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Lucia Delle Grazie

Le due dee
Variazioni sul mito di Cerere e Proserpina

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ISBN

9788854825185

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I edizione: maggio 2009

INDICE

Prefazione del Prof. Luigi Castagna

11 Introduzione I culti misterici di Demetra e Kore 29 Capitolo I - Lorazione In Verrem di Cicerone: processo ad un rapace collezionista darte 43 Capitolo II - Le Metamorfosi di Ovidio: il racconto ad incastro 73 Capitolo III - I Fasti di Ovidio: la narrazione erudita 95 Capitolo IV - Le prefazioni del De Raptu Proserpinae di Claudiano: dichiarazione di poetica e influenze orfiche 115 Capitolo V - Il proemio del De Raptu Proserpinae di Claudiano tra mito e rito misterico 125 Capitolo VI - Il sogno di Cerere nel De Raptu Proserpinae di Claudiano: arte allusiva e suggestioni dellinconscio 135 Bibliografia

Capitolo I Lorazione In Verrem di Cicerone 1 : processo ad un rapace collezionista darte

Gaio Verre aveva governato la Sicilia dal 73 al 71 con ogni sorta di soprusi e crudelt. Allo scadere del suo mandato, i siciliani lo accusarono de repetundis 2 , cio di malversazione, e chiesero a Cicerone, che aveva equamente amministrato lisola nel 75 in qualit di questore, di sostenere la loro causa. Il processo, di natura politica, fu celebrato nel 70, anno delicato perch in quel tempo si andava ricostituendo lalleanza tra populares e la fazione moderata del senato a danno delloligarchia tradizionalista 3 . I consoli Pompeo e Crasso abrogarono infatti i
1 Marco Tullio Cicerone fu il maggiore avvocato e retore romano. Nato ad Arpino negli ultimi anni del II sec. a. C. (forse nel 106 a. C.), mor nel 43 a. C. per ordine di Marco Antonio, contro il quale si era schierato scrivendo le orazioni note come Filippiche. Autore di trattati retorici, di opere di divulgazione filosofica, e di innumerevoli orazioni, scopr e represse durante il suo consolato, nel 63 a. C., la congiura ordita dal patrizio decaduto Lucio Sergio Catilina per impadronirsi dello Stato. Gaston Boissier (Cicron et ses amis: tude sur la socit romaine du temps de Csar), uno storico che amava la ricostruzione letteraria, attraverso il ricco e articolato epistolario di Cicerone, racconta la vita degli ultimi anni della Repubblica. 2 Pecunias repetere significa reclamare la restituzione di denaro (CIC. verr. 4.17; LIV. 43.2.3), quindi pecuniae repetundae, o anche solo repetundae, indica il reato di concussione. 3 Optimates e populares segnalano due gruppi sociali che costituirono a Roma opposte fazioni politiche: i primi erano gli aristocratici, i nobili, e incarnavano posizioni tradizionaliste e conservatrici (CIC. rep. 1.42), i secondi erano i democratici, sostenitori del partito popolare, spesso accusati di demagogia (CIC. Sest. 96).

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provvedimenti pi impopolari di Silla, mentre era discussa una legge Aurelia che avrebbe reintegrato nel tribunale de repetundis i cavalieri, esclusi dallo stesso Silla. Verre, difeso dal principe del foro Quinto Ortensio Ortalo 4 , celebre avvocato di scuola asiana, console designato per il 69, si sentiva al sicuro per via dei potenti protettori di cui disponeva nella famiglia dei Metelli e per via delle sue enormi ricchezze: stando alla testimonianza di Cicerone, Verre si vantava di aver rubato abbastanza per s, per i nobili che lo avrebbero sostenuto e per i giudici che avrebbe dovuto corrompere. In primo luogo tent di escludere Cicerone dal processo, ma lArpinate riusc a smascherare il suo maldestro tentativo di far nominare, in qualit di accusatore, un uomo di propria fiducia, Quinto Cecilio Nigro (divinatio in Caecilium). Condusse poi con efficienza e rapidit le indagini in Sicilia, procurandosi testimonianze e materiali probatori. Nonostante Verre avesse cercato di rimandare il processo allanno successivo, con giudici pi favorevoli, a Cicerone fu sufficiente abbozzare laccusa (actio prima in Verrem) perch limputato si recasse in esilio volontario a Marsiglia e i giudici stabilissero una pena pecuniaria. Il corpo delle Verrinae si costituisce anche dellactio secunda in Verrem, lunga requisitoria in cinque libri, mai pronunciata, perch ormai gli eventi lavevano resa superflua, ma comunque pubblicata. Cicerone dimostr minutamente la colpevolezza di Verre come pretore a Roma nel 74 (de praetura urbana), come amministratore della Sicilia (de praetura siciliensi), come esattore delle decime sui prodotti (de frumentis), come predone di statue e oggetti artistici (de signis), come inetto stratega e torturatore (de suppliciis). Un particolar rilievo dato alle opere darte trafugate da questo singolare personaggio, maniacale collezionista di oggetti artistici e preziosi, che, dietro le soffiate dei suoi informatori, chiamati appunto i cani
4 Esponente della scuola asiana, dotato di una memoria prodigiosa, Quinto Ortensio Ortalo possedeva unoratoria fluente e suggestiva, ma incline al gusto barocco, teatrale e ampolloso. Scrisse un trattato di retorica dal titolo Loci communes e si dedic alla poesia con la composizione degli Annales sulla guerra sociale. Egli fu il principe del foro prima dellavvento di Cicerone. Nonostante la rivalit professionale, i due divennero amici, tanto che lArpinate gli dedic lHortensius e lo elogi nel Brutus.

