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La foBia di Orlando
L 'episodio dellafollia di Orlando si distribuisce in numerosi canti, inframmezzato dalle vicende di molti altri personaggi, secondo la tecnica dell'entreIacement. Isoliamo il nucleo centrale dell'episodio, in cui esplode la pazzia dell'eroe (cantoXXIII, ottave 100jine; canto XXIV,
ottave 1-1J,.).

"

Canto XXIII
100

Lo strano corso che tenne il cavallo deI Saracin 1 peI bosco senza via, fece ch'OrIando ando duo giorni in fall02, n 10 trovo, n pot averne spia8. Giunse ad un rivo che parea cristallo, ne le cui sponde un bel pratel floria, di nativo color vago e dipinto, e di molti e belli arbori distint04.

101

Il merigge facea grato l'orezzo 5 aI duro armento et aI pastore ignudo 6;


SI che n Orlando sentia alcun ribrezzo, che Ia corazza avea, l'elmo e 10 SCUd07. Quivi egli entro per riposarvi in mezzo; e v'ebbe travaglioso albergo e crud08, e piu che dir si possa empio soggiorno, quell'infelice e sfortunato giorno.

1. il cavallo deI Saracin: il cavallo di Mandricardo, che, fuggendo spaventato, aveva trascinato nel fitto delJa boscaglia il suo padrone, col quale Orlando aveva dato inizio ad un duelJo. 2. and ... in fallo: erro due giorni inutilmente. 3. spia: indizio. 4. di nativo ... distinto: bello e variopinto, con i coloridella natura e adornato di molti begli alberi. 5. l'orezzo: l'ombra. 6. ignudo: per Ia calura.
'" sgradita Ia frescura, essendo prolando era tetto dall'armatura. 8. travaglioso ...crudo: ospitalit dolorosa e crudele (perch in questo luogo Orlando scopre che Angelica ama un altro uomo). 9. scritti: incisi. 10. esser di man: essere stati scritti da Angelica di suo pugno. 11. indi: a quelluogo. 12. nodi: i nomi di Angelica e Medoro sono fra loro intrecciati. 13. in cento locbi: ripetuti ovunque. 14. fiede: ferisce. 15. ch'al suo dispetto: suo malgrado. 16. scorza: corteccia. 17. note: caratteri. 18. Finger ... puote: pua essere frutto delia sua fantasia (Orlando si illude che il

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Volgendosi ivi intorno, vide scritti

molti arbuscelli in su l'ombrosa riva. Tosto che fermi v' ebbe gli occhi e fltti, Questo era un di quei lochi gi descritti, ove sovente con Medor veniva da casa deI pastore indi 11 vicina
Angelica e Medor con cento nodi 12

fu certo esser di man 10 de Ia sua diva.

7. n

scudo: cosiccMneppure a Or-

Ia bella donna deI Catai regina.


103

legati insieme, e in cento lochi18 vede.


Quante lettere son, tanti son chiodi

coi quali Amore il cor gli punge e flede 14.


Va col pensier cercando in mille modi non creder quel ch'al suo dispetto15 crede: ch'altra Angelica sia creder si sforza, ch'abbia scritto il suo nome in quella scorzal6.
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nome Medoro sia uno pseudonimo col quale

Poi dice: - Conosco io pur queste notel7; di tal'io n'ho tante vedute e lette. Finger questo Medoro ella si puote 18:
forse ch'a me questo cognome19 mette.

Angelica intende alludere alui). 19. cognome: soprannome. 20. usando ... medesmo: ingannando se stesso. 21. che ... procacciando: (speranza) che a fatica riuscl a formulare.

Con tali opinion daI ver remote usando fraude a s medesm02O,stette ne Ia speranza il malcontento Orlando, che si seppe a se stesso ir procacciando 21.

Ariosto

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Ma sempre piu raccende e piu rinuova,

in ragna o in visco 22 aver dato di petto, quanto piu batte rale e piu si prova di disbrigar, piu vi si lega stretto. Orlando viene ove s'incurva il monte a guisa d'arc023 in su Ia chiara fonte.
106

quanto spenger piu cerca, il rio sospetto: come l'incauto augel che si ri trova

Aveano in su l' entrata il luogo adorno

coi piedi storti

24

edere e viti erranti 26.

Quivi soleano aI piu cocente giorno stare abbracciati i duo felici amanti. V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno, piu che in altro dei luoghi circonstanti, scritti qual con carbone e qual con gesso, e qual con punte di coltelli impresso.
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Il mesto conte a pie quivi discese; e vide in su l' entrata de Ia grotta parole assai, che di sua man distese

Medoro avea, che parean scritte alIotta 26.


DeI gran piacer che ne Ia grotta prese,

questa sentenzia 27 in versi avea ridotta.


Che fosse culta in suo linguaggi028 io penso; et era ne Ia nostra tale il senso:
108 Liete piante, verdi erbe, limpide acque, spelunca opaca29 e di fredde ombre grata,

22.

in ragna o in visco: nella rete o nel

vischio (metodi usati per l'uccelIagione). 23. s'incurva ... d'arco: dove il monte, mcurvandosi, forma un arco simile ad una grotta ( quella dove Angelica e Medoro hanno trascorso momenti di intensa felicit). 24. coi ... storti: con i rami intrecciati. 25. erranti: rampicanti. 26. allotta: alIora. 27. sentenzia: considerazione. 28. culta ... linguaggio: espressa in uno stile elegante, nella sua lingua (Medoro saraceno). 29. spelunca opaca: grotta protetta dalIa luce. 30. commodit: protezione. 31. meni: conduca. 32. che proveggia ... greggia: che provveda affinch nessun pastore conduca il gregge in questo luogo. 33. come latino: come fosse Ia sua lingua. 34. ch'avea pronte: che parlava fluentemente. 35. gli schiv: gli evit. 36. scontargli: fargli scontare tutti i vantaggi.

