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STORIA MODERNA, CARLO CAPRA (1492-1848)

Parte prima-La lunga durata

Capitolo 1-LA POPOLAZIONE E LE STRUTTURE FAMILIARI


Fonti e metodi
Gli studi sulla popolazione e sui meccanismi che ne regolano l’andamento nel tempo
(natalità, nunzialitá, fecondità,flussi migratori) si intensificano a partire dal 19^ secolo:
Thomas Malthus, che opera durante la rivoluzione industriale, se ne occupa largamente nel
suo ‘Saggio sul principio di popolazione’.
Nel suo saggio, Malthus spiega che lo squilibrio tra popolazione e risorse alimentari nasce
dal fatto che la popolazione cresce in​ progressione geometrica(1,2,4)​, mentre le risorse
crescono in ​progressione aritmetica(1,2,3).
A frenare l’aumento incontrollato della popolazione intervengono i suddetti <<freni
repressivi>>:
-carestie, epidemie, guerre
A cui bisogna affiancare i <<freni preventivi>>, cioè la limitazione dei matrimoni e quindi
della fecondità.
Per quanto riguarda le fonti utilizzate, è necessario distinguere i censimenti modernamente
impostati (18/19 secolo) da quelli intesi in senso pre-industriale.
Rappresentano una notevole miniera di dati le ​fonti ecclesiastiche:
-le status animarum, ovvero gli elenchi degli abitanti di una parrocchia redatti casa per casa
al fine di controllare l’adempimento al precetto pasquale
-libri in cui venivano registrati gli eventi fondamentali, dal punto di vista religioso, dei cittadini
di una parrocchia (battesimo, matrimonio, sepoltura):sono una fonte molto importante nel
determinare indici di natalità, mortalità e nunzialità
Ma è necessario tenere conto delle ​sottoregistrazioni ​degli eventi: spesso i bambini da 0 a
2 anni non venivano registrati, od anche i bambini nati morti.
Man mano cresce l’interesse verso la demografia delle popolazioni del passato: alle
iniziative individuali si aggiungevano lavori d’equipe: prende forma un vero e proprio modello
demografico d’antico regime.
I demografi hanno utilizzato tecniche diverse, basate sui grandi aggregati, costruendo
piramidi di età, tavole di mortalità.
La popolazione europea nell’età moderna
Nel periodo che va dal tardo quattrocento agli inizi dell’Ottocento, l’Asia è il continente con il
maggior numero di abitanti; l’America si spopola con la colonizzazione europea, assieme
all’Africa.
L’Europa, invece, segue tre fasi demografiche:
-dal Quattrocento al Seicento, triplica e aumenta notevolmente
-dalla metà del Seicento declina in seguito alle guerre (guerra dei 30 anni), alla peste, alle
carestie e alla piccola glaciazione, ovvero un abbassamento della temperatura.
-dall’inizio del Settecento fino ai giorni nostri, invece una lenta ripresa demografica
Dal Settecento in poi ci si aspetterebbe una crescita demografica cospicua, ma in realtà non
fu tale per varie ragioni:
-le donne si sposavano più tardi, tra i 24 e i 26 anni
-con l’allattamento prolungato, che produce l’ormone della lattina, che riduce il livello di
fertilità, gli intervalli tra un parto e l’altro erano lunghi
-le donne morivano tra i 35 e i 45 anni
-mortalità infantile e giovanile
La storia della famiglia
La famiglia è stata oggetto di studio in questi anni perché punto di incrocio di molte
discipline: storia del diritto, della religione, economica, sociologica.
Secondo le fonti, esisterebbero più tipologie di aggregati domestici, legati alle necessità del
lavoro e del patrimonio:
-famiglia ​nucleare:​ composta da due coniugi e la relativa prole
-famiglia ​estesa: ​composta da due coniugi e un parente
-famiglia ​multipla: ​due coppie di coniugi (due genitori anziani e figlio con la sposa)
-famiglia ​senza struttura: ​due fratelli o sorelle che vivono insieme
-nucleo ​solitario
Successivamente si distinsero due diversi modelli matrimoniali e familiari:
-modello dell’Europa nord occidentale (Inghilterra): matrimonio tardivo o assente, residenza
neolocale dopo le nozze, cioè casa per proprio conto e prima del matrimonio molti giovani
passavano anni fuori casa al servizio di un’altra famiglia.
-modello dell’Europa orientale e meridionale:
matrimonio precoce (20 anni per le donne), residenza patrilocale, cioè convivenza degli
sposi con i genitori del marito, ed esclusione del servizio pre nunziale presso altre famiglie.
Le famiglie contadine dividevano il patrimonio tra i figli maschi in parti uguali, e ciò
promuoveva la nascita di famiglie nucleari, ma in relazione al rapporto con le dimensioni
coltivate, in condizioni di carestia spesso avveniva un raggruppamento di nuclei familiari.
Le famiglie aristocratiche, invece, operarono in modo da salvaguardare il patrimonio
familiare, adottando varie strategie:
-primogenitura: concentrazione della maggior parte dell’eredità nel primogenito maschio per
non disperdere il patrimonio a causa di una prole troppo numerosa
-per i figli cadetti la carriera militare, ecclesiastica, giudiziaria
-per le femmine la monacazione, il celibato e la concessione della dote, che corrispondeva a
un anticipo di eredità
I legami potevano avvenire tra parenti (agnitizio) o tra estranei (cognatizia) ed erano perlopiù
di natura politica.
La salvaguardia del patrimonio garantiva una conservazione del potere, come una sorta di
eternità ereditaria.
Gli aristocratici, inoltre, intendevano anche difendere la propria ​reputazione​, sul piano
sociale, politico, giudiziario, che si traduce in condizioni di privilegio (si diffonde la pratica del
duello).
Molti storici hanno riflettuto su alcune condizioni intrinseche ai rapporti matrimoniali e ai
legami affettivi: sembra comprendere, attraverso fonti letterarie e registrate, che nel mondo
aristocratico non esiste amore, affetto e che i figli siano concepiti come piccoli adulti per cui
si progettano alleanze. I matrimoni sono spesso combinati, e tra i coniugi non esiste un
legame affettivo, erotico.
Si distinguono dunque:
-famiglie a lignaggio aperto(fino al 1630) caratterizzate da freddezza e formalità nei rapporti
familiari
-famiglia nucleare ristretta (fino al 1700) con l’accentuazione del pater familias, del modello
di educazione cristiana
-famiglia domestica chiusa (fino al 1800) che si caratterizza per l’attenuarsi del divario
gerarchico e la diffusione dell’individualismo affettivo
É solo dopo l’Ottocento che i legami diventano pienamente affettuosi e il rapporto di coppia
si erotizza.

Capitolo 2- L’ECONOMIA DELL’EUROPA PREINDUSTRIALE


L’agricoltura:risposta estensiva e risposta intensiva
L’agricoltura europea aveva compiuto a partire dall’anno Mille notevoli progressi ed
innovazioni: l’aratro pesante, il collare rigido, la ferratura degli zoccoli, l’utilizzo di animali da
soma, la rotazione triennale.
La rotazione triennale, però, date le condizioni climatiche, si diffuse maggiormente in
Inghilterra, Francia e Paesi Bassi, ed eccezionalmente in alcune città della Pianura Padana
e della Lombardia.
L’area mediterranea,invece, conservava le abitudini tecnologiche anteriori:rotazione
biennale, aratro leggero,campi quadrati e difficilmente lavorati. In compenso, però, si
diffusero gli alberi da frutta, la vite, l’olivo e i cereali.
Negli anni compresi tra il 1450 e il 1750 l’organizzazione produttiva nelle campagne non
registró grandi mutamenti, però l’incremento demografico comportò un aumento delle
derrate alimentari. In questa sede bisogna citare la diffusione dei cereali, del pane e delle
farinate, legumi e verdure, a cui si aggiunsero uova e latticini e vino e birra. In questo senso,
soprattutto dopo la riforma protestante, si abolisce la dieta alimentare ‘cristiana’, che
prevedeva il divieto di consumare carne, uova e latticini in determinati periodi dell’anno. La
carne venne considerata un cibo privilegiato, consumato perlopiù dagli aristocratici, mentre
venne consumato in maggior misura il pesce salato, come le aringhe o il baccalá.
C’era questa concezione secondo cui gli aristocratici dovevano consumare alimenti più vicini
al rango celeste, data la loro posizione sociale, come ad esempio i volatili; il popolo minuto,
invece, alimenti più vicini alla terra, come verdure, legumi e cereali.
Per far fronte a queste necessità, si utilizzò una risposta estensiva: allargamento della
superficie coltivata.
I terreni utilizzati erano quelli abbandonati durante la crisi demografica, messa a coltura di
aree occupate prima da foreste, paludi e lande, abbattimento di aree adibite al pascolo.
Molti terreni vennero prosciugati o irrigati con un sistema di dighe e di canali di scolo.
Ma è da specificare che non sempre i terreni delle aree marginali erano abbastanza
produttivi; molte aree adibite al pascolo vennero contratte, causando una maggiore scarsità
di concime; il clima influì negativamente sui raccolti, dato l’abbassamento drastico delle
temperature, “piccola glaciazione”.
Non sorprende, dunque, che molte colture di frumento vennero distrutte nonostante
l’intensificato lavoro dei contadini.
Il regime fondiario e i rapporti di produzione.
L’Europa centro-occidentale
Il regime feudale presso le campagne si era disgregato all’inizio del Cinquecento, soprattutto
a causa dell’erosione dei poteri signorili in relazione alla crisi demografica e alla relativa
manodopera “rara”, ma anche a causa della monetizzazione delle corvées in denaro.
Sopravvivono, però, fino al Settecento:
-la giurisdizione del signore (potere di giustizia, di polizia e di regolamentazione dei lavori
agricoli)
-riscossione del censo annuo (decima o tassa di proprietà)
-riscossione pedaggi e permessi
Si aggiungevano gli ​abusi feudali​, ovvero estorsioni da parte dei signori verso i contadini (
campagne Italia meridionale).
In Inghilterra e in Francia, l’area contadina venne frazionata a causa dei contratti affittuari e
della recinzione; in Italia aumentó notevolmente.
Con l’aumento demografico le condizioni di vita dei contadini peggiorarono, soprattutto
perché alle imposte statali si aggiunse la decima ecclesiastica: il 60/70% del guadagno era
indirizzato a terzi e i contadini avevano per loro ben poche risorse per investire.
I medi e grandi proprietari terrieri, infatti, acquistarono nuove terre per destinarle ai coloni,
spinti ad utilizzare tecniche più avanzate.
L’Europa orientale
Nei paesi dell’Est Europa (Prussia, Polonia, Russia, Ungheria, Boemia ecc) i terreni
coltivabili erano molto estesi, ma la manodopera scarseggiava. Prima i grandi proprietari
terrieri, poi i poteri statali, promossero la servitù della gleba.
Le famiglie contadine vivevano e lavoravano la terra di piccoli poderi da cui traevano il
necessario per vivere, ma dovevano dedicare una buona parte del loro tempo a lavorare
gratuitamente le terre del signore o in altri casi dovevano assicurare il servizio domestico
presso le case dei nobili.
Un tale sfruttamento era possibile dalla totale soggezione dei contadini servi all’autoritá del
signore; tra il 16 e il 17 secolo raddoppiarono le dimensioni delle tenute signorili e triplicò il
lavoro dei contadini che passò circa a 5 giorni a settimana.
Esausti dalle dure condizioni di vita a cui erano obbligati, le masse rurali diedero vita a
manifestazioni di protesta che si tradussero in rivolte popolari e contadine: la grande rivolta
ungherese nel 1514, la guerra dei contadini in Germania nel 1524.

L’economia urbana
La città è una realtà diversa da quella rurale, è un luogo che gode di certi privilegi:
-ha una produzione artigianale
-ha più di 5000 abitanti
- è presente il vescovo
-mura di fortificazione con una notevole rilevanza strategica
-esistono, però, poche grandi metropoli e molti insediamenti piccoli
-statuti, autonomie giuridiche e autocoscienza dei suoi abitanti
I settori predominanti della produzione erano la lavorazione del legno, dei metalli, del cuoio e
dei pellami, i diversi rami del settore tessile, la confezione di indumenti, trasformazione degli
alimenti e l’edilizia.
Ciascuno di questi settori era per lo più suddiviso in diverse specializzazioni, i cui addetti
continuavano ad essere organizzati in corporazioni ed ognuna di queste ‘arti’ difendeva il
proprio monopolio.
Si diffonde, nei secoli 15-18, l’industria a domicilio: il mercante imprenditore acquistava la
materia prima e la affidava a operai che la lavoravano nella propria abitazione, retribuiti un
tanto per ogni unità di produzione.
Il settore tessile rimase a lungo dominante nell’industria europea: i centri di produzione dei
pannilani furono l’Italia centro settentrionale e le Fiandre, a cui si aggiunsero quelli
fiamminghi che erano più leggeri ed economici (e riscontrarono molto successo). Dopo la
crisi dell’industria fiamminga, cercarono di prendere il loro posto i concorrenti inglesi e
olandesi.
In Inghilterra si affermarono panni leggeri e tinti a colori vivaci; in Francia si diffusero tessuti
di lino misto a cotone e di seta; in paesi dell’Europa meridionale si conobbe una
meccanizzazione della filatura serica ad opera dei mulini ad acqua.
Si conobbero innovazioni tecnologiche in vari ambiti di produzione:
-nel campo della meccanica venne perfezionata l’orologeria, la costruzione di strumenti
nautici e di armi da fuoco
-nel campo dell’estrazione mineraria, vennero introdotte le pompe idrauliche per il drenaggio
delle gallerie, sfruttando giacimenti posti a grande profondità
-nel campo siderurgico si diffusero gli altiforni per la fusione del ferro

Moneta, prezzi, mercato


Anche se l’economia pre industriale è definita un’economia di sussistenza, con il commercio
l’economia monetaria era ormai diffusa.
Già nel 13 secolo il problema della circolazione monetaria venne in parte risolto con il
bimetallismo, cioè l’utilizzo dell’oro e dell’argento come determinanti nel valore di scambio
anche per le monete divisionali in rame. Con la svalutazione delle monete divisionali,
concepite come frazioni di conto, trascinava con sé la svalutazione di queste ultime, poiché
le monete avevano un valore intrinseco maggiore nonostante avessero una quantità di oro e
argento minore.
Per evitare gli effetti della manipolazione monetaria, i prezzi vennero espressi in grammi
d’argento, ma ciò causò l’innalzamento dei prezzi.
Ma con sistemi illegali (tozzatura) e con la maggiore quantità di oro e argento disponibile
dalle importazioni provenienti dal Nuovo Mondo, la moneta procedette verso processi di
inflazione e svalutazione.
L’aumento della produzione industriale e la crescente richiesta di generi di prima necessità
portarono tra il tardo Quattrocento e gli inizi del Seicento a una grande espansione dei
traffici via acqua.
Questo progresso portò al perfezionamento degli strumenti nautici e alla costruzione di navi
via via più maneggevoli e adatte al commercio.
Il Mediterraneo mantenne a lungo la sua vitalità di crocevia degli scambi tra oriente e
occidente e tra Europa e Africa; subentrarono, però, a partire dal tardi Cinquecento, gli
olandesi, inglesi e francesi.
Assunsero una notevole importanza tra il 16 e il 17 secolo gli scambi tra il mare del Nord e il
Baltico.
I paesi del Baltico producevano cereali, legname, pellicce, ferro e quelli del Nord vino,
pannilani e manufatti.
Gli occidentali acquistavano in quantità elevate dagli olandesi pesce salato, in modo
particolare aringhe e baccalá salato a bordo.
Fu proprio la posizione commerciale crescente dell’Olanda, dati i suoi rapporti con il Baltico
e la produzione di pesce salato a farne una potenza commerciale durante il Seicento.
Una risorsa eccezionale per i commercianti furono i rapporti con il Nuovo Mondo: i prodotti
nuovi delle Americhe, come lo zucchero, il tabacco, il legname e nuovi alimenti come le
patate, furono delle garanzie di denaro a breve a lungo termine, perché furono in grado,
innanzitutto, di pagare i prodotti esportati in oro e argento, ma anche perché, dopo il
settecento, i prodotti alimentari furono diffusi in tutto il mondo per l’alto valore nutrizionale e il
poco prezzo a cui erano venduti.
Si diffusero in questo modo le Compagnie privilegiate costituire in Inghilterra, Francia e
Province Unite.
Quella inglese consisteva in una corporazione di mercanti che godono del monopolio di un
certo genere di traffico ma operano individualmente o in piccole imprese.
Le Compagnie delle Indie Orientali, costituite ad Amsterdam e in Francia, erano invece
società per azioni, il cui capitale era diviso in quote possedute da mercanti e finanzieri i quali
percepivano ogni anno i dividendi.
I tratti distintivi dell’età moderna, rispetto al Medioevo, furono da un lato la crescita di
un’economia mondiale, dall’altro lo spostamento dell’asse dei traffici dal Mediterraneo
all’Atlantico.

Capitolo 3 - CETI E GRUPPI SOCIALI


Ordini,ceti,classi. La stratificazione sociale nell’Europa dell’antico regime
L’Europa dell’antico regime aveva una visione della società corporativa e gerarchica; in
queste circostanze, l’individuo non contava di per sé, ma contava solo in quanto membro di
un gruppo,comunità.
Ad ogni gruppo o comunità si riferivano le ‘libertà’, cioè le franchigie, le immunità che
facevano parte di un sistema di leggi multiforme.
Lo Stato moderno, nella sua prima età, ha in sé i riflessi delle pratiche sociali e schemi
mentali risalenti a Medioevo.
Tra questi schemi uno dei più antichi era quello che concepiva la società in tre ordini:
oratores,​ il clero; ​bellatores​, la nobiltà;​laboratores, ​coloro che lavoravano per tutti.
Nel concetto più moderno, è il termine ‘ceto’ il più idoneo a distinguere questi gruppi; a
determinare il rango sociale di un individuo concorrevano la nascita, il ruolo ricoperto nella
vita pubblica e il prestigio e i privilegi con questo connessi.
Loyseau, un giurista francese, giustificava queste disuguaglianze con l’idea di una gerarchia
naturale tra tutte le creature, voluta dalla Provvidenza divina.
In una catena degli esseri, l’uomo, composto di corpo e anima, di passioni sensuali e facoltà
spirituali, occupava una posizione intermedia e cruciale, un microcosmo che rifletteva in sé il
macrocosmo.
La stratificazione sociale dell’Europa preindustriale era la risultante dell’interazione di fattori
diversi, tra i quali in primo piano ​la nascita altolocata, la funzione ricoperta, il denaro.

Nobili e civili
Nobiltà e clero erano i due ceti più chiaramente definiti dal punto di vista sociale e giuridico,
ma ciascuno dei due comprendeva al suo interno molti sottogruppi differenziati per
ricchezza, prestigio e potere.
La configurazione delle ​élite ​nobiliari europee presentano molte specificità legate alla
diversa incidenza di fattori strettamente intrecciati: la tradizione classica, le tracce lasciate
dai legami feudali vassallatici, l’etica cavalleresca, lo sviluppo della civilista comunale e il
confronto-scontro con i nascenti apparati statali.
Dovunque nobiltà significa ricchezza, basata soprattutto sulla proprietà di terra alla quale si
associano funzioni di giustizia e polizia sugli uomini all’interno della signoria.
Mentre nell’Europa centro-occidentale il grande proprietario terriero vive di rendita, pagata
dai coltivatori delle sue terre in denaro o natura, nell’Europa orientale il proprietario sfrutta il
lavoro gratuito dei contadini per prelevare derrate alimentari da vendere sul mercato.
In alcuni Paesi, dove la nobiltà è più numerosa, è frequente la figura del nobile povero, in
altri è molto evidente la differenza tra i diversi livelli di ricchezza.
In Polonia la nobiltà toccava il 7-8% della popolazione, in altri paesi Europei come la
Francia, era al di sotto dell’1% e in Inghilterra la vera nobiltà titolata contava solo 200
persone, a cui si contrapponeva la ​gentry, u ​ na sorta di piccola nobiltà rurale.
Tutti coloro che erano riconosciuti come nobili possedevano privilegi onorifici o utili; per tale
motivo tutti coloro che possedevano molto denaro accumulato intendevano entrare a far
parte dell’élite sociale.
Vario era anche il rapporto tra i ceti nobiliari e il potere politico: la gestione diretta del potere
da parte delle oligarchie aristocratiche (rep. di Venezia); indebolimento della loro posizione
con il rafforzamento degli apparati statali (15-17 secolo); concorrenza della classe
mercantile e borghese e limitazioni delle loro abitudini di violenza verso i contadini del
proprio feudo.
Furono questi fattori a scaturire un senso di frustrazione e insicurezza che si riversò sulla
necessità di una legittimazione del primato nobiliare e slittamento della virtù e del valore
militare.
La nobiltà, dunque, finí per convincersi biologicamente superiore, perché la loro origine
venne identificata nella sua diretta discendenza dai franchi conquistatori.
In Francia vi fu un ricambio che derivava da un lato dall’estinzione di molte antiche casate,
dall’altro la continua immissione di nuove famiglie.
Per diventare nobili in Italia settentrionale bisognava avere un’antica residenza in città,
ricchezza e astensione dal lavoro manuale e dalle attività di lucro (mercantili); in altri paesi
Europei (Francia, Spagna, Inghilterra) si diventava nobili solo se riconosciuti dal monarca in
seguito a matrimoni nobili, tenore di vita adeguato, meriti militari o civili o esercizio di elevata
cariche giudiziarie o finanziarie.
La nuova aristocrazia, assieme a quella antica, vengono riqualificate all’interno della società
per mezzo di massicci trasferimenti di beni e titoli, nascita di scuole protestanti, collegi
gesuitici, e si mescolano a letterati e scienziati, offrendosi come modello di eleganza e
raffinatezza.
Il termine di ‘borghesia’ non è il più idoneo per designare i ceti intermedi perché
implicherebbe una coscienza di classe e uniformità di condizioni economiche e sociali
lontane da quei secoli.
Anche se alcuni studiosi hanno voluto caratterizzare lo spirito borghese sul piano degli
atteggiamenti mentali (sete di guadagno, disponibilità al rischio, autodisciplina), tali qualità
non erano estendibili anche ad altre categorie sociali considerabili borghesi come funzionari
pubblici, professionisti.
Inoltre i mercanti aspiravano a vivere di rendita acquistando cariche che portassero alla
nobilitazione.
Un denominatore comune di queste categorie sociali è sicuramente la connotazione urbana,
denominato talvolta ‘ceto civile’. Questo ceto possedeva un riconoscimento giuridico, ma
ben distinto dagli strati inferiori, dai quali lo separavano il rifiuto del lavoro manuale e il
possesso di risorse.

Poveri e marginali
È utile suddividere gli strati inferiori della società tra poveri ​strutturali​, cioè coloro che
vivono quasi esclusivamente di elemosine e poveri ​congiunturali, ​coloro che ricavano
appena di che vivere dal loro lavoro.
Nel Medioevo l’immagine del povero era circondato da una certa aura sacrale, come
controfigura del Cristo, mentre in età moderna appare come una minaccia all’ordine
pubblico, come un delinquente potenziale da scacciare.
Questa evoluzione deriva principalmente da un mutamento di prospettive proprie dell’età
rinascimentale e protestante, dalla laicizzazione e dalla condanna dell’ozio.
Al povero residente si sostituisce la figura del vagabondo, sospetto di portare la peste,
fomentare rivolte: le città e gli Stati procedono spesso ad espellere i forestieri o a creare
grandi centri di reclutamento. Nacquero tra il 1500-1600 numerosi ospizi e istituti di ricovero,
workhouses dove i vagabondi venivano talvolta costretti a lavorare senza alcun tipo di
pagamento, in condizioni igieniche pessime.
A ingrossare le schiere degli indigenti, però, erano i processi di proletarizzazione: le
popolazioni urbane vivevano in case d’affitto a un livello di sussistenza, privi di beni e
esposte a cadere nella miseria più nera in caso di malattia.

Capitolo 4- LE FORME DI ORGANIZZAZIONE DEL POTERE

Stato e Stato moderno:problemi di definizione


La novità, nell’Europa tra 13 e 19^ secolo, è rappresentata dalla progressiva affermazione di
un potere che si proclama superiore a tutti gli altri, il potere dello Stato. Tale potere si
incarna in un primo tempo in un individuo o ceto ristretto (monarca, aristocrazia oligarchiga),
poi si viene configurando come un’entità a sé stante, emancipandosi da ogni autorità
esterna, ponendosi come suprema istanza nei confronti degli individui. Lo Stato moderno si
caratterizza, dunque, per un notevole ​accentramento d ​ el potere.
Il concetto di ​sovranità ​viene definito da Jean Bodin, e si identifica nell’indipendenza
esterna e la facoltà di esigere obbedienza dai sudditi, ed è la suprema facoltà legislativa.
I giuristi tedeschi elaborarono un’autorevole definizione dello Stato moderno, che
comprende le seguenti caratteristiche:
1)un territorio, come ambito esclusivo di dominio
2)un popolo, unione di persone legate da un senso di appartenenza
3)un potere sovrano che ha il monopolio della violenza legittima ed è indipendente
giuridicamente da altre istanze
Il sovrano però, non ha un potere illimitato. Deve rispettare alcune leggi:
-​leggi naturali​, cioè quelle che derivano da Dio, e sono il mantenimento dei patti e il rispetto
per la proprietà privata
-​leggi fondamentali​ del regno, come la legge salica (di successione), l’inalienabilità del
demanio territoriale, protezione dei sudditi e rispetto per le gerarchie sociali
Se il sovrano non rispetta queste leggi giustifica la rivolta.
Il rapporto tra lo Stato e i sudditi viene mediato con i ​ceti sociali​ attraverso le ​assemblee; ​i
ceti sono, solitamente, il clero, la nobiltà, e la città.
Mentre in Francia i ceti sociali sono impoveriti del loro potere, in Inghilterra acquisiscono
potere.
È utile tener conto della differenza tra Stato e Nazione: la seconda corrisponde a una
comunità di lingua nell’età moderna, ma è solo nell’800 che si tramuterà nel concetto attuale
e corrisponderà a una comunità legata alla lingua, tradizione, cultura comuni, in un dato
territorio.
L’evoluzione dei criteri di legittimazione: dalla monarchia il diritto divino allo Stato di
diritto
Il potere esercitato da un monarca era giustificato, fino al 18^ secolo, da un’origine
provvidenziale, per cui l’autorità politica era stata istituita da Dio per mantenere l’ordine.
Questo concetto è insito nella stessa Chiesa di Roma, con la sua struttura piramidale, con la
sua elaborazione di un corpus giuridico organico, di una simbologia e di un cerimoniale di
corte.
La simbiosi tra autorità religiosa e potere secolare rimase salda anche dopo la riforma
protestante, anzi si trasformó in una vera e propria subordinazione della Chiesa allo Stato
dove si affermò la dottrina luterana (Germania).
Con la dottrina contrattualista, nel 17^ secolo, i fondamenti religiosi della sovranità
cominciarono a vacillare, poggiante sull’esistenza di un diritto di natura universale.
Ugo Grozio, nel 1625, introduce le leggi naturali uguali per tutti gli uomini che prescindono
dai ceti sociali e dal credo religioso.
Il passaggio dall’originario Stato di natura alla vita associata, in cui gli uomini si riconoscono
reciprocamente diritti e doveri, deve essere avvenuto alla base di un ​patto comune​ e la
stessa origine contrattuale deve avere la delega dei poteri a un monarca.
In questa direzione è utile citare Hobbes che identifica nello Stato di natura una guerra
incessante di tutti contro tutti: l’uomo è un essere dominato dalla ricerca del proprio piacere
e tornaconto e per uscire da questa condizione di precarietà e pericolo è la stipulazione di
un patto che comporti la rinuncia a tutti i diritti a favore di un potere supremo. Una visione
utilitaristica che esclude del tutto la componente religiosa e tradizionale.
Locke, invece, nel 1690, ipotizza dei diritti ​naturali ​che precedono l’autorità del sovrano:
-il diritto alla vita
-il diritto alla libertà
-il diritto alla proprietà privata
E la tutela di questi principi da parte del sovrano è la base del ​patto.
Montesquieu, invece, teorizza la monarchia ​temprata​ inglese, caratterizzata dalla
coesistenza di più istituzioni, dalla molteplicità del potere.
Nel 1748, con ‘Lo spirito delle leggi’, l’intellettuale francese parla di una separazione tra i
poteri:
-esecutivi
-legislativi
-giudiziari
Questi poteri sono di natura diversa, dunque devono essere tra loro divisi, non accentrati.

Funzioni e articolazioni del potere statale


Lo Stato di antico regime prevedeva delle specifiche mansioni per il sovrano: garantire la
pace dentro e fuori lo Stato e garantire la giustizia. Il primo compito coincideva con gli
strumenti della diplomazia e della guerra, il secondo con l’amministrazione della giustizia in
modo che si evitassero violenze private tra i singoli o gruppi piccoli.
Il luogo dove la potenza del re si rende più manifesta è la corte, punto di incontro tra amici
del principe, intellettuali, intrattenimento e convivialitá.
Mentre le corti medievali sono itineranti per mantenere l’ordine all’interno dei territori che il
sovrano governa, nel 1500 i sovrani scelgono una città in cui risiedere, un luogo preciso.
La corte di configura come una manifestazione di prestigio, perché il sovrano è un nobile e
deve dimostrarlo; attira intellettuali, è luogo di consiglio, discussione.
Ha un suo apparato, formato dai consigliere del sovrano, dai segretari e dai giuristi che
collaborano per inviare proposte verso le assemblee.
Nello Stato di antico regime, il sovrano esercita il potere di giustizia in modo assoluto, non
esiste una t ripartizione dei poteri; il sovrano EMANA l’eleggi e le fa APPLICARE.
Si avvale, nell’emanazione delle leggi, di tutte le leggi precedenti, che per consuetudine
devono essere rispettate, anche se modificate.
È evidente un rispetto per l’antico, con la negoziazione delle leggi; la ​consuetudine, ​infatti,
deriva dai Popoli Germanici e viene applicata al Diritto Romano e agli Statuti locali.
Intervengono, con l’applicazione della consuetudine, i giudici; nel sistema giuridico inglese,
la giustizia si produce nei tribunali, ovvero viene prodotta sulla base delle sentenze dei
giudici.
Viene consolidata la dottrina giuridica, attraverso dei:
-CODICI ​per unire le leggi ​sovrane ​(Imp. Asb.)
-​CODICI ​per raccogliere le ​consuetudini
I parlamenti francesi, sono invece dei tribunali di appello:
-di causa
-cancellerie che registrano le azioni del sovrano
-formati da giudici e magistrati
-correzione alla norma del sovrano sulla base di leggi pre-esistenti ( e controcorrezione del
sovrano con letto di giustizia per imporre la legge da lui proposta).
Tra gli affari di governo un’importanza a lungo dominante rivestono la politica estera e la
guerra e il conseguente avvento degli eserciti permanenti, la nascita dell’artiglieria e fanteria
e lo sviluppo delle fortificazioni.
Maggiore è dunque il reclutamento di personale di corte, tra cui anche forme di autogoverno
locale, come la figura del commissario, funzionario nominato dal re.

Capitolo 5- RELIGIONE, MENTALITÀ, CULTURA


Religione e magia
Un elemento comune tra le popolazioni europee alla fine dell’età preindustriale è la centralità
del sacro nelle loro esistenze. La parrocchia costituiva L’Unità di base della vita associata in
tutta l’Europa cristiana; il tempo e lo spazio erano profondamente impregnati di valori
cristiani, come ad esempio l’alternativa dei giorni festivi dedicati al signore, festeggiamenti
per il santo patrono, solennità religiose ( Pasqua, Natale ecc).
Anche le città erano caratterizzate dall’onnipresenza di edifici religiosi e delle immagini
sacre, come chiese, conventi, cappelle, croci.
Tutta l’Europa era costellata di santuari, come Santiago di Compostela, ed erano meta di
pellegrinaggi, così come la città di Roma in occasione di giubilei, in maggior modo.
La preoccupazione per il destino ultraterreno delle anime è attestata dalla rapida diffusione
della credenza nel Purgatorio e dall’enorme fortuna delle indulgenze bandite dalla Chiesa
che garantivano una remissione parziale o totale delle pene in cambio di denaro.
La religione rappresentava anche una consolazione e in alcuni casi la soluzione di fronte a
malattie e sofferenze, con il ricorso a santi protettori.
Le cerimonie e le festività religiose erano spesso io rivestimento di preesistenti tradizioni
pagane, così il confine tra religione e magia era assai labile: spesso erano attribuiti poteri
magici al prete, a oggetti utilizzati per il culto (ostia,acqua santa) o ad altri individui che
potessero predire il futuro, influire su inclinazioni amorose e guarire uomini.
Questi ultimi, soprattutto donne, erano identificate come streghe; da qui un trattato di
stregoneria intitolato ​Malleus Maleficarum​ (​il martello delle streghe).​
La contiguità tra religione e magia e il carattere superstizioso di molte credenze divennero
nel 16^ secolo uno dei motivi principali della polemica protestante contro la chiesa di Roma.
Quest’ultima, per reazione, divenne meno tollerante nei confronti di quelli che apparivano
residui di paganesimo e i bersagli furono soprattutto le festività profane, il carnevale, le
danze e culti agrari.
Fu molto diffusa, tra il 1580 e il 1660, la caccia alle streghe, che fu in coincidenza con un
clima di paura e sospetto generale; spesso i processi terminavano con le condanne al rogo.
Solo gradualmente, a partire dalla seconda metà del 17^ secolo, i ceti colti smisero di
credere alla stregoneria e alla magia, che rimase però più a lungo radicate nella mentalità
degli strati popolari.

Cultura orale e cultura scritta


L’opera di ‘disciplinamento sociale’ svolta dalla Chiesa é affidata ad un clero
complessivamente più preparato: ne conseguí un innalzamento del tasso di
alfabetizzazione. È solo dal ‘700 che lo Stato cominció a subentrare alla Chiesa come
principale fattore di alfabetizzazione.
Per quanto il tasso si fosse innalzato, è difficile comprenderne le misure, perché esistano
forti difformità tra città e campagna e tra paesi e paesi: in Germania e in Svezia sapevano
leggere quasi tutti, in Inghilterra il 60% dei maschi, in Italia invece il 70% della popolazione
era analfabeta fino all’unificazione.
La cultura popolare, dunque, rimase per tutto l’antico regime una cultura orale, imperniata su
idee, conoscenze, consuetudini e pratiche sociali; le fonti ci prevengono maggiormente da
osservatori appartenenti a strati sociali più elevati.
Le testimonianze sono raccolte di proverbi, canzoni popolari, manifestazioni collettive come
feste, danze, usanze, tradizioni che sottolineano la continuità con un mondo contadino e
popolare stereotipato.
Per quanto riguarda la cultura scritta, la novità di gran lunga importante agli inizi dell’età
moderna fu l’invenzione della stampa ad opera di Johannes Gutenberg, orafo tedesco
originario di Magonza.
Nel 1450 egli ebbe l’idea di utilizzare per la stampa lettere e caratteri singoli mobili per
comporre testi anche di grande lunghezza. Una delle prime è più famose opere di
Gutenberg fu la Bibbia delle 42 linee.
L’invenzione si diffuse in tutta Europa soprattutto per la facilità dell’utilizzo e per gli strumenti
alla portata di chiunque; il ritmo di produzione del libro era così enormemente accelerato
rispetto alla copiatura a mano che il numero dei testi si triplicó a distanza di 50 anni.
I primi volumi, detti incunabuli, si modellavano sui manoscritti ma presto comparvero tutte le
principali caratteristiche del libro odierno: frontespizio, numerazione delle pagine, indici; la
scrittura più in voga fu quella corsiva di Aldo manuzio.
La possibilità di riprodurre rapidamente un testo in centinaia o migliaia di copie fu presto
sfruttata dalle autorità civili e religiose per diffondere leggi, proclami, informazioni di varia
indole, ma anche per la produzione di libri universitari , diffusione di idee degli scritti di
Lutero ed altri riformatori.
La potenzialità della stampa fu intuita dalla Chiesa, che fin dagli inizi del Cinquecento
introdusse le prime forme di censura e a partire dal 1559 pubblicó indici di opere proibite.
Nonostante le censure, la circolazione delle idee libertine non cessó, e si diffusero
clandestinamente.
Dal ‘700 in poi la produzione dei libri fu più ampia e si diffusero molti generi diversi tra loro,
tra cui i romanzi, ma anche gazzette, giornali e periodici.

Produzione e trasmissione del sapere


Le università continuarono a espandersi nella prima età moderna, ma la crescita numerica
degli studenti si arrestò dopo la crisi economica e demografica del 17^ secolo. Le università
non furono più centri di elaborazione di cultura, ma semplici centri di diffusione di un sapere
tradizionale finalizzato alla formazione professionale di teologi, uomini di legge e medici.
Nei paesi cattolici le famiglie aristocratiche preferivano affidare la formazione dei propri figli
ai collegi gestiti dagli ordini religiosi dove la loro condotta era più sorvegliata.
L’insegnamento elementare era impartito da precettori ingaggiati allo scopo; fu decisiva la
convinzione che un’istruzione elementare fosse utile per il futuro della prole. Tale domanda
era molto più sviluppata in città, dove i genitori erano disposti a pagare una modesta retta a
maestri privati.
Le accademie in cui si erano sviluppate alta cultura e ricerca scientifica, si trasformarono in
società desiderare di rendersi utili al progresso scientifico ed economico (Accademia delle
Scienze, delle Iscrizioni, di Pittura e Scultura).