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di Verre 5 , non si faceva scrupolo di depredare nemmeno i templi; tra gli oggetti sottratti, vi erano anche statue e arredi connessi con il culto di Cerere e Libera. Questa sezione delle Verrinae nota proprio come de signis, sulle opere darte, perch Cicerone elenca minuziosamente rivelando, tra laltro, la sua profonda familiarit con larte 6 tutti i capolavori di cui Verre si impadron a tradimento. Lo stile delle Verrinae, lontano tanto dallesasperato manierismo della retorica asiana quanto dallo stile secco e scarno degli atticisti, segna una tappa importante nella maturazione artistica di Cicerone: il periodare articolato e complesso ma insieme armonioso, lo stile contempla tutta la gamma dei registri, dallumile al patetico, larte del ritratto risulta raffinata.

5 Fedeli complici dei furti di Verre erano i fratelli Tlepolemo e Ierone, esperti darte, originari di Cibyra in Frigia, che, fuggiti dallAsia perch accusati di furto sacrilego, avevano trovato rifugio presso il governatore (cfr. verr. 2. 4.47). 6 Il forte divario tra la posizione moralistica di ispirazione stoica e la realt dei singoli episodi di guerra, nei quali i Romani sin impadronirono delle opere darte greche pi pregevoli, sia per il loro valore artistico che per lintrinseco valore materiale, segnalato nelle fonti con particolare cura. Ad esempio lo storico Tito Livio riporta il discorso che Catone avrebbe pronunciato nel 195 a.C. in difesa della legge Oppia, con cui si tentava di limitare gli effetti dellimportazione di beni di lusso. Cicerone, profondo conoscitore del patrimonio artistico greco, dimostra di condividere la posizione conservatrice su queste problematiche. Egli era stato in Grecia e in Asia Minore tra il 79 e il 77 a.C. e aveva esercitato la questura in Sicilia nel 75, venendo a contatto con le testimonianze greche sullisola: famoso lemozionato racconto della scoperta del sepolcro abbandonato di Archimede, identificato a partire da una iscrizione. La conoscenza dellarte lo spinge alla descrizione dettagliata delle ruberie di Verre: tuttavia egli dimostra indifferenza nei confronti della valutazione intrinseca dellopera darte, insistendo sul significato sacrale degli arredi trafugati, fatto che rende limputato reo non solo di appropriazione indebita, ma anche di empiet. Per, quando si trova a descrivere le preziose porte dellAthenaion di Siracusa (verr. 2.4.56) egli lascia trasparire incondizionata ammirazione. Nelle epistole ad Attico loratore libero di esternare il suo raffinato gusto estetico: in esse Cicerone domanda allamico, che viveva in Grecia dall87, di procurargli statue e rilievi che possano abbellire i suoi possedimenti (ad Atticum 1.8.2, 1.9.2).