dove Ia belIa Angelica che nacque di Galafron, da molti invano amata, spesso ne le mie braccia nuda giacque; de Ia commodit 30 che qui m'e data, io povero Medor ricompensarvi d'altro non posso, che d'ognior lodarvi;
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e di pregare ogni signore amante, e cavallieri e damigelIe, e ognuna persona, o paesana o viandante,

che qui sua volont meni31 o Fortuna;


ch'alI'erbe, alI'ombre, alI'antro, aI rio, alIe piante dica: benigno abbiate e sole e luna, e de le ninfe il coro, che proveggia che non conduca a voi pastor mai greggia32.
110 Era scritto in arabico, che '1 conte intendea cOSIben come latino33: fra molte lingue e molte ch'avea pronte34, prontissima avea quelIa il paladino; e gli schiv36piu volte e danni et onte, che si trov tra il popul saracino: ma non si vanti, se gi n'ebbe frutto,

ch'un danno or n'ha, che pu scontargli

36

il tutto.
Orlando .furioso

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111

Tre volte e quattro e sei lesse 10 scritto quelIo infelice, e pur cercando invano che non vi fosse quel che v'era scritto; e sempre 10 vedea piu chiaro e piano: et ogni volta in mezzo il petto afflitto stringersi il cor sentia con fredda mano. Rimase aI fin con gli occhi e con Ia mente fissi nel sasso, aI sasso indifferente37. Fu alIora per uscir deI sentimento, si tutto in preda deI dolor si lassa 38. Credete a chi n'ha fatto esperimento, che questo '1 duol che tutti gli altri passa

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39.

Caduto gli era sopra il petto il mento, Ia fronte priva di baldanza e bassa; n pot aver (che '1 duol l'occup tanto) alIe querele voce, o umore aI pianto 40.
113

L'impetosa doglia entro rimase, che volea tutta uscir con troppa fretta. Cosi veggin restar41 l'acqua nel vase42,
che largo il ventre e Ia bocca
43

abbia stretta;

che nel voltar che si fa in su Ia base, rumor che vorria uscir, tanto s'affretta, e ne l'angusta via tanto s'intrica, ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica44.
37. ai indifferente: lui stesso non differente dai sasso. 38. si lassa: si abbandona. 39. tutti ... passa: supera tutti gli altri. 40. n pot ... pianto: e, a causa dei dolore, non riusci ad esprimere i lamenti (querele) con parole (voce) e il desiderio di lacrime con il pianto. 41. restar: fermarsi (indica Ia difficolt a defluire). 42. vase: bottiglia. 43. Ia bocca: il collo. 44. che ... a fatica: che, capovolto di colpo, lascia uscire con difficolt il liquido che contiene. 45. che voglia... pera: ancora una congettura: forse una macchinazione volta a coprire d'infamia Angelica o a rendere lui tanto geloso da morirne. 46. Ia man di lei: Ia grafia di Angelica. 47. debol speme: tenue speranza. 48. sveglia: risveglia. 49. il dosso preme: sale in groppa. 50. dando loco: quando il sole, ai tramonto, cede il passo alia luna. 51. da le vie supreme: dalla sommit (dai comignoli). 52. vapor dei fuoco: fumo (le indicazioni ricordano i versi conclusivi della Bucolica I di Virgilio). 53. Languido: indebolito. 54. discreto: zelante. 55. a forbir: a lucidare. 56. alta avventura: di essere amato da Angelica.

...

114

Poi ritorna in s alquanto, e pensa come possa esser che non sia Ia cosa vera: che voglia alcun cosi infamare il nome de Ia sua donna e crede e brama espera, o gravar lui d'insopportabil some
tanto di gelosia, che se ne pra
46;

et abbia quel, sia chi si voglia stato, molto Ia man di lei 46 bene imitato.
115

In cosi poca, in cosi debol speme 47


sveglia
48

gli spirti e gli rifranca un poco;


il dosso preme
49,

indi aI suo Brigliadoro

dando gi il sole alIa sorelIa loc06O. Non molto va, che da lp. vie supreme61

...

dei tetti uscir vede il vapor deI fuoco 62, sente cani abbaiar, muggiare armento; viene alIa vilIa, e piglia alIoggiamento.
116

Languido

53

smonta, e lascia Brigliadoro

a un discreto64 garzon che n'abbia cura: altri il disarma, altri gli sproni d'oro gli leva, altri a forbir66 va l'armatura. Era questa Ia casa ove Medoro
giacque ferito, e v' ebbe alta avventura
56.

Corcarsi Orlando e non cenar domanda, di dolor sazio e non d'altra vivanda.

Ariosto

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Quanto piu cerca ritrovar quiete, tanto ritrova piu travaglio e pena; che de l' odiato scritto ogni parete, ogni uscio, ogni finestra vede piena.

