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IAGGIIO
~
.!i11uria Jllarittima
L'Editore iT&tende di giovarsi del beneficio conceduto
dalle Regie Lettere PateT&ti del :18 di febbraio 18:16,
avendo egli adempiuto quanto in esse ordinato.
IliO
ljiguria
- .
&DOIM ,prtmo.
Nel Porto.franco di Geruwa una lapide ,_
innal:.ata dalla gratiwdine de' trqfficanti dd.
paese, racconta agli stranieri come la M r.,
appena pigliata la Corona, discwgliesse da.
tutl.i viTteoll anti/U le merci per.egrint re-
cate a qw:ll' emporio dai naviganti ~ ogni
fovella.
Protette dalla regal vostra bandiera, le
navi de' Genovesi titornano ai lidi detr Bus-
sino, signoreggiato da'. loro maggiori, e ve
leggiano alle ultime terrt: ~ l Nudvo MntJ
che il Ligure Nocchiero trovavlli
Ad un vostro cenno, Sire, dai porti della
Liguria la vostra Armata,. gi c/l.i'ara per
rostrali corone, salpa a for rive-
rire in sul/: onde la Croce biafwa di Savoja
che il vostro Esercito .fo ridottare dal Rodanu
alla Trebbia, dal J7aro alla Magra.
C01i questi coriforti, S. R. M., io vengo a
profferire la mia descrizione della Liguria
marittima dinanzi al vostro augusttJ. soglio,
nella cui base l: a"ttico scalpello effigierebbe le
Scienze, le Arti, le Lettere in atto. di frate[ ..
levo/mente abbracciarsi con l' Agricoltura ,
Industria, il Commercio .
. Sono con profondo rispetto
Sire
Della r. S. R. M.
L' umilissimo
1
obbedicntiuimo, devoeis.si mo
sel'viture e suddito
DYID& BallTOLO'nl.
7
AVVERTIMENTO
L'Economia politica la filosofia dirizuta al so-
verno delle pubbliche . cose. Essa ha per n<Jrma la
reina delle virt ch' Ja giustizia; ha per tace l' i-
storia ch' la testimonianza delle umane aaioni e
.passioni , ed lta per fine U sommo bene dc' po-
poli ( 1 ). Ma se ad applicare le massime dell; eco-
nomia domestica fa d' uopo conoscere la casa e la
famiglia di che s' ha il reggimento
1
non altramente
dell' economia politica ch' ordinata a
bene amministrare i . 1-eami e le sociali fa-
miglie. Quinci l' origine e l' utilit delle Statisti
che (2).
Prende nome di Statistica nel parlar de' moderni
la Prosopografa di un paese considerato nel suo
triplice aspetto, fisico, mo,riile
1
economico divi-
sione che rappresenta la Natura, l' Uomo come
ente religioso e civile, e le Arti.
A delineare l'aspetto .fisico concorrono le scienze
matematiche, sperimentali e naturali , e tra queste
() Ari&tot. Mnr. et pamm,
(2) Fer8uson
1
Lett.
8
l'Antropologia in quanto si riferisce alla Recensione,
alle Schiatte, alla Dinamica ed all' Igiene.
L' aspetto morale principalmente l'opera delta
legge interiore ed. esteriore dell' uomo, che sono la
Religione e il Governo; sia ne' loro effetti
denti , significati dalla memoria delle cose passat.e ;
sia n gli effetti presenti, de' quali sono specchio le
lnstituzioni, e l' Antropografia intellettuale, sensuale
e rituale.
V aspetto econQmico esprime la creazione e il
consumo della ricchezza , s111isurato campo in cui
viene a schierarsi tutto quanto ordisce, promuove;
fecop.da, rallenta, inceppa percuote l'Agricoltura,
l' Industria, il Commercio, primissimi elementi dei
buon essere delle nazioni.
Le distinzioni sistematiche ajutano l'intelletto ad
ordinar le materie, e la memoria a ritener! e. Ma
chi pu escludere da esse l' 1hitrio in un mondo
ove ogni cosa si tien: per mano coll'altra? La Na-
tura modifica l'Arte, l'Arte la Natura. Come sepa-
rare nell'Uomo lo stato fisico dal morale , il mo-
rale dall' economi'Co, se 1' uno opera sull' altro sino
al grado della metamorfosi? Nondimeno qlte'Sta di-
stribuzione, la pi lucida delle immaginate finora,
porge l' idea teorica di ci che avrebbe ad essere
una perfetta
Ma nel ridurre ad atto r idea si levano le mala-
gevolezze supreme. Per tutto il cerchio dell'umano
sapere dee rigirarsi chi a1;1ela a toccare la meta.
E non pertanto indarno spertissimo auriga egli.

reggerebbe nel corso il carro di Pallade, se a fa1gli
aprire i continui . cancelli non intervenisse la Po-
test Censoria. Ma i Censori, ch'erano i veri Sta-
tisti di Roma antica , ogni quinto . anno rifacevano
per legge il Lustro ed il Censo c ).
- Qual adunque l'intendimento di quest' Ope1a ,
la quale, tutta lontana dal potersi e dal valersi or-
dinare a Statistica nella severa. forma sop1a cle
scritta, ambisce la lode di narratrice gioconda anzi
he d' insegnatrice accigliata?
Essa indirizzata a far alquanto particolarmente
conos:cere qtielleinbo dell'alta Italia, il quale spal-
leggiato a borea dal masso Alpino - A pennino, si
specchia. ad austro nell'onda. marina, e dai termini
occidentali della Provenza sino alle :orientali rovine
dell'.etrusca Luni si stende. Lembo di paese fatto
mravigliosamente bello dalla natura e dll' atte,
famoso nell' istoria pi d' a1cnni grandi rcami , e
dagl' italici fati riserhato ad esser l' esempio di fta-
teJlevole vincolo tra popoli per troppo lunga sta-
gione discordi.
Doveva a questo effeuo l' Auto1e ordite . e(l
esporre. nella men stanchevole foggia le nozioni
positive che gli fu dato ricogliere intorno agli ele-
menti topografici' alla popolazione, ai prodotti della
terra e dell' acqua, ai lavorii , alla navigazione , al
(t) CensoreJ, popoli sobolcs, fdmilias
1
pccuuiasquc cl!n
sento : urbis tempia-, Titts
1
aquas, acrotrium , lncnto. Cic. 3
Je lea. e:s leg. Xli Tab.
IO
negozio ( 1 ). Doveva effigiare l' aspetto del paesu
s come co' proprj occhi lo vide , suscitare le isto-
riche riinemhranze de' luoghi, rintracciare ed indi-
care , se non illustrare, i monumenti antichi , le
opere dell' arte moderna. Doveva finalmente far de'
varj materiali un tutt' insieme nel quale primeg-
giasse il diletto, requisito superhissirnamente di-
mandato dal genio. odierno.
Ma l' immaginativa si mostra ritrosa ad accop-
piare co' gravi argomenti di necessit e di utilit
quelle parti di piacevolezza, di venust, di decoro
che pi cara fanno la vita agli abitatori di un paese,
ed invogliano gli stranieri a visitarlo ed a fermarvi
il soggiorno. Laonde egli distinse la sua opera nel
modo seguente :
1.
0
Ragionamento preliminare. il ritratto
della Liguria marittima, considerata nel suo com-
plesso alla guisa degli Statisti.
2.
0
Viaggio. la descrizione figurativa,
rica, estetica del paese, successivamente nella
forma de' viaggiatori.
. 3. Appendice. una selva di notizie Ligu-
stiche che sono i documenti e il compimento
dell' Opera.
E l' Opera prende il nome di Viaggio dalla pi
( 1) L'A. va tenuto della miglior parte di quelle notizie ai molti
cortesi cui piacque somministrargliele. Tra i qua li gli giova per cagion
d' oporanza il March. Cav. Ferdinando De .Marini, Inten-
dente generale della Provincia di Genova . Gli altri verranno mento
Tali al lor luogo.
Il
principale sua parte , la quale ha per fine di sot-
toporte agli occhi della mente quegli obbietti che
la sapienza civile vien quasi sempre indatno ricet-
cando nelle Statistiche, quantunque egli sieno alti
e rilevati membri dell'architettura di un paese.
L' amoroso studio con che l'A. s' travagliato A '
rappresentare il bel paese della Liguria, gli. faccia
petdonare le mende di un lavoro che di hen altro
artefice avea desiderio.
RAGIONAMENTO PRELIMINARE
ossu.
RITRAT'TO
J)BLLA LIGURIA MAIUTTIMA.
Col nome m marittima o littorea, tempi di Au.
gusto insino a' dl nostri, i e gli storici sempre signi-
ficarono quel tratto di paese nella superiore Italia il quale
ha per confini a levante la Magra che lo disgiunge dalla To.
scana, a ponente il Varo che lo divide dalla Francia; ri-
guarda a mezzodl sopra il Mare Mediterraneo che prende il
Ligustico dinanzi alle sue spiaggie piegate in arco ;
terminato a settentrione dalla liqelj verticale trascorrente su
per la gran giogaja de' monti che fasciano l' Italia col nome
di Alpi, e cC?l nome di Apeooini la partono. Questi termini
s.ettentrionali separano la loig\ll'ia Marittima della Mediterranea
che ne' yarj ebbe i confini variamente segnati , e che
nell' italica division' di Costantino toccava un latQ l'Emi ..
lia
1
mentre dall'altro l'Adda dipartivala dalla Venezia.
Le Alpi , nascendo dai colli intorno al basso Rodano e
qui nei innalzandosi sopra del V 31'0
1
si spingono a settentrione;
poi voltando ad or\ente, vanno mutando paesi popoli e no-
mi. Ma esse
1
dall' origine loro di sopra al Varo, manqauo
110 ramo a levante che prende il nome di Alpi Marit ..
time dalla sua giacitura a ridosso del lido . Dl3l'ioo. n qua\
J4
ramo, abbassandosi ba la valle dell' Amcia a mezzogiorno
e la valle del Tanaro a ttamontana, fa spalla o porge co-
minciamento alla giogaja Apennina che si gitta a dividere per
lo lungo l'Italia, dalle Alpi e dal mar circondata (I).
L' Apennino, nato ed appoggiato ai fianchi de'nevosi monti
che guardano le scaturigini del Tanaro , corre quasi paralello
al mare Ligustico in sino di sopra alle fonti della Vara, ove
prende a per andarsene poi dirittamente ad affron-
tar l' altro mare. Ma i rami che intomo a quelle fonti se ne
dispiccano per dgradarsi largamente all' onda Ligustica, fanno
la Riviera Orientale pi montuosa ancora dell' Occidentale,
diniegandole il piano lido, quantunque l prima assai pi
della seconda si discosti dal continovato sommo giogo del-
)' A pc nn i no ( 2 ).
(r) La limitazione c descrizione delle moutdgne con nomi diversi
nuu che un metodo geografico, un agevolamento al loro' studio,
llerch in natura tutto . una sola e semplice continuazione di una ca-
lena non intecroUa. D. A11buiuon, Trait de Gogr. T. r .
., Considerando cbe la catena delle roontagne Ligusticbe ha la sua
din:aionc .quali perpendicolare, e quella de' suoi etra ti quasi paralella
aUa delle Alpi", si potr riguardare l' Apennino Ligure come
un gran controforte o ramo secondario dell'Alpi. " GioJ'IC. Ligust.
marzo, 18:17.
(2) l rami dell'A pennino cbe apiccandoai dal monte Zalta,
pel .. Pt'Ovincia di Chi-val'i, si suddividono nuovamente alla Baracca,
nono con le loro radici a formare il Golfo della Spezia. Le Alpi
Apuane che alcuni ora distinguono dall' .!\pennino , intorniano la Lu-
uigiana. Il monte Gottcro il pi settentrionale c il pi alto della Pro-
Yinoia di Levante, fa 1mrte della giogajot centrale dell'A pennino. Sulle
sne faldo meridionali cd a siniatra della V an, $laooo i Com un'i di
di Godano, di Brugnato. li comune di Boll,no siede pure
eulla sinistra della Varo , nella pcndico roeridionale del n;onte delle
}'rate. Il rimanente paese che sorge, quasi a foggia di triangolo, tr-
la sinistra della V dra da Brugnato in poi, il corso della Magra dalle
fooli al confluente della Vnra, e il Jorso primario ole' monti ossia la
linea di separazione delle acque, arpartiene al Ducato di Modena c
al gfan di Toscana, alcuni frammenti che SODO ancora
15
La giogaja Alpina-Apennina dal Colle di Tenda aino 111
N. di Genova muove con pochissimo deviamento dall' O. S. E.
all'E. N. E. Di quinci essa corre sin veno le sorgenti della
Magra, piegandosi dall' O. all' E.
La sua linea verticale, aeparante le Acque che cadono nel
mar Ligustico da quelle che s' avviano all' Adriatico, cam-
mina dal Varo alla Magra con lunata figura volta all' ins.
Da prima altissima, di poi bassissima, indi novellamente sol-
levata, ha questa misura di variata elevKione sopra il livello
mare , metri 3ooo - 46o- 1 7 5o ( 1 ).
La massima distanza di questa centrale giogaja dal lido
marino giace alle due estremit della Liguria ; ed di circa
36m. metri. Nel mezzo essa ravvicinasi si fattamente in alcuni
punti alla spiaggia, che certi torrentelli, scorrenti dal supre-
mo culmine e cadenti nel mare, vantano appena 4 o 5m.
metri di cors.
La Liguria marittima s' allunga 312m. metri, non allar
gandosi, termine medio, pi di n m. (2).
degli Stati urdi. La linea de' confini col biz&arramente 88
gnata.
Sulla sponda sinistra della Magra giace la Lunigiana ligure, osaia
del Re di Sardegna. Esu composta de' Comuni di CastelnovJ, Or
tonovo e Sarzann, citt ch' capo del Manda mento. In qneato Man-
damento comprendesi per anche Bollano, bench di qua della Magra.
Nel Vu.GGIO l'A. non esce dai confini degli Stati del Re.
(1) Vedi nell' .APPBIInleB la Tavola delle Ele11azioni, la prima che
si puhblichi copiosa per le Alpi marittime e l' Apennino Ligure.
(2) Distanza in linea retta daile bocche del Varo a quelle della
Magra metri 22o,ooo
Idem con gr inevitabili cirQJiti. , Sa!ll,ooo
Distanza dalle bocche del Varo a Genova, co' circuiti, 192,ooo
ldeJ. da Genova alle bocche della Magra . ' , r3o,ooo
li paese a ponente di Genova chiamasi lliviera Occidentaltf,
Riviera Orientate il paese a levante.
16
Questa la giacitura delle sue patii e di
Nrzu ( secondo il Zannoni )
... titudine
Longitudine dal meridiano di Parigi
43.
0
4o' t5"
4.
0
5o' 4o"
SA VOllA ( secondo il Chabrol, Statist. du Dpart. de Mon-
tenotte )
Latitudine
Longitudine dall' Isola di fetTo
44
0
t8' 57"
26.
0
11' 35"
GElloVA. ( ,econdo la Connaissal'l{:e des 'l'ems, catalogo
dal des Longitudes di Parigi )
Latitudine . 44 :a5' o" o
Longitudine R. di Parigi 6.
0
37' 45 (r)
(J) ToRll'IO ( Osservatorio vecchio ) misure recen.ti esattissime
Latitudine
450 4' 5," 6
Guon ( la Lanterna ) da una
prolensione geodetica delle
mieure di Torino 44o 3o' ro," 8
Secondo il l>. Beccaria 44"
Secoo!lo il Rouel 44P :.&4' :t8"
Secondo il trasporto geodetico
alla Lanterna delle Osserva-
zioni falle diii Cassini a Porto-
fino 44 :t8"
Secondo ed csat-
tisaime osservazioni 44 :.&4' 36," 7
dtll
l' Osserl'atorio R.
di Parigi
5 :10' 5:.&," 9
6 33' 58," 4
l.a di Genova stabilita nella 'connaissance des Tems sem-
bn preaa dal Ponte Reale, pi settentrionale della Lanterna per me-
tri circa 700, e quindi concorda nelle frazioni minime colle ullime
ouervazioni del C. P.
'7
Cauv.uu ( secondo l' Autore dell' ultime ed accurate
<arte topogra&cbe delle Provincie di Chiavari
e di Levante )
Latitudine
Longitudine dall'Isola di ferro
La SPBW aecoado lo ltetso
Latitudine
Longitudine idem
440 2.0' 46" 2.8
2.7
0
2.' 37" 44
440 6' 2.1" 7
2.7.
0
32.' 8" 8
Lotct ( secondo le osaerva&ioni di A. Rossi ripor-
tate dal B. di Zach nella Correspond. .4-
stronom. )
Latitudine
.Longitudineidem 27.
0
37' 20'' (1)
In semplici parole la Liguria marittima , l'ultima delle re-
gioni d'Italia a S. o.; non altro che una continua pendice di
monte scendente al m11re , con alcune valli non molto pro-
fonde tra mezzo, ed alcune falde pi o men dilatate di spiag-
6ia, formate dalle spoglie del monte 'gi recate dalle fiumane.
(1) Aggiungiamo la ta-rola delle misure del Rizzi Zannoni,
tendo cb' eaae ci vengo D dette meritare confidenza mediocre.
avver-
Antibo
Nizza
.Monaco
Mento ne
Ventimiglia
San Remo
Albenga
Savona
Genova
Cbiavad
Spezid
Sarzana
Latitudine Longitudine dal
43" 3o' :&5"
430 4o' J 5" .
43" 4o' :&a"
43" 4u' 35"
43" 4o' 4o"
43" So' 5"
44" o' 1.2"
44" 18' lo''
44" :&4' :&8"
44" IO' 48"
44o o' o"
44" 10 6"
44" o' 4o"
di Parigi.
4" 4' 4
4" 5o' 4o"
5o o' lO"
5" o' 53"
5 10' 3o''
5 3o' 28"
5" 5o' o"'
6" l' 2o"
6" :&5' 5o"
6 4o' 10"
6 5o' 35"
7 ao' 3o"
7" 3o' 3o''
.s
Le roccie , i trreni vi sono di diversa natura , ed appar ..
Jengono ad epoche di formazione assai lontane fra loro. Vi
predomina generalmente il calcareo. Ma la Geologia, scienza
austeta, nemica degli adornamenti, piegasi difficilmente a'
compendj. E le dovizie geologiche della giogaja Alpina- Apen-
nina sopra il mare Ligustico un patticQ}are rag:..
guaglio che qui mal troverebbe il seggio (1).
IDllOGllAl'U.
La Liguria volta al mare, assisa in sul lido del mare, non
ha da Antibo al Golfo .della. Spezia, porti naturali vera-
mente degni di questo . nome, ma soltanto alcune stazioni
matittime, o luoghi proprj per qar fondo pi o meno al ri-
paro de' venti. Ma in ricompensa quei!' ampio Golfo con le
Ne sicurissime proferisce fido ricovero a dieci grandi
l)rmate
Le stazioni marittime sono :
La Rad!l di Villafranca, spaziosa e mezzanamente sicura.
Pericoloso n' l' ingresso col mare turbato. Il picciolo porto
di Monaco, non attq alle grosse navi. La degli Ospe-
daletti tra la Bordighiera e San Remo. La Rada di Laigue-
glia e di la migliore tra Nizza e Vado. La Rada
di Vado, l' ottima e la pi sicura della spiaggia Ligustica
dalla foce del Varo al golfo della Spezia. Portofino, ricetto
de' bastimenti che vengono di levante , e non osano superare
H Capo di Monte per timore della burrasca.
Olttecci i tanti che r.' 11lr:anQ e spo1gono so-
() nell' APPENDtCB il discorso sopra la Co1titu:r.ione geologica
delf Apettninq Ligure, lavoro dell\larchese Pal'eto, il quale con
aingolar cortesia lo scrisse espressamente per quesL' Opera. .t\nertasi
ch' egli assegna all' Apenuino pi &arghi confini.
'9
pra il uiare lungo ltl due Riviere , fanno altrettanti seni la-
terali che porgono asilo ai navigli contra la furia dl:' venti.
In questi seni giacciono j pi popolosi villaggi: ognuno aei
quali ba una picciola rada, od una spiaggia a sufficienza si-
cura, ove ancorare i s.aoi iegni mercantili, ovvero tirarli fuori
dell' acqua e metterii in salvo sopra l' arena ~ l lido.
Artefatti sono i porti di Nizza e di Savona. Lavoro del-
l' arte, .ma sublime lavore, p11re il porto di Genova, cen-
bo deUa naigaziooe Ligustica ed emporio navale di f a ~ a
uni versa ( 1 ).
Rigano la Liguria marittima molte fiumare, ossia correnti
d'acqua che tengono il mezzo tra i fiumi e i torrenti ('l).
Le principali di que1le che sboccano in mare sono il Varo,
il Paglione, la Roja nella contea di Nizza, la Nenia che bagna
Dolce acqua, l'Argentina l'Imperio e la Me ira, ossia le fiumare di
Taggia di Oneglia e di Andora, la Centa accanto ad Albenga, la
fiumara di Finale, il Letianbro a Savona, la Sansobia ad Al-
bizzola, il Leirooe tra Cogoleto ed Arenzano , la Cerusa e la
:Leha iu mezzo alle quali giace l' industre e popoloso borgo
di Voltri , la Polcevera e il Bisaguo a destra ed a mancu
di. Genova, l' Entella che tra Clliavari e Lavagna porta al
mare il tributo di tre grandi valli, e finalmente la. Magra
~ h e Ingrossata dalle acque dell' emula Vara, s' iusala lam-
bendo il piede orientale del Capo Coi'Vo, e 1adendo a sini-
stra i campi dove f1.1 Luni. Il Varo., la Roja, la Centa, l'Eu-
tel1a e la Magra primeggiano tm loro per la copia ed iuces-
sanza dell'acque.
, Le fiumane Ligusticbe non s' insuperbiscouo di lungo cor-
so (3). Esse ingrossano aepentinameDte e smiswatamente per
( 1) La descrizione del Porto di Genova e degli altri nel
Viaggio .
. (2) 11 Giambullari chiama il Vato, fiumara della Pro;>venza. Dante
chiama fiumana l' Entella che scorre a levante di Chiavari. Il voca-
bolo fiumara equivale al,jlcuve torrelltiel de'geografi francesi.
(3) Tu n ne il Varo, la Roja e la Magra
1
il corso di esse tutte, no-
a o
le piosgie cadute in alto; impetuose, ro'finose t ta
.ora improvviste; travolgono ciottoli ed aoche grossi maci ..
gni ; fanno alluvioni e con ci rinnabano i loro alvei. Esse
11pportano grandissimi guasti nelle l01.1 subite piene. Per la
maggior parte asciugano nell' estate, o non conducono che
pn 6lo d'. Poche ore di pioggia bastano a farle sover ..
chiare i lor argini, e ad impedire il pa&;o al viandante. l tre
quarti di quelle che 1olcano la Riviera occidentale, deside-
rano i ponti sulla littorea; e nell'orientale, la rapida
twbiqosa Magra non si tragitta che in barca,
Le cbe servoqo di bevanda nella Liguria marittima
sono presso che ovunque buone , salubri, N man-
cano le fonti medicinali; ma di esse la sola sulCurea , detta
dell'Acqua Santa sopra Volta-i, comincia ad essere usata coq
'lualche frequenza ( 1 ).
Dolce il clima della Liguria marittima, n 110etica
iperbole il di-re che l' assidQa primavera ha regno sulle sue
prode. Le nevi 11ado vi si mostrano, e tosto si sciolgono. Il
gelo me[l sovente ed in pocbissirpi luoghi e per
tempo vi conq@Dsa la sOJnnta superficie delP acqua, V in ..
yerqo vi dQra due mesi meno 1:he in Lombardia , e nell' e ..
state i che spirano la sera., sempre vi rinfrescano
l' aere.
Le lodi della dolcezza de! clima sono comuni a tutta la
spiaggia Ligustica dal Varo alla Magr... lmp!lrciocch la stessa
per tutto a un bel circa la Flora, vea'O dellil tempe ..
ijavyi .qo0 dQbbio, piq nel.,.
on gli avvolgiiJlenti e generalllleute fra !i e
metri.
( 1) Vtdi la descrizione delle BC<Jilll- wcdicipllli t,.igqsticlle U'
c:olo MU,iere nell' !IPEJI.Dl\<J.
Iii
1
1
idvetno' come Meutone l Remo, Nhl ' MonttrOIIIO l
eec. , ne' quali quM insolito cbe U mereurio 1cemda al
p,sntQ, co"1!eluione , petdl ben ripanti dai noti
borali. Havvene altri pi freddi, percb posti allo sboccar di
raDi che nngono direttamente dai monti. D iasgiato>e che
la <ioppia
1
pu agevolmente dalle piante far
<:oneetto della maggiore o minore benignit della tempera ..
tUra ne' alti pc' quali egli OTe mira i limoni
tenuti io aperto umpo
1
iv i conosee l'inemo miW$imo 1
o;:e- non li tro"' colli .ati che a spalliera , eontra mura
co5e dal Sole
1
iv i argomenta che il ' freddo si fa maggior"
meqte sentite. lfa Ili delicata pianta del limone , 'tenuta ili
ultima fo_eia e non eoperta nel vemo, proopera e &ut-
ti6ca su tutta la spiaggia da Niua insino a: Lerici.
l' albero del limone dai due ai Cinque gt-adi' di selo' se.:
condo la qualit pi o meo umida dell'atmosfera. Ed OC-'
corr ono di lungo in l uogo t ratto i crudeli inverni tbe nel
raono quasi genel'llle lltenninin. L' istoria allora ne .erba ri-
cordo come di orrendi llagtlli cbe miseramente distruggobo
W. poche ore la diuturna fatica. e il eran dispendio di una
o di pi generazioni (t).
P.rendendo 110 terl)line medio ii pu stabilire che gli eslre-'
tai freddo e del cald'o per tutta la sp\aggia Ligustita
DO di oro aiellO l pochi giorni dell'io'l'emo. e ili 24 sradi tT. R.)
sopra il punto della congeliuione, alquanti giorni dell' estate,
.Ma _geoerolmente il teran9metro i si mal\tieoe dai 5 ai to
gradi sopra o1o nell' nnrno, e tra i 21 i 22 nella sfate o
La del freddo c'be' l' tl!>mo prova , n'on ti rag-'
gnaglia aempre at maggiof' o minore abbauani
{) Nel ... oio ocoroo cl' inverni rijidi furoo<> pi l r<quenti eb ilei
fcmpi .eDlerlOri. 1.:otluon lllttDOrii.' ]uoiardno io uio ili anoi ' '09
49 8" 119 9" In aeoolo ree/t 6cri dollai l' iadna dd dl:ur,
JICI qnalc i pi riparati maggiormeoLe sofrirooo
1
il cbe oa-.,.t
,._., ,...u aap.Wirao inmo tit l t&3o;

metro. Il vento di tramontana, assorbendo e disperdendo il
calorico che si vien formando alla superficie del corpo u-
mano, accresce a pi doppj la. sensazione del freddo . Da
ci deriva che mentre io Genova il termometro segna 6 o 7
gradi sopra O[O e contemporaneamente vi soffiano i venti di
terra, il Lombardo soffra io Genova pi viva la puntura del
freddo, che non la soffra io Milano quando vi tace il vento
bench il mercun vi stia uno o due gtadi sotto il termine
del gelo. Il soggiorno invernale di Nizza celebre appunto
per lo schermo che una triplice catena di monti vi oppone
ai venti di terra. l! tuttavia quello di Pegli e di Nervi che
stanno ai fianchi di Genova, ancora pi mite. Tra i di-
sconci atmosferici ne' luoghi esposti, soo notevoli i subiti
ttapassi di tre di quattro e sino di sei gradi dal caldo al
freddo, che d' ordinario intervengono quando si scatenano i
venti greco e maestro: trapassi non meno spiacevoli che pre-
giudiciali alla salute.
Queste osservazioni non riguardano che la costa marittima.
Ne' monti il freddo segue la legge delle elevazioni. lo alcune
altissime valli delle Alpi marittime nella Provincia di Nizza
il termometro cala ne11' inverno sino ai 20 gtadi sotto O(O ,
e sino ai 10 negli Apennioi sopra a Genova. La presenza
dell' oliv'o che si spegne a 9, o ro gradi sotto 010 indica la
temperatura nel monte, come quella del limone sopra la
spiaggia. L' olivo pi non vien coltivato ove il freddo arriva
a 6 gradi sotto O[o-
7
perch o pi non frut-
tifica o ne gelano i frutti.
Predomina fra tutti i venti nel corso dell' anno il pio-
voso Scirocco. E pi copiose e pi dirotte cadono le pioggie
quando si accompagna coll' Austro. Ma se contra lo Scitocco
che spiri furioso, esce a giostta con egual ira il Libeccio,
dalla tenzone di questi due venti nascono i fierissimi tur-
bini che sb:wbicano le annose piante e levano i tetti alle-
case.
11 Golfo di Genova guarda a S. O., oude giace espo-
:13
sto al eli retto impelo dl Questo vento, soffiando
gagliardamente dall coste della Spagna , manda contro del
Golfo di Genon le onde a gran cavalloni. n tumulto e la
spinta ricevuta da' flutti continuano anche dopo il cessare del
vento; a tal ehe fur vedute in questo Golfo di grosse pro-
etile, senza che si sentisse un vento di qualche vigore. Cac-
ciate nel dl precedente dal JLibeccio soffiante dalle lontane
spiagge d' lberia, serbavano le onde in ragione della lor
masaa la conamozione e l'impeto che a questa volta le ave-
n gittate (1).
Si raccoglie da buone osservazioni che l' annua quantit
delle pioggie cadenti nella Liguria marittima pu computarsi
ammontare dlli 44 ai 46 pollici parigini, e la distribuzione
dei giorni d eli' anno farai nel modo seguente
1 64 giorni sereni
7 5 di pioggia
126 nubilo!i o piovtiginosi.
Con'rien per anertire che ne' 1'16 la met almeno non
tale che in parte, percb col nnbiloso vi si avvicenda il
sereno,
La nebbia rarisaima e quasi fenomeno straordinatio in
queste piagge. Mert infrequente T' la gragnuola, ma raris-
simamente vi piomba cosi grossa e cosi rovinOsa ome neHa
gran valle del P o, sopraggiudicata dalle eminentissime Alpi,
incappellate di neve perpetua.
Essendo J1 atmosfera interamente qui sgombra di vapori nei
giorni sereni, ne risulta una lucidit ed un lontano discerni-
mento d' obbietti per modo si fatto che l' animo ne prende
indicibil diletto. E le notti riescono allara si pure e serene che
i settentrionali parlando cl giudicio de' sensi dicono che la
Luna: splende nella Liguria pi viva che ne' loro paesi , e
maravigliando osservano il chiarore che mandano le stelle in
questo limpido cielo,
( ) De IJ!arini, Statinic:
PorouztoR.
Manca nella Liguria marittima il censo degli antichi, rin-
novellifto da'. moderni con metodi pi accurati ed addiman-
dato Stato. Civile. Laonde indarno si desiderano le tavole che
specificano, particolareggiano, paragooaoo l'andamento .e lo-
stato della popolazione
1
rilevantisSimo corredo delle moderne
statistis:be ( rJ.
Popolatissima esser dovea la Liguria lllal'ittima al tempO'
delle guerre Puniehe. J?ereguioavano-;allora i Liguri per tutte
le spiagge del mare. L'opulenta Cartagine assoldava a migliaja
i Liguri , e li metteva nella fr.onte de' suoi eserciti. L' unica
cagione che Ltvio assegnar.alle molte ripree dlla guerra Li-
gustica, l' uscireoche facevano i Liguri a predare ne paest
vicini e il: loro aadar in corso pel mare ; il che indica so-
prabbondanza di popolazione, comunque s' interpreti la ra-
gione del fatto. E i tanti eserCiti consolari adoperati a vin-
cere i Liguri, aderenti ai gioghi tra il Varo e la lllagra, w
attestano il numero non meno che il 'falore de' vinti (2).
Popo1atissima era certamente questa regione in sul finir del
x3.
0
secolo, cio in capo ai dugent'anni della suprema gran-
dezza di Genova, e prima delle distruggiti ve guerre tra Guel6
e Ghibellini. Il Comune metteva allora in mare un' armata
COIJ. 45,ooo combattenti, ed era 'in grado di allestirne ua'altra
con r5,ooo (3).
( 1) Tra le notizie che unir si possono aullo at.,to di un paese, le
" pi importanli son quelle che alla popolazione 1i riferiscono; es-
" sendoch da esse maggior nume1o si pu trarre di concloiuaioni reo-
" lative al ben essere e mal essere degli uomini questo il fine
" cui t11tte le scienze debbono tendere . Gioja , Filosc!fia della
'utica.
(:a) T. Li.io - L. A. Floro.
(3) Annali di Geliova alf anno _r::g3, e .Sam'

Infinite morti ed arsioni e rovine farono il luttuoso Iautto
di quelle arrabbiate discordie (_1 ). Sopravvennero altre fazioni,
e le guerre V enete ed Aragonesi e le pestilenze. Verso il
a53o Genova racchiudeva una popolazione forse di un quarto
maggiore della presente , ma le Riviere contenevano un buon
'fuilrto moo di abitaati che ora
Un censo pubblicato d' ufticio dalla Repubblica Ligure nel
'797 ne porta la popolazione a 6o3,ooo anime (3). Ri-
mangono fuori l!t Contea. di Nizr:a e i Principati di OnesJia
e di Monaco, in tutto circa 1oo,ooo abitatori, secondo i
computi d' allora.
Le guerre .e le calamit della Rivoluzione aveano fatto
scemare di molto la popolazione ligure (4). Dopo la pace
essa prese un rapido incremento, e dal 1815 al s' au-
ment d'un 12, seguendo la stessa proponione di poi (5).
Questo fatto autentico ' ed ci che pi rileva notare.
La presente popolazione della Liguria marittima s'accosta
alle Soo,ooo persone, delle quali 7o,ooo appartengono alle
pendici settentrionali verso il Piemonte e la Lootbardia, e
(1} Ag. Giuau'niano Oberto Foglietta.
(2) Ci apparisce dal censo datoci dal Giustiniano , di cui vedl aDa'
lluona parte nell' APP.EJIDICII.
(3) Vedilo nell' APPBiiDICII. Ma forse tornava bene a quel Governa
temporaneo il magnificare la popolazione. E veramente il Galanti cbc
pubblicava due anni prima (17gS) la sua descrizione della Repubblica
di Genova e l mostrava informati11imo della politica economia di
eaaa , non De facen aacendere la popolazione che a anime.
Al cbe aggiungendone 8o,ooo pei feudi ne' monti Liguri, aen veniva a
for111.1re il numero di 5oo,oeo.
(4) Chabrol, Statistique du Dep, de Montenoue.
CS) Ci resolta dagli Specchi 'at.Jtisli.ci fa.Ui col censo eccleaiasti!lo'.
26
16,ooo alla Lunigiana (1).
' Questa popolazione cresce del continuo. n celibato ' non
ccclesiattieo , di libera elezione quasi ignoto alle classi mi-
nori, . ed infrequente nelle maggiori. La fecondit delle ma
dri va del pari col facile allevamento de' pargoli
Immaginarono gli antichi una cortese Dea che addimanda
rono lgia. Era la Dea della salute , e le diedero per attributi
la set-pe e la coppa' cio la prudenza conservatrice e la me-
dicina riparatrice. Ma spetta a' suoi sacerdoti la cura d' in
terpretarne i misterj (3). Senza trascorrere oltre i nostri
termini, queste sole cose diremo.
Saluberrimo il clima della Liguria , si al
monte che al mare. I pochi luoghi indicati come malsani ;
sono la Valle di Andora, i dintorni di Albenga; gli Stagnoni
della Spezia (4) Il soggiorno di Albenga divenuto assai
()
Questo lo Specchio generale della Popolazione neUa Liguria
marittima.
Provincie Maschi Femmine Totale
Nizza 51,000 53,ooo to4,ooo
San Remo
27,500 33,5oo. 6t,ooo
Oneglia 28,ooo 28,5oo 56,5oo
Albeflga 28,4oo 2g,ooo
67,4oo
l:tavona 36,,00 35,8oo 72,500
Genova r35,,oo r35,ooo 270,700
Chiavari 5o,ooo 4g,5oo gg,5oo
La Spezia
o di Levante 34,ooo 34,4oo 68,4oo
Totale ?go,ooo
Principato di Monaco 6,ooo
(2) Vedi nell' APPBIIDtca il principio .XII' articolo Miva:r.ioni dei
Liguri.
(3) VeJi nell' APniiDICB il Sun&o di Sttttiltica medica dd
Bened. Mojon.
(4) La strettezza della Valle di .Andora e le mohe acque stagnanti,
21
meno insalubre per l' incanalanamento delle acque e l' allon-
tanamento delle della canapa. Gli Stagnoni non
sono troppo vicini all' abitato, ed una tupe difende la Spezia
dalle loro esalazioni maligne. Il Professore Viviani ha tro-
vato il gozzo a Brugnato in fondo alla valle per cui cmre la
Vara, trista conca ove l' aria poco ricircola e si rinnova, ed
ove i raggi del sole si riflettono per ogni verso sulle aride
naturali pareti ( 1 ). Quel deforme enfiamento delle glandule
non pure troppo raro nella Valle di Andora.
Ma queste sono eccezioni di conto. Generalmente,
il salutevole aere, l' esercizio del corpo, l'abituale sobriet,
e la letizia deW animo, ispitata dall'amena natura de' luoghi
e dai retti costumi, giovano maravigliosamente nella Liguria
a moltiplicare la specie, e a tener sana e far lunga la
vita. Le malattie, a confronto d' altri paesi, son poche, e
Ja maggior parte degl' individui invecchia senza avet'ne co-
nosciute altre che quelle di breve durata. Non pertanto io
proporzione del gran numero di coloro che qui pervengono
ad una verde vecchiaja, molto scarso il drappello di quei
che trapassano alla decrepitezza (2).
l'i conducono nella state e nell'autunno e febbri intermittenti, ed
i loro Cl'onici effetti. ln generale gli abitanti di questa valle, pigri,
miseri , inabili a scuotersi dal loro torpore, sono squallidi e per la
maggior parte d' aspetto cacbctico E1tratto da una Slati&tic delle
Provincia Ji Alhenffll.
( r) C' est dans le beau scxe principalemcnt que ces gonOemens se
manifestcnt Brugnato, et c' est tout ce qu' il fallai t pour rencJre
bideuscs des femmes, qui d' aillcurs n' taient pas favo1ises p3r la
nature. Quoique dans Ics persoones qui sont attaques de cette mab-
die on ne voi t lea autres syothomes du Crtinisme, je suis cepend3ol
d' avi& que l' oo peut regarder le gooflcment des glandes comme le
premier degr de cette alfreuse maladie, etc. Yoyage dan le Apm-
nin de la Ligurie pa,. M. D. Yivitmi.
(2) En France on ne compte en gnral qu' un vieillard de quatre-
"ringt quatre vingt dix ans aur 48o habitans , tandis qu' on en
trouve en Liguric coviron ciaq pnr mille. Do celte propurtiolt

Il viaggiatore che da Nizza, per le due Riviere f
ai trasferisce a Sarzana , s' abbatte in tre schiatte beo distint
faa loro.
La prima quella di Nizza. I Focesi che fondarono
questa citt, non le lll!ICiarono , a quanto sembra; la bellezza
greca in aetaggio. Per non entrare in altre particolarit , sta-
remo contenti a chiamarla schiatta Provenzale. La pol'ola"'
zione delle Alpi Nizza, di schiatta Ligure-Provenzale.
A Mento ne comincia la ' schiatta Ligure e viene senza
terruzione si'lio a Lerici ed a V Il monte della' Turbla
a pllnente, il fiume Magra a lvaote ne sono i naf\trali e ben
segnati confini: A settlentrione, cio verso il Piemonte e ]a
Lombardia, tutto paese di Liguri, la diffe-
renza non si palesa che a a grado. Generalmente si
nota che 'tutta la 're{f.one a del Po sino alla Trebbia
serba suoi popoli manifesti ' segni della schiatta Ligure i
mentre sulla tiva sinistra gli Etruschi i Galli , le colonie ro-
mane, r Goti ed 'i Longobardi produssero una schiatta mista,
forse pi bella, da che la primitiva.
Ne !li Liguria marittima
1
picciola porzione delle vaste con
trade gifl dai Liguri, la schiatta Ligure si conser-
vata nella sua primigenia purezza. Questa lunga spiaggia ma.o
rina mai "non venne. occupata da gente straniera che vi po-
e t stanze. Il sangue degl' lotemelj; desJ.' Io-
>f!Buni, dei
1
Sabazj , dei Geooati; dei Tigulj ecc. vi scorre in-
cotTotto, salvoch in parte. a Genova, !..oove vennro a tra ..
piantarsi molte famiglie milanesi al tempo deUa passata dei
Loogohardl in Italia , ed assai altre in tutte ie susseguenti
et , specialmente dalla frequenia 'dei traffichi. ,
avantageue ne se aoutieot paa an de l de quatre- Yingt- dis an, car
on peut obaerver que danl un trmpa prosprit la proporlion der
wieillard& de qua tre- viogt-dix ans centa aoa !l' qu de o,!ig
par 1000, c' ell- - dire un aur 1,7oo; taudia .. en France oo eli
c"lc:ule un aur 16oo. Chabrol, SCaciltique du Dep. de Jllonunoeee.
29
l caratteri dle contraddistinguono la schiatta Ligure , sono
donne i seguenti: capelli nerissimi, lisci: occhi neri ,
grandi, scintillanti : forme fvelte, atdite: lineamenti risentiti:
pelle alquanto fosca: -largo ovale di faccia. I capelli biondi
e increspati, gli occhi azzurri e teneri , le forme dilicate, non
si veggono quasi che io Genova, e ne'suoi dintorni. La somma
bianchezza delle donne geoo,esi, specialmente nel
popolo di n1ezzo, viene attribuita ai 'luasi continuo loro sog-
giorno io casa, l all' ombra delle loro stanze' originata dal-
l'altezza delle case e angustia delle ,vie. ,Del resto
l'avvenenza delle Genovesi da secoli celebrata in tqtti i
libri di viaggi; le lodi che la Geolis porge alle fan.ciulle di
Albenga , si debbono estendere a. tutte loro da Monaco alla
Spezia del pari. Ma, beoch le leggiadre Savonesi s'
a buon diritto meritato le odi del non perbfnto
la Georgia della Liguria forse nella sua Riviera Orientale.
La popolazione maschile data alla marioel'ia , riguardevole
per bellezza scioltezza, per un mistQ di fjerezza e di
onest che dagli traluce ne' loro sembiaoti.
La terza schiatta l' Etnuca di l dell;:a, Magra, e vern-
mente fuol'i de' confini della Ligu1fa Cfti assiste ad
una festiva solennit in Sarzana , non ba d'uopo di ricorrere
alla diversissima lor foggia di vestire per di$tinguere le con-
tadine del golfo della Spezia dalle contadine della
Qqelle hanno tutti i caratteri sopra indicati sch.iatta
Ligure; c;l?este hanno il .,':iso molto. pi picciQlo, i capelli
biondi, naturalmente inanellati, gli occhi cilestl'i o le
forme pi sottili o pi gentili. In una parola, i pittori che
amano prendere dalle cotadine i loro modelli, scegliereb-
J
bero una bella donna di Lerici per effigiare la generosa Giu-
ditta, ed una bella donna del contado di Sarzana per ritrarre
la mite sposa di Assuero.
Dal carattere fisico al morale e all' economico naturale
il trapasso. Ma qui converrebbe per avventura distinguere il
de]le provincie e8clu.sivamente oleifere, dal Ligure
lo
provmc1e trafficanti ed industaiali ; il Ligure de' paesi che fu-
rono principati o signorie feudali, dal Ligure de' paesi dianzi
governati a repubblica. L'esame delle instituzioni anteriori . ci
mostrerebbe l'origine de' presenti costumi, e la modificazione
ehe provarono col mutar delle &orti. Tuttavia questo lavoro
c:be mena ad argomenti di ardua trattazione, qui eccederebbe
per Ja sua lunghezza i terw.ini che ci siamo assegnati. I cenni
aagguardano particolarmente al popolo che vive in
sulla spiaggia nel centro della Liguria marittima.
D Ligme . osservantissimo de' Paecetti che fanno la morale
dei popoli. Esso obbediente alle leggi; gratissimo a' benefizj,
ma facile a scordarli; fiero ed inesorabile con chi gli nuoce
uell' intresse, o l'offende nell' onor patrio, del quale pi
tenero che dell' individuale. pazientissimo del lavoro ed in
.eSbo ad un tempo e circospetto ;
.sobrissimo, animoso, svegliato d' non agevolmente
vinto dagli ostacoli, a vincerli; costante nel pro-
posito o ve riesca. vantaggioso, pronto a dipartirsene o ve torni
in danno. Nesspno gli Vll innanzi nell'arte di adunar la ric-
chezza. co' lenti guadagni e con gli assidui isparmj. L'uso
che regna altrove di ce1care il lieto ozio dopo le ammassate
dovizie, giace incognito al Ligure; il negoziante che ha gua-
dagnato milioni, continua nell'estrema vecchiezza l'applica-
zione della sua giovent. Scmpe bramoso d'acquistare, te-
nace dell' acquistato , nulla eputando aver conseguito se al-
cuna cosa resti a conseguilsi, odia il Ligure le spese ch' egli
c:biama superflue, e che albove si direbbero inservienti a]
facile e piacevole vive1e. lmperciocch il dena1o l'anima dei
traffichi, e l'utile che coi traffichl si ricava dal denaro la vita di
un popolo privo di ricchezza territoriale. Questa massima fon-
damentale col giro de' secoli s' fatta un nazionale instinto.
Per essa Genova in secent' anni di strane e spesso crudeli vi-
ende, seinpr conserv i capitali che aveva raccolti ne' primi
Jcmpi de11a sua gloria Laonde Venezia perdette ogni
,:psa, perdendo la Genova rimase sempre la stessa.
31
Ma questo ditDaro di cui il Ligur consetvator si geloso ,
pi nulla diventa a' suoi occhi se pi alte considerazioni da
lui lo richieggono, L' istoria c' insegna con che larghezza i
Genovesi lo profondessero ne' gravi casi della patria. Le loro
instituzioni di carit soprav811Zano ogni paragone europeo. Le
chiese , i palagi , le ville loro, splendenti d'oro, di marmi ,
di opere d' arte , attestano con che liberalit gittassero i te-
sori pel Justto della religione o per l' adornamento del loco
natio.
Dall'unione, scrive un Ligure, di queste qualit degli
uomini con le qualit de' luoghi venuta ne' Genovesi la
suprma attitudine alle cbse marittime e commerciali; tal-
cb lo spirito di commercio immedesimato con Jo <Spirito
nazionale si fatto per essi una seconda natura , sino ad
aversi "per sinonimo Genovese e Metcatante. N ad altta
ragione che a quest' attitudine, secondata dal governo con
provvidissime cure, andarono i Genovesi obbligati dell' an-
tica loro prosperit ed opulenza di cui son piene ]e isto-
rie (r) .
La migrazione pei Liguri marittimi un vero bisogno ge
nerato dalla soprabbondanza della popolazione in mgione in-
versa dei modi di darle alimento (:a). u Dediti .essenzialmente
alla navigazione ed al commercio essi ritraggono dalla lor
( 1) Il Popolo diviso ig Nobili e Plebe, e ancor che sieno tutt'
mercadanti od artefici, nondimeno ven 1000 assai i quali posscdonQ
aignorie, ville, terre e castella; capitani di guerra cos in terr;t como
io mare. E del tratto della mercanzia non bisogna parlare , percb J11
palma di CJUesta cosa sempre stata data ai Genovesi, e
mente della navigazione la cilt aempre stata regina Ag. Giusti.,
niano, de&.:ri:r.. della Lig11r. verso il I53o.
(2) L'inconveniente della l'eccesso della popolazione
1
proporzionatamente all'estensione deJ territorio: siamo almeno 16oq
in t8oo abitanti per ogni miglio CJiiadrato. Non evvi forse al moodq
altro paese egualmente popolato, eccettuatone la China: pure iter.:.
reni coltivabili non giungono alla met;\ sul totale . Ouerva:r.io11i
pi un Colti.,atore di Dino. Gen. J817.

positara al mare tltnt facilit a trasportarsi in estere con-
trade, che rion dee recar maraviglia il vedere che non v'abbia
costa del Meditel'raneo , non esclusa la barbara terra d' Aft'rica,
ove non si trpvino colonie genovesi, e che queste gi molto
s'estendano nelle marine dell'America. La Spagna, il Portop
gallo ed i paesi oltremarini che ne dipendettero .o ne dipenp
dono , hanno pel Ligure marittimo ]e maggiori attrattive.. l
due secoli in cui Genova si rimaae tutta aderente alla corona
di Spagna, con tanto suo vantaggio dal Jato de' traffichi ,
hanno condotto quelle strette relazioni che sopravvivono alle
mutazioni plitiche ( 1)
Queste migrazioni non sono ehe temporanee. Perocch il
Ligure -sente un principio di Nostalgia e. non si trova bene
fuorch nel proprio nido: il che sempre lo tira in ogni stato
di fortuna a riedere in patria (2) .
MOJlU NATUBALL
La Botanica ligure abbraccia gran parte del regno di Flora.
In cima, nei fianchi ed a' piedi delle ardue rocce che sigoo-
reggiano le fonti e gli alti letti del Varo, della Tinea, della
Vesubia, della Roja, allignano tutte le piante delle Alpi ne-
vose. n nimbifero Apenuino si adorna de' fiori di un clima
pi mite. La spiaggia marittima produce le piante dell' Europa
pi meridionale, e molte dell'Asia e dell' Atfrica (3).
( 1) De Marini , Statist r
(:1) Q11ervazioni w 1upra - Vedi poi nell' APPJiliDlCB l'articolo
Migra:.ioni de' Liguri, considerate pi dall' allD e col sussidio dell'i-
atoria.
(3) Vedi nell' AFPIIBDICB i due delle principali piante del
Culle di Tenda , e de' dintorni di Nizza cio della spiaggia marittima.
Vedi pure il 8otaf4io Jt.aliano del Prof. Moretti , colle ouervaziooi
del Giornale Ligusti,:o del marzo i e l'Appendice aUa Flora Li-
llica elci Vrof .. Cav. Viviani i il quale ata ora mettendo alle stampe
11na clauica descrizione delle piante dalle nozze relate, ricco corredo
33
l quadrupedi della Ligwia marittima 1000 all' incirca gli
.stessi della Loanbatdia. Il ciogbiale che il Millin cbiaman
ancora delizia . de!Ie .mense Nicesi , scompaaso dalle Alpi
rnaJ'ittime. .Ma diversa di qua o di l dell' Apennino la
quantita de' domestici. Come in fatto cercare i piugui buoi e
le rnandre delle giovenche su pei liguri greppi
ove ignoto l'aratl'O, ed ove ai larghi irrigui prati manche-
rebbe, se non altro, le> spazio? Il robusto ed agile mulo che
costeggiando con pi sicuro gli orridi precipizj, vettureggia
gli uomini e le merci su pei balzi: dirotti , era altre volte a
queste contrade ci che all' Asia il cammello. L' aprimento
delle larghe ed agevoli strade ha fatto scemare il numero
de' mui ed aumentare. quello de' cavalli che tirano i carri.
Nella provincia di Nizza abbondan le greggi e; col le pecore
si pascono delle odorate erbe delle Alpi. .nella state
1
e scen-
dono sulla spiaggia ai paschi invernali.
Fra i rettili che la gran valle del Po non conosce, striscia
qui per le umide e vecchie mura la schifosa tarantola (l).
Non evvi forse in tutta l' Italia un popolo pi amante della
caccia che il Ligure. Essa qui il prediletto passatempo
ogni qualit di Gli stessi ragazzi nelle campagne
maneggiano francamente lo schioppo:
La periodica migrazione degli augelli dal settentrione al
mezzod nell' autunno, e dal mezzodi al settentrione nella
primavera, ne col)duce molti stoami sopra queste spiagge , .i
quali vi fanno una breve fermata prima di spingersi a passar
a volo i vasti. spazj del mare , ovvero per riposai'Si nel loro
ritorno. In quelle stagioni la caccia mezzanamente copiosa.
de Il' A pennil'o Liguslico. - Il Prof. Bcrtoloni di Sarzana ha gi molto
illustrato la Botanica Lig.ure.
Per l' lnaettologia, vedi la di11ertazione pubblicata dal Marchee
.1\lueii!Jiliano Spinola in Genova l'anno r8o7.
( 1) Serpeotello imi le alla lucertola, di colore bi a nebiccio, chiaz-
zato come di lcntiaine ; cd i di due 11pezi: Diz. tl11l Cardinali.
. 3
.$4
Gli augelli pel'manenti non vi sono in gran Aumel'O, Ne'pOlSi
la continua c:oltivazione li turba ed Ne' monti
1
perloppi aridi e nudi, non trovano le amiche selve da poni
un riposato e fido ricetto. I Tenti marini recano talvolta 11
questi lidi alcuni augelli abitatori dell' Affrica, che servono
ad abbellire i musei degli Ornitologi ( 1 ).
Il principale ornamento delle mense Liguri state,
l' ortolano , uccelletto che s' ingrassa ne' serbatoj ed boe.
eone di molta stima Qui lo fanno pervenire ad estrema
pinguedine. E nell' nfern<1 il tordo, che pascendosi dello
b111c:che ,.,.Jl' ulivo, prende un delicato sapore. Le pernici
roe abitano sull'alto de' monti i ove in certi seni paludosi
pur la Le grasse quaglie eh errano "per
le stoppie degli ubertosi piani oltrappennioi, qui non c:ompajonQ
ebe nell" autunnale passaggio (3),
Il ma1e Ligustico, guardato in paragone di altri mllri, nou
veramente troppo pesco!IO , in ispezialit. nel suo intimo
'
seno. Ma la notevole di popolo che in sulle coste
11li Genova , ove la pescagione pi scarsa , vive col solo
prodotto di essa , basta a smentire anche da questo lato il
trito proverbio tl1e cont\ene tre falsit4 in tre ingiurie.
Non mancano tuttavia lungo le due Riviere i tratti marini
pe' quali straordnarjamente !lbbonda la pesca i e segnalato
per questo verso il ljeno di Alassio. n pesce ivi si prende in
gran copia che quel solo luogo basta a fornire del diU
cato Nasello tutto il Piemonte che ne fa gran consumo.
11 numero de' tarj pesci che vivono nel mare Ligustico si
teputa ascendet a d rea 35o ; tl'a' quali havvene di rarissimi.
l pi ragguar!levoli sono i Cefalopteri, le :Ualiste, i
(1) V!!di nell' APfaJ!lCII il Catalogo ornitologico.
(2) Il Cav. Prof. Viviaui pota negli Atti dell' lo1tituto Liaure ua
Dertaziooe topra gli auselli della Liguria.
(3) Ese arriTallO milze 4'GI_tremare .Jitlla vrimTef
35
loprii , i Gimnetri , le Ausonie, i Ponatomi, gli Alepocofali ,
i Tetragonuri , ed altri singolari pesci ( 1 ).
Nelle mense tra i pesei ligustici il pi pregiato la triglia.
Legge si cl1e gli antichi Romani la pagassero a peso d'oro.
Il prodotto generale della pesca sulle coste della Liguria
marittima non facile a valutarsi per mancanza di nozioni
diligentemente raccolte (i). Lo stesso dicasi rispetto all'estra-
zione dei pesci f1eschi o salati , che si mandano in Piemonte
ed in Lombardia.
La professione pescareccia, ereditaria nelle famiglie , di
tutte la pi miserabile ma non la pi infelice. 11 padre lascia
oi figliuoli per unico retaggio una rete e qualche volta un
battello. Nati in riva al mare , non circondati che da reti ,
non ammaestrati ad altro che ad 'Usarle , ed a conoscere il
( 1) V e.li le belle opere lctiologiche del Pro(. Risso di Nizza , nome
classico in questa parte dell' i storia naturale. - Ecco. la qualit dei
pesci de' quali p! abbondante la peca .uel mar Ligustico.
Nome vernacolo genovestl.
N nello
Tonno
T reggia
Pagao
Bog
Sarpa
Rondanin
l>aarcUa
Sardrn-na
Ancina
Nisseu-a
Razza
Nome francese, secondo Lacepde.
. ,
Gade merlua
Scombre thon
Mullc rouget '
Spare Pagcl
Spare Bogue
Spare Saupe
Spare Castagnole
Athrine Soel; il peis Rey
o Pesce reale dc' Provenzali .
Clupe Sardine
Ancboia
Squale Emissole
Raie Batis
(:a) In Genova se ne consumano annualmente circa 5,ooo cantara.
Il cantaro vale 6 ruhbi di 25 libbre , peso grosso, ed equivale
grammi 47,64g,6oo. Il prezzo del pesce. in Genova v a r i ~ dai 3 a 4 soldi
aiao alle :a lire , &econdo la qualit
1
la quantit , la sbgione, eec.
36
!'Ome ed il prezzo de' essi non parlano non. soguaao
che di mate di pesci di reti , e sono nondimeno lieti e tran ..
quilli. Fra tutta la popola,ioqe, la classe de' la pi
mqderata, discreta e pacifica. I voli della ]or fantasia non si
5tcndono oltre il tratto di mare io c:ui son usi a pescare.
Jlench mancanti di tutto , hanno continuamente la speranza
per loro conforto. Ogni volta che gittano le reti nel mare o
le tirano a tena , una dolce lusinga commuove il lor petto :
una ricra preda sar in quelle reti. Quando esse tornano
vuote, il pescatore china la fronte per tristezza; le donne e )
fanciulli che son discesi sull' atena pr assisterlo nel penoso
lllvoro, pi4 di lui si mostran dolenti. Ma un pensiero tosto
Ji l'ljCCOnsola: di mani si f,u buona pesca. Gli stenti che soffre
il pescatore nella meschina sua capanna, i pericoli a cui ardi.
tamente si espone sul mare , da lui vengono appena avver-
titi. Egli nato fra questi stenti, in que' pricoli s' eserd-
tljta .la .1\Ua fanciullezza.
H avvi un=- tonnara havvene pi d'una nella
di Levante ( 1 ). Il tonnq fa il suo passaggio due volte
l'anpo, da ponente a levante primaveta, da levante a
ponente nell' autunno, sempre costeggiando il lido, e sempre
torme or or Se ne incontra taluno disperso,
f)urante la state.
La pesca del tonno pe-egrino spettacolo allo straniero.
Gittasi la rete io mare 5oo tese io distanza, e J5o palmi
}lrofouda. Pa1ecchie ancore la fermano al fondo ed assai pe:u:i
di sughero ne tengono a galla i lembi supremi. Essa forma
un laberinto diviso in varie camere; l' ultima delle
( 1) La Guida di Nizza !l ice cL e nella 'fonoara d Villafranca ai
r,:endono talon fino a 1oo e no tonni in una aol11 tirata di reti. Due
di reti nella Tonnara di Camngli diedero noo tonni di 6 ad 8
libbre cadono. Ma queste buone venture aono rarissime. Le
dc' tonni sulla costa Liguslica non reggo11 nemmepo da lontano al
Jangone con quelle 4i c YtiiiODQ ogpi anno acem'!ndo per
caaio!Ji,
31
quali porta un formidabile ootne. n torino ' con varie arti
costretto ad entratc nella Camera di Morte.
L'ora della sua condanna segnata. I pescatori accorsi in
sui -batelli intomo alla funesta camera, tirano a se le reti
Mentre .queste si sollevan dal fondo , tu miri i tonni dibat-
tersi con si gagliardo impeto ('he spargono intorno una }lioggia
di spruzzi marini. Finalmente i pescatori , armati di lunghe
pertiche con raffi di fc-mo, danno d' uncino ai tonni, e li
traggono gopra i battelli. Ne'looghi ove questa pesca co..:
piosissima , come a vvieue in Sardegna, il mare colorato in
rosso dal sangue de' tonni.
I pescatori di Alassio vanno alla pesca de' tonni in Sar..:
degna. Quei di Camogli vanno ne' mati di Toscana a1la pesca
delle acciughe da acconciare col sale.
Ascendono a circa 1 oo speCie i crostacei del inate Ligu..:
stico,
Di tutti i testace'i il pi dilicato, a parere de' gastron0'1Ui,
il dattero ( Mytiltu lithofagus di Linneo ). Il nome di dat..:
tero gli venne _dalla molta sua col frutto della
palma, se non che questo mollusco pi bislungo. E l' epi-
teto di litofago o mangiapietre datogli da Linneo, accenna la
sua dimo1a. Conviene spezzue il il1asso cn grandi colpi di
martello per trovare la solitaria e scogliosa casa del dattero.
Col dentro ei sen vive, avviluppato da un leggerissimo nic-'
chio. Il dattero di ama le spiagge della Liguria , di
preferenza a tutte le altre marne. Esso ri-cercatissimo in'
Genova, ed a certi tempi assai raro ( 1 ).
Le dovizie mineralogiche s' accompagnano con ie geoiogi
che, ed anch' esse compotlatlo male il ristretto dire e l' or..:
Dato. Trattando ne altrove a parte, qui ci. sia assai l' indicare'
che la Liguria sotterranea chiude miniere di piombo argen-
() Un piatto di dalier di ioare per un pran:o di. r2 commensali
'rien talvolta a costare 5o lire; e non pertanto ne' banchetti se"
llovesi in'disjlellsabife
38
ti{ero, dj piombo puro, di rame , di ferro , d' ossido nero di
manganese, di antracite, ecc., e porge anche indizj di mi-
niere d'oro e d'argento. Ma l' ardesia tegolare, la calcina, il
gesso, ed i marmi somministrano i p1iocipali prodotti ( ).
AGJUCOLTVBAo
D contadino Ligure, avvezzo al pi duro stento , bagnante
di sudore un ingrato suolo da cui svelle a viva forza il suo
meschino alimento, suscitava gi l' ammirazione de' priscbi
scrittori per la sua per la sua industria , pel suo
indefesso lavoro. Ma la Liguria marittima non adornavasi al-
lora dell'albero che i Greci consacrarono alla Scienza
cata col nome di Pallade, e che diedero per simbolo all'a-
t mabile e prosperevole Pace. La coltivazione dell' olivo, forse
contemporanea ne' dintorni di Nizza all' edificazione della
Citt, non dilatassi nella Liguria marittima che intomo al
13.
0
e r4.
0
secolo (2).
() Vedi nell' APPZKDlcB l'articolo Mu1iere.
(2) Orzo, mele, legname, agnelli, capretti, e qualebe frutto erano i
soli prodotti dell'agricoltura ligure, secondo Diodoro Siculo e Strabone.
Giustino ([storie) dice che per l'esempio dei Foce si, stanziatisi a
Marsiglia, attesero i Galli a )lO tar la vite, a piantar l'olivo. quindi
probabilissimo che i Focesi piantassero l' olivo nella loro colonia di
Nizza.
11 nome di Olivula dato ad un porto della rada di Villafranca od
alla l'ada istcssa nell'Itinerario Marittimo, ci trae a credere che nel
felice secolo de,;li Anlooini fiorisse la toJtura degli olivi in quell'estre-
mit occidentale della Riviera. Se l' Mnittimo non del
secolo degli Antooini, nemmeno il nome di Oli v ula doveva .esaer
recente.
Il Coltivatore di Diano scrive: Una delle cCJndizioni, stipulate
fra' Diane si e GenO\'esi ( nell'accordo del I 199 ) porta che dovessero
i primi godere della facolt di estrarre da Genova l' olio necessario
gli usi loro senza pagamento di azj '" Ci prova che la coltura
ell' olivo non si era ancora estesa a quel tempo siuo a Diano, J'3CSC

Ancbe l; odoritera (amigUa de; IOil trapiantata
aulla costiera Ligustica che dopo l .. occupqione del regBO
delle Sicilie fatta dagli Angioini, Conti di Provenza che
tegnavano verso il Varo e la Roja ( 1 ).
Per farsi un concetto dell' agricoltura oela Liguria\ marit-
tima , convien ridursi a mente la ridetta figura del pactse
cb' un lembo di terreno, lungo dugentG miglia, largo dif.o
fea-entemente dalle quattro alle ventiquattro , e forauato dalla
pendice australe delle Alpi e dell' !pennino sull' onda ma,.
rina.
Taluni dividono questo paese per IO lungo in tre succes.o
si ve regioni, alta, media bassa , e baamano ehe
la paiana, cio il Monte , si veltiase di boschi. La iecond
che chiamano la Collina, tenuta a v;ti e ad ulivi, o pian
tata di castagni e di pini. Gioverebbe far imboschire le parti
che rimangono ignude. La terza che nominano il Poggio , e
omprende lo spazio eh; tra la creata dell' ultima catena di
colline e la sponda del mare , la sede della popolazione
ed il teatro di una coltivazione che non ba per emula che
1a Lucchese (:a).- Ecco in iseorcio il prospetto di questa terza
Tegione.
La costiera occidentale, da Varo alla V aDe d; Albenga,
un continuo aliveto. L' uomo del Notte ama l' olivo, perieb
che tre secoli tln'di gi produceva umile migliaj li barili c\'olie,
come narra il Giustiniano.
A:l tempo cb e pi era i n fiore la Colonia Genovese di Pera , il Bai
tlucci annotera trii gli olj , di cui si faceva traffico in Pera , quei di
Venezia , dtlla Marca , di Pugti, di' Gaeta , c non fa pD'r cenii"O" dei
L'guatici. It silenzio di questo testimonlo sincero ed oculare dimostra
-c:be per lo mena degli olj Ligastii oon v'era' molta estrazione a suoi
<i orni.
Vedi poi nell' APPBIIDCB dt;U oUI"ii.
{ 1) Papon , lait. de la. Provence.
(2) G. Piccone, memoria sul ri&rabiliniento M bo.&i nel
lato. - .O&e"'m.ioni tli 1111 Colcivator di Diano.
4o
indizio di u11 pi fortunato. Ma la monotonia del 1na
smorto .fogliame, quand non interrotta .da pi vivaci tinte
di verde, riesce incre9cevole agli occhi, ed all' ani 100 ca gioo
di mestizia. Ci si scorge particolarmente nella Pl'Ovincia di
Oneglia, ove regna senza compagni 'l' pianta che come
l' Ercole . adorato a Monaco , mal soffre che nel suo tempia
si renda altro culto. Ma m! dintorni di Niua i ftequeoti
giardini e le irrigate valli interrompono l' "Uniformit con
grata vicenda. Sopra i gioghi che fann() spalla a Villafranca la
svelto e verdeggiante carrubo stende la pompa delle vaghe.sue
foglie tra, i solenni ed antichissimi olivi ( 1 ). A Mentone , a
San i limoni, gli aranci, i cedri sfoggiano l'oro pal-
lido e l'oro, carico delle poma loro in mezzo alle verdissime
e rilucenti lor foglie. Ed a Bordighieta, come ancora a San
Remo, l' elegante palma consola gli sguardi colla sua va-
ghezza orientale I vigneti in quel luogo tratto di Riviera
ora son rari , ora niancano affatto. Il territorio di Nizza sui
colli che guardano il Varo, s'allegra, veto, di liete ven-
demmie; ma i vini che co' t,rO,mL-di,Bellet,,di Braquet, ecc.
godono famlJ quasi europea , vengono in parte dai vi-
cini vigneti di Francia,
La Valle di Albenga, lunga piana e latghetta, offre una
scena di coltivazione mezzo Lombarda e mezz() Ligustica.
lvi sono e campi e prati e oliveti e vigneti e vcrzieri. Ma
l' arte dell'agricoltore non va del pari colla fertilit del ter-
reno.
()Il carrubo carrubio, cnrubbio ( Cerathonia siliqua) chiamalo
.anche Guainella in Toscana dalla forma del euo fl'utlo mollo simile a
una piccola guaina f albero quui ignoto alla gran conca circumpa
dana. l suoi fiori spuntano nel tardo autunno, prima c,lte matul'ate ne
siano le frutta, le quali avvolte in baccelli , pendono a grappoli dal
nudo de' rami. Il cal'rubo mai non perde le foglie, e queste sono di
bella forma e di nrde vivace. Le sue frulla porgono eccellente cibo
ai cavalli : in tempo . di carestia servono, bench nauaeoae, di ali
mento anche agli .. uomini , come anenl1e nel di Genova.
(2) Bordishiera, dice un aembra una naon Gerico.
4
La doppia valle di Finale ed i suoi poggi r\denti em-
brano un orto sperimentale di agricoltura collocato in feli-
cissimo Vi hanno seggio gli aranci, prosperosi a segno
che una sola pianta giunge a dare quattro o cinque migliaja
di frutti ( r ). Vi ritrovi i cedri pi odorosi e pi rari. l meli
Carli, che portano la squisitissima fra le qualit delle mele,
vi han la prediletta lor sede. Gll olj del Finale pi non ga-
reggiano con quei di,Diano o del Ce1vo, ma formano ancom
la paima linea di ttanstione. Pe1 le assidue cure di valenti
Enologi, alcuni suoi vini di particolar fattura quaS>i ti fanno
obbliare que' de' regni di Valenza e di Murcia. La patria di
Giorgio Gallesio uno dei templi dell' italiana Poarluna.
Dal Capo di Noli insino al Capo del Corvo la coltivazione
mista offre una scena tutta diversa da quella di Porto Mau-
rizio. O ve i vigneti s' alternano con gti oliveti, o ve alla rln;,j,l
fusa vedi biancheggiar l' olivo, ordinarsi in filari la vite, co-
prirsi di messi il solco, portare le 'nettaree sue frutta il pa-
triarcale fico , la squisita pesca rosseggiare tla le lanceolate
sue foglie, la pera camoglin'a spargere intorno la sua grata
fragranza, I bei 'edUi di Savona producono le pesche pi sa-
porite. I giardini di Pegli e di Sestri imbalsamano coi fiori
de' cedri i maestosi palagi a cui fanno ornamento. La Valli!
della Polcevera la Tempe moderna. Se i suoi vini e i suoi
olj conispoodessero in bont alla- singolare diligenza e va-
della sua coltivazione, ed alla magnificenza delle sue
ville , ella sarebbe pi ricca che l' aurifera Valle di Cuseo.
La Valle del Bisagoo, laddo,e allargasi tendendo al mare, ver
deggia tutta di orti di si largo podotto che una tavola di terreno
ivi spesso vale quanto un jugel'O altrove. Il picciol seno e le so-
leggiate di Nervi rendono immagine di una sola- e dilettosa
() Le pi grosse piante d'arancio anne1tate che si Ve(!gano a
l'llervi, non oltrepauano i due w ila frutti o.li Jlrodolto. Qur.llc del
Finale venute di seme ne danno aino a quattro o cinquo mila. o,..
MWI'asioni di un Co)til'nto di Diuii:J.
/j.&
cedraja. L' occhio mai not1 s sazia di contemplare dall' alto
del monte della Ruta l' immensa copia delle piante fruttifere
d' ogni maniera che vestono 1 colli sovrastanti a Camogli. g
pari. torna la maraviglia e il diletto a chi riguarda i lietis-
simi poggi del golfo di Santa Margherita. Se uon che di mezzo
alle cento coltivazioni qui sorgono tratto tratto i pil'8mideg-
gianti cipressi. che pajono alluogati da un pittor di paesi per
far meglio spiccare l' allettevol prospetto. La rurale scena
rontmua con poche differenze la stessa nel piacevole an-
fiteatro de'colli che signoreggiano Chiava1i, e lungo la spiag
gia sino alle Cinque Tefl'e, si 1inomate gi pei lllr vini e
che ne rendono tuttora di si squisiti. Col b'ovi con istu-
pore i pi stagliati scogli inghirlandati anzi ammantati di
viti , e con terrore scorgi. il contadina potare o vendtm
miare sospeso colle funi sopra l' abisso, o lavorare intrepido
per ripidissimi e sdrucciolevoli siti dove un pi,ede messo in
fallo lo farebbe traboccare da vertiginosa altezza sopra
gl'irti pietroni o nell'onde (1). Col pure l' amena vallicdla
di Monterosso produce in grande abbondanza i limoni. Final-
mente l'inarrivabile cratere della Spezia lussureggia, sopra tutti
i suoi colli a cerchio, della mista
Questa 1apida rassegna de' luoghi mostra abbastanza che
nella Liguria ma1ittima Pomona usurpa a Cerere le sue ra
gioni. Pe' grani appena rimane lo &pazio tra i filari delle
viti, ed in qualche breve tratto di piano; anzi, dove pi re-
gnano gli olivi , sono esclusi del tutto. Sopra gli scogli do-
mati ed infranti mal biondeggiano, o troppo scarsamente frut
tan le spicbe.
L' arte di condurre la coltivazione dalle radici de' dirupi
sin a quell' ertezza cui ella pu salire con speranza
di p1oftto, concorre a far sl pittoresco l' aspetto della Li-
gul'ia marittima, la quale si solleva di basso in alto come
(r) Memoria suUa vite ed i vini delle Cinque Terl'e. Ginova, 18115.
-- Sl fatte ripideztc non sono tulta:Yia troppo cOUJUni.
43
la gradinata di un immenso teatto. lmpetciocclu! pc1 vincere
il ripido pendio delle rocce, il .contadino con indefessa. opera
innalza terrapieni, l' un. sopra l' altro, sostenuti da muri a
secco quasi io uguale Lo scoglio, 1otto dal piccone o
dalle mine, somministra le pietre pel muro , ove circolare
ove rettilineo a seconda del sito. Tra la sommit di un muro
ed il piede dell' altro , il riparo pi o men largo vieu coperto
di terra vegetale trovata tra gl' interstizj dello scoglio, ed ac-
cumulata .co' frantumi d' esso. Questi stetTati , con tant' arte
e fatica construtti, cangiano in orizzontali i piani inclinati, ad
imitazione della natura che mai non fa. crescere se non per-
pendicolmmente le piante. Lo straniero che vede le rupi fog
giate di fondo in cima ad anfiteatro con tante alzate di terra
una sull' altra, sorrette da muri continui, e vede questi ter-
rapieni coronati di 1igogliosi olivi , o di allegre viti e di fi-
chi, non si rimane dall'ammirare la perizia e l'indusbia che
in tal maniera coltivando i fianchi dei monti, ripara alla
scarsezza della pianura quasi tutta occupata nelle valli dal
sassoso letto de' fiumi. :Ma egli non sa cbe la fatica da du-
rarsi intorno a queste attificiali zone di campo, rifinisce o-
gni anno le forze dell'agricoltore. Non basta aver fatto i ter-
rapieni ed i muri; con vi eu mantener li. I venti in certi luoghi
e da per tutto le dirotte e le lunghe pioggie, lor fanno ter-
ribile guerra. Torrcntelli imptovvisamentc nati, e traboccati
o sviatisi dai loro attefatti canali di scolo, squarciano ed ab-
battono i muri, si travolgono a guisa di cascata di gradino
in gradino, e trascinano sino in fondo al a valle la terra
vegetale, con tanta fatica radunata sui pianerotti che questi
sostengono. forza che il buon villano con lavmo quasi con-
tinuo, rifaccia e rionalzi i muri , e dall' imo vallone ri-
porti in alto la terra. che cento volte vi ha gi riportata.
Non solo le scoscese chine de' monti sono ridotte a col-
tivati camper e Ili, le stesse arene del mare so n trasfonnat
in orti feraci. Dovunque il mat c, lentamente ritirandosi, ab-
bandona un tratto sabbioso, questo vien .'ubito di
44
muro o d siepe, e posta coltura, L'indefesso lavoro t!
l' abbondante concime lo fan verdeggiare di civaje e d' er-
baggi. L' irrigaiione a mano io essi continua. Trovandosi
sempre l' acqua dolce nel terreno quando si giugne allivello
del mare, ciascuno di quegli orti littorei provveduto di un
pozzo, dal quale con una specie d' altalena l' ortolano trae
1' acqua e la distribuisce alle piante. Quelle che ritbieggono
un terreno soffice leggero vi prospe1ano ottimamente. Ne'
di Genova e meglio di Cbiavari si spiegano abbon.o
danti e belli questi orti conquistati sul mare.
N basta: la coltura si stende ardimentosa sin dentro il letto
de' fiumi, come nella Polcevera ed in alcuni altri luogbi. E
spesso l' impetuosa corrente, repentinamente eo6ata, sperde
in un subito le speranze del tapino colono , che tristo im
para e nondimeuo ticomincia a coltivare tasto ch' passata
la piena ( 1 ).
L'aratro. stromento incognito in questi terreni, uon com-
portandolo la lor condizione, !uorch nella Valle di Albenga
ove ne usano uno molto Il principale ordigno del-
l' agricoltura . Ligure la. zappa bifotlcuta olSia falta a due
punte lunghe due palmi, e petaote 14 o J5 libbre. Ne;
terreni pi leggie la zappa piatta o vanga
rovt>scia ( 2 )
'"
(a) u l'oche molta utese sono le pianure che s'incontrano ntlla
Liguria marittima. Se ne veggono appena alcune a Sarzana , a Sestri
di Levante , a Chiavari, a Sanpierda:rena , a Sahi di Ponente, ad
Albissola, a Loano; ad Albenga , ad Andora, a Diano , ad Olltglia ,.
a Taggia ed a Nizza. Le pi spaziose sono quelle di Sarzana , Sestri
a levante, Chiavari, Albenga , Taggia e Nizza , 011uvazioni come
1opra.
(Il) Per maggiori ragguagli vc"i ne n APlBlrDICB .1' arlieolo , Protloui
delf asrKollura lis1rre.
Aa'n a MnTlERl,
Le descrizioni ecopomicbe di quattao faa le cinque Pro-
'Vincie occidentali della Liguria, giunte al capitolo Produ-
J-ione induwiale, sc1ivono Nessuna manifattura di qualche
rilievo ( 1 ).
Ci non significa che le forze 6$iche dell' uomo col giac.
ciano inoperose. A cohivar l'ulivo, a coglierne successiva-
mente le bacche mature , ad estrarne l' olio nella pi per
fetta maniera , molte braccia si ricbieggono , molto tempo e
molto lavoro. Grand affaccendamento pute importa il traf.
fico di questo prodotto , interamente di aspoatazione. Laonde
la potenza attiva di que' popoli tutta si spende lltftl pmdurre
la .maggior quantit combinata colla miglior .qualit di olio ,
e nel cambia..Io co' frutti dell' economia rurale ed industaiale
delle altte contrade. Avendo essi trasformato il loro paese
in uaa immensa manifattura d' olio, riconoscono ora l' opu-
la povert dall' abbondanza o,dilfalta delle ricolte
e dall' alto o basso prezzo della derrata ch' per essi l'ele-
mento della ricchezza. cambio, la produzione prima ,
l'industriale e la (2).
La Francia l' antica e naturale consumatrice delJa mag
gior parte degli olj dell' occidentale Liguria. Per grande in-
felicit di queste provincie, quel Governo ha gravato gli olj
di dazj ianmoderati. Il che facendo rincarare in Francia il
prezzo della derrata, n' avvenuto che l'olio tratto dal colza
o da altd semi indigeni abbia usurpato per molta parte in
fJ) Nella di Niz1;a som> fabbriche di acque odori-
Cere , alcune concie di pelli , alcuqe fabbriche di Sdpone ; esse tcn-
con vivo un qualcile traffico di asportazione.
(2) Provincie cla,sicamente olcifere sono quelle di Nizza, di S:an
Remo , di Oneglia. Quella di Albenga provincia di transil'ione r.-.
gli olj fini e i comuni : vi fioriscono la navigazione e la pesca nelle
marine. La valle d' Albenga, spaziosa , fertile, coltivata a cereali ,
rro4uce oltre il bisOKnO 1' alimento dc' suoi abitatOFj.
46
quel reame le ragioni dell' olio d' oliva, e sminui'toue per
conseguente il consumo ( 1 ).
Questo argomento de' dazj f1ancesi , si stende pure agli
altri olj della Ligmia ed agli agrumi, ch' quanto dire ai
due suoi principali prodotti agricoli di asportazione. I
rlazj stranieri insteriliscono pari mente l'industria del paese,
e q unsi spengono la gi sl. florida fabbricazione de' saponi,
ne' quali l' olio entra come materia prima insieme con la
soda.
La zona manifattrice giace tra il capo di Noli e la punta
di Mam:ra. Qui vi sopra una di settanta miglia, con
l' A pennino quasi allatto a ridosso, vive una popolazione il
cui numero strabocchcvolmente fum d' ogni relazione con
gli alimenti cl1e dal suolo e dalle acque ella pu ricavare.
Ella tutta trafficante od industriale, meno parte che
attende all' agricoltura ed aUa pesca; ed i che godono
l' ozio con dignit, frutto d' antiche ricchezze. Ma se il com-
mecio vi fiorisce tuttora, le manifatture grandemente vi sono
scadute. Troppo lontani ora gi sono i tempi in cui la sola
Genova chiudeva nel suo seno ventimila tessitori di lana o
quindici mila tessitori di seta (2). I quattro milioni e mezzo
di lire cl1e Genova produceva ancora in velluti e dammaschi
al tempo della gi cominciata sua decadenza industriale, sem
brano 01:mai un' ipe.bole (3).
L' agicoltura e la pesca assorbiscono tutte le facolt
fisiche de' Liguri nell' ultima provincia ad oriente (4).
() " Tutta l quantit ti' olio che si trasporta in alhi paesi, com
1resovi Il Piemonte e l.t Lombardia, non pu sostenere il confronto di
una scala di propoi'Zionc con quella che gli abitatori della Rivicr" di
JJonente, la cui sola ricchezza prcdiale l' olio, sono castrctli di
in Fsancia a qualunque prezzo " Caradossi.
(2) Accinell{, Cmr>cndio della Stor. di Geno<'a.
(3) Galaltti , Descrizione della Rep. di Geno<'tt.
(1) Vedi sopr11 le Arti e i M<'slieri i cenni nell' APPBIIDICB.
Co!llliF.llcao.
11 commercio, ritrovato, dice I>linio, per cagion principale
del vivere, congiunge in grata corrispondenza non solo i cit-
d' una stessa patria e i natii d' una stessa contrada ,
ma anche gli abitatori di remotissime parti bencl1 da va-
stissimi mari , da altissimi monti, da lunghissimi spazj di
terra allontanati e divsi, Peach non tutte le -cose in tutti i
luoghi si trovano; una provincia ha le \'iscere piene di me-
talli, un' altra fertile di biade, qui dovizia di sete o d i
lane, l <h droghe e di al'Omi; da un clima vengono i zuc-
cheri, dall'altro le pelli o i salumi:
Hic segetes, illic veniuut felicius uvz;
Atborei fretus alibi, atque virescnnt
Gramina. Nonne vides, croceos ut Tmolus odores,
India mittit ebur, molles sua thura Sabrei ;
At Cbalybes nudi virosaque Pontus
Castore a, Eliadum palmas Epirus equarum?
Continuo has leges reternaque fredera ceatis
Imposuit natura locis.
Prg. Georg. L. r.
n traffico' trasportando in diverse parti del mondo quanto
fa di bisogno, provvede al mancamento di una regione con
la soprabbondanza delle ose di un'altra, e stabilisce in
questa manieaa l'amicizia fra i popoli, partorisce le icchezze,
avviva la navigazione, l' agricoltura, e l' industlia, ed ac-
cresce la comodit e la giocoqdit della vita.
I Romani, pieni del pensiero che i fati li destinavano al-
l' imperio del mondo , non pregiarono anoltola mercatura ( 1 ),
D giudizio che ne d Cicerone il pregiudizio dci
(r) Tu regere imperio populos, Romane, memento;
Ha! ti bi erunt artea, pacisque impone re m orcm ,
rareere aubjectia et debellare supcrhoa.
Fir'::;. Aen. L. n,
4S
paesi na' quali essa meno fio1isce ( 1 ). Tuttavia la trafficante
Cattagine fu in procinto di abbattere la guerriera Roma per-
ch quella con le ricchezze assoldava gli eserciti, e se la vit-
toria rimase a Roma, ella ne and in parte obbligata all'ajuto
the le porsero le 1\epubblichette mercantili, gelose d.ell' im-
JH::rio marittimo duramente esercitato dall' Afi'ricana colooi;i
dc' Tirii.
Nell' istoria del Medio Evo la somma ed ormai incredibile
ptosperit cui Venezia, , Pisa, Firenze, ed
altri Comuni d' fu l' opeta principalmente de' traffichi.
Ed altresi in queste citt non solamente l'esercizio detta mer-
catura non derogava alla nobilt' ma era scala ad acqui-
starla. E bench nelle leggi date a Genova nel 1S76, trape-
lino le opinioni Spagnuole, pure i Legati non osarono vio-
lare l' antico costume della Citt (2).
La professione del Banchiere tornata per tutta Eutopa
nell' antico suo lustro (3). Ma la negoziazione de' cambj che
( 1) l\1ercatura si .leouis est , sordida putanda est ; a in mAgna et co-
J>o6 multa undique apporlanii muhisque si ne vanitatc impertien&,
nm est. admodum vituperanda : atquc etiam ai aatiata quaellu , vel
contenta potius, ut aaepe ex alto in portum , ex ipao porto se ia
ciroa posseasiont'sque contuleril, 'ridetur jure optitno poase laudari.
Dc "9: .:F. vero cbe. Cicerone. preferiva al commercio l' agricoltura, e
11<>11 l' oziosit , i moderni,
(2) Declaramus artcs infrascriptas , . n i h il praej udicare nobili tali;
artcs scilicet Scrici , Lanae, et Pannorum. Eademque ratione utem
e. m , qua quis merce. omnium rerum in magna quantitate et non mi-
nutatim vendendas in officina aliqua retinet ; qui lingua materna Fon.
dashieri alf ingrosso nuncupantur; dum. tamcn nobilea ipai oeque caa
prepriis manibua exerceant , neque in apotheca reJideant,
Nobilca praetcrca qui rei nummariae ac camhiorum negotiationi ope
ram dant, . , ad magistrats et alias civitatis dignitatea admitti possint.
Navarcus, quos vulgus magnarum navium et triremium Capitaneus
et l>atronus v oca t, nequa'luam nobili tali auae 4erosare decetnimua.
Lcge novae, 1S76
(3) Si altrove c6rue i Ministri Sp1gnuoli ofl'e.-issero titoli ,
t:ommcnde , croci asli senovesi ch'erano nel 16,
0
e 17.
0
.e-
49
tanti gi trasse io Genova , e che molto ancor n fio-
riva in sul finire del passato secolo, a poco v' presente-
mente ridotta comparativamente a Londr ed a Parigi che
ne son divenute le massime sedi ( 1 ).
Lasciando adunque da un Jato i negozii de' banchi ed i
prestamenti agli Stati che ne fanno parte, si pu teOI'ica-
mente dividere in quattro titoli il commercio in grande del
quale solo giova tene1e discorso.
1,
0
Di Propriet e d/ l"tustria, ed quello che attende
a smer<;iare i prodotti del proprio suolo e delle proprie
fabbriche.
:a.
0
Di Speculazione. Esso specula i probabili guadagni sulle
contingenze future, d arrischia per acquistare.
3.
0
Di Permutazione. l'essenza de traffichi marittimi.
Euo richiede che si sappia
Et quid qureque f'erat regio et. quid qweque recuset.
Yirg.
4.
0
Di Economia. Le sue basi sono il Deposito e la Com-
missione (2).
In un paese ove il commercio di Permutazione vivissi-
mo , lo spaccio degli elementi deUa ricchezza del proprio
paese ne fa necessarissima parte. Il articolo del-
l' asportazit>ne l' olio. Accenneremo pi innanzi le
.:olo gli universali banchieri di quella corona. Multa renascentur quae
jam cecidere. - Il motto dato dal Peri per impresa al suo Negoziante,
Gloria ec diviciae , non piu obsoleto.
(1) In Genova soggiornano i pi ricchi banchieri di Europa "i
ecriveva il Galanti nel 179S.
(:1) Que&te distinzioni, come abbiam detto sopra in altra materia ,
non ono che artificiali per ridurre la mente all' esame di un solo
ocsetto per volta. Nulla toglie per altro che un nego zia n te abbracci
ad un tempo que' quattro rami di traffico, e vi aggiunga la nrgozia
zione de' cambj; anzi ci .1peno per le ease maggiori.
L
5o
e "'ecJ:i dte ai m;mdaoo fuori e formano il ata
logo de' principali articoli di asportazione.
- Il commercio di Speculazione in Genova rigirasi pat:ticolar.,
io di pace, sui grani del Mar Nero. I ,Genovesi
vanno a in que' rorti' e li trasportano colle pro-
prie navi nel Parte serve pel coosQmo del pae&e
1
parte
ne recano e smerciano in ed in bpagna, o vendono nel
fortofrancQ ai negozianti ltranieri, comqJercio soggetto alle
vicende politicbe ed all' de1le ricolte. Molti in esso
arriechitono, molti vi perdettero il frutto di lunghe fatiche.
I trattati e l' amist che fiorisce tra il Re di Sardegna e l11
sublime Porta ai Genovesi il libero tragitto in quei
mari , gi dQmioati .da' loro maggiori , ed il buon aacogli-
plento nel porto di Costantinoroli' ove sorgeva la famosa loro
colonia di Galata. Pel trasporto de' grani dal Mar Nero, essi
hanno gene1aJe sulle altre nazioni i.l vantaggio de' risparmj
nelle spese di navigaJione.
Il dall' Eussino nel Meditenaneo. de' grani s
,:opiosatl1ente ricolti p,elle proyincie occidentali Russe, gran-
avvenimento commerciale ed agricpla del nostro se-
J:Olo. Pei Genovesi questo ramo di commercio non cominci
yeratnente che con la pace generale del 1814 (1). Sette od
anni dopo, esso gi occupava pil\ di 3oo bast1menti che
trasportavano in Genova sino a 75o,ooo mine di grano. Po
5cia rimase jnterrotto per un decreto de\la Porta che non
concedeva il passq del Jlosforo se non ad alcune bandie1e.
Jtiaperto il varco pel trattato del Re col gnm Sultano , rin
povossj e rifior coq1mercio \ ma fu turbato dalla guerra
( 1) Ne' leatpi delle Gcnoyesi del Mar Nero , eese- gi. i '-'
"evano questo trafficp de' g1aoi , ma ai ritrigo,noo; ""r quao\o l""
pruvvcdtroe l' Jmpero recq.
'31
del tlh9 tra la Turchia e la Russia. 1\appacificatisi questi
due grandi potentati, il. traffico di Genon col M a ~ . Nero ai-
prese il suo primo Ti gore ( r ).
La compra de' grani nel Mar Nero si fa in denari con-
tanti. mestieri portare a quelle spiaggie l'oro o l' argento
ridotto a moneta. Non ci ha verso di smerciarvi alcun ca-
rico. Tutto il traffico di cambio si ristrigne a qualche p a e ~
eottiglia, ossia piccola quantit di merci nelle quali chi spe-
disce la nave non ha ueppur interesse.
n Commercio di Permutazione con navi nazionali o Cil
estere, per conto de' nazionali o degli esteri
1
si fa tra Ge-
nova e tutti i porti del mondo non chiusi da leggi speciali
od interdetti da' privilegi (2).
I prodotti dell'agricoltura e dell'industria ligure che Ce-
nova spedisce all' estero , sono specialmente i seguenti : Olio,
Carta, Velluti e Rasi di seta, Berrette di lana, di cotoDe,
( r) Quantit di grano entrata nel porto di Genon nel 18lo:
Con bandiera etera Mine 74,643
nazionale 881,64o
LI mina genove&e equivale a decalitri 11,457 ed computata in peao
1 J:l rubbi. Vedi nell' .APPBIIDlCB Ja Tavola Monete, Pe1i e Miure.
(:a) L' uso mercantile cosi diatingue in Genova i luoahi del traffico
mnittimo.
1. Sbati Romani e Reano delle Due Sicilie.
11. Scali del Levante
1
Egitlo
1
Cipro, eco..
3. Coste d' Affrica , cio T ripoli
1
Alaeri
1
Tuniai e Maroeso.
4 Coste di Francia.
5. Coste di Spagna e Portogllo..
6. lnghiltema.
7 Olanda.
8. Danimarca , Svezia e l\u11ia.
9 America SeUentrionale.
1 o, America Meridional&.
Il. Indie Orientli. .
5l
,:li filo, Coralli lavorati, Stoviglie di Savona , Letti ed altri
lavori di ferro, Sedie di paglia, Fi<ll"i artefatti, Vermicelli
1
conciate ed anche foggiale a calzatura; Guanti , Mer-
letti di Rapallo., Tele di Chiavari, Carni salate, Marmi la-
\'otati , Acqua di fior d' arancio , Frutta Cedri ed al-
tri fl'Utti canditi, Funghi secchi, Aranci e Limoni, Cipolle
di fiori e sementi, Saponi, Rosolj, Seta da cucire , Carte da
J;iuoco, ecc. ( 1 ). Aggiungi il Riso del Piemonte , il Cacio di
J..ombardia, ecc.
pochi sono, in pt'Oporzione del negozio gene
rale, questi articoli d' estrazione. La parte principale del ca-
rico de' bastimenti d' ordinario formata palle merci estere,
p tolte nel Pottofranco ch' un emporio , una fiera aperta
a tutte le nazioni, ovvero andate a prendere in Ull portQ
straniero per trasportarle in un altro (2).
Le mer(:anzie che Genova riceve dalP ester.Q , sono di mille
ppecie. Ad individuarle converrebbe dar l' elenco di tutto
quanto si cambia o si merca Qel mondo ; perch di tuttQ
v' ha fondaco nel suo Portofranco. Le principali 1$on quelle
fbe i nostri avi chiamavano Spezierie e Col()t'i con nome
ollettivo, e i nwdemi appellano pi genericl!mente Der-
J'l!le , P.frcb dalle regioni trasmari11e
( Vedi nell' APPBKDtcz il capitolo .t4rti e Me1tieri.
(2) Pc!' esempio: ai allestisce una nave pel Brasile. Essa callica olio,
!!arta, seterie ed altre merci nazionali; panni e minuterie di Francia,
di Firenze, ed altre !Jierci estere , nel .Portofranco.
)la tutto ci9 non basta a formare il suo carico. Essa va a compierlo
in T aragona. con vini di Spagna, e. quiqdi veleggia al porto Brasi-
liano cui indirizzata. Col vende il suo crico, e ne u
nuovo con zuccheri, legni da tir.tura ed altri prodotti di quell' lm
pero. Cou quest-> een ritorna a Genova., , se va bene il
traffico , sulle recate al l$rasile , e su 'luelle 4al Brasile re
cale a Gcnpva.
. 1\h questa DOQ ancora che una spedizione semplice. Sovente ona
11ne, ne' viaggi di )ungo cono, rifa e rinnde pi olte o t'ltto o
rarte il sno c,ric(!, l'riiDa 4' rie4ere i!l