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CICERONE, In Verrem 2.4.106-112 7 106 Vetus est haec opinio 8 , iudices, quae constat ex antiquissimis Graecorum litteris ac monumentis, insulam Siciliam totam esse Cereri 9 et Liberae consecratam. Hoc cum ceterae
7 Per il testo latino si tenuta presente ledizione di H. DE LA VILLE DE MIRMONT J. MARTHA - H. BORNECQUE - G. RABAUD, Paris 1922-19603. Per una bibliografia orientativa sulle Verrinae, si pu consultare la nota bibliografica contenuta in CICERONE, Il processo di Verre, trad. e note di L. Fiocchi e N. Marinone, Milano 1992, pp. 58-64. Principali edizioni critiche: W. PETERSON, Oxford 19172; A. KLOTZ, Leipzig, 1923-19492; H. DE LA VILLE DE MIRMONT- J. MARTHA- H. BOR3 NECQUE- G. RABAUD, Paris 1922-1960 ; L.H.G. GREENWOOD, London- New York 1928-19672; H. BARDON, in Verrem II, 4, Roma (Collegium Ciceronianis studiis prouehendis) 1964; L. PIACENTE, in Verrem II, 5, Roma (Collegium Ciceronianis studiiis prouehendis) 1975; G. BELLARDI, Torino 1978-19832. Studia sul mito e la religione di Cerere: M. VON ALBRECHT, Cicero und die Gtter Siziliens (verr. II, 5, 184-189), Ciceroniana 4 (1980), pp. 53-62; H. BARDON, Sur le got de Cicron lpoque des Verrines, Ciceroniana 2 (1960), pp. 5-13; F. DELLA CORTE, Conflitto di culti in Sicilia, Ciceroniana 4 (1980), pp. 205-209; D. ROMANO, Cicerone e il ratto di Proserpina, Ciceroniana 4 (1980), pp.192-201. 8 Il rapimento di Proserpina non ambientato a Nisa, come nel caso dellinno omerico a Demetra, ma in Sicilia: cos attestano Cicerone e Ovidio (S. HINDS, The Metamorphosis of Persephone. Ovid and the self-conscious Muse, Cambridge 1987, pp. 3842), sulla scorta di unantica tradizione locale, di cui affiorano tracce anche nel tragediografo Carcino. Cicerone fa riferimento ad una vetus opinio che parla di un legame privilegiato tra la Sicilia e le due dee, in quanto lisola sarebbe stata consacrata a Proserpina quale dono di nozze da parte di Zeus (Diod. 5.2.3-4). Sul culto di Cerere e Proserpina in Sicilia, cfr. G. SFAMENI GASPARRO, I culti orientali in Sicilia, Leiden 1973; G.S.G. Misteri e culti mistici di Demetra, Roma 1986; V. HINZ, Der Kult von Demeter und Kore auf Sizilien und in der Magna Graecia, Wiesbaden 1998; cfr. infine la bibliografia indicata in Claudiano, De raptu Proserpinae, a cura di M. ONORATO, Napoli 2008, p. 200. 9 Cerere una antica divinit italica della vegetazione e delle messi, spesso associata nel culto a Tellus Mater; la sua etimologia veniva forse ricollegata a crescere, creare. Ogni anno in primavera (19 aprile) si celebravano in suo onore festivit denominate Cerialia (VARR. Lat. 6.15; LIV. 30.39.8). In seguito alla penetrazione a Roma dellinflusso greco, venne ad identificarsi con Demetra (per un profilo della divinit, cfr. W. BURKERT, Greek Religion (English translation), Harvard University Press 1985 [originally published in German as Griechische Religion der archaischen und klassichen Epoche, Stuttgart 1977)] pp. 159-161). Quando Porsenna minacci lo stato romano con la potenza etrusca, sopraggiunse una grave carestia. Si consultarono allora i Libri Sibillini e si ritenne opportuno introdurre a Roma il culto di Dioniso e Demetra: era lanno 496 a.C. SullAventino si trovava la sede del culto di Cerere, Libero e Libera, la triade dellAventino, aperta agli influssi dei misteri dionisiaci ed eleusini. Il culto era assai diffuso nelle classi subalterne. Nella peroratio finale di questa orazione, Cicerone si rivolge a Cerere e Libera, divinit datrici di vita e alimentazione, di principi morali e giuridici, fondatrici della civil-

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gentes sic arbitrantur, tum ipsis Siculis ita persuasum est ut in animis eorum insitum atque innatum esse videatur. Nam et natas esse has in iis locis deas et fruges in ea terra primum repertas esse arbitrantur et raptam esse Liberam, quam eandem Proserpinam vocant, ex Hennensium nemore, qui locus, quod in media est insula situs, umbilicus Siciliae nominatur. Quam cum investigare et conquirere Ceres vellet, dicitur inflammasse taedas iis ignibus qui ex Aetnae vertice erumpunt. Quas sibi cum ipsa praeferret, orbem omnem peragrasse terrarum. 107 Henna autem, ubi ea quae dico gesta esse memorantur, est loco perexcelso atque edito, quo in summo est aequata agri planities et aquae perennes, tota vero ab omni aditu circumcisa atque directa est. Quam circa lacus lucique sunt plurimi atque laetissimi flores omni tempore anni, locus ut ipse raptum illum virginis, quem iam a pueris accepimus, declarare videatur. Etenim prope est spelunca quaedam conversa ad aquilonem infinita altitudine, qua Ditem patrem ferunt repente cum curru exstitisse abreptamque ex eo loco virginem secum asportasse et subito non longe a Syracusis penetrasse sub terras, lacumque in eo loco repente exstitisse, ubi usque ad hoc tempus Syracusani festos dies anniversarios agunt celeberrimo virorum mulierumque conventu. Propter huius opinionis vetustatem, quod horum in his locis vestigia ac prope incunabula reperiuntur deorum, mira quaedam tota Sicilia privatim ac publice religio est Cereris Hennensis.

t umana e di un culto misterico, le cui maest sono state violate dalla sacra fames auri di Verre, perch proteggano la Sicilia. Cfr. verr. 2.5.187-188: teque, Ceres et Libera, quarum sacra, sicut opiniones hominum ac religiones ferunt, longe maximis atque occultissimis caerimoniis continentur, a quibus initia vitae atque victus, morum, legum, mansuetudinis, humanitatis, hominibus et civitatibus data ac dispertita esse dicuntur, quarum sacra populus Romanus a Graecis adscita et accepta tanta religione et publice et privatim tuetur, non ut ab illis huc allata, sed ut ceteris hinc tradita esse videantur, quae ab isto uno sic polluta ac violata sunt ut simulacrum Cereris unum, quod a viro non modo tangi, sed ne aspici quidem fas fuit, e sacrario Catina convellendum auferendumque curarit, alterum autem Henna ex sua sede ac domo sustulerit, quod erat tale ut homines, cum viderent, aut ipsam videre se Cererem aut effigiem Cereris non humana manu factam, sed de caelo lapsam arbitrarentur; vos etiam atque etiam imploro et appello, sanctissimae deae, quae illos Hennenis lacus lucosque incolitis cunctaeque Siciliae, quae mihi defendenda tradita est, praesidetis, a quibus, inuentis frugibus et in orbem terrarum distributis, omnes gentes ac nationes vestri religione numinis continentur.