Chieder ne vuol: poi tien le labra chete 57;


che teme non si far troppo serena, troppo chiara Ia cosa che di nebbia cerca offuscar perch men nuocer debbia.
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Poco gli giova usar fraude a se stesso 58; che senza domandarne, 59 chi ne parIa.
Il pastor che 10 vede cOSIoppresso da sua tristizia, e che voria levarIa 60, l'istoria nota a s, che dicea spesso di quei duo amanti a chi volea ascoltarla, ch'a molti dilettevole61 fu a udire, gl'incominci senza rispett062 a dire:

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portato avea Medoro alIa sua villa 63,

come esso a prieghi d' Angelica belIa

ch' era ferito gravemente; e ch' elIa 64.: cur Ia piaga, e in pochi dI guarilla ma che nel cor d'una maggior di que lIa lei ferI Amor; e di poca scintilla l'accese tanto e SI cocente fuoco, che n'ardea tutta, e non trovava loc065:
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e sanza aver rispetto ch' elIa fusse figlia deI maggior re ch'abbia il Levante,

da troppo amor constretta si condusse 66


a farsi moglie d'un povero fante. AlI'ultimo l'istoria si ridusse67, che '1 pastor fe' portar Ia gemma inante,

57. le labra chete: tiene Ia bocca chiusa. 58. usar ... stesso: ingannarsi. 59. e: c'e. 60. voria levarIa: vorrebbe alleviarla. 61. dilettevole: fu motivo di grande piacere. 62. senza rispetto: senza reticenze. 63. villa: casa. 64. in pochi di guarilla: Angelica era fra l'altro esperta conoscitrice delle erbe e dei loro poteri. 65. loco: scampo. 66. si condusse: si ridusse a. 67. AlI'ultimo ... ridusse: Ia conclusione della vicenda fu. 68. mercede: ricompensa. 69. secure: scure. 70. il manigoldo ... satolIo: l'amore aguzzino(manigoldo) fu sazio (satolIo) di avergli inflitto innumerevoli colpi. 71. plIo: 10pu. 72. scocchi: erompa. 73. senza ...rispetto: senza il pudore provocato dalla presenza di estranei. 74. con ... ruote: rivoltandosi di continuo. 75. tutto ... letto: cercando in tutto illetto una posizione tollerabile.

ch' alIa sua dipartenza, per mercede 68 Questa conclusion fu Ia secure 69

deI buono albergo, Angelica gli diede.


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che '1 capo a un colpo gli lev daI colIo, poi che d'innumerabil battiture

si vide il manigoldo Amor satolIo 70.


Celar si studia Orlando il duolo; e pure quel gli fa forza, e male asconder plIo 71: per lacrime e suspir da bocca e d' occhi

convien, voglia o non voglia, aI fin che scocchi 72.


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Poi ch'alIargare il freno aI dolor puote (che resta solo e senza altrui rispetto) 73,
giu dagli occhi rigando per le gote sparge un fiume di lacrime sul petto:

sospira e geme, e va con spesse ruote 74


di qua di l tutto cercando illetto 75; e piu duro ch'un sasso, e piu pungente che se fosse d'urtica, se 10 sente.

Orlando furioso

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1n tanto aspro travaglio gli soccorre che nel medesmo letto in che giaceva, l'ingrata donna venutasi a porre col suo drudo 76 piu volte esser doveva. Non altrimenti or quella piuma abborre, n con minor prestezza se ne leva, che de l'erba il villan che s'era messo per chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso. Quelletto, quella casa, quel pastore immantinente in tant'odio gli casca 77, che senza aspettar luna, o che l'albore che va dinanzi aI nuovo giorno nasca, piglia l'arme e il destriero, et esce fuore

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per mezzo il bosco alla piu oscura frasca 78; e quando poi gli aviso 79 d'esser solo,
con gridi et urli apre le porte aI duolo.
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Di pianger mai, mai di gridar non resta 8; n Ia notte n '1 dI si d mai pace.

Fugge cittadi 81 e borghi, e alla foresta


sul terren duro aI discoperto giace. Di s si maraviglia ch'abbia in testa una fontana d'acqua SI vivace82, e come sospirar possa mai tanto; espesso dice a s cOSInel pianto:
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- Queste non son piu lacrime, che fuore stillo dagli occhi con SI larga vena.
Non suppliron 83 le lacrime aI dolore:
finlr, ch'a mezzo era il dolore a pena. DaI fuoco spinto ora il vitale umore84 fugge per quella via ch'agli occhi mena; et quel che si versa, e trarr insieme e '1 dolore e Ia vita all'ore estreme.

76. drudo: amante. Ma in realt nell'unione non vi era nulla di ilJegittimo: Medoro era il marito di Angelica. 77. gli casca: gli diventa. 78. alIa... frasca: dove il bosco piu fitto e quindi buio. 79. gli aviso: si rende conto. 80. non resta: non smette. 81. Fugge cittadi: I'iperbole caratterizza Ia follia di Orlando. 82. si vivace: tanto inesauribile. 83. Non suppliron: le lacrime non sono state sufficienti aI mio dolore. 84. vitale umore: Orlando vede deftuire Ia sua linfa vitale, spinta dai fuoco d'amore. 85. questo vento: i sospiri. 86. mentre ... mai?: come possibile che Amore permetta che una persona stia sempre nel fuoco e non si consumi mai? 87. mancando di f: non corrispondendo alla sua fedelt in amore. 88. 10 spirto: I'ombra. 89. avanza: resta.

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Questi ch'indizio fan deI mio tormento, sospir non sono, n i sospir son tali. Quelli han triegua talora; io mai non sento che '1 petto mio men Ia sua pena esali. Amor che m'arde il cor, fa questo vent085, mentre dibatte intorno aI fuoco l'ali. Amor, con che miracolo 10 fai, che 'n fuoco il tenghi, e nol consumi maj86?

