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Universit degli Studi di Napoli Federico II

Facolt di Scienze Politiche

Corso di Laurea Triennale in Scienze Aeronautiche

PROVA FINALE In
Economia Politica La guerra: un buon od un cattivo affare? Conseguenze economiche dei conflitti armati

RELATORE Ch.mo Prof. Marco MUSELLA

CANDIDATO Tomas Martinez Matr 863561 Anno Accademico 2011/2012

SOMMARIO
INTRODUZIONE.....................................................- 3 CAPITOLO 1. ..........................................................- 6 Diverse teorie..........................................................................- 6 Metodi per finanziare una guerra.......................................- 8 La guerra nel modello Keynesiano ...................................- 12 -

CAPITOLO 2...........................................................- 14 Il caso americano..................................................................- 14 Analisi della guerra dellIrak ..............................................- 25 -

CAPITOLO 3...........................................................- 32 Opportunit offerte dalle conseguenze economiche.... .....- 32 I nuovi meccanismi per la risoluzione pacifica..................- 33 -

Conclusione..............................................................- 38 BIBLIOGRAFIA................................................. .....-41-

Introduzione
La domanda se la guerra sia una conseguenza diretta degliinteressi economici di un paese scaturisce naturalmente dalla pi ampia domanda del perch esistono le guerre. Infatti, ci si aspetterebbe che la comunit umana, inoltre a progredire tecnologicamente, lo facesse anche etica e politicamente al punto di affiancare alle meravigliose scoperte scientifiche che ci stupiscono ogni giorno, un progresso culturale che ci portassi allunione dei popoli verso il bene comune. Molto lontani da ci, ci troviamo che, sebbene siano cresciute le istituzioni volte a tutelare il bene comune dei popoli, come le Nazioni Unite, i conflitti bellici non sono stati sicuramente banditi dalla nostra realt. Al contrario, le tensioni crescono ogni giorno, anche tra paesi in grado di portare lumanit intera al suo esterminio ricorrendo al loro armamento nucleare. Qusto inquietante paradosso ci porta ad indagare nelle motivazioni di taluni conflitti, che sembrano portare soltanto ad una distruzione mutua, cio una loose-loose situation, qualsiasi sia il vincitore dello scontro. impossibile non riconoscere la competenza di Keynes per quanto riguardano le politiche economiche duranti i tempo di guerra. Lui, infatti, dopo lavorare al Tesoro durante il periodo della I Guerra Mondiale, partecipai alla conferenza di Versailles come consigliere del Governo inglese. Sosteneva che

fossero ingiustificate le questioni della riparazione dei danni di guerra da parte della Germania e che, volendo accettare quest'idea, le riparazioni non avrebbero dovuto superare la cifra di 2.000.000 di sterline. Riteneva che doveva esserci un annullamento dei debiti di guerra, cosa che avrebbe agevolato in primis la stessa Gran Bretagna. Infine, Keynes voleva che gli Stati Uniti lanciassero un programma di credito per aiutare l'economia dell'Europa, affinch si riprendesse al pi presto possibile. La storia ha dimostrato che questo approccio sarebbe stato quello ottimale, considerando le terribili repercusioni che il risentimento generato nella Germania ebbero con lascesa al potere di Adolf Hitler. Keynes, infatti, amareggiato per le riparazioni imposte alla Germania, abbandon i lavori dell'assemblea il 26 maggio 1919; si ritir a Cambridge e scrisse il libro "Le conseguenze economiche della pace". Nel secondo dopoguerra queste lezioni sono state imparate e le politiche economiche messe in atto hanno contribuito al veloce riprendersi delleconomia sia dellEuropa occidentale che dellAmerica, la cui considerata da molti come la principale vincitrici del conflitto, visto il ruolo predominante che essa ha assunto nella politica internazionale dalla fine degli anni 40 ad oggi. In questo senso, possiamo aprezzare come nel attuale sistema economico mondiale, il benessere economico di un

qualsiasi membro del sistema, contribuisce al benessere economico di tutti gli altri. Con queste prerrogative in considerazione, Nel presente saggio esamineremo sia le teorie economiche pi importanti riguardanti i conflitti armati che i dati di quanto effettivamente accaduto nelle economie dei paesi partecipanti in essi per analizzare come la distruzione e le immense spesse occasionate dalla guerra possono affettare sia il paese perdente che quello vincente di un conflitto armato, per trovare una risposta complessiva a la domanda che intitola questo lavoro.

CAPITOLO I Analisi Teorico

1.

Le teorie economiche ed i conflitti armati


Tempo fa, Machiavelli aveva concluso che le democrazie liberali sarebbero ottimamente equipaggiate per limperialismo. Siccome avrebbero goduto di una grande legittimazione popolare, i loro cittadini avrebbero avuto minori scrupoli nel provvedere uomini e somministri per lesercito. I governi sarebbero in grado dincannalare vigorose energie economiche e politiche per combattere nellestero per incrementare il potere dello stato. Lenin argomentaba che limperialismo la pi elevata forma di capitalismo, relazionando i grandi affari con i grandi conflitti internazionali. Lirresistibile inclinazione per i guadagni diventata sinonimo di enormi desideri di dominazione internazionale. Joseph Schumpeter, invece, raggiunse la conclusione opposta, trovando che il capitalismo e limperialismo si mischiano come lolio e lacqua. Lui proponeva che le guerre tendono ad impoverire le economie nazionali, con costi dramaticamente

