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I furti darte.

Napoleone e la nascita del Louvre


di Paul Wescher

Storia dellarte Einaudi

Edizione di riferimento: Paul Wescher, I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre, trad. it. di Flavio Cuniberto, Einaudi, Torino 1988 Titolo originale:

Kunstraub unter Napoleon 1976 Gebr. Mann Urlag, Berlin

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Indice

I furti darte IntroduzioneArte e campagne militari IntroduzioneUn profilo storico I. La Rivoluzione francese (1972-95) Distruzione e conservazione Il Louvre come museo della Nazione Il contributo dei Paesi Bassi (1794-95) Furti su commissione: Napoleone in Italia (1796-98) e in Egitto Il saccheggio di Torino, Napoli e Firenze (1799-1800) Il Muse Napolon e il riordino del bottino (1802-806) La politica museale di Vivant Denon la volta del contributo tedesco (1806-807) Per arrotondare: le requisizioni in Spagna (1808-14) e la conquista di Vienna (1809) Lultima missione di Denon in Italia (1811-12) Una enorme massa di quadri... La fine del Muse Napolon (1814-15) Restituzioni e riconquiste

II. III. IV. V.

23 38 61 92

102 117 131

VI. VII. VIII.

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IX.

Indicazioni bibliografiche Elenco delle opere trafugate

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Introduzione Arte e campagne militari. Un profilo storico

La conquista di opere darte come bottino di guerra una pratica che risale ai primordi della civilt e che si perpetuata fino ai nostri giorni. Ancora oggi si sente parlare spesso del ritrovamento di importanti opere darte sottratte nellultima guerra ai paesi occupati. Se durante la visita di un museo viene spontaneo domandarsi come avranno fatto a mettere insieme tutte quelle opere, per dare una risposta bisogna appunto risalire, in non pochi casi, a episodi di guerra. Oltre alle grandi migrazioni di popoli di cui parla la storia, vi furono infatti periodi in cui tesori darte e biblioteche i documenti pi tangibili delle grandi civilt furono allontanati con la forza dal loro luogo dorigine. In confronto ad altri episodi, non meno frequenti, di pura e semplice distruzione, si tratta di casi pi fortunati, a cui dobbiamo la conservazione di importanti capolavori. E poich la storia tende, almeno fino a un certo punto, a ripetersi e a modellarsi sul gi accaduto, non sar inutile dare uno sguardo ai tratti essenziali di questa lunga vicenda, in cui lopera darte compare come bottino di guerra. Sar allora chiaro in che misura i precedenti storici abbiano influenzato le razzie compiute durante la Rivoluzione francese e lera napoleonica, offrendo a queste una parvenza di giustificazione morale: il diritto di guerra appariva a Napoleone non meno indiscutibile che agli imperatori romani. Nei tempi pi antichi la razzia di opere darte ebbe

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anzitutto moventi di carattere religioso, poich rimuovere i monumenti religiosi del nemico significava impadronirsi delle sue divinit e sottometterle alle proprie. E poich i vincitori prendevano abitualmente il posto dei vinti, spesso uccidendoli, il mondo figurativo di questi ultimi e delle loro dinastie passava al servizio del nuovo signore, che sostituiva il proprio nome sui monumenti gi consacrati al vecchio potere. Pi tardi, quando le arti figurative incominciarono a utilizzare materiali preziosi come loro e lavorio per esempio tra i sumeri, gli accadi e i babilonesi, o nelle statue colossali di Atene e dello Zeus Olimpico di Fidia entr in gioco anche lavidit dei vincitori. Racconta Erodoto che il re di Persia Serse I, dopo la conquista di Babilonia port via dal tempio della citt la statua del dio Baal in trono, interamente doro e valutata 800 talenti, insieme a unaltra statua doro alta dodici piedi. In epoca pi recente si arriv infine a trafugare opere darte, come in Grecia e a Roma, per il loro puro valore artistico o per la fama di cui lartista godeva. Che i babilonesi, gli assiri e i persiani fossero soliti impadronirsi delle opere darte del nemico dimostrato per esempio dai numerosi monumenti di origine straniera rinvenuti nelle loro capitali. Di questi saccheggi possediamo anche documenti figurativi, come i rilievi di Khorsabad, e letterari, come le tavole cuneiformi e le incisioni su pietra. Tra i tesori di cui Sargon II fece bottino durante la campagna contro il re di Urartu (Armenia) nella citt di Urzana, si trovava, oltre a una quantit di oro e di pietre preziose, la statua del dio Haldia trafugata dal tempio, come anche una statua di bronzo proveniente dallingresso del tempio e raffigurante una vacca nellatto di allattare il suo vitellino. Cos riferisce lo stesso Sargon in una iscrizione votiva al dio Assur. Anche Assurbanipal, che grazie alla sua biblioteca di tavole cuneiformi interamente conservata e ai basso-

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rilievi del palazzo di Ninive il meglio conosciuto tra i re assiri, compose un dettagliato resoconto della sua campagna contro gli elamiti nellanno 714 a. C., descrivendo la presa di Susa, loro capitale, e le opere darte di l trafugate. I rilievi assiri conservati al Louvre documentano in immagini il trasporto del bottino. Quando larcheologo francese Claude Schaefer port alla luce tra le rovine di Susa la stele di basalto nero del diciottesimo secolo a. C. col celebre codice di Hammurabi, insieme al ritratto del re, alla stele commemorativa di Naramsin, nipote di Sargon I, e ad altre opere babilonesi, fu chiaro che era stato un conquistatore elamita, probabilmente il re Shutruknahhunte, a portarvele intorno al 1200 a. C. Quando Susa era ormai capitale dellImpero Persiano, vi si trovava come bottino di guerra unaltra celebre scultura, una anzi delle prime di cui si sia tramandato il nome dellautore. Pausania (I 8,5) e Plinio (XXIV) riferiscono che gli ateniesi affidarono allo scultore Antenore il compito di immortalare con una statua di bronzo in grandezza naturale Armodio e Aristogitone, i due eroici giovinetti che nel 514 a. C. avevano ucciso il tiranno Ipparco, venendo a loro volta uccisi. Il monumento fu eretto tra lAgor e lAcropoli come simbolo delle virt civili. Ma nellanno 480 Atene fu conquistata e saccheggiata dal generale persiano Mardonio, e tra le opere darte trafugate da Mardonio vi era appunto il gruppo dei tirannicidi, che fu portato a Susa per ordine del re di Persia. Gli ateniesi la sostituirono pi tardi con unopera di Crizio e Nesiotes, su cui si basano le diverse copie a noi note. Tuttavia il furto di opere darte come pratica sistematica e su vasta scala risale alla conquista romana della Sicilia e dellOriente. Non possiamo fare di meglio, a questo punto, che citare un passo dal saggio di George Hanfmann, Roman Art: Il desiderio di possedere i capolavori dellarte greca, subentrando allantica con-

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suetudine di impadronirsi delle divinit nemiche, fece s che la conquista di Siracusa nel 212 a. C., il saccheggio di Corinto nel 146 e quello di Atene nell86 diventassero altrettante pietre miliari nella storia dellarte romana. Se in un primo tempo i romani desideravano semplicemente possedere quelle opere, in un secondo tempo cercarono infatti di emularle. I conquistatori dellOriente vollero non solo che Roma fosse degna delle capitali orientali, ma che le superasse [...] Come anche Livio fa osservare, larte era la manifestazione esterna del dominio romano: anche latteggiamento dei romani verso larte fu perci condizionato dallo spirito di conquista. Parole, queste, che si potrebbero riferire letteralmente anche allepoca dellespansione francese durante la Rivoluzione e il governo napoleonico. Il console Marco Marcello fu il primo a ornare le piazze romane con le statue provenienti dal saccheggio di Siracusa del 212 a. C. A partire da questo momento, come racconta Livio nella sua Storia di Roma (XXV 31,2), lentusiasmo per le opere dellarte greca incominci a diffondersi e il saccheggio di statue in edifici sacri o profani venne considerato un diritto non solo dei generali vittoriosi ma anche dei governatori e dei magistrati al loro seguito. Il console Marco Fulvio, conquistatore dellEtolia e dellAcarnania, port a Roma 285 statue di bronzo e 230 di marmo, che furono consacrate nella Aedes Herculis Musarum di recente fondazione. Le divinit tutelari vi erano rappresentate da un gruppo dedicato alle Muse, proveniente da Ambracia, di cui possediamo alcune copie, e da un Ercole di Lisippo, trafugato nel tempio di Ercole ad Alizia. Un altro generale romano, Lucio Emilio Paolo, che nella battaglia di Pidna del 168 a. C. sconfisse Perseo re di Macedonia, port nel suo corteo trionfale ben 250 carri pieni dei tesori raccolti in tutta la Grecia come ricompensa per la liberazione dal dominio macedone. Tra le sculture consa-

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crate da Emilio Paolo nel tempio della Fortuna figurava anche, secondo la testimonianza di Plinio, una statua bronzea di Fidia raffigurante Atena. Lo storico Polibio, che riferisce questi avvenimenti come anche Plutarco e Strabone, faceva parte dei mille ostaggi di rango sociale elevato portati a Roma al seguito del vincitore. Circa ventanni pi tardi, tra il 148 e il 146 a. C., i cittadini assiepati lungo le strade per assistere al trionfo di Quinto Cecilio Metello poterono ammirare un altro grandioso bottino: erano le sculture di bronzo, davorio e di marmo requisite dal generale dopo la conquista definitiva della Macedonia e consacrate nel tempio di Giunone e di Giove sul Campo di Marte. Dalle testimonianze dettagliate degli scrittori antichi apprendiamo che del bottino facevano parte non solo due statue originali di Prassitele, una Diana e un Esculapio, ma anche un Giove e una Giunone di Policleto, mentre il tempio di Giove si arricch in quelloccasione di uno Zeus eburneo di Pasitele, di un gruppo di figure con Pan di Eliodoro e di una Venere al bagno di Policarmo. Lo stesso spettacolo si ripet quando il successore di Metello, il console Lucio Mummio, conquist, saccheggi e distrusse dopo la vittoria sulla lega achea la ricca citt commerciale di Corinto. I ricercati vasi di Corinto diventarono da allora cos rari da acquistare a Roma un prezzo elevatissimo. Dice Aurelio Vittore (De viris illustribus LXI) che Mummio riemp lItalia di statue e di quadri conquistati nel saccheggio di Corinto, senza portarsene uno solo a casa propria. Fino allepoca imperiale infatti la legge prescriveva che le opere darte conquistate in guerra appartenessero allo Stato e dovessero servire unicamente ad abbellire Roma. La principale accusa mossa da Cicerone a Verre nella seconda delle sue orazioni fu quella di essersi arricchito personalmente: come vicegovernatore dellAsia Minore Ver-

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re aveva non solo depredato delle sue statue lantico tempio di Giunone (Era) sullisola di Samo, ma anche quelli di Tenedo, di Chio, Alicarnasso ed Eretria. Il dittatore Silla fece trasportare a Roma colonne corinzie del tempio ateneise di Zeus (troveremo un esempio analogo durante le guerre rivoluzionarie), per sostituire quelle del tempio di Giove sul Campidoglio, distrutte durante la guerra civile. Nellanno 86 Silla si impadron della statua di avorio, di grandezza superiore al naturale, di Atena Alkamene in Boezia, e invi in Italia, secondo la testimonianza di Pausania e di Plutarco, migliaia di altre opere greche provenienti dalle citt sottomesse. Nella loro ammirazione per larte greca i romani non si limitarono allet classica, ma svilupparono verso la fine della Repubblica un gusto particolare per larte prepericlea e arcaica. Ne sono una prova le numerose copie romane arcaicizzanti. Nel 1959 alcuni muratori al lavoro in una strada del Pireo si imbatterono in un gruppo di statue di bronzo di varia epoca (oggi al museo del Pireo), tra cui la figura arcaica in grandezza naturale di un giovinetto o kouros. Poich le statue si trovavano sulle rovine di un antico magazzino portuale distrutto da un incendio, se ne trasse la conclusione che era stato Silla a portarvele nell86 dopo il saccheggio di Atene, con lintenzione di imbarcarle per Roma. Dopo il saccheggio del tempio di Era a Samo da parte di Verre, Marco Antonio, governatore dellOriente, trafug una scultura del celebre Mirone raffigurante Zeus, Atena ed Eracle. Dopo la battaglia di Azio, in cui Antonio fu sconfitto da Ottaviano, questultimo fece restituire lopera agli abitanti di Samo, priva per della figura di Zeus che lo stesso Ottaviano aveva fatto sistemare in bella mostra sul Campidoglio. Per punire quindi gli abitanti di Mantinea che erano stati costretti ad allearsi con Antonio, Ottaviano sot-

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trasse al tempio di Atena a Tegea la famosa statua della dea e la fece sistemare sul Campidoglio allingresso del nuovo foro. Secondo Pausania (I 430), si trattava di unopera di Endoios tutta intagliata nellavorio. Pausania enumera nellottavo libro altre opere darte che furono vittime dei saccheggi romani in questa e in altre occasioni. A testimoniare la conquista del regno dei faraoni da parte di Ottaviano stanno ancora oggi i tre giganteschi obelischi che dnno unimpronta inconfondibile a Piazza San Giovanni in Laterano, a Piazza del Popolo e alla Piazza di Montecitorio. In origine i tre obelischi svettavano nel Circo Massimo e sul Campo di Marte, e il loro trasporto via mare sulle triremi, navi non grandissime, rappresenta unimpresa che desta tuttora meraviglia. Ottavia, sorella di Augusto, era, come pi tardi limperatrice Giuseppina, moglie di Napoleone, una grande appassionata di arte antica. Poich il suo palazzo, il portico e il giardino sorgevano su quella che era stata la propriet di Metello, comprendente anche due templi, il luogo era diventato un vero museo di capolavori dellarte greca. In effetti, pare che il portico di Ottavia fosse una specie di museo pubblico, dove i custodi, secondo la testimonianza di Plinio, rispondevano con la propria vita delle opere esposte. Il colonnato di Metello davanti ai due templi era stato abbattuto per fare spazio a una enorme quantit di statue, che, a giudicare dalle descrizioni dellepoca, anticipavano gli splendori di Bisanzio: cerano fra laltro 75 statue equestri in bronzo, raffiguranti i compagni caduti di Alessandro Magno, opera dello scultore di corte Lisippo e della sua bottega. Tra i successori di Augusto fu soprattutto Nerone a procurarsi la fama di insaziabile cacciatore di tesori darte. Tra le rovine della Domus Aurea sul Foro, come anche della villa estiva di Anzio, furono ritrovate sculture celeberrime, tra cui la mirabile Fanciulla di Anzio

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di et ellenistica, una Sibilla intenta a leggere una iscrizione (oggi al Museo romano delle Terme), il Galata morente della scuola di Pergamo e lApollo del Belvedere del Vaticano. Nerone possedeva inoltre un Apollo di Scopas, che si trova riprodotto su una delle sue monete. Una figuretta di amazzone in bronzo del quinto secolo dellateniese Strongylion, era cos cara a Nerone che limperatore, secondo la testimonianza di Plinio, non se ne separava mai: per la bellezza delle sue gambe era detta enkuynos. Nerone fece addirittura dorare una statua di bronzo raffigurante Alessandro fanciullo, ma loro venne pi tardi rimosso per riportare la statua alla condizione originale. Molte tra le opere pi famose della Domus Aurea trovarono posto pi tardi, secondo Plinio (XXXIV 84), nel tempio della Pace dellimperatore Vespasiano. Quando Plinio scrisse nella sua Naturalis Historia i libri sullarte greca (XXXIV-XXXVI) era lepoca di Vespasiano e di Tito decine di sculture di bronzo e di marmo dei pi celebri maestri greci, da Fidia a Mirone, da Policleto a Scopas, da Eufranore a Prassitele a Lisippo e cos via, erano ancora visibili in diversi luoghi di Roma, e in particolare nei due templi della Fortuna sulla Via Trionfale (la Aedes Fortunae e la Aedes Felicitatis huiusce diei). Allepoca di Cesare, inoltre, nelle case dei romani ricchi o influenti era consuetudine circondare di sculture i cortili interni, com possibile vedere a Pompei, a Ostia e a Villa Adriana. Alcune tra le opere pi celebri della Grecia furono rubate pi di una volta, come ad esempio, secondo il racconto di Pausania, la statua di Eros a Tespi, opera di Prassitele o di Lisippo. Il primo che la port a Roma fu Caligola (37-41 d. C.): la statua fu pi tardi restituita da Claudio per essere nuovamente trafugata da Nerone e finire poi distrutta nel grande incendio di Roma dellanno 64 d. C. Durante lincendio tre quarti della citt andarono distrutti coi loro templi e i loro forzieri, e

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numerosissime opere di valore giunte a Roma come bottino di guerra scomparvero per sempre. Ma subito dopo, per sostituire le opere perdute, Nerone mand in Grecia e in Asia Minore i suoi agenti, che non si fermarono davanti a nulla pur di eseguire gli ordini ricevuti. Tra gli imperatori successivi, specialmente a partire da Vespasiano, la razzia di opere darte incominci a segnare il passo, e si verific uninversione di tendenza. Adriano, che fu probabilmente il pi sottile intenditore darte fra gli imperatori romani, e straordinario ammiratore della cultura greca in genere, arricch tutte le province e in particolare la Grecia di monumenti e opere darte. E quando limperatore Costantino fond, nel 330 d. C., Costantinopoli, capitale orientale dellImpero, volle fondare non solo una seconda Roma, ma una citt che potesse competere con lUrbe in bellezza e grandezza. Per arricchire di opere darte gli edifici, le chiese e le pubbliche piazze della nuova citt, Costantino fece ricorso al vecchio sistema, depredando dei loro monumenti pi insigni le citt e le campagne della Grecia sulle due sponde dellEgeo, lAsia Minore e lEgitto. Fu cos che Costantinopoli divenne lultimo forziere del mondo antico. Sebbene Costantino avesse abbracciato, verso la fine della sua vita, la religione cristiana, facendo della Chiesa il suo principale strumento di potere, le statue degli di pagani adornavano ancora la citt come quelle degli imperatori, e lAnonimo Banduri nomina nel settimo secolo alcune delle opere greche pi celebri allora visibili per le strade di Costantinopoli: le statue di Zeus di Olimpia e di Dodona, la Era di Samo, lApollo Pizio, la Pallade Atena di Lindo sullisola di Rodi, le Muse dellElicona e quattro statue di ninfe provenienti dal tempio di Atena a Efeso. Lo Zeus di Dodona, le Muse e la statua di Atena sorgevano davanti alledificio del Senato, mentre 427 statue circondavano la Chiesa di Hagia Sophia. La vista di tante opere di stile ed

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epoca cos diversi ci apparirebbe oggi pi confusa che bella, e tuttavia doveva riuscire senzaltro congeniale al gusto sovraccarico ed eterogeneo della corte bizantina. Un gran numero di statue si trovavano raccolte anche nel foro di Costantino, tra cui dodici sirene, un elefante di provenienza probabilmente egiziana e altri animali. Nellippodromo fatto costruire da Costantino fu collocato il gigantesco tripode di bronzo usato dalla Pizia nel tempio di Delfi insieme a una statua di Apollo, e uno dei templi allingresso della piazza del mercato fu collocata la statua di Rea, consacrata secondo la leggenda da Giasone sulla montagna di Didima. Secondo il racconto di Zosimo, Costantino avrebbe fatto modificare le mani della dea, che in origine tenevano dei leoni, in un gesto di preghiera. In seguito alle misure di cristianizzazione decise dallimperatore Giustiniano, tutti i templi pagani della Grecia e dellOriente furono chiusi. Ma se fuori dubbio che in questo periodo molte opere darte furono vittima del fanatismo religioso, altri monumenti giunsero a Costantinopoli anche da localit molto lontane, come il tempio di Iside a File, vicino alla prima cataratta del Nilo. Sappiamo inoltre che proprio in quegli anni fu trasportato nella capitale uno dei pi insigni capolavori dellarte classica, anche a causa delle sue dimensioni monumentali che, fin dallepoca di Costantino, rispondevano al gusto della corte dOriente. Si trattava dellAtena Promachos, la statua di bronzo scolpita da Fidia che gli ateniesi avevano eretto sullAcropoli dopo la vittoria sui persiani in onore della dea e come simbolo glorioso della citt: la statua, alta trenta piedi, svettava tra il Partenone e lEretteo, ben visibile anche dalle navi lontane. Trasportata a Costantinopoli vi rimase per ben otto secoli, fino a quando venne distrutta dai crociati nel 1204: anno che per la tradizione classica in Oriente ha un significato non meno fatale della presa di Roma da parte dei barbari in Occidente.

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Per una delle tante ironie della storia, dovevano essere proprio i crociati cristiani a saccheggiare e incendiare la citt che per tanto tempo aveva rappresentato il baluardo contro i Sasanidi e lIslam. I motivi per cui la quarta crociata si diresse a Costantinopoli anzich in Terra Santa sono troppo complessi per essere ricordati in questa sede. Steven Runciman nella sua Storia delle Crociate e altri autori ne hanno discusso ampiamente. Basti qui ricordare che i cavalieri francesi e tedeschi, o pi semplicemente franchi, guidati dal conte Bonifacio di Monferrato e da Baldovino di Fiandra, si unirono ai veneziani, i quali misero a disposizione la propria flotta, e che col loro impero coloniale sulle isole greche avevano buoni motivi per imbarcarsi nellimpresa. Inoltre, il doge Enrico Dandolo, che comandava personalmente la flotta, era stato accecato durante la sua prigionia a Bisanzio, e aveva quindi un preciso conto da saldare anche al di l degli interessi politico-commerciali della Repubblica. Testimoni oculari come il cavaliere francese Goffredo di Villehardouin o il cronista Niceta Coniate descrissero le distruzioni e i saccheggi compiuti dopo la conquista della citt: si decise di comune accordo che il bottino venisse ammassato in tre chiese e spartito quindi tra i franchi e i veneziani. Viene ricordato in particolare laltar maggiore di Santa Sofia fatto costruire da Giustiniano: il piano dellaltare e le colonnine, lavorati a cloisonn e oro, furono asportati e smembrati dai saccheggiatori, come anche i rilievi in bronzo sul piedestallo della colonna marmorea dellimperatore Teodosio. Ma gli autori di questi resoconti non sono particolarmente interessati alle cose darte e dimenticano innumerevoli altre opere di cui la maggior parte fin senza dubbio ai pi accorti veneziani. Il Tesoro e la Biblioteca di San Marco a Venezia possiedono ancora oggi capolavori delloreficeria bizantina: vasi liturgici doro e dargento, rilegature di corali, scrigni,

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grandi reliquiari a cloisonn e cos via. Ed noto linflusso che queste opere esercitarono sullarte veneziana posteriore. Gli oggetti pi ambiti dai crociati erano per le reliquie cristiane nei loro preziosi reliquiari: labate Gnter di Pairis racconta che un certo abate Martino avrebbe trafugato di nascosto unintera collezione di reliquiari dal Mausoleo della madre dellimperatore Manuele. Grandi cammei intagliati furono staccati e portati via, come quello della collezione Rotschild a Parigi, che secondo liscrizione greca sarebbe unimmagine dei santi Sergio e Bacco, ma che pi probabilmente raffigura limperatore Costantino II e consorte. Filippo di Svevia, genero del deposto imperatore Isacco e uno fra i principali promotori della crociata, riport a sua volta due cammei di straordinario valore, provenienti da un pettorale. Numerosi pezzi del bottino crociato si trovano tuttora nelle chiese cristiane dOccidente. Cos ad esempio il duomo tardoromanico di Limburg sulla Lahn possiede tuttora un reliquiario doro donatogli nel 1208 dal crociato Hochmar di Ulma, ed eseguito secondo liscrizione a Bisanzio tra il 919 e il 944. Anche il tesoro vescovile del Duomo di Halberstadt custodisce numerosi esempi di oreficeria bizantina, che secondo la tradizione il vescovo Corrado di Krosigk avrebbe ereditato dal patrimonio dei crociati. Uno dei pi famosi altari portatili lavorati in oro, la chasse, che conteneva un frammento della Croce e un mosaico raffigurante limperatore Costantino con la moglie Elena e lArcangelo Michele, si trovava una volta alla SainteChapelle di Parigi prima di essere trafugato e distrutto durante la Rivoluzione. Mentre i cavalieri crociati si accontentarono in sostanza di portar via i pezzi materialmente pi preziosi delloreficeria bizantina, i veneziani imbarcarono sulle loro navi anche sculture di grandi dimensioni. Tra que-

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ste i quattro cavalli di bronzo dellippodromo, risalenti allepoca classica della scultura greca: secondo una tradizione sarebbero giunti a Bisanzio dallisola di Chio sotto Teodosio II, secondo unaltra li avrebbe portati dapprima Nerone a Roma e quindi Giustiniano a Costantinopoli. I veneziani li collocarono come trofei sulla facciata della Basilica di San Marco, dove, come vedremo, susciteranno in futuro altre cupidigie. Unaltra opera di bronzo di grande valore artistico si conservata come per miracolo nella citt pugliese di Barletta: rappresenta in grandezza superiore al naturale un imperatore bizantino del quinto secolo. La nave che trasportava la statua fece naufragio nei pressi di Barletta e la statua fu ritrovata sulla spiaggia dai monaci di Manfredonia, che le staccarono le braccia e le gambe per fonderle e ricavarne una campana. Il papa Pio IV, col suo vivo interesse per larte antica, la fece restaurare e collocare davanti alla Chiesa di Barletta dove si trova tuttora. Le gambe troppo corte e le mani troppo grosse, di cui la destra sorregge la Croce, tradiscono al primo sguardo il maldestro restauro di quella che rimane comunque unopera straordinaria. Ancora a Venezia si possono vedere altri esempi di scultura bizantina giunta fin qui come bottino di guerra: cos il rilievo lapideo raffigurante san Demetrio nellatto di estrarre la spada, incorporato nella facciata di San Marco, consumato dal tempo ma sempre magnifico, e allingresso del Palazzo Ducale il gruppo dei Tetrarchi bizantini in porfido, nellatto di abbracciarsi a due a due. Secondo le ultime ricerche il gruppo apparteneva a una colonna gigantesca eretta sul Forum Tauri, il punto pi alto della citt, e simboleggiava la divisione del potere tra i quattro reggenti dellImpero. Dopo il saccheggio di Costantinopoli, che segna in un certo senso la fine del mondo antico, non sentiamo pi parlare per oltre quattro secoli di razzie paragonabili a queste. Il motivo principale va ricercato nel po-

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tente influsso della Chiesa cattolica: essa infatti avrebbe considerato i furti di opere darte come una profanazione, dal momento che larte era solo arte sacra e non cera interesse per altre forme artistiche. Quando, nel quindicesimo secolo, nacquero le prime forme di collezionismo in senso moderno, il codice morale era cos mutato (anche per linflusso dellUmanesimo) che perfino tra i principi e i signori delle citt italiane era giudicato sconveniente impadronirsi delle raccolte di un rivale sconfitto. Il saccheggio e la distruzione delle raccolte medicee a Firenze nel 1496 va inteso come una pura esplosione di rabbia popolare contro il potere autocratico. Anche durante le campagne militari di Carlo VIII e di Luigi XII, che per qualche tempo ridussero vaste zone dellItalia in potere della monarchia francese, non si verificarono razzie significative, sebbene larte del Rinascimento italiano e larte classica godessero ormai in Francia di alta considerazione. Soltanto le biblioteche dei Visconti a Pavia e degli Aragonesi a Napoli furono trasportate a Parigi dove si trovano tuttora: i 1145 manoscritti aragonesi giunti in Francia al seguito del re Ferrante in esilio formano ancora uno dei fondi pi cospicui clella Bibliothque Nationale. Nel sedicesimo secolo lintolleranza degli iconoclasti protestanti e le guerre di religione nellEuropa del Nord provocarono nel complesso pi distruzioni che razzie. Lonnipotente Filippo II di Spagna, ad esempio, non si impadron dellaltare dei fratelli Van Eyck a Gand, che pure avrebbe desiderato possedere, ma si accontent di una copia di Michael Coexie. Tutti i grandi collezionisti del 600, come il re Carlo I dInghilterra e i suoi favoriti, i duchi di Arundel e di Buckingham, larciduca Rodolfo II dAsburgo e il re Filippo IV di Spagna, i cardinali Richelieu e Mazzarino in Francia, il re Augusto II, detto il Forte, di Sassonia, acquistarono o ricevettero in dono i loro tesori,

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sebbene le continue guerre offrissero in quel secolo ricche possibilit di conquista. Le uniche eccezioni furono i saccheggi compiuti dagli svedesi in Baviera e a Praga e il sequestro della biblioteca di corte del Palatinato ad Heidelberg durante la guerra dei Trentanni. Com noto, il re si Svezia Gustavo Adolfo scese in Germania per venire in aiuto alle forze protestanti contro quelle cattolico-imperiali, e le alterne vicende della guerra portarono pi volte gli svedesi a raggiungere la Baviera e la Boemia. Nellanno 1612 tocc alle preziose raccolte del principe elettore di Baviera Massimiliano II, e nel 1648, poco prima della Pace di Vestfalia, fu la volta delle collezioni asburgiche che Rodolfo II aveva trasferito nel suo castello di Praga. Il movente di questi saccheggi, per quellepoca piuttosto eccezionali, va ricercato nel fatto che la Svezia, povera di opere darte e impegnata a diventare una grande potenza continentale, desiderava avere la sua parte anche nelle ricchezze dellarte europea: solo cos possibile spiegare la scelta delle opere trafugate. Da Monaco e da altre residenze di corte gli svedesi portarono via alcuni dipinti del rinascimento bavarese, del tutto estranei alla loro cultura, che appartenevano a un ciclo di quadri storici sullantica Roma commissionati dal duca Guglielmo IV tra il 1528 e il 1537. Il Museo Reale di Stoccolma possiede tuttora due tavole di Ludwig Refinger e Abraham Schpfer e una scena di battaglia di Ruprecht Heller. Dalle chiese di Monaco furono trafugate fra laltro una grande pala daltare con una Deposizione e un Cristo deriso del pittore di corte Hans Muelich, attualmente nella Chiesa di Solna. Dalle residenze arcivescovili di Magonza e di Wrzburg gli svedesi portarono via gran parte delle rispettive biblioteche, mentre sul fronte opposto il principe elettore di Baviera Massimiliano II fece dono al papa Gregorio XIV, per ottenerne alcuni favori, di unaltra

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biblioteca assai pi importante: la biblioteca palatina di Heidelberg, di cui si era impadronito il generale Tilly a capo delle truppe imperiali. Tra i manoscritti conservati ad Heidelberg si trovavano il cosiddetto Codex aureus, redatto allepoca di Carlo Magno nel convento di Lorsch, il Codice Manesse con le sue splendide miniature, contenente una raccolta di liriche damore medievali del tredicesimo secolo, e oltre un migliaio di preziosi manoscritti e antiche opere a stampa. Ma il colpo pi sensazionale riusc agli svedesi nel 1648, quando il conte Knigsmarck conquist il castello imperiale di Hradschin e il quartiere praghese di Mal Strana. Limpresa poteva suscitare linvidia dei maggiori collezionisti europei, dal momento che Rodolfo II, collezionista appassionato, aveva fatto sistemare nel suo castello una parte cospicua delle collezioni pittoriche della casa dAustria e delle proprie raccolte private. Appena la giovane regina Cristina, figlia del re Gustavo Adolfo caduto a Ltzen, venne a sapere della presa della citt, scrisse al cugino Gustavus Adolphus di assicurarle la biblioteca e le rarit della galleria darte di Rodolfo: il comandante in capo delle truppe svedesi conte Knigsmarck fece in modo che la pinacoteca imperiale e le raccolte di oggetti preziosi gli venissero consegnate immediatamente e senza danni, e le fece subito inventariare. Siamo cos in grado di stabilire con una certa precisione quali opere caddero allora nelle mani degli svedesi, bench naturalmente alcuni alti ufficiali provvedessero anche a requisizioni per conto proprio. Solo una piccola parte delle raccolte fu messa in salvo, prima dellattacco svedese, dal conservatore imperiale Miseroni. A parte la ricchissima raccolta di medaglie e monete, che contava da sola 33 000 pezzi, nel mese di novembre, quando la pace di Vestfalia era gi stata firmata, furono imbarcati sullElba e spediti a Stoccolma 470 quadri e un numero molto maggiore di sculture e

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di oggetti darte. Oltre a oggetti provenienti dalle due Indie (le Indie Orientali e lAmerica), immancabili nei gabinetti darte dellepoca, la spedizione comprendeva 170 statue di marmo, 76 bronzi (tra cui opere del Giambologna e di Adriaen de Vries, i manieristi preferiti dallimperatore), 197 oggetti di avorio intarsiato di varia epoca, 147 porcellane di Faenza e la raccolta degli strumenti matematico-astrologici costruiti da Keplero e da Tycho Brahe per Rodolfo II. Cristina di Svezia, bas bleu fin dagli anni della giovinezza, condivideva infatti la loro passione per le scienze occulte. Tra i preziosissimi manoscritti antichi della biblioteca di Praga, giunti in parte pi tardi alla biblioteca dellUniversit di Uppsala, si trovavano il Codex argenteus, un evangeliario scritto in caratteri doro e dargento e artisticamente decorato, realizzato a Ravenna nel sesto secolo probabilmente per il re dei Visigoti Teodorico, una copia di Rabano Mauro redatta nel nono secolo nellabbazia di Fulda, un erbario tardoantico riccamente miniato, una Bibbia del diavolo poema del tredicesimo secolo e altri manoscritti che Cristina don pi tardi alla biblioteca di Leida e al Vaticano. Poich, come si detto, la casa reale dei Vasa non possedeva raccolte darte degne delle sue ambizioni e del suo prestigio, i dipinti che la giovane regina fece venire da Praga non solo formavano di per s unimportante galleria darte, ma suscitarono in lei una tale passione per la pittura italiana che alla sua morte (1689) ella lasci una delle pi grandi e rinomate raccolte dellepoca. Lasciando da parte i tardi manieristi olandesi e tedeschi, per cui Rodolfo II nutriva una particolare predilezione come Bartholomus Spranger, Hans von Aachen, Joseph Heintz e altri il bottino della spedizione praghese comprendeva fra gli altri i seguenti capolavori della pittura europea: la Danae e la Leda del Correggio (oggi rispettivamente alla Galleria Borghese di Roma, e al Museo di Berlino); lintera se-

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rie delle dieci scene erotico-mitologiche di Paolo Veronese, oggi distribuite tra la National Gallery di Londra, il Fitzwilliam Museum di Cambridge, il Metropolitan Museum di New York, il Museo Reale di Stoccolma, il Museo di Seattle (collezione Kress) e altre localit; le due figure in grandezza naturale di Adamo ed Eva di Albrecht Drer oggi al Prado; la Sacra famiglia di Hans Holbein il Vecchio, al Museo di Lisbona; lo splendido Ritratto di Tommaso Moro, di Holbein il Giovane, oggi alla collezione Frick di New York; due dei pi famosi quadri satirici di Pieter Brueghel il Vecchio, ossia Greta la pazza del Museo Mayer van den Bergh di Anversa e il Paese di Cuccagna della Pinacoteca di Monaco. Tra i quaranta dipinti della raccolta di Praga attribuiti a Tiziano riconosciamo oggi come autentici Venere e Adone della Galleria Nazionale di Roma, il ritratto di Laura Dianti detto La Schiavona, della collezione Kisters di Kreuzlingen, e una versione della Vanitas, probabilmente quella oggi posseduta dal conte di Normanton. Quando Cristina abdic nel 1654 per passare al cattolicesimo e lasci definitivamente la Svezia, port con s in esilio i pi preziosi dei suoi dipinti italiani. Il suo interesse per le scuole nordiche era scarso: questi dipinti rimasero perci doverano, per esempio al castello di Skokloster, o furono donati dalla regina ai suoi favoriti come il conte Magnus de la Gardie, il quale ebbe fra laltro il grande Mercurio di Hans Baldung (Stoccolma, Museo Nazionale) e la Danae di Jan Gossaert (Monaco, Pinacoteca). Le tavole di Adamo ed Eva di Drer, oggi di valore inestimabile, andarono al re di Spagna, e la Sacra famiglia di Holbein al re del Portogallo. Volendo guadagnarsi il favore del cardinale Mazzarino per i suoi futuri progetti, Cristina si rec anzitutto a Parigi passando per lOlanda, e fece avere al cardinale, noto collezionista e cancelliere di Luigi XIV, preziosi bronzi (de Vries), medaglie e libri. Tenne con

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s il solo Ritratto di Tommaso Moro di Holbein il Giovane, ma certamente pi per il suo soggetto che per il suo autore. A Roma, dove la figlia fedifraga di Gustavo Adolfo fu accolta a braccia aperte il papa per accoglierla fece addirittura rinnovare dal Bernini la Porta del Popolo e le don il Palazzo Barberini Cristina di Svezia continu, nonostante le difficolt economiche, ad ampliare la sua raccolta in grande stile. Ma poich queste vicende esulano dal nostro campo dindagine, ci limitiamo a ricordare che pochi decenni dopo la sua morte la parte pi cospicua e preziosa della sua collezione fu acquistata nel 1721 dal conte dOrlans, reggente di Francia, e sistemata nel Palais Royal a Parigi, dove avremo ancora occasione di sentirne parlare. Come la grande raccolta del conte dOrlans, tutte le collezioni principesche formatesi per lo pi nel corso del 700 quella del re di Sassonia a Dresda, quelle dei re di Prussia a Berlino e Potsdam e dellimperatrice Caterina di Russia, le gallerie di Dsseldorf, Kassel e lAia e alcune altre furono il risultato di una serie di acquisti. Nonostante le numerose guerre nessun principe pensava pi ad arricchire le sue raccolte darte col bottino di guerra. Questo stato di cose dur immutato fino alla cacciata dei gesuiti e alla confisca dei loro beni, alla successiva chiusura dei conventi olandesi ordinata dallimperatore Giuseppe II e allinizio della Rivoluzione francese, con la quale entriamo nel vivo del nostro argomento.

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Capitolo primo La Rivoluzione francese (1792-95). Distruzione e conservazione. Il Louvre come Museo della Nazione

Se nel 600 e nel 700, ossia in unepoca che vide nascere molte raccolte principesche, lacquisizione di opere darte per via militare fu un fenomeno inconsueto, le grandi razzie compiute durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche nei ventanni compresi tra il 1794 e il 1814 implicano un preciso retroterra ideologico: quella ideologia rivoluzionaria di cui gli eventi del 1792-94 rappresentano per cos dire la conseguenza automatica. La confisca e la statalizzazione dellintero patrimonio reale, dei beni del clero e degli emigrati, ossia degli aristocratici e degli esattori generali delle imposte nelle cui mani si trovavano le maggiori raccolte darte, apr la strada alle imprese degli anni successivi. Nel 1793 un decreto della Convenzione liberava le arti e gli artisti dai vincoli dellAncien Rgime, accademie e corporazioni, e di qui alla liberazione delle opere darte il passo fu breve. Poich inoltre i beni artistici erano possesso esclusivo dei ceti privilegiati, la gran massa del popolo non aveva alcuna sensibilit per larte, il cui significato le era estraneo, e questo spiega le distruzioni e i saccheggi avvenuti agli inizi della Rivoluzione. Dalla Francia il fenomeno si estese a tutti i territori conquistati, e lespropriazione dei patrimoni artistici si verific con una tale regolarit che i movimenti delle armate francesi si potrebbero quasi ricostruire partendo dai tesori darte inviati a Parigi.

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Anche altri aspetti dellideologia rivoluzionaria contribuirono a mettere in moto quello che fu il pi grande spostamento di opere darte della storia. noto che i rivoluzionari francesi furono profondamente influenzati dal modello dellantica Roma repubblicana, e che tale influsso si manifest non solo nel culto di Gracco e di Bruto, ma anche nelle feste rivoluzionarie nella cultura artistica e nella moda del tempo. Ma ironia della storia erano stati proprio i romani, dallantirepubblicano Silla agli imperatori, a depredare sistematicamente la Grecia e lAsia Minore delle loro opere darte, fornendo cos un modello e una giustificazione ai rivoluzionari e a Napoleone, che certo non aveva mancato di leggere il suo Plutarco. Sarebbe tuttavia un errore far cadere la responsabilit degli espropri soltanto sulla Rivoluzione. Gi nellottobre del 1790 dunque ancora sotto la monarchia, lAssemblea Nazionale aveva decretato con un drastico provvedimento la nazionalizzazione dei beni del clero, misura a cui la cacciata dei gesuiti dallEuropa aveva gi aperto la strada. La nuova carta moneta degli assegnati era garantita dai latifondi e dalle rendite delle chiese e dei conventi e, successivamente, della corona. Non fu dunque solo lideologia antireligiosa, ma anche un cronico bisogno di denaro a provocare queste misure, come risulta con estrema evidenza dal trattamento riservato ai beni del clero. I quadri provenienti dalle chiese e dai conventi chiusi e abbandonati furono messi in deposito, e il principale punto di raccolta a Parigi fu il convento abbandonato dei Petits Augustins sul luogo dellodierna cole des Beaux-Arts. Ma i candelabri doro e dargento, gli ostensori, i reliquiari e gli altari portatili d epoca oggetti preziosi e ricchi in gran parte di valore artistico finirono alla Zecca per essere fusi in monete. E dopo la dichiarazione di guerra agli alleati, Austria e Prussia, anche i fonti battesimali in bronzo, risalenti

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perlopi allalto Medioevo, vennero fusi coi loro rilievi per soddisfare lurgente bisogno di cannoni. Perfino il reliquiario della patrona di Parigi santa Genevive, fu trafugato dallomonima chiesa (dove sorse poi il Pantheon di Soufflot) e fatto a pezzi per ricavarne loro e le pietre preziose. A Parigi come in tutta la Francia era cos aperta la strada alle requisizioni degli anni successivi, che raggiunsero il culmine nelle distruzioni di massa e nei saccheggi della Rivoluzione propriamente detta. Quella che era stata in un primo tempo una misura ben calcolata si trasform sotto linflusso rivoluzionario in una pratica irrazionale dettata dalla passione e dal dogmatismo. Nello stesso anno 1793 in cui la chiesa millenaria di Saint-Denis, con la tomba del santo, fu vittima dei rivoluzionari, la cappella sepolcrale dei duchi di Borgogna fu venduta insieme alla certosa di Champmol presso Digione per essere abbattuta; le mirabili tombe scolpite di Filippo il Temerario e di Giovanni senza paura, il cui aspetto originario ci noto dagli acquerelli di Jean-Baptiste Lallemand, furono trasferite dapprima a Saint-Bnigne, e pi tardi parzialmente mutilate e disperse. Le intense figure laterali dei pleurants furono in buona parte acquistate da amatori darte, come il futuro direttore generale Denon, per poi finire, in epoca pi recente, in vari musei. Dalla pura e semplice confisca delle chiese lo zelo rivoluzionario si rivolse quindi contro lo stesso passato feudale. Quando, nel 1792, la Rivoluzione esplose in tutta la sua violenza, il suo atteggiamento verso il passato era preciso: si trattava di cancellare tutte le tracce dellAncien Rgime, ossia della monarchia, dellaristocrazia e del potere feudale della Chiesa. Da un punto di vista moderno, puramente estetico, difficile capire perch larte aveva servito il potere, e con esso veniva identificata. Il giorno dopo il saccheggio delle Tuileries era il 10 agosto del 1792 il Moniteur riferisce che il de-

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putato Sers prese la parola alla Convenzione dicendo: Il popolo sta per abbattere tutte le statue che si trovano sulle pubbliche piazze. Questa azione, condotta da mani inesperte, pu provocare gravissimi danni. Avanzo la proposta che ingegneri e architetti vengano incaricati di guidare loperazione. Quando un altro deputato obiett che non si poteva legalizzare labbattimento delle statue, gli fu risposto che bisognava dar prova di carattere e non avere scrupoli davanti alla distruzione di monumenti che rappresentavano il dispotismo, il pregiudizio e larroganza. Su proposta di Thuriot e Lacroix si decise pertanto di rimuovere, a Parigi e in tutta la Francia, i monumenti dedicati alla Chiesa, alla monarchia e alla nobilt. Tra i primi a cadere vittima della rabbia popolare furono le statue equestri di Luigi XIV e di Luigi XV di Edme Bouchardon, rispettivamente sulla Place Royale e sullallora Place Louis XV (poi Place de la Concorde), come anche il monumento equestre di Luigi XV in Place Vendme, di Girardon, e la statua, sempre di Luigi XV, in Place Victoire. La famosa statua equestre di Enrico IV, opera di Tacca e Francavilla, che sorgeva in posizione eminente sul Pont Neuf, godeva fin dai tempi della Henriade di Voltaire di una larga popolarit come immagine di un monarca illuminato: ci non imped al fanatismo rivoluzionario di abbatterla le quattro figure allegoriche di schiavi agli angoli del basamento ebbero senzaltro la loro parte nella decisione e di portare il bronzo in fonderia per ricavarne cannoni. Quando il monumento equestre di Bouchardon venne fatto a pezzi sulla Place Royale, Sebastian Mercier, cronista del Nouveau Paris, si limit a osservare che la statua era vuota come il potere. vero che larticolo 4 del decreto del 14 agosto raccomandava ai rappresentanti del popolo di provvedere alla tutela delle opere darte, ma poich il decreto non specificava lantichit e la provenienza

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delle opere da conservare il margine lasciato allarbitrio era in realt vastissimo. Che i simboli dellodiata monarchia esposti nelle pubbliche piazze venissero distrutti malgrado il loro valore artistico comprensibile; disgraziatamente per anche i re biblici che ornavano i portali delle cattedrali gotiche furono scambiati per precursori della monarchia francese. Accadde cos che numerose e preziosissime sculture romanico-gotiche cadessero sotto il piccone o il martello degli iconoclasti. Possiamo dire oggi che si tratt della pi grave perdita di opere darte mai patita dalla Francia, perdita di cui Notre-Dame e Saint-Germain-des-Prs a Parigi, Saint-Denis, Smuren-Auxerrois, Sens, Vzelay e numerose altre cattedrali conservano i segni indelebili. Nella Cattedrale di Sens la sola statua che sopravvisse alla distruzione fu quella del patrono della citt, santo Stefano. LAbbazia dei Celestini a Parigi, costruita con grande sfarzo allepoca di Carlo V e seconda, per numero di monumenti, solo a Saint-Denis, perdette tre figure di re che adornavano il portale e le tombe scolpite di Giovanna di Borbone, sposa di Carlo V, e di suo figlio Luigi dOrlans. Nella venerabile Chiesa di Saint-Germain-des-Prs, che poco pi tardi sarebbe stata adibita ad arsenale, furono distrutte le tombe dei re merovingi e le sculture del portale principale, mentre il timpano con rilievo romanco dellUltima Cena sub varie mutilazioni. Le statue del re Salomone e della regina di Saba, oggi al Louvre, esempi perfettamente conservati della mirabile scultura del dodicesimo secolo, provenienti dal portale della Cattedrale di Corbeil, si salvarono per un caso fortunato: il pittore Sergeant-Marceau, membro della Commissione per le opere darte, era l di passaggio proprio nel momento in cui un certo Nagel stava portandole via per distruggerle, e le compr per sei lire.