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Non son, non sono io quel che paio in viso: quel ch'era Orlando morto et sotterra; Ia sua donna ingratissima l'ha ucciso: SI, mancando di f87,gli ha fatto guerra. 10 son 10 spirto88 suo da lui diviso, ch'in questo inferno tormentandosi erra, acci con l'ombra sia, che sola avanza89, esempio a chi in Amor pone speranza. -

Ariosto

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Pel bosco erro tutta Ia notte il conte;

e alIo spuntar delIa diurna fiamma 10 torno 90 il suo destin sopra Ia fonte dove Medoro insculse l'epigramma91. Veder l'ingiuria sua scritta nel monte

l'accese SI, ch'in lui non resto dramma 92


che non fosseodio, rabbia, ira e furore; n piu indugio, che trasse il brando fuore.
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Taglio 10 scritto e '1 sasso, e sin aI cielo a volo alzar fe' le minute schegge. Infelice quelI'antro, et ogni stelo in cui Medoro e Angelica si legge! CosI restr quel dI, ch' ombra n gielo a pastor mai non daran piu, n a gregge93: e quelIa fonte, gi SI chiara e pura, da cotanta ira fu poco sicura;

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che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolIe non cesso di gittar ne le belI'onde, fin che da sommo ad imo 94 SI turbolIe,
che non furo mai piu chiare n monde. E stanco aI fin, e aI fin di sudor molIe,

poi che Ia lena vinta 96 non risponde


alIo sdegno, aI grave odio, alI' ardente ira, cade sul prato, e verso il ciel sospira.
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Mflitto e stanco aI fin cade ne l'erba, e ficca gli occhi aI cielo, e non fa motto. Senza cibo e dormir cOSIsi serba 96, che '1 sole esce tre volte e torna sotto 97.
Di crescer non cesso Ia pena acerba, che fuor delsenno aI fin l'ebbe condotto. Il quarto dI, da gran furor commosso 98, e maglie e piastre 99si straccio di dosso.

90. 10 torno: 10riport. 91. insculse I'epigramma: scoIpi i versi d'amore. 92. dramma: goccia. La dramma I'ottava parte di un' oncia, quindi una quantit piccolissima. 93. Cosi restr ... gregge: ia grotta e gli alberi, su cui erano scoIpiti i monogrammi di Angelica e Medoro, furono ridotti in modo taIe che non offrirono piu ombra n fresco ai pastori. 94. da sommo ad imo: da cima a fondo. 95. Ia lena vinta: ia resistenza venuta meno. 96. si serba: rimane. 97. che '1 sole ... sotto: per tre giorni. 98. commosso: sconvoIto. 99. e maglie e piastre: sono quelle dell'armatw'a. 100. l'usbergo: Ia corazza. 101. differente albergo: diversa collocazione. 102. I'ispido: irsuto. 103. de Ia piu: di una piu grande di questa. 104. bipenne: i'ascia. 105. crollo: scrollone.

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Qui riman l' elmo, e l riman 10 scudo, lontan gli arnesi, e piu lontan l'usbergo 100: l'arme sue tutte, in somma vi concludo,

avean pel bosco differente albergo 101.


E poi si squarcio i panni, e mostro ignudo

l'ispido 102 ventre e tutto '1 petto e '1 tergo;


e comincio Ia gran foHia, SI orrenda, non sar mai ch'intenda. che de Ia piu 108
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In tanta rabbia, in tanto furor venne, che rimase offuscato in ogni senso. Di tor Ia spada in man non gli sovenne; che fatte avria mirabil cose, penso.

Ma n quelIa, n scure, n bipenne104

era bisogno aI suo vigore immenso. Quivi fe' ben de le sue prove eccelse, ch'un alto pino aI primo crolIo 106 svelse:
Orlando furioso

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e svelse dopo il primo altri parecchi, come fosser finocchi, ebuli o aneti 106; e fe' il simil di querce e d'olmi vecchi, di faggi e d'orni e d'illicP07 e d'abeti. Quel ch'un ucelIator, che s'apparecchi il campo mondo, fa per por le reti dei giunchi e de le stoppie e de l'urtiche, facea de cerri e d'altre piante antiche 108. I pastor che sentito hanno il fracasso, lasciando il gregge sparso alIa foresta, chi di qua, chi di l, tutti a gran passo vi vengono a veder che cosa e questa. Ma son giunto a quel segno il qual s'io passo vi potria Ia mia istoria esser molesta; et io Ia vo' piu tosto diferire, che v'abbia per lunghezza a fastidire.

136

Canto XXIV
1

Chi mette il pie su l'amorosa pania 109, cerchi ritrarlo, e non v'inveschi 110 l'ale;

che non e in somma amor, se non insania 111, a giudizio de' savi universale: e se ben 112 come Orlando ognun non smania,
suo furor mostra a qualch'altro segnale. E quale e di pazzia segno piu espresso che, per altri voler, perder se stesso?
106. ebuli o aneti: sambuchi o finocchi. 107. illiei: lecci. 108. Quel antiche: queIlo che fa con le erbe e i cespuglietti un cacciatore per predisporre Ia piazzola pulita per coIlocare le reti, queIlo faceva congli antichi alberi di alto fusto. 109. pania: una sostanza particolarmente vischiosa e adesiva ottenuta daIle bacche dei vischio. Si cosparge sui rami per catturare gli uccelli. 110. v'inveschi: vi resti intrappolato. 111. insania: follia. 112. se ben: sebbene. 113. fallire: smarrire. 114. a chi ... s'invecchia: chi perdura nell'errore di innamorarsi. 115. faIlo: errore. 116. ho ... intervaIlo: Ia follia d'amore lascia qualche intervaIlo di lucidit utile a chi voglia ravvedersi. Forse c' una memoria degli intervaIla insaniae nel corso dei quali, secondo Svetonio, Lucrezio compose il De rerum natura.

...

Varii gli effetti son, ma Ia pazzia e tutt'una per, che li fa uscire. Gli e come una gran selva, ove Ia via conviene a forza, a chi vi va, fallire 113: chi su, chi giu, chi qua, chi l travia. Per coneludere in somma, io vi vo' dire: a chi in amor s'invecchia 11" oltr' ogni pena,

si convengono i ceppi e Ia catena.


