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MOTO VARIO NELLE CONDOTTE

Alcuni appunti
Andrea Defina

Novembre 2010

-1-

Moto vario in ipotesi anelastiche

Prefazione
Sono qui raccolti alcuni appunti relativi agli argomenti trattati nel corso di
Complementi di Idraulica, limitatamente alla parte del moto vario nei sistemi in
pressione. Si tratta ancora di una BOZZA e, presumibilmente, rimarr tale in eterno,
anche se sar oggetto di frequenti (sono un ottimista) aggiornamenti. A questo
proposito, vi chiedo di segnalarmi gli immancabili svarioni (anche se non siete sicuri
che si tratti di uno sbaglio segnalatemelo lo stesso) e di indicarmi le parti che
necessitano di maggiore chiarezza (prefazione compresa).
Non vi ringrazio fin dora, lo far di volta in volta.
N.B. Le parti evidenziate in giallo sono buchi che prima o poi intendo riempire

Andrea Defina
c/o Dipartimento di Ingegneria Idraulica,
Marittima Ambientale e Geotecnica Universit di Padova.
via Loredan, 20 35131 PADOVA
email: defina@idra.unipd.it

Moto vario in ipotesi anelastiche

Indice
1

INTRODUZIONE ............................................................................................................. 5

MOTO VARIO IN IPOTESI ANELASTICHE............................................................... 7


2.1
Avviamento di una condotta .............................................................................. 7
2.2
Funzionamento di un serbatoio....................................................................... 11
2.2.1
Vuotamento di un serbatoio attraverso una lunga condotta ................... 11
2.2.2
Riempimento di un serbatoio ....................................................................... 15
2.3
Oscillazioni di massa ......................................................................................... 16
2.3.1
Oscillazione di massa in un tubo a U....................................................... 16
2.3.2
Pozzi piezometrici.......................................................................................... 19
2.3.3
Casse daria.................................................................................................... 31
2.3.4
Oscillazioni forzate ........................................................................................ 39
2.4
Colpo dariete ....................................................................................................... 49
2.4.1
Riduzione lineare della velocit ................................................................... 50
2.4.2
Chiusura lineare dellotturatore ................................................................... 51

MOTO VARIO IN IPOTESI ELASTICHE .................................................................. 55


3.1
Descrizione qualitativa del fenomeno del colpo dariete ......................... 55
3.2
Le equazioni semplificate del moto................................................................ 63
3.2.1
Forma integrata delle equazioni del moto ................................................. 66
3.2.2
Esempio di applicazione ............................................................................... 67
3.3
Modalit di impiego delle equazioni del moto ............................................. 70
3.3.1
Condizioni al contorno .................................................................................. 71
3.3.2
Intercettazione del flusso in una condotta (colpo dariete)...................... 71
Avviamento del flusso in una condotta (tempo di avviamento) .............. 79
3.3.3
3.3.4
Arresto di una pompa.................................................................................... 81
3.3.5
Arresto di una pompa con cassa daria...................................................... 84

RETI DI CONDOTTE .................................................................................................... 89


4.1
Reti di condotte trattate in ipotesi anelastiche ........................................... 89
4.1.1
Condizioni iniziali e al contorno ................................................................... 93
4.1.2
Dispositivi ed organi di regolazione ............................................................ 94
4.2
Reti di condotte trattate in ipotesi elastiche .............................................. 103

Introduzione

1 INTRODUZIONE
Il moto che si sviluppa in un sistema di condotte in pressione viene generalmente
studiato mediante limpiego delle cosiddette equazioni unidimensionali:
E
1 v
=
j
s
g t

(1)

Q A
=0
+
t
s

(2)

in cui E lenergia per unit di peso del fluido, j la dissipazione di energia per unit
di lunghezza misurata lungo il percorso s, v la velocit, Q la portata, A larea
della sezione trasversale, la densit del fluido, g laccelerazione di gravit, s
lascissa curvilinea e t il tempo.
Lequazione dinamica (1) contiene gi una semplificazione, comunemente
adottata, che consiste nellaver trascurato, nel termine E, gli effetti legati alle
variazioni spaziali della densit (A questo proposito si veda la nota, riportata in calce,
della prima pagina del capitolo 3.2).
Nel caso pi generale, le variabili dipendenti sono la pressione p (contenuta
nellespressione per energia E), la velocit, la densit e larea della sezione
trasversale. Queste quattro grandezze saranno, in generale, dipendenti dallo spazio
(s) e dal tempo (t). Il sistema composto dalle equazioni (1) e (2) non quindi
completo e altre relazioni (equazioni costitutive) vanno aggiunte per rendere
determinato il problema.
In particolare si assume che il moto sia barotropico, ovvero che la densit sia
funzione della sola pressione: =(p) e che il condotto sia deformabile elasticamente
per effetto della pressione per cui A=A(p). Si parla in tal caso di ipotesi elastiche.
Spesso, per, possibile assumere, con buona approssimazione, costante nel
tempo e nello spazio la densit del fluido e costante nel tempo larea della sezione
trasversale. In tal caso le variabili del problema si riducono alla pressione e alla
velocit (funzioni del tempo e dello spazio) e le equazioni (1) e (2), a cui vanno
associate le opportune condizioni al contorno, sono sufficienti a rendere determinato
il problema. Si parla in tal caso di ipotesi anelastiche.
Non facile enunciare le regole generali che consentano, a priori, di stabilire se
un certo problema possa essere trattato in ipotesi anelastiche, oppure richieda la
soluzione delle equazioni complete. Solo lesperienza e la conoscenza qualitativa di
come si sviluppa nella realt il moto, possono indirizzare verso la scelta corretta.

-5-

Moto vario in ipotesi anelastiche

2 MOTO VARIO IN IPOTESI ANELASTICHE


La soluzione dei problemi in ipotesi anelastiche sensibilmente pi agevole
rispetto alla trattazione completa. Pertanto, ogni qual volta il problema da risolvere
consente di invocare tali ipotesi conviene, almeno in via preliminare, ricorrere ad
esse.
In ipotesi anelastiche le equazioni del moto, assunta la densit costante nel tempo
e nello spazio e la generica sezione trasversale della condotta costante nel tempo,
diventano
E
1 v
=
j
s
g t

(3)

Q
=0
s

(4)

Nel seguito sono illustrati alcuni problemi che possono essere trattati e risolti in
ipotesi anelastiche. Si tratta di semplici esempi che consentono, tra laltro, di
introdurre alcuni parametri caratteristici in grado di qualificare sinteticamente il moto
vario.

2.1 Avviamento di una condotta


Si consideri il sistema schematicamente illustrato in Figura 2.1 costituito da un
serbatoio e da una lunga condotta di scarico munita, al termine, di un rubinetto (R)
inizialmente chiuso. Immaginiamo di aprire istantaneamente e completamente il
rubinetto. Il moto, allinterno della condotta si avvia e la velocit cresce, a partire dal
valore nullo iniziale, raggiungendo un valore di regime v0 costante se il livello nel
serbatoio si dovesse mantenere anchesso costante nel tempo.

Figura 2.1

Nella realt, durante lavviamento della condotta, il serbatoio gradualmente si


vuota. E possibile per immaginare che la superficie del serbatoio sia
sufficientemente grande e la durata del fenomeno di avviamento, talmente breve da
poter trascurare la variazione di livello nel serbatoio.
Il primo passo, nella soluzione dellequazione (3), consiste nellintegrazione della
stessa lungo il percorso tra i punti 1 (serbatoio) e 2 (sbocco).

-7-

Moto vario in ipotesi anelastiche

E
1 v
1 s ds = g 1 t ds 1 j ds

(5)

Essendo diverse le velocit (e quindi anche le derivate temporali della velocit) nei
tratti 1-1 e 1-2, conviene spezzare i due integrali a destra come segue
1'

1'

1 v
1 v
E 2 E1 =
ds
ds j ds j ds
g 1 t
g 1' t
1
1'

(6)

E facile mostrare1 che sia la velocit, sia il termine v/t sono piccoli lungo il tratto
1-1 cosicch i corrispondenti integrali possono essere trascurati. Lungo il tratto 1-2,
inoltre, sia laccelerazione temporale v/t che le dissipazioni di energia per unit di
lunghezza j sono costanti2 e possono essere portate fuori dallintegrale. Non
dipendendo la velocit dallo spazio ma solo dal tempo, la derivata parziale rispetto al
tempo pu essere sostituita con la derivata totale, ottenendo
E 2 E1 =

L dv
jL
g dt

(7)

in cui L la lunghezza della condotta e v la velocit in condotta, variabile nel


tempo.
Nel serbatoio E1=h0, costante per le ipotesi fatte. Allo sbocco, a partire
dallistante in cui viene completamente aperto il rubinetto, E2=v2/2g. Le dissipazioni
di energia, continue e localizzate, possono essere espresse come proporzionali al
carico cinetico. Si pu porre quindi: jL=r.v2/2g. Lequazione (7) pu essere pertanto
riscritta come segue
v2
L dv
v2
h0 =
r
g dt
2g
2g

(8)

ovvero
v2
L dv
+ (1 + r )
h0 =
g dt
2g

(9)

Avendo ipotizzato costante il livello nel serbatoio, la precedente equazione


differenziale presenta una sola variabile dipendente dal tempo, la velocit. E
sufficiente quindi, trattandosi di unequazione di primo ordine, una sola condizione al
contorno. Tale condizione : per t=0, v=0.
1

Dallequazione di continuit, essendo Q/s=0, sar anche /t[Q/s]=0. Invertendo lordine di


derivazione si ha: /s[Q/t]=0. Essendo larea costante nel tempo si ha: /s[A v/t]=0. Cio il
prodotto A v/t costante lungo s. Lungo il tratto 1-1 la sezione trasversale molto pi grande di
quella della condotta (tratto 1-2), di conseguenza v/t lungo il tratto 1-1 sar trascurabilmente
piccolo rispetto allo stesso termine lungo la condotta. Sempre dallequazione di continuit che
sancisce la costanza della portata lungo s, essendo Q=vA, si deduce che nel tratto 1-1 le velocit
sono estremamente basse e trascurabilmente piccole quindi le dissipazioni di energia.
2
Dalla nota precedente si ha: /s[A v/t]=0. Lungo la condotta, inoltre, larea A costante. Si ha
quindi: /s[v/t]=0, ovvero v/t costante lungo s. Esprimendo j mediante la formula di DarcyWeisbach, ad esempio, si ha:j=f/d(v2/2g) in cui diametro d e velocit v (per continuit) sono costanti
lungo s. Costante lungo s anche la funzione di resistenza f che dipende dalla scabrezza e dal
numero di Reynolds (cio da velocit e diametro).

Moto vario in ipotesi anelastiche

Di un qualche interesse la soluzione della precedente equazione nella forma


semplificata che approssima la soluzione corretta nei primissimi istanti del fenomeno.
In un intorno di t=0 le velocit sono ancora molto piccole e risulta quindi trascurabile
il termine proporzionale al carico cinetico. In queste ipotesi semplificative lequazione
(9) diventa
h0 =

L dv
g dt

(10)

Lequazione (10) a variabili separabili. La soluzione :


t=

Lv
+ cos t
g h0

(11)

Con la condizione al contorno prima indicata, la costante di integrazione nulla. Il


tempo necessario allavviamento della condotta, detto tempo di avviamento, Ta, si
trova dalla (11) sostituendo alla velocit il suo valore di regime v0.
La velocit risulta pertanto linearmente variabile nel tempo e data dalla seguente
relazione:
v
t
=
v 0 Ta

Ta =

Lv0
g h0

(12)

Il tempo di avviamento Ta non ovviamente il tempo necessario al moto per


avviarsi completamente. La soluzione espressa dalla (12), infatti, stata ottenuta
sotto ipotesi semplificative pesanti. Tuttavia il parametro Ta una misura che d una
precisa idea della durata che caratterizza questo fenomeno.
Consideriamo ora la soluzione dellequazione (9) completa. Nelle condizioni finali,
di regime, la velocit in condotta sar v=v0, mentre sar nullo il termine che esprime
la variazione temporale di velocit. Nelle condizioni di regime, quindi, lequazione (9)
si riduce alla seguente
h0 = (1 + r0 )

v 02
2g

(13)

E da osservare che il coefficiente r che compare nella (9), in generale dipende dal
numero di Reynolds e quindi dalla velocit che a sua volta varia nel tempo. Pertanto,
il valore r0 di regime sar diverso dal valore istantaneo durante levolversi del
fenomeno. Possiamo per assumere, con buona approssimazione, che sia r=r0. In
questa ipotesi, esplicitata lequazione (13) rispetto a (1+r0) e sostituita questa
espressione al posto del termine (1+r) che compare nella (9), si trova:
h0 =

L dv
v2
+ h0 2
g dt
v0

(14)

La precedente equazione pu essere riorganizzata come segue:


1

v 2 L v 0 1 dv
=
v 02 g h0 v 0 dt

e, ricordando lespressione per il tempo di avviamento Ta, si pu scrivere:

(15)

Moto vario in ipotesi anelastiche

d (t / Ta ) =

d (v / v 0 )
1 (v / v 0 )2

(16)

Lequazione differenziale (16), con la precedente condizione al contorno, presenta


la seguente soluzione:
t
v
= tanh
v0
Ta

(17)

La Figura 2.2 illustra landamento della soluzione espressa dalla (17) e,


sovrapposta, la soluzione lineare (12). Si osserva che nei primi istanti, cio quando la
velocit trascurabilmente piccola, le due soluzioni sono poco dissimili tra loro. Si
pu osservare inoltre che pur essendo a rigore infinito il tempo necessario
allavviamento della condotta, gi per t=3Ta la velocit praticamente indistinguibile
da quella di regime essendo v0.995.v0.

Figura 2.2

Moto vario in ipotesi anelastiche

2.2 Funzionamento di un serbatoio


Il funzionamento di un serbatoio sostanzialmente governato dallequazione di
continuit nella forma detta equazione dei serbatoi espressa dalla relazione (19). In
questa equazione la portata entrante (Qentr) e quella uscente (Qusc) sono
generalmente variabili nel tempo con andamenti che dipendono dalle modalit di
alimentazione e di scarico del serbatoio. In questo capitolo si riportano solo alcuni
esempi. Nei due casi che seguono (paragrafi 2.2.1 e 2.2.2) si assume che lo scarico
del serbatoio avvenga mediante una lunga condotta. E questa una modalit di
scarico che si incontra frequentemente nella pratica e che, dal punto di vista
didattico, consente di fare qualche interessante considerazione sullimportanza
relativa dei diversi termini che compaiono nellequazione dinamica (3).
2.2.1 Vuotamento di un serbatoio attraverso una lunga condotta

Un problema in qualche misura associato al precedente (avviamento di una


condotta) riguarda il fenomeno di vuotamento di un serbatoio. Facciamo riferimento
per semplicit alla stessa Figura 2.1. Ripetendo lintegrazione spaziale
dellequazione del moto ritroviamo lequazione (9) nella quale, questa volta, il livello
del serbatoio sar variabile nel tempo mentre, con buona approssimazione possiamo
considerare costante il parametro r. Lequazione dinamica che governa il processo di
vuotamento per il sistema considerato quindi:
h=

L dv
v2
+ (1 + r )
g dt
2g

(18)

In questa situazione le variabili dipendenti del problema sono due: la velocit in


condotta e il livello del serbatoio. E necessario quindi associare alla precedente, una
seconda equazione contenente almeno una delle due variabili. Lequazione che si
introduce quella di continuit nella forma detta equazione dei serbatoi:
Qentr Qusc = (h )

dh
dt

(19)

nella quale Qentr e Qusc sono le portate entranti ed uscenti dal serbatoio e larea
della superficie orizzontale del serbatoio al generico livello h.
Nel caso in esame si ha Qentr=0, Qusc=v.A essendo A larea della sezione
trasversale della condotta. Lequazione (19), pu quindi essere riscritta, esplicitata
rispetto alla velocit, come:

v =

(h ) dh
A dt

(20)

Il sistema composto dalle equazioni (18) e (20) non lineare e la sua soluzione
analitica di fatto impraticabile. Nel caso di vuotamento di un serbatoio, fatta
eccezione per la breve fase iniziale di avviamento del moto, vista nel paragrafo
precedente, le variazioni temporali di velocit sono spesso modeste. Il termine di
accelerazione temporale pu quindi spesso essere trascurato.
In questa ipotesi, lequazione (18), esplicitata rispetto alla velocit, diventa:

Moto vario in ipotesi anelastiche

v=

2g
h 1/ 2
1+ r

(21)

Uguagliando tra loro le equazioni (20) e (21), per eliminare la variabile velocit, si
trova:
(h )
2g
dh = A
dt
1/ 2
1+ r
h

(22)

La precedente equazione pu agevolmente essere integrata una volta nota la


legge (h). Nel caso particolare di serbatoio cilindrico ( indipendente dal livello h),
Lequazione (22) presenta una semplice soluzione analitica:
h 1/ 2 =

A
2g
t + cos t
2 1+ r

(23)

La costante di integrazione si determina utilizzando la condizione al contorno: per


t=0 h=h0. Si trova cos

A
2g
h = h0
t
2

1
+
r

(24)

Il completo vuotamento del serbatoio si determina dalla (24) ponendo h=0.


Osservando, dalla (21) che v 0 = 2gh0 /(1 + r ) , il tempo di vuotamento, tv, per
questo particolare caso, vale:
tv =

2 h0
A v0

(25)

Esempio. Consideriamo il sistema illustrato in Figura 2.1. La condotta lunga


2000m, ha un diametro di 0.5m ed caratterizzata da un coefficiente di scabrezza
secondo Gauckler-Strickler di 80 m1/3/s. Il serbatoio cilindrico con una superficie
orizzontale =1000 m2. Il livello iniziale nel serbatoio h0=50 m. Immaginando
unapertura istantanea del rubinetto, valutiamo la legge di vuotamento del serbatoio.

Con i dati del problema, il coefficiente r=r0 vale

r0 =

2g L
= 98.1
K s2 R H4 / 3

Utilizzando lequazione (13) si trova v0=3.146 m/s. Utilizzando infine le equazioni


(12) e (25) si trova che il tempo di avviamento vale Ta=12.8 s e il tempo di
vuotamento vale approssimativamente tv=45 ore. E da sottolineare, con riferimento
ai risultati trovati, che la velocit nella condotta passa da zero a v0 in poco pi di
mezzo minuto mentre, nella successiva fase di vuotamento, passa da v0 a zero in
quasi due giorni. E evidente la trascurabilit del termine di accelerazione temporale
in questa seconda fase.
Se anche proviamo a cambiare i dati del problema, riducendo la lunghezza della
condotta a L=50 m e limitando larea della superficie orizzontale del serbatoio ad

Moto vario in ipotesi anelastiche

appena 10 m2, si trova Ta=1.7 s e tv=302 s. Il processo di vuotamento risulta essere


ancora molto lento.
Soluzione numerica del problema di avviamento e vuotamento. Nel seguito si
illustra una semplice soluzione numerica del problema utilizzando un metodo di
integrazione di tipo esplicito.
Le equazioni (18) e (20) sono riscritte come segue
dv g
v2
= h (1 + r )
dt L
2g

(26)

dh
vA
=
dt
(h )
Lasse dei tempi diviso in intervalli t tali per cui
t = k t

k = 1, 2, 3, K, n

La generica variabile allistante t, indicata con lapice k. Ad esempio h(t)


indicato con hk. Discretizzando le due derivate che compaiono nelle (26) alle
differenze finite, e con riferimento ad un metodo di integrazione esplicito,si trova
v k +1 v k g
v2
= h (1 + r )
t
L
2g
h

k +1

vA
h
=

t
(h )
k

(27)

Le precedenti relazioni possono essere riscritte come segue:


v

k +1

g
v2
= v + t h (1 + r )
L
2g

vA
h k +1 = h k t

(h )

(28)

Note le condizioni al contorno: per t=k=0 v=0 e h=h0, le precedenti relazioni,


utilizzate ricorsivamente, consentono di ricostruire la soluzione h(t) e v(t) per passi
temporali discreti t. Ovviamente deve essere preventivamente scelto il passo di
integrazione t. Nel caso in esame non vi sono particolari problemi di stabilit e la
scelta va effettuata considerando la qualit, ovvero laccuratezza che si vuole
caratterizzi la soluzione. Si potrebbe pensare di assumere un passo temporale pari a
0.10.2 Ta. La soluzione, con i dati iniziali del problema, illustrata in Figura 2.3.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.3 Caso 1:L=2000m, =1000m2, t=2s

Nel grafico dei livelli si pu osservare come, durante la fase di avviamento che
dura meno di 40 secondi, il livello nel serbatoio scende di pochi centimetri e lipotesi
di assumere h=h0 risulta pi che accettabile. Con riferimento al processo di
vuotamento, lipotesi di trascurare la fase iniziale di avviamento risulta, sia per i livelli
che per le velocit, certamente adeguata.
La soluzione con la seconda seri di dati illustrata in Figura 2.4.

Figura 2.4 Caso 2:L=50m, =10m2, t=0.2s

In questo caso il processo di vuotamento molto rapido. Durante la fase di


avviamento, che dura approssimativamente 5 secondi, il livello nel serbatoio scende
di circa 1.5 m (corrispondente al 3% del carico totale). Ci nonostante landamento
delle velocit predetto nellipotesi di livello costante risulta abbastanza accurato. Il
processo di vuotamento, nellipotesi di trascurare la fase iniziale di avviamento
meno accurato, con riferimento ai livelli, rispetto al caso precedente. Tuttavia la
soluzione pu ancora ritenersi accettabile.