dove gii Eurpei hanno od avetan Colonie ( 1 ). Segutarfo il
cotone greggio o filato , le cuoja, le manifatture d' lnghil-'
terra , di Frania, delle Indie orientali , i pesci secchi e .
lati, il ferro, lo stagno, il raane, il tabacco, la lana., la ca-
napa, i vini di Spagna e di Francia, le frtttta secche , gli
spiriti , ecc. ecc. ( 2 ). .
Di tutte queste J;Derc Genova pi o meno i'ltalia,
la Svizzera, e parte della Germania. Il Portofranco sempr
ne accoglie pel valore di 70 a 100 milioni di lire.
Gl' Inglesi ed i Francesi predominano negli scali del Le.;
vante. Nulladimeno a sufficienza viv io quelli il traffico
de' e colle coste d'Africa ancor maggiormente'
Prilrfa che gl' Inglesi, gi signori di Gibilterra, pooesseao'
sede e dominio io Malta e nelle Isole Jooiche, il ream
del1e Due Sicilie e gli Stati Romani erano provveduti inte-
ramente e 'luasi esclusivamente dall' empoio di Genova.
Padroni delle tre chiavi del Meditetaaneo , essi hanno tratta
a se il commercio di quel Reame , e diviso con Genova ,-
Marsiglia , Livorno e Trieste il commercio degli Stati del
Papa.
La gravezza de' diritti di soggiorno e de
1
dazj fa poo utile
la navigazione ai porti di Francia, di Spagna e d'lnghilteiTI(
per chi 'V'arriva con bandieta estera. Le merci sbaniere ven-
gono gettate nella Spagna per contrabbando da G.ibilterra
scalo praticatissimo dai Genovesi: Essi col Portogallo serband
UD' avanzo de' grandi vincoli antichi
(r) Zucchero, Cafl'e, Caccao, Pepe, Callll'eha, Garofani, Vaioli
eli , , Cbiu'acbina, Sal,apariglia ed allre droghe : Indaco , Cocd-
nislia , Campeccio ed altre da tintura. Beocb Genova tragga'
i cotoni e le cuoja pi dall'America che dal Levanle, pure non' met-
fia!llo questi tra i Coloniali, percb oon provenientf eacluata:..
mente dalle Colonie ll'anaatlaliticbe.
('l) Vedi oell'APPzzDJCB lo Specchio num'. -15;
54
l setteatrio11ali dell' Europa di rado le Yt-le
dei Genovesi; i quali o egli Olandesi , negl'Inglesi, negli Sve
desi vi rinvengono troppo fortunati competitori.
Nelle Indie Orientali qualche nave ligure approda di tratto
in tratto alle isole Filippine , a Canton , a Batavia , ecc. ;
giungendovi presso che sempre dall' Oceano Pacifico.
Gli Anglo-Americani fanno da se stessi i lor traftl'chi ed
anche gli .altrui. Esi portano i caff dell' Yemen dal Golfo
Arabico al porto di Genova con luoga ma non interrotta oa-
"Yigazione.
Importantissimo il commercio che GeOOYa fa direttamente
.:on le altre parti dell'America. Prima del 1814 le navi dei
GenO'fesi non andavano a qtlelf emisfero, scoperto da un loro
eoncittadino. Il loro viaggio di pi lungo corso era Lisbona.
Spesse e beq annodaw sono al le relazioni loro con
le Colooie levateloi dall' obbediensa spagnuola , non che coe
l' Impero del Brasile e le isole del . Gotro del Messico. AY-
vezzi alfa lingua, agli usi, ai costiMDi spagnuoli , e-. cattolici
al modo spagnuolo, e86i trovano alle coste del Messico, del
Rio della Plata , del Pe11, della Nuova Spagna, pi ami
ehevole accoglimento che non rienano in Barcellona, in Ali
, in Cadice. La navigazione nel Mare del Sud si
fatta usuale a'Genovesi. Ed essi vanno sino aUe spiaggie della
California con bastimenti che per la piccola lor mole e 1&
aca..So numero de' rnarinaj mal verrebbero dagli altri popoli
marittimi d' Europa anen\urati sino alle Antille. I porti del
Brasile mirano continui atTiri e partenze di navi liguri.
In breve , il commercio di speculazione ner grani iti a
dere nella Crimea, e il commercio di permutazione coll' A
merica meridionale , sono oggigioro() le dne grandi veue ,
che vivificano Genova. Tre mila legni di varia portata , ed
all' uopo trenta mila matinaj CanlfO riguardevole la ligure na-
vigazione. Ma i tanti impedimenti posti alla franchezza ed
agevolezza de' traffichi dal moderno sistema fiscale e formale,
tolgon a . Geao"Ja srau parte de, vantaggi che do\lftbhero a
55
lei ptocac:iate i' inte1ligenza, 1a perizia, l ardire, la costanza,
la temperanza de' suoi marinaj ch_e per l' unione di queste
Tirt non hanno al mondo i rivali; la solenia instalic:abile
de' suoi negozianti J i grandi c:apitaii dei suOi cittadini, lk
telicissima sua giacitura alle soglie marittime dell' alta Italia
che ha dietro se la Francia, la Svizzera la
La sapienza del Principe ba dato asevolaniento al
passaggio delle mertanzie pei RR. Stati ; ba diYillf!olato ii
Portofranco da ogni reliquia di suggezione. Gl' impedi111enti ;
innalzati da quei sistema, . stanno fuori de' RR. tonfini.
Dal pi delle Alpi Leponzie e Rezie si dispiecano presen-
temente tre comodissime strade elle pel Sempione, il S.
tardo e il San Bernardino mettono in tre parti della Svizzetli
e quindi dell' Alemagoa. Si divisa di fare una strada con le
totaje di feJT che da Genova porti eon minor dispendio e
pi celerit le mercanzie a que' tre grandi veieli , onde per
essi provvedere tutta la Germania centrale delle derrate
transatlantiche, a r.capito, de' porti dell'Oceano settentrionale.
n commercio di :Economia ' fondato sul depoJito e sulla
commissione , l' antichissimo de' Genovesi. Per esso Genova
nel medio evo e ne' tempi moderni radun que1le tante ric-
chezze che meritamente la: faceano ri'sguardare per l' opulen-
tissima fra le citt dell' Italia. Quante pi souo le piazze di
negozio che si provveggono in un mercato comune, tanto pi
questo fiorisce e fruttifica. Ma se per l' di'etto' delle loro leggi
commercialipolitiche le vicine nazioni abbandonano, per
provvedetsi altrove , il naturale loro emporio marittimo ;
questo necessariamente ne prova tal detrimento da non essere
risarcito. si di leggi eri. In breve , non impropria figura il
paragonare l'emporio genovese pe' tempi che crrono, ad un'
sran lago cou troppo ristretti emissari (l).
(r) Vedi net Vu.'G l' articole StorU. Ntto>lfrt'Siruc'fl del
TraJiia:o;
56
Prima delle suerre e mutazioni di Stato avvenute per l'e( ..
fetto della Rivoluzione di Francia , nella Liguria marittima
erano in potest del Re di Sardegna la Contea di lSizza , ]e
Si.gnorie di Dolce Aequa, Oneglia e Loano. - Monaco, Meo
tone e Roccabruna fonnavano nn Principato dipendente da
una famiglia francese derivata per linea femminile dai Gri-
maldi , antichi . occupatori di que' luoghi. - Tutto il rimanente
obbediva alla Repubblica di Genova, la quale, bench sca-
duta del tutto da11a prisca sua potenza navale , era nondi-
meno di grandissima riputal'.ioue nelle cose d'Italia, e di non
lieve momento nell'equilibrio generale di Europa. Essa
guoreggiava eziandio W) tratto della Lunigiana ed una parte
delle pendici settentrionali dell' Apennino verso la LOlnbar-
dia ; ma veramente i monti Liguri erano feudi imperiali t ap-
partenenti a famiglie genovesi , ma feudi indipead enti dalla
Repubblica ( 1).
Tutti questi paesi fecero un membro dell'Imperio Francese
Caduto quell' Imperio sotto le armi della Lega Europea
1
il Congresso di Vienna ( 1814) trasport nel dominio del
di Sardegna tutti gli Stati dell' antica Repubblica di Genova ..
D Principato di Monaco ritorn al suo primo signore , sotto
l' alta sovranit del Re di Sardegna.
Il dell' antica monarchia Sabauda, i suoi or-
dini cavallereschi, mili&ari e civili, il s1o1o esercito da lunga
(t) Torriglia
1
Carrega, Gabella, Garbagna , OtA. S. Stefno ,
Croce de' Fieachi, Savignone, Casella, Epreto, Pregola ,
Orezzoli, Monwnioto
1
Vargagni, Bocca forte, Canta-
lupo
1
Borgo, Adorno, Roccbetla, leola, Ronco, Borgo de' T ,
Arquata, appartenevano alte famiglie Doria, Fieschi, Cenluridne ,
Spinola, Malaspina , Botta Adorno, Veueroeo ecc. Eui furono uniti
alla Repubblica Ligure nel 1797 Gauetta nas. 12 OS 179?
Queat' unione
1
i vi dicesi , accreace la dominazione della Repubbtic:a-
tli circa 8o,ooo abitanti .
5.1
et rinomato per diSiplina e valore, e tutte le principali. sue
instituzioni sono sl. fattamente ed universalmente note che
soverchio qui tornerebbe il datne ragguaglio, considerando
eziandio ch'esso appartiene di miglior diritto alla descrizione
della Citt ove tiene la sua sedia il Re , nelle cui mani
}.' arbitrio supremo.
La Liguria Marittima spmtita in due Divisioni militari;
di Genova e. di Nizza, le quali si anclte nella re-
gione de' monti donde le acque si avviano all' Adriatico.
Nelle due citt: risiede un Governatore della Divisione.
De' quattro Senati Reali, uno in Nizza, institoito dal
Duca Carlo Emanuele I. con lettere patenti de' r4 di marza
J6rg; l'altro ia Geno1'a fondato con regio .editto da Vittotio
Emanuele, de' 24 di marzo r8r5. .
Siede in Genova l'Ammiragliato .di S. M. Esso preSiede
a tutte le cose di mare , militari, amministrative , poli ..
tico-commerciali e giudiziarie: si compone differentemente
in Consiglio ed in Magistrato, secondo la natura degli al-
fari sui quali dee provvedere ( r) .
N' capo S. E. l'Ammiraglio Conle Des--Geneys, al . quale'
meritissimamente si addice il titalo di .Cnatore .della R. Ma-
rina Milita1e, sotto gli auspicii Sovrani.
Questa Marina che sin dal. s nascimento' s; illustr coll'i ..
storica gloria dell'impresa di T ripoli e fece temuta in tutto
il Mediterraneo la Regale B'andiera
1
venne fondata nel 18r4f
e recata di q11inci- iG poi al suo preseGte splendore ..
. (a) Calendario simerale de' Regj Stati. Vedi ivi quaa1!o risguarda i(
Magistrato Strpaemo dell'Ammiragliato , il Consiglio d' Ammiragliato
per la R. Marina Militare, lo Stato M&ggiore della R. Marina, il
aiglio d'Ammiragliato per la Marina Mercantile, l' Amminiitrazione di
eua Marina , la Cassa geaerale degl' Invalidi
1
la Compagnia di aoc
corai marittimi,. cee.-
58
Questo l' EleDCO delle Ione DCiiYMi di S. M. il Re di
Sardegna.
Carlo Felice di Cannoni 64 Equipasgio 4o circa uom,
Regina 64 id.
Commercio di Gepova 6o id.
Maria Teresa 6o id;
Euridice l . . . . .
"
44
Beroldo . .

5o
Des-Geneys . . . . ~
"
5o
Maria Cristina . . . ..

5o
Corvette.
Il Aurora
Tritone
,.. . .. . . .. .
Bril.
Zeftiro ,
. . . 16
. 4
Nereide
Cutter .. IO
e pi oum.
0
10 Lancie Cannoniere;


..
"



,.

l : ~ o circa
id
id.
id.
r6a
id.
Sa
id.
e num.
0
3 Speronare , piccoli Bastimenti destdlati ai pe'rO'
dici viaggi della Sardegna.;
Patria di otto Papi e d' innumerevoli Prelati, antica di
fendibice della Santa Sede e da lei onorata di larghi!sime
prerogative, la Liguia in ogni tempo ba posto fra i titoli
della sua grandezza l'opera data per l'esaltazione della Fede
Cattolica, conservata incorrottissima !fin dal tempo degli
Apostoli. I suntuosissimi suoi templi, la incredibile pompa
con che celebra i saC'I'i riti, fanno la maraviglia dello stra-
niero (1).
L' Arcivescovo di Genova ba per sWfraganei i Vescovi di
Savona, di Albenga, di Ventimiglia, di Nizza, a ponente; e
quello di Sarzana , a levante;
Nella citt di Nizza sono in buon numero gl' lsraeliti , e
godono molti privilegi per antiche concessioni. l grandi
ficbi e le gnmdi ricchezze io denaro stanno quasi esclusi
nmente nelle lor mani. Essi non cedono in gentilezza di
costumi a que' di Livorno , e fanno con ci gran contrap
4
posto a que' miseri che vivono rinchiusi ne' fetenti ghetti
delle citt dentro terra. -
In Genova gl' lsraeliti non sommano a due n
gli scorge chi espressamente non gl' indaga. I maggiori atten-
dono al negozio marittimo o delle gioje , e sono in Genova
come in Trieste. I minori tengono bottegucce, ed abitano io
picciol o quartiere.
1 Protestanti . banno un tempio in Nizza ed un altro in
Genova. In Nizza grandissimo il loro numero nella stagione
invernale, che in qelia felice giacitura riesce mitissima e poC"a
dissimile dalla primavera. La maggior pa1te delle famiglie
che l concorrono a passar il verno, appartiene all' ordine
primario dell' Inghilterra. I Protestanti, st.anziati in Genova
1
(1) Vedi GranckM.a della Bep. di Gen. di C. Spe1one Tit Xl. Gli:
otto Pontelci &OIJ9 S. Eu.tichino, lonocenzo IV, Adl'iano V, Nic.
ool V, Si sto lV .lnnocen210 Vlll , Giu.lio li Urbano. VI l. H priutO
il quarlo appartengono alla Lunisiana.
()6
attendono ai grandi t!lflicbi , e ai dividono easi medesilili iii
Colonia Inglese e Colonia Ginevrina. Quantunque la ricchezzll
'd eleganza del viver loro e l'esercizio delle funzioni Consoa
lari che parecchi di loro sostengono, li faccia molto spiccare;
nondimeno essi mal aggiongono fra tutti a trecento.
V istoria della Liguria marittima fa du parti: de' Liguri
antichi e di Genova moderna.
La prima si compend_ia nel modo che segue: - Furono i
Liguri i ptimordiali abitatori delle Alpi e dell' Apennino;
Quinci calarono ne' piani ancor paludosi dell'Italia e li dis..o
sodarono. Le c o l o ~ i e Umbriche, le Etrusche, le Galliche li
ristrinse1o successivamente in pi brevi confini. La riva de-
stra del Po sino al confluente della Trebbia form allora il
paese de' Liguri entro terra. Verso il mare, d' oltre le boc-
che del Varo esso andava alle bocche della Magra con ter-
mini male segnati. E come ne1le Alpi marittime si stendeva
anche sull' opposte pendici, cosi faceYS pure nell' A pennino
di l dalla Trebbia al N. E., e di l dalla Magra al S. E.
Questo aW incirca fu il paese abitato dai Liguri che per sl
ungo tempo esercitarono le armi romane. Gi viocitrice di
Annibale e di Antioco, cio dell' Affrica e dell' Asia , Roma
pen molti anni ancora a sottomettere i Liguri. Ai due suoi
Consoli talvolta ella assegnava questa sola provincia; vi man-
dava eserciti pi poderosi di quelli ch avean soggiogato la
Spagna ; le vittorie erano alternate con le sconfitte. - l Li ..
guri, finalmente vinti, seguitarono le sorti dell'Imperio Ro-
mano (r).
( 1) Le ricerche aopi'a gli antichi Liguri troveranno luogo nelle
E1ercitazioni intorno all' [doria di Genova , che l' A. spera di porre
in luce dopo il presente Vu.onto. I vi ai recheranno le prove di quanta'
. . . .
qu1 appena 11 accenna.
6t
L'l$toria di Genova moderna tennero in sl gran pregio gli
11utori inglesi dell' Istoria Universale, che le diedero maggior
11mpiezza dell' assegnata a potentissimi Stati. Essa merita in
ispez.ielt d' essere studiata ora (be i dotti vanno pi da vi-
cino e nuovo acuDJe col!-side('lJndo le cagioni, gli anda-
JDenti e gli effetti della grande metamorfosi a cui soggiacquerp
le schiatte europee nel loro trapasso dalla civilt romana ,
alla civilt moderna,. attraversando i tempi chiamati di mezzo.
Imperciocch il gran nome di Genova suona ad ogni tratto
ne1le Cronache del Medio Evo.
Prima veggiamo, ma confusJtmente per mancanza di con-
memorie , Genovesi ptJrgare, in compagnia de.i
Pisani, i mari e le isole occidentali d' Italia dai Saracini
Affrica e di Spagna. Poi l' autentica loro istoria comincia
col gran moto dell' contra l' Oriente. Le nazioni
europee, gridando Iddio lo vuole, si gittano con fiero impeto
11ll' impresa di liberare il Sepolcro di Cristo. Tuttjlvia primll
che Urbano abbia bandito la Croce e mandato a' Genovesi
H suo Legato per iufiammargli al sacro acqlJisto, essi gi
tornano carichi di spoglie dalle coste della Fenicia e dell'Asia
.inore, mostrando all' Europa non essete si formidabile la
acimitarra de' Musulmani
.Essj intervengono alle sacre guerre successivantente con
otto poqerose armate, tengono liberi i m11ri dai Saracini ,
forniscono di vettovaglie il campo cristiano , ajutano Goffredo
a conquistare Gerlls;tlemme, espugnano varie marittime
della Palestina. Baldovino , successor di Goffredo, non vuol
prendere la regal <Jignit se i Genovesi oQn lo afi\dano del
lprp soccorso : egli viene a. J oppe a ricever li come i suoi
fedeli e gagliardi amici, e grato al loro efficacissimo ajuto,,
scrive sul Santo Sepolcro tre gloriose parole che i Pisani fan
cancellare ed i Papi restituire ( 1
(l) PraepotMa GCIIlUIl&Um rvae.idium. - Per !e autorit istoriche
i Calfll'o e 'euoi coqtinuatori, il il il
&i
Questa traordinaria ed improvvisa comparsa 'della gran-
dezza de' Genovesi in su gli asiatici lidi c' ingombra di ma-
raviglia. Ma pi notevole ancora il loro paragone con gli
altri Crociati ch'essi e gli altri Italiani marittimi antecedouo
di tre secoli nelle arti del viver civile. I Francesi e i Nor-
manni , conquistatori de' luoghi santi, non conoscono che la
spada per vincere, e le J!Orme feudali per reggrsi. l Geno-
vesi fabbricano le macchine che superano la citt di Dande.
Essi spartiscono con gli altli Crociati le prede fatte nelle citt
littoree, che prese hanno in ]or compagnia per assalto. Ma
dopo la vittoria chieggtmo ed ottengono privilegi che tutti
tendono al vantaggio de' traffichi , mettono colonie in quelle
marine, e governano queste colonie con leggi che ricordano
le instituzioni romane. E delle loro colonie a grado a grado
essi popolano tutti i principali porti dell' Oriente dai termini
della verso l' Egitto sino in fondo alli\ Palude Meotide.
Nessuna citt dopo R01na , dice giusta10ente il Borgo, ha
fondato pi colonie che Geri_ova.
La via di terra dopo molte sinistre prove sembra final1.
mente troppo ardua e perigliosa ai Crociati. Essi rlcorron
alla via di mare. Ed ecco i Genovesi colle lor
navi in Oriente i Principi e i Baroni d' Inghilterra, cJi Frao ..
eia, di Fiandra. Filippo II , Riccardo I, Luigi IX fanno il
J>assaggio sopra i vascelli di Genova. I noli di questi trasporti
marittimi fruttano ai Genovesi larghe ricchezze, nel tempo
stesso che le armi loro si f1egiano di gloria a Damiata
ed a Tunisi.
Torniamo indietro oltre un secolo ( 1 ).
L' imperiale Costantinopoli il centro de' negozi tra l'Eu-
ropa e l'Asia, la sede delle I Genovesi non indu ..
J3izarro, l' loteriano , il Federici , il Casoni , il Borgo , ed altri acrit-
ebe a' indicheranno nell'elenco degli Sturici Geoovei.
( r) Il secondo passaggio di Luigi lX del 1270. lltratlato del Co-
1P.U!1e di con l' lwperator &feco MnueUo i del u55.
63
giano ad apprctseatarsi io su quel ricco mercato. M. i Veneziani
ed i Pisani v' hanno gi loggia e fondaco , concessioni ed
accordi. Conviene che i nuovi concoraenti si contentino del
terzo luogo. E mentre sottilmente si travagliano ad avvantag-
giarsi, ogni loro accorgimento toma vano per l'effetto di una
di quelle audacissime imprese 'che travolgono senza riparo
gl'. lmperj. La scaltra ed ,ardita Venez.ia conduce a Costan-
tinopoli un esercito di Crociati francesi e fiamminghi ch'ella
a prezzo di denaro dovea trasferire io TeiTa Santa. Sulle rovine
del greco impero sorge il fiammingo. Venezia si toglie la miglior
parte delle spoglie nella ricca conquista, e si fa la protettrice de'
nuovi Augusti, che senza il suo ajuto non porterebbero due giorni
i borzacchioi di porpora. Se Venezia, Genova e Pisa, unite in
triplice lega , avessero preso la tutela dell' impero latino in
Oriente, quai avrebbero potuto resistere a questi tre
popoli, ne' quali il dominio del MediteiTaoeo era a qae'
giorni diviso? Ma se la poteoz.a sa talvolta accomodarsi all'e-
quilibrio , il commercio mai non soffre gli eguali. Venezia
vuole sola aver i guadagni del traffico, ed i Genovesi esulano
dalle rive del Bosforo. Essi meditano una supe'rf>a e giudi-
cativa vendetta. L' ritorna nelle. mani de' Greci per
opera de' Genovesi , che beo sanno procacciarsi ampia mer-
cede e dell' ajuto 11restato e dell' ajuto promesso. La colonia
di Galata sorge emula dell'altera Bisanzio ( 1 ). L' Ellespooto,
la Propootide, il Braccio di San Giorgio son dominati dalle
loru galee. L' Eussino diventa un genovese. --- Le colo""
nie di Pera e della Gazaria, beoch sempre soggette alla
metropoli, banno le loro vittorie, le loro disfatte, i loro
ticolari trattati coi Re d'Armenia, coi Signori de' Tartari ,
co' Principi de' , con gl' Imperatori di Tfabisonda, ed
il traffico genovese si lqngi dilatano che nella penisola quasj
(t) Vedi 'l a dQtla 11d ele$ole Ollera do:l Cav.

64
ignota allora del Gange, altra moneta europea non arriva od
ha corso fuor che la moneta di Genova ( 1 ).
Ma in quel tempo che melton fondachi e staoza ed
nahano fortezze e palagi i Genovesi in Oriente, le fiere loro
emulazioni con Pisa e con Venezia- tingono di sangue que'
mari lontani, non che i Outti e le rive d' Italia. Quattordici.
,olte Genova supera Pisa sull' onda, e tal altra n' pure
disfatta, Le vicendevoli ragioni e pretensioni loro sopra la
Corsica e la Sardegna e la gelosia de' traffichi hanno destato
questa implacabile ia. In pltimo, novimta galee vengono a
conflitto con cento galee. S' incatenano scambievolmente i
legni per pi disperat11mente combattere. Quindici mila ne-
Dlici tra morti e pigionieri attestano il vaio1e ed il felice
stratagemma di Oberto Doria. La famosa rotta della Meloria
prostra per sempre le fortune di Pisa.
L' antica, la potente, la doviziosa Venezia sta per sogsia-
cere al medesimo fato. Di nulla meno contendevasi tra queste
due otgogliose Repubbliche, che dell'imperio del Mediter ..
raneo e dell' esclusivo commercio d' Oriente. Sedici volte
liconfitta id mare dai Genovesi , Venezia gli ha percossi forsa
altrettante. Essa ha recato il ferro e l!l fanma nelle floride
1mo colonie orientali ;
0
la maest del greco impero l' ha
ratlenuta dalle acerbe vendette. Ma la bilancia ormai trabocca
in favore di Genova. Rotti e fugati nel proprio lor mare ,
stretti d'assedio nelle loro lagune, i Veneziani umilmente
dimandano pace. L' ammiraglio genovese, fatto tumido dalla
sorte, vuoi porre la briglia della sua Repubblica ai
di San Marco. La disperazione ministra le armi; e
l'ardi1e r.estituisce la vittoria 3i Veneziani. Le due Repub.
bliche escono dall' esiziale cimento con le vene esauste di
a.angue. Differenti tuttavia procedono per essi i destini. ve ..
nezia, retta da uno stabile governo , risorge pi poderosa di
prima , e s' a gt'all passi verso la conquista della tr.
{!.) P. florgo..
6$
raferma d' Italia. Geuo\fa, tempestata dalle discordie intestine,
va declinando , e sottentra volontaria al giogo de' Reali di
Francia e de' Duchi di Milano
1
bench stuotendolo tratto
tratto e rivendicandosi in libert; come .finalmente fu con
durevol successo nel I per opera di Andrea Doria , glo-
riosissimo nome che occupa tanto spazio nell' istoria del se-
colo decimosesto.
L' inenarrabile rivoluzione sostenuta dall' Europa in ogni
parte della sua coodizione politica
1
guerresca , intellettuale,
navale e commeaciale dalla met del secolo 15.
0
alla met
del 16.
0
1
alte1a pure le sorti di Genova. Il feroce Ottomano
s'accampa in Europa, e tolte ai le opulente loro
colonie del Bosforo e del Ponto , li caccia a.ncora dall'ultimo
loro asilo di Scio. Le coste dell' Affrica divengono inespugnabil
nido. di pilati, a cui le stesse maggiori Gorone non si ver-
gognano di pagare ontoso tributo. 11 commercio voltasi all'In-
dia, superando il Capo delle Tempeste; ed all' Ameiia, na-
vigando ad occidente per l' Atlantico. Il tridente di Nettuno
ed il caduceo di Mercurio vengono trasportati a1le nazioni
stanziate sulle rive dell' Oceano. Si mutano gli Oldini del
combattere marinareseo, si perfzionano 'i modi di fabbricare
e di governare le navi, e la potenza marittima dalle galee delle
Repubbliche italiane passa ai vascel1i di linea della Spagna ;
deJl' Inghiltena
1
della Francia e dell' Olanda.
Ma che non pu l' umana prudenza, quando , accompa-
snata dall' alacrit' si fa via degli ostacoli ' e muove difilato
verso il suo fine ? Genova s' aderisce alla Spagna , domina-
trice di mezza Italia a quel tempo , e signora dell' America
che un Ligure le ba data. l tesori del Nuovo Mondo, con-
dotti dai galeoni spagnuoli in Europa, tlapassano nelle mani
de' Genovesi , divenuti i banchieri della corona di Spagna ,
gl' incettatori, gli an-endatori , i riscotitori delle sue entrate,
i provveditori de' suoi eserciti in Fiand1a e in Italia , i mi-
nisbi quasi universali del traffico spagnuolo , e nel tempo
66
stesso gli ammiragli , i capitani, i oocchieri dell' annata spao.
gnuola nel Mediterraneo.
Genova consolasi .. allora co h la rit:cheua della
grandezza politica, alla quale pi non pu pretendere un sole
Comune, mentre fra -quattro o cinqite Potentati maggiori l'itU:.
perio dell' Europa partito. I palagi di marmo , gli. stupe11
dissimi templi, le eccellenti opere dell' arte magniflcano la
faccia della Citt. Ed il frutto che i Genovesi ricavano dei
loro denari dall' estero, giunge a superare le entrate di piil
di un reame di m-dine.
Non pertanto se Genova , a-ccomodandosi ai tempi , si sta
contenta al traBico ed all' opulenza be ne deriva, ed inchina
la fronte dinanzi all' arrogante prepotenza di Luigi XIV, essa
non si dimostra scordevolt: dell' antico val-ore ne' supremi
pericoli dlla patri. Aveva Genova nel 17.
0
secolo sal'fata la
sua indipendenza posta a repentaglio da un arditissimo Prin
cipe, cui era compagno il pi spt!rto capitano delle guerre di
Enrico IV. Un secolo dopo, ne' giorni del pi miserabile pro"
stramento . de' popoli della penisola , essa ridona all' istoria
della moderna Italia alcune pagine degne de' pi bei tempi
di Roma antica ( 1 ).
Finalmente Genova cede alla coWiune fortUtla delle 'repub-
bliche nel massimo rivolgime!lto europeo della nostra et, e
dopo aver fatto riguardevol parte del francese Impero, viene
immedesimata con una grande famiglia italiana , anch' essa di
origine ligure , e retta da Principi di sangue italiano, i quali,
Capitani de' lor popoli , per otto secoli li cooservaron'O liberi
dal giogo straniero.
I pi chiari nomi della Ligria sono queUl della &Wl isto-
ria : Oberto, Lamba , Pagano, Luciano, Andrea Doria , Re-
palo Grimaldo , Niccol Spinola , lJiagio Asserete, ecc. , tutti
{ 1) Caahuccio Bonamico De /nUo ilaUco. - Muratori, AfiNJli.
&t
illustri per famose vi-e, Tra i Papi . da lei dati
alla. Chiesa .basti indicare lnnocenzo IV, Niccol V, e quel
sommo splendore della tiara GiuUo II. La gloria di Cristo-
foro Colombo viaee ogni paralello antico o moderno. Andal
di Negro, G. B. Baliano, Giovanni da Vigo, Ansaldo Ceba,
Domenico Cassio i., Gabriello Chiabrera, ed una serie di gra-
rissimi istorici indicano i servigi fatti dalla Liguria alle scienze
e :alle lettere; mentre le arti. orgogliosamente liete ricordlano
i Semini, i CalTi, i Cambiasi, i CarloDi, i Passi, i Tavaroni ,
gli Strozzi, ecc. ecc.
Suno .
RaDDocliamo le idee.
Rende. la marittima Liguria l' di un immenso an-
fiteatro che c1al primario di uoa loogitedinale giogaja
01' pi. 01' meoo rapidameote digradasi all' onda. n monte ,
il ,.W e Ja spiaggia . Qe formano le tre parti successive ,
ma pure distinte. Arido generalmente il primo , e sema
l'onor delle. selve. Ride il seoondo di vegetazione lussureg-
giaate, perpetua. Talora il solenne olivo. occupa senza com-
pagni il come gi ne' recinti sacri all' Olimpico Gio:te.
Tal altra .si addimestica con la vite, il fico, il mandorlo, il
pesco, il carrubo , o sdesna di ombreggiare i campicelli
gialleggianti di spiche. In un luogo la palma ride11&a le. me-
morie d' Orieute. In miUe altri i giardini di cedei , di limoni,
di arallci , ritraggono gli orti delle Esperidi, celebrati ne'
imboli .aoticbi. Ogni pittoresca emiaenu coronata d' una
villa elepak.
E qual mapifico prospetto non Dfpreseata la . spiaggia ?
Nel centro el golfo, se di lontano riguardi dal mare, mirar
ti seaabra na cit\ di venti miglia iri lunghezza. Di di
barga, di villaesi ridondaao ambedue le 1\iviete; se non ie.
68
l dove i Promontorj, vestiti di fronzuti pini le splle, pro
;tendono gli scoscesi lor fianchi sul mare, be ora placicfis..
simo li riflette come ufo specchio .d' -argento, .ora . li flagella
spumeggiante di rabbia co' flutti in tempesta.
La navigazione avviva questo mare. L il pescatore tende
le ai muti abitatori dell' onda. Qua cento barchette
sciogono liete dal lido, in traccia de' tonni sulle coste della
Sardegna o de' coralli ne' Libici scogli. Le bandiere .di venti
nazioQi si dis-volgono all'aure . sui legni mercantili che per ogni
verso ne solcano l' acque. Il traffico reca le denate dalle piq
lontane regioni all' emporio di Genova , ove l'Italia, l'Eivezia
e la Germania vengono a cambiaae e mercare.
E con quanta pompa nella Liguria marittima le case d'Id.
dio , le abitazioni degli uomini non furono adornate dalla
ricchezza e dall'arte ? Diresti che le miniere del Messico pa
gassem censo per far gli anedi de' Ligustici templi, com
gi gl' Imperatori di Bisanzio ta-ibutavano i pallii d'oro al suo
Duomo maggiore. Diresti che i monti Lunensi esaurissero le
viscete loro per mandare le miriadi di colonne di marmo ai
palagi de' suoi pataizj. I discepoli di Michelangelo qui fonda-
rono la gtandiosit{l nell' arcl:iittettura che vinse l' influsso di
un secolo, fatto dagli Spagnuoli pi barbarico di quello desli
Eruli e de' Longobardi. La scuola pittorica genovese ba pa-
reggiato, o superato ogni rivale nella copia, nella vi vezza ,
splendore, nell'ardir degli affreschi.
Il mite clima, il diletto11o cielo, la bont il viver
giocondo, la grandezza e la copia de' traffichi , le agevoli vie
Ili terra, ed il mare da continui navigli solcato, conducono a
frotte gli stranieri nella Liguria. EiSj vi trovano maggiori
della rinomanza le naturali vaghezza e gli adornamenti
l'arte. Essi vi ammirano l' industria, la temperanza, l'ardir
marittimo, acuto ingegno , il buon costume e la nobil fie..
nma di un popolo la cui istoria si glorioso episodio
l' europea, :e ness\lno loro si diparte dii 'luesti lieti
69
senz
1
aver nel cuore quel eoneetto che Giuseppe Barbieri ;
svellendosi da Genova, significava con queste parole :
. Oh da' Celesti
Con sorriso d' amor privilegiata
D' immortali bellezze, Itala terra ! ( 1 ).
( 1) Italia arbores fert
1
ut l'nlgatas laceam , laudatissimas , A uran
tias, inquam , Citrias , Medicas, Cydonias. Exemplo sit ve l sol
Liguria , quae lot lamque praestantibus passim arboribus et summae
procerilatis palmis consita est , ut non solum visui jucundus si t earum
adspectus ; et praetereuotes detineat odorum fragrantia , verum etiam
fructibus generosissimi& incolas beet , hortis quoque passim occurren-
tibus, ad discutienda vitae urbaoae taedia, et honestam animorum re-
creationem, amoenissimls. G. E. Blaeu Theatr. Orb. T errar. Amtr
dami, 164o.
_____ ..,,_ ,-
MLLA
LIGIJBIA IU.RITTIIU
.
LETTEJ\A l.
Gita a Nlzza pel Colle di Tenda.
D a Cuneo, gi propusnacolo del Piemont contra
un nemico il quale superati per punta d'arme i passi
delle Alpi Marittime si fosse calato nei piani ,
poche miglia di faclle cammino per fruttifere cam
pagne conducono a Borgo San Dalmazzo. Qui
geva, dicono, anticamente Pedona, colonia o mu
nicipio dei Romani, ed una delle tante ragguar-
devoli terre che una distruzione d'ignota origine
percosse ed abol nell'alta Liguria mediterranea ( 1 ).
Perit& era la stessa loro memoria, ma la Critica
dopo secoli di silenzio la risuscitava. Dalle rive del
Tigri o dalle arene della Mauritania vennero per
avventura gli autori di quelle subite e luttuose
( 1) Ja.r:opo DIU"antli, delk antiche ciu di Pdona, CabiU"ro , Ger-
llltJIIcia e tU' 4u81"ca de' YasieNJi.
?2
rovine, e di essi dovr moi&rarvi pi innanzi il lit-
torale ricetto, esiziale all' Italia ed alla Provenz
nel nono e nel decimo secolo. - Di qui si di ..
rama presentemente una strada che per la valle
della Stura porta alla rocca di Demonte , ai bagni
di Vinadio, poi riducendosi a sentiero, sale a vali-
care il Colle dell'Argentiera.
TI Colle dell' Argentiera, n troppo malagevole
n molto alto varco dell' Alpi , nome caro all' i-
storica erudizione. Di col forse s' avvall Beloveso
co' suoi Galli, allettati dal vino e dai frutti d' Ita-
lia ( 1 ). Quella probabilmente fu la strada che
Pompeo glorificavasi di aver trovata diversa dal-
l' usata da Annibale ( :.1 ). Passava su per quel giogo
un ramo della Via Emilia, e ne rimangono tuttora
i vestigj (3 ). Per quelle vette tragitt, duce ed
auspice il Triulzio, un fioritissimo esercito di Fran-
cesco . 1.
0
; dagli alloggiamenti tra Grenoble e Brian-
zone conducendo nello spazio di sei giorni le gravi
artiglierie -ne' campi aperti sotto Saluzzo. E frat-
tanto gli. Svizzeri, fermatisi a Susa, attendeano a
guardare i luoghi pei quali viene chi passa il Mon-
() l pi -meltono la calnta di Beloveao pel Monginevra, ove dicono
che pure passassero .Annibale, Asdrubale, _ Giulio Cesare, ed anche i
Cimbri. Passarono certamente pel Monginevra Carlo VIII dopo il fatto
d' arme del Taro, e Lode vico Xlll quando nel 16:19 oppreue il
Carlo Emmanucle l
1
e port soccorso all' Casale. Valic il
Mongirrevra nel 1747 il cavalier di Bellisle, che sotlo il Colle
!ietta lasci l' esercito , la vita e la fama.
Durandi op. cie. e Piemonte Cispadano e Transpadano.
(3) Durandi, ivi. - Notizia desli &ati del R.
73
eensio o il Monginevra.-. E Prospero Colonna con
la sua compagnia si riposava senz' alcun sospetto a
Villafranca, s che lo prendeano prigione le genti
francesi soppraggiunte non sentite mentre alla
mensa desinando egli stava ( 1 ). Sopra quelle ci-
me le galliche fonti dell' Ubaja e le italiche della
Stura hanno un' origine istessa. Obhediva la pro-
venzale valle dell' Uhaja o di Barcellonetta al do-
minio Sabaudo . . . . Ma ci mi tira tutto lon-.
tano dal cammino che mi spetta tenere. N v'avrei
pur fatto cenno del Colle dell' Argentiera, se non
fosse egli memorabil parte delle Alpi Marittime ,
per le quali mio ufficio farvi lungamente gi-
rare (2).
Ripigliamo la via da Cuneo a. Nizza pel Colle di
(t) Guicciardai; I storia d' Itali'a , an. l5J5. - Ttalaacio i p a a ~
saggi degli Austro-Savojardi nel t6g:J e nel 1710 per assaltare la Pro-
venza e il Delfinato, e quella del principe di Conti nel 1744 per mo-
lare le sorti della guerra in italia. Quanto alla militaae importanza di.
Valdistura veggasi ci .c be ne scrive il maresciallo di Maillebois.
(:J) Dal Colle dell' Argentiera le Alpi marittime si prolungano a si-
nistra sino ove comincia il Monviso che appartiene alle Cozie. Per
qoel tratto di giogaja a sinistra dell' Argentiera pretcndesi che il
Lesdiguieree facesse passare le artiglierie sopra una montagna che mette
nella ulle di Maira. Le condusse pure con tutti i fardaggi dal Colle
dell'Agnello gi nella valle di Vraila il marchese di Uxelles, che f11
aconfitto nello sboccar ne' piani da Carlo Emmanuelc I. De-Pezay,
Gographie de1 Alpe1.- .Al. de Saluces , Hist. Milit. du Pimont.
A destra dell' Agentiera e poco ollre principia la provincia di
Nizza, n rimote ne sono le fonti del Varo.
La valle di Stura l' ullima al S. O. del Piemonte . .Alla sua di-
ritta ba la valle di S. Stefano per cui scorre la Tinea che cade nel
Varo. Le due valli comunicano fra loro pci colli di Poriacco oyc faa
?4
T e n da. - Oltrepassato Borgo S&n Dalmazzo ecco
tantostp il vestibolo de' monti apparire.
La valle sparsa di gelsi e di giganteschi noci,
e rigata da chiare e frese' V es tono l' una e
l' altra pendice fronzuti castagni. Ma questa natu-
ral vaghezza non dura gran tratto : il monte inste-
rilisce, ed il viandante aniva a Limone. Abbon-
danti pascoli su pel dorso delle rupi , e qualche
centinajo di muli adoperati .al .trasportaDiento de'
passeggieri e delle mercanzie , danno alimento a
questo villaggio, assiso in capo della valle e bagnato
dalla Vermegnana ( 1 ).
La strada poggia di quinci al Colle di Tenda
con giravolte che non hanno mai fine. Salendo pe-
destre o sulla schiena de' muli per Limonetto, voi
accorciate il cammino , e gioite pi allegre vedute.
Le mandre e le greggie vanno errando a pasco pei
balzi e pei greppi; una. cascata d' acqua si disegna
a guisa di falda d'argento verde fondo della
roccia di contro, e la vivace aria delle Alpi vi rin-
vigorisce l' animo e il piede. Il bell' arbusto del
rododendro, detto altramente la rosa dell'Alpi,
ammanta larghissimi tratti di terreno verso le cime
del di Tenda. Il color verde cupo delle sue
foglie, il rosaceo splendor de' suoi fiori , formano
principiare le Alpi Marittime que' geografi che appellano Alpi Baaae
la giogaja tra que' colli e il Monyiao.
(1) Tra Borgo San Dalmazzo e Limone aono i villaggi di Rocca
l'ione, Robilante e Alnrnante.
75
un contrapposto di tutta bellezza in . quelle romite
eminenze. Vi pare in distanza di veder prati verdi
e rossi del pi allettevole aspetto. E prima di
giungere a' rododendri, scorgete nel settembre tra
poveri e sparsi casali biondeggiare non anco mietuta
la vena dell' anno antecedente , ccanto a quella ,
gi ben alta, seminata nell' anno. Quattordici mesi
ella sta nella .terra innanzi di premiare scarsamente
le dure fatiche del montanaro.
Chi gira le Alpi che cerchiano la nostra peni-
sola , mira spesso i cieli velati sopra il suo capo
da un denso ingombro di nubi, e sceme nell'oriz-
zonte lontano un tratto di azzurro ciclo , inondato
da' raggi del sole. Senza ch' egli scuopra la pianura,
ci basta a significargli he col si dilatano i dolci
campi dell' Italia. E forse non altramente i con-
qmstatori stranieri di varie et la mostrarono ai
feToci ed avari loro soldati.
Il sommo giogo del Colle di Tenda un varco
di pochi passi. Non pertanto nella trista stagione
vi soffia cos .impetuoso e turbinoso il vento che i
muli 'son costretti a tenere un'altra via fiancheg-
giata da sbarre , la qual gira accanto la casa di
ricovero , saldo edifizio piantato presso. la vetta.
Giova pa8sare il Colle di Tenda di buon mattino;
soventi volte sereno vi ride il cielo fino alle ore 1 o
di Francia , e pi tardi v' imperversa la bufera. Le
carrozze lo valicano, ora sette, ora nove mesi del-
l' anno. Ma si pu passarlo presso che sempre a
,a
cavallo, od in . certe seggiole da uormtu 11
ci deputati ne' quali sicura la fede (x).
D culmine della strada sul Colle di Tenda si
leva g:u tesa di Francia dal livello del mare ; ed
a quest' altezza l'i si trovano ancora conchiglie fos-
sili ( :1 ). L' euforbia officinale 'ri spiega il suo
fiore.
La veduta da quel vertice mM:avigli osa. Si
scorge quinci e quindi un anfiteatro di
valli , circondata da monti, a cui fan pi lontano
cerchio altri monti minori. (3).
Ma se poetico dal lato de' prospetti il passo del
Colle di Tenda, prosaico al tutto egli pe1 quanto s'at-
tiene alle istoriche rimemhranze che accalorano la
fantasia. Qui non Ercole, non Galli, non Cartaginesi,
non legioni romane, non grandi eserciti de' tempi mez-
zani o moderni: ma solamente masnade di Saracini, i
quali fatta taglia ed amist col fior de' ribaldi d'ogni
setta e generazione , trapassavano a disertare. la
regione circumpadana ; poi, superate le Alpi guar-
danti a sudeste, si gittavano a rubare . le badie
() Ne' mesi in coi pericoloso od impraticabile ilpauaggio, le
carrozze vengono disfatte a Limone, e cos trasportate ani moli a Tend&
e viceversa. l prezzi da pagarsi per questi trasporti, per le cavalca-
ture, ecc. , son determinati da regie tariffe, allnchl\ non abbiano a
comportar.e angherie i viaggiatOri.
(2) Presso la casa di ricovero , per testimonianza del signor G. B.
Verani, di Nizza. Questo Jolto naturalista che acone da buon osser
vatore tutte le Alpi marittime , ai moata largo di notizie all' A.
(3) Il paaao del monte che parte la Valtellina dal Bergamasco soptl
le fonti del Brembo , tien qualcbe aimiglianza col passo del CoDe di
Tenda. '
77
della Savoja e del Vallese, ed a spogliare e taglieg
giare i romei (I). N ella prima guerra dei Re con ..
tra la Francia acconciatasi ad incmposta repub-
blica, il Colle di Tenda vide la frettolosa ritratta
di un. esercito , che dopo d' aver francamente ed a
lungo difeso le gole dell' alto Varo e dell'alta Roja
e de' loro influenti , si conobbe aggirato sui fianchi
da un nemico non meno audace che sperto , il
quale salito per le valli della N ervia e dell' Argen.
tiua, minacciava di antivenirlo sulle rive della Ver ..
megnana.
La strada , chinandosi ver Nizza, si disvolge in
tortuosissimi giri e rigiri, spesso ardui e tal or p e.
rigliosi , n mai tagliati con quella maestria della
moderna arte che co"ndusse le agevoli vie su per
le balze del Sempione e dello Stelvio;
Nel primo discendere s'incontra la Casa, albergo
di somma utilit nelf avversa stagione; ed al finire
della china s'arriva a Tenda, grosso borgo o pie
cola citt fabbricata sulle rive della Roja, fiumana
pittoresca in tutto il suo corso nell' alto de' monti.
Tenda ha qualche casetta dipinta in sulla strada
maestra ,. ma nell' interno lurida e sconcia. Alle-.
gra n' la valle, e giova all' animo il vedere che in
essa di nuovo
Laeves ostendit pampinus uvas ( 2 )
( 1) Frodoardo e Liutp,.alulo , C1onicM.
(2) Claud.
g8
A cavaliere di Tenda sorgono intrmi le rovine
dell'antico castello.
I signori di Tenda commciano a Dlostrarsi nel
fistoria verso l' undecimo secolo. Erano tirannelli
feudali che merc de' loro sgherri e delle rocche
loro mettevano a prezzo quest' importante
gio delle Alpi maiittime. Vennero in pi. nomi
nanza i conti di Tenda quando la lor signoria pass
nell' iDustre casa de' Lascaris, conti di Vencimi-
glia ( 1 ).
Di questa stirpe era quella Beatrice a cui .Fi-
lippo Maria Visconte diede le torture e la morte
in guiderdone delle quattordici citt , retaggio di
Facino Cane suo primo maritO, portategli in dole
neUe nozze malagurose. Pare che la colpa di Bea-
trice innanzi agli occhi del disumano Duca noo
altro fosse che lo spiacergli per essere sterile e
(1) l conti di Ventimiglia presero nome di Lascaris pel matrimonio
del conte ( altri dicono Guglielmo Pietro ) con lreDe ( altri
la chiamano Eudosaia) figliuola di Teodoro Lascari e, uno de' varj l!l"
pentori greci , aurli dopo la presa di Coatantinopoli fatta da' Latini,
e lo smembramento dell'impero orientale. lntitolannsi conti di Vm-
timiglia , aignori 4i Tenda , ed in Tenda fermarono la stanza loro,
poacia che da' Genovesi furono c:acciati dal primo lor seggio. Questi
conti variarono tre volte cognome; p l'ima essendo detti Guerra ( 11S6);
poi Balbo (1:179), e finalmente Laacaris.
La signoria di Tenda abbracciava anticamente varie castella di qu
e di l dal giogu. Ma pei diversi sputimenti fatti tra' conti di Venti-
miglia , fu ridotta alla sola terra di ch' essi intitolarono contea
di propria loro autorit. Emmanuele Filiberto , duca di Savoja,
acquist la contea di Tenda c le signorie del Maro e di Prel da
Renata , nipote di Renato I , conte di Tenda, nel 1S7S.
Agost. DeUa Chiesa , Corona R. di Savoja.
79
vecchia. Non pertanto egli consegnoUa alla seure
cotne rea d' illecito amore con Ot'Ombello, un gio
vane suilator.e di liuto. Ma. la fermezza e la reli-
giosa pieti con che Beatrice sostenne la morte ,
rendono fed:e della sua innocenza ch' ell' asser s i m ~
. l
al suo estremo sospiro.
NacqUe in Tenda e .6.orl nella prima met dello
scorso secolo Giambattista. Cotta, frate romitano
poeta di grido. N e' suoi Sonetti a Dio egli le-
v ossi tant' alto , che pochi scrittori di rime sacre ba
l'Italia da porgli allato, e forse nessuno che di
molto lo sopravanzi (t).
Da Tenda in poi continua a vlgersi al basso il
eammino, prima in mezzo a prati, a selvette
di castagni ed a rocce di bizzarra struttura, quindi
tra formidabili strette al .pi di rupi sorgenti ver-
( 1) Ecee 110 eoueUo del Cotta che moatra l' uomo edocato tra le
hlilai acetile de' moo ti.
SQpi'a splendido troao d' adamaotc,
Cinto d' intorno d' orride tenbre ,
ldtlio aceodea, e folte nubi e crebre
L' aie stendean sotto le eterne piante.
Striogea dell' ire sue l' aureo fumante
V aao , onde han morte inique torbe ed ebre :
Il vide l' empio , e in chiuse erme latebre
Fuggi d' alpiaa b ~ a qro e t,em8Dte.
Ma in van: ch Dio con 6er b"emuoto aperse
L'alta montacoa, e in cupo antro profondo
L' empio, qual fiera io suo covil , scoperse:
E minaccioso sopra ii capo immondo
Vera l' ire immoruli
1
e ve 'l sommerse ,
Poi chiuae il monte, e 'l seppelli nel fondo.
So
ticalmente a foggia di torri merlate. Le forte di
Saol'gio esibiscono un compendio di tutti gli orrori
aipini. La strada scavata nel sasso. A destra balze
perpendicolari , inaccessibili , spaventose a guar-
darle. A sinistra le acque della Roja rabbiose, spu-
manti. Le rovine del Forte di Saorgio coronano lo
sbocco da queste tetre fauci somiglianti a spe-
lonca ( r ).
iscrizioni, incastrate nelle sassose pareti
delJa via, attestano l difficolt vinte nell' aprirla, e
la gratitudine dovuta al Carlo Emmanuele ,
sopranominato il Grande , ed al re Vittorio Ame-
deo III , i quali fecero .fare , il primo nel I5gt , il
secondo nel.i78o, le grandi opere della strada
( r) In eue non sempre il passo sicuro , per gli acoscendimenli se
il temporale infuria. Un viaggiatore soggiunge: Il letto del torrenta
non essendo ivi molto profondo n largo, ai corre rischio della rita
.11 tempo delle eccessive pioggie ; auzi la morte certa per chi re-
stasse colto dallo straripar di quelle acque: perch dalla parta del
torrente non ti scampo, e dall' altra nemmeno , atteso l' eatrema
altezza perpendicolare dellarupe. Una silfatta nentura accadde
l' anno V della Repubblica francese : quasi un intero battaglione
di soldati fu quivi rapito dalle acque con tutti i fardaggi. "
( La prima dice :
Pubi. Ciam. ac Citramorit. ditionia bono
ltal. ac totius orbia commodo
lnviia ntrinq. Alpium Maritim.
Praccipitiis ferro flammaq. praecisis
D. Car. Emmanuell. Sabaud. Dnx
P. P. P. P.
Pace belloq. felioias.
l,roprio motu proprio snmptu prop. industria
Hanc viam basi). perfecit.
8
H accennato che a Telilda ricomparisce la 'ite.
Al Fontano, casale. tta Tenda e Saorgio, allignano
i gelsi ed i fichi. Ma la presenza del sempre &on-
deggiante olito muove a grato stupore il passeg-
giero nell' uscire cb.' egli fa dalle cavernose gole di
Saorgio ,, che non gli promettean s vicina la pianta
aununziatrice di cielo clemente. In mezzo ad un
bell' oliveto siede Saorgio in sul monte, e le misere
sue case attaccate allo scoglio rendono immagine
di un alveare di pecchie. Ci che in effetto con-
traddistingue il passaggio del Colle di Tenda, il
trovarvi collegato l' aspetto delle Alpi somme a
quello de' bassi A pennini rivolti al mare ; gli alberi
delle meridionali pianure accanto a precipizj e di-
rupi e salvatichezze che sembrano appartenere alla
regione de' ghiac@ perpetui ( 1 ).
La aecolida , gi distrutta, ed or rinnovata, dice :
Victorius Amedeua 111 Rex . Sardiniae
Utilitati publicae aemper intentua
Ad e.speJitiorem per Provin. Subalp. inalpinasque
Mercium compotalionem ah ora maritima
Singolari providentia et mira constantia
Viam banc a Carolo Emman. I. Sabaudiae Duce
Sarcinariis jumentis pridem apcrtam
Rupibu excia asperrimis mootium jugis aequatie
Pontibus impositia aggeribus substructis
Labm ped. XVIII ageodia vehiculis aptissimam
Et in planitie1n fere redactam
A Lumooe M. P. XLV Nicaeam usqoe
Deduxit munivit.
( ) Nel ''194 " i Regj del centro che riparo a Saorgio, te-
mendo d' cuere circuiti dai Franeeti, indietreggiarono 3 J!ran fretta.
l. . 6

La casale composto di tre o quattto
locande in sul finire del Colle, la noUuma fer-
mata di chi ne -scende , cos come lo Tenda per
chi s'appresta a salialo ( 1 ). Ed la Giandola una
dipendenza di Breglio , terra di huona apparenza
in lontano , hench collocata eome in una cisterna
alle radici di Ufl!\ chiostra dt. monti.
Da Tenda alla Giandola la Roj.a colle fragorose
sue acque corre A fianco del camminante; Gio.ota
a' piedi del monte Bruis, questa fiumana , ch' la
Rutuba de' Latini, sempre arricchita da nuovi tor-
renti' piega a mezz-ogiorno' e riceve. altri copiosi
tributi (:a). Indi si profonda entro cupi valloni che la
conducono dal pi de' vilfaggi deUa Penna e dell'Oli-
vetta sino a quello di Be\' era, o,ve unitasi al grosso
torrente di questo nom.e , avviasi a versarsi nel mare
sotto le mura di Ventimiglia. Le acque della Roja sono
limpide e pure nell'alto, ricettano ottime trote, alimen-
tano molti antichi canali d'irrigazione, molte _gore per
" l.a rocca , alle sue proprie forze aflidla, ma che aveva per ordine
l> di difendersi a tutta possa onda fare alla ritratta, fu vilmente
" abbandonata, anche prima che ne venisse intimata la resa. lo con
segucnza il nemico occup lo stradone di Saorgio, perdita che rese
molto affannoso il ritirardi della destra Annal. /llilit. de' Reali di
Savoja.
() Chi viaggia co' cav;lli delle poste spende circa 4 ore da l'lizza
a Tcnd , cd altre 6 ore gli abbisognano per travalicare il Colle e
ccndere alla posta di Limone.
(:a) L' Aurahia; la Levenza o torrente di Briga; la Bionia, fit\maoa
pi grossa della Roja , che scende dal Colle dell' Inferno e lraven
!il V lauria,
83
serv1g10 de' mulini, ~ b.asportano al piano il legname
di Tenda, della Briga e di Saorgio.
Ad onta di qualche disagio , lievissimo per altro
nella felice stagione, il tragitto deDe Alpi pel Colle
di Tenda sarebbe giocondo, se da quel suo giogo
l'uomo divenisse con brevi intervalli di poggi in-
sino alla marina. Imperocch nt-1 varco di quel
Colle si ri&contrano quasi tutte le rarit . della gio-
gaja olpina; nevi continue che imbiancano le ec-
celse vette, aeqae cadenti o scon-enti con isplen ..
dore f. fracasso , orrori sceniei, :rare piante alpine
uscenti di mezzo ai pietroni , rocchi e burrati
vinti dall' arte, e vedute che suhlimano l'intelletto.
Ma due altre scabre e malinconiche montagne vi
conviene ancora salire e discendere , prima di.
giungere alla sospirata riva del mare. La prima ha
nome B1uis , ed un ri.ncresci.oso passaggio, se
non ch.e dalla sua cima il prospetto dell' una e
dell'altra valle, e della g&ogaja de' monti all' intorno
pu dirsi
Dulce 11iatori lasso in. sudore kvamen ( 1 ).
Nel venir gi dal. Bruis una valle verdissima e
coltivata con grande amore , si para innanzi agli
occhi con inaspettata dolcezza. la valle di So-
spello , la q ~ a l e provvede di fieni gran parte della
Provincia di Nizza.
84
Sospello terra partita in due dal torrente 'Be-
vera , che . ora umilissimo' si devolve pel sas-
soso suo letto, ora ingombra furiosamente gli
archi dell' elevato suo ponte. Sospello antica
terra con titolo di citt , gi pi popolata e pi
florida ; e. ne' tempi di mezzo fu anche repubbli-
chetta indipendente. La difendevano ventiquattro
castelli piantati in sulle propinque eminenze. Sostenne
guerre cont1a i conti di Tenda e di Boglio, contra
i marchesi di Dolce Acqua ed altri signorotti di
(1uell' et. Vien chiamata Hospitellum [!. un Jiploma
del 1 164, forse da un antico ospizio di lebbrosi
che v'era (1).
Abbiamo alle stampe una prolissa lstoriadi Sospello,
scritta da un Alberti, e piena di favole. Vi nacque
Teoflo Reinaldo, autore di 20 volumi in foglio, e
nondimeno uomo di arguto ingegno e di calda lo-
quela, specialmente quando pungeva co_n nome
mentito : fu celebre in Francia nel I 7.
0
secolo. Pa-
tria 'pure Sospello di Francesco Alberti di Villa
nuova, fabbro del miglior Dizionario italiano - fran
cese, e del Dizionario universale critico enciclo-
pedico della lingua italiana, opera insigne , ed al
legata come valida autorit ne' V ocabolarj recenti ( :1 ).
( 1) Narra Agostino della Chiesa che Soapello chiamossi anche
Cespitellum , forse dal luogo pieno di fratte e cespugli in cui vrnne
fondata , ed anche Sospitellum , forse da Sospes tellus, terra di ul
vez2:a , o per la .. Jubrit dell' aria , o per l'antica fortezza del luogo,
o pet la franchezza che yj godeva chi \'i cetcava riparo.
(:i) All'erma il Ocnina ( 1'ableau de la Haute ltalie) che non meno
.85
L'amena valle di Sospello e la piacente gacitura
di qvesta terra sulla: gemina riva del fiume con
fortano nelle varie svolte lo sgardo di' chi sale il
mesto Colle di Braus, altta montagna da. valicarsi
prima di pervenire alle terre contigue al maie.
Finalmente i cerulei spazj del salso elemento s'ap-
presentano da lungi a ricreare l' affaticato viaggia
tore dipoi ch' egli ha acquistato la cima del Braus.
Aride sono le calcaree pendici del giogo , ma per
le varie loro tinte , e pe' riflessi della luce negli
angoli, e pei tenebrosi forami che le incavernano,
nido di allocchi , non indegne si manifestano . dello
studio de' paesisti.
Appi del Colle di Bl'aus un bel ponte mette
alla Scarena ; borgo . che signoreggia una colta
valle ( 1 ). Indi, cavalcato un umile poggio j vi spin-
gete verso Nizza per facile china.
Una recente strada ch ad un tempo istesso
di venti Al berti di Sospello a' hanno a registrare ne li' elenco degli
scrittori; bench nessuno di loro gareggi anche da lontano con
Francesco.
Il ridetto della Chiesa ( C01"0na Reale) fa di Sospello la pi vaga
pittura , e concbiude in questa sentenza: A tale che avendo la i'ia-
nura fertile di grani , le colline abbondanti di vini , le montagne
provviat d' ogni sorte di semplici e fiori medicinali, le valli co
piose di chiarissime fontane che con facilit per diverse vie ai con-
ducono alla citt per servizio de' suoi abitatori , stimato il suo
territorio il giardino di tutto il contado. La ci.tt, pet esser sopra
il grosso cammino di Nizza e aullo scalo del sale , viene credut
dopo Nizza, la pi ricca della provincia "
(t) La Scarena d il titolo comitale ad un ramo dell' illustre fa mi-
elia Tonduti, apeaso ricordata con lodi nell' hloria di Nizu,
86
robustissimo argine , toglie molta pa1te del fondo
della valle agl' insulti del Paglione, e rispann!a al
peregrino le lunghe curve che gli era d'uopo f a ~
nelle sabbie aUe radici del colle.
Gqnallida e trista mai sempre una strada den-
tro il letto di un torrente o nel basso di una valle
infeconda. Ma qui la tetaaggine e la sterilit del
luogo dispongono l' animo a ricevere r.on pi viva
impressione il senso dell' allegrezza che inspira il
vicino cangiamento di scena. Discernesi ben tosto
in lontananza il Colle di Montalbano, la, rupe del
Castello di Nizza : si lasciano a destra di l dal
fiume la Badia di San Ponzio, i ruderi dell' antica
Cimella , ed a sinistra il magnifico ingresso della
strada di Genova. Il cuore vi batte di gioja -al pen
siero che , abbandonati que' disastrosi monti, siete
giunto alle fresche vallicelle, ai graziosi poggi , ai
floridi giardini di Nizza. Ecco la Piazza Vittorio,
degna d' una metropoli. Ecco le azzutre onde ma
rine, ecco le odorose spiagge della Provenza. L'aria
voluttuosa c' invita a p1ender riposo.
LETTERA IL
Colle deU' Abisso - Briga - Miniere di Tenda
Laghi de/Je Maraviglie - Cima del Monbega
- Colle di Rau.e.
lo vi ho descritto , senza sostate o deviare, il
tl'agitto da Cuneo a Nizza pel Colle di Tenda. Ora
d'uopo che vi riconduca un tratto su per quelle
alture.
Dal Colle di Tenda un cammino di tre ore mena
al Colle dell' Abisso, passando pei rodotlendri, poi
per le ptatetie, poi pei gneis scomposti e iu rovina.
Da quella cima scopresi gran parte delle Alpi ma-
rittime , ed il collegarsi che fanno con le loro so-
relle , e la' pianut;a detl' ubertoso Piemonte ( 1 ). Il
Colle non accessibile che da questo lato a
1
S. E.;
per tutto altrove lo circondano gli abissi oml c
uasse il nome.
Fra Tenqa e il Fontano giace l'antico monastero
di San Dalmazzo, ora abitazione di gente civile. Da
( 1) Si vede a levante il Colle di Tenda con le giravolte della strada,.
e la continuazione della catena sino ai monti del Carbone e di 1\Ia-
laguia, limite ba 1\londovl e Tenda :
A meuogiornu la Valle della 1\laddlllena, la cima del Monhego e
del Cappelle li o : \
A ponmte i monti della Gordolasca, e quindi ta vane di
col 'fillal!llio di questo nome, poi alzarsi nel lontano l'acuta p11nta
del MonTiso:
A bawwntana la Vlllle di Limone , e di l da' JBouti le (>:lllnrc dd
PieNonle .:olle Alpi elle le circoudaoo.
.
San Dalmazzo, lascita la Jtrada mae1tra, si n,
piegando a sinistra, nella valle di Briga, o, pie-
gando a. diritta, alle Miniere di Tenda, nella Valle
dell'Inferno ed ai laghi delle Maraviglie ( 1 ).
Briga , centro della pastoi:izia nelle Alpi marit-
time , grosso borgo posto al pi della prima ca-
tena delle Alpi secondarie , in una valle irrigata
dalla Levenza, e discosto due da
Un viaggiatore ne fa la seguente pittura :
Fuor d' ogni comuuione con gli sttanieri , gli
abitatori di Briga hanno serbato gli antichi costumi
ed un vero amore per la vita pastorale. Di cin-
quecento famiglie ond' composta quella popola-
zione, trecento non ad altro atiendono che alla
cura delle greggie, da immemorabil tempo di padre
in figliuolo , .
<t N e' pascoli d' estate , que' pastori 1imangono dl
e notte a cielo scoperto. Dentro gli antri delle rupi
vicine essi ripongono il latte , ovvero fabbricano
colle cortecce degli alberi un tetto basso e me
schino , sostenuto da sassi. Questi sono gli unici
ricoveri di questa dura progenie nell' imperversare
della bufera ; quegli antri sono le loro cascine. Sel-
vaggio il loro aspetto, solitaria. la vita loro. N
(a) Cio a e a diritta di chi vieo da Tenda.
Brig io lingua cellica o Leulonica aignifica ponte. Qu.indi mai
aempre aJ pasto d'un fiume o torrente ei trovano le tante cill o Lerre
castella d'. Europ11, che portano o semplice o composto il nome di
Briga
1
Brig , Brieg , Bridge. Ed ovunque ai trovano celtici nomi di
terre in Italia, ' argomeota che foasero fondate priaua del dominio
de' Romani.
B9
qui vuolsi l'affabilit de' pastori della Sa-
voja , n quella specie di rustica eleganza che tal-
volta incontrasi negli pastorali della Sviz-.
zera. Il Buccolico .di Zurigo qui non avrebbe im-
maginato i suoi idilli >>.
Da' pascoli estivi, essi conducono le greggie
loro nelle piaggie marittime sino al .ritorno . della
bella stagione. Col provveggono gli . abitatori della
costa, da Antibo a San Remo, di agnelli, di ca-
pretti e di latte.
'' Dagli otto ai sessant' anni , di rado avviene a
questi pastori di dormire altrove che sul terreno
ignudo , . e . perloppi a cielo Essi non be-
vono vino ( 1 ). Non mangiano carne ;
usano cibi caldi. Quattro libbre di pan bigio , e
qualche latticinio , formano il loro giornaliero ali-
mento. In mercede di tanto aspra foggia di vivere,
la natura ad essi liberale de' doni della salute.
Il pastore di Briga vive lung et senza conoscere
altre malattie fuor di quelle che sono la pnsione
della tarda . vecchiezz.a. Soltanto egli preso alle
volte daUe.febbri autunnli quando conduce la greggia
alle riv.e Varo, ma il sottile e . purgato aere
del suo paese, nato. basta per risanarlo al suo ra-
torno ,, ( 2 ).
' l
( 1) , quando non .ne hanno, perdl se ne fa dell'aspro ed
inebbriQole anche nella valle di Briga .. Evvi qualche esagerazione ia
questa piU.ura; ma nel auo complesso vera.
(2) In faccia alla nlle di Baiga s' aderge l' asprissimo monte di
TanarelJo., . dtll IJUale ai. diramano. iJ fiume di Briga ad occidente , il
go
Da San Dalmazzo piegando a man tlestra si va,.
come gi dissi, alle minier di Tenda, cammino
di due ore per ripitl' erta , lungo il quale s' incon-
tra il casale di Sant' Antonio.
La galena argentifeta che si trae da queste mi-
niere, dissodate da remota et, ed un tempo fa-
mose, frutta , dicono
7
il due per mille d' argento.
La casa del proprietario delle miniere, la cappella,
i magazzini, i tugur) coperti di legno, conferiscono
l'aspetto. di un villaggio all' ammasso degli edifizi
per servigio degli sea'ii. -E l' antichit di questi
scavi provata dai mille andirivieni delle tte gal-
lerie che l'una sull' altra sollevandosi , s' internano
nel grembo del monte (t).
Dalle Miniere un arduo tragitto di altre due ore
vi porta ai laghi dell' Inferno o delle Maraviglie.
Questi !aghetti, in numero di nove, e varii in am-
piezza , son denominati delle Maraviglie da certe
rozze scolture , o pi "Veramente scherzi naturali
sopra le pietre fissili che li circondano. Chi cre-
derebbe che anche qui venga in mezzo il gran nome
di Annibale, non altramente che in tutte le alte
valli dell'Alpi, e che da' suoi soldati si pretendano
fatte quelle figure & intaglio? Se perissero tutte le
fiume di Taggia a mezzod, ed il Tanaro a lennte che corre a gd-
tarsi nel Po per volge1,i all' Adriatico. Il monte si attacca
pel Colle di. Ciaggia al Colle. ddl' Occa ed alla catena delle altre Alpi
pcimitive ; e pel Colle Ardente , Sanson , lUarl& , Torraggia, Gi, e
Testa dell' Alpi, forma la catena secondari che correndo al Sad
acend.: al 11\llre. di l di Venlimiglia.
(1) Vedine la deiiCrizione Dell' APPPDICBt all' ar&icole Miniere.
91
testimonianze deU' istoria scritta, il nome dell' ani-;
moso condoLtier di Cartagine vivrebbe tuttavia pet
centinaja di secoli nelle bocche degli .A.lpigiani ; im-
perciocch dal San Gottardo sino ai monti della
Provenza ogni valle sembra glorificarsi di avergli
dato passaggio.
Questi stagni Jlrendono pure il nome dell' In-
femo dalla tetraggine del Luogo, accerchiato da' pi
pi etti e fieri monti della giogaja ; i quali scom
poqendosi alle lor vette, lasciano travolgere al basso
smisurati pietroni. L' orridezza del sito vien accre-
sciuta dal tra e rossiccio delle rupi
all' intorno. Nere ne appariscon le acque, ed in
esse non albergano pesci. n solenne silenzio della
solitudine tratto ljratto viene interrotto delle acute
strida delle aquile e degli avoltoj.
Dai laghi due ore ancora di cammino conducono
in cima al Moobego ; , cima da molti reputata la pi
eccelsa delle Alpi Marittime, bench quella della
Gotdolasca, non misurata finora, la vinca, per giu-
dizio degli occhi , di forse 200 metri in: altezza.
In sul vertice del Monbego si trovano tuttavia al-
cune sassiftaghe ed alcuue viole biflori. Da c1uest'
aerea vetta lo sguatdo ricircolando scerne uno spa-
zio quasi illimitato di monti' di terre, di mare (l).
Quale spettacolo in un limpido giorno mandar gli
sguardi dal Golfo di S. Juan all'isola della Capraja,
contemplare le montagne e i poggi della Provenza
( 1) Da un eolo Ialo limitano il prOSJ>elto le cime della
92
e della Liguria , ed osservare la frastagliata zona
delle Alpi che fan . ciglione ai. piani del Piemonte ,
nel cui centro al nascer del sole puoi distinguere
il Colle di Superga incoronato dai suo magnifico
tempio!
Da Monbego il viaggiatore, fornito . di buona lena,
cala nuovamente ai laghi delle Maraviglie ed-ascende
il Colle del Cappelletto , ove ammira in su quali
asprissimi greppi i Piemontesi portassero i cannoni
nelle guerre del I 793. Egli. di l trapassa al monte
di Raus , maravigliando che vi potesse accampal'e
d' inverno urr esercito (I) .. E gira tuUi que' luoghi
di Raus, dell' Autione , delle Forche, ecc.; angusti
e discoscesi campi di dove furono ribut-
tati e fugati i .Francesi, e dove \Piemontesi ritor-
navano al combattimento dopo d' essersi fatte fa
sciare le loro ferite (:l).
() Un giovane e robusto viandante pu far tutta quest' ardua pe
in 12 ore di cammino, e tornar a dopailtLa., Fontano o
alla Giandola.
(2) Nel giugno del r7g3 il generale Brunet che capitanava 25 mila
Francesi , volle cacciare le genti del Re dalla linea di Saorgio , ed
inaigoorirsi della catena de' monti di Tenda. Laonde seguirono molti
fatti d' Bl'me ne' quali i Regj si segnalarono per sommo valore. Ci
epeeialmente avvenne a Raus ed all' Autione. Nel primo di queili con-
flitti il generale Serrurie& fu respinto con grave perdita: li !!enerale
Brunet co' 1o,ooo Repubblicani ch' ei guidava all' assalto , rest scon
fitto nel secondo, lasciando in terra 4tm. morti e quasi altrettanti feriti.
Alcuni fanno ascendere a ntm. uomici la perdita patita da' Franceoi
in que' varj cimenti. Per maggiori particolarit vedi le seguenti
opere: Costa de Beauregard, Mmoir. historiq. - C. TloUa, /storia
d' ltali"a. - Jomini , Hist. de guerre de la Rivol. - Annali Miliwri
dei Reali di Savoja.
gl
LETTEI\A III.
Cenni 'opra t lstAJria di Nizza.
Otto citt , appresso gli antichi , portarono il
nome di Nicea , da Nike voe greca , significante
vittoria (I).
Bench spesso attribuita alla :Provenza, e Pro-
venzale di schiatta , di lingua e di costumi, Nizza
appartiene geograficamente all' Italia ed inconte-
stahilmente alla Liguria marittima (2 ).
La fondarono i Marsigliesi, colonia di Greci Fo-
cesi, per farsene un. propugnacolo marittimo contra
i Salj ed i Liguri alpini (3 ). E dalla fortuna delle
(r) Nicea, sive potius Nicaea per multarum urbium
nomen eat, quarum una est Galli1111 non procul a Varo fluvio, a Maa-
ailiensibus condita. Altera Asiae et Bityniae metropolis tertiam
hujus nomi..nis urbem Stephanus apud Locros constituit;
quartam in Illyride : quintam in India ; aextam in Corsica in aula;
aeptimam in Leuctri Beoti111, et octavam in Tracia. Calepino, Dir..
(:a) Varus inter Antipolim est et Nicream , ab altera XX , ah altera
LX fere tadiis distans, itaque secuudum nunc monstratom terminum,
Nicaea lt .. liae adscribitur , quamquam est Massiliensium. Eam enim
contra Barbaros aupra adiacente& ii condiderunt muniLionem, ut mare
libere obtinerent, agros illis tenentibus : est enim regio illa montosa
et natur loci munita , ad 1\'Iassiliam mediocrem habens planitiei lati
tudinem , inde autem versus ortum piane ad mare 'adstringitur, ita ut
vix apatium ilineris faciendo relinquat. Strabo/le.
(3) La fondazioue di Marsiglia , per opera . de' Facesi fuggiti dalla
Jonia dinanzi alle armi persiane, ai riferisce , al dir di Solino, all'o-
limpiade quarantesima. quarta, - da credeni ch'essi non fondassero
Nizza ae no11 furono cruciuti in pppolazione., e venuti in
fiore co' loro traffichi ma1ittimi, a difesa dc' quali piantarono 'luuta
nuova loro Colonia.
94
anni loro contra questi popol-i , le diedero il no-
me (r).
Nizza rimase per molti secoli soggetta, alla giu-
risdizione di Marsiglia ( 2 ). Ma Cimella ( Cemelio o
Cemmelio) capitale de' Liguri Ve dianzi , poi me-
tropoli delle Alpi marittime favorita da' Romani,
offusc la gloria di Nizza a lei troppo vicina (3).
Tocc a Nizza il comune fato dell'Italia e della
Francia nelle irruzioni de' Barbari. I Borgognoni e
i Longobardi la saccheggiarono, i Saracini ne rui-
narono gti antichi monumenti. Essa port anche il
nome di BeUanda al tempo di Carlomagno ( 4)
Pi felice di Cimella che cadde preda del fuoco,
Nizza risorse dalle sue rovine, e s' accrebbe con
gli avanzi del popolo scampato all'eccidio della sua
rivale.
, Dalla eadnta dell'Imperio sino il fine del-
l' un decimo secolo, Njzza era venuta portando i\
freno dei molti e diversi dominatori della Provenza.
Ma i' esempio de' Comuni italiani che, reggendosi
a popolo , salivano in grandezza, prevalse anche a
Nizza. Questa Citt sin dal I I o8 ebbe i suoi con-
soli , ossia magistrati a tempo eletti per libero plll'-
( 1) Ragionevole congbiettura del Cluverio.
(2) l\'icrea Civitas, del Gioffredo.
(3) lvi.
(4) lvi. - Civitas NicU:e i11 rupe supra mare ab antiquis Beltantla
vocata , in un elenco di tutti i luoghi della Pro'l'coza uoleriorc al
12.
0
secolo, negli Archivi d' Aix. Guida di Niua- Be/,
landa forse bella landa, bel paete.
g5
tito ( 1 ). Essa fece lega ed amist c-olla potente
Pisa (:a). Ed n cont Raimondo BerJinghieri II
cadde bagnato nel suo sangue appi delle mura
i Nizza ch' egli av.ea. disfare (3).
l re d' Ar-agona , dilfenuti deUa Pro-
venza, di mal animo mirarono il governo a comune
tener anenwroso seggio in una citt sopra la
quale pretendevano avere dominio.
Alfons l con uu : trattato di pAce condotto dal
ten-me delle armi , stabil la suprema sua autorit
in Nizza , e confermando alla Citt
il Consolato con tutte le giustizie e sentenze , gli
usi e le consuetudini , e mallevando le popriet
de' cittadini e del Comune ( 4).
(1} Papon, hist. gn.' de Provence- D14ra11te, hist. de Nice.
Anno 111S. lvi. Ci rimane una lettera Pisani a' Nizzardi di
quell' anno. Essa comincia cos :
Omnipotentis Dei gratia , venerabili Episcopo de Nicha , atque
omnibua bonia Hominibus et Sapientibus Civitatis ejusdem, 1.\'Jajoribus
aive Minoribus, pr? divina .clementia, Pisanotum Archiepiscopus ,
et Vicecomites, cum universo Pisano, salutem et amicitiam
perpetuam.
Da quest' intitolazione si la forma del reggimento delle. Re:
pubbliche italiane in quell' et. li Preside ecclesiastico, gli Ottimati ed
il Popolo amministravano di buon aecorilo la citt, e formavane il
nro sovemamento a comune. Le fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini,
de' Nobili e de' Popolani , non erano ancor nate; Genova e Jliaa noa
contendevano ancora per J' imperio del mare.
(3) 1166. lvi. - Jlapon riferisce un diploma del conte Raimondo
Berlingbieri Il in eui questi costituisce suo luogotrnente in terra
cd in mare Grim11ldum de oGrifllalt:lil Ja11uensium hamiralum.
(4} L' atto del giugno n76 in plnno jttllta Yttro. Allonao vi s'in-
litola Re d' Augona, Conte di Barcellona c Marcht!se di PJovenza. l n
ricompensa della pace data e delle franchigie conceduLe egli ricevette
Quest' accordo venne confermato nel li88.
Non pertanto i cittadini di Nizza, mal compor-
tando il superbo dominio . aragonese, si diedero
. nel 12 I 5 . al Comune :di Genova ' od almeno s' ac-
cordarono con lui a patti di soggezione per levarsi
dal collo il giogo signorile colf ajuto di questi re-
pubblicani, potentissimi allora per mare e gloriosi ( 1 ).
Ma nel 1229 .Raimondo Berlioghieri IV, figliuole
di Alfonso II, fu messo dentro alla citt: da' suoi
e ne ricevette l'omaggio cme Conte
sovrano ; rinnovellamlo le frnd1igie cittadini ed
al Comune (2).
25(m. soldi Melgoriani, e la promessa che i Nizzardi gli pagherebbero
ogni anno soldi d'essa moneta pro albergo , e gli fornirebbero
le Cavalcate, un decennio tlopo.
() '' Nel novembre del Miro Badado ( Miron Batlat) citta-
., dino di Nizza, ed An te'pellicano vescovo di Nizza , diedero la citt
., di Nizza alla Rep.-bblica di Genova, come appare per pubblioo
., stromento scritto per mano di Marchisio Scrivano. Ed Obcrto Spi-
" nola , uno de' consoli di Genova dell' anno precedente, ricevette
., la fedelt in compagnia di molti altri Nobili Genovesi dagli uomini
., di Nizza , e fece distruggere u castello in la citt di N:ua nel
., quale eolevano abitare gli Aragonesi ,..
A.. Giustiniano, .tlnnali di Geneva.
Il taome di .tlntt!pellicano manifestamente sbagliato , tanto pi cbe
a quel tempo teneva la Sedia di Nizza -un vescovo. del nome di Ea-
rico. Crede -il GiofFredo che abbiano confuso il vescovo di Niz.za COli
quel d' Antibo ( .tlnt.ipolilanru) ch' era un Grimaldi.
Contedi Provenza venne aNizza
., a pi e a cavallo , e per tradimento di alcuni che &eguilavan, la
, parte ma, fu intromeso nella ett e nelle case e nelle torri loro.
,, Fecero da principio gagliarda resistenza Rubaldo Barattieri, Uggiero
, Bil'adati, e Lanfrancu Richeri che a nome de' Genovesi erano a
goverilO di Nizza. Ma fiilalaonte, aforzali cedere, lasciarono la cill
97
Il di _Jlrvenza. pass. dagli
Aragonesi negli Angioini pel matl'imonio ( 1 246) di
Beatrice. figlia di esse Raimondo coJ fratellf) del re
Luigi rx., quel Cltclo di Angi s funestamente ce-
lebre. istrie- d'Italia. Sedutisi gli Angioini.su1
trono di Napoli', Nizza >De s-eguit le fortune.
Le aspre .contese. , casa. d' Aagi e di Du-
razzo per la , ,sucQessione del regno li Napoli e
della Provenza dopo la morte della regina Giovanna,
anolsero .Nizza in molte (I) .. Questa citt
a :di Durazzo , . a Ladislao &uo fi-
sliuolo , :il quale . chf) vederla in: mano . di
JAdovico. n. d' Atlgi ; SUQ 'c:ompetitore '
che la e :le . ,sqe vicarle si soggettassero al
principe che meglio convenisse. TI valore
e le virt . del, , Copte ( . VII di
, al Conte , perciocch il piccol soccorso mandato da Genova che C11
, messo dentro della citt in due volte da quattro galee genovesi a
,. condotta di Ottone Mallonc , non fu aufficienle a sostenere tanta
, fona ,.. Ob. F9slieua , ]storie di Genova. .
Aggiunge .il Giustiniano che i Genovesi non poterono mmdare !OC
corai per terra a cagione de' cattivi tempi che regnavano.
( 1) Giovanna l'eina 4i Napoli e conteiiSa di Provenza mori di morte
violenta l' anno 1l8:1.
" La fama di Regina rest di molto annerita per la morte
del auo primo marito Andrea, in cui certo ch' ebbe mano. Nell'es lo
delle azioni sue fu principessa giusta, saggia e degna di lode ,.
l' Muratori , Aa11aU.
Gli abitatori llell contea di Nizza aerqano tuttora grata memoria
di queata Sovraaa che fu lwo lqislatric;e e benefattrice.
!)8
Savoja) indOBS i Nizzartil SRlierlo pr lero
Signore ( 1 ).
Ci U d t8 del. sttUttnbre x388 (2).
Tre anbi dlpti > esa i giurArono la fedeh al conte
Arnedto Vllt, che fu di Savoj11. .Nel
1402 il re Ladislao, nel 1419 la Cas di All@i.,
rinunziarono d Adeo VIII d a' suoi suecessori
ogui ragione che potuero avere sopra pMte coa-
ttade.
A a . bel titolo di sovraoi' , qaeUo di 1lDa vo-
lontaria dediziooe , vollero l So'trtti mtbudi ag
giungbre il. lgm. de' benfzj. '' Tutto ci ahe
,, nell di Nitza di bell, di bUDO,
,, di utile, dovut ile ptetne cute dei R.eaU
,, Satoj (3) .
L' istoria di Nizta di quindi in poi strettmentl
vincolata con quella della R. Casa , alla quale si
gli alpigiani che i cittadini della Contea si mostra
rono in ogni tempo fdissimi ( 4)
(1) Lod. ed A8. della Chie.a.- Sam. GutcAenon. Vedi nelle l,rove
alla Storia di quett' Autore l'atto alla dedizione de'llizzardi ad
deo VII. - Vedi pure la Nan-azione degli avvenimenti che i
Niuordi a riparare sotto lo sceuro de' Reali di Stwoja , nelta 8torUi
dell' antica legiilazione del eohu Fi!di!rlcb Sclopit.
(2) Vedi pi innanzi la lettera aopra la Badia di Sn Ponz.io, ove si
atipdl l'alte CJi dedizioo.
{3) Foder, f'oyll(;e auz .ill'f'il Marititntli.
(4) " Nizza viene simboleggiata solto te forme dl una donna ciilta
, d' usbergo, con . elmo in testa, col cuore aperto, d in euo acolpita
,. la Croce bianca di Snoja. Impugna colla destra il brando, e "lP
, colla 1inistra uno acudo, in cui dipinta un' atJUila toes l ClltpO
, bianco, colle ali spiegate , c poniw aopra udo U.Siie efde Ili In
99
Giove e Pallad in Nitza, Apollo era adorato itt
Cimella li tempi del Paganesimo ( 1 )
pia credenza che S. Nazario sin dall' anno
65 dell' E. C. portsee la lnee del Vangelo sopra
queste spigge , e che S. Basso nel. , S.
Ponzio nel vi 4ilatassero la fede, e la confet'-
massero col proprio sangue, acquistando la corona
del martirio ( ).
Il vescovo di NiEza suffraganeo dell' arei ve ..
scovo di Genova (3 ).
Molti uomini saliti a grim fama nelle scienze ,
oille lettere, nelle ; n-elle armi e nella toga
ebbero i natali in Nizza e nella sua previncia. N
dttr i pi principali che mi tornano a mente.
Pietro Gioffredi, nato a Nizza 1628, morto
in Torino nel r6g2 stamp la Nuxsa Oi.vitu, opera
classica per rudizione ed anche in parte per sana
critica. Lavorava alltt Corogrfia delle Alpi Marit
, pbDtll , bagnato dal mare. L sfat:e. ai piedi un eme , aimbolo tlelllf
, aua ftdelt ,. L. Arulrioli, Note aUa SeguratJa,
(1) P. - Paganetti, ]storia ccleliastictl
della L(!!furia. '
(2) lvi.
{3) " Venera la Chiesa- di S. Basso e S. Pon,;io, come i due
, primi vescovi di Ci m'ella, e tenutf in conto di antecusori di quelli
, ch' eH'. ehbe da p poi. Pu altro qualora, lino si voglia attenere alla
,, fede delle memorie auteutiehe , il primo vucovo di qbesta Chie&a
, alato Valcriano, il cui iiome trovaai scritto negli alti del
,. cilio Rcgiense dell' anno 43g.
,, Il veacovo di Nizza ne' primi tempi lo e1a pure della -.iciru Ci ..
, meUa. Riunite in appresso le due diocesi , il di Nizza
, otteaoe il aopraonome di Magno nel qtinto Cooci.lio. OrltUUID&c
, , dell' auno 563. Caundario se11t1r; de' Jl/t. Stati.
100
time, quando morte sei Quest'opera gtace
manoscritta ne' Regj al-chivj di Torino.
Alessandro Vittorio Papacino De - Antoni , nato,
a Villafranca 'nel I7t4, morto in Torino nel 1786,
da semplic'e :artigliere ascese, mere dl. solo me-
rito, al grado di Luogotenente Scrisse
delle arme da .fuoco e della polvere, .e fece altri
trattati delle cose militari , tutti lavori . da grao
maestro che vennero tradotti in quasi tutte le lingue
europee.
Gian Carlo Passeroni , nato a Condamines casale
di Lantosca nel 17 13 , mor nonagenario in Mi-
lano. Chi v' ha che non conosca di nome il Cice-
rone, poema in otta'fa 'rima di questo giocoso poeta l
Ma chi v' ha he legga da capo a fondo 'i cento ed
un canto di quel triplice poema, pieno di con-
tinui divagllmenti e <1 scritto con facilit infelice, '
perch soprabbndante di froqd'e e povero di fiori
e di frutta ? Pubblic eziandio una raccolta di Fa-
vole ad uso de' giovani. Visse da Diogene, cio pi
che frugalmente; ma da Diogene cristiano, cio tutto
continenza ed umilt. Donava a' poverelli pi della
met delle sue scarsissime entrate. Rifiut un largo
assegnamento fattogli tlal 1\felzi , presidente della
Repubblica i n a, allegando che di nulla abbiso-
gnava chi stava contento al pochissimo. I candidi
e schietti costumi adornava colla singolare dot-
'rina (l).
(i) QIH!Ilo ritratto del Passeroni faceva. all'A. Francesco Reipa,
biografo del Muralori e del Parini.
IO t
Lodovico Brea , nato in Nizza verso . la met del
r5. o secolo (I ) Fu pittore di gran merito. Il So
prani ed il Lanzi lo riguardano per Capo della
Scuola genovese. Le opere dd :Brea scriveva
11 primo, a motivo della buona tempera ed impreg..
sione,de' suoi colori :dopo il di quasi due secoli
&.esch ed intatte tuttavia si conservano ( 2) ))', Egli
cos scriveva verso il J 665 , ed un altro secolo e
mezzo da ai due primi' non tolsero la
freschezza ai dipinti del Brea. Mi toccher di ra
gionarne altre volte. Ebbe un figliuolo , buon pit-
tore anch' egli , ma minore del padre. Onde av-
viene che n l' uno n l'altr() lasciassero scolari di
qualche nome in Nizza ove pnr lavorarono molto 1
Carlo Vanloo., nato a Nizza nel I7D5 (3), morto
in Parigi nel 176S .. Fu pittore ammanierato, ed ai
nostl'i occhi, nuovamente assuefatti all' imitazione
della natura, spesso affettato e falso . nelle movenze
e nelle attitudini. Nondimeno i pregi del colorito
hanno conservato. a'. suoi dipinti una porziQncella di
quella fama che . grandissima ottennero. ne' tempi di
corrotto gusto, n' quali ei pingeva.
Papon, nato a Poggetto-Tenieri nel q34, morto
a Parigi nel I8o3, scrisse in francese la Storia ge
nerale di Provenza, :opera giustamente pre,giata;
- . Tralascio i magistrati, tra i quali ancor viva
() La pi antica sua tavola ha la data del 483.
(2) Baf. ;8oprani; Yiu de'.Piu.ori i;eiiOVtlli.
(3) Altri dicono ad Ais in Provenza.
l'O:!
in T orino la memoria del Caissatti ; eonte di S. Vit
toria; g1an del rep. Qmetto pure i
guerriet'i , solo rammentando che . nacque in Niua
uel i 7S8 il famoso. Massena ( 1 ). Tn i eondoatieri
degli eserciti..francesi nelle.guerre della Rivoluzione,
muno. gli and sopra nelle miLitari virt; t1'81lne
sempre il moderno. Cesare, nato egli pare italiano.
Ehbe . iu. Nizza la c.ulla ( 17s6) lo sventurato
Pacho , al quale serbatr. la gloria dl Rlll1IQ.
vere il v.elo. ood' tuttora coperto f d eU' Afl-ica.
E.gli nel :.i5 visit le Oasi del Deserto Li-
bico, scorse la Marmorica e la CirenaH:a, osser-
e notando quanto pu.. importare alle scienae
naturali all' arcJaeologia ecl alle arti. belle. Rieco di
peregrine scoperte fatte in un paese JDal noto all' :Eu
.-opa , egli trasferissi a Parigi , ove la Societ di
Geografia gli diiede un premio d' iucoragpento ,
e l' lns.tituto lo confort di molte IO:di.
\' IL Pacho radua i suoi materiali , e io due
>} &lini, solo e senza altro soccorso clae t'ostinata sua
costanza in un. immenso lavoro , eondoce a fine
)) la Relazione del suo viaggio. Ma, ahi lasso ! egli
non aspetta i saccas-si dell' an.e11.ire , e sente
ad un tratto la speranza nel suo cuore.
)) Egli poq. fine a' su.oi gioroi , tosto che ha cor
n . l' ultima prcava di sliampa deUa sua opera. -
)) L' infelice colloc per tal maniera la sua tomba
() Nacque io Niua plll' ouo, ma .la patria e' euoi. eta
1
Lerra della contea.
1o3
,, accanto al monumento che. innalzava alla scienza,
ed i suoi contemporanei debbono rammaricarsi
di non avergli pagato che il tributo di una ste-
rile ammirazione. Egli coltivava pure felicemente
,, le muse francesi (a ) >l.
( 1) Tutto. il tratto virgolato tollo dagli Archi11j de' Yiassi. Il
Pacho mori nel a 8 : ~ 8 . Un altro Ligure, il Cav. Dell Cella, viait6 la
Ciaoealica e oe atamp la dtJ!Criaiape.
eea .._.
. LETTERA. 'IV. '
Aspetto di Nizza (r).
La strada di Genova e quella di Torino riescono
egualmen.te alla P o r ~ a ed alla Piazza Vittorio (2).
Da questa regolare e spaziosa piazza, circoudata
di portici, due vie mettoqo a.l.Ponte Nuovo SGpra
il Paglione , fiumana che parte la Citt dai sob-
borghi. - ~ a via a man sinistra mena a quel
Ponte, rigirando largamente e trapassando per le
pi ragguardevoli parti di Nizza. Procediamo per
essa. ,,
Al pi della rupe del Castello , uno stradone con
Tiali ombra ti da doppio ordine d' olmi, conduce al
Porto, cinto regolarmente di case 8: foggia di piazza.
Questo porto artificiale , detto di Limpia dalla
limpid' acqua delle fontane che ne accrescono il
fregio, venne fatto scavar nello scoglio e fornire
d' ogni particolare acconCio dai l'e Carlo Emma-
nuele III e Vittorio Amedeo III. danno che le
'
grosse navi non vi possano entrare per la poca
( 1) La citt di Nizza, capitale della Provincia che ne tragge il aome,
Capo-luogo di Divisione, sede di un Vescovo, di un R. Senato, di ull
Governatore , giace distante circa z3o miglia d' Italia , da Marsiglia,
da Ger.ova , da Torino
1
dalla Coreica. l auoi abitatori s'accostano al
numero di 3o,ooo.
( ~ ) Nome cbe prese da Vittorio Amedeo III, re di Sardegna. -
Nice pm aea soin1 doubla d'JtemJue d de popuuuion. Co1ta de Beau
resard , Mmoir.
IO)
profondit della sua boeea. Negli anni che Nizza
era retta da' Francesi , il suo Porto ebbe. a patire
per gli del flutto, non riparati tempesti
vamente con provvid cura. Dopo il ritorno
Reali di Savoja negli antichi Jor. : , il portq
di Lioipia Yenne iisarcito , bbeUito, ridotto ni-
tido come un giojello. Accanto al Porto sorge .una
statua del . re Carlo Felice in marmo di Carrara.
La posert' in mo1,1uinento di grata memoria i ne-
gozianti di Nizza.
Dal Porto si dirama un largo cammioQ, -aperto
( 1770) ne' pietrosi fianchi della rupe. Le . onde . JDa-
rine, rompendosi contra gli scogli di sotto , man-
dano sovente i loro spruzzi sino all'altezza di questo
girevole passeggio, ricco di lontane vedute. In cima
ad un masso che si rialza sopra una costa della
rupe, levavasi un' antica ed. altissima torre, .deno-
minata Bellanda, nella quale lo sventurato Carlo III
pose in ripro il tesoro della Corona. Un cittadino
di Nizza ristor la torre e la trasmut in un pa-
lazzotto con orti pensili.
. Succede l'aprico quartiere delle Poncette che
risguarda sopra il mare; e quasi tosto inomincia
il Terrauo.
ll Terrazzo, pel'. comodo del passeggio e pel
diletto 'della vista s decantato da' viaggiatori,
del diporto meriggiano. nell'inverno, del vespertino
nelle altre una speQie di largo e ben
murato: bastione, lungo 6oo passi comuni ' lontano
nieno di 1 o passi dd mare. Le sae volte inferiori
100
servono ad uso di magazzini. Lo tucoo cbe lo ri
ed i! su& -leggi ero pelldo fan . s che al ces-
sar della pioggia' vi &i cammini a pi asciutto .. Lo
sguardo di quinci spazia sul mare ,, ed Ol'a ne con-
templa il lido coperto di pescareccie barchette, ora
pr la vasia faccia delf onde discerne in .lontallo
le navi che permutano i traftiehi tra la Francia e
l' Italia. Come 11itrarre, .sclama uno. straniero , la
beUezza di un tramonto di sole, dal Ter-
razzo di Nizza! L' aperto mare, la giocond spiag-
gia, la citt e le di difesa di Antibo, ll san-
tuario della Madonna della i bizzarri e
-stagliati monti che la costa della
Provenza, riceYono:sneceuil"ameote 1
1
estreme addio
del gNnd
1
astro ehe un momento prima gl' inondata
di fiamme. Tutta la pompa de' colori prodotti dalla
luce rtfratta, adornane la magioa scena. La dol-
cezza dello spettacolo passa allot-a dagli occhi nel-
l' anima. La cura de' materiali interessi cessa d' in-
tristire la mente del 'riguardante. Gli affetti ripi
gliano il lor nobile impero. Con gli sguardi della
sua fantasia egli rivede la persona pi caramente
diletta , e la rivede tutta atteggiata di bellezza
e d' amore. Egli vive l'intima vita, ed il suo petto
respira in eterea aitnosfera . .
Il Ter1azzo signoTeggia il Foro Piseatio, caro
agli Ictiolegi, agli Ictiofagi., agli .uervatori de' co
stumi del popolo: LI\ scuola vi ttoverehbe
peregrini e capriociosl soggetti. t signol'eggia anche
il Corso, ombf'OSo. per frndegginli olmi , e fian-
107
cltet;giato a sinistRa da botteghe di cafR' tenute
een molta lindura.
n Corso meUe alla pi gentile e pi nuova parto
deUa citt , al palazze Reale, alla piazza eli San
Domenico, ed al Teatro, recente e non inelegante
edilizi&, nel quale le opere hufi italiane si
temano co' vaudeviUes francesi. Nella vaga piazza
di San Domenico sbocca una strada frequente di
popolo .
. Quinci presso sono i :Bastioni e il Ponte Nuovo
che cavalca il Paglioae.
A qu6Sto Ponte si v:iooe quasi dirittamente per
l'altra -vh che a man. destra dalla piazza
VittOl'ie. Essa MR'8 il fiume, frenato da
alte mumglie, ed nel. tempo stesso strtu:la maes.tra
nei S'W mezzo e luogo di a' suoi fianchi.
Verso la aet di essa un e rozzo ponte
(del x 53 t ) sovrasta al Paglione e o&J)giange la
citt. al di San Giovanni Qui vi
il Coll6gi() de' della Compagnia di Ges, eon
una funtana leta di &esche acque: dinanzi_, ed un
bel conile di dentro. Di eol risalendo il PasUone
si diviene alla vasta Pi_az.za d' Arme, non guari
aperta, e con robusti argini sottratta ai rodimenti
del fume. Tra gli oliveti e i di aranci ac-
canto al n.uo.vo Campo di Marte s' affolla il minuto
popQlQ ne' gietQ fes.\lVl,.6 CQD refei.io.ni pi. O
parche dimentica le itiche durate nella settimana,
e l' qtilit de'
Nella base- JeUa s.peoie cit dal
108
doppio -cammino pel quale -dalla :Piazza Vittorio
v' ho condotto al Ponte Nuovo, s
7
. innalza la rupe del
Castello che. converr. delinearvi a parte. Alle
falde: della rupe s' apposgia dichin*ndo
la vecchia citt. Non -wco .. antiea, 'perch di antico
in Niz.za non. si scorgono -traccie. Essa ,era altre
fabJ?ricata sopra la rupe .. Le .fqrti6.cazioni ope-
rate al Castello, fecero discendere la citt
alle estreme p endici ed al piano. Quinci si. spiega
come la figliuola della Focese Marsif;lia non serbi
vestigio di antichit, e nelllBI!eno monumenti del
medio evo. I . suoi abbellimellti mderni ebbero
principio nel I-7 18. I , le piazze, le ele
ganze. appartengono alla .parte nuova della citt ( 1).
. . L' altra parte giustifica sino ad un certo segno
i sarcasmi degli Smollett e de' Millini. Non gi che
nel coloo nostro secolo debba tornar_ argomento di
scherno quella maoiera di culto che qui si rende
.alla Dea Cloacina ed aSaturnQ Stercuzio. Tutto
. . .
ci che concerne all' economia rurale , riceve no-
bilt dall' uso suo stesso. .Ma rimangono alcune
parti che richieggono .I' opera del ripulimento ed a
ci si vien (::a).
( 1) Di purgata evvi che il l)onte Nuoyo, L. Cat-
tedrale opera del t65o, stagione- di gusto corrotto. In essa
vole un dipinto in legno rappruentanle il Mistero dell' Eucaristia. Le
altre Chieee aoB quasi tutte di quel ecolo. In -quella di S. FranelllO
Paola una tela di qualche merito esprime la. CoiD'lnione di S. Be-
nedetto.
(2) La mancanza di allri concimi animali, cd il sommo bisogno che oe
hinno gli ulivi , primaria fonte di al territorio di Nizu,,
109
n Ponte Nuovo o di San Cttrlo giace. alfestremo
fine della 'Citt . tra mezzogiorno e ponente. ma e
strevolmente archititettato e fatto con buona pietra :da
taglio. In cap al Ponte s' erge un Ohelisoo con
una sfinge di marmo a ciascuno de' quattro lati del
piedistallo. Le isC1izioni trilingui ( iq ebrioo, in
latino, in significano. la. riconoscenza degli
lsreliti di Nizza pei henefzj ricevuti dal re Carlo
Felice. un monumento di tolleranza che onora
la memoria di quell'wnanissimo.Principe.
Il Ponte Nuovo unisce la citt al sobborgo- della
Croce di marmo .. Si stende questo sobborgo forse
un miglio lungo la strada di Francia , e lo com-
pongono graziosi. e dipinti tcasini _, con orti di
agrumi e di fiori addietro ed allat. I giardini verso
il colle mettono a piacevoli viottoli campestri in
mezzo ad oliveti. Gli altri verso il mare. hanno per
la maggior parte im'o sterrato o specie di chiosco
in fondo. Questo rialto guarda sul mare, ed i vaghi
fanno qui ricercatissimo ci che i Fiorentini appellan bottino. t1 A Nice,
dice il Dott. Foder, une latrine est un objet pacieux. On en ren-
conlre partout, dana !es chemins
1
dana )es dans Ics licux pu-
blica: c'est obliger quelqu'un que 'aller se soulager dans sa maison ....
La cloaque de la caserme de Nice qui contenait 5oo hommes , tait
all'erme de mon tems 1700 fanc .. , Il est gnaalement reconnu
par tous les observateurs qu'un fumier animalis est le aneilleur pour
lu oliviers . . . . J'ai trouv N ice l' tablissoment d'un mesureur
jur charg de surveiller la ve n te dea frJmiers, et ce lui d'une amende
ponr les propritaires qui vendent les leurs sans l'intervention du
mesurenr puhlic : le prix de la obarge dc mesure est de 6 franca. "
Yoyage nuz .ttlpe1 Maritime1.
HO
prospetti del promontorio dt Villaretloa- e della
costa francese rallegrano U eetteatriotulle che oel
fitto del V'Uno qui sedeado all' aperto , sente le
-.tepide aure, e troTa ma\"avif;liando la primaven
della sua patria (t )
: lt della Croce di mal'ino prende il sao
bolne, da un meschino monumento eretto nel luogo
tratt la :pace nelle famse di Nizza
( I536 ) Papa Paolo IU Farnese. Per questo Con-
gresso il Pontefiel settuagenario era venuto da
Roma, Carlo V da Barcellona, Francesco I da
Foritanabl. L' Imperatore ed il Re non si vollett
vedere ; a Papa solo fece l' ufficio del paGi.eto, ne-
goziando qesto e on quello. Tuttavia pi cbe
la pace tra' Cristiani e la saerra contra il Turco
dicesi fosse . nel cuore di Paolo III la grandea
della su casa. Il Cowesso fin. col matrimonio di
un nit>ot del Papa con:. una lisliuola naturale del
l' Imperatore , e con una tregua che quasi tb. la
rovi.na del Duca Savoja, spogliato da amici e
nemici. E perch ogni cosa tornasse strana in
quell' avvenimento , i du.e Mooan:hi, s diffidenti a
Ni:tza, incontrl1lisi pochi giorni dopo per fortuDa
di mare in Acquamorta, si davano prove di cavai-
(a) " Notla, dice il Sul:r.er, pu aaagliarai ia bellez:r.a alle belle
giornate di Nizza nel dicembre . nel ge&Jnajo e nel Opi
giornata d' ioverilo che col aoll pioveva, poteva paragonarsi l!d Ulla
delle pi litte giernate di prima"ra in Germania., .Yiasgio da Ber
lino a Nizza e ritorno.
Ili
lilresea fiducia, abbaotiooandesi
r ano la potere, dell' altro.
Di ttiinpetto: alla Croce di .s' .ab a una O ..
lonaa . ili ricordanaa del di papa Pio VIL
Dttt volte pass per Nizza Pio VII. La prima ( t8g)
allra .qtl*ndo l' de' tritmt ebbtt fatto di-
DlUticiare Ili Coof{\istatore la rivaeni&a ch'egli do
ma :a\ Capo della {ed oattolioa da lui ru torata in
Ftanct , e la gratitUdine che si meritava il nuovo
Leon III , il quale ave'ftl 41nto la fronte e cino
ttlll dellt dt>ron-a Gi La second.., quando
quel sommo gttutrien) , dieettaw dal .. vittoria. l..,
Dilmetlto infedele, ebbe dschiPSo al siuito suo pri
gioniero le porte del castello dv Fontnabl, per
rimandarlo alla citt degli Apostoli. Nel primo pas-
saggio le lagrime de' Nizzardi accompagnarono le
benedizioai del supremo N occhi ero. . A' sensi reli-
giosi mescevasi la simpata pel Veglio nell' esiglic;
e ne' dolori. Nel secondo, il popolo di Nizza, ra-
pito da devoto entusiasmo , stacc, a dispetto de'
gendarmi, i cavalli dalla carrozza del venerando
Pontefice , ed in trionfo la tra1ise alla Cattedrale.
Pio VII scrisse poscia da Roma ai Consoli di Nizza
una lettera, tutto spirante amore patemo.
La base della Colonna oopena. di enfatiche
iscrizioni. N forse evvi citt ove si l'egga pi copia
d' iscrizioni moderne in l!:ltino che. Nizza. Sven-
turatamente questa' Citt non ehlte n Bonfadio o
un Morcelli a dettarle. '
Il nom di Cit.t inglose mola.i danno al soh-
11.2
borgo della Crece -tli Marmo-, li rienet,daL\a;,.ij,.
mora che cinque o secento Ingleii ,. adesc.O dalJq
dolcezza del clima , vengono a farvi- .oggi inverno.
Questa temporanea di una nazieJie s.\ ;tea.e.llfl
delle patrie coStumanze , vive in questo sobboq;o
come se fosse a Brighton. Essi vi banno. -lerDfio
pel culto anglicano ,. ed an .cimitero pieno _di mo
numenti sepolcrali e di lapidi , nelle quali <'-il
mito de'vivi dura oltre le vittorie delf inesorabile
morte >>. Si racce'*no in crocchio . mesco
lanza straniera, eavalcano:, preudeoo il t;, . pir
tno i brindisi, discuwllO le faccende de' tre reami,
si 4anno il bel tempo, fanno buone opere' a tut&o
alla foggia lero ( 1).
( r) Imitazione di un epitafio ingleee , po1to nel cimitero del IOh-
borgo della Croce di marmo.
Date al guerrier l' alloro ,
E sen circondi il criri :
D' ogni audor ristoro
il ra10oscel divin.
Date al relice amante
Le roae del piacer ;
E date a l eor costante
Il fiore del pensier.
All' innocenr.a:. il giglio ,
La rula al duol ,
L' anemone all' esiglio,
L' amaraco all' imen.
Ila , ob ciel l su q uesl' avello
Qual fior ai sparger?
No non v' ba fior al bello,
Si triato fior non "' ba.
n3
Francesi, Tedeschj, Rlissi, Polacohi ed altri
stranieri vengono pure in Nizza per fuggire i ghiacci
~ le brume. lmperciocch della clemenza del cielo
:li Nizza raeionano i viaggiatori di tutte le nazioni.
f'.:ssi n' esaltano la molle e tepid' aria , il mar pla-
~ d o J il verde degli alberi, il vario colore delferbe,
le' .fiori , de' frutti, i casini che la circondano , i
;rati suoi luoghi di diporto, il vivo splendore delle
ue notti , il dilettevole scintillare degli astri. Da
1uesta felice piaggia , essi dicono, sempre bandito
il rigido inverno. Perpetua primavera vi gode il
uolo che in ogni stagione fiori e frutta figlia e
roduce. Qlli, bench soprastanti sieno le Alpi, di
ado ~ a d e neve, o subito sciogliesi. Nizza in som
Eliu! . . ah! l' a s ~ r o elr era
Che m'allegra va i dl.
Balz dall' alba a aera . . .
La luce mia aparl.
Qui posta fu ... Cretcete
Tutti commisti, o &or;
Voi che il dolor pingete ~
Voi che pingete amor.
Crescete : il freddo obhlio
Su 1'0i regio n DOD ha.
Cr,-scete : il pianto mio
Fede l v' edacher.
Elisa ! . . . Ah no di pianto
Pili tempo, . oh Dio! aoa :
A qeata fossa accaato
lo ciocJDI' coa te.
II4
ma una specie di cedraja invernale per gl' inf'er
miccl ()
( 1) Smollet , Papon , Sulzer, Lalande , Dopaly, JlilJin , Eostace
1
Pugb , Petit- Badel , Starke , ecc., ecc.
Tutlnia d' uopo che i deboli di compleuione o malaticci l
guardino da' venti che talora cangiano d'improvviso la temperatura i
e che usino le vesti di lana , a malgrado che po .. ano trovame in-
canrodo l' Qao Delle ore quasi aemprct calde che Hluitano il 111ezzo.
giorno . . . L'inverno i la stagione in cui il clima pi salubre e
la mortalit minore a Nizza. Non pertanto l' oaae"azione medica di-
JIIOalra in modo inehsttabile ebe l' aria iel Mediterraneo contnm
asl' infeUi di tiMcbena. Gl' ln.leai ae fnno aRDO la triata ape
rienza
1
ed il lor cimitero ne somministra la prova. Gl'individui fiacchi
di petto , IJUe' che sopportano con pena il freddo, trovano aaaai gio
vamento uen imernale dimo,. ia Nizza. Specialmente chi aJilitto da
dolori rcJIIlltlci od artritici non pu acegliere pi fllvorevolaoe&iomo.
D. Foder , Voyage au;r: Alpe Mqritime1.
, Il limone non prospera a Nizz;a ee non coltivato a apalliera contra
JDuri esposti a mezzogiorno ,. ltii. - Laoode l' inverno vi JDen
dolce che a Menlo!le
1
a San Remo , a Nervi ed altri paeai della Ri
viera Ligustica
1
ove quella dilicata pianta vien coltivata in campo
perto. 1\la queati luoghi non presentano una al larga cbiostra , n al
bei si ti di di porto , le comodezze di Nizza. Genova, per attestato
del dottore Mojon
1
che tenne molti anni la tavola de' confronti
1
ha
l' istP.ssa temperatura invernale di Niua, ma gia:e esposta ai venti
di terra.
La temperatura media di Nizza, ac1ive il Prof. Rizzo, di 16.a 5
del termometro ce11tlgradu. Il masaiJDo del calorico ne' anni cbe
precedettero il rS3o, fu di gradi 4 d. e il mini1D0 e di g." 4 d.
aptto il punto della Duranb! l' inverno del 1828 il ter
JPometro non discese al oro di temperallU'II
1
e aolamente a' abbss4 di
4ae aotto per tre ore nel
115
LETTERA. v.
Altri ptzrlicolari intorno a Nizza.
Un che l' arena d' un
vasto anfiteatre>, fo11na il territorio di Nizza. E
quell' anfiteatro , aperto a meriggio sul mare,
circondato ad oriente ed occidente da colli' i quali,
rilevandosi, vanno ad attergarsi ver settentrione
ad alti monti,' signoreggiati essi stessi da un dop-
pio ordine di monti pi E questo
rio, piantato di olivi, di fichi, di carrubi, pieno
di villette e di giardini di di
poggetti. soleggiati e di verdi valloncelli, per l'a-
menit degno al tutto della ridente capitale delle
Alpi marjttime.
Da qualunque parte l'uomo arrivi a Nizza, que-
sta citt gli s' appresenta in un aspetto di gran-
dezza e di vaghezza , maggiore del vero. Assisa in
faccia all'onda, dentro un lieto golfo, cinta da col-
line e montagne che si ripiegano in arco a nria
distanza come per proteggerla contra i venti,
privilegiata dalla natura e bastevolmente adornata
dall'arte, essa dee necessariamente varj
prospetti di se stessa, tutti . pittoreschi e tutti dj-
versi. n pi allettevole per avventura quello
che s' apre dall' alto della strada che mena a Vil-
lafranca. Di lassuso, lo spettatore a cui il forte di
II6
Montalbano sovrasta, mira di sotto la rupe del
Castello, il porto, il piano di Nizza, le vecchie e
le sue parti, il Paglione che la rasenta o
recide, la curva spiaggia sino al Varo che colora
in giallo le cerqlee acque del mare ; poscia la co-
sta di Francia, o ve Antibo, altra colonia de' Mar-
sigliesi, siede vagamente nel fondo. E a diritta
rccog1iendo gli sguardi, pi degli altri cento
esli affisa
t\ n facil colle ove superba un giornO
Torreggiava Cimella .... ed ora al raggio
Di estiyo sol vi scorre la squamosa
J7erdognola lucerta e quando notte
Stende sult orhe il fosco vel' Y senti
Il luquhre stridir d' upupe e tJU.fi n (i).
Un altro prospetto di tutta differente bellezza
s' affaccia a chi vien dal Varo , alquanto di qua
dal ponte. Un giorno, era il settembre, le azzurre
cime dell' Alpi biancheggiavano qua e l per neve
recente. Succedevano gli scarni monti della gio
gaja secondaria, tra' quali il Monte Calvo ergeva
una fronte ben degna del tristo suo nome. Si di-
gradavano poscia gli oliveti de' poggi all' intorno.
Nizza, locata ad 'oriente di un golfo largo tre le
ghe, e veduta in ammasso col prolungamento della
citt inglese sulla spiaggia e con le molte ville dei
(r) Etlistola a NiJaa, Cav. L . .indrio/i.
117
suoi dintorni, tenen sembianza di popolosa metro-
poli. Le rovine del suo il forte di Mon-
talbano che si levava dietro queste rovine , la pen-
dice del promontorio che parte Nizza da Villa-
franca, la torre del Faro che parea sorgere in
punta a questo promontorio hench un braccio di
mare ne la disgiunga, componevano-una veduta da
non toglierei gli occhi di sopra. Non pertanto nel
cuor del verno pi rallegratrice ancora la rimirai ;
perch i campanili di Nizza, veduti di quel punto,
s'innalzavano sopra una verde campagna che pa-
rea gi rallegrata dal soffio animatore di zeffiro ;
mentre le altissime nevi che incappellavano i monti,
1endeano fede che oltre di essi regnava la malin-
conica stagione de' ghiacci.
Le cittadine di Nizza vestono leggiadramente ;
la porta tura loro francese, ma foggiata alquanto
in sullo stile delle invernali lor ospiti che alle mode
della rue J7ivienne intrecciano quelle di Bond"-street
e di Piccadilly.
Le contadine e donne del popolo avvolgono la
chioma loro in una rete serica di nero o di rosso
o di verde colore: la redecilla delle Spagnuole ,
forma di acconciamento di capo non ignoto alle
antiche Greche. Alla rete soprappongono un picciol
velo bianco che annodano sotto del collo. Questa
foggia darebbe risalto ad un bel volto ; ma i bei
volti qui sono s rari l
TI popolo di Nizza vivace, brioso, accendevole,
pi atto ad imprendere che non a perseverare.
118
Parlo, e con parole di buon giudice,, del popol
minuto. Chi lo vede il mattino in sulla piazza del
pesce, si reputa trasportato ne' quartieri bass della
romorosa Napoli; dimenticando per le atletiche
forme della plebe Partenopea.
Tra i pubblici passatempi, s' attirano particolar-
mente l' attenzione degli oltremontani i festini. Que
sto nome che gl'Italiani soglion dare ai cittadineschi
e notturni trattenimenti di ballo ne' luoghi ove si
entra pagando
1
qui significa que' numerosi concorsi
di gente alle chiese suburbane ov' la festa del
Santo, con bettolette volanti e merende sull' erba
e Villereccie danze talotta. I festini di Nizza sono
ei che noi chiamiamo le fiere. Non altramente che
a Firenze, le fiere qui han luogo per la maggior
parte nella quaresima, colla differenza che qui son
sempre fuor di citt. Il sorriso deHa pt"imavera, la
vaghezza de'prospetti e la giulivit
1
del popolo fanno
piaevolissime queste campesb-i '(t).
( 1) 'Il ignor Ranoher ha descritto in verso nizzll'rdo il festino ossia
la fiera che tiensi a Cimella il dl 2S marzo , futa dell' AniHIDaiab.
Ne riporto un brano :
Pertout trouvas de geo ; CII dree , ca. aasetat.
La moaaseu de giamhon e de roustit gelat
Parton, ch'a un plaiair; e 'Bachua e l' .. Ostessa
Su toui lu Fertini fan plodre l' alegreasa.
La verdura de i camp li serve da tauli ;
Si Y aet 'group format souta dei ....
Pertout a' aude un remon che l'alegri!lla :;a.fnta
. tout couat se rl , de tout couat li ,
E l' amant , cauche fea , ha deugut aa festin
tln l'egatd. ile la Bel, un ]hta rou-. destin.
ll9
In ccasione di grandi anenl.menii festivi, usano
da immemorabil tempo i pescatori nizzardi di tra
scinare per la citt una vechia barca, di C{uelle
ehe adoperano per la pesca e che nel loro dialetto
chiamano leut, voce J>rovenzale italianata in leuto,
od in liutCJ. L' edrum. di stendali e fiammelle ; Id
fan girare per tutte te strade adi Nizza, e final-
mente la tirano in mezzo ad una piazza; ed i vi
le appiocanJ il f'uooo. It popolo assiste in folla e
plaudente. allo spettacolo.. E le mogli de' pescatori
danzano .imol.'ll'O all'avvampante barchetta, .cantando
insino a ttinto -che le fiamme non l'abbiano ince ..
nerita. Affermasi che piene d
1
ingenuit e d' affetto
sieno le canzoni in dialetto nizzardo, . Cantate in
quelf opportunit dalle pescatrici. - Quest'usanza
ricorda l' origine greca di Nizza.. Quel liuto, tratto
in pompa per le strade della citt, un vestigio
del sacro naviglio , recato intorno nella festa pa
natenaica in Atene ( 1 ).
futa , in un racconto inerlitd.
Si 'celebrava, con tutta -la "POmpa 1ftlirtqttennale, l' annua feata di
Minerva, nella citt consacrata a Minerva. La Panatenaica, instituita
da Teseo per rannodare tutti i popoli dell
1
Attica nell' amore della
patria comune ed nvezzargli a riguardar Atene come la loro metro
poli, toccava al aao fine. Nel primo giorna, dopo l' ecatombe fatta
alla Dea coi tori cbe ogni citt dell' Attica, og111i colonia Ateniese era
tenuta di oft'ri1e, gli atleti aveano, al cadere ombre notturne,
conteso il premio. della cona, recando in mano fiaccole accese. Nel
secondo eaai neano' lottato ignudi , con tutte le norme de' ginnici
siuocbi. Nel terzo erano avvenuti i gareggiamenti nella poesia e nell
musica , l' inatituziane di PeJicle. Valorosi cantari, accom ..
papati da suona tori di eetra e di ftauta
1
cantando le lodi di Armedi

