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Il Medioevo.

Profilo di un Millennio
Alfio Cortonesi
riassunto

Indice generale
il tramonto dell'impero di Roma..........................................................................................................2
Il Cristianesimo....................................................................................................................................3
Le migrazioni e i regni latino-germanici.............................................................................................4
L'impero di Bisanzio e il mondo slavo................................................................................................5
I Longobardi........................................................................................................................................6
Gli arabi e l'espansione islamica.........................................................................................................8
L'impero carolingio.............................................................................................................................9
Le seconde invasioni e l'Europa postcarolingia................................................................................10
L'affermazione dei poteri locali.........................................................................................................11
Crescita demografica e sviluppo agrario...........................................................................................12
Lavoro artigiano e ripresa dei commerci...........................................................................................13
Le monarchie feudali e la ricostruzione politica dell'Occidente.......................................................13
Fermenti religiosi e riforma della chiesa...........................................................................................16
Le crociate..........................................................................................................................................17
I comuni italiani e l'impero................................................................................................................18
Impero e papato nel XIII secolo........................................................................................................20
Consolidamento delle monarchie nazionali......................................................................................21
Gli stati europei nei secoli XIV e XV...............................................................................................23
Signorie, regimi oligarcici e stati regionali in Italia alla fine del Medioevo....................................25

il tramonto dell'impero di Roma


La deposizione di Romolo Augusto nel 476 fu di per s un evento di scarsa rilevanza. La caduta
dell'impero romano d'Occidente avvenne in ralt alla fine di un percorso plurisecolare.
Agli inizi del 200 l'impero estendeva la sua autorit a tutti i territori che si affacciavano sul
Mediterraneo. La popolazione di questo possente organizzazione statuale, agli inizi del III
secolo, superava i 50 milioni di abitanti.
Svariati furono i motivi che tennero unita una tale organizzazione: un'amministrazione
efficiente e il ruolo onnipresente delle citt: perno della struttura organizzativa. Inoltre la
libert di culto, posta a patto che non si mettesse in discussione l'ordine precostituita,
contribuiva alla stabilit dell'impero. Tuttavia con i primi decenni del III secolo iniziarono a
profilarsi motivi di grave preoccupazione. Nel 224 l'ascesa della dinastia Sassenide in Persia
rilanci l'attivit militare; presero a intensificarsi le incursioni oltre il limes delle popolazioni
germaniche stanziate in prossimit dello stesso. Nel 251 Decio decise di arginare l'avanzata dei
goti. Proprio per l'insicurezza Aureliano nel 271 cinse Roma. In tale situazione il potere delle
legioni aument. La spiccata militarizzazione del potere politico fu solo una delle cause della
crisi che investl'impero nel corso del 200. L'esaurirsi del fattore propulsivo costituito dalle
conquiste territoriali; l'incremento della spesa pubblica con il conseguente inasprimento della
pressione fiscale, lo spopolamento di molte campagne, il contrarsi dei flussi commerciali che
penalizzava la produzione facendo aumentare i prezzi, rappresentano altrettanti aspetti di
incidenza.
Fra questi la difficolt del sistema schiavistico della produzione legata alla villa, a causa della
progressione della riduzione del numero di schiavi. Da rilevare la trasformazione della villa in
una organizzazione bipartita marciavano di pari passo con la crisi della piccola e media
propriet fondiaria.
Le riforme di Diocleaziano
A questa crisi cerc di rispondere Diocleaziano (284-305) . Innanzitutto prosegu il controllo
totale dello stato sull'economia, legando ciascuno al mestiere paterno. L'intento era di
vincolare i contadini alla terra lavorata, evitando ulteriori abbandoni di camapgna. Diocleziano
preosegu poi con un'imponente riforma costituzionale, che introdusse la cosiddetta
"tetrarchia" (governo a quattro) prevedendo la rpesenza di due Augusti, affidato a un "cesare".
Diocleziano nel 293 affid l'Occidente a Massimiano, nominato "secondo Augusto". Nel 297
l'imperatore provvedettea riformare l'assetto amministrativo dei territori, istituendo le quattro
prefetture dell'Oriente, dell'illirico, dell'Italia e della Gallia, suddividendole in diocesi, affidate ai
vicarii. Tuttavia quando nelk 305 i due Augusti abdicarono a beneficio dei cesari, si mostrarono
subito delle difficolt: i figli degli Augusti e dei Cesari non rinunciarono alla successione.
Da Costantino alla divisione dell'impero
L'opera di Costantino fu improntata a continuare le riforme di Diocleziano. Si aggiunse la
riforma del sistema monetario (trimetallismo). Inoltre la capitale imperiale fu trasferita da
Roma a Bisanzio (330). Sotto il profilo politico due sono gli elementi peculiari: assolutismo
imperiale e il nuovo atteggiamento nei confronti dei cristiani, che ottennero la libert di culto
(editto di Milano 313).
Tuttavia la crisi del III secolo continu e i mutamenti favorirono la penetrazione germanica
nell'ordinamento militare. Cresceva al contempo la pressione delle trib germaniche sul
confine. Gli Unni avevano preso a muoversi verso occidente, comparendo nel 370 al di qua
degli Urali. I Visigoti in tal contesto erano costretti a chiedere di riparare all'interno del confine.
Per i visigoti dovevano difendere il limes, ma ci non and a buon fine data la loro
propensione al saccheggio, che vide Valente doverli affrontare ad Adrianopoli nel 378.
La fine dell'Impero romano d'Occidente
Con gli inizi del V secolo lungo i confini occidentali si accentu la spinta esercitgata dalle
popolazioni germaniche. I visigoti giunsero a minacciare Milano (poi sconfitti nel 402) e la
capitale fu trasferita a Ravenna, che appariva pi sicura. Ridotto a poca cosa il presidio sul

confine nel 406 vi fu una formidabile ondata di alani, svevi, vandali e burgundi. Dopo ci ci non
si riusc a ridifendersi dai visigoti nel 410, guidati dal re Alarico. Il sacco di Roma, con la caduta
del mito dell'inviolabilit, lasci attoniti i contemporanei. Inoltre iniava il ritiro delle legioni
romane dalla Britannia, dalla Pannonia, dall'Africa , dalla Gallia, dalla Spagna.
Per fermare gli Unni si ricorse all'alleanza con le genti germaniche, tuttavia nel 455 Roma sub
il secondo saccheggio mentre nel resto della penisola erano le milizie romano-germaniche a
dettar legge. Fu Odoacre a deporre nel 476 l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augusto.
Il Cristianesimo
Le vicende dell'impero diffusero un sentimento di insicurezza che spinse alla ricerca di nuove
religioni. Si comincia a diffondere il cristianesimo, dapprima negli esponenti della diaspora
ebraica e ben presto fra i ceti sociali pi diversi. Quella cristiana fu oggetto di persecuzioni
perch vista come forza eversiva per i suoi legami con il mondo giudaico e per l'intransigenza
del suo monoteismo. Tuttavia nel 380 con l'editto di Tessalonica divenne religione di Stato.
Per quanto riguarda l'assetto dottrinale esso venne emergendo dal confronto di due anime di
fondo: quella rigorista condizionata dalle dottrine gnostiche e della loro visione del mondo
come contrasto fra bene e male; l'altra pi moderata espressione dei ceti dirigenti, fautrice di
un'istanza di riorganizzazione istituzionale del cristianesimo.
Episcopato e potere politico
L'evoluzione delle comunit cristiane fini per favorire l'integrazione nel sistema sociale
romano. Il cristianesimo, infatti, gdeva dell'appoggio di quei ceti che fornivano i quadri
amministrativi dell'impero. La svolta politica si ebbe con Costantino con l'Editto di Milano con
cui, oltre alla libert di culto, deliber la restituzione dei beni confiscati e attribu' ai vescovi
funzioni giudiziarie, istituzionalizzando la collaborazione fra impero e episcopato.
La cirolazione con cui i vescovi esercitavano il loro ministero prese il nome di diocesi e fu il
presupposto di una penetrazione capillarle anche nei territori pi lontani.
Le grandi dispute teologiche
Il problema centrale della dottrina cristiana era l'incarnazione di Cristo e gli interrogativi su una
duplice natura, divina e umana. L'assenza di un organo gerarchicamente superiore inaspr il
conflitto a tal punto che Costantino decise di convocare nel 325 a Nicea un'assemblea generale
dei vescovi (concilio ecumenico). Il concillio condann la dottrina di Ario, prete di Alessandria
che attribuiva al Padre una natura superiore al Figlio e riconobbe alle due persone un'identica
natura divina. Il credo di Nicea prevalse definitivamente con il Concilio di Costantinopoli del
381, ma nel frattempo le dottrine ariane si diffusero tra i popoli germanici.
Sul tema della natura di Cristo prese posizione anche il patriarca di Costantinopoli, Nestorio
sostenendo che in Cristo esistevano due persone distinte, quella umana e quella divina. La sua
dottrian fu tuttavia avversata al Concilio di Efeso del 431. Tuttavia ad Alessandria si stava
sviluppando una nuova dottrina, il monofisismo, sostenitrice dell'esistenza in Cristi di una sola
natura quella divina che al momento dell'incarnazione aveva assorbito la natura umana.
Il monofisismo fu poi condannato nel 451 a Calcedonia. Il concilio riconobbe al patriarca di
Costantinopoli il primo posto tra le chiese oerientali e aquello di Roma una sorta di primato
nelle questioni di fede e di giurisdizione ecclesiastica. La controversia sul monofisismo aveva
evidenziato la necessit di un coordinamento delle chiese in materia teologica e disciplinare.
Il monachesimo
Parallelamente alla definizione di un apparato ecclestiastico e dottrinario prese vita un
movimento monastico. Il monachesimo cristiano nacque fra il III e il IV secolo nei deserti
dell'Egitto, per iniziativa di singoli individui di provenienza sociale varia, che scelsero di
condurre una vita di ascesi e penitenza nella forma eremitica. Ben presto si formarono gruppi
di eremiti, i cenobiti, organizzati in comunit. Dall'egitto le comunit monastiche si diffusero in
Palestina e in Siria e da. qui in Asia Minore. Dal IV secolo il monachesimo si cominci a

diffondere anche in Occideente. I primi monasteri si formarono in Gallia Occidentale a opera


del vescovo Tours Martino.
Le migrazioni e i regni latino-germanici
Tra il IV e il VI secolo irrupperro nei confini di Roma popolazioni che da tempo si muovevano
lungo di essi. La crisi politica ed economica aveva reso sempre pi problematica la difesa del
limes. Profondamente diversi tra loro i popoli che arrivarono vennero denominati "barbari",
termine dalla valenza fortemente negativa con il quale i romani volevano sottolineare la loro
estraneit. Tuttavia i due mondi si compenetrarono, si ebbe l'arruolamento di molti germani
nell'esercito romano e perfino l'ascesa da parte degli stessi a cariche di rilievo. La situazione si
complic verso la fine del IV secolo quando, con l'acuirsi della crisi, alcune popolazioni ne
approfittarono.
Con i Goti dell'Ovest (i visigoti) l'impero aveva sperimentato la foederatio (alleanza) come
sistema per il contenimento della pressione esercitata alle frontiere dai germani. Non fu l'unico
sistema congeniato, alla foederatio a volte si prefer l'hospitalitas con la quale ai nuovi insediati
si concedevano un terzo delle terra di una certa regione in cambio della fedelt e del sostegno
militare all'impero.
Caratteri dei regni latino-germanici
Le popolazioni germaniche dettero vita a regni che chiameremo latino-germanici per le
connotazioni che derivarono dall'una e dall'altra civilt. La popolazione romana mantenne
l'incombenza dell'amministrazione mentre i germmani si riservarono l'esercizio delle armi per
la difesa e l'offesa (tuttavia non si caratterizza per una differenziazione etnica vedi appunti La
Rocca).
Sul piano giuridico continu a vigere il diritto romano. I regni latino-germanici si diedero leggi
scritte estranea alla consuetudine tipica della tradizione giuridica germanica. Ci caratterizza
un incontro proficuo tra le culture.
La trasformazione delle genti germaniche da migranti in stanziali fu accompagnata
dall'impegno nella costruzione di una nuova entit istituzionale, il regno, destinata a sostituire
faticosamente la precedente organizzazione per clan e trib. Il re era soprattutto un capo
militare e deteneva il potere di costrizione, giudizio e punizione.
Il regno iberico dei visigoti
Dopo la vittoria di Adrianopoli i visigoti accettarono di stanziarsi come federati nell'Illirico.
Tuttavia la notte del 24 agosto 410 entrarono a Roma e per tre giorni la saccheggiarono.
Dopodich si diressero verso l'Africa ma nel frattempo mor il re Alarico e tornarono indietro
per la sepoltura, guidati dal re Ataulfo che condusse le sue genti a occupare la Gallia, in
accordo con l'imperatore. Ben presto per mostrarono la volont di ampliare il loro dominio e
costrinsero i vandali a lasciare le terre iberiche (429). Evidentemente l'espansionismo goto
andava a scontrarsi con i franchi, che sconfissero i visigoti nel 507. Cosi i visigoti rimasero
stanziati in Spagna ponendo fine alla vicenda di altri piccoli regni. I visigoti si convertirono
anche al cattolicesimo .
Fin dal
la prima fase del regno si assistette a una iniziativa legislativa del re che ebbe costante
riferimento al diritto romano.
Il regno dei Franchi
Di religione pagana i franchi erano organizzati in trib. Fu con Clodoveo (481-511) che essi
riconobbero un sovrano comune. Discendente di un mitico Meroveo, Clodoveo guid i franchi
alla conquista di nuove terre: nel 486 pose fine al regno di Siagro, ufficiale romano. Intorno al
496 si ebbe la conversione di Clodoveo al cattolicesimo. Nel suo lungo regno Clodoveo fiss la
capitale in un villaggio celtico sulle rive del senna (Parigi) e provvide a raccogliere un codice
(lEx Salica) le consuetudini del suo popolo, contribuendo anche con ci alla costruzione di uno

stato del quale non sussistevano prima nessuna premessa.


