

Inf. xxvii. 57.

(la trista

fama

del padre far si

Pur^. xiv. 119. che non soner mai bene il nome loro

La vostra nominanza color d'erba,

PAMA.

309

Che viene e

va, e quei la discolora.


Purff,

Per cui eiresce della terra acerba, Che, seggendo in piuma,


In

\u

115.

fama non
Senza
la

si vieti,

n sotto coltre:

qual chi sua vita consuma,

Cotal vestigio in terra di se lascia,

Qual fumo

in aere

od

in

acqua

la

schiuma.

Jnf, xxiv. 47.

Temo

di

perder vita tra coloro


antico.

Che questo tempo chiameranno


(

Par. xvii, 119.


Jnf. viii.

Di s lasciando orribili dispregi,


Fuggir disdegno, sottrarmi

5L

alla vituperosa fama. Inf. xiii. 71.)

Conforti la memoria mia, che (fiace Ancor del colpo che invidia le diede.

Inf. xui. 77.

Ma
Ch'

dilli

chi tu fosti,

che, in vece
rinfreschi.
Inf. xiii. 53.
xiii.

D' alcuna
a'

ammenda, tua fama

miei propinqui tu ben mi r infami. P^n/.

150.
92.

Giovanetta fama.
L'esser mio,
gli risposi,

Petrarca,

Tr. Morte,

ii.

non soste ne

Tanto conoscitor; che cosi lunge


Di poca fiamma gran luce non vene. {Purfj.xiy.'2.)

Ma
E
tal

tua fama real per tutto aggiunge.

che mai non

ti

vedr n vide.
Trion. Amore, u. 19.

Col bel nodo d' amor teco congiunge.

E sua fama che

spira

In molle parli ancor per la tua lingua.

Prega che non estingua.

Canz.

i.

7. p. 2.

Ma

se

'1

Latino e

'1

Greco
morte, un vento.

Parlan di

me dopo

la

Canz. xvii.

4.

Un che non ti vide ancor da presso. Se non come per fama uom s' innamora. Canz. ii. Chius. p. 4. Quella Che trae V uom del sepolcro, e 'n vita il serba. Trionfo Fama, i. S.
Olire eh' onor e fama te n' avviene,

Ch' in eterno da te non

la

divsa.

Ariosto, iv. 01.


;

La fama alcun termine non serra. vi. 33 La fama del mio sangue spiega vanni Per tutto '1 mondo, e fin al ciel s' estolle.
i

xxxviii. 12.

\x. 63.

Di quai la fama...

Non

per

veder mai V ultimo giorno.

\liii. IO.

310

FAMA.

E queir odor che


Poscia che
'1

sol

riman

di noi,

resto fragile defunto,


in vita
il

Che

tra'

l'uom del sepolcro e


tronco

serba,

{Petr. Tr.
Gli saria stato

Fama

1.8.)

svelto in erba.

VII.

Denigr sua fama egli pi che pecp. La qual fatto avea nera pi che pece La fama lor eh' esser solca si bella. Se la fama dal ver non si diparte.

Suscitato... l'onor, eh' quasi spento.

Qual

disgiunta
dal

Terra dall'Asia,

cammin

del sole,

Yirgine gloriosa, ove non giunta


Sia la tua fama, e l'onor tuo non vole?

Signor, poi dice, che con l'oceano

Termini

la

tua fama e con le

stelle.

Cos verr che vole

L'aquila estense oltre le ve del sole.

Fama

divulsarsf.

FAMA.
Per lutto
'l

311
si
'1

campo
'1

D voce in voce, e

alto rumor mormorio e


si

spande
bisbiglio.

La vaga fama intorno

fa

grande,
il

narra, ed accrescendo va
...

periglio...

Ov'era Orlando

quella volando venne,

Senza posar mai


Concluso
Per
ci,

le veloci

penne.

XL. 27.

le lingue degli

fama ne vola, e grande uomini si spande.

Tasso,

I.

33.

Ma

precorsa la fama, apportatrice

De' veraci rumori e de' bugiardi,


(Tarn
fidi

pravique tenax,

quam
et e

nuntia veri.

Virg.

^n.n.

188.

Quae

veris addere falsa Gaudet,


IX. 5.
)

minima sua per mendacia


ella ridice,

crespit.

Ov. Met.

Quante e quai sian


Narra
i

le

squadre

lor vanti, e

con lerribil faccia


1.81.

Gli usurpatori di Sion minaccia.

un altra lingua, in un momento Ne trapassa la fama e si distende. Ma la garrula fama omai non tace
in

D'una

V. 89.

L'aspre sue angoscie.

XII. 84.

pena seguir con gli occhi il volo fama La ch'ha mille occhi e mille penne.
Allor scioglie la

XV, 32.

Fama
il

vanni al volo.
XX. 101.

Le lingue
(

al grido, e

duro caso accerta.

Virg. jEn. ix.473.)

Fame.
Con rabbiosa fame. Fame senza fine cupa.
Bramose canne, (famelice
gole)
ria.

Inf. 47.

Purg. XX.

12.

Inf. VI. 27.

Ed ha natura E dopo
(

si

malvagia e
la

Che mai non empie


il

bramosa voglia,
Inf.
I.

pasto ha pi fame che pria.


viii. 21.
)

97.

Plusque cupit. Oc. Met.

Vidi per fame a vuoto usar

li

denti.
viii.

Purg. XXIV. 28.

(Dentemque

In

dente fatigat. Ov. Met.

21.)

Da lunga fame

attenuati e fiacchi.
Ariosto, XVI. 132
;

xxxiii. 120.

Che lunga fame abbia smacrato


Per gran fame asciutta.

e asciutto.

xvnj. 178.
xxvi. 31.

i>12

FAME.
Di disagio e d fame consumarmi.
xx. 123.
xxiv. 1.

Cascan

di

fame.

Fango

\. Palude.

Fanciullo, Fantolino.
Colui che mo'si consola con nanna.
jPwn/. xxiii. 111.

Volsimi alla sinistra col rispillo


Col quale
il

fanlolin corre alla

mamma,
Purg. xxx. 43.

Quando ha paura, o quando


Quale
i

egli afflitto.

fanciulli

vergognando muti.
Purg. xxxi. 64.

Con

gli

occhi a terra, stannosi ascoltando,

s riconoscendo, e ripentuti.

Mi volsi, come parvol che ricorre Sempre col dove pi si confida.

quella,

come madre che soccorre


ed anelo
Par. xxii.
2.

Subito al

figlio pallido

Con la sua voce che 11 suol ben disporre. E come fantolin, che ver la mamma Tende le braccia poi che il latte prese,
Per l'animo che
{

infin di fuor

l'infiamma.

Par. xxiii. 121.


)

Osservazione vera e affettuosa della natura. Tommaseo.


s

ISon fantin che

subito rua

Col volto verso

il

latte, se si svegli

Molto tardato dall'usanza sua. Quasi bramosi fantolini e vani,

Par. xxx. 82.

Che pregano, e

11

pregato non risponde;


nasconde.

Ma

per fare esser ben lor voglia acuta,


disio, e noi

Tien alto lor

Purg. xxiv. 108.