e di Aristogitonc; e i pi eelebri poeti faeendo nppreaentare ndle lmlf
, i lor drammi , a' erano di1putali l' onore di riceTere la corona d'olilO,
rd il barile di 6nissim' olio , premj assegnati a' vincitori. Ed en al-
il quarto gimno , il pi solenne della Panatenea. Un nniglio,
adorno di uno stendardo e tratto in 6&Ue macchine , usc dal Cera-
mico. QueJio stendardo era il peplo di Minena, ricamato in oro, Do!l
quale erano effigiati il nasci mento della Dea, il suo combattere D
Flegra ed altri principali suoi fatti. l pi ragguardevoli e pi anticti
uo!Dini delle varie trib!\ accompaauavano e circondavano il aacro m-
viglio. Poi venin una schiera di gionnette natite di bianco , por-
tanti in mano un ramoscello d' olivo, per onorar la Dea che uta
dato questo prezioeo albero all'Attica. Seguitan la calcaa del popolo.
- Il Naviglio , &acro a Minerva, ed emblema della
vuta alla scienza , dopo lungo giro e v.uie stazioni, veniva ricondoUo
al Ceramico. Tutta la citt , tutti i popoli deiP Attic:a inlerveninDo
alla processione solenne. E ad essa tennano 'dietro i aacsimj, etli
18crifbj auccedenno i pubblici banchetti.
LETTERA VI.
Fazione de' Turchi e de' Francesi contro
a Ni:r.za., fanno 543.
121
Il pi grave caso avvenuto a Nizza dal I383 in
poi, richiede che almeno brevmente io ven parli.
Francesco I.
0
re di Francia erasi collegato con
Solimano 1.
0
gran signore de' Turchi a' danni del-
l' imperatore Carlo V. Carlo III, duca di Savoja,
aderente a Carlo V, era scopo delle ire del re Fran-
cese, bramos di torgli i suoi Stati.
Il d 5 agosto del 543 uno stuolo di galee fran-
cesi, e la formidabile armata turchesca condotta
da Ariadeno Barbarossa ammiraglio di Solimano ,
diedero le ancore nella rada di Villaf1anca. Erano
da trecento vele ( 1 ). I Turchi aveano quattordici
mila soldati da sbarco. L' esercito francese venne
per terra, e pass il Varo il d 1 1 agosto.
N o n indugiarono i Confederati a stringere Nizza
d' assedio. u La crislianit stupefatta e scandolez-
zata, -dice l' Istoriografo di Carlo V., vide i gigli
di Francia e la mezza luna di Maometto comparir
uniti contro d'una fortezza, ove sventolava la croce
di Savoja. J)
(1) Il Bub.rosaa avea t5o tra galee e maone. L'armata francese era
di 22 galee e 18 oni grosse. Il reato consistna in oni da carico.
Ca1otli, Annali di Genova.
1!12
D governatore della citt, invitato dai Francesi
ad arrendersi, fece una cavalleresca risposta, e la
mantenne co' fatti ( 1 ). I terrazzani opposero al-
r oste nemica la pi animosa difesa. Il continuo
barre delle artiglierie osteggianti, e i fieri assalti
de' Turchi non ismagliarono la loro costanza ( 2 ).
Le mattina del di r5 agosto i Turchi ed i Fran-
cesi, a suon di trombe ed a spiegate insegne , e mu-
aiti. di lunghe scale , si avventarono al generale
"Salto. Gi, respiatine i difensori, ave atto i Gian
.niueri sopra le mura di Nizza . lo
dard{) cleUa luna Una donna dell' infima
plebe raduna i fuggiaschi, avvalora i timidi .J e, no
Yelia Giovmna d' Areo, si :gitta a liberare la pa
tria. MenandG uu. ferm.e o.Ipo odi scure, eU' abbatte
r atfet"e tUI'CO che tenea la hmdiera. Poi' aiferrato
-c&n saAgUinose mani il ben guadagaato vessillo
1
f7ittoria Vi&ori11., ella e la fortuna se-
cooda il IMO magnanimo ardire. I cittadini accor--
rono in tmlta lxeccia, -e francameiRe cOillbattctno.
Cadono i Giannizzeri rovesciati nel .fosso, o fug-
-gono disoroi:11ati. Si suona a raccolta nel campo
nemico, e la plebea Amazzone ha il vanto .di a
( 1) Je me no m me 'Morzfort; m es armes so n t des pal 1 ma
il fout tenir : avec l'ai de de Dieu et le courage dea habitane, je d-
fendrai ces remparts tant qu'il me restera an soume de Tie. C01111
de Beauregard., Mm. hist.
(2) Dal dl 12 alla mattina del 14 le artiglierie nemiche tirarono pi
di 1200 cannonate coatm le mura di Nizza. La batteria non diiCDII
.tau ahe a :brev.i. intervalli tino al 2o2 , giorno della resa. Mftl!l'/lf"
Durante.
u3
vere in quel giorno salvato la natale sua terra. Il
nome di Caterina Segurana dee scriversi tra quelli
delle eroine, ed ingiusta sembra essersi mostrata
Natura nel non aver accoppiato in lei l' avvenenza
deUe forme alla grandezza dell' animo. I suoi con-
cittadini nell' anno seguente le innalzarono un bu-
sto (I).
Aveano osato i quanto gli uomini pos-
sano osare in difesa di tutto ci che han di pi e
pi paro. Ma l'umana ha un confine. Non
atta a pi lungamente resistere, la citt s' arren-
dette con onesti patti d'acccm:lo: non entrassero che
i soli Francesi ; l' onore, la vita, la libert, le so-
stanze de' cittadini fossero salve.
'Rimaneva da espugnare il castello. lvi s'erano
raccolti i pi intrepidi difensori di Nizz,a. Minac-
ciando di mettere il presidio a fil di spada se per-
sisteva a resistere, il Barbarossa intim loro di
arrendersi. n Noi siamo tutti deliberati a mortr
combattendo, >l risposero que' valorosi.
Cominci l' oppugnazione della rocca, e le arti-
glierie d e notte senza posa la percuotevano. Ma
() Coll' iscrizione : Nicafna Ama:on irruentibru Turci1 occurrit
ve:rillo triumphum meruit , r543.
Era aoprannominta 'Ja 'DMna Maufoccia (malfatta), e cosi la
a Nizza tuttora. Ne rimane un avanzo di busto nel palauo
di Citt Il Cav. Andrioli l' ha cantata nel suo Poema la
Nelle note a ![Uel Poema e nell' !storia di Nizza del Cav. Dura.nt
ndi le altre part.kolarit dell' aasedio che qui si 'tralascianti.
I:l4
pi che l' erto balzo e le valide mura, ne assecu
rava i difensori l' imperturbabile loro
All' improvviso spargesi nel campo fr11nco - ot
tornano l voce che Andrea Doria con l' armata
marittima, ed il marchese del Vasto con le genti
di terra; muovono al soccorso del castello di Nizza.
Al temuto nome di questi due grandi capitani, cade
ogni baldanza negli assediatoci. Essi eleggono di
levar le e di ripartirsene, pieni di scorno
in capo a diciotto giorni di asprisstmo ed iqutile
assediamento ( 1 ).
Ma il feroce Barbarossa, prima di ricondursi
in sulle navi , vuol lasciare in Nizza una miserabile
ricordanza della rabbia affricana. Ad onta dell' ac-
cordo e con gran vergogna de' suoi collegati che
vilmente lasciano rompere la data fede, egli nei
silenzi della notte occupa la citt, la mette a ruba
a sangue ed a fiamme: indi salpa da que' lidi echeg-
gianti di gemiti, menando via cinque mila cristiani
in tra i quali dugeoto vergini sacre ( 2).
(1) A Cr.l"lo III duca di Savoja
1
riparato in Vercelli
1
non resla'fll
a quel tempo la decima parte de' auoi Stati. Gli convenne pregare e
scongiurare il marchese del V aato
1
generale di Cesare
1
per in d urlo
a portar soccorso all' auediato castello di Nizza. Questo castello su-
atenne l' aaaedio dal :l:J agosto
1
giorno della capitolazione, della citt,
eino al 10 settembre in cui fu liberato. Beaucaire, Commenc. -Ma
ratori , Ann.
(:1) Il Paradino ncconta che don Garzia di Toledo
1
comandante
l' armata navale di Sicilia
1
prese le galee turcbesche che porta vaDO
gli schiavi
1
e questi rimand liberi in patria.
u5
LETTERA. VII.
Castello di Nizza.
Ne) circuito di Nizza a levante sorge un' erta
rupe che la padroneggia .. Considerando che i Fo-
cesi di Marsiglia fondarono Nizza per farsene
schermo contro a' Liguri alpini, argomentiamo di
leggieri ch' e' ne fortificasser l' acropoli.
Ma il primo ricordo che faccia l' istoria di af-
fortificamenti in su questa rupe , quello del Cll-
stello . fabbricatovi dai re d' Aragona, signori della
Provenza, i quali questa citt che avea gustato le
dolcezze del reggersi a comune, misero sotto il
loro imperio con la forza delfarmi. lmperciocch,
dice il Machiavelli, stata consuetudine de' Prin-
cipi per poter tenere pi sicuramente lo stato loro,
edificare fortezze che siano briglia e freno di quelli
che diiegnassino fare lor contro, ed avere un ri-
fugio sicuro da un primo impeto. ,,
D castello degli Aragonesi, diroccato da' Geno-
vesi in amist co' Nizzardi , venne di nuovo edifi-
cato e fatto pi forte verso il I 230 da Romeo di
Villanova, governatore della terra per Raimondo
Berlinghieri IV conte di Provenza, il quale avea
rimesso Nizza sotto la signoria Provenzale. Credesi
che quelle fortificazioni stesseJ,'O in un maschio, o
grossa o robusta torre, con altre torri minori, col-
legate alla preminente da un giro di mura me date.
u6
L' opportunit del sito tra la Francia e l' Italia
indusse Lodovico duca di Savoja verso il 144o a
munir pi gagliardamente la rocca di Nizza.
N el I 5 17 il duca Carlo III aggiunse alla J"occa
un pi largo circonda mento di mura, spalleggiato
da torri, specialmente vetso la citt e verso il
mare, e ne fece una fortezza, inespugna
bile al suo tempo ( 1 ).
, Un ingegnere tedesco vi scav a que' giomi un
pozzo che da Muzio Giustinopolitano vien con en-
fasi annoverato tra le maraviglie del mondo (2).
I Turchi ed i Francesi batterono invano colle
grosse artiglierie la Rocca di Nizza nel 1543, co-
me ho narrato dianzi. Alcuni anni prima Pier
Luigi Farnese era fallito nella sua, speranza di oc-
cuparla per arte.
Alle fortificazioni: fatte da Carie III altre mag-
giori e pi valide ne aggiunse Emmanuel Filiberto,
spendendo 'in esse il prodotto del' riccg bottino
toccatogli per sua parte nella guerra da lui vitto-
riosamente condotta in Fiandra. Onde allora la
Rocca di Nizza giustamente fu detta Baluardo del-
r Italia contro agli stranieri (3).
( 1) " Si reputa ineapuguabile eia per il natual sito, aia per le la._
., llriohe obe vi &ce J' arte umana, Il Dqc11 la fa guardare coa gralll
11
pruidio e con buona diligeaza. ,. AlJ. Giu&iniano, Decris. deU,.
Ligur. vero il J53o.
(2) profondo So metri, ha 3 metri- e IJ4 di diamdro, Cretini
che l' acqua ne aia a livello con quella del mare.
(3) Munitisimu locu factw est . ut haud dubio It.alia11 propu-
lnaculum ceneri debeat. G. L. J. Blattu T1r11atr. Orbi1. a64o.
127
Nel 16g1 il signor di Catinat, gener.Uuimo fran-
cese, di tempestare Niua colle Lombe,
e la citt gli s' arrendette per accordo. Egli attese
allora ad espugnare il castello: il fiEle fu bat-
tuto su due fianchi dalle vette di Montalbau.o e dal
colle , di San Carlo di l dal Paglione; e gli l'enne
aperta la trincea di Mentre l' ossidione du:
rava, un disertore rifer al nemico che tu ate le mu ..
nizioni da guerra erano adunate in un magazzino
in cima al maschio, luogo sopreminente del ca
&tello. Laonde il Catinat fece tosto briccolare col
'
tutte le bombe. Una di esse cadde nella polveriera
ed appiccovvi il fuoco. Incontanente balz in aria
il maschio , e si diruparono le opere
La commozione fu s veemente che nella distanza
di assai leghe sulla doppia costiera credette la gente
che vi fosse stato tremuoto. Il presidio usc per
accordo da quelle rovine, sotto delle quali la met
di esso avea trovato la tomba (I).
Il castello di Nizza, ristorato dopo la pace del
t6g6, venne espugnato dal duca di Berwik nel
1706
1
e da lui_, per comandamento di Luigi XIV,
fatto interamente sfasciare (2). Le reliquie dei
diroccati bastioni, largamente sparse fra l' erba ,
mostrano quanto un giorno essi dovessero sorgere
robusti e superbi.
(t} .lnnali militari de' Beali di Sa110ja - Hitoire mila. du rsne
de Lwu XIY, par Quincy - Hitoire mila. du Piim. par de
Saluce.
lvi, e Mmoir. d" Due de Berwik.
u8
Dalf alto della rupe del castello giova contem-
plare il sottoposto paese: N elle contra4e ove frut-
tificano. i melaranci e i cetrangoli, i luoghi
sono perloppi circondati. di mura:. a tal che il pas-
seggiere sente la fragranza degli . odorati lor. fiori
senza vederne le auree poma e il verdelucente fo-
gliame. Per lo contrario, da quest'eminenza le. mura
di cinta spariscono in certa guisa allp sguard9, .e
i dintorni di Nizza prendono l' aspetto di contino-
vato giardino.
.. -
LETTEI\A. VIU ..
n Paro ed altre correnti ti acqua nella
Provincia di Nizza ( 1 ).
Tre miglia a ponente di Nizza il V aro sbocca
nel mare. Una giovane selva di ontani e di pioppi
(1) La provincia di Nizza a' allunsa 65 cbilomelri, .ee ne allarp
8o. Si atterga verao il aettenlrione al Pi(monte, si attacca nrsu oriente
al Ducato di Genova ; guarda a il mar Liguatico, tocca a
ponente la Fr.tncia, dalla quale la dipartono il Varo e lo Sterone.
l monti e il suolo de' ftumi e de' laghi occupano 8j:12 del suo ttr-
ritorio; 3)12 sono di terreno mea1o a coltivazione , ed IJI2 tenuto
dalle foreste. In generale le terre coltivabili vi sono pi o meno pie-
trote ed abbisognano di molto concime. Tranne la poca pianura e i
eollicelli
1
il terreno coltivato v' ci quaai ovunque aorretto da mura a
&ecco.
Comprende 87 Comuni , tra i quali una citt e quattro luoghi co-
amministrativamente diviaa io 14 mandamenti che sono,
Nizza, Contea, Guillaumea, Levenzo, P oggetto Tenieri , Rocca Ste-
rone, San Martino Lantoaca, S. Stefano, Scarena, Soapello, Tenda,
Utella, Villaf'ranca, Vallar. Tutta la Provincia Porto franco. retta
dalle RR. Costituzioni , come gli altri St11ti del Re ; ma vi rimangono
in vigore molte antiche ordinazioni, apecialmente del tempo ddla re-
cina Giovanna : ha circa I04Jm. abitatori.
Raccoglie all' incirca
Grani di varia apeeie
Patate
Legumi
Castagne
Fic:hi e altre frutta
7o,ooo quint. metrici di 1oo- chi!.
27,000
2,!)00
3,5oo
rq,ooe
13Q
lVI ne ombreggia e protegge. le rive. Forse gli
venne il nome da' suoi molti ( 1 ).
Importa a Il' i n circa
Grac.i fel prezzo di
Bestie macellcacbe
Vino
-2,4oo,ooo

&]5,ooo
lire
l,i le derrate coloniali , i panni, le tele, le mercerie, il ferro ecc.
per un prezzo ignorato , atteso la franchezza c il commercio furtifo
coi confiDi.
Asporta all' i,ncirca
Olio pel preno di
Seta,
Vino
Agrumi
J,egname
Can;apa
:.,5oo,ooo
.
:.5,ooo
7S,ooo
to6,o.oo
Jo,ooo
lire
M:> sull' olio , derrata incostante nelle ricolte, variabile ne' prezzi,
non si possono fil' computi di qualche stabilit. Avvicn talvolta elle
l11 Poviucia ne produca 90[m. ettolitri.
Riceve inoltre
Penaioni
Compensi
Marineria R.
Denaro lasciatovi dagli Stra-
nieri nel aoggiorno invernale
900,000
r5o,ooo


8oo,ooo
l,redomina nella Provincia il Maeatrale (Fi O.) che sofla alle volte
otto e pio giorni continui, e pregiu-dica alla coltivazione della spiagia
e de' colli.
L'olio di Nizza leggiero, sente il gusto del frutto, ma assai gentil
mente pi. .. pori.to eli., quel di Lucca
1
e non la cede in bont elle
all' olio di Ai:l: in Provenza. Si c011scrva molti anni &cM' a)lerani o
patire.
( r) Varu a variando, aut variua - Varue Persiua poauit pro nriua.
Calep.
131
Non conspicuo il Varo per copia d'acque o
per lunghezza di corso: ma nobilitollo Augusto col
darlo per limite all'Italia. Partiva altre volte la
Gallia Narbonese dalla Liguria: ora parte gli Stati
_del re. di Sardegna dagli Stati del re francese.
Ha il Varo le sue fonti nel territorio d' Alos a
ponente dd Colle della Cagliola , ch' l' Acema di
Plinio e il Camelion del Giustiniano (l).. Si afforza
con le acque di un grosso torrente ad Entraunes
~ inter amnes ) di cui scorre la valle ; si avvia verso
Entrevaux (tra le valli) e verso Poggetto Tenieri,
terra di qualche rilievo e non manchevole di agi
e di urbani costumi; indi tocca i comuni del Vil-
lar e di Massoino, nella valle che prende il suo
11ome. L si caccia tra sterili ed inaccesse roccie
con lunghi rigiri; poscia cessando di scorrere sopra
. massi , scende in mezz'o ai terreni che rode e
levasta. Largo assai gi n'. il letto e minaccioso l'im-
>eto presso la Rocchtta di, San Martino. Vien final-
nente il Varo a pi de' monti ove stanno i villaggi
li S. Biagio , di Levenzo , di Aspromonte , della
rorretta, ed arriva alle falde de' vitiferi colli di Bel-
( 1) " ~ e l territorio di Aloe e aopta il colle detto Aste da un lago
, che gira due miglia, esce da una parte il Verdone, il quale dopo avere
, per tortuose vie acorso una parte della Provenza , nella Duranza
, a' attuft"a; e dall'altra nasce il fiume Varo , il qual passando non
, lontano da Nizza, l'Italia dalla Provenza divide. , At;. della Chiesa,
:or, B.
Aloa villaggio alpestre in cima alla valle d' Entraunea , e ne trae
l nome quel laao.
132
Jet da aggiungersi alf elenco de' celebrati nel Diti
rambo del Redi. Verso il ponte di S. Lorenao ,
ossia della strada maestra di Fra.ncia, il suo letto
occupa da 7 a 8oo metri di spazio ( 1 ). Poco oltre
il ponte, mette foce nel mare e con le terrose sue
acque spesso ne colora in giallo l' azzurra faccia
insino a due o tre leghe. fiume poco pescoso,
non navigabile, portatore di molti danni ai coloni.
Dalla fonte alla foce scor1e il Varo, noverandone
gli avvolgimenti, lo spazio di forse ventidue leghe.
Il torrente d' Allires si 'divella con beUa cascata
p'ima di gittarsi nel Varo, a' quale pure due volte
trabalza dall' alto prima di ricevere questo tor-
rente.
Fluiscono Varo la Tinea, la Vesubia e lo
Sterone che vien dalla Francia.
N asce la Tinea nel territorio di S. Dalmazzo
il selvatico. Precipitano le sue acque in mezzo ad
asprissimi scogli, tranne al villaggio di Santo Ste-
fano. Esse corr01o quasi dodici le
ghe; ed albergano trote squisite. La lunga e l'Upi-
nosa vaUea per la Cfl:lale romoregsiando si volge la
Tinea, la pi rusticana e pi selvaggia parte
dellft. provincia ( 2 ),
(r) Il ponte roale di 8. Lorenzo co.sl detto dal nome del Co
mone francese che Porge sull' opl>06la riva. lungo 65t metri , ]arp
p. Venne fabbricato nel 17911. Appartiene met al re di Sardegna,
met alla Francia.
(11) La valle d S. Stefano, bagnata dalla Tinea che sbocca nel Varo
Qpra il di l\evcst, 5i allunga quattro le11he , dal llB&ale dei
a33
La Vesuhia scaturisce da un lago non molto di-
stante dal nevoso giogo di Nostra Donua delle Fi-
nestre. Cala a S. Martino:, e Roccahigliera, a
Lantosca e nelle attinenze di Utella s' ingolfa tra
superbi ed acuti balzi che assai ne ristringono il
letto. Essa porta il suo tributo al Varo , dopo otto
leghe circa di corso. Sulle sue rive si mostrano
alle volte le lontre ( r ).
Prati sino ad lsola. A diritta di qesta valle tre colli danno il varecJ
in Provenza. I colli della sua sinistra scendono nella valle di Stura,
() Utella, nella della Vesubia, ha per suo stemma un' ors
pregnante, forse a sisnificare l' aspreua del luogo. 1 terrazzani di
Utella sillto tenuti per isvegliati d' ingegllo ed audacissimi d' animo.
Atrrancati per pagamento r349 dalla regina GioYanna , gli
Utelleei, insieme con gli abitanti di Lucerame e di Levenzo
1
etrin-
aero una libera confederazione che divenne formidabile in breve spazio
di tempo. Al riparo degl' inespognabili lor paasi
1
guerreggiando del
eoutinuo contro a' cpnli di Tenda, e' si segnalarono per pron di ar-
dire e di flerezta non lontana dalla barbarie. Molti p rodi, Usciti da;
lor covili , passavano a militate, ed anche a eondutre compaguie , in
Francia in Italia. ome gli Svizzeri de' tempi di Luigi Xll e di
Franceaco I , f!SB combattevano pr chi meglio gli llliptndiava. Poscia
cbe l'{izza si fu data ai principi di Savoja, pretesero i Confederati di
serbarsi indipe'ndent, c negarono ( d91 ) l'om11ggio ad Amedeo VIII.
lndarno il gran B.tglivo di Snoja li dichiar ribelli, e li minacci di
stermiuio. Affidati alle armi unte ed alle rupi natie, essi non ne pa
Yentarono le minacce e gli sdegni. Amedeo VIli era allora fanciullo.
Nella virile sua et egli dom questi fi"ri montanari, ma senza sparger
sangne, e col conceder loro assai privilegi; tra i quali la facolt di
portare un coltello lunso un palmo e mezzo di onde poi vcn
11ero aoprannominati i Coltellaj. Durant.e , Hi&t. de Nice. - Foder
Yoy. aw: Alp. Marit. - Gio.ffredo, Cor0(5r. deU'Alpi.
Utello sorge un erto mQnte coronato dal santuario di Nostra
Donna de' Miracoli. Da quell' eminena lo sguardo scende sul mare,
aalla penisola d' Antibo e ltU p.rte dell'isola di Santa Margherita;
t34
Di rado avviene che un viaggiatore scorra per
mero diletto gli ermi valloni dell' altQ Varo e de'
suoi influenti. Soltanto l' amor delle scienze vi con-
duee talvolta qualche naturalista. L' a-
sprezza delle strade sbigottisce i pi animosi. E
veramente in certi luoghi, hai da una mano nel
fondo di un precipizio il torrente che fugge mug-
ghiando, dall' altta una pendi ce. coperta di sassoni
in atto di diruparsi e ruinarti sul capo; sotto i
piedi unsentiero spesso senza vestigi, sdruccioloso,
franato; n conosci luogo di ricovero nel caso che
ti avvenga qualche sinistro. l mulattieri si avvisano
da 1
0
ntano per non incontrarsi rie' passi angusti e
trarupati: i ponti vi sono poco meno che insoliti,
e per lo pi unta tra ve, una tavola , un tronco di
albero quanto ti porge il passo per valicar la
voragine : ovvero , se piove, il traboccar delle acque
ti tronca repentinamente la via, e ti costringe a
ricalcar con pericolo le orme gi prima segnate ( r ).
Contuttoci non solo le gole e i burroni delle
valli del V aro., della Tinea, e della V esuhia, ma
presso che tutte. le spaventose cime che in questa
giogaja delle Alpi dividono le acque scendenti al
acopre il letto del Va1'0 e nota la giacitura de' monti onde acende ;
segue in parte il corso della Vesubia, e scerne l' apertuta delle gole
per cui si avvall la Tinea. Signoreggia pure la linea militare , guar-
data da' Piemontesi nel 17g3 , ed alcune bellissime aelve , e 6 o 1
paeaetti di - Il territorio di Utella ben piantato di ulivi.
( 1) Queat' asprezza delle vie mout.ane ai di continuo ICe mando,
merc di nuovi lavori.
t35
inate di sotto da qulle cadenti di sopta_,
furono difese, contrastate, espugnate,. prese e ri-
prese nella prima guetTa della Rivoluzione. La mente
iipugna a credere con quale : ardenza si combt
tesse, con qual virt si comportassero i patirnenti
su per queste balze ove la natura gi per se
stessa acerba nemica aiviventi. Una schiera di Pie ..
montesi svern sul gelidissimo Colle delle Finestre.
Un' altra pass .da Valdieri alla Ciriegia, p e' pi
deserti e scoscesi ciglioni dell' Alpi, camminando
due giorni sotto il flagello d' un' infernale bufera.
E l' ufficiale che la conduceva, non essendo riuscito
a sorprendere l' alloggiamento nemico, con un colpo
di pistola si spense. I Francesi s' inerpicavano su
pe' greppi , affronta1,1do la tempesta delle palle, e
quasi avendole a scherno. Le nevi; il gelo, la fa-
la nudit, tutto disfidavano; e, respinti, tor-
navano pi. fieri tll' assalto. Nell' un campo e . nel-
l' altro si dispregiava ugualmente la morte. Il ti-
more di parer vile era il solo che occupasse quei
petti gagliardi ( 1 ).
Il Varo; il Paglione, la Roja portano al mare
tutte le acque della provincia. Della Roja vi parlai
nel passo del Colle di Tenda. Mi rimane a dir del
che nasce ne' . monti sopta la Scarena,
otto miglia a settentrione di Nizza, ed avvallatosi
al piano , quasi tutto il largo spazio tra
(i) ..lnnali militari. Jomini, Btta
1
lacconti di te1timo11j di
duta. .
t36
due colline, contende il posto aUa strada 1 insulta
i grandi argini che a stento lo freoeoo, e divide
Nizza dal suo vecchio sobborgo , minacciando ta
lora di portare sul 1ovinoso como i poderi, le ville
ed i ponti (a): .
Molti stranieri menano maraviglia nell' osser:vare
la grandezza degli archi e la mole de' ponti che
cavalcano a Nizza il Paglionet, torrenteUo che il
pi delle volte si pu con asciutto pi valicare. Essi
mal coo.oscono che disorbitante e quasi incredibile
soprahhondanza d' acque travolgano in tempo di
lunghe e duo.tte pioggie ed anche .per lo sciogliersi
improvviso di un grande e scuro temporale nel
l' alto, queste fiumane che cadono da monti cal
carei, scoscesi, ignudi, vicini, ove n foreste n
luoghi coltivati, n altro rattento le. affrena.
Io avea passeggiato una sera lungo il Paglione:
La luna trovava appena un d' acqua in cui
1iflettere _i raggi. Verso mezzanotte cominci a pio-
vere, e tantosto l' acqua cadde a rovescio. La se-
guente mattina, verso le 1 I ore di Francia, vidi
la fiumana non solo, .. tutto il largo suo
() Come gi anenoc. Die dominica nona oetobria ( r53o) Paulon,
maxima aquarum inundanlia , Nicaeae pontem , poaseasionea ac murot
innumerabiles tiolenter ruinanterque dejecit. Lod. ReveUi, Diar.
L' istaria di Nizza rapporta molti altri simili eaempj.
L'arte moderna ha opposto qua e l validissimi argini al trabocear
del Paglionc, il quale occupa nella sola campagna di Nizza uno spazio
di 1000 metri in lunghezza
1
e Ji 3oo in larghezza ; e nondimeno ia
occasione di grandi pioggie
1
tra ripa da queato letto.
J37
letto, ma. salite :quasi . a livello delle alte . sue ripe.
Essa correm rapida a guisa di dar.do, mettendo
fiero fracasso, e facendo cavalloni. con ispaventevole
impeto. -Le sue. acque . parevano. liquido fango di
cinerino colote. Andai alla riva del mare dal lato
della Ctoc di Marmo per contemtJlare la rabbiosa
corrente alla foce. E rasi scavata . una nuova foce ,
e un diverso letto al ponte al mare. Salii sopra
una montagoetta di arena a riguardre. La fiumara
respingeva il. mare per due tratti di con-
tinuando a far ondate io mezzo alla- tranquilla ma-
rina. Poscia, come in un subito, cessava ogni suo
furore, e, poche tese pi oltre, la sopraffaccia del
mare era gi placida affatto. Col giravn molte
barchette; que' che le conducevano s' adoperavano
a raccogliere i tronchi ed i rami portati dall' inon-
dazione. L'aspetto del mare, azzurro. in lontano ,
era da quella tetra acqua pi d' una
lega ai l' intorno. N e' dilagamenti che facea la fiu-
mara alle rive, attendeano molti pescatori a cogliere
nelle reti le anguille.
Mentre io stava contemplando la peregrina scena,
ecco fuggire schiamazzando ed a tutte gambe la
gente ch' era in su la montagnetta. N o n fui tardo
a secondarne l' esempio. Tre minuti dopo, la moo-
tagnetta e rasi . dileguata: il Paglione, radendone
le basi, l' avea fatta scoscendere, poi ingojatala
dentro a' negri suoi vortici.
N e ingrossavano ad ogni momento le acque. Lo
strepito si fece pi paurevole. I lampi mettevano
t38
in fiamme if cielo. Allo scroscio delle acque si ag-
giunse il sibilo. del ~ e n t o , il rimbombo de' tuoni.
Cadde repeilte una dirottissima pioggia. Avreste
detto che si fossero spalancate le cateratte celesti.
E frattanto il mare serbava una lusinghevole calma,
ed avea sembianza di una sirena che c' invitasse al
suo seno infedele.
LETT!RA IX.
Pcinanz di Nizza- Cimela.
Un . miglio e mezzo . a tramontana : di Nillza, sulla
cima quasi spianata di un colle che signoreggia
la riva diritta del .Paglione, siedono le reliquie di
Cimella_, citt gi. capitale delle Alpi marittime e
residenza di un Preside l'ornano. Il fico e l' olivo
portano i l or frutti nel recinto di 'un antico anfi-
teatro' e la vite appoggia i suoi . grappoli sopra gli
archi cadenti in rovina. Qua e la il contadino rompe
con grandi colpi di mazza i ruderi antichi, e pianta
un olivo dove gi era una terma od un tempio.
Le mura de' cam.pestri recinti sono edificate con
pietre. riquadrate dallo scalpello romano, e forse
pi d' una lapide votiva o s-epolcrale sostiene col
lato ov' l' iscrizione, la tetta che minaccia fra
nare.
NTA-TU: segel ubi Troja fuit ( ').
Al vedere comG in Cimella, del pari che in
Aosta, la mano desli u'omini affretti la lenta opera
del tempo, distragsa i che i secoli han rispet-
tato, e si adoperi a radere cancellare gli ultimi
( 1) Venti anni l , un parte del l gradinata dell' allfileatro di Ci-
mella era intera. La guhtarono per toglierne le pietre ._, sedili.
J4CJ
vestigi della romana m,snificenza nelle Alpi, l' a
matore dell' istoria, dell' antichit e delle arti im-
plora co' suoi voti una legge c.he salvi , bench or
mai tardi, 4all' intero struggimento gli avanzi di
quel popolo da cui impariamo a quanto possa giu-
gnere l' umana grandezza ( 1 ).
Le reliquie romane di Cimella non eguagliano
u magnificenza ed io bellezza ed in mole quelle
di Aosta, opera de' bei giotni di Augusto. Nondi
meno sono esse prezioso monumen\o che c' indica
il prisco splendore di una citt che i -Romani ave
vano preso in amore.
Appresso ,gli antichi geografi si trovano ricordate
ad un tempo stesso Cemenelio e Nizza (2). To-
lomeo parla di Nizza posta al mare, poi nelle
citt interne indica Cemenelio (3). Pi apertamente
anche spiegasi . Plinio nell' accennarle amendue (4)
Quindi si manifesta che due erano contempot'an,ea-
mente queste citt, e cade 1' opinione di chi so-
(1) Queati voti eono esauditi. Una Giunta nominata per la con
aervazione e restaurazione de' monumenti antichi. L' opera della di
atrnzione cessata; non tarde'ranno guar a cominciare i risarcimenti
e gli ecavi , governati da periti ingegneri e da dotti archeologi. Le an
ticbit romane nella Liguria marittima e nella mediterranea trovno
un nuovo Pio VI.
(2) Cemeneleon , Ctmenelion, Cemelio, civitas Ce
meluenais, negli antichi scrittori : poi Civita Cemelien!i" ; Chimella:
Cemelia ne' bassi tempi. Gioffredi, Nicaea Civita1.
(3) Vediantiorum in marilirnia Alpibus Cemeneleon.
(4) lgitur ab amne Varo Nicaea oppidum a Massiliensibua condilum
fluvias Pado ( il Paslione ; altri lesgono Palo): Alpes populique,
intlpini multi -nominibus, s.ed maxime Capillati: opfido VediaotioruJR
Civitatia . , . al. Cemelio.P.
14l
stenne i mderi di Cimella essere quelli di Nizza
antica ( 1 ).
Cimella, Cimela o Cimmele chiamano gli scrit
tori italiani tuttor questo colle; nel dialetto del
paese detto Cimis, o Simis: onde almeno
rimane il nome dell' estinta citt, che il Gioffredo
vuoi nata dal cenere d' Ilio ( :1 ).
di parere il Gioffredo che i V edianzi, di cui
Cemenelio era la capi tale, tenessero nella massima
parte il' paese che giace tra il V aro e. il Pa-
gline (3). Egli dimostra che Cemenelio, al.tempo
() Il Gioffredo da un brano di lettera di sant'Ilario Papa infe-
riace che Cimclla e Nizza furono decorale della sede veacovile ad un
tempo stesso. ( Nicaea Civica ).
Crede il Cluverio che non solo s'appellane monte Cemeno il gioco
da cui nasce il Varo , ma eziandio tutta la giogaja di queali monti
iosioo alla citt di Cemenelio.
Crediderim nomen Cemenelion ruisae eju urbia conditoribua
CeJI!en - llion , ideat inter Cemenos montea llion i aicut enim Aeneaa
ex Asia confugit
llium in ltaliam portans , victoaque penatea.
Ed avvalora quest' ipotesi col cit81'e una , trovata ne' ruderi
di Cimella nella quale scolpito Enea con Anchiae augli omeri, il
Palla dio in mano , e J ulo a tergo i e v' inciaa lo parola llion in
greco. - La moderna critica sordde a queati argomenti.
(3) Egli cita a quealo proposito una lapide posta nel villag&io ddla
Toretta, la qual dice cosi, com' da lui rapportata:
Matrooi
. Vediantibuli
P. P. f.
C. L. Pateroua
Cemenelensia
Optio ad ordine.
Leg. XXIl
Primigeniae
Jliae fidelia S. M.
s4J
dell' imperio romano, f metropoli delle Alpi ma-
rittime, e sede del Procurat01e o Preside loro ( 1 ).
E finalmente da varie lapidi argomenta che Ce-
m.enelio avesse:, come Roma, l'ordine senatorio;
l' equestre, e il plebeo-;
Martia Roma triplex, equitatu, plebe, senatu.
. .. 1. A.VSONIO.
Da una cii: egs& lapidi si raccoglie che Cornelia
Salonina, moglie dell' imperatore Gallieno il gio
vane, venisse a Cimella, forse per godervi l'aria
Balnbre ( ).
Cimella fu incendiata ne' tempi barbari, del qual
.( 1) Secondo due iacrizioni .. L' una dice '
AeJlo Severillo
V. E. P.
(:1)
Praesldi oplitno
Ordo Cemen.
Patrono.
L' allra 't'erri riferita pj
Corneliae Saloninae
Sanctissim. Aug.
Conjug. Gallieni
Junioris. Aug. N. Ordo
Cemenel. CuranL
.Aurelio jan'llario
V.
..
: ..
Questa lapide, la precedente e Aurelio Ma!culo, In
aeritta pi aotto , auaaistono nella vili Ki Gubernatia, or Garin di
Coccou.ato , accanto all' .AD6teatro.
t43
incendio si sorgono scavando sotterra, le traccie.
Ma. se del suo eccidio debbano accagionarsi i Goti,
i Vandali, i Longobardi. od i Saracini non bea
chiarito tuttora . Nondimeno molte ragioni, lunghQ
a riferi1e , avvalorano l' opiQione dei dotti . i
dell'incendio e della rovina di Cimella incolpano i
Saracini che, condoui dal feroce Ahderamo, con-
quistarono mezza la e fecero s luttuosi
guasti in Provenza (x).
Le antiche mura di Cimellll ,si estendevano lar ..
gamente. I larghi . embrici romani col le
pietre riquadrate, la sabbia lavata ed unita colla
calcina forte, e tutti i segni dell' antica costruziont)
s' attraggono lo sguardo sopra JLQa lunga linea del
giogo che gullrda il Paglione., la quale un ve-
stigio dell' antico recinto. La maggior parte de'
muri che sorreggono i terrazzi, o fanno argine ai
torrente Ili, o partono i rurali poderi sopra tutta la.
corona del sono formati o in tutto o in parte
co' materiali delle antiche fabbriche adeguate al
suolo.
Principalissimo tra i monumenti di Cimella
l' anfiteatro. Esso di forma ovale: il maggior suo
diametro ha 22 tese di Francia: il minore 18 tese
e 6 piedi. Potea capire da 6 a 7 mila spetta-
tori ( 2 ). molto guasto, ma non isfasciato del
{ 1) BtRUiut, Hilt. rJ. P..-enc.
Il Millin { Yoyag .,. Pimom ecc., Yoya6 au mUli d la
Frane) ed il Malzen ( d'aratiquiU R-airae) i quali mi
1'44
tutto. Si scorge il lugo ovES &i accoglievano i Ma
gistrati; appariscono i sedlli' del popolo. , I gradini
sono sostenuti da arcate. Dal pi eminente lor
ordine discoprivasi il mare. Restano le carceri, il
muro <li cinta. L' arena n' coltivata a piante frut-
tifere. I contadini chiamano arena il Tino
delle Fate ( 1 ), essendo popolare superstizione che
le Fate v' abbiano illor bagno notturno. Lo stesso
avviene all' incirca di molte opere in Sa.
Annibale, le Fate, e i Saracini; e il Diavolo
sono i n.omi che pi spesso vi suonano all' orecchio
per tutta la cerchia delle Alpi_, ovunque v'abbia
vestigio di strade o di fabbriche antidhe. De' Ro-
mani che aprirono quelle strade, che iqnalzarono
'que' mon.menti., .udite parola se non
dai dotti de' villaggi e de' borghi.
N egli atti di S. Ponzio : vie n fatta menzione
dell' anfiteatro di Cimella e delle fiere che in esso
furono aizzate contro del Santo. ll.Preside Claudio,
sedente nell' anfiteatro , disse a Ponzio: <' Eceo
aurnouo e l' a!Jfiteattto di Ci mella, dift'efiscol!o nel naero
degh .apett.atori ond' era pace; il primo ad otto mila, b-
bassandolo a cinque mila il aet:oodo. Ho detto da 6 a 7 m il, aoa
per tener la via di ma perch. cosi recano le nuove oHerw
aioni di uli pentissimo ingegnere.
Gli antichi architetti, dice un dotto archeologo, olevano nell' ia
nalzare un anfiteatro ragguagliaroe capacit in ragione dciii tena
parte della popolazione del luogo. Ci ammettendo
1
a' infei'ICC
che l' antica avea1e 20JID abitatori. U circuito prcslo
delle sue mura ' acurd!! con qut!llta illazioae.
( 1) La 'Iina de li Fada.
i45
presso il venerabile tempio d' Apollo: t' accosta e
sagrifca. n Dalle quali parole s'arguisce che ap-
partepgano al tempio d' Apollo una galleria por-
tata da tre archi ed alcune altre rovine sussi-
stenti in una villa vicina.' Al tempo del Giof-
fredi, cio verso la met del 17.
0
secolo_, se ne
vedevano in piedi alwe parti migli oli (L). L stess6
dicasi de' resti :detl-; da M;
Aurelio Msculo, mentre era Preside di Ci mella ( 2).
(1) None. ex eo tempio sola restat quae diceballll' antiquio Basilica,
d pars cellae sanctioris ; porticus vero , quarum vestigia videas, eolo
te nus prostra tae suu.t , confractaiqe statuae, qua e ibidem dispositae
erant, et quarum aliqoa busta tronca, apricum protulit aetas no-
stris temporibus, pluresque proferl!ntur., si defossum aolo egere-
tur humus .. Eo loci alia tlisjector.um templorum ruera cernere
est qua e aedifiis idsenieruat.: 'Nicae dwita1.
'
M. Aurelio Masculo
V. E.
Ob nimiam praesidatus
Ejus integritatem
Et egrgiam ad omnes homines
Mansuetudinem et urgentis
Annonae sinccram pra!bitionem
Ac muuificentiam et quod aquae
Us11m vetustate lapsum
Requisitum ac repertum saeculi
Felicitate cursui pristiuo
Rcddiderit
Colleg. Ili
Quib. ex. see. P. est
Patrono digniss.
46
Cos alternando si \'ann<' le vicende de' monu.
menti:
Quae nunc sub Phoebo ducibusque palatia futgent
1
Quid nisi araturis pascua bobus erunt?
OviDIO
.Agnosci aevi monumenta prioris
Grandia consumpsit moenia tempus eda.x.
Sola manent interceptis vestigia muris
Rucleribus latis tecta sepulta manent.
RuTJLio.
Con le anticaglie trovate a Cimella si sarehh6
pomto formare un insigne museo da adornarne la
citt di Nizza, affatto nuda di monumenti di anti
chit. '' Entro i sepolcri in pietra di Cimella, seri
v eva il Gioffredo, si rinvengono a quando a quando
lampade d' argilla ed urne piene di ed an
tiche monete, Anzi in quel territorio tante antiche
monete d' oro, d' argento, di rame vengono alle
mani de' nostri vignajuoli e contadini, che assai fa
cilmente un qualunque cittadino di Nizza, alquanto
studioso della veneranda antichit, potrebbe colll
porne un erario istorico ( 1 )

( 1) Nicnea Ci11itaf. Egli aoggiuage che a o) te di esse monete e raDO
atate offerte a) duca Carlo Emmanuele I; molte ne avea nel suo museo
il principe di Monaco Onorato Grimaldo; ed assai ne possedevano un
Planavia di Saorgio ed un Peyre di Nizza , :.ppreaso> i quali slavauo
pure belliasiDJe gemme intagliate; an ci ch' egli stesso lo scrittore avea
l'accolto non meno di d ugento e rare medaglie 'filali tutte
trovate in CiiJ)ell,.
1
47
Dal tempo del Gioffredi in poi quante reliquie
di antichit non saranno uscite a luce da quelle ro-
vine ? Dove ne andarono esse mai? In Nizza non
se ne trova vestigio C 1 ). O furono disperse per
trascuraggine, o gli stranieri, compratele a vii
prezzo, le portarono alle loro contrade
La Chiesa della Madonna di Cimella e l'attiguo
Convento, occupato da' Padri Minori Riformati,
sorgono in rilevato e piacevole sito. Vaga n' la
piazza dinanzi, ombreggiata da lecci annosi e fol-
tissimi. Una colonna del medio evo vi sostiene una
croce di pietra.
Dentro la Chiesa, a :m.an destra entrando, con
gran mara vi glia e diletto scoprii una tavola, opera
( 1) Le guerre ont tout foit diparaltrtl ; dice la Guid di Nizza.
Ma dal ,543 in poi , Nizza non fu pi aaccheggiata.
(11) Non agevole determinue ci che veramente iaai trovato nelle
rovine di Cimella.
Nel aecolo scorso un viaggiatore bavaro, a quanto mi fu raccon tato
1
ottenuta da' Padri del convento di Ci mella licenza di fre scavi, ai
port via sei casse piene di anticaglie. Se tra queste eravi cosa di
.pregio , egli certamente ai aar astenuto dal dirlo. Non altramente
operarono parecchi stranieri, stgnatamente dal 1780 al 1'go. Narrui
che trovassero lampade, statuette, anella , lavori di mosaico, meda-
glie , ecc. Ma chi pu argomentare il valore di questi avanzi d' anti-
chit aenza vederli , e dalla sola riferta di chi non conosce l' antico?
In uno de' luoghi men frequentati del colle di Cimella io vidi un
giorno due contadini che sgombravano un lor campicello da' ruderi
antichi. Da pi mesi essi attendevano a quel lavoro, faticosissimo per
la 11odezza dell" costruttura romana. Riconobbi a chiari segni che ate-
Vino scoperto un bagno. Una atalua mutilata
1
alcuni membretti di
architettura giacevano fra i rotlmi disotterrati. Mi che avean
trovate varie monete, ma ch le aveano vendute ad un forestiere i vi
paaaa lo a cuo.
148
pregevolissima di Lodo vico Brea ( 1 ). Pare che i
Nizzardi abbiano posto in dimenticanza questo va.
lo roso pittore_, il quale pure mai non si scordava
di aver avuto Nizza per patria ( ). Ed Lodovico
Brea il solo nome che questa colonia de' Greci di
Marsiglia possa vantare come veramente illustre
nell' arti belle (3).
Dipinta dallo stesso pennello mi parve simil
mente la deposizione di Croce ch' in una supe
(r) un dipinto in legno col nome dell'Autore e colh data del
rS12. Rappresenta Cristo in croce con le Marie e varj discepoli. BeJ,.
Jiaaimi fngi in Jliltura coowrnano 'l"esta tavola rlegnissi10a di ri
guardo.
( 2) Ne' suoi quadri egli sempre sori'fevasi Niciemis o Niciae nauu.
(3) Il La ozi , nella sua Storia Piuorica, cosi ne ragiona:
u Niuno de' pittori stranieri ti sa che aprisse scuola nella Liguria,
toltone un Ni1:zardo che per la auoce11ione riguardato quasi come
il progenitore dell'antica scuola genovese. detto Lodovico. Brea, le
cui opera non aon punto rare in Genova a per lo Stato ; e le meiDO
rie sono dal 1483 al 1513. Egli resta indietro nel gusto a' migliori
contemporanei delle altre scuole , usando le dorature e tenendosi nel
disegno al secco pi ch' essi non fecero. Il suo stile tuttavia cede 1
pochi nella belt delle teste, e nella vivacit de' colori ; i quali olu
raoo ancora pressoch illesi. Piega anche bene , compone ragionevol
mente; soeglie le proapettive men facili , gagliardo nelle 10ovenze.
Nel totale della pittura, piuttosto che seguace d' altra scuola, si diria
capo di scuola nuova. Non os eotare grandi propnn.ioni r nelle pie
Gole, come in una strage degl' Innocenti a sant' (in Genova)
valente. Lotlatiuimo un suo san Giovanni nell' Oratorie della
Madonna di Savona, fatto per commissione del cadinalc della Rovero
a competena di altri artefici, "
N il Soprani ( Vite de' piuori geno11e1i ) n il Lanai eonobbero le
tavole del Brea a Ci mella; n di ci si pssono imputare. Ma che la
Guida di Niasa. non ne conosca l' autore, e le dica opere faUe intoroo
Il' anno 10al si pu perdonare. Era por facile leggere in quella
di GesJi, in croco il noJQe del pittore e la datll.
149
riore cappella; tavola' ben composta e colorita con
maestria ; ma non ebbi l' agio di rintracciarne la
segnatura.
Queste tavole valgono _assai pi che non il
codrillo ( Lucerta alligator ) che pende dalla volta
tlel Tempio. Eppure quanti viaggiatori parlano del
Coccodrillo, e dimenticano le tavole di Lodovico (t )l
La contessa Diodata Saluzzo ha consacrato ai
ruderi di Cimella un canto degno della sua no
bile fantasia.
( 1) Il Millin dic:e che "la cliiesa noli' ha di notevole ; tranne alcun!
voto tra' quali pone il coccodrillo.
Le tavole del, Brea trasportate nella chiesa c1ella Madonna di
Gimella, dal monastero di Santa

ruinalo dai -Trchi 1
1
anno
r543; al qual monastero erano state donate dal gran maestre de' Ca4
ralieri Gerosolimitani , Villiers Je-l'lsle-Adam. _ ..
Note aUa doria di Nizza del Durante. In queste tlote pur detto
che Lodovico Brea studi a Roma e a Napoli, e lasci Ull figliuolo per
!Ome Gianfraq.ceaco, ettore anc?'egli, ma inferiore di merite al padre .
x.
Vicinanze di Nizza.
Badia di san Ponzio.
Egli era giovane e bello; era franco e t;entil
ea.vl).liere. Rosse avea le arD).i, rosse le sopravvesti.
lo stemma di Savoja. co' due bracci della
bianca Croce gli partiva tutto il grande scudo,
tutta l' armatura del petto. Era lo scudo , era
l' usbergo medesimo ch' egli avea portato ne' tornei
di Borborgo ove era uscito vincitore de' tre Lordi
al paragone della lncia , della spada e dell' azza.
Il Collare della fedelt ca' lacci dell' amare man-
dava sul brunito acciajo le auree faville .
al leggiadrQ e fierQ Conte ( 1) stava il
fiore della baronia sav.ojarda, il del etto della canl-
leria del Principale splendea tra loro
Bonifazio di Challans, al quale per ottenere dal
Signore di Tenda libero il passo dell' Alpe, era
bastato il mandargli a vedere la smisurata spada
ch'egli portava in battaglia. Rivale a lui di gloria,
ma troppo contmbato dal pensiero dell' avvenente
Contessa di Stavay, Ottone di Grandson tenevasi
al fianco del Conte , che da lui avea voluto rice
vere l'ordine dena cavalleria (2).
(t) Amedeo VII conte di Savoja , cognominato il Conte
(2) Guichenon, Storia della R. Caaa di Savoja. - Muller, Storil
di'gli s,izzeri.
l5i
Dalle alture della :&dia Ji San Ponzio guardava
il Conte Rosso i piani di Nizza, e gli sorrideva
alla mente il pensiro che il solo terrore della sua.
presenza avesse liberato cotesta citt dalle armi
del gran Siniscalco di Provenza ch.e per Lodovico
II di Angi la cerchiava di assedio. Pi non iscor
geva egli i e gli abeti della natia sua Savoia.
Il mite. olivo vestiva i poggi alP intorno; aranci
e i cedri, trapiantati dalla Si c il i a> itbalsamavano
co' lor fiori. questa tei'I'a meridionale. In
. dlLa pungente aria che caLi dagli eterni ghiac ...
ciaj, gli accarezzava le langhe ciocche de' capegli,
disciolti dall' elmo, un ponentello gentile che :trwv.a
su daL placido tnare.
A:rrinr&DG i Consnli della itt. nel dig:nitoso e
.&chietto lor \'es.timentQ. Pisano. 1n a loL"o J
preced:0:to dalla Croce dorata, veniva il vescovo
Roccasalva ne' suoi arredi. solenni.
Frondeggiava 'U.G olmo dinanzi la Badi!!. Allll
gio-vane ma g.i opllca sua: ombra si riposavano i
devoti di San Ponzio- dopo i sacri uffizj ne' giorni
festivi. Al pi di quell' oltno levavasi una ricca
tenda. Le armi di Savoja vi rilucevano, trapunte
ed intrecciate con quelle di Nizza. In questa tenda
entr il Conte. Lo seguitaroo i pia. illustri del
comitale corteggio, ed i Padri della Tro-fe ..
mo, segretario del Comune
1
lesse l'atto della spon-
tanea dedizione. IJ Conte Rosso ne accett i patti
1
giur le fhmchigie de' cittadini.
In questa forma il figliuolo del guerrie.:o Ame-

de o VI, il padre del pacifico Amedeo Viii, senza
oro e senza sangue, colla sola fama delle proprie
virt stese il dominio Sabaudo alle spiaggie del Li-
gustico mare.
Come per eternar la memoria &el giorno felice,
l' olmo alle cui ombre fu celebrata l' augusta fun-
zine_, si mantenne veldeggiante e vivo pel lungo
spazio di quattro secoli. Esso spargeva ancora l' om-
bra da' venerati suoi rami sopra la fronte atlor fan-
ciullesca di un vegli ardo, che sospirando i verdi
anni mel raccontava in un vicino podere : qual
profana mano ha osato levar la scure sopra quel-
l' istorica pianta? ( 1)
Pare a prima giunta strano che gli abitatori di
una citt posta al mare scegliessero per loro di-
fensore e signore un Principe che tenea la sua
corte ne' monti della Savoja e villeggiava sulle rive
del lago di Ginevra. Ma i Provenzali ed i Savojardi
aveano gi stretto fratellanza d' arme nell' impresa
di Napoli, ove le due mila lance condotte dal Conte
di Savoja ( Amedeo VI ) furono giudicate il prin-
cipal nerbo delle forze dell' Angioino (2).
La Badia di San Ponzio, secondo alcune antiche
leggende, ebbe per fondatore Carlomagno, il quale
le diede per primo abbate San Si agri o, suo nipote.
Le vicende ai questa Badia spettano alla
(t) L'olmo di ean Ponzio fu reciso verso il 1766 per dar luogo
qualche costruzione , dice la Guida di Nizza.
Lodovico I. Cronac1te di Savoja - MuratcJri, Annali.
153
storia ecclesiastica. Essa venne restituita, non ha
molti anni, alla pristina sua dignit. Vi sono al-
cune lapidi antiche (t). .
Le reliquie di un tempio., ed una vecchia cap-
pelletta in rovina sopra uno scoglio ove la tradizione
alluoga la decollazione di San Ponzio, ornano capric-
ciosamente quest' eminenza, la quale il
letto del Paglione, e conede allo sguardo di spin-
gersi fino all' azzurra marina.
(r) Se ne riporta quest' una.
M. M. A;
Flaviae Bassillae coojug. carissim.
Doro. Rom. mirae erga marit. amor. adq. casti lat.
Feminae quae vit.it ann. XXXV. m. III. dieb. XII.
Aurei. Rbodismanus Aug. Lib. Comm. Alp. Marit.
Et Aurei. Rom ula filia. lmpatieotiss .. mort.
Ejus adflicti. adq. desolat. cariss .
L. S. A. D.
r54
P'icinanze di Nizza - San Bartolomf!o, Pallone
Fonte del Grottll di Monte
cawo Cf!.s'4!ll() di Sant' Andrea.
Una. p.iacvole gita per valle, da
&esche acque guida al Comen,to di S.
al Vallone Oscuro, alla Fonte del
Tempio, luoghi che breve distanza tra loro di-
parte.
L' al tar maggiore . della chiesa del convento ba
un dipinto in legno, rappresentante la Madonna
col divino una ta istorica, se il vero
ci che ne contano. Ecco in compendio quanto
a lungo ne scrive un Autore Nizzard({ 'c 1 ).
Nel r48o Maometto II assedi l'isola di Rodi
ove i Cavalieri Ospitalieri avean posto la stanza
di poi che le Colonie latine furono al tutto cac
ciate di Terra santa. Il loro gran maestro d' Au-
busson tolse dal Santuario della Madonna di Monte
Filelmo questa tavola he ab antico vi stava, e
colloclla dentro la citt nella chiesa di San Marco
per salvare la veneratissima immagine dalla pro-
( 1) Alcuni leziosi ora fastidiscono la voce Nizzardo e ecrivon Ni-
c:eae. Per accordare l novit colla grammatica , esai dovrebbero por
anche scrivere Nicea in cambio di Nizza , al modo latino. Percb
Nina fa Nizzardo , e Nizzardi aempre furon chiamati gli abitatori di
dai nostri cianici del trecento e del cinquecento.
155
fnazione de' Turchi. hi essa rimase illesa tra le
rovine di quel sacro edifizio, atterrato dalle bombe.
I Cavalieri difesero gloriosamente la loro 'citt ed
il grand' esercito ottomano sciols,e dall'isola, ass11i
scemato di numero e di riputazone. Tuttavia nel
I52!l Soljmano 1.
0
espugn Rodi dopo un assedio
famoso per 1' eroica resistenza oppostagli dai Ca-
valieri. Il gran maestro Villiers de- l'De- Adam,
tra le cose che l' accordo gli concedea portar seco,
prese questo dipinto, e preziosamente lo serb
nella lunga sua peregrinazione. Egli venne nel
1527 a Viliafranca, ove, per facolt datagli dal
Duca di Savoja, intendeva porre, almeno tempo-
raneamente, la sede dell'Ordine. Ma nel I53o l'im-
peratore Carlo V invest dell' isola di Malta la Re-
ligione de' Cavalieri dello Spedale di Gerusalemme,
ed il gran Maestro, prima di salpare da Villa
franca, don la s.acra effigie ai Nizzardi, in memo-
ria delle gentili accoglienze che ne avea ricevute.
Il dipinto veramente semb.ra lavoro de' tempi in
cui venne donato, e sappiamo che quel Gran Ma e
ttro fece operare in Nizza molte tavole da Lodo-
vico fu-ca. Lavoro di quest' artefice, e copia della
Madonna di Monte Filelmo, egli adunque pu cre-
dersi quel p1egevol dipinto.
N el chiostro giace un antico sarcofago, e nel
giardino una lapide antica ( 1 ).
( 1) Iscrizione del sarcofago
Memoriae Cattiae Eucarpi11e , C.
condinus , maritus.
r56
Il Vallone Oscuro nn viottolo , lungo circa
mille passi , tra due roccie a perpendicolo varia
mente alte da trenta a cento piedi. Non vi di-
scendon gli allegri raggi del sole ; vi si scorge il
cielo come dal fondo di nn pozzo, vi discorre
racqna per entro. (( n miglior tempo per. vederlo
in sol principio della primavera, allorquando
r erbe capillari' i licheni' le mal ve' i fichi e le
altre piante ct'escenti a' fianchi od alle cime del
Vallone, le ammantano e lo inghirlandano de' lor
fiori o della loro verznra. >>
La fontana del Tempio, collocata in amenissimo
ha somministrato pascolo a strane'
ture. Altri ne vuol derivato il nome da Tempe., per
indicare la vaghezza del luogo. Altri vi trova il
Te,mpio ove, secondo certi testi di Tacito, fu
morta la madre di Agricola. La valletta e la fonte
prese il nome dai Templarj, ossia Gavalieri del
Tempio, i quali ebbero nn ostello in questo deli
zioso Della chiesa loro rimangono in una
villa alcune vestigle. Le . acque della fontana del
Tempio dal lor, nascere al lor cadere nel mare ,
fan girare d 3o mulini, e vestirsi d' erbe e di
fiori il lungo tratto di terreno che inaffiano. Il vi
vace estro della contessa Diodata Saluzzo- Roero
venne felicemente inspirato da ql1esti luoghi.
La lapide dice: Spartac. Paterna e, uxori rarias. cujus in vita tanta
obsequia fuer. ut digne memoria ejus esset remuneranrla L. Vcrducc.
Malernus , oblitus mediocritatis suae ut nomen eius aeteroa dilectiooe
celebraretur hoc monumentum inatituit.
15fJ
Pi lmitana, ma pure nell' mede-
smo, la Grotta di Si scende in questo
speco coll'ajUt.o di scale a che vi portano e reg:--
gono i contadini d' un podere vicino. Essa ha la
di una gran sala sostenuta da otto colo une. Le colon-
ne, le pareti_, gli ornati delle pareti, il t"tto natu:-
ralmeute. fatto dalle concre;zioni petrose. Nella mat:-
tina vi s'internano :i raggi del Sole, e
stalattiti producono vJtghi splendori. Il. lwne delle
fiaccole ne fa risaltar a1,1.che meglio le sipgoleparti.
Ual salone . si cala in un salotto inferiore, non al-
trameote fatto, ave havvi un lungo. pertugio che
mett.e ad altri antri sottefl'anei in cu . arduissimo
riesce il discendere (I).
(r) . posta ael territorio di Falicone , appresso al monte Calvo.
Volgarmente la chiamano Jlatapignata dalla quantit di pipistrelli che
si ricoverano dentro le sue cave latebre.
Tror o fece conoscere questa grotta nQl J8o3 il signor Dome-
uico l\.ossetli, Sanese , poeta estemporaneo. Egli la celebr un
poemetto di 3 canti 'in ottava rima che diede alle atampe. Come sco.:
pritore e come poeta egli avea dilitto a farne un' immaginosa pittura.
Il dottore Foder nel suo viaggio alle Alpi marittime volle superare
in prosa la fantasia del rimatore. Tratteggiata da lui, la Grotta di
Montecalvo si pareggia allo speco in cui il Mago accolse i messi di
Goll'redo a Rinaldo. Ma l' iperbole nella descrizione . delle naturali
bellezze partorisce eft'etli ai divisati Ja chi l' adopera. Chi si
ad ammirarle , deluso nella sua espettazione , le trova minori
del vero. l'u e forse debbe un deacrittore, a guisa di paesi sta, rap-
pretentare i luoghi nel loro pi favorevole aspetto. Ma ne' voli della
aua fantasia non gli Dui lecito mutarne le parti integrali. Questa
almeno la nostra ragion poetica in materia di viaggi.
Pi vasta, dicono , pi ricca , pi varia ed aO'aUo sotterranea la
x 58
Dalla Grtta di Monte Cawo un capriccioso cam-
mino mena al Castello di Sant' Andrea, casamento
sopra una mpe parata Ali aloe e di
cacti , e dominante una valle di ci sembra chiu-
dere il varco. La valle ingombra dalla ghiaja del
torrente; ai lati stanno due colli gibbosi, scarsa-
mente vestiti di giovani . pini negl' intervalli
:&ridi massi. Le acque sgorganti e :cascanti per o-
gi banda, gl:i acquidotti co' roui lor archi, le
fabbriche l'ammucchiate di sotto, non so che di
agreste e di non ingratameQte . seV-ero . sparso per
ogn'Hitorno, fan sihgolanssitlo il pr,ospetto del Ca-
stello eli Sant' Andrea a .ehi vi trapassa dai ri-
denti orti di Nizza ( 1 ). Ma specialmente roman-
tico l' andare, rasentando la dirotta balza ed ac-
compagnati dal fragore del totTente che si dibaue
nell' imo, alla grotta ch' in fondo al vallone,
dietro al Cas'telto. Varie piante ne redi-
le cornici all' 11 capelvenere ed il
lichene ne \reston all' interno le Imlgnifihe stalat
ti ti, i massi pendenti. Pare che il tutto sia in
procinto di travolgersi e di subbissare' per man
Gl'atta natu1'8le di Caateloovo , alcune miglia diltante da quella di
Montecalvo.
(t) Anche il Castello di aaot' Andrea ha dato. argomento ai c1Dti
della contessa Diodat.a. - Le suo poesie , scritte in Nizza sopra le
cose del paese, e date alle stampe, aouo
La Valle dei Templarj , cauto al cav. Annibale di Salua:ro.
Cimela , ode allo stuao.
u Castello di aaul' Aodrea, odo.
1s
9
canza di fulcro, bench il tutto solidissimamente
si regga. Profonde giacciono nel suo grembo le
acque; il torrente che n' esce, trablza l"omoroso
gi nella valle. Gli antichi avrebbero consacrQto
quest' antro e questa fonte a Diana silvestre, po:-
nendo le Ninfe_, seguaci della Diva, a .gentili cu-
stodi del luogo. E la fores.ozza, sorpresa .dall' amo-
roso pastore nascoS'o 'in. agguato Il presso' avrebbe
da lui con rose fronte ascoltato i giuramenti d' af..
fetto' ma rspingendone. timorosa u bacio per . ri.
verenza della verg'ine Dea.