Il sovrano mantenne intatta la concezion germanica del regno come bene privato del re. I
territori franchi furono divisi fra i figli e per l'intera dominazione merovingia si consinu nelle
ripartizioni.
Un altro fattore di solidit del regno era costituito dall'integrazione tra i conquistatori e la
popolazione gall-romana. La convivenza era garantita dal principio della personalizzazione del
diritto, secondo il quale ogni individuo manteneva il diritto proprio dell'etnia di appartenenza.
Altri regni latino-germanici
Intorno al 407 le legioni di Roma lasciarono la Britannia dove intorno alla met del secolo
giunsero le popolazioni germaniche degli angli, dei sassoni e dei juti. La popolazione romanoceltica oppose una strnua difesa ma dovete ripiegare in irlanda. Gli invasori diedero vita a una
molteplicit di regni. A seguito di ci larga parte della Britannia torn ad essere
pagana.Tuttavia un decisivo passo verso la rievangelizzazione fu segnato dalla conversione di
Etelberto, re di Kent e dalla creazione di una sede vescovile a Canterbury.
Nel 429 si forma il regno vandalo d'Africa a seguita dalla cacciata dalla penisola iberica. Tale
regno che ebbe in cartagine il centro principale limit la sua estensione alle zone costiere
costituendo il deserto un limite all'espansione. Una irriducibile contesta caratterizz i rapporti
fra gli invasori di religione ariana e la popolaizone locale che aveva subito danni e saccheggi. I
vandali furono l'unica popolazione germanica a dotarsi di una clotta e a correre ai mari.
Il regno ostrogoto d'Italia
La politica di espansione verso la Dalmazia intrapresa da Odoacre determin la pi viva
apprensione nell'imperatore d'Oriente Zenone, che incoraggi la vantura in Italia del popolo
degli Ostrogoti guidati da Teodorico. Attraversate le alpi nel 489 misero fine alla resistenza
delle truppe di Odoacre dando inizio alle vicende del regno ostrogoto d'Italia. Teodorico (489526) continu con successo nella prima fase del regno, l'obiettivo della pacifica convivenza.
Tuttavia tra le due popolazioni non si avvi mai un processo di integrazione.
Sul piano politico Teodorico coltiv il progetto di coordinare gli altri regni latino-germanici
intraprendendo una politica matrimoniale cosi che lo stesso sovrano prese in moglie la sorella
del re dei franchi Clodoveo. Tuttavia le sue speranze naufragarono per l'acuizzarsi della
reciproca diffidenza fra ariani e cattolici.
L'impero di Bisanzio e il mondo slavo
Dopo la morte di Teodosio (395) laparte orientale e occidentale tornarono a dividersi
definitivamente.
Quando l'impero d'occidente venne meno, non si dissolse l'eredit politica di Roma che
continu a essere testimoniata dall'impero d'Oriente organizzato ancora in preetture, diocesi e
province. Infatti mentre a Occidente gli avvenimenti erano in divenire a Oriente si continuava
sull'ostinata fedelt alla tradizione romana. I problemi che l'impero d'oriente si trov ad
affrontare per contenere i tentativi di penetrazione dei popoli delle steppe, non gli impedirono,
nel corso del V secolo, di pensare all'organizzazione e al consolidamento dello Stato e alle
questioni che agitavano la vita interna.
Fu Teodosio II (408-450) a raccogliere in un unico codice nel 438 tutte le leggi promulgate
dagli imperatori cristiani, riferimento di una nuova giurisprudenza.
Ci che travagliava fra il V e VI secolo la vita dell'impero erano le questioni di natura religiosa.
Tali controversie che investivano soprattutto le province orientali meridionali, vertevano sul
rapporto fra natura divina e umana nel Cristo. In Egitto e Siria, anche dopo la condanna del
concilio di Calcedonia, continuava a trovare pi largo sostegno il monofisismo, che attribuiva a
Cristo una natura prevalentemente divina. A fronte di ci furono diversi i tentativi degli
imperatori di contemperare le decisioni assunte a Calcedonia. Ma essi crearono sempre pi
proteste alla ricerca di autonomia dal governo centrale.
Quando nel 543-44 Giustiniano con l'editto dei Tre Capitoli conann le tesi di impronta

nestoriana avvenne uno scisma, detto di Aquileia, che vide i metropoliti distaccarsi da
Costantinopoli.
Giustiniano e la riconquista dell'Occidente
Salito al trono nel 527, Giustiniano dovette affrontare difficili problemi interni tra cui una rivolta
nel 532 per l'eccessiva pressione fiscale. Soppressa la rivolta si organizz per riconquistare la
pars occidentali. Risolto in fretta il problema dei vangali nel 535 inizi la guerra goto bizantina
le cui devastazioni si abbatterono per circa un ventennio sulla penisola. L'Italia fu ridotta allo
stremo.
Distrutto il regno italico degli ostrogoti con notevole sforzo militare e finanziario, Giustiniano
dovette affrontare il problema della ricostruzione. Restitu ai latifondisti le terre, risarc la
chiesa per i danni e con la Prammatica sanzione del 554 intervenne a disegnare un quadro
giuridico, amministrativo e militare che fosse di valido supporto alle politiche avviate. Tale
quadro prevedeva l'introduzione del Corpus iuris civilis e una netta distinzione fra incarichi civili
e militare.
Conquistata la Spagna si conquist velocemente la parte peridionale della Penisola Iberica.
Tuttavia queste vittorie risultarono effimere mentre la codificazione del patrimonio giuridico
romano si dimostr duratura e profonda.
Il progetto fu portato a compimento negli anni 539-534 e ne scatur un codice diviso in
quattro: il Codex, che raccoglieva le leggi emate dai predecessori di Giustinian; i Digesta che
riuniva le sentenze e i commenti di giurisprudenza romana; le Institutiones una sorta di breve
compilazione di diritto romano a uso scolastico; le Novellae ovvero le leggi emanate da
Giustiniano.
Da Giustiniano all'iconoclastia
Dopo Giustiniano le strutture amministrative e militari dell'impero conobbero una profonda
riorganizzazione per iniziativa degli imperatori Maurizio ed Eraclio. Proseguendo l'opera di
Maurizio, Eraclio ridisegn le circoscrizioni territoriali d'Oriente mettendo a capo di ciascuna
uno stratega, e procedette a distribuirvi terre a beneficio di militari, coltivatori ex schiavi.
Frail 626 e il 630 arriv a occupare la capitale di Persia, tuttavia l'offensiva degli arabi priv
l'impero di gran parte dei territori orientali. Tra il 674 e il 684 gli arabi giunsero a minacciare
Costantinopoli. Fu merito della dinastia isaurica salita al trono co Leone III (717-741) che si
salv la capitale sbaragliando il nemico nella battaglia di Akroinos del 740. Gli imperatori
isaurici sostituirono anche le prefetture con quattro logotesie e ponendo strateghi alle dirette
dipendenze dell'imperatore, avanzava il processo di ellenizzazione dello stato.
Inoltre, in questo periodo, si svilupp in Asia Minore il movimento iconoclasta, che si
caratterizzava per l'avversione al culto delle immagini di Dio, della Vergine e dei santi. Tale
culto era diffuso specialmente nell'ambito della religiosit popolare ed era promosso dai
monaci. Leone III fece proprie queste rivendicazioni e impose, nel 726, un decreto per la
distruzione delle icone. Ci gli cost la scomunica del pontefice Gregorio III (731). La lotta che
deriv fra iconoclasi e iconoduli assunse coloriture politiche e sociali. Le province orientali si
trovarono cosi contrapposte a quelle orientali. Lo scontr and avanti per oltre un secolo. Nel
VII concilio di Nicea del 787 si ebbe un fermo pronunciamento contro l'iconoclastia, tuttavia il
conflitto si chiuse nel 843 quando Michele III reintrodusse il culto delle immagini e delle
reliquie.
I Longobardi
Nella primavera del 568 i Longobardi sotto la guida di re Alboino entrano in Italia senza un
progetto preciso di conquista e di stanziamento. Iniziarono a conquistare territori italiano,
segnando la rottura dell'unit politica italiana. Operando sotto la guida dei duchi senza un
piano preciso i Longobardi occuparono il Friuli, il Veneto, la Lombardia, il Piemonto e la
Toscana; pi a sud formarono i ducati di spoleto e Benevento. L'avanzata dei Longobardi nei
territori conquistrati non fu ostacolata da resistenze significative. Il risultato fu quello di un
complesso intreccio di terre sottoposte alle due dominazioni, con l'impossibilit per i
Longobardi del centro nord di comunicare con la Langobardia minor stante l'esistenza del

"corridoio" teverino bizantino.


La struttura sociale del popolo Longobardo
Alla testa del popolo vi era il re cui competevano funzio0ni di capo militare di un popoloesercito, era nella lancia che risiedeva il simbolo di regalit. Il re veniva eletto dall'assemblea
degli uomini liberi, "arimanni", i quali avevano il diritto-dovere del servizio militare e della
partecipazione alle decisioni politiche.
Alla base dell'organizzazione sociale era la "fara", l'insieme di famiglie che costituiva l'unit di
riferimento nelle fasi della migrazione e nella vita militare. Pi fare obbedivano a un duca. Al
momento dell'invasione i Longobardi erano di religione ariana, ma in gran parte praticavano
culti legati alla tradizione germanica.
L'impatto fra Longobardi e popolazione latino fu duro, si scontravano codici culturali e costumi
molto diversi. Si ebbe una rottura sul piano dell'amministrazione civile e dell'organizzazione
ecclesiastica. Pu dunqeu ben dirsi che l'impatto con il mondo germanico si rinnov per l'Italia
in maniera drammatica. Solo con la progressiva conversione dei Longobardi al cattolicesimo il
contrasto si attenu.
L'organizzazione del regno
Alboino nel 572 cade vittima di una congiura, gli successe Clefi (572-74), ma dopo di lui per
dieci anni i duchi non elessero un successore. Solo nel 584 si torn a eleggere un re, nella
persona di Autari (584-590) figlio di Clefi. Con Autari il potere regio si rafforz anche
patrimonialmente. Ad Autari successe Agilulfo (590-616) che spos la figlia del predecessore.
Con Agilulfo si compirono importanti passi nella conversione al cattolicesimo dei Longobardi,
tuttavia la ocnversione della famiglai regia non determin un'accelerazione nel processo di
conversione del popolo.
Gi nella prima fase della conquista il regno inizi ad organizzarsi in ducati, ciascuno
sottoposto all'autorit di un duca e territorialmente costruito attorno a una citt ubicata per
solito lungo una delle maggiori vie di comunicazione. Per una larga autonomia politica si
caratterizzarono il ducato di Spoleto e Benevento. Alle dipendenze dei duchi operavano
funzionari di minore dignit quali gli sculdasci o centenarii. I beni del fisco erano affidati
all'amministrazione di funzionari denominati "gastaldi" scelti dal sovrano e, dunque, amovibili
secondo la sua volont.
Fra le figure dei re Longobardi assume rilievo l'ariano Rotari (636-652), gi duca di Brescia, il
quale intraprese imprese di organizzazione del regno. Di particolare importanza l'editto di
Rotari (643) in cui si affrontano questioni che attengono alle procedure giudiziarie, al diritto
civile, penale e amministrativo. Ma soprattutto modifica alcuni capisaldi del diritto
consuetudinario germanico , come il ricorso alla "faida", a cui si sostituiva il versamento da
parte del colpevole di una somma di denaro come risarcimento del danno inferto.
L'VIII secolo: maturit e caduta del regno Longobardo
Agli inizi dell'VIII secolo la fusione fra le compagnie longobarda e romano-italica era in una
fase avanzata. La conversione al cattolicesimo, la contaminazione fra culture, il numero
crescente dei matrimoni misti, le comuni condizioni di vita di alcuni ceti avevano spinto alla
conmpenetrazione. Sarebbe stato sempre pi arduo operare distinzioni. In questo senso
l'editto di Astolfo del 750 definisce sulla base del censo l'armamento di cui dovevano munirsi i
liberi del regno, al momento di prestare servizio militare, siano stati germanici o latini. Della
coesione sociale e della crisi che investiva i rapporti tra il papato el'impero d'Oriente ne
approfitt Liutprando che, ponendo fine alla poltiica di distensione, riprese a operare per
espansione del regno. Nel 727 invase le terre bizantine e penetr in quelle del ducato di Roma.
Intervenne il papa cosicch Liutprando, cattolico si ferm, ma don il castello conquistato di
Sutri alla chiesa (728), ponendo, di fatto, le basi della dominazione temporale del papa. Pochi
anni pi tardi riapr il conflitto giungendo nel 739 ad assediare Roma. Astolfo inaspr la politica
contro i bizantini e lo stesso fu con Desideio. Nel 751 venne conquistato l'Esarcato, tuttavia il

