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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI CATANIA

FACOLTA DI MEDICINA E CHIRURGIA


CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA

ASSISTENZA INFERMIERISTICA
AD UN PAZIENTE AFFETTO
DA CIRROSI EPATICA SCOMPENSATA:
ASCITE.

ANNO ACCADEMICO 2014/2015


Miriam Bascetta
I Anno
Q78000644

INDICE
RIASSUNTO ................................................................................................................................ 3
INTRODUZIONE ......................................................................................................................... 5
FEGATO ................................................................................................................................... 5
CIRROSI EPATICA .................................................................................................................. 8
ASCITE ................................................................................................................................... 10
CASO CLINICO- DISCUSSIONE ............................................................................................. 11
NURSING: PROCESSO ASSISTENZIALE .............................................................................. 13
1 FASE: ACCERTAMENTO................................................................................................. 13
2 FASE: DIAGNOSI INFERMIERISTICA .......................................................................... 14
3FASE: PIANIFICAZIONE .................................................................................................. 16
4 FASE: ATTUAZIONE ........................................................................................................ 17
5 FASE: VALUTAZIONE ..................................................................................................... 18
DISCUSSIONE ........................................................................................................................... 19

RIASSUNTO

Nel presente elaborato ho deciso di trattare una patologia oggigiorno molto comune:
l'ascite. Tale patologia interessa un organo fondamentale del corpo umano, il fegato, ed
lo stadio avanzato di unaltra patologia che prende il nome di cirrosi epatica.

Durante il periodo di tirocinio di formazione in chirurgia generale e medicina interna,


mi capitato di affrontare casi clinici affetti da tali patologie che sicuramente mi hanno
permesso di approfondire e ampliare le mie conoscenze.
La risoluzione di questo elaborato prefissa in me l'obiettivo di crescere in campo
infermieristico non solo personalmente, ma anche professionalmente.

Nella pratica infermieristica l'infermiere si deve prendere cura del paziente non solo a
livello personale ma anche a livello medico: si parla, infatti, di assistenza
infermieristica. Questultima indica l'attivit relativa all'assistenza sanitaria rivolta
all'individuo, alla comunit o alla popolazione sia che siano soggetti malati o sani, al
fine di recuperare uno stato di salute ottimale e migliorare sempre pi il proprio stato di
salute.

L'assistenza infermieristica si pu suddividere in 5 fasi:


Accertamento
Diagnosi infermieristica
Pianificazione
Attuazione
Valutazione.
Non fanno parte delle 5 fasi del processo di assistenza infermieristica i problemi
collaborativi, che rientrano nella fase di diagnosi infermieristica e che comunque sono
fondamentali nel processo infermieristico. Con problemi collaborativi si intendono tutti
quei problemi del paziente che non si rifanno solo ad una determinata patologia ma

che abbracciano pi branche della medicina (es: il paziente diabetico ha bisogno sia di
un nutrizionista, sia di uno psicologo, pu aver bisogno di un cardiologo ecc.).
Di seguito vengono analizzate brevemente ciascuna delle 5 fasi dellassistenza
infermieristica:

ACCERTAMENTO: tale fase corrisponde all'anamnesi del paziente e quindi alla sua
osservazione, alla rivelazione del suo processo patologico e al suo stile di vita. Questo
utile a rilevare i possibili bisogni assistenziali che l'infermiere chiamato a soddisfare.

DIAGNOSI INFERMIERISTICA: tale fase, che differisce dalla diagnosi medica,


consiste nellidentificare come lassistito si pone e risponde alla patologia; possono
esserci ovviamente pi diagnosi infermieristiche per un dato paziente in quanto possono
esserci pi bisogni assistenziali.

PIANIFICAZIONE: in tale fase si identificano gli obbiettivi da raggiungere stabilendo


le priorit di interventi.

ATTUAZIONE: fase in cui viene messo in pratica quanto precedentemente stabilito


nella pianificazione.

VALUTAZIONE: fase ultimale in cui viene effettuato il confronto tra gli obbiettivi
preposti ed i risultati raggiunti.

