Libro Porpiglia
Libro Porpiglia
LUTS
sintomi minzionali delle basse vie urinarie. Si distinguono in:
1. sintomi della fase di riempimento vescicale: pollachiuria diurna e notturna, urgenza minzionale ed
incontinenza urinaria da urgenza → definiti come sintomi irritativi
2. Della fase di svuotamento della vescica: esitazione minzionale, mitto ipovalido, mitto interrotto (xk le pressioni
durante la prima fase della minzione non sono efficienti → arresto dello svuotamento vescicale e
successivamente ripresa) → definiti come sintomi ostruttivi
3. Post minzionali: sgocciolamento post minzionale, aumentato residuo e iscuria paradossa
cause dei LUTS:
a. Iperplasia prostatica benigna
b. Iperattività del detrusore
c. Ipocontrattilità del detrusore
d. Disfunzioni neurologiche (SM, Parkinson)
e. IVU
f. Corpi estranei
g. Prostatiti acute o croniche
h. Carcinomi vescicali
i. Litiasi dell'uretere distale
j. Stenosi ureterali
IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA
DEFINIZIONE ANGLOSASSONE DI IPB
Iperplasia della componente epiteliale e stromale dovuta ad un cambiamento dell’assetto ormonale del soggetto dopo
i 50 anni con squilibrio tra fattori stimolanti e inibenti la crescita prostatica
Prende origine a livello della zona di transizione e della zona pre- prostatica, nella regione periureterale
EZIOPATOGENESI IPB
- FATTORI INTRINSECI: interazione tra epitelio e stroma
- FATTORI ESTRINSECI: ormonali neurologici immunitari e genetici
L’evento scatenante è l’alterazione di equilibrio a livello locale tra androgeni e estrogeni.
aumento di estrogeni aumento paradossale dell'espressione di recettori per gli androgeni aumento di
captazione testosterone che condiziona e stimola la crescita cellulare iperplasia
gli Estrogeni predominano nello stroma (oltre che nelle cellule epiteliali). Nello stroma inducono anche un aumento
dei fattori di crescita da parte delle cellule epiteliali basali iperplasia dello stroma
compressione della porzione periferica con compressione di uretra prostatica ostruzione al deflusso
ALTRE CAUSE DI OSTRUZIONE DELLE BASSE VIE URINARIE
Cause di aumento volumetrico: processi flogistici che comportano un edema significativo della ghiandola e
carcinoma prostatico avanzato infiltrate il canale ureterale
Cause di restringimenti in sede ureterale: stenosi congenite iatrogene e post-traumatiche dell’uretra, ostruzioni a
livello del collo vescicale: malattia di Marion
SEGNI E SINTOMI IPB:
necessaria la compressione della porzione prostatica dell’uretra per determinare sintomi
Uno dei primi segni è il deterioramento del flusso urinario
A. sintomi della fase di riempimento: (dovuti anche a infiammazione o massa vescicale)
1. pollachiuria: aumento di frequenza minzionale non legata ad ↑ diuresi nelle 24 h diurna o notturna
2. urgenza minzionale
3. incontinenza urinaria da urgenza
B. Sintomi della fase di svuotamento:
1. Esitazione minzionale
2. Mitto ipovalido
3. Mitto interrotto (servono pressioni maggiori)
C. Post minzionali:
1. allungamento del tempo di minzione
2. sgocciolamento post minzionale
3. Ritenzione urinaria
4. Iscuria paradossa (perdita di urina attraverso l’uretra determinata da cronica sovradistensione vescicale)
I sintomi sono spesso tardivi xk inizialmente c’è compenso vescicale con ipertrofia del detrusore vescicale (eco- ed
endo-graficamente si chiama “vescica da sforzo”), con preservazione del flusso urinario pz ancora oligo- o pauci-
sintomatico.
Progressivamente compaiono fibrosi (infiltrazione di tessuto connettivo con deposizione di tessuto adiposo) e riduzione
dell’innervazione parasimpatica della vescica riduzione della compliance vescicale e comparsa di instabilità del
muscolo detrusore comparsa di sintomi irritativi/della fase di riempimento (↑ frequenza, urgenza e imperiosità)
Possono poi svilupparsi estroflessioni della mucosa (pseudodiverticoli) attraverso porte erniarie situate attraverso la
mucosa vescicale.
Dalla ritenzione urinaria si possono poi sviluppare le complicanze, quali diverticoli e calcoli
RITENZIONE URINARIA
Si intende la persistenza di urina in vescica dopo la minzione ed è conseguenza dell’incapacità della vescica di svuotarsi.
Può essere:
- incompleta: rimane un residuo al termine della minzione
- Completa che si distingue in:
I. Ritenzione urinaria acuta (RUA): Incapacità improvvisa a mingere accompagnata da intenso e ingravescente
dolore sovrapubico per progressiva sovradistensione della vescica (globo vescicale), secondaria a prostatite
acuta o a un calcolo ureterale
II. ritenzione urinaria cronica: Incompleto svuotamento vescicale dopo la minzione dovuto a patologie del
detrusore
III. ritenzione urinaria cronica totale di urina: fase terminale di una ritenzione cronica con costante replezione e
associate fughe di urina (incontinenza da rigurgito, overflow o iscuria paradossa) dovuto anche a incapacità
contrattile del detrusore (ipoacontrattilità)
[Link].1 Cause della RUA:
1) farmacologiche: antipsicotici, antipertensivi (bloccanti gangliari ad alto dosaggio), anticolinergici e oppioidi
2) Neurologiche: traumi, chirurgia pelvica, malattia neuromuscolare e contrazioni detrusore inefficaci
3) Anatomiche: Prostatiti acute, rimozione del catetere vescica nell’ immediato postoperatorio (spasmo dello sfintere
da farmaci), carcinoma prostatico, fecalomi voluminosi da stipsi ostinata, prolasso vaginale
[Link].2 Valutazione clinica della RUA:
1) anamnesi: per valutare pregressi urologici, neuropatie note e terapie farmacologiche
2) Quadro clinico caratterizzato da dolore sovrapubico, distensione addominale nella regione ipogastrica e iscuria
paradossa
3) Ecografia nei casi dubbi
[Link].3 Terapia RUA:
a. Drenaggio con catetere vescicale o percutanea con puntura sovra pubica (cistocatch) in caso di ostacolo
insormontabile (es. infiltrazione ureterale di un carcinoma prostatico avanzato)
b. svuotamento lento della vescica x ridurre rischio sanguinanti ex vacuo
c. mantenere il catetere x alcuni gg tp antibiotica (se prostatite) o specifica x IPB
d. se fallimento della ripresaminzionale, ritentare dopo 15 gg
e. se ulteriore fallimento, procedere con intervento distruttivo
DIAGNOSI DI IPB
Dopo l’attenta anamnesi:
1) diario minzionale: per monitorare l’evoluzione clinica del disturbo minzionale e richiedere informazioni (
FREQUENZA, VOLUMI diurni e notturni , episodi di urgenza incontinenza bilancio minzionale), grande variabilità
giornaliera, per questo si consiglia di farlo per 4 gg. utile anche per monitoraggio di tp
2) IPSS: international questionario symptom score (cut off 16): domande su sintomi minzionali da riempimento e
svuotamento e su qualità di vita, si assegna un punteggio e dalla somma si classificano i disturbi in:
- Moderati se IPPS compreso tra 8 e 19
- Severi se IPPS > 19
3) Antigene prostatico specifico (PSA): serin-proteasi espressa a livello prostatico, ottimo marcatore d’organo ma non
specifico per una singola patologia, in quanto si ha un rialzo del suo valore sia in adenoma, infiammazione e
carcinoma. Se si ha un valore inferiore a 4 ng/dl con ratio di libero/totale < di 20% è indicativo di patologia benigna
4) Esami strumentali per IPB e ostruzione delle vie urinarie:
A. uroflussometria: largamente utilizzata, perché non invasiva e poco costosa. Si tratta di una rappresentazione
grafica dell’atto minzionale su due cartesiane: tempo e volume. Permette di valutare:
- delay time: tempo di latenza che intercorre dal momento in cui il pz si accinge a mingere al momento il cui in
cui inizia la minzione vera e propria. Se< 10 s, é fisiologica
- tempo di flusso: tempo totale di minzione
- flusso massimo: valore di flusso massimo registrato in ml/s. se > 15 ml/s è fisiologico, se tra 10 e 15 ml/s è un
quadro dubbio se <10 ml/s è un quadro ostruito. Diminuisce con l’etè ( 2 ml ogni decade)
- tempo di flusso massimo: tempo tra inizio minzione e flusso massimo. Fisiologico se compreso entro 1/3 del
tempo totale
- tempo di svuotamento: tempo per raggiungere svuotamento completo. Fisiologico se coincide con il tempo
di flusso
- flusso medio: rapporto tra volume svuotato e tempo di flusso
- volume svuotato: volume totale di urine espulse. Il test è accurato se volume tra i 150 e i 400 ml di urina
forma a campana con picco di emissione >15 ml/s IRREGOLARE se picchi alternati con flusso massimo
inferiore a 15 ml/s
- residuo post minzionale: quantità di urine che rimane in vescica alla fine della minzione si valuta anche con
US sovrapubica o cateterismo vescicale estemporaneo. Fisiologico se < 80-100 ml
- morfologia del tracciato: curva armonica a forma di campana senza modificazioni di ampiezza evidenti o al
massimo spike < 2 s, xk considerati artefatti
B. Ecografia sovrapubica: valutazione morfologica della vescica, dell’adenoma prostatico e dei rapporti che essa
contrae. Valuta anche ispessimento del detrusore (5 mm cutoff), distensione vescicale (di circa 150cc in caso di
ostruzione), diverticoli e litiasi endoluminale
C. Transurectal ultrasound (TRUS): permette di identificare l’adenoma che appare come nodulo centrale
ipoecogeno o disomogeneo. Vedo anche le dimensioni utile per impostare tp
D. Uro TC: raramente usata. Visualizza morfologia della vescica opacizzata con mdc (fase tardiva da iniezione di
mdc) con caratteristica forma a semiluna a causa di accrescimento della prostata, permette di vedere anche
altre condizioni patologiche come calcoli e neoformazioni
E. Uretrocistoscopia flessibile: tecnica ambulatoriale da usare sempre quando si hanno LUTS da riempimento o
quando vi siano episodi di ematuria per escludere formazioni neoplastiche vescicali, (es. sindone urgenza
minzionale associata a carcinoma vescicale) anche utile per escludere stenosi o presenza di litiasi
F. Cistometria con studio pressoflussorio, esame di II livello invasivo si usa per confermare il grado di ostruzione
cervico-uretrale e serve per escludere ipo- o a-contrattilità del detrusore o la sua instabilità. Importante
qualora i sintomi menzionali di riempimento siano prevalenti su quelli di svuotamento, x fare diagnosi di
patologia di tipo istruttivo. Serve anche per impostare una corretta terapia antimuscarinica postoperatorio ( x
instabilità detrusoriale)
DIAGNOSI DIFFERENZIALE DELLE PATOLOGIE OSTRUTTIVE IPB:
I LUTS possono essere dovuti da tutte le cause che comportano ostruzione delle basse vie urinarie.
- carcinoma della vescica (spesso associato ad ematuria e di frequente riscontro negli anziani)
- infezioni delle basse vie urinarie
- cistite interstiziale
- sclerosi del collo vescicale
- tubercolosi urinaria
- litiasi ureterale
- iperattività’ detrusoriale
Un calcolo incuneato nell’ uretere terminale potrà dare pollachiuria e tenesmo
CLASSIFICAZIONE CLINICA DELL’ IPB
Si hanno 5 condizioni cliniche:
- stadio 0 riscontro ecografico o istologico ma senza sintomatologia o alterazioni anatomiche
- Stadio 1 IPB con minimo ispessimento del detrusore paucisintomatico (IPSS<8) solo osservazione nel
tempo
- Stadio 2 marcato ispessimento del detrusore con sintomatologia minzionale da moderata a severa, tp
farmacologica o intervento
- Stadio 3 presenza di alterazioni anatomiche come diverticoli o calcoli vescicale tp disostruttiva
- Stadio 4 ritenzione urinaria cronica+ Idronefrosi bilateraleintervento disostruttivo
Nella pratica clinica vengono però divise in:
1) NON COMPLICATE (stadi 0-2) che prevedono solo il monitoraggio con eventuale avvio di terapia medica fino a
intervento disostruttivo
5) COMPLICATE (stadi 3 e 4) con presenza di diverticoli e alterazioni anatomiche o quadri di ritenzione urinaria
cronica. Terapia con intervento disostruttivo
I pz con ostruzione cervice prostatica devono seguire un attento follow up fondamentale per l’identificazione della
progressione della patologia OSTRUTTIVA e per eventuale modifica della terapia medica
TERAPIA DELL'IPB
TP IPB MEDICA:
1. α-Bloccanti: (alfuzosina, doxazosina, terazosina, tamsulosina, silodosina) sono basate sull’ipotesi che parte dei LUTS
siano dovuti a sintomi da ostruzione del deflusso urinario causati da ipertono della componente muscolare liscia
della prostata danno rilasciamento della muscolatura. Si ha miglioramento della qualità del mitto, riduzione del
residuo post minzionale, miglioramento della sintomatologia. Sono la terapia da impiegare in pz con ipb moderata
con volume prostatico minore di 40 cc, con beneficio si dopo pochi gg
2. Inibitori della 5-α-reduttasi (5ARI): (dutasteride, finasteride) inibiscono la conversione enzimatica del testosterone
in diidrotestosterone che stimola le cellule prostatiche a crescere. Massimo beneficio dopo 6 mesi con riduzione
del volume della ghiandola prostatica, miglioramento di IPSS, miglioramento del flusso e riduzione del PSA. Pz
moderati severi con volume > 40 cc. Effetti collaterali sono diminuzione del desiderio sessuale.
3. Terapia di combinazione αbloccanti e 5ARI, con effetto sinergico
4. Fitoterapia: come la serenoa repens che ha un effetto antinfiammatorio antiandrogenico e antiapoptotico. Da usare
in monoterapia o associato ad alfa-bloccanti
5. Antimuscarinici (ossibutinina e solifenacina) utilizzati nel caso di importante sintomatologia minzionale della fase di
riempimento vescicale (pollachiuria, urgenza minzionale o fughe di urina da emergenza) attenzione al rischio di
RUA da ridotta attività del detrusore
6. ß3 Agonista: (mirabegron) che determina un rilassamento della muscolatura vescicale, si ha un aumento della
compliance e massima capacità cistometrica con migliora la funzione di accumulo dell’urina.
7. Inibitori delle 5 fosfodiesterasi: (sildenafil, vardenafil, tadalafil, avanafil) molecole per il trattamento della
disfunzione erettile e che frequentemente sono associate a IPB. L’elevato livello di cGMP riduce il tono della
muscolatura liscia a livello ureterale, prostatico e detrusoriale con miglioramento della sintomatologia minzionale.
Il tadalafil viene impiegato con dosi di 5 mg /die ai pz che presentano LUTS da IPB e deficit erettile
TERAPIA CHIRURGICA DELLA IPB:
Se si ha fallimento della terapia medica oppure se si hanno lesioni anatomiche della vescica, è possibile ricorrere alla
chirurgia, il cui fine è quello di rimuovere l’adenoma prostatico e trattare le possibili alterazioni anatomiche. La terapia è
rappresentata dall’ asportazione dell’adenoma.
[Link].4 Tecniche chirurgiche:
Superate grazie alle tecniche endoscopiche. Possono essere effettuate anche in laparoscopia se dimensioni > 80-100cc.
1) adenomectomia sovrapubica transvescicale secondo freyer
2) Adenomectomia retropubica secondo millin
[Link].5 Tecniche endoscopiche:
A. TURP (transurethral resection of the prostate) se prostata compresa tra 30 e 80 ml
a. si introduce un resettore con cui si raggiunge l’uretra prostatica fino al veru montanum
b. Il resettore è provvisto di un’ansa elettrificata mediante fonte di energia mono o bipolare, con cui si
rimuovono delle chips di prostata, poi rimosse per via transuretrale
c. Permette di rimuovere la porzione periuretrale e lasciare intatta la porzione periferica
d. Infine si inserisce un catetere vescicale a tre vie (una per permettere deflusso di urina, una per il gonfiaggio-
palloncino autostatico- ed una per irrigazione di vescica) che permette il lavaggio continuo per permettere
la riepitelizzazione
B. TUIP (transurethral incision of the prostate) se prostata <30 ml
o Incisione del collo vescicale a ore 5 e 7 fino al veru montanum. Questa tecnica preserva l’eiaculazione
(almeno parzialmente e comunque più della TURP)
C. HoLEP (holmium laser enucleation of prostate) prostata voluminosa
Fonte di energia laser che permette enucleazione endoscopica dell’adenoma che viene spinto in vescica e
morcellato per essere asportato. Ha una profondità di penetrazione di circa 400 micron. È indicato anche il
litotrissia, in quanto pulsato. Buone capacità coagulative
D. Thulium: sublima il tessuto, cioè la trasforma da solido a gassoso. L’energia viene erogata attraverso fibre “end fire”
di 800 micron. È un laser continuo, quindi utilizzabile anche per litotrissia
E. KTP per prostate tra i 30 e 80 ml e per pz con tp anticoagulante
Laser che usa il potassium-titanyl-phosphate. Si effettua una vaporizzazione/sublimazione del tessuto adenomatoso
e permette di risparmiare la capsula prostatica e di ridurre i sanguinanti con intervento indicato in pz in tp
anticoagulante. Si ha però completa perdita di campioni bioptici quindi da fare solo se si è certi della benignità della
lesione (no se lesione nodulare e PSA elevatosospetto di carcinoma prostatico)
[Link].6 trattamento delle complicanze anatomiche:
- CALCOLI: si rimuovono con litotrissia endoscopica, ma anche cistolitotomia (chirurgica ) se si hanno calcoli
grossi e multipli
- DIVERTICOLI: Se piccoli con diatermoacoagulazione del diverticolo e, se di dimensioni maggiori, si ha
diverticulectomia in open o in laparo
CAPITOLO 3: OSTRUZIONE DELLE ALTE VIE URINARIE
OSTRUZIONE ALTE VIE URINARIE
DEFINIZIONE OSTRUZIONE ALTE VIE
Presenza di ostacolo al deflusso dell’urina in un punto compreso tra il calice renale superiore e il meato ureterale con
aumento delle resistenza a monte dell’ostruzione
FISIOPATOLOGIA OSTRUZIONE ALTE VIE
Il danno indotto dall’ ostruzione si articola in due fasi:
1. fase iniziale: caratterizzata da:
iperperistaltismo seguito da adattamento tonico fasico
Fibrillazione parietale: non sufficiente a permettere la propulsione anterograda dell’urina
In questa fase la compromissione del rene è solo parziale e comunque reversibile ipertrofia delle fibre della via
escretrice a monte dell'ostruzione
2. Fase tardiva:
distensione anaelastica del bacinetto
Dilatazione delle cavità escretrici intrarenali
In questa fase diminuisce l’iperpressione endocavitaria con ripresa della funzionalità anche se non a livelli fisiologici.
La persistenza di livelli alti di pressione porta ad appiattimento delle papille e poi ad assottigliamento del parenchima
stesso. A livello interstiziale i processi flogistici portano a perdita di quota parenchimaprogressivo peggioramento
della funzione renalenefropatia su base cronica ostruttiva
All’anatomia patologica si assiste a sostituzione di componente muscolare della via escretrice ostruita con fibre
collagene
CLASSIFICAZIONE OSTRUZIONI ALTE VIE ESCRETRICI
Classificazione eziopatologica:
A. Congenite o acquisite:
1) Congenite: cause malformative di giunto pieloureterale o il megauretere ostruente
2) Acquisite: ampia varietà di patologie come calcolosi, masse retroperitoneali, neoplasie ureterali
B. Estrinseche, endoluminali o parietali:
1) Estrinseche: secondarie a compressione o infiltrazione esercitata dall’esterno su parete ureterale (es. tumori del
retroperitoneo e patologie ginecologiche, neoplasie del retto, aneurismi aorta addominale)
2) Endoluminali: patologie che si generano nel lume della via escretrice come la litiasi endoluminale
3) Parietali: Ostruzioni secondarie a una patologia della parete ureterale (es. neoplasie alta via escretrice,
infiammazioni tubercolari, stenosi secondarie a lesioni iatrogene)
Classificazione in base alla lateralità:
1) Monolaterali: coinvolgono una sola via escretrice e sono meno gravi (eccezione pz monorene)
2) Bilaterali: causate da numerose patologie (es. neoplasie di vescica, prostata e del retto, neoplasie ginecologiche o
patologia ostruttiva prostatica con RUC)
Classificazione in base alle modalità d’esordio
1) ad insorgenza acuta: si ha ostruzione improvvisa di uno dei due ureteri con aumento pressorio e repentino
arresto della funzione renale. Alcune ore dopo l’evento acuto si ha il ripristino della funzionalità renale, grazie al
compenso
2) ad insorgenza progressiva: spesso per cause estrinseche o parietali, decorre in maniera asintomatica, si ha una
progressiva dilatazione del tratto urinario ostruito (ureteropielocalicectasia) fino ad appiattimento progressivo del
parenchima renale (idronefrosi)
PRESENTAZIONE CLINICA OSTRUZIONE ALTE VIE URINARIE
Presentazione clinica variabile:
- Se insorgenza acuta frequentemente colica renale o iperpiressia riconducibile a infezione secondaria (attenzione a
quadri di sepsi grave o shock settico) di solito se rimuovo causa, si ha ritorno a funzionalità fisiologica
- In pz monorene anuria transitoria oppure IRA
- Se insorgenza progressiva ostruzione asintomatica con riscontro occasionale o con sintomatologia riconducibile a
malattia di base spesso si verifica danno renale con IRC
- Nei casi gravi e bilaterali si ha anuria ostruttiva
- Tipico il Congelamento pelvico: coinvolgimento di entrambi gli ureteri da parte di una neoplasia infiltrante (di solito
ka prostatico) in questi casi si ha una persistenza del danno renale anche dopo il trattamento
DIAGNOSI OSTRUZIONE ALTE VIE URINARIE
ricercare le cause dell’ostruzione:
anamnesi e Eo: per valutare eventi precedenti. Se ematuria che precede colicasospettare neoplasia dell’alta via.
Se coaguli lunghi e sottili come stampo dell’uretereorigine reno ureterale
Indagini di laboratorio:
o Creatinina sierica, clearance della creatinina calcolata, elettroliti, emocromo, indici di flogosi, pcr
o urine e urocoltura
Indagini radiografiche:
o Ecografia renovescicale: esame di I livello, rapido. Identifica presenza di pielectasia o idronefrosi, utile se
formazioni infiltrati di vescica o meato e calcolosi ureterale
o uro-TC: permette l’esatta localizzazione delle cause e delle posizioni. Inoltre identifica le complicanze
(pielonefrite, urinoma, idropionefrosi), fornisce informazioni indirette sull’ eventuale alterazione della funzione
renale
o Scintigrafia renale dinamica: permette di valutare il grado di ostruzione e l’impatto sul rene
TERAPIA DELL’OSTRUZIONE DEL TRATTO SUPERIORE DELLE VIE URINARIE
1) Se ostruzione acuta o ostruzione cronica scompensata o complicata da infezione: drenaggio in urgenza con
trattamento/rimozione causa scatenante se si risolve il quadro acuto. Es. calcolosi con urosepsi
2) Se Ostruzione cronica non scompensata e non complicata:
- Se quadro non grave follow up
- Se iniziale compromissione di funzionalità renale valutare il drenaggio via escretrice in elezione
- In altri casi, si risolve durante il trattamento (es. giuntopatia non complicata con idronefrosi che viene risolta in
corso di pieloplastica)
COME AVVIENE IL DRENAGGIO DELLA VIA OSTRUITA:
1) Applicazione di endoprotesi ureterale a doppio j: Ovvero di una endoprotesi che bypassa l’ostruzione consentendo
il deflusso dell’urina dalla pelvi renale alla vescica
2) Tecnica chirurgica:
o si inserisce il cistoscopio, attraverso il meato uretrale esterno
o a livello del meato ureterale, si effettua una uretero-pielo-calicografia con mdc per visualizzare la
dimensione dell’uretere e l’andamento
o attraverso il cistoscopio, si inserisce un filo guida idrofilico e si giunge a livello delle vie escretrici renali
o coassialmente al filo guida viene inserita l’endoprotesi le cui estremità (la vediamo con fluoroscopia)si
arricceranno, una nella pelvi ed una in vescica
3) Puntura renale con applicazione di nefrostomia: si effettua una puntura per via percutanea a livello lombare
dove si inserisce un catetere di 8-10 Ch nefrostomico drenaggio indipendentemente da sede ed eziologia. Viene fatta
se fallisce il doppio j
4) Tecnica chirurgica: In anestesia locale o totale con pz in posizione prona. Si effettua con guida ecografica. Si
valuta la conformazione del rene ed entità della dilatazione. Si punge il rene normalmente nel terzo inferiore. e si passa
attraverso il parenchima renale fino a giungere nella pelvi. Si usa anche la guida fluorometrica. La rimozione del
mandrino fa uscire urina limpida o purulenta se si è nella corretta sede. Si utilizza un filo guida per inserire dilatatori e il
catetere nefrostomico che verrà raccordato con una sacca per poter raccogliere l’urina. Complicanze: sanguinamento
nella sede di puntura
Quando si drena l’urina di un pz che presentava un’ostruzione. si verifica la poliuria post ostruttiva che porta il pz a
urinare una dose maggiore di urine, che quindi può sbilanciare il quadro elettrolitico del pz controllare emocromo e
elettroliti
SINDROME DEL GIUNTO PIELO URETERALE:
DEFINIZIONE SINDROME GIUNTO PIELOURETERALE
Insieme di condizioni congenite o acquisite che portano a restringimento del punto di passaggio tra la pelvi e l’uretere
con progressiva dilatazione della pelvi, dei calici renali e stasi urinaria maggiore insorgenza di complicanze,
rappresentate dallo sviluppo di calcolosi.
Si verifica soprattutto nei bambini prevalentemente nel sesso maschile. Bilaterale nel 10-30% dei casi.
Il giunto è un punto di transizione tra rene e uretere ed è la porzione che distingue tra la porzione pielica in cui si ha la
contrazione per l’emissione del bolo urinario, e la porzione ureterale che lo accoglie.
FISIOPATOLOGIA E CAUSE SINDROME GIUNTO PIELOURETERALE
Cause INTRINSECHE:
1) Atresie e anomalie della struttura parietale
2) Inserzione alta dell’uretere nella pelvi
3) Morfologia ampollare o pelvi chiusa
4) Meccanismi di tipo neurogeno: alterazione del pacemaker che permette la fuoriuscita di circa 12 boli la
minuto
Cause ESTRINSECHE:
1) Presenza di vasi anomali
2) Stenosi secondarie a processi infiammatori
SINTOMATOLOGIA:
- Nell’adulto spesso sintomi lievi e aspecifici come senso di peso al fianco o dolore sordo in regione lombare. Se
sintomi più gravi, probabilmente ci sono delle complicanze (infezione o calcolosi).
Quando manifesta, presenta colica reno ureterale, dovuta a sovradistensione della pelvi e dei calici.
- Nel bambino di solito dolore addominale nausea vomito infezione urinaria, ematuria-> SOPRATTUTTO nel bambino
DIAGNOSI DI SINDROME GIUNTO PIELO URETERALE:
Ecografia renovescicale: esame di I livello valuta dilatazione dei calici e della pelvi in assenza di ostruzione del
primo tratto di uretere
TC: gold standard x visualizzare anatomia pieloureterale e per pianificazione operatoria (valuta presenza di vasi
anomali)
RM: I scelta nei bambini per non esporli a radiazioni o per soggetti allergici a mdc per valutare
Scintigrafia dinamica e sequenziale: Per valutare la funzione del rene all’acquisizione di alcuni radiofarmaci.
Permette di valutare il deflusso del farmaco anche lungo la via escretrice (mono o bilateralmente) quindi visualizza
tutte le informazioni. La valutazione della funzione avviene su t1/2:
- se minore di 10 minuti sano
- se tra 10 e 20 minuti dubbio
- se maggiore di 20 minutidiagnosi
TERAPIA SINDROME GIUNTO PIELO URETERALE:
L’approccio terapeutico dipende dalle caratteristiche del pz e della patologia:
- WATCHFUL WAITING: pz anziani in cui la funzionalità renale rimane costante nel tempo
- TEMPORANEA APPLICAZIONE DI ENDOPROTESI O NEFROSTOMIE: se si hanno stenosi giuntali complicate da
infezioni fino a veri e propri quadri settici
- INTERVENTO CHIRURGICO IN ELEZIONE: Pieloplastica in pz in cui sia stata determinata una completa ostruzione
del giunto.
La pieloplastica consiste nell’asportazione del segmento di via escretrice stenosata e nella ricostruzione della via
mediante sutura del moncone con la pelvi.
Per valutare la funzionalità dell’intervento si deve valutare se SINTOMATOLOGIA e DILATAZIONE DEI CALICI vengono
meno.
Questa tecnica chirurgica si effettua sia a cielo aperto che con tecniche mininvasive.
La chirurgia a cielo aperto viene realizzata soprattutto nei bambinisi accede con lobotomia, successivamente l’uretere
viene spatulato, ovvero inciso longitudinalmente per un tratto di lunghezza variabile e anastomizzato per ricostituire
l’anatomia. Infine si inserisce doppio j da tenere 4 settimane.
Negli adulti si possono utilizzare tecniche laparoscopiche con accesso retroperitoneale o peritoneale, senza sostanziali
differenze. La scelta dipende da caratteristiche anatomiche, presenza pregressi interventi chirurgici e rene a ferro di
cavallo. Le tecniche sono:
- laparoscopiche: trocar da 8-12 mm
- Minilaparoscopica: trocar di 4 mm
- Less: laparo endoscopic single site surgery che inserisce tutti gli strumenti da un unico taglio
- Robot
I controlli postoperatori morfologici sono ECO, TC, RM e funzionali con scintigrafia renale con DTPA
CAPITOLO 4: COLICA RENALE E UROLITIASI
COLICA RENO-URETERALE
DEFINIZIONE COLICA RENO URETERALE
Complesso di segni e sintomi conseguenti ad una contrazione spastica dell’uretere associata a una brusca dilatazione
dell’alta via escretrice e della capsula renale secondaria a ostruzione parziale o completa del lume ureterale
EZIOLOGIA COLICA RENO URETERALE
Le cause di ostruzione del lume ureterale si classificano in:
endoluminaliureterolitiasi è la causa più frequente, circa 70-95% dei casi. Ma anche coaguli, neoplasie vegetanti
benigne o maligne della via escretrice
Parietalistenosi infiammatorie e neoplasie infiltranti
Estrinseche tumori del retroperitoneo, endometriosi
SEGNI E SINTOMI DI COLICA
esordio improvviso senza aura, con dolore acutissimo di tipo colico a poussé, con localizzazione in sede lombare e
irradiazione fino al testicolo/grandi labbra e nell’interno coscia, dovuta a connessioni nervose con i nervi genito-
femorale, ileo-ipogastrico, ileo inguinale.
paragonata ai dolori del parto
sintomi neurovegetativinausea, vomito e sudorazione
spesso stato di agitazione con ricerca di posiziona antalgica
possibile macroematuria (ma anche no)
Non tipici della colica, ma spesso presenti segni e sintomi di sovrainfezione batterica: febbre, brividi, sintomatologia
minzionale irritata
DIAGNOSI DIFFERENZIALE DI COLICA
1. torsione del testicolo
2. annessite
3. gravidanza extratubarica
4. pielonefrite acuta
5. appendicite acuta
6. diverticolite acuta
7. sindromi radicolari
DIAGNOSI COLICA
1) anamnesi: Familiarità pregressa storia di colica, modalità di insorgenza, irradiazione del dolore e sintomatologia
2) EO: giordano + e palpazione del punto ureterale (2 dita mediamente a Mcburney)
3) Esami di laboratorio:
o Emocromo, e valutazione della funzionalità renale
o PCR
o Urine completo
o Urocoltura e antibiogramma da fare in PS se segni di sepsi o IVU prima di impostare terapia Atb
o Emocolture
4) Imaging:
o Ecografia renovescicale: il calcolo appare iperecogeno e presenta un cono d’ombra posteriore, evidenzia anche
la dilatazione della via escretrice e ispessimento delle pareti ureterali e pieliche, la presenza di spandimenti.
Tratto lombare non visibile a causa del meteorismo.
o RX renovescicale diretta: valuta solo calcoli radiopachi non + utilizzata
o TC addome senza mdc basale o diretta: servono per identificare espansione della via escretrice e identificare la
cosa che l’ha generata calcolo bianco iperdenso (x assenza di mdc)
o uroTC: se con mdc identifica eventuali minus pielocaliceali o ureterali riferibili a neoplasie o stenosi ureterale.
Permette di vedere anche focolai di pielonefrite
TERAPIA DELLA COLICA RENOURETERALE
Mirata al controllo del dolore due classi di farmaci:
1) antidolorifici
o FANS (diclofenac, ketorolac, indometacina e ibuprofene)
o Tramadolo e oppiacei se non controllabile
2) Antispastici: (buscopan) inibiscono la contrazione con riduzione dello spasmo e riduzione del dolore non
somministrare in colica da urolitiasi in quanto si inibisce la peristalsi e si rallenta l'espulsione del calcolo.
Se il pz presenta sintomi i IVU effettuare urocoltura e iniziare terapia atb.
Se persistenza di dolore colico, di infezione urinaria con dilatazione di alta via escretrice o di indici ritentivi renali
trattamento disostruttivo endoscopico con applicazione di stent endoureterale a doppio J oppure per via
percutanea (nefrostomia)
UROLITIASI
DEFINIZIONE
Presenza di formazioni solide composte da cristalli di varia natura che precipitano e si aggregano a livello delle vie
escretrici urinarie
FATTORI DI RISCHIO DELLA UROLITIASI / FORMAZIONE DI CALCOLI
A. fattori intrinseci:
Familiarità
Ereditarietà
Sesso maschile
BMI elevato soprattutto per le donne
Malformazioni urinarie
Acidosi tubolare renale, IBD e alterazione del metabolismo delle sostanze coinvolte
Difetti di fattori inibitori (pirofosfato, citrato, magnesio, zinco, fluoro, stagno, uropontina e nefrocalcina, che
insieme alla proteina di tamm-horsfall è anche antiaggregante) nb: tra i promotori abbiamo
glicosamminoglicani
B. Fattori estrinseci:
Climatici (clima caldo)
Attività lavorativa (vicino a forni)
Dieta e introito liquido: diete ricche di calcio, sale, ricche di proteine, ecc.
PRINCIPI GENERALI DI LITOGENESI:
La formazione di un calcolo è un processo chimico fisico complesso, alla cui base si trova il concetto di solubilità. Infatti,
un soluto in un solvente potrà trovarsi disciolto entro un limite massimo che è la solubilità, dopo di che il soluto
precipita. Nelle urine, dunque se un soluto è in concentrazione eccessiva potrebbe precipitare, la peculiarità dell’urina,
però è anche dovuta al fatto che essa è in continuo flusso e quindi cambia continuamente la quantità di soluti nella
soluzione. Per questo si dice che l’urina è metastabile in quanto anche in condizione di sovrasolubilità i soluti sono
ancora in soluzione. Quando però la concentrazione di soluto sale ulteriormente e si raggiunge il prodotto di
formazione, diventa instabile e si ha la precipitazione dei soluti con la nucleazione omogenea.
Esiste anche la nucleazione eterogenea, ovvero la formazione di calcoli su superfici preesistenti (cilindri urinari, detriti
cellulari, Globuli rossi). In fase metastabile si può avere accrescimento dei nuclei preformati e anche l’aggregazione dei
nuclei preesistenti.
Alcune sostanze possono inibire la formazione di alcuni cristalli ma non di altri, e altre sostanze invece possono inibire
l’aggregazione ma non la cristallizzazione.
La componente proteica potrebbe fungere da matrice su cui depositare i calcoli.
ASPETTI EZIOPATOGENETICI E. CLASSIFICATIVI DELLA FORMAZIONE DEI CALCOLI
PRERENALI : conseguenza di dismetabolismi cheaumentano quantità di sostanze litogene circolanti
iperparatiroidismo, iperossalurie enteriche e iperuricemia gottosa
RENALI: alterato filtro renale con aumento delle sostanze fitogeniche anche se la loro concentrazione ematica è
normale Ipercalciuria idiopatica, ipercistinuria, acidosi tubolare
POST RENALI: problematiche ostruttive della via urinaria stessastasi di urina nella via escretrice
CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLA COMPOSIZIONE CHIMICA DI LITIASI:
LITIASI CALCICA: a seconda del tipo di calcolo, abbiamo cause e patogenesi diversa:
Da ipercalcuria:
a. ipercalcemica iperparatiroidismo,sdr milk- alkali, ipervitaminosi D, sarcoidosi e neoplasie
b. normocalcemica idiopatica, per aumento dell’assunzione di calcio (latte e formaggio), osteoporosi, Paget,
terapia corticosteroidea, immobilizzazione prolungata, cause disendocrine come la sindrome di Cushing e
ipotiroidismo
Da iperossaluria:
(1) congenita: da alterazioni genetiche in cui si deficit enzimatico con accumulo a livello tubulare
(2) acquisite: da aumentata assunzione di cibi (rabarbaro, cacao, spinaci, cole e tè che presentano elevati
livelli di ossalato) oppure secondaria a malassorbimento, resezioni ileali, bypass intestinali, malattie
infiammatori considerare eventualmente screening metabolico
LITIASI URATICA: cristalli di acido urico, prodotto dalla degradazione delle basi puriniche che possono essere
prodotte o introdotte.
caratteristiche peculiari: sviluppano a pH acido (se varia il pH, si possono disgregare), sono radiotrasparenti
all’RX ma visibili alla TC.