3 Ben mi si potria dir: - Frate, tu vai l'altrui mostrando, e non vedi il tuo falI0115. 10 vi rispondo che comprendo assai,

or che di mente ho lucido intervalIo 116; et ho gran cura (e spero farlo ormai) di riposarmi e d'uscir fuor di ballo117: ma tosto118far, come vorrei, nol posso; che '1 male e penetrato infin all'osso.
4

117. d'useir

... baIlo:

di non essere piu vit-

tima deIl'amore. 118. tosto: subito. 119. trattesi ... avea: si era spogliato deIle armi e le aveva sparpagliate per il campo. 120. brando: Ia spada.

Signor, ne l'altro canto io vi dicea che '1 forsennato e furIoso Orlando trattesi l'arme e sparse aI campo avea1l9, squarciati i panni, via gittato il brando 12, svelte le piante, e risonar facea

Ariosto

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i cavi sassp21e l'alte122 selve; quando alcun' pastori aI suon trasse in quellato lor stella, o qualche lor grave peccato.
5

Viste deI pazzo I'incredibil prove poi piu d'appresso e Ia possanza estrema, si voltan per fuggir, ma non sanno ove,

si come avviene in subitana tema 123. Il pazzo dietro lor ratto 124 si muove: uno ne piglia, e deI capo 10 scema 125 con Ia facilit che torria alcuno da l'arbor pome126,o vagol27fior daI pruno.
6

Per una gamba il grave tronco prese, e quello uso per mazza adosso aI resto: in terra un. paio addormentato stese,
ch'al novissimo di 128 forse fia desto.
Gli altri sgombraro subito il paese,
129. 130.

ch' ebbono il piede e il buono aviso presto


Non saria stato il pazzo aI seguir lento,

se non ch' era gi volto alloro armento


7

Gli agricultori, accorti 131 agli altru' esempli, lascian nei campi aratri e marre 132 e falei:
chi monta su le case e chi sui templi (poi che non son sicuri olmi n salci), onde I'orrenda furia si contempli, ch' a pugni, ad urti, a morsi, a graffi, a calei, cavalli e buoi rompe, fraccassa e strugge; e ben corridor chi da lui fugge.

121. cavi sassi: grotte. 122. alte: fltte. 123.in subitana tema: per un improvviso timore. 124. ratto: rapido. 125. scema: priva. 126. pome: i frutti. 127. vago: bei. 128. novissimo di: il giorno deI giudizio. 129. ch'ebbono ... presto: ebbero pronti il piede e Ia saggia decisione. 130. Non saria ... armento: Orlando non li ghermisce perch il suo interesse rivolto ai loro armenti, non certo perch sia troppo lento per raggiungerli. 131.accorti: attenti a quanto era accaduto agli altri. 132. marre: zappe. 133. propinque ville: localit vicine. 134. rusticane: di contadini. 135. frombe: fionde. 136. villanesco: approssimativo perch organizzato da contadini inesperti di tattica militare. 137. salso lito: Ia riva deI mare. 138. austro: vento deI sud. 139. umore: acqua. 140.e ne ... sferza: flagella piu estesamente Ia sabbia della riva. 141. empia: ostile, feroce. 142. esperimento: prova.

Gi potreste sentir come ribombe

l'alto rumor ne le propinque ville 133 d'urli e dicorni, rusticane 134 trombe,
e piu spesso che d'altro, il suon di squille; veder dai monti sdrucciolarne mille, et altritanti andar da basso ad alto,

e con spuntoni et archi e spiedi e frombe 135 per fare aI pazzo un villanesco 136 assalto.
9

Qual venir suol nel salso lito 137 l'onda


mossa da l'austro138 ch'a principio scherza, che maggior de Ia prima Ia seconda, e con piu forza poi segue Ia terza, et ogni volta piu l'umore 139 abonda, e ne l'arena piu stende Ia sferza 140; tal contra Orlando l'empia141 turba cresce, che giu da balze scende e di valli esce.

10

Fece morir diece persone e diece, che senza ordine alcun gli andaro in mano: e questo chiaro esperimento 142 fece

ch'era assai piu sicur starne lontano.


Orlando furioso

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Trar sangue da quel corpo a nessun Ieee 143, che 10 fere 144 e percuote il ferro invano.
AI conte il re deI ciel tal grazia diede, per porlo a guardia di sua santa fede.
11

Era a periglio145 di morire Orlando, se fosse di morir stato capace. Potea imparar ch'era a gittare il brando, e poi voler senz'arme essere audace. La turba gi s'andava ritirando,

vedendo ogni suo colpo useir fallace 146.


Orlando, poi che piil nessun l'attende, verso un borgo di case il camin prende.
12

Dentro non vi trov piccol n grande,

che '1 borgo ognun per tema 147 avea lasciato.


V'erano in copia148povere vivande,

convenienti a un pastorale stato 149. Senza il pane discerner da le giande 150,


daI digiuno e da l'impeto cacciatol6l, le mani e il dente lasci andar di botto

in quel che trov prima, o crudo o cotto 152.


13
143. Ieee: lecito. 144. fere: ferisce. 145. periglio: rischio. 146.coIpo ...fallace: ogni percossa andare a vuoto. 147. tema: timore. 148. copia: abbondanza. 149. stato: condizione. 150. giande: ghiande, cibo non commestibile. 151. cacciato: spinto. 152. crudo o cotto: dato significativo della follia e della degradazione animaIesca Ia non distinzione tra cotto e crudo. 153. damme: daine. 154. cingiai: cinghiaIi. 155. con ... spoglia: senza aver Ievato Ia pelle. 156. discorre: corre attraverso.

