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BIBLIOTECA STORICA

DI

DIODORO SICULO
VOLGARIZZATA

DAL CAV. COMPAGNONI

TOMO SECONDO

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA DI C IO . BATTISTA SONZOGHO

1820.

BIBLIOTECA STORICA
DI

D 1 O D O RO

SICULO

LIBRO

TERZO,

a p i t o l o

p r i m o

'Argomento di questo libro*

U n o dei due libri precedenti contiene le antiche imr prese de re egizj, e la storia favolosa degli Dei delT Egitto , e quanto riguarda il Nilo, i frutti gli ani mali di quel paese, e la situazione di esso, e le leggi, e i giudizj degli abitanti : 1 altro contiene le cos del* 1 Asia, e ci che negli antichi tempi fecero gli Assirj, ' ed in ispecie i natali e la elevazione di Semiramide , e come fabbric Babilnia e molte altre citt , e guid grande esercito contro gl* Indiani ; e tratta pure de* Caldei, e dell* osservare eh* essi facevano gli astri ; e dell'India, e degli Sciti, e delle Amazzoni, e degli Ipeix borei. 5 e quindi dell*Arabia ? e delle mirabili cose su*,

ed infine dellisola trovata al mezzogiorno (i). Ora in questo, che segue , palleremo degli Etiopi, de Libii r e degli Atlantidi. C apitoli)
IL

Antichit degli Etiopi sopra gli altri uomini; e come gli Egizj sono una colonia de medesimi. Gli Etiopi dicono d essere stati i primi di tutti gli uomini, e danno manifeste prove di questa asserzione. Imperocch per consenso di lutti essi sono indigeni del loro paese, e non venuti in esso da altra parte; e perci con ragione si chiamano autoctoni. Che poi abitando la plaga di mezzogiorno sia credibile che fossero i primi ad essere generati aHa vita, a tutti chiaro per la ra gione , che avendo il calor del soie ivi prima che altrove asciugata la terra gi umida, e nella prima preparazione delle cose avendole data la virt di vivificare, trovasi consentaneo al vero , che il luogo prossimo al sole sia stato il primo ad avere prodotto le cose animate. Asse riscono ancora, che presso loro furono inventate le
' (*) I lesti correnti presentano questa enumerazione disordinata e anctmte. ]1 Vfsselimgio ha riconosciuto, che con poche variazioni d aggiunte si potrebbe edere ordine al discorso; e nota che il Bodoniano aggiunse in ultimo l'indicazione della Taprobana. Fini sce poi dicendo, che a ipoiti una tale opera parrebbe forse troppo calda. Io non ho temuto questo giudizio. Ho temnto piuttosto, che i si facesse il rimprovero di dissimulare lingiuria fatta al testo \ o per dir meglio a Diodoro. quasi fesse stato uomo smemoratissimo

7 prime religioni verso gli Dei, e le pompe de sacrifuj, e le solenni adunanze , e tutti gli altri riti, coi quali i mortali onorano il Nume; quindi tanto celebre presso gli nomini di ogni paese essere la piet, e atimarsi le sacre cerimonie degli tiopi, al Nume gratissime opra tutte (i). In testimonio di che allegano ij poeta pi an tico di tu tti, e di somma autorit presso i Greci, il quale nella Iliade rappresenta Giove,. e tutti gli altri Dei ire in Etiopia ad un anniversario sacro, e ad un banchetto comune, presso que* popoli preparato ad essi, dicendo di'Giove: E rvide gli Etiopi il d pegnente Ito al banchetto , e fu r con esso tutti In debit' ordin gli altri Dei tt Olimpo (a). Aggiungono poi manifesti premj della piet loro a' que* popoli retribuirsi dagli D ei, poich mai inom furono sottoposti a dominazione straniera; ma godettero di una perpetua libert, e vissero sempre legati insiemi* in mutua concordia. Imperocch quantunque molti t potentissimi re movessero contro lorq, a nissuno di essi riusciron bene i tentativi fatti per soggiogarli. Copi Cambise , che con grandissime forze li assalt, perdette
f i ) Considerazioni simili ha Diodor riferito rispetto agli Egiy tei 4ib. i. In quanta gli Etiopi, per tutte quelle che qui espone , ha consentente Stefano. poi facile combinarle anche in proposito degli Egizi OTe ** osservi , che la stirpe di questi originai mente discende dall Etopi* , come il colore, e le forme loro dimostrano. Di che noi parliamo in altra nota. Modero stesso pi sotto riferisce anche questa tradizione. (a) Pu vedersi ia Eustaiio la spiegazione storica ed allegorica 4i questo passo di Omero.

B T esercito, e corse pericolo di lasciarvi la vita : e Se miramide , celebre per Y altezza del consiglio, e per la fama delle sue imprese, penetrala appena oltre i confini della Etiopia (i), presto dovette abbandonar la speranza di conquistare tutta quella nazione. Ercole poi e Bacco , dopo avere scorsa tutta la terra, entrambi si astennero dalTinvadere il paese dEtiopia , in grazia sia della piet de suoi abitatori, sia della difficolt del tentativo. Gli Etiopi dicono ancora, che gli Egizj sono una loro colonia, condottavi da Osiride : ed anzi 1 Egitto pre sente dai primordj del mondo essere stato mare, e non gi una parte del continente;, la quale nella odierna fi gura si colmata di poi a poco a poco in forza del limo al tempo della inondazione strascinato per le acque del Nilo dalla Etiopia. E che la terra dEgitto siasi tap inata dalle alluvioni del Nilo , hannosene evidentissimi segni intorno alle bocche del medesimo : imperocch ogni anno per lo accumolarsi del fango alle foci del fiiune si osserva, che il mare resta respinto, e che il ter reno si prolunga (a). Ed oltreci vuoisi, che le leggi dell*
(i) S^ida ha detto, cbe Semiramide penetr sino alle ultime parti della Etiopia, ma non ha nominato lautore, a cui cos scri vendo riportava!; nfe pu essere di molta autorit. (ti) Bisogna intendere ci del basso Egitto, da Greci chiamato Delta. Erodoto dice: / Egitto dove approdano i Greci, un* terra acquistata , un dono del fiume, come pure tutto il paese paludoso che si stende rimontando sino a tre giorni d i navigazione, * * D ifatti il terreno, che un limo nero e grasso , diverso assolu tamente dal suolo delT A frica, che sabbia rossa , e da quello d i A ra b ia c h e argilloso e petroso *.. Questo limo trasportalo dal tifilo nei suo venire d* Etiopia....... , c le conchiglie che si tro~

9 Egitto sieho per la maggior parte leggi di Etiopia; appunto perch le colonie sempre ritengono gl istituti de loro maggiori : a tale effetto facendosi considerare , essere tolto dalla disciplina degli Etiopi luso di riguar dare per Dei i re , di mettere tanto studio nelle se polture , e di fare tante altre cose simili. E dagli Etiopi pure si asseriscono tolte e le effigie delle statue , e le forme delle lettere: perocch gK Etiopi tutti indifferen temente usano tanto delle lettere, che gli Egisj chia mano volgari, perch da ognuno adoperate , quanto di quelle , che chiamano sacre , adoperate soltanto dai sa* eerdoti, e a questi insegnate come un secreto dai loro genitori. Anche i collegi de* sacerdoti hanno nell* un paese e nellaltro i medesimi ordini; mentre tutti quelli che sono consacrati al culto degli Dei, vivono con pu rit e santit di costumi ; e sono rasi nella stessa ma niera, e vestiti di stole simili ( i ) , e portano uno scet tro , che sassimiglia nella forma ad un, aratro, del quale anche i loro re fanno uso insieme con certe berrette bislunghe, la cima delle quali ha una specie dombilico, e certe giranti spire , che chiamano aspidi, pei quali
vano nel deserto , provano abbastanza t che anticamente il mare si stendeva pi avanti nel continente. Le osservazioni de viaggiatori non lasciano dubbio, che il Delta non fosse anticamente nn gran seno di mare. (i) Sinesio dice de-terapeuti o sacerdoti egj , oh1 erano rasi in tutto il corpo, e perfino nelle ciglia, e che vestivano stole di lino. Perci Ginpenale chiam i preti d Iside , gregge linigero o calvo. In quanto alle berrette qui descritte da Diodoro t e proprio degti Etiopi, e degli Egtzj, ne fa fede anche Eliano j n molto -diversa n* la spiegasene, eh* egli ne d

IO simboli vuoisi significare, che. chi attentasse alcuna cosa contro la vita del re verrebbe morduto mortalmente. Della loro antichit, e della colonia in remotissimi tem pi mandata da essi in Egitto ( i ) , gli Etiopi dicono molte ahre cose, delle qUali non necessario qui scri vere.
fi) Che gli antichi Egizj Ibs^ero mia colonia di Etiopi, lo prova la fisonomia de* Cofti moderni , ne* qsali, quantunque sia misto da gran tempo il sangue del paese, e de' Persiani, e dei Greci, in mezzo ai segni evidenti, che li manifestano mulatti, v'hanno traccie chiarissime di somiglianza colla sfinge famosa, che si vede ancora, e che ha la testa negra* E corno Erodoto dice, che a suo giudizio i Colchi erano una colonia d i Egizj t perch come gli Egizj avevano la pelle nera e i capegli ricci $ cosi dee dirsi, che gli Egizj erano una colonia di Etiopi, perch si assomigliavano alla finge, la coi figura etiopica. E se gli Egizj erano veri negri della specie di tutti i naturali abitanti dell Africa, 5 giacch le traccie della prima origine attraverso di tante rivoluzioni si sono conservale ; e se dagli Egizj antichi vuoisi in gran parte derivata tanta sapienza in scienze, e in arti ; confessiamo adunque , che i Negri, oggi da noi s disprezzati, sono stati i maestri di una gran parte del mondo antico ! Non voglio tacere, che il Vesselingio s parco in note che noo sieno graopmaticali, dice, che gli Egizj potrebbero rispoudere alle pretensioni degli Etiopi, che anzi gli Etiopi sono una colonia degli Egizj $ e che perci, la cosa resta ancora dubbia. Egli dice ci dopo aver riconosciute per forti le ragioni degli Etiopi, e le os servazioni in questo senso fatte da Fourmont t accademico di Parigi. Ma basta gittar l'occhio sulla carta geografica, sulla fisonomia de gli Egizj e degli Etiopi, e sulle prime pagin della storia scritta dalla natura, per giudicare della questione.

ii
C apitolo IH.

Delle lettere degli Etiopi ; e delle loro leggi 9 ed usi pi singolari. Ma dobbiamo dire qualche cosa intomo alle lettere etiopiche ; quelle, che gli Egizj chiamano geroglifici, affinch nulla s intralasci per noi delle cose prische (i). Queste lettere sono simili a varie bestie, a varie membra degli uomini, ed a varj stromenti di arti ; e questo par la ragione, che presso loro la scrittura non consiste nella composizione di sillabe, ma nel significato d immagini, eh essi descrivono; di maniera che la loro scrittura esprime e rappresenta il discorso mediante un trasporto scolpito a forza di ben esercitata memoria. Perci ora segnano uno sparviere , un coccodrillo, un serpente : ora qualche parte del corpo umano , come in occhio, una mano, un volto, e tale altra. Lo spar* viere per es6 significa tutto ci che si & rapidamente, perciocch codesto uccello supera nella velocit quasi tutti gli altri, e il carattere di esso si applica con acconcie metafore a tutte le cose subite , e alle affini a queste, precisamente come se fossero dette. H coccodrillo simbolo d ogni malizia : 1 occhio , conservatore della giustizia, e custode del corpo. Fra le parti del corpo
(i) Un passo di Eliodoro citato dal VesstUngio farebbe supporre, ?lie gli Etiopi avessero due specie di lettere, come si detto degli Egizj , in opposizione a quanto dice Diodoro. Noi abbiamo osser vato, che senza violenza il testo di Diodoro pu intendersi a modo da escludere lopposizione supposta-

a estreme , la mano destra colle dita stese vuole indicare la somministrazione di vettovaglie ; e .la sinistra chiusa la conservazione e custodia degli averi (i). Codesto mo do di allusione si estende anche alle altre forme del corpo, degli sU'omenti, e delle cose d* ogni specie. Ed intanto seguendo in ognuna di codeste forme il nascosto senso statovi aggiunto, e con continuo e lungo studio ad esercizio di memoria applicandovi, giungono a leg gere , e ad intendere esattamente le cose da ciasche duna di quelle figure adombrate. Parlando delle leggi etiopiche, parte non piccola di esse assaissimo differisce da quelle di altri ppoli ; e spezialmente quella che riguarda l'elezione del re. In cominciano dal separare dal loro ordine tutti i sacerdoti riputati migliori, e quello d* essi, qualunque sia , che venga preso dal Nume (il quale in quella circostanza vien portato in processione come a modo di essere condotto a mensa ) dal popolo creato re , e tosto a ginocchia piegate adorato come un Dio, e d* ogni altro onore colmo, come quello a cui per divina provvidenza commessa la suprema autorit (a). Leletto poi prende
(i) (gemente Alessandrino, dice, che gli occhi e le orecchie erano simbolo di Dio ; e Macrobio, che gli occhi erano imbolo di Sole e di Osiride. Ecco il passo di quest ultimo autore: Gli Egizj per indicare Osiride , come pure il Sole, quando vogliono ci esprimer colle loro lettere geroglifiche , scolpiscono imo scettro, e in essa mettono la figura di un occhio 5 e con tal segno mostrano Osiride. (a) D lume a quanto qui racconta Diodoro degli Etiopi ci * che leggesi in Clemente Alessandrino, e in Stnesio , riguardo agli E gitj. Questi, portavano intorno le statue d'oro de'loro Dei: masinyuneote quando dovevasi Installare il re) ohi alla funzione erano

>3 a vivere secndo che dalle leggi prescritto) e secondo gl istituti della patria governa tutte le cose ; n diver samente da che portano le regole dei maggiori sin da principio stabilite, egli d premio , od infligge gastigo Hanno questi re per legge di non punire di morte al cuno de' loro sudditi, quand' anche sia giudicato meri tevole di. supplizio capitale ; ma viene al reo mandato un littore portante il segno di morte ; veduto il quale colui va a casa , e si ammazza da s medesimo. Imperoc ch non- punto permesso il fuggire alle terre vicine, e mutare, come usano i Greci, la pena capitale in un esilio (i) : raccontandosi in tal proposito, che volendosi un tale dare alla fuga dopo che gli era stato dal re mandato il mortai segno, sua madre, che se ne accorse, gli gitt al collo la propria fascia , e s lo strinse, che non osando egli far colle mani resistenza si lasci Strangolare, onde non lasciare a* parenti dopo di s una maggiore macchia d ignominia. Pi strano poi ci che presso gli Etiopi succde nella morte del re. Conciocch i sacerdoti, che io Meroe sono addetti al culto degli Dei (e 1 ordin loro gode di autorit sovrana ) , ogni qual volta loro piaccia,
presenti il nume, i sacerdoti> e profeti ; e quelle statue degli Dei , erano sopra barelle , piene di vivande. Siccome poi in tutto dovea es ser mistero, s usavano ceste ben c o p e rte , che per ci erano sacre. (i) Abbiamo neYJppolko di Euripide 3 che presso i Greci lomn cidio si, puniva con un anno di esilio; e da Demostene si vede, che questa legge era in vigore in Atene per quelli> che casualmente ammazzassero alcuno, dovendosi i1 'uccisore ritirare dal paese per un anno, e non potendo ritornare se non avuta pace dai parenti del morto

mandano al re un messo, e gl inumano che abbia ad uscire di vita : cosi significando , dicn* essi, gli oracoli degli Dei ; n a ci, che gli Dei immortali abbiano co mandato , pu uomo alcuno resistere. Ed aggiungono ancora altre ragioni, che l ingegno semplice ed assue fatto per, vecchia e perpetua consuetudine a morire in tal forma, n avente argomento di opporsi a comandamenti ancorch non necessarj, con assai facile credulit ammette. E ne* tempi antecedenti i re di codesto paese si adattarono a tal uso, non costretti a ci con armi, o con violenza, ma affascinati la mente da pura super stizione ; inficio a tanto che Ergamene, re degli Etiopi, regnando in Egitto Tolommeo secondo , istrutto nelle discipline, e nella filosofia de* Greci , ardi pel pri mo sprezzare tal ordine. Gonciocch preso coraggio, quale si conveniva ad un re, con buon numero di sol dati portatosi l dove in sito inaccessibile era laureo tempio degli Etiopi , tutti ne trucid i sacerdoti ; ed abolita^ la costumanza antica, le cose istaur come a lui piacque (i). Una legge prescritta agli amici del r e , quantunque per s stessa stravagante, dicono essere ip vigore sino a questo tempo. costume presso gli Etiopi, che se il re per qualunque cagione perde alcun membro del cor po , tutti i suoi famigliari da s stessi si tagliano il cor rispondente; stimando essi turpe cosa, che se il re manca di una gamba, gl intimi suoi le abbiano sane tutte e due; e non piuttosto il debbano tutti accompa
(i) Suabone racconta la medesima cosa.

i5 gnare per via zoppicando.: essendo, secondo essi, indegno di una vera e costante amicizia , che mentre si partecipa per cutti gli altri rispetti dell* avversa e felice fortuna, e si gode, e si piange insieme, non a* abbia poi a partecipare ancora de dolori, dei difetti del corpo. Anii costume ivi, che gli amici del - re ab biano seco lui comune anche la morte ; e tengono il morir cosi per glorioso , e lo esaltano come una testi monianza di sincera amicizia. Perci presso gli Etiopi non cosa facile, che in corte si facciano cospirazioni, o si tendano insidie; perciocch uniti per si stretti vin coli insieme re ed amici suoi, troppo debbono essere solleciti della comune salvezza. E cjuesti sono gli statuti degli Etiopi, i quali abitano nella principale citt di quella terra, e nell isola Meroe, e nel paese confinante coll* Egitto.
C a p it o l o

IV.

Di altri Etiopi ; del modo toro di vivere, e delie opinioni che hanno intorno agli Dei. Dei loro fu nerali, e dei loro re ; e del paese. Sonovi altre nazioni di Etiopi assaissime, alcune di moranti sopra entrambe le rive del Nilo, e nell isole di quel fiume ; altre nel paese, che confinante collA rabia. Alcune inoltre hanno il loro domicilio neVpaesi dell Africa interni. Quasi tutte queste nazioni, e sin golarmente quelle che sono sul fiume, hanno gli uomini di color nero, di faccia schiacciata, di capegti

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crespi, d* animo truce * e di costumi ferini, quantit* que tali sieno non tanto p*r indole quanto. per educa zione. Costoro sono in ogni parte del loro corpo squal lidi, ed hanno lunghe le tigne al pari delle fiere * molto lontani dalla mutua umanit : la loro voce acuta , e niuno esercizio facendo, come altri, onde trarsi a pi mansueto modo di vivere , vengono a differire grande mente da noi ne* costumi. Le loro armi sono diverse. Alcuni portano scudi fatti da crudo cuojo de*buoi, e lancie, ed aste sottili ; altri usano dardi di acutissime punte. Alcune volte adoprano archi di legno di quattro cubiti, a quali fermati col piede mettono le saette ; e quando hanno finito di trarne , combattono con grossi bastoni. E costoro armano anche le loro donne , . ove siano giunte ad una prefissa et; le quali donne hanno uso di portare per la pi parte appeso alle. labbra un anello di metallo. Alcuni di essi non hanno vestimento veruno, e vanno nudi tutto il tempo che vivono, in diverse maniere per cercando sollievo co tro 1 ardore cocente del sole ; il perch ve n ha di quelli, che di staccano dalle pi-mte de boschi i ramiceli! pi teneri , e coll ombra di quelH cercano di rinfrescare il loro corpo contro il bollor del meriggio. Alcuni per pudore si cingono le reni con code di pecore. Altri usano a quest**effetto pelli di giumenti. Altri infine copronsi il sesso con legaccie fatte di capelli, poich in qne luo ghi le pecore non hanno lana (i).
(i) Dinone (juegli* ohe secondo riferisce Eliano, ha dello, che le pecore iti Etiopia non portano lana; ma aggiunge, che sono coperte di pelo proprio del cammello. Strabane dice* che le pcore di Etiopia hanno il pelo irto come le capre.

*7 11 cibo di costoro certo frutto acquatico, il quale nasce spontaneamente intorno agli stagni e alle paludi. Alcuni raccolgono i semi del sesamo e di loto : altri pasconsi delle radici pi tenere della canna : n piochi esercitati nel tirare colle saette cacciando grande quan tit d>uccelli provveggono di tale maniera al Idro biso gno. Ma la massima parte di queste nazioni, di cui palliamo , cibasi abitualmente di carni e di latte dei loro bestiami , e del formaggio , che ne cavano. Intorno agli Dei, quelli che abitano al di sopra del l isola Meroe, hanno due opinioni. Ad alcuni attribui scono una natura eterna ed incorruttibile ; e tra questi mettono il sole, la luna, e tutto il mondo. Di altri dicono, essere stati bens gli Dei di natura mortale ; ma per la loro virt, e pei beneficj fatti agli uomini, avere conseguiti onori immortali. Cosi venerano Iside , e Pane, ed 'Er cole , e Giove , da quali tengono, che T umap genere abbia ricevuti beneficj massimi. Vi sono per alcuni po chi Etiopi, i quali credono non esservi assolutamente Dei : e costoro detestando il sole come nemico fune stissimo , tosto che nasce, corrono a rifugiarsi nelle pa ludi (i).
(i) Alcuni viaggiatori in parli interne dell* Africa ci hanno rap presentate popolazioni di IVegri viventi tutto il giorno nascosii entro le paludi per sottrarsi agli ardori del sole. Altri ci hanno raccontato esservi generazioni di tali, che non possono facilmente sostenere la vista* del sole: .tanto hanno deboli le pupille l II flesselingin dice di stentare a credere, che vi sieno uomini di tanto stupido ingegno da non sapersi formare 1 idea di Dio. Per non dir d 'a ltri, leggasi la descrizione, che A zara fa delle varie orde indigene del Paraguay. Il Vesselingio non avea mai saputo figurarsi, che per fermarsi li-

i#

fi diversamente da quello che usino altre genti, gli Etiopi fanno i funerali ai loro morti, perch alcuni li gettano nel fiume, credendo questa essere un* ot tima maniera di seppellirli ; altri investendoli intorno di vetro li conservano nelle case loro , riputando con veniente che le fisonomie dei morti non restino ignote ai parenti, n. che le famiglie si dimentichino de* loro prossimi. Taluni li chiudono in urne di terra cotta, e li sotterrano entro le medesime intorno ai templi ; e il giuramento , che sopra questi si presta , tenuto per santissimo (i). In quanto al conferire il regno , alcuni lo danno ai pi belli, estimando dono della fortuna tanto la mo narchia , ossia la regia dignit , quanto leleganza delle forme. Altri fanno re i custodi pi industriosi .de be stiami , come quelli che soli sieno per ottimamente go v ern are i sudditi. Altri poi danno quest onore ai pi ricchi, pensando, che questi soli possano soccorrere nelle sue miserie la plebe povera , giacch posseggono molte facolt. Finalmente altri mettono alla testa del governo i pi famosi per fortezza , .persuasi, che ,ai valorosi in guerra debbasi sopra tutti questa prefe renza (a).
dea di Dio 1 uomo ha bisogno <f essere giunto ad un certo grado * di cultura , al quale Certe trib, o nazioni, non sono ancora giunte. (i) Strabono accenna questo degli abitanti di Meroe. Erodoto Indica cosa smile de JYasamoni f e di altri Barbari. (a) Erodoto not, che dagli Etiopi si dava il regno al pi valo roso; e cosi disse poi anche Aristotile. Bione, come troviamo ri ferito da Niccol Damasceno ne frammenti pubblicati dal Valcsio, disse che gli Etiopi sceglievano a re il pi belle* Filone ebreo gi-

*3 Dei paese adiacente ai Nilo nella * Libia r ha una parte eccellentemente amena, e produttrice copiosa di va* rie cose buone alla yita. Ivi a togliersi agli eccessivi ardori del sole danno ajuto.benigno i luoghi paludosi; e per ci onde ottenerli gli Etiopi e i Libj si fanno, e sempre si sono fatta asprissima guerra (i). Ivi pure convengono dalla Libia superiore, siccome scrivono alcuni, a forma d armento gli elefanti, a cagione dell* abbondante pa** acolo, e della piacevolezza del sito ; dando loro richiamo le belle ed erbose paludi, ch stendonsi lungo le rive del fiume, ove poi vengono intrattenuti dal soave gustare de giunchi e delle canne, che vi sono, e dalla distruzione che portano a tutto ci che potrebbe ser vire per alimento degli uomini. I tanti elefanti, di cui si parlato, procedono ivi dai luoghi mediterranei poverissimi di pascoli, poich in essi presto s inaridisce ogni produzione della terra pei grandi ardori, e manca 1 aqua s delle fontane , che dei fiumi , cos che rado trovasi un fil d* erba, e tutto si fa orrido a vedere. Aggiungono inoltre alcuni, che in si efferata terra , siccome essi la chiamano , si generano serpenti di grandezza, e di numero stupendi ; i quali assaltando a gran forza gli elefanti al moverai ohe &uno verso dove acqua, cos lor si avvolgono intorno alle gambe, e cos li stringono 9 che non potendo pi so
stitica P uso di (fuelii , che costituivano re i pastori migliori ; e lo dice nella Vita, di Mos che fu pastore in Madian , e poscia coadoltiere degli Ebrei. (i) La stessa cosa notata da Giuseppe ebreo nel suo libro del Diadema , da Strabine.

so tenersi cadono coperti di spuma ; e vinti in ttde ma niera per limpedito moto delle loro membra, tosto le loro carni restano divorate. Quando poi per qualunque ragione codesti assalti a que mostruosi serpenti non rie* scono, non inseguono mai gii elefanti alle live del fiu me per amor dell* esca loro ordinaria ; dicendosi, che rifuggono dai luoghi campestri, e traggonsi alle valli poste alle radici de monti, e s* acconciano entro pro fonde caverne ; e quindi accadere , che non abbando nino i siti loro convenienti e soliti, per quella ragione che la natura spontaneamente suggerisce ad ogni ani male ci che gli giova e che gli nuocer Queste sono le cose degne dessere dette intorno agli Etiopi, e al loro paese.
Capitolo V.

Degli Scrittori delle cose degli Egizj. e degli ^ Etiopi. Ora diremo qualche cosa intorno agii scrittori. Molti riferirono in iscrtto le cose dell Egitto e dell Etiopia, ai quali oon ragione si nega fede , perch o credettero alla fama mendace, od a capriccio, e per certo loro piacere inventarono il pi che vennero narrando. Ma intorno agli abitanti dell Egitto in quasi tutte Je .cose dissero la verit Agatarchide di Gnido nel secondo libro delle cose asiatiche, Artemidoro di Efeso nel libro ottavo della geografia., e alcuni altri, che pubblicarono le storie delle cose da noi di sopra riferite. E noi nel tempo, in cui viaggiammo in Egitto , cintertenemmo con

parecchi sacerdoti, e parlammo ancora con non pochi legati di Etiopia: onde accuratamente ricercata ogni cosa, ed esaminate le. relazioni degli storici , componemmo questo nostro scritto a tenore delle cose , nelle quali li trovammo concordi fra loro. Adunque degli Etiopi occi dentali bastino i racconti fatti. Degli altri poi, che sono rivolti alla parte australe, ed al mar rosso, diremo ora prtitamente. Ma prima conviene che qualche cosa di. ciamo intorno alfe miniere delloro, e al modo di trarlo, e di lavorarlo. Capitolo VI.

Delle miniere d* oro, e degli umini che v i lavorano. Ne confini drEgitto, della vicina Arabia, e della Etio pia , v* un luogo abbondante di miniere d* oro , che di l traesi con grande fatica di molti uomini, e con dispendio. Ivi il suolo di sua natura nero ha cavit e vene insigni pel marmo bianchissimo entro cui sono f e nella nitidezza superanti ogni pi splendida cosa ; e in sse i prefetti agli ergastoli delle miniere con gran numero .di operai lavorano T oro. Imperciocch i re di Egitto cacciano* a quelle miniere i condannati per de litti, i prigionieri di guerra, i miseri oppressi dalla ca lunnia , o fatti menare in carcere per impeto d ira ; talora essi s d i, e talora tutto il parentado: le quali cose fanno, tanto per dare il debito gastigo a*rei, quanto per procacciarsi coll' opera di costoro grandi ricchezze, cacciati l dentro , e tutti incatenati quest* infiniti

nomini, continuamente fanno il lavoro; n* alcun ri-* poso sia di notte sia di giorno loro vien dato, n* modo alcuno lasciasi loro di sperare la fuga : per* ciocch stanno sempre loro addosso sentinelle tolte da soldati barbari, parlanti lingue differenti ; icch a nis*suno possibile il ragionare e conversare, e l'insinuarsi nellanimo di quelle per corromperle. La terra piena delToro, ov durissima, si rammollisce col fuoco; ed allora vi si mettono le mani, essendo per tal mezzo la pietra ridotta a dover cedere ad una mediocre fatica ; e sono alcune decine di migliaja di que miseri condannati che Vengono ad attaccarla cogli scalpelli, e la rompono. Allo pera presiede un artefice, che giudica della pietra, ed in segna a lavoranti ci che debbano fare ; e i pi ro busti tra quelli, che sono deputati a questa cruda fa tica , non coll' arte, ma colla pura forza usando acuti martelli di ferro spezzano la pietra splendente di mar mo , e fanno scavi, non a retta linea procedendo, ma seguendo il filone della miniera serpente entro la rupe. E siccome per que* sotterranei giri, e meandri , troverebbonsi nelle tenebre, portano attaccate alle loro fronti certe lanterne, e in varj modi, secondo la natura della pietra, piegato il corpo, i rottami delle pietre, che distaccano, gettano sul pavimento ; e ci fanpo senza intermissione sotto il comando severo del prefetto, e a colpi di bastone. Succdono poi i ragazzi, che cacciandosi per le mi* ne entro gli scavati seni della pietra, con gran fatica ammassano, i pezzetti del sasso gittati, e li vanno portando fuor della buca allo scoperto. Quelli die

oltrepassano i treni anni, con piloni di ferro pestano entro mortaj di sasso una certa quantit della pietra estratta, finch sia ridotta alla grossezza di un grano di robiglia ; e da questi donne e uomini levano i pezzi pi grandi, e li mettono sotto macine, delle quali ivi una lunga serie, e a due o tre insieme at taccati ad un manubrio, vannoli macinando. tanto che abbiano ridotta la misura consegnata loro simile ad una farina. E perch a.nissuno dessi permesso di fare quanto pur 1' esigenza del corpo vorrebbesi, a modo che nemmeno hanno fascia, od altro, che copra le parti, che ognuno, vorrebbe nascoste, facile cosa concepire , che acuto senso di piet debbano fare que gl infelici a chiunqne vegga l'estrema calamit, in cui sono. N a chi tra essi sia.ammalato o mutilato, si ac corda venia , o remissione di sorte; n in nissun caso scusa o r et senile, o la femminil debolezza ; e tutti vengono spinti a tirare innanzi il lavoro a furia di flagello, finch oppressi dalla enormit de* mali spirino sotto la fatica. Cos quelle infelicissime creature veggo no nelF avvenire mali peggiori de* presenti, e ad ogni istante saugurano , come lor meglio, la morte , e la spettano per loro pi desiderabile della vita : tanto acerbo il supplizio, che si fa d essi. Infine i maestri dell arte prendendo le polveri maci nate, procedano alla consumazione dell medesime. U che fanno stendendo quel marmo stesso sopra una larga tavola, ed alcun poco inclinata, e buttandovi su dell* acqua: che allora tutto ci che terreo, renduto liquido dallacqua scorre abbasso della tavola; Q ia

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essa riman soltanto 1 oro come materia pi pesante. * E ripetono l operazione, prima colle mani Agitando leggiermente l pasta, poi con leggiere spongie alzan do dolcemente la materia terrosa ed inutile, fino a tanto che le pagliette e i 'minuzzoli dell oro sino ben purgati. Al qual segno dell opera giunti, altri artefici Toro cosi ammassato in determinato modo e peso ri tirano, e lo mettono in pignatte di terra, e a propor zione della quantit 'del medesimo vi aggiungono un pezzo di piombo , del sale , un poco di stagno, e della cnisca d'orzo ; e ben chiuso con un coperchio intonacato all intorno diligentemente con limo, per cinque continui giorni, e cinque notti lo cuocono nella foi> nace. E poich tutto raffreddato, di ogni altra ma teria pi nessun segno si trova ne vasi, ma soltanto oro netto e puro , o di assai poco difetto. E questa la preparazione dell oro, che si fa verso l estrema parte d Egitto ; e costa tante fatiche, e tormenti! Per quanto > credo , la natura stessa manifestamente, io avvisa , che 1 oro con fatica si acquista, e con dif * ficolt si conserva , -e mentre esige dappertutto somma cura , finalmente poi luso del medesimo sta tra il lusso e la miseria. Linvenzione per de metalli antichissima, avendo avuti per autori i prischi re. Ora parleremo delle genti, che sono sparse per la spiaggia del golfo arabico, e per la Troglodite, e T Etiopia verso laustro.

C a pit o l o

VI L

Degli Etiopi Ittiofaghi, e delle loro pesche , e di alcune altre loro particolarit. primieramente diremo degl Ittiofaghi etiopici, che si nutrono di pesci, i quali abitano la contrada marit tima dalla Carmania , e Gedrosia fino all ultimo reces so , che va finire nel golfo arabico, il quale scop rendo entro terra in uno spazio quasi incredibile, vien chiuso alla bocca dai due continenti, da quello dellA rabia felice da una parte, e dall altra dal paese dei Trogloditi. . Alcuni di questi Barbari vanno affatto nudi ; ed hanno colle mogli e co figli quella precisa comunione , che hanno le ' greggie co loro animali. Di piacere , e di fatica non conoscono alcun uso fuori di quello, che la natura esige ; n hanno alcuna idea di turpe e di onesto. Abitano non lungi dal mare in certe grotte dei lidi, nelle quali non solamente trovansi profonde ca vit , ma anche sbocchi disuguali, e strettissime valli, dalla natura compartite in tortuosi ed angusti giri. *Le quali, come spontaneamente si adattano agli usi degU abitanti , essi ne chiudono con ammucchiamenti di grossi sassi l ingresso, e 1 uscita, e di queste chiusure si servono come di reti per prendere i pesci. Imper ciocch quando il flusso del mare inonda la spiaggia di continente, come suol essere due volte al giorno, per lo pi circa la terza ora e la nona, tutta la grotta sul lido resta coperta dall* alluvione; e collonde incal-

*6 zantisi porta sco sulla Jerra ima grandissima quantit di pesci dogni specie, i quali da prima si tengono in vicinanza del mare; poi per bisogno di passare vanno entrando in qudle cavit .; e subito che pel riflusso lacqua si mette ad uscire a poco a poco per gl inter valli di que sassi ' ammucchiati, e per ogni altro foro, i pesci trovanti come imprigionati nelle restanti pozze, n pi possono uscirne. Allora que Barbari , come chiamati da un segnale , accorrono col co figlinoli , e le mogli; e divisi in coorti con orribile strepito vanno eiascuno al posto destinatogli , come se trovandosi a caccia loro soffrisse d improvviso la preda. Adunque e donne e fanciulli danno caccia a pesci piccoli vicini al continente, e presi alla rinfusa li gettano a terra. Gli uomini poi , e i pi robusti, danno mano ai gran di , e pi difficili da prendere ; perciocch il mare ne caccia fuori de grandissimi, non solo quai sono gli scorpi, le murene, e i cani ; ma eziandio le foche, ed altri di tal fatta, d aspetto strani, come di nome ; c quegli abitanti espugnano codeste bestie non con armi che sabbiano fabbricate con arte, ma con acutissime e lunghe coVna di eapre, colle quali li feriscono; e con pezzi di pietra tagliente le mettono in brani: che la necessit insegna tutto alla natura , la quale, come listantaneo bisogno comporta, si accomoda facilmente a ci, che spera poterle giovare. Poich costoro hanno ammassata una certa quantit de diversi pesci, li trasferiscono altrove, e li arrosti** Scono sui sassi volti al mezzod; essendo pel calor grande del sole que sassi come infuocati j sicch poco

a7 tempo dopo, che ve li hanno posti spra , debbono rivoltarli. Finita la quale operazione , li prendono per la coda, e li scuotono fortemente ; e le lami cotte cadono. Delle spine gittate in nn luogo espressamente determinato formano una grande catasta ; e come di remo pi abbasso le riservano ad un uso particolare. Quelle carni poi depo9 sopra una certa pietra levi te gata , conciate col seme del paliuro, per alcun tempo vengono diligentemente calcate; e per siffatta operazio ne riduconsi a formare una massa di un sol colore, ehe dividono in tanti pezzi bislunghi, come fossero mattoni, e li espongono di nuovo al sole ; e tosto che sieno passabilmente prosciugati, con allegro animo si assidono, e mangiano, non a ragione di misura, o di peso , ma a pieno arbitrio, secondo che ognun vuole, dal naturale appetito regolandosi; tanto pi, che di tal provvisione hanno sempre tutta la quantit che vo gliono : e per essi Nettuno viene a /are T officio di Cerere. Alcune volte per succede, che il mare getta si grossi flutti sulla terra , che per molti giorni l'acqua copre le grotte , e nissuno ardisce awidnarvisi. Perci quando penuriano di viveri, vanno a raccogliere pri mieramente conchiglie, le quali sono di tanta gran dezza , che alcune giungono sino al peso di quattro mine* Delle quali conchiglie a colpi di grandi sassi spezzano le croste, e ne mangiano cruda la carne, che vi sta entro , nel sapore simile alle ostriche. Se poi per le procelle continue de' venti loceano rimane troppo lungamente alto, e vien impedita la pescagione de pesci ; allora se le accennate conchiglie non bastano

2& V a Insogni, ricorrono al deposito delle spine , di cui abbiamo parlato ; e scelle le pi fresche e piene di succo, se le dividono paratamente ; ed altre vanno am <r marcando co denti ; e le pi dure mettono in pezzi a forza di battervi sopra co sassi ; indi, come tante bestie intanate, se ne pascono. Cos vengono a prepararsi in eopia alimento secco.. Ma dell umido, veramente miserabile 1 uso, che fanno ; e supera affatto ogni credenza. Per ispiegare il quale uopo premettere , che per quattro giorni con-? tinui essi si occupano della pescagione, intanto allegra-, mente convittando insieme a turba , e vicendevolmemte divertendosi con certe cantilene strane , e non aventi alcuna determinata significazione. Poi unisconsi per aver prole colle loro donne, secondo che por caso s* abbattono in una pi che in altra ; nel resto liberi affatto da ogni faccenda e cura, per la facilit, in cui* sono di avere abbondante ciba Ora nel quinto giorno per desiderio di bere muovonsi a truppa verso il pi delle montagne , dove sono sorgenti d* acqua dolce , dove guidano ad abbeverare le loro greggie i Nomadi, ehe sono gE Etiopi, che menano vita pastorale. N di molto in questo viaggio costoro differiscono da buoi, giacch tutti odonsi mandar fuori certe voci confuse , die altro non dicono , che un puro suono. In questo viaggio le madri portano in braccio i loro piccioli bam bini ancora lattanti ; e quelli che non allattano pi, vei* gono portati dai padri. Quelli poi che hanno oltrepas sato i cinque anni, in mezzo a giuochi e * al tripudio corrono innanzi come se andassero alla migliore ricrea-

*9 none del mondo ; poich per felice naturale tengono in conto di sommo bene 1' ottenere ci che loro man ca; n intanto vanno essi cercando alcun piacere av ventizio. Adtmqne tosto che sono giunti* alle acque dei pastori, se ne riempiono il ventre in tal modo , che durano assai fatica pel peso a camminare ritornando indietro. Ed in quel di non gustano alcunaltra cosa; ma buttatisi a trra distesi, ed ivi giaccionsi con dif ficolt respirando, e in tutto simili ad un ubbriaco. Il giorno seguente poi. ritornano a mangiare il loro solito cibo : questo modo di vivere ordinatamente continuando -a mano a mano per tutto il tempo che durano sulla terra, con una specie di giro vicendevole. E codesti a-* bitatori del mare, viventi nelle gote de lidi , - siccome abbiamo esposto , a cagione del semplicissimo .loro ci barsi , rare volte assai cadono ammalati. Per hanno la vita molto -pi breve della nostra.
C apitolo

VUI.

D i altri Ittiofaghi, singolarissimi per una specie if insensibilit, e per altri particolari. Ma <juefli9 di codesli popoli , che stanno fuori del Golfo, vivono di una pi strana maniera; non soffren do essi pel loro Jeraperamento n sete , n passione alcuna. Costoro da luoghi abitabili cacciati per* certa loro sorte fatale ne.deserti, vivono bens abbondante mente di pescagione ma .non cercano nudrimento pi liquido ; perciocch mapgiando il pesce ancor pieno del

3o naturale succo, perch poco differente dal drudo, non solo non desiderano bere , ma ignorano affetto cosa esso 3i. Sono adunque cohtenti del vitto, che la fortuna loro offre, riputandosi beatissimi' in questo , che non conoscono il molesto senso della penuria. E ci che pi mirabile, , che tanto superano tutti gli altri mor tali in questo essere scevri dogni perturbazione d* anixno, e di sensi, che difficilmente pu credersi a quo sto racconto. Ma attestano la verit del fatto qui asse rito , e dellindole di godesti Ittiofaghi, die ninn pen siero , niuna cosa li muove , non pochi mercatanti/ che dall'Egitto navigando il mare eritreo sono stati al loro paese. Che pi ? Tolommeo terzo, che and col a far la caccia degli elefanti, mand un suo cortigiano di nome Simmia a visitar la contrada, ov essi dimorano ; e costui, fornito di buone provvigioni* diligentemente esamin quella gente marittima, siccome riferisce Agatarchide ; ed cco ci , che fra le altre cose ne rifer. Disse, che quegli Etiopi esenti da ogni bisogno non usa vano assolutamente di nessuna bevanda ; n per naturai loro ne avevano mai alcun desiderio : e ci per le ra gioni , che si son dette. Afferm inoltre, eh' essi non si adattano a parlare con nissun forestiere ; n muorons al vederne alcuno ; ma guardatilo , se lor si pre senta innanzi, con occhio fisso ed immoto, senza es sere tocchi da nismn sentimento, standosi precisamente come se non avessero innanzi nessuno. Anzi, che ap* puntata contro loro la spada, nemmeno per questo cercavano di sottrarvisi; n irritavansi della ingiuria, o della ferita, die loro si facesse; n volgo vedendo

3r fare mali trattamenti a questo, a quello d essi, sdegnavasi ; e perfino * ammazzando pi e pi volte sotto i loro occhi e figli e mogli, restavano insensi* bili, come non tocchi da alcun male, n davano ini dizio alcuno sia d , sia di compassione. Finalmente* ira se anche facevansi loro soffrire mali atrocissimi, sta* yansi quieti, soltanto guardando con occhi irrigiditi cosa si tentava, e col moto della testa quasi accompa* gnando ogni tratto. Perci dicesi, eh* essi non usan favella ^ ma soltanto indicano col gesto (pianto loro di pratica. E v un altra cosa, che far pure mer* vigliar grandemente ; ed , che le foche stanno in unn certa famigliarit con lro ; e che. al pari degli uomini fanno pescagione per s medesime ; e che questa si diverse razze conservano fra loro somma fede nella tu* tela de covili, e de figli; e che quantunque si diffe renti di natura questi animali vivono insieme pacifica* ' mente con.ogni verecondia, senza farsi alcuna ingiuria* questa societ di vita si meravigliosa dura tra essi fino da primissimi secoli, o ci sia per lunga assuefai fcipne, o sia per istigazione di necessit. Abitano codesti uomini non come glittiofaghi, ma in diversi modi, secondo che comportano le circostanze. Alcuni d essi stanno nelle spelonche, volti per lo pi verso laquilone, ove giovano loro per rinfrescarsi tanto la profondit dell ombra, quanto lo spirare da quella parte che fa 1 aria ; e ci perch le spelonche volte a mezzodi restano infuocate come fornaci ; e per. l ec cessivo bollore, che ivi si sente , gli uomini non pos* sono entrarvi. Alcuni mancando di spelonche rivolte al-

32 r aquilone , prendono le ossa delle coste delle balene, che in copia ivi 9 mare getta sul lido ; e unendole in arco, ne fanno capanne, che coprono con alga fresca, e sotto alle medesime nel tempo Se pi cocenti calori del sole riposano come sotto una volta ombrosa: il qual6 artifizio vien loro certamente suggerito dalla ne cessit.' Il terzo mdo di farsi un abitacolo presso codesti Ittiofaghi questo. Nascono nella loro contrada molti abeti, che inaffiati alle radici dlie acque del mare portano molte frondi, e frutto simile alla noce della castagna. Ora di questi ben uniti insieme essi fannOsi una buon* ombra ; e vivono sotto questo genere di coperto, piacevolissimamente godendo insieme della terra e del mare, schivando i raggi. cocenti del sole merc 1 ombra de* rami, mitigando il naturai caldo del * luogo col continuo andare e venire deli afflusso delr onda marina, e ricreando di pi i loro corpi col fresco spirare de venti opportuni. Ma diremo ancora di una quarta maniera , che hanno per alloggiarsi. Da lunghissimo tempo grande quantit di musco marino ivi si accumolata a guisa di montagna; e il continuo calor del sole ha tanto renduta compatta quella massa, che diventata durissima, e formante un tutto insieme coll arena. In codesti ammassamenti adunque come en tro collinette, essi hanno scavate delle grotte, alte quanto un uomo; la cui volta viene a formare il tetto; e nell interno ognuno vi fa degli anditi lunghi di comunicazione ; ed ivi riparandosi contro il caldo, stanno senza molestia, uscendone al riflusso del mare per darsi alla pesca. E poich d* essa si sono infine

33 pasciuti, tonian di nuovo alle loro grotte. Costato sep pelliscono i loro morti soltanto in tempo del riflusso ; e fanno come siegue. Incominciano dal gettare sulla spon da i cadaveri ; e lasciano ai flutti il trasportarli al ri torno dell alzamento dell acqua. Questa particolare usanza di offrire colla loro sepoltura esca ai pesci, dura appo loro da tutto il tempo , che fin qui passato. Del rimanente una nazione degl Ittiofaghi abita di tal maniera, che il fatto rende assai perplesso chiunque lo consideri. Imperciocch alcuni stanno in certe valli pro fonde , alle quali da principio nissun uomo pot avere laccesso ; mentre le serra al di sopra un altissimo sco glio da ogni parte scosceso, ed allintorno tutto pieno di predpizj impraticabili : 1 altro lato poi termina col mare, pel quale, siccome non pu penetrarsi col a piedi, nemmeno con barche o zattere essi hanno potuto ivi portarsi, non avendo n uso, n idea di cose tali. Ora essendo un tal fatto incomprensibile attese le grandi ed insormontabili difficolt che l esecuzione sua ne presenta, non altro ci resta a dire, se non qhe^ costoro sonp aborigeni, come quelli, che senza principio alcuno di generazione sieno stati ivi dal cominciamento de tem pi , appunto come alcuni investigatori della natura non dubitano di affermare intorno a tutte le cose naturali (i). Ma poich la cognizione di ci eccede le forze dell'in telletto nostro ; che adunque ci che impedisce , che 9
(i) Non ..occorre alcuna riflessione per indebolire 1 ipotesi qui accenuata da Diodoro, perciocch egli medesime l indica abbastanza come di pura congettura.

34 mentre assaissime cose pensiamo, non ne afferriamo nemmeno la minima parte ? La probabilit de* ragiona* menti alletta le orecchie ; ma non trova la verit: quest quello, che dobbiam dire.
C apito lo IX,

Dei Chetanofaghi, e < altri Etiopi egualmente barbari. Noi dobbiamo parlare anche de Chelonofaghi, cio di quegli Etiopi, i quali vivono di conchiglie ; e dire come questi menino la loro vita. Sono nell oceano vi cine al continente isole in assai numero, ma piccole di estensione, e basse di sito , che non producono alcun frutto , sia per opera di natura, sia per mano duomo. E come sbno assai strette fra esse, il mare ivi non so fre tempesta ; perciocch le onde romponsi a promon tori; ond che essendo quiete le spiagge, esse vengono frequentate da moltitudine di testuggini marine, le quali col vanno a mettersi in luogo tranquillo. Queste nella notte stanno nel profondo del mare, col cercandosi cibo; e nel.giorno entrando nelle acque circondanti le isole, mettonsi a dtfnnire alzando verso il sole le loro cappe, simili nell aspetto a barchette rovesciate. E sono esse di grandezza enormi, non minore de piccoli battelli depescatori. Adunque que Barbari, quando tempo, mettonsi a nuoto ; e posti gli uni da una parte, gli al tri dall altra, qui abbassano, e l alzano finch la bestia testi supina ; ed allora tenendola ben forte, onde rivoli

3$ tatasi non si metta a nuotare, e non fugga al fondo , dirgono yerso terra quella gran mole, come se fosse condotta con un remo da barca. Per il che fare, uno d essi tenendo in mano una lunga fune, ne stringe con essa la testa dell* animale, e nuotando va al lido ; e la tira col, ajutato per di dietro dai compagni, ch se co lui vennero alla pesca. Arrivati poi allegramente man giano le carni della testuggine mezzo cotte ; e della cap pa, che ha forma di uno schifo, si servono ad oppor tuno bisogno, o di passare alla spiaggia del continente per far acqua, o di formarne in luoghi alti una spe cie di capannuccia. Con che apparisce, che la natura con una cosa sola ha provveduto a molti loro comodi, aven do per queste testuggini cibo, vasi, casa, e barca. In altro luogo non molto distante abitano Barbari; che in diversa maniera debbonp sostentare la Toro vita* Essi non hanno per alimento, che cetacei per accidente gettati sulla sponda del mare. Alcune .volte fanno ampia gozzoviglia, capitando grossissime bestie : ma qualche volta ancora, mancando questo pasto, trovansi in gran de angustia. Allora si racoomandano alle cartilagini ri* maste attaccate alle ossa gi da tempo abbandonate, e lo stimolo della fame li obbliga a servirsi del poco di Atto ad essere mangiato o succhiato , che trovano alla estremiti delle costole. Tante sono le nazioni degli Etio pi , che si alimentano di pesci; e questo il tenor loro di vita; per restringere tutto, in breve.

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C a p it o l o X.

D i altri popoli della costa del Golfo Arabico, che vi vono di pesci, e del modo particolare, che usano per prenderli. La spiaggia della Babilonici confina con una contrae da coltivata e piena di piante; ed ivi tanta abbondan za di pesci, che se n'ha pi di quanti gli abi tanti possano consumarne. Costoro in pescando usano di mettere al lido una grande quantit di canne ben fitte tra esse , che vengono a formare vicino al mare una specie di rete assai prolungata. E in ogni opera di que sta fatta hannovi alcune spesse porticine, la tessitura delle quali fatta a graticcio ha questo di proprio, cl^e posso-% sono facilmente moversi, e voltarsi dall' una all' altra par te. Ora quando il mare corre verso terra, apre quelle porte ; quando retrocede le chiude ; e da ci nasce, che ogni giorno portati col flusso del mare i pesci per quelle porte all'indentro dello steccato, al ritirarsi delle acque sieno ritenuti, non potendo uscire. Perci bene spesso veggonsi vicino all' oceano mucchj enormi di pesci, palpitanti, che raccolgonsi da quelli, che ne hanno l 'in carico; e con questo s'ha non solo grande abbondanza di vitto , ma ancora non piccola rendita. Alcuni abitan ti di quel seno, essendo il lido campestre e basso, dal tnare alle loro abitazioni tirano larghe fosse , alla estre mit delle quali mettono porte fatte di vimini , eh'essi aprono al montare del flusso , e al tempo del riflusso chiudono; e cosi poi i pesci venuti ne' recinti per quelle

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porte conservano ne vivai, e li tengono quanto tempo vogliono, usandone al bisogno.


C a pit o l o

XI.

Degli Etiopi Rizofaghi ; degl*Ilo/aghi, degli Sperm a tofoghi, e di quelli che chiamansi Cacciatori ; e loro maniere di vivere. Avendo ora scorso per tutte le genti, che dalla Babilonid^ fino al Golfo Arabico abitano i luoghi maritti* m i, volgeremo il discorso alle altre nazioni. In Etiopia sopra lEgitto al fiume, che chiamasi Asa, siede la nazione de Rizofaghi 9 ( cibantisi di radici ). Co storo prendono le radici delle canne tolte dalle vicine paludi, le lavano primieramente con diligenza ; indi ben mondate le pestano con pietre, sinch tutta la polpa siasi renduta leggiera ed impastata: poi formatine tanti pezzetti della grandezza che pu stare in una mano, li fanno seccare al sole ; e questo il loro perpetuo cibo. Ma nel mentre che abbondano di vitto, e fra loro vi* vono in perfetta pace, hanno a sostenere una cradel guerra per parte de lioni in quel paese numerosissimi. Im perciocch siccome codeste fiere pel gran bollore dellaria sono tratte a cercarsi refrigerio nellombra, o a girare qua e l per dar caccia a bestie minori, spes sissimo accade, che gli Etiopi uscendo delle paludi s in contrino in essi, e ne restino divorati : poich spogli darmi non possono far fronte ai medesimi. E questa nazione d* uomini finalmente resterebbe distrutta, se la

3.8 natur* non avesse, come di spontaneo suo movimento9 trovato un rimedio. Accade adunque , che al nascere del la canicola, non spirando allora nessun vento, tanta quan tit orge di zanzare in forza superiori d* assai alle note e vulgati, che al loro flagello possono bens sottrarsi gli uomini correndo a nascondersi nelle paludi; ma i lioni, quanti sono, tra pe morsi, tra per lo stridore, tormentati da primi, e da secondi storditi, abbandonino la contrada fuggendo di l in assai lontani luoghi. A questi succedono gl Ilofaghi, e gli Spermatofaghi, osi detti dal viver che fanno d* alberi, e di semi. Co storo raccolgono abbondantemente i frutti, che nella estate cadono dagli alberi, e senza altra fatica se ne nutrono. Nelle altre stagioni dell anno mangiano una certa erba assai dolce ? che nasce nelle valli ombreggia* te; la quale essendo molto solida, ed avendo il fusto in forma di bulbo, 'poich una specie di navone, sup plisce alla penuria del vitto necessario. Ma glIlofaghi usciti colle mogli e i figli per trovar pasto, ascen dono suglalberi, e ne prendono i ramicelli pi teneri, e se ne cibano. E in questo esercizio si assuefanno tanto bene, che vanno tutti sino all ultima Sommit de* rami con una. sveltezza e leggerezza, che incre dibile: imperciocch passano come uccelli da albero in albero, e sostengonsi senza pericolare sui pi sottili vir gulti dei rami ; ed essendo di corpo gracile e leggieris simo, ove restino copiedi penzoloni singegnano di te mersi fermi colle mani : anzi cadendo dall alto per la leggerezza loro non si fanno alcun male. Hanno poi anche questa propriet, che loro facile tanto il masti-

39 are codenti ogni ramusceHo che sia pieno di succo, quanto il ben digerirlo. Costoro vivono sempre nudi, ed usano delle donne promiscuamente, e tengono per comuni i figli, che ne nascono. Qualche volta vengono in guer ra tra loro a cagione del luogo, che occupano : hanno per armi de* bastoni, coi quali si difendono contro i nemici ; ed ammazzano quelli che loro avviene di sotto mettere. Essi per la maggior parte muojono di fame, poich presi negli occhi da forte infiammazione, restan do senza vista, non hanno pi mezzo di conservarsi. Abitano il paese vicino a questi gli Etiopi, che chiamatisi Cacciatori, il numero de* quali scarso ; ma particolare il modo di vivere, e corrispondente al nome che portano. Costoro, ssendo la loro terra infe stata da fiere, ed affatto arida, e scarsa di fontane, per timore di quelle fiere dormono accovacciati su gli alberi. La mattina poi vanno armati ove pu essere acqua ; ed ivi nascosti tra le frondi degli alberi si met tono in aguato; e come al crescere sul mezzod della forza del sole i buoi selvatici, e i pardi, e altre fie re in grosso numero spinte dal caldo, e dalla veemenza della sete vengono ad abbeverarsi, e tanto s*empiono, che appena possono ornai muoversi; gli Etiopi saltando gi degli alberi con bastoni alla estremit induriti al fuoco, e con pietre, e con saette, a torme le assaltano, e senza grande fatica le opprimono. Fanno essi questa caccia distribuiti in tante squadre ; e delle carni predate gozzovigliano insieme. Ratissime volte poi accade , che dalle bestie pi forti e feroci essi sieno ammazzati, percioc ch prevalgono collastuzia anche sopra le forze maggiori,

4< > Ove poi manchi loto la caccia delle fiere per nudrirsi, usano supplire al bisogno colle pelli delle gi in addie tro prese, le quali tenute in molle nell acqua metter no a un lento fuoco, e purgate dei* peli a forza di ce nere calda se le spartiscono, con tal mezzo sedando la fame. Costoro ammaestrano i loro figliuoli sino dalla prima et in tirare a sgno; e non danno loro a man giare , se non vi hanno colto i laonde eccitati dalla fa me diventano saettatori meravigliosamente sicuri.
C apitolo

XII.

Degli Etiopi elefantomachi. Assai lontani da questi, dalla parte doccidente, stan no i Cacciatori elefantomachi, cio una nazione di Etio p i, che combatte cogli elefanti. Costoro abitano entro selve cupe e profonde, dalle vette de* cui alberi altis simi osservano la venuta, e 1' andamento degli .elefanti. Ma non ne assaltano gi le intere torme, perch niuna speranza ci facendo aver potrebbero di buona riuscita ; ma bens con un mirabile ardimento li attaccano ad un per uno a mano che si accostano. Imperciocch mentre la bestia si approssima al destro lato dellalbero, ove 1 osservatore sta nascosto, questi al momento, eh essa passa ne prende colle mani la coda; indi appoggiando i piedi al femore sinistro della medesima, e dato lesta mente di piglio colla mano destra ad una ben affilata scure, che tiene attaccata alla spalla, a replicati colpi gli taglia i nervi del garetto intanto che regge il suo

4r corpo colla sinistrai E in questa operazione mette egli una celerit mirabile, appunto come in cosa, da cui dipende la vita; non trattandosi in fatti (tale la for za della circostanza ) se non, o che F animale sia vintp, o che F uomo soccomba. L animale adunque snervato nella maniera, che si detta, non potendosi voltare allassalitore, fatto tardo al moto per quella specie di ferita, alcune volte sullo stesso luogo piegando il gravissimo corpo cade a terra, seco stesso strascinando F.Etiope, e conculcandolo: alcune volte stringendolo contro F albero, od un sasso, che ivi sia, tanto colla sua mole lo preme, che in fine giunge a schiacciarlo. Al cuni elefanti vinti dal dolore delle ferite, lasciato di ven dicarsi dell insidiatore, si mattono a fuggire per le pia nure fin tanto che quei che lo insiegue, e il va feren do a tergo, col ripetere i colpi sempre alla parte, ove diede i primi, e tagliati i nervi, gli abbia tolte affatto le forze. Allorch F animale a terra, gli uomini gli corrono addosso a torme; e mentre ancor vivo gli vanno distaccando le carni, e se ne fanno lietissima im bandigione. Alcuni, ehe con questi Etiopi confinano, prendo no- senza alcun pericolo della loro vita gli elefanti, su perando la forza coll arte. Ha questo animale per uso, quando ritorna ben satollo dal pascolo, di mettersi a dormire in modo diverso da quello degli altri quadru pedi : perciocch non pu .egli -stendere a terra curvando le ginocchia quella tanta mole del corpo suo; ma per porsi a dormire ha bisogno di appoggiarsi ad un albe ro. Quindi avviene, che F albero, a cui suole questo

4* animale di frequente appoggiarsi, si logora, e difformasL Oltre ci molte vestigia e molti segni restano all in torno del medesimo, da' quali chi va in cerca di ci co nosce ove gli elefanti sono usi a posarsi. Adunque, quan do i cacciatori incontrano un tale albero, con una sega lo tagliano poco sopra la terra a modo, che pochissimo vogliavi per rovesciarlo ; e tolto ogii indizio del loro es sere stati l cannosi via prima che F animale soppraggiunga. Questo intanto verso sera ben pasciuto viene al suo luogo solito, ed appena ha voluto secondo il suo uso appoggiaci con tutto il suo corpo, cade rovescio a terra precipitando insieme colf albero ; e in quella po* tura sta tutta la notte, perch per natura sua non pu sorgere. Al primo' ritornar della luce i segatori dell al bero vengono ; ed ammazzato lelefante alzano ivi ba racche, e vi stanno entro finch abbiano terminato di mangiare la loro preda.
C a pit o l o X III.