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Etenim multa saepe prodigia vim eius numenque declarant; multis saepe in difficillimis rebus praesens auxilium eius oblatum est, ut haec insula ab ea non solum diligi sed etiam incoli custodirique videatur. 108 Nec solum Siculi, verum etiam ceterae gentes nationesque Hennensem Cererem maxime colunt. Etenim si Atheniensium sacra 10 summa cupiditate expetuntur, ad quos Ceres in illo errore venisse dicitur frugesque attulisse, quantam esse religionem convenit eorum apud quos eam natam esse et fruges invenisse constat? Itaque apud patres nostros atroci ac difficili rei publicae tempore, cum Tiberio Graccho occiso magnorum periculorum metus ex ostentis portenderetur, P. Mucio L. Calpurnio consulibus 11 aditum est ad libros Sibyllinos 12 , ex quibus inventum est Cererem antiquissimam placari
10 Accanto alla religione olimpica, nel mondo classico attestata la presenza di religioni sotterranee o misteriche, dalla forte valenza ascetica e soteriologica, capaci di rispondere alle domande finali delluomo sul senso della vita e sul destino. Caratteristica comune dei misteri liniziazione: il culto infatti riservato a coloro che hanno seguito con scrupolo un itinerario di preparazione e sono stati consacrati alla divinit. Gli iniziati sono tenuti per a tacere riguardo ai particolari del rito: proprio il termine misteri sembra rimandare alla radice indoeuropea mu, indicante il dito posto sulle labbra ad indicare il silenzio. Testimonianze sullo svolgimento dei riti eleusini si hanno in autori cristiani, interessati a svelare i retroscena di un culto che si poneva in concorrenza con la loro religione (CLEM. ALEX. Protr. 2.21.2; HIPPOL. Ref. 5.8.39). Cicerone stesso era stato iniziato a tali misteri (de legibus 2.36), cos come lamico Attico (Tusculanae disputationes 1.29). I misteri eleusini si celebravano ad Eleusi, citt dellAttica, vicina ad Atene. In primavera, nel mese di Antestrione (febbraio-marzo) avevano luogo i piccoli misteri, che avevano una funzione di purificazione preliminare, culminante con un solenne sacrificio a Demetra e Kore e con abluzioni rituali nel fiume Ilisso. I grandi misteri avevano luogo nel mese di Boedromione (settembre-ottobre), in concomitanza con il sopraggiungere della stagione invernale, e portavano alla epifania della divinit e del suo tremendo potere di vita e di morte. Circa la religione dei misteri e i riti di eleusi, cfr. W. BURKERT, Greek Religion (English translation), Harvard University Press 1985 (originally published in German as Griechische Religion der archaischen und klassichen Epoche, Stuttgart 1977), pp. 276-281; 285-290). 11 Lucio Calpurnio Pisone Frugi, console nel 133, oper la repressione della rivolta servile in Sicilia. Fu censore nel 120 e ottenne il nome di Frugi per la sua onest. Scrisse degli Annales, ammirati da Gellio, in 7 libri sulla storia di Roma dalle origini ai tempi suoi (arriva in particolare al 146, data della distruzione di Cartagine e Corinto). Publio Mucio Scevola, console parimenti nel 133, visse le tensioni sociali degli ultimi scorci della repubblica; sebbene fosse di tendenze moderate, approv luccisione di Tiberio Gracco. 12 I Libri Sibillini furono una raccolta di profezie attribuite alla Sibilla Cumana, venduti, secondo la tradizione, a Tarquinio il Superbo (DION. HAL., Storia di Roma arcaica 4.62; PLIN.13.88; GELL. 1.19; LATT. divinae institutiones 1.6.10-11). Essi furono