L/ng1!4 Trovatqri : - ..
Nizzardo.
' . '
.di . ... la grecanica
al4 che. n,ella .Gallia me-
J.. v' il .sepnone la-
t11jlo.? e Jecrero il c&-
stume di que' signori 4et I Goti
Borgognoni vi portarono molte delle lor barbare
voci, e generarono la corruzione del buon parlare.
E finalmente i Saracini che per tre secoli tennero
il piede in Provenza, vi trapiantarono assai parole
arabe, non obsolete tuttora.
La lingua o romanza o. provenzale pri-
mitiva , formata di tal foggia, rimanendo in essa
prevalente il latino militare, venne ripulita, i-.;en-
tilita, iuleggiadrita da' poeti, come a tutte le fAvelle
interviene ( 1 ).
(1) Roma non solo la 6Ua dominazione, ma eziandio la sua lingua
imponeva alle genti soggiogate coll' armi , o per pace associate. Sin
dall' et di Augusto, Strabone non vuoi porre i Galli tra i Barbari per
la perizia loro nel linguaggio romano. Ed Auaonio, cantando della
Mnsella, fiume della Gallia Belgica, dice : Aemula te. Latio decortll
focund:a linguae. S. Geronimo riferisce , citando V arrone , che tri
Jingui erano i Maraiglieai , perch parlavano le favelle greca , latiDa c
gallica.
Il bel parlare del senato e della corte di Roma non potea essere
quello del volgo delle GaiJie, poich, nemmeno l' usava il volgo di
161
. Tiensi comunemente per fermp che .la poesia
de' Provenzali sia derivata da quella degli Arabi ,
dominanti nella Spagna. Il lungo soggiorno .ch'essi
fecero nell' Occitania , e il successivo imperio che
v' ebbero i principi Aragonesi, avvalorano questo
parere, al quale si fa pure sostegno l' imitazione di
alcune finzioni orientali che talora incontrasi ne'
versi de' Trovatori. Non pertanto forse ella sort
maggior impulso da quella degli Scandinavi che cq\
nome di Uomini del N orte corsero tutte le spiaggie
della Francia e delf Inghilterra, s' internarono nelle
Roma. Ed il rustico forse non valicava l'A pennino. Il linguaggio latino
militare era senza dubbio, il latino del volgo nelle provincie. Ora l'e&cr-
cito romano al tempo degl' Impeuatori era composto di soldati di tutto
E noi dappiamo che i Greci e gli Orientali non facilmente
ti som.mettevano ad un sermone che a fronte del loro reputavano
poco colto ; mentre gli Aft"ricani , i Galli , gl' Ispani , i Pannonj , i
Britanni avevano .adottato il linguaggio latino, dismettendo , ma non
1bolen4f , come vuole Giusto Lipsio , le prische loro favelle. Dall'u-
lione di. que' soldati di varie lingue nacque il latino militare, il quale,
:olTotlosi maggiormente per l'aggregazione de' Barbari negli esetciti di
ioma avvenuta nel declinar dell' impero, diede nascenza alle f6vclle
uoderne di origine latina. - Ne'' pochi. anni che dur il regno d' lta-
'ia a' d nosbi, i soldati dell'esercito italiano, natii della Lombar-
lia, dc' paesi vcneti, de.lla Romagna e delle Marche, aveano gi com-
)Osto un parlar so ldatesco ( parlar soldado) che ritraeva de' var1 loro
lialctti.
11 linguaggio francese si chiam romano sino sotto il re' Carlo V.
roman, romans, romant, romance, romanche, che in tutte queste ma
1iere scrivevasi
1
e romancium o romantium nel latino barbaro. Vedi it
)ucangc nel Glos;;ario , e Stefano Pa1quier nelle Ricerche). Divide-
asi in lingua d' Oc e in lingua d' Oui. La lingua d' Oc era la Pro-
eniale , paeaa la Provenza nel auo tenere pi largo. Dante dicendo
' Il bel paese J dove il S suona, ;, distingue l'Italia dagli allri paeoi
Iella maniera tranceae uaat .. ne' &uoi giorni.
l.
I l
16:1
contrade e vi posero stanza., e dalla colonia loro di
Francia passarono a fondare il reame delle due
Sicilie , cacciandone i Greci ed i Saracini. E cer-
chi paragona le poesie scaldiche e le ara-
biche colle provenzali, ttova in qliesie maggior affi.
nit colle prime che non colle seconde. Ma qui
sorge la grave questione, non ancora da'
critici : << Donde venne , dall' oriente o dal norte ,
lo spirito di cavalleria e di galanteria, come on
diciamo? ossia quel costume che r Ariosto s ben
dipingeva scrivendo
Le donne., i cavalier., l'arme., gli' amori.,
Le cortesie., t adaci imprese io canto.
Altri giudichi la lite, e . sia per me assai il ri-
portarvi in parte l ritratto della poesia provenzale,
che, tessuto d' immagini e di fantasie de' Trovatori,
ne porge un moderno italiano ( 1 ).
11 Vedono i Provenzali nella primavera tutto riD-
novellarsi e parlar d' amore, e prima espongono
(1) Osservazioni Sflll" poesia de' Trovatori
1
di Giovanni
Modena ,
Scrissero intorno alla poesia provenza le Gian Maria Barbieri, il
Castelvetro, il T assoni, il Sal vini, il Muratori, il Venini , e apecill
mente il Pertieari. Il Crescimbeni ci diede le vite de' Trovatori , che
avea tradotte dal Nostradamo, con illustrazioni e con giunte. - Degli
stranieri sarebbe troppo lungo il catalogo , e basti citare tra' migliori
il nizzardo Papon nella sua HistoirtJ snr. dt1 la Ila tuili
.e ed italiani ha vinto il chiarissimo aignor 1\aynouard , del
J' Acc;Jdemia francese. Egli il Tiraboachi della letteratura proyenulc.
I63
questa stagione ; e se non lo fanno come Lucrezio ~
certamente l fanno s 'feramente che l' animo ti
ride nel leggere. Poi , parlando alla loro, donna, la
invitano ad , essere pietosa ora che ' tutto inchina
alla piet ed all' amore. Sentono il canto dell' usi-
gnuolo, e questo il maestro ,del lor canto, fanno
a pruova con lui , e dicono che in mezzo a tanti
fiori , !aghetti , frescura, in mezzo , per parlar con
Dante, a tanto riso del! universo, essi non pos-
sono che cantare. L' amore insegna loro le note ,
la loro donna n' lo scopo , la pregano e lodano
per tutte le vie, e se le dicono fedeli. E se sono
in Sora e Terra Santa a dar la vita per la Croce,
si fanno incontro a tutti i peregrini e li addiman-
dano se vengano dalla parte dell' amata ; e voltan-
dosi verso la patria, sebben lontana , e immagi-
nando la dama, par loro sentire di quel verso un
olezzo di fiori ed un' aura di paradiso.
Ma hench l' indole della poesia provenzale st
esprima con questo verso di Tibullo
/te procul Musae ~ si non prodestis amanti ( 1) ,
nondimeno all' amore que' poeti danno sempte p et
inseparabil compagno il valore. E ne sia d'esempio
() O col seguente distico dello stesso
Ad dominam faciles aditus per carmina quuero :
' lte procul Musae, si nibil i sta uleu t.
x64
la bellissima novella del pappagallo; messaggier d'a-
more ( 1 ) . In essa , una dama ha usato mercede ad
Antifanor, figliuolo di re. Questi le dimanda: tt Don
na , che mi vorrete voi comandare ( 2) ? n Essa gli
risponde: t< Che vi vogliate sforzare di esser prode
qnanto potrete e quanto vivrete (3). ,, In quel se-
colo guerriero le vezzose ni fiere avreb-
bero avuto in dispregio un amante inetto a peri
gliarsi ne.lr arme. Il desiderio della gloria nelle bat
taglie vincolavasi colla :cortesia in amore, e l'amore
era stimolo a segnala,rsi con nobili prove di spada
e di lancia ..
I poeti provenzali si chiamarono trova tori , per-
ch invent01i di una nuova arte di verseggiare in
lingua volgare, usando la rima ( 4 ). Beatrice di Sa-
voja fu il Pericle , l' Augusto, il Leon X , il Luigi
XIV, l'Anna di quelle lettere. Con la sua bellezza,
le sue grazie , il suo ingegno , ella fece l' orna
mento e lo splendore delle orte del suo sposo,
Raimondo Berlinghieri, conte di Provenza, del no-
bil sangue d' Aragona. Ella condusse in quella corte
molte gentili dame
1
tra le quali la famosa prin
(1) La novella di . .t\rnaldo di Carcassese. La riporta il sigaor
Raynouard nella sua opera , Choiz des Psiea ori'sinalBa dea 1i'c*
badours.
(2) Dona, quc m voldretz vos mandar?
(3) Senher, que us vulhatz
De far quc pros tan cun poiret,:
En est segle, tan can vieuretz.
(4l Ne' nostri Trecentisti la voce trovare spessissimo usata per
poetare, t:omporre; e Clovatore auona
t65
cipessa Barbossa che pur era il fine dei canti di
Amerigo di Belenoi, ,, ed ispir ad esse, non meno
che alle giovani sue figlie, l brama di esser fatte
eterne dai canti dei trovlltori. Allettati da quegli
intrattenimenti , nella corte di Bea-
trice , (( molti gentiluomini e virtuose persone di
Francia , di Provenza; di e d' Italia, del
paese di Genova. Molti trovatori e giocolari ivi si
radunavano componendo e recitando canzoni , ser-
ventesi e brevi e ballate d' arnore Tanto du
rarono que' gentili spiriti , quanto la Corte, fu in
Provenza. Ma poi che il conte Berlinghieri marit
le figliuole , Margarita a Luigi santo re di Francia,
la seconda al re inglese, e la terza a Carlo conte
d' Angi frate l di Luigi predetto, manc quella no-
bile pianta. Perciocch Carlo d' Angi, essendo
1-estato erede per la moglie della J?rovenza, e negli
anni 1275 avendo avuto del nimico intera vittoria,
fatto re di Napoli, quivi abit: e questa io stimo
che fosse la causa che non si ampli pi oltra il
dire provenzale, il quale era stato in fiore circa
cento anni (I). n Ed aggiunge il Giambullari; (< per
(1) Mario Equicola, della Natura d! Amore. - l..o stesso aHI in
circa scrive il Giambullari nel Gello. Ma per l' ozio della corte di
Provenza ch' egli chiama cagione di tanti cantori amorosi , si ha da
intendere , dice il Gal\fani
1
" quell' ozio armato che rendeva cosi
brillanti i brni momenti di pace nelle nostre corti italiane sul cadere
del quattrocento, e sul cominciare del cnquecento. Dovendosi il
conte Ramondo per lunga pezza mantenere nella porzione di Pro-
venza (di qua dal Rodano) rimasag.li , ed ner lungamente la spad;t
166
la morte del conte Ramondo e per la passata in
Italia di Carlo d' Angi , non solamente mancarono
i poemi e le rime s celebrate, ma la lingua stessa
per s fatta maniera vi venne meno e vi si annull,
che i Provenzali medesimi non la intendono gi
dugento anni. n
Molte furono le particolari spezie di poesia nei
trovatori ( 1 ). Alcune di esse , non imitate dai no-
stri antichi , si potrebbero chiamare a novella vita
nel nostro armonioso idioma , ingemmandole con
buon discernimento di qualche concetto di quella
poesia che seguiva Natura ( :1 ).
fra mani, ci pu egli, piuttosto che un pacifico principe e femmi
riiero, far sovvenire un Sigismondo Malatesta da Rimini , o un Gui
dubaldo Feltresco da Urbino.
(1) La Tenzoue, il Pianto, la Serventesi, la Sestina, il Discordo,
la Pastoretta , l' Alba od Albata , la Sera o Serena , la Retroeuza, la
Ballata , la Danza, la Rond.1, il Gaudio, ecc. ecc.
(2) Tra le forme pi felicemente imitabili pnmi che aia l' Allla od
Alba la , ch' il Cani o della Sveglia , l' Inno del Mattino. La onde,
dovendo io qui recare q ualcbe esempio della poesia provenza le, scelgo
uo' Alba di Giraldo di Bornello, non senza prima avvertire che noo
tutte le Albe de' Trova tori sono erotiche , ma ve n' banno aoc,he di

Finge Giraldo che il Trovatore di notte dentro il Castello colla
sua Dama, ed ha posto di fuori una guardia ,' affincb il Geloso noo
lo intraprenda. La guardia, dopo una pazza. preghiera fatta a Dio per
lo scam}lo del compagno
1
si fa pi alla rocca e prende a c:ao
tare
Bel companbos
1
si dotmetz o velb.atz
. Non dormetz , qu' el jorn es approcbatz,
Qu' en Oricn vey l' cstt'lla crcguda
Qu' adutz lo joru qu' ieu l' ai ben conoguda ,
E adea aera l' alba.
167
Varie corrono le opinioni intorno all'eccellenza'
relativa de' trovatori. Un giornale italiano cos ne
parla:
<< L'elegante soavit dt Folchetto nominato da
Marsiglia, ma veramente da Genova, non venne
che, un secolo dopo introdotta dal Petrarca nella
poesia italiana. Bellissimo il pianto , ossia canto
funebre di Gaucelmo Faidito per la morte di Ric ...
cardo Cuor di leone , il qual re d' Inghilterra pro ..
Bel companbos , en cbantan vos apel ,
Non dormetz p las ; qu' ieu aug cbantar l' auzel
Que vai queren lo jorn per lo boscatge ,
Et ai paor ch' el gilos vos assatge,
E ades vien l' alba.
Bel companbos, issetz al fenestrel ,
Et esgardatz las ensenbas del ce),
Connoisserelz si us sui 6gel messatge ;
Si non o fuitz , voster er lo dampnatge;
E ades sera l' alba,
Bel companbos , lay fora al peiros
Me prejavatz ch' ieu no fas dormilhos,
Enans velhea lota nueg tro al dia;
Araa no us plai mos chans ni mn paria
E ades sera l'alba.
Risponde dal fine.slrello il Trovalore :
Bel doa companh, tan son en ric sojorn ;
Ch' iel non volgra mais fos alba ni jorn ,
Qnar la genser que anc nasques de maire
Tenc et ab:as , per qu' jell non prezi gnaire
Lo fol gilos n i l'alba.
t66
venzalmente pure trov' del pari che A.lConso n
d'Aragona, e Federigo I imperatore. Ma principe.
de' trovatori, per sentenza di Dante e del Petrarca,
e per universale consentimento, dee dirsi Arnaldo
Danie)J.o, che tutti soverchi dettando
f7ersi t! amore e p"'ose di romanzi. ,,
Non pertanto le poesie che di lui ci rimasero, mal
giustificano quest'alta ammirazione de' suoi contem-
poranei. Pietro d' Alvernia fu pure tenuto per gran-
dissimo poeta ; . e prinipalmente appresso le dame
a cui solea cantare le sue canzoni. Giraldo di Bor
nello, detto da Dante il Limosino , venne chiamato
Ecco. la tr!lduzione letterale che ne fa il Galvani; ma avverti il
lettore che queste versioni a parola per parola spengono la leggUdrla
poetica.
Bel compagnone
1
se dormite o vegliate , non dormite pi, cba il
giorno approcciato
1
ch in oriente veggio la stella cresciuta ch'ad
duce lo gio1no
1
ch' io l' ho ben conosciut!l; e adeuo sar l' alba.
Bel compagnone, io cantando v' appello ; non dormite pi, ch'io
odo cantar l' auge Ilo che va cherendo lo giorno per la boscaglia, ed
ho paura che il geloso v' aasaglia ; e ades3o sar l' alba.
Bel compagnone
1
escite al fiuistrello e &guardate le insegne del
cielo ; conoscerete se vi sono f ~ d e l e menaggio; se ci non fate, voatto
aar lo danno; e adesso sar l' alba.
Bel compagnone , l fuori al petrone mi pregavate che io non
fossi dormiglioso
1
innanzi vegliassi tutta notte sino al di. Ora non Ti
piace mio canto e mia compagnia.; e adesso sar l' alba.
La rispo1ta del Trovatore rammenta il capitolo Vl dell' Arioato.
fl9
il de'. trovatori ( 1 ) . Egli stava , dice il
Varchi, tutto il verno le scuole , ed attendeva
ad apparar lettere, e la state poi se ne andava per
le corti de' Grandi, e menava con . se co due . can-
tori, i quali le ch' egli aveva
composte. Spiritosi e leggiadri sono i componi
menti di Bernardo di V entadorno , uno de' primi
che si volgesse alle muse provenzali. A questo
gentile e spesso affettuoso poeta un recente scrit-
tore attribuisce la palma sovra tutti i trovatori ,
nell' elenco de' quali molti altri potremmo aggm-
gnere senza uscir da' migliori. n
Dai trova tori. della Provenza pigliarono le mosse
e l' esempio i poeti dell' Italia, delle cui provincie
la prima a coltivare la poesia fu la Sicilia ( 2). Ma
(r) Una sua canzone ba questo congedo:
Volti al paese ognora
Ho gli occhi ov' colei che m' innamora,
E col mio core di lei sempre parlo :
Ahi chi d' amor pu struggersi , e celulo !
Versione di Fr(lncesca Venini .
. Tiraboschi - Perticari. - " Cosi fecero i nostri italiani
innamorati del Provenzale , ch' era allora la lingua gratissima a quatti
tutti i gentili ingegni di Europa. E per non toccare i Siciliani e gli
antichi Lirioi toscani che s poco se ne scostarono , Brunetto Latini
nel Tesoretto e Francesco da Barberino nei Documenti d' Amore e
nei Regsimenti delle Donne furono Provenzali ; meno la lingua ,
che pure in moltissime pal'Oie la stessa, percb sorella della
nostra .. Ma troppi sarebbero quelli che potri io qui annoverare,
che non solamente, sebbcn fossero italiani, amarono scrivere PrO'\'en-
zale , ma che scrivendo pure nel volgar nostro , andarono di pari
pano coi trovatori- cosi nella materia come nella forma. , Galva11i,
Op. cit.
i70
que' grandi ingegni di Dante e del Petrarca ,
bene imitassero da prima i Provenzali avendo poi
inteso con sottile accorgimento allo studio de' poeti
e filosfi dell' antichit; seppero innalzare la poesia
italiana ad un tal segno di gravit, di gentilezza
e d' eccellenza che i canti al pi spesso rozzi
<le' trovatori ben tosto vennero alla dimenticanza e
per pi secoli sen giacquero poco men che se
poi ti (l).
( Dante attinse alle fonti provenzali , ma scarsamente , e toltalllo
nelle sue rime liriche: nella Divina Commedia egli non ha di proven
zale che alcune voci e maniere, come, a cagion d'esempio, approc-
ciarsi , per recente , fallire a , appreBO per insegnato, coatniDI
pe1 costume, tra vaglia I>er travaglio, per . poco per poco mauca
1
selvaggia del loco per ignara del loco, raja per raggia, ma che per .e
non se , ventare, buda , difl'alta , pareglio
1
ecc.
Il Petrarca, educato in Avignone, cb' era veramente uno dei
ridotti della gentilezza de' trovatori e stanza di una delle Corti di
Amore, imit largamente i Provenza li , ne' primi suoi tempi, e
tolse m'alti versi e molte immagini a Mossen Jordi , a Gaucelmo Fai
dito, a Bernardo da Ventadorno, ad Arnaldo Daniello e ad altri di
loro. Quest' imitazione campeggia nelle aue Rime giovenili
1
e la Canzooe
Verdi panni, sanguigni, oscuri e persi
par tradotta dal provenzale; e cos pure fu creduta imitazione dqli
Ebcondig ( escuuzioni ) provenzali l' altra
S' i' 'l dissi mai, ch' io venga in odio a quella.
Ma col crescer degli anni e dello s-tudio egli si discCJst da questa vii,
e levoasi ad un poetare originale , veramente italiano e nel tempo
aleaso spirante la olassica fragranza dell' antichit. Comparando le sue
1\im.c in vita etl in morte di Laura
1
si direbbe quasi ch' egli a
'foleue alludere on parla
Del vario stile in ch' io pia n go e ragiono
Fra le speranze e 'l van dolore.
171
Non pertanto dall' imitazione delle rime de' Pro
venzali e dalla traduzione de' loro racconti in prosa,
passarono nella lingua italiana del dugento e del
trecento moltissime voci e locuzioni provenzali ,
delle quali parte rimase nel nostro idioma vivo ,
perch felicemente adoperate da' somiW maestri,
parte venne ne' dizionarj ad intelligenza
degli antichi scrittori ( 1 ).
L'argomento de' trovatori non punto pellegrino
alla Liguria, e percib ve n' ho fatto lungo discorso.
Simone Doria, Princivalle Doria , Bonifaqio Calvo,
Lanfranco Cicala, il . Monaco delle Isole d'Oro ,
tutti Genovesi, furono trovatori di grido. Fol-
chetto che a Marsiglia il nome ha dato - Ed a
Genova tolto, veniva di Genova, e fu trovatore
de' pi principali .( .2 ).
Nizza ebbe pure i suoi trovatori_, tra' quali chiede
ricordanza Guglielmo Boyer. Nato da oscuri p a-
Un libro stampato , non guar tempo , in Avignone dimostra cbe
l'amore del Petrarca per l' ammogliata Laura di Sade una favola ,
un sogno , e che la Laura amata e cantata dal poeta era una virtuosa
fanciulla della nobilissima casa di Balzo-Orange.
(r) Vedi la Crusca Provenzale del Bastero. Roma, 172q.
(2) u Folchetto di Marsiglia f11 figliuolo d'un mercatante di Genova,
ch'ebbe nome Sir Alfomo. E quando lo padre mor, s 'l-lasci mollo
ricco d
1
avtre. Ed e Ili inlendette in pregio ed in valore, e messe si a
servire a li valenti uomini ed a briga.re con loro e andare e Vt'nire. E
fu forte gradito per lo re Riccardo e per lo buon conte Raimondo di
Tolosa e per sir Barrai , Io- suo signore di Marsiglia. E trov mollo
bene e fu avvenente della persona. Ed inten,ieasi in la moglien dd
suo aignore air Barrai e pregnala d'amore e facea sue canzoni d'ell.
M anche per pregio n per canzone non vi pot trovar mercub'ella
f7'1
renti ., egli scrisse versi d' amore, e fiorl tra i p i ~
egregi poeti della Provenza. Port poi le armi e
milit con gloria so t ~ ~ , le insegne di Carlo d'Angi.
Questo principe lo fece Podest di Nizza in mer-
c de' suoi servtg). Guglielmo Boyer mor vec-
chissimo nel t335 ( 1). - Pietro di Castelnovo,
trovatore riizzardo, cnt la spedizione napolitana
del ridetto Angioino, e le romane feste della sua
coronazione reale' ch' ebbero per sequela il feral
li facesse nWlo bene in dritto d' amore, perch tutto tempo ai piape
d' amore in '-sue canzoni.
Ed avvennesi ilhe Madonna Donna Adelaida mori , e air Baml
lo marito d' ella e signore di lui mori, e mori lo buou 1\.iccardo e 'l
buon conte .Raimondo di Tolosa e 'l re sir Alfonso d'Aragona: donde
elli per tristezza de la sua donna e de li principi ch' eran morti, ah-
bandon lo mondo , e reudettesi ne l' ordine di Ciatello con sua mo-
gliera e con due figli che avea. E f11 fatto abate di una ricca abada
ch' in Provenza che ha nome lo Torondetto, e poi f11 fatto veSCOfO
di Tolosa, e l fini. Vite de' Trovatori.
( 1) Ecco un saggio della sua poesia amatoria, tJatto dalla Guida di
Nizza , di c11i seg11o l' ortografia , qllantllnqlle sembri alq11anto rimo-
dernata:
Drech e rason es ch' jeu canti d'amor,
Vezent ch' je11 ai ja consumat mon age
A li comphire et servir n11ech et jor,
Sen aver d' el profiech ni avantage.
Encor el se fas cregner
Dolenti et non sai fegner.
Mi pougne la courada
De sa freocia dorada,
Embe aon are q11'a gran pena el pos teodre
J>er se q11' el es un eofant jo11ve et tendre.
Versione letterale.
Diritto e ragione ch'io canti d'amore, veggendo ehe io bo gii coa-
lllmalo la mia et a gli compiacere e servire nol\e e giorno eena'aorw
173
palco del giovane Corradino, ed il pianto poscia
l' alta vendetia della Sicilia che la P1ovenza avvolse
in gramaglie ( 1 ).
Parlavasi anticamente in Nizza il Provenzale pri,..
mitivo , e ne' monti della provincia si consenano
tuttora i pi evidenti segni della lingua de' tro-
vatori. Presentemente il dialetto che s' usa in citt
ha perduto la miglior parte delle sue desinenze in
as, in os, in us, e le finali degl' infiniti in ar, in
er, in ir , le quali provenivano al Provenzale antico
dalla favella latina. La pronunzia e l' del
Provenzale moderno di qua dal V aro s'
pure di vantaggio all' italiano, mentre quest' idioma
d' ello profitto n vantaggio. Ancora ecli si fa temere , me dolente!
e non so fingere. Mi punge il cnore di sua freccia dorata, bench il
suo arco a gran pena egli possa tendere , perch egli un infante
giovane e tenero.
() Aggiungi " Ugo di Penna, natio di Mommesato, castello della
Liguria, il quale pet sentenza della regina Beatrice fu n,on solo Ji
cbiarato il pi degno rimatore del suo tempo, ma coronato d' alloro,
fatto aenator di Provenza e aenesciale del regno , con manifesto ran
core di tutti gli altri poeti di quella corte. R. S1prani , criuori
della Lisuria.
Pei trovatori Liguri vedi pure la Storia letteraria deUa Lisuria, e
le Osservazioni del Cavedani in. questo proposito. Aggiunger solo un
passo del Giamhullari , senza farci sopra comento : nella corte pro-
venzale , non si attendendo ad altro che a dame , tanta forza vi
ebbe l' amore, che non solo i Provenzali stessi , ma i forestieri che
venivano a quella, e chiunque per ano spasso vi dimorava, consuma-
vano il pi del tempo a cantare delle donne loro , e a guadagnarsele
con gli scritti : e quelli massimamente che dalle patrie loro non ave-
vano lingue da fardi intendere; come furono nrliigrazia Lanfranco
Cicala , Bonifazio Calvo, e Folchei.to di ser Alfonso, genovesi tutti e
tre , cio di patria faQJOSa e nobile l ma non dotata' di tal favella che
ai polla scrivere e leggere.
1
74
di l dal Varo atteggiassi a modi pi francesi. Gli
studi i , la predicazione e gli atti pubblici, italiani
di qua, francesi di l dal fiume, partrirono in tre
o quattro secoli questi mutamenti. Non mancano
a Nizza poeti che scrivano con garbo nel dialetto
natio (I).
Un giovane di nobile ingegno s' adopera a far
rivivere la poesia de' trovatori , ma i suoi compo-
nimenti desiderano mvano la luce (::a).
() Esem.illo. Il signor Rancher, parlando di Cimella, dice:
Enfin , en acheu luec destruc e solitari
Un mortai enspirat bastiase un untuari :
Don era Giupiter e sent Dieu empuissant
L' estendart de la Crous s' eleva trionfant ;
De sage religious ben Ieu li si retiron ,
L' ombra dei gran martir ch' encora achi respiron
E la sat:.ta virt ch' abita lou couvent
Atiron lou devot e meme lou savent.
( ~ ) Ecco la liberissima traduzione di uno de' 111oi canti inedili.
LA NAVIGAZIONE
Canzone mariuima.
Vcr le terre di Levante
Il vascello veleggi ,
Ed a fior dell' acque infrante
Ilari a amergo sorvol.
Io Sandrina in cor volgea
Navigante peregrin ,
E sereno il dl ri dea ,
E trescavano i delfin.
Fosca fosca repentina
. La procella allor mugg :
Suiolsi il nome di Sandrina ,
Ed il Sol da' nembi uscl.
Sogno amato ella venia
Le mie notti a rallegrar ;
Mi destavo e m' a p paria
Ridipinta in cielo e in mar.
L' onda azzurra in cui vibrava
Ignei rai l' astro del di
Di Sandrina mi mostrava
Gli occhi fulgidi cosi.
E mostravami la Luna
Di quegli omeri il candor ,
Se argentava l'onda bruna
Col suo tremulo splendor.
Come il ma1e a s n' alletta
Quando ride lusingbier !
Qa01i ne epira in cor l ~ aurella
Dolci sensi di piacer!
Pur la placida marina ,
Pur il zefro cl' aprii
Son de' vnzi di Sandrina
Un'immago troppo umil .
. Ma cfel liquido elemento
11 volahile tenor ,
Ma lo strano instabil vento
Ben ritraggono il suo cor.
Salpa ancora dalla sponda
11 nocchier che naufrag ,
E rivola in grembo all' onda
Poi c.he il turbine pass.
l sospiri , i lunghi all'anni
Tolto m' han dagli occhi il vel,
Di Sandrina io so gl' .inganni ....
Pur ~ l ' adoro anche infedel.
Se m' accoglie in volto amante,
Se mi stringe amante al sen ,
In quell' anima incostante
Ah ! sol veggio il caro ben.
E in quel labbro menzognero
lo mi torno a confidar ,
Come torna il mariniero
Le tempeste a disfidar.
LETTERA XIII .
. 17illafranca.
" A levante di e vicino al mare sorge il
Monboron, monte i grande , alto, sassoso ed in-
fertile, . ed in cima. la torre della Guardia, la
qual riceve gli avvisi. e i segnali che si fanno
,, con fuoco da Antibo e da Cavo Rosso ; ed essa
similmente con fuoco fa i alla Turba ed
a Monaco ( 1 ). Al Monboron per fianco si ag-
giunge il monte di Villafranca, e dall' altro lato
)) gli s'unisce il monte Gl'OSSO ( 2 n'quale fertile
e coltivato a vrgne, eccetto nella sommit, dove
anticamente era un' inespugnabile , edi-
ficata sulla roccia acuta e durissima; e nel mezzo
contiene una spelonca nominata da' Bai-
>> mia , cosa molto 'antica.
Cos scriveva con evidenza il Giustiniano verso
. ' .
il I53o.
In cima al 1\f onhoron che parte Nizza da Villa-
franca, siede il forte di . Montalbano , gagliarda-
mente difeso genti del Re nel 1744, ed ar-
reso nel I 79:1 senza dar ad un solo mo-
(r) Montboron o l\lo11tmoron, forse si Monte Mauro o Moro, cosi
detto dall' aft'ortificarsi che vi fecero i o Mori di Frassioeto.
-Altri sostengono prendesse questo nome .da Boboq, un unto ereiDita
che infiamiD i Nizzardi a far fronte ai Saracini.
(2) Cosi tlenominalo per la sua nstil pi cbe per la aua altczu.
SI leva a nordette , lootano un miglio da Nizza.
-
schetto.; cotanto_ la diuturna pace aveva arrugginito
Je arme.
Villafranca , il Porto Olivula dell' Itinerario ma-
l'lttJmo, terra edificata in forma anfiteatrica
ad occidente della cala che ne porta il nome ,
nel basso- delle che fasciano questa costie-
. ra. Il suo clima pi caldo che quel di
vi si coltivano i limoni nell' aperto campo ; vi ma-
turano pi presto i fmtti. Nel suo territorio stanno
i pi g_rossi olivi della- provincia. La sua cala non
troppo sicura. Il suo porto fu per secoli il solo
ricetto . legni . da guerra de' Reali di Savoja, i
quali vi alzarono molte belle fabbriche per servigio
delle cose . uavali. Di quirici partirono le quattro
galee che, condotte dal prode signor di Leini, spie-
garono 'glol'iosamente la. Croce bianca nella famosa
battaglia di Lepanto; La darsena di
presentemente di tutta bellezza.
Carlo II d'Angi, re _di Napoli e conte di Pro-
venz.a, fond ques!:;a piccola citt verso l'anno 12gS,
radunandovi, a quanto fama, gli sparsi abitatori
dell' antica Dalle franchigie che le conce-
' ella deriv il suo, nome ( 1 ).
() Il y avait anciennement une autre ville avec port nomm
Olivola, don t parle l'ltinrairc Mari lime, qui parai t avoir t dtruite
par )es dans le 9.me siclc. Bouche dans la Cborographie de
Proveoce li v. 3, chap. 5 nous apprend que vis --vis de Villefranche
il y avait avant le 12.1nc sicle un Castrum de Mont Olivo, ce qui
indiqnerait qn' Olivula tait place l'endroit nomm Passable prs
de Beau-liell, et qu'Oiivula tait devenuc aprs sa dcstruction un
q8
N el t538 al tempo della famosl\ Confetenza di
due curiosi aneddoti avvennero in Villaftanca.
Andtea Doria era andato coll' armata marittima
a levare. Carlo V in !spagna e l' avea condotto a
Villafranca. Fntncesco I atti-. per terra a quattro
miglia dall' altra patte di Niz.za. I due monarclti ,
venuti di s lontano per abbQccarsi, non si vollero,
come gi dissi, nemmeno vedere , a malgrado di
tutte le sollecitudini del Papa. La Reina di Fran-
cia; sorella dell'Imperatore, ottenne a forza di
preghiere dal real suo consorte Ja facolt di andar
a far due visite al fratello augusto. Nella seconda
ella corse pericolo . di restar preda de' pesci. Carlo
V, deliberato a non prendere alloggiamento in
terra, soggiornava sulla magnifica galea il S. J ago,
ancorata in mezzo alla Cala. Un ponte di battelli
mette a da quella galera sul lido. N el momento in
cui la francese attraversava il ponte, se-
guitata da gran treno di dame, di cortigiani e di
paggi, il ponte si ruppe sotto -al peso, e la trasse
gi nell' onda insieme con tutta sua comitiva.
:Per buona ventura nessuno vi per; imperciocch i
marinaj s' attuflarGno da ogni banda nel mare e
salvarono la vita a que' nauftaphi illustri (I).
Vn' altra volta, t< stavano sull' nel Porto
aimple cLteau. Le uom d' Olivula existait encore eu JJ7S, c:ar L
relation du voyagc de GrJgoire Xl d' Avlgnon Rome , dit, YilLI-
francam sve portum Olivae ltravlmus. - Guide dei Etra115ers
''ice. Nice, 18:17.
() Sto1ia di Niua. E&li cita il M. S. delle Cole di
Niu" c },. di Savoja di l'aradinq.
1
79
di Villafranca le armate, ed una moltitudine di.
ciurma navale, per la campagna e per quelle
balze che circondano il' Porto, giaceva oziosamente
al prospetto del mare. Ad alcuni di questi parve
di vedere uscire da .una vicina villa alcune nuvole
di fumo, le quali a poco a poco si elenvano e
crescevano. Costoro, credendo che ci fosse segno
che l' annata de' Turchi venisse, in un .tratto ne
sparsero il rumore. Della qual cosa anisaio An-
drea Doria comand che si sa1passe; e fatti im-
barcare con gran fretta e confusione i marinari e
le soldatesche, si pose in mare, mandando fuor
brigantini a riportare il nmero e l' ordinanza de'
nemici. Ma i cortigiani ch' erano in terra, spaven-
tati per l' insolito pericolo, corsero all' armi, e po-
sero sottosopra gli alloggiamenti' altri fuggendo
per le balze e pei rotti sentieri delle Alpi, altri
accorrendo con disordine alla difesa de' Principi.
Quando in un tratto il timore si convert in ,
perch ritornati i brigantini riferirono essere il
mare netto , e si conobbe che un contadino, cri-
vellando fave, aveva da.to occasione alla cosa ,, ( r ).
(c) Filippo Casoni, Annali di
Non aarebbe per avventuu atato quello uno stntagcmma di Andrea
Doria per due una lezione a Cesare, o per umiliare il fasto spagouolo?
Quelle navi erilno pi del Doria che di Carlo V. l camiti c le ciurme
:be le guernivano, obbedivano a lui ciecamente. :E non !ungi di l
!l'ai quel Fuoceaco l a cui il Doria avea tolto la preponderanza in
Italia coll' accodarsi a Cesare, ed a cui egli potea reatitirla, nuon-
IICnte ooo lui accordandosi. Le aorti dell' lbolia erano ancora io maoo
li Andrea , ed e1li forae lOlle f.arlo a. Culo V ed alla aua.
IOrle.
I8o
Penisola di Sant' Ospizio presJo a P'iUafranca.
La penisola di Sane Ospizio , o ve giacea
similmente .}' antica Olivula., una lieta e rilevata
'pianura. coltivata in gran. parte ed abitata da alcune
.failliglie di. pescatori. n mare . si frange spumoso
contro le scogliere che la sostengono. delta
Sant'Ospizio dal: nome del pio anacoreta che quivi
chiuse i suoi giorni.
Si cammina per un. tra. carrubi ed uli1i;
s'incontrano alcne case ad uso della pesca de' ton-
ni , . poi le rovine del . forte innalzato. dal duca
Vittorio Amedeo I, e smantellato. dal maresciallo
Berwik nel 1706, e finalmente si giunge alla cap-
. pella di questo santo; il quale , daHa torre senza
uscita ove facea penitenza assai dura , profet b
venuta de' Longobardi nella. Liguria, ed illeso ne
sostenne il furore ( 1 ).
Ma pi che nell' !storia ecclesiastica pei fasti di
Sant' Ospizio, celebre questa penisola col nome
di Frassineto nell' !storia profana, pel' la lunga di-
(1) La pesca de' tonni si fd ogni anr;o ddl .tebhrajo al maggio od
golfo di S. Giovanni, ove crdesi fose il porto Anaon deil' ltinenrit
marittimo, accanto alla penisola di S. Ospizio. Eua talvolta riesce -
boildan,tiuima , ai no. a prenderai da oo a no tonni in ua solo tilt
di reti.
181
tnota che vi fecero i Saracini e pei guasti che di
quinci recarono all' Italia, alla Provenza, alla Sa-
voja, al V ali es e.
Le armate migrazioni de' Barbari che dal fondo
de' deserti a' termini della Cina si gittarono sul
mezzogiorno e sull' dell'Europa, ogni cosa
atterrando che facesse inciampo a' lor passi, om-
muovono la nostra mente e la traggono a rifl,essioni
profonde sopra rinnovahili forse non rimote vi-
cende. Ma che pochi drappelli di . Arabi, ricoverati.
sopra u'n angusto promontorio , , salgano a padro-;
neggiare tutti i varchi dlle Alpi,: ed .a eorre.1e sin
nella superiore Germania , egl. cotesto; u.n fatto
s lontano da ogni nostra presente idea, c.he l!uamo-
sarebbe. tentato a richiamarlo 'io dubbio Se
rendessro fede 'quelle testimonianze che. la. ri.tica
istorica accetta per:irrepugnahili.
Concedete pertanto ch' io ne fa'ccia l' argomelll-
di un' altra mia lettera.

. r'
LETTERA X'\:' .
l Saracihi in Frassineto.
' diede agli Ar.abi la del Conno
nel principjo. del settimo secolo. La sua fuga dalla
Meca, onde incomincia l'Egira de' Musulmani, si
riferisce alt' anno 622 (I). Un secolo dopo, i suoi
settatori aveano gi steso la loro dominazione dalle
rive dell' Indo a quelle del Rodano.
Impercioceh gli . Arabi Maomettani, comune
mente detti Saraoini , conqnistata l' Affrica , passa
rono nella Spagna e la recarono in lor potest (2).
Quindi valicati i Pirenei, vennero addosso alla
Francia (3). P el corso di dieci anni le armi loro vi
ebbero a vicenda or prospera or avversa fortuna. Ma
finalmente sotto la condotta del terribile Abderamo
essi assaltarono la Linguadoca, la Guascogna , la
Borgogna e la Provenza ; allargarono le loro con-
quiste dall' uno all' altro mare_, e meritarono, per
le arsioni e rovine loro, di esser paragonati ad un
fiume di lava infocata.
Qual terrore e' spirassero, quai guasti recasseroj
si raccoglie dagli atti di S. PoTcario abbate Leri
( ) Cio la notte dal 1 S al 16 luglio dell' anno di Criato 622 tollo
l' imperalore Eraclio. PrideaUt/1
1
vita di .Jiaomuo.
Anno 711.
(il) Anno 721.
i83
ue11se, il ebbe posci da e$si ii martirio;
u Questa crudelissima gente, i vi si ogni cosa
metteva a sacco ed a fuoco, e la Galli!! N arbones
voleva al suo imperio soggiogar, abolito il nome
di Cristo. Perci i Cristiani ch' eran cinti dalle Alpi
e dal D,lare abbandonavano terre e castella con
grande- spavento, e fuggivano a' monti per non ca-"
dere nelle mani de' Barbari. Ma costoro , . da
banda dilatando le strgi, in solitudine converti
rono quasi tutto il paese, s cl,te orridi romitori
.pare.au fatti i luoghi pi floridi pria n ( 1 ).
Le isole di. Lerins, ov:e i Saracini martirizzarono
S. Porcario e presso che tutti i cin,quecento monaci
ch'egli goverpava (2), giacciono-. due leghe da:
Antibo , ed Antibo giace di contro a Nizza. Dal
che .e da altte memorie si arsomenta che i Saracini
di Abderamo disertassero del p11ri tutte le spiaggie
al pi delle Alpi marittime. Ed assai conforme al
vero l' opinione di quegli autori che ai Saracini,
non ai Longobardi ; lltttibuiscono l disfacimento di
Ci mella
. Carlo Martello con. memoranda vittoria ruppe ;
tagli a pezzi i Saracini (3) _, e salv la Frau.:
eia e forse l'Europa dal giogo mustdmano. Tuttavia
a levarli dalla Provenza ov; eran tornati formida-
bili e struggi tori, egli. ricorse a Liutpraodo re dei
(1) Fleury
1
Stor. Bcclesiast.
(2) Anno 'j3
(l) Anno 7 311.
r84
Longobardi, il 'non amando dal canto suo
siffatti vicini , cavalc a quella volta con forte eser-
eito; e gl' . abbandonata la Provenza, se ne
tormirono nella Linguadoca ( J), donde li
pi tardi il re Pipino (2).
Lo scisma religioso, le ontese pel Califfato, e le
emulazioni de' Capi, aveao ormai tolto ai Saracini
l'unit . nei disegni e aJoperamento delle forze
loro. Le vittorie di Carlo Magno gl' indebolirono
nella Spagna. Quindi fu tolto all' _Europa il pericolo
di esser soggiogata per tet:ra dai loro eserciti. Al-
lora si diedero alla guerra marittima, alla piiateria,
all' infestamento delle coste; e gl' Imperatori di oc-
cidente' trascurinti nelle cose navali' mal potevano
ad essi por fteno. I Saracini dell' Affrica e quei
della Spagna s' insignorirono delle isole vicine all'
Italia. Dalla Sicilia, essi devastavano la Calabria, la
;puglia, la Terra di Lavoro , e correvano sino. alle
porte di Roma (3). Dalla Sardegna e dalla Corsica
un breve tragitto li portava sulle spiaggie dell' E-
truria, della Liguria e della Provenza. Non avendo
per mare contrasto veruno da' Cristiani, a man
salva andavano infestando tutti i lidi del-Mediter-
raneo.
(t) Anno 739.
(2) Anno 755.
(3) Nell' 83:1 i Saracini s' impadronirono della Sicilia. Nell' 846 ,
entrati nel Tevere, arrivarono fin sotto Roma, e saccheggiarono la
basilica di S. Pietro ch'era allora fuori della citt. Muratori, Anllllli.
185
Bench la storia di que' :tempi sia povera di.me
morie, pure troviamo pi. vblte aecennlltl gli shtU'Chi
l .
de' Saracini intorno :a Nizza m'rittima ( 1). Tuttavia
stavaao . essi ancora contenti al predare e
il meglio, sciogliendo poi di nuovo le vele :. ma. in
sul tramonto del, nono secolo pPse quella feroce
gente 'le sue stante' in' Frassinetd, .ossia n.eUa
nisola df sant'
Udite come racconta questo fatto nella pu:rgta
sua favella il Giamhullavi, seguendo :LiutpPando, ed
altri cronisti :
. .
lfna picoola navicella usaita-:di Spaglla:, cQn .2o
uomini solamente che h11Scavano alcuna. preda
vicini liti cristiani' tro:varidosi gittata una. l dal.
vento alla riva di Frassineto (castello in que': ternpi
fortissimo tra la Provenza e l' Italia, cinti> d'gnin-
torno .. di selva. aspris&ima' eccetto la patte che
guarda il mare) , . que' pohi Saracioi che vi erano
dentro, di la feni:-
pesta, scesero in terra. per
nella selva (3). Ma tl'ovando aperto. il castello , e
ciascuno in quello a dolmire 'tutti gli ahi-
(r) Specialmete nell'anno 849, nel quale i Saracini
pure la citt di Luni in Toscana.
Verso l'anno Sgo.
(3) ln Italicorum Provincialillmque confinio. Liutprando.- Queste
parole
1
con quel che segue, indicano chiaramente la cala di Villa-
franca e la penisola :di sant' Ospi:llio, poicb il trai t o di 11aese tra il
Varo e il monte della Turba Un confine tra l'Italia e !a
P1ovenza, che una parte di queste contrade. .
t86
tatori senz' o riserbo, mandarono per
nuove genti in Spagt\11 , . e, fortificatisi col dentro,
s' insignoFi;r,no del . paese. I icini , che dovevano
correre a questo incendio; inimicandosi l'uno col-
l' ttesero piuttsto a nuocrsi ed a consu-
marsi tra lqro medeJimi , che a ricuperare il luogo
perduto. Anzi , desiderosi della rovina e della de-
pressione degli stessi Cristiani avversarj loro , co-
minci la parte mert forte a collegarsi con questi
1\tori' ed a chiamarli in 'sua compagnia' a destro
zione della pi potente. Il che facendo i Saracini
molto volentieri, . uccideudo gli uomini e guastando
il paese, allargarono tosto il anzi con le
stesse arme de' Cristiani. vennero tanto gagliardi
che soggiogarono gli amici e' nemici ; . e fecero
grandi prede e danni gravissimi ( 1 ).
n Concjossiach, disertata gi .la Provenza, ed im.
padronitisi di que' gioghi che dalla Provenza par
tono la Italia, scorrevano tutto il dio tOmo , e con
le prede e con le rapine si conducevano ( 936 )
sia o ad A-cque (Acqui ) , citt cos. detta da certi
bagni , secon<lo. che afferma Liutprando; ed posta
nel territorio di
1
Monferrato , presso a quaranta
miglia. Il che sicurissimamente potevano per
la strage fatta in Italia dagli Ungheri , e per gli
(t)" In qutal'anno (go()) flno aDa Nonlesa sopra To
rino, con saccheggiare ed abbruciui! qutl raftUan&nelilahno molli
atero. Muratori ,
87
spessi rinlrescatnenti che avevano sempl'e da
gna, la quale era quasi tutta de' Mori.
,, Verso l'anno 941 il re Ugo (1), deliber fare la
impresa . di Frassineto contro a que' Mori che. lo
tenevano, per estirpare fnalment quella semeota
pemiziosa (2 ).
Ma conoscendo assai chiaramente eh' e' non poteva
per se medesimo colorire .il disegno suo, ricorse
aUo imperadore di Costantinopoli sU:o parente , e
gli chiese ajuto di .. armata da poter chiudere la via
del mare contro .a tutti i soccorsi ch.e potessero
venire di Spagna , :e , abbondanza . di fuochi. artifi-
ziati da ardere l'allrla,ta moresca dentro al porto-
di Frassineto, e d abbruoiar.e la selva pi ,che
foltissima he da ! ferra lo circondta.
Ci conseguito, il re Ugo si >ivolse. alla im-
presa di Frassineto ( 942 ). Alla volta. del quale
avendo inviato :per mare una grossa armata' parte
sua, parte veuutagli c:la Costantinopoli con gran
copia di fuoco greco, se. ne and terra per-
sonalmente con grande esercito a sbarrar .la mala
{) Ugo re d'Italia, marchese e duca di Il suo regno in
Italia cominci nel ; cio -venl' anni dopo Io sbarco dc' Mori in
Frassineto.
i Saraceni, abitanti ia Frassineto, occupati nelle Alpi
lutti i passi che guidano dalla Francia in Italia, con esaere r,junti
siao al Monistrro Agaunense di S. Mauriaio, situato nel Vallee. "
Muratori
1
Annali, all'anno 9,1.
Una truppa di Francesi e d' che andavano a Roma furono
costretti a ritornarsene indietro, c molti di loro furono ucciai da' Sa-
racini. Liutp.
l-88
sementa che gi tanti anni aveva guasto Italia e
Provenza. Le: navi, arrivate al porto di F.rassineto,
abhruciar.ono tutta l' armata dei _$aracini, e, dalla
bnd d terra, tutta la foltissima selva , da noi
dscritta. Di manierach, qne.gli, come
erano veramente, quasi che morti, si arrenderono
al re Ugo, e sellza contrasio -alCU:no lo riceverono
nella terra, e si diedro: per servi suoi tutto qnel
che pi gli piaeva. Per la qual cosa il Re, cavatili
primierarnente fUoi. di quel sito; pio non
potessino nuocere come; avnaa.o fatto per lo ad-
dietro, li mand ad abiia]re :an , DD monte chia-
mato MaUTo, non espresso) .. per. quanto io sap-
pia, per altro ome dagli :scrittori, o accennatO
almeno dove sia , anriorach. e' non paja forse da
credere che ei fosse molto indi ,lontano ( 1 ) . Ap-
presso ricordatosi , suo inimico ,
era nella e . duhitande che e' non _scendesse
nn tratto' iii per quetlt alpi, tanto gagliardo
e con tama filljia-che :e': non ave8$e tempo ad op
p>rsi, deliber, per assicurarsi meglio il regno
<.l' Italia, di mettere queste ad abitare in
que' monti asprissimi che la dividono dalla Svevia:
() Qui si dee legsere col Muatori che Jegue Lotprando
!' Non ai fidarono i Barbari di quella lor ( Frasaineto ) ,
l' abbandonarono e tutti- i raccolsero sul monte Moro, dove il Re sii
assedi. Avrebbe potuto prenderli ivi e &rucidarli ; IDil per uo ese
erabil ti1o di politica se ne _astenne ec:c.
11 monte Moro , aec6ndo. gli Scrittori Provenza li , si leva aopn il
di Sembracia, ora Grimaud.
,
a cagione ch'e tenendo guardati'i passi,"non potesse
venire esercito alcuno ad assaltarlo improvvisa-
mente , cs mand ad effetto. Ed in questo en--
egli gravemente_, lasciando armati i nemici : univer-
sali di tlltt i Cristiani, . per opporli ad. un .s11;o ni ..
mi co particolare' e. ponendoli. m luogo dove; sicu-
ramente senza pericolo di risapersi potevano as-
sassinare ed ucdder bitti coloro . che a .. benefizio
dell'Universo, frequentando commercj pubblici, ar-
ricchiscono or questa or quella delle provincie dove
e' trapassano. Ma cos fa chi ama il comodo pro-
prio pi del dovere ( 1 ). n
Per le contese tra Ottone il Grande e Berenga-
rio II re d' Italia gagliardia i Silracini
trapfantati nelle Alpi, ed occupatene le principali
vie' mettevano. a taglia chiuntfue si dava a passarle.
I pellegrini che dalla Francia e dall'Inghilterra si
portavano a la tomba degli Apostoli in
Roma, erano costretti a pagar tributo ai settatori
del falso .profeta (:1 ).
(1) Gimbullari
1
lltoria dllJ EUI"Opa. Edizione milan. del 18Jo.
" Non a noi facile l' indicare il sito dove a costoro fu aasgnata
l'abitazione : solamente sappiamo cbe a moltissimi Cristiani ; i quali
incautamente da li innanzi vollero passar per q1elle parti, tolta fu la
vita da que' malandrini : il cb e accrehbe l' odio e la mormorazione
degl' italiani contra di questo re ( Ugc ) , il quale lasci la vita a
tanti scellerati affinch potessero )evada a tanti altri innocenti. Mu-
ratori
1
Annali.
(:1) In questi tep!pi (anD 951), per testimonianza-,di Frodoardo,
i Saraceni che 1gi furono c11ceiati da Frassineto, tenevano occupati
i puaaggi delle Alpi, di maniera che .chiunque volea. venire dalla
190
Essi rimisero pure la stanza loro in Frassinete,
e si . fortificarono ne' monti della Turha. - Fare
ormai certo che due fossero le principali lor roc-
che , dette Fra5sineto o F,J"aineto amen due; l' una
nel golfo di Grimaud tra Tolone e Frejus., l'altra
nel promontorio di Ospizio accanto a Villa.
fr:anca ( 1 ).
I lamenti de' popoli taglieggiati ed.oppressi aveano
mosso l' animo di Ottone il Grande a liherarli da
Francia o dali Svizzeri e Grigi ani ih Italia , era eoatretlo a papr
loro una somma ta._ata di danaro. Muratori, Annali.
S. Majeul; abate di Clugnl, fu preso al pauo delle Alpi da' San
c;ini di Frassineto che lo tassarono in mille libbre di peso di argento,
perch ciascuoo di essi ne avene una libbra. Egli indietro
UJW de' suoi monaci con tJue&tll lettera : " A' miei signori e fratdli
di Clu!!nl il fratello Majeul, sciaurato achiavo. l torrenti di Beli al mi
banno circondato, e le reti del ha morte mi hanno preyenuto. Prescn
temente danque R.andate, 11e vi piace, il riscatto per me; e per quelli
c:he 10no meco. " Essendo venuto il riscatto, S. Majeul si coa
tntti quelii cb' erano in aua compagnia.
Fleur)', Storia EcclesifUtica;
(a) Il cav. Durante nella sua Storia di Nizaa, dice, che la pa1ola
Frassineto ( FraxZ:netum, Frarinidum) viene dall' arabo e eignilica
rocca, foru:r.-wa, che i Mori ebbero il lor Frauineto massion ael
golfo di Sembracia ( ora Grimaud ) sopra un dirupo dinac:ai l' antiaa
Eraclea ( ora S. Tropea ), e posero il lor FraaainetG .Unoro aul pro-
montorio del golfo di S. Ospiaio, oocupando il porlo Oliyo Yil
lafNJIIca ) e distruggendo il villaggio di Olivule. Ed agiJinnae ch'eHi
stabilirono succcstiVIImenLe varj Frauinetinella Lincuadoca, nel Del
fina t o, n eli valle di Susa e nelle Alpi marittime, Iarticolarmente sul
colle della Turba, e ne' monti tra Castiglione e S. Agnese. C.cu , ei
concbiude , si accordano le contraddizioni che ei ecorgono 'n gli atu-
rici italiani e provcnaali intorno alla doppia. 11\nione de' Mori 1Uilt
f;Ostc della Provenza e delle Alpi marittime.
191
que'masnadieri, ma la guerra greca ed altri disturbi
suoi ne lo impedirono. La gloria di averli schian-
tati da que' lor nidi . dovuta a Guglielmo conte di
fratello di Corrado re di Borgogna, verso
l'anno 973 (I).
Guglielmo mise in arme i suoi vassalli. Le navi
di Pisa, aderenti all' imperio , strinsero per mare
i Saracini ne'l golfo ov' era il Frassineto maggiore.
Il conte di Provenza gli assalt per terra. Si ripa-
rarono fissi un' altra volta sul monte Moro. Ma Gi-
halino G:rimaldo li cacci da quelle forti lor posi-
ture. Il ferro de' c.istiani si bagn largamente e
lungamente nel sangue infedele. Quelli fra' barbari
che scamparono dalla strage, portarono le catene
della schiavit. Il nome di Grimaldo ( Grimaud)
dato al golfo di Sembracia, e la p ossessione in
feudo di tutte quelle spiaggie furono l ricompensa
del giovane eroe. n. quale poscia, ajutato dagli uo-
mini di Nizza e di Sospello, e da' baroni de' din-
torni, cacci pure i Saracini da tutte le rocche loro
nelle Alpi marittime, e disfece il piccolo Frassineto,
non lasciandone in piede che una torre al lido
sulla punta di sant' Ospizio, per difendere quel
promontorio da nuovi pirati (2).
( 1) Muratori, 4rlnali.
Durante , ht. de Nice - Sturici provenzali.
LETTERA XVI.
Strade Rmane. nella. Liguria marittima.
l
La condizione delle .strade 'il termometro della
civilt de' popoli. QlJ.arito quella migliore , tanto
questa maggiore. -le' tre grandi epoche
istriche.: l' impe;io roman9 , l11 barbarie , la risur-
rezione. 1.' Europa -solcata di strade,
1' Europa barbara n' 'priva; l' Eu1opa rediviva seo.
cuopre.
:Ma non basta aver. grandi _ stlade. La nazione
meno ingentilita dell
1
e moderne europee ne. ha delle
larghissime, magnificeQ.tissime; e. tap.to per-
ch il superfluo tolto ll' agricoltura. Conviene che
le strade. si colleghino tta loro ; mettano ad osni
.luogo abitato , e portino. il pi dirittamente che sia
fttibile quinci al centto, quindi all' dello
Stato. Conviene in somma avere c he or.a chia
masi un . sistema stradale, divisato COJl. tutte le
norme della scienza_, eseguito con tutti gli argo-
menti dell'arte. Aprire con gran strade
postali, trascurare le provinciali , lasciar disastrose,
l
orribili, impraticabili le comunali , vera giustizia
feudale. Le vie romane da villaggio a villaggio erano
comode come le eonsolari che mettevano alle ultime
parti del mondo da lor dirozzato.
Il sistema stradale de' Romani cominci nella re-
pubblica; i loro consoli e censori aprirono e lastri-
tg3
carono le grandi vie che per tutta Italia
e conducevano oltremonte. Augusto adatt a tutto
l' impero il grande sistema stradale che fu condotto
a perfezione dagli Antonini ( 1 ).
Una strada, movendo dall' aurea. colonna piantata
in capo al foro di Roma, veniva per l' Etruria in-
feriore a Luni, e continuandosi pf la Liguria ma-
rittima metteva , ad Arles in Provenza , e di l di-
ramavasi ad Ampurias, colonia romana in !spagna.
Di c fanno irrefragahile testimonianza gli scritti
;incroni, ed i sopravvissuti avanzi. Ma non perci
rneno intorno alla via Romano- Ligustica lunga-
mente disputarono i dotti ( 2 ). Proviamoci colla
scorta di accurate osservazioni e di lapidi nuova-
lllente s_coperte ad indagare qualche parte del
verlh
Quattro. erano le principali strade che da Roma
;i diramavano nell'Italia: l'Appia, l'Aurelia, la Fla-
ninia e la Cassia. Dell'Appia che metteva nella
, e della Cassia che portava ad Arezzo ,
uperfluo . fare parola.
Fece l'Aurelia Cajo Aurelio Cotta, il qual fu
:ensore l' anno secondo dopo la guerra punica; essa
() Bergier, de Yii1 Romanis. - Gibbon, Decli11e and FaU, ecc.
Vedi Cluverio, ltal. Antiq., con Je note dell' Olstenio - Du-
mdi , Piemonte Cispadano - Oderici, Lettere Ligusticbe - Monti,
1 viu pubi. ac mil. /lem. - Cbabrol, S,a,istique - Spotorno, Storia
tL della Liguria - Navone , Passtgg. per la Liguria occidentale, il
epetto , il Bi1io , il Malzcn.
J.
J5
xg4
da Roma conducevr a Pisa pel lito del mar Tir
reno ( r ):
Cajo Flaminio censore, che poscia per al Trasi
meno, fece la via Flaminia che da Roma riusciva
a Rimini (2).
Queste due vie vennero quindi prolungate da
due Emilj nel modo che segue :
Marco Emilio Lepido prendendo la via Flami-
nia a Rimini, la condusse a Piacenza (3). Questo
gran tronco di nuova strada ehhe il nome di 1ia
Emilia dal suo autore. Da Piacenza fu poi tratta a
Tortona per Camelliomago ed Iria ora Voghera.
Marc Emilio Scauro il quale asciug le paludi
Piacentine, lastrico la via Emilia la quale per
Pisa e Luni mena ai Sahazj e quindi a Tortona (4) n
Laonde la via Emilia qi Lepido, prolungamento
della Flaminia , differente dalla via Emilia di
Scauro , prolungamento dell
1
Aurelia ; ma questa
distinzione diviene ~ e n chiara ove da' Sahazj a Tor-
(1) Bergier e :Monti, ivi.
(2) Idem.
(3) Stravit eam in primo suo consolato curn Galliae provJDCllt
praeesset M. ille .IEmilius Lepidt!S qui postea ceosor, deiode iterum
consul, et anois amplius triginta princeps seoatus et pontifx mui-
mus fui t. Monti, jvi. ~ pi pobal!ile che la facesse mentr' era
censore.
(4) Parole (Jj Strabone L. V. - Aurelio Vittore Hist. Rom. aam
che Scauro ci fece essendo censore. - li Monti dice: Com Gallile
Cisalpinae ac Liguriae praeeuet anno ab u. c: 53g Liguribua GaotiscU
domitis, quo etiam anno fossis inter l)lacentiam ac PBI'mam ductia
regionis illius palude aiccavit. lvi.
Ig5
tona l' Emilia del secondo prolunga l' Emilia del
\
primo.
Ad ogni modo ecco una zona stl;adale che da
Roma per la Toscana lungo il mare viene a Pisa ,
a L uni, ai Sabazj o veramente alla capitale de' Sa-
hazj, . popolo ligure all'occidente di Genova , e
quindi per Tortona, Piacenza e Rimini , ripiegando,
a Roma sen riede.
Ma l'Itinerario di Antonino e la Tavola Peutin-
.. .
gberiana, preziosi bench malconci monumenti delle
antiche strade romane , ci segnano le stazioni da
Luni sino oltre il Varo per la Liguria marittima.
E cinque iscrizioni sopra <:olonne miliari ci at-
testano che Adriano, ed Antonino Pio, e forse
prima di loro Augusto, posero mano alla strada
Ligustica e la condusse1o o risarcirono sin nella
Gallia N arbonese.
Questa via Ligustica, nominata Emilia nelle lapidi,
chiamavasi nell' uso e dagli scrittori Aurelia, perch
continuazione dell'Aurelia, e questo nome tuttavia
le di l dal Varo in Provenza. .
La prima di coteste lapidi (movendo da levante
a ponente ) collocata nella della
chiesa di S. Michele a Ventimiglia. Essa dice:
IMP. ANTONINVS
PIVS FELIX AVG.
PONI CVRA VIT
DXC
196
Alla Turba la strada romana , spiccatasi dal
piede del Monumento, dirizzavasi sul lato sinistro
della valle del Laghetto, attraversando il fianco set-
tentrionale del monte Sembola. Seguendo questo
cammino trovasi ., in qualche distanza dal Monu-
mento, una colonna miliare ancora al suo posto, e
per due terzi sepolta, onde non se ne pu leggere
l' iscrizione.' Un miglio romano pi oltre, incontrate
tra le pietre staccate dalla montagna , i rottami
sparsi al suolo d' un' altra colonna, e scorgete il
luogo ov' era piantata. Per un lieve pendio SI ar-
riva quindi alla terza in una selvetta di pini. Sopra
di essa si legge :
IMP .......
AVGVS. . . B .. IIX
TRIBVNICIA
POTESTATE
DCVII
Ed alquanto pi in gi, parimente in distanza
di un miglio romano, si arriva al quartiere di
Garquier dove in mezzo di un campo giacciono due
altre colonne. Sopra una di esse scritto:
R(oB) ...... .
HADRIANVS AVG. MAX. TRIB. POT. IX
COS. III VIAM AEMILIAl\1 A FL VMINE
RETVBIA QV AE VETVST ATE INTERCI-
DERAT SV A PECVNIA RESTITVIT
DCVIII (1).
(1) ~ questa l'iscrizione pubblicata scorrettamente nel Museo Vero-
nese dal marcheac Maffei, il quale vi fece sopra uno strano comento,
Sopra l'altra colonna leggesi:
IMP. ANTONINVS
PIVS FELIX AVG VS.
PONI CVRA VIT
DCVIII.
Indotto in etrore dal leggervi Juliam in ece di , e Trehia
io vece di Retubia. Quel dottissimo letterato ne avea ricevuto una.
copia infedele.
Torna in acconcio qui riferire la celebre , che collegasi
a qaeste, scoperta nel 1684 sedici o diciotto miglia da Pisa o pubbli
cata dal Cardinal Noris,
Imp. Caes. T. Ael.
Hadrianus Antoninus
Aug. Pius P. M. Tr. P. VI Cos. 111
lmp Il P. P. Viam Aemiliam
Vetustate dilapsam
Ampliatis restituendam. cur.
A Roma M P CLXXXVlll.
Vedi le osservazioni che sopra questa lapide fa l' Oderici.
lare che non gli sia venuto nell' animo di confrontarla coll' altra che
egli pur cita secondo la lezione del Maffei.
Il malagevole rinvenire che fiume fosse Retubia. Non sa
rebbe egli forse la Rutuba di Plinio e di Lucano, che gl' Italiani
chiamavan la Rotta ancora un secolo fa , e che ora denominiamo la
Roja?
Veniamo adesso ai computi :
Da Roma a met strada fra la Turbi a e Cimella, miglia rom. 6oS
Questa numernione infallibile perch foudata
aopra due iscrizioni autentiche .
. Ora sen tolgano :u3 da Luni quivi, aecondo l'Itinerario.
e 188 da Roma al luogo della lapide ri
portata dal Noris.
1\imattgono dal luogo di essa lapide a Luni
Il che del tutto eccede le distanze reali.
<!n
rg8
Le due iscrizioni. di Antonino sono affatto con-
formi ( 1).
Queste colonne miliari, autentiche, fuor d' ogni
sospetto, che stanno tuttora nel luogo o ve furono
piantate . 1 7 e 1 secoli prima, sono un fatto forse
unico nell' !storia Lapidaria. E non meno singolare
che nessuno le abbia prima raccolte -e date in
luce , mentre quella pubblicata inesattamente dal
Maffei, e l'altra messa alle stampe dal Noris e dal
Fabretti aveano pur dato origine a molte disserta-
zioni. Gli eruditi, trovandole ora qui radunate, po-
tranno facilmente illustrarle. A me basti per corol-
lario e senza comenti ci dire: Emilio Scauro verso
l' anno di Roma Q3g tir una strada da Pisa per
Luni sino ai ad occidente di Genova, poi
la condusse a Tortona. La via Emilia di Lepido,
la sola per avv.entura che portasse ne' pubblici atti
Ma ove si ammetta cbe il nome di via imilia mai non fu dato
che a quella di Lepido ed al suo prolungamento ne1lt
Alpi marittime, le distanze vengono giuste; cio da Roma a Rimini
per la Flaminia miglia, da Rimini a Piacenza per l' Emilia di
Lepido 168 miglia, da Piacenza a met strada fra la e Cimella
pel prolungamento di essa via Emilia :119 miglia - In tutto miglia 6o8.
(1) Si avverta soltanto che io cambio di PONI altri legge PONT.
L'iscrizione del!'D. colonna di Ventimiglia venne ricopiata dall' Aa
tore, n pare sia stata mai data in luce.
Pe1 le tre altre e le varie indicazioni loro, l' Autore palesa la sua
gratitudine al signor prof. Rissa celebre naturalista e colto ]eUenlo
di Nizza, il quale molto adoperassi a cercare le vesligie della m
Emilia dalla Turbla al Varo. Di queste tre quella di Antonino alle
stampe, ma disfigurata nella Storia di Niz:r.a, Di quella di Adriano
abbiam detto a bastanza.
1
99
il nome di Emilia, trovossj per tal modo prolun-
gata da Rimini al mar Ligustico. Questa via, da
altri poscia tratta oltre, partivasi verso Tortona in
due rami, uno de' quali andava a Pollenza, indi a
passar le Alpi marittime al colle dell' Argentie.ra ;
l'altro valicava l' Apennino tra Cadibotia e l'Altare,
e voltando, per,dir cos, le Alpi nella Liguria ma-
rittima, metteu ad Arles in Provenza ( 1 ). Cre-
dono gli Provenzali, d'accordo in ci col
Maffei, che dell' ultimo ramo da Vado ad Arles si
debba darne gloria ad Augusto poscia che gli venne
eretto il monumeuto alla Turha, e verso il tempo
ch' egl,i visit la Provenza ove sparse molti benefizj,
ed o ve ancor durano gli , avanzi de' grandi moli da
lui fatti innalzare nel porto di Frejus , ora sepolti
nelle sabbie del lido ( 2 ).
(1) Amendue questi rami conservarono' il nome qi via Emilia nelle
lapidi: per la Iittorea ne tolgono ogni dubbio le iscrizioni gi citate ;
per quella del Colle ell' Argentiera vedi il Dura,ndL Aggllmgo un
passo di un dotto geogafo olamlese, il quale cosi descrive la via ro
mana pel Colle che fa parte delle Alpi Marittime: A
Segust.one , oppido Druantiae imposito , per val/es Sassii et Hubaei
Jluminum , atque inde per saltum Argentarii montis, qui pars est
4/pium Maritimarum, vallemque Sturae , amnis ltaliae, ad Cunium
oppidum deducit.
Papon, Hist. de Provence- aux Alp. Marit.
Sappiamo in fatto da Strabone che Augustus Caesar latronum e:t
cidio, viarum structuram .adiecit, quantum omnino licuit prqfici.
Vegga altri se la seconda iscrizione da uoi riportata si riferisce a
Cesare Augusto.
Nella nota de' manoscritti che Spirito Calvet lasci alla biblioteca
di Avignone , travasi citato il seguente : Notice sur des Colonnes mi-
liaires de Beaucaire en Languedoc. Se qualche 'l'erto viaggiatore h
200
Ma oltre la grande strada per lo lungo, quante
altre strade di fianco doveano dalla Liguria marit-
tima mettere nella Gallia cispadana e transpadana
al tempo de' Romani ! Tuttavia le sole strade late-
rali, di cui abbiamo sicure memorie, sono l' Emilia
a Vado e la Postumia lungo la Scrivia.
Della Postumia parla pi volte la Tavola di
bronzo trovata in Polcevera., ed incisa l' anno di
Roma 637. Due Postumj consoli felicemente guer-
reggiaro!J.o contra i Liguri ( 1 ). Al primo di costoro
attribuisce l'Oderici il vanto dell' opera ; al secondo
il Bottazzi, appoggiandosi alle osservazioni di Giusto
Lipsio nell' opera della grandezza del romano Im-
pero (2).
La via Postumia nel tralignamento della lingua
chiamata Costuma, metteva da Genova a Piacenza
per Liharna, Tortona ed Iria or Voghera. La
nuova strada reale che da Pontedecimo (3) valica
i gioghi apennini e scende a Serravalle costeg-
giando la Scrivia, corre quasi precisamente come
la Postumia de' Romani , della . quale si trovarono
vestigj nel lavorare intorno alla strada moderna (4).
facesse ad esaminare quel manoscritto, forse vi troverebbe di che ac
crescere l' elecco d ~ l l e lapidi qui riferite, ed avverare i fatti col
loro confronto.
( r) Lucio Postumio Albino J' anno di Roma 5:ao , Aulo Poslumio
Albino Losco l' anno S7:a. Oderici , Lettere.
(11) Osservazioni &ui ruderi di Libarna.
(3) Decimum milliarium, o Decimu ab urbe lapi. Forse era vi ua
ponte sul torrente Ricc.
(4) Ag. Giustiniano nello specchio della Liguria premesso a' uoi
~ n n a l i di Genova, coal descrive la Postumi " Di l dal gioca di
201
In qual modo scomparvero dalla Liguria le an-
tiche vie romane_, le quali avrebbero pure dovuto
conservarsi in un paese che forse meno di tutt'altro
d'Italia, almeno nel suo centro , prov gl' insulti
de' Barbari?
La distruzione loro fu essa l' opera del tempo o
dell' uomo? Uno scrittore Ligure si appiglia a
quest'ultima sentenza. Egli asserisce che ne''giorrii
dell4 guerra dell' imperator Federico Il in lega
co' Pisani a danno di Genova, << siano state ap-
,, postatamente distrutte .e guaste le antiche strade.
>> lmperciocch si scorge dalle istorie che nel pri-
n mo anno della guerra i 'nemici per ben due volte
n entrarono nella Liguria con ordinati eserciti per
,, via di terra, e che non vi comparvero mai pi
,, in appresso, se non in forma di masnadieri ( 1) n.
, Rico { Ricc), il quale discosto dalla marina quoAttordici miglia,
, si ostende la villa di Buzalla ed il luogo de''Fornui ... col fiume
, Scrivia e I' antica via Postumia oggi nominata via Costuma o
, aia Costumia , ,per la quale si va a Ronco , all' Isola, ad Arquata,
, a Serravalle ed a Novi. , -Ecco la presente strada reale de'Giovi.
(1) Osstrrvazioni di un coltivatore di Diano. Genova, 1817.
Lo stesso Autore soggiunge: " M'induce in questo sospetto il ri-
" flettere che le strade romane erano di tal solidit che non poteano
, di teggieri rovinare senza il lavoro espresso degli uomini. Della so-
" lidit delle strade romane ne abbiamo un esempio strepitoso anche
, a' dl nostri in quella della Levata, che da Rivalta di Bormida si
, avanza quasi fino a Torlona, la quale sebbene quasi interamente
, abbandonata da secoli, pure si mantiene interamente illesa ove non
, stata guasta dagli uomini. , La Levata appartiene all' Emilia di
Sca11ro; cio a' quel ramo che da' Sabazj egli tl'asse sino Tortona.
!102
LETTERA. x VII.
Strade moderne.
'Alla via Consolare Imperiale cominciata da Emi ..
lio Scauro terminata da. Augusto , ristorata da
Adriano, e da Antonino , poi. guasta dagli anni e
dalle barbarie, e finalmente fuise disfatta. dalla pi
generosa delle ragioni civili , succedette la orribi-
lissima strada della Comice, 'cos detta dal passar
facea per sporgenti in fuori sui pre-
cipizj. Essa divenne ci che verisiinilmente era
quando Vi pass l' antichissimo conquistatore indi-
cato col nome di Dante :vi cercava gli &
sempj per dipignere gli stretti calli, le alpestre
i duri margini de' suoi fantastici regni (I). E
la Genlis che tragittava per quella strada verso il
(r) Noi divenimmo intanto appi del monte:.
Quivi trovammo la rocca s erta
Che indarno vi sarien le gambe pronte.
Tra Lerici e Turbia la pi diserta,
La pi romita via una &cala
Verso di quella agevole ed aperta.
Purg. c. III.
Il codice Antaldi legge - La pi rotta ruina una acala.
Il Bartoliniano ha - La pi ruinosa via una acala.
Quest' ultima lezione, come ben avverte il Borghi, la migliore. Di
cendo tra Lerici Turba, due estremi punti, Dante 'indica perfetta
mente tutta la strada della Cornice , pol'taose o no allora questo
nome. Egli sc1;veva non pi di 5o onni dopo FeJerico II, ma 5o anni
bastano per tor via sin gl' iQdizj di una strada disfatta ad arte; 1e
vero che i Genovesi per impedir i passi di terra ai nemici, dilfa
cesscro le atrade romane.
203
fine deU' ultimo secolo, ne delinea un . quadto che
spesso fa agghiacciar di terrore chi segue, leg-
i suoi passi.
Non pertanto per quell'asprissimo calle tragit:
tarono i-grandi eserciti. Perch l'esempio del Triul-
zio nel I5 15 e del primo Console nel 18oo ben
dimostrano non essetci varchi s discoscesi e s fieri
che un animoso capitano non li possa far superare
alle sue genti.
Un memorabile passaggio di forte esercito dalla
Provenza in Lombardia per la Liguria marittima
quello del Maresciallo di 1\Iaillebois; il quale nel
t 746, facendosi fulcro di Genova collegatasi alle
corti Borboniche, condusse un esercito gallispano
dalla Provenza nella sormontando l'A-
pennino al passo della Bpcchetta. Inducea maravi-
glia , scrive uno istorico, il veder difilarsi le sue
schiere per 6o giorni continui jn un dirupato ed
angusto sentiero' trll il mare signo.reggiato dal-
l' armata d'Inghilterra, ed i gioghi pieni di nemici,
porsendo quindi il fianco all' Mathews
che le percuoteva con le artiglierie, (Iuinci a 5o,ooo
Austro- Sardi comandati dal re e dal conte di Scu-
lenburgo (r )! Ma non s fortunato fu il loro ritorno,
bench corresse fama che il monarca italiano fa-
cesse i ponti d'oro ai fuggitivi (2).
(t) Costa le Beauregard, Mm. sur l'hist. de la Mais. de Savoie.
(2) Incredibil numero di cavalli gli Spagnuoli nella
precipitosa ]or marcia per quelle strade pjne di passi stretti, balze e
dirupi. " Muratori all' an. 1746.
!104
Per la stmda della Cprnice l' ardito e felice Bo-
naparte pass al conquisto delr Italia, esclamando
Annibale super le Alpi, io le ho voltate. ,, Ma
quando il nuovo Cesare ebbe preso la corona di
Occidente, ordin che la strada imperiale da Parigi
a Roma passasse pel lito Ligustico, atterrato ogni
ostacolo, domata la natura con l' arte.
>> La strada littorea, scrivevano allora, appresenta
una t ~ o n t i n u a serie di valli paralelle; s.eparate da
rami di montagna che fieramente vengono a pro
tendersi in sul mare, generando rapidissime chine,
o precipizj di spaventevole altezza. Una strada, di.
sviluppata pei loro gioghi, lunghissima riuscirebbe
e di poca utilit per le continue e soverchie salite
e discese. Laonde i dotti nell' arte concordarono
nel dichiarare che si dovesse condurre sul lito ma.
rino. Ma d' uopo premunirsi ad un tempo e con
tra gli oltraggi .. dell' onda e contra i dirupamenti
del monte .... Questa strada si disvolge sotto un
ammirabile clima. Spesso la fiancheggiano gli aranci
e i limoni dalle foglie sempre verdi e lucenti. Lo
sguardo si riposa del continuo sopra boschetti di
olivi che s' alzano a guisa di anfiteatro in sul pog
gio, mentre l' aspetto del mare e delle coste esi-
bisce le pi vaghe e ridenti vedute in lontano. La
bellezza del cielo e de' siti vi chiamer i viaggiatori,
specialmente nella stagione che i ghiacci e le nevi
ammantano orr-ibilmente i passi dell'Alpi. Questa
strada avr inoltte l' acconcio di essere continuat.
:zo5
mente a livello per la massima parte della sua
lunghezza.
Quei disegni non vennero che in parte incarnati;
e, . caduto l' nacquro nuove sorti alla
strada Ligustica; della quale appena il quinto era
fatto, a malgrado dell' enorme dispendio, prodotto
ancor meno dall'importanza de' grandiosi lavori che
dalla profusione di quell' et ( 1 ).
La parte orientale che da Genova mette in To-
scana, venne condotta a perfezione con peregtina
celerit dai Regj ingegneri. 1\fa per la parte occi-
dentale risorgevano quelle stesse gravissime consi-
derazioni che aveano gi tratto la repubblica di
Genova a lasciar senza strade le sue riviere. Tut-
tavia la bont del re Carlo Felice non volle che i
;uoi popoli della Liguria a ponente si rimanessero
tffatto privi del beneficio che arrecano i commercj
li una strada al lido. Laonde venne data ai Comuni
Iella spiaggia la facolt di agevolare .i passi ardui,
li porsi in comunicazione fra loro , ed essi se . ne
alsero con singolare alacrit. Presentemente il
riaggiatore, senza mai scendere dal suo cocchio
ratto dai cavalli delle poste, pu scorrere tutta la
per lo lungo, e dal ponte del Varo tra-
lassare a Massa, a Lucca, a Firenze. Ecco il
utto; n da Nizza a Genova conviene cercare pi
,ftre: perch la politica veglia gelosa sopra una
(t) Con 1000 lire si fa presentemente un lavoro stradale che ne
empi francesi avtebbe costato al Governo 5, 6 ed anche jOOo lire.
!!6
via atta a un esercito dalle bocche del
Rodano alle rive del Ticino e dell' Adda senza va-
licare le vette dell' Alpi.
A queste strade, orientale ed occidentale che
collegano la Francia alla Toscana per la Liguria
marittima, il Regio Governo aggiunse la settentrio-
nale che da Genova riesce a N o vi, fa-
cilmente i gioghi e calando per la valle della Scri-
via ( 1 ). Ed altre pure ne aperse che da Oneglia,
da Albenga, da Savona mettono nelle valli delTa-
naro e delle due Bormide.
Con chiudiamo. Non v' erano, in sul finire deUo
scorso secolo, per venire nella ,Liguria marittiiDa,
altre strade atte ai carri se non quelle di Tenda
che da Torino conduceva a Nizza per le Alpi ma-
rittime, e quella che per gli Apennini, superando
l' arduo giogo della Bochetta, apriva ai commercii
di Genova il Piemonte e la Lombardia. Tutte le
altre strade non meritavano che il nome di sentieri
e di rompicolli. Oggigiorno vi soli rinnovate, ove
meglio ove . peggio, le antiche opere stradali de'
consoli ed imperatori di }loma. Una nuova via Au-
relia- Emilia lunghesso la spiaggia Ligustica con-
giunge Roma a Parigi; ed una nuova vi Postu-
)Da lungo la Scrivia, ed altre vie per l' Apennino
Ligure, portano dalle rive del mare negli ubertosi
piani di cui il Po raccoglie le acque.
( 1) Vedine la descrizione al auo luogo.
LETTERA. XVIII.
Da Nizza tiUa Turba.
La strada da Nizza a Ventimiglia opera fran.
cese. In luogo di trarls: p el lido, com' era il primo
divisamento, gl' ingegneri, adducendo che cos con-
dotta resterebbe esposttt alle artiglierie 1lelle navi
inglesi_, le fecero salire l' erto monte della Turba.
Pittorescamente, essa nel cambio ha guadagnato le
pi stupende vedute di cui l' umana fantasia possa
farsi concetto. N , dall' alto di essa, l' occhio mai
si sazia di contemplare il promontorio di sant' O-
spizio che a guisa di serpente sinuosamente si stende
nel mare, la rada di Villafranca , il seno di Nizza
e di Antibo, le spiaggie di Francia che si prolun-
gano sin dove lo sguardo si perde nell' orizzonte ,
le dentate ramificazioni delle Alpi marittime che
azzurreggiando vanno sino quasi alla foce del Ro-
dano, e poi di fronte il vasto mare dal cui grembo
spuntano in lontano i monti di Cirno.
A destra della strada nell' alto sorge Ja terra di
Esa_, il cui nome ricorda quello del Gallico Marte
( 1 ). Essa piantata in isola sul colmo di una rupe.
Questa posi tura, e la sua acropoli rozzamente ma
(t) AeiiU. Credesi ch'Esa sia l'Avisium dell'Itinerario marittimo.
l suoi abitatori in alcune vecchie carte son nominati Iaienses ; argo-
mento per collocarvi il culto dell' Egizia lside.
:;ao.S
faticosamente scavata dentro lo scoglio, additano
un luogo di antico ricovero contra i barbari d' M
frica, stanziati nella penisola di sotto, se pure non
era anche essa uno de' lor Frassineti.
A sinistra , pi oltre, la colonna detta del Re
segna il c Q . m ~ i n ~ che guida al santuario della Ma-
donna del Laghetto. Giace questo santuario in
grembo ad una valle romita. Esso celebre in
tutta la Provenza, ed al tempo della sua festa per
tre giorni i Francesi valicano il Varo senza bisogno
di carte di passo, e si rendono in folla, misti coi
Liguri , a venerare il miracoloso delubro. Quanto
ai fregj delle arti belle, mal si cercherebbero in
un tempio edificato od almeno ristorato in tempi,
avversi alla rappresentazione della natura senza
smancerie e contorsioni nella sua semplice e tran-
quilla bellezza ( 1 ).
() Giace questo santuario poco lut.gi dalla Turbla , in diitanza eli
aette miglia da Nizza. Fu quasi rifabbricato di pianta dal 16S2 al
1666 Ha un ospizio, una piazza ed una fontana. La sua enf.ttica iscri
zione dice che questa opera e la strada che Yi mette yenner fatte
translatis depressis montibus.
Il duca Carlo Emmanuele H e la sua moglie riconoscendo dall'in-
tercessione della Vergine del Laghetto la nascita del loro figliuolo
( casti amoris primit.ias ) , Vittorio Amedeo, che fu poi il pi gran
principe della Casa Sabauda, le offerimno (voti compotes) un ba.-
bino d' oro, con una lapide iu memoria della ricevuta grazia. Pel
quale dono un poeta nizzardo fece un sonetto nello stile del aeceato,
con questa chiusa:
L'imago d' oro, e d'oro il nostro affetto,
E poich mi fa d'or mia fede pura,
Da un fanciul d'oro un'et d'oro aapeUo.

Spiccandosi da questa colonna e prendndo il
sentiero a s' incontrano le colonne mil_iari
ed i vestigj della via Emilia, di cui v' ho tenuto
discorso.
Poco lungi dalla colonna la via maestra diviene
al villaggio della Turba.
La citt di Maniglia , liberata dalla lutluoaa aaa pe&tilenz uel
1721, oB"erse un Clllce d'argento oalla porteatoaa immoagine.

