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La guerra perpetua

La guerra perpetua
La guerra perpetua, analisi del nuovo imperialismo Titolooriginale Autore 1ed.originale Genere Sottogenere Linguaoriginale The new imperialism David Harvey 2003 Saggio Storico / geopolitico / economico inglese

La guerra perpetua, analisi del nuovo imperialismo un saggio del 2003 di David Harvey. Esso affronta il tema del cosiddetto "nuovo imperialismo" americano e il ruolo delle guerre e della politica estera aggressiva degli Stati Uniti d'America nel mantenere stabile il sistema economico capitalistico. L'autore considera il suo approccio un "materialismo storico-geografico".

Il "nuovo imperialismo"
Alla luce del quadro storico e geopolitico contemporaneo, sostiene l'opportunit di considerare l'attuale dominio americano come una forma di imperialismo. L'ampio uso del termine da parte di media e analisti (anche conservatori statunitensi) legittima questa definizione dal punto di vista politico oltre che da quello concettuale. Inoltre critica l'utilizzo che esponenti della sinistra radicale ne hanno fatto indebitamente negli anni sessanta ma soprattutto la tesi di Toni Negri e Michael Hardt dell'esistenza di un postmoderno Impero transnazionale. Harvey definisce quindi l'"imperialismo capitalista" come una
fusione contraddittoria delle "politiche statali e imperiali" (imperialismo come progetto eminentemente politico da parte di attori il cui potere si basa sul dominio di un territorio e sulla capacit di mobilitarne le risorse umane e materiali verso fini politici, economici e militari) e "i processi molecolari dell'accumulazione capitalistica nello spazio e nel tempo" (imperialismo come un processo politico-economico diffuso nello spazio e nel tempo in cui il comando sul capitale e il suo uso assumono una posizione di primato).

Le logiche territorialistica e capitalistica del potere sono quindi parzialmente in conflitto, con la seconda solitamente dominante. Seguendo Hannah Arendt e Giovanni Arrighi l'autore nota come "un'accumulazione di beni senza fine deve basarsi su un'accumulazione di potere senza fine" , e di conseguenza sia necessario agli Stati Uniti conquistare una crescente egemonia (in senso gramsciano) territoriale. Questa da ottenere sia con la coercizione che con il consenso. Negli stati-nazione del XIX secolo la borghesia aveva il problema politico di ottenere l'appoggio dello stato per risolvere con l'imperialismo il problema della sovraccumulazione. La soluzione fu l'esplosione di nazionalismi, patriottismi e razzismi che sospesero la lotta di classe e portarono ad un'alleanza tra "plebaglia", come la definisce Hannah Arendt, e capitale.

L'egemonia americana
L'egemonia americana prese forma gradualmente, trainata dalla sfera economica, con la grande capacit di importare capitali e l'impegno a diffondere i meccanismi di mercato nel mondo. L'"imperialismo culturale" contribu a diffondere nel mondo valori che predisponevano all'apertura al modello (se non al sogno) americano. L'intervento militare a viso aperto per imporre il proprio controllo stato usato con parsimonia dal dopoguerra fino al crollo dell'Unione Sovietica, e sempre per contenere quest'ultima. Durante gli anni cinquanta e sessanta la possibilit di

La guerra perpetua espansione del capitale e le politiche economiche keynesiane (in particolare investimenti militari) cre una condizione di stabilit e crescita economica. Negli anni settanta questo modello and in crisi, ma gli Stati Uniti sfruttarono la loro posizione dominante per uscire dalla crisi mantenendo le redini del sistema economico globale: da leader produttivo divennero leader finanziario. Le politiche economiche neoliberiste divennero negli anni ottanta il nuovo credo. La serie di crisi finanziarie che colp dagli anni ottanta oltre 2/3 dei paesi del FMI consent agli Stati Uniti di ridefinire i rapporti finanziari, intervenendo attivamente nelle liberalizzazioni e privatizzazioni in tutto il mondo con l'espansione dei capitali finanziari accentrati a Wall Street. Harvey definisce questo processo accumulazione per espropriazione; questo il primo passo verso una strategia realmente imperialista. La delocalizzazione della produzione ha per portato alla nascita di altri centri di riproduzione del capitale. Nel Sudest asiatico si sono venute progressivamente a creare le condizioni per una sempre pi massiccia esportazione dei capitali. Cos il problema dell'eccedenza di capitali si riproposto a livello globale. Le crisi economiche ed i crack finanziari di fine anni novanta sono stati la conseguenza della ricerca disperata del mantenimento di alti livelli di profitto. Intanto la bilancia commerciale americana si spostata verso un sempre pi profondo passivo, in contrasto con la tendenza sfrenata con l'aumento dei consumi. In questo contesto avviene l'11 settembre.