papa Stefano II si alle con i franchi pipinidi i quali sconfissero ripetutamente i Longobardi.
Desiderio fu detronizzato da Carlo Magno nel 774 e costretto a vedere il regno sottomesso ai
franchi.
Gli arabi e l'espansione islamica
Quando maometto si affacci sulla scena mondiale la penisola arabica abitata da beduini e
contadini artigiani, si caratterizzava per una trama insediativa debole cui davano corpo le
numerose oasi.
L'importanza della citt della Mecca era legata proprio all'essere ubicata all'incrocio dei diversi
itinerari dei mercanti, in particolare quello fra Yemen e Gaza. Gli abitanti della citt e i beduini
del deserto erano organizzati in trib che potevano confederarsi o contrapporsi; politeismo e
animismo erano le religioni prevalenti, ma si registrava nei centri anche la presenza di ebrei e
di cristiani. Per tutti rappresentava un punto di riferimento il santuario della Ka'ba alla Mecca,
che si riteneva costruito da Abramo e da Ismaele.
Maometto e l'islam
Secondo fonti tarde, le uniche sulla vita di Maometto, egli sarebbe nato alla Mecca intorno al
570 da famiglia di mercanti, allevato poi da uno zio, sposato una ricca vedova si sarebbe
dedicato alla riflessione religiosa. La predicazione di Maometto non ebbe difficolt ad attecchire
in un contesto gi sensibilizzato alle istanze delle religioni monoteiste. Tuttavia Maometto
proclamava la necessit di un ritorno alle radici, con la totale dedizione del fedele ad Allah,
unico Dio, e a Maometto come suo profeta. L'elit mercantile che governava la citt guardava
con sospetto l'ampliarsi del fenomeno, nella quale scorgeva una minaccia agli assetti di potere.
SI giunse nel 622 all'egira, la fuga di Maometto e i suoi seguaci dalla citt. I fuggiaschi
ripararono a Yathrib che avrebbe preso il nome di Medina. Qui Maometto riusc a prendere il
potere della citt e aformarvi uno stato.Nel 629 anche la Mecca cadde in potere di Maometto.
Le rivelazioni fatte da Dio al profeta sarebbero state raccolte nel 653 nel Corano, il libro sacro
dell'islam. Esso annuncia la fine del mondo, il giudizio divino, il premio per i buoni credenti, la
punizione per chi contravvenga alla legge coranica e individua i cinque pilastri della religione
musulmana.
I quattro califfi (632-661) e la prima espansione dell'islam
Maometto non aveva designato un successore ne i criteri per individuarne uno. Alla sua morte
(632) il problema si pose drammaticamente: venne imposto con forza Abu Bakr, suocero del
profeta, a cui fu riconosciuto il titolo di califfo, "successore dell'inviato di Dio". Egli consolid le
conquiste e il suo successore espanse l'avanzata musulmana in Asia Minore e Africa del Nord.
Quando nel 661 finirono i califfi legati da parentela si esaur l'"et dei quattro califfi", gli arabi
dominavano la Siria, l'Egitto, la Palestina, l'Israq e la Persia. I territori furono organizzati in
privince, affidate al governo emiro e sottoposti al controllo di presidi armati stabili. A seguito
delle conquiste la societ islamica si fece pi complessa. I capi delle trib assunsero un ruolo
egemone; la distribuzione delle ricchezze acquisite determin una stratificazione sociale ed
economica che non coincideva con i principi di eguaglianza del Corano. Inoltre i non-arabi
convertiti si trovavano in una situazione di subalternit, non erano ammessi nell'esercito e non
beneviciavano di quanto era legato all'esercizio delle armi.
L'islam sotto la dinastia omayyade
Con l'avvento degli mayyadi la capitale divenne Damasco la cui presenza risultava pi
incombente sull'impero.I Califfi s proiettarono in incessanti campagne di conquista che
dilatarono in ogni direzione i confini del dominio. Costantinopoli fu assediata pi volte grazie
anche anche alla flotta di cui si erano armati. Nel 711 cominci da Gibilterra la rapida
conquista della penisola iberica per la quale occorsero cinque anni. A questa fece seguito la
conquista della Gallia. La sconfitta patita a Poitiers nel 732 a opera dei franchi guidati da Carlo
Martello non imped agli islamici di presidiare ancora per qualche anno alcuni territori della
provenza.

Il califfato abbaside
La permanente ostilict degli sciiti e l'iirequitezza di alcune province determin la caduta degli
omayyadi e l'avvento della dinastia abbaside, che derivavano il nome da quello dello zio di
Maometto Al-Abbas. Si posero nel 747 alla testa di una rivolta che partiva dalla Persia e nel
750 giunsero al potere. Cuore del califfano divenne l'Iraq dove nel 762 il califfo al Mansur
fond Baghdad.
La struttura dello stato esalt la centralit della figura del califfo e di altri funzionari, in
particolare il visir, cui competeva sul piano amministrativa la massima responsabilit. Si pass
da una prevalenza araba ad una concezione aperta che vedeva nella comunit islamica un
insieme eterogeneo i cui membri erano uguali dinanzi allo stato.
La solidit del califfato abbaside vene minata da spinte autonomistiche e secessioniste
arrivando a frammentare l'unit islamica in diverse dinastie che governavano autonomamente i
territori.olfingiaL'impero carolingio
Nel regno franco del VI secolo acquista sempre pi importanza la carica di maggiordomo o
maestro di palazzo. Dopo la morte di Dagoberto (629-639) l'egemonia politica pass nelle
mani della Neustria che riusc a imporsi sull'Austrasia, dove per si stava affermando una
dinastia di maggiordomi. Gli esponenti di questa famiglia, arnolfingia-pipinide (carolingia), gi
grandi proprietari riuscirono a ereditare la carica di maggiordomo e riuscirono cosi a crearsi
una potente clientela armata avvalendosi dell'istituzione del vassaticum.
Ci si ricollegava al commendatio romano, cio un uomo libero senza mezzi di sostentamente
si commendava a un grande proprietario. Nel corso dell VIII secolo il termine vass and a
identificare la condizione di persone agiate, che prestavano alle principali grandi famiglie un
servizio armato.
A consolidare i destini della dinastia fu il figlio di Pipino, Carlo Martello, il quale riusc a
respingere un'offensiva araba sconfiggendoli a Poitiers (732), conferendogli il ruolo di difensore
della cristianit e quindi rafforzando il prestiogio e l'autorit in tutta la Gallia. Ma il
maggiordomo riusci in altrettante imprese, comportandosi difatto come un re tanto che quando
mor Teodorico IV nel 737 Carlo Martello lasci il trono vacante. La formale liquidazione
avvenen con il figlio Pipino il Breve il quale, con l'appoggio del papato, depose Childerico III,
nel 751. Pipino si fece eleggere re dall'assemblea dei grandi e si fece consacrare con l'olio
sacro da Bonifacio. La nuova dinastia avvi una campagna denigratoria nei confronti dei
meroving presentando i Merovingi come "re fannulloni".
Da Pipino il Breve a Carlo Magno
Con l'ascesa della nuova dinastia riprese l'espansionismo militare. Per vincolo con Stefano II,
Pipino condusse due spedizioni in Italia (755-56) e riconquist l'esarcato, consegnandolo al
papa. Con gli accordi di Ponthion si erano di fatto consolidate le premesse della dominazione
territoriale pontificia. Negli stessi anni venivano conquistate la Settimania e l'Acquitania e si
avviava una campagna contro i sassoni. Alla morte del sovrano il regno fu diviso tra i figli Carlo
e Carlomanno, ma la morte di Carlomanno nel 771 consegn l'intero fratello che riprese la
politica espansionistica.
Carlo inizi contro i sassoni una lunga guerra (772-804) conclusa con la conversione forzata al
cristianesimo del capo sassone Vitichindo e della sua gente. A render ancora pi stabile la
situazione si aggiunse la sottomissione e la conversione degli avari.
Il re Longobardo Desiderio prov a fermare la minaccia franca facendo sposare sua figlia a
Carlo ma il tentativo fall con l'ascesa al papato di Andriano I, antilongobardo. Desiderio reag
muovendo nel 773 verso il ducato di Roma, tuttavia l'intervento di Carlo fece cadere sotto la
proprio dominazione il rex langobardorum.
L'organizzazione amministrativa dell'impero carolingio

Carlo Magno cerc di dare al regno una struttura politica e organizzativa centralizzata. Il
territorio fu inquadrato in una rete di distretti territoriali, i comitati, che vennero affidati ai
comities (conti), funzionari regi gi presenti in precedenza, posti a capo delle terre appena
conquistate. Alle frontiere vennero istituiti ducati e marche, circoscrizioni pubbliche connotate
da una pi forte organizzazione militare. Per sorvegliare l'operato dei funzionari fu istituito il
missi dominici, esponenti dell'aristocrazia laica ed ecclesiastica periodicamente ispezionavano
una circoscrizione e riferivano al sovrano.
Carlo per rafforzare l'autorit del governo centrale scelse come residenza principale Aquisgrana
che fu sede di soggiorni sempre pi lunghi. Il potere centrale intervenne nella vita dell'impero
anche attraverso un'intensa attivit legislativa che si concretizz nei "capitolari" emanati dal re
nel corso di assemble annuali dette "placiti".
Allo scopo ri rendere pi solida l'amministrazione e garantirsi la fedelt dei funzionari si ricorse
ai rapporti vassallatico-beneficiari. Anche l'istituto dell'immunitas fu usato per dare maggiore
coesione al regno. L'immunit era nata principalmente per tutelare gli enti ecclesiastici dagli
abusi dei funzionari regi e consisteva nel privilegio di vietare l'ingresso dei funzionari regi nelle
terre sottoposte alla autorit di quest'ultimi.
La rinascita carolingia
Quanto detto finora mostra la preoccupazione di Carlo Magno alla creazione di una classe
dirigente responsabile e affidabile. Si trattava di un vero e proprio programma culturale
concretizzatosi in centro propulsore nella Schola palatina, un'accademia sorta presso la corte di
Acquisgrana e formata da intellettuali provenienti da ogni parte d'Europa. L'anima di questo
cenacolo fu il monaco Alcuino di York. La corte di Carlo divenne un luogo di elaborazione della
cultura ecclesiastica dal quale sarebbe partita non solo la riforma della chiesa franca ma anche
una nuova organizzazione scolastica.
Dopo Carlo Magno: la frammentazione dell'impero
Nel 806 Carlo Magno risolse il problema della successione dividendo i territori dell'impero fra i
tre figli maschi. Tuttavia la scomparsa precore di Carlo e Pipino fece si che alla morte di Carlo
Magno (814) Ludovico fosse l'unico a sopravvivergli. Denominato il Pio, Ludovico mise al centro
della sua politica il problema dell'unit imperiale. Nel 817 pubblic una costituzione, l'ordinatio
imperi, nella quale proclamava l'unit dell'impero e lo affidava al figlio Lotario; agli altri figli
(Pipino e Ludovico) assegnava i regni di Acquitania e Baviera. Lotario venne subito reso
partecipe del potere e mandato in Italia dove impose al papato la Contitutio romana (824), la
quale prevedeva un giuramente di fedelt del papa all'imperatore. La situazione rimase
tranquilla fino al 829 quando Ludovico volle modificare l'assegnazione dei regni per favorire un
nuovo figlio, Carlo il Calvo. Morto Pipino, Ludovico e Carlo si coalizzarono contro Lotario che fu
costretto ad accettare il trattato di Verdun e a spartire con i fratelli l'impero. A succedere
Lotario nel titolo di imperatore fu il figlio Ludovico II (855-875), ormai per il potere imperiale
era indebolito
Le seconde invasioni e l'Europa postcarolingia
Una nuova ondata di invasioni invest l'Europa occideentale tra il IX e X secolo, modificandone
profondamente gli assetti sociali. L'Europa centrale si trov sotto minaccia degli ungari che
presero a compiere veloci scorrerie a scopo di bottino nelle regioni limitrofe. Il loro metodo di
combattimento basato su un armamento leggero e rapidi spostamenti a cavallo impression gli
eserciti occidentali. Tra la fine del IX secolo e il 955, anno in cui furono sconfitti da Ottone I, gli
ungari compirono numeroso incursioni. Erano incursioni militarmente organizzate, rapide e
violente contro le campagne e i monasteri. La loro minaccia inizi ad essere contrastata
quando si diffuse anche in Occidente la cavalleria leggere, cosi Enrico I, re di Germania, li vinse
nel 933 a Merseburg ma a sconfiggerli definitivamente fu suo figlio Ottone I a Lechfeld nel 955
Nello stesso periodo le regioni mediterranee erano minacciate dai saraceni nome con il quale la
cristianit indicava le popolazioni islamizzata di varia origine etnica che abitavano il Nord
Africa. Continuarono a compiere incursioni e atti di pirateria arrivando alla conquista della
Sicilia nel 902. Nel 846 la stessa Roma sub un attacco. Negli ultimi decenni del IX secolo gli
eserciti bizantini riuscirono a liberare Bari e Taranto ma il fatto che gli attacchi fossero opera di

bande isolate faceva venire meno la possibilit di uno scontro diretto.