INTRODUZIONE
CENNI FISIOPATOLOGICI

FEGATO
Il fegato la ghiandola pi voluminosa del corpo umano ed una ghiandola a
secrezione endocrina ed esocrina posizionata al di sotto del diaframma e localizzata sul
lato destro tra questo, il colon trasverso e lo stomaco. Il fegato gioca un ruolo
fondamentale

nel

metabolismo

svolge

una

serie

di

processi

tra

cui

l'immagazzinamento del glicogeno, la sintesi delle proteine del plasma, la rimozione di


sostanze tossiche del sangue e la produzione di bile, importante nei processi di
digestione.

Fig. 1 Fegato

Il fegato uno degli organi pi complessi del corpo umano per via delle grandi quantit
e variet delle sue funzioni, tutte preziosissime per il nostro organismo. Purtroppo la
complessit del suo funzionamento fa s che, molto spesso, se ne sconoscano le
caratteristiche e quindi anche l'importanza; inoltre il fegato non quasi mai associato ad
una funzione ben precisa che lo rende immediatamente riconoscibile e quindi pi
familiare.
L'esperienza dei medici indica chiaramente come, quando si ignora la funzione di un
organo, si trascurano le strategie adatte per prendersene cura. Per questo diventa
importante avere un po' pi chiaro il tipo di ruolo che compie il fegato all'interno del
nostro corpo.
Le principali funzioni del fegato sono le seguenti:

Produzione di bile che serve per emulsionare i grassi e rendere quindi possibile
il loro assorbimento da parte dell'intestino.

responsabile della gluconeogenesi, ossia la formazione di glucosio


indispensabile per nutrire le cellule del corpo umano.

responsabile della sintesi del colesterolo, sostanza che spesso viene


comunemente definita cattiva ma che, in realt, nella quantit prodotte da un
fegato sano, essenziale per la vita delle cellule del corpo.

responsabile della sintesi dei trigliceridi, fondamentale fonte di energia per la


vita cellulare.

Produzione di fattori di coagulazione come il fibrinogeno e la trombina.

Funziona quale deposito di emergenza per la vitamina B12, il ferro e il rame.

Oltre a costruire o trasformare, il fegato distrugge le sostanze inutilizzabili dopo


che queste hanno esaurito la loro funzione e sono state rimpiazzate da altre, pi
attive: tra queste citiamo l'emoglobina e l'ammoniaca, che viene trasformata in
urea, sostanza pi tollerabile per l'organismo. Inoltre il fegato demolisce e
cattura le sostanze tossiche che il nostro corpo pu assumere pi o meno
accidentalmente. Questa azione di metabolizzazione delle sostanze chimiche
viene sfruttata farmacologicamente per introdurre nel nostro corpo i farmaci che
cosi possono liberare i propri principi attivi anche grazie all'azione del fegato.

Un'altra funzione curiosa e fondamentale del fegato consiste, nei primi tre mesi
di gestazione, nella produzione i globuli rossi nel feto, in attesa che il midollo
osseo si sviluppi compiutamente.

Queste sono solo alcune delle funzioni del fegato, probabilmente le pi importanti, ma
sicuramente non le uniche.
Per comprendere in fondo la complessit di questorgano basti pensare che, mentre altri
organi (es. cuore, reni e polmoni), se non funzionanti o inefficienti, possono essere
sostituiti da macchinari che contribuiscono al corretto funzionamento degli suddetti
organi, nel caso del fegato non esiste uno strumento in grado di sostituirlo nello
svolgimento delle sue funzioni.