Moto vario in ipotesi anelastiche

2.2.2 Riempimento di un serbatoio

Il problema opposto al precedente rappresentato dal processo di riempimento di


un serbatoio. Facciamo riferimento per semplicit alle condizioni illustrate nella
stessa Figura 2.1 per le quali, per, si assume che vi sia una portata Qentr, non nulla
in ingresso al serbatoio. Assumiamo inoltre che il livello iniziale nel serbatoio sia
relativamente piccolo (ma superiore alla quota di imbocco della condotta) e tale per
cui la portata scaricata mediante la condotta sia inferiore a quella entrante.
Ovviamente, per la soluzione di questo problema valgono le equazioni (18) e (19).
In particolare, come per il caso precedente, possiamo trascurare il termine che
descrive laccelerazione temporale nellequazione (18) e scrivere inoltre Qusc=v.A. Si
perviene cos al seguente sistema di equazioni
h = (1 + r )

v2
2g

(29)

Qentr v A = (h )

dh
dt

(30)

Assumiamo indipendente dal livello e consideriamo una portata entrante


costante nel tempo. Esplicitata lequazione (29) rispetto alla velocit e sostituita
lespressione di questultima nellequazione (30), si trova
dh Qentr A 2g h
=

1+ r
dt

(31)

Si tratta di unequazione differenziale a variabili separabili la cui soluzione


t =

(1 + r ) Q
g A2

entr

A
ln1
Qentr

2g h
2g h
A
+
+ cos t
1 + r
1 + r

(32)

La costante di integrazione che compare nella precedente relazione si determina


imponendo le condizioni al contorno: per t=0 si ha h=h0. Si trova cos
t =

(1 + r ) Q
g A2

entr

ln

Qentr A 2g h0 / (1 + r )
Qentr A 2g h / (1 + r )

+A

2g
1+ r

h0 h

(33)

Il massimo livello nel serbatoio si raggiunge quando il sistema a regime e pu


essere agevolmente determinato utilizzando lequazione (31) nella quale si ponga
dh/dt=0. Risulta
hMAX

1 + r Qentr
=

2g A

(34)

Moto vario in ipotesi anelastiche

2.3 Oscillazioni di massa


Il fenomeno delloscillazione di massa si presenta con notevole frequenza nei
sistemi in pressione. Si tratta di un fenomeno che riveste notevole importanza dal
punto di vista ingegneristico e, nella maggior parte dei casi, pu essere trattato in
ipotesi anelastiche.
Per inquadrare il fenomeno esaminiamo inizialmente un semplice esempio.
2.3.1 Oscillazione di massa in un tubo a U

Consideriamo il sistema illustrato in Figura 2.5 costituito da una tubazione a U di


diametro costante contenente un liquido. In condizioni di equilibrio, il livello nei due
rami del tubo si pone alla stessa quota (Figura 2.5-sinistra). Assumiamo questa
quota come livello di riferimento.

Figura 2.5

Una qualsiasi perturbazione di questa situazione di equilibrio innesca


unoscillazione di massa che, per effetto delle dissipazioni di energia, si smorza nel
tempo fino a ritornare alle condizioni di equilibrio iniziali.
Consideriamo, per semplicit, una particolare perturbazione. Tappiamo lestremit
del ramo di destra del tubo e creiamo molto lentamente una depressione p0 (vedi
Figura 2.5-destra). In questo modo il livello nel ramo di destra si alza della quantit
H=-p0/2, essendo il peso specifico del liquido. Ovviamente il livello nel ramo di
sinistra si abbassa della stessa quantit. Anche la nuova condizione di equilibrio
statico.
A partire da questa situazione eliminiamo rapidamente il tappo dallestremo del
ramo di destra ripristinando istantaneamente condizioni di pressione atmosferica. La
situazione che si viene a determinare ora squilibrata ed innesca loscillazione della
colonna di liquido contenuta nel tubo.
Per studiare le caratteristiche di questa oscillazione, facciamo riferimento alle
equazioni del moto vario in ipotesi anelastiche.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Effettuando lintegrazione spaziale dellequazione del moto ritroviamo lequazione


(7) nella quale E2=z+v2/2g, E1=-z+v2/2g e jL=r.v v /2g. Lequazione (7) pu essere
pertanto riscritta come segue
2z =

vv
L dv
r
g dt
2g

(35)

Da osservare che potendo la velocit essere positiva o negativa (il moto cambia
verso nel tempo) necessario utilizzare il modulo della velocit nel termine che
esprime le dissipazioni di energia. Come per il problema di vuotamento di un
serbatoio, le variabili dipendenti del problema sono due: la velocit v nel tubo e il
livello z nel ramo di destra. E necessario quindi introdurre una seconda equazione
contenente almeno una delle due variabili. Lequazione che si introduce quella di
continuit:
v=

dz
dt

(36)

Per ottenere unagevole soluzione analitica del sistema composto dalle equazioni
(35) e (36), assumiamo di trascurare le dissipazioni di energia. In tal caso, sostituita
lespressione della velocit data dalla (36) nellequazione (35), questultima pu
essere riscritta nella forma
d 2 z 2g
+
z=0
L
dt 2

(37)

Si tratta di unequazione differenziale lineare a coefficienti costanti che presenta


unagevole soluzione analitica. Posto 2=2g/L, lequazione (37) riscritta come
d 2z
+ 2z = 0
dt 2

(38)

Che presenta la soluzione generale:


z = C1 sen t + C 2 cos t

(39)

Le costanti di integrazione C1 e C2 vanno determinate imponendo le condizioni al


contorno che sono: per t=0, z=H e per t=0, v=0.
Dalla prima condizione si ha:
z t =0 = C1 sen t + C 2 cos t t =0 = C 2 = H

(40)

Dalla seconda, si ha
v

t =0

dz
dt

t =0

= C1 cos t C 2 sen t t =0 = C1 = 0

(41)

La soluzione quindi
z = H cos t = H cos

2g
t
L

(42)

Moto vario in ipotesi anelastiche

Utilizzando la (36), si ha inoltre


v = H

2g
2g
sen
t
L
L

(43)

Si tratta di una oscillazione di ampiezza H e periodo T = 2 L / 2g .


Soluzione numerica del problema di oscillazione in un tubo a U. Nel seguito si
illustra una semplice soluzione numerica del problema utilizzando un metodo di
integrazione di tipo esplicito. E da osservare che la soluzione con un metodo
esplicito, in assenza di dissipazioni di energia, per questo sistema di equazioni,
risulta essere instabile. In presenza di dissipazioni di energia la stabilit pu essere
assicurata scegliendo un passo di integrazione temporale sufficientemente piccolo.
Le equazioni (35) e (36) sono riscritte come segue

vv
dv
g
= 2z + r

dt
L
2g

(44)

dz
=v
dt
Lasse dei tempi diviso in intervalli t tali per cui
t = k t

k = 1, 2, 3, K, n

La generica variabile allistante t, indicata con lapice k. Ad esempio z(t)


indicato con zk. Discretizzando le due derivate che compaiono nelle (46) alle
differenze finite, e con riferimento ad un metodo di integrazione esplicito,si trova
vv
v k +1 v k
g
= 2z + r

t
L
2g

k +1

(45)

z
=vk
t
k

Le precedenti relazioni possono essere riscritte come segue:


v

k +1

vv
g
= v t 2z + r

L
2g

(46)

z k +1 = z k + t v k
Note le condizioni al contorno: per t=k=0 v=0 e z=H, le precedenti relazioni,
utilizzate ricorsivamente, consentono di ricostruire la soluzione z(t) e v(t) per passi
temporali discreti t.
Assumiamo, ad esempio, che sia L=10 m, d=0.1 m, H=0.5 m e che la tubazione
sia caratterizzata da un coefficiente di scabrezza secondo Gaukler-Strickler di 50
m1/3/s.

Moto vario in ipotesi anelastiche

In tal caso, il parametro relativo alle dissipazioni vale r=10.74. Il periodo teorico
delle oscillazioni in assenza di dissipazioni vale T=4.5 s. Si pu quindi
ragionevolmente fissare un passo di integrazione temporale t=0.05 s.
La soluzione numerica e quella teorica in assenza di dissipazioni, espressa dalle
equazioni (42) e (43), sono confrontate in Figura 2.6.

Figura 2.6 Linea continua: soluzione analitica, linea tratteggiata:soluzione numerica con dissipazioni.

Si osserva come la soluzione analitica semplificata (ipotesi di dissipazioni nulle)


preveda correttamente il periodo delloscillazione e, con buona approssimazione,
anche il valore massimo dellampiezza delloscillazione del livello e della velocit. La
soluzione numerica evidenzia leffetto delle dissipazioni che producono
unoscillazione di tipo smorzato.
2.3.2 Pozzi piezometrici

Consideriamo il sistema illustrato in Figura 2.7 che schematizza una comune


derivazione idroelettrica in pressione. Il sistema costituito da un serbatoio di
alimentazione, da una condotta o galleria di derivazione, spesso molto lunga, da un
pozzo piezometrico e da una condotta forzata che adduce alla centrale.

Figura 2.7

Moto vario in ipotesi anelastiche

Per effetto della regolazione dellotturatore, posto al termine della condotta forzata,
legata alle esigenze di produzione della centrale, si creano, in corrispondenza
dellotturatore stesso, delle variazioni di pressione che possono essere anche
sensibilmente elevate (vedi paragrafo 2.4 e capitolo 1). Queste onde di pressione si
propagano rapidamente lungo la condotta forzata e, in assenza del pozzo
piezometrico, andrebbero ad interessare lintera galleria di derivazione, costringendo,
per questultima, a dimensionamenti costosi. Per questo motivo, al termine della
galleria di derivazione viene posto un pozzo piezometrico che di fatto un dispositivo
di protezione della galleria assorbendo gran parte delle sovrapressioni provenienti
dalla condotta forzata.
Le equazioni che governano loscillazione di massa nel pozzo piezometrico sono
ancora quelle per il moto vario unidimensionale in ipotesi anelastiche. Effettuando
lintegrazione spaziale dellequazione del moto tra le sezioni 1 e 3 indicate in Figura
2.7, si ha
1'

E 3 E1 =

1'

1 v
1 v
1 v
ds
ds
ds j ds j ds j ds

g 1 t
g 1' t
g 2 t
1
1'
2

(47)

nella quale lintegrale dei termini di inerzia e dissipativi stato spezzato nei tratti 1-1,
1-2 e 2-3.
Nella precedente relazione sono certamente trascurabili i contributi relativi al tratto
1-1. Con riferimento alla configurazione schematizzata in Figura 2.7, inoltre, si pu
ammettere che la lunghezza del pozzo e le velocit al suo interno siano modeste e
risulti pertanto trascurabile il contributo inerziale lungo il tratto 2-3. Assunto il
riferimento indicato in Figura 2.7 e trascurato il carico cinetico nel pozzo si ha E3=z.
Si pu inoltre assumere che lestensione del serbatoio sia notevole e risultino
pertanto trascurabili le variazioni di quota della sua superficie. Si assume cio E1=0.
In queste ipotesi, lequazione (47) pu essere riscritta come segue
z=

L dv
jL E 23
g dt

(48)

in cui v la velocit in galleria e E2-3 indica il complesso di perdite di energia che si


realizzano nel pozzo. Nella pratica, tali perdite non sono trascurabili e vengo spesso
appositamente create per smorzare rapidamente le oscillazioni di massa.
Allequazione (48), nelle variabili z e v, va associata lequazione di continuit che,
nel caso in esame, un equazione di nodo (nodo 2 di Figura 2.7):

v Ag = Qf + v p Ap

(49)

nella quale Ag e Ap sono le aree delle sezioni della galleria e del pozzo
rispettivamente, vp la velocit nel pozzo e Qf e la portata che fluisce attraverso la
condotta forzata. Potendo scrivere vp=dz/dt, e assumendo noto landamento nel
tempo della portata Qf scaricata attraverso la condotta forzata, il sistema composto
dalle equazioni (48) e (49), con le necessarie condizioni al contorno, pu essere
risolto. A tale proposito, si vedr pi avanti un esempio di soluzione numerica del
problema.
Per ottenere una semplice soluzione analitica di questo problema assumiamo di
trascurare tutte le dissipazioni di energia. Dalla (49) si ha

Moto vario in ipotesi anelastiche

v=

Ap dz
1
+
Qf
Ag dt Ag

(50)

Sostituita la (50) nella (48), questultima diventa

z=

L Ap d 2 z
L dQf

2
g Ag dt
g Ag dt

(51)

Ancora per semplicit ammettiamo che la manovra allotturatore che innesca


loscillazione di massa sia una variazione istantanea della portata Qf che si realizzi
allistante t=0, dalle condizioni precedenti Qf=v0Ag (v0 la velocit in galleria
allistante t=0) a quelle valide per t>0: Qf=Qf0. Con questa semplificazione, per t>0
risulta dQf/dt=0 e lequazione (51) pu essere ulteriormente semplificata.
Posto
g Ag

(52)

L Ap

Lequazione differenziale (51), a coefficienti costanti, presenta la soluzione


generale

z = A sen(t ) + B cos(t )

(53)

in cui le costanti A e B vanno determinate utilizzando le condizioni al contorno.


Allistante t=0, il livello nel pozzo quello indisturbato z=0. Dalla (53) si ha dunque

0 = A sen(0) + B cos(0) = B

(54)

Ancora per t=0 vale, ovviamente lequazione di continuit (50).


v0 =

Ap dz
Ag dt

+
t =0

Qf 0
Ag

(55)

Derivando la (53) e sostituendo tale derivata nella (55) si trova A=(Q0-Qf0)/Ap, in


cui Q0=v0.Ag la portata fluente in galleria allistante t=0. La soluzione, pertanto
z=

Q0 Q f 0
sen(t )
Ap

(56)

Il coefficiente A risulta quindi essere lampiezza delle oscillazioni di livello nel


pozzo piezometrico e dipende dalle caratteristiche geometriche del sistema e dalla
variazione di portata Q0-Qf0 che si determina attraverso la condotta forzata.
E possibile in questo modo verificare che il livello massimo che si raggiunge nel
pozzo sia contenuto allinterno della vasca e che il livello minimo non determini lo
scoprimento della base del pozzo causando fastidiosi ingressi daria nel sistema.
Nella pratica, le verifiche sono pi severe ipotizzando particolari successioni di
manovre di apertura e chiusura dellotturatore tali da produrre valori estremi per i
livelli, pi penalizzanti rispetto a quelli che si hanno con una manovra singola.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Utilizzando lequazione di continuit (50) possibile infine valutare la legge con


cui varia nel tempo la velocit (e quindi la portata) nella galleria di derivazione. Si
trova
v=

Q
Q0 Qf 0
cos(t ) + f 0
Ag
Ag

(57)

Soluzione numerica del problema di oscillazione in un pozzo piezometrico. Nel


seguito si illustra una semplice soluzione numerica del problema utilizzando un
metodo di integrazione di tipo esplicito. E da osservare, come per i casi precedenti,
che la soluzione con un metodo esplicito, in assenza di dissipazioni di energia risulta
essere instabile. In presenza di dissipazioni di energia la stabilit pu essere
assicurata scegliendo un passo di integrazione temporale sufficientemente piccolo.
Le equazioni (48) e (50) sono riscritte come segue

dv
g
= (z + j L + E 23 )
dt
L

(58)

dz v Ag Qf
=

dt
Ap
Ap

(59)

Lasse dei tempi diviso in intervalli t tali per cui

t = k t

k = 1, 2, 3, K, n

La generica variabile allistante t, indicata con lapice k. Ad esempio z(t)


indicato con zk. Discretizzando le due derivate che compaiono nelle equazioni (58) e
(59) alle differenze finite, e con riferimento ad un metodo di integrazione esplicito,si
trova:
v k +1 v k
g
k
= [z + j L + E 23 ]
t
L
k
k
z k +1 z k v Ag Qf
=
t
Ap

(60)

le quali possono essere esplicitate rispetto a vk+1 e zk+1.


Il sistema completato dalle condizioni iniziali e al contorno per il particolare
problema che si vuole studiare.
Consideriamo ad esempio (Figura 2.7) una galleria di derivazione a sezione
circolare di diametro d=4.0 m e lunga L=2500 m. Assumiamo, come riferimento per le
quote, il livello nel serbatoio di alimentazione. Ipotizziamo inoltre, per semplicit, che
le dissipazioni di energia lungo la galleria di derivazione possano essere calcolate
mediante la formula di Darcy-Weisbach nella quale la funzione di resistenza assuma
un valore costante e pari a f=0.02, mentre le dissipazioni alla base del pozzo
piezometrico siano espresse dalla relazione E 23 = k 0 Q p Q p con k0=0.01 s2/m5,

Moto vario in ipotesi anelastiche

essendo Qp=vpAp la portata che entra nel pozzo e Ap=45 m2 larea di una generica
sezione orizzontale del pozzo.
Consideriamo dapprima il caso in cui a partire da Qf=0, si operi una manovra di
apertura istantanea a seguito della quale risulti Qf=10 m3/s costante per t>0. In tal
caso le condizioni iniziali sono rappresentate da: z=0, v=vp=0.
La soluzione, ottenuta utilizzando un passo di integrazione temporale t=1.0s
illustrata in Figura 2.8. Nella stessa figura, per confronto, riportata la soluzione
analitica ricavata in precedenza ed espressa dallequazione (56) nella quale si pone
Q0=0 e Qf0=10 m3/s.
Si osservi, in Figura 2.8, che in condizioni di regime si ha: z=-0.40 m (z=-JL), vp=0
e, ovviamente, Q=10.0 m3/s.

Figura 2.8 Manovra di apertura: andamento nel tempo del livello nel pozzo piezometrico
(considerando e trascurando la dissipazione localizzata alla base del pozzo) e confronto
con la soluzione analitica.

A partire da queste condizioni di moto stazionario (condizioni iniziali) stata


simulata una manovra di chiusura. In questo caso le condizioni al contorno,
rappresentate dallandamento nel tempo delle portate verso la condotta forzata, sono
descritte dalle seguenti relazioni: Qf=10.0 m3/s per t=0 e Qf=0 per t>0.
I risultati del calcolo effettuato utilizzando un passo di integrazione temporale
t=1.0s sono illustrati in Figura 2.9. Nella stessa figura, per confronto, riportata la
soluzione analitica ricavata in precedenza ed espressa dallequazione (56) nella
quale si pone Q0=10 e Qf0=0 m3/s.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.9 Manovra di chiusura: andamento nel tempo del livello nel pozzo piezometrico
(considerando e trascurando la dissipazione localizzata alla base del pozzo) e confronto
con la soluzione analitica. I simboli sono gli stessi della precedente Figura 2.8.

Si osserva che lampiezza delle oscillazioni si riduce molto pi lentamente rispetto


al caso precedente. Ci dovuto al fatto che le portate lungo la galleria di
derivazione oscillano attorno ad un valore nullo e pertanto gli effetti dissipativi sono
sensibilmente inferiori. E da osservare inoltre che le oscillazioni, dopo una prima
riduzione, sembrano mantenere unampiezza costante nel tempo. Tale
comportamento da attribuirsi alla natura intrinsecamente instabile del metodo per
cui la riduzione di ampiezza prodotta dalle (deboli) dissipazioni di energia bilanciata
dalla tendenza allamplificazione delle oscillazioni a causa dellinstabilit del metodo.
Le precedenti valutazioni sono state effettuate riducendo il passo di integrazione
temporale a t=0.2 s. Per i due casi (manovra di apertura e manovra di chiusura) i
confronti sono illustrati in Figura 2.10 e in Figura 2.11, rispettivamente. Per entrambe
le situazioni stata considerata la dissipazione localizzata alla base del pozzo
piezometrico. Modeste sono le differenze riscontrabili per il caso di manovra di
apertura, mentre nel caso di chiusura si osserva che lampiezza delle oscillazioni si
riduce sensibilmente prima che, per il meccanismo numerico prima evidenziato, si
stabilisca una condizione di moto periodico non smorzato.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.10 Manovra di apertura: confronto dei livelli nel pozzo piezometrico calcolati con due
diversi passi di integrazione temporale.

Figura 2.11 Manovra di chiusura: confronto dei livelli nel pozzo piezometrico calcolati con due
diversi passi di integrazione temporale.

Soluzione analitica con dissipazioni linearizzate. Nel seguito si riporta una


semplice soluzione analitica del problema ottenuta linearizzando opportunamente le
dissipazioni di energia lungo la galleria e trascurando quelle alla base del pozzo.
Immaginiamo di linearizzare le dissipazioni di energia introducendo una velocit
caratteristica vM e ponendo

j=

f vv
f

d 2g
d

v Mv
2g

(61)

In tal caso lequazione dinamica (48), nella quale si trascura il termine E2-3 che
indica il complesso di perdite di energia che si realizzano nel pozzo, si scrive

Moto vario in ipotesi anelastiche

z=

L Ap d 2 z
L Ap d 2 z fL v M v
jL

g Ag dt 2
g Ag dt 2 d 2g

(62)

Potendo esprimere la velocit in galleria ancora mediante la (50), si avr


L Ap d 2 z fL v M
z=

g Ag dt 2 d 2g

Ap dz Qf

+
A dt A
g
g

(63)

ovvero
f v Qf
d 2 z f v M dz gAg
z= M
+
+
2
2 d dt LAp
2 d Ap
dt

(64)

Posto

g Ag
L Ap

f vM
4d

E =

f v M Qf
2 d 2 A p

(65)

lequazioni del moto diventa

d 2z
dz
+ 2
+ 2 z = E 2
2
dt
dt

(66)

Consideriamo il polinomio caratteristico dellomogenea associata

2 + 2 + 2 = 0

(67)

le cui soluzioni sono

1,2 = 2 2

(68)

La soluzione dellomogenea associata sar pertanto

z = A e 1t + B e 2t

(69)

A questa sommiamo un integrale particolare della (66) ottenendo cos la soluzione


completa che sar

z = A e 1t + B e 2t E

(70)

nella quale, in generale, i coefficienti A e B che dovranno essere determinati


imponendo le condizioni al contorno, come pure gli esponenti 1 e 2, sono numeri
complessi.
Consideriamo dapprima il caso in cui sia > e le radici 1 e 2 siano pertanto
reali.
Allistante t=0, il livello nel pozzo, z0, quello relativo al moto stazionario
precedente listante in cui viene effettuata una manovra. Dalla (70) si ha dunque

z 0 = A + B E

(71)

Moto vario in ipotesi anelastiche

Ancora per t=0 vale, ovviamente la condizione al contorno (55) discendente


dallequazione di continuit. Essendo

dz
= 1 A e 1t + 2 B e 2t
dt

(72)

si avr

v0 =

Ap
Ag

(1A + 2 B ) + Qf 0

(73)

Ag

Risolvendo il sistema lineare costituito dalle due equazioni (71) e (73), si trova

A=

1
1 2

B=

Q0 Qf 0

2 ( z0 + E )
A

1
1 2

Q0 Q f 0

1 ( z0 + E )
A

(74)

(75)

Utilizzando lequazione (50) possiamo inoltre determinare landamento nel tempo


delle velocit in galleria che risulta espresso dalla seguente relazione

v=

Ap
Ag

( A e
1

1t

+ 2 B e 2 t +

Qf
Ag

(76)

Consideriamo ora il caso in cui sia < e le radici 1 e 2 siano pertanto


complesse. Posto

D = 2 2

(77)

si avr

= i 2 2 = i D

(78)

e la soluzione completa, comprensiva dellintegrale particolare, risulta

z = e t A e iDt + B e iD t E

(79)

La precedente relazione, nella quale i coefficienti A e B sono complessi (in


particolare sono complessi coniugati) pu essere scritta nella seguente forma1
1

Ricordando che

e i = cos( ) + i sen( )
si ha:

z = e t [A (cos( D t ) + i sen( D t )) + B (cos( D t ) + i sen( D t ))] E


z = e t [A (cos( D t ) i sen( D t )) + B (cos( D t ) + i sen( D t ))] E
z = e t [( A + B ) cos( D t ) i ( A B )sen( D t )] E

