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UNIVERSITA’ TELEMATICA GUGLIELMO MARCONI CORSO DI LAUREA SCIENZE GEO-TOPO-CARTOGRAFICHE, ESTIMATIVE, TERRITORIALI ED

UNIVERSITA’ TELEMATICA GUGLIELMO MARCONI

CORSO DI LAUREA SCIENZE GEO-TOPO-CARTOGRAFICHE, ESTIMATIVE, TERRITORIALI ED EDILIZIE

STORIA DELLA SCIENZA E DELLE TECNICHE

STORIA DELLA SCIENZA E DELLE TECNICHE Modulo I I PONTI STORICI IN EUROPA E IN BOEMIA

Modulo I

I PONTI STORICI IN EUROPA E IN BOEMIA

Indice

OBIETTIVI

4

IL PONTE

5

DEFINIZIONE

5

PREMESSA

6

I PONTI NELL’ANTICHITA’

6

I PONTI NEL MEDIOEVO E IN ETA’ MODERNA

17

I PONTI ANTICHI IN BOEMIA

26

I COMPONENTI DELLA STRUTTURA DEL PONTE

28

RIEPILOGO

33

OBIETTIVI

La fruizione di questa unità didattica consentirà il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

conoscere la storia dei ponti nell’antichità ed i materiali e i sistemi costruttivi utilizzati nell’arco di tempo che parte dagli etruschi sino al Medioevo;

conoscere la storia dei ponti in Boemia e la classificazione dei ponti sulla base dei materiali utilizzati e degli elementi che compongono tali strutture.

IL PONTE

IL PONTE DEFINIZIONE Si dice ponte , l’opera d’arte costruita per riunire due tratti di strada

DEFINIZIONE

Si dice ponte, l’opera d’arte costruita per riunire due tratti di strada o canale, interrotti da un avvallamento del suolo o da un corso d’acqua. La denominazione di ponte si usa per quelle opere d’arte che si svolgono quasi interamente sopra un fiume o torrente. Se il corso d’acqua ha poca importanza in rapporto all’ampiezza del manufatto, o se questo manca del tutto, l’opera d’arte si chiama viadotto. Se poi il viadotto serve ad attraversare la strada questo si chiama cavalcavia.

PREMESSA

L’acquisizione della capacità tecnica di costruire ponti ha rappresentato una importante tappa nella storia dello sviluppo dell’umanità, dimostrando il progresso della Scienza e della Tecnica.

Il ponte rappresenta la definizione di un segno fortemente espressivo e

caratterizzante del territorio e del paesaggio urbano. Tuttora essi costituiscono, in senso lato, il simbolo dell’avvicinamento fra i popoli ed un fondamentale mezzo per la riduzione delle distanze tra le persone.

I PONTI NELL’ANTICHITA’

I primi ponti realizzati che noi consideriamo sono strutture volte ad

oltrepassare corsi d’acqua spesso navigabili. Tralasciamo quei ponti costituiti

da alberi caduti o tagliati, fatti passare attraverso un torrente, che l’uomo primitivo utilizzò sicuramente nell’antichità. Gli egizi pur essendo un popolo di grande capacità non conoscevano la tecnica costruttiva dei ponti.

Gli egizi pur essendo un popolo di grande capacità non conoscevano la tecnica costruttiva dei ponti.

Ponti di barche

I

Persiani, costruirono prevalentemente ponti di barche o strutture

galleggianti che a causa delle loro caratteristiche non si conservarono per lungo tempo nella storia. Il condottiero persiano Dario già nel 513 a.C. aveva

ordinato la costruzione di un ponte galleggiante per attraversare lo stretto del Bosforo e per superare il Danubio. Nel 480 a.C. abbiamo notizie di un incarico dato da Serse, per la realizzazione

di

un ponte simile.

Il

legno fu il primo materiale utilizzato per la realizzazione di ponti fissi in

quanto facilmente accessibile e trasportabile. Dalle testimonianze di Erodoto

di Alicarnasso i Babilonesi per attraversare il fiume Eufrate realizzarono un

possente ponte con struttura lignea in travi di cedro eretto su pilastri in

mattoni rivestiti di pietra. Costituito da singole campate di 9 metri di luce lungo complessivamente 300 metri.

Le pile, elementi di sostegno del ponte, erano rastremate ai lati opposti, per

poter meglio resistere all’azione dell’acqua ed agli impatti con quanto galleggiasse in superficie. I ponti di pietra, vennero realizzati nell’antico oriente specialmente nelle grandi città. Citiamo il ponte di Sennacheribbo. Erodoto e Diodoro testimoniano di un ponte in pietra che collegava le due rive dell’Eufrate a Babilonia . Nella Grecia antica furono realizzati ponti lignei, ponti in pietra e ponti militari. In tali strutture non venne mai realizzata la volta, tecnica che probabilmente non conoscevano. Dove mancava il legname, per attraversare

i fiumi, le armate furono costrette ad utilizzare lo stesso sistema degli Assiri,

otri fatti con le pelli delle tende e riempite di paglia, ma mai utilizzando strutture a volta, tecnica che probabilmente ignoravano del tutto o che forse non erano inclini ad adottare per i ponti.

I primi esempi noti di costruzioni realizzate con struttura assimilabile a quella

della volta, possono farsi risalire ad una data antecedente il 2500-3000 a.C. Ritrovati fra i resti dell’antica città assira di Ur avevano pianta rettangolare e copertura realizzata scostando via via, verso l’interno, i successivi corsi di pietra rispetto a quelli inferiori. Una caratteristica dell’architettura Assira è lo

sviluppo dell’arco e della volta a tutto sesto di mattoni nelle grandi opere trionfali. Indizi di volta sono rintracciabili nel sepolcro di Atreo, presso Micene (si tratta di una costruzione rotonda interrata, coperta da una volta ogivale alla quale si accede attraverso un lungo “dromos”, un corridoio a cielo aperto scavato nel terreno) e a Karnak, sulla porta aperta nella parete esterna del tempio di Amonra.

Sepolcro di Atreo Infine, è noto come anche presso gli Ittiti fosse in uso una

Sepolcro di Atreo

Sepolcro di Atreo Infine, è noto come anche presso gli Ittiti fosse in uso una simile

Infine, è noto come anche presso gli Ittiti fosse in uso una simile tecnica a falsa volta, realizzata per sovrapposizione.