Fig. 2 Posizionamento del fegato rispetto agli altri organi

CIRROSI EPATICA
La cirrosi epatica una patologia che rappresenta il quadro terminale della
compromissione del fegato.
Tale patologia assai ampiamente diffusa nel mondo occidentale e, in buona parte dei
casi, dovuta o ad un abuso di alcol, oppure ad epatiti croniche virali o di altra natura.
Sicuramente la caratteristica pi evidente della cirrosi epatica lalterazione della
struttura del fegato con fibrosi e rigenerazione sotto forma di noduli. Linsorgere di tale
patologia il risultato di un processo di continuo danno e riparazione del parenchima
epatico con conseguente formazione di ponti fibrosi tra le unit elementari che
costituiscono il fegato: i lobuli.
Questo disordine architetturale conduce ad un malfunzionamento del fegato sia dal
punto di vista metabolico sia dal punto di vista sintetico.
Durante lo stadio iniziale della malattia, la cirrosi asintomatica: si parla infatti di
cirrosi compensata. possibile che passino diversi anni senza accorgersi dei danni che
il fegato sta subendo. Ci dovuto al fatto che la pressione sanguigna della vena porta
non ancora eccessivamente alta e al fatto che esista ancora un buon numero di
epatociti capaci di svolgere le loro funzioni in modo adeguato. Se durante questo
periodo non viene cominciata alcuna terapia e non viene eliminata la causa della
malattia, la pressione della vena porta continua ad aumentare e sempre un minor numero
di epatociti potr sopperire a quelli inizialmente gi distrutti.
I primi sintomi avvertibili dopo una continua degenerazione epatica sono:
Perdita di appetito
Perdita di peso
Perdita di massa muscolare
Negli stadi avanzati della malattia, durante la cos detta cirrosi scompensata, compaiono
sintomi pi evidenti, quali:
Ittero: colorazione giallastra della pelle
Aumento di volume dell'addome: ascite
Edemi agli arti inferiori
Prurito

Piastrinopenia: quantit di piastrine inferiori al normale, con alterazioni della


coagulazione e facili sanguinamenti (ecchimosi e petecchie).
Possibili sono anche problemi alla cute (eritemi palmari, angiomi), rarefazioni dei peli
ecc.; questi effetti sono dovuti all'eccesso di estrogeni, che il fegato cirrotico non pi
capace di metabolizzare.

Fig. 3 Fegato sano e fegato cirrotico a confronto

L'insorgenza delle complicanze della malattia quella che definisce la cirrosi epatica
scompensata. Le complicanze pi rilevanti sono:

Ascite;

Peritonite;

Emorragia gastrointestinale;

Encefalopatia epatica;

Sindrome epatorenale;

Epatocarcinoma;

Trombosi portale.

ASCITE
L'ascite la complicanza pi frequente della cirrosi epatica e consiste nell'accumulo di
liquido nell'addome, generalmente associata ad un peggioramento della qualit di vita,
ad un aumentato rischio di infezioni e di problemi renali.

Fig. 4 Aumento del volume addominale a causa della presenza di liquido ascitico

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Lascite provocata da diversi fattori tra cui: l'ipertensione portale, l'alterazione a carico
del rene che non riesce ad eliminare in modo opportuno il sodio e quindi tende anche a
trattenere maggiori quantit di acqua e infine la riduzione delle proteine che vengono
prodotte dal fegato (albumina), che svolgono un ruolo cruciale nel trattenere i liquidi
all'interno dei capillari sanguigni.
La comparsa di ascite nel paziente con cirrosi epatica un segno negativo: infatti la vita
media di chi presenta tale problema si riduce approssimativamente da circa 10 anni
quando la cirrosi non complicata a 2-4 anni nel caso in cui si sia presentata l'ascite.
La comparsa di ascite una delle cause principali di ricovero del paziente epatopatico,
assieme al sanguinamento gastroenterico.
I principali disturbi provocati dall'ascite sono variabili soprattutto in relazione alla
quantit di liquido accumulato. Se la quantit di liquido addominale poca possibile
non accusare alcun disturbo, se invece la quantit di liquido abbondante si avverte un
senso di peso, di ingombro dovuto alla distensione dell'addome. I movimenti possono
risultare particolarmente complicati e pu comparire anche difficolt respiratoria,
stanchezza, riduzione dell'appetito con senso di saziet precoce per la distensione
causata dal liquido addominale e conseguente progressiva perdita di massa muscolare.
Nonostante la perdita di massa muscolare, da sottolineare che in realt il peso
corporeo del paziente tende ad aumentare in relazione alla quantit di liquido presente a
livello addominale: ovviamente, nonostante laumento del peso, il corpo del paziente
tende a deperire.