All' ingresso della Turbla una fontapa,
JQ.odemamente restaurata. I Romani qui ne
dusset- le acque.
Per met quest.o villaggio, oip fah.
bricato in gran parte co' materiali tolti dal monu-
mento di Augusto. Al vedere i grandi massi riqua-
drati -che servono ad uso di sedili dinanzi alle case,
l' occhio meno avvez:t;o alle reliquie dell' antichit,
raffigura l' opera di altri tempj e di pi possente
lavoro.
Tra le somme geste di Cesare Augusto , rimasto
signore del mondo dopo la vittoria di Azzio , an-
noverano gli storici l' assoggettamento all' imperio
del popolo romano di Je genti alpine dal
mar superiore all' inferiore ' fatto sotto la sua con-
dotta e co' suoi auspicj ( 1 ). Conquistammo, dice
Vellejo Pateroolo, le Alpi , abitate da numerose,
iucolte , selvagge nazioni. In memoria del fatto il
Senato romano fece innalzare all' Imperatore Ce-
sare Divo Giqlia Augusto ,, , in sul monte della Tur
(1) Ej141 d14ctf4 Nella tavola rapportata da Plinio. -
In essa segnato l' anno 17.
0
della potest di Augusto.
,4ttenendosi ai computi del , ci arebbe l'anno 6 priJDJ
4ell' era ristiaqa.
!Il l
bla il gran monumento che conserva tuttora il ti-
tolo di Trofeo di Augusto ( 1 ) ~
Non si poteva eleggere un luogo pin acconcio.
Da Monaco vanno con erta salita innalzandosi i
gioghi delle Alpi, e nello spazio di un miglio verso
il vento maestro J.esta un piccolo piano fra tre col-
line. In questo piano, e nella pi eminente sua
parte, sorgeva il monumento. Ed il navigante da
lontano vedemlolo innalzato sul primo scaglione del-
l'Alpi marittime, onde si ordiscono tutte le Alpi,
argomentava quelle vittorie alpine che i poeLi cele-
bravano alla corte di Augusto (2).
Questo monumento era degno de' Padri e de' Qui-
riti (3). Una tavola di bianco marmo raccont.avlf' i
(r) Dicono che da Trophaea ( . . l ~ n i ) poll&l e111er venuto per
corruzione il aome di Torba o Turbla.
(:a) A domare i ppoli Alpini per Augusto (Te copia, te co111ilium
el tuo praebent divo) fu principale Claudio Drueo, suo figliastro.
llle modo eripuit latebrosaa boetibus Alpe1.
Videre 1\haetia bella aub Alpibus
Orusum gerentern Vi.ndelici.
Oraz. l. 4 Od. 4
\ . . et arccs
Alpibus impo1itn treJDendis
Dejec:it acer pluf vice si m p li ci.
Oraz. ivi Od. 14.
Ovid.
Ant:J vedi intere quelle due magnifiche odi.
(3) Quae cura Patrum, quaeve Quiritum ,
lJenia honorum muneribus tuas ,
Auguste , virtutes in aevum
Per titulot memoreaque faaLos
Aelcrnet ? lvi.
!2'2
nomt de' popoli soggiogati ( 1 ). In ctma al mon11<
mento sorgeva la statua colossale di Augusto.
I guasti ed altetame,nti sofferti da questo magni
ficentissimo edifizio , furono. tanti e s fatti, che ta
Inni per restituirne in idea l' originale disegno, tra
scorsero ne' sogni pi strani. Esso em composto da
un grande imbasamento qua.dro che portan .un or
dine dorico di perfezione. Quindi ergevasi un
edifizio rotondo, in c ima al quale sopra alcuni gra
dini o sopra un plinto sorgeva la statua di Augusto.
Il lat riguardante al mare conteneva il trofeo; il
lato verso terra portava l' iscrizione .
. N e' bassi tempi gli abitatori di questi monti, as-
saliti dai Borgognoni; da' Longobardi, da' Saracioi,
cercarono ' ricovero presso questo monumento, la
cui mole tutta IIJ.assiccia di dentro, ad eccezione di
due scale a lumaca, pareva un monte imposto ad
un altro monte .. statua era probabilmente gi
stata butta,ta a terra per lo zelo de' primi cristiani}
i quali in quell' Augusto qualificato per divo, scor-
gevano un idolo ( 2 ). Gli altri rovesciarono le colonne
e tutti i membri_ dell' architettura, e
con qqesti IQateriali a4arono un muro o bastione
di cinta, e sopra dell' edifizio ov' era la statua,
struirono alcuni merli di cui si veggon tuttora i
vestigj, e fprse piccola torre. Nel 17.
0
se-
(a) Plinio .:e r b, conservdta t 111 cap. Que' tanti nomi ba110
rfercitato a l11ngo gli eruditi .enza ch'e' siano venuti a capo di -
gnare esattamente a i popoli aQtichi le abitazioni moderne.
(2) .yicr1e4 cijlitas, ecc,
'l
2 (J
colo questo monumento ea ltdtavia considerato come
m forte o castello a difesa del luogo. Nelle guerre
li Luigi XIV il maresciallo di Villars, a sollecita-
:ione, dicono, del principe di Monaco, diroc-
quel bastione , e saltar in aria la maggior
arte dell' .edifizio rotondo.
Rimangono del trofeo di Augusto, 1.
0
lo schele-
ro della gran mole, avanzi colQssali tuttora. '!l. Q Una
:;an pietra, vici n o alla chiesa; rappresentante una
orazza: essa facea parte del trofeo verso il mare .

0
Alcune lettere dell'iscrizione riferit da Plinio ,
oste a rovescio, in un arco della porta sulla piazza
i s. Giovanni. Da esse, supplendo a quanto manca
m quanto avanza, leggesi: Gentes alpinae devictae:
'rumpilini. Ci che chiaramente si legge Rumpili .

0
Gran copia eli pezzi .n colonne, di ornati ar
. . . \.
utettomct, ecc.
La chiesa vicina fu due volte f'abbticata con le
ietre tolte dal monumento di Augusto; e l'ultima,
tccontano, per -decreto del Senato di Nizza. Non
guari tempo che nelle rovine si discoperse una
testa di vecchio che un. viaggiatore danese ;
mpratala, si portp via seco. Non quasi dubbio
te la merc di scavi giudiziosamente ideati e go-
_, vi si troverebbero reliquie importanti; forse
ta gran parte dell' iscrizione e del trofeo_, i rot-
mi della statua colossale di Augusto, parecchi
ranzi de' triglifi e simili fregi ( r ).
(t) " attorno al luogo molti frammenti del marmo bianco,
dell'iecrizione aopraccennata
1
de' trofei e della statua. Ma parte n' stata
714
Quante riflessioni non destano i residui di questo
monumento, considerati da tutta l' altezza delf isto-
ria l Ma quante maniere altresl di contemplare f i-
storia l L' uno, infervora tosi ad amare la repubblica
di Roma nella lettura di Tito Livio e ad odiare i
C e s ~ r i in quella di Tacito, si cruccia al pensiero
che il senato ed il popolo romano , usi da secoli
a porre la loro grandezza nell' umiliare i re, in-
nalzasse un trofeo atsanguinoso triumviro divenuto
per politica usurpatore clemente, al quale doveano
succedere il cupQ Tiberio, lo stoltamente feroce
Caligola, l' inetto Claudio , l' abbominoso N erooe
L' altro, non riguardando, con tanti illustri mo
derni , nell' imperio romano che l' unit di legge
1
di favella, di costumi , di gentilezza, le vie, le
terme, gli archi, gli acqUidotti , i templi, le vittorie,
le instituzioni, le imprese del glorioso secolo degli
Antonini, piange la rovina che i barbari recarono
all' orbe romano , e gl' incolpa d' aver ricacciato
l' umanit in una condizione peggiore della self86"
gia. Un terzo, educato alla moderna scuola tedesca
che vorrebbe aver Annibale disfatto Roma da' foo.
, murata nel ricelto, parte stata messa in o1tera per far nelli di
, aepolture alla chiesa i vi vicina, ch_e ancor eua ba i muri e la volb
, auai grande col COI'O e campanile tutti dei sassi cavati da 'fllrU.
, macchina che aerve di torre forte o castello per guardia di qorl
, luogo ch' sul passaggio di terra, qual va da Genova in Pto-
- Le 200 case della Turbla sono fabh&-icate con le rovine ddl' edi
,, fizio antco
1
,
lldazione del troftro Ji Au;;u.co al 17.
0
1ttcolo.
.:u5
dtnenti, e decanbf la gtandezza de' Settentrionali
che vendicarono il mondo soggiogato da' Romani
s' allegra nel mirai' queste rovine, ed esclama : << Il
diluvio di sangue tersato da Attila trascin seco ,
nel ritirarsi, un immenso ammasso delle pii.. laide
sozzure; i generosi figliuoli del Norte ristorarono
bella dignit perduta le sdiiatte etttopee. 'li E f:nal-
tnetit mt otierrtare, a'Vvolto- il capo- ne1 verde tnt""
han te, qui ticorderehlre colmo ii tafte
de' Suoi antenati cile ,. ol noine d Sataclii, sopra
il monumento di :Nngusto ti coofrni- delfa' Francia
e dell' lta&a scolpitolio c'6n fa ptmili della sclmi-
trra un,. epigraf vittorie che dalt e dal
Caucaso essi aveano dilatate sino a' Pirenei ed J.:
r Alpi.
.216
LETTEaA xx.
lJel Colle della Turba come limite geografico.
N eli' Itinerario di Antonino il sommo gtogo tra
Lumone e Cimella, cio il Colle della Turba,
segnato come confine tra l' Italia e la Gallia ( 1) ;
mentre nella divisione di Augusto, il Varo il li--
mite stabilito tra le due regioni.
Giova esaminare le cause di questa contraddizione
che ri.comparisce anche ne' libri de' moderni geo-
grafi.
I confini naturali delle regioni sono i monti od
i fur:ni, oltre a quello incoutrovertibile del mare.
Ora chi riguarda dal mare scorge a chiare note
che le rupi a ridosso di Monaco dividono natural-
mente in sul lido l' Italia dalla Provenza; e che la
spiaggia del golfo ove da un lato Antibo, dal-
l' altro Nizza, non pu che artificialmente esser
partita in due regioni (2). Laonde l'Alpe che s'or-
disce sopra Monaco il confine montano tra r 1-
( 1) Huc uq11e Itnlia , et lainc Gallia.
(2) Ci si vero che gli scrittori italiani , dal loogoberdo Liut
prando io poi, mal piegarsi a chiamar Nizza citt italiane. Elli
le dicono citt mezzana tra l' Italia e la Provenza, citt po1ta ai con
fini dell' Italia e della Provenza , e pi Nizza di Pro
nnza
1
nel che concordano tutti gli oltramontaoi. I Piemontesi 1.1
chiamano 'Nizza marittiqy per di1Linguerla da Nizza della Paglia.
:117
talia e la Gallla pe chi descrive i confini dui
monti.
Ma- piacque ad Augusto di promuo"fere i limiti
dell'Italia sino al Varo, e di segnare col corso di
questo fiume il confine fluviale tra l'Italia e la
Galli3: ( 1 ). E la sua determinazione ha forza di
legge tuttora. Giudiziosa per altro fu questa deter-
minr-zione, bench fatta con la manifesta mira di
allargare i fini dell' Italia a spese della Gallia N ar-
honese. lmperciocch le Alpi che co' loro sommi
vertici da' quali si diffondono separatameilte quinci
e quindi le acque, partono con tanta. evidenza a
settentrione l' Italia dalla Germania, dalla Svizzera
e dalla Francia, qui verso il mare Ligqstico- Mar-
sigliese pi non esibiscono segni certissimi di se-
parazione. E quantunque il ridetto ciglione sopra
Monaco indichi natut:almente la partizione in sul
lido, nondimeno la linea che di quinci in po1 st
dovrebbe trarre per le Alpi , diverrebbe arbitraria"
confusa, soggetta a contesa. Per il che Augusto
saggiamente avvis di dividere le due regioni col
mezzo de' fiumi, e scelse a questo effetto il Varo,
giacch sarebbe stato un ritirar troppo i confini italici
o un estenderli troppo, l'assegnar per termine_ all'Italia
la Roia od il Rodano. Il Varo con le sue fonti alle vette
( 1) In questo aeno a' ha da intendere il verso di Lucano
Finis et Hesperiae promoto limite Varua.
E il seguente paaao di Vibio Sequestro -Bine ( Varua) nunc Galliam
ab Italia diviclit.
:u8
del giogo che maoda le acque dell' opposta pendicf
nella Duranza, col suo corso relativamente t
co' suoi influenti orientali ed occidentali, apparte-
nenti i primi alla Franeia i seeondi d' se--
gna assai. dentro de' monti una ditisione geogtafita
eTidente e precisa, tuttoch nel basso tolga qual ..
che cosa alla Provenza per attrlhuirla all' ltlia.
Quest' argomento de' confini geograHci- mi tin r
panarvi della linea di partlmento ira le .Alpi e r !
pennino, litigio tuttavia pendente: ti' h'i a:ccade--
mici., e di nou facile eomposizioM. Md perch in
torno a que' monti varie altre cose mi occorrono
a dire, concedete che ad un' altra- lettera i ne
riserbi la tratlazif)lle.
- _,_
:ug
LETTERA XXI.
Delle .4lpi .e delt Apennino, e degli antichi popoli
della Liguria marittima.
Sono le Alpi, come ben sapete, quelle altissime
ed aspre montagne che fasciano l'Italia da ponente
e da tramontana, a guisa di muro che Natura, dice
il Lirico, invano pose a schermo tra noi e J rab..
hia degli strani. Perciocch '' la bellissima donna
delle provincie, dopo la caduta del romano im
peri o, divenut preda de' barbari , tnerc della
>: folle discordia de' suoi figliuoli sempre giaciuta
,, nelle miserie, e vi si giace sino a' d nostri ( r ).
Quantunque le Alpi sieno una sola continuazione
di monti, solcata da fiumi e da valli infinite, tllt
tavia a questo generico lor nome vennero dati pa-
( r) GiambuUari , llt'Jria dll' Europa.
La voce Alpe, A lp e Alb, derivata non dal dialetto Sabino e dal
lliancheggiar ( nlbcul ) della nevi , como pretende Feato Popejo ,
ma bensl dalla primitin lingua d'Europa che diciam Celtica per man
canza di migliori notizie, aignifca. presa in senso particolare , le
pasturevoli alture de' monti , i gioghi vestiti di verdura uve si man-
daco nella state al pucolo le 1reggie e 1li armenti, E ci &l nella
Svizzera. francese e tedesca, che nell' Italia. Onde spesso con appa-
rente confusione di nomi troviamo le Alpi negli Apennini Toscani.
Ma nella ceoerale loro signifcanza, le Alpi di notano gli erti e
o ovali moati che no l' Italia dalla Francia , dall' Elvezia, dalla
Germania. Po.t.ibio, Strabooe , Erodiano, e nel parlar comune anche
i maderni , finiscono le Alpi ovt ha pur fine l' Italia, e le chiudoao
tra il mare Liguatico e l' Adria\ico.
2.20
recchi aggiunti per agevolarne la conoscenza; ossia
per dichiarare i paesi ed i popoli che questa gio-
gaja viene mutando. Laoride al tempo delf imperio
e sotto i primi , imperatori romani le Alpi furono
distinte, dal mare inferiore al superiore, in Ma-
rittime, Cozie , Graje, 'P'nninc, Leponzie , Rezie,
e Giulie ( 1 ). Distinzione meramente geografica, n
tratta da alcun natural contrassegno, fuorch per
le Pennine, voce che significa . Somme, e per le
Marittf1e _, delle quali sole mi tocca parlare.
Nascono le .Alpi marittime, come ben not) Po-
sopra Marsiglia, e da. facili collicelli presso
al Rodano, levandosi In rupi ed in balze, arrivano
l dove il Varo , rcideridle quasi col suo corso ,
disgiunge la Francia rustica dalla regione delle Alpi
:marittime all' Italia. Poscia dalle fonti
del Varo queste Alpi sino al Monviso ( Mons
J7esulll.s ) , do\? e comincino le Cozie , e il
Po sparge le acque dall' urna perenne. E corrono
ad oriente per la riviera di Genova con mal segnati
confini. Si chiamano Marittime perch
sopra il mare Ligustico da Tolone ad Oneglia-, anzi
da Tolone a Savona per chi cos le prolunga come
dir pi innanzi. E quindi Ligustiche e Littoree
vennero pure nomate talvolta ( .2 ).
( 1) Tral11scio altri aggiunti che sono suddivisioni de' principali.
per mare Liguatico. s' int;nda quel tnUo
del Mediterraneo che bagna le coste d' dalla foce del Varo a
quella della Magra e n lld abbracciare la Corsica
1
nondimeno aati
Dalle Alpi di \ dell' Italia si spiccano, a guisa
di grandi braccia, parecchie giogaje. di esse,
girando per la Francia meridionale, va ad attaccarsi
ai Pirenei, donde prende origine un'altra che troppo
longi corre per seguitarla. Un a_ seconda s' addentra
nella Germania, e serpeggiando giunge sino alla
P1-ussia per la Polonia. Una terza dall'Illirico e
dalla Servia, penetra nella Tracia, e si spinge. sino
al mar Nero. Una quarta, correndo pel' la Mace
donia, termina a Capo Azzio, famoso per la vitto
ria navale di Augusto sopra Antonio e la bella reina
d' Egitto. Ma di tutte la pi celebre quella che
si dirama in Italia dalle Alpi marittime, e pren-
dendo il nome di Apeunino forma come il dorso
delr Italia con Innata figura, e non fermandosi che
a Leucopetra , promontorio dell' agro Reggiano , si
rinnalza novellamente in Sicilia ( r ).
chissimamente esso stendevasi sino al Capo Iii Tarifa verso il mezzo
dello Stretto di Gibilterra. Cosi almeno avvisa il dotto Gosselin nelle
sue note a Strabone, ove il geografo greco, citando lpparco , riferisce
la Fentenza di Eratostene, il quale nel pular de' paesi a ponente del
Ponto Eussino diceva, presentare questa porzione di continente tre
specie di grandi promontorj , il Peloponneso, il Promontorio Italico
ed il Ligustico, i quali avanzandosi dal N. al S. abbracciano il golfo
Adriatico e il golfo Tirreno. Soggiunge l'Annotatore : " Siccome i
, Liguri s' erao impadroniti di parte delle coste della Gallia e della
, SpagJJa , la porzione del Mediterraneo che bagna queste contrade ,
, avea preso da loro il nome di Mare Ligustico, e questo nome si
, stendeva dall'Arno sino allo di Gibilterra. A norma di
, quest' opinioQe Eratostene ebiamiiVa Promontorio Lia:ustieo il Capo
, che rappicciniace lo Stretto, pe.-ch a questo co111inciava .il
, grarde tratto di mare di eui ho ragionato ,.
() Parlando delle campagp.e dell' lt.!lia intorno al Po, regione
22:1
Ii G iambuHari cn geografica proprietA descrin
tutto l' andamento dell' A pennino in quest;a forma:
<< Divide 'per lo lungo l' Italia tutta a continovato
monte A pennino, il quale, come la spina quasi
ne' pesci , partendosi dal di quella vicino a
Nizza e al fiume Varo in sul mare di sotto, se ne
va dirittamente quasi in Ancona , come se e' volesse
forse passare oel mave Adriatico. Ma non per si
conduce a quello; anzi, rivoltandosi quindi, e riti-
randosi verso il mezzo, se ne va insino al Faro di
1\fessina, dove rotto si ferma a Reggio nell' estre-
mo della Calabria, lasciando assai copiosamente
inondate delle chiarissime sue fiumare sei regiooi
alla parte di mezzogiorno, e nove alla parte di
tramontana ( 1 ).
al IUO lempo detll Gallia circumpadana , Polibio ( lib. Il ) con ceo .
metrica eleganza dice : Ha questa pianura la figura e l' andameato
taaile 11d uu lriancolo , il cui vertice formato dal conlllto di due
monti, l' ApeaainP e le Alpi che naacono non longi dal mar Sardoo
fOP"I thraiclia. E giustame11le egli f;a comune l' origine delle due
ciogaje, non e .. endo l'A pennino che una diramazioDe delle Alpi ma-
rittime. .
(a) Tralll&cio di rec:are le dell' Apennino fatte da Poli-
bio, d Strebollo e dil TolC)meo, per eesere tutte inferiori a quelb
del Giamballari. Plinio dice breveme11te: Aptmainua mons ItalUu lUI
pliuitrma -,er7Htllil j"IJi ab 4lpibua tendena ad 1iculum freUUtt.-
(B. N. L. 3 ).
Luo;,po c:oal dipinge i! traUo clell' .t\JICQRino fra i cl11e mari:
Mon1 inter gemina meclius ae porriglt nndaa
Inferni superique maria, eollell{ue eofroent;
Hinc Thyrrena vado frangente aequora Pisae
Ulioc Oalmaticia ftuctlbus Ancon.
F.ne. L.
!U3
D dotto Fiorentino qui molto ad
dente l' Apennin8 dalle Alpi come molto
ad oriente lo distacca il Cluverio che tra Geno'a
e le fonti. della Trebbia lo fa cominciare , ed ivi
dice finire le Alpi. Diversamente Strabone assegna
un comune principio , occidentale alle Alpi, orien ..
P,le all' A pennino tra Genova e i Sabazj, cio poco
lungi da Savona sui gioghi.
La linea di separazione tra le Alpi e l' Apennino
mai non fu puntualmente segnata di comune con.
sentimento de' geografi, come apparisce non solo
dai libri amichi e moderni, ma eziandio dalle earte
pi. pregj.ate, nelle <uali erra, per dir cos, senza
legge. Non p l'esentando la continuata loro giogaja
veruna differenza geologica d' immediata natura, non
pu quella linea aver per ragione che il sensibile
abbassamento della giogaja. Laonde, a mio credere,
la miglior parttzione segnata dal corso del Ta ..
naro a settentrione , e dal corso dell' Arocia a mez-
E Rutm.,
Diversaa medius DIODI obliquatur In undas t
Qua fer!; atque referl Phoebus uterque diem.
Urget Dalmatico Eoo vertice fiuctus t
Caerulaque occiduis frangit Etrusca jugia.
L. 2.
Il ridetto Lucano espone a lungo il corso del " gFan padre Apeuninot
partitor d' ltalb t e racconta le acque di cui la fa lieta. Se
tra' fiumi ch' egli nota devolversi dalla destra costa dell' Apennino, la
sua Rotuba Il ( come veramente egli pue ) la Rutuba di Plinio e l
Roja de' moderni, ne riaulta cb' t'gli prolungava l' Apennino sino al
di Tenda.
224
zogiorno , ricongiungendo le due linee con una
trza andante pel hreve tratto che corre tra le due
prime fonti di queste due fiumare. E veramente
chi trapassa per la nuova strada da Albenga a Ga-
ressio, giunto in sulla vetta, osserva a man sinistra
come la naturale divisione tra quelle Alpi ertissime,
nevose ed orribili dalle quali scaturisce il Tanaro,
e tra il pi. agevole A coperto an<;ora di
fiori ed . intiepidito dall' aura matma m sulla cima
ch' e i varca (t).
Gli antichi mal conoscevano la vera elevazione
delle montagne, ridotti com' erano a giudicarla o
col fallace ctiterio degli occhi, o con quello pi
ingannevole delle ore spese nell'arrivarne alla cima.
Quindi -che Solino chiama eminentissimo sopra
tutte le balze delle Alpi il Monte Viso, bench sia
questo assai inferiore al )fonte Bianco ed al Monte
Rosa, le due pi alte vette dell' Alpi. E Lucano
(1) Strabone ( L. ) per chiarir le ragioni c:be lo muovono a collo-
care la divisione delle Alpi dall' Apennino tra Genon ed i S.buj,
allega che le due capitali degl' lntemelj e degl' lngeuni sono indicate
essere altineuti ale Alpi llallo stesso lor POJPe : 4lbium lnUeliP
( Ventimiglia), AlbinsaunuPJ, detto anche da' Romani /11
( Albenga).
Quest' antico prolungaPJento delle Alpi ad oriente deriva, a quonto
pa.mi, dw ci che aegue : La giogaja s' abhaaaa veramente aSIIIiuimo
a colli di Nava e di S. Bernardo , ma po1oia l riah.a e r. gran ., .. u
ai colli di Sette Pani , di Maillar!, della Spiuarda, ecc.; quindi ai
llicbina ed ha il maui111o suo abbassamento sopra Savoua. E
tra Savuua e GenO\'a forse i prischi geografi cominciarono l'
Ma di ci sia detto a bastanza, prl'ch empiere moli<
c .rte a solo le varie opinioni.
:125
reputa che r Apennilro sormonti le Alpi m altezza,
scrivendo:
Umbrosis mediam qua . collibus Apenninus
Erigit ltaliam: nullo qua vertice tellus
.Altius intumuit , propiusque accessit O!ympo ( 1 ).
L' arte di misware merc del barometro quanto
un luogo s' innalzi sopra il livello del mare, pu
ehiamarsi tuttora recente, se non per l' invenzione,
almeno per Ja precisione de' metodi e la qualit
degli strumenti da porre in uso. Onde non reca
sran maraviglia il che mal note sieno sinora
le principali elevazioni delle Alpi marittime e del-
l' Apennino Ligute .. L' altezza. de' vertici nella gio-
gaja Alpina - Apennina procede per la Lig01ia da
ponente a levante nel modo che segue .....
La Tavola delle Elevazioni, qui accennata ,
posta nell' APPE13DICE.
(r) Far. L. 2. - Convien penaarei beo b.:ne plitoa d' aocuur
d' ignoranza io qualche colla gli antichi, dice il D' Alembert a cui
si dee porgere fede. Pcrcb apesso prendiamo per ignoranza degli an-
tichi quella de' noatri vecchi, il che molto diverso. Onde l' errore
della Scimia di PLinio, e l'esagerazione di un poeta amator di gon-
fiezze sono eeempli che poco conchiudooo. Gli antichi ignoravano il
haromctro, ma non facile affermare cb' essi ignorassero l' arte di
miaurare l' altezza di uua cima di monte coJI' ajulo della Trigonome-
h;a. Non pertanto ci che dicono dell' alteua dell' Alpi ed in gc-
ucrale- de' monti Polibio, Strabone o Plinio, t:h' essi almeuo
non la cotuputavano altrimente cba coll'imperfetta e popolare misura
del teml'o rict.icllu a salini in cima, Ora uno Ji distanza in
!l:l6
Ma <Juali erano i popoli dell' estesissima gente
Ligure che abitavano le pendici meridionali marit-
time delle Alpi e dell' Apennino, tra it Varo e la
.Magta? Senza aggirarvi pe' .triboli della critica ero-
dizione vi dit semplicemente c che un IUDgo
studio mi fa risguardare per pi vicino al vero.
I primi che si presentano sono i Sallii, possente
nazione, i quali abitarono tutte le Alpi marittime
pet ogni lor giogo e pendice; onde appariscono
ora come in-alpini ora come transalpini ora come
padroni delle marine. Si chiamarono i Sallii anche
Capillati, da un nome comune un tempo a tutti i
Liguri_, drivante dal lor uso di portar lunghe le
chiome: nso che forse i soli_ Sallii conservarono,
mentre gli altri Liguri l' ebbero a dismettere dopo
la conquista de' Romani ( 1 ).
-Eratw i Sallii divisi in pi popoli; uno de' quali,
i Vedi anzi, tcnea la spiaggia dal Varo a Mentone,
mentte Nizza era colonia de' Marsigliesi.
Da l\Ieotone all'Argentina, o fiumara di Taggia,
abitavano gl' lntemelj, la cui capitale era Venti
miglia.
Ed Albenga era capitale degl' Inganni, popolo
liQea retta ne' paesi m.mtani, pu portare ad una moltiplicazione de
cupla pei rigiri a coi la strada soggetta. Ed oltrecci la ditaua ia
lin.ea retta da una pianura ad una cima lontaniuima dall'.caprillere
l'altezza sopra il solo infallibile liello cb' quello deliDIR
( 1) Et nunc, tonse Lignr, quomdam per colla decora
Crinibus elfuas toti pnelate cornatae .
. Lucano.

prode 'nell' anne, che lungamente esercit .il romano
ralore. Si stendevano gl' Inganni dall' Argentina. al
Pinale, ed al vicino capo di N oli.
Succedevano. i Sabazj; essi aveano per capitale
)abazio, o Vado Sabazio. Quanto dal capo di Noli
si stendessero per la spiaggia ad oriente _, non
facile dire. Assegnando ad essi per cotifine
1rientale il capo d' lnvrea o quel d' Arenzano, non
i dilunghiamo dal verosimile.
Venivano quindi i Genuati_, la cui capitale era
e questi andavano sin a Portofino.
Poscia, i Tigulii tenevano il lido da Portofino
no alla punta di Manara, se non forse sino al
apo Mesoo, Erano loro Tigulia e Segesta dei
igulil entro tetta.
Comparivano finalmente gli Apuani, poderoso
,polo ch-e possedea le spiaggie dal confine de' Ti-
dii a quello di Luni, ed abitava i gioghi e le
te valli tra la Vara e la Magra ed oltre la Magta
levante. La pincipale sua sede era la modema
>ntremoli.
Oltre questi popoli, altri ve n' eran ne' ;
[) gli Epanterj abitanti sopra gl'Inganni nella
lle dell' Arocia; i Veturj nella valle della Polce-
ra; gli E reati, i ed' i Garuli nelle tte
Ili le cui acque fanno l' Entella; i Briniati nella
Ile della V ara_, ove ora Brugnato.
Di tutti questi popoli, i Genuati e i Vetnrj furono
:rpetuamente in amist o' Romani. De' Tigulii
'Sabazj mai non fa menzione l' is tori a. Col'\( l'l\ i Salii i
.n8
combatt Roma per ottel\ere alle sue legioni il passo
per la Alpi marittime. Gl' lngauni e gli Apuani so-
stennero la maggior mole della lunga e fiera guem
Ligustica. Gl' Intemelj s'acconciarono con Roma
dopo la gran rotta degl' lngauni con cui . s'erano
federati. Gli Ercati, i Lapicini, i Garuli ed i Bri-
ni ati sentirono aspramente le percosse degli eser
citi consolari ( 1 ).
( ) Plinio cosi descrive la spiaggia Ligustica : ( Li b. 3 ). N te siuu
11riginesque persequi facile est Ingaunis Liguribus, ut caBleri ,.u.
tantUl'' agro tricies dato. (Intorno a questo passo vedi r Odericz,
(.euere Lisust.) Ah amne Varo Nicaea oppidum a MassiliensibUJca-
jlitum . Oppidum Vediantiorum Cemenelion, portus Jllr.
culis Monoeci , Ligustica ora. Ligurum celebel'rimi ultra Alpes Sa
lyi, etc. . . . et quorum oppida in ora proxima dicemas. FJ.
'"en Rutqba, oppidum Albi!Jm lntemelium; .fl.umen Merula oppidaa
Albium lngaunum; portus, Vadum Sabatiulll; flumen Porcifera, op-
pidum Genua, fluviu1 Fritor, portus Delphini , Tigulia , iotu Se-
gesta Tiguliorum. Flumen Macra l.oiguriae finis , Patet ura u
guriae intcr amQes Varum et Macram CCXI M. P. Adoectilll'
septimae ( alla settima regione dell' Italia , la Liguria n' era la Dlllll
nella descrizione di AqguP.to) in qua Hetrqria est ab amne Mam--
Primum Hetruriae oppidum Luna, portu nobile. - In Ligustico IP1
jlst Corsica.
l Veturj sono Qlentovati nella Tnola di brpn:&o. Pel rimallCIIk ba
te"llit;llo P,d Tito e Strabonc.
LETTERA. XXIi.
Monaco - Roccabruna - Mentone.
<t Immaginatevi una rupe presso che ignuda, se
non _dove l' ammantano verso il mare gli
fichi d' India, la quale si avanzi e protenda in sul-
l' onda. In cima a questa rupe mettete un fascio di
case, circondate da fortificazioni, e popolate da un
migliajo circa di abitatori. Aggiungete una piazza,
con larghissimi prospetti sul mare, e deco1ata di
palle da cannone e di bombe a piramidi, ed un
palazzo . di qualche apparenza; ed avrete r idea
iella capitale del pi piccolo di tutti gli Stati n ( 1 ).
La potenza che memorie antichissime hannd
;ugli anitni colti concilia. a Monaco quella specie
li cura i Francesi spiegano felicemente
!ol vocabolo interesse, adoitato dalla lingua parlante
l' Italia, e respinto fuor di ragione dagli scrittori.
mperciocch l' origine di questa mi<!roscopica citt
:i ritira sino all' d} transizione tra la favola e
' istoria, avendo essa avuto per fondatore un eroe
aezzo favoloso e mezzo istorico.
Assai prima di Belloveso; de' Roruani , di Anni-
(1) Yoyage dan fu Jlpe marwm. -'- Il paiano del Principot
architettura del buon secolo; vi dipinse Orazio De' Ferrari. Un vol-
are prove1bio dice: o. Son Monaco sopra uno scoglio; non aewioo e
on raceoglio, e. pure mangiar vogtio ..
.230
bale, v' ebbe un conquistatore
1
o Egizio o Greco
o Barbaro ei fosse, il quale andando nelle Spegne,
ovvero tornando ne, valic con un esercito le
italiane. La favola s'impadron di questo eroe, e
lo deific col nome di Ercole- ( 1 ).
Di Er<!ole ( qualunque prisco guerriero sotto
questo nome s' asconda ) non meno che di Anni-
bale incerto il luogo del passaggio per l'Alpi (2.
( 1) Dionigi d' Alicarbasso dice ch' Ercole con esercilo IIDidUGiol
&corse tu W la te l'l'a chila dall' Oceano . e giunse &.nalanlr il
Italia dalle Spagne conquisl.ate, per aottoporsela e dominarvi. blili
Botn. L. r.
Ammiano Marcellino ( L. XY deUo. sua !storia) scrive : qaalt
poi auerlacllo pi di t otto gli ab i tnti di quelle regioni
1
e noi p1111
il legemmo inciso ne' lor monumenti, che Ercole figliuolo di Aatt
trione corse allo sterminio di Gerione e di Taurisco feroci tiraDDi dii l
lnfestavano l'uno la l'altro le Galli e, e che nendoli supmti
amendue, ai cuagiuoae con bobilisaime dOline di que' paeai, e n'dillt
parecchi figliuoli , i quali appresso chiamarono co' proprj nomi qar'
luoghi sui quali signoreggiarono.
Vedi tutto ci che di queat' Ercole iatorioo acriaaero il prefato Dil-
nigi e Diodoro Siculo che a lungo ne tnttano
1
Petronio Arbil/0,
Cornelio Nipote, Trogo
1
Plinio, Mela, Solino, Servo, Igino , IW
!ti ano, ecc. Vedi pure Tito Livio che ne dinirga il paas.gio, 1
Virailio.
Primus inexpertua adiit Tyrintius arcea
Scindentem nubes, frangentemque ardua montis.
Spectarunt superi, longisque ab origine aaeclia
lntemerata g1adu magna vi sa1a domantem.
Silio Ital. L. III.
(2) non manc chi anche per le Alpi marittime
Annibale, giova dire nna parola del auo fmoso passaggio, argoaeatti
bnte r.onteee. La pii\ probabile benoh mea comune opinione li n..
lire ad AuDi baie il Rodano
1
poi l' hera, pi l'Arce
1
e dali ,.Ile"'
:131
Nondimeno i piu utorevoli , s poeti che istorici,
mettono il vittorioso suo cammino per le Alpi ma-
rittime. Essi raccontano che combattesse . contt'a i
Liguri alpini, simboleggiati nella favola da Albione
e Bergione figliuoli di Nettuno. Ed aggiungono che
mancandogli i dmdi, fosse da Giove ajutato con
llessan lo meua nt!' piani del Piemonte
1
va fica. t:! l'Alpe a settentrione
di Roccia Melone.
Quattro euno anticamente le vie, ptr le Alpi, una pei Liguri
presso al mar Tirreno
1
l'altra pci Taurini della quale fama usas1e
Annibale, la terza' pei Salassi
1
la quarta pci Reti. Cos Polibio.
Ci esclude il passaggio pci Salassi , ossia per la valle di Aosta ,
seconda opi'nione pochissimo probabile, sebbene sostenuta acremeute
in favore del minor S. Bernardo, perch neasuno Ol' pi contende pc l
grande. -
Ma la via pei Taurini poteva egualmente euere la ,
della quale forse us pure Giulio Cesa1'C cd ns .. no tuttavia gli uomini
di B-easan, od essere pel Monginevra , come ora i pi sostengono.
Questa terza opinione, lrencb di grandiuirno peso, non vale a mia
credere la prima, colla quale si S"Ciolgono tutti i nodi della questione,
si trova il formidabile ghiacciajo, ai determina il luogo da cui Anni-
ltale moatr ai Cart.aginesi l' Italia, ecc. ecc. Il Denioa poi 1om p e
vanarMnte pi lancie io favore del suo Monvi5o.
La calata del primo O> n sole pel gran S. Bernardo, ajutata dali:.
contemporanea disceaa di varj suoi Generali per val'j allii gioghi dell'
Alpi, ha fatto rivivete una verisimile opinione gi: 10essa in campo da
Ull dotto Olandese. Per molti passi adunque valicato )e Alpi
l'esercito afl'ricano, mentre il groaso n' era condotto da Annibale. Ci
1pieglierebbe almeno parte delle tante tradizioni di questo passaggio
che a' inr.ontrano dafle Alpi Leponzie sino alle Marittime. Aggiunge
ralore a questa sentenza l'esempio del Triulzo. Egli fece passare le
artiglierie pel Ollle dell' Argentiera , ma passuooo " le genti d'arme
, e le fanterie alcuni pel medesimo cammino, li Itri per il passo che
, si dice della Dragoniera, altri per i gioghi alti della Rocca Perotta
, e di Cuoi, pani pi busi verso la Provenza. , Guicciard. ,. /st.
r./' Italia.
23!1
una grandine di sassi che oppresse i nemtct: fati
che e vittorie vaticinategli da Prometeo in questa
sentenza.
A conjlitta co' Lisuri verrai;
Impavid' oste. lo so ci solo: ad onta
Che tu sii guerrier f o r t e ~ e quel cimento
E le lor mani battagliesche a spregio
Non avrai: ch ne' fati' che gli stessi
Strali ti vengan meno ( 1 ).
Ercole, << divenuto fra gl' Italiani simile a un
Dio ( 2) ~ consacr alla perenne memoria sua la rocca
e il porto di Monaco (3).
(1) Versi di Eschilo nel Prometeo di1ciolto, riferiti da Dionigi d'Ali
earnasso L. r.
Nettuno il mare. .Alb , lo steuo che Alpe, Bers lo stesso cbf
monte, sono voci della lingua antichissima; quindi Albione e Ber
sione figliuoli di Nettuno significano gli abitatori de' paesi delle Alpi
marittime.
Il prefato Dionigi scrive : l Liguri, popolo numeroso e guerriero,
posto ne' passi delle Alpi , tentarono d' impedire ad Ercole con le
arane l'ingresso nell'Italia, e l v' ebbero i Greci battaglia 6eriuima,
esaurenJovi tutti gli slrali. L. t. Trad. del Mastrl!ftni.
l campi ove anenne quella battaglia presero il nome di Laphi., e
sono meni da Possidonio e da Aristotele tra Mai"Siglia e la foce cld
Rodano. L'Amoretti vorrebbe di auo capriccio collocarli tra Eaa e
Villafnnca.
L' iatorica verit sembra celani sotto il favoloso racconto: fone
i soldati di Ercole era n provveduti di fionde , colle quali scon&.cN
a furia di saui i loro nemici , mancando di frecce. Forae rotola..-
grosse pietre sui loro nemici ... ma converrebbe allora supporli In
i monti.
( 2) Dionigi , i11i.
(3) ..Jmm. MarceU., i11i.

Monoico o Monoeco cio si chia-
masse l' Ercole qui adorato, non . ben manifesto.
Sostengono alcuni che tal nome ei prendesse ,' per-
ch, cacciatane ogni persona, gli piacque abitani
soletto. Altri, perch nel suo tempio non si vene-
rava verun altro nume; mentre nel tempio di Giove
avean culto anche Giunone e Minerva, e si adora-
vano congiuntamente Venere e Cupido nel tempio
di Venere.
Per le Alpi marittime e per la rocca di Monaco
pass Giulio Cesare dalla Gallia Bracata in Italia
al rompersi della guerra civile. Ci attesta Virgilio
ove introduce Anchise che negli Elisi predice al
figliuolo Enea i futuri mali della gran contesa fra
Cesare e Pompeo ( 1 ). Egli vi pass certamente due
volte nel corso della guerra civile, andando a Mar-
siglia e tomandone ( 2).
(a) Ht:u! quantum intcr se bcllum, si lumina vitae
Attigtrint, quanta& aci es stragemque ciebunt,
Aggeribus socer Alpinia atque arce Monoeci
Descendcn; gener adveris inshuctus Eois.
Eneid. l. 6.
Il Caro nella sua versione salta a pi pari l' indicazioni! precisa del
luogo arce Monoeci. J>oi viene a taadune cen viva franchezza queste
generose sentenze :
- Ah figli, figli ,
).'qon COSI l'iO , DOn COsi fiel'O abuso
D'armar voi contr' a voi, contr'a le viscere
De la gran patria vostra. E tu che llaggi
Dal ciel lignaggio , tu mio sangue astieoti
Da tanta feritl, perdona il primo ,
E gitta l'armi in terra.
(2) Cae. Bel. C1. L. r, C. 16. - Il pusaggio attestato da Vir-
gilio contraddetto da Petronie Arbitro. Satyr. cap. 1:12.
:l34
Monaco ha nn picciol porto, di poca conseguenza
a' d nostri.
Strahone chiaina importuosa la spiaggia Ligustica
e non a torto. lmperciocch non essendovi a' suoi
tempi porti artefatti da Antibo siuo al golfo della
Spezia, non trovava porti naturali degni di questo
nome, ma soltanto alcune stazioni a gettani
.le ancore. QW.ndi egli non vi cita che il solo porto
di Monaco, e cos lo descrive: << Il di Mo-
naco non capisce n grandi n molti vasceHi : in
esso il tempio di Ercole Moneco: dal nome si
conghiettura che sino ad esso arrivasse la naviga-
zione de' 1\larsigliesi. Dista da Antipoli oltre a 200
stadj. n
E Lucano cost lo dipirrge; accennando la su
traversa ch' il maestrale:
Quaque sub Herculeo sacratus nomine portus
Urget rupe cava pelagus; non Corus in illum
Jus habet aut Zephyrus: wlus sua littora turbat
Circius, et tuta prohihet statione Monoeci ( r ) .
..
(r) Fars l. r. - Vedi nella Nizza illustrata del Gioffredi gl' in
gegnosi ma vani sforzi di questo dotto Autore per dimost.-are che la
Cala di Villafranca si chiamasse Portus Herculis e che il porto di
Monaco, venisse detto Portf!.& Herculi Monoeci, e pi.
Portu Monoeci; opinione anteriore. e posteriore a lui , ma non ac-
cettabile.
Sillo ILalieo (L. 1.) fa cenno egli ancora di Monaco;
lnterea Rutulis longinqua per acquoi."a vectia
Herculei pOClto coepere existere collea ,
Et aebulosl' jugis altoUere eaxa
!335
Da qulll parte sorgesse il tempio di Ercole a
Monaco non ben noto, altri collocandolo a ca
valiere del porto, altri ritirandolo pi in alto sul
monte. Le reliquie di un tempietto ( Fanum )
sulla vecchia strada fm Monaco e Mentone , . pale-
sano . col modo della struttura loro ur;t' antichit pari
alle primissime opere di architettura che il. morso
de' secoli ha rispettate.
Nel ni5 i consoli di Genova Folco
di Castello, uno di loro, a in sul poggio
di Monaco, che l' imperatore Enrico ave a donato
alla Repubblica, quattro torri circondate di muro,
alto 37 palmi (I). Le presenti fortificazioni vennero
faLte col danaro di Luigi XIV. La fortezza di :\:!o-
naco signoreggiata da un dirupo, detto Testa di
cane. Presidiano Monaco, per accordo, le genti
del re di Sardt"gna.
1\fonaco, Mentone e Roccabruna formano un prin-
cipato, lungo due ore di cammino, ed alquanto
larghetto salendo su pel monte, in tutto .circa quat-
tro miglia di superficie quadrata. Lo popolano quasi
6tm abitatori, de' quali 4tm. a Mentone. Da questi
6tm. sudditi ricava il principe, a quanto narrasi,
34otm lire di tributo, delle quali I 3otm rimangono
(J) Giustiniano, Annali. - Il Federici ( Liu. ad Schiop. ) cita una
donazione fatta ai consoli di Genova da Raimondo duoa di Narbona
1
conte di Tolosa , marchese di l)rovenza , nel 1174 , dtlla citt di
Marsiglia, e di tutte le citt marittime da Arie aino el Cast..Jlo della
Turbia , e di tutti i porti insieme : Codium quoquc , et monte111
Jlonoeci cum suis pertinentiis ad castcllandum.
236
a lui, le altre pet le spese (:t). T1a le itnp(fste
son notabili le due una l' nti.chissima
sui prodotti del suolo, non pagando pe1 se stesso
il suolo ; l' altra la feudale del monopolio del pane,
E son da vedersi le bellissime mulina ad 8 piani ,
fatte fare a quest' effetto, presso a Mentone. Ne
diede il disegno un francese professote di mec ...
cani ca ( :J ).
Roccabruna, a fianco della grande strada fra la
Turba e Mntone, villaggio osservabile per la
sua giacitura sopra grandi massi di rupe, avvalla ..
tisi qualche centinajo di piedi dall' alto (3).
A Mento ne, il cielo clementissimo, ed il paese
bello, pieno di grandi olivi, e di boschetti di li-
moni , tenuti all' aperto. Gli abitatori usano cortesi
maniere, ed havvene de' doviziosi pei traffichi. La
lingua francese vi comune al pari del dialetto
ollto, ch' un genovese assai corrotto. Le contadine
portano un cappello di paglia tondo, acuto in cima,
di forma chinese. Chi vien da rallegrasi
(r) Ci farebbe pi di S7 lire per testa. - Le rendite del priacipe
di Monaco nel 1795 salivano a IOOJm. franchi , e non si rjcavanoo
che dalla decima dell' olio, a quanto scrive il Galanti.
(2) Un piccolo volume d'acqua vi mette in giro 'varie ruote che in
nalzano i sacchi di grano, fao muovere le macine, i ugli, gli stacci,
e rimettono le sacca al basso sulle carra che via li trasportano.
(3) " Vuolai esser questo avvenulo quando gi esistevano la rocca
, e le case , le quali abbassate siansi col terreno senza rovesciare. H
, fenomeno non pa.re molto probPbile al considerarne le cjrcostanze ;
,. 1na io non oserei neg.ulo. Il monte qui una breccia che in molli
,. luoghi vien penetrata e scomposta dall' ac'lua.
11
JlmorUi , Yiagsill
da Milano a Nizza.
.:137
nel veder in Mentone comparire il belsangue della
schiatta Ligure.
L' istoria del principato di Monaco vien cos ne..,
contata dall' Accioelli : .
u Luchino . di Grimaldo ( discendente da
11 Grimalda che fu console d\ Genova . negli-- anni
1162-70-84 ) profittando nel r344 delle discor-
!1) die. civili dell" repubblica, si fece capitano e si-
gnore di Monaco, e si ribell daUa repubblica.
>> N el 1 4o5 Giovanni di Grimaldo signore . di Bo-
l> glio , e Lodovico suo fratello, l' occuparono pa-
>> rimente a ttadimento; ma il Bocichart governa-
tore di Genova pel re di Francia, ne scacci
n l' usurpatore. Fu poi di nuovo occupato da Lu-
I> chmo di Grimalda; il quale, assediato dai Geno-
11 vesi, s_i difese con l' ajuto del duca di Savoja e
,., di Agostino Grimaldo , suo fratello arcivescovo
di Oristano. Onorato I. figliuolo di Luciano, per
>> mantenersi nel possesso, si convenne )' anno
>> 1S24 per la capitolazione di Bruges con Carlo
>> V. Onorato II, sotto la tutela di Federico Lando
suo zio , per mettersi in sicuro, fece penetrare
nel castello di Monaco, l' anno 1 6o5, presidio
>> spagnuolo; ma nel 1641 lo fece trucidare. E,
>> p re so .l' ordine di S. si pose sotto la
>> protezione di Francia. Luigi fra gli altri
>> titoli, gli diede quello di governatore perpetuo
di Monaeo ( 1 ). >>
(1) AccineUi, Compendio deUe Stol"ie di Genova.- Per amor del vorQ
convicn raddrizzare ci cbe l'Autore iv i dice di Onorato Il, 1rincipe
' 238
Il l'amo Ga.m.aldi che regnava a Monaco si spense
l'anno t63 I in Antonio Grimaldo, il qualtt non
lasci che una figlja per nom Luisa, oh' era mo-
glie del conte di T orrigny, figliuolo del marche&e
di M:ati gnon, maresciallo di Francia. Questi, fattosi
erede del principato . di Monaco, prese il nome e
le armi de' G1iroaldi. -
Le armi de' Grimaldi di Monaco sono tenute
da due monaci; singolare trasformazione dell' attri'-
huto di Ercole, i vi anticamente adorato!
Il presente principe, Onorato IV, vive a Parigi;
egli pari di Francia': riconosce pel suo stato
l' alto dominio ( Suzerainet ) del re di Sardegna.
La villa principesca, o ve tal or 'Viene a passar
tempo , . presso Mentone. Dietro ad essa, al pi
di una torre; giace un11 lapide antica eol nome di
un Tertulliano. Giova credere ehe questi fosse un
cospicuo personaggio in queste parti al tempo dell'
imperio, trovandovisi il suo nome in varie iscrizioni.
La chiesa di Mentone ha tre navate eon beJie
colonne di pietra. S in essa che in quella di Mo-
naco l1avvi qualche dipinto in legno col fondo d'oro.
nelle armi, e di olto PgegJle>
1
ilq44ale della soa
famiglia. Onorato adunque voleudo dall' avara tutela spagnuola passar
alla francese che sperava pi dolqe, ubbriaeati gli uflielali dtl paal!lro,
prese le cd. ajutato. d11'suoi buvi, tuUi i iii!W tpa
gnuoli, solo uccidendo chi resisteva. 11 governatore della. l'aovenp gli
mand subito per muc presidio francese. Per questo fatl& egli per-
delle i feudi che possedeva in lspagna c nel regup di Napoli. Luigi Xlll,
affine di ristorarlo, gli diede il ducato di Valenti noia con vuie !Jaro-
nie, e lo cre Duca e Pari di FranC:iH. MwlltDri, Anflrdi - Galnllli
/}escrir.ione del princiJulo di Alo11aca.
LETTBU. XXIII.
Da Mentone a PentiTTI..Klia.
Il principato di Monaco un compendio di bel-
lezze per un paesista. Rupi orride, stagliate; av-
vallate, ed accanto ad esse i cedrangoli, i li-
moni, i fichi d' India: le .alte Alpi in somma ed il
lido meridionale, con fantastiche volte e rivolte.
La validissima muraglia che sostiene .la strada so-
pra il mare a Mentone, opera francese, ferma pure
gli sguardi. fama che costasse 8oo1m. franchi.
Mezzo miglio a levante di Mentone e. nuovamente
in sugli stati Sardi, la strada Lisustica a:rriva al
ponte di S. Luigi.
Uno straniero diceva: lo vorrei che in capo a
questo ponte si mettesse una lapide . con quest' i-
scrizione ; << Fermati, o viatore, ed ammira come
la natura qu.i abbia sfoggiato in capricci , e come
l' arte industriosamente sias travagliata a domarla. n
E, di fatto, roccie strane , acute, inta-
gliate, isolate, . pendenti, un torrente cascante ,
spumante, un abisso di ottanta metri di altezza ,
ecco il luogo ove con un solo arco della corda di
.22 metri il ponte di San Luigi , fatto di bellissime
pietre riquadrate' con erculeo lavoro consiunge
la strada ( r ). Non meno . che saldo , esso
(1) Cominciato e condotto innanzi nl tempo dd dominio francese,
tsrmioato regnando Viltorio Emmanuele.
:l4o
spicca maravigliosamente per quanto gli sta intorno,
o- si scerne i.n lontano. Ha nel mezzo dell' aereo
spazio ch' e i copre, un vecchio acquidotto, a sini
stra un orto di limoni, le cui frutta d'oro pallido
contrastano coi balzi rossi del fondo, dalle cui
fessure spuntano senza numero le piante del mez-
zogiomo. Mentone co' suoi gruppi di case e con
la sua strada quasi piantata ne' flutti, que' colli ove
il limone contende perpetuamente u campo all' u-
livo, i cipressi in verso la spiaggia, ed il mare
largamente apert allo sguardo, fanno una serie di
prospetti che annodandosi coi . sopraccennati , in-
vitano il disegnatore a ritrarre il paese .ed insieme
gli tolgono la speranza di poterne esprimere il sin-
golarissimo effetto ( 1 ).
In cima alla salita siede lietamente collocato un
viHaggio, indi la strada si dichina in un seno ov'
alquanto .di pianura, coltivata a guisa di ridente
giardino . Cost si conforta l'animo all'aspetto di
una casa .quadra, dipinta, con grandi camere, col
tetto acuminato, cope1to di lastre d' ardesia. Essa
la prima ca.sa genovese che dal V aro in qu si ,
rincontri , e . sarge gioconda foriera dei mille
palagi che procedendo sino oltre S a r z a n ~ troveremo
abhellite i poggi e le spiaggie.
In questi ameni dintorni cercava il riposo che si
addice alla matura et Procilla, madre del virtuoso
Agricola. O menti umane inconsapevoli del .loro
(l) a.uvene qn disegno st.omplllU in litografia a Tuluuc,
241
destino! Ella nel placido ritiro de' suoi poderi trov
la morte per. mano de' feroci soldati di Otone ,
avidi di saccheggiarie le ville ( 1 ).
Diviso era il mondi> romano nella gran contesa
fm Otone e Vitelli.o. Amhidue, bench odiosi per
vizj, erano stati: ftti imperatori; quegli riconosciuto
dal Senato, questi gridato da'Germani eserciti. Ambe-
due tormentava 1' antica e natura) ansiet ne'' moitali
della potenza. Ma i loro . capitani comhattevan per
loro, inetti com' erano . del pari alla guerra ed alla
virt. ,
Teneva le Alpi viciD:e al mare Mario Maturo pro-
curatore. Costui con la giovent che v' abbonda
volle cacciar di Provenza gli ma furono
al primo scontto sbaragliati ed uccisi gli Alpigiani
ragunaticci ; non d' ordini, non di capitano, n
d' onor di :vittoria, n di. di fuga co-
noscitori.
tt Accaniti pet tale affronto i soldati di Otone ,
e non vedendo guadagno a combattere con poveri
villani , con armi vili, a pigliar impossibili pet
lor velocit e pratica di que' greppi, voltaron l' ira
sopra Ventimiglia, e con la calamit di quelli in-
nocenti saziarono l' avarizia. E feceli pi odiosi il
nobile esempio d''una femmina di Liguria che na-
(t) Classis Othoniana licentcr vaga dum lntemcliis ( Liguriae pars
c;t) loostiliter populalur, ru.alrcm Agricolac in pracdiis suis interfecit;
praediaquc ipsa et magnam patrimoni i partcm diriruuit, quae ca11sa
caedis fucrit. Tac , Vit. Agric.
I. 16.
243
scose il suo figliolino: e cledendola i soldatt anr
con ello nascoso i danari, la domandavano con tor.
menti ove avesse appiattato il figliuolo. Ella mostrando
il ventte disse: Qu entro: n strazio n morte
la spunt da quella valorosa parola ( 1 ). 'l
La dura e fiera battaglia che poi segu tra gli
Otoniani ed i Vitelliani, fu combattuta di l dal
Varo_ a' pi de' balzi dell' Esterello. Vinsero n senza
sangue i primi; poi quasi fatto tregua, si ritirarono
i Vitelliani in Antibo, e gli Otoniaoi in Albenga.
Ecco il titratto che Tacito ci fa di que' tempi:
Santit pt'ofanate: grandi isole ripiene di
confinati: sdogli di sangue tinti: atrocit crudelis
simo in Roma: nobilt, ricchezza, rifiutati onori o
esercitati, er peccati gravi; le virt., rovina cer
tissima; i premj delle spie, abbominevoli quanto
i delitti; riportato ne, chi sacerdozj e consolati,
cptasi spoglie opime, chi maneggj e potenza
fac.endo e traendo il tutto a se, per odio e terrore;
schiavi e liberti corrotti contro ai padroni: a cui
mancava nemi d, oppressi da amici. Secolo non per
tanto di virat stetire, che qualche buono esempio
ilo n prorlncesse (2 ).
() Coro, Tacito, Stor. f... - del
Idem, L.
LETTER.l XXIV.
J7 entimiglia.
Ventimiglia ha titolo di citt ed sede Te-
sc:ovil ( 1 ). Era citt gtande al tempo di Strahone
e capitale de' Liguri Intemelj ( 2 ).
l
Essa conserva alcuni avanzi dell' antica grandezza,
() tr..tizi!me che t' apoetol(!t San Barnaba spargesse i primi 1e1ni
del Taogelo in e q11indi lo tengono per primo SUO VeSCO'fO.
Lattanzio iutc.-venoc al Concilio Calcedoneo1e rddunato da S. Leone
Magno ner 45.
Gioanpi sottoscrisae con altri vesco,i nel aesto Concilio
nopolitano, nel 68o.
L'Ugbelli nella sua sacra, non trova a. questi yescovi
1ino al 1179, in cui Stefano aottoscriue l'undecimo Concilio generale
e terzo LateraDense. Tuttavia se ne hanno memorie .autentiche oegH
anni 700 9So - 96:.1 - gSo - 1064 - 109:1 46.
Dopo il vescovo Stefano regolare n' Ja serie. Uno di loro fu Cal'lo
Visconti, inviato da papa Paolo IV al Concilio di Trento , e creato
quinili Cardinale.
Questa diocesi cle sempre fu sull'raganea dell' arcinscovo di Mi-
lano non ebbe mai grande estensione. Situata ai piedi dell' Alpi ma-
rittime, lungo il lu:one Roja ed i torrenti Bevera e Nenia, non con-
tava che 36 p.arroccbie. Nel tSo:a rest con le sole ,s che aveva nel
territorio del ducato di Genova. Nel t8o5 fu staccata da :Milano , e
aottoposta alla Metropolitana di Aix io Provenza , dalla quale p.1ss
ne) 182o ad essrre sull'raganca a quella eli Genova. Caltmdario de' R
Stati, t83o.
delta dagli antichi Abiwn /11temelium o S<'mplicemenle lnte-
melium , Enlimelium , ed anche Albintemeltm. Il nocne di .Albrim
lntemelium sigui6ca che gl' Ir.temclj , poplllo ligure, erano compre>i
nelle Alpi: come abbiamo dianzi not .. to. Alpe etiam Alpia tlicrmtw
/u;; et 4lbill Rif,wiam 'luippe sc1i!Jitur JH'" 1' et ium per b. Stel'haous.
244
cd a primo tratto la credereste fondata io parte
sopra reliquie romane ( 1 ). 1\fa l' uso di fabbricare
con pietre riquadrate, diligentemente commesse e
soprapposte senza cemento' conservossi lungo tempo
in Liguria dopo la caduta dell' Impero, onde assai
difficiie riesce l' interpretare l' antico. Ad ogni modo
Ventimiglia ed Albenga ch' erano induhitabifmente
due floride citt al tempo del dominio romano,
sono pur quelle che contengono maggior copia di
costruzioni s fatte.
La cattedrale di Ventimiglia in tre navate,
architettura del medio evo. Il moderno imbianca-
mento le toglie il solenne (2). La dicono eretta
sopra gli avanzi di un tempio dedicato a Giunone
da M. Emilio l' anno di Roma 565 (3). Una lapide
marmorea _ che serve di scaglione alla porta mag
giore , . accredita la conghiettura che . anticamente
qui sorgesse un tempio a Giunone Regina (4)
(1) Vedi, cagion d'esempio, la torre antica aull quale foadall
il campanile moderno.
Anzi intonacamento di calce sopra )e pietre quadre
fatte le mura. Quante nobilissime chiese antiche furono cosi tnriJIII
smania d' imbiancare? .
In una cappella a sinistra vedi alcune leste assai vive di A
ucl qu;.d1o dell' Assunta.
(3) Marco Emilio consolo, nell'ultima battaglia che fece co' L"
a bandiere spiegate, fece 'I'Oto di edificare un tempio a Giunone
gina. T. Livio, D. 4 L. 9
(4) Junooi Reginac aacrum
Ob honorem memoriamque Virginae
P. F. l'aternac P. Virginis .
Rhodion Lib
245
La di San Michele era, dice l' Aprosio ;
un tempio consacrato a Castore e Polluce; m ci
non dee intendersi che dell' abside di bellissima
forma e di una parte del coto. L' arco acuto che
poi all' arco tondo, sgna un' altra et di
costruzione. Il tutto io pietre f'iquadrate con lo
scalpeDo. Quest' chiesa ha una confes-
sione la colonnetta miliare di Antonino, ci1e
gi v' ho trascritta. Presso la porta della chiesa ne
sta in piedi un'altra_, ove non ho saputo leggere
altro che Cae'sar. Altri vi lesse;
IMP. CAESAR
AVGVSTVS
TRIBVNITIAE
PUTESTAT. XI ()
La gi celebre biblioteca Aprosiana in
glia come una memoria di tempi migliori ( ).
Nomine suo et Metlliae
Tertullianae
Fiaminiae uxoris suae et
Libcrorum suorum
Virginiorum quieti paternae
Reatitutac et quiete
S. P. P.
( Parmi che dopo il sacrum ci sia un V. )
(1) Convien aggiugnerla alle altre miliari riportate addietro, e con-
frontarla con quella che le rassomiglia : con che forse avremo due
colonne miliari di Augusta.
(:t) Pe1 le sue lodi anteriori vedi il Tirallo5chi. Di dieci mila vo-
lumi cbc avca, non ne rimangono cinque mib, e , come ognuno pnr
credere, non gli eccellenti. Il .Navonc acc:usa di questa depredazione i
commissari del governo democratio di Genova nel 1797
:146
ha perduto i pi preziosi suoi codici, le sue edi
zioni pi rare. Non conserva nepput'e tutte le o-
pere del P. Angelico Aprosio, suo fondatore, let
terato. di gran fama nel secento, ma tinto della
pece .di quel secolo ( 1 ).
Dietro Ventimiglia un alto monte gmtrda tutta
quella parte delle Alpi marittime, di cui l.a Roja
nel basso qui porta al mare le acque. Sopra Cflel
monte siede il castello A pio od Appio, fonnato di
due torri in pietra quadra_, opera .tenuta per ro-
mana, con recinto genovese del 13.
0
secolo (:.).
(1) Angelico Aprosio, Agostiniano, nacque in Ventimiglia nel 1Go6.
Il Soprani lo chiama Glollia del mondo letterato ; ma i posteri poa l
gono fra le sue lodi, meno i suoi scritti, che la fondazione in S. Af,o-
atino di Ventimiglia dell' insigne biblioteca che ancor [>Orta , beodl!
mutilata , il suo nome. Egli era il miglior bibliografo della sua eli
Stamp " un' infinit di opere sotto nomi supposti ; la maggior pa1u
di polemica letteraria. Alcune di esse portano strani titoli , &econdo il
gusto di quell' .et , come p. e. L' Occhiaie .str.itulato, lo Scu di Bi
naldo ovvera lo Specchio del Disinganno, le Vigilie del Capricorrw.
stimato il suo catalogo , intitolato Bibliotheca Aprosiana.
(:a) Veramente chiamavasi il monte Apio e non Appio. E IJDi il
Giustiniano, parlando della Penna , villaggip nella ulle della 1\oja,
ha il seguente passo che merita d' essere riportato 1
" l Liguri , cosi marittimi come montani , usano ed hanno SiMI\ol
, in bocca il vocabolo Penna nella signifl.cazione di suprema altrw,
, e dicono la penna delPantenna, la penna del monte , cio la ~ ~
, prema e pi alta parte. Ed il monf.t Apennino il qual divide tuiLI
, la lunghezza d' Italia forse ha pigliato nome da un antichissimo
, capitano nominato Api, il qual riportb trionfo di tutta l' Itali ili
, nan:ti l' edificazione di Roma. ,
Del re&to penna per sommit
1
penna di monte per cima di moate.
sono vocaboli italiani di buon conio , derivati o dal latino pinna, c
dal celtico pen, significante altissimo, sommo. Anche gli Spagaool'
dicono penna per cima di monte , ed celebre tra loro la P ~ n n a tit
ku Enamorado nella giogaja deli''Oropeda.
!l47
Dei Liguri. antichi vi lw gi fatto alcun cenno.
}fi basti per ota dirvi che gl' Intemelj furono meno
eelelwi degl' lngauni loro vicini ( 1 )
l cooti dt. Ventimiglia verso il de
eimo &e eolo nell' i storia, ma non ne abbiamo che
v.ghe .notizie
Nel 1 r4o il popolo di Genova con ,gr.aade eser-
cito pu ll)are e per ,terr.a si tnGsse contra il oonte
di Ventimiglia, per cagione della rihel!Wn sua, e
furono vitt.<>tiosi .cos della citt .coine di tutto il
cootaclo : i qu .. li ddL<t .ortt e del contado poi g;u-
r .. <l'OO perpetua .a1 popolo di Genova ( ).
Nd 1 x 56 Gaiflone t.Guer11a, coilte di Ventimiglia,
si fece feuala:tario .del .co.DMI1.M .di Geno:va, cio don
tutte le sue cas.tella a KfW Comune, il qt1ale a lui
le diede in feudo per solenne in:we$titra (3).
( 1) li signor Navone di.ce: "NOJJ onor fu la resislenta
., Entemelii (ai /lomani), mentre al dire di Livio ( Li h. 4o ) t'o-
, atumio ' vinti i Liguri Mo.ntani, non st,icnQ .d' assaLirli. ,
Vegga ora il lettore se questa conseguenza ai ,posaa trarre d.al passo
di T. Livio : " Ai Liguri delle montagne da Aulio Postumio fu dato
il guasto , tagli11te le vigne, ed abbruciate le biade 1 tanto che costretti
da tutti qnei mali (:he puri a ,seco la guerr.l, &' arreilderono, e dieronn
l' arme ai Romani. J?opo questo , P.ostumio and per acqua visitando
tutta la costiera
1
distendendosi insino alla riviera de' Liguri lngauni
ed Intemelii. n
Cicerone (Epist. n4 a, Caelii) dice che al suo tempo gli Jntemelii
s'erano messi in armi perch Bellieno aveva ucisn Demetrio , un no-
bile ivi ospite di Cesare. Civitas (Yet&tinglia) ad arma iit. Eo nune
cobortibua mibi per nivem eundum est.
(:.) AIIIIIJli di GenaWI - Ne auaaisk.va l' atto .nell' Arcbirio' di Ge-
l'lova. Tra qudle castella eravi Porto Maul'izio. Destt.
(3) lvi.
248
Nel 1162 Federico I. imperatore fece il famoso
diploma, di lunghe conlio.versie. In esso
ei concede in feudo al comune di Genova tutta'la
riviera marittima dal porto di Monaco sino a Porto
V enere ; <t decretando per che per causa di que-
sto non si sminuisca la giustizia de' conti o mar-
,, chesi >> ( 1 ).
Carlo I. d' Angi.. conte di Provenza, fatto dal
Papa re di Napoli e dell;t Sicilia, e come capo
de' Guelfi gran nemico de' Genovesi_, allor Ghibel-
lini, stese il suo dominio per molta parte della Li-
guria occidentale. Guglielmo, conte di Ventimiglia,
cedette a lui od al suo figliuolo Carlo II , il re-
taggio paterno' -ricevendone in cambio alcuni feudi
in Provenza. L' atto, citato dal Durante, del
1288 ( 2 ). Non pertanto dagli annali di Genova ri-
caviamo che l' anno 1 290, nella descrizione di tutta
la Riviera fatta dall' ufficio della credenza di Ge-
nova, Ventimiglia somministra all' armata marittima
genovese 5o uomini, ed i conti Enrico Filippo ed
Alberto di Ventimiglia ne somministrano trenta
tre (3).
Quest' apparente contraddizione e tante altre che
s' incontrano paragonando le istorie di Provenza
( 1) Riportato dal Fedeaici.
Hilt. de Nice. Vi i dice che " Guglielmo fece quella douazioae
a Carlo I, , ma questi era morto nel u85. Forse c' nelb
data , ed allora si tratterebhe di quel Guglielmo ch' ebbe guerra coi
Genovesi , come ne' loro 11nnali si legge.
(3) A[J. Giustiniano, Anna[, di Genova.

con quelle di Genova, pet rappor.to a Ventimiglia,
sono facili a dilucidare. I Genovesi tenevano Ja
citt; i conti vi conservavano qualche giurisdizione
e domtnavano nelle valli superiori_, ma sotto Y alto
dominio di Genova per alcune . signorie e de' conti
di Provenza per altre. Il loro titolo e dominio non
trapassava per primogenitura, ma spartivasi fra
tutti i Gli Angioini, quando prevalevsno
in anni, occupavano Ventimiglia_, e n' erano cac-
ciati quando i Genovesi si trovavan pi forti. l
conti aderivano ora a questi ora a quelli, secondo
il vento della fortuna od il maggiore vantaggio
sperato, e taluno di essi parteggiava pei Genovesi
mentre tal altro parteggiava per gli Angioini. Tutti
que' conti poi chinarono i fasci dinanzi alla Casa
di Savoja, tli poi che questa acquistata ebbe Nizza,
e con lei s' acconciarono a patti ( 1 ).
:Ma i Genovesi, i quali nel 1 14o gi riguarda:-
vano come ribelle il conte di Ventimiglia perch
sottrattosi al loro dominio, dopo molte vicende
avvenute al tempo degli Angioini, tennero Venti-
( 1) " Pietro Balbo , uno de' conti di Ventimiglia, in una lrga che
fece con que' di CIUieo nel 1279, intitolato Signore di Tenda ,
Briga, Saotgio, Pigna, Brcglio, l\occhetta , Castellaro c
teJTe di l dd giogo, e di Limone c di Al verna n t di qu dal giogo
verso il I>iemonte. Ma avendo i discendenti di Guglielmo Pietro (che
si nomin Lasearo dAll' avere sposllto lrene figliuola di Teodoro La-
acaro il Giovine ) fatto fra di loro diveni spartimenti, fu ridotto il
contado io alcune piccole aignorie, i cui signori io diver&i tempi,
dopo la rovina della Casa d' Angi , ai . sottoposero alla Casa Sa.-
bauda. , Asostino del/4

Corona R. Ji Savoja.
!l 5o
miglia con qae' patti istessi clte le aveano .conw
duti nel 12:12, quando i Ventimigliesi, rotti ed u-
miliati, eransi rimessi alla merede del comune di
Genova, come resulta da solenne istrumentb ( 1).
Chi vago delle . istorie del medio evo legga la
guerra di Ventimiglia del 1221 nel Foglietta che
meglio di tutti la narra in disteso, e tl'ol'er con
che gagliardia e fierezza si guerreggiasse a' quei
giorni (2).
( 1) Vedi il Giustiniano alt' anno- 122, ..... Qumto alle ridette n-
ccnde vedi G. Villani L. 1. 3. e Mat. Villani L. S. - Il segaenlt
passo tratto dalle Mmoires touchcmt la sripriorit l111pr. sur t.
flille de Gne1 et de S. Remo. Ratisbonne, 1768 ; ote si citano
prove:
Nd J35o i Geno,esi s' impadronirono di Ventimiglia. Il re
d' Angi e l,a reina Giovanna ne cedettero loro il posse&So, per averne
eoccorso contro Luigi re di Ungheria. l Genovesi non mandarono le
g1dee , e la reina Giowanna fece libera donazione ( alto de' l
eettembre J384) di Ventimiglia al conte Amedeo di Savoja, odinando
ad Autonio Lascaris vassallo e possessore di Ventimiglia, di prestsJlli
omaggio. Il cbe fece il .3o giugno 1389. l successori del .coall:
Amedeo VII possedettero sotto gli auspicii dell' impero tutta. la contea
con la citt di Ventimislia sino all'anno 1485 in cui i Genonsi
' impadronirono nuovamente della citt e di quella patte della contt2
che possedeUero sino al fine.
(2) Il Podeat di Genova, " istigato dalla per6'dia cle' Ventimigliesi,.,
fece cavare gli oochi ad undici de' loro prigioni , poi un .c-
molto largo, e alto, e circa due miglia lungo, .e vi mise denko .gna
parte della Roja; e dirizz molte macchine .e strumenti da guern
co' quali traeva dentro la citl grosaiasia aaui; e f-Abbric due ca-
alelli aulla c:ima del monte di S. Cristofano ; e chiuse bocca del
fiume con ,aft"ondani una nave piena di gbiaja .e di sa&ai. " E queUo
., che pu apportare ai leggenti, nel _piano a baaeo nno
, il .mare .Cece .in bcieve tempo ,un' altra ciu e la cinse di mur e eli
, torri con far lavorare di aontinuo d e notte, e diede il carico Iii
251
,, guardare quelle fortifiazioni a $orleone P ~ : v e r e con due mila com
,. battitori. E fra brieve opprene di sorta gli assediati e gli ridusse
,. a tale necessit che molti strelti dalla fame, abbandonando la citt
, e le cue proprie, vennero a gittarsi alle gill1lcdiia del Podest e
, de' Genovesi, e domandarono umilmente perdono, e andarono ad
,. abitare nella nuova terra, e quindi uniti co' Genovesi battagliavano
, la vecchia citt. , Ventimiglia pi a' arrenliette e si mise sotlo la
signoria dei Genovesi l'anno seguente, e il Podest and a 'V-entimiglia
e fece fabbricare due for.tene , l' una nel colmo dd monte .!.ppio '
l'altra nel pi alto luogo della citt.
Ob. Foglietta , lstor. di Gen.
PoJest di Genova nel 1221 era Loteringo Martinengo di Brescia,
e nel nu Spiao di Soresina.
LETTERA. XXV.
Da Pentimiglia a .San .Remo.
Quella Roja che. vi ho .mostrata .s limpida, s
rapida, balzante di cascata in cascata, appi del
colle di Tenda; come il gajo aspetto della giovi-
nerza lassuso, cos il malinconico della decrepitezza
ci presenta nell' insalarsi accanto le lam.bite mora
di Ventimiglia. Essa vien gi lentamente per una
~ mesta vallea, dando volta or qu or l . pel vasto
e s a ~ s o s o suo letto, e co' suoi dilagamenti infetta
l' aere pe' miasmi che dalle imputridite acque re-
stanti senza scolo s' innalzano a contaminare di '
autunnali febbri i fianchi orientali di Ventimiglia.
Per la valle della Roja, saliva una via militare
a Sospello ( 1 ). Le sue gole a Ventimiglia sono un
punto strategico d' altissimo rilievo; formidabili for-
tificazioni ora si stanno qui fabbricando affine di
vietare a' nemici il passo per la spiaggia ai pi f.
ciii gioghi dell' Apennino che longitudinalmente ven-
gono dopo i ripidissimi delle Alpi marittime.
( 1) La Roja non pi di due secoli fa chiamavasi la Rotta, voce che
par derivata per corruzione da Rutuba. E ad essa che a' avvalla ia
grembo a monti dirotti si conviene la descrizione di Lucano.
Dcxteriora pctens montis dcclivia Tybrim
Unda facit, Rutubamque cavum.
Fan lib. :a.
Altri leggono Rotumbumque,
253
Della Roja, accavalciata da brutto ponte, si tra-
passa a:lla N ervia, che n' sfornita, e talora . in-
grossado e tlirbinosa allargandosi vieta il passo
ai viandanti ( 1 ).
La N ervia nasce dodici miglia pi in su dal pi
del monte .Torraggio; vede Pigna e la
vlte popolose; att,raversa Dolce Acqua, ove bella e
saltante lambisce il feudale castello di que' mar-
chesi., poi discende a Camporosso, terra che forse
deriva il suo nome dai fior dell' oleandro . silv es tre
che vestono di rosso colore tutto il terreno d' al-
luvione del fiume.
Una nuova ed agevole via., salendo tra fichi; viti
ed ulivi, conduce da Camporosso a Dolce Acqua ,
ove quel castello sorge improvvisamente ed. orgo-
gliosamente dinanzi al passeggiero. La Nervia parte
la terra; un ponte di un solo grand' arco ne ri-
congiugne le sponde (2). Le . sue acque, qui. ac-
(1) La Nervia ba pi in au un ponte che con un solo grand'arco
unisce le due parti della terra di Camporosso. Ne ba un altro a Dolce
Acqua , ecc. Ogni volta che parliamo di ponti mancanti , inlendiam
dire sulla 11trada mllestra.
Alla riva sinistra della Nervia in piano, siede una cappella dedicata
a S. Rocco, nelle cui mura c) una lapide on questa romana iscrizione
Appollin.
v. s.
M. C. Anton.
Forse Marco Cajo Antonino scioglieva i voti ad Apolline in un
lempietto che ivi sorgeva. Ma chi pu asserirlo
L'arco unico del ponle dellu Nervia a Dolce Acqua ba 33 metri
di luce, e 10 di altezza.

cresciute da altre che vengo n gi da an '\lallote,
1
timoo rjgirare molti mulini d' olio. Portate da pi
condotti, esse ricadon() spumeggianti neU, arenoso
suo letto. Queste acque, da ogni lato luecicanti e
cadenti, conferiscono freschezza e vagllezza al paese, ,
cui fanno romantico le torri, il fossagg.io, il ponte
levatoj() del SU() massiccio castello, con le mun
..
non diroccate che in parte, ed ammantate di piante
salvatiche, parassite, sassifraghe. La bandiera con
le armi dei Doria, aatichi signori del luogo, sven.
tola ancora sul maschio del castello di Dolce Acqua.
Nacque in Dolce Acqua il Borgonio, geografo in.
signe a' suoi tempi ( 1 );
Torniamo alla sh.ada maestra. Trasittata io bar
cheua la Nenia qui presso ha la foce nel
si Tiene alla volta di Bordighiera. Lungo
il cammino, a sinistra ove i colli anteriori abbas-
l
san dosi concedono d' addentrarsi allo sguardo, mi.
rasi ne' colli interni levarsi sopra un' altura Peri
naldo, patria de' Cassini e de' Maraldi. La grand'oro l
bra di Domenico Cassini par signoreggiare tutta
quella chiostra di mnti. Di quanti marescialli dii
Luigi XIV le dell' obblio gi avvolgono il
nome,. mentre etandeggia invecchiando il nome del'
Una bella testa di Sant'Antonio spicr.a nell'ancona della parrocchi.
(a) Nella chiesa parrocchiale di Cam1orosso una tavola con pi com
partimenti , me&&<\ in oro, ha la data del r436, ma in gan parte
ridipinta. Nella eacrlsli sono due altre buooe tavole coo 1ma quarh
chiesa del cimiterio; tutte opere del rS. aeoolo.
Nella chiesa parrocchiale di una talola col fondo d'oro 1
fI

discopritore de' satelliti di Satumo e delle rivol.u-
.zioni delle macchie solari ! ( 1 )
(1) Gi$n,Demenico Caa&loi uacque a Perinaldo nel &625-, morl a
Parigi nel 1712.
Egli fu dapprima Professore di astronomia nell'universit di Bo-
logna , nella Basilica di s, Petzooio fece il maraviglio10 Elio-
metro che il uo nome.
Il Colbert, generoso ministro di un Re generoao, fece dimandare
il Cassini al Papa ed al Senato di Bologna. Lnigi XIV lo accol.e
come Cesare aveva aQOolto Sosigene, e la Francia pi non volle
restituirlo all' italia. Egli scrisse sopra le comete, i le rivo-
luzioni delle macchie del sole, ed altre materie astronomiche, e di-
scopri quattro cinque satelliti di Salorno. (E non di Giove, come
erroneamente dice il Dizionario del Feller. J satelliti di Giove, cio
gli Astri Medicei
1
furono scoperti dal gran Galileo. )
Vincenzo Monti coa). ne canta nella Mascheroniana :
Qui Cassio che in me tutto affisse il ciglio ,
Fortunato coal ch'altro gia111mai
Non fe' pi bello di veder periglio.
il cav. Andrioli nella Sesurana, lo chiama
Della divina Urania almo decoro
Che nel grembo del sol con ciglio immoto
Fiss le macchie e ne descrisse il moto.
Giacomo Cassini, figliuolo di Domenico, e Ceare Francesco Cah
ini, figliuolo di Giacomo, furono pregevoli aatronomi, specialmente
il primo.
Giacomo Filippo Maraldi, nato a Perinaldo nel 166S, morto a
l>arigi nel 1729, era figliuolo di una sorella di Domenico Cassini , il
[naie lo chiam in Fraucia ove procacciossi rinomanza d' insigne
stronomo. Nel 1700 lavor al prolungamento del famoso meridiana
ino all'estremit australe di quel regna. Nel 1718 and con altri
stronomi a termi11arlo a settentrione. " Se ne togli questi viaggi, dice
l Fonlcnelle, egli pass la aua vita rinchiu'o nella specula, o a dir
1eglio nel cielo, donde mai non uscivano i suoi sguardi ed indagatori
'ensieri. ,
La bihlioleca dd Maraldi in Perinaldo.
256
La Bordi ghiera, vero nel" senso di terra
murata, siede sotto monti foltissimi di e fra
poggi tutti ricoperti di palme. n viaggiatore si
crede trasportato nell' Affrica al verdeggiante e pi-
ramidale aspetto di questa pianta s rara in Europa.
L' altura di Bordighiera padroneggia un bellissimo
seno di mare. Di quinci lo sguardo si posa sopra
Ventimiglia e i diroccati castelli de' monti che la
sopraggiudicano a ponente ; trascorre a Mentone
sulla spiaggia marina; vola l promontorio ove Mo-
naco giustifica coll'apparenza lontana il suo titolo
e la sua fama; ascende al monumento de'
sul colle della Turba; poi dichinandosi e radendo
il . fissa il bianco faro di Villafranca, come
un punto biancheggiante sopra l' azzurro ed il ver-
de; e di l seguita la fantastica ed azzurra lineA
de' monti della Provenza. Veduta che muove a grati
sensi l' animo di chi vien da levante pel lusingbe-
vole prospetto del paese ov' ei rendesi, e ridesta
dolci ricordanze a chi venendo da ponente rivede
come in un panorama que' luoghi da' quali ormai
gli conviene prender comiato.
Tre valli, ossia otto terre, la Bordighiera, Cam-
porosso, Valle Crosa, San Biagio, Soldano, Val-
lebuona e Sasso, facevano altre volte una 1epuh
hlica nella repubblica ( 1 ).
() lu S. Biagio nacque nel 1772 Luigi Bi:imonti. Et;li nell't:".
versi l di Torino leggca Belle Lettere. Era eruditissimo. Ne''"'"'''
ritenne la frondosa facilit del canto estemporaneo a cui arplic'""
Se il nostro secolo non fosse a ragione stomacato
di quelle istorie di amore nelle quali l' omicidio
forma la peripezia e il suicidio la catastrofe, po-
trei colorarvi con romanzesche tinte una miserabile
ma purtroppo vera tragedia ayvenuta in Bordighiera
l'anno 1703.
Ecco in semplice stile come qui la raccontano.
- Un giovane nato di Bordighiera s'accese d'una
fanciulla della sua terra. Erano pari amendue in
avvenenza e in civil condizione. Ma perch la giu-
stizia a que' tmpi lasciando cader le bilance e
dormire la spada, mal pesava le colpe e pi rado
le castigava, reputavasi ne' giovani nobil fierezza il
portar arme ed usarle. Anzi la sanguinosa
di lieve offesa era da molti esaltata con Un
tristo costume trascina gli uomini al peggio, ed il
giovane amante erasi fuor di modo lasciato traspor-
tare al piacere di essere un\versalmente temuto. I
parenli della ragazza, e per questa. e per altre
lllen degne ragioni, ne. attraversaron _ gli amori.
Iella giovinezza. d'uopo eccettuarne l'Addio a Boboli, poemetto
mmaginoso ed affettuoso che vale assai pi delle molte sue traduzioni
la) greco
1
e del suo poema epico il Camillo. Questo famoso Romano
bhe a' nostri giorni due poemi eroici ...
Fu pur detto che l' imperator Pertinace nascesse in S. Biagio.
Pigna, terra mentovata sopra , sull' alta Nervia , diede i natali a
:arlo Fea, illustre archeologo che vive in Roma. La natia sua Ligu-.
ia, ai mal eaminata dagli aotiquarj , lo invita a visitarla ed illu-
:rarla col profoDdo aapcre e col sagace sguardo, esercitato nelle cose
el Lazio.