I primi costruttori di vere e proprie volte in pietra furono gli Etruschi nel V

sec. a.c

Poche vestigia ci restano in questo campo delle costruzioni

etrusche.

I ponti che di solito sono considerati come etruschi, cioè quello dell’Abbadia

presso Vulci , quello della Rocca presso Bieda (Viterbo) e quello presso il Bulicame di Viterbo, sono con tutta probabilità opera di artefici etruschi, ma vennero eseguiti in età romana, anche se la tecnica della loro costruzione

con strutture di grandi massi a secco appare tipicamente etrusca. L’opera più significativa fu un grande collettore, realizzato con volte a botte

al tempo dei Tarquini. La canalizzazione identificata con il nome di Cloaca

Maxima, scaricava le proprie acque nell’area che corrisponderà poi, a Roma

a quella del Foro; la volta principale, fatta di conci di tufo e travertino

opportunamente squadrati, è posata a secco senza l’uso di cementante negli interstizi; ha una luce di 6.5 m ed una altezza di 3.5 m. Il consistente peso dei conci crea delle forti pressioni sulle superfici laterali d’appoggio, dando saldezza alla struttura lapidea: l’uso di malte cementizie diviene del tutto inutile.

Oltre che agli Etruschi, agli Assiri ed ai Babilonesi, tecniche simili erano note agli Indù ma anche agli Aztechi dell’America centrale. Questo sistema costruttivo in pietra richiedeva una lavorazione molto accurata.

I Romani, succedendo agli Etruschi, diedero un enorme contributo allo

sviluppo della tecnica delle costruzioni a volta. Si pensa che originariamente i

ponti romani, ben noti anche oggi, venissero realizzati con tecnica lignea e che solo in seguito, anche per essi, si fossero iniziate ad adottare soluzioni con volta lapidea. Le testimonianze sia grafiche che letterarie oggi in nostro possesso fanno a tal proposito menzione di un famoso ponte ligneo, fatto costruire da Cesare

sul Reno negli anni tra il 55 ed il 53 a.C. Gettata nei pressi del villaggio di Urmitz, non lontano da Coblenza, la struttura si era resa necessaria durante

la marcia di prenotazione delle legioni romane all’interno dell’Europa centrale. Ne dà una descrizione lo stesso Cesare, nel suo “De Bello Gallico”. Un altro ponte, sempre con impalcato in legno, si trovava presso Orsova, alla Porta di Ferro sul Danubio. Quest’opera, costruita su piloni contraffortati, fu realizzata all’inizio del II secolo d.C. A quanto pare, il ponte doveva avere circa 20 campate con luce massima anche di 35 m; nel complesso esso raggiungeva la lunghezza di circa un chilometro. I piloni realizzati in muratura, erano lunghi

chilometro. I piloni realizzati in muratura, erano lunghi 18 m ed alti 45. Un’immagine si trova

18

m ed alti 45.

Un’immagine si trova

raffigurata sulla Colonna Traiana a

Roma, fra

rappresentazioni che immortalano le guerre e la vita di Traiano.

le

Il

ponte

“Sublicio”

inizialmente, fu realizzato in legno, successivamente le pile furono rifatte in pietra. Citiamo altri due ponti che congiungevano l’Isola Tiberina con le due sponde:

rifatte in pietra. Citiamo altri due ponti che congiungevano l’Isola Tiberina con le due sponde: Ponte

Ponte Cestio

e Ponte Fabricio , Il secondo di questi è l’unico veramente ben conservato nella sua

e Ponte Fabricio,

Il secondo di questi è l’unico veramente ben conservato nella sua struttura originaria ed offre chiara testimonianza di quanto fosse elevato il livello architettonico nei ponti urbani della Roma antica. Gli Ingegneri presero a marcare, mediante la fila di una posa di pietre sull’estradosso del ponte, il livello della carreggiata o del marciapiede. A partire da quel primo marcapiano poi si arriverà a finiture più complesse, con l’inserimento di cornici e modanature sotto la linea del parapetto spesso caratterizzate da decorazioni dentellate. Fu edificato tra il 69 ed il 56 a.C. e nel corso della sua esistenza, subì numerosi danneggiamenti ed altrettante ricostruzioni. Ricompare un motivo di origine babilonese nel quale la base della pila acquista la forma di barile galleggiante, quasi ad esprimere una sorta di continuità fra i ponti fissi ed i loro più antichi antecedenti realizzati su barche. Tali molteplici significati, sono conservati dalle vestigia dell’antico ponte Emilio o ponte rotto; costruito nel 186 a.C., presentava 5 campate con luce di 24,1 m ed è stato più volte restaurato e ricostruito per la turbolenza del Tevere in questo tratto. Nel 1598 venne pesantemente danneggiato a causa di una inondazione. Delle tre arcate rimaste due furono abbattute per erigere a valle rasente alla superstite, il Ponte Palatino. Nel XX secolo fu restaurata l’unica arcata ad oggi conservatasi.

alla superstite, il Ponte Palatino. Nel XX secolo fu restaurata l’unica arcata ad oggi conservatasi. Ponte

Ponte Emilio

In queste strutture il parapetto era costituito distinguibili:

un corrimano di pietra sagomata

una paretina piena in mattoni

una cornice a livello della strada

da tre elementi chiaramente

Gli antichi romani consideravano il ponte qualcosa di sacro tant’è che ne affidarono la responsabilità ad un particolare consiglio, i cui membri erano chiamati pontifices. Il capo del consiglio prendeva il nome di pontifex maximus, titolo che a tutt’oggi viene utilizzato per indicare il Papa. I ponti di pietra della Roma antica presentano in sé tratti distintivi di immediata evidenza che vengono qui di seguito sintetizzati:

semplicità

geometricità: con preferenza data al semicerchio, al quadrato e all’angolo retto

simmetria

utilizzo di arcate semicircolari molto alte

ripetizione regolare di forme e motivi semplici (cosa che, in un certo qual modo, standardizzava le operazioni costruttive)

suddivisione della struttura in campate tutte uguali

chiarezza e leggibilità dello schema costruttivo del ponte

uso di possenti piloni con frangiflutti rastremati

frequenti aperture di drenaggio con volte a botte

uso di parapetti pieni in pietra

In epoca imperiale, al ponte si trovano aggiunti ulteriori elementi architettonico-decorativi come, ad esempio, ricchi archivolti lavorati plasticamente. Proprio da simili decorazioni, secoli dopo, prenderanno spunto i costruttori del Ponte Carlo a Praga. Nella Roma antica i ponti ricoprivano un ruolo molto importante nel dare unità alla città attraversata dal fiume Tevere. Solo nella capitale furono costruiti circa dieci ponti, sei dei quali si sono conservati fino ai nostri giorni. Tutti i ponti romani, senza ripetersi nell’aspetto, vennero costruiti seguendo direttrici o geometriche, con ciò creando un voluto effetto di contrasto con le morbide linee proprie dell’ambiente naturale; essi si distinguono nella loro inusuale ricchezza compositiva e per l’eterogeneità dell’articolazione strutturale. Elemento che unisce l’immagine dei ponti romani antichi è il comune uso di medesimi materiali, che si differenziano per i dettagli della lavorazione.