Degli Etiopi Sim i, e degli StruzzofagjhL A queste genti dalla parte ancora occidentale sono uniti gli Etiopi, che chiamansi Simi ; c alla parte au strale stanno gli Struzzofaghi, nazione, che si ciba de gli struzzi : nel cui paese appunto questa razza di Uc celli , che partecipa anche della natura dell animale terrestre, ed ha il nome , che lo espone per tale. Non cede esso in grandezza alla cerva pi grande, die sia vi. La natura gli diede lungo collo, e fianchi rotondi,

e copertali ale; ma testa debole e piccola: molta forza per ba nelle cosce e nelle gambe, ed ha fesse in due parti 1*unghie. Il troppo suo peso non gli permette di vola re , sebbene poi in compenso esso corra pi velocemen te d ogni altro animale, toccando appena il suolo colla estremit de' piedi, e massimamente se a seconda del vento esso apre le ali; ch allora va come una nave spinta dalle gonfie sue vele. Ove poi esso sia inseguito, si difende col lanciar pietre, die scaglia grosse quanto Un pugno co piedi , come si farebbe con una frombo la. Ma quando gli vien data la caccia non soffiando al cun vento, a nulla servongli le ale, che improvvisamen te si abbassano $ ed allora con facilit superato nel cor so vien preso. Di questi uccelli gran numero nei paese, di cui parliamo; e come iBarbari trovano molti iqpdi di cacciarli ; cosi facilmente ne prendono assaissimi ; e delle loro carni si servono per cibo, mentre del le loro spoglie usano per vestiario , e letti. Questi po poli sono in guerra coi Simi, contro i quali per difen dersi adoprano per armi ne* combattimenti le coma de gli origi, le quali sono attissime a ferire di punta ; e servono loto di grande uso, poich molta quantit tro vasi delle bestie, che ne sono fomite (i).
(x) Aqatarchide, e Strabette dicono la stessa eosaj se non ohe come avverte il Vesselingio, il testo di Strabane porla, che anche, i Simi erano armati di queste corna. 11 che, secondo lui, non pregiudicherebbe al racconto di Diodoro, come ha creduto il Bochurt. Delle conia degli origi parla a lungo il Causabono; e della fierezza degli origi dice seriamente il Segneri che tanto ti Jidano di s stessi , che si addormentano dentro le reti medesime d cac ciatori \ I

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C a pitolo

XTV.

Degli Etiopi Acrdofaghi ; e del miserabil fin e che hanno. Poco da qqesti popoli sono lontani gli Acridofaghi, cio i divoratori delle locuste. Stanno costoro sul con fine del deserto ; pi bassi di statura degli altri uomini, macilenti, e nerissimi. In primavera i venti favonio ed africo soffiando forte cacciano fuor del-deserto un nu mero infinito di locuste , di grandezza inusitata, e dali tinte di un lurido, e squallido colore. Di que ste adunque costoro fannosi nudrimento abbondante per tutto il tempo della loro vita. Il modo, con cui le prendono, singolaret perciocch stendendosi nel lor paese per molti stadj una valle assai larga e profonda, essi coprono qua e l il suolo di strame , di cui allin torno dappertutto grande abbondanza; e poi quando cacciate dal vento vengono a passare a modo di nube quelle locuste , danno il fuoco a quella materia ne* di diversi luoghi, che prima tra loro si sono scompartiti; cos che il denso ed.acre vapore alzato in aria soffoca col suo fumo le sopravvolanti locuste a tal segno che non potendo tirar pi innanzi il volo cadono a terra morte. Per molti giorni dura questa uccisione , e se ne fanno amplissimi mucchi ; e siccome poi il paese abbonda di sale , ne mettono buona dose su que1 mucchi, e con opportuna macerazione fanno, che migliore sia il sa pore di quel cibo, e salvo da putrefazione duri per

45 lunghissimo tempo (i). Ecco adunque come con questi insetti procacciansi alimento pel. resto dell* anno : n essi hanno altro con che sostenere 4a vita; perciocch non esercitano pastorizia ; n , essendo troppo lontani dal mare, possono industriarsi colla pesca. Costoro sono smilzi di corpo, e velocissimi di gambe ; ma vivono poco ; e i pi attempati fra loro non oltrepassano i quarant anni. Il modo poi, con cui .finiscono, nel tempo stesso mirabile, e miserabilissimo. Giunti alla loro vecchiezza, nascono ne* loro corpi certi pidocchj alati, non solo diversi di razza , ma di figura orridi, ed insignemente deformi. Questa peste, che incomin cia ad uscire del ventre e dei precordj, in brevissimo tempo rode tutto il corpo ; e quegli che n* afflitto, principia a sentirsi irritato dolcemente da una pnirigine come quella, che cagiona la rogna, con un misto di piacere e di dolore: ma poich quegli insetti vanne* venendo verso la superficie, tra cute e pelle si ad densa , e vien fuori una grande quantit di marcia con incredibile dolore del paziente ; il quale grattandosi, e graffiandosi a tutta forza colle unghie , e lacerandosi
(i) uigatarchide e Strttbone parlano di questa razza di Etiopi noni diversamente da Diodoro. In Plinio si legge : una parte di Etiopi vive soltanto di locuste, col fumo e col sale conservate per alimento di tutto Panno. Costoro non oltrepassano l*anno quaran tesimo della loro et. Il Vesseltngio dopo avere osservato , eh* 'tolti e molti uomini si sono nudriti di locuste, che in Etiopia, e in Arabia ve n ha quantit infinita, sospetta che fossero locuste gli uccelli, di cui gli Ebrei si cibarono nel deserto, parendo a lui r che pi alle locuste, che alle quaglie, o coturnici, si adatti il teste dell Esodo, e de Numeri*

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in ogni.parte, non fa che gemete miserabilmente. E dalle mani esulcerate tanta quantit prorompe di vermi, che venendo fuori gli uni dietro gli altri a guisa di .zampilli d acqua, eh esca da una botte forata a modo di crivllo, rendono inutile. affatto l opera di chi si mette a coglierli. Questa pertanto la maniera, colla quale per l ' accennata consumazione del corpo infelicemente finiscono la loro vita codeste sciagurate creature : il che se venga dalla natura del cibo, o dalla temperatura dell' aria, non si sa dire*
C a pito lo XV.

Di popoli cacciati dai loro paesi nativi per opera di animali infesti. Confina con questa gente una terra, assai ampia in estensione, e bella per la variet de* pascoli ; ma de serta , e di niun accesso* E non gi, che da prin cipio fosse senza uomini ; ma dicesi, che in processo di tempo un' improvvisa pioggia sopravvenuta produsse tanta quantit di certi ragni, e di scorpioni ; che cre sciuti enormemente obbligassero gli abitanti dapprima a far loro la guerra come a nemico comune ; poscia, perch i loro morsi erano si velenosi, che uccidevano immantinente, essendo il male senza rimedio, ad abban donare disperati il paese, e il vitto, che in. esso aveva no, e a fuggire altrove. N ci che qui si riferisce, dee parere meraviglioso ed incredibile a segno da non pre- starvi fede; poich dalle vere storie manifesto, che

<7 cose pi strane di queste sono accadute nel mondo,. Imperciocch sappiamo, che in Italia tanta copia una volta nacque di sorcj selvatici, prodigiosamente propa gatisi necampi, die obblig gii abitanti del contado, in cui tal cosa successe, ad espatriare (i). Cos nella Media una moltitudine di passeri, che devastavano tutti i seminati, costrinse gli uomini a ritirarsi in altro pae se. I popoli, che chiamatisi Autarati (a), furono costretti a fuggire nel luogo, ove ora soggiornano, a cagione di una quantit sterminata di rane create nelle nubi, e cadute gi in vece delle solite goccie d acqua. E chi dalle memorie dell Antichit non ud, che tra le impre se dErcole, assunte da lui per amore di ottenere lim mortalit, annoverasi anche quella, per la quale cacci dalla palude Stimfalide gli uccdli che ivi erano enorme mente infesti ? E per (a irruzione di lioni usciti dai de serti, alcune citt della Libia non restarono esse vuote di cittadini ? Sieno queste cose dette contro coloro, che voglion togliere la fede alla stona per la ragione, eh le cose da essa narrate suppongonsi avvenute in certa inusitata maniera. Ora ritomiamQ al primo contesto del racconto.
(i) Questo fatto sucedette agli abitanti d Cosa j ne faqoo menzione Butiiio nel suo Itinerario , il Bocharl e il Causabono. Q?) Questo popolo appar tenne all liiri : e parlano del finito qui notato da Diodoro aocbe Giustino, ed Eraclide Lembo presso Ateneo , ed Appiano, che aggiunge quel popolo essersi ritirato dal suo paese uaYo per la pestilenza nata dalia moltitudine di quell rane.

*a
C apitolo

XVI.

Dei Canimulghi, e dei Trogloditi, e delle loro costumanze; La sponda australe viene abitata da uomini, che i Greci chiamano Cinamini, cio Cinamulghi, o Canimul ghi (i); e i Barbari vicini dicono nel patrio loro idioma agresti, o rustici. Costoro portano barbe lunghissime ; e per comodit di vitto nudrono greggie di feroci cani, per la ragione, che siam per dire. Dal principiare del solstizio estivo sino alla met *dell* inverno il paese di ostoro viene irlvaso da una innumerabile moltitudine di buoi indiani : del qual fatto la cagione ignota, non sapendosi, se fuggano d innanzi a bestie sanguinarie, da cui vengono attaccati a torme, o se ad abbandonare i loro luoghi li astringa inopia di pascolo, od al1* ac 10 cidente che la natura, madre di cose mirabili, produce, e che, la mente dell* uomo non pu intendere. Ora que sti popoli, non potendo colle proprie forze rendersi padroni di cotesti buoi, prevalenti pel troppo numero, si servono a ci del mezzo de' cani, che mandano lo ro addosso , e in questa maniera ne prendono assaissimi, di parte dequali mangiano fresche le carni, e d'altri salandole ne fanno conserva. Coli' ajuto di codesti bravi cani danno finalmente la caccia ad altre fiere ; e cosi
(1) Stralone e Plinio li chiamano cos , come pur fa Eliano per )a ragione , die* egli, che mancado loro la carne de buoi, 'succhia vano il latte dalle mammelle delle cagne. Lo stesso avea dette Jgatarchidc

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vivono sostentando la vita con mangiar carni. Onde pos fam dire, che le ultime nazioni confinate al mezzod sotto la forma d uomini traggon loro vita a moda di bestie. Ma rimane da dover parlare ancora dei Trogloditi (i). Questi dai Greci. chiamami Nomadi, i quali atten dendo alla pastorizia vivono al modo de pastori, ben ch da certi loro capi reggansi divisi in determinate trib ; ed hanno mogli e figji comuni* eccettuatone il capo, che tiene una moglie da s, colla quale , se alcu no prendesse a mescharsi, verrebbe dal Principe mul tato di un certo numero di pecore (?). Allo spirare delle etesie, cadendo allora nel loro paese assai grosse piog g e , essi nudronsi di sangue e di latte misti insieme, e alcun poco cotti. Dipoi pel calor forte del sole abbruciandosi i pascoli, rifransi nelle paludi, ove i pastori si battono insieme contendendo de luoghi atti a pascolare le greggie. Sogliono ammazzare per cibarsi quelle bestie , c]te o sono vecchie, o -sono ammalate; e questo per tutta la loro vita il nutrimento lo j ; e per ci, mentre non danno il titolo di genitori a nissnna creatura umana, lo danno al toro e alla
(i) Il tesi* corrente dice: Ma rimane da dover parlare ancora di due altre generazioni , cio degli Elio pi , e dei Trogloditi; e sicco me degli Etiopi si fatta gi menzione altrove , qui scriveremo dei Trogloditi. Se li parlato gi degli Etiopi, non resta dunque da doverne parlare. La ripartitura del testo chiara, quantunque sia stata dissimulata dai Commentatori. (a) ,Agatarchide e Strabono suppongono la multa di una sola pecora: ma parlandosi di pastori, che debbono averne iu generale gran numero, probabile, che il testo ui Agatarchide sia stato al terato, e che Strabono noe vi abbia badalo*

So vacca, e allariete e dia pecora, chiamando padri gK u ni, e madri le altre, appunto perch da essi, e non da-veri loro genitori traggono il giornaliero sostentamen to della vita (1). Il volgo ha per bevanda comune il li quore tratto dal paliuro. I maggiorenti usano un succo cavato da un certo fiore, e che viene ad essere simile al nostro mosto meno buono. Costoro andando dietro ai loro bestiami, passano da un luogo all altro ; ed hanno diligenza di non fermarsi lungo tempo ne* luoghi me desimi. Vanno nudi di tutto il corpo, eccettuato che cingonsi le reni con pelli : tutti i Trogloditi si circonci dono , come fanno gli Egizj , salvo per quelli, che dallaccidente chiamano mutili; perciocch a questi so li, fra quanti abitano que loro paesi, tagliasi dalla pri ma infanzia con un rasojo tutto ci, di che agli altri*si fa circoncisione (2). Fra i Trogloditi quelli che chiamansi Megabarei (3), usano per armatura scudi rotondi fatti con pelli crude di buoi, e clave coperte di certi globetti .di ferro: gM altri portano archi ed aste. Particolare ad essi, e strano il rito, ch6 usano nefunerali. Costoro aggomitolano, stringendolo con vimini di paliuro, il cadavere del morto in maniera, che la testa tocca le gambe;- poi depostolo sopra un qualche colle, in mezzo a schiamaz zo di risate incominciano a trargli addosso tanti sassi, quanti bastino a farne una massa, che io cuopra ; e ti
fi) Agatarehide e Stradone dicono lo tesso ^ (a) GH Abissinj anche al di d oggi usano la circoncisione, quan tunque crisliani. (3) J olommeo li chiama Megabradi, Megabardi*

5i ttalrofnte piantatovi sopra nn corno di capra, se ne par tono , non dando segno di alcun dolore (i). Questi popoli si fanno guerra insieme, non per ira * o per alcuna . cagine, come succede tra* Greci, m t puramente pei pascoli .che vanno rinverdendo. Nel coni battimento da prima si gettano a vicenda desassi, fw ch restandole feriti alcuni si viene a dar.mano agli archi. In un batter docchio si veggon gli uomini cadere a.tor me, perch abituati per lungo uso tirano i Logo colpi sicuri; e non essendo le persone coperte di alcun armatura,. restalo troppo esposte. Le donne alquanto attempate, sono quelle, che mettendosi di mezzo fanno por termi ne alle zuffe ; e que popoli le tengono in riverenza , poich pfr legge stabilito, che non si possano ferire in nissuna maniera ; ed appunto per questo, che appena esse lasciansi vedere, si cessa dal tirare saette. Quelli, tra questi Trogloditi, che per vecchiezza non possono seguire le greggie, si tolgono la vita immanti nente legandosi la gola alla coda di un bue ; e .se per questo mezzo alcuno tarda a morire , ognuno che vo glia , pu privarlo di vita, mettendogli un laccio al collo; ma per prima come per benevolenza avvisandolo. Cos per legge stabilito di toglier di vita quanti od hanno perduto, un qualche membro, o sono attaccati da morbo incurabile : stimando essi il massimo de mali quello di vivere quando non si buoni a far nulla. Perci veggonsi i Trogloditi tutti uomini di bella cor(i) Anche Agatarchide ave narrato questo modo di seppellire de\ Trogioiu.

5* poratura, e di et robusta, ninno eccedendo mai i setsant anni. Ma basti il fin qui detto di essi. Che seal* cim o de' nostri lettori per la novit delle cose, e pel Mirabile di ci, che qui si descrive, ricusasse fede alla nostra stona ; ve la prester sicuramente qual ora egli voglia paragonare o considerare quanto tra loro' diffe riscano il clima della Scizia, e quello de' Trogloditi. E Ira il nostro , e quello de popoli, de' quali esponiamo la storia, tanta la diversit, che la differenza, se a parte a parte si esamini, maggiore di ogni credere. Imperocch in alcuni luoghi per la forza intensa del freddo i pi grandi fiumi si gelano a modo, che il ghiaccio sostiene il passaggio degli eserciti, e il trasport de carri ; e lo stesso vino, e gli altri liquori, s*induiHscono a modo, che convien romperli col coltllo ; e quello die di queste cose pi mirabile, le estremit delle membra degli uomini per 1 attrito delle vesti si logorano; e si offuscano gli occhi; n il fuoco ha for za di rcaldare, e le statue di bronzo si spezzano : alcune volte ancora la densit delle nubi fa , che in que' luoghi non sabbia n folgore , n tuono ; e pareo chie altre cose incredibili per dii le ignora, e per chi n pratico intollerabili, succedono in que' paesi. Nei confini poi dli' Egitto , e de' Trogloditi, merc 1 ar dore enorme del sole al mezzod, 1' aria troppo con densata non lascia che gli astanti possano vedersi a vi cenda , e nissuno senza scarpe pu camminare sicuro ; altrimenti le piante de piedi si esulcerano, empiendosi tosto di pustole; e gli uomini, se non hanno pronta acqua per estinguer la seteimmantinente svengono ;

53 poich il calore consuma in pochi istanti il naturale ti more del corpo. dir pi, , che se alcuno espone al sole in un vaso di metallo insieme con acqua , p. e. un pezzo di carne, questa senza legna e senza fuoco in un batter d'occhio si cuoce (i). Eppure gli abitanti dell'uno e dell'altro paese non solo non hanno volont di evitare s grandi incomodi di vita, ma spontaneamente anzi perdono la vita piuttosto che essere costretti a vi vere in altra maniera. Tanto 1 amore che 1 assuefa ' ' zione e 1' uso sino da' primi anni della vita* ispirano ad ognuno pr la terra ? ove nato ) e la lontananza del diverso clima & sostenere le incomodit del proprio. Sebbene non poi somma la distanza de' luoghi, tra quali osservasi s gran differenza di cose ; poich dal- la palude Meotide , lungo la quale alcuni Sciti abitano in mezzo al gelo, e ad un immenso freddo , molti con navi da trasporto tratti da buon vento in dieci giorni arrivano a Rodi ; indi in quattro passando ad Alessan dria , da questa citt risalendo il Nilo ,. in dieci giorni al pi pervengono in Etiopia. Laonde il passaggio dalle freddissime contrade del mondo alle caldissime si com* pie in ventiquattro giorni di navigazione. In cos pic colo intervallo tanta adunque essendo la diversit del clima, non meraviglia , che anche. il vitto , i costu mi, e i corpi sieno assai differenti dei nostri. (i) Sulpizo Severo^ parlando dei deserti d*Egitto, dice: Ivi io vidi quello che voi, o Galli 9 forse non eroderete, nrColla piena * erbaggi destinati per nostra cena , bollire senza fuoco. Tanta la forza del sole, che ad ogni cuoco basterebbe per preparare le MMfide de9 Galli,

54 C i p it o io xvn.

Delle varie fiere dei deserti della Troglodite, e dei serpenti Storia di un serpente portato in Alessan dria al tempo di Tolommeo IL Ma dop avere paratamente parlato de* popoli, e de costumi per ci, che preano avere alcuna dosa di Strano , dobbiamo anche dire con qualche particolarit degli animali di quelle regioni. Ivi n' uno , che dalla cosa stessa vien detto rinoceronte, cio cornuto di naso, il quale minote di mole dell elefante, ' per da para gonarsi ad esso per la fortezza e robustezza. Ha il ri noceronte durissimo il cuojo , e del colore del bosso ; e alla punta del naso ha un corno dritto di forma, e per durezza simile al ferro. E poich tra esso e lele fante perpetua guerra a cagione de pascoli, quel suo conio aguzza a qualche grosso sasso; e nel con flitto gittandsi alla mira del ventre del suo nemico, gli apre le carni con quel conio, come farebbe con una spada : col qual genere di combattimento lo dissan* guina ; e molti elefanti ammazza di questa maniera. Ma se* T elefante pu prevenire il rinoceronte cos che non gli si accosti, e colla sua proboscide avvilupparlo, sicco me e per lurto dei denti, e per la forza del corpo a lui superiore , facilmente Io vince* Verso la Troglodite e 1 Etiopia trovansi le sfingi, non disimili nella forma da quelle che i pittori rappre sentano ; se non che differiscono soltanto nell essere ilffUte. Sbno esse dindole placida, e di astato ingegno,

55 e capacissime d ogni arte che sia semplice. Quelli che chiamanti cinocefali, perch hanno la testa di cane, so no come gli uomini pi deformi, di corpo che possano .trovarsi ; e tutta la loro voce consiste in un sordo boiv bottamento. Questo un animale feroce, che non am mette alcuno addomesticamento , ed ha dalle sopracciglia in gi un aspetto assai fiero. Le femmine di questa razza hanno la particolarit, che la loro vulva sta sem pre fuori del corpo ( i). 1 cepo , o vogliam dire orto, 1 che cos chiamasi, ha tal nome per la bellezza del cor po, e l'avvenenza della statura sua. Si rassomiglia, nella faccia al leone, e alla pantera nel resto del corpo, ec cettuato che nella grandezza , nella quale uguale alla dorcade. Tra gU animali fin qui ricordati il toro carni voro notabile per la sua fierezza , poich non ve forza alcuna che possa domarlo. Pel corpo esso maggiore dei tori domestici; e non cede nella velocit ai cavalli. La sua faccia, piatta, sino agli occhi; di vivo.color rufo, d occhi cesii pi di quelli del lione, e che di notte risplendono. Le sue corna poi hanno la partico larit , che muovonsi non meno delle orecchie ; intanto piando combatte le tiene immote e ferme : i suoi peli sono posti al rovescio, di quelli delle altre be stie. questo animale di tanta ferocia e forza, che non teme di far fronte a qualunque altro per robusto che sia : perci vive delle carni di quelli che ammazza.
(t) Bisogna leggere Oppiano, Ebano, ed altri antichi per ve dere quanto fossero inesatte le loro cognizioni in fatto delle varie rajze di sciime, che noi distinguiamo perfettamente.

56 Esso d il guasto alle grggie degli abitanti ; ed in 01* reoda maniera si mette a contrastare con tutte le ciur me de pastori, e cogli stormi de cani ; dicendosi che la sua pelle non si ferisce : quello che sicuro si , che quantunque molti si sieno provati di prenderlo, nissuno stato buono.per tale impresa; dovendosi sa, pere , che se per .avventura esso cade in una fossa, od con altro ingegno preso, si soffoca pei* impeto dira,, ne cambia colla libert i benefizj della mansuetudine. Per questa ragione i Trogloditi riguardano questa fiera per la pi potente di tutte le altre , come quella ap* punto, alla quale la natura ha dato la fortezza del lione, la velocit di cavallo e la robustezza del toro , e che non vinta nemmeno dal ferro', che pure la cosa pi potente di tutte (i). Gli Etiopi hanno un altro ani male , che chiamano crocuto , il quale unisce in s mi ste le nature del cane e del lupo , pi terribile per laferocia di entrambi, e a tutti superiore nel morso dei denti ; poich esso stritola le ossa qualunque sieno , e le fa in minutissime bricciole, ed inghiottite mirabil mente le digerisce (2). Alcuni, che spacciando portenti
( 1 ) Plinio ne parla io questi termini: Ma i pi crudeli animali, th abbia questo paese ( lEtiopia ) sono i tori selvatici, maggiori assai che i domestici , velocissimi sopra gli edtri , di color fulvo , occhi cerulei, e col pelo al rovescio , e colla bocca che arriva tino alle orecchie, presso le quali hanno corna mobili. La pelle di questi animali dura come pietra, che non riceve colpo veruno* Cacciano ogni fiera ; e non si possono pigliare se non colle fosse j # a sempre muojono per fierezza. (a) Plinio del procuto dice, che digerisce le ossa subito che le lui inghiottite, il Crocuto una specie di Jena. Plinio parla inoltre

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rielle sto rie, dicono, che questa bestia imita la favella degli uomini , non meritano fede da noi. G li abitanti del paese deserto, ed occupato dalle fiere, dicono esservi ancora varie specie di serpenti, ed alcun di una grandezza da non credere. Ma quelli, i quali altamente protestano di averne veduti di lunghi cento c u b iti, vanno posti e da noi e da tutti gli altri nel num ero degl impostori; Si aggiunge per racconto anche pi assurdo, e che porrebbe in dispfentzione chiunque avesse voglia di loro prestar fede. Dicono co storo , che in quella p ian u ra, della quale parlerem o, quando que* serpentacci enormi s intralciano gli uni gli altri , formano un tal volume coi loro cotpi insieme aggruppati, d ie la massa per chi li vede viene a formare una specie di collina. Ma chi sar si corrivo ad ammettere bestie di s mostruosa grandezza? Non ostante noi, per ch ogni cosa abbia la sua speciale m enzione, parlerei n o di que serpenti grandissim i, che furono in certe gabbie a tal uso fatte portati ad Alessandria, e veduti d a tatti. E dunque a sapersi, che Tolotraneo secon d o ( i ) , dilettandosi assaissimo, ed assaissimo spendendo
4 i! Lencrocuto \ ed di etto , che riferisce la credenza, phe con
traffaccia la voce delluomo. Lo descrive poi in questa maniera.
Bestia velocissima * grande quasi quando un asine , colle gambe d i cervo , e col collo e petto di lione , e il capo d i tasso : ha Pugna festa in due p a rti , la bocca divisa Jino agli orecchi, e un osso tutto intero in luogo di denti- I nostri naturalisti non conoscono questa

bestia. (i) Fa cariosiisimo ricercatore de* pi rari prodotti delta natura ; e degli animali specialmente. Al qual genio pi facilmente'forse si arrese, essendo cagionevole di salute, bisognoso di distrarsi coi

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p er la caccia degli elefanti, e in ogni maniera gratificando magnificamente i cacciatori, non solo giunse a procac ciarsi una grande quantit di elefanti da guerra, ma fece di p i , che i Greci imparassero a conoscere molte specie di bestie non vedute prim a, e stranissime. Perci alcuni, che per lui cacciavano, vedendo quanto fosse generoso in regalare, unitisi in discreto numero stabi lirono-di portar vivo al re in Alessandria anche con pericolo della loro vita almeno uno di quegli stupendi serpenti. L impresa invero era ardua e difficile ad ese guirsi ; ma la fortuna second il tentativo, e guid a buon termine la presa risoluzione. Trovarono adunque dopo molte e molte ricerche un serpente lungo trenta cubiti , il quale posta aveva sua stanza itegli stagni, e che in ogni altro tempo giacendosi immoto nel suo raggruppam ento, subito per che vedeva avvicinarsi all acqua le fiere del bosco per dissetarsi, di un salto quale coll aperta bocca afferrava, quale colle sue spire s strettam ente avvolgeva, che nissuna pi poteva scap pargli. Ora avendo cojro sperato, attesa la lunghezza del suo corpo , e il pigro suo m oversi, di potere prenderlo con lacci e catene , preparate tutte le cose occorrenti con grande fiducia si misero allopera. Ma quanjto pi sao* costavano al serpen te, tanto pi gl* invadeva il te rro re , p er lardere, che come fuoco facevano gli occhi di quel la bestia, pel vibrar della lingua , per 1 orrendo Stra

piacer! dello spirito. Egli contribu molto allo studio della storia degli animali, creata gi da Aristotile coi grandi soccorsi che gli diede Alessandro.

pito delle aspre sue squam e, e quello de* cespugli e virgulti da esso calcati e rotti a roano a mano che proceder, non'm eno che per la grandezza degli enor mi suoi d e n ti, e per f aspetto truce della fisonomia , -e pel volume de* ravvolgimenti del suo corpo , che lo facevano com parire a loro occhi non m eno allo di u n eolie. Costernati pei* la paura, timorosamente gli gettano un laccio' alla coda, il quale tosto che ebbe toccato il corpo del m ostro, questo torcendosi con orrendo fischio, ed alzandosi sulla testa del primo , colla fiera bocca lo afferra, di lui vivo ancora dilaniando le carni; e il se condo , m entre pure colla fuga, s allontanava , trae ab brancato nelle sue spire , e a mezzo il ventre sei tiene stretto : gli altri spaventati cercano scamp corren do via. Non p er questo per deposero il pensiero di pigliare la bestia ; superando spezialmente la speranza di avere tal gran premio dal re il timore de p erieo li, che aveano avuto sotto gli occhi. Perci si misero a cercare di riuscire coll* artifizio e Y inganno, ove non potevano valere colla forza; ed ecco il partito,* a cui si appi gliarono. Composero con treccie di giunchi ben tessuta una specie di nassa ; e di tanta grandezza e capacit, che vi potesse star entro tutta la bestia. Q uindi osservato ov essa nascondevasi, e in che tempo uscisse a cercar p asto , e ritornasse, subito che venne fuori per gire alla eaccia delle varie fiere, chiusero la bocca della spe lonca con grandi sassi, e con terra : poi fecero nel vi cino luogo no scavo sotterraneo, in cui posero quella

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rete di giunchi, volta in maniera alla bcca della spe lonca , che fosse ovvio in essa Y ingresso della bestia. Intanto ,r mentre questa ritomavasi dalla pastura , saettato* r i , e from bolieri, e uomini cavallo, con sonatori di trom be, e eon altro simile apparato incominciarono a venirle addosso : ed essa, quando fu alcun poco pi vi* cina , avea la testa assai pi alta di quella degli uomi-i ni a cavallo. Ma la turba d e cacciatori non ardiva a o costariesi, poich l infortunio primo li rendva cauti : bens stando lungi le andavano a piene mani scagliando d ard i, procurando di atterrirla colla vista degli uomini a cavallo, con una moltitudine di can i, e collo strepito delle trombe ; e in tal m odo, m entre a poco a poco moveva al suo covile, 1 accompagnarono, guardandosi che provocata troppo non dovesse maggiormente irritar* si. E gi si avvicinava alla bocca della spelonca dianzi chiusa; e allora raddoppiossi lo strepito delle arm i, la mostra della m oltitudine, e lo squillo delle trombe : per lo che la bestia non trovando aperto 1 a d ito , e percos * sa dal rum ore de cacciatori, fuggi nell altra apertura, che s era fatta in vicinanza. Intanto m entre per lo di* stendersi de suoi ravvolgimenti la rete si riem pie, alcu ni subitamente corrono, e 1 orifizio bislungo della rete gi fatto dianzi in modo da cos rapidamente maneg giarsi , stringono con c o rd e, prima che la bestia si ri* rivolga per uscire. Poi quella grandissima rete con or digni messivi sotto sollevano , e portano fuori. Ma stretta dentro di essa la bstia metteva fuori fiscbj so pra natura orrendi ; e co denti strappando . il giunco , ed agitandosi per ogni verso, gi gi era per iscappare.

6t
D el che temendo quegli nom ini, pongono a terra il ser p e n te ; e col frequente pungerne la coda, i morsi dei denti di essa distraggono verso la parte affetta dal do lore. Finalm ente, portatolo ad Alessandria, offrono al re questo strano m ostro, ed incredibile a chi ne sente a parlare. A l m eraviglioso, che ha pep s stesso questo fatto ? si aggiunge la circostanza anche pi meraviglio sa , che a forza di digiuno ne fu domat la ferocia a segno, che a poco a poco si.fece mansueto; e Toiom m eo , che a cacciatori diede premj degni della cosa , e di s e , quel serpente cos mansuefatto n u d r, e ne fece vago e mirabile spettacolo a tutti i forestieri, che ca pitavano nel suo regno. O r come s enorme animale di questa natura fu veduto da tu tti, non v ragione di non credere agli E tiopi, o di tenre per favola quanto in tale argomento essi dicono, raccontando, che nel paese loro si sono veduti serpenti s grossi, non solo da inghiottirsi le vacche e i to ri, ed altre bestie egual mente grandi ; ma da combattere ancora cogli elefan ti. (1). Perciocch colle giravolte delle loro spire s stretta mente si avvolgono intorno alle gambe de medesimi, eh essi non possono in nissuna maniera pi moversi ; ed intanto rizzato il collo sotto la proboscide presentano

(i) notissimo il boa constrictor , che appostato tra le frasche li un grosso albero afferra per la testa la iigre, ne schiaccia e stri loia V osso, e la divora in un momento. S . Girolamo nella V ita *Ilarione dice: un drago di prodigiosa grandezza, che in'lngua del paese chiamano boa, poich gli aninudi di questa razza son
si grandi, che sogliono inghiottire i buoi, devastava tutta intorno la provincia .

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agli occhi dell* elefante la testa con quelle loro pupille infuocate, che quasi fossero fulmini li acciecano, e li fanno cadere a terr ; e caduti poi ne rimangono sbranati
C
a p i t o l o

X V IIL

Descrizione del Golfo Arabico dalla parte d'Etiopia. Del?isola Serpentaria e delle navi che traspor tano gli elefanti

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Ma n o i, dopo avere con chiara narrazione detto quanto ci sembrato sufficiente intorno alla E tiopia, alla T roglodita, e alle altre confinanti regioni verso la parte pel calore inabitabile della te rra , e alle spiagge , e ai climi del maiwosso verso il m ezzod, ora de scriveremo l 'altra parte , che quella del Golfo A rabico, siccome dai regj commentari di Alessandria per alcune cose, e per altre da ci > che udimmo, da chi fu sui lu og hi, abbiamo potuto apprendere. Questa parte del mondo abitato, come pur sono e le Isole B ritanniche, e i luoghi sotto r orsa, non ancora messa alla co m une cognizione di tutti. Ma delle contrade, poste sotto r o r s a , le quali toccano la zona inabitabile p el freddo* come pure delle Isole Britanniche, parleremo allora c h e , verremo descrivendo le imprese di G. Cesare. Im pera ciocch questi , estesi per lunghissimo tratto i confini dell imperio rom ano, fece , che potesse entrare come parte della storia anche tutto quel tra tto , che prima era incognito. Il Golfo Arabico dunque ha le sue bocche stese verso l oceano australe, la lunghezza delle

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quali corre a parecchi stadj : l ' intimo recesso chiuso entro i confini dell Arabia e della Troglodite ; e la larghezza sua tanto nel recesso , quanto nelle bocche , 8* inoltra fino ai sedici stadj (i). Per dal prto P anormo al continente opposto vuoisi un giorno di navi gazione spedita. La distanza pi grande eh* abbiano tra esse le sue sponde presso il monte T irc eo , e Maca r ia , luogo esposto al pi profondo e tempestoso pelago, ove i continenti non veggonsi n da una parte , n dall altra (2). Indi la larghezza si diminuisce , e si re* stringe.poi fino alla bocca. Nel suo stretto sincontrano qua e l alcune grandi isole, fra le quali il corso delle navi diventa angusto 5 e il flusso del mare violento e pericoloso. T ale in compendio la situazione di questo Golfo. Dalle cui estremit incom inciando, ver remo brevemente a descrivere le spiagge d entrambi i continenti, e le cose pi particolari, che in ciascuna di esse trovansi ; e faremo capo dalla destra spiaggia abitata dai Trogloditi sino ai vasti d ese rti, che sono oltre. Adunque dalla citt di Arsinoe andando innanzi sul
(1) Qoal sia la larghezza delio stretto di Babelmandet, pu girato /vederlo dai pi accreditati geografi moderni. Perci che ap partiene al testo di Diodoro , il Vesselingio non senza timore ch i numeri degli stadj qui accennati sieno guasti ; considerando, che gli antichi scrittori, Strabone, Arriano , Agatemero, lo fanno largo di sessanta sta d j, misurandolo dal promontorio di Dirce. Plinio lo fa largo di settemilacinquecehto passi. la).N del porto Panormo , di cui qui parla Diodoro , n del nauta T inep gli antichi scrittori parlano* Tolotnmeo nominando M accaria, la indica corno no* isola.

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lido destro, sincontrano in assaissimi luoghi fium i, c l cadono precipitando dalle rupi in m are, le acque dei quali hanno il sapore di salsedine amara (i). Oltrepas sati i fonti di questi presentasi nn m onte;, che dom ina la vasta pianura, e che di color rosseggiante ; la cui v ista, quando vi si fissi intensamente lo sguardo, o fende gli occhi. Allestreme radici di quel monte giace un porto di tortoso ingresso , che chiamasi di Vene r e , e dentro il porto sono tre iso le, due d e lle . quali sono piene di fichi e di olivi; ma la terza non ha questo vantaggio : ha per grande abbondanza delle cos dette meleagridi. Di l il Golf immenso, ed ha nome dimmondo, presso il quale sta una penisola assai sporgente, pel cui stretto collo, direm cosi, trasportano le nayi nel mare al di l (a). Superati questi luoghi tro*
(i) degno d* estere notaio, che i L agidi, fotta una diversione del Nilo , la quale fu chiamata fiume de1 Tolommei, resero dolci le acque, che prima erano amare. Ne aveva lungamente parlato A gatarthide . Ma perch Diodoro dissimula questo fatto, e mostra di credere , che al suo tempo sussistesse la cosa nello stato, m cui era prima dei Lagidi ? Potrebbe sospettarsi, che per non togliere Ila fecondit deir Egitto una porzione d'acqua per lo pi necessa ria . il fiume dei Tolommei a i tempo di Diodoro fosse stato messo a secco. (a) 1 V e steli agio ha dobitato di alterazione sei tetto in qoeste 1 passo : e seguendo lui dapprima io area scritto : per 4a cui acuta punta le navi trapassano'al mare opposto ; lesione facile ad ottenersi omettendo alcuna parola, e sostituendone altra. Ma nell antica na vigazione non era strana la pratica del trasporto delle navi, che d altronde non erano molto grosse, quando, come qoi indica Dio doro , il tratto non era guari lungo., n i larte abbastanza perfc aionata per vincere la forza de1 venti e de* marosi, apparto fcia t* dabili al passaggio di certe punte d* terra*

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Tasi' un sola, lunga ottanta stadj, e cnta da un m ar profondissim o, la quale si .chiama Serpentaria; .ed indi venne voce, che anticamente fosse piena di varj e ter ribili serpenti ( i ) : ma ne tempi posteriori per cura dei ore d Alessandria fu s ben coltivata, che niun vestigio pi vi si vede di tali bestie. N deesi tacre p er qual .motivo essa fosse con tante spese ripurgata. Il motivo a .dunque fu ,* d ie in ssa si trova il topazzo * pietra diafana , e di bell aspetto, simile al v e tro , e del color dello ro , e mirabilmente lucente. P er questo ne fu proibito ad ognuno l a d ito , a m o d o , d ie se alcuno naviga ad essa, dalle guardie dell isola viene immediatamente punito con supplizio capitale. Poche sono, queste guar die , e vivono una vita miserabilissima: perciocch, onde nissuna di codeste pietre sia portata fuori nascostamen te , n o n si lascia ivi alcuna nav e; e se v ha chi per quelle vicinanze navighi, pel timore del re prende il largo quanto pi possa. Cos accade, che assai presto manchi la vettovaglia a que miseri , che sno l con fin ati; n la terra li soccorre di alcun frutto. Il perch quando incominciano i viveri a scarseggiare gli abitanti sedenti sul lido ansiosamente aspettano l arrivo di chi dee portar loro provvigione ;. il cui ritard o , come

{z) Il Salmasio pretende, che Agatarchde , Diodoro, e Strabono si sieno lasciali sorprendere dalle fvole de1 mercatanti greci ; poi ch , secondo lu i, che a tal effetto si fonda sol vocabolario ebraico-, non dai serpenti ( ophus), ma <Jai to p ati ( paz ) , quell isola traeva jl nome. Il flesselizittio per oppone , che Agatarchde scriveva dj cosa del tempo suo s e che al tempo suo i re di Alessandria 1 a vevano purgata da* serpenti, che 1 infestavano.

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possa metterli in disperazione, cosa facile da com prendere. La pietra di cui parliamo nasce nelle rupi ; n durante il giorno si vede , restando il suo splendore come soffocato da quello de) sole ; ma alla notte brilla essa di bella luce in mezzo alle, tenebre a m odo, cl\e anche da lontano mostra il luogo ove sta. Le guardie dell isola, distribuite ciascuna in posti determ inala, vanno in cerca di queste pietre ; e dovunque ne veg* gono splendere alcuna, vi mettono sopra per segnale u n vaso grande tan to , quanto possa comprendere lo spazio, che occupa la pietra lucente : venuto poi gior no vanno a tagliare cogli scalpelli il sasso coperto da quel vaso ; e tagliato che. l h an n o , lo consegnano' a co lo ro , che per mestiere puliscono le pietre. Se vai oltre i luoghi fin qui accennati, si offrono parse p er la spiaggia molte genti ittiofaghe, e m olti pastori trogloditi ; e con essi vedi m ontagne. sino al porto S o tere, che vuol dire salu tare, o salvatore, cos chiamato da G reci, i quali col pe primi sani e Salvi approdarono. Ivi il golfo incomincia a restringersi, ed a voltarsi verso* 1 Arabia ; e la natura de luoghi * rende in certo modo diverso tanto il m are, quanto la terra. Imperciocch il continente apparisce b asso , non rotto in nissuna m aniera da prominenze} e il mare palustre e fangoso , non pi profondo di tre orgie , e tutto quanto verde ; della .quale verdura la cagione d ir cesi essere, non la natura dell acqua, ma la copia del musco e dell alga, che traspariscono dall* acqua stes sa. E adunque quel luogo opportuno alle navi, che iranno remi* poich non viene a batterle coll"onde

e7,
socoedentisi il m a re , e intanto presenta copiosa pe scagione. Ma le navi 9 che trasportano gli elefanti, m ettono i mrinaj in gravi ed atroci trav ag li, tanto perch s approfondano m olto, quanto perch sono co* strutte assai pesantemente: d onde avviene, che an dando a gonfie v ele, dall impeto de venti prese di notte tem p o , ora vanno a naufragare sugli scogli, ora ad arenarsi sui banchi fangosi. N possono i marina}' sperare di scendere a te rr a , poich il guado pro fondo pi dell altzza di un uomo ; n alcun sussidio traggono da remi per ispingere la nave. Q uindi , che quantunque gettino tutto in m are, eccetto i viveri ; p ur restano in angustia som m a, ancorch abbiano di che nutrirsi ; poich n isola , n prom ontorio, n altra nave veggono, che loro dia rifu g io , essendo il paese affatto inospite , e rare volte passando a quelle parti alcuna nave. E a tutte queste disgrazie ancora si ag giunge , che in nn istante gli spessi flutti portano tanta quantit di sabbie contro i fianchi della.nave, che se le creano intorno grandi m ucchi, ai q u a li, come se ci fosse fatto p er arte , la nave s* attacca. G ittati in tanta miseria quegl infelici cominciano con moderate querele come a cantare alla sorda solitudine , in cui sono, il loro infortunio : ma non sono allora per anche al colmo della disperazione. sovente accade, che la furia de marosi alzando la n ave, come se Un Dio ve nisse con qualche macchina in loro soccorso , in mezzo all estremo pericolo l conserva in vita. Ma se questo divino ajuto non sovviene , mancando le provvigioni, i pi robusti di essi cacciano in mare i pi deboli, onde

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i viveri restanti per alcuni giorni ancora possano ser vire ai pochi. Se non che distrutta in fine ogni spe ranza , questi ultim i muojono pi miserabilmente dei p rim i, poich quelli finirono la vita in brevi momenti; e questi bevono la m orte a so rsi, e col prolungare le loro m iserie, col dividerle in ' certo - modo a varie porzioni, provano fino la difficolt Crudele del morire. Le navi poscia, prive in s sciagurata maniera d e'lo ro condottieri, e fette inutili sepolcri , durano per lungo tempo , inchiodate ivi dagli argini delle sabbie, e mo strando gli alberi e le antenne quasi chiamino sopra gli estinti la commiserazione e il pianto di chi da lungi le vegga. Ed p er editto del re , che que monumenti dell* accennato caso si lasciano in tatti, onde gli altri naviganti conoscano que' luoghi disastrosi. Presso gl It tiofaghi abitanti di quelle adjacenze fama per lunghe et conservata, che lutto il. tra tto 'd i quel golfo, che presenta tanta verdura, una volta per un grande riflusso restasse a secco, essendosi il mare portato alla parte opposta ; e che il fondo di quella parte rimanesse scoperto, poi che di bel nuovo fosse occupato dall ac qua sopraggiunta con grande impeto (i):
(i) Il Vesselingio non ha dubitato ponto, che in questo passo non si alluda al passaggio famoso dell* Eritrei fatto dagli Ebrei fuggenti d* Egitto $ e cita Grozo , e Bochardo , come quelli, che videro in questo aspetto la cosa. Cosi, die1 egli, i- barbari abitanti di queMuoghi conservarono la memoria di quel miracolo, e la tra mandarono ai loro posteri. Se ci fosse, avrebbero certamente fatto meglio de* sacerdoti egizj, i quali mentre avevano conservata me moria della sommersione dell* Atlantide, e del sole aliatosi due volte dalla parte, in cui tramonta, nulla dissero de* tanti prodigj di

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C a p i t o l o

XIX,

Continuazione della descrizione del Golfo, dalla parte t Arabia,


La navigazione da Tolemmaide al prom ontorio T oro stata da noi descritta alla occasione che parlammo delle caccie degli elefanti fatte sotto il' re Tolommeo (1). Da quel promontrio la m arina si volge all oriente ; ed ivi sotto il circolo del solstizio estivo le ombre si getta no dalla parte di m ezzod, al contrario di quanto suc cede fra n o i, fino a che tom i V altra stagione dell anno (a). Questa terra inaffiata da* fiumi scendenti gi
M os. Ma ci , che pu farci esitare - a credere questo passo allu

sivo a quel famoso fatto, si , eh* esso si fece in luogo di gran lunga distante da quello, di cui parla 1 Esodo v e che succeduto * per la divisione delle acque , e non pel ritiramento di esse , i suol effetti non corrisponderebbero alla tradizione di questi barbari. (1) Questo promontorio ache oggi si chiama Thor. Strabono indica perch avesse qul nome. Considerando il poco In questo argomento detto di sopra, e il fermo tuono , con cui Diodoro dica qui d averne parlato , viene gran dubbio, che il testo sia stato in terpolato* (3) I l Rodomano aggiunse le parole: Jin che torni t altra sta gine dell*anno , per rendere chiaro ci , che Diodoro intendeva dire, Plinio parlando della posizione di Tolemmaide, fabbricata dal Filadelfo per comodit della caccia degli elefanti dice: nella quale per quarantacinque giorni prima del solstizio , e per' altrettanti dopo , a lt ora sesta le ombre spariscono ; e nelle altre ore cadono perso mezzogiorno : negli altri giorni d e lf anno cadono verso set tentrione. s facile intendere Diodoro nel suo vero senso , che non ho creduto necessario conservare 1*inutile uperfetasione del Rodomano .

de* monti che chiamatisi P sebei, e ne vasti cam pi, in che essa partita, produce malva di straordinaria grandezza, e cardam om o, e palm e, varj frutti poco sapo riti, e a noi incogniti. Nella parte p o i, che volge al mezzodi, essa piena di elefanti, di tori salvatici, di lio n i, e di altre fiere. Rompono il tragitto iso le, che non produ cono cose migliori ; ma bens hanno uccelli di nuova specie * e di mirabil bellezza. Incominciando di l, il ma re profondissim o, e genera vrj cetacei di stupenda grandezza, i quali per non recano agli umini nissim danno ; se si eccettui il caso, che qualcuno par so rte, e contro sua voglia non urti nelle ritte pinne del loro d o rso ; ch del resto non sono atti ad inseguire nissun o , per la ragione che se s alzano sulla superficie del m are, i raggi del sole rendono i loro occhi ebetati. Questa parte estrema della T roglodite, circoscritta dai prom ontori > che chiamatisi P seb ei, da noi conosciu ta , siccome l abbiamo indicata. O ra veniamo alla spiaggia opposta, che pende verso r A rab ia, incominciando di nuovo dal Golfo. Chiamasi Nettunio il primo lu og o , perch A ristone, mandato da Tolommeo a discoprire le terre dal littorale d Ara bia sino all* oceano, ivi consacr un altare a Nettuno. Poi sul Golfo tesso v un sito m arittim o, che gli abi tanti grandemente onorano a cagione della utilit , che ne traggono ; e chiamasi il Palmeto ( i ) : perch tutto
(i) Questa selva di palme viene rammemorala da varj scrittori, sebbene con qualche diversit. Tcofrasto la suppone parte di una gran valle stendentesi dai confini della Siria sino al Golfo Arabico Procopio, e JYonnoso la dicono abitala dai Saraceni. Cosma in d i -

7*
pieno di palm e, che danno copiosi fru tti, s per deli* s i a , che per vitto. Ma tutta la campagna nella .vicinanza priva d acque correnti ; e perch volta a mezzo* g iorno, patisce gli ardori di u n 'sole cocentissimo. Per* ci non senza ragione i Barbari tennero per sacro un luogo tanto fe rtile, e tanto abbondante di nutrim ento, quantunque situato in terre rimoti agirne da ogni fre* quenza d uomini ; mentre ivi scorrono non piccole fon* tane , e ruscelli, le cui acque per la freschezza non ce* dono alla neve; per le quali dall' uno ed altro lato della terra tutto verdeggia, e prende l aspetto della pi gra* ta amenit. Ivi ancora un antichissimo altare fatto di duro sasso , con iscrizione in lettere vecchie ed incogni* te ( i) ; e vi presiedono un uomo ed una donna, che ne esercitano per tutta la loro vita il sacerdozio. Sono beati gli abitatori di quel luogo ; e per essere sicuri dalle fiere tengono le loro casuccie sopra gli alberi. Chi passa oltre quel Palmeto trova presso il promontorio del conti-* nenie un isola, che dal nome delle bstie che ivi si anni dano , chiamasi delle F oche ; e di queste infatti essa tanto p ien a, che chi le vede non pu non esserne me ravigliato. Il promontorio steso innanzi a questa isola
copieuste la trova indicata nell* Esodo , non lungi dal paese di E tim , ove si accenna, che gli Ebrei trovarono molte fonti, e molta

palme. ( i^ Il Vesselingio presume, che quest'altare* e queste iscrizioni fossero opera degli'Arabi, n pu negarsi, che gli Arabi non sieno stati antichissimi abitatori di codesti luoghi. Ma come poi le lettere chiamerebbonsi da Diodoro incognite P le lettere degli Arabi erano al tempo di Diodoro ed anche prima assai di lai notissima a tutti

i popoli confinanti.

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guarda V Arabia P etrea, e la Palestina; e a questa i G e rr i, e i Minnei portano, per quanto dicesi, dallAra bia superiore l incenso, ed altre droghe odorifere. La costa, che siegue , anticamente era abitata dai Mara n e i, e dopo questi dai Garindanei (i), tra loro vicini, i quali la occuparono in questo modo. Ad ogni cinque anni radunavansi da ogni parte i popoli circonvicini uel Palmeto accennato per celebrarvi una festa, tanto im molando agli Dei presidi della luce una ecatomba di cam melli , quanto, per recare alle patrie loro alcuna porzio ne delle acque ivi scorrenti , il bere le quali coiyeva fam a, che giovasse alla salute. P er questa, ragione atfdati i Maraniti a quella solennit, i Garindknei truci darono quanti erano restati alle case d i.q u e lli; e di pili tese loro insidie al ritornar che facevano , li uccisero, tutti: con che estinti gli abitanti della terra si divisero a sorte le fertili loro cam pagne, e i pascoli s propizj per greggie ed armenti.. Questa costa per ha pochi porti a cagione dello stesso spingersi d ie fanno verso il mare 4 vasti monti : onde viene dell apparenza di colori v a rj, che fanno mirabile spettacolo di s ai naviganti. P i oltre v il seno Laianite (2) , pieno d i borgate d* A rafi) S irabone chiama i primi M araniti, e i secondi Garindei. Il diverso modo di esprimere i nomi di un medesimo popolo si osserva parecchie volte in Diodoro medesimo ; il che io credo nascere dalI* eterno storpiare, ohe i Greci facevano tutti i nomi forestieri , e dal servire contante al loro orecchio nell armonia del periodo, pinech alla conveniente precisione della espressione. (a) Anche di qusto nome s* hanno variasioni , che potrebbero recar confusione. Tolommro chiama li abitanti L aianti, e Stra buti* li chiama EianiU* Gli Ebrei chiamarono il paese A clvt. E<jc

1i, elle chiamami Nabatei ; e questi tengono molto tratto

sul m are * e molto ancora dentro terra : cos he il pae se pieno d uom ini, e di bestiame. Una volta vivevano essi onestamente contenti del v itto , che loro sommini strava la pastorizia: ma dappoich i re d Alessandria re sero navigabile il Golfo ai m ercatanti, que' popoli non solo uccisero* i naufragati; ma inoltre si misero a corseggiare , e a derubare i naviganti, imitando con em pia scelleraggine i fieri abitatori della Tauride sul Pod io (1). Per infine pagarono il fio della loro iniquit, es sendosi mandate triremi a distruggerli. Viene in seguito una pianura irrigata d acq u e, la quale appunto per la co pia de fonti produce in abbondanza lacroste , la medU c* , e il loto dellaltezza di un uom o; e a cagione de gli ubertosi e buoni pascoli produce oltre una quantit infinita di bestiami d 'og n i specie, anche cammelli salvati c i, e c e rv i, e dorcadi ; l abbondanza de quali chiama poi dai deserti lio n i, lupi, e p ard i, co quali per difen dere L loro armenti i pastori sono obbligati di com bat tere giorno e notte. Cos ci che vende felice il paese, volgesi in cagione di male agli abitanti : ch la natura p er lo pi d agli uomini colle utili le cose nocive.
come ne parla P iim o . I l golfo intimo , in cui sono i Leaniti, che gli diedero- il nome : Agra la loro regga ; e nel golfo Leaaa a come altri dicono , Elena; perciocch i nostri dissero il golfo stesso Elanitco, altri Elenatico. Ar temidoro lo disse Alenitico, e Giuba. Leanitico. S. Girolamo ne paria diversamente. Ivi risiede , dieegli, una legione rom ana , che chiamasi decima. Anticamente vecchi la dicevano Ailaih , ed ora si appell Atta.

{0 E n ot, per quello che ne hanno lasciato scrtto 1 poeti grec9 che gli Sciti della Tauride usavano sagrficare ali1 ara di Diami i forestieri che capitavano a quelle parti.

Trascorsi questi campi viene un seno di natura vera m ente m irabile; perciocch esso internandosi nella terra si stende per cinquecento stadj: ed circondato da. va ste rupi tutto all* in to m o , ed ha un ingresso assai dubbio, e difficile a superarsi, a cagione di uno scoglio che ne fa sbarra, e il quale ai naviganti non perm ette n d en tra re , n d uscire? Lo sbattere infatti frequentissimo de flu tti, e lo stesso cangiar de' v e n ti, fium o, che gli alzati marosi empiano tutto di un fragore spaventoso ; e ne risuonino da ogni parte 1 sassi fieramente colpiti. Gli abitanti del paese, che chiamatisi Banizom eni, vivono delle carni di fiere da essi prese alla caccia. Ivi poi un tempio sacratissimo, tenuto in sommai religione da tutti gli Arabi, (i ) Adiacenti al lido della terra sono tre isole, che presentano parecchj porti. D icesi, che la pri^ m a, la quale deserta, sia consacrata ad Iside. Restano in essa avanzi di edifzj, che un giorno v erano , co me fondamenta di sasso , e colonne con iscrizioni in ca ratteri barbari. Le altre due non sono meno desolate : i nostri per di tratto in tratto vi piantano degli olivi. Oltre queste isole il lido ro tto , e difficile da passare, si esten de per mille stadj ; n in tutto quel tratto si trova por to , n s ito , in cui gittar l ancora ; n o darsena, od a ltro , in c u i, mentre manchino di tu tto , e sieno- di s medesimi incerti, i poveri marinaj possano sperare un asilo. La costa formata del fianco di un m onte, aspro

(i) Potrebbesi facilmente ravvisare in questo tempio la famosa


Kaaba della M ecca, essendo noto j eh'essa era un santuario cele

bre fino da remotissime et.

7*
orrbilm ente di sassi e dove Fonda S basso ribatte m v o ltic i, e dove al dissopra minacciali caduta: pule m onte molto innanzi spinge nel mare le -scogliose sue ra d ic i, scendenti in assai spesse ed acute p ietre; d i apre nel seno rotte caverne, e tortuose, che avendo l una coft altra comunicazione , ed ivi 1 acqua essendo * profondissim a, fanno che per l'urtare dei flutti spinti dalla p rocella, e pel rimbalzare indietro , un frastuono ne sor ga simile a frem ito spaventoso. Ed una parte de marosi rotta a quegli scogli s* increspa, e tutto scopre d* im mensa spum a; Una parte assrta entro que vortici pre senta grande spezzamento d 'o n d e, ed mia voragine tre menda ; -cos che chi malgrado suo vien tratto a- quei luoghi , molto , d ie per la sola paura non manchi. In questa costa abitano gli Arabi tamudni. Accanto ad essa v ha un se n o , che qua e l bagna molte isole , n on dissimile dalle Echinadi ; e il lido , per quanto esso lungo e la rg o , seminato di monticeUi di sabbia* di color n e ro , d ie il vento fo rm a, guasta , e rif. In d i vedesi una penisola avente un porto , i! pi b e llo , che gli storici mai dscrivano , e che si chiama C ar nalit (i). Perciocch giace sotto un lungo fianco dalla p arte , che* s abbassa verso zefiro , e viene a presen tare un seno, non tanto mirabile per la forata, quanto p e r la comodit eccellente sopra tutti gli altri. Il m onte, che gli sta s o p ra , e che toperto d i boschi , scorre p er cento stadj da ogni parte : la bocca del porto d i due p lettri; e pu dare sicuro ricetto a due mila navi (1) $vaiane ! c&kuna Carmota3 con poca dfircasa di #uaso.

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O ltre ci abbonda ancora di bune acque, somministrat da un grosso fiume che vi cade, entro ; e nel mezzo s alza un isola tutta piena di sorgenti , ed attissima 'alla coltura de* giardini. In somma esso in tutto si mile al porto, -di C artagine, che chiamasi Cotone ( i ) , e della cui comodit parleremo in particolare a suo luogo. tJna quantit poi immensa di p esci, a cagione della tranquillit sua, e della dolcezza delle acque, che vi affluiscono, viene ivi dall oceano. Passati questi luoghi s ergono a certi intervalli cuw que monti assai a lti , le cui vette a guisa delle pirami di di Egitto vanno a finire in una sola punta. Indi v un seno rotondo, cinto da gcandi prom ontorj, nel cui mezzo s alza un eolie simile ad una tavola, nel quale trovansi tre tempj di mirabile altezza, consacrati a Dei incogniti a G re c i, ma che gli abitanti venerano con molta divozione. Dopo s incontra un littorale pieno di fontane, e rotto da ruscelli dacqua dolce ; ivi il mon te C abino, coperto di varj e fitti boschi. La terra piana abitata dagli A rab i, che chiamansi Debi (a) ; e che pascono armenti di cam m elli, adoperati da essi in ogni maggiore affar della vita. Infatti combattono co nemici montati su questi anim ali; con questi trasportano Ogui sorta di cose; con questi, fanno tutto quello che loro occorre; ne bevono il latte, e ne mangiano le carni. P er iscorrere poi il paese usano quella razza, che chia(i) Il porto di Cartagine chiamatasi in lingua punica Cothon , cio fatto a mano. Appiano ne ha data la descrizione 3 ma di quella data da Diodoro non restano che pochi cenni.

(3) Quasi abitami di paese, che d ro.

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masi de drom edari Gorre per mezzo a questa terra un fium e, che porta colle sue acque in tanta quantit pa gliuzze , e frammenti d o ro , che presso la foce vedesi tutta la sabbia risplenderne ; quegli abitanti per ni sa n n o lavorare. Del resto essi sono cortesi di ospitalit, non ad ogni forestiere, ma soltanto ai B eozj, ed ai Pejoponnesj , in grazia dell antica parentela, contratta con questa gente da E rcole, e che favolosamente asse* risce da suoi maggiori essere ad essa 'derivata. Accanto a questi il paese abitato dagli A lilei, e dai Gasandi , popoli arabi; il quale non abbruciato dal calor cogen te del sole, siccome i vicini, ma sempre coperto1da m olli, e dense n u b i, che danno rugiade (i) e pioggie comode ed opportune, per cui l estate assai bene resta tem perata: perci la terra ivi attissima a produr tut t o , ed eccellentemente benigna; ma p e r lignoranza de gli uomini non coltivata come dovrebbe essere. Grande abbondanza d oro si trae-da grotte fatte dalla n a tu ra , non che si prendano a liquefare le pagliuzze, e i fram m enti desso, ma si raccoglie come spontaneamente na to ; e per questo chiam asi a p iro , che significa non avente sofferto fuoco.. La pallottolina pi p iccola, che' d esso trovisi, grossa come un nocciolo ; e la mag giore non eccede di molto una noce regia. Usano questi
(i) Il cesto porta' n evi , e non rugiade ; ed corrotto per miglior ragione facile a vedersi, di quell del Vesseiir/gio , che dice: chi crederebbe nevi in Arabia? Il VtsseUngio ha veduta la parola, che facilmente dai copisti stata scambiata ha osservato di p i, che il testo di Jgatarchide , in tutta questa descrizione seguito da Dio doro 9 porta rugiade e pioggie ; e non ha avuto l ardimento di cor reggere s-grossolano errore. Tanta la coscienza de* commentatori !