superiori a qualsiasi guadagno economico prodotto dalle avventure militari. Inoltre, grazie al libero commercio, non c necessit di conquistare laltro per avere accesso ai beni desiderati; il mercato mondiale assicura che i beni necessari siano disponibili allacquisto. Schumpeter ha sottolineato che gli stati che adottano un sistema con libert economica hanno forti partiti pacifici, minore consenso allespanzione, e rifiuto di eserciti politicamente dominanti. I conflitti, secondo Schumpeter, insorgono da coloro che pretendono particolari protezioni dal mercato libero e dagli autocrati che sono legittimati soltanto da un nazionalismo xenofobo. Lo scienziato politico Rudolph J. Rummel daccordo. Infatti, diventato famoso grazie ai suoi lavori che dimostrano la conessione tra democrazia e pace. Rummel ha condotto uno studio di 5 anni nel cui ha trovato fondamenti per difendere lipotesi che gli stati economicamente liberi sono meno propensi ad entrare in conflitti luno con laltro. Ha dimostrato che i sistemi di mercato libero tendono ad incoraggiare uno scambio di beni e servizi piuttosto che di proiettili. Ma la sua ricerca comprende soltanto 24 paesi nel periodo dal 1976 al 1980 Possiamo risalire alla stessa conclusione utilizzando i dati del database KOSIMO provisti dal Institute of International Conflict Research (HIIK), il cui contiene informazione di

conflitti politici tra il 1945 ed il 1999. Da essi, ricaviamo che gli Stati con economie libere non solo hanno minori probabilit di avere conflitti con gli altri, ma tendono anche a risolverli in maniere pacifiche ed in una misura superiore a quella dei paesi con economie non libere. Basti considerare que il 56% dei casi di conflitti tra gli anni 1995 e 1999 furono causati da Stati catalogati come ripressi dal Heritage Foundations Index of Economic Freedom (IEF), e che gli Stati cos catalogati sono di un numero di gran lunga inferiore a quelli con qualifiche di libert economica pi elevata.

2.

I metodi per finanziare una guerra in un paese capitalista

2.1 I 4 metodi classici

Lincremento delle spese Stato associato alle guerre pu essere finanziato in quattro modi: attraverso un incremento delle tasse, la riduzione della spesa pubblica, lindebbitamento dello stato, o lemissione di moneta. difficile che i primi due metodi abbiano un effetto nella crescita economica (domanda aggregata) nel corto periodo: lespansione in domanda aggregata causata da una maggiore spesa militare compensata dalla contrazione in domanda

aggregata causata dalle tasse che vengono incrementate o dalla riduzione della spesa pubblica civile. I due ultimi metodi, invece, incrementano la domanda aggregata. Perci, una conseguenza delle guerre tipicamente una ripida crescita economica durante il periodo bellico, molto in eccesso di quanto sostenibile. Le guerre possono convertire le spese non militari in militari, ma siccome esse sono incluse nel PIL difficile che porti a una recessione. 2.2Riduzione della spesa pubblica Quando si riduce la spesa governativa per finanziare una guerra, si spostano le risorse in maniera diretta dal settore civile al settore militare. Perci, le aziende indirizzate verso prodotti di utilizzo militare vengono beneficiate e le aziende indirizzate al settore civile perdono un settore pi o meno importante del loro mercato e cio quello che non pi impiegato dallo Stato. Siccome lincremento nella spesa pubblica conseguente dalla crescita nelle spese militari direttamente compensato dalla riduzione di quelle civili, il PIL rimane costante. Tuttavia, diversi studi indicano che le spese nel settore civile, a pari quantit di denaro impiegato, creano pi posti di lavoro. Quindi, ci si va di fronte ad una perdita di posti di lavoro, con le naturali conseguenze che esso ha sulleconomia, tra le cui, la diminuzione del consumo e del reddito. Esse portano ad una

conseguente riduzione negli introiti dalle tasse, quindi il guadagno totale per leconomia rischia dessere nullo o adirittura negativo. 2.3Incremento delle tasse Secondo la Keynes, la spesa pubblica ha un molteplicatore pi alto della riduzione delle tasse, definita come percentuale del reddito nazionale. Un aumento delle tasse equivale ad un aumento della pressione fiscale, che uguale al rapporto fra le entrate (che sono tasse e imposte) e il PIL. Una riduzione della spesa pubblica o un incremento delle tasse hanno lo stesso effetto sul bilancio pubblico, ma un effetto differente nel reddito nazionale. In generale, pi conveniente un intervento diretto dello Stato tramite la spesa pubblica, rispetto ad un taglio delle tasse. Inoltre, un incremento delle tasse si traduce in una diminuzione del potere dacquisto dellindividuo, con effetti negativi sul consumo e quindi sulla produzione ed il PIL. In questa maniera, gli incrementi del PIL generati dalle maggiori spese militari vengono logorati dalla diminuzione del PIL occassionata dallaumento delle tasse.