Posto: C1=-i(A-B) e C2=A+B si trova, infine

z = e t [C1sen( D t ) + C 2 cos( D t )] E

Moto vario in ipotesi anelastiche

z = e t [C1sen( D t ) + C 2 cos( D t )] E

(80)

Allistante t=0, il livello nel pozzo, z0, quello relativo al moto stazionario
precedente listante in cui viene effettuata una manovra. Dalla (80) si ha dunque

z0 = C 2 E

(81)

Ancora per t=0 vale, ovviamente la condizione al contorno (55) discendente


dallequazione di continuit. Essendo

dz
= e t [C 2 cos( D t ) + C1sen( D t )] D e t [C 2 sen( D t ) C1 cos( D t )]
dt

(82)

si avr
Q0 Qf 0 = A p

dz
dt

= Ap ( DC1 C 2 )

(83)

t =0

Risolvendo il sistema lineare costituito dalle due equazioni (81) e (83), si trova

C1 =

Q0 Qf 0 ( z0 + E )
+
D Ap
D

(84)

C 2 = z0 + E

(85)

e quindi

Q Qf 0 ( z 0 + E )
sen( D t ) E
z = e t ( z 0 + E ) cos( D t ) + 0
+
A

D p

(86)

Conviene riscrivere la precedente equazione (86) come segue

Q0 Qf 0

z = E + ( z0 + E ) e t cos( D t ) +
+
A ( z + E )
D
D p 0

sen( D t )

(87)

nella quale evidente che per t0, zz0 (condizione di moto stazionario iniziale) e
per t, z-E, corrispondente alla nuova condizione di moto stazionario.
Utilizzando lequazione (50) possiamo inoltre determinare landamento nel tempo
delle velocit in galleria che, con qualche passaggio, risulta espresso dalla seguente
relazione
v=

D ( z 0 + E )A p
Qf 0 Q0 Qf 0 t
2

e cos( D t )
(1 + 2 ) +
+
Ag
Ag
Q
Q

f0
D
0
D

sen( D t )

(88)

nella quale ancora evidente che per t0, vQ0/Ag (condizione di moto stazionario
iniziale) e per t, vQf0/Ag, corrispondente alla nuova condizione di moto
stazionario.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Per quanto riguarda la stima della velocit caratteristica vM non possibile stabilire
un criterio che consenta di individuare per questo parametro un valore compatibile al
tempo stesso con le condizioni di regime iniziale e finale e con le dissipazioni che si
determinano durante il processo di moto vario.
Per considerare correttamente il primo aspetto, per manovre di completa chiusura
o completa apertura conviene assumere per vM la velocit che si stabilisce nella
galleria di derivazione rispettivamente allistante iniziale (vM=Q0/Ag) ovvero a regime
(vM=Qf0/Ag).
Per ottenere una stima verosimile della rapidit con cui le oscillazioni si smorzano
nel tempo conviene assegnare a vM il valore massimo della velocit in galleria
dedotto, ad esempio, dalla soluzione in assenza di dissipazioni fornita dallequazione
(57).
ESEMPI
Manovre multiple. Nel seguito si illustra brevemente il comportamento del sistema
quando ad una prima manovra (effettuata a partire da una condizione di moto
stazionario) ne segue una seconda a breve distanza temporale. Per semplicit, nella
discussione far riferimento al caso di dissipazioni di energia trascurabili.
A partire da una condizione stazionaria, in un istante generico t0, il livello nel
pozzo piezometrico e la velocit in galleria sono quelli forniti dalle equazioni (56) e
(57), rispettivamente, ovvero

z(t 0 ) =

Q0 Q f 0
sen(t 0 )
Ap

(89)

v (t 0 ) =

Q0 Qf 0
Q
cos(t 0 ) + f 0
Ag
Ag

(90)

Consideriamo ora la soluzione generale del problema in assenza di dissipazioni,


prima dellimposizione delle condizioni al contorno, fornita dalla (53).
Imponiamo le nuove condizioni al contorno: per t=t0, z=z(t0) e, sempre per t=t0,
Qf=Qf1.
Dalle (53) e (89) si avr

z(t 0 ) = A sen(t 0 ) + B cos(t 0 ) =

Q0 Qf 0
sen(t 0 )
Ap

(91)

Mentre dalle (50) e (90) si avr

v (t 0 ) =

Ap dz
Ap
Q
Q
+ f1 =
[A cos(t 0 ) B sen(t 0 )] + f 1 =
Ag dt t =t0 Ag
Ag
Ag
Q Qf 0
Q
= 0
cos(t 0 ) + f 0
Ag
Ag

(92)

Dalla soluzione del sistema lineare composto dalle equazioni (91) e (92) si
determinano i coefficienti A e B. Sostituite, quindi, le espressioni per questi
coefficienti nella soluzione generale (53) si ottiene

Moto vario in ipotesi anelastiche

Q Qf 0 Qf 1 Qf 0

Q Qf 0

cos(t 0 ) sen(t ) + f 1
sen(t 0 ) cos(t )

z= 0
Ap
Ap

Ap

(93)

valida, evidentemente, per t>t0.


Consideriamo, ad esempio, una manovra iniziale di chiusura (Qf0=0) e una
successiva manovra di apertura effettuata quando il livello nel pozzo ha raggiunto il
suo valore minimo. Dalla (56), questo istante corrisponde a t=t0=0.75T. Sostituite
queste condizione nella (93), si avr

Q
Q
z = 0 sen(t ) + f 1
Ap
Ap

cos(t )

(94)

Immaginando che a seguito dellapertura, la portata verso la condotta forzata, Qf1,


corrisponda alla portata verso la condotta forzata che si aveva antecedentemente la
prima manovra di chiusura, cio la portata Q0 fluente in galleria, si avr

z=

Q0
[sen(t ) cos(t )]
Ap

(95)

la quale pu essere riscritta nella forma

z= 2

Q0
sen(t / 4)
Ap

(96)

La precedente relazione mostra che, a partire dallistante t=t0 in cui si effettua la


seconda manovra, loscillazione resta caratterizzata da unampiezza incrementata
del fattore 2 .
La situazione pi gravosa si verifica quando la manovra di chiusura avviene
allistante t0 corrispondente al momento in cui il livello nel pozzo, nella sua discesa,
raggiunge il valore z=0 e la portata in galleria, che sta andando verso il serbatoio,
raggiunge il suo valore massimo. Questo istante corrisponde a t=t0=0.5T. Sostituite
queste condizione nella (93), si avr

Q
z = 0 + f 1 sen(t )
Ap
Ap

(97)

Assunto, come in precedenza, Qf1=Q0, si avr

z=2

Q0
sen(t )
Ap

(98)

la quale mostra che, a partire dallistante t=t0 in cui si effettua la seconda manovra,
loscillazione resta caratterizzata da unampiezza doppia rispetto a quella precedente
listante t0.
ESEMPI

Moto vario in ipotesi anelastiche

2.3.3 Casse daria

Un dispositivo di protezione analogo a quello visto nel paragrafo precedente


necessario inserire in un impianto di sollevamento immediatamente a valle delle
pompe. Un pozzo piezometrico potrebbe assolvere il compito di protezione della
condotta di mandata dai fenomeni di colpo dariete innescati dallattacco e dallo
stacco delle pompe, ma per la sua collocazione (immediatamente a valle delle
pompe) dovrebbe essere caratterizzato da dimensioni verticali spesso eccessive
(vedi Figura 2.12), superiori al dislivello geodetico tra serbatoio di recapito e vasca di
alimentazione. Per tale motivo il pozzo piezometrico normalmente sostituito da un
piccolo serbatoio in pressione, detto cassa daria, che sfrutta la comprimibilit
dellaria per assorbire le rapide variazioni dinamiche imposte dallattacco o
dallarresto della pompa.
Consideriamo il sistema illustrato in Figura 2.12 che schematizza un impianto di
sollevamento. Il sistema costituito da un serbatoio di alimentazione A, da una breve
condotta di aspirazione, da una pompa, da una cassa daria posta immediatamente a
valle della pompa e da una lunga condotta di mandata fino al serbatoio di recapito B.

Figura 2.12

Per effetto della regolazione della pompa si innesca un fenomeno di oscillazione di


massa che interessa la cassa daria, la condotta di mandata e il serbatoio di recapito.
Il problema del tutto analogo a quello delloscillazione di massa in un pozzo
piezometrico illustrato nel paragrafo precedente.
Le equazioni che governano loscillazione di massa nella cassa daria sono ancora
quelle per il moto vario unidimensionale in ipotesi anelastiche. Effettuando
lintegrazione spaziale dellequazione del moto tra le sezioni 1 e 2 indicate in Figura
2.12 e trascurando i termini di inerzia e quelli dissipativi nella cassa e nel serbatoio,
si ha

E 2 E1 =

L dv
jL
g dt

(99)

nella quale L, v e j rappresentano la lunghezza, la velocit e la dissipazione di


energia per unit di lunghezza relativi alla condotta di mandata.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Assunto il riferimento indicato in Figura 2.12 e trascurato il carico cinetico nella


cassa si ha E1=z+p/, essendo p la pressione dellaria nella cassa. Si pu inoltre
assumere che lestensione del serbatoio di recapito sia notevole e siano pertanto
trascurabili le variazioni di quota della sua superficie. Si pu assumere cio E2=h0. In
queste ipotesi, lequazione (99) pu essere riscritta come segue

h0 ( z +

)=

L dv
jL
g dt

(100)

Allequazione (100), nelle variabili z, v e p, va innanzitutto associata lequazione di


continuit che, nel caso in esame, un equazione di nodo:

Q p = v A + v c Ac

(101)

nella quale A e Ac sono le aree delle sezioni della condotta di mandata e della cassa
daria rispettivamente, vc la velocit nella cassa daria e Qp e la portata pompata.
Potendo scrivere vc=dz/dt, la precedente relazione diventa:

Qp = v A +

dz
Ac
dt

(102)

A queste due relazioni ne va associata necessariamente una terza che contenga


almeno una delle variabili del problema. Lequazione che possiamo associare
quella che descrive la trasformazione termodinamica subita dallaria contenuta nella
cassa. Tale trasformazione sar in generale una politropica del tipo:

p0* U 0k = p * U k

(103)

Nella quale p* e U sono la pressione assoluta e il volume dellaria nella cassa ad


un generico istante, p0* e U0 sono le stesse quantit allistante iniziale e k
lesponente della politropica che per laria varia tra k=1 (trasformazione isoterma) e
k=1.4 (trasformazione adiabatica. Indicata con zM la quota del cielo della cassa, la
precedente relazione pu essere scritta come segue

( p0 + patm ) Ac ( zM z0 ) k = ( p + patm ) Ac ( zM z ) k

(104)

ovvero
( p0 + patm ) ( zM z0 ) k = ( p + patm ) ( zM z ) k

(105)

in cui patm la pressione atmosferica (patm=101.33 kPa) e z0=0 il livello iniziale


dellacqua nella cassa.
Assumendo noto landamento nel tempo della portata Qp, il sistema composto
dalle equazioni (100), (102) e (105) pu essere risolto per fornire, in particolare,
landamento nel tempo dei livelli e delle pressioni nella cassa daria. A tale proposito,
si vedr pi avanti un esempio di soluzione numerica del problema.
Per ottenere una semplice soluzione analitica di questo problema assumiamo
innanzitutto di trascurare le dissipazioni di energia. Dalla (102) si ha

Moto vario in ipotesi anelastiche

v=

Qp
A

Ac dz
A dt

(106)

Sostituita la (106) nella (100), questultima diventa


p

h0 ( z +

)=

L Ac d 2 z
L dQ p

2
g A dt
g A dt

(107)

Ancora per semplicit ammettiamo che la manovra alla pompa che innesca
loscillazione di massa sia una variazione istantanea della portata Qp che si realizzi
allistante t=0, dalle condizioni precedenti Qp=v0A (v0 la velocit nella condotta di
mandata allistante t=0) a quelle valide per t>0, Qp=Qp0. Con questa semplificazione,
per t>0 risulta dQp/dt=0 e lequazione (107) pu essere ulteriormente semplificata.
Una seconda, fastidiosa, non linearit presente nellequazione (105). A tale
proposito va osservato che le oscillazioni di livello nella cassa daria sono
relativamente contenute essendo legate alla comprimibilit dellaria. Possiamo quindi
pensare di linearizzare la suddetta equazione mediante uno sviluppo in serie di
Taylor in un intorno di z=z0=0. Lespressione per la pressione p, esplicitata
dallequazione (105) si scrive:

p = ( p0 + patm ) ( zM z0 ) k

1
patm
( zM z ) k

(108)

Lo sviluppo in serie di Taylor, arrestato al termine del primo ordine si scrive:


p p z =0 +

p
z

(109)

z =0

Sostituita lespressione per p fornita dallequazione (108) nella (109), con qualche
passaggio si ottiene:
p p0 +

k ( p0 + patm )
z
zM

(110)

Sostituita infine questultima relazione nellequazione (107), si ha:

k ( p0 + patm )
L Ac d 2 z
h0 ( z +
z) =
+
g A dt 2

zM
p0

(111)

La precedente unequazione differenziale lineare del secondo ordine, a


coefficienti costanti, che pu essere facilmente risolta.
Si osservi innanzitutto che z0+p0/=p0/=h0. La relazione precedente riscritta
come segue:
k ( p0 + patm ) g A
d 2z
+ (1 +
)
z=0
2
L Ac
zM
dt

(112)

Posto

= (1 +

k ( p0 + patm ) g A
)
zM
L Ac

(113)

Moto vario in ipotesi anelastiche

lequazione differenziale (112), analoga a quella vista per i pozzi piezometrici,


presenta la soluzione generale
z = C1 sen(t ) + C 2 cos(t )

(114)

in cui le costanti C1 e C2 vanno determinate utilizzando le condizioni al contorno.


Allistante t=0, il livello nella cassa daria z=0. Dalla (114) si ha dunque
0 = C1 sen(0) + C 2 cos( 0) = C 2

(115)

Ancora per t=0 vale, ovviamente, lequazione di continuit (106).

v0 =

Qp0
A

Ac dz
A dt

(116)
t =0

Derivando la (114) e sostituendo tale derivata nella (116) si trova C1=(Qp0-Q0)/Ac,


in cui Q0=v0.A la portata fluente lungo la condotta di mandata allistante t=0. La
soluzione, pertanto

z=

Q p 0 Q0

Ac

sen(t )

(117)

Il coefficiente C1 risulta quindi essere lampiezza delle oscillazioni di livello nella


cassa daria. Sostituendo questa espressione per z(t) nellequazione di continuit
possibile determinare landamento nel tempo della velocit o della portata lungo la
condotta di mandata, mentre dallequazione (108) si ottiene landamento nel tempo
delle pressioni. In alternativa, la pressione potrebbe essere calcolata, istante per
istante, sostituendo lespressione per z(t) nellequazione linearizzata (110).
Nellesempio che segue sono analizzate entrambe queste possibilit.
Soluzione numerica del problema di oscillazione in una cassa daria. Nel
seguito si illustra una semplice soluzione numerica del problema utilizzando un
metodo di integrazione di tipo esplicito. E da osservare, come per i casi precedenti,
che la soluzione con un metodo esplicito, in assenza di dissipazioni di energia, per
questo sistema di equazioni, risulta essere instabile. In presenza di dissipazioni di
energia la stabilit pu essere assicurata scegliendo un passo di integrazione
temporale sufficientemente piccolo.
Le equazioni (100), (102) e (105) sono riscritte come segue

dv g
p
= z + h0 jL

dt L

(118)

dz Q p v A
=
dt
Ac

(119)

p = ( p0 + patm ) ( zM z0 ) k

]( z

1
patm
z)k

Lasse dei tempi diviso in intervalli t tali per cui

(120)

Moto vario in ipotesi anelastiche

t = k t

k = 1, 2, 3, K, n

La generica variabile allistante t, indicata con lapice k. Ad esempio z(t)


indicato con zk. Discretizzando le due derivate che compaiono nelle equazioni (118)
e (119) alle differenze finite, e con riferimento ad un metodo di integrazione
esplicito,si trova:

v k +1 v k g
p
= z + h0 jL
t

(121)

Q v A
z
=
t
Ac

k +1

k
p

Le precedenti relazioni possono essere riscritte come segue:

k +1

g t
p
z + h0 jL
=v +

z k +1 = z k +

Q v A
k
p

(122)

Ac

Ad ogni passo temporale, poi, mediante lequazione (120) si calcola il


corrispondente valore per la pressione p.
Il sistema completato dalle condizioni iniziali e al contorno per il particolare
problema che si vuole studiare.
Consideriamo ad esempio (Figura 2.12) una condotta con le seguenti
caratteristiche: L=1000 m e d=0.2 m. Assumiamo, come riferimento per le quote il
livello nella cassa daria ad impianto fermo come indicato in Figura 2.12. Ipotizziamo
inoltre, per semplicit, che le dissipazioni di energia possano essere calcolate
mediante la formula di Darcy-Weisbach nella quale la funzione di resistenza assuma
un valore costante e pari a f=0.02. Le caratteristiche della cassa daria siano Ac=0.5
m2 e zM=1.0 m. Sia, infine, h0=40.0 m.
Nel caso di attacco di una pompa, le condizioni iniziali sono rappresentate da: z=0,
v=0 e p=h0=392.4 kPa. Le condizioni al contorno sono rappresentate
dallandamento nel tempo delle portate pompate. Si pu, ad esempio assumere:
Qp=0 per t=0 e Qp=0.05 m3/s per t>0.
La soluzione, ottenuta utilizzando un passo di integrazione temporale t=0.02 s
illustrata in Figura 2.13. Nella stessa figura, per confronto, riportata la soluzione
analitica ricavata in precedenza.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.13 Andamento nel tempo del livello z e dellaltezza di pressione p/ nella cassa daria e
della portata Q lungo la condotta di mandata nel caso di attacco della pompa. La
soluzione 1 usa lequazione (110) per la pressione mentre la soluzione 2 usa lequazione
(108).

Moto vario in ipotesi anelastiche

Nella successiva Figura 2.14 illustrata la soluzione dello stesso problema


nellipotesi di ridurre praticamente a zero le dissipazioni di energia (si assume
f=0.0002). In questo caso la soluzione numerica si avvicina sensibilmente a quella
analitica. Le differenze che permangono sono da attribuire alla linearizzazione
dellequazione termodinamica necessaria per poter ottenere una soluzione analitica
del problema.
Si osservi, in Figura 2.13, che in condizioni di regime si ha: z=0.149 m, p=517.59k
Pa (p/=52.76 m) e, ovviamente, Q=0.05 m3/s.
A partire da queste condizioni di moto stazionario stato simulato lo stacco della
pompa. In questo caso le condizioni al contorno, rappresentate dallandamento nel
tempo delle portate pompate, sono descritte dalle seguenti relazioni: Qp=0.05 m3/s
per t=0 e Qp=0 per t>0.
I risultati della simulazione numerica, ottenuti utilizzando un passo di integrazione
temporale t=0.02s sono illustrati in Figura 2.15. Anche in questo caso, nella stessa
figura riportata per confronto la soluzione analitica precedentemente ricavata.

Figura 2.14 Andamento nel tempo del livello z e dellaltezza di pressione p/ nella cassa daria e
della portata Q lungo la condotta di mandata e confronto con la soluzione teorica. I
risultati sono stati ottenuti riducendo il coefficiente di resistenza al valore f=0.0002. I
simboli sono gli stessi della precedente Figura 2.13.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.15 Andamento nel tempo del livello z e dellaltezza di pressione p/ nella cassa daria e
della portata Q lungo la condotta di mandata nel caso di stacco della pompa. La
soluzione 1 usa lequazione (110) per la pressione mentre la soluzione 2 usa
lequazione (108).

Moto vario in ipotesi anelastiche

2.3.4 Oscillazioni forzate

Ci sono situazioni in cui loscillazione non indotta da una qualche manovra, pi o


meno rapida, di un organo di regolazione come negli esempi visti nei paragrafi
precedenti, ma forzata da una variazione continua, spesso periodica o quasi
periodica, di una condizione al contorno.
Anche in situazioni di questo tipo la soluzione numerica del problema non lineare
di gran lunga pi efficace quando si debbano fare precise valutazioni quantitative.
Per inquadrare il problema e studiarne le caratteristiche pi rilevanti comunque
utile procedere, in prima approssimazione, attraverso la soluzione analitica delle
equazioni che governano il fenomeno, in qualche modo linea rizzate.
Consideriamo lesempio illustrato in Figura 2.16 nel quale il sistema costituito da
una condotta che collega un pozzetto ad un bacino. Assumiamo che nel bacino il
livello oscilli (periodicamente) nel tempo seguendo la legge h=a.sen(t) che descrive
unoscillazione attorno al livello medio nel bacino, assunto come riferimento, di
ampiezza a e pulsazione e la risposta del sistema a questa forzante.