CASO CLINICO- DISCUSSIONE


Mario Bianchi, di anni 70, pensionato di Patern, viene trasferito dal pronto soccorso
nel reparto di medicina interna del Garibaldi Centro.
Il paziente viene portato immediatamente in camera, dove vengono rilevati dal
personale infermieristico addetto i parametri vitali, quali temperatura corporea,
pressione arteriosa, frequenza cardiaca e frequenza respiratoria.
Il paziente presenta febbre alta, intorno ai 39, una pressione arteriosa di 140/70 e non
presenta anomalie in termini di frequenza cardiaca. Per quanto riguarda la frequenza

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respiratoria, il paziente mostra un lieve affanno, cosicch viene utilizzata


lossigenazione artificiale; infine il valore glicemico nella norma: 90 (paziente non
diabetico).
Viene eseguito un elettrocardiogramma (ECG) che non mostra segni di scompenso.
Sotto una prima analisi, viene identificato il paziente come un paziente deperito che
mostra tuttavia un esteso rigonfiamento delladdome e un colore giallastro della pelle:
tutti sintomi di un soggetto affetto da ascite.
Dopo aver effettuato queste prime analisi, abbiamo iniziato a raccogliere tutti i dati
relativi alla vita del paziente, quali stato di salute e situazione familiare.
Il paziente non comunica gravi problemi di salute e non ha subito in precedenza
interventi chirurgici, ma, come gi precedentemente ipotizzato in relazione ai sintomi,
informa di avere problemi al fegato da 4 anni.
un paziente con scarsa mobilit e poca autonomia e questo stato confermato dal
fatto che passa le sue giornate a letto accudito da un nipote che, per, per motivi
lavorativi non era presente con lui al suo arrivo in ospedale.
Il paziente lamenta di avere una situazione familiare non molto felice in quanto, dopo
essere rimasto vedovo da 5 anni, non ha pi nessun rapporto con la sua unica figlia da
ormai 3 anni; lascia inoltre intendere che delle volte ha trovato compagnia nellalcol,
che con grande probabilit la causa primaria dei suoi problemi al fegato.
Con il passare degli anni, non ha mai smesso di bere alcol, anzi addirittura diventato
un vero e proprio abuso che lo ha condotto a mostrare i primi sintomi dei suoi problemi
al fegato: stanchezza, mancanza di appetito, nausea e alle volte dolori addominali.
Negli ultimi 3-4 mesi il paziente presentava un aumento del volume addominale, dovuto
allaccumulo di liquido ascitico, ma nonostante la sintomatologia ha sempre rifiutato di
sottoporsi a cure e controlli medici.
Nonostante la diagnosi possa essere abbastanza ovvia, il medico prescrive un
emocromo completo per avere la certezza della presunta diagnosi. Il risultato delle
analisi permette di poter controllare i livelli di transaminasi (GOT e GPT), due enzimi
prodotti dal fegato quando le sue cellule si rompono a causa dell'infiammazione.

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I pazienti cirrotici presentano abitualmente anche altre alterazioni negli esami del
sangue:

Elevazione della bilirubina, dovuta al fatto che il fegato non riesce pi a


depurarla dal sangue in maniera ottimale

Riduzione dei fattori della coagulazione, in particolare dell'attivit protombinica


(per un difetto dell'utilizzazione della vitamina K nel fegato);

Riduzione dei livelli di albumina, in quanto il fegato non ne produce in quantit


adeguata);

Riduzione del numero di piastrine, dovuto al sequestro che avviene all'interno


della milza, la quale si ingrossa a causa del fegato ammalato.

Infine, si predispone un catetere venoso periferico (CVP) per eventuale terapia e


somministrazione di farmaci.