2.4 Indebbitamento Se le risorse delleconomia sono completamente utilizzate quando il governo incrementa la domanda aggregata, lincremento nelle spese governative sar compensato da una riduzione delle spese in altri settori delleconomia. Quando si prende denaro dalla popolazione, i prezzi e gli interessi salgono, causando che linvestimento sia minore. Siccome linvestimento privato fondamentale per la crescita a lungo termine, leffetto di queste politiche sarebbe il ridursi della quantit di denaro in possesso ai privati e delle dimensioni delleconomia del futuro. Se si rimuovono i controlli governativi del flusso di capitale privato, diventa possibile il finanziamento da parte di cittadini stranieri. Questo occassiona che sincrementi la domanda di moneta del paese in guerra, soppravalutandola, con effetti negativi sulla bilancia di pagamenti relativa allimport-export. Inoltre, nei casi di spese realizzate per un conflitto bellico allestero, lincremento della domanda aggregata minore alla diminuzione in altre forme di spessa pubblica, in quanto parte delle spesse vanno utilizzate per beni e servizi allestero.
2.5 Emissione di moneta

Attraverso questo metodo, lo stato incrementa la propria quantit di denaro per acquisire delle risorse. In una situazione di pieno impiego, il governo non pu incrementare la quantit

di risorse presenti nelleconomia semplicemente stampando moneta. In questo caso, se lincrementarsi del somministro di moneta incrementa la quantit di risorse disponibili per lo stato, diminuisce quelle disponibili per gli altri individui del sistema economico, attraverso linflazione, che diminuisce il valore reale del denaro, diminuendo la quantit di beni per i quali pu essere scambiato. Perci, pu essere considerato come una tassa sui risparmiatori, che vedono ridotto il loro patrimonio.

3.

La guerra nel modello keynesiano


Secondo Keynes, la spessa publica, inclusa quella destinata agli armamenti, serve anche a mettere in moto leconomia, incrementando il PIL e loccupazione. In questo senso, lui indicava che perfino impiegare uomini nel scavare bucche per terra sarebbe stato beneficioso per leconomia, aggiungendo che sarebbe meglio indirizzare questi sforzi verso lavori pi utili. Questo chiarimento, per, stato dimenticato e sono stati in molti a voler applicare le teorie di Keynes verso spese relativamente improduttive, sopratutto quelle militari. Ma stato lo stesso Keynes ad esprimere in maniera implicita il suo rifiuto verso questo utilizzo delle risorse, in una lettera aperta al allora primo ministro Franklin Roosvelt1.
1

Di seguito si cita il paragrafo completo nella sua lingua originale: Thus as the prime mover in the first stage of the technique of recovery I lay overwhelming emphasis on the increase of national purchasing power resulting from governmental expenditure which is financed by Loans and not by taxing present incomes. Nothing else counts in comparison with this. In a boom inflation can be caused by allowing unlimited credit to support the excited enthusiasm of business speculators. But in a slump governmental Loan expenditure is the only sure means of securing quickly a rising output at rising prices. That is why a war has always caused intense industrial activity. In the past orthodox finance has

Nel modello militarista Keynesiano, la domanda di beni e servizi generata direttamente dalle spesse governative. Inoltre, questo produce un effetto moltiplicatore del consumo, come indicato dalla teoria generale Keynesiana. Allo stesso tempo, il lavoro generato rimuove molti lavoratori dallimpiego civile e le spesse in ricerca incrementano la produttivit del settore civile a causa dellinfraestruttura e tecnologia superiore che ne deriva. I critici di questo sistema indicano che le spese governative nel settore civile generano una quantit pari o superiore di lavoro a quelle militari e che le ricerche e lo sviluppo tecnologico fatto direttamente su applicazioni non-militari altrettanto produttivo. Inoltre, il migliorametno di servizi quali il sistema di salute, leducazione e lurbanizzazione hanno effetti sulleconomia e la societ molto pi beneficiosi di quanto possano essere i bucchi creati dalle bombe. Nel caso delle nazioni del Sud del mondo, che si trovano nella necessit dimportare la maggior parte dei loro arsenali dai paesi del nord, esse si vedono pregiudicate non solo dalle spese occassionate dagli acquisti, ma anche dal non riscontrare un beneficio nella crescita del PIL. Infatti, la bilancia commerciale, gi nel rosso, si trova ancora pi pregiudicata.

CAPITOLO II
regarded a war as the only legitimate excuse for creating employment by governmental expenditure. You, Mr President, having cast off such fetters, are free to engage in the interests of peace and prosperity the technique which hitherto has only been allowed to serve the purposes of war and destruction.

Analisi prattico

1. Il caso Americano 1.1 Gli USA: un caso modello


Anche se ogni nazione diversa dalle altre, sia dal punto di vista economico che sociale e politico, tuttavia possibile isolare delle caratteristiche comuni alle nazioni capitaliste ed analizzare la loro influenza allinterno dun paese con questo sistema economico. il caso degli Stati Uniti di America, che rappresentano unimportante opportunit per lo studio grazie ad importanti fattori come la loro libert di mercato, le dimensioni della loro economia, la considerevole quantit di conflitti armati ai cui ha partecipato nellultimo secolo e la presenza di abbondante documentazione riguardante gli effetti che essi hanno avuto sulleconomia. Per portare avanti questa analisi si far riferiremo agli studi realizzati dallo Institute for Economics & Peace nel 2011 nel suo bollettino Economic Consequences of War on the U.S. Economy e da Marc Labonte e Mindy Levit nel 2008 nel loro

rapporto per il Congresso degli Stati Uniti intitolato Financing Issues and Economic Effects of American War.
Immagine 1. Paragone della dimensione dei conflitti
(Risorse militare nel loro punto massimo come % del PIL)

Fonte: Office of Management and Budget, Budget of the United States Government. FY2009 Historical Tables.