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p o p o l < portare codeste pallottole d 'o ro tramezzale con padre diafane , cosi al polso delle m an i, come al collo. Q uanto poi abbondano d* oro , altrettanto scarseggiano ram e, e di ferro ; onde perm utano eoi mercatanti questi due metalli colf oro a ragione di peso-eguale (i). Vengono dopo questi > Carbi ; e dopo i Garbi i S u b ei, che sono i pi numerosi tra i popoli dell A* rabia; perciocch questi abitano l'A rabia F elice, ricchis sima delle cose , che da noi tanto s'apprezzano , e fecon dissima sopra ogni altro paese di ogni specie d i bestiame. In tutta questa contrada sentesi una certa naturale fra granza, perciocch nascono in essa senza eccezione p er la maggior parte tutte quelle cose , che danno squisi tissimi odori. Ne luoghi marittimi cresce il balsam o, e la cassia, ed altre piante di particolare indole, che sono piacevolissime a vedersi verdi , ma d ie invecchiando svengono. E ntro terra sono boschi foltissimi d ' alti al beri dell incenso , della m irra , della palm a, del ealan > , del cinam om o, ed altri egualmente odorosi. E ehi pu riferire le propriet, e la natura di tanta molti tudine di cose y e di tanta eccellenza di ogni genere t Perciocch quella fragranza, c h e . colle sue esalazioni invade i sensi d* ognuno , assolutam ene cosa divina , e superiore ad ogni ragionamento che voglia fssen e,
(l) A questo luogo Diodoro ri fttloauma da Agaiarchide , il quale dice, che i popoli, di cai qui si parla , danno un triplo d*oro p el rame , e un duplo pel ferro : cosa invero , che sarebbe meno credi bile della prima , se non si dovesse osservare , che il barano era tra oro greggio, e rane ferro lavorati in utensili ed istioneoli assai comodi.

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e gli stessi, che in vicinanza navigano , ne sono dolcissimamente colpiti poich m primavera un vento di trra porta sul mare le odorose esalazioni, che col tramandano e gli arbusti della m irra , e tutti gli altri : ch non sono ivi gli aromi di quella scarsa e svene vole n a tu ra , che hanno presso n o i; ma sono pieni di una virt sempre nuova, e nel fiore stesso vigorosissi ma , la quale sottilmente penetra sino all intimo dei sensi. Sicch m entre i venticelli trasportano p er 1 aria le pi delicate parli de* fragrantissimi g e rm i, avviene che a chi s accosta a quella spiaggia portisi un misto d i ottime co se, giocondo, e copioso, ed alla salute p ropizio, e non mai da esso provato. A confermazine di che uopo considerare , che quell odore non pro cede gi dal tagliarsi che si faccia un frutto , il cui vigore gi sp ir , o dall aprirsi un vaso, in cuj sia ri porta materia che abbia fragranza; ma sihbene dalla recente m turanza, e dalla natura divina di una stirpe sincera: di modo che qu elli, che di questo bene son fatti partecipi, vengono in certo, modo a godere d el1 ambrosia decantata nelle favole ; giacch codesta soa vit di odori non pu con pi degno nome accennarsi* Per la fortuna non diede agli abitanti di questo paese s piena questa felicit, e scevra da incomodi : perciocch pure aggiunse a tante belle cose un certo nocum ento, onde per esso n o i, che siamo soliti a sprezzare gli Dei quando siamo ridondanti costantemente d i b en i, et rivolgiamo a migliore consiglio. Adunque i boschi, che tanti odori tram andano, sono pieni di serpenti di colore di po rp o ra, della lunghezza di una

So spanna, e di un morso , d ie non ha rimedio. F e riscono essi saltando, ed insanguinano il corpo p er Y mpeto forte , con cui s alzana. A ltronde poi agli abitanti debilitati da lunga malattia succede questo di particolare, che gonfiandosi il corpo p e r la forza pe netrante dello smoderato respirare di tanti od ori, e rilassandosi tutte le p a r t i n e viene infine uno sfacellam ento, che appena, pu curarsi. A questo effetto essi fanno all ammalato un suffumigio di bitume , e di peK della barba dell' irc o , onde espugnare le forze soverchie della fragranza dell* odor contrario : essendo n o to , che le cose b u o n e, usate con giusta misura e con ordine conveniente, ajutano e dilettano gli uom ini; ma che oltrepassando la debita proporzione, e la opportunit del tem p o , rendonsi infruttuose. La citt capitale d i questa nazione chiamasi S aba, ed addossata al monte. 1 re governano per ordine di successione della loro famiglia ( i) ; e ad essi il volgo presta onorificenze m i ste di beni e di mali. Imperciocch pare , vero , che vivano una vita beata, dando legge agli a ltri, e non rendendo essi ragione di quel che fanno ad alcuno: ma la loro condizione infelice, nou potendo uscir inai della reggia. Che se per avventura facessero di versam ente, la plebe, a tenore di un vecchio oracolo, li opprimerebbe con una pioggia di sassi (a). Questa(i) Abbiamo dallo Sculteno, che cou particolare Vocabolo nomiuavansi presso gli Arabi i chiamati a questa successione , parlan dosi degli am ichi e poienii re, che dominava do in Hadramant > ia Saba , e in Himjar (a) Cose Rimili leggoosi ia gatarchide , in S ir abone , e i a sw -

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nazione supera nelle ricchezze, e nell* abbondanza di ogni cosa preziosa, non solo gli Arabi confinanti, ma tu tti gli uomini dell7 universo. Imperciocch quando nel mercatare vendono qualche cosa, per una piccola quan tit di loro merce esigono un prezzo grandissimo in paragone di tutti gli a ltri, che cambiano con denaro 1 loro prodotti. Laonde siccome a memoria d uomini per l a . lontananza del loro paese non furono mai sog giogati da nissuno , ed im m ensa, per cos d ire , presso loro F abbondanza dell oro e dell argento, massimamente in Saba , residenza fie loro re ; tutti i loro vasi e tazze sono d* argento e d oro ; e i le tti, e i tripodi hanno i piedi d argento ; e tutta la supellettile loro sontuosa oltre ogni credere. Cos pure i loro portici veggonsi avere le colonne dorate, e ne* capitelli 6gUre d argento ; e i lacun ari, e le porte sono ornate di lmpade d oro e di pietre preziose ; facendo essi spese prodigiosissime nella fabbrica delle loro ca se, ed em piendo tutto d oro , di argento , d avorio , di gem m e, e d ogni cosa dagli uomini pi apprezzata, con dispo sizioni e lavori squisitissimi. Nel che poterono per molte et progredire, avendo avuta la felicit d* essere remotissimi da tutti quelli , che per la loro avarizia cercan guadagno negli averi altrui. li mare presso que sta regione di color bianco, cosa che desta m eravii elide Ai Coma presso Ateneo . Quest ultimo aggiunse , che il re

costituisce i giudici $ e se crede ,che qualcheduno di essi non. abbia giudicalo rettamente, tira questo tale per una finestra posta nel pi alto piano del palazzo , a ci servendosi di una catena , ed ivi sei fa presentare per domandatigli ragione dell'operato.

glia e pr essre in usitata, e per non sapersene la ca gione. Sonovi presso alcune isole fortunate, pienis sime di castella affatto ap e rte, ove tutte le greggie, e gli armenti sono del color della neve , n alcuna delle femmine nelle une , o negli altri, si conosce, che abbia corna. A queste isole concorrono da ogni parte m ercatanti, spezialmente da Potana ( i ) , che Alessandro fabbric sull In d o , onde avere in quella spiaggia del* 1 oceano una 'stazione comoda per le navi. Ma di questo paese, e de suoi ab itan ti, si detto abbastanza.
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XX.

Dei singolari fenom eni celesti, che accadono in Arabia.


O ra non dobbiamo lasciar di esporre le cose mera vigliose, che ivi veggonsi in cielo. La meraviglia p i grande in questo proposito , e che mette in non me diocre esitazione i naviganti, si quanto dicesi intorno all orsa celeste ; perciocch nel m ese, he i Greci chiamano mematterione , e i Romani dicembre , tino* alla prima vigilia non si vede al settentrine in nissua modo l orsa ; e in posideone, che il gennajo de R om ani, non si vede sino alla seconda vigilia : nei eguenti poi non vedesi nemmeno per poco. R ispetto alle altre stelle^ quelle; che chiamatisi erran ti, non
(t) Forse dovea.leggersi Pattala , citt fortificata da Alessandro.

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compaiono ad essi (i) ; altre pajono ad essi m aggiori, che a d o ; ed altre non ascendono n discendono nella maniera che noi reggiamo. Cos il sole presso loro noa prem ette, come fa presso n o i, quel pccolo splendore, che stende al suo nascere ; ma tutto ad nn tra ilo , es sendo ancor n o tte , col subito suo apparire luminosa mente risplende; e perci ad essi non si fa giorno giammai per fino a tanto che tutto il sole non si veg. ga sfolgoreggiantissimo. D icono, che vien fuori di mezzo al mare simile ad un carbone acceso, e che getta da ogni parte ardenti scintille; n apparisce di forma rotonda a modo di disco, siccome il veggiam n o i, ma in figura di colonna, la cui testa sembra al quanto pi grossa ; e di pi che sino all ora prim a non manda n splendore, n raggi ; ma che fa lefletto di un fuoco senza luce in mezzo alle tenebre. AU e n trare della seconda ora preside la forma di uno scudo; e sparge un improvviso lu m e , e sopra ogni misura fervente. Verso il tram ontare succede il contrario: per ciocch non meno che p er dne o r e , come scrive Agatarchide , per t r e , a chi il riguarda apparisce ifliir minare il mondo con nuovi raggi : il qual tempo agli abitanti riesce sopra ogni altra parte del giorno gio condissim o, m entre pel tram onto si diminuisce il calar solare. Dei v e n ti, favonio ed affrico, come pure a rgesto ed e u ro , spirano nei modo slesso che da n o i Ma 1 austro non soffia in E tiopia, n vi si conosce in (i) Chi legge far qui u ovvia riflessione , che io crei latitilo bulicare.

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alcun modo. Per nella Troglodite, e nellA rabia, por tano spirando tal calo re, che accendono anche le sel ve ; e quantunque gli uomini vadano a rifugiarsi entro i loro tu g u rj, soffrono un gran languore. P er questa ragione borea passa pel migliore di tutti i v e n ti, come quello che scorrendo tutto il globo conserva perpetua la forza rinfrescativa.
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XXL

De popoli del? Africa vicini a lt Egitto ; e di unfenomeno singolare del deserto.


Esposte queste cose non sar alieno dall istituto no stro il parlare anche degli Africani vicini agli Egizj, e scorrere i lughi limitrofi a quelli. Q uattro razze di Africani abitano C irene, e le Sirti ; e sono sparse per le terre interne. Stanno nelle parti esposte all austro qu elli, che chiamansi Nasamoni: abitano verso occidente gli Auchisi : i Marmaridi posseggono il lungo tra tto , che tra C irene, e lEgitto sino alle coste marittime ; e i M aci, che sono i pi numerosi fra le razze africane, sono confinati nelle Sirli. F ra tutti questi Africani son coltivatori q u elli, ai quali tocc un terreno atto a dare ubertosi raccolti : gli altri sono nom adi, attendendo alla pastorizia, e da essa traendo il loro vitto. Gli uni, e gli altri ubbidiscono al loro r e , e vivono vita non affatto selvaggia, n molto lontana da civilt. La terza razza per n ubbidisce ad un solo r e , n ' conosce guari il giusto e l ingiusto, poich vive continuamente

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ladroneggiando : il che fa sbucando improvvisamente della solitudine, saccheggiando portando via tutto ci che tro va, e ritirandosi poscia ne' suoi deserti. T utti questi, Libj vivono a cielo scoperto, a foggia di bestie, ed hanno bestiali costumi. Essi non cercano n v itto , n vestito alcun, poco proprio d uomo ; e si coprono le membra con pelli di capra. I loro principali non hann citt di sorte alcuna , ma soltanto alcune . to r ri (i) , vicine a qualche acqua corrente; e in esse na scondono la p re d a , che avanzano. Questi principali fanno ogni anno giurare ai loro sudditi di prestar loro ubbidienza ; e quelli , che ubbidiscono loro , tengono in conto di alleati, e li proteggono e difendono : q u e lli, che negano loro ubbidienza, sono giudicati degni di m o rte, ed inseguiti ostilmente come ladroni. L arm atura di codesti popoli corrisponde ottimamente alla patria lo ro , e ai loro costumi ; perciocch essendo agili di corpo, ed abitando per lo pi campagne piane, vanno alla guerra con tre d a rd i, e con alcuni sassi, che portano entro una borsa; n hanno oltre ci n sp ad a, n elm o , n altra specie di armi ; e tutta l ' arte loro sta in inseguire, e in retrocedere secondo F occasione > con una lestezza ammirabile : ond che sono valentissimi s in co rrere, che in iscagliar sassi; in ci abituandosi coll' esercizio continuo. Del resto ver so gli stranieri non osservano principio alcuno di diritto, n mantengono fede, ancorch avessero patteggiato.
(i) Vuoisi che di qui abbiano origine le molte torri delle quali parlando dell1 Africa fanno frequente menzione gli antichi Geografi *

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Il paese presso Cirene di buona (erra, e produce molli frutti ; ed eccellente nou solo per frum en to , ma ancora per abbondanza di v iti, di o liv i, e di altre piante ed erbe ; e per la comodit inoltre di fiumi. Ma il p aese, che si stende verso le parti australi, ove na sce il n itro , non ammette seminagione , essendo privo affatto d acqua. Esso presenta F aspetto di un m are, ove niuna variet vedesi ; ma tutto all intorno in colto e deserto 9 cos che non si sa ove finisca, u come potrebbesi passare ; e perci ivi non trovasi n u ccello ,.n quadrupede; se si eccettui la dorc&de, e il bue : anzi non s* incontra n pianta , u altra cosa sim ile, che possa alcun poco rallegrare la vista dell uo mo ; poich a mano a mano che la terra s avanza u d in terno , per lunghissimo tratto coperta di m u o chj di sabbia. Ma quanto meno d essa di cose neces sarie alla vita , tanto poi abbonda di serpenti di gran dezza e forma diversa; e massimamente d i quelli, che chiamatisi ceraste. Sono queste velenosissime, e il loro morso m ortale; ed oltre ci sono del- color della sabbia m edesim a; onde non distinguendosi gran fatto dal suolo, e perci facilmente mettendovisi sopra i p ie d i, avviene, che chi cammina in que luoghi corra improvviso pericolo di vita. &ma , che questi ser penti avendo una volta fatta uninvasione in E g itto , privassero una gran parte di quel paese di abitanti. Una curiosa singolarit succede tanto in questa terra, quanto nell interno della vasta contrada, che sta rim petto alla Sirte ; ed , che alcune volte, e per lo pi quando non soffia aleun vento, veggonsi in aria corpi;

aventi le forme di varj animali, alcuni de* quali stanno ferm i, ed altri si muovono : spesso ancora essi fuggono d innanzi a chi li mira , e spesso gli corrono dietro ; ed avendo una grandezza mostruosa mettono stupore e paura a chi non sa, che sono m ere apparenze; e quel* l i , che inseguono gli u om in i, appigliandosi in certo modo ai loro co rp i, destano in essi senso di freddo, e palpitazione. Laonde i forestieri non usi a tale feno meno corrono pericolo d i m orir di paura \ m entre quelli del paese, cjie vi sono avvezzi, non ne fanno caso (i). Di questo strano fatto, non dissimile da un racconto favoloso, alcuni fisici si sono ingegnati di dare una spiegazione. Essi dicono: o in quella regione non so* fiano v en ti, o se ne soffiano, essi sono leggieri e de boli ; e 1 aria inoltre spessissimo sommamente q u ieta, ed affatto immobile , non essendo in vicinanza n bo schi , n ombre di valli, n colline, n alcun grosso fiume che scorra, n finalmente seminato di sorte. P er
(i) Anche Strabono parla <1 questo fenomeno. Ma pi chiara 1 mente lo hanno esposto alcuni moderni viaggiatori. desso un giuoco d' ottica cagionato dall atmosfera del deserto , per cui una paglia , un fuscello, un grano pi grosso di sabbia, e tale altra ancora tenue cosa prende 1 apparenta di grande ed enorme oggetto * ora vicinisaimo, ed ora lontano , e realmente inganna. Nissuao per de' nostri viaggiatori ha detto, che questi spettri appigliilo al corpo di alcuno ; u-ci pu succedere attesa la natura d 'e s s i, ohe ab biamo spiegala. Onde Diodoro ripete qui una esagerazione , se per avventura non fu creduto il fatto in grazia degli effetti prodotti da una immaginazione troppo eccitata per la paura. La spiegazione, che di questo fenomeno riferisce Diodoro , dimostra facilmente il grado a cui trovavasi la fsica nel secolo di Augusto anche tra Greci atessi t i cui sistemi non crederci che Diodoro ignorasse.

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questo non si fa ivi nessuna svaporazione ; e non v* cosa alcuna di quelle, che danno ai venti principio, e forza. Come adunque quel suolo arido vien circondato da un 'aria soffocata, lo stesso succede ne*.contorni della L ibia, ove veggiamo ne* di piovosi girar nelle nubi le apparenze di varie figure; perch ,. cio , l'aria fatta densa prende varj aspetti, come quella che alzata da deboli, e tenuissime au re, e dal frequente essere spinta e ri spinta qua e l attaccandosi ad altri adunamenti di si mile fatta, viene portata ora a questa, -9ra a quella parte. Ma quando il vento tranquillo, essa per le sua gravit si posa verso terra con quelle qualunque sieno figure, eh* eransi in essa per caso formate ; < m entre nulla v , che la rom pa, si attacca a qualun que anim ale, su cui cadde. Ma quel moto ora per un verso , ora per laltro , di cui si parla, dicono non es sere altrimente effetto di volont, non essendo possi bile , che abbiano volont di fuggire,* o d 'in seg u ire, cose che sono senz* anima ; e sono gli animali mede simi , ai quali quelle figure si attaccano , q u e lli, che occultamente danno cagione al m o to , ed alla eleva zione , che si osserva. Perciocch col loro avvicinarsi evidentemente spingono 1 aria innanzi ; e per questo il simulacro nell* aria formato cede a p o co . a p o co , e prende 1 aspetto di fuggitivo. U caso di que sim ulacri, * che sembrano inseguirechi gli osserva, viene spiegato, per la ragione contraria; mentre chi fugge da esso tira verso il suo corpo quella vana , e leggerissima fi gura. Ed un reciproco attraimento cos si esercita. Onde, non fuor di ragione , che coloro, i quali fuggono,

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sta , che volgansi indietro, sia che resistano fermandosi, dal volume dello spettro, che gl insiegue, vengano p re s i, e che esso, accolto, direm c o s, in un corpo so lid o , si atten ui, e col diffondersi tutto intorno al medesimo produca una sensazione di freddo.
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XXII.

Delle Amazzoni africane.


Esposte queste cose, sembra conveniente, che qui riferiamo quanto intorno alle antiche Amazzoni della Libia si detto. Molti son stati nell erro re, che an ticamente non sieno vivute altre Amazzoni , che quelle che abitavano sul Termdoonte i Ponto. Ma diversamente vuole che si creda la verit del fatto ; ch anzi le africane e per la lontananza de tem p i, e per la grandezza delle imprese superarono di gran lunga le altre. N ignoriamo n o i, che al comune de leggitori parr inudito, ed affetto strano il racconto, ch etiam o p e r fere di queste. Perciocch ,* essendosi la razza di queste Amazzoni estinta molti secoli prima della guerra di T roja ; e quelle, che abitarono sul Termodoonte essendo vivute non molto tempo prim a di quell avve nimento ; che meraviglia v h a , se le posteriori a ca gione della pi fresca memoria , che d esse avevasi, sieno succedute nella eredit della gloria delle prim e, dalla troppo remota antichit fatte oscure ed ignote alla massima parte degli uomini? Perci noi, che consultato abbiamo molti antichi poeti e storici, ed alcuni inoltre

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de pi recenti, che tutti fanno menzione di esse, cin gegneremo di comprendere in alcuni capi le lro im prese ; siccome ha fatto Dionigi ( i ) , il quale scrisse le sto rie degli A rgonauti, e di Bacco, ed altre molte cose avvenute ne vecchi tempi. In Africa adunqne non fiori una stirpe sola di donne fattesi chiare per fortezza e pei* guerre : imperciocch abbiamo intes essere state di grande valore le Gor goni (a ), contro le quali Perseo ebbe a combattere : e quanta fosse 1 eccellenza, quanta la forza e la potenza di esse, pu facilmente congetturarsi da questo, che quel figliuolo di G iove, il pi valoroso di tutti iG reci del tempo su o , prese a fare la spedizione contro loro come 1* impresa m assim a, a cui potesse aspirare. O ra la virt delle Amazzoni, di cui qui tesseremo la storia , di gran lunga eminentissima, se si paragoni coli in dole delle donne nostre. Nelle coste occidentali della L ib ia, a confini della terra abitabile, fu anticamente una certa nazione sog getta all imperio delle d onne, e che abbracciato aveva un modo di vivere affatto diverso dal nostro. Questo
(i) Questo Dionigi fu di Mileto, e per attestazione di Svida scrisse selle libri intitolati Ciclo Storico . la quell opera aveva raccolto tutto ci che gli antichi lasciarono detto intorno a Bacca , alle A mozzoni > agli Argonauti, alla Guerra di Troja , e ad altre cose simili ; ed aveva per ci trattalo anche delle imprese e vittorie delle snatamallate africane , o vuoisi dire Amazzoni di questa parte di mondo. (a) V hanno molte ragioni per credere, che le tanto famoso Gor goni degli Antichi non fossero.che una razza di grosse scinde, oggi chiamate da noi O rang-O tang, o Pongo t c simili.

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lo ro modo di vivere viene descritto nella seguente ma niera. Le donne si applicano agli esercizj della guerra; e ad un determinato tempo esse si danno alla m ilizia, senza onta alcuna della loro verginit. Passati poi gli anni della milizia si uniscono ad uomini per aver prole; m a tengono assolutamente per s i m agistrati, e tutti gii officj pubblici. Gli uom ini, conte le matrone da noi, hanno cura delle cose domestiche, dipendendo nel maneggio degli affari di famiglia da quanto le loro mo gli prescrivono loro ; n vengono ammessi a parte sia della milizia , ia del governo, sia di qualunque auto rit pubblica ; onde potere alzarsi contro il giogo, in che le donne li tengono. Tosto che i figli sono nati, vengono consegnati agli uom ini, onde con la tte , ed altre cose convenienti alla et loro sieno nudritL Alle femmine si abbruciano le m am m elle, perch nell adulia et non crescano; giudicando esse, che sarebbero d i non lieve impedimento nell* esercizio della m ilizia; e dalla privazione appunto delle mammelle i Greci chiamarono codeste donne col nome d i Amazzoni* R accontasi, avere esse abitato in un isola, la quale, p erch era situata a sera, cio presso la palude T rito n id e , fu detta Esperia : questa palude essere vicina ali oceano, che circonda la terra; essere cosi chiamata da n certo fiume T ritone , che mette foce nella me desim a; ed essere adiacente alla Etiopia ( i) , sotto un m onte, il maggiore di tutti il} que luoghi, e sporgente
( i ) Questo passo limosini come gli antichi per Etiopia intende vano confusamente un gran paese di circoscrizione indeterminata. I nostri lettori possono avere fatta questa osservazione anche prinMt.

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alto sull oceano ; il quale monte da Greci vien detto Adante. Dicono che quest isola spaziosa, e piena di alberi fruttiferi di. molte so rte, onde somministra agli isolani il vitto necessario. saggiunge di p i , che in essa cpta di arm enti, e greggie di capre e di pecore, del latte e delle carni delle quali si nutrono. Ma quella gente, non aveva uso alcuno di frumento , perch ma stino lavea ancora ad essi insegnato. O r queste Amaz zoni, piene di valore, e bellicose, primieramente si fe cero padrone delle citt dell Isola, salva u n a , chiamata M ena, e tenuta per sacra, la quale abitata dagli Etiopi ittiofaghi, ed abbruciante per le grandi esala zioni di fu o ch i, e ricchissima per pietre preziose, che i Greci chiamano antraci, e sono i carbonchj, le saiv d ie , e gli smeraldi. Ed avendo quindi debellati molti altri popoli nelle vicinanze degli Africani, e de Num idi, fabbricarono hello stesso lago del Tritone una c itt , che dalla sua figura fu chiamata Chersoneso. Q uindi codeste donne volgendo nell animo grandi imprese , e il loro valore a ci stimolandole, invasero molte parti del mondo ; e la guerra incominci contro gli A dantidi, uom ini, come appunto trovavansene in quelu o g h i, dolcissimi dindole, e che possedevano una terra fortunata, e non piccole citt. I Greci favoleg giano, che presso demedesimi avessero nascita gli D ei, cio ne* luoghi vicini all* oceano ; e di ci si far pi abbasso particolare menzione. Comandava allora alle Amazzoni M irrina ( i ) . la quale mise insieme un esexv
( i ) Di questa Mirrino, dice il Vesaelingio non averne trovata * traccia che presso Abazia j e pensa, che questi l avesse attinta da

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cito di tr mila di esse a p ie d i, e di due mila a cavallo, giacch con molto stadio attendevan esse a maneggiare cavalli per 1 uso della guerra. Le a rm i, di cui copriv an si, erano fatte della pelle di grandi serpenti; essen do rAfrica abbondantissima di tali fiere dincredibile gran dezza: avevano inoltre per attaccare spada, lancia, ed arco ; ed erano ammaestrate nell* adoperare queste a rm i, non solo per combattere di fronte , ma ancora per ferire a colpo sicuro correndo dietro afuggiaschi. Avendo dun que assaltate le terre degli A tlantidi, batterono in aperto campo q u elli, che abitavano Cerne ( i) ; e mescendosi alla turba che fuggiva, entrarono con essa nella c itt , e 1*occuparono. P er incutere poi terrore a* vicini, trat tarono atrocemente i vinti ; perocch trucidarono tutti quelli , che passata avevano la pubert , e condussero in ischiavit le donne co* fig li, dopo avere distrutta la citt. Sparsasi la fama della strage de* Cernei commessa d a tal gente, tutti gli altri Atlantidi percossi da paura resero le loro citt pattuendo di fare quanto le Am az-

>iodoro . Ma tanti sono gli scrittori antichi , le cui opere sono an d ate perdute, che questo rilievo del Vesselingio non pu togliere

la fede in ci al nostro autore. ( ) P olibio , citato anche da P lin io , aveva detto, che Cerno era distante otto stadj da terra ai coufini estremi della Mauritania in feccia al monte Atlante. Cose simili aveva detto Dionigi ; ma E w ta o osserva, che gli Antichi non erano d accordo sulla vera situazione della medesima* 11 che io non credo essere provenuto , come pretende il Pesseiin%io, dall9 essere codesti racconti quasi tutti favolosi, ma bens da quella confusione, che gli Antichi mi sero in molte parti della geografia, e dalle memorie mancate o per la distruzione de' popoli, o per cataclismi in varie contrade accaduti.

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soni ressero loro comandato. Con essi M irtina oper clementemente ,* e fatta con loro amicizia in luogo della citt distrutta u n 'altra ne fabbric imponendole il suo nom e, e colloc in essa i prigionieri , e quanti del po polo di quei paese volessero stabilirvi!, E siccome poi gli Atlantidi le fecero regali m agnifici, e le decretarono pubblici onori ; essa non solamente gradi tal cortesia , ma prom ise, che cercato avrebbe ben m eritare di essi ad ogni opportunit Perci venendo eglino assai spesa infestati dalia vicina ed emula gente , che chiamano G or goni , Murrina aderendo alle istanze degli Atlandidi ir*vase colT esercito le terre delie Gorgoni ; e venuta a b attaglia, che fu fierissim a, le Amazzoni prevalendo uccisero gran num ero di Gorgoni , n m eno di tre mila ne presero e poich le altre andarono a rifugiarsi n e 'b o sc h i. M irtina volendo estirparne la razza, cerc di attaccar fuoco amedesimi, li che non ssendole rn*~ sc ito , ridusse il suo esercito ai confini di regno. Ivi per la fidanza della impresa prosperam ente com piuta , trascurando le Amazzoni d invigilare , con era duopo , le prigioniere tolte le spade alle g u ard ie, che dorm ivano, ne trucidarono molte ; ma dalla molti tudine ben presto accorsa per ogni parte dopo u n fie rissimo conflitto furono ammazzate (i). Allora M irrina
(r) Questa ctrcortanja, e cpseU della ritirata nei boschi delle
iGorgoni rimaste dopo laccennata tanaglia y fortificano in certo modo

fi sospetto cb1 esse uoo fossero elle una ra*a di prosale scimie. E di fotti, se le Gorgoni erano doam percbfe D iodoro, e gii storici pi* antichi di lui giacch parlarono tanto delle jntaszoui 9 noo parlarono anche di queste guerriere, il coi valore infine noa meritava

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latti tre roghi vi abbruci sopra con funerea cerimonia i corpi delle m o rte , che le erano state compagne nella g u e rra , e alz loro tre monumenti con grandi mucchj d i terra , i quali anche oggi chiamansi i sepolcri delle Amazzoni. Per le Gorgoni furono per molto tempo ancora po ten ti, . finch , essendo loro regina Medusa , Perseo le debell un altra volta. In fine p o i, - ed sse, e le Amazzoni furono con generale uccisione distrutte da Ercole in quel tempo , in cui ito alle parti occi dentali piant in Africa im a colonna. Imperciocch non pareva a lu i, che cercava di ben meritare di tutto il genere um ano, che dovessero pi lungamente nazioni intere rimanere soggette all9 imperio di donne. Dicesi p u r e , che la palude trito n id e, essendosi per un tremuoto aperto un tratto di terreno verso il m are, venisse inghiottita dall oceano. In quanto a M irtina, es6a scor se la maggior parte dell' A frica, ed ita in E gitto, fece amicizia con Oro , figliuolo d Iside , il quale allora ivi comandava. Port ancora la guerra contro gli A rab i; e molti ne uccise ; poscia, soggiogata la S iria, perch i Cilici le andarono incontro con d o n i, dichiarandosi p ro n ti a prestarle ubbidienza, in premio della fede ad dim ostratale , li lasci liberi ; ed per questo, che anche presentemente si chiamano Eleuterocilici (i). Q uin ti* essere inonorato ? Io dico qoeMo perch sembrami, che a ci imi corrispondauo bastantemente i pochi anni, die rispetto ad esse pon tonai tra le spedizioni di Perseo e quelle di Ercoie .
(i) Cicerone , senta ricorrere ai fasti delle j 4ntas*oni , d a qoelo soprannome de Cilici un altra ragione, ed , eh*essi erano fieri, e sdegnosi del giogo di qualunque. Abitavano presso il monto m ano;*e la loro cki principale era Pindenisso -

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di domate le nazioni abitanti presso il monte T au ro ', che pure erano valenti per forza di corpo , e per co raggio, per la Frigia maggiore scese al m are; e giunta ai paese m arittim o, pose per termine della sua milizia il fiume Cairo. Delle terre poi da essa colle armi o t tenute scelse le pi opportune ad essere abitate , e vi edific parecchie c itt , ed una celebre pel suo nome , chiamando intanto le altre col nome delle principali Amazzoni dell esercito , poich le chiam C im e, Pita ne , Priene. Furono queste presso il mare ; ma parec chie altre ne edific entro terra. Essa occup eziandio alcune isole, e tra le altre L esbo, ove fond M itilene, detta cos dal nome di una sua germ ana, che guer reggiava in sua compagnia (i). Nel n^entre, che andava soggiogando altre isole fu colta da tem pesta, nella quale facendo voto a ila madre degli Dei per essere salva, venne ad approdare ad una certa isola d eserta, che avvertita in sogno consacr alla Dea accennata; ed erettivi alcuni a lta ri. vi fece sacrificj magnifici. F u questa l'iso la di Sam otracia, che in greco suona lo stesso che isola sa cra. S. novi per tra gli storici alcuni, i quali scrivono, che prima era delta S am e, e che ricevette il nom e, di Samotracia dai T ra c i, che girono ad abitarla (a).
(1) Siccome sulle origini di queste citt, e de*loro nomi alcuni contendono; e Diodoro stesso non.sembra molto costante; il Vesseli'igio opportunamente osserva , che Diodoro qui non fa che ri* ferire le tradizioni trasmesse da altri, e non l'opinione sua propria. La quale avvertenza giova avere presente anche in altri passi delle sue Storie. (2) Nelle antiche lingue asiatiche , e scitiche Samin e Same noa vuol dire che terra . 1 Greci antichissimi per Sa nos intesero terra elevata .

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Finalm ente dicesi , che essendo le Amazzoni ritornate sul continente, la madre degli Dei si compiacque tanto di quest iso la, clie in essa colloc oltre altri i suoi fi g li, che chiamansi 1 Coribanti (i) ; i quali chi avessero p er padre , questa cosa , che si manifesta * soltanto nelle sacre cerimonie de misterj : cerim onie, le quali essa medesima istitu, come essa ivi istitu un bosco augusto, ed inviolabile, che i Greci dicono asilo. Circa questi tem p i, per ci che narrasi, un certo trace di nome M opso, da Licurgo , re de T ra c i, mandato in esilio, fece una invasione collesercito nepaesi delle Amazzoni in compagnia di Sipilo anch egli sbandito dalla Scizia, che vicina alla Tracia. Venutosi a battaglia i Sipilani, e i Mopsani vinsero; e M in-ina, condotter delle A* m azzni, rest sul campo insieme con molte. Ed in processo di tempo , continuando la guerra, e restati sempre i Trci superiori, il rim anente delle Am azzoni, che ivi eran o, ritorn nella Libia ; e questo il fin e , che raccontasi della spedizione delle Amazzoni fuori dell* Africa.
( i ) Alenai dicono, che questi Coribanti non fossero se non se i D ei gran di, i Cabiri, o Dioscuri, nel senso, in cui Orfeo parla dei Cureli ne' suoi inni : denominazione , che Qel succedere detempi si arrogarono i due famosi T in daridi , Cattar* t Polluce.

C a p i t o l o

X X IIL

Delle tradizioni degli Atlantidi intorno alla origine degli Dei Storia di Tirano , e dei Titani. Origine del culto della madre degli Dei presso i Frigj. Avventure di Marsia.
Ma poich si fetta menzione degli Atlantidi, penso non essere fuori di proposito 1 aggiungere quanto in * torno alla nascita degli Dei essi raccontano, il che non sembra molto diverso da ci che raccontano i Greci. Adunque gli A tlantidi, abitatori dell oceauo > e pos seditori di una terra felice, vengono riputati per piet ospitalit distinti sopra tutti i popoli loro circonvi cini. Ed essi si vantano, che presso loro siano nti gli Dei ; e dicono ci confermarsi ancora dal pi illustre poeta de G reci, l dove introduce Giunone a dire :

Per me si va a vedere della terra J remoti paesi , f Oceno , E Teli i madre V una degli D ei, E Valtro p a dre .................(i).
Pongono p er primo loro re U ran o , ossia Cielo ; il quale gli uom ini, che vivevano qua e l sparsi, indusse ad abitare entro le citt ; e dalla vita , che prima me navano a modo delle fiere , e senza alcuna legge , li guid a civili costum i, insegnando loro come seminare i dolci frutti della te rra , e raccogliere quelli degli al*
(t) Anche gli Egiaj citavano questi versi di Omero ia prova., che gli Dei erano nati presso il Nilo.

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beri ; ed invent altri non pochi presidj della vita. Egli fu padrone dlia massima parte del mondo ; ma spe zialmente di quella che guarda 1 occidente e il setten trione. E come assai dedicossi ad osservare gli a s tri, molte, cose predisse, che dovevano succedere nei mondo superiore; e dei moto del sole insegn al volgo come Tanno procedesse; ed inoltre secondo il corso della lu na fiss i m esi, e certe ore ne singoli anni (i). O nde , che i popoli non sapendo ancor nulla intorno' allor .dine perpetuo degli a s tri, molto ammirarono quel suo certo predire gli eventi; ed invalse opiniope, che appunto profetizzasse co s, perch fosse partecipe della natura divina; e quando fa tolto alle cose um ane, a cagione de benefizj fa tti, e delia scienza degli a s tri, gli tribu tarono divini onori. Di p i , il nome suo (Cielo), ap plicarono al m ondo, tanto perch pensavasi eh* egli avesse famigliarmente conosciuto il nascere, e il tra m ontare degli astri, e le altre co se, che nel mondo etreo succedono, quanto perch chiamandolo per tutti i secoli re deli universo, dalla grandezza degli onori ve nissero i suoi m eriti superati. . Dalle molte m ogli, che U rano , o O d o , e b b e , d if i) la meato a tante oscure tradizioni degli antichi popoli accen nate fin qui da D iodoro , nissun passo pi chiaramente addita listi tuzione del Calendario quanto questo, sia che debbasi attribuir agli A tlan tidi 1 *invenzione dell1astronomia , sia che vogliasi sap porre eh essi la traessero da popoli pi antichi di loro. da do lersi, che Diodoro si diligente indicatore di molte altre cose, abbia, trascurato questo punto, uno de* pi importanti nella storia del ge nere umano, giacch probabile, che al suo tempo si potessero' ayere memorie pia chiare di quelle t che sono venate insilo a noi*

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cono, che gli nascessero quarantacinque figliuoli; e che diciotto di questi avesse da Ti te a , ciascuno de quali ebbe un proprio nome ; ma da quello della madre ne trassero uno'com une tu tti, e fu quello di Titani. Titea che per prudenza, e per utili opere si distinse , ces sata di vivere fu annoverata tra gli Dei da q u elli, che essa colle opere sue avea beneficati ; ed ebbe il nome di Tellure (te rra ). Da U ran o , e da Titea ^ nacquero m olte figlie, tra le quali due fra le altre divennero ch iare, e furono Basilea , che i latini dicono R egina, e R e a , da alcuni detta Pandora. B asilea, maggiore delle altre per e t , per castit e per prudenza, amando con materno affetto i fratelli, li allev tu tti, e perci acquist il soprannome di madre grande; la q u ale, dopo che suo padre dagli uomini fece passaggio agli D ei, p er suffrgio de* popoli, e de fratelli ebbe il re g n o , poich essa era ancora vergine, e per amore di castit non voleva sposarsi a riissimo. Non ostante desiderando di lasciare eredi del regno da s stessa generati , fu presa in moglie da uno de'suoi fratelli, eh* essa amava sopra tutti , e che chiamavasi Iperione. Dal quale avendo avuti due figli, Elione , e M ene, che per lo splendore della loro bellezza, e pel decoro del pudor casto rapivano tutti a meraviglia ; i fratelli di le i, parte invidiandole'la felicit di tal prole, parte tem endo, che Iperione traesse a s il regno , vennero a com m ettere. un orribile delitto. Imperciocch avendo congiurtQ insie me trucidarono Iperione, ed Elione ancor fanciullo soffocarono, e lo cacciarono nell' Eridano (i). Il quale m i{i) ima gran pietra < inciampo queslo Eridano nella storia T

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sfatto saputosi, M ene, clie vivamente amava il fratello, si precipit gi del tetto ; e la m ad re, mentre stava cercando alla riva del fiume il figlio-, svenutasi vide iu sogno Elione appresentarlesi, e confortarla, dicendo, che non si abbandonasse a troppa angoscia per la morte de figli ; perch i Titani pagato avrebbero il fio di tanta sceleraggine ; e che egli, e la germana, per divina provvidenza andavano ad essere trasformati in nature im mortali, cosi che quello, che prima chiamavasi fuoco in cielo sacro (E lian o ), ora chiamerebbesi Elio (s o le ) e q u ella, che prima dicevasi M ene, ora avrebbe il nome di Selene (lu n a ). Destatasi, ed esposto alla mol titudine il sogno , e T infortunio su o , chiese , che i morti figli fossero venerati come Dei ; e che nissuno da indi in poi toccasse il suo corpo. Poi colta da un stro furibondo , presi i sonagli della figliuola , e sparsa i capegli, si mise a scorrere vagabonda il pae se , e a modo dinvasata a riempiere tutto dello stre pito de timpani e de cembali; cos che divenne or ribile spettacolo a chiunque la vedeva. mentre tutti erano tocchi dalta piet per si acerbo caso, ed a ldegli A tlan tidi , singolarmente collocati nella gi accennata isola. Il V'esselingio domanda se per avventura abbiasi a supporre dietro a quanto leggiamo in Piatone , che l imperio degli A tlan tidi si fots* esteso sino in Europa , e in Ita lia . Senza imbarazzarsi in troppo oscure questioni, e senza perdersi in congetture assai poco fondate, non gioverebbe per avventura considerare , che il vocabolo E ri dano prima d essere applicato al fiume, che ne porta il nome , espresse yna idea, astratta & generica; e perci pot avere un significato comune? Afferrando questo principio quante contraddizioni ^ 4 oscurit' non sarebbero tolte dalla storia antica ?

io a

cimi vollero metter le mani sul corpo di lei ; ecco d ie improvvisamente sorse un fierissimo temporale di piog gia e di fulmini ; e fu quella 1* ultima volta, che Ba silea si vide sulla terra. Il popolo intanto meravigliato d i tal prodigio, E lio , e Selene, cio il sole e la luna, pose e pel nom e, e per onore tra gli astri del cielo ; ed alla m adre, creduta gi fatta D ea, eresse altari, e col battere de timpani , e de cem bali, e coll* imitare ogni altra cosa , che veduta si era intorno ad essa nell* ac cennato avvenimento , sacrifizj, ed onori dedic. Vuoisi per, che questa Dea nascesse in Frigia. Im perciocch dicesi, che anticamente in F rig ia, e in Li dia regnasse M eone, il quale toltosi in matrimonio Dindima , da essa ebbe prole femminile, che non vo lendo allevare, espose nel monte Cibelo. Ivi per dispo sizione del nume del loro latte nudrirono la bambina i p a rd i, ed altre bestie feroci. Il quale mirabil fatto os servato avendo alcune donne, che ivi pascevano greggie, la presero , e seco portatala, dal luogo, in cui la tro-* varono, le diedero il nome di Cibele. La fanciulla, poich crebbe di forza e d an n i, mirabilmente si distinse per bellezza, per continenza, e per vigore d* ingegno ; perciocch essa fu la prima ad inventare la zampogna fatta di parecchie canne insieme unite ( r ) , e i cembali, e i tim pani, onde accompagnare i balli e le danze. Insegn pure 0 modo di guarire con purgazioni le ma lattie de* bestiami e de*- fanciulli (2). Ond* , che p e r
( 1) Altri per, come Virgilio t attribuirono questa invenzione a
Pane.

(a) Per questo motivo Cibele da Diogene il tragico viene chiamata


Medichessa.

io 3
la singolare diligenza sua, p er la tenra affezione, ch ebbe pe fanciulli, i quali con certi suoi incanti ri* anava, e spesso teneva in braccio, fu chiamata Madre M ontana. Era assiduo intorno a le i, e primo tra do* m estici, quel Marsia frig io , che fu uomo di mirabile ingegno e castit. E dell'ingegno suo argom entasi, che im itando i suoni della zam pogna, composta di p a re o chi e canne, tutta 1 armonia dei medesimi seppe trasfe-: * tire nella tibia (i). In quanto poi alla sua castit, se ne d per prova l essersi egli sino al fine di sua vita astenuto dall'unirsi a donne. Giunta intanto Cibele agli anni della p u bert, prese ad amare un giovine del paese, prima chiamato A ti, e poi Papa (2 ), con Cui nascostamente si un ; e divenuta in cinta, in quel tmpo stesso venne ad essere riconosciuta da suoi genitori. Condotta pertanto nella reg g ia, il padre da principio la teneva pr vergine ; ma poi conosciuto lo stu p ro , fece uccidere le n u d rici, ed A ti, e ne gitt insepolti i cadaveri. Allora Cibele non reggendo alla strage del giovine da lei s am ato, e delle nu drici, che le eranQ care, presa da furore si mise a correre per le campa gne ; e andando sola colle chiome sparse, degli ululati su o i, e dello strepito de timpani riempi tutto il paese* Marsia avendo piet della disgrazia di le i, per 1 amicizia * che le professava, si pose a seguirla ovunque coiTeva;
(1) Plutarco , e i marmi di Para attribuiscono l'imrensionc della tibia ad lagnide , padre di Marsia ; ed a lui quella delle arie usate nelle feste della gran madre attribuisce Pautania. (3) In lingua della Bitinta il ropabelo papa sigpiftcava Giovo e A ti.

4 o
ed essendo andati .a Bacco in Nisa, trovarono ivi Apollo in grande estimazione, per essere il prim o, che sapesse suonare la cetra inventata da Mercurio. Marsia allora venne gareggiar con Apollo nella eccellenza dell ar te ; e giudici furono gli abitanti di Nisa. F a Apollo il prim o, che suon colla cetra unaria sem plice; ma to sto che Marsia di fiato alla tib ia , e fece ' sentire i nuovi su o n i, parve a tu tti, che nella soavit del mo dulare superasse di gran lunga F emulo suo. Allora si convenne di fare una nuova pro v a, al cui confronto i giudici dovessero un altra volta sentenziare ; ed Apollo prendendo a tasteggiare la cetra, al suono della mede sima uni il canto ; ed in tal modo vinse l applauso , che dato erasi prima i suono della tibia. ' H che mal soffrendo Marsia, disse agli ascoltanti, che ingiustamente gli si negava il primo onore; perciocch la sfida era fatta, non sul confronto della voce, ma su quello dell arte di suonare ; e dovevasi porre in esame quale fosse armonia migliore , se quella, della tibia , o della cetra ; n andar b en e, che si paragonassero due arti con una* D icesi, che Apollo a questo rispondesse, a lui nulla costare di pi l una e F altra posa : Marsia fare lo stesso quando dava fiato alla tibia ; e doversi accordare ad entrambi di potersi far giudicare a condizione eguale, in quanto, cio , o nissuno usi del sussidio della bcca, o col mezzo delle mani soltanto dimostri il suo valore. Parve agli ascoltanti, che Apollo proponesse cosa pi 'giusta ; e perci venutosi alla terza prova, Marsia fu vinto. Ivi il vincitore troppo inasprito pel contrasto r che facea M arsia, la scortic vivo ; di che tosto pen-

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tio , e non potendo sostenere il rimorso di tanto fa tto , rotte le corde della c e tra , abol l ' arm onia, che vea inventata: le muse per trovarono in seguito la m esi, o media; e Lino di Licanone, Orfeo, e Tam iri , trovarono F ipate, e la penpate ^i). Dipoi A pollo, co n -' sacrate la ce tra , e la tibia nell* antro di B acco, dicesi, che acceso damore per Cibele andasse con lei fino agl*Iperborei. Intanto essendo accaduto, che certa m oiv ria invadesse la F rig ia , e.ch e la terra fosse colpita di sterilit, fu consultato 1 oracolo intorno al rimedio di tanto male ; e 1 oracolo com and, che si desse sepol * tura al cadavere di A ti; e Cibele si onorasse come Dea. Laonde i F rig i, perch il tempo disperso avea ogni avanzo di.quel cadavere, fecero una statua del giovine, che con lam entazioni, e p ianto , ed altri onori accom pagnarono , celebrandone i funerali ; e cos mitigarono le F u rie , espiando il commesso delitto; e .q u e st'u so dura costantemente sino alla et nostra (a). Ed. anche onorano con sacrifizj annui C ibele, perch anticamente alz altai agli D ei; e ad essa in processo di tempo edificarono in.Pessinunte, citt della F rig ia , un tempio m agnifico, ed istituirono solenni olocausti, e cerimonie, diligentem ente a ci cooperando il re Mida ( 3) ; e presso
(1) Sono questi intervalli musicali, di cui parlano Arittosseno ,
Tidommeo , ed Aristotile .

(a) degno di osservazione, che tanto fu ne varj paesi delV Asia propagata la dolente festa di A ti, che gli stessi Mussulmani la celebrano sotto il titolo di morte d Ibraim . ( 3) Mida fu tra gli antichissimi re celebratissimo; ed famosa presso Plutarco la risposta fattagli da Sileno. Di lu dice Giustino : Dopo lui (Gordio) regno Mida suo figliuolo , che iniziato da O r-

jo G

al simulacro dell* Dea posero pareli e lio n i, perch si credeva, che fosse stata da essi nudrita. E queste sono le cose , che intorno alla madre degli Dei i F rg i, e gli A tlantidi, abitatori dell*oceano, secondo le tradizioni dall antichit derivate , raccontano.
C
a p i t o l o

XX IV .

Continuazione delle tradizioni degli Atlantidi intorno alla origine degli Dei. D i A dante , di Saturno , e di Giove.
Del re sto , dopo che Iperione fu m o rto , i figliuoli di Cielo si divisero tra loro il regno. I pi celebri tra essi furono A tlante, e Saturno. A d Atlante toccarono i paesi limitrofi all oceano ; e dal suo nome chiam Atlantidi que* popoli, e Atlante pure il monte maggio re della terra. Dicesi eh* egli avesse esatta cognizione dell astrologia ; e che fosse il prim o a dimostrare la sfera : cF onde nacque poi 1 opinione, eh* egli so* * stenesse colle sue spalle tutto il mondo : favola, che appunto significa avare lui inventata e descritta la sfera esprimente la costruzione del mondo (i). F ra i molti suoi figli (2 ), si distinse Esper per p ie t , per giu stizia, e per umanit verso i suoi sudditi. Narrasi di
fe o emp la Frigia d i solenni r iti, pe 1 quali fu in sm vita pi fe lice , che per le arm i. (x) Erudito da A tlan te , Ercole fa il primo, che insegn a1Greci

lo studio della sfera. (a) Pi abbasso Esper n'en detto fratello^ di A tlante.

lo y l u i , che essendo salito sulla vetta del monte Atlante p er osservare i m oti degli asm , da un improvviso nembo colto sparisse : onde il popolo .suo tocco d i compassione , lonorasse come immortale ; e d% lui chiamasse la bellissima stella 9 d ie con tal nome veg liam o in cielo. Atlante ebbe ancora sette fig lie, che con nome comune del padre son dette Atlantidi ; ma i loro proprj nomi son o , M aja, Elettra , T aig eta, Asfcepope, M erope, Alcione , e Gelano T ultima. Queste unitesi ad eroi d* indole generosissim a, ed agli stessi D e i, diedero principio a molte nazioni, avendo par to n ti figliuoli, i quali per virt furono eroi , e si no minano Dei. Cos Maja che fu la maggiore , ebbe da Giove M ercurio, inventore di molte arti; e nella stessa maniera -anche le altre Atlantidi ebbero illustri fig li, parte de9 quali furono padri di nazini, e parte fonda rono c itt ; e perci non solamente fra alcuni popoli barb ari, ma anche fra G re c i, m olti degU antichi eroi d a esse ripetono l origine della loro stirpe. O ltre ci furono esse d* insigne integrit e prudenza: onde av venne , che m rte avessero dagli uomini onori immor ta li; e che fossero messe in cielo colF assegna loro la oostellazione delle Plejadi. Alle Atlantidi fu eziandio dato il nome di N infe, perch in quel paese le donne con vocabolo comune chiamatisi Ninfe. Intorno a Saturno , fratello di A tlante, raccontasi, che fu d i enorme empiet ed avarizia, e d ie presa avendo in moglie R e a , sua so rella, ne gener G iove, chiamato poscia Olimpio. Per si aggiunge, d ie eravi stato anche u n altro G iove, fratello di C ielo, e re di

io

Greta , ma assai inferiore in gloria a quest ultimo , il quale ebb sotto il suo imperio tutto il mondo. Q uelT antico fu principe dell* isola nominata , e gener dieci figli %che chiamano Cureti (i); e allisola diede il nome d Idea, sua moglie : nella quali* isola ebbe sepoltura, e se ne veggono anche Qggi gli avanzi.. Nondimeno i Cretesi raccontano diversamente la cosa, siccome accen neremo , quando faremo a parte la storia loro. Saturno p o i, secondo che narrasi, regn in S icilia, in Africa , e in Italia; e finalmente stabil il suo imperio nelle parti occidentali del globo ; e dappertutto con preidj posti in rocche , e luoghi sicu ri, tenne fermi nella ub bidienza i suoi sudditi. E di qui avviene, che p er le parti occidentali, e per quella della Sicilia, anche oggi i luoghi pi alti qua e l si chiamano C ronj, cio castelli di Saturno. Saturno ebbe per figlio, siccome dicesi, G iove, il quale diversamente comportandosi dal padre, fu giusto ed um?no con tutti ; per lo che anche sotto il nome di Padre venne ubbidito ; ed o spontaneamente il genitore g)iel concedesse , o in odio del genitor suo gliel conferissero i sudditi, egli prese il regno ; e sebbene poi cpll* ajuto dei Titani Saturno gli movesse guerra 7
(i) Della origine, del numero, e delle imprese de* Cureti , tutto pieno di oscurit presso gli scrittri. Lo stesso Diodoro , che qui ne ammette dieci, e li suppone figli del Giove cretico , nel libro ne ammette nove , e dice credersi o posteri degVidei d a ttili , 'o ter rigeni . Secondo Ennio citalo da Lattanzio t Giove mut in Creta
la vita t e and ad unirsi agli Dei , ed i Cureti suoi figliuoli lo curarono , e lo decorarono ; e il suo sepolcro nella citt di Gnosso. . e sul sepolcro suo vedesi scritto in vecchie lettere greche ZAN KPO* NOT, cio in. latino'. Giove figlio d i Saturno*

lo g Giove rimasto vincitore divent padrone dello stato ; e tu tto il mondo di poi scorrendo ben merit degli uo mini. La robustezza del corpo ; e le virt d ogni spe cie , di che era fregiato , gli rendettero. facile la con quista ; ed era suo stile di mettere la principale sua cura* in punire gli empj , e gli scellerati, ed in bene ficare il popolo. E perci, ove cess dalle cose um ane, fu nom inato Zena dal vivere, il che in greco dicesi Z en ; e cos chiamossi, perch avea fatto vivere bene gli uomini ; e coloro , che erano stati da lui cos be neficati , gli fecero F onore di porlo Dio nel mond su p erno , e di proclamarlo signore pevpetuo di tutto l universo. Questo in ristretto ci , che riguarda le le cose degli Dei presso gli Atlantidi (i).
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a p i t o l o

XXV.

D i Bacco. Alcuni lo tengono per un personaggio simbolico. A ltri diversamente n fanno uno , o pi individui reali. Impi'ese dei tre Bacchi.
O ra , perch di so p ra, parlando delle cose degli E (i) Io meno a tanta confusione di .mal composte ed informi tra dizioni, qualche barlume si presenta, onde poter congetturare come gli A tlan tidi vennero in Italia, dovendosi riportare tal fallo ad nn* epoca, in cui di l dallo stretto eravi qnella gran terra, della quale probabilmente non sono che rottami, le isole sparse pel mare AUantieo i epoca, in cui la Sicilia non era ancora distaccata dall 1Italia. Perch poi chi legge abbia degli A tla n tid i, corde nazione, e del loro antico paese, le poche notizie, che ci restano, aggiungo in fine del presente libro ci , che ne ha lasciato scritto P iatene . :

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g iz j, abbiamo rferta la nascita * e le imprese netta storia di quella nazione di B acco, che i Greci chiamano Dionisio, crediamo conveniente 1 aggiungere in quest ' luogo Anche c i , che di tal Dio i Greci lasciarono scritto. Ma siccome gli antichi favoleggiatori, ed i poeti, ferissero intorno a Bacco cose tra loro non concordanti, esponendo moki mostruosi racconti; riesce assai diffcile lo Spiegar chiaramente la generazione su a , e le sue gesta. Imperciocch alcuni tengono, che vi sia stato nn solo Bacco, o Dionisio; ed altri ne ammettono tre. SonovK ancora alcuni, i quali negano, che mai sia stata al mondo nn uomo cos fatto , sostenendo, che sotto il nome di Bacco dee intendersi il dono del vino. Noi pertanto brevemente scorreremo le cose , che da cia scheduno sono state d e tte , comprendendole in certi capi. Coloro , i quali parlano di q esto Dio in senso fisica, e chianiano Bacco il frutto della v ite, dicono, che la terra spontaneam ente, siccome tutte le altre [Mante, cos pure produsse anche la v ite , non piantata prim a da nissuno inventore. Della quale asserzione loro reca no per pro va, che in molti luoghi anche oggi giorno trovatisi viti incolte , le quali danno spontaneamente il lo ro frutto, non diversamente da queUe, che p er cura della umana industria sono coltivate. Dicono anche da gli antichi Bacco chiamarsi B im atre, perch deesi ri putare una sola generazione, la prim a, cio quella della p ian ta, che deposta in terra prende increm enta, e la Seconda, qnando mette fuori le gem m e, e quindi for m a il fru tta , e porta i grappoli alla maturanza* O nde

cos doversi stimare una la nascita del Dio dalla te rra , e l altra dalla vite. Gli autori delle favole danno a Bacco una terza nascita , in quanto lo suppongono generali da Giove e da C erere; poi dagli abitatori della terra fatto in pezzi ( i ) , e lessato; e indi rigenerato da Ce rere collavergli messe a posto, e ben ordinate le mem bra. L a quale finzione riducono ad un senso fisico, di cendo chiamarsi figlio di Giove e di C erere, perch la vite crescendo coll ajuto della terra e della pioggia produce il liquore del vino espresso dai grappoli: dirai dagli abitatori della terra quel giovine fatto in p ez zi, per significare, che questo frutto viene vendemmiato dai coltivatori della te rra ; giacch gli uomini pensano, die la terra sia Cerere. Il favoloso lessar le m em bra, di cui si p arlato , indica luso di m o lti, che cuocono il vino , onde dargli maggiore fragranza, e renderlo di m iglior gusto (a). Il dire , che le m em bra, dagli abiCan tori della terra messe in p ezzi, con acconcia ricompo sizione sono restituite alla pristina loro n a tu ra , non feltro dim ostra, se non che k terra dopo fatta la V endem m ia, e dopo la p o tatu ra, riconduce la vite al prim o vigore di fertilit. Perciocch c e rto , che dagli antichi p o e ti, e favoleggiatori, sotto il nome di
(1) Che Bqccot figliuolo di Giove* di Proferpina> fosse messo a pesci dai T itani, io riferiscono fra gli altri Clemente Alessandrino ed Igin o. 1 (3) In Palladio , e u* Geoportici abbiamo la ragione e il modo della cottura del mosto per fare i tin i. Quest*uso incomincia ornai nell* Umbria e luoghi adiacenti a declinare , dopo che col ha potato penetrare l Enologia del co: Dandolo, Vedi Storia d el goverme dm1bachi nel 1 8 Parto l i . Corrispondenza.

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Cerere sintende la madre terra. E a ci sono con~ sentanee le c js e , che vengono indicate negli inm orfici, e che nelle cerimonie de misteri si espongono ; ma che proibito di riferire paratamente ai profani (i). In simile maniera spiegano il parto di Seniele secondo prindpj naturali. Incominciano dal dire, che dagli Antichi la Terra ebbe il nome di Tione (2); e che Seraele si chiama cos, perch semne , cio augusta, la cura e la venerazione di essa. Che Tione cos detta da quei sacrifizj, e da quelle primizie , che i Greci chiamano tisie , e tiele. Che si finge nato da Giove due volte , perch credendosi nel diluvio di Deucalione perita la vite cogli ialtri fruiti, a dipoi rigermogli ; e perci es~ sendo questo Dio quasi con nn secondo nascere ricom* parso in cospetto degli uomini, lo dicono uscito dei femore di Giove. Questo il parere di quelli , i quali prendono per Pacco 1 uso,. e il modo di fare il vino. Ma que* favoleggiatori, i quali suppongono in Bacco un Dio in figura umana , a lui con'unanime consenso attribuiscono lr invenzione del piantar la vite, e tutta la fattura del vino : essi per non sanno se siavi: stato pi di un Bacco. Alcuni dicono , che ve ne fu uno
(1) celebre uo passo di Euripidea in <cai Bacco domandato da P enteo , onde gli spieghi la ragione mistica delle Orgie , ricasa di compiacerlo. Il non comunicare ai profani i misterj stato can none fondamentale presso tutta l Antichit. Vedi Luciano. (2) Secondo lo stesso Diodoro al lib. v , e secondo Pindaro , Semeie fu chiamata Tione dopo eh* ebbe ottenuto d 1 essere posta nel numero delle Dee : il quale epiteto, a quello che ne hanno detto i Critici, equivale al portarsi con impeto Semeie poi detta perch il vino rende le membra vacillanti.