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oportere. Tum ex amplissimo collegio decemvirali sacerdotes populi Romani, cum esset in urbe nostra Cereris pulcherrimum et magnificentissimum templum, tamen usque Hennam profecti sunt. Tanta enim erat auctoritas et vetustas illius religionis ut, cum illuc irent, non ad aedem Cereris sed ad ipsam Cererem proficisci viderentur. 109 Non obtundam diutius. Etenim iam dudum vereor ne oratio mea aliena ab iudiciorum ratione et a cotidiana dicendi consuetudine esse videatur 13 . Hoc dico, hanc ipsam Cererem antiquissimam, religiosissimam, principem omnium sacrorum quae apud omnis gentis nationesque fiunt, a C. Verre ex suis templis ac sedibus esse sublatam. Qui accessistis Hennam, vidistis simulacrum Cereris e marmore et in altero templo Liberae. Sunt ea perampla atque praeclara, sed non ita antiqua. Ex aere fuit quoddam modica amplitudine ac singulari opere cum facibus perantiquum, omnium illorum quae sunt in eo fano multo antiquissimum. Id sustulit ac tamen eo contentus non fuit. 110 Ante aedem Cereris in aperto ac propatulo loco signa duo sunt, Cereris unum, alterum Triptolemi 14 , pulcherricustoditi nel tempio di Giove Capitolino e affidati ad un apposito collegio sacerdotale (quindecemviri sacris faciundis). Alla consultazione di tali libri venivano fatte risalire decisioni difficili prese in momenti cruciali per lo stato (cfr. LIV. 5.13.5). Subirono gli effetti devastanti di un grave incendio nell83 a.C., ma furono reintegrati per ordine di Augusto e trasferiti nel tempio di Apollo. 13 Cfr. CIC. Arch. 2.3: Sed ne cui vestrum mirum esse videatur me in questione legitima et in iudicio publico, cum res agatur apud pretore populi Romani, lectissimum virum, et apud severissimos iudices, tanto conventu hominum ac frequentia, hoc uti genere dicendi, quod non modo a consuetudine iudiciorum, verum etiam a forensi sermone abhorreat, quaeso a vobis, ut in hac causa mihi detis hanc veniam adcommodatam huic reo, vobis, quem ad modum spero, non molestam, ut me pro summo poeta atque eruditissimo homine dicentem hoc concursu hominum letteratissimorum, hac vestra humanitate, hoc denique praetore exercente iudicium, patiamini de studiis humanitatis ac litterarum paulo loqui liberius et in eius modi persona, quae propter otium ac studium minime in iudiciis periculisque tractata est, uti prope novo quodam et inusitato genere dicendi. La tradizionale distinzione tra genus iudiciale e genus panegyricum insegnata nelle scuole di retorica viene trasgredita: Cicerone inserisce in una causa giudiziaria una confirmatio extra causam sulla sacralit della poesia e dei poeti. Similmente nelle Verrine Cicerone si dilunga sul culto di Cerere e Libera come premessa per dimostrare che Verre non solo un ladro ma anche un empio individuo. 14 Trittolemo legato al culto di Demetra. Nella versione pi antica del mito fu re di Eleusi, poi venne indicato come figlio di Celeo e Metanira. Per lospitalit riservata alla dea, venuta ad Eleusi per ricercare la figlia, egli ricevette il dono della spiga di grano: con lausilio di un carro trainato da draghi alati, diffuse nel mondo lagricoltura e la

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ma ac perampla. Pulchritudo periculo, amplitudo saluti fuit, quod eorum demolitio atque asportatio perdifficilis videbatur. Insistebat in manu Cereris dextra grande simulacrum pulcherrime factum Victoriae. Hoc iste e signo Cereris avellendum asportandumque curavit 15 . Qui tandem istius animus est nunc in recordatione scelerum suorum, cum ego ipse in commemoratione eorum non solum animo commovear, verum etiam corpore perhorrescam? Venit enim mihi fani, loci, religionis illius in mentem; versantur ante oculos omnia: dies ille quo cum ego Hennam venissem 16 , praecivilt. Si attribuiva a T. linvenzione delle Tesmoforie (cfr. W. BURKERT, Greek Religion (English translation), Harvard University Press 1985 (originally published in German as Griechische Religion der archaischen und klassichen Epoche, Stuttgart 1977), pp. 242-246), feste dedicate a Demetra Tesmofora, cio Legislatrice, in quanto istitutrice dellagricoltura, del matrimonio e del vivere civile. Pausania (Guida della Grecia 1.14.4) testimonia lesistenza di una sua statua votiva ad Atene, davanti al tempio detto Eleusinion. 15 Cicerone aveva gi parlato di un sacrario di Cerere a Catania depredato dalla bramosia di Verre. Laccesso a tale santuario era consentito soltanto alle donne. Ci nondimeno, il sacrilego Verre invi i suoi servi di notte per sottrarre la statua del culto. Cfr. verr. 2.4.99: Sacrarium Cereris est apud Catinenses eadem religione qua Romae, qua in ceteris locis, qua prope in toto orbe terrarum. In eo sacrario intumo signum fuit Cereris perantiquum, quod viri non modo cuius modi esset, sed ne esse quidem sciebant. Aditus enim in id sacrarium non est viris: sacra per mulieres ac virgines confici solent. Hoc signum nocte clam istius servi ex illo religiosissimo atque antiquissimo loco sustulerunt. Postridie sacerdotes Cereris atque illius fani antistitae, maiores natu probatae ac nobiles mulieres, rem ad magistratus suos deferunt. Omnibus acerbum, indignum, luctuosum denique videbatur. 16 Sul viaggio di Cicerone in Sicilia per raccogliere materiale probatorio si veda N. MARINONE, Quaestiones Verrinae, Pubblicazioni della Facolt di Lettere e Filosofia 2, 3, Torino 1950, p. 36 = Analecta Graecolatina, Bologna 1990, p. 29 e nota 121. Cicerone aveva ottenuto centodieci giorni per linchiesta. Il fatto che un altro accusatore, che aveva intentato una causa ad un governatore della Macedonia, avesse chiesto soltanto centootto giorni costituiva un intoppo: anche se la denuncia era posteriore, aveva la precedenza nella discussione della causa. Ma Cicerone non perse tempo: quando Verre torn a Roma a fine gennaio, oper il sequestro dei documenti, fece predisporre linventario degli oggetti di illecita provenienza e sigill i registri della societ appaltatrice delle imposte. Part per la Sicilia nel mese di febbraio: gir tutta lisola in cinquanta giorni, accompagnato dal cugino Lucio, amico e compagno di studi. Venne accolto dalla popolazione come un salvatore, raccogliendo testimonianze e prove. Incontr tuttavia lostilit del nuovo governatore Quinto Cecilio Metello, allettato dal progetto di Verre di elevare alle pi alte cariche i suoi fratelli, che ostacol in vario modo loperato di Cicerone, impedendo la partenza per Roma dei testimoni, proibendo la celebrazione di un processo a carico di Apronio complice dellaccusato, opponendosi ad un pronunciamento ufficiale del senato di Siracusa contro loperato di Verre. Cicerone ottenne

