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Da Beneficio a Feudo

di Cristian Mazzoni

Pre-requisiti Il feudalesimo posto con certa approssimazione come la particolare forma di ordinamento sociale (con propri rapporti economici, strutture politiche e giuridiche) che ha caratterizzato i paesi dellEuropa centrale e occidentale a partire dalla crisi dellImpero Carolingio (seconda met IX sec. D.C.) sino alle soglie del XIII secolo (la definizione tratta da Storia e Storiografia, di Antonio Desideri, casa editrice DAnna, volume 1, cap. 6, pg. 241). Gi in campo economico, tuttavia, si parla di una rinascenza intorno al Mille. E chiaro, quindi, che tale periodizzazione del tutto approssimativa. In verit, rispetto a tale periodizazzione e collocazione storica del feudalesimo, oggi la storiografia tende a riferire quanto passa comunemente nella nozione di sistema feudale ad un periodo storico successivo allXI secolo (XII, XIII secolo in particolare), non includendo pi in quello che detto sistema feudale lordinamento sociale e istituzionale di epoca carolingia (VIII IX secolo). In breve: Feudalesimo correntemente posto come il periodo che va dallepoca tardo-carolingia (fine IX secolo d.C.) alle soglie del XIII secolo lepoca che si inaugura col XIII secolo sarebbe la cosiddetta Et comunale. A tale visione corrente (almeno sino a poco tempo fa), se ne oppone unaltra, oggi pi accreditata presso la storiografia, per la quale lepoca feudale da rintracciarsi a partire dal XI secolo, in specie nei secoli XII e XIII (cio nellepoca tradizionalmente considerata comunale). Questo, ovviamente, pone uno slittamento anche sui pre-requisiti, che divengono, ora, effettivamente lepoca carolingia e post-carolingia. Posta la cosa in termini di date, potremmo richiamare come pre-requisito la seguente scansione cronologica: 800 Incoronazione imperiale di Carlo Magno 814-840 Il titolo imperiale, alla morte di Carlo Magno, passa a suo figlio Ludovico, detto il Pio. Alla sua morte, nonostante la Ordinatio Imperii (817) con la quale Ludovico il Pio aveva inteso regolare la successione al trono dopo la sua morte, scoppiano lunghe e accanite guerre fra gli eredi (Lotario, Ludovico il Germanico, Pipino, Carlo il Calvo) 843 Col trattato di Verdun Carlo il Calvo, Lotario e Ludovico il Germanico si spartiscono lImpero in tre porzioni: a Carlo il Calvo le terre della Francia, a Ludovico il Germanico quelle della Germania, a Lotario il titolo imperiale, lItalia, la Provenza e un ampia fascia di territorio comprese fra le Alpi e il Mare del Nord (Lotaringia). 855-875 Ludovico II succede a Lotario. 877 Carlo il Calvo promulga leditto di Quercy. 881-887 Carlo il Grosso imperatore, a seguito di vicissitudini dinastiche, riunifica lImpero 888 muore Carlo il Grosso Sul feudalesimo collocato storicamente a ridosso dellepoca carolingia (definizione del Desideri) grava poi un notevole pregiudizio relativamente alla sua genesi, ossia si ritiene che vi sia in essa una responsabilit diretta carolingia. Nel dettaglio il pregiudizio di cui si tratta il seguente.