Parte seconda- Gli avvenimenti e i problemi

Capitolo 6- MONARCHIE E IMPERI TRA 15^ e 16^ SECOLO

I Regni di Francia, Spagna, Inghilterra e l’Impero germanico


Concretamente le maggiori potenze all’inizio dell’età moderne si organizzarono in diverse
modalità.
La Francia, con Carlo 8^ e i suoi successori Luigi 12^ e Francesco 1^, dimostrarono la
tendenza accentratrice della monarchia.
Effettivamente, si rafforzó l’amministrazione finanziaria, imperniata sull’esazione della taglia
e sulla suddivisione del paese in circoscrizioni fiscali (généralités); crebbe l’autorità del
Consiglio del re o Gran Consiglio in ambito giudiziario e i Parlamenti, tribunali d’appello
tenuti a Parigi, formati da giuristi borghesi. Questi funzionari e magistrati vennero reclutati
attraverso il meccanismo della vendita delle cariche pubbliche: lo Stato acquisiva introiti
supplementari ma dall’altro lato si costituiva un ceto burocratico numeroso e potente, che
conservava una certa autonomia nei confronti del monarca (nobiltà di toga).
Dal punto di vista religioso, Francesco 1^ stipulò con papa Leone 10^ un concordato
attraverso cui veniva riconosciuta la superiorità del concilio sul pontefice e in cambio il re di
Francia si vedeva riconoscere il diritto di nomina a vescovati, arcivescovati, abbazie e
priorati.
Eppure i grandi feudatari mantenevano un considerevole potere locale e le province (pays
d’etats), avevano le loro assemblee di stati (clero,nobiltà, terzo stato) che contrattavano
direttamente con la corona gli aspetti fiscali e amministrativi delle città e la legislazione regia
regolava solo alcune materie, poiché sul resto vigeva un diritto consuetudinario.

In Spagna il matrimonio di Isabella di Castiglia con Ferdinando d’Aragona creò un regno


unico, anche se la maggioranza era rappresentata dai Castigliesi (5-6 milioni) contro un
milione di Aragonesi.
L’anarchia feudale venne repressa con la riorganizzazione della ​Santa Hermandad ( Santa
Fratellanza)​, ovvero una confederazione di città che svolgeva compiti di polizia e
​ ente le cortes
l’amministrazione delle città venne affidata a funzionari regi, i ​corregidores, m
vennero convocate di rado.
Ferdinando venne proclamato Gran Maestro degli ordini militari, ottenne dal papa la facoltà
di conferire i seggi episcopali e gli altri benefici ecclesiastici.
Nel Consiglio reale (o di Castiglia), furono nominati soprattutto giuristi di origine borghese.
Le tre province del regno di Aragona, cioè Aragona, Catalogna e Valenza, mantennero
inalterati inalterati i propri privilegi e le proprie autonomie e venne nominato un viceré,
mentre nel 1494 venne istituito un Consiglio d’Aragona.
Gli elementi in comune tra i due regni erano la tradizione della Reconquista, la guerra contro
i mori e la difesa dell’ortodossia religiosa.
Venne creata, infatti, l’inquisizione spagnola, e nel 1492 venne conquistato il Regno di
Granada, ultimo dominio musulmano in Spagna.
Dopo la morte di Isabella, nel 1504, si aprì in Castiglia una crisi dinastica poiché il trono
sarebbe dovuto andare a Giovanna che aveva sposato Filippo d’Asburgo, ma la pazzia di
Giovanna e la morte di Filippo permisero a Ferdinando di governare fino alla morte (1516).

In Inghilterra, Enrico 7^ Tudor consolidò gradualmente il suo potere amministrando


oculatamente le finanze, rafforzando gli organi centrali del governo regio: il Consiglio della
corona composto da uomini fidati, i Consigli del nord e del Galles competenti in quelle aree
territoriali, il tribunale della Camera Stellata la cui giurisdizione si estendeva ai reati di natura
politica.
Localmente furono rafforzate le funzioni amministrative e giudiziarie dei giudici di pace; il
Parlamento fu convocato molto raramente.
Questo indirizzo assolutistico venne proseguito dal figlio Enrico 8^, che mise in primo piano
la politica estera affidando al cardinale Thomas Wolsey l’amministrazione del regno, anticipo
del rafforzamento
delle strutture di governo.

In Germania, dopo la morte di Federico III d’Asburgo, l’impero germanico si presentava


come un insieme ingovernabile di stati territoriali, feudi, principati di lingue e culture diverse.
Erano forti i contrasti tra le aree più urbanizzate e più sviluppate e le zone rurali che avevano
ancora un modo di vita medievale. Il sovrano aveva una duplice qualità in quanto reggeva a
titolo ereditario gli stati della Casa d’Asburgo ( Austria, Stiria, Carinzia, Carniola e Gorizia) e
doveva la dignità imperiale alla proposta della Dieta composta da sette elettori. Durante il
regno di Massimiliano I (1493-1519) ci fu la pace di Senlis con la Francia che riconosceva
agli Asburgo il possesso dei Paesi Bassi, dell’Artois e della Francia Contea. Venne creato un
tribunale imperiale e un consiglio composto da 17 membri e inoltre il versamento
all’imperatore di un “soldo comune” era subordinato all’approvazione annuale della Dieta.
Il sistema si dimostrò incapace di funzionare e il soldo cessò di esistere; solo negli Stati
ereditari asburgici si accentró il potere con la creazione di un Consiglio aulico e di una
Camera aulica per l’amministrazione delle finanze.

La prima fase delle guerre d’Italia (1494-1516)

In Italia l’equilibrio sancito dalla pace di Lodi (1454) non durò molto in quanto nel 1492
morirono i due contraenti : papa Innocenzo VIII e Lorenzo dè Medici. La stabilità del Paese
era minacciata dalle mire espansionistiche di Venezia e di Milano con Ludovico Sforza detto
il Moro.
Pur di raggiungere i propri scopi, sia Venezia e Milano che il pontefice erano pronti ad
invocare l’aiuto delle potenze straniere:il loro errore più grande è stato quello di non aver
tenuto conto della fragilità interna e di aver sottovalutato le nuove realtà politico-militari delle
monarchie di Francia e Spagna.
Il re di Francia Carlo VIII voleva fare valere sul regno di Napoli i diritti della discendenza
angioina e aveva firmato nel 1493 la pace di Senlis con l’Impero germanico cedendo alla
Spagna alcune regioni di confine con aiuti da Venezia e da Milano.
Nel 1494 Carlo passò le Alpi con un forte esercito e l’anno successivo entrò a Napoli accolto
come un liberatore dai nobili. A quel punto, a Venezia venne stipulata una Lega che
comprendeva la Serenissima, Milano, Firenze, lo Stato pontificio, la Spagna e l’Impero
germanico.
Nel maggio del 1495 Carlo VIII fece ritorno in Francia ma l’esercito della Lega cercò di
chiudergli il passaggio con un scontro, presso Fornovo.
L’impresa di Carlo si rivelò un nulla di fatto, ma aveva mostrato la fragilità dell’assetto
politico italiano.
In Toscana Piero de’ Medici, successore di Lorenzo il Magnifico, era stato cacciato dai
fiorentini a causa della sua condiscendenza alle richieste di Carlo VIII. Sull’orlo di una guerra
civile a Firenze, ebbe grande successo la predicazione di un domenicano Gerolamo
Savonarola che era contro la corruzione della Chiesa e invocava una riforma costituzionale
e morale per fare di Firenze la nuova Gerusalemme. I seguaci di Savonarola detti piagnoni,
imposero l’adozione di un sistema di governo popolare il cui perno fu l’istituzione di un
Consiglio composto da 3000 cittadini, ma il papa scomunicò il frate.
Venezia nel 1498 concluse con Luigi XII di Francia un trattato di alleanza che le garantiva
Cremona e la Ghiara d’Adda in cambio del suo appoggio alla conquista francese dello stato
di Milano.
Cesare Borgia detto il Valentino ( figlio del pontefice Alessandro VI) prese il dominio nella
Romagna e nelle Marche ma la morte del papa fece abolire l’impresa.
Papa Giulio II organizzò spedizioni militari contro i signori di Perugia e Bologna e intimò
Venezia di ritirarsi da Rimini e Faenza. Il pontefice si fece promotore di un’alleanza
antiveneziana firmata a Cambrai nel 1508 dai rappresentanti dell’imperatore Massimiliano,
del re di Francia e del re di Spagna.

Il pontefice soddisfatto delle sue pretese di carattere temporale( restituzione delle terre
romagnole contese e libera navigazione nell’Adriatico) e spirituale (rinuncia di Venezia
all’appello al Concilio e alla tassazione degli ecclesiastici) tolse la scomunica contro la
Repubblica, si ritirò dalla Lega e promosse la Lega santa contro la Francia.
La lega Santa, sancita con la Spagna, l’Inghilterra e gli svizzeri, rovesciò il sistema delle
alleanze: a Firenze ritornarono i Medici, Milano venne occupata dalle truppe svizzere e la
Francia si riappacificò con Venezia.
Nel 1515, il re di Francia Francesco I preparó una nuova spedizione in Italia: egli si diresse
verso Milano e sconfisse le truppe svizzere a Melegnano.
Pace di Noyon nel 1516 tra Francia e Spagna consolidava l’equilibrio raggiunto nella
penisola italiana, agli spagnoli rimaneva il Regno di Napoli e alla Francia il Ducato di
Milano.

Carlo V: il sogno di una monarchia universale


Alla morte di Ferdinando il cattolico (1516) il nipote Carlo d’Asburgo ereditò la corona di
Spagna, ma alla sua candidatura si contrappose il re di Francia Francesco I appoggiato dal
pontefice Leone X. Carlo fu eletto all’unanimità della Dieta a Francoforte nel 1519.
Carlo ereditò un orgoglioso denso dinastico, la cultura aristocratica e cavalleresca franco -
borgognona, una religiosità sincera e profonda e l’idea imperiale intesa come dovere di
guidare la cristianità, di mantenerla unita nella giustizia e nella fede.
Nel suo soggiorno in Spagna egli aveva scontentato la nobiltà locale distribuendo molte
cariche ecclesiastiche e laiche ai fiamminghi e borgognoni e chiese nuove tasse per pagare
le spese dell’incoronazione imperiale. Nel 1520 scoppiò una rivolta, nata come una
coalizione di città che rivendicavano le proprie autonomie -> rivolta dei comuneros = dei
cittadini che però vennero sconfitti da un esercito nobiliare.
L’aumento della popolazione, la prosperità della manifatture di pannilani ( = tessuto morbido
do lana) a Segovia, Toledo e Cordoba, di drappi serici di Granada indicano che sotto Carlo
V l’onore della politica imperiale non era ancora sproporzionato alle risorse del paese come
avverrà con Filippo II.

Asburgo contro Valois: la ripresa della guerra in Italia


In Germania Carlo V si trovò a fare i conti con il problema luterano, ma dopo il 1520 la sua
attenzione era posta sulle questioni italiane.
Milano dovette essere evacuata dai francesi nel 1521 e la situazione si fece più difficile con
l’elezione di Adriano VI , ex precettore di Carlo V. Francesco I riuscì ad organizzare nel
1524 un esercito di 30mila uomini, per metà composto da svizzeri per entrare a Milano e
cingere d’assedio Pavia, ma gli imperiali, con l’aiuto della Germania, sconfissero i francesi
facendo prigioniero Francesco I. quest’ultimo fu costretto a firmare il trattato di Madrid (1526)
rinunciando a Milano e alla Borgogna.
Le promesse non vennero mantenute infatti nel 1526 venne stipulata a Cognac una lega
difensiva tra la Francia, papa Clemente VII, Firenze e Venezia, intanto i turchi avanzavano in
Ungheria alleati di Francesco I.
I lanzichenecchi al servizio di Carlo V assediarono Roma.
Quando un esercito francese mosse contro Napoli occupando Genova, ANDREA DORIA,
che era un alleato dei francesi passò dalle parti dell’imperatore Carlo V; così l’esercito
francese dovette ritirarsi dal Mezzogiorno.
Carlo V nel 1529 firmò col pontefice la pace di Barcellona e dopo si conciliò con Francesco I
che rinunciava ai domini italiani ma si teneva la Borgogna. Successivamente Carlo V venne
incoronato imperatore a San Petronio e ottenne dal pontefice l’incarico della convocazione di
un Concilio per sanare lo scisma religioso e procedere alla riforma della Chiesa, ma in
cambio il papa Clemente VII ebbe l’appoggio delle armi imperiali per riportare i Medici a
Firenze.

L’espansione della potenza ottomana


L’impero ottomano prese il nome dalla dinastia turca degli Osmanli o Ottomani fondata nel
XIV secolo da Osman I. questo Stato si ampliò non solo nell’Asia Minore ma anche nei
Balcani meridionali fino a quando nel 1453 Costantinopoli cadde in mano a Maometto II che
ne fece la capitale chiamata Istanbul fino a comprendere la Serbia e la Bosnia.
L’espansione ottomana nella penisola balcanica e nel Mediterraneo non incontrò ostacoli,
ma a oriente venne contrastata dalla ricostituzione dell’impero persiano dalla dinastia
safawide che aveva abbracciato la fede sciita, che riconosceva l’autorità politico-religiosa dei
discendenti di Ali a differenza dei sunniti che ammettevano il principio elettivo.
Shah Ismail (impero persiano) aveva esteso il suo dominio fino al golfo Persico e al
Khorasan. Selim I mosse contro Ismail un grande esercito ottenendo la vittoria per cui ebbe
l’annessione dell’Armenia e del Curdistan.
Selim I rivolse la sua attenzione al Mediterraneo sottomettendo la Siria e l’Egitto,
abbattendo il regime dei mamelucchi. Tale conquista ebbe importanza sia dal punto di vista
economico in quanto ai porti della Siria e dell’Egitto vi erano le carovane che trasportavano
le spezie e le sete orientali attraverso il golfo Persico e il mar Rosso; e anche dal punto di
vista religioso e morale in quanto dall’Egitto dipendevano le città sacre di Medina e la
Mecca.

Nel 1526 Solimano il Magnifico raggiunse il Danubio entrando nel territorio ungherese in cui
venne sconfitto e ucciso il re d’Ungheria e di Boemia Luigi II Jagellone. Solimano decise di
fare dell’Ungheria uno Stato vassallo sotto la sovranità del principe di Transilvania. Solimano
strinse la pace con Ferdinando che aveva il riconoscimento di un ampio territorio ungherese
a nord-ovest.
Solimano estese i propri domini a sud fino allo Yemen e ad Aden, l’impero ottomano aveva
30 milioni di abitanti tra cui cristiani, ebrei e musulmani. L’unica discriminazione a danno dei
non musulmani era il pagamento di una tassa speciale. Ci fu un rafforzamento del regime
ottomano attraverso il sistema detto devshirme -> una sorta di leva forzata di bambini
addestrati per il servizio di corte o per formare il corpo dei giannizzeri (esercito turco). Un
altro elemento costitutivo dell’esercito ottomano erano i sipahi -> cavalieri che in cambio del
servizio militare ottenevano concessioni di terre che erano diversi dai feudi europei in quanto
erano a carattere temporaneo e non ereditario.
Nell’impero ottomano la terra era di proprietà del sultano che esercitava un’autorità assoluta
e dispotica.

La vita della massa dei sudditi era per alcuni aspetti migliore di quella europea in quanto non
esisteva la servitù della gleba e il prelievo operato sui contadini dai timarioti d dallo stato non
era gravoso e la protezione dello stato era assicurata ai mercanti e agli artigiani riuniti in
corporazioni.

Guerre ed eserciti tra Medioevo ed età moderna

Elemento centrale della guerra nell’età feudale era la cavalleria pesante che, con la guerra
dei Cent’anni subì un declino.
I fanti svizzeri costituivano una parte rilevante dell’esercito di Carlo VIII conquistando il
Ducato di Milano, il segreto della forza di questi combattimenti stava nel tipo di formazione in
cui si schieravano in campo.
Il generale spagnolo Consalvo de Cordoba, negli sconti con i francesi per il dominio sul
regno di Napoli, mise uno schieramento più flessibile.
Le pesanti armature di ferro e la lancia furono sostituite da un armamento più leggero che
comprende lòe sciabole e le pistole.

Nel medioevo => guerriero coperto di ferro, montato su un cavallo di razza e servito da
palafrenieri e scudieri, questo era l’espressione di un ordine sociale che riservava la
professione della guerra ad una classe di milites in grado di trarre dai proprio possedimenti
feudali le risorse e gli uomini necessari.

Nell’età moderna => ascesa della fanteria e dell’artiglieria ad armi decisive che manifestava
la nuova potenza finanziaria e accentrata dello stato rinascimentale in cui la nobiltà aveva un
ruolo secondario ci fu lo sviluppo delle fortificazioni in senso orizzontale con mura spesse a
differenza delle alte e sottili mura dei castelli medievali.

Capitolo 7- I NUOVI ORIZZONTI GEOGRAFICI


Le conoscenze geografiche alla fine del Medioevo:l’Africa nera
Alla fine del Medioevo i rapporti diretti degli europei con gli altri continenti erano limitati agli
scambi economici e culturali nel Mediterraneo. I viaggi verso oriente erano più difficili dopo
l’avvento della dinastia Ming in Cina e con l’espansione della potenza ottomana nel
Mediterraneo orientale e nel Balcani.
I mercanti veneziani che avevano il monopolio della fornitura di spezie e sete orientali
dovevano approvvigionarsi dagli intermediari arabi nei porti di Beirut e di Alessandria.

Le nozioni geografiche del primo Rinascimento erano vaghe e imprecise per quanto riguarda
gli altri continenti. Si era imposta con TOLOMEO la concezione sferica della Terra => il
continente africano era immaginato più corto e la sua costa occidentale era raffigurata come
una linea obliqua tendente verso sud-est.
Il blocco formato dai 3 continenti (Europa, Asia e Africa) era collocato nell’emisfero
settentrionale e non si aveva alcuna idea sull’esistenza delle Americhe e dell’Oceania. Ma
furono proprio questi errori ad incoraggiare i viaggi dei portoghesi e di Colombo e si ebbero
delle idee fantasiose ed esagerate circa le ricchezze delle Indie e l’esistenza, in Africa o in
Asia, di un regno cristiano -> il regno del mitico prete Gianni con il quale gli europei vollero
stabilire un'alleanza anti musulmana.
Gli studi recenti hanno smentito la visione dell’Africa Nera come un continente senza storia
con una condizione di primitiva barbarie. Era vario lo sviluppo dell’economia -> molte
popolazioni del centro-sud vivevano ancora di caccia e di raccolta dei frutti, erano praticati
l’allevamento e l’agricoltura, la produzione di tessuti, ceramiche, utensili di legno e di
metallo.
La penetrazione araba aveva portato con sé l’espansione dei traffici e tra il XIV e il XVI
secolo avvenne la fioritura di formazioni statali complesse tra il Sahara e la foresta
equatoriale dove all’influenza islamica si contrapponeva quella cristiana ed erano in grado di
riscuotere tributi e mobilitare eserciti.

Le civiltà precolombiane in America


Nel continente americano le civiltà più evolute si svilupparono negli altopiani dell’America
centrale e meridionale. In queste zone era praticata un’agricoltura sedentaria, basata sul
mais, sui tuberi (patate e batate), pomodori, fagioli, peperoni e cacao. Di minor importanza
era l’allevamento che era limitato al lama peruviano. Le attività artigianali erano varie : stoffe
di cotone tinte a colori vivaci, ceramica, vasellame e utensili d’oro, argento e rame.
Quando gli spagnoli giunsero in America era in declino la civiltà dei maya che era situata tra
Guatemala e la penisola dello Yucatan con le città-stato e i templi monumentali. La sua
eredità spirituale era stata accolta da altre popolazioni guerriere -> i toltechi e gli aztechi.
La religione degli aztechi era imperniata sull’idea della precarietà dell’ordine cosmico
minacciato da catastrofi naturali e dalla collera delle divinità come il dio del Sole. Secondo
essi il ritorno periodico dei giorni riproponeva l’angoscia della fine. Solo il sovrano e la
nobiltà potevano possedere a titolo privato la terra che veniva coltivata dai servi della gleba.
Anche l’impero degli incas si era costituito dopo l’invasione spagnola nell’attuale Perù
meridionale, la società incas era rigidamente stratificata :
al vertice c’era il sovrano che veniva venerato come un semidio e dotato di attribuzioni al
tempo stesso politiche religiose e militari,
aristocrazia composta dall’originaria nobiltà inca e dai figli dei capi delle tribù sottomesse
alla base c’era la comunità contadina che doveva amministrare la giustizia al proprio interno
e distribuire le terre.
L’impero inca aveva una salda organizzazione statale con grandi magazzini pubblici.

I viaggi di esplorazione e di scoperta


Il Portogallo è stato il primo paese ad intraprendere nel XV secolo l’esplorazione dei nuovi
mondi grazie alla sua favorevole posizione geografica, all’alleanza stabilita dalla dinastia di
Avis con il ceto mercantile e all’interesse del principe Enrico il Navigatore riguardante
l’espansione delle coste occidentali dell’Africa.

La caravella di origine portoghese deve la sua notorietà ai viaggi di COLOMBO e di VASCO


DA GAMA, essa è un veliero di piccole dimensioni, con scafo arrotondato, poppa quadra e
un ponte con castello …
Nel Mediterraneo era possibile orientarsi con certezza con l’aiuto di punti di riferimento visivi
e di portolani (= carte nautiche che indicavano le distanze e le rotte), invece nell’Oceano
Atlantico era più difficile determinare la rotta e la posizione della nave. La navigazione in
mare aperto dipendeva dalla valutazione delle distanze percorse controllata mediante
l’osservazione della latitudine.

L’espansione marittima portoghese ebbe inizio con la conquista di Ceuta a sud dello stretto
di Gibilterra nel 1415 e successivamente con l’occupazione dell’isola di Madera, delle
Azzorre, la scoperta delle isole di Capo Verde e del golfo di Guinea.
Il re del Portogallo Giovanni II si pose l’obiettivo di circumnavigare l’Africa in direzione
dell’oriente e di ottenere informazioni per quanto riguarda i porti e la navigazione nell’oceano
Indiano.
BARTOLOMEO DIAZ nel 1487 effettuò una spedizione in cui doppiò l’estremità meridionale
del continente africano da lui chiamato Capo di Buona Speranza.
CRISTOFORO COLOMBO , un navigatore genovese, si rivolse a Giacomo II con il progetto
di raggiungere l’oriente circumnavigando la terra verso occidente. Questo portò Paolo
Toscanelli alla convinzione che le coste del Giappone fossero separate dall’Europa
occidentale da una sessantina di gradi di longitudine.
Ma la corte portoghese era scettica nei confronti del progetto di Colombo per cui la
monarchia spagnola accettò la sua richiesta che in quegli anni voleva concludere la
Reconquista con la presa di Granada.
La regina Isabella concedeva a Colombo il titolo di ammiraglio del mare Oceano, la carica di
vicerè e governatore delle terre da lui scoperte.

Il 3 agosto 1492 primo viaggio di Colombo con tre velieri = due caravelle e una nave più
grande la Santa Maria, con 120 uomini a bordo partirono dal porto di Palos e ad ottobre si
intravide una terra, l’attuale Bahamas, battezzata da Colombo San Salvador convinto di
essere giunto in Asia. Successivamente Colombo scoprì le isole di Haiti e di Cuba
scambiandole per le isole del Giappone.
Il secondo viaggio di C. produsse solo un carico di schiavi per cui venne accusato di
malgoverno.
Le altre due spedizioni portarono alla scoperta delle foci del fiume Orinoco e delle coste
dell’America centrale.
Le scoperte di Colombo hanno portato ad altre due spedizioni del veneziano GIOVANNI
CABOTO, per conto della corona inglese, effettuate a Terranova, al Labrador e alle coste
nord-occidentali degli Stati Uniti e alle spedizioni di AMERIGO VESPUCCI.
AMERIGO VESPUCCI in tutta la costa atlantica dell’America meridionale al servizio prima
della Spagna e poi del Portogallo. Vespucci fu il primo a capire che non si trattava dell’Asia
ma di un nuovo continente che in suo onore venne chiamato America.
Altra conseguenza del primo viaggio di Colombo fu la disputa tra Spagna e Portogallo per
quanto concerne l’appartenenza dei territori scoperti -> Giovanni II stipulò con la corte
spagnola il trattato di Tordesillas nel 1494 dove venne fissata la linea divisoria tra l’area
portoghese e quella spagnola a 370 leghe ovest delle isole di Capo Verde.
Il Portogallo affidò a VASCO DA GAMA, nel 1497, la spedizione per le Indie orientali che
con 4 caravelle risalì la costa orientale dell’Africa fino a Malindi. Vasco da Gama riuscì a
caricare le sue navi di spezie e pietre preziose ma solo due delle 4 navi erano riuscite a fare
ritorno in patria.
PEDRO ALVARES CABRAL => partì con una flotta di 13 navi riuscendo a prendere in
possesso il Brasile in nome del Portogallo, poi raggiunse l’India ripetendo il viaggio di Vasco
da Gama nel 1500 dove stabilì relazioni d’affari con il sovrano di Cochin.
L’obiettivo principale dei navigatori era quello di trovare un passaggio, a sud o a nord, che
permettesse di andare oltre l’America per trovare la rotta marittima per l’Asia. Il primo che
vide l’oceano del continente americano fu lo spagnolo NUNEZ DE BALBOA.
FERDINANDO MAGELLANO, portoghese, partì da Siviglia con 5 navi al servizio della
Spagna, affrontò il pacifico conquistando le Filippine. Morto Magellano il comando della
spedizione fu assunto da Sebastiano del Cano che riuscì a raggiungere le coste spagnole
circumnavigando l’Africa nel 1522.

Spezie e cannoni:l’impero marittimo dei portoghesi


Tutti gli sforzi del Portogallo furono incentrati nello sfruttamento ai fini commerciali della via
marittima delle Indie orientali scoperta alla fine del 400.
Anche nell’Africa orientale e nell’Asia meridionale vennero costruite, come nel Golfo di
Guinea, le fortezze e i feitorias (= empori commerciali) in luoghi strategici, gli accordi con i
sovrani locali per la fornitura di spezie o altri prodotti a condizioni di monopolio o di favore.
Il tentativo di bloccare l’espansione portoghese fu compiuto dal sovrano mamelucco d’Egitto
in alleanza con il sultano dello stato indiano.
Ai territori controllati dal Portogallo si aggiunsero le nuove conquiste nell’isola di Ceylon e
nelle Molucche, per cui al pepe, allo zenzero e ai tessuti di cotone dell’india si aggiunsero la
cannella di Ceylon, i chiodi di garofano, la noce moscata, le sete pregiate, i legni profumati
….
Il commercio era controllato dalla corona attraverso la “Casa de India” di Lisbona che
prelevava il 30% delle importazioni.
Grazie alla conquista ottomana della Siria e dell’Egitto, nel 1516, le spezie e gli altri prodotti
orientali ricominciarono ad affluire nel Mediterraneo e si arrivò ad una sorta di spartizione del
mercato europeo tra Venezia e i portoghesi con i loro alleati.

Le imprese dei ​conquistadores​ spagnoli


Dopo la scoperta dio Colombo la presenza europea nel nuovo mondo si limitò alle isole
caraibiche e puntò in particolar modo alla ricerca dell’oro sfruttando la popolazione indigena
ridotta ai minimi termini dagli stenti e dalle malattie introdotte dagli europei.
Nel 1517 ebbe inizio l’esplorazione della terraferma con i conquistadores => soldati
spagnoli di origini nobili ma povere che attraversarono l’oceano e conquistarono grandi
regni.
HERNAN CORTES nel 1519 partì all’isola di Cuba con 500 uomini, cavalli e cannoni
procedendo verso l’impero azteco dove venne accolto dal sovrano Montezuma II che vide in
lui la reincarnazione del “serpente piumato”= divinità tolteca. Cortès lo fece prigioniero e lo
obbligò a pagare un enorme riscatto, ma dopo gli spagnoli furono costretti a ritirarsi. Nel
1521 Cortès occupò l’impero azteco e lo distrusse facendo degli abitanti una carneficina e
costruì una nuova città sul modello spagnolo chiamata Mexico.
Nel 1522 Carlo V nominò Cotès governatore e capitano supremo della Nuova Spagna.
FRANCISCO PIZARRO e DIEGO ALMAGRO, due spagnoli, nel 1531 mossero verso sud
da Panama conquistando il Perù, l’impero inca. La visione dei vinti venne analizzata da
NATHAL WACHTEL nel suo libro “La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla
conquista spagnola” .
Le cause del crollo di questi grandi regni => il terrore che incutevano le armi da fuoco, i
contrasti etnici e dinamici che indebolivano i due imperi, il profondo trauma determinato dalla
sensazione di essere abbandonati dagli dèi, lo sfruttamento a cui gli indios furono sottoposti,
le malattie diffuse dagli europei ( vaiolo, morbillo, tifo) contro le quali gli organismo degli
indios non avevano difese immunitarie e infine la degradazione dell’ambiente provocata
dalla mancata manutenzione delle opere irrigatorie e dalla preferenza degli spagnoli
dell’allevamento rispetto all’agricoltura.

La colonizzazione spagnola del Nuovo Mondo


Nel 500 la colonizzazione spagnola si estese sia verso sud = California e Florida, sia nel
continente sudamericano.
Ebbe grande sviluppo il fenomeno del meticciato --> dall’unione di uomini e donne di razza:
Meticci => nati dagli accoppiamenti di uomini bianchi con donne indie,
Mulatti => nati dall’incrocio tra bianchi e neri,
Zambos => nati dall’unione tra neri e indiani.
Tra gli strumenti della colonizzazione grande importanza ebbero la fondazione di città e
l’encomienda --> commenda, ossia assegnazione ad un conquistadores o colono spagnolo
di una circoscrizione territoriale al cui interno avevano il diritto di esigere determinati tributi e
prestazioni di lavoro degli indigeni, in cambio gli encomenderos dovevano proteggere i
vassalli e convertirli alla fede cristiana. Ma l’encomienda divenne lo strumento di uno
sfruttamento del lavoro indigeno.

La corona spagnola riuscì a svolgere Nuove Leggi promulgate da Carlo V nel 1542 per
operare un controllo della società coloniale e per moderare i soprusi che la
caratterizzavano. A tale scopo contribuì l’azione degli ordini regolari : francesi, domenicani e
gesuiti che si preoccuparono dell’evangelizzazione degli indios e di combattere e
denunciare le forme di maltrattamento e sfruttamento. Es: il domenicano BARTOLOME’ DE
LAS CASAS.

Per quanto riguarda gli aspetti economici della colonizzazione bisogna distinguere le varie
zone:
Nelle isole caraibiche -> dopo la fase della ricerca d’oro, tra 1511 e 1515, si iniziò la
coltivazione della canna da zucchero, per la quale fu necessario importare schiavi africani.
Nel continente americano -> la rapida diminuzione della popolazione indigena e
l’importazione di nuove specie animali e vegetali dall’Europa portarono a modificazioni
dell’economia. Oltre al mais si coltivava anche il frumento e nel Perù l’olio e la vite. Venne
spostata la cocciniglia, un ottimo colorante rosso che veniva ottenuto da insetti. Si
moltiplicarono le greggi di pecore e le mandrie di buoi e di cavalli dando così origine ad una
locale industria laniera.
Nel Messico -> vennero scoperte nel 1546 le miniere d’argento di Zacatecas oltre alla
miniera d’oro trovata nel Perù. La produzione d’argento ebbe un rapido incremento.

Le ripercussioni in Europa
L’afflusso di metalli preziosi dalle Americhe era considerato la causa della “rivoluzione dei
prezzi”, ossia della tendenza inflazionistica che portò nel VI secolo ad una moltiplicazione
dei prezzi di cereali e altre derrate.
In buona parte i metalli preziosi furono utilizzati per pagare l’importazione di spezie e altre
merci dall’oriente.
Non venne influenzata dal colonialismo solo la vita economica ma anche le abitudini
alimentari e la vita sociale trasformate dai prodotti importati dai nuovi mondi -> importanza
del mais, la patata, il pomodoro, lo zucchero, il caffè e il cacao.
Ci fu un enorme ampliamento della conoscenze geografiche e scientifiche -> la
dimostrazione della sfericità della terra, la percezione esatta delle sue dimensioni, la
consapevolezza della falsità di alcune leggende sull’esistenza di terre inabitabili e di uomini
di forma mostruosa. Il confronto con civiltà diverse contribuì alla definizione di un'identità
europea, JOHN ELLIOTT dice <scoprendo l’America l’Europa aveva scoperto se stessa>.

Capitolo 8 - I NUOVI ORIZZONTI SPIRITUALI:RINASCIMENTO E RIFORMA


La civiltà del Rinascimento italiano
Il termine “Rinascimento” riprende il concetto di rinascita, fu coniato nella metà del XIX
secolo da JULES MICHELET e JACOB BURCKHARDT e si riferisce al ritorno ai valori e ai
modelli dell’età classica nella filosofia, nella politica, nella letteratura e nell’arte ed è anche
l’adozione di un atteggiamento positivo verso la natura e verso l’uomo posto al centro
dell’universo.
Il concetto di Rinascimento è incluso nel termine Umanesimo, gli umanisti = coloro che si
dedicavano alla riscoperta e allo studio delle opere dell’antichità latina e greca.
LORENZO VALLA riuscì a dimostrare nel 1440 la falsità di un celebre documento
medievale : la donazione fatta da Costantino a papa Silvestro. (-> appunti
metodologia-fonti).
Si svilupparono le arti figurative, ponendo come modelli la cultura classica, aggiungendo
elaborazioni che derivano da una attenta osservazione della natura: troviamo la tecnica della
prospettiva di Brunelleschi, il genio di Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio ed
altri artisti.
La loro arte è appoggiata dal mecenatismo dei grandi signori: Sforza a Milano, Este a
Ferrara, Gonzaga a Mantova e via dicendo.
Letterati importanti furono Guicciardini e Machiavelli, che scrivono opere in cui elaborano
una profonda riflessione politica e storiografica, e con Machiavelli una scienza della politica
che si fonda sulla scissione dalla morale.

Aspettative e tensioni religiose alla fine del Medioevo: Erasmo da Rotterdam


La cultura rinascimentale era fortemente impregnata di valori laici e terreni e indifferente alle
dottrine.
Vi era il bisogno di una Riforma della Chiesa che la riportasse alla purezza e alla povertà
delle origini che portò allo scisma d’oriente, alle contese per il primato tra il papato e i concili
di Costanza e di Basilea, al prevalere degli interessi politici e mondani della curia di Roma.
Alle origini del movimento protestante vi era anche la volontà di ristabilire l’autenticità del
messaggio cristiano attraverso lo studio diretto dei testi sacri senza tener conto delle
elucubrazioni dei teologi, per il la necessità di una religiosità più intensa.
Tra gli esponenti di questo movimento possiamo ricordare Tommaso Moro che nella sua
opera “Utopia”(1516), descrive una società immaginaria basata sull’amore tra gli uomini e
sulla comunione dei beni; il rappresentante più importante dell’umanesimo Cristiano però è
l’olandese Erasmo da Rotterdam che a sei anni lasciò la vita del chiostro per seguire
liberamente i suoi studi.
Le opere più celebri di Erasmo furono ‘Elogio della pazzia’ e ‘Dialoghi’; Erasmo delineò il
quadro di una morale che concilia le differenze del mondo classico con l’insegnamento di
Cristo libero dalle credenze superstiziose e dai riti.
Egli denunciò la pedanteria, il fantatismo, l’intolleranza, gli eccessi di devozione, l’ipocrisia di
una religiosità solo esteriore. Il cristianesimo di Erasmo era un ideale di vita pratica invece
che un insieme di dogmi, per questo egli non volle mai separarsi dalla Chiesa cattolica.

La Riforma luterana
Martino Lutero era figlio di un piccolo imprenditore minerario, è nato nel 1483 ad Eisleben
(Germania) dive dominava ancora una religiosità medievale. Nel 1505 Lutero decise di farsi
monaco, ma lo tormentava la sensazione della propria inadeguatezza di fronte ai
comandamenti divini, la paura del peccato e della dannazione eterna. Nel 1507 divenne
sacerdote e dopo aver conseguito il grado di dottore insegnò teologia in Sassonia.
La giustizia divina non va intesa come giudizio e punizione ma come giustificazione, come il
dono della grazia offerto mediante il sacrificio di Cristo. Anche secondo la Chiesa la grazia
era indispensabile ma l’uomo poteva meritarsela solo con le buone opere e contribuire alla
propria salvezza, a differenza di Lutero secondo il quale la natura umana è malvagia e
corrotta dal peccato originale.