NURSING: PROCESSO ASSISTENZIALE

1 FASE: ACCERTAMENTO
Nel processo di assistenza, l'accertamento la valutazione critica di elementi
informativi sulle capacit dell'individuo, gruppo o famiglia, allo scopo di identificare
elementi migliorabili nell'indipendenza di cura del soggetto sensibili alle azioni di
nursing (non invasive, non basate su farmaci).
I dati dell'accertamento devono essere raccolti e ordinati in modo da prevenire
l'omissione di informazioni utili per la formulazione della fase successiva del processo
di nursing e cio la diagnosi.
Per organizzare i dati si possono usare dei modelli di riferimento. In questa sede
utilizzeremo il modello dell'accertamento fisiologico sviluppato dalla Gordon.
La Gordon propone che l'infermiere debba suddividere i dati raccolti in 11 diverse aree
e poi le valuti per determinare se l'area o il modello sia funzionale o non funzionale per
un particolare utente.

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La struttura dei modelli funzionali della Gordon ha carattere olistico e si applica alla
persona in considerazione del fatto che le entit distinte vanno ricollegate all'unicit e
complessit della persona.
I modelli funzionali (fisiologici) specificati dalla Gordon includono:

Percezione e gestione della salute: il paziente presenta uno sguardo spento, non
sembra allarmato. Non fumatore. Edemi negli arti inferiori.

Nutrizione e metabolismo: il paziente ha mancanza di appetito, mangia


sporadicamente durante il giorno. Non segue una corretta alimentazione. Mangia
cibi contenenti troppo sale. Fa abuso di alcol.

Eliminazione: il paziente non ha problemi gravi per quanto riguarda


l'evacuazione.

Attivit ed esercizio fisico: il paziente non svolge nessun attivit fisica. Scarsa
motilit. Spesse volte trascorre le sue giornate a letto.

Riposo e sonno: il paziente non ha problemi a dormire. Dorme circa 13-14 ore al
giorno.

Sessualit e riproduzione: il paziente non svolge attivit sessuale da molto


tempo.

Ruolo e relazioni: il paziente non ha una vita sociale molto attiva. Ha rapporti
solo con il nipote.

Percezione e concetto di s: il paziente non sembra impaurito. Dimostra


rassegnazione.

Adattamento e tolleranza allo stress: //.

Valori e convinzioni: paziente religioso ma non praticante.

2 FASE: DIAGNOSI INFERMIERISTICA


La fase di diagnosi infermieristica la fase del giudizio clinico che vincola l'infermiere
ad assumere una responsabilit di presa in carico o meno, alla luce dei risultati
perseguibili con la sua offerta di assistenza.

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Le diagnosi sono giudizi del nursing che risolvono il problema interpretativo iniziale
costituito da comportamenti e performance accertate. Con la diagnosi la differenza
viene interpretata e correlata alla probabilit di miglioramento per evoluzione spontanea
o indotta dall'assistenza.

1 DIAGNOSI INFERMIERISTICA
CIRROSI EPATICA
DEFINIZIONE: la cirrosi epatica una patologia del fegato dovuta ad
un'infiammazione cronica del fegato ed alla trasformazione dell'organo in tessuto
fibroso (con cicatrici e setti). Il risultato finale la distruzione della normale architettura
di quest'ultimo.
CARATTERISTICHE DEFINENTI: nella prime fasi, i sintomi possono essere anche
non visibili. Nel corso degli anni, con il progredire della formazione di tessuto
cicatriziale nel fegato, si osservano: perdita di appetito, affaticamento, nausea e vomito,
perdita di peso, ittero e prurito.
FATTORI CORRELATI: abuso di alcol.

2 DIAGNOSI INFERMIERISTICA
ASCITE
DEFINIZIONE: l'ascite la complicanza pi frequente della cirrosi epatica e consiste
nell'accumulo di liquido nell'addome, il cosiddetto liquido ascito.
CARATTERISTICHE DEFINENTI: l'ascite la stadio avanzato di una cirrosi
scompensata.
FATTORI CORRELATI: disturbi al fegato.