La costruzione dei ponti fu assicurata dalla formazione di gruppi di architetti, artigiani ed operai molto abili, i quali si tramandavano la loro arte di generazione in generazione.

I romani svilupparono la tecnica etrusca della posa a secco dei conci di volta, adottando centine lignee disposte parallelamente e generalizzando la

tipologia della lavorazione della pietra. Lo spessore delle volte veniva deciso in base alla loro luce, con rapporti oscillanti tra 1/14 ed 1/7; le pile erano piuttosto larghe , andando da ½ ad 1/3 circa rispetto alla luce di campata, soltanto occasionalmente tale dimensione poteva ridursi ad 1/5.

I ponti erano larghi dagli 8 agli 11 m, e molti presentavano sulla carreggiata

l’innalzarsi di archi trionfali o perlomeno di colonne laterali accoppiate. Questi elementi verticali avevano varia funzione: sia quella di accogliere chi transitava sul ponte, introducendolo ad esso, sia d’orientamento, rimarcando la posizione dell’opera sul territorio, sia anche celebrativa, assumendo valore onorifico-monumentale. Il ponte di Rimini risale ai tempi di Tiberio, (14-37 d.C.) è forse il primo esempio di struttura disposta con orientamento obliquo rispetto al tracciato del fiume. È stato costruito nel periodo di massimo splendore dell’Impero Romano. Realizzato in pietra bianca dell’Istria, si sviluppa su cinque arcate; le due laterali aventi luce di 8 m, le tre centrali di 10.6 m. La sezione trasversale del ponte risulta simmetrica, caratteristica questa che lo pone del tutto in linea con tutte le altre tipologie romane.

del tutto in linea con tutte le altre tipologie romane. Ponte di Rimini Le poderose pile

Ponte di Rimini

Le poderose pile alleggerite da false finestre denotano con le loro decorazioni l’attenzione posta, come nei monumenti dell’età augustea ad uno sviluppo urbanistico sempre teso alla grandiosità. Probabilmente il più bel ponte della Roma antica è quello che oggi prende il nome di Ponte Sant’Angelo, fatto costruire attorno all’anno 138,

dall’imperatore Elio Adriano di fronte al grandioso mausoleo a cui si lega compositivamente. Marcus Messius Rusticus, che ne fu l’artefice, adottò una soluzione a pilastri articolati verticalmente, allungando così il ponte con mezzi artificiali. Procedendo verso l’alto, la graduale rastremazione delle pile fa sì che tali sostegni perdano parte della loro tradizionale massiccia imponenza, ma che con ciò se ne riduca invero la solennità.

ma che con ciò se ne riduca invero la solennità. “ Non ho timore di affermare

Non ho timore di affermare che il ponte di Adriano a Roma sia l’opera più solida mai realizzata dall’uomo. Eppure le inondazioni gli hanno arrecato tali danni che dubito esso possa resistere a lungo. Le annuali alluvioni ne danneggiano i pilastri, accumulandovi pietre e ramaglie trascinate dai campi, ostruendone così in gran parte i vani degli archi”.

Da: Lo stato di ponte Sant’Angelo, descritto dalla penna del famoso Architetto Leon Battista Alberti.

Le

fondazioni del ponte sono costituite da una griglia appoggiata su due file

di

pali piantati, verticalmente ed obliquamente, nel fondale. I piloni e le

arcate furono rivestiti di conci squadrati, accuratamente lavorati ed uniti da

ogni lato con delle grappe. Originariamente il ponte aveva solo tre arcate di 18,3 m di luce e piloni larghi 7,3 m; nel 1894, in seguito ad interventi di sistemazione del corso del Tevere, su ambo i lati venne aggiunta una nuova campata che risulta riconoscibile soltanto per il diverso colore della pietra e per gli spigoli vivi. Oggi il ponte possiede cinque campate. Allora, congiuntamente all’ampliamento di sezione il ponte subì anche un sostanziale rifacimento della sovrastruttura. Già al tempo di papa Clemente VII, correva l’anno 1668, il Bernini aveva sostituito il parapetto pieno con uno nuovo ed installato sopra ad ogni pilone statue angeliche. Citiamo ora alcuni tra i ponti romani più maestosi e che quindi testimoniano l’elevato livello ingegneristico raggiunto .

testimoniano l’elevato livello ingegneristico raggiunto . Ponte di Alcantara I ponti di Medina e di Alcantara

Ponte di Alcantara

I ponti di Medina e di Alcantara in Spagna sono pieni di suggestione e così pure il duplice ordine di archi dei ponti-acquedotto di Tarragona e di Segovia; ancora più maestoso è il Pont du Gard con il triplice ordine di archi. Quest’ultimo fu visitato da Jean Jacques Rousseau e provocò in lui sensazioni tali da indurlo a scrivere nelle sue Confessioni (1784-88) :

tali da indurlo a scrivere nelle sue Confessioni (1784-88) : “Camminai sugli archi del ponte con

“Camminai sugli archi del ponte con un sentimento di rispetto che quasi mi impediva di poggiarvi i piedi. L’eco dei miei passi sotto quelle immense arcate mi fece sembrare di udire in quella immensità come un piccolo insetto. Sentii malgrado la mia piccolezza come se la mia anima si innalzasse.”

Nei due ultimi secoli della Repubblica e durante l’età Imperiale la costruzione dei ponti si è svolta attraverso continui perfezionamenti di ordine

tecnico, ma fino dal principio sono riconoscibili tutti i caratteri fondamentali

di queste tipiche costruzioni del genio romano.