Secondo Lutero la Santa Scrittura doveva essere letta e spiegata senza tener conto delle
interpretazioni ufficiali. L’autorità attribuita alla Rilevazione contenuta nei testi sacri
cancellava il magistero della Chiesa in materia teologica e la dottrina della giustificazione
per fede annullava la funzione intermediaria tra l’uomo e Dio.
Lutero dei sette sacramenti ne salvava solo due:
Il battesimo => come cerimonia di iniziazione alla vita cristiana
L’eucarestia => la presenza reale di Cristo nel pane e nel vin offerto ai fedeli.
Importante era la soppressione del sacramento dell’Ordine a cui ne conseguiva il sacerdozio
universale dei laici ossia l’idea che chiunque potesse essere chiamato a celebrare le
funzioni religiose -> ulteriore negazione del ruolo della Chiesa.

La rottura con Roma e le ripercussioni in Germania


Alberto di Hohenzollern , tedesco, titolare di due vescovati, aspirava a diventare anche
arcivescovo di Magonza. Papa Leone X accettò di conferirgli la nomina con un pagamento
di 10 mila ducati per la dispensa dalla norma del diritto canonico che vietava il cumulo di
cariche e per convincerlo ad accettare il pontefice gli concesse l’appalto di una vendita di
indulgenze.
Teoria delle indulgenze basata sul presupposto dell’esistenza di un tesoro di meriti
accumulati dalla Vergine e dai santi al quale la Chiesa poteva attingere per rimettere le pene
ai peccatori pentiti e per abbreviare le pene nel Purgatorio.
Nel 1517 Lutero mandò ad Alberto 95 tesi in cui criticò il traffico delle indulgenze e negò la
facoltà del pontefice di rimettere le pene.
A Roma solo nel 1520 venne emanata da Papa Leone X la bolla “Exsurge domine” che
lasciava a Lutero 60 giorni per ritratte prima che contro di lui fosse scagliata la scomunica,
ma Lutero bruciò la bolla con i libri del diritto canonico.
Egli venne scomunicato nel 1521, ma il nuovo imperatore Carlo V aveva promesso a
Federico il Saggio, protettore di Lutero,che avrebbe consentito a Lutero di giustificarsi ->
Dieta imperiale di Worms in cui Lutero non volle ritrarre. L’editto di Worms dichiarò Lutero al
bando dell’impero per cui chiunque avrebbe potuto ucciderlo.
Intanto gli scritti di Lutero tra il 1517-1520 si diffusero enormemente in tutta la Germania:
circa 300 mila copie per un totale di 500mila persone in grado di leggere.
Le idee di Lutero vennero accolte in modo diverso a seconda dei ceti e degli ambienti sociali
in cui si diffondevano, ma diede la spinta per un anticlericalismo che si tradusse in una
maggiore indipendenza dalle istituzioni religiose.

Le correnti radicali della Riforma. La guerra dei contadini.

Nelle campagne il movimento venne rafforzato dai motivi evangelici dell’uguaglianza tra gli
uomini e della polemica contro i ricchi e i gravami feudali.
Fino al 1520 alcuni seguaci di Lutero cominciarono ad aizzare le folle non solo contro il clero
e le istituzioni romane ma anche contro le ingiustizie e tutte le forme di oppressione ->
riforma religiosa e riforma sociale che si proponevano di instaurare sulla terra il regno di Dio
basato sulla tolleranza e sui principi del vangelo.
Alcuni erano convinti che Dio non avesse parlato agli uomini nella Bibbia ma che
continuasse a rivelarsi agli spiriti eletti attraverso l’illuminazione interiore, come ad esempio
THOMAS MUNTZER( parroco visionario) che nel 1525 partecipò ad una sollevazione
popolare che diede vita ad un governo cittadino basato sull’uguaglianza universale e sulla
comunione dei beni.
In alcune regioni della Germania ci fu la guerra dei contadini, gli insorti non erano spinti dalla
miseria ma dalla volontà di ristabilire gli antichi diritti contro le usurpazioni dei signori che
tendevano ad accrescere i prelievi feudali e ad impadronirsi dei beni comunali, di difendere
l’autonomia della comunità di villaggio e di realizzare la morale evangelica. Le violenze e i
saccheggi dei rivoltosi indussero i principi, i nobili e i ceti urbani superiori ad armarsi per
troncare il movimento. Gli insorti vennero sconfitti in Turingia nel maggio del 1525 e Muntzer
venne ucciso.
La corrente più radicale della Riforma sopravvisse grazie all’azione dei gruppi anabattisti =>
vuol dire ribattezzatori e si riferisce all’uso di somministrare il battesimo agli adulti in quanto
secondo loro solo l’adesione consapevole del soggetto rendeva valido il sacramento. I
gruppi anabattisti volevano la separazione dei veri credenti dal resto degli uomini, la
tendenza a formare comunità basate sulla fratellanza e sull’aiuto reciproco, il
disconoscimento delle autorità terrene.
Nel 1534 gli anabattisti provenienti dall’Olanda stanziati in Vestfalia , si impadronirono del
governo della città e vi imposero con forza le loro regole introducendo anche la poligamia
oltre alla comunione dei beni. Resistettero per sedici mesi ma alla fine vennero massacrati in
modo spaventoso.

La conclusione dei conflitti in Germania


L’imperatore Carlo V convocò nel 1530 una dieta ad Augusta in cui l’intransigenza dei
teologi cattolici rese impossibile l’accordo, Carlo V intimò i protestanti di sottomettersi,ma
questi ultimi stipularono un’alleanza difensiva : la Lega di Smalcalda.
L’ultimo tentativo di riconciliazione ci fu nel 1541 a Ratisbona dove ci fu un compromesso tra
protestanti e cattolici riguardante il problema della giustificazione per fede, ma il conflitto non
terminò fino a quando Enrico II, il nuovo re della Francia, allacciò contatti con i protestanti
tedeschi e con il sultano turco, per suscitare difficoltà a Carlo V.

Nel 1551 venne stipulato un accordo segreto in base al quale Enrico II avrebbe garantito il
suo appoggio diplomatico e militare ai principi protestanti in cambio dell’acquisto di 3
vescovati.
Carlo V fu colto alla sprovvista dall’esercito protestante, tanto che fu costretto a fuggire a
Innsbruck nel 1552.
Ferdinando I , fratello di Carlo V, stipulò la pace di Augusta in cui venne riconosciuta
,l’esistenza in Germania di due diverse fedi religiose = cattolica e luterana, invece nelle città
imperiali era ammessa la loro convivenza; i principi territoriali potevano imporre il loro credo
ai sudditi.
Fino al 1552 erano ammesse le secolarizzazione dei beni ecclesiastici -> l’incameramento
dei beni da parte delle autorità civili e successivamente i prelati convertiti al luteranesimo
dovevano rinunciare ai loro possedimenti.
La pace di Augusta sanciva la scissione religiosa della Germania ed un indebolimento
dell’autorità imperiale. I veri vincitori furono i principi,non solo luterani ma anche cattolici.

Tra il 1555 e il 1556 spartì il suo impero tra il fratello Ferdinando I e il figlio Filippo II =
Ferdinando divenne imperatore del Sacro Romano Impero ereditando le corone di Boemia
ed Ungheria e i ducati austriaci,
Filippo II divenne imperatore della Spagna con tutte le sue colonie e anche dei Paesi Bassi,
Francia Contea, Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna e il Ducato di Milano.
Carlo morì il 21 settembre 1558.

Da Zwingli a Calvino: <<il governo dei Santi>>


Zwingli, che visse nella Svizzera tedesca, ebbe un’esperienza parallela a quella di Lutero
ma con caratteri diversi. Egli riuscì a convincere il Consiglio cittadino ad abolire la messa, a
riformare la liturgia e ad imporre la Bibbia come unica fonte di autorità in campo religioso.
Gli zwingliani cercarono l’appoggio dei luterani tedeschi ma fu impossibile raggiungere un
accordo sul problema teologico dell’eucarestia ->
Zwingli la interpreta come una semplice cerimonia commemorativa dell’Ultima Cena;
Lutero credeva nella presenza di Cristo nel pane e nel vino offerti ai fedeli.
L’eredità di Zwingli e del suo movimento di riforma fu accolto dal calvinismo. Giovanni
Calvino, nato in Francia, condivise molti aspetti della dottrina luterana -> l’autorità esclusiva
della Sacra Scrittura e la giustificazione per fede. Il Dio di Calvino è più del Vecchio che del
Nuovo Testamento, è maestoso, inaccessibile che fin dalle origini ha predestinato ogni
uomo alla salvezza o alla dannazione eterna.
La predestinazione non elimina la responsabilità del peccatore.
Prima differenza tra calvinismo e luteranesimo Calvino sottolinea il concetto di “vocazione”
ancor più di Lutero e a differenza di lui non crede all’imminente fine del mondo e attribuisce
molta importanza alla graduale attuazione dei disegni della Provvidenza.

Secondo Calvino se non si può mai raggiungere la certezza di appartenere al novero degli
eletti, vi sono degli indizi sui quali vi è speranza : - la fede,- la partecipazione ai sacramenti
(battesimo ed eucarestia), - la rettitudine nella condanna di vita, basata sulla valutazione
delle opere.
MAX WEBER --> ha formulato una tesi riguardante il rapporto tra l’etica protestante e lo
spirito del capitalismo => la dottrina calvinista nel perseguimento della propria vocazione,
nella tendenza ad interpretare la buona riuscita delle proprie iniziative come segno
dell’elezione divina, nell’etica del lavoro e della disciplina avrebbe portato alla formazione di
una mentalità imprenditoriale e di una tendenza all’accumulazione e al reinvestimento del
capitalismo moderno.
Seconda differenza tra calvinismo e luteranesimo concerne il rapporto tra Chiesa e Stato.
Lutero sosteneva la “Chiesa invisibile” composta dall’insieme degli eletti di tutta l’umanità,
invece Calvino sostiene la “Chiesa visibile” che consiste nella congregazione dei fedeli legati
dalla comune pratica del culto e dall’appartenenza ad uno stato o città.
Secondo Calvino l’autorità civile non si deve limitare a mantenere l’ordine in un mondo
sottoposto al peccato, ma deve promuovere il bene spirituale dei sudditi a sanzione dei
comportamenti privati che nei paesi cattolici venivano svolti dalla Chiesa.

Nel 1541 la Chiesa ginevrina venne riorganizzata con la suddivisione dei compiti tra :
Pastori addetti al’esercizio del culto e alla predicazione della parola di Dio
Dottori incaricati dell’insegnamento
Diaconi per l’assistenza dei poveri e degli infermi
Anziani o presbiteri per vigilare sulla disciplina e sui costumi
L’organo superiore della Chiesa era il Concistoro formato da dodici anziani e da un piccolo
numero di pastori.

La diffusione europea del protestantesimo.


La Riforma in Inghilterra.
Le principali paesi di grande diffusione del calvinismo furono: Francia, Paesi Bassi,Gran
Bretagna e l’Europa orientale (Polonia, Boemia e Ungheria).
In Inghilterra e nei Paesi scandinavi i mutamenti in campo religioso sono legati al processo
di costruzione di un’unità nazionale e di un potere monarchico.
Nel 1528 il re d’Inghilterra Enrico VIII Tudor chiese al pontefice Clemente VII l’annullamento
del suo matrimonio con Caterina d’Aragona (zia di Carlo V) che non gli aveva dato l’erede
maschio, ma il pontefice non accolse la richiesta per cui egli decise di fare da sè. Nel 1528
convocò un Parlamento da cui ottenne l’annullamento del matrimonio e anche la rottura di
tutti i vincoli di dipendenza con Roma e successivamente ebbe anche l’approvazione
dell’Atto di supremazia che lo dichiarava capo supremo della Chiesa inglese.

THOMAS CROMWELL, primo segretario di Enrico VIII, fu l’artefice dello scisma anglicano
e del riordinamento del Consiglio privato della corona e il rafforzamento dell’apparato
amministrativo, ma nel 1540 venne accusato di tradimento e giustiziato.
Dal punto di vista religioso la vera riforma ebbe luogo durante il breve regno di Edoardo VI,
nato dalla terza moglie di Enrico VIII, in cui la dottrina calvinista si diffuse in Inghilterra.
Maria Tudor, che succedette ad Edoardo, tentò di riportare l’Inghilterra alla fede cattolica
applicando numerose condanne a morte ai protestanti ma senza risultati (Maria la
Sanguinara).
Anche in Scozia il calvinismo divenne la religione dominante, invece nei Paesi scandinavi la
religione di stato fu il luteranesimo, come anche in Svezia e in Danimarca.

Capitolo 9 - LA CONTRORIFORMA E L’ITALIA DEL TARDO CINQUECENTO

Speranze e propositi di rinnovamento religioso


Il termine Controriforma venne coniato in Germania alla fine del XVIII secolo;alcuni storici
preferiscono chiamarla “Riforma cattolica” per sottolineare l’autonomia e la spontaneità del
modo di rinnovamento. La Riforma cattolica viene distinta tra:
l’esame di coscienza​ della chiesa cattolica alla luce dell’ideale di vita cattolico,mediante il
rinnovamento interno;
l’affermazione di sé​ compiuta dalla Chiesa in lotta contro il protestantesimo, è una fase
successiva caratterizzata da un atteggiamento dogmatico e repressivo.
Altri ancora parlano di “evangelismo” per indicare il bisogno di una vita religiosa più vicina
agli insegnamenti di Cristo e degli apostoli.
Le istanze di rinnovamento religioso furono avvertite anche in Italia, dove c’erano diversi
stimoli in questa direzione: circolavano ampiamente le opere di Erasmo, che venivano lette
spesso in chiave luterana, cioè di alternativa globale al complesso di dogmi e istituzioni in
cui si identificava la religione tradizionale.
Si diffusero ondate di profezie e attese apocalittiche, alimentate dai predicatori (vedi
Savonarola a Firenze) e dalle sofferenze delle guerre d’Italia.
Si aggiunse l’anticlericalismo diffuso negli strati sia colti che popolari: critica alle
preoccupazioni mondane e svalutazione delle pratiche esteriori di devozione (per es culto ai
santi e alle reliquie); accento sulle massime evangeliche.
Notevole fu la suggestione esercitata da alcune figure ecclesiastiche e laiche dall’intensa
spiritualità (cardinale Gasparo Contarini; Gian Matteo Giberti vescovo di Verona, Juan de
Valdés a Napoli e Reginald Pole in Inghilterra)
==>​Oratori del divino amore​, preghiera e opere di carità.
Paolo III Farnese (1534-49), eletto papa nel 1534, alimenta le speranze di un’iniziativa
dall’alto per la Riforma della Chiesa (sollecitata anche da Carlo V) e nomina cardinali diversi
esponenti delle correnti riformatrici: Contarini, Giberti, Pole. Egli manifestò l’intenzione di
convocare un nuovo Concilio ecumenico e costituì una commissione che aveva il compito di
studiare e proporre rimedi ai mali della Chiesa.
Ne uscì un documento, ​Progetto per la riforma della Chiesa, 1537,​ che rimase però
ineseguito.

I nuovi ordini religiosi: i gesuiti


Questo fervore si espresse anche nella nascita di nuovi ordini regolari o nella riforma dei
vecchi:
ordine dei cappuccini => 1528, nuovo ramo dei francescani i quali all’ideale della povertà
assoluta uniscono l’assistenza spirituale e materiale alla gente umile.
Teatini, barbaniti, somaschi => sono formati da chierici regolari, ossia da preti che
decidevano di vivere secondo una regola. I loro obiettivi erano : formazione del clero,
evangelizzazione, insegnamento, assistenza a malati e orfani.
Compagnia di Gesù => fondata da Ignazio di Loyola, esponente degli hidalgos caratterizzati
dalla vocazione delle armi e spirito di crociata. Egli decise di convertirsi ad una vita di
preghiera e di penitenza dopo essere stato ferito all’assedio di Pamplona, e consacra la sua
vita alla liberazione della terra Santa e al servizio alla Chiesa.
Papa Paolo III nel 1540 approvò la Compagnia di Gesù e Ignazio venne eletto suo primo
generale; i gesuiti si caratterizzarono coma una milizia scelta al servizio del papa e della
Controriforma ed aggiunsero ai tre voti di castità, povertà e obbedienza anche la fedeltà
assoluta al pontefice.
I collegi gesuiti erano delle istituzioni fondate fondate e dotate dai benefattori e si
dedicavano alla formazione sia del clero che di giovani aristocratico-borghesi; lo studio si
basava sull’insegnamento del latino e dei classici, severa disciplina dei comportamenti.
Fu grande il contributo dei gesuiti nell’attività missionaria, uno degli aspetti più significativi
della Controriforma come ad esempio l’evangelizzazione e protezione degli indigeni in
America, in India, Giappone e Cina.
Il concilio di Trento
Nel 1541 a Ratisbona fallì l’ultimo tentativo di riconciliazione tra protestanti e cattolici
nonostante la buona volontà dei legati Contarini e Melantone. Nel 1542 venne creata a
Roma, per dirigere e coordinare la repressione dell’eresia, la Congregazione del Santo
Uffizio, o dell’Inquisizione, di cui fece parte il cardinale Gian Pietro Carafa, difensore del
primato papale.
Per i protestanti italiani l’unica alternativa al nicodemismo -> atteggiamento di chi si
conformava esteriormente al culto ufficiale pur professando una fede diversa,era l’esilio
volontario. Infatti vi furono forti spostamenti verso Ginevra e Svizzera, o, se troppo
soffocanti, verso Inghilterra ed Europa orientale.
Nel 1542 ci fu la convocazione del Concilio ecumenico a Trento(sede di un principato
vescovile), ma a causa delle guerre tra Carlo V e la Francia il concilio si potè riunire solo nel
1545, a cui parteciparono per la maggior parte ecclesiastici italiani. L’imperatore voleva che
si affrontassero le questioni disciplinari ma invece ebbe la priorità la definizione dei punti
dogmatici più controversi come gli effetti del peccato originale (cancellati dal battesimo) e il
principio di giustificazione per sola fede , condannato come eretico. Queste posizioni
scatenarono un solco definitivo tra le posizioni della Chiesa Cattolica è quelle delle
confessioni protestanti.
Dopo il pontefice Giulio III e interruzioni del concilio a causa delle ostilità tra Carlo V e
Francia, Paolo IV Carafa (1555-1559) estende i poteri dell’Inquisizione, sottopone a
processo alcuni dei maggiori esponenti del partito riformatore (Pole e Morone) e promulgò
nel 1559 il primo “Indice dei libri proibiti” in cui venne inserita l’opera di Erasmo. Papa Pio IV
Medici (1559-65) rilancia il concilio e lo conduce a termine nel 1563.
Le decisioni del Concilio di Trento:
-rafforzato il carattere monarchico della Chiesa cattolica, venne stabilita la superiorità del
papa al Concilio e sua discrezionalità nell’applicarne le deliberazioni
-riaffermazione del valore delle buone opere ai fini della salvezza
-la tradizione della Chiesa è fonte di verità, accanto alle scritture sacre
-natura dei sacramenti => ​eucarestia​: trasformazione reale; e ​ordine​: aureola sacrale al
sacerdote per sollevarlo al di sopra della massa dei fedeli.
-Ribadire l’esistenza del purgatorio
-La validità delle indulgenze, quindi legittimità del culto prestato ai Santi e alla Madonna.
Per quanto riguarda la formazione e i doveri del clero:
-istituzione di seminari, collegi appositi per la preparazione dei sacerdoti,
-divieto del cumulo di cariche,
-obbligo del vescovi di risiedere nella propria diocesi e di visitarla tutta ogni due anni,
tenendo scrupolosamente registri di battesimi, matrimoni, sepolture.

La Chiesa e il papato nella seconda metà del Cinquecento

Il concilio di Trento segna la ripresa della Chiesa cattolica con la conquista di una nuova
compattezza cattolica e durezza contro protestantesimo e spinte eterodosse; affermazione
di volontà di dominio spirituale, politico e sociale.
Pio V Ghislieri (1566-1572) ispirò il massacro dei valdesi in Calabria, diede un grande
contributo alla vittoria cristiana di Lepanto contro i Turchi e riaffermó con la bolla ​In coena
Domini​, la supremazia del papa sui sovrani temporali.
L’apogeo dello spirito Controriformista si raggiunse con Sisto V (1585-1590) diede = - un
nuovo impulso all’attività missionaria e alla controriforma in Europa centro- settentrionale
(Polonia)
- Riorganizzazione della Curia romana: 70 cardinali, 15 congregazioni cardinalizie (9 per la
Chiesa universale e 6 per affari interni dello Stato pontificio): il Collegio cardinalizio non è più
un limite all’autorità del pontefice, ma un suo strumento.
Lotta al brigantaggio, anche sotto il successore Clemente VIII, con indebolimento delle
autorità cittadine; venne ricostruita l’urbe con strade, palazzi, chiese, acquedotti.
Lo spirito della Controriforma, però, si estende anche presso gli strati più bassi del clero:
molti vescovi furono animati da una grande carica riformatrice, tra cui Carlo
Borromeo, che con la sua pietà e il suo spirito moralista, intendeva assoggettare anche la
vita familiare e privata dei fedeli, creando un’autoritá simile a quella del papa, ed è per
questo che fu scomunicato e attaccato.
I nuovi ordini regolari, invece, si impegnavano affinché riuscissero a convertire le masse
popolari.

L’egemonia spagnola in Italia


La Spagna controllava quasi metà del territorio italiano -> Regno di Napoli, Sicilia Sardegna
e Ducato di Milano, Stato dei Presidi (Talamone, Orbetello, Argentario),solo Venezia era
indipendente.
In Italia dopo alle difficoltà e alle crisi dei primi decenni del secolo seguì un periodo lungo di
ripresa demografica ed economica e ci fu un rafforzamento dele strutture istituzionali e di
ricomposizione delle classi dirigenti conseguente alla vittoria della Spagna contro la Francia.
L’autorità sovrana della Spagna era rappresentata in Italia da un viceré = Napoli, Palermo e
Cagliari , o da un governatore = Milano e dai comandanti dell’esercito provenienti dall’alta
nobiltà spagnola. Al monarca si riconosceva la suprema autorità legislativa e il diritto-dovere
della difesa e gli organi di governo locali avevano il compito di applicare e interpretare le
leggi e di ripartire e riscuotere le imposte.
A Napoli aveva molta importanza il Consiglio collaterale, cui il viceré doveva sottoporre tutti
gli affari di un certo rilievo; a Milano invece aveva più peso il tribunale supremo, il Senato.
Nelle campagne meridionali rimase il peso economico e sociale della feudalità, ma il
governo spagnolo riuscì a spezzare la forza politica e a limitare gli abusi con l’intervento
della giustizia regia.
A Milano il potere delle città fu limitato dall’attuazione del catasto ordinato da Carlo V e dalla
Congregazione dello Stato, di cui facevano parte i rappresentati dei contadi e delle città.
In Toscana e in Piemonte ci fu un’evoluzione verso lo stato assoluto dove il principe agiva
direttamente e non attraverso rappresentanti. Nel 1530 venne riconosciuto ai Medici il titolo
ducale e successivamente quello di granduchi di Toscana e venne attuata una riforma
costituzionale che sovrapponeva ad essi due consigli formati dalle famiglie più importanti: il
Consiglio dei duecento e il Consiglio dei quattrocento.
Cosimo I (1537-74) sviluppò il regime in senso assolutistico governando attraverso i propri
segretari, annettendo Siena e il suo territorio.
Lo Stato sabaudo, occupato dai francesi e spagnoli, venne riconosciuto al duca Emanuele
Filiberto (1553-80) vincitore della battaglia di San Quintino alla pace di Cateau-Cambresis;
limitó il potere delle autorità locali, centralizzó il controllo finanziario con la Camera dei Conti
e creò un piccolo esercito permanente.
Il suo successore, Carlo Emanuele I, riuscì ad ottenere dalla Francia il Marchesato di
Saluzzo in cambio di alcuni territori.
A Genova nel 1575 ci furono gravi disordini fra nobiltà vecchia e nuova => i nobili vecchi
abbandonano la città e gli strati popolari pretesero sgravi fiscali a favore delle arti dalla
nobiltà nuova fino all’accordo del 1576 che modificava i meccanismi di elezione a sorteggio
all’interno del sistema di governo genovese per cui ci fu una ricomposizione del ceto dei
“magnifici” (nobili genovesi) -> stratificazione orizzontale basata sui diversi livelli di
ricchezza, invece delle precedenti alleanze verticali; ciò va di pari passo con la crisi delle
attività manifatturiere e della dipendenza economica genovese dalla Spagna.
L’incremento numerico del patriziato nel 400 e 500 si accompagnava ad una crescente
differenziazione economica tra le famiglie ricche e la nobiltà povera = la concentrazione del
potere nelle mani delle famiglie ricche si manifestò con il progressivo rafforzamento del
consiglio dei dieci che nel 500 si impadronì delle leve della politica interna ed estera e con la
creazione di un nuovo organo di polizia, i tre Inquisitori di Stato.
L’aristocrazia regnava su tutti i territori, anche se in forme diverse: nel Mezzogiorno era
un’aristocrazia feudale, in Italia centro-settentrionale i patriziati cittadini.

Capitolo 10- L’EUROPA NELL’ETÁ DI FILIPPO II


Filippo II e i regni iberici
Tra il 1555 e il 1556 Carlo V abdicò a tutti i suoi titoli e divise il suo regno al fratello
Ferdinando I, che divenne imperatore ed ereditò gli Stati ereditari asburgici e le due corone
di Boemia ed Ungheria e al figlio Filippo II, che ebbe la corona della Spagna con le sue
colonie americane e il Ducato di Milano, Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna, Francia Contea
e Paesi Bassi.
Enrico II (1547-1559) re di Francia tentò la sorte delle armi, ma sconfitto a San Quintino,
deve firmare nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis, che assicurava alla Spagna l’Italia, la
Franca Contea e i Paesi Bassi. Inoltre la Francia era notevolmente indebolita dalle lotte
religiose, e ad Enrico succedettero una serie di sovrani incapaci o minori. Filippo II ereditò
da Carlo V la totale dedizione al regno, la preoccupazione di rendere ai sudditi una giustizia
imparziale, il senso di una missione da compiere di cui avrebbe dovuto rendere conto a Dio.
Filippo,nato ed educato a Valladolid, si sentiva profondamente castigliano -> gravità del
portamento, austerità del costume, concezione esclusiva e gelosa del potere, senza
deleghe, religiosità intensa ma angusta e intollerante.
Nel 1558 morì Maria Tudor, seconda moglie di Filippo, spegnendo il sogno di ricondurre
l’Inghilterra al cattolicesimo.
Tra il 1558 e il 1560 venne rafforzata in Spagna l’Inquisizione -> proibiti viaggi all’estero degli
studenti e l’introduzione dei libri stranieri; condanne a morte delle comunità protestanti
scoperte. Dieci anni dopo ci fu la repressione dei moriscos dell’Andalusia che, nonostante la
loro conversione ufficiale al cattolicesimo, avevano mantenuto la loro lingua ed usanze. Le
persecuzioni e la crisi dell’industria serica, in cui erano impiegati, portarono i moriscos a
ribellarsi = rivolta dei moriscos(1568). La loro resistenza fu vinta e i sopravvissuti furono
deportati al nord della Castiglia, dove vennero definitivamente espulsi nel 1609.
A quell’epoca era convinzione che l’unità religiosa fosse la condizione e il presupposto
dell’unità politica e la migliore salvaguardia contro le discordie civili. Inoltre l’intransigenza
religiosa rispondeva perfettamente ad un’aspirazione del popolo castigliano, eredità della
Reconquista (in cui la limpidezza della fede corrispondeva alla limpieza de sangre).
La sede della corte fu trasferita da Valladolid a Madrid, al centro della Spagna in cui si fece
costruire una residenza estiva : l’Escorial, metà palazzo e metà monastero e dove Filippo
dirigeva tutte le pratiche del regno. Di qui una grande lentezza burocratica. Questo
accentramento non va confuso col centralismo delle monarchie assolute dei secoli XVII e
XVIII: Filippo rimase fedele alla concezione di Carlo V per la quale ogni Paese doveva
mantenere i propri ordinamenti e le proprie individualità, ed essere uniti solo nella figura del
sovrano.
Venne esteso e perfezionato il sistema dei Consigli composti da giuristi ed ecclesiasti
Consiglio di Stato : politica estera, Consiglio dell’Inquisizione, Consiglio di Azienda :finanze,
inoltre vi erano Consigli preposti a diversi complessi territoriali in cui sedevano
rappresentanti dei Paesi interessati.
Nel 1580 si estingue la dinastia degli Aviz in quanto il Portogallo con i suoi possedimenti
coloniali fu annesso alla corona spagnola, esso mantenne la sua forma di governo e le sue
leggi, sotto un nuovo Consiglio formato solo da Portoghesi. La quota dei metalli preziosi
americani spettante alla corona non superò mai il 20-25% delle entrate complessive, il resto
era costituito da imposte dirette, indirette e dai contributi del clero. Il sistema tributario
penalizzava i ceti produttivi e privilegiava le rendite parassitarie, e lungo la seconda metà del
Cinquecento la popolazione venne sottoposta a sempre più grandi sacrifici dalle richieste del
“re prudente”; inoltre i soldi prelevati erano spesso spesi lontano dalla patria, a causa degli
impegni militari della monarchia, e andavano così ad arricchire altri Paesi.
In quest’epoca ci fu una decadenza di alcune attività industriali prima fiorenti, le sete
andaluse e le lane di Segovia e Burgos, e il commercio internazionale era quasi tutto nelle
mani di stranieri. Ma l’agricoltura, già sfavorita dalle condizioni geologiche e climatiche,
venne penalizzata per favorire l’allevamento transumante di pecore. Dal 1570 la Spagna
divenne un Paese importatore di cereali e l’ultimo decennio del 1500 fu segnato da gravi
pestilenze e carestie che avviarono un secolare declino della popolazione e dell’economia
iberica in particolare quella castigliana.
La battaglia di Lepanto e i conflitti nel Mediterraneo
Filippo II controllava il Mediterraneo ed era quindi più esposto agli attacchi dei corsari
barbareschi e alla potenza ottomana.
Selim II (1566-1574) attaccò Cipro nel 1570, avamposto veneziano della Cristianità, mentre
Tunisi, espugnata nel 1535 da Carlo V, cadeva nelle mani del bey di Algeri, vassallo del
sultano.
Papa Pio V fece istituire una Lega Santa con Venezia, Spagna, Genova, Duca di Savoia e l’
Ordine di Malta; comandante della flotta cristiana era Don Giovanni d’Austria che si affrontò
con quella ottomana a Lepanto( vicino il golfo di Corinto).=> 1571 battaglia di Lepanto,
ultima con le navi a remi che fu combattuta con la tecnica dell’abbordaggio. La vittoria
cristiana apparse come una sanzione divina della Controriforma, ma sul piano politico e
militare ebbe effetti modesti, anche per i dissidi sorti fra gli alleati. Venezia firmò una pace
separata rinunciando a Cipro e mantiene buoni rapporti con Istanbul.
FERNAND BRAUDEL => nella sua opera “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo
II” scrisse che il Mediterraneo rimase un crocevia di scambi e traffici,non solo di spezie e
sete orientali ma anche di derrate di prima necessità come il grano e il sale. E proprio per
questo l’attività piratesca si faceva più intensa -> la guerra di corsa = si differenzia dalla
pirateria in quanto viene autorizzata dal governo rivolta contro un paese nemico e veniva
esercitata non solo nei Stati barbareschi ma anche a Genova, Malta e Toscana.
Nell’ultimo ventennio del XV secolo ci furono penetrazioni nel Mediterraneo degli olandesi ed
inglesi -> lo scontro tra ottomani e cristiani si sovrapponeva alla rivalità tra protestanti e
cattolici.

La rivolta dei Paesi Bassi


Ci furono tre cause all’insurrezione olandese contro la Spagna:
1) Fattore religioso: i Paesi Bassi erano un terreno fertile per la diffusione delle dottrine
riformate, in particolare del calvinismo. Ciò non poteva che suscitare repressione da parte di
Filippo II.
2) Fattore politico: il monarca aveva affidato il governo dei Paesi Bassi alla sorellastra
Margherita e al suo fianco aveva posto il cardinale di Granvelle che diresse la lotta contro
l’eresia rafforzando l’Inquisizione. Ciò suscitò irritazione e opposizione dei patriziati urbani e
dell’alta nobiltà.
3) Fattore economico: crisi economica che verso la metà degli anni 60 colpì i centri urbani e
soprattutto Anversa, a causa del trasferimento ad Amburgo del fondaco inglese(= luogo di
raccolta dei panni) e della temporanea chiusura del Baltico a causa della guerra tra Svezia e
Danimarca. I calvinisti diedero avvio ad una rivolta, per cui Filippo II decise di ricorrere alla
forza e inviò nelle Fiandre un forte esercito al comando del duca d’Alba.
Quest’ultimo fece arrestare i capi dell’opposizione e istituì un tribunale straordinario, il
Consiglio dei Torbidi, contro i ribelli.
Il principe Guglielmo di Orange-Nassau,aristocratico fuggito dalle persecuzioni del duca,
riuscì ad allestire una flotta e ad invadere le province settentrionali del mare;nel 1572 venne
proclamato statolder (= governatore militare) delle province di Olanda e di Zelanda e si
convertì al calvinismo.
I rivoltosi, chiamasi <pezzenti> riuscirono a resistere l’esercito del duca d’Alba, ma la
Spagna riunì un grande esercito che, però, causó la bancarotta di Filippo II e i soldati,
rimasti senza paga, saccheggiarono Anversa.
Venne stipulata un’intesa tra cattolici e protestanti per la comune lotta contro l’oppressore.
Fino al 1579 in cui si giunse alla definitiva scissione del Paese.

L’Inghilterra nell’età elisabettiana


Nata nel 1533 Elisabetta, figlia di Anna Bolena (seconda moglie di Enrico VIII), salì al trono
dopo la morte di Maria Tudor, essa venne dichiarata figlia illegittima. Il suo governo si
caratterizzò per il suo equilibrio tra il tenere buoni rapporti con il Parlamento e la tendenza a
concentrare i poteri decisionali nel Consiglio privato della corona.
Problema religioso = per dare al paese pace e stabilità Elisabetta adottò una soluzione di
compromesso che fissò i tratti della Chiesa anglicana :
-Riaffermò la supremazia del sovrano in materia religiosa
-Mantenne l’episcopato
-Impose il libro delle preghiere comuni con l’Atto di uniformità.
Sul piano dottrinale:
I Trentanove articoli di fede accolsero i motivi fondamentali della teologia calvinista, ma il
compromesso elisabettiano lasciava insoddisfatti i calvinisti più intransigenti, detti puritani,
che reclamavano l’abolizione del vescovato e l’eliminazione dal culto di papismo.
Problema della successione = Elisabetta rifiutò di concedere la mano ad uno dei numerosi
pretendenti; punto di riferimento di queste trame fu Maria Stuart, regina di Scozia, che era di
fede cattolica e poteva quindi essere la discendente legittima di Enrico VII Tudor. Nel 1587
Elisabetta firmò la condanna a morte portando alle ostilità con la Spagna. Il figlio di Maria
Stuart, Giacomo I, succedette al trono d’Inghilterra avendo avuto un’educazione protestante.
Problema finanziario = aspetto positivo del governo elisabettiano fu la stabilizzazione della
moneta e la moderazione dei tributi -> alle spese straordinarie si fece fronte con la vendita
dei residui beni della corona e con la compartecipazione ai profitti del commercio e della
guerra di corsa. La politica interna di Elisabetta permise un moto di espansione
dell’economia e della società inglese -> raddoppiò la popolazione in poco più di un secolo,
forte mobilità sociale e rafforzamento dei ceti intermedi.
I nuovi proprietari fondiari recintavano le loro terre, accrescevano la produzione e la
destinavano ai mercati distanti invece che al consumo locale per cui i contadini poveri non
riuscivano più a sussistere e dovevano cercare lavoro altrove o darsi al vagabondaggio ->
vennero promulgate da Elisabetta le leggi sui poveri.
L’integrazione al lavoro agricolo venne permessa dalla diffusione nelle campagne della
filatura e della tessitura della lana con progressi nell’estrazione del carbone utilizzato in
inghilterra anche per il riscaldamento domestico, la siderurgia e la distillazione della birra.
Nel 1553 venne istituita la Compagnia di Moscovia => la prima di una serie di Compagnie
privilegiate tra cui la Compagnia del Levante e la Compagnia delle Indie orientali. Esse non
erano semplici corporazioni di mercanti ma sono vere e proprie società per azioni che
ottenevano dalla corona il privilegio di commerciare con un’area del globo in cambio di
prestiti e compartecipazioni agli utili.
Erano numerosi i mercati che agivano a titolo individuale che si dedicavano al contrabbando
con le colonie spagnole ed esercitavano la pirateria nell’Adriatico e nel Mediterraneo.
I rapporti con la Spagna si ruppero quando Elisabetta decise di appoggiare la rivolta dei
Paesi Bassi e quando avvenne l’esecuzione di Maria Stuart. Gli spagnoli decisero di
rinunciare allo sbarco e di circumnavigare le isole britanniche.
Le guerre di religione in Francia
Anche in Francia tra le cause dei conflitti interni ci fu il fattore religioso => alla morte di
Enrico II salì al trono Caterina dè Medici. Intanto il calvinismo si stava estendendo nelle
regioni del sud e dell’ovest, i calvinisti, detti in Francia ugonotti, erano circa un milione in
tutto il paese. Vi erano tre casate nelle fazioni nobiliari della lotta:
I Guisa = capi naturali dei cattolici intransigenti
Borbone = esponenti del partito ugonotto
I Montmorency – Chatillon anch’essi calvinisti
La guerra civile si concluse nel 1570 con la pace di San Germano che ribadiva ed allargava
le concessioni agli ugonotti. Tra il 23 e il 24 agosto la notte di san Bartolomeo ci fu un
massacro di più di 2mila ugonotti., molti calvinisti fuggirono all’estero. All’organizzazione
protestante si oppose la Lega santa guidata dai Guisa e sostenuta dalla nobiltà cattolica.
GUERRA DEI TRE ENRICHI -> Enrico di Borbone salì al trono dopo la morte del duca
d’Angiò. La Lega sostituì la propria autorità a quella del monarca (Enrico III) che nel 1588
attirò con un tranello il duca di Guisa e lo fece assassinare strinse un’alleanza con E.
Borbone, dopo poco morì e scelse Borbone suo successore detto Enrico IV.
Enrico Borbone non venne riconosciuto dai leghisti che gli contrapposero la candidatura
della figlia di Filippo II di Spagna, Isabella. Enrico IV si presentò come il campione dell’unità
e dell’indipendenza nazionale e trasformò la guerra civile in guerra contro lo straniero e
contro i suoi alleati interni. Nel suo programma di pacificazione e di restaurazione
dell’autorità monarchica ci fu il partito dei politiques> cattolici moderati che ponevano
l’interesse dello stato al di sopra di quello religioso.
Editto di Nantes => promulgato da Enrico IV sanciva la pace religiosa mantenendo al
cattolicesimo il carattere di religione di stato e riconoscendo agli ugonotti il diritto di praticare
il loro culto, tranne a Parigi e altri luoghi, e la facoltà di presidiare delle piazzeforti a garanzia
della libertà religiosa.

