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Indice 1 Teoria dellelica 1.1 Teoria impulsiva dellelica . . . . . . . . . . . . 1.1.1 Premesse generali . . . . . . . . . . . . . 1.1.2 Generalit` . . . . . . . . . . . . . . . . . a 1.1.3 Teoria impulsiva semplice . . . . . . . . 1.1.4 Teoria impulsiva complessa . . . . . . . 1.2 Teoria dellelemento di pala per unelica marina 1.2.1 Richiami sui proli delle sezioni . . . . . 1.2.2 Teoria dellelemento di pala . . . . . . . 2 Scelta di un elica di serie 2.1 Caso 1 . . . . . . . . . . . . . . 2.2 Caso 2 . . . . . . . . . . . . . . 2.3 Caso 3 . . . . . . . . . . . . . . 2.4 Caso 4 . . . . . . . . . . . . . . 2.5 Coecienti di regressione per le 2.6 Coecienti di regressione per le 3 Il fenomeno della cavitazione 3.1 Lindice di cavitazione . . . . 3.2 Tipi di cavitazione dellelica . 3.3 Eetti della cavitazione . . . 3.4 Prevenzione della cavitazione 3.5 Criteri di cavitazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . i 1 1 1 2 2 6 10 10 14 18 19 20 20 21 22 22 24 26 26 27 27 28

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . eliche Gawn . . . eliche Wageningen . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

4 Materiali utilizzati nella costruzione di eliche navali 30 4.1 Materiali di maggior utilizzo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 4.2 Sollecitazioni ammissibili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 5 La robustezza dellelica 32 5.1 Calcolo dei momenti ettenti generati . . . . . . . . . . . . . 33 5.2 Momento dovuto alla forza centrifuga . . . . . . . . . . . . . 34 i

5.3 5.4 5.5

Sollecitazioni agenti sulla sezione di pala . . . . . . . . . . . . Metodi approssimati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Regolamenti delle societ` di classicazione navale . . . . . . . a

35 36 38

6 La scelta dellelica 40 6.1 Scelta dellelica con le serie sistematiche . . . . . . . . . . . . 43 0.25 6.2 Utilizzo dei diagrammi KQ J 1.25 J 1 . . . . . . . . . . . 44 6.3 Caso generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45

ii

Capitolo 1

Teoria dellelica
Le principali teorie che ci spiegano il funzionamento dellelica sono: 1. teoria impulsiva; 2. teoria dellelemento di pala; 3. teoria vorticale: (a) della linea portante; (b) della supercie portante. Le prime due teorie sono pi` vecchie, e, pur basandosi su ipotesi corrette, u non riuscivano a spiegare completamente il comportamento dellelica per ragioni che vedremo in seguito. La teoria vorticale ha completato le lacune lasciate aperte dalle altre due teorie.

1.1
1.1.1

Teoria impulsiva dellelica


Premesse generali

Ricordiamo che le eliche inducono la loro azione propulsiva accelerando il uido in cui agiscono. Laccelerazione viene fatta secondo il principio di Newton (II Principio della dinamica): F =m dove: F : forza agente sul corpo; m: massa del corpo;
dv dt :

dv dt

accelerazione subita dal corpo. 1

Integrando tra gli istanti 0 e t si ha:


t 0

F d t = m v2 m v1

con v2 e v1 velocit` del uido rispettivamente negli istanti t = 0 e t = t. a Lespressione:


t

Fdt
0

` detta impulso della forza, mentre m v ` la quantit` di moto o momento. e e a Allora: Limpulso della forza nellintervallo 0 t ` uguale alla variae zione della quantit` di moto. a La quantit` in gioco possono essere espresse da vettori. a

1.1.2

Generalit` a

Lelica, come tutti gli altri propulsori, sfrutta il principio di azione e reazione; la spinta viene fornita dalla massa uida di cui lelica varia la quantit` di a moto. Il uido si considera perfetto. La teoria impulsiva si divide in: semplice: la scia ` fornita di solo movimento assiale; e complessa o composta: la scia ` dotata di movimento assiale e rotatoe rio. Per trattare tale teoria si prescinde dalla forma dellelica, considerando quindi praticamente una propulsione a getti.

1.1.3

Teoria impulsiva semplice

Lelica viene rappresentata da un disco o meccanismo analogo capace di imprimere al uido che la attraversa un improvviso incremento di pressione. Si suppone che: 1. il uido sia perfetto (cio` privo di viscosit`); e a 2. lelica impartisca unaccelerazione uniforme a tutto il uido che lattraversa, per cui la spinta che ne deriva sia uniformemente distribuita; 3. ci sia un usso illimitato di acqua sullelica.

incremento di pressione p

decremento di pressione

zona del disco Dalle ipotesi fatte si avr`, sulla sezione 2, una contrazione della vea na, contrazione che non ` improvvisa, ma si estende dallinnito a monte e allinnito a valle gradualmente. Consideriamo un disco di elica di area A0 che avanzi con velocit` VA a in una massa ferma. Il problema non cambia se il propulsore ` fermo ed il e uido ha velocit` VA . a Nella sezione 1, la velocit` del uido ` VA e la pressione p1 . Ricordiamo a e che in tale analisi deve essere sempre soddisfatta lequazione di continuit`. a Nella sezione 3 il uido, dopo avere passato lelica, ha una velocit` maga giore di VA , che esprimiamo con VA (1 + b). Poich il uido deve acquisire e parte di questo incremento di velocit` prima di raggiungere il disco, possiaa mo supporre che pure nella sezione 2 la velocit` del usso sar` maggiore di a a VA , e lo indichiamo con: VA (1 + a). Poich variano le velocit`, devono variare anche le pressioni (per il Teoe a rema di Bernoulli), e ad un incremento di velocit` deve corrispondere una a perdita di pressione. Per` nelle sezioni 1 e 3, allinnito a monte e a valle o del disco, la pressione deve essere uguale (ad esempio: quella atmosferica) e pari a p0 . Ne viene che dalla sezione 1 alla sezione 2 ci sar` un calo di a pressione, ed lo stesso dalla 2 alla 3. Allora sulla sezione 2 il disco deve portare ad un salto di pressione p.

3 2 VA (1 + b) VA (1 + b) VA 1

p p1 p1

Il disco ` sottoposto allora ad un salto di pressione p. e Se A0 ` larea del disco, la quantit` di uido che attraversa il disco e a nellunit` di tempo `: a e Q = VA (1 + a) A0 La variazione della quantit` di moto del uido dalla sezione 1 alla sezione a 3, trascurando gli eetti dovuti alla rotazione dei letti nel moto, sar`: a Q V3 Q V1 = Q [VA (1 + b) VA ] = Q VA b la variazione della quantit` di moto deve eguagliare la spinta sul disco: a T = Q VA b ma Q = VA (1 + a) A0 per cui:
2 T = A0 VA (1 + a) b

Eseguiamo ora un bilancio energetico. Il lavoro totale eseguito dal disco nellunit` di tempo, ` uguale allina e cremento di energia cinetica nel uido (trascurando le eventuali componenti rotatorie del uido). Allora:
1 2 2 2 Q VA (1 + b)2 VA 1 2 2 = 2 Q VA b2 + 2b VA = 1 = Q V A b VA 1 + 2 =

= T VA 1 +

1 2

Tale incremento di energia cinetica ` stato apportato nel uido dalla e spinta dellelica che ha speso la seguente energia: T V2 = T VA (1 + a). 4

Pertanto uguagliando i due contributi energetici (quello acquisito dal uido e quello speso dallelica) si ha: T VA (1 + a) = T VA 1 + da cui si ottiene: a= b 2

b 2 cio` met` dellincremento di velocit` acquisito dal uido, viene acquistato e a a prima di raggiungere lelica. Ricordiamo che lelica avanza nel disco a velocit` VA , o meglio il uido a si muove (in 1) a velocit` VA . Allora il lavoro utile realizzato dallelica sar`: a a T VA . Il lavoro speso sar` invece: T VA (1 + a). a La potenza persa sar` allora: a T VA (1 + a) T VA = T VA a = T VA b 2

ed il rendimento ideale dellelica sar`: a i = T VA 1 lavoro utile = = lavoro speso T VA (1 + a) 1+a

Detto regresso il coeciente s, ` spesso utile esprimere lincremento di e velocit` subito dal uido nel paesaggio dalla sezione 1 alla 3, e che ` pari a a e ` b VA , con tale tale parametro. E allora: s= Dalla:
2 T = A0 VA (1 + a) b

b VA = b = 2a VA

si ha allora:
2 T = A0 VA 1 +

s b 2 b = A0 VA 1 + s 2 2

Deniamo il coeciente di spinta CT come:


2 A0 VA (1 + a) b T = = (1 + a)2b CT = 2 2 A0 VA A0 VA 2 2

Sar` quindi: a CT s = 1+ s 2 2 1+a = 5 CT 2b i = 2b CT

Sostituendo le espressioni trovate in quella del rendimento ideale i avremo: 2 2 = i = 1 + CT + 1 T 1+ 2 +1 2 A0 VA Con tale espressione si pu` ottenere facilmente un semplice criterio como parativo della bont` di due eliche diverse. Si dimostra cio` che un elica che a e lavora ad un elevato coeciente di spinta ` meno eciente di quella che e lavora ad un basso coeciente di spinta. Si ha CT i 0 1 1 0.827 2 0.732 3 0.667 4 0.618

Si ha inoltre che un elica con maggior area disco A0 , e quindi con maggior diametro, quindi con CT pi` basso, ` pi` eciente di un altra con diametro u e u (ed A0 ) minori, a parit` di altri fattori. a Se VA = 0, i = 0; il propulsore pu` fornire spinta (pu` essere T 0) ed o o assorbire potenza. Si pu` ricavare pure la relazione tra le potenza assorbita e la spinta o impressa per un propulsore ideale. T VA 1 + CT + 1 lavoro utile ottenuto = = T VA P = rendimento ideale i 2 Se VA ` molto piccolo, CT sar` molto grande rispetto allunit`, per cui si e a a pu` approssimativamente scrivere: o CT P = T VA 2 Ponendo: T CT = 2 A0 VA 2 T P T = 2 A0

si ricava:

Tale valore ( 2) ` valido per unelica ideale; per unelica reale ` ben inferiore. e e

1.1.4

Teoria impulsiva complessa

Nella teoria semplice sviluppata si ` supposto che il disco attuatore sia cae pace di accelerare il uido nella sola direzione assiale. Supponiamo ora che il disco acceleri il uido sia in direzione assiale che rotazionale.