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sto mihi sacerdotes Cereris cum infulis ac verbenis fuerunt, contio conventusque civium, in quo ego cum loquerer, tanti gemitus fletusque fiebant ut acerbissimus tota urbe luctus versari videretur. 111 Non illi decumarum imperia, non bonorum direptiones, non iniqua iudicia, non importunas istius libidines, non vim, non contumelias quibus vexati oppressique erant conquerebantur; Cereris numen, sacrorum vetustatem, fani religionem istius sceleratissimi atque audacissimi supplicio expiari volebant; omnia se cetera pati ac neglegere dicebant. Hic dolor erat tantus ut Verres alter Orcus venisse Hennam et non Proserpinam asportasse sed ipsam abripuisse Cererem videretur. Etenim urbs illa non urbs videtur, sed fanum Cereris esse; habitare apud sese Cererem Hennenses arbitrantur, ut mihi non cives illius civitatis, sed omnes sacerdotes, omnes accolae atque antistites Cereris esse videantur 17 . 112 Henna tu simulacrum Cereris toltuttavia una deliberazione unanime di annullamento della mozione di lode decretata per il precedente governatore. Tornato a Roma in tempo prima dello scadere dei centodieci giorni, nonostante le insidie di Verre, il processo acheo, di cui prima si fatto cenno, costituiva ora un motivo di ritardo per il dibattimento. Nel frattempo Verre tent invano di allettare Cicerone con del denaro, che egli rifiut sdegnosamente; venne tuttavia messa in giro la notizia della sua corruzione allo scopo di togliere credibilit allaccusatore, candidato alledilit. Pochi giorni prima dei comizi, tra il 14 e il 26 luglio, davanti al presidente del tribunale si tenne la nomina della giuria, che risult composta da persone integerrime. Intanto il 27 luglio le elezioni consolari videro il trionfo di Quinto Ortensio Ortalo, difensore di Verre e Quinto Cecilio Metello, fratello di Lucio, nuovo governatore della Sicilia. Inoltre Marco Cecilio Metello era stato nominato presidente del tribunale per le concussioni. Il processo ha inizio il 5 agosto. Dal 16 agosto al 9 settembre era prevista la chiusura dei tribunali: si celebravano i giochi ordinati da Pompeo per la vittoria su Sertorio e poi i tradizionali ludi romani. In seguito Verre avrebbe potuto ottenere altri rinvii, per il succedersi dei ludi Victoriae (26 ottobre) e dei ludi plebei (in novembre). Cicerone allora decise di ricorrere ad uno stratagemma per accelerare i tempi: rinunci allorazione completa e pronunci una breve arringa introduttiva, quindi interrog subito i testimoni per schiacciare lavversario sotto il peso delle accuse. La strategia ebbe successo. 17 Nel corso dellorazione, Cicerone sostenne che i siciliani erano convinti che la profanazione subita da Cerere avesse determinato la completa rovina della coltivazione e del raccolto di cereali. Pertanto Verre andava punito non soltanto come ladro, ma anche come sacrilego. Cfr. verr. 2.4.114-115: Ea tametsi multis istius et variis iniuriis acciderunt, tamen haec una causa in opinione Siculorum plurimum valet quod Cerere violata omnis cultus fructusque Cereris in iis locis interisse arbitrantur. Medemini religioni sociorum, iudices, conservate vestram. Neque enim haec externa vobis est religio neque aliena. Quod si esset, si suscipere eam nolletis, tamen in eo qui violasset sancire vos velle oporteret. Nunc vero in communi omnium gentium religione inque iis sacris