L’Europa orientale: Polonia e Russia


Regno polacco-lituano --> la Polonia era un insieme di fedi religiose in quanto oltre alla
religione cattolica e greco-ortodossa vi era anche il luteranesimo, professato dalla
minoranza tedesca, il calvinismo e l’ebraismo. Nel 1573 venne ribadito il principio della
libertà religiosa. Questa complessità etnica e religiosa rendeva difficile l’affermazione in
Polonia di una forte autorità statale, altro ostacolo era costituito dalla presenza di una
nobiltà numerosa ed attaccata ai propri privilegi e alle proprie tradizioni militari.
Cause :
Asservimento durissimo dei contadini costretti a lavorare gratuitamente nelle terre dei signori
Indebolimento della monarchia i cui poteri erano limitati dalla presenza di un senato e di una
Camera dei deputati, entrambi espressioni della nobiltà.
Nel 1572 re Jagellone Sigismondo II morì senza eredi per cui venne affermato il carattere
elettivo e non ereditario della corona. La nobiltà polacca elesse i principi stranieri che non
avevano basi nel paese e quindi dovevano appoggiarsi ad una fazione aristocratica. La
polonia era una repubblica aristocratica.
Russia moscovita --> le condizioni economico.sociali erano simili a quelle del regno polacco:
territorio sconfinato e poco popolato, scarso sviluppo della vita cittadina in mano a stranieri.
In ambito politico ci fu una concentrazione di tutti i poteri nelle mani del monarca, questo
assolutismo era causato dalla minore forza numerica e compattezza della nobiltà russa, a
differenza di quella polacca, e inoltre vi era un ruolo cruciale della Chiesa ortodossa
rendendo sacra la figura dello zar. La Moscovia fu protagonista di una grande espansione
territoriale con Ivan III il Grande e con Basilio III che posero le basi per l’associazione tra
Chiesa e Stato e crearono una nuova nobiltà che assicurava alla corona il servizio militare e
civile in cambio della concessione di terre. Ivan IV dopo essersi fatto incoronare zar, nel
1547 nella politica interna rafforzò il potere monarchico e nella politica estera instaurò
rapporti commerciali con le potenze occidentali in particolar modo con l’Inghilterra. A Ivan
IV succedette il figlio Fedor, debole e infermo di mente, ma il potere venne esercitato da
Boris Godunov che continuò la politica antinobiliare, diede impulso all’esplorazione e alla
colonizzazione della Serbia. Dopo la sua morte la Russia divenne uno stato di totale
anarchia detta “epoca dei torbidi” che finì nel 1613.

Capitolo 11- L’EUROPA NELLA GUERRA DEI TRENT’ANNI


Il Seicento: un secolo di crisi?
Dal punto di vista demografico = tra il 1620 e il 1650 ci fu un calo soprattutto nell’area
tedesca a causa della guerra dei trent’anni e nei Paesi mediterranei a causa delle
pestilenze.
La popolazione europea passò da 100 a 115 milioni, grazie soprattutto all’aumento
demografico nelle regioni nord-occidentali e orientali (Paesi Bassi, Isole Britanniche, Paesi
slavi, Ungheria ecc.)
Si arresta la tendenza all’aumento dei prezzi che aveva caratterizzato il 500; questo è
dovuto alla diminuzione della domanda e alla diminuzione dei quantitativi di argento
importati dalle Americhe.
L’industria e il commercio =​ la crisi delle manifatture tessili fiamminghe e italiane e la
diminuzione del numero delle navi che transitavano per il canale di Sund collegando il mar
di Nord con il Baltico. Ci furono anche aspetti positivi come la prosperità del centro laniero
di Leida (Olanda) e il successo delle new draperies inglesi. Più che di crisi si può parlare di
una redistribuzione delle risorse a vantaggio dei paesi affacciati sull’Atlantico a danno
dell’Europa mediterranea e della Germania.
Tecniche agricole = ​oltre alla rivoluzione agricola in inghilterra non ci furono grandi
mutamenti in quanto proseguì la tendenza all’esproprio dei coltivatori da parte dei ceti urbani
e si aggravò il peso della rendita fondiaria sui fittavoli e mezzadri (mezzadria = associazione
fra un proprietario di terre e un colono per la coltivazione di un podere e la divisione degli
utili). Nel Mezzogiorno d’Italia e in Spagna si ebbe un aumento dei gravami feudali per cui
alcuni studiosi parlano di “rifeudalizzazione”.
Dal punto di vista economico =​ oltre alla rendita feudale e al prelievo signorile ed
ecclesiastico si aggiunsero le imposte statali che in Francia triplicarono. L’aggravamento
complessivo degli oneri annullò i benefici della diminuzione del prezzo del pane, solo in
Olanda e Inghilterra si ebbe un mercato di massa.
Sotto il profilo culturale=​ in Europa si verificava una rivoluzione scientifica e filosofica, una
svolta nel campo delle idee che sembra contrapporsi al periodo oscuro della caccia alle
streghe e dell’Inquisizione.
*Una rivoluzione scientifica e filosofica: Copernico e Vesalio
Con Niccolò Copernico e Andrea Vesalio vennero fondate due scienze : l’astronomia
moderna e l’anatomia.
Copernico sostenendo che è la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa sconvolse la
visione tradizionale. La teoria eliocentrica era in contrasto con il testo biblico e con gli
insegnamenti della Chiesa finché Giovanni Keplero non formulò le sue leggi matematiche
sulle orbite ellittiche dei pianeti e Galileo Galilei non fornì prove dell’esistenza di
innumerevoli corpi celesti e della loro affinità sostanziale con il nostro pianeta.
Alla visione aristotelico-scolastica di un universo finito, composto di sostanze e qualità
differenti, si sostituì la concezione di un universo finito, composto di una sola materia e le cui
parti interagiscono come i pezzi di un congegno meccanico.
Alla deduzione astratta e al sillogismo si sostituirono l'osservazione diretta dei fenomeni
naturali e la sperimentazione con nuovi strumenti: telescopio e microscopio.

I due filosofi che più coerentemente interpretano i nuovi indirizzi della scienza furono :
Bacone => diede le regole per l’indagine della natura basate sull’osservazione spregiudicata
della realtà, sulla classificazione dei fenomeni e sulla formulazione di ipotesi.
Cartesio => distinse la conoscenza del mondo spirituale, basata sulla coscienza che ha
l’uomo di sé, dalla conoscenza della realtà materiale concepita in termini meccanicistici.

La prosperità dell’Olanda
Nel 1609 la Spagna riconobbe ai Paesi Bassi la loro indipendenza che erano la potenza
marittima e commerciale più importante d’Europa. I Paesi Bassi sono sempre stati una delle
aree nevralgiche per i traffici e gli scambi in quanto sono situati allo sbocco di grandi vie
fluviali e a breve distanza sia dall’oceano Atlantico che dal mar Baltico.
Nel 500 il ruolo di grande emporio e centro finanziario internazionale era esercitato da
Anversa, ora invece passò ad Amsterdam.

Fin dal XV secolo nei Paesi bassi si era sviluppata la pesca della aringhe in alto mare -> il
pesce veniva salato e messo in barile sui battelli stessi e veniva esportato non solo nel
Baltico ma anche nell’Europa meridionale, dove il pesce salato era un elemento importante
della dieta delle classi popolari. Questa attività diede impulso all’industria cantieristica che si
specializzó nella costruzione di velieri veloci e manovrieri.
Gli olandesi, con una flotta mercantile che superava quelle dell’Inghilterra, Francia, Spagna
e Portogallo, divennero i “carrettieri del mare” ossia i padroni dei trasporti via acqua.
Una delle rotte più frequentate era quella del Baltico dove i velieri olandesi portavano le
spezie orientali, i vini, i manufatti dell’Europa occidentale per poi tornare carichi di cereali
polacchi, legname, ferro svedese, pellicce, provenienti dalla Russia.

Penetrazione degli olandesi nei continenti extraeuropei => essi approfittarono della guerra
con la Spagna per impadronirsi de Ceylon,dell’isola di Giava, delle Molucche, del territorio di
Capo e delle coste del Brasile. Altra conquista degli olandesi fu Nuova Amsterdam che poi
venne ribattezzata dagli inglesi New York. Le protagoniste di queste espansioni coloniali
furono: la Compagnia delle Indie orientali (fondata nel 1602) e la Compagnia delle Indie
occidentali (fondata nel 1621) -> erano delle società per azione in quanto il loro capitale era
sottoscritto da molti investitori che alla fine di ogni anno riscuotevano i dividendi sulle
rispettive quote.

Gli olandesi compirono due passi avanti:


Estesero il loro controllo alla produzione di alcune spezie con la schiavitù e costringendo a
lavorare nelle piantagioni gli abitanti delle Molucche e delle isole di Banda
Praticavano il commercio dell’intermediazione tra le diverse aree dell’oceano indiano.
Con i loro viaggi gli olandesi scoprirono la Nuova Zelanda e l’Australia.

Gli agricoltori olandesi, con la facilità dei rifornimenti di cereali, si specializzarono


nell’orticoltura, nella produzione di latticini e nella produzione di piante tintorie.
Anche le manifatture ebbero un ruolo importante con il settore tessile dei pannilani e delle
tele d’Olanda e con la lavorazione dei prodotti coloniali = zucchero e tabacco, le maioliche,
la distillazione della birra, la produzione dei vetri, armi, carta …..

Le istituzioni finanziarie di Amsterdam => nel 1609 venne creata la banca, sul modello dei
banchi pubblici italiani, che accettava depositi dai mercanti e agevolava i pagamenti
mediante semplici trasferimenti di somme da un conto all’altro. La borsa era il luogo adibito
alle contrattazioni non solo di merci ma anche di titoli come ad esempio le azioni della
Compagnia delle indie orientali.

Per quanto riguarda la religione vi era un regime di relativa libertà sia religiosa che civile nei
Paesi Bassi anche se erano ufficialmente calvinisti , vi erano minoranze di cattolici,
anabattisti e di ebrei.
La repubblica aveva una struttura confederale -> ciascuna delle sette province aveva i propri
“stati” dominati dai rappresentanti delle città e presieduti da un Gran Pensionato. Gli Stati
Generali che si riunivano all’Aja e che comprendevano i deputati delle sette province,
avevano poteri limitati.
La provincia d’Olanda era quella più prosperosa; lo ​statolder​ (luogotenente) rappresentava
la massima autorità militare ed era scelto tra i membri della famiglia d’Orange, quindi
spesso, nei momenti di emergenza, tendeva ad assumere poteri quasi monarchici.

La monarchia francese da Enrico IV a Richelieu


Durante il regno di Enrico IV la Francia riacquistò la sua posizione dominante. Al rifiorire
delle attività economiche contribuirono gli sgravi fiscali, la soppressione di molti dazi e il
programma di costruzioni stradali.
La grande nobiltà venne guadagnata con favori, ma anche intimidita con condanne
esemplari; ai governatori delle province vennero affiancati per compiti specifici dei
commissari straordinari.
Ai detentori di uffici venali( venalità=compravendita delle cariche pubbliche),un ceto
numeroso, venne riconosciuto nel 1604 il diritto di trasmettere ereditariamente la loro carica,
dietro il pagamento di una tassa annua detta “paulette”. Le più alte cariche giudiziarie e
finanziarie conferivano automaticamente la nobiltà per cui venne formata la nobiltà di toga
contro la nobiltà di spada (dedita alla professione delle armi, più antica).
Nel 1601 venne firmato il trattato di Lione dopo la guerra col Piemonte con cui Enrico IV
ottenne la Bresse e il Bugey, in cambio del Marchesato di Saluzzo.
Morto Enrico l’erede al trono fu Luigi III che era ancora un bambino di nove anni, per cui la
reggenza fu assunta dalla vedova di Enrico IV,Maria de Medici, che inaugurò una politica
filospagnola.
A causa dei contrasti tra Luigi e la madre,un giovane vescovo che si fece portatore del clero
agli Stati generali, il duca di Richelieu,fece da mediatore e successivamente fu nominato
cardinale e inserito nel Consiglio della corona, prendendo in mano le decisioni della politica
francese interna ed estera.
Al cardinale si presentarono due linee di condotta alternative:
Quella sostenuta dalla madre di Luigi e dal partito dei devoti consisteva nell’appoggio alla
politica di restaurazione cattolica degli Asburgo di Spagna e d’Austria per evitare impegni
militari alla Francia e per consentire di concentrarsi sul risanamento delle finanze e sulle
riforme.
Contrapposizione al disegno egemonico degli Asburgo e subordinava a questo obiettivo ogni
esigenza di politica interna. Fu questa la decisione scelta da Richelieu.
Con una vera e propria guerra fu debellata l’organizzazione politico-militare degli ugonotti, ai
protestanti venne concessa una pace di grazia che manteneva una libertà di culto ma nei
limiti sancito dall’editto di Nantes togliendo le garanzie politiche e militari compreso il
possesso di piazzeforti.
La campagna contro gli ugonotti e il coinvolgimento della Francia nella guerra
tedesco-italiana portarono ad un aumento della pressione fiscale e in particolare della taglia
che gravava sulle campagne -> causa di rivolte popolari del 1625.-> vennero estesi a tutto il
paese dei commissari istituiti da Enrico IV chiamati intendenti di giustizia, polizia a finanzia
-> bisogno di mantenere l’ordine, di garantire la riscossione delle imposte,di amministrare la
giustizia e di assicurare all’esercito approvvigionamenti.

La Spagna da Filippo III al duca di Olivares


Con Filippo III in Spagna iniziò l’era dei privados o validos, ossia dei favoriti onnipotenti a cui
i sovrani incapaci di governare delegano tutti i poteri di decisione e di comando. Quello
scelto da Filippo III era Francisco duca di Lerma, un cortigiano che riuscì ad accumulare una
ingente fortuna, che pose fine alle guerre in corso stipulando la pace con l’Inghilterra nel
1604 e la tregua di dodici anni con le Province Unite nel 1609. Egli inoltre prese la decisione
di espellere dalla penisola iberica i moriscos -> i sudditi di origine araba convertiti al
cristianesimo che però costituivano un indispensabile manodopera per l’agricoltura e per
l’industria.

Con Filippo IV si affermò l’onnipotenza del conte di Olivares: Gaspar de Guzman, egli però
era l’erede della tradizione imperiale spagnola che non doveva assistere indifferente al
saccheggio del dominio coloniale iberico da parte degli olandesi e non poteva stare neutrale
di fronte al conflitto tra cattolici e protestanti -> Gaspar appoggiò militarmente la
controffensiva degli Asburgo di Vienna contro gli insorti boemi e non fu rinnovata la regia di
dodici anni con le Province Unite che scadeva nel 1621.
Nel 1626 egli presentò al re il progetto Union de las armas (l’Unione delle armi) che
assegnava a ciascuna provincia un contingente di soldati da reclutare ed equipaggiare a
proprie spese.
Nel 1628 si aprì un nuovo fronte in Italia => guerra per la successione di Mantova e ci fu la
cattura da parte degli olandesi della flotta che trasportava argento americano, questi due
avvenimenti causarono -> il tracollo alle finanze spagnole, il peggioramento della situazione
militare e il malcontento delle province -> rivolte con successivo declino della monarchia
spagnola.
L’impero germanico e l’ascesa della Svezia
Alla morte di Ferdinando I la dignità imperiale era passata al figlio Massimiliano II a cui
succedette Rodolfo II, assertore del cattolicesimo ,che dovette far fronte alla diffusione del
luteranesimo e in Ungheria e Boemia anche del calvinismo.
Rodolfo aveva la sua residenza a Praga ma iniziò a manifestare segni di squilibrio mentale.
Nel 1609 i nobili del Regno di Boemia lo costrinsero a firmare una lettera di maestà che
concedeva loro piena libertà religiosa e la corona passò al fratello Mattia.
In Germania vi erano forti contrasti tra protestanti e cattolici e oltre al luteranesimo vi era
anche il calvinismo; nel 1608 i principi luterani e calvinisti conclusero un’alleanza difensiva =
l’Unione evangelica​, ma a questa si contrappose la Lega cattolica con il duca Massimiliano
di Wittelsbach.

Il re di Polonia, Sigismondo Vasa, ereditò anche la corona di Svezia, ma suo zio Carlo guidò
un movimento di opposizione aristocratica e dopo la guerra civile assunse la corona come
Carlo IX.
Carlo mise in atto mire espansionistiche in direzione della Polonia e Danimarca. La Svezia
possedeva estesi giacimenti di ferro e di rame, queste ricchezze minerarie da un lato
portavano ad un consistente flussi di esportazioni, dall’altro lato fornivano la materia prima
per una produzione di armamenti in sviluppo.
Nelle campagne c’era una massa preponderante di piccoli proprietari liberi che avevano una
loro rappresentanza nella Dieta.
L’aristocrazia, che aveva nel Rad (Consiglio di Stato), la propria roccaforte, stabilí con la
monarchia un efficace rapporto di collaborazione, sancito nel 1612 da una specie di carta
costituzionale.
Il successore Gustavo Adolfo riorganizzò l'amministrazione interna, creò una flotta da guerra
e potenziò l’esercito introducendo un sistema di coscrizione obbligatoria; egli sostituì lo
schieramento in linee lunghe e profonde, con un fuoco di fucileria più efficace e continuo
(mentre una fila sparava,l’altra ricaricava le armi).
Gustavo Adolfo si diresse verso la Russia, conquistando alcuni territori che vennero
riconosciuti con la pace di Stolbova del 1617, tra cui l’Ingria e la Carelia orientale, che
assicuravano alla Svezia il completo dominio sul golfo di Finlandia.
Nel 1621, Gustavo Adolfo, approfittando delle ostilità in corso tra la Polonia e la Turchia
(1619-21), invase la Livonia e si impadronì del porto di Riga.

Le prime fasi della guerra dei Trent’anni (1618-1629)


A Mattia succedette il nipote Ferdinando che fu educato dai gesuiti ma poi ottenne la
designazione a re di Boemia e d'Ungheria dalle diete.
Ma le misure prese a favore del cattolicesimo dai reggenti indignarono i ceti boemi.
Venne formato un governo provvisorio che reclutò un esercito per lo scontro con gli
Asburgo.
L’imperatore Mattia morì e la dieta imperiale riunita a Francoforte nel 1619 elesse
imperatore Ferdinando II. Due giorni prima di ceti boemi, dopo aver dichiarato deposto
Ferdinando, avevano offerto la corona al calvinista Federico V. Ciò spinse l’imperatore a
chiedere aiuto alla Spagna e alla Lega cattolica tedesca.
Alla vittoria degli imperiali seguì una dura repressione : i capi della ribellione furono
giustiziati e la nobiltà protestante venne posta di fronte all’alternativa di convertirsi o di
emigrare e le terre a loro confiscate vennero assegnate a persone di fede cattolica.
Alla ricattolicizzazione forzata, i cui protagonisti principali furono i gesuiti, si accompagnò in
Boemia l’imposizione di una nuova costituzione(1627)che sanciva l’ereditarietà della corona
nella casa d’Asburgo e limitava i poteri dei ceti.
Nel 1621 si riaprirono le ostilità tra la Spagna e le Province Unite. Cristiano IV, re di
Danimarca, attraversò il fiume Elba ma lí si trovò un grande esercito imperiale guidato dal
nobile von Wallenstein che, convertito al cattolicesimo, si costituì con le terre confiscate ai
protestanti dopo la battaglia della Montagna Bianca un vasto dominio territoriale nel nord
della Boemia.
Con queste truppe, che vivevano per lo più di rapine ed estorsioni nei territori occupati,
Wallenstein invase il Mecklemburgo, la Pomerania, e lo Jutland.
Cristiano IV dovette chiedere la pace che fu firmata nel 1629 con la quale il re di Danimarca
riotteneva i territori perduti ma non doveva più intervenire negli affari dell’impero.
La causa cattolica ebbe vittoria sia in Germania che nei Paesi Bassi.

Dalla guerra di Mantova alla pace di Vestfalia


Tra il 1628 e il 1630 il centro nevralgico della politica europea si spostò dalla Germania
all’Italia settentrionale.
Nel 1627 morì senza lasciare eredi il duca di Mantova Vincenzo II Gonzaga e il cui
successore era il francese Carlo, duca di Nevers, appartenente alla sua famiglia. Gli
Asburgo rivendicarono la dipendenza dall’impero del Ducato di Mantova e del Marchesato
di Monferrato.
Dopo una serie di scontri si giunse all’accordo di Cherasco nel 1631 in cui Mantova e
Monferrato rimanevano a Carlo (Germania) e la Francia manteneva il possesso di Pinerolo.

Il re di Svezia Gustavo Adolfo entrò in guerra appoggiato dalla Francia per difendere il
protestantesimo e affermare l’egemonia svedese nel Baltico;la sua vittoria compiuta a
Breitenfeld il 17 agosto 1631, gli permise di arrivare fino alla Germania meridionale e invase
la Baviera nel 1632.
Wellenstein espulse i sassoni dalla Boemia e accusato di trattative segrete col nemico
venne ucciso.
Il cardinale Richelieu mosse guerra alla Spagna e all’Impero, a fianco dei protestanti di
Germania, per impedire il consolidamento della potenza imperiale in Germania. La flotta
spagnola venne distrutta dagli olandesi nella battaglia delle Dune,gli svedesi continuarono le
loro devastazioni in Germania e l’esercito francese ottenne la vittoria su quello spagnolo
nella battaglia di Rocroi(1643).
Nel 1648 ci furono una serie di trattati di pace => tra Olanda e Spagna, tra Francia e Impero,
tra Svezia e Impero -> pace di Vestfalia con la quale di ebbe :
il riconoscimento spagnolo dell’indipendenza delle Province Unite.
La Francia ottenne il possesso dei vescovati di Merz, Toul e verdun e di altre piazzeforti sul
Reno e in Piemonte.
La Svezia ottenne il dominio sul Baltico
Guglielmo ottenne la parte orientale della Pomerania e i vescovati di Magdeburgo, Minden e
Halberstadt.
Nell’Impero venne ammesso anche il calvinismo accanto al cattolicesimo e al luteranesimo e
venne spostato al 1624 l’anno “normale” delle secolarizzazioni dei beni ecclesiastici.
Dal punto di vista politico i principi ottennero il diritto di stringere alleanze e fare guerre per
proprio conto.
La guerra tra Francia e Spagna rimase fino al 1659 conclusa con la pace dei Pirenei.
La Germania perse in 30 anni il 30% della popolazione, molti villaggi rimasero disabitati,
molte terre incoltivate ,la diffusione di epidemie.

Capitolo 12- RIVOLUZIONI E RIVOLTE


L’Inghilterra sotto la dinastia Stuart
Giacomo I Stuart ( 1602-25) era il re di Scozia col nome di Giacomo VI e succedette ad
Elisabetta in quanto non lasciò eredi. L’unione delle due corone non portò alla fusione dei
due Paesi sotto il profilo politico e amministrativo, che però avverrà con l’unificazione dei
due Parlamenti nel 1707.
Nel regno di Giacomo I si ripresentarono due problemi che resero difficili i rapporti tra corona
e Parlamento:
Questione religiosa (la legislazione contro i cattolici venne inasprita dopo la scoperta di una
congiura che mirava a far saltare il primo Parlamento convocato da Giacomo -la congiura
delle ceneri,1605)--> I puritani (i calvinisti intransigenti) chiesero una riforma della chiesa
d’Inghilterra che eliminasse dal culto le vestiglia di papismo, abrogasse l’autorità dei vescovi
e lasciasse alle singole congregazioni maggior libertà nella scelta di ministeri e predicatori.
Nel XVII secolo il puritanesimo, inteso come stile di vita e atteggiamento morale, si diffuse
tra la gentry e tra i ceti mercantili ed artigianali delle città.

Questione finanziaria --> La guerra contro la Spagna portò ad una difficile situazione
finanziaria => insufficienza delle entrate a fronte di spese in continuo aumento per effetto del
rialzo dei prezzi. Ogni forma stabile di imposta fondiaria trovava ostacoli nel Parlamento.
A questi problemi si aggiunsero le ripercussioni in una congiuntura economica negativa ->
da un lato la popolazione inglese continuò ad aumentare fino al 1650, ma tra il 1620 e 1650
l'incremento demografico non fu accompagnato da un parallelo sviluppo delle attività
produttive -> si dimezzò l’espansione dei pannilani a causa dello sconvolgimento delle
tradizionali correnti di traffico determinato dalla guerra dei 30 anni.
I 4 Parlamenti convocati da Giacomo I si rifiutavano di soddisfare le richieste finanziarie della
corona e denunciarono i fenomeni di corruzione e gli sprechi presenti nella corte e nel
governo -> il problema finanziario divenne così un problema politico.
Vi era la mancanza degli strumenti necessari per imporre ai sudditi un aumento della
pressione fiscale e l’impossibilità di munirsi di tali strumenti a causa della mancanza di
denaro.

Il regno di Carlo I e lo scontro tra corona e Parlamento


Il successore di Giacomo fu il figlio Carlo I ( 1625-49) , uomo di carattere debole che si vide
negare il Parlamento.
Egli, nel tentativo di guadagnare il sostegno dei puritani, dichiarò guerra alla Spagna e
organizzò una spedizione navale per soccorrere gli ugonotti di La Rochelle -> assediati dalle
truppe del re di Francia.
La spedizione fallí e il Parlamento si convinse che non c’era alcun modo di fidarsi.
Nel 1628 venne convocato il Parlamento che presentò al re un documento in 4 punti
chiamato “Petizione di diritto” che dichiarava illegali:
-Le tasse imposte senza il consenso del Parlamento
-Gli arresti arbitrari
-Il ricorso alla legge marziale
-L’acquartieramento forzato di soldati in case private.
Carlo I, stanco delle manifestazioni popolari e dell’ostinazione del P. nell’attaccare la sua
politica, sciolse definitivamente il Parlamento; fino al 1640 egli governò senza Parlamento
appoggiandosi al consiglio privato della corona e all’azione del tribunali regi che giudicavano
i reati di lesa maestà -> la Camera Stellata in campo civile e la Corte di alta commissione in
campo ecclesiastico ed elesse due consiglieri : Thomas Wentworth, governatore di Irlanda
fino al 1639, e William Laud,che nel 1633 venne nominato arcivescovo di Canterbury, cioè
capo spirituale della Chiesa d’Inghilterra.
Carlo fece delle riforme che eliminarono le inefficienze e gli sprechi del regno di Giacomo
I;alla fine degli anni 20, grazie anche alla pace con la Spagna e Francia, le spese vennero
contenute e le entrate beneficiarono l’amministrazione e anche il reperimenti di nuovi cespiti
-> venne estesa a tutto il paese la Ship money =tassa per le navi, un tributo per la
costruzioni di navi da guerra.

Laud riorganizzò la Chiesa dell’Inghilterra secondo linee gerarchiche e autoritarie =>


rimesse in onore pratiche di devozione e forme liturgiche proprie della Chiesa cattolica e
perseguitati dai tribunali ecclesiastici i predicatori puritani.
Le novità religiose di Laud portarono nel 1638 ad una rivolta nella Scozia presbiteriana.
Falliti i tentativi di conciliazione Carlo I nel 1640 convocò un nuovo Parlamento per ottenere
i mezzi necessari a condurre la guerra contro gli scozzesi. Il Parlamento venne chiamato
“Breve Parlamento” in quanto Carlo lo sciolse dopo poche settimane. Il re trovandosi in
difficoltà convocò nuovamente il Parlamento detto “Lungo Parlamento” perché rimase in
carica fino al 1653 -> nella Camera dei Comuni erano in maggioranza gli avversari della
politica assolutistica del sovrano che seppero intimidire la Camera dei Lord e smantellarono
tutti i capisaldi del potere regio :
Strafford e Laud furono accusati di tradimento e imprigionati.
Furono soppressi i tribunali sottoposti all’influenza del monarca
Dichiarate illegali e abolite le Ship money e le altre imposte introdotte
I vescovi vennero estromessi dalla Camera dei Lord
Il re venne privato del diritto di sciogliere il Parlamento.
Nel 1641 scoppiò un’insurrezione cattolica in Irlanda portò al problema di chi dovesse
condurre la repressione -> prima di votare i sussidi per la costituzione di un esercito, il
Parlamento costrinse il monarca di cedere il controllo delle forze armate.
Nel 1642 Carlo si presentò in Parlamento con un drappello di armi per arrestare i capi
dell’opposizione, ma il colpo andò a vuoto e il re lasciò la capitale.

La guerra civile. Cromwell e la vittoria del Parlamento


La guerra civile iniziò nel 1642 e all'inizio sembrò a favore del re che poteva contare su di
una cavalleria composta da nobili ma in realtà era favorito il Parlamenti in quanto poteva
contare sul sostegno finanziario di Londra e sulla maggior capacità contributiva delle contee
sud-orientali e sull’alleanza con gli svizzeri.
Il primo successo avvenne nel 1644 nel nord grazie alla cavalleria di Oliver Cromwell, di
fede calvinista, che l’anno successivo costituì l’esercito di nuovo modello – > New Model
Army caratterizzato da una disciplina ferrea.
Le vittorie ottenute sui realisti a Naseby e a Langport posero fine alla guerra civile, Carlo si
arrese e lo consegnarono al Parlamento di Londra.

Nel Parlamento la corrente presbiteriana voleva riorganizzare la Chiesa con un sistema di


Consigli gerarchizzati e con la rigida imposizione del credo calvinista. A loro si
contrapposero gli indipendenti sostenitori della tolleranza delle opinioni religiose (esclusi i
cattolici) e dell’indipendenza delle singole congregazioni dei fedeli.
Il clima di libertà creato dallo scontro tra Corona e Parlamento favorì la proliferazione di sette
e conventicole religiose che mettevano in pericolo l’ordine sociale e i dogmi del
cristianesimo.

Negli anni 50 nacquero nuovi movimenti religiosi :


I quaccheri => coloro che tremano al cospetto di Dio
I battisti => uso di conferire il battesimo agli adulti.
Vi erano legami tra queste tendenze eterodosse in campo religioso e il radicalismo politico
che si espresse nel movimento dei livellatori => coloro che abbattevano le siepi e
colmavano i fossati posti a difesa dei terreni recintati. Ma in realtà i livellatori non misero mai
in discussione la proprietà privata come i zappatori che si insediavano su terreni incolti e li
lavoravano mettendo in comune il prodotto.
Invece i livellatori rivendicavano la sovranità popolare, chiedevano la soppressione di tutti i
privilegi, la semplificazione delle leggi , un’istruzione per tutti ed esigevano un allargamento
del diritto di voto a tutti i maschi adulti ( esclusi i mendicanti e i servi).
Carlo I venne condannato e giustiziato nel 1649.

Il decennio repubblicano: Cromwell al potere


L’esecuzione del re fu seguita da un Consiglio di Stato che prese il posto del Consiglio
privato della corona, dalla soppressione della Camera dei Lord e dalla proclamazione della
Repubblica unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda.
Il primogenito di Carlo I Carlo II assunse il titolo regio ed era riconosciuto dagli scozzesi e
dagli irlandesi. Egli fece arrestare i capi del movimento livellatore con conseguente ribellione
sanguigna ad opera di Cromwell e che guidò la campagna contro gli insorti irlandesi.

Nel 1651 venne proclamato l’Atto di navigazione che permetteva il commercio con le colonie
nordafricane e ammetteva nei porti inglesi solo navi britanniche e dei Paesi da cui
provenivano le merci -> era un colpo diretto contro gli olandesi e così scoppiò la prima delle
tre guerre navali anglo-olandesi che sanciranno la superiorità marittima britannica.

Nel 1655 l’Inghilterra entrò in guerra contro la Spagna alla quale strappò l’isola di Giamaica.
Questi anni di interregno segnarono la ripresa dell’espansione marittima e commerciale e
inaugurarono l’era dell’imperialismo britannico.
Politica interna -> nel 1653 venne sciolto il Lungo Parlamento e al suo posto venne insediata
un’assemblea di 144 membri tutti scelti dai capi dell’esercito => Parlamento Barebone che
durò 5 mesi ed una carta costituzionale proclamò Oliver Cromwell Lord protettore del
Commonwealth in Inghilterra, Scozia e Irlanda. Egli scelse i membri del Consiglio di stato
quasi tutti capi dell’esercito per cui il potere militare si identificava col potere politico.
Prò la dittatura militare non rispondeva ai desideri della gentry che voleva per sé il potere ed
era ostile al mantenimento di una forte pressione fiscale.

Alla morte di Cromwell venne proclamato suo successore il figlio Richard che però si
dimostrò incapace per cui dopo la sua abdicazione governò Carlo II Stuart.

La Francia a metà Seicento: il governo di Mazzarino e la Fronda


L’aumento della pressione fiscale imposto ai francesi dal governo di Richelieu aveva
provocato rivolte popolari e la “Fronda” =>strumento usato dai ragazzi per lanciare pietre,
guidata dalle classi dirigenti.
Alla morte di Luigi XIII e di Richelieu la reggenza di Luigi XIV venne assunta da Anna
d’Austria che affidò la direzione degli affari al cardinale Giulio Mazzarino -> si mantenne
fedele agli indirizzi politici di Richelieu.

Gli officiers => detentori di uffici venali, protestavano contro l’autorità concessa agli
intendenti e contro la creazione di nuove cariche.
I rentiers => possessori di cartelle del debito pubblico, protestavano per i ritardi con cui
venivano pagati gli interessi.
Conclusa la guerra dei 30 anni si ebbero nuove misure fiscali come una trattativa di 4 anni
sugli stipendi dei magistrati in cambio del rinnovo della paulette -> la tassa che garantiva
l’ereditarietà degli uffici venali per cui il Parlamento di Parigi prese la testa del movimento di
opposizione e concertò con le altre corti sovrane un comune programma di riforme
soppressione degli intendenti,
diminuzione delle imposte e del rifiuto del sistema degli appalti
invaliditò di ogni tassa che non avesse ottenuto l’assenso dei Parlamenti
illegittimità degli arresti arbitrari
Questo programma doveva bloccare l’assolutismo monarchico francese.
La regina e Mazzarino fecero arrestare uno dei più autorevoli esponenti della magistratura =
Pierre Broussel, ma il popolo si ribellò e a Parigi sorsero le barricate per cui la corte fu
costretta a lasciare la capitale e ad accettare le richieste del Parlamento.

Nel 1649 venne firmata la pace a Saint-Germain per chiudere la Fronda parlamentare. Ma
nel 1650-53 avvenne la Fronda dei principi che, a differenza di quella parlamentare, non vi
era un disegno politico organico attraverso le alleanze dei clan aristocratici, gli intrighi delle
nobildonne, le fughe all’estero …
A pagare il prezzo di questo rigurgito di anarchia feudale furono le campagne, i registri
parrocchiali mostrarono l’aumento di mortalità e le diminuzioni delle nascite. Il fallimento
della Fronda dimostrò ai francesi che l’autorità monarchica era l’unica che poteva
scongiurare l’anarchia.

La guerra contro la Spagna era ancora aperta e Mazzarino riuscì ad imporre alla corte di
Madrid la pace dei Pirenei -> vennero assegnati alla Francia l’Artois, il Rossiglione e parte
della Certagna e venne stipulato il matrimonio di Luigi XIV con la figlia di Filippo IV Maria
Teresa.
Le rivolte nella penisola iberica
La Catalogna si considerava una nazione distinta dalla Castiglia non solo per le istituzioni
giuridiche e amministrative ma anche per la lingua e la cultura.
Nel 1640 il conte di Olivares convocò le Cortes per effettuare delle modificazioni, la
Catalogna insorse e chiese l’aiuto della Francia, l’anno dopo venne proclamata la sua
unione alla monarchia dei Borbone.