113 solo ; e quegli appunto , il quale insegn il modo di raccogliere 1 uva dalla vite, di fame il vino, e di berlo; * e che con un esercito corse per lutto il mondo , ed institui i misterj , le iniziazioni , e i baccanali. Altri > come dissi di sopra, asseriscono , che tre ne furono in diversi tempi ; e ad ognuno attribuiscono. imprese par ticolari, e sue proprie : fra* quali il pi antico credono quello che nacque in India. Q uesti, dicono , siccome per la benigna temperatura dell aria e del suolo quella contrada fertile di viti , fu il prim o,, che compresse con, torchio i grappoli, e ne cav il vino. E con eguale studio egli coltiv i fichi, e gli altri alberi di maggior frutti ; e comunic alle genti il modo di coltivarli. Perci si chiama Leneo , che vuol dire torculiere, e catapogono , che lo stesso chtf barbato, perch usanza de gl Indiani il nudrire la barba diligentemente tutta quan ta la vita. E questo quel Bacco, secondo essi, che port le sue armi tutto allintorno pel mondo , che in segn 1 arte d i. piantare le vigne, e di cavare dall uva il mosto, mettendola scjftoil torchio, d onde gli venuto, il cognome , che porta ; e che a tutti comunic le . sue invenzioni. Coi quali benefizj tanto si affezion g li, uomini , che dopo eh ebbe pagato il debito della n atu ra, ottenne- onori divini. E gl Indiani mostrano tutt ora il luogo, ov egli nacque ; e molte citt portano nella lingua popoiar il nome di lui: oltre che altri monumenti anche oggi attestano, chegli nacque fra loro. Ma sarebbe troppo lunga cosa il ragionarne. Dicono p o i, che il secondo Bacco nacque di Giove e Proserpina , o secondo altri di Cerere. Egli fu< il

u4 primo , siccome raccontano , ad attaccare 1 buoi allara tro , mentre prima gli uomini lavoravano la terra colle mani ; e molte altre comodit nell arte dell agricoltura trov , onde alleggerire le troppo gravi fatiche de col tivatori. per questi s cospicui beoefizj tanto favore procacciossi > cbe per divozione cornane consacrato alla immortalit ebbe feste particolari, e solenni vittime. Alle immagini di lui o dipinte, o scolpite, furono ag giunte le corna, tanto per ispiegare la natura di questo secondo Bacco, quanto per dinotare i vantagi %nmU da esso lui procurati agli agricoltori .colla invenzione dellaratro (i). Il terzo Bacco vuoisi nato m Tebe di Beozia da Giove e Semele, raccontandosi, che innamorato Giove della singolare bellezza di quella fanciulla spesso iva a tro varla : di che gelosa Giunone medit di prenderne ven detta sulla medesima. Quindi messasi in figura di usa delle ancille di Semele, cerc dingannarla dicendole, essere eosa giusta, che quando Giove venisse a giacersi con essa, prendesse le sembianze stasse, che aveva allorch giaceasi con Gitmone. Nel qual pensiero l in cauta entr; e quindi avendo a frza di preghiere in dotto Giove a trattare con essa come con Giunone, a lei discese armato di tuoni, e di fulmini , la vio len za
(i) Fra le molte denominazioni di Bacco, che trovatisi presso gli scriltori greci, e tutte aventi la radicale di tauros, V quella ancora di tauros semplicissima ed assoluta. Tocca agli Archeologi il dire, s le corna date a Basco vogliono dinotare i due manichi dell*aratro, siccome alcuni pensano, non potendosi negare, eh*essi non abbiano una certa somigliansa alle corna per 1 andamento ri * eurvo, oppure se vogliano dinotare i buoi da lui attaccali alf aratro..

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de quali non polendo ssa sostenre, S ne mor aborten fe do. Allora Giove pose entro il suo femore il bambino, il quale, quando fu giunto al termine dellincremento de bito , msso alla luce, 'da Giove fu portato a Nisa di Arabia, ove lo consegn da educare alle Ninfe; e dal padre insieme e dal luogo ebbe il nome di Dionisio che significa Nisio figliuolo di Giove. Or* essendo egli sommamente bello, la prima sua et pass tra le danze i tripttdj delle donne, e tra ogni genere di piaceri e di divertimenti. Poi messo insieme un esercito di don ne , ohe in vece d asta portavano un tirso , fece un spedatane per tutto il mondo > insegnando i riti dette iniziazioni, e comunicando i suoi misterj soltanto agli uomini pii 9 e che menavano vita giusta. Istitu pure dappertutto le panegiri, celebri assemblee duomini, e spettacoli musicali : intanto che dall altra parte iacev cessare i litigj delle nazioni e delle citt, e dove prim erano sedizioni e guerre, ordinava e consolidavaia con* cordia ^ e ia pace. O r come sera dappertutto sprsa la fama dellarrivo di questo Dio , ed egli mostravasi mite con tu tti, ed assaissimo giovava nelle cose appartenenti alla vita dvi* le ; i popoli a torme gli uscivano incontro con grande allegrezza. Ed i pochi, ohe per una crta superbia ed empiet lo rigettarono, spargendo he per cagion Sola di libidine conducevasi d attorno quelle baccanti, e da lui per fomentare gli stupri di quelle donne forestiere insegnavansi i riti delle iniziazioni, 6 i miste*), fhrono immantinente puniti. Perciocch a vendetta degli empj usando della naturale sua potenza f .ora U fece cadere

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in furore, ora 1 fece sbranare per mano delle donne ; 1 ed alcune volte gli awersarj ammazz sull* istante con certo ingegnoso mezzo proprio di condottiere d* armata; perciocch dava alle baccanti in vece di tirsi lancie, le cui punte erano coperte da ellera, e colle quali im provvisamente assalivano e trafiggevano i re non consa pevoli di quell* artifizio , ed a cagione del sesso da loro disprezzato non preparati a guardarsene (i). Fra quelli, che cos furono puniti, distintissimi sono . Penteo gre co , Mirrano (2) re degl* Indiani, e Licurgo presso i Traci. Perciocch Bacco essendo per condurre dall* Asia in Europa il suo esercito fece alleanza con Licurgo , signore della Tracia bagnata dall* Ellesponto ; ma non s tosto ebb* egli trasportate le baccanti nel paese, che credeva amico, che colui ordin a* suoi soldati di assal tare le Menadi, e di ammazzarle tutte insieme con Bacco. Delle quali insidie avvisato Bacco da certuno del paese , chiamato Tarope, non poca paura ebbe ad ave re , perciocch il resto del suo esercito era ancora. al1 altra sponda ; ed egli non era passato che seguito da * pochi amici. Perci nascostamente ripass all* esercito suo. Ma intanto Licurgo esegu il suo crudo disegno ; e dando addosso alle Mnadi, le ammazz tutte, quante erano in un luogo, che chiamasi Nisio. Ma Bacco venne ben presto colle sue truppe, e data battaglia, vinse i
(v) Palieno ne*suoi Straiagemi non ha mancato di far menzione degli ariifizj militari di Bacco ; e poco diversamente da quello che ne dice qui D iodoro , ne parla Luciano. (2) Questo Mirrano y o frse meglio Mirranone t deve essere il M orrco , di cui parla N onno nei D ionisiaci.

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T raci, e fatto Licurgo prigione, prima gli cav gli oc chi , poi fattolo scarnificare con ogni genere di tormenti lo crocifisse: a Tarope in prmio del benefizio jattogli, diede il regno di Tracia, istruendolo inoltre ne riti delle iniziazioni, che chiamansi le Orgie del padre Libero* Da Tarope insieme col regno eredit Eagro , suo fi gliuolo , la scienza di questi mister} ; e dal padre suo le impar poi Orfeo, il quale superando tutti nell* in gegno , e nella dottrina, molte cose mut nelle Orgie ; e qui odi avvenne, che i riti, fondati dal padre Libero si chiamarono orfici. Alcuni poeti per , tra quali Antimaco, scrivono, che codesto Licurgo non fu re di Tracia , ma di Arabia; e che tese insidie a Bacco , e alle baccanti in Nisa , citt arabica. Del resto raccon tasi , cbe Libero avendo dappertutto puniti gravemente gli empj, e trattati con benignit tutti gli altri, dallindia ritorn a Tebe montato sopra un elefante; e perch la spedizione avea durato tre anni , i Greci dicono cele brare le Tneteridi; e che Bacco fu il primo di tutti, il quale carico di spoglie trionfalmente rientrasse in patria. Capitolo XXVI.

D i ci die stato detto della nascita di Bacco. Avventure di Ammone e di Amaltea.


Queste per comune consenso degli antichi sono le ge nerazioni di Bacco. Ma intorno al luogo ove nascesse, non poche citt de* Greci tra loro contendono. Gli Elei?

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i Nassi, gli abitanti di Eleutera, (i) ed i Te}, e molti altri pretendono , he nascesse nel loro paese. E i T ej, in prova di quanto asseriscono , dicono, che ancora nella loro citt in un dato tempo una fontana, che sponta neamente scaturisce, manda fuori della terra un vino odorosissimo (2). In quanto agli ahri , gli ani si gloria no, che la loro terra sia sacra a Bacco; gli altri mo strano con memorie antichissime, che presso loro furono a Bacco solennemente dedicati boschi, e templi. Ma sic come questo Dio in molte parti de mondo lasci segni di sua benignit e .presenza, non punto da meravigliarsi che ognuno assicuri, che la propria- terra e citt , fu cara al padre Libero. E suffraga' a noi colia testimo nianza sua il Poeta negl inni, ove parla di quelli; che dubitano in qual luogo Bacco nascesse % poich , dicendolo nato in Nisa d Arabia, cosi si esprime-^ V ha chi Bracano- a te per patria assegna, E ehi la sublime (caro , e chi Nassa. A ltri favoleggiando affermn anco
( 1) Diodoro nel libro iv dice, che Sacco fabbric la citt di Eleutera in Beozia alle radici del Citerone. Stefano al contrario sup-' pone, che quella citt fosse fabbricala da E teutero , figliuolo di A pollo . Per certo, che in Eleutera si venerava Bacco con sfri golar divozione. (9) :'i che )a fepiaot, di coi qui p?rl$ Diodoro., la quale , se sussist, non fu certamente, che per artificio, sembra che la tradi zione de Tej fosse provata ancora per le medaglie della loro citt , che per lo pi rappresentano Bacco. I Tej inoltre, cercando , che )% loro citt, fosse in&iem col contado riguardata, come sacra a Bacco, ed esente da saccheggio, in una imbasciata spedita agli E toli, ed a varie citt di Greta, altameute dichiararono i titoli singolari, che a ci loro dava la memoria di questo tto<

-AMMOWX.

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Carne in fiva ali Alfeo i primi rai Della luce vedesti, oppure in Tebe. M entiseli tutti : ck in secreto al mondo T i di di Nisa sul selvso monte, Lungi dai campi di Fenicia, e presso V egizio fium e egli medesmo , il padre Degli D ei, e degli uomini ; e i Mortali Non videro tal fatto ; n lo vide Essa neppur la candida Giunone. So, che anche gli Africani abitanti sull' oceano a t tribuiscono a s il luogo natalizio di questo Dio ; e dicono, che le imprese predicate di lui avvennero nel paese, loro, mostrando molti monumenti, che sussi stono anche al tempo nostro. Noi perch parecchj tra gli antichi favoleggiatori della Grecia, e poeti, e gran parie de recenti scrittori sostengono questo rac conto , onde non omettere alcuna cosa intorno alla sto ria di Bacco, raccoglieremo qui in alcuni capi le cose che diconsi e dagli Africani, e dagli scrittori greci , che co* medesimi consentono ; e finalmente anche da Dionigi, che infarc la sua opera delle antiche favole, perciocch egli scrisse la storia di Bacco , e delle Amaz zoni , e la spedizione degli Argonauti, e i fatti seguiti a T roja, e molte altre simili cose, sulla fede deMito logi e de* Poeti. Egli attesta adunque, che Lino fu il' primo di tutti i#Greci, il quale trovasse i ritm i, e la melodia j ed il primo p ure, che le lettere, le quali Cadmo rec di Fenicia, trasportasse alla pronunciazione de* G reci, dando a ciascheduna di esse il particolare suo nome, e

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fissandone il carattere proprio, quindi per cmun modo di parlare chiamate fenicie, perch cio trasportate dalla Fenicia; ma dette nondimeno in seguito separatamente pelasgiche, perch i Pelasghi erano stati i primi a far uso di lettere (i). Ora quel Lino, eccellente in poesia,
(i) Il testo, come corre, preso letteralmente dice: ma dette nondimeno in seguito pelasgiche perch i Pelasghi delle trasportate erano stati i primi a fa r uso. Quindi-il Bouhier prese motivo di accusare Diodoro e D ionigi, che in questo racconto da Diodoro fe se guito , di grosso errore, essendo noto , che i Pelasghi furono di molti anni pi antichi di Cadmo , ed ehber* le loro lettere prima che quell1avventuriere arrivasse in Grecia. . Il Vess+Xingio queste ed altre osservazioni esponendo fatte dal Bouhier si contentato di concludere, che debbasi togliere dal testo la parola trasportate , come quella, cbe da copista imperilo veduta poche linee sopra fa qui ripetuta senza proposito. Seguendo, come ho fatto io , 1 indi * cazione del Vesselingio si sopprime un. error madornale intruso nel testo , e si risparmia una infinita serie di chiacchiere erudite , che nca concludono niente. Per altro debbesi osservare, che il chiamar pelasgiche le lettere introdotte da Cdmo non fu che un modo im proprio e volgare, a meno che con qualche eccezione, dalla molti tudine non rilevabile, le lettere degli uomini venuti dal mare , che cosi vuol dire Pelasghi, non coincidessero con quelle introdotte da Cadmo , o queste a quelle non venissero per qualche modo ad ac costarsi quando ebbero quell* alterazione, che divent necessaria D e l P adottarle in Beozia. Le antiche lettere pelasgiche erano le sole cognite nella Grecia prima dell1arrivo di Cadmo. Alcuni hanno scrino, che un fratello di costui uccise proditoriamente Lino perch ricus di approvare le lettere fenicie quali Cadmo aveva introdotte.' Gli scrittori greci hauno sovente preso per uno solo uomini diversi, aventi il nome medesimo. Cosi fa Apollodoro quando dice, che Lino , a cui Ercole tetano spezz la testa, era fratello di quell Or fe o , che and cogli Argonauti. Pausania ha riconosciuto, che Line, il quale dicesi che lasciasse scritte varie cose in lettere pelasgiche , fu molto pi amico di questo E rcole , e perci 1* O rfeo, di cui fi maestro , non il compagno degli Argonauti 9 ma un altro assai pi vecchio'.

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e in melodia, ebbe molti discepoli; tra quali riuscirono celebratissimi tre , che furono Ercole, Tamil i , ed Or feo. Ercole si mise allo studio della oatra, perch grosso dingegno non fu capace d apprendere altra disciplina. E narrasi di lui, .che sferzato dal maestro per tant idiotaggine, montato in collera gli spezz la testa. Tam iri, pieno d intendimento si esercit nella musica ; e perch assai riusciva nelle melodie, vantavasi di cantare pi soavemente che le Muse. Per lo che quelle Dee sdegnate contro lui gli tolsero Fuso della musica e degli occhi, come Omero attesta dicendo : . . . . . . . . Qui dove le nemiche Muse Fr Torniti di Tracia orbo degli occhi. ed altrove : Arser le Dee di sdegno ; e i lumi a un tempo, E del canto divin gli tolser V arte, Ed immemore il f r sin della cetra. In quanto ad Orfeo, che fu il terzo dei discepoli dii Lino, parleremo di lui in particolare, quando sarem# a trattare delle sue imprese. Lino adunque descrisse io lettere pelasgiche i fatti di quel primo Bacco ; e lasci dopo di s ne commentar} altre favole. Us dello stesso genere di lettere anche Orfeo ; e cosi fecero Pronapide ( i) , precettore d i
(i) Questo Pronapide ateniese di nascita da Taziano detto Prosnautide , o Prosmantitide . 8crisse un poema intitolato il Pro** tacosmon * ossia principio del M ondo. Dicesi, che fosse il primo a
scrivere da sinistra a destra, mentre prima si scriveva all opposto. Ci , che di pi intorno a Pronapide dice il Fabbriiio , pu forse dar ragione del perch Diodoro qui ha notato, che O rfeo , Prona* p id e i M elico , e Timoete usarono delie lettere pelasgiche.

*** Omero, Melico , nomo di acuto ingegno,, e Timoete , .figlio di Tiraoeta di Laomedonte, che visse al tempo di O de, e che Scorsi varj luoghi del mondo venne anche alle parti occidentali della Libia sino ali* oceano* Egli fu pure a Nisa, ove secondo quegli antichi aiutanti Bacco* fa allevata; ed informatori iti di ogni impresa di quel Dio per operm de' Nisei, cooipose in a poesia, che chiamasi frigia, tanto per lingua, quanta per let tere esprimente 1 antichit. * Ora fra le akre cose dice, che Aminone regnante in una certa parte della Libia prese a moglie Rea , figliuola di Cielo , e sorella d&Saturno e degli altri Titani : il quale Ammone visitando le provincie del suo regno, presso i monti Ceraunii incontr una vergine di nome Amakea, bellissima ltr'e modo di persona: della quale innamoratosi ebbe tm figlio, insigne per robatezza e per bellezza. Dopo d che egli diede ad Amaitea il governo della regione vicina , la piale rassomigliando nella sua figr ad nn corno di bue, chiamasi il corno d*Esper. Ivi il trreno ubertosissimo, e ridonda di viti, e di altre piante portanti firmiti ottimi a nMngiavsi. Perci la donna divenuta signora del paese, del suo nome la chiam il corna di Assaitea ; ed per questa, -che i posteri vedendo u qwdche suolo geniale, e pieno di frutti d* ogni fatta, lo chiamano similmente corno di A maltea. Intento Ammone temendo la gelosia di Rea occult quanto gli era con Amaltea occorso; port nascostamente il fanciullo alla citta di Nisa, di l assai, lontana. Giace questa in una certa isola piena di sco gli , che il fiume Trtone asconde ; e in un luogo solo

i*3 per certe anguste gole, che chiamansi porte nisee, vi si pu trovare ingresso. U terreno ivi di una felici* sima fertilit; vi abbondano molli prati, ed orti feracis simi dogni buon prodotto: e qua e l veggonvisi alberi portanti ogni specie di frutta; e le viti spontaneamente nascenti per la pi parie crescono a foggia di assai grossi arbusti Tutto il luogo poi gode del mite soffiare di dolci u*, quanto fa desiderabile salubri. Perci- gli uomini, eh* ivi stanno, vivono assai pi. lungamente dei ciicoftvicini. H primo adita eW isola ha la ferma di una valle bislunga, adombrata da spessi ed alti alberi a modo, che it raggi del sole non vi penetrano ; e vi regna sol tanto una temperatissima e bassa luce. Nel passaggio frequenti rivi s'incontrano d'acque dolcissime, cosicch a chi i?i vuol soggiornare nulla pu essere pi gio condo. Indi si presenta una spelonca amenissima, ro tonda di figura, e di grande capacit La sua cima dimmensa alterca pende sull' ingresso, composta da ogni parte di rotti Macigni, che splendono di varianti colori ; perciocch ora offrono quello della porpora, ora quello del ciano , ora d altri ; n ve n ha alcuno ia nissuna parte del mondo, che qui non veggasL Alla bocca poi hannovi alberi meravigliosi, deuni fruttiferi, altri sempre verdi, creati dalla natura a solo diletto dcMa vista. E su quegli alberi ogni specie d'uccelli viene a far nido ; uccelli, che coi bei colori delle loro pium e, e col canto dolce e diverso delle loro voci danno piacer soavissimo : ond* , che tutto quel tratto Aon tanto per la vista, quanto pel suono , che colla.

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naturale dolcezza della voce supera d* assai 1 armonica modulazione dell arte, presenta un certo non so che di divino. Entrato che siasi nella spelonca trovasi la cavit dessa tutta aperta, e da ogni lato irradiata dalla luce del sole. Ivi nascono fiori di diverse spede, e principalmente la cassia, ed altre piante aromatiche di soavissimi, e continui odori. Ivi veggonsi parecchi letti di Ninfe, tutti ornati di fiori ; letti non fatti dall* arte , ma dalla stessa natura cos disposti, che possono ser vire anche agli Dei ; ed in tutto quel recinto non vien sott* occhio n un fior marcio, n una foglia appassita. Onde non la vista sola diletta i riguardanti, ma anche la fragranza li riempie di mirabile volutt. Adunque in questa spelonca fu portato il fanciullo, e consegnato da allevare a Nisa (i), una delle figliuole di Aristeo*; ed Aristeo fu incaricato di educarlo come precettore. Era egli uomo eccellente per ingegno, per buon criterio, e per dottrina. E perch il fanciullo fosse pi sicuro dalle insidie della matrigna, ne fu fatta custode Minerva, che poco innanzi a questi tempi la Terra aveva messa in luce sul fiume Tritone ;. onde le venne il nome di Tritonide. Narrasi, che questa Dea.si dedic ad una virginit perpetua; e perch ol tre la castit essa valeva ancora sopra ognunoper in gegno , dicesi, che inventasse molte arti ; e che come era dotata di forza d*animo e di cuore, si applicasse
(i) P lin io , Servio , Tifino ripetono , che la nudrice di Bacco fu Aristea. Apollonio Bodio gli d per nudrice una figlia di Aristeo, ma la chiama M acri, e suppne, non si s con qual fondamento , eh'essa lo allevasse nell'isola Eubea...

125 ancora alle cose di gurra. E fra le altre sue gesta, vi questa, che uccise la cos detta Egida, mostro ter* ribile, ed affatto indomabile. Era quest un parto della terra, spirante dall aperta bocca un orrendo volume di fiamme; e primieramente scorrendo per la Frigia aveva abbruciato tutto quel paese, che anche oggi si chiama Frigia abbruciata (i): poi volta la sua furia al monte Tauro, tutti i boschi di l sino all India desol con vasti, e continui incendj. Si rivolse indi . al mare ; ed attacc fuoco in Fenicia alle selve del Libano ; e gi rando per lEgitto devast la Libia fino.alle sue con trade occidentali, tanto che in ultimo a guisa di ful mine si cacci ne monti Geraunii. Essendo adunque cos da un capo all altro messa in fiamme la terra, e gli uomini in parte distrutti, ed in parte per la paura cacciati fuori de* loro paesi, Minerva, come sta nelle favole, fatta superiore tanto per la prudenza, quanto per la forza dell animo, e del corpo, uccise codesta bestia ; e della sua pelle si ' copr il petto, e perch le fosse c|i difesa al corpo, e in ogni altro pericoloso in contro la sostenesse, e perch le servisse di monumento del valore dimostrato, e della meritata gloria (a). Ma
(i) Della Frigia abbruciata, o Frigia catacacaumana, Strabone assegna un* altra cagione. Ci , cbe ragionevolmente si dee dire, si , cbe queste favole sono fondate sopra un -qualche cataclismo sof ferto in remotissimi tempi dalla terra, e di cui si trovano tante in dicazioni. (a) Ecco adunque 1 origine dell1Egida , che da1nostri poeti ed oratori comunemente vien presa per uno scudo, e lo stesso fanno i pittori. Ma Senno ne parla in questi sensi. V egida propriamente a armatura dei petto di metallo , avente in mezzo la testa della

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Tellure, madre del mostro, terribilmente sdegnata, mise fuori del suo grembo i fieri nemici degli Dei , che chiamansi Giganti; i quali di poi furono distrutti da Giove, da Minerva, e da Bacco, col soccorso di tutti gli altri Dei. Ritornando intanto alla storia di Dioni sio, educato egli in Nisa, d istrutto in ottimi studj , crebbe bello di persona, e robusto , e divent valen tissimo nella forza dell'ingegno, e nellapplicazione sua ad ogni cosa di utile uso. Quindi essendo ancora gio vinetto, e considerando, dbe i grappoli della vite nata spontaneamente sempiono di succo, e che quando son maturi possono seccarsi, e riporre per usarne di poi, venne a vedere, che possono anche ammostarsi; e co<nobbe con ci la natura del vino, e l'uso, a cui atto a servire. A poco a poco inoltre trov il modo di piantare la vite comodo .ad ognuno ; e desideroso di procacciarsi un nome immortale, disegn in pensier uo di comunicare al genere umano il benefizio di quer le invenzioni sue. Cresciuta frattanto la gloria delle virt di lu i, Rea in collera con Ammone , medit di aver nelle mani Dio Disio, Nel che non avendo potuto riuscire, essa si di part da Ammone, e ritornata ai Titani suoi fratelli, si un in matrimonio con uno di loro, che fu Saturno; il quale per impulso di lei, insieme cogli altri Titani mosse guerra ad Ammone; e datagli battaglia, Saturno rest vittorioso. Ammone rimasto in penuria di vettoGorgona : la qual armatura , se sul petto di un nume chiamasi egida $ e chiamasi lorica , se sul petto ,di un uomo , come vediamo nelle antiche statue degV Imperadori.

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Taglia fu costretta a rifuggirsi ia Greta ; e sposata ivi la figlia di un eertuno della casa de Cioreti , ( ed ssa avea nome Greta ) con quella ebbe il dominio dell* isola, che prima chiamavasi Idea, e -che dal none deHa morite egli chiam Greta. Saturno in questo mezao occupato avendo il regno d Ammone, lo govern aspramente $ e marci verso Nisa collesercito, volendo far guerra a Dio nisio ; il quale udita la rotta del padre, e la venuta contiti, lui de T itani, raccolse in Nisa soldati, dugenta dei quali educati con esso lui distinguevansi per valore, per 1 attaccamento , cbe avevano afta persona sua ; chiam a prendere parte con essokii nella guerra i vi cini Africani, e le Amazzoni, le quali gi detto di sopra di che valoue fossero, e come avessero man dato fuori del lor paese gran numero di truppe, e ai fossero insignorite colle armi di molte parti del mondo Minerva spezialmente fu quella, che indusse a ci le Amazzoni, come cultrice de medesimi loro studj, giacch anch* esse professavano e militare virt, e vergiait. Di vise pertanto le forze, comandando Dionisio agli uo m ini, e Minerva alle donne, daccordo attaccarono va lorosamente i Titani ; e combattendosi con somma forza, e cadendo molti dalluna parte , e dall akra, rimasto ferito Saturno, ebbe k vittoria Dionisio , il cui valore in quest azione spicc sommamente sopra gli altri. I Titani friggendo andarono a sfeirroi nel paese, ove Ammone avea prima regnato : Dionisio ritorn o* pri gionieri a Nisa ; ove avendo messo i medesimi in mezzo alle arm i, istituendo una formale accusa contro i Titani fece nascer sospetto di voler tagliare a pezzi tutti

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quelli, eh* erano stati presi in guerra ma poi imman tinente assolti dal delitto rinfacciato loro, e messi al partito di liberamente rislvere, se volessero militare secolui, o piuttosto partirsene, tutti deliberarono di vo lere seguir lui ; e pel s improvviso dono della vita , che loro faceva, 1 *adorarono tutti come un Dio; sicch ad uno ad uno chiamati innanzi a s, e dato loro a Ubare il vino, con giuramento se gli obblig a modo che professarono di voler servire senza fraude sotto i suoi ordini, e che ove occorso fosse di guerreggiare , si sarebbero sino al fine comportati con fede e con valore. perch mediante questa cerimonia -que* primi si die dero fede reciproca, i posteri, che ne imitarono f esempio, chiamarono le triegue , con un vocabolo, che vuol dire libazioni. Capitolo XXVII.

Continuazione delle imprese del primo Bacco; e notizie intorno ai due ultimi.
Dopo queste cose avendo Dionisio intrapresa la guerra contro Saturno, nel condur fuori d Nisa le truppe, Aristeo, statogli Suo precettore quand* era ragazzo, con solenne apparato di' religione, a lui come a Dio, pri mo di tutti sacrific. In quella guerra si unirono a lui anche i Sileni (i). Dicesi, che il primo a regnare in
(i) Comunemente per Sileni *' intendono i Satiri tanto nell an tichit nominati dai poeti. Intorno alla loro origine, alcuni la riferono a Deuoalione , altri ai Centauri i colse di pura immagnfcuione.

129 questa isola fsse Silno , il quale di che stirpe fosse nato, per la troppa antichit della cosa signora affatto da tutti. Solo si sa , eh* egli avea protratta dal filone della schiena la coda; e che fatta la sua posterit port que sto segno della comune prosapia. Dionisio adunque in camminatosi collesercito, dopo essere passato per molte terre prive di acqua, e per altre non poche deserte, ed infestate da bestie feroci, finalmente pose gli accam pamenti sotto Tabima ( i ) , citt della Libia. O u iu c cise un mostro generato dalla terra, e chiamato Gain* pe (2), il quale divorato avea molte persone ; e presso gli abitanti del luogo ottenne grande commendazione di fortezza.. Egli intanto per lasciare a* posteri un mo numento immortale della sua virt, sul sito , ove la fiera rimase, fece un grand alzamento di terra, che dur fino a tempi prossimi. Poscia .mosse contro i Ti tani , comportandosi nel cammino in ogni luogo con ssai modestia, mostrandosi :a tutti gentile e benigno, e dichiarando, non per altro avere intrapresa quella spedizione, se non per punire gli em pj, e per bene ficare tutto T uman genere. Laonde i popoli di Libia ammirando la moderazione , e grandezza dell animo su o, correvano a gara a recar vettovaglia al suo eser cito ; e volonterosi si unirono a suoi soldati. E gi es sendo resercito prossimo alla citt degli Ammonii, SaUomini aventi noi prolungazione djella spia vertebrale s o d o - stali veduti anche dai viaggiatori moderni. Se si aggiunga vita silvestre, la raxsa de Sa ti/i ha quanto basta per essere slata creduta esistere. (1) Di questa citt nou si ha traccia presso alcun altro scrittore.. (a) Abbiamo in N on/iio la descrizione di questo mostro.

iSo turno condotte fuori le sue truppe venne a battaglia , e fu vinto di nuovo* li perch volendo distruggere af fatto la reggiti patrna di Dionisio, di notte tempo attacc fuoco aUa citt ; e tolta seco Rea, sua moglie , ed alcuni compagni de suoi pericoli, nascostamente si fugg. Ma non avea simil cuore Dionisio; ch essendo gli caduti, nelle mani Saturno, e Rea, non solamente in vista del parentado gli assolse dalla colpa, di che V erano fatti rei; ma inoltre li preg che volessero indinnanzi amarlo come genitori, e vivere seco lui ami chevolmente. E Rea infatti, infin che visse, lo am , come se fosse suo figliuolo ; ma la benevolenza di Sa turno fu falsa. Ad essi circa quel tempo nacque un figlio, che fu chiamato Giove; il quale onorato assai da Dionisio, in contemplazione della sua virt fu poi creato re di tutto. , Prima della battaglia i Libj avevano indicato a Dio nisio come, quando Ammone dov ritirarsi, avea predetto, che dopo un certo intervallo di tempo suo figlio Dionisio. avrebbe ricuperato il regno , paterno ; e che estesa la sua signora per tutto il mpud, conse guit avrebbe gli onori divini. Or vedendo egli, che il vaticinio si era verificato, edific al padre un tempio fatidico , ed insieme una citt ; e stabiliti al nome di lui onori quali debbonsi ad un D io, install presso 1 oracolo i sacerdoti convenienti. Quell* Ammone avea * la testa d ariete , ' perch in guerra portava Telmo or nato di tale figura. Non manca per chi favoleggia, che realmente, ed in modo naturale gli erano uscite le corna dalle tempia ; ed venuto di qui, che anche suo fi-

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gltnolo mostrasi in simile aspetto ; e che i posteri di* cobo per cosa certa, che questo Do ebbe le corna. Ora fabbricata che Dionisio ebbe la citt, e fondato l'oracolo, egli pel primo consulto il nuovo Dio intomo ajle sue spedizioni ; ed ebbe risposta dal padre, chp beneficando gli uomini sarebbe giunto ft possesso 4eH* immortalit. Per lo che fatto animo primieramente q t rase l Egitto; e mise re di quella provincia Giove, nato di Saturno, e di R ea, quantunque fosse ancora fanciullo; ma gli diede Olimpio p e ra jo , da cui Giove ben istrutto, e guidato al grado sommo della virt, riporr t poi il soprannome; e fu detto Olimpio. Quindi Bacco dicesi avere insegnato agli Egizj il modo di piantare la vite, e di fare il vipo, e quello di conservare i pomi, e certe altre frutta. E poich lauta buona fama di lui spargersi dappertutto, ninno prese le armi contro esso come nemico ; ch anzi facendo spontaneamente quanto egli comandava , tutti con inni e sacrifizj lo accoglie vano come un Dio. In tal maniera percorrendo tutto 3 m ondo, empi di utiK piante la terra; e gli nomini in perpetuo si obblig colla somma sua beneficenza. E da ci viene, che mentre i popoli tutti del mondo diver* samen te pensano rispetto gli altri Dei, tutti per con vengono draccordo in testificare Fimmortaliti del pache Libero , e potrebbesi quasi dire di ku solo ; perciocch non v n- Greco , n Barbaro, d ie detta munificenza e grazia, sua non partecipi ; ed uzi coloro, che hanno terreni incapaci di ricever la vite, impararono d fere coll orzo una bevanda in bont inferiore di poco al yinow Dicono poi, che Dionisio veneralo a grandi gio^-

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nate dall* India verso il mediterraneo, trov-, che i T i tani con grosso esercito erano passati in Greta per combattere Ammone ; e che mentre , avendogli Giove frattanto portato soccorso, si era accesa una gran guer ra , Dionisio insieme con Minerva, e cogli altri Dei tolti da loro paesi, senza frapporre indugio -accorse ; e data battaglia super i T itani, che furono esterminati. Dopo ci Ammone e Libero dalla compagnia degli uo mini passarono all* immortalit: e Giove, giacch estinti i Titani, nissuno fu empio a segno di movergli lite pel regno, occup limperio di tutto il mondo. 1 Tutte queste cose fece quel primo Dionisio, nato di Ammone e di Amaltea , secondo che alcuni Libj asse riscono. Dellaltro, nato di Giove, riferiscono, che regn nell Egitto, ed insegn i riti delle iniziazioni; e che il terzo Dionisio nacque in Grecia di Giove e di Semele, e fu emulo degli antecedenti : il quale Avendo applicato r animo ad imitare luno e laltro, anch egli con buon esercito corse pel mondo, e lasci non poche colonne .piantate ai termini delle sue spedizioni; e rendette le terre pi colte con utili piantamenti. E come quel Bacco prese a' militar seco le antiche Amazzoni, il secondo prese seco anch egli a questo effetto delle donne ; e mlto si adopr nelle orgie , e nelle iniziazioni, ove introdusse di. nuovo quanto ai riti ed ai misterj ap parteneva. Ma la grande distanza dei tempi cagione , che cancellatasi nelle menti degli uomini la memria delle invenzioni di que primi, quest ultimo sia riiftasto come erede della loro industria, e siasi usurpato il possesso detta- loro gloria. U che avvenuto non sola-

i33 mente ad essoliii, ma di poi anche ad Ercole : per ciocch essendo stati anticamente due del medesimo nome ; uno d essi, che il pi antico, dicesi renduto celebre presso gli Egizj, ed avere, dopo soggiogata gran parte del mondo, piantata una colonna in Africa. Lal tro oriondo di Creta messo tra glidei dattili; e questi fu operatore di prodigj, illustre ancora per scienza m ilitare, ed istitu i giuochi olimpici. L ultimo nacque poco prima della guerra trojana, e per eseguire i co mandi di Euristeo scorse per molte regioni del mondo ; e mandate avendo a prospero fine tutte le imprese assunte; piant una -colonna in Europa. Ma la simiglianza del nom e, e delle cose fatte fu cagione , che la posterit dopo la morte degli antichi attribuisse a questo solo tutte le imprse, degli altri, come se non altro che un Ercole in tutto il corso de' temjSi fosse stato al mondo. ira le altre prove , che i Dionisj, o Bacchi, sieno stati p i , v* anche questa della battaglia dei Titani; poich confessando tu tti, che Dionisio assistette a Giove nella guerra de Titani riguardasi come indecente ed assurda cosa porre let de T itani, in quella di Semele, e dire. Cadmo figliuolo di Agenore pi antico degli Dei celesti, E queste sono le cose., che i Libj dicono intorno a Bacco. Noi adunque , avendo soddisfatto alla promessa fatta da principio , porrem qui fine al terzo libro.

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NOTA SUPPLETORIA
AL C A P IT O L O XXIV DEL L IB K O UI

DI DIODORO SICULO.

T l perci intorno agli Atlantidi non abbia Dioioro tenuto conto di quanto Platone aveva scritto stille tradizioni lasciate da Solone , cbe di quell5antichissimo popolo era stato infor malo dai Sacerdoti d E gitto , non saprebbesi facilmente ac cennare ; se per avventura non vogliasi supporle, cbe no avesse parlato in alcuna delle parti della Biblioteca, le quali sono ite perdute. Certo * che di tale o perdita od omissione abbiamo a dolerci, dappoich il tempo ci ha tolto quanto all intero racconto della catastrofe da quel popolo subita Pfa~ totie ci aveva conservato nel dialogo intitolato il Crizia. Il poco , cbe di tale argomento .ci resta, verr qui riferendo per una specie di supplemento a Diodoro. Dicesi dunque in quel dialogo , cbe nove ni* anni innanzi alla et, in cui .Platone viveva, una guerra assai aspra era stata (ra tutti i popoli, cbe abitavano al di l delle colonne d* Ercole , e quelli eh* erano all' intorno di esse : cbe in quella guerra fu capo di questi Atene , la quale riputavasi avervi messo termine; e capi degli altri furono i re dellisola Atlantide , cbe si teneva essere stata maggiore della Libia e dell*Asia prese insieme: isola, nel cui posto, essendo poi fiuta sommersa per gagliardo scotimento della terra, rest un

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fango intransitabile a modo, che a* naviganti in alto mare non era pi possibile passar oltre. 5 volendo scendere alle parti* cola ril riguardanti gli uomini dell* isola, Platone fa dire a Criza , che nissuno abbia a meravigliarsi, % essi vengono in* * dicati con nomi greci, perciocch Solone avea sa di ci di-* cliiarato , che i Sacerdoti d* Egitto aveano tradotti nella loro lingua i nomi originali, secondo che venivano a significare | e che nello stesso modo li avea tradotti dalla lingua egizia nella .greca Solohe medesimo. Cos poi viene esposta 1* storia degli Atlantidi. Gli Dei si divisero anticamente U terra, e ne tocc a ciascheduno una porzione , a chi pi& ampia, a chi meno; e 1*Atlantide tocc a Nettuno* eh*ebba da donna mortale de* figli in un certo luogo dell* isola, il quale vien descritto in questa maniera. Dietro il mare, ma nel mezzo dell* isola, eravi una pianura, la pi amena, ed ubertosa , che mai si vedesse; e in quella pianura, e preci samente nel mezzo della medesima, eravi una collina distanta cinquanta* stadj. Questa collina veniva abitata da certo ve nore, uno di quelli, che da principio erano nati dalla terra, il quale da Leuctppe, sua moglie 5 avuto avea una figlia unica di nome Olitone. Questa Cliione erti gi in et nubile, n* erano morti' i genitori , quando Nettuno vedendola se n* innamor , e la fece giacer seco. Egli poi cinse la collina , in cui pose sua dimra, con molti canali dacqua allintorno^ -e molti argini intramezzati, gli uni e gli altri parte larghi assai, paite stretti ; e venne costruendo una specie di fortifi cazione consistente in due giri di terreno, e in tre d*acq% ' cosi che rese inaccessibile affatto agli uomini quella collina $ poich allora non conoscevansi barche, n era nota I*arto d navigare. Siccome p*i egli era un Dio, gli fu cosa facile ab bellire pi che fosse prima 1 isoletta artefatta, cosi che fi * fece sbucar fuori fontane d* acque tanto freschissime > quanto calde , e vi suscit piante producenti copiosamente ogni speda

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di cose nutritive; e da CUtone intanto ebbe in cinque parti dieci bei figli maschi : onde venne poi, che divise tutta YA\ tlm tide in dieci regioni, assegnando al primogenito labitazione della madre, e il paese allintorno, che fa la porzione mag giore e principile; e lo costitu re sopra tutti,* e fece gli altri principi delle altre parti, ciascheduno nella sua^ le quali erano'piene di abitatori. Nettuno chiam il primogenito col nopie d*Aliante; e questi poi, come re di tutto il paese, diede il nome d Atlantico al mare, che bagnava la grande isola: al secondogenito, nato nello stesso parto d' Atlante 9 diede il nome di Gadiro , vocabolo del paese, che equivale in lingua. greca ad Eurnelp ; e costui -ebbe in dominio le terre estneme dell* isola, che riguardavano le colonne d Ercole 4 onde quella parte di paese fu detta Cfadrica. Ai due nati del secondo parto pose-nome Anfere ed Eudemone : quelli che nacquero. del terzo , chiam Mneseo, ed Autotton? j quelli del quarto Elasippo , e Mestore : quelli del quinto A zae , e Diprepe. Costoro e i loro posteri abitarono,ivi per molti e molti secoli, e dominarono sopra molte altre isole, e sopra quelle ancora, phe volgevansi verso 1*E gitto, e la Tirrena. Tu(ta la generazione di Atlante fu in gomma venerazione, e sempre il vecchio re lasciava il regno al suo primogenito ; n per molti secoli fu mai interrotta questa successione, e questo imperio. tanta ebbero costoro e ricchezza e potenza, quanta non ebbero mai >e n pi antichi, n susseguenti. Tutto e nella loro citt , e -peli universo regno era mirabilmpte ordinato quanto potesse giovare ad ogni uso della vita; e molte cose traevano per la loro potenza da* paesi stranieri, e molte ne somministrava l ' isola stessa. Singolarmente ebbero grande abbondanza di metalli; ed in ispezie quel nobilissimo, che chiamasi. oricalco , il quale traevasi da parecchi luoghi del paese, pi prezioso d*ogni altro metallo, se se ne eccet tui V or. Ogni, selva prestava majeriali eccellenti agli Architetti:

& m saprebbe dire quanto abbondanti fossero i buoni pascoli |ier ogni genere di animali s domestici, che salvatici. Enorme quantit ancora ivi' era di elefanti ; e ie paludi, i laghi, i fiumi, i monti, le campagne* piene erano dogni genere da nimali , anche di grandissimi, e voracissimi ; e la terra offriva quante e radici, ed erbe, ed alberi, e scorrenti succhi, fiori, e frutta, possano immaginarsi nel pi felice dim a; n mancava il dloe umor della vite, n sorta alcuna di sotido alimento, di. cui noi siamo soliti nutrirci; e v* era tutto ci, che ad ogni maniera di lautezza, e di delizie pn Tuono desiderare * fino unguenti e balsami. Tutte queste cose produoeva quellisola, sacra, superba, mirabile, fecondissima, finch sussistette. Per lo che gli abitanti godendo d esse ven nero poi edificando facilmente e templi, e palazzi regi ; e costrussero porti, ed arsenali; e di quel ricetto, che prima fu la gi accennata oollina, con que*canali, ed argini tessa da Netluuo in difesa, f&rmossi la metropoli dell imperio.. E prima di tutto si fecero molti ponti su que* canali, onde agevolare i passaggi; e si costru la reggia precisamente ove il nume, e gli antichi successori de1primi principi aveano riseduto ; e di generazine in generazione ognuno fabbricando a gara alcuna .parte, tutto il luogo erasi empiuto di edifizj per grandezza, e magnificenza mirabilissimi. Erasi singolarmente tratta un* ampia fossa dal mare sino all* esterno canale circondante, la quale stendevasi in larghzza per tre jugeri, ed avea cento piedi di profondit, ed . era lunga cinquanta stadj : per essa dal mare passando le navi come in porto a quel canale esteriore, che, dicemmo circondar la citt, ov erasi scavato un gran ba cino, sioch le pi grosse navi potessero trovarvi luogo. E perch le galee avessero* facile adito pert tutti que* canali, e * accostassero all* uopo alle interne abitazioni, i ponti furono fatti assai alti, ed alti n*erano sopra il livello del'mare gli argini. Il circuito, per cdi il mare veniva bagnando la citt,

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era di larghezza tre stadj : di larghezza eguale era quello del terrapieno, che girava intorno ; i due pi in dentro, d terra e d* cqua, erano larghi due stadj; e quello, eh* era prossimo all' isola , era largo un stadio. L* isola, nella quale era la reggia , aveva un diametro di cinque stadj ; ed erano ed essa e i canali ed argini circondanti il ponte largo un plettro, cinti di on muro di pietra; e ad ogn* ingresso dei ponti vVrano porte e torri. Il marmo adoperato per tutti que ti edifizj, e per gli argini de* canali, che era nero, bianco , e rosso, traevasi da scavamenti latti nell'isola stessa, volti poi a formare dne superbi bacini per le navi ; e questi edifizj tran in parte costrutti con semplicit, ed in parte graziosa mente composti per la variet dei cc^ori del marmo adoperato. Aggiungeva!, che la parte esterna del muro circondante era coperta tutta di una sottil lastra di bronzo, e di stagno la parte interna ; e il muro, che cingeva la rocca, splendeva di fiammante oricalco. Dentro la rocca poi , ecco com* era stata fabbricata la reggia. Nel mezzo d* essa sorgeva il teipio sacro ed inaccessibile di Olitone e di Nettuno , la coi chiusura al* l intorno era d*oro. Ivi dimoranti da principio essi aveano generali i dieci re ; ed ivi ogni anno radunavansi dalle dieci regioni, che di. que* r e , e de'loro discendenti abbiamo detto essere state patrimonio, i posteri loro per festeggiare solenne* mente la memoria di ognuno d' essi. Il tempio di Nettuno era lungo uno stadio, largo tre jugeri, ed alto a proporzione della lunghezza e dell* altezza : barbarica n' era la forma e l apparenza. Tutta la parte esterna, eccettuata la cupola, era 'ornata d*argento: la cupola, e il pinnacolo erano d* oro. i di dentro i soffitti erano tutti d*avorio, d 'o ro , d*argento, d*oricalco, messi ingegnosamente a figure; e le muraglie, le colonne, i pavimenti, erano ornati doricalco. Vaveano erette statue d* oro ; quella del Dio era rappresentata sedente sopra tu cocchio, e tenente le redini di' cavalli alati ed essa .era

<3$ 4 grande, che toccava colla testa il soffitto. Intorno vedevano visi le cento Ifereidi a cavallo di deifini, credendosi allora, fa le Nereidi dbtseto cento; e v* erano anche statere, * donativi e. soh di persone private* A di fuori v* erano knaaagio a .1 pronao di tutte le donne reali, e degli semini discendenti dalle dieci stirpi accennate ; e v erano raohi e giganteschi simulacri, ed altri donativi di re e di privarti tanto della me tropoli;, quanto delle altre citt dell - imperio. Eravi pure vm altare, per ampiezza, e per artificio corrispondente a tuttigE altri ornamenti, non meno che afia possanza e grandezza del regno. ^)ltre queste cose vedeansi fontane perenm dacque frdde, che calde, ttirafeilment soavi ali uso, salubri} intonro alle quali rano costrutte abitazioni, piantati alberi} raccogliendosi iti vasche., le une all*aria aperta ? le ahse entro le case, servivano ai bagni, -seconde che la stagione compoTlavaL Nella reggia erano ancora appartamenti pe privati, cbe volevansi alloggiarvi, e per le dotine t siccome jror V*'er rano scuderie, o stalle pe*oavalli, e p* giumenti; ed ogni altra comodit, conveniente. Una fontana era stata condotta ini txwco di 'Nettuno , per la fecondit del volo pieno d alberi <di diverse specie, < per altezza e bellzza meravigliosi 4 e juelle acque per mefeze di chiaviche sboccanti presso i ponti colavamo canale dell ultimo circondario t nel quale molti tem pli, e cappelle &egfi Dei, -e giardini, e ginnsj, tanto per ^ lt ftvtaini, quanto pe cavalli ftorgevano da entrambe le parti; verso il mzzo dell isola maggiore la cosa, che pi faceva scolpo, era ^ippodromo inserviente agli esercizj cavallereschi, la cu* larghezza era di uno stadio, ed ra lungo quanto com portava lutto il circuito. Interno a qusto ippodromo stavano le case de palafrenieri, e de custodi ; come nel circuito p ii interne, e prossimo alla rocca; s t a v a n o i-addati, che to aveane la custodia ; e quelli, che pi degli altri Oredeanrifedeli, alfoggiavano nella rocca slessa , d avea* le loro stauae vicino

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ai re. Ticini pure ai re erano gli arsenali pieni di galee, di quanto al servigio delle medesime apparteneva ; e questo era in complesso l ' apparato delle case reali. A chi poi pas sava pei porti , eh5erano tre,.posti al di fuori, rendevasi co spicuo da ogn* intorno un muro, che cominciava dal mare a modo di fortificazione , distante per ogni parte dal circondario maggiore., e dal porto per cinquanta stadj, e che ritornava al luogo ove iii mar cadeva 1 acqua portata dalla gran. fossa, * e tutto il tratto era abitato ; e il resto ancora degli spazj in terposti era pieno di molti begli edifizj. E il gran bacino , e il porto stesso larghissimo, erano tutti ingombri di navi, e di mercatanti j ivi affluenti da ogni dove ; e tanta era. la turba delle persone in que*luoghi, che giorno e notte sentivasi un clamor continuo , ed un altissimo strepito. . Questo quanto ri guarda la citt capitale. Or siegue ci, che concerne in generale il paese. Prima di tutto con vien dire, com* esso presentavasi eccellentemente aperto per ci, che portava T esposizione sua; e nel tempo stesso dalla, parte del mare cinto di scogli e di rupi. Il territorio poi, che circuiva la citt, era una bella campagna, piana ed amena, contor nata da monti, lunga tre mila stadj , e larga due mila. La posizione dell* isola .volgeva all* austro, ed altri mnti le fa cevano riparo dalla parte di borea ; i quali monti, e gli altri tutti, per.numero, per altezza, e per bellezza superavano .quanti al presente possan vedersi ; e codesti monti erafco co perti di bei villaggi, ricchissimi d ogni buona cosa: n man cavano qua e l fiumi, laghi, prati a copioso alimento dani mali salvatici e domestici ; e boschi qua e l sparsi, e' pieni d alberi d* ogni specie , somm inistravano ogni opportuna ma teria a* lavori. Cos era il luogo disposto dalla natura, e per diligenza di molti re da lungo tempo fatto bello e ricco. Avea il paese una forma quadrata, ma assai estesa pel lungo ; se non, che per la fossa scavata all intorno l retta linea s* era

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perduta; ed intanto la profondit, la lunghezza e lampiezza della fossa erano tali, che il dirlo sarebbe cosa da non tro vare credenza perciocch parea impossibile, che s vasta opera, confrontata coji altre , ;fosse stata fatta dalle mani degli uo mini* Diremo nondimeno ci, che ne udimmo. Di un jugero era essa profonda, larga uno stadio, e come veniva condotta per tutta la campagna, la lunghezza sua era di dieci mila stadj. Accoglieva essa tutte le acque, che venivano gi dai m onti, e girando pe campi , e dopo aver bagnata la citt, giva a buttarsi nel mare : per conviene aggiungere come al di sopra d* essa erano stati scavati a retta linea canali larghi ciascuno cento piedi, che venivano a metter capo ad essa in vicinanza del mare ; ed ogni canale ra distante dall* altro cento stadj. Pe quali canali e dalle selve, e da ogni altro luogo conducevansi alla citt * tempi opportuni sopra barche e i legnami e tutte le altre cose necessarie, poich essi pie gavano tutti , ed obbliquamente s* intersecavano, per comuni care con essa. Due volte ogni anno gli abitanti raccoglievano dalla terra frutta, e biade: pei*ciocch per benefizio di Giove era essa nell inverno bagnata da pioggie, ed irrigata nella estate da ruscelli per rivi ed acquedotti maestrevolmente deri vati. Rispetto al numero degli uomini d* armi abitanti in quella campagna, questo era l ordine 4 che tenevasi- Ogni distretto della medesima eleggeva il proprio capitano; ed ogni distretto comprendeva cento stadj ; e in tutto erano sessantamila uo mini. Ma infinita era la moltitudine degli abitanti nelle mon tagne , e ne luoghi pi lontani ; e tutti erano distribuiti in corpi sotto i capitani rispettivi ; e questa era la regola. Ogni capitan , avendosi a marciare, dovea condnr seco la sesta parte de* carri da guerra, che tutti insieme erano dieci mila , e condurre inoltre due cavalli, e due cavalieri, e una biga senza sedile, su cui stesse e un uomo atto a discendere ar mato di piccolo scudo, ed un altro, che reggesse i cavalli.