Indi sorrise,

Com'
(

al fanciul si fa eh' vinto al


d'

pome.

Purg. xwii.
e'

ifi.

Con la promessa Tommaseo. )

una mela

gli

fanno fare quello eh'

non vuole.

Sempre a guisa

di fanciullo scherza.

Purg. xv.

3.

guisa di fanciulla.

Che piangendo e ridendo pargoleggia. Simili fatti v' ha al fantolino. Che muor di fame e caccia via la balia.
(

Purg. xvi. 86.


Par. xxx. 139.

Che che

t'ammalia Che cacci via


)

la balia - e

muor

di

fame?

Fa,zio degli Vberti, xvii.

FANCIULLO.
Ornai sar pi corta mia favella.

318

Pure a quel ch'io ricordo, che d'un fante

Che bagni ancor la lingua alla mammella. Par. xxxiii. 116. Purg. xi. 103. Lasciar il pappo e il dindi. Usava V idioma Pur. xv. 122. Che pria li padri e le madri trastulla.
(

voci infantili

Con voci ancor non preste


Di lingua che dal latte si scompagne. Petr. Canz. Come fanciul ch'appena Volge la lingua e snoda
;

iv. 6. p. 2.

Che

dir

non

sa,

ma

'l

pi tacer
latte

gli noia.

Canz. x.

4.

Ch'or foss'io spento al

ed alla culla. Canz.M.i.

p. 2.

Come bambin, sebben


Iraconda
lo batte e

la

cara

madre

da se caccia,
Ariosto,xuy.^'2.

Non ha

ricorso alla sorella o al padre.


ritorna, e

Ma

lei

con dolcezza abbraccia.

Tu con

lingua di latte anco snodavi

Voci indistinte, e incerte

orme segnavi.

Tasso,

xii. 32.

Fano.
Quel paese

Che siede

tra

Romagna

e quel di Carlo.

Punj.

v. 68.

Farfalla.

Come

talora al caldo
al

Semplicetta farfalla

tempo sole lume avvezza


si

Volar negli occhi altrui per sua vaghezza,

Ond'avven

ch'ella more, altri

dole.

Petrarca,

o/i. 92.

Ed
Provan

altri,

(animali) col desio folle, che spera

Gioir forse nel foco perch splende,


l'altra virt, quella

che 'ncende.

Son. lo.

Farla ad alcuno.

Come potremo avere


Guardia, che la... non ne V accocchi.
Ariosto,

wvm.l^.

Farneticare

V.

Vaneggiare.

Ed ascollando le parole vane. E poscia imaginando (farneticando)

Dante, Canz.

iv. 1.

Mi

FARNETICARE.

Di conoscenza e d verit fuora.

Canz.

IV. 3.

Nel vano magnar ov'io entrai.

Canz, Canz.

IV. 4.
IV. 5.

L'magnar

fallace.

Fatica.
M'apparecchiava a sostener
S del camino.
la

guerra
Inf.
II.

4.

Maestro,

d,

qual cosa greve

Levata
Per

s'

da me, che nulla quasi

andando si riceve? L'andar mi facn di nullo costo.


fatica

me

Purg.

XII.

118.
9.

Purg. XXIII.
Inf.

Non
Ben

ti

sia fatica

dir chi ...


la

XXX. 30,

si

convien che

lunga fatica
Par. XV. 95.

Tu

gli raccorci.

Se fatica Nelle prime battaglie col


Cessar fatica.

ciel

dura.

Purg. XVI. 76.


Par. xxv. 133.

Fatto.
S'io dico ver l'effetto noi nasconde.
(

Purg.

VI. 138.

il

fatto lo

dimostra

Se del mio mormorar prendesti errore, Dchiareranti ancor le cose vere. Purg. XXIV. Purg. VI. Il fatto d'altra forma che non stanzi.
Dal fatto
il

47.

54.

dir

non

sia diverso.

Inf. xxxii. 12.

Favella, Favellare.
Apr
la voce.
la

canna.
28. -

Inf. xxviii. 68.

Mossi
19. -

la voce. in/", v. 50. ii.

Del cuor dell'una... S mosse drizzo la voce. Inf.xwn.


-

Par.

tu, a cui io

Alla mia

Drizz al... cotal voce. Inf. xxiii. 127. donna dirizz lo spiro. Par. xxiv. 34
...

Usc
-

uno

spiro. Par. xxvi. - Indi spir

Par. xxv. 82

xxvi. 103.

In quella
spir

luce

onde spirava questo.

Par. xxiv. 54. - Cos

da quell'amore acceso. Par. xxiv. 82; Par. xix. 25; xxv. 82. - Yuol ch'io respiri a te. (riparli). Par. xxv. 85.

Queste parole da

lor

ci
;

134; Inf. vui. 112; xvii. 88

fur porte, y/". v. 108; Inf. u. Purg. xxxiii. 52.


- 11

Cos sonasser tutte quelle lingue. Par. xxiii.55.


saria corto a tanto suono. Inf. xv. 105.

tempo
presso

-Una voce

di

FAVELLA, FAVELLARE.
son... Purff. IV. 98. -

315

Al snon della sua voce. Purg.xi.^S.suono. Inf.


vi. 76.

Qui pose

fine

al lacrimahil

- Si che lu

suone. Par. xxvi. 50.


Egli avea
il

parlar cos discioUo._

Purg. xix. 16.


Inf. xxi. 103.

Tenea sermone Col Duca mio.

Non E perch non mi E attenda a udir


(

stea tuo sermone, (non cessi)

Purg. xvii. 84.


Inf. xxxii. 67.

metti in pi sermoni.

quel che or si scocca.

Inf.

xxv.

96.

Scocca l'arco del dir, che insino al ferro hai tratto. Purg. xxv. 17.'1

Quel che

mio dir

iscocca. Fazio, xvii. Quel che fuor la lingua scocca.

Ariosto, XXX. 69.)

dicer mi conduco.

Inf. xxxii. 6.

Lasso!

che dicer vegno?


lu non mi favelle.

Cowr. xviii.

1.

Non rimaner che

Purg. xxiu. 54.


Inf. vi. 77.

Ancor vo' che m'insegni, E che di pi parlar mi facci dono. Cos lo sguardo mio le facea scorta

La

lingua.

Purg. xix.l^.
si
il

Perch tacendo
(

mostr spedita.
discorso
)

Par. xvii. 99.

fece vedere finito

Ancor non era sua bocca rinchiusa.


Perch
(

Purg. xix. 25.


Inf. iv. 82.

la

voce fu restata
al

e queta.
vi.

Qui pose fine

lacrimahil suono. Inf.

76 - Silenzio pose a quella

lira. Par, xv, 4; v. 89; xx. 18; xxvii. 18- Fazio, Dittamondo, iii. 21; Petrarca, Son. 31 - //an posto alle lor voci triegue. Dante, Canz.

dolce

XI.

2 - Tosto

il

parlar tenne. Ariosto, xvui. 179.)

Non ne polran tener le lingue mute. Mi posi il dito su dal mento al naso.
(far segno di zittire)

Par. xvii. 87.