Figura 2.16

Le equazioni che governano loscillazione forzata sono ancora quelle per il moto
vario unidimensionale in ipotesi anelastiche. Possiamo integrare nello spazio
lequazione del moto tra le sezioni 1 e 2 indicate in Figura 2.16 e, mantenendo i
contributi dei termini dissipativi e delle accelerazioni temporali relativi alla sola
condotta, si trova
2'

E 2 E1 =

2'

1 v
ds j ds
g 1' t
1'

(123)

Assunto il riferimento indicato in Figura 2.16 e trascurato il carico cinetico nel


pozzetto si ha E2=z e E1=h=a.sen(t). Pertanto lequazione (47) pu essere riscritta
come segue

z a sen(t ) =

L dv
jL
g dt

(124)

in cui v la velocit nella condotta. Allequazione (48), nelle variabili z e v, va


associata lequazione di continuit che, come per il caso del pozzo piezometrico,
un equazione di nodo (nodo 2 di Figura 2.16):

Moto vario in ipotesi anelastiche

v A = v p

(125)

nella quale A e sono le aree delle sezioni della condotta e del pozzetto
rispettivamente, vp la velocit nel pozzetto che si pu esprimere in funzione del
livello z essendo vp=dz/dt. Il sistema composto dalle equazioni (48) e (49), con le
necessarie condizioni al contorno, pu essere agevolmente risolto numericamente.
Soluzioni analitiche si possono ottenere introducendo alcune ulteriori semplificazioni.
Consideriamo dapprima il caso in cui si trascurino le dissipazioni di energia.
Combinando le equazioni (48) e (49) e con la usuale posizione
gA
2 =
L
si trova

d 2z
(126)
+ 2 z = 2 a sent
dt 2
La soluzione generale dellomogenea associata allequazione completa (126)
quella gi vista nei precedenti problemi di oscillazione di massa. A questa soluzione
va aggiunto lintegrale particolare zp1
a 2
zp = 2
sen ( t )
(127)
2
per ottenere, nel complesso
a 2
z = C1 sen ( t ) + C 2 cos ( t ) + 2
sen ( t )
(128)
2
Le costanti di integrazione C1 e C2 si determinano utilizzando le opportune
condizioni al contorno che dipendono dal particolare problema indagato.
Esempio. Consideriamo il sistema illustrato in Figura 2.16. La condotta lunga 6
m e ha un diametro di 0.2 m cui corrisponde unarea A=0.0314 m2. Il pozzetto
cilindrico di diametro D=0.6 m cui corrisponde una superficie orizzontale =0.283 m2.
Assumiamo inoltre che loscillazione del livello nel bacino sia caratterizzata da
unampiezza a=0.5 m e da un periodo TW=10 s (che potrebbe corrispondere ad un
modo ondoso). Assumiamo, inoltre, che fino allistante t=0 la condotta e il pozzetto
siano isolati dal bacino (possiamo immaginare, ad esempio, che vi sia una
saracinesca chiusa in corrispondenza della sezione 1 di Figura 2.16) e il livello nel
1

Lintegrale particolare si determina a partire da una sua verosimile struttura algebrica. Nel caso in
esame si pu assumere zp=B1 sen(yt)+B2 cos(yt) in cui le costanti B1 e B2 vanno determinate in modo
tale che lespressione per zp verifichi lequazione differenziale completa. Sostituita dunque
questespressione per zp nellequazione (126) si ottiene il cosiddetto residuo R il quale deve risultare
identicamente nullo. Nel caso in esame si trova

R = B1 2 + B1 2 a 2 sen ( t ) + B2 2 + B2 2 cos ( t )

Il residuo identicamente nullo quando sono nulli i coefficienti delle funzioni sen(t) e cos(t).
Imponendo questa condizione si trova

B1 =

a 2
2 2

B2 = 0

Moto vario in ipotesi anelastiche

pozzetto coincida con quello medio nel bacino. Allistante t=0 la saracinesca viene
rapidamente (istantaneamente) aperta realizzando il collegamento dinamico tra
bacino e pozzetto attraverso la condotta.
Nelle ipotesi qui assunte, per la valutazione delle costanti di integrazione C1 e C2
si impongono le seguenti condizioni al contorno

t =0

z = 0

dz v 0 A
dt = = 0

(129)

la seconda delle quali lequazione di continuit (125) esplicitata rispetto a dz/dt e


calcolata per t=0.
Con queste condizioni, si trova
a
C2 = 0
C1 = 2
2
Loscillazione del livello nel pozzetto sar quindi descritta dalla seguente relazione

a 2

z= 2
sen ( t ) sen ( t )
(130)
2

nella quale, con i dati del problema, si ha =2/TW=0.628 s-1 e =0.426 s-1.
Loscillazione del livello nel pozzo, descritta analiticamente dallequazione (130),
illustrata in Figura 2.17.
Si osservi che con le caratteristiche geometriche ipotizzate e la particolare
forzante assunta, le oscillazioni di livello nel pozzetto sono caratterizzate da
unampiezza superiore (praticamente doppia) a quella della forzante. Ci dovuto al
fatto che differenza tra la frequenza della forzante /2 e quella propria del sistema
/2 relativamente piccola e siamo dunque vicini alla condizione di risonanza.
Dallequazione di continuit (125) si determina landamento delle velocit in
condotta che sono quindi espresse dalla seguente relazione (vedi Figura 2.17)
a 2
[ cos ( t ) cos ( t )]
v=
(131)
A 2 2
Consideriamo ora il problema in presenza di dissipazioni di energia. In tal caso il
sistema composto dalle equazioni (124) e (125), unitamente alle condizioni al
contorno, pu essere agevolmente risolto per via numerica, come si vedr pi avanti.
Per ottenere una soluzione analitica necessario linearizzare il termine che descrive
le dissipazioni di energia assumendo che queste siano proporzionali alla velocit in
condotta.
Il modo di procedere del tutto analogo a quello sviluppato nel paragrafo 2.3.2. In
particolare si introduce una velocit caratteristica vM e si pone

j=

f vv
f

d 2g
d

v Mv
2g

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.17

In questo modo lequazione dinamica (124) si scrive


z a sen(t ) =

L d 2 z fL v M dz

A g dt 2 d A 2g dt

ovvero
d 2 z f v M dz gA
gA
+
+
z=a
sen(t )
2
2d dt L
L
dt

Posto

gA
L

f vM
4d

(132)

lequazioni del moto diventa

d 2z
dz
+ 2
+ 2 z = a 2 sen(t )
2
dt
dt

(133)

Moto vario in ipotesi anelastiche

La soluzione dellomogenea associata (zo) gi stata illustrata in dettaglio nel


paragrafo 2.3.2. In particolare, se > risulta
zo = C1 e 1t + C 2 e 2t

con

1,2 = 2 2

(134)

Nel caso in cui sia <, posto

D = 2 2

(135)

si avr

zo = e t [C1sen( D t ) + C 2 cos( D t )]

(136)

Le costanti C1 e C2 che compaiono nelle equazioni (134) e (136) andranno


determinate utilizzando le condizioni al contorno. Alla soluzione generale
rappresentata da queste equazioni si deve poi sommare lintegrale particolare.
Per la valutazione dellintegrale particolare si procede come gi descritto nella
soluzione in assenza di dissipazioni. Si trova
a 2
zp =
( 2 2 ) sen ( t ) 2 cos( t )
(137)
2
2
2 2
(2 ) + ( )
La soluzione completa sar dunque z=zo+zp.

Esempio. Consideriamo lesempio appena illustrato ed assumiamo per le


dissipazioni di energia continue un valore costante per la funzione di resistenza
f=0.02.

Assumiamo, per la velocit caratteristica un valore verosimile, vM=2.0 m/s (si veda
a questo proposito il grafico di Figura 2.17. Con i dati del problema risulta =0.05 s-1.
Essendo <, la soluzione del problema sar del tipo
z = e t [C1sen( D t ) + C 2 cos( D t )] + z p

(138)

in cui zp espresso dalla (137) e D=0.423 s-1, poco inferiore a .


Per determinare le costanti C1 e C2 si utilizzano le stesse condizioni al contorno
viste in precedenza ed espresse dalla (129).
Dopo qualche (laborioso) passaggio si trova
a 2
2 2 2 + 2
C1 =
D (2 ) 2 + ( 2 2 ) 2
(139)
2
C 2 = 2a
(2 ) 2 + ( 2 2 ) 2
Con i dati del problema si trova C1=0.596 m e C2=0.116 m.
Loscillazione del livello nel pozzo, descritta analiticamente dallequazione (130),
illustrata in Figura 2.18.
Dallequazione di continuit (125) si determina quindi landamento delle velocit in
condotta che sono espresse dalla seguente relazione (vedi Figura 2.18)

Moto vario in ipotesi anelastiche

v=

a 2
e t ( 2 2 ) cos( D t ) + ( / D ) ( 2 + 2 ) sen( D t ) +
A (2 ) 2 + ( 2 2 ) 2
( 2 2 ) cos ( t ) + 2 sen( t )

]}

(140)

Figura 2.18

Con riferimento a questa soluzione vi sono alcuni aspetti che opportuno


sottolineare.
Nella soluzione generale che si ottiene sommando lintegrale dellomogenea
associata (136) allintegrale particolare (137) le costanti di integrazione C1 e C2 che
dipendono dalle condizioni iniziali del sistema (condizioni al contorno nel tempo)
interessano soltanto la parte di soluzione espressa dalla (136). Questa parte di
soluzione, inoltre, decade esponenzialmente nel tempo e il sistema quindi tende
verso una condizione di regime che descritta dal solo integrale particolare. Questo
comportamento evidente in Figura 2.18 in cui riportato anche landamento nel
tempo del contributo zp.

Moto vario in ipotesi anelastiche

La rapidit con cui il contributo fornito dallomogenea associata va riducendosi


descritta dal termine M=1/ che rappresenta, pertanto, una misura della memoria del
sistema. In prima approssimazione, e in analogia con quanto visto per il tempo di
avviamento di una condotta, potremmo assumere che la memoria effettiva del
sistema sia circa 3M, ovvero dopo un tempo pari a 3M il sistema non ricorda pi le
condizioni iniziali di partenza.
Nellesempio appena illustrato si ha M=20 s (quindi 3M=60 s) e in effetti, come
immediato osservare in Figura 2.18, dopo circa 60 s, la soluzione completa z(t) e
quella descritta dallintegrale particolare zp(t) risultano praticamente coincidenti.
Questo comportamento, caratteristico delle oscillazioni forzate viene frequente
sfruttato nella soluzione di problemi per i quali difficoltoso fissare le condizioni
iniziali del sistema. In questi casi, stimata la memoria dl sistema, si estende
opportunamente allindietro il periodo di tempo simulato in modo che la soluzione
nella finestra temporale che interessa non sia affetta dalle condizioni iniziali, poste
arbitrariamente.
In molti problemi, inoltre, il transitorio descritto dalla soluzione dellomogenea
associata risulta breve e poco significativo mentre lanalisi del comportamento del
sistema a regime riveste spesso un certo interesse. Queste condizioni si
determinano soprattutto quando il sistema fortemente dissipativo, cio le
dissipazioni di energia prevalgono rispetto agli effetti legati allinerzia temporale.
In condizioni di regime si ha
a 2
z = zp =
( 2 2 ) sen ( t ) 2 cos( t )
2
2
2 2
(2 ) + ( )
che pu essere riscritta come segue
2
a 2

z=
sen( t + ) e
= arctan 2
(141)
2

(2 ) 2 + ( 2 2 ) 2

Se confrontiamo landamento del livello nel pozzetto, espresso dalla (141) con
landamento nel tempo del livello nel bacino si osserva una variazione di ampiezza e
un ritardo di fase che dipendono dalle caratteristiche del sistema e dalla pulsazione
della forzante. E spesso interessante analizzare come varia il rapporto tra le
ampiezze nel pozzetto e nel bacino, e il ritardo di fase , al variare della pulsazione
. Nei problemi dellidraulica, inoltre, risulta di maggiore immediatezza considerare il
ritardo temporale t anzich quello di fase , le due grandezze essendo legate dalla
relazione =-/.
Nel problema in esame si ha dunque
2
2
1

e
=
t = arctan 2
(142)
2

(2 ) 2 + ( 2 2 ) 2

Gli andamenti di questi due parametri al variare della pulsazione (e del rapporto
tra la frequenza della forzante e quella propria del sistema, /) sono illustrati in
Figura 2.19. Con riferimento al rapporto tra lampiezza della forzante e quella delle
oscillazioni nel pozzetto, si osserva unattenuazione (<1) solo per le frequanze
maggiori (>0.6 s-1) mentre per quelle minori lampiezza della risposta z(t) si
amplifica con un valore massimo di superiore a 4 in condizioni prossime a quelle di
risonanza (/1). Per quanto riguarda il ritardo di fase si osserva che anche per

Moto vario in ipotesi anelastiche

valori molto piccoli della pulsazione , ovvero per oscillazioni del livello nel bacino
molto lente, il ritardo che caratterizza le oscillazioni nel pozzetto, pur piccolo, non si
annulla, a causa dellinerzia temporale.

Figura 2.19

Si noti, che qualsiasi sia landamento della grandezza assegnata, si pu pensare


di descrivere questo andamento mediante uno sviluppo in serie di Fourier. Essendo il
problema lineare posso studiare la soluzione relativa ad una singola e generica
armonica e poi sovrapporre gli effetti.
Soluzione numerica del problema di oscillazione forzata. Nel seguito si illustra
una semplice soluzione numerica del problema utilizzando un metodo di integrazione
di tipo esplicito. E da osservare, come per i casi precedenti, che la soluzione con un
metodo esplicito, in assenza di dissipazioni di energia, risulta essere instabile mentre
in presenza di dissipazioni di energia la stabilit pu essere assicurata scegliendo un
passo di integrazione temporale sufficientemente piccolo.
Procediamo come gi visto negli altri esempi presentati in questo capitolo.
Dividiamo lasse dei tempi in intervalli t tali per cui

t = k t

k = 1, 2, 3, K, n

ed indichiamo con lapice k la generica variabile allistante t.


Discretizzando le due derivate temporali che compaiono nelle equazioni (124) e
(125) alle differenze finite, e con riferimento ad un metodo di integrazione esplicito,si
trova:

Moto vario in ipotesi anelastiche

v k +1 v k
g f L v v
=
+ z a sen(t )
L d 2g
t

z k +1 z k A k
= v
t

Le precedenti relazioni possono essere riscritte come segue:


v

k +1

g f L v v
= v t
+ z a sen(t )
L d 2g

z k +1 = z k + t

(143)

A k
v

Il sistema completato dalle condizioni iniziali e al contorno per il particolare


problema che si vuole studiare.

Figura 2.20

Moto vario in ipotesi anelastiche

Con riferimento ai dati dellesempio illustrato in questo paragrafo, la Figura 2.20


mostra il confronto tra la soluzione numerica, ottenuta con un passo di integrazione
temporale t=0.05 s e quella analitica delle equazioni linearizzate assumendo una
velocit caratteristica vM=2 m/s. Si osserva un ottimo accordo tra le due soluzioni ed
facile verificare che tale accordo poco influenzato dal valore assunto dalla
velocit vM a patto che questa si mantenga in un intervallo di valori verosimili.

Moto vario in ipotesi anelastiche

2.4 Colpo dariete


Il fenomeno del colpo dariete sar descritto con maggior dettaglio nel capitolo 1
relativo ai problemi che richiedono una trattazione in ipotesi elastiche. Si tratta di un
fenomeno determinato da brusche variazioni delle condizioni di moto in grado di
produrre importanti stati di sovrapressione o forti depressioni. Il fenomeno, come
sar possibile vedere analizzandolo in ipotesi elastiche, aggravato dal fatto che
queste variazioni positive e negative di pressione si alternano con frequenze molto
elevate.
In questo capitolo viene analizzato il fenomeno del colpo dariete nella forma
semplificata consentita dalle ipotesi anelastiche ricavando una soluzione che pu
essere ritenuta accettabile solo quando le variazioni del campo di moto sono
relativamente lente e, conseguentemente, modeste le variazioni di pressione che
cos si determinano.
Consideriamo il sistema schematicamente illustrato in Figura 2.21 costituito da un
serbatoio e da una lunga condotta di scarico munita, al termine, di un ugello
regolabile (otturatore). Assumiamo inoltre, per comodit, che il moto nel sistema sia
stazionario. Note le caratteristiche della condotta e il dislivello h0. facile stabilire la
velocit v0 di regime nella condotta. Immaginiamo di chiudere istantaneamente
lugello terminale e di determinare come evolve il moto nel tempo. Si tratta,
qualitativamente, di un processo opposto a quello dellavviamento di una condotta.

Figura 2.21

Integrando lequazione dinamica tra i punti 1 e 2, e trascurando i termini di


accelerazione temporale e di dissipazione di energia nel tratto 1-1, come fatto nel
paragrafo 2.1, si trova:
E 2 E1 =

L dv
jL
g dt

(144)

in cui L la lunghezza della condotta. Per comodit assumiamo che durante il


processo il livello nel serbatoio rimanga costante e, per semplicit, trascuriamo le
dissipazioni di energia ammettendo, come spesso accade, che la velocit in condotta
e la lunghezza L siano piccole.
In queste ipotesi, lequazione (144) si riduce alla seguente

Moto vario in ipotesi anelastiche

h* +

v2
L dv
h0 =
2g
g dt

(145)

in cui h* la quota piezometrica in corrispondenza alla sezione 2 (il pedice 2 stato


omesso per comodit). Una ulteriore semplificazione, adottata come si vedr anche
nella trattazione elastica del problema, consiste nel trascurare il termine cinetico a
fronte di quello piezometrico. Lequazione (145), nella sua forma semplificata finale,
dunque
h * h0 =

L dv
g dt

(146)

Nella precedente equazione le grandezze variabili nel tempo sono due: la quota
piezometrica h* e la velocit in condotta v. E necessario quindi associare unulteriore
relazione per rendere risolubile il problema.
2.4.1 Riduzione lineare della velocit

Se immaginiamo una manovra di chiusura dellotturatore, potremmo assumere, in


prima approssimazione, che questa chiusura determini una riduzione della velocit
nella sezione 2 (e quindi in tutta la condotta) dal valore v0 a zero nel tempo di
manovra Tc. Potremmo altres assumere che questa variazione di velocit sia lineare
nel tempo e segua quindi la legge:
v = v 0 (1 t / Tc )

(147)

In tal caso, sostituita la (147) nella (146) si trova


h * h0 =

Lv0 1
g Tc

(148)

ovvero
T
h * = h0 1 + a
Tc

(149)

La soluzione appena illustrata prevede che durante la chiusura dellotturatore, in


corrispondenza alla sezione terminale si determini una sovrapressione costante nel
tempo il cui valore fornito dalla (149). A chiusura avvenuta, il termine dv/dt si
annulla e si ristabilisce immediatamente la condizione h*=h0. E da osservare che al
tendere a zero della durata della manovra la sovrapressione che si viene a creare
tende ad infinito. Prima che tale condizione sia raggiunta, evidentemente
intervengono nel fenomeno gli effetti legati alla deformabilit della condotta e alla
comprimibilit del fluido. Per tempi di manovra brevi, quindi, le ipotesi anelastiche
sono inaccettabili. Nella pratica, la soluzione fornita dalla (149) pu ritenersi
accettabile fino a valori Ta/Tc=0.100.15.
Nellipotesi di riduzione lineare delle velocit, il problema presenta un semplice
soluzione anche quando siano mantenuti il termine dissipativo e lenergia cinetica
nella sezione 2. In questo caso, infatti, lequazione (144), associata alla (147) si
scrive

Moto vario in ipotesi anelastiche

L v 0 v 02 (1 t / Tc ) 2 f L
h h0 =

1 +

g Tc
d
2g

per t<Tc

VELOCITA SENZA SEMPLIFICARE LE DISSIPAZIONI


2.4.2 Chiusura lineare dellotturatore

In alternativa allipotesi precedente, si pu assumere una riduzione lineare


dellarea della sezione 3 dal valore iniziale AuMAX (otturatore completamente aperto)
al valore zero. In tal caso la trattazione risulta un po pi articolata.
.Trascurando gli effetti inerziali e le dissipazioni di energia nel tratto 2-3,
lequazione dinamica integrata nello spazio (vedi eq. (144)) si riduce alluguaglianza
E2=E3. Questultima, trascurando, come gi visto, il carico cinetico nella sezione 2 si
scrive:
v 32
h =
2g
*

(150)

Lequazione di continuit, applicata tra le sezioni 2 e 3 fornisce


v A = v 3 Au

(151)

in cui A larea della sezione della condotta e Au larea della sezione terminale
dellugello (sezione 3) in un generico istante. Combinando le equazioni (150) e (151)
per eliminare la variabile v3, si trova:
v=

Au
A

2g h *

(152)

Inoltre, nelle condizioni di regime iniziali, quando lotturatore completamente


aperto (Au=AuMAX), la velocit in condotta v0, e la quota piezometrica in
corrispondenza alla sezione 2 h*=h0, dalla (152) si ha
v0 =

AuMAX
A

2g h0

(153)

Dal rapporto tra le equazioni (152) e (153), si trova


Au
v
=
v 0 AuMAX

h*
h0

Indicati con =Au/AuMAX il grado di chiusura dell otturatore e con =

(154)
h * / h0 , la

(154) si scrive
v = v 0 (t ) (t )

(155)

Lespressione (155) per la velocit pu essere sostituita nella (146) che diventa

Moto vario in ipotesi anelastiche

h * h0 =

L v 0 d
d
+

g dt
dt

(156)

Ovvero, dividendo entrambi i membri per h0 e ricordando lespressione del tempo


di avviamento:
d
d
+

dt
dt

2 1 = Ta

(157)

Una volta fissata la legge di chiusura (t), lequazione (157) risulta contenere la
sola variabile dipendente . Se assumiamo, ad esempio, una legge di chiusura
lineare del tipo

= 1 t / Tc

(158)

Lequazione (157) diventa

2 1

Ta
d
t
1
= Ta
dt Tc
Tc

(159)

Si tratta di unequazione differenziale non lineare e a variabili separabili. La (159),


pu infatti essere scritta come segue
d (t / Tc )
T
d
= a 2
(1 t / Tc ) Tc (Ta / Tc ) 1

(160)

Posto =Ta/Tc, la soluzione analitica della precedente, con la condizione =1 per


t=0

(
A=
2 ( +

)
4+ )

1 4 + 2 B( t ) + 4 + 2 A
B( t ) A
2
2 4 + 2

t
B(t ) = 1
Tc

4 + 2 /

(161)

Un esempio dellandamento nel tempo della soluzione illustrato in Figura 2.22.

Moto vario in ipotesi anelastiche

Figura 2.22

Daltra parte noi siamo interessati soprattutto alla stima dei valori massimi della
sovrapressione, che si raggiungono, praticamente, in tempi brevi e sensibilmente
inferiori al tempo di manovra (a rigore, il valore massimo lo si ha per t=Tc). Si
raggiungono, infatti, in un tempo confrontabile con quello necessario allavviamento
di una condotta gi visto nel paragrafo 2.1.
Come si osserva dalla soluzione illustrata in Figura 2.22, in corrispondenza ai
massimi valori della sovrapressione la variazione nel tempo della quota h* e quindi
della variabile trascurabilmente piccola. Posto d/dt=0, possiamo ridurre
lequazione (159) ad una semplice equazione algebrica per i valori estremi di .
2
MAX

Ta
MAX 1 = 0
Tc

(162)

Lequazione (162) presenta, come unica soluzione fisicamente accettabile, la


seguente

MAX

Ta
1 Ta
=
+ + 4

2 T c
Tc

(163)

La precedente relazione pu essere semplificata ricordando che le ipotesi


anelastiche, come visto nel paragrafo 2.4.1, possono essere ritenute accettabili solo
quando Ta/Tc1. In tal caso (Ta/Tc)2 trascurabile rispetto a 4 e la (163) si riduce a

MAX = 1+

1 Ta
2 Tc

(164)

Ricordando la definizione di , si pu scrivere


*

hMAX
1 Ta
2
= MAX
= 1 +
h0
2 Tc

T
1 T
= 1 + a + a
Tc 4 Tc

(165)

Moto vario in ipotesi anelastiche

Ricorrendo alla stessa semplificazione utilizzata per la (163), si trova infine


T
*
hMAX
= h0 1 + a
Tc

(166)

Si ottiene, in pratica, lo stesso risultato conseguito con la trattazione vista nel


paragrafo 2.4.1.