1.2

La seconda Guerra Mondiale

La seconda Guerra Mondiale unica tra i conflitti armati in quanto essa

stata affrontata attraverso cambiamenti fondamentali nella struttura delleconomia. Si agito contro la libert di mercato stabilendo prezzi fissi per i beni di consumo e tra 1942 e 1945, le industrie furono incoraggiate ad indirizzaree la loro

produzzione verso elementi tili per la guerra. Le risorse ed il credito del governo furono diretti verso le suddette aziende, si incrementata la partecipazione della donna alleconomia e quasi la met del PIL fu impiegato dal governo. A causa delle dimensioni delle spese occassionate dalla Seconda Guerra Mondiale, il governo degli Stati Uniti usai tutti e quattro I mezzi di finanziamento elencati nel capitolo 1. Lo sforzo di guerra stato abbastanza forte da mantenere leconomia operante molto al di sopra della tassa di crescita sostenibile durante tutta la guerra. Inoltre, le risorse oziose furono sfruttate al massimo, come indica il tasso di disoccupazione, che arrivava al 14% nel 1940, prima dellinizio della guerra. Siccome la crescita economica fu cos grande, la prevvedibile contrazione durante il dopoguerra fu altrettanto importante, perch leconomia si potesse adattare ad una contrazione delle spese governamentali dal 40% al 15% del PIL.

Immagine 1. Indici economici durante la Seconda Guerra Mondiale

Fonte: Office of Management and Budget, Historical Tables; Bureau of Labor Statistics, Consumer. Price Index; Federal Reserve

1.3

La guerra di Korea

A differenza della seconda Guerra Mondiale, il Presidente Truman utilizai principalmente lincremento delle tasse e la riduzione delle spese non militari, piuttosto che lindebbitamento o la creazione di moneta, per finanziare il conflitto koreano. Naturalmente, questo fu possibile soltanto perch esso f di una scala di gran lunga inferiore della seconda Guerra Mondiale. comunque notevole il fatto che i deficit del bilancio e linflazione furono molto minori durante questo periodo che durante la guerra di Vietnam, anche con spese militari rispetto al PIL molto minori. Linflazione rimasta bassa nonostante la crescita economica sia rimasta sopra lindice di crescita sostenibile durante tutto il

periodo della guerra. Quando linflazione emerse nel 1951, il governo fecce ricorso a controlli di prezzi e di salari, anche grazie ad una reforma alla Riserva Federale nel 1951. Come al solito, leconomia ha subito un periodo di recessione alla fine del conflitto di Korea.
Immagine 2:Durante la Guerra di Korea, il PIL si incrementato leggermente grazie alle spese guvernative finanziate dalle tasse, le cui ebbero anche leffetto di ridurre linvestimento ed il consumo

Come si pu apprezzare dallimmagine quattro, ci fu un incremento della crescita del PIL durante il periodo della guerra. Linvestimento ed il consumo si sono ridotti durante il periodo nel cui la crescita generale stata occassionata dalle spese governative. Poco dopo linzio del conflitto Koreano, la Revenue Acti di 1950 stata emanata. Essa ha rimesso limposta sul reddito e fecce salire le tasse circa il 1.3% del PIL. Pi avanti, altre tasse furono

alzate, come quella sui redditi individuali ed aziendali, per un incremento totale del 1,9% del PIL
Immgagine 3: dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra di Korea, il consume e linvestimento non tornarono al livello di prima della Guerra.

Il benessere materiale fu ridotto dagli incrementi delle tasse e dai controlli sui prezzi e sui salari. Nonostante ci, limpatto pi grande sulleconomia Americana fu il fatto che due componenti molto importanti del PIL, consumo ed investimento, non tornarono alle tendenze precedenti alla guerra. La differenza tra il consumo nel 1959 e la proiezzione fatta prendendo i valori del secondo dopoguerra era diventata sostanziale. La stessa cosa avvenuta con linvestimento. Tutte e due i fattori sono stati sensibilmente danneggiati durante il periodo bellico, nei cui si riscontra pocca o nessuna crescita.
Immgagine 4: Indici economici durante la Guerra di Korea.

1.4

La guerra del Vietnam

La Guerra di Vietnam non ha date dinizio precise, ma i cambiamenti finanziari messi in atto per affrontare il conflitto iniziarono nel 1966 e si sono ridotti dal 1970 in poi. A differenza delle altre guerre, la poca legittimazione del conflitto non ha dato spazio ai politici Americani per introdurre misure economiche restrittive nei confronti della popolazione. Perci, la guerra fu finanziata principalmente con lindebbitamento.

Immagine 5: Linfluenza delle spesse governamentali sugli indici economici

Tuttavia, per lottare contro linflazione ed incrementare gli introiti, nel 1968 si introdusse un incremento temporaneo del 10% alle tasse sul reddito. Nel 1971 la Revenue Act ridusse le imposte per incrementare la domanda aggregata. La guerra del Vietnam, come le guerre precedentemente analizzate, lasciai alleconomia una dannosa eredit per colpa delle maggiori spesse pubbliche che sono state finanziate con incrementi nelle tasse. Il consumo e gli investimenti sono rimasti costanti. Lindebolimento delleconomia americana stato accentuato subito dopo il fine della guerra a causa della crisi dellolio, come si pu apprezzare dalle grafiche. Infatti, al momento dello scoppio della crisi dellolio, linflazione era gi elevata.