Gli uomini del nord
Una vera migrazione fu quella che nel IX secolo mise in movimento le popolazioni scandinave,
svedesi, norvegesi e danesi. Le fonti latine li indicarono come Normanni (uomini del nord) le
fonti inglesi con Viking. Molti dei loro insediamenti non raggiunsero una solida forma politica ed
ebbero vita effimera a causa delle lotte intestine. Di particolare rilevanza sono le vicende dei
normani insediati in Francia del Nord, da cui muovevano per fare incursioni interne. Pochi
decenni dopo i duchi di Normandia controllavano una vasta regione. Obiettivo di queste
spedizioni era la cnoquista di nuovi teritori.
La Francia postcarolingia
Dopo la deposizione di Carlo il Grosso (887) i diversi territori conobbero sviluppi politici
differenti. Nel regno dei franchi occidentali si formarono alcuni potenti principati. Questi signori
trasmettevano eriditariamente le cariche comitali e ducali, coni connessi poteri pubblici. La
deposizione di Carlo il Grosso fu seguita dall'incoronazione del conte di Parigi, Oddone. Per
alcuni decenni il regno di Francia fu conteso fra discendenti di Oddone e gli ultimi carolingi fino
a che nel 987 riuscirono a prevalere con Ugo Capeto capostipite della dinastia capetingia, che
avrebbe regnato sulla Francia fino agli albori del XIV secolo.
Il regno italico
Il regno d'Italia legato all'impero dalla dinastia carolingia conobbe oltre mezzo secolo di
alternanze dinastiche. Protagonisti furono quattro grandi gruppi familiari, i duchi di Spoleto e i
marchesi di Toscana, di Ivrea e del Friuli, che erano riusciti ad ereditare le cariche pubbliche
carlinge e acostituirsi una solida base patrimoniale e clientelare.
Una situazione relativamente stabile si ebbe con Ugo Provenza che tenne la corona per
vent'anni, tuttavia, costretto dalla ribellione di alcuni grandi del regno abdic a favore del figlio
Lotario che mor pochi anni dopo lasciando la corona a Berengario II marchese d'Ivrea
(950).Quest'ultimo per rafforzare il suo potere cerc di eliminare i sostenitori degli avversari,
per una parte dell'aristocrazia italiana reag. Ottone I di Germania, chiamato, scese in Italia e
venne proclamato re nel 951.
Il regno di Germania e la restaurazione dell'impero
Nella parte orientale dell'impero nel 919 venne esletto Enrico I di Sassonia che segn una
svolta. Il nuovo re rafforz le strutture del regno e invest i duchi della funzione di mediatori tra
potere regio e aristocrazia. Il figlio, Ottone I, port avanti l'opera di restaurazione della
sovranit regia stringendo legami pi forti con le grandi abbazie e con l'episcopato. Il
rafforzamento della sua autorit gli consent di domare nel 939 la ribellione di alcuni potenti
principati e di organizzare un'efficace difesa del confine contro gli ungari.
Parallelamente il sovrano impegn le sue energie in una ridefinizione del ruolo dei re di
Germania. Ottone I apparve come l'uomo adatto a far risorgere la missione universalistica
dell'impero in virt del ruolo eminente e del prestigio conquistati.0
L'affermazione dei poteri locali
Nel regno franco dell'VIII secolo i legami vassallatico-beneficiari si erano diffusi come
strumento per la creazione di una solida clientela militare e di una rete di rapporti con i
funzionari pubblici; questi dovevano come srvitium vassallatico l'esercizio della carica in nome
del re, ed erano remunerati con la concessione di terre del fisco regio. Questo sistema svolse
un ruolo di coesione del regno, all'origine, ma con la dissoluzione dell'impero divenne fattore di
sviluppo di tendenza autonomistiche. I vassalli regi utilizzarono a loro volta tali legami per
creare una rete di fedeli armati, che offrivano la base su cui fondare l'esercizio dei poteri
pubblici.
L'incastellamento

I processi di trasformazione degli assetti di potere furono accompagnati nel IX secolo da un


fenomeno destinato a cambiare il volto delle campagne europee: la diffusione dei castelli.
Intorno a questo processo ne scaturito un quadro articolato delle regioni e dei modi di
sviluppo dell'incastellamento che ha rinnovato l'ottica nella quale i castelli venivano studiati.
L'affermazione delle nuove forme di insediamento segu percorsi differenti. Uno dei fattori che
diede avvio al fenomeno fu il clima di insiruezza diffusosi nel IX secolo a causa delle incursioni
di ungari e saraceni. I grandi proprietari fondiari presero l'iniziativa e ovunque comparvero
fortificazioni. A darci l'idea di quanto il fenomeno fosse esteso una capitolare di Carlo il Calvo
che nel 864 ordina di abbattere i castelli che non avevano l'autorizzazione regia.
Le
fortificazioni fin dall'inizio erano utilizzate dai signori fondiari come strumenti di predominio
politico-militare e di coercizione nei confronti delle popolazioni. Inoltre possono essere
individuate motivazioni economiche alla base del fenomeno; per molti signori il castello
rappresent una forma di aggregazione e organizzazione della forza lavoro umana.
L'incastellamento offr nuove opportunit all'aristocrazia, sempre pi autonoma dal potere
regio, e divenne uno dei fattori di rafforzamento delle nuove forme di potere locale che si
andavano affermando sulla base del controllo territoriale.
L'affermazione dei poteri signorili
Gli storici hanno costruito una complessa terminologia per descrivere le forme del potere
signorile. Con l'espressione "signoria domestica" si soliti indicare l'insieme dei poteri che il
signore esercitava su coloro che risiedevano nella pars dominica, cio sui servi addetti alla casa
e alle terre.
Con "signoria fondiaria" si intende l'insieme dei poteri che un grande proprietario deteneva
anche sui coloni di condizione libera che lavoravano le sue terre. Da questi esigeva il
pagamento dei canoni per le terre concesse, la consegna di donativi e la prestazione di
corves, cio giornate lavorative non remunerate. Il terzo tipo di signoria definito territoriale,
in quanto il potere del signore si estendeva a una circoscrizione territorialmente definita e
basata su forme di coercizione e comando. IN questo tipo di signoria la propriet della terra fu
la base dalla quale si svilupparono poteri esteri a un territorio pi vasto. All'interno di questo
territorio il potere del signore si estendeva a tutti colori che vi risiedevano, compresi proprietari
liberi e i contadini di altri signori.
La formazione delle signorie territoriali fu il risultato di due processi concomitanti: la
patrimonializzazione dei poteri pubblici, sviluppatasi con la tendenza all'ereditariet delle
cariche comitali; dall'altro l'usurpazione di poteri e diritti pubblici da parte dei grandi signori
fondiari. Nella signoria territoriale di banno (che usa forme di coercizione e comando) il
dominus aveva il potere di costringere con la forza gli uomini a presentarsi in giudizio e a
sottostare alle sue decisioni.
La citt vescovile
Mentre nelle campagne andavano affermandosi i poteri signorili nelle citt emergevano nuove
forme di autonomia. La civitas, scelta dalla chiesa fin dai IV-V secolo come base della sua
organizzazione cominci a costituireil centro religioso e amministrativo delle diocesi. In et
postcarolingia l'episcopato aggiunse al prestigio della carica religiosa nuove funzioni civili,
legate all'esigenza di proteggere la popolazione: di fronte ai problemi di insicurezza del IX-X
secolo i vescovi presero iniziativa di costruire o restaurare le mura urbane acquistando un
ulteriore rilievo politico.
Quando con Ottone i vescovi ottennero i poteri comitali di districus (comando e coercizione)
assunsero sulle citt poteri pubblici uguali a quelli dei signori territoriali.
Crescita demografica e sviluppo agrario
Il periodo compreso fra inizi dell XI e fine XIII secolo segnato da mutamenti profondi. La
crescita demografica rappresenta un fenomeno al quale gli storici hanno dedicato in tempi
recenti una grande attenzione. SI ritenuto di poter avanzare stime di un incremento di circa
30 milioni: da 42 milioni intorno al Mille a 73 milioni.

La crescita demica interess tanto le citt quanto le campagne determinando profonde


trasformazioni nella trama insediativa. Nelle fasi del decolo furono le stesse citt che nell'et
media avano una certa vitalit a conoscere il maggior sviluppo urbano.
Sotto il profilo insediativo la nascito e o lo sviluppo della citt conobbe strade diverse. I centri
che riuscirono a mantenere un profilo urbano poterono beneficiare di una favorevole posizione
geografica e divenire riferimento importante per un movimento di affari sempre pi vivace.
Tuttavia le citt mantennero a lungo una dimensione molto contenuta: fra il XIII-XIV secolo
erano pochi i gli insediamenti con popolazione superiore ai 50 mila abitanti. Inoltre la presenza
delle citt non era uniformemente distribuita nella penisola. Il mezzogiorno continentale e
insulare come le regioni periferiche del nord presentavano una densit pi modesta.
L'incremento demografico e il connesso aumento della domanta di prodotti agricoli
determinarono un ampliamento delle superfici coltivate. L'estensione dell'agricoltura introdusse
mutamenti profondi negli assetti di produzione.Da una'economia fortemente legata alla caccia
e all'allevamento si pass ad una produzione pi legata alla terra.Il frumento e gli altri cereali
registrarono una sempre pi larga incidenza nel regime alimentare rispetto al quale dall'XI
secolo il pane conquist centralit. Nelle regioni mediterranee si afferm la viticoltura, favorita
dalla crescente disponibilit di braccia e da una domanda di vino sempre pi consistente da
parte dei mercati urbani.
Inoltre si iniziarono processi di bonifica con l'immigrazione di
contadini nei villaggi appena fondati.
I progressi che la pratica agricola fece registrare furono soprattuto quantitativi. Vi furono
tuttavia alcune significative innovazioni. Si ebbe la diffusione dell'aratro a versoio, che
aggiungeva all'aratro semplice la capacit ri rivoltare le zolle. Tuttavia l'aratro semplice di
epoca romana continu ad essere lo strumento in uso nelle regioni del versante tirrenico nel
Mezzogiorno e nelle isole. Un altro elemento di novit fu la rotazione triennale che prevedeva
che solo un terzo della terra venisse fatto riposare mentre gli altri due erano destinati uno alla
semina di cereali invernali l'altro a quella di colture primaverili
Lavoro artigiano e ripresa dei commerci
Connesso alla rinascita dei centri urbani dall'XI secolo si ebbe un forte sviluppo dell'artigianato.
Luogo fisico per eccellenza del lavoro artigiano era la bottega, all'interno della quale si
svolgevano le funzioni del maestro e degli apprendisti ed eventuali salariati. Autonomia e
primato del maestro erano fondati sul fatto di essere il proprietario della bottega, cio di
disporre del capitale fisso.
Bisogna attendere il XII secolo per la nascita di corporazioni artigiane: organizzazioni nei quali
vennero a riunirsi colo che praticavano uno stesso mestiere. Le corporazioni proseguirono in
fase iniziale essenzialmente finalit di promozione economica e di assistenza per i membri,
puntando a conseguire nel settore il monopolio della forza lavoro.
La ripresa dei commerci
Lo sviluppo dell'artigianato ebbe a determinarsi principalmente per lo stimolo rappresentato
dall'intensificarsi degli scambi che nei secoli XI-XIII si articolarono e consolidarono grazie alle
nuove dinamiche del rapporto citt-campagna/mercati urbani-rurali. Fin dal XII secolo si avvia
una nuova stagione che porter ad ampliare il campo d'azione e a variare ambiti e percorsi.
A partire dal XIII secolo si assiste a un ulteriore ampliamento degli orizzonti del commercio
anche a seguito dell'unificazione delle aree commerciali precedentemente configuratesi.
Vengono a essere coinvolti i territori slavi e le regioni pontiche. A ovest percorsi nuovi
realizzano una migliore integrazione fra i poli europei.
Con la ripresa dei flussi commerciali crebbe in tutto l'occidente il numero delle fiere, che
coprivano la gran parte dell'anno. Nella prima met del Duecento le fiere della Champagne
giocarono un ruolo fondamentale nel commercio europeo, particolarmente in quello dei tessuti.
Le produzioni del Nord, venivano distribuite in tutta l'area mediterranea.

Le monarchie feudali e la ricostruzione politica dell'Occidente


Nell'Europa dei secoli XI-XII si afferm l'esigenza di rapporti e ordinamenti politici pi stabili.
Tale esigenza diede luogo a processi di ricomposizione politica e territoriale che sostituirono un
sistema di poteri frammentato, basato su una molteplicit di signorie e principati locali, con
nuovi assetti di governo pi ampi e pi solidi. A consentirne la realizzazione furono gli stessi
rapporti vassallatico-beneficiari. Si stava affermando un nuovo termine, quello di feudum a
indicare prima la ricompensa per servizi specializzati, poi i beni concessi in beneficio e che
dalla seconda met dell XI fu utilizzato per indicare i rapporto giuridico stesso. Alla base dei
mutamenti troviamo un insieme di fattori fra i quali l'ereditariet dei benefici, sancito nel 1037
dall'imperatore Corrado II con l'edictum de beneficiis conosciuto come Constitutio de feudis.
Con l'ereditariet, feudi e poteri divennero patrimonio familiare. La patrimonializzazione e la
conseguente stabilit del feudo favorirono la diffusione dei rapporti feudo-vassallatici.
Di non marginale importanza fu il ruolo svolto dal ceto intellettuale, in particolare notai e
giurisperiti, impegnati in un'approfondita riflessione sulla natura e i contenuti del potere
pubblico e della sovranit regia. I giuristi analizzarono le relazioni vassallatiche e i concetti di
"autorit" e di "potere pubblico" giungendo ad elaborare un nuovo sistema ideologico e
giuridico che individuava nel legame feudale lo strumento per razionalizzare l'intrico dei poteri
signorili. Ne scatur la creazione di una rete gerarchica di connessioni fra i diversi nuclei di
potere: in quest'epoca che viene creata l'immagine della "piramide feudale".
Nell'XI secolo le basi della monarchia erano ormai di natura patrimoniale e non differivano da
quelle degli altri signori territoriali. Al centro della nuova concezione della regalit fu posta la
natura sacra del potere monarchico. La preminenza del re venne svincolata dai legami
personali e ricondotta alla divinit.
L'Inghilterra dalla conquista normanna alla Magna charta
L'efficacia dei rapporti feudali come strumento di governo fu sperimentata in primo luogo dai
normanni. L'Inghilterra conquistata da Guglielmo, duca di Normandia, nel 1066 presentava
un'organizzazione territoriale basata su una struttura di tradizione germanica, le centene,
inquadrate in circoscrizioni di livello superiore, le contee, nelle quali agivano gli aganti del re
incaricati di riscuotere le imposte. Guglielmo e i suoi successori, in particolare Enrico I
conservarono le contee ma eliminarono le circoscrizioni controllate dai grandi proprietari
fondiari, sostituendole con una nuova struttura costituita da vaste unit fondiarie facenti capo
a castelli.
Nell'assegnare queste unit ai diversi vassali il re fece in modo che fossero distanti l'uno
dall'altro per mantenere il controllo diretta della maggior parte di quelli esistenti.
In campo giudiziario, si afferm con Enrico I la tendenza a sottrarre ai tribunali locali le cause
pi rilevanti per riservarle alla giustizia regia.
Un nuovo periodo di stabilit si ebbe con Enrico II Plantageneto (1154-1189) il quale domin
su entrambe le dominazioni normanne. In Inghilterra sottrasse beni demaniali e diritti regi
usurpati dalla grande nobilt e si impegn nel consolidamento della struttura amministrativa:
rese stabile l'istituzione dei giudici itineranti incaricati di ispezioni periodiche
sull'amministrazione degli sceriffi; ampli la potest regia in materia di giustizia attribuendo ai
tribunali regi la competenza su numerosi reati in precedenza giudicati dai tribunali feudali,
signorili o ecclesiastici. Ci scaten la reazione del clero che vedeva si vedeva processato in
tribunali regi per furto o omicidio e non pi in tribunali eccleasiastici.
Tuttavia andava crescendo la tensione tra la corona e i grandi baroni, anche per l'aumentata
pressione fiscale legata agli impegni militari. Con il successore di Riccardo cuor di Leone (che
successe a Enrico II), Giovanni Senza terra, il prestigio della monarchia venne compromesso
dall'incapacit del sovrano di fronteggiare l'iniziativa politica del re di Francia Filippo Augusto
che tra il 1203-07 riusc a sottrargli la maggior parte dei possessi francesi.Il re si trov a dover
fronteggiare una coalizione di baroni, clero e citt mercantili che mal digerivano il peso del
fisco e gli abusi giudiziari. Nel giugno 1215 Giovanni fu costretto a firmare un documento, la
Magna charta libertatum, nel quale venivnao confermati libert e privilegi di chiese,
aristocrazia e comuni e si ponevano limiti all'autorit regia. Nasceva l'idea di una
rappresentanza dei corpi sociali chiamata ad affiancare il sovrano per offrirfli consiglio e
collaborazione e, di fatto, limitarne i poteri.