Il pregiudizio da rigettare La frantumazione del potere pubblico in epoca tardocarolingia (seconda met IX secolo D.C.) e post-carolingia (X, XI secolo in particolare) quale risultato della pratica carolingia di attribuire ai vassalli del re (compagni darmi) terre in usufrutto (feudi, di qui feudalesimo) quale ricompensa per il servizio militare prestato. Nel pregiudizio inclusa altres lattribuzione al vassallo dellesercizio della funzione pubblica sulle terre dategli in feudo. Da ultimo, il rapporto feudale sarebbe riprodotto dai vassalli stessi a seguito di sub-infeudazioni ai valvassori, e da questi ai valvassini, con il risultato di una frantumazione sempre maggiore del potere pubblico e di un controllo sempre minore del re sul territorio (dalla sua persona dipenderebbero infatti unicamente i vassalli, non pure i valvassori, che dipendono dai vassalli, e i valvassini, che dipendono dai valvassori, sicch per arrivare ai valvassini il re avrebbe bisogno del medium di vassalli e valvassori) - Zerbi, pg. 81. In ci si darebbe luogo a quella che detta con espressione figurata, la piramide feudale, con allapice il sovrano e alla base i valvassini. E chiaro che, con una piramide cos strutturata, in cui lautorit del re gi in se stessa mediata pi volte prima di arrivare alla base, laddove venisse in qualche modo a mancare la figura regia (ad esempio per una lotta dinastica, etc.) si avrebbe pressocch una disgregazione totale del potere pubblico, che trova precisamente nella figura regia il suo punto dunione.

Definizione dei termini - Vassallaggio Il termine vassallaggio denota una particolare forma di dipendenza personale (delluomo sulluomo) nella quale il servigio reso dallinferiore di carattere prettamente militare. Questo significato di vassus si fissa sul finire del VIII sec nella Francia Carolingia. Prima (sec. VI, VII, prima met VIII) il termine vassus designava il dipendente di un signore, in ci non facendo distinzione fra colui che rende un servigio (serve) il signore prestando opere di basso livello o di alto livello (vassus denota indifferentemente colui che presta al signore servizio armato, come i garzoni, i valletti, i servi) Zerbi, pg. 93; Bloch, pg. 182 -. Con il tempo il rapporto di vassallaggio si fissa altres in procedure esteriori (bacio sulla bocca, mani nelle mani, con la successiva cristianizzazione, a ci addizionato il giuramento di fedelt sul Vangelo o su una reliquia in proposito si veda in Fonti) rigorose e canonizzate. Il vassallaggio, al di l del termine particolare che lo denota, era diffuso ampiamente nel mondo germanico come legame di fedelt che lega i compagni darme al loro capo, presso cui dimorano e da cui ricevono il loro stesso sostentamento. Nel mondo latino ha un lontano precedente nellistituzione del patronato. A seguito della sovrapposizione, ad es. in Gallia dopo la conquista romana, fra Galli e Romani, la pratica del rapporto di fedelt personale fra uomo e uomo (che esisteva gi in ambito Gallico e barbarico in generale), si defin con termini e concetti latini (commendatio, accommendarsi ad un potente, etc. in Fonti) Bloch, pg. 175. In ambito germanico per definire il protettorato esercitato dal signore sul suo sottoposto si parla di mundio Bloch, pg. 176 -. La pratica della accomendatio ai potenti diffusissima nel secoli IV e V (Bloch, pg.176). Ci che discrimina il vassallaggio da ogni altra forma di dipendenza personale, almeno nel significato stretto che esso prese sul finire dell VIII secolo, s detto, la peculiarit del servizio reso al signore, ossia il servizio armato. Coloro che esercitavano questo servizio divennero col tempo una vera e propria classe privilegiata rispetto a tutti gli altri dipendenti di un signore. I motivi di questo processo sono essenzialmente due:
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1) lo stanzializzarsi dei popoli barbarici in regioni territorialmente determinate e la connessa trasformazionedelleconomia in senso agricolo 2) la sostituzione progressiva della cavalleria alla fanteria quale nerbo dellesercito. Relativamente al primo punto da notare questo: da principio presso i popoli barbarici ogni libero era alloccorrenza un guerriero, tuttavia, quando il popolo inizi a stanzializzarsi e comparve la figura del contadino, la leva generalizzata ed obbligatoria non pot pi essere applicata indifferentemente , ma dovette tenere conto delle esigenze connesse alla conduzione dei campi. La disponibilit di ogni uomo libero per lesercito non fu pi, pertanto, cos automatica. Per ovviare a tale difficolt e disporre di un esercito ad ogni istante mobilitabile, si dovette ricorrere ad un nerbo fisso e stabile di guerrieri di professione, il quale, alloccorrenza, veniva integrato a mezzo della leva obbligatoria nei modi e nei limiti, tuttavia, di quanto sopra. Circa il secondo punto: rispetto al fante, il cavaliere necessita di apposita e costosa armatura, di cavalli (generalmente pi duno), di scudieri, soprattutto di un addestramento molto maggiore e pi accurato. Ma non tutti per posizione economica sono in grado di assicurarsi armatura e seguito, non tutti, del resto, possono applicarsi sin da giovane et allapprendimento dellarte della guerra a cavallo. Tutto questo concorre alla necessit di creare una classe specializzata di guerrieri a cavallo di professione. In quanto questa classe ha un elevato livello di specializzazione ed cos indispensabile per la mansione che svolge (le guerre si decidono essenzialmente in forza della cavalleria), tenuta anche in particolare pregio e considerazione. E da notare che la commendatio ad un potente (dominus) di cui il vassallaggio una specializzazione non implica un obbligazione unilaterale, ma bilaterale: linferiore si sottomette al superiore e si impegna a fornirgli servigi ed obbedienza in cambio di protezione e, spesso, anche del suo stesso sostentamento (si veda in Fonti). Laddove il signore non sia pi in grado di assicurare (Zerbi, pg. 96-97, Bloch) protezione allinferiore, questi rimesso dallobbligo di prestargli il servizio. In tutto questo vi sarebbe in nuce il principio parlamentare della resistenza al sovrano laddove questi venga meno ai suoi doveri. __________________ - Feudo/beneficio Feudo. Il termine latino feudum compare sul finire dellIX sec. ; esso la latinizzazione di due termini germanici che, nel complesso, significano possesso di bestiame. In particolare con questa accezione si designava da principio il bestiame (o un bene mobile in generale) dato come ricompensa (remunerazione) per un servizio ricevuto. In territori di lingua doc e doil il termine, perdendo il contatto con la sua naturale origine e col suo significato primitivo, prese a designare la ricompensa data per il servizio prestato (purch questo comportante un elevato grado di specializzazione, ossia tale che non chiunque potesse compierlo: ad. es la ricompensa per orafi, artisti, non soltanto servitori armati) a prescindere dalla natura mobile o immobile del bene dato in ricompensa; tuttavia, dal momento che presso le case di signori la remunerazione era spesso rappresentata da terre e che questa prese ad essere col tempo la normale forma di remunerazione per il servizio armato (ossia il vassallaggio nel senso preso da questo termine sul finire dellVIII secolo), il termine si focalizz su questultimo significato, ossia come terra data in ricompensa al vassallo per il servizio. E da notare come non da sorprendersi se spesso si parla di feudi dati a fabbri, palafrenieri, etc. Questo si spiega, come detto sopra, per il fatto che feudo designava la remunerazione per il servizio specializzato (non solo militare), remunerazione che presso i signori generalmente si esprimeva in terra data in usufrutto e da cui ricavare il proprio sostentamento; solamente per gradi successivi laccezione fu riservata alla remunerazione terriera per il servizio vassallatico (Bloch, pg. 195). Il termine beneficio, di origine latina, un termine alto (e pi antico) per esprimere lo stesso concetto che, a livello basso, espresso dal termine feudo (in un documento del 1087 citato da
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Bloch pg. 193 - si legge: Il beneficio, che volgarmente vien detto feudo). In particolare, il beneficio, dopo aver designato le liberalit provvisorie elargite, contro la corresponsione di servigi, a favore di persone addette alle case di signori, si specifica nel senso di bene immobile (terra) data al vassallo a fronte del servizio armato da lui reso. Se il signore dapprima ricompensa i propri vassalli con donazioni di terre, successivamente non si tratter pi di donazioni, cio di trasferimenti di propriet, ma unicamente di trasferimenti di usufrutto: tale ultimo significato sar incorporato in quello di beneficio, il quale denoter la terra data in usufrutto (generalmente vitalizio) al vassallo come ricompensa per il servizio