E quindi errando per tutto il paese, dava Ia caccia e agli uomini e alle fere; escorrendo pei boschi talor prese i capri isnelli e le damme153leggiere. e con man nude li pose a giacere;

Spesso con orsi e con cingiai154 contese,

e di lor carne con tutta Ia spoglia155


piil volte il ventre empl con fiera voglia.
14

Di qua, di l, di su, di giil discorre 156


per tutta Francia; e un giorno a un ponte arriva, sotto cui largo e pieno d'acqua corre un fiume d'alta e di scoscesa riva. Edificato accanto avea una torre che d'ogn'intorno e di lontan scopriva. Quel che fe' quivi, avete altrove a udire; che di Zerbin mi convien prima dire.

ANALISI DEL TESTO


La critica deU'idealismo cortese.

E l' episodio che d il titoIo aI poema: e questo basta a segnalarci che si tratta di un momento narrativo di importanza centrale, denso di significati. Vi ritroviamo il tema fondamentale deI desiderio che spinge I'uomo all'inchiesta, all'instancabile ricerca dell'oggetto desiderato: desiderio vano, oggetto sempre sfuggente e inafferrabile, inchiesta necessariamente fallimentare. Orlando, che ha fin qui inseguito invano Angelica, che sempre gli sfugge, incontra ora, nella grotta e poi nella capanna deI pastore, Ia prova inconfutabile che l' oggetto per lui perduto per sempre. Ma, nel personaggio di Orlando, desiderio e inchiesta hanno caratteri peculiari, sicch si caricano di valenze ulteriori. La tenacia con
Ariosto
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153
Orlando perfetto aDBante cortese

cui Orlando insegue Angelica e Ia fedelt indefettibile nei suoi confronti fanno dell'eroe un perfetto amante secondo i codici cortesi. La donna amata e da lui sottoposta ad una totale idealizzazione: Angelica e una dea, una creatura di assoluta perfezione, da adorare e servire con umile devozione. In questo, Orlando si rivela privo di una virtu che Ariosto ritiene essenziale all'uomo, Ia duttilit nell'adattarsi alle varie situazioni proposte dalla Fortuna mutevole, il pragmatico realismo. Orlando, ossessivamente fisso nel suo amore, non si piega ad accettare oggetti sostitutivi, un'arma, un eavallo, un'altra donna, come altri personaggi piu pragmatici (Ferrau, Mandrieardo, 10stesso Rodomonte, che quasi impazzisce per il tradimento di Doralice, ma subito si innamora di Isabella: canti I, XII, XIV, XXIX, efr. i TT5-6, e 9-10). E proprio gli autoinganni che si eostruisce rivelano Ia sua incapacit di adattarsi Gli autoinganni aI reale: pur di non accettare una realt sgradevole Orlando preferisce costruirsene una e l'incapacit di adattarsi fittizia. Per questo il fortissimo eroe si trova inerme e vulnerabile di fronte alla realt effetaI reaIe tuale, che smentisce ogni idealizzazione. E ci 10induce a smarrire Ia via giusta, a restare impigliato nella trama dell'errore, a perdere il senno. La fissazione idealizzante su un oggetto, priva di realismo, l'antecedente diretto della foBia. Il furore di Orlando appare quindi come il rovesciamento ironico di una concezionesubliLa follia, rovesciaDBento mante e idealizzante dell'amore, Ia eoncezione cortese, ehe nella civilt rinascimentale si dell'aDBor cortese era rivestita delle forme deI platonismo (Bartlett Giamatti): nel suo caso, con l'esito della pazzia, l'amore e Ia fedelt alla donna non nobilitano l'uomo ad una eondizione spiritualmente superiore, ma 10degradano ad una condizione bestiale. Si pensi all'insistenza sull'aspetto fisico di Orlando, nudo ed irsuto come una bestia feroce, ehe gareggia eon le altre belve nella corsa e nella lotta e si ciba delle loro carni crude. Con l'amor cortese sono strettamente legati i valori cavallereschi, Ia prodezza, l'onore, Ia magnanimit; ebbene, Ia cavalLa cavalleria si autodistrugge leria, portata sino alle estreme conseguenze della foBia,finisee per autodistruggersi: Orlando si spoglia delle sue armi, e soprattutto getta Ia spada, che il simbolo per eccellenza della dignit cavalleresca (e, come stato notato, Ia dispersione delle armi, nelle quali consisteva Ia sua essenza di cavaliere, sembra allusiva alla divisione dell'io). Non solo, ma l'eroe, invece di prodigare Ia sua forza per nobilifini, Ia difesa della fede e dei deboli,e per eompiere imprese mirabili, degne di gloria eterna, Ia spreca distruggendo cose vili (alberi, sassi), abbassandosi a far Ia guerra a una masnada di villani, o, nel colmo dell'abiezione, nel far strage di animali. Non si dimentichi che l'amor platonico, insieme con il culto delle virtu cavalleresche, era uno dei valori fondamentali della societ cortigiana. Noi conosciamo, in particolare dalle Satire, Ia profonda avversione che Ariosto nutriva per l'ambiente della corte (cfr. TT1-2): allora, nella foBiadi Orlando, nella degradazione da essa prodotta dell'amor platonico e della cavalleria, si pu vedere trasposta in cifra una sottile, segreta polemica contro Ia civilt cortigiana e i suoi valori. Una polemica che investe anche le forme letterarie. L'espressione La poIeDBica dell'idealismoamoroso platonizzante era essenzialmente il petrarchismo: e in effetti, in questo contro episodio, si pu cogliere una sfumata, maliziosa parodia della poesia petrarchista contemIa civilt cortigiana poranea, deI suo linguaggio e delle sue immagini. Ci riferiamo soprattutto aI monologo di Orlando alle ottave 126-128:l'eroe parIa facendo ricorso ai "concettini" correnti deI petrarLa parodia deI petrarchisDBo chismo, le lacrime ormai esaurite e sostituite dall'umor vitale, i sospiri che sono il vento provocato dalle ali che Amore sbatte per attizzare il fuoco nel suo cuore. Ariosto, secondo il suo solito, non ricorre alla parodia aperta, violentemente beffarda e caricaturale: si limita a caricare leggermente le immagini e le espressioni, ad andare un po' sopra le righe, ed in tal modo fa venire alla luce tutta Ia convenzionalit artificiosa e l'assurdit di quelle concezionie di quellinguaggio codificato, manifestando cosi sornionamente ma corrosivamente Ia propria irrisione. I valori in cui Ariosto crede sono diversi: come sappiamo sempre dalle Satire (che sono Ia chiave migliore per penetrare nell'universo deI Furioso), alIa vita di corte, con i suoi onori, il suo fasto, le gare di ambizione e le invidie, contrappone Ia vita domestica, modesta ma serena e raccolta negli affetti e negli studi; all'amor cortese e platonicoL'aDBore coniugaIe petrarchesco contrappone l'amore coniugale. Se l'amor cortese, come Ia sorte di Orlando insegna, porta alla foBiae a smarrire il dominio razionale di s (uno dei valori centrali della concezione dell'uomo rinascimentale), l'amore coniugale consente di imbrigliare le passioni e di conservare l'equilibrio razionale. Alla follia e alla degradazione animalesca di Orlando si contrappone infatti, nell'architettura deI poema, il percorso di formazione di Ruggiero, che proprio grazie all'amore di tipo" coniugale" di Bradamante, che si concluder col matrimonio, da giovane incostante, facHea deviare dai propositi e a seguire gli impulsi e le passioni (si pensi all'episodio di AIcina, Tll, ma anche aI fulmineo desiderio per Angelica da lui saIvata daI mostro) impara a disciplinare se stesso e a indirizzare le sue forze a nobilifini. Orlando furioso