Si distinguono iperuricurie:
a. normouricemiche: si sviluppano a basso pH, in pz disidratati o portatori di derivazione urinaria
b. iperuricemiche: da aumentata sintesi purinica, diminuita escrezione renale, deficit enzimatico ereditario,
emopatie su base proliferativa, leucemia, aumentata emocateresi, farmaci antiblastici ed eccessivo apporto
dietetico
LITIASI SECONDARIA AD INFEZIONE: i calcoli sono formati soprattutto da struvite (ovvero fosfato di ammonio,
calcio e magnesio). Sono dovute a stasi urinaria e a infezione delle vie urinarie da parte di batteri ureasi produttori
scindono l’urea in ammonio e bicarbonati, causando quindi la variazione del pH e aumentando i soluti i calcoli
possono prendere la forma “a stampo “ della via urinaria con rischio di riduzione della funzione renale determinata
da danni al parenchima secondarie alle infezioni stesse
LITIASI CRONICA:
dovuti a deficit di enzimi che riassorbono a livello tubolare gli aa dibasici C.O.L.A. (cisteina, ornitina, lisina,
arginina) la cisteina precipita a causa della minor solubilità calcolo
Età giovanile
Spesso recidiva e refrattaria alla terapia medica
Tp: α-mercaptoproprionilglicina e captoprill + alcalinizzanti delle urine
durante litotrissia si sente tipico odore sulfureo
ALTRI TIPI DI LITIASI: Spesso si può avere la sovrapposizione di differenti calcoli e si ha un quadro di cosiddetta
calcolosi mista. Su un calcolo piccolo come quello di ossalato di calcio si deposita acido urico formando un calcolo.
Altri tipi di litiasi sono: litiasi xantinica (deficit di xantino ossidasi), litiasi molle da farmaci (da farmaci come
indinavir)
MANIFESTAZIONE CLINICA DI UN CALCOLO RENALE
Spesso silente e asintomatica con riscontro incidentale per cause extra urologiche
Talvolta senso di peso in regione lombare con eventuale ematuria
Quando dai calici migra verso l’uretere può incunearsi:
o a livello della giunzione colica reno ureterale e attivazione neurovegetativa
o A livello dell’uretere intramurale più sfumata e sintomi minzionali (pollachiuria e tenesmo vescicale) ed
eventuale ematuria per lacerazione di urotelio
o A livello della via escretricedolore e iperpiressia con andamento di tipo settico
DIAGNOSI DI UROLITIASI
1. anamnesi: familiarità, farmaci, condizioni predisponenti di tipo urologico (rene a ferro di cavallo, malattia del giunto
pielo- ureterale, ureterocele, duplicazioni e stenosi), ma anche di tipo non urologico (malattie infiammatorie IBD,
iperparatiroidisimo)
2. EO: per DD con colica renaletorsione testicolo, annessite, gravidanza extratubarica, pielonefrite acuta, appendicite
acuta, diverticoli acuta, sindromi radicolari
3. RX DIRETTA reno vescicale: I livelloevidenzia eventuali calcoli radiopachi (attenzione che il calcolo di acido urico è
radiotrasparente) che difficilmente sarebbero visibili alla sola ecografia
4. ECOGRAFIA RENO VESCICALE: I livello per visualizzare il calcolo come immagine iperecogena con cono d’ombra
posteriore soprattutto se localizzato a livello dei calici, pelvi, primo tratto dell’uretere e uretere iuxavescicale.
5. UROGRAFIA: è un eccellente strumento diagnostico in caso di litiasi delle vie urinarie anche se quasi completamente
soppiantato dalla TC
6. TC ADDOME BASALE: II Livello in caso di dubbio di calcolo ureterale non identificabile con altre metodiche
7. URO TC: permette di identificare i calcoli con precisione e fornisce immagini molto dettagliate di parenchima renale e
vie escretrici. Fondamentale nei casi di litiasi secondaria a malformazioni e di compromissione del parenchima renale
8. URORMN: può essere esame di scelta nella diagnosi di urolitiasi difficilmente identificabile con sola ecografia e in
caso di Pz pediatrici e donne in gravidanza
9. SCINTIGRAFIA RENALE: limitata a casi selezionati in cui si valuta la quota funzionale residua degli emuntoriper
valutare se conservare un rene litiasico
TERAPIA DELL’ UROLITIASI
Si distinguono due quadri:
acuto si tratta la colica renale Mirata al controllo del dolore due classi di farmaci:
- antidolorifici
1) FANS (diclofenac, ketorolac, indometacina e ibuprofene)
2) Tramadolo e oppiacei se non controllabile
- Antispastici: (buscopan) inibiscono la contrazione con riduzione dello spasmo e riduzione del dolore non
somministrare in colica da urolitiasi in quanto si inibisce la peristalsi e si rallenta l'espulsione del calcolo
o Se il pz presenta sintomi i IVU effettuare urocoltura e iniziare terapia atb.
o Se persistenza di dolore colico, di infezione urinaria con dilatazione di alta via escretrice o di indici ritentivi
renali trattamento disostruttivo endoscopico con applicazione di stent endoureterale a doppio J oppure
per via percutanea (nefrostomia)
Trattamento medico chirurgico della litiasi esistente valutare sede, diametro, natura del calcolo, sintomatologia
del pz e patologie associate
TERAPIA CALCOLO RENALE:
Litotrissia medica: litolitica o espulsiva solo per i calcoli di [Link], alcalinizzando le urine (con bicarbonati di sodio e
potassio e citrato di potassio per os
- Si deve controllare il pH urinarie che deve essere compreso tra 6,5 e 7
- Utile anche per calcoli voluminosi
- trattare anche l’iperuricemia, con dieta e tp anche per ridurre rischio di recidiva e aumento di volume (anche negli altri
calcoli)
extracorporeal shockwaves lithotripsy (ESWL) permette di frantumare i calcoli mediante l’impiego di onde d’urto
generate dall’ esterno del corpo del pz.
- espulsione spontanea dei frammenti
- viene utilizzato un generatore d’onde d’urto che presenta un cuscinetto d’acqua per la trasmissione dell’onda
pressoria
- Il calcolo viene centrato grazie ad un arco a C con fluoroscopio.
- indicata in pz con calcoli minori di 20 mm.
- In base alla durezza del calcolo, che si calcola con HU alla TC, alla sede (minor efficacia nei calici inferiori) e alle
caratteristiche anatomiche (obesi rispondono male ) determino le probabilità di successo conferma con RX ed
ecografia reno-vescicale
- controindicato in gravidanza, coagulopatie, calcificazioni e aneurismi dell’aorta
- Complicanze: ematuria che spesso non necessita di essere trattata. Possibile ostruzione, anche transitoria, da parte
dei frammenti con quadro di colite renale acuta a causa dell’ostruzione dell’uretere. Esiste anche una forma definita
“strada di pietra” (stein strasse) in cui un calcolo di dimensioni maggiori ostruisce il passaggio e limita la progressione
dei calcoli di dimensioni minori che si sono staccati dietro di esso. In questo caso si interviene inserendo un doppio J. Si
può anche verificare un ematoma renale dato dall’azione delle onde d’urto ma che in genere non è necessario trattare
Percutanea percutaneus nephrolithotomy (PNCL)
- si raggiunge il sistema caliceale attraverso un tragitto creato mediante puntura renale seguita da progressive
dilatazioni con dilatatori o palloncini.
- La puntura si effettua su guida ecografica e fluoroscopica.
- Dopo dilatazione, si applica camicia nefrostomica che permette accesso alla via escretrice e permette di inserire
fluoroscopio che, con fonti di energie balistiche o ultrasoniche, degrada il calcolo
- Con pinze e cestelli si estraggono i frammenti.
- La dimensione massima è 30 F=1 cm. Quindi toglie anche calcoli di dimensioni voluminose, anche > 2 cm resistenti al
trattamento extracorporeo o a stampo complete.
- Può essere combinato a endoscopico retrogrado ECIRS
- Controindicato in pz con coagulopatie e in pz che presentano malformazioni scheletriche perchè è + complicata la fase
di accesso alla via escretrice.
- Complicanze: EMORRAGIA intra, post operatorio precoce, tardiva, anche con fistole aterovenose e infezione, anche
fistole urinose (+ rare ) e lesione di organi vicini durante la creazione di fistole nefrostomiche
Endoscopica: uretero-renoscopia e RIRS-retrograde intra renal surgery
- utilizzo per via transuretrale di uretroscopi di piccolo calibro (4,5-12 F), a lenti o fibre ottiche, dotati di canale operativo
in cui è possibile inserire pinze o laser, che consentono di effettuare litotrissia.
- Utile per i calcoli ureterali o anche a livello dei calici renali
- Presenza di cestelli/pinze che non danneggiano urotelio o laser che effettuano la litotrissia
- in caso di litiasi renale si usa la RIRS introdotto per via transuretrale, si arriva in vescica, poi meato ureterale e
uretere. Si supera il giunto pielo-ureterale e si accede alla via escretrice intrarenale, dove si fa litotrissia intracorporea
tramite laser. Infine si posiziona doppio j.
- Indicato in litiasi pielocaliceale e dopo fallimenti anche parziali delle ESWL (litotrissia extracorporea ad onde d’urto).
- complicanze: settiche o traumatiche a causa di strumenti nella via escretrice. Possono essere lievi traumatismi come
l’abrasione e in meno del 1% dei casi si ha avulsione o disinserzione dell’uretere. Anche la stenosi può essere una
complicanza
chirurgia tradizionale/laparoscopica: poco utilizzata
1. tecnica Pielolitotomia/pielocalicolitotomia se calcolo in pelvi o in calici con solo coinvolgimento della via escretrice
2. tecnica nefrolitotomie radiali per casi complessi in cui si deve anche incidere il parenchima renale per accedere al
calcolo
- vie d’accesso: transperitoneale, ma soprattutto lombotomica
- fasi dell’intervento: incisione, asportazione con pinza del calcolo, lavaggio della via sutura dei segmenti parenchima e
via escretrice, chiusura
- se calcoli a stampo effettuare nefrolitotomia atrofica in cui si incide a libro il rene nella porzione vascolare lungo la
curvatura convessa dopo rimozione del calcolo, chiusura con sutura [nb: La chirurgia da banco è stata abbandonata
e prevedeva l’espianto e il rimpianto in Fossa iliaca del rene. ]
- consigliati interventi open se:
calcolosi a stampo coralliforme
malformazioni renali come il rene a ferro di cavallo o patologie del giunto
malformazioni scheletriche
situazioni che richiedano asportazioni parziale o completa del rene(calicectomia, asportazioni di diverticoli
caliceali, nefrectomia parziale o nefrectomia semplice completa)
- complicanze sanguinamento, fistole urinose, complicanze di parete come infezione della ferita e lombocele
TRATTAMENTO DELLA CALCOLOSI URETERALE
Sono spesso espulsi spontaneamente dai pazienti. Se non avviene rimozione attiva del calcolo
Trattamento d’urgenza in caso di ostruzione acuta dell’alta via ureterale complicata da sepsi o anuria (che si verifica
nel monorene oppure nel pz con calcoli bilaterali) doppio j o nefrostomia percutanea.
Se piccoli calcoli ureterali non complicati: tp medica o trattamento differito.
1. terapia medica MET (medical expulsive therapy): indicata per favorire l’espulsione di calcoli non complicati
ovvero con buon controllo del dolore, assenza di evidenza clinica o laboratoristica di sovrainfezione o
setticemia e assenza di alterazione della funzione renalealfalitici e calcioantagonisti somministrati off label+
corticosteroidi per ridurre l’edema dell’uretere.
Permette riduzione dello spasmo della muscolatura liscia ureterale senza inficiare la peristalsi fisiologica.
E’ stato inserito nelle linee guida della associazioni europee e americane di urologia perché migliora l’espulsione
di calcoli soprattutto dell’uretere distale dove si hanno i Migliori risultati e riduce l’impiego di farmaci
antidolorifici
2. ESWL: migliori risultati in caso di urolitiasi prossimale con dimensione minore di 1 cm. Rare le complicanze, per
lo più settiche, da sovrainfezione secondaria all’ostruzione
3. URETEROSCOPIA:
- da accesso transuretrale, si raggiunge in vescica, si supera il meato ureterale e, lungo l’uretere, si raggiunge il
calcolo che viene liso grazie a litotrissia laser a olmio
- con pinze e cestelli di circa 1,9-3 F, i frammenti vengono asportati
- Si effettua con controllo fluoroscopico e si decide se inserire doppio j, in base alla complessità e alla sede
- Indicato per uretere distale per calcoli di qualsiasi dimensione, mentre nell’uretere prossimale per calcoli di
dimensione superiore a 1 cm
- Nella porzione media si ha un maggior successo che in ESWL
- Le complicanze sono settiche, lesione dell’urotelio, avulsione dell’uretere. Le lesioni dell’urotelio possono esitare
in stenosi
4. Chirurgia tradizionale/laparoscopica: raramente usata se non dopo fallimento di altre terapie o in caso di
voluminosi e impattanti nella mucosa. Anche in anomalie anatomiche acquisite. Si effettua accesso chirurgico
extraperitoneale, identificazione di uretere interessato da litiasi, incisione del tratto, asportazione con cestelli e
sutura + doppio j per 4-6 settimane preferibilmente in laparoscopica
Le complicanze sono eventuali stenosi ureterali, oltre alle complicanze di parete
PROFILASSI DELLE RECIDIVE DI UROLITIASI
I soggetti che hanno avuto un primo evento litiasi nel 50% dei casi entro 10 anni ne avranno un altro, l’80% ne avrà uno
entro 20 anni. Metà avrà una sola recidiva, il 40% + di una recidiva e il 10 % ne avrà più di una.
Si sottopone il pz a controlli, cambi delle abitudini e terapie.
Necessario studiarne la composizione dopo l’espulsione, per stadiare i pz ad alto e basso rischio.
Si stadia in base a: storia clinica, tipo di calcolo, anomalie metaboliche.
Si consiglia aumento dell’introito di liquidi tra 2,5 e 3 litri al gg, dieta bilanciata con frutta e verdura, fibre e limitare
alimenti con tanto ossalato (spinaci, cacao, bietole, cavolfiore) e le proteine animali.
Ridurre latte e formaggi è sbagliato perché legano ossalato a livello intestinale e ne riducono assorbimento. Limitare
anche alimenti ricchi di purine come acciughe, interiora, aringhe e cozze)
Mantenere un corretto stile di vita: correggere sovrappeso, obesità e ipertensione
CAPITOLO 5: EMATURIE
DEFINIZIONE EMATURIA
presenza di almeno 5 emazie per campo a 400 ingrandimenti
CLASSIFICAZIONE EMATURIA
- macroematuria: si ha una concentrazione tale da causare una colorazione delle urine rosse (a lavatura di carne), se
brunastro si deve sospettare la presenza di coaguli formatisi nel trigono vescicale e si ha un color “cocacola”
- microematuria: si ha una evidenza solo microscopica nel sedimento urinario
Epidemiologicamente frequente.
EZIOPATOGENESI EMATURIA
Pseudoematuria:
o uretrorragia: emissione di sangue dall’uretra indipendente dalla minzione
o Ematuria pigmentaria
o Ematuria alimentare (barbabietole)
o Farmacologica atb (rifampicina)
o Contaminazione di sanguinamento vaginale da ciclospesso se si ha associazione di sintomi di tipo cistico
Medica:
o prerenale: coagulopatie ed emoglobinopatie
o renale: glomerulare, tubolare necrosi papillare
Urologica:
1) Cause renali :
o Nefrolitiasicalcoli che causano microtraumi della parete
o Infezione tubercolare da fusione dei tubercoli nei glomeruli nel parenchima circostante
o Neoplasie benigne o maligne del parenchima (come il carcinoma renale che invade la via escretrice o
angiolipoma ) o della via escretrice ( neoplasia a cellule tradizionali )
o Trauma (chiuso o penetrante)
o Anomalie vascolari o parenchima (es. nefropatia policistica)
o Cause iatrogene (procedure diagnostiche o chirurgiche)
2) Cause Ureterali:
o litiasida incuneamento nell’uretere dolore ed ematuria
o Stenosi: postchirurgica o da radiazioni
o Flogosi
o Neoplasia dell’uretere
o Lesioni iatrogene dell’uretere (ureteroscopia operativa)
3) Vescicali:
o Calcolosiostruzione delle basse vie come in IPB, stenosi ureterale inveterata o patologie funzionali, stasi
urinaria che predispone alla formazione di calcoli endovescicali
o Flogosi da cistite
o Neoplasia uroteliale localizzata in vescica indagare sempre
o Trauma
o Corpi estranei introdotti in vescica come penne O Cotton fioc
4) Cause ureterali
o Calcoli
o Stenosi: ematuria nelle prime fasi della minzione
o Flogosi per uretriti
5) Cause prostatiche
o Flogosi sintomatologia minzionale nella fase sia di riempimento che nella fase di svuotamento fino a RUA con
spesso anche ematuria
o Adenoma prostatico IPB gavoccioli venosi della mucosa che ricopre i lobi prostatici intervento per
rimozione
o Neoplasie molto avanzate
EZIOZIOLOGIA EMATURIA- DIFFERENZE UOMO E DONNA
In ordine di frequenza per uomo: ca vescica 30%, Adenoma della prostata 15%, calcolosi urinaria 10%, sine causa 5
%, carcinoma del rene 3%, altre cause 37%
per donna: Calcolosi urinari 30% , carcinoma della vescica 20%, flogosi 15%, ematuria sine causa 5%, altre cause 30%
DIAGNOSI DI EMATURIA:
ESAMI DI I LIVELLO- EMATURIA:
anamnesi: Familiare (per nefropatie ereditarie, gentilizi positivi per calcolosi e neoplasie delle vie escretrici),
lavorativa (mirata ad indagare lavori con gomma, pellame, verniciatura e esposti a oli minerali), fisiologica (età
sesso, ciclo, alimentazione), patologica remota (epatopatie, emopatie, assunzione di farmaci ecc.), patologica
prossima per valutare caratteristiche dell’ ematuria, (macro micro)frequenza, durata, presenza di coaguli,
rapporto con la fase minzionale ( iniziale, terminale, totalePROVA DELLE TRE PROVETTE)
Eo:
o PALPAZIONE bimanuale della loggia renale, con manovra di Giordano. Valutazione di addome alla
ricerca del globo vescicale (segno di rua), palpazione dei punti ureterali, piano perineale, genitali esterni
con eventuale valutazione vaginale ed esplorazione rettale uomo per valutare prostata (se calda e
dolorabile prostatite. Se nodulo freddo e consistenza aumentata sospetto neoplastico)
Ematochimicivalutazione di azoto, urea emocromo
o Valutazione funzione renale, stato coagulativo, anemizzazione
Esame urine completo
o Chimico fisico: aspetto, densità pH, proteinuria e urobilinuria)
o Microscopico: (valutazione sedimento, morfologia, presenza di cilindri, cristalluria, leucocituria,
batteriuria)
o Se microematuria si valuta la morfologia dei GR: cause nefrologiche (deformazione e alterazioni
morfologiche), se causa risiede nelle vie urinarie GR ben conservati
Citologia urinaria su 3 campioni: (citologia urinaria ripetuta per 3 volte con analisi macroscopica delle cellule
esfoliate per ricerca di cellule atipiche.
test delle 3 provette: si raccolgono il primo, il secondo e il terzo mitto. Si avranno:
o MACROEMATURIA INIZIALE: causa prostatica o ureterale (primo mitto)
o MACROEMATURIA TOTALE: secondaria a sanguinamento dell’alto apparato urinario (es. neoplasie della
via escretrice o della parete vescicale)
o MACROEMATURIA TERMINALE: neoplasie, calcoli vescicali o processi flogistici acuti perché nella fase
terminale la contrazione del detrusore porta a sanguinamento di piccoli capillari della neoplasia
vescicale, quando presente
Urocoltura con eventuale ATBiogramma
Ecografia addome: x evidenziare patologie a carico del rene, vie urinarie intrarenali, uretere prossimale e
distale, della vescica e della prostata. permette di visualizzare idroureteronefrosi, tipico di ostruzioni
ureterali.
ESAMI DI II LIVELLO- EMATURIA:
Se esami di I livello negativi RM, uroTC con mdc, e angioTC. In base a sospetto e anamnesi
ESAMI DI III LIVELLO-EMATURIA:
Metodiche più invasive quali: Endoscopia, uretrocistoscopia, ureterorenoscopia semirigida o flessibile per biopsie
QUADRI CLINICI DI EMATURIA:
casi di urgenza urologica: ematuria franca, talvolta con tamponamento vescicale da coaguli (RUA da coaguli che
ostruiscono uretra), anemizzazione talora con instabilità emodinamica e rischio di shock emorragico
Postoperatorio dopo TURP, TURB (vescicali): per insufficiente diatermocoagulazione intraoperatoriao attivazione di
un focus di sanguinamento non visibile durante procedura
Ematuria da caduta d’escara (sanguinamento tardivo entro 2-3 settimane post TURB/P) tamponamento vescicale
e necessità di cateterismo e cistoclisi continua (a volte reintervento)
Post PNL( nefrolitotomia percutanea) e nefrectomia parziale: si può avere la rottura di pseudoaneurismi oppure
fistola artero-venosa secondaria a passaggio di ago o strumento ematuria franca, improvvisa anemizzazione fino
a shock necessario embolizzazione in arteriografia o reintervento con elevato rischio di dover effettuare una
nefrectomia
Pz con cistite post attinica dopo tp per carcinoma prostatico (chemioterapia ad alto dosaggio metrotrexate)
procedere con cateterismo, drenaggio di coaguli, cistolisi continua, emotrasfusione e supporto emodinamico. Se
insuccesso asportazione di vescica
Il corretto farmaco deve essere scelto in base ad antibiogramma, farmaco resistenza, spettro, farmacocinetica, tossicità
d’organo e costi
SINDROMI CLINICHE ASSOCIATE A IVU:
Sono cistiti, pielonefriti e uretriti. Ricordare che le forme complicate sono dovute ad un substrato anatomo funzionale
predisponente ricordare che oltre ad una terapia antibiotica più lunga (e che deve essere precoce) il rischio di
recidiva è maggiore, inoltre si deve cercare di rimuovere anche la causa predisponente se possibile.
CISTITE:
Cistiti batteriche
Cistiti batteriche
Cistiti a eziologia incerta
CISTITE BATTERICA:
quadro clinico caratterizzato da infezione batterica della vescica
Si ha un quadro acuto e un quadro cronico (spesso nell’anziano)80% dei casi dovuto a [Link] e con diffusione dalla
regione perianale alla vescica
cause favorenti:
o nelle donne: scarsa minzione per ridotta assunzione di liquidi, scarsa o scorretta igiene intima,
immunodepressione locale da freddo per costumi bagnati (cistite a frigore), abitudini sessuali (cistite da
luna di miele)
o nell’uomo: la prostata produce peptidi antibatterici limitata diffusione per via ascendente ma possibile
disseminazione linfatica e ematogena, soprattutto da intestino. Condizioni favorenti sono il ristagno post
minzionale
Fattori protettivi:
o IgA secretore vs fimbrie di [Link] prodotte a livello di lamina propria uroteliale
o GAG che impediscono il contatto diretto tra le fimbrie batteriche ed epitelio
o glicoproteina 1 e Tamm horsfall, contrastano l’adesione delle fimbrie di diversi patogeni all’urotelio,
o svuotamento vescicale periodico, che favorisce il lavaggio dei batteri presenti.
Fattori di rischio:
o alterazione della produzione di IgA
o numerosità e virulenza dei batteri che esprimono FIMBRIE E PILI DIFFERENTIfimbrie di tipo 1 sono in
grado di attaccarsi al mannosio dei mucopolisaccaridi della membrana delle cellule uroteliali, mentre le
fimbrie 2 e P legano Glicopeptidi di derivazione sierica, filtrati dal rene
Presentazione clinica: aumento della frequenza minzionale, pollachiuria, minzione urente o dolorosa, impellenza
minzionale, senso di peso sovrapubico, tenesmo vescicale. Le urine sono spesso ipercromiche maleodoranti con
sangue o francamente ematiche. Se si ha febbre vuol dire che si ha coinvolgimento di organo parenchimatoso come
(prostata e rene)
Diagnosi: Se non complicate bastano esami di laboratorio, se complicate o ricorrenti o emorragiche si usano esami
di secondo livello
Terapia: antibiotica su antibiogramma se possibile
Terapia standard:
- nitrofurantoina 100 mg 1 cp 2 v/die x 5 die
- Trimetoprim/sulfametossazolo 160/800 mg 1 cp x2 /die per 3 gg
- Fosfomicina 3 gg in singola somministrazione
Terapia alternativa:
- Ciprofloxacina 250mg 1 cp 2 v die per 3 gg
- Levofloxacina 250 mg 1 cp die per 3 gg
- Ofloxacina 200 mg 1 cp die per 3 gg.
CISTITI ABATTERICHE
Sintomatologia simile alla batterica ma urocoltura negativaparassiti, miceti, agenti fisici, come la attinica da
radioterapia. Chemioterapici sistemici o topici (endovescicali come la mitomicina e farmorubicina)
CISTITI A EZIOLOGIA INCERTA: quando né immagini né laboratorio identificano un agente scatenantediagnosi per
esclusione
Cistite interstiziale:
o Prevalenza nel sesso femminile con età tra i 30 e i 40 aa
o Dolore pelvico da almeno 6 mesi, riferibile alla vescica + almeno unsintono di fase di riempimento (urgenza
minzionale, pollachiuria), senso di peso ipogastrio, dispareunia (dolore durante il rapporto), vulvodinia e
dolore a irradiazione ureterale e perineale.
o Esordio subacuto con andamento fluttuante con acuzie e apparenti remissionirientra nel dolore pelvico
cronico
o Tra le possibili ipotesi sulle cause:
- difetto negli strati di rivestimento di urotelio (gag con permeazione di urina a livello di strati intermedi)
- iperattività monocitaria a livello uroteliale e detrusoriale (Infiammazione cronica a livello della parete)
- autoimmune (perchè spesso associata ad altre patologie autoimmuni)
- infiammazione neurotonica (per stimolazione cronica)
- predisposizione genetica (perchè si ha un aumentata freq in pz che hanno una parente di primo grado con
cistite interstiziale)
- infezioni ricorrenti
o Diagnosi: si effettua clinicamente (durata tipo e andamento della sintomatologia) e con esami funzionali e
strumentali atti a valutare la compliance vescicale, presenza di ulcere di Hunner o vescica che lacrima
(petecchie sanguinanti durante lo svuotamento vescicole), biopsie vescicali durante cistoscopia con
idrodistensione a pressione di 80 cmH2O per ricercare la presenza di mastociti
o Terapia:
- trattamenti conservativi: riduzione dello stress, controllo del dolore con analgesici e riabilitazione fisiatrica,
cambiamento comportamentale con riduzione cibi acidi
- farmacologia orale:
amitriptilinaantidepressivo triciclico con potere analgesico e sedativo che stabilizza le mast cells.
Pentosano polifosfatosodicoeparinoide in grado di reintegrare lo strato di GAG.
Idroxizina cloridratoantistaminico efficace dopo 3 mesi. B
Benzodiazepine (gabapentin) e antiepilettici (pregabalin) per ridurre dolore neuro-mediato.
- terapia installatori vescicale: antinfiammatoria topica con dimetilsulfossido che è sia miorilassante, che
antinfiammatorio e analgesico. Si usano anche farmaci come acido ialuronico coindroitin-solfato e eparina
per migliorare la barriera epiteliale
- chirurgico: se quadro invalidante dopo fallimento terapeutico. Ampliamento della capacità vescicale con
utilizzo di intestino tenue e/o cistectomia con derivazione urinaria continente o incontinente
PIELONEFRITE ACUTA (PNA)
Infezione acuta della pelvi e del parenchima renale a livello interstiziale. Se non si ha coinvolgimento del rene prende il
nome di pielite.
Dovuta a diffusione per via canalicolare ascendente di germi della vescica
FDR sono il sesso femminile e la gravidanza per le forme non complicate.
L’ostruzione delle vie urinarie (litiasi), vescica neurologica, reflusso genito urinario e manovre strumentali sono le
principali cause di PNA complicata.
I patogeni responsabili sono: gram - [Link], klebsiella e enterobacter, Gram + [Link], saprofiticus e
intracellulari chlamydia, neisseria Ghonorreae, Herpes virus
Clinica:
Febbre elevata con brividi e dolore al fianco, malessere e prostrazione, disturbi del tratto urinario inferiore.
Si hanno macro e microematuria e l’oliguria con stato settico.
E.O
dolore addominale, con giordano +,
Tensione ad angolo costo vertebrale omolaterale
Diminuzione della peristalsi intestinale
Possibili episodi di ipertensione arteriosa
Diagnosi:
Anamnesi e manifestazione clinica indirizzano l’ipotesi diagnostica, poi:
esami di laboratorio
Ematochimici con leucociti e PCR procalcitonina
Esami urine e urocolture
Emocolture
Imaging:
ECORENALE
URO TC utile anche per valutazione di eventi post infettivi
PIELO RM (gold standard) fornisce informazioni sul parenchima senza radiazioni ionizzanti meno
precisa di TC per valutazione di cicatrici post-infettive. Il quadro caratteristico è la lobar nephronia ovvero il
difetto di perfusione del loboassume una forma di cuneo e spesso origina dalle alte vie urinarie e si
diffonde attraverso i dotti collettori al segmento di parenchima renale tributario di un calice
terapia:
se PIELONEFRITI LIEVI: possibile somministrare atb per via orale, chinolonici, cefalosporine penicilline e sulfamidici
per 10-15 gg
Se PIELONEDRITI ACUTE GRAVI: tp endovenosa e non appena il quadro clinico migliora si passa per os. Spesso nella
pratica clinica si effettua una terapia parenterale per 3-4 settimane. Se la pielonefrite origina da una occlusione per
lipasi, è importante che si dreni con stent endoureterale o nefrostomia. Questo previene le complicanze settiche
locali
Complicanze:
1) formazione di ascessi perirenali che possono fondere lo spazio peri e para renale, fino a formare fistole a livello
cutaneo, giungendo fino all’ inguine seguendo lo psoaspsoite. Si ha iperpiressia, persistente e quadro di sepsi fino a
shock
2) Pielonefrite enfisematose: sono tipiche delle infezioni da parte di batteri [Link] e klebsiella in diabete mal
controllato portano a forme necrotizzanti e che causano gas a livello del parenchima renale. In aggiunta ai sintomi
classici si ha anche shock. La terapia è ev
Può richiedere intervento chirurgico con drenaggio e eventuale nefrectomia.
TBC UROGENITALE:
La TBC è molto diffusa in paesi del III mondo e sta riemergendo anche nel mondo occidentale come conseguenza dei
flussi migratori.
A livello urogenitale si presenta a partire da focolaio polmonare e si diffonde PER VIA EMATOGENA direttamente a
livello del rene, scende le vie urinarie e risale (tramite le vescicole seminali) le vie genitali.
La lesione si manifesta tramite granulomi e cavità ripiene di necrosi caseosa, che può condurre quadri di fibrosi e
calcificazione del parenchima renale fino alla completa perdita di funzione, si ha anche (come conseguenza dell’esito
cicatriziale) il rischio di una dilatazione pelvi caliceale con deposizione all’interno della via escretrice di materiale
caseoso.
L’esito più grave è il rene mastice tubercolare.
A livello ureterale: ulcerazioni con stenosi multiple a livello distale
A livello vescicale: normalmente le prime lesioni sono a livello dell’emitrigono omolaterale e si ha poi vescica piccola
tubercolare.
A livello genitale si hanno lesioni su prostata che presenta ascessi multipli grossolane aree calcifichi, il deferente si
ispessisce e assume forma a corona di rosario e l’epididimo presenta delle infezioni al testicolo.
Nei casi più gravi sono frequenti le fistole cutanee.
PRESENTAZIONE CLINICA:
Il pz presenta spesso febbricola vespertina, astenia e calo ponderale, dolore lombare. Gli episodi febbrili settici sono
causati da sovrainfezioni batteriche a livello renale. In caso di coinvolgimento ureterale si ha anche un quadro più
subdolo caratterizzato da stenosi ureterali. Se coinvolta la vescica si hanno sintomi minzionali: frequenza, bruciore,
ematuria e imperiosità minizionale, dolore sovrapubico.
DIAGNOSI:
piuria acida alla minzione deve far sorgere il dubbio di TBC. I dati sono microbiologici e radiologici.
Si la diagnosi si basa su:
diagnosi su urine (3 campioni successivi)
Esame colturale sulle urine, POSITIVO IN 60-80%. MA RICHIEDE 4 A 6 SETTIMANE
PCR sulle urine che riduce il tempo ma meno specifico
- Gli stessi esami si possono eseguire anche su liquido seminale
- Test cutanei (tine-test), quantiferon (misura le risposteimmuni cellulo-mediate agli antigeni peptidici che simulano
le proteine glicobatteriche) e ELISPOT (enzyme linked immunospot)usati se assenza di riscontro diretto di
micobatterio
imaging: prima urografia, soppiantata da Uro TC, con segni patognomonici:
SEGNO DI COSTANTINESCU detrazione dell’emitrigono dell’uretere distale omolaterale,
il calice a spina di rosa da stenosi di infundibolo caliceale
Possono orientare la diagnosi:
Rene grinzo
Idropionefrosi con assottigliamento del parenchima renale e uretere rigido, tortuoso, con stenosi multiple, e
vescica coartata
TERAPIA
Associazione per 6 mesi di atb (isoniazide, etambutolo, rimfampicina e pirazinamide) e corticosteroidi per prevenzione
di stenosi cicatriziale e fibrosi
Chirurgica si usa demolitivamente o ricostruttivamente.
DEMOLITIVASi ha in caso di compromissione completa o parziale del parenchima con nefrectomia.
RICOSTRUTTIVA:
- mira a ricostruire la continuità delle vie escretrici dopo la rimozione dell’organo o di una parte di esso.
- ANASTOMOSI TERMINO TEMINALE dell’uretere
- TUBULARIZZAZIONE VESCICALE secondo casati-boari
- Enteroplastica di ampliamento
Deve comunque essere sempre preceduta da terapia medica
CAPITOLO 8: INFEZIONI GENITALI NEL MASCHIO
Le infezioni sono date da batteri, virus, funghi, e miceti che colpiscono le vie genitali.
Nell’ uomo sono prevalentemente colpiti: prostata, uretra, epididimo, testicolo e pene.
Frequentemente dalla sede di origine si propaga e si piò avere una disseminazione al testicolo con orchiepididimite
acuta.
PROSTATITE
patologia infiammatoria acuta o cronica della prostata. Una volta si riteneva fosse dovuta solo a causa batterica ma è
stata anche allargata con affezioni infiammatorie non batteriche.
EPIDEMIOLOGIA
è tra le patologie più frequenti dell’uomonel 50% dei casi almeno una volta nella vita.
Spesso associato a IPB che favorisce la presenza di residuo minzionale e possibile insorgenza di infezioni.
CLASSIFICAZIONE DELLE PROSTATITI
PROSTATITE ACUTA BATTERICA (TIPO I)
infezione ad eziologia batterica spesso dovuta a [Link]., klebspella proteus providencia, enterococcus fecalis, ma
anche clamidia, mycoplasma, thricomonas HSV,1 e 2.
può raggiungere la prostata per via:
- canalicolare: più frequente e si ha anche per manovre endoscopiche e cateterismi
- reflusso intraprostatico di urine in soggetti affetti da IPB o stenosi uretrali che usano il torchio addominale per
espellere urina
- linfatica: soprattutto a chi presenta IBD, diverticolite e diverticolosi
- ematogena: forme rare che si osservano in soggetti immunodepressi e che presentano focolai settici a distanza
es. TUBERCOLOSI con disseminazione su prostata
Sintomatologia della prostatite acuta batterica: sintomi irritativi della fase di riempimento con stimolo imperioso e
continuo, dolore pelvico perineale, iperpiressia con brivido e stato di prostrazione fino alla urosepsi. Possibile
comparsa di ematuria e ritenzione urinaria.
Diagnosi: diagnosi clinica in base ai sintomi, dati anamnestici come fattori di rischio oppure precedenti manovre
strumentali urologiche, esame obiettivo. All’esplorazione rettale la prostata appare calda, dolente e aumentata di
volumenon fare massaggio prostatico per evitare lo spandimento dei microbi.
Agli esami di laboratorio PCR aumentata e indici di flogosi. Si effettua Urocoltura, su mitto intermedio.
Ecografia transrettale, per identificare ascesso. RM per identificare meglio l’ascesso.
Terapia: antibiotico salva vita: cefalosporine III generazione, penicilline ad ampio spettro, penemici e chinolonici.
Nei casi gravi si somministra per via parenterale in associazione con aminoglicoside fino a quando non cala la febbre
poi si passa per os,
Nei casi sfumati il chinolonico si somministra per OS. Altri farmaci utili sono il trimetropim, tetracicline e macrolidi.
Se ritenzione urinaria cateterismo sovrapubico per non spandere i batteri (si fa quasi sempre attenzione e si usa un
catetere ureterale)
La terapia atb deve essere proseguita per 4-6 settimane.
PROSTATITE CRONICA BATTERICA (TIPO II)
Infezione cronica della ghiandola con sintomatologia che perdura da almeno 3 mesi
si può osservare infezione:
-persistente da 3 mesi senza interruzione, dovuta a stesso gente microbico con sviluppo di resistenze
- recidiva in seguito a fattori predisponenti dell’ospite come immunodepressione, colite e malattie croniche
intestinali
-cronica ab initio i germi si annidano progressivamente per cui non si ha un episodio acuto precedente.
La sintomatologia risulta sfumata. Non si osserva febbre o prostrazione per lo più sintomi fastidiosi e gravosi con
riduzione della qualità di vita e si deve fare DD con LUTS da IPB. Possono associarsi sintomi eiaculatori come
Eiaculazione dolorosa, emospermia e eiaculazione precoce.
Diagnosi: anamnesi, esame obiettivo, all’esplorazione rettale si ha un aumento di volume, dolorabile parzialmente o
in toto.