Immagine 6: Effetti della Guerra del Vietnam e della crisi dellolio del 1973 sullinflazione

1.5

Le guerre dellIraq e dellAfghanistan

A differenza degli altri conflitti precedentemente analizzati, le guerre americane del secolo XX non ebbero un effetto immediato sulleconomia. Le cause principali sono che esse sono state finanziate per via dellindebbitamento e le spese hanno rappresentato una percentuale del PIL relativamente minori. Nel caso della guerra in Afghanistan, la massima spesa stata raggiunta nel 2008 con un 4,3% del PIL impiegato in spese militari. Esso calato velocemente e nel 2010 rappresentava solo il 2% del PIL.

Inoltre, come si pu apprezzare dallimmagine 8, la presenza di crisi economiche di portata mondiale avvenute durante questo periodo, come la dot com bubble, la crisi del prezzo del petrolio e la crisi del 2008, hanno rilegato linfluenza del costo delle guerre ad un secondo posto. Il vero costo di questi conflitti, ancora in corso, protranno essere capiti soltanto nel futuro, quando i debiti acquisiti dovranno venire pagati dai sacrifici dei futuri americani. Stiglitz e Bilmes, autori del libbro The three trillon dollar war: the true cost of the Iraq conflict, calcolano che I costi si trovano tra 1 e 5 milliardi di dollari. Considerando che il debito attuale degli Stati Uniti dAmerica di 16 trillioni, si capisce come queste spese siano devastanti, sopratutto alla luce delle attuali difficolt per riuscire a pagare il debito, nonostante i profondi tagli di fondi su aree di vitale importanza quali la sanit e leducazione.

Immagine 7: influenze delle crisi economiche internazionali sui prezzi delle azioni americane durante il periodo delle guerre dellIraq de dellAfghanistan

Immagine 8: influenza della crisi del petrolio sulleconomia americana.

2. Analisi della guerra dellIraq 2.1 Le motivazioni delloperazione Iraqi Freedom

Viste le tragiche conseguenze che hanno avuto i conflitti militari del secolo scorso, giusto analizzare pi in proffondit ci che accade nei giorni odierni per cercare di prevvedere le ripercussioni che avverrano nel corto e lungo periodo. A questo scoppo, si tratter largomento alla luce della ricerca del Professore Andrea Gallina, direttore del Centro Federico Caff, Dipartimento di Scienze sociali, Universit di Roskilde Danimarca, uno studioso del conflito in corso. Come tratto da un suo saggio, da notare quanto Marx scriveva su Die Presse il 31 dicembre del 1862 sulle conseguenze economiche di una probabile guerra tra Inghilterra e Stati Uniti per il controllo del cotone, concluse che nessuno in Inghilterra osa raccomandare la guerra per il bene del solo cotone. Sarebbe meno caro dare da mangiare a tutti i distretti del cotone per tre anni a spese dello stato che entrare in guerra con gli Stati Uniti per un anno. Ad un anno dallinizio dellinvasione dellIraq da parte della coalizione alleata guidata dagli Stati Uniti ancora non chiaro se la guerra sia stata fatta per questioni di sicurezza nazionale (la lotta preventiva al terrorismo), per il controllo del petrolio, per ridurre una ipotetica egemonia regionale dellIraq in Medio Oriente, per soddisfare lesigenza di egemonia mondiale di alcuni settori ultraconservatori degli Stati Uniti, o semplicemente per questioni economiche: cio mettere in moto leconomia di guerra con tutte le implicazioni sul piano

dellindotto scientifico-tecnologico. Ridurre le cause ad uno solo di questi fattori un limite, alla loro concomitanza improbabile. Rimane il fatto che un punto centrale ma poco dibattuto che la guerra in Iraq segna un passo importante nella trasformazione in corso del sempre mutabile e imprevedibile Capitalismo. Il capitalismo del XXI secolo quello del warfare, dei giochi di guerra, delleconomia della pace e della sicurezza. Qualsiasi siano le ragioni della guerra, questa c ed un affare serio. E anche se i suoi fini non sono solo quelli militari e imperialisti ha comunque bisogno di un mega-apparato mediatico, politico e militare di dimensioni notevoli in grado di mistificare, convincere e operare per la causa comune della democrazia e delle libert individuali. Le conseguenze economiche di ogni guerra sono state di solito stimate da due punti di vista: 1) i probabili effetti sulleconomia dellaggressore e sulleconomia mondiale, solitamente calcolati prima dellinizio delle ostilit; 2) le conseguenze per il paese liberato, solitamente calcolate appena finite le ostilit. A questi due esercizi aggiungo un terzo, cio le conseguenze economiche della guerra durante il conflitto e legate allindotto scientifico-tecnologico-industriale e dei servizi creato dai bisogni della guerra.