In Portogallo nel 1640 un insurrezione portò alla proclamazione dell’indipendenza e pose sul
trono Giovanni I, il duca di Braganza.
La riconquista della Catalogna fu possibile per il mutamento della situazione internazionale e
per i timori dell’aristocrazia catalana di fronte al radicalizzarsi della lotta sociale.
L’indipendenza del Portogallo venne formalmente riconosciuta nel 1668.

CAPITOLO 13- L’ITALIA DEL SEICENTO


La popolazione e le attività economiche
La prosperità di molte città dell’Italia settentrionale si era basata sulla produzione di articoli di
lusso soprattutto di tessuti e sulla loro esportazione verso mercati lontani in Europa e nel
Levante.
Il declino fu grave nel settore laniero e la situazione dell’industria serica -> a Venezia, Milano
e Genova la produzione calò drasticamente, invece a Firenza aumentò.

Crollo totale delle economie urbane ma ci fu il mantenimento di un alto livello artigianale


nella fabbricazione di alcuni articoli di lusso come le carrozze a Milano e i vetri di Murano.
A Venezia ci fu la riclassificazioni delle spezie come mercanzie “di Ponente” e non più “di
Levante”, come ha scritto l’economico CARLO MARIA CIPOLLA <da paese sviluppato
importatore di materie prime ed esportatore di manufatti e servizi d’Italia, era diventato così
un paese sottosviluppato importatore di manufatti ed esportatore di materie prime>.

Quali sono le cause di questo mutamento?


Le manifatture di Milano, Venezia, Firenze e Genova furono vittime della concorrenza dei
produttori dell’Europa nord-occidentale in cui i prodotto erano meno costosi e più richiesti dal
mercato internazionale, come le new draperies inglesi.
A Venezia l’istituzione di un pesante dazio sull’introduzione dell’olio determinò il declino
della fabbricazione del sapone.
Altra causa erano gli effetti devastanti della guerra dei 30 anni.
Particolarmente colpite dalle epidemie furono le città di Milano, Verona, Bologna, Napoli e
Genova.

L’agricoltura resse molto meglio dell’industria e del commercio in quanto la diminuzione della
richiesta del grano, causata dal calo demografico, favorì la diffusione di colture come la vite,
il riso e il gelso. Dal Vento cominciò a propagarsi il mais.
La proliferazione del gelsi era legata all’allevamento del baco da seta. La gelsibachicoltura
stimolò la lavorazione della preziosa materia prima -> la trattura = il dipanamento della seta
del bozzolo, e la torcitura del filo -> questa attività si avvaleva di macchine, ossia i mulini da
seta detti “alla bolognese” e mossi dalla forza idraulica.
La seta grezza e la seta filata divennero la principale voce di esportazione degli stati del
nord d’italia.
Anche la filitura e la tessitura del lino e della canapa, la produzione di tessuti di lana o di
cotone e la fabbricazione di attrezzi di ferro e chiodi fecero notevoli progressi.
Ma a questi sviluppi rimase escluso il Mezzogiorno.

La vita sociale e la cultura


Vi era un forte distacco tra i detentori della ricchezza fondiaria, nobiltà e clero, e le classi
subalterne dedite al lavoro manuale nei campi o nelle botteghe artigianali.
Fino al 1620 il paese era caratterizzato da una forte ascesa dei prezzi agricoli e dalla
difficoltà per i settori mercantili e manifatturieri, ma vi era una mentalità aristocratica legata
all’influenza spagnola.
La concezione gerarchica e conservatrice era dei rappresentanti della Chiesa -> il pontefice
esercitava anche fuori dai suoi confini i poteri che erano delegati ai monarchi : dalla nomina
dei vescovi al controllo giurisdizionale sul clero secolare e regolare.
Le organizzazioni ecclesiastiche detenevano una parte importante della ricchezza fondiaria
e i beni immobili erano inalienabili. I preti, frati e le monache si consideravano sudditi del
papa e loro avevano:
l’immunità reale => esenzione delle imposte
immunità personale => dipendenza dai tribunali ecclesiastici e non da quelli civili
immunità locale =>i luoghi adibiti al culto godevano di un extraterritorialità, per cui i malfattori
che vi si rifugiavano non potevano esservi arrestati senza il consenso dell’autorità
ecclesiastica = diritto d’asilo.

Le classi dirigenti vedevano nella Chiesa un garante dell’ordine sociale e delle docilità dei
poveri e anche un conveniente sbocco per i cadetti e per le figlie non destinate al
matrimonio.
In questo periodo si assistì ad un impoverimento culturale in quanto la maggioranza degli
intellettuali professò obbedienza ai dettami della Chiesa non solo in campo religioso ma
anche in campo filosofico e scientifico, questo per non fare la fine di Giordano Bruno
(processato da Santo Offizio) e di Tommaso Campanella.
Nelle università ci fu una forte decadenza in quanto venivano sostituite dai collegi dei gesuiti
delle classi abbienti.
Nelle arti figurative e nell’architettura l’Italia mantenne il suo ruolo d’avanguardia e il prestigio
europeo, come anche nella musica con l’invenzione di un nuovo genere che ebbe un
enorme successo => il melodramma ad opera di Claudio Monteverdi.

I domini spagnoli: Milano, Napoli e le isole


Il governo spagnolo a Milano e a Napoli portò ad un rafforzamento dell'autorità statale e la
tendenza verso un riequilibrio territoriale e fiscale.
Ma dal 1620, l’intervento della Spagna nella guerra dei 30 anni portò ad un forte
aggravamento della pressione tributaria, le classi dominanti ne approfittarono per riaffermare
il proprio controllo sulle istituzioni locali.
Tra il 1628 e il 1658 lo stato di Milano fu più volte trasformato in campo di battaglia dalle
soldatesche spagnole, imperiali, francesi e piemontesi. Dopo la pace dei Pirenei tra Spagna
e Francia il paese ebbe una notevole ripresa demografica.
Le conseguenze della crisi economica e politica che colpì la monarchia spagnola furono
molto gravi nel Mezzogiorno e nelle isole -> Napoli verso la metà del 600 era la metropoli più
grande d’Europa, dopo Londra e Parigi. Tutto il regno era un unico gigantesco contado della
capitale verso la quale convergevano i flussi migratori dalle province, l’olio, il grano delle
Puglie e la seta grezza delle Calabrie.
In questa situazione l’indebolimento dell’autorità centrale doveva portare ad un’estensione
del potere feudale. I feudatari, detto barono, ottennero : un’ ampliamento delle loro
attribuzioni di giustizia e polizia, l’infeudazione di comunità e una sostanziale impunità per le
estorsioni e le prepotenze commesse a danno dei vassalli.

Nella capitale risiedevano il viceré ,il rappresentante dell’autorità sovrana, il Consiglio


collaterale e le numerose magistrature giudiziarie e finanziarie. A Napoli l’egemonia della
nobiltà era contrastata dalla presenza di un forte ceto civile composto da laureati in
giurisprudenza di origine bolognese.
Anche nel Regno di Sicilia, come nel Regno di Napoli, la popolazione crebbe fino a metà
600. L’interlocutore principale dell’autorità sovrana era in Sicilia il Parlamento composto da
3 bracci feudale, ecclesiastico e demaniale.
La Sardegna invece era meno popolata e più povera caratterizzata dalla prevalenza della
pastorizia sull’agricoltura.

Le rivolte antispagnole a Napoli e in Sicilia


Una grave carestia e il malcontento creato dal fiscalismo spagnolo furono all’origine del
fermento popolare a Palermo nel 1647 con saccheggi e incendi di case. Il vicerè spagnolo fu
costretto ad abolire le gabelle e ad approvare una riforma dell’amministrazione municipale
che assegnava alle maestranze ( = le corporazioni di mestiere) il controllo dell’annona e
della polizia.

Più prolungata fu la crisi del dominio spagnolo nel Mezzogiorno continentale, a Napoli la
direzione del movimento fu assunta da un popolano Masaniello, che però venne ucciso.
Gli insorti napoletani proclamarono la repubblica e invocarono la protezione del re di
Francia, ma il cardinale Mazzarino si limitò ad appoggiare l’iniziativa personale di Enrico
duca di Guisa che sperava di impadronirsi del regno con l’appoggio della nobiltà
meridionale.

Il fallimento della rivolta antispagnola a Napoli determinò un aggravamento della crisi


economica e sociale e chiuse per sempre la prospettiva della formazione di un fronte anti
feudale comprendente i ceti medi, popolari urbani e le masse rurali.
Un ultimo tentativo rivoluzionario ebbe luogo a Messina, rivale di Palermo per il primato in
Sicilia, negli anni 70 -> gli insorti messinari chiesero aiuto a Luigi XIV ,in guerra contro la
Spagna, che inviò una squadra navale ad occupare le città, ma il resto dell’isola rimase
fedele alla sovranità spagnola.

I principati indigeni: Ducati di Savoia e Granducato di Toscana


DUCATO DI SAVOIA-->Il regno di Carlo Emanuele I ( 1580-1630) figlio di Emanuele
Filiberto che aveva restaurato il ducato sabaudo, fu contraddistinto da iniziative
espansionistiche che contribuirono al rafforzamento interno dello stato e alla costruzione di
un apparato militare e fiscale.
Nel 1601 col trattato di Lione Carlo Emanuele cedette al re di Francia la Bresse, il Bugey e
altri territori transalpini e ottenne in cambio il Marchesato di saluzzo.

Prima guerra del Monferrato -> 16114-15 -> successo ottenuto dal duca di Savoia contro
l’egemonia spagnola.
Seconda guerra del Monferrato -> 1628-30 -> i piemontesi si allearono con gli spagnoli
contro i francesi e si chiuse con il trattato di Cherasco firmata da Vittorio Amedeo I, che
sancì l’acquisizione di terre del Monferrato.

Nel 1631 anche il Piemonte ebbe una grave crisi economico-sociale cui si aggiunsero gli
effetti di una crisi dinastica dopo la morte di Vittorio Amedeo I, ma col regno di Carlo
Emanuele II si ebbe un risollevamento dell’economia piemontese ed egli rafforzò il controllo
del governo centrale sulle comunità e assunse diverse iniziative di carattere mercantilistico.

GRANDUCATO DI TOSCANA Cosimo I e i suoi figli, Francesco I e Ferdinando I, si


appoggiarono alle vecchie famiglie della nobiltà fiorentina. Le arti cittadine subirono un lento
declino, ma nelle campagne rimase dominante il rapporto mezzadrie che ostacolava le
innovazioni e le specializzazioni culturali.

Le repubbliche oligarchiche e lo Stato della Chiesa


Gli indirizzi di politica estera e interna adottati alla fine del 500 dalla Repubblica di Venezia
sotto l’influenza del partito dei giovani, determinarono una tensione con la Santa Sede che
oltre a contestare il monopolio veneziano della navigazione nell’Adriatico considerava lesive
delle libertà ecclesiastiche alcune nuove leggi, come il divieto di costruire chiese senza il
consenso del governo veneto.
Il clero veneto non ubbidì all’ingiunzione a parte i gesuiti e altri ordini che vennero espulsi e
la Repubblica trovò un difensore :Paolo Sarpi.

1645-69 fu combattuta la guerra di Candia (Creta) contro l’impero ottomano. La pace di


Carlowitz sancì la conquista del Peloponneso. Una ripercussione interna della guerra di
Candia fu l’aggregazione di un centinaio di famiglie della terraferma al patriziato veneziano
dietro un pagamento di forti somme.

Capitolo 14- IMPERI E CIVILTÀ DELL’ASIA TRA 16^ e 18^ SECOLO

La Cina sotto le dinastie Ming e Manciù


I popoli dell'Asia avevano dato vita a grandi e millenarie civiltà,per molti aspetti più evolute.
La più antica e la più prestigiosa era quella del "Celeste Impero"cinese,che proprio nell'età
moderna raggiunse la sua massima estensione.
Tra il 1400 e il 1600 la popolazione cinese si era raddoppiata da 80 a 160 milioni di abitanti;
un tale sviluppo era stato possibile nelle regioni meridionali bagnate da grandi fiumi e la
coltura del riso. Accanto a esso vi erano altre coltivazioni come quelle del tè e del cotone.
In Cina ebbero origine inoltre molte scoperte importanti come la bussola ad ago
magnetico,la carta,la stampa e la polvere da sparo. Anche il commercio conobbe tra XIV e
XVI secolo un grande sviluppo in direzione del Giappone,dell'Indonesia e India.
Politicamente la Cina era governata dalla dinastia Ming (1368-1644) che trasferì la capitale
da Nanchino a Pechino;il potere era concentrato nelle mani dell'imperatore "il figlio del
cielo".L'esecuzione degli ordini imperiali nelle 15 province in cui era divisa era affidata ad
una classe di letterati-burocrati,ma la crescente pressione fiscale e l'incremento demografico
portarono il paese in un periodo di grave carestia. Di questa situazione ne approfittarono i
Manciù (abitanti della manciuria) per invadere la Cina occupando la capitale,dove l'ultimo
imperatore Ming si tolse la vita.
Ebbe inizio così la dinastia Q'ing destinata a regnare fino al 1911.
I manciù imposero la propria superiorità di popolo ma il loro numero era troppo scarso per
mantenere una distinzione etnica,perciò fu mantenuta la burocrazia cinese che era presente
in precedenza;inoltre fu ripristinata la tradizione confuciana con l'editto sacro promulgato nel
1669 dall'imperatore K'ang-tsi (1622-1722).

Il Giappone nell’ <<era Tokugawa>>


Lo stato giapponese si era formato nel VII secolo sul modello di quello cinese,ma a
differenza della Cina,l'autorità dei funzionari regi venne poco a poco eclissata da quella dei
grandi signori feudali => daimyo che potevano contare su una classe di guerrieri
professionisti => samurai o bushi.
Accanto all'imperatore (Mikado) troviamo la figura del "generalissimo"(shogun) esponente di
una delle maggiori casate feudali.
Una guerra intestina portò al potere Tokugawa Ieyasu che inaugurò "l'era Tokugawa (dal
nome della capitale Tokyo)" fino al 1867. Essa fu caratterizzata dalla presenza di strutture
feudali e da un forte accentramento statale;altro carattere di questo periodo fu la chiusura
delle frontiere verso l'esterno.
Venne proibito ai giapponesi di recarsi all'estero e il commercio con paesi europei:questo
isolamento però non impedì al paese nipponico di svilupparsi. Nelle campagne giapponesi
erano presenti fiorenti colture di cotone,canapa,canna da zucchero,piante oleaginose,ortaggi
e il tè. Perciò nel giappone dell'era Tokugawa andava maturando il passaggio dal sistema
feudale a quello capitalistico.

L’impero moghul in India


Il subcontinente indiano era un grande territorio popoloso e un crogiolo di lingue,razze e
religioni diverse.
A partire dall'VIII secolo si diffuse l'islamismo,ma tra il Quattro-Cinquecento il panorama
religioso del subcontinente fu pervaso dal movimento sikh e dalla comparsa del
cristianesimo portato da mercanti e missionari.
Il precario equilibrio pacifico tra i popoli fu interrotto da un capo militare afghano, Babur
(1486-1530) discendente di Tamerlano che tra il 1526 e il 1530 gettò le fondamenta
dell'impero moghul.
Il suo maggiore artefice però fu Akbar il Grande (1556-1605) che sottomise un
inquadramento statale relativamente saldo favorendo l'integrazione di musulmani e
indù,abolendo la tradizione imposta islamica agli infedeli.
Notevole fu lo sviluppo manifatturiero,stimolato dallo sforzo della classe dirigente e in misura
crescente anche dalla domanda europea.
Il periodo di massimo splendore con il regno di Aurangzeb il quale unificò tutto il
subcontinente indiano,ma dopo la sua morte l'impero cominciò a sfasciarsi. Nel 1736 la
stessa Delhi fu presa e saccheggiata dal monarca persiano Nadir Shah e inglesi e francesi
si facevano largo per i loro interessi commerciali.

La Persia e l’impero ottomano


A dividere la Persia era non solo la lunga frontiera montuosa ma anche la contrapposizione
tra Islamismo sciita e sunnita.
Lo scià Abbas il Grande ottenne importanti successi militari contro i Turchi riconquistando il
Daghestan, la Georgia e l'Azerbaigian. Gran parte della popolazione,nonostante l'economia
persiana era incoraggiata dai commerci manifatturieri,rimase nomade-pastorale e nel
territorio si susseguì un lungo periodo di lotte interne.
Proprio la preoccupazione delle fronte orientale costrinse l'impero ottomano a concludere la
guerra contro gli austro.ungarici in Ungheria.
La direzione del governo era affidata nelle mani di un Gran Visir (una specie di primo
ministro) nominati dai membri reali della famiglia regnante (i Koprulu).
Sul piano militare, la superiorità acquisita dagli occidentali fu una delle chiavi che spiegano
le sconfitte subite dagli eserciti ottomani nei territori dell'Europa orientale.

Asia ed Europa
Si può affermare con sicurezza che l'Asia diede molto di più all'Europa di quanto
ricevette;nessun paese asiatico richiedeva merci europee di saldare in monete d'argento il
divario tra importazioni ed esportazioni).
Molto più limitata fu l'influenza dell'Occidente sull'Oriente:il Portogallo fu uno dei principali
protagonisti della penetrazione economica in Asia.
Nel continente non si può trascurare anche l'attività missionaria di alcuni ordini religiosi
(come i gesuiti) che cercarono di diffondere il verbo cristiano e scontrandosi con realtà forti
già presenti da secoli come l'islamismo,l'induismo e il confucianesimo.
Non solo i portoghesi ma anche olandesi e francesi si dividevano diversi possedimenti (zone
costiere e isole del Pacifico) ;via terra invece la Russia allargò a dismisura la sua già
spaventosa immensità di territori,oltrepassando la Siberia e arrivando al fiume
Amur,ricacciati poi indietro dai cinesi nel 1689.

Capitolo 15- L’APOGEO DELL’ASSOLUTISMO:LA FRANCIA DI LUIGI 14^

Luigi XIV: il <<mestiere di re>>


Luigi XIV,figlio di Luigi XIII e di Anna d'Austria aveva appena 5 anni quando ereditò la
corona nel 1643; ne aveva 23 quando alla morte del cardinal Mazzarino assunse il potere.
Egli preferì servirsi di ministri di nascita modesta,più docili ai suoi voleri;la direzione delle
finanze fu presa da un mercante,Jean-Baptiste COLBERT,che insieme al titolo di controllore
delle finanze,sommerà quello di "superministro"dell'economia e degli affari interni.
Il paese era suddiviso in generalitès,preposti a intendenti, a loro autonomia si estendeva nei
settori più svariati:dalla giustizia alla fiscalità,dalle forniture militari ai lavori pubblici.Diverse
le funzioni anche degli officièrs,cioè i detentori di uffici venali,ereditati o acquistati per
denaro. Essenziale dunque era assicurarsi la fedeltà degli officièrs per il funzionamento del
sistema anche perché il concetto di stato che il sovrano francese aveva in mente era "lo
Stato sono io”.

La corte e il Paese
A partire dagli anni Ottanta,Luigi XIV trasferì la sua corte nella splendida reggia di
Versailles;lì vi regnava insieme alla sua famiglia e ad un esercito di persone intorno alla
figura del re,costrette a sottostare a rigide regole.
Fuori dal cerchio di Versailles si estendeva la Francia con più di venti milioni di abitanti.
Oltre l'80% viveva di agricoltura -> la coltura + importante era la vite,ma la scarsa
produttività gravitava intorno alla struttura della proprietà terriera -> estesi infatti erano i
terreni di possesso nobiliare,borghese e ecclesiale. Insomma il feudalesimo era ancora forte
e presente,perciò la rendita del contadino era scarsa anche perché era bissato di tasse e
imposte da pagare(champart,corvées) non solo per l'agricoltura ma pure per la pesca e la
caccia.

La direzione dell’economia
Assumendo il controllo delle finanze, Colbert si propose due obiettivi essenziali:
-rimediare al grave dissesto dei conti pubblici
-rilanciare l'economia francese.
Una delle prime e più clamorose iniziative del regno di Luigi XIV fu la creazione di una
Camera di giustizia straordinaria per indagare sugli arricchimenti illeciti di
finanzieri,appaltatori e ricevitori di imposte;si diminuì così il debito pubblico.
La visione mercantilista di Colbert prevedeva un risanamento finanziario per fornire
interventi economici nelle campagne militari;si sfruttò quindi il lavoro manifatturiero per
l'esportazione e sul commercio con l'estero per arricchire il paese. Per raggiungere questi
traguardi,Colbert si pose questa strategia:
-controllo sulle qualità dei prodotti mediante -l'introduzione di minuziosi regolamenti,ispezioni
e marchi di fabbrica;
-concessioni di sovvenzioni e privilegi agli imprenditori disposti a introdurre nuovi rami
d'industria e creazioni di imprese con capitale pubblico;
-protezionismo doganale,cioè imposizione di dazi molto alti sui manufatti stranieri in modo
da scoraggiare le importazioni;
-costituzione di compagnie privilegiate per il commercio con le varie aree del
globo(Compagnia delle indie occidentali e orientali,Compagnia del levante);
-sviluppo marina mercantile e da guerra e potenziamento delle infrastrutture atte ad
agevolare circolazioni di uomini e merci(strade,canali);
L'attività colbertiana non registrò un iniziale successo ma avrebbe a distanza di poco tempo
avuto uno sviluppo favorevole sotto il regno di Luigi XV.

La direzione delle coscienze


Il regno di Luigi XIV fu caratterizzato dallo sforzo di dettare regole valide per tutti nei gusti e
nelle idee.
In questo settore Luigi XIV si trovò ad affrontare 3 ordini di problemi:
- la diffusione della corrente giansenista,
- i contrasti con Roma
- la questione ugonotta-calvinista.
Roccaforte del movimento giansenista a Parigi era il monastero di Port-Royal(luogo dove si
erano ritirati famosi intellettuali quali Blaise Pascal). La condanna definitiva fu pronunciata
dalla santa sede con la bolla Unigenitus nel 1711 ma il giansenismo continuò a vivere e a
diffondersi tra i ceti medio-bassi.
Questione più grave riguardava la minoranza calvinista presente nel paese;le clausole
dell'editto di Nantes cominciarono ad essere interpretate in modo restrittivo finchè nel 1685
venne emanato l'editto di Fontainebleau che annullava l'editto precedente(di Nantes)e
faceva obbligo a tutti i francesi di riconoscere pienamente il culto cattolico.
Oltre 200'000 furono gli ugonotti che si diedero all'esilio andando ad arricchire le capitali di
paesi come la Prussia,Olanda,Inghilterra.
Nella nazione francese il calvinismo sopravvisse clandestinamente.

La gloria militare:le guerre di Luigi XIV


Nel pensiero di Luigi XIV c'era la coesione interna necessaria per l'attuazione di un disegno
egemonico su larga scala reso possibile con la diplomazia e la guerra.
Ingenti furono le spese per assicurarsi l'alleanza dei principati tedeschi,degli stati baltici e del
sovrano inglese Carlo II.
L'esercito fu riorganizzato e i soldati regi furono messi alla prova in occasione della "guerra
di devoluzione"contro la Spagna(così chiamata perché basata sulla rivendicazione al trono
del sovrano francese in nome di sua moglie,figlia del re Filippo IV. Le truppe francesi
occuparono la parte sud dei Paesi Bassi(1667) ma ricevettero pressioni olandesi e inglesi
per fermare l'avanzata militare: pace di Aquisgrana (1668) alla Francia riconosciuti i territori
occupati nelle Fiandre. Quattro anni dopo Francia e Inghilterra insieme alla Svezia
dichiararono guerra alle Province Unite;l'entrata in guerra di Spagna e Impero costrinsero la
Francia alla pace di Nimega (1678),ma il sovrano non si diede per vinto e riprese la sua
espansione ai danni di Strasburgo e Casale nel Monferrato italiano.
Nel luglio 1686 venne stipulata una lega difensiva tra Spagna,Impero,Olanda e Svezia
contro gli stessi francesi;nel corso dell'anno vi aderirono anche gli inglesi e il duca di Savoia
Vittorio Amedeo II.
Dopo iniziali successi gli eserciti francesi furono respinti nei Paesi Bassi e si firmò la pace di
Ryswick nell'autunno 1697.

Il tramonto del Re Sole


Le vicende militari a sfavore e una crescente opposizione nei confronti del Re Sole
(sommosse popolari,contestazioni operaie e rivendicazioni nobiliari e aristocratiche) lo
accompagnarono nei suoi ultimi anni di vita fino alla morte nel 1715. Il successore era un
bambino,Luigi d'Angiò,secondo figlio del duca di Borgogna:per la nazione francese si
prospettava perciò un'altra reggenza,la terza in poco più di un secolo.

Capitolo 16- I NUOVI SQUILIBRI EUROPEI TRA SEI E SETTECENTO

La <<gloriosa rivoluzione>> e l’ascesa della potenza inglese


In Inghilterra la monarchia Stuart era stata restaurata nel 1660 sulla base di un
compromesso col parlamento.
Nel 1673 quest ultimo votò un test act che subordinava l'assunzione di cariche civili-militari a
una professione di fede anglicana. Si crearono due schieramenti politici:
tories = fautori della monarchia di diritto divino
whigs = sostenitori del Parlamento.
Salito al trono Giacomo II, si adoperò subito per il rafforzamento dell'esercito;le disposizioni
del Test act vennero annullate nel 1687 da una dichiarazione d'indulgenza;nel frattempo
nasce a Giacomo un figlio maschio dando così corpo ad un radicamento della dinastia
cattolica.
In questa situazione i maggiori esponenti whig e tory si accordarono per una rivolgere un
appello allo Statolder olandese Guglielmo III che aveva sposato una figlia di Giacomo
II,Maria Stuart.
Il sovrano olandese organizzò una spedizione e il 15/11/1688 sbarcò a Torbay mentre il
sovrano inglese vistosi isolato fuggì in Francia.
La corona fu offerta a Guglielmo e Maria che s'impegnarono a osservare una Dichiarazione
dei diritti da esso votata(1689).Seguì l'Atto di Tolleranza e poi il Triennal Act del 1694 che
imponeva l'elezione di un Parlamento almeno ogni 3 anni insieme all'Act of Settlement del
1701 che fissava l'ordine di successione sul trono in modo da escluderne i cattolici.Molti
filosofi e uomini politici operano in questo periodo ( come J.Locke,T.Hobbes).
Nel 1694 fu fondata la Banca d'Inghilterra,abilitata a emettere buoni che circolarono ben
presto come carta moneta;l'amministrazione delle finanze,della flotta e dell'esercito richiese
a sua volta la costituzione di una burocrazia statale e centrale. Le guerre prolungate e
l'incremento della spesa pubblica non incisero peraltro in maniera sensibile sull'economia
inglese,che continuò a crescere a ritmi sostenuti e l'incremento della produttività agricola
permisero allo stato inglese di diventare un paese esportatore di cereali.

L’espansione della monarchia austriaca


Nel corso della guerra dei 30 anni era stato cancellato il disegno di restaurazione cattolica e
imperiale degli Asburgo;in compenso la sottomissione dei "ceti"nei ducati austriaci e nel
regno di Boemia avevano dato una nuova compattezza basata sulla fedeltà alla dinastia e
sul sentimento religioso della Controriforma.
Questo nuovo senso d'unità fu percepibile anche nel rafforzamento degli organi di governo e
dall'esercito riorganizzato dallo stratega italiano Raimondo Montecuccoli che nel 1664 riportò
un'ottima vittoria sull'esercito ottomano in marcia verso Vienna(battaglia del San Gottardo).
Ma questa unione non fu la stessa in campo territoriali,l'Ungheria infatti nel 1678 si oppose
con una ribellione che l'allora imperatore asburgico Leopoldo I cercò di stroncare;i rivoltosi
ottennero l'aiuto delle truppe ottomane,mentre gli Asburgo poterono contare su una forza
austro-polacca che mise in fuga i turchi e i ribelli(battaglia di Kahlenberg 1683 ).L'ultima
battaglia contro la compagine ottomana si svolse a Senta,sul Tibisco dove Eugenio di
Savoia mise definitivamente in fuga le armate ottomane(1697);la pace a Carlowitz nel 1699
sancì su entrambi i fronti il grave arretramento dell'impero ottomano dai territori in
precedenza sotto il dominio austriaco (Transilvania,Ungheria e Peloponneso (per Venezia).
Vienna in questi anni assunse il volto di una grande capitale ma tuttavia dietro questo
splendore si nascondeva un'assai arretrata economia;a questo il nuovo imperatore Carlo VI
riconobbe la Prammatica Sanzione che sanciva l'indivisibilità dei domini asburgici e stabiliva
un ordine preciso di successione regale.
La guerra di Successione spagnola e i regni iberici
Il primo novembre 1700 dopo una lunga agonia,moriva l'ultimo Asburgo della linea spagnola
Carlo II;un accordo stipulato fra le maggiori potenza assegnava la corona spagnola a
Carlo,secondogenito dell'imperatore Leopoldo I,mentre a Filippo d'Angiò sarebbero andati i
domini italiani.
Ma questa idea suscitava forti ostilità nella capitale spagnola e Carlo II si lasciò convincere a
redigere un testamento che proclamava erede universale il duca d'Angiò (con la condizione
che rinunciava ad una successione sul trono francese) che assunse il titolo di Filippo V re di
Spagna.
Il Re sole fece credere che le due corone (francese e spagnola) fossero separate ma inviò
truppe nelle guarnigioni olandesi e milanesi rendendo così evidente che le altre potenze non
potevano accettare la situazione;Asburgo,Inghilterra e Olanda stipularono il 7 settembre
1701 una nuova Grande Alleanza.
All'alleanza antifrancese aderirono la Danimarca,Savoia,Portogallo e molti principati
tedeschi;i sovrani francese e spagnolo si trovarono isolati. In un primo momento dopo iniziali
successi franco-spagnoli,le forze della Grande Alleanza volsero le sorti del conflitto a proprio
favore. Le cose sembravano peggiorare per la Francia,quando l'Inghilterra si trovò in
difficoltà con la caduta del ministero whig a Londra,seguito da un governo tory e la Spagna
si trova a far fronte alla scomparsa prematura di Giuseppe I.
La successione di questo agli stati ereditari austriaci poteva ricreare un potere simile a
quello che aveva avuto Carlo V due secoli prima;si firmò invece nel 1713 la pace di Utrecht
con la Francia,mentre la monarchia austriaca firmò la pace di Rastatt nel 1714. Gli esiti del
conflitto contribuirono a sviluppare e ad affermare un concetto politico di stabilizzazione
dell'equilibrio europeo da difendere contro ogni progetto egemonico.
Il regno di Filippo V che inaugurò la nuova dinastia Borbone spagnola,fu contrassegnato da
una notevole attività riformatrice e da una buona ripresa dell'iniziativa in campo
internazionale:a partire dal 1714 un meccanismo intenso di matrimoni riportarono la Spagna
sugli scenari italiani,poiché la seconda moglie di Filippo V era Elisabetta Farnese.
Si formò una quadruplice alleanza composta da Inghilterra,Francia,Austria e Olanda;la flotta
spagnola fu annientata al largo di Capo Passero e le truppe imperiali intervennero in Sicilia.
All'Aja si firmò un ennesimo trattato di pace che riportava la situazione a prima dello scontro
bellico(tranne lo scambio imposto a Vittorio Amedeo II che prese la Sardegna al posto della
Sicilia);al rinnovamento spagnolo in questi anni,fa contrasto l'immobilismo politico
portoghese che con Giovanni V di Braganza,anche se dal Brasile affluivano ingenti quantità
d'oro.

L’ascesa della Russia di Pietro il Grande e il declino della Svezia


La Russia di fine Seicento era un immenso territorio esteso dal Dnepr al Pacifico e popolato
da 15 milioni di abitanti;i Romanov saliti sul trono ripresero con Michele la tradizione
assolutistica affermatasi già con Ivan IV e portarono al compimento con Alessio,una
notevole espansione territoriale.
Gli inasprimenti fiscali provocati dalla guerra e il progressivo peggioramento delle condizioni
di vita dei contadini servi della gleba,determinarono malessere e carestia nella
popolazione;questa crisi fu aggravata da una pestilenza scoppiata nel 1654 e dal grande
scisma religioso.
Dopo una lunga crisi,nel 1689,il secondogenito di Alessio,Pietro salì al trono deciso a
portare il paese sulla strada della modernizzazione;egli compì viaggi in Olanda,Inghilterra e
Germania per studiare tecniche militari e lavorare nelle fabbriche.
La sua opera di modernizzazione cominciò col mandare molti giovani aristocratici all'estero a
studiare ed apprendere quelle tecniche e quelle scienze dai paesi sviluppati;furono
abbandonati modelli,religioni e tradizioni arcaiche e in pochi decenni mentalità e costumi
russi ebbero un notevole cambiamento.
Pietro aveva anche progetti militari ben definiti e li raggiunse quando nel 1700 intervenne a
fianco di Polonia e Danimarca per fermare l'avanzata svedese guidata da Carlo XII =>
nonostante le vittorie svedesi,il sovrano russo riuscì ad impadronirsi di tutti i territori che si
affacciavano sul Baltico (Livonia ,Estonia,Ingria, Carelia) dopo la pace di Nystadt del 1721.
Il predominio svedese sul baltico era finito.
Pietro indirizzò tutti gli sforzi economici della nazione verso un potenziamento dell'esercito e
della marina;la necessità di armare e di equipaggiare queste moltitudini di soldati e
marinai,fu la principale molla dell'impulso dato alla siderurgia e alla metallurgia,dalle
manifatture tessili alle costruzioni navali. Anche il commercio con i paesi occidentali ebbe
discreto successo,ma l'economia russa,fondamentalmente agricola era caratterizzata un
consiglio chiamato Senato;fu abolito inoltre il patriarca di Mosca poiché venne creato un
collegio nominato Santo Sinodo(volendo il sovrano spezzare l'opposizione del clero locale di
fronte alla sua opera di modernizzazione).
Pietro per ottenere ciò si servì della nobiltà assegnata per gradi dell'esercito;caratteristica
della nobiltà rimase la mancanza di un'organizzazione corporativa e di privilegi e libertà. Il
sovrano promosse pure l'istruzione (l'Accademia di scienze di Pietroburgo) e l'attività
editoriale.

La nascita dello Stato Prussiano


Federico Guglielmo di Hohenzollern approfittando delle sconfitte inflitte alla Polonia e alla
Svezia acquisì la sovranità della Prussia;nelle campagne brandeburghesi e prussiane vigeva
allora un radicato feudalesimo e questi feudatari (Junker) videro salvaguardati questi loro
diritti in cambio del riconoscimento del potere a Federico Guglielmo.
Il figlio di Federico Guglielmo nel 1701 ottenne il titolo di Federico I;egli ridusse le spese per
la corte e dedicò cure alla formazione di un forte esercito ;i mezzi finanziari per il
mantenimento di esso furono forniti in buona parte dal demanio regio. Fu riorganizzata la
percezione delle due imposte principali che gravava sui contadini e nuovi commissari regi
furono introdotti nelle città(mentre nelle campagne l'amministrazione rimase in mano agli
Junker).
La burocrazia dello Stato era reclutata per lo più tra borghesi colti e sottoposti al sovrano;al
fine supremo della potenza statale fu subordinata l'azione del governo per promuovere le
manifatture e gli scambi e per attirare nel paese profughi per motivi religiosi. Federico I
lasciava al figlio oltre a un potente esercito,un'amministrazione efficiente e un paese in via di
sviluppo,ingrandito nel 1721 con l'annessione della Pomerania svedese.

Capitolo 17- UNA NUOVA EPOCA DI ESPANSIONE


L’aumento della popolazione europea
A metà settecento tutto il vecchio continente è trascinato in un moto espansivo che si
manifestano in ogni settore,dalla demografia alla produzione,dalle manifatture al commercio.
L'europa vide crescere il numero dei suoi abitanti da circa 115 milioni a 140 milioni dal 1700
al 1750;la stessa tendenza interessò l'Asia e le due Americhe.
In Italia si vide un incremento demografico al Nord (27,3%) e del Mezzogiorno
(46,9%);questo lo si dovette anche grazie alla scomparsa della peste,forse per la
progressiva immunizzazione degli organismi,la crescente efficacia dei cordoni sanitari,la
rarefazione del ratto nero sostituito dal topo di chiavica .Questo elevatissimo ritmo di crescita
si spiega essenzialmente con la diffusione della patata (per esempio come alimento base
degli irlandesi in associazione col latte).

L’evoluzione dell’agricoltura
Ancor prima della patata furono il mais o il granturco cereale dagli alti rendimenti adottato in
tutta l'Europa meridionale e il grano saraceno,a integrare l'alimentazione delle classi popolari
a consentire il balzo della popolazione;rispetto ai secoli precedenti si allargano nel
Settecento,le aree in cui pratica un'agricoltura più intensiva e produttiva(come la zona
settentrionale dell'Italia).La fitta rete di fiumi,di canali,di rogge permette qui di disporre della
quantità d'acqua necessarie per la coltivazione del riso e delle piante foraggere.
Anche il fenomeno delle "recinzioni" --> enclosures iniziato nell'Inghilterra dei Tudor e
proseguito tutto il XVII secolo,conobbe il momento di maggiore intensità tra la metà del 700
e il 1815,grazie soprattutto ad uno speciale decreto di recinzione(enclosure act).Con ciò la
piccola proprietà non scomparve subito ma i minori proprietari ne trassero maggior
beneficio; fu questo il più rilevante contributo della rivoluzione agricola alla Rivoluzione
Industriale,anche se non sono da trascurare la produzione di materie prime e l'aumento della
domanda di manufatti.