Inf.

xxv. 47.

Andavam senza
{Fazio, Dittam.
iv.

sermone.
5 -

Inf. xxix. 70.

Senza f^r motto. Inf. xxxiii. 48 - Non facea motto. Purg. ix. 78- Non parl pi verbo. Inf. xxv 16. -In su mi levai Senza parlar. Purg. i. 109 - Pi non f parola. Inf. vi. 56 - Senza far
parola. Inf. xxiii. 86.)
*

Infine al fiume di parlar

mi

trassi.

Inf.

iii.

81.

Parola

8<avc, affettuosa,

persuasiva.
Inf.
ii.

Parlare onesto.

113

x. 23.

Con la tua parola ornata. Inf. ii. 63; E comnciommi a dir soave e piana Con angelica voce in sua favella.

Inf. xxviii. 91.

Inf.

ii.

56.

316
(

FAVELLA, FAVELLARE.
Ed
ella a

me con

voce onesta e piana. Dittam. u. 31

Voce angelica
7. p.

soave. Petrarca, Ballata, v. - Angeliche parole. Son. 129; Son.


Casa, Son. 11

-Voce

Chiara, soave, angelica, divina. Petrarca, Son. 115-

A quella angelica modesta Voce. San. 71. p. 2 - Le parole Sonavan altro che pur voce umana. Son. 61; Tasso, vii. 68 -iVec vox hominem sonai,
vEft. 1.328

-Angelica

favella. Ariosto,

xxu. 32-Quel parlar divino,

xii.l.)

Voce viva, (armonica) Una voce modesta


Forse qual fu dell'Angelo a Maria.
(Un parlar
s

Purg. xwi.

9.

Par. xiv. 35.

benigno e

modesto, Che parca Gabriel che dicesse:


si saria

Ave. Ariosto, xiv. 87 -Giurato

ch'ei dicess'Aue. Pury. x. 40.)

Quand'io ud'...
Parlare in
(

modo

soave

henjno.
di

Piirg. xix. 43.


)

Soave

di suono,

benigno

accento e di senso.

Lo suo parlar s dolcemente sona Che l'anima, ch'ascolta e che lo sente, Dice: oh me lasso! ch'io non son possente Di dir quel ch'odo della donna mia.
Cos con voce pi dolce
e

Canz. xv.

1.

pia soave Dissemi. Par. xvi. 32.

Cos col dolce dir m'adeschi,

Ch'io non posso tacere, e voi non gravi


Perch' io un poco a ragionar m' inveschi.
(N
si pietose e s dolci parole

Inf, xiii. 55.


-

S'udiron mal. Petrarca, Son. 107


- Dolci
iv.

Dolce parlar e dolcemente inteso, Son. 183


grine. Soi. 165 -

parole oneste e pellep. 2 - Col

'1

parlar di dolcezza e di salute. Canz.

dir pien d'intelletti dolci ed alti. Son. 159

-Con

dolce suavissima favella,

Ariosto, w. 2 - Soavit delle parole. xvi.lO - Suavit della favella, xxv. 20 - Con le pi dolci e pi soavi Parole che sa dir, con quel pi amore

Che pu mostrar, gli dice. xlvi. 30-ln suon che di dolcezza i sensi Tasso, IV. 38 - Mosse la voce poi s dolce e pia, Che fora ciascun
indi conquiso, xv. 62.
J

lega.

altro

Per le sorrise parolette br^vi.


(per
le dolci

Par.

i-

55.

parole accompagnate da un sorriso)

lo

mi

rivolsi all'amoroso

suono
Par.
xviii. 7.

Del mio conforto.

Amor mi mosse
(Amor mi

che mi

fa parlare.

Inf. n. 72.

spinge a dir di te parole. Petrarca,

Canz.

vjii.

1.

p. 2.)

Indi ad udire ed a veder (jlocondo,


(Vedi
la luce e senti

l'armonia e la

letizia delle

parole!)

Giunse

lo spirto al

suo principio cose


profondo.

Ch'io non

intesi, s parl

Par. xv. 3.

FAVELLA, FAVELLARE.

317
Par. xxii. Par.
6.

Voce che

suol ben disporre.

Si forte fu l'affettuoso grido.

luf.y.Sl.
viii.

Fue La voce mia d grande


(

affetto impressa.
la

44.

Queste parole che


p. 24.)

'1

cuore mi disse con

lingua d' Amore.

Vita

Suova,

Parole,

Quali aspettava

il

cuore ov'io

le scrissi.

Par. xx. 29.


Par. xvi. 30.
Pai',
i.

A' miei blandimenti, (parole gradevoli)

Non

c' mestier lusinga, (parole graziose)

92.

Parole accorte, (saggie, prudenti)


{Parole ones'te accorte. Son. 118
131; So.

Petrarca, Son. 73.

-E

le

soavi parolette accorte, Son,


'1

19o-Ov'

'1

valor, la

conoscenza e
31, p. 2 -

senno, L'accorta, onesta,


parole,
tolte.

umil, dolce favella ?


di

Ove son

le bellezze

accolte in ella, Che gran

me

lor voglia

fenno? Son.

E l'accorte
son

mondo

o sole, Che

mi

ter gi di s cortese dono, .Mi

tempo Rade ne! Canz. m. C.)

Che quella voce intn al ciel gradila. Suona in parole s\ leggiadre e care. Che pensar noi porla chi non l'ha udita.
La bella bocca angelica,
di perle

Son. 141,

Piena di rose e di dolci parole,

Che fanno altrui tremar di maraviglia. Con voce allor di s mrabil tempre.
Ivi
11
'1

Son. 148,

Canz.

ni. 3. p. 4.

parlar che nullo stile agguaglia.


le

Son, 203.

volto e

parole che mi stanno


in

.inamente confitte

mezzo

'1

core.
fiso

Son. 68,

Pensosa mi rispose, e

cos'i

Tenne

'1

suo dolce sguardo.


Canz.
ni. 6. p. 4.

Ch'ai cor

mand con le parole 11 viso. La donna umanamente gli favella.


Umanissimamente gli rispose. Onde con mesta e llebil voce uscio

xvii. 40, xxii. 38.

Espedita e chiarissima favella,


(Polita e chiara favella. Fazio.)

vi. 28.

Col pi molle
Parlar che seppe, e col miglior sembiante.
xxTiii. 99.

Con giocondi e

onesti

Kagionamenli dan cibo all'orecchia. Or che non pu... in lingua amorosa Esce da vaghe labbra aurea catena

xxxii. 82.
i

dolci detti?

318

FAVELLA, FAVELLARE.
affrena.

Che r alme a suo voler prende ed Erminia pende


Dalla soave bocca inlenta e chela,

lasso,

iv. 83.

quel saggio parlar ch'ai cor

le

scende,
vii. 14.

De' sensi in parie le procelle acqueta.


In quesle voci languide risuona

Un non
E
gli

so che di flebile e soave


gli serpe,

Ch'ai cor

ed ogni sdegno ammorza, occhi a lagrimar g' invoglia e sforza.

xii. (iG.