Urocoltura e spermiocoltura deve essere positiva (condizione sine qua non).
Un tempo si effettuava l’esame di Meares Stamney urinocoltura frazionata che permette di fare analisi sulle
urinedopo massaggio prostatico, l’ultimo campione fornisce anche informazioni riguardo il liquido prostatico.
Terapia con cirpofloxacina o levofloxacina da 4-6 settimane.
PROSTATITE CORNICA ABATTERICA (TIPO III)
sindrome caratterizzata da dolore pelvico e perineale con sintomatologia urinaria del tutto simile a quella descritta
per il tipo II (dolore palpatorio cronico, scadimento della qualità di vita dovuto a emospermia, dolore eiaculatorio).
Questa sindrome può essere classificata In:
1) IIIa : dolore pelvico cronico infiammatorio: presenza di leucociti nel liquido seminale o nel mitto terminale
2) IIIb: dolore pelvico cronico non infiammatorio: si ha assenza di leucociti nel liquido seminale o nel mitto
terminale
Difficile inquadramento clinico viene inserita nelle forme particolare di dolore pelvico cronico.
Le possibili cause ipotizzate sono connesse alla iperattivazione delle mastcells e delle fibre C coinvolte nella
trasmissione del dolore neuropatico: i mastociti secernerebbero citochine e manterrebbero un’infiammazione
cronica, determinando un aumento della pressione intraprostatica con ischemia e dolore. L’infiammazione cronica
potrebbe anche essere di tipo autoimmune a seguito di un’infezione virale o batterica. Potrebbe quindi esserci
un’alterata soglia del dolore che, quando si ha un aumento della distensione della vescica, potrebbe comportare
attivazione della soglia del dolore
DD di esclusione di IVU, genitali, processi infiammatori pelvici, patologie gastroenteriche, neoplasie, neuropatie.
Terapia: atb, antidolorifici, alfa litici, antistaminici e, se si ha una componente ansioso depressiva, si somministrano
antidepressivi e ansiolitici. Tra i trattamenti non farmacologici si ha la neuromodulazione con elettrostimolazione,
termoterapia, agopuntura, i massaggio prostatico
La miglior associazione è data da FANS, ansiolitici, alfalitici e terapia ATB.
PROSTATITE INFIAMMATORIA ASINTOMATICA (CLASSE IV)
Riscontro di reperto infiammatorio all’esame istologico con infiltrazione linfocitaria in assenza di sintomi riferibili a
flogosi.
Si fa diagnosi su biopsia quando si ha PSA elevato e assenza di sintomatologia. Si pone quindi il dubbio di patologia
neoplastica e può essere causa di infertilità
URETERITE
L’ureterite è un’infiammazione dell’uretra che si differenzia in base all’agente scatenante:
ureterite gonocóccica
Ureterite non gonocócica
URETERITE GONOCÓCCICA
È una MST, causata da infezione di neisseriae gonorreae, diplococco gram negativo.
La terapia antibiotica aveva ridotto l’indecenza della malattia che però sta nuovamente aumentando a causa della
promiscuità sessuale.
Clinica: si ha incubazione da 3 a 7 gg. Da 7-10 nella donna. Molto spesso sintomatica e si ha secrezione purulenta da
meato ureterale esterno al mattino perché non si ha minzione notturnasecreto verdastro con bruciori minzionali
e accumulo di materiale purulento a livello ureterale. Si associano sintomi minzionali e prurito uretrale.
Diagnosi: colturali e tamponi ureterale, ma già il quadro clinico è indicativo
Terapia: ceftriazone 1 gr im 1 tantum o azitromicina 1 g per os. Fluorochinolonici sono spesso a dose singola e
spesso si deve trattare anche il partner che può essere asintomatico
complicanze: stenosi per esisti cicatriziali a corona di rosario. Se si verifica la stenosi si devono inserire degli
strumenti dilatativi nell’ uretra di diametro progressivamente crescente.
URETRITE NON GONOCOCCICA
Dovuta a Chlamydia trachomatis mycoplams e a tricomonas ureaplasma urolitico. Sono sempre MST che si
presentano dunque prevalentemente in soggetti giovani sessualmente attivi.
Sintomi: disturbo e bruciori minzionali con escreato ureterale chiaro e filante, traslucido e trasparente
Diagnosi: esame delle urine con sedimento e urocoltura su primo e secondo mitto e tampone uretrale con il quale si
raccolgono le cellule per ricercare gli inclusi cellulari tipici della clamidia. uso anche di marcatori citochimica.
TERAPIA: doxiciclina per 7 gg. Se non funziona, si sospetta tricomonas o mycoplasma e si somministra
metronidazolo o eritromicina.
EPIDIDIMITE:
condizione patologica nella quale si ha un processo flogistico a carico di epididimo.
Si distinguono una forma Acuta e una forma cronica se sintomatologia perdura per più di sei mesi.
Si classificano: epidemite batterica, non batterica e non infettive
Nei bambini spesso conseguenza di predisposizione e malformazioni congenite urogenitali (esclude spesso
orchioepididimite e orchite)
Se <35 anni infezione per via sessuale
Se >di 35 soprattutto ultrasessantenni, è un patogeno urinariospesso in seguito a manovre come urologiche
come il cateterismo.
Clinica: tumefazione dello scroto dolente e dolorabile con iperemia dei tegumenti. Si ha spesso alla coda
dell’epididimo e in alcuni casi coinvolgemmo testicolo, causando la orchiepididimite. Nei casi gravi l’orchiepididimite
è causa di scroto acuto. la febbre è importante per fare diagnosi differenziali con le torsioni giovanili. Per la DD è
importante il segno di prehn è negativo (sollevando l’emiscroto non si evoca dolore positivo invece nel caso di
torsione del testicolo)
Diagnosi: anamnesi ed EO + eventualmente imaging scrotale per conferma
terapia atb con fluorochinoloni tetracicline e macroclimi. Nei pz anziani si somministrano antinfiammatori che
riducono il quadro flogistico locale.
Complicanze: formazione di ascessi che possono essere presenti in diabetici e immunodepressi, si effettua in quei
casi un drenaggio chirurgico e sul materiale drenato si esegue esame colturale.
Si può avere anche epididimite da TBC e si devono considerare quindi quei pz che hanno TBC in altre sedi, o in terapia
con BCG, nell’ambito della immunoprofilassi della neoplasia vescicale.
ORCHITE
Sono spesso conseguenza di una diffusione di un’epididimite omolaterale al testicolo+ frequente negli adulti.
Le forme possono essere acute o croniche: le forme acute sono o batteriche oppure non batteriche ( virali
soprattutto da parotite in pz non vaccinato che si infetta in età adulta)
Sintomi: irradiazione del dolore testicolare a livello inguinale con febbre e nausea
DD con torsione sia per presenza di febbre che grazie a ECO ed ECOcolordoppler.
DIANGOSI si effettua con colture.
Terapia atb (fluorochinoloni) e se non trattata o forme gravi si rischia atrofia e conseguente infertilità
MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI
1/4 ha una malattia sessualmente trasmissibile.
Gli agenti eziologici sono
sifilide (treponema pallidum)penetra attraverso piccole abrasioni cutanee o mucose in seguito a contatto
sessuale. Dopo 2-4 week si ha sifiloma a livello dei genitale: papilla dura, rilevata non dolente, eritematoso che si
trasforma in nodulo duro a margini nettiva incontro ad esulcerazione.
Si distinguono: sifilide primaria che dura alcune settimane e si può curare con somministrazione unica di atb,
secondaria e terziaria
diagnosi con test sierologici
tp atb con penicilline
Chalmidia trachomatis comune in donne sessualmente attive
- Per molto tempo rimane asintomatica
- L’agente eziologico infetta uretra e cervicese raggiunge le tube si ha malattia infiammatoria pelvica e possibile
infertilità (anche nell’uomo, in cui si avrà prima infezione ad uretra, poi epididimo e infine prostata)
- Raramente disseminazione sistemica e articolare-congiuntivale (sindrome di reiter)Si ha congiuntivite di lieve
entità oppure artrite anche grave con coinvolgimento degli arti inferiori.
- Possibile coinvolgimento cardiovascolare con aortite
- La sintomatologia della sindrome di reiter si risolve spontaneamente dopo 4-6 mesi
- Se presenti immunotipi di Chlamydia L1 ed L2 formazione di linfogranuloma venereo dopo 5-21 gg da
contatto sex con comparsa di pustola nella sede di contagio a livello inguinale, grave processo infiammatorio
con febbre, nausea e vomito tipico di zone dei caraibi
- Diagnosi: tampone uretrale, test immunoenzimatici, pcr se linfogranuloma, fare aspirato per ricerca
eziologica
- Tp: tetracicline (doxiciclina) e macrolidi + tp a partner
Herpes genitalis (HSV)
- 80 % genitalis (tipo 2) e 20% labiale (tipo 1)
- Incubazione di 2-10 gg
- Presenza di vescicole su base eritematosa dolenti alla palpazione
- Spesso bruciore intenso nel distretto interessato. Nei casi gravi anche febbre, malessere, linfadenite regionale
- Nelle infezioni primarie, difficoltà alla minzione per paresi vescicale, sintomi di fase di svuotamento (mitto
ipovalido e necessità di uso di torchio addominale)
- Diagnosi: clinica. Se caso dubbio microscopia di strisci di cellule prelevate da lesioni ( cellule giganti
multinucleate colorate con giemsa) o ricerca di IgM o IgG anti HSV
- Terapia: aciclovir o valaciclovir
Condilomi acuminati (HPV)
- virus a DNA
- presente nel 40 % di adolescenti femmine in USA
- rappresenta 1/4 di tutte le MTS
- diversi genotipi: i + comuni sono 6, 11, 16, 18, 31
- i genotipi 16, 18 e 31 sono correlati ad insorgenza di neoplasia cervicale il vaccino ha ridotto incidenza
- descritta correlazione con carcinoma del pene
- può dare condilomi acuminati genitali o creste di gallo lesioni verrucose vegetanti con superficie irregolare,
disposte a grappolo
- negli uomini si trovano in zone calde e umide regione sottoprepuziale, su solco coronale, nel meato uretrale e
su corpo del pene. Spesso in regione perianale
- diagnosi clinica + eventuale uso di acido acetico per evidenziare forme macroscopicamente non evidenti
- tp: topica con podofillina o acido tricloroacetico oppure chirurgica con elettrocoagulazione, crio o laserterapia
candidosi: dacandica albicans
- nelle donne causa vulvo-vaginite, nell’uomo balanopostiti dopo rapporto sex
- di solito è un saprofita intestinale ed orofaringeo. Nel 10 % anche genitale
- infezione spesso perdismicrobismo dovuto a tp atb prolungata
- clinica: lesioni eritematose con piccole vescicole e pustole, prurito e bruciore locale
- diagnosi: clinica + eventuale microscopia
- tp antimicotica sistemica ad entrambi i partner
CAPITOLO 9: TUMORI DEL RENE, TUMORI RENALI
Aumentata diagnosi a seguiti dell’impiego di metodiche ecografie che hanno portato a frequente riscontro
occasionale per mezzo di esami di imaging per altre patologie. Ci si orienta verso la chirurgia conservativa renale,
perché spesso sono tumori di piccole dimensioni, e per questo si cerca di conservare il più possibile il parenchima
renale. SI ha riscontro occasionale nell’ 80% dei casi !!!!
INCIDENZA:
il tumore renale rappresenta il 5 % dei tumori ed il 2,5 % delle cause di morte nei paesi industrializzati. La
mortalità è maggiore sotto 5 anni (a causa dell’elevata incidenza del tumore di Wilms) e diminuisce
progressivamente nell’adolescenza per aumentare di nuovo introno a 20 anni, dopo di che si ha un
incremento stabile con il progredire dell’età. L’ Incidenza aumenta progressivamente dopo i 35 anni e si ha
un picco introno a 65 anni. Il tumore più comune è il carcinoma a cellule renali ed è + frequente in maschi
che femmine, Prevalente nei soggetti di pelle scura.
EZIOLOGIA:
Non è stato identificato un agente eziologico ma si è studiata correlazione con:
- tabacco . Si ha una incidenza doppia nei soggetti fumatori di sigarette, di pipe e sigari.
- Altri fattori di rischio sono piombo, asbesto e cadmio.
- Tra i cibi si ha carne rossa e prodotti caseari
- Si riscontra incidenza doppia in pz con insufficenza renale cronica malattia cistica acquisita e sclerosi
tuberosa.
- Le forme familiari sono comunque un numero esiguo, ma sono caratterizzate da un rischio 4 volte
maggiore di sviluppare il cancro.
La forma familiare di Von-hippel-Lindau è la più frequentemente associata a insorgenza di tumori renali
multipli (mono o bilaterali) e alla contesutale presenza di tumori cerebellari, del midollo spinale,
emangiomi retinici e feocromocitomi, tumori endocrini del pancreas e cistoadenomi dell’epididimo. Gli
studi genetici hanno identificato alterazioni a livello del cromosoma 3. ( delezioni e traslocazioni del braccio
corto )
SINTOMATOLOGIA E FORME CLINICHE
Il caricinoma renale si può presentare come silente oppure in forma avanzata. Le forme cliniche sono quasi
unicamente avanzate perché quelle silenti sono di riscontro occasionale in corso di esami di imaging per
altre patologie (80 % dei casi )
1. Silente-> Di tipico riscontro occasionale. Si identifica quella che è etichettata come “piccola massa renale”.
( neoplasia di tipo solido o cistico complesso di dimensioni inferiori a 4 cm). Prognosticamente sono
guaribili attraverso escissione chirurgica, che è quindi un intervento di chirurgia conservativa del
parenchima renale. Sono maligne nel 75-80% dei casi all’istologico.
2. Forme avanzate-> sono quelle che determinano un quadro clinico. Se sintomatico può presentare la
triade di Virchow -> che però oggi si verifica solo nel 10% dei casi.
o massa addominale palpabile
o dolore al fianco di tipo gravitavo
o presenza di macorematura,
SINTOMI UROLOGICI:
IL SEGNO PIU’ FREQUENTE E’ L’EMATURIA: è un ematuria totale e asintomatica attenzione però perché
nel tumore renale l’ematuria può essere
- una singola emissione di urine fugace e può non ripresentarsi per anni oppure
- può continuare per giorni.
L’EMISSIONE DI SINGOLI COAGULI ALLUNGATI A STAMPO talvolta può accompagnare l’ematuria ed
essere quindi seguita da sintomatologia colica.
SINTOMI SISTEMICI:
astenia, calo ponderale, anoressia, febbre, anemia, sudorazione notturna o sintomi dovuti alle metastasi
(tosse, dispnea, dolori ossei ).
METASTATIZZAZIONE:
Essendo spesso asintomatici, ¼ dei tumori che giungono all’attenzione dell’urologo sono metastatici
all’esordio e sono diffusi per via:
- Via ematogena, visto l’elevato angiotropismo dei tumori del rene. -> La vena renale può essere colonizzata
precocemente per proliferazione delle cellule tumorali in un ramo intraparenchimale afferente della vena
renale e il trombo neoplastico formato si può estendere lungo la vena cava inferiore potendo risalire fino
all’altro destro. Ciò nonostante la crescita progressiva lungo l’asse vascolare venoso può non essere
accompagnata da metastasi.
- Via linfatica: -> linfonodi dell’ilo renale, cavo aortici, mediastinici, sopra claveari.
una concomitante sindrome paraneoplastica si presenta molto raramente !!!!! si ha iperkaliemia e
eritrocitosi (che sono le più frequenti) l’eritrocitosi avviene per rilascio di epo. A volte ipertensione
(attivazione RAAS), ginecomastia, miastenia, sindrome di Cushing, ma ancor più rare.
Sedi di metastatizzazione del tumore renale:
- Polmone,->1 filtro del circolo cavale (50%)
- Ossa -> metastasi ostelitiche delle ossa lunghe e della colonna nel 33% dei casi
- Fegato
- Surrene -> sopratuto il sinistro per l’anatomia propria della vena surrenalica che sbocca in vena renale.
- Encefalo
- Pancreas.
PRESENTAZIONE CLINICA DELLA FORMA AVANZATA:
si ha una massa che rimane a lungo asintomatica di dimensione tra 10-15 cm caratterizzata da crescita
espansiva con compressione del parenchima renale circostante e formazione di pseudocapsula
connettivale,( cio è importante per gli interventi conservativi di enucleazione dei tumori renali). Questa
pseudocapsula però viene successivamente invasa dalla neoplasia che diffonde anche nel tessuto adiposo
perirenale, alla fascia di Gerota o agli organi viciniori.
PROGNOSI
La sopravvivenza a 5 anni
- 45% in media
- 70 % se non vi sono metastasi a distanza
- Ma scende al 15-20% se si ha estensione al grasso perirenale.
LA DIAGNOSI:
ESAMI STRUMENTALI
1) ECOgrafia -> massa solida iperecogena talora cistica con possibili irregolari sepimentazioni interne.
Fortemente indicativo ma deve comunque essere fatta diagnosi con TC con mdc. L’ ECO ha permesso di
identificare un maggior numero di tumori tant’è che la diagnosi incidentale di massa renale è del 80%.
2) TC con mdc-> si effettua diagnosi. Per tumori meno di 3 cm sensibilità 90% e maggiore per tumori di
dimensioni maggiori. Valuta la dimensione, la sede, la diffusione extrarenale, presenza di linfoadenopatie
ilari e retroperitoneali. Serve per identificare mts a distanza. Identifica anche trombosi della vena renale e
della vena cava.
3) Scintigrafia: Poco usata-> prevalentemente impiegata per le mts osse.
4) RM: esame di II livello alternativo a TC aiuta a identificare se liquida o solida e ne migliora quindi la
caratterizzazione.
5) BIOPSIA: VIENE EFFETTUATA RARAMENTE (TC o eco guidata) può essere utile ma è indicata soprattutto
nel sospetto di linfomi renali, metastasi e masse renali atipiche. I LIMITI DELLA BIOPSIA SONO COLLEGATI
AL FATTO CHE: Può dare falsi negativi (non trascurabili) a causa del fatto che sia la presenza di:
1) aree necrotiche all’interno di alcune lesioni tumorali,
2) lesioni benigne non facilmente distinguibili da lesioni neoplastiche ben differenziate,
3) oncocitomi non facilmente distinguibili dai carcinomi con componente oncocitaria che possono produrre
campionamenti bioptici inadeguati o fuorvianti. Il Seeding è raro-> ovvero è rara la disseminazione del
tumore nel sito di prelievo bioptico.
ANATOMIA PATOLOGICA:
TUMORI BENIGNI:
TUMORI BENIGNI: -> si effettua questa classificazione solo su pezzo operatorio. perché non si effettua una
biopsia perché presenta molti limiti. Si analizzano quindi solo i maligni. Però si possono identificare:
1) Adenoma papillare: minore di 5 mm, a livello della corticale e si presenta come nodulo grigio-giallastro, a
margini ben definiti apparentemente capsulato per la comprensione sul parenchima circostante
2) Fibroma amartroma: (tumore a cellule insterstziali renomidollare) si ha spesso al riscontro autoptico. È un
focolaio di tessuto grigiobiancastro nelle piramidi renali di solito di diametro inferiore al centimetro.
Struttura similfibroblastica ma all’osservazione ultrastrutturale sono cellule interstiziali del rene
3) angiomiolipoma: presenta una componente vascolare di tessuto adiposo e muscolare liscio. dal punto di
vista radiologico è presente iperecogenicità all’ecografia, ma se vascolarizzato meno spiccata. Alla TC se
prevale la componente adiposa è tipica l’ ipodensità . L’ Emorragia spontanea è possibile e raramente si ha
degenerazione maligna, ma nel 10 % dei casi si ha metastatizzazione soprattutto per la variante epitelioide
4) oncocitoma: è un tumore infrequente e rappresenta il 5% delle casistiche con chirurgia conservativa
renale. Ha un aspetto caratteristico a ruota raggiata spesso indolente e si possono però avere macro o
micro ematuria , dolore addominale e massa lombare palpabile
5) Altri tumori benigni sono iuxtaglomerulari che sono in grado di secernere renina causando ipertensione nel
soggetto giovane e sono spesso di dimensioni contenute ( minore di 2-3 cm di diametro )
TUMORI MALIGNI
TUMORI RENALI MALIGNI: carcinoma a cellule renali RCC, e rappresenta l’80% dei tumori renali negli adulti
insorge + spesso nella 6-7 decade di vita con rapporto maschi femmine 1,5:1. Nel 25 % dei casi si ha
diagnosi per segni e sintomi non urologici.
Il carcinoma a cellule renali RCC viene sottoclassificato in
1) Non papillifero a cellule chiare: sporadico oppure si ha trasmissione ereditaria quando associato a Von
Hindel Lindau.
2) Papillifero: rappresenta il 10-15 % dei tumori renali caratterizzato da crescita papillare e si può manifestare
in forma familiare e sporadica. Può essere multifocale e/o bilaterale ed è spesso emorragico cistico
specialmente se di grandi dimensioni. Esiste un tipo 1 e un tipo 2 che si differenziano dal punto di vista
prognostico.
3) cromofobo: rappresenta il 5 % dei carcinomi renali, elementi con membrane cellulari evidenti e citoplasma
debolmente eosinofilo. Migliore prognosi.
4) Dei dotti collettori raro e clinicamente aggressivo. Genera canali irregolari rivestiti da epitelio altamente
anaplastico e a forma di chiodo.
FATTORI PROGONOSTICI.
I fattori prognostici sono: fattori anatomici, istologici , fattori clinici, fattorimolecolari
FATTORI ANATOMICI:
ANATOMICI: sono rappresentati dallo staging TNM -> i fattori anatomici includono invasione venosa,
della capsula renale, coinvolgimento del surrene, coinvolgimento linfonodale e presenza di metastasi.
T:tumor
T1 -> minore di 7 cm senza alcun coinvolgimento extrarenale
o T1a-> cut off -> minore di 4 cm -> spesso chirurgia conservativa o a sorveglianza se pz >65 anni.
o T1b-> 4-7 cm pattern di crescita esofitico.
T2-> maggiore di 7 cm ma sempre organo confinato.
o T2a-> tra 7 e 10
o T2b -> >10 ma sempre organo confinato
Il T1 e il T2 presentano prognosi sovrapponibile per questo se possibile si cerca di effettuare una chirurgia
conservativa.
T3 non confinato al rene. Con invasione o della capsula o del tessuto adiposo perirenale o della vena cava
superiore.
o T3a-> invasione della capsula, del tessuto adiposo perirenale o del seno venoso o della vena
renale omolaterale
o T3b -> estensione alla vena cava sottodiaframmatica
o T3c-> vena cava cava sovradiaframmatica o infiltrazione della parete della cava
T4: Massa che infiltra i tessuti circostanti come la capsula di Gerota, sul pancreas, il lobo epatico dx e il
colon, ghiandola surrenale omolaterale
N: nodus : linfonodi
N0-> indenni
N1: cellule tumorali in UN linfonodo
N2: due o più linfonodi.
MTS
1) 0-No mts
2) 1mts ( ricordare : polmone, ossa, fegato, pancreas surrene)
FATTORI ISTOLOGICI:
FATTORI ISTOLOGICI: sono una serie di caratteristiche istologiche come: invasione microvascolare, necrosi
tumorale, istotipo e eventuali caratteristiche sarcomatoidi.
il grado nucleare di FUHRMAN ha rappresentato il grading di classificazione istologica del tumore per molti anni
(variava da G1 a G4 in base alle caratteristiche dei nuclei ma era troppo operatore dipendente, inoltre G2 e G3
non erano distinguibili prognosticamente ) quindi è stato sostituito dalla CLASSIFICAIZONE ISUP Vancuver 2013:
Grado 1: nucleoli assenti o incospiqui a 400X
Grado 2: nucleoli distintamente visibili a 400X Ma non visibili o incospiqui a 100X
Grado 3: nucleoli distintamente visibili a 100X
Grado 4: tumori con differenziazione sacromatoide o con cellule giganti con estremo polimorfismo nucleare
Questo grading vale per RCC a cellule chiare ma non per cromofobo perché Il cromofobo ha malignità
borderline.
Il grado riportato deve essere il peggiore riscontrato nei campioni su pezzo operatorio .
Il papillifero si distingue in
- tipo1: bassa malignità con prognosi favorevole,
- tipo2: alta malignità con citoplasma eosinofilo e progressione precoce.
FATTORI CLINICI:
I FATTORI CLICNI rilevanti costituiti per la maggior parte dalle condizioni cliniche del pz (performance
status) insieme alla sintomatologia algica, presenza di cachessia o anemia e alla conta piastrinica
FATTORI MOLECOLATI
I FATTORI MOLECOLARI: sono alcuni Markers che vengono ricercati: Anidrasi carbonica IX , VEGF, HIF (
hipoxia indicibile Factor), Kir67, p53 e caderine che sono indice di progressione tumorale. Non sono ancora
usati nella pratica clinica ma sono in fase di studio.
TERPIA DEL TUMORE RENALE:
1. chirurgica ->è il gold standard nei carcinomi renali localizzati. L’approccio può essere radicale o
conservativo la scelta del tipo di chirurgia viene effettuata grazie a sistemi nefrometrici che costituiscono
una serie di sistemi classificativi come il PADUA e il RENAL nefrometry score e il C index. Queste scale si
costruiscono a partire dalle informazioni ottenute con le diagnostiche radiologiche di II livello eseguite nel
preoperatorio, serve per valutare la difficoltà di asportazione in modo conservativo, e sono quindi anche
dei fattori predittivi di complicanze.
I fattori presi in considerazione sono la dimensione, la sede, il pattern di crescita e i rapporti con vie
escretrici.
2. Trattamenti di sonda
3. Vigilanza attiva
TERAPIA CHIRUGICA DEL TUMORE DEL RENE
RADICALE:
1) nefrectomia radicale
comporta esportazione di rene, fascia di gerota, surrene, tratto lombare dell’uretere (previa legatura
preventiva dell’arteria renale). L’intervento può essere effettuato in open, con modalità laparoscopiche
oppure con chirurgia robotica.
È indicata:
via Laparoscopica: gold standard anche per T1 non trattabili con conservativa (per difficoltà tecniche
legate al pattern di crescita, alla localizzazione) o in stadio T2
Open: casi complessi ed avanzati
La surrenectomia in t1 e t2 è OPZIONALE nelle neoplasie senza evidenze preparatorie di interessamento
omolaterale. Viene eventualmente effettuata se neoplasia al polo superiore renale.
La linfoadenectomia per quanto sia importante nella stadiazione della patologia, andrebbe eseguita in
caso di evidenze TC di mts linfonodali o in caso di fattori prognostici preoperatori sfavorevoli (infiltrazioni di
fascia di Gerota, diffuse aree di necrosi intralesionali )
Tecniche chirurgiche sono molteplici
1) OPEN: si ha accesso con laparotomia mediana xifo-ombelicale o sottocostale o raramente
toracoaddominale
2) LAPAROSCOPICA (pura o robot assisitita): per via
1) Transperitoneale (accesso in parete addominale, medializzaizone del colon, incisione del peritoneo
parietale posteriore lungo la linea di Toldt per accedere a loggia renale )
2) Retroperitoneale. (accesso dal fianco sviluppo dello spazio virtuale retroperitoneale seguendo lo psoas per
giungere al peduncolo vascolare renale)
CHIRURGIA CONSERVATIVA:
2) Indicazioni
Secondo le raccomandazioni europee rappresenta la prima scelta per il trattamento del T1. Gold standard
in T1a (<4cm ) . Serve per preservare la massima funzionalità renale.
Indicazione assoluta in monorene, funzionalità renale compromessa e pz con tumori renali bilaterali.
Indicazione d’elezione in pz con rene controlaterale sano anche se è fortemente raccomandata anche nei
tumori resecabili chirurgicamente anche se hanno diametro superiore di 7 cm. La prognosi è
sovrapponibile.
3) Tecnica chirurgica
si isola e disseziona il peduncolo, vascolare, si espone e prepara la massa con forbici a freddo. ( per
identificare bene l’estensione della massa si più usare anche ecografia intraoperatoria direttamente
adagiata su parenchima reale). Per migliorare la radicalità si mantiene il campo esangue effettuando un
clampaggio dell’arteria renale con tempo di ischemia che può essere fino 25 minuti a caldo e superiore se a
freddo (inserendo da un apposto trocar il ghiaccio). La breccia di parenchima renale dove vi era la massa
deve essere chiusa tramite sutura anche multipla.
La sutura sarà monostrato se la massa aveva un accrescimento di tipo esofitico con solo sutura della
corticale, mentre sarà una sutura in sedi multiple qualora crescesse endofiticamnte con sutura della
porzione midollare e corticale. In caso di violazione della via escretrice si ha sutura dedicata della stessa. SI
ha un maggior rischio di complicanze rispetto a nefrectomia radicale. ( Ma si deve tenere in considerazione
la chirurgia radicale se non si riesce a garantire sicurezza come nel caso di tumori localmente avanzati o
didifficile aggredibilità chirurgica e anche se il pz presenta condizioni generali scadute.
4) Surrenectomia e linfoadenectomia
La surrenectomia contestuale non è raccomanda se a TC preoperatoria non si ha coinvolgimento del
surrene omolaterale e se in corso di intervento non si evidenziano segni di invasione metastatica diretta.
L’invasione avviene tendenzialmente nel caso di tumori localizzati nel polo renale superiore.
La linfoadenectomia estesa, analogalmente non sembra migliorare la prognosi. Per cui può essere limitata
a linfonodi ilari. Mentre se alla TC preoperatoria o in corso di intervento si evidenziassero delle
linfoadenopatie, allora si dovrebbero rimuovere i linfonodi per corretto staging.
5) Terminologia della chirurgia conservativa
1) Enucleazione-> sola massa tumorale e pseudocapsula senza parenchima sano circostante ( scelta obbligata
nelle masse ilari )
2) Enucleoresezione: anche alcuni millimetri
3) Resezione polare-> resezione di tutto il polo sup o inf del rene in cui era contenuto il tumore
4) Eminefrectomia: -> resezione di circa metà del parenchima.
5) Nefrectomia sub totale. -> Esportazione di gran parte dell’emuntore nel trattamento della lesione ( spesso
indicazione di necessità).
6) Vie di accesso:
fino a pochi anni fa a cielo aperto, oggi si preferiscono vie laparoscopiche (pure o robotizzate in centri
specializzati ) perché migliorano i tempi di ripresa del pz, riducendo l’invasività del tumore, con vantaggi
per il chirurgo che grazie al miglioramento delle immagini e ingrandimento riesce a vedere meglio Le
tecniche laparoscopiche nella chirurgia conservativa restano comunque appannaggio di pochi chirurghi
esperti. La robotica invece ha permesso un ulteriore miglioramento, con la visione 3D e la maggior mobilità
degli strumenti intracorporei, ma con costi notevolmente maggiori.
GLI ACCESSI in forma open possono essere sia retro che transperitoneali, e la scelta dipende spesso dalle
abilità del chirurgo ma se presenta abilità in tutti e due i metodi di accesso, si cosniglia
1. Transperitoneale -> su tumori delle superfici anteriore del polo inferiore, e o sul bordo del seno renale.- la
tecnica prevede un accesso in parete addominale, medializzzaizone del colon, incisione del peritoneo
parietale posteriore lungo la linea di Toldt).
2. Retroperitoneale. si consiglia e si hanno avuto pregressi interventi addominali, nei tumori postero laterali e
al polo superiore dell’emuntore. Questa via di accesso prevede accesso dal fianco, sviluppo dello spazio
virtuale retroperitoneale seguendo lo psoas per giungere il peduncolo vascolare renale.
APPROCCI ALTERNATIVI ALLA CHIRURGIA:
RADIO FREQUENZE E CRIOABLAZIONE:
Sono definite chirurgie di sonda e sono mininvasive. Quindi permettono di trattare anche pz con elevato rischio
anestesiologico. Queste tecniche sono le RADIO FREQUENZE e LA CRIOABLAZIONE.
Indicate in masse renali piccole minore di 4 cm e a diagnosi incidentale e localizzazione corticale specie in pz anziani
con multiple comorbidità, tumori renali bilaterali, pz monorene, e pz che rischiano trattamento dialitico cronico se
trattati con nefrectomia parziale.
Non indicate se:
tumori con diametro superiore ai 4 cm a localizzazione ilare o in prossimità dell’uretere e del sistema collettore
urinario, possono rappresentare quindi una limitazione all’impiego di tali tipologie di trattamenti
Controindicazioni assolute:
coagulopatie irreversibili, instabilità organica come in quadri settici.
Le forme più frequenti sono:
ablazione percutanea a radiofrequenza RFA e la criobalzione. È importante avere un quadro bioptico e diagnosi
istologica certa della lesione prima di trattarle. (ma spesso non avviene comunque a causa dei limiti della biopsia
stessa)
Le tecniche di chirurgia conservativa presentano minor recidive. Mentre le tecniche con RFA e crioablaizione
recidivano di + e devono essere ritrattate.
L’accesso per inserire le sonde può essere:
1) PERCUTANEO -> minor rischio ma minor precisione per assenza di visione della massa
2) LAPAROSCOPICO-> maggior precisione ma rischio di complicanze paragonabile alla chirurgia conservativa
laparoscopica.
SORVEGLIANZA ATTIVA:
Alternativa alla chirurgia per le T1a (<4 cm ) [una volta il cut off era 3 cm ma poi è stato portato a 4 per conformarsi
alla stadiazione TNM] in pz ultrasessantennti che presentano elevato rischio di mortalità operatoria.
Indicata per le piccole masse La scelta della sorveglianza è da imputare al fatto che spesso si ha:
lenta crescita nelle fasi iniziali di patologia, e spesso aspettativa di vita del pz minore.
il 20% delle masse alla fine si rivelano benigne,
solo il 25 % delle masse ha potenziale aggressivo, raramente nei primi anni dalla scoperta esse
metastatizzano. La sorveglianza attiva non è consigliata a persone con meno di 60 anni per maggior velocità
di progressione della patologia.
Le masse in sorveglianza attiva ( quindi nei soggetti con >60anni) Crescono molto lentamente. E hanno
scarsa tendenza a metastatizzare
TERAPIA DEL TUMORE METASTATICO DEL RENE
Il tumore in fase avanzata è spesso metastatico e presenta una ridotta capacità di rispondere alle terapie mediche e
chirurgiche. Anche se la targhet terapy ha migliorato l’esito della terapia medica.
TERAPIE CHIRURGICHE
1) Nefrectomia citoriduttiva-> solo la nefrectomia radicale è curativa perchè la neoplasia viene rimossa in toto. Ma la
citoriduttiva può essere palliativa e migliorare la prognosi, anche se si effettua solo una sua rimozione parziale.
2) Trattamento chirurgico delle mts->l’asportazione completa delle metastasi. Indicata in pz con malattia resecabile e
buon performance status. Opzionale in pz che presentano una malattia residua e metastasi considerevoli ma al
contempo che hanno presentato risposta a terapia medica.
RADIOTERPIA:
Pz con metastasi cerebrali o ossee non resecabili chirurgicamente nei quali su può indurre una significativa riduzione
dei sintomi.
TERAPIA MEDICA
La chemioterapia sistemica era inizialmente fallimentare. E’ Migliorata la risposta grazie all’ introduzione di farmaci
biologici. Attualmente si ursano Target therapy e immunoterapia. Nella target therapy esistono differenti classi di
farmaci: Inibitori dell’angiogenesi e ab monoclonali.
ANTIANGIOGENETICI
agiscono su recettori tirosin kinasici e interferiscono con la formazione di proteine endocellulari che portano alla
stimolazione da parte di fattori di crescita vascolari prodotti dal tumore e coinvolte nella neoangiogenesi del tumore.
- sunitinib-> inibitore dell’attività chinasica del recettore VEGFR2 e PDGFR inibiscono la neoangiogenesi e la
proliferazione delle cellule (della stesa famiglia è il sorafenib utilizzato in II linea)
- Pazopanib-> sempre inibitore selettivo dell’attività del recettore tirosin chinasico VEGFR 1 e 2 e 3 , PDGFR e del
protooncogene c kit. Inibisce la proliferazione dei neovasi necessari per la progressione del tumore
- Tesorilimus (everolimus). Pz ad alto rischio con mts multiple o in caso di istotipi non a cellule chiare.
AB MONOCLONALI
Pososono bloccare azione delle molecole a cui si legano
- bevacizumab per VEGF. Impedisce che si leghi alle cellule del vaso sitmolandone la neoangiogenesi.
IMMUNOTERAPIA:
LA terapia con bevacizumab spesso associata a INFα e IL2. Queste molecole attivano il sistema immunitario endogeno.
INFα sempre in associazione mentre IL2 in casi selezionati anche in monoterapia ( indicato in un numero limitato di pz
che presentano buon performance status, giovani, mts solo polmonari)
FOLLOWUP:
Per identificazione precoce delle recidive, ma senza che dimostrazione che la precoce identificazione delle recidive
possa svolgere un ruolo importante nella prognosi.
se pz METATSTATICO deve essere personalizzato
- Elevato rischio di recidiva renale se
- Margini di resezione erano invasi aumentare il follow up
- Tumori di grandi dimensioni > 7 cm sottoposti a terpia conservativa con radiofrequenze e crioterapia
- crioablazione e RFA
PATOLOGIE RENALI CISTICHE:
Frequente riscontro nella popolazione adulta.
Sono delle lesioni grossolanamente sferiche a contenuto liquido ( pre urina ) che si sviluppano nel parenchima renale.
Possono avere un’eziologia
- EREDITARIA (rene policistico in cui le cisti sono congenite ) e
- ACQUISITE. -> sono spesso asintomatiche e identificate in seguito a imaging per altra patologia.
EZIOLOGIA:
- si pensava fossero dovute a difetti di morfologia del rene-> questa teoria è valida solo nel caso di displasia renale (
quindi nel vero rene multicistico )
- la maggior parte delle cisti invece insorgono in età a dulta per cause cause secondarie a deficit metabolico.