Prezzi e salari, moneta, trasporti


L'incremento della popolazione si risolse in molte aree in un processo di impoverimento e di
proletarizzazione di vasti sociali;l'inglese Robert Malthus aveva ragione lanciando un grido
d'allarme per una crescita demografica destinata a sopravanzare le risorse disponibili.
Un altro fattore di inflazione fu rappresentato dall'aumento della massa di metalli preziosi
(argento e oro) in circolazione provenienti da Messico e Brasile. La diffusione dell'economia
monetaria e la maggiore disponibilità di capitali sono attestate dalla discesa dei saggi
d'interesse,anche se in questi anni era molto fluente la circolazione di denaro.
Infine gli spostamenti e le comunicazioni divennero dovunque molto più rapidi grazie
all'istituzione dei regolari servizi di posta che permettevano il cambio dei cavalli ogni
stazione.

Il boom del commercio e lo sviluppo dell’America Latina


Oramai il protagonista del commercio era decisamente l'Oceano Atlantico (che dava il
contributo più importante con le colonie inglesi,francesi,spagnole e portoghesi) anche se nel
700 il Mar Mediterraneo conobbe una notevole ripresa che fece la fortuna di porti come
Marsiglia,Livorno e Trieste.
Nel nuovo continente a settentrione inglesi e francesi colonizzavano le coste insediandosi o
immigrando;al centro erano due i padroni:spagnoli e portoghesi.
I primi si estendevano dalla California e dal Texas fino alla cordigliera delle Ande;invece
verso il Sud-America la presenza portoghese gravitò a lungo soprattutto in paesi promettenti
come il Brasile dove l'impiego di manodopera africana era fluente.
Le origini della Rivoluzione industriale
La Rivoluzione industriale è un complesso di trasformazioni nel modo di produrre che
determinò un profondo e irreversibile mutamento nei consumi,nel modo di vita e nei rapporti
sociali;di tali trasformazioni fanno la parte le macchine azionata da energia inanimata(la
forza idraulica,il vapore),la concentrazione del lavoro nelle fabbriche.
Termine "industria" che indicava un senso di operosità e ingegno pratico; termine
"manifattura" indicava invece un insieme di produzione di filati,tessuti o altri oggetti che
aveva luogo nelle case dei lavoranti e ricevevano la materia prima da mercanti imprenditori.
Solo in Inghilterra questo settore insieme a quello del commercio verso l'estero e
all'agricoltura era talmente unito da poter permettere un guadagno e una ricchezza che in
Europa non era eguagliata.

Dall’età del cotone all’etá del ferro


Nei primi decenni del Settecento,la manifattura di gran lunga più importante in Inghilterra
rimaneva quella della lana,grazie all'allevamento ovino;era questa la più importante perchè il
cotone era stato vietato nel 1721 che poi venne abrogato nel 1774. A partire dagli anni
ottanta si ebbe un decollo dell'economia inglese di cotonato e nei primi decenni
dell'Ottocento la loro esportazione superò quella della lana. Le esigenze del settore tessile
concorsero a determinare passi decisivi in altri campi:sviluppo della chimica,lavorazione del
carbone fossile,l'impiego del coke fu sperimentato con successo ma stentò a diffondersi per
varie cause tra cui la difficoltà a mantenere temperature elevate.
Da paese importatore l'Inghilterra in questo periodo si era dunque trasformata in paese
esportatore di ferro;non solo,ma venne largamente impiegata l'energia idraulica finchè
l'invenzione di James Watt portò il brevetto di una macchina a vapore munita di un
condensatore del vapore separato dal cilindro.
La forza del vapore era oramai pronta per essere utilizzata nell'industria tessile e (più
tardi)nella rivoluzione dei trasporti rappresentata dalla ferrovia e dal piroscafo.

Le ripercussioni sociali dell’industrializzazione


In primo luogo si registra una grande affluenza nelle città,per via della nascita di industrie o
dell'ingrandimento di centri urbani;questo flusso di persone si registrò poichè c'era esigenza
di lavoro e di stabilità economica;gli imprenditori infatti non reclutavano solo uomini nelle
fabbriche,ma anche donne e bambini(il più delle volte provenienti dagli orfanotrofi).Le ore di
lavoro erano 13-14 al giorno per sei giorni settimanali e i ritmi imposti dai sorveglianti non
ammettevano pause e distrazioni.
Il proletariato inglese però reagì creando organizzazioni sindacali(trade unions)e non
mancarono sollevazioni e sommosse che comunque non portarono risultati positivi. Il lato
positivo della rivoluzione industriale è che la figura degli imprenditori,spesso uomini di
modeste origini,erano saliti a grandi ricchezze grazie al fiuto per gli affari e per le capacità
organizzative.

CAPITOLO 18- LA CIVILTÀ DEI LUMI


Fede e ragione
La definizione di Illuminismo più convincente è quella del filosofo I.Kant:"L'illuminismo è
l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso". Il philosophe è
uno spregiudicato indagatore del vero,in qualunque campo del sapere;l'unica verità per lui è
quella che deriva da un'osservazione diretta dei fatti o da testimonianze superiori a ogni
dubbio,da vagliare,gli uni e le altre,al "lume" della ragione.
In quest'epoca si distinguono scrittori come Spinoza,Bayle,Locke(che si sforzò di conciliare
fede e ragione,rendendo quest'ultima arbitra dei problemi morali).
Anche personaggi come Voltaire ("Candido" 1759), Diderot insieme a d'Alembert autori
dell'Enciclopedia e lo scienziato Lamarck (anticipatore della teoria evoluzionistica).

L’uomo e la natura
Alcuni filosofi si spinsero fino ad un materialismo integrale,cioè alla riduzione di tutto ciò che
esiste,compreso l'uomo e le sue facoltà mentali,a pura materia. Altri ancora come lo
scozzese D.Hume svilupparono l'empirismo lockiano in una direzione diversa,che portava
alla negazione del concetto di sostanza.
La figura dominante però del panorama scientifico europeo è senza dubbio l'inglese Isaac
Newton(1642-1727) che impose un metodo scientifico basato sul rifiuto delle ipotesi astratte
e sulla sintesi tra indagine sperimentale e procedimento matematico.
L'autorità newtoniana rimase indiscussa per tutto il diciottesimo secolo;fecero passi avanti
botanica e zoologia,come anche la chimica rinforzata dagli studi di Lavoisier(scopritore
dell'ossigeno e della composizione dell'acqua.
Vennero studiati i fenomeni elettrici da B.Franklin e dagli italiani Galvani e Volta.

La pubblica felicità
In campo filosofico i vari orientamenti possono essere racchiusi in 3 nomi:
Montesquieu,Voltaire e Rousseau.
Il primo affermava che le leggi sono i rapporti necessari che derivano dalla natura delle
cose;a lui premeva fornire i meccanismi e i princìpi che regolano i vari ordinamenti politici:
dispotismo (paura),monarchia (senso d'onore),democrazia (virtù dei cittadini).Ciascuno delle
tre forme si adatta meglio ad un determinato clima e territorio;tuttavia traspare che
Montesquieu ammira il modello politico inglese basato sulle libertà individuali,divisione dei
poteri (giudiziario,esecutivo,legislativo).
Rousseau invece è un convinto democratico;secondo il ginevrino,il passaggio dell'uomo
dallo stato di natura allo stato sociale,aveva dato inizio ad un processo di degenerazione
morale i cui sintomi erano le enormi disuguaglianze sociali,corruzione,raffinatezza delle arti
e tecniche.
Per uscire da questa situazione l'unica via è quella di una rifondazione della società,di un
patto che trasformasse i sudditi in cittadini,gli schiavi in uomini liberi attraverso la cessione
totale di tutti i propri diritti.L'unione delle volontà non limita la libertà dell'individuo,anzi la
potenzia proteggendo la persona e i beni individuali.
Lo stesso anno del Contratto sociale (1762),il filosofo pubblicò l'"Emilio" in cui si mostra
come attraverso l'educazione sia possibile forgiare l'uomo nuovo.
Nei paesi di lingua tedesca rimase viva la corrente del Giusnaturalismo che sosteneva
l'esistenza di un diritto naturale comune a tutti gli uomini e anteriore al costituirsi delle
società politiche.
Di risonanza mondiale anche il trattato di C.Beccaria "Dei delitti e delle pene" in cui
denunciava il carattere irrazionale e inumano delle procedure giudiziarie in uso.
Una nuova scienza:l’economia
Nella seconda metà del settecento soprattutto in Francia e Inghilterra si ebbe una nuova
concezione della vita economica.
Si diffuse la "fisiocrazia" --> convinzione che l'agricoltura sia produttrice di ricchezza e che il
surplus derivato dall'attività agricola costituisce la rendita verso i proprietari terrieri.
Su queste premesse Quesnay elaborò il "Tableau Économique" di circolazione di ricchezze
tra le classi economiche:"proprietaria","produttiva" e "sterile"(commercianti e artigiani).
Invece in Inghilterra con il contributo di Adam Smith si diffuse il liberismo che introdusse la
divisione del lavoro,riducendo il tempo totale dedicato alla manifattura giacchè per Smith la
misura fondamentale del valore del prodotto è la quantità di lavoro in esso incorporato. Nel
prezzo entrano anche insieme al salario dei lavoratori,la remunerazione di capitali investito
dagli imprenditori e la rendita dovuta ai proprietari del suolo.
Le 3 classi di Smith non coincidono con quelle di Quesnay,ma in comune con i fisiocratici
Smith ha la fede nell'esistenza di un ordine naturale benefico.

La circolazione delle idee


Due fenomeni dell'età dei lumi furono la circolazione delle idee e delle conoscenze in strati
sociali molto più ampi che non per il passato e la formazione di un'opinione pubblica
permeata dalla fede nella ragione e nel progresso. L'opinione delle persone colte e
illuminate si forma attraverso la lettura di libri e giornali,la conversazione,gli scambi e le
manifestazioni di socialità di cui il Settecento è colmo.
Grande fortuna ebbero le opere di divulgazione,tra le quali si può far rientrare la celebre
Enciclopedia;non solo ma anche i luoghi di aggregazione come salotti,accademie,logge
massoniche(la Grande Loggia di Londra).

Capitolo 19- FRANCIA E INGHILTERRA NEL SETTECENTO: UN DUELLO SECOLARE

La Francia dalla Reggenza al ministero Fleury


Alla morte del Re Sole il pronipote Luigi XV aveva appena cinque anni e il parlamento
francese proclamò reggente unico un nipote del defunto monarca,Filippo d'Orleans.
Il periodo della reggenza fu contrassegnato da una relativa libertà di opinione e di
critica,come dimostrano le "Lettere persiane"di Montesquieu pubblicate nel 1721.
Il problema più assillante per Filippo d'Orleans era quello finanziario;il debito pubblico aveva
raggiunto cifre altissime;il reggente J.Law presentò una serie di arditi progetti di risanamento
finanziario:aumento della massa dei mezzi di pagamento con l'emissione di carta moneta.
Creò una banca che ottenne il diritto di emettere banconote e una Compagnia di commercio
che assorbì tutte le compagnie privilegiate;denominò nel 1719 la Compagnia delle Indie. Ma
tutto questo apparato crollò quando ci si accorse che essa on distribuiva i guadagni
sperati;Law fu costretto a fuggire all'estero.
Alla morte di Filippo d'Orleans il suo posto fu preso da un duca di Borbone per pochi anni
fino a che Luigi XV ormai maggiorenne accordò la sua fiducia a A.H.Fleury. Il suo governò
fermo e prudente assicurò un lungo periodo di pace interrotto solo da una vittoriosa
campagna contro l'Austria nella guerra di Successione polacca che fruttò l'annessione della
Lorena. Tuttavia verso gli anni 30' del Settecento quando fu diffusa la Bolla "Unigenitus" si
profilò un periodo di contrasti relIgiosi che avrebbero negativizzato il regno di Luigi XV.
La Gran Bretagna nell’età di Walpole
Alla morte della regina Anna salì al trono l'elettore di Hannover Giorgio I;egli e il suo
successore Giorgio II si interessavano tuttavia alle faccende del loro paese d'origine che alla
politica inglese. Prese così forma un governo di gabinetto e l'estendersi della corruzione
sotto gli Hannover,delle differenze ideologiche fra i partiti whig e tory in lotta per il potere.
Tra il 1721 e il 1742 il ruolo di primo ministro fu ricoperto da R.Walpole,che mantenne buone
relazioni con i francesi e si adoperò per ridurre il debito pubblico e per proteggere
commercio e industria.
Sotto la guida di Walpole,il paese godette di un buon periodo di prosperità e nel complesso
la società inglese settecentesca appare oggettivamente come miscuglio di libertà,di
dipendenza,mobilità sociale individuale e solidità delle gerarchie di gruppo,di tradizionalismo
e progresso.

I conflitti dei decenni centrali del Settecento


l lungo periodo di pace che aveva goduto la Francia dopo il Re Sole venne interrotto dalla
guerra di Successione polacca(1733-1738).
Nel 1733 morì il re di Polonia Augusto III e la Dieta polacca elesse a successore il nobile
Stanislao Leszczynski;ma Russia e Austria proposero con le armi il principe di Sassonia
Federico Augusto che come re polacco prese il nome di Augusto III.
Per vendicare l'oltraggio il governo francese organizzò una coalizione antiaustriaca il re di
Sardegna Carlo Emanuele III e la monarchia spagnola.
L'attacco d questa coalizione colse impreparata la monarchia asburgica che perse Milano e i
regni di Napoli e Sicilia.
Negli anni seguenti l'Inghilterra esercitò un'opera di mediazione che portò alla pace di
Vienna nel 1738.
L'Austria recuperava il Milanese ma cedette alla Savoia due province e a Carlo di Borbone
Napoli e la Sicilia.
L'estinzione della famiglia fiorentina Medici favorì un altro scambio di territori:il duca di
Lorena Francesco Stefano divenne granduca di Toscana e la Lorena fu assegnata a
Stanislao col patto che alla sua morte la ragione sarebbe tornata in mano francesi.
Forti delle concessioni del trattato di Utrecht i mercanti inglesi avevano preso a
padroneggiare le coste dell'America Latina;quando le autorità spagnole sequestrarono alcuni
carichi inglesi,quest ultimi dichiararono guerra agli iberici. Le ostilità si trascinarono fino alla
metà degli anni 40' confluendo nel conflitto europeo più vasto noto come Guerra di
Successione Austriaca(1740-1748).
A scatenarla fu l'aggressione lanciata dal nuovo re prussiano Federico II contro la
Slesia(parte più settentrionale della Boemia austriaca).
A questo conflitto si aggiunsero Spagna e Francia desiderose di sferrare il colpo mortale alla
dinastia asburgica;non solo ma anche gli elettori di Baviera e Sassonia miravano al trono
austriaco.
In seguito però il ritiro della Prussia dal conflitto,gli aiuti finanziari inglesi alla corona
austriaca,l'intervento del re di Sardegna a fianco degli Asburgo e un più deciso impegno
inglese raddrizzarono le sorti della guerra.
Nel marzo 1744 Luigi XV dichiarò allora guerra all'Inghilterra:per via terra i francesi
spezzarono le difese inglesi nei Paesi Bassi ma via mare la superiorità britannica fu piuttosto
evidente. La pace di Aquisgrana nel 1748 sancì il possesso prussiano della Slesia,la
cessione dei ducati di Parma e Piacenza da parte di Maria Teresa Asburgo a Filippo di
Borbone.
La Francia non ebbe alcun vantaggio territoriale e questo fatto minò la popolarità del
sovrano francese che alla morte di Fleury prese personalmente le redini del governo.
Le sue scelte furono però bilanciate dai consigli della marchesa di Pompadour.
A un trattato di alleanza stipulato tra Inghilterra e Prussia nel 1756,l'abile diplomazia del
cancelliere austriaco Kaunitz deciso a riprendersi la Slesia riuscì a contrapporre una
coalizione composta da Austria,Francia e Russia cui si unirono in seguito Svezia e Polonia.
Questo schieramento pose fine alla tradizionale rivalità tra francesi(Borbone) a
austriaci(Asburgo);le operazioni belliche si svolsero in modo favorevole alla coalizione finchè
a Londra fu richiamato William Pitt che salì al ministero degli affari estero nel 1757.
Egli seppe unire la nazione dietro di sè e dirigere al successo militare l'Inghilterra contro la
Francia sul territorio coloniale americano;neppure l'entrata in guerra della compagine
spagnola riuscì a evitare il trionfo inglese.
I negoziati di pace si risolsero nel 1763 a Parigi.

Il fallimento delle riforme in Francia nel 1700


La Francia era uscita umiliata dalla guerra dei 7 anni e in condizioni finanziarie
disastrose;non bastarono l'annessione della Lorena e l'acquisizione della Corsica nel 1768
dalla repubblica genovese.
Nel 1764 venne emanato un editto di espulsione dei gesuiti e il governo fu assunto da un
triumvirato:Aiguillon,Maupeou e il controllore delle finanze Terray;esso riuscì a ridurre il
deficit francese.
A Luigi XV succedette Luigi XVI che sciolse il triumvirato e nominò il fisiocratico Turgot come
ministro delle finanze,ma la libertà di commercio stabilita non coincise con un buon raccolto
agricolo e ciò indusse il sovrano a ritirare il suo appoggio al ministro che rassegnò le
dimissioni nel 1776.

L'Inghilterra nell'età di Giorgio III


Al contrario della Francia,la Gran Bretagna era uscita molto rafforzata dalla guerra e non
aveva più rivali in ambito marittimo-coloniale,ma lo sviluppo economico non impedì
l'insorgere di alcune tensioni.
1) Il nuovo re Giorgio III manifestò l'intenzione di esercitare un ruolo più attivo nella politica
nazionale suscitando l'opposizione del Parlamento e della pubblica opinione.

2) Parallelamente si formò accanto alla fazione whig una corrente ancor più radicale per un
allargamento del suffragio e per un'estensione delle libertà religiose e civili.

3) Causa del malessere politico fu la disastrosa conduzione della crisi nordamericana da


parte del governo di Lord North;l'impopolarità del suo governo convinsero Giorgio III ad
affidare il nuovo governo a William Pitt il Giovane,protagonista di una notevole attività
riformatrice,introducendo una più equa imposta proporzionale ai redditi di qualunque natura.

Capitolo 20- ASSOLUTISMO ILLUMINATO E RIFORME


La Prussia di Federico II
Il termine "assolutismo illuminato" fa riferimento alle idee e ai comportamenti di quei sovrani
europei che dichiaravano di volersi servire del potere per il bene dei loro sudditi e che si
professavano amici e discepoli dei philosophes.
Il più famoso di questi fu il re di Prussia Federico II il Grande,scrittore prolifico,musicista di
un certo valore,irreligioso,amico di Voltaire. Egli amava rifarsi al contratto sociale e
dichiarava che il re"e solo il primo servitore obbligato a operare con onestà,saggezza e
totale abnegazione,come se ad ogni momento potesse essere chiamato a rendere conto
della sua amministrazione ai concittadini".
Il suo genio militare si rivelò nella guerra di Successione austriaca e rifulse soprattutto nella
guerra dei Sette anni,egli riuscì a restituire colpo su colpo e a difendere il possesso della
Slesia.
Non cessò nemmeno di incrementare il suo esercito grazie anche all'espansione territoriale
e all'immigrazione favorita dalla grande tolleranza religiosa instaurata da Federico II.
In campo amministrativo non portò innovazioni sostanziali ma curò molto la preparazione dei
quadri burocratici per i quali il diploma era fondamentale per un ingresso lavorativo. Altre
innovazioni furono la libertà di stampa,un codice civile prussiano,l'abolizione della
tortura,limitazione della pena di morte e l'istruzione elementare obbligatoria per tutti.

La monarchia austriaca sotto Maria Teresa e Giuseppe II


Le guerre di successione polacca e austriaca avevano segnato una grave crisi per la
famiglia Asburgo,costretta a perdere territori in Italia e la Slesia.
Maria Teresa non era certo una sovrana "illuminata" come il sovrano prussiano Federico
II,ma nel 1748 la regina austriaca costrinse i "ceti" di ciascun "Land"(territorio),cioè i
rappresentanti di alta e bassa nobiltà,clero e città a votare le imposte non più ogni anno,ma
per un intero decennio,lasciando a organi regi di nuova istituzione il compito di riscossione
dei tributi.
Le due cancellerie boeme e austriache vennero sostituite nel 1749 da un unico Direttorio;la
nobiltà fu costretta a pagare l'imposta fondiaria di cui prima era esente ma fu tuttavia
compensata con la preferenza accordatale nel conferimento delle cariche civili e militari. In
pochi anni il gettito delle imposte dirette aumentò del 60% e cominciò a delinearsi una nuova
concezione unitaria dello Stato,spinta anche da un accentramento
amministrativo-finanziario(nella prima parte del regno di Teresa)e un interesse verso il
benessere dei sudditi(nella seconda parte).
Kaunitz,il cancelliere di corte,ne approfittò per imporre l'istituzione di un Consiglio Statale per
influenzare le scelte regie nelle questioni di politica interna.
Alla morte improvvisa di Francesco Stefano gli succedette Giuseppe II,nominato dalla madre
"coreggente" degli stati ereditari asburgici;vi fu un trio politico alla guida della
monarchia:Maria Teresa,Kaunitz e Giuseppe II.
Quest ultimo,quando si ritrovò solo a reggere il regno austriaco e possedimenti limitrofi,si
distinse per lo stile di governo;da esso prese il nome la politica religiosa nota come
"Giuseppinismo":in esso confluivano istanze di riforma interne della Chiesa cattolica e la
volontà di affermare la volontà statale sul clero nazionale.
Nel 1781 fu egli emanò la "patente di tolleranza" che rendeva legittimo il culto per le
confessioni protestanti e ortodosse;vennero soppressi conventi e monasteri con il progetto di
irrigidire le condizioni per i voti monastici(ideale giuseppino del "buon parroco",guida civile e
religiosa della comunità),vennero finanziate scuole e attività assistenziali.
Si presero provvedimenti riguardanti l'istruzione e la giustizia;fu abolita la servitù personale e
si fece ricorso ad un nuovo catasto dei beni fondiari esteso anche in territori ungheresi.
Molte di queste riforme però suscitarono malcontento e resistenze,soprattutto in quei territori
come il Belgio e l'Ungheria,meno toccati dalle iniziative. A ciò si aggiunse l'enorme costo
finanziario della guerra che Giuseppe II volle intraprendere nel 1787 a fianco dei russi contro
il nemico turco.
Paesi Bassi e Belgio approfittarono di questo momento di distrazione per insorgere e
proclamarsi indipendenti nel 1787 e 1789;perfino l'Ungheria era sull'orlo di una rivolta
quando morì Giuseppe II nel 1790.
Gli succedette Pietro Leopoldo,granduca di Toscana,che fu costretto a elargere concezioni e
privilegi ai nobili per salvare la situazione,e dopo la sua scomparsa prematura toccò a
Francesco II che col suo operato chiuderà per sempre con il periodo di riforme in Austria
inaugurato da Maria Teresa.
Non si può però non citare Vienna,divenuta grande capitale,sede di una raffinata
civiltà:intellettuale,musicale,artistica e crogiolo di diverse nazionalità.

La Russia di Caterina II
L'eredità di Pietro il Grande era stata ben raccolta dalla figlia Elisabetta che ne proseguì gli
indirizzi di modernizzazione culturale del Paese,di rafforzamento militare e di una più incisiva
presenza in politica estera.
Il successore Pietro III venne deposto nel 1762 in seguito a un colpo di stato organizzato
dalla giovane moglie Caterina II;il suo lungo regno aprì le porte alla Russia all'influenza
europea (e in particolare francese)dei philosophes illuminati.
La prima mossa fu la riformazione della Chiesa Ortodossa;nel 1764 furono confiscate tutte le
proprietà ecclesiastiche,le cui rendite servirono a risanare le finanze.
La più clamorosa iniziativa della zarina fu la convocazione di una commissione legislativa
composta da rappresentanti nobili,dei cittadini,dei contadini e anche delle nazionalità non
russe. All'interno di essa insorsero aspre dispute e alla fine del 1768 Caterina la sciolse,col
pretesto della guerra scoppiata contro l'impero ottomano. Il timore dell'anarchia indusse la
sovrana ad abbandonare qualsiasi velleità d'intervento a favore delle masse rurali dei
contadini:le loro condizioni peggiorarono anzi.
Considerevoli furono i successi ottenuti in politica estera. La campagna contro l'impero
ottomano fu contrassegnata dalla spettacolare azione di una squadra navale russa che
circumnavigò l'Europa e a Chio distrusse la flotta ottomana.
Il conflitto si risolse nel 1774 con condizioni vantaggiose per i russi che ottennero l'accesso
al Mar Nero e un passaggio libero per il canale del Bosforo.
La Russia annettè anche la Bielorussia e la metà orientale della Polonia;infine s'aggiunse
anche la Crimea nel 1783. Anche per effetto di queste annessioni la popolazione soggetta a
Caterina era cresciuta da 23 a circa 38 milioni di abitanti,diventando perciò il paese più
popoloso d'Europa.

Le spartizioni della Polonia e le riforme in Scandinavia


In Polonia lo sconvolgimento della "grande guerra del nord" aveva determinato un ulteriore
regresso economico e demografico;il ricorso del "liberum veto" da parte dei nobili,rendeva
inconcludenti tutte le riunioni del Parlamento e vanificava ogni tentativo in senso
assolutistico.
Alla morte di Augusto III di Sassonia,la Russia appoggiò l'elezione di Stanislao Poniatowski.
Egli propose un programma di riforme che prevedeva la soppressione del "liberum veto";ciò
provocò l'intervento amato di Caterina II,cui si contrappose una schiera di nobili ostili
all'influenza russa e alle riforme.
Al termine di questo periodo di lotte,le grandi potenze confinanti si accordarono per
smembrarla a proprio vantaggio;la Russia annettè la Bielorussia,l'Austria s'impadronì della
Galizia e della Lodomiria e la Prussia ottenne la parte occidentale che le mancava per
saldare i propri confini.
Pur indebolito,Stanislao continuò nella sua politica riformatrice;il Parlamento si lasciò
convincere ad approvare una Costituzione che trasformava la monarchia Polacca da elettiva
ad ereditaria e sopprimeva il liberum veto.
Nuovamente le truppe zariste invasero i territori polacchi che furono dimezzati da una
"seconda spartizione" a vantaggio di Russia e Prussia.
Ciò che restava della Polonia sparì con la "terza spartizione" del 1795.
L'esperienza illuminata dell'assolutismo questa volta aveva fallito comportando la
cancellazione di uno stato dalla cartina geo-politica europea.

Nella storia svedese che seguì la morte senza eredi di Carlo XII è noto come "era della
libertà";il successore Federico I d'Assia-Cassel dovette impegnarsi a rispettare una
Costituzione che attribuiva alla Dieta,composta dai quattro
ceti(nobiliare,clericale,borghese,contadina).
Le campagne militari contro la Russia e Prussia non portarono ad alcun vantaggio territoriale
ma tuttavia non compromisero l'assetto interno del Paese e anzi possiamo dire che il
progresso economico-civile del paese fu talmente importante che l'analfabetismo si poteva
considerare scomparso.
NEL 1772 Gustavo III attuò un colpo di stato che portò all'abnegazione del testo
costituzionale e alla restaurazione dell'assolutismo monarchico.
Il suo governo si distinse per una serie di mosse riformatrici in campo amministrativo e
giudiziario che giunsero a togliere una serie di privilegi nobiliari. In Danimarca invece
l'assolutismo era divenuto una legge fondamentale dello Stato a partire dal 1665. Qui
Cristiano VII abolì la servitù,trasformò i coloni dipendenti in proprietari terrieri
autonomi,grazie ad un programma che mirava ad un riscatto dei poderi;da ciò ne ricevettero
impulso l'agricoltura e l'allevamento,facendo della Danimarca uno dei paesi più
all'avanguardia in Europa.

La crisi del papato e i Regni iberici


A differenza delle confessioni protestanti,il cattolicesimo si presentava come una struttura
sovranazionale sottoposta all'autorità assouta del pontefice romano e della sua curia,a cui
non solo dovevano obbedienza,ma anche i laici rientravano in questo progetto spirituale.
Fu il clero regolare a divenire bersaglio degli attacchi sempre più violenti delle menti
illuministe:sia perchè soggetti direttamente a Roma e non a vescovi o arcivescovi locali sia
perchè lo si accusava di condurre una vita oziosa e parassitaria.
Grande scalpore suscitò nel 1763 le tesi pubblicate dal vescovo di Treviri,Nikolaus Von
Hantheim,che riconoscevano al papa romano solo un primato onorifico all'interno della
Chiesa.
I pontefici Clemente XII e Benedetto XIV parvero disponibili ad un compromesso con le
nuove correnti politico-culturali ed espressione di questa tendenza conciliativa furono i
concordati stipulati dalla santa sede con il Regno di Sardegna (1727,1740)Regno di Napoli
(1741) e Spagna (1737 e 1753) che disciplinavano materie come la tassazione del clero e il
conferimento dei benefici e del diritto d'asilo.
Il rigido pontificato di Clemente XIII fece peggiorare i rapporti tra Chiesa e potenze
cattoliche;conseguenza,gli stati cattolici s'impegnarono a cacciare i gesuiti dai loro
territori(Francia,Portogallo,Spagna,Regno di Napoli,Ducato di Parma).La pressione aumentò
fino a che Clemente XV decretò (1769-1774) lo scioglimento della compagnia di Gesù.

Spagna e Portogallo erano in prima fila nella lotta contro i gesuiti.


In Portogallo,la situazione cambiò radicalmente sotto il regno di Giuseppe I per opera
dell'onnipotente ministro Sebastiao Josè de Carvalho e Mello,dal 1770 marchese di
Pombal,protagonista della ricostruzione di Lisbona.Egli riformò gli studi,rafforzò
l'esercito,promosse lo sfruttamento delle colonie e cercò di dare impulso alle manifatture e al
commercio con la creazione di compagnie privilegiate.
In Spagna l'ascesa dei Borbone con Filippo V aveva segnato una svolta in senso
assolutistico. I tentativi di riforma cominciati con Ferdinando VII,si fecero più concreti con
Carlo III che aveva fatto il suo apprendistato come Re di Napoli e che si circondò di ministri
illuminati.
La popolazione spagnola passò nel XVIII da 8 milioni a 11 e mezzo e notevoli segnali di
risveglio economico si manifestarono nella periferia del regno.
Anche il settore agricolo crebbe grazie all'abolizione di tecniche arretrate;uno sviluppo anche
più rapido conobbero le colonie ispano-americane,dove gli sforzi della madrepatria di
combattere la volontà d'autonomia creola furono vani,per via di una nascente e coesa classe
dirigente spagnola in quei posti.

Capitolo 21-L’ITALIA DEL SETTECENTO


Il quadro politico e intellettuale nella prima metà del secolo. Le riforme in Piemonte
Fin dal 176-1707 i domini spagnoli in Italia (Stato di Milano,Regno di Napoli,Sicilia e
Sardegna) erano passati grazie ai successi imperiali agli Asburgo austriaci che alla pace di
Rastatt(1714) (pace successiva alla guerra di Successione spagnola(1701-1714) dovettero
cedere la Sicilia col titolo regio ai Savoia.
La guerra di successione polacca portò alla temporanea occupazione di Milano da parte del
Re di Sardegna Carlo Emanuele III che alla fine dovette accontentarsi dell'acquisto delle due
province di Novara e Tortona.La monarchia austriaca perse il regno napoletano e la Sicilia
conquistati nel 1734 da Carlo di Borbone,figlio del sovrano spagnolo Filippo V;in compenso
Carlo VI d'Asburgo ebbe Parma e Piacenza,senza contare che poi Francesco Stefano di
Lorena ottenne il Granducato di Toscana alla morte dell'ultimo rappresentante della famiglia
Medici.
La guerra di Successione austriaca (1740-1748) spostò a est il confine tra stato sabaudo e
Lombardia austriaca;da quest'ultima vennero staccate Parma e Piacenza che tornarono a
formare un ducato indipendente amministrato dai Borbone (precisamente Filippo di
Borbone,fratello minore del re di Napoli).
Insieme al declino della potenza spagnola,si registrò in Italia l'indebolimento della
Chiesa;nella controversia tra papato e impero non pochi furono i letterati che prese le parti
dell'impero.
L'anticurialismo e l'anticlericalismo divenne il terreno privilegiato d'incontro tra monarchia
austriaca e ceto intellettuale del Mezzogiorno (molti intellettuali dell'Italia meridionale:
G.Vico,P. Mattia Doria).
Tra Sei e Settecento segnarono una ripresa e un rafforzamento degli scambi culturali tra
Italia ed Europa e una presa di coscienza di arretratezza nei confronti nazioni come
Francia,Inghilterra e Olanda.
L'espansione territoriale del Piemonte coincise con una serie di riforme approvate da Vittorio
Amedeo II:la promozione di un nuovo catasto delle proprietà fondiarie che portò ad una
migliore distribuzione delle imposte e una sensibile riduzione delle immunità di cui godevano
i beni feudali ed ecclesiastici.
Venne rilanciata e riformata l'Università di Torino e creato per la prima volta nella
penisola,un sistema statale di scuole secondarie.
Con il successore Carlo Emanuele III proseguì il rafforzamento delle tendenze assolutistiche
e nel 1771 si giunse all'abolizione della feudalità e l'inizio di provvedimenti atti a limitare il
potere baronale e a ridurre i privilegi ecclesiastici,combattere il brigantaggio e
l'analfabetismo.

I Regni di Napoli e di Sicilia sotto i Borbone


Il riacquisto dell’indipendenza sotto un re proprio, con Carlo di Borbone nel 1734, favorì una
limitazione delle giurisdizioni baronali, la ripresa della politica giurisdizionalistica, la riforma
degli studi dell’Universitá di Napoli, la catastazione delle terre e dei beni.
La vita intellettuale a Napoli fu molto ricca e vivace: si registra l’è mergere in primo piano
delle scienze naturali, dell’economia, della statistica.
Si possono nominare molti intellettuali illuministi importanti, come Antonio Genovesi
(meccanica e commercio presso l’università di Napoli), Gaetano Filangieri, Giuseppe Maria
Galanti.
Crescente era la necessità di dare più attenzione ai ceti produttivi e commercianti e alle
condizioni di vita spesso tragiche e primitive delle masse contadine.
Quando Carlo di Borbone divenne re di Spagna col titolo di Carlo III (1759), il toscano
Bernardo Tanucci, ministro degli Esteri, divenne la figura più autorevole del Consiglio di
reggenza, istituito in considerazione della minore età del successore Ferdinando IV.
Il giovane Ferdinando, poi, sposò Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d’Austria:
l’orientamento filoaustriaco della regina fece licenziare Tanucci e furono emanate alcune
riforme.
In campo commerciale fu istituito un Monte frumentario per il credito dei coltivatori,
schiacciati dall’usura, a cui si accompagnarono la fondazione di manifatture regie e l’è
reazione di una Cassa Sacra per la Calabria.
Con il viceré Domenico Caracciolo, in Sicilia furono avviate importanti iniziative, come
l’abolizione dell’Inquisizione e l’avvio di un catasto.
Tuttavia nel Mezzogiorno e in Sicilia non si riuscirono a mettere in discussione il permanere
di strutture feudali nelle campagne e liberare lo Stato dal groviglio di interessi privati.

Illuminismo e riforme nella Lombardia austriaca


Dopo la pace di Aquisgrana del 1748,la monarchia austriaca rimaneva in possesso dello
Stato di Milano e del ducato di Mantova uniti sotto uno stesso governo a formare la
Lombardia austriaca.
Una prima ondata di riforme investì lo stato milanese tra gli anni Quaranta e gli anni
Cinquanta;nel 1749 fu riordinata l'amministrazione e abolita la vendita delle cariche che
dovevano essere conferite a requisiti solo di capacità e merito. Le finanze furono risanate
con i dazi di una "Ferma generale",l'istituzione di un banco per la gestione del debito
pubblico e il graduale rimborso dei creditori dello stato.
Il risultato più importante fu il conseguimento del catasto presieduto dal celebre giurista
Pompeo Neri(sotto il regno di Carlo VI);contributi ideologici e culturali vennero da P.Verri,da
C.Beccaria(nonno del Manzoni)e dal poeta G.Parini.
Sotto Giuseppe II,si giunse nel 1786 alla soppressione del Senato e all'istituzione di un
moderno sistema giudiziario;furono rinnovate le scuole superiori di Milano e Pavia.
L'economia della regione trasse vantaggio oltrechè dalle riforme finanziarie già notata dal
miglioramento delle vie di comunicazione e dall'accesso privilegiato al mercato austriaco.