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A Notre-Dame furono staccate e gettate nel vuoto le 28 statue gotiche dei re biblici sui tre portali principali. Dodici sculture mutile provenienti dal portale meridionale di Santo Stefano, oggi al Museo di Cluny, sono l a testimoniare il vandalismo di quei giorni. Questo era per soltanto il preludio di quello che sarebbe accaduto pi tardi, quando larchitetto Varin fu incaricato, negli anni 1793-94, di ripulire Notre-Dame da tutte le tracce del dispotismo. Oltre agli otto angeli di bronzo in grandezza naturale dei pilastri furono allora rimosse 78 sculture di grandi dimensioni e dodici pi piccole, e di 25 monumenti sepolcrali uno solo rimase intatto. Per commemorare lanniversario della presa della Bastiglia, la Convenzione stabil, su proposta di Barre (1 agosto 1793), che tutti i monumenti sepolcrali o comunque legati alla monarchia dellAbbazia di SaintDenis (ces effrayants souvenirs des ci-devant rois) venissero distrutti. Nel settembre del 1792 i monaci di Saint-Denis avevano celebrato la loro ultima Messa, e poco dopo gli iconoclasti incominciarono a fare a pezzi le statue dei re sui portali dellabbazia: sei teste conservate nei musei americani (una al Fogg Art Museum di Harvard, due al Duke University Museum, North Carolina, tre alla Walters Art Gallery di Baltimora) ne sono una testimonianza eloquente. Il tesoro dellAbbazia di Saint-Denis fu portato alla Convenzione l11 novembre 1793 su diciassette carri pieni. La distruzione delle statue sepolcrali rappresent una perdita gravissima che possiamo oggi valutare solo parzialmente, per esempio dalle tre piccole statue marmoree provenienti dalla tomba di Filippo IV, conservate al Metropolitan Museum di Liegi, al Victoria and Albert Museum di Londra, e dai frammenti superstiti messi in salvo da Alexandre Lenoir nel suo deposito al Museo dei Petits Augustins. Ma molte altre statue di bronzo, come i monumenti sepolcrali di Carlo IV, di Luigi XII o di

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Francesco I, andarono irrimediabilmente perdute. Laltar maggiore di Saint-Denis fu spogliato dei suoi antichi ornamenti e trasformato, con quanto rimaneva delle statue dei re, in un monumento per i martiri della Rivoluzione. Lasciamo ora le chiese per dare uno sguardo agli espropri che presero lavvio con la nazionalizzazione del patrimonio reale e che diedero un contributo decisivo alla nascita delle future collezioni darte. Nonostante i molti quadri di soggetto religioso dati alle fiamme durante le prime esplosioni di violenza anticlericale, la maggior parte dei dipinti, a differenza delle sculture, furono trasportati in depositi e quindi al Louvre o in altri musei francesi. Dopo i segnali minacciosi del 91 gli aristocratici incominciarono a lasciare la Francia in misura crescente, guidati dal principe ereditario il duca di Provenza e dallodiato conte di Anjou: erano i cosiddetti migrs. Molti dei loro castelli in provincia e attorno a Parigi vennero saccheggiati prima ancora della destituzione del re, ma solo il 2 settembre 1793 la Convenzione decise lesproprio in massa dei beni degli emigrati. La legge fu integrata poco dopo da un decreto che si riferiva alla conservazione dei monumenti di interesse scientifico e artistico e sul quale torneremo pi avanti. Poich gli aristocratici emigrati avevano numerosi creditori che reclamavano i propri diritti, i loro beni mobili e di valore furono raccolti in uno speciale deposito allHtel de Nesle. difficile farsi unidea dei tesori darte confiscati nei castelli, nelle palazzine di caccia, nei palazzi cittadini, nelle chiese e nei conventi, tesori che comprendevano non solo quadri e sculture ma anche oggetti preziosi di ogni tipo, manoscritti miniati e soprattutto mobili di lusso, allora splendidi e assai ricercati. Poich i nuovi gusti dellepoca e lastio repubblicano contro ogni traccia di aristocrazia portavano a disprezzare larte del diciottesimo secolo, che era anche la pi rap-

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presentata, innumerevoli capolavori andarono distrutti. Le sculture, gli arazzi, i mobili preziosi, i candelabri e i terminali di bronzo provenienti dai castelli requisiti alla nobilt e alla famiglia reale vennero portati a Parigi insieme ad altri oggetti di minor valore e messi allasta. Molti quadri e gobelins del Settecento francese, capolavori di Watteau e della sua scuola, di Pater, Lancret, Boucher, Nattier, Jean-Franois de Troy, Fragonard e altri, di cui vanno orgogliosi i maggiori musei odierni, vennero staccati dalle pannellature in cui erano inseriti. Per un anno intero, dallagosto 1793 al 1794, i mobili darte pi preziosi, confezionati da mobilieri di fama internazionale come Boulle, Crescent, Oeben, Riesener, Lacroix, Carlin e cos via, e provenienti dai palazzi di Versailles e di Chantilly, Marly, Fontainebleau, Louveciennes e Meudon, come anche dal Garde Meuble Royal, vennero offerti al pubblico in aste permanenti sulla Place de la Concorde per riempire le vuote casse della Repubblica. Allo scopo di attrarre compratori stranieri e soddisfare cos il pressante bisogno di valuta, queste vendite allincanto furono pubblicizzate perfino sui giornali olandesi, inglesi e italiani, puntando sul favorevole corso dei cambi e sulleccezionalit delloccasione. Fu appunto in questa circostanza che il principe di Galles, il futuro Giorgio IV, sped a Parigi il suo maggiordomo francese, e i mobili acquistati allora adornano ancora oggi i castelli di Windsor e di Buckingham Palace. Lambasciatore inglese Sir William Hamilton e William Beckford di Fonthill Abbey, due tra i pi importanti collezionisti dellepoca, non si lasciarono sfuggire loccasione e acquistarono, insieme ad altri rappresentanti dellaristocrazia inglese e russa, numerose opere dellarte francese di corte, soprattutto Boucher e il bureau del re Stanislao di Oeben-Riesener, uno dei pi straordinari mobili artistici del 700, oggi alla

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Wallace Collection di Londra. Insieme ai principi polacchi Lubomirski e Czartoritzki, fu soprattutto il ministro degli Esteri dello Zar, il principe Alessandro Bezborodko, a riempire di quadri francesi i saloni del suo palazzo di San Pietroburgo: ce ne informa nel suo diario la famosa pittrice Madame Vige-Lebrun, che li pot osservare durante il suo esilio pietroburghese. Minor fortuna ebbero purtroppo le tappezzerie, e molte tra le migliori manifatture Gobelin di Parigi e di Beauvais furono distrutte o bruciate per ricavarne i fili doro e dargento. Un paio di esempi caratteristici basteranno a mostrare come fosse soprattutto larte pi antica a fare le spese della situazione. Il mercante darte Birmann di Basilea, uno dei numerosi mercanti attivi sulla piazza parigina, acquist non solo le due tavole provenienti dallaltare della Chiesa di Loches, realizzato da Etienne Chevalier, tesoriere di Carlo VII (ai musei di Berlino e di Anversa), dipinte dal pi grande maestro del quindicesimo secolo, Jean Fouquet, ma anche il suo splendido Libro dore miniato, oggi al Museo di Chantilly. Dopo che il Convento e la Chiesa di Saint-Germain-des-Prs a Parigi furono espropriati e trasformati in un deposito di salnitro, scoppi un incendio che distrusse la biblioteca e il gabinetto di antichit fondato da Montfaucon. Dei manoscritti salvati dallincendio, alcuni tra i pi preziosi furono acquistati dal funzionario della legazione russa Pierre Dubrowski: la grande Cronaca di Saint-Denis, decorata con le miniature del matre illumineur Simon Marmion, lHistoire de Troy con le miniature di Jean Colombe e le copie delle lettere di san Gerolamo preparate per la reggente Anna di Bretagna, con le ricchissime miniature del pittore di corte Jean Bourdichon (oggi tutte alla Biblioteca Nazionale di Leningrado). Dal tesoro della Cattedrale di Autun altri due ammirati capolavori finirono per fortuna nelle collezioni nazionali, e cio la Madonna Rolin

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di Jan van Eyck e il mistico Sposalizio di santa Caterina di fra Bartolomeo della Porta, donazioni del cancelliere borgognone Jean Carondolet (entrambi al Louvre). Comera da aspettarsi, le distruzioni e i saccheggi di opere darte dettati dal fanatismo provocarono lintervento degli intellettuali pi ragionevoli, e dopo la caduta di Robespierre le voci di protesta si fecero ancora pi forti e pressanti. Ancora nel novembre del 93 erano stati distrutti 434 dipinti nel deposito del Museo Centrale, e solo il coraggioso intervento del conservatore Lenoir permise di salvarne altri dalla distruzione. Ma nellaprile del 94, al culmine del Terrore, alcuni incaricati del Comitato di Salute Pubblica vennero a incendiare tutti i dipinti che per il loro contenuto ricordassero in qualche modo lepoca feudale. Nellagosto dello stesso anno tuttavia il deputato abate Henri Grgoire os discutere pubblicamente allAssemblea Nazionale i suoi tre Rapporti sulle distruzioni operate dal vandalismo e sui mezzi per impedirle. Nella politica dello Stato francese verso i beni artistici ebbe cos inizio una nuova fase. Grgoire dichiar che lapprezzamento per larte era tuttuno con le virt repubblicane, sostenendo (con qualche licenza retorica) che les Barbares et les esclaves dtestent les monuments des arts, les hommes libres les aiment et conservent. Si diffuse lidea che era assurdo distruggere opere darte appartenenti al patrimonio nazionale, ossia, in altre parole, che la nazionalizzazione delle opere darte richiedeva altres la loro conservazione per il bene della comunit. La Convenzione eman unordinanza rivolta alle amministrazioni regionali in cui si diceva: Voi siete soltanto i depositari di beni di cui la grande famiglia del popolo potr chiedervi conto. Gi lanno prima lAssemblea popolare aveva espresso il desiderio che le opere di interesse artistico o storico venissero conservate e che ne fosse anzitutto preparato un inventario: Lorsque les inventaires de

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toutes les collections seront termins, des agents responsables en seront nomms et toute dilapidation en deviendra ds ce moment impossible. La cosa era pi facile a dirsi che a farsi, anche perch non vi erano abbastanza esperti in grado di vagliare lenorme quantit di oggetti confiscati: manoscritti, libri, sculture, quadri, strumenti scientifici, documenti storici, raccolte mineralogiche e zoologiche, monete, lavori di oreficeria e altri tesori, e lo zelo patriottico non poteva sostituire lesperienza. Inoltre, come si detto, i comitati rivoluzionari di provincia godettero a lungo di una relativa autonomia, e coloro che dovevano provvedere al trasporto delle opere darte a Parigi anteposero non di rado il proprio vantaggio personale al bene comune. Solo col Direttorio si giunse a un controllo pi severo e sistematico delle opere darte, e la nuova Commissione per i monumenti ebbe la possibilit di inviare a questo scopo una colonna volante in giro per la Francia. Della commissione facevano parte il pittore Doyen, lesperto darte abate Le Blond e il loro protetto, larchitetto Alexandre Lenoir, ai quali si deve lapertura del deposito nel Convento dei Petits Augustins. In particolare Lenoir, il guardiano o conservatore del Deposito, aveva fatto miracoli, negli anni caldi della Rivoluzione, per salvare opere di ogni epoca e soprattutto le sculture medievali. Correndo non pochi rischi aveva provveduto a trasportare nel suo deposito le tombe reali di Saint-Denis, come anche la Ninfa dormiente di Benvenuto Cellini, rilievo in bronzo proveniente dal castello di Anet di Diana di Poitiers, la famosa Diana con cervo di Jean Goujon, gruppo marmoreo proveniente da Fontainebleau (Parigi, Louvre), oltre a innumerevoli altre opere senza le quali la storia dellarte francese sarebbe assai pi povera. in effetti difficile sopravvalutare limportanza dellopera svolta da Lenoir per la conservazione e la comprensione di questo patrimonio, tanto pi se la confrontiamo col miope giudizio dei con-

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temporanei. Albert Louis Mille, direttore della Bibliothque Nationale e autore di unopera sulle Antiquits nationales aveva definito indecenti e ridicole le figure delle cattedrali medievali. Un ruolo simile a quello di Lenoir fu quello svolto in Champagne dallabate Bergeat, il quale si adoper affinch le opere darte delle chiese di Saint-Rmy, Saint-Nicaise e Saint-Pierre-des-Dames venissero raccolte nel nuovo Museo di Reims, fondato nel 1793. DallHtel Dieu fu messo allora in salvo un importante ciclo di raffigurazioni dedicate alla vita e alla morte di Pilato, realizzate tra il 1450 e il 1490 per la Confrrie de la Passion che intendeva utilizzarle nelle sue sacre rappresentazioni. In Piccardia, un pronipote di Antoine Watteau, Louis Watteau de Lille, che era presidente della Commissione per le opere darte di Lilla, confisc 380 dipinti provenienti dai castelli, dalle chiese e dai conventi della zona per consegnarli intatti alla commissione centrale. Unaltra commissione per la tutela delle opere darte fu istituita nellanno II (1794) su idea di Jean-Louis David; oltre a David, che ne era presidente, ne facevano parte i pittori Frgonard, Wicar, Lesueur e Bonvoisin, un certo architetto Varin e il miglior restauratore del tempo, Picault. La Commissione per i monumenti e la Commissione per le opere darte diedero vita, nellambito del Ministero delleducazione, al primo programma politico per la difesa dei beni culturali del nuovo governo francese, sebbene in un primo tempo gli interessi delle due commissioni fossero contrastanti. Il pomo della discordia era la creazione di un unico grande museo nazionale. La nazionalizzazione delle collezioni reali e laccumularsi di opere darte provenienti dalle chiese e dalle raccolte dellaristocrazia rendeva sempre pi urgente listituzione, a Parigi, di un museo centrale aperto al pubblico. Gi lultimo intendente del re, il conte

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dAngeviller, aveva progettato una pinacoteca che raccogliesse il patrimonio reale, e quando i beni ecclesiastici furono confiscati e ammassati nel deposito dei Petits Augustins, Lenoir concep lambizioso proposito di trasformarlo in un Muse des monuments franais: a tale scopo Lenoir compil il primo catalogo delle opere messe in salvo, e in particolare delle sculture pi antiche. Il museo divenne realt nel 1795, ma nello stesso anno anche la raccolta di quadri del Louvre fu trasformata in museo nazionale. Dopo il trasferimento della corte a Versailles sotto Luigi XIV il palazzo del Louvre aveva perso via via la sua importanza ed era stato usato per gli scopi pi disparati, che nulla avevano a che fare con la sua destinazione originaria. Vi era installata la stamperia reale, nellala sotto la Grande Galleria si trovavano alloggi per gli invalidi di guerra e per gli artisti favoriti dal re, e con le botteghe che riempivano i suoi cortili il Louvre assomigliava pi a un grande magazzino che a un palazzo. Quando la monarchia fu abbattuta e il ministro degli Interni Roland ritorn in carica, ordin lo sgombero del Louvre e la sua trasformazione in un museo nazionale aperto al pubblico, nominando a tale scopo unapposita commissione. Nel 1792 la commissione scelse i quadri che dovevano far parte della raccolta: dallo scrupoloso inventario pubblicato per loccasione da Furcy-Raymond, in cui sono registrate le opere trasferite al Louvre dallHtel de Nesle, si pu vedere in che misura le opere confiscate abbiano arricchito le collezioni del museo. Cos, ad esempio, veniamo a sapere che I viandanti di Emmaus e lEvangelista Matteo di Rembrandt, come pure il Cristo nel sepolcro di Jacopo Tintoretto provenivano dalla raccolta del conte dAngeviller, lultimo intendente reale. Altri preziosi quadri di Rembrandt e numerosi quadri di genere del 600 olandese, allora di moda, venivano dallimportante raccolta della marchesa di Noailles-de-

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Coss-Brissac, morta sotto la ghigliottina: tra questi Venere e Amore in grandezza naturale e il Ritratto di una coppia di Rembrandt, un grande Pastore e pastorella di Albert Cuyp, un doppio ritratto di Frans Hals, una Pastorella, opera di Govert Flinck e altri. Vari altri dipinti di scuola olandese si aggiunsero dalle collezioni del duca di Brissac (Rembrandt, Terborch, Metsu, Potter, Dou, Ostade), del barone di Breteuil e dellesattore generale delle imposte Jean-Baptiste de Boulogne. Il castello di Vignerot presso Agen, di propriet del conte di Richelieu, discendente del famoso cardinale e collezionista, fu saccheggiato nel 1792 e una parte dei suoi dipinti fu data alle fiamme, mentre la preziosa serie dei Vizi e Virt di Mantegna, Costa e Perugino, proveniente dallo Studiolo della contessa Isabella dEste fu messa in salvo e trasportata pi tardi al Louvre. Il castello di Anet, di propriet del duca di Penthivre fuggito in esilio, contribu con una preziosa scelta di capolavori italiani del sedicesimo e diciassettesimo secolo (Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto, Agostino Carracci, Michelangelo da Caravaggio, Barbieri-Guercino, Pietro da Cortona, Guido Reni e altri). Naturalmente anche la scuola francese si arricch di opere notevoli; dalla raccolta de Brissac giunsero i due quadri di Claude Lorrain Il mattino e Il mezzogiorno, dalle propriet della marchesa di Vintimille il Diluvio universale e il Ringraziamento di No di Nicolas Poussin, e da quelle del duca di La Vrillire il Camillo e le Ninfe danzanti, sempre di Poussin. Insieme ad altri dipinti, come la squisita Famiglia di contadini di Louis le Nain (Louvre) o i due ritratti della famiglia Cond eseguiti da Nattier, Madame dOrlans come naiade e Madame Vintimille con ninfe al bagno (entrambi al castello di Chantilly), vennero ad arricchire le raccolte nazionali anche numerose sculture francesi di Pigalle, Bouchardon, Houdon e i mobili sontuosamente decorati di Boulle.

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Nel primo catalogo a stampa del Museo del Louvre, uscito nel 1793, Jean-Baptiste le Brun, in qualit di responsabile della commissione per il museo, registrava 537 quadri, dei quali circa tre quarti dalle raccolte reali e il resto da fondi ecclesiastici e altre propriet. Ma la maggior parte dei dipinti provenienti dalle raccolte degli emigrati, come pure dallAccademia, a quel tempo soppressa, dovevano ancora aggiungersi al bottino. Allinizio i principali spazi espositivi furono la cosiddetta Galrie dApollon e le sale attigue, ma il luogo ideale per esporvi una grande raccolta di quadri in serie continua era naturalmente il corridoio, lungo diverse centinaia di metri, che collegava il Pavillon de Marsan con ledificio del Louvre vero e proprio, corridoio noto come Grande Galleria. Il suo unico difetto risult essere la scarsa illuminazione: lo stesso David fece notare che le finestre laterali, molto distanziate, fornivano una luce insufficiente. Come si presentasse allora la galleria ci noto da un quadro di Hubert Robert, che ne fu anche il primo curatore. Lo stesso Robert ci ha lasciato, in un bozzetto a olio del 1796, il primo progetto in cui la galleria veniva illuminata dallalto e suddivisa da archi. Come vedremo, questo progetto verr realizzato pi tardi senza sostanziali modifiche. Il fatto pi importante per un altro: il Louvre diventava, da allora, il museo della Nazione. Appena un anno pi tardi altri capolavori dovevano aggiungersi in seguito alla conquista dei Paesi Bassi da parte delle armate rivoluzionarie, proseguendo cos in terra straniera un processo iniziato in Francia durante gli anni della Rivoluzione.

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Capitolo secondo Il contributo dei Paesi Bassi (1794-95)

Il 20 settembre 1794 il deputato e noto chimico Guyton-Morveau prese la parola allAssemblea Nazionale di Parigi per annunciare la prima spedizione di quadri dai Paesi Bassi appena conquistati. Subito dopo fece entrare nella sala il pittore e sottotenente dellarmata rivoluzionaria del Nord Jean-Luc Barbier, che aveva personalmente provveduto alla raccolta e alla spedizione delle opere, e a cui fu concesso, per loccasione, il privilegio di parlare allAssemblea. Per dare unidea dello stile retorico e dello spirito che animava queste campagne parallele condotte in nome dellarte vale la pena di citare una parte del discorso: Rappresentanti del Popolo! I frutti del genio rappresentano leredit della libert, e questa eredit sar sempre rispettata dallesercito del popolo. Larmata del Nord si fatta strada col ferro e col fuoco tra i tiranni e i loro alleati, ma ha custodito con cura le numerose opere darte abbandonate dai despoti nella fretta della fuga. Per troppo tempo questi capolavori sono stati insudiciati dalla vista della schiavit: nel cuore dei popoli liberi ora troveranno pace. Le lacrime degli schiavi sono indegne della loro grandezza, e gli onori resi ai sovrani non fanno che disturbare il loro sonno di morte. Ma adesso queste opere immortali non sono pi in terra straniera; oggi esse sono giunte nella patria delle arti e del genio, della libert e delluguaglianza, nella Repubblica francese. Io stesso ho raccolto e accompagnato

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questi quadri preziosi, e altri ne seguiranno. Vi prego, rappresentanti dei cittadini, di provvedere alla loro sistemazione, affinch io possa ritenere la mia missione compiuta e tornare a combattere il dispotismo. Lunga vita alla Repubblica. Un mese dopo, il prode sottotenente degli ussari Barbier era di nuovo ad Anversa, con lincarico di requisire tutto ci che gli sembrasse meritevole, come gi aveva fatto dopo la seconda conquista del paese da parte dellarmata rivoluzionaria, avvenuta tra luglio e agosto. La guerra contro gli eserciti della coalizione (Austria, Prussia, Inghilterra) aveva preso in effetti un andamento sfavorevole per la giovane repubblica, e alle vittorie di Valmy (20 settembre) e di Jemappes (6 novembre 1792) avevano fatto seguito le dure sconfitte della primavera successiva. La sconfitta decisiva di Neerwinden e il tradimento del comandante in capo generale Dumouriez portarono al potere il partito giacobino, inaugurando cos la fase del Terrore. Soltanto dopo la vittoria del generale Jourdan sugli Alleati presso Fleurus (26 giugno 1794) e dopo il colpo di Stato del Termidoro (27 luglio 1794), che pose fine alla dittatura rivoluzionaria di Robespierre, lAssemblea Nazionale riottenne i propri poteri, per essere quindi sostituita dal Direttorio. Pu sembrare strano che in tempi cos calamitosi un governo rivoluzionario sullorlo dellabisso coltivi ancora lambizione di conquistare opere darte per la sua capitale, ma la cosa fa parte delle contraddizioni e incongruenze proprie di questo periodo anomalo. N potremo meravigliarci abbastanza dellentusiasmo e dellabilit con cui gli agenti francesi delle commissioni per le opere darte svolsero il loro compito, spesso in condizioni proibitive. Daltronde, solo una parte di essi erano artisti o esperti darte: altri erano scienziati, architetti e via discorrendo, e furono assistiti nella loro missione da specialisti come il pittore Jean-Baptiste

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Wicar e il mercante darte Lebrun, membri parigini della Commission temporaire des Arts. I commissari potevano naturalmente disporre di guide e manuali, come la Galerie des peintres flamands di Lebrun (1792), il Voyage pittoresque de la Flandre et du Brabant di JeanBaptiste Decamps (ultima edizione 1792, ma uscito nel 1769), Le peintre amateur et curieux di Louis Mensaerts, uscito a Bruxelles nel 1763 e cos via, che facilitarono il reperimento delle opere da requisire. Le requisizioni furono inoltre agevolate dal fatto che nei territori conquistati dei Paesi Bassi gli eventi avevano preso, sotto il dominio austriaco, un corso molto simile a quello francese. Le idee rivoluzionarie si erano diffuse rapidamente qui come in altre parti dEuropa, e le riforme introdotte dallimperatore Giuseppe II dopo il colpo di Stato del 1787 avevano irritato vari strati della popolazione. Sopprimendo privilegi e libert costituzionali antiche di secoli allo scopo di realizzare un sistema centralizzato e subordinato allautorit imperiale, limperatore si inimic i sentimenti della Nazione. La notizia della presa della Bastiglia infiamm lopposizione, e quando, nellottobre del 1789, gli austriaci furono sconfitti presso Turnhout dai volontari brabantini, tutto il paese si sollev. Solo la morte dellimperatore nel febbraio 1790 serv a placare le acque, finch nel mese di dicembre lesercito austriaco riconquist Bruxelles senza incontrare grande resistenza. Sebbene le riforme non fossero state realizzate il dominio austriaco rimase estremamente impopolare, e allarrivo del primo esercito rivoluzionario francese nel 1792 le scene viste a Parigi si ripeterono, comprese le distruzioni di monumenti, anche nelle citt fiamminghe. Le statue principesche sulla facciata del Municipio di Bruges, opera di Claus Sluter o di Jean de Valenciennes, furono divelte, mentre nella Cattedrale di Anversa fu distrutta la tomba di Isabella di Borbone, spo-

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sa di Carlo il Savio. I tesori delle confraternite di Malines, Lovanio e altre localit furono sequestrati e spediti a Lilla, lultimo baluardo della resistenza contro le forze alleate. Naturalmente i monaci in fuga cercarono di mettere in salvo tutto il possibile: il tesoro della Chiesa di San Pietro a Lttich, ad esempio, fu scoperto pi tardi dal commissario Vaillant nel Convento di Maastricht in Olanda. I monaci di Stavelot, riparando in Germania, portarono con s un famoso scrigno dargento che fu poi fatto fondere per provvedere al sostentamento della comunit. Durante la prima occupazione del 1792 i francesi si interessarono soprattutto agli oggetti preziosi doro e dargento, come i calici liturgici, le croci, i reliquiari, i candelabri, e una parte del bottino, come il tesoro della Chiesa di Santa Gudula a Bruxelles, fu messa in salvo nella precipitosa ritirata di Lilla. Quando poi i francesi incominciarono a secolarizzare e a confiscare i patrimoni delle chiese e dei conventi la reazione popolare fu modesta poich quelle misure erano gi state anticipate dai tentativi di riforma di Giuseppe II. A partire dal 1783 (anzi dal 1773, anno della cacciata dei gesuiti) Giuseppe II aveva decretato la soppressione di 163 comunit e confraternite religiose inutili, col risultato che i loro beni andarono dispersi e le opere darte furono ammassate nei municipi, mentre le pi preziose tra queste furono acquistate dal governo di Bruxelles a titolo di contributo fiscale oppure vendute a privati e a mercanti darte. Fu in questa occasione che Vienna entr in possesso di alcuni capolavori, come il gigantesco altare di SantIdelfonso di Rubens, proveniente dal Coudemberg di Bruxelles, o la Madonna del Rosario di Michelangelo da Caravaggio, dalla Chiesa di San Paolo ad Anversa. Come apprendiamo dal Piot, a partire dagli anni 178588 innumerevoli capolavori della pittura fiamminga furono messi allasta a Bruxelles: un collezionista avve-

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duto poteva acquistare una preziosa tavola daltare del quindicesimo o del sedicesimo secolo per una cifra irrisoria. La Madonna con santi di Grard David (1509), proveniente dal Convento delle Carmelitane Scalze, fu venduta come un Memling per il prezzo ridicolo di 15 fiorini. Prima del ritorno dei francesi nel 1794 il governo austriaco si affrett a spedire le opere pi preziose ancora invendute a Vienna, da cui non fecero pi ritorno, malgrado le successive richieste di restituzione. La maggior parte delle grandi raccolte conservate nei palazzi e nei castelli della nobilt erano scomparse da tempo, con poche eccezioni come quella del duca di Arenberg. Ma nelle grandi chiese e nei municipi si erano accumulati nei secoli tesori darte che nemmeno il governo imperiale aveva toccato. Col disprezzo per le istituzioni religiose insegnato dalla Rivoluzione i conquistatori francesi non ebbero alcuno scrupolo a impadronirsene. Rubens, Van Dyck, Jacob Jordaens, Cornelis de Vos, Gaspard de Crayer, insomma lintera cerchia di Rubens, apriva lelenco delle opere pi ambite, secondo una gerarchia di valori immutata fin dallet barocca. Tra i commissari che accompagnavano larmata del Nord nominati da rappresentanti del popolo, come Gouyton-Morveau e Charles Delacroix, o dalla Commission temporaire des Arts vi erano, oltre al gi citato Luc Barbier, larchitetto de Wailly, costruttore del teatro dellOdeon, larcheologo, geologo e professore al Muse dHistoire Naturelle Faujas de SaintFont, lantiquario Le Blond, il botanico Thouin e il pittore Tinet, che avremo ancora occasione di incontrare pi volte. Il primo agosto 1794, Barbier e Lger, un ufficiale dellaiutante di campo, accompagnati da diversi soldati e operai, si recarono alla Chiesa di Sankt Walburg ad Anversa e staccarono dallaltar maggiore il trittico della Crocifissione: al parroco fu rilasciata in cambio una rego-

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lare ricevuta. Si trattava del primo dei grandi altari affidati a Rubens subito dopo il suo ritorno dallItalia, negli anni 1610-12. Lopera, per la quale il pittore ricevette un compenso di ben duemila fiorini, una prepotente dimostrazione del nuovo genio di Rubens, e segna, col dinamismo delle figure e laudacia delle soluzioni luministiche, larrivo del barocco nei paesi nordici. Barbier si era informato bene: tre giorni pi tardi si present col suo seguito nel Duomo di Notre-Dame prima della messa di mezzogiorno e chiese che gli venissero consegnate le chiavi. Per tre giorni le porte del duomo rimasero chiuse, e con laiuto di corde, scale, ponti mobili, gli uomini di Barbier si impossessarono dei quadri esposti nelle cappelle, nel coro e sugli altari. Dallaltar maggiore di Colyn de Nole staccarono la Resurrezione di Cristo dipinta da Rubens nel 1618 per Jan Moretus. Dallala destra presero lopera pi celebre, oggi esposta sullaltar maggiore: il trittico della Deposizione dalla Croce, dipinto pi o meno negli stessi anni della Crocifissione per la gilda degli archibugieri di Anversa. Seguivano altre opere dello stesso Rubens: il trittico della Vergine della famiglia Goubau (Tours, museo), il trittico della Deposizione eseguito in memoria di Jan Michielsen, morto nel 1617 (Anversa, museo), laltare di San Giovanni sulla tomba della famiglia Moretus col ritratto del famoso stampatore ed editore Jan Moretus, per il quale Rubens aveva lavorato pi volte (Anversa, Notre-Dame). Come la maggior parte dei contemporanei, Barbier non aveva alcun interesse per lantica pittura fiamminga, perch in caso contrario non avrebbe rinunciato al capolavoro assoluto del rinascimento di Anversa, cio allaltare dipinto da Quentin Massys per la gilda dei falegnami, per il quale il re Filippo II di Spagna aveva offerto invano una forte somma nel 1577. Il quadro fin alla citt di Anversa e nel 1798 il pittore Herrevns lo mise in salvo da ulteriori requisizioni nella scuola

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dei due Nethes. In compenso, Barbier port via la parte centrale dellaltare di San Michele raffigurante La caduta degli angeli, dipinto nel 1554 dal pi famoso dei pittori italianeggianti, Frans Floris, per la gilda degli schermitori (Anversa, museo) e un altare della Resurrezione di Cristo di Cornelis de Vos (Lilla e Nantes), posto sulla tomba della famiglia Van der Aa. Nelledificio dellAccademia di Belle Arti, che ospitava leredit dellantica gilda di San Luca, Barbier trov un autoritratto attribuito a Quentin Massys (andato disperso), il forte ritratto del vecchio maestro della corporazione Cornelius Graphus, dipinto da Cornelis de Vos (Anversa, museo), e soprattutto la splendida Sacra famiglia donata da Rubens alla gilda intorno al 1614-15. Alla Zecca e al Municipio era conservata una parte dei bozzetti a olio e delle grandi tele che il maestro aveva progettato per lingresso trionfale del cardinaleinfante Ferdinando, e realizzato con la sua bottega. Almeno tre di queste furono destinate a Parigi. La grande chiesa dellabbazia medievale di San Michele, che rivaleggiava per ricchezza e importanza con la cattedrale e il cui campanile era un simbolo della citt, custodiva il quadro votivo donato da Rubens per la tomba della madre e della prima moglie Isabella Brant: esso raffigurava la glorificazione di santa Domitilla e san Gregorio insieme alla Vergine Maria e numerosi altri santi (Grenoble, museo) ed era stato commissionato al maestro per la Chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma. Durante il suo soggiorno romano del 1607 Rubens dovette per sostituirlo con una seconda versione in marmo, mentre la tela, di cui era orgoglioso come di tutte le sue opere italiane, fu riportata ad Anversa. Oltre a questa opera giovanile di Rubens, la chiesa ospitava sullaltar maggiore una delle pi grandiose composizioni della sua maturit, lAdorazione dei Magi terminata nel 1624 (Anversa, museo), per la quale labate Yrsselius aveva pagato 1500 fiorini

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fiamminghi. Insieme a un altare di Cornelis de Vos, donato dalla famiglia Snoeck nel 1630 (Anversa, museo) e a un ritratto del fratello di Rubens, Filippo (Detroit, museo), entrambe le opere si aggiunsero al carico destinato a Parigi. Unaltra chiesa di Anversa ricca di opere darte era quella dei Recolletti francescani, dalla quale Barbier sequestr quattro importanti opere di Rubens e due di Van Dyck: tra le prime, la notevole pala daltare dipinta da Rubens negli anni 1613-14 in memoria del suo protettore, il borgomastro Nicolas Rockox, e che era esposta sulla tomba di questultimo. Nel riquadro centrale raffigurava Tommaso, lapostolo incredulo, e in quelli laterali la famiglia donatrice. Sempre per Rockox il maestro aveva creato nel 1620 il quadro destinato allaltar maggiore della chiesa, raffigurante la Crocifissione di Cristo, e noto (a partire dal 700) come Il colpo di lancia (entrambe le opere sono al Museo di Anversa). Quanto a Van Dyck, si trattava del Ritratto dellabate Scaglia, appeso sopra la sua tomba, e del Compianto di Cristo con due angeli lasciato dallo stesso abate Scaglia al convento in cui mor. Alle Domenicane di Anversa Van Dyck aveva fatto dono di una grande Crocifissione coi santi Domenico e Caterina, in memoria del padre, che le monache avevano assistito durante la sua ultima malattia. Quando, nel 1785, il convento fu soppresso, anche questo quadro fu venduto, per essere poi riacquistato ed esposto nella Chiesa dei Domenicani di San Paolo. Fu appunto qui che il quadro cadde nelle mani dei commissari francesi (oggi al Museo di Anversa), come pure la grande tela di Rubens Madonna con santi come portavoce dellumanit, dal soggetto vicino allo spirito della Controriforma, e un ciclo di dipinti dedicati ai Quindici misteri del Rosario e del Nome di Ges, che decoravano le pareti della sacrestia. Il ciclo era stato commissionato a Rubens e ai suoi collaboratori nel 1617 da Louis Cla-

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risse, e Barbier ne scelse cinque esemplari: la Nativit di Cristo di Cornelis de Vos, la Flagellazione di Cristo di Rubens, la Salita al Calvario di Van Dyck e il Compianto di Cristo di Gaspard de Crayer . Allo stesso modo, dopo la consacrazione della chiesa abbaziale degli agostiniani nel 1618 Rubens era stato incaricato con la sua bottega di decorare i tre altari principali: Barbier se li port via tutti e tre. Si trattava della tela di Rubens Madonna e santi in adorazione, alta ben cinque metri, della Visione di santAgostino di Van Dyck (entrambi nella chiesa degli agostiniani) e del Martirio di santa Apollonia di Jacob Jordaens . Anche in questo caso, come in altri, colpisce latteggiamento contraddittorio dei rivoluzionari repubblicani: mentre a Parigi londata anticlericale continuava a imperversare spingendo alla distruzione delle opere darte, nelle Fiandre i dipinti di soggetto religioso furono accolti en masse con lapprovazione delle autorit parigine per essere trasportati nella capitale. Lassidua frequentazione delle opere di Rubens e della sua scuola permise a Barbier e ai commissari olandesi di affinare le proprie capacit critiche, che lintenso lavoro di bottega e i numerosi imitatori di epoca pi tarda rendevano particolarmente necessarie. proprio questo acume critico a spiegare, almeno in parte, il numero sorprendente di capolavori che la commissione riusc a mettere insieme, e che formano tuttora la base delle nostre conoscenze sulla pittura tardofiamminga. Cera per unaltra circostanza che favor le scelte dei commissari, anche se privi delle nostre attuali cognizioni storico-artistiche: essi ebbero la fortuna di trovare la maggior parte di queste opere nel luogo al quale erano state destinate, e la tradizione non si era, perlopi, ancora interrotta. Nel Convento delle Beghine di Anversa, ad esempio, avevano passato i loro giorni le tre sorelle di Van Dyck, e quando lartista, prima del suo ultimo viaggio

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in Inghilterra, fece testamento, stabil di essere sepolto in quella chiesa, e don alla chiesa, in memoria delle sorelle e di se stesso, la Deposizione dalla Croce, oggi al Museo di Anversa. Naturalmente Barbier non si lasci sfuggire la Cappella Rubens nella chiesa patrizia di San Giacomo, sontuosamente adorna di opere darte. La cappella conteneva del resto anche la straordinaria pala daltare della Adorazione della Madonna, che il maestro aveva realizzato da solo negli ultimi anni della sua vita per la Chiesa di San Giacomo, nonostante le mani impedite dalla gotta. Laudacia del disegno, la fusione dei valori cromatici e pittorici (luci e ombre) nella pastosit della loro orchestrazione rappresenta qui un testamento definitivo della maestria critica di Rubens. Tra san Giorgio, santa Caterina e san Francesco, il san Girolamo inginocchiato col putto in primo piano ricorda la figura di Crono, il dio del tempo, ed assai probabile che Rubens, dipingendo la pala poco prima della sua morte, abbia giocato intenzionalmente con questa ambivalenza tra cristiano e pagano, caducit ed eternit. Dalle due chiese delle Carmelitane Scalze e delle Grandi Carmelitane scomparvero allora quattro dipinti di Rubens che si trovano oggi nei musei di Anversa e Bruxelles: Leducazione della Vergine Maria, Santa Teresa libera Bernardo di Mendoza dallantinferno, la Santissima Trinit e lAssunzione della Vergine. Ma sarebbe troppo lungo enumerare tutte le chiese che furono depredate in quegli anni: secondo gli elenchi ufficiali la commissione Barbier sped a Parigi ben quaranta opere di Rubens, e il resoconto copriva solo una parte delle requisizioni eseguite negli interi Paesi Bassi. Lasciata Anversa, Barbier prosegu le sue ricerche nel circondario, in direzione di Malines, Lovanio e Bruxelles. Come antica residenza dei duchi di Borgogna e come sede dei vescovi di Fiandra Malines aveva chiese particolarmente ricche di opere darte. Allepoca di Rubens e di Van Dyck si erano arricchite di alcu-

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ne superbe pale daltare che erano lorgoglio della citt. Per la Chiesa di Notre-Dame a Malines, la corporazione dei pescivendoli aveva commissionato a Rubens, negli anni 1618-19, il celebrato trittico con La pesca miracolosa nel riquadro centrale, il Ritrovamento della moneta doro e Tobia e il pesce in quelli laterali. Delle tre predelle rispettive, due sono conservate al Museo di Nancy, mentre la terza andata perduta. Dalla Chiesa di San Romualdo a Malines, Barbier sottrasse laltare dellUltima Cena di Rubens, donato nel 1630 dalla famiglia Lescuyer per la Cappella del Sacramento. Il riquadro di mezzo, di cui la chiesa parigina di Saint-Eustache conserva una versione migliore, fu dato pi tardi come cambio alla Pinacoteca di Brera, e le predelle con lIngresso di Cristo e la Lavanda dei piedi furono assegnate al Museo di Digione. Due predelle con la Nativit e la Resurrezione di Cristo, oggi al Museo di Marsiglia, appartenevano anchesse in origine a un grande altare sottratto da Barbier alla Chiesa dei Giovanniti di Malines; il riquadro intermedio, raffigurante lAdorazione dei Magi, rimase a Parigi e fu restituito nel 1815. Quattro opere di Van Dyck furono sequestrate da Barbier nelle chiese dei Recolletti e dei Minnebroer sempre a Malines, e precisamente: una Crocifissione (oggi a San Romualdo), una Comunione di san Bonaventura (Caen, museo), il Miracolo dellasino di santAntonio (Tolosa, museo) e una Salita al Monte Calvario. Dalla Chiesa dei Cappuccini furono inoltre prelevate una Sacra famiglia di Jacob Jordaens (Strasburgo, museo) e due opere di Gaspard de Crayer, lEducazione della Vergine Maria e la Madonna con san Francesco (Nantes, museo). La Chiesa di Notre-Dame a Thermonde, costruita nel 1628, possedeva un altare di Anton van Dyck e una Nativit portata a termine nel 1631 (ora alla Chiesa di Notre-Dame), che una delle pi leggiadre tra le sue composizioni di soggetto religioso. Entrambe le

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opere furono aggiunte al bottino che si ingrandiva di localit in localit: la Chiesa di Saint-Gommaire a Lierre contribu con altri due quadri daltare di Rubens, la Madonna con san Francesco (Digione, museo) e il Martirio di san Giorgio (Bordeaux, museo) e con due opere di Jacob Jordaens che finirono alla Chiesa di Saint-Andr a Bordeaux. La maggior parte delle numerose opere di Jordaens visibili oggi nei musei francesi furono sottratte ai Paesi Bassi in quegli anni: cos la Visitazione del Museo di Lione (dalla Chiesa di Ruppelmonde) e le due grandi opere tarde del Museo di Magonza, lAdorazione dei Magi (dal convento, oggi distrutto, degli Agostiniani di Courtrai), e Ges tra i Dottori (dalla Chiesa di Sankt Walburg a Furnes). Una Deposizione dalla Croce di Rubens, che i Cappuccini erano riusciti in un primo tempo a tenere nascosta nella loro chiesa, trov pi tardi, negli anni delloccupazione, la via di Parigi, e rimase al castello di Malmaison fino a quando venne acquistata dallErmitage di San Pietroburgo. A unopera giovanile di Van Dyck, conservata nella chiesa della cittadina di Saventhem vicino a Bruxelles, era legata una leggenda romantica ancora molto viva fino allOttocento. Poco prima del suo viaggio in Italia del 1621 il giovane pittore si sarebbe innamorato della figlia di Ferdinando di Boischot, signore di Saventhem, e avrebbe dipinto il quadro San Martino divide il mantello per propiziarsene il favore in vista del matrimonio. In realt, la pala daltare, di cui il castello di Windsor possiede oggi una versione pi grande, fu un lavoro su commissione come tutti gli altri, ma la sua fama leggendaria contribu a far s che il quadro venisse spedito a Parigi nel 1794 e chiesto in restituzione nel 1815. NellAbbazia di Afflighem, anchessa nelle vicinanze di Bruxelles, furono sequestrate la tempestosa Salita al monte Calvario, opera tarda di Rubens (1636-37) oggi al Museo di Bruxelles, e una serie di

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opere di Gaspard de Crayer, allievo di Rubens, che dopo la morte del maestro e il trasferimento di Van Dyck in Inghilterra assunse un ruolo di rilievo tra i pittori fiamminghi, in qualit di pittore ufficiale della citt di Bruxelles e pittore di corte dei governatori arciducali. Le sue opere erano esposte soprattutto nelle chiese di Bruxelles e nelle sedi delle corporazioni: il quadro dellaltar maggiore della Chiesa di Santa Caterina, il Martirio di diversi santi eseguito nel 1642 per la gilda dei falegnami (Lilla, museo), La pesca miracolosa (Bruxelles, museo), dipinta nel 1639 per la gilda del pescatori e un altro quadro daltare con lo stesso soggetto furono inviati via Ostenda a Parigi. Lincendio del municipio di Bruxelles, avvenuto durante il bombardamento francese del 1695, aveva distrutto alcuni capolavori come la Giustizia di Traiano di Rogier van der Weyden, Cambise e Sisamne di Rubens e il ritratto di gruppo dei consiglieri brussellesi dipinto da Van Dyck. Le opere rinascimentali conservate nelle chiese di Sablon e di Santa Gudula, come laltare di Giobbe dipinto da Bernard van Orleys per la gilda dei falegnami (Bruxelles e Vienna), laltare di SantAnna dipinto dallo stesso Van Orleys nel 1528 o laltare della famiglia Thurn und Taxis di Jan Vermeyen, rimasero invece estranee al gusto dei commissari. In confronto alle requisizioni di Anversa il bottino di Bruxelles fu piuttosto povero: dal Convento delle Carmelitane fu trafugata una Assunzione di Maria in cielo di Rubens, una delle molte variazioni sul tema, oggi al museo di Bruxelles, come anche unaltra Salita al Calvario dalla Chiesa dei Cappuccini. Era inevitabile che, approfittando della confusione del momento, anche privati collezionisti cercassero di unirsi alla battuta di caccia spacciandosi per agenti francesi: si presentavano nelle chiese e nei conventi, apponevano falsi sigilli sulle opere da sequestrare sotto gli occhi dei religiosi intimoriti, e qualche giorno dopo passavano a ritirarle senza difficolt, come fece a

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Bruxelles un certo Cobus. Nella Chiesa di San Bavone a Gand un altro impostore di nome Mersonne o Merresonne si impadron della predella dellaltare della Crocifissione di Giusto di Gand con la Conquista di Gerusalemme, riscoperta solo di recente in una collezione privata di Gand (vedi lExposition des collections gantoises, 1967, Muse des Beaux Arts, cat. n. 1). vero che fin dal 1794 i commissari dovevano tenere un registro delle opere sequestrate e rilasciare in cambio una regolare ricevuta, ma non sempre la prassi veniva rispettata. In molti casi le requisizioni venivano affidate a soldati incompetenti con danni a volte irreparabili, come risulta dalla relazione che il prefetto di Herbonville invi allamministrazione dei musei di Parigi nel 1801: Lglise de Tongerloo, riche abbaye aux environs dAnvers, renfermait, il y a quelques annes, beaucoup de tableaux parmi lesquels il y avait plusieurs grands matres. Lorsque le gouvernement donna lordre que lon transportt ces chefs-duvres Paris, on chargea plusieurs personnes de descendre les tableaux avec prcaution pour les emballer. Ces barbares trouvent quil prendrait trop de temps de dcrocher les tableaux avec leurs cadres, appuyrent une chelle et dcouprent avec leurs sabres les toiles, qui tombaient sur le pav humide de lglise et restaient l jusquau nouvel ordre. Lorsquon ensuite venait les chercher, ils taient pourris, ruins comme entre plusieurs de Rubens (Piot, Rapport, pp. 6 sg.). Herbonville fa poi osservare che dei 39 quadri di Rubens e della sua scuola che si trovavano una volta nel suo dipartimento solo undici erano stati messi in salvo. Le statue ricevettero in generale un trattamento peggiore dei quadri, e venivano tirate gi con delle corde intorno al collo come degli alberi. In anticipo su quanto diremo in seguito, doveroso osservare che dopo il 1801-802 i prefetti francesi dei dipartimenti belgi di nuova istituzione si sforzarono di tutelare le

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opere darte sottoposte al loro controllo. Gi nel 1795, su proposta del prefetto francese Gobel fu fondato il Museo di Bruxelles, in cui le numerose opere sequestrate trovarono riparo, e il cui primo curatore Boschaert si rivel un direttore sensibile e previdente capace di farsi restituire dopo ripetuti tentativi ben 40 opere di autori fiamminghi inviate a Parigi. E cos ad Anversa, su proposta del prefetto Dargonne e del pittore Herreyns, 328 dipinti sequestrati nei conventi nel 1797 furon utilizzati pi tardi per la fondazione del museo locale. Tra le opere portate via dalla citata chiesa abbaziale di Tongerloo si trovava anche un altare del Giudizio Universale di Dierick Bouts; il riquadro di mezzo oggi scomparso, mentre le tavole laterali, raffiguranti lAscesa dei beati e la Caduta dei dannati allinferno si sono fortunatamente conservate nel Museo di Lilla e al Louvre. Si tratta di un caso inconsueto poich gli antichi maestri fiamminghi, i tableaux antiques, come allora venivano chiamati, non erano tenuti in grande considerazione: gran parte di essi, proveniente dai conventi soppressi, rimase accatastata per decenni nei depositi (quando non venivano semplicemente buttati via). Ciononostante alcuni capolavori dellantica pittura olandese giunsero allora a Parigi. Il fatto curioso che il merito non va agli agenti della Commissione per le opere darte ma a quelli della Commission de commerce et dapprovisionnement, insediata a Bruges e a Gand negli stessi anni. Liberi dai pregiudizi della commissione artistica, i commissari per il commercio si lasciarono guidare dai libri di storia dellarte e non poterono fare a meno di mettere le mani su capolavori famosi come laltare di Gand. A Bruges, tra lagosto e il settembre del 1794 furono consegnate ai commissari la grande tavola della Madonna van der Paele di Van Eyck, dalla Chiesa di San Donaziano (Bruges, museo), e una Adorazione dei Magi