Io

n'ho

la

voce udita,
xju. 49.

Che nel cor flebilmente anco mi suona. Mosse la voce poi s dolce e pia, Che fora ciascun altro indi conquiso.
In

\v.62.
IV. 30.

suon che

di dolcezza

sensi lega.

Parola eloquente.
Quella fonte

Che spande

di

parlar

largo fiume.

hf.

1.

19.

Colai fu V ondeggiar del santo rio.

Ch'usc dal fonte ond'ogni ver deriva:


Tal pose in pace uno ed altro disio...
Il

cui parlar
s,

m'inonda
Par.
IV. 115.

E
E

scalda

che pi e pi m'avviva.

Come
il

colui che dice,

pi caldo parlar dietro riserva.

Purg. XX. 73.


Par.
vili. 85.

L'alta letizia

tuo parlar m'infonde. Poi con dottrina e con volere insieme Con l'ufficio apostolico si mosse.

Che

il

Quasi torrente ch'alta vena preme; E negli sterpi eretici percosse

L'impelo suo, pi vivamente quivi.

Dove

le resistenze

eran pi grosse.

Par.

XII. 97.

Parola forte risentita.


Fieramente dicea
Allor
...

(con forte risentimento)

Puig. xix. '29.


Inf. viii.
H'.i.

Stizzosamente Dicean.

Duca mio parl di forza Tanto, ch'io non l'avea s forte udito.
il

////.

viv.

(i.

FAVELLA, FAVELLARE.
Folgore parve, quando l'aer fende.

31U

Voce che giunse

di

contra, dicendo...

Ed ecco l'altra con s gran fracasso, Che somigli tonar che tosto segua.
Parlar che mi parca nimico.

Purg. xiv. 131.


Inf. x. 123.

Chi parlava ad ira parca mosso.

Inf. xxiv. 69.


ira.

Quand'io'l senti' a

me

parlar con

Inf.

xxx. 133.

Parole di dolore, accenti d'ira,

Voci alte e fioche, e suon di non con

elle.

Facevano un tumulto,

il

qual s'aggira...

Inf. ni.

'IH.

Ma

quell'anime ch'eran lasse e nude.


1

Cangiar colore, e dibatter


Ratto che 'nteser
Pensa, Lettor,
le
s'
i'

denti.
Inf. ni. 100.

parole crude.

mi dsconfortai
Inf. viii. 95.

Nel suon delle parole maledette.

Io userei parole ancor pi gravi. Inf. xiv. 103; Par. xvii. 22.

La tua parola brusca, (acerba)


(Dante nella V.N.
oltre
i

Par. xvn. 126.

p. xi.

chiama voce soverchievole quella cbe passa

termini delia cortesia.)

Voce ranca ed aspra.


Cominci
. . .

con
e

la

voce chioccia.

Inf. vii. 2. Inf. xxxii. 1.

Rime aspre

chioccie.

Parlare piang^endo e sospirando.


Far come colui che piange e dice.
Parlare e lagrimar vedraimi insieme.
(

Jnf. v.

126.

Inf. xxxiii. 7.

gran Maestro che non scambia mai tono, sappia addattar l'armonia alla naturu degli affetti e delle cose che rappresenta. )
;

lo stesso

concetto

ma

veggasi

come

il

E qual esce

di

cuor che

si

rammarca,
Purg. xwii.i't.

Tal voce usci dal...

Con s alti sospiri. Che la parola appena s'inlendea.


Era
la
s

Purg. xx.'L

voce mia

dolorosa,
C'uhs-.iv. 2.

E rolla

dall'angoscia e dal pianto.

Dicea ne' sospiri. Certo


(

Inf. vili. 119.


^'on. 31.
-

lo

core ne' sospr mi dice.


Dicendo, lass

Ne' suoi sospiri dlcea lacrimando. Fazio.

ne'suoi

dolenti guai.

Sennuccio Del Bene.)

3'20

FAVELLA, FAVELLARE.
Inf. XIX. 65.
PtiY/.xviii. 120.

Poi sospirando e con voce di pianto.

Di cui dolente ancor Melan rar/iona.

Con voce interrotta dal Con tai parole... Che lacrime accompagnano
(Verbis et lacrymis. Ov. Met.

singulto.

Ariosto, vili. 46.

e sospiri.
xi. 10.)

XXX. 57.

La vergine
Che

a fatica gli rispose,

Interrotta da fervidi singhiozzi,


dai coralli e dalle preziose
i

Perle uscir fanno

dolci accenti mozzi.

XII.

94.

Or seguitando,
Con dolce

dico ch'ella.

Poi che pi d'un singhiozzo l'ha interrotta,


e suavissima favella
.

XIII.

2.

Cosi parlava la gentil donzella;

spesso con singhiozzi e con sospiri

Interrompea l'angelica favella.

Da muovere a pietade

aspidi e

tiri.

XIII.

32.

Parole di rimprovero.
Che se
ISel

la

voce tua sar molesta


vital

primo gusto,

nutrimento
Par. xvii. 130.

Lascer poi quando sar digesta.

Parole malig^nc.
Parole biece, Par.
il

VI.

13G.

Ben conobbi

velen dell'argomento.

Purg. XXXI. 75.

Parole da pazzo.
Perch
le

sue parole parver ebbre.

Inf.

xxvu. 99.

Parola ardita.
Forse la mia parola par iropp' osa.

Par. xiv. 130.


deli'

Parola schietta, spremuta dal fondo


Lo suon
{Concetti

anima.

delle parole vere espresse.


es}irci>si.

Jnf. xix. 123.

Pur.

xxxm.

60,)

Parlar francamente.

E mentr'io

gli

cantava cotai note.

7h/. XIX. 118.

Parlar per
Parlando a giuoco.

ieicherzo.
Inf. XXIX. 112.

FAVELLA, FAVELLARE.

321

Parlar da Rodomonte, fare lo spaecainonti.


Chi costui che
(

s
:

gran colpi taglia? Ariosto,


Faceva gran tagliata. Mor. Mag.

xxiii. 58.
xi. 75.
)

Frase presa dal Pulci

Tag^llar
Quel, che
eli

a mezzo
lui

le

minaece e

le parole.

non stimo gi che vaglia


Ariosto,
G.

Un grano meno,

e ne fa paragone,
i.

L'orgogliose minacce a mezzo taglia.

Parlar oscuro, Parlar chiaro.


Scuro so che parlo.
Perch'io

Purg.
tropi)0 chiuso.

xi. 139.

non proceda
lei

Par.
Intorno di
Si preciso...
si

XI.

73

Purg.

xii. 8".

favella.

Par.
Canz. xiv.

v. 47.

{Preciso, bella parola e necessaria all'ingegno di Dante.

Tommaseo.)
si.
i.

Tu
(

parli faticosa e forte.

Malagevole al gusto, forte quanto

alla novit della sentenza. i.

Questa

scusa basti alla fortezza del mio Comento. Conv.

4.)

Parlare incerto, con giro di parole.


S'avvolgca costui

Con giro

di parole

obliquo e incerto.

Tasso, \. iS.

