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Lapprovvigionamento idrico della citt di Napoli.

Lacquedotto del Serino e il Formale Reale in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Madrid

GIUSEPPE MARIA MONTUONO

Lapprovvigionamento idrico della citt di Napoli. Lacquedotto del Serino e il Formale Reale in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Madrid
Lapprovvigionamento idrico ha sempre rappresentato un servizio primario nella gestione dei servizi infrastrutturali urbani; ci vale anche per le opere di rifornimento idrico che interessano la citt di Napoli ed il territorio circostante. Allo stato attuale non esiste alcuna certezza dellantichit del ben noto acquedotto della Bolla1 ma probabile che gi in et greco e romana repubblicana 2 lacqua fosse captata dalla falda freatica sottostante la citt attraverso un sistema di pozzi o di cisterne capaci di sfruttare il deposito delle acque piovane. I procedimenti citati presentavano linconveniente di dipendere dalla disponibilit di acqua in un raggio territoriale immediatamente prossimo a quello di fruizione da cui questa doveva, manualmente o con laiuto di macchine, essere trasportata sul luogo di utilizzazione o diretta verso punti altimetricamente vantaggiosi per essere distribuita sotto pressione; interessanti a tal proposito alcuni esempi di macchine per il sollevamento idrico riferiti dallo stesso Vitruvio nel decimo libro del suo trattato3 : il timpano e la pompa aspirante di Ctesibio. Il timpano - che se non in grado di portare lacqua molto in alto, ne tira per rapidamente in gran quantit un cilindro cavo, compartimentato allinterno di tramezzi di legno formati da piani diametrali; di questa ruota non esistono testimonianze archeologiche e quella di Vitruvio lunica descrizione completa. Infine la pompa di Ctesibio4 lunica macchina pneumatica di cui si scrive nel Trattato; con questo sistema, installando un serbatoio possibile pompare lacqua dal basso in alto. Ma, a parte gli studi e lingegno dimostrato nel progettare dispositivi idrici efficaci, solo la costruzione di acquedotti alimentati da sorgenti permanenti permette di ovviare in via definitiva a tutte le difficolt di raccolta, di trasporto, di permanenza e di ripartizione dellacqua in ogni punto della citt. A Napoli, nellet di Augusto (63 a.C.-14 d.C.), il pressante problema dellapprovvigionamento idrico fu cos risolto con la costruzione dellacquedotto del Serino5 . Lopera grandiosa, il cui percorso si snodava dalla sorgente del Serino fino alla piscina Mirabilis6 , va inquadrata nellambito di un pi ampio programma imperiale che teneva conto non solo delle esigenze agricole, artigianali e domestiche di citt e paesi alimentati dallimpianto, ma anche e soprattutto delle necessit della Classis Praetoria Misenas7 istituita nel periodo iniziale dellet augustea.

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Unepigrafe8 scolpita su una lastra di marmo cipollino, rinvenuta presso la sorgente Acquaro nella valle del Sabato d alcuni chiarimenti sullacquedotto del Serino. Ne riporto il testo: DD+NN+FL+COSTAN/TINVS+ MAX+PIVS+ / FELIX+VICTOR+ AVG+ / ET FL IVL CRISPVS ET / FL. CL. COSTANTINVS / NOBB CAESS / FONTIS AVGVSTEI / AQVAEDVCTVM / LONGA INCVRIA / ET VETVSTATE CONRVPTVM / PRO MAGNIFICENTIA / LIBERALITATIS CONSVETAE / SVA. PECVNIA. REFICI IVSSE-RVNT / ET VSVI CIVITATIVM INFRA / SCRIPTARVM REDDIDERVNT / DEDICANTE CEIONIO IVLIANO VC / CONS. CAMP. CVRANTE / PONTIANO. V. P. PRAEP. EIVSDEM / AQVAEDVCTVS / NOMINA CIVITATIVM / PVTEOLANA NEAPOLITANA NOLANA / ATELLANA CVMANA ACERRANA / BAIANA MISENVM9 La lettura delliscrizione ha suggerito alcune ipotesi sia sullattribuzione, sia sulla data del restauro voluto da Costantino (280 ca.-337), sia sullidentit dei centri della Campania che in quel tempo utilizzavano lacqua del Serino. La Fontis Augustei Aquaeductum cui lepigrafe si riferisce sidentifica verosimilmente nella cosiddetta sorgente Acquaro che in et romana garantiva lalimentazione dellacquedotto. La parola Augustei chiarisce lattribuzione di questa mirabile opera ingegneristica ad Augusto (63 a.C.-14 d.C.) e non - come

affermava il Pontano (1426-1501)10 e dopo di lui altri studiosi, come il Summonte ed il Capaccio - allimperatore Claudio ( 10 a.C.54 d.C.). Queste errate attribuzioni, fondate sul ritrovamento di fistule in piombo recanti il nome di Claudio, hanno cos voluto riconoscere per molte generazioni lopera quale Acquedotto Claudio. Solo pi tardi, dal Paoli11 al Maiuri12 , lattenta analisi delle tecniche costruttive impiegate ed alcune legittime obiezioni relative al teorema pontaniano delle fistule marcate hanno suggerito che la costruzione potesse invece risalire allepoca augustea: questi canali potevano od appartenere a qualche particolare diramazione di acqua, od essere stati sostituiti a vecchi gi consumati, od in qualunque maniera potevano essere moderni13. Peraltro, a conferma di questultima tesi, lo stesso Augusto ordin, per rispondere alle esigenze di approvvigionamento idrico della flotta di stanza a Miseno, la realizzazione della immane cisterna detta Piscina Mirabilis, dove lacquedotto del Serino termina dopo aver percorso circa 96 chilometri. In ogni caso, a fronte di tutte le contraddizioni relative alla data della costruzione, si pu ipotizzare che lopera per le sue dimensioni fu realizzata in un lungo intervallo di tempo. Pertanto risulta possibile che tra progetto, costruzione e messa in esercizio di tutti i condotti, anche delle citt servite, sia trascorso il tempo che separa gli anni del potere di Augusto e di Claudio. Unopera cos monumentale necessitava di continua assistenza e di frequenti riparazioni per essere sempre

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funzionante14 : importanti interventi di restauro si ebbero in et flavia (I sec. d.C.) con la sostituzione di interi tratti di condotta con altri a questi paralleli, mentre si deve allintervento di Costantino (280-337 d.C.) limponente ricostruzione del percorso principale dellacquedotto sino a Napoli per circa 12 chilometri. immediato risalire alla data del restauro costantiniano a cui lepigrafe si riferisce per la menzione, insieme con Costantino, dei due Cesari Crispo e Costantino II; lincoronazione di questi ultimi il I marzo del 317, e luccisione di Crispo nel 326 rappresentano eventi in grado di collocare la datazione dellopera in un intervallo di tempo compreso tra il 317 e il 326 d.C.; ma per il fatto stesso - afferma Italo Sgobbo - che al nome di Costantino seguono soltanto i nomi dei due predetti Cesari Crispo e Costantino II, lepigrafe e quindi il ripristinato acquedotto vanno riferite precisamente allanno 323 o al 324, con maggiore probabilit per il 324. Il cenno nella lapide ad un praepositus eiusdem aquaeductus come vir perfectissimus lascia pensare che fosse un praefectus classis: in tal caso il restauro dellacquedotto sarebbe allora dovuto ai classiarii della flotta di Miseno15 . Per quanto attiene alle popolazioni dei siti della Campania antica che utilizzavano lacqua del Serino pu accettarsi lindicazione dellepigrafe che le elenca in ordine di importanza: Puteoli, Neapolis, Nola, Atella, Cumae, Acerrae, Baie e Misenum16 ; lordine del percorso compiuto dallacquedotto invece: Nola,

Fig.1 - Gli archi in laterizio dei Ponti Rossi

Acerra, Atella, Napoli, Pozzuoli, Baia, Cuma e Miseno. La lapide 17 fu ritrovata al caput aquae, il sito dove aveva origine lantico acquedotto romano, in occasione dei lavori del 1927 destinati ad aumentare la portata di acqua che dal Serino arrivava alla citt di Napoli18 . Per buona parte del suo percorso, soprattutto nelle aree extra moenia, lacquedotto non correva in galleria ma allaperto, sulle caratteristiche arcate in laterizio, delle quali resta traccia a Napoli, presso lattuale zona dei Ponti Rossi19 . Va ricordato a questo proposito che presso i Romani lacquedotto era di regola una infrastruttura ipogea; ma nei lunghi percorsi a valle che si preferiva abbreviare20 , o nelle regioni caratterizzate da forti dislivelli del terreno, la necessaria continuit di pendenza del condotto non poteva ottenersi per mezzo dei soli cunicoli sotterranei. Occorreva alternare a questi alcuni sostegni, a muro pieno o ad arcate, che tenessero alto il canale in corrispondenza delle depressioni del suolo; i Ponti Rossi costituiscono il ponte in laterizio per laccesso set-