Si sa che per i movimenti rotazionale esiste un teorema simile a quello della quantit` di moto valide per i moti lineari. a Detta Q la torsione, o momento torcente di una forza agente su n corpo in rotazione attorno ad un asse O, Ip il momento dinerzia polare di massa del corpo rispetto ad O, d laccelerazione angolare risultante sul corpo, dt lequazione che si applica, equivalente alla: F = ` la: e Q = Ip dove: Qd t: impulso angolare; Ip d : variazione del momento. Il teorema aerma che limpulso angolare ` uguale alla variazione della e quantit` di moto angolare. Se d t = 1, allora `: a e Q = Ip (2 1 ) dove 2 e 1 sono le velocit` angolari nale ed iniziale del uido. a Si suppone che nella sezione iniziale di partenza 1 il uido abbia una velocit` di avanzamento VA ed una velocit` rotatoria 1 = 0. Il disco, nella a a sezione 2, ha una velocit` di rotazione ; il uido attraversando il disco a acquista una velocit` di rotazione. a Nella sezione 3, a valle del disco, il uido avr` come velocit` di traslazione a a VA (1 + b) ed una velocit` di rotazione 2 . Come gi` fatto per le velocit` a a a traslatorie, possiamo scrivere: 2 = (1 b ) dove: : velocit` di rotazione del disco; a 2 : velocit` di rotazione del uido. a Una parte di questa velocit` di rotazione la possiamo pensare acquisita a dal uido prima che questo attraversi il disco dellelica (come visto per il moto lineare), per cui possiamo denire un fattore a tale che: (1 a ) sia la velocit` angolare del uido nella sezione 2. a N.B.: a, b: fattori di eusso assiali; a , b : fattori di eusso rotazionali. 7 d dt dv dt Qd t = Ip d

oppure

Allora, nella sezione 2, la velocit` angolare del disco (che ` ) si ridurr` a e a ). rispetto allacqua da a (1 a Facciamo come prima un bilancio energetico, tenendo conto per` sia della o componente assiale, che di quella rotazionale, supposte entrambe distribuite uniformemente sul disco. Dividiamo questultimo in tanti elementi anulari concentrici di ampiezza d r e di area d A0 , supponendo che ogni elementino lavori indipendentemente dagli altri. La spinta d T sviluppata da ogni elementino sar` allora (per analogia a quanto gi` ricavato con leguaglianza: a a
2 T = Q VA b = A0 VA (1 + a)b

):
2 2 d T = d A0 VA (1 + a)b = d A0 VA 1 +

b b 2

La torsione d Q assorbita dallelemento `, poich Q = Ip (2 1 ) (N.B.: e e 1 = 0): d Q = d Ip (2 0) = d M r 2 2 dove: d M : massa di uido che attraversa la sezione di area d A0 nellunit` a di tempo = d A0 VA (1 + a); d Ip : momento dinerzia della massa d M ; r: raggio dellelemento anulare. Quindi: d Q = d A0 VA (1 + a)r 2 2 Il lavoro utile eseguito dallelemento ` d T VA (uguale per la teoria impulsiva e semplice). La potenza assorbita dallelemento `: d Q , che deve eguagliare la e somma del lavoro utile e delle energie perdute. Lenergia cinetica persa nella trasformazione `: e 1 1 d M (b VA )2 = d T b VA 2 2 e quindi: d M b VA = d T ` la variazione della quantit` di moto del uido che deve essere uguale e a allimpulso d T . Lenergia persa nella rotazione ` invece: e 1 1 2 d Ip 2 = d Q 2 2 2 8

Lequazione del bilancio energetico sar` allora: a 1 1 d Q = d T VA + d T b VA + d Q 2 2 2 dove: d Q : potenza assorbita; d T VA : potenza utilizzata o lavoro utile;
1 2d T 1 b VA + 2 d Q 2 : potenze perse: 1 2 d T b VA : nella traslazione; 1 2 d Q 2 : nella rotazione.

Sviluppando si ottiene: d T VA 1 + Poich e


2 2

b 2

= dQ

2 2

= a si ha: d T VA (1 + a) = d Q 1 a

a Ci` dimostra che met` ( 2 = a ) della velocit` angolare viene acquio a 2 stata dal uido prima che questo arrivi al disco. Il rendimento dellelemento ` allora: e i = = lavoro utile eseguito = potenza assorbita d T VA 1a = dQ 1+a 1 1+a (1.1)

mentre, nella teoria impulsiva semplice, era: i =

Il fattore 1 a ` sempre inferiore allunit`. Lespressione del rendimento e a o appena trovata (1.1), pu` considerarsi come quella del rendimento ideale di un elica cha ha le minime perdite di energia cinetica. Il rendimento di unelica ideale ` inferiore a quella di un semplice disco attuatore per la e presenza dellindice 1 a o di: 2 2 Si noti come tale teoria, pur dando una buona spiegazione sica dellazione dellelica, non dice assolutamente nulla sulla forma delle sezioni, sul tipo di pala, sulle forze agenti, ecc.. Di ci` ci si occuper` invece nella successiva o a teoria dellelemento di pala. 9

1.2

Teoria dellelemento di pala per unelica marina

In tale teoria lelica non viene pi` considerata come un disco attuatore, ma u come un dispositivo formato da un separato numero di pale che si possono, successivamente, suddividere in successiva strisce dallorlo di entrata a quello di uscita.

R=

D 2

Si esaminano quindi le forze agenti su ciascuna striscia conoscendo la velocit` relativa tra la striscia e lacqua, e le caratteristiche della forma a della sezione. Le forze elementari vengono quindi suddivise in elementi di spinta d T lungo la direzione di avanzamento, e di momento d Q nel piano di rotazione dellelica. Portando d Q e d T lungo la pala, dal mezzo alla punta ed integrando lungo R si ottengono le spinte e i momenti agenti sulla pala. Il rendimento dellelica viene dato da: 0 = lavoro fornito T VA = 2 n Q lavoro speso

1.2.1

Richiami sui proli delle sezioni

Si suddividono in:

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alari

ogivali

Sono caratterizzati da: corda c; spessore massimo t; linea mediana; freccia o curvatura f ; distribuzione degli spessori attorno alla linea mediana. linea mediana f c Si provano in galleria del vento ed i risultati vengono forniti sotto forma di diagrammi in funzione dellangolo di incidenza . D F 0 I L linea di portanza nulla f accia del passo f lusso incidente t

L e D vengono espressi tramite coecienti CL e CD con: L CL = AV2 2 dove: : densit` di massa del uido; a 11 D CD = AV2 2

A: area della forma piana della sezione, uguale alla corda per lapertura in sezioni rettangolari; V : velocit` del uido incidente. a Le spinte ed i momenti elementari agenti sulla pala dellelica si rappresentano in diagrammi del tipo:

dQ dr dT dr

dQ dr dT dr

valore max a x 0.7 R R= D 2

0.2 R

0.7 R

R r

I coecienti di portanza e resistenza si rappresentano con diagrammi del tipo: CL CD

CL CD CD CL

CL CD

14 angolo di incidenza

Si introduce spesso il rapporto: portanza L CL 1 = = = resistenza D CD tan denito come rendimento della sezione. Per un prolo si pu` denire la linea di portanza nulla, che il pi` delle o u volte, non coincide con la faccia del passo.

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Allora se ` langolo di incidenza del prolo e 0 ` langolo tra la e e faccia del passo e la linea di portanza nulla, si denisce langolo di incidenza idrodinamico come: I = + 0 Nota: Gli andamenti usuali di CL , CD e cio`: e
CL CD

sono per lo pi` quelli di gura, u

CL : crescente no ad un valore massimo; CD : descrescente inizialmente e poi crescente;


CL CD :

crescente no ad un massimo e poi decrescente.