154
L 'impianto narrativo e l 'ironia. L'episodio scandito strutturalmente in tre sequenze: 1) Ia scoperta degli amori di Angelica e Medoro e gli autoinganni con cui Orlando cerca di soffocare il dolore; 2) Ia conferma inequivocabile ottenuta nella casa deI pastore e l'esplodere della sofferenza; 3) Ia follia vera e propria e il suo furore distruttivo. Attraverso questi tre momenti narrativi si sviluppa con sottigliezza di gradazioni e di sfumature il processo psicologico che porta il personaggio alla follia. Ma occorre precisare Ia natura dell'analisi psicologica nel Furioso. Si tratta di un'analisi ben diversa da quella che si affermer nel romanzo realistico ottocentesco: l si avr l'indagine sui processi psicologici di un individuo particolare, dalla fisionomia personale, unica e inconfondibile (si pensi a Gertrude e a don Abbondio nei Promessi sposi, o aI Julien Sorel deI Rosso e il nero di Stendhal, o aI Raskolnikov di Delitto e castigo di Dostoievskij); in Ariosto si ha invece 1'analisi di processi psicologici tipici, senza connotazioni individuali e personali. Tn altre parole, in questo episodio non abbiamo Ia psicologia di Orlando, visto come individuo singolo, concreto, non confondibile con nessun altro, ma Ia psicologia dell'innamorato infelice in generale e in astratto; le sofferenze di Orlando non sono le sofferenze di un individuo coIto nella sua unicit irripetibile, ma le sofferenze di chiunque. II senso dell'individualit concreta sar una prerogativa deI realismo moderno: Ariosto resta negli orizzonti della psicologia classica, che costruiva esempi tipici e generali. Con questo, non si vogliono affatto stabilire gerarchie di valore: si vogliono semplicemente sottolineare concezioni diverse, proprie di civilt diverse. II sostrato ideologico dell'episodio, si detto, una sottile polemica contro gli idoli della cultura cortigiana, 1'amore idealizzato e i valori cavallereschi: Ia polemica non mai diretta ed esplicita, ma si manifesta nei modi consueti di Ariosto, con l'ironia. Essa in primo luogo ironia oggettiva, che scaturisce dai meccanismi stessi deI racconto, daI suo montaggio: in tal caso alla base vi sempre una sproporzione, un contrasto implicito. CosI avviene quando Orlando, prode cavaliere, getta via le armi e appare quale irsuta bestia, o quando, invece di combattere altri cavalieri, si scontra con i villani. Ironico il contrasto tra illuogo ameno e idillico in cui Orlando giunge in apertura di episodio, credendo di potervi trovare ristoro e riposo, e Ia sventura che vi incontra, scoprendovi il "tradimento" di Angelica: l'ironia oggettiva qui data daI gioco beffardo della Fortuna, che si compiace di rovesciare le aspettative e i progetti degli uomini. Lo stesso avviene quando Orlando giunge proprio alla casa che aveva ospitato Angelica e Medoro, e quando il pastore, per rallegrare l'ospite, gli racconta Ia storia dei due amanti, mostrando ingenuamente Ia gemma ottenuta in ricompensa. Oltre che dai meccanismi oggettivi deI racconto, l'ironia pu scaturire anche da interventi diretti della voce narrante, che sottolineano esplicitamente un contrasto o una sproporzione. Nel momento in cui esplode il furore di Orlando, il narratore sottolinea che l'eroe avrebbe fatto mirabil cose se non avesse gettato via Ia spada, e subito dopo definisce prove eccelse 10 sradicare con irrisoria facilit gli alberi: il contrasto che si crea tra le formule epiche e il folle accanimento sugli oggetti inerti che degrada 1'eroe 1'indizio dell'ironia. Valore ironico ha poi tutta una serie di paragoni che, come di consueto, abbassano Ia statura epica dell'eroe, pur senza stravolgerla in aperta caricatura e irriverente sberleffo: Ia similitudine deI vaso daI collo troppo stretto, da cui illiquido a goccia a goccia fuor esce a fatica, l'immagine delletto che sembra ad Orlando pieno di ortiche, o dell'uccellatore che sgombra il campo delle erbacce per stendere le sue reti: l' accostamento a queste realt quotidiane e prosaiche, abbassando Ia figura dell'eroe, produce un effetto straniante sulla sua dignit epico-cavalleresca. Straniante Ia fittizia limitazione dell'onniscienza deI narratore, come avviene a proposito della scritta di Medoro: Che fosse culta in suo linguaggio io penso: il narratore, che di norma onnisciente, nel suo gioco ironico finge di avere un'informazione limitata, ottenendo cos) l'effetto di allontanare 1'oggetto in una luce maliziosa e sorridente e di spezzare l'immedesimazione dellettore, costringendolo a distanziarsi criticamente daI narrato. Funzione ironica hanno ancora gli interventi con cui il narratore accosta Ia propria esperienza amorosa a quella dell'eroe: Credete a chi n'ha fatto esperimento / che questo '1duol che tutti gli altri passa (112), e soprattutto 1'esordio deI canto XXIV. Qui evidente come 1'ironica sovrapposizione della figura deI narratore abbia Ia funzione di abbassare le vicende epico romanzesche, e quindi di straniarle, per trasformarle, da oggetto di immediata e appassionata partecipazione emotiva dellettore, in spunto per Ia riflessione disincantata sul comportamento dell'uomo, sui suoi errori e le sue follie. Compare infatti, maliziosamente, l'equazione amore-follia, amore-trappola o catena, ma significativa soprattutto 1'immagine della selva. Essa richiama Ia selva simbolica dove si svolgono tanti episodi Ariosto