Le cisti possono manifestarsi in qualsiasi momento della vita e sono spesso associate a sostanze nefrotossiche. Derivano
anatomicamente dall’ansa di Henle, oppure dai tubuli periferici o dai vasi linfatici del parenchima renale.
CLASSIFICAZIONE CISTI RENALI
Le cisti si classificano in
1) cisti semplici:
sufficienti ECO per diagnosi!!! sono delle cisti che colpiscono la corticale del surrene e sono di forma sferica o ovale,
profili ben definiti , hanno contenuto simile all’acqua e hanno dimensioni che vanno da pochi millimetri a oltre 15
cm, 1/4 delle cisti tendono ad aumentare di dimensioni nel tempo soprattutto in soggetti giovani. Possono essere
occasionalmente sintomatiche: dolore al fianco, disturbi addominali, ematuria. La sintomatologia insorge per
aumentate dimensioni oppure per complicanze come: emorragia, infezione o rottura. L’ Emorragia è spesso
conseguenza dell’aumento di dimensione della cisti o alterazioni coagulative del pz. E si risolve in genere da sola,
possono però residuare delle calcificazioni o dei setti che ne modificano gli aspetti morfologici. (DIVENTANDO
COMPLESSA)
2) Cisti complesse:
sono delle cisti che hanno caratteristiche diverse dalle semplici perchè possono essere multiloculari (divise da setti)
multilobulari (conglomerati di diverse cisti ) con pareti ispessite e possono avere calcificazioni a contenuto
disomogeneo associate a noduli solidi. Sono spesso simili a patologie neoplastiche e per questo la distinzione con
patologie tumorali dal punto di vista radiologico è complessa. In questi casi si effettua esplorazione chirurgica.
DIAGNOSTICA E CRITERI CLASSIFICATIVI DELLE CISTI RENALI.
DIAGNOSTICA
Il sospetto diagnostico nasce su esame ECO, che è sufficiente a fare diagnosi nelle semplici, poi approfondito con Uro
TC e RM se complesse. La classificazione avviene con criteri
- clinici-> benignità o malignità della lesione
- Radiologici -> contenuto omogeneo o no, regolarità della parete
- Genetici -> soprattutto nel rene policistico
- Morfologici -> multiple/ confluenti /con rapporti con organi circostanti
LA CLASSIFICAZIONE DI BOSNIAK :
si basa su criteri individuabili con la TC con mdc ed è volta a definire il reale grado di benignità di una cisti renale.
1) BOSNIAK I cisti singola o benigna con qualsiasi diametro e pareti regolarti alla TC. Densità dell’acqua e non assume
mezzo di contrasto. Benigna 100%. Non si tratta
2) BOSNIAK II : cisti minimamente complicate dalla presenza di setti e minime calcificazioni in esiti flogistici,
presentano minime indentature e calcificazioni . Presentano un liquido limpido -> 83% sono benigne ma è bene il
followup per il restante 17%
3) BOSNIAK IIF-> maggior numero ma analoghe strutturalmente alle II. Si ha anche una minima assunzione di mdc da
parte delle pareti o dei setti. Possono esservi delle calcificazioni nodulari corcontento e densità simile a H20.
Raramente sono maligne ma richiedono controlli seriati nel tempo.
4) BOSNIAK III: liquido denso e con possibile componente ematica, con setti calcificazioni, che depongono per
neoplasia nel 60% dei casi. Approfondimento diagnostico con esplorazione chirurgica della lesione perché nel 50-
60% dei casi sono tumori renali cistici.
5) BOSNIAK IV: neoplasie maligne che nascono come cisti con pareti interessate da una colonizzazione di cellule
tumorali per cui tutta la parete assume il mdc con un washout rapido. il contenuto della lesione è corpuscolare e
hanno rischio del 100% di essere maligne. Devono quindi essere esportate chirurgicamente
LA TERAPIA:
Cisti semplici: ->
- non si fa nulla a meno che non abbiano una dimensione superiore a 10-15 cm. Questo perché non incide sul
parenchima e non sottrae volume. Sono una massa ballottolabile e non si ha alterazione del profilo della corticale.
- Se maggiori di 10-15 cm-> Si effettua puntura evacuativa percutanea ecoguidata. Seguita poi da sclerosi solo se
viene dimostrata (con mdc) l’assenza di comunicazione con via escretrice. La cisti è rivestita da epitelio colonnato
semplice ed esso assorbe la soluzione alcolica sclerosante. Se non tutte le cellule entrano in contatto con alcol allora
si avrà recidiva.
- Se recidivano (>5 cm,) se è algica, se si ha compressione delle alte vie escretrici, in particolare il bacinetto perchè la
maggior parte delle cisti sono parapieliche o peripieliche -> Asportazione chirurgica laparoscopica: (con
marsupializzaizone in laparoscopica, ovviamente si usa una tecnica laparoscopica perché è una patolgia benigna.) La
tecnica prevede l’apertura della cisti in peritoneo che si occuperà di riassorbire il liquido e asportazione della cisti.
Cisti che hanno aspetto maligno e che possono far sospettare malignità (BOsniak III e IV ) . Deve essere trattata
chirurgicamente e per cisti piccole si effettua una nefrectomia parziale e si ha conservazione di parenchima sano. se
sono di grandi dimensioni o non si riescono a resecare correttamente allora è necessario fare una nefrectomia radicale. I
tipi di approccio sono analoghi alle masse renali solide, con tecniche laparoscopiche e eventualmente robot assistite.
RENE POLICISTICO:
È una malattia che interessa entrambi i reni essendo ereditaria ed è caratterizzata da presenza di numerosi cisti in
assenza di altre alterazioni displastiche e dell’anatomia microscopica renale. Le lesioni si possono formare sia
nell'infanzia che in età adulta.
1) forma infantile -> si ha spesso associazione con ipertensione portale e fibrosi epatica. Si ha una alterazione delle
proteine strutturali (fibrocistina o poliduttina) dell’epitelio dei tubuli renali e dei dotti biliari a cui consegue la
dilatazione sacculare cistica dei dotti della midollare renale. Si manifesta con reni ingranditi e a volte cisti
voluminose ma che non superano di norma i 2 cm si hanno delle forme neonatali che portano rapidamente a
insufficienza renale e forme a insorgenza tardiva le vie escretrici sono visualizzabili agli esami di imaging. Con
intrappolamento del mdc in dilatazioni duttali. Si ha disfunzione delle vie escretrici e idronefrosi bilaterale. Terapia
medica conservativa per evitare di togliere il parenchima onde evitare l’insufficenza renale. raccomandato il
trapianto.
2) Forma dell’età adulta:-> malattia genetica con penetranza completa e quindi tutte le generazioni hanno almeno un
affetto. Si ha modifica delle glicoproteine della membrana basale dei tubuli. Malattia bilaterale a cui segue
inesorabile deficit funzionale. Si ha una modifica di due geni che sono PKD1 PKD2, che codificano per proteine della
membrana basale dei tubuli, coinvolte nell’interazione tra cellule e matrice
Diagnosi si effettua con eco sovvertito in un pz giovane con ipertensione arteriosa e alterazioni della funzionalità
renale evidenziato da ematochimici. Si ha la compressione diretta ad opera di tralci fibrosi del parenchima renale a
cui consegue deficit funzionale. complicanze sono sanguinamento calcolosi idronefrosi e infezioni con possibile
formazione di ascessi renali. L’atteggiamento terapeutico è ampiamente conservativo. Il rene diviene una sorta di
grappo d’uva e se tutte le cisti fossero rimosse non si avrebbe parenchima funzionante. Si ricorre alla cistectomia
percutanea in caso di complicanze. Si effettua accesso percutanea per ridurre il rischio di complicanze da
sanguinamento che se multiple dovrebbero comportare una nefrectomia.
MALATTIA DI CACCHI RICCI:
e’ una patologia caratterizzata da Microcisti. Il rene è a “spugna “con alterazioni cistiche midollari. Si ha dilatazione
cistica dei tubuli collettori di natura idiopatica in cui si ha sempre comunicazione con il lume caliceale. E’ un affezione
frequentemente bilaterale ma generalmente è rara come patologia. Sono Frequenti microcalcoli e quindi si ha
rilevanza clinica dovuta a presenza di calcoli in pz metabolicamente predisposti. Frequentemente si infettano causando
quindi la complicazione della patologia con: calcoli, ematuria, dolore lombare e febbre.
DIANGOSI RX + TC presenza di calcificazioni lungo la linea interpapillare ( da porre in DD con nefrocalcinosi) e non
esiste terapia specifica. Aumentare introito idrico per ridurre il rischio di calcoli e infezione, e si segue il pz per
intervenire precocemente in caso di complicanze
DIANGOSI:
1) accurata anamnesi: Per identificazione di FDR, lavorativi, abitudini voluttuarie come il fumo esposizioni ambientali
ritenute a rischio come le infezioni urinarie di schistosoma per pz residenti in india o Egitto.
2) EO: palpazione bimanuale ( ipogastrio abbinata a esplorazione rettale o vaginale) ciò è utile per valutare l’infiltrazione
della neoplasia e si effettua in pz con anestesia locoregionale o generale prima di essere sottoposto a cistoscopia
oppure a TURB.
3) valutazione della sintomatologia: che presenta EMATURIA MACROSCOPICA, SPESSO E’ UNICO SEGNO CLINICO.
Possono associarsi anche LUTS (pollachiuria, stranguria ovvero minzione difficoltosa, bruciori e urgenze minzionali).
Spesso vanno dal clinico solo quando si ha una patologia avanzata. Si ha anche spesso una ritenzione urinaria dovuta
a coaguli. Neoplasie renali che insorgono vino a meato uretrale possono causare idronefrosi e Insufficenza renale.
ESAMI DI PRIMO LIVELLO
La diangosi di tumori vescicali superifciali di norma viene fatta con endoscopia ma spesso si effettuano:
1) ECO ADDOME COMPLETO:
spesso si effettua nel soggetto che presenta ematuria. Le neoplasiae vegetanti sono identificate da una massa
ipoanaecogena di grandi dimensioni con eco color doppler positivo se si ha vascolarizzazione del peduncolo. Si
deve osservare anche le alte via escretrice per vedere se vi sia patologia sincrona oppure infiltrante per vedere se
vi è dilatazione delle alte vie escretricci e ciò sarebbe indicativo di infiltrazione dei meati ureterali.
2) CITOLOGIA URINARIA:
è indicato in pz con sospetto clinico di tumore vescicale primitivo e nei pz che hanno sintomi urinari irritatevi non
altrimenti giustificati che potrebbero presentare un Tis . La negatività non esclude la neoplasia in quanto tumori
di basso grado sono spesso negativi, mentre quelli di alto grado sono spesso +. Falsi positivi possono esseredovuti
a patologie infiammatorie o infettive dell’apparato urogenitale . È utile nel follow up nei carcinomi di medio e
alto grado, ma poco utile nei bassi grado essendo esso spesso operatore dipendente e difficilmente
standardizzabile. Di norma viene eseguita su 3 campioni per ridurre la citolisi e aumentare la sensibilità
1) Sono stati introdotti anche dei markers che hanno dimostrato una sensibilità piuttosto elevata per tumori di
basso grado rispetto alla citologia urinaria tradizionale, ma la loro specificità risulta essere ancora bassa. Non
vi sono ancora prove certe sull’utilità di questi markers nel prolungare l’intervallo tra un citoscopico di
followup e il successivo controllo in caso di tumori vescicali superficiali. i markers sono BTAstat, UBC, NMP22,
FDP, LA fish ( ibridazione fluorescente in situ)
ESAMI DI SECONDO LIVELLO
1) TC ADDOME:
Per valutare gli organi addominali oltre alla vescica, organi perivescicali, alte vie escretrici, e anche informazioni
sul parenchima renale. Valuta anche il volume dei linfonodi. Si usa anche per la DD con cause di ematuria non
neoplastica. Rimane comunque legata alla diagnostica con endoscopia
ESAMI DI III LIVELLO:
1) URETEROSCOPIA:
è l’esame di III livello della diagnostica delle neoplasie superficiali. Tipicamente eseguita ambulatorilamente e non
richiede anestesia grazie a ureterocistoscopi flessibili che presentano un diametro di 8 F. IDENTIFICA E MAPPA LE
lesioni meritevoli di biopsia. Può essere omessa la biospia se con la citologia urinaria e l’immagine si è già fatta
diagnosi certa e si rimanda la biopsia su pezzo operatorio. Recentemente è stata introdotto anche la Luce blu+
5 ala, ( un agente cromogeno) per identificazione di lesioni che non vengono viste all’esame standard con luce
bianca. Like lesioni riscontrato e che beneficiano molto di questa tecnica sono lesioni Tis, e neoplasie superficiali
, ma vi sono anche dei falsi positivi dovuti a fenomeni flogistici concomitanti che possono portare a ridotta
specificità. Questa tecnica con luce blu può ridurre notevolmente la recidiva con costo e beneficio favorevole.
2) BIOPSIE VESCICALI MULTIPLE O MAPPING:
sono da impiegare in caso di negatività cistoscopia, ma positività citologica, per sospetto carcinoma in situ e si ha
e si effettuano delle biospie con pinze ad hoc e diatermo coagulazione. Il mapping prevede la biopsia su tessuto
apparentemente sano, mentre la biopsia viene effettuata su sospette lesioni.
TERAPIA DEI CARCINOMI DELLA VESCICA- NON MUSCOLO INVASIVI
RESEZIONE TRANSURETERALE: TURB
si utilizza un elettroresettore, collegato a telecamera per la visualizzazione delle lesioni da asportare. Si inserisce
attraverso l’uretra giunge alla vescica e si effettua una resezione per strati ( prima la porzione esofitica, poi la base
d’impianto ) per permettere al patologo di analizzare i campioni. La base di impianto coinvolge anche la muscolatura
sottostante del detrusore (che non dovrebbe essere invasa). Se le neoplasie sono estese è necessario effettuare
campionamenti ai bordi. Per evidenziare are di Tis ai bordi. Se piccole si cerca di esportare l’intera lesione in un unico
frammento con ansa diatermica o pinza a freddo seguita da diatermocoagulazione.
RETURB O SECOND LOOK ENDOCOPICO:
si effettua quando si aveva una resezione incompleta o i bordi presentino infiltrazione della lamina propria. Per i pz
in cui si è evidenziato un T1 all’istologico, è fondamentale ripetere resezione nella sede del tumore asportato. Questo
ha lo scopo di inviare al patologo campioni del detrusore da analizzare e avere una stadiazione più approipriata,
perché il T1 di alto grado risulta sottostadiato nel 10% 40% dei casi.
TERAPIA MEDICA ENDOCAVITARIA:
si effettua un’installazione endovescicale di CT o immunterapico per prevenire le recidive nei pz con neoplasie
endovescicali superficiali. Queste terapie sono o adiuvanti o preventive di recidiva. E si ha un beneficio non solo di
breve durata ma anche in progressione e sopravvivenza. Si impiegano soprattutto CT come doxorubicina, mitomicina
C, epirubicina e gemcitabina. Immunoterapia sono il Bacillo di BCG: Calmette Guèrin .
TERAPIA NON MUSCOLO INVASIVI A BASSO RISHCIO
Si effettua 24 h dopo la TURB, e si inietta la mitomicina C. Penetra in profondità nel letto di resezione e riduce le
recidive attribuibili a impianto di cellule neoplastiche. MAI EFFETTUARE installazione precoce se c’è dubbio o
certezza di perforazione.
Oggi si usa una singola istillazione-> 24 h dopo
Una volta si effettuava da 7 a 21 gg dopo TURB e poi si continuava settimanalmente per 4-6 settimane, e
mensilmente per i successivi 6-12 mesi.
Atte: per soggetti fumatori invece si fa installazione precoce, settimanale per 6 mesi e poi mensile di
mantenimento.
NON MUSCOLO INVASIVI A RISCHIO INTERMEDIO:
Singola instillazione precoce seguita da installazioni settimanali ogni 4-8 settimane e poi mantenimento una volta
al mese. Il trattamento precoce riduce il rischio di recidiva nei primi due anni ma l’effetto profilattico riduce
sensibilmente dopo i primi due anni. Si utilizza questo schema per
2) Basso rischio ma fumatori e non esposti a rischi professionali
3) Intermedio, fumatori e classi a rischio
Non si sa se per rischio intermedio sia meglio CT o BCG bacillo di calmette guerin. È importante ricordare che in
questi casi il rischio di recidiva è alto ma il rischio di progressione è basso
NON MUSOCLO INVASIVI AD ALTO RISCHIO:
indicata immunoterapia con BCG ( bacillo di CAlmette e Guerin inattivato) che esplica la sua funzione richiamando
a livello vescicale una serie di linfociti T che permettono di formare un infiltrato nella lamina propria alla scopo di
produrre le difese locali al tumore. Si effetti un ciclo di 6 settimane + un secondo ciclo nei non responder e poi
somministrazione mensile per un anno. NEL T1G3 se non anziano si effettua prima il BCG Nonostante i
trattamenti il 50% delle neoplasie procede il 20 % decede per carcinoma della vescica.
I T1G3 ( quindi confinato alla lamina propria ma che presenta una scarsa differenziazione) sono stati per anni
discussi se considerarli infiltranti. Si sa che se vengono lasciati senza terapia hanno una probabilità di recidiva del
70% e una probabilità di progressione del 25-30%-> oggi si consiglia la EARLY CISTECTOMIA.
BCG è prima scelta anche per il Tis vescicale.
La terapia endocavitaria, presenta tossicità dal 30-90% con BCG e con 5-50% con CT. Quindi nei soggetti che hanno
ridotta tollerabilità a BCG sono ridotte le dosi ma non si sa se ciò abbia lo stesso funzionamento che a dosi piene.
GLI EFFETTI COLLATERALI DI BCG SONO: lesioni granulomatose, sepsi (rara). Se si effettua una TURB devono
passare almeno 20 gg prima di instillare il BCG e deve essere evitata se si hanno elementi traumatici che possono
determinare un passaggio in circolo di una quantità elevata di batterio come l’ematuria o il cateterismo. Se
mancata risposta endovescicale allora si invita il pz a intervento radicale in caso di rischio medio alto.
I soggetti che presentano T1 con Tis presentano prognosi molto sfavorevole l’indicazione rappresentata da cistectomia
radicale.
CHEMIOTERAPIA NEOAFDIUVANTE
Si effettua una CT NEOADIUVANTE CON CISPLATINO -> PRIMA DI cistectomia radicale.
CHEMIOTERAPIA BLADDERSPARING
Questi trattamenti vengono in genere riservati ai pazienti che rifiutano l’intervento demolitivo o che per elevata con
morbilità non possono essere sottoposti cistectomia radicale. La radioterapia può anche risultare utile nei pazienti in cui
sia presente un’ ematuria incoercibile non controllabile mediante le sole manovra endoscopica
CAPITOLO 12 TUMORI DELL’ ALTA VIA ESCRETRICE:
I tumori delle alte vie escretrici derivano dallo stesso tipo epiteliale (UROTELIO) della vescica per questa ragione
presentano delle analogie.
Necessario effettuare trattamenti conservativi ma con la maggior radicali oncologica possibile
EPIDEMIOLOGIA
Questi tumori possono essere considerati rari (5 -10 % di tutti i tumori a interessamento renale e 5 - 6 % dei tumori
uroteliali).
Uretere terminale interessato nel 70% dei casi
Picco di incidenza a 60 anni più frequente nei maschi.
Stessi fattori di rischio dei tumori vescica (fumo, abuso analgesici, ciclofosfamide, fattori occupazionali, caffè, infezioni
urinarie croniche e urolitiasi)
Omolaterale maggior parte dei casi, bilaterale più raro.
Spesso associato a tumore vescicale: associazione sincrona (1-20% casi) o metacrona (neoplasie alte vie urinarie dopo
tumore alla vescica 2-3 % - esordio tumore vescica dopo diagnosi tumore alte vie urinarie 20-50% )
Vi possono essere alterazioni genetiche, come anche sindromi ereditarie (es. sindrome di Lynch II) che predispongono
all’esordio.
STAGING E GRADING DEL TUMORE DELL’ALTA VIA ESCRETRICE:
Vengono classificati in base all’ istotipo
- tumori a cellule transizionali (90%)
- Carcinomi squamosi
- Adenocarcinome
- Papillon invertiti
- Tumori non uroteliali
Lo stadiazione avviene con TNM
T ESTENSIONE LOCALE
1) Tx: tumore non documentabile
3) T0: tumore non evidenziato
4) Ta: carcinoma papillare non invasivo
5) Tis: carcinoma in situ
6) T1 : carcinoma infiltrante il tessuto connettivale sub epiteliale
7) T2: tumore infiltrante la tonaca muscolare
8) T3: infiltrante il parenchima renale o grasso peripielico (in caso di localizzazione a livello dei calici della pelvi renale)
o infiltrante il grasso periureterale ( se localizzato a livello di uretere)
9) T4: tumore infiltrante gli organi adiacenti
N: (METASTATIZZAZIONE LINFONODALE)
1) Nx: linfonodi regionali non documentabili
9) N0: linfonodi regionali liberi da metastasi
10) N1: mts in un singolo linfonodo minori di 2 cm
11) N2: mts in un singolo linfonodo 2-5 cm, oppure in linfonodi multipli ma <5 cm
12) N3: mts linfonodali >5 cm
M: (METASTATIZZAZIONE A DISTANZA)
1) Mx : metastasi a distanza non documentabili
13) M0: mts a distanza assenti
14) M1; mts a distanza
Il grading invece rappresenta l’aggressività biologica del tumore e si ha due sistemi classificativi,
GRADING UICC/Mostofi del 1997:
- Gx: non valutabile
- G1: tumore ben differenziato
- G2: tumore moderatamente differenziato
- G3-4 scarsamente differenziato, indifferenziato
WHO:
- Gx: grading non valutabile
- PUN-LMP: neoplasia uroteliale papillare. A basso grado di malignità
- Basso grado di malignità
- Alto grado di malignità
PRESENTAZIONE CLINICA
È caratterizzata da MACROEMATURIA (80% CASI ) dolore al fianco (15 % dei casi) oppure asintomatica di riscontro in pz
che effettuano Eco addome per altre cause
Diagnosi:
• Eco: diagnostica di I livello anche se ha scarsa accuratezza diagnostica
• TC : diagnostica di II livello. Uro-TC esame di riferimento, che consente di evidenziare dei difetti di riempimento. E
individua patologie dell’alta via escretrice in casi di esclusione funzionale del rene e/o neoplasia già infiltrante. Serve
anche come DD con tumori del parenchima renale e per stadiazione della malattia a livello locale e loco regionale
(invasione del parenchima renale, presenza di lifodenopatie) e a distanza (metastasi in altri organi).
• LA RM: sensibilità e specificità paragonabili a URO TC, sopratutto se si ha una minima dilatazione della via escretrice->
uro TC ha sostituito urografia che oggi giorno e sempre meno impiegata.
• URETERORENOSCOPIA: diagnostica di III livello (rigida e flessibile), consente di fare diagnosi quando TC non è
indicativa di diagnosi di certezza. Con questa metodica è possibile effettuare: biopsie, rimuovere la lesione, effettuare
citologia urinaria selettiva (ha elevata specificità ma bassa sensibilità nell’identificazione di patologie di basso grado).
• CISTOSCOPIA: consigliata in ogni caso a causa della elevata incidenza di tumori vescicali sincroni
TERAPIA :
- conservativa endoUROLOGICA: l’ureteroscopia grazie a miniaturizzazione e progresso tecnologico è indicata nei
tumori non muscolo invasivi di basso grado, in cui deve essere preferita. Si utilizzano ureteroscopi semirigidi o flessibili
che usano l’Holmium laser che consentono una precisa vaporizzazione o resezione dei tumori e di preservare i tessuti
sani circostanti. Si ha un tasso di recidiva dal 23% al 54% e un una mortalità cancro-specifica che va dal 10 al 18%. Nei
casi ti tumori di alto grado il trattamento conservativo endourologico è da preferire in pz con indicazioni specifiche:
monorene chirurgico o funzionale, o neoplasia bilaterale, insufficienza renale.
- Conservativa chirurgica (A CIELO APERTO, LAPAROSCOPICA O ROBOTICA)
si effettua in pz che hanno delle lesioni non dominabili (per volume o estensione) endoscopicamente. In caso di
neoplasie di basso grado l’intervento conservativo chirurgico può essere proposto come elettivo, in caso di neoplasie di
alto grado l’indicazione è imperativa (rene unico, I.R., lesioni bilaterali). Possibili interventi che mirano alla rimozione
della porzione della via escretrice neoplastica e nello stesso tempo alla ricostruzione della continuità della via escretrice.
la difficoltà dipende da tratto di via escretrice interessata, più complessi interventi per neoplasie endorenali. In questo
caso si asporta parte del parenchima renale e della via escretrice interessata dalla neoplasia (resezione polare,
eminefrectomia, nefrectomia subtotale).
Neoplasia uretere: urectomia segmentaria, si effettua una rimozione del tratto coinvolto da neoplasia e ricostruzione
della via escretrice. La difficoltà dell’intervento dipende dal tratto della via escretrice interessato. Tassi di sopravvivenza
simili a asportazione radicale rene/uretere. Forme alto grado linfoadenectomia loco-regionale
- NEFROURETERECTOMIA RADICALE ( a cielo aperto, laparoscopia, robotica):
è il gold standard per i tumori delle alte vie urinarie considerando il tasso di recidiva nell’uretere distale residuo (16-
58%), e di multifocalità omolaterale (27-36%) come pure la bassa incidenza di tumori bilaterali (2-4%). Semplifica
notevolmente il follow up. Si ha rimozione del rene e dell’intero uretere fino al tratto intramurale in vescica. SE SI
EFFETTUA LINFOADENECTOMIA si migliora la sopravvivenza
CHEMIOTERAPIA o IMMUNOTERAPIA LOCALE:
Studi dimostrano fattibilità, efficacia e sicurezza del trattamento locale con chemioterapia o immunoterapia (BCG) in
particolare per i Tis (in situ). Uso di nefrostomie, cateteri uretrali o cateteteri vescicali (in pazienti portatori di doppia J)
per la somministrazione. In questo caso problema principale garantire adeguato tempo di contatto (1-2H) tra farmaco e
neoformazione senza avere ate pressioni endoluminali (stravaso liquido, reflussi intrarenali con conseguenti pielonefriti
acute)
RADIOTERAPIA e CHEMIOTERAPIA SISTEMICA:
Radioterapia indicata per controllo locale di tumori di alto grado e stadio avanzato. Non migliora sopravvivenza
Chemioterapia indicata in caso di malattia sistemica. Dubbia utilità per forme localmente avanzate e metastasi linfonodali.
IL FOLLOW UP:
Interventi radicali:
Anche in caso di trattamenti radicali il rischio di mts a distanza è correlato a stadio e grado della neoplasia (recidiva
locale rara)
- IN Ta e T1 di basso grado si consiglia TC addome e RX torace solo se sintomatici
- Negli altri stadi e gradi -> ogni 6 mesi i primi 2 anni, annualmente per almeno 5 anni.
La cistoscopia deve essere eseguita dopo 3 mesi e poi annualmente in tutti i gradi e stadi.
Interventi conservativi:
Si deve effettuare stretto controllo del pz: con cistoscopia, ureteroscopia, citologia urinaria selettiva
- alto grado: ogni 3 mesi per 2 anni e poi ogni 6 mesi
- basso grado: 3-12 mesi poi annualmente.
Uro tc a cadenza annuale. Alternata a controllo endoscopici
Il 50% delle recidive avvengono entro 2 anni, ma altri anche molti anni dopo. Il tasso di progressione è del 25%.
CAPITOLO 13: TUMORI DELLA PROSTATA
La neoplasia prostatica è il più frequente tumore urologico.
Evoluzioni in campo diagnostico:
- diagnostico: nuovo biomarcatori. RM multiparametrica utile per diagnosi e in fase stadiativa
- terapeutica: laparoscopia standard e robot assistita, radioterapia più precisa con schemi frazionati.
EPIDEMIOLOGIA:
- Rappresenta la più frequente neoplasia nell’uomo (12%) superando la neoplasia polmonare
(10%).
- E’ RARO nei soggetti con meno di 40 anni ma l’incidenza aumenta progressivamente con l’età.
- Fase iniziale: una crescita confinata alla ghiandola (tasso di diagnosi di malattia organo confinata del 91%) e molto lenta,
potendo restare asintomatico e non diagnosticato per anni.
In alcuni casi anche se non curato non è in grado di modificare qualità e aspettativa di vita.
In caso di diagnosi in età giovanile può essere molto aggressivo e diffondersi con velocità ad altre parti del corpo (linfonodi
e ossa). In questo caso diagnosi precoce e trattamento modificano andamento clinico malattia.
A causa dello stato attuale delle conoscenze, non è possibile sapere con certezza se la neoplasia sia del tipo più o meno
aggressiva. Per questo si opta per un trattamento terapeutico in presenza di diagnosi di cancro alla prostata, anche se
può determinare un overtreatment (trattamento anche nei casi in cui la neoplasia non avrebbe modificato qualità e
aspettativa di vita del paziente).
I FATTORI DI RISCHIO
Come tutti i tumori solidi il carcinoma prostatico è un tumore ad eziologia multifattoriale con complessa interazione tra
fattori genetici e ambientali.
- Età avanzata e il relativo squilibrio ormonale tra androgeni ed estrogeni biologicamente attivi sono fattori causali
importanti.
- Etnia-> maschi afroamericani sono + a rischio per i maggior livello di androgeni DHT e 5 α reduttasi
- Elevati livelli di testosterone
- Fattori genetici
- Fratello e padre affetti con diagnosi a età inf. a 55 anni - 3 consanguinei affetti
- Genetica : trasmissione secondo leggi mendelliane meccanismo autosomico dominante di un gene raro ad alta
penetranza soppressore apoptosi
- Dieta -> eccessivo apporto di grassi.
Prevenzione: non è possibile agire su fattori genetici. Aumentare l’esposizione e fattori protettivi. Su questo punto si può
agire con una dieta ad elevato contenuto di fibre e fitoestrogeni e ridurre la quota di lipidi introdotti ( ragione per la quale
gli asiatici presentano minore insorgenza del tumore).
FORME CLINICHE DI TUMORE DELLA PROSTATA
Si distinguono 4 forme cliniche
- latente: biologicamente non significativo (riscontro autoptico, cistectomia radicale). Con aumentare età il riscontro
aumenta (fino al 50% uomini di 80 anni)
- Incidentale: post-TURP o ADENECTOMIA prostatica
- Occulta: disseminazione metastatica con obiettività prostatica negativa
- Cinicamente e sierologicamente manifesta: esplorazione rettale sospetta e/o PSA elevato e/o TRUS sospetta (ecografia
trans rettale )
PROGNOSI TUMORE PROSTATA
Per quanto riguarda la prognosi si deve evidenziate che:
- forme indolenti -> non influenzano in alcun modo la qualità di vita -> non vengono trattate e si effettua un controllo
clinico sierologico periodico.
- Forme clinicamente aggressive: impattano su qualità di vita e devono essere trattate e controllate con schemi in base
all’andamento clinico.
ANATOMIA PATOLOGICA
Il tumore della prostata origina prevalentemente da (70%) zona periferica della prostata, apprezzabile esplorazione
rettale. Meno comune porzione antero-mediale, zona transizione (25%) distante dalla parete rettale e sede più spesso di
IPB. Zona centrale che costituisce la parte prevalente della base della prostata raramente è sede d’origine di tumore.
Spesso è invasa da tumori di grosse dimensioni insorti nelle porzioni limitrofe.
La neoplasia appare spesso multifocale.
CLASSIFICAZIONE TUMORE PROSTATA
Classificazione di riferimento per istotipi di neoplasia WHO 2014.
Istotipo più frequente è: adenocarcinoma prostatico.
- adenocarcinoma di tipo acinare
- carcinoma duttale
- carcinoma mucinoso
- carcinoma a cellule con castone
- tumore neuroendocrino
- carcinoma a cellule transizionali
- carcinoma squamoso e adnosquamoso
- carcinoma sarcomatoide
- tumore dello stroma prostatico e tumori mesenchimali
La valutazione di aggressività della patologia è espressa con Gleason Score.
Si basa sulla valutazione delle caratteristiche architetturale riconoscendo 5 differenti pattern:
- G1: noduli ben delimitati di ghiandole strettamente ravvicinate, uniformi, singole e separate l’una dall’altra. Simili a
epitelio ghiandolare normale
- G2: tumore ancora circoscritto con eventuale minima estensione delle ghiandole neoplastiche alla periferia del nodulo
tumorale verso la periferia del tessuto prostatico non neoplastica
- G3; tumore che infiltra il il tessuto prostatico non tumorale e notevole variabilità di forma e dimensione delle ghiandole
- G4: ghiandole tumorali con contorni mal definiti e fuse tra loro; possono essere presenti delle ghiandole cribriformi
con contorni irregolari
- G5: non presenta differenziazione ghiandolare; composto da cordoni solidi o da singole cellule
Il Gleason Score è la somma di Gleason primario (predominante) e quello secondario (secondo predominante) che si basa
su una scala da 2 a 10 utile per iter terapeutico.
Preecancerosi: PIN (PROSTATIC INTRAEPITELIAL NEOPLASIA) unico vero precursore del carcinoma; si riconoscono
proliferazioni cellulari all’interno dei dotti e degli acini preesistenti senza nuove unità duttali.
Si classificano in
- HG PIN -> PIN alto grado. Che progrediscono a tumore maligno nel 33-100% dei casi
- LG PIN-> PIN basso grado. Progrediscono solo nel 13-19 %.
Con PIN HG si ripete la biopsia e solo in caso di multifocalità.
ASAP: atipica small acinar proliferation, è caratterizzata da piccoli gruppi di acini atipici sospetti per adenocarcinoma,
atipie citologiche e architettura insufficienti per diagnosi certa. Probabilità di un paziente con ASAP positiva avere
carcinoma prostatico è del 40%
Ripetere biopsia in sede di prelievo e zone adiacenti dopo 6 mesi.
CLASSIFICAZIONE TNM DELLA PROSTATA
Per estensione e localizzazione si usa TNM
Per i linfonodi è opportuno ricordare che sono contenuti nella piccola pelvi e comprendono i linfonodi pelvici distali, alla
biforcazione dei vasi iliaci comuni e si considerano i gruppi iliaci (esterni), ipogastrici, otturatori e sacrali.
I linfonodi a distanza sono aortici (para-aortici lombari), iliacic comuni, inguinali profondi e superficiali. sopraclaveare,
cervicali e retroperitoneali.
ESTENSIONE TUMORE PRIMITIVO
- TX Il tumore primitivo non può essere definito
- T0 Non segni del tumore primitivo.
- T1 Tumore clinicamente non apprezzabile, non palpabile né visibile con la diagnostica per immagini
T1a Tumore scoperto casualmente nel 5% o meno del tessuto asportato in seguito a TURP/adenectomia.
T1b Tumore scoperto casualmente in più del 5% del tessuto asportato in seguito in seguito a TURP/adenectomia.
T1c Tumore diagnosticato mediante agobiopsia (ad es. a causa del PSA elevato).
- T2 Tumore limitato alla prostata
T2a Tumore che interessa la metà o meno di un lobo.
T2b Tumore che interessa più della metà di un lobo ma non entrambi i lobi.
T2c Tumore che interessa entrambi i lobi.
- T3 Tumore che si estende al di fuori della prostata
T3a Estensione extraprostatica.
T3b Tumore che invade la/e vescichetta/e seminale/i.
- T4 l tumore è fisso o invade strutture adiacenti oltre alle vescichette seminali: collo della vescica, sfintere esterno,
retto, muscoli elevatori e/o parete pelvica
STADIAZIONE LINFONODALE (N).
NX I linfonodi regionali non sono stati rimossi.
NO Non metastasi nei linfonodi regionali.
N 1 Metastasi in linfonodo(i) regionale(i)
STADIAZIONE METASTATICA
MX La presenza di metastasi a distanza non può essere accertata
MO Non metastasi a distanza
M1 Metastasi a distanza
M 1a Metastasi in linfonodo(i) extraregionale(i)
M 1b Metastasi ossee
M 1c Metastasi in altre sedi con o senza metastasi ossee
SEGNI E SINTOMI DEL TUMORE PROSTATICO:
Il tumore prostatico può presentarsi asintomatico, sia sintomatico
Tendenzialmente tra i sintomi si ha:
- disturbo minzionale della fase di svuotamento e riempimento, non dissimile da IPB
- a volte si ha comparsa di emospermia ritenzione di urina e anuria ( per infiltrazione della regione del trigono vescicale
con incarceramento del tratto distale degli ureteri da parte della neoplasia )
- sintomatologia algica osteoarticolare indice secondarie ossee
DIAGNOSI DI TUMORE DELLA PROSTATA
Si basa sulle seguenti indagini
• esplorazione rettale:
• dosaggio PSA
• tecniche di imaging (ecografia trans rettale TRUS, RM )
• Agobiopsia prostatica
Esplorazione rettale:
Deve essere il primo approccio diagnostico al pz che presenti sintomatologia riferibile a patologia prostatica. Importante
nei casi in cui il carcinoma si sviluppa in porzione periferica (il 70% dei casi) ,casi in cui un nodo neoplastico è rilevabile
alla semplice palpazione.
Ma non è sufficiente da sola in quanto ha una bassa sensibilità diagnostica e valore predittivo soprattutto quando si voglia
avere una diagnosi precoce.
Per migliorare la funzionalità di questo parametro e ridurre quindi il numero di biopsie da inviare al patologo si sono
provate ad introdurre:
- PSA AGING: dove si effettua una correzione del PSA in base a età.