Essi le dipinsero il suo innamorato come un uomo
di sangue e di corrucci, e la tirarono a promettersi
sposa ad un altro. Divamp per terribil ira a tal
novella il petto del fiero garzone.
Veniva la se.ra. La giovinetta in compagnia di
sua madre passeggiava tra le palme ed i limoni
dell' orto domestico. L' inferocito amante la vide da
una fessura del muro di cinta. Egli scavalc quel
muro e lanciandosi sopra l'infelice donzella, grid:
Poich tu non devi esser mia., nessuno ti dee
possedere. n Ed a colpi di coltello la trucid nelle
braccia della madre che invauo si travagliava a di-
fenderla.
La sera del dl seguente il feretro della giovine
uccisa, coperto di funebre velo, giaceva" nella chiesa
della parrocchia. Il delirante assassino entr in
,quella chiesa, alz il velo nascondeva il volto
della vergine uccisa; baci la ghirlanda di rose cbt
le ircondava la pallida fronte, e piantandosi nd
cuore il coltello, ancora intriso di quel sangue a-
mato, vers l' anima sul corpo esangue della sua
vittima.
Se l' amore giungesse a giustificare i delitti, esso
non verrebbe considerato come la pi bella delle
passioni. L' arte dello stile pu in questa ed
altrettali avventure temperare l' orrore colla piet.l.
Ma tristo colui che s' induce a far versar lagrime
sulla tomba dell' assassino e del suicida ( r) !
( 1) Quest' l' argomento di una canzone popolare , IIOi
ai cantori dei trivii , e di un dramma difforme.
..259
Siede sopra Ia.-Bordighiera Seborca, gi feudo
libero de' monaci di Sant' Onorato ( 1 ). Racconta il
Navone che que' monaci battessero in Seborca mo-
nete, << delle quali qualcheduna si conserva negli
scrigni degli antiquarj. >> Essa giace sul dorso del
ripido Montenegro, che diconp gettasse fiamme
ne' tempi antichi.
L' Ospedaletto bwgo di p.oche case.. Sulle spalle
del monte che_ pQi sporgendo nel filare forma il
capo di San Remo .1 siede il villaggio della Colla
. Voltato il capo, s' ;tppresenta San
Remo (2).
(1) Sant' Onorato , isoletta di rimpetto al capo di Antibo, prese il
11o111e da quel Santo c:h.e vi foad un 100nutero di Beneditlini eelebre
nell' !storia ecclesiaatica c:ol ili , perch Lerina hia-
mavauo quell' isoletta gli antichi. Que' mopaci ave;1no molte poasessioni
nella Liguria.
J.>er le aeque medicinali SWJrganQ trfl la Bordigbiera c San
Remo , vedi l' art. Miniere nell' APPI::IIPlCB.
:a6o
LETTERA XXVI.
San Remo.
<' Sponde amate ove ogni fiore
Di natura apre un sorriso ,
Su pel mare un grato odore
J7i palesa anche al nocchier,
E d'Italia il paradiro
Ben vi chiama il passeggier. ,,
Questi versi sono di un poeta di San Remo a
.quale cos lodn a cielo la sua patria.
Ma quanto egli dice della fragranza de' fiori che
depredata dall' aure si sparge di lontano sull'onde,
verit notissima ai naviganti .
. N io credo di fallire al segno, affermando che
f.Ariosto ne' Cinque canti ebbe specialmente in min
o San Remo, o Nervi, od ambedue queste terre.
E ci nel passo ove descrivendo il viaggio della
galea di Gano , dopo d' aver detto
<< Indi t Alpe a sinirtra apparea lunge
Che Italia in van da' barbari disgiliJ'lge ,
continua a cantare
,, Indi i monti Ligustici, e Rwiera
>> Che con aranci e sempre verdi mirti,
,, Quasi avendo perpetua primavera ,
>> Sparge per t aria i bene olenti spirti. ,,
!16r
. lmperciocch contemporaneamente all' AriostQ il
Giustiniano scriveva:
(( Il territorio di San Remo tutto pieno di ci-
,, troni, limoni, cedri ed aranci, non sol!lmente
>> dilettevoli al vedere e buoni al gusto, ma di
,, grande utilit; come che questi frutti si portano
per mare e per .terra in pi luoghi. Vi sono an-
,, cora in moltitudine gli alberi di palma . . . Gli
n ebrei di Alemagna e d' altri luoghi mandano a.
n comprar dei cedri per la solennit de' Taberna-
coli a San Remo ( 1 ).
San Remo, veduto dal mare, presenta la forma
di un triangolo, la cui base il lido; ed il vertice
la regolare cupola del santuario addimandato della
Costa dall' altura ove sorge.
Sette colli fanno corona a San Remo, intera-
mente vestiti d ~ olivi , di cedri , di limoni, di a-
ranci, di palme, di mandorli, di fichi, di mela-
grani. Ma i monti del fondo raunano forse trappo
innanzi la chiostra loro, per quanto della va-
ghezza della veduta che circoscritto ha l' orizzonte.
Essi per difendono dai venti il s u ~ territorio, che
trovandosi tutto ap1'ico ed esposto al mezzogiorno
produce in tanta copia e bellezza i frutti di quelle
piante, consolatrici . degli occhi, e rammentatrici
delle pi ridenti pitture poetiche.
(t) .1. Giultiniano
1
Descriz. della Liguria.
li Galanti asserisce che i cedri di S. Remo sono i migliori dell'
Italia " ed aggiunge che il pi bell'olio, reputato prove1uale
1
del
territorio di S. Remo .
:nh
San Remo tetta popolosa, non annoverando
meno di 1 1 ,ooo abitatori. I pilt de' quali coltivano
gli odoriren loro giardini, i loro fruttiferi colli; e
si t1elta . terra al cessare delle campestri
fati<!he. Di d nasce che agli occhi dello straniero
San Remo tenga sembianza di una citt. di conta-
dini. Non pertanto il Galanti afferma ch' essa <<
una delle pi helle delhi costa Ligure, l> e
per molti lati egli non esce dal ( 1 ).
I terrazzani di San Remo heevano un' acqua fe-
tida, alla quale si attribuiva la ne' corpi
umani dell' orribile tenia ( 2 ). Ora limpide ed ab-
{l) Popolazione Ji S. Remo nel 1828.
Maahi
4799
Femmine 61So Totale ltl94g
T-n i quali da
6o 11.70
anni 107 , Jog ,,
216
70 a Bo 3o ,
29
, 5g
So a 90 6 , 2 ,
8
g a 100
La soverchia dilterenza tra i maschi e le femmine proviene daDa
roigrazioue ch' notaiJiliuima ne' primi,
Se la ricolta delle olive non buona, pi di un migliajo va io
Francia e specialmente a Mar!iglia per cercar vitto col lavoro. Tor
nano in piria col tornare elle buone ricolt. Molti marinaj paasaoo
in Americ, la proviru:ia d S. Re.mo il paese d' ltalia che pro"ede
pi religiosi ai conventi: a Hai ne vanno a que' di Roma.
Aggiungo la popolai:iobe di alcuni altri paesi della Provincia :
Ventimiglia S7oo - Dolce Acqua 1700 - Piana 2Soo ..... Taggia 38oo
- S. Stefano 90S - Triora 4200.
(2) Frequentissime erano prima le tenie, ma nessuna ha resistito
al decotto della corteccia della radice di Mdogranalo: nello spuio di
pochi mesi mi riusci di espellerne diciotto e viventi.
I mali flogistici costituiscono i nov decimi delle altre malattie.
Not.a di un Medico del pae.e ..
263
bondevoli fontane sprgono la freschezza e la sa-
hlte in . ogni angolo della montuosa loro citt. Egli
merc delle cure di un loro vice -Intendente che
gli abitatori di San Remo veggono le N ajadi dei
colli vicini versare dentro le lor mura la conforte-
vole urna ( 1 ). Ed sua merc pure che i leg-
gieri calessi e le berline scorrono agevol-
mente ora, dove i muli tentavano con l' unghia il
terreno prima di l'orma sull' orlo degli a-
bissi vertiginosi ( 2 ).
1\la gli amatori dell' italica Tala ammireranno in
udire che quest' amministratore l' autore del Fi-
losc!fo celibe, della Lusinghera , delle Risoluzioni
in amore (3 ).
Sotto il tetto ospitale di questo amico de' miei
giovani anni io lessi i nuovi compimenti co' quali
ei viene apprestando pi verdi e pi gloriosi allori
alla sua fronte. I pi begli occhi dell' Italia in leg-
gendo il Tasso del. Nota verseranno lagrime sopra
gli amori e le sventure del maraviglioso poeta. Egli
il vero Torquato che sente la sua grandezza
nell' adorazione della posterit ; T orquato avvam-
pante di gloria e cedente ad una passione pi su-
blime ancor della gloria; T orquato felice di una
(1) L' acqua fu condotta in S. Remo dalla distanza di 5ooo metri
lint'a li.
( 2) La strada littorale, aperta nella lunghezza di 44,6oo metri li-
nuli.
(3) L' avvocato Alberto Nota, ora cavaliere dell' ordine civile di
s .. vuja ed intendente di Pinerolo.
264
speranza, governato da un' immaginativa pi po-
tente della ragione; Torquato finalmente che nel
mondo intero altro non vede se non' la Geru-
salemme liberata e l' Estense principessa di cm
cantava:
N men sar ch' io volga gli occhi a queste
Di terrena hf{lt caduche forme
Per isviar i miei pensier da t orme
IY una bellezza angelica e (I).
() La marchesa Ginevra Canonici Fachini nella sua Leuera g;.
torno alla prit;ione di Torquato T.asso , cos parla d' Eleonora:
La piet negata da reale di princi pusa pudica allo
sconsigliato affetto di troppo cieco amatore, negare non seppe alle
&venture di Ici l' anim sublimemente grande ed il gene1-oso cuore di
Eleonora. E non che una lagrima sola, la quale a ristoro cbiedea pre-
gando l' infelice prigioniero, l' ultimo sospiro di vita fu prezzo di
compassione e di affanuo. Soggiacque la principessa al comun fato ad
febbrajo del r58r, circa due anni dopo l' imprigionamento di Tor-
qualo , e appresso lunga infermit di languore. Della quale essendoti
alcun tempo innanzi riavuta , sicome suole avvenire nel primo st
dio della mlattia . . il nostro prigioniero di Sant' Aona mand il
P. Panigarola ad Eleonora convalescente , pregandolo di baciarle la
mano : Chiedendo scusa se non aveva cantata in versi la di lei ili
fermit per una certa tacita ripllgnanza, ma protestando :come k
entisse cutca verame"te nel fondo delf anima.
E vedi il diacono del Prof. Rosilli sorra gli amori di Tol'f{U&o.
LETTERA XXVII.
Ancora San Remo.
Nel 1728 avendo l' ufficio di San Giorgio in Ge-
nova posto certo gravame nella rivira di Ponente,
i popoli di San Remo, spalleggiati, a quanto corse
tma, da un possente vicino, ricusarono di :soggia-
cere al carico, e licenziati i giusdicenti della re-
pubblica si misero in armi. Genova mand navi ed
armati per . soggiogarli. Ma il principe di Monaco
si fece mezzano di pace, ed essendosi la repuh-
hlica mostrata moderatissima negli accordi, le cose
si acchetarono, e fu sopito l' incendio.
Tuttavia rimase qualche caldo negli animi, e nel
1753 si rinnovarono le discordie che per pi anni
durarono. Fu in quel mezzo che un anonimo
compose, e diede poseia in luce uno scritto ten-
dente a provare che la repubblica di Genova
avea fatto disegno di ridurre a poco a poco sotto
il suo dominio le citt della riviera di Ponente,
vincolate con lei merc di alleanze ineguali , e di-
pendenti del resto e . immediatamente dall' Im-
pero ( 1 ). Risposero i Genovesi per provare U
( 1) Mmoire8 touchant la supriorit lmpr. sur les villes de Gne1
et de S. Remo. Ratisbonne 1768. - San Remo , ivi i)iccsi, si reputa
lnlrrconventienntUa et de jwe non subdua.
:a66
loro alto , antichissimo . ed indipendente domi-
nio ( 1 ). J)
Legga quegli chi. vuoi p'l'ofondarsi in ma-
terie che nessun' arte di stile pu adornare in ma-
niera che giungano a conciliarsi l' attenzione dei
presenti lettori. A me basti dire che se nell' ac-
cordo del J 170 fra i tre comuni di Genova, di
Nizza e di San . Remo per tutela della loro naviga-
zione turbata d Pisani nel mar di Provenza, i
San Remesi appajono liber.i, non cos avviene nel-
l' accordo del 1 '99 lmperciocch in questo il co-
mune di San Remo si mette veramente, .bench a
discretissimi patti, nella dipendenza di GenOla. D
Laudo del I36I aggrav alquanto gli articoli di
quell' accordo, e dur in vigore sino al 1753, non
interrotto che dal breve suhuglio del I 728. Mal
comportarono i Genovesi le nuove turbolenze
sospettavano aver pi profonde radici; . e perci
demolirono l' antico castello, ne fabbricarono un
nuovo , che tuuor sussiste in riva al mare, priva-
rono que' di San Remo. de' migliori lor privilegi, e
risposero al Decreto Aulico con una sentenza nella
quale asserivano essere la sovranit di Genova so-
pr tutta la Liguria assoluta ed indipendente dal-
l! Imperio.
Quanto all' origine di San Remo ecco ci che
raccontano. Eravi anticamente una villa detta Ma-
tuziana nella quale mor e fu sepolto San Romolo,
( 1) 4ccineUi , Compendiv. delle 1&orie di. 9enov.11 T. II.
267
vescovo di Genova e successore di Sari Siro, a cui
erano stati donati molti poderi in que' dintorni.
Pei miracoli fatti Ili sepolcro del Santo quella villa
prese il nome di terra di San Romolo ( Oppidzu
S. RotnUli ). Rovinata poi la terra dai Saracini ,
gli abitatori, scampati all' eccidio, si ritiraron sul
monte e vi edifcarono un castello dello stesso nome
( Castrum S. Romuli ). Ma poscia tornata la se-
curt, scesero nuovamente nel piano, ed alla terra
che rifabbricarono diedero il nome di San Remo,
(!ome per indicare la fratellanza tra due luoghi ,
de' quali il superiore ritenne il nome Romuleo.
Altri narrano con qualche differenza la cosa, at-
tribuendo il vanto della fondazione ai Genovesi ,
quivi accorsi verso l' 878 per trasportare nelle lor
mura il corpo del Santo, ed a Teodolfo lor vescovo
che nel 973 form, dicono, -un nuovo popolo in
San Remo
1
nuovamente sacchggiato da' barbari
d' Afftica.
Non meno de' pirati affricani si mostraron&
crudeli a San Remo gl' Inglesi nel 17 45, lanciando
1200 tra bombe e palle di cannone contro a que-
sta innocente e pacifica terra che mandava rinfre-
schi al loro ammiraglio , e dicevagli: << Se s i c t ~
trato contra la repubblica, che colpa ci ahbiam noi
che non siamo nemmeno suoi sudditi, ma soltanto
popoli ad essa legati con patti?
Sommamente mite il cielo a San Remo, come
1e rende testimonianza il venire a maturit che
f'anno i datteri sopra due grandi palme del giardino
.268
G ismondi, lasciati due anni in sull' albero ( 1 ).'
L'inverno del 182o, d'infame rimembranza pei
San Remesi , fece calare il termometro a 3 5; e
gel tutte le piante di agrumi, precipua loro ric-
chezza ( 2 ). Pe1 la vendita di questi frutti, evvi in
San Remo un magistrato speciale (3 ).
La storia c' insegna che la navigazione fioriva
altre volte a San Remo, e nelle sue marine. Prima
del 1797 essa adoperava So bastimenti di gran
cabotaggio; ora son ridotti a 3. La spedizione di
Egitto consum i primi; la mancanza de' trafichi
non lascia c1escere il numero dei secondi.
(a)
Temperatura media.
1826
d'inverno
t
,.v
t
90 T. R.
di primavera
t
IO
t
II
di state
t
18
t
17
di autunno
t

t
13
_ da notarsi che anche a Triora, il pi alto villaggio della pro
'Yincia di rado il tcl'rnomctro scende a 4 sotto O{O nell' inverno, o sale
a IO.(lra 010 nell' e sta te.
Latitudine di San Remo 43 o - 48 , 44 , 3
Longitudine, 5 3o all'est di Parigi.
Ant. Rossi.'
Il N. O. il N. E. il S. E. vi riescono spesso infausti alla vege
tazione; il primo se soffia con forza al tempo che fiorisco n le viti; il
aecondo, pt!l'cb foriero de' gelicidii invernali ; il teJZo coll'
1
intristir
le foglie delle piante di agl'Umi, spinndo caldo e soffocante in sul
venir della stalc.
(3) Un I>acde che trae di fuori l derrate viUo , dee
produrre di che comperadc. Ci avveniva alla provincia di S. Remo,
pri!lla che la Francia
1
consumatrice principale de' suoi olj ed
gravasse questi di un d.u:io enorme. , 1\'ota tratta da una Statisca
di S. Rema del 1i!27.
26g
' Gli abitatori di Remo sono . d' indole man-
sueta e portata al bene. N o n evvi chi si ricordi
di , commesso da un nato del paese.
Sin ne' villaggi pi alpestri tutti mostrano il bel
desiderio di cacciar da. se l' ignqranza, fontana di
sventure e delitti ( J ). .
Michelangelo da San Remo fior nella scienza
delle lingue dotte verso il principio del 17." . se-
colo (2 ). .
Nacque in San Remo e vi mor di 66 anni (1793)
Francesco Maria Gaudio, delle scuole vie, professore
di.:matematiche miste nella Sapienza in Roma. Fu
insigne specialmente nell'idraulica. I sommi Pontefici
lo adoperarono nel regolar le acque de'loro stati (3).
Gli amatori delle naturali bellezze debb-ono saper
buon grado al P. Gaudio dell' aver egli impedito
che. non. si guastasse, come erasi di visato, la fa-
mosa cascata delle Marmore sopra Terni: la quale
cadendo dall' altezza di 3oo piedi , e formando
un' infinit di arcobaleni, reputat la pi bella
di tutta l' Europa, e fu cantata da Lord Byron in
versi evidentissimi. Papa Pio VI e il gran duca
Leopoldo lo tennero in molta stima. Il barone di
(1) In S. Remo un Collegio comunale frequentato da 4oo alunni,
un altro in Ventimiglia, ed in tutti i villaggi una scuola.
(2) Scrisse, lode:& scu Dictionarium vocum latinarum, quibus ex-
ponuntur hebraicae caldaicae syriacae et arabicae in concordaatiis
Hetnicis, Marci de Caluaio. Romae , - R. Soprani , Scl"iUori
deUa Liguria.
(3) P. l.abat , Yia!Jgio in Italia.
:A70
'l..ach mostr far gran conto delle sue opere a
stampa (1).
La chiesa delf Assunta, detta il Santuario della
Costa, nobilissimo tempio in luogo d' aria sanissima
e di larghi prospetti, ha 4 colonne t()rse di ala-
bastro fulvo pallido. La galleria Borea ricca
di preziosi dipinti. Nel' giardino Gismondi sorge un
bell' albero di gagga (Acacia Famesiana), pianta
che altrove per lo pi non che un arbusto.
De oaturae n.tensionia. Napoli, 1,&>. Diuertaaioai.
(r) De Jtaturae vi et lege generali. 1\oma, 1756. l
De altitudine atmoapbaerae. 1\oma, 1 76o.
.De rectilinea lucia propagalione. Roma 176o.
ln.titotiones Matbematicae. Roma, 176l.
Opera in volumi , molto atimala.
DiiiCorao salla riforma dell' Idraulica. Roa, 1786.
DiiMlorao sull' azione delle Potenze nelle maccbine. T..S.
Diacono aulla replezione e depluione de' laghi e ric:ettacoli. 1ft.
LETTERA 'XXVIII.
Da San ReTIU) al passo delt Argentina e quindi
1
~ '
a aggta

Tremolavano i rai del sol nascente
Sovra t onde del mar purpuree e rf o r o ~

E in veste di z'!!Jiro il ciel ridente
Specchiar parea le sue bellezze in lo"'.
I1 .Africa i venti fieri e rf oriente
Sovra il letto del mar prendean ristoro,
E co' sospiri suoi soavi e lieti
Sol Zejiro increspava il lembo a Teti ( 1 ).
Per un mattino di tal fatta andai alla M.:.donna
della Guardia, chiesuola in sul Capo Verde, un'ora
a levante di San Remo. Di ol io contemplava a
sinistra Arma, Riva, e Santo Stefano, villaggi lungo
il curvo lido; poi Cnstellaro, Baussana e Poggio in
sul monte ( 2 ). Sotto aprivasi la lieta valle nel cui
fondo l' Argentina, traboccando dal pietroso suo
(r) Tassoni, C. X.
(2) Nella chiesa di Bau,sana, villaggio che sorge un' ora di cam-
mino al N. E. di S. Remo sull' alto, un quadro ch' esprime la Nati-
vit dc:l J>recursore lavoro del cav. Calabrese. Tranne il vec.:hio
Sacerdote, tutte l t: altre figure appartengono al sesso che alle cure
dell' infanzia pi dedicalo. Ha variet
1
robustezza, ardire, ed al
certo una delle pi studiate sue tavole d' altare; rua l' umidit della
parete ha danneggiato il dipinto. - Dall' erto colle di Baussana si
haooo vaghiuimi prospetti di spiag;;ia c di wuc.
272
]etto, rode e scassi.na. alle volte. i fertili poderi di
Taggia e di Riva. A destra si schierava San Remo
e il perpetuo giardino degli . S110i poggt B
sottano fragore del :r;nare che _$i frangea sulla spiag-
gia, ed il canto mestamente dolce di soli-
tario augelletto, armonizzavano, a cos dire, l' qniver-
sale silenzio. E d'uno in "altro pensiew .trapassan9o,
tornava la mia mente, eccitata dalla presenza. dd
luogo descritto nella milita;e istoria, alle
della compagna del I 794, nella quale l' ac.corto
Massena, circondando per la loro sinistra le posi
ture della linea di Saorgio, e al Ta-
naro nascente per cotesta, valle e per
qnella di . Oneglia, faceva ad un cadere il
grand' edifizio di difesa. con tanta spesa e fatica
eretto' nella provincia. di Nizza, e per. due anni
sostenuto con memorande prove d' ardire. Qui ha
principio, dicono i libri dell'arte, quella bella ca-
tena di monti che dal Capo Verde seguitando la
fiumara di Taggia, si continua non interrotta da
mezzogiorno a tramontana sino ai famosi gioghi
detti Colle Ardente, Tanarello, Bertram\o,. e di
quivi si collega con le Alpi a nan manca e con
gli Apennini a diritta, formando la celebre linea
guerresca nota col nome di. Taggia: linea curvatA
in semicerchio che chiude la provincia di San Re-
mo, e merc della quale un esercito ti e n le chiavi
da questo lato delle porte d'Italia; catena con po-
chi passi. valicabili, sparsa di vette dalle quali tutte
2']3
le superficie limitrofe del ducato di Genon e della
contea di Nizza si fanno manifeste allo sguardo.
In sul principio della strada che abbandonando
il mare sale a Taggia, sorge un castello del 16.
0
secolo, detto ;dell' Arma dal. vicino casale. Sulla
porta di esso incastrata una lapide romana,
trovata nel t563 mentre si scavavano le fonda..;
menta (t).
Il fiume che privo di ponti ci si attraversa in
sulla strada Ligustica, e gran copia p' acque tra-
volge nei d delle piene,; l' Argentina , nome che
gli si disdice nella bassa sua valle, ma che assai
ptopriamente gli si conviene riell' alto, ove scen-
di cascata in cascata, fonna sui muscosi ma-
come vaghissimi veli d' argento. L' Argentina,
pi comunemente detta Fiumara di Taggia, ha
principio da due fonti ; spiccia l' uno alla radice
colle Gerbonte, l' altro nasce al pi del giogo
[;a priolo, che di breve spazio lo di vide dalla sca-
del TanarB , il quale per la pen:dice set-
tentrionale reca al Po e con esso all' Adriatico il
tributo delle semi- Alpine e semi- Apennine sue
1cque. In mezzo a que' due torrentelli siede Triora,
popolosa ed anche prospera terra, con un' insigne
,({ antica Collegiata, per la quale Luca Camhiaso
lipinse una bellissima tavola del Rosario. Uniti i
( r) Esaa elice
VicLoriu 1eleroi iaricti Joi' eplii .. uimi M. Val. Caminua
ustelli reatitutor AatoiJoua.
!274
due rami ed accresciuta ' ltre acque, scende
l' Argentina con rapidi e saltanti passi a Montalto,
a Badalucco; indi pi possente d'acque. viene ap-
presso a Taggia, donde con mjoor corso si cala a
mischiarsi col mare ( 1 ).
Taggia, riguardevole ma non piacevol terra o
piccola citt a. cui si giunge per gt,atissima valle,
luogo di caro peregrinaggio a chi ama i dipinti del
secolo che comincia da 1\fasaccio e finisce col Ee
rugioo. Tavole divise da e dipinte ne' vaij
loro compartimenti, ne'fianchi, nel fastigio, nel grado;
quali col campo tutto dorato, quali coll' oro sparso
l1 e' nimbi, nelle vestimenta e nelle trine: ed i tn
mezzi e le c9rnici, quasi imitanti le facciate delle
case; diligente opera . d' intagliatori e doratori, ecco
ci che appresenta in guisa di ricca pinacoteca dd
Quattrocento lQ. chiesa de' Domenicani di Taggia (2).
( 1) L' Argentina ha 6 miglia di cor1o : ne' sei ultimi non ha eh<
uu metro di pe_ndo sopra uno sviluppo di 1So metri : in alto secadc
in ragione di 8 per 200. Il Cbabrol fa il computo che la IDpd
ficie del concavo letto dell' Argentina pup veraare in nn giorno d1
piena 6,874,gop metri cubi d' acqJa, ed avverte che il letto d' inoa
dazione innalza talora 3 metri sopra il aolito letto.
(11) Il convento de' PP. Predicatori di Taggia venne fondalo ad
J 459 dalla divozione di que' popoli eccitata daU' eloqqenza del P. Cri
&Loforo da Milano, di quell'ordine. Architetti e marmoraj furono 1rt
Milanesi Antonio, Ambrosio e Cristoforo Bunichi. La cappella dd
l\osaJio e la bibliotej)a vennero dipinte gratis Lodovico Bre3. Ccr-
rado di Alemagna vi dipingeva nel 1477. La pala del Crocifisso i
opera dd P. Domenico Macarj da Pigna che la condusse intorno l
15110. Grande cura si diedero il Comune ed i }ladri per
la biblioteca. li P. Niccol Calvi scrisse gli Anna li del Coonuto chi
ai conservano nella civica hibliotecat di Genov. $lor. ltll
c{ella Lig.
:175
Queste opere di Corrado d' , di Lodovico
Brea e d'altri valorosi dipintori de' quali mal noto
c' il nome, ben srebbero degne d' illustrazione ;
ed in quel cambio-, quasi dispregiate, esse van mi
seramente sfacendosi ( 1 ). E trascurato nella tra-.
scurata Biblioteca del Convento giace il meno
tico quadro della Nativit, pittura del Malosso, fi-
nitissima e tuttor fresca, della quale si pu dire a
buon titolo che le teste sono vaghissime,
deggian con grazia, e sorridono con venust (:1). ,
Anche la chiesa maggiore adornata da tre ta-
voledel Quattrocento (3). Essa contiene pwe una Ri-
surrezione, dipinta come a chiaroscuro da Luca
() L'ancona dell' ultima cappella a mn sinistra entrando (se lil
memoria non erra ) sembra opera del Perugino; anzi una di quelle
figure si direbbe l' effigie di Raffaello adolescente.
Per quanto dell' incuria sopraccennat;l, iotendasi nell' anno 1829,
non essendovi dappoi tornato l' autore.
(2) Il cav. G. B. Trotti, competendo in Parma j:On AgllstinoCa-
racci , ed es&endo pi di lui applaudito in corte, era a delta di Ago-
stino, un mal osso da todere. Di qua gli venne il soprannome di
Malono ch' egli adott volentieri. Lanzi, Star. piuor.
Nel quadro di Taggia scritto Jo. Baptista Trotu1 dicllls Malouu1
C1emon. fociebat , anno a Partu Virginis 1S!)3.
(3) Di esse tre tavole quella col fondo d'oro a man destra entrando
opera singolare. - A Ceriana , grosso villaggio due ore di cammino
sop1a Taggia, evvi nena chiesa di S. Andrea, a)tar maggiore, un qua-
dro , velato dal temp() e dalla polvere , ma .che lascia scorgere un
buon disegno ed un franco pennello. lri S. Pietro, antica Jlarrocchia
di Ceriana, evvi una tavola con tre comparlimenl messa iu oro , c
col fregio pwe dtpiuto.
no notato le principali opere di l>ittura nella provincia di s. 1\cmo,
prrch ignorale dai \'ilggiatori.

Camhiaso, e. due statue de' Ss. Giacomo e Filippo
lavorate in Roma da un allievo del Bemino ( 1
: , Tre miglia a settentrione di Taggia, s'erge un
monticello circondato di antiche muraglie , chiamato
Campo Marzio. Dicono che ivi i Liguri riportas-
sero la vittoria contro il console Q. Marzio, della
quale parla T. Livio ( Dee. 4 L. g ) . Ma quella
vittoria fu vanto de' Liguri Apuani, e quindi s'ha
da cercarne il lugo appresso la Magra. Non per-
tanto d' uopo rispettare la tradizione di un an-
tico fatto d' arme in una strategica valle. Laonde
interpretando Campo Marzio pi rettamente per
Campo di 1\farte, volentieri qui porrei la famosa
sconfitta data dal proconsolo Lucio Emilio ai Li-
guri Inganni; s perch gli Inganni, popolo pode-
rosissimo, aveano probabilmente l' Argentina per
loro confine cogl' lntemelj, popolo minore; s per-
ch dalle parole di Livio s' argomenta che tutta la
Liguria occidentale fosse allora in arme contro dei
Romani. ;Non intempestivo adunque cade qui l' ac
corciato racconto di quella fazione, lasciando ad
altri la cura di collocarla, se possibile, in luogo

(r) V infelice Taggia serber per lunghi anni doloroso 'ticordo dd
tremuoto che la scosse per pi mesi, ma principalmente nel masgio,
del 1al1. Jl cav. Nota ne diede alle stampe la Relazione.
LETTERA XXIX.
Pittoria di Lucio Emilio Paolo sopra i Liguri
lngauni.
Il proconsolo Lucio Emilio Paolo, nel princ1p1o
della primavera dell' anno di Roma 57 1 , men
l'esercito nelle terre dei Liguri Inganni. Subito
ch' ei fu accampato ne' loro confini, vennero a lui
ambasciatori, sotto ombra di la pace, ma nel
fatto a spiare le cose dell'esercito. Paolo disse che non
era per trattare di pace, se non si rendevano li-
beramente. Essi risposero ch' era bisogno di. tempo
per indurre alla pace quelle genti rozze. E per
questo data loro la trc;!gua per dieci giorni,
chiesero di pi che i soldati non andassero a prov-
vedere strame o a far legne di l da' monti vicini
ai ripati, perch quelli eran luoghi coltivati e do-
mestici. Ed avendo ci impetrato., raccolsero tutto
l' esercito dietro a quelli stessi monti ove vietato
aveano l' andare ai Romani. Poi subito v.ennero ad
assaltare con gran moltitudine da tutte le porte il
campo de' Romani. E lo combatterono con grande
sforzo tutto quel- giorno , s che i Romani non eb-
bero spazio di trar fuori le in_segne , n luogo di
schierare le genti; ma standosi ristretli su le porte
difendevano i ripari, pi tosto opponendosi con le
persone che combattendo. I Liguri si partirono
sul tram&ntar. del sole' ma l' altlo d tornarono a
~ 7 8
dar la battaslia agli alloggiamenti. Emilio sape.a
ch' essi avevano a venire e poteva uscir fuori in
ordinanza; ma si tenne dentto agli steccati per
prolungar tanto la cosa che gli potessero venire i
soccorsi, che incontanente avea mandato a chiedere
a Bebio dopo quel primo assalto.
r soccorsi per varie ragioni non vnnero, ed E-
milio finalmente, cretlendo che i suoi messi fossero
stati intercetti, giudic che non fosse da indugiare
a tentare la fortuna per se stesso, prima che rie
dessero i nimici, i quali avevano gi cominciato ad
essere pi fteddi e pi tardi nel dare gli assalti.
Perci schier l' esercito alle quattro porte del
campo, acciocch , dato il segno, Saltassero fuori
insieme da tutte le parti. Ed egli in persona aad
a tutte le porte a parlare ai soldati, con ogni inei-
t amento sforzandosi ad accenderne l' ira. Incolpava
la fraude de' nemici che, chiesta la pace ed otte
nuta la tregua, nel tempo della tregua erano ve
nuti a combattere i ripari. Mostrava quanto gran
vergogna fosse l' esercito Rmano essere assediato
dai Liguri, ladroni pi tosto che veri soldati. tt Con
qual faccia , ei diceva , alcuno di voi, se scampe
rete di qui per ajuto altrui non per vostro valore,
comparir davanti non dico a que' soldati che hanno
vinto Annibale, Filippo, Antioco, massimi principi
e capitani de' d nostri, ma a quegl' istessi che pi
volte , seguitando questi medesimi Liguri per monti
e per selve e per luoghi senza vie, gli :hanno ta-
gliati a pezzi a guisa di bestie? E quello che non
2-;g
itrd.irebbero di fare gli Spagnoli; n i Galli, ne 1
Macedoni, n i Cattaginesi, .ardiranno ora i n i ..
miei Lguri? Ed essi che pttt dianzi appena trova-
vamo cercandone pei loro nascondigli di .monti e
foreste, verranno ora Sli le pdrte degli alloggia-
menti romani, e d assedieranno per loro audacia
e ci . daran la battaglia 1 )) Conforme a questi oli-
forti ulzarono il grido i soldati; cc desse pure egli
il segno e conoscerebbe che i Romani e i Liguri
erano i medesimi che per l' addietro.
Avevano i. Liguri di qua d' monti due campi ,
quali, ne' primi giorni, allo spuntar del sole
11scivano ttltti parimeute in ordinanza. Ma allora ,
ratti pi confidenti dal vedere i Romani starsi den"'-
lro ai ripari, pi. non prendevano l'arme, se prima
11on erano ben satolli di cibo e di vino. Ed usci-
vano sparsi e disordinati, come quelli che tenevano
fernio non dover i nimici trarre le insegne
ori degli alloggiamenti. Contra cos:toro cosl male'
>rdinati e confusi, saltarono fuori i Romani da tutte
'e quattto porte in un tempo : alzando il grido u-
ancora quei eh' erano nel campo, insino
(bagaglioni e saccomannl. A' Liguri fu questa cos:\
tanto mprovvisa e nuova, che stavano travagliati
dubbiosi-, non meno che se fossero stati tolti in
n:ezzo da qualche imboscata. Onde la zuffa dur
poco tempo con (jUalche 01dine di battaglia; il re-
ltante non fu a1tto che per tutto una fuga e una
Occisione di eoloro che fuggivano; e fi1 dato
il segno- a' cavalieti che montnssero a cavallo, n
.:1So
lasciassero ehe alcuno scampasse. Fm'ono per lQ1o
tutti fugsendo dentro a' ripari on p-ande
spavento, e poscia ancora spogliati degli alloggia-
menti; e quel d furono morti pi di quindici mila
Liguri., e presi due mila cinquecento.
Tre . giorni di poi tutta la de' Ligvi
Inganni, consegnati gli statichi, si .diede in poter
de' Romani. E fu con diligenza fatta la cerca dei
nocchieri e marinaj ch' erano andati corseggiando
per mare, e tutti furono messi in , e
Cajo Matieno duumviro prese nella riviera di Li
guria trenta tre legni di quella regione.
L. Aurelio Cotta. e C. Snlpizio Gallo furono man-
dati a Roma a raccontar questi fatti, a portar let-
tere al senato, e insieme a chiedere che fosse dala
licenza a L. Emilio, poich compiuta era la sna
impresa , di partirsi e menarne seco e licenziare
l' esercito. L' una cosa e l' altra gli fu concessa, e
si fecero le supplicazioni tre d continui a tutti i
templi ed agli altari degl' lddii. .
Poscia L. Emilio Paolo trionf de' Liguri In-
ganni; e nella pompa del trionfo fece portare ven-
ticinque corone d' oro_, oltre alle quali non fu por-
tato in quel trionfo punto d' altro oro o d'argento.
Furono condotti innanzi al carro molti prigioni,
nomini principali dei Liguri, ed egli divise sol
dati trecento assi per ciascuno.
Accrebbero la glocia di questo trionfo gli am-
hasciadori de' Liguri, venuti a dimandare suppli-
chevolmente .pace perpetua , dicendo che la nazioDC
28l
de' LigUri s' era posta. in cuore d_i non pigliar mai
pi l' arme, se non comandata dal popolo romano.
Rispose Quinto Fabio pretore, di commessione del
senato: Non essere la prima volta che i Liguri u-
savano cotali parole; ma grandemente convenir loro
che ormai l' animo fosse nuovo e confonne ai detti:
per tanto andassero a' consoli, e facessero quanto
da essi fosse comandato ; perch non ad altri . che
ai consoli era per dar fede il senato che i Liguri
volessero sinceramente vivere in pace ( 1 ).
(1) T. Livio D1c. IY L. X.
'LETTERA XXX.
Dali Argentina a Parto Maurizia.
Passata l' Argentina, la strada littorale si con
a Riva di Taggia. t< E tutto questo tratto n
dice .il Giustiniano movendo dall'Arma, (\ . dotato
di gran quantit di vigne che produeono -vino mo-
scatello in tanta preziosit, e in tanta bont ch'
reputato niente inferiore delle malvasie Candiotte,
n dei vini Cipriotti, n de' greci di 11
Chi ha saggiato i prelibati vini che ai loro o
spiti mescono i signori di Taggia, non trova que-
ste lodi iperbQliche; ma serbano essi per se queUi
che fanno riuscire s squisiti con _la diligenza nel
fabbricarli.
Da Uva di Taggia, a Santo Stefano, a San Lo-
renzo , a Porto Maurizio, hench non breve sia il
tratto, nulla di. notevole , tranne qualche vago na
turai prospetto (I). ..
Nude ed aride sono le rupi al cui piede gira
la strada. Tuttavia que' torrenti che il viandante
'Vien valicando scendono da pendici ben coltivate
e piene di casali di cui lungo sarebbe pur fa-re fe
lenco. Io vi guider per una parte di essi, ma
(r) Arma, Riva , S. Stefano sono tre villaggi piacevolmente situati
sul lido : vaga pure la giacitura di S. Lorenzo che ha di prospetlo
Porto Maurizio.
:183
ota d' uopo ch' io fermi i vostri sguardi sopra
le torri della spiaggia che qui sot'gono pi fre ..
quenti che non in verun' altra parte della . Riviera.
Esse additano le antiche' offese recate a qusti lidi
dai pirati dell' Affrica.
Sedendo Solimano I. sul trono ottomeno ( 1S2o-66)
ebbero principio l,e potenze Barbaresche, cio/ le
tre reggenze di Algieri, di Tunisi e di Tripoli ,
governate da un capo eletto per lo pi tumultua-
riamente dalle milizie turche, il quale col titolo di
Dei o di Bei riconosce l' alto dominio della Porta
e nel restante ha il suo volere per legge. Ariadeno
Barbal'ossa, prima corsaro, poi ammiraglio di So-
limano, fu quegli che stese il dominio del Sultano
su quelle spiaggie d' Affrica che prima avevano i
nattitali lor principi; i quali pi maJlsueti non isde-
gnavano ptoteggere con patti ed accordi i traffichi
europei ne' loro Libici porti. La pirateria, continua
e di professione, instituita da Barbarossa, ebbe
incremento da Dragutte, successore di lui nell' e-
sercizio di questa e nell' ammitagliato ottomano.
Essi divennero il terrore e il flagello del l\iediter_.
raneo, ma specialmente delle costiere di Spagna e
d'Italia.
Poco prima della spedizione eli Algieti (. I 537 )
nella quale Carlo V per non aderire ai consigli
del Doria perdette m e z z ~ l' esercito e mezza l' ar-
mata e fu per cadere in mano degli Arabi, si co-
minciarono ad innalzare nella Spagna e nel reame
di Napoli le tol'l'i in sulla spiaggia) le quali con
.284
cenni e. con fuochi davano agli abitatori delle terre
vicine il segno di fuggire e riparare in luoghi si
curi , . all' avvicinarsi de' corsari avidi di predare le
persone e le robe. Perch non contenti di rubar
le navi in mare, essi calavano in terra, mettevano
ogni cosa a sacco. ed .a fuoco e conducevano in
ischiavit quanti meschini cristiani cadevano nei
loro artigli. E questi sbarchi e queste rapine erano
divenute s frequenti che la sola fama della pere
grina bellezza di Giulia Gonzaga valse a Fondi una
visita delle genti di Barbarossa, bramoso di farne
un presente al Sultano ( 1 ).
Sintanto che visse il. Doria bast() il temuto suo
nome a tener i corsari lontani dalle spiaggie Li
gustiche. Ma la funebre squilla che annunzi la sua
morte ( I56o ), segn pm l' ora delle depredazioni
che per. due secoli e mezzo i Barbareschi recarono
per questi mari e su queste rive ( ). Anche nella
(a) Ella fuggi di notte io camicia. Per le cose de' pirati vedi Robtrboa,
Vita di Carlo V - Giannone, Storia di Nap!Jli - Muratori , Almali
- Salaberry, Storia dell' Impero Ottomano, ecc. ecc
J56J Sbarcano in vicinanza di Porto Maurizio e fanno molli
schiavi e ne' paesi vicini. N. Cal110, Cron.
si aumenta l gabella del Tino affine di fabbricare due
torri , una a S. Lorenzo l' a lira a Prairolo, per difesa
contro i Turchi. Ez archiv. P. Mauritii.
ld. Nove galee tnrchescbe sbarcano nella spiaggia di Porto
Maurizio le lor genti , che saccheggiano le ,me dd
Poggio e della Torrassa. Cibo, Annali.
r564 I Turchi , venuti sopra un' di galee, saccbq
giano il borso di S. Lorenzo, indi s' innoltrano nr10
!185
Liguria, gi s celebre per la potenza marittima
caduta con la riforma del I528, bisogn far letor-
ri del lido, che furono munite di alcuni cannoni.
Hanno quasi tutti i paesi dalla spiaggia Ligure, ,,
scriveva l' Amoretti verso il 1 790, ancorch
cinti di mura un .simil forte, destinato pi a spa-
ventare che a battere i corsari Turchi, i quali
son qui tanto pi arditi, quanto. meno popolato
il
E poich vi ho citato l' aneddoto di donna Giu-
lia Gonzaga della quale per grido di belt era ve-
nuto desiderio sin nel fondo del suo serraglio all'
imperadore de' Turchi, giovami raccontarvene un
altro che avrei dovuto porre all' articolo di Villa-
franca. Per risparmio di fatica l copier dal Mu-
ratori ( 1 ).
'' Era venuto di Fiandra ( I 55g ) Emmanuel
Filiberto duca di Savoja a rallegrar se stesso e i
suoi sudditi colla visita de' suoi stati a lui restituiti
da' Franzesi e Spagnuoli . . . Trovavasi questo
principe sul fine di maggio ( I56o ) in Villafranca,
quando Occhial, rinegato calabrese e famoso cor-
. u
Taggia; ma aono respinti. l\itfrandoai incendiano la chiesa
fuor del paese.
Si potrebbe continuare per molte e molte pagine queato lugubre
elenco, volendolo estendere ad amendue le Riviere.
( ) 11 Durante ( Iatoria di Nizza ) nel raccont.u lo atesao aned-
doto, lo dice tralto dalle Not.izie itoriclut M. S. di G. Badat di Nizza,
acriUore contemporaneo. Non essendo quel racconto , meno l' ,
diverso da quello del Muratori, esso viene ,11. confermare la veracit
dell' Annaliata. Vedi il Guichenon.
.286
sal di Algieri, con ti n a squadra di galeotte
1
dopo
aver saccheggiata Taggia e brueiata Roccabruna
del signor di Monaco, arriv a. Villafrancu stessa,
e mise le sue genti a terra ( 1 ). Sped tosto il duca
a Nizza per aver soccorso, e intanto animosamente
uscito della terra coi suoi cortigiani , con poco pit
di ttecento archibugieti inesperti raccolti in qael
subitaneo bisogno,. and. contra de' Barbari. Ma non
s tosto furono i suoi a ftonte degli Algerini supe
1-iori di gente, che atterriti dal loro aspetto e da-
gli urli e gridi ne' quali proruppero, diedero a
gambe. Si trov il . Duca in pericolo della vita o
tli restar prigione; anzi v' ha chi scrive ch' egli fu
preso, ma che fu liberato da due suoi generosi
gentiluomini, con perdervi essi la loro vita. Certo
che il Duca si salv nella terra_, inseguito sino
alle porte di essa da quegl' infedeli. Restarono uc
cisi. circa quaranta de' suoi soldati ed alcuni
l uomini di sua corte, ed altri fatti prigioni
1
per
riscattare i quali gli convenne pagare dodici mila
Il temerario corsaro, ptimn di renderli,
pretese la grazia di poter la Duchessa,
figlia di Francesco I. re di Francia (2). Bisogn
accordargliela. Ma la Duchess.a con far compa
rire in sua vece la sua dama d' onore, ebbe la
(a) " Essendosi furtivamente ap1're11ato. al golfo di S. Ospizio,
sbarc le sue genti , attravers6 chetamente la lingua di terra che
parte i due tratti di mare, e giunse sino all' abitazione del Duca im
Villafranca., Durante, wi.
('J) Margherita di Francia, cdebrc per la- del suo ingtjlBO
.287
6oddisfazione di punire in tal maniera la temerit
di costui ( 1 ).
I successori di Emmanuele Filiberto hanno ai
nostri giorni ben altramente punito la temerit
de' corsari.
L' epoca della vituperosa umiliazione europea di-
nanzi a' Barbareschi felicemente passata.
( 1) Annali d' Italia. Il Duntnte scrive : Occhiall le baci rispetto
' ~ J I I e D l e la mano, e superbo dell' anenlura, sciolse triouf.ante le nle.
LETTElU.' XXXI.
Porto M'tlUI'Uio ( r ).
In sul gaogo
1
per le' pendici, alle , falde di un
scoglio le cui radici sono in meuo
cerchio lavate dall' onda, sorge Porto Maurizio,
florida e terra dell' occidentale Liguria. ll
sole, sorgendo dal marino . talamo, riHette i rasW
sopra il lucido stucco delle tante colonne joniche
e corinzie della nuova sua collegiata. I templi, i
palazzi, i casini di Porto Maurizio attestano che
qui regn il genio Ligure la cui indole era di
ammassare le dovizie colle arti dell' avaro, e di
spenderle colla larghezza del prodigo a far bello
e decoroso il luogo nato.
Di contro a San Maurizio si allunga una gran
-valle che in pi rami s'allarga. Non meno di do
dici villaggi ivi si sollevano in mezzo ai pallidi u
livi. Le torri del medio evo e gli acuti campanili
moderni danno rilievo alla scena.
Molte cose asserisce il Figari intorno all' anti-
chit di porto Maurizio che mal reggono al vaglio
(1) Genova arciveecovado e metropoli. l veecovadi 1000 Veali
miglia, Albenga, Noli, Savona, Brugnato e SarZioa (ora Veutimi&)ia,
Albenga, Savona e Noli , Sarzana e Brugnato, cio due meno ). Noa
lasciano perci di meritare il nome di citt S. Remo, Tagia, Porta
Maurizio , Alaaaio, la Pieve , la Pietra , e Zuccarello, nella Liguria
occideolale : Rapallo, Chiavari, Levanto, 1 la Speaia aeU'oricntak,
.289
critico (t). Tuttavia sembra. indicato nell' Iti-
nerario marittimo, ove si nobilitano col nome di
porto le pi piccole da fermarsi in sul-
l' ancore (2 ). In fatti anche col soccorso di un molo
moderno la stazione di Porto Maurizio non d ri-
cetto che a piccole barche. Le navi gettano le an-
core in rada.
La pi antica menzione di Porto Maurizio risale
all' undecimo secolo (3). Nel u56 annoverato
&a le castella infeudate dal . comune di Genova a
Guidone Guerra conte di Ventimiglia. Nel rr84 >)
( cos il Giustiniano copiando i vecchi annali )
((gli uomini del Porto Maurizio e del contado ribel-
larono alla citt: contra i quali i consoli ( di Ge-
nova ) preparavano l' esercito; il quale essendo in
espedizione, i consoli ( di Porto Maurizio )
coi maggiori e principali dei sopradetti luoghi, e
si gettarono a piedi dei nobili della citt, e sati-
sfecero delle cose promesse e gli fu perdonato. >)
o aia perch tutti questi hanno giurisdizione so1>ra altre te&n e villaggi,
o percb siano cinti di mura, essendo queste le condizioni che asse-
gnano i Giuristi per distinguere le ciU dalle terre e dalle castella,
Sperone, Gra,ndes. della rep. di Gen.
(1) Saggi cronologici della citt di Porto Maurizio di Gius. Figari.
Genova, 1810.
(,) Est et. Portus Mauricii , vulgo Porto Moro : Antoninq. portus
Mauri dicitur, nomine magia, qoam portus. J. Blaeu., Theat. Orb.
(3) Cita lo Sciavo documenti del secolo .XI coi quali Maofredo c
Berta marchesi di Susa vendono o danno varie Corti o Mansi, fra'
ioali Portomorizio e l'isola. Gallinaria Navone, Paseg. per la Li-
occident, - Vedi il Piemon&e cpad.; ed il Chiesa ,
Corona R.
290
Ci non ostante nel 1 228 il comune di GenMa
compmva dai marchesi di Clavesana i diriui che
avevano sopra Porto l\lauri<zio (I). Tralascio alare
minori particolaritc ( 2 ). E qui 'h asti a ?Verme per
non ripetersi ohe Povto Maurizio era una delle:sei
citt dell' occidentale riviera che si reputavano
convenzionate con Genova e non suddite di di-
t-itto (3). Ma Genova manteneva la sua sovranit,
e la confermava all' uopo con l' armi.
Porto Maurizio dov:eva esser .popdlato quanto
Ventimiglia nel :1290, e quasi della met ment
verso il t53o (4 ). Presentemente la sua popola
'Jione eecede quella di v di un buon
terzo (5).
() E in questo anno ( l!l Comunit acqqist Di1oo, a
'f?ortomoria:io , 11 C;utellaro , Tabia ( ora Tagsia ) , la villa di 'Su
Giorgio e di Dulcedo, da Odone e Bonifacio QJarchesi di .ClavetaoaeoJ
l'ensione di lire dncento cinquanta per anno. Giustin., Antl.
Tre lire di Genova valevano a quel ttQJpo un' oncia d'oro.
17.
0
secolo il Capriati' ( Iscorie) cosi ne parla: Pw
Ma uri zio forte di sito , munito di artiglierie ; di buon preflidio e mu-
nizioni abbondantemente provveduto, resta sopra uno scoglio, il quk
pircondato in gran paTte dal mare, quasi penisola rappresenta. On
non ha pi fortifica2;ioni.
(3) villes de Noli , d11 , Albenga, S. Remo, Porto Mo-
rizio, Ventimille, toutes lies avec par dea adhrencu et eoa
ventions et alliances ir,gales, plus ou moins fortes, et telles ae
ponvoir porter le rnoindre prjudice aux droils de 1'- empire ai da
tiers. touch. la supr. lmp. 'ut aupn.
(4) Nel pgo amendue i luoghi forniscono dd pari 5oaemini al
oscrizione marittima i Genova. '
Verso il I53o il Giustiniano assegna 3oo fohi a Porto 111-
Soo a Veptimiglia ..
{5) Ili Porto 11el J83o- 687'
.e l!l -vicina asportano
p;i (UID_O up s,ull' altro, 1 oo1m. barili d' olio
sl nella pr.ovinc.ia che comprato nelle pro-
wcie Jimila'ofe. Computando ogni barile , .solo al
.di L. 5o, ne deriva tra;ffico di
5,ooo,oQo. L' J\SpOI'!tazione marittit;na appartiene
a Porto quella pel Pie-
monte e la Lombardia ad Oneglia ( 1 ).
l11 gentilezza de' costumi a Porto
i .sqoi cittadini .nelle
loro planiere pei molti traffichi che hanno in Francia,
.H ,che tli conduce a viaggiarvi, e molti .anche vi
BOM educati.
ltisplende nella storia ecclesiastica. il nome del
Beato Leonardo detto di Porto Maurizio, bench
nato in un .:villaggio vicino. Nel sito in cui egli
predic nel .1743 .vollero gli abitatori di Porto Mau-
rizio .edifiare una chiesa che vincesse in magnifi-
cenza tutte le altre delle due Riviere. A quest' ef-
fetto verso il 1779 s' indirizzarono a Gaetano Can-
tone , fratello del celebre che rinnov il palazzo
ducale in Genova ed innalz il magnifico dell' 0-
descalchi sulle rive del Lario. La grandiosit del-
l' , pi che la purezza del gusto, spicca
in questo tempio di Borto Maurizio, ma conver-
(a) Il .Figui dice.ebe nel f!a.-ato ecolo gli
P-orto Maurizio .noa.pi la .fonte e la valle dell' olio , ma ;la miniera
i' oro.
Sin cLII a53o il Giuatiniano li _hiamava "gellf,e assai civili.
29:1
l'ebbe separare'. ci che s' appartiene l. primo ar-
chitetto da ci che si aggiunse o si tolse al Su
disegno. La gran mole, prinCipiata nel 1 78o, non
ancora ridotta a compimento, bench con ala
crit intorno ad essa lavorino. Nacquero o rinac
quero gi per questa fabbrica le fazioni de' Bian
chi e de' Neri, e tutto ne and a scompiglio il
paese ( r ).
Non mancano in Porto Maurizio i dipinti deUa
scuola genovese, ma non de' tempi migliori ( : . ~ ) .
Gregorio de' Ferrari che n' era nato, non poche
opete, dice il Soprani, fece per la sua patria (3).
Vi lavor molto Francesco Bruno, pittore della
maniera Cortonesc., . nato egli pure a Porto Mau
rizio.
Ma quanto giustamente ora si fastidiscono i di-
pinti che attestano la declinazione dell' arte, altret
tanto s' hanno da tenere in pregio le opere del
(1) . A.. P. 43. 5 ' 3o"
25. 3.8-' J5 "
latitudine
longitudine
Sopra l' oriuolo &olare in uno de' campanili nella facciata del
teropio.
(2) Vedi la Madonna che porge il Bambino a S. Antonio, nelll
chiesa de' Minori Osservanti, del Bacciccio.
San Massimino che comunica S Maria Maddalena il nella chiesa d ~
Cappuccini. Il Ratti dice esser questa la miglior tavola che abbia fallo
Orazio De' Ferrari, ma nel paese creduta opera di Gregorio.
(3) Nacque nel t644 Studi ed imit servilmente il Coreggio, DI
riusci per lo pi scomposto e scorrettO. Dipinse a fresco nella cbiaa.-
rarrocchiale di Porto Maurizio la cappella del SacraQienlo
1
e yj (C(I
pd olio un S. francesco Saverio,
!1g3
huono stUe. In cei'ca eli queste non meno che di
vaghi naturali prospetti, andai su per la valle che
vel'8a le acque a ponente di Porto Maurizio. 1\fi si
offerse a guida un gentile signor del paese.
Salimmo a ritroso del tor.rente; i rossi della
valeriana ne smaltavan le rive. N ella sagrestia della
chiesa di Caramagna trovamma alcune tavole ve ..
11ute da un villaggio in ruina, abbandonato.; dicono;
)Cr l' irruzione delle formiche. Il dipinto in legno
appresentante l'Annunciazione, tiensi per opera di
tn pittol' tedesco de' primi tempi. Di col ci ren-
lemmo alla campestre cappella di san. Pietro. lvi
il quadro che vantano. con:ie opera del Domeni-
hino. la stessa composizione che il Sant'An-
rea, nohil pittura del Fiasella in Sant' Anna di

Multedo, a cui passammo di poi, un
:o, partito in due da un torrente che altre volte
1rtiva gli stati del re di Sardegna da quelli della
pubblica di Genova. La chiesa di 1\fultedo s' a-
)rna di un bellissimo quadro del Vandik. La 1\fa ...
tnna seduta tien sulle ginocchia il divo Infante ..
1esti pargoleggiando con peregrino garbo vezzeg
1 il mento di Sant' Anna, la quale, pur seduta
me la Madonna, gli porge un pomo. San Giu-
?Pe ed un Angelo stan rimirando con dolcezza
scena. La leggiadria e l'affetto campeggiano
rahilmente in questo dipinto, che meriterebbe
tl'ovare un valente incisore.
L' ultima nostra gita :fu al santuario d Monte ...
294
grosso , tempio che nobilmente si in mezzo
a molte valli ricoperte di ulivi. Un cipt"esso ed 1111
olmo ombreggiano giocondamente la piazza che
gli gira intorno, e dalla quale amenissime vedute
di mare e di poggi fanno pi dolce il riposo del
pregtino.. Il santuario di Montegrosso, edificalO
ne t I45o, in quello stile di architettura che con-
senando il sesto acuto , si ritirava verso i bneui
modelli dell' antichit. Le son fatte con pielrt
ben riquadrate con lo scalpello, ma nell' interno
barbaramente intonacate di calce nel secolo scorso.
All' et dell' edificazione o poco di poi, appartiene
l' ancona. lHciassette ci stanno dipinte, quasi
in altrettanti compartimenti. Non tutte per sem-
brano appartenere allo stesso autore ed aila stessa
et ; alcuna di loro peccando di secchezza, altre
respirando la soavit per ogni lor parte.
Oh difettosa lta:lia! per ogni tua spiaggia o valle
o pendice il clima e le piante manifestano una terra
amata dal cielo' e sino in cima a pi solitarj tuoi
balzi, le arti, chiamatevi dalla colloca
roitb i loto egregj lavori.
"-'G80BL
LE'JITEllA XX:Xlt
lJa Porto Maurizio ad Oneglia, e rapida scoiJ'sd
da Oneglia a Garessio e da Gar.ssio ad
Tntta Ja: p.roYioet di Oneglia, sino. verso la
Pieve ove. i prati verdeggi8illo e bioodeggian le
messi :f non ehe un eootinuQ oliveto il qual dall
o dal fondo. delle valli s; innalza sino alla
cima de' poggi sopra rispianati orizzontali snstenuti.
da muri.
L' olivo un albero che piace al pensiero, per.-
ch rende fede di un clima ove di r.ado il mercurio
scende a tre gradi sotto il punta di c.ongelazione.
La sua verzura perenne d letizia nell' inverno ai
colli ch' ei veste.. E quel pallido verde delle sue
foglie riesce parimente grato allo sguardo ove col-
l' olivo si alternano piante d'un verde pi carico
e pi vivace.
Ma que' colli di Oneglia che alzandosi come i
gradini di un vastissimo anfiteatro, -non presentano
allo sguardo che il bianco gialliccio di qmi' muri e 'I
verde biancicante dell' olivo, inducono nell' animo il
rincrescimento dell' uniformit. Nondimeno se il
paesista desidera di vederli tramezzati dalle piante
anche pi infruttifere purch di fusto elegante e
lariamente frondeggianti, l' agronomo-ammira quella
s\ diligente coltivazione dell' olivo, albero nemico
:g6
- r
della societ d' altre piante , e gli diletto il ri
trov;m nella classica officina dell' olio.
Queste considerazioni si risvegliano nella mente
al passare da Porto Morizio ad Oneglia.
Prima di entrare in Oneglia s' attraversa al CaJD.
mino . la sua fiumara, detta l' Impero. - Scaturisce
l' Impero sopra Conio a Montegrande, e vien gi per
l' amena valle del Maro, radendone il Borgo (I). A
San Lazzaro riceve l' altro suo ramo che viene da
Larze ; poi scorre gi per la valle di O n egli a , sem
p re mirando a destra ed a manca. continui villaggi
coronare i c o l l i ~ dal p i e ~ e al colmo ammantati di
' olivi. Esso mette foce nel mare, dopo una scesa
di 55o metri, sviluppata sopra 22
1
ooo metri di
giro, o' x8,ooo metri di corso diretto.
Risalendo per lungo tratto a ritroso dell' Impero
e lasciando Borgo Maro a sinistm, la nuova strada
del Piemonte, provvidamente aperta a vantaggio
de' traffichi, at;riva al pi del colle di San Barto-
lommeo, agevole ed ampia. Indi ardua si tragitta
alla Pieve, riguardevole terra, ornata di chiese e di
portici.
- Giace la Pieve in mezzo ad erti monti, ma piana
tvt la valle; l' agricoltore ara e semina e miete;
vi pascolano le giovenche; vi fa selve il castagno,
(1) Borgo Maro, che ha 700 abitatori, fa bella comparsa per gli
archi del suo ponte e l' acutissimo suo campanile. , Sopra uno de' due
monti che cerchiano la sua valle, alanno le pitloreache rovine del
castello. de' auoi antichi feudatarj.
2
97
n pi v' alligna che a stento l' olivo ( 1 ). Le mi-
lizie Savojarde. s' insignorirono all' impensata della
Pieve nel .1672. Il nome di questa terra montana
risuon allora nelle corti di Spagna, di Francia e
d' Itlia, e fu temuto che per essa non si destasse
un nero incendio di guerra; parteggiando i grandi
potentati chi pel duca chi per la repubblica. -
Giulio Benso , nato della Pieve, adorn di varj di-
pinti le chiese della sua patria ( 2 ). Lavor per
esse anche il migliore Luca Carnbiaso; e quasi
tutti i paesetti vicini s' abbelliscono di qualche
buon quadro.
Dalla Pieve, la strada si conduce al colmo del-
l' Apennino alto g54 metri sul livello del mare , e
valicatolo arriva al marmoreo ponte della Nava in
sul Tanaro (3), donde costeggiando ertissime roccie,
si divalla ad Ormea, romantica terra, coronata dalle
rovine dell' antico castello; indi scende a Garessio,
avendo tuttora imperfetta a fianco le voragini della
strepitante riviera ( 4).
( 1) Alla Pieve, il mercurio scende a 6 gr1li $Otlo O(O ed ascende
a 28. La zona de' monti che circondano quel patae produce queati
.eatl't'mi. - Popolazione della Pieve 2goo.
(l) Vi nacque verso il 1Goo, vi mori nel 1667. Fu scolaro dell
1
aggi:
riuaci valente nel condurre le prospettive. La miglior sua opera la
pittura a fresco del coro nella Nunziata Ji Genova. Tuttavia f11 di
pintore ammanierato.
(3) Alquanto di l dal ponte stanno le belle cave del marmo di cai
fatto. Di bel marmo pure ai sta rivestendo il ponte di Noceto sul
Tauaro tra Gare11io e Ceva.
(4) Gareaaio la patria del Viazolo, che col finto nome di Federici
acrisae molte comm:!die che ancora ai recitano, ben cb molto scadute
dalla fama ch'ebbero in aul finiJe del 11colo scono.
298
Da Garessio, un' altra collloda .e recente strada
1
salendo tra immensi castagneti, rivaliea Y Apennino
pel giogo di San Bernardo, alto g66 metri sul
livello del mare.
Peregrina 'veramente la scena dal colmo di que-
sto passo. Da un. lato lo sguardo si profon.la neUa
valle del Tanaro, accompagna i serpeggiaDJ.enti di
questo fiume, si posa sopra Garessio, e . con tempia
quella terra settentrionale, tutta verdeggiante di
folti castagneti nella pendice .e di praterie nell'ima
valle. Ad occidente mira gli ultimi balzi delle Alpi,
ripidissimi, ardui, nove mesi dell' anno incappellati
di neve. E paragonando quegli alti e paurosi monti
col facile giogo ch' ei varca, e CQi gioghi di pari
altezza che gli stanno ad oriente, il viandante co-
nosce che il passo della N ava da lui tragittato
dianzi, veramente la prima soglia dell' A pennino.
A :mezzogiorno il mare gli sembra ia lontano con
immenso specchio che riflette i raggi del sole io
abbagliante maniera ; e la valle che gli sta di sotto
gli mostra la Pomona della Liguria alla rinfusa; le
viti pendenti a festoni dagli ulivi; i fichi, i mandorli,
i peschi, i noccinoli, alternati co' castagni e co' ro-
veri. E s' egli va intorno alla cerca dell' erbe e dei
fiori, trova gli origani, i rosmarini, lo spigo, la di-
gitale, la didima, l' issopo, il timo, e coglie gia-
cinti, orchidi, anemoni, garofani, giunchiglie sem-
plici d' ogni colore ( 1 ). N el tardo autunno e nella
(1) Fiori colti daU' Autore scendendo nel principio di noTemhre dal
!199
nascente pr-imavera egli vede nella valle settentri o-
Mie i ghiacci e le evi, e nella meridionale i fiori
e le foglie: quindi t& assidera il soffro di Borea ,
q u i ~ c i lo tonforta il Fa.vonio che spira d ~ l mare.
Pochi passi lo ttaspotauo da lnaghi ove la Natura
giace estinta, ad altri ov' ella ancor serba tutto il
rigoglio od hll gi ripreso le giovenili spoglie che
non ha mai perdute del tutto.
Scendendo da quel giogo si lascia a destra Erli
ov' un bel San Giovanni Evangelista di scuola
francese. Poi due castelli si accigliano fieramente
sull'eminenze. Si passa il Ritano bianco, ossia un
torrentello dentro un letto di marmo bianco, e si
&&traversa Zuccarello ove per chi sale comincia a
domarsi l' erta con grandi giravolte , ed ove qual-
che antico dipinto ( 1 ). Questi sono luoghi di mili-
tarifazioni quasi ancora tinti del sangue tedesco efran
cese versato nella prima guerra della rivoluzione.
Stanno ancora in piede le t1incere aperte su ripidi
passo di S. Bernardo nrso il mare :
Scabiosoa Pyrenaica - Centaurea montana - Antbyllis vulneraria
- Hieracium Pilosella - Cistus ltalicus - Hypericum coris -- Ge-
ranium aanguineum - Crocus multifidus - Delphinium consolida .-
Trifolium agrarium - Campanula latifolia - Centaurea cyanus -
Ci,tus hdianthemum - Prunella vulgaris - Echium \'ulgare - Ga-
leopsis ladanum.
( 1) Erli, popolazione
Zuccarello
Il marchesato di Zuccarello fu cagione di gravissima discordia e
di militui fdzioni lra il duca di Savoja Carlo Eiumanuele I, e la re-
pubblica di Genova nel 16:13 - :14.
3oo
greppi, e ti consola il pensiero che queste paci-a.
fiche vlli abbiano obbliato i mali delf orrida guerra.
Spumeggiando, assordando, ingolfasi verso
il ponte che mette a Conscente, castello che sorge
in tutta la maest delle mansioni feudali ( 1 ).
Ma eccoci 'ormai a Cisano, e poco distanti da
Albeng11 .. Conviene ch'io torni alle rive dell'Impero
per favellarvi di Oneg\ia (2).
(t) Luogo infendato dai Papi a casa CC?ata con tutti i diritti prin
cipescbi. Al tempo della Rivoluzione: lo ribattezzarono col nome di
Castel Libero. fqrse il solo castello della Liguria perfettamente coa
serva lo com' era tre secoli fd ; teaordto per un paesista.
(11) La provincia di Albenga mancava affatto di strade carreggiabili
ehe mettessero in Piemonte. Quella recentemente aperta e sopca dc
scritta mena da Albenga a Garessio in 6 ore: e 1111 e da Garessio ad
Albenga in due ore meno, per la minore salita. Essa venne aperta a
spese de' Comuni; giova al Piemonte pel trasporto de' grani e 'i'ini alla
Riviera , ed alla Riviera per quella degli olj e de' pesci di 10ue ia
l>iemonte. Da Garessio a Ceva non ancor finita del tutto; oondi
meno gi passarvi il carro. Essa dee portar il passeggi ero d .. I m an: a
Mondovi nello stesso spazio di tempo che queati spende nel venire da
Mondov a Torino, e non valica cbe un solo giogo. Per le due stracle
da Oneglia e da Albenga a Mondov e ci che vi rimane a f'ani , ndi
un bell' articolo nella Gaueua Piemonte1e 110 luglio
3oi
LETTERA XXXIIT.
Oneglia.
In qualunque modo venisse ai Doria il dom:iriio
di Oneglia, certo almeno ch Gian Girolamo
Doria n' era legittimo e tranquillo possessore
i' investitura imperiale , quando si deliber di ven-
dere il suo feudo al duca di Savoja Emmanuel
Filiberto ( 1 ). Questo sovrano che aveva poco pri-
ma acquistato dalle due eredi de' conti di Tenda
le di Maro e di Prel, volonterosamente
accolse ii nuovo buon destro di allargarsi nella Li-
guria marittima. Stefano Doria marchese di Dolce
Acqua fu mediatore del contratto che si stipul in
Nizza il 28 maggio 1576 p el prezzo di sei mila
scudi d' oro. Gian Girolamo Doria in cambio del
feudo di Oneglia ove avea saputo farsi ahborrir
da' suoi sudditi, ricevette il marchesato di Ciri in
Piemonte. Il trattato fu condotto con tanta segre-
tezza che la repubblica di Genova, per altra parte
agitata dalle famose sue discordie di quegli anni ,
(1) L' Acaindli dice francamente che i Doria l'usurparono alla Re-
pubblica nel te m p o delle fazioni civili, ed un passo degli Annali di
Genova sembra confermar l'asserzione. Nondimeno autori di molta
lede aostengono che Oneglia, prima feudo imperiale posseduto dal ve-
ICOVO di Albenga, fu venduto ai Doria, aderendovi il Papa, dal Co-
IllUDe di Genova che l' avea conquistato e che riaarc: il veacovo ce-
ilendogli il della vendita; e ci nel 129B.
3.82
non n' ebbe se JJfll dipoi conchiuso il
negozio. Ella che teneva antichissime pretensioni
sopra di quel feudo, .commise a Niccol Spinola
di trattare coi ministri Cesarei per ottenere che
l'imperatore ne desse l'investitura a lei, obbligan-
dosi ai sborsare al daca .di Savoja il prezzo da lui
pattuito col Doria. Ma inutili tomamn le prati
che (1). Le valli del Maro e di Prel v,e;nnero
nite ad Oneglia e sue e il tutt insieme
form :U di Oneglia che poi sempre ri
mase ai reali di Savoja. l a piene mani Jargi-
rono le -concessioni :ed i favori .a' nuovi ]oro sog-
getti, che non i pesi ma solo i henefi.zj -conobbero
della sudditanza ( 2 ).
Oneglia ia oui origine non .ascen.de oltre l' .d
d-egli Ottoni, fu diroccata e poco m.en che abolila
a' d nostri. L' am{lliraglio ii.-anceae T.ruguet
raccoglie le sue vele dinanzi ad Ones}ia. Egli manda
a terra uno schifo in .-cui un deputato
ad intimare e trattare la resa. .slve ,di .ino-
schetteria risuona sl lido: d'erito l' ufficiale, al-
cuni marinj sono ucisi. In .un subito impet-o .di
(1) Ca1oni, .tlnnali. .
(2) Anche ;al presente que di Oneglia dicono di Porto Maurizio,
l paese di Genova., e questi dicono di Oneglia, " Sa,.oja. ,
Ed a Multedo, villaggio partito da un torrente che partiva i
alati, gli abitatQri .si chia01ano Genovesi da una riva, Suojanli dall'
altra.
Il principato di Oneglia con Loano veniva stimato contenere
abitanti nella seconda wet del secolo scorso. Geosr. del.Piem.
3o3
vendetta, i Francesi fulminano 1a citt, la saccheg
giano, la mandano in cenere. Che colpa aveano i
vecchi, -le donne, i fanciulli dell' imprudenza di un
solo 1 poich un solo fu il reo., colui che ordin
ai miliziotti di sparal'e sopra la schifo. Allora gli
abitatori di Oneglia abbandonarono i dolci .oliveti
de' .colli natii e le spiagge ove da fanciulli aveano
imparato a lottare con f onde. Le madri co' figliuo.
letti in braccio .fuggirono di l da monti. << Non ti.
masero in :Oneglia che . alcuni uomini di selvaggio
aspetto e d'animo ancor pi selvaggio. Oneglia al-
lora ,ebbe aspetto pi tristo as.sai del ))
Essa del tutto risorta dalle sue rovine ; ed ora
si sta lavorando , ad abbellil'la, e ad arricchirla , se
ci riescono., con un porto artefatto, al compi-
mento della :nuova strada atta ai carri che da One-
glia dee mettere nel cuor del Piemonte.
Posta in sulla s.piaggia del mare , ma senza che
il mare si vegga, Oneglia soggiorno ,poco allet-
tevole per lo straniero. Piacevolissimi ne sono i
dintorni. :L' Onegliese Carlo Amoretti cosl ne de-
scrive le valli (x): << Se meco venir poteste nelle
tre valli che :formano il principato di Oneglia, vi
vedreste la coltivazione degli olivi portata alla sua
perfezione, e quasi tutto occuparne il fondo, .!a-
sciandone poca parte alle viti ed alle biade. Ove
l' esposizione . settentrionale 6 queste e quelli ri-
( 1) notevole , che nella patria dell' Amoretti gra.n fautore . della
Rabdomaoza, cruaai bitti eredaoo di avere .la facolt di scntiro i
talli aotterra.
3o4
cusa, vedreste ampj castagneti: e ove presso che
ignudi sono i monti, nascervi erbe salubri, odo-
rifere e rare , come lo zfferano , il timo, la la-
nnda, la eorlina acantifolia di Allioni, ecc. Presso
al mare serpeggiarvi vedreste -abbondantissima la
salsol ne' fondi abbandonati, e oltre le piante frut-
tifere pi comuni, molti agrumi pnr coltivarvisi.
Generalmente per il prodotto 'l}tile l' olio, da
cui ricavasi con che'provvedere quanto necessario
al sostentamento' ai comodi e . ai piaceri della
vita ( 1 ). >>
Oneglia, adorna di una collegiata messa ad oro ed a
stucchi; ha una piccola piazza che porta il 'nome di
Andrea Doria. Quest'arbitro dei mari e della sorte del
l'armi navali, il quale potendo farsi signore di Genova,
elesse di farla libera, nacque in Oneglia nel t466 (2).
Raccontasi ch' essendo capitaie ad Oneglia due
galee genovesi e recatovi sopr il fanciullo Andrea,
questi non volesse pi uscirne, e la madre dovesse
usar violenza per trarnelo. Sino a diciotto anni egli
rimase in pat_ria, prestando ufficio di buon figliuolo
alla madre. Morta la quale, 'Don possedendo quasi
altro che la sua !!pada e il suo grand' animo, and
in cerca di gloria e di fortuna nella milizia di
terra, e venne in qualche fama nelle guerre di N a-
( ) Egli cos scriveva verso il 1790 quando ,- com' egli dice , " il
caro prezzo dell'olio lanto ne renden vantaggioso il prodotto. ,,
(2) Da Ceva Doria e da Caracoaa aua moglie, Doria eaaa pure.
3o5
poli. Egli non cominci la sua carriera marittima
che a 47 anni, e ne avea 56, quando in qualit
di ammiraglio diede principio alle maravigliose sue
imprese navali ( 1 ). Il nome di. Andrea Doria di-.
venne l'ornamento e lo splendore del secolo XVI,
s fecondo in grand'uomini. Ma Genova , patria
de' suoi antenati, fu da lui risguardata come la vera
sua patria: essa ebbe tutti i suoi pensieri, e gli
diede la tomba, onorata dal pianto comune (2 ).
In Ooeglia risiedono i magistrati della provinia.
Il suo bel collegio affidato ai PP. delle scuole
Pie (3).
Il viandante che da Oneglia guarda all' ins nella
valle ove scorre l' Impero, scorge in distanza di
forse un miglio dal lido uo monticello che s' erge
in isola sopra il sassoso letto della fiumana_, ed,ha
per corona una chiesa con alcune rovine. Quivi
era l' antica terra da cui calarono i fondatori di
Oneglia. Nel muro esterno della chiesa incastrata
(1) Ctuoni, Annali.
(2) " Fu Oncglia patria di Sebastiano Berardi , maeatro di ragion
canonici. Di questo paese Maria Pellegrina Amoretti che in et di
t5 anni tenne pubbliche dispute di filosofia: datasi poi alla giurispru-
denza, atata in et d'anni 21 con sommo applauso laureata in ambo
le lepi a Pavia il d a5 giugno del 1777 , GeOIJr. del Piem.
(3l Popolazione di Oneglia 5,4oo
A Porto Maurizio spira per lo pi spes5o un incomodo vento , in
Oneglia eorge la sera una nebbietta cbc vien dalla vicina vallea. Nel
tuUo imieme non pi questo il molle e dilettoso clima di Men-
tone, della Bordighiera , di S. Remo. Ed altres qui poco si coltiva
la delicata r.miglia dei cedri, cbe poi ricompariscouo in campo aperto
al Finale , a Pegli , a Nervi, a Montcrosao.
3u6
una lapide, nella quale si legge che l' anno ll8I
venne alzata la t o r r ~ vicina ( sum condita turris )
a nome di un vescovo Lanfranco ( praesulis impe-
rii) per raffrenare i in al v agi ( pravis pro medicina).
Sotto la lapide giace un' aquila rozzamen'te scolpita.
La chiesa moderna , ma sopra l' altar maggiore
pende, tutta accerchiata di offerte votive, un' an-
tica tavola rappresentante l' Annunciazione. Le,trine
son in oro: il saot Spirito, io forma di colomba,
i; io campo d' oro. La testa della Vergine spicca
s devotamente bella che non sai rimuovere gli
occhi dal contemplarla. Le rovine della torre del
vecchio castello stanno dietro la chiesa, . e padro
neggiano le valli all' intorno. Tutto il luogo pieno
di ulivi ; e di mezzo alle liscie lor foglie fugge lo
sguardo sopra di Ooeglia e sopra del mare. A de.
s.tra sull' opposta pendice scorgesi il colle di Sant'A-
gata, o ve altri immagin una battaglia.
Ritornando una sera io compagnia di un amico
da un giro pei colli, passammo dinanzi ad una
cappella campestre in luogo solitatio, sassoso, fauo
orrendo dalle ombre notturne, appena rotte dallo
scintillar delle stelle nell, azzurro e purissimo cielo.
Tre ombre si scorgevano inginocchiate; una alla
porta, le altre due alle due laterali. inferriate della
cappella. Avvicinandomi, raffigmai che non donne
pietose, ma s erano uomini robusti, di fiero aspeUo:
d'alta statura, ed in cenci. La genuflessa ed im-
mobile lor positura, il loro non rivolgersi al non
silenzioso nostro venire, m' indussero a -sospelto.
3o7
Parevano fantasime condannate a penitenze espia-
trici, o, a dir pi veramente, malandtini in ag-
guato. lo dimandai al mi() compagno chi fossero 1
- Contadini c.1he pregano. n - {< Pregano! a
quest'ora? in quest'angolo alpestre e romito? >> -
- << una cappella miracolosa! - u Ma non ci
sarebbe pericolo che fossero ladri di strada? \) -
Oib, qui nemmeno si conosce quest' empia ed
abbominevole razza. n
3o8
LETTERA. XXXIV.
Da Oneglia ad Albenga.
P1endendo da Oneglia le mosse, la strada poggia a
nez.zo del monte che a grande altezza sporge in
sul mare. L' aspetto de' cerulei piani in lontano , e
il fremito del vento tra le fronde de' pini che man-
davano quasi un vocal mormorio, ci accompagna
vano per quella salita. Allo svoltare, ove comincia
la china, .la foPI:unata valle di celebre per
la copia ed eccellenza de' suoi olj e producitrice
anche di vini pregevoli, ci si fece dip.anzi con im-
provviso diletto. Diano Marina e il Cervo sull'arco
del Diano Castello in sul poggio, e dieci pae-
setti per la circondante collina, si disegnano nel
quadro con inenarrabile grazia.
Io salii un giorno sopra la torre piantata per
antica vedetta in cima al monte che si leva a ca
vali ere della valle di Diano e della valle di One-
glia. Le nubi, colorate in oro cd in viola, velavano
j. sommi gioghi de' monti verso la Francia. Il mare

giaceva, tranquillo nel fondo lontano. Un' auretta,
impregnata d' errava per quell' eminenza.
Io scopriva di colass i monti della Provenza da
nn lato e quei di Genova dall' altro; la Garupa
ed il Faro. 1\fi sorgevano i balzi dell' Apennino
alle spalle. Era una di quelle scene che l'uomo
di rl!.do ritrova, n agli altri pu rendere. Le
3og
vedute che ad un grandissimo tratto di paese con-
giungono il vasto ed illimitato spechio del mare ;
muovon() i sensi e glt affetti con un' efficacia che
a quelle dentro terra , per quanto sieno sublimi,
negata.
Diano 1\fatina luogo ben fabbricato , merca-.
;antesco, marinare sco, popoloso, vivace. Diano Ca.-
;tello, assiso in sul poggio, r antica terra. N o n
ri abitano che i padroni de' poderi co' lor clipeo-
lenti. Per le sue strade solitarie pare che il genio
le' mezzi tempi ancora s'aggiri. Ne'vestigj d' anti-
hit che vi restano , indarno cerchereste il sito
ve stette il tempio della Cacciatrice dall'arco d' ar-
ento, onde vuolsi che pigliasse nome la terra
e poche e meschine iscrizioni che vi si leggono
pettano al 12.
0
e 1 3.
0
secoio. N elle sue chiese
on difettano i dipinti in legno. Uno di questi
iene attribuito al Mantegna. La galera di Diano
!>be gloriosa parte alla vittoria che fu l' eccidio
i Pisa presso lo scoglio della Meloria; la rimem-
ranza di questo fatto rozzamente dipinta e de ..
:ritta sulla casa del municipio. Gli abitatol'i di
iano pia anticamente obbediyano ai marchesi di
dalla cui obbedienza passarono a quella
el Comune di Genova. Sta in piedi tuttora il vecchio
alazzo di questi marchesi: essi ed i conti di Venti-
.iglia gi gran parte di questa Riviera.
Oltrepassato il capo che prende il nome del
ervo dal vicino villaggio trafficante e
,so pure, nel quale ha tomba il Solitario del-
3IO'
l'Alpi, si diviene, dopo breve tratto di ben colli-
vato paese, alla non felice valle di Andra ( 1 ).
La storia ci ha conservato ricordo della battaglia
e. della morte di un vescovo guerriero in su questa
spiaggia. " I Ghibellini di Genova, scrive il Giu-
sttmano all'anno I32 1, tentarono di occupar la
terra di Andora: in sussidio della quale mandarono
i Guelfi trenta galere e la soccorsero valentemente.
Fu molesto questo soccorso al vescovo di Albenga
Mannello Spinola. E cavalc il vescovo armato con
copia di gente contra il soccorso de' Guelfi. E nel-
l' area di Andora come valente soldato assalt pri-
mo i Guelfi. E gli fu ferito il cavallo, sotto il quale
rest il vescovo morto. E saria stato pi condecente
che il reverendo vescovo avesse cercato di paci-
ficare queste due incliavolate fazioni con le pre-
ghiere e con le orazioni che con le arme. n ( 2).
La fiumara d' Andora ha circa otto miglia di
corso. Priva d' argini, essa va ogni anno rodendo
qualche tratto della poca pianura: che forma la sola
ricchezza della valle. Un'aria umida, soffocante, non
(1) Col fantastico nome ci Solitario delle Alpi Ambrogio Viale diede
in luce alcune poesie ch' ebbero qualche anno di vita. Egli osau
l' asprezza dsntesca nelle terze time, ma vuota di concetti e di vert
immagini era la binarra sua enfasi. Nondimeno, se non f"osse morto
giovine, il buon gusto acquistato con lo studio avrebbe al certo fallo
produtre qualche. duevole l'rutto alla s ~ a immaginali va ch'era ardea
tissima.
(2) Annali di Genov.a. Avverti che il Giustiniano era vescoo .li
Nebbia. Un altro slorico dice : Lo Spinola dimenlicossi d' caser lf'
ec:ovo e boil ricordossi che d' esaer Ghibellioo. "
3rt
timutata e viziata dalle delle acque .sta-
gnanti, fa torpidi, squallidi, infingardi, e quindi
pi miseri, gli abitatori della valle Andorin,a.
Il castello di Andora siede ad un miglio in su
dalla spiaggia. Il dipintor di paesi non si perdoni
la fatica del breve tragitto; egli trover torri e ro-
vine del medio evo, capricciose, . fantastiche, au-
stere., che con la storiella di un nunzio
pontificio ucciso, di una maledizione data, dello
spopolamento che ne venne al paese. Ed in una
fontana artefatta, cos come ne' sostegni di un ponte,
gli si pareranno innanzi i caratteri di quella co-
struttura romana che nella Liguria s' continuata
s tardi da rion permetteTe all' esame la distinzione
dell' epoche.
Ad oriente della fiumara d' Andora s' avanza lun-
ghissimo nel mare il capo delle Mele ( 1 ) . Anzi
tant' oltre si sospinge ne' flutti che sembra voler
la Liguria occidentale in due parti ( 2 ).
Ed esso punto di divisione geografico - agro-'
nomica. lmperciocch le qualit degli olivi e la fab--
bricazione degli olj non pi la stessa. Di l si col--
Liva la Taggiasca che podnce gli squisiti olj onde han
( 1) Il Giustiniano lo chiama Capo delle M eire; l! Meira il fiume d'An-
Si fatti nomi ne traggono a trovar la Merula di Plinio in qucgto
lume. Tuttavia il testo di Plinio sembra indicare il fiume appresso
Albenga ch' la Centa. Altri sciolga la lite.
(:r) Di fatto qualche autor genovese distingue la Riviera di Ponente
in occidentale ed oltreocci'deotale, prcn'dendo il Cap<l d cile Mele per
di divitione.
3r:a
vanto Diano, Oneglia, Porto Morizio, Taggia, San
Remo; di qua la Colombara, che d un olio pi
grasso , miglior per le fabbriche, ma di gran lunga
men piacevole al gusto. E di l estraggono r olio
con _y acqua fredda_, di qua con l'acqua bollente;
de' quali metodi il primo conserva all' olio la soa-
vit del frutto, ma rende meno, il secondo pro-
duce l' effetto contrario. Tutto ci sia detto, salto
le necessarie eccezioni.
Lo a misurato capo delle Mele, ed il breve ma
ripidissimo capo di Santa Croce, formano il bel seno
o ve Laigueglia ed Alassio siedono al lido, e molli
villaggi e casali s' annicchiano tra gli oliveti dd
monte. Questo seno di mare il pi pescoso di
tutta la Liguria. La sua veduta ingombrava r animo
di ai viandanti, che venendo per la strada
della Cornice, inaspettatamente lo scoprivano dal
l' alto del monte ( 1 ). .
Tutta la popolazione di Laigueglia e di Alassio
non ha che una sola arte, un solo pensiero, la
marineria ( 2 ).
Gli uomini di Laigueglia specialmente sonotuttima-
rinaj, e marinaj senza rimprovero paura. I po
() M. de Genlil, ..4dle, et Tliodore.
Popolazione di Alassio
di Laigueglia
63oo
11}00
8200
Sopra questi olto mila abibnli :aooo aono maa-inaj.
313
ehi greppi che posseggono coltivati ad olivi, mal baste-
rebbero a fornir loro di che vivere un mese del-
l' anno. Onde trasmigrano, ed . ora forse .pi del-
l' antico costume. In Genova, in Palermo_, in Mar-
siglia, in Messina vi sono case di negozio di Laigui-
gliesi, ragguardevolissime ( 1 ). L'americana Buenos-
Ayres un fido ricetto de' marinaj e piccoli traf-
ficatori di Laigueglia, e il Rio della P lata per
essi come il proprio lor seno di mare. Domandate
ad una madre dove sono i suoi figliuoli; ella vi
risponde: due, tre, quattro sono in America. Gl'In-
glesi nelle ultime guerre fecero parecchie discese a
Laigueglia; ma sempre vennero respinti da gente
cui ignoto sentimento il timore. Le palle dei
cannoni inglesi, ancora infitte nelle case di Laigue-
glia, attestano l'inimicizia che il Leopardo britannico
dimostrava contro di questo incolpabil villaggio (2).
A quel tempo settanta brigantini navigavano per
conto delle case di negozio di Alassio. Non ne ri-
mane che una ventina, i quali trafficano con la
Sardegna e ne asportano grani e cacio. I marinaj
di Alassio, sobrissimi, probi ed impigri, sono de-
(1) Si crede che 7 di quelle case abbiano fra tutte 16 milioni.
(:1) Poco prima della Riv(lluzione cosi ne scrivea l' Amoretti Gli
abitatori di Laigueglia con grossi e ben armati pincbi fanno il com-
mercio nelle pi lontane parti del Mediterraneo, e son quasi i soli
naviganti Liguri che osino viaggiare con bandiera non framca , mal-
grado i corsari turcheschi i quali infestano crudelmente il mare Li-
gustico, dacch la Francia, oltre Antibo e Tolone ,-offre loro riroveri
anche in Conica. "
3r4
sidera a tivorno, a Genova, a Marsiglia. Ha.f ..
vene e sino ne' porti del Messico che
guardano l'Oceano Pacifico. La pesca nelle ton-
nare della Sardegna, e di Capo Zehibo, Monastero
e Capo Buono nell' Affrica tutta esercitata da-
gli abilissimi nell' arte di preparare i tonni.
Fanno pnre la pesca delle acciughe nel m'ar di
Sardegna., e col le salano pel buon prezzo del
sale. Il molto pesce di mare che si consuma in
Piewonte, s fresco che variamente acconciata, viene
per la maggior parte da Alassio; ove la pescagione
s produttiva che talvolta nella state mal sanno
che fare della preda soverchiu.
Che da Luco Bormani o forse meglio Boramnis
derivasse Laigueglia o . Lingueglia, cosa poco pro-
babile, hench l' asseveri un dotto critico. L' ori-
gine di Alassio "iene dal Giancardi e dall' Armanno
attribuita alla figliUola di Ottone il grande: cio a
quell' Alassi a od Adelasia, celebre pe' suoi amori e
la sua fuga con Aleramo, eroe del sangue di Viti-
chiodo, o principe di stirpe italiana, o veramente
avventuriete del decimo secolo, ma certo <c pro-
genitore della stirpe dei sette marchesi a' quali fu
comune il nome del Vasto. n IL fatto che Aleramo
prendesse in moglie una figliuola di Ottone I. sembra
i storica verit ( 1 ). Ma i particolati de' loro amori,
deU lor fuga, della oscura lor vita, e della loro
riconciliazione coll' imperiale suocero e padre, hanno
() Denina, Tableau de la Haute llalie
!h5
s fatto color di, romanzo che i migliori critici ora
consentono nel rigettarli del tutto ( 1 ).
Non soggetto a contesa il seguente esempio di
filiale piet, degnissimo di nohil ricordo. - Nel-
l1 aprile del 1798 Emmanuele Giraldo di Alassio ,
marinajo di professione e padre di famiglia, ebbe
la dolorosa sorte di esser preso e c<fndotto schiavo
in Algieri. Giacomo, suo figliuolo, in et di :.10 annr,
udita la sventura paterna, non deliber che col
proprio cuore. Egli pass in Algieri sopra una nave
di bandiera franca, e riusc a liberare il padre col
( 1) " Molti favolosi racconti si spacciarono intorno ad Aleramo. Le
leggende dei chiostri ed i romanzi cavallereschi .lo dicevano figliuolo
abbandonato di un milite che , peregrinando insieme colla moglie per
non ao quale sua diTozione, avevalo lasciato alla ventura. CresciutG
il garzone e fattosi valente nelle armi e bello nelle maniere, aveva ri
chiesto d' amore Atassia figliuola di Ottone, e questa avendogli com
piaciuto, eransi insieme ridotti tra i monti d' Albenga. Col avevano
vissuto una vita tutla di quiete, ma atentatissima, cosicch il marito
attendna a vendere carbone, e la n10glie faceva certi suoi lavorietti
di ricamo. Per nn giro di strani avvenimenti furono poscia scoperti e
ricevuti novellamente in grazia dell' imperadore: il genero allora ot
tenne dallo auoccf<l l'investitura di vuti stati. Ma quete son fole, e
per quanto ]a fantasia di raccoglitori di tradizioni popolari sia stata
solletica la dal racconto di simili cui, noi scorgeremo sempre in es5i
difetto di ferit
1
e ci atterremo alla fede dei documenti che provano
casere stato Aleramo figliuolo del conte Guglielmo, possente barone
in queste contrade, ed avere ricevuto dall' imperddore la ricognizione
del poasesao legittimo de' beni allodiali di cui era ricchissimo, colla
giunta del titolo di marchese: Conte Federigo Sclopis , Delr .Antica
Lrgillazione del Piemonte.
Agli autori citati dall'A. come parlanti delle avventure di Aleramo,
aggiungi il Loschi, Compendj Storici, e l'Arma n no, Lettere; ma special-
mente il secondo, s ve racconta l'i storia della fondat.ione d'Alassio,
l clove ai difende dallo critiche che gli furono mosse per qtttl racconto.
3I6
sostituirsi a lui nella schiavit e prenderne le dure
catene. Divulgatasi in AlasSio la novella dell.a ma
gnanima opera, grande fu l'ammirazione di ognuno
pel virtuosissimo giovane. Laonde, raccolto il bi-
sognevol denaro, mandarono a t-iscattarlo dall' aspro
servaggio. Ritorn Giacomo in patria, e fu resti-
tuito agli abbracciamenti del padre lagrimante per
giubbilo. Tutto il paese facea festeggiamento e plauso
al generoso figliuolo ; il quale solo fra tutti si ma
ravigliava ch' eroica si addimandasse una risoluzione
da lui reputata un atto di filiale dovere ( 1 ).
N ell collegiata ed in altre chiese di Alassio
abbondano i quadri di mezzano merito; ma n es
suno ve n'ha di eccellente. La chiesa parrocchiale
di Laigueglia grandiosa, riccamente ornata, atta
a fregiare una nobil citt anzi che un villaggio in
mezzo agli scogli. Ma il Ligure marittimo pi. non
cura il dispendio quando gli si chiede di abbellire
la magione di Colui che a suo piacimento suscita
le tempeste o fa il mare tranquillo .
La rada di Laigueglia e di Alassio ottima sta-
zione; con fondo eccellente e sicuro. - La popo-
lazione in Alassio s' accresce pi che notevolmente.
L' aria vi sanissima; ci non ostante i molto vec-
chi son rari.
Oltre Alassio il Capo di Santa Croce, munito
di fortini per vietare il passo a' nemici. Poscia uno
scoglio, del giro di tre miglia, si leva in forma quasi
(1) Questo fatto venne cantato in terzine da Bernardo Laviosa,
poela 11enoveae che mori nel 181o.
ovale dal seno dell' onda.
317
Racconta Varrone che
avendo i naviganti lasciato in quest' isoletta alcune
gallinette salvatiche, queste vi moltiplicarono in
guisa che da loro essa prese il nome di Gallina:..
ria ( 1 ). Questo nome conserv ne' tempj di mezzo ,
ed i Benedettini vi posero un lor monastero col
titolo di Santa Matia del P isola Gallinaria ( 1 ).
V'era a quel tempo in venerazione una spelonca
ove San Martino di Tours, perseguitato dagli Ar-
riani, avea vissuto un anno pascendosi dell' erbe
che l'incolta e sterile rupe produce ( 2 ). Rimangono
le vestigie della chiesa e del monastero appresso
la torre che ne incorona la vetta. Ora la chiamano
l' isola d' Albenga, ed luogo dove si va talora a
caccia di conigli. Un tramonto di sole, contemplato
da quella vetta che gode prospetti estesissimi, mara-
viglioso piacere degli occhi_, specialmente allorquando
L' ondeggir della placida marina
Baciando. va t inargentate sponde (3).
Seguitando la strada littorea eccoci al ponte della
Centa, e ci sorgono di rimpetto le to1ri di Albenga.
(1) De Re Rqst. L. 3.
(2) Narnno gli atti del Santo che per divina virt il velenoso el.
leboro di cni era spl!raa l' isola, diveniss innocente cibo del pio ve-
lcovo e del vecchio sacerdote auo compagno.
(3) tradizione che anticamente fosse cosi vicina alla terra ferma
che un U.OIIl? dalla spiaggia di Vadino potea lanciar nn sasso nell'isola,
Ora vi passano comodamente le navi da ~ : u e r r a .
Nella contea di Albenga, non meno che nelle altre della Riviera
di Ponente, il marchese Olderico Manfredo , padre di Adelaide di
Susa , ed ella medesima ancora, vi possedevano assai terre, e perfino
l'isola Gallinaria , vicino ad Albenga . . Jac. Durandi , Piem. tramp. e
ti.pad.
318
Ceuta, dicono, nominato questo fiume dai
cento. fiumicelli di cui reca al 'mat>e le acque. Non
prende questo nome che circa tre miglia sopra di
Albenga ove lo formano congiungendosi l' Aroia
e la Neva.
Esce l' Arocia dal giogo Fronte 24 miglia di
stante dal mare, e riceve sopra la Pieve l' Arogna
che discende dal monte di Semola. Trascorr l' A
rocia tutta la valle della Pieve, raccoglie molti tor-
renti, e non vede meno di venti villaggi o casali.
Pittoresco tal volta il suo corso, tal altra malin-
conico e tetro.
Nasce la Neva dal monte di Cirisola, e sotto Zucca
rello riceve un grosso tmrente che vien da Caprauna.
Tutto il suo corso per luoghi ameni ed aprichi ( 1).
La Centa uno de' pochi fiumi della
non asciughino negli ardor dell' estate. Spavente-
vole vetamente il volume delle. acque che nelle
piene esso porta al mare, passando sotto il ponte
forse troppo stretto di Alhenga. N o n ha nel piano che
il debole pendo. di 68 millimetri per metro, onde
allargandosi, rapisce all' agricoltore preziosi ter-
reni. Ingrossando, corrode i fertili campi. 1\fa i
suoi . allagamenti_, ove non sono accompagn;tti da
1oditure, lasciano un limo fecondatore. Con questa
massima governato il recente arginamento.
(t) Les versants de l!Aroscia, jusqu' la reocoutre de la Neu, 1>081
de lilomlres ceus de );a Ne'a, jusqu' la renconlre dc
l' Aroscia en ont 164. Il fauL .pour le dboucla e la Centa 3:n mlrn
carrs de aurfacc. Chab1ol, Stati&tique du dp. de Montenotte.
LE1'TKRA xxxv.
Alhenga.
Gli Apuani a levante, gli Ingauni a ponente, e-
rano i pi poderosi popoli della Liguria volta a
mezzogiorno, od almeno quelli di loro che
diedero pi trvaglio ai Romani. Albenga ( Albin-
gaunum ) era la capitale degl' lngauni ( 1 ).
La prima menzione che di loro fa. T. Livio
al tenipo della guerra Punica. Magone cartaginese,
egli dice, s' accost con l'armata alla costa dei
LiSU:ri delle Alpi, e fece confederazione con gl' In-
gauni che allora guerreggiavano con gli Epanterj
nella montagna ( 2 ).
Pi tardi (3) Appio Claudio, guerreggiando con-
tro i Liguri lngauni, pareggi con alquante batta-
glie prospere la felicit e la virt del compagno
console vincitore degli Apuani; espugn sei terre
de1:le loro, e in esse prese molte migliaja d' uo-
mma, e fece troncar la testa a quaranta tre per-
sonaggi ch' erano stati motori della guerra ( 4) .
.
(r) S gl' lngauni c;he gl' lntemelj erano chiamati con voce coJJJune
Liguri delle Alpi, percb i Romani stendevano le Alpi sino ove l'A-
pennino tanto s'abbassa sopra Savona. Perci l'aggiunto di 4lb alpe ,
ad Ingaunlim e lntemelium , secondo il gi detto.
Gli Epanterj abitavano, a quanto pare, nell' alta valle dell'
Arocia.
(3) Essendo consoli AP,pio Claudio Pukro e Marco Sewprouio
dita no, cio l'anno di 1\.oma 567.
(4) T. Liv. Dee. 4 L. 9'
320
Di quanta conseguenza ripntassero i Romani la
guerra Ligustica si rileva e dall' essere ella pi
.volte assegnata sola al governo de' due consoli,
e dalle forze che le destinavano; le quali nel S7o
.4. di R ~ furono di 4 legioni, ciascuna di cinque
mila fanti e d ugento cavalli, alle quali vennero ag-
giunti quindici mila pedoni e ottocento cavalli dei
compagni del nome Lati.no ( 1) ; esercito stra-
ordinario.
La gran rotta data ai Liguri Ingauni co' qnali
quasi certamente s' erano federati gli altri Ligori
delle Alpi, fu quella che v' ho raccontato pi so-
pra, collocandola nella valle di Taggia (2). Se non
v' aggrada il luogo, trovatene uno pi acconcio.
La potenza e floridezza degl' Inganni cadde per
quella disfatta. E Strabone dopo aver detta citt
grande Ventimiglia, usa un vocabolo (3) che cor-
risponde a piccola terra nel parlare d' Albenga. Ma
da' tempi di Tiberio in poi essa prese a rifiorire;
e diede i natali a T. Elio Proculo, specie d' impe-
ratore temporaneo, ossia uno di qne' tanti Generali
che prendevano la porpora e il titolo d' Augusto
col favore del loro esercito, e pagavano con la vita
la pena defta loro ambizione ( 4).
(1) lvi. L. 10.
(2) Argomento che tutti i Liguri occidentali foaaero uniti con gl'lo
gauni tlal vedere che. Livio, di poi&Yer detto che Emilio Paulo trioal
di loro, nel narrare l' Al'rivo degli ambaacialori de' Liguri a RHII
e la riapoeta lor dala, pi non aggiunge la parola lngauoi.
(3) Polilma.
(4) Era appeu &penta nell' Oriente la ribellione di Satul"'JJo dx
3:H
. mentovata Albenga tra l citt della Ligu-
ria. marittima che provarono il furore de' Longo-
bardi ( 1 ). J;.a incendiarono e distrussero i Pisani
nel 1165 (2).
L' accordo con cui que' di Albenga riconobbero
la superiorit di Genova del 1178 o 79: mitis-
simi ne furono i patti e quasi simili a quelli di
l aaacitarono nuove turbolenze nell' Occidenl e per )a sollevazione di
Bonoao e di Proculo nella Gallia ( A. D. 289 ). Il maggior merito di
queati capitani era la prodezza del primo nelle ba.ttaglie di Bacco ,
del aecoodo in quelle di Venere. Non mancava per n l'uno n l'altro
di nlore e di al;ilit, ed ambi sostennero con onore l'augusto carattere
che il timor del castigo gli avea indotti ad assumere, finch cedettero
io ultimo al genio superiore di Probo. Egli . us d!llla . vittoria con J
solita aua moderazione, e rispanni i beni non meno che le vite delle
innocenti loro famiglie. - Gibbon., e vedi Ja sua nota sulle cento ver-
gini Sarmate, e l' altra sulle ricchezze di Proculo.
(r) Il Muratori colloca Ja spedizione di Rotari all' anno 641, e
acrive: dice Fredegario che il re Rotari portatosi coll'esercito nel li-
torale Ligus.tico, presj: te citt di Genova, di Albenga, diVaricotti,
di Savona e di Luni. Aggiugne ch' egli saccheggi , devast e sman-
tell le suddette citt , conducendo prigionie1i quegli abitanti ... Di
queate conquiste fatte da Rotari si trova menzione anche presso Paolo
Diacono , raccontando che questo re prese tutte le citt dei Ro-
mani, che aono da L uni citt toscana sino ai confini del regno di
Francia. Annali.
{1) Ai 2.S di agosto u65 " i Pisani con trenta una galera diedero
alla piaggia di all' improvviso, ed assaltarono la citt e l'ot-
tennero per forza, scudo. assenti la maggior parte degli
Ed avvegnach quelli pochi che vi si trovavano facessero g1an resi-
atenza ai Piaani, e ne uccidessero molti , nondimeno non poterono
aostcner 1 impeta loro, e fu bruciala e distrutta la citt di Albenga. ,
Ag. Giustin.., Annali di Getlova.
Tuttavia dodici anni dopo, Albenga compresa con Genon ,
Ventim;glia c Sa1ona , tra le citt e i luoghi che tenevano per la
parte imperi11le; nessuna citt Ligure era con la Lega Lpmbuda.
lllural.
1
An. . '
l. !H
322
una lega tra due citt uguali, se non che gli AI.
henganesi giurarono fedelt al comune di Genova.
Ma nel 1226 Tommaso conte di Savoja, creato da
;Federigo II Vicario e Legato imperiale in Italia,
si brig di levare a Genova e di sottomette1e al
suo ligio dominio tutta la Riviera di ponente, con-
sentendovi o confortandolo Cesare. I Savonesi e
quei d' Albenga s' aderirono al Conte. V' ebbe al-
lora un gran piato a Cremona_, ove l' imperatore
faceva una Dieta (I). Federigo non riprov quello
.che dal conte di Savoja e da' Savonesj e dagli .AJ.
benganesi era stato fatto; tuttavia senza dar loro
alcuna speranza di soccorso, lasci che lo difen-
dessero con le proprie lor forze. I Genovesi eh-
J:>ero la vittoria. cc Il loro Podest si ferm al Fi-
nale, dove gli vennero in contro quei d' Albenga ,
e distesi in tena, il vescovo, padando per loro ,
chiese umilmente perdono, dando e se e la citt
a' Genovesi (2). ''
Tralascio altri fatti per raccontarne un solo. Nel
436 Niccol Piccnino, capitano delle genti di Fi-
lippo Maria Visconti, pose l'assedio ad Albenga. Il
Tommaso Doria che n' era prefetto, la di-
fese gagliardamente. N el durar dell' assedio, nn
certo Valente Focaccia, portatore di lettere da Ge-
nova, tent d' introdursi nella citt, ma fu preso
.
() Vedi i discorsi che il Foglietta fa recitare agli ambaac\atori di
Savona e di Albenga, ed a quelli di Genova,
( Foslietla
1
Istone,
3!13
dai Ducali. E il Piccinino lo fece legare con le
gambe al collo, e poi messo in una bombarda ( o
trabocco ) lo lanci nella citt con brullo e mise-
rabile spettacolo ( 1 ). L' apparecchio di sei mila
balestrieri ehe facevasi in Genova, trasse il Piccinino
a levare il campo da Albenga.
Albenga, Alassio e Diano erano << le tre Pode-
sterie che si conferivano, per convenzione tra ]a
repubblica e quei luoghi, dal consiglio de' medesimi
con approvazione ( 2 ). Per dirla pi chiaramente
erano tre repubblichett.e , dipendenti da Genova sl,
ma che si nel fatto co' proprj lor ma-
gistrati.
(1) Giu1tinia11o e Foglietta - Nella scala del palazzo comunale di
Jegeai la lapide epolcra)e di quel Tommuo Doria morto
combattendo due an11i dopo : Cum ndhuc in aurora aetatis consti-
tutul totae occidentali Ripariae praifectUI fuisset l strenue rJro Itq.
dimican occi1u6 fui t.
kcinMU, Compendio.
LETTERA XXXVI.
Albenga. - Sue suo stato presente.
Il principale monumento romano di Albenga non
appartiene al 'bel secolo di Augusto n a quello
degli Antonini, ma bens a' tempi in cui l' arte.
volgeva al tramonto. Esso il ponte detto Luogo
e giace un 4
0
di miglio ad oriente di Albenga,
di fianco . alla strada di Genova. Ha dieci archi, in
qualche parte di marmo, ma generalmente di breccia
che scavasi anche al presente in un monte vici
no ( 1 ). Lo direste edificato cent' anni fa, tanto
bene conservato, ma i .pilastri ne sono interrati
sino alr impostatura degli archi (2 ). La fiumara che
sotto passavagli, s' dipartita dall' antico suo letto
per correre ad occidente della citt. S' argomenta
che lo fabbricasse verso il 4 14- x 8 . Costanzo conte,
cognato di Onorio, fatto poi suo collega nell' im-
perio. Questa conghiettura fondata sopra una la-
che non parla espressamente di ponte, ma
che lo lascia sottintendere (3).
L' altro monumento si riferisce- all' antichit ro-
(1) Nel comune di Cisano, per far macine.
lungo metri 147, largo 3 Lo compongono 10 archi larghi
9 metri ciascuno e distanti fra loro metri 4 fabbricato con ce-
mento, fasciato di pietre quadrc, larghe 1 metro. Non s' alza pi dal
Juolo che metri 3 : il resto sotterra.
(3) Eua lapide nell' atrio della casa Costa del Carretto di Baie
325
cristiana. un tempietto ottangolare con
sette sfondi, ornato di otto colonne di ordine co-
rinzio, pretese di granito di Corsica ( 1 ). Giace
accanto alla chiesa di San Michele e setve di bat-
tistero. I tredici scalini ch' d'uopo scendere per
entrarvi, mostrano di quanto elevato siasi col voi-
Ber degli anni il suolo della citt. Il mosaico, for-
mato con pezzettini di vetro colorato a dadi , e-
sprime il mistico. Agnello circondato dalle colombe
simbolo dell' amore de' fratelli in Ctisto , ed ha il
divin monogramma, detto per eccellenza il segno
de' cristiani.
strino io Albenga
1
e dice ;
Con;tanti virtus studium vicloria nomen
Dum recipit Gallos
1
constituit Ligures.
Menibus ipsc locum dixit duxilquc recenti
FunJamenla solo juraque pacta dedit.
Civcs tccta forum portus commercia dedit
Conditor extructis acdibus instituit.
Dumque rcfert orbem me primum pertulit urbcmj
Nec renuit titulos limina nostla loqui.
Et rabidos contra fluctus gentesque nefandaa
Constantii murum nominis opposuit.
11 l'rlusdtori else diede a .luce questa lapide nel tesoso delle
acrizioni
1
dice negli Annali; " si ricna da essa che Costanzo ristor
: forti di mura una citt , ( vcrisiruilmente Albenga stessa ) con
orte, piazze e porto. N pu questo applicarsi a Costanzo Augusto
gliuolo di Costantino il Grande, ma s bene. a Costanzo conte
1