c Si denisce anche aspect ratio come: A.R. = b c

Se A.R. ` innito, b ` innito, cio` il usso ` bidimensionale; in cae e e e so contrario ci sono fuoriuscite e deviazioni di usso alle estremit`. La a distribuzione delle pressioni su un prolo ` la seguente: e

depressione sul dorso

pressione sulla f accia +p 13

1.2.2

Teoria dellelemento di pala

Richiamiamo il diagramma delle velocit` di un uido agente su un prolo di a elica in moto nello stesso uido. La rappresentazione nota ` quella di gura: e M S VR A dove: VR : velocit` relativa dellacqua sulla pala. a Si ha che: tan = dove: : angolo geometrico del passo; Sappiamo per`, dalla teoria impulsiva, che nel disco dellelica la velocit` o a del uido passa da VA a VA (1+a), mentre il usso rotazionale totale decresce da 2 n r a 2 n r(1 a ). Il diagramma delle velocit` allora si modica, a ed i fattori di eusso a ed a porteranno ad un decremento dellangolo di incidenza. Il diagramma si modica allora come nella gura seguente: sr : regresso reale. P Pn = 2 n r 2 r sr = VA P n VA HS = =1 Pn Pn HL L regresso velocit` a di avanzo VA P n

linea di portanza nulla B I I dL dQ I dD 14 r


Ut 2

linea della f accia del passo C


Ua 2 Un 2

= a VA

d T 0

VR

A VA

I = 2 n r (1 a ) r = 2 n r
Ut 2

= a r

Dalla gura di ricava: tan I = VA (1 + a) 2 n r(1 a ) 1+a tan I = tan 1 a VA 2 n r VA (1 + a) VR = sin I tan =

dove `: e : angolo di incidenza ( I ); : angolo geometrico del passo; : angolo davanzo; I angolo idrodinamico del passo. Supponiamo ora che lelica abbia z pale; sia c la lunghezza della corda r della generica sezione x = R ; CL e CD siano i coecienti di portanza e di resistenza della sezione; d L e d D la portanza e la resistenza risultanti su un elemento di pale di spessore d r. Sar` allora: a dL = = = dD = area (velocit`)2 CL = a 2 2 c d r z V R CL = 2 V 2 (1 + a)2 CL c d r z A 2 2 sin I 2 VA (1 + a)2 CD c d r z 2 sin2 I

d L e d D sono rispettivamente normale e parallelo alla direzione della velocit` relativa VR ; il momento torcente generato ` normale. Si ha allora: a e d T = d L cos I d D sin I d Q = (d L sin I + d D cos I ) r La prima espressione pu` essere scritta con: o dT = d L cos I dD sin I = dL CD = d L cos I sin I = CL = d L (cos I tan sin I ) tan = CD CL

dove:

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Quindi: dT = dL cos I cos sin I sin = cos cos (I + ) = = dL cos cos (I + ) V 2 CL c d r z(1 + a)2 = 2 A cos sin2 I

e quindi: cos (I + ) dT 2 = VA CL c z(1 + a)2 dr 2 cos sin2 I ed analogamente: sin (I + ) dQ 2 = VA CL c r z(1 + a)2 dr 2 cos sin2 I Se rappresentiamo d T e d Q sulla base del raggio r ed integriamo lungo dr dr r, otteniamo T e Q. Dalle precedenti gure si pu` vedere che la maggior parte di T e di o Q vengono sviluppate nelle sezioni alte, ed i valori massimi si hanno per x = 0.7. Il rendimento dellelemento di pala viene dato da: = = = = = d T VA = 2 n d Q cos(I + ) VA cos = sin (I + ) 2 n r cos 1 VA = 2 n r tan I + tan = tan (I + ) 1 a tan I 1 a tan I +

Il rendimento totale dellelica ` invece: e T VA 0 = 2 n Q

Noto a, a , CL e si pu` conoscere il comportamento di ogni elemento di o pala. CL e si ricavano con prove su proli alari. Per ricavare a ed a si adoperano tecniche che si ispirano alla teoria impulsiva. Si uguaglia la spinta alla variazione della quantit` di moto del usso, ed il momento torcente alla a variazione della quantit` di moto rotazionale. Scrivendo: a F = c z CL cos (I + ) 8 r sin2 I cos 16

lequazione: dT cos (I + ) 2 = VA CL c z(1 + a)2 dr 2 cos sin2 I diventa: dT 2 = F VA (1 + a)2 4 r (1.2) dr Dalle considerazioni fatte sulla variazione delle quantit` di moto, la a spinta sviluppata dallelemento di pala ` data da: e 2 r d r VA (1 + a)b VA (cio` la massa uida che passa attraverso lelemento anulare del disco nele lunit` di tempo moltiplicato per la variazione di velocit`) oppure da: a a dT 2 = 2 r VA (1 + a)b dr (1.3)

Tale espressione trascura qualsiasi variazione di quantit` di moto rotazionale a impartita al uido. Uguagliando la 1.2 con la 1.3, si ha: 2F (1 + a) = b a . Noto il rapporto tra a e b, ricaviamo, dalla 1.4 trovata il fattore a. Se b a = 2 si ha: F a= 1F Attualmente sono state sviluppate tecniche pi` semplici e moderne. u Tale teoria, pur prendendo in esame forze e velocit` agenti sul prolo, a da risultati non buoni perch esula da considerazioni relative alla mutua e inuenza tra le pale, alle cadute di portanza che si hanno alle estremit` a ` della pala, ecc.. E stata introdotta pertanto la successiva teoria vorticale dellelica. Per ulteriori chiarimenti sulle teorie esposte si veda il Principles of Naval Architecture. (1.4)

Unanaloga espressione si pu` ricavare per il fattore di eusso rotazionale o

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Capitolo 2

Scelta di un elica di serie con le equazioni di regressione della serie


I risultati sici che si ottengono con i modelli delle eliche di serie NSMB, GAWN ed altre sono esprimibili anche con equazioni di regressione polinomiale multipla, in cui i coecienti della spinta KT e del momento KQ sono espressi in funzione del coeciente di avanzo J e delle caratteristiche geoP metriche delle eliche, cio` z, AE e D . Le equazioni assumono la seguente e A0 forma: 47 P tn AE un vn KQ = z Cn J sn D A0 n=1 (2.1) 39 P tn AE un vn sn K T = Cn J z D A0 n=1

Sono previste poi delle correzioni dei coecienti (KT e KQ ) qualora si operi al di sopra del numero di Reynolds 2 106 , no a 2 109 . Con luso di queste equazioni si possono risolvere i seguenti problemi: 1. scelta di unelica ottimizzata dato il diametro e la resistenza al moto della nave; 2. scelta di unelica ottimizzata dato il numero di giri a cui ruota e la resistenza al moto della carena; 3. scelta di un elica ottimizzata dato il suo diametro e la potenza al mozzo PD (o DHP ); 4. scelta di unelica ottimizzata dato il numero di giri a cui ruota e la potenza al mozzo PD (o DHP ). La risoluzione dei quattro casi ` riportata nelle pagine seguenti. Non e risulta chiaro per` come si debba procedere per ottenere la soluzione. o 18

Si deve procedere nella seguente maniera. Prendiamo, ad esempio, il caso 1. La risoluzione prevede che sia: KT = K1 J2 (2.2)

P P Si pressa un rapporto D = cost e per D = cost si fa variare la costante davanzo J tra il valore no al suo valore massimo. Ci sar` un valore di a a J per cui il coeciente KT calcolato con le 2.1 sar` uguale al coeciente P KT calcolato con le 2.2. Possiamo allora individuare per ogni rapporto D un valore di J per il quale si abbia leguaglianza da KT . P e Per ogni valore di D e per gli equivalenti valori di J appena ricavati , ` calcolabile allora, dalle 2.1 il corrispondente valore di KQ . Noti KT , KQ e J ` individuabile 0 . e P Disponiamo allora, per ogni rapporto D di tutte le caratteristiche (KT , KQ , J e 0 ) che deniscono il punto di funzionamento della nostra elica. Tra tutti questi punti ce ne sar` uno che fornir` il rendimento massimo. per a a P questo punto, dato J, D e VA si pu` ricavare il valore di n ed il rapporto D o che forniscono il massimo rendimento e denire quindi lelica ottimale. Negli altri tre casi si procede in maniera analoga operando o con i KT o con i KQ .

2.1

Caso 1

Dato il diametro D e la resistenza al moto RT ricavare il numero di giri n e P il rapporto D ottimali. Riferendoci alle tecniche di calcolo sviluppate risulta: RT KT = = K1 2 2 (1 w)2 D 2 J ( 1 t) V Per esempio, assumiamo: t = 0.057; w = 0.051; V = 30 kn = 15.42 m/s; RT = 31878.5 kg; = 104.61 kg s2 /m4 ; D = 2.79 m. Risulta quindi: KT = 0.194 J 2 e dal diagramma allegato si ricava: 19

Coeciente davanzo Rendimento di elica isolata Rapporto passo diametro

J = 1.035 0 = 0.705 P = 1.26 D

2.2

Caso 2

Dato il numero di giri n e la resistenza al moto RT ricavare il diametro di P massimo rendimento D e il rapporto D ottimale. Riferendoci alle tecniche di calcolo sviluppate risulta: KT RT n 2 = = K2 J4 ( 1 t) V 4 (1 w)4 Per esempio, assumiamo: t = 0.057; w = 0.051; V = 30 kn = 15.42 m/s; RT = 31878.5 kg; = 104.61 kg s2 /m4 ; n = 305.2 g/min = 5.08 g/s. Risulta quindi: KT = 0.180 J 4 e dal diagramma allegato si ricava: Coeciente davanzo Rendimento di elica isolata Rapporto passo diametro J = 1.000 0 = 0.703 P = 1.27 D

2.3

Caso 3

Dato il diametro D e la potenza al mozzo dellelica DHP ricavare il numero P di giri e il rapporto D ottimali. Riferendoci alle tecniche di calcolo sviluppate risulta: DHP R KQ = 3 = K3 3 J VA 2 D 2 Per esempio, assumiamo: DHP = Pcont m ; 20

m : rendimento meccanico del riduttore e delle linea dassi = 0.965; Pcont : potenza massima continuativa = 10000 Cv; R = 0.932; D = 2.79 m; = 104.61 kg s2 /m4 ; VA = 14.62 m/s. Risulta quindi: DHP = 9650 Cv = 723750 kg m/s