- PSA RATIO: che rappresenta il rapporto tra PSA libero e totale. Sembra essere aumentato in pz con ipertrofia
prostatica, e quindi in pz che hanno valori di valori di PSA libero compresi tra 2,5-3 ng/ml e 10 ng/ml si dovrebbe limitare
il numero di biopsie. Non si ha ancora tuttavia un valore di cut off del PSA ratio al di sotto del quale non si debba
effettua una biopsia Sembrerebbe che solo nei casi estremi si abbia utilità, quando si ha un rapporto libero/totale < 7
% nei casi di pazienti con PSA totale tra 4 e 10 ng/ml
- PSA density (PSAD): PSA circolante in rapporto alla dimensione della ghiandola misurata ecograficamente. Si basa
sull’osservazione che il PSA prodotto per grammo di tessuto ghiandolare è molto superiore nella patologia neoplastica
rispetto al PSA prodotto per ogni grammo di tessuto ghiandolare in ipertrofia prostatica. Ma si hanno delle variabili che
ne limitano efficacia: (1) gli errori nella misurazione del volume della prostata (2) differente rapporto nei singoli
individui tra tessuto ghiandolare (produttore di PSA) e stroma (non produttore).
- PHI: ricerca di una isoforma del PSA libero con elevata specificità per il carcinoma. Prostatic Heart Index nasce dalla
scoperta di differenti isoforme di PSA e si ha in particolare il dosaggio di [-2]proPSA associato a PSA libero e PSA RATIO
ha accuratezza diagnostica maggiore di tutti i dosaggi di PSA. Ma si attendono altri studi per confermare la specificità
di questo index per il carcinoma.
- PCA3score: mRNA di PSA rapportati con livelli urinari di mRNA di PCA3 ( gene specifico per il tumore prostatico) ha
delineato il PCA3 SCORE. In pazienti con PSA costantemente elevato e biopsia negativa sembra indicare la necessità di
ripetere la biopsia in caso di PCA3 score positivo.
IMAGING:
- TRUS: ecografia trans rettale: metodica di valutazione della prostata molto approfondita consente una determinazione
accurata del volume, aggettamento della prostata in vescica, aumenta la sensibilità diagnostica associata a PSA e
esplorazione rettale. I limiti di questa tecnica sono che nonostante il carcinoma spesso si presenti come lesione
ipoecogena, esistono carcinomi di aspetto isoecogeno (40%) o iperecogeno. E’ indispensabile nella guida alla biopsia e
trova indicazione in:
- Studio dell’interessamento capsulare (ma minore sensibilità rispetto a RM con bobina transrettale)
- Calcolo del volume prostatico per PSAD
- Controllo di pz sottoposti a prostatectomia radicale nel caso si ripresenti una lesione solida in loggia prostatica o
perianastomotica.
- AGOBIOPSIA PROSTATICA: è l’unico esame in grado di ottenere certezza diagnostica di neoplasia prostatica. È indicata
in caso di:
- consistenza anomala all’esplorazione rettale
- rilievo di aree sospette per lo più sotto forma di nodulo o placca ipoecogena a RM o ECO
- elevazione dei valori di psa.
Si effettuano prelievi multipli “random” secondo schemi predefiniti (mapping) della prostata per via transrettale o
transperineale. Negli anni si è assistito ad un aumento del numero medio di prelievi che da 6 (mapping a sestante con
tecnica Stamey) è passato a 10-14 prelievi in base al volume prostatico.
Recentemente si effettua un nuovo approccio diagnostico caratterizzato su guida RM combinato TRUS e denominato MR-
TRUS fusion biopsy. Si ha trasposizione delle immagini RM su indagine endoscopica (TRUS) che permette di limitare il
numero di prelievi bioptici rendendoli più accurati e limitati ad aree sospette. Essendo una metodica sperimentale si
associano sempre dei prelievi con tecnica “mapping “ classico.
La biopsia oltre ad essere diagnostica serve anche per effettuare una stadiazione: infatti maggiore è il numero di campioni
bioptici positivi o la percentuale di neoplasia evidenziabile in ogni singolo campione bioptico e maggiore è la probabilità
di estensione extracapsulare della neoplasia
La negatività della biopsia però non esclude lesione tumorale , e deve essere ripetuta aumentando il numero di campioni
e includendo anche la zona di transizione della prostata che in prima istanza non viene sottoposta a biopsia.
Le indicazioni sulla ripetizione della biopsia sono:
- Persistenza di valori di PSA elevati o in ascesa
- Peggioramento della positività dell’esplorazione rettale
- Diagnosi alla prima biopsia di ASAP e/o HG-PIN multifocale
STADIAZIONE TUMORE PROSTATA
La stadiazione segue la classificazione TNM: si valutano in particolare i siti privilegiati di mts che sono linfonodi loco
regionali e mts ossee. Spesso il fattore che guida gli esami di stadiazione è il livello ematico di PSA che se elevato spinge
il clinico a ricercare una disseminazione. Per quanto esistano casi organo confinati con PSA elevato, raramente essi sono
tali se il PSA è alto.
TC: dell’ addome: va a ricercare delle metastasi linfonodali o viscerali (rare sopratutto a livello ed epatiche) Si effettua se
si ha riscontro di tumore ad alto rischio.
RM prostatica: garantisce informazioni importanti per la diagnosi, stadiazione e approccio terapeutico. Esame
multiparametrico che unisce informazioni morfologiche, dati funzionali (diffusione o washout del mdc). Si ha una
risoluzione elevata di contrasto dell’immagine in caso di utilizzo di bobina endorettale o di phased array. La Rm consente
di dimostrare l’anatomia funzionale della ghiandola e distinguere tessuto della ghiandola periferica da quello neoplastico
che presenta segnale intrinseco differente.
RM viene usata per: valutare (1) infiltrazione capsulare (2) interessamento vescichette seminali (3) dei peduncoli vascolari
(4) e dell’apice prostatico.
I limiti sono alto costo della apparecchiatura e il limitato numero di radiologi esperti.
Usata anche per studio dei linfonodi loco-regionali. Con mdc specifici in fase di studio si potrebbero analizzare anche dei
linfonodi non aumentati di dimensione ma che presentino delle metastasi.
Scintigrafia ossea : ricerca metastasi scheletriche che sono le più frequenti sedi di mts nel K prostatico.
Si effettua se:
- PSA > 20 ng/ml e/o Gleason Score 8-10 (neoplasia alto rischio)
- se < 20 ng/ml ma con sintomi ossei o alterazione del metabolismo osseo, con fosfatasi alcalina ossea aumentata.
Non deve essere fatta se Gleason Score <6 e PSA <10 ng/ml neoplasia intracapsulare
PET Tomografia a emissione di positroni : serve sia dal punto di vista stadiativo e ristadiativo nella patologia prostatica.
PET colina è ancora più sensibile ed efficace della PET basale. Poco efficace nell’identificazione nella valutazione iniziale
del coinvolgimento linfonodale di malattia, specie per identificare micrometastasi (falsi negativi per attività ipercaptante
della prostata in sede, “lesione madre”, che maschera i linfonodi). Sembra avere un ruolo + importante nelle recidive
dopo trattamento primario.
Opzioni terapeutiche:
- sorveglianza attiva
- terapia chirurgica
- terapia radiante
- terapia farmacologica (endocrina)
- chemioterapia
Prostatectomia radicale (PR): mira alla rimozione in blocco della prostata, vescicole seminali, e confezionamento
successivo della anastomosi vescico-ureterale. Lo stadio clinico è dirimente per decidere se effettuare linfoadenectomia
dei linfonodi pelvici (i linfonodi della prostata distali, alla biforcazione dei vasi comuni e si considerano i gruppi iliaci,
ipogastrici, otturatori e sacrali. I linfonodi a distanza sono aortici, iliaci comuni, inguinali profondi e superficiali.
sopraclaveare, cervicali e retroperitoneali.).
- PR chirurgica
- Prostatectomia laparoscopica (LRP)
- PR robot assistita (RARP)
Vantaggi delle tecniche miniinvasive (laparoscopiche e robotiche) minor sanguinamento (riduzione tasso di
emotrasfusione), miglioramento della visualizzazione dell’apice prostatico e dei fasci vascolo-nervosi, migliore
esecuzione dell’anastomosi uretro-vescicale (riduzione fughe urina e minor tempo di cateterizzazione), recupero più
rapido, minor tempo di ricovero ospedaliero e uso di analgesici.
Svantaggi: RARP tempi operatori + lunghi rispetto a LRP, ma assimilabili a open, riservata a centri di eccellenza
Complicanze:
Infezione, emorragia con anemizzazione, Trombosi Venosa Profonda, Tromboembolia polmonare , linforrea /linfocele (
se eseguita linofoadenectomia ).
Effetti collaterali PR
Deficit erettile, incontinenza urinaria ( che si risolve con training pelvico)
Si cerca di raggiungere trifecta: continenza, radicalità oncologica e potenza sessuale preservata.
TARDIVE:
- stenosi uretrale e/o incontinenza urinaria (<2%)
permanenza della funzione erettile nel 70% dei casi in linea con LRP o RARP; open circa il 40%
Nei pazienti con patologia localmente avanzata ma senza metastasi sistemiche lo scopo è ottenere un controllo locale o
loco-regionale. Il fallimento della terapia spesso è dovuto mancato controllo a distanza (70% pazienti con interessamento
linfonodale).
Efficacia è limitata residuo neoplastico dopo irradiazione con mancato controllo locale e eventuale presenza di
micrometastasi linfonodali misconosciute
Brachiterapia:
È una radioterapia che comporta l’impianto di semi radioattivi per via perineale (anestesia generale o spinale) a livello
della prostata on anestesia generale o spinale mediante con guida ecografica e fluoroscopica (Iodio125 e Palladio 103)
Indicata per carcinoma prostatico a basso rischio: T1c T2a con Gleason Score <7 e PSA < 10 ng/ml privo di sintomatologia
urinaria ostruttiva rilevante e con volume prostatico inferiore a 45-50ml. Gli effetti sono un buon controllo della patologia
a 5 anni (70-85%) e del 65-70% a 10 anni.
Effetti collaterali sono sintomi urinari irritativi o istruttivi per 4-6 mesi dopo impianto.
CRIOTERAPIA:
INDICATA. In pz con neoplasia prostatica clinicamente localizzata PSA <20ng/ml, e Gleason Score <7 la prostata deve
avere dimensioni piccole (<40cc) aspettativa di vita intorno ai 10 anni è radicale e minimamente invasiva.
È una tecnica di congelamento dei tessuti a -40 C che comporta la morte per: denaturazione proteine, rottura delle
membrane cellulari causata dai cristalli di ghiaccio, danno al microcircolo tumorale che induce apoptosi,
Criosonde 17 G introdotte parenchima prostatico sotto guida ecografia transperineale - “ICEBALL” - 40° successivamente
riscaldamento a livelli fisiologici. Costante monitoraggio temeperatura, catetere riscaldatore a livello uretrale. Ripetizione
congelamento/riscaldamento per due cicli per migliorare efficacia.
76% pazienti dopo 5 anni liberi da malattia
complicanze: incontinenza 3-4% - ritenzione urinaria 2% - rara fistola rettouretrale 0,2%
La castrazione chimica meglio accettata dal pz e non causa trauma chirurgico ma è + costosa.
Effetti collaterali:
estrogeni
- se a dosi elevate gravi effetti collaterali di tipo cardiovascolare e tromboembolico
l trattamento con LH-RH analoghi causa un iniziale peggioramento a causa di iniziale transitorio incremento del livello di
testosterone che stimola la crescita tumorale con potenziale compressione midollare, ostruzione vie urinarie, dolore Mts
ossee: prende il nome di flare up o fiammata. Si usa concomitantemente anche antiandrogeni per ridurre effetto
Gli antiandrogeni impiegati in numerosi studi anche come singola terapia, e preservano la funzione gondica e migliorano
la qualità di vita, ma si associa a ginecomastia 80% dei casi e mastinodinia nel 50%
Chemioterapia:
LA CHEMIO è indicata in caso di ormonorefrattarietà, con progressione di malattia nonostante blocco androgenico totale
(LH-RH e antiandrogeno) che ha prognosi infausta con morte entro 18 mesi.
La sensibilità del tumore prostatico ai chemioterapici si riteneva scarsa.
I taxani hanno rivoluzionato la chemio nel tumore della prostata che fino alla loro introduzione aveva pessimi risultati.
Il docetaxel e prednisone sono il trattamento standard di prima linea nei pz mts ormono-refrattari
Terapia multimodale:
Per i tumori ad alto rischio secondo d’Amico esiste un acceso dibattito.
FATTORI DI RISCHIO:
I fdr
• criptorichidismo -> testicolo che non scende in sede scortale
• Familiarità -> parenti di I grado affetti
• Klinefelter
• Ipotrofia testicolare ( con volume minore di 12 cc )
ANATOMIA PATOLOGICA:
NEOPLASIE GERMINALI: 95 % delle neoplasie testicolari
1) Seminomatose:
- Seminoma: tipico, anaplastico e spermatocitico
2) NSGCT: non seminomatose
- Carcinoma embrionale -> forma dei corpi embrinoidi che riproducono abbozzo embrionale primitivo
- Taratomi.> (maturi o immaturi ) presenta spesso elementi ben differenziati ma si considera comunque
potenzialmente maligno
- Sacco vitellino-> infantile. Presenta corpi di Shiller Duval
- Coriocarcinoma che è spesso misto.
3) TIN: è il precursore dei tumori delle cellule germinali
MARKERS: sono importanti sia nella diagnosi che nel post opertatorio e vengono dosati ogni 7 gg fino a normalizzazione,
e se non avviene normalizzazione fino a stabilizzazione.
1) Alfa feto proteina -> sacco vitellino e ha emivita 5-7 gg.
2) Beta hcg, -> gonadotropina coriônica che è spesso espressa in coriocarcinoma. Ma anche, raramente in caso di
seminoma.
3) LDH-> lattato deidrogenasi Ed è indice di volume testicolare e dimensione della lesione.
NSGT: AFP o BHCG sono spesso elevati, SEMINOMA: non dovrebbe esprimere AFP
.
ESPLORATIVA INGUINALE/ ORCHIFUNICOLECTOMIA: in caso di sospetto clinico è fondamentale, se si ha sospetto di
neoplasia maligna si accede per via inguinale, si segue il funicolo e si esteriorizza la gonade.
- Lesione piccola-> escissione chirurgica, analisi intraoperatoria AP al congelatore
- Se benigna si reinserisce il testicolo
- maligna-> si asporta la gonade e il funicolo fino ad anello inguinale esterno, poi si può inserire protesi in silicone.
TC ha sensibilità dell’ 80% a identificare linfoadenopatia retroperitoneali, e la sensibilità diminuisce al diminuire della
dimensione del tumore.
SCINTIGRAFIA E PET solo se si hanno sintomi di mts ossee e cerebrali.
Staging TNM
Stagnazione della neoplasia in gruppi: Che classifica in stadi I II e III e in sotto stadi la TNM
- stadio 1: qualsiasi T ma N0 e M0 -> no metastasi linfonodi e non mts a distanza
- Stadio 2: qualsiasi T ma N1-2 e M0 -> si linfonodi ma non Mts a distanza
- Stadio 3 -> vi sono metastasi o linfonodi ( senza mts a distanza ma ma con S2 o 3 ) oppure Qualsias N con M1
Sono inoltre stati classificati in base alla prognosi. Sia i seminomi, sia i non seminomi in buona, intermedia e cattiva
prognosi.
È importante ricordare che anche pazienti in stadio 1 potrebbero avere micrometastasi non evidenziabili alla TC. I fattori
predittivi per la presenza di metastasi occulte sono
- nei seminomi -> dimensione del tumore >di 4 cm invasione della rete testis.
- nei non seminomi -> invasione vascolare linfatica del tumore primario, indice di proliferazione kir 67 >70. Percentuale
di carcinoma embrionale> 50%.
TERAPIA DEL TUMORE DEL TESTICOLO
Il tumore del testicolo ha una ottima percentuale di guarigione e cambia molto tra NSGCT e seminoma.
Le opzioni teraputiche sono
- chemio -> importanza sempre maggiore grazie a carboplatino e schemi multipli come PEB.
- Radio ( per pz con seminoma )
- Intervento chirurgico.
In base a
- caratteristiche identificate all’analisi patologica (che avviene dopo esplorazione inguinale dell’infundibolo e della
gonade e rimozione della neoplasia)
- in base alla stadiazione fatta con TC per identificare i vari stadi di patologia.
Dopo ecocolor Doppler si effetti anche un analisi del liquido seminale e si valuta la maturazione per vedere se vi è un
danno secondario a varicocele. Si effettua anche dosaggio di FSH e LH testosterone.
TERAPIA:
Correzione è esclusivamente chirurgica e per quanto sia controverso si ha miglioramento dei parametri seminali e
miglioramento delle probabilità di concepimento.
Il trattamento del varicocele
- è raccomandato in adolescenti con progressiva compromissione dello sviluppo testicolare
- Non vi sono evidenze ( controverso ) di un beneficio del trattamento del varicocele in uomini infertili che presentino
esami del liquido seminale nella norma o in uomini con varicocele sub clinico.
- La correzione dovrebbe avvenire in caso di varicocele clinicamente riscontrabile, oligosperma, durata infertilità > di
2anni, e infertilità di coppia altrimenti non spiegabile
Gli interventi possibili sono legatura della vena spermatica oppure si può effettuare una embolizzazione o
sclerotizzazione della stessa.
- Legatura e sezione delle vene spermatiche->scrotale, inguinale, sovrainguinale, oppure per via laparoscopica se
bilaterale, ma necessita di ricovero ospedaliero di almeno una notte.
- Scleroembolizzazione-> rappresenta il gold standard.
-Esclusione del circolo venoso ectasico con lesione intimale a seguito di lesione con sostanza sclerosante
-Oppure esclusione a causa di una embolizzazione con emboli autologhi o eterologhi.
Tra le disfunzioni del comportamento sessuale la patologia eiaculatoria ha un elevata prevalenza: 20-30% e genera un
importante impatto emotivo.
In pratica clinica si differenziano varie forme di eiaculazione precoce (EP):
1. EP life long o permanente: affligge il 65% dei pz affetti da eiaculazione precoce e si ha fin dall’ inizio dell’attività
sessuale, durante ogni rapporto sessuale e con tutte le partner. Sembra essere coinvolta un’alterazione dei recettori
neurotrasmettitoriali serotoninergici a livello delle aree inibitorie deputate al controllo del riflesso eiaculatorio. Essi
sono a livello dell’ipotalamo nel nucleo paragigantocellulare e dovrebbero avere un meccanismo inibitorio mediato
dalla serotonina. Nel soggetto affetto da EP LL si ha o una iposensibilità rtecettoriale dei 5HT2c o una ipersensibilità
recettoriale dei 5HT1a. Il polimorfismo del trasportatore della serotonina è associato a variazioni della latenza
eiaculatoria dei pazienti affetti da questo disturbo ed in particolare il genotipo LL è sempre associato a una latenza
diminuita rispetto al genotipo SS.
2. Acquisita-> A EP o secondaria: coinvolge circa il 35 % dei soggetti affetti da EP. E’ importante ricordare come fattori
predisponenti fattori neurologici o endocronologici ( tra cui alterazione dell’espressione di steroidi, della PRL,
Ipotiroidismo.) urologici (flogosi cronica prostatica, frenulo breve congenito e fimosi), fattori di rischio fisiologici (1/3
soffre di disfunzione erettile e quindi per controbilanciare aumenta l’eccitazione sessuale con conseguente maggiore
EP, chi ha invece EP cerca i ridurre l’eccitazione aumentando la disfunzione erettile) fattori di rischio diadici
(disfunzioni sessuali del partner come dispaneuria, anorgasmia, calo della libidio, mentre per quanto riguarda l’uomo
ginofobia e desiderio di accorciare la penetrazione non desiderata)
INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO:
1. ANAMNESI generale e sessuologica:
epoca di insorgenza eiaculazione precoce,
EP costante o dipende dalla situazione e dal partner
Momento di insorgenza di EP: prima o dopo la penetrazione
comorbidità ed altre problematiche della sfera sessuale
Il soggetto si fa un AUTO-DIAGNOSI, per questo è importante che il medico lo classifichi in una delle due forme
(permanente o secondaria), solo la forma secondaria può essere trattata con terapia causale.
Si somministrano dei questionari ai pz che permettono quindi di valutare e indicare quelle che sono le scelte di terapia
(EP: questionari premature ejaculation profile, index of premature ejaculation, premature ejaculation diagnostic tools.
2. ACCERTAMENTI EMATOCHIMICI per evidenziare eventuali squilibri ormonali (ipertiroidismo, alterazione assetto
steroidi)
3. TERAPIA:
Inizialmente veniva trattata come un disordine sessuologico, psicologico e comportamentale, ma attualmente sono state
introdotte diverse terapie tra cui:
1. DAPOXENTINA ->SSRI, serve per aumentare le dosi di serotonina a livello centrale con scarso controllo degli
autoreattori 5HT1A. Ha rapido assorbimento e rapida eliminazione superando la capacità compensatoria degli
autorecettori, ha efficacia massima in 1-2 ore dopo assunzione fino ad esaurirsi in un massimo di 4 h,
SOMMINISTRATO ON DEMAND. Migliora lo IELT (tempo di latenza eiaculatoria intravaginale) migliora la qualità
del rapporto.
2. SSRI (paroxetina, fluoxetina, sertralina, clomipramina): sono off label, e sono efficaci nel migliorare lo IELT, ma
presentano anche effetti collaterali gravi come la sindrome serotoninergica che si verifica se non vengono
interrotti a scalare. Devono essere somministrati per lunghi periodi o a vita perciò devo sempre valutare
rischio/beneficio
3. TRAMADOLO: off label. Analgesico oppioide potente che agendo su recettori mu come agonista oppioide inibisce
il reuptake della serotonina e della norardrenaloina. On demand ha effetto entro 6-10 minuti con effetto fino a
5-6 ore. Efetti collaterali emetici, può determinare dipendenza e interferire sulla vigilanza, migliora lo IELT
4. POMATE ANESTETICHE come EMLA mix di pilotina e lidocaina e LUAN solo lidocaina. Riducono la sensibilità e le
afferenze sensitive, si devono utilizzare 20 minuti prima del rapporto ma si rischia di determinare completa
anestesia del glande con anorgasmia o riduzione del piacere.
5. TERAPIA SESSUOLOGICA COMPORTAMENTALE -> associate a dapoxentina hanno risultati buoni fino al 60% ma
necessitano di compliance anche del partner . Sono presenti diverse tecniche:
SQUEEZE -> Schiacciare la punta del glande con le dita per 20 secondi in fase di erezione prima che
avvenga l’eiaculazione reprimendo così il rilesso.
STOP AND START
DEFOCALIZZAZIONE SENSORIALE E RILASSAMENTO atte a distogliere l’attenzione del paziente e a cercare
di ottenere un controllo sul riflesso eiaculatorio. Se attuate in modo corretto sono efficaci fino al 65% dei
casi soprattutto se in associazione a dapoxetina
6. TERAPIA PSICOSESSUOLOGICA: eggicace soprattutto per EP seocndaria a problemi psichiatirici e psicogeni o a
problemi che riguardano la coppia (diadici).
7. INTERVENTI DI CORREZIONE DI ANOMALIE ANATOMICHE -> frenulo breve, fimosi. Raramente sono risolutivi
INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO:
Visti i differenti quadri che possono portare a una DE è fondamentale l’anamnesi. Spesso la DE può essere una
manifestazione di altre patologie e condizioni organiche fin’ora sconosciute al paziente. Prima della scoperta della
terapia sintomatica con sindenafil si preferiva curare la causa scatenante con risultati non ottimali. Il sildenafil ha ridotto
la complessità diagnostica e si è così sviluppato il concetto di terapia sintomatica riservando a casi complessi le indagini
strumentali.
PRIMO LIVELLO
1. ANAMNESI APPROFONDITA -> patologica remota, prossima familiare, farmacologica, sessuale
2. EO dei genitali, prostata, misurazione PAO, valutazione dei polsi periferici e glicemia capilare
3. EMATOCHIMICI E SCREENING ORMONALE (Emocromo creatinina, glicemia, funzionalità epatica, assetto lipidico
,TSH reflex, PSA, Testosterone ,PRL, esame urine )
4. ECOCARDIO se anamnesi positiva per angina, dispnea, fattori di rischio cardiovascolari
5. PRESCRIVO INIBITORI DELLA FOSFODIESTERASI (PDE5-I) discutendo con il pz e il patner la prescrizione di
farmaci long o short acting
6. VISITA FOLLOWUP a 2 mesi dalla prescrizione
SECONDO LIVELLO-> per inquadramento più preciso dei pz con DE primaria ( in assenza di cause organiche evidenziabili
) e pz giovani con storia di trauma perinenale che potrebbero beneficiare di un trattamento di rivascolarizzione , pz con
deformità peniene come incurvamenti congeniti o secondari a induratio peni plastica candidabili a intervento correttivo,
pz con conplessa storia psichiatrica o disordini psicosessuali noti, pz con endocrinopatia complessa, richiesta di diagnosi
da parte del paziente e partner
TERPIA ORALE:
1. SILDENAFIL: è un condizionatore dell’erezione INIBITORE DELLA FOSFODIESTERASI 5, quella del corpo cavernoso, e
quindi si deve avere stimolo sessuale perchè avvenga l’erezione. La fosfodiesterasi 5 promuove la permanenza del
cGMP dopo stimolazione nervosa del nervo cavernoso e conseguentemente si ha maggior durata dell’erezione. Se
pz ha nervo cavernoso lesionato non ci sarà risposta. Funziona nel 70-75 % dei casi . Dosaggi sono 35-50-100mg e si
parte sempre con 50 rimodulando dopo 2 mesi.
CONTROINDICATO -> cardiopatici che assumono altri inibitori delle fosfodiesterasi, i nitroderivati, e quindi tutte
quelle condizioni che potrebbero causare crisi ipotensive tachicardie e ipoperfusione coronarica. Pz con retinite
pigmentosa. L’assorbimento è influenzato dal cibo.
EFFETTIC OLLATERALI-> VAMPATE di calore, cefalea (c’è fosfodiesterasi a livello cerebrale), dispepsia, congestione
nasale, disturbi della visione cianopsia-visione azzurrina-, diarrea, vertigini, eruzioni cutanee. Solitamente sono di
breve durata, ben tollerati e rari.
2. TADALAFIL: farmaco recente analogo al sildenafil, ma lunga durata d’azione fino a 36 h si assume 2-3 volte a
settimana e dopo 1 settimana raggiunge lo steady state e inizia a svolgere il suo effetto. La formulazione on demand
è di 20mg , ma c’è anche la formulazione once a day -> sono 5 mg die e effetto dopo 7 gg. Questa somministrazione
raccomandata in caso di DE con LUTS da IPB. Non dipende da assunzione di cibo ed alcol ha scarsi effetti collaterali
3. VARDENAFIL: simile al sidenafil per la sua emivita di 6-10 h, ma avendo una maggiore selettività per isoforma 5 della
PDE ha meno effetti collaterali. Disponibile in dosaggio da 10-20mg, l’assorbimento non si modifica con cibo e alcol,
presente in orodispensione con azione entro 30 min.
4. AVANAFIL: è il più recente, ottimo l’utilizzo on demand con rapidissima azione e durata intermedia. Efetti collaterali
minimi, dosaggi disponibili sono da 50-100 o 200 mg.
FARMACOEREZIONE INTRACAVITARIA:
IN pz che NON rispondono alla terapia via orale si fa un’iniezione di vasodilatatori a livello del corpo cavernoso. Si
utilizzano prostagliandine E1 unico approvato gli altri sono off label, la papaverina e la fentolamina. Possono essere
usate singolarmente o in associazione.
Viene usata sia per scopi diagnostici (si inietta, dopo 10 minuti si ha vasodilatazione e a meno che non vi siano delle
lesioni stenotiche che limitano l’afflusso ematico il pene va in erezione indipendentemente dalla stimolazione nervosa
serve quindi per fare diagnosi) e può anche essere usata come terapia sintomatica.
Si deve educare il pz ad effettuare l’iniezione.
COMPLICANZE E EFFETTI COLLATERALI:
Dolore e tumefazione nella sede di inoculazione.
Cavenrnosite (rara) -> Infezione del corpo cavernoso,
Priapismo Erezione persistente per 4-6 h, si verifica nel 1% dei casi. Urgenza urologica che deve essere risolta
velocemente entro le 6 h dalla comparsa per evitare danni permanenti. Si effettuano lavaggi con α agonisti
(etilefrina diluita) con puntura transglandulare del corpo cavernoso. Durante la procedura è bene monitorizzare il pz
con misurazione PAO ed FC per individuare eventuali ripercussioni sistemiche, si continua la sorveglianza per alcune
ore. Se terapia con etilefrina non efficace o si manifestassero problemi sistemici è opportuno sottoporre il pz entro
24h a shunt dei corpi cavernosi con il corpo spongioso.
VACUUM DEVICE: è un dispositivo costituito da un cilindro cavo in cui si crea una pressione negativa una volta
introdotto nel pene che garantisce un iperafflusso di sangue ai corpi cavernosi permettendo l’erezione mantenuta
grazie a degli anelli costrittori in lattice posizionati alla base del pene. In italia tale dispositivo è impiegato per impedire
la fibrosi dei corpi cavernosi in seguito a prostatectomia radicale che abbia sacrificato i nervi cavernosi o in caso di
induratio penis plastica o ancora per impedire la perita di elasticità del tessuto cavernoso in vista di un successivo
intervento di applicazione di protesi.
TERAPIA CHIRIURGICA:
Se le precedenti terapie NON risultassero efficaci si ha la terapia chirurgica che si basa su inserimento di protesi. Spesso
in caso di Induratio peni Plastica. Si effettua una chirurgia protesica.
Le protesi possono essere
Idrauliche -> bi o tri componenti. Costutiute da una serbatoio preriempito con soluzione fisiologica posto a
livello paravesciale, una pompa con valvola collocati nel sottocute scrotale, e due cilindri gonfiabili che si
impiantano a livello dei corpi cavernosi. Questo tipo di protesi simula il ciclo eccitazione (pompando liquido nei
corpi cavernosi “plastici” con erezione idrauliaca) e facendolo defluire nella cisterna attraverso una valvola
posta sopra la pompa al termine del rapporto. Quando il pz vuole avere un rapporto attiva dunque la
micropompa e la disattiva al termine così da mimare il ciclo fisiologico e occultare più facilmente il suo
problema. L’intervento chirurgico però necessita di un accesso penoscrotale e un incisione addominale per
inserire la cisterna.
Non idrauliche-> sono formate da cilindri semirigidi con anima in metallo applicati all’interno dei corpi cavernosi
in modo da rendere possibile l’erezione e la penetrazione. Vengono modellati dal soggetto al bisogno. Non è
una tecnica chirurgica difficile, l’impianto dura a lungo, ma il pene rimane costantemente eretto.
Grazie a tali protesi nell’85 % dei casi si ha soddisfazione e risoluzione della DE soprattutto se viene coinvolto anche il
partner.
Le complicanze:
-INFEZIONE
-RIGETTO PROTESI
-ESTRUSIONE E DOLENZIA GENITALE PERISTENTE
Le pompe idrauliche possono rompersi e necessitare di manutenzione con sostituzione di alcune loro componenti nel 2-
5 % dei casi dopo 10 anni.
EZIOPATOGENESI:
Il prepuzio è costituito da due foglietti ( uno interno viscerale e uno esternoparietale che durante l’erezione scorrono
oppure trazionando espongono il glande. ) Alla nascita spesso i due foglietti sono adesi ma la produzione dello smegma
permette di effettuare un progressivo allontanamento dei due foglietti. Il completo scoprimento avviene in età
prescolare. Se non avviene non effettuare manovre forzate di scopertura perché possono causare microlacerazioni che
guarendo producono tessuto cicatriziale e conseguente perdita di elasticità.
Esiste fimosi congenita, oppure acquisita spesso dovuta a balanopostiti, traumi da detrazione forzata o secondaria a
malattie croniche ( diabete che è la principale causa acquisita nell’adulto, dovuta ad alterazione del microcircolo o
perdita di elasticità e porta alla comparsa di processi microinfimmatori locali. )
Fimosi serrata: -> non si riesce a retrarre il prepuzio in condizioni di flaccidi
Fimosi non serrata -> in flaccidità si riesce a retrarre, ma non in erezione.
COMPLICANZE:
- balanopostiti -> che come abbiamo detto sono anche fattore di rischio per lo sviluppo di fimosi . (Circolo vizioso)
Minzione difficoltosa e dolorosa perchè si ostacola il flusso minzionale, fino a balloning prepuziale. (Rigonfiamento del
prepuzio durante la minzione)
PARAFIMOSI-> In caso di fimosi serrata in cui si ha il trazionamento della cute verso il solco balano prepuziale, e si forma
una sorta di cercine della cute prepuziale attorno al solco e l’infiammazione ed edema ostacola ulteriormente il ritorno in
sede della cute.
Soggetto da trattare con riduzione manuale o chirurgica a più presto.
TERAPIA DELLA FIMOSI:
• FORME CONGENITE ASINTOMATICHE-> non trattate fino a 4 anni circa
• DOPO 4 ANNI, o se COMPLICATA (IVU infezioni vie urinarie, prostiti) -> cortisone+ detrazione dolce e non forzata come
si credeva un tempo
• In caso di fimosi vera e fallimento delle terapie, circoncisione. Come ogni manovra ha complicanze e benefici, si riduce
il rischio di trasmissione malattie veneree, IVU e cancro del pene, ma si ha anche infezione della ferita, ipersensibilità
del glande, cicatrice ipertrofica, e Stenosi del meato.
SCROTO ACUTO:
È una sindrome caratterizzata da dolore, tumefazione e segni di sclerosi a livello dello scroto.
Le principali cause sono::
- torsione delle appendici testicolari
- Torsione del funicolo spermatico
- Edema del testicolo idiopatico
- Tumori testicolari
- Ernie inguino scrotali intasate
- Porpora di Schonlein-Henoch
- Orchioepididimiti acute
- Traumi testicolari
Torsione del funicolo frequente in popolazione pediatrica e si ha conseguenze gravi in caso di non corretta diagnosi
precoce. La torsione extravaginale (alla nascita o prima della nascita ) e la forma intravaginale si riscontra nelle età
successive
Si ha alterazione del flusso ematico, ha massima incidenza introno a 12-13 anni ma in qualsiasi età si può verificare,
caratterizzata da stasi venosa. La rotazione può essere di 180-360° o anche due o tre volte su se stesso; prevalentemente
a causa di una lassista del Gubernalaculum Testis.
Se non trattato si rischia un danno gonadico e perdita di funzionalità. Tra comparsa dei sintomi e trattamento della
torsione non devono passare + di 6 h.
- RACCOLTA ANAMNESTICA-> si deve prendere in considerazione le modalità d’insorgenza del dolore, presenza di segni
clinici, disturbi eiaculazione in adulti. Esposizione a traumi, vasculopatie. Pregresso intervento di ernia inguino scrotale.
Presenza di mastite dirige la dd verso una forma virale da parotite
- EO: Palpazione, orizzontalizzazione, se non valutabile per dolore manovra di Prehn ovvero sollevamento della borsa
scrotale che esacerba il dolore in caso di torsione e sollievo in caso di ependidimite acuta. in quest’ultimo caso si ha una
cute arrossata, palpazione dell’epididimo consistenza pastosa e aumentata -> + frequente in età adulta.
- Torsione degli annessi testicolari dolore meno acuto e si ha comparsa di blue dots che sono le appendici torte
ischemiche. -> pediatrica (colore bluastro e visibili attraverso la cute scrotale)
- ERNIE INGUINOSCROTALI -> età pediatrica
- Alterazioni tegumentarie gangrena di Fournier -> rare in bambino
- Indagini diagnostiche sono -> ECO color Doppler per avere informazioni in merito alla vascolarizzazione.
TERAPIA:
In caso di torsione del vinicolo si effettua intervento che deve essere tempestivo. E comunque entro 6 h da insorgenza
dei sintomi. Incisione dello scroto apertura tonaca vaginale, derotazione e osservazione. Se si ha miglioramento del
quadro vascolare, allora si effettua ricollocamento e fissaggio con un punto di sutura oppure eversione della tonaca
vaginale che permette tramite le aderenze di fissare il testicolo. ( EFFETTUARE ORCHIOPESSI o eversione della tonaca
anche controlateralmente per evitare che si verifichino successive torsioni )
Se non si può escludere la torsione -> meglio esplorazione chirurgica piuttosto che gonade persa.
REFLUSSO VESCICO URETERALE
È il passaggio delle urine dal vescica all’uretere e nei casi più gravi alla via escretrice intrarenali
per perdita della funzione contenitiva della giunzione uretero-vescicale
EPIDEMIOLOGIA:
Nei soggetti con IVU ricorrenti fino al 20% dei casi è presente.
L’uretere è avvolto da fasci di fibrocellule muscolari che configurano l’anello di Valdayer. Distendendosi la vescica quando
si riempie la base della vescica viene tirata verso il basso e si ha lo stiramento delle fibre cellule che impedendo il reflusso
nell’uretere.
Si distinguono:
• REFLUSSO PRIMARIO-> difetto anatomico della giunzione spesso legata all’alterazione del normale rapporto fra tragitto
sottomucoso dell’uretere e diametro dello stesso. Il bambino crescendo aumenta la quantità di tragitto in parete
vescicale risolvendo la situazione. È importante però non avere un danno renale irreversibile nel frattempo
• REFLUSSO SECONDARIO: si ha per ostruzioni delle basse vie urinarie. Che di fatto vincono il meccanismo antireflusso.
Le cause possono essere anatomiche o funzionali. Le anatomiche (come valvole uretrali o stenosi, ) mentre quelle
funzionali sono la vescica neurologica .
Si distingue un Reflusso:
- passivo.> durante la fase di riempimento della vescica
- Attivo -> durante la fase di svuotamento
Pz con RVU di IV e V grado -> è un trattamento chirurgico indicato se si ha una intolleranza o inefficacia della terapia
medica con progressiva alterazione della funzionalità renale.
Endoscopia o chirurgia si iniettano delle microsfere di acido ialuronico e a livello del meato ureterale (bulking therapy )
è il trattamento meno inviasivo ed è riservato a casi meno gravi.