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lere audebas, Henna tu de manu Cereris Victoriam eripere et deam deae detrahere conatus es? quorum nihil violare, nihil attingere ausi sunt in quibus erant omnia quae sceleri propiora sunt quam religioni. Tenuerunt enim P. Popilio P. Rupilio consulibus 18 illum locum servi, fugitivi, barbari, hostes; sed neque tam servi illi dominorum quam tu libidinum, neque tam fugitivi illi ab dominis quam tu ab iure et ab legibus, neque tam barbari lingua et natione illi quam tu natura et moribus, neque tam illi hostes hominibus quam tu dis immortalibus 19 . Quae deprecatio est igitur ei reliqua qui indignitate servos, temeritate fugitivos, scelere barbaros, crudelitate hostes vicerit? 106 remota, giudici, questa tradizione, dipendente dai pi antichi documenti e opere letterarie greche, secondo la quale lintera Sicilia stata consacrata a Cerere e Libera. Mentre gli altri popoli semplicemente ritengono che sia cos, per i Siciliani
quae maiores nostris ab exteris nationibus adscita atque arcessita coluerunt, quae sacra, ut erant re vera, sic appellari Graeca voluerunt, neglegentes ac dissoluti si cupiamus esse, qui possumus? 18 La Sicilia nel II secolo a.C. era diventata una terra di latifondisti. Enormi masse di schiavi furono deportati per lavorare nei grandi possedimenti: per questo lisola fu spesso teatro di rivolte servili. La pi grave si verific nel 136 a.C., secondo quanto testimonia Diodoro Siculo. La rivolta incominci tra gli schiavi di un crudele latifondista di nome Damofilo. Venne scelto come capo carismatico Euno, popolare ad Enna per la sua attivit di mago e profeta: sapeva interpretare i sogni ed era seguace della dea siriana Atargatis. Non a caso, i culti orientali costituirono spesso terreno fertile per le proteste sociali. Damofilo fu catturato, sottoposto a pubblico processo, giustiziato, mentre Euno divenne re con il nome di Antioco, come il re di Siria. La rivolta si estese in tutta lisola, mentre le file dei ribelli si ingrossavano sempre pi. Euno batteva regolare moneta (leffigie rappresentata era proprio la spiga di grano, simbolo di Demetra) ed era circondato da una corte di stampo orientale. I Romani ebbero ragione della rivolta grazie allintervento armato del console Publio Rupilio nel 132 a.C. Molti schiavi trovarono la morte, altri furono restituiti ai legittimi padroni. Secondo quanto scrisse M. Finley, gli schiavi non aspiravano a rovesciare lo stato sociale, ma semplicemente desideravano la libert personale. Il modello di stato costituito fu quello della monarchia teocratica tipica del mondo ellenistico. 19 Si noti lapprofondimento del tetracolon con klimax ascendente (servi, fugitivi, barbari, hostes). Servus designa giuridicamente colui che sia soggetto a servit, luomo di condizione o di natura servile; fugitivus indica lo schiavo fuggitivo, fuggiasco, un impostore che ha tradito la fedelt dovuta al padrone; barbarus luomo straniero, rozzo, non civilizzato, crudele e selvaggio, per cui barbaries spesso semanticamente contrapposta a humanitas; hostis, infine, il pubblico nemico, privato cittadino considerato o dichiarato ufficialmente nemico dello Stato.

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una convinzione cos radicata da parere insita e innata nel loro spirito. Infatti ritengono che queste divinit siano nate in questi luoghi, e che in tale terra per la prima volta siano state scoperte le messi frutto dellagricoltura, e che Libera, da loro chiamata Proserpina, sia stata rapita da un bosco della zona di Enna, luogo che riceve il nome di ombelico della Sicilia, poich si trova nel centro dellisola. Poich Cerere voleva seguirne le tracce e ricercarla, si dice che abbia acceso delle fiaccole dai fuochi che scaturiscono dal cratere sommitale dellEtna e, protendendole davanti a s, abbia percorso tutto il mondo. 107 Enna, poi, ove si conserva la memoria degli avvenimenti che sto narrando, in una posizione assai elevata ed eminente, sulla cui sommit si trovano una distesa di terreno pianeggiante e acque perenni, ma scoscesa e dirupata da ogni punto di accesso; attorno a essa vi sono laghi e boschi in grande numero e fiori rigogliosi in ogni stagione, al punto che il luogo stesso sembra rivelare il famoso rapimento della fanciulla che sin dallinfanzia abbiamo imparato a conoscere. E infatti vicino si trova una grotta, rivolta a nord, smisuratamente profonda, dalla quale si dice che sia balzato fuori dimprovviso con il suo carro il padre Dite, che abbia da l ghermito la fanciulla, labbia portata via con s e che, non lontano da Siracusa, dun tratto, sia penetrato nelle viscere della terra. In tale luogo, raccontano, si form dimprovviso un lago, ove fino a oggi i Siracusani celebrano una festa annuale con grandissimo concorso di uomini e donne. A motivo dellantichit di questa tradizione, poich in questi luoghi vengono rintracciate le orme e, per cos dire, la culla di queste divinit, certo straordinario il culto, pubblico e privato, di Cerere Ennese in tutta la Sicilia. E infatti spesso molti portenti confermano la sua presenza numinosa e la sua forza; a molta gente spesso, in situazioni assai ardue, fu offerto il suo benefico aiuto, al punto che questisola sembra non solo amata dalla dea, ma anche da lei abitata e custodita. 108 E non solo i Siciliani, ma anche gli altri popoli e le altre genti riservano un grande culto a Cerere Ennese. E infatti se viene richiesta con grande fervore liniziazione ai riti sacri degli