'endo egli ritolta parte della Gallia a varj tiranni.
Ma l' iscrizione col dire che dic<lc i co1nmercj alla citt
1
significa
:be le diede le atrade. E che sono le strade senza i ponti ?
( 1) Queale colonne, sopra le qu .. Ii posano gli archi, forse facevano
rima parte di un delubro degl' idoli. L' architdtura del tempietto
embra del 5.
0
secolo. noto c be gli archi giravano sopra lt colonne
,jn da' te01pi di Diocleziano.
:3!16
Molti sono iu Albenga i vestigj di struttara
antica, cio muri fatti con g1andi pietre scalpellate,
sovrapposte senza calce, e talvolta con aggetti ,
secondo r ordine rustico. Il viaggiatore pu facil-
mente riconoscerli girando per la citt. Moltissime
poi erano le iscrizioni, anche del buon secolo, ma
andarono in gran parte smarrite. Ne rimangoM
alcune ne' muri delle chiese o ne' portici
delle case signorili ( 1 ).
L' Albeqga del medio _evo rappresentata da
qualche brano di architettura e di scoltura nell' e-
sterrto delle sue. chiese; ma pi dalle venti sue
torri, in gran parte ancora orgogliose. La pi alta
(r) lacaiZIOlQ IIIJSTBJITJ J:S ALBBIIG.A..
In ca1a d'Alte.
P. Metilio P. F. FaJ. Tertul.
Novenniano ejus auriavin.
Quae4tori designato Patrono
Plaebs urbana Albingaunen.
L. D. D. D.
Nel Battistero.
Li. Aurelius L. F. Et
Meleager Aedi li& bis
Praef01clus que sibi
Et Aureliae L. F. T. Po. et
P. Aurelio L. F. fratri.
Nel muro e1terno del campanile deUa C!Jllesiatll.
M. Vibullio Pub. Proculo
Cornelia Q. F.
Procula mater
Filio optimo
Qui vixit ann. XVII.
327
e eonspicu la Balestrina. Dlla sua vetta a cui
agevolmente si ascend, trasvola lo sguardo sopra
Nell' atrio della casa Costa Del Carretto di Balelti'ao ;
mila piana de' Leoni.
P. Graniu.-
P. L. Hyla
Augustalis
V. F. sibi et
Betutiae ..... L.
Quartae matri'.
Pi l'iscrizione gi rirerita ch'era murat nel Ponte Lung6.
Nell'atrio di casa Peloso Cepolla.
Non pare aincera.
S. P. Q. R.
Pertinace imperante
Secuti viximus
Neminem timuimus
Patri pio patri
Senatus patri
Omnium bonoram.
t Hic requiescit in pace b. m. Honorata'
Clarissima et b. f. conjunx
Tzittani com. et trib. quae vixit
In hoc saec. ano. XL
Depoa. est sub D. kal. feb. ind.
Prima imp. et cona.
D ~ N. Justini P. P. Aug. anno tertio t t t (poi una co-
Rogo te per Dm. oillnpon, ( lomba coll'olivo
Et Jbm, Km Nazarenum (in bocca).
Ne me tangas ncc sepulcrum
Meum violia.
Nam ante tribuna) aeterni
Judicis mecum causam
Dlcis. t poi due cuori ed anco1a una t
QHsla llclrit.iohe, scolpita in marmo, )a . quale prima era nella
cbien del' Mionutero Vea:hio, dimostra cbe la reJigione cattolica re
PlY ia A.lbeaga al tempo di Giuatino 11.
328
il vasto golfo che fanno il capo di Santa Croce e
quello di Noli; contempla l'isola Gallinaria, pira:..
mideggiante fuori dell' onda: mira Bor-
ghetto, Loano, la Pietra ,. Varigotti, e l' Finale
sul lido e l' altro sul monte; poi trapassando anche
quel capo orientale, raffigura i monti di Genota,
non fermandosi che alle rupi di Portofino. Verso
terra gli s' appresenta in tutta la sua ubertosa va-
ghezza la larga e spaziosa valle di Albenga, somi-
gliante a un giardino. Varj paesetti, tra' quali 1114
signano , Leca, San Fedele i vi sorgono alle falde
de' poggi. Lo stupendo . anfiteatro de' monti sopra
monti sino alle creste dell' Apennino incorona con
maest questa scen:1 non meno vaga che varia (1}
Nel portico di casa Pelu&o un' altra iscrizione criat.Uma
1
diflicile a legser1i.
Ca1a Baleltrino.
. . . II A E M. F. MAP
11' B DIVAB AVG.
, . : VIX,SlT Alli!
VS, C. l', PVB. C.
V A. P. mJ.: V. I. D. FLAM
J, l'BCIT. BT. 8JB
A. E. A. F. SABINAE
ll'lCAB. DIVAB. AVG
Lapide in bianco marmo, trovata non guar e non mai pubbli-
cata. Le linee in majuacolo sono in caratteri paltnari.
() o,e aopra critto mira il Jettre rammenti la frase Jalioa ..
Jlidet aut videre, putat. E cosi altrove, la memoria de' TMIII
da un punto potendo talvolta e&aer riuscita pi o meno infedele.
329
Albenga, assisa affatto in p ~ a n u r a e lontana circa
un miglio. dal mate' ha pi r aspetto di una citt
della bassa Lombardia che non della Ligul'ia ma-
rittima. Anche i costumi de' suoi abitatori tengono
questa somiglianza; essi non vivono di navig!lzioue
e di trafiico, ma bens de' prodotti de' pingui loro
poderi. Essa sede vescovile e capitale della
provincia ( 1 ).
Antichi e moderni proverbj attestavano l' insalu-
brit del clima di Albenga ( :1 ). Posta in perfetta
pianura allo sbocco di molti torrenti che vengono
a versarsi nella Centa, essa vedeva ad ogni piog-
gia i s:iloi dintorni allagati dall' acque. E se la fiu-
mana superava le ripe, tutta la citt ne veniva
inondata. La vicina macerazione della canapa man-
dava esalazioni maligne. Le provvide . cme di un
magistrato_, il cui nome suoner per lunga stagione
pregiato e caro in questa contrada, posero riparo
al doppio flagello dell' aria infetta e dell' acqua
( 1) Le memorie -.uten liebe della diocesi di Albenga non vanno pi
in l del quarto secolo. Il primo vescovo di Albenga fu Onorato , il
quale nell' anno 377 accolst> ospite in casa sua S. Veranio che ritor-
nava da Roma. .
Il vescovo di Albenga fino all' anno uSo fu suffragaueo dell' ar-
civescovo di Milano; quiudi nel Concilio Lateranense tenuto dal papa
Alessandro III , esso fo sottoposto all' arcivescovo di Genova.
Questa Diocesi , mantenuta durante il soggiorno d' Francesi,
atata conservata dopo la riunione del ducato di' Genova alla real co-
rona di Sardegna. , Calendario sen. de' RR. Stat.i.
(:t) 4lbinsana p1"ana , se fosle ,sana, si dimanderebbe Diana, nel
XV1.
0
eecolo. Hai faccia di .4lbfllt;a ,'per dire se sparuto, moderna-
mente.
33o
inondante o stagnante ( r ). Egli fece oppom buoni
argini al fiume che minacciava di ricoodursi al-
l' antico suo letto sotto il ponte romano , e conte
nendolo dentro giusti termini , provvide che la citt
pi non avesse a prendeme detrimento. Le strade
della citt, i passeggi che le aperse all' intorno,
-.ennero per cura di lui rinnalzati di suolo. DisecC'
le paludi al mare ( :1 ). Confin la malefica nacera-
zione in luogo innocente (3 ). E piant migliaja
d' alberi che giovano alla salubrit e l' utile fanno
compagno al diletto.
La Febbre, adorata per placarla come infausta di
vinit da' Romani, rimosse il suo seggio dall' antica
citt degl' Inganni, ed in rosa si colorarono le gote
delle Albenganesi fanciulle ( 4)
( 1) D eu. Somia, allora Vice lotenden te di Albenga. A lui soo
doyute la atrada littorea, quella o\ GneNio, ed infinite altre opere di
pubblica utilit. .
(:t) If loro li .ello era pi basso del mare. P ~ r colmarle ai adopero
l'arena ateua del mare ammonticchiata dal libeccio in sul lido.
(3) Alla foce della Centa, un miglio solto la citt, on i noti JDI
rioi disperdono le eaalaaioni delle acque stagnanti.
(4) Popolazione di Albenga - 43oo
Temperatura.
Maggior elevazione del termom. R nell'estate Gr. :t4 a :t6 sopra OJO
Maggior 1bbaaaamento nell'inverno 4 1 5 aoUo OfO
Temperatura medie.
Inverno 6 a 8 sopra 0)0
Primayer1 16
l .,
Eatate 18 a 20
Autunno 8 a IO
331
LETTERA XXXVII.
Palle. cl /llbenga - Garlenda - Toirano.
Nella prosperevole valle di Albenga, la pi spa
ziosa pianura della Liguria, il gajo melogranato forma
le siepi c ~ e ridono de' purpurei suoi fiori; le viti
pendono dagli olmi e fanno eleganti ghirlande
di pampini; i prati sono smaltati di gigli e di viole;
i pioppi ed i salici circondano gli orti pieni di ci-
vaie e d' erbaggi; il fico s'accompagna col gelso;
la canppa, cresci uta altissima, ondeggia a piacere
del vento; il grano, rendendo I . : ~ e sino 16 volte
la semente, largamente appaga le speranze del-
l' agricoltore. (( Egli sembra, dice un' ingegnosa
francese , che la terra vi sia colLivata non pei
bisogni dell' uomo_, ma solamente pel suo di-
letto ( 1 ). >> ,
La valle di Albenga basta a se stessa_, cio il
( 1) La signora di Genlis, che nell'Adele e Teodoro dipinge un vero
Eden nella valle di Albenga. Ella soggiunge : Tous Ics objets qu'on
y rencontre, sont agrables: c'est-l, ma chre amie,-que vous y
verriez de vritables b1rgres , au lieu de ccs paysa nn es don t Ics
bonneu de nuit vous,A'ont tant de peine. (Allude alle contadine di
molte parti della Francia che veramente sembrano in cuffia da notte).
Toutes !es jeunes filled sont coilfes en cheveux avec un bouquet de
Beurs natureJies, plac sur la tt!te do cot gauche; elles sont presque
toute1 joliee, et surtout remarquables par l' lgance de leur taille.
Ella soggiorn buona pezn a Lusignano, villaggio a destra della
valle di Albenga.
332
popolo della citt e del contado ritrae da' suoi
ricchi terreni in pianura quanto serve a farlo 'fi
vere agiato e tranquillo. Quindi forse che l' agri-
coltore non ha in questa valle l' alacrit, la solerzia
che contrassegnano il contadino Ligure. Il terreno
produce senza sudore; e il padtone del podere ,
contento di ci che moderatamente provvede ai
suoi bisogni, non si reca a premura di a.verne pi
oltre (x).
Salendo al pi de' colli, con la valle a destra di
l dalla Centa, s' incontra il villaggio di San Fedele.
La sua chiesa del x 4 x 2 , e nell' oratorio o chie-
suola vicina pende una tavola ripartita in sei campi,
dipinta con rozza ma gtaziosa semplicit. Un mi-
nante castello, con le annerite logge ove ora stride
il vento ed imperversa la pioggia, con le guaste
colonne e le sconvolte fontane e gli archi amman-
tati di ellera, porge l'immagine dell'antica opulenza
feudale e del suo moderno suhbisso.
Lusignano, quasi congiunto con San .Fedele;
paesetto piacevole. Quattro smisurati faggi sorgono
a' quattro angoli della piazza davanti alla sua chiesa
dipinta. io vi passai, i vecchi padri libra-
vano i destini del villaggio all'ombra di queste se
colari piante, mentre. le giovanette co'fiorellini nelle
chiome si affrettavano al tempio.
(z) L'aratro di Albenga uno atromentQ tanto leggiero che appeca
merita quel nome. Il suo vomero una aemplice punta di feJTV o
lancia con litta in un lungo bastone ritorto, che non ai profouda
quasi mai pi di o 3o centimetri e non riyolge le zolle.
1
333
Pi lungi una rupe, parte roSSlCCla parte imbru-
nita dalle acque goccianti, s' adorna c1ua e l di
mortelle' di ginestre ' di inille pianticelle ognor
verdi. A destra , oltre il fiume, la Basta solleva
l'alto suo ampaniie; e pi in su siede Villanova ,
quasi abbracciata dalle due fiumane che maritandosi
forman la Centa. Le merlate sue mura., fiancheg-
giate da barbariche , torri, si specchiano curiosa-
mente nelr acque,.
Succede una landa selvaggia, spesso invasa dal-
l' Arocia a cui offie il letto . Nondimeno gli olean-
dri vi formano macchie, e la ghi'aja sparsa di
timo, di spigo e d' altre piante aromatiche.
Ricmpajono gli ulivi, le viti ed il prato; e scer-
nesi tra . le 'fronde; agitate dall' aure, il castello
Balestrino. Di l dal Castello un' argentea doccia
fa volgere le macine delle ulive; ed in un subito
si para . allo sguardo il paese e la chiesa di Gar-
lenda., argomento di pittorico peregrinaggio.
Tre quadri chiamano a se., ma con diverso im-
pero, gli sguardi in questo tempio di villa. Quello
all' altar maggiore rappresenta la Nativit. un
quadro istoriato, pieno di figure, con_ curiose in-
venzioni , e di stile non lontano dal caracce-
sco (t).
Un altro, mille volte pi insigne dipinto,
l'Erasmo di Niccol Pussino. I manigoldi strappano
le viscere al santo veglio, il quale, levando gli
() Il Ratti dice ch' di Gio. Battitita Guarini.
334
occhi al cielo, sembra non sentire l'atrocit del sup-
plizio per contemplare le palme del martirio che
gli arrecano i messi divini. Sublime composizione
di artefice veramente sublime! Vinta la soffrente
natura dal pensiero del ttionfo immortale ( 1 ).
La maraviglia di questa chiesa il quadro del
Domenichino. La' Madonna , vestita di rosso e di
azzurro, tien sulle ginocchia il Bambino che porge
la destra a baciare a San Mauro. San Benedetto,
dall'altro canto, offre un giglio al divo Infante,
il quale distendendo la sinistra, gli accenna che
gradito n' il dono. Due angeli di natura! graa-
dezza stanno ammirando il loro umanato signore.
Un gruppo di angioletti si adegua in sulle aie nel
l' alto del quadro. N el fondo un paese. Il volto
della Madonna forse non s' agguaglia all' idea deUa
suprema verginale bellezza. Ma nulla devoto , affet-
tuoso, evidente come l'atteggiamento di San Manro
baciante la mano divina. Il Bambino ammi1-ahile
in ogni sua parte.
Tutto quiete ed insieme dolcissimo affetto in
questo dipitUo , condotto colla maggior finitezza e
non meno rigul\l'devole per invenzione e disegno
che per verit di colorito. Lo direste il giusto punto
( 1) Malagevol opera il i classici dipinti. Guai poi 1 eli
i mette una mano inesperta. Comnnque avvenine , quello gran qua-
liro , preso idiota me11te a risarcire , quasi irreparabilmente penlule.
T1a le ]arti ri mute intatte un cavallo in un angolo. Gli aletli
contadini maravigliano in osservare la verit dell' occbio nel
'luadmtcde. 1;1 natura iatusa, 11011 imitala, ma riprodotla_cbll'artr
335
di mezzo tra r immobilitft de' quattrocentisti e le
caricate moveme de' secentisti. Il tempo e l' umi-
dit l' han leggiermente danneggiato ( 1 ).
(1) Q11e' di Garlenda accortamente impedirono che questo quadro
venisse trasportato a Parigi. Ma corse pi grave pericolo. Ne venne
oft"erlo il prezzo di 201m franchi ; il parroco ed i capi consentirono .
Si trattava di comprar un organo con quel denaro. Ma i contadini
tumultJarono, e l' eccellente opera del Domenichino rimase nella lor
c:hiesa. Cos almeno mi dissero que' del paese.
336
LETTEIU. XXXVIII.
Da Albenga al Finale.
Uscendo dalla porta orientale di Albenga era
sentando il ponte romano, la strada corre a raggiu
gnere, presso i verdi ortali di Ceriale, illito .marino
che per lunghissimo tratto pi non abbandona.
Nel I636 una fierissima sventura percosse
questo paesetto marittimo. Alcuni sciahecchi Tn-
nisini ed Algerini p.osero in terra le genti loro
col favore delle ombre notturne. "Alle grida de' fe
ro6i Affricani_, si riscossero i miseri Cerialini dal
sonno per passare alle catene della schiavit. I
debiti che allora contrasse, la Comunit per redi
mere quegl' infelici, si prolungarono sino alla pre
sente generazione (I).
Il Borghetto di Santo Spirito che succede a Ce
riale, siede ai fini della celebre linea militare nota
col nome di linea di Loano, la quale dalle scatu
rigini della Bormida si distende al mare, andando
su per que' gioghi della Spinarda, di Rocca Bar
bena_, di Melogno,. di Sette Pani, s ricordati nel
l' istoria delle ultime (2).'
() I Corsari rapirono a Ceriale 34o individui. - Il Giustioiauo
dice cbc Ceriale faceva verso il a53o cento fuochi, cio circa 5oo aoiJDe.
ne fa 11So. !>rendendo un termine medio pare che i Pirti por
tassero via da Ceriale met della popolazione. E Genova
pazientemente queste rapine! O beato, La m ba, Pagano, Andrea Doria,
o come nella voatra patria era spenta la ricordanza delle vostre vittorir!
Nel 179S il generle Massena, separato da Genova e minacciato.
337
Sopra al Borghetto giace Toirano, rinomato per
la sua grotta di Santa Lucia. una grotta lunga
un quarto di miglio, piena di bellissime stalattiti
prodotte dal carbonato di calce che si separa dalle
acque stillanti. Le colonne, gli obelischi , i gtap-
poli pendenti dalla volta, e le mille altre forme in
cui si foggia la materia stalattitica che a molta al-
tezza anche ne forma il pavimento, rilucono semi-
trasparenti al lume delle fiaccole che guidano i
vostri passi per quella caverna vietata ai raggi del
sole. N elle stalattiti fatta la cappella della Santa
da cui prende nome questa Grotta, la pi bella
delle Ligustiche.
Loano a cui in breve ora si giugne, pretende
ed ottiene il titolo di citt, non meno che altre
teo-e di questa provincia ( 1 ). Sarebbe discortesia
da ogai banda, abbandon tutta la part'e dell' Apennino cb sta tra
Savona e il Borghetto, e volteggiando sopra la sua sinistra che red
al colle dei Termini, ripieg la sua diritta alla rupe di Santo
Spirito, presso al mare , tra il Brghetto e Ceriale. In questo 1ost.;-
mento la sua froBte era inespugnabile e il suo tergo intieramente li-
bero; esso teaeva a coperto Oneglia, Nizza ed Ormea. E veramente
non si tent nemmeno di cacciarne i Francesi. llal. Wal"&.
(r) Alassio, Finall\larina, Final Borgo. Pietro Borgo e lo Sperone nel
17.
0
secolo reputa'Vaoo degne di questo titolo la Pieve, Zacearello e la
Pietra. Onde la provincia di Albenga verrehbe a domandarsi la provincia
delle sette citt oltre la sua CapitMie. Per una provincia che s'allunga
metri 46,84o, e met.ri 2S,g76, e non ha in tutto che S7,Soo
abitatori, questa c<U"ona di citt veramente peregrina.
P.Opolaziotle. Loano 35oo
La Pietra
Fina) Borgo :.uoo
Final MarP'l 335o
338
il crucciarsi co' loro Qbitatori pel s lieve. negozio
di un titolo.
Loano non lieta d' aure salubri. L'etisia pulmo-
nare f;qbaroolare .rapisce gran parte delle sue donne,
privilegiate per altro dalla natura di forme leggia
dre. L' idrocele pi che frequente negli uomini.
L' asciugament(} di alcuni terreni impaludati lungo
U gran cammino ha scemato il numero delle febbri
intermittenti.
Loan(} ha pi chiese; tra le quali spicca insigne
pel' bellezza di forme e giocondit di giacimento
quella del Monte Carmelo.
Era Loano uno. de' tanti feudi del conte Gian
Luigi del Fiesco, le cui trentadue castella si sten-
devano . dall' Arocia sin oltre la Magra, coronando
le vette di questa longa giogaja degli A pennini.
Da tre secoli. ardeva l' emulazione tta i Fieschi e i
Doria, due s potenti famiglie di _Genova. 1\ia la
fortuna di Andrea escludeva ogni gareggiamento.
L' ammiraglio , l' amico, il braccio destro di Carlo
V, governava nel fatto la patria del senza
prendere le insegne del principato. Ed al sno
fianco era un prediletto nipote, che educato al-
l' alterigia spagnuola , gi tenea pratiche con Ce-
sare per pigliarsi il dominio di Geoova allo spe-
gnersi del quasi ottuagenario Andrea. E Pier Luigi
Farnese consigliava al giovne Fiesco di badare
che alla morte di Andrea non lo avesse a signo..
reggiare il giovane Giannettino, suo emulo invidioso
e sqperbo. ordjv-asi a d11nni del prepo
33g
tente dominio di Carlo V in Italia una lega che
d11 Roma si stendeva a Parigi, e da Parigi al mar
Baltico. Togliere a Cesare l' aderenza di Genova
e le venti galee di Andrea Doria, e con ci l' im-
perio del mare, erll il p l'imo pensiero di Paolo IV
e di Ftancesco I. Al Fiesco ne fu commessa la
cura: il cardinal Farnese p el zio_, il cardinal Triulzi o
p el re di Francia ne fermarono seco gli accordi ( 1 ).
Il Fiesco ricorse alle solite arti di cui si giova chi vuole
far ttn moto nelle repubbliche. Promise pi largo
gverno _, ed ebbe con se i popolari; alcuni cio dei
popolri, non tutti, pel.ch i pi scaltri preferivano
il popolare Adorno al. nobilissimo Fiesco. Volev
Gian Luigi farsi doge perpetuo, con questo ti-
tolo tener Genova nell' aderenza della .Francia ,
come Andrea Doria con l' autorit del suo nome e
l' ajuto de' nobili vecchi la teneva nell' aderenza di
Cesare. Cn un drappello di amici ed ~ m a schiera
di trecento uomini de' suoi castelli artifiziosamente
intromess:i in citt; egli tra le ombre notturne fa
occupare d' suoi :fratelli le porta di Genova, e
rec esti stesso in sno potere le galee del Dria _,
dell' imperatore; della repubblica. La superba citt
in baia dl "Fiesco; la plehe comincia a gridar
GatttJ GaUo _, grid di guerra d e ~ Fieschi. Pi non
gli manca che trusferlrst al Palazzo , e prendervi
{) Lnr. Capelloni", Morte del Fie&co, MS. - Dij1a de' Fieschi MS.
e molte alhe aulorit che si recheranno nella congiura del Fie6CO
ltuO\'lflllente dacl'iH dall' AtuiOt'e.
34o
la hrretta ducale. Ma nel passare d' una in altra
galea , gli sfugge un piede, o gli manca sotto la
tavola che serve di ponte volante. Egli cade in una
morta acqua del mare, e nessuno lo vede a cadere
per apportargli soccorso. Le armi di cui s'era ve-
stito per difesa, gl' impediscono l' uso del nuoto.
Egli muore, e seco perisce l'impresa. La prospera
stella di Carlo V brillava in quella notte nel suo
pieno splendore. Ovvero era ne' f ~ t i che l' Italia
stesse ancora due secoli sotto il giogo spagnuolo.
II Bonfadio per gratificarsi il Doria, il Foglietta
per rientrare nella patria da cui era esule o per
altre passioni, calunniarono l' infelice Gian Luigi
incolpandolo d' aver divisato l' assassinio del vene-
rando Andrea_, laddove ogni cura ed ogni arte egli
adoper per salvarlo dal pugnale del feroce Verrina.
Essi, ma pi il Bonf;tdio; nel Fiesco, buon figliuolo,
buon marito, buon amico,. gentilissimo e miseri
cordioso sopra tutti dell' et sua, ritrovarono un
Catilina. Quel parricida , stupratore, scelestissimo ,
nefandissimo Romano si sarebbe mai creduto di
avere un. giorno ad essere paragonato al pi cor-
tese ed onorato cavaliere della futura Italia?
Le spoglie dei Fieschi arricchirono i Doria.
Carlo V diede Loano con altri feudi ad Andrea ,
che ne fece investire il figliuolo di Giannettino da
lui sceltosi ad erede.
Loano pass di poi , quasi un secolo, nel do-
minio del re di Sardegna ( 1 ).
(1) En 1736 l' empereur Cbarlea .Vl eu vertu dei prlimiaairea Ile
34[
Gli ameni e ben coltivati poggi che diramandosi
dai monti di Santo Spirito vengono a ridosso di
Loano, vistoso ne fanno l' aspetto.
Non molto oltre Loano la strada littorea arriva
alla Pietra. Il tempio maggiore di questa piccola
citt, posta in clima temperato ed asciutto, s' a
4
dorna di certi intagli in legno con grande amore
condotti.
La Pietra, nel durare dell' ultima guerra mari t ..
tima, fioriva p el tr&sporto degli olj in Provenza.
Gli audaci ed esperti suoi navigatori con legni
sottili scansavano le navi nemiche, n temevano
l' azzuffarsi co' bastimenti lcggieri. La lode di buoni
marinaj s' addice parimente a que' di Loano e di
Final Marina.
N o n guar dopo Loano, la via prende a superare
il capo di Capra Zoppa. L' euforbia minore e i
lentischi veston la rnpe. S' aprono in essa due ca-
verne ampie, profonde, decorate di stalattiti in
forme bizzarre, ma l' adito n' inaccessibile quasi.
La roccia verso la cima si vien A' suoi
piedi il mare ed il vento hanno ammassato un mon-
ticello di bianca arena che da lontano segna ai
riguardanti questo promontorio, gi infame p el suo
ripidissimo passo.
pai:r. conclua nec le lloi de France, accorda la jurisdiction de cetle
Commune au roi de Sardaigne, titre de 6ef imprial secondaire,
Alon l maion Doria en reut l'investiture du roi de Sardaigoe. En
1770 let co01titutions du Pimont 1 furent publiea. Chab1'0l, Statilt.
342
Acquistata la cima, il scopre inaspel
tatamente uoa scena che gli occupa l'animo di con-
tentezza. Egli la valle di Fanale che improvvi5
si tlttira i suoi sguardi. Final Marina, il Castel
Franco, Final Pia siedono o s'alzano con lieta
mostra sul Udo, mentre i continui orti della valle
sfoggiano oo'tesori della vegetazione. Le grandi gi
ravolte della strada che si dichina da arduo
e scosceJo colle, il torrente ed il suo ponte, ag
giungono vaghezza al prospetto. E rigirando pi
lo sguardo spazia sopra tutto il gran
solfo dal Capo delle Mele ai marmorei
della Spezia in un orizzoQte che confondesi col
ielo e col mare ( 1 ).
N el discendere da quella specie di loggia s ri
levata sul mare, novelle scene si affacciano. Final
Borgo siede con feudale cipiglio in capo alla valle,
e le tnle rocphe innalzate dai marchesi del Car
retto e dai re di Spagna e dalla repubblicll di
Genova, inghirlandano tutte le vette, collegandosi
altre volte insieme co1,1 opere di cui non 1estano
che rovin.
(r) La strada scende a Flnal 1\larlna per due rami, r uno
immediato, e<l il descritto; l' 11ltro molto pi lungo, ma non s ri
pido, che passa per Fina l Borgo. Inde irae. O tosto o tardi questa
strada volter fcile il promontorio nel basso, in cambio che ora lo
supera disagioa nell' alto. Ed .. llora chi noi vorrebbe al presente per
ragioni ottime al , q1.1 cbe pur debb<lono cedere ai pubblici comodi 1
potr ceuaolani : Invenre Slat. 5 Sylr.
343
LE1'TERA. XXXIX.
Il Finale.
Il Finale , propriamente detto, tergemino. Lo
compongono Final Borgo, e Final Marirra che si
appellan citt, e Final Pia che, attenendosi alle
gonfie parole del diploma di Carlo VI, potrebbe
anch'. essa arrogarsi quel titolo ( 1 ).
La potente nazione de' Liguri Inganni aveva il
paese de' Sabazj a levante, e qui forse erano i suoi
fini: e da ci forse il nome. Questa conghiettura
almeno miglior di quella che deriva Finaro, come
prima chiamavasi, da Fino A ere. L' Itinerario di
Antonino segna col nome di Polucipe una stazione
distante 12 miglia romani da Vado ed 8 da
benga ( 2 ). Indotti da questa misura che torna
sta_, coloro che conducono la via romano - ligu
stica lungo la spiaggia, scrissero che Polucipe fosse
Finale, anzi Final Marina. Ma il sig. Navone so
stiene che la via passava pei monti, e non fa ..
cile ribattere gli argomenti ch' ei reca.
Checch ne sia del vero in quelle tenebre, la
ragione geografica ed istorica ci prova che le due
(1) L' imp. Carlo VI volea magnificare il pregio della vendita del
marchesato di Finale ch'egli alla repubblica di Genova. Laonde,
allargando la bocca, dice nel suo diploma che la investe del marche
aato del Finale ejusdemque civitatibus, oppidis, pasis ece.
La tnola Peutinperiana non ne fe cenno.
344
apriche valli e il pescoso seno del Finale non po-
tevano non essere abitate, stando al fianco di que-
gl' Inganni, numerosi al segno di perdere I 5pn. uo-
mini in una sola battaglia.
I signori del Carretto, la cui origine autentica
non va pi oltre del 12.
0
secolo, sin da quel se-
colo signoreggiarono il Finale col titolo di mar-
chesi ( r).
Genova ne' giorni della sua maggior grandezza,
cio prima che la straziassero le civili fazioni ,
non permetteva che alcun popolo o conte o mar-
chese delle due Riviere si reputasse indipendente
dal suo dominio. I signori del Carretto obbedirono
alla legge comune, imposta e sostenuta con l' ar-
mi. Quindi troviamo che nella celebre battaglia
della Meloria ( 1284 ) una galea del Finale ajut
potentemente la galea ,S. Matteo de' Dorieschi. E
nel I 290 la leva marittima fatt,a da Genon
nelle Riviere pigli al Finale 62 uomini, numero
pari a quello ch' ebbe a fornire Savona ( 2 ).
(r) Caminatam marchionu Finarii in un atto del uSo, nel quale
ai parla della giurisdi;r;ione sopra una strada di Noli. Memorie del Fi
naie. MS. - Lo stipite i storico della famiglia del Carretto Enrico,
marchese di Savona che fiori verto la met di quel secolo. Vedi ptr
essa il Sigonio, il Fcderici, il San&ovino, il Brizio ne' Monum. Su5.
il Lunig, ecc. ecc. e la Tab. geneal. gentis Carreu. Yindobonae ri4'
Giutiniano, -Quest' ultimo fatto e il non parlani ari
catalogo di quella descri;r;ione marittima de'marchesi del Carretto, mentre
pure ai citar.o i marchesi di Clavesana e i conti di Ventimigiia, portano
a credere che Genova avesse a quel tempo ricacciato i signori del
Carrello ne' loro feudi a sellentrione ; e che la repubblic govcrn-
345
L' di que' marchesi che signoreggiasse il
Finale fu il tirannico Alfonso II, che i suoi sud-
diti cacciarono nel x558 ( 1 ). Andrea del Carretto
ced nel x 5g8 le sue ragioni sul Finale al re di
Spagna, che ne fece prendere possesso nelt6o2 (2)
. Queste aride date mal ritraggn l' istoria. Prima
che la corte di Madrid arrivasse il bramatissimo
scopo di aver la signoria del Finale, le fu d'uopo
mettere in pratica le pi scaltrite arti della politica.
Ma chi passa per questi ,luoghi, scevro della me-
moria delle cose che furono, mal pu figurarsi di
che importanza riuscissero ai dominatori dell' Ame-
rica le poche miglia di questo marchesato da cui
non v' era tributo a tirare. La Spagna possedeva
il Finale, ove poi tornassero quelli a lo minare nelle guerre civili di
Genova che occmsero di poi, e nelle quali, scrive il Foglietta all' anno
1'34o,, fatti pi arditi dalla lunga impunit s' ern per usanza
d' de' loro confini e scorrere per lo dominio genovese, md-
tendo a sacco il paese ... le quali cose da' Genovesi fta tante oc-
cupazioni di g1crre civili non si potevano n considerare n punire. "
- L' uso e l' abuao della forza, ecco tutta l' istoria. - La gnena Fi-
nalina descritta dal Filelfo ( R. l. Script. ) cominci l'anno r4b
' (
1
) L' imperator Ferdinando lo reintegr nel possesso de-l marche-
sato con sentenza del 1S6r, ma Alberto del Carretto che governava
per Alfonso, n' emul i vizj, ed i lerrazzani lo misero in fuga. Vedi
per altre particolal'it le Convenzioni dell' anno r584 tra i Commi
Cesarei e i Finaresi.
Il contrallo di vendita fu de' r6 maggio 1Sg8. Tra i diversi
patti rravi il pagamento di una pensione vitalizia ili 24Jm. scudi a suo
f'avore, e d' un' altra dopo lui di scudi IIJID. a Carlo Doria, duca di
'l'ursi, erede del marchese. Gli furono pagati tcitamente anche altri
Vedi G. B. Brichiet"i Colombo, Antilogia, etc. pro Finar.
Marchion.
346
a quel tempo lo stato di Milano. Essa era venuta
nel suo intento di torre ogni forza morale a quei
popoli, collegandosi COD f orgoglio fumoso e COD
l' ozio cupido. Ma i principi italiani ahhorrivano il
duro giogo . spagnuolo. Un' Papa generoso era
stato in procinto di cacciar i Castigliani dall' Italia.
E la Francia, ogni volta che respirava dal,le sue
guerre civili, si affacciava in vetta alle Alpi per
$Orridere agli sdegni italiani. Ora, tra i re ami ispa-
nici ed il ducato lombardo non eravi altro veicolo
se non la Liguria. Per Liguria doveano passare
i fanti e i cavalli che da' porti della Catalogna erano
spediti a sostenere l' autorit del re cattolico sul
Ticino e sull'Adda. Genova concedeva per verit
quel passaggio, e Genova obbediva alla Spagna.
Ma volontatia era quest'obbedienza ed incerta, per-
ch opera de' patrizj che s' arricchivano coll' as-
siento: la parte popolare propendea per l'aderenza
francese ed il sistema italiano. Laonde di somma
conseguenza era per la corona- cattolica l' acquisto
del Finale, dal quale passando per alcuni feudi
imperiali tragittavano le sbarcate sue schiere
r Alessandrino ch' parte del Milanese (I).
Profusero i re di Spagna l' oro per cingere il
(t) Como la magestad de Phelippe II desde los principios de so
dcsse tener puerlo en el mar Ligustico para mayor segu-
ridad del stato de Milan y de los regnos de Napoles y Sicilia, y para
embiar librcmente soccorso& a los atados de Flandes, y que funta
libres los reciprocoa
1
y mutuos auxilios de loa EmperadOI"ea 1 Rqr
Catbolicos , etc. Rui-. de Laguna , Di1curao.
di una corona di fOlti, e l' intero secolo
In cui ne tennero il tlominio, fu il pi forente
eriodo di questi paesi. Mentr.e Milano e Napoli
nguivano ed impoverivano sotto u.n fteno che
vviliva i popoli per dissanguarli, Finale si orric-
hiva pei tesori spesi dalla corona nelle fortezze e
bel mantenimento di un grossQ presidio, e pi an
. ora per la franca navigazione concessa ai Finalini
. ne' porti della Spagna e dell'Indie (l).
Nel I 713 l' imperatore Carlo VI, non fortunato
competitore di Filippo V alla successione della
monarchia spagnuola, vendette allil repubblica di
Genova il marchesato del Finale per l' ingente
somma di un milione' e dugento mila pezze di L. 5
di Genova. u Non si tard a darne il possesso ai
Genovesi con fama che fossero accolti mal v.olen-
tieri que' nuovi padroni dai Finalini . . . Fu pre-
teso che l' imperadore si fosse riservato il dititto
di ricuperare quel restituendo la somma
del denaro ricevuto; ma di. questo non v'ha pa-
rola nell' concedrita ad essa repubbli-
ca (!l). >l I Genovesi smantellarono le fortificazioni
di cinque de' castelli di Finale, non serbando
interi che quello di Castelfranco alla marina, e
. (1) La Spagna riscuoteva dal marcbell8to di Finale 6(m. scudi 41l'
anno, e ve ne ependen 22(m., aenza lo traordinario ch' eu auai.
Nel 633 questo marchesato ooetna gi aUa Spagna r,3o,,8oo acudi,
Bui"G de LtlgwztJ.
(:a) .'ltluratori, .lnnali.
348
l' altro di S. Giovanni in Final Borgo , dove or
sono le prigioni.
Nel 743 col trattato di Worms Maria Teresa,
J'egina di Ungheria, cedette tUtte le sue ragioni
sul marchesato del Finale a Carlo Emmanuele, re
di Sardegna. Genova si scosse per quest' atto dal
S'!! O secolare letargo, e collegassi con le corti Bor
boniche. La pace di Acquisgrana restitu il Finale
alla repubblica.
La collegiata di S. Gio. Battista in Final Marina
nobilissimo tempio innalzato col disegno del
cav. Bernino ( 1 ). Vi si scorge la grandiosit e la li
cenziosit di quel famoso artefice, il quale in una
et di gusto corrotto seppe con la splendidezza
dell' invenzione ed il buon accordo delle parti farsi
perdonare il bando che avea dato alla purezza de
gli ornamenti ed all' antica semplicit. La magnifica
scalinata di marmo bianco; di marmo bianco
sono le r6 maestose colonne d' ordine composito
che la dividono in tre navate; marmoreo n' il
pavimento. Il coro e i due bracci della croce latina
son messi ad oro, a stacchi, a pitture. La facciata
non appartiene certamente all' originale disegno ;
ma nell' interno la bella disposizione, la magnifi
( 1) Antiquiasima ecclesia , insignis et ab immemorabili coUegiab
Sancti Jobannia Baptiatae, Plebania Finarii. Coa sta scritto aopra la
port.l del tempio. Intorno alle -premineaze di questa chiesa vedi la
Leeura di D. Paolo Bmilio. FilM/l
J 781 ; opuscolo raro.
34g
cenza., . l' ardita cupola disarmerebbero la critica
dello stesso Milizia.
La collegiata di S. Biagio in Final Borgo ( 1),
riguardevole- per una tavola nello 'stile di Luca di
Vi regge il pulpito un'opera in marmo
che ingegnosamente esprime la visione di Eze-
chiele. Sopra la porta maggiore sta il mausoleo
del marchese Sforza Andrea del Carretto che ven-
dette il marchesato a Filippo II.
Nello splendido monastero de' PP. Olivetani di
Final Pia, i rituali memhranacei sono adorni di
tniniature eleganti ('l).
Le rovine del castello Gavone chiamano lassuso
il paesista (3). lvi sorge quasi intatta ancora una
torre, vestita di pietre scalpellate a punta di dia-
mante. Affermano che questa torre e quella del
castello di Milano sieno le sole che rimangano a
presentare tal forma cuneata nelle pietre che le
fasciano.
/
Un viaggiatore immaginoso cos favella del Fi-
nale. << Tetra felice! io non posso desiderarti pi
fertile il terreno, pi salubre l' aere, il ciel pi
clemente. Le rose ed i gelsomini ado1nano il tuo
( r) Chiamata c anticbi11ima ed insigne nell' iacrizione sulla porta
del tempio.
Vedi in Final Marina la scelta e ricca galleia di quadri del co-
lonnello Raimondi; il quale fu cortese all' Auklre di gentilissimo
ospizio.
(3) Opui ob pulcbritudinem et magni&centiam Cere romanum, et
nemini in tota Liguria aecundum. .Jnnal. Eccl.
35o
tal"do n()vembre , e la viola ond' tinta la nube
vespertina , sembra pi allettevole al soffio del tuo
gentile favonio. n
(( Le guerriere ombre di Enrico il Guercio e di
Galeotto . palleggiano ancora le aeree lancie snDe
torri de' tuoi ruinosi castelli, n lo stemma dei
Carretti scomparso del tutto dalht terra da loro
regnata. Protetta dal Leo n di Castiglia, tu fsti
l'invidia delle terre !icine. La tua giovent, nata
al mare, valic allora l' Atlantico, ed i tuoi notelli
palagi attestarono l' oro d' America. Per possederti,
Genova vers gli scudi con prodiga mano; per non
perdetti, ella corse il rischio di perdere la sua
libert. ,,
La grazia e ta bellezza adornano le Finalesi
donzelle. Ritti in piedi si reggono senza bastone
gli ottuagenati lor avi. Una vivace adolescenza si
vie n educando all' ombra di un lodato institut9 ( 1 ). D
<< Qui prudente la giovent, colta l' et virile.
Tutte le regioni dell' antico e nuovo mondo visita-
rono questi infaticabili viaggiatori. Questi pugn a
:Belgrndo, quegli a Trafalgar; uno ottenne le i
gne dell' onore li W agram, l' altro vide i deserti
della' Siberia dopo l' incendio di Mosca. ,,
(r) Il CollegiowConvillo Ghilieri in l'imi Mll'fina, aidato a PP.
giudicato uno de' migliori se non il migliore della Lip-
tia. La pensione dt>gli Hhmni di L. 5oo. Le ffmdav.r nel 1711 il
sl(ccrdole Agostino Gbilieri , di Fi'naf. Es1101 fu toruen;rto, e eon lodi,
al tempo dd dominio francese. In Fina) Borgo tengono un collqilt-
con'fitto i PP. dclte scnole Pie. In. Fina4 Borgo ir palazzo tlc:IIJ
gi u&Lii'a , cretto verso 1-.t met dati r4.
0

35r
A mille a mille qui gli aranci portano le auree
frutta. Le mele carie di Finale fan l' ornamento
mense di Spagna e di Olanda. Qui non solo
ha il suo seggio; ma il prediletto suo sacer.
'
ote in Giorgio Gallesio ( 1 ).
Possa levarsi nel tuo seno, o Finale, un nuovo
amillo che persuada a' tuoi cittadini d' innalzare
tempio alla Dea che un caduceo nella
Jestra ed un ramo d' olivo nella sinistra, onde il
.turo viandante abbia a dire ricordandoti:
Pascit uhi tutas dulcis conc(lf'dia mentes. n
(1) Vedi la Pomona lt11lica, il tratuto del Citrus, le nuove teorie
della vegetazione , del cav. Giorgio Gallesio, il quale diede pure in
luce nn voi umetto di poesie colle stampe di Pisa.
Il Cbabrol dice che vi sono in Finale piante di arancio che por
tano sino ad otto mila frutti , e gli agronomi del paese affermano ci
1oa essere un' iperbole. Ma certamente gli alberi che danno 4 o S1m.
1ranci non vi aon rari. da- vede1"1i per la bellezza di queste piante
l gindino Alizeri.
Vedi Fer altre notizie e per gli autori che trattano del Finale le
ue seguenti acrilture , Memoria sopra la .trada liuorale che passa
er Finale - Memoria sullo 6tatu antico e moderno del Finale Li
rutiao.
LETTERA XL.
Dal Finale a Yado.
Varigotti, primo villaggio che venendo dal Fi-
nale ci si fa .rincontro, ed una delle terJ;"e che
Fredegario dice . diroccate .dal Longobardo Rota1i,
aveva anticamente un bello e. buon porto (x).
dire che gli Spagnuoli avessero letto que-
ste parole del Giustiniano, allorch disperando di
aprir. un porto al Finale, disegnarono di farlo a
Varigotti. Ci fu l' argomento di un' operetta spa
gnuola, che contiene curiose notizie ( :1 ). N e sce-
glier quest' a.neddoto: - Interrogato. Andrea Do-
ria re Filippo II, qual fosse il pi sicuro porto
del Mediterraneo, rispose: << Giugno , Luglio, .A-
gosto e Cartagena; e se quel di Vari gotti fosse
nel suo pristino stato, non l escluderei, perch
pareggierebbe Cartagena jn sicurezza .. ,,
(1) Gli Annali di Genova narrano che Giovanni de' Mari, capitaoo
della Repubblica contlo Giol'gio del Carretto 01arcbese del Fioale, fece
ruinare sino da' fondamenti la fortezza di Varigotti , l'anno 1341; ma
non parlano punto de' guasti fatti al suo porto. Tuttavia Giorgio
Doria nel suo Memoriale all' impe1atore Rodolfo dice che altre vollt
la Repubblica a ve a demolito quel porto.
(:1) Discurso del dereclw que tiene sa Mayestad parafabricar puma
en el Final. ecc. por D. Jun Rui:r. de Laguna, 1enador de Mila/l.
Milan 1633. - In esso l'A. dice che tosto fu abbandonata l' idea di
far ou porto a S Donalo; mostra gli ostacoli che si attravenaao al
disegno di fabbricarlo nel luogo di Caprazoppa , e si dichiara in fo1
vorc di Varigotti.
353
I biografi del Doria ci raccontano ch' egli . dilet-
tavasi nel piacevoleggiare e dire facezie e tutta
la sembianza di una facezia ha quel bench
preso io sul serio dall' spagnuolo (I).
Segue il capo di Noli_, form\dabile ai naviganti.
La strada gira a mezza p endice questo promontorio.
lungamente s'addentra nel mare e con gran
erezza s' aggetta sopra i fiutti, in sembiante di
alla disfida. Per aprir questo tratto di
1trada, fabbricato al tempo de' Francesi e finito
:li poi' gli operaj lavoravano !n aria sostenuti da
sopra gli abissi del mare. Le rocce, squar-
dalla polver, qui disvelano il vergine seno.
Tutte le variet, le rivoluzioni, gli accidenti del
masso calcareo si manifestano al naturalista. Ed il
paesista fa diligenza a ritrarre le balze, i precipizj,
le grotte, le stalattiti pendenti, i gruppi confusi ,
i pietrorti cadenti, gli scogli a perpendicolo. Il
mare, se lo ttavagliano i venti, mugge con orribile
fracasso rompendosi contra le rupi di sotto, che
biancheggiano a grande altezza per la spuma che
vi lasciano le onde, ricadendo in rivi d' argento.
Ma se placido si posa il salso elemento, cos Jim-
() L' Autore spagnuolo dice che il Porto di Varigolti
aicuro dai venti per natura del aito , essendo cinto da colli pi alli ,
non &oggetto a ricevere correnti di rivi o torrenti che lo ingombras-
sero', atlu a capire 100 galee, ben difendevole , ricreato da fontane
ptrenni, ecc. ccc. Egli aggiunge che il conte di Fuentes, il marcheae
d' Ynoyosa, il coulc di Lemos, don Pedro di. T o ledo, nomi celebri
iu quell' et, e tutt'i i pi valenti ingrgneri concorrevano in 'luella
lcnlenza.
.354
J>i.d egli omparisce dentro a que' piccioli. seu.i,
ohe ad uno ad uno. puoi contare @li scoglietti del
fondo, .. e. scevnervi anco l'arena lucente. Allora il

tende le reti} ed aU' ombra . ripanadosi
di un qualhe dirupo, pensa la copiosa preda e
F allegrezta della sua famigliuola nel Yederlo a tor-
p.arne carico.
Ammirabile quanto alcun' ahra opera d'arte fatta
in questo secolo delle . grandi strade, la grotta
di Noli, cio la galleria scavata con altissimo taglio
o per la lunghezza di I a o metri nel marmo. Due
scene diverso olftono l' orientale ed occidentale
sua bocca. Questa vi ricondllCe. pe' luoghi gi de-
scritti. L' orientale vi palesa ad un tratto l' intel'no
goif di Geoo'Va , quelle rive e que' colli che
il ta.1affico, . pi potente de' negromanti e delle fate,
ha u.asmatato in giardini incantati. A bel primo
l' antica Noli erge le rosseggianti sue tord. sul lido
arcuato , poi biancheggiano le case di Spotorno, ed
il monte innoltrandosi nel maa-e par che voglia ri-
congiungersi all' isoletta di Berzesi, che anticamente
fotse gli diulsero l' onde. Pi oltre_, ignorando il
sen di Vado, si conduce lo sguardo ne' dintorm
pi Savona; indi contempla il vago prospetto di
Celle. Ma non pago di quelle vedute minori_, im-
paziente trasvola alla Lanterna. Col siede la reiua
la Genova,, c.he)"J,a copert.o
delle magnifiche sue dlle pi di venti miglia della
doppia Riviera. Il Capo di Monte chiude l' interno
qel golfo Genova; ma le rupi e le isole dd
355
golfo della Spezia rnostrano all'iguardante che col
ieggorio i confini. del mare Ligustico.
N oli piccola citt nramente da rappresentare
in disegno, contemplata in qualche distanza .. Le
mura del medio evo che le servivano gi di difesa,
ascendono Se"rpeggando verso il monte, fiancheg ..
giate da iorri rotonde, che spiccan'o fantastiche
nel mezzo del folto oliveto. D_i dentro da vedersi
la sua catted11ale, architettura del 1 3.
0
secolo. Dante
ci rammemora l' asprezza del sentiero che metteva
a Noli dalla strada passante in alto sui monti, ove
per dipingere un' inaccessibile roccia egli dice:
J7 assi in San discendesi in Noli, ecc.
N oli, gii sede vescovile ora unita a quella di
Savona, era di fatto una repuhblichetta indipen-
dente; se non che a l' alto dominio di
Genova ( 1 ). Ella reggevasi col municipale suo sta-
tuto, compilato in sul fine del 12. Q secolo. Il con-
siglio, composto de' suoi ptimati, s' eleggeva il Po-
dest oVvero i due Consoli, secondo i casi; l' ap-
pello a Genova era proibito con pena di ammenda.
N oli ch' era in lega disguale con Genova l' a,nno
) a6g conserv queste flanchigie sino al 1797
[J na croce bianca in campo rosso era l' insegna del
e rapportkn che il nome le venisse da'
[}Oli che traeva pel passaggio de' ctociati oltremare.
( ) Popolazione - 2000.
( A lUI. tli Gn.
356
: Il promontorio Noli difende Ia so.a rada dai
venti di ponente;' m tempi burrascosi le nati
v,anno a dar le a.ncore .in quella di Vado.
Gli . uomini di Spotorno in gran parte ma-
rinaj. Ed altre volte fiorivano in qu,esto comune i
trafichi con la Spagna e la Francia meJ:>idipnale
pel trasportam.ento de' vini ( 1 ). Poco. olfre si slan
eia fu.or del mare una rupe, detta r isolot.to di
Spotorno, o di Berzesi, dai due paesi tra cui siede;
ed anche di Sant' Eugenio dal soggiorno ch' pia
tradizione vi facesse il sao.to vescovo, onolato da
que': di N oli cQme il loro celeste avvocato. Riman-
gono iu quest' isoletta, ch' una Flora silvestre-
marittima, alcuni avanzi di una badia de' Monaci
Lerinensi. Ed. in apice una torre in ro-vina.
Bello sedersi lassuso in silenzio romito, e riao-
dare col . pensiero le antiche memorie, ed inviar
gli occhi sopra le sempre varie .e sempre dilette-
voli scene di gioghi lontani, di poggi ridenti, di
piagge d' illimitati spazj di mare.
lietamente assiso tra olivi e viti a foggia
di gradinata su.lla pendice del monte, vede a' suoi
piedi ed al livello del ptare la bella grotta, a cui
il Bondi, chi,amandola grotta. di . Vado, diede fama
con la canzone alla Serr Du-
' ' t ... l .
razzo; . nome che, ora capovolto, dai decreti
( 1) Popolazione di Spotorno J3oo
di Berzesi 3go
di Vado J4oo
357
destinato a ripresehtare la suprema bel ..
!e21za di Genova ( 1). : 1I Amoretti ne fa :questa 'de--:
;rizione, cnforme al . vero:
(< Vi vedrete in faccia sulla punta del
:orio copert() di pini; un vasto foio triangolare: Fa t
lirlgere col la 'prora, e col senza tema entrate!
Vi irovereie in un'ampia e maestosa :caverna. lvi
;cendete ad -ammirarne la struttura, dal :solo :urto
(a) CIIDzooe .cosi.:
Ro01pi gl! iodugj. e il margine ..
Lascia, gentil Nerina ;
La placidd marina
aora le!gil!r.
Sul lido asptta instabile
La galleggiante conca
Cb, r umilia spehinca
Ci &nida li ,rive.d,er.: ..
Le migliori strofe sono le' seguenti :
Tutla la volta concava
Dlla grottesca reggia,
Scabn e inegual biancheggia
Di marmoreo lavor ;
E dell'asciutta pomice
Piover dai pori mille
Vedi filtrate stille
Di crista Ilio o umor.
'ralor spntaodo tremola
La colorita goccia
Su la materna roccia
S' arresta ad impietr& ;
E quai maturi grappoli
Sospesi io alto e cbini
l coni alabastrini
Ti sembrano fiorir.
'l
. (
358
cleUe onde architettata; . abbellita nella volta, nel
suolo e nei lati daUe deposizioni d' acque stillanti
che presero tutte le forme, le misure e i colo1i,
e dalle spoglie e dal di crostacei marini.
V' a destra nel suolo un foro , ove l' ondeggia-
mento deUe acque comunicantevi produce una
aspirazume e respirazione. V' a sinistra
un piccol catino che direste destinato al bagno
della ninfa abitatrice dello speco. Varj in alto e
abbasso sono, a dir cos, i gabinetti. E giunta presso
l' estremit, vi vedrete a destra una specie di gal-
leria, in fondo a cui sta un pilastro stalattitico, e
ove i fregi sono stati men guasti dall'avida mano
che depred questa caverna per ornarne uno speco
artificiale (t). ,,
Voltato il nudo e dirupato p.-omontorio , guer-
nito di un forte nell' alto, vi si . dispiega davanti
in hellissim' arco il seno di V ado, stazione marit-
tima di tutta eccellenza nella quale possono gettar
l' ancora e star in s1curez.za per ogni tempo le
navi d' ogni portata.
(1) Nella villa Rovere in Albiuola. - La facilita di aoda"i per
mare e il comodo ingresso fanno pi visitata. la grotta di Benesi ebc
non l'altra di Santa Lucia a Toirano. Ma questa cento pi
degna di esame , e oo la aola col.
Patlo - /)a P ado :a Savond.
CittA o terre tigwmlevoli dell Liguria
'tale- efaDo a'. tempi romani Cimella, Niv;ta,-. Venti'-
miglia ed Albenga , delle :quali gi i; ho . cl&tB
contezza.
Ricrdano quindi i geografi 17 ada Sabato., Padf!-
Sabatiorum o Sabatorurr, . Sabatium .. Sabata.
Sabaz.io a Sabata. era il . nme della capi-
tale de' Sabazj. E dalla citt prend:evan: nome .di
Vada Sabatiorum i vicini luoghi palustri e Jnd..
mosi (t).
Sabazia sorgeva in rulle falde del Iitonte, ve'
al dir de' paesani ancor si trovanq. v.est&gj .di fab-
briche antiche (:1 Le paludi detta spiaggia asciu;-
di. poi pel dscosta:rsi del mare dal .lido dopo
averlo accresciuto col posarvi l' o veramenie
p e' lavori fatti a prolungare la strada Emili'a- Ligu-
stica. da Adriano o Antonino, non p n re da:
Augusto. Allora la scese al lido , prese il
(r) Bruto, scritendO' a Cieetoe
1
CIOII deteriYei Vadi 6abaaj: Con..;
nicit nu"'"am ,ril .. quam llll Yt!Ula wniree , lflllllf'l tJu/o ribi
UH nounz . .Jeea iRur CII Jllpe impeditUn-.u ad ;u,. fc-
Anche Strabone li chiama paludi.
(2) Vix lrodie n1tigia aupenunt exumata atque detecb' anno 166g,.
CUUl oovae aroia io portus aec:arilatem cooatruenche jacta funda.penta
alto ebrutae solo bujus urbi.- reliquiae, et varia illlua monumeota P'
paroere. Aug. M. De Monte DWa Yi"SO StwM. lto111,,.,26.
.36o
.
nome di Vado; Vado fu poscia insignita della di-
gnit vescovile. Ora non pi che un villaggio ( r ).
SuccedeYa Savo, in cui M agone ri-
cett il bottino fatto nella presa di Genova. T.
Livio chiama Savo terra delle Alpi, perch le Alpi,
sooondo i Romani; comincia'fano tra i Sabazj e
Genova, e perch, come avverte il Tonso,.le pianure
della Riviera qui sono s anguste che il lito istesso
si pu dire Alpino. Realmente a questa terra al-
pina Magone lasci dieci lunghe navi di staZione
a guardarla (2).
. Savo (all' aecus. Savbnem ) c'indica. col suo
nome la presente Savon. Tuttavia non manca chi
contend a SaYoria quest' aritica origine; n chi,
rinnovando l'opinione del ritrova in essa
Sabazio, l' antica de' Sabazj ( 3 ).
In fondo al gran golfo Ligus.tico giaceva Genova
{ Genu ) eJ]lpori de' Liglli'L ( 4); Genova perpe-
tua amica de' Bmnani i quali rie doro posero le dif-
ferenze co' Vetvj ,(5); Gerloia :che, sorpresa e
Lauda Saona , laud" Dqminum :
c Viri V adi fundaverunt eam
. ' . 'ln teillpore eorum.
Versetto di un' antica cantilena de' Savonesi, rapportato do l Vcr-
zellino nelle sue Memorie di Savona .
. , (2) Vedi pi liott.O il racconto di ,
(3) V.edi per disputazioni ,}' l1toria..leuer. Liguria , il
Gior.nltt- LisiUtieo ;.e, le . _la ti.li' tiiii#
Savona di G. M. Belloro
. (4) Str.boae l V.
(5) Vedi la farnosll Tavola oli bro11:ao, lrovala in Val di Polcevera,
pubblioala dal. Giuttinjano , dal F-oglieUa, dal Grutero e da allri , cJ
illuatrata dal marcbee GirolaiDO

!lirnct:Jata da Magone, yeotte::ttta )oiMilbare,:dal
senato di Roma , il qualq: : qoosto' efftt: prDl'Og9
il Lucrezio la potest pretoria.le ( 1 ); Genova, final-
ment che., . dopo . la d'el'. ,
rinnov la gloria del rtorlie rmarlo' \.
Delle due citt o as:tell{ dei 11gulij' a'a
di. Genova, non. 4i. fare !
Fra que' Yillaggi he ..

{) Nelli state dell' :inho di'Rodui 54;}'
4
Magdne;, di
Amilcare l partendbili. dalla rmi"o(j!;. ;iso)p de OVf':
vernato, ed iDlba,rcata ,la, sua afmata gran di
i vi ,' con trenta .. nati e' da c.:Aco : . pas;o
in Italia; e po:re in: tclTa ,: con mira iliia ''*
nella repentina sua Gr,pentiRo
v' essendo genti che difendessero quella riviera. Dipoi s' accost co11
l' armala aUa. , se. p.c::r f9hls_sc ,farvi
qualche . Gl' lngauni ( questjl una nazidne di ,Liguri)
facevano in quel tempo guerra pahtcdi , u q!'Ii ab1tano la
montagna ( montahis ). Avendo pertanto Magone lasciata la pred iD
Savona, terra dell'Alpi ( Savone oppido Alpino ) , c postovi a guardi.t
dieci navi lunghe ( 1 statio11e ad praesidium relictis )'; e; rimaod)ote
le altre a Cartagine pr flifendrc;. le auc; .maremme ; pc.:ch' era fama ,
Scipiooc voler pass.arc in ;egli, essendo;;;' con gli
Inganni, de' quali or4i,n .di combattere i
.1\'lontegian, ed ogni giorno gli }' esercito r .-COnCOrrendo da
ogni pa1te i Galli alla fama del nome .. , .
" Mago ne, rotto da' Romani, nel conlildo de' Gatlihistbri, si ritlr
alla marina uel paese 'de' Liguri lngauni; d'onde 'part alla volta di
Cartagine, e mori nel tragitto Dtaritlim per:teferite ricevute in
quellabattaglia., ,,, _ "' .. ,,:,
" E nell' anuo di RoDta 549, essendo- rotuoli -Gneo Senili o Cepione
e Gnco .Servilio i a _fu :l'
acciocch' egli riedificasse Genova , ch' era stata da
cartaginese. , T. Livio; Dee. /Il. trad. del Nardi.
Ho recato inLieri e senn :quHi< pa'ssi,pet uoa n
peterne la relazio-ne a brani. " ' ' !
362
nendo -da Vado a uno Legine,
tl cara al : Chiabmra .. Il.
; ' : .
(( To.o 4lfK.li altrui., pensos()
,, dove di . Savona a mar tranquillo .
. :La fiegine vagheg$ia ( 1 ).
. Ed in Legineil 'casin di questo gentile e ta"
lora poeta serba in ftonte la mar
morea lapide ch' egli vi collocava ( 2 ).
Gabriello Chiabrera, nato in Savona a' 18 di
giugno 155!1, ed i vi morto a' :1 di ottobre t63S,
sl celebre tra gl' Italiani che qui soverchio riusci-
rebbe l' ordirne la vita (3 ). Egli era amantissimo
della sua patria, e quindi cantava
'<< Nbn per nel pensier altro. mai viene
>> Fuorch. Liguria. e le paterne arene (4). ,..
( ) E
Era nella atagion che lotto adotnO'
Fa Ze6ro vedersi alla sua Clori ,
Ed o godeami il mar lungo la riva
Della Legine nostra, ecc.
(2) .. rum opibua
B111111C .doJPum nil
Ga-.riel Cbiahfera
Si rebua aegeaia non uper advenia
&apea.
(3) Vedi per eaaa la Scoria ldtlfr. tUUa Lipria.
(4) E altrate : '
N di quel che al dole .hcbia matura
la queala coppa d' br yo' che w spanda 1'..

E ni citli"ene ! un passo dii-e :dipinge il
piacere della pesca :per!cpresti. ttatti'
-< -, Il
..
. << Or che "VVlgono i"' ciel s -c(I)JiJ t..dre; i,. . , .
,, Non- vo'pensiep oh: mi tJIIIilruti. iJ corcj.
>) Solo di scogli :in ; .
>> Il sjQ1'1J ohB
AwiJicehiato ma dif
- O col tridente io tOK'io
La 'Cllr'il 1lita a t: brMJn, in .c,ccia ,
n Che, il puro tergo rrJsseggiando aplef'lifllf::.
>l O con ami inescati io traggo fuore
n Dtl mar la di mie , m4n# oruw11.
,, Ma. poi che ai 1il estremi .. . . ,
,, ti ed i deurier 6u.oi pl'Q'fl,#,
,, Il Sol pasce ne' cttmpi tli Ne1()
sospendendo i remi, . .
,, L dove i apre 1Jallmu!el tra' 1'IWTI;Ii.,
n Al trasvolar dett aura mi rieo.
,
.Aum che. sporge di. .s.ftlvaggio qdore
n Ortda di za.ffir Jveste colore.
r-!
'i
Le . tante fabbrlche di stoviglie che fiancheggi"n
la strada da Vado a Savona, e ricompajono ad Al-
N di quel che si bravo lberia manda
Un botticello. O Gelopa pon cura:
Ha dipinto di lauro una corona,
Ed ivi dentro leggerai Sn11ona,
Di questa unqua il pensier non m' abbandona , /
Questa il nettare mio che ad ogni sorso
Soave sulla li111ua imprime un 010rao.
364
:fori riaestau& PUI'6 mmnme, erudite. Il padre
di quel Pubi io: Ekio: P.er,illaa}' dre . (111 imperawre
per soli 87 giorni, e non pertanto onor quella
porpora "ooe\ Commodd .na. brnttato d'ogni !ai
dezza;-te11a qui; h.ttega .. di'vasi di ten-a cotta. (1).
L' antichit della delle stoviglie so
questa <; .. avviso.; pi.t importante
a notare, che'. '110fi :la. .patria d q11el
l' Augusto, il quale cer:ta,..,.ente -.fu :LigUJ:e, '.o oa
sces,se neLllf ,Lgu1W' cisapen'ilina o nella {taQ6a-
pennia.a .
( 1) .Gml; U.terp&Wl -ri!e ::mlii:emtalt
venne interpretata per bottega di (-_in. qua li!Jf4 vendehalwlr
cocta , ne fumum emitterent ) non per altro se non perh Ulpiaoo
di legna cbtte ( sel e' Q&. Gbe poi Ptr
\inace, gi .ru:gqzi;ozip$ delle, le
gne, ci non dee reputarsi che: una pastp'inal!Z de' suoi ne.lllici che
voleano di sordido. '- ' . ' '
Si6lino.,'.cl00p4Ildiatrtt'ii \l.lii;oe, a,h. Puti
nace fu Ligure d' mta 'Slfl Tanaro, . .citt Li
gure sulle falde dell' 'A pennino, an ne' pi
ristretti tPrmini della ' tatto fu Liguria il paes a 'destra del
Po sino alla Tntl>bja, di,
1
. hu:ito natie ili, Pettia.Qt,. era
nel territorio di Alba. Chi ha dato ad un critico il diritto di
il Martis io Patris, contra i testi pi degni di fede ? Atteniamoci al
llttiatori: gbdir d
. XLII.
S6proJ t iftorilll di $aYona
. e del SuO potto. .
365
Un borgo cinto di mura oorona.v.a poco
vata rupe 1 di Sao Giorgio, d:ove .ota la fortezza
di Savona. l vi era l' alpw castello; in cui il
taginese Magone deponeva le spogUe di Genova.
Clae poi Sayooa crescesse e fiorisse al tempo
dell' imperio,. s' argomenta dal bel pollte
che giace mezzo intetTiato sotto la strada, presso
il mutato alveo del fiume. - Savona citata da
Fredegavio: tra le tex;re disfatte da Rotari.
Dopo la motte, dice il Chabrol, di Carlomagno,
sotto il quale fior Savona, brutti guasti . vi fecero
le scorrerie de' Saracini. La citt cadde poscia nel
dominio di differenti marchesi, l' autorit dei quali
non era tuttavia molto larga. Ci resulta dagli sta-
tuti del l o5g e dalle leghe che i suoi consoli fe-
cero coi di Calabria e di Sicilia nel 1127 ,
con Genova nel 1 1S7, e con. altre. citt della Li-
guria, della Francia e dell' Italia ( r ).
( 1) Stati&t. ut supra. L' erudizione i storica non ha argomenti pi
ispicli. e .pi :nojosi di dell' origine d"' nelle due Li-
!urie. P.er quel. di Savona. eoQO. un tauo del Durandi uel Pie m. transp.
Tra le 61al!chc miuori e nuove (cio naie dallo smemhr.tmcnto delle
1.r.tiho Coauee ) dee piU"C anuonrarai .. quella Savona. Nel 107:
366
Qui cominciamo ad av01.r per guida gli annali Ge-
novesi, i qual c' insegnano che nel 116g Savona
era gi nella dipendenza di Genova (r ).
Da quel tempo in poi l' di Savona altro
non .ci mostra se non se la continua sua soggezione
a Genova, interrotta da brevi e vani ed aspra-
in ente puniti sforzi di scmotere un giogo rincresce
volmente prtato. E qutste vicende ora toccher
rapidamente nel ragionarvi del suo porto.
Tiensi pe1 fermo che ai lavori intorno al porto
di Savona si mettesse mano nel 1190 eoU'edifica
zione di un molo al pi della rupe di San Gior
gio, il quale fu prolungato verso levante per palmi
t6oo oltre la totte di Sant'Erasmo, dove ad an-
golo retto piegava per lungo tratto a tramontana.
Altro molo, palmi 4oo distante da quella rupe, in
forma d' al'CO stendevasi rimpetto alla citt, e ter-
minava iu faccia alla torre del Fanale, formando
una darsena a ricovero delle galee che nell' am-
n' er.& onte un Auberto od Obtorto il quale pare della famiglia dr'
10archesi di Monferrato. Egli pure s' intitola Marchese o o Nemmcao
il marchese Bonifazio . l\tOraeb teggetae la contea. di SarOJU,
&iammai s'intitol marclu"e di quella citt, come (pare da uceri
documenti che lo risguardauo, cominciando dal aog5 inJno veno
u5o. 11
Intorno all' aumento che prese Savona per la distruzione deU' o
.tica citt di Vadorum Sabatiorum il Giornizle LiGunico delt81;
f<lSC. IY.
o () Solevano i consoli 'di Genova in tempi
cittadini 6 denari per lira per i dl!hiti dcl pubblico , .. Qld '
dazio fu posto aneora atle citt di Sit\one e di- Noli , le ttuali en
aggregato nelh1 Col\lp11gnia d.elllL Citt. " .,,.,., di Gen. aU'IUIIW adift l
Bfry
pleua -del poPto mal potevaoe l'e@ge'e alla,
sia dei 5irocchi (I).
La capacit del percc. .di .Savoila a'; que' giru-ni
si argo111enta dal leggersi che nel i 241 l' armata
imperiale e pisaoa, composta di u4 vele, tutta
M troY 1icetto contra l' armata gelioYese .. che te ..
neva i tnari. N el durare delle arralJbiate fazioni
Guelfe e Ghibelline i vinti,, cacciati. da Geu.ova, si
riparavano in Savona, vi faceno.o stuolo ed ar ..
mat, e tornavano con navilio talora, di di J o o
galere a danni della faziorie che ocouJ>aNa .la :patra
comune. Tal altra volta i vincitOri veniwaoo ad a& ..
sediare ed opprimere i. fuorusciti in ' questo 'loro
fidissimo asilo ( :J ).
Genova, sempre implacabil nemica di egni
)azione opposta 11' suoi. traffichi, riguardavo. con oc,-
chio di livore il porto de' Savonesi; i quali dal
canto loro a contraggenio sostenevano il duro im-
perio di Genova. Ci condusse le rovine e gf in
gombramenti fatti al lor porto negli anni I 2:17 e
1 44o (3 ). Ma la grande e finale distruzione di esso
collegata ad un fatto de' maggiori che. s' abbia
l' i:storia universale del 16.
0
secolo.
() Giornale di $a11ona pel 18oo e Statt. ut supra . - Si presume
.che quel porto uease llora, i.n 1ran pa1te .della sua auper&cie, da a5
a 3o piedi d'acqua. certo che ricellava 111 pi grosse. galee. .
{:.) Terrebbe molte pagioe il racconto delle fazioni militeri - navali
nenute iutoroo. al porto di Savona al tempo di quelle guerre e P1lf
altri due 1ecoli. .Vedi per esse Bli A11Mli di Genova.
(3) Auuo 1:1:17. U Podestia di Geoova
1
.pel' ordiaaaione del
g,lio, -fece le foJJc dellll ciU 4i S.voaa 1 c r1.1iaare le wara-

- ! l; dominava il. p-eoovesato. l -suei JII.
nistti gli consigliarono di trasportare in Savona,
iuna d' apimo f fll'aooesd' a negozio marittimo di
GwfWa citt, i tlicetan . essi, troppo iotollel'allte
dl rll .re smemhmSavona dalla
di , Gehova' <Di :gi era. aper&o il pass() .di Sa,,ooa 1
per igi Llegoi; stranieri
1
scala. a. pOlito. E nbli lei: M'Senale per ordine l
re 'st fahbricuano. vasceUi e galere.
pi importava, :era .jl negozio .del sale ivi ti'asfe
rito, pooviVedendosi di qeSto le :Vieioe
citta del-b., L.ombardia, il :dazio del transito. pi non
Sii: 'tiscuoti{Ya .in GieooYa, we dianzi, ma io Sa
vona, con gtan pregiudizio della camera .Ji San
Giorgio,. e 1 della came1a della repubblica ( 1 ). 11 -
I Genovesi, trafitti . nella . pi sensitiva l or parte,
ton l' ajuto di Andrea Doria Cl\cciarono i Francesi,
e s' aderirbno a . Cado V, la C\.li potenza in Italia
veniva forte . declinando, essendo vietati a lui ed
alle sue forze di. il de' mari dall' ar
maoo navale del Doria che innalberava bandiera di
Francia. Carlo V , divenuto, per l' opera del Doria
passato a' suoi stipendj ,- .signore del mate e poco
glie; i Tipari e l'e p&rle , inA.me col 1110lo che faceva il porto. 4
Giustiniano, Ann. di. Gen.
Anno 44o. L' isk>ria di GeO\ta ci racconta. che in quesL' 11110 i
Gelivesi diroccarono le mut'a di Snooa. Ma gli anuali di Sav0111
aggiungono eh' e' mmersero una galeac varj navigli ciarichi di pitlrc
ne' slti ove qucl potto .. vea miglior fondo.
( 1} Casoni; An11uli di Gen<Wa.
36g
meno che arbitro deHa citt ch' porta dell' Italia
verso il mAre, us. la sua rassodando sopra
mezza Italia la dominazione. spagnuola.
-.La primissima determinazione de' Genovesi., ap-
pena toltisi dalla bala di Francia, fu che si ditoc-
cassero le mura di Savona sporgenti in mare, . e
si colmasse il porto :con. barche piene di sassi.
Queste cose furono mandate ad esecuzione s pie-
namente, che dell' antico . spazioso porto di Savona
pi non rimane che un piccolo porto mercantile ,
sicurissimo s, ma non capace di ricevere le grosse
navi ( 1 ).
Il porto di Savona nel presente . suo stato pu
dar ricovero a 120 o do legni: della portata di
2oo tonnellate, e non pi oltre, perch i suoi
fondi, nel suo ingresso e nel suo seno, appena
vanno ai 1 6 palmi di altezza ( 2 ).
( 1) Secondo le istorie Savonesi la distruzione del loro porto non .fu
che recata ad ultimo effetto nel La maggior rovina fatta
dal 5 al 17 febbrajo mentre reggeva Genova il
Doge Antoniolto .Aclrno d'i fazione imperiale. Per colmo di barba-
riP. , esse dicono, la spesa della distruzione, fu tutta addossata ai Sa
ronesi, la maggior parte de' quali, senza porto e senza commercio,
1hbandonarono la citt. Ma euendo _Savona tosto ritornata in poter
le' Francesi , questi a ripararne le mura ed il porto'
(Dando il Doria, trasp.ortatosi ai ser:vigj di Cesare, riprese Savon\l ,
< fece atterrare le mura sopra lo scalo , e versarne i frantumi .nella
larscna, alla bocca della quale affond, due moli.
Si potrebbe tuuavia farlo asevolmente capace d:l doppio, e in
mpiezza ed in profondit. Easo . senza traversia, perch la aua bocca
:be guarda greco e tramontapa, dife.sa dalla vicina spiaggia di Al-
liuola che le di fronte.
370
Savona sede vescovle e capo della Provincia,
Va superba la sua Diocesi di aver dato Sisto IV
e Giulio II alla sanu sede ( 1 ).
Do.po Genova e Nizza, Savona la pi riguar
devole citt della Liguria marittima. La :sua popo-
lazione cresciuta pi del doppio in quarant' anni
1
cammina a grandi passi verso l'antico suo fiore (2).
L' abboccamento di Luigi XII con Ferdinando
(1) dl Savona e di Noli. Queata chiesa comprendedae
jltltiche diocesi alate riunite. La pi antica quella di Savona, le cai
memorie rimontano al secolo settimo, mentre parla di :Montano l!
scovo savuese Gregorio Mgno in una sua epistola dell' anno 001.
U vescovato di Noli, gi stato smembrato diocesi di Snona,
bbe suo principio nel Il suo vescovo' 1i chiamp dapprima !!-
covo di !Soli e di Brugnato. Queste due chiese furono divise oel n45.
" Questi due vescovi erano suffraganei dell' arcivescovo di Milano;
quindi essi Tennero sottoposti all' arcivescovo di' Genova. CaZt.tlm.
tle' RR. Stati.
Trattandosi di co1e si gravi, mi parve dovermi alar conteoto a ci.
tare, ad ogni veecovado, le notizie che cen d quest'opera, laquak
ha come un' autorit di ufficio. Tuttavia pel vescovado di Savopa 1!di
jl Giornale del 18:i7 fa&c. 117.
(11) Popolazione di Savooa.
l.'iel 1796 7,ooo
18oo 7,4oo
1819 1o,6oo