PROBLEMI COLLABORATIVI:
I problemi collaborativi sono spesso citati come problemi che l'infermiere deve
riconoscere e risolvere in collaborazione con le altre figure sanitarie.

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Il paziente presenta apatia e pertanto si richiede un consulto con uno specialista


(psicologo); richiesta, inoltre, la presenza di un nutrizionista in quanto l'alimentazione
del paziente scorretta. Il paziente si alimenta con cibi contenenti troppo sale (salumi,
formaggi, insaccati, grissini ecc.). Il paziente ha bisogno, anche, di un fisioterapista
poich un paziente con scarsa motilit.

3FASE: PIANIFICAZIONE
In questa fase si prepara un programma degli interventi assistenziali che si
propongono per realizzare gli obiettivi di nursing.
PIANIFICAZIONE 1DIAGNOSI: CIRROSI EPATICA
Obiettivi: non esiste una vera e propria risoluzione totale per la cirrosi epatica. Bisogna,
bens, evitare la degenerazione della malattia e consentire un miglioramento dello stato
di salute del paziente.
Interventi: si consiglia una dieta iposodica, ipercalorica, arricchita di vitamina K;
occorre abolire l'alcol attraverso una terapia di supporto psicologico oppure con
antidepressivi. Fare particolare attenzione al paracetamolo (nel caso specifico non verr
somministrato quest'ultimo per abbassare la temperatura corporea del paziente) che ha
azione tossica e ai farmaci in genere, che hanno escrezione per via epatica.

PIANIFICAZIONE 2DIAGNOSI: ASCITE


Obiettivi: consentire al paziente uno stile di vita migliore.
Interventi: oltre alla preparazione della persona alle indagini diagnostiche e alla
somministrazione della terapia, importante che l'infermiere valuti periodicamente nel
paziente con l'ascite i seguenti parametri: i parametri vitali, il peso corporeo, la
circonferenza addominale, la dieta e l'apporto di liquidi giornaliero. Anche la palpazione
dell'addome pu essere eseguita giornalmente.
Per quanto riguarda la monitorizzazione del liquido ascitico viene eseguita una pratica
medica chiamata paracentesi.

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La paracentesi consente l'evacuazione di liquido ascitico dalla cavit peritoneale. Questa


procedura pu essere eseguita a scopo diagnostico, per valutare il liquido ascitico, o a
scopo terapeutico-palliativo per rimuovere il liquido, diminuire i sintomi e il disagio del
paziente.
Una volta che il liquido ascito stato aspirato tramite paracentesi, quest'ultimo viene
sottoposto ad una serie di esami di laboratorio:

Differenza di proteine (albumina tra sangue e ascite);

Numero dei globuli bianchi, soprattutto di un particolare gruppo di globuli


bianchi, i neutrofili;

Esame colturale, che permette di identificare l'agente che determina l'infezione


se presente.

Fondamentale la somministrazione di albumina, una fondamentale proteina del fegato.

4 FASE: ATTUAZIONE
Nella fase dell'attuazione si realizza concretamente l'assistenza infermieristica. In questa
fase l'infermiere mette in atto le abilit necessarie per far fronte alle diagnosi
infermieristiche del paziente e per risolvere i bisogni di salute di quest'ultimo.
L'esecuzione richiede alcuni (o tutti) dei seguenti interventi:

Accertare e controllare (ad esempio, registrare parametri vitali).

Svolgere interventi terapeutici.

Rendere il paziente pi sereno ed aiutarlo nelle attivit della vita quotidiana (ad
esempio, riposizionarsi).

Assicurare le funzioni respiratorie.

Assicurare l'alimentazione e l'idratazione.

Assicurare l'eliminazione intestinale ed urinaria.

Assicurare l'igiene e il confort.

Assicurare la funzione cardiocircolatoria.

Assicurare un ambiente terapeutico e sicuro.

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Fornire un appoggio emotivo.

Insegnare e consigliare.

Indirizzare il paziente ad istituzioni e servizi appropriati.