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Ateniesi, presso i quali, si racconta, Cerere giunta nel suo famoso vagare apportando le messi frutto dellagricoltura, quanto grande giusto che sia il culto di coloro presso i quali notorio che la dea nata e ha scoperto le messi frutto dellagricoltura? Perci allepoca dei nostri padri, in un frangente difficile e rischioso per lo Stato, quando, dopo luccisione di Tiberio Gracco, i prodigi minacciavano gravi e tremendi pericoli, sotto i consoli P. Mucio e L. Calpurnio vennero consultati i libri Sibillini; e in essi si trov che era necessario placare la Cerere pi antica. Allora dei sacerdoti del popolo Romano scelti allinterno dellimportantissimo collegio decemvirale, sebbene nella nostra citt ci fosse un tempio di Cerere assai bello e sfarzoso, tuttavia andarono fino a Enna. Cos grande era lautorevolezza e lantichit di quel culto che, recandosi l, sembrava che andassero non a un tempio di Cerere, ma da Cerere in persona. 109 Non vi infastidir pi a lungo; e infatti gi da un pezzo temo che il mio discorso risulti estraneo alla prassi giudiziaria e alla normale consuetudine oratoria. Questo voglio dire, che proprio questa Cerere antichissima, oggetto di importantissimo culto, iniziatrice di tutti i riti sacri che vengono celebrati presso tutte i popoli e tutte le genti, stata sottratta dai suoi templi e dalle sue sedi da C. Verre. Quelli di voi che si sono recati a Enna, hanno visto la statua di marmo di Cerere e una di Libera in un altro tempio. Sono assai maestose e splendide, ma non cos antiche. Ce nera una in bronzo, di dimensioni contenute e di singolare fattura, che riproduceva la dea con le fiaccole, assai antica, di molto pi antica di tutte quelle che si trovano in quel santuario: questa Verre ha sottratto. E tuttavia non ne fu ancora soddisfatto. 110 Davanti al tempio di Cerere, in un luogo aperto e libero, si trovano due statue, una di Cerere, laltra di Trittolemo, assai belle e maestose. La bellezza costitu un pericolo, la maestosit la loro salvezza, giacch la loro rimozione e asportazione risultava assai ardua. Poggiava sulla mano destra di Cerere una grande statua, mirabilmente realizzata, della Vittoria; questuomo lha fatta svellere e asportare dal simulacro di Cerere. In quali condizioni si trover lanimo di questuomo, ora, nel

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ricordo dei suoi misfatti, dal momento che io stesso nel richiamarli alla memoria non solo mi sento toccato nellanimo ma anche sento i brividi in tutto il corpo? Mi vengono infatti in mente quel santuario, quel luogo, quel culto religioso; davanti agli occhi si affolla ogni cosa: il giorno in cui, giunto a Enna, si presentarono a mia disposizione le sacerdotesse di Cerere con le bende e le fronde sacre; laccolta e il concorso di cittadini, tra i quali parlavo in mezzo a cos grandi gemiti e pianti che sembrava che lintera citt fosse attraversata dal pi straziante dolore. 111 E quegli uomini tutti insieme non si lamentavano per le imposizioni delle decime, n per i saccheggi dei loro beni, n per le sentenze inique, n per per le sua smodata lussuria, n per la violenza, n per le offese da cui erano stati tormentati e schiacciati; volevano che fosse placato con la punizione di questuomo assai scellerato e impudente il nume di Cerere, lantichit dei riti sacri, il culto del santuario; tutto il resto dicevano di sopportarlo e di non considerarlo. Questa afflizione era cos grande che Verre sembrava essere giunto a Enna come un nuovo Plutone, e non avere portato via Proserpina, ma avere rapito Cerere in persona. E infatti quella citt non sembra una citt, ma un santuario di Cerere; gli Ennesi ritengono che Cerere abiti da loro, al punto che essi non mi sembrano cittadini, ma tutti sacerdoti, tutti coinquilini e sovrintendenti del culto di Cerere. 112 Da Enna tu osavi sottrarre la statua di Cerere, da Enna tu hai tentato di strappare dalla mano di Cerere la Vittoria e di portare via una dea a unaltra dea? Nulla di tutto ci hanno osato violare, nulla toccare coloro che avevano care tutte le azioni che sono pi vicine al delitto che al sentimento religioso. Sotto il consolato di P. Popilio e P. Rupilio occuparono quel luogo schiavi, fuggitivi, barbari, nemici; ma quelli non furono cos schiavi dei loro padroni, quanto tu delle passioni; n cos fuggitivi dai loro padroni, quanto tu dal diritto e dalle leggi; n cos barbari per lingua e nascita, quanto tu per natura e costumi; n tanto nemici degli uomini, quanto tu degli dei immortali. Quale

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possibilit di scongiurare una condanna rimane dunque a un uomo che ha superato gli schiavi in meschinit, i fuggitivi in temerariet, i barbari empiet, i nemici in crudelt? (Trad. di M. Zuliani)