In caso di insuccesso si effettua un reimpianto dell’uretere per via laparoscopica. Si stacca l’uretere dalla propria sede di
impianto e si pone scavando un “ tunnel” che simuli il fisiologico passaggio dell’ uretere intramurale. Si pone un doppio J
per alcune settimane e poi si rimuove.
MALFORMAZIONI DELL’APPARARTO
RENALI:
ANOMALIE DI NUMERO:
- Agenesia -> bilaterale incompatibile, monolaterale spesso asintomaticha con iperplasia del rene, e si ha diagnosi
incidentale. Spesso associata a mancato sviluppo della epididimo e dotti deferenti quindi diagnosticato per questa
ragione. Ipertrofia compensatoria del rene controlaterale.
- Rene soprannumerario: presenza di un terzo rene è rara -> spesso in scavo pelvico con rene che è confluente
nell’uretere sano. Asintomatica ma può associarsi a idronefrosi e litiasi
ANOMALIE DI VOLUME
Ipoplasia-> rene piccolo congenito e si ha un minore sviluppo dell’ organo per il resto, se diagnosticata nell’adulto
deve solo essere distinta da ipotrofia del rene ( IPOTROFIA può essere esito di trombosi o stenosi arteria renale,
pielonefriti ricorrenti , RVU)
ANOMALIE DI STRUTTURA
la differenza tra cisti e displasia si basa su diversi fattori (1) proliferazione delle cellule tubulari per aumentata sensibilità
all’EGF (2) secrezione del liquido intracistico che determina aumento volume cisti (3) alterazione della matrice cellulare
per alterata composizione dei GAG che intervengono nella formazione della membrana basale.
Anamnesi x familiarità e progressione, TC e ECO per valutazione, e monitoraggio della funzione renale .
-Aplasia displasia
-Doppio ordine di piramidi
Ipertrofia di una pirmaide
-Cisti solitaria ->
-Cisti multiple -> rene multicistico non ereditaria è una delle + frequenti cause di masse addominali; il rene è sostituito
da masse di tessuto fibroso e cisti cartilaginee. Se unilaterale asintomatico se bilaterale incompatibile con la vita
Cisti semplici: vengono classificate come congenite, anche se recenti acquisizion depongono per origine acquisita.
RENE MULTICISTICO
patologia non ereditaria causa più comune masse addominali del neonato. Sostituzione normale parenchima renale
con coacervo di cisti, tessuto fibroso e isole cartilaginee. Unilaterale asintomatico, bilaterla e incompatibile con la vita.
Diagnosi prenatale ETG, spesso incidentale, quadro ecografico chiaro.
Terapia conservativa, nefrectomia in caso di complicazioni: ipertensione arteriosa, IVU, neoplasie. prognosi
dipendente dal rene controlaterale.
Rene a spugna -> descritta da Cacchi e Ricci e si ha ectasia dei dotti collettori, bilaterale nel 70% dei casi. I RENI sono
di volume normale o di poco superiore alla norma si hanno delle cisti di pochi millimetri che comunicano con la via
escretrice. Sono presenti multiple concrezioni calcaree predisponendo a IVU e microematuria.
Anomalie di fusione : derivano dalla fusione dei due blastemi renali, nel corso del primo
trimestre di vita intrauterina. sono anche dette anomalie secondarie a sinfisi renale
anomalia rene a ferro di cavallo: è la più frequente tra tutte le anomalie di fusione e si ha un rene che è unito al polo
inferiore grazie alla presenza di un istmo. si ha anomalia con arco a concavità posteriore che abbraccia i vasi.
importanza chirurgica in quanto si ha sempre anomala vascolarizzazione. Si ha spesso diagnosi per esame ECgrafico.
si ha anche spesso associazione con IVU sostenuta da litiasi, e idronefrosi da anomalia del giunto pieloureterale. Per
la diagnosi si utilizza la Tc con MDC in particolare analizzando le fasi angiografiche al fine di comprendere la
vascolarizzazione. Non si tratta la malformazione in se ma le complicanze che essa genera e richiede molta esperienza.
Anomalie di sede :
RENE ECTOPICO: può essere posto in posizione pelvica, iliaco-addominale, toracica, incrociata su lato opposto.
L’ectopia va differenziata dalla ptosi. ( DD SI effettua analizzando l’uretere ) la ptosi si ha sopratutto in donne magre,
che presentano inizialmente in sede corretta il rene ma che poi perde la sua posizone.
ECTOPIA RENALE SEMPLICE: -> si classifica sopratutto sul rene sinistro e si ha raramente ectopia bilaterale. L’ectopia
si classifica in: pelvica (davanti al sacro sotto la biforcazione iliaca) lombare ( adagiato vicono al promontorio sacrale
nella fossa iliaca anteriormente ai vasi.)
anomalie di rotazione
anomalie di vasoclarizzazione
MALFORMAZIONI URETRALI
Ampia varietà di quadri anatomici tutti derivanti da anomalia di origine e/o divisione abbozzo uretrale.
DUPLICAZIONE URETRALE
Più frequente malformazione dell'apparato urinario (1% studi autoptici).
Si indica termine di “doppio distretto” indica ogni forma di duplicazione dell'alto apparato urinario.
Più frequente nella donna, raramente bila-terale e probabilmente a trasmissione ereditaria.
Nella maggior parte dei casi non determina alcun problema clinico, riscontro casuale indagini radiologiche con mdc ma
aumento IVU (Infezioni Vie Urinarie) , litiasi e pielonefrite.
- Forma incompleta: possono essere presente stenosi o anomalie della peristalsi a livello del punto di congiunzione fra i
due ureteri che possono causare idronefrosi (per stenosi o reflusso detto a “yo-yo") o litiasi, in genere a carico del distretto
inferiore.
- Forme complete: il quadro anatomico è lo stesso e prende il nome di legge di Weigert-Meyer: l'uretere che drena il
distretto superiore presenta ostio a livello vescicale più caudale e mediale rispetto all'ostio dell'uretere che drena il
distretto inferiore (che è quindi più craniale e laterale).
Durante lo sviluppo, l'uretere del segmento craniale può migrare troppo caudalmente con ectopia ureterale, mentre
uretere che drena distretto inferiore può avere un decorso intravescicale assai breve e porre le basi anatomiche per il
reflusso vescico ureterale.
Quadro clinico molto variabile e dipende dalla sede dei meati e dalle caratteristiche dell'anomalia: paziente
completamente asintomatico (e in questo caso la diagnosi incidentale) o sintomi IVU ricorrenti, incontinenza urinaria (in
caso di sbocchi uretrali ectopici es. vaginali).
Diagnosi con imaging con mdc (uro-RM) che ha sostituito urografia.
La cistografìa retrograda (per la valutazione del RVU Reflusso Vescico Uretrale ) e la cistoscopia retrograda (sede e numero
meati) utili indagini complementari
Terapia: trattamento del RVU e nel reimpianto ureterale in caso di ectopia o stenosi.
Talvolta, per i danni subiti dal RVU o dalle infezioni ricorrenti, parte del rene può andare incontro danni irreversibili e
perdere la funzionalità (l’eminefrectomia è l'intervento di scelta).
URETEROCELE.
Dilatazione sacciforme dell'uretere terminale. Ha una incidenza (autoptica) di circa 1/500 ed è bilaterale nel 10% dei casi.
Si definisce:
- ortoptopico se è regolarmente situato a livello trigonale,
- eterotopico se localizzato sul collo vescicale o nell'uretra.
Malformazione isolata o associata ad altre malformazioni ad es. doppio distretto, dove l'ureterocele si riscontra quasi
sempre a livello del meato inferiore (che come detto drena il distretto superiore e che può contemporaneamente essere
ectopico).
La dilatazione si sviluppa fra il foglietto muscolare superficiale e quello profondo del trigono ed è causata da una stenosi
congenita dell'orifizio mucoso.
A monte dell'ostacolo si determina quindi una iperpressione che dilata il tratto in-tramurale dell'uretere provocandone
una progressiva "erniazione" endoluminale. Altra ipotesi: errore di prima formazione dell'uretere intravescicale che si
sviluppa con una dilatazione pseudocistica.
Il distretto pieloureterale drenato dall'ureterocele è nella maggior parte dei casi ostruito dalla stenosi intrinseca dell'ostio
dell'ureterocele o dal fatto che l'ureterocele aprendosi sul collo vescicale o nell'uretra è ostruito dalla contrazione di
questi ultimi.
- 50% dei casi si associa a reflusso nel distretto renale inferiore ipsilaterale
- 25% a reflusso nell'uretere controlaterale.
Quando l'ureterocele raggiunge dimensioni voluminose può ostruire il meato ureterale controlaterale, orifizio uretrale
interno e il meato omolaterale in caso di doppio distretto.
Sintomatologia è variabile: IVU, litiasi ureterale terminale, disuria, incontinenza (in caso di ureterocele ectopica).
Diagnosi per imaging: ecografia in primo luogo, cistografia per la ricerca del reflusso e cistoscopia sono utili.
Trattamento variabile e dipende da diversi fattori:
- nell’incisione trans uretrale dell’ureterocele;
- in caso di persistenza dell'ureterocele e/ o di reflusso sintomatico la terapia di scelta è l’asportazione dell'ureterocele
associata a reimpianto ureterale.
Casi più gravi la terapia è demolitiva e consiste nel trattamento "alto", ovvero
nell'eminefroureterectomia qualora il distretto superiore non sia funzionante.
MEGAURETERE
Riscontro (radiologico) di uretere eccessivamente dilatato
Quadri primitivi o secondari a ostruzioni delle basse vie urinarie (valvole uretrali, stenosi) o a vescica neurologica.
Forme primitive si distinguono diverse tipologie:
- megauretere refluente
- megauretere ostruttivo
- megauretere non refluente e non ostruttivo reflente e ostruttivo
Maggior parte megaureteri diagnosticati in epoca prenatale e/o neonatale e, appartengono alla categoria delle forme
non ostruttive né refluenti e presentano un elevato tasso di risoluzione nei primi anni di vita.
Il megauretere refluente è determinato da un reflusso vescico-ureterale di alto grado, secondario a una anomalia della
giunzione uretero-vescicale.
La forma ostruttiva è dovuta raramente a un’ostruzione intrinseca e più frequentemente a una ostruzione di tipo
funzionale, determinata da un dismorfismo del tratto premurale dell’uretere che non conduce l'onda peristaltica.
A monte di tale tratto quindi si determina la dilatazione ureterale. In rari casi le due forme sono combinate.
Il megauretere non permette una normale peristalsi ureterale, poiché le pareti non possono collabire e determinare la
tipica “spinta" del bolo urinario.
Ciò può determinare di per sé stasi urinaria e favorire le infezioni, la formazione di liti e il danno irreversibile del
parenchima renale con sviluppo di insufficienza renale cronica.
Il quadro clinico variegato: in genere caratterizzato dal dolore lombare nei bambini più grandi, dalle IVU ricorrenti e dalla
formazione di calcoli; nei casi non refluenti e non ostruttivi il paziente di regola è asintomatico.
Terapia delle forme primitive prevede trattamento conservativo e profilassi antibiotica nei casi non complicati, mentre
nei casi con reflusso o ostruzione la terapia è chirurgica e prevede l'escissione del tratto distale, l’ureteroplastica
(l’asportazione della parete ureterali esuberanti) e il reimpianto ureterale.
La chirurgia può essere eseguita con approccio open o laparoscopico.
MALFORMAZIONI DELLE BASSE VIE URINARIE
Estrofia vescicale
Le valvole rappresentano la più comune causa di ostruzione urinaria in età pediatrica (1/6.000 neonati maschi).
Tipicamente la valvola è costituita da due pieghe mucose che dal veru montanum si estendono per tutta l'uretra
membranosa per poi ricongiungersi anteriormente.
Malformazione che si sviluppa nel secondo trimestre di gravidanza e determina un quadro variabile di ostruzione. Nei casi
più gravi ostruisce completamente il deflusso urinario determinando la mancanza di urine fetali, oligoidramnios e
ipoplasia polmonare, fino all'incompatibilità con la vita.
Nelle forme meno gravi il danno renale da ostruzione insorge gradualmente: in alcuni casi darà segni di se nell'infanzia, in
altri nella pubertà. Oggi la maggior parte dei casi viene diagnosticato mediante ETG prenatale. Nei casi più lievi con
diagnosi tardiva, i sintomi sono minzionali della fase di svuotamento o legati alle IVU.
La diagnosi è cistografìca ed endoscopica,
La terapia consiste nella incisione endoscopica delle valvole. Le stenosi uretrali congenite (sono estremamente rare) e
consistono in riduzioni di calibro del viscere, in genere anulari, tipicamente a livello della fossa navicolare e dell'uretra
membranosa. Quadro clinico, diagnosi e terapia sono le stesse delle valvole.
Ipospadia
È una malformazione congenita caratterizzata da un incompleto sviluppo dell'uretra anteriore con anomala posizione del
meato uretrale (prossimalmente rispetto al glande, sulla superficie ventrale del pene).
L’incidenza è di 3/1.000 maschi nati vivi, nel 10-15% dei casi è associata ad altre malformazioni, tipicamente a curvatura
ventrale del pene (pene curvo congenito), criptorchidismo ed ernia inguinale.
La classificazione viene fatta in base alla localizzazione del meato uretrale:
- ipospadia anteriore (50% dei casi suddivisa in glandulare e subcoronale);
- media (20% peniena distale, mediopeniena e peniena prossimale)
- posteriore (30% penoscrotale, e scrotale e perianale).
Talora il meato ipospadico è stenotico e questo complica il quadro. Più grave è l'ipospadia, ovvero più il meato è distante
dal rapice del glande, più sono frequenti le malformazioni associate.
I sintomi sono per lo più urinari (difficoltà a dirigere il getto, mitto a ventaglio, disturbi della fase di svuotamento in caso
di meato stenotico) e disturbi sessuali (erezione dolorosa, difficoltà alla penetrazione).
La diagnosi è clinica, l'uretrocistoscopia e le indagini di imaging (ecografia e cistografia nei casi gravi), sono utilizzate per
escludere malformazioni associate. Nell’ipospadia anteriore, la correzione della malformazione non è obbligatoria; ma
quasi sempre effettuata se richiesta dai genitori.
Nei casi più gravi è necessaria la correzione chirurgica. La chirurgia dell'ipospadia si avvale di numerose tecniche e può
talora essere assai complessa.
Obiettivi sono: portare il meato uretrale in posizione ortotopica, ricostruire l'uretra mancante e correggere la curvatura
del pene. In linea teorica, la ricostruzione dovrebbe essere completata nei primi due/tre anni di vita del bambino.
Epispadia
È una malformazione caratterizzata dalla posizione dorsale del meato uretrale. La sua incidenza è 1/120.000 maschi e
1:500.000 femmine.
L'epispadia può essere isolata o far parte dell'estrofia.
Nell'uomo si distinguono, a seconda della sede del meato:
- epispadia glandulare,
- peniena
- peno-pubica.
-
È tipica la presenza di un solco fra il meato e il glande che assume forma a spatola. Nelle donne il clitoride ha forma bifida
e, in ambedue i sessi (nel maschio solo nelle forme penopubiche), a causa di una malformazione dello sfintere uretrale, si
associa frequentemente incontinenza.
La terapia è chirurgica con uretroplastica e, se necessario, correzione dell'incontinenza.
2) anomalia di sede
- ectopia testicolare,
- criptorchidismo).
Ectopia testicolare
Presenza di un testicolo in posizione anomala, diversa dalla normale via seguita dalla gonade durante la sua discesa nel
corso dello sviluppo.
È rara e può essere inguinale superficiale {la forma più comune) perineale, peniena, pelvica e controlaterale (ovvero due
testicoli nel medesimo emiscroto).
Criptorchidismo.
Si definisce criptorchidismo l'arresto del testicolo lungo il decorso della sua normale discesa dalla cavità addominale
attraverso il canale inguinale fino nella borsa scrotale.
L'incidenza varia con l'età del bambino:
- alla nascita poco più del 3% dei neonati ha testicoli criptorchidi,
- scende a circa 1-2% nel primo mese di vita
- ed è <1% a un anno di vita.
-
Le sedi più comuni dei testicoli criptorchidi sono:
- in prossimità dell'anello inguinale esterno/ canale inguinale (70%)
- prescrotale (20%)
- nella cavità addominale (<10% dei casi).
-
In circa 1/3 dei casi il criptorchidismo è bilaterale.
Questa patologia può dunque presentarsi con testicoli palpabili o non; mono o bilaterale. La causa del criptorchidismo è
sconosciuta, anche se si ipotizza una eziologia multifattoriale: diminuita sensibilità delle gonadi agli androgeni, ridotta
quota di gonadotropine materne e assenza o anomalia del gubernaculum testis. Dal punto di vista patogenetico, poiché
la spermatogenesi è un processo sensibile alla temperatura, ovvero è ottimale a temperatura inferiore rispetto a quella
corporea, condizione garantita dalla posizione scrotale, il testicolo ritenuto può andare incontro a un deterioramento
istologico già a partire dal primo anno e che può, nel tempo, portare a infertilità.
Al contrario, le cellule di Sertoli e Leydig non sono sensibili alla differenza di temperatura e in genere non subiscono danni.
Inoltre i testicoli criptorchidi presentano una spiccata tendenza alla degenerazione maligna (40 volte maggiore rispetto ai
testicoli in posizione ortotopica).
Infine, i testicoli ritenuti possono andare incontro alle stesse patologie descritte per i testicoli in sede scrotale, come ad
esempio la torsione funicolare, e questo può creare difficoltà diagnostiche aggiuntive.
Clinicamente la diagnosi viene posta dal neonatologo immediatamente dopo la nascita. In caso di criptorchidismo, il
paziente deve essere visitato periodicamente per osservare l'eventuale discesa della gonade. In caso di testicolo non
palpabile, l'ETG addomino-scrotale (tecnica non raccomandata - bassa sensibilità) ed eventualmente RM addominale sono
in grado di documentare la presenza di testicolo ritenuto non palpabile e permettere la diagnosi differenziale con il
monorchide. Nella maggior parte dei testicoli non palpabili i protocolli terapeutici più diffusi prevedono un primo tempo
esplorativo laparoscopico, seguito, se il testicolo è presente, da un orchiopessi.
Se il testicolo non è disceso entro primo anno di vita non vi è alcun beneficio ad aspettare ulteriormente una discesa
spontanea, poiché più precoce è la terapia, più limitati sono i rischi di danno parenchimale o degenerazione neoplastica.
Sono possibili due tipi di terapie: medica e chirurgica.
La terapia medica prevede l'utilizzo della gonadotropina corionica umana (human chorionic gonadotropin, HGC) o degli
agonisti dell'LH-RH per circa tre settimane. Nel 20-40% dei casi si assiste alla discesa della gonade nella borsa scrotale, in
particolare per testicoli palpabili. Tale terapia non è raccomandata dalle recenti linee guida della Società Europea di
Urologia ed è da molti autori sconsigliata a causa dei potenziali danni che gli ormoni ad alte dosi possono causare alla
gonade. In caso di insuccesso della terapia medica o nei casi più complessi la chirurgia prevede l'orchido-funicololisi e l
'orchidopessi per via inguinale ovvero la fissazione del testicolo alla parete scrotale standard o in due tempi previa
legatura dei vasi testicolari (tecnica di Fowler Stephens).
Quasi tutti gli autori (e le linee guida già citate) sono concordi nell'effettuare l'intervento entro i primi 18 mesi di vita. In
questi casi il tasso di successo è di circa il 92%. Se la diagnosi di criptorchidismo è posta tardivamente (oltre i dieci anni
con testicolo controlaterale normale) il quadro è più complesso e richiede un accurato counseling con i genitori del
paziente: molti autori, supportati dalle evidenze di letteratura e dalle linee guida, ritengono infatti giustificata
l'orchiectomia per il rischio di degenerazione maligna della gonade e per l'assenza di funzionalità.
In questi casi tuttavia è necessario distinguere i testicoli primitivamente ritenuti, nei quali è ipotizzabile, l'orchiectomia
(anche se in Europa questa indicazione è poco frequente) e i testicoli secondariamente ascesi (ascending testis) nei quali
la funzionalità è assolutamente preservata e nei quali il riposizionamento del testicolo nella borsa scrotale è obbligatorio,
in quanto il rischio neoplastico è trascurabile.
CAPITOLO 18: INCONTINENZA URINARIA:
CONTINENZA È LA CAPACITÀ DI RIMANERE ASCIUTTO TRA UNA MINZIONE E QUELLA SUCCESSIVA E DI RINVIARE L’ATTO MINZIONALE ED ESPLETARE
LA FUNZIONE IN CONDIZIONI DI CONVENIENZA IGENICO SOCIALE
FISIOLOGICAMENTE:
SI ACQUISISCE INTORNO AI 4 ANNI E SI HA RIEMPIMENTO E SVUOTAMENTO CON CONTINENZA SIA NOTTURNA CHE DIURNA. LA CONTINENZA À IL
RISULTATO DI INTEGRITÀ ANATOMICA E FUNZIONALE DELLE VIE URINARIE INFERIORI,E SUPERIORI E L’INTEGRITÀ DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE.
FASE DI RIEMPIMENTO-> IL NUCLEO PONTINO DELLA MINZIONE È INIBITO E SI HA ATTIVITÀ DEL SISTEMA ORTOSIMAPTICO CON INIBIZIONE DEL
DETRUSORE. SI HA SIMULTANEO AUMENTO DEL TONO DELLA MUSCOLATURA LISCIA A LIVELLO DEL COLLO VESCICALE. E DELLO SFINTERE
URETERALE.
FASE DI SVUOTAMENTO -> SI PERDE INIBIZIONE DEL NUCLEO PONTINO E ATTIVAZIONE DEL PARASIMPATICO E INIBIZIONE DEL PARASIMPATICO
CHE COMPORTA RILASCIO DELLO SFINTERE URETRALE. LA CONTRAZIONE E IL RILASCIAMENTO DEL PAVIMENTO PELVICO È CONTROLLATA DA
NERVO PUDENDO.
DAL PUNTO DI VISTA ANATOMICO È DI FONDAMENTALE IMPORTANZA L’INTEGRITÀ DELLA MUSCOLATURA LISICA, IL LEGAMENTO PUBOURETERALE
E LEGAMENTO PELVICO.
EPIDEMIOLOGIA:
ALL’AUMENTARE DELL’ETÀ AUMENTA LA PREVALENZA, È PRESENTE SIA NELLA POPOLAZIONE FEMMINILE CHE MASCHILE.
NELLA POPOLAZIONE FEMMINILE SI HA: 50% INCONTINENZA DA SFORZO. NEL 30% MISTA URGENZA 16% SOTTO I 60 ANNI SI HA NELL’11%
DELLE DONNE, SOPRA RAGGIUNGE QUASI IL 40%.
NELLA POPOLAZIONE MASCHILE: SONO STATI CONDOTTI SOLO RECENTEMENTE DEGLI STUDI ANCHE A SEGUITO DELL’ AUMENTO DELLE
PROSTECTOMIE RADICALI (DOVE SI HA DA 2 A 57 % DI PREVALENZA)
ALTRE CAUSE DI PROSTATECTOMIA SONO: OSTRUZIONE CERVICO URETERALE, NEL 15-30% DEI CASI SI HA INCONTINENZA URINARIA.
L’INCONTINENZA URINARIA HA UN ELEVATO COSTO SOCIALE E UN ELEVATA PERDITA DELLA QUALITÀ DI VITA, NON SOLO PER LA RIDOTTA LIBERTA
DEL PZ O L’IMPOSSIBILITÀ A VOLTA DI AVERE RAPPORTI SESSUALI, LA CESSAZIONE DELL’ATTIVITÀ SPORTIVA, MA ANCHE PER L’IMPATTO
PSICOLOGICO CHE L’INCONTINENZA PUÒ PORTARE.
ECONOMICAMENTE IMPATTA MOLTO A CARICO DEL SSN,
TIPOLOGIE DI INCONTINENZA:
1. URINARIA DA SFORZO
2. DA URGENZA
3. MISTA
4. ENURESI NOTTURNA (PRIMARIA E SECONDARIA)
ENURESI NOTTURNA
MINZIONE INVOLONTARIA CON FREQUENZA ALMENO 3 VOLTE ALLA SETTIMANA IN BAMBINI CON ALMENO 5 ANNI D’ETÀ, IN ASSENZA DI DIFETTI
CONGENITI DI VIE URINARIE O ACQUISITI DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE.
LA CLASSIFICAZIONE BASATA SULLA STORIA DELL’ENURESI DEL BAMBINO SI DINSTINGUE IN :
ENURESI PRIMARIA -> MAI RAGGIUNTA LA CONTINENZA PER ALMENO 6 MESI
ENURESI NOTTURNA -> RICOMPARSA DOPO 6 ( PER ALCUNI 12) MESI DI CONTINENZA.
CAUSE:
GENETICHE
ALTERAZIONE DEL SONNO
DEFICIT DEL RITMO NICTMERALE DELL’ORMONE ADH
RIDOTTA CAPACITÀ VESCICALE
RITARDO DELLA MATURAZIONE DEL CONTROLLO NEUROLOGICO
TRATTAMENTO:
TERAPIA COMPORTAMENTALE-> RIDURRE ASSUNZIONE DI LIQUIDI
ALLARME NOTTURNO -> SVEGLIA IL BAMBINO SE SI PERCEPISCE UNA PERDITA
SOMMINISTRAZONE DI DESMOPRESSINA ( ANALOGO ADH )
SOMMINISTRAZIONE DI ANTIMUSCARINICI-> SE ASSOCIATA A IPERATTIVITÀ DEL DETRUSORE
ANTIDEPRESSIVI TRICICLICI -> IMIPRAMINA IN ADOLESCENTI CON ENURESI PERSISTENTE
DIAGNOSI:
CON LO SCOPO DI STABILIRE IL TIPO, IL GRADO E LA CAUSA DELL’INCONTINENZA.
1. ANAMNESI
2. DIAGNOSTICA PER IMMAGINI
3. DIAGNOSTICA STRUMENTALE
ANAMNESI:
VALUTA LA GRAVITÀ DELL’INCONTINENZA CON COLLOQUIO, VALUTAZIONE DEL DIARIO MINZIONALE, PAD TEST.
TIPO DI INCONTINENZA
PRESENZA DI FATTORI FISIOLOGICI COME: ETÀ PARTI GRAVIDANZE, CLIMATERIO
FATTORI PATOLOGICI PREDISPONENTI COME: TRAUMI, PREGRESSI INTERVENTI, URETERITI CRONICHE.
PAD TEST PREVEDE L’ESECUZIONE DI ALCUNE MANOVRE “ STANDARD” A INTERVALLI DI TEMPO PREDEFINITI AL FINE DI QUANTIFICARE
OGGETTIVAMENTE LE PERDITA D’URINA.
ESISTONO PER DIFFERENTI DURATE IL PIÙ USATO DURA UN ORA. DOPO AVER SVUOTATO LA VESCICA SI FA BERE 500 ML DI ACQUA E DOPO ALCUNI
ESERCIZI COME TOSSIRE, SALIRE LE SCALE, CAMMINARE, ALZARSI E SEDERSI, LAVARE LE MANI CON ACQUA FREDDA SI PESA IL PANNOLINO E SI FA
URINARE NEL CONTENITORE.
I DATI VENGONO USATI PER MONITORARE IL PZ E PER LA SUA VALUTAZIONE CLINICA
ESAME OBIETTIVO:
VALUTAZIONE DELLE MUCOSA, E SI PUÒ EVIDENZIARE LA PRESENZA DI UN PROLASSO, LA COORDINAZIONE E LA FORZA DEL PAVIMENTO PELVICO
E DOCUMENTARE UNA FUGA DI URINA DOPO COLPO DI TOSSE O DURANTE VALSALVA. VALUTAZIONE DELLO SFINTERE ANALE (RIFLESSO
BULBOCAVERNOSO E VALIDITÀ DEL RIFLESSO SACRALE E DELLE VIE NERVOSE SUPERIORI. LA VALUTAZIONE GLUTEO SACRALE È IMPORTANTE PER
ESCLUDERE PATOLOGIE QUALI LA SPINA BIFIDA E L’AGENESIA SACRALE.
DIAGNOSTICA PER IMMAGINI
SERVONO PER ESCLUDERE O CONFERMARE
LA PRESENZA DI MALATTIE CONCOMITANTI CHE POSSANO GIUSTIFICARE UNA CONDIZIONE DI INCONTINENZA. ALCUNI ESEMPI SONO LA
LITIASI VESCICALE , NEOFORMAZIONI VESCICALI, DIVERTICOLI, PROLASSI.
PER DEFINIRE
IL TIPO E LA GRAVITÀ DELL'INCONTINENZA.
1. ECOGRAFIA ADDOMINALE.> FORMA E STRUTTURA DEI RENI E VESCICA, VALUTA IL RESIDUO POST MINZIONALE. ECO TRANSVAGINALE SI
VALUTA LA STRUTTURA DELL’URETRA, SPESSORE DELL’URETRA E GRADO DI MOTILITÀ SOTTO SFORZO.
2. RM: STUDIO GLOBALE DEL PAVIMENTO PELVICO E SI HA VARIABILITÀ INTERPERSONALE. OPERATORE DIPENDENTE. POCHI DATI A SUPPORTO
DELLA SUA UTILITÀ.
3. CISTOURETROGRAFIA: INIEZIONE DI MDC IN VESCICA PER VALUTARE LA SUA MORFOLOGIA, ALTERAZIONI DELLA STATICA, PRESENZA DI
REFLUSSI VESCICO URETERALI.
DIAGNOSTICA PER IMMAGINI
1. ENDOSCOPIA VESCICALE VIENE UTILIZZATA PER ESCLUDERE LA PRESENZA DI CARCINOMI
2. URODINAMICA: PER LA PREVISIONE DEL TRATTAMENTO CHIRURGICO. È UN ESAME DI SECONDO LIVELLO CHE PERMETTE DI VALUTARE
CONTEMPORANEAMENTE CON CISTOMANOMETRIA LA FASE DI RIEMPIMENTO , STUDIO PRESSIONE FLUSSO,
CATETERE VESCICALE INIETTA LA SOLUZIONE FISIOLOGICA, A VELOCITÀ COSTANTE PER LA VALUTAZIONE DELLA PRESSIONE VESCICALE E UN
CATETERE ANALE PER MISURARE LA PRESSIONE ADDOMINALE. LA DIFFERENZA TRA LA PRESSIONE VESCICALE E QUELLA ADDOMINALE SI OTTIENE
LA PRESSIONE ESERCITATA DALLA CONTRAZIONE DEL DETRUSORE.
IL CATETERE COLLEGATO AL TRASDUTTORE TRASMETTE A UN’ UNITÀ COMPUTERIZZATA LE INFORMAZIONI RELATIVE ALLE PRESSIONI REGISTRATE
IN CORSO D’ESAME SIA ALL’INTERNO DELLA VESCICA CHE ALL’INTERNO DELL’ ADDOME.
DURANTE LA FASE DI RIEMPIMENTO -> VALUTAZIONE DELLA SENSIBILITÀ PROPRIOCETTIVA E LA MINORE PRESSIONE ADDOMINALE CHE
DETERMINA LA FUORIUSCITA DI URINA. (VALSALVA LEAK POINT PRESSURE )
FASE DI SVUOTAMENTO -> PRESENZA DI UN QUADRO OSTRUTTIVO O DI IPOCONTRATTILITÀ
3. LA VIDEOURODINAMICA CONSENTE DI ASSOCIARE LE VALUTAZIONI FUNZIONALI DELL'URODINAMICA ALLE VALUTAZIONI MORFOLOGICHE DELLA
CISTOGRAFIA.
TERAPIA
TERAPIA FISICA
PFMT: ADDESTRAMENTO A COMPIERE DELLE CONTRAZIONI DELLA MUSCOLATURA PERINEALE
BIOFEEDBACK: ESERCIZI DI POTENZIAMENTO DEL PAVIMENTO PELVICO UTILIZZANDO UNO STRUMENTO COLLEGATO AD UNA SONDA
VAGINALE O PERINEALE CHE PERMETTONO CON SUONI DI COMPRENDERE QUANDO LA PRESSIONE GENERATA È SUFFICIENTE
FES: STIMOLAZIONE CON SONDE CHE PERMETTONO DI IDENTIFICARE IL TIPO DI CONTRAZIONE NECESSARIA NEI SOGGETTI CHE NON SONO IN
GRADO DI RECLUTARE E CONTRARRE SELETTIVAMENTE I DISTRETTI INTERESSATI
TERAPIA FARMACOLOGICA:
1. ANTICOLINERGICI: OSSIBUTININA, SOLIFENACINA TOLTERODINA, FESOTERODINA, CLORURO DI TROSPIO. IMPEDISCONO LO SVUOTAMENTO,
POSSONO CAUSARE XEROSTOMIA, XEROFTALMIA DIFFICOLTÀ NELL’ACCOMODAZIONE. MA NON SI DEVONO SOMMINISTRARE IN SOGGETTI
CHE PRESENTANO VESCICA NEUROLOGICA O OSTRUZIONE CERVICO URETRALE PER POSSIBILE INCONTINENZA URINARIA.
2. TCA ANTIDEPRESSIVI TRICICLICI: IMIPRAMINA : MIORILASSANTE E AUMENTANO IL TONO SFINTERIALE, HANNO AZIONE SIMPATICOMIMETICA.
NAUSEA INSONNIA, XEROSTOMIA ASTENIA E IPOTENSIONE ORTOSTATICA, SOPRATTUTTO NELLE PERSONE ANZIANE.
3. BETA 3 AGONISTI, MIRABEGRON. POTENTE E SELETTIVO AGONISTA DEI B3. IN GRADO DI RILASSARE LA MUSCOLATURA VESCICALE.
MIGLIORANDO LA FUNZIONE DI ACCUMULO DELL’ URINA. SENZA INTERFERIRE SU CONTRATTILITÀ DEL DETRUSORE.
I FARMACI SENZA EFFETTI COLLATERALI SIMILI AD ANTIMUSCARINICI
1. DULOXETINA -> (SSRI) NORADRENERGICO AUMENTA IL TONO DEL NERVO PUDENDO E MIGLIORA LA CONTRAZIONE SFINTERICA( INDICATA
NELLO SFORZO DI LIEVE ENTITÀ)
2. ALFA AGONISTI NOREPINEFRINA -> NON USATI A CAUSA DI IPERTENSIONE
3. ESTROGENI -> USO TOPICO O TERAPIA SOSTITUTIVA POST MENOPAUSA
INTERVENTO SU STILE DI VITA E ABITUDINI
1. RIDUZIONE DEL PESO CORPOREO: SE PERDI PESO MIGLIORA
2. FATTORI DIETETICI: RIDURRE CAFFEINA
3. TERAPIA COMPORTAMENTALE: RIEDUCAZIONE VESCICALE E MINZIONE AD INTERVALLI REGOLARI
TRATTAMENTO CHIRURGICO:
DOPO FALLIMENTO O IN AGGIUNTA A TERAPIE FISICHE, FARMACOLOGICHE E STILE DI VITA.
1. INFILTRAZIONE INTRA DETRUSORIALE DELLE TOSSINE BOTULINICA A.
2. NEUROMODULAZIONE SACRALE. FDA. IMPIANTO SOTTOCUTANEO DI UN PACEMAKER, INDICATA IN VESCICA IPERATTIVA, URGE
INCONTINENCE RESISTENTE A TRATTAMENTO RITENZIONE URINARIA FUNZIONALE, PAINFULL BLADDER.
3. CISTOPLASTICA DI AMPLIAMENTO -> INDICATA SE SI HA RIDUZIONE DELLA MASSIMA CAPACITÀ CISTOMETRICA E COMPLIANCE
VESCICALE DOPO IL FALLIMENTO DEI TRATTAMENTI NON INVASIVI.
4. BULKING URETRALE-> INDICATA IN CONFERMATO DEFICIT SFINTERICO, E SI HA INIEZIONE DI UN BULKING AGENT AL DI SOTTO DELLA
MUCOSA URETRALE IN SEDE SFINTERIALE. INDICATA IN INCONTINENZA DA SFORZO SOPRATTUTTO FEMMINILE, PRESENTA RISULTATI MODESTI
E TRANSITORI CON NECESSITÀ DI TRATTAMENTI A BREVI INTERVALLI.
5. SLING SOTTO MEDIO URETERALE-> SI USA NELL’INCONTINENZA DA SFORZO FEMMINILE. LA SLING È UNA BENDERELLA IN POLIPROPILENE CHE
VIENE INSERITA SOTTO IL TERZO MEDIO URETRALE E CHE IMPEDISCE ALL’URETRA SOTTO SFORZO DI APRIRSI, NON VIENE ANCORATA IN
QUANTO VIENE MANTENUTO IN POSIZIONE DAL TESSUTO CICATRIZIALE. SI HA EFFICACIA NEL 90%.
6. TENSION FREE VAGINAL TAPE: MININVASIVA. SI INSERISCE LO SLING TRAMITE UN ORIFIZIO SOTTO URETERALE (DALLA VAGINA). SI SCOLLANO
I PIANI MUCOSI DALL’URETRA, SI INCIDE, CON UN INTRODUTTORE SI INSERISCE LA BENDERELLA E SI FA USCIRE DALLE INCISIONI CUTANEE
SOVRAPUBICHE. LO SLING SIMULA IL DECORSO DEL LEGAMENTO PUBO URETRALE.