2.2 Le stime prima dello scoppiare del conflitto

Nel febbraio del 2003 quando ormai linvasione era quasi pronta e data per scontata si scaten negli Stati Uniti un acceso dibattito sul costo della guerra. Leconomista -professore allUniversit di Yale- William Nordhaus pubblic un rapporto sulle conseguenze economiche della guerra in cui evidenziava che i costi dellinvasione nello scenario peggiore (vicino a quello che si sta verificando oggi) sarebbero stati di 140 miliardi dollari solo per le spese militari e fino a 600 miliardi di dollari per loccupazione, ricostruzione e aiuti umanitari. A queste cifre sulle quali molti hanno concordato aggiungeva che circa 1200 miliardi di dollari dovuti a inflazione, aumento prezzi del petrolio, deficit, etc. sarebbero stati letteralmente bruciati nel giro di pochi anni. Il punto pi importante di questo studio fu per quello di mettere in evidenza che nella storia il costo previsto delle guerre stato sempre ampiamente sottostimato. Premesso questo, le stime prodotte dallUfficio del Tesoro del Congresso americano indicano che 10 miliardi di dollari spesi in armamenti generano 40 mila posti di lavoro in meno rispetto allo stesso ammontare speso in programmi civili. A questo aggiunge leconomista americano Richard Yoder della Eastern Mennonite University, la concentrazione della spesa in beni non di consumo, come gli aerei B-52 e le bombe a grappolo, fa aumentare linflazione. Nel 1953 il generale Dwight Eisenhower disse che per ogni pistola prodotta, ogni nave da

guerra armata, ogni missile lanciato significa nel fondo che una rapina stata fatta a quelli che sono affamati e non sono nutriti, a quelli che hanno freddo e non sono vestiti. Con il budget per la spesa militare in Iraq si potrebbero assumere negli Stati Uniti circa un milione e mezzo dinsegnanti scolastici e avere classi meno numerose; formare circa sette milioni di lavoratori che hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni, aumentare la spesa per laiuto allo sviluppo come fu fatto con il Piano Marshall.

2.3 Il business della guerra durante il conflitto


Le strategie di warfare moderno rispondono alla logica del capitalismo: flessibilit, core competence, outsourcing e razionalizzazione. Soltanto la consulenza richiesta nel 1992 dallallora ministro della difesa Dick Cheney per capire come il settore privato pu aiutare le truppe americane nelle zone di guerra costata circa 9 milioni di dollari. Lopportunit offerta da questo nuovo mercato dellindustria militare privata troppo grande perch sia offuscata da questioni etiche. Dal 1994 al 2002 il Ministero della Difesa degli Stati Uniti ha stipulato 3061 contratti con dodici imprese militari private del valore di 300 miliardi di dollari. Il 90% di questi contratti in mano a due sole imprese la Kellogg Brown & Root e la Booz Allen Hamilton il cui direttore esecutivo Ralph Shrader stato onorato nel 2001 dellimportante premio David Sarnoff che si d a personalit che hanno dato un contributo rilevante alla

pace nel mondo.

2.4 I costi della guerra a conflitto concluso Nella storia il successo della guerra determinato dal successo della pace. Nel 1919 John Maynard Keynes scriveva che limposizione delle riparazioni alla Germania sconfitta fu abominevole e detestabile. Oggi leconomista di Princeton Alan Krueger si domanda: LIraq postbellico assomiglier alla tragedia della Germania della Prima Guerra Mondiale o al successo della Germania della Seconda Guerra Mondiale?. Anche se i piani di ricostruzione non sono molto conosciuti, lo stimolo prevalente allinterno dellamministrazione americana tende pi per la prima ipotesi. Forse lIraq non subir lo stesso diktat ma la nebbia della crisi finanziaria che avvolger lIraq postbellico sar pi fitta delle peggiori tempeste del deserto. Per finanziare la guerra in Iran, linvasione del Kuwait e la Prima Guerra del Golfo Saddam Hussein ha preso in prestito ingenti somme di denaro (anche americano e italiano), cui si aggiungono i 320 miliardi di dollari di richieste dindennizzo ricevute dalla Commissione delle Nazioni Unite per le Compensazioni dal Kuwait. In totale secondo lo studio del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali di Washington le obbligazioni contratte dallIraq ammontano a circa 400 miliardi di dollari. Con una popolazione di ventiquattro

milioni di persone questo significa che ogni cittadino iracheno, donne e bambini compresi, avr circa 16 mila dollari di debito, cio sei volte il reddito pro capite annuo di 2500 dollari recentemente stimato dalla CIA. Rispetto alla Germania post I Guerra Mondiale le riparazioni dellIraq saranno in proporzione tre volte maggiori, il debito estero che si accumuler sar di dieci volte quello attuale in Argentina e Brasile (noti debitori) e assorbir il 50% delle esportazioni per un numero di anni indefinito. Le conseguenze per gli investimenti esteri e per leconomia sono facilmente prevedibili. Le soluzioni, secondo gli autori del rapporto Una pace pi saggia: una strategia dazione per lIraq postbellico Fredeick Barton e Batsheba Crocker, sono quelle della moratoria di cinque anni (sul modello della proposta del Club di Parigi per la Iugoslavia) e larresto immediato del pompaggio del petrolio da parte dellONU per rimborsare il Kuwait. Oppure c chi va oltre come gli economisti di Harvard Michael Kremer e Seema Jayachandran, sostenendo che il debito contratto da un regime repressivo non pu essere trasferito ai governi successivi, anche se, concordano i due economisti, lIraq a differenza di Haiti, Serbia, Bosnia, Afghanistan o Ruanda pu generare valuta estera e quindi con una moratoria di qualche anno si potrebbe rianimare leconomia irachena asfissiata dalla guerra. Tuttavia, anche

nazioni molto potenti come la Russia, la Francia e la Germania sono tra i maggiori creditori. Il problema del debito dellIraq solleva non solo una questione importante di diritto internazionale, ma soprattutto diplomatica. Il dibattito tra gli economisti, a poche settimane dallentrata in scena delle Nazioni Unite, rassomiglia vagamente a quello tra Keynes e Veblen nel 1920 quando di fronte allallarmismo di Keynes leconomista di Chicago rispondeva che si trattava di un errore di valutazione, di un gioco diplomatico che Keynes avrebbe sopravvalutato con eccesso di fantasia, ma invece venti anni dopo la storia gli dava purtroppo ragione. Anche se non spetta a noi prevedere oggi quello che non accadr domani meglio -diceva Keynes- avere una vaga ragione che essere precisamente in torto.