La Francia dei capetingi (XI-XII secolo)


Nell'XI secolo la situazione politica del regno di Francia era caratterizzata da un'accentuata
frammentazione del potere. All'interno dei quadri territorialiformate da contee e ducati si erano
affermate numerose signorie minori. I capetingi saliti al trono nel 987 con Ugo Capeto
esercitavano la sovranit solo sulle terre di dominio diretto, cio la regione attorno Parigi. Ad
accrescere la forza e il prestigio ci pens Luigi VI (1108-1137) il quale si guadagn il sostegno
delle gerarchie ecclesiastiche e delle citt, all'interno delle quali appoggi il movimento
comunale. L'abate di Saint Denis, consigliere del re, diede un contributo ideologico affermando
la superiorit della funzione regia su quella degli altri signori territoriali. Era il primo passo
verso quella che nel XIII secolo sarebbe diventata un'organica costruzione teorica e giuridica.
Luigi VII (1137-1180) rafforz ulteriormente il prestigio della monarchia ponendosi alla guida
del contingente militare francese nella seconda crociata (1147-1149). Proseguendo nella
politica avviata dal suo predecessore si impegn a razionalizzare l'amministrazione del
demanioregio e continu nella prudente politica di coordinamento delle forze feudali
richiedendo nuove prestazioni di omaggio a duchi e conti.
I Normanni nell'Italia meridionale
Nell'Italia Meriodionale i cavalieri Normanni arrivarono nei primi anni dell'XI secolo. In questa
parte della penisola la situazione appariva instabile, dominata da una forte frammentazione
politico-territoriale. Tentativi di aggregazione territoriale furono portati avanti dal principe di
Capua Pandolfo I Capodiferro che, nel decimo secolo, riusc a riunire sotto la sua autorit i
principati longobardi; e del duca di Salerno Guaimario IV che si impose sui ducati costieri. I
normanni sfruttarono questa situazione di instabilit per costruire proprie dominazioni
territoriali. Il primo nucleo nacque con Rainolfo Drengot, nominato conte di Aversa (1029).
Il pontefice Leone IX, cui si era ricolta la citt di Benevento, cerc di fermare l'avanzata dei
normanni e si fece promotore di una coalizione che fu sconfitta duramente nella battaglia di
Civitate sul Fortore (1053). I suoi successori preferirono trovare un'intesa e nel 1059 fu
stipulato, a Melfi, un accordo di base al quale, giurata fedelt al papato, Riccardo d'Aversa
ricevette in cambio l'investitura feudale del principato di Capua e Roberto il Guiscardo fu
nominato duca di Puglia, Calabria, Sicilia. Questi accordi rappresentarono il riconoscimento e la
legittimazione dei Normanni nel Mezzogiorno. Sconfitti i saraceni tutta l'Italia meridionale era
sotto il controllo dei Normanni.
Il Mezzogiorno da Ruggero II a Guglielmo II
Ruggero II alla morte del duca di Calabria, Sicilia, Puglia ne rivendic i domini e riusci a
impadronirsene unificando le diverse formazioni politica. Egli si dedic alla riorganizzazione dei
suoi domini, che al momento dell'unificazione erano privi di coesione politica e amministrativa
e ospitavano genti con religioni, lingue e culture diverse. Per armonizzare le diverse
componenti, il sovrano attu una politica di tolleranza in materia di usi religiosi e giuridici, il
sovrano attu una politica di tolleranza ma al tempo stesso cerc di rafforzare il suo potere
costruendo un efficiente apparato burocratico. Per migliorare l'efficienza dell'apparato vennero
istituiti uffici finanziari, le dohanae, preposti alla gestione dei proventi del demanio siciliano e
degli altri diritti di natura signorile spettanti al re. Tuttavia l'azione del re non riusc a eliminare
gli elementi di debolezza. . Dopo la sua morte i grandi vassalli regi si ribellarono rivendicando
pi autonomia. I suoi successori Guglielmo I (1154-1166) e Guglielmo II (1166-1189) si
trovarono a misurarsi con questi problemi. Inoltre si aggiungevano la minaccia islamica e
quella dei due imperatori Emanuele Comneno e Federico I. Quest'ultimo con l'accordo di
Costanza (1153) aveva promesso sostegno alla politica antinormanna del papato e nel 1154
iniziava una spedizione in Italia. Contro l'impero Orientali si ebberro successi, arrivando a
stipulare una pace trentennale. Mentre Guglielmo riusc a privare Federico I del sostegno del
Papa prestando giuramento nel 1156 a Benevento a Adriano IV.
La reconquista e i regni iberici
La conquista musulmana della penisola iberica (711-718) non si era tradotta in un completo

assoggettamento del territorio. Inoltre dopo la morte di Almanzor inizi il declino dello stato
omayyade(1031) sostituito da piccoli emirati locali. Nelle regioni in cui i musulmani erano pochi
vennero fondate nuove citt attirando abitanti con le concessioni franchigie e l'assegnazione di
terre. Dove erano numerosi furono costretti ad abbandonare le principali citt o ad accettare di
essere relegati in un sobborgo loro destinato.
Nel XII secolo si arriv alla decisiva vittoria di Las Navas de Tolosa (1212) dove gli
eserciticastigliano e aragonese combatterono insieme. Alla met del Duecento la reconquista
era ormai conclusa.
Fermenti religiosi e riforma della chiesa
Nel corso dell'XI secolo si afferm nella chiesa una forte esigenza di rinnovamento che diede
luogo a un movimento di riforma della vita e dell'organizzazione del clero destinato a
modificare radicalmente i rapporti tra papato e impero. Oggetto delle istanza riformatrici
furono i problemi creati dallo stretto legame che sin dal tempo dei merovingi aveva unito
strutture ecclesiastiche e poteri politici. Questo legame aveva determinato l'ingerenza dei laici
nelle nomine religiose, trasformando gli enti ecclesiastici in strumenti politici. L'ingerenza laica
nelle nomine ecclesiastiche port a un impoverimento culturale e morale del clero. Il risultato
fu che presso di esso si diffusero il matrimonio e il concubinato con la conseguente dispersione
die beni delle chiese.
Nuovo monachesimo e rinnovamento della chiesa
L'esigenza di una riforma che restituisse credibilit e prestigio alla Chiesa divenne molto sentita
sia presso i laici che presso i religiosi nei monasteri. I primi segni di rinnovamento partirono da
Cluny, abbazia benedettina dela Borgogna fondata nel 910 dal duca Guglielmo d'Acquitania
(dunque privata) nella quale si afferm una nuova interpretazione della regola benedettina: i
monaci di dedicarono esclusivamente alla preghiera e allo studio. L'abbazia aveva ricevuto dal
suo fondatore l'immunit dalla giurisdizione vescovile, confermatele poi dal papato; autonomia
e appoggio pontificio la protessero dai condizionamenti dei poteri laici.
Le istanze di rinnovamento e la critica del clero corrotto vennero portate avanti anche dai laici
tra i quali cresceva la domanda di partecipazione alla vita religiosa e all'elaborazione dottrinale.
L'impero e la riforma della chiesa
Gli imperatori appoggiarono con Enrico III il movimento di riforma. Enrico si impegn nella
moralizzazione dell'episcopato e si propose di restituire dignit al papato. Nel 1046 fece
eleggere papa un suo candidato il vescovo sassone Suidgero, che prese il nome di Clemente II
(1046-47). Sia Clemente II che i successori Leone IX e Vittore II si impegnarono nella riforma
della chiesa. Leone pose le basi della teoria della supremazia del papato facendo approvare al
concilio di Rims del 1049 due canoni che affermavano l'indipendenza degli ecclesiastici dai
poteri laici e il primato della sede romana sulla chiesa. La seconda posizione compromise
l'equilibrio dei rapporti con la chiesa d'Oriente e la delegazione inviata a Costantinopoli per
trovare un accordo fall.
Il problema dell'intromissione dell'aristocrazia nella nomina del papa venne risolta nel concilio
lateranense del 1059 da papa Niccol II (1059-1061) con un decreto che stabiliva che
l0elezione del papa avvenisse a Roma e fosse riservata ai cardinali, cio un collegio di 7
vescovi delle diocesi situate intorno a Roma da 28 preti titolari di altrettante chiese romane e
da 14 diaconi responsabili delle circoscrizioni assistenziali.
Enrico IV e Gregorio VII
La strada intrapresa dal papato era destinata a entrare in conflitto con l'impero, cosa che
avvenne con il papa Gregorio VII che accentr le istituzioni ecclesiastiche rafforzando il primato
del papa e suscitando l'ostilit dell'imperatore. Gregorio VII si trovo davanti un imperatore
deciso a contrastare i progetti pontifici. Enrico IV fece ricorso all'appoggio di vescovi e abati
fedeli attribuendo vescovadi e monasteri con criteri che ormai il movimento riformatore
qualificava come simoniaci (termine con il quale si indica il commercio delle cariche
ecclesiastiche).

Lo scontro divenne inevitabile quando Gregorio VII nel sinodo romano del 1075 depose
numerosi vescovi ed eman un decreto con il quale vietava alle autorit laiche di concedere
l'investitura di vescovati e abazie. Dello stesso anno la stesura del Dictatus papae che
raccoglieva in 27 proposizioni il pensiero di Gregorio circa il ruolo del papato e della Chiesa.
Enrico IV rispose convocando a Worms e Piacenza (1076) due concili di vescovi,
rispettivamente tedeschi e lombardi che deposero Gregorio VII, questi scomunic l'imperatore
e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedelt. I grandi del regno si opposero a Enrico il
quale fu costretto a cercare un accordo. Gregorio revoc la comunica solo dopo aver umiliato
Enrico facendolo aspettare tre giorni in mezzo alla neve e avendogli imposto la veste del
penitente.Tornato in Germania Enrico mise fine alla ribellione e riprese la politica antipapale.
Scomunicato nuovamente depose Gregorio e fece diventare papa l'arcivescovo di Ravenna con
il nome di Clemente III.
Il concordato di Worms e la libertas ecclesiae
Spentosi Gregorio prese il sopravvento la ricerca di un compromesso per risolvere il conflitto.
Un primo accordo fu raggiunto da Urbano II (1088-1099) con il re di Francia. La soluzione
prevedeva la separazione fra investitura spirituale e attribuzioni temporali della carica
vescovile: il re e i grandi del regno avrebbero rinunciato all'investitura dei vescovi con l'anello e
il pastorale per riservarsi quella dei beni temproali dietro giuramento di vedelt.
L'accordo con l'impero venne raggiunto tra Enrico V e il papa Pasquale II. Essi trovarono una
prima intesa nel febraio 1111 con il cosiddetto "Compromesso di Sutri" che prospettava una
soluzione rivoluzionaria: Enrico V rinunciava alle investiture e la Chiesa a tutti i beni materiali e
alle funzioni pubbliche concesse da re e imperatori. L'accurdo non fu attuato per l'opposizione
die vescovi tedeschi. Il definitivo accantonamento della soluzione avvenne nel concilio
lateranenre nel 116. La chiesa rivendicava il diritto di essere ricca e potente, di governare e di
usare gli strumenti del mondo per affermale la dottrina di Cristo. L'intesa con l'imperatore fu
trovata nel 1122 da Callisto II (1119-1124) con il concordato di Worms. L'imperatore
rinunciava all'investiture ma concercaca il diritto di presenziare all'elezione e la prerofativa
dell'investitura di funzioni e beni temporali.
L'affermazione del primato papale
Nel 1123 Callisto II convocava a Roma un concilio ecumenico. Segn l'inizio di una serie di
assemblee che scandirono la progressiva affermazione della supremazia papale. Il concilio
conferm oltre alla condanna della simonia e dl concubinato l'estraneit dei laici
all'ordinamento ecclesiastico. Anche l'elezione del papa fu definitivamente liberata da ogni
residuo di influenza laica.
Un contributo importante alla costruzione della supremazia papale venne dalla scienza
canonista che nel corso del XII secolo conobbe una scolta decisiva giungendo alla sistemazione
di tutta la produzione giuridica determinatasi nel corso dei secoli in maniera eterogenea e
disorganizzata.
Le crociate
Nel quadro del rinnovamento religioso che si dispieg nei secoli X-XI, conobbe una crescente
diffusione la pratica del pelligrinaggio, fra cui mete dominante si mantennero Roma e
Gerusalemme. Alle mete di pi antica tradizione si aggiunse quella di Santiago di Campostela,
nella spagna nord-occidentale. Qui era venuto affermandosi il culto di San Giacomo maggiore.
Il culto del santo and a identificarsi con le istanze religiose che animavano la lotta contro
l'islam, cui tutta la cristianit fu chiamata dal poneteifce Alessandro II con la concessione
dell'indulgenza (1064) a queanti avessero preso le armi contro i mori. Nel 1095 in occasione
del concilio di Cleremont papa Urbano II condannando le lotte fra cristiani esort a prendere il
cammino verso Santiago per mondarsi dei peccati e contribuire a tener lontani gli infedeli.
Quindi subito si esort al pelligrinaggio e non propriamente a una crociata.
Le prime spedizioni e la conquista di Gerusalemme
L'appello lanciato a Clermont trov ascolto immediato in quelle componenti umili e marginali