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tentrionale a Napoli della condotta del Serino. Circa il percorso dellacquedotto augusteo, la captazione veniva effettuata in un bacino allestremit settentrionale dellaltopiano di Serino, da dove si diramavano in direzioni opposte un tratto alimentato dalla sorgente bassa (320 metri s.l.m.) detta Urciuoli che riforniva Beneventum21 e laltro dal gruppo delle sorgenti alte (370 metri s.l.m.) di Acquaro e Pelosi per la Campania. Il primo si svolgeva per circa 35 chilometri lungo la valle costeggiando il fiume Sabato, attraversando i villaggi di Prata e poi quelli di Altavilla Irpina e Ceppaloni per poi raggiungere la citt alla Rocca dei Rettori, che ha incorporato un ponte-canale. Laltro, seguendo la sponda sinistra del fiume per inoltrarsi nella valle di un suo affluente proveniente da Contrada, attraversava Monte Castello e la piana di Forino per discendere in rapida caduta dal valico della Laura a Mercato S. Severino. Successivamente, dopo un altro tratto nuovamente ipogeo attraverso il costone fra Castel S. Giorgio e Lavorate, lo speco proseguiva lungo il pendio passando per Terravecchia di Sarno22 , e a Monte di Foce, e sboccava nella pianura nolana presso Palma23 , da dove una diramazione secondaria si dirigeva dopo circa 11 chilometri a Nola e a Pompei, qui veniva incanalato per essere distribuito in pressione nel castellum aquae presso Porta Vesuvio24 . Lacquedotto del Serino da Palma, in localit Tirone, procedeva su un ponte-canale (un opus arcuatum lungo 3500

metri con archi di circa 5 metri) nei pressi dellattuale Pomigliano DArco - che da questi prende nome - e allaltezza di Pacchiano (masseria Palmese) prendeva una deviazione che lo portava alla masseria Chiavettieri e di l raggiungeva Arcora, lattuale Casalnuovo. Nel corso della storia del ducato napoletano tutti i villaggi che nascevano erano distinti, a secondo della loro disposizione geografica rispetto a Napoli, con le espressioni intus arcora e foris arcora, se si trovavano cio di qua o di l dellAcquedotto Claudio. Dagli archi dellacquedotto, secondo il Capasso, derivava non solo la possibilit di individuare i luoghi rispetto a Napoli, ma anche la possibilit di individuare i vari insediamenti che si formavano. Per cui Dagli archi in discorso fu detto Arcora [...] un villaggio che sorgeva ai tempi del ducato, dov ora Casalnuovo. Dunque, letimologia del villaggio di Arcora va ricercata nella scelta che la sua antica comunit fece di insediarsi nei pressi dellacquedotto. Lacquedotto da Casalnuovo proseguiva con una diramazione per Acerra, e poi proseguiva con un ponte-canale nella zona detta i cantarelli di San Pietro a Patierno e, con un percorso sotterraneo, attraversava la collina di Capodichino dove sinnestava la diramazione per Atella, e giungeva attraversando il vallone di Miano sui cosiddetti Ponti Rossi25 al territorio di Neapolis26 . Qui il tracciato si svolgeva alle falde delle colline di Capodimonte, in corrispondenza dello Scudillo laddove un ramo dellacquedotto proseguiva entran-

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do da porta Costantinopoli e laltro si dirigeva al Vomero; il primo dopo aver attraversato piazza Bellini, dove sono stati infatti rinvenuti resti di un edificio termale, continuava nel luogo dellattuale S. Pietro a Maiella dove era probabilmente in funzione una delle sue torri di derivazione. Labate Romanelli cos descrive il tracciato attraversando il largo delle Pigne scorrevano a lato dellodierna porta Costantinopoli, dove uno di questi acquidotti sintroduceva alle mura di Napoli, verso la porta DonnOrso presso S. Pietro a Maiella. Qui da Summonte se ne videro gli avanzi, che furono rotti nel fondersi il palazzo del principe Conca, e volgeva verso S. Patrizia [...]27 . Le fortificazioni di piazza Bellini che si addossano ad un avancorpo che potrebbe essere una torre, ed il percorso del vico storto S. Pietro a Majella, sul quale ha gi richiamato lattenzione Mario Napoli (Il tratto di murazione che con andamento non perfettamente normale rispetto alla cortina si diparte proprio agli estremi limiti meridionali del tratto esplorato in Piazza Bellini, deve piuttosto essere identificato come elemento di una torre connessa ad una porta, che doveva aprirsi proprio sullo sbocco dellattuale Via S. Pietro a Majella, quasi di fronte a PortAlba28 ) fanno ipotizzare lubicazione in quellarea di un castellum aquae, situato, con approssimazione, alla sbocco della plateia dei Tribunali. La torre di cui parla Mario Napoli potrebbe quindi essere un serbatoio di distribuzione, che sarebbe oggi nel luogo in cui sorge il monastero di San Pietro a

Majella, che assicurava alla Neapolis unalimentazione in pressione come era utilizzata a Pompei. A questo proposito per comprendere il funzionamento di una rete idrica distributiva che utilizzasse un castellum aquae necessario affidarsi allo studio di quegli archeologi ed eruditi29 che si sono succeduti nello studio dellantica Pompei: la citt sepolta dalleruzione del 79 d. C. lunica del mondo antico in cui stato possibile studiare i castellum dividiculum. Come si osservato trattando del percorso dellacquedotto, questi entrava a Pompei in corrispondenza della via Stabia tra le regioni V e VI, per alimentare il Castellum Aquae, la grande cisterna in mattoni posta ad unaltezza di circa 42 metri, dotata di tre uscite con saracinesca che permettevano di inviare lacqua separatamente alle fontane pubbliche, alle abitazioni private e alle terme. Il Castellum Aquae, a pianta trapezoidale, racchiudeva una sala circolare a cupola, di 5,7 metri di diametro e 4,3 metri di altezza che costituiva la vasca. Lacqua entrava da una fessura, la cui chiusura era regolabile mediante una saracinesca, ed entrava nella vasca di decantazione, alta 40 centimetri, ai bordi della quale si trova un corridoio di servizio. Dopo essere passata tra due filtri metallici, lacqua si frangeva contro unaltra saracinesca regolabile posta al centro della vasca, appoggiata a due muretti spartiacque, e quindi, dopo aver superato una lamina di piombo alta circa 25 centimetri, veniva convogliata, attraverso tre condotti a diverse altez-

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ze, alle tre condutture che costituivano i rami principali della rete di distribuzione. Il condotto di uscita dellacquedotto destinato alle abitazioni private e alle fontane pubbliche era il pi basso, e quello sempre alimentato; il condotto posto a mezza altezza riforniva le terme e quello in alto, il primo in cui lacqua veniva a mancare quando il livello si abbassava, le fontane decorative ed i ninfei. La probabile presenza a Napoli di una torre nellarea dellattuale S. Pietro a Majella, suggerisce alcune considerazioni. Si pu ancora aggiungere che il gi ricordato non perfetto allineamento del campanile con il muro perimetrale della chiesa, ma soprattutto la presenza alla base di blocchi di piperno di dimensioni non rinvenibili in altre parti della costruzione, consentono di ipotizzare ledificazione del campanile sul luogo di una torre pi antica. La tesi suggestiva di un castellum aquae resta tuttavia di difficile dimostrabilit anche a causa del completo stravolgimento dellorografia locale: attualmente la chiesa di S. Pietro a Maiella posta ad un livello superiore rispetto allantico piano stradale (tratti di lastrico stradale di epoca romana sono stati rinvenuti sotto la quota di calpestio della chiesa a circa 10 metri). Il secondo ramo, dopo aver costeggiato lOrto Botanico, proseguiva interrato sotto il colle di S. Erasmo e si dirigeva verso il Vomero, dove sono ancora visibili resti dello speco tra il Cavone e Corso Vittorio Emanuele; dove, presso lex Monastero della Trinit (costru-

ito nel 1608, dal 1806 Ospedale Militare), quando vennero create le mura cinquecentesche, fu distrutto il castello di derivazione per la citt. Il condotto, costeggiando ancora la collina del Vomero, si diramava con un braccio secondario a Posillipo mentre il principale attraversava il lato nord della crypta neapolitana30 . Dopo la grotta vi era unaltra diramazione che, passando su un ponte canale sul mare, alimentava lisolotto di Nisida, mentre la condotta continuava raggiungendo le terme di via Terracina31 , per poi seguire il pendio delle alture tra Monte Spina, le terme di Agnano e Monte Olibano, entrando cos nel territorio puteolano. Qui correva nella parte alta della citt, l riforniva la piscina Cardito32 in prossimit del bagno detto Ortodonico33 , e la piscina Lusciano34 , per poi proseguire per la Starza, a sud del lago di Averno; qui da supporre linnesto di un braccio con una condotta libera che costeggiando la grotta della Pace riforniva Cuma, e poi Baia, fino alla piscina Mirabile posta sopra il porto di Miseno. Nella fase di costruzione originaria lo speco, largo in media metri 1,85 e sempre rivestito di uno spesso strato di cocciopesto, -laddove non attraversa la roccia calcarea o tufacea- realizzato in pietra calcarea o tufacea a seconda della convenienza, con paramento in opus incertum voltato a botte su leggera risega, con caementa disposti a cuneo. Nei tratti in cui il percorso si svolge fuori terra, come alla Terra, ai muri dArce a Sarno e nel tratto terminale a Bacoli, il paramento in laterizio o in