Durante l'attuazione, l'infermiere non si esime:

Dal riproporre una nuova valutazione come verifica in itinere se gli interventi
programmati rimangono inappropriati.

Dal revisionare e modificare il piano di assistenza.

Cercare aiuto, stabilendo, se necessario, l'intervento di altri membri dell'equipe o


di altre informazioni.

L'infermiere mette in pratica, inoltre, tutto ci che era stato pianificato nella terza fase
del processo assistenziale.
Somministra farmaci, rileva parametri vitali, esegue prelievi di sangue venoso ed esegue
la paracentesi.
Naturalmente tutto ci che verr eseguito sul paziente verr documentato nella cartella
infermieristica.

5 FASE: VALUTAZIONE
La valutazione l'ultima fase del processo infermieristico e si riferisce al giudizio sul
rapporto tra esiti e obiettivi. La valutazione costituisce la condizione necessaria per le
ulteriori scelte di intervento e di miglioramento possibile del programma stesso.
Nel caso specifico del signor Bianchi si pu confermare che il paziente, dopo circa 3 ore
dal momento del ricovero, grazie alla terapia somministratagli, non presenta pi
piressia.
Durante il periodo di degenza in ospedale, pari a 20 giorni, sono stati aspirati circa 15
litri di liquido ascitico.
Il paziente non mostra ancora uno stato di serenit emotiva ma comunque si
dimostrato pi aperto al dialogo con il personale medico/infermieristico.

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Al momento della dimissione, il paziente ed il nipote vengono informati sul nuovo stile
di vita che il paziente deve adottare da quel momento in avanti.
In particolare necessario:

Non sollevare pesi o compiere sforzi.

Cambiare posizione lentamente per evitare episodi di ipotensione.

Mantenere una buona igiene intestinale.

Evitare il consumo di alcolici.

Seguire una dieta iposodica.

Misurare ed annotare quotidianamente il peso corporeo.

Eseguire giornalmente dei movimenti fisici che gli consentano di non rimanere
troppo a letto.

Aprirsi a dialoghi per combattere sempre pi la sua condizione di apatia.

DISCUSSIONE
Il compito del personale infermieristico non soltanto quello di somministrare una
cura al paziente, ma anche quello di prendersi cura del paziente.
L'essere diventata una tirocinante di infermieristica mi ha permesso di entrare in un
mondo che sconoscevo.
Durante il mio, seppur ancora breve, percorso formativo ho avuto modo di constatare
come un paziente necessita non solo di assistenza e supporto medico, ma anche di un
reale supporto morale. Il condividere emozioni, sentimenti e sofferenze rientra a far
parte del nostro ruolo di infermieri nella vita nei nostri pazienti al fine di potergli
trasmettere serenit e armonia. Tutto questo costituisce sicuramente un punto da cui
poter trarre grandi soddisfazioni professionali e personali.
Nella mia esperienza con il paziente in questione, ho avuto modo di constatare che,
durante il suo periodo di degenza in ospedale, ha presentato notevoli cambiamenti a
livello emotivo, in quanto, grazie ad un dialogo continuo e liberatorio, passato da un

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primo stadio in cui non era in grado di esternare alcuna emozione, ad uno stadio in cui
riuscito, anche se non del tutto, a provare emozioni che ormai non provava da tempo.
Sicuramente essere consapevoli che il proprio lavoro costituisce un potenziale aiuto al
paziente notevolmente gratificante e permette anche a me che esercito questa
professione di provare forti emozioni.
Inoltre se notiamo che il nostro aiuto non sufficiente a risolvere ed alleviare la
situazione di salute del paziente, spesse volte bisogna soltanto fare un passo indietro e
rivedere ci che bisogna cambiare nel piano d'assistenza attuato.
Ammettere i propri errori e correggerli non segno di debolezza ma segno di umilt e
professionalit.

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SITOGRAFIA
www.wikipedia.it

www.farmacoecura.it

www.my-personaltrainer.it

www.curareilfegato.it

www.cirrosi.com

www.chirurgiadelfegato.it

www.scienzeesalute.blogosfere.it

www.humanitas.it

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