Moto vario in ipotesi elastiche

3 MOTO VARIO IN IPOTESI ELASTICHE


Nel paragrafo precedente si visto che la trattazione anelastica presenta seri limiti
quando le brusche variazioni delle caratteristiche del moto determinano forti e rapide
variazioni di pressione. In queste situazioni leffetto della pressione consiste in non
trascurabili deformazioni della condotta e variazioni di massa legate alla variazione
della densit del fluido.
Per queste situazioni si rende necessario ricorrere alla trattazione elastica.
Almeno nella sua forma semplificata che sar illustrata e descritta in questo capitolo.

3.1 Descrizione qualitativa del fenomeno del colpo dariete


Prima di introdurre le equazioni del moto, si ritiene opportuno analizzare
qualitativamente il fenomeno del colpo dariete come si sviluppa nella realt. A tale
scopo consideriamo il sistema schematico illustrato in Figura 3.1a. La situazione
del tutto analoga a quella schematizzata in Figura 2.21 e analizzata sotto le ipotesi
anelastiche. Immaginiamo di chiudere istantaneamente lotturatore allistante t=0. In
corrispondenza della sezione terminale, quindi, la velocit deve annullarsi e la
pressione cresce essendo la forza di pressione lunica forza che si oppone allinerzia
del fluido che sta fluendo verso lotturatore. Lincremento di pressione determina un
aumento della densit del fluido (legge di Hook) e la dilatazione della condotta. Dopo
pochi istanti, tutta la parte terminale della condotta caratterizzata da velocit nulla e
da pressioni superiori a quella iniziale (Figura 3.1b). Questo stato di moto si propaga
verso monte con celerit a. Mentre nel tratto di monte della condotta, non ancora
raggiunto dalla perturbazione di pressione, permangono le condizioni iniziali. Una
volta raggiunto il serbatoio, londa viene riflessa e si propaga verso lotturatore con la
stessa celerit. Il passaggio dellonda riflessa determina il ripristino delle pressioni
ma produce un flusso caratterizzato dalla velocit v0 diretta verso il serbatoio (Figura
3.1c). Allistante t=2L/a londa di pressione riflessa ha raggiunto lotturatore. Le
pressioni sono tornate ovunque quelle iniziali ma adesso la condotta animata da un
flusso opposto a quello iniziale (Figura 3.1d). Trovando chiuso lotturatore, in questa
sezione si produce una nuova onda di pressione, questa volta negativa, uguale ed
opposta a quella iniziale a causa del verso della velocit. Qualche istante pi tardi
(Figura 3.1e) si osserva londa che viaggia verso monte con celerit a e lascia alle
sue spalle uno stato di depressione e velocit nulle. Questonda raggiunge il
serbatoio e viene da questo riflessa. . Il passaggio dellonda riflessa determina il
ripristino delle pressioni e modifica ancora una volta il verso del flusso che ora
caratterizzato dalla velocit v0 diretta verso lotturatore (Figura 3.1f). Allistante t=4L/a
londa di pressione riflessa ha raggiunto lotturatore e sia le pressioni che la velocit
tornano ad essere quelle dellistante iniziale (Figura 3.1a). Il fenomeno prosegue
periodicamente esaurendosi lentamente per effetto delle dissipazioni di energia. Gli
andamenti nel tempo delle sovrapressioni allotturatore e delle velocit in condotta in
corrispondenza dellimbocco del serbatoio sono illustrati in Figura 3.2.

- 55 -

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.1

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.2 Andamento nel tempo delle sovrapressioni allotturatore (sinistra) e delle velocit
allimbocco del serbatoio (destra)

Il tempo t=2L/a, necessario alla perturbazione di pressione prodotta allotturatore


per ritornare allotturatore stesso dopo essere stata riflessa dal serbatoio un tempo
caratteristico che riveste, come vedremo, notevole importanza. Tale tempo
caratteristico detto ritmo della condotta ed normalmente indicato con .
Nella realt le manovre non sono istantanee ma caratterizzate da una durata finita
Tc. Per valutare, ancora qualitativamente il moto che si sviluppa a seguito di una
manovra non istantanea conviene rappresentare graficamente in modo diverso la
propagazione delle onde di pressione. Essendo il fenomeno lineare, vale il principio
di sovrapponibilit degli effetti. Possiamo quindi studiare il campo di moto
complessivo sommando le onde che a passi temporali pari a /2 partono
dallotturatore o dal serbatoio. Per familiarizzare con questa rappresentazione,
consideriamo ancora il caso di chiusura istantanea.
In Figura 3.3, nella colonna di sinistra, sono rappresentate le diverse onde mentre
nella colonna di destra la loro somma, quindi lo stato di pressione effettivo. Allistante
t=0, dallotturatore parte unonda positiva, cio di sovrapressione (0<t</2) che
arrivata al serbatoio cambia segno (/2<t<). Londa riflessa al serbatoio arriva
allotturatore allistante t= e qui viene nuovamente riflessa mantenendo per lo
stesso segno negativo (<t<1.5). Giunta al serbatoio, londa viene riflessa con segno
opposto e torna quindi ad essere unonda di sovrapressione (1.5<t<2). Questonda
raggiunge lotturatore allistante t=2. Qui viene nuovamente riflessa come onda
positiva, la situazione complessiva identica a quella che caratterizza listante t=0 e
il processo si ripete periodicamente. In pratica una variazione di pressione p
(positiva o negativa) che dallotturatore arriva al serbatoio viene da questo riflessa
con segno opposto. Viceversa, una variazione di pressione p che dal serbatoio
arriva allotturatore viene da questo riflessa con lo stesso segno.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.3

Nel caso di una manovra di durata finita, possiamo immaginare di scomporre la


riduzione graduale di area allotturatore in una successione (al limite infinita) di
piccole riduzioni istantanee della sezione terminale di efflusso (al limite infinitesime)
effettuate a passi temporali t piccoli ma finiti. Ogni riduzione di sezione determina
unonda di sovrapressione, di intensit relativamente modesta (p) essendo modesta
la riduzione di velocit indotta dalla parziale chiusura dellotturatore. Le onde di
sovrapressione cos prodotte, sovrapponendosi, si propagano verso monte come
illustrato schematicamente in Figura 3.4.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.4

Al termine della manovra di chiusura, se questa sufficientemente veloce,


allotturatore si avr una sovrapressione p=np essendo n=Tc/t. Tale
sovrapressione si manterr inalterata nel tempo finch londa negativa riflessa al
serbatoio non avr raggiunto lotturatore. Al tendere a zero dellintervallo t, quindi
per una manovra graduale, il fronte donda assumer un profilo continuo anzich
scalinato.
E possibile analizzare in questo modo, qualitativamente, lo stato di pressione che
interessa la condotta a seguito di una manovra non istantanea.
In questa analisi necessario distinguere il caso in cui sia Tc< da quello in cui Tc
risulti superiore al ritmo della condotta. Nel primo caso, illustrato in Figura 3.5, la
manovra definita rapida. Si osserva infatti che, essendo Tc<, almeno allotturatore
si raggiunge la sovrapressione massima, al termine della manovra di chiusura,
coincidente con quella che si determina nel caso di chiusura istantanea. Ci
determinato dal fatto che londa negativa riflessa dal serbatoio, e quindi il suo effetto
consistente in una riduzione di pressione, non raggiunge lotturatore prima della
completa chiusura.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.5 Chiusura rapida

Nel secondo caso, illustrato in Figura 3.6, la manovra definita lenta (Tc>). Si
osserva infatti che, essendo Tc>, londa negativa riflessa dal serbatoio, e quindi il
suo effetto consistente in una riduzione di pressione, raggiunge lotturatore allistate
t=, prima della completa chiusura, cio prima che allotturatore si raggiunga la
sovrapressione massima. In questo caso, quindi, le massime sovrapressioni sono
inferiori a quelle corrispondenti ad una manovra rapida.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.6 Chiusura lenta

Nella successiva Figura 3.7 sono illustrati gli andamenti nel tempo della pressione
allotturatore determinati da una chiusura caratterizzata da tempi di manovra Tc
differenti. Si osserva, in particolare, che per Tc< la massima (e la minima) pressione
assumono lo stesso valore anche se il periodo durante il quale la condotta
sollecitata da questa pressione massima si riduce al crescere del tempo di manovra.
Quando invece sia Tc>, la massima sovrapressione allotturatore, per le ragioni su
esposte, va riducendosi al cresce della durata della manovra di chiusura.
Nel paragrafo che segue sono introdotte le equazioni normalmente utilizzate per la
soluzione del moto in pressione in ipotesi elastiche.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.7

Moto vario in ipotesi elastiche

3.2 Le equazioni semplificate del moto


Consideriamo le equazioni del moto (1)1 e (2) sviluppate come indicato di seguito
* v2
1 v
(h +
)=
j
s
g t
2g

+Q
+
+A
=0
s
s
t
t

(167)
(168)

Sviluppando la derivata spaziale nella (167) e sostituendo nella (168) Q=v.A, si


trova
h * v v
1 v
+
=
j
s g s
g t

A
v
A

+ A
+
+ vA
+A
=0
s
s
t
s
t

(169)
(170)

Nelle equazioni cos scritte introduciamo una serie di semplificazioni che si basano
sulle seguenti considerazioni. Immaginiamo che una qualsiasi delle caratteristiche
dellonda di pressione sia descritta dalla generica funzione F(s,t). Tale funzione, ad
esempio, pu essere la pressione, o la densit. Se ci spostiamo solidali allonda di
pressione e assumiamo di trascurare le dissipazioni di energia, vediamo la
caratteristica F immutata sia nel tempo che nello spazio. In altre parole, per un
osservatore in moto con la celerit a dellonda di pressione deve essere dF/dt=0.
Sviluppando, si ha
dF F F ds
=
+
=0
dt
t s dt

(171)

in cui la velocit ds/dt proprio la celerit a dellonda.


Esplicitando la precedente relazione rispetto ad a=ds/dt e dividendo entrambi i
membri per la velocit v in condotta si ha
F / t
a
=
v
v F / s

(172)

In realt lequazione (1) contiene gi unipotesi semplificativa determinata dalla trascurabilit della
variazione spaziale della densit. Lequazione di partenza dovrebbe infatti essere:
1 p h v 2
1 v
=

+
+
j
g t
s s s 2g

Solo se possibile assumere (1/)p/s(p/)/s le due equazioni coincidono. DAtra parte si ha


p 1 p
p 1 p p 1 p p d p 1 p
p d
=
=
=
1

2
=

s s s s s s dp s s
dp

Utilizzando la legge di Hook richiamata pi avanti (equazione (178)),si ha (p/)d/dp=p/E, essendo E il


modulo elastico del fluido. Le pressioni in gioco sono dellordine di qualche MPa mentre per lacqua si
ha E=2GPa. Il termine p/E risulta pertanto trascurabile rispetto allunit e lipotesi semplificativa pu
considerarsi senzaltro accettabile.

Moto vario in ipotesi elastiche

Come avremo modo di vedere, la celerit a normalmente molto pi grande della


velocit v. Ad esempio, nel caso di una condotta in acciaio, la celerit dellordine
dei 1000 m/s mentre la velocit spesso dellordine 13 m/s. Dalla (172) segue che i
termini del tipo v.F/s sono sensibilmente pi piccoli dei termini del tipo F/t, per
qualsiasi variabile F, e possono essere trascurati. Accade cos, nella (169), che il
termine v.v/s possa essere trascurato rispetto al termine v/t , essendo entrambi
moltiplicati per 1/g. Raccolta a fattor comune la densit nel primo e nel quarto
termine della (170), il primo risulta trascurabile. Analogamente, raccolta a fattor
comune larea A nel terzo e nel quinto termine della (170), il terzo risulta trascurabile.
Le equazioni (169) e (170) si riducono pertanto alle seguenti
h *
1 v
=
j
s
g t

v
A

+
+A
=0
s
t
t

(173)
(174)

E da osservare che la semplificazione introdotta nellequazione dinamica (173)


corrisponde a trascurare il carico cinetico in condotta.
Lequazione (174) necessita di laboriose manipolazioni. Assumiamo innanzitutto
che il moto sia barotropico e che quindi non solo larea A della sezione ma anche la
densit del fluido possano modificarsi solo per effetto della pressione: A=A(p) e
=(p). In queste ipotesi, dividendo entrambi i membri per il prodotto A, lequazione
(174) si riscrive come segue
v 1 dA p 1 d p
+
+
=0
s A dp t dp t

(175)

Essendo h*=p/+h, con h quota geodetica della condotta, costante nel tempo, si ha
h * 1 p p
=

t
t 2 t

(176)

nella quale lultimo termine a destra risulta essere trascurabile1.


Lequazione (175) pu quindi essere riscritta nella forma
1 dA 1 d h *
v

+
+
=0
s
A dp dp t

(177)

Si tratta a questo punto di formulare le espressioni per i due termini contenuti tra
parentesi.

Lequazione (176), utilizzando la legge di Hook nella forma data dalla (178), pu essere riscritta
come
h* 1 p p
=
t t
t

1 p p 1 p p d p 1 p p
=
=
=
1
t t t dp t t E

in cui il modulo elastico del fluido molto pi grande dei valori usualmente ammissibili per la
pressione. Ovvero, risulta p/E1 e pu essere trascurato.

Moto vario in ipotesi elastiche

Dalla legge di Hook: d/=dp/E, con E modulo elastico del fluido, si ha


direttamente
1 d 1
=
dp E

(178)

Assumendo che la condotta sia di sezione circolare e diametro D, si ha


1 dA
1 d (D 2 / 4) 2 dD
=
=
A dp D 2 / 4
dp
D dp

(179)

Dalla formula di Mariotte: pD=2s, con s spessore della condotta e sforzo di


trazione, si ha1
dp =

2s
d
D

(180)

Utilizzando ancora la legge di Hook: dD/D=d/Em, con Em modulo di elasticit del


materiale, lequazione (180) pu essere scritta come
dp =

2s E m
dD
D2

(181)

Sostituita questa espressione nella (179) si ha infine


D
1 dA
=
A dp s E m

(182)

Lequazione (177) pu quindi essere scritta come segue


D
v
1 h *

+
+
=0
s
s
E
E t
m

(183)

O meglio, esplicitata rispetto alla variazione temporale della quota piezometrica


h *
1
E/
=
t
g D E
1 +
s Em

v
s

(184)

Dallequazione (172), in cui si assume F=h*, si ha

a=

h * / t
h * / s

(185)

Sostituite nella precedente, le espressioni per h*/s e h*/t date dalle (173),
nellipotesi di trascurare le dissipazioni di energia, e (184), rispettivamente, si trova
1

Differenziando la formula di Mariotte e utilizzando la legge di Hook nella forma dD/D=d/Em, con Em
modulo di elasticit del materiale, si ha
dp =


2s
2s
2s
2s d 2s

d 2 dD =
=
d

d 1
D
D
D
D Em
D
E
m

in cui il rapporto /Em trascurabilmente piccolo rispetto allunit.

Moto vario in ipotesi elastiche

a=

E/

v / s
D E v / t
1 +

s E m

(186)

Utilizzando ancora lequazione (172) nella quale si ponga F=v, lequazione (186)
diventa
a2 =

E/
D E
1 +
s Em

ovvero

a=

E/
D E
1 +
s Em

(187)

Quindi lequazione (184) pu infine essere scritta nella forma


h *
a 2 v
=
t
g s

(188)

Sommando membro a membro le equazioni (173) e (188),la prima moltiplicata per


a=ds/dt, si ottiene
h * h * ds
a v ds v
+
=
+
ja
t
s dt
g s dt t

(189)

Ovvero
dh *
a dv
=
ja
dt
g dt

(190)

Lequazione (190) lequazione che governa i fenomeni di moto vario elastico


nelle condotte. Nellequazione (190), come risulta dalla soluzione della (187), la
celerit a pu assumere valori positivi o negativi in relazione alla direzione di
propagazione dellonda di pressione. Pertanto, se si fa riferimento al modulo della
celerit, la (190) rappresenta in realt un sistema di due equazioni.
3.2.1 Forma integrata delle equazioni del moto

Con riferimento allimpiego della (190), conviene, per comodit, fare riferimento al
modulo della celerit specificandone, con il segno, la direzione di propagazione. Nel
seguito, con il simbolo a, come nel precedente paragrafo 3.1, si indicher il modulo
della celerit.
Per unonda che si propaga nella direzione positiva con riferimento allascissa
curvilinea s si avr a=ds/dt. Tale relazione descrive la cosiddetta linea caratteristica
positiva indicata normalmente con C+. Lungo tale linea vale la (190) che riscriviamo
come segue, utilizzando per le dissipazioni continue la formula di Darcy-Weisbach
dh *
a dv f v v
=

a
dt
g dt d 2g

(C + )

(191)

Per unonda che si propaga nella direzione negativa sar a=-ds/dt. Tale relazione
descrive la cosiddetta linea caratteristica negativa indicata normalmente con C-.
Lungo tale linea vale ancora la (190) che riscriviamo come segue

Moto vario in ipotesi elastiche

dh * a dv f v v
=
+
a
dt
g dt d 2g

(C )

(192)

Nellipotesi di poter considerare costante la celerit a, le due linee caratteristiche,


in forma integrata, si scrivono
a=

s
t

(193)

in cui s lo spazio, in modulo, percorso dal fronte donda in un intervallo di tempo


t.
Le equazioni (191) e (192), integrate lungo le caratteristiche, si scrivono
h * (s + s, t + t ) h * (s, t ) =

h * (s s, t + t ) h * (s, t ) =

v (s, t ) v (s, t )
a
[v (s + s, t + t ) v (s, t )] f
s
g
d
2g

v (s, t ) v (s, t )
a
[v (s s, t + t ) v (s, t )] + f
s
g
d
2g

(C + )

(194)

(C ) (195)

Tali relazioni forniscono, con le opportune condizioni al contorno, i valori delle


variabili h* e v a passi discreti spaziali s e temporali t.
3.2.2 Esempio di applicazione

Nel seguito si illustra un semplice esempio dellapplicazione della forma integrata


delle equazioni per il moto vario elastico. Consideriamo il problema illustrato
qualitativamente allinizio di questo capitolo e risolto in quello precedente mediante
limpiego delle equazioni anelastiche.
Consideriamo un passo spaziale s coincidente con la lunghezza totale L della
condotta e un passo di integrazione temporale che, conseguentemente vale t=L/a.
Assumiamo di trascurare le dissipazioni di energia.
Per comodit, possiamo riscrivere le equazioni (194) e (195) nella seguente
forma.
h * (L, t 2 ) h * (0, t 1 ) =

h * (0, t 2 ) h * (L, t 1 ) =

a
[v (L, t 2 ) v (0, t 1 )]
g

a
[v (0, t 2 ) v (L, t1 )]
g

(C + )

(196)

(C )

(197)

in cui gli istanti t2 e t1 sono ovviamente legati dalla relazione t2=t1+t.


Si ricorda che in corrispondenza della sezione s=0 (serbatoio) si ha costantemente
h*(0,t)=h0.
Studiamo in particolare landamento delle pressioni allotturatore (s=L) che
immaginiamo di chiudere allistante t=0. Fino al momento della chiusura (t=t2<0, t1<0)
la velocit lungo la condotta quella di regime, cio v(L,t2)=v(0,t1)=v0. Dalla (196) si
ha

Moto vario in ipotesi elastiche

h * (L, t 2 ) h0 =

a
[v 0 v 0 ] = 0
g

Dunque, fino allistante di chiusura la quota piezometrica allotturatore vale h0.


Appena effettuata la chiusura (t=0+) si ha: v(L,0+)=0 e v(0, 0+-t)=v0. Dalla (196) si
trova
h * (L,0 + ) h0 =

a
[0 v 0 ] = a v 0
g
g

Cio allotturatore si registra una sovrapressione pari a (av0/g). A partire da questo


momento v(L,t) resta sempre nullo. E da osservare inoltre che la velocit nella
sezione s=0 rimane v0 fintantoch la perturbazione partita dallotturatore non
raggiunge tale sezione. Quindi per un intervallo di tempo pari a t. Durante questo
intervallo di tempo, pertanto, allotturatore si mantiene la medesima sovrapressione.
Allistante t=t+ la perturbazione, dopo aver raggiunto il serbatoio appena riflessa.
Dalla (197) con t2=t+ e t1=0+, si ha
h0 ( h0 +

av0
a
) = v (0, t + ) 0
g
g

Ovvero v(0,t+)=-v0. Dalla (196), invece, si ha


h * (L, t + ) h0 =

a
[0 v 0 ] = a v 0
g
g

Pertanto allotturatore si mantiene ancora la precedente condizione di


sovrapressione. Inoltre le condizioni appena viste si mantengono finch londa
riflessa non ha raggiunto lotturatore, cio fino allistante t=2t. Allistante
immediatamente successivo t=2t+, londa gi stata riflessa dallotturatore. Dalla
(196) con t2=2t+ e t1=t+, essendo v(0,t+)=-v0, si ha
h * (L, 2t + ) h0 =

a
[0 ( v 0 )] = a v 0
g
g

Cio allotturatore si registra una depressione pari a (-av0/g). La velocit nella


sezione s=0 rimane -v0 fintantoch la perturbazione partita dallotturatore non
raggiunge tale sezione. Quindi per un intervallo di tempo pari a t. Durante questo
intervallo di tempo, pertanto, allotturatore si mantiene la medesima depressione.
Allistante t=3t+ la perturbazione, dopo aver raggiunto il serbatoio appena riflessa.
Dalla (197) con t2=3t+ e t1=2t+, si ha
h 0 ( h0

av0
a
) = v (0, 3t + ) 0
g
g

Ovvero v(0,3t+)=v0. Dalla (196), invece, si ha

Moto vario in ipotesi elastiche

h * (L, 3t + ) h0 =

a
[0 ( v 0 )] = a v 0
g
g

Pertanto allotturatore
depressione.

si

mantiene

ancora

la

precedente

condizione

di

Moto vario in ipotesi elastiche

3.3 Modalit di impiego delle equazioni del moto


Consideriamo una condotta di lunghezza L, suddivisa in un numero n di tratti di
lunghezza s. Il sistema composto dalle equazioni (194) e (195) pu essere utilizzato
per determinare le pressioni e le velocit nelle sezioni, estremi dei tronchi con cui
stata suddivisa la condotta, a passi temporali t finiti. Per quanto visto, i passi di
integrazione spaziale s e temporale t restano legati tra di loro dalla relazione
s=at e non possono pertanto essere scelti arbitrariamente. In genere viene fissata
la discretizzazione spaziale e stabilito, di conseguenza il passo t.