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di autore anonimo ma allora attribuita a Van Eyck, dalla Chiesa di Notre-Dame. Di Hans Memling il trittico di Guillaume Morel del 1484 (Bruges, museo), un altare della Passione e un altare a portelle con San Cristoforo, Santa Barbara e le figure dei donatori (alcune parti dellopera si trovano oggi nella Collezione Robert Lehmann del Metropolitan Museum); sempre dalla Chiesa di Notre-Dame proveniva infine la Madonna col bambino di Michelangelo, del 1504. Nel municipio di Bruges i commissari presero le cosiddette tavole di giustizia, raffiguranti la storia erodotea di Cambise e Sisamne, dipinte da Grard David nel 1498 per la sala degli scabini. Dello stesso David fu inoltre sequestrato il trittico col Battesimo di Cristo (Bruges, museo), che si trovava nella Chiesa di San Basilio sopra laltare dei cancellieri. Per lopera monumentale e oggi celeberrima dei fratelli Hubert e Jan van Eyck, il polittico dellAgnello mistico della Chiesa di San Bavone a Gand eseguito nel 1431-32 per il borgomastro Jodocus Vydt, ebbe inizio un lungo periodo di peregrinazioni. A causa delle sue dimensioni laltare fu smembrato, e la scarsa competenza artistica dei commissari fece s che la parte destinata a Parigi non fosse la tavola laterale, storicamente importantissima, di Jan van Eyck con le figure di Adamo ed Eva, ma quella centrale, di aspetto pi arcaico, raffigurante lAdorazione dellAgnello. Le tavole straordinarie di Jan van Eyck, ai lati e alla sommit del polittico, non rimasero tuttavia per molto tempo a Gand: un sagace collezionista e mercante darte, il cavalier Nieuwenhuis, le acquist alcuni anni pi tardi per poi venderle al collezionista inglese Solly, e insieme alla collezione di questultimo giunsero infine al Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino. Dopo la prima guerra mondiale furono restituite a titolo di risarcimento e riunite al resto del polittico; durante lultima guerra tornarono nuovamente in Germania per essere

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poi definitivamente restituite. Pu sembrare un miracolo che laltare sia sopravvissuto a tutte queste traversie e che si trovi oggi, integro, a San Bavone. Nella stessa chiesa possiamo vedere oggi la grandiosa tela con la Conversione di san Bavone, dipinta da Rubens nel 1623 e aggiunta come pezzo forte al bagaglio in partenza per Parigi, bagaglio che comprendeva anche altre opere sequestrate a Gand: dal municipio lErcole e Onfale di Gaspard de Crayer (Marsiglia, museo); dalla cattedrale, dalla Chiesa di San Gregorio e da quella dei Recolletti cinque altre opere di Rubens, la Morte di Maria Maddalena (Lilla, museo), Cristo minaccia col fulmine i miscredenti (Bruxelles, museo), il Ritratto del vescovo Antoine di Triest, il Miracolo di santa Rosalia (Digione, museo) e la Madonna con san Francesco. Infine, una Crocifissione dalla Chiesa di San Michele, dipinta da Van Dyck nel 1630 per la confraternita della Santa Croce. A Lovanio i commissari ignorarono completamente i capolavori di Dierick Bouts, i quadri di giustizia conservati al municipio e laltare dellUltima Cena nella Chiesa di San Pietro. Nella stessa Chiesa di San Pietro presero per il grande trittico della Sacra famiglia, dipinto da Quentin Massys nel 1508-509 per la confraternita di SantAnna e che segna una pietra miliare nello sviluppo della pittura olandese del Rinascimento. Poich uno dei compiti della commissione era di arricchire la Bibliothque Nationale di Parigi, furono subito sequestrati 5000 volumi rari della Biblioteca Universitaria di Lovanio. Lo stesso accadde alla biblioteca del Municipio di Bruges, pi piccola ma anche pi preziosa con i suoi manoscritti e le sue stampe antiche: biblioteca che risaliva, come anche il suo edificio, allepoca dei duchi di Borgogna. Dobbiamo considerare del resto che non tutti i tesori darte furono inviati a Parigi durante loccupazione, e che il processo continu negli anni successivi, perlopi in concomitanza con la

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chiusura e lespropriazione di altre chiese e conventi. Cos ad esempio il tesoro della Chiesa di San Pietro a Lovanio fu venduto nel 1798, cio quattro anni pi tardi, per rimpinguare le casse francesi. Tra le opere pi preziose, esso conteneva un leggio di bronzo dorato oggi al Metropolitan Museum di New York. Nella parte meridionale dei Paesi Bassi, soprattutto nelle citt medievali di Tournai e Courtrai, il pittore Tinet aveva fatto incetta di dipinti, limitandosi per esclusivamente ai maestri barocchi. Nella Chiesa dei Cappuccini di Tournai, Tinet trov una altra Adorazione dei Magi di Rubens, non inferiore a quelle di Malines e di Anversa. Alcune parti di un altro polittico di Rubens furono sottratte da Tinet alla cattedrale di Tournai insieme al Martirio di Giuda Maccabeo (Nantes, museo) e Cristo allantinferno (restituito), mentre nella Chiesa di San Martino requis la Guarigione di un ossesso, un capolavoro di Jacob Jordaens dipinto nel 1630, oggi al Museo di Bruxelles. Nello stesso periodo lincaricato del popolo Laurent scelse nellAbbazia di San Martino numerosi manoscritti e stampe antiche da inviare alla Bibliothque Nationale. Nella Chiesa di NotreDame di Courtrai i commissari scoprirono una insolita Crocifissione degli stessi anni, vicina, per il suo stile drammaticamente mosso, allAdorazione dei pastori di Van Dyck di Thermonde. Questa pala daltare (oggi di nuovo a Notre-Dame) fu realizzata nel 1631 per conto del canonico Rogier Braye in uno stile molto lontano dalla Crocifissione di Rubens. E con questi ultimi dipinti la nostra ricognizione del bottino artistico della campagna francese nei Paesi Bassi pu dirsi conclusa. In seguito allavanzata vittoriosa e inarrestabile delle armate francesi verso il Nord, il Reno divenne il primo obiettivo dei generali Moreau e Pichegru in quanto linea difensiva ideale. I confini dellOlanda non rappresentavano un ostacolo, dal momento che la dichiarazione di guerra del 93 allInghilterra e alla Prussia

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aveva coinvolto anche il governatore dOlanda principe Federico Guglielmo V, imparentato con entrambe le case reali (sua madre era inglese, mentre la moglie era una principessa prussiana). Nei primi giorni del 1795 il paese fu occupato e il 18 gennaio il principe dOrange fugg in tutta fretta in Inghilterra. Nel mese di marzo il nuovo governo provvisorio lo espropri dei suoi beni, e poich le chiese olandesi erano state spogliate delle loro opere darte gi allepoca della Riforma; lunica preda ancora accessibile ai commissari francesi erano le raccolte della casa dOrange. Lantico patrimonio della citt di Amsterdam, che comprendeva un tempo capolavori come la Ronda di notte di Rembrandt, rimase curiosamente (o in ossequio ai princip rivoluzionari) intatto, e form pi tardi, sotto Luigi Napoleone, il primo nucleo del Rijksmuseum. Distribuite in vari castelli, le collezioni della casa dOrange comprendevano, oltre ai consueti arredi di lusso subito messi allasta, un gabinetto numismatico, uno di storia naturale e una delle pi notevoli pinacoteche principesche del tempo, frutto della passione amatoriale dellultimo governatore. Fondata allepoca dei grandi pittori seicenteschi dal principe Federico Enrico di Nassau e dalla consorte Amalia di Solms ai quali si deve anche la decorazione della sala dOrange al Buitenhof dellAia, eseguita da Jacob Jordaens e da altri maestri olandesi la galleria assunse la sua fisionomia definitiva con Federico Guglielmo V. Sotto la guida dellesperto di pittura Terwesten, il principe diede vita, tra il 1750 e il 1770, a una delle pi importanti collezioni private di pittura alto-olandese, che rappresent insieme un notevole incremento del suo patrimonio personale. Alla fine di maggio i commissari avevano terminato il loro lavoro di selezione, e il 7 giugno 191 dipinti furono spediti a Parigi. Poich la raccolta era formata in gran parte da maestri olandesi del Seicento, che i collezioni-

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sti francesi dellepoca tenevano in grande stima, si offriva per il Louvre la preziosa opportunit di un grosso arricchimento settoriale. Il catalogo delle opere requisite elenca fra laltro: alcuni quadri di Rembrandt, e precisamente Susanna al bagno, Simeone al Tempio, i ritratti dei genitori e due autoritratti; tre di Rubens, Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre (gli animali sono di Jan Brueghel), un paesaggio (Parigi, Louvre) e il bozzetto Alessandro spezza il nodo di Gordio; sei di Van Dyck, Rinaldo e Armida (Parigi, Louvre), i ritratti del pittore Quinten Simons e di sua moglie, quelli dei principi palatini, dei nipoti del re Carlo I dInghilterra in armatura e dei figli giovinetti di Carlo I dInghilterra; La lettera di Grard Terborch; Marte, Venere e Amore di Jan-Lievens; la Giovane madre e la Cuoca di Gerard Dou; due paesaggi di Willem van de Velde; due quadri di animali di Paulus Potter tra cui il Giovane toro; quattro opere di Jan Steen, Il banchetto delle ostriche, Cos cantavano i vecchi e due visite mediche; la Bevuta del cacciatore e una Compagnia di musicanti di Gabriel Metsu; il Ritratto di gruppo degli scabini di Amsterdam dipinto da Thomas de Keyser nel 1638 per la visita di Maria de Medici; la veduta dello Huys ten Bosch allAia e la Chiesa dei gesuiti di Dsseldorf di Jan van der Heyden; Il suonatore di violino di Adriaen van Ostade e Pietro guarisce gli infermi di Karel Dujardin. Per quanto riguarda la pittura altotedesca e italiana, la galleria ospitava gi i due celebri ritratti di Hans Holbein il Giovane, quelli di Robert Chessman e di un altro falconiere anonimo di Enrico VIII; un ritratto di orefice di Antonis Mor; i ritratti di un architetto e di un musicista di Pietro di Cosimo, attribuiti allora a Drer; la Sacra famiglia di Palma il Vecchio, il Sacrificio di Abramo di Andrea del Sarto (Lione, museo) e Cristo e ladultera di Paolo Veronese. Quali fossero i gusti dellepoca pu dirlo il fatto curioso che fra i tesori riportati dallAia il Giovane toro

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di Paulus Potter era considerato il pi pregiato. Nellintroduzione al suo catalogo del 1828, il barone Steengracht, che divent pi tardi direttore del Mauritshuis, riferisce: Quando il quadro fu a Parigi si fece una classificazione dei dipinti del Louvre. La Trasfigurazione di Raffaello [oggi al Vaticano] occup il primo posto, il Giovane toro il sesto. Dopo aver destinato a Parigi i migliori pezzi del gabinetto di storia naturale e della raccolta numismatica della famiglia dOrange, Faujas de Saint-Font e Thouin accompagnarono larmata della Sombre-et-Meuse nel suo cammino verso il Reno, passando per Spa e Acquisgrana. Ne nacque un variopinto e disordinato bottino di vecchi cannoni, oggetti sacri, antichi monumenti, rarit naturali, medaglie, incisioni, disegni e manoscritti, preziose e antiche opere a stampa, provenienti dai luoghi pi diversi. Il 2 frimaio dellAnno III i due commissari scrivono a Parigi: Les diffrentes visites nous ont produit un ccnvoi de plus de vingt chariots. Notre rcolte Cologne en bibliophiles et antiquits a t beaucoup plus varie que les prcdentes. Il 5 novembre fu la volta dellunica collezione pubblica esistente allora a Colonia, quella dellex collegio dei gesuiti. Oltre a una preziosa biblioteca e a un gabinetto numismatico, essa ospitava una vasta raccolta di incisioni e disegni; secondo un catalogo del 1778 le incisioni erano pi di 26 000 e i disegni 6113, raccolti in 208 volumi complessivi. Vennero confiscati in massa e spediti a Parigi insieme ai libri di maggior valore. Il bottino fu invece povero di dipinti, e proprio a Colonia, una delle capitali del Gotico, riaffiorarono i vecchi pregiudizi contro larte primitiva. Laltare di Santa Colomba di Rogier van der Weyden, i due grandi altari della famiglia Hackenay di Joos van Cleve, e le opere di Stephan Lochner (come il quadro del Duomo ammirato da Drer) rimasero nelle chiese della citt. Lunico dipinto requisito fu ancora una volta un

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Rubens, e precisamente lultima grande pala daltare con la Crocifissione dellApostolo Pietro, opera donata nel 1638 dal banchiere parigino Jabach alla Chiesa di San Pietro (oggi al Wallraf-Richartz-Museum, prestito permanente). Nel centro di Acquisgrana, la prima grande citt tedesca toccata dallarmata rivoluzionaria, cera la Cappella Palatina col mausoleo di Carlo Magno, il cui significato storico e simbolico non era inferiore per i francesi che per i tedeschi. I commissari sapevano che il Duomo di Acquisgrana, come eredit dellimperatore dei franchi, incarnava la superiorit della loro razza, e che daltra parte, essendo la chiesa in cui venivano incoronati gli imperatori tedeschi, simboleggiava le ambizioni di questi ultimi. Si comportarono perci di conseguenza, e spedirono a Parigi non solo il sarcofago romano detto di Proserpina, adorno di rilievi e considerato la tomba di Carlo Magno, ma anche il reliquiario doro a forma di braccio commissionato da Ottone III. Non rinunciarono neppure al cosiddetto Evangeliario dellincoronazione, su cui per secoli gli imperatori tedeschi avevano prestato giuramento, e con un gesto singolarmente trionfale fecero portare in Francia anche dodici delle colonne di porfido italiane che sorreggevano il muro della Cappella. Pi tardi, quando Napoleone appena incoronato visit lantica citt imperiale e il tesoro del duomo, il magistrato di Acquisgrana fece dono allimperatrice del ciondolo di steatite, montato in oro e argento, che Carlo Magno portava al collo quando Ottone III fece aprire la tomba nellanno 1000 (Cleveland, museo). Le colonne marmoree provenienti da Acquisgrana vennero invece collocate sotto la Galrie dApollon per lapertura della sezione antica del Louvre. I quadri riportati dalla spedizione furono esposti al pubblico per la prima volta nellanno 1799, dopo il restauro parziale della Grande Galleria, insieme alle ope-

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re provenienti dalla Lombardia e dallItalia del Nord. Il catalogo stampato per loccasione citava 55 grandi opere di Rubens, 18 di Rembrandt, la tavola centrale dellaltare di Gand di Van Eyck, i quadri di giustizia con la Giustizia di Cambise di Grard David provenienti da Bruges, tre altari di Quentin Massys e dodici ritratti di Hans Holbein il Giovane (tra cui quelli della collezione reale). La campagna dOlanda inaugur dunque la politica delle grandi requisizioni, a cui si deve il pi massiccio spostamento di opere darte che si fosse mai visto in Europa.

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Capitolo terzo Furti su commissione: Napoleone in Italia (1796-98) e in Egitto

Le massicce requisizioni della campagna dOlanda furono spesso condotte senza un criterio preciso: non sempre i commissari erano allaltezza del compito, e insieme a capolavori come quelli di Rubens poteva succedere che venissero spediti a Parigi anche oggetti di secondaria importanza, come la sedia su cui si diceva che il maestro avesse dipinto i suoi quadri. In Italia le cose andarono fin dallinizio assai diversamente. Anzitutto, le esperienze degli anni precedenti e il nuovo corso della politica parigina suggerivano di procedere in modo pi sistematico. I bibliotecari della Bibliothque Nationale arrivarono al punto di compilare elenchi dei libri italiani desiderati, elenchi che dovevano guidare le scelte dei commissari nelle varie tappe delloccupazione. Lesperto darte del Muse Central, il gi citato pittore Lebrun, impart a sua volta direttive analoghe, che il rapido svolgersi degli eventi permise tuttavia di rispettare solo di rado. Ma la differenza fondamentale va ricercata nella personalit del leader che impresse il suo sigillo sullintera campagna dItalia, cio in Napoleone stesso. stato detto pi volte che nonostante le grandi vittorie successive la campagna dItalia fu limpresa pi felice di Napoleone. Se leggiamo la sua corrispondenza degli anni 1796-98, e in particolare le sue assidue relazioni al Direttorio, si rimane colpiti dal piglio autoritario, dalla perspicacia geniale e dalla presenza di spirito

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del giovane generale non meno che dal suo talento organizzativo. Da solo cre una nuova Italia, i cui effetti sul periodo della Restaurazione durarono fino al Risorgimento. Nato in Corsica da una famiglia di origine italiana la sua madrelingua fu litaliano prima del francese Napoleone era vicino a questo paese pi di qualunque altro conquistatore straniero, e gli italiani comprendevano i suoi gesti e la sua lingua. Nello stesso tempo fu proprio la campagna dItalia con le sue vittorie romane a suscitare in lui lidea dellImpero, idea che sullesempio di Augusto doveva tradurre in realt nel 1804. Da questo punto di vista abbastanza facile capire in che modo lo stile rivoluzionario, improntato alla Roma repubblicana, abbia potuto trasformarsi senza difficolt in una politica di potenza di stampo imperiale. Pi ancora che in Olanda, allinizio della campagna dItalia i francesi furono salutati dalla popolazione, e in particolare dagli intellettuali, come liberatori dal dispotismo e dalle forze della reazione. Se Napoleone disprezzava lItalia decaduta del diciottesimo secolo, aveva letto per troppo bene il suo Plutarco per non ricordare la grandezza del passato romano e non vedere in essa uno sfondo ideale alle gesta eroiche delle sue truppe e sue personali. Questo singolare stato danimo si comunic non solo allesercito conquistatore, ma anche ai conquistati, e permette di comprendere quel clima di romanticismo eroico che trova espressione negli scritti di un Ugo Foscolo (A Napoleone liberatore) o in pittori come David, Gros e Gricault. Pur non avendo, com noto, una grande cultura artistica, Napoleone cap subito quale valore, in termini di prestigio e di propaganda, potevano avere le arti e le scienze per un regime politico, e in particolare per un regime illegittimo in quanto rivoluzionario. Lantichit del patrimonio artistico italiano conferiva poi a

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eventuali confische un significato che in Olanda esse non avevano, e con un gesto di grande valore politico e simbolico Napoleone volle che le requisizioni di opere darte rientrassero fra le clausole degli armistizi e dei trattati di pace. Il significato di questa innovazione risulter pi evidente in seguito. Da buon seguace degli ideali rivoluzionari, Napoleone perseguiva in questa fase della sua carriera un duplice obiettivo liberare gli Stati italiani dai vecchi regimi assolutistici e legarli strettamente alla Francia, magari facendone delle province francesi. La campagna dOlanda, che aveva preparato questi obiettivi, era servita anzitutto ad assicurare i confini della Repubblica contro le potenze alleate. In Italia, i successi di Napoleone fecero da volano agli ideali espansionistici della rivoluzione. (Non va dimenticato per che i forti risarcimenti di guerra imposti da Napoleone agli sconfitti contribuirono in modo decisivo a risanare le finanze francesi sullorlo della bancarotta). I paesi liberati dovettero pagare un prezzo molto alto, provvedendo al sostentamento materiale delle truppe francesi, versando le somme richieste a titolo di risarcimento e contribuendo ad arricchire i tesori culturali della comune capitale, Parigi. Napoleone desiderava, come ebbe a dire pi tardi, fare di Parigi la pi bella citt del mondo, e questo desiderio nacque in Italia. Poich in Italia, pi ancora che in Olanda, i beni artistici erano da sempre nelle mani dei principi, dellaristocrazia e della Chiesa, sussistevano ampie possibilit di esproprio. Le conquiste artistiche seguirono cos di pari passo quelle militari. E per dare a questi espropri una parvenza di legalit, Napoleone escogit come si detto il sistema geniale di includere le opere darte tra le clausole dei trattati di pace e di farle rientrare addirittura tra i contributi di guerra. Gi il primo maggio 1796, dopo la firma dellarmistizio di Cherasco con il re di Sardegna e durante i pre-

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parativi per la successiva campagna contro gli austriaci, Napoleone scrisse dal suo quartier generale di Acqui al plenipotenziario Faypoult, di stanza a Genova, di procurargli un elenco dei principali gabinetti artistici e delle principali gallerie dellItalia del Nord. Nello stesso tempo eman disposizioni volte ad assicurargli il patrimonio artistico e scientifico dei territori ancora da conquistare. Jacques-Pierre Tinet, di cui abbiamo gi fatto la conoscenza in Olanda, e ora presso la delegazione francese a Firenze, fu nominato nuovamente commissario con pieni poteri, col compito di provvedere alla requisizione delle opere darte e al loro trasporto. Ma Tinet non era lunico agente: nelle varie commissioni troviamo nomi famosi, non solo di artisti ma anche di architetti, studiosi e scienziati. Cos il botanico Thouin, gi attivo in Olanda, e con lui tre dei pi importanti scienziati dellepoca, Claude-Louis Berthollet, Pierre-Claude-Franois Daunou e Gaspard Monge. Il chimico Berthollet, che aveva tra laltro perfezionato il metodo di Stahl e contribuito quindi a rafforzare il potenziale bellico francese, fece parte di numerosi comitati scientifici. Daunou, uomo dal sapere enciclopedico, era archivista e bibliotecario della Sainte-Genevive, pubblic una storia della letteratura francese dallepoca merovingia in 16 volumi e fu per qualche tempo presidente del Consiglio dei Cinquecento, come anche socio fondatore dellInstitut. Monge, matematico e fisico, scopritore della geometria descrittiva e professore allAccademia Militare, fu ministro della Marina negli anni 1792-93 e stretto collaboratore di Napoleone. Tra i membri delle commissioni italiane si trovavano inoltre gli artisti Jean-Baptiste Wicar, Andrea Appiani, Jean-Baptiste Moitte, Marin e Berthlemy. In una lettera del 18 febbraio 1797 al generale Berthier, Napoleone dispone di versare uno stipendio mensile di 250 lire ai commissari sopra nominati e inoltre ai pitto-

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ri Gros e Gerli, al musicista Kreutzer (immortalato dallomonima sonata di Beethoven), allincisore Dutertre e al segretario della commissione Couturier. Il pittore Wicar di Lilla, gi membro della commissione centrale parigina, era vissuto dal 1786 a Roma e a Firenze, dove prepar fra laltro le incisioni dei capolavori di Palazzo Pitti per un importante catalogo e mise assieme una delle pi straordinarie raccolte private di disegni di Raffaello e Michelangelo. Era considerato uno dei migliori conoscitori dellarte italiana, e le sue raccolte, oggi disperse tra Lilla, il Louvre, lAshmolean Museum di Oxford e il British Museum, ne dnno una brillante conferma. Gros, che ricevette pi tardi il titolo di barone e divenne il pittore preferito di Napoleone, soggiorn in Italia dalla fine del 1796 alla primavera del 1797, dedicandosi per soprattutto al suo quadro Napoleone sul ponte di Arcole. Andrea Appiani, patriota milanese conquistato alla causa della rivoluzione, dipinse il primo quadro allegorico del generale vittorioso dopo la battaglia di Lodi e fu pi tardi il vero fondatore della Pinacoteca di Brera. Il pittore Berthlemy, che vinse nel 1789 il Prix de Rome, dipinse a imitazione di David un Manlio Torquato condanna i propri figli, il ritratto dello sfortunato generale Custine e un ritratto di Napoleone, che accompagn pi tardi nella campagna dEgitto. Lo scultore Moitte noto per i suoi rilievi del Louvre e del Panthon, mentre laltro scultore Marin tradusse in linguaggio classicistico le briose figure rococ del suo maestro Clodion, e fu apprezzato soprattutto dopo il Termidoro. La maggior parte di questi commissari aveva gi avuto in precedenza contatti con lItalia e il suo patrimonio artistico, e potevano disporre inoltre di guide e raccolte di incisioni, come il Voyage dItalie di CharlesNicolas Cochin (edito a Parigi nel 1759 e nel 1773) o i resoconti di viaggio di Lalande e dArgenville (M. Lalande, Voyage dun Franais en Italie, Parigi 1769), che enu-

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meravano le principali opere darte conservate nelle chiese, nei palazzi e nei municipi. Inoltre, lo stesso Louvre possedeva una raccolta di calchi in gesso e bronzi dei pi celebri artisti antichi, risalenti in parte allepoca di Francesco I. Tra il maggio e il giugno del 1796 Napoleone occup in rapida successione Milano, Modena, Parma e Bologna, capoluoghi di altrettanti principati. Due mesi pi tardi scrisse al Direttorio che 110 quadri erano sulla strada per Parigi, e precisamente 25 da Milano, 15 da Parma, 30 da Modena e 40 da Bologna, per non parlare dei numerosi oggetti grandi e piccoli sculture, manoscritti, reliquiari, medaglie e monete, e cos via sequestrati nello stesso periodo. Mentre il presidio militare del Castello Sforzesco opponeva ancora resistenza, il commissario Tinet era gi allAmbrosiana, dove fece requisire un lungo elenco di opere: il disegno preparatorio di Raffaello per la Scuola di Atene al Vaticano, dodici manoscritti con disegni di Leonardo, come il Codice Atlantico e due ritratti a lui attribuiti, il preziosissimo manoscritto delle Bucoliche di Virgilio, illustrato con miniature di Simone Martini (secolo XIV), e un altro raro manoscritto papiraceo del sesto secolo, una delle prime copie della Storia della guerra giudaica di Giuseppe Flavio. Per quanto riguarda i quadri, Tinet scelse cinque dei venticinque paesaggi dipinti da Jan Brueghel per il suo mecenate, il cardinale Carlo Borromeo, fondatore della Biblioteca Ambrosiana, due opere dello scolaro di Leonardo Bernardino Luini, una Madonna e un Giovanni Battista (entrambi allAmbrosiana), come pure numerosi vasi antichi dipinti, noti allora sotto la denominazione generica di vasi etruschi. Anche le chiese di Milano non furono dimenticate da Tinet, e la grande Incoronazione di spine di Tiziano, proveniente da Santa Maria delle Grazie, testimonia ancora oggi al Louvre limportanza di quel bottino, in-

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sieme a due portelle daltare di fra 52 Bartolomeo al Museo di Ginevra e altre opere di Gaudenzio Ferrari e Salvator Rosa conservate in vari musei francesi di provincia. La ricca Cattedrale di Monza, non lontana da Milano, si vide imporre un risarcimento di guerra che ammontava a due terzi degli oggetti liturgici doro e alla met di quelli dargento: una volta fusi, il peso rispettivo risult di 11 300 e di 184 000 chilogrammi. Assai pi di quella dOlanda, la campagna dItalia si autofinanziava e riempiva le casse della Repubblica. Larmistizio col duca di Modena Ercole III dEste, firmato il 17 maggio, specificava allarticolo 3 che oltre a un risarcimento di due milioni di lire il ducato avrebbe dovuto consegnare venti dipinti della galleria ducale e di altre collezioni, a scelta dei commissari francesi. Tuttavia, poich gi nel 1745 un centinaio tra i capolavori pi importanti della raccolta estense erano stati venduti al re Augusto il Forte di Sassonia (con leccezione di un Cristo e ladultera attribuito a Tiziano), le opere di primordine non erano molte. Ben rappresentati erano solo i pittori locali del 600, come Bartolomeo Schedoni e Francesco Barbieri detto il Guercino. Nato nella vicina Cento, il Guercino godeva ancora nel 700 di una fama notevole, come risulta dai diari italiani di Goethe (1786). Da varie chiese e palazzi di Modena e Ferrara il commissario incaricato prelev venti dipinti del Guercino, tra cui il giovanile altar maggiore della Cattedrale di Cento con la Madonna con santi (Bruxelles, museo), e alcune opere di soggetto mitologico, come Marte e Venere del 1634 (Modena, Galleria Estense). Dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara furono portati via quattro dipinti a soffitto di Agostino e Ludovico Carracci con le raffigurazioni dei Quattro elementi (Modena, Galleria Estense), mentre alla Galleria Ducale di Modena la scelta cadde sullAdorazione dei Magi di Agostino Carracci, gi alla Cattedrale, e su due Sacre conversazioni, rispettivamente di Dosso Dossi e

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del Garofalo, entrambi pittori di corte della duchessa Isabella dEste, amante delle arti. Insieme a quattro dipinti di Guido Reni, lideale degli accademici, fu inviata a Parigi anche una copia della celebre Madonna La notte del Correggio, eseguita da Giovanni Nogari prima che loriginale fosse trasferito a Dresda: scelta, questa, che fu oggetto delle comprensibili critiche dellesperto Lebrun (come anche altre decisioni dei commissari). Se fino a questo momento il bottino era ancora abbastanza modesto, esso si arricch non appena le truppe francesi misero piede nel principato di Parma e a Bologna, citt dello Stato Pontificio. A Parma si trovavano ancora alcune grandi pale daltare, capolavori del pi grande pittore parmigiano, il Correggio. La sua Madonna con san Gerolamo era un quadro ammiratissimo, e daltronde la venerazione per il Correggio quasi eguagliava quella per Michelangelo e Raffaello. Si racconta che il duca di Parma avrebbe offerto a Napoleone un milione di franchi perch rinunciasse alla Madonna custodita nella raccolta ducale: cos almeno riferisce Napoleone in una lettera al Direttorio, aggiungendo per di avere rifiutato la proposta. Il principe fu cos amareggiato da quella perdita che non volle pi mettere piede nella sala in cui la Madonna era appesa. Oltre alla Madonna con san Gerolamo furono sequestrati tre altri capolavori del Correggio: la non meno famosa Madonna della scodella, dalla Chiesa del Santo Sepolcro, la Deposizione della Croce e il Martirio dei santi Flavia e Placido da San Giovanni Evangelista. Nella Chiesa di San Paolo si trovavano la grande pala daltare del Cristo salvatore del mondo con quattro santi, attribuita a Raffaello ma opera, in realt, del suo collaboratore Giulio Romano, e una Madonna di Agostino Carracci; nella Chiesa di San Rocco una tela di Paolo Veronese raffigurante i santi Rocco e Sebastiano. Il bottino fu completato da vari dipinti della scuola del

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Correggio Anselmi, Bedoli, Mazzola e il Parmigianino e da altri di Ribera, Schedoni, Guercino e Ludovico Carracci, raccolti allepoca dei Farnese. Con quale rapidit procedessero le requisizioni dimostrato dal fatto che Napoleone entr a Bologna il 19 giugno, e gi il 21 riferiva al Direttorio: Les tableaux de Modena sont partis. Le citoyen Berthlemy soccupe en ce moment choisir les tableaux de Bologna. Il compte en prendre une cinquantaine, parmi lesquels se trouve la Sainte Ccile quon dit le chefduvre de Raphael. Monge, Berthollet, Thouin sont Pavie o ils soccupent enrichir notre Jardin des Plantes et Cabinet de lHistoire naturelle (Correspondance, vol. I, p. 418). La monumentale tela della Glorificazione di santa Cecilia, dipinta da Raffaello nel 1616 per lomonima cappella nella Chiesa di San Giovanni al Monte sulla collina di Bologna, rappresent in effetti un colpo grosso nella lotteria delle requisizioni, anche se difficile farci oggi unidea dellammirazione, per non dire venerazione, che circondava allepoca la personalit di Raffaello. In ogni caso, anche le opere della celebre scuola bolognese (tardo Cinquecento e primo Seicento) con i nomi dei tre Carracci, del Domenichino e di Guido Reni godevano di un credito notevole tra i collezionisti e gli amatori darte. Berthlemy pot fare tranquillamente unottima scelta. Oltre alla santa Cecilia, questa comprendeva la Resurrezione di Cristo di Annibale Carracci (Parigi, Louvre), gi celebrata da Cochin e dArgenville e dipinta nel 1593 per il Convento del Corpus Domini, come anche La Madonna appare a san Giacinto di Ludovico Carracci, dalla Chiesa di San Domenico, e la movimentatissima Strage degli innocenti di Guido Reni (entrambe alla Pinacoteca di Bologna). In totale, alle chiese e ai conventi (ancora aperti) di Bologna furono sottratte sette opere dei Carracci, due del Domenichino, tre di Guido Reni e quattro del Guerci-

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no. E per concludere con una rarit, un quadro di Pietro Perugino in San Giovanni al Monte. Poich a Bologna, come in tutti i territori occupati dalle armate francesi, chiese e conventi venivano secolarizzati, chiusi o distrutti, l dove non arrivavano i commissari ci pensavano i soldati o le stesse autorit cittadine: si impadronivano delle opere darte per poi venderle a collezionisti privati, locali o stranieri, che seguivano gli spostamenti delle forze di occupazione. Bologna apparteneva allo Stato della Chiesa, il cui governo era per giudizio unanime uno dei peggiori fra i principati italiani. Divisi tra unaristocrazia avviliante e un popolo mendicante, arretrati e invecchiati, gli stati italiani conoscevano, dal 1794, continue sollevazioni. Non c dunque da stupirsi se a Bologna i francesi furono accolti dalla maggioranza della popolazione con entusiasmo ancora maggiore che a Milano. Uno dei primi provvedimenti di Napoleone fu quello di restituire alla citt gli antichi privilegi, che Roma aveva gradualmente ridotto, con risultato di guadagnare ulteriormente la citt alla propria causa. Larresto dei legati pontifici a Bologna e a Ferrara indusse il Vaticano, preoccupato, a firmare un precipitoso armistizio per impedire unulteriore avanzata nei suoi territori. Consapevole della propria forza, Napoleone pretese non solo la rinuncia a Bologna e Ferrara e 21 milioni di lire di risarcimento, ma anche (articolo 9) un centinaio di opere darte tra quadri, sculture, mosaici, vasi ecc., e cinquecento manoscritti che appositi commissari avrebbero scelto tra le collezioni pontificie. Prima che la clausola diventasse operativa trascorse molto tempo, ma laccordo di Bologna segn comunque un passo decisivo nei rapporti tra Napoleone e il Vaticano. Tra le opere espressamente indicate da Napoleone cerano i due busti di Marco e Giunio Bruto, luno in bronzo, laltro in marmo, e pu sembrare unironia della sorte il fatto che il futuro imperatore desiderasse possedere i ritratti di un

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austero repubblicano e delluccisore di Cesare. Ma non bisogna dimenticare che erano, allepoca, tra gli eroi pi venerati della Rivoluzione francese. Da Bologna Napoleone fece una breve visita al granduca di Toscana, Ferdinando II dAustria, che fin dallinizio aveva dichiarato la propria neutralit. Durante il ricevimento a Palazzo Pitti non pot fare a meno di gettare uno sguardo avido alla celebre raccolta che rappresentava leredit di Casa Medici. Il 2 giugno scrive a Parigi: Ho visto a Firenze la famosa Venere Medici, che manca al nostro museo, e un gabinetto di modelli anatomici di cera che sarebbe non meno importante possedere. E poich, come dicono i francesi lappetito vien mangiando, le nuove conquiste accrebbero la sua cupidigia, in un paese che era una miniera inesauribile di opere darte. Se in principio le requisizioni si erano mantenute entro limiti modesti, col progredire delloccupazione si moltiplicarono, con o senza clausole che le prevedessero. I venti dipinti di Modena diventarono cinquanta, e nellottobre 1796 la Biblioteca Estense fu costretta a spedire a Parigi 86 disegni di antichi maestri. La Cattedrale di Monza custodiva intatto lo straordinario tesoro donatole nel sesto secolo dalla regina Teodolinda. Tesoro che comprendeva, oltre alla Corona ferrea del Regno longobardo cos chiamata perch secondo una tradizione conteneva un chiodo di ferro della Croce le corone, le croci, le armature e i reliquiari doro e dargento della regina e del suo sposo Agilulfo, vari dittici in avorio di grande valore, in stile tardoclassico o paleocristiano, e infine un esempio molto raro di oreficeria alto medievale: il gruppo in argento dorato di una gallina coi suoi pulcini in grandezza naturale, simboli della Chiesa di Cristo. Tutti questi oggetti furono spediti a Parigi nel gennaio 1797 insieme a 134 manoscritti e a 84 incunaboli della Biblioteca Capitolare. Le chiese di Cremona diedero un altro Perugino, la Madonna tra

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i santi Giacomo e Agostino (Cremona, SantAgostino), oltre a opere di Palma il Vecchio e Bernardo Strozzi. Quando i francesi entrarono a Verona, citt che apparteneva alla Repubblica di Venezia, pretesero dieci tra rilievi e busti di bronzo, 70 medaglie, 46 incunaboli e 23 prime edizioni del famoso tipografo veneziano Aldo Manuzio, come pure 13 dipinti. I rilievi in bronzo erano gli otto comparti laterali del sarcofago di marmo sul sepolcro Della Torre nella Chiesa di San Zeno, ed erano opera dello scultore veneziano Andrea Rizzo. Si trattava, per lepoca, di uneccezione, poich la scultura del primo Rinascimento non era quasi considerata, e perfino maestri come Donatello o Verrocchio non suscitavano alcun interesse. Sempre a San Zeno il commissario napoleonico mise le mani su unaltra opera di raro pregio e dimportanza ancora maggiore, ossia la pala dellaltar maggiore di Andrea Mantegna raffigurante nella tavola centrale la Madonna in trono circondata da angeli in forma di putti, quattro santi a figura intera nelle tavole laterali e scene della Passione nella predella. Per facilitare il trasporto della grande pala e renderlo pi sicuro, lopera fu suddivisa nelle sue varie parti, e ciascuna di queste, perfino le piccole tavole della predella, fu trattata come unopera a s. Il risultato delloperazione, gi attuata nei Paesi Bassi, fu che al loro arrivo a Parigi le varie tavole non vennero pi riunite (cosa che sarebbe stata in contrasto col sentimento antireligioso della popolazione), ma si dispersero in vari luoghi. Soltanto il lavoro di varie generazioni di studiosi ha permesso di ricostruire il polittico nella sua interezza. A Mantova i commissari francesi si impadronirono di un altro capolavoro di Mantegna, la cosiddetta Madonna della Vittoria, oggi al Louvre. Lopera deve per questo nome non alla vittoria di Napoleone, ma alle circostanze della sua origine. Francesco Gonzaga, duca di Mantova e capo della resistenza contro lesercito in-

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vasore di Carlo VIII, messo alle strette alla battaglia di Fornovo nel 1495, fece voto che in caso di vittoria avrebbe eretto una cappella con un altare in onore della Vergine. Lincarico di dipingere la pala daltare, in cui lo stesso duca raffigurato in preghiera, inginocchiato davanti alla Vergine, fu affidato a Mantegna. Sequestrata dai francesi, lopera and a raggiungere gli altri dipinti del maestro che con leredit di Richelieu erano giunti al Louvre dal castello di Mantova, e che appartenevano al ciclo poetico-allegorico commissionato a Mantegna, Perugino e Lorenzo Costa per lo Studiolo di Isabella dEste, la pi raffinata intenditrice darte fra le principesse del suo tempo. Nel gennaio 1797, quando la fortezza di Mantova si arrese dopo un assedio durato dieci mesi, i commissari francesi la trovarono praticamente vuota dei capolavori che aveva un tempo ospitato, e che erano stati venduti nel diciassettesimo secolo al re Carlo I dInghilterra e al cardinale Richelieu. Essi dovettero perci accontentarsi di quel poco che era rimasto nelle chiese della citt. Nella Cattedrale trovarono unopera giovanile di Paolo Veronese, le Tentazioni di santAntonio, oggi al Museo di Caen. La grande chiesa gesuitica della Santa Trinit fu trasformata in un deposito militare, e le tre tele monumentali dipinte da Rubens nel 1604 per la cappella del duca Vincenzo Gonzaga, il suo primo protettore italiano, furono rimosse. In questo suo capolavoro italiano Rubens aveva raffigurato la famiglia Gonzaga in adorazione della Santissima Trinit: la famiglia vi appare raccolta sotto una tenda sorretta da angeli. Per via delle sue dimensioni la tavola centrale fu tagliata in maniera vandalica, e nel castello di Mantova se ne conservano solo alcuni resti, non destinati al trasporto. Solo la tavola laterale con la Trasfigurazione di Cristo fu inviata a Parigi, e pi tardi, per i forti danni subiti, trasferita a Nancy dove si trova tuttora nel museo locale. La tavola gemella col Battesimo di Cristo

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fu invece venduta a un mercante italiano e giunse pi tardi al Museo di Anversa. Finito lassedio di Mantova, e ottenuti nuovi rinforzi dallarmata del Nord per il controllo dellItalia settentrionale, Napoleone si sent abbastanza forte da fronteggiare il pericolo e lostilit crescente di Roma. vero che il plenipotenziario francese Cacault due mesi dopo larmistizio di Bologna aveva riferito da Roma che la scelta delle opere darte procedeva ed era in grado di spedire lelenco. Ma le trattative di pace che dovevano seguire larmistizio segnavano il passo, e nello stesso tempo Napoleone fu informato che il Vaticano stava preparando un nuovo esercito con laiuto di ufficiali austriaci e sotto la guida del generale austriaco Colli. Daltra parte il papa non aveva osservato le clausole dellarmistizio, che prevedevano il pagamento di ben 46 milioni di scudi (venti milioni di lire), e ritardava la spedizione delle opere darte e dei manoscritti. Quando il governo francese mand a Roma un ultimatum era l8 settembre il papa, seguendo il consiglio dei cardinali e segretari di Stato Mattei, Braschi e Albani, ruppe le trattative e dichiar nullo larmistizio di Bologna. Cos agli inizi del febbraio 1797 un corpo di spedizione sotto la guida del generale Victor si mise in marcia lungo la costa adriatica attraverso gli stati pontifici della Romagna e delle Marche, dopo avere sconfitto il Colli e i suoi tremila soldati pontifici nella battaglia decisiva di Faenza, e occup le citt da Forl ad Ancona. Poi attravers lAppennino, si ricongiunse con un secondo esercito proveniente da Nord e prese possesso dellUmbria occupando Foligno, Cortona e Perugia. Il 12 febbraio gli emissari pontifici firmarono il trattato di pace di Tolentino nel quartier generale di Napoleone, che aveva seguito la facile avanzata delle sue truppe. Alcuni giorni pi tardi Napoleone stesso scrive al Direttorio riferendo gli ultimi avvenimenti: La com-

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missione degli esperti [cio la commissione per le opere darte] ha fatto un buon raccolto a Ravenna, Rimini, Pesaro, Ancona e Perugia. Queste opere verranno subito spedite a Parigi. Con queste, e con quelle che spediremo da Roma, tutto quello che c di bello in Italia sar nostro, a eccezioni di alcuni pezzi che si trovano a Torino e a Napoli. Queste frasi spavalde mettono in luce lidea approssimativa che Napoleone aveva del patrimonio artistico italiano, ma contengono pure un fondo di verit: le opere darte assicurate dagli accordi di Tolentino furono, per numero e importanza, una pietra miliare nella storia del Louvre, e lo stesso trattato di Tolentino serv da modello per le conquiste successive. Esso infatti stabiliva espressamente che la nazione francese diventava proprietaria a tutti gli effetti delle opere in questione. Mentre nellItalia del Nord la scultura classica greca e romana, cio lunica che rispondesse ai gusti dellepoca, era assai poco rappresentata (per esempio nelle gallerie di Modena e di Parma), giungendo a Roma i commissari si trovarono improvvisamente di fronte a una quantit di opere celeberrime, opere che, come il Laocoonte tanto venerato da Winckelmann, erano ben note a tutti gli intenditori darte del 700. Per i commissari napoleonici si trattava dunque di scegliere il meglio dalla secolare abbondanza delle raccolte pontificie. Ma prima che i commissari Berthlemy, Daunou, Picault e Dutertre giungessero a Roma, Monge e Tinet erano gi allopera nelle Marche e nellUmbria. Il 18 febbraio, con unordinanza scritta del generale Victor, Tinet present ai magistrati di Perugia un elenco di opere da confiscare nel loro territorio. Le autorit locali si piegarono alla richiesta, ma scrissero nello stesso tempo a Napoleone facendogli presente che gi lanno prima, a seguito degli accordi di Bologna, un Raffaello e un Perugino avevano lasciato la citt alla volta di Roma. Come suole accadere in questi casi, il passo fu

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senza esito, e Tinet pot svolgere tranquillamente il suo lavoro incominciando a mettere sotto sequestro alcune pale daltare di Raffaello provenienti dalle chiese di San Francesco e di Santa Maria di Monteluce. Si trattava della Incoronazione della Vergine e dellAssunzione oggi ai Musei Vaticani (questultima portata a termine da Giulio Romano), e infine della Deposizione con la predella delle Virt teologali (Roma, Galleria Borghese). Sebbene la pittura italiana del Quattrocento con le sue varie scuole fosse allora pressoch ignorata o comunque tenuta in scarsa considerazione, il Perugino, come maestro del divino Raffaello, faceva eccezione alla regola. Opere del Perugino erano gi state confiscate a Cremona e a Bologna, ma a Perugia quasi ogni chiesa ne conteneva una o pi di una, e poich la maggior parte di esse rimasta in Francia facile ricostruire il bottino di allora. Tra i capolavori del maestro il Vasari cita lo Sposalizio della Vergine (Caen, museo), dipinto dal Perugino nel 1502 per la Cattedrale di Perugia e precisamente per la Cappella del Sacro Anello, che vi era custodito e venerato come reliquia. Gi allora si riconosceva linflusso che lopera del Perugino aveva esercitato sullo Sposalizio della Vergine di Raffaello, dipinto due anni pi tardi e oggi a Brera. In totale furono sequestrate nove pale daltare, intere o parziali, dalle chiese di SantAgostino, San Francesco, San Pietro, della Misericordia, e dalla Cappella del Palazzo Comunale di Perugia: opere oggi disperse tra i musei di Caen, Grenoble, Lione, Bordeaux, Rouen, Tolosa e Nantes. Anche in questo caso si vide con chiarezza quali effetti nefasti poteva avere lo smembramento delle pale daltare. La tavola centrale dellaltar maggiore di SantAgostino, raffigurante lAscensione (altro motivo ripreso da Raffaello), si trova oggi al Museo di Lione, la parte superiore con Dio benedicente nella Chiesa di Saint-Gervais a Parigi, i Profeti delle parti laterali a Nantes, Perugia e Roma (Vaticano), e la

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predella al Museo di Rouen. Da Foligno e Loreto giunsero due opere tra le pi famose della maturit di Raffaello, due Madonne conosciute entrambe coi nomi dei luoghi di provenienza. Mentre per la Madonna di Foligno ben familiare ai milioni di visitatori della Pinacoteca Vaticana, quella di Loreto scomparve misteriosamente. Quando la cassa che la conteneva fu aperta a Parigi se ne trov, cos almeno si racconta, soltanto una copia (scomparsa a sua volta), bench alcuni studiosi vogliano vedere loriginale in una tela, molto ridipinta, della collezione Paul Getty. Entrando a Citt di Castello, il generale francese Lechi indusse lamministrazione comunale a donargli un altro originale di Raffaello, il gi citato Sposalizio della Vergine, che lo stesso Lechi vendette pi tardi per 50 000 lire alla Pinacoteca di Brera. Lavanzata frutt anche numerose opere di Federico Barocci, che fu com noto, insieme al Correggio, uno dei precursori del Barocco ed esercit un grande influsso su Rubens nel suo periodo italiano. Nella sua regione dorigine, le Marche, la Cattedrale di Pesaro e il Palazzo Apostolico di Loreto dovettero cedere due Annunciazioni quasi gemelle (oggi al Museo di Nancy e alla Pinacoteca Vaticana), il Convento della Confraternita del Sacro Nome una Circoncisione di Cristo del 1580 (Parigi, Louvre) e la Confraternita di SantAndrea una Vocazione degli apostoli Pietro e Andrea (Bruxelles, museo). Come risulta dalla corrispondenza col Direttorio, gli elenchi delle opere da sequestrare erano gi pronti, a Roma, sin dalla fine di marzo, e il 10 aprile a Parigi la lista dei tesori gi requisiti (Corr., vol. 16, pp. 511 e 525 sgg.). Poich le opere dovevano essere imbarcate a Livorno, in territorio toscano, Napoleone incaric il legato francese a Firenze, Manfredini, di chiedere al granduca una sorveglianza particolare. Almeno una parte dei quadri vaticani lasci dunque Roma in questo

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periodo, mentre diversa fu, come vedremo, la sorte delle sculture. In unaltra lettera al Direttorio, spedita da Mestre il 21 maggio, Napoleone esprime la sua soddisfazione per il fatto che una parte delle opere romane era gi in viaggio, e aggiunge: Berthollet e Appiani sono a Verona e a Venezia, dove stanno raccogliendo vari oggetti darte. Questo accenno e lo stesso soggiorno di Napoleone a Mestre avevano un significato particolare: prima di seguire gli sviluppi della spedizione romana torneremo dunque a occuparci del Nord, dove intanto la situazione politica aveva subito un improvviso mutamento, non privo di conseguenze sulla campagna delle requisizioni. Subito dopo larmistizio di Tolentino Napoleone fu richiamato verso Nord da nuove azioni militari austriache nellalta Val dAdige e nel Tirolo. Il secondo giorno della Settimana Santa del 1797 le citt dellentroterra veneziano con Verona in testa si ribellarono contemporaneamente alloccupazione francese, alle spalle delle truppe che erano ormai penetrate in Friuli. Sobillata dalla Chiesa e dallaristocrazia e con lappoggio segreto di Venezia che auspicava una vittoria austriaca nel Tirolo, la popolazione diede la caccia ai francesi, compresi i civili e i feriti negli ospedali. Napoleone ordin al generale Augerau di reprimere la sommossa, e la sua vendetta contro Verona e Venezia fu drastica. Anche la Serenissima che, in quanto neutrale, era stata risparmiata dalle azioni militari, dovette subire la sorte delle altre citt conquistate. Se Verona si era limitata in precedenza a modesti contributi di guerra, questa volta il prezzo fu molto alto: 170 000 zecchini di risarcimento per le perdite subite insieme a tutte le argenterie delle chiese e degli edifici pubblici e gli oggetti di valore della pubblica cassa di risparmio, il Monte di Piet, tutti i quadri e opere darte, appartenenti a privati, a chiese e comunit religiose (Corr., vol. 3, p. 22). La Cattedrale di Verona

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dovette consegnare la pala daltare dellAssunzione di Maria di Tiziano, le chiese di San Giorgio di Braida e di Santa Maria della Vittoria tre grandi quadri di Paolo Veronese, rispettivamente il Martirio di san Giorgio, Barnaba risana gli infermi (entrambi al Museo di Rouen), e la Deposizione (Verona, Pinacoteca). Due ritratti del Veronese, come pure la Sacra famiglia con santOrsola (Parigi, Louvre) furono sequestrati nel palazzo dei nobili Bevilacqua insieme al notevole bozzetto a olio di Jacopo Tintoretto per il grandioso Giudizio universale del Palazzo Ducale di Venezia (Parigi, Louvre), e a una raccolta di 2250 monete doro e dargento di varia epoca, dallantichit al barocco. Napoleone stesso dett a Mestre le condizioni per Venezia, il cui governo e i cui Inquisitori erano considerati i principali responsabili della rivolta. Gli inquisitori furono arrestati, il doge e il governo deposti, la flotta requisita; la citt si vide imporre inoltre un risarcimento di sei milioni di sesterzi tra denaro contante e oggetti di valore, tra cui venti quadri e 500 manoscritti di propriet dello Stato. Il generale Baraguay-dHilliers occup con le sue truppe la citt lagunare, e i commissari napoleonici poterono mettersi allopera. Come gi in precedenza, Napoleone aveva stabilito il numero delle opere da requisire senza conoscere lentit effettiva del patrimonio artistico veneziano, col risultato che i commissari si trovarono ancora una volta di fronte a un compito quasi impossibile. Bench le clausole parlassero solo di quadri, sotto il controllo delle truppe francesi venne rimosso anche il leone di bronzo, simbolo della citt, che fin dal Medioevo dominava piazza San Marco, e cos pure i quattro cavalli di bronzo sulla facciata della basilica, che i veneziani avevano portato da Costantinopoli nel 1204 e di cui sentiremo ancora parlare. Per dare alla cosa una parvenza di legalit furono tolti dallelenco due quadri, anche se poi, allatto pratico, il numero rimase invariato.