La Toscana dalla reggenza a Pietro Leopoldo

Il nuovo Granduca di Toscana Francesco Stefano,marito di Maria Teresa e dal 1745 anche
imperatore del Sacro Romano Impero,risiedeva a Vienna e si faceva rappresentare a
Firenze da un Consiglio di Reggenza composto da funzionari lorenesi.
Una linea di fermezza e rigidità venne seguita nei rapporti con il mondo
ecclesiastico;l'emanazione nel 1743 di una nuova legge sulla stampa rivendicò allo Stato il
controllo sulla censura e una legge sulle manimorte(che subordinava l'autorizzazione del
governo l'acquisto di nuove terre da parte degli enti ecclesiastici,venne promulgata nel 1751.
Gli ultimi anni della reggenza lorenese in Toscana furono contrastati da una carestia
pesante che Pompeo Neri provò a sconfiggere favorendo la libera circolazione delle derrate
affinchè si incoraggiasse la produzione e il commercio del grano.
Fu poi la volta di Pietro Leopoldo che nel 1767 propose con una legge la compravendita dei
cereali all'interno dello Stato e l'esportazione di essi finchè i prezzi fossero tornati al livello
abituale.
Altre iniziative furono avviate dal sovrano austriaco,quali la bonifica della Valdichiana e della
Maremma senese,la decisione di "allivellare" le terre appartenenti alla corona e alle
manimorte (anche se l'operazione non andò in porto,poichè questi appezzamenti finirono in
mano ai nobili)
Il documento più celebre fu il codice penale che per la prima volta in Europa aboliva la pena
di morte.Per quanto riguarda i rapporti tra Stato e Chiesa,i propositi più radicali poterono
essere realizzati;Scipione de' Ricci proponeva la superiorità del concilio sul
papato,l'indipendenza dei vescovi da Roma e il cambiamento della lingua dal latino al
volgare.Se questo piano fosse stato attuato,si sarebbe verificato uno scisma da Roma ma
alla fine un'assemblea di vescovi e sommosse popolari impedirono l'attuamento di questi
cambiamenti.

La società italiana alla fine del Settecento


Solo marginalmente furono toccati dal movimento delle riforme statali pontificio e le
Repubbliche oligarchiche di Venezia,Genova e Lucca.
Roma rimaneva una grande capitale,meta di un flusso continuo di visitatori provenienti da
tutta l'Europa e sotto il pontificato di Pio VI si affermarono nuovi indirizzi di politica
economica ,con l'eliminazione di dazi interni e il tentativo di prosciugamento delle paludi
Pontine.
Venezia fu il maggior centro editoriale italiano e sede di una raffinata civiltà letteraria e
artistica(C.Goldoni-teatro,Guardì e Tiepolo-pittura).
Anche in Italia come nel resto d'Europa,si registrò un aumento demografico(da poco più di
13 milioni a 18 milioni di abitanti).

Capitolo 22- NASCITA DI UNA NAZIONE:GLI STATI UNITI D’AMERICA


Gli inizi della colonizzazione inglese e francese nel Nord America
Le colonie inglesi nord-americane avevano avuto differenti origini. Nel 1620 un centinaio di
puritani inglesi di modesta estrazione sociale,i cosiddetti Padri Pellegrini attraversarono
l'Atlantico per stabilirsi nella regione del Massachusetts (dove nel 1630 venne fondata
Boston) e del Connecticut;nel 1681 il quacchero William Penn fondò la Pennsylvania;altre
colonie ancora come Nuova Amsterdam(ribattezzata New York 1644) furono conquistate
dagli inglesi durante le guerre seicentesche.
Ai primi del Settecento le colonie britanniche erano 12: New Hampshire ,Massachusetts
,Pennsylvania ,North e South Carolina ,New York,New Jersey, Virginia, Connecticut,
Maryland, Rhode Island e nel 1732 si aggiunse la Georgia (ovviamente in onore al sovrano
inglese Giorgio I).
Non solo inglesi e scozzesi, ma anche irlandesi, olandesi e tedeschi attraversarono l'oceano
in cerca di fortuna,attratti dalla speranza di accedere a nuovi appezzamenti terrieri o per
sottrarsi a persecuzioni religiose o giudiziarie dalla madrepatria. Dato da non trascurare,la
popolazione nera (tutti schiavi) superava il 40%,perciò costituiva un'etnia non indifferente in
quella realtà.
Sul versante economico,le colonie geograficamente più meridionali erano quelle che si
integravano meglio con le esigenze della madrepatria (fornendo prodotti agricoli:
tabacco,riso,indaco,cotone) mentre le colonie centro-settentrionali erano abitate da
coltivatori diretti che producevano e importavano il necessario per guadagnarsi da vivere.
Essi commerciavano con le Indie occidentali (Antille) esportando grano, legname, carne
salata in cambio di zucchero, melassa (utilizzata per la fabbricazione di rum).
All'inizio del Settecento le colonie si erano create istituzioni politico-giudiziarie abbastanza
simili:si sceglieva un governatore che nominava giudici e aveva diritto di veto sulle decisioni
prese dal potere legislativo.
Di gran lunga differente la situazione delle colonie francesi(o meglio della Nuova Francia)
dove (nella zona dell'odierno Canada)si fondarono verso la metà del Seicento le città di
Québec e Montréal;dalla regione di grandi laghi gli esploratori e missionari francesi si erano
spinti verso il corso del Mississippi raggiungendo le sue foci fino a fondare nel 1720 la città
di New Orléans.

I contrasti tra le tredici colonie e la madrepatria


Durante la guerra dei Sette anni(1756-1763)gli abitanti delle tredici colonie parteciparono
affiancando le truppe britanniche inviate dall'Europa contro i francesi;essi presero così
coscienza della propria forza e dell'incapacità militare delle forze della madrepatria,tali da
riuscire a vincere senza il sostegno politico-militare inglese.
Cominciava insomma a nascere un crescente malcontento verso il Parlamento inglese che
in base agli Atti di navigazione vietava il commercio delle colonie verso altri
paesi,imponendo forti dazi sull'importazione di alcuni prodotti importati ed esportare
manufatti che potessero mettere in concorrenza altri paesi diversi dalla madrepatria.
Alla fine della guerra dei Sette anni,era convinzione del governo inglese che l'indebitamento
statale si potesse ridurre mediante un maggior contributo da parte delle colonie oltre
oceano. Col passare degli anni furono emanate norme sempre più soffocanti volte a
reprimere il commercio di contrabbando;i coloni già colpiti dagli effetti negativi della guerra
dichiararono incostituzionale la tassa di bollo,perchè approvata da un organo politico che
non li rappresentava.Nel febbraio 1766 il governo inglese ritirò la tassa di bollo ma riaffermò
il proprio diritto di tassare i coloni che presero a boicottare le merci inglesi.
La tensione crebbe finché a Boston nel 1770 un paio di soldati inglesi aprirono il fuoco sulla
folla uccidendo cinque civili;tre anni dopo, esattamente il 16/12/1773 un gruppo di patrioti
travestiti da indiani salì a bordo di una nave della Compagnia delle Indie orientali in attesa di
scaricare la sua merce nel porto di Boston e gettò in acqua tutto il carico di tè trasportato da
essa (Boston tea party) :questo gesto segnò l'inizio delle ostilità fra colonie e madrepatria.

La guerra di Indipendenza
La reazione del governo inglese fu durissima (chiusura del porto bostoniano fino al
risarcimento economico delle merci gettate a mare); intanto oltre oceano nel 1774 si riunì a
Philadelphia il "Primo Congresso Continentale" nel quale fu riaffermato il principio che gli
americani riconoscevano valide solo le leggi e le imposte votate dalle loro assemblee e non
dal Parlamento britannico.
Il "secondo congresso continentale" coincise col verificarsi di sanguinosi scontri armati tra
coloni e l'esercito britannico.Il 4 luglio 1776,in un clima di esaltazione collettiva,venne
approvata la "Dichiarazione d'Indipendenza" che proclamava il diritto degli americani a darsi
un nuovo governo sulla base dell'uguaglianza naturale tra tutti gli uomini e del diritto
inalienabile di ognuno alla vita,alla libertà e alla ricerca della felicità; benchè in
contraddizione con la schiavitù nera che vigeva all'epoca,i valori elaborati nel vivo
dell'esperienza americana erano stati mescolati alle ideologie portate dall'Illuminismo
europeo.
Il comando delle forze fu affidato a George Washington,un ricco possidente della Virginia
che si era distinto nelle operazioni militari contro i francesi durante la guerra dei Sette anni
contro la Francia.
Le truppe inglesi dopo un primo momento di successi iniziali,cominciò a soccombere di
fronte alla disciplina e all'organizzazione efficace dell'esercito americano che con la tattica
della guerriglia sorprese i soldati nemici logorando loro il morale.
La svolta arrivò nel l'ottobre 1777 con la battaglia di Saratoga dove un contingente inglese di
8000 soldati si arrese agli americani;questo episodio convinse il governo francese ad
appoggiare gli americani.L'intervento della Francia e in seguito anche della Spagna valse a
contrastare la flotta britannica impedendo rifornimenti marittimi.
Nell'ottobre 1781 il generale inglese Cornwallis,stretto tra la squadra francese e l'esercito
congiunto franco-americano fu costretto a capitolare a Yorktown.
Con il trattato di Versailles del 1783 la Gran Bretagna riconosceva le colonie nordamericane
e restituiva alla Francia alcuni territori nei Caraibi,nel Senegal e alla Spagna Minorca e la
Florida.
Una costituzione per gli Stati Uniti d’America
Cominciarono quindi i lavori per creare un testo legislativo unico,che venisse accettato in
ogni Stato e approvato infine al Congresso continentale.
Gli "Articoli di Confederazione votati nel 1777 ed entrati in vigore quattro anni
dopo,lasciavano quelli che ormai gli Stati Uniti d'America solo la politica estera e la difesa
erano prerogativa dei singoli stati.
Si fece largo fra gli uomini politici,l'esigenza di un governo centrale e forte,capace di regolare
la politica interna come il commercio estero e la circolazione della moneta. La Convenzione
si riunì nuovamente a Philadelphia tra maggio e settembre 1787:le discussioni furono
accese ma alla fine prevalse la proposta della delegazione della Virginia di una
confederazione federale nuova(grazie alle idee di J.Madison e del newyorkese
A.Hamilton,capo appunto del partito federalista).
La Costituzione degli Stati Uniti d'America fu approvata a maggioranza il 17 settembre ed
entrò in vigore nell'estate del 1788;alla base di essa c'era un difficile equilibrio tra l'esigenza
di rafforzare il governo centale e salvaguardare l'autonomia dei singoli Stati.Il potere
legislativo fu affidato ad un Congresso composto da un Senato e da una Camera dei
Rappresentanti;al vertice del potere esecutivo vi era un presidente eletto dal popolo con un
sistema a doppio grado.
Al presidente,il cui mandato(rinnovabile) durava 4 anni spettavano il potere di veto
sospensivo sulle leggi,la nomina dei ministri e il controllo del Congresso,politica estera e
forze armate.Inoltre designava i giudici della Corte suprema che una volta insediati erano
però inamovibili.
Alla corte suprema era attribuito una sorta di controllo di legittimità costituzionale sulla
legislazione sia del governo federale,sia dei singoli stati.

Lo sviluppo degli Stati Uniti tra Sette e Ottocento


Superata la crisi,la neonata nazione americana riprese con grande impeto la via dello
sviluppo demografico ed economico.
Il primo stato a unirsi ai 13 già coesi fu il Vermont(1791) seguito dal Kentucky
(1792),Tennessee (1796) e Ohio (1802);per quanto il governo si sforzasse di regolare
l'assegnazione delle terre,fu impossibile evitare scontri e tensioni fra Stati;naturalmente di
fronte all'inarrestabile espansione degli Stati Uniti d'America verso ovest,furono gli indiani a
pagarne le conseguenze,espulsi dal loro territorio d'origine e uccisi a migliaia.
Il primo presidente degli Stati Uniti fu George Washington eletto nel 1789 e rieletto anche il
quadriennio successivo;la fama di generale vittorioso e la semplicità dei suoi modi
assicurarono al governo federale l'autorità necessaria per l'adozione di misure spesso
impopolari.
Per fronteggiare i debiti di guerra,furono fatti pagare gli interessi ai speculatori che avevano
incetta dei relativi titoli,si istituirono dazi e imposte gravanti sulla popolazione e infine si creò
una Banca degli Stati Uniti nel 1791.
A partire dal 1791 stesso cominciò politicamente a delinearsi una lotta al potere di nuovi
partiti nascenti,come quello repubblicano(che ebbe il suo esponente più noto in Thomas
Jefferson) contrapposto a quello federalista.
Le elezioni presidenziali del 1796 furono vinte da un altro federalista (J.Adams) ma quattro
anni dopo riuscirono a spuntarla i repubblicani guidati prima dallo stesso Jefferson e poi da
J.Madison.
Con il governo repubblicano,si ridussero lo spese per la burocrazia,la diplomazia e l'esercito
rilanciando l'economia americana che all'inizio del diciannovesimo secolo era pronta ad
affacciarsi sullo scenario europeo sempre in fermento.

Capitolo 23- LA RIVOLUZIONE FRANCESE: DALL’ANTICO REGIME ALLA MONARCHIA


COSTITUZIONALE
Economia e società in Francia al tramonto dell’antico regime
L'avvento di Luigi XVI sul trono francese(1774) coincise con l'inizio di un periodo di difficoltà
e malessere per l'economia del paese.
I punti deboli di questo sviluppo erano la scarsità della produzione di carbone,il ritardo nella
meccanizzazione dell'industria tessile,la mancanza di un'organizzazione creditizia efficiente
e moderna e soprattutto il carattere arretrato dell'agricoltura;le terre della nazione erano del
10% per il clero,il 20% alla nobiltà,il 30-40% alla borghesia e il rimanente 30-40% ai
contadini.
La percentuale del suolo posseduta dai coltivatori diretti era più elevata in Francia che in
Inghilterra,ma il suo frazionamento era tale che alla fine dell' "ancièn regime" solo una
piccola minoranza poteva vivere del proprio ricavato agricolo.L'aumento dei prezzi agricoli
non fece altro che aggravare le masse lavoratrici.
Accanto alle cause oggettive di disagio economico,vi erano anche reazioni soggettive che
minacciavano l'equilibrio sociale della nazione:
tendenza di molti signori e dei loro agenti a ripristinare i diritti feudali,
l'aumento delle imposte dopo il 1780,
la parziale attuazione di misure invocate dalla dottrina fisiocratica,
l'abolizione degli usi collettivi e l'accorpamento degli appezzamenti in grandi aziende.
A questo tradizionalismo delle masse si mescolano echi confusi e distori delle ideologie
illuministe quali l'eguaglianza de diritti o la sovranità popolare anche se nella Francia di
questo periodo non c'era un distacco accentuato tra borghesia e nobiltà.
Più che divisione sociale,il paese era attraversato da molteplici linee di tensione che la crisi
politica era destinata ad aggravare e a far esplodere.

La crisi finanziaria e politica della monarchia


Tra il 1754 e il 1789 si succedettero in Francia ben 19 direttori delle finanze,a causa dei
fallimenti derivati dai provvedimenti presi da questi politici.
L'economia francese era in crisi per via dell'insufficienza delle entrate statali riguardo al
carico delle spese pubbliche e l'unica via verso un risanamento finanziario era costringere o
convincere i ceti privilegiati a contribuire in proporzione alle loro ricchezze.
Due furono le strategie messe in atto per uscire dalla crisi:

la prima tentata da Turgot => consisteva nello spostare il peso maggiore delle imposte sulla
proprietà terriera e nel puntare su un incremento delle entrate che sarebbe stato il naturale
effetto dello sviluppo economico.
La seconda che mirava a una riduzione delle spese e degli sprechi,fu la via imboccata da
J.Necker(banchiere di Ginevra)che venne posto al timone delle finanze francesi nell'ottobre
1776. Egli abolì molti uffici,ridusse le spese della corte,unificò varie casse,riformò e rese più
redditizia l'amministrazione del demanio regio;evitò inoltre di inasprire le tasse e ricorse al
credito caricando i bilanci futuri di nuovi aggravi per il pagamento degli interessi.
Dopo il suo licenziamento e anni di immobilismo,il nuovo controllore generale
Charles-Alexandre de Calonne,decise nel 1786 di porre il sovrano di fronte alla realtà:il
deficit superava i 100 milioni e metà del bilancio era usato come pagamento per il
sanamento del debito pubblico. L'unica soluzione era adottare riforme radicali,che
prevedevano un'imposta fondiaria detta "sovvenzione territoriale",proporzionale alla
rendita,pagabile in natura e gravante senza eccezioni su tutti i proprietari terrieri,nobili ed
ecclesiastici compresi;prevedeva anche la liberalizzazione commerciale e l'eliminazione di
dogane interne.
Nel 1787 venne convocata a Versailles un'assemblea di notabili che si opposero al
programma di riforme proposte da de Calonne.
Il re dunque decise di sostituire de Calonne con l'arcivescovo di Tolosa de Brienne che
mantenne la sovvenzione territoriale ideata dal precedente ministro,ma non evitò che
l'assemblea si sciogliesse nel maggio dello stesso anno.
Sciolta l'assemblea,fu il Parlamento parigino a prendere la guida dell'opposizione rifiutando
le proposte dell'arcivescovo e nell'opinione pubblica oramai era costante il riferimento agli
Stati Generali come all'unica istanza che poteva discutere riguardo al futuro economico del
paese.
Così il responsabile delle finanze convocò gli Stati Generali per il primo di maggio dell'anno
successivo e poi si dimise,costringendo Luigi XVI a richiamare Necker.
Il 25 settembre il Parlamento della capitale francese dichiarò le modalità che dovevano
essere rispettate dall'assemblea come l'ultima volta che era stata convocata(nel 1614),con
tutti i rappresentanti dei 3 ordini riuniti.

La Rivoluzione in marcia: il 1789


Il grande effetto della mobilitazione psicologica che ebbe questa capillare consultazione
popolare fu rilevante in tutta la nazione francese;in questo clima di agitazione e di attesa di
cambiamenti epocali si riunirono a Versailles gli Stati Generali,il 5 maggio 1789.
I deputati (in tutto 1165),erano divisi per metà in Terzo Stato e gli altri due ordini sommati
insieme;tra il clero c'erano molti parroci solidali con le richieste del Terzo Stato e anche nel
secondo ordine vi era un gruppo numeroso di nobili pronti a schierarsi con il Terzo Stato(tra i
quali il marchese di La Fayette,reduce dalla partecipazione alla guerra d'indipendenza
americana).
I deputati del Terzo Stato proposero agli altri 2 ordini di riunirsi in un'unica assemblea,ma
entrambi rifiutarono in un primo momento,poi alcune fazioni del clero cedettero di fronte alla
fermezza del Terzo Stato.
Luigi XVI solidale con il ceto nobiliare,chiuse la sala delle adunanze,ma i deputati del Terzo
Stato si riunirono nella cosiddetta "sala della pallacorda" giurando il 20 giugno di non
separarsi più e riunirsi dovunque le circostanze lo richiedessero. Alla fine del mese(giugno) il
clero e la fazione più illuminata della nobiltà si erano unite al Terzo Stato e il 9 luglio
l'Assemblea Nazionale s'intitolò "Costituente":di fronte a ciò la restante fazione che si
opponeva alla costituente formò una milizia borghese,contrastata da alcune sommosse
organizzate dal popolo minuto.
Queste azioni sfociarono nell'episodio più importante della rivoluzione francese:il 14 luglio
una folla composta in gran parte da artigiani e bottegai si presentò davanti alla fortezza della
Bastiglia;il governatore di essa ordinò di fare fuoco sulla fola che però caricò i soldati di
guardia massacrandoli.
Luigi XVI ordinò la ritirata dei reggimenti stranieri (che aveva chiamato per reprimere le
rivolte popolari)e richiamò come ministro Necker.
Nel paese presero forma una serie di milizie volontarie che presero il nome di "Guardia
Nazionale";a ciò s'aggiunse una serie di disordini nelle campagne (periodo detto Grande
Paura).
Questi episodi si risolsero il 4 agosto con l'abolizione del regime e delle strutture feudali e il
riscatto dei diritti reali,cioè aboliti solo dietro un pagamento di un rimborso ai titolari.Sull'onda
dell'entusiasmo l'Assemblea Nazionale passò ad elaborare una "Dichiarazione dei diritti
dell'uomo e del cittadino" in 17 articolo,che fu approvata il 26 agosto 1789,rimasta nel tempo
come la più solenne e completa affermazione delle libertà fondamentali,dell'eguaglianza dei
cittadini. L'atteggiamento evasivo del re finirono col convincere i patrioti che un'altra prova di
forza era inevitabile e che era necessario costringere la corte a trasferirsi a Parigi.
Il fermento crebbe di più quando si seppe che il 1°ottobre in occasione di un banchetto
tenuto nella reggia di Versailles,alcuni ufficiali avevano calpestato la coccarda
tricolore,simbolo della rivoluzione;per evitare contrasti col popolo acconsentì a trasferirsi con
la corte insieme anche all'Assemblea Nazionale.

La ricostruzione dell’unità nazionale

Il primo responsabile del fallimento del nuovo ordine monarchico-costituzionale fu Luigi XVI
stesso;scarsa era di conseguenza l'influenza degli aristocratici sostenitori
dell'Assolutismo,perciò il sovrano non aveva possibilità di ribaltare la situazione.
Intanto nello schieramento dell'Assemblea si stavano distinguendo alcuni personaggi come
Arras,Maximilien e Robespierre;più popolare nel reclutamento e più radicale nelle opinioni
era il club detto dei "cordiglieri" formatosi nel 1790 dei quali facevano parte Danton e
Desmoulins,mentre sorgevano club e riunioni tenute in conventi di dominicani (jacobins).
Nel maggio del 1790 Parigi venne divisa in 48 sezioni che costituirono la formazione di club
popolari:prendeva forma la figura del "sanculotto"(vestito di pantaloni lunghi,non con calzoni
attillati come era solito dei nobili),il popolano di parigi appartenente al mondo dell'artigianato
e del piccolo commercio. Intanto si festeggiò l'anniversario della presa della Bastiglia e dopo
l'abolizione del vecchio regime si cercava di svoltare politicamente con riforme
amministrative-giudiziarie.
Rimaneva però incompleto il problema finanziario,reso più serio dall'illusione che il
rovesciamento delle vecchie tradizioni avessero portato una ventata di cambiamento
economico.
Alcune vecchie imposte furono sostituite,una contribuzione fondiaria proporzionale al valore
della proprietà,un'imposta sulla ricchezza mobile e una patente per l'esercizio di
professioni,arti e mestieri.In ambito economico gli orientamenti liberalisti s'espressero con la
soppressione delle corporazioni di mestiere con la proclamazione della libertà iniziativa e
con la legge del 14 giugno 1791 che proibiva associazioni operaie.Oltre a ciò s'aggiunse la
discussione e l'approvazione da parte dell'Assemblea Nazionale di una "costituzione civile
del clero" che portava una radicale riorganizzazione della Chiesa di Francia (diocesi
episcopali ridisegnate a 83 dipartimenti,vescovi eletti dai cittadini come le altre autorità
dipartimentali,mentre i parroci erano designati dalle assemblee elettorali distrettuali).
In altre parole quasi tutti i vescovi e una metà circa dei parroci rifiutarono di prestarlo e
furono sostituiti.

La caduta della monarchia


La notte tra il 20-21 giugno 1791 Luigi XVI,con i suoi familiari e un piccolo seguito di servitori
verso la frontiera orientale. Bloccata a Varennes,la comitiva fu obbligata a tornare indietro
sotto scorta in mezzo ad una folla indignata e silenziosa.
La fuga regia introdusse un'ulteriore divisione tra le forze rivoluzionarie;mentre
Robespierre,Marat e altri chiedevano la deposizione del sovrano,la maggioranza finse di
credere ad una versione fasulla di un rapimento. Nel frattempo erano stati terminati i lavori
da parte dell'Assemblea Nazionale per la redazione della Costituzione;essa preceduta dalla
Dichiarazione dei diritti,fu votata dopo lunghe discussioni il 4 settembre 1791.
La costituzione del 1791 manteneva alla monarchia il potere esecutivo,che però consisteva
quasi unicamente nelle facoltà di nominare ministri,diplomatici e generali;i poteri regi erano
limitati perchè il voto dell'Assemblea era sempre l'ultima istanza. In seguito essa fu
sciolta,ma prima dello scioglimento votò una legge in base alla quale i suoi membri non
potevano essere eletti a far parte dell'autorità dei circoli e delle società popolari;grazie a ciò
la sinistra riuscì gradualmente la sua egemonia all'Assemblea per 3 ragioni;in primo luogo
essa era meglio organizzata,disponeva di personaggi abili e popolari ed era appoggiata da
club di giacobini dove Robespierre trionfava con la sua oratoria.

In campo economico nel 1790 il raccolto era stato mediocre e al rincaro dei viveri si
accompagnavano ora le conseguenze della svalutazione degli assegnati e dei prodotti
coloniali.Col carovita le sommosse popolari tornarono soprattutto nella capitale,dove si
misero in luce gli "arrabbiati";entrarono in questo contesto anche i "brissottini" guidati dallo
stesso Brissot che faceva leva sull'orgoglio nazionale e alla fierezza rivoluzionaria contro le
potenze straniere che sembravano minacciare la stabilità statale. Questa politica aveva
l'appoggio della corte e nonostante gli avvertimenti di Robespierre si trascinò la grande
maggioranza dell'Assemblea legislativa.Il re si lasciò convincere a dichiarare guerra al nuovo
"re di Boemia e d'Ungheria",cioè all'imperatore Francesco I:la proposta fu accolta quasi
all'unanimità. Ma il fallimento dell'impresa militare non fece che accrescere il malumore
popolare arricchiti da contrasti all'interno dell'Assemblea e da accuse di tradimento di corte e
aristocratici.
Le Tuileries furono invase da una folla di manifestanti che sfilarono davanti al re
obbligandolo a indossare il berretto frigio,simbolo rivoluzionario.
La giornata del 10 agosto ebbe come momenti culminante la creazione di una nuova
municipalità (Comune "insurrezionale") e l'assalto al palazzo reale.L'Assemblea legislativa
votò la deposizione del re,riconobbe la Comune insurrezionale in attesa che si eleggesse
una nuova assemblea (a suffragio universale maschile).
La caduta della monarchia coincideva con una fase nuova caratterizzata dallo scontro tra il
potere legale e il potere di fatto esercitato in prima persona dalle masse dei sanculotti.

Capitolo 24- DALLA REPUBBLICA GIACOBINA AL DIRETTORIO


La lotta politica all’interno della Convenzione
La giornata del 10 agosto 1792 segnò una svolta nella storia della rivoluzione francese;non
solo la monarchia era stata deposta ma la rappresentanza nazionale era stata acclamata
dalla piazza e si era promulgata una Costituzione.
Nei giorni seguenti però il pericolo di un'avanzata prussiana,la pressione popolare e
l'ossessione di un complotto aristocratico determinò una serie di misure prudenti:arresto di
aristocratici sospettati,sequestri dei beni degli emigrati,leve numerose di soldati nei dintorni
della capitale. In questo clima di paura maturò un episodio raccapricciante:tra il 2 e il 6
settembre folle di sanculotti invasero le carceri parigine trucidando tutti i detenuti all'interno
(poiché sospettati di complotto anti-rivoluzione).
Il 20 settembre intanto l'avanzata prussiana si arrestò a Valmy dall'artiglieria francese e
nell'autunno 1792 l'esercito occupò la parte sinistra del Reno, il Belgio ,Nizza e la Savoia
;parallelamente a ciò la Convenzione abolì formalmente la monarchia.
La nuova assemblea creata (detta appunto Convenzione) era formata dalla Sinistra
costituita dai brissottini (chiamati in seguito Girondini, poichè provenienti dal dipartimento
della Gironda a Bordeaux) ; c'erano anche quelli aderenti alla Montagna (Montagnardi
appunto) e il resto detto "Palude" che oscillavano tra i due schieramenti.
Si creò però nel corso dell'anno una lotta tra Girondini e Montagnardi che si approfondì
ancor di più a proposito dell'atteggiamento da assumere nei confronti del re,detenuto con la
famiglia nella torre del Tempio.Prevalse l'idea di processarlo di fronte alla stessa
Convenzione ;i girondini che avevano fatto di tutto per evitare il processo cercò di
coinvolgere il popolo fallendo e il re fu condannato a morte(dopo una votazione).Il 21
gennaio 1793 Luigi XVI fu ghigliottinato;a ciò si aggiunse l'annessione alla riva sinistra del
Reno,il Belgio,Nizza e la Savoia (causando la creazione di una coalizione anti-francese). Il
primo febbraio la Convenzione dichiarò guerra agli inglesi e agli olandesi e in marzo agli
spagnoli; alla coalizione aderirono tutti a parte gli stati tedeschi e italiani.
Questa mossa non fu azzeccata perchè ci furono diversi insuccessi e soprattutto lo scoppio
di una rivolta che terrà in scacco per molti mesi le milizie francesi(la rivolta in Vandea)
La Convenzione reagì varando una serie di misure eccezionali,creando anche Comitati di
sorveglianza in tutti i dipartimenti;per quanto riguarda la questione economica fu votato un
"maximum" dei grani e delle farine (un prezzo fisso per ogni dipartimento).
I girondini però,in disaccordo con queste mosse rovesciarono le municipalità di Lione e
Marsiglia ma i sanculotti tornarono a farsi sentire nelle strade della capitale francese.Essi
fecero votare una mozione che disponeva l'arresto di 29 girondini e due ministri.I
montagnardi avevano quindi trionfato (mettendo fuori combattimento i girondini).

Il governo rivoluzionario e il Terrore


Nell'estate 1793 Parigi assomiglia sempre più a una città assediata;il 23 luglio Magonza si
arrese,il territorio francese era preda della armata austriache a nord,a sud invaso invece dai
piemontesi.La "grande Armata cattolica e reale" degli insorti vandeani cinse d'assedio
Nantes mentre si diffuse in parecchi dipartimenti la protesta contro il colpo di forza dei
sanculotti del passato 2 giugno e contro la pretesa della capitale di seguire una propria
politica.
Il 27 giugno capitolò il porto di Tolone,per mano inglese;dal canto loro i sanculotti istigati dai
cordiglieri e dagli arrabbiati chiedono misure sempre più spietate contro aristocratici,ricchi e
affamati del popolo;ci si stava dirigendo verso una situazione di completa anarchia fino a
che fu promulgata il 25 giugno 1783 una nuova Costituzione,preceduta da un'altra
Dichiarazione dei diritti (si erano aggiunti i diritti alla sussistenza, al lavoro, all'istruzione e
all'insurrezione). Venne ampliato il Comitato di salute pubblica con l'ammissione di esponenti
montagnardi;furono approvate anche altre riforme come l'abolizione dei diritti signorili (senza
indennizzo) ,la vendita dei beni nazionali,la pena di morte contro gli speculatori.
Il tribunale finanziario prese a funzionare a pieno ritmo:tra ottobre e dicembre 1793 furono
ghigliottinate 177 persone,tra cui l'ex regina Maria Antonietta;il regime del "Terrore" venne
posto all'ordine del giorno,fu posta dagli herbertisti una campagna di scristianizzazione volta
anche a modificare feste (ossia si celebravano feste in onore della dea Ragione)e il
calendario (modificando i nomi dei mesi).
L'autunno 1793 fu positivo poiché Marsiglia ritornò in mano alle truppe fedeli alla
Convenzione;cadde anche Lione in agosto e Tolone fu ripresa in dicembre grazie alle
strategie militari di un giovanissimo comandante che di nome faceva Napoleone Bonaparte.
Il focolare scoppiato nella regione dell Vandea si spense,anche se continuò una specie di
guerriglia nella zona ovest del dipartimento. All'interno del comitato di salute pubblica
cresceva intanto l'ascendente di Robespierre detto "l'incorruttibile"; la sua personalità
tuttavia era differente dal suo rivale Danton.
Nei primi mesi del 1794 Robespierre si sentì forte da lanciare un attacco contro la sinistra di
Herbert e contro gli "indulgenti"; i sostenitori di Herbert vennero ghigliottinato a fine
marzo,insieme ai giornalisti Danton e Desmoulins poco dopo;questa manovra rafforzò il
potere di Robespierre.
Tra giugno e luglio i francesi vinsero a Fleurus,aprendo così la via per la conquista del
Belgio e intensificando internamente il periodo del terrore che contava 1376 vittime in un
anno e mezzo.
L'opposizione a Robespierre fu però lanciata: (tra l'8 e il 9 Termidoro) accusato in piena
assemblea, venne arrestato insieme a Saint-just e Couthon. Il 28 luglio fu ferito ad una
mascella e fu trascinato alla ghigliottina mettendo fine a questo terribile momento vissuto
dalla nazione francese.

Da Termidoro a Fruttidoro
La caduta di Robespierre fu accolta da molti francesi come una liberazione e nelle strade
della capitale prese a imperversare la "gioventù dorata";i responsabili del Terrore,"i bevitori
di sangue e i sanculotti divennero a loro volta bersaglio di un odio a lungo represso. In
alcune province,specialmente del sud,vi fu un'ondata di "Terrore bianco" che fece vittime su
vittime fra i giacobini del posto.
Il tribunale rivoluzionario venne soppresso:i poteri del Comitato ridotti e i clubs giacobini
chiusi;nel dicembre 1794 fu definitivamente abolito il "maximum" sui prezzi agricoli.
L'anno successivo venne insediata una commissione incaricata di elaborare una nuova
costituzione che doveva garantire il predominio delle classi abbienti e impedire un'eccessiva
concentrazione dei poteri.;fu approvata una costituzione dell'anno III il 22 agosto 1795
insieme ad una dichiarazione dei diritti(più restrittiva rispetto a quella precedente);fu
rinnovata l'assemblea detta ora Consiglio dei 500 che doveva presentare e discutere le leggi
e il Consiglio degli anziani che dovevano approvarle e respingerle;il potere esecutivo invece
spettava a un direttorio di cinque membri(uno dei quali doveva essere sostituito ogni anno
dagli anziani tra 50 nomi indicati dai Cinquecento.
Questa soluzione più moderata non servì comunque ad arrivare a cambiamenti drastici
anche perchè la continua crisi finanziaria,la guerra incombente e la divisione religiosa del
paese premevano sugli organi politici in cerca di consenso popolare.

Un episodio circoscritto rimase la cosiddetta "congiura degli eguali" organizzata da


François-Noel detto Gracchus Babeuf,compilatore di un giornale intitolato "il tribuno del
popolo",con la collaborazione dell'emigrato toscano Filippo Buonarroti e di alcuni ex
montagnardi.Il programma degli eguali preveva l'abolizione della proprietà privata e la
messa in comune dei beni;questo suo progetto era "una specie di comunismo di
distribuzione" che rimandava a utopie settecentesche. Questa congiura però fu sventata in
maggio dal Direttorio grazie a una delazione e Babeuf con altri fu condannato a morte.Nel
febbraio 1797 si ritornò alla moneta metallica,approfittando delle rimesse di buone monete
nei territori conquistati ma ciò non bastava a salvare la situazione, poichè la crisi
imperversava e la corruzione dilagava rapidamente in tutta la nazione.
Nello stesso anno le elezioni politiche si risolsero con il trionfo della destra monarchica
all'interno dei due consigli; ai primi di settembre (fruttidoro) due dei Direttori furono destituiti
e le elezioni favorevoli ai monarchici furono dichiarate nulle;seguirono arresti,chiusure di
circoli di destra.La repubblica era salva e la legalità era stata per il momento restaurata con
la Costituzione dell'anno III e con la soggezione del potere politico al potere militare.

La rivoluzione francese e l’Europa


Tra le classi colte europee,nobili e borghesi,la convocazione degli stati generali e il
preannuncio di un nuovo ordine monarchico-costituzionale furono accolti in un primo
momento con simpatia ed entusiasmo,ma poi sorsero perplessità con l'abolizione dei diritti
feudali e con le giornate rivoluzionarie.
Alcuni governi assoluti furono tanto più sensibili a queste argomentazioni in quanto
temevano il contagio delle idee rivoluzionarie,soprattutto a queste argomentazioni in quanto
temevano il contagio delle idee che dalla Francia si espandevano a lungo raggio nel resto
del continente.
La capacità di resistenza mostrata dalla Francia rivoluzionaria e la svolta moderata di
Termidoro indussero alcune potenze a cessare le ostilità contro i francese(per esempio la
Prussia),però alcuni rimasero in armi,come Piemonte,Inghilterra e Austria.
Per la Francia le frontiere su cui si combatteva erano confini naturali,su cui era impossibile
rinunciarci e la guerra appariva l'unico strumento per difendere queste zone;se le armate
francesi sul fronte tedesco arretravano gradualmente,in Italia grazie ai successi di un
giovane generale(Napoleone Bonaparte) la Francia potè contare su numerosi successi.