Figura 3.8 Illustrazione schematica del procedimento di integrazione nel tempo delle equazioni

Con riferimento alle indicazioni contenute in Figura 3.8, possiamo riscrivere le


equazioni per le caratteristiche positiva e negativa, rispettivamente, come segue
v ( s , t ) v (s , t )
a
[v (s k , t 0 + t ) v (s k 1, t 0 )] f k 1 0 k 1 0 s
g
d
2g

(198)

v (s , t ) v ( s , t )
a
[v (s k , t 0 + t ) v (s k +1, t 0 )] + f k +1 0 k +1 0 s
g
d
2g

(199)

h * (s k , t 0 + t ) h * (s k 1, t 0 ) =

h * (s k , t 0 + t ) h * (s k +1, t 0 ) =

Sommando le due precedenti relazioni si ottiene


h * (s k , t 0 + t ) =

1 *
a
[v (s k 1, t 0 ) v (s k +1, t 0 )]
h (s k 1, t 0 ) + h * (s k +1, t 0 ) +
2
2g

f s
v (s k 1, t 0 ) v (s k 1, t 0 ) v (s k +1, t 0 ) v (s k +1, t 0 )
4g d

(200)

la quale consente di determinare la quota piezometrica nella posizione sk allistante


t0+t note che siano le caratteristiche del moto allistante precedente, t0.
Analogamente, sottraendo tra loro le relazioni (198) e (199) ed esplicitando il
risultato rispetto al termine v(sk, t0+t) si trova:
v ( s k , t 0 + t ) =

1
[v (s k 1, t 0 ) + v (s k +1, t 0 )] + g h * (s k 1, t 0 ) h * (s k +1, t 0 )
2
2a

f s
v (s k 1, t 0 ) v (s k 1, t 0 ) + v (s k +1, t 0 ) v (s k +1, t 0 )
4ad

(201)

Moto vario in ipotesi elastiche

Le equazioni (200) e (201) consentono, a partire da una condizione iniziale nota,


di ricostruire i valori della quota piezometrica e della velocit in tutti i punti interni
della condotta, cio nelle posizioni sk con k=1,2,..n-1.
Per la soluzione completa del problema necessario fissare le condizioni iniziali
(condizioni al contorno nel tempo) e le condizioni al contorno nello spazio.
3.3.1 Condizioni al contorno

Le condizioni iniziali consistono nei valori di quota piezometrica e velocit per tutti i
punti della discretizzazione allistante iniziale t0. Pi articolato invece il problema
dellassegnazione delle condizioni al contorno nello spazio. E evidente, innanzitutto,
per come sono fatte le linee caratteristiche, che necessario fissare una condizione
a monte ed una a valle (cio non possibile fissare entrambe le condizioni nella
stessa sezione).
In entrambe le sezioni di estremit (s0 e sn) la condizione pu essere una quota
piezometrica assegnata (es.: h*(s0,t)=f(t), con f(t) nota), oppure una velocit
assegnata (es.: v(s0,t)=f(t), con f(t) nota), oppure un legame (possibilmente lineare)
tra quota piezometrica e velocit (es.: f[h*(s0,t), v(s0,t)]=0). Tale condizione al
contorno, messa a sistema con lunica equazione caratteristica disponibile per i punti
di estremit, consente di ricavare la soluzione del problema in detti punti. Nel seguito
si riportano alcuni semplici esempi di condizioni al contorno, in relazione al fenomeno
che si vuole studiare.
3.3.2 Intercettazione del flusso in una condotta (colpo dariete)

Consideriamo lesempio discusso nel paragrafo 2.4 (Figura 2.21), nel quale sono
trascurate le dissipazioni di energia. Assumiamo, ad esempio, le seguenti
caratteristiche del condotto: L=1000 m, d=0.5 m e una celerit di propagazione
a=1000 m/s. Sia inoltre h0=10 m. In tal caso, trascurando le dissipazioni di energia, la
velocit allo sbocco (sezione 3 di Figura 2.21) in condizioni di regime stazionario vale
v3=(2gh0)1/2=14.0 m/s. Consideriamo un ugello caratterizzato (quando
completamente aperto) da una sezione Au0=0.028 m2. Per continuit, la velocit
lungo la condotta in regime stazionario vale v0=2.0 m/s.
Se discretizziamo la condotta in 10 tratti della lunghezza di 100m ciascuno
(s=100m) il passo temporale di integrazione resta fissato in t=s/a=0.1s.
La condizione iniziale rappresentata da
h * (s k , 0 ) = h 0

v (s k , 0) = v 0

per k=1, 2, ., 11

(202)

La condizione al contorno di monte


h * (s 0 , t ) = h 0

mentre per la condizione al contorno di valle, simulando una chiusura praticamente


istantanea, si pu assumere:
v (s n , t ) = 0

per t>0

Moto vario in ipotesi elastiche

Mettendo a sistema la condizione al contorno di monte con lequazione per la


caratteristica negativa, si ha:
h0 = h * (s 1, t 0 ) +

v (s , t ) v (s , t )
a
[v (s 0 , t 0 + t ) v (s1, t 0 )] + f 1 0 1 0 s
g
d
2g

ovvero
v ( s 0 , t 0 + t ) = v ( s 1 , t 0 ) +

f s
g
[v (s1, t 0 ) v (s1, t 0 ) ]
h0 h * (s 1 , t 0 )
a
2ad

(203)

Mettendo invece a sistema la condizione al contorno di valle con lequazione per


la caratteristica positiva, si ha:
h * (s n , t 0 + t ) = h * (s n 1, t 0 )

a
[0.0 v (s n 1, t 0 )] f s [ v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 ) ]
g
2g d

(204)

Lapplicazione delle relazioni (200) e (201), con le condizioni iniziali indicate dalla
(202) e le condizioni al contorno imposte, contenute nelle equazioni (203) e (204)
consentono, posto per ipotesi f=0, di ricostruire landamento nel tempo (a passi finiti
t) di velocit e quote piezometriche per ogni punto sk della condotta. Alcuni di questi
andamenti sono riportati in Figura 3.9.
Volendo considerare le dissipazioni di energia, la condizione iniziale si modifica in
quanto la quota piezometrica non pi costante ma si riduce dal serbatoio
allotturatore. Assumiamo, per semplicit, un valore costante per la funzione di
resistenza nella formula di Darcy-Weisbach e pari a f=0.02.
Il moto stazionario di partenza si ottiene da un bilancio di energia nel quale si
trascura il carico cinetico allo sbocco (ipotesi contenuta nelle equazioni elastiche).
Risulta:
h * (s k , 0 ) = h0

f k s v 02
d 2g

v (s k , 0 ) = v 0

per k=1, 2, ., 11

(205)

Per rendere pi agevole il confronto con il caso di assenza di dissipazioni, si assume


che la velocit lungo la condotta in condizioni di regime sia ancora v0=2.0 m/s. In
queste condizioni, dalla (202), la quota piezometrica h*(L,0), immediatamente a
monte dellugello, si riduce ad appena 1.8 m, la velocit in corrispondenza della
sezione di sbocco vale v3=[2g h*(L,0)]1/26.0 m/s, conseguentemente dobbiamo
ammettere che larea dellugello (quando completamente aperto) sia caratterizzato
da una sezione Au0=0.065 m2.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.9 Andamento nel tempo delle sovrapressioni allotturatore e delle velocit allimbocco dal
serbatoio in assenza di dissipazioni di energia.

I risultati che si ottengono applicando le relazioni viste in precedenza sono illustrati


in Figura 3.10.
Aggiungere andamenti della densit, del diametro e delle tensioni
Nei due esempi precedenti stata considerata una manovra di chiusura
istantanea (in realt il processo di discretizzazione numerica ha consentito lo studio
di una manovra effettuata in un tempo molto piccolo ma finito: Tc=t=0.1s).
Consideriamo ora leffetto della durata della manovra assumendo una riduzione
lineare della velocit v0 in corrispondenza dellotturatore. Va osservato che per il
sistema in esame il ritmo della condotta vale =2L/a=2s. Landamento nel tempo
della quota piezometrica in corrispondenza dellotturatore per tempi di chiusura
variabili tra 0 e 8 s (4) illustrato in Figura 3.11.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.10 Andamento nel tempo delle sovrapressioni allotturatore e delle velocit allimbocco del
serbatoio in presenza di dissipazioni di energia.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.11

Andamento nel tempo delle sovrapressioni allotturatore per diversi tempi di manovra.

Con riferimento ai risultati illustrati in Figura 3.11, si possono fare alcune


considerazioni:
La massima sovrapressione allotturatore (corrispondente alla massima quota
piezometrica) si mantiene sostanzialmente invariata per tempi di manovra Tc
inferiori al ritmo della condotta.
Per tempi di chiusura superiori al ritmo, la massima sovrapressione si riduce
allaumentare di Tc.

Moto vario in ipotesi elastiche

In questo ultimo caso la massima sovrapressione non si presenta al termine


della manovra ma ad istanti che sono multipli del ritmo. Si osservi, in
particolare, che il primo picco si sovrapressione non corrisponde
necessariamente al valore massimo.
La massima depressione allotturatore (corrispondente alla minima quota
piezometrica) si mantiene sostanzialmente invariata per tempi di manovra Tc
inferiori al ritmo della condotta.
Per tempi di chiusura superiori al ritmo, la massima depressione risulta essere
inferiore al caso di chiusura rapida ma tale depressione non si riduce
monotonicamente allaumentare di Tc.

Landamento dei massimi valori di sovrapressione e di depressione in


corrispondenza allotturatore al variare del tempo di chiusura Tc illustrato in Figura
3.12 (sinistra) nella quale, per confronto, sono riportati i valori dedotti utilizzando
lequazione (149) ricavata in ipotesi anelastiche.
In Figura 3.12 (destra) sono confrontati invece i risultati che si ottengono
considerando o trascurando le dissipazioni di energia. Si osservano differenze
assolutamente modeste che consentono di concludere che, almeno per il caso
analizzato, linfluenza delle dissipazioni nella stima dei valori estremi della
sovrapressione, assolutamente trascurabile (e in parte legata al diverso valore
iniziale della quota piezometrica a monte dellotturatore) a patto che la velocit di
regime, nei due casi, si mantenga la stessa.

Figura 3.12 Sovrapressioni e depressioni massime in corrispondenza dellotturatore al variare del


tempo di chiusura e confronto con la soluzione anelastica (a sinistra) e con il caso di
dissipazioni nulle (a destra).

Nel caso si proceda come visto nel paragrafo 3.2.2 in cui stato considerato un
passo di integrazione spaziale coincidente con la lunghezza della condotta e, di
conseguenza, un passo di integrazione temporale corrispondente a mezzo ritmo,
possibile combinare opportunamente le equazione per le caratteristiche positiva e
negativa ed ottenere una successione di relazioni, dette equazioni concatenate di
Allievi, che forniscono landamento nel tempo della soprapressione in corrispondenza

Moto vario in ipotesi elastiche

dellotturatore nota che sia la velocit in questa sezione. In particolare, assumendo


una variazione lineare della velocit da v0 a zero, si trova (formula di Allievi-Michaud)
T
h * (L, k )
= 1+ 2 a
h0
Tc

per k=1, 3, 5,.

(206)

la quale, ovviamente, fornisce gli stessi valori di massima sovrapressione, al variare


del tempo di chiusura, illustrati in Figura 3.12 (a destra).
Consideriamo ora leffetto della durata della manovra assumendo una riduzione
lineare dellarea dellugello. In tal caso, rispetto alle situazioni appena esaminate, va
modificata la condizione al contorno di valle (quella di monte resta espressa
dallequazione (203)). Si procede in modo analogo a quanto visto per il colpo dariete
in condizioni anelastiche. In particolare risulta ancora valida lequazione (152) che
viene riscritta per evidenziare che velocit e quota piezometrica si riferiscono alla
sezione prossima allotturatore
v (s n , t 0 + t ) =

Au (t 0 + t )
2g h * (s n , t 0 + t )
A

(207)

La precedente, a sistema con lequazione per la caratteristica positiva


h * (s n , t 0 + t ) = h * (s n 1, t 0 )

a
[v (s n , t 0 + t ) v (s n 1, t 0 )] f s [ v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 ) ]
g
2g d

(208)

consente di scrivere
2

A (t + t )
A (t + t )
v (s n , t 0 + t ) = a u 0
+ a2 u 0

+C
A
A

con
(209)

f s
a
A (t + t ) *
[
v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 ) ]
C = 2g u 0
h (s n 1, t 0 ) + v (s n 1, t 0 )

A
g
2g d

Le condizioni iniziali sono descritte dallequazione (202) in assenza di dissipazioni


e dallequazione (205) quando invece si vogliano considerare le dissipazioni di
energia.
Anche in questo caso si assumono due diversi valori per larea dellugello alla
massima apertura (Au0=0.028 m2 in assenza di dissipazioni e Au0=0.065 m2 in
presenza di dissipazioni) in modo che la velocit di regime in condotta sia la stessa:
v0=2 m/s sia in presenza che in assenza di dissipazioni di energia. A causa dei
diversi valori che assume quota piezometrica immediatamente a monte
dellotturatore per effetto delle perdite, per, la legge con cui la velocit nella sezione
terminale della condotta si riduce nel tempo sar diversa e tale differenza ha un
impatto notevole sulla soluzione. Alcuni esempi di come si riduce la velocit nel
tempo per diversi valori della durata Tc della manovra sono illustrati in Figura 3.13.
Si osserva che, soprattutto in presenza di dissipazioni di energia, la velocit
allotturatore si mantiene pressoch invariata per buona parte del tempo di manovra
per poi ridursi rapidamente a zero. E evidente, quindi, che questa legge di chiusura
risulta essere sensibilmente pi severa di quella esaminata in precedenza. Si

Moto vario in ipotesi elastiche

osserva inoltre che la chiusura risulta essere pi brusca in presenza di dissipazioni.


C da aspettarsi, pertanto, che in queste condizioni le massime sovrapressioni siano
maggiori rispetto al caso di assenza di dissipazioni.

Figura 3.13 Leggi di riduzione delle velocit a monte dellotturatore in assenza e in presenza di
dissipazioni di energia per diversi tempi di chiusura. I tempi di chiusura possono essere
letti sullasse temporale in corrispondenza dellannullarsi della velocit.

Landamento nel tempo della sovrapressione allotturatore per alcuni tempi di


manovra sono riportati in Figura 3.14. Come prevedibile, le sovrapressioni massime
in questo caso risultano, a parit di tempo di manovra, superiori a quelle calcolate
assumendo una riduzione lineare nel tempo della velocit allotturatore. E
confermato inoltre che le sovrapressioni massime in presenza di dissipazioni sono
sensibilmente superiori a quelle che si ottengono trascurando le perdite.
Da questi pochi esempi emerge chiaramente che lentit delle massime
sovrapressioni dipende dal valore della velocit di regime v0 dalle modalit con cui
la velocit allotturatore si riduce a zero. E necessario pertanto, nella soluzione di
problemi reali, porre molta cura nel fissare queste condizioni iniziali e al contorno in
quanto la loro influenza sul risultato decisamente importante.

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.14 Andamento nel tempo delle sovrapressioni allotturatore per diversi tempi di manovra:
confronto tra la soluzione in presenza (linea continua) e assenza (linea tratteggiata) di
dissipazioni di energia.

3.3.3 Avviamento del flusso in una condotta (tempo di avviamento)

Consideriamo lesempio discusso nel paragrafo 2.1 (Figura 2.1) relativo al calcolo
del tempo di avviamento di una condotta. Assumiamo, come per il precedente
esempio, le seguenti caratteristiche del condotto: L=1000 m, d=0.5 m e una celerit
di propagazione a=1000 m/s. Sia inoltre h0=10 m e f=0.025, costante. Il bilancio di
energia, in condizioni di moto stazionario e nellipotesi di trascurare il carico cinetico
allo sbocco, fornisce v0=1.98 m/s. Il tempo di avviamento vale pertanto:
Ta=Lv0/gh0=20.2 s.
Se discretizziamo la condotta in 10 tratti della lunghezza di 100 m ciascuno
(s=100m) il passo temporale di integrazione resta fissato in t=s/a=0.1 s.
La condizione iniziale rappresentata da
h * (s k , 0 ) = h 0

v (s k , 0 ) = 0

per k=1, 2, ., 11

(210)

Moto vario in ipotesi elastiche

La condizione al contorno di monte


h * (s 0 , t ) = h 0

mentre la condizione al contorno di valle potrebbe essere, simulando unapertura


praticamente istantanea:
h * (s n , t ) = 0

per t>0

Mettendo a sistema la condizione al contorno di monte con lequazione per la


caratteristica negativa, si ha:
h0 = h * (s 1 , t 0 ) +

v (s , t ) v (s , t )
a
[v (s 0 , t 0 + t ) v (s1, t 0 )] + f 1 0 1 0 s
g
d
2g

ovvero
v ( s 0 , t 0 + t ) = v ( s 1 , t 0 ) +

f s
g
h0 h * (s 1 , t 0 )
v (s 1 , t 0 ) v ( s 1 , t 0 )
a
2ad

(211)

Mettendo invece a sistema la condizione al contorno di valle con lequazione per


la caratteristica positiva, si ha:
0 = h * (s n 1, t 0 )

a
[v (s n , t 0 + t ) v (s n 1, t 0 )] f s v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 )
g
2g d

ovvero
v ( s n , t 0 + t ) = v ( s 1 , t 0 ) +

f s
g *
[v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 ) ]
h (s n 1, t 0 )
a
2a d

(212)

Lapplicazione delle relazioni (200) e (201), con le condizioni iniziali indicate dalla
(210) e le condizioni al contorno imposte, contenute nelle equazioni (211) e (212)
consentono di ricostruire landamento nel tempo (a passi finiti t) di velocit e quote
piezometriche per ogni punto sk della condotta. In particolare, in Figura 3.15
riportato landamento delle velocit nelle sezioni iniziale e terminale della condotta e
in una sezione intermedia. Per confronto, nella stessa figura, illustrata la soluzione
analitica fornita dallequazione (17).

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 3.15 Andamento nel tempo della velocit in tre sezioni lungo la condotta e confronto con la
soluzione anelastica.

3.3.4 Arresto di una pompa

Consideriamo il sistema illustrato in Figura 2.12 che schematizza un impianto di


sollevamento e immaginiamo che non sia presente la cassa daria posta
immediatamente a valle della pompa. Assumiamo, come nellesempio illustrato nel
paragrafo 2.3.3 che la condotta di mandata sia lunga L=1000 m e sia caratterizzata
da un diametro d=0.2 m. Assumiamo inoltre, per semplicit, che le dissipazioni di
energia possano essere calcolate mediante la formula di Darcy-Weisbach nella quale
la funzione di resistenza sia costante e pari a f=0.02.
Come per gli esempi precedenti discretizziamo la condotta in 10 tratti della
lunghezza di 100 m ciascuno (s=100m) e consideriamo una celerit dellonda di
pressione pari ad a=1000 m/s. Il passo temporale di integrazione resta pertanto
fissato in t=s/a=0.1s.
Se consideriamo come condizione iniziale quella rappresentata dal moto
stazionario che si instaura quando la pompa solleva la portata Qp=0.05m3/s, i valori
per la quota piezometrica h* e la velocit v0 sono:
h * (s k , 0 ) = h0

f (L k s ) v 02
d
2g

v (s k , 0 ) = v 0 =

La condizione al contorno di valle


h * (s n , t ) = h0 = 40 m

Qp

d 2 / 4

per k=1, 2, ., 11

(213)

Moto vario in ipotesi elastiche

La condizione al contorno di monte, da porsi per la prima sezione della condotta,


, in un problema di questo tipo, molto delicata. Si visto, con riferimento agli
esempi riportati nel paragrafo 3.3.2, che la descrizione della manovra di chiusura ha
un impatto considerevole sulla soluzione. Lo stesso, ovviamente, si verifica in un
problema di attacco o di arresto di una pompa. In questultimo caso linquadramento
del fenomeno risulta ancora pi complesso in quanto necessario considerare la
dinamica della pompa e in particolare il funzionamento della girante. Nel momento in
cui si arresta una pompa (cio si interrompe lalimentazione elettrica), la girante, per
inerzia, continua a ruotare e quindi a fornire energia al fluido. Rapidamente linerzia
della girante si esaurisce ed entra in gioco linerzia del fluido che, pur rallentato,
continua a fluire dalla vasca di carico alla condotta di mandata attraversando la
pompa. In queste condizioni la girante, che ostacola questo moto, assimilabile ad
una dissipazione localizzata di energia. Quasi sempre, poi, nel momento in cui il
flusso inverte il verso di percorrenza della condotta di mandata, entra in azione una
valvola di non ritorno (clapet) posta immediatamente a valle della pompa. Da questa
descrizione sintetica ed approssimata del funzionamento degli organi posti nella
stazione di pompaggio emerge chiaramente la complessit della condizione al
contorno di monte. Una descrizione, anche approssimata, del funzionamento
meccanico reale di una pompa non rientra nel carattere di questi appunti
Nel seguito assumiamo per semplicit di porre a monte una condizione al
contorno sulla portata pompata che dal valore Qp=0.05 m3/s passa linearmente a
zero in un tempo di arresto Tc:
v (s 0 , t ) =

t
max 1 ; 0
A
Tc

Qp

(214)

Mettendo a sistema la condizione al contorno di monte con lequazione per la


caratteristica negativa, si ha:
h * (s 0 , t 0 + t ) = h * (s1, t 0 ) +

v (s , t ) v (s , t )
a
[v (s 0 , t 0 + t ) v (s1, t 0 )] + f 1 0 1 0 s
g
d
2g

(215)

Mettendo invece a sistema la condizione al contorno di valle con lequazione per


la caratteristica positiva, si ha:
h0 = h * (s n 1, t 0 )

a
[v (s n , t 0 + t ) v (s n 1, t 0 )] f s [ v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 ) ]
g
2g d

ovvero
v (s n , t 0 + t ) = v (s1, t 0 ) +

f s
g *
[v (s n 1, t 0 ) v (s n 1, t 0 ) ]
h (s n 1, t 0 ) h0
a
2a d

(216)

Lapplicazione delle relazioni (200) e (201), con le condizioni iniziali indicate dalla
(213) e le condizioni al contorno imposte, contenute nelle equazioni (214) e (215)
consentono di ricostruire landamento nel tempo (a passi finiti t) di velocit e quote
piezometriche per ogni punto sk della condotta. In particolare, in Figura 3.16 sono
riportati gli andamenti delle quote piezometriche immediatamente a valle della
pompa e in una sezione intermedia (s=500 m) e delle velocit nelle sezioni iniziale,

Moto vario in ipotesi elastiche

intermedia e terminale della condotta. Tali andamenti sono stati ottenuti assumendo
un tempo di manovra Tc=t (cio il minimo tempo di manovra che la soluzione
numerica consente).