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Allo scopo di umiliare il governo della Serenissima furono sottratti cinque dipinti dai soffitti del Palazzo Ducale, opere del resto poco significative: si trattava dellAllegoria del doge Antonio Grimani, attribuita a Tiziano ma dipinta dal suo aiuto Contarini, della Allegoria della Fede di Tiziano e di tre quadri di Paolo Veronese dal soffitto della Sala dei Dieci, Giove fulmina i vizi, San Marco incorona le virt religiose e Giunone distribuisce doni a Venezia (Parigi, Louvre). Infine, dallanticollegio del Palazzo Ducale fu sottratta la grande tela di Paolo Veronese col Ratto dEuropa (oggi nuovamente al Palazzo Ducale), una delle molte versioni eseguite dal maestro. Come in Olanda Rubens e Van Dyck, i pittori pi ricercati della scuola veneziana erano Tiziano, Veronese e, in misura minore, Jacopo Tintoretto. Due tra i pi grossi dipinti del Veronese le Nozze di Cana (Parigi, Louvre) e la Cena in casa di Levi (Venezia, Accademia) furono prelevati rispettivamente dal Convento di San Giorgio Maggiore, sullisola omonima di fronte al Palazzo Ducale, e dalla Chiesa di San Giovanni e Paolo. un mistero come queste tele gigantesche, sia pure arrotolate, abbiano potuto raggiungere senza danni il porto di Livorno, percorrendo le strette strade appenniniche su carri trainati da buoi. Ma bisogna dire che i francesi fecero, in questo senso, veri miracoli. Sempre da San Giovanni e Paolo, uno dei luoghi darte pi ricchi della citt, and ad arricchire il bottino un dipinto di Tiziano allora tra i pi venerati, il Martirio di san Pietro, che sar distrutto pi tardi da un incendio. Delle altre grandi pale daltare di Tiziano, di cui Venezia abbondava, i commissari francesi ignorarono curiosamente la magnifica Madonna di Ca Pesaro, opera giovanile conservata nella Chiesa dei Frari, come anche lAnnunciazione e la Trasfigurazione della Chiesa di San Salvatore e i quadri dedicati a soggetti dellAntico Testamento della Sacrestia della Chiesa della Salu-

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te, per soffermarsi su una tela piuttosto infelice, sia per le tonalit piuttosto scure che per il soggetto, come il Martirio di san Lorenzo della Chiesa dei Gesuiti. Una scelta a cui non fu probabilmente estraneo il giudizio del Vasari, che ne loda gli effetti di luce. Dalla Chiesa della Madonna dellOrto, nota per due opere di Jacopo Tintoretto, a tutta parete, il Giudizio finale e lAdorazione del vitello doro, fu sottratto solo un dipinto pi piccolo, sempre del Tintoretto, SantAgnese che resuscita Licinio. I commissari francesi non si lasciarono per sfuggire unopera rivoluzionaria del maestro, il Miracolo di san Marco, dipinto nel 1548. Dallo stesso edificio, contiguo alla Chiesa di San Giovanni e Paolo, arriver pi tardi La consegna dellanello al Doge, di Paris Bordone. Una delle tre versioni del monumentale Cena a casa di Simone Fariseo di Paolo Veronese (a Brera), fu sequestrata nel refettorio del Convento di San Sebastiano, mentre la Chiesa di San Zaccaria dovette consegnare la Madonna in trono con santi, sempre del Veronese. E sempre a San Zaccaria fu prelevata lunica pala daltare del pi grande maestro veneziano anteriore a Tiziano, la Vergine in trono con santi di Giovanni Bellini, dipinta nel 1506: era la sua prima opera, e doveva dirigersi verso lEuropa del Nord. Poich il Miracolo di san Marco del Tintoretto e il Paris Bordone furono scelti da un certo cittadino Erdewardo, un inglese residente a Venezia che lavorava per i francesi come plenipotenziario della commissione artistica, e che lavor pi tardi come esperto per la Pinacoteca di Brera, probabile che anche linconsueta scelta del Bellini si debba a lui. Bench Napoleone, in una lettera spedita il 13 settembre da Montebello, dichiarasse che i commissari per le opere darte avevano concluso la loro missione in Italia, le requisizioni e i trasferimenti di opere darte erano ancora ben lontani dalla fine. Le trattative di

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pace con gli austriaci andavano a rilento, poich questi ultimi speravano, dopo larmistizio di Leoben (18 aprile 1797), in un colpo di Stato contro il governo di Parigi, e Napoleone, aspettando di ratificare il trattato, tenne Venezia in ostaggio. Insieme ai quattro cavalli di bronzo furono sequestrate altre sculture dallantica raccolta conservata alla Biblioteca Marciana, tra cui un busto di bronzo dellimperatore Adriano, di grandezza superiore al naturale, e un rilievo ellenistico raffigurante un sacrificio. Quando finalmente, il 3 ottobre 1797, fu firmata la pace di Campoformio che riuniva i vecchi principati dellItalia settentrionale nella Repubblica Cisalpina, lasciando per Venezia agli austriaci, Napoleone incaric il suo rappresentante generale Berthier, nuovo comandante in capo delle truppe in Italia, di assicurarsi che i quattro cavalli di bronzo e il leone, insieme alle altre opere darte, venissero evacuati (Corr., vol. 3, p. 466). Berthier gli rispose affermativamente: Les fregates la Diane et la June sont ici, jai vu bord de la Diane les quatre chevaux de Venise. Tuttavia, a eccezione di diciassette quadri gi spediti, la maggior parte delle opere darte vaticane, gi scelte e in parte imballate, si trovavano ancora a Roma. Quando Napoleone, vincitore non incoronato della campagna dItalia ed eroe popolarissimo della Repubblica, fece ritorno a Parigi, il Direttorio organizz in suo onore un banchetto con settecento invitati. Come cornice adeguata allavvenimento fu scelta la Grande Galleria del Louvre, dove per loccasione furono esposti per la prima volta in pubblico gran parte dei quadri fiamminghi e italiani conquistati sul campo. Lesperto Lebrun compil un catalogo a stampa che serv da modello per le esposizioni successive. Purtroppo, le centinaia di candelabri che illuminarono la serata ebbero leffetto di annerire le pareti di fumo e di rendere necessaria la chiusura della Galleria.

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Mentre Napoleone veniva festeggiato a Parigi e progettava uninvasione dellInghilterra destinata a rimanere sulla carta, i rapporti con Roma peggiorarono al punto di richiedere un intervento immediato. Una parte del Direttorio auspicava che il papa venisse deposto e lo Stato della Chiesa trasformato in una repubblica, cosa che Napoleone aveva evitato per rispetto verso i sentimenti religiosi degli italiani. Dopo che gi nel 1796 un legato francese a Roma era stato assassinato, un altro incidente port la tensione al punto di rottura. Ai primi di settembre il fratello maggiore di Napoleone Giuseppe Bonaparte aveva preso il posto del plenipotenziario Cacault, portando con s come aiutanti il figliastro di Napoleone Eugenio Beauharnais e il giovane generale Duphot, fidanzato con la cognata Desire Clary. Lambasciata si trovava a Palazzo Corsini in Trastevere, e i patrioti locali, che si immaginavano pi sicuri sotto la protezione dei francesi, organizzarono il 27 dicembre una dimostrazione a favore della repubblica davanti allambasciata francese: tra loro il fanatico scultore Caracchi che verr poi impiccato a Parigi come sovversivo. Nel momento in cui Duphot usciva dallambasciata per calmare la folla, la polizia papalina apr il fuoco e Duphot venne ucciso. Lo sciagurato episodio, sommandosi a vessazioni di ogni genere, fece traboccare il vaso. L11 gennaio Napoleone ordin al comandante in capo Berthier di entrare nello Stato della Chiesa con 20 000 uomini e di occupare Roma dans le plus grand secret. Il 9 febbraio Berthier bivaccava a Monte Mario, con i cannoni puntati contro Castel SantAngelo, e pretese la resa e la consegna delle armi aa parte delle truppe papaline. Il giorno dopo i francesi entrarono nella citt, e da allora Roma fu considerata a tutti gli effetti territorio occupato, e trattata di conseguenza. Berthier pretese un risarcimento straordinario di quattro milioni di piastre, pagabili in tre rate. Il papa e

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il governo papalino furono deposti e venne insediata una repubblica romana, gli innumerevoli ordini religiosi furono soppressi e i loro beni confiscati, come era gi successo dappertutto. Mentre Berthier dichiarava nel suo appello alla popolazione che la guarnigione francese si sarebbe recata al Campidoglio per rendere omaggio ai grandi uomini della repubblica, in un altro documento si legge: Il sera enlev de la ville de Rome des tableaux, livres et manuscripts, statues et objets dart qui seront dignes dtre transports en France daprs lordre du gnralen-chef sur lavis dune commission ad hoc. Bench un pubblico avviso assicurasse ai romani che nessuno avrebbe toccato i loro antichi monumenti, il generale Pommereuil propose di rimuovere le colossali statue di Castore e Polluce sui loro destrieri da Monte Cavallo, e lo stesso Daunou valut la possibilit di smontare la colonna Traiana. Per fortuna entrambi i piani fallirono di fronte alle insormontabili difficolt del trasporto. In compenso, fu spedito a Parigi lobelisco egizio destinato alla Place Vendme. Per provvedere alla scelta e al trasporto delle opere darte e dei libri, Napoleone raccomand al ministro degli Interni di inviare a Roma una nuova commissione, proponendo in particolare i nomi di Berthlemy, Picault (il restauratore del Muse Central) e Dutertre. Dopo labdicazione e la partenza del papa i commissari furono incaricati di compilare un inventario dei tesori raccolti al Vaticano e al Quirinale. Una volta messi da parte i pezzi destinati a Parigi, gli antiquari al seguito dellesercito di occupazione poterono fare le proprie offerte per le opere rimanenti delle collezioni pontificie. La celebre serie degli arazzi di Raffaello tessuti a Bruxelles con le storie degli Apostoli fu aggiudicata al prezzo di 1250 piastre per ogni arazzo. Resoconti di testimoni oculari, biografie, diari, lettere e cataloghi dnno unidea abbastanza completa di

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questo sistematico saccheggio della citt. Cos il generale Thibaut: Ds larrive des troupes Rome, cest-dire le dix fvrier, le commandant militaire laisse enlever sans bordereaux ou reus les diamantes, tableaux, statues, objets dart appartenant au Gouvernement, aux Anglais, la maison Albani, aux migrs et proscrits. Lo scultore svizzero Heinrich Keller, che teneva a Roma una scuola darte, scrive in una lettera a un amico: La distruzione spaventosa. I quadri pi belli vengono venduti per prezzi ridicoli [...] Quanto pi sacro loggetto, tanto pi basso il prezzo. Ieri sono andato al Campidoglio, dove lo spettacolo disperante. Antonio [la statua di Marco Antonio] in una cucina, con un collare di legno e guanti di paglia. Il Galata morente completamente imballato nella paglia, la splendida Venere sepolta nel fieno fino al petto, mentre Flora aspetta in un sotterraneo dentro una cassa di legno. Un catalogo sommario, stampato col titolo Specchio generale di tutti gli oggetti darte che partono da Roma a Parigi, elenca sei statue colossali, 170 figure singole e gruppi di marmo, 36 busti, 180 erme e busti pi piccoli, oltre a una quantit di rilievi, mosaici, bronzi, vasi e terrecotte. Le antichit pi ammirate delle gallerie vaticane e capitoline e del Museo Pio-Clementino erano il Laocoonte, lApollo e il Torso del Belvedere, la Venus pudicitia del Campidoglio, lApollo sauroctono appoggiato al tronco di un albero e il Fanciullo che strozza loca, copia romana di un bronzo di Boeto di Calcedonia descritto da Plinio. A questi vanno aggiunti il celebre Spinario di bronzo, lAmazzone di Villa Mattei, una delle molte copie della Amazzone ferita da Fidia, il gruppo ellenistico di Amore e Psiche giovinetti nellatto di abbracciarsi, dellAventino, la Arianna dormiente, il cosiddetto sarcofago della Nereide, il Discobolo di Mirone, ritrovato pochi anni prima, nel 1792, il Galata morente, la Flora della Villa Adria-

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na, il Meleagro, rilievo con le Muse e Apollo proveniente dalla villa di Cassio, le statue colossali del Nilo e del Tevere ecc. Le biblioteche, e in particolare quella vaticana, diedero un bottino anchesso incalcolabile di stampe antiche e di manoscritti in parte miniati, che furono spediti alla Bibliothque Nationale di Parigi in 350 casse. Lerudito francese La Porte du Theil propose addirittura di trasferire a Parigi lintero fondo Regina, ossia la biblioteca che Cristina di Svezia aveva lasciato al papa in eredit, col pretesto che buona parte di quei volumi le erano stati venduti dal collezionista Peteau durante il suo soggiorno parigino. Daunou, che governava la citt in qualit di plenipotenziario, rifer nel mese di maggio che le sculture di Villa Albani riempivano da sole 280 casse, e che in tutto le casse sarebbero state da 450 a 500. I cardinali Albani e Braschi, i quali, come si detto, erano considerati i principali responsabili della politica antifrancese del Vaticano, dovettero pagare col sacrificio delle loro collezioni. Si trattava, anche a giudicare con un metro romano, di due tra le collezioni pi ricche del paese, frutto dellinstancabile passione archeologica dei rispettivi proprietari: i pi illustri conoscitori di scultura antica del 700. In particolare, il cardinale Alessandro Albani, grande rivale di papa Clemente XII, fondatore del Museo Pio-Clementino, non solo inaugur a proprie spese gli scavi di Villa Adriana e del Foro (per citarne solo alcuni), ma era in stretto contatto anche con i mercanti inglesi di Roma, Gavin Hamilton e Thomas Jenkins, i quali, in cambio del permesso di esportazione, gli lasciavano spesso i pezzi migliori. Nellelenco delle opere sequestrate a Villa Braschi si trovano registrati, oltre alle innumerevoli sculture, anche alcuni dipinti, tra cui soprattutto il grande ritratto equestre di Francisco Moncada, eseguito da Anton van Dyck, tuttora al Louvre. Inoltre due Profeti di Ribera,

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un Caravaggio noto come Il venditore, una Cena di Emmaus di Bernardo Strozzi (Grenoble, museo), e una Madonna attribuita a Raffaello. Questultimo dipinto racchiude un enigma: potrebbe infatti trattarsi di un quadro attribuito a Giulio Romano e oggi al Louvre (1419; anchesso proveniente da Villa Braschi), ma potrebbe anche essere la Madonna di Loreto, di cui si tramanda che per metterla in salvo nel 1797 dalle mani dei francesi fu nascosta proprio a Villa Braschi. difficile stabilire con esattezza quante opere darte di valore unico andarono distrutte o disperse in quei giorni. Tra i lavori di oreficeria sequestrati nelle chiese di Roma su ordine di Berthier figuravano le due effigi degli apostoli Pietro e Paolo di San Giovanni in Laterano, commissionate nel 1369 da papa Urbano V al senese Giovanni di Bartoldo. Furono spogliate delle pietre preziose che le rivestivano e loro venne fuso. Lo stesso Pio VII, per pagare i contributi di guerra previsti dagli accordi di Tolentino, aveva fatto fondere in precedenza la fibbia di oro lavorato del paramento liturgico di Giulio II, opera del Caradosso, e una spilla di Benvenuto Cellini. Per compiacere la moglie di Napoleone Giuseppina, di cui era noto lamore per i preziosi, Berthier le invi il celebre cammeo di onice con i ritratti di Cesare Augusto e della moglie Livia. Per quanto riguarda la pittura, Roma era, allora come oggi, una miniera di opere del tanto ammirato barocco seicentesco, e gi lanno prima i commissari avevano destinato a Parigi le pi importanti tra quelle conservate al Vaticano e al Quirinale: il Martirio di santErasmo, insieme alla Crocifissione di san Pietro di Guido Reni e alla monumentale tela del Guercino Sepoltura e ascensione di santa Petronilla, del 1613 (tutte al Museo Capitolino di Roma); una tela del Domenichino di dimensioni analoghe, la Comunione di san Gerolamo del 1614 (sempre a Roma al Museo Capitolino) proveniente dalla Chiesa di San Gerolamo della Ca-

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rit, una Piet di Annibale Carracci da San Francesco a Ripa, la Sacra famiglia di Giulio Romano dalla Chiesa di Santa Maria dellAnima, e dalla Chiesa Nuova la celebre Deposizione di Michelangelo da Caravaggio, a cui Rubens si ispir direttamente per un quadro di soggetto analogo. Curiosamente i commissari francesi lasciarono al loro posto i tre grandi quadri del Caravaggio della vicina Chiesa di San Luigi dei Fraricesi. Nessuna di queste opere poteva naturalmente competere con lAscensione o Trasfigurazione di Raffaello, proveniente dalla Chiesa di San Pietro in Montorio: lultima opera del maestro, portata a termine dopo la sua morte da Giulio Romano. Ancora Fuseli e Thomas Lawrence, rivedendolo a Parigi nel 1802, lo consideravano un capolavoro insuperabile. LIncoronazione della Vergine di Monteluce, vicino a Perugia, attribuita allora a Raffaello ma probabilmente opera in buona parte di Giulio Romano, raggiunse pi tardi la Pinacoteca Vaticana, dove si trova tuttora. I commissari Thouin e Moitte insieme al pittore Gros scortarono i tesori romani lungo la via oggi consueta fino a Livorno e poi a Marsiglia via mare, per risalire quindi il Rodano, la Sane e i suoi canali fino alla Senna e a Parigi. Del trasporto da Marsiglia a Parigi si occup un certo Vidal, fornitore militare, per la cifra di 17 400 franchi. Mentre le altre spedizioni di opere darte erano state accolte a Parigi senza particolare solennit, il loro arrivo si trasform questa volta, su suggerimento di Thouin, in una grande festa popolare che ricordava insieme le feste rivoluzionarie e i trionfi romani. Il regista dellavvenimento fu lo stesso Thouin, che aveva gi assistito Jean-Louis David nellorganizzazione delle grandi solennit rivoluzionarie, e che in una lettera al Direttorio propose un piano dettagliato per lingresso trionfale delle opere darte italiane e del rimanente bottino di guerra. Nei giorni 27 e 28 luglio 1798 i parigini poterono

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cos assistere, a bocca aperta, allingresso dei Monuments des Sciences et Arts. Era un corteo interminabile: guidata dalle due statue colossali del Nilo e del Tevere, provenienti dal Vaticano, la processione si mosse dal Jardin des Plantes costeggiando la Senna fino al Champs de Mars e di qui al Louvre. Il contenuto delle casse era indicato da grosse scritte allesterno, e tra le statue greche e quelle romane sfilava un manifesto con le parole. la Grce les cda, Rome les a perdu | leur sort changea deux fois | il ne changera plus. I quattro cavalli di bronzo di San Marco non erano imballati, ma come si vede in una stampa dellepoca, vennero trasportati con un sistema di piattaforme e di rulli. Con una scenografia decisamente incongrua, i cavalli erano scortati dalle giraffe, dai cammelli e dagli altri animali esotici destinati al giardino zoologico. Furono quindi collocati su piedestalli marmorei allestremit orientale delle Tuileries e infine, nel 1808, sullArc de Triomphe del Caroussel insieme a un carro della vittoria e ad altri accessori moderni. Il leone di bronzo di San Marco fu sistemato su una fontana agli Invalides. La grande Trasfigurazione di Raffaello aveva superato il lungo trasporto senza gravi danni, malgrado lazione invisibile dei tarli, ma altri capolavori famosi, come la Glorificazione di santa Cecilia di Raffaello, proveniente da Bologna, il Martirio di san Pietro di Tiziano e la Vergine in trono con santi di Giovanni Bellini, dalla chiesa veneziana di San Zaccaria, furono trasferiti dal supporto di legno alla tela per opera dellinsigne restauratore del Louvre, Picault. Anche gli altri quadri furono in gran parte restaurati e liberati da secoli di vernici, di sporcizia e di ridipinture: una pratica allora inconsueta, che privava i quadri della loro patina anticheggiante, e che suscit vivaci critiche fra gli artisti, abituati al loro aspetto tradizionale. Lartefice del trionfo, Napoleone, non pot vedere le dimensioni effettive del bottino romano, essendosi

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imbarcato il 19 maggio a Tolone per la Campagna dEgitto. Tuttavia, lesperienza italiana lo indusse a formulare progetti altrettanto grandiosi anche per il Vicino Oriente: per aprirsi la strada in quei paesi, e con lidea di fondare un Istituto Orientale sul modello parigino, port con s 75 studiosi di vari campi, astronomi, geologi, economisti, agronomi e archeologi. Oltre al gi citato Gaspard Monge, che fu eletto presidente, e ad alcuni dei commissari di cui abbiamo gi fatto conoscenza, come Berthollet, faceva parte del gruppo anche Vivant Denon, allora sconosciuto, che doveva svolgere un ruolo di primo piano in tutte le imprese artistiche dellImpero. Insieme allarchitetto Lepre, allincisore Dutertre e alcuni altri, Denon fu incaricato di studiare i monumenti archeologici dellEgitto, di farne il rilievo e di disegnarli. Mentre lesercito francese sotto la guida dei generali Desaix e Belliar, dopo la vittoriosa battaglia di Gizeh avanzava verso Tabe, Karnak e Luxor nellAlto Egitto, Denon e i suoi collaboratori erano impegnati a studiare piramidi, templi, statue colossali e altri monumenti faraonici. Laiutante di campo Savary rifer pi tardi nelle sue memorie: [Denon] ci incaricava di misurare i monumenti, lui invece li disegnava, e di questi schizzi mand al Cairo un intero carico di cammello. Uno di questi studi ritrae il tempio di Amenofi III, vicino ad Assuan: il tempio venne distrutto nel 1822 ed merito di Denon se almeno il suo aspetto non ci ignoto. Sia Denon che Lepre pubblicarono infatti i risultati del loro lavoro in grandi volumi di incisioni (1802 e 1809-23), che diedero allEuropa le prime immagini di una civilt cancellata per secoli dalla storia. Ma fu soprattuto il Voyage dans la Haute et Basse gypte di Denon a esercitare un influsso decisivo sulla nascita dello stile impero con i suoi motivi egizi e pseudoegizi. Quanto alle numerose opere darte raccolte durante i due anni di occupazione e custodite allIsti-

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tuto Orientale del Cairo, passarono nelle mani degli inglesi dopo la capitolazione del corpo di spedizione napoleonico, e furono spedite a Londra anzich a Parigi. Con molta previdenza lIstituto aveva fatto preparare dei calchi di gesso dei pezzi pi importanti, tra cui la cosiddetta stele di Rosetta, che i francesi avevano trovato nelle vicinanze di Alessandria e che con la sua iscrizione trilingue permise a Champollion di decifrare la scrittura geroglifica.

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Capitolo quarto Il saccheggio di Torino, Napoli e Firenze (1799-1800)

Ci sembra opportuno, a questo punto, iniziare un nuovo capitolo, bench gli avvenimenti successivi, fino al ritorno di Napoleone e alla pace di Lunville, costituiscono un puro seguito di quelli finora descritti. Se il Direttorio nutriva il segreto desiderio di vedere Napoleone lontano dallEuropa, e proprio a tale scopo finanziava la sua pi che avventurosa spedizione in Egitto, non poteva per fare a meno, per ragioni di popolarit, di proseguire e rafforzare la sua brillante politica di conquista in terra italiana. Dopo che i territori austriaci e pontifici si erano trasformati in repubbliche sotto il controllo francese, gli unici principati ancora indipendenti erano il granducato di Toscana e i due regni di Savoia e di Napoli. Il Direttorio aspettava dunque loccasione per modificare questo stato di cose e assicurarsi il controllo dellintera penisola: soltanto, gli mancava lintelligenza politica di Napoleone. Sia la Savoia che la Toscana avevano firmato nel 1796 un patto di neutralit e di amicizia con la Repubblica francese, e Napoleone non aveva ritenuto opportuno violarlo o mettere le mani sui patrimoni artistici dei due paesi. Ma l8 dicembre il governo francese costrinse il giovane re Carlo Emanuele V di Savoia ad abdicare. Il padre Vittorio Amedeo I era morto da poco, e gi da tempo si era ritirato in Sardegna, lasciando Torino, la sua capitale piemontese, nelle mani dei francesi. Il generale francese Clauzel, inviato per accogliere

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latto formale di abdicazione, pretese e ottenne a titolo di omaggio un quadro allora ammiratissimo della collezione reale la Donna idropica di Gerard Dou, di cui fece dono alla nazione francese, e dunque al Louvre. Ebbe cos inizio il saccheggio della collezione sabauda, che solo 47 anni prima si era arricchita in modo decisivo, quando il re Carlo Emanuele III aveva acquisito dallerede del principe Eugenio di Savoia la sua celebre raccolta di quadri conservata al Belvedere di Vienna. I francesi insediarono a Torino un governo repubblicano provvisorio, e il 19 aprile 1799 una commissione artistica scelse a Palazzo Reale 40 quadri, che furono inviati a Parigi in due tornate successive. Il governatore francese, generale Fiorillo, si impadron a titolo personale di 27 dipinti. Tra le opere destinate al Louvre, e che vi furono esposte lo stesso anno, occupava il primo posto la piccola Annunciazione di Rogier van der Weyden, tuttora al Louvre, e appartenente a un trittico la cui portella di destra con la Visitazione fu lasciata stranamente a Torino. Attribuito in precedenza, come molti primitivi, a una generica cole allemande, lAnnunciazione fu esposta per la prima volta al Louvre col nome del suo vero autore, e catalogata gi nel 1814 come opera di Rogier de Bruges. Dalla raccolta reale furono inoltre sottratti due importanti quadri di Anton van Dyck, e precisamente i figli di Carlo I dInghilterra e un Baccanale ripreso da un originale tizianesco (entrambi a Torino); un piccolo quadro di Rembrandt attribuito a Jan Lievens (Torino); tre tele attribuite a Nicolas Poussin, di cui soltanto una, la Santa Margherita riconosciuta oggi come opera sua (Torino); tre quadri di Guido Reni, lApollo e Marsia (Tolosa, museo), Adamo ed Eva e Giovanni nel deserto (entrambi a Torino); due ritratti di Bartholomaeus Bruyn attribuiti allora ad Hans Holbein (Tori-

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no), pi altre opere di Dou e svariati quadri di genere olandesi, dei due Mieris, Schalken, Slingeland e cos via, provenienti quasi tutti dal Belvedere. Questa prima spedizione precedette di poco larrivo degli austriaci, che in assenza di Napoleone erano tornati alla vittoria e nel luglio 1799 occupavano anche la capitale piemontese. Ma quando, dopo la battaglia di Marengo, il regno di Savoia cadde nuovamente in mano francese, i generali Dupont e Jourdan, ministri straordinari presso il governo provvisorio di Torino, si impadronirono di altri 84 dipinti delle collezioni sabaude, tra i quali il giovanile Ritorno del figliuol prodigo del Guercino e una Annunciazione di Orazio Gentileschi (entrambi a Torino). Pi fortunato e pi intelligente fu per il generale Soult, che prima di partire per Genova si impadron di dodici quadri tra cui la Visitazione di Rembrandt: quadri che passeranno poi al duca di Westminster e, in tempi, pi recenti, allArt Institute di Detroit. Ritroveremo Soult in Spagna, dove pot dare libero sfogo alla sua passione per i capolavori. Loccupazione della Toscana, avvenuta nel marzo 1799, fu un atto arbitrario, privo di qualsiasi giustificazione, dato il comportamento rigorosamente neutrale mantenuto dal granduca Ferdinando III durante tutto il periodo della campagna dItalia. Ma il granduca era un principe di sangue asburgico, ostacolava la liberazione dellItalia e il pericolo di uno sbarco alleato sulle coste toscane poteva offrire un buon pretesto. Il 9 aprile 1799 fu innalzato davanti a Palazzo Vecchio lalbero della libert. Ferdinando era fuggito, portando con s la Madonna del Granduca di Raffaello e lambita Venere Medici. Tra le poche collezioni principesche ancora intatte, quella medicea era di gran lunga la pi importante, specie dopo lacquisizione, avvenuta nel 1631, di buona parte della Pinacoteca di Urbino. La raccolta era sistemata, allora come oggi, parte a Palazzo Pitti e parte

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agli Uffizi, e la cosiddetta tribuna di questi ultimi, riprodotta con fedelt fotografica dal pittore inglese Zoffany, era un fondamentale punto di attrazione per tutti i viaggiatori e gli amatori darte del 700. Si trovavano qui il Giovanni nel deserto di Raffaello, la Venere di Urbino di Tiziano, la Nativit del Correggio e lammiratissima collezione di sculture ellenistiche tra cui il gruppo dei Lottatori, il Fauno danzante, lArrotino e cos via. Questa parte della collezione medicea per e fu largomento usato dal direttore Tommaso Puccini era stata donata dallultima principessa Medici, Anna Maria, nel 1793, alla citt e alla municipalit di Firenze. Con un gesto di singolare discrezione i francesi rinunciarono a sequestrarla. Accanto ai commissari di nuova nomina, i pittori italiani Benvenuti e Fadi, cera il pittore Jean-Baptiste Wicar, da noi gi incontrato, ottimo conoscitore delle raccolte fiorentine, sulle quali aveva gi pubblicato un primo volume in-folio corredato da incisioni. Fu probabilmente lo stesso Wicar a scegliere le opere pi preziose di Palazzo Pitti, opere del resto cos famose che la scelta si imponeva da s. Non meno di otto opere di Raffaello, tra cui i due ritratti di Leone X e di Giulio II, i ritratt dei cardinali Bibbiena e Inghirami, la Madonna della sedia e la Madonna del Baldacchino, come pure la Sacra famiglia della Impannata partirono alla volta di Parigi. A questi vanno aggiunte cinque opere di Tiziano, la cosiddetta Bella del 1536, che ritrae lamante del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, Cristo salvatore delluniverso e La Maddalena, il Concerto e la Maddalena penitente. Quanto agli altri maestri del Rinascimento italiano furono scelti Le tre et delluomo attribuite a Giorgione, la Resurrezione di Cristo e il San Marco di fra Bartolomeo, lautoritratto di Andrea del Sarto, la Deposizione dalla Croce e le Scene dalla storia di Giuseppe, sempre di Andrea del Sarto, il cruento Martirio di santAgata di Sebastiano del Piom-

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bo, la Danza delle Muse e la Sacra famiglia di Giulio Romano. La collezione Pitti era per ricca anche di opere di Rubens, e qui la scelta cadde sui due notevoli paesaggi, sui cosiddetti Quattro filosofi, opera giovanile che raffigura in realt lo stesso Rubens col fratello Filippo e i dotti di Anversa Lipsio e Grozio, le Conseguenze della guerra e la grande Sacra famiglia, oltre al ritratto del cardinale Bentivoglio di Van Dyck. In totale furono portati via da Firenze 63 quadri e 25 pietre dure (tavole intarsiate): queste ultime erano anzi tenute in tale considerazione che nel 1815, per riaverle, il commissario fiorentino Alessandri rinunci ai primitivi italiani oggi cos ammirati al Louvre. Lultimo Stato indipendente della penisola era ormai il Regno di Napoli. La sua linea politica era oscillante. Nel 1796 il marchese del Vasco aveva deciso un accordo militare con Roma, ma quando, dopo larmistizio di Bologna, la superiorit di Napoleone fu evidente, il governo di Napoli si affrett a ritirare le sue truppe per riavvicinarsi ai francesi, e dichiar guerra allo Stato Pontificio. Quando poi giunse la notizia della disfatta francese ad Aboukir, nellagosto 1798, la regina Carolina, che era una principessa austriaca e amica dellambasciatore inglese Lord Hamilton e di sua moglie Emma (di cui sono celebri i ritratti), indusse il governo borbonico a un riavvicinamento con gli alleati. Lindipendenza fu di breve durata, e come nellItalia del Nord anche qui i francesi fecero pagare il tradimento a caro prezzo. Il generale Championnet ebbe lordine di mettersi in marcia da Roma verso Napoli; la citt fu occupata il 20 gennaio 1799 senza opporre particolare resistenza, e i rivoluzionari locali furono incoraggiati a proclamare la repubblica. Il re Ferdinando IV fugg a Palermo, prendendo con s alcuni dei migliori quadri della sua collezione. Il nucleo pi ricco era per conservato nella Galleria di Capodimonte, sulla collina di Napoli, galleria che nel 1734 aveva incorporato per

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lascito ereditario la collezione Farnese di Parma. Il comandante in capo generale Championnet era egli stesso un appassionato di opere darte gli dobbiamo un importante libro di memorie e ordin senza indugio di requisire 30 quadri che furono inviati a Roma, dove ricevettero una sistemazione provvisoria nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, utilizzata come deposito di opere darte, e a Palazzo Farnese. curioso che nessuna delle celebri sculture antiche della collezione Farnese trasferita da poco a Napoli e comprendente opere famosissime come il Toro farnese o lErcole farnese abbia trovato allora strada per Parigi. Anche i quadri requisiti a Napoli raggiunsero la Francia molto piu tardi, e poco manc che non ci arrivassero affatto. Mentre le opere di Firenze e di Torino giunsero in territorio francese prima della controffensiva austriaca del 99, le cose a Napoli andarono infatti diversamente. Entro il giugno di quellanno le forze austriache avevano nuovamente occupato tutti i territori conquistati da Napoleone e ripristinato lAncien Rgime. Nello stesso tempo, il governo delle Due Sicilie sotto la guida del conte Ruffo di Calabria aveva organizzato la resistenza: il 13 giugno riconquist Napoli con lappoggio della flotta inglese, e il 30 settembre fu la volta di Roma. Un certo cavalier Venuti di Napoli fu incaricato, nello stesso mese, di recuperare le opere sequestrate, e poich i francesi avevano lasciato Roma in gran fretta, nella Chiesa di San Luigi si trovavano ancora numerose casse coi dipinti imballati e la scritta Pour la Rpublique Franaise. La maggior parte dei quadri di Capodimonte fu recuperata cos, ma a un certo numero di essi si trovava, come sostenne Venuti, nelle mani di privati che li avevano comprati dai commissari francesi o da ufficiali e che egli riacquist. Per compensare le perdite il Venuti sequestr poi altre opere nella stessa Chiesa di San Luigi, tra cui la grande tavola con lAdorazione del Bambino di Jacob Cornelisz di Amsterdam, ma

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allora attribuita a Drer (Napoli, museo), e altre di antica scuola italiana: Perugino, Ghirlandaio, Luini ecc. In quelloccasione anche Wicar perdette la sua prima raccolta di disegni di Raffaello e Michelangelo. I francesi accusarono i napoletani di avere rubato e distrutto preziose opere darte durante la loro occupazione di Roma, e nel 1801 il re di Napoli si impegn, come vedremo, a restituire le opere rimpatriate, che ora cambiavano nuovamente proprietario. Quando Napoleone torn dallEgitto dopo unassenza di 19 mesi, trov una Francia inquieta e preoccupata. Correvano voci di un possibile colpo di Stato, e la sconfitta egiziana aveva scosso gli animi pi della perdita dellItalia e delle minacce che accerchiavano il paese. Colpa evidente del Direttorio, della sua debolezza e corruzione. Al suo arrivo nel novembre del 99, Napoleone conservava la sua popolarit quasi intatta, ed era sempre considerato il salvatore della Repubblica. Sfruttando il momento favorevole Napoleone destitu il Direttorio col colpo di Stato del 18 brumaio e si proclam Primo Console di un triumvirato. Il grande traguardo era raggiunto, il potere politico e quello militare erano ora entrambi nelle sue mani. Il seguito noto. Nel maggio del 1800 Napoleone attravers con un esercito di coscritti il valico del Gran San Bernardo e sorprese gli austriaci alle spalle. La vittoria di Marengo, bench in se stessa modesta, rappresent una nuova svolta e riapr ai francesi le porte dellItalia settentrionale e centrale. Basandosi su uninterpretazione molto personale del diritto di guerra Napoleone sostenne che le opere darte di Capodimonte, gi sequestrate e poi riprese dai napoletani, erano propriet della Francia. Il nuovo trattato di pace, firmato il 28 marzo 1801 col re delle Due Sicilie, prevedeva espressamente la loro cessione, e Dufourny, segretario del Muse Central, fu inviato in Italia perch la clausola diventasse operativa.

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Una lettera di Dufourny, pubblicata da Sylvie Bguin insieme ad altro materiale documentario, e gli elenchi dello stesso Dufourny, riferiscono di 41 quadri ritrovati nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi e di nove altri che furono spediti a Napoli in cambio di altrettante opere scomparse. Paragonato alleffettiva ricchezza delle collezioni Farnese e Capodimonte il bottino sembra per inferiore alle energie profuse. Il pezzo pi pregiato forse lincantevole Madonna della Colomba, attribuita allora a Domenico Ghirlandaio ma opera in realt di Piero di Cosimo, oggi al Louvre (Fondo Farnese). Tra le opere del Cinquecento e del Seicento ricorderemo la Resurrezione di Lazzaro di Bonifacio Veronese (Parigi, Louvre), lAdorazione dei pastori e lAnnunciazione del pittore spagnolo napoletanizzato Giuseppe Ribera, una Sacra famiglia del pittore caravaggesco napoletano Bartolomeo Schedoni, un ritratto virile di Bartolomeo Strozzi e una Sofonisba di Mattia Preti (Lione, museo). A seguito del nuovo trattato di pace il re di Napoli fin per cedere anche la Venere Medici, messa in salvo da Firenze e tanto ambita da Napoleone. Prima del 1803, altre opere, come la tavola della Sacra conversazione di Cima da Conegliano, fecero ancora in tempo a raggiungere Parigi e il Louvre. La campagna dItalia si chiudeva con un bilancio largamente attivo: non solo permise di risanare le finanze dello Stato francese e di restituire alla Francia quel ruolo di grande potenza che aveva avuto ai tempi di Luigi XIV, ma aveva anche messo in movimento lintero patrimonio artistico italiano, convogliandone verso la Francia una parte preziosa, se non addirittura la pi preziosa. Inoltre essa favor una diffusione non effimera dellarte italiana, diffusione che forse avrebbe avuto luogo comunque, ma che ricevette allora un impulso decisivo. Il ritorno a Roma del governo pontificio, che rappresentava, un fatto doloroso per i patrioti locali, ebbe

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tuttavia un risvolto positivo per il futuro del Louvre: larrivo a Parigi di uno dei pi importanti studiosi vaticani, Ennio Quirino Visconti. Il nome dei Visconti, grande conoscitore del mondo classico e tra i fondatori della moderna archeologia, citato ancora oggi con venerazione. Nato nel 1751, nel 1771 era gi bibliotecario in Vaticano, e nel 1784 fu nominato conservatore del Museo Capitolino. Fautore delle idee illuministe, egli salut come molti intellettuali la liberazione dellItalia, e al momento della proclamazione della repubblica fu nominato ministro degli Interni. Ormai compromesso col vecchio regime, quando la citt fu riconquistata dai napoletani fu costretto alla fuga e si diresse naturalmente a Parigi, dove fu subito nominato conservatore della sezione antica del Louvre, ed esercit questa carica fino alla fine dellet napoleonica. A lui si devono i primi volumi della Iconographie grecque et romaine, una pietra miliare della moderna scienza archeologica, proseguita poi dal suo successore Clarac. Nello stesso anno in cui Napoleone otteneva i suoi rapidi successi sul fronte meridionale e fondava la Repubblica Cisalpina, il generale Moreau, comandante in capo dellarmata del Reno, stornava la minaccia austriaca ai confini orientali infliggendo una sconfitta decisiva presso Hohenlinden allarciduca Johann. La sua avanzata attraverso la Baviera fino a Salisburgo mise quindi alla portata dei francesi le grandi ricchezze artistiche della Baviera e della Franconia. Non solo cera Monaco, la citt di Albrecht Drer, il cui nome aveva un significato emblematico per la pittura rinascimentale tedesca e anche olandese, ma cerano anche le collezioni riunite di Casa Wittelsbach, di Pfalz Zweibrchen e Dsseldorf, che formavano una delle pi ricche raccolte pittoriche in assoluto. Il direttore del Museo di Monaco Christian von Mannlich, che aveva gi fatto esperienza di una invasione francese, cerc di nascondere i quadri pi preziosi nel castello di Ansbach, non lontano da Norimberga.

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Quando il plenipotenziario francese per le opere darte Neveu, professore allcole Polytechnique di Parigi, giunse a Monaco, scelse 72 dipinti dalle Residenze di Monaco e Schleissheim, e poi ad Augsburg e a Norimberga. Non erano tutte opere di primordine, ma comprendevano fra le altre alcuni capolavori, come lIncoronazione di spine, opera tarda di Tiziano (Monaco, Pinacoteca), che Neveu volle per la propria tomba e che and ad affiancare al Louvre la versione giovanile dello stesso dipinto. Tra le numerose opere di Rubens acquistate dal duca Massimiliano I, Neveu destin a Parigi la giovanile Adorazione dei Magi (Lione, museo), Meleagro e Atalanta (Monaco), come anche le scene di caccia ai verri e alle tigri (Marsiglia e Rennes) che il maestro aveva dipinto nel 1616 per il duca con la collaborazione dei pittori di animali e di paesaggio Snyders e Wildens. Con La battaglia di Alessandro di Albrecht Altdorfer, con due tavole di Hans Burgkmair, tre tavole di Hans Baldung Grien e, non in ultimo, collautoritratto giovanile di Drer (Louvre), giunsero al Louvre anche i primitivi tedeschi, dopo i ritratti di Holbein dellAia. Nel 1815 La battaglia di Alessandro si trovava nella stanza da bagno di Napoleone a Saint-Cloud: limperatore voleva averla ogni giorno davanti agli occhi, probabilmente pi per il soggetto che per il suo valore artistico. Tra le opere di seconda scelta citeremo soltanto il quadro di Maerten van Heemskerck San Luca che dipinge la Madonna, oggi a Rennes, e lAssunta di Piazzetta, che fu ceduta pi tardi al Museo di Lilla, mentre il bozzetto rimase a Schleissheim. Conformemente agli ordini ricevuti, Neveu consegn al governo bavarese un elenco scritto delle opere sequestrate, elenco che permetter al ministro Thiersch, nel 1815, di ottenere la restituzione di alcune fra le pi importanti, mentre quelle non restituite furono rimpiazzate da altri quadri di propriet francese. Va

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detto per fin dora che pochi anni pi tardi la Baviera diventer il pi stretto alleato di Napoleone e nemico dellAustria. Il giovane principe elettore Massimiliano IV, che prima della Rivoluzione aveva militato nellesercito francese, non aveva perduto le sue simpatie per la Francia: nel 1803 la Baviera fu risarcita a spese dellAustria per la perdita dei territori a ovest del Reno, e nel 1805 fu innalzata al rango di Regno. Le nozze del figliastro di Napoleone Eugenio Beauharnais con la principessa bavarese Augusta rafforzarono ulteriormente i legami fra i due paesi, e la Baviera rimase cos al riparo dal pericolo di altre requisizioni.