7. LA SLING TRANSOTTURATORIA: TOT: MINI INVASIVA SI HA UNA MINIMA DISSEZIONE VAGINALE ESEGUIBILE IN ANESTESIA LOCALE. E SI
EFFETTUA UNA PICCOLA INCISIONE SOTTO IL 3 MEDIO URETRALE. SI ISOLA L’URETRA DALLA PARETE VAGINALE. POI ATTRAVERSO DUE
INCISIONI NELLA FACCIA MEDIALE DELLA COSCIA, CON APPOSITI AGHI ELICOIDALI SI INSERISCE LA BENDERELLA CHE SIMULA LA POSIZIONE DEL
LEGAMENTO URETROPELVICO
SFINTERE ARTIFICIALE:
PRESENTA ATTUALMENTE IL GOLD STANDARD PER IL TRATTAMENTO DELL'INCONTINENZA URINARIA DA SFORZO MASCHILE SECONDARIA
PROSTATECTOMIA. RADICALE. RAPPRESENTA IL PRIMO APPROCCIO DELL’INCONTINENZA GRAVE DOPO FALLIMENTO DI ALTRI
INTERVENTI. MA HA UN ELEVATO RISCHIO DI COMPLICANZE, RECIDIVE O EROSIONE. SI HA UNA CUFFIA POSIZIONATA ATTORNO A URETRA
BULBARE COLLEGATA AD UN SERBATOIO DELLA CAPACITÀ DI 22-24 ML CON FISIOLOGICA STERILE CHE VIENE POSTO IN POSIZIONE RETROPUBICA
LATEROVESCICALE O IN CAVITÀ PERITONEALE, VI È POI UNA VALVOLA POSIZIONATA NELLO SCROTO CHE SERVE PER SGONFIARE LA CUFFIA
PERIURETRALE. LA CUFFIA SI GONFIA, COMPRIME L'URETRA E IMPEDISCE IL DEFLUSSO DELL’URINA. QUANDO IL PZ VUOLE URINARE PREME LA
VALVOLA, SI SGONFIA LA CUFFIA E L’URINA PASSA DALL’ URETRA. DOPO CIRCA 3 MINUTI SI RIGONFIA.
SLING BULBO URETRALE:
LO SLING BULBO URETRALE È INDICATO NEL TRATTAMENTO CHIRURGICO DELL’INCONTINENZA MASCHILE, LIEVE E MODERATA. LA RETE IN
POLIPROPILENE CREA UN SUPPORTO POSTERIORE DELL'URETRA SFINTERIALE E IL RIPOSIZIONAMENTO INTRAPELVICO DEL CENTRO TENDINEO,
OTTIMIZZANDO LA FUNZIONE SFINTERIALE, È UNA PROCEDURA RAPIDA ESEGUIBILE IN ANESTESIA LOCOREGIONALE. IL TASSO DI SUCCESSO È DEL
75% A 5 ANNI. MA PRESENTA UN MINOR RISCHIO DI REINTERVENTO RISPETTO ALLO SFINTERE URETRALE
CAPITOLO 19: PROLASSI UROGENITALI
si definisce prolasso pelvico la discesa verso il basso, attraverso lo jatus urogenitale del pavimento pelvico dei visceri
endopelvici (utero, vagina, retto, cupola vaginale).
più frequente nelle donne di razza bianca e di età superiore a 50 anni in post menopausa e alle pluripare. un Fattori di
rischio rilevante è l’isterectomia che aumenta la probabilità di prolasso. la probabilità per una donna di andare in contro
ad un intervento per prolasso o incontinenza è pari a 11%.
EZIOLOGIA:
la vagina in ortostatismo appoggia sul pavimento pelvico in modo tale che sia sorretta da aumento della pressione
endoaddominale.
Una lassità dei sistemi di sostegno determina aumento della pressione addominale e tenderà a far scendere verso lo
jatus genitale gli organi pelvici.
fattori acquisiti: obesità, il parto, il peso del neonato, la stipsi la bronchite cronica, i danni ostetrici. (lesione del n.
pudendo) menopausa stili di vita che comportano un costante aumento della pressione vaginale.
Anche interventi chirurgici per precedente prolasso o isterectomia sono dei fdr per prolasso (o recidiva ). la ragione è
dovuta alla resezione dei legamenti uterosacrali per ottenere accesso.
fattori congeniti:
alterazioni metabolismo t. connettivo
aumento elastasi
riduzione della elastina
alterazione dei legamenti crociati.
Ridotto turnover del collagene.
aumento del collagene di tipo III
Queste alterazioni portano ad un'aumentata rigidità e ridotta elasticità che quindi predispone.
ANATOMIA FUNZIONALE PROLASSI UROGENITALI:
il diaframma pelvico è un complesso costituito da muscoli striati e tessuto connettivale (fascia endopelvica e relativi
legamenti ) ha funzione di sostegno degli organi pelvici. mantiene la statica di organi apparato urinario, apparato
digerente e dell’apparato genitale femminile.
MUSCOLO ELEVATORE DELL’ANO -> PUBO COCCIGEO ILEOCOCCIGEO ISCHIOCOCCIGEO. è un’amaca su cui poggiano gli
organi pelvici ed è attraversato da jatus vaginale e uretrale e dal retto posteriormente.
FASCIA PELVICA riveste il muscolo elevatore dell’ano ed è a sua volta composta da lamina endopelvica e lamina
vaginale (che da arco tendineo si porta a rivestire organi pelvici-> uretra vagina e utero). la fascia pelvica presenta dei
legamenti (che sono ispessimenti della fascia ) che sono in grado di sostenere gli organi pelvici.
legamento pubo uretrale -> stabilizza uretra anteriormente e impedisce la discesa fuori da piano perineale
legamenti ureteropelvici - > sostengono uretra lateralemente
fascia pubo cervicale -> stabilizza inferiormente al piano vescicale sostiene la vescica.
LEGAMENTI cardinali e uterosacrali -> sostengono utero e cupola vaginale
DE LANCEY
HA DESCRITTO 3 LIVELLI DI SUPPORTO
livello I: uterosacrali e cardinali -> sospende utero e apice della vagina
LIVELLO II-> arco tendineo della fascia pelvica e dai legamenti vescico pelvici. sospende la porzione mediale
delle pareti vaginali. un suo difetto determina prolasso pareti vaginali anteriore e posteriore
LIVELLO III -> corpo perineale (posteriormente ) dai legamenti puboureterali e uretero pelvici ( anteriormente )
e dai muscoli perineali superficiali . stabilizza la porzione più distale di uretra, vagina, ano e retto. il deficit della
porzione anteriore determina una ipermobilità uretrale e possibile comparsa di incontinenza da sforza mentre il
deficit posteriore determina rettocele distale.
TIPI DI PROLASSO
prolasso della parete vaginale anteriore
prolasso della cupola vaginale e dell’utero
prolasso della parete vaginale posteriore
ATTRAVERSO LA PARETE VAGINALE ANTERIORE SI PUÒ VERIFICARE IL DESCENSUS DELL’URETRA E DELLA VESCICA
uretrocele -> discesa dell’uretra e della vescica è secondario alla perdita del supporto distale alla giunzione
uretrovescicale
cistouretrocele -> spesso associato a uretrocele
cistocele descensus della vescica a livello della parete vaginale anteriore in seguito a difetti di supporto della
fascia pubocervicale
isterocele -> discesa della parete apicale della vagina come perdita del supporto offerto dai legamenti uretro
sacrali e e cardinali
nelle pazienti isterotomizzare si ha discesa del cul de sac peritoneale, con o senza il suo contenuto intestinale
tra retto e vagina, se è presenta anche intestino si ha enterocele
rettocele si ha in caso di prolasso del retto secondario a un difetto della parete vaginale posteriore in seguit a
sfiancamento o rottura della fascia retto vaginale
SISTEMI CLASSIFICATIVI:
sistema di baden E walker O half way sistem -> usa come punti fissi le due spine ischiatiche e l’ imene.
grado 0 posizione normale
I descensus fino a metà strada tra sede normale e piano dell’ imene sotto sforzo
II fino a piano sotto sforzo
III oltre piano dell’ imene sotto sforzo
IV anche oltre il piano dell’ imene non sotto sforzo -> non riducibile
SINTOMATOLOGIA:
Sensazione di ingombro a livello vaginale + evidente in ortostatismo, con associazione di sensazione di
ingombro vaginale alla sera e dopo lo sforzo
senso di peso perineale esacerbato da prolungata stazione eretta o dallo sforzo
disturbi minzionali quali urgenza sensazione di incompleto svuotamento vescicale, difficoltà allo svuotamento
nei casi gravi e incontinenza urinaria da sforzo e/ o da urgenza
alterazione dell’alvo
dolore lombare
disturbi della sfera sessuale.
DIAGNOSI:
anamnesi: -> tipologia e entità della sintomatologia ,
eo -> per valutare comparto anteriore, posteriore, cupola t utero per evidenziare il tono della muscolatura, e il
grado di discesa dei differenti dei vari segmenti.
strumentali -> cistografia retrograda e minzionale eco trans vaginale, trans rettale, RMN e indagine
urodinamica
TERAPIA:
I e II grado -> riduzione del peso se obese e riabilitazione della muscolatura. PFMT PELVIC FLOOR MUSCLE TRAINING
avvalendosi anche( se necessari) di dispositivi ad hoc come i coni vaginali, dispositivi per biofeedback ed
elettrostimolatori
La semeiotica (semèion=segno) si occupa dello studio del paziente mediante il rilievo e l'interpretazione di sintomi e segni
e rappresenta il primo approccio clinico al paziente stesso. Conosce-re segni e sintomi delle principali patologie urologiche
è pertanto fondamentale per orientare la diagnosi e costituisce la chiave di volta per la corretta gestione del paziente. Un
altro elemento importante è la conoscenza della corretta terminologia in questo ambito: essa costituisce un tassello
imprescindibile nell'inquadramento diagnostico e nella comunicazione fra colleghi. L'urologia è ricca di termini molto
specifici e, sfortunatamente, sono entrati nell'uso comune termini scorretti o inappropriati e per questo fuorvianti. È il
caso (solo per citare un esempio) dell'uso del termine "stranguria", impiegato da molti medici come sinonimo di bruciore
minzionale e che orienta verso una patologia flogistico/infettiva delle vie urinarie o genitali. In realtà il corretto significato
è "minzione difficoltosa", condizione che si verifica in numerose affezioni delle basse vie urinarie, non soltanto infettive.
È chiaro come questo errore "semantico" possa rendere più difficile l'inquadramento iniziale della patologia. Talora, per
definire correttamente un sintomo riferito dai pazienti, occorre utilizzare strumenti che consentano di "oggettivare"
questi disturbi. È il caso, ad esempio del paziente che riferisce un aumento della frequenza minzionale per cui il medico è
chiamato a distinguere fra poliuria e pollachiuria (vedere il paragrafo successivo) e per farlo si può avvalere della carta
minzionale ovvero di una scheda in cui il paziente registra minzioni e volume urinario per minzione. In questo capitolo
verranno definiti i termini più comunemente utilizzati in urologia e descritti i segni e i sintomi urologici più comuni;
verranno illustrati i rudimenti della semeiotica urologica; infine verranno descritti materiali, strumenti e procedure di uso
comune nella pratica clinica quotidiana. SEGNI E SINTOMI I sintomi del basso apparato urinario possono essere dovuti ad
alterazioni della fase di riempimento vescicale o essere espressione di un'alterazione della fase di svuotamento.
Alcuni termini esprimono in modo generico i disturbi della minzione: -disuria: indica un'alterazione della fase di
svuotamento minzionale; questo termine, generico, deve essere, quindi, accompagnato da altre precisazioni volte a
definire meglio la condizione clinica del paziente (ad es. mitto debole, mitto bifido, mitto interrotto, bruciore minzionale
ecc.);
-pollachiuria: indica un'aumentata frequenza minzionale non legata a un aumento della diuresi delle 24 h. E’
generalmente associata a minzioni con ridotti volumi vuotati ed è solitamente espressione di una patologia del basso
apparato urinario;
-poliuria: è un aumento del volume della diuresi prodotto nelle 24 h (>2.500 ml/24 h) a cui consegue un aumento della
frequenza minzionale (a differenza della pollachiuria, condizione nella quale il volume minzionale complessivo è
fisiologico). Può essere secondaria a un eccesso di assunzione di liquidi, diabete mellito, insufficienza renale, diabete
insipido;
- nicturia: è un aumento della frequenza delle minzioni notturne (pollachiuria notturna); può essere espressione di
un'alterazione del basso apparato urinario ovvero di un aumento della diuresi da ascrivere a patologia renale, ad
assunzione di diuretici o ad altre patologie non correlate con l'apparato urinario (poliuria notturna);
urgenza minzionale o imperiosità: desiderio minzionale impellente; incontinenza: qualsiasi perdita involontaria
di urina attraverso l'uretra. Qualora la perdita di urina si verifichi in seguito a uno stimolo minzionale improvviso,
non controllabile, si configurerà il quadro di incontinenza da urgenza; si definirà incontinenza da stress o da sforzo
una perdita di urina in seguito ad attività che aumentino la pressione addominale (sforzi fisici, colpi di tosse, cambi
di posizione).
esitazione minzionale: difficoltà a iniziare la minzione; l'inizio della minzione è ritardato, nonostante sia presente
lo stimolo minzionale;
mitto o getto ipovalido: indica un flusso urinario indebolito, ridotto di calibro e di pressione;
stranguria: è una dicitura generica, che indica una minzione difficoltosa;
tenesmo vescicale: è la presenza di uno stimolo minzionale con vescica vuota;
-sgocciolamento terminale o post-minzionale: involontaria perdita di alcune gocce di urina al termine della
minzione;
-iscuria paradossa: indica una perdita di urina a attraverso l'uretra determinata da una cronica sovradistensione
vescicale. Le fughe di urina che avvengono prevalentemente nelle ore notturne sono imputabili a un rigurgito
secondario a una costante replezione vescicale;
ritenzione urinaria acuta (RUA): è un'improvvisa incapacità a mingere accompagnata da un intenso e
ingravescente dolore sovrapubico per la progressiva sovradistensione della vescica (globo vescicale);
ritenzione urinaria cronica: indica una condizione caratterizzata da un cronico incompleto svuotamento vescicale
dovuto a patologie ostruttive del basso apparato ovvero ad alterazioni disfunzionali del detrusore;
ritenzione cronica totale di urina: è la fase terminale di una ritenzione cronica, in cui si osserva costante
replezione vescicale. Può essere associata a dilatazione "secondaria" dell'alto apparato urinario;
anuria: è una diuresi inferiore a 100 ml/24 h (a vescica vuota);
oliguria: è una diuresi inferiore a 500 ml/24 h;
oliguria e anuria sono generalmente conseguenti a una alterazione della funzione renale o a patologie ostruttive
dell'alto apparato urinario (oligo/anuria ostruttive);
ematuria: indica in modo generico la presenza di sangue nelle urine. La macroematuria è una condizione in cui si
osserva un cambiamento di colore delle urine dovuto all'entità del sanguinamento. La semeiotica urologica elenca
alcuni tipi caratteristici di ematuria macrosco-pica: urine "a lavatura di carne", espressione di recente sanguinamento
di lieve entità; urine "color Coca-Cola", espressione di pregresso sanguinamento: il colore è dovuto alla lisi di coaguli
"vecchi" presenti all'interno della via escretrice. La microematuria: è la presenza di globuli rossi nelle urine, non visibile
a occhio nudo, ma evidenziabile all'esame del sedimento urinario (almeno cinque globuli rossi per cam-po
microscopico a 400x). La pseudo-ematuria: è una colorazione rossa delle urine indipendente dalla presenza di sangue,
bensì associata all'assunzione di alcuni farmaci (anticoagulanti, cascara, deferoxamina, doxorubicina, metildopa,
senna, salicilati, rifampicina, fenitoina, ibuprofene ecc.) o dalla notevole assunzione di certi alimenti (barbabietole,
rabarbaro, more ecc.).
pneumaturia: è l'emissione di gas dall'uretra durante la minzione. Generalmente è indice di una fistola tra l'intestino
e la via urinaria;
fecaluria: è la presenza di materiale fecale nelle urine. È anch'essa segno di un tragitto fistoloso tra intestino e la via
urinaria;
colica rena-ureterale: è una condizione clinica dolorosa, a rapida insorgenza, secondaria a una brusca distensione e
spasmo delle alte vie urinarie e conseguentemente della capsula propria del rene causata da una ostruzione della via
escretrice. Si manifesta con un dolore acuto in sede lombare con possibile irradiazione anteriore in sede iliaco-
addominale, inguinale, fino all'emiscroto omolaterale nell'uomo e al grande labbro nella donna e talora alla faccia
mediale della coscia. Il dolore colico non si modifica con il variare della posizione del paziente ed è frequentemente
associato a una sindrome neurovegetativa caratterizzata da nausea, vomito, sudorazione e pallore, nonché a
sintomatologia minzionale irritativa. Inoltre, può essere complicata da febbre e macroematuria
emospermia: presenza di sangue nel liquido seminale. Il colore dello sperma è brunastro ed è dovuto al sangue
parzialmente coagulato. È spesso idiopatica, ovvero non riconosce una eziologia documentabile, oppure si osserva in
caso di flogosi (prostatite) o, infrequentemente, in caso di neoplasia prostatica. E quasi costante dopo biopsia
prostatica;
eiaculazione retrograda: retromigrazione del liquido seminale che, invece di progredire lungo l'uretra e raggiungere il
meato uretrale esterno, si deposita in vescica. Si osserva costantemente dopo interventi chirurgici o endoscopici
disostruttivi (adenomectomia, TURP, HoLEP, PVP ecc.) per alterazione dell'anatomia del complesso cervico-prostatico
e in questi casi è irreversibile. Si osserva anche spesso in quei pazienti che assumono alfalitici, in questo caso
l'eiaculazione retrograda è reversibile. Nei casi di eiaculazione retrograda, gli spermatozoi sono reperiti nelle urine
dopo centrifugazione del campione raccolto durante la prima minzione dopo il rapporto sessuale;
aneiaculazione: assenza di eiaculazione, con (orgasmica) o senza (anorgasmica) orgasmo. Può dipendere da una o più
fra numerose cause, fra cui cause psicogene, farmacologiche o neurologiche (alterazioni del sistema nervoso
autonomo), traumatiche (traumi spinali) o iatrogene. A differenza dell'eiaculazione retro-grada, gli spermatozoi non
sono reperiti nelle urine nel campione raccolto dopo il rapporto sessuale;
eiaculazione precoce: secondo il DSM-IV, si definisce come eiaculazione persistente o ricorrente, che si manifesta alla
minima stimolazione sessuale, prima, durante o poco dopo la penetrazione e, in ogni caso, prima che la persona lo
desideri. Il disturbo causa notevole disagio e difficoltà nelle relazioni interpersonali. Può essere primaria (disturbo
presente fin dall'inizio della vita sessuale del paziente) o secondaria.
eiaculazione dolorosa: dolore (in genere riferito come bruciore, anche irradiato alla punta del pene) durante
l'eiaculazione. Riconosce più spesso cause infiammatorie;
anorgasmia: impossibilità a raggiungere l'orgasmo. Può essere primaria o secondaria. Rico-nosce prevalentemente
cause psicogene, meno frequentemente cause organiche.
SEMEIOTICA UROLOGICA
Semeiotica clinica
L'esame obiettivo della loggia renale si compone di due momenti: ispezione e palpazione. Deve essere eseguito con il
paziente in decubito supino con arti inferiori flessi e in secondo luogo con il paziente in posizione assisa:
-ispezione: ha lo scopo di identificare la presenza di alterazioni del profilo e del colore della cute della regione lombare
nonché modificazioni della simmetria addominale conseguenti, ad esempio, a voluminose masse renali e retroperitoneali,
idronefrosi "giganti" e ascessi della loggia renale.
-palpazione: manovra bimanuale che consente di identificare e apprezzare le caratteristiche di mobilità e fissità del rene
in soggetti particolarmente magri e di eventuali masse renali qualora presenti. In caso di pieliti e pielonefriti la palpazione
è dolorosa e il dolore è evocato anche alla semplice pressione dell'angolo co-sto-vertebrale ("punto renale").
- manovra di Giordano (segno di Giordano): menzione a parte merita questa manovra che è la percussione con il taglio
della mano in regione lombare in corrispondenza dell'angolo costo vertebrale. Tale manovra è giudicata positiva se
evoca dolore vivo a causa di una patologia renale acuta (colica renale, processi infiammatori ecc.). La manovra va
giudicata negativa se non evoca dolore. Deve inoltre essere valutata la simmetria dell'evocazione della sintomatologia
algica.
L'uretere è un organo piccolo, tubulare, a decorso retroperitoenale e non è quindi apprezzabile mediante esame obiettivo.
Tuttavia, in corrispondenza dell'incrocio della linea pararettale con la linea bisiliaca, risulta più superficiale. Tale area è
definita punto ureterale medio e risulta dolorabile alla palpazione profonda in presenza di processi patologici a carico (in
genere litiasi) dell'uretere pelvico.
La vescica vuota è completamente contenuta nella parte anteriore della pelvi, dorsalmente alla sinfisi pubica e
ventralmente all'utero nella femmina e al retto nel maschio. In caso di vescica repleta, le pareti vescicali si distendono
superando il margine craniale della sinfisi pubica. La vescica è quindi valutabile solo in condizioni di massima distensione.
All'ispezione può presentarsi come una tumefazione dell'ipogastrio. La percussione identifica un'area sovrapubica ottusa.
Alla palpazione si presenta come una massa di forma rotonda, mobile e di consistenza teso-elastica. Tale reperto viene
identificato in caso di ritenzione urinaria acuta con il termine di "globo vescicale". La palpazione bimanuale "a vescica
vuota" si esegue spesso in anestesia in corso di manovre endoscopiche allo scopo di identificare l'eventuale
interessamento dei tessuti circostanti da parte di lesioni neoproduttive. Questa manovra si esegue esercitando pressione
in ipogastrio con una mano ed eseguendo contemporaneamente un'esplorazione rettale o vaginale.
La prostata è un organo ghiandolare, impari e mediano, situato nella piccola pelvi fra la base della vescica e il diaframma
urogenitale, dorsalmente alla sinfisi pubica e ventralmente all'ampolla rettale. Posteriormente è in intimo contatto con la
faccia anteriore dell'ampolla rettale, esistendo fra i due organi un'unica struttura a separarli, la fascia retto-vescicale.
Questa posizione anatomica consente di palpare la prostata mediante I 'esplorazione digito-rettale. In corso di esame
obiettivo è possibile effettuare l'ispezione dell'ano e della regione perianale (che possono essere sede di fistole, emorroidi
o neoplasie), la palpazione di prostata, parete anteriore del retto e vescichette seminali. Rappresenta un prezioso esame
di primo livello perché consente all'urologo di indirizzare il sospetto verso una delle tre classi di patologie prostatiche:
flogosi, ipertrofia prostatica benigna (IPB) e neoplasie.· In corso di esplorazione rettale andranno valutate forma, margini,
dimensioni, consistenza, dolorabilità e caratteristiche della superficie ghiandolare. L'esame obiettivo della prostata
eseguito mediante esplorazione rettale va condotto con il paziente in clinostatismo, con le gambe flesse e le mani poste
sotto i glutei, a facilitare la manovra. Sono state proposte altre posizioni come quella che prevede il paziente in
ortostatismo, con gli avambracci poggianti su una superficie piana (generalmente il lettino della sala visita), e che consente
di palpare la prostata anche nei pazienti in sovrappeso. Si introduce quindi il dito indice nell'ano: di norma, la prostata ha
dimensioni pari a una castagna o poco più e presenta una superficie omogenea, consistenza elastica, margini netti e solco
mediano che la divide in due lobi. Le neoplasie prostatiche possono presentarsi come zone irregolari di consistenza duro-
lignea e interessare porzioni più o meno estese della superficie della ghiandola. Più raramente la prostata può presentare
consistenza dura in toto con margini non delimitati, quadro compatibile con l'infiltrazione delle strutture circostanti da
parte di tumori in stadio avanzato. Nell'IPB la ghiandola mostra generalmente un aumento del volume, consistenza
elastica, superficie liscia e scomparsa del solco mediano. In caso di processi flogistici acuti (prostatiti), la consistenza della
prostata aumenta, essendo generalmente teso-elastica più raramente francamente dura, rendendo in quest'ultimo caso
disagevole la diagnosi differenziale con il carcinoma prostatico. Tuttavia, il dolore evocato alla palpa-ione della ghiandola
e la sintomatologia associata (in primis febbre e disuria) orienteranno verso la diagnosi. In caso di sospetta prostatite
acuta, la palpazione della ghiandola non deve essere mai prolungata e intensa poiché si può favorire il passaggio di batteri
nel circolo ematico con conseguente rischio di sepsi.
Lo scroto (o borsa scrotale) è un sacco, rivestito da cure, situato caudalmente alla sinfisi pubica, tra la radice delle cosce.
È suddiviso da un setto mediano in due cavità, destra e sinistra, ognuna contenente il rispettivo testicolo, l'epididimo e la
prima porzione del funicolo spermatico. L'esame obiettivo dello scroto va eseguito sempre in clinoe ortostatismo e
consente di rilevare in condizioni fisiologiche le strutture in esso contenute (testicolo, epididimo e funicolo). Lo scroto
all'ispezione si presenta lievemente asimmetrico con il testicolo di sinistra in genere più declive rispetto al controlaterale.
Alla palpazione la forma del didimo è ovoidale con diametro di 4-5 cm nella norma; la superficie è liscia e la consistenza
teso-elastica. Il polo superiore del testicolo è facilmente dissociabile dall 'epididimo che si apprezza come struttura
soprastante di forma cilindrica e allungata che si adagia sulla superficie posteriore del testicolo stesso. L'epididimo si
divide in testa, corpo e coda. La coda adagiata in prossimità del polo inferiore del testicolo si pro-lunga con il deferente
che rappresenta uno degli elementi che compongono il funicolo spermatico. Quest'ultimo ha struttura cordoniforme ed
è ben apprezzabile a livello della radice dello scroto. Palpatoriamente è dissociabile dalle strutture circostanti e presenta
una superficie liscia. Prendendo il funicolo tra il dito indice e il pollice è possibile identificare gli elementi che lo
compongono, in particolare una struttura tubulare simile a uno "spaghetto", posta nella porzione posteriore del funicolo,
che è rappresentata dal deferente. Sono evidenziabili alcune alterazioni: scroto piccolo o disabitato, scroto aumentato di
volume (massa scrotale), alterazioni della cromaticità dello scroto. Alla palpazione è apprezzabile l'assenza di uno o
entrambi i testicoli (criptorchidismo, agenesia testicolare, esiti di orchiectomia senza posizionamento di protesi
testicolare), testicolo di piccole dimensioni (ipotrofia), oppure alterazioni del profilo testicolare o epididimario. La massa
scro-i tale può avere alla palpazione le seguenti caratteri-stiche: può essere duro-elastica e transilluminabile I (ad es.
idrocele), duro-elastica, non transilluminabile e riducibile (ernia scrotale) o duro-lignea, a indicare solitamente un
processo neoplastico o un esito flogistico. In questi casi occorre identificare la localizzazione della lesione (epdidimo,
testicolo o funicolo), la consistenza duro-lignea o elastica, la fissità di tali lesioni rispetto alla cure scrotale. Va ricordato
che, nel caso in cui la transilluminazione sia positiva, la massa è di tipo liquido, in caso contrario solida. Per una diagnosi
più precisa è necessaria un'indagine ecografica per discernere la natura della tumefazione (neoplastica, benigna,
infiammatoria/infettiva/ascessuale, liquida) e la sede (epididimo, testicolo). In clinostatismo la massa e il contenuto
scrotale_ possono apparire invariate in consistenza e dimensioni, in altri casi si può palesare una massa che alla palpazione
è assimilabile a un "sacchetto di vermi" di pertinenza funicolare. Tale reperto è attribuibile a ectasia venosa del plesso
funicolare (varicocele). A completamento dell'esame obiettivo testicolare citiamo la manovra di Prehn, eseguita
sollevando la gonade in senso caudo-craniale: l'evocazione o la persistenza di dolore acuto mediante tale manovra
costituisce il segno di Prehn e deve porre il sospetto clinico di torsione dei vasi spermatici, mentre qualora il dolore sia
alleviato è indicativa di processo infiammatorio del testicolo.
L'esame obiettivo va condotto in clinostatismo e deve comprendere ispezione e palpazione bimanuale con indice e pollice.
All'ispezione si osservano morfologia e dimensioni del pene, si valutano cute, glande e meato uretrale esterno (MUE). È
possibile identificare condizioni patologiche a carico del pene come placche fibrose caratteristiche della malattia di La
Peyronie o neoplasie (corpi cavernosi e glande), infezioni a carico del glande come le balaniti o le balano-postiti. Queste
ultime sono da differenziare rispetto a discromie spesso espressione di malattie dermatologiche. Si possono poi
identificare alterazioni anatomiche a carico del MUE come le stenosi e le eccopie (ipospadie ed epispadie). Vanno infine
ricordate le affezioni del prepuzio come la fimosi, le precancerosi e le neoplasie.
Semeiotica di laboratorio
Prevede la raccolta di circa 10 ml dal mirto intermedio delle prime urine del mattino (previa detersione dei genitali) per
evitare possibile contaminazione da parte di batteri commensali dell'uretra anteriore. Qualora il campione non sia
consegnato presso il laboratorio analisi entro un'ora dalla raccolta, deve essere conservato a una temperatura di 5 °C per
evitare che i batteri presenti nel campione inizino a scindere l'urea in ammoniaca, portando ad alcalinizzazione delle
urine, potenzialmente falsando i risultati rlguardanti le proteine, l'esame microscopico dei cristalli, i livelli di glucosio, i
chetoni, la bilirubina, l'urobilinogeno e i batteri stessi.
Esame macroscopico.
Prevede l'analisi del colore delle urine: questo dovrebbe corrispondere al peso specifico. Urine diluite, con basso peso
specifico, sono praticamente incolori, mentre urine concentrate, a elevato peso specifico, possono essere di colore giallo
scuro o ambrato. Nella norma, le urine sono color giallo paglierino, rosso in caso di ematuria o pseudoematuria,
bluastre/verdastre in caso di infezioni batteriche (caratteristicamente da parte di Pseudomonas) o in corso di assunzione
di alcuni farmaci quali l'amitriptilina, la cimetidina ev, l'indometacina, il metocarbamolo, il blu di metilene, l'indaco di
carminio, la prometazina e il triamterene, marrone in caso di porfiria, in presenza di urobilinogeno o in corso di terapia
con farmaci come metronidazolo, sulfonamidi, levodopa, metildopa, clochina e chinina. Altro parametro da valutare è la
limpidezza: nella norma le urine sono da limpide a leggermente torbide. Le deviazioni dall'aspetto normale possono
indicare la presenza di infezione o sangue nelle urine. Le urine torbide possono essere dovute alla presenza di batteri, di
lipidi, di eritrociti o leucociti o ad alterazioni del pH urinario. Infine, l'aspetto delle urine può essere influenzato dalla
contaminazione da parte di secrezioni vaginali.
Esame chimico-fisico.
La valutazione chimico-fisica delle urine può essere eseguita con strumenti semplici e a basso costo come le cartine
colorimetriche, queste quantificano il valore nelle urine delle seguenti sostanze (qualora presenti):
-glucosio: le cause più comuni di glicosuria sono l'iperglicemia (quando maggiore di 160-180 mg/dl) e disordini tubulari
che possono esitare in un insufficiente riassorbimento. Si consideri che sino alla prima metà del XIX secolo la valutazione
di eventuale glicosuria era effettuata mediante l’assaggio dell’urina che risultava dolce come il miele (da qui diabete
mellito). Tale manovra è stat abbandonata a partire dalla seconda metà dell’800 in cui si è introdotta la misurazione del
glucosio nelle urine;
-bilirubina: la sua secrezione urinarla può aumentare in caso di danno epatico, emolisi e ittero ostruttivo;
-chetoni: normalmente non sono presenti nelle urine; essendo composti derivati dalla degradazione degli acidi grassi,
possono essere ritrovati all'esame chimico-fisico delle urine in caso di chetogenesi aumentata, condizione in cui, per
indisponibilità di glucosio, l'organismo ricorre all'ossidazione dei grassi per ottenere energia;
-proteine: normalmente le proteine non vengono filtrate dal rene. La proteinuria, cioè l'escrezione urinaria di proteine, è
quindi spia di condizioni patologiche che coinvolgono i reni.
-urobilinogeno: nella norma è presente nelle urine in quantità che oscillano tra 0,2 UI e 1 UI, potendo aumentare in caso
di patologie epatiche;
-nitriti: la presenza nelle urine è indice di infezione batterica delle vie urinarie;
-emoglobina: la presenza di emoglobina nelle urine configura il quadro di emoglobinuria, che può essere la conseguenza
di rottura intravascolare o intravescicale degli eritrociti (emolisi). Non deve essere confusa con l'ematuria, per quanto,
come questa, possa conferire una colorazione rossastra alle urine; -
-eritrociti: la presenza nelle urine indica ematuria. Possono essere eritrociti intatti ovvero emazie mal conservate,
indirizzando nel primo caso verso ematuria di interesse urologico, nel secondo caso verso ematuria di interesse
nefrologico. Gli eritrociti ritrovati nelle urine possono provenire da un qualsiasi tratto dell'apparato escretore che si
estende dal glomerulo fino all'uretra distale, a causa di patologie renali, di infezioni delle vie urinarie, di urolitiasi, di
condizioni traumatiche e di tumori;
-leucociti: normalmente sono assenti nelle urine; la loro presenza è segno indiretto di infezione delle vie urinarie;
-esterasi leucocitaria: è un enzima prodotto dai leucociti ed è stato dimostrato che la ricerca dell'esterasi leucocitaria
presenta una buona correlazione con la presenza di più di 10_20 globuli bianchi/mm3. Per questo motivo la valutazione
dell'esterasi leucocitaria urinaria si rivela un test decisamente pratico, semplice, veloce ed economico. La presenza di
globuli bianchi nelle urine in genere indica un'infezione delle vie urinarie. Infine, a completare l'esame chimico-fisico delle
urine figurano la misurazione del pH (5,5-6,5), che permette di valutare se le urine siano alcaline o acide, e del peso
specifico (1.008-1.020), condizionato dalla concentrazione delle urine. In caso di peso specifico elevato si configurerà
l’iperstenuria, al contrario, in caso di urine diluite, l'ipostenuria.
-eritrociti: come detto, normalmente sono asseti o presenti in quantità modeste nelle urine;
-leucociti: come detto, sono indice aspecifico della presenza di un'infezione delle vie urinarie;
-cellule epiteliali: la loro presenza è fisiologica, e consegue al normale turnover delle cellule dell'epitelio di rivestimento
delle vie urinarie;
-batteri, miceti: indicano la presenza di un'infe-zione urinaria, dal momento che nella norma, le urine sono sterili;
-cristalli: strutture inorganiche caratteristicamente associate al pH urinario. Si distinguono cristalli in urine acide (di acido
urico, urati amorfi, di ossalato di calcio), cristalli in urine basiche (di fosforo di calcio, di carbonato di calcio, di biurato
d'ammonio), infine cristalli sempre parologici (di triplo fosfato, di cistina, di tirosina, di leucina, di colesterolo, di bilirubina,
di emosiderina);
Urinocoltura.
-È un esame volto all'identificazione di germi patogeni responsabili di un'infezione delle vie urinarie. Qualora siano
identificati uno o più germi responsabili dell'infezione, l'antibiogramma testerà l'antibiotico più adeguato al trattamento
dell'infezione. Il campione deve essere raccolto con le stesse modalità indicate per la raccolta finalizzata all'esame urine,
con un'attenzione maggiore alla contaminazione del campione. Il campione è posto in specifici terreni di coltura per
ottenere una corretta indicazione circa la carica batterica. Tradizionalmente, la diagnosi di positività si pone per un conta
batterica di almeno 10 unità formanti colonie ( UFC ) per ml, anche se oggi tali limiti sono stati rivisti.
Antibiogramma,
Come accennato, saggerà i comuni antibiotici contro l'agente patogeno eventualmente identificato permettendo di
scegliere il farmaco più adeguato a combattere l'infezione (cioè quello con la MIC minima concentrazione inibente più
bassa).
Tampone uretrale.
È un esame finalizzato all'identificazione di microrganismi responsabili di infezioni uretrali. Il campione è raccolto
mediante un sottile bastoncino cotonato che deve essere delicatamente introdotto nell'uretra. Tale tampone sarà ruotato
delicatamente per alcuni secondi, al fine di raccogliere, mediante brushing sull'epitelio uretrale, un adeguato quantitativo
di cellule ed eventuale essudato. I prelievi devono essere multipli (solitamente 5 tamponi). Il materiale raccolto è
analizzato in laboratorio, allo scopo di identificare l'agente eziologico della sospetta uretrite e testare l'efficacia dei
comuni antibiotici con antibiogramma.
Spermiogramma.
È uno dei primi esami da effettuare in corso di accertamenti nell'infertilità di coppia, per valutare un'eventuale causa
maschile. Per standardizzare al massimo i criteri di esecuzione dell'esame, l'OMS ha fissato non solo i parametri seminali,
ma anche i criteri di raccolta ed esecuzione. In breve, la raccolta del campione di liquido seminale deve essere effettuata,
tramite masturbazione, dopo un periodo di "astinenza" dai rapporti sessuali compreso tra 2 e 5 giorni. Il campione deve
essere consegnato in laboratorio analisi entro un'ora dalla raccolta e analizzato microscopicamente entro due ore
dall'eiaculazione. Tre sono i parametri fondamentali nella valutazione del liquido seminale: la concentrazione (numero di
nemaspermi per ml), la motilità (capacità di movimento) e la morfologia (forma) degli spermatozoi, le quali, insieme,
influenzano la capacità fecondante degli stessi. Oltre a questi tre parametri, i cui criteri di riferimento sono fissati
dall'OMS, l'esame viene completato dalle caratteristiche chimico-fisiche del liquido seminale. Esiti comuni dello
spermiogramma sono:
-reperto nei limiti di norma: tutti i parametri sono entro i valori fisiologici, benché questo non implichi la certezza di
fertilità (che ricordiamo è un concetto che si attribuisce alla coppia)
-oligozoospermia (riduzine del numero degli spermatozoi): non implica con certezza infertilità, specie in caso di alterazioni
modiche;
-astenozoospermia (riduzione della motilità degli spermatozoi): gli spermatozoi presenteranno una motilità più o meno
compromessa, potenzialmente inefficace a raggiungere la cellula uovo;
-teratozoospermia (alterata morfologia degli spermatozoi): secondo il criterio di Kruger, sono considerati fisiologici valori
di spermatozoi a morfologia normale pari o superiori al 15% del totale. Si consideri che questo criterio è molto rigoroso
in tale valutazione, dal momento che l'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia come cut off il 4%. Le succitate
alterazioni possono presentarsi in associazione, potendo un soggetto riportare una contestuale alterazione del numero e
della motilità e della morfologia degli spermatozoi, configurando il quadro di oligoastenoteratozoospermia.