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tufelli rettangolari con ricorsi in laterizio, e in laterizio anche lunico ponte canale attribuito a tale fase, quello dei Ponti Rossi a Napoli, dove i cunei del rivestimento degli archi sono costituiti da frammenti di tegole rotte parallelamente alle costolature. In tufelli con ricorsi in laterizio anche costruita la Piscina Mirabile a Bacoli, lungo il cui lato nord si snoda in arcate il tratto terminale dellacquedotto. Per quel che riguarda Neapolis, una cisterna a due navate con volta a crociera con una concamerazione a volta a botte a nord (rinvenuta nel 1957 lungo il lato sud di vico S. Severo e tuttora in gran parte incorporata nel Palazzo S. Severo) forse in rapporto diretto con il ramo che alimentava la citt, anche se non anteriore allet flavia nelle parti finora conosciute, come il caso, del resto, delle piscine Cardito e Lusciano a Puteoli. Daltro canto, proprio allet flavia vanno datate le massicce riparazioni dellacquedotto che hanno portato a sostituire interi tratti con tratti paralleli, dovute evidentemente alle conseguenze di movimenti franosi nonch degli eventi sismici del 62 a.C. e di poco antecedenti o posteriori, nonch quelli relativi alleruzione del 79 d.C. Sono da attribuire probabilmente alleruzione del 79 d.C. il tratto nord dei Ponti Rossi ed i ponticanali con tratti adiacenti contraffortati alle mura dArce presso Sarno, nonch un raddoppiamento del ramo per Benevento presso la localit Pratola-Serra. La struttura di questa fase infatti caratterizzata dallo speco con copertura

Fig.2 - Il percorso dellacquedotto del Serino

alla cappuccina e paramenti in laterizio, specchi in opus reticulatum e ricorsi in bipedales, i quali sono usati anche per i cunei degli archi. Un ramo secondario che portava alle terme di Agnano35 risale, come queste, al II sec. d.C. ed ha il paramento in tufelli con copertura piana in bipedales. Rami secondari alimentavano alcune ville, tra cui quella di Pollius Felix sita nella zona della Riviera di Chiaia. Poco si sa dellarco temporale che va dallet di Costantino al completo abbandono dellacquedotto del Serino; certo che, a partire dal medio evo, in Occidente si costruirono ex-novo o si ricostruirono acquedotti romani in disuso (lacquedotto di Segovia venne riparato nel 1481; e nel 1609 Paolo V Borghese, 29.V.1605 - 28.I.1621, riport a Roma lacqua Traiana). Sullabbandono e sulle vicende funzionali del Serino significativi si rivelano due episodi di utilizzo dellacquedotto romano da parte degli eserciti assedianti per penetrare nelle mura ed occupare la citt di Napoli, riferiti uno dallabate Domenico Romanelli (sullinvasione nel 537 del generale Belisario)

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e laltro da Benedetto Croce (sullingresso di Alfonso dAragona a Napoli nel 1442). Allinizio dellet vicereale (15031734), lacquedotto romano di pertinenza napoletana anche se in disuso doveva ancora presentarsi in buone condizioni, tanto vero che fu presa in considerazione lidea di restaurarlo. La notevole espansione demografica imponeva una urgente alternativa allormai insufficiente acquedotto della Bolla. Il vicer Don Pedro di Toledo (1532 1553) pens allora di risolvere il problema dellacqua emanando il 13 giugno un banno (bando) composto di 19 articoli che proibiva i prelievi abusivi e le manomissioni ed incaricando nel 1549 il tavolario Pietro Antonio Lettieri (m.1562)36 di redigere una relazione sulle possibilit di ripristino dellacquedotto romano. Lettieri indag, ispezion e rilev per quattro anni il canale che conduceva per circa 43 chilometri lacqua dal Serino alla citt di Napoli, ma il progetto di restauro non fu realizzato sia per lingente costo dellopera (185.000 ducati) sia per la sopraggiunta morte del vicer Don Pedro di Toledo37 ed il disinteresse del suo successore, Pietro Afan de Rivera duca di Alcal (15531571). La relazione38 con la descrizione dellitinerario dellacquedotto, fu poi pubblicata da Lorenzo Giustiniani agli inizi dell800 con il titolo Discorso dottissimo del Magnifico Ms. Pierro Antonio d Lecthiero cittadino, et Tabulario Napoletano circa lantica pianta, et ampliatione dela Citt di Nap. Et delitinerario del acqua che antica-

mente flueva, et dentro, et fora la pred. Citt per aquedocti mjrabili quale secondo per pi raggioni ne dimostra, era il Sebbetho celebrato dagli antichi auttori39 . Il Lettieri, su iniziativa promossa dal vicer dAlcal responsabile gi della costruzione della fontana del Molo, nel 1562 diresse i lavori di allacciamento delle acque sorgenti sotto il mulino di Morrone con il Formale Reale40 . Ma il problema della carenza dacqua persiste agli sporadici rimedi promossi ed soprattutto la parte alta della citt, costretta ad utilizzare ancora i pozzi, quella pi gravemente penalizzata, come ben sottolineato da questo brano di Giovanni Tarcagnota41 (1490/1500 ca. - 1566) da Gaeta: [] Ma ritornando alle acque dico, che la parte superiore della citt, percioche non ha potuto lacqua giungere tanta altezza, ha i suoi pozzi con le sue fresche conserve della medesima acqua delle fontane, che per tutta quella parte della citt per cave sotterranee si conduce, perch ognun, che ne vuole, possa parteciparne42 . A conferma dellabbandono in atto al suo tempo del canale del Serino, lautore segnala come unico acquedotto di Napoli quello della Bolla43 . Sulla presenza di pozzi ed acque sorgive Jacopo Sannazaro (1458-1530) descrive nellode de fonte Mergellina di una fontana di acqua trasparente e perenne [...]. Quella sgorga nei miei possedimenti, unica sorgente in un immenso tratto arido del monte, dalla parte in cui Posillipo, ricca di viti, si protende in

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mare44 ; e Luigi Galluccio (1430-1502) che descrive il giardino del Pontano, in una lirica a lui dedicata, dove nel mezzo un pozzo ossia una fonte dignota provenienza prodiga della grata bevanda di acque sorgive bastevole ad irrigare gli alberi, n mai si esaurisce per la gente del luogo, data la presenza di molti zampilli sotterranei45 . La necessit idrica di una popolazione in aumento rendeva urgente un progetto di ripristino dellacquedotto romano che, dopo il tavolario Lettieri, viene puntualmente affidato ad Ascanio Capece ed agli Ingegneri Benvenuto Tortelli (1533-1594) e Ambrogio Attendolo (1515-1585), incaricati da Alfonso DAvalos (1502-1546) di ricondurre lacqua del Serino nella citt di Napoli, come riportato dal Filangieri : Alfonso dAvalos ordina agli ufficiali regii e baronali, ai sindaci ed alle popolazioni dei comuni di Napoli e Serino, di ospitare e assistere Ascanio Capece mandato a ritrovare lacquedotti per li quali veniva lacqua da detta terra in questa citt. Commissione in persona del magnifico Ascanio Capece, per lacqua del Serino. Alfonsus dAvalos [...] A tutti et singuli officiali, magiori et minori, tanto regii come de baroni, sindici, eletti, universit et homini delle citt, terre et lochi del presente Regno, dove occorrer in solidum. Perch lo magnifico Ascanio Capece de Napoli se parte da questa citt per andare per servitio della Regia Corte in diversi parte et lochi convicini da Napoli a Serino per ritrovare lac-

quedotti per li quali veneva lacqua da detta terra in questa citt o in altre parte, et comple al servitio di Sua Maest per la facilit et exequtione de le cose predette, che dove capitarr sia provvisto di stantia, strame et letto per esso et per sua cometiva gratis, et de comitiva o compagnia, et delle cose che bisognano per esso et detta sua cometiva, iusto salario mediante, per questo con la presente se ordina et comanda a ciaschuno a chi la presente spettar o sarr quomodolibet presentata, a la pena di onze cento, che al detto magnifico Ascanio debbiano in quello che per esso sarr recercato obedire, assistere et prestare ogni aiuto et favore necessario et oportuno et donarli et farli dare stantia, strame et letto (per esso) et comitiva, et quello che li bisognarr ut supra, iusto salario mediante, non fando lo contrario si amate la gratia de Sua Maest et sotto la pena predetta. La presente resti al presentante. Datum, (...), die V novembris 1576 Alcuni anni dopo, il vicer Pedro dOssuna (1582-1586) assegna allarchitetto fr Giovanni Vincenzo Casale (1539ca.-1593)46 il compito di condurre a Napoli le acque del Serino e del Sarno; e d incarico nel 1583 di restaurare lacquedotto della Bolla, gravemente danneggiato dal terremoto del 158147 come ricorda una lapide posta sulla fontana del Formello48 . Anche Domenico Fontana (1543-1607), a Napoli nel 1592, fu responsabile di un progetto di allacciamento per diverse acque sorgive in Terra di Lavoro che rinnovava lantico