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Capitolo quinto Il Muse Napolon e il riordino del bottino (1802-806) La politica museale di Vivant Denon

Col trattato di pace di Amiens tra Francia e Inghilterra, firmato nel marzo 1802, i lunghi anni di guerra sembravano dare i primi frutti. Fu, per tutta la Francia, un momento di generale sollievo, mentre i nuovi confini e i territori conquistati alimentavano la fiducia e lottimismo nel futuro. Sotto la guida di Napoleone, nominato nel frattempo console a vita, si fece il possibile per recuperare, in campo industriale, economico e culturale, il tempo perduto negli anni della guerra. Monge, Berthollet e il chimico Chaptal fondarono la Socit dencouragement pour lIndustrie nationale, furono aperte 21 camere di commercio e, nel mese di settembre, fu inaugurata nel cortile del Louvre la prima esposizione europea dellindustria. Le vecchie manifatture artigiane, per cui la Francia andava celebre sotto lAncien Rgime e che la Rivoluzione aveva fermato per mancanza di clientela, furono richiamate in vita dal nuovo lusso della societ parigina, pronta a seguire lesempio dellimperatrice Giuseppina e dei suoi gusti stravaganti. Dal classicismo della scuola di David, arrivato in Francia con la campagna dEgitto, nacque lo stile impero, in anticipo sullImpero propriamente detto. Ci sembra difficile caratterizzare il clima di quegli anni meglio dello storico inglese Denis Sutton: Fu lillegittimit del potere napoleonico che confer allo stile impero il suo carattere specifico. Gli uomini nuovi, i ge-

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nerali, i fornitori militari, i banchieri, gente del ceto medio, aspiravano a uno stile che confermasse la loro nuova posizione sociale e si trovavano a loro agio in un ambiente che esprimeva un ideale di sfarzo. Napoleone aveva dichiarato di voler fare di Parigi la pi bella citt del mondo, e il momento sembrava propizio a una simile impresa. Pi ancora che nel cosmopolita secolo diciottesimo, Parigi, la capitale dEuropa, divent la meta di un flusso incessante di visitatori, curiosi di vedere le novit sopraggiunte nei lunghi anni dopo la Rivoluzione. Novit che ormai si imponevano in tutti i campi: nella moda, nellaspetto urbano, nella vita privata e sociale. Probabilmente, furono soprattutto i viaggiatori e gli intellettuali inglesi a patire le conseguenze dellisolamento che aveva posto fine agli intensi scambi culturali della seconda met del secolo. Nei primi sei mesi del 1802 non meno di 16 000 visitatori inglesi approdarono in Francia: fra gli altri, membri della Casa Reale come il gran cancelliere duca di Argyll, politici come James Fox, leader del partito Whig, scrittori come Fanny Burny e Mary Berry, lattore James Kemble e, non ultimo, numerosi artisti inglesi, curiosi di conoscere la nuova arte francese nata dalla Rivoluzione e i capolavori provenienti dai territori conquistati. Anche dalla Germania e dalla Svizzera giunsero a Parigi scrittori e studiosi, come i due Humboldt, Friedrich von Schlegel, Kotzebue, Ulrich Hegner e Karl von Bonstetten. Nellagosto del 1802 si incontrarono a Parigi diversi artisti inglesi di fama, alcuni dei quali avevano intrapreso il viaggio insieme: Benjamin West e Henry Fuseli, direttore e professore della Royal Academy, i ritrattisti John Hoppner e James Opie, la pittrice Maria Cosway, il paesaggista Turner e lo scultore classicheggiante William Flaxman, insieme ad altri pittori e architetti come Shee, Smirke, Hall e William Farington,

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che ci ha lasciato nei suoi diari un limpido resoconto del proprio soggiorno parigino. Il giovane Turner copi sul suo taccuino da disegno numerosi quadri del Louvre, soprattutto paesaggi; Fuseli prese appunti e coni i giudizi apodittici che troviamo nelle sue Lectures on Painting, e Flaxman discusse con gli altri sulloriginalit delle sculture antiche. Maria Cosway era impegnata a realizzare le incisioni per una grossa opera in-folio sulla galleria del Louvre, il cui primo volume, dedicato a una parte dei quadri di scuola italiana, fu stampato nello stesso anno 1802. Su queste tavole possiamo farci unidea di comerano esposti i quadri nella Grande Galleria. Dal 1801 la Grande Galleria era di nuovo accessibile al pubblico in tutta la sua lunghezza, ma bench i progetti volti a migliorarne lilluminazione e la struttura interna risalissero al 1796 e gli architetti Percier e Fontaine fossero al lavoro, essa si trovava praticamente nello stesso stato in cui la commissione per i musei laveva trovata allora. In altre parole, la galleria prendeva luce dalle finestre laterali, col risultato di lasciare in ombra molti quadri appesi da quella parte. Le sculture erano disposte nelle nicchie delle finestre o nel mezzo della galleria che, essendo priva di interruzioni, appariva come un lungo corridoio. Poich non si parlava ancora di ordinare i quadri secondo un criterio sistematico e cronologico, per paesi e scuole di provenienza (come oggi sarebbe naturale), ma la posizione dei quadri che riempivano le pareti dal pavimento al soffitto era decisa in base alla grandezza e al formato, questa processione interminabile di capolavori delle scuole pi diverse doveva avere sui visitatori un effetto grandioso ma anche frastornante. Per fare solo un esempio: Raffaello, i cui quadri di cavalletto erano rappresentati quasi al completo, vide i suoi quadri di formato pi piccolo raccolti intorno alla tela colossale dei Mendicanti, posteriore di un secolo, e soltanto due opere, la

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giovanile Incoronazione della Vergine e la tarda Trasfigurazione, furono accostate intenzionalmente a opere di soggetto analogo del suo maestro Pietro Perugino, in modo che il pubblico potesse effettuare il confronto. Per i visitatori pi esperti cera poi un altro problema non secondario, lo stato di conservazione dei dipinti, su cui per esempio Fuseli, che conosceva alcune di quelle opere dai suoi viaggi italiani, espresse un giudizio fortemente negativo. Erano quadri che per la prima volta venivano portati dal buio delle chiese alla luce del sole: dopo le difficolt del lungo viaggio gli abili restauratori del Louvre, Picault, Hacquin e il loro staff li pulirono e in alcuni casi particolarmente gravi, come la danneggiatissima Madonna di Foligno e la Glorificazione di santa Cecilia di Raffaello, o il Martirio di san Pietro, di Tiziano, li trasportarono addirittura su tela. Questo modo di procedere non corrispondeva per al gusto dei conoscitori. Dobbiamo infatti ricordare che ancora per buona parte dell800 gli antichi maestri dovevano avere un aspetto antico, prodotto dalla polvere e dalla vernice ingiallita, e che non esistevano altri mezzi allinfuori dellocchio e della lente dingrandimento per distinguere il quadro originale dalle ridipinture. Capitava spesso, in passato, che artisti-restauratori migliorassero secondo il proprio gusto quadri lievemente danneggiati, aggiungendo magari intere parti al dipinto. I nuovi specialisti come Picault non solo misero fine a questa pratica, ma eliminarono tutte le aggiunte per riportare i quadri al loro aspetto originario. Per mostrare al pubblico il significato del nuovo metodo e mettere a tacere le critiche, gi nel 1798 la direzione del Louvre aveva esposto due opere di Carracci e Perugino restaurate per met. Analoghe controversie furono provocate anche dalle sculture antiche, sistemate fin dal 1800 al pianterreno, in quello che era stato lappartamento della regina Anna. Qui per il problema era soprattutto un altro: ori-

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ginale greco o copia romana? Visconti, il direttore della collezione, aveva pubblicato per lapertura del Museo di Antichit il suo primo catalogo: una descrizione esemplare delle fonti antiche su cui le attribuzioni si basavano. Ma poich gli originali greci erano ancora poco conosciuti (fu proprio in quellanno che lambasciatore inglese lord Elgin port a Londra le sculture del Partenone), e quasi tutte le statue provenivano dal territorio italiano, le possibilit di un raffronto stilistico erano molto scarse. LApollo del Belvedere, che Flaxman dichiar essere una copia romana, fu collocato nella sala che prese da allora il nome di Salle dApollon (insieme al cartone di Raffaello per la Scuola dAtene), mentre lAmazzone ferita (o Amazzone di Villa Mattei) del Vaticano e lAntinoo si trovavano allingresso del museo. In un quadro, di qualche anno posteriore, di Hubert Robert, vediamo appunto lingresso con la scritta Muse Napolon (cos fu ribattezzato il Louvre nel 1803), e in fondo a una fuga di sale il famoso gruppo del Laocoonte dentro una nicchia. Per orientarsi nel museo i visitatori stranieri potevano comprare, per la prima volta, delle guide, che furono stampate per lapertura della sezione antica e per la prima esposizione dei quadri fiamminghi e italiani trafugati. Alle Notices des tableaux des coles de Lombardie et de Bologne, uscite nel 1801, fece seguito due anni pi tardi una guida dedicata ai quadri di Venezia, Firenze, Napoli, Torino e Bologna, guida che conteneva fra laltro un lungo resoconto del restauro della Madonna di Foligno di Raffaello. Il 2 settembre 1802, Benjamin West, presidente della Royal Academy di Londra, invit gli artisti francesi per una cena. Si voleva ricambiare in questo modo le molte cortesie ricevute dagli artisti inglesi a Parigi, e fu anche unoccasione per conoscere i due uomini che pi avevano contribuito a organizzare le nuove collezioni parigine: Alexandre Lenoir e Vivant Denon. Del

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ruolo svolto da Lenoir come conservatore del Muse des Petits Augustins si gi parlato. Denon, la cui prima pubblicazione sulle antichit egizie usciva proprio quellanno, era certo sconosciuto agli inglesi nonostante la sua attivit di incisore, e dovette suscitare non poca ammirazione, questo brillante signore non pi giovane, le cui conoscenze abbracciavano larte antica non meno di quella europea. Malgrado il suo passato vivace e i suoi 53 anni, la vera carriera di Denon ebbe inizio solo il 19 novembre di quellanno, quando Napoleone lo nomin direttore generale unico dei musei francesi, assegnandogli, con la scomparsa delle vecchie commissioni, un incarico simile a quello degli intendenti regi, ma con poteri ancora pi ampi. Chi era dunque questuomo, che per tredici anni, fino alla caduta dellImpero, guid la politica francese nel settore dei musei e dei beni artistici? Limportanza straordinaria di Denon nella storia del Louvre giustifica un breve sguardo allindietro, per seguire le varie tappe del suo complesso curriculum intellettuale. Dominique Vivant Denon nacque nel 1747 a Givry presso Chlons, nel cuore della regione vinicola della Borgogna. La sua famiglia doveva i propri beni e la propria posizione sociale privilegiata a un prozio, Vivant Jolliot, che produceva nelle sue cantine il celebre Chateau-Mouton. In qualit di commissaire du vin e fornitore di corte, Jolliot divent un assiduo compagno di bevute dellerede al trono, il Grand Dauphin: circostanza che non solo lo rese ricco, ma, per le consuetudini feudali di allora, gli valse anche numerosi feudi nelle vicinanze di Givry e di Chlons. Lo stesso Denon era solito raccontare questa storia nella sua maniera spiritosa: Per mia fortuna il mio prozio si distinse soprattutto come cortigiano; se oggi ho da mangiare, lo devo al suo talento di bevitore e alle sue frequenti bevute col Grand Dauphin, che gli procurarono la ricchezza. Ai legami di un altro zio con la Corte

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Denon dovette il suo ingresso nella carriera, che gli permise di acquistare vaste conoscenze in campo artistico e di coltivare il proprio talento diplomatico. Avendo mostrato fin da ragazzo inclinazioni letterarie e artistiche, frequent a Parigi i corsi di disegno e incisione di Nol Hall. E poich questultimo dirigeva la collezione di medaglie e gioielli della marchesa Pompadour, anche Denon si avvicin alla Corte di Versailles. Fu in quel periodo che Denon scrisse la novella Point de lendemain, un tipico prodotto, come le Liaisons dangereuses di Cholderlos de Laclos, del clima frivolo di quegli anni. Un lavoro destinato a cadere nelloblio fino a una sua recente ripresa cinematografica. Appena venticinquenne, il favore del conte di Vergennes lo avvi alla carriera diplomatica. Fu dapprima addetto alla ambasciata di San Pietroburgo (1772), e successivamente a Stoccolma, dove Vergennes era ambasciatore. Con la nomina di Vergennes a ministro degli Esteri Denon fece ritorno per breve tempo a Parigi; nel 1775 fu inviato in Svizzera e nel 1778 a Napoli. I cinque anni passati a Napoli come consigliere dambasciata furono per lui, sotto molti aspetti, gli anni decisivi. Entr allora in contatto con tutti gli artisti e gli amatori darte che visitavano allora il Regno di Napoli per via degli scavi di Pompei ed Ercolano, e acquis una tale esperienza da accompagnare egli stesso in veste di guida gli ospiti pi illustri dellambasciata. Copi, per ricavarne incisioni, numerose opere di scuola napoletana nelle chiese della citt e aiut labate di Saint-Non a illustrare i suoi resoconti di viaggio nel Regno delle due Sicilie. Nel 1780 la sua fama come conoscitore dellarte italiana era tale che il sovraintendente alle belle arti di Parigi, conte dAngeviller lo incaric di acquistare vasi greco-etruschi per la manifattura di Svres e quadri per la collezione reale, come la Resurrezione di Lazzaro del Guercino. (Da questo quadro ricav unincisione che gli serv come prova

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desame per lAccademia di Firenze). DAngeviller lo raccomand inoltre come esperto al direttore dellAccademia di Francia a Roma, il pittore Vien, e nel 1787 Denon fu eletto, sempre su proposta del DAngeviller, membro dellAccademia dell Arti e delle Scienze di Parigi. Quando Vergennes lasci il suo incarico nel 1790, anche Denon abbandon il servizio diplomatico per dedicarsi interamente alla sua attivit artistica. Negli anni seguenti visse a Firenze, a Bologna e a Venezia, dove abit presso il Ponte Baratteri. Dopo lo scoppio della Rivoluzione tutti i francesi a Venezia furono considerati sospetti dal maestro di lingua e di danza fino al portiere dalbergo, e anche Denon fu convocato il 12 agosto dalla polizia, che rimase per soddisfatta delle sue spiegazioni. Nel 1793, fu nuovamente denunciato per via dei rapporti che le sue propriet in Borgogna lo portavano a intrattenere con lambasciatore francese Henin. Diffidato, Denon lasci Venezia e ripar nei territori del granduca di Toscana, dove prese lardita decisione di fare ritorno in Francia per non venire registrato fra gli emigranti e perdere cos tutti i suoi beni. Per sua fortuna, Denon conosceva il pittore JeanLouis David, amico di Robespierre, che lo protesse negli anni del Terrore e ottenne che il suo nome venisse cancellato dalle liste di proscrizione. David lo incaric inoltre di ricavare unincisione dal suo quadro di soggetto rivoluzionario il Giuramento della Pallacorda e gli sottopose i suoi progetti per le feste repubblicane. I suoi ritratti caricaturali delle vittime della rivoluzione, tuttora conservati, dimostrano che Denon sapeva adattarsi senza troppi scrupoli ai nuovi potenti e alla nuova situazione. Lincontro di Denon con Napoleone avvenne nel 1795 nelle seguenti circostanze. Il miniaturista Eugne Isabey lo preg di prestargli il suo studio per esporvi il quadro Belisario mendicante dellamico Franois Ge-

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rard. Isabey era un protetto di Giuseppina Beauharnais. Quando Giuseppina venne a vedere il quadro di Gerard le fu presentato anche Denon, che coi suoi modi brillanti seppe conquistarsene la simpatia, al punto da diventare ospite assiduo del suo salotto in Rue de Victoire, dove naturalmente poteva incontrare anche Napoleone. Abbiamo gi visto che Denon faceva parte del gruppo di artisti e scienziati scelti da Napoleone per la spedizione in Egitto, e gi in questa circostanza il futuro imperatore rest sicuramente impressionato dal sapere e dallenergia dello studioso. La pubblicazione della grande opera sulle antichit egizie illustrata con le incisioni di Denon (Descriptions des Monuments de la Haute et Basse gypte), iniziata nel 1802, contribu poi a rafforzare la sua stima, tanto pi che lopera sottolineava il valore culturale e scientifico di una missione per il resto fallita. Denon disegn fra laltro anche una medaglia commemorativa, che fu realizzata dagli orafi Brenet e Janouin e che portava la scritta Lgypte Conquise. Quando Napoleone, nellautunno di quellanno, riorganizz lamministrazione del Louvre, abolendo le commissioni artistiche e lufficio dellesperto Lebrun, offr la direzione generale prima al pittore Jean-Louis David e poi allo scultore Canova, i quali, bisogna dire per fortuna, rifiutarono entrambi. La scelta cadde allora su Denon, e ancora una volta Napoleone dimostr di avere buon istinto nella scelta dei suoi collaboratori: non poteva scegliere infatti una persona pi adatta per un incarico cos impegnativo, vario e complesso. Mentre nel 700 i responsabili delle gallerie venivano ancora scelti di regola tra i pittori, la nomina di Denon rappresent anche sotto questo aspetto una novit: in lui possiamo vedere il prototipo del moderno direttore di museo di formazione storico-artistica. I compiti di Denon non si limitavano allamministrazione del Museo del Louvre. Dipendevano da lui

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anche i musei di Versailles, quello dei Petits Augustins e i castelli reali, un gabinetto numismatico particolarmente caro a Napoleone che conteneva anche piccoli bronzi ed era sistemato (come ancora in tempi recenti) nel Palais Mazarin vicino alla Bibliothque Nationale, e infine la direzione delle ex-regie manifatture di Svres, Beauvais e dei Gobelins. Per queste ultime, come anche per labbellimento di Parigi, era lui la persona da cui si attendevano le nuove proposte. Le commissioni per gli infiniti quadri di soggetto militare e dei ritratti ufficiali partivano dalla sua scrivania, come anche quelle relative alle opere scultoree del Louvre, ai nuovi monumenti e alla colonna di Place Vendme, eretta per celebrare la vittoria di Austerlitz a imitazione della colonna Traiana e il cui rilievo era stato realizzato col bronzo dei cannoni nemici. Dal 1805 aveva inoltre il compito di seguire e portare avanti i rilievi topografici e i progetti per una colossale raccolta di incisioni: i Dessins des Campagnes de lEmpereur. Denon segu questi lavori con energia instancabile e con lobiettivo costante di arricchire le collezioni nazionali e di dare unespressione artistica alla grandezza della Francia. Non poteva soddisfare meglio le aspettative di Napoleone, che gli concesse, a dimostrazione del suo favore, poteri pressoch illimitati: quei poteri appunto di cui Denon aveva bisogno per realizzare le sue idee pi ambiziose. Il rinnovamento del Museo del Louvre, che andava dai continui lavori di ristrutturazione alla sistemazione scientifica delle raccolte, era per il primo dei suoi compiti, e anche qui come negli altri vastissimi settori di sua competenza, Denon disponeva di unquipe di collaboratori che, misurata con criteri moderni, appare molto esigua: il segretario generale gi in carica Athenase Lavalle; tre conservatori tra i quali i gi menzionati Lenoir per le antichit nazionali ed Ennio Quirino Visconti per larte antica, il restauratore Picault e il

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suo staff. Nei lavori di ammodernamento del Louvre collabor con gli architetti Percier e Fontaine, che influenzarono in modo decisivo il nuovo stile non solo per quel che riguarda il Louvre, ma anche negli edifici pubblici e nei monumenti della citt. Napoleone amava concentrare la responsabilit in poche mani, e questo ne fu un esempio. Lanno di pace 1802-803 vide poi due fatti che si sarebbero rivelati importanti per la politica francese in materia di opere darte. Con la firma del nuovo concordato col Vaticano le chiese ottennero la parziale restituzione dei beni artistici confiscati, a eccezione di opere come la Madonna Rolin di Van Eyck, considerate ormai patrimonio nazionale. Ma in questo caso esse furono risarcite con altre opere trafugate allestero e provenienti dai ricchi depositi del Muse Central. Cos ad esempio la Grande pala dellaltar maggiore del Guercino si trasfer dal suo paese natale di Cento nella chiesa parigina di San Tommaso dAquino. LUltima Cena di Rubens and a finire nella Chiesa di Saint-Eustache, la Circoncisione di Cristo del Barocci proveniente da Pesaro (Parigi, Louvre) e lAssunzione della Vergine di Salvator Rosa, come pure il San Bernardo salva la citt di Carpi di Ludovico Carracci passarono da Modena a Notre-Dame, solo per citarne alcune. La scelta di queste opere fu affidata al solito Denon, come anche quella, storicamente assai pi importante, dei quadri da assegnare ai musei di provincia. Su proposte dellallora ministro degli Interni Chaptal, gi nel settembre del 1800 Napoleone aveva firmato un decreto per la creazione di 15 musei (portati poi a 22) nelle citt della provincia francese. Alcune di esse, come Lilla, Douai, Angers, Tours, Tolosa, Le Mans e altre, avevano gi iniziato durante la Rivoluzione ad allestire proprie raccolte con i beni confiscati, e nei primi anni dopo il decreto di Napoleone oltre 800 quadri delle eccedenze di Parigi e Versailles furono spediti

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in provincia. Il sopraggiungere della guerra imped tuttavia che il piano venisse portato a termine. Poich il nuovo territorio francese comprendeva anche il Belgio, i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, anche Bruxelles e Magonza, oltre a Lione, Bordeaux, Montpellier, Caen, Angers, Rouen, Digione, Aix-en-Provence e Marsiglia, rientravano fra le citt di provincia in cui affluirono i quadri provenienti da Parigi: quadri che in gran parte vi si trovano tuttora. Nellautunno del 1802 furono distribuiti tra questi musei altri 846 dipinti, tra i quali numerose opere di altissima qualit. I Perugino, i Veronese, i Rubens, i Jordaens, i Van Dyck riempivano i depositi parigini, al punto che cederli fu pi un sollievo che una perdita per il Louvre. Lione, citt di traffici commerciali, ebbe lo splendido Ritrovamento di Mos di Paolo Veronese, Caen le Tentazioni di santAntonio dello stesso Veronese, provenienti da Mantova, e Rouen Barnaba risana gli infermi, sempre di Veronese, proveniente da Verona. Tra le molte opere di Rubens conservate nei musei di provincia merita un cenno particolare la Trasfigurazione di Cristo, opera giovanile, sottratta al grandioso altare di Francesco Gonzaga nella Chiesa dei Gesuiti a Mantova. A causa probabilmente del suo cattivo stato di conservazione lopera fu assegnata a Nancy, una piccola Versailles allora residenza del re di Polonia Stanislao. Nancy ebbe inoltre la collezione del principe in esilio Salm-Salm, formata da opere altotedesche e altoolandesi di notevole valore. Su ordine di Napoleone, la citt di Amiens, dove era stata firmata la pace, ricevette una serie di bozzetti e lavori preparatori di Boucher, Jean-Franois de Troy e altri maestri del Settecento, conservati nelle manifatture tessili di Beauvais e dei Gobelins, dove erano serviti per tutto il secolo da modello per i tessitori. Le spedizioni ai musei di provincia proseguirono, sia pure in misura ridotta, di mano in mano che le nuove conquiste militari portavano a Parigi altri quadri. Per otte-

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nere opere particolarmente ambite, al Louvre o nei musei di provincia, Denon era solito praticare scambi con altri musei, simile in questo a Wilhelm von Bode, che sar alla fine dell800 direttore generale dei musei di Berlino. Quando, nel 1803, il Louvre fu ribattezzato Muse Napolon su proposta del secondo console Cambacres, non si tratt di un puro gesto formale. La logica sistematica che contrassegnava il nuovo orientamento della burocrazia francese si impose anche nello sviluppo del Louvre, dove la mano ferma di Denon, la sua intelligenza critica e i suoi piani di ampio respiro crearono le basi per quella continuit che requisito indispensabile di ogni museo. Mentre in materia di opere darte Denon poteva lavorare in piena autonomia (con la sola eccezione delle opere destinate ai castelli, per le quali doveva consultare il futuro imperatore e limperatrice), per i progetti architettonici, e in particolare per i lavori di ristrutturazione del Louvre, Denon dipendeva dagli architetti Percier e Fontaine, con i quali era talvolta in disaccordo. Cos, ad esempio, essi seguirono il progetto di Hubert Robert per la Grande Galleria solo in parte: invece di una illuminazione continua dallalto praticarono delle aperture laterali sulla volta, mantenendo, del progetto originale, solo le due serie di statue su piedestalli con la funzione di articolare lo spazio. Inoltre, a partire dal 1804, quando ebbero inizio i lavori, alcune parti della galleria vennero chiuse al pubblico, e Denon si lament a ragione di doverne chiudere una met per usare laltra come deposito. In compenso, il trasloco dellInstitut de France dalla vecchia Salle des Cariatides al pian terreno gli permise di sistemare le statue colossali del Nilo e del Tevere in quella che si chiam da allora Salle des fleuves. Nel complesso, gli anni tra il 1803 e il 1806 furono per Denon un periodo fruttuoso, in cui la necessit di

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vagliare un materiale ricchissimo, quale nessun direttore di museo prima di lui aveva avuto sotto mano, gli permise di estendere enormemente le sue conoscenze storico-artistiche. E se in questi anni egli si limit ad acquisire poche opere significative, le nuove guerre e le nuove conquiste gli consentiranno in seguito di arricchire il museo su vasta scala e a suo piacimento.

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Capitolo sesto la volta del contributo tedesco (1806-807)

Nel febbraio del 1806 Denon scrive allarchitetto Fontaine: La prego di farmi sapere se mi sar possibile sistemare i quadri in quella parte della Galleria che stata provvista recentemente di una illuminazione dallalto. probabile che Sua Maest desideri vederli, e mi stato comunicato che ha intenzione di aprirla a maggio, in occasione della festa della pace Si trattava della pace di Pressburgo, firmata il 15 dicembre 1805: le vittorie sulle armate austro-russe di Ulma, Wagram e Austerlitz avevano posto fine allegemonia austriaca sulla Germania sottomettendo la Germania meridionale e occidentale allautorit di Napoleone. La nuova dichiarazione di guerra da parte degli inglesi nel 1803 non aveva sostanzialmente modificato la situazione in Europa, e le spedizioni di opere darte a Parigi si erano quasi del tutto interrotte gi nel 1803, con larrivo da Napoli dellambitissima Venere Medici e delle ultime opere romane. Anche durante la breve occupazione di Vienna nel novembre 1803, prima della battaglia decisiva di Austerlitz, i francesi lasciarono curiosamente intatte le ricche collezioni imperiali. Dal momento della sua entrata in carica, lattivit di Denon si era limitata in sostanza a un vaglio sistematico delle opere gi raccolte e al lavoro di organizzazione e conservazione. Solo nel 1806 le nuove folgoranti vittorie di Napoleone gli offrirono la sospirata opportunit di arricchire il Louvre in grande stile. Il

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Regno di Prussia era, fino a quel momento, lunica potenza militare dell Europa centrale non ancora sconfitta, bench si fosse schierata contro la Francia fin dallinizio delle ostilit, nel 1796. Con la sua tattica attendista il re di Prussia si era abilmente tenuto fuori dal conflitto con lAustria. Tuttavia, Napoleone non aveva dimenticato il doppiogioco dei prussiani prima di Austerlitz, e cerano anche altri motivi politici per uno scontro, come ad esempio la questione del ducato di Hannover, listituzione della Lega del Reno e cos via, motivi che prima o poi dovevano portare a una guerra aperta. Se la conquista della Germania settentrionale dava inizio a una nuova fase dellambiziosa politica di Napoleone, le collezioni principesche della Germania del Nord rappresentavano per Denon un bottino non meno allettante delle raccolte italiane. In questa occasione, e in tutte quelle che seguirono, Denon dimostr il suo istinto di conoscitore e di collezionista, una insaziabile curiosit e sete di sapere, la sua indipendenza dai pregiudizi accademici. Insieme al sovrintendente generale Pierre Daru segu lavanzata delle truppe francesi nellimmediata cerchia di Napoleone, cos da sfruttare al meglio leffetto psicologico della vittoria. Per quanto riguarda le requisizioni, Napoleone gli aveva concesso poteri illimitati. Dopo la doppia vittoria di Jena e Auerstdt (14 ottobre 1806), limperatore e il suo seguito raggiunsero alla fine di ottobre la capitale prussiana, Berlino, dove regnava una confusione totale. E mentre Napoleone secondo il Bulletin Officiel visitava la tomba di Federico II e pronunciava la celebre quanto banale frase se tu fossi ancora in vita non sarei qui, Denon incominciava a vagliare i tesori delle raccolte regie. Il direttore del gabinetto numismatico Henry era riuscito a mettere in salvo nelle fortezze di Kstrin e Memel una parte della collezione, ma il nucleo pi cospicuo della

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ricchissima raccolta di monete, 12 363 pezzi in tutto (tra cui le 4000 monete greche e romane acquistate nel 1791 dal margravio di Ansbach) finirono nelle mani di Denon. Le collezioni pittoriche, distribuite fra i castelli di Potsdam, Berlino, Charlottenburg e Sanssouci, risalivano nel loro nucleo originario alleredit degli Orange, che era toccata al principe elettore in quanto genero di Federico Enrico di Orange, e contenevano gi allora importanti quadri olandesi e fiamminghi, tra i quali una serie di opere di Rembrandt, dalle pi giovanili alle pi tarde. La guida di Berlino e di Potsdam pubblicata da Nicolai nel 1786 e pi ancora il catalogo dei quadri conservati nei castelli reali, redatto da Matthias Oesterreich e ristampato ancora nel 1773, come pure le incisioni di Schmidt, facilitarono il compito di Denon. Pur sapendo, naturalmente, che Federico il Grande era stato un appassionato collezionista di Watteau e della sua scuola, e nonostante lacquisto del Gilles per il Louvre, Denon lasci intatta, per motivi ignoti, questa straordinaria raccolta del 700 francese. Invece di far cadere la sua scelta sullInsegna di Gersaint o sullImbarco a Citera si limit alla Lettura da Molire, un piccolo quadro di Jean-Franois de Troy (Marquess of Cholmondely, Houghton Hall), il cui gemello La dichiarazione damore si trova ancora a Charlottenburg. Entrambi si trovavano nella sala delle udienze di Federico il Grande a Sanssouci, e poich la Lettura si trova pi tardi registrata nella collezione privata di Denon, se ne pu dedurre che il quadro gli fu regalato allora da Napoleone insieme allo scrittoio da viaggio in vernis Martin, gi donato da Voltaire al re di Prussia. In totale, i castelli di Berlino, Charlottenburg e Sanssouci fruttarono a Denon 123 dipinti, 28 statue, 56 busti e rilievi, oltre 500 gemme e 25 lavori in avorio. Per cominciare dai pezzi antichi, il pi prezioso era un bronzo, il Giovane orante (Berlino), amatissimo

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da Federico II che lo fece esporre a Sanssouci. Ritrovato nel Tevere da Clemente XI, era stato donato dal papa al principe Eugenio di Savoia, vincitore dei turchi. Lerede del principe Eugenio lo vendette poi al principe di Liechtenstein, che lo vendette a sua volta al re di Prussia. Gi Winckelmann aveva celebrato questa figura greca del quarto secolo a. C., raffigurante un giovinetto con le braccia sollevate in preghiera. Unopera estremamente affascinante di epoca ellenistica era una figura in marmo di fanciulla inginocchiata nellatto di giocare ai dadi (Berlino, museo), ritrovata anchessa a Roma nel 1730 e acquistata dal cardinale Polignac. Fu poi destinato a Parigi anche un cammeo romano di straordinario valore, il Trionfo di Settimio Severo. Per quanto riguarda i dipinti trafugati, solo una parte relativamente modesta un quarto allincirca si possono definire capolavori, e tutti di scuola nordica. Le tre opere attribuite a Raffaello non erano di sua mano, e delle otto attribuite al Correggio soltanto una era un originale, precisamente la Leda della collezione Orlans. Che la critica stilistica del tempo lasciasse molto a desiderare lo dimostra, solo per fare un esempio, il fatto che il Giudizio di Mida della galleria di Berlino, oggi attribuito a Leonbruno, era ancora considerato opera del Correggio. In ordine di importanza seguivano la Leda del Correggio, un ritratto di giovane gi noto come ritratto dellAretino, unopera firmata di Tiziano, una Sacra famiglia di Andrea del Sarto, un Vertumno e Pomona attribuito a Leonardo ma opera in realt del suo allievo Francesco Melzi, e infine le consuete opere di Annibale Carracci, Domenichino, Guido Reni ecc., conservate nei musei berlinesi (ma distrutte in parte durante lultima guerra). Tra i dipinti catalogati come Rubens e Van Dyck (pi di mezza dozzina), due si trovano oggi alla Pinacoteca di Brera, ossia il ritratto di Amalia di Solm, sposa del principe dOrange Federico Enrico (Van Dyck) e il Sacrifi-

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cio di Isacco (oggi attribuito a Jacob Jordaens). Il Miracolo dei serpenti, nato negli anni 1618-19 dalla collaborazione di Van Dyck nella bottega di Rubens, fin nella famosa collezione Cook di Richmond. LIncoronazione della Vergine e la Resurrezione di Lazzaro della galleria di Berlino (andati perduti nellultima guerra) e la Nascita di Venere di Sanssouci sono riconosciute tuttora come opere autentiche di Rubens. Col Cristo deriso, le figure dei due Giovanni e La discesa dello Spirito Santo (Berlino, museo; gli ultimi due perduti), Denon entr in possesso di un importante altare di Van Dyck, appartenente in origine allAbbazia di Dunes a Bruges e acquistato da Federico II al considerevole prezzo di 20 000 fiorini. Tra le opere originali di Rembrandt, provenienti in parte dalleredit degli Orange, Denon opt per una singolare composizione del 1635, Sansone minaccia il suocero, nota nel 700 come Un episodio nella vita di un principe von Geldern, ed esposta pi tardi a Parigi col titolo Le prisonnier en colre; poi un Sansone e Dalila del 1628, che nonostante la firma di Rembrandt passava allora per opera di Lievens, e infine la Benedizione di Giacobbe (Berlino, museo), attribuita pi tardi a un altro allievo di Rembrandt, G. Horst. Accanto a queste opere significative per i gusti dellepoca incomincia per a delinearsi anche un altro aspetto dellattivit collezionistica di Denon, ossia linteresse per il primo Rinascimento nordico. Oltre a 16 quadri di Lucas Cranach il Vecchio, tra i quali soprattutto la vivace e aneddotica Fontana della giovinezza, il ritratto del cardinale Alberto di Brandeburgo, Venere e Amore, Il giudizio di Paride, Davide e Betsabea (tutti al Museo di Berlino), Denon destin a Parigi anche una Caritas di Hans Baldung Grien, il Gerolamo penitente di Lucas van Leyden, un ritratto di Jan Mostaert (attribuito ad Altdorfer) e, probabilmente per i suoi tratti italianeggianti, la grande scena mitologica di Maerten van Heemskerck, Momo biasima le opere degli di, firmata e datata 1561.

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Poich oltre alle gemme anche alcuni quadri erano emigrati nella fortezza di Kstrin, Denon si spinse fin l subito dopo loccupazione della Prussia orientale, e di qui pass probabilmente a Danzica. Non si spiegherebbe altrimenti come abbia potuto raggiungere Parigi la tavola centrale del grande altare di Hans Memling proveniente dalla locale Marienkirche. Prima di arrivare a Danzica, laltare di Memling, che raffigura il Giudizio Universale, aveva gi alle spalle una storia avventurosa. Commissionata a Bruges intorno al 1470 dal rappresentante della famiglia Medici Jacopo Tani per la citt di Firenze, lopera fu catturata durante il trasporto davanti alle coste fiamminghe dal capitano anseatico Paul Benneke, che la port a Danzica, sua citt natale, dove sarebbe rimasta per secoli. Soltanto Denon, con la sua profonda conoscenza dei maestri fiamminghi del Louvre, poteva apprezzare adeguatamente questopera, non ancora attribuita a Memling ma conosciuta sotto il nome generico e mistico di Van Eyck. Ancora pi ricche delle collezioni prussiane erano, per molti aspetti, quelle dei principati autonomi dellAssia-Kassel e di Braunschweig, che Denon incominci a setacciare nel gennaio del 1807. La galleria di Dresda, di gran lunga la pi importante della Germania, sfugg alla sua cupidigia per motivi politici. Subito dopo le vittorie di Jena e Auerstdt il re di Sassonia si era infatti schierato dalla parte di Napoleone, stringendo un accordo con la Francia. Meno fortunato fu il principe elettore dellAssia, che pure aveva mantenuto un atteggiamento neutrale fin da prima della guerra. Poco fidandosi, e non a torto, di Napoleone, dopo la notizia della vittoria si diede alla fuga, col risultato che allarrivo dei francesi le Residenze di Kassel e Berlino erano sguarnite. Il principe elettore aveva appena fatto in tempo a imballare 48 quadri tra i pi preziosi e a farli nascondere in una vicina palazzina di caccia.

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Malauguratamente per Denon il nome di questa localit segreta fu rivelato al generale Lagrange, che guidava le forze di occupazione, e questi sped le casse piene di quadri allimperatrice, che attendeva a Magonza gli sviluppi della campagna militare. Ne sentiremo ancora parlare. Ci accontentiamo per il momento di elencare i pezzi pi notevoli, oggi ospitati, con poche eccezioni, allErmitage di Leningrado. Di Rembrandt: la Deposizione dalla Croce del 1634, dipinta, insieme a cinque scene della Passione, per il principe Enrico dOrange, come pure il Cristo appare alla Maddalena (oggi a Buckingham Palace) e due Ritratti virili del 1634 e del 1661; di Rubens la spedizione comprendeva una Deposizione dalla Croce, proveniente in origine dal convento dei Cappuccini di Lierre; di Terborch la Bevuta del cacciatore; di Gerard Dou la Venditrice di aringhe e lEremita al lume di candela (alla Wallace Collection di Londra); di Jan van der Heyden un Canale di Amsterdam; di David Teniers il grande Trasloco della gilda degli arcieri di Anversa; e infine di Paulus Potter una Fattoria del 1649. Le casse contenevano inoltre alcuni dipinti di scuola francese e italiana, tra i quali lAndata a Emmaus e del ciclo Le quattro ore del giorno: Il mattino e Il mezzogiorno di Claude Lorrain, e due Sacre famiglie, una di Piero di Cosimo, laltra di Andrea del Sarto. Subito dopo il suo arrivo Denon si mise in contatto col celebre pittore e ispettore delle gallerie principesche J. H. Tischbein, cercando di mitigare con le proprie doti umane la penosit delloperazione. Il castello di Kassel possedeva gi nel 700 una propria galleria in cui erano raccolti tutti i quadri pi importanti e che in certe ore era perfino aperta al pubblico. Il vero artefice della pinacoteca fu il landgravio Guglielmo VIII, che verso la met del secolo aveva acquistato varie opere dalle collezioni olandesi quadri di Six, Van Wassenaer, Looten, Lormier, Van Schijlenburg e Van der

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Zwieten avvalendosi dei consigli e della mediazione del mercante darte olandese Gerard Hoet. Per la stessa via era rrivato a Kassel nel 1749 anche lintero gabinetto Valerius van Reuver, che conteneva da solo otto importanti opere di Rembrandt. Dopo avere esaminato i quadri Denon dichiar a Tischbein: Ce sont tous des perles et des bijoux et il mest difficile de choisir. Non era pura adulazione: Denon sapeva che dopo larrivo dei quadri appartenuti alla galleria degli Orange allAia, non si era pi presentata unoccasione cos favorevole per arricchire la sezione olandese del Louvre. Dei circa trecento quadri scelti da Denon la grande maggioranza apparteneva al 600 olandese e fiammingo. Tra le poche eccezioni, una Leda attribuita allora a Leonardo, e ritenuta oggi una copia di Joos van Cleve da un originale leonardesco, una Mater dolorosa di Ribera, un Baccanale di Nicolas Poussin e il ritratto in grandezza naturale del cosiddetto Duca di Atri (gi Acquaviva) di Tiziano (Kassel, museo). La parte pi preziosa del bottino erano le sedici opere originali di Rembrandt, rimaste nella collezione dopo il furto compiuto dal Lagrange. La serie comprendeva tre autoritratti degli anni 1634-55, un ritratto del padre e della moglie Saskia, le figure a mezzo busto del maestro di scrittura Coppenol, del poeta Jan Hermansz Krul e di Nicolas Bruyningh, dipinto nel 1652, oltre a cinque ritratti di personaggi sconosciuti; e poi ancora lincantevole quadretto della Piccola sacra famiglia dietro la tenda del 1646, un Paesaggio invernale dello stesso anno, che ricorda Jan van de Velde, un Paesaggio con rovine pi tardo e di maggiori dimensioni, e il grande quadro La benedizione di Giacobbe del 1656. Dei sette quadri di Frans Hals Denon ne scelse quattro, e precisamente i Due fanciulli che cantano, due ritratti virili a mezzo busto e il tardo ritratto di un uo-

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mo appoggiato a una sedia col berretto da notte. Cinque dei dieci ritratti di Van Dyck furono destinati al Louvre, e tra questi i ritratti dei pittori Jan Wildens e Frans Snyders con la moglie e i ritratti, a mezzo busto e a figura intera, del sindaco di Bruxelles Van Meerstraeten e dellambasciatore Joost te Hertoghe. Sebbene Parigi possedesse gi una quantit di opere di Rubens, Denon non pot fare a meno di sceglierne almeno quattro, tra cui il Trionfo del vincitore, destinato in origine alla grande sala della gilda di San Giorgio ad Anversa, la romantica e notturna Fuga in Egitto, opera giovanile e la composizione di soggetto sacro Abramo e Melchisedech (Caen, museo). La celebre Festa dei fagioli di Jan Steen, lantica veduta del castello di Bruxelles di Jan van der Heyden, i popolarissimi quadri di genere come la Venditrice di pollame, la Suonatrice di liuto e lElemosina di Gabriel Metsu, gli intrattenimenti musicali di Gerard Terborch e Caspar Netscher, le scene popolaresche dei fratelli Ostade e i paesaggi di Ruysdael, Wouwerman, Van de Velde, Berchem ecc., erano scelte obbligate. Dei numerosi dipinti di Jacob Jordaens, il quadro raffigurante la famiglia del suocero Adam van Noort meritava di essere prescelto, e il pi antico tra i quadri olandesi, il Cristo appare alla Maddalena di Jacob Cornelisz non poteva non attirare lattenzione di Denon, desideroso di approfondire la conoscenza di un maestro praticamente sconosciuto e non rappresentato al Louvre. Parigi possedeva gi opere di Anthonis Mor, pittore di corte al tempo di Filippo II, provenienti dal fondo reale e dalla collezione degli Orange. A queste Denon aggiunse ora il ritratto firmato di Jan Lecocq e di sua moglie. Sotto il governo di Girolamo Bonaparte Kassel era diventata la capitale del Regno di Westfalia la galleria di Kassel pat ancora numerose perdite. Prima dellarrivo di Girolamo Bonaparte il generale Lagrange si appropri di cinquanta dipinti in qualita di governa-

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tore, e quando, nel 1808, ledificio che ospitava la galleria venne utilizzato per alloggiare la guarnigione, le autorit francesi decisero senzaltro di mettere allasta o di dar via oltre cento quadri della collezione principesca. Il Bevitore allegro di Frans Hals sfugg a questo destino in extremis e per miracolo. Per sostituire le opere perdute e abbellire la propria residenza, Girolamo fece trasportare da Braunschweig a Kassel 252 dipinti che, al momento di fuggire, avrebbe in gran parte portato con s per poi affidarli allo zio, il cardinale Fesch. Qualunque giudizio si voglia dar delle requisizioni, loperato di Denon ebbe comunque il risultato pratico di preservare per la posterit la parte pi preziosa di queste collezioni. A differenza da quanto accadeva in passato, Denon era solito lasciare una ricevuta delle opere spedite a Parigi, ricevuta che nel 1815 servir come base per le restituzioni. Ma fu proprio alla fine, e senza colpa di Denon, che la galleria di Kassel pat le perdite pi gravi. Bench il duca Carlo Guglielmo Ferdinando di Braunschweig comandante in capo dellesercito prussiano, fosse caduto nella battaglia di Auerstdt, i francesi non avevano dimenticato il suo odio per la Repubblica e il manifesto che nel 1794 aveva scatenato le prime ostilit nei Paesi Bassi. Si offriva a questo punto la possibilit di una rappresaglia, e le ricchezze artistiche del ducato di Braunschweig furono messe al sacco. La corte era fuggita e il sovrintendente Martial Daru, giunto per primo, fece subito occupare i castelli di Braunschweig, Wolfenbttel e Salzdahlum, facendone sequestrare i beni. 2000 preziosi volumi dellantica biblioteca di Wolfenbttel furono messi da parte per Parigi insieme al catalogo compilato da Gotthold Ephraim Lessing. Stendhal, che era un nipote di Daru, prese parte al lavoro di cernita, e, curiosamente, la scelta cadde anzitutto sui 500 volumi che il cardinale Mazzarino aveva

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venduto al duca Augusto prima del 1660, bench la Bibliothque Nationale di Parigi ne possedesse gi vari doppioni. Il direttore delle collezioni ducali, il consigliere regio Emperius, era riuscito a spedire in Danimarca i pezzi pi preziosi del gabinetto di antichit e di quello numismatico, che di qui raggiunsero poi lInghilterra. Tuttavia, due sezioni del gabinetto di antichit, comprendenti 980 maioliche e 174 smalti, molti dei quali di Limoges, caddero nelle mani dei francesi, come pure una parte degli antichi avori. Il gabinetto delle stampe di Braunschweig dovette consegnare 230 disegni di antichi maestri, tre quarti dei quali di scuola tedesca. Per quanto riguarda la pinacoteca, fondata nel Seicento dal duca Anton Ulrich, era annoverata tra le pi ricche della Germania e particolarmente ben provvista, come Kassel, di grandi maestri olandesi, grazie anche agli acquisti fatti nel Settecento dal duca Carlo. Lispettore artistico Weitsch di Salzdahlum, dove cera la pinacoteca vera e propria, aveva tentato di mettere in salvo 91 casse di quadri, che per raggiunsero Braunschweig proprio allarrivo dei francesi. Denon dedic sei giorni alla visita del museo, fece catalogare tutti i quadri in francese e registrare le requisizioni nellinventario del museo: cosa che non fu di grande utilit perch lassistente di Denon li port via entrambi, catalogo e inventario, al momento di lasciare Braunschweig. Nel frattempo Denon era diventato pi esigente, come dimostra il fatto che su un totale di 1400 opere poco pi di un settimo, ossia 271 quadri, furono destinati a Parigi. Non pago di quanto gli veniva mostrato egli volle esaminare personalmente i vecchi inventari, in cui scopr unimportante acquisizione del 1788, lAdamo ed Eva di Palma il Vecchio, attribuito a Giorgione e gi menzionato nel 1512 a Venezia nella casa di Francesco Zio, e il cosiddetto Autoritratto di Giorgio-

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ne, questa volta autentico. Una Coppia di amanti registrata come opera di Tiziano fu gi messa in dubbio al Louvre e riconosciuta pi tardi come opera di Annibale Carracci, mentre unUltima Cena di Jacopo Tintoretto risult essere un lavoro preparatorio per il grande quadro veneziano di San Paolo. Il consigliere di corte Emperius rimase cos colpito dal talento di Denon da dichiarare pi tardi: Se il fatto di lavorare con lui non mi fosse stato cos odioso, non mi sarebbe dispiaciuto approfondire la sua conoscenza. Come a Berlino e a Kassel, anche qui Denon non rinunci ai maestri del primo Rinascimento nordico: il Ritratto di Cyriacus Kale di Hans Holbein il Giovane, il precoce Autoritratto di Lucas van Leyden attribuito anchesso a Holbein e il quadro di soggetto mitologico Ercole e Onfale di Lucas Cranach il Vecchio. I pezzi di maggior richiamo erano anche qui cinque opere originali di Rembrandt, in particolare il grande quadro della famiglia Rembrandt della fine degli anni 60: un lavoro della vecchiaia dellartista che con il suo caratteristico stile a pennellata libera far parlare i critici parigini di un tableau fait en esquisse. Il Cristo appare alla Maddalena di Kassel sfuggito a Denon fu rimpiazzato a Braunschweig da un quadro di soggetto analogo del 1651, mentre il Paesaggio tempestoso del 1638 offr un degno pendant al Paesaggio invernale di Kassel. Tra le opere di scuola Denon scelse due quadri di storia romana, realizzati da Ferdinand Bol come lavori preparatori per i monumentali dipinti del Municipio di Amsterdam: Il trionfo del console Decio Mure e Il re Pirro cerca invano di spaventare lambasciatore romano coi suoi elefanti. A questi vanno ancora aggiunti un Sacrificio di Isacco di Jan Lievens, Tobia risana il padre cieco di G. van Eeckhout, di Barent (Carel) Fabritius un quadro firmato dal titolo Pietro nella casa del console Cornelio, del 1653, tre Gerard Dou e un Bagno di Diana di Jacob van Loo.

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Una delle opere pi preziose della galleria di Braunschweig, la cosiddetta Ragazza col bicchiere di vino, o La visita del cavaliere di Jan Vermeer, sar apprezzata in tutto il suo valore storico-artistico soltanto pi tardi, ma fu comunque spedita a Parigi insieme allAurora di Adam Elsheimer, il cui influsso sulla pittura europea era allora pressoch ignorato. Tra i quadri fiamminghi del 600 Denon scelse fra laltro la Giuditta con la testa di Oloferne e il Ritratto del marchese Ambrogio Spinola di Rubens, lAllegoria della ricchezza e della povert, di Cornelis de Vos, le Nozze di Tobia, gi noto come il Contratto di matrimonio, capolavoro di Jan Steen proveniente dalla collezione del famoso scrittore darte Houbraken (tutti restituiti). Insieme ai dipinti arriv in Francia un fondo residuo di 74 bronzi, 70 sculture in legno e 83 avori, e quando tutta la Germania del Nord fu occupata seguirono altre opere da Oldenburg e da Schwerin (209 dipinti). Se il Metropolitan Museum di New York possiede oggi la Madonna di Andrea Solario, lo deve in pratica al fatto che il quadro fu trafugato allora dalla galleria di Oldenburg. Nellesaminare il suo bottino a Parigi, Denon poteva essere nellinsieme soddisfatto. Dei circa mille dipinti raccolti da Denon, 368 furono presentati ai parigini per volere dellimperatore in una parte della Grande Galleria ormai ultimata: era il 14 ottobre 1807, anniversario della battaglia di Jena (una di quelle occasioni simboliche cui Napoleone era molto attento). Il catalogo dellesposizione, preparato e stampato in gran fretta, un documento del gusto e dellintelligenza critica di Denon. Portava il titolo: Livret des statues, bustes, basreliefs, peintures, dessins etc. conquis par la Grande Arme dans les annes 1806-1807. Comprendeva in totale 710 numeri, inclusi 33 disegni, sculture in marmo e in bronzo, lavori in avorio, vasi e smalti. In uno dei quadri di Hubert Robert dedicati al Louvre

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vediamo il bronzo berlinese del giovinetto orante al centro della lunga sala e in primo piano, tra i quadri italiani appesi alle pareti. Il quadro preferito da Napoleone era, cera da aspettarselo, il Trionfo del vincitore di Rubens, proveniente da Kassel, che fu poi appeso nello studio dellimperatore al castello di Saint-Cloud, proprio davanti allo scrittoio. Denon tent inoltre, ma inutilmente, di portare al Louvre i quadri migliori tra quelli che Lagrange aveva inviato da Kassel allimperatrice. Giuseppina li aveva ormai accolti nella sua galleria privata al castello di Malmaison ed era fiera di poter mostrare agli ospiti i suoi Claude Lorrain e i suoi Rembrandt. Quattro vedute di Varsavia del veneziano Bellotto, trafugate appunto a Varsavia ed esposte alla mostra del Louvre, davano ai parigini uneloquente testimonianza visiva dellampiezza delle vittorie napoleoniche.