della societ, che avevano gi partecipato al movimento di riforma della chiesa. Gi nel 1096
Pietro l'Eremita con una folla di qualche migliaio di persone fra le quali anche donne, ammalati
e bambini si mise in marcia verso la terrasanta cominciando la caccia agli "infedeli". Saccheggi,
razzie, uccisioni misero ben presto in allarme nobili e contadini che in Ungheria riuscirono a
infliggere a questo esercito di disperati una dura sconfitta. Sopravissuto Pietro L'eremita pot
assistere nel 1099 alla conquista di Gerusalemme. La crociata ufficiale ebbe inizio poco dopo e
vide la mobilitazione di alcuni fra i maggiori rappresentanti del mondo feudale europeo: tutti
sotto la guida del legato pontificio Ademaro di Monteil. I singoli contingenti militari confluirono
a Bisanzio fra l'autunno 1096 e la primavera dell'anno successivo; nel giugno 1097 mossero
verso la terrasanta. Posta sotto assedio per cinque settimane e conquistata il 15 luglio 1099,
Gerusalemme divenne la capitale dell'omonimo regno, alla conquista fece seguito lo sterminio
di gran parte della popolazione musulmana ed ebraica che abitava in citt.
Diversi fattori determinavano, per, la debolezza degli stati latini d'Oriente: le divisioni interne
ai gruppi dominanti; un territorio modesto che non andava molto alla zona costiera; lo scarso
numero dei crociati; i difficili rapporti con le popolazioni locali.
A fronte di tale situazione finirono per assumere un ruolo importante quegli ordini religiosi di
tipo nuovo nati in Gerusalemme e che gli storici denominano monastico-militari, i cui membri
erano tenuti alla lotta contro gli infedeli e alla difesa dei pellegrini. Di questi ordini i principali
furono gli Ospedalieri di San Giovanni costituitisi nel 1113 e esistenti oggi con il nome di
Cavalieri di Malta; i cavalieri del Santo Sepolcro, incaricati di proteggere la tomba di Cristo; e i
cavalieri del Tempio (o templari) che cosi denominarono (1120) per il fatto di avere la loro
sede in una ex moschea eretta nella spianata del tempio di Salomone.
La riscossa islamica e la debole risposta dell'occidente
Neppure il supporto dei monaci-cavalieri valse. L'emiro di Mossul e Aleppo, mosse al recupero
dei territori perduti dall'islam e riusc senza problemi a conquistare la parte orientale del
principato di Antiochia e della contea di Tripoli (1135-37) e a conquistarsi poco dopo di odessa
(1144). Da ci scatur per la preoccupazione che si diffuse in europa, la seconda crociata
(1147-48), bandita da Papa Eugenio III e fortemente voluta dal cistercense Bernanrdo di
Chiaravalle, che riusc a mobilitare alcuni fra i pi potenti sovrani. Tale crociata non consegu
per alcun risultato. L'offensiva islamica era destinata ad andare avanti. A seguito
dell'unificazione di Egitto e Siria in un'unica dominazione, sotto il sovrnao turco conosciuto
come "Saladino" sferr un attacco nel 1187 che port alla riconquista di Gerusalemme (2
ottobre). La clamorosa caduta della citt santa spinse per una terza crociata (1190-92) che
vide impegnate alcune fra le maggiori personalit politiche del Mondo occidentale: Federico I,
Filippo Augusto, Riccardo I Cuor di Leone. Federico anneg dopo aver sconfitto i musulmano
nell'Anatolia sudorientale(1190). Tuttaviua gli altri sovrano non riuscirono a liberare
Gerusalemme. La capitale del regno latino fu duqneu posta a San Giovanni d'Acri, che divenne
la base operativa degli ordini monastico-cavallereschi.
La quarta crociata e l'impero latino d'Oriente
La morte di Saladino avvenuta nel 1193 e la frammentazione conseguente dei suoi regni
segnalavnao lapossibilit di pi fortunati interventi. La quarta crociata si ebbe solo nel 1202
per iniziativa di Innocenzo III. Confluiti a Venezia i crociati si trovarono, tuttavia, a non di
sporre di una somma di denato sufficiente per noleggiare le navi necessarie. In loro soccorso
venne il doge Enrico Dandolo, il quale si offr di fornire in ogni caso le imbarcazioni a patto che
gli eserciti crociati aiutassero Venezia nella riconquista della citt adriatica Zara.
Conquistata Zara vollero fare un ulteriore deviazioneper aiutare il figlio del deposto imperatore
di Bisanzio Alessio il Giovane a soccorre il padre nell'impresa di tornare sul trono. Nel 1203
entrarono a Costantinopoli riconquistata. Tuttavia Alessio venne meno alle promesse fatte
spinsero gli occidentali ad un nuovo intervento. Il 13 aprile 1204Bisanzio divenne impero latino
d'Oriente.
I comuni italiani e l'impero
L'origine del comune urbano ha generato un intenso dibattito storiografico, in particolare
nell'Ottocento: si volle vedere nella genesi dei comuni l'espressione della volont di riscatto

delle popolazioni italiane dal giogo germanico.


La nascita del comune cittadini si ebbe in Italia nei decenni a cavallo fra XI e XII secolo.
Accanto agli esponenti del ceto mercantile e artigianale agirono anche elementi di spicco della
societ precomunale, membri dell'aristocrazia militare o immigrati dalla campagn, ricchi
proprietari fondiari, esponenti del ceto intellettuale. LA continuit delle funzioni politiche e
amministrative che aveva caratterizzato non poteva non riflettersi in processi di cosi largo
raggio.
La lontananza del potere centrale e i conflitti fra impero e papato favoriro i processi di
formazione dei comuni, nei quali si ricerc la risposta alle tensioni sociali in atto e il loro
superamento. Tali processi furono molto vari. Con semplificazioni possiamo dire che in alcuni
centri il comune nacque dall'opposizione di tutta la collettivit contro gli arbitri dei detentori del
potere
Federico I Barbarossa e la politica italiana
Alla morte di Enrico V i principi tedeschi, ignorandone la volont, elessero imperatore Lotario di
Supplimburgo (1125-1137) della casata di Sassonia cui fece seguito un hohenstaufen, Corrado
III (1137-1152). Presero a definirsi due schieramenti che presero il nome di ghibellino e
guelfo. Il conflitto tra le due parti contribu a mantenere a lungo agitate le acque dell'impero e
alimitare di fatto i poteri dell'imperatore. Una piega diversa pressero gli avvenimenti con
l'elezione di Federico duca di Svevia. Denominato il "Barbarossa" mostr subito la volont di
rafforzare l'autorit imperiale. Furono cosi recuperati i diritti sanciti dal concordato di Worms in
materia di elezione di vescovi. Subito dopo l'attenzione si indirizz all'Italia dove le citt,
organizzate in comuni, erano arrivate a far proprie prerogative imperiali e si scontravano l'una
con l'altra portando la guerra entro l'impero medesimo. Il programma di recupero degli iura
regalia, cio le inalienabili prerogative del sovrano(battere moneta, nominare gli ufficiali
pubblici etc) e di realizzazione di un assetto amministrativo pubblico organicamente concepito
era inconciliabile cone le anomalie della situazione italiana. La prima discesa del Barbarossa si
ebbe nel 1154. Nel corso della dieta l'imperatore neg ai milanesi il riconoscimento di
qualunque esercizio di diritti regi, come pure il diritto di estendere il proprio dominio sui minori
comuni lombardi. In seguito Federico raggiunse Roma per essere incoronato da Adriano IV
Dallo scontro impero-papato alla pace di Costanza
Nel 1158 il Barbarossa pose sotto assedio Milano che era il fulcro della resistenza antiimperiale.
Milano fu costretta alla resa. Subito dopo fu convocata una seconda dieta a Roncaglia, in cui
l'imperatore eman due Costitutiones. La prima, Costitutio de regalibus, elencava in dettaglio e
ribadiva le prorogative imperiali, stabilendo che i comuni e i signori potessero esercitarle solo a
seguito di concessione imperiale; la seconda, Constitutio pacis, vietava le leghe fra le citt e le
guerre private. A ci si legava era connesso il tentativo di legare a se i titolari di distretti
pubblici e i detentori di giurisdizioni signorili.
La natura politica del progetto non manc di suscitare un'opposizione assai vasta che vide
schierati in prima fila i comuni veneti e lombardi e lo stesso pontefice Alessandro III. Federico
cominci a sostenere l'antipapa Vittore IV in seguito, posto assedio a Milano, la distrusse
(1162). Nel 1164 alcune citt diedero vita alla Lega veronese, sostenuta da Venezia, cui fece
seguito un'analoga lega lombarda, capeggiata da Cremona. Con il giuramento di Pontida del 7
aprile 1167 le due coalizioni si fusero nella Lega Lombarda alla quale non tard a dare il
proprio appoggio Alessandro III.
La Lega riusc a sconfiggere Federico che era sulla strada per la Germania a Legnago il 29
maggio 1176. A quel punto intraprese la strada della diplomazia. La pace giunse dopo una
tregua (Venezia 1177) di sei anni; fu siglata a Costanza nel 1183 e sanc un compromesso: da
un lato venivano riconosciuti i poteri pubblici come dicendeti dall'imperatore, ma quest'ultimo
dovette accordare ai comuni i diritti di cui si erano appropriati.
L'evoluzione sociale e politica dei comuni
Gli anni successivi alla pace di Costanza videro l'irrobustimento e la strutturazione delle
autonomie comunali, determinati a estromettere poteri concorrenti, come quello vescovile. Al
controllo del territorio mirava anche la costruzione dei cosiddetti "borghi franchi": insediamenti

per solito ubicati sul confine del contado.