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alveo del Clanio, detto volgarmente Lagno; dal Sarno condusse inoltre lacqua alla Torre della Nunziatella per comodit dei mulini di Napoli49 (sul tema interessante il testo Del modo di condur le acque di Pellegrino Tibaldi, 1527 1596)50 .Nella prima met del XVII secolo la citt di Napoli vive una nuova fase di esplosione demografica registrando un rapidissimo incremento della popolazione da circa 270.000 a 450.000 abitanti nel 1607. In questo contesto, che vede la capitale del Regno esercitare con i suoi privilegi di cittadinanza unattrazione sempre pi considerevole sulle popolazioni delle campagne, si rende necessario un ulteriore progetto di canalizzazione delle acque; accantonato momentaneamente il progetto del Serino, il 9 maggio 1629 Cesare Carmignano ed Alessandro Ciminelli, discepolo di Nicola Antonio Stigliola51 , hanno il merito di proporre e di farsi approvare dal vicer duca dAlba un progetto-contratto per la condotta delle acque del Faenza da S. Agata dei Goti a Napoli. Larchitetto Felice Abate52 ha affermato che lacquedotto Claudio ha funzionato, seppur in modo limitato, fino al secolo XII o XIV. Agli inizi del XVII secolo lapprovvigionamento idrico di Napoli era garantito, oltre che dalle sorgenti e dal fiume Sebeto, dal solo acquedotto della Bolla. Per comprendere

il percorso e la gestione dellacquedotto della Bolla o Formale Reale a Napoli agli inizi del XVII secolo, nelle pagine seguenti si commenta e si trascrive una inedita lettera, di quattro fogli scritti anche sul verso (fogli da 112r a 115v), custodita nella Biblioteca Nazionale di Madrid53 (Cfr. Fig.3). La descrizione, contenuta nel ms 9610 (anonima e senza data), viene inviata a Roma ad un non ben specificato cardinale Orsini, e contiene un resoconto dellantico acquedotto della citt di Napoli. Dalla lettura del documento stato possibile collocare il manoscritto negli anni intorno al 1610, periodo in cui fu commissario dellacquedotto della Bolla il regio consigliere Michele de Villanova54 , menzionato al foglio 114v; inoltre, quale destinatario della descrizione - si pu ipotizzare - il cardinale Alessandro Orsini (1592-1626). Il cardinale era interessato in quegli anni al funzionamento degli acquedotti ed a reclutare competenti fontanieri per condurre lacqua Paola - di cui la famiglia era proprietaria - a Roma dal lago di Bracciano55 . Napoli in quellepoca era, con Roma, una delle poche grandi citt italiane abbastanza civili per godere di un acquedotto e linteresse del cardinale ne sottolinea lo stato di avanzata ingegneria idraulica raggiunto. Il condotto fu chiamato Formale, e pi tardi For-

Fig.3 - Incipit del manoscritto conservato a Madrid

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male Reale. La voce formale riportata per tutti i canali che si riferiscono allacquedotto della Bolla, dando talvolta nome ai luoghi per i quali passavano le diramazioni. La denominazione di Formello- scrive Capasso56 - fu data non solo alla fontana ora posta alle spalle di Castelcapuano ma anche ad una localit circostante che formava un borgo e ad un vico al suo interno (lattuale via Oronzio Costa). Le acque utilizzate per alimentare la Bolla erano quelle affioranti dalle pendici del monte Somma, in varie localit denominate Benincasa, La Preziosa, Taverna Nuova, nei pressi del comune di Volla. Sul percorso delle sorgenti che confluivano nel Formale non sempre le descrizioni tra gli autori che lhanno trattata coincidono. Fiengo57 fa riferimento a quattro cunicoli drenanti: due in masseria Preziosa, uno in masseria Benincasa e uno in masseria Grotticella. Seguendo la descrizione di Luigi Cangiano58 , architetto commissario del ramo delle acque della citt di Napoli, il pi antico cunicolo, il solo che alimentava nei primi secoli lacquedotto, era denominato braccio di Benincasa; successivamente nel 1765 furono collegati ad opera di Alessandro Ciminelli altri due cunicoli drenanti: il braccio della Preziosa ed il braccio di Taverna Nuova. Le prime righe della lettera descrivono lorigine del Formale facendo riferimento ad un luogho detto la pretiosa dove se son ritrovate fatte le mura antiquissime con laperture donde lacqua scorre; poi tratta lingresso dellacquedotto in citt caminando a livello giusto verso Na-

Fig.4 - Disegno della Venezia a Poggio Reale (Cfr.n.60)

poli alla maggior altura che lha potuto portare appresso di poggio reale si spart et la met di tutta lacqua per uso di Poggio reale resta, et perservigio di molti particolari che lhan avuta in concessione dali Re antichi per far molina et fontane neli lor luoghi. Resta laltra met de lacqua, qual si conduce in Napoli. I canali si riunivano in un canale principale interamenete intonacato59 nei pressi della casa dellAcqua, e proseguiva con il nome di Formale Reale fino alla villa di Poggio Reale; qui si divideva in due porzioni: una ad alimentare la villa stessa e laltra proseguiva entrando in Napoli allaltezza della porta Capuana. A tal proposito nellArchivio Storico del Comune di Napoli conservato sia un inedito disegno60 della Venezia a Poggio Reale (Cfr. Fig.4) sia un documento datato 1689, dal titolo Note delle fontane di Poggioreale61, in cui si legge: AllIllustrissimi sig.ri Deputati del Tribunale della Fortificazione Mattonata et Acqua di questa fidelissima Citt. Per obedire come devo glordini di

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lor sig.ri illustrissimi, che ciascheduno fontanaro facesse fede delle fontane coss pubbliche, come de particulari del suo quartiero io soddetto fontanaro del quartiero di Poggio Reale, riferisco, che nella strada principale di esso vi sono sette fontane pubbliche, che pigliano lacqua dal regio Formale, che viene da Volla, ci delle tre prime una piglia allincontro la Porta di Poggio Reale detta Pitaffio, e laltre due nominate il Monte, et la Vcicogna pigliano lacqua vicino alla Cappella sotto al Pitaffio, ci la Cicogna piglia lacqua persa del Monte, et lacqua persa della Cicogna v alla Padula del sig. Cardinale. Lultime quattro fontane nominate li Cavalli marini, le Tele, la Tassa, et il Satiro pigliano lacqua in detto Regio formale dentro la Masseria di Carmeno Atinolfo. Dentro Poggio Reale vi sono le concessioni del molino del Brancacciello, che piglia lacqua allincontro alla Taverna dietro alla Cocina di Poggio Reale vi la concessione dello Seniello. Appresso vi sono altri Circoli, che portano lacqua al Molino di Monte Oliveto. Andando poi verso alla Volla dentro alla Masseria di Pietro delle Donne vi un bronzo, che porta lacqua alla Padula del sig. Antonio Pagano. Ritornando verso Napoli dentro al Giardino di Gaetano Gaeta vi un altro bronzo, che porta lacqua al Molino del Iannazzo, al presente del Sig. Duca di Sicignano. Nella Polverera della Masseria di Masilio dello Tufo, vi un puzzo pe il quale si ponno pigliar lacqua nello sguazzatoio. Nel sguazzatoio del Duca

vi una chiave di bronzo pe pigliar lacqua. Nel sguazzatoio appresso vi una finestra pe la quale si affaccia al Formale Reale. Nel sguzzatoio vicino Giulio Ciano vi una pietra con cunnolo di ferro, appilato con spoccolo di legname.Che quanto posso riferire alle loro Illustrissime [...] Napoli 18 lug. 1689 Gennaro Ruggiano. Quindi, dopo aver servito larea della villa di Poggioreale, lacquedotto prosegue e il resoconto ne descrive il percorso in citt, anche attraverso i Seggi62 : questo acquedotto maggiore detto lo reale si conduce per la porta di Capuana et per la strada a direttura di li seggio Capuano prevene a Santo Stefano, et dall a San Lorenzo, si riduce al li seggio di Nido, et dopo a directura di Santa Maria dela Nova discende per lIncoronata sino avante il Castello Nuovo dove la fontana pubblica et lla si termina questo acquedotto maggiore. Il canale principale, dunque, seguendo anche la descrizione del Melisurgo63 , entra ad una quota di 12 metri sul livello del mare e procede per porta Capuana, Tribunali, vico Zuroli, S.Biagio dei Librai, vico Salvatore, vicoletto Mezzocannone, Banchi Nuovi e termina alla fontana Medina64 alla quota di circa 9 metri s.l.m.; durante il percorso il canale principale si frazionava in successivi canali secondari per raggiungere vaste aree della citt. Infatti lanonimo cronista prosegue la descrizione e, approfondendo le diramazioni o bracci, scrive questo magistrale reale caminando da Capuano si piglia un braccio da questo

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Lapprovvigionamento idrico della citt di Napoli. Lacquedotto del Serino e il Formale Reale in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Madrid

acquedotto reale il quale si estende per la parte superiore di Capuana verso quello braccio et lAnticaglia, un altro braccio se piglia da Santo Stefano caminando verso San Paulo et Santa Patrizia et verso la torre darco saglie a Santo Gaiuso (Gaudioso), un altro braccio se piglia dal seggio de Nido et camina per San Domenico verso San Pietro a Maiella et San Sebastiano et il palazzo del Principe de Salerno, et Santa Clara; e, a conferma che la parte alta della citt era servita dai pozzi riforniti dallacquedotto, scrive questi tre bracci principali che se pigliano dal formale reale dando acqua a tutte quelle regioni della parte superiore di Napoli perch da questi bracci si conducano lacque ali puzzi particolari et ciascuno secondo che li vien pi comodo se la pu pigliare dal puzzo pi vicino alla sua casa. Dopo una interessante e dettagliata esposizione sulla gestione e sullamministrazione del Formale e sulle regole per dare la concessione duso, la lettera prosegue registrando alcune fontane alimentate dalla Bolla agli inizi del XVII secolo65 : alle fontane della Selleria66 delo mercato67 , de porta nova68 , et de porto69 et dela piazza de Sulmo70 , dela dogana, et del Molo71 . Immediato il confronto con ci che scrive Tarcagnota alla fine del XVI secolo: ma soprattutto quello, di che ha bisogno per suo maggiore decoro una citt, sono le fontane di acqua viva e corrente: che oltre la comodit che danno, che grandissima et incomparabile, fanno vaga, lieta et quasi viva quella citt dove sono- prosegue menzionado al-