Per la costruzione dei ponti a più arcate, i Romani abbandonano l’antico

sistema orientale di deviare il corso dei fiumi e ricorrono fin dall’inizio al più ardito sistema delle fondazioni sott’acqua adottando il sistema delle paratie a doppia parete di pali costituente bacino chiuso che si riempiva con una gettata di calcestruzzo, sistema riconosciuto nei lavori di demolizione dell’antico ponte Cestio, gettata di blocchi artificiali, impiego di palificate di quercia disposte sul fondo e ricoperte da una gettata di calcestruzzo, sulle quali riposavano le strutture murarie a scaglioni, come si è osservato per il ponte di Traiano sul Danubio e per il ponte sul Silaro a Castel San Pietro. Tuttavia malgrado l’abilità tecnica dei costruttori, la mancanza di una sufficiente profondità delle fondazioni o la scarsa resistenza dei pali sono state la causa della rovina di molti degli antichi ponti romani. Una volta realizzate le fondazioni sorgevano su di esse le pile intermedie che con le spalle laterali costituivano l’elemento essenziale del ponte e che spesso erano realizzate a grandi blocchi con un notevole spessore atto a sopportare il peso delle volte e a resistere al peso della corrente. Sopra le pile si svolgevano gli archi, che erano la parte più caratteristica dei ponti Romani con una arcata unica per i piccoli corsi d’acqua, mentre il numero aumentava con l’importanza del fiume. Spesso le arcate erano un numero dispari e gli archi a tutto sesto; ma si incontrano non di rado casi di ponti con arco ribassato, per necessità di ordine costruttivo nel caso di sponde molto elevate per non far partire troppo

in basso la nascita della volta.

L’apertura degli archi era molto variabile. Il diametro oscillava fra i cinque e i venti metri. Non mancano esempi con aperture superiori. La tecnica utilizzata dai romani per la costruzione dei ponti sul loro territorio, influenzò grandemente anche quella impiegata nelle opere che si andavano edificando nelle province dell’Impero. In molti casi esse assunsero caratteristiche e stilemi imputabili a particolarità locali. A questo proposito riteniamo degni di menzione i ponti che furono realizzati in Spagna i quali, conservatisi in molti casi fino ai nostri giorni, esprimono accanto all’elevato livello architettonico marcate connotazioni locali. Tra questi ultimi, citiamo il caso del ponte di Alcantara, edificato per attraversare il fiume Tajo dove esso scorre in una stretta e profonda gola. Gaio Giulio Lacero lo fece costruire, tra l’88 ed il 100 d.C., con sei campate a volta aventi rispettivamente raggio di 13,8 – 22,6 – 27.9 – 28.2 – 22.5 e 13.5 m. La particolare struttura dei sostegni verticali contribuisce a ridurre l’impressione della loro effettiva

altezza, pari a ben 72 m sull’acqua. Si tratta probabilmente, del ponte più alto di epoca romana.

I PONTI NEL MEDIOEVO E IN ETA’ MODERNA

Il millennio compreso tra la caduta dell’Impero romano di Occidente (la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre avvenne nel 476) e la scoperta dell’America è convenzionalmente noto come Medioevo. La prima parte di tale arco di tempo merita il nome di “periodo oscuro” e in esso si diede inizio all’usanza, protrattasi molto a lungo, di utilizzare i monumenti dell’antichità come cave a cielo aperto e di demolire i ponti a difesa delle proprie terre. In epoca medievale accadeva spesso che nel corso dei lavori per la costruzione delle opere, dunque anche dei ponti, si verificassero in ordine a svariati motivi delle brusche battute d’arresto. Il Ponte Vecchio di Firenze, opera di Taddeo Gaddi (1300-1366), fu l’unico rimasto indenne nelle vicende belliche. Su tre luci di 28,7 metri e freccia di soli 4.2 metri, costituisce un noto esempio infatti fu costruito a più riprese: i lavori erano iniziati già nel 1335, ma soltanto nel 1564 il Vasari vi costruì sopra il corridoio che avrebbe collegato gli Uffizi a Palazzo Pitti.

corridoio che avrebbe collegato gli Uffizi a Palazzo Pitti. Di poco posteriore è il ponte fortificato

Di poco posteriore è il ponte fortificato visconteo del Castelli di Trezzo avente una luce di ben 72 metri e di cui purtroppo esistono limitati resti perché distrutto in eventi bellici poco dopo la sua costruzione. Il più vecchio ponte d’oltralpe, giunto integro fino a noi, fu edificato nell’anno 1133 a Wurzburg sul Meno; è costituito da sette volte e sopra ogni pilastro furono aggiunte in periodo barocco, statue raffiguranti santi e vescovi.

Della stessa epoca è anche il lapideo ponte di Regensburg; costruito negli

anni

sviluppa per 312 m su piccole

campate.

tra

il

1135 ed

il

1146, largo 7 m,

si

m su piccole campate. tra il 1135 ed il 1146, largo 7 m, si Con la

Con la realizzazione del ponte di Avignone gli Ingegneri introdussero la tipologia ad arco ribassato composto da possenti arcate che si appoggiano su pilastri che, con il loro profilo affusolato a mo’ d’imbarcazione, tagliano la corrente del fiume. Il parapetto ai lati del ponte ritorna qui a rimarcare sull’estradosso il livello di carreggiata.

Nel 1100 il frate benedettino Bènèzet fondò in Francia una nuova confraternita religiosa, l’Ordine monastico dei Fratelli del Ponte, detti in francese Frères du pont ed in latino Frates Pontifices. Compito di questo ordine ero quello di curare la manutenzione delle strade e degli attraversamenti fluviali, quindi di badare ai traghetti, ai vecchi ponti, ma anche alla costruzione di nuove opere. Nei duecento anni della loro attività essi furono artefici , in particolare nel sud della Francia, dell’edificazione di un gran numero di strutture. Tra il 1177 ed il 1188 realizzarono il noto Pont Saint Bènetez che attraversa il Reno presso Avignone. Relativamente stretta la struttura di 4m , si articolava in ventuno archi a sesto ribassato, aventi luce compresa tra i 23.5 ed i 33.5 m. Quest’opera era destinata nel tempo a subire vari danneggiamenti:

nell’inondazione del 1670 le acque ne portarono via una buona parte, e successivamente, una delle arcate che erano sopravvissute a tale calamità fu fatta distruggere da Papa Bonifacio IX a scopo difensivo. Oggi se ne conservano solo quattro campate e dunque il ponte s’interrompe, apparentemente senza significato in mezzo al fiume.