2.4

Caso 4

Dato il numero di giri n e la potenza al mozzo dellelica DHP ricavare il P diametro di massimo rendimento D e il rapporto D ottimale. Riferendoci alle tecniche di calcolo sviluppate risulta: DHP R n2 KQ = 5 J5 2 VA Per esempio, assumiamo: DHP = 723750 kg m/s2 ; R = 0.932; = 104.61 kg s2 /m4 ; VA = 14.62 m/s. n = 306.7 g/min = 5.11 g/s. Risulta quindi: KQ = 0.040 J 5 e dal diagramma allegato si ricava: Coeciente davanzo Rendimento di elica isolata Rapporto passo diametro da cui: D= VA = 2.9194 m Jn 21 J = 0.98 0 = 0.704 P = 1.25 D

2.5

Coecienti di regressione per le eliche Gawn

Si riportano di seguito i coecienti di regressione per le eliche di serie sistematica Gawn.


n 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 Cn -0.0558636300 -0.2173010900 0.2605314000 0.1581140000 -0.1475810000 -0.4814970000 0.3781227900 0.0144043000 -0.0530054000 0.0143481000 0.0606826000 -0.0125894000 0.0109689000 -0.1336980000 0.0024115700 -0.0005300200 0.1684960000 0.0263454200 0.0436013600 -0.0311949300 0.0124921500 -0.0064827200 -0.0084172800 0.0168424000 -0.0010229600 -0.0317791000 0.0186040000 -0.0041079800 -0.0006068480 -0.0049819000 0.0025963000 -0.0005605280 -0.0016365200 -0.0003287870 0.0001165020 0.0006909040 0.0042174900 0.0000565229 -0.0014656400 Thrust (KT ) s t (J ) (P /D) 0 0 1 0 0 1 0 2 2 0 1 1 0 2 0 0 2 0 0 1 1 1 0 0 1 0 0 3 0 6 2 6 3 0 0 0 2 0 3 0 1 6 2 6 0 3 1 3 3 3 0 3 1 0 0 2 0 0 1 0 2 0 3 0 1 2 1 6 2 6 0 0 0 3 3 6 0 3 u (EAR) 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0 1 1 0 0 0 1 2 2 2 2 2 0 0 0 1 2 2 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 2 v (Z) 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 n 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 Cn 0.0051589800 0.0160666800 -0.0441153000 0.0068222300 -0.0408811000 -0.0773296700 -0.0885381000 0.1693750200 -0.0037087100 0.0051369600 0.0209449000 0.0047431900 -0.0072340800 0.0043838800 -0.0269403000 0.0558082000 0.0161886000 0.0031808600 0.0129043500 0.0244508400 0.0070064300 -0.0271904600 -0.0166458600 0.0300449000 -0.0336974900 -0.0035002400 -0.0106854000 0.0011090300 -0.0003139120 0.0035895000 -0.0014212100 -0.0038363700 0.0126803000 -0.0031827800 0.0033426800 -0.0018349100 0.0001124510 -0.0000297228 0.0002695510 0.0008326500 0.0015533400 0.0003026830 -0.0001943000 -0.0004253990 0.0000869243 -0.0004659000 0.0000554194 Torque (KQ ) s t (J ) (P /D) 0 0 2 0 1 1 0 2 0 1 1 1 2 1 0 2 1 0 0 1 1 1 2 1 2 0 1 1 0 2 3 0 0 3 1 3 0 0 1 0 3 0 0 1 3 1 2 2 0 3 0 6 3 0 3 3 0 6 3 0 0 6 1 0 0 2 2 3 0 6 1 1 3 2 3 6 1 0 2 0 0 2 0 6 0 0 0 3 3 3 0 6 1 6 u (EAR) 0 0 0 0 1 1 1 1 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 0 0 0 1 1 2 2 2 2 0 0 0 1 1 1 1 2 2 2 2 2 v (Z) 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2

2.6

Coecienti di regressione per le eliche Wageningen

Si riportano di seguito i coecienti di regressione per le eliche di serie sistematica di Wageningen.


n 01 02 03 04 05 06 07 08 09 l0 Cn +0.00880496 -0.204554 +0.166351 +0.158114 -0.147581 -0.481497 +0.415437 +0.0144043 -0.0530054 +0.0143481 Thlust (KT ) s t (J ) (P /D) 0 0 1 0 0 1 0 2 2 0 1 1 0 2 0 0 2 0 0 1 u (EAl) 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 v (Z) 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 n 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 Cn +0.00379368 +0.00886523 -0.032241 +0.00344778 -0.0408811 -0.108009 -0.0885381 +0.188561 -0.00370871 +0.00513696 Tolque (KQ ) s t (J ) (P /D) 0 0 2 0 1 1 0 2 0 1 1 1 2 1 0 2 1 0 0 1 u (EAl) 0 0 0 0 1 1 1 1 0 0 v (Z) 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1

22

11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 2 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39

+0.0606826 -0.0125894 +0.0109689 -0.133698 +0.00638407 -0.00132718 +0.168496 -0.0507214 +0.0854559 -0.0504475 +0.010465 -0.00648272 -0.00841728 +0.0168424 -0.00102296 -0.0317791 +0.018604 -0.00410798 -0.000606848 -0.0049819 +0.0025983 -0-000560528 -0.00163652 -0.000328787 +0.000116502 +0.000690904 +0.00421749 +0.0000565229 -0.00146564

1 0 1 0 0 2 3 0 2 3 1 2 0 1 3 0 1 0 0 1 2 3 1 1 2 0 0 3 0

1 0 0 3 6 6 0 0 0 0 6 6 3 3 3 3 0 2 0 0 0 0 2 6 6 0 3 6 3

0 1 1 0 0 0 1 2 2 2 2 2 0 0 0 1 2 2 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 2

1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2

11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47

+0.0209449 +0.00474319 -0.00723408 +0.00438388 -0.0269403 +0.0558082 +0.0161886 +0.00318086 +0.015896 +0.0471729 +0.0196283 -0.0502782 -0.030055 +0.0417122 -0.0397722 -0.00350024 -0.0106854 +0.00110903 -0.000313912 +0.0035985 -0.00142121 -0.00383637 +0.0126803 -0.00318278 +0.00334268 -0.00183491 +0.000112451 -0.0000297228 +0.000269551 +0.00083265 +0.00155334 +0.000302683 -0.0001843 -0.000425399 +0.0000869243 -0.0004659 +0.0000554194

1 2 2 1 0 3 0 1 0 1 3 0 3 2 0 0 3 3 0 3 0 1 0 2 0 1 3 3 1 2 0 0 0 0 3 0 1

1 1 0 1 2 0 3 3 0 0 0 1 1 2 3 6 0 3 6 0 6 0 2 3 6 1 2 6 0 0 2 6 0 3 3 6 6

0 0 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 0 0 0 1 1 2 2 2 2 0 0 0 1 1 1 1 2 2 2 2 2

1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2

23

Capitolo 3

Il fenomeno della cavitazione


Un liquido come lacqua, comincia a vaporizzare quando la pressione diventa eguale alla pressione di saturazione del vapore. La pressione del vapore dellacqua a 15 C ` pari a 1.704 kN/m2 e vale 101.325 kN/m2 (cio` la pressione e e atmosferica) a 100 C, il punto di ebollizione dellacqua o la temperatura a cui lacqua evapora in forma di vapore. Se, in un certo punto, la pressione nellacqua scende ad un valore eguale alla pressione del vapore, lacqua in quel punto comincia ad evaporare formando cavit` contenenti allinterno del vapore. La formazione di tale vapore a a bassa pressione, che riempie le cavit`, ` chiamata cavitazione. a e Unelica produce spinta creando dierenza di pressione tra la faccia ed il dorso delle pale dellelica; la pressione sul dorso della pala scende sotto la pressione ambientale, mentre la pressione della faccia risale. Se la pressione su ogni punto A del dorso della pala scende sotto la pressione del vapore, lacqua in quel punto inizia a cavitare.

In realt` lacqua di mare contiene minute particelle solide in sospensione, a come pure gas disciolti e queste impurit` causano linizio della cavitazione a a pressioni leggermente superiori alla tensione di vapore ed i gas disciolti fuoriescono dalla soluzione prima che lacqua stessa cominci a vaporizzare. 24

Quindi la cavitazione in acqua di mare pu` iniziare quando la pressione o 2 (assoluta), invece dellattuale pressione di raggiunge il valore di 17 kN/m vapore, che ha un valore di 1.704 kN/m2 a 15 per lacqua dolce; il valore per lacqua di mare ` leggermente inferiore. e La cavitazione nelle eliche marine si manifesta usualmente con un primo aumento del numero di giri, senza un contemporaneo aumento della velocit` a nave. Ci` avvenne in passato nelle prove del Turbinia, utilizzato da Charo les Poisons per dimostrare la validit` delle turbina a vapore. Nelle prove a preliminari il Turbinia non raggiunse la velocit` voluta; aumentando larea a espansa dellelica si raggiunse questo risultato. La condizione per la cavitazione in un punto A sulla pala di unelica si ottiene nella seguente maniera. Siano p1 e V1 la pressione e la velocit` su un a punto A del prolo di un elica e siano p0 e V0 le velocit` misurate alla stessa a immersione, ma al di fuori dellelica (vedi gura 1). Allora per il teorema di Bernoulli si ha: 1 1 p1 + V12 = p0 + V02 2 2 per cui la dierenza di pressione che si ha tra il punto A ed un punto della corrente a monte del punto A risulta: p = p1 p0 = q= 1 1 V02 V12 2 2

Dividendo per la pressione rilevata nel punto di stagnazione, pari a 1 2 2 V0 , necessaria per rendere lespressione adimensionale, si ha: p p1 p0 =1 = 1 2 q 2 V0 V1 V0
2

Se la cavitazione inizia nel punto A, allora p1 = pv per cui la condizione per la quale si ha cavitazione `: e p0 pv p = 1 = 2 q 2 V0 V1 V0
2