cune fontane che ritroviamo anche nella lettera della Biblioteca Nazionale di Madrid- Le pubbliche fontane si trovano per tutti i luoghi principali della citt compartite. La piazza dellOlmo ha la sua cos commoda e vaga. Ha la sua non men bella la Selleria. Presso lAnnunziata laltra cos magnifica et copiosa che pare un fiume. Ha la sua bella e schietta il seggio di porto [...]. A mezzo Cannone laltra72 . Lanonimo mittente riferisce che n se ha potuto ancora aver il desegno perch volendose fare come ha con tanti divertimenti che tiene et come che camina per tutta la citt se ne ricerca un grand fastidio ci bisogna tenere pi di quelli esperti che lhano tenuti lufficio pi anni et che sanno come camina il formale maggiore et come sono poi pigliati gli acquedotti parrticolari et come sono poi divisi anche luno allaltro essendo che Napoli non ci n ancora stato fatti desegno alcuno. La mancanza in quegli anni di un rilievo attendibile dellacquedotto della Bolla da attribuire allassenza tra il 1593 e il 1613 di un ingegnere stabile addetto al tribunale delle fortificazioni, acqua e mattonata73 e alla gelosia dei pozzari e dei fontanieri, veri esperrti conoscitori del percorso del Formale. Linedita lettera, proprio a questi ultimi si rivolge - nella parte conclusiva - per raccogliere alcuni consigli sullacquedotto che a Roma si stava terminando74 . Probabilmente si riferiva alla costruzione dellacquedotto Paolino75 voluta da Paolo V Borghese (1605-1621) ed inaugurata il 25 giugno del 1611.

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Allegato Biblioteca Nazionale di Madrid, sezione manoscritti El servicio de aguas en Npoles, MS9610 (h.112r-115v) - (Cfr. nota n.53)
Lacqua di Napoli si conduce da un luogho distante da la Citt circa miglia cinque, et la sua origine non si ritrova da chi lhavesse dato principio, ma nasce sottoterra da canne sei pi o meno, et ha diverse nascente che ponere in un circuito di pi di tre miglia cominciando da Arpino casal di Napoli sin ad un luogho detto la pretiosa dove se son ritrovate fatte le mura antiquissime con laperture donde lacqua scorre, e se ne son fatte poi di tempo in tempo de le altre cave in quelli circuiti con le mura con lapertura donde lacqua potesse uscire, et cos uscendo si riduce in un fonte larghissimo dove scorrono tutte le nascenete et da questa fonte si riducesi in acquedotto fatto con molta diligentia che lacqua non si possi perdere di nessun modo, et cos caminando a livello giusto verso Napoli alla maggior altura che lha potuto portare appresso di poggio reale si spart et la met di tutta lacqua per uso di Poggio reale resta, et perservigio di molti particolari che lhan avuta in concessione dali Re antichi per far molina et fontane neli lor luoghi. Resta laltra met de lacqua, qual si conduce in Napoli et li livellata tutta gionta insieme essere quanto cape un baril napoletano entra per la porta di Capuana per un formale seu acquedotto maiestrale che si dimanda lo reale perch lacqua del Re et questo acquedotto maggiore detto lo reale si conduce per la porta di Capuana et per la strada a direttura di li seggio Capuano prevene a Santo Stefano, et dall a San Lorenzo, si riduce al li seggio di Nido, et dopo a directura di Santa Maria dela Nova discende per lIncoronata sino avante il Castello Nuovo dove la fontana pubblica et lla si termina questo acquedotto maggiore lo quale parimente fatto co grandissima diligenza di manifattura con toniche et letto suprfini et saldi che di nessun modo lacqua si pu perdere camina sempre sotterranea col suo liviello giustissimo et perch i siti di Napoli no piano n eguale ma una parte posta in altura et superiore et altra pi bassa et inferiore et secondo che sta posto il cami-

no che questo magistrale reale caminando da Capuano si piglia un braccio da questo acquedotto reale il quale si estende per la parte superiore di Capuana verso quello braccio et lAnticaglia, un altro braccio se piglia da Santo Stefano caminando verso San Paulo et Santa Patrizia et verso la torre darco saglie a Santo Gaiuso (Gaudioso?), un altro braccio se piglia dal seggio de Nido (Nilo?) et camina per San Domenico verso San Pietro a Maiella et San Sebastiano et il palazzo del Principe de Salerno, et Santa Clara, et questi tre bracci principali che se pigliano dal formale reale dando acqua a tutte quelle regioni della parte superiore di Napoli perch da questi bracci si conducano lacque ali puzzi particolari et ciascuno secondo che li vien pi comodo se la pu pigliare dal puzzo pi vicino alla sua casa lun dallaltro ovvero da quelli bracci principali secondo che pi li vien comodo et tutta questacqua che si distribuisce per questi tre bracci particolari et principali et che poi serve per le case deli cittadini che abitano in questa parte superiore tutta lacqua medesimamente ritorna nel formale reale poich hano ricevuti lacqua li puzzi alor bastanza ne se ne pu perdere perch tutti lacquedotti costi delli tre bracci principali come deli puzzi de particolari son fatti con la medesima diligenza da li maestri approbati et ben prouisti et resistenti. Lacquedotti come li puzzi che sian ben curati et bene caricati et fabbricati modo che lacqua no si possa perdere et quando se ne venisse a perdere subito si conosce tanto con li acquedotti deli bracci principali come nel formale maggiore doveano essere osservati et posti li segni de lacqua che quando mancasse se ne verria a scemare et conoscere da qual termine che deve andare la sua direttura et ultra questo i tre bracci principali fra la distanza de luna laltra ci son vari acquedotti che pigliano acqua dal formale reale per le loro case che ereno pi propingue al formale maggiore che no alli bracci suddetti, ben vero che nessun pu fare il pozzo a venti palmi appresso al formale maggiore, et ciascuno che fa il pozzo deve fare il suo fonte pi basso almeno di palmi dieci da lacquedotto donde entra lacqua nel suo puzzo affinch le bruttezze che cascassero neli puzzi de particolari non potissero pervenire nel formale maggiore n macchiare, n contaminare quellacqua, et ritornando dala parte inferiore de Napoli cominciando dalla porta Capuana

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sino dove finisce il formale maggiore avante il Castello Nuovo, si ritrovano essere state fatte gran numero di concessioni dali Re et Regine anche passate a diversi particolari et monastery et ecclesie cos per molina come ancora per fontane, et parimente se ne pigliano molte fontane pubbliche et tutte queste acque che pigliano dal formale maggiore verso la parte inferiore di Napoli ritornano pi nel acquedotto reale perch hanno la dipendenza verso la marina et se pigliano da lacquedotti reali a misura secondo le concessioni fatte con candelle di brunzi et pietre de marmo fatte di diametri tonde o quadrate secondo lacqua concessa et che non possa capere pi che se contiene nela concessione come per exemplio a la Nontiata f concessa ala misura di un alfonsino, a la Duchesca quanto capisce un carlino, a la fontana de formello et al molino quattro (parola incomprensibile) di diametri, a la Madalena un armellino, a San Pietro ad Ara un cavalluccio (cavalluccio?) et con questo ordine et misure limitati da acque a li molini depistata et di diversi altri et alle fontane della Selleria delo mercato, de porta nova, et de porto et dela piazza de Sulmo, dela dogana, et del Molo, et a li bagni, et a molti particolari che hanno le loro fontane in casa, et questi tutti la possono dare luso allaltro per compiacimento o venderla quelli che ne tengono li concessioni, ma quelli che se la pigliano dalli bracci communi per far puzzi in loro case o da quella che cade dalle fontane pubbliche se ne possono servire lun da laltro senza compiacimenti ne pagamenti alcuno, et come detto tutta questa parte inferiore si serve dellacqua per in tofolatura allacciata et ben fatta. Cos osservato che queste acque che son concesse et che se pigliano dal formale maggiore con li brunzi o co le pietre questi brunzi et pietre son poste nela superficie del acquedotto maggiore a chi pi, a chi meno ma non possono calare pi dun palmo dentro lacquedotto maggiore perch s osservato et visto per esperienza che mettendo un bronzo de misura de un carlino nela superficie dela acqua et mettendo pi basso tanto pi receve acqua quando pi basso fosse posto. Il regimento che si tiene et che si osserva di fronte in questacqua de questi modi, che il Re, ci ha deputati perch si dice supremo il suo collaterale Consiglio et Il vicer il quale n da poi la cura ad un Regente dela Cancelleria et Lui ha da deci-

dere et terminare tutte le differenze et controversie che nei occorreno et se nce deputa un consigliere del sacro consiglio il quale commissari de tutte le cause a lite che nci occorreno et ha da andare et vedere i luoghi particolari co li esperti li pigliare le informazioni et formati li processi se ne ha da fare relazione al Regente de Cancellaria Il quale lha decidere et terminare, ad esso il Re ci regente et deputato sopra de questo. Illustrissimo Villanova consigliero il commissario, oltre de questi la citt ci tiene sei deputati uno per ciascun seggio, et un altro del populo, li quali hano il governo di far nettare il formal maggiore et reale et parimente le fontane pubbliche tre e quattro volte lanno almeno, et non si pu far puzzo alcuno di nuovo n d nessuna particolare si pu pemettere che sia pigliata lacqua dallo pubblico fonte senza espressa licenza delli signori deputati li quali mai la concedono se prima non son ben provvisti lacquedotti e le tofolature che sian ben fatte a lacqua ben lacciate et riflette che non si possono di modo alcuno perdere et a questo li hanno deputato con profusione pubblica alcuni esperti che deveno fare questi fatti e deveno ancora diligentemente guardare che lacqua non sia fraudata dalli particolari che ne tenono concessioni con fare limare li giunti o pietre donde se pigliano alch sono imposte grandissime pene. Se osservato anco che non si conceda acqua del formale maggiore dentro di quelli surgenti perch se ne veneria a perdere et se fano bandi regi sotto pene grandissime per la confermazione de questacqua la quale come s visto per lunga esperienza dua acqua abondantissima a tutta questa citt dove sono molte fontane pubbliche et molti molini dentro et for della citt et poic un numero infinito di puzzi perch solerta che ogni casa lo ha macere foro dentro la medesima casa qualtro et anco a diversi usi per la stalla, cocina, e per altri servizi, et una bona parte de Napoli dala banda inferiore sono fontane pubbliche et tutte case de primati, et se ne vedono lacqua per tutto limpie et nette or se ne tiene un bonissimo reggimento perch li deputati sopra di ci se congregano ordinariamente due volte la settimana dove si ritrovano tutti li ministri et ufficiali deputati alla conservazione de detta acqua et quelli esperti et maestri che fano lacquedotti et le tofolature alli quali non si promette se non sono approbati, ci sono dele altre avvertenze et consi-