La guerra perpetua
Secondo Harvey a questo punto gli Stati Uniti hanno due possibili soluzioni: un nuovo New Deal, con una massiccia redistribuzione di ricchezza, un ritorno alla produzione industriale e una riduzione dei consumi la strategia Bush, volta a blindare la propria posizione egemone con l'uso della forza al fine di assicurarsi il controllo delle risorse strategiche Gli eventi degli ultimi anni stanno conducendo alla seconda soluzione. Cos tra consenso e coercizione l'America si avvia ad utilizzare sempre pi la seconda. Il costo economico di questa scelta la render probabilmente una strada a senso unico: con il deficit sempre pi ampio gli Stati Uniti non potranno pi fare a meno dell'imporsi con le guerre.

Analisi geoeconomica della contemporaneit


Secondo l'analisi di Harvey il capitalismo globale ha un cronico e durevole problema di sovraaccumulazione di capitali. Questi capitalipossono essere assorbiti da: a) uno spostamento temporale, attraverso investimenti di capitale a lungo termine o spese sociali (educazione e ricerca) che differiscono il rientro dei capitali eccedenti nella circolazione b) un dislocamento spaziale, attraverso lapertura di nuovi mercati, nuove capacit produttive e nuove risorse c) una combinazione delle due precedenti L'autore utilizza il concetto di fix spazio-temporale per indicare queste soluzioni. Con esso intende "fix" come fissaggio dei capitali in investimenti in forme fisiche per un certo periodo ed in un secondo significato come "confine" raggiunto dall'espansione del capitale. Il radicare l'investimento "sul terreno" con spese sociali o infrastrutturali comporta l'impossibilit di abbandonarlo nel breve periodo. Quindi, anche se
il capitale crea un paesaggio necessariamente a sua immagine solo per distruggerlo pi tardi, perch esso persegue lespansione geografica e gli spostamenti temporali come soluzioni delle crisi della sovra-accumulazione a cui va regolarmente incontro

l'utilizzare il fix spazio-temporale sul proprio terreno e sulla propria societ comporterebbe per gli Stati Uniti la garanzia di non vedere una crisi drammatica nel breve-medio periodo. Per Harvey per:
lequilibrio tra laccumulazione per espropriazione e la riproduzione allargata gi scivolato verso la prima ed difficile che la tendenza non sapprofondisca.

La guerra perpetua

Guerra in Iraq
Harvey attribuisce alla questione del petrolio il ruolo di causa scatenante dell'invasione dell'Iraq. La guerra sarebbe motivata per pi che da motivi economici da considerazioni geopolitiche e militari: la necessit di controllare le riserve petrolifere del M;edio Oriente in vista della competizione con le economie emergenti, in particolare la Cina. La riproduzione del capitale necessit di vedere sempre allargati i propri confini, e cos gli Stati Uniti sperano di impedire che si formi un blocco euroasiatico di potere in grado di essere il prossimo stadio dell'alleanza tra capitale e potere territoriale.

Edizioni
David Harvey, La guerra perpetua, analisi del nuovo imperialismo, collana La cultura, Il Saggiatore, 2006, pp. 224. ISBN 8842812633.

Fonti e autori delle voci

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La guerra perpetua Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60457199 Autori: AndreA, Beechs, Blackcat, Faustoeu, No2, Pietroserra, Sbisolo, Schickaneder

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