Figura 3.16 Andamento nel tempo della quota piezometrica (sinistra) e delle velocit (destra) in
alcune sezioni lungo la condotta, per il caso di riduzione lineare della portata nel tempo
Tc=0.1 s.

Nella successiva Figura 3.17 sono riportati gli stessi andamenti nel tempo calcolati
assumendo, in luogo della (214), una condizione al contorno di monte espressa dalla
seguente relazione:
v (s 0 , t ) =

Qp
A

e t / Tc

(217)

Una riduzione esponenziale della portata pompata rappresenta, in prima


approssimazione, la soluzione che si ottiene considerando linerzia della girante. E
da osservare che entrambe le condizioni (214) e (217) forniscono la stessa velocit
di riduzione della portata in un intorno di t=0.

Figura 3.17 Andamento nel tempo della quota piezometrica (sinistra) e delle velocit (destra) in
alcune sezioni lungo la condotta, per il caso di riduzione esponenziale della portata con
tempo Tc=0.1s.

Le differenze tra i risultati che si ottengono con le due ipotesi di variazione nel
tempo della portata pompata sono, in questo caso, modeste. E invece da osservare
che la soluzione ottenuta una soluzione ideale. Infatti, le quote piezometriche
scendono a valori minimi sensibilmente inferiori allo zero. Essendo presumibilmente

Moto vario in ipotesi elastiche

la quota geodetica della pompa solo qualche metro sotto lo zero (che in Figura 2.12
coincide con il livello nella cassa daria), si avrebbero pressioni minime inferiori alla
tensione di vapore. In queste condizioni quindi il problema reale si complica
sensibilmente per la formazione di sacche di vapore saturo che determinano la
rottura della colonna liquida e seri problemi quando, dopo pochi istanti, la pressione
torna ad assumere valori positivi. Anche i valori positivi di pressione sono tali da
destare almeno qualche preoccupazione con riferimento alle sollecitazione cui risulta
soggetta la condotta.
La situazione migliora, ma non sufficientemente se si considera un tempo
Tc=1.5=3 s. Nelle successive Figura 3.18 e Figura 3.19 sono riportati i risultati del
calcolo per le due diverse condizioni al contorno di monte. Anche in questo caso la
pressione a valle della pompa presenta valori minimi estremamente bassi anche se
non drammaticamente bassi come nel caso precedente.

Figura 3.18 Andamento nel tempo della quota piezometrica (sinistra) e delle velocit (destra) in
alcune sezioni lungo la condotta, per il caso di riduzione lineare della portata nel tempo
Tc=3 s.

Figura 3.19 Andamento nel tempo della quota piezometrica (sinistra) e delle velocit (destra) in
alcune sezioni lungo la condotta, per il caso di riduzione esponenziale della portata con
tempo Tc=3 s.

3.3.5 Arresto di una pompa con cassa daria

Consideriamo lo stesso esempio appena analizzato e immaginiamo che sia


presente la cassa daria posta immediatamente a valle della pompa come illustrato in

Moto vario in ipotesi elastiche

Figura 2.12. Rispetto alla soluzione appena vista si modifica la condizione al


contorno sulle velocit relative alla prima sezione. In particolare lequazione (214)
(ovvero la (217)) vanno sostituite con unequazione di continuit di nodo:
v (s 0 , t ) =

Q p (t )
A

Qcassa
A

(218)

in cui Qcassa rappresenta la portata entrante nella cassa daria. Questultima dipende
dalle variazioni di livello nella cassa e quindi dalla quota piezometrica nel nodo.
Lequazione (218) pu essere manipolata e riscritta segue nella seguente forma:
v (s 0 , t ) = c 1 (t t ) h * (s 0 , t ) + c 2 (t t )

(219)

in cui c1(t) e c2(t) sono opportune funzioni del tempo le cui espressioni sono ricavate
nel seguito. Lequazione (219), messa a sistema con lequazione per la caratteristica
negativa, fornisce la seguente espressione per la velocit
a
f s
c (t t )
v (s0 + s, t t )
h * (s0 + s, t t )
v (s0 + s, t t ) v (s0 + s, t t ) 2
g
2g d
c1(t t )
v (s0 , t ) =
a
1

g c1(t t )

(220)

Per quanto riguarda le funzioni c1(t) e c2(t), si consideri la quota piezometrica


h*(s0,t) nella quale z la quota della superficie libera e la pressione p espressa
mediante lequazione (108).
h * ( s 0 , t ) = z( t ) +

p(t )

= z( t ) + (

p0 + patm

) ( zM z0 ) k

p
1
atm
k

( zM z(t ))

(221)

Dalla precedente si ha immediatamente:


d h * (s 0 , t )
dz
= (t )
dt
dt

(222)

in cui si posto:
(t ) = 1 + (

p 0 + p atm

(zM z0 )k
( z M z(t )) k +1

(223)

Utilizzando la (222) e ricordando che la portata entrante nella cassa daria


Qcassa=Ac(dz/dt) essendo Ac larea della sezione orizzontale della cassa, lequazione
(218) pu essere riscritta nella seguente forma linearizzata nel tempo
v (s 0 , t ) =

Q p (t ) p
A

Ac 1 d h * (s 0 , t )
A (t )
dt

(224)

La precedente relazione linearizzata nel tempo sostituendo (t-t) al posto di (t)


e discretizzata alle differenze finite:
v (s 0 , t ) =

Q p (t )
A

Ac
h * (s 0 , t ) h * (s 0 , t t )
1
A (t t )
t

(225)

Moto vario in ipotesi elastiche

Dal confronto tra la (219) e la (233) si ha immediatamente:


c 1 ( t t ) =

Ac
(t t ) A t

(226)

A h * ( s 0 , t t ) Q p ( t )
c 1 ( t t ) = c
+
(t t ) A t
A

Ad ogni passo di calcolo va aggiornato il livello z, utilizzando la forma discreta e


linearizzata dellequazione (222):
z(t ) = z(t t ) +

1
h * ( s 0 , t ) h * ( s 0 , t t )
( t t )

(227)

Figura 3.20 Andamento nel tempo del livello z nella cassa daria e della portata Q lungo la condotta
di mandata nel caso di stacco della pompa. Confronto tra le soluzioni ottenute in ipotesi
elastiche ed anelastiche.

Moto vario in ipotesi elastiche

Per il caso di arresto istantaneo della pompa, la soluzione in ipotesi anelastiche


quella illustrata in Figura 2.15 e discussa nel paragrafo 2.3.3. Lo stesso problema,
risolto in ipotesi elastiche mediante il procedimento appena descritto, fornisce i
risultati illustrati in Figura 3.2 e qui posti a confronto con quelli ottenuti in ipotesi
anelastiche.
Si osservano differenze assolutamente modeste tra i risultati in ipotesi elastiche ed
anelastiche, gran parte dovute al procedimento numerico e al diverso passo di
integrazione temporale (necessariamente molto piccolo se si opera in ipotesi
elastiche). Ci conferma la validit, per alcune tipologie di problemi, dellapproccio
semplificato anelastico.

Reti di condotte

4 RETI DI CONDOTTE
In questo capitolo saranno sinteticamente illustrati alcuni aspetti del problema
della verifica del funzionamento di sistemi di condotte in pressione.
La verifica pu richiedere sia la soluzione a moto permanente che quella in
condizioni di moto vario. Apparentemente, la soluzione a moto permanente pi
rapida ed agevole; in realt, a causa delle forti non linearit presenti nelle equazioni
dinamiche, la soluzione richiede necessariamente un processo iterativo che,
viceversa, non necessario nella soluzione a moto vario. Molto spesso, quindi, si
preferisce determinare la soluzione di moto permanente come soluzione asintotica di
un problema di moto vario nel quale siano poste condizioni al contorno costanti nel
tempo. Per questo motivo, in questo capitolo ci occuperemo della pi generale
soluzione di una rete in condizioni di moto non stazionario.
Sar considerato inizialmente il funzionamento di una rete di condotte quando si
possano assumere valide le ipotesi di comportamento anelastico. Si esaminer
successivamente lo stesso problema quando sia necessario (o conveniente) ricorrere
alle ipotesi elastiche.

4.1 Reti di condotte trattate in ipotesi anelastiche


Consideriamo una generica rete di condotte, come illustrato in Figura 4.1
(sinistra), nella quale non siano presenti dispositivi di diversa natura (serbatoi,
pompe, ecc.) e organi di regolazione (saracinesche, ecc.): consideriamo cio una
rete costituita da sole condotte in pressione.

Figura 4.1

Esempio di una rete di condotte (sinistra) e sua rappresentazione schematica (destra).

Tale sistema pu essere schematizzato come una serie di tronchi di condotta


connessi tra loro mediante nodi (Figura 4.1 a destra). I nodi della rete sono posti
necessariamente in corrispondenza dellintersezione tra tre o pi condotte e in
corrispondenza dei punti dove andranno poste le condizioni al contorno. E per
possibile introdurre nel sistema nodi addizionali (ad esempio i nodi A, B, C di Figura

- 89 -

Reti di condotte

4.1) laddove vi siano variazioni di sezione o per qualsiasi altra esigenza, anche
semplicemente grafica.
Le variabili del problema sono costituite dai valori della quota piezometrica in
corrispondenza delle due estremit di ciascun tronco di condotta e dalla portata
fluente. Nel complesso quindi il numero di incognite 3M, essendo M il numero di
tronchi di condotta che costituiscono la rete. Per la determinazione di queste variabili
possono essere scritte M equazioni dinamiche (una per ciascun tronco della rete) e
2M equazioni di congruenza in corrispondenza ai nodi della rete.
Tali condizioni di congruenza sono rappresentate da unequazione di continuit (la
somma delle portate entranti nel nodo deve essere uguale alla somma delle portate
uscenti) e da m-1 equazioni che esprimano un legame tra le quote piezometriche che
si instaurano in corrispondenza delle sezioni terminali delle m condotte che
convergono nel nodo.
In generale, e per semplicit, si assume che in un intorno del generico nodo la
quota piezometrica si mantenga la stessa cosicch le m-1 condizioni di congruenza
esprimono luguaglianza tra le quote piezometriche di estremit prese a due per due.
Con riferimento allesempio illustrato in Figura 4.2 (a sinistra), per il quale m=4, le
condizioni nodali sono espresse dalle seguenti relazioni:

Figura 4.2

Illustrazione schematica delle condizioni di congruenza in un nodo della rete.

Qa + Q b + Q c Q d = 0
ha* = hb*

hb* = hc*

(228)
hc* = hd*

(229)

Nella rappresentazione schematica della rete (Figura 4.2, a destra), le estremit


delle condotte che convergono in un nodo vengono fatte coincidere con il nodo
stesso: la quota piezometrica nel nodo n corrisponde quindi alle quote piezometriche
alle estremit a, b, c, d delle quattro condotte che convergono nel nodo n. Cos
facendo le condizioni di congruenza sulle quote piezometriche (229) sono
implicitamente imposte e lunica condizione di congruenza necessaria
rappresentata dallequazione di continuit (228).
In definitiva, con questa schematizzazione del funzionamento della rete, le variabili
incognite sono rappresentate dalle M portate fluenti lungo i tronchi di condotta e dalle
N quote piezometriche in corrispondenza degli N nodi della rete.

Reti di condotte

Per queste M+N incognite possibile costruire un sistema composto da N


equazioni di continuit (228) e da M equazioni dinamiche, una per ciascun tronco di
condotta, come descritto nel seguito.
Con riferimento ad un generico tronco di condotta, compreso tra i nodi i e j,
lequazione dinamica (3), integrata nello spazio, si scrive
E j Ei =

L dv
jL
g dt

(230)

in cui la lunghezza L, la velocit v e la dissipazione di energia per unit di lunghezza j


si riferiscono, ovviamente, al tratto di condotta in esame.
Essendo costante la sezione del tratto di condotta tra i nodi i e j, per lequazione di
continuit sar costante anche il carico cinetico. Essendo inoltre v=Q/A, lequazione
(230) pu essere riscritta come segue
h *j hi* =

L dQ
jL
gA dt

(231)

Il termine jL che compare nella (231) rappresenta la perdita complessiva (perdita


continua ed eventuali dissipazioni localizzate) che si realizza lungo tronco di condotta
e che, come noto, dipende dalla portata. In forma esplicita, lequazione dinamica si
pu quindi scrivere:
h *j hi* =

L dQ
Q Q
gA dt

(232)

in cui un opportuno coefficiente che, per il caso di moto turbolento di parete


scabra, dipende dalle caratteristiche geometriche della condotta e dalla scabrezza,
mentre, pi in generale, dipende anche dalla viscosit e dalla velocit e quindi dalla
stessa portata. Con riferimento alle formule pi frequentemente utilizzate nella
pratica, le espressioni per il parametro sono:

f L
1
4 R H 2g A 2

(Darcy-Weisbach)

L
2
S

k R H4 / 3 A 2

(Gauckler-Strickler)

Per poter essere risolta, lequazione (232) va linearizzata e discretizzata, cio


riscritta in forma algebrica. Tra le diverse possibilit, un modo semplice ed efficace
consiste nel discretizzare la derivata temporale alle differenze finite e linearizzare nel
tempo il termine che descrive le perdite:
h *j hi* =

L Q Q'
' Q' Q
gA t

(233)

in cui t il passo di integrazione temporale e con lapice sono denotate le


grandezze riferite al passo temporale precedente.
Lequazione (233) pu essere riscritta come segue:

L
L Q'
h *j hi* =
+ ' Q' Q
g A t

gAt
in modo da evidenziare il legame lineare tra le variabili hi* , h *j e Q.

(234)

Reti di condotte

La risoluzione, ad ogni passo temporale t, del sistema composto dalle M


equazioni (234) e dalle N equazioni (228), unitamente alle condizioni al contorno ed
iniziali, fornisce la soluzione del problema.
E importante osservare che, per il fatto che le incognite del problema non sono
omogenee (sono incognite sia le portate sia le quote piezometriche), la matrice del
sistema presenta valori dei coefficienti che possono essere anche sensibilmente
diversi tra loro. Con riferimento allequazione (234), ad esempio, mentre i coefficienti
delle quote piezometriche sono unitari, il coefficiente della portata, cio il termine tra
parentesi quadre, pu assumere valori anche dellordine di 105-106. Tale
disomogeneit ha uninfluenza negativa sulla precisione del calcolo che, soprattutto
in sistemi complessi, pu portare a soluzioni sensibilmente errate.
Per questo motivo conveniente impostare il problema in modo leggermente
diverso.
La portata Q, nellequazione (234), la portata fluente lungo la condotta che va
dal nodo i al nodo j ed quindi, al tempo stesso, la portata che entra nel nodo j e che
esce dal nodo i. In altre parole, dalla (234), la portata Qj entrante nel nodo j pu
essere espressa in funzione delle quote piezometriche hi* e h *j come segue:
Q j = Bij hi* Bij h *j + C ij

L
Bij =
+ ' Q'

gAt

con

; C ij = Bij

L Q'
g A t

(235)

mentre la portata Qi, entrante nel nodo i, semplicemente Qi=-Qj:


Qi = Bij hi* + Bij h *j C ij

(236)

Consideriamo ora lequazione di continuit di nodo (228). Se nello scrivere questa


condizione sostituiamo alla generica portata entrante/uscente la corrispondente
espressione del tipo (235) o (236), otteniamo, per il generico nodo n, unequazione
algebrica lineare contenente, come incognite, la quota piezometrica del nodo n e le
quote piezometriche dei nodi che costituiscono laltro estremo dei tronchi di condotta
che convergono in n.
Possiamo in tal modo ridurci ad un sistema di N equazioni (di nodo) contenenti le
sole quote piezometriche come incognite. Cos facendo la matrice dei coefficienti
risulta pi omogenea.
Determinate le quote piezometriche nodali, attraverso la soluzione del sistema,
quindi possibile calcolare le portate in ciascun tronco della rete, utilizzando la (235),
semplicemente per sostituzione a ritroso.
E evidente lulteriore vantaggio di questo modo di procedere. Infatti, invece di
dover risolvere (ad ogni passo temporale) un sistema di M+N equazioni, sufficiente
risolvere un sistema di sole N equazioni ed applicare poi, M volte, lequazione (235).
Dal punto di vista operativo, si tratta di calcolare, per ogni tronco di condotta, le
seguenti matrici locali (dei coefficienti e dei termini noti)
B
Bij = ij
Bij

Bij
Bij

C
C ij = ij
C ij

(237)

Reti di condotte

che discendono direttamente dalle (236), (235) e rappresentano le portate entranti


nei nodi i e j espresse in funzione delle corrispondenti quote piezometriche. E
assemblare poi le M matrici locali in quella globale e nel vettore dei termini noti
ottenendo il sistema risolutivo finale
B h* + C = 0

(238)

4.1.1 Condizioni iniziali e al contorno

Una volta scritto il sistema di equazioni, ottenuto assemblando le matrici locali,


necessario assegnare le condizioni iniziali e al contorno.
Condizioni iniziali. Le condizioni iniziali sono costituite dai valori di quota piezometrica
in ciascun nodo e dai valori di portata in ciascun tronco della rete allistante iniziale
t=0.
E opportuno che la distribuzione di portate e quote piezometriche sia
dinamicamente in equilibrio in modo da evitare la formazione e propagazione di onde
di pressione determinate da una condizione iniziale squilibrata. Tra le possibili scelte,
generalmente si adotta o una condizione di quiete per il sistema o una condizione di
moto stazionario.
Nel primo caso a ciascun nodo della rete viene assegnata la stessa quota
piezometrica (il cielo piezometrico risulta pertanto una superficie orizzontale) e a
ciascun tronco della rete viene assegnata una portata iniziale nulla.
Nel secondo caso quote piezometriche e portate assegnate corrispondono ad una
soluzione di moto stazionario. Per altro, tale soluzione viene generalmente
determinata mediante una simulazione preliminare per la quale, a partire da una
condizione iniziale di quiete, si assegnano condizioni al contorno costanti nel tempo
e la simulazione viene protratta nel tempo finch il sistema non si porta a regime.
Condizioni al contorno. E possibile assegnare, in corrispondenza di alcuni nodi della
rete, una, ed una sola, delle seguenti condizioni al contorno. Con riferimento al
generico nodo n, possibile assegnare:

landamento nel tempo della quota piezometrica: in tal caso, dal punto di vista
operativo, ad ogni passo temporale di calcolo viene azzerata la riga n-esima
della matrice dei coefficienti e si pone un coefficiente unitario in
corrispondenza della diagonale principale. Al tempo stesso, al termine nesimo del vettore dei termini noti viene assegnato il valore della quota
piezometrica imposta (Cio, al termine n-esimo del vettore C viene assegnato
il valore della quota piezometrica imposta cambiato di segno);

landamento nel tempo della portata entrante nel nodo n (per assegnare una
portata uscente sufficiente fornire valori negativi): sufficiente, in questo
caso, sommare al termine n-esimo del vettore dei termini noti il valore della
portata assegnata;

un legame lineare (o linearizzato) tra portata entrante e quota piezometrica:


esprimiamo tale legame mediante la relazione: Qn = Bn hn* + C n , in cui Qn la

Reti di condotte

portata entrante nel nodo, hn* la corrispondente quota piezometrica e Bn, Cn,
opportuni coefficienti. In tal caso la condizione viene imposta sommando Bn
alla diagonale principale della matrice dei coefficienti in corrispondenza della
riga n-esima, e Cn al termine n-esimo del vettore dei termini noti.
A conclusione di questo paragrafo, solo il caso di sottolineare che, almeno in un
nodo della rete, necessario assegnare una condizione al contorno del tipo
andamento nel tempo della quota piezometrica o del tipo legame lineare tra
portata entrante e quota piezometrica. In caso contrario il sistema ammette infinite
soluzioni (ununica distribuzione di portate e infinite distribuzioni di quote
piezometriche che differiscono per un valore costante: la quota di riferimento)
4.1.2 Dispositivi ed organi di regolazione

In generale, in una rete di condotte sono presenti diversi dispositivi e organi di


regolazione. Questi possono essere inclusi nel sistema come tronchi di condotta a
funzionamento speciale o nodi a funzionamento speciale. Nel seguito vengono
riportati solo alcuni esempi per illustrare la tecnica normalmente impiegata per
descrivere questi dispositivi.
Dissipazione localizzata. Con riferimento allo schema di Figura 3.4 (sinistra),
supponiamo che, ad esempio lungo un tronco della rete, sia presente un dispositivo
che introduce una dissipazione localizzata di energia. In tal caso, nel tratto di rete in
esame viene introdotto un tronco speciale (e due ulteriori nodi: i, j) come illustrato in
Figura 3.4 (destra).

Figura 4.3

Per il nuovo tronco i-j di condotta possiamo scrivere:


E ij = E i E j = hi* +

QQ
2
i

2g A

h *j

QQ
2g A 2j

= Q Q

in cui il coefficiente dipende sostanzialmente dalle caratteristiche geometriche del


dispositivo che determina la dissipazione localizzata.
Linearizzando nel tempo, si ha:
Q' 1

'
hi* h *j =
Q
2
2
2g A j Ai

La precedente relazione pu essere riscritta formalmente come la (235) e quindi,


come la (235), assemblata nel sistema risolutivo:

Reti di condotte

Q j = Bij hi* Bij h *j + C ij

Q' 1
1

con Bij =
2 + Q'
2

2g A j Ai

; C ij = 0

(239)

In questo caso, dal punto di vista numerico, bisogna evitare che si annulli
largomento tra le parentesi quadrate, ponendo artificialmente un limite inferiore al
modulo della portata fluente al passo di calcolo precedente.
Nodo serbatoio. Per simulare la presenza di un serbatoio possibile introdurre un
nodo speciale. Di fatto, come si vedr tra breve, un serbatoio rappresenta una
immissione esterna di portata dipendente dalla quota piezometrica ed quindi
riconducibile ad una condizione al contorno del tipo legame lineare tra portata
entrante e quota piezometrica.

Figura 4.4

Schematizzazione di un serbatoio.

Consideriamo la situazione illustrata in Figura 4.4 nella quale, in corrispondenza


del nodo n della rete posto un serbatoio caratterizzato da una sezione orizzontale
di area (costante per semplicit). Con riferimento allequazione dei serbatoi (19) si
osserva che la portata netta che esce dal serbatoio (Qusc-Qentr) corrisponde alla
portata Qn che dal serbatoio entra nel nodo n. Possiamo allora scrivere:
Q n =

dh *
dh
= n
dt
dt

Nella precedente, trascurando eventuali dissipazioni di energia, si assunto che il


livello h nel serbatoio coincida con la quota piezometrica hn* al piede del serbatoio.
Discretizzando la derivata temporale alle differenze finite, possiamo scrivere:

( )

hn* hn*
Qn
t

'

in cui con lapice denotata la quota piezometrica del nodo n relativa al passo di
calcolo precedente. La relazione appena scritta pu essere posta nella forma che
abbiamo visto per la condizione al contorno di tipo legame lineare tra portata
entrante e quota piezometrica; si ha infatti:
Qn Bn hn* + C n

con

Bn =

; Cn =

( )

*
hn
t

'

(240)

Volendo introdurre eventuali dissipazioni localizzate di energia, in prima


approssimazione possibile includere il relativo tronco speciale come
schematicamente illustrato in Figura 4.5.