CAPITOLO III

Risoluzione pacifica delle controversie


1. Opportunit offerte dalle conseguenze economiche delle guerre.
Considerando la domanda che ci siamo posti allinizio di questo lavoro, e cio se la guerra una conseguenza naturale dellinteresse umano di arricchirsi, e avendo risposto in maniera negativa a essa, possiamo travedere una piccola speranza che i conflitti possano diventare sempre pi rari, anche se solo per evitare le perdite denaro, piuttosto che di vite umane, poich, come disse Machiavelli, l'uomo dimentica pi facilmente la morte del padre che la perdita del proprio patrimonio". Nonostante ci, vediamo che purtroppo i conflitti bellici continuano ad esistere ai nostri giorni, come abbiamo detto prima, a prescindere di tutti gli avanzamenti scientifici e tecnologici, particolarmente nelle tecnologie della comunicazione, che promettevano la riduzione delle ostilit a causa dellavvicinarsi dei popoli.

2. I nuovi meccanismi per la risoluzione pacifica delle controversie.

da valorizzare per la messa in atto di nuovi meccanismi tanto diplomatici quanto giurisprudenziali che sono stati creati per offrire maniere pacifiche di risolvere le controversie internazionali. Una controversia avviene quando la pretesa di uno stato contestata da un altro stato o quando uno stato protesta per la lesione di un proprio interesse. E' la condizione sine qua non per la giurisdizione internazionale: le controversie giuridiche contro le controversie politiche in base alle ragioni portate a tutela dei propri interessi. Entrambe sono azionabili dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, secondo quanto previsto dallArt.2 della Carta delle Nazioni Unite, che obbliga gli stati a risolvere pacificamente le controversie e vieta l'uso della forza. Dallaltra parte, lArt.33 della Carta delle Nazioni Unite elenca in maniera non tassativa dei mezzi possibili per dirimere le controversie. Se gli stati non si accordano sul modo per dirimere la controversia, essa resta irrisolta. I suddetti mezzi si dividono in mezzi che presuppongono la presenza di un terzo e mezzi che non la prevedono. I primi, a sua volta, si dividono in mezzi diplomatici e mezzi obbligatori. I mezzi diplomatici facilitano un accordo fra le parti, mentre i secondi impongono un obbligo giuridico di eseguire quanto disposto dallarbitrato. Tra i mezzi non vincolanti, quello preponderante il negoziato, nel cui le parti giungono a un accordo vincolante per entrambe attraverso la negoziazione. Di caratteristiche simili, ma con la

presenza e assistenza di un terzo, previsto il metodo dei buoni uffici: il terzo favorisce l'avvicinamento delle parti spingendole a rinegoziare, anche se non propone una soluzione e non vincolante. Linchiesta consiste nellaffidamento ad un terzo dell'accertamento dei fatti. Il terzo imparziale e la sua dichiarazione non ha carattere vincolante ma pu aiutare per il raggiungimento di una soluzione. Nel metodo della mediazione, il terzo cerca di avvicinare le parti aiutandole a trovare un accordo, ma in questo caso, proponendo una soluzione, sempre senza carattere vincolante. La Commissione di Conciliazione composta da individui e giunge ad una raccomandazione per dirimere la controversia, con carattere non vincolante.

Tra i mezzi vincolanti o giurisdizionali, quello principale lArbitrato, nel cui uno o pi individui scelti dalle parti formano il tribunale arbitrale che giunge ad una soluzione della controversia attraverso un testo vincolante per le parti. Gli arbitri sono scelti di volta in volta, anche tra quelli proposti dalla Commissione Generale di Arbitrato. E' necessaria la volont delle parti che pu essere manifestata per mezzo di un compromesso, una clausola compromissoria presente nel trattato o un trattato generale di arbitrato fra le parti.

Si pu anche ricorrere ad un organo permanente come per esempio la Corte Internazionale di Giustizia o tribunali internazionali specifici come la Corte Penale Internazionale o il Tribunale Internazionale dei Diritti del Mare. Essi seguono regole prestabilite, e giungono a conclusioni vincolanti per le parti attraverso una sentenza. La Corte Internazionale di Giustizia composta da 15 membri eletti per 9 anni dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e a sede all'Aja. Solo gli stati possono essere parte di controversie portate dinanzi alla corte. Deve essere espresso il consenso dello stato, prima o dopo la controversia, alla giurisdizione della Corte. Il procedimento si articola in una fase scritta, con presentazione delle memorie, e in una fase orale. Un terzo, non implicato nel trattato in discussione, pu intervenire comunque nella controversia, qualora ritenga che un suo interesse potrebbe essere leso. Qualora il terzo sia invece coinvolto nel trattato in questione, esso sar vincolato, una volta intervenuto, dalla sentenza della Corte. La Corte giudica solitamente secondo diritto ma, qualora le parti lo prevedano, pu giudicare secondo equit. La sentenza deve essere motivata e indicare i giudici consenzienti e dissenzienti. Essa non appellabile ed ha efficacia di giudicato in senso sostanziale e formale. Qualora lo stato soccombente non seguisse la sentenza vincolante, riconosciuto alla controparte il potere di adire il Consiglio di Sicurezza che pu formulare raccomandazioni o decidere misure per dare effetto al giudizio. Nonostante ci, ' possibile