Se la pressione p0 ` intesa come pressione totale statica (pressione atmosfee a rica sommata alla pressione idrostatica) sul punto A e V0 la velocit` relativa dellacqua, allora la condizione per aver cavitazione pu` esser intesa con: o p p0 pv = 1 = a 2 q 2 V0

dove A ` il numero di cavitazione locale. La grandezza p ` spesso e q e intesa come coeciente di pressione Cp , tale per cui la cavitazione si pu` o manifestare in una sezione della pala se il valore minimo di Cp eguaglia il numero di cavitazione locale. Ci` lo si pu` esprimere con: o o Cpmin = a 25

r Per una sezione di pala posta alla sezione x = R ed un angolo di passo si ha: pA + g (h x R cos ) pv Cpmin = 2 1 2 2 VA + (2 n x R VT )

dove VA ` la componente assiale della velocit` V e VT ` la componente e a e tangenziale ed h ` limmersione dellasse dellelica. e

3.1

Lindice di cavitazione

Come gi` precedentemente indicato, lindice di cavitazione di un elica ` a e spesso denito assumendo p0 quale pressione statica totale sullasse dellelica e VA velocit` di avanzo dellelica. a = pA + g h pv 1 2 2 VA

dove pA ` la pressione atmosferica e h limmersione dellasse dellelica. e Spesso al posto della velocit` di avanzo VA si pone la velocit` tangenziale a a alla punta dellelica r n D per cui: n = pA + g h pv 2 1 2 (r n D)

o addirittura la risultante tra le velocit` di avanzo e quella tangenziale, per a cui: pA + g h pv R = 2 1 2 2 VA + (r n D) Spesso ci si riferisce alla sezione 0.7 R, quale sezione rappresentativa dellelica. Ne viene allora un numero di cavitazione denito con: R =
1 2 2 VA + (r n D)2

pA + g h pv

In altri casi ci si riferisce alla sezione x = 0.8, quale pi` suscettibile di u cavitazione.

3.2

Tipi di cavitazione dellelica

La cavitazione in unelica pu` essere classicata a seconda della regione o dove questa si instaura e cio` cavitazione alla radice, cavitazione sul mozzo, e cavitazione sullorlo di entrata, su quello di uscita, sulla faccia o sul dorso. La cavitazione che si verica in un punto particolare dellelica indica una regione di bassa pressione e ad alta velocit`. E spesso possibile ridurre o a `

26

eliminare questa cavitazione locale eseguendo possibili variazioni della geometria dellelica, ad esempio riducendo il passo o aumentando localmente la larghezza locale. La cavitazione pu` essere classicata a seconda della natura della cao vit` o della loro insorgenza si ha cavitazione a striscie, cavitazione a punti, a cavitazione a fogli, cavitazione a bolle, cavitazione a vortici, etc.. Nelle gure allegate sono riportati alcuni tipi di cavitazione che si presentano nelle eliche. Si riporta poi levenienza dei diversi tipi di cavitazione che dipende sia dallindice di cavitazione , sia dal coeciente di avanzo J (si veda il diagramma di Newton).

3.3

Eetti della cavitazione

La cavitazione agisce sulla natura del uido che avviluppa lelica. la formazione di cavit` ha leetto di alterare visibilmente la forma delle sea zioni dellelica. Sia la spinta, che la torsione dellelica vengono ridotte e conseguentemente il rendimento dellelica. Leetto della cavitazione sulle caratteristiche dellelica ` illustrato nella gura allegata. e Il risultato porta ad un incremento della potenza richiesta per ottenere la velocit` voluta, ma in caso di cavitazione spinta la nave potrebbe non a raggiungere la velocit` prevista. a La cavitazione pu` procurare pure seri danni allelica e, a volte, pure al o timone. Il collasso delle bolle della cavitazione comporta un elevato impatto di pressione; il continuo e ripetuto collasso di queste bolle in una specica localizzazione della pala pu` causare una rapida erosione del bordo dentrata o delle pale. Se il collasso delle bolle si manifesta prossimo alla punta di pala si pu` avere pure tendenza alla essione della pala. o Unaltro importante eetto della cavitazione delle eliche ` la generazione e di vibrazioni e rumore, specie se lelica opera in campi di scia non uniformi.

3.4

Prevenzione della cavitazione

Al ne di evitare gli eetti negativi della cavitazione, le leiche sono normalmente progettate per non cavitare nelle normali condizioni operative o, per lo meno, avere un basso livello di cavitazione tale per cui i suoi eetti negativi siano trascurabili. Esistono eliche, montate su carene veloci ad elevata velocit`, con diaa metri ridotti, per cui risulta impossibile la generazione di cavitazione, ma questa ` localizzata in posizioni tali da non danneggiare la pala (eliche e supercavitanti).

27

La cavitazione di unelica pu` essere ridotta: eliminata generalmente in o tre diversi modi. 1. Aumentando lindice (o il numero) di cavitazione; 2. Diminuendo il carico sullelica; 3. progettando lelica per carichi distribuiti uniformemente. Si rileva dalla gura allegata che riducendo si incrementa la cavitazione generata. Un maggior valore di riduce la cavitazione. pu` essere aumentato sovraimmergendo lelica o riducendo la velocit` o a relativa del uido sulle pale. Il carico dellelica ` usualmente denito dal rapporto della spinta sullarea e dellelica, cio`: e T Ap e ci` comporta la necessit` di aumentare larea delle pale. o a ` dicile evitare linsorgenza di cavitazione quando eliche pesantemente E caricate operino in scia non uniforme.

3.5

Criteri di cavitazioni

Facendo seguito ed applicando il criterio per cui si pu` ridurre o evitao re la cavitazione riducendo il carico specico dellelica, il Burriel den` un diagramma in cui riporta le percentuali di cavitazioni che si innescano su T unelica, in funzione del carico specico Ap (in ordinate) e del numero di cavitazione 0.7R . Riporta inoltre delle curve speciche limiti valide per navi militari, navi mercantili, per pescherecci e rimorchiatori. In ordinate si ha il coeciente c : c =
T Ap 1 2 2 VA + (0.7 n D)2

Larea proiettata dellelica (Ap ) ` ottenuta approssimativamente in fune zione dellarea sviluppata con lespressione del Taylor: Ap = 1.067 0.229 P D AD

con AD larea sviluppata (Developed Area). Per eliche a proli ellittici si preferisce la seguente espressione: Ap = 1.082 0.229 P D AD

28

Si ha poi, indicando con z il numero di pale, che se AE < 0.2 allora z AE = AD dove AE ` larea espansa. Se invece 0.2 < AE < 0.4 si ha: e z AD AE = 0.34 A0 A0 2.75 +
AD A0

Un altro criterio sviluppato presso il NSMB e dovuto al Keller, consente di denire il rapporto AE necessario ad operare in assenza di cavitazione. A0 Esso recita: AE (1.3 + 0.3 z) T = +k A0 (p0 pv ) D 2 dove: k = 0 per carene bieliche veloci e con transom; k = 0.1 per carene bieliche tradizionali; k = 0.2 per carene monoeliche; T : spinta dellelica; D: diametro dellelica; p0 pv = patm + h pv ;
AE A0 :

rapporto tra larea espansa e larea disco.

Sebbene eliche non cavitanti siano state progettate con successo per decenni usando semplici criteri di cavitazione, come quelli di Burriel o di Keller, si deve constatare che la cavitazione non dipende univocamente dal carico dellelica e dallindice (o numero) di cavitazione, ha eetti diretti causati dalla disuniformit` di scia e dalla dettagliata geometria delle sezioni di pala. a Le caratteristiche di cavitazione di un prolo aereodinamico possono essere determinate in funzione rispettivamente del rapporto spessore corda t c e dellangolo di attacco per dierenti rapporti di curvatura e distribuzioni di spessore. Un diagramma tipico ` riportato nella gura allegata e pu` essere ottenue o to per un prolo che ha una specica distribuzione di spessore lungo la corda (ad esempio la NACA-66), una specica linea di curvatura o linea mediana (ad esempio **) ed un pressato rapporto di curvatura ( ad esempio 0.02). La regione allinterno del bucket di cavitazione ABCD, per un particolare t e rapporto spessore/corda (ad esempio c = 0.04) ` la regione operativa esente da cavitazione, mentre le regioni superiori alla linea AB ed inferiori alla CD sono rispettivamente regioni con cavitazione a striscie (sheet cavitation) sul dorso e sulla faccia (sotto CD), mentre la regione a sinistra della linea BC (con valori pi` bassi di Cpmin ) ` la regione con cavitazione a bolle sul u e dorso della sezione. 29

Capitolo 4

Materiali utilizzati nella costruzione di eliche navali


I materiali utilizzati per la costruzione di eliche navali devono possedere speciche caratteristiche che consentano ad essi di essere facilmente lavorati sia a freddo che a caldo (fusione, lavorazione con macchine utensili). La stessa lavorazione meccanica richiesta deve consentire di ottenere alti livelli di precisione con basse tolleranze (si vedano le tabelle allegate). Il materiale usato deve garantire elevati carichi di rottura, accompagnati da un elevato grado di durezza superciale, tale da non consentire una riduzione degli spessori nel tempo, tali da ridurre il rendimento dellelica. La resistenza a fatica e la resistenza alla corrosione sono ulteriori elementi richiesti ai materiali per eliche marine. ` E opportuno pure che le caratteristiche di detti materiali siano tali da consentire pronti interventi di riparazione nei casi in cui le pale possano essere danneggiate. Materiali a bassa densit` rendono poi lelica pi` leggera. a u Va considerato poi il costo del materiale nel bilancio generale del costo per la costruzione dellelica.