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derazioni che non shano potuto ad esso tutte servere, n se ha potuto ancora aver il desegno perch volendose fare come ha con tanti divertimenti che tiene et come che camina per tutta la citt se ne ricerca un grand fastidio ci bisogna tenere pi di quelli esperti che lhano tenuti lufficio pi anni et che sanno come camina il formale maggiore et come sono poi pigliati gli acquedotti parrticolari et come sono poi divisi anche luno allaltro essendo che Napoli non ci n ancora stato fatti desegno alcuno et forse che S.I Re arria dato occasione de farli fare perch esse sian dato co ci questi signori deputati gli esperti, et gli altri ufficiali che la governano se son ritrovati mezzi approntati di Napoli disegno n saperlo ancora tutti li particolari di difficili che ci sono accorsi et le difficolt che da tempo in tempo han dato diverse forme al regimento de questacqua, ma i in questo breve tempo non avendoci sparagnata fatica meritrovo cos ben informato come ogni altro che lungo tempo lha praticata anzi me son informato de tutte le particolari concessioni et si basano di farci qualche avertenza nova et di metterle in opra di desegno avendone parlato con lo P. Abate Francesco Ferro che havesse ancora lui dalla sua parte fatigati li ho fatto trascorso de tutte queste informazioni che ne ho preso et fatto l vedere un disegno che ne havea Ricciati uno delesperti che so era ancora consigliero, ne messo da parte comparere nela (parola incomprensibile) di Vostra Signoria Illustrissima perch non era tirati con le linee rette et di misura geometrica, me a detti illustrissimo Pier Francesco che esso di questo breve tempo non ci ha possuto attendere perch have in casa il segretario del cardinale di Trenta che lo tiene occupato ma che se podar de attenderci

come havr tempo perch questa cosa ricerca di possersi fare con comodit da quelli che shan notitia ma che li pare che con questo discorso che lho fatto et mostrati sopra de questo farmi fare da un architetto il disegno, ma io me voglio ancora affatigare con questi esperti perch fra gli altri ce n uno vecchio espertissimo il quale molti anni ha tenuto il governo di queste acque de Napoli et tanto nel regno come di for per Italia et ancora in Spagna bravo a fare questi effetti, et a caposessione ma di condure et reparare acque et acquedotti, et di campagna et si dimanda mastro Iaconi di Noria (?) il quale fo pure chiamato in Roma quando serdeve condurre lacqua di Salaria (?). Ma han detti alcuni di questi esperti che vorriano sapere quanta quantit dacqua questa che s condotta in Roma anche che parte de Roma entra et da quale porta, et si mena sotterranea o per acquedotti altri bench dicono che saria bene che si conducesse quanto pi alto si potesse perch havendola in alto si possono fare fontane pubbliche et private et finite et secondi la quantit che acqua cos si potrian fare le concessione et repartimenti, et quando se concedesse et repartesse luoghi che non se ne venisse a perdere tanto pui se potria ampliamente di rendere et concedere perch ritornando al formale et acquedotto maggiore quando se ne fossero serviti li particolari non se ne venia a diminuirse l potrea caminare pi a lungo siccome quella de Napoli che se portata a Chiaia dove son fontane pubbliche et private a diversi giardini et questo quanto per ora io posso informarmi. Illustrissimo signor domine cardinal Orsino mio padrone illustrissimo

Lacquedotto deve il suo nome dalla pianura da cui ha origine, Bolla o Volla, detta anche Polla. Si ritiene anche che il nome nasca dalleffetto che acqua aveva al suo sgorgare, quasi bollisse. Su questultima ipotesi ci conforta un altro toponimo, il Balneum Bullae nella localit Pisciarelli a Pozzuoli. Cfr. L. Cangiano, Acque pubbliche potabili della citt di Napoli e de modi di aumentarle, Napoli, Tip. dellAcquila, 1843, p.3; F.Abate, Intorno alle acque pubbliche di Napoli, Napoli, 1840, p.37; R. DAmbra, Acque vecchie ed acque nuove della citt di Napoli, Napoli, tip. R. Universit, 1883, pp.911; A.M.A.N. (a cura), Gli acquedotti di Napoli, Napoli, Tip. Gaeta, 1994, pp.36-65; Aa.Vv., Le terme Puteolane e Salerno nei codici miniati di Pietro da Eboli, Napoli, ed. Fausto Fiorentino, 1995, pp.60-61, 114-115; G.M. Montuono, Le terme dei Campi Flegrei. Rapporti tra i documrnti iconografici dal XIII secolo ad oggi, pp.35 ss (Tesi di Laurea A.A. 1994-95); A. Riccio, Lantico

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acquedotto della Bolla, in F. Starace (a cura di), Lacqua e larchitettura. Acquedotti e fontane nel regno di Napoli, Lecce, Del Grifo, 2002 pp.115-179. W. Johannowsky, Le opere pubbliche, in Aa. Vv., Napoli Antica, Napoli, Macchiaroli ed., 1985, p.338.
3 Il Trattato composto da Marco Vitruvio Pollione tra il 27 e il 23 a.C. si compone di X libri e fu dedicato allimperatore Augusto (63 a.C.-14d.C.); il libro X tratta di meccanica civile: macchine di sollevamento, principi, apparecchi per tirar su lacqua, organo idraulico, odometro.; e meccanica militare. Di notevole interesse per comprendere le conoscenze idrauliche degli ingegneri romani al tempo di Augusto lottavo libro del De Architectura, dove Vitruvio descrive le tecniche adottate per la costruzione degli acquedotti, i metodi per scoprire le sorgenti, le propriet delle acque, i modi per stimare la loro salubrit. 2

Ctesibio, meccanico di Alessandria, vissuto nel III secolo a.C. menzionato nel De Architectura altre sei volte, Vitruvio, De Architectura, (a cura di) P. Gros, Torino, Einaudi, 1997, vol. I, p.75 nota 78.
5 Cfr. G.M. Montuono, Lacquedotto romano del Serino e la citt di Napoli, in F. Starace (a cura di), Lacqua e larchitettura. Acquedotti e fontane nel regno di Napoli, Lecce, Del Grifo, 2002, pp.75-107 (In parte rielaborato per il presente saggio)

Limponente cisterna romana, 75 metri per 25 e alta 15 metri, poteva contenere 12000 metri cubi dacqua.
7 P. Amalfitano, G. Camodeca, M. Medri (a cura di), I Campi Flegrei, Venezia, Marsilio, 1990, p.242, 250. 8 Lepigrafe incisa su una lastra di marmo cipollino, alta m. 1.86, larga m. 0.86 e spessa 0.17 in I. Sgobbo, Lacquedotto romano della Campania, in Notizie degli Scavi, 1938 fasc. 1,2 e3 , p.75. 9

Gi pubblicata da I. Sgobbo, op. cit., p.76, e da W. Johannowsky, op. cit., p.338

I nostri principi: Fl.Costan/tino imperatore Pio/ Felice e vittorioso/ Fl. Giulio Crispo e/ Fl. Claudio Costantino/ nobili cesari/ comandarono che fosse ricostruito/ a loro spese/ colla munifica consueta liberalit/ lacquedotto della fonte augustea/ andato in rovina col tempo per la grande incuri/ e lo restituirono alluso delle citt sottoscritte. (Questa lapide) dedica Ceionio Giuliano, vice console giurisdicente lagro pontiano, e preposto allacquedotto stesso. Nomi delle citt/ Pozzuoli Nola / Atella Napoli Cuma Acerra / Baia Miseno(traduzione del prof. Italo Sgobbo).
10 Il Pontano scrive memoria mea multis in locis inter Baianas et Puteolanas ruinas fistulae plumbeae mirae crassitudinis inventae sunt, in quibus Claudii Augusti nomen scriptum erat; (de magnif., c.9). 11 12 13 14

P. A. Paoli, Antiquitatum Puteolis, Cumis, Baja existentium reliquiae, Napoli, 1768. A. Mauiri, I Campi Flegrei, Roma, Ist. Poligrafico e Zecca dello Stato, 1934. .P. A. Paoli op. cit., p.36.

la manutenzione dei singoli acquedotti era normalmente data in affitto, e che ai concessionari era fatto obbligo di avere un numero fisso di schiavi di mestiere per lefficienza delle condutture [...] Sesto Giulio Frontino, Gli acquedotti di Roma (a cura di) F. Galli, Lecce, Argo, 1997, p.87.
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I. Sgobbo, op. cit., p.80 nota 2

16 Pompei che pure utilizzava le acque del Serino non menzionata nella lapide perch gi sepolta dalla lava del Vesuvio nel 79 d.C.