armato. _____________ Ora, i concetti di vassallaggio e beneficio/feudo da principio non si implicavano vicendevolmente: un capo poteva avere dei vassalli, cio persone strette a lui da un vincolo di fedelt e che gli fornivano un servizio di natura militare, le quali per non erano da lui remunerate con lassegnazione di terre in propriet o in usufrutto, come, del resto, s visto, un signore poteva remunerare colui che gli forniva un servizio con un bene immobile (una terra), anche se quel servizio non era un servizio armato. I due concetti si legarono grazie a Pipino il Breve, il quale per primo prese a remunerare con lusufrutto di terre di sua propriet (e, spesso, di propriet degli enti ecclesiastici) i suoi vassalli. Questa pratica tendeva essenzialmente a legare ancor di pi il vassallo, giacch la terra, in quanto data in usufrutto e non in propriet, era reclamabile dal signore se il vassallo non assolveva ai suoi obblighi. In generale i Carolingi, cercarono di utilizzare i vincoli di fedelt ( e obbedienza) vassallatica che legavano i signori (i capi) ai loro fedeli (vassalli) , vincoli, si noti bene, gi esistenti nella forma generale gi vista della fedelt ad un capo militare, per assicurare a se stessi un controllo ed una direzione sul territorio. In particolare essi fecero responsabili dellapparizione presso i tribunali e della presentazione alle convocazioni dellesercito regio ogni signore per i suoi vassalli, cos come in generale pretesero che ogni signore imponesse ai suoi stessi vassalli losservanza delle disposizioni regie. Per fare questo cercarono in primis di legare a s con altrettanti vincoli di vassallaggio e con lattribuzione di terre demaniali (o ecclesiastiche) in usufrutto (feudi) i grandi signori, i quali a sua volta avevano legate a s schiere di compagni darmi a loro fidati (Bloch pg. 184-185). Pertanto, sia gli effettivi compagni darmi del re, sia i nuovi suoi vassalli, i quali, pur essendo signori di schiere di armati a loro fedeli non avevano mai militato a fianco del re, vennero a trovarsi rispetto al re in posizione di suoi vassalli ed investiti in ragione di ci di feudi. Il re, in altri termini, cerc di ricondurre i vari e dispersi rapporti di fedelt vassallatica entro una struttura piramidale al cui apice si trovava il re stesso. La pratica del vassallaggio entr tuttavia entro lamministrazione pubblica in una maniera molto pi specifica, ad opera di Carlo Magno. Egli, infatti, dovendo amministrare il regno, lo ripart in frazioni territoriali dette marche e contee (marche quelle poste lungo i confini e contee quelle pi interne) e affid lamministrazione di tali unit territoriali a suoi fedeli (suoi vassalli), attribuendo a costoro, come ricompensa per il servizio prestato, una porzione del territorio della contea, nonch parte delle entrate (un terzo delle ammende) ci, ovviamente da attribuire, date le condizioni economiche, allimpossibilit di assegnare loro una remunerazione in denaro. Ora, la terra data al conte per lesercizio della funzione comitale non era affatto un beneficio (feudo), ma la ricompensa per lesercizio della funzione ed, essendo questultima ad ogni momento revocabile a discrezione del re (eventualmente per deputare il conte ad una mansione pi importante: ad es. lamministrazione di una contea pi grande), pure la remunerazione per la funzione era del tutto revocabile e transitoria. In ci le fonti cercano accuratamente di distinguere gli onori o feudi di dignit (contee e marche), dai feudi veri e proprio o benefici (Bloch, pg. 221). Essendo le due cose distinte, luna non seguiva le sorti dellaltra: se anche il beneficio tendeva ad essere vitalizio e poi ereditario, lonore, in quanto
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funzione pubblica, era revocabile a discrezione del re, e, con esso, revocabile era la sua remunerazione. Tuttavia erano poste le premesse per il fraintendimento, operatosi poi in epoca postcarolingia: il vassallo del re che si vedeva investito della carica comitale, in quanto gi vassallo del re, tendeva ad intendere, non solo la remunerazione per la carica, ma la carica stessa come un beneficio e, daltro canto, gli altri beneficiari del re tendevano a vedere il beneficio come un onore, cio legato a funzioni amministrative, delle quali quindi si arrogavano (Zerbi pg. 85) __________