Parlare direttamente, o indirettamente.


Volgendo suo parlare a me per punta.
Questo diss'io
(

Purg. x\xi.
Par.
)

'1.

diritto alla lumiera.


- in disparte - Pulci, vi. 2".

v. 130.

Soggiugncva di costa.
taglio

Che pur per

m'era paruto acro.

Purg. xx\i.

3.

(Ed udir di rimbalzo: indirettamente.

Inf. xxix. 99.)

Parlare in Mcnso opposto


Alichin non
\<lli

a;;li altri.

si

tenne, e di rintoppo
lui.

altri, disse a

Juf.

wn.

112.

Dar

alle parole

un hcuho peggiore.
Inf. ix. 14.

Io traeva la

parola tronca

iorse a peggior sentenzia ch'ei non tenne.

forse sua sentenzia d'altra guisa

Clic la

voce non suona.


1.

Pur.
il

iv. 55.

VOL.

322

FAVELLA, FAVELLARE.

Parlar inutilmente.
Noi parliamo a voto.

hf. xxxi.

79.

Esagerare con belle parole.


Qual
ella sia,

parole non

ci

appulcro.

Jnf. vii.

tiO.

Direbbe corto, (direbbe poco)

Par.

xi. 53.

Parlar sotto voce.


Mormorava
Che
(

il

Poeta.

Purg.
si

x.

101; xxiv. 37; xxxii. 57.

li

fa ci

che quivi

pispiglia?
fitto

Purg.
Purg.

v. 12.
)

Termine imitativo che rappresenta un parlar

e sotto voce.

Ed

ora appena in Siena scn pispiglia.


e appena udita.

xi. 111.

Ma con sommessa voce

Ar. xviii. 187.

Farsi innanzi per parlare.


.

Perch'io un poco a ragionar m'invescii.


(entri a parlare)
11

i/i/, xiii;

57.

prudente eremita, come questa


Ariosto, xliv.
i 9.

Benivolenzia vide, adito prese.

Manifestar colle parole


La voce tua
Suoni
L'
la

proprii sentimenti.

sicura, balda e lieta


il

volont, suoni
io

desio.

Par. xv. 07.

Perch

spandessi

acqua

di fuor del

mio interno fonte.

Par. xxiv. 5G.

Parlar di volo.
Toccando un poco
la vita futura.

Jnf. vi. 102.

Questa fortuna di cui tu mi tocchi.

hf.

vii. 68.

(Sdegnar di parlare con alcuno.


Fa che
la

tua lingua
e'

si soslegna.

Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto

Ci che tu vuoi; eh'

sarebbero schivi,
inf. xxvi. 72.

Perch'e' fur Greci, forse del tuo detto.

Parola che

si

dilegua.

La prima voce che pass volando, Yinum non habent, altamente disse,

dietro a noi l'and reiterando.

FAVELLA, FAVELLARE.

H2ii

E prima che

del tutto

non s'udisse
I'

Per allungarsi, un altra:

sono Oreste:

Purg. xiu. 28. Pass gridando, ed anche non s' affisse. E fuggio (la voce), come tuon che si dilegua,

Se subito Come da

la
lei

nuvola scoscende. Tudir nostro ebbe tregua...

P^r^. xiv. 134.


Par.
12'2.

Cantando vano Come per acqua cupa cosa grave.

iii.

Favella
L' (dio ma y

dell'

infante e del fanciullo.


madri
Par. xv. 122.
Inf. xxxii. 9.

Che pria

li

padri

e le

trastulla.
e babbo.

Lingua che chiami

mumma

Lingua
(Quando

sciolta.
giunto all'et in cui parla spedito.)

Par. xxvii. 131.

Loquela
(Quando

intera.

Par. xxvii. 131.


Pwrr/. xii. 7.

giunto all'et in cui parla spedito, fuori della puerizia.)

Balbo, (balbuziente)

Le facea scorta

la lingua.

Purg.

xii. 12.

(spedita da balbuziente)

Con voci ancor non


Di lingua che dal

preste

latte si

scompagni.

Pet. Canz. iv. 0. p. 2.

Tu con

lingua di latte anco snodavi


Tasso,
iv.

Voci indistinte.
Parlar coverto. Inf.
x..nov. 7.)

xii. 32.

31-

(Il

coperto parlare. Boc. Gior.


di/fuso.

Fu pi

lo

suo parlar

Purg. xxxii. 91.-

Parl profondo. Par. xv. 39. - (parlare... troppo fondo. Coni.


1.2.) VnTOQ
(di

grame, (dolenti) Inf.xwu. 13. - Parole gravi.


xvii, 31. - Ai

tristo annunzio) Pur. xvn. 20 -Parole crude, (aspre) Inf.

ni. 102. -

Per ambage, (parole ambigue) Par.


-

miei

blandimenti, (alle dolci parole di rispetto

e di lode)

Par. wi-'^a.

Donnescamente disse,

(in

atto di signoril

donna

Purg. \\\n\A?)'6.- Metro om/oso./h/".

vii. 33.

(parole ingiuriose^

Voglia di parlare accesa dal desiderio.


V. Desiderio, Dubbio.

Esilit della voce per timore. \'on trovar parole per la confusione o per altro g^agliardo affetto.
Di', di',

qualche

se qiresl' vero: a tanta accusa

Tua confession conviene esser congiunta.

32^

FAVELLA, FAVELLARE.

Era

la

ma virt tanto confusa,


orr/an suoi fosse dischiusa...

Che Che

la voce s mosse, e pria s spense


(af/l

Confusione e paura insieme miste Mi pinserotun tal s fuor della bocca,


Al quale intender fur mestier le viste.
(>'e

Purfi. x\\\. 5.

richiama

il

Virgiliano: ria... voci laxata...

^n. xu

131.)

La voce

allent per lo suo varco.

Pur'j. xxxi. 21.

Come

a color, che troppo reverenti,

Dinanzi a suoi maggior parlando sono.

Che non tragyou la voce vva A\ venne a me, che senza


Incominciai.

a' denti,

(balbettano)

intero suono

Purg. xxxiii. 2o.

Dopo

la tratta

A pena
K
le

ebbi la

d'un sospiro amaro, voce che rispose,


la

labbra a fatica

formaro.

PUrg. xxxi. 31.


in/",

S\ volli dir,

ma

la

voce non venne


xvii. 92.

Com'io credetti: Fa che tu m'abbracce. Una voce uscio...

parole formar disconvenevole.


(mal atta a parlare)

Inf. xxiv. Go.

Divenni allor gelato


(Tu voce

e fioco.

Inf. xxxiv.

2i2.

sbigottita e deboletta, Ch'esci piangendo dello cor dolente


ti

Con l'anima... G. Cavalcanti -Quand'io Per la temenza degli colpi sui. Id. )

rispondea fiocchetto e piano

Scocca
L' arco del dir
(metti fuori

che insino
parola che
si

al ferro hai tratto.


ti

Purg. xxv.