Presentemente 15,5oo
" Nel 1S67 per le1timonj esaminati nella curia veacovile coasta che
Ja citt era di molto , e mancata la popolazione pi di tre
quarti, essendo morti di pestilenza nel num. 111,000 abitanti, e
JIIOltj e molti abbandonata la citt, stabili lisi altrove. G1om. lillA
Nel 1S7o r4,ooo
1613 9,5oo
1615 8,ooo per migrazione avvenuta.
1667 6, rer incendio ed altre calamitj.
{11j, e ai citano le autorit
371
il cattolico in Savona celebre nelF istoria, forse
appunto perch mai non si seppe bene di che trat-
tassero ne' segretissimi e lunghissimi loro ragiona-
meati que' due potentati ( r ). La prigionia del ve-
nerando Pio VII in Savona tenne occupati tutti gli
animi a' nostri giorni.
tradizione che l' utilissima di olio e
di soda unit col fuoco, che adoperiamo per lavare
e purgare i panni, ed ammorbidire la barba prima
di radersi, sia bel ritrovamento di que' di Savona.
E questa tradizionale 0rigine vien avvalorata dalla
simiglianza del nome (:1 ). Anche al presente vi
sono centinaja di fabbriche di sapone da Savona a
Genova, e quelle recenti del Portogallo e d' altri
paesi, furono instituite, o sono governate da uo-
mini di questa Riviera (3).
() Nel Il re di Francia Luigi XII Cl'a venuto ad aspettare in
Savona il re cattolico che passava con l' armata matittima di Napoli
in lspagna. 1 due monarchi ai diedero grandiuime dimostrazioni di
c:oocordia. Il re cristianissimo volle che alla tarvola stessa a cui sedeva
egli , Ferdinando e la regina, cenasse anche il gra.n capitano Consalvo
che l' Aragoncae avea condotto seco. u Si finezza del re fran-
cese, dice .iJ Mul'atori, ad altro non servi che ad accrescere le-selosie
nella teata spagnuola del re cattolico. In fatti fu quello l'ultimo giorno
della gloria di Consalvo. , Ma le gelosie di Ferdinando aveano pi
fondata Ol'igine. E veramente la terza cosa di cui Consalvo poscia di-
cea ,pentini .e non poter dire, giudicava&i che fo111e di non ayere
pel' la gran hcnnolenza de' nobili e de' popoli verso di lui, consen
tito di farsi gridare Re di Napoli. Tutin. de' Conte1tab.
In francese maggio&e; Savon, Sa"o11ne.
(3) Nondimeno . da notarsi che nella Pratica della merca&ur4 di
Fraaceaco Balducci .PegoloUi , ove si parla delle mercaozie che ai traf-
ficano in Pera u che ai di Franchi cio di Genovesi , ai citano i
.a poni di Vioegia, di Ancona, di Puglia, di Cipri, di Rodi, e oea-
auoo del Geooveaato.
3p'
Rare sono le monete di Savona e cercatissime
dai numismatici ( 1 ).
Leon Pancaldo, Savonese ~ uno de' nocchieri
della nave Vittoria, scrisse la serie di quella me-
morabile navigazione fatta sotto la condotta del
gran Magalianes; ma que' preziosi fogli assai tosto
si smarrirono ( 2 ).
Giulio Salineto, Savonese, scrisse le annotazioni
a Tacito. Maddalena Ghirinzana, pur Savonese,
nella sua giovinezza fu leggiadra pittrice : dal cele-
bre Vandik eU' aveva attinto i precetti dell'arte (3).
Il supremo ed ineluttabile ornamento di Savona
Gabriello Chia}>rera. Egli attribuiva alla sua pa-
tria il vanto di aver dato i. natali al gran ritrova-
tore del N uovo Mondo.
( 1) Fra le citt d' Italia che, acquistata la loro libert , coniarono
monete, si debJ\e annoverare Savona. In fatti, se ne riscontrano di
argento con l'impronto della B. V. e in giro si legge Protese Y i ~
Parens; nel rovescio un' aquila di fianco, e nel contorno Fedui-
cum lmperatortlm. Altre di maggiol'e e di minor modulo hanno l'elli
gie della B. V. col motto Virgo Maria protege, e l' aquila come so
pra, e intorno Civitatem Savonae. Ve ne .ha pure d'argento con .lega,
rappresentanti un guerriero a cavallo, armato di lancia, e nel rovescio
l' arme di Savona quali erano ai nostri giorni, con leggenda simile
alle precedenti , e le sigle S M. cio Savonae Moneta. Nell' archirio
ti mostravano ai nostri giorni parecchi conii, e leggonsi molli appalti
per battere moneta negli anui r349, r35o; 1424 e 459. - Giornak
di Savona per l'anno r8oo.
(2) R. Soprani, Scritt. della Lig.
(3) Il solo titolo dell'opera da lei data in luce, . dimostra che si
debba pensar del suo stile come autrice : Li prO[Jressi di S. Marill
Maddalena, principessa di Maddalo.
l>er gli uomini illustri di Savona vedi il L. 6. delle Memo7W MS.
di quella citt
1
di Gio. Vincenzo Verzellino.
LETTERA XLIII.
Savona. -Suo aspetto, suoi dintorni. -
Opere tf arte.
Siede Savona lungo la strada che viene a Genova
dal Varo_, ed in capo a quella che porta a Torino
pel Mondov. Le vie della citt son ben lastricate
ma poco
Ha qualche bel palazzo, molte nobili chiese ( 1 ).
centro di notevole traffico: stanza d'illustri ed
antiche famiglie. Piacevole per la freschezza ne
riesce il soggiorno nell' estiva sta-gione; ma ingrato,
in paragone di altre Liguri terre, nel verno; come
quella da cui sono per la sua struttura quasi ban-
diti i raggi del sole, ed a cui giungono con impeto
per la sua giacitura i venti boreali che si divallano
dalle gole de' monti ( 2 ).
(1) Principalmente il palazzo gi Rovere , poi monastero delle mo
nache di S. Chiara; ove ora sono gli ufficj. Cosi ne racconta la
fondazione il Soprani : Sul finire del secolo 1S.
0
il Sangallo, insigne
architetto fiorenlino, fu condotto in Savona dal' cardinal della Rovere
che fu poi Giulio li, dal quale ebbe incumht:nza di costruirli un
magnifico palazzo. Egli ne form il disegno , ne gett le fondamenta ,
e lasciato vi buon numero di maestri, col cardinal suo padrone ritorn
a Roma.
Il Sangallo Lorn due altre volte a Sa \'ODa col cardii1ale, e compi
l'opera, cJle " riutcl degna del porporato e Jell'architetto. " Dipin-
sero in esso Andrea ed Ottavio fratelli Semini.
Il Chiabrera dice che non ne amava la dimora bench gli pia
cene l' aria.
374
Il malinconico aspetto che in molte parti serba
Savona, deriva dalle mura che tristameote per due
ancr la circondano. Quando queste saranno
atterrate e sui colmati loro fossaggi sorgeranno e-
leganti passeggi e casini, ed un bel teatro verr
sostituito alla spelonca che ora ne fa le veci, e
qualche strada verr dilatata, e qualche piazza a-
perta, Savona terr bel luogo tra le italiche citt di
second'ordine. Con una popolazione s rapidalilente
crescente, ella pu facilmente darsi quelle parti
d'adornamento che tuttora le mancano.
Ma se nell' interno Savona ritiene sino ad un
certo segno la mestizia di Albenga, dilettevoli ne
risplendono, ed anche miglia, i dintorni. I
piani ed i colli Savonesi ridono di ubertosa colti-
vazione. L'olivo non vi regna tirannico: la vite, il
gelso, il fico; il mandorlo, il melo s' alternano con
esso io sui poggi. Le sue pesche vincono le famose
di Verona in bont. L' famiglia de' cedri
occupa i giardini della pianura ne' luoghi alquanto
difesi dal soffio aquilonate. I suoi borghi for-
mano un' altra lietissima e pi vistosa citt, de-
corata di bei palagi. A centinaja le ville siedono
nel piano e sul colle. Nella primavera, stagion dei
fiori, tutto ride ed olezr:.a intorno a Savona. E la
primavera comincia a Savona un- mese almeno pri-
ma che nella gran valle del Po.
Poggiate meco alla rispiaoata cima di qn colle
sopra a' Cappuccini, gmndate. Ecco a settenhione
375
i gioghi- deW Apennino. Qual immenso semicircolo
essi fanno di qui manifesto ! Osservate, a levante ,
parte di Albizzola e tutti i promontori cJ.e convioo
superare per giungere nell' interno del seno di Vol ..
tri, il pi1 settentrionale delle due Riviere. Con
che lussureggiante pompa si spiegano pi- oltre le
spiaggie ove G-enova siede attorneggiata di continui
borghi e di magnifiche ville! Savona, col picciolo suo
porto pieno di legni mercantili e colla debole sua:
rocca, vi giace di sotto. l cipressi che scuotono
al vento' le piramidali lor cime spra quel colle
soggetto., ombreggiano l' ultima dimora de' Savonesi.
Rivolgetevi ora daU' austro all' oriente, e lal ma-
goifico golfo di Vado ch' in fondo, ritirate gli
sguardi sulla valle del Letirnbro tutta sparsa di ca-
sini dipinti e di Ol"ti felici, con tal frequenza che
solo cede ai dintorni della dominatrice Ligustica.
Quella strada: che imbocca una gola montana , vi
guida in Piemonte pel pi facile de' varchi Apen-
nini, e per luoghi d'incessabile memoria guerriera.
Col sono, sulla pendice settentrionale, Millesimo ,
Dego, Montenotte , nomi che rammentano i primi
trionfi di un guerriero, le cui a.quile perirono pet
l' abuso de' fulmini stessi che portavan nell' ugne.
Col stanno le rovine di Cos!eria, monumento del
piemontese valore ( 1 ). Questi villaggi nel basso si
(1) t5oo granatieri piemontesi difeudevaD'O nel r'tflle rovine del cll-
atello di Cosseria, che signoreggia dall' alto il borgo di Millesimo. l t
~ n e r a le Bonaparte gli fe<.e usaftare da Lre col01111e ~ e, qaeate ftrrGiio'
376
adornano di memorie pi miti. Essi risuonano an-
cora de' versi con che il Pindaro e l' Anacreont.e
di Savona cantava la gloria e l' amore. E final-
mente il mare, che di se fa spe-glio al gran cerchio,
vi lascia scorgere nel purissimo orizzonte le isole
ove gli Asiatici e gli Affricani trapiantati in lspa
gna , tennero una stanza per secoli funestissima
alle coste d' Italia.
I pi bei monumenti del medio evo e delle n-
nascenti arti stavano col dove or s' acciglia la sua
cittadella. Quivi sorgeva la sua cattedrale , ricca
di antiche scolture _, ed adornata di di di-
pinti e d' altri fregj dalla munificenza di Giulio
II ( 1 ). Caddero tutti quegli edifizj per dar . luogo
ai rivellini ed alle casernatte (2).
La nuova e grandiosa cattedrale, eretta nel
respinte con morte di dne de' lor generali: il terzo, ch'era Joubert,
_fu gravemente ferito. l difensori di Cosseria mancavano d' acqua p<r
tergere le loro ferite e tempure l' ardcnie lor sete; ed invano ne di
mandarono. Ricominci l' assalto; il prode del Carretto che
comandava i Piemontesi, cadde ucciso. Privi di socco1so, disfatti chl
sete, dopo 36 ore di disperata difesa, essi furono costretti ad 'arren
dersi. Vedi Beawegard, Mem. de. la R. Mai&on- Annali Milil. Ml
Piem. - Istoria d' Italia, di C. Botta,
(1) Cio del cardinale Giuliano della Rovere che poi fu papa Giu-
lio 11. Egli eta alato eletto vescovo di Savona l' anno Spese da
17[m. scudi d'oro intorno alia c.lttedrale. Picconi, Mem.
Nel " fa necessario demolire una parte considerabile ddb
citt, ove erano l' antica cattedrale, la chiesa e il convento de' Do-
menicani , e quattro altre chiese e dieci oratorj, tre ospitali, l'arse-
nale, gran pa1;te dell' antico forte di S. Giorgio, e moltissime altre
fabbriche di cittadini. - Il castello fu poi accresciato e muniiO di
tre baluardi nel t683. , I11i.
377
J.6o4 ' s' adorna di molte preziose spoglie dell' an-
tica . in opere . di scoltul'a e d' intarsiatura (l). Qu,e-
sti lavori di tarsa sono degni del. buon tempo
dell'arte in cui vennero fatti ( 2 ). Essi domano
gli stalli del coro. Il Pontefice a cui il divo In,..
fante porge le mistiche chiavi , quel Giulio II
che chiam Michelangelo a Roma, e commise a
Raffaello le pitture del Vaticano. Egli avea pagato
la met del prezzo di questi lavori essendo Cardi-
nale; era ben giusto . che dopo il suo esaltamento
alla cattedra romana ( I5o3 ) l' antica sua chiesa
cattedrale ne serbasse l' eftgie. L' altro . Pontefice ,
all' altro canto della Madonna, Sisto IV, che
adorn Roma di magnifiche fabbriche, ristaur il
ponte del Tevere, arricch la biblioteca Vaticana
d' infiniti codici e libri fatti acquistare in .le
parti d' Europa.
(t) Per le opere di aeoltura vedi
1. Un pulpito in marmo bianco con figure e bassi rilievi , dili-
gentemente condotli.
2. Un basso ilievo nella cappella del Crocifisso.
3. Due bassi rilievi nella cappella di contro. Li maestro
Anselmo de' Fornari da Tortona ed i maestri Andrea ed Elia
di Rocca, Pavesi. Uno esprime la Deposizione , l' altro la
Piet.
4 Un basso rilievtJ in pietra di Lavagn, rappresentante l' As-
sunta con molli santi co' nimbi dorali j opera molto antica e
che dicono portentosamente trovata.
5. Alt.ri bassi rilievi nella aacristia.
(2) Li condusaero l'anno t5oo tre maestri Lombardi pcl di
ul2 scudi d'oro .larghi. Il cardinle in Viucula ( pQi Giulio 11) COil-
tribu la met di quel prezzu.
378
La cattedrale di Savona non fu mai s ricca di
nobili dipinti, come al 'presente; percb. in
essa ne vennero collocati molti gi trasferiti nel
Museo di Parigi ed appartenenti a chiese disfatte
o voltate ad altr' uso ( 1 ).
Troppct io d9Vrei allungaTmi se dovessi par
solo indicarvi le antiche pitture che con grande
studio sooo andato investigando per questa citt.
Per ristrignermi, ne accenner solo alcWie.
N eli' oratorie della Madonna pende una gru
tavola a sette ripartimenti, oltre il largo grado
pure dipinto. La .cornice' nnamente intagliata'
rappresenta la facciata di una nello stile
dell' arco di tutto sesto; cosa singolare in s fatte
cornici. La incoronano le armi della Rovere, alle
quali sovrapposto il cappello cardinalizio. Nel
ripartimento di mezzo scritto che l' opera venne
fatta d' ordine del Cardinale in Vincula , l' anno
.I 4go. L' impetuoso Cardinale che poi essendo Papa
7
minacciava Michelangelo perch si desse pi. fretta
() Vedi particolarmente
1, Un., tavola di Lodovico Brea col cartello Ad lDluletrt Yirgin
Dei matru capella D. Chabreri 49-'i die n. aprilil. Lodo
vicus Brea pinrit.
2. Un'altra tavola che porta apcora il N.CJ 9 di quel
3. La miracolosa immagine della Vergine detta della Colonna ,
dipinta nel 499 da Aurelio Robertolli.
4 L' Annunziazione e la Presentazione , dell'Albano.
5. Un Gea alla colonna, del Cambiaso, ecc. ecc.
Bernardo Castello , e l' Allegrini da Gubbio pinsero a freiCO
nelle cappelle.
3.-n'

a dipignere, non volle sofferite gl' indugi che a-
vrebbe messo un solo pittre a colotir questa ;.ta ...
vola. Egli chiam a competenza larj artefici de' mi-
gliori di que' giomi, ed a ciascuno di loro
il lavoro di un C'Glllpartimento. Lodovico Brea li
fece il bellissimo San Giovanni e vi appose il suo
nome.
Nella chiesa de' Domenicani l' adorazione dei
Re Magi di Alberto Durero, trittico preziosinimo. lvi
pure la tavola faua da Antonio Semino l'anno
1535; della quale scrisse il L anzi: u Con'rien ve-
dere la Nativit che Antonio dipinse a S. Dome-
nico di. Savona per restare con\7into eh' egli emul
anche Perugino e Raffaello stesso ( 1 ).
Accanto al Duomo sorge la cappella Sistina ,
cio la chiesa che innalz Sisto IV per la sepol-
tura de' suoi genitori. Sopra l' urna loro leggesi
questa modesta epigrafe:
Juncta Leonardo conjux Luchina quiescit:
Filius haec Sistus Papa sepulcra dedit ( 2 ).
(r) Gl'intelligenti veggano anche un Presepio nella' chiesa de' Cap-
puccini; e decidano se veramente sia quello di Jacopo 1\'larone di
Alessandria, " opera, dice il Lanzi
1
di SlJUiaita diligenza io ogni sua
parte. ,
Non ho pnlato de' lavori delPrete di Savona, perch pittore am-
manierato e falso.
(2) Nel 176l un della. Rovere aedem restitrtit , aram ezornavil.
Se in cambio di retituire o rifare, ai fosse contentalo di ripa1are,
oh quanto avrebbe meglio adopel'ato ! l pi nobili' edifizi anteriori al
155o furgno 1uaiti ac:l accolo 18.
0
: ecolg della calcina sin verso al
tramonto.
Il bauo rilio aopra l' IU'na rappreSenta i di Siato lV e de.l
cardinal suo nipote.
38o
Chiamano macchine nel Genovesato que' gruppi
di statue di legno, sostenuti da un gran tavolato
che si . portano nelle solenni processioni. (t E sap
piate che le figure di queste macchine sono di
grandezza al naturale; di modo che a reggere eia
scuna di esse non ci vogliono talora. meno di venti
uomini. Di queste macchine son forniti a dovizia
gli oratorj di Savona. Nel venerd santo ciascnna
confraternita reca in processione la sua; e tutte
quelle macchine, lentamente .difilando ~ rappresentano
in successiva mostra i misterj della passione e morte
del Redento re. Questa processione, fatta di notte
tempo al chiaror delle fiaccole, passa con grave
maest in mezzo ad un' immensa calca di popolo
accorsovi sin dai vitiferi colli delle Langhe e del
Monferrato.
. Il pi valente utefice di sl fatte macchine fu il
Maraggiano. Il suo nome in bocca di tutti nelle
due Riviere; egli il Lisippo, il Fidia, il Canova
del volgo. Ed in lspagna , scriveva il Ratti verso il
I 769, si tengono in tanto pregio i suoi lavori che
s,timasi possedere un tesoro chi alcuno ne possiede.
Per dire il vero , sono condotti con singolare oa-
t ~ a l e z z a , ed anche con leggiadria. Due ne hanno
gli oratorj di Savona, l'una rappresentante la coro-
nazione di spine, l'altra la preghiera nell'orto (t).
( 1) An t. M. Maraggiano nacque in Genova nel 1664, e 'i mor uel
1
74
1
.
Fece moltissime opere, guadagn soiDme imiDense di deaaro, c fu
grande a10atore del largo l.(lCDdere nel banch}:t.tare sli: amici.
38
Sotto una statua colossale della V ergine in un
torrione al Porto scritto a lettere cubitali il
guente distico bilingue, attribuito al Chiabrera :
In mar.e irato_, in subita procella
1
Invoco te_, nostra benigna stella.
.,
n nostro idioma ha qualche altro esmpio di versi
che sono italiani ad un tempo e latini. Ma la lingua
Amava aaaai la sua arte , ed il Ratti racconta di lui queat' aoe4-
doto. " fama che stando egli ridotto all' estremo , nel vedersi pre:
1entare una mal fatta immagine del Crocifisso, dicesse: Oh mio Sal-
vatore, io v' ho doppiamente crocifisso co' pei:cati e con gli scalpelli 1
rua con questi poi non credo di avervi trattato al malamente come
l' artefice di questa vostra immagine. ,
Per non tornar pi l 1\laraggiauo , indicher qui le opere che
[ece per le Rivlt!re, c:ome le nota il Ratti; tutte o quasi tutte sono
mcora dov'erano.
S. Remo, Oratorio di Santa Maria della Costa, alcune statue pi
:randi del naturale.
Spotorno , un Crocifisso.
Legine, San t Ambrogio che respinge l' imperator Teodosio.
Savona, le due macchine sopra citate, una per l' oratorio di
iant' Agostino, I' altra per quello di S. Giovanni, ed in
1ncbe un bel Crocifisso.
Albizzola , un miracolo d! S. Niccol.
Sturla , S. Rocco che prega il Salvatore.
Rapallo , S. Sebastiano.
Chiavari , la tentazione di S. Antonio; il Ratti la chiama coaa di
aro artifizio-.
Levanto , il martirio di Santa Caterina.
Egli fece pure molte strutture di s(polcro, che ai espongono in Ge-
.ova nella settimana santa. E in Genova molte sono le sue macchine.
)elle quali la pi bella, anzi la migliore sua opera, Sant' .Antonio
, b.ate in atto di contemplar la morte di S. I>aolo eremita. Succede
l S. Francesco in atto di ricncre le atimmate. Vennero fatte per
li oratorj.
l82
pertQghe&e tr assai pi ricca, se questa pau
aechezza.
Nel s.alir dal perto all'antica chiesa di San Gi.
como, gi galleria di rare pitture , sopra una
cappella a man destra leggesi il sesuente bisticcio:
.lu.centi .lucetcit Lucia
.Lll* mea Lutcia luce tua.
Quivi era alt.re volte la villetta del Chiahren
ch' egli chiamava la sua Siracusa. V eggonsi- tuttora
le camerette ov' egli abitava. In quella chiesa di
San Giacomo egli fu sepolto nella tomba <lomeSlica,
additata da un' iscrizione. La casa ov' egli nacqne
si (dentr-o la citt dal motto ch' nel
fregio della porta : Nihil ex omni parte heatmn.
Queste memorie del Lirico Savonese ho tro-
vate nella sua patria ( 1 ).
Le Alpi matittime .e 1' Ap.ennino separano dal
MediternneQ lll (;l'an valle del Po che versa le sue
acque nell' Adriatico. Il pi :basso giogo dell' Apen-
nino dinanzi al porto di Savona non s' alza che
457 metri sopra il livello del mare. Una . galleria,
scavata nel monte per la lunghezza di 3,3oo metri,
ridurrebbe a 357 metri quell' altezza. Di l dal
giogo si presenta la Bol'roida che si getta nel Ta-
naro, ed il 'Tanaro va nel Po. Ambedue quelle ri-
( 1) Acgi u ogi il bullo con la hen nota isc1izione a papa
l]rbtaoo Vlll. Della villa di Legiue ho pvlalo sopra.
383
viere possono esser fatte navigabili. Con questi
fondamenti al tempo di Napoleone fu ideato, de-
cretato, delineato , .e neppur cominciato un canale
navigabile che dovea unire il Mediterraneo all'A-
driatico, con la spesa di circa 25 milioni. Il mi-
glior disegno era di portarlo in linea retta da Sa-
vona sino a Cadibona, e di l condurlo alla galle-
ria per la valle della Vanestra. Due immensi ricet-
tacoli, scavati nella pendice settentrionale, doveano
fornir l'acqua alla pendi ce meridionale ( 1 ).
La sperienza ha insegnato che le strade di fe1To
;ono assai pi economiche de' canali che presentano
nolte conche da superare. E ~ o n meno di 5o ce
1e voleano per alzarsi a 357 metri , e 24 per di-
;cendere Iii ponte di Alessandria. quindi da ~ r e
lersi che .l disegno di navigazione tra il Mediter-
raneo e l' Adriatico verr per sempre posto tra
.e magnifiche idee che perirono in culla.
(1) L'uno di 4,5oo,ooo metri cubi sopra l'Altare; l'altro di 6,5oo,ooo
opra Ferania. .
Vedi per tutti i computi' ed altre particolarit Chabrol, Statit. ut 1.a
Questo era il disegno degl' ingegneri francesi. 11 torinese Michelotti,
iunoso idraulico, ne presentava un altro. Egli conduceva le acque del
ranaro di verso Ormea sin sotto il giogo di S. Bernardo e ver Roo-,
a barbena,. poi le facea passare ,per una grotta, e finalmente le univa
quelle della Neva che vien nella Centa, fiume cbe si scarica in mare.
' acqua non dovea nel suo divisamento senir ad altro che a far gi-
ne le ruote; e re barche doveano scorrere sopra piani inclinati col
~ e . ~ o di rotoli. Jl capo del canale era a Porto Vadino. N. C.
384
LETTERA XLIV.
Santuario della Madonna di Savona.
Questo , Signor., t ombroso loco angusto,
Dove., scesa fra noi., comparve un giorno
La Reina del qui feo . ritorno.,
E cangiassi la sewa in tempio augusto ( 1 ).
Il santuario di Nostra Signora di Misericordia in
Savona, celeberrimo fra i cattolici, giace dentro
a' monti, quasi cinque miglia al N. O. della citt.
La via, agevole ai carri, passa dinanzi ai palagi
del settentrionale, lascia a la strada
del PiemonLe, in capo alla quale sorge maestosa
la .villa gi Imperiali ora Zerbino, ove Andrea
Semino pinse Apollo con le Muse ed alcune isto-
rie della Gerusalemme liberata. Indi, attraversato
il vivo e gajo villaggio di Lavagnola, entra nella
valle, e vi s' interna, or per luoghi ben coltivati
ora per silvestti. Essa arriva finalmente al villaggio
di San Bernardo , poco distante dal santuario. hi
nell' oratorio una tavola che in un angolo ha lo
( 1) Componimenti poetici in lode deUa Madonna di SavQna.
Per maggiori uotizie vegga il lettore le seguenti opere :
Storia dell' apparizione e de' miracoli di 1\'. S. di Misericordia ;,.
Savona , divisa in 3 lib. di Giacomo Picconi. Genova , 176o.
Diva Virgo Savonemis, benYcia ejus et mi1acula fide atque ardint
descl'ipta ab A. M. de Monte. Romae
1
17:16.
38
scritto t345 prima die) Se questa data .
, n v' ha ragione. di dubitarne, ecoci ai
teD.lpi. di- Taddeo Gaddi, di Gius:W P!iclovano,. dei
migliQri Giotteschi. una tavola . in I4 ripauti-.
IUenti, col fondo in oro. Nel qamp.o .. sta
la Madonna col Bambino; negli altri sono varie
istorie della vita del Salvatore e della diva sua Madre.
Le sacre . peccano di secchzza;. ma nelle;
istorie mancano i vivi ritratti, le mosse leg-:
giadre, e specialmente quell' ingenuo , affetto , che:
sembra un dell'anima , non conosciuto dal-.
l' arte . che nel suo pr:imo rinascere ( 1 ).
Le. cappelle e i pilastri dipinti che
la strada dal suo entrar nella valle, 1ichiamano: la
memoria- de' santuarj di Montenero, di Varallo,. di
Varese, di Soviore, e v' immaginate di aver a sa-
lire sopra un' eminenza di sottil acre e di larga ve-
:luta. Quello di Savona in fondo ad una valle ,
pecie di conca monti :
Horrendum s,ylvis et religione parentum.
Innanzi al santuario s' apre una larga p1azza,
da una fonte cadente m un vaso di.
( 1) Il ciabattino che mi apri l' oratorio, mi disse: peccato che
1 o n abbiano portato q w: sto quadro a Parigi. Ce lo avrebbero restituito,
con una bella cornice in oro, ristorato, e con una riputazione fatta. "
liferisco letteralmente questo per aver il destro di aggiugnere
be oel Genoveaato bandita anche da' pi infimi quella r<lz,zeujl ,
uell' ignoranza di cui son tinti i contadini in altre contrade.
Stanno in quell'oralqrio altre ciue tavole col fondo d'oro a pi com-
,artimenti.
386
D'lai'm. :A destra a\-et l' ospizi;, de' vecchi maw
tenati dalla pia Opera; a sinistra la casa por alber.:.
gare i devoth L' arhitettu.ra sl esterna che
del tempie; ri n tosa di gr:tn maraviglia (t).
La confessione o appeUa sotterranea ha una
tatuetta deila Madonna, collocata in sul sasso
medesimo ov' fama che la Santissima posasse nel-
i' apparire al vecchio contadino cui impose d' inti-
mare peni tenta ai Savonesi. La corona di argento,
tempstata di gemme, che adorna la statua, le
\'enne imposta dalle mani del sommo Pontefice
Pio VII. La reale piet fregi pure rli doni questa
sacra immagine. Tutta la capplla risplende di vo
tive offerte in argento. Ricca d' arredi la sagre-
stia:, tra' quali un calie donato da quell' invitto
Pontefice.
Bernardo Castello, l' amico di Torquato Tasso,
del cav. Marino e di Gahriello Chiahrera i quali
ne cantarono in \'ersi le lodi, dipinse la volta della
chiesa, ed in varj quadri vi espresse quasi tutta la
vita . della Vergine. Questi affreschi han patito gli
() Il sacro edifizio, cominciator nel r536, fu tel'hlinato in qoaltr.l
lino i, merc delle larghissime offerte che d' ogni parte vi mandna o
portava la piet de' fedeli. Lo spedale fu fabbricato pi tardi.
Per dinotare la grandezza de' doni che allora e poi vennero fatti aDa
pia Opera della Madonna di Savona, buti dire che un solo gentiluo11o
lavonese le lasci 20,000 scudi , e che al tempo della rivoluzione fo
portato via dal santuario il valaente di un milione e mezzo di &aochi
in ori ed argenti lavorati.
La facciata del tempio disegno di Taddeo Carlone, il pwe
tdornolla di statue da lui acolpile.
o d-el- tempo. Sono pur sue
e dellf\ :Madonna col Bamhin9 (1).
:J;.a P.r!sentazione della Vergine . al tePlpio
bilis&illlfl ,Q pera del Domenichioo, quantq.nque
c;l,eije pi di <ptestc_> gran pittqreJ H qtmle,
aJ d!r d.eJ :f1llori =' glj JlP.imi. e
la vita.
}lerliiQ.Q s.coltupa 1q. alt!> rilievo
dlla VergiQe a S. Elisabetta,
!\VViene il in Jto.,
(1) Bernardo Castello nacque in Albaro, sobborgo di Genova, l'anno
I 557, e in quella chiesa .di :M:artino fu seppellito l'anno 162g.
Il Lanzi cos ne parla: " 11 Castello non avea quella robustezza che
quc' tempi cercava Roma, disvogliala di aPI'laudtre ai Vasari e agli
Zuccari. Egli molto tiene del l or

n ya es,ente dalla lor fretta;
e al par di essi ha aperta la via nell;1 sua alla facilit in pre-
f'erenza dell'esattezza. Genova piena de' &llO lavori, o piuttosto n'
colma; n perci souo avuti .a vile; feqjpr.e c;.erla risolutezza e
certa grazia che gli sostiene. St;;r, pittor.
A' tiUOi tempi ehbe fama grandissima. Egli avea fatto per la Geru-
del Tasso i clisegni
1
incisi in parte da L;J
magnifica edizione usc in Genova nel l5gtl ,da' torchi di .Girolamo
Battoli. 11 Cas.tello ne Djland a Todn.o 11lcune ,ol'ie pel ,luca Carlo
Emmanucle I e pe' suoi figliuoli, .e 11e in don() dal Duca un'
t:Ollana. d' oro del valore di 3oo scudi, e dal cardinale Maurizio un
anello con questa lettera :
Magnifico !)ar4simo. L' ornamento che avete aggiunto
con le vostre pitture al poema del Tasso, il vostro pennello
per emulo della sua penna; perch. che la scrittura sin qui ha
suggerito all' intelletto, lo rappresentate modernamente all'occhio.
E sarebbe dubbio a chi si d
0
vese la palma
1
se JJOn fosse simbolo e
una medesima la loro arte. G,radisco per il volume che avete
yoluto mandarmene, voltra amorevolezza, ond' io
aver tanto maggiormente da gustarlo, quaQ.to cbe fra la contesa di quegli
eroi
1
se ne contiene al preaente Ulla nUOV!l, cb' fra l' eccellenza del
pittore e la gl!Jl'i&. del poeta. E DO;&tro vi conservi. Di T o-
388
ma, sasi tanto accostato alla greca semplicit in
quest' egregio lavoro 7 Forse l'alto suo ingegno ben
conosceva che il vero bello sta nella naturalezza,
e che le rappresentazioni dell' arti hanno bisogno
di quiete. Ma egli non osava. lottar solo contro il
gusto del secolo in quella Capitale, ove lo circon-
davano emuli invidiosi e potenti.
Quanto all' istoria dell' Appanzione e de' miracoli
della Madonna di Savona e della fondazione del
tempio, ve la descriva ii Chiabrera. La Donna del
Cielo, egli dice,
Scese dagli alti chiostri ,
Scese cinta di rai
A pasM>rel canuto.,
E gli promise ajuto
Ne' miserabil guai.
tino a
1
2 ~ IDarzo 1618. Il principe Maurizio di Savoja. , - SoprtU,
Pite de' pittori genovesi.
Sopra gli affreschi del Castello nel aantuario della Madonna di Sa
~ o n a , ceco alcuni versi del Chiabrer;a
. Oggi repente
Tutte quelle arricchir povere mura
Veggo nobil pittura,
Parto del tuo pennello ,
Tutte addolcir le ciglia,
O mio gentil Castello.
Leggiadra maraviglia
l pellegrini ingombra ,
Si con la man dell' arte
Son le chiarezze sparte
Contro gli orror dell'ombra. ecc. ecc.
Come s'intese il grido
Di cosi gran pietate,
Ogni ogni etate
Umil sen venne .a questi alpestri orrori i
Ed al paterno lido
Nessun rivolse il piede
Senza provar mercede
Di celeste corifrto a' suoi dolori.
Quinci infiammati i cori
Per eterna memoria
Ersero altare e
Alla superna loria ( 1 ).
( 1) Giova tuttavia aggiognere in prosa il compendio di quella iato.
ria secondo il Picconi e il De Monte nelle opere gi citate; ed
aenza giunte o co menti il seguente:
Il di marzo del 1536 Antonio Botta, vecchio contadino d'inno.
cente vita, BJentre dal suo podere ch' era ito a lavorare in sul levarsi
del aole, scendeva a lavarsi le m.mi nel fiumicello che scorre per la
valle di S. Bernardo, vide calar dal cielo up grande splendore che
quasi il fe' cader tramortito , e udl una voce che dicevagli: " Levati
e non dubitare; ch sono Maria Vergine. , Rizzassi egli e parvegli di
veder nello splendore la forma di una donna, la quale gl' impose che
annunciasse al popolo di far certi digiun e certe processiopi. Gli
uomini della valle di S. Bernardo adempirono il comando.
La miracolo fu confermata in Savona da tre vaml'e di
fuoco, vedute sopra il caste Ilo e sopra il di'amo.
Il terzo sabbato dopo tre settimane, ebbe il buon Antonio nello
ateaao luogo la seconda apparizione. " Egli vide scender dal cielo uno
aplendore assai maggiore del primo , il quale ferlD088i sopra un sasso
che nel rivo stava e tutto lo circond. Poi chiaramente vide in quello
aplendore una donna che di veste e manto bianco era coperta , ed in
capo aveva una corona d' oro risplendente, e le mani gi distese.
sii disse di andarne a' Savonesi e dir loro di far peniteJlZa, ..
ando i digiuni e le proceaaioni c'be far 4oJea!lO,
go
La festa dell' Apparizione cade ai 1 8 di marzo.
Il s e ~ o n d o anno secolare f celebrato nel 1736 con
indicibile pompa. il terzo ci preme alle spalle.
Il Genovesato pieno d' immagini della l\Iadonna
di Savona, cio di statuette rappresentanti la Ver-
gine con un vecchio eontadino che le sta genuflesso
davanti. Il viandante ne vede quasi sopra ogni porta,
ne' villggi lungo la siradrt. Con questa effigie si
fanno pure anella di argento e d' oro. Le pi ele-
ganti dame di Genova, del pari che le pi rozze
contadine' portno ili dito uno di questi anelli'
che si vendono benedetti bel santuario a beneficio
della pia Opera, sostentante i poveri vecchi nel
vicino spedale. I quali nel cantare alla Regina dei
Cieli illos tuos 11Usericordes oculos ad nos converte,
gi;\ veggono esaudita in terra parte della loro
preghiera.
I monti circondanti a santuario racchiudono, a
quanto sembra, nelle lr Tiscere qualche miniera
Risl'osli Antonio alla Vergine : " Se non mi date alcun segnale,
eglino non i:ai credehn'o. , Ed ella sgghtn'e: " lo diedi ad essi tal
segno interno in quella aera quando dinabzi a lorb tu fosti chiamato,
che senz' altro segnle H crederann. Fa quanlb t'impongo, contino
nella vita che bai intrapreso, ed l i'nsl'irero a molti qnllo cbe a-
vranno da fare. , E ci dello, alZate le tnani e gli occhi verso il
cielo, dando tre volte la beneilizione sbpr il fiumiC'ello, sempli! di-
cendo , Misericordia e nn Giustizia , , disparve.
Fece il Botta quanto eragli imposto. Le strade di Savona risooru-
rono di penitenti voci e di canti devoti. Cominci un immenso con-
corso di geuti al luogo dell' apparizione. I miracoli si tenean dietro
aenu pou
1
e fo.almebte co' doni spontanei si fabbric il santuario.

d'oro; ma i Gnomi, .guardiani del prezioso me-:
tallo, avaramente qui c1 contendono la conoscenza
degli ermi m. cu1 si cela ( 1 ).
(l) Il Giornale di Savona per l'gnno ,soo riferisce quanto 8!lgUC:
" Lungo un piccolo rivo che pasaando sotto la ehiesa di N. S. di
Miaeriqordia , ai tosto nel (ume
1
fu n!ll I555 qa q n orfaoellp
di spcdale raccolto un pezzetto d' oro in reso 32 , e gli
fu dato per carit 'mezzo scudo come leggesi nei libri della pia
in quell' anno. Anche a' nostri tempi un povertt de11o stessCJ spedale
pel rivo medosi10o ritrov un 4' orQ npn alfatto
in Genova per lire So. ,,

LETTEl\i XL v .
.Al]Jizzola.
Sapete voi che significhi la voce J7illa, se ha
l' epiteto di genoyese? Significa un palazzo con
logge' colonne' scalone' pavimenti' ornamenti' a
tutto in marmo bianco di Carrara; con pitture a
fresco dentro, fuori, per ogni banda; con vastissi-
me sale, messe ad oro ed a stucco e sempre isto-
riate nella volta. E poi giardini guardanti sopra il
mare, ;discendenti a mo' di gradinata, con cedri
d' ogni generazione, fif-!ri d' ogni colore ed odore,
grotte fatte di vere stalattiti, .fontane che lanciano
in aria zampilli, giuochi d' acqua in mille scherzi
e capricci. Poi ancora un bosco di annosi lecci,
tramezzati di floridi arbusti , dove frigus captahis
opacum negli ardori . della Canicola. E finalmente
un podere , circondato di mura, e coltivato a pen-
nello, il quale ad. un tempo stesso un oliveto,
un vigr.eto, un frutteto, un ortale, col corredo
d' immensi rieettacoli d'acqua, tenuta in collo da
veri bastiottl.
l\Ia voi dirte : di ville s fatte cen saranno tre,
quattro, cinque al pi. Che inganno ! Ce ne sono
tre, quattro, cinque centinaja almeno. N o n tutte ,
vero, nello splendo1e della primitiva loro magni-
ficenza; ma tutte ancora tali da manifestare nel
loro aggregato che soprabbondantemente i IDJ
3g3
lioni profuse la grandezza ligure nelr innalzarle ed
omarle. A descriverne soltanto le principali sarebbe
poco un grosso volume. State adunque con-
tento al ritratto che in generale ve ri ho delineato;
e tenete per fermo che se in qualche cosa ho tra-
dito il vero, egli unicamente nel non dire a
bastanza ( 1 ).
Quantunque di somiglianti ville alcuna gi com-
paja ne' dintorni di Savona, tuttavia Lo straniero
che vien da ponente mal pu fatsene giusto con-
cetto se nqn visitando la Farragiana ( gi Du-
razzo ) e la Rovere in Albizzola.
e la sua valle gioconda stanno' al pi
del monte le parte da Savona. I colli sorgono
lentamente in mezzo cerchio a foggia di naturale
teatro, presentando questa quadruplice zona di
coltivazione. Prima le poma dell' Esperidi rilucono
dell' or.,o nato ne' giardini accosto alla spiaggia;
poi ;la pampinosa vite contende agli orti le pi
basse falde de' poggi. L' arbote di Pallade succede
al ttalcio aroato da Bacco; indi cede essa pure il
seggio Berecinzio pino che piramideggia su
tutte le vette-..
(t) De Voltri ce n'est, p,our aiosi dire, qu'uoe rue de
trois lieues de lollg, borde droite par la mer, gauche par des
maisona de campagne magnifiques, toutes peiotes fresqne. Qu'on ne
a'avise de parller, ceux qui ent vu ceci , dea environs de Paris , ni
de Lyon, n i dcs bastides de Maraeille. Lettnl ur l' Italie, par le
prlid. Cfta,ltu de Brosses. .
Aggiungi le ville della Polcevera
1
del Bisagno, di Albaro, di Sturi-.
di Quarto, di Qflinlo, i Ncn1.i, di Bo11liasco, di Sori, ecc. ecc.
3g4
Il villaggio, fatto vivo dalle fabbriche di stovi.
glie, e non mancante di qualche stinabil dipinto,
si stende sulla spiaggia diviso in due parti ( 1 ).
Giulio II, della casa della Rovere, . nacque in
Albizzola. Un celebre Francese, non ad
esaltare i Pontefici, cosi tesse l lodi del gran
Giulio.
u Egli entr Papa nel conclave l'anno r5o3: perch
prima d' entrarvi la sua elezione era conchiusa tra
i Cardinali; e ben pu dirsi che non aveano ancora
scelto una pi fenna colonna della santa Sede. [.
gli non travagliossi che a fare dell' Italia un po-
tente corpo, del quale il sovrano fosse
il capo.
Dopo d' aver adempito il primo suo divisamento
d' in3randir Roma sopra le mine di Venezia con
la famosa lega di Cambrai, egli ebbe l' arte di re-
car ad effetto il secondo ch' era di cacciar i Fran
c altri barbari dall' Italia, prefiggendosi di di-
struggere tutti gli straneri gli uni merc degli
altri, e di sterminare l' allora illanguidito residuo
del dominio alemanno. Fece egli stesso la guerra,
venne in campo, affront la morte. Quella famosa
( 1) Nella chiesa della Madonna della Concordia in Albizzola, veli
i freschi della cappella di S. Carlo, dall' Ansaldo : sa a pure;
la tavola che rappl"esenta . il Santo. E nell' oratorio presso l{otlll
chiesa vedi il Riposo della Vergine, egregia pittura del Sarzana, ris!L>-
l"ata in pArte dal Ratti.
Chi si di letta di scolture lavorate con franco sralpello , ma ntlb
maniera smanioa, vcgga il S. Niccol di Francesco Schiaflino nelb
chiesa titolare di questo to.
3g5
lega che da principio egli avttfa ordita cntra V e-
nezia, egli la volt contra la Francia. ed essa di ..
venne fuuesta a Luigi XII. n
{( Si cominci a guerreggiare verso Bologna 6
verso il Ferrarese. Giulio II assedi la Mirandola.
61 vide questo Pontefice, 'settuagenario , andar
coll' elmo in testa alla ttincea, visitar i lavori, in-
fervorare gli assedianti, ed entrar,., v: incitare per la
breccia. Mentre il Papa, logorato dagli anni, era
in arme; il re di Francia, tuttora nel v i g ~ r e del-
l' et, radunava un concilio. Il Sovrano agitava la
cristianit ecclesiastica, ed il Pontefice la cristianit
guerriera. Il Concilio fu intimato a Pisa dove si trasferi-
rono alcuni Cardinali nemici del Papa. Ma il concilio
del Re non fu che una vana intrapresa.., e la guerra
del Papa riusc fortunata. n
<< Biasimano i nostri storici la sua ambizione 6
la sua ostinatezza; ma conveniva anche render giu-
stizia al suo valore ed a' suoi magnanimi fini. Egli
diede al Pontificato una forza temporale che non
aveva avuta insino allora. Finalmente egli fin la
sua vita nel I 51 3 , di 70 anni, dopo aver unito
Parma e Piacenza al dominio di Roma , con-
sentendovi l' istesso Imperatore. Gli succedette
Leo n X ( 1 ). ,,
Da Leon X prese nome il secoia delle tedivive
uti; ma potrebbe Giulio II, dice assep.natamente
3g6
il Fea, ripetere: il mbtto .Virgiliano tulit alter hono.
res. Perch, non solo questo Pontefice d'altissimi
sensi fece Roma, pulita, splendida, magnifica,
degna in somma del nome romano, 1l ma fil vera-
mente egli quel desso che suscit que' sommi in-
gegni di Bramante, di 1\fichelaogiolo, di Raffaello,
e i chpolavori della statuaria antica fece raccogliere,
restaurare, allogare. Il Vaticano e il Laocoonte,
San J>ietro e la Sistioa, attestano come al sommo
grado di splendore egli recasse le arti ( 1 ).
(1) Vedi Notizie lntorno a Ra.lfae,le ecc., e paragone di GiulWDe
Leone X; di Carlo Fea. - Storia letter. della L i g u r i ~ , T. IY. -
Prefazione del P. ll,osini aUe istorie del Guicciardini.
E il Rosioi , parlando dell' assedio della Mirao.lola per Giulio O,
da alcuni deriso, cosi esclama: o Uo principe settuageoario cbe adi'
inverno pi fitto , tra i ghiacci e le nevi, fa le parti di capitano 1 i
,oldato, e che prodigo dt>l auo sangue, animosamente colllbatte il
meno a' suoi sudditi, si acberniace pi agevolmente che non s'iJIIili.
JJa .AIJJtzzola. a Cogoleto,
Oltrepassata Albizzola} la strada gita intorno ad
u.n Capo scsceso, .tagliata a : cornice , dentro l' al-
pestre. suO. &neo. uno de' quattro o cinque pi
notevoli tratti che sen facessero al tempo fran
cese. : C(jrtiparise. di l . dal Capo il villaggio
di Celle pittorescamente collocato in riva al mare,
e (gi fiorido pel trafficp de' vini di Spagna.
L' alkgt"a sua valle ha una chiesa;, sacra . a San
Michele, ch' fregiata di una . tavola di Perino
del Vaga, tenuto dal Vasari pel migliore ajuto di
Raffaello nelle opere del Vatieano. Il dipinto rap
presenta l' Arcangelo in atto di configger la lancia
nella gola di Lucifero che tenta afferrar un' anima al-
quanto traboccante nella bilancia del Messo divino.
Questa veramente bellissima tavola, dipinta ad olio,
venne fatta da Perino a scioglimento di un voto.
lmperciocch trovandosi egli io alto mare, sbattuto
da gagliarda burrasca a veggente di . Celle; racco-
mandassi all' Arcangelo, e gli promise quell' imma ..
gine pe1 la sua chiesa ( 1 ).
(l) llaffaello Soprani Pte del pittori scultori ed architetti genovesi,
comentate e continuate da C. G. l(i.tti, Genova ' 7 ~ 01cra pregevo-
)jasima per le notizie che contiene, ma non troppo Hicura in quanto
a' giudizj; 11ecialmenle nella continuazio.oe acritta da un pittor JV
nieriata.
3g8
Succede a voltato 1lil altro Promontorio ,
Varazze, gi detto Varagine (x). Questo paese
il pi -gran cantiere della Liguria marittima. N'escono
ogni anno 4o o 5o bastimenti mercantili d' ogni
portata. Que' corpi di na'\'_e che somiglianti a sche-
letri vedete sostenuti in alto sopra le sabbie del
lido, saranno lanciati. in mare, forniti di antenne
di vele di sarte, e di tutto punto finitL Qui si
fabbrica il sartiame, qui si fanno le Que-
sta navale costruzione vale il pregio che l' intelli-
gente si soffermi a farne l' esame.
Jacopo da "Vragine, arcitescovo di
celebre per r Aurea Leggenda, e per alwe opere
che potete vedere nell' !storia letteraria Q.ella Li-
guria. Ma un hellisshp.o suo vanto fu quello di aver
ricomposto in pace le rabbiose fazioni di Genova.
Aveva la repubblica di Venezia, emula perpetua
di Genova, mandato con mira profonda
Morosino, Domenico Sciavo e Giovanni Soranzo a
disertare e ruinare le colonie Genovesi di Galata,
di Caffa, di Foglie vecchie, di Armenia e di Cipro,
sperando di abbattere contemporaneamente i grandi
traffichi della citt rivale in Levante. Gravissimi,.
bench minori degli sperati , furono i danni che:
(,) " Qui comincia un piano ..... Ma qual piano! v un di"P'
mento , uno sfacimento, una scomposizione di a,assi tale che, Dlll
acnza ogni ragione, alcuni banno immaginato cbe il vicio paese, dtllt
una volta Voragine, ed ora Varagine, da qui prendesse il nome, aar
ponendo che ad un' aperta TOragine tutto debbaai lo aconvoJcCIIIt
c:he ivi si vede. , Yiassio da Milano a Ni:r.:r.a.
399
recnrono. a quelle colonie le spedizioni Tene-
ziane. N bastava a risarcirli la singolare vitto-
ria riportata sopra i V epeziani da Nicol
nel mare di Lajazzo. Frattanto travagliata era la
citt dalle aspre discordie che vi ardevano da cio-
quant' anni sotto l' Guelfa e la Ghibel-
lina. I fieri. colpi, menati da' Veneziani ai ge-
novesi . Ommercii , mostravano la necessit della
concordia per far fronte al comune inimico. Ma
lo spirito di parte di sua natura feroce e su-
perbo. Le pie e sante voci di Jaoopo da Vara-
gina loro arcivescovo, toccarono i cuori pi duri.
Pastore diligent e uomo santo, egli con esortare,
ammonire' pregare' e con. mettere paura della di-
vina potest ahhominante le .discordie, non si tolse
dall' impresa fin che non rec ad effetto. il suo
pietoso disegno. In somma tanto fece che restitu
la concordia e la pace. E per far pi solenne
questa pace, cavalc per la citt con le vesti pon-
tificati, e la santit delle religiose cerimonie di
per conferma all' unione ( 1 ).
Dtte ore di cammino pei monti sopra Varagine
'Conducono al Deserto; convento de' Carmelitani scalzi
(l r Annali Genovesi' all' anno I2g3. - 11 desiderio di maggioreg-
giare era la suprema ragione delle discordie. l principali ci ltadini
contendevano tra loro pel potere col nome di questa o di quella fa
zione, e gl'innocenti cadevano spesso vittime degli altrui furori alll-
biziosi. Nel 1:165\ mentre gli Spinoli ajutati dal popolo espugnavano
le torri dei Guerci;. una fanciulla, figlia di Fulcone Guercio
7
fu percossa nel petto da uua pietra, e een morl di. repen.te.
.(o o
ehe Ti si:Jno in nufllero di quattl'o o Questo
sacro ritiro, altre , volte assai popolato , il quale
gira sette miglia, tb.tto ricinto da mura, giace tn
meuo a srandi selve di castagni, ed . il pi bel
f eremo dell' A pennino Ligure. N e fece edificare
la chiesa una Balbo Pallavicino. Bellissima esser
dovea questa dama a giudicarne dal suo ritratto.
Poich dicono i frati che sia ritratto della fonda-
trice l' immagine della Madonna dipinta dal Fia-
sdla nel quadro della Sacra Famigli-a all' altar mag-
giore. In fatto vestilla il pittore colla portatura delle
dame Genovesi nel 16.
0
secolo, in un abito di
velluto rosso, chiuso al collo. Un cappellino tondo,
segno di villeggiatura , le difende dal sole e non
le asconde le vaghe chiome . ditfuse per gli omeri.
Lungo ed arduo a valicare il Capo d' Invrea.
Poetico da quell' altezza il mira.r nel basso le
onde rompersi contra gli s.cogli, ed ascoltarne il
fragore, e mandar pel mare lo sguardo osservando
le biancheggianti vele che per ogni verso. scorrono
il golfo Ligustico.
Hiscendendone; al passo del torrente s' incontra
Ja nuova fabbrica di bombe, che fanno. col ferro
che viene dall' isola d' Elba. La gran fornace che
arde otto mesi di continuo, la doccia che cadendo
e spingendo innanzi a se l'aria fa il vento a man-
tice perenne, le forme di terra in cui so n gittate
le bombe, fermano l' attenziooe del passeggiere.
Sono le bombe il pi funesto e ditei il pi ab-
hominevole Dtrovamento dell' arte l.mpe17
:4t
perciocch le 'spade urtan le spade, le hajonette
non si dirizzano che contro a' soldati, le palle da
cannone percuotono le schiere in campo o le mur
delle fortezze. Ma raro il caso che una bomh
non cada sopra un tetto innocente. Esse sfondan&
i tugurj de' poveri ed i palagi de' ricchi ; scoppiano
nella stanza ove la madre attende al governo . della
sua famigliuola; uccidono i vecchi inermi, i ham-
bini dentro la culla. Il soldato , contro di cui solo
dovrebbe infierire la guerra, quegli che meno
ha da temerle ; sono esse per Y appunto il flagellQ
di coloro che pi caldamente pregano lddi() di far
cessare il furore dell' armi. I sacri templi, gli spEY-
dali in che geme l'infermo, i rico'feri della mendioit
ne provano il fiero flagello. In una parola, il hot&-
bardamento delle citt cosa s luttuosa e crudele
che tutte le altre calamit della guer.ra divengono
tollerabili in paragone di questa.
Dalla fabbrica delle bombe a Cogoleto breve
il tragitto, per luoghi gi palustri ed ormai risanati
e fatti allegri di messi la merc delle colmate e
dei fossi.
Cogoleto si vanta di aver dato i natali a
foro ed un'iscrizione indica la casa in cui
dicono venisse a luce il ritrovatore del Nuovo l\:londo.
Ma nascesse il Colombo in Genova , o n at.
cuno de' paesi che ne dipendevano , certo ad
og111 modo sembrami ch' egli riconoscesse Ge-
nova per la sua patria. Ed egli operava come
buon cittadino amante della s.ua patria ,
4o2
all' ufficio di Sn Giorgio la decima parte della sua
,entrata, acCiocch andasse in isconto delle gabelle che
gravavano il Comune. E l' ufficio di San Giorgio, ri-
spondendogli, lo, lodava del singolarissimo amore che
egli mostrava portare a questa sua patria t< origi-
naria, primigenia, comune. n
La gloria di Cristoforo .Colombo sopravanza ogni
gloria. Le vittorie che atterrano od innalzan gfim-
perj, le scoperte che allargano i confini del sa-
pere, i poemi che attestano Ia potenza dell' imma-
ginativa, perdono ogni loro splendore a fronte del
ritrovamento dell'America; ritrovamento immaginato e
.veduto possibile dalla pi potente ~ n i m a che sia uscita
dalle mani d' Iddio , e condotto a fine da una perse-
:veranza che rende fede dell'interna illuminazione.Per
la scoperta dell'America l'orhe terracqueo venne cir-
cumnavigato, esplorato, esaminato, descritto. Per
essa l' uomo rinvenne la smarrita via del perfezio-
namento sociale. Da essa derivarono tutti i pro-
gressi della civilt e della scienza che fanno il n ~
stro vanto ed orgoglio. lmperciocch la sfera del-
l' umano intelletto s' allarg di tutto lo spazio di
terra e di mare che dalla prima navigazione di
Colombo sino a' nostri giorni venne scoperto. La
remotissima posterit pu ignorare i nomi di Ales-
sandro, di Cesare, di Carlomagno, di Napoleone :
il nome del Ligure Cristoforo Colombo durer
quanto la schiatta degli uomini ( 1 ).
( 1) L'opinione c:he il CQolombo nuc:caae in Cogoleto fondata, dKODO,
'43
r. Sulla tradii'.ione non interrotta: 2." Sopra DD passo di una cronaca
di Taggia che tra gli anni 1485 g8 dice Cristophorus Columbus Liljur
t: CognrtCio, oppidum inter Sav;,nam et Genuam: 3.
0
Sopra un pauo
del Casoni il quale all' anno r586 scrive che la ordin al
100 ambaacittore io lspagna di prestar assistenza ad alcuni suoi sud-
diti , " nativi eli Cogoreto i quali in Madrid litigavano con certi Spa-
llDooli l' eredit del famoao Cristoforo Colombo. , Annali. Di queati
tre fondamenti il pi sodo la tradizione. Perch quanto alla cro-
naca essa finisce quel passo con dire che nel Nuovo Mondo postmodo
Fides Catholictr , fructuose plantata et propagata latiuimt foit. Il la-
1iuime indica le conquiate del Messico e del Per
1
avvenute 1S e 22
anni dopo la m01te del Colombo, il quale por mori vecchio ; onde
altri decida se la cronaca pu dirai strettamente sincrona. Quanto poi
al Casoni, egli descrivendo la vita del Colombo Jo dice nato in Ge
nova da Domenico , " cittadino genovese abitante nella parocchia di
Sapto Stefano. ,
N soltanto la paroccbia, ma anche all'incirca il luogo ora cono-
sciamo della casa in cui abit Domenico, padre del massimo navi-
gatore. lmperocch in un cartulario dell' ufficio di S. Giorgio del 1463
Jeggesi nell' elenco de' Popolari tassati in un' imposta : Dominicua
Columbu.r teztor pannorum lanae , della Conategera o11ia borgata
fuori deUa l'orta S. Andrea. - Memorie sulla banca di S. Giorsio.
Genova r8h.
La lettera autografa in idioma spagnuolo, colla quale il Colombo
significa all' uflr.io di S. Giorgio questa sua donazione , stata sco-
perta non guari nell'archivio di quell'ufficio, ed unita agli altri pre-
ziosi documenti che il Corpo Decurionale di Genova ha raccolto e
gelosamente conserva relativi al Colombo.
Eccone la versione italiana come 1ta nelle Memorie anzidette.
" Alli molto nobili Signori del molto magnifico qfjido di San
Giorgio,
a Genova.
Molto nobili Signori ,
Bench il corpo cammini qua, il cuore ata l di continuo. Nostro
Signore mi ha fatto la maggior grazia che dopo David abbia fatto a
nessuno. Le co1e della Jnia impresa gi rieplendono e pi risplende-
rebbero, se la oscurit del Governo uon le coprisse. lo torno alle
Indie in nome della SS. Trinit per tornar subito; e pcrch io sono
mortale, laaci aD. Diego mio figlio, che di tnlta la rendita vi cor-
4<>4
orispouda costl JIU il clecimo del totale eli essa ogai nao pu RIJitlr!
in sci)JltO del prodotto dd 11rano Tino ed altre materie ommcst.ibili.Se
questo decimo sar . mollo , ricev etei o ; e se no , ricevete la vgloDU
ch' io tengo. Vi prego per grazja che tenghiate per raccomandato qutM
mio figlio. Me&ser Niccol Oderigo sa de' fatti miei pi che io iLciill,
a lui ho mandato la copia de' miei privilegj e carte; perch li poop
.in buona guardia. Avrei piacere che lj vedeste. U Re e la Regia.
IJliei Signori mi vogliono onorar pi che mai. La SS. Trinit guaNi
le vostre nobili per ione, e accresca il molto magnifico OJiicio. ,
Fatta in Siviglia 2 aprile a5oa. .
L' Ammiraslio maGsiore del mare Oceano e Yice Re e
tore generale. delle Isole e tklla dt:,lf Jsia e de/Js hJit
del Be e deUa miei sis110ri , . e .1uo Cllpit.ano genatJle dii
mare, e del suo Consi.slio.
s:
S. A. S.
X M Y
Xpo, Ferens.
. La risposta riportata nel Codice Diplomatico Colombo-
.Questi due documenti, ae sinceri, provano che " Cristoforo Colombo,
inventore della n11vigazione al Nuovo Mondo, fu Genovese , , CCIII!
crivea vero il l53o Ag. Giustiniano, autore di aineeriuima
c:h' egli poi uasccsse nella borgata di Sant'Andrea ovc tanti anni dopo
b sua nucita pare c:he fosse stanziato suo padre, o veramente od
vicino paeetto di Quinto ove al dir del Casoni viveva il suo avolo od
1 4!1o, ovvero in Cogoleto, come asseriscono c:he porti la hadizionc ooa
interrotta, oppure in Savona come scrivea il Cbiabrera ed opina iiCba
brol, o finalmente io Albizzola come afferma Giulio Giovio_c:ootemponoiO
del Giustiniano (a), ecco ci che forse mai non i giunger a provare, Il
(a) Questo Colombo appresso di Savona
Nacque in un loco ch' detto Arblzo)O :
La fama di costui per tutto suona
Cb veder puot l' uno e l' altro. polo ;
E pi d' Uli;;se fu saggia persona,
E pi di Bacco e pi del gran figliuolo
Di Giove si pu dir che sia atimato,
Cb un Nuovo Mondo. fu lui trovato.
Storie dalla creazione del mondo sino al suo tempo di Giulio Girwil
vescovo di a ne' MS. di casa Giovio a Como.
4oS
pure importaaie pro\'ado. Ricoriamociohe Andrea Doria, beneh nato
in Oneglia, da pareDti nati e stanziati in Oneglia fe.udo di sua famiglia, e
coli\ \liatuto &ino a 19 anni , riguardan Genova come la aua patria , e
la Repubblica lo chiamava con aolenni i&crizio'" " Liberatore della
patria . ed ottimo ei ltadino. ,
. pctr -more di chi si compiace in queste
1
tanto a' nostri giorni agitate
1
sog11iunger& alcune parole.
" L'ou n' peut gure douter, (dice il Denina) que le tra c-
Jbre Colomb ne ft natif du pays de Genes: qua n d meme OD le sup-
poserait originaire du cbteau de Cuccaro dana le Montferrat, il
eacore Ligurien. Tableau dt1 la /laute ltalie.
Di. origipe de' Colombi da Cuccaro coal parla. lo ScruttifliO
nobilt dellfl di Genova, di Fed. FedePici e G. B . .Ric-:
cheri MS. " Circa l' aptica patria di questa famiglia ( de' Colombi )
diver1e sono le opinioni. Noi per peneiamo Qhe la pi probabile
fondarai sul lesto di Ferdinando Ughelli che leggesi lilla pag. 547 della
sua sacra, cd tale 4nno u7o circa h!lRC annum S
fibruarii obiit magister Obizo civis Astemi& et archiepiscopus Cosen-.
timu, cujus anima Rlfilinus item AsCeti#& e:; familia Columborum
dominorum Cu.cari et archiprecbiter cat/u:drtli.is cessie capitulo
dam bona ad hoc ab eo caempt.a. ,
Poi cos continua il lJianocritlo :
, Ma per vc;nire pi al proposito del nostro argolJicnto, noi por-
..-em qui appreuo gli Ascendenti e Discendenti del gran Cristoforo
Colombo, nostro Ligure ed inventore del Mondo Nuovo, fondati
scritture autentiche, come si pi! riconoecere dall' albero stessa
famiglia che ti conserva nell' archivio utl<;io di l\iisericordia, 4al
quale abbiam ricavato quanto appresso:
, J447 20 agosto. Giovapni ColoJDbo q,lll BartQlolJieO dl luagq
di Plaullllqico della di Mollt!lroso Vallo d'Oneglia . .SuQ te
11amento in atti di Gaap11re .Ardizone appresso il nlltlljo .Antonio Si
bontalone.
, 1468. ,5 agllsto. Gionnni Colombo figlio. del dllttQ Ctiov;mn;.
della Castellania di Montaroso abitante in Savona atti di
Ardizone appresso d'Antonio Sibontalone not11jll per vendita fatta .a:
s.uo fratello Btrnardo
1
e 1447 nel del padre.
, 1468. agosto. Beruardo Colombo frlltcllo del ..
pico nominato come sopra.
, 1468. 25 ago11to. Cristoforo Colombo figlio del detto_ Domenico
[ nnntore del Nuove Mondo in atti come sopra. Suo testamento in atti
ilei notajo Martino Roderiqucz nella citt di Siviglia 14!)8. Suo codi-
4o6
ciUo 1So6. Detto testamento in atti di Pietro de Mofcdo in v.pa.
dolid. "
rralucio il rimanente ; ma parmi che questi documenti iue-
cliti e perci gli ho ricopiati, taato pi che il manoscritto ch'io poe-
aeggo rarissimo, ac non forse l' unico. E lornaudomi di spe6So ci-
tarlo di quinci innanzi , parmi convenevole che qui oe porga miglior
contezza. Esso diviso in due tomi che fanno in tutto pagine
scritte i minutissimo carattere. Il pljmo ba per titolo Origine e fa$
di GeiiWtJ di Federico Federici e Gin. /Jatt. Riccheri q.m GuslielnuJ:
il secondo , &ru.uinio deUa Nobilt delle Fami[Jlie cl111 sono al Go-
verno della Repubblica di Genova, degli auui, con questa dichiara-
zione: " si riferiscono le .;mprese pi gloriose, gli uflicj militari e civili,
le dignit ecclesiastiche e militari , opere di piet e religione, memorie
sacre e profane che di ene famiglie si ritrovano; li soggetti pi ce-
lebri in aantit, dottrina e valore; lutto ci he conferisce allo spleu-
dore e decoro delle medeme ; coll' aggiunta delle Colonne della casa
di S. Giorgio che a ciaacnna appartengono. Premessa un' erudita ia-
formiZione dell'origine, fondazione, dilat.1zione e governi della citt di
Genova, priocipioe progressi in eua della cattolica religione, e saoi
prelati. Raccolto il tutto da molli autori, scritture pubbliche, e dalr
archivio della Repubblica, e specialmente dai manoscritti di Federico
Federici e Gio. Batt. Riccheri q.m Guglielmo. ,.
Tornando al brano genealogico riferito di aopra, giova notare,
1.o che i tre figliuoli di Giovanni Colombo q.m abitaate
nella valle d' Oneglia ed avolo del diacoprilor deJl' America, avear.o
trasportato le loro stanze in Savena; che Albizzola distante u'
ora da Savona; 3." che il dotto Giovio assegna Albizzola per patria a
Cristoforo; 4.
0
che l.1 lteaaa cesa, ignorando il manoscritto del Gio-
vio, asseriae Don Alfonao de Lope& nel IUO Nobiliario de Espcuma,
dal Serra. Laonde a queate due gravi autorit si aggiunge la
Omma probabilit in favore di Albiazola come. vero loco natio def.
trovatore dell'altro emisfero, a cui l' ingrata posterit diede il nome
di America. ci contradclic al {wiutiaiano e agli altri che lo chia-
mano Genovese. lmperciocch c:Oal egli diceai. avverte il sulldato cri-
tico, "percb nato in Genova o in altre terre del Genoveaato.
Ma di ci abb11tanza. Ligure e Ligure marittimo fu Cristoforo Co-
lombo , ed ogni. uOIIlo impanialo pu tener queato per iueoatrovcrli-
lilo fatto.
LETTERA. XL VII.
Da Cogoleto a f7oltri.
A levante di Cogoleto scorre il Leirone, impe
luosa fiumana che al tempo delle pioggie occupa
tutto il largo suo letto, ed inibisce per molte:
ore il passo ai viandanti. Sulla destra sua riva
siede un arco dipinto che d l' adito ad una strada
dentro la valle. Per quinci s' ascende a Lerca, villa
del marcite se Gian Carlo di N egro , e ritiro sacro
alla poesia ed all' amicizia. I vitiferi colli di Lerca,
la sua bella pineta, e le dolcezze di quel villereccio
soggiorno' vennero cantate in eleganti versi latini
dal professore Faustino Gagliuffi.
Ed egli pure fece le iscrizioni che adornano la
villa Pallavicini in Arenzano, piacente villaggio con
bella chiesa, al quale si arriva, tornando al mare
1
superato un gran Capo. Alcune centinaja di mi-
di lire spese recentemente il signore di quella
villa ad aprire strade ne' suoi poderi, a vestire di
e di fiori gli aridi greppi, a raccogliere due
torrentelli e condurli sotto eleganti ponti per grotte
lrtefatte. Prendono anima quelle acque ne' versi
lel valoroso imitatore de' poeti d' Augusto, e la
;ioconda Ceresa nel maritarsi al fiumicello minore,
la Najade a cui gli antichi avrebbero dato
in custodia que' poggi.
Un ne1o e sterile promontorio porge negli sca
4o8
vati suoi fianchi la .via che da Arenzano meue a
Voltri , la terra pi settentrionale della Liguria. Il
Giustiniano cos la descrive: " Da Arenzano a Voltri
sono da cinque miglia. La terra di Voltri di-
stinta in due borghi. Quel ch' da ponente pro-
si nomina Voltri, e fa 4oo fuochi, e
sopra una villetta, chiamata Crevari, con 5o
fuochi. AcGanto a questo borgo passa il fiume Ce-
rosa, nominato da' marinari per la violenza del
noto che suole spirare da esso ( 1 ). Ha il fiume
origine dalle falde dell' A pennino in distanza dal
mare otto miglia. Di qua dalla Cerosa, un miglio cfi.
scosto dal mare, una villa dimandata Mele che
fu 1So fuochi. Ed accanto ad essa villa passa il
fiume . Leira, il quale va in mare tra un b01go e
l'altro; ed il fiume celebre per l'utilit grande
che produce agli uomini del paese, come che su
quella sieno edificati molti molini, molte ferriere ,
lllOlte fabbriche per la carta, e somiglianti edifizii:
esso discende dall' A pennino, discosto dal mare
otto o dieci miglia. Il borgo di Levante
propriamente Garega, il qual fa 34o fuochi, ed
accanto vi corre un' acqua, detta Albunega. Poi
vi Sapello con circa 20 fuochi.
Computando que' g6o fuochi a 5 persone per fuoco
resulta che verso il t53o la terra di Voltri con le
sue adjacenze non conteneva una popolazione di
(1) Sopra la Cerusa 1i Ila fabbricando un bel ponte in pielra. Verri
Il 1ua ToJla anche per )a Leira, e 1' ac11ua pazienl1:.
41l9
5ooo anime. Presentemente Voltri ne ha 85oo, e
Mele ~ ~ o (t); cio pi del doppio.
Voltri paese di molta industria e di gran traf-
fico per le tante cartiere delle sue valh., e le due
sue fabbriche di panni, tra le quali insigne quella
del sig. De Albertis
1
la pi riguardevole della Li-
guria.
Se la popolazione, la ricchezza, i traffichi, la
bellezza degli edifizj, e quanto costituisce la con-
seguenza e riputazione de' luoghi bastassero ad ac-
quistare il nome di citt, questo titolo sarebbe
pi che meritato da Voltri, che dopo Savona e
Chiavari il pi importante dell' antico Genove-
sato. E degnissime di una gran citt sono le due
chiese parrocchiali de' due borghi in cui pi\rtita
la terra. Le dorature, gli stucchi, gli ameschi, le
statue, i quadti che le fregiano, inducono i riguar ..
danti a maraviglia ( 2 ). La festa di San Carlo vien
celebrata in Voltri con pompa solenne. Migliaja di
lumi, rischiarando la processione notturna, fanno
spiccare la pittoresca vaghezza del luogo.
(1} Questa differenza aua maggiO\e pel vicino villaggio d Pr,
J'IOich il Giustiniano alla villetta Parma ed a Pr non aHegna che J5
fuochi , ed ora in Pr sono 3 6 ~ o abitanti.
( : ~ ) L' Ansaldi, uno de' migliol"i pitlori delta scuola genovese, "CI"a
i1atio di Vollri. La sua tavola di S. Carlo, fatta per lll chiesa partoc:
chiale dedicala a' SS. Niccoll ed E1aamo , detta dal Ratli la pil:
bell' opera dell' Ansaldi. Egli dipinse pure per l' oratorio di S. Am-.
brogio il Santo Vescovo in atto di vietare all' imrerator Tcodotiio
r-ingreuo del tewpio. .
410
Sopra a Voltri s' erge ta villa Brignole- Sale, ean-.
tata dal Gianni e da altri.
Oft over thys scenes wiJ.h raptured eyes t/re Muse
Has lov'd to stra)
La nobilt e la ricchezza, la scienza e la virt,
la cortesia e la grazia iv i tengono la sede . autun-
nale, in principesche sale, fra stupende vedute,
nel mezzo di .giardini e boschi di rinomanza eu-
ropea. - La villa Durazzo che le siede a fianco
sul colle opposto, accoppia la semplicit campestre
alla signorile eleganza.
Il colle sul quale pompeggia la villa Brignole ,
si leva in mezzo alle due valli di Voltri. L' una,
bagnpta dalla Cemsa, la stanza dell' operosa in-
dustria. Le perenni acque di questa riviera, con bel-
l' arte in canaletti raccolte , mettono in moto gli
ordigni che servono a grandissimo numero. di car-
tiere. Veduti dall' alto in lontano questi edifizi cos
affollati rendono immagine di un grosso villaggio in.
fondo a un vallone, le. cui laterali pendici sono
quinci coperte di vigneti, e quinci vestite di orgo-
gliosi castagni. Da presso, il vivace suono dell' ac-
que cadenti s' accompagna col rauco romore che
mettono i magli alternamente battenti. lvi i sucidi
cenci, tratti dalla spiaggia romana, si trasformano
in carta azzurrina che il Ligure nocchiero poi tra-
sporta a Lima ed a Buenos-Ayres. E la vergine
americana confida il segreto de' suoi puri affetti
ad un foglio, la cui materia prima usc forse da-
4u
gl' immondezzaj di q u ~ l l ' inclita Roma, di cui giA
cantava Virgilio
lmperium terris animos aequabit Olympo.
La strda ch' er.ta si disvolge per la costa sinistra
della valle della Cerusa, conduce alle Capanne, poi
scavalca il giogo e si dichina a Masone, castello
a cui ne' notturni silenzj, afflitto dalle gotte e con
pochi seguaci si riparava sopra una mula il vecchio
Andrea Doria, cen l' animo trafitto dalla morte del.
troppo caro suo Giannettino. Che cuore e che con-
siglio doveva essere il suo fra quelle teneQre in cui
si mutavano i destini di Genova, poich ignota gli
giaceva ancora la fortuita morte del Fiesco!
Pi ridente ed adorna di casini, la valle del
Le ira non corre il cammino di un' ora_, e piena
pur di cartiere. L' usignuolo, fido ospite delle sue
selve, ne rallegra la discorde armonia.
In capo a questa valle, e come in una lieta conca
tra monti selvosi, siede il santuario della Madonna
dell'Acqua Santa. notevole che tutti i principali san-
tuari della Liguria, anzi dell' alta Italia, ebbero ori-
gine nel secolo che tenne dietro all' origine del
Protestantismo. Il nome di Acqua Santa deriva
dalle medicinali virtt\ delle fonti solforate che sgor-
gano copiose appresso una cappella sotto il san-
tuario. La bont dell' acqua, l' amenit del luogo
e la celebrit. del culto, promettono un fottunato
avvenire aUa nuova casa de' bagni, fabbricata in
4io
Soprn a Volui s' 'lilla D.ii>g.nole Sale, can-
tata MI Gino e rla olti.
Oft ovet IIIJS scenes .with t:aptwetl eycs t!te Afztse
Has Ibv'd l.o strit)
L!>fnobilt:'t e la ricehczr.a, l:t scienza e la -vitt,
la cortesia c. la graT.i:l hi In
n:tlb-, in pincir>esche vedute.,
nel tli ganlini c hvsd1i t li eu-
l'Opeu. - La .villa ... Jc siede .a. fiallCQ
opposto, -accoppia lu slimplicil:l.
ulh1 signorile
l f coUo sul <tuale 1:. vi]h,
si leva in mezzo :t.Uc due vo.Jli di Y UIJ"-
hognolt> .!alla Cerus;l, lu stanzo dell' .fil!
tlljsui,. . Le p crcnni,ac<("e <Li <(liCStn i vie.:., ,<llJ bel-
l' atte io canoletti raccolte, tot'llono in j:l/.f.
ordigni che senooo a numero dii C'IIl
Vedllti tlulr in lootuno quesli. etli.6.ll-j,-clill
:ifiollati rendono imwasiue di uo gr!>SSO iUaggi<llio
fondo uu ullon", le cui li pcudici. iODO
qninci corcrte di .. ,igueti} c <tuinci vestite di .orgo-
sliosi cnstngoi. O.a, presso, il vivace suono dell' ac-
que cadenti s' ac-corn1mgna .col rom ore che.
mlloilo i magli hattcnli. l vi i sucjcli
cenci, trnui spingginl romaon,, si trasfolt\a.u.
io carta che il .Ligure nocchieJo .poi 1.\>ll-
sporia a L ima ed a E .la vergine.
amc,.ican:< conlcln il segreto dc' Sttoi puti affetti
1\(l un fogli, l'a c1.1 matcri11 prima. us,ck frse ,da.-
04 Comiglillno.
Da Voltri a Genova, spazio di nove miglia, Pra ,
Pegli, Sestri , Coro igliano, San Pier d' Arena si
tengono quasi per mano, congiunti da ville di ma
reale. La natura e l' arte ogni &-
strema lor prova per adornare questi luoghi. I
pennelli vengono ' mello per dipingerli;. le parole
non sono bastevoli a rappresentarne l' idea. Perci
non vi faccia stupore se . appena io vi accenno le
pitL rilevate parti del quadro ( 1 ).
Le due ville, pi visitate dagli stranieri ne' din-
torni di Genova, sono la Doria a Pegli e la Lomet-
lina a 1\fultedo, villaggio che la Varenna divide
dal popolato ed industrioso borgo di Pegli (2).
La villa Grimaldi a Pegli un orto botanico, di
peregrine piante ricchissimo.
'() Popolazione de' Comuni lungo la &trada da Voltri a Genova.
Pra 3620
Pef!li 355o
Multedo J53o
Seatri con S. Gio. Bau. 53oo
Cornigliano 2780
San Pier d'Arena
Tra Seshi e Cornigliano, dentro i colli, Borzoli !lg:ao
(:a) Delle lodi di Pesti e della ane ddizie acriue Stefano Cattaneo della
Volta un carme latino, impreuo ia Genova 11el r5ti:a.
4i4
La villa Doria fa. gi1 d' AdfllllO Centurione, quel
ricchissimo cittadino di Genova, il quale richiesto
da un ministro di Cari.Q V d' imprestare 200(DL
scudi all' imperatore per l' impresa di Algieri , ri-
spose che glieli farebbe immediatamente contare
.in queDa moneta che piA gli. fosse piaciuto ( 1 ).
Per lui dipinse il Granello que' freschi che son nel
palazzo e che tuttora spiccano per forza e vivezza
. di colorito (:a.) I principi Doria a' quali. poi venne
quella villa, da lunghissimo tempo pi non vi fnno
soggiorno. Se ci da un lato ne fece curar meno
i giardini, ha dall' altro conservato ad essi i carat-
teri dello stile italiano, anteriore al francese pas-
sato in Italia al tempo di Luigi XIV, e poi ca-
. duto per dai' luogo all' inglese che in gran parte
il rinnovamento dell' antico italiano. Era lo stile
francese l' espressione del dispotismo; la stessa
natura dovea piegarsi ai capricci di un assoluto si-
gnore. L' inglese nasconde l' arte nell' abbellir la
natura. L' antico italiano voleva che la natura e
( 1) Ca&oni, .lnnali. - Dato il denaro al tesoriere imperiale. Adamo
port a Carlo V ch' era io Genova una cedola in cui confessava d'es-
acre stato soddisfatto da S M.; l' imperatore abbruci la carta ,
dicendogli che non voleva confessarsi vinto in generosit.
(:1) .Niccolosio Granello, detto il Figonetlo ,- nato ne' dintorni della
Pieve verso la met del 16.
0
aecolo, fu pittore non men abile che
eventurato. PiI degli utili elle -ritraeva dall' arte sua, gli giovavano a
vivere i guadagni che con far la rivenduglioola si andava procacciaudo
la moglie, bella ed onorata donna che poi pass a seconde nozze con
G. B. Castello, pittore di grido , e felice. Sono del GraneUo in quel
. palazzo l' Andromeda allo scoglio, ecl un fauo miltare di Andrea Do-
ria nello apazip principale della Nla.
l'arte congiurassero amichevolmente a crear la bel-
tezza. - Un intero colle con la sua valle forma il
giardino Doria. In alto un bosco di pini, tagliato
a viottoli. L' acqua che scende nella valle dalla dop-
pia pendice, vien rattenuta da alte e grosse mura che
la costtingono a divenire un lago. Questo lago col-
l' isoletta in mezzo disegno di Galeazzo Alessi :
il Vasari lo descrisse col nome di Fonte Centu-
rione. Un teatro di verdura ornato di statuette di
marmo, una ~ a n piazza a forma di chiostra silve-
stre, un bosco di cedti e d'aranci, fontane, giuochi
d'acqua, antichissimi alberi, ecc._, ecc., fanno un
complesso di vaghezze, forse appunto pi dilette-
voli perch nella negletta loro fortuna conducono
a rimembranze lontane.
La villa Lomellina ha un vaghissimo giardino
-all' inglese. Il Dupaty si compiacque nel descri-
. -veri o. La fiorita sua pittura conforme al vero
tuttora ( 1 ).
(r) Tout ce que la connaissance et l'amour dc la belle nature
peuvent excutcr pour charmer :-la-fois l'rei!, J'imagination et le
CO!ar, avec du gazon, de la terre, de l'eau et dts fleure, ave c toutes
]es ombres de la verdure et )es diUrcns rayons do soleil , monsieur
Lomellina 1'1 excut.
Ces bcanx jardins prc&entcnt ou plut6t ila reclent un cnclos assez
born qui fournit ,vos pas toujours l'espace , v o ~ yeux lonjours
dee objets, tonjoura de la rl!verie votre ame. Il n'y a pas dans cct enclos
, une flcur qui ne brille, pas une goutte d'eau qui ne murmure et qui ne
coulc, pas un arbre qui ne paraiiSe, et paa une seule qui se montre. L
uae cabane, ici n ne grotte; plus Join un houpcau; mille objcts qu'on y a
plac io. deueio , vous les rencontrerez par huard. On croit toujoun
itre la campagae, et on est toujaura dao un jardin: on a'y pro-
moe loujouaa. Ltttrtl ur f ltalie.
416
Riguarda sopra il bosco Lomellino la chiesa di
1\lonte Oliveto, vistosamente locata. .Al suo altar
maggiore una gran tavola , rappresentante la De-
posizione di Croce, con molte figure e paese. u Si
affissi in quest' opera, dice meritamente il So-
pnni,. chi vuol vedere fitt dov.e giunga la diligenza
.del pennello, e soprattutto consideri il .paese ce
'Yi si scorge in lontananza: parmi degno di
stare al pari di quelli di molti de' pi eccellenti
fiamminghi. lavoro autentico eh PietrQ Fran-
cesco Sacco di Pavia, che lo fece nel 1S27 (t).
Un' altra villa Lomellina sorge riguardevole in
Sestr-i .... Ma chi pu descrivere le tante ville
che incoronano gli ameni colli di Sestri di Po-
nente, e scendono co' loro . palagi sin nelle spuiose
sue strade 1 ( 2)
La chiesa maggiore di Sestri, grandiosa ed a--
. dorna , ha di dentro un quadro del Sarzana rap-
presentante la navicella di San Pietro;. e di fuori
neU' alto dell' esterna facciata le figure degli Apo-
stoli, dipinte dall' Ansaldi con pennello emulo di
.Guido, ma assai maltrattate dal tempo. Di rimpeuo
alla chiesa s' apre una piazza quadrilunga, ombreg-
giata, amenissima, dalla quale si ascende all' ora-
( 1) Questa immeusa t1 preziosissima taYola pesa 5o rub'bi, essa pare
dipinta jeri, tanto ben con&e"ata senz' alcun ritocco. Vi acriUo
PI!tri Ft-ancisci Sachi de 1S27.
(2) Nella villa Hagerman vedi una lautissima raccolta d' iJJcisiODi,
di disegni , d' idoletti di bronzo, ecc. ecc. da vedersi in Sestri an
che Ja grotta fatta con &talattiti, in cui ora la locaucM c:hc
ne prende il no111e.
4
1
7
rorio di San Gio. Batista, o ve . il Santo Precursore
stimabil pittura del Banchieri.
Chi da. Sestri guarda alla vetta dell' erto monte
che gli sovrasta, scorge una cappella con qualche
stranezza che ben non raffigura dal basso. In fatto
lassuso una chiesuola, sopra la cui volta si leva
una specie di portico che difende una statua deUa
Madonna tre volte maggiore della naturale gran-
dezza, ma rozza mente fatta in gesso, senza veruna
altra singolarit. Da quell' altura s' allarganQ mira-
bilmente i prospetti; ad oriente si mostrano le
fortificazioni esterne d Genova, i colli d' Albaro ,
i monti di Portofino; ad occidente i. tanti capi che
Sp(Hgono. in fuori dal lido sino al golfo di Vado;
i1idi il capo di N oli e quel delle Mele, sempre pi
innoltrati ndl' onda. Pe.gli e Sestri ostentano di
s ~ t . t o l'incantante mtq;nificenza delle cento lor ville ;
e .dietro ed intorno contempli la configurazione
con cui dalla giogaja centrale dell' Apennino, che
qui corre a Nordeste,. si dispiccano i contrafforti
meridionali che si prolungano a ~ mare. - La bella
descizione dataci dal prof. Mojon della grotta di
alabastro del Gazzo, poich questo il nome del
monte, ci fa rincrescere che otturata ne sia la
bocca, e quindi vietato l' accesso all' esame di que-
gli a l'Chi ed obelischi e pilastri, fatti dalla deposi-
zione dell' acqua gocciolante nel .lento giro dei
secoli.
Tra Sestri e Cornigliano s'ergeva, sopra un pog-
gio che s' avanza al mare, la bada di Sant'Andrea
48
de' Monaci . Cisterciensi. Papa lnnocenzo IV che
l' armata genovese era andata a levare a Civita-
Yecchia e che Genova avea raccolto con pompa
stragrande , in&endeva portarsi a Lione per cele-
brarvi il concilio contra Federico II. Ma quel Pon-
tefice d' animo s gagliardo, miseramente languiva
per debilt nelle membra. Egli si fece portare in
quesC. badia ove il puro aere e il mite cielo gli
restitureno in alcuni giorni tanto di vigore da po
ter continuare il suo viaggio. E fatti qui venire a
se il Podest ed i Savj della repubblica_, lagri-
mando )or disse: Figliuoli, io in nome del Signore
voglio andare a Lione, e prima ch' io passi di que
sta vita voglio far intendere ai prelati e principi
criS.tiani l' ingiustizia ed igiuria ch' fatta alJa
ehiesa di Dio (1 ). l)
Quell' antca hada _, da gran tetnpo spentaJ venne
a questi giorni trasformata in villa ammirabilmente
bella dal duca Pietro Vivaldi Pasqua che con egre-
gio gusto ne adorn tutte le parti, e costrinse gli
aridi greppi a rendere vini squisiti. N el d di S.
Andrea, titolare della chiesa riedificata nello stile
del 1 3.
0
secolo, concorrono a folla i contadini e
i villeggianti alla festa ed alla fiera che si tiene
sul verde prato accanto al palazzo, Ridenti giorni
trascorsi nell'ospitai letizia di qU.esta villa, deh
possiate per me fa1e ritorno!
La mendicit che affiigge gli occhi del viaggiatore
ai cancelli delle splendide ville di Pegli e di Sestri,
( 1) Ag. Gitflinwo, alf atmo 1244.
4
1
9
quasi bandita da Cornigtiano. Qnesto benefizio
recano al villaggio le varie sue fabbriehe di tele.
d i p i n t e ~ ed altri lavorii . ( 1 ).
Non per mancano a Com igliano le sontuose
dimore campestri. Pieno il borgo, pieni ne sono i
vitiferi poggi che gli risguardano sopra. E nel
borgo appunto la villa Durazzo, che quasi non:
teme il confronto con quantunque ne aLhia it .. 'So-
vrano de' tre reami britannici. In essa quel Museo
d' lstoria naturale che in sul finire del passato secolo
era detto uno de' pi richi e megli9 ordinati che
vi fosse in Italia. E cos ne scriveva il Massola: " Co-
me Tullio nel suo Toscolano un molte antichit
'
della Grecia , cos S. E. Giacomo Filippo Durazzo,
raccolse ed in bell' ordine dispose nel suo palazzo
di Cornigliano quanto vantano di raro e pellegrino
i tre regni della natura. n
Ma non solo a quella villa ed a quel museo si
stette paga la magnificenza dei Durazzi. Opera
loro quel ponte della Polcevera sotto il quale
passerebbe il .Tamigi anche dove comincia a sentire
il flusso del mare. N ad essi bast fabbricarlo tutto
del proprio ; vollero ancora provyedere al perpetuo
su.o mantenimento con nobile lascito. Questi gene-
rosi atti meritano la riconoscenza degli uomini.
Agli occhi di chi ben pondera le ragioni dell' eco-
nomia civile, il ponte di Cornigliano vale pei Do-
razzi quanto una trionfale colonna.
( 1) Il ho;;o di Coro igliano distinto io due: quello al w are ~ uni-
c: amen te abitato tla pescatori.

LETTERA. XLIX.
La Coronata.
Confimde insieme con Cornigliano le falde il
colle deUa Coronata, tra i ridenti
colli de' dintotni di Genova. Esso da un lato guarda
il mare e la s vivace spiaggia da Voltri al Faro.
Dall' altro ha la valle della Polcevera donde gli
sorgono a fronte gli aprichi poggi di Belvedere.
In sulla cima siede il paesetto, cio una chiesa,
un convento, un oratorio, ed un gruppo di ville.
Tutta ville n' la doppia pendice. Ma sopra ogni
altra vi maggioreggia la De' che si stende
dall' imo al sommo del colle. Al suo palagio, ch' .
in vetta, si ascende in cocchio per facili avvolgi
menti, ora confortati d' ombra, ora per latissime
vedute giocondi; e tutti dentro a' muti di cinta.
11 d di San Michele innumerevol gente concorre .
alla fiera sul colle della Coronata.
, Le fanciulle di Genova, velate .i capegli del finis
iUlo m11ssolo che chiaman .Pezzotto, arrivano alla

da molti d sospirata. Il cammino fatto e la
giulvit dell' aJ;limo colotano in rosa gli abituali
gigli d6lla. l or carnagione. Le avvenenti ma robuste
Polceverasche, pottanti illu.ngo .Mezl>tlro dipinto a
mille colori , vi sfoggiano in tqtte lor gale. Ogni
ogqi piazzetta trasformata in effimera
pettola, ove piacente scena mirare il
bel suo addobbo festivo vuotar le anfore del bianc
vin del paese al fianco della sua fedele ,
tutt' adorna le orecchie e il collo d' oro . tessuto
filigrana_, e splendida il petto dell' aureo medaglione
rappresentante la Madonna di questo o di
Santuario. La corona o rosario tli nocciuole che
s' avvolge alla cintola ; _la ciambella a corolla che si
fa passate nel braccio , e il mazzolino di fiori nel
cui mezzo il seniiaperto guscio di castagna indica
il finire dell' autunnale stagione, sono indispensabile
corredo del. popolano .che intervieQe alta fiera;
L' anno ora scorso ( I832 ) il signore. di quella
villa e la sua. colta consorte diedero , dopo la fiera,
una festa me1lzo campestre. .Come dipingervi la
vaghezza: .di questi poggi illuminati da centinaja di
globetti .vario .,. dipinti e di mzzi volanti scoppianti
per l' aria_, mentre la reina delle notti . levava in
lf?titano l' argenteo suo carro sopra la tranquilla
marina!
Erano alla festa, le pi avvenenti fra quelle. che
portano gli storici nomi di Spinola_, Grimaldi, Do.,.
ria, Serra, Sauli, Dinegr<Y .) Lomellini; Brignole ,
Mari, Duraz:>:o, ecc.