Ereditariet dei feudi E evidente che agisce da parte del vassallo un forte interesse nel senso dellereditariet del feudo, cio della trasmissione del feudo sul suo asse ereditario. Questo ancor pi vero per i cosiddetti feudi oblati, cio per quei feudi che, pur essendo un antico patrimonio allodiale (cio una piena propriet) della famiglia, un membro della famiglia stato costretto a cedere ad un potente in cambio di protezione, restituendogli poi costui la terra degli avi in forma di feudo e previo giuramento di fedelt vassallatica (Bloch, pg. 219-220). Il figlio quindi assolutamente disposto a subentrare al padre nel giuramento di fedelt vassallatica e ad assumersi gli stessi oneri. E vero, per che da parte del signore non agisce affatto un interesse in senso contrario, cio nel senso del non trasmettere al figlio il feudo che era stato del padre, purch, ovviamente, il padre abbia ben servito ed il figlio giuri di fare lo stesso. A che pro privare il figlio di un buon vassallo del feudo paterno per darlo ad altri? Di fatto, nella prassi invalse quindi sempre la tendenza , da parte del signore, a non ricusare allerede legittimo la reinvestitura del feudo paterno, previo atto di sudditanza vassallatica. A ci si faceva eccezione solamente in casi ben circoscritti e determinati (Bloch, pg. 219). Posto come lereditariet fosse invalsa nella pratica, si pongono poi tutta una serie di questioni molto pi pragmatiche: se lunica erede una donna, assenza di eredi in generale, figlio in minore et o, addirittura neonato: in tutti questi casi come regolare la successione? E un fatto come il feudo transit sempre pi in senso patrimoniale, cio nel senso dellincorporazione di esso nel patrimonio allodiale della famiglia, come testimoniato dal fatto che ad esso talora si applicarono agli stessi criteri di trasmissione ai quali erano sottoposti i beni di propriet della famiglia, ad es., la trasmissione al ramo collaterale in assenza di figli, la trasmissione a donne in assenza di figli maschi, talora la divisione fra i figli (Bloch, 229-238), cose tutte, che contrastano in linea di principio con la fedelt e laiuto militare che richiesto al vassallo: come pu una donna servire in armi? Da ultimo si giunse a legare lonere al feudo e non alla persona, assumendo nellalienazione totale del feudo la trasmissione allacquirente dellonere. In ci, tuttavia, il signore cerc, almeno in una fase iniziale, di riaffermare la propria supremazia pretendendo che lacquirente del feudo fosse di suo gradimento e che gli prestasse atto di sottomissione vassallatica per poi ricevere da lui stesso il feudo. Il segno, tuttavia, che il feudo era entrato nel patrimonio personale del vassallo dato dal fatto che costui poteva venderlo in tutto o in parte ricavandone un compenso (si noti: vendere un bene di cui, in teoria, non avrebbe potuto disporre, essendo di propriet di altri del suo signore) Bloch, pg. 238-240. Lereditariet dei feudi maggiori non fu affermata, come spesso si ritiene, con il capitolare di Quercy, emanato da Carlo il Calvo re di Francia nel 877, ma in via di principio legislativo non fu mai affermata (per quanto essa costituiva, s visto, la prassi usuale). Nel citato capitolare si tratta semmai dellereditariet della funzione comitale, che tuttavia concessa in via del tutto provvisoria e limitata. (Zerbi pg. 97-98; Bloch, pg. 223 224). E chiaro
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poi che, legandosi la funzione comitale alla sua remunerazione, ed essendo questa un bene immobile (una terra), lereditariet passa anche su questultima. In verit, come nella prassi era invalsa lereditariet per i benefici (distinti dagli onori), questioni prettamente pragmatiche indussero col tempo i re a non ricusare la trasmissione dellufficio che era stato del padre al figlio. Infatti era inevitabile che i conti utilizzassero della loro funzione pubblica per crearsi nel territorio comitale vasti possessi allodiali loro propri e, con essi, vincoli di natura personale che li legavano agli abitanti, clientele armate, etc. Dinnanzi al radicamento territoriale del conte, il re aveva una effettiva difficolt ad attribuire ad altri la funzione comitale, poich chiunque altro, insediandosi sul territorio, avrebbe dovuto fronteggiare un potentato territoriale gi precostituito (in ci una parziale soluzione al fine di indebolire lautorit comitale era quella di concedere, in genere ad enti ecclesiastici, appositi diplomi di immunit, i quali creavano, entro il territorio comitale, che rimaneva di pertinenza del conte, apposite aree