17.

la

sta sul labbro)

Era

la
s

voce mia

dolorosa,

rotta

dall'angoscia e dal pianto.


il

Ch'io solo intesi


(Similmente
il

nome

nel mio core.


fallo o la

Cas.

iv. 2.

la sentita

vergogna del suo


la parola,
i

confusione impe.^la

divano gi a Dante, non che cuore


gli si fu intenerito,
il

sospiri e le lagrime,

poi che

dolore insieme con Vuujosc Per la bocca

per gli occhi usc del petto, l'urg. \\\. 88.)

Da tema
S

e da

vergogna
ti

Voglio che tu omai

disviluppe,

che non parli pi coni'uom che sogna. Pirg. xwin. 31.

Quest'inno

si

yorgoglian nella strozza,

FAVELLA, FAVELLARE.
(Ih dir noi possoii

325
Inf. vii. 12o.

con parola ntegra.

Solamente quel nodo

Ch'Amor L'umana

circonda alla ma lngua, quando


vista
il

troppo lume avanza. nove,


Peir. Canz. viu. 6.

Fosse dscoUo: imprenderei baldanza


Di dir parole in quel punto
si

Che farian lacrimar chi


Ruppesi intanto
di

le

ntendesse.
il

vergogna
s

nodo
Canz.
ni, 6. p- 4.

Ch'alia ma lingua era distretto intorno.

Ma

'1

soverchio piacer che

attraversa

Alla mia lngua, qual dentro ella siede.


Di mostrarla in palese ardir non ave.
In voci interrotte appena intese, Or da paura, or da vergogna offese. Ond' io non pot' mai formar parola

Son.

'J3.

Son. 169.

Ch'altro che da
Cos

m'ha
la

fatto

me stesso fosse Amor tremante

intesa;

e fioco.

E veggi' or ben che


Lega

caritate accesa

lingua altrui, gli spirti invola.


-Son. 118.

Chi pu dir com'egli arde, 'n picciol foco.

Trema il cor dentro, e trieman fuor Non pu la lingua disnodar parola.


Spesso
la

le labbia;

Ariosto, xlii. il.

voce, dal disio cacciata.

Viene a Rinaldo sin presso alla bocca


Per domandarlo; e quivi, ralTrenata

Da

cortese modestia, fuor non scocca.

xlii. 118.

Fu
Di che

tal risposta

un venenato
le

telo.

me

ne senti' l'alma trafissa:

Per l'ossa andommi e per

vene un gelo;
xlhi.
:J9.

Nello fauci rest la voce fssa.

Divenimmo ambi
Potei
la

di color di morte,
gli

Muti ambi; ambi restiam con


lingua appena aver
s

occhi bassi.

forte,

E tanta voce appena, ch'io gridassi. Il mal giunto Martano alquanto ingozza, E tra se voi ve se pu sminuire Sua colpa...
(

xlhi. 50.

xviii. 81.

Verissimo

efTctto di chi

sorpreso o iinpuuritu non sa n che n

come
)

(lire in

discolpa, e hascia intanto, e ln?ozznndo va la saliva pensoso e moto.

326
Risponde;

FAVELLA, FAVELLARE.

ma due

volle

ire

s'

incocca
xlvi. 311

Prima il parlar, ch'uscir voglia d bocca. Yolea gridar: Dove, o crudel, me sola Lasci? ma il varco al suon chiuse il dolore;
Si che torn la flebile parola

Pi amara indietro a rimbombar sul core.

Tasso, xvi. 36.

Or qui manc
(

lo spirito alla dolente.

N quest'ultimo suono espresse


Virg. JEn.
iv. 388.
)

inlero.

xvi. 59.

ssospender le parole
Tosto
il

V. Tacere.

'parlar tenne.
il

Ariosto, xvni. 172.


di Virgilio
)

( direttamente

vocemque premit

Favilla.

Poca favilla gran fiamma seconda. Quesl' il principio, quest' la favilla

Par.

i.

34.

Che

si

dilata in
in

Come
Mi
s

fiamma poi vivace. fiamma favilla si vede.

Par. xxiv. 145.


Par.
viii. 16.

Quasi velocissime faville,


velar di subita distanza.
arsi

Par.

vii. 8.

come nel percuoter de' ciocchi Surgono innumerabil faville, Onde gli stolti sogliono agurars.
Poi,

Par. xvui. 100.


Par. xxxiii. 70.

Faville vve. Par. xxx. 64. -Favilla pura. Par. xxviii. 38. Favilla di gloria, (piccolo saggio)

Questa

favilla tutta

mi raccese
Pure/, xxiii. 46.

Mia conoscenza,

(piccolo indizio)

Faville di virlute.

Par. xvii. 87.

Favore trovare.
L'onrata nominanza...

Grazia acquista nel ciel che si gli avanza. S'elle (note) non sen di lunga grazia vote.
Coprir co' suoi vanni.

Inf. iv. 78.


//*.

xvi. 129.

Inf. xxvii. 20.

Sotto alle sue


(E se di grazia

ali.

Par.
JV.

vi. 95.
vi. 7.
)

Sotto r ombra delle sacre penne.


ti

Par.

vuo' far mendica. (mendicar favore) V.

Son. 11

Fav<rlre.

E che

di pi parlar

mi facci dono.

Inf. vi. 78.

FAVORIRE.

327
Inf. XIX. 86.

coni' a quel fu molle

Suo

re.

Fal destro, (favorevole)

Inf. XXI. 82.


s

Cui la destra del del fu...


(

congiunta.

Par.

VI. 26.

il

favore del cielo

Fede cristiana.
Quella fede

Ch' principio alla via di salvazione. Fede sustanzia di cose sperale, Ed argomento delle non parventi. La fede, che fa conte... L'anime a Dio.
Quella fede che vince ogni errore.
S eh' a pugnar, per accender
la fede,

lnf._

li.

29.

Par. XXIV. 64. Par. XXV. 10.


Inf. IV. 48.

Dell'Evangelio fero scudi e lance.

Par. XXIX. 113.

Fede. Fedelt.
Fede portai al glorioso E ruppe fede al cener
S eh' io lemelli
(

uffizio.

Inf. xui. 62.


7n/*.v. 62;

di Sicheo.

Jnf.xm.l.
Inf. xxi. 93.

non tenesser
data

patto.

non osservassero

la fede

Amar
(Con
inar...
si

a fede.

Par.

xi. 10.

con

si

fermata fede. Dante, Bal.m. -s costantemente fedele. -Amirabil fede soglio. Petrarca, Can:. vm. 10. p. 2.
)

La fede ch'io v'assegno.


(ci che

Canz.

i.

4.

mi

fa esservi fedele)

Per fede mi ti lego, (prometto) Purg. xvi. 32. La diffalta (mancanza di fede, non star ai patti) Dell'empio suo paslor... Par. ix. 52; Purg. xxviii. 94. E chi taglia sopra la fede sua
D'assicurarmi.
Ariosto, ix.
5').

Con cor

di fede attrito.
di

xlih. 192.
xiii.

Agghiacci

fede.

20.

EsHcr fedele.
Il

mondo
altri

picciol

tempo ne
te,

tien fede.
i

Pelr. Son. 69.