4.1

Materiali di maggior utilizzo

Il primo materiale a venire utilizzato nella costruzione di eliche navali fu la ghisa, per il suo basso costo, la possibilit` di essere fusa e lavorata. Tuttavia a la sua bassa resistenza e scarsa duttilit`, la sua bassa resistenza a corrosioni a ed erosioni, il fatto di non riuscire ad ottenere superci ben nite ed avviate ed il fatto di essere scarsamente riparabile a seguito di guasti ed incidenti ne sconsigliarono un ampio utilizzo. la ghisa preferita ` certamente quella e gratica sferoidale. ` E usato ancora lacciaio inossidabile per la sua elevata resistenza ed il fatto di riuscire ad ottenere niture superciali molto spinte; ha per` minori o capacit` di resistenza alla corrosione marina e minori capacit` di resistenza a a 30

alla fatica. Per tali ragioni si sono imposte, nel tempo, materiali derivati dalle leghe di rame. Le leghe di rame a base di bronzo al manganese o a base di bronzo al nichel-alluminio sono certamente i materiali di maggior utilizzo nella costruzione di eliche navali, per le loro elevate caratteristiche chimico-siche. Tra laltro presentano elevate caratteristiche di resistenza alla fatica. Riportiamo nelle tabelle allegate alcune caratteristiche della composizione chimica degli acciai e dei bronzi utilizzati nella costruzione delle eliche navali. Riportiamo poi in unulteriore tabella le propriet` meccaniche dei maa teriali usati per la costruzione di eliche. In unaltra tabella si riportano le caratteristiche di alcuni materiali, inerenti alla robustezza a fatica.

4.2

Sollecitazioni ammissibili

Riportiamo nelle tabelle sottostanti alcuni valori delle sollecitazioni ammissibili per materiali di eliche navali (dati tratti dal Det Norske Veritas; i valori sono espressi in kg/mm2 ). Materiali Ghisa Acciaio Ottone ad alta resistenza (HR) Ottone al Cu Al ABS 4 Ottone al N i Al (lbs/sq.inch) Navi Monoelica Diesel Turbina 2.5 2.6 4.1 4.2 4.95 5.1 6.15 6.33 6750 7000 Navi Bielica Diesel Turbina 2.7 2.8 4.35 4.45 5.25 5.35 6.5 6.7 7000 7250

31

Capitolo 5

La robustezza dellelica
Lelica di una nave deve avere unadeguata robustezza strutturale per resistere alle sollecitazioni che vi agiscono. Daltra parte unelica eccessivamente ` robusta pesa molto e presenta rendimenti pi` contenuti. E necessario u allora poter calcolare con certezza le forza che agiscono su di unelica e dimensionare adeguatamente le diverse componenti dellelica. Le forze che agiscono sulla pala di unelica provengono dalla spinta T e dal momento torcente Q dellelica e della forza centrifuga generata dai giri dellelica ruotante sul suo asse. Questi conteggi di queste forze non sono semplici. Mentre ` fattibile il calcolo della spinta e dal momento torcente di e unelica operante su unelica che avanza a velocit` costante in mare calmo, a ` pi` complesso eseguire questi conteggi con nave in moto in mare ondoso e u con lelica che pu` fuoriuscire dallacqua. Pure gli eetti che nascono dalle o manovre della nave sono complessi da valutare. Pure quando lelica si muove in acqua calma le forze agenti sullelica non sono costanti, ma variano durante la rotazione della pala in scia non uniforme in cui ruota lelica. Lelica deve pure sopportare le sollecitazioni che si producono durante il montaggio o lo smontaggio dellelica o quando lelica vibra ed ` soggetta ad azioni di e corrosione ed erosione. La denizione della robustezza di pala ` quindi un problema estremae mente complesso. In pratica, si utilizzano procedimenti semplici, basati su un numero di semplici assunzioni per denire una sollecitazione nominale. Il rapporto tra il carico di rottura e la sollecitazione ammissibile (fattore di sicurezza) ` estremamente elevato e varia tra 10 e 20. e Tra le ipotesi assunte nei procedimenti di calcolo per denire le sollecitazioni agenti e la robustezza di pala, si hanno: 1. la pala di unelica ` assimilata ad una trave incastrata nel mozzo; e 2. il momento ettente dovuto alle forze agenti sulla pala agisce su sezioni cilindriche (non piane) cio` su sezioni rilevate a raggio costante; e 3. le sollecitazioni agenti sulle sezioni cilindriche vengono calcolate con 32

la teoria delle travi, assumendo gli assi neutri della sezione cilindrica rispettivamente paralleli e perpendicolari alla corda della sezione espansa; 4. si considerano solo distribuzioni radiali dei carichi lungo la pala, mentre non si considera la distribuzione del carico lungo la corda della sezione; 5. i conteggi vengono eseguiti solo per la nave in moto a velocit` costante; a non si considerano condizioni transitorie o anomali che si generano nella fase di manovra o in mare ondoso. Ulteriori semplicazioni vengono fatte quando si adoperano i diversi metodi utilizzati per calcolare le sollecitazioni di pala.

5.1

Momento ettente generato dalla spinta e dal momento torcente

Data unelica avente z pale, con diametro D, avanzante con velocit` VA a restando ad n giri e generando una spinta T e richiedendo un momento torcente Q, si ricercano i momenti ettenti generati sulle sezioni dellelica dalla spinta e dal momento. Sia d T la spinta prodotta dallelemento di pala di spessore d r dalle z pale (dal raggio r a quello r + d r). Il momento ettente dovuto alla spinta d T sulla sezione posta a distanza r0 dallasse ` dato da: e d MT = 1 d T (r r0 ) z

per cui il momento ettente sulla sezione considerata e dovuto a tutta la spinta ` dato da: e
R R

MT =

r0

d MT =

r0

1 dT (r r0 ) d r z dr

La spinta T ed il momento ettente MT generato dalla spinta agiscono su di un piano parallelo allasse dellelica. Se d Q ` il momento torcente dellelemento d r delle z pale (tra il raggio r e ed r + d r), la forza che genera questa torsione su ciascuno di questi elementi in un piano normale allasse dellelica ` d Q . Il risultante momento ettente e dz di questa forza sulla sezione di raggio r0 vale: d MQ = 1 d Q (r r0 ) rz
R

Il momento torcente generato dalla torsione ` allora: e


R

MT =

r0

d MQ =

r0

1 dQ (r r0 ) d r rz dr

33

che agisce in un piano normale a quello dellasse dellelica (si veda la gura allegata).

5.2

Momento dovuto alla forza centrifuga

In aggiunta ai momenti dovuti alla spinta ed alla torsione sullasse, nasce un momento ettente dovuto alla forza centrifuga delle pale, che agisce in piani paralleli allasse e normali ad esso. Se a ` larea della sezione di pala e rilevata al raggio r, la massa dellelica tra il raggio r0 e la punta di pala sar` a dato da:
R

mb =

r0

m a d r

dove m ` la densit` del materiale con cui ` fatta lelica. Il baricentro della e a e pala dellelica si trover` su un raggio r dato da: a
R

ardr r=
r0 R

adr
r0

per cui la forza centrifuga della pala sar` data da: a FC = mb r (2 n)2 = (2 n)2 m
R

ardr
r0

Se la distanza tra il baricentro C della pala ed il baricentro C0 della e e sezione di pala al raggio r0 ` pari a zC (ed ` rilevata come in gura), i momenti ettenti dovuti allazione della forza centrifuga agente nel piano attraverso lasse dellelica e la normale ad esso sono rispettivamente pari a: MR = FC zC MS = FC yC

Il momento ettente MR ` dovuto allabbattimento della pala dellelica e (rake) ed agisce nella stessa direzione del momento generato dalla spinta dellelica MT in eliche con generatrice abbattuta a poppavia del mozzo.

34

Se le pale fossero abbattute in avanti, per cui la linea dazione della forza centrifuga passa per il baricentro della sezione di raggio r0 , cio` zC = 0, il e momento ettente dovuto alla forza centrifuga in un piano passante per lasse dellelica sarebbe nullo. Il momento ettente MS ` generato dallabbattie mento della generatrice ed agisce in direzione opposta al momento ettente generato dalla torsione MQ in eliche con generatrice abbattuta a poppa. In eliche con rake moderato, il momento dovuto allo svergolamento delle pale (skew ) ` piccolo e pu` essere trascurato. In eliche con elevato skew e o questassunzione non pu` essere fatto. o

5.3

Sollecitazioni agenti sulla sezione di pala

I momenti ettenti rilevati sulla sezione di pala al raggio r0 e causati dalla spinta, dal momento torcente e dalla forza centrifuga, vanno riportati riferendoli alla sezione di pala, e cio` ai suoi assi principali detti x0 ed y0 (vedi e gura). Abbiamo infatti due riferimenti principali; quello assoluto con gli assi di riferimento che sono quelli della nave, e quello locale che fa riferimento alla sezione di pala. le componenti dei momenti risultanti lungo gli assi principali della sezione sono allora: Mx0 My0 = (MT + MR ) cos MQ sin = (MT + MR ) sin MQ cos

in cui ` langolo del passo della sezione di pala mentre viene trascurata la e componente del momento generato dallo skew. Se Ix0 ed Iy0 sono i momenti dinerzia della sezione di pala secondo gli assi x0 ed y0 , ed a0 ` larea della sezione, si possono determinare le sollecitazioni e dovute al momento ettente e la sollecitazione di trazione dovuta alla forza centrifuga in ciascun punto della sezione di coordinate (x0 , y0 ). Si ha allora: S= Mx0
I x0 y0

My0
Iy0 x0

FC a0

Una sollecitazione S indica uno stato di tensione se ` positiva, ed uno e ` stato di compressione se ` negativa. E usuale calcolare gli stati di tensione e nei punti estremi di una sezione e cio` sui lembi dei bordi dentrata e duscita e e sui punti della faccia e del dorso di maggior spessore.