giurisdizionali autonome Fonti -). Operava poi una situazione in senso inverso, data cio la presenza ormai radicata di potentati territoriali in mano a determinate famiglie in forza dei loro stessi possessi e patrimoni allodiali (signorie), questo anche indipendentemente dal possesso dellufficio pubblico, potentati generalmente creatisi fra fine IX e inizio X secolo (vedi sotto: signorie), come ricusare a costoro ed ai loro eredi linvestitura dellufficio pubblico su quei territori nei quali gi, di fatto, esercitavano tali funzioni a titolo privato? Linvestitura dellufficio pubblico, in verit, rappresentava anzi per il re lunica modalit di riaffermare la sua supremazia e il suo predominio (Tabacco, pg. 129-130) circa questo si vedano pi avanti le Conclusioni, Di nuovo sul pregiudizio iniziale.). Lereditariet dei feudi minori, per contro, fu sancita con apposito atto legislativo dallImperatore Corrado II il Salico nel 1037 (Bloch, pg. 227 si vedano anche Fonti). __________ Signorie di banno La frammentazione politica e territoriale operatasi in epoca post-carolingia (secoli X, XI) da attribuirsi, non da ultimo, al crearsi delle signorie di banno, ossia di veri e propri potentati territoriali da parte di famiglie illustri a seguito di fortificazioni o opere di incastellamento operate durante i secoli nei quali la presenza regia era pressoch assente in ragione dei torbidi delle successioni (in Francia e Italia) e il pericolo saraceno, normanno e ungaro particolarmente stringente (fine IX sec., inizi X). Il signore, accordando difesa al debole, acquistava su di lui un diritto in tutto e per tutto simile a quello dellufficiale pubblico (conte o marchese). Il fatto che entro le proprie castellanie (cio il territorio che faceva capo ad un castello) ogni signore avesse la stessa autorit dellufficiale pubblico, rompeva ovviamente lunit della compagine statale, creando aree protette, aree che cadevano al di fuori della giurisdizione dello stesso re (Zerbi, pg. 86-88). Lunico modo, s detto, che il re aveva per recuperare la propria autorit era di attribuire la funzione pubblica, previo connesso giuramento di fedelt vassallatica, precisamente ai signori che gi, de facto, la esercitavano. Le signorie di banno o territoriali si pongono sulla scia delle antiche propriet fondiarie di epoca carolingia, nelle quali gi erano poste le premesse per la creazione di un rapporto di dipendenza personale fra uomo e uomo tale da introdurre un conflitto fra lobbedienza che un soggetto doveva allautorit pubblica e lobbedienze che lo stesso soggetto doveva ad unautorit privata (in proposito, per distinguere, si parla di signorie di banno, signorie fondiarie, domestiche, etc Manuale Donzelli, lezione X, pg. 260). Posto, infatti, come in tali propriet si debba distinguere fra una pars dominica e una parsa massaricia (spesso non contigue luna allaltra), ossia fra una parte gestita direttamente dal padrone attraverso un intendente ed in cui lavoravano gli schiavi domestici (prebendari), alloggiati in abitazioni contigue alla casa padronale, ed unaltra parte, frazionata in
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varie unit di conduzione agricola (i mansi), ciascuno dei quali affidato ad una famiglia di liberi o schiavi. Ora, se su tutti i conduttori di mansi vigeva lobbligo di versare un censo annuo (generalmente in natura) al padrone, nonch di compiere prestazioni dopera in periodi prefissati, sugli schiavi che avevano in conduzione mansi, vigevano anche obblighi di natura meno circoscritta e determinata (dalla consuetudine o da espliciti contratti), obblighi che si configuravano come veri e propri rapporti di dipendenza personale. Questi obblighi, successivamente, si generalizzeranno anche ai contadini conduttori di manso liberi, ed anche, spesso, ai piccoli proprietari allodiali (lallodio la piena propriet libera da vincolo). Infatti accadeva, che, data la configurazione della parsa massaricia, spesso confinante con piccole propriet allodiali, i proprietari di tali piccoli appezzamenti, vessati dai funzionari pubblici, si affidassero a mezzo dell accomendatio al grande proprietario per averne in cambio protezione. A fronte della protezione cedevano a costui la titolarit della propriet del fondo, che generalmente riottenevano da questi sotto corresponsione di un censo. Ora, anche in questo caso, spesso si legavano alla corresponsione del censo obblighi di natura personale (Zerbi 83-84).