Tu
Ch'ad

vedrai prima all'erta andare


mai, eh' a

fiumi,
.Ir.

volga

il

pensiero.

xxxiii. 60.

Fedra.
La spietata e perfida noverca.
(d'Ippolito)

Par. xvii. 67.

:m
FeleifA.
Per avere a s di bene acquisto.
Par. xxix.
Ili.

Ch'ai sommo del mio ben quasi era a(/gunto.


Petrarca, Son. 169.

Riclilamo alla felicit perduta.


Nessun maggior dolore Che ricordarsi del tempo felice Nella miseria.

Inf. v. 121.

Fencstra.
Di contro effigiata ad una vista

D'un gran
(

palazzo, Micol

ammirava.
uomo pu

Pur(f.\.Wi.
affacciarsi per vedere
x. 52.)

Vista qualunque apertura onde V

per essere veduto -Allor surse alla vista scoperchiata. Inf.

10

l,

donde riceve
il

L'alta vostra meschita e l'aura e

die.

Tasso,

ii. '29.

Fenice.
Cos per
li

gran savi

si

confessa,

Che la Fenice muore e poi rinasce. Quando al cinquecenteslmo anno appressa. Erba n biada in sua vita non pasce. Ma sol d'incenso lagrime e d'amomo; E nardo e mirra son l'ultime fasce.
11

Inf. xxiv. 106.

raro

bello augel che pi d'


l'

un
si

secol dura.
s

Ariosto, xxv. 97.

Che portava E sempre unico

augel che

rinnova,
xxvi.
3.

al

mondo

ritrova.

Ove
Che
tra

rinasce T immortai fenice,


i

fiori

odoriferi,

ch'aduna

All'esequie, a natali, ha

tomba

e cuna.

Tasso, xvii. 20.

Ferita, Ferito.
Rotture sanguinenti.
Poscia eh'
i'

Jnf. xiii. 132.

ebbi rotta la persona

Da due punte mortali. Purg. iii. 118. Purg. v. 73. Li profondi fori, Ond' usc '1 sangue. L vid' io Delle mie vene farsi in terra laco ...
Arriva' io forato nella gola, {Inf, xxviii. 19, 14.)

FERITA, FERITO.

32i)

Fuggendo a
Nel

piede, e sanguinando
la

il

piano.

Quivi perdei la vista, e

parola

nome

di

Maria

fin,

e quivi

Caddi, e rimase la mia carne sola.

Pura.
-

v. 08.

Le ferite son rinchiuse. La piaga ... si ricucia.


^' accisma
S

Inf. xxviii. 41.

Purg. xxv. 139.


Inf. xxviii. Tt.

crudelmente
{

al taglio della
)

spada.

divide ferendo
il

Ma

vostro sangue piove


iv. 3. p. 4.

Pi largamente; ch'altra ira vi sferza. Pet. Canz.

Come
Spicciar

si
il

vide

il

giovine, cadendo,
di s larga vena.

sangue
il

Ariosto , xii. 76.

Spicciando

sangue

d s larga vena.

Che

di

sua vita

al fin saria

venuto.
il

\i\. 10.

se

non che

fu scarso

colpo alquanto.

Per mezzo lo fendea come una canna;

Ma

penetra nel vivo appena tanto. Che poco pi che la pelle gli danna. La non profonda piaga lunga quanto

Non

si

misureria con una spanna.


il

Le lucid'arme
Persino
al

caldo sangue irriga.

pi, di

rubiconda riga.

xxiv. Go.

Quel tuttavia pi va perdendo il sangue; Manca la forza, e ancor par -che noi senta.
Il

vigoroso cor, che nulla langue,


s,

Val

che

'l

debol corpo ne sostenta.

xxiv. 71.

Gravemente languia ferito. pur non g tutto invano, e


Del bianco collo
il

xwii.
ne' confin

*Vi.

bel

capo
i

ferille.

Fu levissima piaga;

biondi crini
stille.

Rosseggiaron cos d'alquante

Come rosseggia l'or che Per man d'illustre artefice

di rubini sfaville.

{Par. xxx.

tG.)

Tas. m. 30.

Percossa tira aspra e mortale.

Che le piastre e le maglie insieme spezza, E sul fianco gli cala, e vi fa grande Piaga, onde il sangue lepido si spande. E fallo ii corpo suo sola una piaga.

ix. 37.
\iii.

22.

31^0
(

FERITA, FERITO.

Unumque

erat

omnia vulnus. Ov. Met.


in. 6.
)

x\. 11.

Jam

loca vulnr-

ribus desunt. Ov. Met.

nella

Quando a lu gamba il
il

veline una saetta a volo,


colse, e la trafisse
il

Nel pi nervoso, ov' pi acuto

duolo.

xi. 54.

Ma
11

fortissimo eroe, quasi

non senta

mortifero duol della ferita...

Pur s'avvede egli poi, che noi sostenta La gamba, offesa troppo ed impedita,

eh' inaspra agitando ivi

l'

ambascia.
ferita,

xi. 55.

Scoprasi ogni latebra alla

E largamente

si

risechi e fenda.

xi. 69.
penituf:.

{Ense secent lato vulnus, telique laiebram Hescindant


Virfj. JEn. XII. 389.
)

Spinge

egli

il

ferro nel bel sen di punta,


il

Che

vi

s'immerge, e

sangue avido beve;

la vesta,

che d'or vago trapunta

Le mammelle stringea tenere e leve, L'empie d'un caldo fiume. Ella gi sente
Morirsi; e
il

pie le

manca egro

e languente.

xii. ()4.

Ma come
Opera
di

giunse, e vide in quel bel seno.


ferita,

sua man, l'empia

E, quasi

un

ciel

notturno anco sereno.


xii. 81.

Senza splendor la faccia scolorita. Trar molto il debil fianco oltre non puote,

E quanto pi Onde in terra


Su

si

sforza, pi s'affanna:

s'asside, e

pon

le

gote

la destra, che par tremula canna.

Ci che vedea, pargli veder che rote;

di

tenebre

il

di gi gli

s'appanna.
xix. 28.

Alfio isviene...

Fermarsi, Fcriuare.
Perci a figurarlo
i

yiedi

affissi.

Inf. xviii. 43.

Poco pi oltre
134;
XIII

il

Centauro

s'affisse, in/", xii.

115 - Purff.w.

33; xvii. 77; xxx. 7; xxxiii. 106; - Par. xxv. 26. Par. xxii. 73. Nessun diparte Da terra i piedi.

A' passi diedi sosta.


Il

Purg. xxix. 72.

Duca meco

si ristette.

Inf. xviii. 44; xxv. 38; - Purg. xxv. 81; xxvi. 33.

FERMARSI, FERMARE.

331

Ciascun

ristette.

Inf. xii. 56;

x.

24; xvi. 19; xx. 86;

XXI. 4; xxvii. 24; xxxiv. 19. - Purfj. ni. 91; iv. 45; v. 34;
xviii.
II.

115; xxiii. 18; xxv. 96; xxvi. 33; xxxiii. la. - anz.

5; Son. 12; Son. 15.

^ello stremo di Europa si ritenne.

Par.
-

vi. 5.