L' analisi psicologica

L'ironia oggettiva

GIi interventi diretti delia voee . narrante

Paragoni e similitudini

La limitazione dell' onniscienza

L'aeeostamento dei narratore ali' eroe

II paragone della selva

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155
deI poema (cfr. TT5-6), illuogo dell' arbitrio di fortuna, dove mille vie si intersecano e si dividono, in cui si svolge l'inchiesta vana e l'uomo rischia sempre di smarrirsi nell'errore e di perdere Ia ragione. Lo spazio esterno diviene metafora dello spazio interiore, il labirinto della selva l'equivalente oggettivo deI labirinto di passioni e desideri che si agitano nell'animo umano. La selva, oltre ad essere simbolo di un mondo intricato e multiforme, anche il simbolo dell'intrico della vita interiore dell'uomo che vi si smarrisce, della follia che sempre l'insidia. Ricompare allora puntualmente, in queste ottave dell' esordio aI canto, 10 stilema ben noto, chi su, chi giu, chi qua, chi l travia: Ia formula che indica il movimento circolare dell'inchiesta, movimento vano e ripetitivo che non raggiunge mai Ia meta, rispondente all'intrico labirintico della selva. Non un caso che 10stilema ritorni poco dopo a proposito di Orlando pazzo e delle sue insensate peregrinazioni: Di qua, di l, di su, di giu discorre / per tutta Francia (14). L'intromissione della persona deI narratore ad accostare Ia propria esperienza a quella dei personaggi un procedimento caro ad Ariosto, che compare di frequente nel poema: l'abbiamo gi trovato, sempre a proposito di Orlando, nel proemio aI canto I, ottava 2 (T4). 11ricorrere deI procedimento ci segnala che il giudizio sulla follia e sugli errori degli uomini non fatto dall'alto di un moralismo arcigno ed implacabile, ma da parte di chi si sente anch'egli partecipe della follia generale degli uomini, e quindi pu studiarla prima in s che nei personaggi, piegandosi in tal modo ad un atteggiamento di saggia tolleranza. E l'atteggiamento "oraziano" che si individuato anche nelle Satire (cfr. T2).

L'atteggiamento di tolleranza oraziano

PROPOSTE DI LAVORO

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1. Individuaretutti gli interventi dei narratore e riflettere se questi siano di semplice informazione o di commento. 2. Individuare le figure retoriche prevalenti ed i modelli letterari seguiti. 3. Nell'episodio della pazzia sono presenti solo i toni drammatici e sentimentali o anche quelli ironici? 4. Orlando, da cavaliere pieno di senno, si trasforma in essere bestiale, privo di ragione. Questa trasformazione riguarda anche iI livellolessicale. Cercare tutti gli aggettivi che accompagnano Ia trasformazione di Orlando (ad esempio 104, v. 7 malcontento). 5. Orlando analizzato solo rispetto alie azioni compiute, come avviene per tutti gli altri personaggi, o anche dai punto di vista psicologico? 6. Individuare nel canto gli oggetti sostitutivi, le fissazioni dell'eroe, le trasformazioni dei luoghi e dei personaggi a seconda dell'ottica di chi li vede. 7. Individuare le varie fasi nelle quali si suddivide I'episodio, corrispondenti alie diverse fasi della pazzia.

8. Rifletteresulla funzionedei

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9. Quale tipo di amore rappresenta iI narratore in questo episodio? 10. Riflettere sul significato della pazzia di Orlando, inserita nel contesto della cultura rinascimentale.
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-. Cfr. La critica, C4

Orlando furloso