Conclusioni
Di nuovo sul pregiudizio iniziale Siamo ora in grado di analizzare nel dettaglio il pregiudizio da cui avevamo preso le mosse. Innanzitutto si gi rilevato come la pratica di remunerare i vassalli (i compagni darme del re) con terre date in usufrutto non si legava, di per se stessa e automaticamente, allesercizio della funzione pubblica su quel territorio. Infatti occorre distinguere fra feudi di dignit o onori, e normali feudi. Secondariamente, il beneficio non era affatto di per se stesso ereditario, ma vitalizio e, in verit, anche in riferimento ai feudi maggiori, mai fu sancita per legge la loro ereditariet. Lereditariet invalse nella pratica per una serie di ragioni di carattere, appunto, prettamente pratico, e nelle quali convergevano, s, gli interessi dei feudatari nel senso dellereditariet, ma neppure operava un interesse contrario da parte del sovrano. Da ultimo c anche e soprattutto da rilevare che la disgregazione del potere pubblico se , certamente, in parte attribuibile alla sopra citata pratica carolingia, non imputabile soltanto ad essa. Infatti, a latere, da rilevare un corrispondente processo del tutto autonomo per il quale a partire dalla propriet fondiaria di epoca carolingia, si vennero a costituire le Signorie, cio potentati territoriali assolutamente autonomi rispetto al potere regio, ed esercitanti poteri di natura prettamente pubblica. E bens vero, tuttavia, che, da parte regia, per lo pi si toller (per non dire si avvall) il costituirsi di tali potentati territoriali autonomi, come ad esempio rileva il Tabacco relativamente al regno dItalia (Tabacco, pg. 95), laddove Ludovico II, subentrato al padre Lotario nella titolarit del regno dItalia e nella corona imperiale ad esso associata , nel 856 eman un capitolare a Pavia, nel quale non soltanto rimproverava agli ufficiali pubblici gli atti di coazione operati ai danni di liberi risiedenti su terre private al fine di condurli al placito pubblico, ma prevedeva altres apposite sanzioni nel caso tali atti si verificassero, in ci favorendo lassunzione di competenze di pertinenza dellautorit pubblica da parte di soggetti privati (ciascun signore per i liberi risiedenti nelle terre di sua propriet), cui demandato esplicitamente tale compito. Ora, posta una tale frammentazione politica in unit territoriali del tutto eterogenee e svincolate le une dalle altre, nel XII e XIII secolo, si verific dallalto (cio da parte regia) un del tutto peculiare tentativo di riaffermazione dellautorit regia: il sovrano prese ad attribuire ai titolari di Signoria (cio a coloro che di fatto esercitavano le prerogative dellautorit pubblica su determinate aree territoriali, indipendentemente dallorigine di tale autorit) investitura feudale, previo da parte di costoro, atto di sudditanza vassallatica. In ci, tuttavia, latto di omaggio e linvestitura feudale perdevano del tutto il loro carattere originario. Non si trattava pi di ricompensare con una propriet fondiaria data in usufrutto colui che aveva fornito un servizio di natura militare, ma si trattava di