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JH pi& dover vare due scudieri , due saettatori , e dt Croia-

bofieri dar ambe le parti ; poi d ambe te parti ancora tre soldati armati affa leggiera,, e tre scagliatori di sassi, e tre.di giavelottE i poi quattro nocchieri per compiere V armamento < dugento mila navi. Cose nella eitt reale erano disposte, e fi provvedute le cose- da guerra ; nelle nove altre citt deli* im perio io altro modo erano le cose ordinate ; e troppo htngp sarebbe il parlarne. In quanto ar magistrati, e agli onori, cosi da principio fu stabilito Ognuno dei dieci re neUa sua pr*vinci, e nella citt su comandava e faceva le leggi r e a su volont puniva, e- condannava a morte Per, secondo che Mettuuof avea prescritto, tutto era fra essi partecipato, aveo^ dont i maggiori fatto incidete 1 ordinanza ia una colonna * doricalco, collocata nel tempio di quel nume, cV eva ut mezzo di* isola ; ed ogni quinto, o sesto anno, que principi venivano insieme a congresso , distribuendosi tra loro parto maggiore, o minore dispezioni, e. deliberando der pubblici af fari , e con diligente esame giudicando , e/ condannando chi per avventura ia cosa alcuna avesse prevaricato. Ed occorrendo giudicare, facevamo prima giuramento di questa maniera, che essendo nel tempio di Jfetmo' molti tori liberi da ogni te game, i dieci separati da tutte te altre persone consacravano al nume una vittima qual egli aggradisse, da prendersi fo ssi senza adoperar ferro. Il perch con soli legni e lacci cao? eiavano ; e qualunque toro avessero preso, Io traevano alla colonnaj e ad essa, come dal rituale scritto prescriveva r subitamente strozzavanlo In quelfa colonna, oltre le leggi, eke abbiamo detto esservi incise, v era ancora il giuramento la- formula! di esecrazione , per cui simprecavano terribili cose 9 chi non ubbidisse E quando, compiuti i sacrifizj, secondo il rito , Cavano per abbruciare tutte le membra del toro, dopo aver riempiuta la tazza (fi sangue, ognuno u spargeva mia goccia j e il m io gittavasi sul fuoco, bagnandone per U co

Jenna. Fatte le quali cose, prendendo vino con ampolledor da una tazza , e facendone libazione sopra il fuoco , con giurar mento si davano fede di giudicare secondo le leggi scolpite sulla colonna , e di punire quelli che avessero per lo ad dietro peccato; siccome di non essere giammai per violare .spontaneamente quanto nella scrittura sacra veniva ordinato: aggiungendo di pi, che n avrebbero comandato mai, n mai avrebbero ubbidito oltre i termini che erano stati se* gnati dal. padre loro. Dopo queste cose accompagnate da im precazioni contro s stesso e i proprj figliuoli, ognuno be vendo , ed offrendo al Dio 1 ampolla, andava a cena, e a * provvedere ad ogni altra necessit ; poi ov* era giunta la notte, ed ornai estinto il fuoco, che abbruciato avea le vittime, ognuno d*essi vestitosi d'un bellissimo abito di color celeste , ponendosi a sedere in terra presso le ceneri di quelle vittime, e finendo di smorzare ogni avanzo di fuoco, veniva giudicato, e medesimamente giudicava, se per avventura vi fosse stato ehi avesse accusato alcun di loro d avere trasgredite le leggi. Il qual giudizio pronunciato, e venuto giorno, incisa la sen tenza in una tavola d* oro, appendevano questa insieme colle loro vesti, onde servisse di monumento ai posteri. Ognuno dei re avea in- particolare le sue leggi e molti regolamenti ri guardanti le cose sacre ; principalmente aveano per massima di non farsi mai guerra a vicenda; ma anzi di darsi soecorso gli uni agli altri, se alcuno in qualche citt sorgesse a volere estinguere la loro stirpe; e quando avessero deliberato in co mune sia d intraprendere guerra, sia di fare alcun' altra im presa, davano il supremo comando a chi era della famiglia di Atlante. Ma non davapo al re 1 autorit di far morire * alcuno de9 lor cognati se non yi concorresse tra i dieci una pluralit di Voti. Or tale ,e tanta potenza, che a que* tempi ra nel paese, il nume avea radicata ivi con cert* ordine ben fisso. E per molti secoli, finch in essi dur natura divina,

*44 obbedivano tatti alfe leggi stabilite ; e si amavano cordiafrbente T affezione, che i vincoli del sangue loro divino ispiravano. T Sd erano tatti pieni d* alti sensi , e di pensamenti magnifici ; e perci governavano con modestia e prodeu*a in qualunque cos, che o tra loro, o per parte d5altri fosse accaduta* Per Io che sprezzando tutto , fuori delle virt , poco le cose pre enti curavano , n s insuperbivano 'mai del loro grado. L* ab bondanza dell* oro. risguardavano come un peso ; n * come fanno gli ebrj satolli di cibo di vino, per incontinenza la sctavansi cadere in fallo ; ma, come i sbrii acutamente in tendevano , che la sola amicizia comune, unita aHa virt po teva dare nobile increfnento al loro stato ; e questo. essere ia gravissimo pericolo di m inare, ove T amicizia, e la virt, ces sassero. E fino a tanto che cos pensarono , e hr tssi visse in tua forza la. natura divina , crebbero felicemente in prosperit^ in ricchezza, e potenza, siccome abbiamo narrato. Ma poich per lungo abusare del* loro tato, e per Tessersi affezionati a cose mortali, vennero ad avere imbrattata la loro condizione divina, e in essi prevalsero i costumi dell1 uomo, principia* rono a non poter soffrire le cose presenti , e caddero della loro dignit, veggendosi da chi poteva considerarli da Tieni, pieni di turpi affetti, e gi spogli delle pi preziose doti, che dianzi K ornarono ; mentre al contrario da quelli, che non conoscevano in che la vra beatitudine consista, erano riputati egregi nomini, e felicissimi; poich a pi iniqua1 cupidgia d* avere, e ad ogni genere di violenza abbandonatami. al lora fu , che Giove, il Dio degli D ei, il quale tutte le cose colle sue leggi governa, e che pu vedere quanto si opera r avendo osservato come s generosa stirpe ersi corrotta, e volendopunire quegli uomini, onde fatti temperanti, diventassero pi modesti, e pi placidi, convoc tutti gli altri Dei nella loro ono ratissima sede, da cui come dal trono posto in mezzo al monefo Teggonsi tutte le cose soggette a generazione > * co& parl*

giustamente potrebbe prendersi per una delle Novelle arabe, o altra simile, vedranno parte almeno delle cose, che intorno agli antichissimi Atlantidi spacciavano gli uomini sapientissimi d* Egitto e di Grecia : tenendo conto di quel poco , che pu realmente appartenere alla storia, sopprimeranno umana mente il senso troppo naturale di sorpresa e di scandalo, cbe io credo doversi eccitare in ognuno, che abbia il pi lieve principio di ragione in sua m ente, considerando, ob chi ha scritto questa massa di finzioni puerili, piena di contraddwicn n i, di assurdit, e di disordine, . . . . il Kriw PfafoRe !

r | L I B R O Q U A R T O .

apitolo

rimo

Difficolt che s incontrano nello scrivere la storia de tempi antichissimi. Soggetto , che f Autore si propone da trattare in questo libro;

INT on ci ignoto, che agli scrittori di cose antiche succede di tralasciarne moke ne loro racconti. Percioc ch la vetust de* fatti, che debbonsi riferire , rendendo assai difficile il giungere a saperli, fa che lo scrittore abbia a trovarsi spesso esitante ; e siccome lepoche dei fatti, che riferisce, non possono fissarsi con esatti cal coli , chi legge sprezza la storia. Ed altra difficolt pure lo storico incontra; ed essa proviene dalla tanta variet e moltitudine degli eroi e semidei., de* quali spiegar debbesi la generazione; Ma quella , che maggiore di tutte, e-seco porta inconvenienti gravissimi, si la dif ficolt , che presentasi per parte di coloro , i quali la sciarono scritte le imprese degli A ntichi, e le favole intorno ad essi raccontate ; perciocch assaissimo veggonsi discordare tra loro. questa la cagione , per cui quelli tra i pi recenti storici, i quali hanno di stinto nome, tralasciando di trattare delle prische cose , & quelle pi volentieri si applicarono delle et prossime

ad essi. E cos fece Efor di Clima ( i ) , discepolo d Isocrate , poich essendosi posto a scrivere la storia dellecose su e gi avvenute, omsse le antecednti, incomin ci il suo racconto dal ritorno degli Eraclidi. Cosi an che Callistene, e Teopompo fecero vvuti nel mede* simo secolo, perch si astennero dal riferire le cose succedute ne tempi rimoti. Ma noi all* opposto di quanto essi fecero, abbiamo voluto accingersi al grave inca rico di spiegare cn ogni studio quello che appartiene a tutta T antichit. E siccme parecchie imprese , e di gravit somma, sono state fatte da eroi , dasemidei, e da altri uomini illustri, da posteri poi, a cagione che bea meritarono d i.tu tti, chi con divino culto di sacrifi ci , chj con ossequio conveniente agli ero i, onorati; e le giuste loro lodi per .tinto il volger de* secoli vengono dalla eloquenza della storia predicate ; ; ne tre lib ri, che questo precedono, abbiamo narrato quanto appartiene aTlfatti e agli Dei delle altre nazioni ; ed esposto an cora la posizione de luoghi ne singoli paesi delle me desime, e le bestie che in essi so n o ta n to domestiche, quanto' selvaggia ; e tutto ci , che degno fosse di me moria , o mirabile a dirsi. Ora in questo libro svolge remo. quello, che riguarda le antichit de Greci, ' tratte dalle pi lontane memorie, che ci sieno restate intorno agli eroi, e semidei, e quanti altri sieno stati chiari sia per fatti di guerra, sia per ritrovamento in pace di. cose utili alla vita umana , sia ' per leggi stabilite ; e (i) Di questo Efobo 1 autore ' parla piti distintamente nelli bro xvi. ,

principieremo da Dionisio, ossia Bacco, perciocch que sti ed antichissimo, e il genere umano obblig eoa massimi benefizj. Ne* passati libri abbiamo gi detto come alcuni de Barbari attribuiscono ai. loro paesi la Nascita di questo Dio. Gli Egizj sostengono, che quello, di* essi chiamano Osiride, lo stesso che il detto da Greci Dionisio; e che corse per tutto il mondo, e che trov l'uso del vino , ed insegn agli uomini il modo di piantare le viti : il qual benefizio per consenso uni* Tarsale gli acquist l immortalit. N vogliono gl* In diani esser da meno * ch aneli* essi dicono, che questo , Dio acque tra lo ro , ed istessamente , che mostr agli uomini la coltivazione della vite, e loro comunic F uso del vino. Le quali cose avendo gi noi indicate separatamente, or diremo quello, che intorno a questo Dio nel loro particolare riferiscono i Greci.
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Nascita di Bacco. Sua educazione. Sue invenzioni, ed imprese. Onori prestatigli dagli uomini.
Cadmo , al dire d* essi, figliuolo di Agenore , da suo padre, che era re di Fenicia, fu mandato a cer care Europa, con ordine positivo, che avesse o da ri-> condurre a casa la donzella, od egli a non ritornare in' Fenicia mai pi* Avendo girato per moki paesi, n trovatane traccia, caduto d ogni speranza di ritornare, portossi in Beozia, ove per comando djelT oracolo edi fic Tebe; ed ivi piantata sua dimora prese a mogli*1

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Armonia (i) figlia di Venere; e da essa ebbe Semele, In o , Autoooe, Agave, e Polidoro. Con Semele , chi di sua bellezza s* innamor, Giove si giacque ; ma com# a lei veniva quieto e senza splendore di nume , ere* dendo che ci fosse per una specie di disprezzo co* minci a pregarlo, onde volesse giacersi con esso lei in quella maniera, che usava fare con Giunone. Giove adunque entrato a lei in tutta la pompa maestosa di un Dio, con tuoni e fulmini, in apertissima luce con essa pratic; e Semele, che gi era incinta, non p tendo sostenere intorno a s tanta violenza di fiamme g aborti, nel tempo stesso restando consunta dallo incen* dio (2). Allora Giove levando il bambino lo consegni a Mercurio , ordinandogli, che portatolo nella spelonca di Nisa, la quale* giace tra la Fenicia, e il Nilo, il desse alle Ninfe, sicch con ogni cura 1 avessero ad ' educare. E quindi , che da Giove, che i Greci chia mano Dio , e da Nisa , perch in essa; fu nudrito, venne poi detto Dionisio. Anche Omero testifica negl Inni la osa dicendo: ............... di Nisa sul selvoso m onte , Lungi dai campi di Fenicia , e presso L' Egizio fium e . . .
(t) Anche Apolodoro .d V entre per madre ad Armonia agU le d poi per padre Marte. Questa allegoria k profondamente pen sala . Sono i piaceri delP amore e 1 alUgreua della vittoria , ch i ispirano la musica agli uomini. Altri per tra gli antichi baftoa data ad Armonia una genealogia diversa. Veggasi U lib. v. dein r autore. (a) Questa Javola viene diversamente esposta da Apoitodor, da O vidio.

i5o Fu dunque educalo dalle Ninfe ; trov, il modo di fare il vino; ed insegn agli uomini come innestare la vite. Quindi scorrendo quasi per tutto il mondo, ridusse la maggior parte de*paesi a civilt ; onde presso tutti ebbe sommi onori. Egli trov anche la maniera di jfare una bevanda cpll*orzo, da alcuni detta zito (birra), er sapore e fragranza non molto inferiore al vino (i) ; la quale addit a quelli, la cui terra non pu portare le viti. Egli condusse seco un esercito non solo di uo mini , m eziandio di donne, per mezzo del quale pu niva gji scellerati e gli empj. Egli per gratificare la sua patria, pose in libert le citt tutte di Bezia, e fab bric Eleutera, dandole il nome, che indicasse lo stato tao* di libert. Avendo consumati tre anni nella sua spedizione in India, ritorn in Beozia con molte e ricchissime spo glie, e fu il primo a trionfare montato sopra un ele fante indiano. Donde poi venne , che i Beozj, e gli altri G reci, e i T raci, per conservare la .memoria di quella spedizione istituirono le trietetiche, cio le feste trien nali di Bacco ; nel qual tempo si crede, che questo Dio venga a conversare cogli uomini. Ed per questo, che in parecchie citt della Grecia in ogni, triennio si
(t) E* osservabile un epigramma deir imperatore Giuliano, il quale riprova lodore, e il sapore della birra ; e non deve nissun italiano meravigliarsi, se un olandese, com* il V etselingio , dice,-che Giuliano dovea avere cauivo naso, o essersi imbattuto in birra cat tivissima. Ci, di che ci meraviglieremmo piti naturalmente n o i, sarebbe del gusto di D iodoro , se non sapessimo , che gli* Antichi avevano molti gusti divefsi dei nostri. Ma forse egli parlava per opinione d* a ltri, e non per fatto proprio.

i5u celebrano dalle donne i baccanali, cbe le vergini portano con rito solenne i tirsi ; girando su e gi con furente ebriet festosamente , e venerando in tal modo questo. D9. Le matrone vanno a schiere a far sacrifici, rumoreggiando a gran clamore , e quel nume con fe stevoli carmi lodando , come se fosse presente : nel che imitano le* Menadi, che diconsi avr anticamente ac compagnato Bacco., Egli gastig aspramente cpn altri molti d empia condotta , in particolare Peuteo, e Li curgo. E perch T invenzione,, e il regalo del vino agli uomini maggiormente fosse grato ed accetto, tanto come gioconda bevanda, quanto comq corroborante atto st mantenere in forza i corpi di chi lo beve , s introdusse 1 uso, che nelle cene , qilando si porge a tutti il via * pretto, pronunciasi, e sintuona il nome.del buon ge nio ; quando finita la cena si tempera coll acqua , s invoca il nome di Giove conservatore: e ci perch dal soverchio bere vin puro nascono cattive affezioni; laddove bevendosi vin temperato, s ha una certa gio conda. volutt di letizia ; ma non si corre danno d i. al terazione veruna. Finalmente gli autori, che abbiamo di sopra accennati, dicono , che il padre Libero , e. Cerere meritarono tra tutti gli Dei dagli uomini onori massi? m i, .perch furono quelli, che colle loro invenzioni ap portarono loro i maggiori beni : avenda quegli trovata una bevanda soavissima, e laltra dato al genere umano il pi sostanzioso fra quanti sono. alimenti asciutti,

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Di un Bacco pi antico: paragone tra questo e quello, di cui si parlato di sopm. Nomi diversi di Bacco. A tre sub istituzioni.
Dicesi, che vi fosse tm altro Dionisio pi di questo grifi lunga antico; il quale nato di Giove e di Pro* serpina, da alcuni vien chiamato Sabino (t). Ad onore della sua nascita fatinosi i sacrifizj e le altre cerimonie di notte tempo, e secretamente; cos consigliando il pudore compagno di turpi congiungimenti. Del resto tiett slato di acutezza di mente > e il primo ad avere seminato, attaccando al giogo i buoi; d onde gli son date in testa le corna. Al contrario affermasi, che qtteSo, che nacque di Semele, venuto al mondo assai dopo del primo, fu di temperamento tenero, e delica tissimo ; e sopra gli altri bellissimo di forme e grande* jmente portalo ai piaceri di Venere (2) : nel cui eser cito molti drappelli erano di donne aventi aste, alle quali stavano intrecciati i tirsi, fi gli si aggiunge an* che nelle sue peregrinazioni la compagnia delle Muse, vergini assai erudite, le quali con melodiosi canti, e
(1) Mentre generainenie si conviene di questo o nome o sopra* nome dato a Bacco , da notarsi , che questo figlio di Giove e di Proserpina$ da molti detto Z agreo, perch Give lo gener sotto la forma di un drago. (a) Filocoro sembra dire cosa simile : ecco a un di presso le sue parole : Pingesi Libero d i corpo femminile e delicato, a cagione delle donne militanti nel suo esercito 9 poich insieme cogli uomini chiamava alle orm i QWthe le donne .

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BACCO

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tripudj, ed altre piacevolzze d 'aite dilettavano il Dio. gli danno per pedagogo, ed allevatore e compagno nelle imprese, Sileno, autore e maestro di ottimi stttdj, die molto confer a guidarlo alla virt, ed alla gloria (i). Bacco ne combattimenti era' armato d armi guerriere, vestito-di pelli1di' pantere. In pace, celebrando adu nanze solenni', e giorni festivi, portava un abito fio** rato, e mollissimo. A reprimere il dolor di testa pr* cedente dal troppo vino bevuto us una mitra ; e per , questo fu chiamato mitrifero. Questa mitra servi poi di esempio ai re per portare il diadema. Egli chiamasi bimatre , perch ambedue i Dionisj hanno bens un padre solo , ma diverse madri. Ma il pi giovine succedette nella gloria delle imprese del maggiore ; ond che i posteri ingannati dalla ignoranza della verit crdette* ro , che fosse stato al mondo un solo Dionisio, perch V era un solo nome. Ecco poi la ragione, per cui at tribuiscono a Bacco la* ferula. Da principio trovatosi il Tmo , non per anche s temperava coll acqua ; e perci si usava di berlo puro : laonde accadde, che nelle con greghe , e ne* conviti pel troppo riempirsene gli uomini montati in furore si battessero gli uni gli altri con ba stoni di legno, che allora portavano. Per lo che f* rendosi, ed anche ammazzandosi, Dionisio punto di tali accidenti, senza proibire affatto il bere vin pretto,
(1) Gli antichi hanno fatto di questo Sileno precettore di Bacco, un, capo d? opera d ogni scienza umna e divina 5 e ne parlano molto il Caiuabono , e il Perizonio tra gli altri. A tale traditone si attenoe senza dubbio Virgilio introducendo in una delle sue J5* gloghe a patate di argomenti filosofici il suo SiUno

i54 a ci distogliendolo l'esimia soavit del liquore , intro dusse in vece de grossi bastoni di legno 1 uso delle * ferule. Mlti cognomi gli diedero quegli uomini, tolti .dalle circostanze , o . qualit sue. Lo dissero Baccho dalla compagnia delle Bacche, o. Baccanti: Leneo dal calcare le Uve nel torchio, che. i Greci chiamano leno; Bromio dal fragore del tuono sentitosi circa il tempo della sua nascita ; pel qual motivo vien detto anche Ignigeno. Porta egli eziandio il nome di Triambo, perch fra tutti quelli, de' quali resta memoria, fu il prim o, che ritornando dalia sua spedizione dell India alla patria, con mlto bottino trionfasse. Altri epiteti pure s*ebb* egli egualmente,. il riferire i quali sarebbe cosa e troppo lunga , ed aliena dall* istituto della storia. La ragione poi, per la quale detto biforpne, si , perch due furono i Dionisj ; cio quell' antichissimo, il quale portava bar ba (i); giacch tutti gli antichi solevano portarla ; eco desto pi moderno , giovinetto elegante e delicato,, sic come si gi innanzi detto. Alcuni a cagione delle due affezioni degli ebbrii, l iracondia cio, e la ilarit, di cono . assegnargli questa doppia forma. Gli si aggiun gono inoltre i Satiri , che co salti, e co giuochi tragici, muovono il Dio al riso , e allo scherzo ;; imperciocch, siccome le^Muse colle loro liberali discipline hanno ma teria di confortarlo , e dilettarlo ; cos i Satiri colle loro rappresentazioni, e gesti, ed atti diretti a promovere il riso, rendongli.beata la vita, e graziosa. Anzi egli in(i) Isacco Causabono ha parlato assai del Bacco barbato*

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vent anche gii spettacoli timelici ; eresse i teatri ed istitu le scuole di musica , esentando dai pubblici officii coloro, i quali ' nelle spedizioni militari sapessero ese guire alcuna parte dellarte musicale. D onde i posteri istituirono le congreghe musicali degli artefici scenici (i) ; e rendettero esenti dalle gravezze pubbliche quelli, che n facessero professione. Ma per non oltrepassare i limiti convenienti, noi finiremo qusto racconto di Bacco, e delle antiche sue imprese.
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IV.

D i Priapo. Opinioni diverse sopra di esso , e diversi suoi nomi. Di Ermafrodito, e delle cose scritte in torno a lui.
Diremo dunque ora quanto anticamente si ragionato di Priapo , essendo 1 istoria di questo a quella di Bacco * in qualche modo connessa. favola antica , che Priapo fosse figliuolo di Bacco e di Venere (a) ; e se ne spiega tale origine con un probabile argomento, dicendosi , che le persone piene di vino naturalmente vengono ec(r) Chi volesse notizie assai diffuse sopra questi antichi artefici scenici presso varie nazioni , non ha che da consultare Je antichit asiatiche del Chishul, opera di grande e d utile erudizione per chi ne sappia approfittare. (a) ( Lampsaceni, grandi veneratori di P riapo , detto per ci il D io di Lampsaeo, secondo che indica Pausania} tennero con molto impegno ferma la fede di questa sua origine. Per altri le fecero figliuolo di Bacco e della ninfa Chionc : altri lo apposero u b o dei T itan i , o degl* Idei dattili.

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citate alle cose di Venere. Altri favoleggiatri, dicono > che gli Antichi, allorch volevano nominare la parte, che costituisce nell' nomo il sesso , usavano chiamarla priapo (i). V 'h a chi assicura , che le parti genitali perch sono cagione del generare, e servono alla per* petua propagazione del genere umano, ebbero culto divino. Gli Eg*zj intorno a Priapo raccontano questa favola , che i Titani anticamente preso per insidie Osi ride lo trucidarono, e che , avendone tagliato tn tanti pezzi eguali il corpo, ognuno d essi ne port fuori di corte quello, che gli era toccato , e serano gittate nel fiume le sole parti genitali, non essendosi nissuno dessi degnato di prenderle. Ma Iside , dopo aver latto accu* rato processo della morte del m arito, e dato a Titani il meritato supplizio , tutte le sparse membra raccolse dell* ucciso, e ricomposte a forma del corpo umano , le consegn a' Sacerdoti, onde avessero a sep p ellirle ; ed ordin, che Osiride fosse venerato come un Dio (a). Ed allora fu , che la parte del cadavere, ehe sola non erasi trovata, consacr nel tempio in atteggiamento della naturale sua forza , onde fosse con divino cuko onorata* E queste soho le cose, che gli Egiej favoleggiano in-* torno alla nascita di Priapo, e al culto prestato al me desimo. Il qual Dio alcuni chiamano Itifallo, altri T icone (3) n a questo Dio prestasi culto soltanto ne*
(i) Veggosi, se a ci venga a riferirsi il passo di Giovenale : egli beve in un priapo d i vetro. Abbondantemente tratta di questa ma* iena il Begero nel suo Tesoro Brandenhurghete (a) Di ci Diodoro ha parlato ampiamente nel lib. x. ( 3) Ticone era uno degli Dei minori presto gli /Luioi > t alenai

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templi delle citt, Ma eziuidip nelle campagne, e nelle ville, ove fatto custode dei vigneti e degli orti ; e diceti, chegli gastiga coloro > che cogl* incanti guastano qualunque buona cosa ; ed a lui si d onore non solo nelle iniziazioni di Bacco , ma eziandio in tutte le altre cerimonie sacre , nelle quali vien rappresentata iimma gine sua in forma burlevole, e provocante al riso. Origine simile dicesi avere avuto anche Ermafrodito, he nato da Ermete , e da 'Afrodite, cio da Meiv curio e da Venere , ebbe il nome composto da quelli di entrambi i genitori. Altri dicono che questo un Dio, il quale offerendosi in certi tempi al cospetto degli uom ini, nasce in tal maniera, che ha unita in s la na tura dei maschio e della femmina, nella candidezza delle forme e nella mollezza. del corpo rappresentando la donna, ed esprimendo luomo nella faccia, e nella for* tezza. Altri riguardano F unione delle due separate na ture come mostri, i quali nascendo assai di rado, sono presaghi or di m ali, ed ora di beni (i). Ma di ci basti.
lo confoero con M ercurio, altri con P riapo , altri con un com pagno di Venere . Tutti poco o meno riferivanlo ad una stessa idea generale. ( i ) Plinio dice in proposito: Si generano di entrambi i sessi quelli che chiamiamo Ermafroditi) anticamente detti A ndrogeni, e tenuti tra i prodigj ; ora per molto ricercati. La superazione, de gli Amichi > facendoli tenere per cose di mal augurio , guidava gli uomini o ad annegarli, od anche ad abbruciarli: oggi d essi aoa si occupa pi che il teologa moralista.

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V.

Delle Muse Del lro numero. Della significazione de* loro nomi
qui giova dira brevemente anche delle Muse, delle quali nella storia di Bacco si fatta menzione. La maggior parte degli scrittori di antichit, e quelli spe zialmente che hanno pi credito , fanno le Muse figlie di Giove e di Mnemosine, che la memoria. Pochi tra poeti, e fra que pochi v Alcmano, le dicono generate dal Cielo e dalla Terra. Cos v disparere intorno al loro numero ; mentre alcuni ne contano tre sole, ed altri nove (i). Per prevalse 1 opinione, che * le fa nove, confermata dalla testificazione di autori chia rissimi , di O nero, cio, e di Esiodo , e di altri di tal condizione. Omero dice: Verseggiando rispondonsi a vicenda Le nove Muse colla bella voce. Ed Esiodo espone i loro nomi ne* seguenti versi : .......... Clio , Euterpe , Talia Melpomene , Tersicore, ed Erto , E Polinnia , ed Uraniane tal che a tutte Sovrasta , ed Calliope nomata. Aggiungono ad ognuna di esse la propriet, o di stintivo di uno studio particolare : per esempio la m o dulazione poetica , il ballo , la danza , 1 astrologia , ed altri esercizj. Diconsi dai pi vergini, parendo che le
( i ) Anche Plutarco dice, che gli Antichi ne contavano Ire , e che fu Esiodo quello che m accrebbe il numero. a

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Ielle arti siano virt incorrotte (i). Il loro nome tratto da tal voce greca (a), che significa insegnare le belle ed utili cose, che sfuggono alla cognizione degl idioti. Datino anche una conveniente ragione di ciascun nome di esse. Dicono Clio nominarsi cosi, perch quelli che vengono celebrati colle lodi d*poeti, restano presso gli umini come inclusi nella gloria : Euterpe , perch di letta chi 1* ascolta col frutto di dottrina onesta. Talia, perch per lungo tempo fioriscono quelli, che vengono celebrati coi canti.* Melpomene trae il suo nome dalla melodia, la quale s insinua con piacere nelle menti de gli ascoltanti. Tersicore, perch diletta i suoi discepoli co beni provenienti dalla erudizione: Erato perch presso lutti concilia ai dotti amore e desiderio : Polinnia, peiv h qugli, che per mezzo de* carmi si tramandano a gloria immortale , rendonsi illustri con copioso canto d itini. Urania perch i ben istrutti , e dotti, sollevatisi sino al cielo ; percioccch mediante la gloria, e il pen sar sublime gli animi s alzano appunto sino allorstesso vertice *del cielo : finalmente Calliope, perch mette fuori il bel pieno della voce ; vale a dire , che menta 1* onorevole approvazione degli ascoltanti per la eccel ' lenza del carme. Esposte fin qui quanto basta codeste cose , passeremo col discorso alle imprese dErcole.
(i) Non mancano peti quelli, che a ciascheduna delle Muse appongano qualche intrigo amoroso. Veggasi Eustaiio e 7 se tte . (u) La voce greca, di'cui parla D iodoro , myein . Altri hanno tratto il nome delle Mose da omu usas , siccome vedesi presso Plu tarco e Sinesio. Platone lo ha dedotto da voce equivalente ad in veslimatrici 5 ed seguito da Cornuto , e da E lladio . Questo un affare., che lascieremo volentieri ai filologi grecisti.

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VI.

Di Ercole. Difficolt di narrarne le imprese. Sua nascita, e singolari sue prime avventure
Io non dissimulo, che n*olte difficolt s[ affacciano a quelli, i quali pendono ad esporre storicamente le gesta degli Antichi, e spezialmente di Ercole, Imper ciocch egli solo viene predicato siccome quegli, che per la g ran d e za del suo carattere di lunga mano ab* hia superate quante mai alte .imprese di altri in qualun que et del mondo sono rimaste nella memoria degli uomini. E dunqutf ardua cosa e difficile il degnamente descrivere tutto quello , che quel granduomo oper , e V eguagliare, cotta; gravit del discorso (a , grandezza degl* illustri suoi fatti* Perch, siccome per la vetust te singolarit dlie cose accade, che presso molti i rac< tonti delle medesime non trovin fede; neeessariafnente siegue, o c h e l estimazione del Dio si scemi ove in lenzio prteriscansi le imprese massime da lui fatte, o che tolgasi la cred en za alla storia, se le imprese tutte di lui si espongono. Ed hannovi alcuni lettori, i quali pre tendendo ingiustamente ne* racconti antichi quella stessa esattezza, che vuoisi nelle cose al nostro tempo accadute | e dei fatti, che la stessa grandezza loro rende dubbj acca dute ; giudicando con que* principj, coi quali di quelli della presente et si ragiona, le forze d Ercole esti mano sul paragoaft della debolezza propria degli uomini, che attualmente vivono. Cos togliesi alla storica narra zione la debita fede in grazia della immensa grandezza

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T uu n r ./y * ? i o .

i 6i delle cose, che espone ; mentre intanto ne* racconti fa volosi non vassi con siffatto scrupolo a cercare la ve rit 5 perciocch, per esempio, ne* teatri, quantunque non crediamo, che sieno stati mai nemezzo cavalli e mezzo uomini, qui sono i Centauri, n un Gerione avente tre corpi ; pure . ascoltiamo cotali favole favore volmente , e co nostri applausi le glorie amplifichiamo del Dio; Ma come non sarebbe assurdissima cosa , che mentre vivendo tra 'mortali Ercole colle fatiche sue diede all universo mondo tranquillit e pace , gli u mini di tanto benefizio dimentichi calunniassero le lodi a 'cos insigni meriti dovute ; e che dove i nostri mag giori a pieni voti alla eminenza di tanta virt tributa rono onori immortali, noi non conservassimo verso questo Dio nemmeno la piet , ehessi ci trasmisero ? Ma lasciate queste consideratfoni, noi 'prendendo le cosie dal loro principio, riferirem o quanto gli antichissimi cronicisti e poeti raccontano delle sue imprese. ' Dicono , che da Danae, figliuola di Acrisie, e da Giove nacque* Perseo : che a questo da Andromeda, figliuola di Cefeo, di legittimo matrimonio nacque Elettrione : che da Elettrione, e da Lisidice ( i ) , figliuola di Pe

ti) Il Rodomano quegli , che corresse qui il testo, il quale parlava invece Euridice , notaudo , che Plutarco apertamente pone L isidice, figlia di Pelope , e d lppodapa > e che altronde deve es sere stato facile a1copisti lo scambio delle prime quattro lettere , che vengono a comporre questo nome. queste cose tutte ammette il V ettelirtgio , sebbene egli abbia rimesso Euridice per la sola ra gione , che cosi portano ( codici, ragionando con una vera peti zione di principio. Osservisi poi, che Apollodoro , e qualche altro, danno ad Alcmena per marito A/tasso figliuolo di A lceo.

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lope, nacque Alcmena ; e da questa Giove , che vi s introdusse per inganno', gener Ercole. Cosi a riguardo di entrambi i genitori suoi Ercole ebbe 1 orgine e il sangue suo dal massimo degli Dei. E dell alta sua virt si ha argomento non solo dalle grandi sue imprese , ma eziandio dalle cose avvenute prima chegli .fosse gene rato. Imperciocch mentre Giove si giacque con Alcme na , fece la notte tre volte lunga quanto essa d or dinario ; e collo spazio di tempo impiegato in procrearlo fece sentire di quanta fortezza esser dovesse tal prole. N V aver voluto Giove giacersi con quella donna vuoisi ripetere da desiderio di amore, come alcune Volte gli fece con altre; ma precisamente da quello daver figli come fece per Io pi. Laonde volendo, che I*unione sola con lei fosse legittima, s astenne da ogni violenza, e veggendo, che attesa la singolare castit di essa 1 avrebbe tentata invano , ricorse all inganno , prendendo con Alcmena le sembianze di Amfitrione. E gi era prossimo il tempo destinato dplla natura alle donne in cinte per isgravarsi , quando Giove pensando al nascer d* Ercole annunci in presenza di tutti gli D ei, che avrebbe creato re de Perseidi un fanciullo nato in quel giorno. Per lo che Giunone accesa di gelosia , presa a parte de suoi concerti la figliuola Uiziia, sospese il parto dAlcmena, e fece nascere, quantunque non ma turo ancora , Euristeo. Ma Giove, sebbene dalle arti di Giunone circonvenuto , perch quanto avea annunciato avesse il debito effetto, nulla intralasci di quello che potesse illustrare Ercole. Perci dicesi, eh egli indu cesse Giunone a contentarsi, che permesso ad Euristeo

r63 il regn, Ercole soggetta a lu i, mandate a termine do dici faticose imprese che Euristeo gli avrebbe imposte, godrebbe del consorzio degli .Dei immortali , com egli aveva promesso. Alcmena intanto , posciach ebbe par torito , temendo l 'invidia di Giunone , espose R fanciullo in un campo , che da ci fu detto erculeo (i). Nel qual tempo Minerva, che uscita era con Giunone, veduto non senza ammirazione quel fanciullo , indusse Giunone ad appressarselo alle poppe, alle quali essendosi egli at taccato , e stringendole pi che let sua comportasse, pel dolore , che a Giunone recava , essa dispettosamente il gitt ; e Minerva pigliandolo , e portandosi via, lo consegn alla madre perch 1' allevasse. E qui giusta mente potrassi ammirare un caso singoiar di fortuna j perch la madre, che per naturale istinto amar dovea il proprio figlio ? lo and a perdere : laddove quella , che come madrigna Y odiava * non conoscendolo, lo la sci in vita mentre pure per natura gli era nemica*
(i) I Tebani mostravano a forestieri il luogo, ia cui Giunone present ad rcole bambino la mammella. Cos nota Pausataci. Per Eratostene suppone questo fatto seguito in cielo in occasione che Giunone, come si dir in seguito, lo adott per figlio.

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Vn.

Prime prodezze et Ercole. Invidia di Euristeo , che gli ordina imprese di gran pericolo. Lione nemeo. Idra di Lerna , Cinghiale di Erimanto^ Combat timento coi Centauri.
Accortasi per Giunone della condizione di lu i, mand contro il fanciullo due draghi, che avessero a divorarlo. Ma egli nulla di ci atterrito, prendendone stretto al collo uno per ciascuna 'mano , li soffoc en trambi ; e per tale cagione gli Argivi' informati del fatto, chiamarono il fanciullo Ercole (i) : il qual nome signi fica la gloria di Giunone ; appunto perch a cagione di Giunone egli acquist gloria : dianzi chiamavasi Al ceo. Nel che da osservarsi, che mentre agli altri i genitori sono quelli, che loro impongono il nome ; questi il solo, a cui lo impose la propria sua virt. Dopo queste cose accadde, che Amfitrione cacciato via da Tirinta si ripar in Tebe; e qui viene Ercole edu cato ; qui viene istrutto, e nelle scuole esercitato a mo do,, che supera tutti nella forza del corpo, e diventa celebre per l indole distinta della mente. E gi toccando gli anni della pubert , incominci dal rendere alla pa tria un degno tributo di gratitudine , restituendo Tebe alla libert: imperciocch Tebe allora ubbidiva al re de Miniotti, Ergino , il quale non senza contumelia di
( i ) Eustazio, e Tzetze dicono eh* egli ebbe il nome di ErcoU per una risposta dell oracolo

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CENT ATTA O

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que' cittadini esigeva ogni anuo da : essi ' per patto un tributo (i). Pertanto Ercole nulla paventando la potenza di coloro , che con servii giogo oppressa aveano la citt, si mise alla onorevole impresa di liberamela ; e il fece di questo modo. Incominci dal mutilare (2) , e cacciar di citt coloro, che erano stati mandati a ri scuotere il denaro , presa occasione dall arroganza, colla qualie in ci fare diportavansi. E come avendo E rgino domandato il supplizio dellautore del fatto, Creonte, principe de Tebani, temendo fortemente la grande po tenza del re , inclinava a consegnare il reo ; Ercole su scit i giovani della citt a ricuperare la libert della patria , andando a distaccare dai templi le arm i, che i loro maggiori cme trofeo di vinti nemici avevano ivi appese, e consacrate agli Dei ; perciocch armi private non s aveano , avendo i Miniotti disarmata gi la citt', onde a* Tebani non potesse venir pensiero di ribellarsi. Ora udito, che Ergino marciava coll' esercito , rcole va a porsi ad un certo stretto passo, ove un gran nu mero di guerrieri non poteva operare; e di li dando addosso al nemico, uccide Ergino (3), e quasi tutte distrugge le truppe di lui. N perd tempo : ch im provvisamente and a piombare sopra. Orcomeno ; ed introdottosi per le porte incendi la reggia de* Miniotti,
(t) Questo Ergino era re d*Orcomeno. Pamania ed Apliodoro riferiscono i molivi della guerra fra le due citt. (a) Tagli loro il naso e le orecchie, per la quale crudelt P attsartia dice, che fu chiamato r ino coluste . (3) Pausania poi suppone , che Ergino sopravvivesse a questa rotta per molti anni.

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spian la citt. La fama del fatto divulgossi tosto per ,tutta la Grecia, maravigliato ognuno di un* impresa tanto inaspettata ; e Creonte stesso ammirando il valore del giovine, gli diede a sposa sua figliuola Megara, e il governo della citt, come se fosse stato suo proprio figlio. Ma Euristeo , che tenea il regno degli Argivi, avendo per sospetti gli avanzamenti di Ercle, l' chia m a s per mandarlo alle imprese, che meditava. Al che rifiutandosi egli, Giove gli ordin che ubbidisse. Ercole adunque ito a Delfo, ed interrogato il nume sull affare, ebbe un oracolo, che lo avverti, avere gli Dei stabilito, che avesse a sostenere per comando di Euristeo dodici grandi prove di valore ; compiute le quali otterrebbe in premio 1 immortalit. * Per queste cose Ercole cadde iu una profonda ma linconia; perciocch da un lato giudicava essere cosa indegna della sua virt il servire ai comandi di chi era a lui inferiore; e dall altro conosceva essere, non che inutile cosa, anzi impossibile , il sottfarsi dall ubbidire al padre Giove. Mentre stava su ci perplesso, Giunone il rend rabbioso : laonde per la troppa tristezza d ani mo preso da insania, e per la crescente indisposizio ne divenuto quasi matto , prende a volere ammazzare Jolao ; sfuggitogli di mano questi, volgesi contro i proprj figli avuti da Megara, i quali, come per avventura gli si presentarono vicini, egli trafisse con dardi-, quasi fossero nemici (i). Finalmente poi liberata
(i) Fra gli Amichi fu grande questione nel .numero e nome di questi figliuoli. Pu* vedersi T te tte .

t6j
da quel furore , quando pot conoscere Y error suo, dolorosissimamente sostenne tanta calamit, per la quale tutti il compassionavano; e lungo tempo si stette chiuso in casa, togliendosi al consorzio degli uomini, e schi vandone ogn*incontro. E poich il tempo ebbe mitigato il suo dolore , risolutosi di esporsi ai pericoli, che gli si erano imposti, and a trovare Euristeo. Egli primamente gl* impose di gire ad ammazzare il Lione in Nemea (i). Era questa belva smisuratamente grande ; e perch n con ferro, n con altro metallo, n con sassi ptevasi ferire , il solo mezzo che restasse onde vincerla , era quello di usare della forza delle mani. Vagava esso questo lione fierissimo imperversando frequentissimamente tra Micene e Neme, intorno al monte, che dal fatto chiamasi Treto, che vuol dire fo rato : perciocch era alle radici di quel monte unampia caverna, in cui il mostro usava ripararsi. Ercole ivi appunto presentandogli, venne per mettergli le mani addosso ; e mentre il mostro voleva prender la fuga, valorosamente il ferm, chiusa in prima una delle boc che della caverna ; ed assaltatolo dappresso , e strettolo colle braccia, il pot soffocare. Della pelle della belva, la quale era tanto grande, che gli copriva tutto il cor po , Ercole si cinse, e se l 'ebbe di poi come difesa in contro ai pericoli, che incontr.
(i) Igino dice: ammhzzb nella spelonca anfitreta il fotine n e meo j che la Luna aveva nudrito ; e quella spelonca chiamatasi cos, perch era nel monte T reto, e forata da ambe le parti. Eliano

rende ragione del perch quel lione si dicesse nudrito dalla Luna.

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La seconda prova , eh* ebhe ,a sostenere., fu quella di uccidere 1' Eccetra , ossia 1 Idra lemea. Questa aveva ! sopra un sol corpo cento colli , e cento (i) teste di serpente ; ed ogni volta che una di queste tagliavasi , due ne uscivano : perci tenevasi un tal mostro per in vincibile ; n senza ragione, poich ogni parte, che ri manesse abbattuta, ristauravasi da s medesima doppia mente. Or contro tanta difficolt ecco; il ripiego , die Ercole medit. Egli ordin ad Iolao di abbruciare ogni parte , eh egli avessfe- recisa , onde si fermasse con ci il flusso del sangue ; ed in tal modo . vinta la belva, tinse nel fiele di essa le sue saette , onde le ferite fat tene colle punte delle medesime rimanessero senza ri medio. 0 terzo comando, che gli venne dato, fu di condur vivo ad Euristeo il Cinghiale, d Erimanto , che stava nelle campagne di Arcadia ; e questa era una impresa di assai grande difficolt , perch bisognava , che . chi mettevasi a combattere con questa bestia, sapesse pren dere in mezzo alla lotta un certo contrattempo oppor( i ) Ovidio non dubil di ripetere, cbe questa idra avea cento teste. Gregorio di N aliam o si contentato di assegnartene nove; e sono stati pi discreti altri che le ne hanno date sette. E inu tile dire, che per qnesta idra lernea si presume significata una pa lude, che Ercole dissecc, la quale con molte foci inondava it paese. Cos ad un senso di verit tsica sono stati riferiti gli altri travagli d* jErcole', e merita d* essere riconosciuta anche l1 ingegnosa appli cazione , che fa il Dupuis delle famose fatiche d' rcole al corso del sole. Non essendo del nostro istituto labbracciar qui tali cose le indichiamo , come facciamo pure di altre simili, per norma di chi abbia bisogno di ci.

1%
luno ; atteso che se *presa ' le. rimaneva ancora fona , sovrastava pericolo di cadere sotto i suoi denti; e se le si toglieva la ,forza restando morta, la .prova non era pi quale volevasL Ercole nondimeno in tal moda condusse il combattimento, .che pot presentare vivo al re questo Cinghiale ; di cu i, vedendoselo portare innanzi tenuto sulle spalle , Euristeo ebbe tanta paura, che corse a nascondersi entro una botte di bronzo (i). Ercole circa questo tempo debell anche i Centauri ; e questo accadde per le cagioni seguenti. Era tra Cen tauri un certo F olo, da cui ha avuto nome il vicino monte Foloe. Costui dando ospizio ad Ercole dissotterr un orcia di vino, gi da gran tempo sepolta, la quale vien detto, che presso un certo Centauro fosse anticamente depositata da Bacco ; e che questi ordinasse , che soltantQ si dovesse aprire quando fosse capitato Ercole* Ora essendo Ercole capitato ivi la quarta et dopo Bacco, e Folo ricordando ci che era stato prescritto, si pose ad aprire quel vaso,, da cui tanta fragranza usc e per ch quel viilb era assai vecchio > e perch era dotato di particolare v irt , che 1 odore pervenne ai vicini Cen * tauri , i quali presi da una specie di estro subitaneo, in folla con gran tumulto, e terrore assaltarono la casa di Folo; anelando a far loro preda quel vino. Folo spaventato cerc, di mettersi in salvo in qualche luogo nascosto : ma Ercole venne alle mani cogli assalitori, senza pensar troppo chi fossero : perciocch avea a con**
( i) Apollodoro dice, che Euristeo and a nasconderti nella botte di bronco quando Ercole gli present il Leone uenaeo.

ij battere con nemici, ai quali la madre data avea la na*. tura di D ei, la velocit di cavallo , le forze di fiere da due corpi. e 1 intelligenza e bravura di uomini (i). * Ed alcuni di costoro crrevano alla zuffa con pini strap pati fino dalle radici, altri con enormi sassi, alcuni con fiaccole accese, alcuni armati di grandi scuri. Con essi per Ercoli si affront intrepidamente ; e sostenne un combattimento degno della gloria prima acquistatasi. E quantunque Nafele , loro madre, che lo stesso che dire Nube, venisse in loro soccorso mandando gi piog gia a diluvio, per la quale niun incomodo proveniva a chi avea quattro gambe , e gravissimo a chi doveva so stenersi sopra due sole, a cagione della lubricit del terreno ; Ercole con maraviglioso valore li debell, non ostante che tanti e si grandi vantaggi avessero so pra di lui ; ed uccisine molti cacci in fuga i rimanenti. Tra gli uccisi sono celebri singolarmente Dafni, Argeo, Anfione , Ippozione, O reo, Isople , Melancbeta , T e neo * Dupo, F risso (2). Quelli poi, che presero la fuga, tutti in pena della loro malvagit capitaron male. Ed Omado tra gli altri pag colla testa la violenza che m Arcadia fece ad Alcione, sorella di Euristeo ; nel qual fatto fu grandemente ammirata la virt di Ercole, in quanto che , quantunque odiasse in particolare Euristeo come uo nemico , stim debito di umanit 1 aver com * passione di una donna stata vittima di oltraggi contu(1) Del carattere e della origine de1 Centauri 1* auto re parla dif fusamente pi abbasso. (2) Gli Antichi yariano assai intorno al nome de Centauri. Pau tatua parla d 51 combattimento eoa E re ole di Oreo.

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fogliosi. -An*jhe a F oio, amico d Ercole , accadde cosa singolare ; perciocch menlregli per officio di parentado seppelliva i Centauri morti in zuffa , feritosi casualmente colla punta di una saetta, che avea cavata dal corpo di ano di essi, essendo la piaga mortale, dovette soccombere. Ercole lo seppell sotto il monte; e ci gli frutt mag gior fam a, che alcun illustre cippo, mentre quel monte d allora in poi fu chiamato Foloe , non per alcuna iscri zione , che vi fosse posta , ma per la somiglianza del nome ; ed in tal modo ivi conservasi la memoria di colui, che vi fu.sepolto. Anche Chirone avuto in ri nomanza per la sua perizia neU'arte medica, mor punto involontariamente di una di quelle saette. Ma queste cose bastino intorno ai Centauri.. Capitolo VII.

Imprese Ercole delia Cerva , degli uccelli Stinfalidi, della Stalla di Augea , e del Toro di Crta. Sua istituzione de giuochi olimpici : onori avuti da* gli Dei.
Dpo questi fatti, Ercole ebbe ordine di condurre al r una Cerva velocissima, la quale avea le coma cToro (i). A questa impresa volessi non minore ingegno che forza di corpo. Alcuni dicono, che l'avesse in mano, aven-v
(i) Secondo il maggior numero degli scrittori questa cerva avea le corna ; e naturalmente le si dovevano fingere d oro , onde pi grande fosse la meraviglia. Per A ristotile ne li riptende j il che facile vedere in qual senso debba intendersi.

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dola presa nelle reti ; altri che, ben esplorai* , le fosse andato addosso mentre dormiva ; altri che 1 avesse vinta * inseguendola nel corso. Checch sia, certo, che in questa prova riusc senza usar forza, e senza esporsi a pericoli ; ma soltanto servendosi dell acutezza dell in gegno. Poi comandatogli di cacciare gli uccelli, che infesta** vano la palude stinfalide, anche in ci egregiamente riusc colT arte , e l ingegno. Erasi ivi cacciata una mol titudine innumerabile d uccelli, che davano qua e l il guasto a tutte le biade, e tanto era il continuo a* fluire di tal . moltitudine, che riiuna forza poteva distrug gerli. Ercole intendendo, che a ci volevasi un mez^q artifiziale immagina un certo isUt>mento d bronzo , atto a dare acuto suono , col quale battuto, eccitando, appunto uno strepito fragoroso, venne a spaventare que gli uccelli , che atterriti dal frastuono si volsero in fuga, n pi infestarono la palude. Finita questa fatica, Euristeo come per avvilirlo gli ordina di nettare egli solo, senza 1 ajuto di alcuno, la Stalla di Augea, nella quale da molti e molti anni era raccolta immensa quantit di stabbio. Ercole per evitar l ' ignominia dellavvilimento , con cui Euristeo pretn deva di mortificarlo , sdegna di caricarsi sulle spalle lo sterco , che avrebbesi dovuto portar fuori ; ma tratta stol luogo 1 acqua del Peneo , che cosi chiamasi il vi * cino fiume, in una giornata sola, senza soffrire infa mia, netta le immondezze della Stalla. Tal che d ammirarsi 1 ingegno dell* eroe , il quale di tal maniera * eseguisce il comando del superbo suo padrone y che in*-

tanto nulla fa di turpe, n commette cosa indegna del nome immortale. Poi gli viene dato incarico di condarre da Greta il Toro, di cui dicesi, che Pasifae fosse innamorata. Passa egli adunqne in quell isola; e coll' ajuto del re Minosse trasporta nel Peloponneso quella bestia, colla quale na* vig sul m are, come se fossa stata un vascello. Compiuta questa prova egli istitu i giuochi olim pici , e alla maest di tanta adunanza, qual dovea farsi in tale occasione , Scelse un bellissimo luogo, cio i campi, che stendnsi presso il fiume Alfeo. Ivi adun que egli consacr al padre Giove codesti giuochi so lnni , proponendo per premio a vincitori non altro eh ima corona , appunto perch anch egli fatto avea tanti benefizj al genere umano senza cercare alcuna mercede. In ogni sorta di gare, fuori del combattimen to , (.n alcuno pretese di poter vincere col paragone di un eroe di tanto valore ) (i) , egli ottenne vittoria, quantunque le varie prove sostenute fossero circa cose
( i ) A questo passo il testo , com , porterebbe , siccome U /Jtfdomano ha tradotto, e il Vjesselingio ha approvato: nissuno fu ardito di mettersi al paragone di un eroe ec. contro chi adun

que avrebbe rcole ottenuto vittoriaP Anche qui si fatto pi conto di (tri testo apertamente fallace, che del buon senso di Diodoro , e di chi doveva leggere. Dice in una N ota i) V esselingio\ che n*n essendo alcuno stato ardito di affrontarsi con E rcolet onde questi non restasse* vincitore senza avversario, venne Giove prendendo la figura di u pagliatore , e si batt'con esso lai. Ma oltre ''che di -tale supposizione non adduce per ammetterla autoriti conveniente, *trattandosi qui di un fatto tutto umano e naturale, che appella ai poieti permesso d difformare con favole nel contesto di Diodoro manta ogni elementp di questa dichiarazione

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affatto tra esse contrarie. Imperciocch difficile > che il corridore dello stadio sia superato dal pugile, ossia pan* cratiaste ; ed arduo similmente che coloro, i quali riescono i primi ove vuoisi leggerezza della persona, strappino poi la palma a quelli, che diftinguonsi ove bisogna gran forza. In tutti codesti giuochi adunque gli giustamente ebbe i primi onori, ed ogni ottimo concorrente gli accord il primato. . N dobbiamo poi tacere i doni, che in contempla zione della sua virt gli vennero offerti dagli stessi Dei. Perciocch allorquando dalle guerra si ritrasse all' ozio, alle fiere, alle feste , e ai giuochi, ogni Dio V onOr di presenti. Minerva gli diede il suo peplo, Vulcano la clava, e il torace ; e fra que due era contesa secondo le a rti, a cui presiedevano, quella destinando i suoi doni aU uso, ed ai godimenti della pace, questi a sussidio * contro i pencoli della guerra. Nettuno poi gli diede ca valli ; Mercurio una spada ; Apollo larco ; e gli aveva egli stesso insegnato larte di tirar le saette. Cerere ad espiazione della strage de Centauri, istitu in onore di lui i piccoli misterj (i). Ma da dirsi come circa il tempo, in cui questo Dio nacque , succedette cosa singolare. La prima delle donne in terra, con cui Giove si giacque, fu Niobe,
(i) Anche lo Scoliaste di Aristofane dice, che i piccoli misterj furono istituiti in grazia di Ercole . In ej>si fu gli appunto purifi cato* ed istrutto in cose stategli poi utilissime in seguito. Egli non fu iniziato ne misterj maggiori se non all* occasione , che ' dovette discendere all* inferno. Questi celebraransi in E tesii, e gli altri in un luogo vicino ad Atene, chiamalo Agri. ( Agrais ).

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figlia di Foraneo; e lultima fu Alcmena, che gli scrit* tori delle cronache collocano nella decima sesta et po steriore a Niobe (i). Dai maggiori adunque di Ercole Giove incominci a generare umini; e finalmente cess in esso medesimo ; n dappoi volle pi conoscere al* cuna mortale, n procreare altra prole ; appunto per non sostituire alle pi eccellenti cose le deteriori.
C
a pito lo

IX.

rcole d ajuto agli Dei contro i Giganti. dato a prendere le cavalle di Diomede, la della regina delle Am azzoni, e le vacche di ne. Prima di quest ultima spedizione va in e uccide Anteo.

man fascia GerioLibia >

Dopo tutte le esposte imprese, quando i Giganti al Pallene si posero a guerra cogli Dei immortali, Ercole diede ajuto agli Dei ; e dopo la grande strage chegli fece de figli della T erra, merit favori sommi. Percioc ch Giove ad assisterlo in quella guerra chiam sol tanto gli Olimpj ; onde coll' onore di questo cognome i distinguesse il valoroso dal poltrone ; e quest appel latone concedette anche a Bacco , e ad Ercole, qua& tunque avessero avuto entrambi madri mortali: n fece ci Giove soltanto perch fossero progenie sua, ma ezian dio perch avendo imitato gli affetti suoi, aveano soni ti) Tutte le cronologie antiche, che abbiamo, confermano cfat tamente quanto qui Diodoro accenna*

inamente cooperato a fare vver bene gt nomini. Se non che Giove avea messo in catene Prometeo , per avere insegnato agli uomini lusa del fuoco ; e uri* aquik gli stava continumente sul petto a mangiargli le vincere. Di che avendo Ercole compassione , n potendo soffrire, che quell infelice fosse in tal modo punito per tanto benefizio fatto agli uomini, trafisse con una delle sute saette 1 augello ; placata l ira di Giove rend salvo colui, che avea ben meritato di tutti. In appresso gli si ordin di condur via dalla Tra cia le cavalle di Diomede. Aveano esse presepj di bronzo ; e per la loro ferocia, e forza , tenevansi legate con catene di ferro. N davasi loro per pasto quello che la terra produce ; ma Vivevano della morte d' uomini mi* serabili, giacch si davano ad esse tagliate a pezzi le carni de forestieri. Ercole, onde impossessarsene , pre sent loro il proprio padrone che era Diomede; e sa tollate colle carni dell uomo, che le avea usate al ne fando cibo delle carni, le ebbe di poi a sua disposi zione. Euristeo, tosto che gli furono condotte innanzi, le dedic a Giunone ; e la loro razza dur sino al re gno di Alessandro (i). Finita anche questa impresa navig con Giasone in Colchide per conquistare colle armi il vello d oro. Ma di ci, che Ercole facesse in tale occasione, si dir quando esporremo la spedizione degli Argonauti. Intanto parleremo di un'altra impresa datagli dopo ,
( i) Apollodoro nega , che la rana di queste cavalle durasse fino al tempo di Alessandro. facile vedere come potrebbe*! combinare V asserzione d entrambi codesti scrittori.

!?? la quale fu quella di portar via la fascia deli-amazzone Ippolita. Messa perci insieme gente di guerra, gli fece vela verso il Ponto , che da lui chiamasi Eusino ; ed entrato nelle foci del fiume Termodoonte si accamp vicino alla citt di Temiscira , in cui era la reggia delle Amazzoni ; e per prima cosa domand, che gli si con segnasse la cintura famosa. La quale essendogli stata ri cusata, venne al fatto darmi colle Amazzoni. La batta glia fu fierissima, nella quale il grosso dell esercit di quelle donne fu addosso al volgo de* soldati greci ; ma le pi valenti si*opposero ad Ercole. La prim a, che venne alle mani con esso lu i, fu A ella, cosi chiamata dalla sua velocit* ; ma trov un avversario pi veloce di lei. La - seoonda fu F ilipide, la quale al primo incontro avuta una ferita mortale dvette soccombere. A questa succedette Protoe , la quale dicesi, che sette volte avesse vinto tin nemico , che altrettante volte era venuto seco alia prova dell' armi. Avendo Ercole uccisa anche que sta , per quarta gli si present Euribea, la quale tanto fidava nella militare sua bravura , . che vantavasi di non avere ne^combattimenti bisogno dell ajuto di nessuno. Ma come sincontr in uno pi forte di le i, ebbe a comprendere essere falsa cotale sua giattanza. Dopo questa furonvi Celeno , Euribia , e F obe , compagni? nella caccia a Diana, n mai in fatto di colpire con dardi abbaglianti. Ma in un solo bersaglio esse non colpirono; e sebbene si soccorressero scambievolmente, caddero tutte. Ercole vinse inoltre Dejanira, Asteria, Marpe , Tecmessa, d Alcippe. Quest ultima avea fatto voto di perpetua verginit ; e mentre mantenne il suo. voto ,

non poti mantenere la vita. Anche Menalippe, ehe.erte la regina delle Amazzoni, la cui fortezza le conciliava! massima ammirazione, allora perdette il principato. Sic ch estinto il flore della nobilt delle Amazzoni, la restante moltitudine fu volta in fuga; e per questa, loro grandissima calamit, tutta la razza delle me desime rest affetto distratta* Delle cadute prigioniere Ercole don a Teseo Antiope (i); e mand libera Menalippe, essendosi riscattata col consegnare la sua cintura* . 0 decimo combattimento, che .da Euristeo gli fu co mandato , fu quello di condur via le vacche di Gerione, cjie pascolavano in luoghi della Iberia volti all* oceano. Ercole vedendo, che questa impresa non p elevasi fare senna molti patimenti, e con grande apparecchio, mise insieme un grosso naviglio, e radun truppe degne di. spedizione si grande* Era divulgato per tatto il mondo, qualmente Grisaore, cosi nominato dalla opulenza dejV oro (2) , regnava sopra tutta 1 iberia ; che avea. in sua difesa tre ifiglinoli, distintissimi tanto per la robu stezza de* corpi, quanto per militari imprese , ciasche duno de* quali avea seco grosso numero di truppe com poste d* uomini bellicosi. E per questo motivo appunto Euristeo lo aveva impegnato in questa prova, stimando
(1) Gli antichi scrittori sopra le particolarit di questi fatti delle
m attoni son discordi'. Filocoro conviene su quanto dice Pautoc nastro ; ma P lutare o suppone data a Teseo Ippolita. Un antico pot dice 9 che Menalippe rest uccisa , ed Apollonio Aodio con viene cbe si riscattasse colla sona d Ippoliia. ApoUodoro m ime racconta % che Ercole spogli della sua sona Ippolita dopo averla

ammassata. t(^)- Eschio lo -dice chiamato cos dalla spada P oro*

m tale Spedizine maggiore delle sue forze. Ma'Ercole as* sanse questa con non minore fidanza, che fatto, avesse le altre ; ed ordin, che i soleteti, i quali doveano se* gnirlo, si radunassero in Creta; e da quell' isola, come pel sito suo opportunissima a qualunque spedizione ad ogni parte del mondo, stabilito aveadi partire per quella* che gli era commessa. Nel tempo, in cui stette ivi pri^ ma della sua partenza , gir isolani lonorarono magnifica- mente ; ai quali volendo egli corrispondere con gratitu dine, purg la loro isola da ogni fiera, a modo che in essa pi in avvenire non si videro n orsi, n lupi, n serpenti, n animati di simil genere. E volle anche far ci per dare' a Creta una testimonianza di riverenza, essendo in essa, secondo che la fama ne celebra, nato ed allevato Giove. Di l partito approd in Libia. Ivi per primo suo fatto uccise AnteO ( i ) , famose per la forza di corpo, e per la perizia sua nella, lotta* Costui ammazzava i forestieri da esso lui vinti nella palestra; ed Ercole non dubit di sfidarlo. Quindi lAfrica , la quale era. piena di feroci belve , ammaz* zatone pe deserti gran numero , rese sicura e colla a modo, che pot su e gi portare utili seminagioni, e piantamenti fruttifieri, e dappertutto avere vigne ed oliveti. Cos ehe, a dir breve , un paese, che prima per la moltitudine delle fiere non poteva abitarsi, fu ridotto da esso lui a stato di non avere nella felicit m cedere
(i) Si veduto nel lib. i , che gli E gizj raccontavano iatorao ad Anteo cose diverse da queste. Pindaro ha celebrato il valore di Ercole tebaao, e la feroce crudelt di Anteo ia una delle site O di.,

iSo ad alcun -altto dei mond: &ci aggiungendo la distra-* zione degli uomini scellerati, e de tiranni insolenti $ sicch le citt poterono godere di beatissima tranquillit. E fama , chegli perseguitasse odiandoli e combattendoli f ogni razza di feroci animali > e di malvagi uomini, per* che fin da quando era bambino in culla, era stato as saltato dadraghi, e fatto grande sofferto aveva la ti* rannia di un ingiusto monarca.
C
a pitolo

X.

Viaggio cfEroolc in Egitto , e in Africa. Sue colonne. Conquista della Iberia. Spedizione nella Celtica. Passaggio delle Alpi.
Dopo avere ucciso Anteo Ercole si port in Egitto; ed ivi mise a morte il tiranno Busiride ( i ) , il quale si -contaminava le mani col sangue degli ospiti, che col capitavano. E mentre per portarsi a quella regione ebbe a passare per le sabbie della L ibia, in mezzo aU me desime trov una terra piena di sorgenti, e fertile (2), nella.quale fabbric una citt di notabil grandezza, da lui nominata Ecatompile , per le cento porte, cbe ebbe. Questa citt fior prosperamente sino alle susseguenti e t , venuta poi in potere de' Cartaginesi , che 1 assal tarono con grande esercito, condotto da egregj capitani.
(1) Busiride, di coi altrove anche Diodoro ha parlato , visse molto tempo prima di Ercole tebario : il che, siccome altri fotti simili, prova che a questo, che fu 1 ultimo, si applicarono le * imprese di ErcaU antecedenti. (9) questa probabilmente la grande O asi.

jtSI Scorso avendo Ercole in fai modo gran palle d* Afvica, giunse all* oceano gaditano ; e sulla spiaggia del1 uno e dell* altro continente piant colonne. * Indi pas * sato nella Iberia, ove trov i figliuoli di Grisaor con grandi eserciti, che divisi s* erano in tre accampamenti diversi, gli sfid a duello , e li vinse ; cos che preset possesso della Iberia, e ne trasse le vacche famose. Intanto che poi si mise a scorrere il paese, avvenne che u picciol re , pieno di piet e di giustizia , devotamente T onor, (pianto le forze sue il permisero , e questo re lasci in dno una parte di quelle vacche , le quali tutte per egli consacr ad Ercole stesso ; ed ogni anno gli dedic un bellissimo toro da immolarglisi. Quelle vac che ben mantenute conservaronsi nella Iberia sino* al nostro secolo. Ma poich si fatta menzione delle colonne dErcole, ragion vuole , che qualche cosa ' diciamo intorno alle medesime : imperciocch quando egli ebbe tocchi i lidi estremi sporgenti alloceano d'entrambe i conti nenti , d Africa cio ,' e d* Europa , deliber d alzarvi colonne in ^monumento della sua spedizione. Adunque per rendere in eterno ' memorabile quest opera *egli ampli con- grandi alzamenti' di terra per assai lungo tratto i promontori; dall una e dall altra parte ; e dov prima erano fra essi distanti per un certo intervallo l egli ne ridusse s stretto lo spazio , che i grossi ce tacei non potessero pi per quella gola, poco pro fonda , ed angusta, passare dall oceano al mare mediterraneo ; e che nel tempo stesso perpetua durasse negli uomini la memoria di ,chi fatto avea, tanta opera.