Pont Saint Bènetez Nel Medioevo il ponte cessò di essere unicamente un’opera che consentiva il

Pont Saint Bènetez

Nel Medioevo il ponte cessò di essere unicamente un’opera che consentiva il prolungamento della strada oltre un fiume, ma le torri sulle sue rive opposte, oltre a difenderlo, ne delimitavano la struttura rimarcandone la presenza sul territorio circostante, anche a lunga distanza. All’interno della città il ponte aveva ora acquistato nuovi significati, divenendo spesso occasione per lo svilupparsi di articolate strutture. Quest’ultime ne mutarono l’originaria assoluta orizzontalità orientandosi secondo direttrici verticali, forse riecheggiando le rinnovate aspirazioni esistenziali dell’uomo, corrispondente al più autentico mistico spirito medievale. Il vecchio ponte lapideo di Dresda era considerato uno dei più belli esempi medievali d’oltralpe. La sua costruzione iniziata dall’architetto italiano Foetius, ebbe termine nel 1260; la struttura si articolava in sedici volte con luce variabile tra i 12,4 ed i 21 m, sorrette da piloni della larghezza di 9 m. Ai tempi di Augusto il Forte, nel 1728, il ponte venne ristrutturato da Poppelmann che lo accorciò, decorò e vi aggiunse marciapiedi a mensola. Diverso tempo dopo, nel 1910, poiché creava ostacolo alla fluitazione dei tronchi ed al traffico fluviale esso venne demolito e quindi sostituito con una nuova struttura in calcestruzzo che tutt’oggi possiamo osservare. In Spagna i costruttori di ponti già dal V secolo iniziarono a sviluppare l’innovativa tipologia degli archi con profilo a ferro di cavallo. Qui, contrariamente a quanto in uso nei ponti romani, cominciarono ad intravedersi soluzioni che, per meglio aderire alle condizioni contestuali, accettavano una certa asimmetria. Un esempio ne è a Barcellona il ponte Martinel il cui profilo riecheggia quello dei rilievi circostanti. Non più simmetrica, la struttura si articola con due campate a sesto acuto ed una terza a tutto sesto; in corrispondenza del culmine della volta principale vi si trova collocata una sorta di guardiola in pietra per ospitare le sentinelle. La presenza di questa massa giustifica pienamente la scelta di qui dell’arco acuto e ciò, non solo da un punto di vista tecnico, ma anche per una questione ottica. A costruire il ponte Martinel

furono i Goti che, tuttavia, continuarono in parte a trarre ispirazione dalle precedenti opere romane. Comunque, esclusi casi eccezionali, con il crollo dell’impero l’arte della costruzione dei ponti giacque a lungo dimenticata. Nuovo impulso in questo senso si ebbe solo molto tempo dopo, attorno al XII secolo, periodo ricordato nella storia per la nascita ed il grande sviluppo di importanti città. Parallelamente a ciò, non poteva non accompagnarsi l’esigenza di costruire ponti e vie di comunicazione. Si cominciò così con il ripristinare alcune delle antiche città romane e ad erigere nuovi ponti sui ruderi di quelli antichi. Essi assunsero ora connotazioni difensive, prendendo spesso la forma di vere e proprie strutture fortificate, e ciò a discapito della loro originaria funzione che era stata quella di unire e non di dividere le opposte rive. I ponti acquistarono così profilo a gomito ed alcune volte erano anche protetti da una torre. Comparvero nuovi elementi, i ponti persero in gran parte la loro originaria simmetria: la luce poteva variare di campata in campata e bassi archi semicircolari spezzati andarono a sostituire quelli ampi a tutto sesto. Il profilo curvilineo della sovrastante carreggiata si fece anch’esso spezzato ed irregolare e spesso presentava ripide salite; più alti erano i piloni i quali ora frequentemente raggiungevano il piano stesso della strada. Una breve divagazione in paesi lontani, dove il problema della viabilità era particolarmente sentito, ci porta a ricordare come Marco Polo nel suo Milione definisse la Cina come il paese dei ponti, parlando tra l’altro di un ponte del 1192, il Lukon, costituito da otto archi per una lunghezza complessiva di oltre 265 metri. In realtà in Cina esistono ponti ben più antichi, tra cui quello ad arco ribassato detto “Choochow bridge” di 37,3 metri di luce e due ponti- viadotto rispettivamente di oltre 1000 e 2000 metri, le cui travate erano costituite da blocchi monolitici affioranti, lunghi fino a 11 metri. Con il Rinascimento, le belle e singolari strutture dei ponti medievali cedettero il passo ad opere ispirate a ragioni architettoniche e tecniche di ordine diverso. Non intesero introdurre alcuna rivoluzionaria innovazione ma riallacciarsi a quei principi strutturali ed estetici che avevano animato la classicità antica. Le campate ritornarono ad articolarsi secondo ritmi simmetrici, ingrandendo la loro luce avvicinandosi al centro del ponte, i pilastri più sottili si arricchirono di elementi decorativi di ispirazione classica, comparvero fregi, dentellature, marcapiani.

In Italia, l’architetto Ammannati fu autore di numerosi ponti; uno fra questi è quello di Santa Trinità a Firenze forse il più bello tra quelli di epoca rinascimentale.

forse il più bello tra quelli di epoca rinascimentale. Ponte di Santa Trinità a Firenze Costruito

Ponte di Santa Trinità a Firenze

Costruito fra il 1567 ed il 1570 si regge su appiattite arcate appoggiate a larghi piloni: le tre campate, disposte con perfetta simmetria, misurano ai due lati esattamente 26.75 ed al centro 29.3 m; elemento significativo di questo ponte, il parapetto, corre senza soluzione di continuità per tutta la lunghezza dell’opera, modello che verrà poi ripreso in molte altre analoghe realizzazioni. Fu distrutto nel 1944 e ricostruito nelle sue forme con materiali di recupero e della cava di origine (esso porta ai suoi imbocchi le statue delle quattro stagioni: quella della primavera fu al principio priva della testa che, ritrovata più tardi durante operazioni di drenaggio, consentì il completo ripristino dell’opera).