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Capitolo settimo Per arrotondare: le requisizioni in Spagna (1808-14) e la conquista di Vienna (1809)

Il trattato di pace firmato a Tilsit il 7 luglio del 1807 tra Napoleone e limperatore di Russia diede alla Francia solo un breve attimo di respiro, e le speranze che la propaganda ufficiale cercava di alimentare con la ben nota fanfara erano accolte con scetticismo dal pubblico politicamente pi avveduto. Mentre Parigi, indiscussa capitale del continente, si rinnovava e si abbelliva, mentre lo splendore e la pompa della Corte sembravano promettere una nuova Et Augustea, Napoleone incominci a preparare in segreto nuovi piani. Loccupazione della penisola iberica era un passo obbligato per realizzare in pieno il blocco continentale proclamato a Berlino e chiudere definitivamente lEuropa al commercio britannico. A tale scopo Napoleone strinse col governo spagnolo unalleanza ai danni del Portogallo, alleanza che gli serv solo da pretesto per poter intervenire sul territorio spagnolo. Seguirono i noti intrighi che portarono alla caduta dei Borboni, allinvasione delle truppe francesi guidate dai generali Junot e Murat e alla rivolta del popolo spagnolo. Giuseppe Bonaparte fu chiamato da Napoli per sedere sul trono di Spagna e tent di adottare una linea politica moderata. Ma la guerra continuava, e dopo ripetute sconfitte tra cui in particolare quella di Junot contro il generale inglese sir Arthur Wellesley a Vimeiro il 21 agosto 1808, che ebbe come conseguenza la perdita del Portogallo Napoleone decise di assumere personal-

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mente la guida delle operazioni. Con unarmata multinazionale di 200 000 uomini, tra i quali si trovavano unit tedesche, polacche e italiane, travolse ogni resistenza e ai primi di dicembre raggiunse Madrid, che capitol subito dopo. Vivant Denon, che come ormai dabitudine si trovava al seguito dellimperatore, era ben consapevole delle possibilit quasi illimitate che le ricchezze artistiche della Spagna rappresentavano per il Louvre e i musei francesi. Le collezioni reali ospitavano, dai tempi di Filippo II e Filippo IV, tesori di pittura antica, tra i quali la lunga serie delle ultime opere di Tiziano e di Rubens e i capolavori mantovani acquisiti con la messa allasta della collezione del re Carlo I dInghilterra; inoltre, le chiese e i conventi spagnoli erano i pi ricchi dEuropa e si erano riempiti nei secoli di opere darte. Guide artistiche come quelle settecentesche di Palomino e Ponz ne davano un adeguato resoconto. Daltra parte lantica nobilt spagnola, legata al regno di Napoli, aveva sempre dimostrato interesse per larte italiana, e i palazzi dellaristocrazia borbonica fuggita verso sud rappresentavano un bottino magnifico per i mercanti francesi. Negli anni 1808-10 il gi citato Lebrun riusc a portare in Francia 163 quadri, non pochi dei quali appartenevano certamente ai beni confiscati dalle autorit francesi. In un certo senso linteresse dellEuropa per la pittura spagnola era gi iniziato nel 1801, quando il fratello di Napoleone Luciano Bonaparte era giunto a Madrid in veste di ambasciatore. Del suo staff faceva parte infatti anche il pittore Letiers, il cui compito era di acquistare dipinti di antichi maestri spagnoli. Yriarte se ne lament in una lettera al ministro, menzionando il fatto che tra i 70 quadri comprati per conto di Luciano Bonaparte si trovavano fra laltro il Ricevimento di Aranjuez di Bartolomeo Esteban Murillo (Prado), il Riposo durante la fuga in Egitto dello stesso Murillo, una Deposizione dalla Croce di Pedro Campagna

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dal Convento Domenicano di Siviglia (Montpellier) e la Dama col ventaglio di Velzquez (Londra, Wallace Collection) . Ben sapendo che i grandi maestri del Seicento spagnolo erano, con leccezione di Ribera, poco o nulla rappresentati al Louvre, Denon cerc soprattutto di avere nelle sue mani le opere migliori di Zurbarn, Velzquez, Murillo, lasciando da parte quelle di Tiziano e di Rubens che possedeva gi in gran numero. Di Ribera, che per il suo lungo soggiorno a Napoli era annoverato fra gli italiani, erano giunte a Parigi numerose opere col bottino di Parma, di Napoli e perfino di Kassel: non solo al Louvre, ma anche nei musei di Amiens, Grenoble, Montpellier, Nancy, Rouen, Ribera ancor oggi un pittore ben rappresentato. Per il resto, il nome di Murillo era lunico che avesse avuto nel 700 qualche risonanza fuori di Spagna, tant vero che il Louvre possedeva cinque suoi quadri gi appartenuti alla collezione di Luigi XVI. Appena Giuseppe vide il suo trono consolidato, ordin il trasferimento dei quadri reali dai diversi castelli a Madrid. Come gi a Napoli, anche qui Giuseppe cerc di difendere le ricchezze che gli erano toccate in sorte, e le sue pretese causarono a Denon le prime difficolt. Giuseppe proib espressamente di portar via un solo quadro dai palazzi e dallAccademia Reale di Madrid. Ci volle in effetti il permesso di Napoleone perch Denon potesse farsi assegnare un certo numero di quadri dalla collezione reale. In ogni caso, come la potenza militare francese conobbe in Spagna i primi ostacoli e poi la sua sconfitta definitiva, anche la politica di Denon incontr qui le prime delusioni. Se ne attribu la colpa alla brevit del suo soggiorno a Madrid, ma vero che in Germania, e in un periodo altrettanto breve, Denon aveva fatto miracoli. Quanto gli sia costato piegarsi allautorit di Giuseppe Bonaparte si pu vedere da una lettera scritta allimperatore da Valladolid

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il 18 gennaio 1809: Se sul trono di Madrid non ci fosse il fratello di Sua Maest, lo avrei pregato su Vostro ordine di aggiungere venti quadri di scuola spagnola per il museo [il Louvre], dove mancano del tutto. Tutto quello che Denon riusc a ottenere fu una scelta di cinquanta quadri provenienti dalle collezioni reali e da quelle dell aristocrazia in fuga, numero fissato prima della sua partenza. Ma la scelta non era definitiva. Una commissione apposita creata da Giuseppe Bonaparte, e di cui era membro anche Francisco Goya, modific pi volte lelenco negli anni successivi con pretesti pi o meno validi (ne rifer a Parigi lambasciatore francese La Forest), finch dei tre Velzquez previsti in origine ne rimase uno solo, unopera giovanile di soggetto religioso, La veste insanguinata di Giuseppe viene mostrata a Giacobbe. Oltre a questi cinquanta quadri, provenienti in gran parte dalla collezione reale, ne furono confiscati.per conto di Denon altri 250 da raccolte private e da edifici ecclesiastici, che giunsero per a Parigi solo quattro anni dopo la sua missione spagnola, e proprio in coincidenza con la fine dellegemonia napoleonica sulla Spagna. Che linsuccesso della missione di Denon sia da mettere in relazione con la brevit del suo soggiorno (appena due mesi) comunque probabile: ne sono una controprova le vicende di alcuni generali francesi appassionati di opere darte e rimasti in Spagna vari anni. Lanarchia politica della Spagna offriva in effetti un terreno ideale per operazioni di questo tipo, e lo stesso maresciallo Soult, che gi a Torino aveva dato prova dei suoi gusti raffinati trafugando la Visitazione di Rembrandt (Soult era gi proprietario del Tributo di Tiziano, oggi alla National Gallery di Londra), mise assieme in quegli anni una raccolta di quadri spagnoli destinata a rimanere esemplare per tutto l800. Oltre a Soult, anche i generali Sebastiani e Armagnac erano appassionati collezionisti di arte spagnola.

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Nel poderoso palazzo dellEscorial fatto costruire da Filippo II, che ospitava allora la parte di gran lunga pi cospicua della quadreria reale poi trasferita al Prado, Sebastiani si impadron della Morte della Vergine di Murillo, della Liberazione di Genova di Antonio Pereda (Madrid, Prado), della Madonna col san Giovannino di Raffaello e di una Madonna di Leonardo (?) citata da Buchanan come pendant della prima. Ma la pi importante tra le opere trafugate da Sebastiani era la Madonna con paesaggio, una delle opere pi notevoli della vecchiaia di Tiziano, che sar poi acquisita nel 1815 dalla Pinacoteca di Monaco. Dalla chiesa del Monastero dellEscorial il maresciallo Soult fece prelevare laffresco con Abramo e i tre angeli (Dublino, National Gallery), dipinto da Juan Fernandez de Navarete (1526-79) insieme ad altre sette scene bibliche. Il generale Armagnac mostr invece uninsolita predilezione per gli antichi maestri olandesi: nel convento di Miraflores vicino a Burgos riusc a mettere le mani sulla pala della Vergine di Rogier van der Weyden, oggi al Museo di Berlino, poco prima che il convento venisse distrutto da un incendio. E in unaltra localit a noi ignota si impadron della pala di Jacques Floreins di Hans Memling, giunta in Spagna probabilmente gi agli inizi del 500 con la vedova del donatore. Il quadro fu comunque venduto nel 1855 dal lascito di Armagnac e donato al Louvre. La conquista dellAndalusia nellanno 1810 offr al maresciallo Soult la rara opportunit di espropriare a suo vantaggio opere di cui Denon avrebbe voluto impadronirsi. Oltre a essere comandante in capo delle truppe francesi in Andalusia fu infatti governatore della provincia fino al 1813, e con poteri illimitati. La capitale Siviglia aveva visto nascere la pi importante scuola pittorica del 600 spagnolo, ed era ricca di opere che ne documentavano i momenti pi alti: Herera, Ribalta, Zurbarn, Murillo e infine Velzquez. Zur-

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barn, praticamente sconosciuto, fu riscoperto proprio da Soult, un dilettante, che ebbe il merito indiscutibile di comprendere il ruolo decisivo e pionieristico dellartista andaluso nella pittura spagnola dellepoca. Uno dei maggiori cicli della pittura spagnola, paragonabile a quelli veneziani di Jacopo Tintoretto, si trovava a Siviglia e raffigurava la vita di san Bonaventura in otto grandi quadri dipinti intorno al 1629 da Francisco de Zurbarn per la chiesa del seminario francescano. Soult si impadron di cinque episodi della serie, andati poi dispersi in vari musei: quelli di Berlino (distrutto), di Dresda, di Genova e del Louvre (due episodi, tra cui la Sepoltura di san Bonaventura). Un altro capolavoro giovanile di Zurbarn, lApoteosi di san Tommaso dAquino, dipinto nel 1631 per laltar maggiore della Chiesa del Colegio Mayor de Santo Toms, fu esposto a Parigi nel 1813 per essere poi restituito e trasferito al Museo di Siviglia. Nel 1810 Soult fece riunire allAlcazar di Siviglia numerosi quadri provenienti da chiese e monasteri, quadri che furono visti e descritti in quelloccasione da osservatori contemporanei interessati alle cose darte, come Can. La scelta comprendeva in primo luogo numerosi santi a figura intera, caratteristici di Zurbarn, e i pezzi migliori finirono nelle mani di Soult e di altri generali. Il solo Soult ne possedeva circa una dozzina, tra i quali un San Pietro, un San Tommaso, un San Francesco e un San Cirillo di Costantinopoli provenienti dal Collegio Carmelitano di SantAlberto (ai musei di Boston e Saint-Louis); quattro sante martiri dal Convento di SantOrsola, tra cui appunto la SantOrsola oggi al Palazzo Bianco di Genova, e le Sante Elisabetta e Rufina, rispettivamente al Museo di Montreal e alla Hispanic Society di New York e Santa Eufemia (Madrid, Collezione privata). Il San Lorenzo del 1636 proveniva dal Convento delle Mercedarie Scalze ed emigr dalla collezione Soult allErmitage di Leningrado, la Santa Apollonia fin inve-

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ce al Louvre e i Santi Gabriele e Agata, provenienti dal Collegio Carmelitano di SantAlberto al Museo di Montpellier. Ma lobiettivo principale di Soult in Andalusia erano le opere, sempre molto ammirate, di Bartolomeo Esteban Murillo, e qui il suo successo fu smagliante: Soult riusc infatti ad assicurarsi opere di primordine per ogni periodo della vita del maestro. Dal ciclo di undici dipinti con cui il giovane Murillo decor negli anni 1645-46 la crociera del convento francescano di Siviglia e raffiguranti la vita di alcuni santi francescani, Soult ne volle tre per s, tra cui la nota Cucina dellangelo o Il miracolo di san Diego de Alcal (Louvre), e lEstasi di san Diego davanti alla Croce (Tolosa, museo). Nel Convento dei Mercedari Scalzi, Colzada prese la Fuga in Egitto in grandezza naturale, capolavoro giovanile di Murillo realizzato in pi versioni (oggi rispettivamente a Budapest, Detroit, Genova, Leningrado). Per lHospital de la Caridad, della cui confraternita era membro, Murillo cre tra il 1665 e la sua morte un ciclo di otto dipinti con scene della Passione. Anche da questo ciclo Soult sottrasse quattro opere: Cristo guarisce il paralitico (Londra, National Gallery), Langelo libera Pietro dal carcere (Leningrado, Ermitage), Abramo riceve i tre angeli (Saint Louis, Art Museum) e Giacobbe e Labano (alla Stafford House). Dalla Chiesa dellHospital de Venerables Sacerdotes di Siviglia arriv lImmacolata Concezione, gi nota come Concezione Soult (Madrid, Prado), versione tarda (1679) di un motivo pi volte ripreso da Murillo, e dal Palazzo Arcivescovile di Siviglia una simile Madonna in gloria. Le ragioni di questultima scelta da parte di un conoscitore come Soult non sono chiare: prima ancora dellinvasione francese la parte superiore della figura era stata ritagliata e venduta in Inghilterra, mentre al suo posto era stata inserita una copia. Solo nel 1862, quando lerede di Soult, la marchesa de Morny, vendette il qua-

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dro a Lord Overstolz, gi proprietario della parte mancante, lopera fu restituita alla sua integrit originaria, cos come possiamo vederla oggi al Walker Art Center di Minneapolis. Possiamo anticipare che nel 1813, quando la fine dellegemonia napoleonica era nellaria, Soult ritenne opportuno fare dono al Louvre di alcuni dei suoi quadri, di cui era probabile che sarebbe stata richiesta la restituzione. In questo modo il museo riusc ancora a venire in possesso di alcuni tra i capolavori pi ambiti da Denon, come quelli provenienti dal ciclo di san Bonaventura di Zurbarn, due Murillo della Chiesa di Santa Maria la Blanca di Siviglia, il cui soggetto si riferisce alla fondazione di Santa Maria Maggiore, e la fantasiosa Allegoria della caducit dipinta da Pereda per lHospital de la Caridad. Nel 1826 Soult entr in contatto col mercante darte inglese William Buchanan alle cui Memorie dobbiamo alcune informazioni preziose il quale vendette fra laltro numerose opere di Zurbarn e Murillo al duca di Sutherland. Alla morte di Soult, che curiosamente aveva continuato a guidare la politica francese fino allultimo, la sua collezione era per ancora cos ricca che il re Luigi Filippo la utilizz per dar vita alla celebre Galleria spagnola del Louvre. La Galleria, aperta al pubblico nel 1838, contribu in modo decisivo al crescente interesse per la pittura spagnola nella seconda met dell800. Lesempio del maresciallo Soult fu imitato da altri ufficiali francesi di stanza in Spagna; cos il sovrintendente generale dellarmata, barone Mathieu de Favriers, requis di sua mano altri quattro quadri del ciclo di Murillo dal convento francescano di Siviglia. Di questi, i due grandi quadri La morte di santa Chiara e SantEgidio davanti a papa Gregorio IX si trovano oggi rispettivamente nei musei di Dresda e di Raleigh, in North Carolina, e mostrano, soprattutto il secondo, levidente influsso di Zurbarn. Dalla Chiesa di Santa

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Maria la Blanca Soult e Favriers prelevarono i quattro quadri di soggetto eucaristico dipinti da Murillo nel 1655 per Don Justino de Neve, ossia La Fede e lImmacolata concezione, oggi rispettivamente nella collezione di Lord Farington e al Louvre, Il sogno del senatore romano e la comparsa dello stesso davanti al papa per la fondazione di Santa Maria Maggiore (oggi al Prado; esposti a Parigi nel 1814 e poi restituiti). Per quanto riguarda re Giuseppe di Spagna, per molti aspetti il pi onesto e liberale tra i fratelli di Napoleone, non possibile stabilire in che momento abbia deciso di appropriarsi delle opere darte della corona borbonica, stante il fatto che, fin quando fu sul trono, egli si consider legittimo proprietario dei beni borbonici. chiaro che fin dallagosto 1812, quando, dopo la vittoria di Wellington a Salamanca, fu cacciato per la prima volta da Madrid, dovette riconoscere linsostenibilit della propria posizione e prendere adeguate contromisure. Gi nel 1809 aveva progettato per decreto la fondazione di un museo che, anni pi tardi, dopo la Restaurazione, sarebbe diventato il Prado. Ma per un simile progetto non cera pi tempo Giuseppe Bonaparte pot solo mettere in salvo e portare in Francia un certo numero di opere del patrimonio reale, prima di doversi ritirare definitivamente da Madrid e dalla Spagna ormai perduta, nella primavera dellanno successivo. Il bottino comprendeva fra laltro una Venere di Tiziano e unopera della vecchiaia, Tarquinio e Lucrezia (Cambridge, Fitzwilliam Museum), oltre a cinque dipinti attribuiti a Raffaello; per quanto riguarda la pittura spagnola, la Madonna col Pappagallo di Murillo (Madrid, Prado), la Riconquista di Bahia di Juan Bautista del Maino (Madrid, Prado), una Caccia al cinghiale nel parco del Buen Retiro, dipinta da Francisco del Mazo per lomonima palazzina di caccia e altri quadri di Velzquez di soggetto analogo (Londra, Wallace Collection), un Ritratto di Filippo II di Spagna di

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Coello e lUltima Cena dellallora apprezzatissimo Juan de Juanez (Madrid, Prado). Tra i quadri attribuiti a Raffaello sono considerati tuttora di sua mano la Madonna del pesce (Madrid, Prado) e la Salita al Calvario conosciuta anche come Spasimo di Sicilia, mentre la grande Sacra famiglia sotto la quercia e la Madonna con la Perla (entrambi a Madrid, Prado) vengono oggi attribuiti agli allievi e collaboratori di Raffaello Perino del Vaga e Giulio Romano. La maggior parte dei quadri, dei disegni e delle incisioni sottratti in fretta e furia ai castelli reali prima della partenza, accompagnarono Giuseppe Bonaparte nel suo viaggio di ritorno. Un paio di quadri erano nelle mani di generali fidati, ossia il ritratto giovanile di Filippo IV di Velzquez, consegnato al generale Deselle (Londra, National Gallery), e lo Sposalizio della Vergine di Murillo (Londra, Wallace Collection), affidato al generale Victor, duca di Belluno. Ma con lultima sconfitta, riportata presso la cittadina di Vittoria vicino ai Pirenei il 21 giugno 1813, anche il grosso del carico cadde in mano inglese. Giuseppe aveva dovuto abbandonare il suo bagaglio di viaggio per mettersi in salvo con la cavalleria: gli inglesi vi trovarono, oltre a cinque milioni di reali sottratti alle casse dello Stato, quasi duecentocinquanta dipinti arrotolati e bauli pieni di disegni e incisioni. Quando il duca di Wellington, comandante in capo delle truppe inglesi, venne a sapere del ritrovamento, fece spedire subito il bagaglio in Inghilterra, dove il fratello Henry lo prese sotto la sua vigilanza. Allinizio del 1814 egli pot rendere pubblico un elenco dei 165 quadri pi preziosi, gi esposti nel frattempo da un esperto, il futuro direttore della National Gallery, William Seguier. Tra gli altri conoscitori che ebbero occasione di vedere i quadri, il gi citato presidente della Royal Academy Benjamin West ammir soprattutto un Cristo sul Monte degli Ulivi del Correggio, del quale conosceva unaltra versione nella

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collezione del noto banchiere Angerstein. Che i quadri provenissero dalla raccolta dei reali di Spagna era ormai cosa nota, poich la serie conteneva quattro opere abbastanza conosciute di Velzquez: i ritratti del papa Innocenzo X e del poeta Francisco Quevedo, oltre alle due opere giovanili gi citate dal Palomino nel Palazzo del Buen Retiro, ossia il Portatore dacqua di Siviglia e il bodegone dei due fanciulli bevitori. Vi erano poi un paesaggio tiberino presso il Ponte Molle a Roma di Claude Lorrain, Isacco benedice Giacobbe di Murillo (Dallas, Virginia Meadows Museum), due quadri giovanili di Ribera col curioso Sabba, ispirato a unincisione di Musi ripresa a sua volta da Raffaello, un Giulio Romano, due ritratti di Rubens tra cui larciduchessa Clara Eugenia vestita da monaca, oltre a numerosi altri fiamminghi e olandesi del Seicento in variopinta mescolanza. Lo stesso duca di Wellington non aveva evidentemente una chiara idea del valore di quelle opere, tant vero che nel marzo 1814 scrive al fratello, nominato nel frattempo ambasciatore a Madrid: Da un rapido sguardo mi sembrato che non ci fosse nulla di eccezionale. Non ci sono in ogni caso i dipinti migliori di Raffaello e altri che avevo visto a Madrid, e preferisco le incisioni e i disegni di scuola italiana. Questo mi fa pensare che lintera collezione sia stata trafugata in Italia e non in Spagna. Accanto alle opere pi preziose degli antichi maestri, nellelenco di Seguier si trovano citate oltre una cinquantina di opere di pittori moderni, sistemate nella residenza di campagna del duca, Stratfield-Saye House. Solo in tempi recenti stata riscoperta tra queste ultime unimportante opera di Goya, raffigurante la marchesa di Santa Cruz, figlia del protettore di Goya duca di Ossuna, in veste di Musa che suona la lira, seduta su un divano. Bench lo stesso duca di Wellington fosse stato ritratto due volte da Goya, nel ri-

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tratto a mezzo busto della National Gallery e unaltra volta a cavallo, questultimo ritratto rimase nascosto nella sua residenza di campagna fino al 1958, quando fu acquistato dal Los Angeles County Museum. Una volta appurata lorigine dei quadri, il duca di Wellington si rivolse ripetutamente al governo spagnolo per avviare le pratiche di restituzione. Nel novembre del 1816 si vide per rispondere che Wellington ne era venuto in possesso in modo retto e onesto, e che il re Ferdinando VII gliene faceva dono come ricompensa per il ruolo svolto nella liberazione della Spagna. I quadri si trovano tuttora alla Apsley House, residenza londinese del duca. Gli ultimi avvenimenti descritti seguono di alcuni anni il periodo pi felice delle conquiste napoleoniche. Torniamo dunque in Spagna, e vedremo che il breve soggiorno di Vivant Denon e i suoi non eccellenti risultati si spiegano con la situazione politica di quei mesi. Nellinverno 1808-809, mentre Napoleone ristabiliva con un grande sforzo militare legemonia francese in Spagna, giunse la notizia che gli austriaci si preparavano con un massiccio arruolamento di truppe a una nuova offensiva militare. Come il conte di Metternich, ambasciatore a Parigi, aveva lasciato capire abbastanza chiaramente, la corte austriaca non aveva mai riconosciuto la legittimit del trono di Giuseppe Bonaparte, e questo fatto, insieme a un vecchio desiderio di rivincita e al blocco continentale, forn un buon pretesto per riaprire le ostilit con Napoleone, che gli austriaci credevano impegnato sul fronte spagnolo. Con una di quelle decisioni fulminee a lui peculiari, al sopraggiungere di queste notizie allarmanti Napoleone affid il comando nelle mani del maresciallo Soult e si diresse in tutta fretta verso Parigi, dove giunse il 22 gennaio. Il 6 aprile lAustria dichiar guerra alla Francia e larciduca Carlo invase la Baviera, alleata dei francesi. Dopo le vittorie di Landshut e di Eckmhl e la con-

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quista di Ratisbona gli austriaci si ritirarono in Boemia, e il grosso delle truppe francesi pot marciare senza gravi ostacoli su Vienna, che capitol il 10 maggio. Il giorno successivo un ufficiale francese occupava il castello del Belvedere, dove fin dal 1785 era stata sistemata la pinacoteca imperiale, che fu subito messa sotto sequestro. Il 7 giugno arriv Denon accompagnato dal sovrintendente Daru, e si present al direttore del museo, il pittore Fger, esibendogli le proprie credenziali. Il giorno dopo, mentre Fger era a pranzo dal governatore generale (nonch esperto darte) Androssy, Denon incominci il suo lavoro dispezione, basandosi sui ricchi cataloghi di Mechel e Rosa, predecessori di Fger. Il direttore del Belvedere era per riuscito, ai primi di aprile, a mettere in salvo 45 casse con 624 quadri imbarcandole su un battello danubiano diretto a Pressburgo: le casse contenevano tutti i famosi capolavori della collezione asburgica, compresi i quadri di soggetto religioso acquistati nei Paesi Bassi durante il regno di Giuseppe II. La parte rimanente era comunque abbastanza ricca da riempire un intero museo. Per motivi ignoti Fger non aveva messo al sicuro tutti i grandi quadri di Pieter Brueghel il Vecchio, e Denon si affrett a requisire per Parigi le quattro tele rimaste a Vienna, ossia lEstate (New York, Metropolitan Museum) e lAutunno (Vienna) dal ciclo delle Stagioni, il Ladro di uccelli e le Nozze contadine (entrambi a Vienna). N si lasci sfuggire il Ritratto dellorefice Jan de Leeuwe (Vienna) di Jan van Eyck, attenendosi ancora una volta al principio per cui un direttore di museo deve tener conto di tutte le epoche della storia dellarte, non solo di quelle alla moda. Tra le altre opere del primo Rinascimento olandese scelse poi il San Girolamo a mezza figura di Quentin Massys, due Tentazioni di santAntonio di Hieronymus Bosch, San Luca che dipinge la Madonna di Jan Gos-

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saert del 1537 e la grande Vocazione di san Matteo di Jan van Hemessen, come pure il ritratto di Margherita di Parma, governatrice dei Paesi Bassi, di Anthonis Mor e quello di re Carlo IX di Francia di Franois Clouet. Poich le celebri opere di Drer appartenenti alla collezione dellimperatore Rodolfo II non erano pi a Vienna, Denon dovette accontentarsi di un disegno del maestro per la Cappella Fugger di Augsburg (Sansone rimuove le porte di Gaza) e di alcuni quadri della sua cerchia o coevi: un ritratto di giovinetto di Hans Baldung Grien del 1515, lErezione della Croce di Barthel Beham, una Nativit di Hans von Kulmbach e lincantevole Notte Santa di Altdorfer (tutti a Vienna). Evidentemente pi per interesse personale che per il museo fece aggiungere infine un paio di quadri pi antichi, ossia due Padri della Chiesa da un ciclo realizzato intorno al 1370 da Teodorico di Praga e proveniente dal castello di Carlstein e una tavola della Crocifissione attribuita a Nicolas Wurmser. Il classicista Fger, evidentemente non molto interessato a questi quadri, si scus per la povert del bottino. La migliore tra le opere di Tiziano rimaste a Vienna era la cosiddetta Violante, che era per registrata nel catalogo Mechel come opera di Palma il Vecchio, e che probabilmente per questo motivo fu lasciata da parte. Due altre opere di Tiziano erano state scartate in quanto repliche: luna, probabilmente di mano del maestro, riprende la versione Bridgewater della Diana e Atteone dipinta per Filippo II (alla collezione Paul Getty di Sutton Place, Essex), laltra invece una Madonna coi santi Gerolamo, Stefano e Maurizio, eseguita con aiuti di bottega, di cui esisteva gi una versione al Louvre. I due quadri furono per ugualmente selezionati da Denon insieme a un ritratto di cortigiana di Palma il Vecchio (Marsiglia). Facevano parte della serie anche il Fanciullo con la freccia, attribuito a Giorgione, due scene allegorico-mitologiche di Andrea

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Schiavone (Amore e Psiche e Allegoria della musica, entrambe a Vienna), e due di Paris Bordone, Marte disarma Amore e Marte, Venere e Amore nelle sembianze di una coppia di amanti (Vienna), oltre ad altri seicentisti e settecentisti come il ritratto di Salviati di Francesco di Santacroce e una Madonna di fra Bartolomeo (entrambi a Vienna). A differenza di queste ultime opere, la maggior parte dei quadri viennesi non fecero pi ritorno e fanno tuttora bella mostra nei musei della provincia francese. Cos ad esempio Digione, Caen e Grenoble possiedono tre opere di Andrea del Sarto; Lione, Bordeaux e Bruxelles quattro Tintoretto e Veronese; Tolosa la Madonna di Loreto di Agostino Carracci, oltre a opere del Parmigianino, di Bernardino Luini ecc. Il Museo di Grenoble custodisce, accanto a una Madonna di Solario, una delle perle allora misconosciute del bottino viennese, ossia lEbbrezza di No , opera tarda di Giovanni Bellini, che fino allattribuzione di Roberto Longhi portava il nome di Lorenzo Lotto. Tra le moltissime opere di Rubens conservate nella collezione imperiale, lAssunzione della Vergine proveniente dalla Chiesa dei Gesuiti di Anversa era rimasta a Vienna a causa delle sue dimensioni colossali. Denon decise senzaltro di tagliarla in tre parti e di trasportarla a Parigi, insieme alla tavola dei Santi Pipino e Bega, a mezza figura. La lista delle requisizioni non cita nemmeno una delle numerosissime opere di Van Dyck presenti nella galleria: Fger si era preoccupato di sottrarle alle mani dei francesi, come anche le rare sculture di marmo e di bronzo e gli innumerevoli oggetti darte preziosi appartenenti al tesoro di famiglia degli Asburgo. Per quanto riguarda le armi e le armature di gala, Napoleone era particolarmente interessato a quella di Francesco I, che nella battaglia di Pavia era stata rubata dai lanzichenecchi imperiali. Lantico sarcofago delle Amazzoni della raccolta viennese fu usato al Louvre come supporto per il Galata morente del Campidoglio.

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Il fatto che Denon abbia assegnato ai musei di provincia la maggior parte delle opere requisite a Vienna, dimostra che egli non sopravvalutava il suo bottino. Persino i grandi quadri di Pieter Bruegel il Vecchio, oggi cos amati, testimoniano certo il gusto personale di Denon, ma erano allora ben lontani dallincontrare il favore generale del pubblico: non ci risulta che siano mai stati esposti al Louvre, e anche le altre opere viennesi non ebbero al Louvre vita facile. Quando giunsero a Parigi, la Grande Galleria era stata chiusa da un anno per grandi lavori di ristrutturazione, e fu riaperta solo il 2 aprile 1810, in occasione dei festeggiamenti per le nozze dellimperatore con la principessa Maria Luisa dAustria. Ma non era certo quello il momento pi adatto per esporre i dipinti della Casa dAustria, dato che proprio il Louvre, la Grande Galleria e il Salon dApollon fecero da cornice alla cerimonia nuziale. Lo sfarzo di quellavvenimento super se possibile anche quello della vecchia corte di Versailles. Fu il punto culminante della carriera di Napoleone, il cui astro doveva andare incontro, negli anni successivi, a un sempre pi rapido declino. Il disegnatore Benjamin Zix, alle cui doti di minuzioso cronista Denon amava ricorrere in queste occasioni, raffigur in un foglio lungo un metro la processione solenne della corte e degli alti dignitari mentre sfilano per la Grande Galleria tra due ali di ospiti illustri, sotto gli sguardi, per cos dire, dei grandi maestri antichi. La passione di Napoleone per i gesti simbolici era altrettanto spiccata quanto la sua incompetenza nelle cose darte. Racconta un aneddoto che durante i preparativi per i festeggiamenti Denon cerc di spiegare allimperatore comera difficile spostare una tela di grande formato come le Nozze di Cana di Paolo Veronese per fare posto a una seconda tribuna. Napoleone gli avrebbe risposto: Alors brlez-les. Anche se la battuta, riferita dal prefetto di palazzo de Bausset, non

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va presa del tutto sul serio, pu dare unidea della scarsa considerazione in cui erano tenuti a quellepoca capolavori oggi inestimabili. Quasi ventanni di ruberie, confische, svendite allasta, avevano determinato un eccesso di offerta con effetti negativi sulle quotazioni di mercato, effetti destinati a protrarsi anche dopo la fine dellet napoleonica. Nello stesso tempo, tuttavia proprio il ribasso dei valori di mercato favor un aumento della domanda, che grazie anche allopera di abili mercanti darte come Lebrun, Buchanan, Nieuwenhuis, cre le condizioni per un nuovo tipo di collezionismo. Nonostante le approfondite ricerche degli ultimi cinquantanni, i percorsi seguiti da questo nuovo collezionismo sono ancora spesso in gran parte oscuri. Se ad esempio sappiamo che la celebre Venere davanti allo specchio di Velzquez, confiscata allex-ministro spagnolo Godoy, pass prima nelle mani del generale Murat, cognato di Napoleone, e poi in quelle di Lord Rockeby, approdando infine alla National Gallery di Londra nelle vicissitudini dellEstate di Brueghel (gi registrata con questo titolo nel catalogo viennese di Mechel) manca un anello intermedio: quello che dovrebbe congiungere il deposito del Louvre al Metropolitan Museum di New York. un problema su cui ritorneremo nel capitolo delle restituzioni.

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Capitolo ottavo Lultima missione di Denon in Italia (1811-12). Una enorme massa di quadri...

Per seguire lultimo viaggio intrapreso da Vivant Denon come direttore generale dei musei francesi, dobbiamo tornare ancora una volta in Italia. Denon aveva in mente un obiettivo preciso. Col suo straordinario istinto di conoscitore era ben consapevole del relativo insuccesso delle sue ultime due missioni, e daltra parte la lunga frequentazione dei vari periodi e delle varie forme artistiche aveva modificato i suoi criteri di giudizio. Come si legge nella prefazione del suo ultimo catalogo, Denon si rendeva conto ormai che solo una prospettiva storica poteva consentire uno sguardo libero e imparziale sullarte antica e che un gusto prevenuto non poteva fare a meno di limitarne la comprensione. In altre parole, che limperante gusto classicistico impediva di comprendere la perfezione dei cosiddetti primitivi. Aveva letto gli autori antichi delle Vite del Vasari fino allopera del Borghini e del Lanzi, e col suo modo di procedere sistematico sentiva venuto il momento di colmare quella grave lacuna. Nel suo studio fondamentale sulla missione di Denon, Marie-Louise Blumer ha sottolineato limportanza del lavoro svolto da Denon nella riscoperta dellarte italiana primitiva, trascurata per secoli, e nellambito pi generale della storia dellarte. Da questo punto di vista le acquisizioni di Denon nel corso del suo ultimo viaggio furono le pi ricche di conseguenze per il collezionismo ottocentesco e moderno. Come vedremo pi

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tardi, a partire dal 1814-15, quando incominciarono a formarsi i primi musei nazionali sul modello del Louvre, i loro acquisti appaiono segnati dallesempio di Denon. Ha inizio praticamente con lui quellassalto ai fiorentini e agli altri primitivi italiani che caratterizza lepoca postnapoleonica. Lultima spedizione di opere italiane, del resto poco conosciute, era giunta al Louvre nel 1803. Nel 1808 furono acquisite per via pacifica duecento opere della famosa Galleria Borghese, cedute dal principe Camillo Borghese, marito della bella Paolina Bonaparte, per una somma di otto milioni di franchi versati in parte sotto forma di possedimenti nel Piemonte e nella Slesia. Si trattava per quasi esclusivamente di sculture, perlopi antiche, e di alcune moderne come il monumento marmoreo con statua equestre di Sigismondo Malatesta. Denon era per al corrente da tempo della brillante attivit collezionistica del pittore Andrea Appiani, direttore del museo milanese di Brera, fondato nel 1806. Appoggiato e incoraggiato dal vicer e figliastro di Napoleone Eugenio Beauharnais, Appiani aveva iniziato nel 1805 col suo assistente Edwards una ricognizione sistematica dellItalia settentrionale da Venezia ad Alessandria, cercando opere darte nei conventi secolarizzati, nelle chiese e nei municipi. Le ricerche di Appiani fruttarono circa settecento dipinti, che vennero vagliati criticamente e contribuirono a creare il primo nucleo di una galleria destinata a occupare una posizione di primo piano tra gli Uffizi e le raccolte vaticane. I successi di Appiani suscitarono, com comprensibile, linvidia di Denon. Ma loccasione per una nuova spedizione artistica in Italia gli fu data dalla secolarizzazione dei beni ecclesiastici nei nuovi dipartimenti di Genova, dellArno-Toscana e del Mediterraneo-Appennino: secolarizzazione disposta da Napoleone dopo il passaggio dellex-granducato di Toscana a diparti-

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mento francese. La nuova ordinanza dellimperatore specificava inoltre che tutte le opere darte conservate nei conventi soppressi dovevano essere inventariate e raccolte dai prefetti in appositi magazzini. I prefetti chiesero al Ministero degli interni direttive pi precise, e nellestate del 1811 Denon ottenne di essere inviato ancora una volta in Italia a selezionare opere per il Louvre. Malgrado i suoi 56 anni Denon intraprese il viaggio, che era il suo settimo e ultimo, con fervore giovanile: questa volta non era pi al seguito di un esercito invasore e non cerano piani politico-militari a intralciare i suoi movimenti. Denon poteva dedicarsi con la massima libert e con tutta calma a un compito che egli stesso si era assegnato. Part da Parigi ai primi di agosto del 1811 e fece ritorno solo nel gennaio 1812. Lo accompagnava, col compito di rilevare i campi di battaglia italiani per la sua grande raccolta di incisioni il disegnatore Benjamin Zix, che per mor durante il viaggio. Dopo aver toccato Lione Denon prosegu lungo la valle del Rodano in direzione della Riviera, dove percorse la nuova strada della Grande Corniche tra Nizza e Livorno. Durante una sosta a Savona scelse sei dipinti, tra cui lAssunzione della Vergine di Luigi Brea e un Noli me tangere, unica opera firmata di Giovanni Massone, singolare pittore alessandrino (oggi al Museo di Torino). Dello stesso Massone acquist pi tardi per la somma di 3000 franchi la pala daltare della cappella fatta costruire da papa Sisto IV per la sua famiglia nella Chiesa di Savona: pala raffigurante, oltre allo stesso papa e al cardinale Giuliano della Rovere in veste di donatori, la Nascita di Cristo nella tavola centrale. Una Madonna in trono con santi datata 1487 e registrata nellinventario come opera di Andrea da Tuccio, proveniente dalla chiesa di San Giacomo, andata perduta. Arrivando a Genova pochi giorni dopo, Denon vi trov gi raccolte numerose opere provenienti dalle

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chiese della citt e dai conventi dei dintorni. Tra queste furono scelti limponente altare tripartito con la Deposizione o il Compianto di Cristo nella parte centrale, lUltima Cena nella predella e le Stigmate di san Francesco nella lunetta, dalla Chiesa di Santa Maria della Pace, capolavoro di Joos van Cleve oggi al Louvre; una Madonna con angeli adoranti di Filippino Lippi (oggi al Palazzo Bianco di Genova), proveniente dalla Chiesa di San Teodoro, una Ascensione oggi perduta del manierista senese Domenico Beccafumi e una Nativit di Luca Cambiaso. Durante il viaggio di ritorno aggiunse ancora laltar maggiore della Chiesa di Santo Stefano col martirio del santo di Giulio Romano (oggi al Louvre, Parigi): le plus beau Jules Romain qui existe, come Denon stesso ebbe a esprimersi. Proseguendo il viaggio lungo la costa ligure, Denon trov a Carrara, dove intendeva anche procurarsi del marmo per i monumenti parigini, un rilievo di terracotta di Luca della Robbia, che volle prendere con s, e verso la met di ottobre raggiunse la prima grande citt darte toscana, Pisa. Un incisore di nome Lasinio aveva gi riunito e inventariato alcuni quadri nella cappella del Camposanto, tra cui la grande Madonna in trono di Cimabue, fiancheggiata da tre coppie di angeli e proveniente dalla Chiesa di San Francesco, inventori pour tre vendu la somme de cinq francs, come annot Denon nel suo diario di viaggio. Le quotazioni dei capolavori del Trecento erano allora decisamente basse! Dallo stesso convento della Maest di Cimabue proveniva la tavola di Giotto San Francesco riceve le stimmate: le due opere si fanno oggi ammirare nella prima sala della sezione italiana del Louvre. Dalla chiesa sconsacrata di Santa Croce presso Pisa Denon prese lIncoronazione della Vergine di Zenobi Machiavelli, firmata e datata 1473, oggi al Museo di Digione, dalla Chiesa di San Paolo il trittico di Taddeo di Bartolo anchesso firmato e datato 1390, oggi a

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Grenoble, e dal Convento di San Silvestro la Madonna del raro pittore pisano Turino Vanni, che porta la sua firma (Parigi, Louvre). Com facile vedere, Denon mirava a un obiettivo piuttosto inconsueto per quegli anni: mettere le mani su opere antiche e firmate dellarte pisana, allora in gran parte sconosciuta. Bench il Duomo di Pisa non fosse stato secolarizzato, Denon non si fece scrupolo di trafugare anche la tavola di Benozzo Gozzoli col Trionfo di Tommaso dAquino celebrata dal Vasari. La tavola risaliva allepoca del ciclo di affreschi per il Camposanto di Pisa, che impegn Benozzo Gozzoli per vari anni, ed era appesa in origine dietro il trono dellarcivescovo. Un altro quadro conservato al Duomo, ma di epoca pi tarda, il Sacrificio di Isacco di Giovanni Bazzi detto il Sodoma, fu destinato anchesso a Parigi perch il Louvre non possedeva ancora nessuna opera dellimportante pittore senese. Infine, sotto limpressione suscitata dal grande pulpito del Duomo e da altre opere di Nicola e Giovanni Pisano, Denon ordin prima di partire per Firenze di trasportare anche un rilievo raffigurante una Madonna, che fu il primo esempio di antica scultura pisana a raggiungere un museo nordico. Come si ricorder, agli inizi della Rivoluzione francese Denon aveva vissuto a lungo a Firenze e conosceva bene le sue chiese e i suoi monumenti antichi. La lunga esperienza accumulata gli permetteva ora di vedere le cose con altri occhi: in particolare tutte le opere del primo Rinascimento, che allora, prima del grande fervore collezionistico ottocentesco, dovevano presentare un quadro di una ricchezza per noi inimmaginabile. Tra i numerosi artisti che soggiornavano in Italia, solo i tedeschi della Confraternita di San Luca a Roma e i loro seguaci avevano incominciato a rivalutare e a imitare i pittori primitivi o gotici della Toscana, e nella cerchia dei conoscitori Denon costituiva unecce-

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zione rarissima. Ecco quanto riferisce verso la met di ottobre al ministro degli Interni: A Pisa e a Firenze ho trovato quadri assai preziosi: conformemente alle vostre disposizioni i quadri di Firenze erano gi stati assegnati allAccademia. Ho avuto un colloquio col signor Alessandri, direttore di questo istituto e delle altre gallerie, e gli ho trasmesso un memorandum di cui allego una copia, pregandolo di mettere a nostra disposizione unopera per ciascun maestro indicato nellelenco, e suggerendogli soprattutto opere che per qualit e stato di conservazione siano degne della collezione di Sua Maest. Ho lonore di informarla che lelenco non contiene nessuna delle opere insigni conservate nella Galleria [ossia agli Uffizi]. Sono tutti quadri prelevati dai conventi e dalle loro chiese. Il signor Alessandri mi ha consentito di esaminare il deposito di San Marco, che contiene un migliaio di quadri: opere perlopi di scuola e non abbastanza significative da arricchire le nostre raccolte. In unaltra lettera, posteriore, Denon dir di aver preso un solo quadro per ogni maestro, per non privare la citt dei suoi tesori pi preziosi. Se si considerano le straordinarie ricchezze artistiche di Firenze, Denon ag in effetti con una discrezione insolita. Ecco nei suoi punti essenziali lelenco delle opere requisite, quasi tutte ben note ai visitatori del Louvre: lIncoronazione della Vergine del Beato Angelico proveniente dalla Chiesa di San Domenico a Fiesole, il convento in cui lartista visse e oper per diciotto anni; una predella di Agnolo Gaddi con la Crocifissione e scene della Vita di san Giovanni Battista e san Giacomo dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Firenze e una parte della predella dello splendido altare dellAdorazione dei Magi, dipinto da Gentile da Fabriano poco prima di morire per la Chiesa della Santa Trinit: raffigura la Presentazione al Tempio, e anche in questo caso, come in tanti altri, non si capisce perch le altre

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due parti della predella (raffiguranti la Nativit e la Fuga in Egitto) siano state scartate e la tavola smembrata. Lopera pi ragguardevole di cui Denon, non senza difficolta, riusc a impadronirsi la grande pala daltare a tre archi realizzata da Filippo Lippi tra il 1437 e il 1443 per la cappella dei Barbadori nella Chiesa di Santo Spirito; possiamo ammirarla ancora oggi al Louvre. La Madonna in piedi tra due colonne circondata da angeli, davanti a lei sono inginocchiati in adorazione i santi Frediano e Agostino. Ma anche in questo caso la tavola centrale fu separata dalla predella, che ne in qualche modo la continuazione narrativa tripartita, e si trova tuttora agli Uffizi. Invece della tavola scelta da Denon fu per inviata a Parigi, pi o meno intenzionalmente, unaltra Madonna di Filippo Lippi, che certo non corrispondeva alle aspettative di Denon, e solo dopo ripetute insistenze lerrore fu rettificato. Di unaltra pala daltare di Filippo Lippi, dipinta per il monumento funebre del suo protettore Cosimo de Medici e la sua cappella in Santa Croce, giunsero a Parigi solo due parti della predella con scene della vita dei santi Francesco, Damiano e Cosimo: scene dipinte, oltretutto, non dallo stesso Lippi ma dal migliore dei suoi collaboratori, Francesco Pesellino. Con la grande tavola della Visitazione della Vergine di Domenico Ghirlandaio e la Madonna in trono tra i santi Giuliano e Nicola di Lorenzo di Credi, il Louvre venne in possesso di altre due opere di sicura autenticit e del periodo pi fulgido del primo Rinascimento fiorentino, realizzate entrambe negli anni 1490-91 per il ricco commerciante Lorenzo Tornabuoni e la sua cappella nella Chiesa di Santa Maria, Maddalena de Pazzi. Bench tagliata ai lati, la Visitazione di Domenico Ghirlandaio appare di gran lunga pi vivace e artisticamente riuscita dellarido Lorenzo di Credi, scolaro del Verrocchio. E non si capisce per quale motivo Denon non abbia richiesto in quelloccasione nessuna delle molte e impor-

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tanti opere di Sandro Botticelli, il pi geniale, dopo Lippi, dei maestri fiorentini, mentre poco pi tardi lo stesso Denon invi allo zar Alessandro I di Russia lAdorazione dei Magi della collezione Giustiniani (gi a Pietroburgo, ora alla National Gallery di Washington). La colpa non fu per, evidentemente, del solo Denon, il quale aveva scelto probabilmente allAccademia una Madonna a mezza figura di forma quadrata, e si vide invece spedire un anno pi tardi un tondo che risult essere una replica di bottega della nota Madonna botticelliana. Mentre Denon continuava in tutta calma a selezionare altri quadri fiorentini, come la Madonna con santi datata 1504 di Mariotto Albertinelli (da Santa Trinit), una Salita al Monte Calvario di Benedetto Ghirlandaio e il Cristo appare alla Maddalena di Angelo Bronzino, entrambi da Santo Spirito, o la Sacra famiglia del Pontormo, dal Convento di SantAnna vicino a San Frediano (tutti al Louvre, Parigi), lo raggiunse lordine inatteso di recarsi a Roma passando dallUmbria. Il motivo era il seguente: da quando i dipartimenti del Tevere e del Trasimeno (Roma, Umbria, Perugia), prima sottoposti al Ministero degli interni, erano diventati biens de la couronne, il decreto sulla confisca dei beni conventuali aveva perso la sua efficacia. Limperatore aveva perci firmato un nuovo decreto esteso anche a questi territori e dichiarava senzaltro propriet della corona tutte le opere darte degli istituti messi sotto sequestro. Lincarico di Denon consisteva dunque nellispezionare queste opere e nel decidere del loro destino. Sapendo inoltre che limperatore, per motivi politici, intendeva ridurre lenorme numero di chiese e conventi esistenti a Roma, Denon era preoccupato di metterne in salvo le opere darte e pensava addirittura di farne staccare gli affreschi dalle pareti. Arriv cos a proporre seriamente di trasferire su tela i 48 affreschi di Do-

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menico Zampieri, detto il Domenichino, dal convento di Grottaferrata e di usarli per la decorazione della Galrie dApollon al Louvre. Denon sapeva per che i conventi e le chiese di Roma non erano ricchi di altari e pale di quel primo Rinascimento che era allora al centro dei suoi interessi. Si limit perci a scrivere a Parigi: Jai trouv une immense quantit de peintures qui, si elles vous taient adresses, vous embarasseraient plus quelles ne pouvaient vous servir, e diede disposizioni al prefetto e allintendente, barone Roederer e conte di Tournon, su come conservarli in futuro. Accompagnato dal segretario generale del dipartimento del Trasimeno che aveva diretto linventario dei conventi soppressi, Denon si mise quindi sulla via del ritorno, che lo port a Milano passando per Spoleto, Assisi, Foligno, Perugia, Arezzo, Bologna e Parma. A Foligno scopr la singolare forza espressiva del pittore locale Niccol Alunno e scelse una Madonna con santi; a Citt di Castello riconobbe la Madonna del dimenticato Luca Signorelli in una Nativit citata dal Vasari. A Todi trov invece tre Spagna attribuiti al Perugino e a Perugia dieci quadri, tra cui una Visitazione oggi perduta di Rosso da SantAgostino, due scene da una predella con la Vita di san Nicola di Bari del Beato Angelico (oggi al Vaticano; la pala corrispondente invece alla Pinacoteca di Perugia) provenienti dalla Chiesa di San Domenico, due Miracoli di san Bernardo attribuiti al Pisanello dalla Chiesa di San Francesco (Perugia, Pinacoteca; polittico oggi attribuito a Francesco di Lorenzo). Come omaggio a Giorgio Vasari, padre della storiografia artistica italiana, scelse ad Arezzo la sua Annunciazione, e durante un breve pernottamento a Parma fece in tempo a pizzicare una Madonna con santi di Cima da Conegliano allo scopo di completare laltare della Vergine proveniente dalla Cattedrale, che era a Parigi gi dal 1803. A Milano fu ricevuto in udienza dal vicer Eugenio di Beauharnais, e dopo una visita minuziosa della galle-

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ria di Brera sollecit uno scambio di dipinti tra i due musei, sostenendo che il Louvre aveva fiamminghi e olandesi in soprannumero (che invece mancavano a Brera), e presentava lacune che la sovrabbondanza milanese avrebbe permesso di colmare facilmente. Tra le opere pi ambite da Denon vi era la Madonna della famiglia Casio di Giovanni Boltraffio (con leccezione dello stesso Leonardo, la scuola leonardesca era al Louvre poco rappresentata), come anche la grande tavola con la Predica di santo Stefano di Vittore Carpaccio, appartenente a una serie di quattro quadri (a Brera, al Louvre, a Berlino e a Stoccarda) che fin dal 1518 adornavano la chiesa del santo a Venezia; e infine due quadri di Marco dOggiono, altro pittore di scuola leonardesca. Nello stesso anno 1811 il direttore di Brera Andrea Appiani entr in possesso dellopera forse pi importante della galleria, la Madonna in trono del duca Federico di Montefeltro, un capolavoro di Piero della Francesca che evidentemente non fu mostrato a Denon. Bench Denon avesse offerto in cambio tre opere che oggi giudicheremmo pi che degne, ossia lUltima Cena di Rubens proveniente da Malines, la Madonna con santAntonio di Van Dyck da Anversa e il Sacrificio di Isacco di Jordaens, che lo stesso Denon aveva portato da Berlino (attribuendolo a Rubens), Appiani non ne fu soddisfatto, e soprattutto non volle separarsi dalla Madonna della famiglia Casio. Alla fine Denon fu costretto ad aggiungere due ritratti di Rembrandt, tra cui quello della sorella, e un altro Van Dyck: cosa che, non del tutto a torto, provoc la sua indignazione. In una lettera del marzo 1812 al sovrintendente imperiale, il duca di Cadore, scrive infatti Denon nello stile che gli caratteristico: Di che si tratta in realt? Limperatore prende dal suo museo di Brera cinque quadri per il suo museo di Parigi, dove cerca di completare la pi straordinaria raccolta che sia mai esistita, e che deve in fondo la sua esistenza proprio alle vittorie dellimpera-

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tore. Sua Maest avrebbe potuto prendere questi quadri senza dover mandare in cambio quelle tre belle opere di scuola fiamminga. Sentiamo parlare qui il diplomatico e il cortigiano, che non solo sfrutta il monarca per i propri scopi, ma sa nasconderli dietro la facciata delladulazione. Questultimo bottino di primitivi italiani, che arricch il Louvre di alcuni dei suoi pi importanti capolavori, si deve quasi esclusivamente ai meriti di Denon. Col suo arrivo il Louvre aveva raggiunto in effetti il culmine del suo splendore. Come spesso accade nella storia, questo punto culminante coincide col graduale declino dellegemonia francese sullEuropa. Mentre Denon si dedicava spensieratamente alla propria missione italiana, si svolgeva la disastrosa campagna di Russia: i quadri italiani giunsero a Parigi poco dopo il ritorno della grande arme, ridotta allombra di se stessa. Nel tentativo di far dimenticare la disfatta, che vide impegnato il governo per tutto il 1812, anche Denon si affrett a mostrare ai parigini i nuovi tesori provenienti dallItalia. Lesposizione e laccurato catalogo comprendevano 124 quadri, 82 dei quali appartenevano alle prime scuole italiane, mentre gli altri erano primitivi tedeschi e fiamminghi non ancora esposti in pubblico, oltre a 16 spagnoli gi consegnati. A differenza dei vecchi cataloghi, Denon non si limit a registrare i quadri con la semplice indicazione dellautore e del soggetto ed eventuali cenni alla localit di provenienza, ma aggiunse brevi biografie degli artisti, accompagnate dallindicazione sistematica del luogo dorigine e da accenni alle fonti pi antiche, dal Vasari al Borghini, al Lanzi, al Milizia ecc. Il catalogo di Denon del 1812 si presenta dunque come il prototipo di tutti i successivi cataloghi di museo, preceduto su questa strada solo da alcuni archeologi come Ennio Quirino Visconti.