82 V per chi crede il contrario ; cio , eh egli rnpesse il continente, H quale prima era unito ; e che apertone lo stretto 1 oceano sgorgasse fuori, e confon desse le sue acque con quelle del mediterraneo. Bla ognuno pv a suo talento abbracciare 1 opinione, che pi gli piaccia (1). Ben diramo simile cosa narrarsi come fatta da lui prima nella Grecia. Perciocch veduto avendo , che vicino a Tempe il paese piano presentava lina grande palude, fece lungo i vieini monti unampia fossa, die ricevesse tutte le acque stagnanti, e con tal diversione mise a scoperto gli amenissimi campi della Tessaglia lungo il fiume Peneo. I contrario in Beozia avendo presso Orcomeno miniotto chiuso il fiume (a), lece , che questo devastasse codia sua inondazione tutto il paese. Ma con quell opera fatta in Tessaglia volle gratificare i Greci; con questa di Boezia intese di pu nire gli abitanti del territorio miniotto, poich oppresso ftveano col giogo della servit i Tebani. Del rimanente avendo Ercole affidato il regno della Iberia a uomini ottimi tra i popolani, col suo esercito and iella Celtica ; e scorrendola tu tta, mise fine alla scostumatezza perversa, die ivi dominava, al macello che facevasi deforestieri. Ed unendosi spontaneamente
( i) meraviglia, che Diodoro abbia qui omesso di dire* che V erano alcuni, i quali ripetevano la rottura deli* antico istmo d quel terremoto , che sommerse t A tlantide. (*)' Questo fiume era il Cefsso , il quale correndo pel territorio degli Orcomeni minio iti, scaricavasi nel lago Copaide. Secondo una tradizione dei Tebani, quel fiume perdevasi io una voragine ; ed Ercole la chiuse, onde procedendo il Cefsso andasse a sommer* gere il lenrilorio degli Orcomeniiv

i&3
all esercito suo una grattile moltitudine d uomini d ogni nazione, vi fabbric una citt di singolare gran** dezza , alla quale per significare i viaggi del suo eser cito pose nome Alesia. E perch poi moki barbari dei vicini luoghi s erano misti a* cittadini, avvenne che gli altri abitanti della citt., inferiri di numero, prendes sero costumi barbari. Questa citt anche al presente in grande onore presso i Celti .,' poich la principale ede di tutta la GalKa<, e la madre deHe citt ; e da Ercole in poi sempre la libert sua difese, n mai & presa da alcuno , se non quando finalmente espugnata da Cesare , che per la grandezza delle imprese ie i chiamato Divo, venne in poter de Romani insieme -cogli altri popoli della Galliti. Ercole dal paese de Galli pa9s in Italia ; e dovendo camminare pe monti delle A lp i, in mezzo a queste, <ch eran aspre e difficili, apr comode strade, onde le sue truppe, e i convgli passassero. I Barbari, che abitavano que m onti, erano soliti ad uccdere gli ese^ c iti, che per avventura toccassero que luoghi, e ad infestarli co rabamenti nelle angustie de siti, e delle boscaglie. Ma egli li mise al dovere , e poni i loro api del supplizio, die meritano i malvagi : con cbe rendette in seguilo sicuro ri posteri A viaggio da quella 'patte. gi ttsoito dell A lpi, attraversando il paett t ciie ora chiamasi (Pallia (i), giunse ia luigttria.
(t) Cio Cisalpina.

104 Capitolo XI.

Viaggio di Ercole in Liguria, e in Toscana. Sua fermala al luogo , oy Homo. Sue imprese a Fiegra, e al Lago Auemo. Miracolo delle Cicale. Suo 'passaggio in Sicilia.
I Liguri abitano tra paese aspro , e quasi affatto in fruttifero : se non die a forza, di fatiche, e di cntibuo ed ostinato lavoro, lo sforzano a produrre biade, seb bene, scarsamente. Perdo essi sono ,di corpo scarnato e madleute ; ma per pel costante esercizio ? a cui si de dicano , ben compatto, e nerboruto : che vivon essi senza lusso, e fuori d ozio ; e per questo sono di una speditissima mobilit, e forti egrgiamente ne combat timenti. Siccome pi il trreno loro domanda molta opera, motivo per cui sempre travagliano, usano' di far lavorare anche le donne.. E al pari degli uomini, le donne stesse andando a lavorare a giornata, accadde anche al mio tempo ad una donna un singolare acci dente, meritvole d essere inteso. Essendo essa incinta, rpentre lavorava insieme con varj uomini, sentitasi pre mere dalle doglie del parto, and senza strepito a porsi entro un cespuglio, ed ivi avendo mess alla luce un bambino , lo nascose tra ' gli arbusti coprendolo con foglie : dopo di che, ritornata ad unirsi agli altri, con tinu il suo lavoro, senza dare indizio veruno del parto. Ma siccome pel vagir del fanciullo la cosa non pot stare'molto tempo occulta; n colui che sopravvegliava ai lavori, avea autorit veruna di farla de-

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sstere dall opera, vi coiftmja lmch mosa a piet di lei il conduttore non le ,el)be conceduto d* andar via , pagandole la giornata ,com e jse l avesse compiuta :(j ). Erpete dalla Liguria pass in Toscana* .e giunto al Tevere pose il suo accampamento* nel sito , ove oggi Roma, fabbricata dopo molte et da Romolo , .figliuolo di.Marte. Allora abitavano .sul colle, che presentemente chiamasi Palatilo, in un picciplp castelletto -gli Aborigini; tra quali Cacio , e Pinario, de pi n/obifi di;quel popolo, accolsero Ercole .nelle loro case con tfgui genere di ospitalit, e con distintissimi doni. Anchp oggi in Roma sussistono monumenti di questi uomini , durando tutt.ora fra Romani la generosissima famiglia, che chiamasi de Pinarj ; e che per antichit supera tutte le altre. Nel Palatino vicina all antica casal di Cacio la discesa per la scala di pietra , la quale ritte, ne il nome del medesimo (2). Pertanto Ercole ? che molto, grad- la benevolenza de Palatini , . predisse , che chiunque dopo la sua gita agli Dei avesse votato
tO Avevano delle donne liguri de loro tmpi dette cose simili
'jiristatile e P ossido nio . Simili cose racconta EUano delle donne

egizie. (a) Il tanto celebrato fatto di Caco t che rub i buoi di Ercole e la spelonca , in cu\ li avea tratti quel ladro, hanno messo in an gusti* alcuni traduttori ; e il Poggio pose Potizio invece di Cacio , forse singolarmente riferendosi a Dionigi di Acarnasso. Per noi basta aver fatta menzione della cosa : se restasse il libro vii di Diodoro, in cui parlato avea della fondazione di Roma , avremmo di che. mglio assicurarci della integrit , od alterazione del test in questo passo. Solino parl delle scale d i Caco 5 e la differenza dej. some suppone differenza di persona.

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ad rcole la decina de* suoi bni , godrebbe la mag giore felicit detta vita. E ci si < costantemente con fermato col fatto ino alla nostra et ; perciocch molti de Romani, non quDi bolo di scarso censo, ma ric chissimi , pei voto di deoima fatto ad Erco4e avendo accumulate grandissime sostanze, giunsero a decimare sopra una facolt di quattro mila talenti. Cosi Lue ablo (f) , che forse fu al suo tempo il pi ricco de Ho* m ani, latta la stima de suoi averi, di tutti ne consaicr ad Ercole la decima ; e con essa istitu a larrghe pese i banchetti. In seguito i Romani innalzarono a -questo Dio un tempio magnifico presso il Tevere, nl qual tempio ordinarono, che colle decime si facessero 4 sacriffcj. Ercole levato di l il suo campo, e scorrendo il -paese marittimo dell Italia, come ora si chiama, scese sedia .pianura Cumea, dove favoleggiasi -essere stati uo*mm di enorme len a, ed itrfeoni per la violenta delle loro 'azioni, che vengono chiamati Giganti. Quel luogo dicesi anche Campo flegreo , dal colle, che a modo dell Etna di Sicilia, mandava fuori gran fuoco ; ed ora si nomina Vesuvio (a), avente molti segni dellincendio primiero. Or que Giganti, inteso 1 arrivo d Ercole , unite insieme le loro forze, con ordinato esercito gli furono incontro; e fatta una fiera battaglia, qual com*
(i) Plutarco espone le cagioni di questa decima, e non Lucullo solo, ma SUla e Crasso pagarono queste decime. (a) Da questo passo comprovasi, che il Vesuvio avea arso ia limoli tempi, indi erasi estinto ; e poi s* incendi ai tempi d * P lin io

portavano il nervo e la ferocia de' Giganti, Ercole aju* tato dalla compagnia degli Dei ottenne vittoria , ,e tru cidatane la maggior parte rese tranquillo quel paese. Codesti Giganti a cagione della stupenda altezza de* 1 ro corpi dicevansi terrigeni. Queste sono 4e cose , che dello sterminio de* Giganti presso Fiegra alcuni raccontano., seguiti anche da Timeo. - Lasciati i> Campi v Fiegra , Ercole volto al more di fece alcune opere presso il lago , che chiamasi Averno, e che si tiene come sacro a Proserpina. Questo lago posto tra Miseno e Dicearchia, presso le acque calde ; ed ha cinque stadj di circuito, ed una profondit incre dibile. Purissima n* 1 equa, a cui T enorme fondo della voragine d un colore ceruleo. Raccontasi, che ivi fosse una volta 1 oracolo de Mani , il quale V et * nostra ha abolito. Siccome poi quel lago spandevasi nel m are, vien detto, che Ercole fattovi un grande argine, lo chiudesse , per ivi costruire presso il mare stesso una strada, che da lui chiamasi eraclia* Questo ci che fece in que1luoghi (i). Di l partito giunse a certa pietra, che era nel con tado de Possidoniati, ove vuoisi che succedesse un mi racolo insigne ; e fu questo. Un certo cacciatore chiaro per la bravura de fatti della caccia, ne passati tempi usato avea di appendere agli alberi le teste e le zampe delle fiere, consacrandole a Diana. Ma avendo preso uno smisurato cinghiale dichiar, non senza sprezzo della D ea, di volerne dedicare la testa a s medesimo;
0 ) Strabone dice cese simili intorno al lago d Averno*

uW e come disse, immantinente 1 *-appese all' lbero. Ere allora per avventura assai caldo ; ed essendosi sul meriggio abbandonato a dormire sotto quell' albero, la testa del cinghiale da s stessa si sciolse ; e cadendo sopra di lui lo ammazz. N v da far meraviglia di questo accidente., perciocch molti fatti di simii natura si raccontano, pe' quali si prova , che la Dea ha cosi gastigati gli empj. Ma il contrario difesi avvenuto ad Ercole a cagione della sua piet. Imperciocch all 00castone, che perveniva a confini di Reggio , e di Lo-, c ri, sentendosi stanco e bisognoso di riposo, per lo stre-r. pito delle cicale impedito dal prender sonno preg gli: Dei, che volessero levar di mezzo quegli animali, che tanto T inquietavano ;. e cos accetta fu agli Dei la sua preghiera, che non solamente fecero allora sparir le ci cale da quel luogo, ma, non soffrono , che ivi pi se ne vegga alcuna (i). Intanto Ercole giunto allo stretto, ove il mare angustissimo, mand innanzi a s in Si cilia i buoi , che avea seco - ed egli attaccatosi alle corna , di un toro pass con esso a nuoto, avendo scorso, come dice Timeo, un intervallo di tredici stadj.
( i ) Si n o ti, che alcuni scrissero 9 che nel territorio di Reggio oltre il fiume Aleee le cicale non cantano , e. che di qua del fame, ove il territorio di Locri, cantano, come altrove. Veggasi Pau tom a , Eiiano cpn qualche diversit, t Strabone .

C * i t o l o XII,
Ercole vince Eric guadagnandone il paese , poi dop ricuperato da uno de'suoi discendenti. Sue avventure, e suoi fa tti in varie parti deliP isola. Sua 'partenza di l , e ritorno nel Peloponneso:
Dopo di che desiderando di girare intorno tutta r i sola , prese la strada da Peleriade ad Erice; e mentre scorrea il lido , dicesi, che le Ninfe stesse vennero ad aprir bagni di acque calde (i), affinch potesse alleviare la stanchezza contratta dal viaggio. Due di 'questi bagni > detti dai luoghi, gli uni im erj, e gH altri egestaui, sussistono anche presentemente. Poich Ercole fu giunto alle campagne sottoposte a Erice , Enee, figliuolo di Venere e di Buta (2), signor del luogo , sfid 1*Eroe alla lotta : onde depositato dall una e dall altra parte il pegno della sfida, che per Erice furono le campagne; e per Ercole le vacche, Erice sul bel principio and in collera pretendendo, che fosse ingiusta^ cosa il voler mettere quelle vacche a paragone colle sue campagne. Ma Ercole all opposto dichiar di tal pregio essere quelle vacche, che quando venisse a perderle, verrebbe a perdere limmortalit. Laonde finalmente Erice acquie tatosi a tal condizione , scese alla prova ; e vinto da
(1) Ibico attribu a Vulcano il beneficio di queste at^que termali , e Pisandto a Minerva. Pindaro per le suppose uscite fuori per cura delle N in fe , () A pollo doro , Tzetze danno a quell1E rice per genitori V * nere e Neltuho. Servio siegue Diodoro.

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rcole perdette il possesso del suo paese, il quale intanto Ercole consegn come un deposito agK abitanti in usu frutto , fino a tanto che alcuno de'nati da r venisse ^ospondarlo 11 che infiliti dipoi si verific. Perciocch dopo molte et Dorico lacedemone (i) ito in Sicilia, e ricuperato il paese avito, fabbric ivi Eraclea ; la quale presto cresciuta dest invidia, e timore ai Cartaginesi, sicch coi tempo prevalendo a Cartagine potesse le vare ai Peni il principato. Perci assaltatala con grandi forze, e finalmente presa, la distrussero da capo a fon do. Ma di queste cose si parler separatamente a tempo opportuno (a). Adunque Ercole adendo fatto il giro intorno alla Si cilia , siccome si detto, ed arrivato alla citt > che ora i de Siracusani, ove intese quanto riguardava il ratto di Proserpina, offr solenni voti alle dee, ed immolato in Ciane un bellissimo toro, insegn agii abitanti come dovessero celebrare presso Ciane 1' anniversario rito , e la festa solenne di tal sacrifizio. Quindi voltosi nell' in terno col suo armento, con gran battaglia conquise i Sicani, che gli si opponevano in molta forza , ed assais(i) Fu questi figliuolo di Anassandrida r-di Sparta, e fnttll di Cleomene, il quale malcontento.) che Cleornene gli fosse stato preferito nel regno, condusse una colonia in Sicilia, ristaur M inoa, e la chiam Eraclea. 1 fatto segu nella 68. olimpiade. Vedi 1 Erodoto e Pausatila . (a) Egli qe avea parlato ne* libri, che sono andati smarriti. Il Olutterio suppone , che Eraclea fosse presa e distrutta da Amilcare vent anni dopo la sua restaurazione, circa il tempo- della spedizione di Serse contro la Grecia; ma* noa se ne ha cenno in antichi scrittori.

tg* appi ne accise: tra quali dicotili estere stati capitimi d i am i specchiata virt, venerati anche oggigiorno, Leueaspi, cio , Pedicrate , Bufbna , Gaugate , Gigeo , e Cvitida* . Quindi andando pel tewitorio leoniino , ne ammir la bellezza ; e per gli onori, che gli: abitanti deL me-> decimo gli fecero, volendo in singola nodo favorirli r lasci loro un eterno monumento della sua presenza. Ma singolare ci ohe gli accadde presse gli girie4 (i) Anch essi lo trattarono al pari degli Dei ce lesti con doni magnifici , con. feste e con saerrfizj ; ed egli, quantunque per lo innanzi non avesse mai accet* tato alcun sacrifizio , allora .pev per la, prima volta. li accett > e li approv, venendogli gi dal Nume presa* gita la divinit. Laonde, come non lungi dalla: citt ia una certa strada, petrosa vedevano le cime di buoi im~ presse al pari che se fossero in asm; la stessa cosa ac caduta essendo a lui pure dopa la decima prova, stimando, che gli concedesse gi parte della immor talit 9 non ricus . l annuo onore del sacrifizio per qsso lui istituito dagli abitanti. Adunque in oonteaa* cambio degli onori altributigli scav d innanzi alla citt un lago del circuito di quattro stadj , celebre pel nome suo* Cos pre diede il suo nome allo orme impresse dalle unghie de* buoi ; ed'un bosco con sacr a Gettone come ad eroe; e di pi inalz-ivi un celebre tempio ad Iolao, compagno della sua spedi mene ; e prescrisse il' modo, con cui dovevasi onorare
(i) Questi erano i concittadini di Diodoro il quale si fe gi ve* duto essere nativo di girio*

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con festa anniversaria 7 che anche oggi si ossrVa. Sii di che da apersi, che tatti gli abitanti di questa, citt fino dal nascer (oro dedicano ad Iolao le loro chiome, affine di propiziarsi il Dio con magnifico olocausto. E tanta la santit , tanta la maest di questo tempio, che quelli, i quali non fanno i sacrifizj stabiliti, perdon la voce, e diventano come ombre : ma tosto che uho depositato il pegno dichiara di voler eseguiti* il debito voto, per quello che dicesi, gli ammalati vengono ristabiliti nella pristina sanit. Laonde i cittadini chiamarono eradoa la porta , ove sacrificando gli andarono incon tro. Inoltre con molta diligenza celebrano ogni anno giuochi ginnici ed equestri; e perch vi concorrano a gara di tutto il popolo ingenui e serri , istruirono an che questi ultimi intorno al privato culto del Dio, onde essi pure solennizzino le feste a lui dedicate, e separa tamente congregati insieme facciano i banchetti, e com piano i riti sacri. Ercole dopo queste cose fatto passare di bel nuovo in Italia il suo armento, inentre egli teneva la strada della costa marittima pun di morte un certo Lacinio, che gli andava rubando qualche bue; ed avendo per accidente ucciso Crotone, gli fece splendidi Amorali ,< e gli eresse un monumento , predicendo inoltre agli abi tanti , che la loro citt pel nome del defunto sarebbe divenuta illustre. Finalmente avendo girato .intorno allA dria, e scorse a piedi tutte le coste del golfo, per l 'Epiro pass nel Peloponneso.

C a p i t o l o XIII.
Ercole mandato a pigliare il Cane cerbero. Digressione sopra Orfeo. Ultima fatica d* Ercole o l Otto delle Espridi. Notizie sulle medesime*
Euristeo .dopo la decima fatica una nuova altra gli impose, e fu di trarre Cerbero dall O rco, e condurlo di sopra. Ercole dovendosi accingere a questa impresa, portssi ad Atene per farsi iniziare ai mistrj Eleusini/ a quali presedeva Museo, figliuolo di Orfeo (i). Perch poi abbiamo fatta qui menzine di Orfeo, non sar inopportuno , che diciamo qualche cosa di lui. F tt Orfeo figliuolo di Oeagro , e trace di patria; ed a me* moria d uomini tutti super nella erudizione , e nella scienza della melodia e dell* arte poetica. Imperciocch gli compose un poema meraviglioso ; ed eccellente per la soavit ben adattata de* versi ; e' tanto crebbe la gloria sua, che fu creduto blandire dolcemente, e a s incli nare e fiere e piante co suoni armoniosi desuoi carmf. Ma egli di pi applicossi a conoscere la ragione delle .<*ose ; ed: essendosi assai bene istrutto nella teologia de gli Antichi pass in Egitto, dove molte altre cose im par; cosi che poi tra tutti i Greci fu tenuto maestro eccellentssimo'tanto delle iniziazioni , e della teologia , quanto dell arte di far poemi, -e di cantarli. Egli fu pure della spedizione degli Argonauti; e stimolato dal(i) Alcuni danno a Mosto per padre Eamolpor altri gli danno per padre, Antifemo. Alcuni diaoao chiamarsi Muso figlinolo di Orfeo , perch suo discepolo*

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l amore verso la moglie, con meraviglioso ardimnto penetr sin nell* inferno , ove siffattamente col soave suo canto seppe- toccare Proserpina chella secondando il de$decio di lui gli concesse di poter seco condurne via la sposa dilettissima , la quale poco prima era morta : in quella maniera , che dicesi avere* Bacco anticipatamente tolta dalle ombre Semele, e fatta immortale* averle dato ilnome di Tione. Dette le quali cose per m ododi di gressione intorno ad Orfeo, w ritorniamo ad Ercole. Andato egli alla corte di Dite , siccome portano le favole, fu accolto benignamente da Proserpina j poich le era fratello; la quale gli accord di liberare; Teseo e Piritoo , col cpnfinati (i). In quella occasione ap punto fuori dell aspettazione di tutti trasse al cosptto degli uomini seco incatenato il cane famoso. Finalmente gli fu intimato per . ultima prova di an dare a prendere i pomi cT oro delle Esperidi: al qual fine egli ritorn, di nuovo in Africa.- Gli scrittori delle fvole non si accordano insieme parlando di questi pomi* Alcuni, vero , dicono , che in crti orti .delle Esperidi erano pomi doro, che un drago terribile notte e di* custodiva. Altri per applicano questo racconto, alle greggie dell Esperidi , le quali dicono essere state di, tuia bellezza singolarissima, e chiamarsi poeticamenteauree , come simile epiteto si d a Venere per lo splen dore della sua forma*. Altri vogliono, che. quelle pecore, vesser un certo singoiar colore scintillante al pari?
<0 Altrove ha dello, che Piritoo resi* negli eternitararm i dell inferno.

igS 3*11 oro: e intndono per drag il guardiamo diqUelle pecore , il quale doveva essere uomo, di grande forzg, e coraggio;, ed amazzaya chiunque avesse V audacia di venire a predarle. Su di questo ognuno pu pensare quelito gli paja meglio. Ercole intanto ucciso il drago port ad Euristeo o i pomi, o le pecore, che dir vo* gliaraosperando ch compiute le prove > a cui erasi voluto esporre, secondo T oracolo' di Giove sarebbe stato rimunerato colla immortalit. Intanto, non da omettersi ci che le favole rammen tano intorno ad Atlante .e alla razza delle Esperidi. Nella terra, che chiamasi Esperide ,* vissero due illustri fratelli, Esper ed Atlante. Aveano essi pecore maravi gliosamente belle, di color rubicondo , ed (dia vista simili all' oro : per l che i poeti le chiamarono mele auree, perciocch i Greci dicono m?tn tanto le pe* core , quanto le mele - o poma. Atlante ebbe in mogli , Esperide figliuola di Esper ; e da esSa trfcss il nome il paese. Del qual matrimonio nacquero sette figtie, ch dal padre furono dette Atlantidi, ed Esperidi dalla ma dre. E come 'erano d insigne bllezfea e prudenza, Busiride, re degli Egizj, essendone divenuto vago, mnd& corsari con ordine, che tapite quelle giovanette a lui le conducessero. Successe ci Qel tempo, in cui Eccole mise ^a morte nte, die sforzava i suoi ospiti a bat tersi sco nella palestra ; e pun del meritalo supplizio Busiride, che sacrificava a Giove in Egitto i forestieri. Dopo tal fatto andando su pel Nilo si trasse in Etiopia; ed ivi fece morire Emazion re degli Etiopi (i), che
CO A pollo doro parla di un Emazion da Ercole ucciso ia Ambia.

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gir voleva far guerra. H die eseguito eh egli ebbe, si mosse alla prova, la quale eragli stata ordinata. Quei corsari intanto rapite le donzelle, mentre .stavano giuocando tra loro in un orto, erano rapidamente foggiti alle navi ; i quali Ercole, informato . del ratto , pot Sorprendere nel tempo che senza timore di alcuno goz zovigliavano sul lido, e li ammazz, restituendo le figlie ad Atlante. Per rimeritarlo di tanto benefizio, Atlante non solo gli -concedette affettuosamente quanto a' cor sari avea tolto , ma volentierissimamente ancora lo istru nella scienza delTastrologia. Erasi Atlante molto applicato a questa scienza; perch con bello artifizio formata aveva una sfera rappresentante i moti delle stelle , dicevasi eh* egli portasse sulle spalle il mondo. E nella stessa maniera avendo Ercole portata tra Greci la scienza della sfera, ottenne distintissima estimazione, riguardato essendo come se tolto . avesse da Atlante .il peso di mondo : con tale oscuro discorso significandosi ci, che era accaduto di vero.
C
a p i t o l o

XIV.

Spedizione delle Amazzoni neWAttica. Colonia de9Tespiadi in Sardegna. Imprese d Iolao in Sardegna e in Sicilia. Particolarit de' Greci del seguito dt Io lao'y che vollero restare in quest' ultima isola.
Frattanto che Ercole occupavasi in queste cose , le Amazzoni , le quali erano rimaste dopo le sofferte stragi di gii accennate, si congregarono tutte presso al T er-

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modoonte, e mettevansi in gran moto per vendicarsi sopra i Greci dei danni, che da Ercole aveano avuti. Portavamo esse poi u d odio particolare agli Ateniesi , perch Teseo aveva condotta prigioniera Antiope ,. o come scrivono altri, Ippolita, regina loro. Per lo che; cogli ajuti degli Sciti fatto un grosso esercito, di cui* esse erano le condottiere, passarono il Bosforo cimme rio , ed inoltratesi per la T racia, dopo avere di col scorsa una gran parte dEuropa, finalmente andarono tt porre, gli accampamenti nell Attica , in un sito , che. da esse al presente chiamasi Amazzoneo (i). Teseo in teso eh* ebbe l arrivo loro , messi in anni i suoi oppidayil, e seco conducendo Antiope , dalla quale avea gi avuto Ippolito, mosse contro esse ; e venuto poscia a battaglia, essendo gli Ateniesi assai valorosi, vinse ; e delle Amazzoni' parte rest morta sul campo, e parte fa. cacciata in fuga fuori dell Attica. In quella occasione Antiope , che erasi nella battaglia sostenendo le parti del marito diportata con grande animo, fini la vita eroi camente. Le Amazzoni superstiti, disperando di conser vare la patria, si unirono qgli Sciti, gi loro alleati nella guerra , e girono a stabilirsi nel paese di questi* Ma avendo% detto abbastanza di lo ro , ritorniamo ad Ercole. Finite gi le prove, a cui era stato posto ; ed. avvi-' sato dall oracolo ; che prima di salire agli Dei dovesse mandare in Sardegna una colonia, mettendo 9I governo della medesima chi nato gli era dalla unione colle T e. ( 1) Plutarco dice, che questo sito fu entro Mene .medesima $ Eschilo pone il campo delle A m m o n i nel\ Areopago

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spiadi ( i) , egli mand col Iolao, figliuolo di suo fra* tello, coi giovinetti a, quel governo destinati, essendo, essi ancora di et, immatura. E qui del come essi fos sero nati, diremo qualche cosa, onde pi phiaro di poi riesca il racconto di quanto appartiene a quella colonia. Tespio nato di, nobilissima famiglia di Atene, cio atente per padre Eretteo , e principe del paese chia mato dal suo nome, da molte mogli, eh egli ebbe, gener cinquanta figliuole. E vivamente desiderando d aver prole da Ercole, allora bensi giovinetto, ma sopra V ordinario modo della, natura pieno di farsa, lo invit ^ oepti banchetti sacri ; e trattatolo con lautezza, lo fece giacere p a r ti te m e n te con ognuna delle sue figlie. Da ci avvenne che egli divent padre di cinquanta figliuoli (a). Questi adunque furono quelli, che chiamati colla de nominazione comune di Tespiadi, poich furono' grandi, seguendo loracolo, egli destin alla colonia di Sardegna: e perch Iolao era preietto di tutta l armata, e stato a lui compagno in quasi ogni spedizione, a lui racco mand la colonia dei Tespiadi. Due di que cinquanta
(i) Pausania paria della Tespiadi t come Didoro. Egli per chiama 0 loro genitore T tstio , e non Tespio , come par fanno Ateneo e Gregorio N azianieno . Sembra potersi domandare perch se il loro genitore era T estio , e non Tespio , si .chiamarono dun que T esp iadi , e nou. T estiadi, denominazione, che non si trova loro attribuita. Tsetse ed Igin o, al pari di Diodoro e di Pausania , u$ano Tespio. (^) Secondo Apollodoro e Pausania codeste donselle partorirono tutte un figlio maschio ciascheduna ; e la maggiore, e la minor di et partorirono ciatcjbeduna due gemelli

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si stabilirono in Tebe , i etti 'posteri, dicesi, che it i sieno sino a questo giorno jn onore ; sette restarono nella citt di Tespi . in qualit di demuchi > che vuol dire presidenti, o capi del popolo \ e i loro diacene denti furono principi di quella citt sino a memori* recente. lolao presi seco tutti gli altri, cd ognuno inol tre , che volle aver parte nella colonia, fece vela per la Sardegna; e vinti in battaglia gl'indigeni, divise a sorte un bellissimo tratto deli isola, massimamente de pianura, il che anche oggi porta il nome d lolao.- Da esso lui quella terra fu in ihmera coltivata, e piantata d* alberi fru ttiferich e a gara di poi l isola venne ap petita da molti; Imperciocch per 1 abbondanza delle biade -fu s celebre, che i Cartaginsi in processo dei tempi acquistate grandi forze , intrapresero molte guerre per farsene signori; e noi ad opportuno luogo ne fa<* remo menzioni. Stabilita ivi la colonia, he abbiamo detta, lolao chiamando Dedalo di Sicilia si applic a fare edkficj ed opere magnifiche , che anche oggi desistono al tempo , e dal .nome dell' architetto dhiamansi dedalee (i). Fond inltre grandi ginnasj con non mediocre dispendio; ed istitu tribunali , e molte altre cose al ben detta vite opportune. Anzi i cittadini . chiam dal suo nome Iolai y ci concedendogli i Tespiadi',. i quali, come a padre loro, vollero tale onorificenza accordargli s poieh in a tti
(i) Anche Aristotile fi mmiione dlie opera Urte erette iilrSar degna da lolao ; e Pausatila riprende qaelli, i quali aveano detto, che Aristeo fosse stato il conduttore 'della colonia greca in quel-

r aoU.

per gli egregi servigi ; che ad espi prestati avea, tanto bene, gli vollero, .die .padre il nominarono. E ' quindi &. avvenuto, che quelli, i quali ne* susseguenti tempi sa-; criticano a questo D io, lo chiamano Iolao padre ; come, i Persiani fanno riguardo a Giro. Dopo ci nel suori-^ tornov in Grecia essendo approdato in Sicilia , ivi si; ferm qualche tempo. Ed accadde. in quell .occasione * che * alcuni de sUoi compagni , presi dall* amenit di; quell isola , vollero piantare , ivi il loro domicilio, mi sti ai Sicani furono dagli abitanti dell isola molto ono rati. Ma pi lo fu Iolao stesso, a cui per henefizj, che. a moltissimi fece, vennero dedicati qua e l boschi,. e* nelle citt istituite al suo nome cerimonie, e riti com petenti agli eroi*. La colonia, che ivi si stabili, me-, inarabile per un singolare avvenimento. Imperciocch dall oracolo del Dio fu significato, che tutti gli di essa, e i loro posteri avrebbero conservata in pe*petuo la libert. La qual cosa, in fatto si /verifibata fino a questo tempo; poich essendosi ad essa -misti molti barbari, pel decorso lungo de*.tempi. avvenuto, eh* tutto quel popolo prese i costumi di quelli, e traspor tate le loro sedi su monti, abitarono certi ardui luoghi e di accesso difficile, ove assuefatti a nudrirsi di lattei e di' carni, perch, si occupano della pastorizia , non hanno bisogno di biade ; .e perch abitano sotto terra scavandosi caverne in luogo di case , cOn facilit scan sano i pericoli delle guerre. Perci*, quantunque! Car taginesi e i Romani soventi Vlte gli abbiano inseguiti colle Armi, non poterono mai ridurli alla loro ubbi dienza. Ma d Iolao , e de Tespiadi, e della loro cqIo-

2*f!
ma in .Sardegna , basii. Ora diremo quelle cse, ch hanno relazione colle gi accennate intrno ad rcole. C p i t o x o XVv

Ercole per la morte t Ifito venduto schiavo serve O nfale, e la sposa. Suo ritorna nel Peloponneso t e spedizione cantra Laomedonte re 4i Trja.
Compiate le gi accennate prove, rcole avndo per sospetto il trar figli da Megara, stante il fatto gi su cdutogli con quelli che ne avVa avuti ", la diede in isposa a lolao ; e si cerc altra moglie per aver prole meno disgraziata: quindi domand in matrimonio Iole, figlia di Eurito , che regnava in Ecafta. Ma questi teme-, do linfelice caso di Megara-,rispose,che vi avrebbe pen sato : bnd , che mal apprendo il rifiuto, rcole per ven dicarsi dell affronto port via ad Etorito i cavalli, ifito^ figliuolo di Eurito , avuto sospetto, che Fabigeato fosse opera di Ercole, venne a Tirinta per accertarsene. Dove Ercole condottolo sopra un'alta torre , gli ordin che guardasse all intorno1 se in alcun luogo vedesse cavalle , pascere; e come il giovine non pot veder nulla, Eiv cole querelandosi d'essere staty imputato <aflso;di fur to , cacci gi Ifito di quell altura. Ma per luccisione di lui Ercole fu preso.da malattia di spirito, per li berarsi dalla quale and a Filo-a ritrovar Neleo, e il preg , che, volesse purgarlo del delitto di quell-omi cidio (i). Neleo consigliatosi co suoi figliuoli, raccolse (i) Presso gli Amichigli ornici wio fufgm 4a tutti com o4*

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i voti di tu tti, fuorch di Nestore, cV era il pi p io colo d ewi.; e fu-concluso non doversi ammettere all espiazione. Allora Ercole and da Deifobo, figliuolo d* Ippolito, il quale gl* inculc die cercasse di mon darsi. Per lo die non avendo ancora trovato il modo di farlo, e di guarire del morbo ', die lo tormentava, consult Apollo, il quale rispose, che pi facilmente sarebbe liberato da quel morbo, se vendutosi t giusto prezzo, colla somma ritrattane pagata avesse ai figliuoli d Ifito la multa. Egli adunque per secondare il detto dell* oracolo, e forzato dalla insistenza pertinace del morbo-, pass con aldini amici in Asia; ed avendo data* ad uno dei suoi consanguinei facolt di venderlo, di vent servo di Onfale, figlia di Jardano, e regina de* Meonii, che cos chiamavansi allora quelli, che ora son detti Lidii ; e il prezzo , che -il venditore ne trasse, da lui ifu pagato , secondo che l oracolo indicava, ai figlinoti id' Ifito. Allora Ercole ricuper la sua sanit ; e compor* tandosi da valoroso servo di Onfale, gastig i fctdtoni, che infestavano quella terra. Imperciocch in parte* uc cise , ed in parte condusse legati alla regina i cos detti Cecropi, i quali erano ladroni famosi, e pieni di ogni genere di. scelleratezza. . Egli ammazz ancora con una vanga Sileo, che annestando i - forestieri, i quali per
ferali ed impari ; ed o jf rimorso del fatto ,* o lo legamento loro dal consorzio comune, turbar* il loro spirita, a li metter ttellW goscia s che qtri ed ahroy Diodoro chiama malattia o morbo Non Vera altro rimedio che quello delle lustrasioni. Secondo-Pausania. rcole per farei purgare del delitto commsso am S non isolo da M" W e o Mma fcaofe* dalla famiglia 'lppo*otU6 * 'Sport*.

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quella parti viaggiavano, li obbligava a lavorare nelle sue. vigne. Di pi agl* Itoni, che andavano saccheg* giaudo la maggior parte del regno, ritolse le prede ; e la loro citt, dalla quale facevano le scorrerie, ^8pugno , e distrusse, e gli abitanti condusse in ischiavit. Onfale meravigliata di s valorosi fatti, di tanta virt, cerc _ fosse codesto suo servo , e di che stirpe chi nato ; e poich lo. -seppe, il mise in libert, e sei prese per marito, avendone poscia un figlio, che .si chiam Lamoue (i). Ercole alquanto prima da una donna, che serviva neh'essa in casa d* Onfale , avea avuto Cleolao (a). Di. l ritornato nel Peloponneso condusse 1*esercito contro Laomedonte, re d Ilio, - a cagione di certe in giurie ricevutene. la cosa fu cos. Laomedonte avea negato ad Ercole i cavalli, quando questi and con Giasone alla conquista del vello .d oro, pattuiti per la morte -del mostro marino., del quale parleremo a parte nella storia degli Argonauti. Perci, non avendo por tato dianzi volgersi cntro T roja, perch le truppe di Giasone erano.destinate altrove, vi si mosse dopo? eoa diciatto navi lunghe, siccome alcuni dicono; ovvero con sei in tutto, come scrive Omero, il qualeintroducndo1 a parlare Hepolemo gli fa dire: QttaT fam a, che un giorno e i9 che n i padref E r c o le d t ardimento di fortezza Gagliardo p i , che non Uon * con sei
( 1) Detto anche Laomede. Apollodora lo chiama Jgelao. :
(%) Apollodoro lo chiama Clcodao. Pausunia nomina un CUor deo' nipote di Ertole^

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N avi, e soldati pochi, qua *tenisse / destrier pattuiti domandando A Laomedonte, prto /tb poi i >i cittadini vdova la fa. Adunque essendo Ercole approdalo nella Troade, an d con uno stuolo di valorosissimi a dirittura alla citt; e lasci di riserva Oicleo, figliuolo di Antifato (i), prefetto delle navi. Colto'Laomedonte fuori della citt da questo improvviso assalto del nemico, non potendo radunare, un buon esercito 9 mise insieme alF infretta le truppe, che nell* angustia del tempo pot ; e le con dusse verso le navi, sperando, che se gli riuscisse din cendiarie , presto avrebbe finita quella guerra. Oicleo, che co* suoi and incontro a Laomedonte, al primo me nar delle mani cadde sul campo ; e gli altri spinti alle navi, fecero vela, di molto allontanandosi da terra. Ma. nel ritorno che Laomedonte fece , venuto alle prese coi soldati d Ercole, fu ucciso colla maggior parie de suoi; ed Ercole, prsa la citt colla strage di molti Trojani , colloc nel paterno regno P riam orispettando in esso lu i sensi di giustizia , che espressi, aveva, essendo stato il solo tra figliuoli*di Laomedonte a consigliare il.pa dre di dare .ad Ercole i cavalli pattuiti. Nel tempo stsso* a Telamone, come premio singolare del valor suo, diede .Esion , figlia del morto re. Era .stato Telamone il primo , che nell assalto si era aperta con fVza la
(1) Il testo ha Anjiarao Ma il Palmerio fa Teder , come O l eico fu padre: di Anfiarao , e non figliuolo* D*altronde fa ragione de* tempi noi permuterebbe, poich la spedizidae di: Tjoja fatta da Ercole precedette di molti anni goella dei Souc a Tebe*

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via ad entrar* nella citt, mntre Erole batteva il muro forbissimo della rotea. Capitolo XYL

Imprese di Ercoe aW Istm o, e a Sparta. Avventura d i Auge, b di Telefo Ercole sposa Deianira. Av ventura di Meleagro, e di Perbea.
Ercole dopo il ritorno nel Peloponneso mosse guerra ad Augea, perch lo avea defraudato della promessa mercede ; e venuto a battaglia cgli Eliensi, per allora lasci imperfetta l ' impresa, e ritorn ad Olefto, ivi ospitalmente** accolto da Dessameno. Questi allora faceva sposa sua figlia Ippolita (i) con Assane; e veggendo Ercole , che Eurizione voleva con violenza impedire le nozze, alle quali per accidente trovavasi, ammazz que* sto centauro. Poscia ritornato a T irinta, Euristeo pren dendo a pretest, non si sa che insidie tese al suo re gno , lui obblig insieme con Alcmena, sua madre , ed Ificle , e Iolao, ad arare la terra. Cacciato quindi in esilio , and a Feneo in Arcadia (a) : di dove, avendo udito farsi da Elide con solenne pompa una spedizione all Istmo sacro, sotto la condotta di Eurto , nipote di Augea (3) , egli improvvisamente assaltando presso Cleo(x) Non convengono gli sorittori sol nomi* di questa donzella. jipoliodoro la chiama Mncsimache: Igino Deianira* (a) Pamama racconta le molte cote, eh1Ercole lece a vantaggio 4 e Feneili. (3) 1 testo diceJtglio : ma, come ha osservato il Palmario sulla 1

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n a , ve ora il tempio d* Ercole, il drippelloaccise Eurito. Poscia armata mano invadendo E lide, ammazz lo stesso re iigea ( i ) , e presa quella citt la consegn insieme col regno a F ileo, questo effetto richiamato alla patria. Fjleo era stato espulso, da silo padre Auga all' occasione , che fatto arbitro nella controversia tra U medesimo ed Ercole intorno alla mercede,, che questi domandava, aveva pronuncialo giudizio a lui favorevole. Dopo queste cose accadde, che Tindaro fu cacciato in bando da Sparta per' Ippocoonte suo fratello, e che i figliuoli d'Ippocoonte uccisero Eono, figlio di Licimnid, d am ico di Ercole. Contro costoro adunque and Ej*t Cole: in una gran battaglia ne ammazz il pi gran numero ; e presa Sparta ricondusse nel rgno Tindaro , padre dei DiosCuri, con questa condizione, che aven dolo Ercole conquiltato colle arm i, Tindaro lo tenesse in deposito per conservarlo intero ai figliuoli di lui. In quella battaglia pchi de? seguaci dErcole perdettero la ita , fra quali furono di uomini distinti Ifido, e di ciasstte figliuoli di Cefeo: tre soli, di venti ch ne aveva, essendo restati salvi. Ma dell' esercito nemico morirono Ippocoonte con dieci figli, ed una turba grande di Spartani. Da questa guerra ritornando in Arcadia, ed avendo
fede di ApoUodoro, e di Pausania, non fu Eurito figlio di Augea , O* figHo di A itare. Piuttosto duncfne che attribuir Diodro im errre, che probabileente, non che de1copisti, 4i ridotta ta lesione al giusto* senso. (i) Questo fatto negalo, da Pausania, ma ammesso da A pfa loder.

*7 alloggiato presso il re Aleone , fiirtivamente si giacque con Auge sua figliuola > e la lasci incinta , partendo intanto per StimfaJo. Alepne ignaro della cosa, veggendo ingrossarsi il ventre della fanciulla incominci a cercare l^utor del fatto, e dicendole essa, che quest^ era stata opera di Ercole, non volle crederle ; ed rdin a Nuplio, Uno de siioi intimi, che avesse a pon* farla al mare, ed ivi annegarla (i)T. Mentre Auge conducevasi al suo destino, presso al monte Partenio- colta dai dolori del parto ritivossi come per qualche bisogno in una selva vicina ; d.ivi diede alla luce un bambino, che lasci nascosto ra i cespugli. Venula poi col su q condottiero a Nauplia, porto dell Argolide, ivi inaspet-* latamente trov salute; perciocch Nauplio non estendo di parere , che. avesse ad eseguirsi l ordine di annegarla, |a don ad alcuni viaggiatori di Caria, che stavano per, far vela verso T Asia : i quali condottala a Teutrante re di Misia, a lui la vendettero. Intanto il bambina lasciato da Auge, presso il monte Partenio , dai pastori del re Conto (a) fu trovato buggere, il latte di una cerva. Essi lo presentarono al re ; e il r e , che con vivo piacere lo ricevette, lo fece allevare come figlio proprio,. e la nudrice gli pose nme Teiefo Divenuto grauda

fi) Ecaleo ha lasciato scrtto che Auge per ordiae del padr fu chiusa in una cassa > e gittata in mare * ed Euripide aveva se guito questo racconto 1 In Pausania prfc trovasi attestato il fatto rasento ijO qui da Diodora , e lo conferma jjh id am q . (a) Lo stesso racconta Apoliodoro ; onde il Vesselingio prende occasione di credere, che da questo.re prendessero il nome di Co* riti alcuni di Tegea accennati da Pausania.

*<* Telefb n pose a cercar < sua madre, portatosi * & Delfo ebbe dall oracolo per risposta, che andasse da Teutrante , re di Misia. Ivi trovata la madre , e saputo qual padre avesse, Ai tenuto in grani conto, a segno die T entante, > che non aveva eredi *masch), gli diede in moglie sua figliuola Argiope, e lo fece succeor suo nel regno. Intanto Eccole il quinto anno , dacch .era andato a Feneo, mal soffrendo l'indegna morte di jono figlio di Licimnio , e del fratello Ificlo , spontaneamente si di parti dall* Arcadia , e da-tutto il Peloponneso ; ed aocmpagnato da molti Arcadi si ripar in Caledone , citt deDa Etolia. Siccome poi egli non avea n moglie, n figli legittimi, spos Deianira figliuola di Oeneo , es sendo gi meato Meleagro, di cui era stata -moglie. E qui non sembra fuor di proposito esporre in breve per *modo di digtessipn le avventure di Meleagro. Oeneo avuto un copiosissimo raccolto di frumento, rendendone con sagrifizj le debite grazie a tutti* gli altri Dei, aveva* trascurata la sola Diana. Per lo che sdegnata la Dea , suscit il tanto celebrato cinghiale caledmo, il quale devastando il paese vicino rovinava orrib&thente tutte le campagne. Ora Meleagro , figlio di Oeneo, che trovavasi sul fior della et , e che a nissuno era secondo in robustezza e coraggio , condusse seco non pochi degli ottimati per -dar la caccia a quella belva ; d essendo egli medesimo sttoil primo a ferirla', giustamente per consenso di tutti fu a lui dato il-premio della vittoria, che consUteya nella pelle del cinghiale. Fra i compagni, chegli aveva in quella caccia, eravi Atalanta, figliuola

e$ ili Scenso (i). A lei le spoglie , e a lei anzi 1*intera lode della bella impresa concedette Meleagro, d i era di essa inamratissimo : il che mosse ad invidia i figlinoli di Testio, compagni anch essi della caccia, mal sof frendo , che senza, riguardo alla parentela, che avevano con Meleagro, fosse loro preferita una donna estranea. Quindi restato ferino quel dono, all' occasione, che Atalanta passando per 1 Arcadia andavasi a casa, coloro le tesero insidie , ed assaltatala sulla strada ', le rapirono la pelle contesa : del che irritato vivamente Meteagro e per l amore che portava alla donzella, e pel dolore della offesa fatta a lui medesimo, preso il patrocinio di le i, prima si volse colle esortazioni a chiedere, che fosse a lei restituito il premio toltolp ; indi non avendo potato ci ottenere, li m ie a mprte. Erano costoro fra telli di Altea, della coi trista fine questa dogliosissima, con funeste esecrazioni imprec al figlio ruina , e gli Dei esaudendola posero fine alla vita di lui. Dicono alcuni, che al nascere di Me|jeagro le Parche predicessero ad Altea., che Mleagro avrebbe finito di vivere quando jftu tizzone , che le giostravano, fosse stato consumato dal fuooo. Onde la madre credendo* che la vita del figliuolo'dipendesse dal conservar quel tizzone, se nera fatta diligentissimo* cura; e poscia irritata per la morte de fratelli lo gitt sulle fiamme, cosi accelerando la morie di lui. Ma non tard molto a pentirsi del fatto :
(x) Gli Antichi non sono stati d accordo sul padre di A talanta , mentre alcuni l'hanno detta figliuola di Sceneo , ed altri di Giasone* EztchHo Spnemio ha. copiosamente trattato questo punto*

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del quale non potendosi 'dar pace, ftulmnte'si appccR eolie proprie roani. Mentre queste cose succedevano , Ipponoo sdegnato ehe Peribea figliuola di Oieno si dicesse incinta petf opera di Marte, la mand in Etolia ad Oeneo, affinch immediatamente la facesse morire. Ma questi, che di recente avea* perduti il figlio, e la moglie, non volle dare si tristo fine alla donzella ; ma presala in sua spo la , di tal matrimonio ebbe Tideo. E queste sono le cose, che di volo abbiami dette intorno a Meleagro > ad A ltea, e ad Oeneo.
C a p i t o l o

XVII*

Impresa deli Acheloo , e orgine del corno &A maltea* Tlepolemo. I l centauro Nesso: Guerra de Driopi * e de Lapiti. Altre imprese et Ercole : sua morte , e sua apoteosi.
Del resto Ercole volendo obbligarsi i Calidonj, prese a divertire il fiume Acheloo in un altro alveo da lui scavato : con che rendette irrigabile e fertile un gran tratto di campagna ; e diede a poeti argomento di molto Jkvoleggiare. Fingono essi infatti, che Ercole si battesse con Acheloo , convertito in forma di toro ; e che nel battersi gli cavasse, un corno, da lui dato in dono agli* Etoli. Egli questo quello , che chiamasi corno di Amaltea, pieno d* ogni sorta di frutti d autunno, come di grappoli d* uva , di poma, e d altre cose siffatte. Se condo i poeti qutfl ooruo oscuramente significa il corso

-affi' delT Acheloo 'voltato altrove merc il nuovo' alveo ; e coi* quelle poma , coi grappoli ed altre frutta, s intendono la terra venduta produttiva per lirrigazione , e T ab* boudanza delle piaute feraci : finalmente per la parali* Amaltea vuoisi accennare la valenta dello scavator di quellalveo, lontano da ogni mollezza : cosa , cbe i Greci indicano col vocabolo amalakislian (i). . Dopo ci Ercole soccorse i Calidonj in una guerra che avevano co* Tesprotti, nella quale egli prese la citt di Effira , e ne ammazz il re Fileo ; colla cui figlia , caduta sua schiava, giacendosi, nebbe Tlepolemo. Eni allora il terzo anno , dacch avea sposata Deianira, quando convitato da Oeneo, con un troppo forte pu gno , che diede al giovinetto Eurinoroo (), figliuolo di Architele, perch nel servire a tavola avea latto qualche fallo, contro sua voglia lo ammazz. Per questa di sgrazia aspramente afflitto, presa seco Deianira,, ed Ilio ancor piccolo , che di lei avea avuto, and in vo~ lontano esilio d Calidone: e nel viaggio, essendo giunto alle sponde del fiume Eveno, 8 imbatt nel centauro Nesso, cbe sfava al passo, facendosi pagai da chi trasportava oltre : il quale veduta Deianira 4 che prese per la prim a, e per la bellezza inamoratosene*
(i) Non dispiacer il pensiero di un antico scrittre, che presso*Stobeo spiega il senso dato d Soerale ai corno di Amaltea. A mitea , ivi dicesi , simbolo d i colui t che nn niente m olle , e che intento a continuamente operare, consiefft o p ti tonta d i hefti. A maltea indica C uomo non infingardo ; e il conno di. bue , animai* laboriotissimo , indica P uomo applicato alT agricoltura* (a) Questo giovinetto da allri scrittori chiamasi Eaaomo .

V*
volle farle violenza. EHa gridava implorando lajuto del marito; n Ercole fu lento a soccorrerla, avendo con nn colpo di saetta passato il centauro attraverso. La veemenza della ferita lo arrest subitamente in mezzo* all opera; e sentendosi mancare, a lei disse voler la sciarle un tal filtro d'amore , il quale fatto avrebbe cer- tissimamente, che applicato ad Ercole, questi mai non avrebbe pensato pi ad altra donna. Hi filtro consisteva in questo, ch ella lo spenna suo, e il sangue che stillava dalla saetta, mescesse con olio, e la tunica ne bagnasse d Ercole : la qual cosa. appena indicata, e persuasa a fare, spir. Deianira non esit ad eseguire quanto appreso avea dal centauro ; e raccolto tanto il iseme di lu i, quanto il sangue, senza che Ercole.se ne accorgesse , luna e 1' altra cosa conserv entro un pio* ciol vaso. Intanto Ercole passato il fiume and a Ceice re di Traclinia, e fecesi suo inquilino, avendo seco perpetui suoi compagni nell armi gli Arcadi ( i), ac cennati di sopra. Dipoi essendo F ila, re dei D riopi, accusato di aver commessa certa empiet contro il tempio di Delfo, coll ajuto de Miliesi uccise quel r e , e cacci i Driopi delle antiche loro sedi, assegnandone ' il territorio a Miliesi. Quindi dalla figlia di Filante (a), che i casi della guerra aveano fatta sua prigioniera, ebbe Antioco. Di Deianira dopo Ilio gli nacquero anche altri figli ,
(i) Erodoto & menzione de* M iliesi , che militavano insieme co ^ i Arcadi seguendo E rcole . Forse a tale circostanza ha relaziono ci , che appresso dicesi de M iliesi. (a) Questa figlia chiamatasi M idea .

aiS Gleneo, cio, e Odile. Dfe.D riopi, obbligati ad andar* esuli dal loro paese nativo , una parte si ripar nella Eubea , ove fabbricarono la citt di Caristo , una parte pass in Greta , ed occupando nuove sedi, fin con confonder cogl isolani. Gli altri andarono a rifugiarsi presso Euristeo, da cui per lodio che egli aveva con*, tro Ercole , vennero accolti e protetti ; e col suo ajuto edificarono nel Peloponneso tre citt, che furono Asi ne , Ermione, ed Eione. Cacciati del suolo .avito i Driopi nacque guerra tra i Doriesi, che sotto il regno di Egimio possedevano Estieote, ed i Lapiti, abitatori del monte Olimpo , ai quali comandava Corono, figlio di Ceneo. E come i Lapiti erano molto fomiti di truppe, i Doriesi fecero capo' ad Ercole , cercando, il suo ajuto, colla proferta di dargli la terza parte delle campagne, e del regno, se facesse in quella guerra causa comune con. loro. Con giunte adunque insieme le forze, i nemici furono attac cati ; ed Ercole co suoi 'Arcadi valorosi,. che non lo abbandonarono giammai, ne ruppe lesercito, ne ucrise il re ; e fatta cruda strage de Lapiti, li obblig ad ab bandonare il paese di cui contendevasi. Finita la quale impresa la terza* parte del contado, che in vigore dei patti a lui doveasi, egli consegn ad Egimio, come un deposito in favore ' della famiglia erculea. Nel ritornare a Trachinia vinse ed uccise Cign, figliuolo di Marie, che lo sfid a duello (i). Partitosi poi da Itono,
(i) Pindaro e Stersicoro hanno detto, che rcole ai batt da# volte con Cigno , nella prima delle quali rest soccombente* e nella seconda fu 'vincitore.

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Vendo nel passaggio della Pelasgiotide incontrato il r Ormenio , gli domand in isposa sua figliuola stidamia; k quale quel re gli neg, considerando ch egli avev na sposa legittima in Deianira. Per k> che Ercole po stosi a fargli guerra, gli prese la citt, Ini medesimo pun di morte ; n avendo pi alcun ostacolo per tenersi Asddami cadutagli preda di guerra, da lui ebbe Cteppo (i). Cos ricordandosi, che gli era stata negata iole, ito in Ecali, prese a fare una seconda spedizione contro i figliuoli di Eurito; nella quale fortificato cogli ajuti degli Arcadi simpadrn della citt, uccise Tosse, Deione -, Cfczio (a) , figli di Eurito ; e presa Iole , si mise in cammino verso il promontorio della Eubea, detto Ceneo. Qui volendo fare un solenne sacrificio, mand Lica, Suo ministro, a Tracbinia, commettendogli, che gli re casse di l la tunica e il pallio, di cui egti usava ve rni ueHe sacre cerimonie^ Ora da costui infognata Deianiife dell amore, che per Iole avea preso , e pel quale codesta fanciulla le veniva preferita dal marito, bagn la ionica del fatai filtro insegnatole dal centauro ; Lica, che di ci nulla sapeva, port ad' Ercole gli arredi consegnatigli. Ma tosto che questi se li ebbe messi Indosto , a poco a poco si sent preso dalla pestilen ziale violenza dell* incanto ; e cadde in una ineluttabile
(i) AptModoro chiama A tlidam ia figliuola di A/nntorc. Pindaro la dice madre, non di Ctesippo , ma di Tlepolemo. (3) 11 testo porta Mattone e P ix io , nomi evidentemente guasti, om pu argomentarsi consultando E siodo , Aristocrate t ed Apoi* Ionio R odio .

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calamit ; perciocch quel letifero veleno della saetta > di cui Za tunica:era stata bagnata, attaccatosi alle carni di lui incominci a roderne soli ardor suo tutto il corpo. Martoriato da dolori atrocissimi, la prima cosa cV ei fece , fu di trucidar Lica, ministro di si erudel fatto: quindi licenziato Y esercito ritorn a Trachini ;ied ivi ognor piA crescendo, ed aggravandosi il male, mand a Delfo Licimmone, e lobao, onde chiedere ad Apollo die rimedio potesse. trovare a tanta sciagura. Deianira intanto, costernata per la enormit del caso., di si fiero rimorso fu piena, che non potendo resistere, si appicc La risposta del nume fu , che con apparato di guerra rcole fosse portato sul monte Oeta ; ed ivi gli si co-v struisse un grande rogo ; poi del resto si lasciasse la cura a Giove. Iolao fece insieme co' suoi quanto era stato prescritto ; ed appettava cosa in seguito ne sarebbe avvenuto. Se nn die Ercole perduta ogni speranza di guarire sal sul rogo , invitando ed esortando ognuno degli astanti ad attaccarci fuoco. Il che nissun d essi avendo animo di fare, Filttete solo fu quegli, che lo compiacque ; ed avutone in guiderdone l'arco e le saette mise fuoco al rogo; il quale colpito anche dai fulmini del cielo tosto arse, e tutto inceneri. Q uindi, siccome Iolao per quanto cercar facesse le ossa , non ne trov orma} nacque la persuasione, che Ercole, a tenor di quello che dall'oracolo era stato gi annunciato, fpsse ito a vivere cogli Dei. Pertanto compiuti i riti delF apoteosi, quali doveansi all' ere ed alzatone il sepolcro , tutti ritornarono a Trachinia. Lesempio di questi imitando Menezio, figliuo-

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lo di Attore, stat grande amio-di Ercole, immolati al suo nove un toro, un cinghiale, ed un irco, come ad eroe, istitu ad onor suo i riti eroici da celebrarsi ogni anno nella citt degli Opunzii. Lo stesso fecero an che i Tebani; e ad imitazione di questi, primi fra tutti gli altri: gli Ateniesi fecero ad Ercole, sacrifizj come a Do, e con questo loro atto di piet verso lui indussero prima tutti quanti i G reci, poi tutti gli altri popoli, del mondo a venerarlo come tale. E debbesi inoltre ag giungere , che dopo la sua salita agii D ei, Giunone a persuasione di Giove adott Ercole per suo figlio ,e sempre di poi lo ha amato con affetto materno. La quale adozione dicesi fatta nella seguente maniera. Giu none-postasi a letto, appress Ercole al suo corpo modo da imitare il vero parto, e quindi dal di sotto delle sue vesti lo lasci scendere (i) : 3 qual rito - di adozione osservasi fino a questo tempo dai Barbari (2). Favoleggiasi poi, che fu data ad.Ercole in isposa Ebe; e nella storia de* morti il Poeta introduce i Mani di lui a parlare cosi: E co* celesti Dei spesso si asside A lieta mensa, e de* soavi amplessi Gode dt Ebe bellissima. . .
(1) Per questo Licofrone la chiama seconda genitrice di Ercole . (a) Dai Barbari, ai quali allude D iodoro , era certamente venuto quest* uso sino al principe di Edessa , che adott Baldovino al tempo delle crociate, dicendo P abbate Guiberto nella storia Getoslimi tana coai: Sei fece entrare nudo nella sua camicia t e lo abbracci stretto , e baciollo : e lo stesso fece sua moglie. Bisogna d ire, che gli antichi Greci conoscessero gi questo rito , se lo supposero prati cato d a . Giunone-.

Per dicesi, die rcole ammesso da Giove al col legio dei dodici B ei, non accett quellonore, per ch non poteva aver lugo una : tale aggregazione, non essendosene leVato via nissuno ; e sarebbe stata -cosa pienamente assurda 1 accettare un (more, che fosse andato congiunto col disonore di un ahro Dio. Quantunque poi pi a lungo narrinsi i fatti di Ercole, nissuno da noi stato'om esso'di quelli, che di lui si raccontano.
C a p i t o l o

XVHL.