Un breve passo indietro nel tempo ci porta a parlare di LEONARDO, non artista, non cultore delle scienze più diverse, non ingegnere dedito quasi esclusivamente alla meccanica e all’idraulica, ,ma pontiere. Il primo disegno risale al 1502 riguarda il progetto di un ponte costituito da un’unica arcata per il superamento del Bosforo. Tale schizzo risale al periodo in cui il Sultano Bayazid II dell’Impero Ottomano era a Roma alla ricerca di tecnici professionisti che realizzassero il progetto per sostituire il vecchio ponte di barche sul Corno D’Oro con una nuova struttura.

che realizzassero il progetto per sostituire il vecchio ponte di barche sul Corno D’Oro con una
Il disegno, databile al primissimo periodo milanese, è da riferirsi agli studi di quei “

Il disegno, databile al primissimo periodo milanese, è da riferirsi

agli

studi

di

quei

ponti

leggerissimi e forti atti a portare

con quelli

seguire e alcune volte fuggire li

facilissimamente, e

nemici, e altri securi e inoffensibili

da

foco

di

battaglie,

facili

e

comodi

da

levare

e

ponere

da foco di battaglie, facili e comodi da levare e ponere ” Ponte girevole A Venezia

Ponte girevole

A Venezia i ponti sono costruzioni dalle forme nobili e di particolare effetto

artistico; fra tutti spicca quello di Rialto, costruito fra il 1587 e il 1591 da

Giovanni da Ponte. Vi corrono tre scalinate parallele unite alla sommità da un corridoio trasversale che percorre l’intera larghezza del ponte. A dividere le scalinate, due file basse ed ininterrotte di negozi. Nel tardo periodo

rinascimentale, dunque tra il XVI ed XVII secolo, erano molto in voga simili composizioni, vale a dire ponti su cui si ergevano case a due o tre livelli e che

al pian terreno ospitavano attività commerciali, o laboratori di artigiani.

Ponte di Rialto Le prime elaborazioni teoriche sulla tecnica costruttiva dei ponti possono attribuirsi agli

Ponte

di

Rialto

Le prime elaborazioni teoriche sulla tecnica costruttiva dei ponti possono attribuirsi agli architetti e studiosi italiani rinascimentali, fra questi Palladio, Martinelli e soprattutto Alberti. Palladio con i suoi progetti di ponti lignei, anticipò quelle che sarebbero state le moderne strutture a trave reticolare. Egli altresì introdusse nuove commistioni di materiali, come nel ponte di Bassano la struttura lignea si trova accompagnata ad elementi lapidei di finitura, quali i capitelli dorici con cui terminano le colonnine e il parapetto.

accompagnata ad elementi lapidei di finitura, quali i capitelli dorici con cui terminano le colonnine e
Nel progetto palladiano per il ponte di Rialto, sono contenuti preziosi insegnamenti che verranno poi

Nel progetto palladiano per il ponte di Rialto, sono contenuti preziosi

insegnamenti che verranno poi applicati a molte successive realizzazioni. Il

XVIII secolo era destinato a portare molte innovazioni tecnologiche nella

progettazione dei ponti. Gli studi di Newton, Navier e Castiglioni, indussero evidenti mutamenti nell’impostazione tecnica: abbandonando le certezze empiriche accumulate. Questo secolo così costituì tappa fondamentale della storia della costruzione

tecnica con la costruzione di molti nuovi ponti, innovativi non solo dal punto

di vista tecnico, ma anche architettonico.

Tra tutti furono gli architetti francesi ed italiani ad emergere per originalità.

In Francia la creazione della scuola per ingegneri, voluta da Luigi XIV, costituì

tappa di rivoluzionario significato nello sviluppo della qualità tecnica e della

scientificità di progetti ed opere d’ingegneria. Perronet fu uno dei primi architetti a concepire il ponte come parte integrante del moderno assetto

urbano, collocandolo in esso in modo funzionalmente organico. Nei ponti di Perronet si integrano perfettamente: perfezione tecnica, leggiadria e nobiltà

di forme. E’ il caso del Pont de la Concorde , costruito tra il 1787 e il 1790. La

struttura si articola su appiattite volte ad arco ribassato, appoggiate su strette pile. Per il parapetto fu adottate una soluzione balaustrata, riprendendo un modello frequentemente in uso nei palazzi a lui contemporanei. Con l’inizio del XVIII secolo, l’Europa si trovò avvinta in nuove suggestioni orientaleggianti che animavano la vita di salotti ed ambienti artistici in quasi tutto il continente. In Francia e in Germania si diffuse l’uso di un particolare tipo di ponticello ornamentale da giardino. Nell’epoca del romanticismo i ponti erano compresi ed artificialmente realizzati quali parti integranti di giardini e paesaggi. In queste architetture il

ponte costituiva senza dubbio presenza prediletta, perdendo tuttavia l’originaria valenza tecnica a favore di nuovi valori interpretativi. Con l’avvento del Barocco, nell’abbellimento dei ponti comparve un nuovo elemento la cui presenza si avviava ad acquisire ruolo di vero e proprio protagonista: la statua. Anche se già ai ponti del tardo Medioevo venivano

talora associati croci e vari altri elementi plastici a motivo religioso. Solo con l’opera di Palladio, che si collegava all’antica radice classica, si vedrà nuovamente introdotto l’uso della statua quale elemento decorativo. Così via via nuovi e vecchi ponti andarono adornandosi di serie di statue singole e di gruppi scultorei che, arricchivano ponti gotici e barocchi di nuova plastica grazia. Con il XIX secolo, quale naturale conseguenza delle teorizzazioni di natura tecnica ed architettonica, si ebbe la progressiva specializzazione dei compiti nella realizzazione delle opere di ingegneria. Il progetto dei ponti, veniva elaborato da ingegneri e tecnici, in esso si trovavano coinvolte anche competenze più architettoniche. All’inizio le nuove potenzialità dei materiali non erano state comprese appieno

e ciò si rifletteva in modo evidente sulla composizione architettonica dei

manufatti. Maggiore effetto innovativo, si ebbe con l’avvento nella costruzione dei ponti, di un massiccio uso del metallo. All’inizio furono molteplici le soluzioni ad essere sperimentate, la ghisa, il ferro dolce ed infine l’acciaio nei suoi diversi tipi. Nel 1798 in Inghilterra, era stato inaugurato il primo ponte in ghisa d’Europa. La struttura presentava una campata centrale di 8 m di luce, che oltre ad essere metallica era anche sdoppiabile mediante un meccanismo di sollevamento comandato da una sorta di timoni a ruota.