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La lapide in marmo cipollino ancora conservata nel luogo del ritrovamento, la Sorgente Alta.

Per soddisfare i bisogni idrici della popolazione nel 1885 si convogliarono a Napoli le acque della sorgente Urcioli (1500 l./sec.) e pi tardi nel 1927 si attinger anche al vicino gruppo di AcquaroPelosi (700 l./sec.).
19 E in un censimento del 1591-95 lo trovo chiamato Archi di Mattoni da G. Doria, Le strade di Napoli, Napoli, R. Ricciardi, 1943, p.379. 20 Ora invece in certi punti, nei distretti in cui il condotto stato danneggiato dal tempo, il canale sotterraneo che circondava le valli viene abbandonato, e per ridurre il percorso le si attraversa con muri di sostegno e archi. S. G. Frontino, op. cit., p.41.

Lo studioso Francesco Criscitelli ha approfondito tra il XVIII e il XIX lo studio del canale per Benevento.
22 Cfr. O. Elia, Un tratto dellAcquedotto detto Claudio in territorio di Sarno in Campania Romana, XVII Napoli, 1938. 23 Nel 1983, in occasione del raddoppio della linea ferroviaria Cancello-Avellino, furono ritrovati resti dellacquedotto augusteo in localit Ponte Tirone/Masseria Minichini del comune di Palma Campania. 24

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Il dislivello esistente tra la Porta Vesuvio a N-O e la Porta Stabia a S-E di circa 35 metri.

25 Ces restes daquducs sont situ au pied de la colline de Capodimonte : ce sont des tmoins effrayans de la puissance des Romains, qui triomphaient galement de tous les obstacles pour soummettre les nations leurs lois et la nature leurs besoin. in J. Le Riche, Antiquits des environs de Naples, Napoli, Imprimerie Francaise, 1820, p.233. 26 27 28 29

W. Johannowsky, op. cit., p.338. D. Romanelli, Napoli antica e moderna, Napoli, Tip. A. Trani, 1815, vol.I, p.156. M. Napoli, Napoli greco-romana, Napoli, F. Fiorentino, 1959, p.51.

Cfr. A. Maiuri, Introduzione allo studio di Pompei (la citt ed i monumenti pubblici) , Napoli, R. Pironti e F., 1949;. J.P. Adam, Larte di costruire presso i romani, Milano, Longanesi, 1988; A. De Vos-M. De Vos, Pompei Ercolano Stabia, Bari, Laterza, 1982; R. Tolle Kastenbein, Larcheologia dellacqua, trad. it. Milano, Longanesi, 1993.
30 La Crypta Neapolitana, nota anche come Grotta vecchia di Pozzuoli, fu realizzata poco anteriormente o contemporanea allAcquedotto Claudio (I secolo a.C.), per collegare rapidamente Napoli e Pozzuoli. Attualmente a 50 centimetri dallattuale piano stradale, visibile il condotto scavato nel tufo. 31 Cfr. E. Laforgia, Edificio termale romano di Fuorigrotta, in Accademia di Archeologia, Lettere e belle Arti, Monumenti IV, Napoli, 1981. 32 La piscina Cardito nel quartiere orientale della citt (Pozzuoli), in prossimit del bagno Ortodonico, formata di due cisterne; la maggiore di esse (lunghezza m.55, larghezza m.16, altezza m.15 circa), costituita da un grandioso ambiente rettangolare a volta, sostenuta da tre serie di pilastri; la seconda, minore, formata da quattordici piccoli compartimenti rettangolari, che sembra avessero soprattutto la funzione di bacini di sedimentazione per la maggior purezza e leggerezza dellacqua A. Maiuri, op. cit., pp.52-53.

Lundicesimo il bagno Ortodonico che posto sopra Pozzuoli a 30 passi dopo la chiesa di San Giacomo verso oriente, tra antichi resti di edifici lo stato dei luoghi riferito alla descrizione che

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Lapprovvigionamento idrico della citt di Napoli. Lacquedotto del Serino e il Formale Reale in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Madrid

Sebastiano Bartolo riporta nell Epitaffio visibile nellattuale Parco Virgiliano, nei pressi della Crypta Neapolitana. Il nome del bagno riferito al luogo di propriet del vescovo di Pozzuoli (hortus domini, ortodomino, ortodonico). R. Giamminelli-R. Di Bonito, Le terme dei Campi Flegrei: topografia storica, Roma, Jandi Sapi ed., 1992, p.45. La piscina di Lusciano (m.35x20) divisa in 21 compartimenti comunicanti, per mezzo di porticine rcuate A. Maiuri, op. cit., p.53. Le terme Puteolane e Salerno cit., pp.58-59, 112-113; R. Giamminelli-R. Di Bonito, op. cit., p.1923. (...) et li fu anco dato per Ingegniero ultra il detto quondam Aghilera lo magnifico quondam Pietro Antonio Lectiero, con provisione de ducati dieci il mese et serv fino a 25 de decembre 1562 che se morse (...) A. S. N., Sommaria, Consulte, vol.9, cc.135-159 in F. Strazzullo, Edilizia e urbanistica a Napoli dal 500 al 700, Napoli, A. Berisio ed., 1968, p.73. Interessante la lettera inviata da Bernardo Tasso a Giambattista Peres tra il 1543-45 per decantare le bellezze di Napoli durante il viceregno di Pedro di Toledo, si legge: Torto certo farei allinfinita virt dellEccellentiss. Sig. Don Pietro di Toledo, al presente Vicer di questo regno, sio non dicessi il molto studio e le continue spese fatte per renderla al pari di tutte le altre bella e riguardevole; come le fontane da mastra e dartificiosa mano di finissimi e di bianchi marmi scolpite, il Parco, le Castella di Capuano e di SantErmo, le strade di Nido, dellOlmo, della Sellaria, la nuovamente ad onore eterno di Sua Eccellenza nominata di Toledo, e di tutte le altre, per opera sua tali rendute, quali si mostrano, del loro obbligo e della sua virt fede saranno alla posterit. Cfr. F. Nicolini, Napoli descritta da Bernardo Tasso, in Napoli Nobilissima, XIII (1904), pp.172-174.
38 La relazione fu tramandata intorno al XVI sec. da Giambattista Bolvito nel suo manoscritto Volumen variarum rerum conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli e con molta probabilit ricopiata dal Giustiniani, in A. Bellucci, Gli archi dellAcquedotto Claudio ai Ponti Rossi, Napoli s.d., p.11, nota 2; F. Strazzullo, op.cit., 1968 pp.73-74 n.3. 37 36 35 34

Discorso dottissimo del Magnifico Ms. Pierro Antonio d Lecthiero cittadino, et Tabulario Napoletano circa lantica pianta, et ampliatione dela Citt di Nap. Et delitinerario del acqua che anticamente flueva, et dentro, et fora la pred. Citt per aquedocti mjrabili quale secondo per pi raggioni ne dimostra, era il Sebbetho celebrato dagli antichi auttori. in L. Giustiniani, Dizionario geograficoragionato del Regno di Napoli, tomo VI, Napoli, V. Manfredi, 1803, pp.382-411)
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F. Strazzullo, Edilizia e Urbanistica a napoli dal 500 al 700, Napoli 1968 p.74.

Giovanni Tarcagnota, il cui pseudonimo era Lucio Fauno, era nipote di Michele Marullo Tarcagnota (1454 ca. 1500) autore delle traduzioni dal latino delle opere di Flavio Biondo, stampate a Venezia da Michele Tramezzino in F. Starace, La cultura umanistica napoletana e le antichit dei Camp Flegrei nei disegni degli architetti del XV e XVI secolo, in G. Alisio (a cura di), Campi Flegrei, Napoli 1995 pp.131-162, nota 57; Cfr. A. Altamura F. Sbordone E. Servidio (a cura di), Antologia poetica di umanisti meridionali, Napoli 1975, pp.179-197.
42 G. Tarcagnota, Del sito et lodi della citt di Napoli, Napoli 1566, ma in anastatica, La citt di Napoli dopo la rivoluzione urbanistica di Pedro di Toledo, Roma, ed. Benincasa, 1988, p.18 con saggio introduttivo di F. Strazzullo.

La condotta della Bolla fu costruita essenzialmente per lapprovvigionamento idrico della citt di Napoli; e le sue sorgenti, non lontane, consentivano di ampliarlo e rimpinguarlo continuamente e questi ampliamenti, a seguito della captazione di nuove polle, comportava una continua manutenzione. Molti studiosi ritengono che sia posteriore al Claudio, solo perch ha funzionato in modo conti-

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nuo e con certezza fino al 1885; lacquedotto romano, invece, avendo due grandi limiti la lunghezza (circa 100 km) ed il fine per cui era stato costruito (la flotta stanziata a Miseno) non fu adeguatamente preservato.
44 A. Altamura, F. Sbordone, E. Servidio (a cura di), Antologia poetica di umanisti meridionali, Napoli, Societ Editrice Napoletana, 1975, p.235. 45

Ibidem, p.119

46 Il Taccuino di disegni del frate servita conservato nella Biblioteca Nazionale di Madrid, ms. B1649. Cfr. E. A. Santiago Paez, Dibujos de Arquitectura y Ornamentacion de la Biblioteca Nacional Siglos XVI y XVII, Madrid, publicaciones COAM, 1991, pp.211-218; 47 48

Cfr. G. Coniglio, I Vicer spagnoli di Napoli, Napoli, F. Fiorentino, 1967, p.142.