Degli Argonauti. Ercole libera Esione dal mostro man vino a Troja; e i fig li di Fineo nella Tracia. Gli Argonauti approdano al Chersoneso taurico.
Ora tempo, che parliamo degli Argonauti, nella cui spedizione Ercole ebbe parte. Giasone , siccome dicesi , fu figliuolo di Esone, e nipote per parte-di fratello, di Pelia, re dei Tessali; e superando egli i suoi eguali nelle forze del corpo, e neUacutezza dell ingegno, desiderava fare qualche impresa degna di memoria. Quindi con siderando , che Perseo innanzi a lu i, ed alcuni altri con ispedizioni in lontani paesi, e con combattimenti , e prove meravigliose , aveano conseguito eterna gloria ; deliber d'imitare i loro consigli, e le loro azioni; onde , che comunicato al re questo suo pensiero,. facilmente pe Ottenne l assenso ; non perch molta parte egli pren desse nella gloria del giovine, ma perch sperava^ che

gittandofi in tanti periodi vese dorato soccombere. Il qual cattivo affetto nasceva in lui da questo, che avendogli la natura negati figli maschi, temeva , che $uo fratello coll ajuto d quel figlio una volta o 1 altra * invadesse il regno. Per occultando intanto un taL so~ spetto, ed offrendo al giovine di fare le spese neces sarie alla spedizione, gli mise in testa questa impresa , die con naviglio andasse nella Golcbide a portarne via il vello d'oro celebrato per tutto luniverso. Era a quel tempo il Ponto abitato da genti barbare e ferocissime, e diffamate per la strage che facevano de forestieri : per ci dette senza piet. Giasone adunque bramoso di acquistar gloria, comunque pur lo ritenesse alcun poco la difficolt dell* impresa , non credendo *per la cosa insuperabile, ma sperando anzi, che tanto pi celebre nome avrebbe ottenuto, si mise ad allestire le cose ne cessarie all opera (i). E primieramente sotto il monte Pelio fabbric una pav, per mole, e per ogni altro apparecchio di gra* lunga maggiore di quelle che luso allora portasse ; per* ciocch in que* tempi navigavasi con barchette y e bat telli. Chiunque perci vide allora quell* opera ebbe a -farsene meraviglia ; e della impresa, a cui era la nave destinata , e della nave medesima molto per tutta Grecia pi parl ; di modo che a non pochi giovani di somma
CO Naa credo fuor di loogo avvertire, che molti oggi studiosi biella storia antica nel senso di trovarvi pt importanti uotitie, che Quelle die dalla esposizione de fatti positivi risulta t riguardano la spedizione degli Argonauti come una impresa di scoperte, e di comtnercig

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nobilt Venne vdglia di aver patte in quella spedizione. Quando l nave fu compiuta, e tutte furono messe insie me le cose necessarie , Giasone dal numero di tutti quelli f che si erano offerti per andar seco lu i, scelse cinquanta quattro de* pi distinti, e non pi. Fra questi erano chiarissimi Castore e Polluce , Ercole e Telamone, Or feo ed Atalanta, figlia di Sceneo (), e i figliuoli di Tespio; e finalmente lo stesso autore e capo della na vigazione alla Colchide. La nave fu chiamata Argo, sic come ' alcuni scrittori delle ' croniche dicono, da Argo r architetto, che 1 aveva fabbricata : il quale, onde ri pararne le parti, che ne restassero danneggiate, and cogli altri. Alcuni per dicono, die fu chiamata Argo dalla insigne su velocit , poich gli Antichi chiamavano argon ogni cosai lesta e veloce. Tutti que'signori radunati in sime scelsero a comandante supremo Ercole, per essere il primo in eccellenza di valore (a). Fatta vela da lolco, e passati oltre lAto , e Samo tracia, una tempesta che sorse , li port al Sigeo, pro montorio dlia Tnoade ; ove smontati a terra trovarono
(r) V orrei, dice il Vesselingio, che Diodoro avesse lasciata a casa Atalanta, come pi prudentemente fece Apollonio Rodio. Egli o n ha probabilmente riflettuto, che gli antichissimi, come a modo nostro possono chiamarsi gli Argonauti, avevano abitudfni e modi di pensare assai diversi dai nostri 5 e che mentre trovavano dapper tutto donnq per aver figli, sapevano ancora rispettarle ove non proponevaosi quest oggetto. Atalanta era un* roiaa, die tutti avreb bero vendicata, se alcuno si fosse avvisato di attentare al suo pudore. (a) Apollonio Rodio non d ad Ercole questo carico : ma varrebbe jtt V autorit di un poeta, che quella dello storico f Dionisio Mi~ h*io glie F avea. dato gi quando Diodoro scrisse

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legata sul lido una vergine , secondo che dicesi , per la seguente cagione. Nettuno per la tanto nelle favole de cantata costruzione deile mura di Troja sdegnato contro Laomedonte , re de Trojani, dal fondo del mare spinse* sul paese un enorme cetaceo, che tutti quelli che che stessero sul lido, e gli agricoltori dei campi stesi lungo il mare spietatamente rumasse. E di fatto quel mostro infestava la plebe colla peste, e le campagne delle biade con ogni sorta di calamit. Tutti adun que colpiti dalla grandezza de mali , radunatisi insie me andavano cercando che rimedio opporre a tanta disgrazia. E il re spediti messi ad Apollo per consul tarlo , ebbe in risposta tutte quelle sciagure succedere per lo sdegno di Nettuno ; e soltanto allora poter finire , quando si esponesse ad essere divorato dal mostro quello de figli, su cui la sorte fosse caduta. Assogget tati pertanto tutti al giudizio della sorte, usci dellurna il nome di Esione, figliuola del re : onde Laomedonte sforzato dalla necessit* consegn la vergine al popolo, e legata 1 abbandon sul lido* Capit per fortuna Er cole in tal momento sul luogo, atteso lo sbarco degli Argonauti; il quale informato dalla fanciulla del caso, la sleg, indi entrato in citt si offri di ammazzare il mostro. Desideratissima arriv a Laomedonte questa proferta, per la cui esecuzione egli a titolo di premio promise ad Ercole alcuni suoi invitti cavalli; ed Ercole di fatti ammazz il cetaceo. Indi fetta arbitra la don zella o di seguire il suo liberatore, o di rimanersi coi genitori in casa , Esione preferi di andare con Ercole , on tanto posponendo la ragione del sangue .alla gra-

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Studine pel ricvuto benefizio , qtfanto per liberarsi dal timore di trovarsi un! altra volta nello stesso' pericolo, se mai quel mostro ritornasse a minacciare il paese, Ercole, colmato di cortesie e di doni, . quali un tanto ospite meritava, lasci a Laomedonte in deposito Esio* n e , e i cavalli, riserbandosi di ricuperareT,una e gli altri al suo ritorno dalla Colchide; e parti co^li Argo* nauti per T impresa gi divisata. Una furiosa tempesta vemie a turbarli appena rimessi in Viaggio ; per la quale, mentre ornai disperavasi della comune salute, Orfeo , il solo tra i naviganti, che co noscesse i misterj delle iniziazini, fece un voto [ agli Dei di SamoU*acia : onde allistante quietatisi i venti, non senza stupore de* riguardanti si videro due stelle poggiarsi sulle teste dei t)ioscuri, in certissima prova', che per provvidenza degli Dei il pericolo era cessato.. Quindi nacque per tradizione il costume presso i po steri , che quando s alza procella in mare , si facciano vti agli Dei di Samotracia ; e se le stelle compariscono , si tiene per sicura csa , che sono presenti Castore e Polluce. Poich quella tempesta .fu cessata, essendo sbarcati in certa contrada di Tracia soggetta all imperio di Fineo, s'imbatterono in due giovinetti a mezzo corpo sepolti in una fossa, e crudelissimamente flagel lati. Erano essi, figliuoli di Fineo , e di Cleopatra, la quale dicesi da Orizia partorita a Borea; e la petulanza della1madrigna, e le calunniose sue accuse erano la ragione , per la quale mosso era il ' padre loro a / trat ta rli's ingiustamente. Ch Fineo, sposata in seconde nozze Idea, figliuola di Dardano, re degli Sciti, tanto*

era di costei ammaliato, che ne secondava* ciecamente ogni smoderato desiderio. Oud , che avendo essa ac-* elisati i figliastri, come se le avessero voluto ignminiosamente far violenza per compiacere alla loro ma* d re, quel re le avea prestata fede. Quando que due sciagurati videro balzare a terra vicino ad essi Ercole * e i compagni, iu tanta pena trovandosi, 1 ajuto dessi, come Se fossero stati Dei , si poser, ad implorare , e raccontato il motivo, per cui in tal modo contro loro il padre infieriva, pregarono d* essere liberati da tanto male. Fineo noti senza mal umore venuto incontro a questi ospiti, intim loro, che non avessero ad entrare nei iktti altrui ; dicendo non esservi alcun padre, il quale sottoponga a gravissima pena i suoi figli, se la enor~ onta de loro delitti non sia giunta a superare 1' amop naturale, d i egli ha per essi. TrovaVansi tra i compai gni \rcole anche i Boreadi , che cosi* chiamami i fratelli di Cleopatra ; ed essi furono i primi, che dato mano alle armi corsero in ajuto de giovani, mossi dalia parentela ; e rotte le loro catene a quanti Barbari opponevansi diedero morte. E come accorsi in gran numero i T raci, anche Fineo mettevasi in ordine di battaglia, Ercole valorosissimamente combattendo, il r e , e non pochi altri ammazz. Poi impadronitosi della reggia , e tolta Cleopatra dalla prigione, ove, gemeva, la mise in liberta, e consegn il paterno regno ai figli di Fineo. Volevano questi giovani punir la madrigna con ignominioso supplizio; ma Ercole ne li distolse, suggerendo loro, che piuttosto spedissero messi in

Scizia al padre <li lei, ed a lui lasciassero 1 arbitrio di giudicare della pena* da lei meritata. E cosi fecero in latti; e lo Scita fece tagliar la testa alla figlia. Questo contegno procacci ai figliuoli di Cleopatra presso i Traci lode di modestia, e di.equit. S o, che in alcune cronache scritto., qualmente i figliuoli di Fineo fu rono dal' padre acciecati ; e che quel vecchio ebbe poi il gastigo medesimo da Borea ; e cos pure, che rcole ko in terra a far acqua fu dagli Argonauti Usciate in Assa. Ne1fatti antichissimi la storia non in tutto schietta , ed uniforme : e perci non dee essere mera-* viglia 7 se nel riferire que* remotissimi accidenti i poeti, gli altri scrittori non sempre si accordan tra loro. Dicesi per, che i figli di Fineo consegnata la cura del regno alla madre andarono cogli epoi argonauti $ i quali dalla Tracia passati nel P onto, approdarono nella Chersoneso taurica, ignorando che fierissimi uo* mini abitassero quel paese. Avevano que Barbari il co* ftume d immolare a Diana taurica quanti ospiti ivi capitassero; e presso i medesimi si dice , che di poi Ifigenia,' sacerdotessa di quella Dea, sacrificasse * allara della medesima tutti quelli, che le vemYfno in mano. .

C A P I T O L O

XIX.'

Origine de sacrftzj umani nella Tauride. Circe e Medea. Incontro di questa con Giasone. Storia del VeUo oro. GU Argonauti lo rapiscono coir (ajuto di Medea. Profezie di Glauco.
E qui , poich la ragione della storia il .ricrca, dob biamo spiegare le cagioni di tanta scellerata strage che de forestieri in quel paese facevasi, massimamente. che questa digressione si acconcia assai bene colle imprese degli Argonauti. Raccontasi adunque, che il Sole gener due figliuli Aeta, e Perse ; il primo de' quali ebbe il regno della Colchide, e Valtro quello della. Tauride. Ognuno di costoro si distinse eminentemente in crudelt. Da.Perse nacque Ecate, donna che super il padre in audacia , e in fierezza. Era costei dedita alla caccia; e dove non le si presentava preda, in luogo degli animali salvatici saettava gli uomini. Era inoltre esercitatissima : in con*porre farmachi mortiferi ; ed essa . quella, che :ritrov l'aconito. Di tali suoi ritrovali poi essa faceva, le prime prove mescendoli col cibo , che presentavi* agli ospiti. Quindi giunta ad essere in tali cose maestra, primie ramente fece morir di veleno suo padre , e ne usurpi il regno ; indi fabbric un tempio a Diana, nel quale stabil, che avessero ad essere sacrificati alla Dea per vittima i forestieri ivi capitati navigando. F u costei dunque dappertutto celebre per la sua crudelt. In se guito maritatasi ad A eta, gli partor due figliuole, che

furono Circe, e Medea, d un figliuolo , c)i ebbe ^ome Egialeo (i). Circe applicatasi, con grande studio a comporre medicamenti, scopr la mirabil natura . di Varie radiche, e i efficacia delle medesime ; perciocch, a pianto le aveva insegnato la madre aggiunse col suo studio assai pi cose in questo genere, a m odo, die m fatto di tale arte non poteasi desiderare di pi. Circe fa data in matrimonio ad un re de* Sarmati, che alcu ni chiamano Sciti ; ma essa fece morir di veleno il marito ; ed occupatone il regno, molti esempi lasci di crudelt e di violenza contro i suoi sudditi. Quindi , secondo che asseriscono alcuni scrittori, fa cacciata del regno; e fuggita per 1 oceano, and con molte donne * die la seguivano , ad occupare un* isola deserta , nella quale pse sua sede. Altri storici dicono, che abban donato il P onto, and ad abitare in un promontorio d Italia, che anche al presente si chiama Circeo. In quanto a Medea raccontasi siwero, che dalla ma dre e dalla sorella fu istruita d ogni qualunque effica cia de' composti farmachi; ma che di tale scienza essa fece un assai contrario uso ; imperciocch sempre la impieg in liberare gli ospiti che capitassero in paese, da ogni pericolo, a cui le loro vite fossero esposte; molte volte con preghiere, e scongiuri impetrando dal padre la salvezza de* condannati, e molte volte colla prudenza sua giungendo a liberarli essa medesima dalla prigione, e a farli fuggire. Aeta anchegli teneva fermo costume crudele d immolare i forestieri, tanto per (x) Questi < altri chiamato Absrto j e Diceogene lo chiama U
Aelapomio.

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indole di naturale ferocia,, quanto per incitamento di Ecate, sua moglie. Ma siccome ogni giorno pi vedevasi in Medea crescere il genio opposto alla volont , e alle inclinazioni de* genitori, essa cadde sospetta di tendere ad essi insidie; e perci Aeta la fece guardai* da sentinelle. Se non che d non ostante pot fuggire, ricoverandosi in tm . certo tempio del sole, situato sulla viva del mare. F u in quel tempo che gli Argonauti trapassata la Tauride di notte approdarono ia Coko , precisamente al luogo, or era qul tempio. Quindi scontrata Medea, che andava errando sul-lido (i), vent iler da essa informati dell7 uso atroce , che ivi eva, di scannare gli ospiti; e prevalendosi essi degli umani sensi della donzella, a lei manifestano quai disegni abbiano venendo a que* luoghi; ed ella manifesta loro dal canto suo i pericoli, ai quali trovasi esposta per parie del padre a cagione della sua piet verso i forestieri. Per 10 che facilmente 1 una e gli altri comprendendo i * proprj interessi', Medea promise di fedelmente adoprarsi. onde a buon fine 1* impresa loro conducessero ; e Gia sone le di parola con giuramento di averla per tutta 1 tempo di sua :vita* a sposa legittima* Ci concertato, 1 'e lasciato presidio opportuno alle navi, vanno, essendo aneor notte, con Medea ad impossessarsi del velfo d'oro:
( i ) Apollonio Rodio , e- Valerio Fiacco suppongono P contro d Medea, con Giasone e g li A rgonauti,. mentre utava saorifieand? nel bosco .di E cate. Ma essi sono, pqeti. D ionigi milesia ,quegli, che ha fatta la storia di questa spedizione , e lui siegue in tutto questo argomento il nostro autore , dome parlando delle cete delPArabi e della Etiopia aveva seguito Jgatarchide.

fra?, {lei quale giova qui pi particolarmente parlare, onde pulla omettasi di quanto,, occorre per ben conoscere la presente istoria. . Narrano gli scrittori, cbe Frisso, figlinolo di At$+ mante por salvava dalle maidie della madrigna fugg di Grecia insieme con Elle sua sorella ; e mentre non enea avvertimento dogli Dei col mezao dell- ariete dei vello d eco i venivano dall Europa trasportati, seti* Asia * succedette, cbe la donzella cadde nel P onto, il quale da lei ha avuto some. F risso intanto fu portato sano e jgftlvo nella Colohide, ove per ordine dell oracolo Ba* xrific 1' ariete, e ne attacc la pelle nel tempio dt Marte., consacrandola a quel Dio. Poco dopo ! oracolo fece sapere al re , cbe sarebbe m orto, quando fossero col captati cert lini in nave, ed avessero portat vin .quel vello. E questa, oltre la naturale sua crudelt, fa la cagione, per la quale quel- re immolava spietata mente i forestieri ; onde appunto, spargendosi per ogni parte della terra la fama di s atroce, destino , mssua forestiere ardisse metter piede nel paese. Fece incette circondare di grossa ed alta muraglia quel tempio ; vi pose un forte presidio di soldati fetti venire daHa Tauride : le quali cose - diedero occasione a* Greci di crear un gran numero di prodigiose finzioni. Imper* .ciocch presso i medesimi si detto, die aUa custodia del tempio stavano,tori spiranti fiamme dalie narici, e cbe un drago vegliava presso quel vello. Con che vedesi, die per equivoco il nome di T auri, che era quello de soldti, fu violentemente tratto a significare la stranezza de' buoi ; e .cos il crudo scempio ohe &-

fea$ cerasi de* forestieri, diede origine alla finzione de' tori spiranti fuoco. Per simil maniera il nome di Dracone* die era il comandante incaricato della custodia del tem pio, diede a' Poeti mezzo di confonderlo con quello, che esprimeva la natura di ima belva mostruosa ed or ribile. N differente origine ha la fvola di Frissa Im J>erciocch alcuni dicono, che F risso fece il tragitto sopra una nave, sulla cui prora era scolpita Fimmagine di un ariete; e che Elie era caduta in mare, mentre travagliata dal vomito, a chi nuovo nel navigare si comune, erasi appoggiata alla sponda del legno. Altri raccontano, die il re degli Sciti, genero di Aeta , ca pit in Coleo nel tempo, in cui Frisso col suo ajo fu preso ; e che inamoratosi di qud giovinetto, lo ebbe in dono da Aeta ; e presolo come figlio, se lo adott per erede successore nel regno; intanto che lajo, che aveva nome Orione, il che vuol dire ariete, fu im molato agli Dei; e la sua pelle, secondo 1' uso, fu at taccata alle muraglie del .tempio. Dicono poi die Aeta, avvertito dall* oracolo qualmente sarebbe morto quando gente forestiera fosse venuta a portar via la pelle d d l' ariete, lavesse fatta dorare, onde avendovi poste guar die-che la custodissero, queste dallo splendore di quell oro - fossero tratte ad invigilare attentamente. Ma di queste cose i lettori hanno a credere quello che vogliono. Intanto Medea serviva di scorta agli Argonauti verso i l . tempio di Marte. Eira qdesto non pi di settanta stadj lontano dalla d tt , che diiamavasi Sibari >illustre per la rcorte che tenevanvi i re de'Colchi. All'-appressarsi, es sendo n o tte a lle porte, eh erano chiuse, Medea parl

aag in lingua taurica alle guardie ; ed esse senza frapporre indugio aprono alla figlia del re, Ma immantinente a spade nude gli Argonauti entrano con impeto; molti dei Barbari ammazzano, e gli altri costernati per 1*improvw viso assalto cacciano in fuga ; e rapito il vello, pi pre* sto che possono, cercano di ritornarsene alle navi. N4 'Medea aveva perduto tempo, facendo mori* d i. ve leno il drago, che fingesi starsi vigile nel tempio, e tra. le sue spire avvolgente quel vello ; e finita lopera scese d mare con Giasone. I Tauri, fuggiti del tempio, era no gi corsi ad avvisare il re dell assalto ; ed egli presi quesoldati che sul momento ebbe pronti, insegu i Greci, e trovatili presso il m are, e dato loro addosso improv* vivamente, uno degli Argonauti uccise., che con assai valore'combatteva ; e questi fu Ifito, fratello di Euristeo, che tante prove ordin ad Ercole. Ma nel m entre, che da grosso drappello alcuni di que* Barbari per ogni parte circondati vie pi infierivano, da Meleagro furono tutti uccisi ; e nel conflitto rest morto anche il re. Il qual fatto dando n(iaggior coraggio a G reci, pi fortemente si gittarono. addosso ai Coletti, a modo , che li volsero in fuga , e nella fuga stessa ne ammazzarono la massima parte. De greci principi per restarono feriti Giasone, Laerte, Atalanta, e i Tespiadi, che Medea in pochi giorni con erbe e radiche dicesi aver guariti. Poi por-* tate provvigioni sulla nave, diedero le vele a venti. E gi erano in mezzo, ai Ponto, quando dimprovviso salz una orribil fortuna con gran pericolo di perir tutti. Se non che Orfeo, fece, come prima , voti agli Dei di Samotracia ; e i venti si calmarono ; e Glauco, che

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chiamano il Marfi (i), si fece vedere press alla M ** a ve; e per due giorni, e due notti accompagnandola , dd rcole predisse le fatiche, che sostener dovea belle imprese comandategli, e il premio della immortalit, che u avrebbe ritratto. Disse pu re, che t Tindridi ' 8t sarebbero chiomati Dioscuri,. cio figliuoli di Gio ve , e che presso tutti i mortali conseguito- avrebbero lb stesso onor degli Dei. Quindi chiamati a nome ad imo per uno gli Argonauti, fece loro intendere, che in considerazione de* voti di Orfeo, permettendolo gli' D ei, loro appariva, e presagiva il futuro. Perci cer cassero di toccar presto t rra, e di adempiere i votr promessi ; in ossequio, e gratitudine agli D ei, per bene 9 fizi de quali due volte erano gi tenuti salvi. Cos det to , tuffossi di bel nuovo in mare.
C
a p i t o l o

XX.

Sacrjtzj degli Argonauti alle bocche del Ponto., Loro arrivo a Troja , che ammazzalo il re prendono: Sciolgono i loro voti in Samtracia, e vanno in Tessaglia, ove colle arti di Meda ingannato Pelia prendon vendtta della strage che costui fatta aveva della famiglia di Giasone , da esso lui creduto morto. Istituzione dei Giuochi olimpici. Giunti gli Argonauti alle bocche del Ponto, volgono la nave a terra, ove allora regnava ' Bisa , ' da cui tiene
(r) Apollonio Rodio fa venir fuori, e profetar Glauco prima che gli Argonauti giugnessero a Coleo.

^3ii
^ la citt 4i :Bisnzio. iqi alzati altari scilgo** no i voti agli D ei, e consacrano il luogo stesso, che amebe oggigiorno i naviganti che passano, tengono per luogo di religione. Di l partiti, superala la Proponi tid e , e 1* Ellesponto, approdano alla Troade ; e man*dati alla citt Ificlo e Telamone, Ercole fa domadarfe. i cavttt ed Esione. Ma Laomedonte mette in prigione i messi, e tenta con insidie di far morii1 gli Argonauti; fcel qua! disegno ebbe in aiuto tutti i suoi figliuoli - eccet , tuatone bolo Priamo , il quale era persuaso allopposto, cbe si dovessero rispettare i diritti degli ospiti, e coifr* segnare Esione coi promessi cavalli. Ma il parere di Priamo non fu accolto. Non per si ristettegli dal pro posito1 e portate nascostamente alla carcere due spade, ; ne diede una *a Telamone , e l altra ad Ificlo; ed av*vertiti della volont di suo padre, li salv : giacch avendo essi all improvvido uccise le guardie, poterono scappare verso il mare, dove minutamente raccontarono agli Argonauti tutto loccorso. Accintisi pertanto con gran de coraggio gli eroi 6 combattere, vanno ad incontrare, i Trojani, che detta citt erano usciti insieme col re ; e fatta aspra battaglia , valorosamente vincono i nemici : nel qual fatto Ercole super tutti gli altri, perciocch uccise Laomedonte; poi con subito assalto prese la citt; pun i complici delle fraudi del re ; e concedette a Priamo il regno'*, in considerazione dessersi dimostato di animo giusto : poi fatta seco amicizia part insieme cogli Argonauti. Sonovi per tra poeti alcuni, i qual^ dicono, che Ercole a cagione denegati cavalli espugn Troja colle armi proprie, e non con quell* degli Argo*

a3a
nauti , che and all* impresa con sole sci navi .' greco*, tue di sopra si .accennato (i). Dopo questo impresa gli Argonauti della Troade iti in Samotracia, ivi ancora sciolsero i loro voti agli Dei* e deposero nel tempio alcune fiale, che vi si conser vano anche presentemente. Era peranco ignoto il ritorno degli eroi, quando per Tessaglia' si sparse voce / che Giasone co suoi compa gni era perito necontraili-del Ponto. Or Pelia credendo essere questo il momento opportuno d far morire quanti, a lui parevano aspirare al reg n o , obblig il padre di Giasone a bere il sangue di toro ; ed ammazz Promet eo , fratello di Giaone stessp, in et ancor puerile (2). E' come volevasi pur morta, anche Anfmome sua madie, di lei narrasi il seguente fatto, virile veramente e de gno d essere. rammentato. Imperocch trattasi al foco lare del re (3), e sulla -testa del medesimo chiamando le pi orribili imprecazioni, onde avesse il premio conve niente alla sua empiet, con na spada si trafisse- il petto^ e cos termin. con eroico valore la .vita. In que sta maniera pertanto tutta la famiglia di Giasone dal
(1) Qui nel testo si citano, e si riportano di nuovo i versi di
O m ero , che sonosi veduti al cap. zv. Come pu Diodoro aver

commessa si inutile ed inopportuna ripetizione? Togliendola di mezzo per onor suo, non defraudiamo di nulla i suoi leggitori. INissano d e Commentatori ha fatta questa osservazione. (3) Anche Apollodoro parla di.questo fanciullo. (3) A poilorfo Rodio chiam la msdre di Gietfone col nome di Alcim ede : altri le danno altri nomi. inutile ricordare, che il focolare presso gli Antichi era cosa sacra, e vi si credevano pre seteli gli Dei tutelar] della famiglia

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mo stipite fa distrutta. Ma il tiranno pag presto il fio di Unta scelleratezza imperocch avendo Giaaone di nottettempo preso porto in Tessaglia, non lungi dall citt , ma in sito da non esere osservato dsigU abitanti, di essa ; ed inteso in che funesto stato fossero le cose de suoi, chiam in . suo ajuto tutti i compagni ; e gi li aveva pronti ad assaltar Pelia a costo di qualunque pericolo, quando sorse qualche dubbio a far sospendere T impresa. Piaceva ad alcuni, che si desse addosso al re .immantinente , onde cosi opprimerlo, mentre nulla di simile si aspettava: altri pensavano pi sicuro partito il raccoglier gente dal paese di ognuno, e fare una guer ra comune, non parendo loro possibile, che cinquantatre uomini soli potessero superare un re , che tante forze,e tante citt possedeva. In < mezzo a tale esitazione, Me dea si offr di uccidere con astuzia il r e , e di conse gnare senza alcun rischio nelle loro mani la citt. Am* mirarono gli Argonauti tanta proferta ; e domandato in che modo pensasse di eseguirla, essa rispose , avere eco grssa provvigione di veleni, trovati parte da sua [madre Ecate, e parte da Circe sua sorella; i quali era no .di forza stupenda: eh essa non se n era servita mai a danno d'uom ini; ma che poteva ora fame valere 1 efficacia per dare a'scellerati il debito castigo. Indi espose agli eroi il m odo, con cui dovevasi assaltare il r e , promettendo di dar loro il degnale dalla reggia con famo i se di giorno, con fiamma se di notte , da facilmente vedersi da essi, ove stessero, attenti da un alto sito sul mare. Quindi aggiusta un simulacro di .Diqna vuoto di dentro, e vi ppne varie specie di far

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tnachi ; e con unguenti si fa'diveltaste cantiti i capelli'; e il volto, e il corpo tutto pieno di crespe e di rughe, cosi che venire a prendere F aspetto vero di una vec chi*. Poi in certo moravigiioso modo composto il simii#lacro della Dea , onde negli animi della moltitudine ccitar dmwione, fatto giorno entra in citt* U popolo no urd mollo a farle intorno con gran concorso, estimandola per donna invasa dal Nume ; ed essa alta* mente dichiar, che la Dea dovessi accogliere da tutti piamente ; perciocch per la salute e della citt tutta , c del te , da paesi iperborei venita ora ad essi colk buona avventura* Gi tutti accorrevano ad adorare la D ea, intenti in ogni porte ad onoraria coti sacrifizj ; e mentre la citt era tutta quaota soosopra, presa da una specie di furore fanatico, Medea s'introdusse nella reg*gia , ove e Pelia emp anch esso di superstizione, e co* suoi prestigi alle figiie di lui tale stupore nsintr, chf facilmente credettero la Dea essere entrata nella casti del re per colmar tutti di felicit. E per viemmeglio ingannare , andava Medea predicando, che DUn$i por*tata in cocchio dai dragoni era volata' gi per molb paesi del mondo ; ma che prementemente scelto avea un r e , il pi santo di m iti, onde fissare in questa citt in perpetuo il suo santo simulacro, e le cerimonie del culto a lei convenienti. Aggiungevi poi , a s essere stato ordinato, che con eerri medicamenti Pelia togliesse della Vecchiaia , in cui era , e gli restituisse il vigore della giovent, e gl impartisse ogni altra cosa atta a farlo vivere beato, e ben voluto dagli De. E come il re mostr&vasi stupefatto a s strano* discorso, Medea

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promise, che gli avrebbe data prova dlia verit de* suoi letti immantinnte con*ci che latto avrebbe sul proprio Gorpo. In conseguenza di che ordinato ad un. dlie figlie di Pelia che portasse acqua ptira, e questa aven done p o rtataessa si ritir in una cameruccia , e lavan dosi collacqua tutta quanta , tolse aHunguetito, d che si era u n ta, le forze ; onde restituita al primo suo Vigore ; Venne innanzi al re , e di stupore emp tutti ; pen* sando eglino che per provvidenza degli Dei fosse Stata mutata nella ferma di una giovine vergine. N meno presto colle orti sue venefiche fece, che si presentassero 5gli occhi dei circostanti gli spettri dei dragoni, dai quali parva , he la Dea trasportata per aria dalle regioni degl* Iperborei venisse cme ospite presso Pelia. Or quest fatti essendo considerali come eccedenti P uman fcatura, agevolmente nacque , che il re onorasse SO ** H inamente Medea , e die credesse vpro tutto d eh* essi diceva. Nel tempo steso secretamente parlando con Pe* lia , gli sugger che desse ordine alle figlie, nde le prestassero opera, e facessero quanto essa prescrivesse loro ; poich , mandandogli gli Dei una tanta grazia, per ottenerla Occorrendo di mette* le mani sul cotpo di lu i, questofficio convettiva bens alle sue figlie, m non ad alcuno de servi. Laonde avendo Pelia coman dato espressamente alle figlie,.che eseguissero qualunque osa* Medea loro ordinasse in ci che apparteneva a curare il corpo paterno, esse furono pronte ad ub bidire. Disse adunque Medea, che all imbrunir della notte, mentre Pelia dormisse, era necessario, she ne raet-

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tessero d corpo a bollire in una caldaja. E q&antunqu quelle donzelle fossero disposte a fare di buona voglia tutto ci eh* eta diceva loro ; vlle nondimeno conci liarsi maggior fede con nn altro esperimento. Tenevasi nella stalla del re un ariete assai vecchio: essa lo prete dicendo, che prima lo avrebbe cotto, indi fattone un agnello. Del che contentissime le ragazze, Medea pose a cuocere fatto in tanti pezzi quell ariete; e co'prestigi di varj farmachi trasse fuori della caldaja un apparenza di agnello. La qual cosa avendo esse non senza stupore veduta, pensando d essere bastantemente sicure di ci, che rispetto al padre Medea aveva detto, si fecero sol lecite di eseguire quanto intorno al medesimo era loro stato, commesso. Eccole dunque tutte in moto ; e con replicati colpi accoppano Pelia. Alceste sola ( i ) , che teneramente amava suo padre, s'astenne dal prender partp al macello. Morto Pelia, non subito Medea mette i pezzi del cadavere nella caldaja ; ma finge, che sab biano a fare certi scongiuri alla luna ; e a tal effetto conduce le donzelle con fiaccole sul pi alto sito della .reggia. Ivi Medea nel suo dialetto coleo mormorando .fra denti una certa preghiera, va dilungando, onde in tanto possano giungere coloro, che dovevano invader la rocca. Perci gli Argonauti veduto vda lungi il se ti) Palefa to oella sua storia delle cose incredibili tiene A lcette per complice colle altre sorelle della morte del padre , e dice , che
fugg a Fera da Admeto , ponendosi sul focolare di lui per salvarsi da jicasto suo fratello , che la inseguiva. Ma non si sa su qual fondamento Palefato dica ci , essendo altronde certo , che per tutta Grecia correvano versi in lode della sua figliale piet.

gnale eoneertato, ed argomentando che il re era gi morto, frettolosi accorrono alla citt, e superate le mu ra , coll' armi alla mano entrano nella reggia, ucciden do le guardie, eh' avevano 1 ordine di opporsi. Appena ' le figlie di Pelia erano discese dall alto per mettere a bollire il corpo del loro genitore, che' d improvviso comparso negli appartamenti della reggia Giasone , ac compagnalo da tutti gli altri nobilissimi givani, sisenr tironoprese da dolor s profondo, che non ebbero forza di pensare n a vendicarsi di Medea', n ad espiare 1 atroce azione, die ingannate dalle imposture * di lei avevano commessa. Se non che scossesi infine erano per uccidersi da s stesse, quando Giasone p en dendo piet del loro funesto caso , le imped dal d fare ; confortandole col dir loro, che nop per malizia, . ma per errore ingannale, erano esse cadute in tanta car lamit. promettendo di trattare benignamente ed ono revolmente tutta la famiglia, chiamato a condone il popolo, giustific il fatto, e dimostr, come contro gli autori di tante ingiustizie si era proceduto assai pi dolcemente di quello , che si fosse fatto contro di luL Quindi data ad Acasto , figliuol di Pelia, la succes sione dd regno, prese anche cura delle .figlie del re ; e per mantener la promessa loro fatta le marit tutte ad illustrissimi personaggi. Imperciocch diede Alceste , ch era la maggiore, in isposa ad Admeto tessalo, fi gliuolo di Ferete; Anfinome marit ad, Andremone fratello di Leonteo ; colloc Evadile in matrimonio con Cana, signor de Focesi, che era nato di Cefalo (i). (i) Restano neurone di Alcettc , e nulla delle altre figli di

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Ma queste cose esegui dopo. Intanto ita co principi suoi compagni all istmo del PeloponnsO , ed i^i fatto io onor di Nettano un sacrifizio, consacr a quel. Dio la nave Argo (i) ; e siccome ivi incontr molto favore presso Creonte, re di Corinto, acquistatovi, il diritto dji cittadinanza > d indi in poi abit fra quel popolo. GR altri Argonauti, essendo sul punto di restituirsi ciascur no alla loro patria, ebbero, da Ercole la proposta , di stringersi insieme con giuramento per soccorrersi scarna bievolmecte, se, come le umane vicende quando meno s* aspetta pur troppo partano ,, alcuno d essi avesse bi sogno degli flauti altrui; e di scegliere inoltre un luogo
V elia $ e Pausania dice chiaramente , ohe di esse non ha mai letli i nomi presso nissun poeta. Micone pittore, che ne ritrasse leffigie, mise sotto i nomi di Asteropea, e di Antinoe. Igino annoverandone tre o quattro , oltre Aloeste , non pone i nomi n di Amfinam 0 n di Eftadne. Si nota ancora , che a quel tempo fior, ta to , Andremo ne, padre di Ostilo , di cui se fu fratello Leonteo , questi ebbe per padre Corono $ ma'questo Andremone ebbe per mogli* Gorge', figlia di Oeneo , notissima presso ApoModoro e Pausania . Due poi furono anticamente le E vadni, m madre di Giamo,, lal tra moglie di Capaneo. Questa fu figlia d IJidt, da Ovidio chia mata IJia. Capaneo, secondo Apollodoro , ebbe per padre Ipponoo. In nissun luogo si tro ta , che Cefalo avesse un figlio chiamato Carta, Ccneo, o Oeneo. stato citato Diodoro da un ralent* uomo , il quale ai, iparmi di Arnndel aveva fotta uria postilla portante , che Oeneo, altro figlio d i Cefalo era succeduto nel regno della Focide a Deioneo suo avo , ed aveva sposata Evadile , fig lia di Pelia ; m a era .egli stato indotto in errore dalla tradusione del Poggio. 11 V ts selingio, che fa queste osservazioni conclude, che questo Cefalo pegno, D+n nella Fopide, ma in Cefalonia ; ed aggiunge, che Celeo fu padre di Arcesio , di cui fu figlio. Laerte , chiaro tra gli Argo nauti : onde il Cefalo de* Focensi pare diverso dal figlio di Dioneo . (*) Eraioftene dice, che Minerva colloc Argp ira le; costcllasioai.

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nbilissimo nella Grecia per la celebrazione de solenni giuochi i a comune radunanza di tutti i G reci, e de dicarlo a Giove Olimpio, massimo tra gH Dei. Laonde essendosi que principi data* fede scambievole per tale militare alleanza^ e lasciato arbitrio ad rcole pfr 1 isti * tuzione de giuochi (i) , egli alle panegiriche solennit prefer sopra ogni altro i campi degli Elei sull* Alfeo , e tutto il paese consacr a Giove Massimo , da esso denominandolo Olmpia. Ed istituito il certame equestre e ginnico , ed ordinati i prem} da conferirsi, sped per ' tutte le citt i .Teori ( messi ) , che proclamassero gli spettacoli de' giuochi. Non poca laude sino alloca pro cacciata gli avea il valor dimostrato nella spedizione ar g onauta ; ma questa istituzione detta radunanza olim pica gli accrebbe di moka la gloria primiera. Laonde divent celeberrimo presso tutti i Greci ; e presso as saissimo citt venne in tanta rinomanza, che molti de siderarono spontaneamente la sua amicizia, e si offriro no pronti & partecipare con esso hn di tutti i pericoli. E siccome grande ammirazione destata aveva in ognuno per la sua fortezza , e per la disciplina militare ; cosi ben presto mise insieme un . grosso esercito, con cut scorse bitto il mondo , cercando di* far bene al genere umano. Egli per questo, che poi per comtm consenso
(i) Qualunqne sia stata l istituzione de' giuochi olimpici, certo i che od ebbe una sapientMsftn ragiona politica, o veramente questa bea presto ri si aggiunse. Il paese degli Elei presso 1 Alfeo par consenso di tutta la Grecia fu immune ^ e tenevansi per sacri leghi auto quelli, che l*assaltassero ostilmente, quanto quelli, cb non accrressero a difenderlo.

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gH fa deferito culto immortale. Ma i poeti, portati a seri* vere cose stranamente prodigiose, favoleggiano, che tutte'le imprese divulgate furono da lui slo, senza alcun c o r redo d* armi, mandate a fine. Noi abbiamo gi esposto quanto di favolso si racconta di questo Dio. C i- P i t o l o XXL

Sciagure di Giasone. Vendetta di M edea , e m e successive ai/venture. Strada singolare, che alcuni credettero tenutasi dagli Argonauti nel loro ri torno.
Resta, che ora tessiamo la storia di Giasone. Viven do egli in Corinto , in dieci anni di tempo ebbe dai matrimonio' con Medea de* figli, i due maggiori det , gemelli ; e furono Tessalo, ed Aleimene ( i) , e un tei> zo, di et molto inferiore, che fu Lisandro. Dicesi, che per tutto questo tempo Medea fosse in gran favore presse il marito; essendo essa.specchiatissima non solo per la bellezza, di che era. ornata , ma eziandio per la pru* denza*, e tante altre virt, che la distinguevano. Ma come a poco a poco gli anni incominciavano a scemare la natia eleganza delle belle form e, Giasone preso damore per Glauce (2), la quale era figlia di Creonte,
(t) JpoU odoro , Pausania, ed Jgino, danno a questi tigli i nomi di Mermero , e di P erete . (a) 1Clitodeiyo dice, che il vero nome di questa figlinola .di Creonte fa .quello di Creusa ; e il Palmerio si nesso di proposito m cal care le ragioni di questa dtfersiiJ f

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ed ancor vergine, vuoisi, che desiderasse di farsela sposa. Su di che avendo ottenuto l ' assenso del pa dre di le i, e *fissato gi il giorno delle nozze , molto si adoper perch Medea di buon animo si acconciasse vivere insieme coU altra moglie ; dichiarando venire egli a codeste nozze , non perch non fosse contento del matrimonio di Medea, ma per dare ai figli un appoggio col parentado della casa reale. Ma di altro umore era Medea, la quale teneva tal cosa per in degna , chiamando in testimonio gli Dei * che pre sieduto avevano al giuramento a lei fatto. Giasone mise sossopra tutto; ma fini collo sposare la figliuola der re, e bandire dalla citt Medea. Essa domand un giorno solo d indugio; e intanto di notte entrando nella reggia sotto finte sembianze, ' poich con arte . venefica s era contraffatta, con certa radica, la cui efficacia le aveva insegnata Circe, e che era tale, che appiccatovi il fuco non potevasi pi estinguere, incendi il palazzo. Giasonf , tutto intorno violentemente abbruciando, pot usci re , e porsi in salvo; ma Glauce e Creonte suo padre, circondati dappertutto dalle fiamme, ne restarono vittime. Sonovi alcuni, i quali hanno scritto, che i figliuoli di .Medea presentarono alla nuova sposa alcuni doni avve lenati , che presi, e messisi indosso dalla medesima, F arsero ; e che il padre accorso per darle ajuto, peri anch egli infiammatosi tutto al solo toccare il corpo di lei. Medea dopo esserle si ben riuscita la prima ven^ detta, non desistette dal voler fare altrettanto con Gia sone ; e cosi pot in lei lira e la gelosia, e direm meglio, la crudelt, che essendo scampato dal pericole,

*4*
In cui fu trovaudsi colla nuova spesa, essa pens digit* tarlo in maggiorev caUmit trucidandogli1 figli: perci* ch J scanntutti fuor duno, che pot fuggire; e dopt* venie sepolti nel tempia di Giunone i cadaveri, sull im ** brunire della notte, con alcune pi fide ancelle fuggepd<* da Corinto, and * ricoverarsi presso rcole in Tebe. Em cole, che stato era sigurt dei patti giurati nella Golchifc d e, avea promesso di farsi vindice della mancata fede, , Giasone intanto {ivo :de figli , e .della moglie , fa saputalo avere avuto il meritato gastigo ; e s aggiunge, che dalla grandessa: delle sue disgrazie abbattuto , fa pi coll'ammazzarsi da s. L atrocit di questi fatti avea messo gli animi de Corintj in un . profondo sttw pore; e sopra, tutto erano essi perplessi per l $epo^tura data a que fanciulli. Per la qual cosa mandarono all oracolo per sapere dal Nume .cosa far dovessero dei cadaveri, de.morti (i); . e dal tripode usc, in risposta* dovere essi aver sepltura nel tempio di Giunone > e nel resto attribuirsi loro venerazione, quale conviene ad eroi. I Corintj eseguirono il detto dell oracolo; e
fi) Secondo jipoUodoro , Pausania , e Filostraio , i Corintj man* dirotto a coniali are l oracolo, perch una pestilenza faceva morire i loro figliuoli, riputando venir quel flagello in pna della* morte , eh'essi, da la aveano ai figli di Jfiedea lapidandoli. E perch Diodoro abbia diversamente raccontato . la morte de* figli di M edea . non si a ; quando ci per avventara non sia, che fu meglio informato , giacch scrivendo dopo gli altri avea potuto esaminar meglio le os. Quello che h certo, si , che Euripide fu accusato d'avere falsifi cato il fatto in grazia di cinque talenti avuti dai Corintj , ondp rovesciando il delitto sopra M edea liberar essi dalla infamia. Presso i Greci valevano pi i poeti per disseminare la filma buona o calliaia, che gli storici. 1 Coriaij Cecero grandi funerali ai figli di M edea.

Tessalo fuggito alla strage materna fu educato presso* loro. Poscia ritornato a lolco , patria di Giasone tro-* y essere poc anzi morto Acasto, figliuolo di Pelia; o ad 1 eredit del regno dovutagli per diritto di agna rione ; e dal suo nome chiamo Tessali i popoli del suo dominio. Qui non mi ignoto qualmente 'intorno alla denominazione de* Tessali si d non questa salat ina diverse altre ragioni, che ad opportuno luogo noi accenneremo. Intanto avendo Medea trovato in Tebe Ercole preso da furore, e che aveva trucidati i proprj' figli, con farmachi suoi lo guar di quel morbo : ma poi -essendo egli altrove spinto dai comandi di Euristeo, disperata per non poter ricevere per allora alctin soc corso da Ibi, and in Atene da Egeo, figliuolo di Pau; dione ; e preso lui per marito si ebbe Medo, il quale ft poi re dei Medi. A ltri narrano , che fu chiamata in giudizio da Ippota , figlio diC reonte, e del commesso male assoluta; ma che tempo dopo, quando Teseo dai' Trezene yenne in A tene, fu cacciata della citt per delitto- di veneficio, ed avuta scorta da Egeo , ond* es sere accompagnata ovunque gir volesse , fu deportata in Fenicia ; e che di . l passata nelle pi interne parti dell A sia, sposatasi a certo rinomatissimo re, partor Modo, che dopo l morte del padre succedette nel regno* ed acquist somma laude di fortezza, diede ai ppoli che governava 1 sgo nme 1 Ma a cagione delle.favole mostruose, che gli scrittori di tragedie inventarono sul conto di M edea, grande variet e discrepanza trovasi nella storia sua. Alcuni avendo voluto procacciarsi grazia presso gli A teniesi,

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dissero, di essa condotto seco Medo , natole da Egeo ; ritorn salva nella Colchide; ch anzi circa qud 'tempo A eta, il quale era stato violentemente cacciato d d regno da Perse, suo fratello , per opera d d nipote Medo die ammazz Perse, furimesso sul trono: e che questo Medo fattosi un buon esercito, e scorso avendo molti paesi dell Asia posti sul P onto, occup la Media -, da lui cosi nominata (i). Ma sarebbe'cosa troppo lunga il riferire tutti i racconti di quelli che scrissero -di Medea. Perci ^ghigneremo qui piuttosto quanto resta a dirsi intorno alla storia degli Argonauti. Non pochi e degli antichi e de moderni , fra quali *pur Timeo , narrano , die gli Argonauti dopo aver rapito il vello doro , saputo avendo, che la bocca dd Ponto era stata preoccupata con navi da Aeta, si posero ad una impresa meravigliosa degna d essere riferita. Entrarono essi nel Tanai , e vi navigarono entro sino alla sorgente; e trasportata ^>er alcun intervallo di paese la loro nave per un altro fiume, che gettavasi nell oceano, giunsero al' mare. Cosicch dal punto di setten trione allora voltando il loro corso verso ponente, troVaronsi avere il continente a sinistra ; ed infine presso Gade. entrarono nel mar nostro. In prova di ci allega no le seguenti ragioni. Dicono primieramente , che i Celti, abitatori alle sponde'delloceano, venerano* tra gli Dei in ispecil maniera i Dioscuri; t presso i medesimi fino da remotissimi tempi corre tradizione, che codesti
(1) degno di osservazione , che Apollodoro non riprova ci che dicesi qui di Medo figlinolo di tfeo , e di Aeta j e Tzetze lo ha ripetuto ! !

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t)ei furono loro una volta portati dall* oceano. Diconp , che nelle regioni vicine all'oceano.'restano .fino ad ora non poche denominazioni tratte dagli Argonauti, e dai Dioscuri. Dicono, che il continente al di qua di Gade mostra manifesti segni del loro ritorno per quella via : perciocch nel passaggio della Tirrenia , trasportati all isola , che chiamasi Etalia , ivi chiamarono . dal no me della loro nave il bellissimo porto Argoo ; e tal nome gli rimane fino a di nostri.' Dicono, che per simil modo diedero il nome di Telamone ad un por to nella i-Etruria, ottocento stadj distante da Roma. Dicono finalmente, che presso Formia d'Italia diede ro al porto il nome di Aeta , che ora si chiama Gajeta ( Gaeta ). Ed aggiungono p o i, che dalla violenza delle procelle gittati alle Sirti, fu loro insegnato da Tritone, allora re di Libia, e di che natura fosse quel m are, e come potessero schivarne i pericoli : per 10 che gli regalarono un tripode di bronzo, che aveva certe antiche iscrizioni, e che non ha molto sussisteva ancora presso gli Esperidi (i)i N deesi poi qui omet tere di confutare la storia di quelli, i quali dissero , che gli Argonauti risaliti alle fonti dell' Istro , per un alveo , che di *l scorreva , girono al mare Adriatico. 1 tempo stesso prova, che costoro pensarono falso, 1
(i) Trovasi ne* codici Esperidi o Euesperidi. Il Vesselingio, mentre confessa che la prima denominazione sostenuta da un passo delP autore nel libro x y iii , pure preferisce il seconde , seguendo Pausania. Aggiunge poi, che la citt Esperide o Euesperid se condo Tolomme, e Stefano, h quella, che in seguito fu delty
Berenice.

*4*
supponendo, cbe l Istro, il quale con molte bocche ri scarica nel Ponto * e 1 altro che si porta nell Adria, * 'traggano le loro sorgenti dai luoghi medesimi : peiv ciocch dopo che i Romani hanno debellata la nazione degl' Istriani ^ si veduto, . che le fonti di quel 'fiume non sono lontane dal mare pi di quaranta stadj (i). Ond , die la Somiglianza del nome la cagione dell* errore di chi scrisse codeste cose.
(i). Questo fc il Timavo, o i\ Quieto* Da molti in molte -maniero s parlato tra moderai di questa antica iradisione ; e consideran dosi la catena di monti, che separa l Istro , ora Danubio , dal r t rnavo t o dal Q uieto , si detto francamente non essere alcnelmento di verosimigliansa io favore della medesima* Ma gii Argwpauti imboccandosi nel Danubio non avrebbero potato risalire per la S av a, e caricarsi della loro nave pel non lunghissimo tratto, che dalla Sava si estende al pi comodo de* due fiumi accennati f Farli girare con egual peso addosso, e forse maggiore, dal T anti fino ad uno de grandi fiumi, che vanno nelT oceano, r poi navi gare di l per tutta la costa d Europa jnp allo stretto, e di l an cora pel Tirreno, il*Jonio, ed oltre sino a trovare le coste della Tessaglia , cosa ben pi difficile a concepirsi. Ma T o n a, o P a l ata dkesione che gli Argonauti avesser presa, tutta verrebbe i Comporre V otdjne de* la tti, che djcoasi operati da essi al Uso ritorno.

G p i t o l o

XXII.

Degli EracHdi. Cacciati di Trachinia si ricoverano presso, gli Ateniesi* Poi,vanno contro Euristeo9 e FUccidono Duello tra IUor Echemq .colla morta del. primo. Gli Eraclidi abbandonano ancora il Pe~ loponneso*
Ma ora che abbiamo diffusamente spiegate le avven ture d Ercole , e degli Argonauti, 1 istituto nostro * vuole, che raccontiamo anche quelle de* loro figliuoli Diremo dunque, che andato Ercole agli D ei, i suoi figliuoli stettero in Trachinia, presso al re Gefce. Per 'quando Ilio, ed alcuni altri furono giunti alla et virile> Euristeo incominci ad aver paura, che se tutti fossero divenuti grandi, lo cacciassero del regno de Miccaii t -quindi deliber di farli andare esuli da tutto la Grecia* questo intento egli fece sapere a Ceice, che dovesse mandar via datila sua corte gli Eraclidi, e i figliuoli di Licimnio , ed Iolao, e gli Arcadi , che avevano militato con Ercole; minacciandolo di guerra, Se avesse ricusato di fare tal cosa (i). Allora gli Eraclidi, e i loro com pagni , veggendo di non aver forze bastanti per soste* nere la guerra, presero spontaneamente la risoluzione di abbandonare Trachinia ; e si rivolsero ad altre citt, che per potenza e diguit superavano Trachinia, e in quelle cercarono di ottener domicilio. Ma nissuna di esse
(i) degna d* essere osservala la formala della intimasione da
Euristeo fatta in questo proposito a Ceice, Ecateo la conserv, * Longino ce 1 ha presentata nel suo trattato celebre del Sultim e . *

94*
ard accoglierli; e i soli Ateniesi per la naturale loro equit diedero loro un asilo, e ad essi,.e ai Ibro com pagni assegnarono una sede in Tricorito (i) , uno de* quattro borghi della citt , che perci si chiama Tetrapoli. Passato Alcun tempo, essendo tutti i figliuoli dr cole giunti al pieno vigor della et, e sentendo la forza d animo, che loro ispirava la gloria del genitore; Eu risteo , a cui dava troppa molestia questo loro crescere, condusse contro di essi un grand* esercito. Ma gli Erad id i, sostenuti dall* ajuto degli Ateniesi, essendosi af fidati alla tutela d lolao, che per canto di fratello era nipote d* Ercole, avendo lui e Teseo ed Dio alla te sta , data battaglia vinsero Euristeo, ed una gran parte distrussero del suo esercito: con questo di pi, che essendosi spezzato il suo carro mentre fuggiva, Ilio lo mise a morte. In quella battaglia morirono anche tutti i figliuoli di Euristeo (a). Avuta pertanto s insigne.vittoria di Euristeo, e gi la fortuna propizia accrescendo loro i compagni'd* arm i, gli Eradidi, con Lio alla testa, invadono il Pelopon neso. Avea dopo la morte d i . Euristeo occupato il re gno di Micene A treo, il quale uniti a s nella guerra que'di Tegea, ed deuni altri popoli, and incontro
(1) Tricprinto a secondo il testo correlile: forse snlla fede di 'Stefano , che cita un D iodoro, tutt*altro che il nostro Migliore P autorit di Strabo ne. Vedrassi in appresso , che quando i Lace demoni scorselo saccheggiando P Attica, rispettarono la Tetrapoli per la grata memoria deir asilo ivi dato in addietro agli E raclidi. (a) Questo fatto fc confermato da quanto dicono Euripide , /ioCrate , Panatema , Strafotte . Apollodoro ha riferiti anche i nomi da figliuoli di Euristeo

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agii Eraclidi. Gli esercitisi , trovarono nell* istmo.; ed Ilio , sfidando a duello qualunque de nemici, die vo lesse battersi con esso lu i, propose p e r. condizione , che vincendo egli T avversario, il regno di Euristeo. fosse'degli Eraclidi; che segli soccombesse , gli Eraclidi non ritornerebbero nel Peloponneso prima di cinquan tan n i. Venne a battersi con lui Echemo , re de Tegeiti ; ma Dio fu morto . nel combattimento : onde in forza depa|i desistendo gli, Eraclidi dal ritornare nei Peloponneso, si ritrassero di nuovo a Tricorito (r). Avvenne di poi,'che Licimnio co suoi figli, eTlepalemo; .figliuolo drcole, portaronsi ad Argo, spontanea mente accolti, ad abitar ivi da quelli della citt; e lutti gli altri restarono in Tricorito per cento anni, dpo il qual tempo ritornarono .nel.Peloponneso (a); e nov quando saremo a que tem pi, narreremo le loro im prese. Qui diremo intanto , che ita Alcmena a Tebe , je poco dopo essendo scomparsa, fi dai Tebani venerata co me una pea. Gli.altri Eraclidi, avendo domandato,ad
(i) Il Fesselingio fa qui una osservazione assai giusta. Antica m ente, die egli, erano frequenti i duetti fr a i r e , che avevano quielione insieme ; ed erano alcerto pi onest, e pi cmodi ai cittadini * d i quello che io sieno i duelli, che usano i privati tra loro. Egli avrebbe potuto, aggiungere qualche osservazione anche pi impor tante ; ma non ha aggiunto altro che 1* avvertenza, che si trova presso il Causabono la raccolta di un grannumero di duelli di re. (a) Il testo , come 1 abbiamo , dice eihqumnC a/ipi; ma certo, * che gli Eraclidi non ritornarono se non che cent' anni dopo quest* fatto. Vedi Erodoto , e lo Scoliaste di Tucidide ; e tra i moderni il Petavio. facile presumere corrotta la lesione d 4 Upto ; 5 Vesselingio ne ha e^regiamsnle suggerita l emenda* .

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Egimio, figliuolo di Doro, il paese, che Ercole gli aveva affidalo in deposito., andarono a stare.coi Dorie&L Ma .Tkpolemo, poich ebbe acquistata la cittadinanza dArgo,, venuto a certo contralto con Lidmnio ? figlinolo di Elettrione (i,), ed uccisolo, per questo htto parti da Ai>go, e and a rifugiarsi in. Rodi. Occupavano allora quell'isola gli EUeni, condottivi da Triope di F orbante; Tlepolemo divise Rodi cogli abitanti in tre parti jegua~ l i , e fond in essa tre citt, Lindo, Jaliso, e Camira; 6 conseguito avendo in considerazione della gloria del padre lim pelo sopra tutti i R odj, ajut poi eolie sue ara Agamennone, quando questi and a combattere Troja.
C apitolo

XXIIL

Teseo, Sue prime prodezze. Sua gita in A tene, ov riconosciuto da Egeo. Sua spedizione a Creta per uccidere il Minotauro. Morte infelice di Egeo? Teseo gli succede, e regna in Atene. Avventure t Ippolito, e suo fin e . Fine di Teseo.
Ma dopo aver parlato di Creole e de' suoi posteri, giusto parlare anche di Teseo, grande e valoroso imitatore delle prodezze di quell* Eroe. Teseo nacque di Etra , figlia di Pitteo, che per opera di Nettuno il concep ; e fu allevato in Trezene, nella reggia d d ( 1) Apollodoro lo dice figlio di Elettrione e di M edea. Della sua morte parlano P indaro, e lo Scoliasti di Omero.

A$I

f avo sud materno. Egli ttovati eh ebbe certi segnali, t3te si suppongono* suiti' da Egeo nascosti sotto una pietra ( i ) , pens di andare Ad Atene: ma nei mentre che camminava lungo le coste marittime dell'istmo, gli fenne in animo vivissimo desiderio di emulare le virt d Ercole', e d* intraprendere anch* egli imprese degne di'lande. La prima prva, a cui si pose, fu quella di amzzare Corinete ( 2 ) cosi chiamato dalla clava , che aveva, e con cu i, pei4 tutt armi adoperandola ucci-* deva i riddanti. La seconda prova fu di affrontar* con Sxni (3), il quale stava nell* istmo ; e he avea per Pstume di legare per ambe le braccia gli uomini, ch prendeva, a due pini inclinati, poi di rilassarli tyitto ad un tratto, sicch da quell'impeto violentemente squaiv ciati i corpi de* miseri, morivano essi in mezzo a cru delissimi dolori. Fu la terza quella di ammazzare nel Cromihione una troja salvatica , la quale colla *ferocia , e grossezza sua portava ad assai persone la morte. Egli lev ancora del mondo Scirone (4) , die stava acco vacciato nelle rupi dette dal suo nome Scironidi; e che tirando i passaggieri in certi dirupi, perch gli lavassero i piedi, a forza poi di calci li spingeva da que* sassi nel mare presso la cos detta Chelone (5). (1) Pausania dice, clie questi consistevano in una spada, e ia
un pajo di stivaletti.

. (a) Costui vuoisi figliuolo di V ulcano, altrimente detto P ctifete. Yedi Apollodoro ^ e Pausania . (3) Plutarco lo chiama S in m , e cos pure lo aveva detto A ri*
stotile. . (4) Plutarco ci ha tramandata lopinione de* Megaresi rispetto a Scirone. Veggasi il Teseo. (S) li usto alquanto oscuro, na intendendosi be*e , se D io -

a3a

Lev del mondo egualmente ad Eleusina Cercione, che -tosando, gli - ospiti a. lottar seco, vinti che li aveva, gli ammazzava. Lo stesso fece con un altro, chiamato Procuste, che stava nel Goridallo ( i ) dellAt tica ; e che a chiunque passasse di l iniponeva di stendersi in un certo suo letto; poi se pi lunghi fossero di quello, ne tagliava di membra quanto ne avanzava ; e se pi corti, ne -stirava i piedi finch fos sero giunti a quella lunghezza : per questo appunto chiamato : Procuste, quasi stiifetore , o tormentatore (a). Fatte queste belle imprese Teseo entr in Atene; e dalle cose, che seco recava (3), fu riconosciuto da Egeo. Poco .tempo .dopo, postosi combattere il Toro Maratonio, che Ercole in una delle sue imprese ava da Greta trasportato nel Peloponneso, l vinse ; e con dusse quel mostro in Atene-: il quale poi Ego im mol'ad Apollo. Rimatte , che parliamo, anche della morte data da Teseo al Minotauro ; ma per mettere -bene in chiaro il fatto, dobbiamo risalire ad alcune cose congiunte al
doro abbia volato dire , che Scirone gitlava i passeggieri in mare in un fuogo chiamato Ckelone , e noi diremmo della testuggine, per ch era fama che-ivi stesse una testuggine, che li mangiava; o di retta niente che li gittava quasi in bocca alla testuggine stessa. Le parole dell1 autore danno 1' uno e l'altro senso egualmente. (i) Strabono, A teneo, Eliano , Ammonio scrivono Coridolo. (a) Anche Igino d lo stesso significato al nome di Procuste Se si hadasse alla significazione de nomi greci, ove trovansi original mente appropriati a persona , o cosa, s avrebbe la vera idea iella cosa, o persona ; n tanta oscurit, e tanti errori troverebbonsi nella storia , e nella filosofia.

(3) Si sono accennate di sopra.