In origine i ponti metallici a struttura sospesa venivano sorretti con l’ausilio di catene portanti costituite da maglie forgiate a sezione piatta. Quella dei ponti sospesi era una tipologia di ponte fortemente innovativa, che solo l’applicazione dei nuovi materiali e delle tecnologie aveva consentito di porre

in essere lo stato dell’arte raggiunto in ambito tecnico.

Con il XX secolo la realizzazione di ponti ha potuto usufruire degli innovativi prodotti della metallurgia, così come della tecnologia del calcestruzzo precompresso.

Il destino di ogni nuovo materiale è quello di non trovare inizialmente un

largo impiego. Quando il cemento armato precompresso fu apprezzato, dopo varie sperimentazioni, la tipologia dei ponti evolvette in forme originali.

I PONTI ANTICHI IN BOEMIA

I PONTI ANTICHI IN BOEMIA Mappa del Regno di Boemia In Boemia, è facile trovare diverse

Mappa del Regno di Boemia

In Boemia, è facile trovare diverse rovine di ponti realizzati in epoche ormai

lontane. Testimoniati anche da materiale scritto. Del vecchio ponte che nella città di Nymburk attraversava l’Elba ci restano solo documenti scritti. Il ponte

di calcestruzzo, che oggi lo sostituisce fu realizzato nel 1912 ed è opera di

Roethe.

Allo stesso periodo risale anche il castello Hornì di Velhartice, al quale si poteva accedere per mezzo di un importante ponte realizzato in pietra ancora esistente, sostenuto da quattro pile di sezione cilindrica e su un quinto di forma prismatica, sui quali si ergono quattro grandi archi a sesto acuto. I lavori iniziarono nel 1290 e proseguirono fino al XV secolo.

A Krupka, i resti dell’antico castello sono databili circa all’anno 1330. Si

distinguono due principali fortificazioni, una a monte e l’altra a valle, separate da un fossato difensivo. L’accesso avveniva per mezzo di una doppia porta ed un ponte levatoio sul fossato, che circondava il castello. Nell’arco di tempo che intercorre fra il 1333 e il 1338, sotto Guglielmo D’Avignone, venne realizzato sull’Elba venne realizzato un ponte in pietra di stile gotico; nel 1632 durante la guerra dei trent’anni la struttura fu

danneggiata in modo grave, ma dalle testimonianze una parte di essa sopravviveva nel XIX secolo. Della seconda metà del 1200, è la costruzione di Dolni Hrad composta da un palazzo e da una torre cilindrica che furono uniti attraverso un ponte. I due complessi fortificati, separati da un fossato, vennero uniti attraverso la realizzazione di un ponte di materiale ligneo il quale si appoggiava da una torre a gradini nominata Màselnice. La città di Pisek, poco dopo la sua realizzazione fu circondata da un sistema di fortificazioni realizzate per la prima volta nel 1306 e la seconda volta nel secolo successivo. Nel XIII secolo alla fortificazione fu giunto un ponte il quale aveva il compito di unire il castello e piazza del mercato alla famosa via d’Oro. Probabilmente questo è il più vecchio ponte lapideo costruito in Boemia. Nel 1452 i Litomèrice costruirono il primo ponte in legno realizzato sull’Elba. Nel lasso di tempo che va dal 1564-69 sulla Plounice, a Decina, fu costruito in sostituzione di quello che vi era in precedenza distrutto da una inondazione, un ponte lapideo. Tale struttura fu arricchita grazie alla realizzazione di gruppi scultorei nei primi anni del 1700. Del XVII secolo, probabilmente è anche il ponte di pietra di Ovci. Con la sue alte volte la struttura apre la strada per Decin oltrepassando il torrente Jilovsky. Nel 1678, il costruttore Antonin Porta, appartenente alla famiglia, realizzò nel castello di Vysoky Chlumec, aprendovi un portale di stile barocco e sostituendo l’attuale ponte con una struttura in parte sospesa in parte sollevabile. Un altro ponte in pietra, conduce alla parte orientale della fortificazione. Nel periodo Barocco, in Boemia vi furono una quantità di ponti notevoli rimaneggiati. Anche il XIX secolo ha lasciato in eredità alla Boemia una grande quantità di ponti realizzati con materiali lapidei, ma in questo secolo apparvero anche strutture realizzate in metallo. Nel 1848 fu costruito, nella periferia di Litomèrice un ponte metallico, si articolava in nove volte ad arco a sesto ribassato. A Postoloprty, il viadotto e il ponte sospeso con catene lungo la strada, furono costruiti fra il 1845 e il 1853. Negli stessi anni fu realizzato il tracciato ferroviario che nel 1863 fu completato con la stazione e con la tratta ferrata e il suo nuovo ponte. Nel XX secolo il numero dei ponti realizzati diventa notevole. Nelle vicinanze della stazione termale di Bechynè negli anni 1925-28 venne edificato un ponte in calcestruzzo , struttura simile fu realizzata presso Tàbor.

I COMPONENTI DELLA STRUTTURA DEL PONTE

Una classificazione dei vari ponti può essere fatta in base al materiale usato per la loro realizzazione:

ponti in legno;

in muratura;

in conglomerato semplice;

ponti metallici;

ponti in cemento armato e in cemento armato precompresso.

Altra classificazione si basa sulla funzione statica della struttura portante:

ponti a travata, dove la struttura portante è formata da travi ad asse rettilineo appoggiate sulle due spalle e spesso su pile intermedie (piedritti);

sulle due spalle e spesso su pile intermedie (piedritti); • ad arco, dove la struttura portante

ad arco, dove la struttura portante è costituita da un arco o da un insieme di archi, su cui l'impalcato poggia mediante pilastri o a cui è sospeso mediante tiranti. I ponti ad arco consentono notevoli luci (distanza tra piedritti successivi);

• ponti sospesi, che consentono di superare luci maggiori che con qualunque altro tipo di

ponti sospesi, che consentono di superare luci maggiori che con qualunque altro tipo di ponte. L'elemento portante di questo tipo di ponti è una coppia di funi di acciaio sostenute da alti piloni e ancorate alle spalle, cui viene sospeso l'impalcato mediante tiranti verticali.

viene sospeso l'impalcato mediante tiranti verticali. • ponti-canale, generalmente a trave, che consentono a un

ponti-canale, generalmente a trave, che consentono a un canale di attraversare una valle o un ostacolo artificiale.