L. Conforti, La fontana di S. Caterina a Formello, in Napoli Nobilissima, vol.I, 1892 pp.93-94; G. Ceci, La chiesa e il convento di S. Caterina a Formello, in Napoli Nobilissima, voll. IX 1900, X 1901.
49 F. Milizia, Memorie degli architetti antichi e moderni, Tomo II, Bassano, 1785, p.77 (Ristampa anastatica, Bologna, Forni, 1978). 50 G. Simoncini, Larchitettura di L. B. Alberti nel commento di Pellegrino Tibaldi (15271596), Roma, De Luca, 1988, pp.203-205.

F. Starace, Un disegno appartenuto a Colantonio Stigliola (1546-1623), in Napoli Nobilissima, gen.-dic. 1999 p.124 note 38-39. Bisogna attendere il 10 maggio 1885 per rivedere nella citt di Napoli lantico acquedotto romano. Alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita, la condotta del Serino viene finalmente inaugurata con uno scenografico evento: la fontana circolare di piazza del Plebiscito con un potente getto dacqua annuncia il ritorno dellacquedotto augusteo. Cfr. F. Abate, Intorno alle acque pubbliche di Napoli, in Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, fasc.XXXXIII, Napoli 1840; F. Abate, Delle acque pubbliche della citt di Napoli, Napoli 1840; F. Abate, Intorno allacquedotto Claudio, in Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, fasc.LX, Napoli 1842; F. Abate Sulle acque pubbliche della citt di Napoli, Napoli, tip. del Nazionale, 1861; F. Abate, Primi studi sullacquedotto Claudio, Napoli, stamperia dellIride, 1862; F. Abate, Su due progetti per aumentare le acque potabili in Napoli, Napoli 1962; F. Abate, Memoria sulla questione del fornimento di nuove acque potabili alla citt di Napoli, Napoli 1863; F. Abate, Studi sullacquedotto Claudio e progetto per fornire di acqua potabile la citt di Napoli, Napoli, stamperia del Giornale di Napoli, 1864; F. Abate, Cenno storico della condotta in Napoli delle acque del Serino, Napoli 1885.
53 Biblioteca Nazionale di Madrid, sezione manoscritti, El servicio de aguas en Npoles, MS9610 (h.112r-115v). La lettera trascritta in allegato al presente studio con alcune annotazioni/titoli aggiunte dallo scrivente. 52

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NellArchivio Storico Comunale di Napoli (dora in poi A.S.C.N.), Tribunale delle Fortificazioni, Mattonata e Acqua, vol.1858, Banni 1552-1700, conservato un bando di 25 articoli emanato il 20 dicembre 1610 a tutela del Formale Reale da Don Pietro Fernandez de Castro conte di Lemos, vicer dal 1610 al 1616, in cu menzionato Michele de Villanova Regio Cons.ro
55 Sullutilizzo degli esperti fontanieri della citt di Napoli gi Sisto V (1585- ) aveva formato il 9 maggio 1585 una commissione di esperti per condurre lacqua Felice (1585-1587) composta da Bartolomeo Ammannati, Domenico Fontana, Matteo Bartolani, Raffaello da Sangallo e il napoletano Giovanni Antonio Nigrone. Cfr.C. DOnofrio, Storia dellacqua che fu detta Felice, in Acque e fontane

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Lapprovvigionamento idrico della citt di Napoli. Lacquedotto del Serino e il Formale Reale in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Madrid

di Roma, Pomezia (Roma), Staderini ed., 1977, pp.198-221.


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B. Capasso, Topografia della citt di Napoli nellXI secolo, Napoli, s.n., 1895 pp.9-10.

Cfr. G. Fiengo, Lacquedotto di Carmignano e lo sviluppo di Napoli in et barocca, Firenze, L.S. Olschki, 1990, pp.60-66.
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Cfr. L. Cangiano, op.cit. , pp.4-5.

Capaccio nel Forastiero descrive lintonaco chiamata anco Pozzuolana la nostra la qual par chabbia listessa perfettione che in mar diventa scoglio. E credo chabbiate notato la felicit del nostro fabricare, mentre con due pontelle si mantiene una casa in aria fabricandosi sotto senza impedimento de gli habitanti; e con quanta piacevolezza di fabrica si fanno cloache, ripari alle risacche, alle lave, sindirizzi un fiume sotterraneo in tanti pozzi, in tante fontane, in tante commodit che la natura si compiacciuta dar a Napolitani.
60 Il disegno a china acquerellato indica nella legenda con la lettera A la Venezia che si deve cavare, poi C luogho delle spighe che conduce lacqua a monteoliveto; D - molino entro il recinto di poggio reale; E camino che dal molino conduce lacqua a Monte oliveto; G camino dellacqua della venezia conducendola a monteoliveto; H camino dambe le acque della venezia e del molino di poggio reale, che v a monte oliveto 61 A.S.C.N. Tribinale della Fortificazione, Mattonata ed Acqua, Vol.1830, Acque-Relazioni di concessione, bronzatura ed altro, anni 1633-1778, fol.82-82v. 62 Agli inizi del 600 Napoli era divisa in 9 seggi: Montagna (Piazza Capuana, S.Giovanni a Carbonara, Borgo di S. Antonio Abate, la strada di Don Pedro, i fondaci di S.Chiara); Nido (Porta S.Gennaro, Borgo dei Vergini, Strada del Mercato Vecchio, S.Angelo a Segno, S.Maria Maggiore); Portanova (Vicaria Vecchia, S.Gennarello, Strada di Nido, S.Giovanni Maggiore, S.Maria dAlvina); Porto (S.Giuseppe, Santo Spirito e borghi); Capuana (S.Pietro Martire, Strada di Porto, Rua Catalana); S.Pietro Martire (Strada della Selice, la Sellaria, la Loggia, Porta del Caputo); Mercato (Rua Catalana, gli Armieri, la Scalesia); S.Giovanni a mare (Mercato e borghi, S.Giovanni a Mare, Spiezeria antica); S.Giovanni a Carbonara (Case nuove e lOrto del Conte, Forcella, Fistola e Baiano).Cfr. F, Strazzullo, Prammatiche per ledilizia napoltana dal 500 al 700, in Ingegneri, n.37, anno VII 1996 pp.52-53.

Cfr. G. Melisurgo, Napoli sotterranea, Napoli, ESI, 1997 (1889), p.36. Per il percorso dellacquedotto della Bolla Cfr. D. Romanelli, op. cit., pp.158 ss; F. Abate, Intorno alle acque ...cit., p.37, 47; R. Di Stefano, Lineamenti di Storia urbanistica, in Aa.Vv., Il Centro Antico di Napoli, vol.I, Napoli, ESI, 1971 pp.185 ss.
64 G. Cantone, Napoli barocca, Roma-Bari, Laterza, 1993 pp.228-231; F. Starace, Da Nettuno a Medina. Una fontana errante nei larghi di Napoli, in Lacqua e larchitettura ...cit. pp.253-286.

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Cfr. Per le fontane servite dalla Bolla allinizio del Seicento Cfr. L. Gasparini, Le antiche fontane di Napoli, Napoli, Societ Editrice Napoletana, 1979; E. Nappi, Documenti su fontane napoletane del Seicento, in Napoli Nobilissima, vol.XIX, 1980 pp.216-231; A. De Rose, Le fontane di Napoli, Roma 1994; F. Starace, Studi sulle fontane pubbliche di Napoli nei secoli XV e XVI, in Lacqua e larchitettura ...cit. pp.239-248. Nella pianta Lafrery (1566) indicata al n.74. Cfr. L. Gasparini, op. cit., pp.31-33, 59-60; E.Nappi, op. cit., pp.219-220; G. Cantone, op. cit., pp.234-240. Nella pianta Lafrery (1566) indicata al n.73. Cfr. L. Gasparini, op. cit., pp.29-31, 53-54; G. Cantone, op. cit., pp.236-237.
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Cfr. L. Gasparini, op. cit., pp.60-62; Ivi, pp.63-64. Ivi, pp.38-39.

71 Nella pianta Lafrery (1566) indicata al n.69. Cfr. L. Gasparini, op. cit., pp.39-42; E. Nappi, op. cit., p.216. 72

G. Tarcagnota, op. cit., pp.16v-16r.

73 Cfr. B. Capasso, Catalogo ragionato dei libri, registri e scritture esistenti nella sezione antica o prima serie dellArchivio Municipale di Napoli (1387-1806), Napoli, Stabilimento Tip. F. Giannini, 1876, pp.34-35 74 Roma, citt dove si trova un riscontro della nostra canalizzazione della Bolla [...] in G. Melisurgo, op. cit., p.41 75 Portando questacqua il pontefice diede vita al quartiere di Trastevere ai piedi del Gianicolo, tanto pi che gli abitanti di esso erano ancora ridotti a bere lavqua del Tevere depurata in cisterne in A. D. Tani, Le acque e le fontane di Roma, Torino, Tip. Ed. Coc. An. lArgentografica, 1927, p.71; Cfr. C. DOnofrio, Fontane con acqua Paola e giardini vaticani, in Acque e fontane di Roma, Pomezia (Roma), Staderini ed., 1977, pp.373-395.

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