Quei che presso pi


xxv. 71

ci si ritenne.

Par. xxi. 43
;

Ariosto,
;

- Tasso, 1. 14; v. 40 ; xxxiv. 4; xl. 6 Attendi, e fa che feggla Lo viso in te.


il

viii.

41

xii. 47.

Inf. xviii. 75.

Alle lor grida

mio dottor

s'

attese.

Inf. xvi. 13.

Luce divina sovra me s'appunta. Quantunque debii freno a mezzo Animoso destrier spesso raccoffa.
Raccorfliemmo
i

Par. xxi. 83.


il

corso
Ariosto, xi. 1.

passi.

Tasso,

viii.

41.

Ferrara.
Terr costui con pi felice scettro La bella terra che siede sul fiume,

Dove chiam con lacrimoso


Febo
il

plettro
il

figliuol

ch'avea mal retto


il

lume.
Ariosto,

Quando E Cigno
Or

fu pianto
si

fabuloso elettro,
III.

vest di bianche piume.

34.

Del re de' fiumi tra l'altiere


Dinanzi

coma

siede umil, diceagli, e picciol borgo:


il

Po, di dietro gli soggiorna


;

D'alta palude un nebuloso gorgo

Che, volgendosi

gli

anni, la pi adorna

Di tutte le citt d'Italia io scorgo,

^on pur di mura Ma di bei sludj e

e d'ampli tetti regi.


di

costumi egregi.

XXXV.

6.

Signor, qui presso una citt difende


Il Po fra minacciose e fiere corna; La cui iuridizion di qui si stende

Fin dove

il

mar fugge

dal Ilio e torna.

Cede d'antiquil, ma ben contende Con le vicine in esser ricca e adorna.

XLIII. 'i.

tuttavia l'umil citt mirando:

Come

esser pu eh' ancor, seco dicea,


cosi fiorir queste paludi
i

Debban
Di lutti

liberali e

degni sludi?

332

FERRARA.
crescer abbia di
s
s

E Ampia ciltade e di E ci eh' intorno


Sien
lieti

piccol borgo

gran bellezza?
di ricchezza?

lutto slagno e gorgo,

e pieni

campi

Citt, sinora a riverire assorgo

L'amor,

la cortesia, la gentilezza
gli

De' suoi signori, e

onorati pregi
xliii. 00, 61.

Del cavalier, dei cittadini egregi.

Contro

al

gran fiume, che in diluvio ondeggia,


la

Muniasi: e quindi

citt sorgea,

Che ne' futuri secoli la reggia De'magnaminimi Estensi esser dovea.


(E
(li

Tasso, xvni.7l.
ni. 2 -

Ferrara cantava Fazio Uberti nel Dittamondo,


Po tutta s'affronta, La gente volentiar l
s'

Ferrara,

lungo

'l

in famiglia.)

Ferro bollente.
Non altrimenti Che bolle.
Sfavilla

ferro disfavilla

Par.

xxvm.
i.

89. 59.

Qual ferro che bollente esce dal fuoco. Par.

Che

ferro pi

non chiede verun'arte.


Festa.

Inf. ix. 120.

Di che apparreccho fa tanto solenne,

Quanto

pompa

real possibil sia.

Ariosto, xviu. 96.

Festeggiare alcuno.

V. Ariosto, xliv.

9. 7.

Fetonte.
Quel eh' ancor fa l padri Il mal rettor del lume.
a' figli scarsi.

Par. xvn.

3.

Ariosto, xxxi. 70.

Fiamma.
Ma s come carbon che fiamma rende, E per vivo candor quella soverchia.
(

Par. xiv.

;i2.

Candente per ardente. Par.


s

xiv. 77,

Come
Carbone
(

avviva allo spirar de' venti


fiamma.
quanto
(la
il

in

Par. vvi. 28.


carbone stesso? Ranulii.)

Non

vivo

Cominci

fiamma) a crollarsi mormorando.


(agita)
l.

Pur come quella cui vento affatica, Vaguta 'punta mosse Di qua, di

Jnf. xxvj. 86.


//".

xwii.

57,

FIAMMA.

338"

Dove la lamnia subita e vorace Non perdon ad alcun, ma tulli estinse. La vorace fiamma li manuca.
fumose ruote Della rovente fiamma predatrice.
le

Ariosto, xv. 3.

xv.

4.

Miro

xvi. 87.

Come procede
Per
lo

innanzi dall'ardore

un color bruno, Che non nero ancora, e il bianco muore. Qual suole il fiammeggiar delle cose unte
papiro suso

Inf.

xxv. 64.

Muoversi pur su per


(

l'

estrema buccia.

Inf. xix. 28.

Che pare quasi

la

fiamma essere divisa

dalla sostanza che brucia.

Giusti.)

Fiamma
In alcun

chiasa.

Chiusa fiamma pi ardente, e se pi cresce,

modo

pi non pu celarsi. Petrarca, Canz. xvi.


in, 1
:

(.

(E Dante, Conc.
di fuori mostrarsi,
il

E siccome

lo multiplicato

incendio pur vuole

che stare ascoso impossibile. -E Boc.Gior.w. n. 8: suo amore teneva nascoso: per la qual cosa pi che se palesato l'avesse lo stimolava. E Jacopo da Lentino avea cantato: Allor m'arde una doglia, Com'uom, che tene il foco Allo suo seno ascoso, E
guanto poteva

quanto pi

lo

invoglia Tanto prende pi loco,

E non pu

star rinchioso.)

Fianco, urtare piinzecc hiare. per dar avviso.

Quando

'1

mio duca mi

tent di costa.

Inf.

xwii.

32.

Fidarsi, Fiducia.
Cosi

m'ha

ditatata mia fidanza.

Come

il

Sol fa la rosa, quando aperta


di possanza.

Tanto divien quanl'ella ha


In quello... fidanza

Par. xxu. 55.

non imborsa:

Inf.w.M.
Purfj.xni.ij.

dolce lume, a cui fidanza V entro.

Tu discacci virt, tu la diffidi, Non */ tenne alle mie mani,


Che con
Il

(privi di fidanza) Canz.x.'.


'

le

sue ancor non mi chiudessi.

Inf. \. 59.

cicognin... non s'attenta


lo

D'abbandonar

nido.

Pur//,

xxv.

II.

Fiera. Bestia.
Orribil fiera.
//".

xxv. 59.

Fiere selvagge.
Fella... indomila e selvaggia.

//. xiu. 8.

purg.M.^H.

334

FIERA, BESTIA.
Inf. vi. 13.

Fiera crudele e diversa, (strana)


(Fiera diversa. Sacchetti,
ix.

Le bocche aperse,

e mostrocci le sanne:
Inf. vi. 23.

Non avea membro

che tenesse fermo,

(Fiera che s'accinge ad avventarsi per divorare. Giusti.)

solo a divorarlo intende e pugna.

Inf. vi. 29.

(Fiera che divora cupidamente. Giusti.)

dispietati artr/li. E poi distese Inf. xxx. Una fera... soave e quela tanto. Che nulla pi. Petrarca, Canz. xiv.
i
'