35

In sezioni a prolo alare le massime sollecitazioni di trazioni e compressione si rilevano rispettivamente sulla faccia e sul dorso, vicino alla posizione caratterizzata dal massimo spessore. La sollecitazione massima di trazione nella sezione alla radice della pala (x 0.2) ` quindi uguale al momento e Ix e ettente Mx0 diviso per il modulo della sezione y00 , dove y0 ` la distanza del punto in esame dal baricentro della sezione rilevata parallelamente alla corda della faccia.

5.4

Metodi approssimati

Il calcolo delle sollecitazioni fatto con metodi esatti richiede la conoscenza dettagliata della geometria dellelica, il che pu` essere ottenuto solo con o lo sviluppo dellelica fatto con la teoria della linea portante e/o della supercie portante. Per le eliche di serie sistematiche sono stati sviluppati metodi approssimati che hanno dimostrato, in passato, di fornire risultati soddisfacenti, specie nel progetto preliminare dellelica. Un primo metodo ` dovuto a D.W.Taylor, che ha esaminato il problema e in dettaglio, ma ha fatto numerose assunzioni per semplicare e ridurre il numero delle variabili del problema. Con il suo metodo si conteggiano rispettivamente le sollecitazioni massime di trazione e compressione sulla sezione x = 0.2 di pala. il conteggio ` fatto separatamente per la pala priva e di abbattimento e successivamente si considerano le sollecitazioni aggiuntive generate dallabbattimento di pala. le principali assunzioni fatte dal Taylor sono: 1. la distribuzione degli spessori lungo la pala ` lineare; e 2. il massimo spessore della pala varia linearmente con il raggio; 3. la sezione presa in esame alla radice ` x = 0; e 4. il rendimento dellelica ` una funzione lineare del regresso apparente, e nelle normali condizioni operative. 36

Partendo da queste ipotesi si calcolano le sollecitazioni massime di compressione e di trazione, alla radice della pala (x = 0.2) con le seguenti espressioni: C0 FD SC = t0 2 c z n D3 D D t ST = SC 0.666 + C1 c Le sollecitazioni addizionali di compressione e trazione e quelle dovute alla forza centrifuga sono date da:
SC ST

= C2 m n2 D 2 = C2 m n2 D 2

C3 tan 1 2 t0 D C3 tan C4 tan + cmax + 1 3 t0 D D


P D,

dove C0 , C1 , C2 , C3 e C4 sono coecienti dipendenti dal PD : potenza al mozzo; n: giri dellelica; z: numero di pale; D: diametro dellelica;

mentre:

rapporto tra la lunghezza della corda e il diametro della sezione specicata;


t0 D: t c:

c D:

rapporto tra lo spessore sullasse e il diametro;

rapporto tra lo spessore della sezione in esame e la lunghezza della corda della sezione in esame;

m : densit` del materiale; a : angolo della generatrice abbattuta (rake); tro.


cmax D :

rapporto tra la lunghezza massima di corda dellelica e il diame-

Nella versione originale del Taylor tutte le grandezze sono espresse in unit` di misura inglesi. a Lindagine si fa: 1. si sceglie un valore limite della sollecitazione ammissibile; 2. si variano i rapporti limite pressata.
t0 D

e si ricerca quello pi` vicino alla condizione u

37

I risultati ottenuti, in termini di SC + SC e di ST + ST possono essere t0 rappresentati in funzione del rapporto D . Scelta la sollecitazione limite, si t0 ricava il valore di D .

Esistono altri metodi di calcolo approssimati, anche pi` precisi di quello u del Taylor, dovuti al Burriel e ai signori R.Keyser & W.Armoldus. Tutti questi metodi sono applicabili ad eliche di serie sistematiche.

5.5

Regolamenti delle societ` di classicazione naa vale

Tutte le principali societ` di classicazione navale (A.B.S., L.R., R.I.Na, a B.V., D.N.V., etc.) riportano espressioni e regolamenti specici per la verica dello spessore minimo di pala. La sezione (o le sezioni) prese in esame sono quasi sempre la x = 0.25 ed x = 0.6. Le norme proposte dal L.R. (Lloyd Register of Shipping) prevedono sia una verica alla sezione x = 0.25 che alla x = 0.6. Valgono per eliche tradizionali, cio` non a pale orientabili. e Per eliche aventi un angolo della generatrice abbattuta minore di 25 lo spessore di pala ` dato da: e T = dove: K=
G B D 3 R2 ; 675

KCA + 100 E F U LN

3150 M P E F RU LN

P : massima potenza asse, in kW ; G: densit` del materiale, in g/m3 ; a B: rapporto tra larea sviluppata e larea disco; D: diametro dellelica, in m; 38

R: giri al minuto dellelica alla massima potenza; C: coeciente pari a 1.0 per x = 0.25 e 1.6 per x = 0.6; A: abbattimento della pala in mm (positivo se addietro); E: modulo della sezione dinerzia rilevato sulla faccia, pari a **, ma pu` essere preso tra 1.0 e 1.25 rispettivamente per sezioni alari con o o senza orlo duscita orientato nel verso del usso (washback ); T : spessore della pala, in mm, al raggio considerato, cio` a x = 0.25 e o x = 0.6 = 0.6 R; L: lunghezza, in mm, della sezione espansa considerata; U : carico ammissibile, in N/mm2 ; F : pari a: P0.25 + 0.8 per x = 0.25 R D P0.60 + 4.5 per x = 0.60 R D

N : numero di pale; M : pari a: P0.25 D 5 P0.60 1.35 + P0.7 + 1.35 D D 1.0 + 3.75
P0.7 D

+ 2.8

per r = 0.25 R per r = 0.60 R

39

Capitolo 6

La scelta dellelica
Il progetto di unelica pu` essere fatto o attraverso un procedimento di o calcolo che utilizza le teorie dellelica o utilizzando le serie sistematiche. Il primo approccio ` certamente da preferirsi, ma richiede conoscenze che non e sono ancora disponibili al lettore. In ogni caso richiede pure una preliminare indagine con le serie sistematiche. Con il calcolo diretto si riescono a ricavare dati e grandezze che portano alla scelta del miglior prolo di pala, alla scelta di una distribuzione radiale ottimale del passo (o del rapporto passo diametro), alla denizione della miglior distribuzione degli spessori, alla denizione del rapporto AE ottimaA0 le, etc.. Con le eliche di serie sistematica, molte di queste grandezze non sono disponibili, perch vanno scelte quelle tipiche della serie (ad esempio e i proli delle pale, i proli delle sezioni, la distribuzione radiale del passo e degli spessori, etc.). Pur tuttavia anche da questa indagine scaturiscono dati ed elementi utilizzabili in un successivo processo di calcolo diretto. tra i principali dati che si possono scegliere in un indagine fatta con le eliche di serie abbiamo: 1. IL NUMERO DELLE PALE. ` E legato essenzialmente alla necessit` di contenere, entro limiti acceta tabili, le vibrazioni indotte alle eliche sullo scafo o sullintero sistema propulsivo e di evitare fenomeni di risonanza alle pi` caratteristiche u velocit` della nave. a Le vibrazioni indotte dalle eliche traggono origine dalle forze uttanti di supercie connesse al campo di pressione variabile conseguente al numero nito di pale e dalle forze uttuanti generate dalla disuniformit` di scia assiale e tangenziale. a 2. DIAMETRO E NUMERO DI GIRI. La scelta di un buon accoppiamento del diametro e del numero di giri riveste un carattere di fondamentale importanza nei riguardi delle caratteristiche di rendimento e di cavitazione dellelica. In genera40

le la scelta del miglior accoppiamento diametro numero di giri viene eseguita mediante i diagrammi Bp (o Bu ) determinando: il numero di giri ottimale corrispondente al massimo diametro possibile, in relazione alle forme poppiere della nave; il diametro ottimale, corrispondente al numero di giri minimo possibile, in relazione al peso ad allingombro dellapparato motore. Il numero di giri viene scelto spesso in funzione delle caratteristiche tecniche dellapparato motore che fa girare la linea dalberi e lelica. Il diametro dellelica va scelto invece anche in funzione degli spazi disponibili a poppa per alloggiare lelica. Si devono valutare con attenzione le distanze minime delle pale dalla linea della volta di poppa e dal timone. In particolare vanno rispettate le clearance, cio` le distane ze minime dellelica dallo scafo; queste norme sono imposte dai registri navali e dagli organi di controllo e servono ad assicurare allelica un regolare funzionamento, senza la generazione di eccessive componenti di pressione. Una riduzione del diametro rispetto al suo valore ottimale comporta P un aumento dellincidenza (poich aumenta il rapporto D riducendo e 1 ) e si ha quindi una riduzione della pressione sul dorso della pala, J che risulter` pi` soggetto ed esposto alla cavitazione. Al contrario, un a u aumento del diametro rispetto al valore ottimale comporta una riduzione dellincidenza e quindi una diminuzione di pressione sulla faccia della pala; la faccia risulter` quindi pi` sensibile alla cavitazione. a u Tuttavia nel progetto di unelica a giri e potenza pressati, conviene ridurre il diametro rispetto al suo valore ottimale di circa il 3 4 % su navi bielica e di circa il 5 7 % sulle navi monoelica (N.B.: nelle carene monoelica lente si arriva anche al 10%). In questo modo lelica nelle condizioni di progetto, funzioner` ad un avanzo inferiore a quello a di massimo rendimento ma si evita il pericolo di incorrere in brusche d indesiderate cadute del rendimento quando lelica lavora con carichi pi` bassi. u

41

KT

max

JlavoroJott.