Processi sociali in atto da tempo portarono al protagonismo di due schieramenti, "popolare" e
nobiliare. Il primo, popolus, era costituito da mercanti, artigiani, operatori di finanza, giudici,
notai, medici. Il secondo era dato da quell'aristocrazia cittadina che in misura rilevante aveva
contribuito alla vicenda comunale.
Il conflitto fra gli schieramenti aveva finito per turbare la vita dei collegi consolari, per
comprometterne la stabilit e sostituirli con un podest. Si scandisce il passaggio dalla fase
consolare a quella podestarile del comune italiano. I podest, chiamati dai consigli, non furono
scelti fra i residenti, bens tra forestieri provenienti da citt amiche, ci ovviare a conflitti
interni. La funzione mediatrice svolta consegu vari contesti e circostanze i successi che si era
sperato: venne, tuttavia, a perdere d'efficacia col trascorrere degli anni quando alle
contrapposizioni di ceto si aggiunsero i conflitti interni alle parti in campo.
Il comune di popolo
In diverse citt le lotte interne approdarono all'affermazione di un governo "popolare", ci che
non valse a semplificare il quadro politico-istituzionale cittadino, stante il fatto che il popolo
non ritenne di sopprimere la societas populi, i cui organi continuarono a operare accanto a
quelli del comune. Al vertice il podest fu cosi affiancato dal capo del popolo, investito di ampie
competenze militari , giurisdizionali e finanziarie. II provvedimenti di valenze pi importante
furono quelli intesi a impedire agli aristocratici l'accesso alle pi alte cariche cittadine.
Impero e papato nel XIII secolo
Snodo degli eventi politici tra XII-XIII secolo fu la successione sveva al normanno di Sicilia alla
morte di Guglielmo II. Sposo dell'erede legittima, Enrico IV di Svevia incontr una fiera
resistenza nel partito imperiale, che gli contrappose il figlio naturale di un fratello del defunto,
Tancredi conte di Lecce. Incoronato re a Palermo nel 1190 riusc ad ottenere l'appoggio del re
d'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone e quello dei papi Clemente III e Celestino III, che si
sentivano minacciati dall'unificazione della corona di Sicilia e di quella imperiale.
Enrico IV si trov a fronteggiare in Germania la rivolta del duca di Sassonia Enrico il Leone,
sostenuto da Riccardo d'Inghilterra. Fatto prigioniero quest'ultimo ebbe la meglio sugli
antagonisti. Ottenuto il vassallaggio dai re d'Inghilterra e di Polonia, Enrico IV coltivava
l'ambizione di costruire una monarchia universale. Il progetto fu stroncato dalla morte del
sovrano nel 1197. Risolutivo fu l'affidamento del figlio al papa Innocenzo III che uscito dalla
minorit, nel 1208 pot conseguire il titolo regio.
Tuttavia la morte di Enrico IV pot riaprire i giochi per la successione all'impero. Dal conflitto
usc vittorioso Ottone di Brunswick, sostenuto dal pontefice, che fu incoronato nel 1209. Per
quest'ultimo non stesse ai patti con il papa il quale lo scomunic e trov in Federico di Sicilia il
candidato all'elezione imperiale. A decidere nei fatti la successione fu la battaglia del 27 luglio
1214 a Bouvines, nelle fiandre, in cui si affrontarono Ottone e Federico. A vincere fu Federico,
incoronato re di Germania nel 1212
Il pontificato di Innocenzo III
Nel 1198 l'ascesa al soglio papale di Innocenzo III segn l'inizio di un pontificato destinato a
dare pieno e coerente svilupo al progetto coltivato nell'elaborazione poltiico-religiosa del XII
secolo : affermare sull'impero il primato morale e politico della Chiesa. Nel Lazio, nelle Marche,
in Umbria si procedeva a organizzare l'amministrazione dello Stato per province, ciascuna
affidata alla vigilanza di un rettore, rappresentante dell'autorit pontificia e per gli aspetti
finanziari di un tesoriere. Fra il regno di Sicilia e le terre padane si interpose un'entit statuale
di valenza strategica che a lungo i papi avrebbero dovuto salvaguardare dal pericolo di un Nord
e di un Sud riuniti sotto lo stesso potere.
Federico II e il consolidamento del regno meridionale
Durante il soggiorno tedesco durato fino al 1220, FedericoII cerc di consolidare i suoi rapporti
con i principi tedeschi e di assicurarsene la fedelt. Ci gli cost significative concessioni

soprattutto verso l'episcopato. Cosi nel 1213 con la Bolla d'oro emanata a Eger il sovrano
rinunci ai diritti in materia di elezione dei vescovi e degli abati riconosciuti all'imperatore dal
concordato di Worms; si trovo anche a dover legittimare l'esercito da parte dei principi, quali la
riscossione dei dazi e il batter moneta. Dopodich l'imperatore poteva dedicarsi a sistemare la
situazione del regno di Sicilia, dove i baroni e, soprattutto, i nobili avevano approfittato prima
della sua minorit, poi della sua assenza per accapparrarsi beni demaniali e prerogative regie.
In questo caso l'atteggiamento di Federico fu improntato alla massima intransigenza,
portandolo ad affrontare in armi i feudatari ribelli.
Altro problema fu quello dei saraceni che, padroni di vasti territori della Sicilia, lo costrinsero a
ripetute campagne militari. Una volta sconfitti li deport nella Puglia settentrionale.
La struttura amministrativa dello stato, facente capo alla Magna curia, ebbe l'attenzione di
Federico che fond a Napoli, nel 1224, la prima universit statale europea. Con la riforma del
sistema tributario lo svevo punt ad accrescere le entrate fiscali.
Federico II, la crociata e i comuni italiani
Diventato pontefice Ugolino di Ostia con il nome di Gregorio IX, dotato di un temperamento
assai determinato, Federico non pot pi tergiversare e nel giugno 1228 part per la crociata.
Tuttavia egli con dei negoziati ottenne la corona del regno di Gerusalemme, con l'impegno di
smantellare tutte le fortificazioni della cit e di lasciare anche agli islamici la possibilit di
andare nei luoghi santi. Questo non piacque ne ai guelfi ne al papa che ordin una crociata
contro Fedeirco. Vinte le truppe del papa lo costrinse a sottoscrivere la pace di San Germano
1230, in cui l'imperatore e re di Sicilia fu prosciolto dalla scomunica, ma dovette rinunciare a
ogni ingerenza nell'elezione dei vescovi e concedere al clero meriodionale la piampia
immunit giudiziaria.
Nei confronti dei comuni dovette intervenire contro la Lega lombarda. Furono anni di conflitto
anche ideologico. Il papa arriv a identificarlo come "l'anticristo". Dovette anche far fronte a
rivolte in Germania ma il 13 dicembre 1250 mor.
Dalla fine della dinastia sveva alla pace di Caltabellotta
Corrado IV, figlio e successore, mor presto nel 1254. Il trono imperiale rimase vacante fino al
1273 anno dell'elezione di Rodolfo d'Asburgo, la cui attenione and ai domini avti.
Nel regno di sicilia la continuazione della dominazione svava fu garantita dal figlio di Federico
Manfredi che nel 1258 si fece incoronare re. L'avvento di quest'ultimo preoccup i papi . Ne
deriv che Urbano IV (1261-64) nel 1263 invest del regno Carlo conte d'Angi e di Provenza,
fratello del re di Francia Luigi IX. La vittoria conseguita a Benevento il 26 febbraio 1266 apr ai
francesi le porte del sud, ma il saccheggio di Benevento trov l'opposizione del papa. Inoltre la
pesante pressione fiscale e lo spostamento della capitale a Napoli scaten il luned di Pasqua
del 1282 a Palermo che prese il nome di "rivolta del Vespro". In chiave antiangioia gli insorti
sollecitarono l'intervento di Pietro III d'Aragona, sposo della figlia di manfredi. Papa Martino IV
giunse a bandire una crociata contro Pietro III affidandone la coduzione al re di Francia Filippo
l'Ardito. Tuttavia con l'avvento di Bonifacio VIII fu possibile pervenire al trattato di Anagni nel
1295 con il quale Giacomo II d'Aragona si pieg al ricongiungimento della sicilia con il regno
continentale angioino. Per una nuova rivolta fece riprendere il conflitto che si concluse
definitivamente nel 1302 con la pace di Caltabellotta. Con essa la Sicilia veniva assegnata a
Federico III che assumeva il titolo di re di Trinacria, concordandosi che alla sua morte l'isola
sarebbe tornata angioina. Quindi a Caltabellotta la Sicilia su separata dal Mezzogiorno
continentale.
Consolidamento delle monarchie nazionali
Nel Duecento si rafforzarono gli ordinamenti monarchici sviluppatisi nel corso dei secoli XI e
XII in Inghilterra, in Francia, nella penisola iberica e nell'Italia meridionale. I sovrani si
vedevano riconosciuta la piena autorit sugli stati di cui venivano a profilarsi i quadri
amministrativi e territoriali. Al re si affiancavano forze locali, aristocrazia, elites urbane, che
cominciavano a essere coinvolte nella gestione del potere. Nel corso del secolo si ebbe inoltre

un'espansione territoriale dei regni che rese necessario un pi efficace ordinamento


amministrativo e fiscale.
Il regno di Francia
Lo scontro molitare di Bouvines del 1214, facendo arretrare la presenza plantageneta, costitu
una tappa fondamentale verso la definizione degli assetti politico-territoriali delle monarchie
inglese e francese. I discendenti di Filippo II Augusto riuscirono ad ampliare i confini: Luigi VIII
(1223-1226) si impose in Linguadoca, risultato consolidato da Luigi IX (1226-1270). Con la
pace di Parigi del 1259 lo stesso Luigi IX port a compimento l'acquisizione del Poitou,
dell'Angi e dell'Acquitania. Sotto Filippo il Bello (1285-1314) si afferm il pieno controllo
francese su una regione di grande rilevanza economica come le Fiandre.
Il re, servendosi dei preesistenti strumenti di natura feudale e rafforzandoli, faceva valere ora
la sua sovranit su tutto il territorio: richiedeva l'omaggio anche ai vassalli di altri signori,
controllava feudi vacanti, esigeva una tassa sui trasferimenti dei beni feudali. Aveva inoltre la
piena potest legislativa e esercitava la propria autorit in campo giurisdizionale sull'intero
Stato.
Sotto Luigi VIII e IX si ebbe un consolidamento delle istituzioni politiche di governo:
l'amministrazione delle risorse finanziarie fu affidata al Tesoro regio, mentre al parlamento
spettavano le funzioni giudiziarie.
Il regno d'Inghilterra
Dalla proclamazione della Magna Charta anche la monarchia inglese conobbe un progressivo
sviluppo dell'assemblea rappresentativa. Una novit introdotta nel 1215 consisteva nel fatto
che all'assemblea dei maggiori vassalli si riconosceva il diritto di collaborare con il re riguardo
ad alcuni aspetti del governo statale. Poco dopo la met del Ducento, sotto il regno di Enrico
III Plantageneto (1216-1272) la Magna curia divenne un'assemblea regolare.
Si era completamente superato il sistema dell'appalto nel conferimento degli uffici degli sheriffs
per restituire alla corona la parte dei redditi patrimoniali incamerati dagli appaltatori. Ci apr
una nuova fase del confronto politico, che port nel 1258 all'emanazionene delle Provisions of
Oxfords: con tale atto si attribuiva al re il dovere di convocare l'assemblea regolamente, ai
magnati il diritto di prender parte alla scelta dei consiglieri regi. Si ponevano allora le basi per
un'evoluzione dell'organismo parlamentare in senso istituzionale.
I regni iberici
Con la vittoria riportata sui musulmani a Las Navas de Tolosa (1212) si avvi nei quattro regni
cattolici un processo di rafforzamento istituzionale e di espansione territoriale della monarchia.
Gi forti del ruolo di guida militare ricoperto nel corso della reconquista i re si trovarono ora a
poter consolidare la proprio posizione indirizzando la riorganizzazione politico-amministrativa
dei territori sottratti alla dominazione musulmana: si ponevano infatti come principale
riferimento politico per le forze che si erano sviluppate nelle aree ricondotte sotto il controllo
regio.
L'assetto determinatosi vedeva l'esistenza di grandi patrimoni terrieri: furono queste le basi su
cui si organizz la signoria territoriale. Inoltre la colonizzazione delle terre facenti parte del
califfato di Cordova si realizz attraverso la fondazione di numerose citt: si trattava di
comunit assai vitali sotto il profilo economico e sociale. IN un contesto politico caratterizzato
dal continuo confronto tra re e poteri locali intraprendenti si determin nel tempo lo sviluppo
delle cortes: le assemblee rappresentative dell'aristocrazia, del clero e delle comunit cittadine.
Tali cortes iniziarono nel Duecento a divenire dei veri organi politici, riuscendo a condizionare il
governo regio.
Gli aragonesi, la sardegna e la "via delle isole"
L'acquisizione della Sicilia da parte degli aragonesi avenne pochi anni dopo l'infeudazione
ricevuta da papa Bonifacio VIII di regnum sardiniae et corsicae, di fatto inesistente. SI ebbe un
relae interessamento della corona alla conquista della sardegna, nel quadro di un progetto di
dominazione commerciale del mediterraneo. La conquista ebbe inizio nel 1323, conoscendo

una definitiva accelerazione nella battaglia si Sanluri del 1409.


Bonifacio VIII e il conflitto con Filippo il Bello
La costante compromissione della Chiesa nei conflitti politici e militari che segnarono la storia
europea del Duecento aveva generato malessere in molti ambienti della cristianit. Nel 1294 fu
dunque accolta con grande speranza l'elezione del pontefice dell'eremita molisano Pietro da
Morrone, con il nome di Celestino V. Estraneo ai giochi di potere non riusc, tuttavia, a
sostenere le pressioni su di lui esercitate da parte degli angioini e dallo stesso collegio
cardinalizio, e resosi conto di non poter operare abdic. A succedergli fu chiamato Benedetto
Caetani. Bonifacio VIII (1294-1303) si preoccup di eliminare dalla scena il suo predecessore
facendolo trattenere nel castello di Fumone dove poco dopo sarebbe morto. Il progetto
teocratico di Bonifacio si scontr con le realt delle monarchie nazionali.
Avendo Filippo il Bello, re di Francia, cancellato l'immunit dalle imposizioni regie di cui godeva
la chiesa, il papa fece opposizione ordinando al clero francese di non versare alcunche senza
autorizzazione (1296). Filippo reag allora impedendo che i proventi delle decime raccolte dalla
chiesa raggiunsero roma.
Nel 1300 Bonifacio indisse il primo "anno santo" o giubileo accordando l'indulgenza plenaria
ovvero il perdono dei peccati , a quanti fossero recati a Roma per pregare, ricevuta la
comunione, sulle tombe degli apostoli. Tuttavia ci non aiut il papa a recuperare il ruolo
politico cui ambiva. Filippo il Bello convoc per la prima volta gli Stati Generali facendo
proclamare dagli stessi che le prerogative regie discendevano direttamente da Dio. Il papa
rispose con l'emanazione della bolla Unam sanctam con la quale ribadiva che il potere del papa
era superiore a quello di ogni sovrano e che egli poteva giudicare ciascuno.
Gli stati europei nei secoli XIV e XV
Fre Tre e Quattrocento le diverse formazioni statuali furono interessate da processi di
accentramento politico che conferirono loro una nuova fisionomia. Di fronte all'esigenza di
controllare pi efficacemente il territorio, garantendovi l'ordine pubblico e l'amministrazione
della giustizia, si ebbe ovunque una crescita degli apparati statali di governo. And cosi
potenziandosi la rete dei funzionari della P.A, dipendenti direttamente dal re. Dovettero essere
cosi incrementati i proventi delle imposte indirette.. Altro elemento caratterizzante fu
l'affermazione delle assemblee rappresentative delle classi o "corpi" della societ.Tali
assemblee costituirono lo strumento che rese possibile un dialogo fra le forse sociali e il potere
centrale.
Si stagliava sempre pi nettamenete il profilo di una "comunit nazionale"; tale processo era
sospinto, sul piano culturale, dall'uso di una lingua comune, la cui diffusione venne in quaqlche
caso promossa dai sovrani o si accompagn ai movimenti di riforma religiosa. Nell'ambito di
ogni stato si diffuse inoltre il culto del santo protettore del re o del paese e le chiese andarono
acquisendo un carattere nazionale.
La nascita delle nazioni rappresent l'approdo di dinamiche politiche, sociali e culturali che,
sviluppatesi nel lungo periodo, coinvolsero popoli di diversa identit e tradizione radicati
nell'ambito territoriale dei vari stati.
Francia e Inghilterra: le monarchie trecentesche
Il processo di accentramento politico e dicostruzione statale interess soprattutto la monarchia
francese e quella inglese: furono poi gli eventi bellici che coinvolsero i due paesi fra Tre e
Quattrocento a costituire il quadro che rese possibile gli ulteriori sviluppi dello stato in senso
territoriale e nazionale.
A muovere dai regni di Filippo II Augusto il regno dei capetingi conobbe una significativa
espansione territoriale e un rafforzamento delle funzioni pubbliche della monarchia. Gli
apparati di governo centrali e periferici, cosi come l'ideologia del potere regio, continuarono a
irrobustirsi nel corso del Trecento, secolo durante il quale il trono pass alla dinastia dei Valois,
nelle cui mani sarebbe rimasto sin verso la fine del Cinquecento.
Mentre si rafforzavano gli ordinamenti del governo monarchico andava crescendo
progressivamente anche il peso politico delle assemblee rappresentative. Gli stati generali, cio
la riunione dei rappresentanti dei tre principali stati o corpi della societ vennero infatti a