Napoleone Bonaparte,nato ad Ajaccio nel 1769 e di nobile famiglia,aveva potuto compiere


ottimi studi grazie anche a borse di studio concessagli dal governo.Nel 1794 ebbe il
comando dell'artiglieria nell'armata d'Italia e contribuì all'occupazione francese di Oneglia.
Seguì poi il matrimonio con la bella Josèphine de Beauharnais e la nomina a generale in
capo delle truppe di istanza in Italia;egli stipulò un accordo con Vittorio Amedeo III tramite
l'armistizio di Cherasco.Bonaparte proseguì costringendo le truppe austriache a ripiegare
fino alla vittoria di Lodi,aprendosi così la via per Milano. Tra il 1796 e il 1797 l'avanzata
proseguì verso sud; Napoleone costrinse i governi di Parma, Roma e Napoli a firmare tregue
onerose.Con Roma si firmò il trattato di Tolentino che sanciva la rinuncia dello stato
pontificio a Bologna,Ferrara e alla Romagna.Non contento,valicò nuovamente le Alpi
puntando su Vienna ma la diplomazia austriaca riuscì a bloccare i suoi intenti con la pace di
Loeben il 18 aprile 1797.

Il triennio rivoluzionario in Italia (1796-1799)


A seguito delle conquiste napoleoniche,in Italia si formarono nuove realtà politiche:il 27
dicembre fu fondata la Repubblica Cispadana(Bologna,Ferrara ,Modena e Reggio) a cui fu
aggregata la Repubblica Cisalpina con i territori milanesi e veneti sottratti agli Asburgo;nel
maggio del 1797 fu aggiunta anche la Repubblica di Genova,ribattezzata Repubblica Ligure.
Venezia, libera dal dominio austriaco,si liberò anche de patriziato che per secoli si era
succeduto alla guida della città,cacciando l'ultimo doge nel maggio 1797,ma senza tener
conto dei desideri delle popolazioni,Napoleone firmò con l'Austria il trattato di
Campoformio,nel quale cedeva Venezia all'Austria in cambio del Riconoscimento della
Repubblica Cisalpina.Questo amareggiò molto quegli italiani che vedevano in Napoleone il
mezzo per la liberazione dell'Italia dallo straniero invasore.
Il generale dopo aver insediato consigli legislativi della Repubblica Cisalpina,abbandonò
l'Italia,ma l'anno dopo si ripresentò nella penisola e a causa di un incidente
diplomatico,invase lo Stato pontificio,proclamando la Repubblica Romana; conquistó anche
la Svizzera (nominata poi Repubblica Elvetica), annettè il Piemonte e con l'occupazione
militare della Toscana tutta la penisola si ritrovò sotto il dominio napoleonico (a parte il
Veneto ,Ducati di Parma, Piacenza e il regno di Napoli in mano ai Borbone).
A Milano, Genova, Roma, Lucca e Napoli, furono promulgate Costituzioni in linea francese
del 1795 e il potere esecutivo fu affidato ad un collegio simile al Direttorio.
Dovunque furono aboliti i titoli nobiliari e i privilegi feudali,incamerati i beni ecclesiastici e
proclamata l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge,anche se in Italia,più che in Francia
le vecchie tradizioni erano le più dure a morire (infatti le masse rurali si sollevarono non
contro i proprietari terrieri,ma contro i francesi e gli odiati giacobini).
Nella primavera del 1799 un esercito austro-russo occupò Milano e ciò fece scoppiare rivolte
in Piemonte, Marche, Lazio, Umbria e Toscana.
Delle Repubbliche "Giacobine" la prima a cadere fu quella Napoletana; un'armata "cristiana
e reale comandata dal cardinale Fabrizio Ruffo e composta di contadini e briganti mosse
dalla Calabria verso Napoli abbandonata dai francesi;il Ruffo entrò nel capoluogo campano
ma il contrammiraglio Horatio Nelson impedì la ripartenza di questo esercito consegnandolo
a Ferdinando IV di Borbone.

La seconda coalizione antifrancese e il colpo di Stato di Brumaio


La pace di Campoformio lasciava in lizza contro la Francia solo l'Inghilterra,padrona
indiscussa dei mari e dei commerci oceanici;Napoleone propose al Direttorio una spedizione
in Egitto per colpire gli interessi britannici in India.
Dopo essersi impadronito dell'isola di Malta, la flotta francese si presentò davanti al porto
d'Alessandria:i mamelucchi (principale milizia egiziana) furono sconfitti nella battaglia delle
Piramidi (12 luglio 1798) ma i francesi videro distrutta la loro flotta nella rada di Abukir il
1°agosto ad opera di Horatio Nelson.
Contemporaneamente lo zar russo Paolo I accoglieva con piacere le proposte inglesi di
un'alleanza anti-francese;ad essa aderirono poi l'Austria,desiderosa di riappropriarsi i territori
perduti in Italia e l'Impero Ottomano.
L'andamento bellico fu disastroso per i francesi che nel 1799 riuscirono a salvare solo
Genova;sul fronte svizzero però riportarono successi a Zurigo,sbaragliando le truppe
austro-russe come pure sul fronte belga dove gli inglesi vennero respinti.
Le elezioni francesi del 1798 rinnovarono la fiducia ai "neogiacobini",ma anche questa volta
il governo tentò di annullarne i risultati,poichè nuovi disordini si stavano ricreando:la destra
monarchica si stava facendo sentire,il banditismo era all'ordine del giorno e il Direttorio(del
quale era entrato a far parte Sieyès) era ostacolato nella sua azione dai Consigli.
In questa situazione la notizia che Napoleone era sfuggito agli inglesi e sbarcato a Fréjus
fece muovere i Consigli che si trasferirono a Saint-Cloud sotto scorta; Bonaparte fu accolto
con grida ostili dalle due camere ma con l'appoggio dell'esercito si arrivò ad una nomina di 3
consoli: Sieyès, Ducos e Bonaparte.

Capitolo 25- LA FRANCIA E L’EUROPA NELL’ETÀ NAPOLEONICA


Napoleone primo console. Le basi del regime
Fu progettata perciò una Costituzione dell'anno VIII da una specifica commissione ed essa
entrò in vigore il 25 dicembre 1799;fu ristabilito inoltre il suffragio universale maschile.
La Costituzione dell'anno VIII limitava dunque fortemente i poteri degli organi legislativi a
vantaggio dell'esecutivo;a capo del governo come primo console era stato posto Bonaparte
da cui dipendeva la nomina dei ministri,degli ambasciatori e dei giudici. Instaurando un
potere monarchico,al svolta di brumaio veniva incontro al desiderio di autorità e potenza per
cercare di ristabilire un equilibrio interno al paese che ormai mancava da un decennio.
Questi elementi,uniti alla gloria personale di Napoleone,assicurarono a lui un larghissimo
consenso e successo.
Nel marzo 1804 fu anche promulgato un Codice civile di gran lustro ed esempio per tutti i
governi europei;furono poi promulgati un Codice del commercio del 1807,i Codici di
procedura civile e nominale e un Codice penale nel 1810.
La riscossione di tributi fu affidata ad agenti statali preparati ed efficienti e con la creazione
di una Banca di Francia (1800) si posero le basi per un consolidamento del debito pubblico
al 5% d'interesse e nel 1803 fu creata una moneta nuova, il franco detto germinale destinato
a mantenersi stabile fino al 1914.
In campo militare la situazione si presentava sotto buoni auspici a causa del ritiro russo dalla
coalizione antifrancese.
Il progetto napoleonico era quello di battere gli austriaci per poi affrontare gli inglesi con più
comodità;dopo aver ripreso Milano,Napoleone vinse a Marengo sugli Austriaci e l'Austria fu
costretta a cedere firmando una pace a Lunéville il 9 febbraio 1801 (con le stesse clausole
della pace di Campoformio di quattro anni prima).
Dopo lunghe trattative il 25 marzo 1802 ad Amiens venne raggiunto un accordo anche con
gli inglesi che sanciva la restituzione alla Francia delle sue colonie ai cavalieri di San
Giovanni dell'isola di Malta,mentre l'Egitto tornava a essere possedimento turco.
Per la prima volta dopo un decennio,la Francia non aveva più nemici;anche internamente si
riacquistò tranquillità e nel luglio del 1801 il console strinse un concordato col pontefice di
allora Pio VII,nel quale il cattolicesimo era riconosciuto come "religione della grande
maggioranza dei francesi".

Dal consolato all’Impero. La terza e la quarta coalizione antifrancese


Con il plebiscito del 2 agosto 1802 Napoleone fu dichiarato console a vita e pochi giorni
dopo il Senato varò una riforma costituzionale che accresceva i suoi poteri.
Il risultato inevitabile fu la nomina di Bonaparte a "imperatore dei francesi" decretata dal
Senato il 4 aprile 1804.
Il 2 dicembre nella cattedrale di Notre Dame fu incoronato dal pontefice dando così vita ad
un nuovo dispotismo illuminato;quando Bonaparte fu intitolato imperatore,la Gran Bretagna
preoccupata riprese le ostilità contro i francesi organizzando una "terza coalizione"
composta da Inghilterra,Austria,Russia,Svezia e Regno di Napoli;a fianco dei francesi si
schierò la Spagna.
Il 21 ottobre la flotta franco-spagnola venne affrontata e distrutta da Nelson a
Trafalgar,presso Cadice,da quella britannica;sul fronte terrestre però a causa del successo
napoleonico di Austerlitz (in Moravia),Vienna dovette chiedere la pace, concessale il 26
dicembre 1805 a Presburgo.Condizioni del trattato erano la cessione austriaca del Regno
d'Italia,del Veneto,dell'Istria e della Dalmazia.
Nel 1806 invece un esercito francese s'impadronì senza colpo ferire del Regno di Napoli e
sul trono di esso fu posto Giuseppe Bonaparte,fratello dell'imperatore francese;perciò fu
anche creata a luglio di quell'anno una Confederazione del Reno,un'associazione di Stati
tedeschi filofrancesi.
Ciò impaurì il re prussiano Federico Guglielmo III,promotore della "quarta coalizione
antifrancese",ma sul fronte terrestre le armate napoleoniche continuavano a dettar legge in
seguito a due successi:Jena e Auerstadt.Fu firmata poi dopo la Campagna russa la tregua di
Tilsit (1807). Le continue vittorie di Bonaparte erano frutto del suo genio militare; la strategia
offensiva della grande armata che puntava sul movimento e sulla sorpresa era stata in
qualche modo innovazione dello stesso generale. L'amalgama dei nuovi con i vecchi
reggimenti aveva creato una ferrea disciplina alimentata anche da un entusiasmo
rivoluzionario e da una mentalità offensiva dei giovani ufficiali.
Nel settembre 1798 fu introdotto un sistema di coscrizione obbligatoria basato sulla
formazione di tutti i maschi dai 20 ai 25 anni,all'interno delle quali,speciali commissioni
arruolavano mediante sorteggio,i contingenti d'anno in anno stabiliti;accanto ad essi vi erano
reggimenti di cavalleria e fanteria e le armi tecniche.

Il blocco continentale, la guerra di Spagna e la quinta coalizione


Dopo la pace di Tilsir, l'unica potenza in guerra era la Gran Bretagna; ad essa fu posto uno
stato di blocco,cioè che era proibito ai sudditi imperiali il commercio con le isole britanniche;
per essere efficace questo blocco aveva necessità di essere sorvegliato continuamente e
sebbene l'apparato militare napoleonico fosse infallibile, il contrabbando era diffusissimo.
Pur essendo colpita da una grave crisi economica, l'Inghilterra resistette e potè respirare
quando la penisola iberica insorse contro i francesi e quando i porti russi riaprirono alle
esportazioni.
Nel 1806 a ministro della guerra inglese fu nominato Robert Stewart visconte Castlereagh
(poi degli esteri); fallito il tentativo di occupare il Portogallo, tradizionale alleato inglese,
Napoleone s'impadronì della Spagna spodestando Carlo IV e proclamando re il fratello
Giuseppe;nel 1808 Napoleone s'impossessa anche dello Stato pontificio e incarcera il
pontefice che aveva osato scomunicarlo.
Nonostante l'intervento diretto di Napoleone in Spagna,la guerriglia non cedette e rimase a
costituire per i francesi una fastidiosa spina nel fianco.
L'Austria invece,ansiosa di vendicare l'umiliazione subita col trattato di Presburgo e
nell'aprile 1809 riorganizzata un'altra coalizione con l'Inghilterra, invase la Baviera; i francesi
contrattaccarono e il 12 maggio entrarono per la seconda volta a Vienna.Il 6 luglio l'arciduca
Carlo (Il miglior comandante austriaco) subì una decisiva sconfitta a Wagram;con la pace di
Vienna (14 ottobre) l'Austria perdeva la Galizia,i territori di Istria,Dalmazia che entrarono a
far parte dell'impero francese col nome di "province illiriche".
Nel tentativo di ammorbidire il vincitore,il nuovo cancelliera austriaco offrì a Napoleone la
mano della figlia di Francesco I,l'arciduchessa Maria Luigia.
Da quest'unione nacque l'anno successivo il sospirato erede, Napoleone Francesco Carlo
Giuseppe, che conseguì poi il titolo di "Re di Roma".

La società francese all'apogeo dell'impero napoleonico


Con le annessioni del 1809-1810 l'impero francese raggiunse la sua massima
espansione:comprendeva 130 dipartimenti,circa 44 milioni di abitanti senza contare anche
gli stati vassalli.Bonaparte continuò imperterrito ad esercitare il potere,dando prova di una
prodigiosa capacità di lavoro e di un'attenzione per ogni dettaglio dell'amministrazione.
Il Tribunato venne soppresso nel 1807 e il Corpo legislativo,così come il Senato si
immobilizzò nelle mani dell'imperatore;anche la stampa era sotto il suo controllo come anche
i ministri che lui accuratamente nominava.
Dal 1802 al 1806 fece alcune riforme come la creazione dei licei a fianco dei quali furono
mantenute le scuole private,sotto l'autorità di un Gran Maestro;anche la religione fu
riformata:venne imposto al clero un "catechismo imperiale" che inculcava il dovere della
venerazione e della gratitudine nei confronti del sovrano.
L'annessione allo stato pontificio e la deportazione di Pio VII, il rifiuto di riconoscere la
consacrazione vescovile di nuova nomina,turbarono gli animi dei cattolici francesi
danneggiando la popolarità dell'imperatore.
Questa popolarità venne compromessa anche da una grave crisi economica che attanagliò
la Francia tra il 1810 e il 1812.
Anche le pubbliche finanze erano in una situazione critica; al malcontento suscitato
dall'inasprimento di dazi e imposte,si aggiungeva quello determinato dalle continue leve da
gettare nella fornace spagnola e poi nella spedizione russa.

La riorganizzazione politico-territoriale della penisola italiana


In seguito alle conquiste napoleoniche i Paesi Bassi, Italia, Spagna, Germania, Polonia
entrarono a far parte del sistema continentale elaborato da Bonaparte con 3 situazioni
diverse:Belgio,Olanda e parte dell'Italia centro-settentrionale (territori direttamente annessi
alla Francia); Regno d'Italia (stati separati dalla Francia,ma sottoposti alla sovranità
napoleonica);Spagna,Regno di Napoli,Vestfalia,Baviera e Sassonia (stati vassalli affidati a
membri familiari o a sovrani amici).
In Italia il Regno d'Italia nel centro-nord si contrapponeva a sud col Regno di Napoli:entrambi
erano stati aggregati in momenti diversi all'impero napoleonico;quello a sud era preposto ai
Borbone mentre l'entità che rimaneva fuori era lo Stato dei Savoia,sotto protezione inglese.
Napoleone assunse la Presidenza della repubblica e nominò vicepresidente un patrizio
milanese di grande prestigio,Francesco Melzi d'Eril (1753-1816).
Nella Repubblica italiana furono introdotti istituti e ordinamenti simili a quelli francesi e nel
1805 essa venne trasformata in Regno d'Italia;Napoleone si dichiarò Re e nominò vicerè il
figliastro Eugenio di Beauharnais.
Creò un Consiglio Statale col compito di elaborare proposte di legge e un Senato composto
di almeno due rappresentanti per dipartimento scelti anch'essi dal Senato che prese del
soppresso Corpo legislativo.Il Regno si distinse dalla Repubblica per una più decisa opera di
ammodernamento e razionalizzazione nei vari settori:venne dato impulso al settore
dell'istruzione,quello giudiziario e fu adottato il codice Napoleonico.
Milano venne assumendo il volto di una grande capitale,sede di una burocrazia numerosa
ed efficiente e di prestigiose istituzioni culturali.
Nel 1806 il Regno d'Italia venne ingrandito con l'aggregazione di tutto il Veneto,l'Istria e la
Dalmazia;nel 1808 entrarono a far parte anche le Marche e poi successivamente Trentino e
Alto Adige.
L'agricoltura soffrì in alcune regioni per la tassazione eccessiva e per la perdita degli sbocchi
tradizionali,ma fu stimolata dalla richiesta di generi alimentari per l'esercito e di seta greggia
per l'industria francese,e registrò l'immissione di un certo spirito imprenditoriale ad opera di
acquirenti dei beni nazionali, sottratti alla Chiesa.
In ambito sociale, le condizioni di vita delle classi popolari non ebbero significativo
mutamento se non per la maggiore durezza della legislazione sul lavoro e la mendicità e per
l'esperienza della leva militare .
Più forte fu lo stampo napoleonico nel regno napoletano; Giuseppe Bonaparte,divenuto re di
Napoli,conferì i dicasteri più importanti a ministri francesi ma fece largo posto a esponenti
della nobiltà napoletana illuminata sia nella compagine di governo, sia nel consiglio statale.
Al posto di Giuseppe venne chiamato nel 1808 Gioacchino Murat, che aveva sposato una
sorella di Napoleone;bello,aitante e magnifico nel vestire,Gioacchino piacque ai sudditi
napoletani e s'adoperò per imprimere al proprio governo un carattere nazionale e autonomo.
Bari e Salerno cominciarono a emergere urbanamente, fu decretato un nuovo
catasto,soppressa la feudalità anche se la questione della proprietà terriera e del demanio
rimarrà per ancora molto tempo ad avvelenare le campagne meridionali. E accanto al
contingente francese di stanza nel Mezzogiorno, venne costituito nel Regno d'Italia un forte
esercito nazionale che giunse a contare 60'000 unità.

L’Europa centro-settentrionale
Le regioni dell'area tedesca che più profondamente subirono l'influenza francese furono
quelle alla sinistra del Reno. Dopo un millennio di vita,il Sacro Romano Impero venne
ufficialmente disciolto nell'agosto 1806,dopo che il mese precedente si era costituita la
Confederazione del Reno,un'associazione di Sedici Stati sotto la protezione dell'imperatore
francese che ne dirigeva la politica estera e vi reclutava un esercito di 63'000 uomini.
Dopo il 1807 conservavano la propria integrità(nell'area germanica)l'impero austriaco e la
Prussia.
L'Austria grazie al principe di Metternich riuscì a mantenere stabile l'accordo d'alleanza
stretto con i francesi,mentre il re prussiano dopo il disastro di Jena soppresse la servitù della
gleba,abbattè i vincoli legati all'iniziativa economica e alla libera compravendita delle
terre,furono riformati governo centrale e amministrazioni locali e fu democratizzato anche
l'esercito.
Essa cercava di opporsi allo strapotere francese che sembrava non avere fine,ergendosi a
guida politica e morale dell'intera Germania. L'elenco degli stati vassalli termina con la
Confederazione Elvetica e la Repubblica Batava che nel 1806 fu trasformata in Regno
d'Olanda e annessa all'impero,mentre Danimarca e Svezia gravitavano intorno all'orbita
politica napoleonica.
Ciò che però l'amministrazione napoleonica non era in grado di controllare era la fede
religiosa e la resistenza armata che in ogni paese aveva una scintilla sempre accesa e
pronta ad opporsi,generando così stimoli per la nascita di nuovi sentimenti nazionali e
movimenti di liberazione o unificazione.

Dalla campagna di Russia al crollo del <Grande Impero>

Il giovane zar Alessandro I aveva dimostrato nei primi anni di regno,tendenze riformatrici
espresse in un rafforzamento dei poteri di controllo del Senato e nel forte impulso dato
all'istruzione pubblica.A partire dal 1809 si ebbe,con la conquista della Finlandia una ripresa
di politica espansionista:nel 1812 si conclusero le operazioni militari contro Turchia e Persia
(con l'annessione della Bessarabia, Georgia e Azerbaigian).
L'espansionismo russo fu all'origine dei raffreddamenti di Napoleone nei confronti di
Alessandro I che nel marzo 1812 decise di firmare un'alleanza con il regno svedese. Di
fronte al tradimento russo,Napoleone si risolse a scendere di nuovo in campo;concentrò in
primavera 700'000 uomini e varcò il fiume Niemen alla testa delle sue truppe; i generali
russi si ritirarono con ordine senza dare battaglia,ma lasciando dietro di sè terra bruciata e
portando tutti i rifornimenti possibili senza lasciarne al nemico. Questa tattica sfuggente e
l'immensità dei territori lasciò Napoleone in crisi che si decise a tornare indietro.
Il 7 settembre ci fu uno scontro a Borodino vinto dai francesi anche se a costo di gravi
perdite e il 14 settembre entrò a Mosca. Qui però perse molte settimane e solo il 19 ottobre
ordinò la ritirata piegando verso sud,ma i russi gli tagliarono la via di fuga e lo costrinsero a
ripercorrere la via dell'andata costringendolo a subire il freddo del gelido inverno russo. Fu
una tragedia vera e propria:tra feriti morti e prigionieri si contarono quasi mezzo milione di
vittime;l'imperatore tornato a Parigi si trovò di fronte un'Europa in subbuglio.
Il 28 febbraio 1813 Federico Guglielmo III strinse alleanza con lo zar e proclamò la "guerra di
liberazione",seguito anche segretamente da Metternich;nella penisola iberica gli inglesi
ripresero le armi occupando l'Andalusia e le Cortes invocate a Cadice,diedero una
Costituzione liberale al paese(1812).
Su iniziativa britannica,in Sicilia era stata deposta la famiglia Borbone e approvata una carta
costituzionale che dichiarava il regno indipendente da quello napoletano o da altri.
Napoleone però riuscì a riorganizzarsi e per la primavera del 1813 schierò un milione di
uomini in campo scontrandosi a Lipsia ("battaglia delle nazioni") tra il 16 e il 19 ottobre 1813.
I rinforzi richiesti dal generale non arrivarono in tempo,essendo anche stato abbandonato
dalle truppe di Sassonia e Wuttemberg (passate al nemico) e dovette ripiegare sul Reno
mentre Germania,Svizzera e Olanda si sollevavano. L'offensiva di Wellington e la guerriglia
avevano intanto costretto i francesi ad abbandonare i confini spagnoli dove nel dicembre
Ferdinando VII aveva ripreso il trono; persino il sovrano napoletano Murat trattò con l'Austria
per conservare il regno.
Alla fine del 1813 tre eserciti alleati varcarono il Reno e un esercito inglese risalente dalla
Spagna puntava dritto sui francesi,minacciati da due parti. Napoleone tentò di riscaldare lo
spirito nazionale ma con scarso successo e subì una pesante sconfitta e Arcis-sur-Aube (20
marzo 1814) ;gli invasori entrarono a Parigi il 31 marzo al cui seguito vi erano imperatore
austriaco,zar russo e re prussiano.

Il crollo del "Grande Impero" di Napoleone


Il 3 aprile il Senato,guidato da Talleyrand proclamò Napoleone decaduto:questi ritiratosi
prima a Fontainebleau,abdicò senza proteste e gli fu conferita la sovranità dell'Isola
d'Elba.Lo stesso giorno il senato invitò Luigi XVIII al trono di Francia con una nuova
Costituzione ispirata allo stampo inglese e al principio di sovranità popolare.
I confini francesi furono riportati alla loro origine(1789) con un trattato firmato il 30
maggio;appresa l'abdicazione di Bonaparte,il Vicerè Eugenio firmò con l'Austria un armistizio
che lo lasciava in possesso della Lombardia,Veneto e Alto Adige.Nel frattempo il papa Pio
VII,il Granduca di Toscana Ferdinando II e il re sardo Vittorio Emanuele I ripresero possesso
dei loro stati(mentre incerta rimaneva la sorte del regno di Napoli).

L'ultimo atto della vicenda napoleonica si consumò nel 1815 quando si riunì a Vienna un
congresso di potenze per decidere sulla stabilità politica del continente. In Francia il ritorno
alla pace aveva lasciato posto ad un malcontento diffuso e ad una preoccupazione
crescente di un ritorno alle vecchie tradizione feudali dell'antico regime. Informato di ciò
Napoleone decise di riprovarci e insieme a pochi seguaci scappò dall'isola approdando a
Cannes.La popolazione lo accolse con entusiasmo e si riformò un esercito;ma presto si
riorganizzò un'ennesima coalizione(la settima) comprendente tutti i nemici napoleonici.
Alla testa di 125'000 soldati,attaccò le frontiere del Belgio senza però impedire che inglesi e
prussiani si unissero sotto un'unica bandiera;proprio in Belgio Bonaparte subì la sua più
pesante disfatta in quel di Waterloo il 18 giugno 1815.Tornato a Parigi abdicò il 22 giugno.
L'8 luglio Luigi XVIII tornò sul trono francese e Bonaparte fu deportato questa volta in
un'isola sperduta dell'Atlantico(a S.Elena) dove scriverà le sue memorie e morirà in
solitudine il 5 maggio 1821.Sorte simile subì Gioacchino Murat,dichiarò guerra
all'Austria,spingendo gli italiani a unirsi sotto un unico simbolo,ma la proposta non ebbe
grande consenso e a nulla valse una Costituzione liberale;pochi giorni dopo un esercito
napoletano firmava la convenzione di Casa Lanza che sanciva il ritorno di Ferdinando IV di
Borbone.Rifugiatosi in Corsica,Gioacchino Murat tentò di nuovo uno sbarco in Calabria
nell'ottobre seguente ma venne catturato e giustiziato.

Capitolo 26- L’ETÁ DELLA RESTAURAZIONE


Il congresso di Vienna e la riorganizzazione dell’Europa
Le potenze che avevano sconfitto Napoleone eabbattuto il suo impero si trovarono di fronte
al gravoso compito di ridisegnare un ordine europeo,creando un equilibrio che scoraggiasse
spinte egemoniche e garantisse pace.
I governi di Austria,Russia,Prussia e Inghilterra ebbero la saggezza di associare anche la
Francia,considerata vittima del marchio napoleonico.
Le deliberazioni del Congresso di Vienna furono risultati di accordi presi tra queste cinque
potenze:la Francia venne riconsegnata alla monarchia borbonica,le sue frontiere furono
riportate al periodo del 1792 conservando però Savoia e Avignone;il Belgio venne unito
all'Olanda(eretta dalla dinastia degli Orange;Vittorio Emanuele I di Savoia ottenne la
repubblica genovese e la riva sinistra del Reno restava sotto controllo prussiano. Non venne
resuscitato il Sacro Romano Impero,la Norvegia venne staccata dalla Danimarca e unita alla
Svezia;il Regno di Polonia fu ricostruito dopo le spartizioni settecentesche,e venne posto
sotto la sovranità dello zar russo che in un colpo solo annettè al suo impero anche
Bielorussia,Lituania e Ucraina.
L'Austria rinunciava al Belgio ma otteneva le vecchie province illiriche che Napoleone le
aveva sottratto,infine Ferdinando III tornò al Granducato di Toscana e Francesco I nei ducati
di Modena e Parma.Una relativa indipendenza fu riconosciuta al Regno di Napoli dove
Ferdinando IV prese nel 1816 il nuovo titolo di Ferdinando I re delle Due Sicilie;gli inglesi
ottennero maggiori vantaggi in campo marittimo e coloniale. Per garantire l'ordine restaurato
a Vienna lo zar russo si fece promotore di una Santa Allenza di cui il 26 settembre 1815
entrarono a far parte Prussia,Austria e in seguito anche Francia ma non la Gran Bretagna.
Quest'Ultima stipulò una Quadruplice allenza con Russia,Prussia e Impero Austriaco,il cui
scopo era quello di vigilare contro ogni attentato al nuovo ordine ristabilito.
Questo sistema riuscì ad assicurare all'Europa qualche decennio di pace e stabilità,doveva
inevitabilmente sacrificare le aspirazioni dei popoli alla libertà e all'indipendenza e quindi
entrare in conflitto con le potenti forze storiche suscitate dai cambiamenti delle
trasformazioni rivoluzionarie.

Il clima ideologico e culturale della Restaurazione


Gli anni della restaurazione coincidono con il trionfo e la diffusione europea delle correnti
romantiche;sul terreno filosofico ed etico esse si contrappongono agli orientamenti
sensistici,razionalistici e utilitaristici propri dell'Illuminismo mentre in campo estetico hanno il
loro avversario principale nel classicismo.
Numerosi poeti,scrittori e artisti costellano questo periodo: Foscolo ,Leopardi, Goethe,
Hegel, i fratelli Grimm, Heine ,Byron ,Shelley ,Schelling e Fichte.
Quindi Illuminismo contrapposto a Romanticismo e Romanticismo contrapposto al
Classicismo;in questi movimenti si riscontra un clima di liberismo connesso ad un
costituzionalismo di fondo,determinato dal periodo delle concessioni di Costituzioni
illuminate ,della libertà di stampa, pensiero e associazione.

Sviluppo economico e questione sociale post-Napoleone


La crescita della popolazione europea,frenata negli anni successivi al crollo del sistema
napoleonico riprese a ritmo sostenuto a partire dal 1820 circa,nonostante la diffusione di
morbi pesanti come il colera.
Il significato di rivoluzione demografica apparirà chiaro se si tiene presente che fino al XVIII
secolo il num. degli abitanti del pianeta s'era raddoppiato all'incirca ogni duemila
anni.Cominciarono a diffondersi fertilizzanti chimici,le prime macchine agricole e altre
tecniche a incrementare la produttività del terreno.
In Inghilterra la Rivoluzione industriale avviata nella seconda metà del Settecento entrò in
una fase nuova con l'applicazione su larga scala di nuove tecniche di lavorazione del ferro,la
fusione e i processi di laminazione e puddellaggio;rapida fu anche l'espansione delle ferrovie
(In Inghilterra stessa e negli Usa vi erano già costruiti all'inizio del secolo chilometri e
chilometri di rotaie.
Alla fine delle guerre napoleoniche la Gran Bretagna era veramente "l'officina del mondo" e il
suo primato rimase indiscusso fino al 1870;tra le nazioni europee le prime a mettersi sulla
via dell'industrializzazione con un secolo di ritardo rispetto agli inglesi furono i belgi,i
tedeschi e i francesi. Anche questi paesi cominciarono ad ogni modo a conoscere i fenomeni
sociali che s'accompagnavano alla crescita del settore industriale:migrazione di masse
lavoratrici dalle campagne alle città,formazione di una classe operaia,ridotta in condizioni di
vita spesso illuminante,impiego di massiccio di manodopera minorile e femminile.
L'accresciuto peso del settore industriale si riflette anche sull'evoluzione del pensiero
economico,dominato in Inghilterra dalle tendenze liberiste di Ricardo ma non solo;la
preoccupazione per la questione sociale nelle industrie fu molto avvertita in Europa con il
"socialismo utopico"coniato da K.Marx e altre teorie elaborate da Saint-Simon e Proudhon.

La questione nazionale e i primi moti per la libertà e l’indipendenza


Fin dal medioevo era diffusa l'idea che esistessero pregi,difetti,caratteri e umori propri di
ciascun popolo di ciascuna nazione;lo spagnolo austero e geloso,il tedesco rozzo e
ubriacone,il francese leggero e volubile ecc....
In paesi come la Francia e Inghilterra lo Stato precede la nazione e in una certa misura
contribuisce a crearla in aree come Germania e Italia dove esisteva una nazione culturale e
percepita come unitaria dai ceti intellettuali.
Perché ciò avvenisse l'idea della nazione doveva essere vista come detentrice esclusiva
della sovranità (esempio lampante della rivoluzione americana e francese);l'aspirazione
garantita dalla partecipazione dei cittadini al potere legislativo ma anche la valorizzazione
delle tradizioni storiche dei vari popoli,la ricerca di un'anima nazionale attraverso studi
linguistici e letterari (principali del movimento romantico) .
La complessità di creare una nazione fu evidenziata anche da scrittori celebri quale (per
citarne uno su tutti) A.Manzoni.

Uno dei primi segnali venne dalla Spagna,dove il re Ferdinando VII si era affrettato non solo
a dare una Costituzione al paese ma ripristinare l'Inquisizione,il potere della nobiltà e del
clero.Il malcontento suscitato da queste mosse converse nel 1 gennaio con la ribellione di
alcuni reparti militari a Cadice;la rapida diffusione di movimenti in tutta la nazione costrinse il
sovrano a ristabilire la Costituzione già varata nel 1812 e riconfermata nel 1820.
Nonostante ciò però la vita sociale spagnola rimase divisa tra liberali e carlisti (nome iberico
fautori della reazione) che alla morte di Ferdinando portarono una vera e propria guerra
civile.
L'equivalente portoghese del carlismo fu il miguelismo, chiamato così da don
Miguel,secondogenito del re Giovanni VI.

Un'altra area di tensioni e potenziali conflitti erano i Balcani che la decadenza dell'impero
ottomano,ancora immenso sulla carta ma indebolito dalle ambizioni autonome dei vari Stati
che ne facevano parte.Già Serbia e Montenegro avevano ottenuto tra Sette-Ottocento
un'indipendenza di fatto da Istanbul e si governano con dinastie proprie.Ma una risonanza
maggiore ebbe nell'opinione pubblica la questione della Grecia.
L'insurrezione contro il dominio turco divampò in tutta la Grecia continentale nel 1821 e nel
gennaio 1822 proclamò l'indipendenza nazionale.
Le forze ottomane intervennero con successo grazie all'invio di un corpo di spedizione
guidato Mehmet Alì ma i gesti di violenza gratuita a cui s'abbandonarono suscitarono
indignazione in tutta Europa e (nel 1827) Francia, Inghilterra e Russia si unirono per
fronteggiare i turchi e per liberare i greci.Il conflitto si risolse nel 1829 con la pace di
Adrianopoli che sancì l'indipendenza greca benchè ancora molte regioni settentrionali
fossero sotto dominio ottomano.
La Repubblica greca fu proclamata nel 1827 ma fu di breve durata poichè nel 1832 le 3
potenze vincitrici imposero l'elezione di un monarca bavarese come reggente della nazione
greca:Ottone di Wittelsbach.

L’emancipazione delle colonie latino-americane e lo sviluppo degli Stati Uniti


L'America Latina poteva contare all'inizio del XIX secolo venti milioni di abitanti dei quali 3
milioni erano creoli,cioè bianchi di origine spagnola nati nel nuovo mondo,due milioni erano
schiavi neri e quattro-cinque milioni i meticci di sangue misto.
L'invasione della penisola iberica da parte delle truppe napoleoniche nel 1808 aveva avuto
come conseguenza la formazione di Giunte che si svincolarono di fatto dalla madrepatria;
ciò favorì insurrezioni a sfondo radical-popolare e in questa confusione furono determinanti
la ridotta capacità delle forze lealiste e le qualità militari di alcuni grandi personaggi
carismatici come l'argentino Josè de San Martin e il venezuelano Simòn de Bolivar.
Ma nonostante la buona volontà di queste compagini politiche,l'arretratezza economica,le
enormi discrepanze sociali e una moltitudine di contadini e analfabeti dovevano rendere la
vita di questi personaggi instabile e travagliata.
In parte differente fu la vicenda brasiliana,la cui separazione dal Portogallo fu frutto
dell'iniziativa della dinastia di Braganza,rifugiatosi oltreoceano nel 1807. Otto anni dopo
Giovanni VI proclamò il Brasile regno autonomo e nel 1821 la reggenza fu affidata al
primogenito don Pedro che prese il titolo di Pietro;egli promulgò una costituzione fortemente
autoritaria che tese i rapporti tra governo e creoli.
All'evoluzione del continente latino-americano guardavano con interesse non solo britannici
ma anche statunitensi; grazie all'ingrossarsi del flusso migratorio dall'Europa, la popolazione
statunitense quadruplicò in quarant'anni passando da sette milioni a trentuno; proseguì
intanto l'espansione verso ovest che portò alla creazione di nuovi Stati che si aggiunsero a
quelli già presenti; Michigan, Wisconsin, Florida, Louisiana, Texas e poi il Nuovo Messico
,Arizona, Colorado e California (dopo una guerra apposta contro il Messico).
La colonizzazione di queste terre acuì i contrasti tra sud agricolo e schiavista interessato ad
acquisire nuove aree per estendere le coltivazioni di tabacco,cotone e sviluppare
un'economia mercantile e industriale.
Negli Stati Uniti intanto,l'egemonia del partito repubblicano continuò con il duplice mandato
di J.Monroe (1817-1825) passato alla storia per il famoso manifesto del 2 dicembre 1820 (in
cui si rivendicava il preminente interessa statunitense alle sorti della parte
centro-meridionale del continente) con la formula "l'America agli Americani".
A Monroe succedette Quincy Adams e poi A.Jackson, uno dei padri del partito
democratico.Tra le mosse di quest'ultimo si ricordano l'istruzione elementare obbligatoria
,l'allargamento del suffragio, il riconoscimento dei diritti sindacali e altri provvedimenti
favorevoli ai lavoratori. Superata la difficile guerra civile tra Nord e Sud,gli Usa avrebbero
ben presto affermato il diritto ad essere considerati una delle più grandi potenze economiche
e politiche del mondo.

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