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Capitolo nono La fine del Muse Napolon (1814-15). Restituzioni e riconquiste

La fine del Muse Napolon, il pi grande museo darte dEuropa, coincise logicamente con la caduta dellImpero. La dispersione delle ricchezze raccolte nel Museo non fu per immediata, e in questultimo capitolo cercheremo di vedere come si giunse, dopo labdicazione dellimperatore e il ritorno di Luigi XVIII nel maggio 1814, alla graduale restituzione dei trofei di guerra. Come quasi sempre accade nelle dittature in declino, anche in Francia la poderosa macchina statale continu a funzionare per qualche tempo, nonostante la disfatta politico-militare e loccupazione del paese da parte degli Alleati: la Francia aveva vissuto troppo a lungo sotto il potere di Napoleone perch la sua eredit potesse essere eliminata in un batter docchio. Sebbene la Restaurazione borbonica mirasse a sbarazzarsi per quanto possibile di questa eredit, cerano alcune innovazioni, specie in campo amministrativo e culturale, di cui essa per puro orgoglio nazionale non poteva fare a meno. Le parole che Luigi XVIII pronunci davanti al Parlamento il 4 giugno 1814 dopo la firma dellarmistizio potrebbero essere dello stesso Napoleone: La gloria dellesercito francese non stata macchiata; i monumenti del suo valore rimangono, e i capolavori delle arti ci appartengono da questo momento con un diritto pi forte del diritto di guerra. In effetti, se Napoleone non fosse tornato dallElba, probabile che la maggior parte delle opere darte con-

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quistate sarebbero rimaste in Francia. Gli uomini politici riuniti al Congresso di Vienna pensavano al futuro politico dellEuropa pi che alle sue opere darte. I timidi tentativi fatti da alcuni rappresentanti per discutere anche questo problema caddero nel vuoto, in parte perch le grandi potenze, Austria, Russia e Inghilterra, non intendevano scuotere ulteriormente la gi debole popolarit della monarchia borbonica. Cos per circa un anno il Museo del Louvre rimase praticamente intatto, e Denon prosegu indisturbato la sua attivit, come se nulla fosse accaduto e come se il suo regno personale fosse del tutto indipendente dal corso della storia. Quando il grosso dei dipinti spagnoli giunse finalmente a Parigi nel settembre 1813, e la Spagna a quellepoca era gi perduta, Denon si lament del fatto che solo sei dei cinquanta quadri della collezione reale di Madrid selezionati a loro tempo per Parigi fossero degni di venire accolti nel Louvre. Quanto poi ai 250 quadri confiscati allaristocrazia e al clero, soltanto due furono giudicati di prima qualit, mentre gli altri gli sembrarono appena degni di abbellire le residenze imperiali. Tra questi ultimi cerano i bozzetti dipinti da Rubens per gli arazzi dei Carmelitani Scalzi di Madrid e due dei quali si trovano tuttora al Louvre. Tra i primi, che al Louvre non furono mai esposti, cera probabilmente La veste insanguinata di Giuseppe di Velzquez. Le ultime spedizioni di opere, successive ai viaggi di Denon in Italia del 1811, giunsero a Parigi solo nel febbraio del 1814 quando cio, dopo la sconfitta decisiva di Lipsia, il destino di Napoleone era ormai segnato. Questi segni premonitori non impedirono a Denon di progettare e di preparare una nuova esposizione che fu inaugurata nel Gran Salon del Louvre il 25 luglio 1814, tre mesi dopo che gli Alleati avevano occupato Parigi. La novit assoluta della mostra erano i maestri italiani del Trecento e del Quattrocento, frutto dellul-

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tima missione di Denon, oltre ai primitivi olandesi, tedeschi e spagnoli, e liniziativa ebbe un grande successo. Come nel 1802 dopo la pace di Amiens, anche in questa circostanza affluirono al Louvre masse di visitatori stranieri, militari e civili, e, ironia della sorte, Denon ricevette perfino i complimenti dellimperatore di Russia e del re di Prussia Federico Guglielmo III. Non c dunque da stupirsi se Denon pensava che il suo Museo fosse al sicuro, convinto comera che i vari trattati di pace conferissero una piena legalit alle sue acquisizioni, e ben sapendo che n lo zar, n il governo inglese, n lo stesso Metternich si interessavano al problema delle restituzioni. Su pressione dellambasciatore prussiano von der Goltz, che in una lettera al ministro Blacas esaltava il contributo della Germania alla restaurazione della monarchia borbonica, Luigi XVIII diede comunque ordine di restituire 39 dei quadri prussiani e 85 tra quelli di Braunschweig. Avuta assicurazione che anche il resto delle raccolte prussiane sarebbe stato restituito, von der Goltz fece sapere a Blacas che la Prussia poteva anche rinunciare alla restituzione delle opere ancora esposte al Louvre e alle Tuileries tra cui il bronzo greco del giovinetto in preghiera e altri oggetti antichi purch queste venissero sostituite da altre, e la cosa avvenisse in tutta segretezza. Insieme ai quadri furono restituiti anche i cammei, i vasi, gli avori, i bronzetti appartenenti alle due collezioni e i 174 smalti di Limoges provenienti da Braunschweig, come pure la maschera funebre e il busto di Federico il Grande trafugati da Potsdam e la raccolta di minerali preziosi e di oggetti darte orientali. Nel settembre del 1814 limperatore Giuseppe II dAustria si fece presentare lelenco dei quadri trafugati, mentre da Parigi giungeva la proposta di scambiare una parte dei quadri con altri di uguale valore presi dalle raccolte di Francia. Il direttore Fger prepar una lista di desiderata, soprattutto maestri francesi del

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Seicento, poco rappresentati al Museo di Vienna, come Nicolas Poussin, Claude Lorrain, Gaspard Dughet, Philippe des Champaigne, Lebrun, Lesueur ecc. In una lettera allambasciatore dAustria a Parigi Metternich diceva di approvare lidea dello scambio. Ma poich lAustria era tornata in possesso dei suoi territori italiani, la corte viennese non fece altri passi in questa direzione, a parte uno scambio di opere tra Vienna e Venezia, Firenze e Milano. Quanto al Vaticano, che pure aveva inviato a Vienna il direttore dei suoi musei, il celebre scultore Canova, il governo di Roma era troppo felice per il ritorno dei Borboni, e non intendeva certo alterare il nuovo equilibrio. Questo clima piuttosto conciliante mut col ritorno di Napoleone dallElba, il governo dei Cento Giorni e la sanguinosa battaglia finale di Waterloo. Tra gli Alleati vittoriosi si impose a questo punto uno spirito di rivalsa, per non dire una volont di vendetta. Quando gli eserciti alleati entrarono a Parigi fu sottoscritto un accordo militare in cui i tre rappresentanti del governo francese cercarono di garantire, oltre alla sicurezza dei beni privati, anche quella del patrimonio pubblico, e quindi dei musei. Ma il principe Blcher si oppose nel modo pi energico, sostenendo che al Louvre si trovavano ancora quadri di cui Luigi XVIII aveva promesso la restituzione, cosa che per non era mai avvenuta. La vecchia obiezione di Denon, secondo la quale il Louvre era propriet della corona, e perci inalienabile, divent insostenibile. Il giorno dopo lingresso delle truppe prussiane, l8 luglio, il capo di stato maggiore von Ribbentrop mand da Denon il suo rappresentante per le questioni artistiche Jacobi per sollecitare la restituzione delle opere darte prussiane ancora a Parigi e farsi indicare il luogo dove erano custodite. Essendosi Denon rifiutato di obbedire a ordini che non fossero quelli dei suoi diretti superiori, fu minacciato di arresto, e il governato-

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re militare di Parigi von Mffling dispose che una compagnia di granatieri occupasse il Louvre. Le antichit berlinesi furono riunite, ma i quadri pi importanti non si trovavano pi al Louvre, che gi lanno prima ne aveva spediti sei, bens al castello di SaintCloud, che i prussiani scelsero come loro quartier generale. Qui vennero sequestrati fra gli altri il cosiddetto Prisonnier en colre (Sansone minaccia il suocero) di Rembrandt, Vertumno e Pomona attribuita a Leonardo (Berlino, museo), il Contratto di matrimonio di Jan Steen e il ritratto di Guglielmo di Nassau di Jan Terborch. Sempre a Saint-Cloud, e precisamente nel bagno di Napoleone, i prussiani trovarono La battaglia di Alessandro di Albrecht Altdorfer, trafugata come si ricorder a Monaco. A Saint-Cloud la commissione prussiana prese inoltre un autoritratto di Ribera, che in realt apparteneva allAustria e il famoso quadro di Jean-Louis David Napoleone a cavallo al valico del Gran San Bernardo; un gesto di rappresaglia che intendeva vendicare il sequestro del busto di Federico il Grande a Sanssouci. Entro la fine di agosto le richieste degli stati tedeschi erano grosso modo soddisfatte. Fin dal 1814 lambasciatore austriaco von Thiersch aveva insistito soprattutto sulla promessa scritta fattagli da Neveu di uno scambio con le opere trafugate, mentre la Baviera, alleata di Napoleone, aveva ottenuto gi prima alcune opere di propriet francese. Fu quindi raggiunto un accordo per cui i capolavori della collezione Wittelsbach, 28 quadri in tutto, dovevano fare ritorno, e il direttore del Museo di Monaco, il pittore paesaggista Dillis, dichiar che non era il caso di andare a cercare anche gli altri, la maggior parte dei quali si trovavano nei musei della provincia francese. comprensibile che Dillis non attribuisse molto valore a quadri come, ad esempio, il San Luca che dipinge la Madonna di Maerten van Heemskerck (Rennes, museo) trafugato a Norimberga,

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ma vero che in questo modo rimase in Francia anche lautoritratto giovanile di Drer, anchesso proveniente da Norimberga (Parigi, Louvre). Tra quelli restituiti si trovavano, oltre alla Battaglia di Alessandro di Altdorfer, la tarda Incoronazione di spine di Tiziano, Meleagro e Atalanta di Rubens, ma non la sua grande Adorazione dei Magi (Lione, museo). Il pi danneggiato tra i principi tedeschi restava il landgravio dellAssia-Kassel. Mentre i dipinti requisiti da Denon al Museo di Kassel furono interamente restituiti, quelli trovati dal generale Lagrange prima dellarrivo di Denon ebbero una sorte assai diversa. In tutti quegli anni avevano abbellito la residenza dellimperatrice, a Malmaison, e qui furono visti dallo zar Alessandro I di Russia, che rimase colpito dalla qualit dei quadri non meno che dal fascino di Giuseppina. Alla morte di questultima, sopraggiunta poco dopo (maggio 1814), lo zar acquist per lErmitage 22 dipinti della galleria, di varia provenienza, versando a Eugenio Beauharnais una somma di 400 000 franchi. Inutili furono gli sforzi del landgravio per riottenere i quadri o per avere quelli ancora in possesso degli eredi Beauharnais, che pi tardi finirono ugualmente in Russia. Eugenio, che aveva assunto il titolo di duca di Leuchtenberg, aveva trovato rifugio presso il suocero, il re di Baviera. Entro lagosto 1815 anche i commissari artistici degli altri paesi interessati si riunirono a Parigi per sollecitare la restituzione delle proprie opere: ebbe cos inizio lultima battaglia per il possesso dei quadri conquistati dai francesi. La maggior difficolt che i commissari stranieri incontravano nel far valere i propri diritti nasceva dal fatto che n i ministri degli esteri, che si incontravano quotidianamente a Parigi, n i monarchi avevano preso misure che riguardassero tutti i paesi interessati e le loro opere darte. Ci permise a Denon e al suo segretario generale Lavalle di opporsi,

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col beneplacito dei loro superiori, a ogni nuova richiesta o di bloccarla con pretesti pi o meno validi. Poich inoltre essi erano i soli ad avere una visione completa delle migliaia di opere ancora in Francia, la loro collaborazione si rivel indispensabile. Gli argomenti escogitati da Denon per salvare le sue opere dalla restituzione appaiono spesso cos tirati per i capelli da sfiorare il ridicolo, tanto pi se si considera la mutata situazione politica di quei giorni. Per esempio, se i quadri dellAia andavano restituiti agli Orange cosa che, dopo il trattato di pace di Amiens, Denon riteneva del tutto ingiustificata quelli affluiti sotto Luigi Napoleone nel nuovo Rijkmuseum di Amsterdam e pagati con denaro francese (in realt, con le tasse degli olandesi) dovevano appartenere alla Francia. Con la stessa ingenua giustificazione Lavalle pretese la restituzione dei 70 quadri assegnati da Parigi al Museo di Bruxelles, dimenticando che in gran parte erano stati trafugati in Italia o nello stesso Belgio. Per la Santa Elisabetta risana gli infermi di Murillo (proveniente dallHospital de la Caridad di Siviglia), Denon sostenne di fronte allambasciatore spagnolo che il quadro apparteneva al Louvre in quanto dono di Soult, il quale lo aveva a sua volta ricevuto in dono dalla citt di Siviglia. Quando il commissario del re di Sardegna Luigi Costa sequestr, oltre ai quadri torinesi, anche il Martirio di santo Stefano di Giulio Romano, scelto dallo stesso Denon nel 1811, questi afferm che si trattava di un omaggio della municipalit a Napoleone. La variet delle richieste complicava, com ovvio, le pratiche di restituzione, e rendeva tanto pi necessario un provvedimento di carattere generale, soprattutto per quei paesi, come gli stati italiani, che non avevano a Parigi una rappresentanza militare. Ma le opinioni dei ministri degli esteri impegnati nelle sedute quotidiane del Congresso di Parigi erano divise come quelle dei rispettivi sovrani. Il conte Pozzo di Borgo,

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rappresentante dellimperatore di Russia, si oppose a ogni restituzione, e anche il comportamento di Metternich fu piuttosto tiepido una volta sistemata la posizione dellAustria. In confronto allintransigenza dimostrata dai prussiani, i commissari artistici dellAustria, ossia il direttore dei musei di Vienna Joseph Rosa e i suoi assistenti Adriani e Pozzi, come pure i rappresentanti degli Stati italiani legati allAustria, i fiorentini Degli Alessandri e Benvenuti e il ministro Karcher si mostrarono estremamente disponibili, malgrado la persistente ostilit di Denon. La proposta di scambio con Vienna divent operativa e le pi importanti tra le opere darte viennesi furono consegnate. Diversi quadri del Belvedere (vedi sopra), di cui esiste un elenco nellottimo studio di Lhotzky, rimasero in compenso nei musei francesi di provincia. I quadri celeberrimi di Palazzo Pitti a Firenze, sulla cui identit non potevano sussistere dubbi, tornarono tutti indietro, come anche la celebrata Venere Medici, che secondo le pretese di Denon era stata ceduta con regolare contratto da Ferdinando IV di Napoli. Ma per avere una serie di tavole intarsiate con pietre dure, a cui la corte toscana teneva in modo particolare, il commissario Alessandri rinunci, con una scelta per noi inconcepibile, ai maestri del Trecento e del Quattrocento raccolti da Denon nel 1811, ossia alle grandi opere di Cimabue, Giotto, Beato Angelico, Gozzoli, Filippo Lippi, Ghirlandaio ecc., che formano ancora oggi il nucleo storico della prima sala italiana del Louvre. Col pretesto che la tela con le Nozze di Cana di Paolo Veronese era troppo grande per poter sopportare un altro viaggio fino a Venezia, Lavalle riusc a convincere il commissario Adriani a prendere al suo posto la Maria Maddalena ai piedi di Ges, di analoghe dimensioni: oggi lo giudicheremmo senzaltro un buon affare. Linviato di Parma arriv al punto di restituire al Louvre alcuni dipinti della Galleria Ducale di Parma gi pronti

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per partire, convinto da Lavalle che i Bartolomeo Schedoni (Compianto, Parigi, Louvre), i Michelangelo Anselmi (Madonna con Angeli, Parigi, Louvre), i Cima da Conegliano e i Guercino presenti nella galleria di Parma erano anche troppi. Nella seconda met di settembre si fece strada finalmente la convinzione, a Parigi come a Vienna, che era ormai necessario un provvedimento di carattere generale sulle opere darte. Furono soprattutto gli inglesi, lord Liverpool, presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri visconte di Castlereagh e il capo di stato maggiore duca di Wellington a insistere in modo decisivo, nellintento di appoggiare i Paesi Bassi e gli Stati pontifici. Il vecchio Stato della Chiesa, ossia il Vaticano, e i Paesi Bassi ora unificati erano, dal punto di vista della Francia, i pi legati agli accordi di Tolentino e di Amiens, e fu necessaria da parte alleata una esplicita dichiarazione sulla nullit di questi accordi, che daltronde lo stesso Napoleone aveva pi volte violato. In una lunga lettera al visconte di Castlereagh riprodotta per intero nel libro di Piot e Gould il duca di Wellington descrive gli avvenimenti che portarono a questa iniziativa a lungo differita. Il motivo pi o meno immediato che indusse gli inglesi a intervenire furono le richieste dei Paesi Bassi che, col Vaticano, avevano subito le perdite pi gravi. Non avendo essi ottenuto soddisfazione per lintransigenza dimostrata dallamministrazione del Louvre e dal ministero, il 19 settembre Wellington mand le sue truppe a raggiungere quelle prussiane che presidiavano il Louvre, e fece sapere al ministro Talleyrand e a Denon che egli, come rappresentante del re dei Paesi Bassi, aveva dato ordine ai suoi uomini di staccare dalle pareti i quadri fiamminghi e olandesi. Per non lasciare il pubblico francese alloscuro, il contenuto della lettera fu pubblicato nel Journal des dbats, come anche sullufficiale Moniteur.

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Accadde cos quello che Denon aveva giudicato impossibile: i grandi maestri della galleria degli Orange, gli Holbein, i Rembrandt, gli Jan Steen, gli Ostade, i Van Dyck, i Terborch e il Giovane toro di Paulus Potter che lo stesso Denon aveva riprodotto in una incisione, tornarono tutti allAia (con leccezione di 68 quadri minori o introvabili). Le gigantesche pale daltare e tele di Rubens, che per ventanni erano state il vanto della Grande Galleria, furono staccate dalle pareti senza tante cerimonie. La posizione dei commissari belgi, i pittori Ommeganck, Odevaere e Van Regemorter, non era facile, nonostante la protezione militare di cui godevano. Mentre Regemorter, salito su una scala, cercava di staccare uno dei grandi quadri di Rubens, Denon, in un accesso di collera, diede una spinta alla scala e il malcapitato commissario dovette aggrapparsi al cornicione per non cadere. Se le confrontiamo per con lenorme bottino mietuto dai francesi durante la campagna dOlanda, le restituzioni si mantennero entro limiti modesti, come dimostrano le molte opere di Rubens, Jordaens, Van Dyck e della loro cerchia tuttora visibili nei musei francesi di provincia. Poich tre dei cinque commissari venivano da Anversa, e nessuno conosceva quelle opere meglio di loro, il Museo di Belle Arti di Anversa, appena fondato, vide formarsi proprio allora il suo nucleo storico. Restavano le opere darte del Vaticano, per le quali il papa aveva inviato a Parigi il suo ispettore generale Canova. Pio VII, che vedeva ristabilita in Francia la vecchia egemonia cattolica, avrebbe probabilmente lasciato perdere, ma fu convinto ad agire dal segretario di Stato cardinal Consalvi: la colonia artistica internazionale di Roma fu mobilitata a favore del ritorno e anche il popolo romano fu coinvolto. Poich le casse pontificie erano vuote, il governo inglese si assunse le spese di trasporto e respinse la proposta vaticana di ac-

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cettare alcuni oggetti antichi a titolo di indennizzo. Lo stesso Canova don pi tardi ai principali interessati alcune delle sue apprezzatissime opere, per ringraziarli dellappoggio ricevuto nella sua difficile missione. Giunto a Parigi verso la fine di agosto, Canova aveva subito fatto visita al ministro e ambasciatore prussiano Wilhelm von Humboldt, gi incontrato a Roma, ottenendone per scarsi incoraggiamenti. Come apprendiamo dalla corrispondenza di Denon fu il suo amico Richard William Hamilton, noto mercante darte ed esperto di antichit, e ora sottosegretario attach al visconte di Castlereagh, a influenzare i politici inglesi in senso favorevole alla causa pontificia. Per due mesi, dalla met di settembre alla met di novembre, non pass quasi giorno senza che luna o laltra delegazione si presentasse allamministrazione del Louvre con i suoi elenchi di opere da restituire. Data lintransigenza di Denon, il compito di trattare con i rappresentanti stranieri ricadde in questo periodo sul segretario generale Athenase Lavalle. Dopo che il direttore dei musei viennesi Rosa aveva tentato inutilmente di vedere Denon, il 23 settembre si present un aiutante del principe di Schwarzenberg, comandante in capo delle truppe austriache, con lordine di consegnare gli oggetti darte trafugati a Venezia, Parma, Firenze e Piacenza. Nonostante la promessa fatta dagli Alleati di rispettare i monumenti parigini, gli austriaci non poterono fare a meno di mettere le mani sui quattro cavalli di San Marco, che coronavano lArco di Trionfo sulla Place du Caroussel in direzione delle Tuileries. Comunque il gesto possa essere giudicato, i cavalli e il leone di bronzo di San Marco, collocati nel giardino del Dom des Invalides, erano troppo legati al ricordo della grandezza napoleonica per poter rimanere al loro posto. Per evitare attriti con la popolazione parigina, i quattro cavalli furono staccati nottetempo dal carro di trionfo e quando, il giorno successi-

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vo, furono portati via, le vie daccesso alla piazza furono bloccate per lungo tratto dai militari. Curiosamente, delle pitture dei soffitti del Palazzo Ducale di Venezia non fu chiesta la restituzione, mentre il ritorno dellammiratissima tela di Tiziano, Il martirio di san Pietro, si rivel a posteriori un episodio infelice poich il quadro and distrutto in un incendio verso la fine dell800 nella Cappella del Rosario della Chiesa di San Giovanni e Paolo. E mentre lAssunzione di Maria, sempre di Tiziano, ritorn nella sua sede originaria alla Cattedrale di Verona, lIncoronazione di spine proveniente dalla chiesa milanese di Santa Maria delle Grazie rimase a Parigi (Louvre). Evidentemente i commissari austriaci per lItalia del Nord, Adriani e Pozzi, non erano abbastanza informati, o, se lo erano, preferivano per motivi politici adottare una linea pi conciliante. Della partenza della Venere Medici abbiamo un resoconto drammatico in una cronaca londinese: Luned scorso la Venere fu caricata su un carro [nel cortile del Louvre] alla presenza di sir Lawrence [Thomas Lawrence, il famoso ritrattista inglese] e dei signori Chantry e Canova. Questi ultimi scoppiarono in lacrime, ma un ufficiale tedesco si mise a ridere e a schernirli, mentre la folla radunata scagliava ingiurie allindirizzo dei soldati inglesi di guardia. Le opere darte erano diventate una passione nazionale. Verso la fine di settembre tre o quattro commissioni erano impegnate contemporaneamente a staccare i loro quadri dalle pareti del Louvre: Lavalle era indaffaratissimo a controllare e registrare, mentre Denon stilava inutili resoconti ai ministri. Oltre agli austriaci cera anche il plenipotenziario del re di Sardegna Luigi Costa, impegnato a recuperare i quadri della Galleria Sabauda di Torino e a rivendicare, come si gi visto, il suo Giulio Romano genovese. Costa si dimentic tuttavia della piccola Annunciazione dal dittico di Rogier van der Weyden, che oggi non esiteremmo a giudicare

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pi importante del Giulio Romano. Anche lambasciatore del re di Spagna, marchese dAlava, chiese infine la restituzione dei dipinti giunti al Louvre attraverso Giuseppe Bonaparte e il maresciallo Soult e non inclusi nella precedente spedizione del 1814. Il 2 ottobre anche Canova pot finalmente incominciare a esaminare le opere darte trafugate a Roma e negli Stati vaticani; operazione che, per la grande quantit di dipinti, sculture, vasi, oggetti darte, manoscritti e stampe preziose dur fino alla fine del mese. Per dimostrare la propria buona volont, lamabile scultore rinunci fin dallinizio a 23 dei quadri vaticani che furono distribuiti fra castelli, chiese e musei di provincia. Nella cernita delle sculture antiche Canova lasci da parte anche altre opere che per le loro dimensioni, come il Tevere, Melpomene o i colossi di tre imperatori romani, erano troppo ingombranti per il trasporto. Quanto la situazione fosse confusa risulta da una lettera in cui Denon comunica al conte Pradel che il cavaliere dEste, accompagnatore di Canova, voleva riavere a Roma alcune statue antiche per la famiglia Braschi (Denon scrive Draschi). E poich il governo francese nel 1802 ossia alla firma del Concordato aveva versato al principe Braschi alcune centinaia di migliaia di franchi a titolo di risarcimento, Denon dice di non poter accettare la richiesta. La stessa lettera spiega inoltre per quale motivo il ritratto equestre di Francisco Moncada, dipinto da Anton van Dyck, come pure una Madonna di Giulio Romano proveniente dalla collezione Braschi non abbiano mai lasciato il Louvre. Attraverso un ambasciatore, il cardinale Albani propose invece al Louvre di riscattare la sua collezione di 28 statue, 19 busti pi un certo numero di pezzi vari per la somma complessiva di 300 000 franchi. Visconti prefer scegliere alcune delle opere migliori, che furono acquistate per il museo; le altre furono vendute al re Luigi I di Baviera per la Pinacoteca di Monaco.

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A prescindere dal fatto che lenorme numero e la variet dei dipinti e delle sculture trafugati negli Stati della Chiesa, da Bologna a Pesaro, a Perugia, a Roma, avrebbero richiesto comunque lintervento di pi esperti, Canova era troppo legato al classicismo di quegli anni per valutare in modo obiettivo opere darte estranee al gusto neoclassico e accademico. Canova e i suoi collaboratori non si preoccuparono di rintracciare tutte le opere trafugate nei conventi e nelle chiese secolarizzate: secondo i dati forniti da Marie-Louise Blumer, su 506 dipinti di provenienza italiana, ben 248, ossia circa la met, rimasero in Francia, e buona parte di questi provenivano dagli Stati della Chiesa. Ancora pi sorprendente per un altro fatto, a cui del resto abbiamo gi accennato: i commissari italiani non si preoccuparono di ricomporre gli altari smembrati. Non solo restarono in Francia parti di predelle come quelle dellaltare Strozzi di Gentile da Fabriano (Firenze, Uffizi) o dellaltare di San Zeno a Verona del Mantegna, ma anche le numerose tavole isolate del Perugino e di altri maestri, che troviamo oggi nei musei francesi, testimoniano questa curiosa dimenticanza. Dopo lunghi indugi le opere darte italiane furono finalmente pronte per il rientro, e il 24 ottobre un convoglio di 41 carri con 200 cavalli da tiro part da Parigi per Milano con una scorta di soldati tedeschi. A Milano il carico fu distribuito e prosegu per le diverse localit dorigine: 16 carri si diressero verso i vecchi Stati austriaci, 12 verso Roma, otto verso Torino e cos via. Il Museo Vaticano ne trasse i maggiori vantaggi, poich numerose tavole daltare e quadri devozionali gi appartenuti a chiese e conventi non furono restituiti alla loro sede dorigine ma rimasero nelle collezioni pontificie del Belvedere, del Campidoglio o del Quirinale. Il 15 novembre il segretario generale Lavalle pot informare il ministro conte Pradel che le operazioni di restituzione erano ultimate, e trasmettergli i relativi

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inventari. Dei 5233 complessivi, almeno 2000 tra dipinti e sculture antiche potevano annoverarsi, secondo Lavalle, tra le opere di prima qualit. Linventario di Lavalle permette inoltre di dare un ultimo sguardo dinsieme alla massa dei tesori requisiti: la Spagna e lAustria riottennero rispettivamente 248 e 325 dipinti, Berlino 258 bronzi (oltre a pezzi di altra natura), Braunschweig 243 disegni (quelli di Modena rimasero a Parigi), come pure 1154 smalti e maioliche, sebbene il commissario di Braunschweig Schtz dichiarasse ancora il 6 ottobre che dei 538 cammei conservati alla Bibliothque Nationale di Parigi ne mancavano ben 240. Poco prima dellarrivo degli Alleati a Parigi, Napoleone aveva inviato al Louvre il suo aiutante Flahaut con lordine di nascondere i pezzi pi preziosi, e non c dubbio che lordine sia stato eseguito. Del resto, le enormi proporzioni del bottino, la variet dei luoghi in cui era conservato e la passione collezionistica dellimperatrice Giuseppina ma anche dei generali e dei suoi favoriti impedivano allo stesso Denon di tenere la situazione sotto controllo. Oltre a questo fatto e alla confusione generale, la scomparsa di alcuni pezzi fu poi facilitata anche da unaltra circostanza: lidentificazione delle singole opere non avveniva come oggi attraverso il rapido mezzo fotografico, ma si avvaleva di descrizioni o pi raramente di riproduzioni a stampa. Anche con gli elenchi sottomano i commissari incontravano spesso serie difficolt a stabilire la raccolta di provenienza di questa o quella Adorazione dei Magi attribuita a Rubens, di questa o quella Crocifissione di Van Dyck, dei molti Adamo ed Eva sotto il nome di Cranach o degli interni olandesi cos difficili da descrivere. Non c dunque da stupirsi se una Salom di Andrea Solario, appartenuta in origine alla galleria granducale di Oldenburg, sia finita al Metropolitan Museum di New York passando da Malmaison, come anche la Mietitura di Pieter Brue-

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ghel il Vecchio, appartenuta in origine agli Asburgo, e precisamente a quella serie di quadri a cui Fger aveva generosamente rinunciato in cambio di alcune opere del Seicento francese. Il grande Museo di Napoleone non fin tuttavia con la dispersione materiale dei suoi capolavori. Il suo esempio stimolante gli sopravvisse a lungo, contribuendo in modo decisivo alla formazione di tutti i musei europei. Il Louvre, museo nazionale di Francia, aveva dimostrato per la prima volta che le opere darte del passato, anche se raccolte dai principi, appartenevano in realt ai loro popoli, e fu questo principio (con leccezione della collezione reale britannica) a ispirare i grandi musei pubblici dell800. Persino i Borboni, di cui si diceva che non avessero dimenticato nulla e imparato nulla, non ebbero il coraggio di ripristinare la loro vecchia raccolta privata. Il re di Prussia, la Corte viennese, il re di Spagna e i re di Baviera e di Sassonia aprirono tutti, prima o poi, le loro raccolte al pubblico. Lesempio del Louvre non contribu solo, del resto, alla nascita di nuovi musei, ma diede anche impulso a un nuovo spirito critico (per esempio attraverso la pubblicazione di cataloghi) e a quella nuova forma di cultura storico-artistica che trover espressione verso la met del secolo in figure come quella di Waagen, direttore del Museo di Berlino. Mentre nel Settecento il dilettantismo amatoriale e il gusto dellepoca avevano determinato in larga misura lattivit collezionistica, il movimento massiccio di opere darte provocato dalla politica di conquista rivoluzionaria e napoleonica imposero nellOttocento la necessit di una classificazione storica e di una elaborazione critica del patrimonio artistico. Nomi generici come quelli di Van Dyck o di Drer cedettero il passo ad attribuzioni pi precise, come nel caso della piccola Annunciazione del Museo di Dresda, registrata ancora nel 1835 come opera di Drer o di scuola te-

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desca, indicata nel catalogo del 1840 come opera di Hubert van Eyck, che unattribuzione molto pi vicina alla verit. Il ritorno delle opere darte trafugate ebbe poi, di per se stesso, un effetto notevole e inatteso. Confondendosi col clima di entusiasmo patriottico suscitato dalla vittoria e dalla liberazione, esso contribu a creare la coscienza di un patrimonio artistico nazionale, coscienza che nel 700 non esisteva. Quasi dovunque, nelle Fiandre e in Olanda, a Berlino e a Roma, lavvenimento fu festeggiato con mostre pubbliche e articoli di giornale. A Berlino, nel palazzo dellAccademia, fu allestita una mostra a favore dei veterani feriti, il cui catalogo elencava 59 dipinti e portava il titolo significativo: Elenco dei quadri e delle opere darte riconquistate dal valore delle patrie truppe. Al centro dellesposizione si trovava laltare di Danzica col Giudizio Universale di Hans Memling. Nel novembre 1817, dopo essersi prodigato a lungo e non del tutto inutilmente, Denon sent che era venuto il momento di ritirarsi: la sua missione era finita e il nuovo clima della Restaurazione non era pi favorevole ai personaggi di spicco del periodo napoleonico come lui o come Talleyrand. Fu sostituito da un uomo di corte, il conte Forbin, e il re lo ringrazi per il servizio prestato. Il suo pi fedele collaboratore Lavalle and in pensione nel giugno dellanno successivo e mor poco dopo, come anche larcheologo Ennio Quirino Visconti, direttore da lunga data del Museo di Antichit. Visconti trov in Clarac un successore in grado di proseguire la sua Iconografia dellantichit classica, opera che dopo quasi due secoli conserva ancora la sua utilit. Lultimo servizio che Denon pot prestare al suo vecchio signore, Napoleone, fu un elenco dei libri che lex-imperatore desiderava portare con s in esilio. Tra questi, lopera dello stesso Denon sulla conquista dellEgitto e le incisioni delle battaglie napoleoniche preparate per una

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raccolta che non fu mai portata a termine. Il giovane pittore inglese Charles Eastlake, che nel 1815 si trovava a Parigi come Sir Thomas Lawrence e che fu nominato pi tardi direttore della Royal Academy, ci ha lasciato da testimone oculare lultima immagine dellimperatore deposto dal trono: sulla nave Bellerofonte, ormai massiccio nella persona, mentre guarda nella sua posa abituale verso remote lontananze. Denon sopravvisse allera napoleonica di dieci anni, e il grande romanziere Anatole France, che abit nella stessa casa di Denon sul Quai Malaquais, ha lasciato una descrizione, per la verit piuttosto fantasiosa, dei suoi ultimi anni di vita. Era conosciuto in tutta Europa come il maggior conoscitore di arte antica, e lo zar di Russia, che aveva gi fatto ricorso al suo aiuto nel 1811 per lacquisto di un Botticelli (Adorazione dei Magi) da destinare allErmitage, lo consultava sempre prima dei suoi acquisti. Tra i visitatori che passavano a rendergli omaggi ricorderemo Lady Morgan, che nel suo libro di memorie La France (1817, p. 307) riferisce le impressioni riportate durante la visita. Ma loccupazione principale della sua vecchiaia fu comunque linventario delle numerose opere darte che Denon aveva in parte raccolto coi propri mezzi, in parte ricevuto a titolo di dono. Come suole accadere per i grandi collezionisti, furono queste opere la gioia e la compagnia dei suoi ultimi anni. Pur avendo avuto una vita molto ricca Denon non lasci, a differenza del suo maestro Napoleone, libri di memorie. Il suo ricordo pi personale affidato invece al catalogo delle sue opere darte e a un saggio di storia dellarte, anche troppo ambizioso per la sua epoca, pubblicato dal nipote Amoury-Duval subito dopo la sua morte, nel 1829, col titolo Monuments des Arts du dessin chez les peuples tant anciens que modernes, pour servir lhistoire de lart. Le tavole che illustrano il volume riproducono perlopi opere della sua collezione privata. Sulla collezione di

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Denon usc nel 1826 un volume dal titolo Objets dArt qui composent lune des parties du Cabinet du feu M. le baron Denon (editore L.-J. Dubois), che testimonia ancora una volta la versatilit e lampiezza dei suoi interessi artistici. La raccolta abbracciava in effetti quasi tutti i periodi di cui Denon si era occupato al Louvre, dallantichit al gotico, dalla pittura egizia al Settecento, dagli oggetti dellarte orientale allarte europea di ogni epoca. Possedeva il Ritratto dellorefice Giovanni Candida di Memling (oggi al Museo di Anversa), una figura femminile inginocchiata di marmo e due pleurants dalle pareti laterali del monumento funebre di Louis de Male a Digione (oggi al Museo di Cleveland), un dittico consolare paleocristiano in avorio, con la figura di Adamo seduto e circondato da animali (Firenze, Museo del Bargello), sarcofagi e ritratti di mummie e papiri dipinti, sculture egizie in pietra e in bronzo, pietre mesopotamiche intagliate e vasi greci ed etruschi dipinti, e circa trecento opere greche e romane dei generi pi diversi. E per finire, pezzi di arte precolombiana dal Per e dal Messico. Se cerchiamo di abbracciare con lo sguardo lintero arco di quegli anni, nessuno meglio di Jean-Louis David il vecchio rivoluzionario e il grande pittore dellera napoleonica poteva tenere la sua orazione funebre: lorazione funebre dellet eroica in cui crebbero Gricault e Dlacroix. La morte di David, avvenuta in quello stesso anno 1825, segnava la fine di unepoca.

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Capitolo quarto
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Capitolo settimo
Archivo Espaol de Arte, 1936-37, sullattivit collezionistica di Luciano Bonaparte, estratti dai Mmoires secrets sur la vie etc. de L. B. prince de Canino, Bruxelles 1818. C. B. Curtis, Velazquez and Murillo, London 1883. W. Buchanan, Memoirs of Painting, with a chronological history of the importation of pictures of great masters into England since the French Revolution, London 1824. S. Canton, Un cuadro de Goya en elequipaje del Rey Jos, in Archivio Espaol de Arte, vol. 25, 1952, pp. 85-87. B. J. A. Can, Diccionario historico de los mas illustres professores de la Bellas Artes en Espagna, Madrid 1800.

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Paul Wescher - I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre

Th. von Frimmel, Kleine Galeriestudien, vol. III, Leipzig 1898, pp 298 sgg. C. Justi, Diego Velazquez und sein Jahrhundert, 2 voll., Bonn 1922-233. Id., Murillo, Leipzig 1892. H. Kehrer, Francisco de Zurbaran, Mnchen 1918. P. Lafond, Alonso Cano, in Monatshefte fr Kunstwissenschaft vol. 2, 1909, pp. 242-63. A. Lhotsky, Festschrift des Kunsthistorischen Museums, vol. II, Die Geschichte der Sammlungen, Wien 194145, vol. 2, pp. 511-23. M. de Madrazo, Historia del Museo del Prado 1818-68, Madrid 1945. A. L. Mayer, Die Sevillaner Malerschule, Leipzig 1911. Martin J. Soria, The paintings of Francisco Zurbarn, New York 1954. Evelyn Wellington, A descriptive catalogue of the collection of pictures and sculptures at Apsley House, London 1901. A. A. Palomino de Castro y Velasco, El museo pictorico y escala optica, Madrid 1715-24 (1795-97). A. Ponz, Viaje de Espaa, Madrid 1772. Catalogo della Collezione Soult, duca di Dalmazia, pubblicato da Christies, London 1852. Catalogo della mostra Spanish Old Masters, alle Grafton Galleries, London 1913-14.

Capitolo ottavo
M.-L. Blumer, La Mission de Denon en Italie (1811), in Revue des tudes Napoloniennes, novembre 1934. Id., Catalogue des peintures transportes dItalie en France de 1796 1814 cit. F. Lelivre, Vivant Denon cit.

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Paul Wescher - I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre

W. e E. Paatz, Die Kirchen von Florenz, 5 voll., Frankfurt am Main 1940-54.

Capitolo nono
S. Bguin, Tableaux provenants de Naples et Rome en 1802 rests en France cit. M.-L. Blumer, Histoire sommaire du Muse du Louvre cit. A. Campani, Sullopera di Antonio Canova nel ricupero dei monumenti darte italiani a Parigi, in Archivio storico dellArte, 1892, pp. 189-216. J. F. F. Emperius, ber die Wegfhrung und Zurckkunft der braunschweigischen Kunstund Bcherschtze cit. A. Gotti, Le gallerie di Firenze cit. C. Gould, Trophy of Victory cit. S. Grandjean, Les collections de lImpratrice Josphine Malmaison et leur dispersion, in Revue des Arts, vol. 9, 1959, pp. 193-98. A. Lhotsky, Festschrift des Kunsthistorischen Museums cit. E. Muentz, Les Invasions de 1814-15 et la Spoliation de nos Muses, in Nouvelle Revue, 1897. C. Saunier, Les Conqutes artistiques de la Rvolutionet de lEmpire cit. W. von Schadow, Verzeichnis der Gemalde, welche durch die vaterlndischen Tnuppen wieder erobert wurden cit. A. Vesme, La regia Pinacoteca di Torino cit. H Vlieghe, Het verslag over de toestand ven de in 1815 uit Frankrijk naar Antwerpen terruggekeerde schilderijen, in Jaarboek van het Koninklijk Museum voor schone Kunsten Antwerpen, 1971, pp. 273-83.

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Elenco delle opere trafugate

Lelenco non ha pretese di completezza. Per ogni opera sono indicati il luogo dorigine e tra parentesi, il luogo dov attualmente conservata. I nomi di citt senzaltra indicazione si riferiscono al museo locale o comunque al principale museo. Ad esempio: Londra, National Gallery; Berlino, Staatliche Museen; Anversa, Muse Royal des Beaux-Arts; Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum ecc. Per maggior completezza, lelenco comprende anche alcune opere non citate nel testo. Gli autori sono citati in ordine alfabetico, utilizzando il nome pi diffuso e corrente (Correggio anzich Allegri, Orazio Gentileschi anzich Orazio Lomi ecc.). Le opere sono registrate secondo le attuali attribuzioni, mentre quelle scomparse non sono comprese nellelenco (salvo eccezioni). Lasterisco rimanda allillustrazione; le cifre si riferiscono ai numeri di pagina.

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ALTDORFER, ALBRECHT

Monaco La battaglia di Alessandro (restituita), 94, 144, 145.


AMBERGER, CHRISTOPH

Vienna Trittico di san Sebastiano (restituito).


ANGELICO, BEATO

(Giovanni da Fiesole) Fiesole, Chiesa di San Domenico Incoronazione della Vergine (Parigi, Louvre), 136. Perugia Due scene della Vita di san Nicola di Bari, dalla predella dellaltare di San Domenico (Roma, Vaticano), 138.

BALDUNG, HANS

Berlino Caritas (restituito), 18. Praga, Castello Mercurio (Stoccolma), 18.