Reti di condotte

Figura 4.5

Esempio. Consideriamo il problema delloscillazione di massa in un pozzo


piezometrico visto nel paragrafo 2.3.2.

Il sistema pu essere schematizzato come illustrato in Figura 4.6.

Figura 4.6

Rappresentazione schematica del sistema illustrato in Figura 2.7.

Il sistema composto da tre nodi (1, 2 e 3) di cui il terzo un nodo speciale


serbatoio, da un solo tronco di condotta, tra i nodi 1 e 2 (galleria di derivazione), e
da un tronco speciale dissipazione localizzata tra i nodi 2 e 3. Nel nodo 1 posta
una condizione al contorno del tipo quota piezometrica assegnata che corrisponde
al livello (costante) del serbatoio di monte. Nel nodo 2 posta una condizione al
contorno del tipo portata assegnata che corrisponde alla portata che scende
attraverso la condotta forzata.
Volendo simulare, ad esempio, una manovra di apertura per la quale la portata
Q2(t) derivata verso la condotta forzata inizialmente nulla (Q2(t=0)=0), la condizione
iniziale data da:
h1* = h2* = h3* = 0

Q12 = Q23 = 0

in cui il riferimento assunto coincide, evidentemente, con il livello del serbatoio di


monte.
Ad ogni passo di calcolo vanno innanzitutto assemblati i contributi dei due tronchi
di condotta (normale e speciale). Con riferimento al tronco 1-2 si ha:
matrici locali

B12
B12

B12
B12

matrici globali

B12
B12
0

B12
B12
0

C12
C12
0
0
0

C12
C12
0

Reti di condotte

in cui i coefficienti B12 e C12 sono dati dalla (235).


Assemblando quindi il tronco 2-3 si ha:
B23
B23

matrici locali

B23
B23

B12
B12
B12 B12 B23
0
B23

matrici globali

C 23
C 23

0
B23
B23

C12
C12 C 23

C
23

in cui i coefficienti B23 e C23 sono dati dalla (239).


Si assembla ora il contributo del nodo serbatoio rappresentato dalla portata Q3
entrante nel nodo 3 ed espressa dalle equazioni (240). La matrice globale diventa
quindi:
B12
B12
B12 B12 B23
0
B23

matrici globali

B23
B23 + B3

C12
C12 C 23
C +C
3
23

Imponendo la condizione al contorno di livello assegnato sul nodo 1 ( h1* = 0 ) si ha:


0
1
B12 B12 B23
0
B23

matrici globali

B23
B23 + B3
0

C12 C 23
C +C
3
23

Imponendo infine, in corrispondenza del nodo 2 la condizione al contorno sulla


portata Q2(t) (che avr evidentemente un valore negativo in quanto esce dal nodo) si
avr:
matrici globali

0
1
B12 B12 B23
0
B23

B23
B23 + B3
0

C12 C 23 + Q2 (t i )

C 23 + C 3

in cui ti listante di calcolo attuale.


La soluzione del precedente sistema fornisce, allistante attuale, le quote
piezometriche nei tre nodi della rete (livello nel serbatoio di monte, quota
piezometrica al piede del pozzo e livello nel pozzo piezometrico). Sostituendo (a
ritroso) i valori di quota piezometrica trovati, nelle due equazioni di tronco
precedentemente assemblate (e corrispondenti alle equazioni (235) e (239)), si
determinano i valori di portata:
Q12 = B12 h1* B12 h2* + C12
Q23 = B23 h2* B23 j h3* + C 23

Si procede quindi a risolvere il passo temporale successivo

(241)

Reti di condotte

Nel caso particolare di questo esempio il sistema risolutivo estremamente


semplice pu essere risolto agevolmente per via analitica. In particolare, essendo
h1* noto, il sistema si riduce a due sole equazioni
*
B23
B12 B23
h2 C12 C 23 + Q2 (t i ) + B12 h1*

+
=0

B23
B23 + B3 h3*
C 23 + C 3

Si ricava, in particolare

B23 C12 + Q2 (t i ) + B12 h1* + C 3 + B12 (C 3 + C 23 )


h =
B12 B23 B3 (B12 + B23 )
C C 23 + Q2 (t i ) + B12 h1* + B23 h3*
h2* = 12
B12 + B23
*
3

Figura 4.7 Andamento nel tempo del livello nel pozzo piezometrico per manovre di apertura (in alto)
e chiusura (in basso) e confronto con la soluzione numerica ottenuta mediante un
metodo esplicito ed illustrata nel paragrafo 2.3.2.

Reti di condotte

Con riferimento ai dati dellesempio riportato nel paragrafo 2.3.2, lapplicazione del
procedimento appena illustrato fornisce, con un passo di integrazione temporale
t=1.0s, i risultati illustrati in Figura 4.7 (il livello z nel pozzo corrisponde alla quota
piezometrica h3* ).
Nella stessa figura, per confronto, sono riportati i risultati ottenuti con il metodo
esplicito e un passo di integrazione temporale t=0.2s.
E evidente la maggiore accuratezza che si ottiene col procedimento illustrato in
questo capitolo. In particolare, nel caso di una manovra di chiusura, lampiezza delle
oscillazioni del livello nel pozzo piezometrico non soffrono dellinstabilit evidenziata
per il metodo esplicito e si smorzano fino ad annullarsi completamente.
Pompa. Linserimento di una pompa nel sistema pu essere fatto mediante limpiego
di un tronco a funzionamento speciale pompa (Figura 4.8). Analiticamente, il
funzionamento di tale tronco sar rappresentato ancora da unequazione lineare
esprimente un legame tra la portata fluente nel tronco e le quote piezometriche agli
estremi, formalmente identica alla (235) e quindi, come la (235), assemblata nel
sistema risolutivo.

Figura 4.8

In relazione allaccuratezza e al dettaglio richiesti, lequazione per il tronco


pompa pu essere formulata in diversi modi.
Nel caso pi semplice si pu ipotizzare che la portata pompata assuma un valore
costante, QP (corrispondente, ad esempio, alla portata nominale della pompa),
indipendente cio dalle quote piezometriche nei nodi estremi, ovvero dalla
prevalenza.
In alternativa si pu far riferimento alla curva caratteristica della pompa che lega la
portata sollevata QP alla prevalenza H. Questultima, con buona approssimazione,
data dalla differenza H = h *j hi* tra le quote piezometriche agli estremi del tronco.
Facendo riferimento ai valori assunti dalle quote piezometriche allistante di calcolo
precedente possibile stimare, ad ogni passo di calcolo e in modo esplicito,
leffettiva portata sollevata QP mediante la curva caratteristica anzidetta.
In entrambi i casi lequazione per il tronco pompa si scrive:
Q j = Bij hi* Bij h *j + C ij

con

Bij = 0 ; C ij = QP

(242)

Nel secondo caso, oltre al problema legato alla necessit di controllare


costantemente che i valori della quota piezometrica si mantengano allinterno
dellintervallo per cui disponibile il legame QP-H, c il pericolo che la soluzione
numerica presenti fastidiose oscillazioni causate dalla determinazione esplicita della
portata sollevata.

Reti di condotte

Per evitare queste oscillazioni si pu ricorrere ad una formulazione implicita solo


formalmente un po pi complessa.
Esprimiamo, in forma generale, il legame tra la portata sollevata e la prevalenza
come: QP=f(H) (generalmente tale legame ben approssimato da un polinomio di
secondo grado), e sviluppiamo tale legame in serie di Taylor, arrestata al primo
ordine, in un intorno del valore H assunto dalla quota piezometrica allistante di
calcolo precedente:
QP f (H ' ) +

f
H

(H H ' )

(243)

H =H '

Ricordando che H = h *j hi* , lequazione per il tronco pompa si scrive:


Q j = Bij hi* Bij h *j + C ij

con

Bij = f (H ' )

f
H

; C ij = Bij H '

(244)

H =H '

Valvola clapt. La valvola clapt un dispositivo che consente il flusso in un verso


(dal nodo i verso il nodo j in Figura 4.9) ed impedisce il flusso nel verso opposto. Tale
dispositivo pu essere schematizzato mediante un tronco a funzionamento speciale,
tronco clapt, per il quale lequazione associata viene a dipendere dallo stato
(aperto/chiuso) della valvola.

Figura 4.9

Quando il clapt aperto, il dispositivo pu essere assimilato ad una piccola


dissipazione di energia localizzata e la sua equazione coincide pertanto con la (239),
la quale, per essere Ai=Aj, si semplifica nella seguente:
Q j = Bij hi* Bij h *j + C ij

con Bij =

1
Q'

; C ij = 0

(245)

Al coefficiente
vengono generalmente assegnati valori molto bassi essendo
piccola la dissipazione prodotta dalla valvola aperta. Si osservi che non possibile
assumere una dissipazione nulla (=0), in questo caso infatti la portata fluente
sarebbe indipendente dalla variazione di quota piezometrica.
Quando il clapt chiuso si determina una sconnessione tra i nodi i e j. In questo
caso il tronco non va assemblato o, che lo stesso, la sua equazione diventa:
Q j = Bij hi* Bij h *j + C ij

con Bij = C ij = 0

(246)

Laspetto pi interessante, e tuttaltro che banale, riguarda il criterio da adottare


per stabilire se la valvola aperta oppure chiusa. La regola generalmente adottata
la seguente.

Reti di condotte

Se al passo di calcolo precedente la valvola era aperta si controlla il verso della


portata: se questo positivo (cio il flusso avviene dal nodo i verso il nodo j), la
valvola si mantiene aperta, altrimenti si considera chiusa.
Se, invece, al passo di calcolo precedente la valvola era chiusa si controllano le
quote piezometriche ai nodi di estremit: se h *j > hi* , la valvola rimane chiusa
altrimenti, si considera aperta.
E necessario pertanto associare al tronco clapt un flag che ne descriva lo stato.
Cassa daria. Per simulare la presenza di una cassa daria possibile introdurre un
nodo speciale. Di fatto, come si vedr tra breve, una cassa daria pu essere
schematizzata in modo analogo a quanto fatto per un serbatoio. Essa, infatti,
rappresenta una immissione esterna di portata dipendente dalla quota piezometrica
ed quindi riconducibile ad una condizione al contorno del tipo legame lineare tra
portata entrante e quota piezometrica.

Figura 4.10 Schematizzazione di una cassa daria.

Consideriamo la situazione illustrata in Figura 4.10 nella quale, in corrispondenza


del nodo n della rete posta una cassa daria caratterizzata da una sezione
orizzontale di area Ac (costante per semplicit). Con riferimento allequazione dei
serbatoi (19) si osserva che la portata netta che esce dalla cassa (Qusc-Qentr)
corrisponde alla portata Qn che dalla cassa entra nel nodo n. Possiamo allora
scrivere:
Qn = Ac

dz
dt

(247)

in cui z la quota della superficie libera nella cassa. Il livello z e la quota


piezometrica hn* sono tra loro legate come espresso dallequazione (222).
Linearizzando nel tempo tale legame e discretizzando la derivata temporale alle
differenze finite, si pu scrivere

( )

Ac hn* hn*
Qn
'
t

'

in cui con lapice sono state denotate quantit relative al passo di calcolo precedente.
La relazione appena scritta pu essere posta nella forma che abbiamo visto per la
condizione al contorno di tipo legame lineare tra portata entrante e quota
piezometrica; si ha infatti:
Qn Bn hn* + C n

con

Bn =

Ac
' t

; Cn =

( )

Ac
hn*
' t

'

(248)

Reti di condotte

Ovviamente durante il calcolo devessere aggiornata anche la quota z dellacqua


nella cassa. A tale scopo pu essere utilizzata lequazione di continuit (247)
discretizzata ed esplicitata rispetto a z come segue
z = z ' t

Qn
Ac

(249)

Restringimento/ugello. La presenza di un restringimento/allargamento ben


raccordato o di un ugello terminale pu essere simulata mediante limpiego di un
tronco a comportamento speciale: tronco restringimento (Figura 4.11) la cui
equazione, essendo trascurabile linerzia, si basa su di un semplice bilancio di
energia nel quale si trascura la dissipazione di energia localizzata.

Figura 4.11

Essendo:
hi* +

QQ
2g Ai2

= h *j +

QQ

(250)

2g A 2j

si ha:
Q j = Bij h Bij h + C ij
*
i

*
j

2g
con Bij =
Q'

1
1

A2 A2
i
j

; C ij = 0

(251)

Anche in questo caso, come per lequazione (239), bisogna porre artificialmente
un limite inferiore al modulo della portata fluente al passo di calcolo precedente.

Reti di condotte

4.2 Reti di condotte trattate in ipotesi elastiche


Nel caso sia necessario ricorrere alle ipotesi elastiche il problema della soluzione
di una rete in pressione diventa solo formalmente pi complesso. La soluzione, da un
punto di vista generale, si determina ancora strutturando un sistema di equazioni
formalmente analogo a quello visto per il caso di moto in ipotesi anelastiche. In
particolare le equazioni per i tronchi e per i nodi a funzionamento speciale restano le
stesse viste nel paragrafo precedente. La differenza dal caso anelastico risiede
sostanzialmente nel modo di scrivere le equazioni per le diverse condotte che
compongono la rete.
Consideriamo un generico tronco di condotta, lungo L, collegante i nodi i e j della
rete. Per risolvere il campo di moto lungo questa condotta necessario (si veda il
capitolo 3.3) suddividere la condotta in n tratti di lunghezza s in modo che sia
soddisfatta la relazione s=at, essendo a la celerit di propagazione di una
perturbazione di pressione (vedi equazione (187))

Figura 4.12

Illustrazione schematica del procedimento di integrazione nel tempo delle equazioni

A partire dalla condizione nota relativa allistante di calcolo precedente, mediante


limpiego delle equazioni per le caratteristiche C+ e C- possibile determinare, come
schematicamente illustrato in Figura 4.12, la soluzione allistante di calcolo attuale
per tutti i punti interni della condotta. Per questa valutazione si utilizzano, in
particolare, le equazioni (200) e (201) che, riscritte in termini di portata, sono:

h * ( s k , t 0 + t ) =

a
1 *
[Q(s k 1, t 0 ) Q(s k +1, t 0 )]
h (s k 1, t 0 ) + h * (s k +1, t 0 ) +
2
2 gA

f s

Q(s k 1, t 0 ) Q(s k 1, t 0 ) Q(s k +1, t 0 ) Q(s k +1, t 0 )


4 g dA 2

(252)

Reti di condotte

Q(s k , t 0 + t ) =

1
[Q(s k 1, t 0 ) + Q(s k +1, t 0 )] + g A h * (s k 1, t 0 ) h * (s k +1, t 0 )
2
2a

f s

Q(s k 1, t 0 ) Q(s k 1, t 0 ) + Q(s k +1, t 0 ) Q(s k +1, t 0 )


4ad A

(253)

Effettuato preliminarmente questo calcolo per tutte le condotte della rete, si passa
alla scrittura (e quindi allassemblaggio) delle equazioni di nodo la cui forma
ricavata qui di seguito.
Consideriamo dapprima lestremit corrispondente al nodo j (s=L) e lequazione
per la caratteristica positiva (198), qui riscritta in termini di portata Qj entrante nel
nodo j:
h *j h * (s n 1, t 0 ) =

a
f Q(s n 1, t 0 ) Q(s n 1, t 0 )
Q j Q(s n 1, t 0 )
s
gA
d
2g A 2

(254)

in cui, per comodit e analogia con la scrittura utilizzata nel precedente paragrafo, si
indicato con h *j il termine h * (s n , t 0 + t ) e con Qj il termine Q(s n , t 0 + t ) .
Posto:
B ji = 0 ; B jj =

gA
gA *
f Q(s n 1, t 0 ) Q(s n 1, t 0 )
; C jj =
s + Q(s n 1, t 0 )
h (s n 1, t 0 )
2
a
a
d
2g A

(255)

lequazione (254) pu essere riscritta come segue:


Q j = B ji hi* + B jj h *j + C jj

(256)

Consideriamo ora lestremit corrispondente al nodo i (s=0) e lequazione per la


caratteristica negativa (199), qui riscritta in termini di portata Qi entrante nel nodo i:
hi* h * (s1, t 0 ) =

Q( s 1 , t 0 ) Q( s 1 , t 0 )
a
[ Qi Q(s1, t 0 )] + f
s
gA
d
2g A 2

(257)

*
in cui, come prima, si indicato con hi il termine h * (s 0 , t 0 + t ) e con Qi il termine
Q(s 0 , t 0 + t ) .
Posto:

Bii =

gA
gA *
f Q( s 1 , t 0 ) Q( s 1 , t 0 )
; Bij = 0 ; C ii =

s
h (s1, t 0 ) +
+ Q(s n 1, t 0 )
a
d
a
2g A 2

(258)

lequazione (257) pu essere riscritta come segue:


Qi = Bii hi* + Bij h *j + C ii

(259)

Nel complesso, quindi, le matrici locali per la generica condotta (corrispondenti


alle (237) per il caso di moto anelastico) sono:

Reti di condotte

Bii
B
ji

Bij
B jj

C ii
C jj

(260)

Va osservato che, essendo Bij=Bji=0, la matrice globale dei coefficienti si mantiene


simmetrica come per il caso anelastico.
Infine, il modo di porre le condizioni al contorno lo stesso visto per il caso
anelastico mentre un po pi complessa la procedura da seguire per porre le
condizioni iniziali in quanto non sufficiente assegnare le quote piezometriche in tutti
i nodi della rete e le portate nei tronchi ma necessario fornire quote piezometriche
e portate anche in tutti punti interni (in relazione alla discretizzazione spaziale in tratti
s) di ciascuna condotta.
Esempio. Consideriamo il problema delloscillazione di massa in una cassa daria
visto nel paragrafo 2.3.3 (vedi anche 3.3.5).

Il sistema pu essere schematizzato come illustrato in Figura 4.13.

Figura 4.13 Rappresentazione schematica del sistema illustrato in Figura 2.12.

Il sistema composto da due nodi (1 e 2) di cui il primo un nodo speciale cassa


daria e da un solo tronco di condotta, tra i nodi 1 e 2 (condotta di mandata). Nel
nodo 2 posta una condizione al contorno del tipo quota piezometrica assegnata
che corrisponde al livello (costante) del serbatoio di recapito. Nel nodo 1 posta una
condizione al contorno del tipo portata assegnata che corrisponde alla portata
pompata nel sistema (in questo caso non necessario utilizzare un tronco speciale
pompa in quanto la pompa posta in corrispondenza di un nodo di estremit della
rete.
Volendo simulare, ad esempio, una manovra di arresto della pompa per la quale la
portata Q1(t) pompata nel sistema vale inizialmente 0.05 m3/s, la condizione iniziale
data da (si veda Figura 2.15):
h1* = 52.91 m

h2* = 40.0 m

Q12,1 = Q12,2 = 0.05 m 3 / s

in cui il riferimento assunto coincide con il livello nella cassa daria in condizioni di
sistema fermo (vedi paragrafo 2.3.3 e 3.3.5). Dovendo necessariamente seguire
passo passo anche levoluzione temporale del livello z nella cassa daria
necessario fissare una condizione iniziale anche per tale parametro. Con riferimento
allesempio riportato nel paragrafo 2.3.3 si ha:
z = 0.149 m

Reti di condotte

Si ricorda infine che, volendo risolvere il moto nel sistema seguendo un approccio
elastico, necessario fissare quote piezometriche e portate in ogni sezione in cui si
suddivide ciascuna condotta. Nel caso in esame, con riferimento allesempio illustrato
nel paragrafo 3.3.5, immaginando di suddividere la condotta di mandata in 10 tronchi
di lunghezza s=100m, le quote piezometriche iniziali nelle diverse sezioni interne
sono fornite dalla relazione:
*
*
h12
j = h2 +

2
f js Q12
2
d 2g A12

j=1, 2, 3, , 9

mentre i valori di portata nelle sezioni interne sono tutti uguali e corrispondono a
Q=0.05 m3/s.
Ad ogni passo di calcolo vanno innanzitutto assemblati i contributi della condotta
di mandata. Con riferimento al tronco 1-2 si ha:
matrici locali

B11
0

0
B22

C11
C 22

matrici globali

B11
0

0
B22

C11
C 22

in cui i coefficienti B11, B22, C1 e C2 sono dati dalla (258).


Assemblando quindi il contributo del nodo cassa daria rappresentato dalla
portata Q1 entrante nel nodo 1 ed espressa dallequazione (248), la matrice globale
diventa:
matrici globali

B11 + B1

0
B 22

C11 + C1
C 22

Imponendo la condizione al contorno di livello assegnato sul nodo 1 ( h2* = 40.0 m )


si ha:
matrici globali

B11 + B1

0
1

C11 + C1
40

Imponendo infine, in corrispondenza del nodo 1 la condizione al contorno sulla


portata Q1(t), corrispondente alla portata pompata (che avr evidentemente un valore
positivo in quanto entra nel nodo) si avr:
matrici globali

B11 + B1

0
1

C11 + C1 + Q1 (t )

40

La soluzione del precedente sistema fornisce, allistante attuale, le quote


piezometriche nei due nodi della rete (livello nel serbatoio di valle e quota
piezometrica in corrispondenza della cassa daria). Sostituendo (a ritroso) i valori di
quota piezometrica trovati, nelle due equazioni di tronco precedentemente
assemblate, si determinano i valori di portata alle due estremit della condotta di
mandata:

Reti di condotte

Q12,1 = B11 h1* + C11


Q12,2 = B22 h2* + C 22

(261)

Analogamente, utilizzando lequazione (248) possibile valutare la portata Q1 che


esce dalla cassa daria ed entra nel nodo 1
Q1 = B1 h1* + C1

(262)

Ovviamente durante il calcolo devessere aggiornata anche la quota z dellacqua


nella cassa. A tale scopo pu essere utilizzata lequazione di continuit (247)
discretizzata ed esplicitata rispetto a z come segue
z = z' t

Q1
Ac

(263)

Si procede quindi a risolvere il passo temporale successivo


Nel caso particolare di questo esempio il sistema risolutivo estremamente
semplice essendo, di fatto, costituito da una sola equazione.
Si ha, in particolare
C11 + C1 + Q1 (t )
B11 + B1
*
h2 = 40.0

h1* =

Lapplicazione del procedimento appena illustrato fornisce, con un passo di


integrazione
Terminare esempio

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