Ponti mobili sono usati per superare corsi d'acqua in modo da permettere il passaggio di

Ponti mobili sono usati per superare corsi d'acqua in modo da permettere il passaggio di navi e natanti. Tra questi: i ponti sollevabili, costituiti da una travata mobile fra due alte torri; i ponti girevoli, rotanti attorno a un asse verticale; i ponti apribili, costituiti da due parti che possono rotare attorno a perni fissati sulle spalle o sollevarsi; i ponti levatoi, che possono sollevarsi rotando attorno a un asse orizzontale posto su una delle spalle.

attorno a un asse orizzontale posto su una delle spalle. Il ponte si compone di due

Il ponte si compone di due gruppi principali:

la sottostruttura

la soprastruttura

Gli elementi che risultano coinvolti nel gruppo sottostruttura sono:

fondazioni

pile

spalle

ali delle spalle

avambecchi

Per le fondazioni di pile e spalle si possono distinguere tre tipologie:

di superficie

su struttura palificata

profonde

Le fondazioni di superficie possono essere di tipo a plinto, a trave continua o

a platea ed avere struttura semplice o armata. Realizzate mediante getto di

calcestruzzo, costituiscono la soluzione più economica e quindi quella preferibilmente adottata, ovviamente in presenza di condizioni geo- morfologiche compatibili. Le fondazioni su struttura palificata sono costituite da un complesso di pali in calcestruzzo armato di diverse tipologie e variamente messi in opera. Vi sono dunque pali:

conficcati nel terreno per battitura di 30x30 o 35x35 cm e lunghezze di circa 20 m;

conficcati nel terreno per battitura aventi struttura precompressa con profilo circolare di 33-37 cm di diametro;

trivellati.

Le fondazioni di tipo profondo, quelle più onerose, costituiscono la soluzione adottata nel caso in cui il terreno compatto si trovi in acqua od a rilevante profondità. Sono realizzate mediante la costituzione di pozzi e l’impiego di cassoni. Le fondazioni del Ponte delle legioni di Praga sono state realizzate mediante cassoni come del resto, anche quelle del ponte autostradale sulla

Sazava presso Hvezdonice. Le fondazioni, se collocate all’interno del corso d’acqua, dovranno rispettare particolari precauzioni: per meglio resistere all’azione della corrente avranno la sezione immersa di forma affusolata verso la direzione del flusso, generalmente con angoli di 75-90 gradi; invece, qualora dovessero disporsi obliquamente rispetto alla corrente, saranno confermate con sezione circolare

e ciò per evitare l’azione di vortici e con essi di fenomeni erosivi della base della struttura.

Le pile, elementi di sostegno, possono essere:

massicce: spesso gettate in calcestruzzo e rivestite con strutture prefabbricate, oppure con muratura lapidea;

cave;

articolate, per lo più prefabbricate in calcestruzzo armato.

La superficie delle pile e delle spalle può essere variamente rifinita: lasciata con calcestruzzo a vista, rivestita con elementi prefabbricati o con muratura

lapidea. La finitura in pietra costituisce senz’altro la soluzione dalle migliori caratteristiche tecniche, essendo in grado di garantire efficace resistenza all’azione dell’acqua e agli agenti atmosferici in genere. Può essere realizzata

in svariati modi:

a pietra naturale, vale a dire con murature ciclopiche od in pietrame naturale di minori dimensioni;

a pietrame squadrata, più o meno lavorata;

a corsi alternati, di pietra più o meno lavorata.

I sostegni posti all’estremità della struttura prendono il nome di spalle. Spalle ed ali, ad esse corrispondenti, si trovano per lo più costruite in semplice calcestruzzo. Nei ponti a campata multipla, essi sostengono parte del carico delle campate esterne, mentre la loro struttura svolge la funzione di controripa, reggendo le spinte del piano stradale o ferroviario adiacente. Alle spalle aderiscono le ali, costituendone parte integrante: queste ultime contribuiscono a definire l’assetto delle scarpate. In presenza di campate marginali dotate di struttura portante sorgente verso l’esterno, la costruzione delle spalle può essere talora evitata. Quindi le ali svolgono funzione accessoria e complementare ai sostegni di spalla nel contribuire alla stabilità del terreno circostante; esse nello specifico, consolidando il piano di scarpa relativo ai piani viari adiacenti, definiscono lo spazio per l’appoggio introducendo alla campata esterna del ponte. Gli avambecchi sono degli elementi a struttura indipendente collocati sul lato a monte della pila. La loro funzione è quella di proteggere i sostegni del ponte dall’azione della corrente. Spesso si trovano realizzati con struttura lignea di semplici tronchi, altre volte massicci blocchi di calcestruzzo hanno in assi lignee solo il rivestimento. Ricordiamo il ponte di Pisek e il ponte Carlo a Praga. La presenza degli avambecchi non si rende spesso necessaria, soprattutto qualora non vi fosse un reale pericolo d’impatto tra pile e blocchi di ghiaccio.

La sovrastruttura di un ponte si compone di:

1. una struttura principale che è costituita da:

base portante del piano viabile

piano viabile

travata principale contro-ventamenti

accessori funzionali

2. un impalcato che è costituito da componenti portanti resistenti. Possono associarsi a tali categorie:

le carreggiate

le banchine laterali

i camminamenti pedonali

i parapetti

i guardrail

i corpi illuminanti

altri accessori complementari.

RIEPILOGO

In questa Unità didattica abbiamo introdotto il concetto di ponte.

Abbiamo trattato la sua evoluzione nell’arco di tempo che va dalle origini sino al periodo oscuro del Medioevo, concentrando inizialmente la nostra attenzione sui materiali e sulle tecniche utilizzate dalle varie civiltà-antiche.

I ponti hanno ricoperto un ruolo fondamentale nella Roma antica, dando unità alla città, attraversata dal fiume Tevere e sviluppando la tecnica etrusca della posa a secco dei conci di volta.

Nel Medioevo il timore di invasioni nemiche produsse una battuta di arresto nella realizzazione delle vie di comunicazione, anche se durante questo periodo il ponte cessò di essere unicamente un’opera che consentiva il prolungamento della strada. La realizzazione di torri laterali serviva non solo come sistema di difesa dalle invasioni ma anche per sottolineare la presenza sul territorio limitrofo.

Con il Rinascimento le strutture non aggiunsero nulla di nuovo se non con la ripresa di motivi di ispirazione classica.

Abbiamo infine citato e descritto i ponti più significativi in Boemia nonché i diversi componenti di tali costruzioni.