BAROCCI, FEDERICO

Perugia, Duomo Deposizione dalla Croce (restituito). Pesaro, Confraternita del Sacro Nome

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Circoncisione di Cristo (Parigi, Louvre), 69, 101. Cattedrale e Loreto, Palazzo Apostolico Due annunciazioni (Nancy, Muse des BeauxArts e Roma, Vaticano), 69. Confraternita di SantAndrea Vocazione degli Apostoli Pietro e Andrea (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 69.
BARTOLO, TADDEO DI

Pisa, San Paolo allOrto Altare della Vergine (Grenoble, Muse de peinture et de sculpture), 134.
BARTOLOMEO, FRA E ALBERTINELLI

Autun, Cattedrale Sposalizio di santa Caterina (Parigi, Louvre), 29. Firenze, Palazzo Pitti San Marco e Resurrezione di Cristo (entrambi restituiti), 85. Milano Annunciazione (in due parti, completata da Mariotto Albertinelli; Ginevra, Muse dArt), 60. Vienna Madonna (restituita), 128.
BEHAM, BARTHEL

Vienna Erezione della Croce (restituita), 127.


BELLINI, GIOVANNI

Pesaro, San Francesco Piet (Roma, Vaticano) Venezia, San Zaccaria Vergine in trono con santi (restituito), 73, 80. Vienna Ebbrezza di No (Grenoble, Muse de peinture et de sculpture, attribuita a Lorenzo Lotto), 128.

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BOETO DI CALCEDONIA

(copia romana da) Roma, Museo Capitolino Fanciullo che strozza loca (restituito), 77.

BOL, FERDINAND

Braunschweig Due bozzetti a olio per il Municipio di Amsterdam, Il trionfo del console Decio Mure e Gige e Candaule (restituiti), 114. LAia Il profeta Elia (restituito) Monaco Un filosofo (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts). Torino Ritratto di una coppia (restituito; attribuito a Rembrandt).
BOLTRAFFIO, GIOVANNI ANTONIO

Milano, Pinacoteca di Brera Madonna della famiglia Casio (Parigi, Louvre), 139.
BORDONE, PARIS

Firenze, Palazzo Pitti Ritratto di donna (restituito). Venezia, Scuola di San Marco La consegna dellanello al Doge (Venezia, Gallerie dellAccademia), 73. Vienna Marte, Venere e Amore e Marte disarma Amore (restituiti), 128.
BOUCHARDON, EDME

Parigi Monumenti equestri dei re Luigi XIV e Luigi XV (distrutti), 24.

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BOURDICHON, JEAN

Parigi, Saint-Germain-des-Prs Manoscritto miniato delle Lettere di san Gerolamo per Anna di Bretagna (Leningrado, Biblioteca Nazionale), 28.
BOUTS, DIERICK

Abbazia di Tongerloo Tavole laterali di un trittico della Crocifissione con lAscesa dei Beati (Lilla, Muse des Beaux-Arts) e la Caduta dei dannati allinferno (Parigi, Louvre), 47.
BRONZINO, AGNOLO DI COSIMO

Firenze, Santo Spirito Cristo appare alla Maddalena (Parigi, Louvre), 137.
BRUEGHEL, PIETER IL VECCHIO

Praga, Castello Greta la Pazza (Anversa, Museo Mayer van den Bergh), 18. Il paese di Cuccagna (Monaco, Alte Pinakothek), 18. Vienna Nozze contadine, Ladro di Uccelli, Autunno e Inverno (Vienna, Kunsthistorisches Museum), 127. Lestate (New York, Metropolitan Museum), 127, 130.
BRUYN, BARTHOLOMAEUS IL VECCHIO

Torino Palazzo Reale Ritratto di una coppia (attribuito ad Hans Holbein, restituito), 83.

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BURGKMAIR, HANS

Vienna I santi Sigismondo e Sebastiano (Norimberga, Stadt Nrnberg Museen), 90.


CAMPAGNA, PEDRO

Siviglia, Convento dei Domenicani Deposizione dalla Croce (Montpellier), 117.


CANO, ALONSO

Siviglia, Santa Paula Due Visioni dellApostolo Giovanni (da un ciclo di cui due pezzi al Ringling Museum di Sarasota, gli altri alla Wallace Collection di Londra).
CARAVAGGIO, MICHELANGELO DA

Anversa, San Paolo Madonna del Rosario (Vienna, Kunsthistorisches Museum), 38. Roma, Chiesa Nuova Deposizione (Roma, Vaticano, Pinacoteca), 79.
CARPACCIO, VITTORE

Milano, Pinacoteca di Brera (cambio) Predica di santo Stefano (da un ciclo destinato in origine alla Scuola di Santo Stefano a Venezia; ora a Parigi, Louvre), 139.
CARRACCI, AGOSTINO

Bologna, San Salvatore Resurrezione di Cristo (Bologna, Pinacoteca Nazionale). Certosa Comunione di san Gerolamo (Bologna, Pinacoteca Nazionale).

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CARRACCI, ANNIBALE

Berlino Ercole tra il Vizio e la Virt (restituito), 107. Bologna, Corpus Domini Resurrezione di Cristo (Parigi, Maison Laffitte), 62. Braunschweig Coppia di amanti (restituito con attribuzione a Tiziano), 113. Modena, Palazzo Ducale I quattro elementi (Modena, Galleria Estense), 59. La Madonna appare a santa Caterina e a san Luca (Parigi, Louvre). Parma, Chiesa dei Cappuccini Piet (Parma, Galleria Nazionale).
CARRACCI, LUDOVICO

Bologna, San Domenico La Madonna appare a san Giacinto (Parigi, Louvre), 62. Modena, Galleria Estense Martirio degli apostoli Pietro e Paolo (Rennes, Muse des Beaux-Arts). Piacenza, Duomo La sepoltura di Maria e Gli apostoli trovano rose nella sua tomba (Parma, Galleria Nazionale).
CIMA DA CONEGLIANO

Parma, Cattedrale Madonna con santi (Parma, Galleria Nazionale), 138.


CIMABUE

Pisa, San Francesco Madonna in trono (Parigi, Louvre), 133.

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CLEVE, JOOS VAN

Genova, Santa Maria della Pace Deposizione dalla Croce (Pala daltare, Parigi, Louvre), 133.
CLOUET, FRANCOIS

Vienna Ritratto del re Carlo IX di Francia (Parigi, Louvre), 127.


COELLO, ALONSO

Madrid Ritratto del re Filippo II di Spagna (restituito), 123.


COLOMBE, JEAN

Parigi, Saint-Germain-des-Prs Manoscritto miniato della Histoire de Troy (Leningrado, Biblioteca Nazionale), 28.
CORNELISZ, JACOB

Kassel, Castello Cristo appare alla Maddalena (Kassel, Staatliche Kunstsammlungen), 111. LAia, Mauritshuis Salom (attribuito a Lucas van Leiden, restituito). Napoli (dalla Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma) Adorazione del Bambino (attribuito a Drer; Napoli, Museo di Capodimonte), 87.
CORREGGIO, ANTONIO ALLEGRI

detto il

Madrid, Collezione Reale Cristo sul Monte degli Ulivi (Londra, Apsley House), 124. Parma, Reggia

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Madonna con san Gerolamo (Parma, Galleria Nazionale), 61. Chiesa del Santo Sepolcro Madonna della scodella (Parma, Galleria Nazionale), 61. Chiesa di San Giovanni Evangelista Martirio dei santi Flavia e Placido (Parma, Galleria Nazionale), 61. Praga, Castello Danae (Roma, Galleria Borghese), 18. Leda (Berlino, Staatliche Museen), 18, 107.
CRANACH, LUCAS IL VECCHIO

Berlino, Collezione dOrange Adamo ed Eva Il giudizio di Paride, Venere e Amore, David e Betsabea, Ritratto del Cardinale Alberto di Brandeburgo, La fontana della giovinezza (Berlino, museo), 108. Braunschweig, Collezione Ducale Ercole e Onfale (Braunschweig, Herzog Anton Ulrich Museum), 114.
CRAYER, GASPARD DE

Anversa, Chiesa dei Domenicani di San Paolo Compianto di Cristo (restituito), 42. Bruxelles, Corporazione dei pescatori La pesca miracolosa (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 45. Chiesa di Sablon Madonna (Bruxelles, Muses Royaux des BeauxArts). Chiesa di Santa Caterina Martirio di diversi santi (Lilla, Muse des BeauxArts), 45. Santa Caterina (Lilla, Muse des Beaux-Arts), 45. Convento degli Alessiani

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Gli eremiti Paolo e Antonio (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts). Gand, Municipio Ercole e Onfale (Marsiglia, Muse des BeauxArts), 49. St. Peter Incoronazione della Vergine con santa Rosalia e angeli (Museo). Madonna con santa Caterina (Grenoble, Muse de Peinture). Lovanio, San Pietro San Carlo Borromeo (Nancy, Muse des BeauxArts). Malines, Chiesa dei Cappuccini Educazione della Vergine Maria (Nantes, Muse des Beaux-Arts), 44. Malines, Chiesa dei Capuccini Madonna con san Francesco (Nantes, Muse des Beaux-Arts), 44.
CRIZIO

e NESIOTES Atene Gruppo dei Tirannicidi (ubicazione ignota), 5.

CUYP, ALBERT

Parigi, Collezione della marchesa di Noailles-deCoss-Brissac Pastore e pastorella (Parigi, Louvre), 32.
DAVID, GRARD

Bruges, San Basilio Altare dei cancellieri col Battesimo di Cristo (Museo), 48. Municipio Giustizia di Cambise (Bruges, Groeningemuseum), 48, 54.

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DOMENICHINO, FRANCESCO ZAMPIERI

detto il

Bologna, San Giovanni al Monte Madonna del Rosario (Bologna, Pinacoteca Nazionale). SantAgnese Martirio di santAgnese (Bologna, Pinacoteca Nazionale) Roma, San Gerolamo della Carit Comunione di san Gerolamo (Roma, Museo Capitolino), 79
DOSSI, DOSSO

Modena, Galleria Ducale Sacra conversazione (restituito), 61.


DOU, GERARD

Braunschweig, Galleria Ducale Autoritratto, Vecchio che legge (Il padre di Rembrandt) e Astronomo (restituiti), 114. Kassel ll padre e la madre di Rembrandt (restituito). Venditrice di aringhe (due versioni, entrambe a Leningrado, Ermitage), 109. La trappola per topi (Montpellier). LAia Giovane madre (1658), e Cuoca (restituiti), Ragazza alla finestra (Torino), 52. Oldenburg Ritratto virile (restituito). Schwerin Cinque tele, tra cui Il dentista (restituito). Torino, Palazzo Reale Donna idropica (Parigi, Louvre), 82. Ragazza col grappolo duva e Geografo (restituiti), 83.

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DRER,ALBRECHT

Vienna Salita al Calvario, disegno (restituito).


DYCK, ANTON VAN

Anversa Chiesa dei Domenicani di San Paolo Crocifissione coi santi Domenico e Caterina (restituito), 41. Salita al Calvario (Anversa, Museo Meyer van den Bergh), 42. Chiesa dei Recolletti Ritratto dellabate Scaglia (Parigi, Louvre). Chiesa di SantAgostino Visione di santAgostino (restituito), 42. Compianto di Cristo con due angeli (Pala daltare, restituito), 41. Braunschweig Ritratto del pittore Van Uffel (restituito). Bruges Pala daltare col Cristo deriso (Berlino), La discesa dello Spirito Santo e i due Giovanni (in origine allAbbazia di Dunes, perduti), 107. Miracolo dei serpenti (gi alla Collezione Cook di Richmond), 107. Courtrai, Notre-Dame Erezione della Croce (restituito), 50. Firenze, Palazzo Pitti Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio (restituito), 85. Gand, San Michele Trittico della Crocifissione (restituito), 49. LAia, Palazzo Reale Rinaldo e Armida (Parigi, Louvre), 52. Ritratti del pittore Quinten Simons e di sua moglie, dei due principi palatini in armatura, dei figli giovinetti di Carlo I dInghilterra (restituiti), 52.

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Paul Wescher - I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre

Madrid, Palazzo Reale San Gerolamo e angeli (Stoccolma, museo). Malines Chiesa dei Recolletti e Chiesa dei Minnebroer Crocifissione di Cristo (Malines, San Romualdo), 44. Comunione di san Bonaventura (Caen, Muse Royaux des Beaux-Arts), 44. Miracolo dellasino (Tolosa, museo), 44. Salita al Monte Calvano (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 44. Roma, Collezione Braschi Ritratto equestre di Francisco Moncada (Parigi, Louvre), 152. Saventhem, Chiesa San Martino divide il suo mantello (restituito), 45. Thermonde, Notre-Dame Nativit (1631) e Altare di san Francesco (restituiti), 44, 50. Torino, Palazzo Reale Amarilli e Mirtilo (da Tiziano) (Torino). I figli di Carlo I dInghilterra (Torino, Galleria Sabauda), 83.
EECKHOUT, JAN VAN

Braunschweig Sette quadri, tra i quali Tobia risana il padre cieco e Il fiorino della vedova (restituiti), 114.
ELSHEIMER, ADAM

Braunschweig Aurora (restituito), 114.


ENDOIOS

Statua eburnea di Atena Alea di Tegea (collocazione sconosciuta), 8.

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Paul Wescher - I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre


EYCK, HUBERT E JAN VAN

Autun, Cattedrale Madonna Rolin (Parigi, Louvre), 28, 101. Bruges, San Donaziano Altare della Madonna van der Paele (restituito), 48. Gand, San Bavone Tavola centrale dellaltare di Jodocus Vydt (restituita), 48, 54. Vienna Ritratto dellorefice Jan de Leeuwe (restituito), 127.
FABRITIUS, BARENT

(Carel)

Braunschweig Pietro nella casa del console Cornelio (restituito), 114.


FIDIA

Atene, Acropoli Atena Promachos (Costantinopoli, distrutta), 11. Roma, Portico di Ottavia Venere (scomparsa).
FLINCK, GOVERT

Parigi, Collezione della marchesa di Noailles-deCoss-Brissac Pastorella (Parigi, Louvre), 32.


FLORIS, FRANS

Anversa, Notre-Dame La caduta degli angeli (Anversa), 40.


FOUQUET, JEAN

Loches, Chiesa Altare della Vergine di Etienne Chevalier (Anversa e Berlino).

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Libro dore di Etienne Chevalier (Chantilly, Muse Cond), 28.


GAROFALO, FRANCESCO

Modena, Galleria Estense Sacra conversazione (restituito), 61.


GENTILE DA FABRIANO

Firenze, Santa Trinita Presentazione al Tempio, predella dellAdorazione dei Magi degli Uffizi (Parigi, Louvre), 136, 152.
GENTILESCHI, ORAZIO

Torino Annunciazione (restituito), 84.


GHIRLANDAIO, BENEDETTO

Firenze, Santo Spirito Salita al Monte Calvario (Parigi, Louvre), 137.


GHIRLANDAIO, DOMENICO

Firenze, Santa Maria Maddalena de Pazzi Visitazione della Vergine (Parigi, Louvre), 136, 137.
GHIRLANDAIO, RIDOLFO

Firenze, Convento delle monache di Ripoli Incoronazione della Vergine (Parigi, Louvre).
GIORDANO, LUCA

Vienna Ripudio di Agar (restituito).


GIORGIONE, GIORGIO BARSARELLI DA CASTELFRANCO

detto Braunschweig, Castello

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Autoritratto (Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum), 113. Firenze, Palazzo Pitti Le tre et delluomo e Il concerto (restituiti), 85.
GIOTTO DA BONDONE

Firenze, San Francesco San Francesco riceve le stimmate (Parigi, Louvre), 134.
GOSSAERT, JAN MABUSE

Praga, Castello Danae (Monaco, Pinacoteca), 18. Vienna San Luca che dipinge la Madonna (restituito), 127.
GOYA, FRANCISCO

Madrid Ritratto della marchesa de Santa Cnuz come musa (Los Angeles, County Museum), 125.
GOZZOLI, BENOZZO

Pisa, Duomo Trionfo di Tommaso dAquino (Parigi, Louvre), 134.


GUERCINO, GIOVANNI FRANCESCO BARBIERI

detto il

Bologna, San Gregorio San Guglielmo di Aquitania prende labito monacale (Bologna, Pinacoteca Nazionale). Cento, Chiesa di Santo Spirito Pietro riceve le chiavi della Chiesa (Cento, Pinacoteca Civica). Madonna con santi (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 61. Modena, Galleria Estense Marte e Venere, Amnone e Tamara (restituiti), 61.

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Roma Sepoltura e ascensione di santa Petronilla (1631) (Roma, Museo Capitolino), 78. Vaticano Lincredulit di Tommaso (restituito). Torino Il Ritorno del figliol prodigo (1618, dipinto per il cardinale Ludovisi, restituito), 84.
HEEMSKERCK, MAERTEN VAN

Berlino Momo biasima le opere degli di (restituito), 108. Norimberga, Municipio San Luca che dipinge la Madonna (Rennes, Muses des Beaux-Arts), 90, 145.
HEYDEN, JAN VAN DER

Kassel Il vecchio parco di Bruxelles e Veduta della Piazza del Duomo a Colonia (restituiti), 111. Canale di Amsterdam (Leningrado, Ermitage), 109. LAia Huys ten Bosch e la Chiesa dei gesuiti di Dsseldorf (restituiti), 52.
HOLBEIN, HANS IL GIOVANE

Braunschweig Ritratto di Cyriacus Kale (restituito), 114. LAia Ritratto del falconiere Chessman, Ritratto di un falconiere (restituiti), 52. Praga Ritratto di Tommaso Moro (New York, Frick Collection), 18.

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Paul Wescher - I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre


HOLBEIN, HANS IL VECCHIO

Praga, Castello Altare della Sacra famiglia (Lisbona, museo), 18.


JOOS VAN WASSENHOVE

(Giusto di Gand)

Gand, San Bavone Crocifissione (restituito; Gand, propriet privata).


JORDAENS, JACOB

Alost, San Martino Tre scene dalla vita di san Rocco (restituite). Anversa, Chiesa di SantAgostino Martirio di santa Apollonia (restituito), 42. Courtrai, Convento degli Agostiniani Adorazione dei Magi (Magonza, museo), 45. Furnes, Sanckt Walburg Ges tra i Dottori (Magonza, museo), 45. Kassel La famiglia del pittore Van Noort, Contadino col Satiro (restituiti), 111. Lierre, Saint-Gommaire Crocifissione (Bordeaux, Saint-Andr, insieme a unaltra versione dello stesso tema), 44. Nativit (Lione, Muse des Beaux-Arts), 44. Malines, Chiesa dei Cappuccini Sacra famiglia (Strasburgo, museo), 44. Ruppelmonde, Chiesa Visitazione (Lione, Muse des Beaux-Arts), 44. Tournai, San Martino Guarigione di un ossesso (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 50.
JUAN DE FLANDES

Madrid Ultima Cena (Londra, Apsley House).

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JUANEZ, JUAN DE

Madrid Ultima Cena (Madrid, Museo del Prado), 123.


KEYSER, THOMAS DE

LAia Ritratto di gruppo degli scabini di Amsterdam (restituito), 52.


KULMBACH, HANS VON

Vienna Nativit (restituito), 127.


LEONARDO DA VINCI

Berlino Vertumno e Pomona (attribuito allora a Leonardo, ora a Melzi, restituito), 107, 144. Milano Pinacoteca Ambrosiana Codice Atlantico (un volume alla Bibliothque Nationale di Parigi, gli altri restituiti), 59.
LIEVENS, JAN

Braunschweig Sacrificio di Isacco (restituito), 114. LAia Marte, Venere e Amore (restituito), 52.
LIPPI, FILIPPINO

Genova, San Teodoro Madonna con angeli adoranti (Genova, Museo di Palazzo Bianco), 133.
LIPPI, FILIPPO

Firenze, Santo Spirito Sacra Conversazione (Parigi, Louvre), 136.

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LISIPPO

(e scuola) Macedonia 75 statue equestri dei compagni caduti di Alessandro Magno (Roma, Portico di Ottavia, distrutte), 6.

LOO, JACOB VAN

Braunschweig Bagno di Diana (restituito), 114.


LORRAIN, CLAUDE

El Escorial (Madrid) Paesaggio tiberino presso il Ponte Molle (Londra, Apsley House), 125. Kassel, Castello Le quattro ore del giorno; Il mattino, Il mezzogiorno (Leningrado, Ermitage), 33. Parigi, Collezione de Brissac Il mattino e Il mezzogiorno (Parigi, Louvre), 33.
LUCAS VAN LEYDEN

Berlino San Gerolamo (restituito), 108. Braunschweig Autonitratto (restituito), 144.


LUINI, BERNARDINO

Milano, Pinacoteca Ambrosiana Madonna e san Giovannino (Milano, Pinacoteca Ambrosiana), 60.
MAINO, JUAN BAPTISTA DEL

Madrid Riconquista di Bahia (Madrid, Museo del Prado), 123.

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Paul Wescher - I furti darte. Napoleone e la nascita del Louvre


MANTEGNA, ANDREA

Mantova, Santa Maria della Vittoria Madonna della Vittoria (Parigi, Louvre), 65. Verona, San Zeno Altare della Vergine con santi (restituito, le parti della predella sono a Parigi, Louvre e a Tours, Muse des Beaux-Arts), 65, 152.
MARTINI, SIMONE

Milano, Pinacoteca Ambrosiana Manoscritto miniato delle Bucoliche di Virgilio (restituito), 59.
MASSONE, GIOVANNI

Savona, Chiesa dei Recolletti Tavola daltare (non ritrovata), 133.


MASSYS, QUENTIN

Lovanio, San Pietro Altare della Sacra famiglia (1500), (Anversa), 49, 54.
MAZO, JUAN BAPTISTA

(da Velzquez)

Madrid Caccia al cinghiale nel parco del Buen Retiro (Londra, Wallace Collection), 123
MELZI, FRANCESCO

Berlino Vertumno e Pomona (restituito con attribuzione a Leonardo), 107.


MEMLING, HANS

Bruges, Notre-Dame Scene della Passione e trittico della Vergine di Guillaume Morel (restituiti, Bruges, Stedelke Museo), 48.

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Altare a portelle coi santi Cristoforo e Barbara (New York, Metropolitan Museum, Lehmann Collection), 48. Danzica, Marienkirche Altare con il Giudizio Universale di Jacopo Tani (restituito), 108, 155. Parigi, Collezione Denon Ritratto dellorefice Giovanni Candida (Anversa), 157. Spagna, trafugato dal generale Armagnac Altare di Jacques Floreins (Parigi, Louvre), 120.
METSU, JAN

LAia Bevuta del cacciatore e Compagnia di musicanti (restituiti), 52.


MICHELANGELO BUONARROTI

Bruges, Notre-Dame Madonna col bambino (restituita), 48. Firenze, Palazzo Pitti Le tre Parche (ora attribuite a Rosso Fiorentino, restituite).
MIRONE

Roma, Vaticano, Museo Chiorimonti Copia del Discobolo (restituita), 77. Samo, Tempio di Era Gruppo di Zeus, Atena ed Ercole (distrutto), 8.
MOR, ANTHONIS

Kassel Ritratti di Jan Lecocq e di sua moglie (restituiti), 111. LAia Ritratto virile (restituito), 111.

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MOSTAERT, JAN

Berlino Ritratto virile (restituito con attribuzione ad Altdofer), 108.


MUELICH, HANS

Monaco Cristo deriso e Deposizione (Svezia, Chiesa di Solna), 16.


MURILLO, BARTOLOMEO ESTEBAN

El Escorial, Madrid Morte della Vergine (ignoto), 119. Collezione Reale Isacco benedice Giacobbe (Dallas, Virginia Meadows Museum), 125. Sposalizio della Vergine (Londra, Wallace Collection), 124. Madonna col Pappagallo (Madrid, Museo del Prado), 123. Due ragazzi che mangiano per la strada (Parigi, collezione privata). Siviglia, Palazzo Arcivescovile Madonna in gloria (Minneapolis, Walker Art Center), 122. Convento di San Francisco Cucina dellangelo (Parigi, Louvre), 121. Estasi di san Diego davanti alla Croce (Tolosa, Muse des Beaux-Arts), 121. Morte di santa Chiara (Dresda), 122. SantEgidio davanti al papa Gregorio IX (Raleigh, North Caroline Museum of Art), 122. Chiesa del Convento dei Mercedari Scalzi Fuga in Egitto (Detroit, Institute of Art), 121. Siviglia, Palazzo Arcivescovile Chiesa di Santa Maria la Blanca

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Quattro quadri di soggetto eucaristico (1665) (Parigi, Louvre), 123. Due quadri sulla Leggenda della fondazione di Santa Maria Maggiore (Collezione di Lord Farington, in parte restituiti), 122, 123. Chiesa dellHospital de Venerables Sacerdotes Immacolata Concezione (Madrid, Museo del Prado), 121, 123. Hospital de la Caridad Cinque quadri con le Opere di misericordia. Cristo guarisce il paralitico (Londra, National Gallery), 121. Langelo libera Pietro dal carcere (Leningrado, Ermitage), 121. Abramo riceve i tre angeli (Saint Louis, Art Museum), 121. Giacobbe e Labano (Stafford House), 121. Santa Elisabetta risana gli infermi (Madrid, Museo del Prado), 146.
NAVARETE, JUAN FERNANDEZ DE

El Escorial, Madrid Abramo e i tre angeli (Dublino, museo), 119.


OSTADE, ADRIAEN VAN

LAia Il suonatore di violino (restituito), 52.


PALMA IL VECCHIO

Braunschweig Adamo ed Eva (restituito come Drer), 113. Vienna Cortigiana (Marsiglia, Muse des Beaux-Arts), 128.
PARMIGIANINO, FRANCESCO MAZZOLA

detto il

Bologna, Santa Margherita

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Madonna con santa Margherita (Bologna, Pinacoteca Nazionale). Firenze, Palazzo Pitti Madonna con Angeli (Madonna dal collo lungo) (restituito).
PASITELE

Grecia Statua di Zeus nel tempio di Metello, Roma (ignoto), 7.


PEREDA, ANTONIO DE

Madrid La liberazione di Genova (Madrid, Museo del Prado), 119. Siviglia, Hospital de la Caridad Allegoria della caducit (Parigi, Louvre), 122.
PERUGINO, PIETRO VANNUCCI

detto il Bologna, San Giovanni al Monte Madonna con diversi santi (restituito; Bologna, Pinacoteca Nazionale), 63. Cremona, SantAgostino Madonna tra i santi Giacomo e Agostino (restituito), 64. Firenze, Palazzo Pitti Piet (restituito). Perugia, Cattedrale Lo sposalizio della Vergine (Caen, Muse des Beaux-Arts), 68. Cappella del Municipio Madonna con i santi della citt (1496; Roma, Vaticano). Chiesa di San Pietro Tavola daltare con lAscensione (1496; Lione, Muse des Beaux-Arts), 69. Predelle della stessa tavola col Battesimo, lAdo-

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razione dei Magi, e la Resurrezione (Rouen, Muse des Beaux-Arts), 69. Chiesa di SantAgostino Madonna con i santi Gerolamo e Agostino (Bordeaux, Musedes Beaux-Arts), 69. Chiesa della Misericordia SantAnna Selbdritt Metterra (Marsiglia, Muse des Beaux-Arts), 69.
PESELLINO, FRANCESCO

Firenze Due parti della predella della pala di Filippo Lippi agli Uffizi coi santi Cosima e Damiano e le Stimmate di san Francesco (Parigi, Louvre), 136.
PIERO DI COSIMO

Kassel Sacra famiglia (Leningrado, Ermitage), 109. LAia Due ritratti virili (restituiti con attribuzione a Drer), 52. Napoli, Galleria Farnese Madonna della Colomba (Parigi, Louvre, gi a Strasburgo come opera di Ghirlandaio), 88.
PIOMBO, SEBASTIANO DEL

Firenze, Palazzo Pitti Martinio di santAgata (restituito), 85.


POLICARMO

Roma Venere al bagno, dono di Metello per la consacrazione del Tempio di Giove (ubicazione ignota), 7.
POLICLETO

Roma, Tempio di Giunone Statue di Giove e Giunone (ubicazione ignota), 7.

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PONTORMO

Firenze, Convento di SantAnna presso San Frediano Sacra famiglia (1543; Parigi, Louvre), 137.
POTTER, PAULUS

Kassel Fattoria (Leningrado, Ermitage), 109. LAia Giovane toro (restituito), 52, 149. Torino Quattro toni (restituito).
POUSSIN, NICOLAS

Kassel Baccanale (restituito), 110. Parigi, Collezione della marchesa di Vintimille Ringraziamento di No (Parigi, Louvre), 33. Collezione del duca di La Vrillire Camillo e Ninfe danzanti (Parigi, Louvre), 33. Roma, Vaticano Martirio di santErasmo (restituito), 78.
RAFFAELLO SANZIO

Bologna, Chiesa di San Giovanni al Monte Glorificazione di santa Cecilia (Bologna, Pinacoteca Nazionale), 62, 80, 94. Firenze, Palazzo Pitti Madonna della sedia; Sacra famiglia dellimpannata; Ritratti di papa Leone X, del cardinale Bibbiena e del cardinale Inghirami; Madonna del Baldacchino; Visione di Ezechiele (restituiti), 85. Foligno, Chiesa Madonna di Foligno (Roma, Vaticano, Pinacoteca), 69, 96. Madrid Madonna del pesce; Madonna sotto la quercia (di

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Giulio Romano su progetto di Raffaello) (restituiti), 123. Madrid Sacra famiglia La perla (in collaborazione con Francesco Penni o addirittura di questultimo). Salita al Calvario o Spasimo di Sicilia; Visitazione della Vergine (scuola) (tutti restituiti), 124. Milano, Pinacoteca Ambrosiana Cartone per la Scuola di Atene (restituito), 59, 95. Perugia, San Francesco Incoronazione della Vergine, altare e tavole della predella con lAnnunciazione, lAdorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio (Roma, Vaticano, Pinacoteca), 68. Deposizione dalla Croce (Roma, Galleria Borghese) e relativa predella con le quattro Virt teologali (Roma, Vaticano, Pinacoteca), 68. Chiesa di Monteluce Assunzione e incoronazione della Vergine (in gran parte di Giulio Romano; Roma, Vaticano, Pinacoteca), 68, 79, 94. Roma, San Pietro in Montorio Trasfigurazione (Roma, Vaticano, Pinacoteca), 79, 80. Collezione Braschi Madonna di Loreto, 78.
REFINGER, LUDWIG

Monaco Manlio Torquato e Orazio Coclite (Stoccolma), 16.


REMBRANDT VAN RIJN

Berlino Sansone minaccia il suocero; Sansone e Dalila (Berlino, Staatliche Museen), 107, 108, 144. Braunschweig

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Cristo con Maria Maddalena (1651); Ritratto della famiglia Rembrandt; Paesaggio tempestoso, 114. Firenze, Palazzo Pitti Ritratto di vecchio (restituito). Kassel Piccola sacra famiglia detta Famiglia Holzhacker; (1646); Autoritratto con elmo; Ritratto di Saskia Van Uylenburgh; Ritratto di Van Coppenol; Ritratto del poeta Krul; Ritratto di Nicolas Bruyningh; Ritratto di giovane donna con garofano; Paesaggio invernale; Paesaggio con rovine (Kassel, Staatliche Kunstsammlungen), 110, 114. Deposizione dalla Croce (1634); e due Ritratti virili del 1634 e del 1661 (Leningrado, Ermitage); Cristo appare alla Maddalena (Londra, Buckingham Palace), 109. LAia Susanna al bagno; Simeone al Tempio; Autoritratto; ritratti dei genitori (restituiti), 51, 52. Ritratto di un vecchio. Parigi, Collezione del conte dAngeviller I viandanti di Emmaus e lEvangelista Matteo (Parigi, Louvre), 32. Collezione della marchesa di Noailles-de-CossBrissac Venere e Amore e Ritratto di una coppia (Parigi, Louvre), 32. Torino Visitazione (Detroit, Institute of Art), 84, 119. Ritratto di vecchio (restituito; ora attribuito a Samuel van Hoogstraeten, 84.
RENI, GUIDO

Bologna, San Domenico La strage degli innocenti, 62 Chiesa dei Mendicanti

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Piet con santi (entrambi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna), 62. Fano Ges consegna a Pietro le chiavi della Chiesa (Perpignano). Firenze, Palazzo Pitti La morte di Cleopatra (restituito). Modena San Rocco in carcere (Modena, Galleria Estense). Roma, Quirinale Crocifissione di san Pietro (Roma, Museo Capitolino), 78. Torino Apollo e Marsia (Tolosa, Muse des Beaux-Arts); Adamo ed Eva (restituito), 83.
RIBERA, GIUSEPPE

Madrid Sabba, da unincisione di Antonio Musi (Londra, Apsley House), 125. Napoli, Capodimonte Adorazione dei pastoni (1650; Parigi, Louvre), 88. Siviglia Sacra famiglia e Santissima Trinit; San Sebastiano guarito da santIrene (Bilbao, museo). Vienna Autoritratto (gi a Berlino, propriet privata), 144.
ROMANO, GIULIO

Firenze, Palazzo Pitti Danza delle Muse (restituito), 85. Genova, Santo Stefano Martirio di santo Stefano (restituito), 133, 146. Madrid Sacra famiglia sotto la quercia (Madrid, Museo del Prado), 124.

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Spasimo di Sicilia (Madrid, Museo del Prado), 124. Perugia, Chiesa di Monteluce Incoronazione di Maria, in collaborazione con Raffaello (Roma, Vaticano), 68. Roma, San Pietro in Montorio Trasfigurazione di Cristo (Roma, Vaticano, Pinacoteca), 79, 80. Collezione Braschi Madonna con san Giovannino (Parigi, Louvre), 152.
RUBENS, PETER PAUL

Afflighem, Abbazia Salita al Calvario (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 45. Alost, San Rocco I Santi Rocco e Martino (restituito). Anversa, Notre-Dame Deposizione dalla Croce (restituito), 39. Trittico della Deposizione di Jan Michielsen (Anversa, Muse des Beaux-Arts), 39. Trittico della Vergine della famiglia Goubau (Tours, Muse des Beaux-Arts), 39. San Giovanni della famiglia Moretus (restituito), 40. Chiesa dellAnnunziata Morte di san Giusto (Bordeaux, Muse des BeauxArts). Chiesa di SantAgostino Madonna e santi in adorazione (restituito), 42. Chiesa dei Domenicani di San Paolo Flagellazione di Cristo (restituito), 42. Chiesa delle Carmelitane Scalze Santissima Trinit (Gand, museo), 43. Abbazia di San Michele Glorificazione dei santi Gregonio e Domitilla (Grenoble, Muse de Peinture), 40. Adorazione dei Magi (1624) (Anversa), 41, 145.

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Anversa Chiesa dei Recolletti Crocifissione di Cristo dallaltar maggiore di Nicolas Rockox, detta Il colpo di lancia (Anversa, Muse Royal des Beaux-Arts), 41. Trittico di Nicolas Rockox (Anversa, Muse Royal des Beaux-Arts), 41. Incoronazione della Vergine (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 43. Comunione di san Francesco (1619; Gand, museo), 43. Chiesa di Sankt Walburg Altar maggiore con la Crocifissione (Anversa, Notre-Dame), 39. Convento delle Carmelitane Scalze Educazione della Vergine (Gand, museo), 43. Santa Teresa libera Bernardo di Mendoza dallantinferno (Gand, museo), 43. Chiesa di San Giacomo Madonna con santi sulla tomba di Rubens (restituito), 43. Berlino-Potsdam Nascita di Venere; Incoronazione della Vergine; Resurrezione di Lazzaro (restituiti), 107. Braunschweig Ritratto del marchese Ambrogio Spinola (restituito), 114. Bruxelles, Convento delle Carmelitane Scalze Assunzione della Vergine (Gand, museo). Chiesa dei Cappuccini Salita al Calvario e Piet con san Francesco (1620; Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 46. Colonia, San Pietro Crocifissione dellApostolo Pietro (in prestito al Wallraf-Richartz- Museum), 53. Firenze, Palazzo Pitti Sacra famiglia; Venere e Marte; I quattro filosofi (Ru-

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bens col fratello e i dotti Lipsio e Grozio); Paesaggio con Ulisse; Ritorno dai campi (restituiti), 85. Gand, San Bavone Conversione di san Bavone (restituito), 49. Chiesa dei Gesuiti Martirio di san Livino (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts). Chiesa dei Recolletti Ritratto del vescovo Antoine di Triest (Digione, Muse des Beaux-Arts), 49. Morte di Maria Maddalena (Lilla, Muse des Beaux-Arts), 49. Miracolo di santa Rosalia (Digione, Muse des Beaux-Arts), 49. Cristo minaccia col fulmine i miscredenti (Bruxelles, Muses Royaux Beaux-Arts), 49. Kassel Abramo e Melchisedech (Caen, Muse des BeauxArts), 111. Fuga in Egitto e Trionfo del vincitore (Kassel, Staatliche Kunstsammlungen), 111, 115. LAia Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre (paesaggio di Jan Brueghel, Parigi, Louvre), 52. Bozzetto ad olio per Alessandro spezza il nodo di Gordio, 52. Lierre, Saint-Gommaire Trittico della Madonna con san Francesco (Digione, Muse des Beaux-Arts), 44. Martirio di san Giorgio (Bordeaux, Muse des Beaux-Arts), 44. Convento dei Cappuccini Deposizione dalla Croce (Leningrado, Ermitage), 45, 109. Madrid, Convento dei Carmelitani Scalzi di Loeches Sei bozzetti a olio di soggetto eucaristico per arazzi

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(due a Parigi, Louvre, quattro al Museo di Sarasota, gli altri restituiti), 142. Malines, Notre-Dame Altare dei mercanti di pesce con La pesca miracolosa (restituito); parti della predella a Nancy, Muse des Beaux-Arts), 43. San Romualdo Altar maggiore con lUltima Cena (Milano, Pinacoteca di Brera; due parti della predella con lIngresso di Cristo e la Lavanda dei piedi a Digione, Muse des Beaux-Arts), 44, 101, 139. Chiesa dei Giovanniti Adorazione dei Magi (tavola centrale restituita, quelle laterali a Lione Muse des Beaux-Arts), 44, 90. Nativit e Resurrezione di Cristo (Marsiglia, Muse des Beaux-Arts), 44. Mantova, Chiesa della Santa Trinit Trasfigurazione di Cristo (Nancy, Muse des Beaux-Arts), 66, 102. Monaco Adorazione dei Magi (Lione, Muse des Beaux-Arts). Meleagro e Atalanta (restituito), 90, 145. Tournai, Cattedrale Martirio di Giuda Maccabeo (Nantes, Muse des Beaux-Arts), 50. Cristo allantinferno (restituito), 50. Chiesa dei Cappuccini Adorazione dei Magi (Bruxelles, Muses Royaux des Beaux-Arts), 50. Vienna (gi alla Chiesa dei Gesuiti di Anversa) Assunzione di Maria (restituito), 128. San Pipino (restituito), 128.
RUYSDAEL, JACOB VAN

Braunschweig Tre paesaggi (restituiti), 111.

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SARTO, ANDREA DEL

Firenze, Palazzo Pitti Autoritratto; Storia di Giuseppe; Sacra famiglia; Deposizione dalla Croce e Resurrezione di Cristo; San Marco (restituiti), 85. Kassel Sacra famiglia (Leningrado, Ermitage), 107, 109 Vienna San Sebastiano (Caen, Muse des Beaux-Arts). San Giovanni il Battista (Digione, Muse des Beaux-Arts).
SCHEDONI, BARTOLOMEO

Napoli Sacra famiglia, 88. Parma, Collezione Farnese Deposizione (Parigi, Louvre), 148.
SCHIAVONE, ANDREA

Vienna Amore e Psiche; Allegoria della musica (restituiti), 128.


SCHPFER, ABRAHAM

Monaco Muzio Scevola davanti a Porsenna (Stoccolma), 16.


SKOPAS

Roma, Palazzo di Nerone Apollo (sconosciuto), 9.


SODOMA, GIOVANNI BAZZI

detto il

Pisa, Duomo Sacrificio di Isacco (restituito), 134.


SOLARIO, ANDREA

Oldenburg Salom (New York, Metropolitan Museum), 154.

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STEEN, JAN

Braunschweig Nozze di Tobia (il Contratto di matrimonio) (restituito), 115, 144. Kassel La festa dei fagioli (restituito), 111. LAia Il banchetto delle ostriche; Cos cantavano i vecchi; Visita del medico (restituiti), 52.
STRONGYLION

Roma Statua di amazzone nel Palazzo di Nerone (ubicazione sconosciuta), 9.


STROZZI, BERNARDO

Cremona, Convento dei Domenicani Circoncisione di Cristo (Parigi, Saint-Philippe-duRoule). Roma, Collezione Braschi Cena di Emmaus (Grenoble, Muse des BeauxArts).
TEODORICO DI PRAGA

Vienna, Castello di Karlstein Padri della Chiesa (restituito), 127.


TERBORCH, GERARD

Kassel La suonatrice di liuto (restituito), 111. LAia La lettera (restituito), 52.


TENIERS, DAVID IL GIOVANE

Kassel Trasloco della gilda degli arcieni di Anversa (Leningrado, Ermitage), 109.

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TINTORETTO, JACOPO

Parigi, Collezione dAngeviller Cristo nel sepolcro (Parigi, Louvre), 32. Praga Le Muse (Hampton Court Palace). Venezia, Scuola di San Marco Miracolo di san Marco (Venezia, Gallerie dellAccademia), 73. Chiesa della Madonna dellOrto SantAgnese che resuscita Licinio (restituito), 73. Verona, Palazzo Bevilacqua Bozzetto a olio per il Giudizio Universale del Palazzo Ducale di Venezia (Parigi, Louvre), 71.
TIZIANO

Braunschweig Coppia di amanti (oggi attribuito ad Annibale Carracci; restituito), 113. El Escorial, Madrid Madonna con paesaggio (Monaco), 119. Firenze, Palazzo Pitti Il Concerto; La Bella; Maddalena penitente; Il cardinale Ippolito de Medici in costume ungherese; Il Cristo salvatore (restituiti), 85. Kassel Ritratto di Giovanni Francesco Acquaviva, detto Il duca di Atri (restituito), 110. Madrid Tarquinio e Lucrezia (Cambridge, Fitzwilliam Museum), 123. Venere col suonatore dorgano (restituito), 123. Milano, Santa Maria delle Grazie Incoronazione di spine (Parigi, Louvre), 60, 150. Monaco Incoronazione di spine (restituito), 90, 145. Venezia, Palazzo Ducale

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Allegoria del doge Antonio Grimani (con G. Contarini), 72. Chiesa di San Giovanni e Paolo Il martirio di san Pietro (distrutto da un incendio), 72, 80, 95, 150. Chiesa dei Gesuiti Martirio di san Lorenzo (restituito), 72. Verona, Cattedrale Assunzione di Maria (restituito), 71, 150. Vienna Violante; Diana e Atteone (replica della versione Bridgewater); Madonna coi santi Stefano, Gerolamo e Maurizio (bottega); (restituiti), 127, 128.
TROY, JEAN-FRANCOIS DE

Potsdam, Castello di Sanssouci Lettura da Molire (Inghilterra, propriet privata), 106.


VELAZQUEZ, DIEGO

Madrid Ritratto di Filippo IV di Spagna; Dama col ventaglio (Londra, Wallace Collection), 117. Il Portatore dacqua di Siviglia; Bodegone e Ritratto di Don Francisco Quevedo (Londra, Apsley House), 124. La veste insanguinata di Giuseppe (Madrid, Museo del Prado), 119, 142.
VERMEER, JAN

Braunschweig Ragazza col bicchiere di vino (restituito), 114.


VERONESE, BONIFACIO

Roma, San Luigi dei Francesi Resurrezione di Lazzaro (Parigi, Louvre), 88.

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VERONESE, PAOLO CALIARI

detto il

Mantova, Cattedrale Tentazioni di santAntonio (Caen, Muse des Beaux-Arts), 66, 102. Parma, San Rocco Cristo in gloria coi santi Sebastiano e Rocco (Rouen, Muse des Beaux-Arts), 62. Pesaro, Oratorio di SantAntonio Abate Madonna (Digione, Muse des Beaux-Arts). Praga, Collezione Imperiale Dieci allegorie dalla Vita amorosa degli di (in parte a Stoccolma; New York Metropolitan Museum; Seattle, Art Museum), 18. Venezia, Convento di San Giorgio Maggiore Nozze di Cana (Parigi, Louvre), 72, 130, 147. Chiesa di San Giovanni e Paolo Cena a casa di Levi (Venezia, Gallerie dellAccademia), 72. Convento di San Sebastiano Cena a casa di Simone Fariseo (Milano, Pinacoteca di Brera), 73. Palazzo Ducale Ratto dEuropa (restituito); Giunone distribuisce doni a Venezia; 72. Giove fulmina i vizi; San Marco incorona le virt teologali (Parigi, Louvre), 72. Verona, San Giorgio in Braida Martirio di san Giorgio (restituito), 71. Barnaba risana gli infermi (Rouen, Muse des Beaux-Arts), 71, 102. Chiesa di Santa Maria della Vittoria Deposizione (Verona, Pinacoteca), 71. Palazzo Bevilacqua Ritratto di giovane donna (Parigi, Louvre), 71. Sacra famiglia con santOrsola (ora attribuito al Brusasorci) (Parigi, Louvre), 71.

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Vienna Sposalizio di santa Caterina (Bordeaux, Muse des Beaux-Arts), 128.


VOS, CORNELIS DE

Anversa, Notre-Dame Resurrezione di Cristo (Lilla, Muse des BeauxArts); Altare della famiglia Van der Aa (Nantes, Muse des Beaux-Arts), 40. Chiesa dei Domenicani di San Paolo Nativit (restituito), 42. Abbazia di San Michele San Norberto recupera i vasi liturgici nascosti, dono della famiglia Snoeck (Anversa), 41. Accademia di Belle Arti Ritratto del segretario Graphus (Anversa, Museo Mayer van den Bergh), 40. Braunschweig Allegoria della ricchezza e della povert; Incoronazione di un eroe (restituiti), 114.
WERVE, CLAUS DE

Parigi, Collezione Denon Due Pleurants dalla tomba di Louis de Male alla Certosa di Digione (Cleveland, Museum of Art), 157.
WEYDEN, ROGIER VAN DER

Burgos, Convento di Miraflores Altare della Passione (Berlino, museo), 120. Torino, Palazzo Reale Annunciazione (Parigi, Louvre) e Visitazione (restituito), 83, 151.
ZURBARN, FRANCISCO DE

Siviglia, Colegio Mayor de Santo Toms Altar maggiore con l*Apoteosi di san Tommaso

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dAquino (1631) (Siviglia, Museo Provincial de Bellas Artes), 120. Collegio Francescano Cinque scene dalla Vita di san Bonaventura (Berlino, Dresda, Genova e due a Parigi, tra cui la Sepoltura di san Bonaventura), 120, 122. Convento delle Mercedarie Scalze Quattro figure di santi: Lorenzo e Apollonia (Leningrado, Ermitage e Parigi, Louvre), 121. Agata e Larcangelo Gabriele (Montpellier), 121. Collegio Carmelitano di SantAlberto San Cirillo di Costantinopoli, San Pietro, San Tommaso e San Francesco (St. Louis, museo) (Boston, museo), 12 1. Convento di SantOrsola Quattro sante martiri: Orsola (Genova, Palazzo Bianco); Eufemia (Madrid, collezione privata); Elisabetta (Montreal, museo), Rufina (New York, Hispanic Society), 121.

Altre sculture antiche Venere Medici, copia in marmo da Fidia (Firenze, Uffizi), 84, 88, 104, 147, 151. Amazzone di Villa Mattei, copia da Fidia (Roma, Vaticano, Museo Pio-Clementino), 77, 95. Apollo sauroctono, copia in marmo da Prassitele (Roma, Vaticano, Museo Pio-Clementino), 77. Apollo del Belvedere (Roma, Vaticano, Museo PioClementino), 9, 76, 95. Laocoonte, marmo ellenistico (Roma, Vaticano, Museo Pio-Clementino), 68, 76, 95. Amore e Psiche, marmo ellenistico (Roma, Museo Capitolino), 77. Fanciulla che gioca ai dadi, marmo ellenistico, (Berlino, Staatliche Museen), 106.

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Ermes, detto Antinoo (Roma, Museo Capitolino), 95. Galata morente, marmo da Pergamo (Roma, Museo Capitolino), 9, 77, 129. Quattro cavalli di bronzo, greci, IV-III secolo a. C. (Venezia, San Marco), 150. Sarcofago romano detto di Proserpina (Acquisgrana, Duomo), 54. Giovane orante, bronzo greco, IV-III secolo a. C. (Berlino, Staatliche Museen), 106, 115, 143. Spinario, bronzo ellenistico (Roma, Museo Capitolino), 77.

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