richiedere l'interpretazione (in caso non sia chiara la portata della sentenza) o la revisione della sentenza (nel caso vengano a galla nuovi elementi fondamentali). In caso di Stato inadempiente, non comunque possibile utilizzare la forza, ma sar solo possibile ricorrere a contromisure. E' possibile adire il Consiglio di Sicurezza affinch prenda provvedimenti di carattere vincolante o meramente esortativi. Nelle Nazioni Unite la funzione conciliativa finale assegnata al Consiglio di Sicurezza, il cui pu essere adito da qualsiasi membro delle nazioni unite o dal Segretariato Generale e dall'Assemblea Generale, in caso di controversia che metta a repentaglio la pace e la sicurezza internazionale. Ha un ampio potere d'inchiesta. Il suo compito quello di suggerire il mezzo da utilizzare per dirimere la controversia. Qualora non si raggiunga un accordo esso pu fungere da conciliatore, proponendo una soluzione entrando nel merito, o istituendo una commissione ad hoc per la conciliazione. Anche lAssemblea Generale pu raccomandare misure per il regolamento pacifico di qualsiasi situazione che possa arrecare danno al benessere generale e al clima amichevole fra le nazioni, ma non ha giurisdizione se la controversia stata rimessa al giudizio del consiglio di sicurezza. Il Segretariato Generale, dallaltra parte, richiama l'attenzione del Consiglio di Sicurezza su ogni situazione che possa ledere la pace internazionale e, quando gli

viene conferito il mandato da parte dell'Assemblea Generale o da parte del Consiglio di Sicurezza, pone in essere specifiche attivit diplomatiche tra le parti in lite.

Conclusione

Grazie allo studio dellevoluzione delleconomia durante e dopo un conflitto armato, stato dimostrato come essi portino

inevitabilmente

ad

un

peggioramento

delleconomia

delleconomia dei paesi coinvolti. Importanti scienziati ed studiosi delleconomia sono daccordo e la realt odierna lo conferma, risultando evidente la difficolt di affrontare lindebitamento statale per molti paesi, le cui cause si trovano in unimportante percentuale nei debiti assunti per finanziare guerre. Di fronte a questa evidenza e ricordando laffermazione del Machiavelli riguardo allimportanza che gli uomini danno al proprio patrimonio, risulta difficile di capire come molte nazioni intraprendano avventure belliche che nella maggior parte dei casi non sono assolutamente necessarie e tantomeno proficue. Soprattutto nei paesi democratici, la volont popolare si dovrebbe orientare naturalmente alla salvaguarda del sistema economico dal cui dovranno vivere tanto i cittadini come i loro figli, che si troveranno ad affrontare i debiti. necessario allora considerare il funzionamento delle

democrazie: in esse, i governi si alternano con maggiore o minore frequenza, che di solito compresa tra quattro e sei anni. Questo periodo sicuramente minore di quello necessario perch si manifestino le ripercussioni della guerra sulleconomia. quindi possibile per un presidente iniziare un conflitto armato per godere durante il suo periodo di governo dei temporanei effetti benigni della belligeranza. Inoltre, lui si vede beneficiato anche

dalleffetto motivazionale e nazionalista che i conflitti armati provocano allinterno dun paese, poich radunano i cittadini intorno ad un obiettivo comune. Questi effetti, ben conosciuti dai politici, servono ai loro scoppi politici, che necessitano, in una democrazia, del supporto popolare. Una misura sicuramente efficace da mettere in atto per evitare futuri conflitti armati quella di educare le popolazioni del mondo riguardo agli effetti a lungo termine delle guerre. La tutela dei propri interessi economici, per quanto possa essere forte, non sicuramente lunico interesse dellessere umano. Tra le loro ambizioni si trovano anche quelle di accrescere il proprio potere e imporre i propri valori e le proprie concezioni di ci che giusto e ci che non lo , anche a scapito degli altri. Le guerre che si sono portate avanti per il semplice motivo di accrescere il potere della propria nazione sono state anche quelle pi distruttive: possiamo prendere per esempio la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. In questi casi, risulta inutile ricordare alla popolazione le possibile difficolt economiche che dovranno attraversare nel futuro: esse sono spesso pi che disposte a sacrificare anche le comodit pi basiche per lavorare per quello che percepiscono come un bene superiore. In questo senso, risulta utile ricordare la celebre frase di Francis Meehan: Gli uomini sono in guerre gli uni con gli altri perch ogni uomo in guerra con se stesso. Infatti, finch ci sar il

desiderio di imporre le proprie necessit e le proprie idee su quelle degli altri, i conflitti armati saranno inevitabili. Per rispondere a questa necessit non possiamo che rimandare a quelli che sono gli unici elementi capaci di elevare lo spirito umano al punto di pensare al di sopra di se stesso, di mettersi in parit con gli altri, e cio la religione ed i principi etici fondamentali impressi allinterno del cuore dogni uomo. Finch i popoli del mondo non impareranno ad accettare che ogni uomo ed ogni nazione hanno la stessa dignit, continueremo a dover avere a che fare a con quella che forse la disgrazia pi grande che avvenga su questo mondo, e cio, la guerra.

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