costituire lo strumento istituzionale attraverso il quale i diversi poteri locali riuscivano a


intervenire nelle scelte del governo, prendendo parte alla vita politica del paese.
Un'organizzazione politico-istituzionale comparabile con quella del regno si andava realizzando
nel corso del Trecento anche nelle regioni francesi che non erano sottoposte alla corona. Nei
cosiddetti appannaggi - i territori devoluti a membri della famiglia reale- e i principati che
insistevano lungo i confini del regno il potere politico si and strutturando attraverso lo
sviluppo di apparati di governo centrali e territoriali, la formazione di una rete di funzionari
specializzati, il crescente ricorso alle assemblee rappresentative. Nel XIV secolo il sovrano non
controllava ancora l'intero territorio nazionale.
Particolamente precoce fu la formazione di un ordinamento statel in Inghilterra, essa vide, gi
dai secolo XII-III, lo sviluppo di un reticolo istituzionale capace di garantire ai plantageneti un
sicuro controllo amministrativo e fiscale del territorio. Nel Trecento le strutture del governo
regio si rafforzarono e si afferm pienamente il Parlamento. Il Parliament era organizzato
secondo un modello bicamerale: i lords o peeers, cio gli esponenti dell'alta aristocrazia,
componevano la camera alta; della camera bassa, detta anche dei comuni, facevano invece
parte i rappresentanti della media e piccola nobilt (gentry), nonch le elites urbane.
Tratto peculiare dello stato monarchico inglese risulta in definitiva la centralit politica che le
elites locali andarono acquisento fra XIII-IV secolo, a cominciare dalle conquista dalla Magna
charta fino ad arrivare all'istitualizzazione del parlamento.
Francia e Inghilterra: la guerra dei cent'anni e le vicende di fine Quattrocento
L'intreccio di rapporti che legava le due corone e l'esistenza di forti interessi inglesi sul
continente furono alla base della cosiddetta guerra dei cent'anni, conflitto che oppose Francia e
Inghilterra fra il 1337 e il 1453.
Causa scatenante fu la crisi dinastica apertasi nel 1328 quando, morto re Carlo IV ed estintasi
la dinastia dei capetingi, Edoardo III d'Inghilterra( 1327-1377) rivendic la successione al tron;
la corona and invece a un parente dell'ex regno di nazionalit francese, Filippo IV, con la
quale si impose la dinastia dei Valois. Solo nel 1337 Filippo, rivendicando la propria sovranit,
confisc a Edoardo III le terre d'acquitania e questi, sbarcato nelle fiandre, si proclam re di
Francia.
La prima fase del conflitto fu favorevole agli inglesi che a Crecy (1346) e Poitiers (1356)
inflissero al nemico una dura sconfitta grazie all'apporto degli arceri di cui ampiamente si era
venuto dotando il loro esercito e contro i quali nulla pot la cavallaria pesante dei francesi.
Tuttavia il malessere sociale (guerra e peste nera) spinse i due contendenti a siglare un
trattato di pace a Bretigny nel 1360 con il quale Edoardo III si vide riconoscere il possesso di
circa un terzo del territorio francese (Aquitania, Poitou e altre regioni meridionali) in cambio
della formale rinuncia a ogni diritto sul trono di Francia. Per dal 1369 fu nuovamente guerra e
la tattica di logoramento degli eserciti francesi, che evitarono battaglie campali, port Carlo V
(1364-1380) a recuperare gran parte dei territori ceduti.
Verso la fine del Trecento in Francia, la malattia mentale di Carlo VI mise il potere regio nelle
mani di due principi antagonisti:Luigi d'Orleans e Filippo l'ardito, rispettivamente fratello e zio
del sovrano. L'uccisione del primo (1407) diede vita a due fazioni armate: i borgogni e gli
"orleanisti". Delle lotte intestine ne approfitt l'Inghilterra, dove si era avuta l'ascesa al trono
della dinastia dei Lancaster. Chiamato in soccorso dai borgogni, Enrico V sbaragli l'esercito
francese a Azincourt (1415) procedendo a occupate negli anni successivi gran parte della
Francia del nord-ovest. Carlo VI, caduto prigioniero, dovette sottoscrivere il trattato di Troyes
(1420) con il quale gli si imponeva di diseredare il figlioe di riconoscere come legittimo
successore Enrico. Tuttavia i due sovrani morirono (1422) lasciando a nord della Loira il regno
franco-inglese di Enrico VI e confinati a sud i territori di Carlo, figlio di Carlo VI.
Una svolta decisiva fu determinata dall'ingresso in campo di Giovanna d'Arco, una contadina
originaria della Lorena che, sulla spinta di un misticismo visionario, convinse Carlo VII (14221461) a riprendere l'iniziativa militare e ad accordarle il comando di un contingente armato. La
citt di orleans fu liberata (1429) e altri successi seguirono. Nel luglio 1429 Carlo pot essere
incoronato re di Francia. Per l'anno successivo Giovanan fu per catturata dai borgogni,
processata a Rouen da un tribunale ecclesiastico e condannata al rogo per eresia(1431).
Nel 1436 fu ripresa Parigi. Nel 1453 quando le ostilit cessarono agli inglesi rimaneva solo
Calais, sulla manica destinata a tornare Francese nel 1558.

Nel Quattrocento, dunque, l'autorit regia fin per imporsi su quasi tuta la Francia. Per
l'Inghilterra il Quattrocento risult invece un secolo contrassegnato da una forte instabilit
politica. Fu in tal contesto che alla met del secolo deflagr il conglitto dinastico fra Lancaster e
York, conosciuto come guerra delle due rose (1455-1485).
Signorie, regimi oligarcici e stati regionali in Italia alla fine del Medioevo
Nel corso del del XIII secolo si evidenziarono le difficolt che il comune cittadino incontrava nel
dare stabilit ai propri ordinamenti e nel disciplinare, entro una cornice istituzionale solida e
duratura, l'antagonismo degli autonomi nuclei di potere. La coesistenza di ceti in perenne
disputa fra loro, generava dinamiche politiche di notevole complessit. In assenza di
compromessi politici le violenze dilagavano. Quindi facile comprendere come si aprissero
ampi spazi a chi mirava a una ascesa al potere. Nacquero, per questa via, le signorie urbane
che diedero alla citt una nuova dimensione politico-istituzionale, sovente di latandone, con la
progressiva sottomissione di altre comunit ed altri territori, gli originari domini.
Fra le prime esperienze ve ne furono che si svilupparono su iniziativa di stirpi feudali radicate
nel contado. Assume rilievo la vicenda di Ezzelino III da Romano, che, pervenuto a una solida
alleanza con Federico II fin dagli anni trenta del Duecento riusc a imporre il proprio dominio su
Verona, estendendo subito a Vicenza, Padova e Treviso. La sua forza derivava da una solida
base di potere concentrata soprattutto nella Marca Trevigiana. La signoria ezzellina si sostanzi
nel controllo delle magistrature comunali ed ebbe fine nel 1259 con la sconfitta subita a
Cassano d'Adda per parte dei suoi numerosi nemici, agli ordini di Oberto Pelavicino. Questo
pervenne alla signoria su molte citt quali Cremona, Pavia, Alessandria, Parma, Piecenza e
Milano. Tuttavia tale signoria si disgreg nel 1269 a seguito della discesa in Italia degli
Angioini.
Meno effimere furono le signorie che scaturirono dalla dinamica politica del comune urbano. A
Verona si impose la signoria scaligera con Mastino della Scala (podest nel 1259). A Padova si
sarebbe affermata la signoria dei carraresi.
Quanto delineato mette in evidenza l'affermazione di regimi signorili attraverso il
consolidamento di un potere effettivo che non comport alcun sovvertimento del profilo
costituzionale.Tuttavia il passaggio dal regime comunale a quello signorile non ebbe carattere
di irriversibilit. Vi furono, infatti, contesti in cui si ebbe un ricorso intermittente al governo
signorile o in cui questo si configur come una parentesi legata talora
a circostanze
straordinarie.
Le spedizioni imperiali in Italia e la fine del sogno ghibellino
Gli eventi qui delineati vennero a intrecciarsi, nei primi decenni del Trecento, con gli interventi
nella pernisola di due imperatori: Enrico VII di Lussemburgo e Ludovico IV il bavaro. Enrico
VII salito al trono nel 1308 al fine di arginare l'intraprendenza di Filippo il Bello torn a
rivolgersi all'Italia, dove in molti ne invocavano la venuta, vedendo in esso la possibilit di
instaurare un regime di giustizia. Nel 1310 ricevette a Milano la corona d'Italia e nel 1312 a
Roma quella di imperatore. Tuttavia si dimostr essere un'esperienza irta di difficolt, tra
l'ostilit di signori e comuni. Drammatico fu l'esito: mentre ripiegava verso nord, Enrico si
ammal di malaria e mor.
Anche il suo successore Ludovico IV il Bavaro scese fino a Roma chiamato dalle forze
ghibelline, per cingervi la corona imperiale in rappresentanza del popolo di Roma (1328).
Verso gli stati regionali
L'affermazione dei regimi signorili diede impulso a profonde trasformazioni dell'assetto politicoterritoriale dell'Italia padana. I diversi centri di potere vennero inglobati in entit statuali pi
vaste, i cosiddetti "stati regionali", governate da famiglie nobiliari di radicamente urbano.
Mentre l'Italia del centro-sud continuava a essere inquadrata nell'esperienza monarchica, le
nuove realt statuali del nord contribuivano a determinare anche in tale ambito una
semplificazione del quadro politico.

Diverse da caso a caso risultarono l'estensione territoriale e l'articolzione politico-istituzionale


degli stati regionali. Per quanto riguarda i principati si andava dagli stati signorili monocittadini,
come Gonzaga di Mantova che si estendeva su Modena, Reggio e Ferrara, fino agli stati
principechi maggiori quali i ducati visconteo-sforzesco e quello sabaudo.
Dai primi decenni del XIV secolo lo stato visconteo vide il proprio territorio espandersi dal
Milanese all'intera Lombardia e a molti comuni del Piemonte e dell'Emilia; la massima
epsansione fu raggiunta con Gian Galeazzo (1385-1402) che occup anche la Marca
Trevigiana. La morte di quest'ultimo segn una forte battuta d'arresto. Una ripresa si ebbe con
il figlio Filippo Maria. Il suo tentativo di spingersi in direzione dell'Italia centrale e l'avvenuta
conquista di Imola e Forl preopccuparono le altre forze che si contendevano l'egemonia sul
Centro-Nord: le repubbliche di Firenze e Venezia. Gli scontri fra i due fronti culminarono nella
battaglia di Maclodio (1427) che segn una pesante sconfitta delle truppe milanesi. All
abattaglia segu la pace siglata a ferrara nel 1428, le cui disposizioni prevedevano una
definizione dei confini dello stato visconteo verso est e verso ovest.
Filippo Maria cre preoccupazioni anche con la successione la trono del regno angioino. Egli,
infatti, aveva concordato con il successore Alfonso d'Aragona la spartizione dell'Italia in due
aree di influenza, al centro sud angioina e al centro nord viscontea. Ci mobilit le potenze che
si sentivano minacciate.mTuttavia la morte del Visconti nel 1447 lasci il disegno incompiuto.
Ci che caratterizz l'azione statale di governo durante l'et viscontea fu lo sforzo messo in
atto dal potere centrale per controllare una realt politica periferica piuttosto variegata.
All'epoca di Gian Galeazzo risale la costruzione di un solido apparato burocratico centrale.
L'istituzione, dopo il 1395 con il l'acquisizione del titolo ducale, del feudo visconteo si rilev
efficace strumento di governo: delegando formalmente parte delle funzioni giurisdizionali il
duca si imponeva come fonte della sovranit e si creava una base di consenso.