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legittimare mediante uninvestitura dallalto (da parte del re) un potere che si era gi autonomamente costituito dal basso (a riprova di ci vi sono i numerosi casi di feudi oblati, cio di propriet riottenute dal proprio legittimo proprietario come feudi, dopo latto di sottomissione vassallatica). Convergevano in questo sia linteresse del sovrano, che era quello di riaffermare la propria autorit (cosa che egli otteneva mediante latto di sudditanza vassallatica), sia quello dei vari signori, che ambivano ad una legittimazione dallalto della loro autorit di fatto (cosa resa peraltro necessaria dal riaffermarsi in quel periodo degli studi giuridici e dalla contestazione a cui era sottoposta dal basso la loro stessa autorit). E solo in questo periodo, e, dunque, affatto in epoca carolingia, che listituto feudale assunse una valenza politica, ed solo in questo periodo che si pu, perci, parlare di un vero e proprio sistema feudale gerarchizzato in sovrano, principi, grandi signori, etc. (si veda in proposito la lezione X del Manuale Donzelli, pg. 265-266). Per riassumere: 1) Quanto comunemente invalso nel concetto di feudalesimo e sistema feudale descrive, di fatto, una realt storica effettivamente esistita, salvo questa essere da collocarsi intorno allXIIXIII secolo, non precedentemente (secoli IX, X e XI), come viceversa richiesto dal concetto summenzionato, che oppone ad unepoca feudale unepoca comunale, che, sorgerebbe, appunto, in contrapposizione a quella feudale fra XI e XII secolo (Dizionario del medioevo, pg. 112, Zerbi, pg. 81). E viceversa vero che, contro la tesi dellopposizione fra un periodo feudale ed un successivo periodo comunale, depone, per altro, lutilizzo da parte degli stessi Comuni del vincolo feudale. 2) Nella genesi del cosiddetto sistema feudale non rinvenibile una responsabilit diretta da parte dei Carolingi. Il sistema feudale non infatti il prodotto diretto della pratica carolingia di remunerare i compagni darme del re con terre date in usufrutto. Su tale pratica si sono inserite condizioni ulteriori (in particolare le opere di incastellamento con lannessa formazione delle signorie di banno, etc.) rispetto alle quali non vi una responsabilit diretta dei Carolingi.

Distinzione beneficio/feudo Si in verit rilevato come i due termini siano sinonimici, salvo luno richiamarsi alla tradizione latina, laltro a quella germanica. Una distinzione fra i due pu essere fatta unicamente con riguardo a questo: nella nozione corrente di feudalesimo (da feudo, appunto) attribuito al feudo un carattere patrimoniale (di ereditariet) che, almeno quanto a termine, non attribuito al beneficio, che anteriore (infatti col tempo alla dizione beneficio subentrata quella di feudo). Il feudo, dunque, rispetto al beneficio, presenta una deviazione in senso patrimoniale: il feudo tende, cio, ad essere concepito quale un bene della famiglia al pari di ogni altro bene di propriet, e tale da trasmettersi in via ereditaria di padre in figlio/figlia, in ci a differenza del beneficio, che era una propriet data in usufrutto vitalizio (e, dunque, revocabile alla morte del beneficiario) in cambio di un servizio prestato.

Fonti

Monumenta Germaniae Historica: esempio di commendatio, di cerimonia di investitura feudale, di immunit concessa a monasteri. Il testo tradotto tratto da Storia e Storiografia, di Antonio Desideri, vol. 1, pg. 256 257. Costituzione di Corrado Secondo il Salico (1037), dalle Fonti di Ludovico Gatti.

Bibliografia

Annamaria Ambrosioni, Pietro Zerbi, Problemi di Storia Medioevale quarta edizione, Vita e pensiero, Milano 1988, prima edizione 1977 M. Bloch, La Societ Feudale, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2001, prima edizione 1939 Frugoni, Barbero, Dizionario del Medioevo, Laterza G. Tabacco, Sperimentazioni del Potere nellAlto Medioevo, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1999. Storia Medievale, Manuali Donzelli, lezioni VII e X.

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