Azoospermia e criptozoospermia.
Consistono rispettivamente nell'assenza totale di spermatozoi nel liquido seminale, anche dopo centrifugazione e nella
presenza di un numero ridottissimo di spermatozoi, rilevabili esclusivamente dopo centrifugazione del liquido seminale.
Tali condizioni, se costanti, comportano sterilità.
Spermiocoltura
La spermiocoltura è un esame colturale del liquido seminale grazie al quale è possibile rilevare la presenza di batteri o
altri microrganismi patogeni nello sperma, consentendo di individuare infezioni a carico della prostata, delle vescichette
seminali e dell'epididimo. Generalmente la ricerca è volta all'individuazione di batteri Gram positivi, Gram negativi, miceti,
protozoi, e germi intracellulari quali Chlamydia e micoplasmi. In caso di positività si procede, come per gli altri esami
colturali, ali 'esecuzione dell 'antibiogramma. Tale esame può essere richiesto in pazienti con sintomatologia riferibile a
infezione delle vie genitali (algie peniene, orchialgie, algie e dolori urenti della regione perineale ecc.), ovvero in caso di
sterilità maschile, specie qualora siano state riportate anomalie dello spermiogramma. È consigliabile evitare di urinare
nelle due tre ore che precedono la raccolta del campione. L'esame non deve essere effettuato prima di 10 giorni dalla fine
di una terapia antibiotica ed è altresì consigliata un'astinenza dai rapporti sessuali di almeno cinque giorni. Il campione
deve essere raccolto in un contenitore sterile previa disinfezione dei genitali e inviato al laboratorio nel giro di un'ora
dall'emissione.
Semeiotica strumentale
Indagine urodinamica
L'indagine urodinamica permette una valutazione funzionale del basso tratto urinario, con lo scopo di definire i
meccanismi fisiopatologici responsabili delle alterazioni della fase di riempimento e svuotamento vescicale. Essa diviene
quindi molto utile per pianificare il trattamento più appropriato, medico, chirurgico o riabilitativo, da proporre a ciascun
paziente. Gli esami urodinamici si distinguono in non invasivi e invasivi.
L'uroftussometria è l'unica indagine urodinamica non invasiva. È un esame di semplice esecuzione e relativamente poco
costoso, indispensabile come test di primo livello per i pazienti con sospetta disfunzione del basso apparato urinario. Essa
fornisce informazioni oggettive relative al flusso urinario, mediante la rappresentazione grafica dell'atto minzionale su
due cartesiane: tempo e volume. Un flusso patologico indica un disturbo della fase di svuotamento vescicale, ma questo
test da solo non è in grado di definire la causa o la localizzazione della disfunzione: il flusso urinario infatti, è il risultato
finale del processo minzionale, che, a sua volta dipende da numerosi fattori: funzione detrusoriale, apertura del collo
vescicale, conduttività uretrale, pressione addominale, volume vescicale e integrità del controllo neurologico. I parametri
uroflussometrici da valutare, in accordo con la standardizzazione dell'International Continence Society (ICS) sono:
-delay time: è il tempo di latenza che intercorre dal momento in cui il soggetto si accinge a mingere e l'inizio della minzione
vera e propria. In genere è inferiore a 10 secondi e può allungarsi in caso di ostruzione o inibizione psicologica;
tempo di flusso: è il tempo totale, durante i quale avviene la minzione;
-flusso massimo (Qmax): è il valore massimo di flusso che viene registrato, espresso in milli-litri/secondo (ml/s). In genere
i pazienti vengono classificati sulla base del flusso massimo in "non ostruiti" (Qmax >15 ml/s), "dubbi per ostruzione"
(Qmax tra 15 ml/s e 10 ml/s) e "ostruiti" (Qmax <10 ml/s). Il valore di Qmax diminuisce con il progredire dell'età, di circa
2 ml per decade;
- tempo di flusso massimo (TQmax): è il tempo che intercorre tra l'inizio della minzione e il flusso massimo. Si ha un
valore normale quando il tempo necessario per raggiungere il flusso massimo ricade entro il primo terzo del tempo
totale di flusso;
- tempo di svuotamento: è il tempo necessario per raggiungere un completo svuotamento vescicale. In condizioni
normali, tempo di flusso e tempo di svuotamento coincidono, mentre in caso di ostruzione il tempo di svuotamento
sarà più lungo di quello di flusso, in quanto comprende anche il tempo tra una frazione e l'altra di flusso (flusso
intermittente o frazionato);
- flusso medio: si ottiene dividendo il volume vuotato per il tempo di flusso;
- volume vuotato: è la quantità totale di urine espulsa durante l'atto minzionale e corrisponde all'area sotto la curva;
- residuo post-minzionale (RPM): è la quantità di urina che rimane nella vescica a minzione conclusa. Può essere valutato
mediante tecnica ultrasonografica sovrapubica o mediante cateterismo vescicale estemporaneo. Sebbene non vi sia
un generale consenso sul valore normale di RPM, si può ritenere fisiologico un residuo inferiore a 80-100 ml;
- morfologia del tracciato: il tracciato relativo a un flusso normale è rappresentato da una curva armonica a forma di
campana, priva di significative modificazioni di ampiezza. Eventuali spike di breve durata (inferiori a 2 secondi) sono da
considerarsi come artefatti presumibilmente secondari a contrazioni sfinteriali o del torchio addominale. In condizioni
fisiologiche, lo svuotamento vescicale avviene quando si annullano le resistenze e si contrae il derisore. Nel caso in cui
questi due meccanici non si verifichino in maniera sincrona, si registra una curva di flusso anomale
L'uroflussometria dovrebbe essere eseguita in un ambiente confortevole per il paziente, così da ridurre al minimo l'ansia
da prestazione. Tale fenomeno, infatti, può essere tale da inibire o amplificare lo stimolo minzionale al punto di indurre il
paziente a svuotare la vescica in condizioni di scarso riempimento. Il volume di riempimento idoneo dovrebbe essere
compreso tra 150 ml e 350 ml. Le possibili conclusioni del referto sono: normale, patologico, "borderline", non valutabile
(ad es. per volumi vuotati esigui o eccessivi).
Studio pressione-flusso.
Consente di verificare la presenza di un'ostruzione cervico-uretrale, graduandone l'entità. Valuta la fase di svuotamento
vescicale registrando contemporaneamente la pressione detrusoriale e i valori di flusso: permettendo così lo studio della
contrattilità detrusoriale e delle resistenze uretrali durante la minzione. Nel soggetto normale lo studio pressione-flusso
consente di dimostrare che la minzione è dovuta alla contrazione detrusoriale e al simultaneo rilasciamento della
muscolatura cervico-uretrale, in assenza di una partecipazione significativa della muscolatura addominale. Tale studio è
molto utile in caso di ostruzione uretrale, dimostrando valori di flusso ridotti associati a elevate pressioni detrusoriali. La
condizione di ostruzione è spesso presente nell'uomo ed è secondaria a iperplasia prostatica benigna, stenosi uretrali o
rigidità del collo vescicale. Nella donna, invece, condizioni ostruttive si evidenziano in presenza di prolassi urogenitali di
alto grado e a seguito di interventi ipercorrettivi per incontinenza urinaria. I parametri più importanti da valutare in corso
di studio pressione-flusso sono:
-pressione detrusoriale (Pdet): è la pressione esercitata dal muscolo detrusore durante lo svuotamento vescicale, ottenuta
dalla sottrazione della pressione addominale da quella vescicale; -pressione detrusoriale massima (Pdet max): è la
massima pressione detrusoriale misura durante la minzione;
-flusso urinario massimo (Qmax): è il massimo valore di flusso registrato, espresso in ml/sec;
-pressione detrusoriale al flusso massimo: è la pressione detrusoriale misurata al momento del flusso massimo.
Le conclusioni del test possono essere:
1. ostruzione cervico-uretrale: quadro urodinamico caratterizzato da flusso ridotto associato a elevate pressioni
detrusoriali +/-reclutamento del torchio addominale;
2. assenza di ostruzione: flusso a morfologia regolare con Qmax>15 ml/s, associato a basse pressioni detrusoriali;
3. borderline: flusso a morfologia dubbia e con Qmax compreso tra 10 ml/s e 15 ml/s, associato a pressioni detrusoriali
solo lievemente incrementate;
4. ipo-acontrattilità detrusoriale: flusso ridotto associato a basse pressioni detrusoriali (ipocon-trattilità) o assenza di
contrazione detrusoriale (acontrattilità) a cui si associa reclutamento del torchio addominale, necessario per espletare
la minzione;
5. dissinergia vescico-sfinterica: quadro caratterizzato a flusso patologico frazionato ed elevate
pressioni detrusoriali secondario a mancato sincronismo tra contrazione detrusoriale e ri-lasciamento delle resistenze
uretrali. Generalmente di origine neurogena.
Durante le indagini urodinamiche possono essere utilizzati i test evocativi: si richiedono al paziente una serie di colpi di
tosse che possono evidenziare contrazioni detrusoriali anomale o difetti della trasmissione della pressione all'uretra
condizione tipica delle incontinenze da sforzo nelle donne.
Semeiotica radiologica
Rx diretta reno-vescicale.
È un esame semplice, rapido e deve essere condotto per evidenziare l'apparato escretore in toto. L’immagine permette
di identificare: l'ombra renale, l'ombra dei muscoli ileo-psoas e vescicale. Sono facilmente identificabili: calcoli lungo la
via escretrice, corpi estranei in seguito a traumi penetranti di varia natura o endoprotesi lasciate in sede dopo manovre
chirurgiche (ad es. sondini ureterali a doppio J, nefrostomie) L’alterazione del profilo del muscolo ileo-psoas o la mancata
identificazione dello stesso possono porre il sospetto di processi flogistici come psoiti o versamenti massivi in sede
retroperitoneale.
Pielografia
Consiste nell'introduzione diretta del mdc iodato nelle vie escretrici urinarie, per via retrograda mediante cateterismo
ureterale in corso di cistoscopia o per via anterograda mediante puntura percutanea di un calice renale; è un esame
invasivo che consente la visualizzazione della morfologia della via escretrice
Cistouretrografia
È lo studio radiografico della vescica e dell'uretra che può essere eseguito oltre che in corso di urografia anche per via
retrograda, iniettando il mdc attraverso l'uretra mediante un catetere posto in fossa navicolare. Tale esame si compone
di due fasi: la prima, retrograda, con iniezione del mdc transcatetere, fornisce informazioni morfologiche sull'uretra e
sulla vescica; la seconda, minzionale, in cui si invita il paziente a mingere: durante tale fase, mediante proiezioni oblique,
è possibile documenta-re l'apertura del collo vescicale, eventuali reflussi vescica-ureterali attivi e la morfologia dell'uretra
in fase di svuotamento. Tale indagine è utilizzata nello studio dell'incontinenza urinaria femminile e dei prolassi genitali,
nel sospetto di fistole e diverticoli vescicali e soprattutto nelle stenosi uretrali. Trova inoltre utile indicazione dopo
interventi chirurgici per valutare la tenuta delle suture vescicali o vescicouretrali
Ecografia
È un'indagine di primo livello di estrema importanza per lo studio di reni, vescica e prostata. Lo studio ecografico degli
ureteri, invece, è ostacolato (a eccezione del suo tratto prossimale e terminale) dal loro decorso retro-peritoneale e dalla
mancanza di un'adeguata finestra acustica. L'ecografia assume un ruolo di particolare importanza nello studio morfologico
del rene, nell'individuazione di masse renali, calcoli, idronefrosi. Tale esame trova inoltre ampia applicazione come guida
durante alcune procedure interventistiche (ad es. posizionamento di nefrostomia). Lo studio ecografico della vescica è di
norma eseguito per via transaddominale, a vescica repleta. Nello studio della vescica, l'ecotomografìa assume un ruolo di
particolare importanza nell'individuazione di aggetti endovescicali (sospetti per neoplasie vescicali), di materiale
endoluminale (calcoli, coaguli), nella determinazione dello spessore della parete vescicale e nella valutazione del residuo
post-minzionale. Lo studio ecografico della prostata può essere realizzato per via sovrapubica o transrettale. Consente di
valutare i diametri prostatici (e quindi di calcolarne il volume), l'ecostruttura ghiandola-re (ad es. cisti, ascessi), le
vescichette seminali. Trova indicazione nella valutazione morfologica preoperatoria della ghiandola e nell'esecuzione di
biopsie ecoguidate.
Urografia perfusionale.
Un tempo gold standard per lo studio delle patologie urologiche, in particolare quelle a carico della via escretrice come
litiasi e neoplasie, consiste nella somministrazione per via endovenosa di mezzo di contrasto (mdc) in grado di opacizzare
il parenchima renale, ma soprattutto le vie escretrici. Le immagini vengono acquisite con metodica tradizionale ovvero
scattando una serie di radiografie in se-quenza. Oggi è scarsamente impiegata anche se, con la corretta indicazione, è un
eccellente stru-mento diagnostico.
Scintigrafia renale.
Consente la valutazione funzionale del rene e assume particolare importanza nella valutazione comparativa della funzione
dei due reni. La scintigrafia sequenziale, in cui viene eseguita la scansione dopo infusione di diuretico (test alla
furosemide), è particolarmente importante per il corretto inquadramento delle uropatie ostruttive. La sua
somministrazione ev può consentire di distinguere pseudo ostruzioni come casi di rallentato transito per ipotonia della
pelvi renale o dell'uretere da ostruzioni vere dovute, ad esempio, a patologia ostruttiva del giunto pieloureterale.
Catetere vescicale È lo strumento più utilizzato per il drenaggio delle basse vie urinarie, viene posizionato per via
transuretrale nel completo rispetto delle norme di asepsi. I cateteri vengono convenzionalmente classificati in base a
diametro, materiale di produzione, numero di vie (e sistema di ancoraggio in vescica) e morfologia della punta.
Diametro -unità di misura e scala colore dei cateteri vescicali.
L'unità di misura dei cateteri e di buona parte degli strumenti urologici è lo Charrière (Ch) che prende il nome dal francese
Joseph-Benoit-Frédéric Charrière, costruttore di strumenti chirurgici della Parigi del XIX secolo. Nei paesi anglofoni (e
sempre più spesso anche in Italia) a Charrière si preferisce il termine French (F o Fr), di dizione certamente più agevole
nei paesi non francofoni, e che indica la medesima unità di misura ovvero 1/3 di mm. In altre parole 3 Ch=3 F=1 mm. Per
rendere più immediato il riconoscimento del diametro di un catetere è stata introdotta la scala colore (o codice colore)
ovvero una scala che identifica il diametro in Ch (o F) del catetere usato mediante il colore. Di seguito sono indicate le
associazioni fra diametro del catetere e colore (in genere è applicata una piccola fascetta colorata, a livello della valvola
del catetere), caratteristiche della scala colore:
Catetere ureterale
Sono cateteri che vengono inseriti all'interno dell'uretere, in genere mediante cistoscopia. Hanno calibro variabile, quelli
più usati hanno calibro di 6 F o 7 F e sono costruiti in materiale plastico, biocompatibile (poliuretano, silicone). Si
distinguono in autostatici e non autostatici, ma questi ultimi sono oggi utilizzati molto raramente. I cateteri autostatici si
dividono inoltre in interni (detti comunemente stent ureterali a doppio J) ed esterni (l'estremo distale del catetere esce
dal meato uretrale).
Lo stent ureterale a doppio J è di gran lunga il catetere ureterale più utilizzato nella pratica clinica. È applicato qualora vi
sia un ostacolo al deflusso dell'urina lungo l'uretere (tipicamente calcolo endoureterale, ma anche compressione
estrinseca, stenosi ecc.) con uretere sondabile; assicura il drenaggio dell'urina dalla pelvi renale alla vescica. La procedura
di posizionamento viene eseguita in sala operatoria per via endoscopica in anestesia spinale o generale. La forma del
comune stent ureterale, detta a doppio J è caratteristicamente a doppio ricciolo, agli estremi prossimale e distale,
finalizzati ad ancorare lo stent rispettivamente in pelvi renale e in vescica.
Cistoscopio Il cistoscopio è uno strumento che consente l'esplorazione della bassa via escretrice (uretra e vescica).
Storicamente lo strumento è di tipo metallico con estremità distale a becco di flauto del calibro variabile (8-26 F), più
frequentemente 17-22 F. Contiene un sistema ottico formato da prismi e lenti collegabili a una fonte luminosa per la
visione, un ponte che contiene uno o più canali operativi per poter eseguire prelievi mediante pinza endoscopica o
introdurre sondini (ad esempio doppio J). L'ottica del cistoscopio (diversi gradi 0, 12, 30 e 70 può essere collegata a una
telecamera per la visione su monitor delle immagini. Oltre al cistoscopio rigido, esiste anche il cistoscopio flessibile,
munito di fibre ottiche flessibili e con singolo canale operativo: questo è uno strumento sottile (intorno a 17 F di diametro),
che viene usato per le stesse indicazioni dello strumento rigido, ma con il vantaggio del piccolo diametro e della flessibilità
che rendono più tollerabile la procedura che, pertanto, può essere eseguita in regime ambulatoriale.
Ureterorenoscopio
È lo strumento che consente l'esplorazione delle vie escretrici superiori (uretere, pelvi e calici). L'ureterorenoscopio
semirigido è metallico ha un calibro variabile tra i 4 F e i 12 F, anche se i più usati hanno un calibro compreso fra i 6 F e gli
8 F. L'ottica varia da 0° a 6° a seconda del modello, e il canale operativo (da 2 F a 4 F) permette l'introduzione di diversi
dispositivi per biopsia, frammentazione (laser, sonde balistiche) e recupero dei calcoli (Fig. 16). Nei casi in cui sia
necessaria esplorazione della via escretrice intrarenale sono usati strumenti flessibili, la cui punta è manovrata
dall'operatore attraverso un manipolo posto alla base dello strumento stesso. Il calibro è variabile, ma i modelli più
utilizzati hanno diametro di circa 8 F, la lunghezza varia tra i 60 cm e i 90 cm. In alcune versioni l'estremità distale dello
strumento è dotato di doppia deflessione. La visione è possibile grazie a un fascio di fibre ottiche e, come tutti gli
endoscopi, lo strumento è dotato di un canale operativo per il transito degli strumenti e dei diversi dispositivi.
Recentemente sono stati messi in commercio strumenti digitali, con microchip sulla punta (chip on tip), in grado di
garantire una qualità dell'immagine eccezionale. In generale, con questi strumenti è possibile documentare la presenza
di patologia dell'alta via escretrice e di trattarne calcoli, neoplasie e stenosi.
Altri strumenti
La moderna urologia si avvale di numerosissimi strumenti, ciascuno con pecularità e con indicazioni (talora rare) proprie.
Fra questi si ricordano il resettore e il nefroscopio. Il primo consente l'esecuzione di interventi a carico di prostata e vescica
(TURB, TURP, trattamento mediante laser dell'adenoma prostatico). I principi sono i medesimi del cistoscopio, il calibro è
maggiore (intorno ai 26 F mediamente) e il canale operativo consente l'introduzione di componenti operative che
consentano la resezione dei tessuti (ansa elettrica), il trattamento della litiasi vescicale (pinze o sonde per la litotrissia), i
trattamenti laser (portafìbra e fibra laser).
Il nefroscopio è impiegato durante le procedure percutanee del rene (PNL o ECIRS) e può essere rigido o flessibile. Il calibro
varia da 12 F a 30 F (i più usati hanno calibro fra i 24 F e i 26 F), analogamente agli altri endoscopi urologici, lo strumento
è dotato di un'ottica che consente di ispezionare l'interno della via escretrice e di un canale operativo attraverso cui è
possibile introdurre, sotto visione diretta, sonde collegabili a diverse fonti di energia per la litotrissia e dispositivi (pinze e
cestelli) per la litolapassi. Si pensi infine al fatto che in questo capitolo sono stati descritti brevemente alcuni strumenti
"peculiari" dell'urologia, ma completamente tralasciati quelli che vengono usati anche in urologia ma sono di "respiro"
chirurgico generale, come gli strumenti per la chirurgia open, laparoscopica o robotica. La conoscenza di questi strumenti
va oltre gli scopi di questo testo ma è essenziale per gli specialisti che sono quotidianamente impegnati nella pratica
clinica.
Fonti di energia
Lo sviluppo delle fonti di energia applicate all'urologia è stato enorme nel corso degli ultimi anni, si pensi alla litotrissia o
al trattamento dell'adenoma di prostata o alla disponibilità di dispositivi tissue sealers in chirurgia open e laparoscopica.
Verranno di seguito sintetizzate le principali fonti di energia impiegate in ambito urologico.
Elettrochirurgia. Già diversi secoli prima di Cristo si conosceva l'uso del calore per la coagulazione dei tessuti, ma si deve
a un ricercatore di Harvard lo sviluppo del primo dispositivo elettrochirurgico all'inizio del XX secolo. Fu H. Cushing a
utilizzare "l'elettrobisturi" in campo medico per la prima volta nel 1926; successivamente questo tipo di apparecchio ha
subito
notevoli miglioramenti e oggi sarebbe inimmaginabile una sala operatoria senza elettrobisturi. In campo urologico
l'elettrobisturi, routinariamente impiegato in chirurgia open e laparoscopica, costituisce il "cuore" della chirurgia
endoscopica, della prostata e della vescica.
Energia bipolare. -Negli ultimi anni la tecnologia bipolare si è notevolmente evoluta e oggi per molti urologi rappresenta
una risorsa insostituibile. A differenza della tecnica monopolare, con la tecnica bipolare la porzione di tessuto interessata
al passaggio di corrente in alta frequenza è piccolissima. Ad esempio, se si utilizzano le pinze bipolari, i due elettrodi, attivo
e neutro, sono le due estremità distali della pinza e il passaggio di corrente avviene esclusivamente nel tessuto compreso
tra queste. La traiettoria della corrente è quindi molto corta e, semplicemente, il tessuto viene coagulato in una zona
delimitata utilizzando bassa potenza. Agendo sulle regolazioni dell'elettrobisturi è anche possibile il taglio dei tessuti. In
ambito chirurgico e urologico questa energia sta alla base non solo della coagulazione bi-polare con pinza ma anche di
diversi dispositivi tissue sealer (pinze per la chirurgia open ma soprattutto laparoscopica con cui è possibile la coagulazione
dei tessuti) a energia bipolare e radiofrequenza. In ambito endoscopico la resezione bipolare è possibile solo da alcuni
anni grazie allo sviluppo di doppie anse (una attiva l'altra neutra) o di sistemi detti "quasi bipolari", in cui l'elettrodo attivo
è l'ansa e l'elettrodo passivo la punta dello strumento. Per funzionare l'ansa bipolare deve essere immersa in soluzione
fisiologia, inoltre non è necessaria la "placca". Dalla sua introduzione alla fine degli anni '90 del secolo passato, la resezione
bipolare (in particolare prostatica) è diventata per molti autori gold standard in quanto consente risultati funzionali
paragonabili a quelli della tecnica monopolare, ma tassi di complicanze notevolmente inferiori. La TUR syndrome ad
esempio, temibile complicanza delle TURP causata dal riassorbimento del liquido di irrigazione contenente glicina, è
diventata aneddotica nei centri in cui la tecnologia bipolare è disponibile.
Ultrasuoni Gli ultrasuoni rappresentano un'utile fonte di energia sia in chirurgia sia nell'ambito della litotrissia
endoscopica. In chirurgia l'energia ultrasonica sta alla base di uno delle più note pinze tissue sealer, particolarmente
impiegata in laparoscopia in grado di coagulare e contemporaneamente sezionare il tessuto bersaglio. Nel setting della
litotrissia, l'energia ultrasonica è impiegata soprattutto nel trattamento dei calcoli renali in corso di procedura percutanea.
Brevemente, un piezo-cristallo di ceramica è fissato a una sonda metallica cava; la differenza di potenziale creata
dall'elettrificazione dell'elemento determina una vibrazione dello stesso a frequenze ultrasoniche che determina la genesi
di energia meccanica che viene erogata a contatto con il calcolo. Il vantaggio di questo tipo di litotrissia è l'atraumaticità
(è difficile causare danni della via escretrice) e il fatto che la sonda ultra-sonica è anche in grado di aspirare i frammenti
dei calcoli. Il principale svantaggio è costituito dal fatto che le sonde sono piuttosto rigide (non sono impiegabili in
endoscopia flessibile) e il loro calibro è incompatibile con i canali operativi dei moderni ureteroscopi semirigidi, mentre
l'ampio canale operativo dei nefroscopi standard accetta voluminose ed efficienti sonde ultrasoniche. Un'applicazione
degli ultrasuoni di relativamente recente introduzione è l'HIFU (high in-tensity focused ultrasound). Con questa
tecnologia, numerosi fasci di ultrasuoni ad alta energia vengono convogliati sul tessuto bersaglio determinando necrosi
del tessuto stesso. In urologia il tessuto bersaglio per eccellenza è la prostata (in caso di carcinoma) e sono possibili
trattamenti radicali (in cui tutta la prostata è trattata) o focali (solo la neoplasia). Va tuttavia sottolineato che tali
trattamenti sono ancora, per larga parte, sperimentali e i risultati a lungo termine sconosciuti.
Energia balistica Trova indicazione elettiva nella litotrissia. L'energia è generata dall'azione dell'aria compressa che viene
applicata su di un proiettile contenuto in una sonda metallica dedicata, chiusa alla sua estremità. L'energia del proiettile
viene trasmessa sulla punta della sonda e da qui al calcolo con il quale è messa a contatto. I vantaggi principali sono
l'atraumaticità della sonda e l'economicità del sistema, il principale svantaggio è determinato dal fatto che il calcolo,
investito dall'energia balistica, viene dislocato. Questa evenienza, che nella litiasi ureterale è detta push up, ricorda quello
che avviene nel biliardo con la pallina (calcolo) colpita dalla stecca (sonda) ed è da evitare in quanto può determinare la
retromigrazione del calcolo ureterale nella via escretrice endorenale e rendere necessarie procedure flessibili, talora
complesse e tediose. Per questo (e per altri) motivi questo tipo di litotrissia si riserva ormai quasi esclusivamente a calcoli
renali in corso di procedure percutanee. L'energia balistica e quella ultrasonica sono anche utilizzate da un unico
dispositivo (litotritore combinato), particolarmente efficace durante le procedure percutanee o in caso di cistolitotrissia
per calcoli voluminosi. Energia elettroidraulica, piezoelettrica ed elettromagnetica. Trovano oggi uso esclusivo nella
genesi dell'onda d'urto dei moderni litotritori L'energia elettroidraulica era in passato impiegata anche per la litrotrissia
intracorporea durante l'ureteroscopia, ma è il suo impiego è stato ampiamente superato.
Laser. Negli ultimi anni, in urologia più che in altre specialità, si è assistito a una notevole espansione dell'uso dei laser. I
fondamenti fisici del laser (light amplification by stimulated emission of radiation). In questa sezione verranno presi in
considerazione i laser più utilizzati in urologia e verranno sintetizzate principali caratteristiche e applicazioni cliniche: laser
Holmium (Ho): YAG (yttrium-aluminium-garnet). Comunemente chiamato laser a Olmio o Holmium laser è un laser molto
impiegato in urologia grazie alla sua efficacia e versatilità. Brevemente, dal punto di vista fisico, ha una lunghezza d'onda
pari a 2 .140 nm e una profondità di penetrazione di circa 400 micron. Ha eccellenti capacità di taglio e buone capacità di
coagulazione e, essendo di tipo pulsato, può essere impiegato anche per litotrissia. Sono disponibili sul mercato diversi
modelli con differenti potenze da (20 W a 120 W), potenze inferiori sono sufficienti per trattare i calcoli, potenze superiori
sono necessarie per le procedure sull'adenoma prostatico L'energia viene erogata attraverso fibre dal calibro vario da 200
micron a 1.000 micron. Le più piccole (200 micron) sono fondamentali in corso di endoscopia flessibile delle alte vie e
permettono litotrissia in situ consentendo procedure quali la RIRS. In sintesi, mediante questo tipo di laser è possibile
l'esecuzione delle seguenti procedure: trattamento di stenosi e neoplasie della via escretrice,
enucleazione/resezione/ablazione dell'adenoma prostatico (rispettivamente: HoLEP, HoLRP, HoLAP) litotrissia di ogni
distretto della via escretrice; laser lhulium: yttrium-aluminium-garnet (Tm: YAG). Comunemente chiamato laser al Tulio,
è un laser di relativamente recente introduzione nella pratica clinica. Dal punto di vista fisico, ha una lunghezza d'onda
pari a 2.013 nm e una profondità di penetrazione di circa 250 micron. Ha buone capacità sia di taglio che di coagulo ed è
anche in grado, con setting dedicati, di "vaporizzare" il tessuto. Come curiosità occorre sapere che il termine "vaporizzare"
è entrato nell'uso comune, ma è scorretto: il tessuto viene infatti "sublimato" ovvero passa dallo stato solido a quello
gassoso. Sono disponibili sul mercato diversi modelli, il più utilizzato ha una potenza di 70 W. L'energia viene erogata
attraverso fibre end fire di 800 micron. Essendo un laser di tipo continuo non può essere utilizzato per la litotrissia. In
sintesi, mediante questo tipo di laser è possibile il tratta-mento di stenosi e neoplasie della via escretrice,
enucleazione/vapoenucleazione/vaporizzazione dell'adenoma prostatico; laser KTP (kalium titanyl phosphate, KTP:N d):
YAG e LBO (lithium borat, LBO:Nd: YAG).
Poiché durante la sua attivazione si produce uno spettro cromatico verde, questo laser viene comunemente chiamato dai
pazienti "laser verde" e KTP tra gli addetti ai lavori. Ha una lunghezza d'onda pari a 532 nm e nei tessuti riccamente
vascolarizzati (come quello prostatico), una profondità di penetrazione di pochi micrometri. Questo dipende dal fatto che
l'energia è assorbita fortemente dall'ossiemoglobina. Il tessuto trattato con questo laser viene "sublimato" rapidamente
(circa 1 gr al minuto in mani esperte). Il principale vantaggio del laser è l'eccellente capacità di coagulazione, per cui è
possibile anche il trattamento di pazienti in terapia
antiaggregante o anticoagulante. Il modello più recente disponibile sul mercato ha una potenza di
180 W con energia erogata attraverso fibre side fire di 750 micron (Fig. 22). Essendo un laser di tipo continuo non può
essere utilizzato per la litotrissia. Grazie alla sua facilità di uso è il laser più impiegato nel mercato statunitense per il
trattamento dell'adenoma di prostata con tecniche laser-based. A oggi il trattamento dell'adenoma prostatico, detto PVP
ovvero vaporizzazione fotoselettiva dela prostata è l'unica procedura eseguibile con questo laser; altri due tipi di laser
(neodimio e diodi) sono disponibili ma meno utilizzati nella pratica clinica.
Healthcare practices significantly impact the management and survivability of infections related to urinary tract obstructions and kidney stones. Immediate intervention, such as drainage to relieve pressure, is crucial in cases complicated by sepsis or stones leading to infection . Utilizing appropriate imaging techniques for early and precise diagnosis helps tailor antibiotics to combat infections effectively . Rapid response with antibiotics post-identification reduces severe infection risks and potential for septic shock, which is vital for enhancing survival rates. Moreover, integrating surgical and endoscopic methods, like stent placements or nephrostomies, facilitates prompt obstruction relief, minimizing infection risks and improving patient outcomes in high-risk populations . Education on preventive measures and post-treatment follow-ups are essential to mitigate recurrence and hospitalization, emphasizing the role of comprehensive healthcare practice in managing such events successfully.
Non-urological factors play a significant role in diagnosing and differentiating renal colic-like symptoms. Conditions such as acute scrotum, characterized by pain and swelling, can mimic renal colic symptoms due to overlapping features like acute onset of pain and swelling, often linking the differential diagnosis to testicular torsion, epididymitis, or testicular tumors . Additionally, non-urological conditions such as retroperitoneal masses or hydronephrosis can affect the abdominal symmetry and are observed in ispections during the diagnostic process . Moreover, the presence of systemic symptoms like fever and neurovegetative signs (nausea, vomiting) associated with renal colic could also result from non-urological systemic conditions . Therefore, a comprehensive clinical assessment incorporating history, physical examination, and imaging is critical for distinguishing renal colic from other non-urological conditions presenting similar symptoms.
Management of ureteral stones is influenced significantly by their location. Proximal stones (near the kidney) often respond well to extracorporeal shock wave lithotripsy (ESWL) if smaller than 1 cm, as this method efficiently fragments stones with few complications . For distal stones, medical expulsive therapy (MET) using off-label α-blockers, calcium antagonists, and corticosteroids is recommended to alleviate discomfort and aid spontaneous passage due to the smooth muscle relaxation effects . Ureteroscopy with laser lithotripsy might be used where ESWL isn't successful, providing direct access and removal but with a minor risk of ureteral injury . The choice and success of each treatment depend on stone size, location, and any pre-existing conditions affecting renal function .
Hereditary factors significantly influence the onset and progression of prostate cancer, with genetic predispositions accounting for a considerable percentage of cases. Familial occurrences, particularly when first-degree relatives are affected before age 55, highlight a genetic predisposition, suggesting an autosomal dominant inheritance pattern involving rare high-penetrance genes that inhibit apoptosis . These genetic links necessitate tailored screening strategies that incorporate family history as a critical risk assessment component, advocating more intensive early screening for high-risk individuals. While lifestyle alterations play a role in prevention, genetic insights drive the need for targeted screening to catch aggressive forms early, potentially altering treatment pathways and outcomes .
Advancements in endoscopic technology have refined renal and ureteral stone treatment significantly, enhancing efficacy and safety. These technologies enable precise stone removal via minimally invasive routes, using laser lithotripsy to fragment stones effectively and facilitating direct visualization of the urinary tract through flexible ureteroscopes . Improved fiber optics and miniaturized instruments increase success rates in stone retrieval while reducing patient recovery time and hospital stays . Risks include potential ureteral injuries, infections, or trauma from instrumentation, such as abrasions or rare occurrences like ureteral avulsions, highlighting the need for skilled operators and post-operative monitoring to mitigate complications .
Complex renal stones require tailored therapeutic strategies differing from straightforward urolithiasis management due to their size, location, and potential complicating factors like anatomical abnormalities. First-line treatment for complex stones may involve percutaneous nephrolithotomy (PCNL), allowing direct access and removal, especially in staghorn calculi, as it manages large stone burdens more efficiently than other methods . Less invasive stresses include extracorporeal shock wave lithotripsy (ESWL) for smaller, less affected calculi, or if PCNL isn't suitable . Open surgical methods, while less common, are reserved for anatomically challenging cases or significant stone burden where other interventions fail . Each approach considers stone characteristics, patient condition, and concurrent health issues, optimizing outcomes by balancing effectiveness and procedural risk .
Identifying urinary tract tumors involves various challenges, primarily due to overlapping symptoms with other urological conditions and variable tumor characteristics. The preferred procedure for imaging is CT urography, which effectively highlights filling defects and is crucial for staging by identifying renal parenchyma invasion or distant lymphadenopathy . While ultrasound is a first-level tool due to its non-invasive nature, its diagnostic accuracy is limited . MRI offers a complementary role, matching CT urography's specificity and providing high-detail insights into tumor staging, although it is often reserved for specific cases, e.g., those involving children or pregnant women . Challenges include distinguishing tumors from benign conditions and evaluating tumor spread, but advanced imaging techniques assist significantly in differentiating between benign and malignant growths, guiding treatment plans effectively .
Staging and grading systems fundamentally influence treatment strategies for upper urinary tract neoplasms, dictating both the intervention intensity and follow-ups required. The TNM classification provides vital insights into tumor size, nodal involvement, and metastasis spread, determining surgical approach and the necessity of adjunctive therapies like radiotherapy or chemotherapy . Grading reflects the tumor's aggressiveness, with high-grade tumors like poorly differentiated carcinomas requiring more aggressive treatments and thorough surveillance due to higher recurrence risks . Such frameworks enable precision in therapeutic interventions, aligning them with tumor biology, thus balancing effective tumor control with the minimization of side effects, ultimately optimizing patient prognosis and quality of life .
Acute onset of urinary tract obstructions is characterized by sudden ureter blockage, leading to a quick increase in pressure and an abrupt cessation of kidney function. Patients may experience renal colic or high fever due to secondary infection, with signs potentially escalating to severe sepsis or septic shock . Typically, once the cause is removed, normal function returns . In contrast, progressive onset obstructions develop asymptomatically due to extrinsic or intrinsic causes, gradually leading to urinary tract dilation (ureteropelvic hydronephrosis) and compression of the renal parenchyma resulting in chronic renal damage . These cases might initially present no symptoms and often get discovered incidentally or during routine checks for other diseases .
Virologist technology, particularly through the use of multiparametric MRI, significantly enhances the diagnostic sensitivity of prostate cancer, offering detailed evaluations of prostate tissue and improved staging accuracy. This advancement aids in detecting and characterizing tumors with greater precision, guiding therapeutic decisions . Multiparametric MRI's integration into diagnosis allows non-invasive monitoring, complementing standard PSA testing and aiding in avoiding overtreatment of indolent forms . Consequently, imaging advancements facilitate personalized therapy, whether surgical, radiotherapeutic, or pharmaceutical, aligning interventions more closely with the disease's biological aggressiveness and the patient's clinical profile, thereby optimizing outcomes .