3. DIAMETRO DEL MOZZO d. Dipende essenzialmente dal numero delle pale e, nel caso di eliche a pale orientabili, dagli ingombri del comando di variazione del passo. d e linuenza del rapporto D sul rendimento e sulla cavitazione non ` molto sensibile (le eliche si solito cavitano nelle sezioni alte) anche se, evidentemente conviene ridurre il pi` possibile il valore di tale u rapporto: d = 0.18 0.167 per le eliche NSMB D Il valore medio per le eliche standard ` 0.18 0.22, mentre per le eliche e a pale orientabili ` 0.22 0.25. e 4. RAPPORTO TRA AREA ESPANSA E AREA DISCO AE . A0 Il valore di tale rapporto ` legato alla necessit` di contenere entro lie a miti accettabili lo sviluppo della cavitazione. Tale valore deve essere il minimo possibile in quanto il rendimento dellelica diminuisce allaumentare di AE . Per la sua scelta si usa il criterio di Keller o il criteA0 rio di Burril, che consente pure di avere unindicazione dellestensione percentuale della cavitazione.
t 5. RAPPORTO TRA LO SPESSORE E LA CORDA c (O TRA t LO SPESSORE E IL DIAMETRO D ). Tali rapporti vengono deniti in modo tale da assicurare alle sezioni di pala unadeguata robustezza ed un ampio margine di sicurezza nei confronti della cavitazione (che pu` generare fenomeni di erosione) o quando lelica lavora in un campo disuniforme di scia. A tal riguardo ` opportuno notare che, per date distribuzioni di spessore e di cure t vatura, allaumentare del rapporto c aumenta il campo di angoli di attacco esente da cavitazione (si veda la gura del bucket di cavitazione dei proli), ma si riduce il campo di libero da questa condizione di shock-free entry. t Il rapporto c ha inoltre una notevole inuenza sul rendimento dellelit t ca, che diminuisce allaumentare di c (e D ), e sul coeciente di spinta,

42

t che aumenta al crescere di c . r e e Landamento dei tx = f (x) ` generalmente lineare ((x = R ) ed ` deD tp t0 nita assegnando i valori dello spessore sullasse ( D ) ed in punta ( D ). I valori alle altre sezioni x si ricavano per interpolazione.

6.1

Scelta dellelica con le serie sistematiche

Il progetto dellelica mediante le serie sistematiche si basa sullimpiego di diagrammi che traducono in forma adimensionale i risultati delle esperienze di elica isolata. Tra le due famiglie di diagrammi intercorrono infatti strette relazioni ed ` possibile passare da una famiglia di diagrammi allaltra. e Ciascun diagramma ` relativo ad una famiglia di eliche costituita da un e P certo numero di modelli diversi tra loro solo per il rapporto D . Tutte le altre caratteristiche geometriche (numero di pale z, rapporto AE ed altre A0 grandezze geometriche) sono invece mantenute costanti per tutti i restanti modelli della stessa famiglia. I risultati delle prove di elica isolata della serie B di Wageningen (N SM B) sono rappresentati mediante due famiglie di diagrammi. Il primo ` quello classico tradizionale, che rappresenta i coecienti di e spinta KT , di momento KQ ed il rendimento dellelica 0 in funzione del P coeciente di avanzo J e del rapporto passo/diametro D . Si ha: KT = T n2 D 4 KQ = Q n2 D 5 J= VA nD 0 = J KT 2 KQ

Il secondo presenta le curve dellinverso del coeciente di avanzo J e del rendimento dellelica isolata 0 , in funzione del rapporto tra il passo e il P diametro D e del fattore di potenza Bp . Si ha:
0.25 KQ J 1.25 = 0.243 0.25 PD N 0.5 1.5 0.25 VA

dove: N ` misurato in giri al minuto (rpm); e PD ` misurato in cavalli inglesi (HP ); e VA ` misurato in m/s. e

43

N.B.: nel caso specico dellequazione ora scritta, il coeciente 0.243 consente di rappresentare in forma adimensionale i diagrammi Bp , per cui si ha: N misurato in giri al minuto (rpm); PD misurato in cavalli metrici (Cv); VA misurato in m/s. In presenza di altri coecienti adimensionalizzanti, si esaminino con attenzione le unit` di misura usate! I diagrammi a riprodotti sul Principles of Naval Architecture presentano i coecienti 0.1739 Bp ; in tal caso: N ` misurato in giri al minuto (rpm); e PD ` misurato in cavalli inglesi (HP ); e VA ` misurato in nodi (kn). e

6.2

0.25 Utilizzo dei diagrammi KQ J 1.25 J 1

Possono essere utilizzati nella fase preliminare del progetto quando sono noti la sola potenza eettiva PE o quella motore PD e la velocit` VS (o VA ). Luso a di questi diagrammi permette di determinare la combinazione del diametro e del numero di giri, del rapporto tra il passo e il diametro e del rapporto AE A0 , che forniscano il miglior rendimento, compatibilmente con i limiti di cavitazione imposti. Nel progetto nale questa scelta pu` essere vincolata da limiti sul diameo tro dellelica o dalle caratteristiche dellapparato motore. Una volta che questi ultimi siano denit, il numero dei giri che corrisponde ad un particolare valore della potenza PD pu` essere stimato. o Si opera solitamente conteggiando il valore di Bp (ad esempio Bp,1 = 0.25 0.5 2.5 N PD VA ); si calcola quindi KQ J 1.25 = 0.1739 Bp . Con questo valore si entra sullasse delle ascisse portandosi sulla curva del massimo rendimento. Si rileva quindi: 1 ND = J0 VA Ipotizzando N noto, si rileva D; questo valore, per quanto detto in precedenza, va percentualmente ridotto delle quantit` indicate; far ci` vuol dire a o ridurre 0 . Se allora 1 = k 0 (con k = 0.97 0.94), si ricaver` un valore a del diametro ridotto. Si rientra allora nel diagramma con il valore di 0.1739 Bp,1 e con il P valore di 1 appena trovato e si leggono i valori di D ed 0 . Questi saranno i valori che competeranno alla nostra elica. 0 = 44

6.3

Caso generale

Data la curva della resistenza al moto della carena, il motore da installare a bordo, cio` DHP ed n (rps) o N (rpm), scegliere lelica ottimale e denire e la velocit` che sar` raggiunta dalla nave. a a Si opera nel seguente modo: DATI: 1. i valori della potenza eettiva totale EHP (o PE ) in funzione della velocit` nave, espressa in nodi (kn) o in m/s; la potenza a eettiva totale tiene conto pure della resistenza delle appendici e della resistenza dellaria; V PE V0 V1 PE0 PE1 V2 PE2 ... ...

2. la potenza continua ed a regime del motore (M CR o CM CR) ai giri pressati del motore ns ; sia PD la potenza al mozzo; 3. fattori o rendimenti di carena: fattore di scia w; fattore di risucchio t; rendimento rotativo relativo rr ; da cui si ricava il rendimento di carena: H = 4. altri dati: numero delle pale dellelica; valore del diametro massimo, da non superare, denito dallapplicazione delle clearance. Si procede quindi nel seguente modo: 1. si stima un rendimento propulsivo totale p ;
2. si calcola PE = PD p ; 3. si stima la velocit` V1 corrispondente a PE (per PE = PE ); a

1t 1w

4. si deniscono almeno altri due valori della velocit` V0 e V2 , pari a a V1 V , con V intervallo di velocit` (pari ad esempio a 0.5 a o 1.0 kn), tale per cui nellintervallo [V0 , V2 ] si trovi la velocit` a raggiunta dalla nave.

45

Per ognuna delle velocit` (V0 , V1 , V2 ) si eseguono i seguenti a conteggi: punto V PE V0 PE0 V1 PE1 V2 PE2 . . . . . . e VA VA 0 VA 1 VA 2 . . . f g Bp 0 Bp0 00 Bp1 01 Bp2 02 . . . . . . h 1 10 11 12 . . . i l p 0 p0 1 p1 2 p2 . . . . . . m PE PE0 PE1 PE2 . . . n Vrag Vrag1 Vrag2 Vrag3 . . .

5. VA = V (1 w); N PD 0.1739 Bp ; 6. Bp = 2.5 VA 7. entrando nelle ascisse dei diagrammi di potenza dellelica, sulla curva di massimo rendimento si ricava 0 ( = J 1 ); 8. 1 = 0 k dove k ` un fattore di riduzione del diametro, che vale: e k = 3 5 % per navi bielica k = 0.97 0.95; k = 5 8 % no al 10 % per navi monoelica k = 0.92 0.95; 9. rientrando nel diagramma con i valori di Bp e con i 1 si leggono i valori di , che non corrispondono pi` al massimo rendimento, u ma ad una condizione di funzionamento pi` stabile dellelica, cau P ratterizzata da un valore superiore di D rispetto a quello rilevato per il rendimento massimo 0 ;
4 3 2 1 0

10. si calcola il rendimento propulsivo totale: p = H rr


11. si calcola la PE con: PE = PD p

12. si intersecano i valori della PE e della PE per ogni valore di V ;

46

PE

PE Vrag Dallintersezione delle due curve si ricava la velocit` raggiungibile a dalla nave Vrag . Nota la velocit` raggiungibile Vrag , per quel valore si ricalcola il a P Bp , il rendimento dellelica, il rapporto D ed il rendimento propulsivo totale. Noti i giri n, si calcola il diametro dellelica (dal o dalla J) e si verica che sia inferiore a quello massimo. Il calcolo si ripete per diversi rapporti AE . Con criteri di cavitazione A0 si denisce il valore di AE richiesto e per questo valore si determinano A0 i dati nali dellelica.

-2 0

-1

47