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medesimo. Regn in Greta, da esso lui; insieme cogli Eolj, e i Pelasghi occapata ( i ) , Teliamo, nipote per parte di Doro di Ellene, figlio di Dencalione ; ed ivi presa in moglie la figliuola di Creteo ebbe Asterio. Regnando costui, Giove , sicoome si dice , * port in .Creta sopra un toro Europa da lui rapita in Fenicift; e di essa ebbe tre figli, Minosse ,, Radamntq ,, e Sarpedone. Europa di poi fu presa in - moglie da Aste rio (2), signor dell isola; il. quale non avendone avuta prole , adott i figliuoli di Giove, lasciando loro la successione del regno. Radamanto scrisse le leggi pei Cretesi (3). Minosse , sposata Itone , figlia di Lizio , ge ner Licasto, .che giunto al trno ebbe un altro. Mi nosse da Ida .di. Coribante, al qual Minosse alcuni dan no per padre Giove medesimo. Costui fu il primo tra Greci, che mise insieme un armata navale ; ed me morabile per avere ottenuto limperio del mare. Aven do. poi presa per moglie Pasifae, figlia del Sole, e di Crete, n ebbe Deucalione, Catreo , Androgeo, Arianna , e parecchi altri figli. Androgeo,. tra questi,
(1) Parlasi altrove degli Eolj , e de* Pelasghi abitatori in 'Creta. (2) Anche Apollodoro parla del matrimonio di Asteria con Europa. - (3) Comunemente si dice, che fu M inosse il legislatore di Creta; e .Platone parla di Radamanto come di quello, che semplicemente V ebbe parte. Si pu combinar tutto osservando, che in generale si dice- autor delle-leggi il principe che le promulga non il dotto che le compila. Cos prova la storja antica e moderna. $e $i d mente ad Efmro, Radamanto precedette di molti anni Minostf \ 0 questi non fece, che rinnovare , e correggere le leggi che quegli avea (atte. Ma in questa suppo&jsione Diodoro confonderebbeleccose invece di nettamente esporle.

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essendosi pattato ad Atn al. tempo del te Egeo per vedervi le feste solenni dePanate!, vinse tatti quelli^ d i ebbero parte dei giuochi ; e si acquist 1* .famigliarit de figliuoli di Pallknte. Ma Egeo sospettan do , che per tal. mezzo la casa di .Pattante venisse 4 pftender forza, e a pensare di toglierli il regno , medit dinsidiargli la vita ; e quindi all occasione, ohe il giovine portavasi ad una scra solennit, che si ce lebrava in Tebe, per opera de popolani il fece levar di vita presso Enoef d* Attica (i). Informato Minosse del fatto pass ad Atene per aver ragione della morte del figlio ; ma come non* se gli volle accordare soddisfazione alcuna, intimando' guerra agli Ateniesi, da Giove suo padre imprec loro siccit e fame : n l ' imprecazione tard ad avere il suo e* fetto; perciocch nacque tosto nell Attica e per tutte k Grecia grande aridit , e carestia insigne di ognr prodotto. Pel qual flagello costernati i principi, tenuto coniglio tra,loro, mandarono ad interrogare 1 oracolo sul modo d i. allontanare tanta massa di disgrazie ; e cM tripode venne la risposta, che bisognava andare a trovar Eaco, figlio di Giove, e di Egina, e nipote di Asopo, onde facesse voti per la salute comune. Eseguito quanto loracolo avea detto*, Eaco fece ci che volevasi (2) ; e in tutta Grecia la sterilit ebbe fine ; ma non
(1 ) Si o*senra, che cfae erario nell'Attica le citt di quest* nome , uoa vicina ad Eleutera, e l altra vicina a Maratona. Cre tesi , che qui si parli della prima, la quale sui confini della Beosia dava il passo per Tebe a tutti quelli* che dal territorio attico viag giavano verso quest1 ultima. .. (a) Eaco xffri vittime a Giove E li a n to o, Panellonio $ e vennero

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pesagli Ateniesi. Laonde forzati a cercar rimedio per loro, e ad implorare i consigli dell oracolo, questo ordin che dessero a Minosse la debita soddisfazione per la morte di Androgeo. Gli Ateniesi ubbidirono al Nume ; e mandato a proferirsi a Minosse; questi ordi n loro, che per nove anni dovessero mandare sette fanciulli, ed altrettante fanciulle da servire di pasto ai Minotauro, e per pi , se per pi anni il mstro fosse' restato in vita. Avendo gli Ateniesi accettata la con dizione , 1 Attica fu liberata dalla carestia, e Minosse s astenne dalla guerra, che loro avea minacciate. Ma passati nove anni; n pi gli Ateniesi mandando a Greta il tributo.., il re* venne di nuovo con grandi forze navali ; domandando ancora i quattordici fanciulli ' cHe gli furono consegnati. Teseo fu della partita; ed ebbe in animo di porsi alla prova di uccidere il Mino tauro. Per lo che Egeo ordin al comandante della nave, che andava a Creta, che se Teseo avesse vinto il Minotauro, al rientrare in porto , ritorna odo, mettesse vele bianche ; e che se avessero doluto soccombere , lasciasse le nere, comeran dianzi (i). Essendo gli Ate niesi giunti in Creta , la bellezza di Teseo accese A *> riarma, figlia' di Minosse , di grande amore pel giovine ; cosi che avuto gli xl modo di parlare alla donzella
eofioM ptoggfo per ta t Greti*. Cos Paiutatila, ApoUooro di quella sterilit adduce cagioni diverte da quella, che Diodoro hai accennala. (i) Filostrato bota, che le navi, le quali portassero toarti, met tevano vele Bere. I giovinetti d'am bi i sessi, che trasportavansi ili Creta , givano a certissima morte.

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eoi consiglio ed ajuto di lei ammazz il Minotauro, e bea istrutto del come uscire del laberinto, sano e salvo se ne ritrasse, e clandestinamente di nottettempo si part darli* isola, seco conducendo Arianna senza che il ve se ne avvedesse. Nel tragitto approd all isola Dia, che ora chiamasi Nasso ; e. d ic e s ic h e Bacco allora vedendo Arianna ( i) , ed innamoratosene la rapisse a Teseo -, ed amandola estremamente la tenesse in liiogo di moglie ; e per questo amore accadde p o i, che dopo morta le desse onori immortali, e trasformasse la corona di -lei in una costellazione celeste.1Ma Teseo , per quel die si racconta, s fortemente si angusti di tal ratto, die non ricordandosi pi degli ordini di Egeo, entr in porto eolie vde nere : laonde Egeo ci veduto , e pensando che suo figlio ' fosse morto , si diede ad una risoluzione eroica bens, ma assai funesta. Imper ciocch salito in cima alla rocca (2) , e per la tristezza di che era preso, non potendo pi viverey si gett gi di quell altezza. Teseo, mrto lu i, succedette nd regno ; e govern confonne aHe leggi, e molti stabilimenti fece per incremnto della dtt : fra i quali tutti nobilissimo fu quello di ridurre Atene in ima. citt sola, quando prima era divisa in separate : trib, pi di numero, che di forze potenti. Ed infatti da quel
(1) Alcuni credono, che questo aneddoto sia tato trovato per assolvere Teseo presso i posteri dalla Uccia di perfido, avendo ab bandonala A rianna , siccome pu vedersi in Plutarco. (a) Pausania ha avuta la dilgensa di notare il preciso luogo della rocca , da cui Egeo si gitt. 11 che ben lungi dall* essere una certa prova del fatto, sapendosi che'molte tradizioni simili non hanno il minimo fondamento.

a5y tempo la grandezza della citt alz tanto gli animi de gli Ateniesi, che non dubitarono di aspirar al primato della Grecia. E bastando ci, cbe di queste cose abbia mo detto, ora le altre narreremo, cbe accaddero a Teseo. Deucalione , cbe gli altri figli di Minosse superava det, unitosi in alleanza cogli Ateniesi, diede in mo glie a Teseo Fedra sua sorella (i); e Teseo mand a Trezene Ippolito, cbe avuto avea da un' Amazzone , onde fosse educato col presso i fratelli di Etra. Di Fedra poi egli ebbe Acamante e Demofonte. Alcun tempo dopo Ippolito ritornato ad Atene per iniziarsi ai misterj, fece tal colpo sopra Fedra, cbe presa essa dalle belle forme del giovine incominci ad amarlo; e poich egli fu partito, nella rocca da cui potea veder Tre zene , ssa consacr una cappella a Venere ; e a codesta divozione le fu deccitamento l'amore: poi andata con Teseo a Pitteo , sollecit Ippolito. Da cui rigettata, volto 1' amore in isdegno , e in odio, quando ebbe fatto ritorno ad Atene accus il figliastro a Teseo , come se tentato avesse di stuprarla. Teseo sospettando, che questa fosse una calunnia , chiam il figlio a discolparsi; il che Fedra udendo, e mal sicura dell esito, si ap picc. Ma Ippolito , che quando ud della calunnia in tentatagli trovavasi in corso sul suo carro t tanto rest turbato, che non badando pi a cavalli, e questi es sendosi messi in furia, a un tratto spezzossi il carro; le redini si ruppero ; e il giovine avviluppato in esse fu strascinato per lngo tratto, e morto. E poich cosi
(i) Di questo Deucalione , figliuolo del re Minosse , Plutarco nella vita di Teseo racconta cose diverse da queste.

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perduta area per amore di castit la vita, i Trezenj gli tributarono onori divini. Teseo di poi cacciato della patria per sedizione insorta, fini di vivere in esilio. Ma gli Ateniesi pentiti del fatto, ne trasportarono le ossa, instituirono ad onor suo riti religiosi come ad un Dio , ed avendo edificato in citt un asilo , dal nome di lui lo chiamarono Teseo (i).
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XXIV.

Primo ratto di E lena , che tocca a Teseo. Piiitoo lo impegna ad andare seco lui a rapire Proserpina. Successo di tale impresa.
Esposte cos le vicende di Teseo, parleremo a parte anche del ratto *d Elena, e del vano attentato di Pi-* ritoo, innamorato di Proserpina ; giacch queste cose sono legate con quelle di Teseo. Piritoo, figliuolo di Issione , dopo la morte dlppodamia , da cui aveva avuto Polipete , portossi in Atene da Teseo ; il quale trovato vedovo per la recnte morte di F edra, coJsuoi discorsi eccit a voler rapire Elena, nata di Giove e di Leda , che allora aveva dieci anni (2), e che tutte le donne
(1) Questo falto segu nella 77. olimpiade alla occasione, che Ci ntone , figliuolo di M ilziade , occup Scirone. (2) Gli Eruditi hanno di che battersi i fianchi volendo combinare l et di Elena ne varj avvenimenti della sua vita. Tenendo conto di d che molti d essi dicono ^quando i vecchioni trojani Pammi ravano come un portento di. bellezza , perdonando in loro cuore a Paride di avere conducendola seco esposta Troja ad una certa ruin a , essa non aveva meuo di 80 o 90 anni. Ma non era pi il

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d ogni paese superava in bellezza. Partirono adunque con qualche drappello di compagni per Lacedemone ; ed ivi trovata coriioda occasione rapirono Elena, come pre da comune, e la portarono ad Atene* Venendo poi a volerne decidere il destino , si riportarono alla sorte, pattuendo fra loro, che quegli, a cui fosse toccata, do vesse ajutare il compagno fedelmente, in mezzo a qua lunque pericolo , a trovarsi una moglie. Datisi su di ci giuramento, Elena tocc a Teseo: la qual cosa mal soffrendo gli Ateniesi, egli per timore del loro disgusto la depose in Afidna, citt dell Attica, e la diede in custodia ad Etra sua madre, ed ai pi notabili amici suoi. A Piritoo intanto venne il capriccio di aspirare alle nozze di Proserpina, e domand a Tseo, che volesse prestargli 1 opera sua' volendo andare ad acqui * starla. Teso cominci da principio a dissuaderlo da tal tentativo, ed a ritrarnelo facendogli sentire, come il pensier suo era eccessivamente nefando : ma Piritoo instava sempre pi; e Teseo rispettando il giuramento dato infine si risolvette di seguirlo. Andarono dunque alla reggia di Plutone., e furono pel sacrilgio, di che si fecero rei, messi in catene : ma Teseo ne fu poi sciolto da Ercole , e andossene : Piritoo vi rimase ; e sconta in tormenti, che non cesseranno giammai, la sua empiet.
tempo, in cui donne di quella et feoero innamorate di s i re di Gerara , e di Egitto ! Del resto non meno strano il pensiere del flesseliagio , il quale sul supposto, che Teseo avesse cinquantanni, trova difficolt a concepire come pretendesse di accapararsi uni fanciulla per averne poi opportunamente de' figli. Per giustificare il dotto Vtttselihgio bisogna ricordarsi eh1 egli era olandese.

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Vi sono per scrittori, i quali dicono , che n 1 uno , * n r altro ritorn di l. Intanto i Dioscuri fratelli di Elena, assaltando Affidna con molta truppa, e presala e demolita, ne condussero via Elena ancora vergine ; e con -essa tra le prigioniere anche Etra, madre di Teseo.
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XXV.

Di L a jo , e di Edipo. I Sette a Tebe. Esito della loro impresa.


Ma dopo avere di queste cose detto quanto occor reva , diremo anche dei sette Capitani, che andarono a Tebe, prendendo dai loro principi le cagioni di quella guerra. Lajo , re dei Tebani, aveva presa in moglie Giocasta, figlia di Creonte. Passato assai tempo senza averne prole, consult loracolo , ed ebbe dalla Pizia in risposta, che mal sarebbe per lui laver figli, poich quello, che ne avesse , sarebbe stato parricida, e in volta avrebbe in funeste disgrazie tutta la famiglia. Lajo non si ricord mlto dell* oracolo , e gener un fi gliuolo. Per, nato che fu , foratigli i piedi, lo espose, onde gli venne il nome di Edipo. I servi, a cui il re dato aveva il fanciullo da esporre , pensarono ci non doversi fare ; e lo diedero in dono alla moglie di Polibo, la quale non era atta a partorire. Venuto il tempo, in cui Edipo era gi cresciuto alla et duomo, Lajo si avvis ' d interrogare il Dio sul bambino in addietro esposto; ed Edipo da qualcheduno avvertito,

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eh* egli era un figlio supposto (i) , and a domandare alla Pizia quai fossero i veri suoi genitori. Ora accad de , che incontrandosi 1 un 1 altro nella Focide, Lajo * * superbamente comand ad Edipo, che gli desse la strada; e questi montato in collera, nulla sapendo, che 1 altro fosse suo padre, ammazz Lajo. Circa quel * tempo dicesi , che una sfinge , che certa fiera bifor me , venne a Tebe , e propose un enimma da scio gliere a chiunque volesse mettersi in tale impegno ; e siecomc m olti, che per la troppa ambiguit della proposta non seppero spiegar 1 enimma, erano stati * da lei uccisi ; finalmente fu offerto un tal premio a chi lo spiegasse, che giugnendo a tanto avrebbe avuto colla mano di Giocasta anche il regno. Ma nis suno ancora trovayasi, che potesse indovinare la cosa; ed Edipo solo fu quello, che sciolse 1 enimma , il quale era questo : quaC la cosa , cK bipede , tripede , e hquadrupede? Edipo, mentre tutti esitavano, disse que sto essere 1 uomo , il quale ne* primi anni della infan * zia va con quattro piedi ; cresciuto in et con due ; e ridotto alla decrepitezza , prende in soccorso della de bolezza sua un bastone. Allora la sfinge , . secondo la favola, si precipit da una rupe; Edipo spos la madre che non conosceva ; e da lei ebbe due figliuoli, Eteocle (2) e Polinice , e due figliuole, che furono Antigone ed Ismene. Questi figli, giunti che furono a matura e t , infor(1) Sofocle dice, cbe ad Edipo fu fatto in Corinto questo rim provero (a) Sofocle suppone Eieocle figlio minore.

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mati dal delitto domestico forzarono Edipo a non pi mettere piede fuori di casa a cagione della grande turpitudine del fatto ; e tra loro convennero di tenere il regno alternativamente di anno in anno. Quindi Eteocle , che era il maggiore , prese le redini del governo pel primo ; ma passato lanno noi volle cedere al fra tello. Polinice dal canto suo non cess di domandare qu nto spettavagli ; e non avendo potuto ottener nulla, si ritir in Argo presso il re Adrasto, in quello stesso tempo, in cui in Argo pure presso Adrasto er$ andato a ricoverarsi T'ideo, figliuolo di Oeneo calidonio, dopo avere amazzati i suoi cugini Alcatoo e Licopeo (i). Adrasto cortesissimamente accolse 1 uno e l 'altro , e ' tratto da certo oracolo diede loro per ispose due sue figlie, cio Argia a Polinice, e a Tideo Deifele. E co me codesti due giovani seppero ingerir di s buon con cetto, e al re diedero non volgari prove di loro virt, Adrasto promise ad entrambi di condurli alle loro p a ^ trie. Ed incominciando a cercare il modo di far restitui re a Polinice il regno avito, mand ambasciador suo ad Eteole Tideo, il quale dicesi, che per istrada fosse sopraf fatto da cinquanta uomini, che Eteocle spedi a tender gli imboscata. Ma Tideo ebbe la buona sorte di ammaz zarli tu tti, e di ritornarsi fuori d ogni aspettazione ad
(i) questo, un punto di storia imbrogliatissimo per le contrad dizioni, che scorgonsi fra quanti hanno parlato di questi fatti. ApoUndoro rammemora chi disse, che. Tideo ammazz Alcatoo , suo zio; ed altri, che scann i figli di suo zio M clanide , tra quali per non conta n Alcatoo , n Licopeo ; e che Ferecidq in ispezialit pone cbe l'ammazzato da Tideo fosse O leno , suo fratello. Alcatoo , a Licopeo , cugini di Tideo , erano figli di Agrio.

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Argo. Adrasto come*ud laccaduto, si mise a disporre quanto era necessario per la spedizione ; e indusse a prender seco parte nella guerra ; che meditava, Ca paneo , Ippomedonte , e Partenopeo, figlio di Atalanta di Sceneo. Polinice dal canto suo fece lo stesso con Amfiarao indovino, mettendo in opera ogni, genere di persuasione perch andasse a militar seco sotto Tebe : il quale per stava saldo in non volervi andare , con sapevole per la sua prescienza, che sarebbe morto in guerra. Ma Polinice prese una collana d* oro , che i favoleggiatori dissero stata donata da Venere ad Armo nia (i) , e la regal alla moglie di Amfiarao , perch inducesse il marito a prendere parte in quella guerra ; e fu opportuno il momento, perciocch contendendo in sieme Adrasto e Amfiarao del regno (2), erano rima sti daccordo, di rimettersi al giudizio di Erifile, so rella di Adrasto, e moglie di Amfiarao: laonde questa aggiudic il regno ad Adrasto, ed impose al marito la necessit di andare alla guerra di Tebe. Amfiarao adunque, non ostante che vedesse d* essere stato tra dito dalla moglie, s indusse ad andare alla guerra cogli altri : ma prima ordin ad Alcmeone, suo figliuolo, che quando egli fosse morto , avesse da trar vendetta di Erifile; ed infatti obbedendo ai comandi del padre,
(O Si vedr nel libro v, che lAutore fa entrare anche Minerva nella storia di questa collana: forse, dice il flesse litigio, pereh data ad Armonia da Venere, la collana, e il peplo da Minerva n tutto poi prendesi facilmente in complesso; e copfondesi, come se una cosa valesse 1*altra. I lettori ne giudichino.' (a) La cagione , e l origine di questa lite vengono esposte da P in daro ; e da A pollo doro .

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costui ammazz la madre , onde poi per rimorso delT atroce delitto yenne agitato dalle furie. .Adrasto in tanto , e Polinice, e Tideo con quei quattro capitani , Amfiarao , Capaneo , Ippomedonte , e Partenopeo , an darono con grosso esercito a portar la guerra a Tebe; nella quale Eteocle e Polinice feritisi scambievolmente morirono; e mori pure Capaneo, rovesciato dalle scale, per le quali tentava di ascendere le mura (i) ; ed Am fiarao fu inghiottito- col suo carro dalla terra , che gli si apr sotto in gran voragine. In quella' guerra perirono del pari gli altri Capitani, fuori che Adrasto ; ed in credibile strage fu fatta de soldati, che i Tebani non permisero, che tolti fossero del campo per seppellirli. Adrasto adunque lasciatili insepolti ritorn ad Argo ; e mentre nissuno ardi moversi al pietoso ufficio, gli Ate niesi soli , che in umanit vincono tu tti, presero a dar sepoltura agli uccisi presso la citt di Cadmo. Questo il fine eh* ebbero i sette Capitani iti a far guerra a Tebe.
( i ) Vegezio ha detto, che Capaneo fu il primo ad usare le scale nell1 assalto delle citt. Sarebbe stata pi prudente cosa dire , che Capaneo fu* il prim o, che si sappia avere usate scale a tale intendimento. A quanti passi di scrittori anche gravissimi starebbe bene questa emenda!

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XXVL

Degli Epigoni, o figliuoli dei Sette . Assaltano i Tebani, che abbandonano la loro citt. Notizie intor no agli Eolj. Imprese di Salmo neo. Antenati di Nestore.
Ma i figli degli uccisi, cbe chiamatisi gli Epigoni (1), volendo far vendetta della morte de* loro genitori, uniti insieme di coraggio e di forze deliberarono di portar guerra* a* Tebani ; e dal trpode d* Apollo , ebbero per norma, che ne facessero capo Alcmeone: il quale avu tane la nomina, volle sapere dal Dio quanto occorreva si per la spedizione contro i Tebani, che pel gastigo, che dovea dare alla madre. Ora il Dio lo avvert di dover fare luna cosa e 1*altra; e in quanto a ci, che riguardava la madre , univasi la ragione, eh* essa non solo avea accettata la collana a mina del padre di lu i, ma si era inoltre lasciata corrompere col peplo ad esizio del figlio. Era qusto peplo, come pur la collana, un dono, che in addietro Venere aveva fatto ad Armo nia , moglie di Cadmo ; ed Erifile avea avuta la collana, siccome si gi detto, da Polinice , e il peplo da Tersandro , figlio di Polinice , perch inducesse il marito suo ad andane alla g u e iT a . Ora Alcmeone non solo lev truppe dalla citt degli Argivi, ma ne trasse molte anche dalle citt vicine ; e con tutte esse marci contro i Tebani ; i quali usciti a combattere, fuwi un* aspra
(i) Fu questo un soprannome di nobilt dato per eccellenza. Cos
Jpoltodoro , Pindaro , Pausania, ec.

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battaglia , che fin colla vittoria dell'esercito di Alcmeone. I Tebani vinti in battaglia , e spossati per la grande ttrage de*loro concittadini, vedendosi fuori di stato di resistere al nemico, n avendo pi speranza di salnte, presero consiglio dallindovino Tiresia per sapere cosa loro restasse a fare; e Tiresia disse, che uscissero della citt: questo solo essere il mezzo che avessero onde ri maner salvi. Cos fecero i Tebani; e lasciando la citt vuota , di nottettempo fuggirono in certo contado di Beo zia, che chiamasi Tilfossio. Gli Epigoni presa la citt la saccheggiarono, ed essendo caduta in loro mani Dafne, figliuola di Tiresia, essi per voto, come primizia del bottino di guerra, la consacrarono in Delfo. Questa don zella non fu men valente del padre nella scienza d in dovinare; e mentre stette in Delfo, fece in essa grandi progressi ; essendo veramente 1 indole sua mirabile, ed * avendo data opera a scrivere con singolare artifizio varj oracoli. Da essa non pochi carmi prese Omero, tra sportandoli ad ornamento della sua poesia. E perch spesso gittava le sorti invasata da spirito divino, ebbe il cognome di Sibilla ; perciocch l essere ispirata dal nume in uno de* dialetti de* Greci dicesi sibiliare , che quanto far la Sibilla ().
(i) Il sibilo , e U sibillar nostro o latino, avrebb1 esso qualche relazione al aibiliare de1 Greci nel senso qui accennato ? Per esso noi intendiamo il fischio, o il fischiar de' serpenii. Forse in mezzo alle contorsioni sue convulsive la Sibilla , o Pitonessa , mandava fuori talora delle voci simili a quelle del serpente! Leggitori) miei! V uno fra noi, che nominando la Sibilla intenda di dire la donna che fischiava come un serpente P Eppure voi non dite nulla di pi.

Finalmente avendo gli Epigoni mandata felicemente a termine la loro spedizione , ritornarono alla patria carichi di molto bottino. De Tebani rifugiatisi in Tilfossio, mori Tiresia, il quale, avuta magnifica sepoltura, fu dai Cadmei inalzato agli onori divini. Essi poi, lasciata Tilfossio, invasero i Doriesi, ed avendoli vinti in battaglia li cac ciarono della loro terra patria ; e per qualche tempo la occuparono eglino medesimi : poi una parte rest ivi ferma, ed una parte ritorn a Tebe con Creonte, fi glio di Monece, il quale allora aveva il supremo co mando. 1 Doridi cacciati del loro paese in seguito vi ritornarono, ed abitarono Erineo, e Citinio, e Boeo. Ma prima di questi tempi Beoto, figlio d Arne, e di Nettuno , ito nel paese che allora chiamavasi Eolide , ed ora si dice Tessaglia , chiam Beoti i^suoi compapgni. E qui necessario , che di codesti Eolj diciamo in particolare qualche cosa, seguendo le antiche me morie. Ne* tempi andati una parte de figliuoli di Eolo, il quale fu dal canto di Ellene nipote di Deucalione, visse ne* luoghi dianzi accennati. Ma fu Mima, che fermatosi nella Eolide, vi regn. Di esso fu figlio Ippote, cheb be da Menalippe Eolo ; e la figlia di Eolo, di nome Arne, ebbe da Nettuno Beoto. Eolo non credendo, che la gravidanza di Arne fosse opera di Nettuno, ma at tribuendola a colpa della donzella , la consegn ad un certo Metapontino , ospite suo, ivi per accidente capi tato, onde la trasportasse alla sua citt. D che seguito, Arne vivendo tra i Metapontini partor Eolo e Beoto 5 i quali quel Metapontino, non avendo figli, per sug-.

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germento di certo oracolo , adotto. Questi giunti alla et virile , essendo nata sedizione in Metaponto , colla forza si fecero signori della citt. Poi sorta discordia tra Arne , ed Autolite, moglie del Metapontino , essi sostenendo la madre ammazzarono Autolite; il qual fatto mal sostenendo il Metapontino , eglino allestite alcune navi, colla madre, e con non pochi amici partirono di l ; ed Eolo occup nel mar Tirreno le isole, che dal suo nome diconsi Eolie, e fond la citt di Lipari: Beoto andato ad Eolo , suo avolo materno, fu da esso tenuto in conto di figlio; ottenne il regno della Eolide; e il paese chiam Arne dal nome della madre, e dal suo ne chiam Beoti i popoli. Itono , figlio di costui, ebbe quattro figliuoli, Ippalcimo , Elettrione , Archilico , ed Alegenore. Da Ippalcimo nacque Peneleo , da Elettrione Leito, Giorno da Alegenore ; e da Archilico nacquero Protenore, ed Arcesilao ; e tutti questi militarono sotto Troja , come capitani dei Beoti. Cos spiegate queste cose c ingegneremo di parlare di Salmoneo, e di Tirone, e della loro prole sino a Nestore, uno della spedizione trojana. Questo Salmoneo era fi glio di Eolo, nipote di Ellene, e pronipote di Deuca lione. Partitosi egli dalla Eolide con gran numero di Eoi] , si fece signore di un tratto di paese dell* Elide presso le -sponde deU Alfeo , ed ivi fond una citt detta dal suo nome Salmonia ;. e presa in matrimonio Alcidice , figlia di Aleo, n ebbe Tirone , assai bella : poi morta Alcidice, prese Siderone, la quale, come ma drigna , fu con Tirone di animo *avverso. Salmoneo, essendo petulante cogli uomini, ed empio cogli D ei,

i6g
cadde in odio de suoi, e finalmente pel suo disprez zare gli Dei venne da Giove fulminato , e s* abbruci. Tirone ancor vergine fu cara a Nettuno , che la fece madre di Pelia, e di Neleo : indi data sposa a Creteo, par** tori Amitaone, Ferete, ed Esone. Morto Creteo, Pelia e Neleo vennero a lite tra loro pel regno; e Pelia ebbe Iolco , e le terre vicine in sua parte ; e Neleo presi seco Melampo, e Biante. figli di Amitaone e di A glaia (i) , e varj altri Achei, Ftioti, ed Eolj, condusse T esercito nel Peleponneso. Ivi Melampo , essendo vate, restitu il senno alle donne, che vi trov prese dal fu rore di Bacco (2), e per tale buona opera Anassagora, re degli Argivi , e figlio di Megapente , gli don due porzioni del regn. Melampo, preso a compagno nel regno il fratello Biante, frasfer la sede in Argo; e fatto matrimonio con Ifianira, figlia di Megapente, ebbe da essa Antifate, Manto, Biante, e Pronoe. Di Antifate, e di Zeusippe , figlia dMppocoonte , nacquero Oicle, ed Amfalce. Da Oicle e da Ipermestra figliuola di Tespio, nacquero Ifianira, Polibea, ed Amfiarao. Melampo adun(1) Apollodoro invece di Agiata pone Idomen , figlia di A barite* (a) Delle donne argive prese dat furore di Bacco parla anche Pausania . Ma come le guar Melampo nella qualit, che qui se gli attribuisce di vate ! facile dire, che ne sed gli spirili agitali , cantando loro canzoni di riimo assai temperalo. Ma non potrebbe piulioslo essere stato indovino, o vaticinatore, che vogliam dire, presa in tal largo senso questa parola, da significare la rivelaaiona di una malattia cbe quelle donne avessero, la quale tal ora ha assaltate molte donne anche de1 tempi moderni 5s ed in conseguenza averne indicato il rimedio ? Prego il primo medico, che prenda a commentare le opere di Astruo , a considerare questo fatto.

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<pie, e Biante, e i loro posteri, ebbero in questa ma niera parie nel regno degli Argivi. Neleo poi con quelli, cbe 1 avevano seguito , entrato nella Messeni , die dagli indigeni gli fu conceduta, fabbric Pilo ; e regnando iv i, da Coride, figlia di Amfione tebano , cbe prese in isposa, ebbe dodici figliuoli ; tra i quali il maggiore di et fu Peridimeno, e Nestore quello di minore et, trovatosi poi alla guerra di Troja. E tanto basti intorn ai progenitori di Nestore , per contenerci entro i giusti termini.
C a p i t o l o

XXVII.

Storia de Lapiti e de* Centauri.


Ora dobbiamo soggiungere alcune cose in particolare anche intorno ai Lapiti, ed ai Centauri. Molti furono i figli di Oceano , e di Tetide, siccome rammentano le cronache, i quali si distinsero co'nomi di fiumi. Tra questi fu Peneo, dal quale nominato un fiume in Tessaglia. Questo Peneo congiuntosi alla ninfa Creusa gener Ipseo , e Stilbe ; e da questa Apollo ebbe Lapite (1), e Centauro. Lapite dimorando sul Peneo, signoreggi il paese vicino a quel fiume ; e presasi a moglie Orsinome, figlia di Eurinomo, fu padre di due figliuoli, F orbante , e Perifante , i quali dominarono que luoghi (a). Tutta la gente de* medesimi ebbe cos
(1) Stefano- d per padre a Lapite un Perifante : forse Perifante fu marito di Stilbe. (a) Forbante poi and ia Aodi; ed Attore suo figliulo, e i di* scendenti di questo , ebbero parte nel regno di Elide. Cosi Pausania.

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la denominazione di Lapiti da quel Lapite. F orbante, figlio unico di Lapite, and in Oleno, di dove, chia mato poi in suo ajuto da Alettore, re di Elide , il quale temeva la signoria di Pelope, uscito venne messo a parte del regno. Da lui provennero Egeo ed A ttore, che in seguito ottennero il regno degli Elei. Laltro fi gliuolo di Lapite, Periinte, da Astiagea, figlia dIpseo, ebbe otto figliuoli, il primo de* quali, di nome Anzione , ebbe Issione d Perimela, figlia di Amitaone. Issione promettendo regali magnifici ottenne da Esioneo in isposa la figlia, chiamata Dia, dalla quale ebbe Piritoo: ma come non mantenne le promesse alla moglie, Esio neo gli sequestr i cavalli ; ed Issione col pretesto di voler soddisfare al debito, chiamato a s il suocero, lo cacci in una fossa piena di fuoco: dal quale crude lissimo e primo delitto di parricidio , da cui nessuno poteva assolverlo, Giove finalmente il liber, siccome portano i racconti favolosi. Ma costui innamoratosi di Giunone, ebbe il coraggio di farne una dichiarazione alla Dea , e di tentarla allo stupro. Laonde Giove dato ad una nube le sembianze di Giunone , questo spettro gli appresent , col quale Issione congiuntosi venne a procreare i Centauri simili agli uomini. Ma finalmente per la enormit de peccati legato da Giove ad una riiota , dopo morte sopra essa punito con eterni torriienti. Altri dicono , che i Centauri educati dalle Ninfe nel Plio, quando furono adulti si congiunsero con ca valle , e generarono la biforme razza degl Ippocen tauri , com essi li chiamano. Alcuni affermano, dirsi

%]% * i figli di Nefele e d Issione centauri, perch essi fu rono i primi, che imparassero a cavalcare cavalli, don de ebbero il nome d Ippocentauri ; e cos nacque la favola della doppia loro natura. Costoro , essendo del medesimo sangue , chiedevano a Piritoo la loro porzio ne nella signora paterna; e come non bad alle loro domande , a lui e alla gente de* Lapiti fecero guerra. La quale essendo terminata, Piritoo stando per cele brare le solenni sue nozze con Ippodamia, figliuola di Buto ( i ) , invit Teseo, ed i Centauri : ma questi #pieni di vino vollero stuprare per forza le donne, eh erano intervenute al convito ; ond , che Teseo , e i Lapiti per tal nefanda ingiuria irritati, non pochi ne ammazzarono, e cacciarono gli altri in bando della citt. Per questa ragione tutta la razza de Centauri mosse guerra ai Lapiti ; parecchi de quali essendo restati m orti, gli altri che la fortuna della guerra lasci superstiti, furono Costretti a fuggire in Foloe dArcadia. Per alcuni di essi scappati a Malea, restarono ivi. Per tal vittoria i Centauri insuperbitisi, incominciarono con iscorrerie a molestare il paese all intorno , svali giando i G reci, che passavano vicino ai loro luoghi ; ed anche ammazzando molti degli abitanti limitrofi.
(0 accolta la correzione del P alm erio, che mette Buio ia luogo di B ista , essendo stata la stirpe di Buio assai illustre ia Atene..Il Fesselihgio l1ha approvata, e poi non seguita. Egli qui si h limitato ad osservare un errore in Plutarco$ il quale nel Teseo nomina Deidamia invece d*Ippodamia. Aingrasiamolo anche di questfe

a p i t o l o

XXVIIf.

D i Esculapio, e de*suoi figliuoli. Delle figliuole di Asopo , Ja una ^iia/i discesero Achille ed Ajace.
Spiegate codeste cose narreremo di Esculapio, e della sua posterit. Dicesi nato Esculapio di Apollo e di Coronide (i); e come ebbe grande ingegno , e forza di mente, con jnolta attenzione si applic alla scienza medica, e molti rimedj trov per guarire gli uomini delle malattie : nel che tanta gloria acquistassi, che , come quasi per miracolo diede la sanit a molti ammalati, che disperavano di ottenerla, cos fu creduto che molti ancora richiamasse alla vita dall interno. Per questo favoleggiasi, che Plutone lo querelasse d* innanzi a Giove perch col suo medicare veniva a diminuire il numero de*morti, e lo accusasse di levare al regna infernale una parte della sua potenza : di che sdegnato Giove con un colpo di fulmine ammazz Esculapio. Ma del fatto di Giove non meno si sdegn Apollo; sicch voltosi ai Ciclopi, li uccise per essere quelli che a Giove aveano fabbricato il fulmine: e Giove irritato del fatto di Apollo, in pena di tanta temerit 1 obblig a servire mercenario ad un uomo. Di Esculapio sono figli Macaone, e Podalirio, che ben istruiti nell* arte del padre loro, si trovarono nell esercito di Agamennone, quando egli and a Troja. Ed in quella guerra furono
(i) Pretto Pausania alenili duno ad Esculapio una madre diversa*,

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di. mota utilit ai Greci (i) ; e perch con singolare industria curavano i feriti nelle battaglie, molta gloria ritrassero pei Buoni servigi prestati, cosi che furono a distinzione degli altri per lo esimio vantaggio che aveasi della loro arte, fatti esenti dal prender parte ne* combattimenti, e da altri pesi, e carichi. Ora il discorso dee volgersi alle figliuole di Asopo, e ai figliuoli di Eaco. Oceano e Tetide, secondo le fa vole , tra gli altri molti figli che ebbero, celebri pei no mi d fiumi, ebbero Peneo ed Asopo. La sede di Peneo fu nel paese, che ora si chiama Tessaglia, e di nome suo nobilit. il fiume, che ivi scorro. Asopo abi tando in Fliunte, ebbe per mogli Metope (a), figlia di Ladone, la quale gli partor due maschi, Pelasgo ed Ismeno (3) , e dodici femmine, i nomi delle quali tono, Cercira, Salamide , Egina , Pirene , Cleona , T ebe, Tanagra , Tespia , Asopide, Sinope, Aenia , e Galcide. De figli Ismeno and a stabilirsi in Beozia presso il fiume, che porta il suo nome. Delle figlie, una,' che fu Sinope , piaciuta ad Apollo, e da lui ra(z) Lo stesso dice di essi Cornelio Celso , osservando per , cbe Omero non li fa prestar opera n nell* pestilenza, n in altri ge neri di malattie, ma soltanto nelle ferite riportate ne1 combattimenti.

11 che vuol d ire, che piobabilmeme non erano se non chirurghi;


e che un semplice chirurgo, e nulla di pi , ra E sculapio . (a) Pindaro poetaudo ha supposto che Metope , figlia di Ladone , sposasse l* Asopo, che scorre presso Tebe. ( 3) Apoltodoro d ad uno de figli di Asopo il nome di Pela gonta . Inoltre gli d non dodici, ma venti figliuole. Pare almeno, che ne avesse pi di dodici, poich Diodoro medesimo poco ap presso nomina Arpitta 9 ed Erodoto parla d i Ere ^ od Oeroe.

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pita, fu condott# alr luogo , v ora Sinope , che da lei ebbe il nome; e da lei e da Apollo nacque Si ro (1), che domin sul popolo de Sirj , cos chiamato da lui. Cercira fu da Nettano portala in Corcira, isola, che anche oggi ritiene il. nome di lei. Da essa e da Nettuno nacque F eace, onde venne la loro denominazione ai Feaci. Egli fu padre di Al cinoo , da cui Ulisse fu ricondotto ad Itaca.NNet tuno rap eziandio Salami, che trasport nellisola, eh* ha il suo nom e, e n ebbe in figlio Cencreo, che fu re di quell isola, chiaro per valore, avendo ucciso un serpente di enorme grandezza, il quale faceva strage degli isolani. Egina da Fliunte rapita in Egina, che da essa ebbe il nome, e fatta madre da Giove, partor Eaco , re . dell isola, divenuto poi padre di Peleo, e di Telamone, il primo de quli con imprudente tiro del disco ammazz Foco, suo fratello di padre, ma nato* daltra madre ; e per questa morte obbligato dal padre ad andare in esilio, portossi nel paese della Tessaglia, che ora chiamasi F tia , ove sciolto dal peccato da At tore , ch n* era r e , succedette a lu i, che non avea figli, nel regno (2). Da Peleo e da Tetide nacque
(1) Lo Scoliatte di Apollonio Rodio , e Plutarco nel Lucullo t dicono la stessa cosa di Sinope, e di Siro. (2) Secondo Pausania 1*uccisione di Foco fu da Peleo commessa di tutto proposito per vendicare la madre dall'ingiuria di una rivale odiosa. Apollonio per dice lo stesso che Diodoro. Una dif ficolt pi forte nasce dal dire che & P autore, che Attore non avea figli, quando si s a , che aveva avuto Menezia padre di Pa troclo. Si aggiunga, che secondo Apollonio Pelia and a Ftia da Ewrizianc, figliuolo di A ttore, e ne spos la figlia^ e con essa ebbe

a7 6 Achille, che combatt Troja insime on Agamennone; Telamone , profugo anch gli da Egina , approd in Salamina , ed ivi sposata Glauce figlia di Cencreo , prn cipe de Salaminj ottenne la signoria di quell isola. Egli dopo la morte di Glauce prese per moglie da Atene Eribea, figliuola di Alcatoo , da cui ebbe Ajace , stato poi anchegli alla impresa di Troja. Capitolo XXIX.

Di Enomao , e < Ippodamia : come Pelope la spo T sasse. Casi di Tantalo, Sventure di Niobe. Stirpe de Prncipi di Troja.
Ora verremo alla storia di Pelope , di Tantalo, e di Enomao. Ma necessario prenderla assai da alto , e notarne diversi capi. In P isa, citt del Peloponneso , Marte ebbe Enomao da Alpina figliuola di Asopo. Enomao ebbe una figliuola sola, che fu Ippodamia; ed avendo chiesto all oracolo , quando egli avesse da morire, ebbe in risposta che sarebbe morto quan do sua figlia fosse andata a marito. Laonde paven tando le nozze di lei, la dedic a verginit peipetua ; giacch pensava questo essere il mezzo solo , per cui potesse sfuggire il pericolo della morte. E siccome molti intanto domandavano la mano d Ippodamia , egli pro
parte nel regno. Il Vesselingio risponde, che o Diodoro ha sba gliato , o ha seguito memorie, come fa sovente , diverse da quelle, alle quali si sono fondati gli altri. Che * b da opporre al dotto
Vettelingio

~*n pose ai pretendenti una prova, per la quale perdesse la vita quegli, che non vi riuscisse, e dovesse poi sposare la donzella chi ne fosse nscito vincitore. La prova fu una corsa di cavalli da Pisa fino all* altare di Nettuno nell* istmo di Corinto, con che la mossa si facesse nella seguente maniera. Enomao sacrificherebbe a Giove un ariete ; e intanto li pretendente sarebbe salito sul carro tratto da quattro cavalli; e finito il sagrifizio anche il Te sarebbe montato sul suo cocchio guidato da Mirtilo , e colla lancia inseguendo il pretendente, lo avreb be trafitto, avvenendogli di raggiungerlo. In questo mo do attesa la velocit de* suoi cavalli, raggiungendo co stantemente i pretendenti che pur erano partiti prim a, il re ne ammazz parecchj. Venne a Pisa anche Pelope, fi gliuolo di Tantalo ; ed appena veduta Ippodamia, de sider daverla a sposa. Perci pens di corrompere con denaro Mirtilo , guidatore del carro di Enomao , onde gli procacciasse la vittoria; e colTajuto di costui giunse infetti prima di Enomao all*aitar di Nettuno nellistmo. Questi considerando essersi gi compiuto il detto delr oracolo, all angustia di cuore unitasi la disperazione, si diede di sua mano la morte; ed in questa maniera Pelope colle nozze dIppodamia s impadroni del regno di Pisa. E poich era uomo forte e prudente, essendo a poco a poco cresciuto in potenza giunse in fine a porre sotto il suo dominio molti popoli della Penisola, e la chiam dal suo nome Peloponneso, che dire isola di Pelope. Ma giacch s fatta menzione di Pelope, duopo che aggiungiamo anche qualche cosa intorno a Tantalo,

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suo padre, onde non sembri, che tralasciamo cosa de^ gna di memoria. Tantalo, figliuolo di Giove, fu illustre per ricchezze e per gloria. Egli abitava la provincia d Asia, che ora chiamasi Paflagonia ; e per la chia rezza della schiatta proveniente da Giove, dicesi che fosse caro anche agli Dei. Ma non usando della sua felicit con quella modestia, che debito dell uomo, essendo ammesso alle tavole degli Dei, e a vivere famigliarmente con loro, ' rivel, ai mortali i loro secreti : ond* , che della temerit sua fu punito da vivo, e morto favoleggiasi che fosse chiuso cogli empj dannati, ed ivi martoriato co tormenti di un supplizio eterno. Di lui nacquero Pelope e Niobe, la quale partor sette maschi, ed altrettante femmine di egregia bellezza. Pel qual nmero di figliuoli Niobe insuperbita, spesso so leva gloriarsi, che Latona nella felicit de* parti era vinta da lei. Le favole dicono, che provocata a sdegno per tale temerit la D ea, ordin ad Apollo e a Diana, che avessero 1 una le figlie, i figli laltro di quella su perba a trafiggere colle loro saette : e questi eseguendo F ordine della madre ad imo stesso tempo uccisero i figli di Niobe, in un istante solo verificandosi eh essa avesse una prole copiosa, e non ne avesse nissuna. Del resto perch Tantalo, odioso agli D ei, perdette la Paflagonia, cacciatone da Ilo , figliuolo di Troe , diremo qualche cosa anche d Ilo , e de suoi antenati. Nella Troade regn per primo Teucro, generato dal fiume Scamandro, e dalla ninfa Idea ; uomo illustre, e che ai popoli del paese diede il nome di Teucri. Dardano spos la figlia d lu i, Batea, e succedutogli

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nel regno, ne fece chiamare i sudditi Dardani dal no me suo, cos pure chiam Dardano dal suo nome la citt, chegli edific sul lido dei mare. Di lui nacque Erittonio, potente assai per felicit, e per copia di ricchezze : del' quale il poeta Omero scrive : .............. Tra mortali Niun pi ricco di lui ; che sue pur sono Le per gli umidi prati erranti intorno Tre m ila , che nitrir o d i, cavalle. Fu da lui generato Troe , autore del nome trojano; e questi ebbe tre figli, Ilo , Assaraco, e Ganimede. Ilo Belle pianure della Troade edific una citt nobilissima, a cui diede il .nome d*Ilio. Di esso lui fu figliuolo Laomedonte, che gener Titono e Priamo* Titono militando in Asia verso l oriente si spinse fino in -Etiopia ; onde nacque la favola di Mennone avuto da Aurora , il quale port soccorso a Trojani, e venuto alle mani con Achille rest morto. Priamo, sposata Ecuba, fra i molti altri figli ebbe Ettore , che singo* larmente si distinse nella guerra trojana. Da Ascanio, principe dei Dardani, fu generato Gapi, padre di An-^ chise, il quale ebbe da Venere Enea, chiarissimo fra i Trojani. Finalmente Ganimede, a niuno secondo : in bellezza , dicesi rapito da Giove, onde facesse il' cop-* piere agli Dei. Dalla esposizione di queste cose passe remo a Dedalo, e al Minotauro , e alla spedizione dji Minosse contro Cocalo re di Sicilia.

a p i t o l o

XXX*

Avventure di Dedalo. Sue opere in Creta , e iti Si cilia. Minosse lo perseguita. Funesta spedizione di questo re contro Ccalo, protettore di Dedalo. Opere di Dedalo in Sicilia
Dedalo fu ateniese di patria , della famiglia degli Erettidi ; poich discendeva da Mezione nipote di Eretteo per via di Eupalamo (i). Essendo dingegno sopra tutti gli altri acutissimo, si diede con molto ingegno allo studio deff architettura , e riusc inoltre e model latore di statue, e scultore in pietra eccellente ; e con molti ritrovati assai ampli dottamente codeste arti. Egli fece meravigliose opere in diverse parti del mondo ; e super tanto -nell artifizio delle statue tutti i mortali, che i posteri hanno sostenuto essere state le sue figure perfettamente simili alle persone vive, giacch e lo sguardo e 1 andamento, e tutto lo stare di esse era quale ne* viventi Per lo che essendo stato il primo % dare alle statue il getto dell occhio, la mossa del passo , e quella delle m ani, giustamente ebbe la co mune ammirazione. Imperciocch gli artefici che lo aveano preceduto, facevano i loro simulacri cogli occhi incantati, e colle mani basse , ed attaccate ai fianchi (a).
(1) Franusio Giunto nel catalogo degli architetti Jia con molta erudizione illustrato questo passo di Diodor tessendo la genealogia di Dedalo . (a) 11 seguente passo di Pausania merita d'essere posto sotto gli ocohi de' lettori per temperare l ' esageratone dell'arnica lama di

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Quantunque per Dedalo per la eccellenza neU* arte movesse tutti a grande meraviglia * dovette andare esule dalla sua patria, condannato di morte per la cagione che siegue. Teneva egli presso di s per ammaestrarlo nell* arte Tak, suo nipote dal canto di sorella, il quale superando nell ingegno il maestro, costru una rota singolare ( i), e trovata una mandibola di serpente, prendendola a modello, coll ingegnoso moto che dar seppe alla ruota, ne imit cos bene nel ferro l'asperit dei denti, cbe venne ad inventare la sega; onde cotiajuto di essa separare ogni materia legnosa : grande compenso e sussidio nell arte fabbrilet Costui trov pure il torno, ed altre cose comode a' lavori ; e cosi riport gloria non mediocre. Ma tutte queste cose destarono nell* animo di Dedalo invidia; il quale temendo di vedere cclissata la propria gloria, insidiosamente lo fece morire : ed essendo stato sorpreso nell atto , die dava sepoltura al cadavere, e domandato cosa seppellisse, egli diede per risposta, che seppelliva un serpente. Del quale strano caso certamente v ha di che meravigliarsi, conDedalo. Ecco le parole di quello scrittore: le opere di Dedalo sono mssai sconeie a vedersi ; ma per splende in esse qualche cosa d i divin o . Dedalo dunque, il famosissimo D edalo, non fu cbe un Cimabue! (<) 11 Fesselingie qui ricorda, cbe Eforo attribu ad Anacarsi

P invenzione della mota dei vasajo, e perci, die*egli, ripreso da Strabono 9 mentre per da Diogene Laerzio viene seguito. Da que sto discorso apparisce, che il Vesselingio , dottissimo in greco, non conosceva la differenza, che passa tra la ruota, con cui di ma lamina di ferro si ia una sega, e quella , con cui di un peno d ar gilla si forma una seedella.

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iderando , che quello stesso animale , il quale . sommi nistrato avea l idea per fabbricare la sega, fosse anche 1*indizio dell* omicidio commesso. Dedalo pertanto chia mato in giudizio, e per sentenza dell* Areopago con dannato a m orte, foggi ; e and da prima a ricove rarsi in un cantone dellAttica, i cui abitanti anche oggi chiamami Dedalidi. Quindi passato in Creta., e fa cendosi anche ivi ammirare per la eccellenza dell- arte, acquist lamicizia del re Minosse. Poi, come stato s spesso ripetuto , essendo Pasife , moglie di .Minosse, pazzamente invaghita un toro, le fabbric una macchina a forma di vacca ; merc la quale Pasifae potesse soddisfare alla sua libidine. Avea Minosse in addietro per solenne rho d offrire a Nettuno in sacri fizio il pi bello fra i tori di tutti i suoi armenti; ed j essendovene allora per avventura uno singolarmente bello, avvenne, che in luogo di esso ne fosse tratto per vittima al Dio il pi scadente. Di che sdegnato Nettuno contro Minosse , fatto aveva appunto, che la moglie di quel re impazzisse per 1 amore di un to ro , la quale per 1 artifizio di Dedalo avendo potuto sot toporsi a quell animale, partor poi il tanto nelle fa vole celebrato Minotauro. A questo attribuiscono una doppia natura, cio, che le membra superiori sino al1 omero , sieno state di to ro , e le altre di uomo (i). Onde poi questo mostro avesse e luogo proprio, ed
(i) Anche Igino descrive il Minotauro colla testa d i bue, e Vin* ferior parte di uomo : ma le medaglie di Sicilia, e della Magna Grecia lo rappresentano al rovescio j cio colla testa d1 uomo , e il rimanente del corpo bovino.

a83 alimento, Dedalo fabbric il laberinto, un luogo cio pieno di tali obbliqui andirivieni, e di uscite, e din gressi tanto tra s confusi, che chi non ne avesse pratica, non ne trovasse il filo. In questo laberinto il Minotauro divorava que* sette giovinetti, e quelle al trettante fanciulle, che di sopra dicemmo essere soli gli Ateniesi a mandare. Dedalo intanto, udendo, che il re lo minacciava quasi avesse fabbricata una vacca, e temendone l ira , col1 ajuto della regina, la quale gli diede una nave, na * scostamente part dell isola. Eragli compagno nella fuga Icaro ; e con esso lui and ad approdare in certa isola, posta in alto mare ; alla quale volendo imprudentemente il giovine scendere , caduto in acqua, mor; e quel mare da lui ebbe poscia la denominazione dIcario, ed Icari pure fu chiamata quell isola. Dedalo, volgendo indietro la prora, and in Sicilia; e prese terra nel luogo, ove regnava Cocalo ; il quale F accolse benignamente, e dal1 ingegno , e dalla celebrit dell* uomo colpito , se gH * fece grande amico. Da alcuni viene raccontatala favola seguente. Standosi Dedalo tuttora in Creta, e tenutovi da Pasifae nascosto , Minosse, che di lui cercava per farlo morire, promise un grosso premio a dii glielo indicasse. Ora perduta il valentuomo la speranza di avere una nave, con cui sal varsi , ebbe ricorso al suo ingegno, e si .fabbric due ale meravigliose, e due ne fece a suo figlio, e queste e quelle ben composte di penne e cera, ed attaccatele a* suoi omeri, e a quelli dell* altro , prese volo, e passo il mar eretico. IV Icaro, con jiovacl leggerezza vol ia

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troppo alto, sicch pel calor del sole liquefattasi la etra delle ale cadde nelle onde sottopposte; laddove il padre volando poco al di sopra del mare, e di tratto in tratto coll* acqua le ale inumidendo, sano e salvo arriv in Sicilia. Noi credemmo di dover accennar questa favola, quantunque essa sia strana ed assurda. Dedalo visse molto tempo presso Cocalo, e i Sicani; e per la eccellenza nell* arte sua v* ebbe credito grande, e vi fu assai onorato. Ivi fece alcune opere, che riman gono sino al giorno d oggi. Perciocch nel territorio di Megaride con molta acutezza dingegno costrusse quella che chiamano Colimbetra (i), dalla qnale un grosso fiume, che dicesi Alabone, va a gittarsi nel mare. Pa rimente nell agro, che ora chiamasi agrigentino, presso al Camico, fabbric nel sasso una citt (2), saldissima sopra tutte le altre, e da non potersi pigliar colla forza; avendovi fatto l ingresso tanto stretto, e tortuoso, che poteva facilmente difendersi da tre o qtiattro persone : e perci piant ivi la sua reggia, e vi depose tutte le sne ricchezze, per la diligenza dellarchitetto cos messe in sicuro. Per terza opera egli eresse nel paese dei Selinunzii una terma, in cui si ingegnosamente raccolse il vapore che usciva cocentissimo di sotterra, che ih chi vi si esponeva a poco a poco eccitava con calore dolce un trasudamento di tutto il corpo di mirabile volutt. Inoltre essendo in Erice una rupe troppo scoscesa ed alta, la
(1) Fa questo un grande bacino, di cui dicesi essersi trovate le reliquie anche negli ultimi tempi. (a) La cittadella, o rocca di Agrigento, che il C lwerio sospetta estere stata chiamata On/ace .

*65* quale anche per la somma angustia del sito non per metteva che si fabbricasse un tempio a Venere se non tra precipizj, Dedalo intorno a questi tirando un muro, e colmandone tutto il vuoto, venne a preparare alla sommit stessa^ della rupe un superbo campo , su cui piantar ledifizio. Egli fabbric ancora con mirabile in** gegno ed artifizio , dedicato a Venere ericina, un favo doro , fatto s al naturale, che pareva superiore a cosa imitata (i). Minosse intanto, re de Cretesi, che allora teneva l imperio del mare, avendo inteso, che Dedalo era fug gito in Sicilia, prese a far guerra a questisola ; e messa insieme una grande armata navale, provveduta di ogni occorrente cosa, and ad approdare alla plaga del terri torio agrigentino, che da esso lui poi chiamossi Minoa; messe in ordine le truppe mand a Coclo, chiedendo che gli fosse consegnato Dedalo per essere fatto morire. Cocalo venuto a colloquio con Minosse si profer pronto a fare quanto questi chiedeva, e con molta cortesia il blandi, sicch avendolo condotto al bagno, tanto il ri tenne nella terma, che dal calor soverchio restasse sof focato ; e ne diede poi il cadavere a Cretesi, dicendo lui esser morto per essere accidentalmente sdrucciolando caduto nell acqua bollente. 1 guerrieri di Minosse, preso il corpo del defunto magnificamente lo seppellirono, e gl inalzarono un doppio monumento, nel cui interno
(i) V'- assai sospetto , che non nn favo , ma nn ariete fosse il lavoro, di che qui si fa cenno. Tale lo accenna Pomponio Sabino j e facilissimo potrebbe essere stato ne1 MS. lo scambio delle due brevissime parole greche, che danno i due diversi sensi.

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luogo deposero l ossa , c nel pi aperto fabbricarono un tempio di Venere, il quale, come in particolare con sacralo a quella D ea, per molte et fu da* Siculi con lacrfizj e visite onorato. Fabbricatasi poi Agrigento, e trovatosi il deposito delle ossa di quel r e , esse furono date a Cretesi, e il monumento venne demolito, signo reggiando in Agrigento Terone. I Cretesi intanto, cbe da Minosse erano stati condotti in Sicilia, non avendo pi re , vennero in discordia tra loro ; e siccome le loro navi erano state incendiate dai. Sicani sudditi di Cocalo, disperando di ritornare alla patria, stabilirono di abitare in Sicilia. Laonde una porzione di essi edific la citt, che dal nome del re loro si chiam Minoa ; ed una parte ita nell interno del paese, e trovato un luogo Issai forte di posizione, v inalzarono un castello, che da un fonte, il quale ne scaturiva, chiamarono Engio. Al tempo quindi della ruina di T roja, essendo capitato in Sicilia Merione co* suoi Cretesi, quelli d*Engio ri conoscendoli per loro nazionali li accettarono per citta dini. Engio , citt forte come una rocca , diede mezzo a codesti suoi fondatori di andar facendo da essa scor rerie nel paese vicino, e di assoggettarsene una non mediocre parte; sicch poi cresciuti in forza e in ric chezze edificarono un tempio alle madri, e con singoiar culto, e con doni veneravano queste Dee , le quali fa ma , che di Creta, ove sono in gran divozione, fos sero quivi trasferite. Nelle favole raccontasi, che da esse Giove fosse alle vato senza che Saturno il sapesse. Pel qual merito poi tratte in Cielo, e collocate tra le stelle, ebbero il nome

di orse. Di queste Arato cant cose simili a d , che diciamo, nel suo Poema degli Astri. E si voltan le spalle. E se pu fede Prestarsi al detto -, allo stellato polo Giove da Creta alzolle ; poich a prim i. Vagiti suoi queste dittee Curete In solingo il- traean antro, non lungi Dal bosco ideo , e per un anno intero Nascostamente 9 che noi seppe il padre, Lui bambino allattar con cuor materno, E non , dovere, che omettiam di dire della santit di queste Dee, e della celebrit eh* esse ebbero presso gli uomini. Non sono i soli abitanti di Engio, die le onorino ; ma anche presso i popoli confinanti ottengono solenne culto, e magnifici sacrifizj ; e dal Tripode u sdrono talora risposte ad alcune citt di onorar queste Dee, promettendosi felidt di vita in privato, e pub blicamente abbondanza di molti comodi. E tanto infine crebbe l venerazione per esse, che fino a questo tem po , in cui noi parliamo, glindigeni non cessarono mai di ornarne il santuario con isplendidi doni doro, e di argento. Imperciocch fabbricarono ad esse un tempio augusto non tanto per la mole, quanto per la preziosit ddla materia, e dei capi d arte : essendo cosa di fatto, che non avendo presso, lro pietra degna di tale edifzio, andarono a prenderla dal territorio degli Agirinei, quantunque lontani cento stadj, ed aspra e difficile fosse la strada per la quale dovea farsene la condotta. Perci a tal uopo costrussero carri a quattro ruote, e v im piegarono cento paja di buoi: le quali spese poterono

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fa re , perch il santuario era ricchissimo: ed anche poco prima del nostro tempo queste Dee possedevano tre mila bnoi, e tanta campagna da trarre redditi copio* sissimi. Ma poich abbiamo di esse detto abbondante niente, passeremo alla storia di Aristeo*

Cpilolo

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D i Aristeo. Sua nascita, ed educazione. Storia di Atteone suo figliuolo Viaggi di Aristea , e onori prestatigli*
Aristeo nacque di Apollo e di Cirene, figlia dIpseoy il quale era figlio di Peneo. Della stirpe di lui una tradizione porta, che Apollo congiuntosi con una certa fanciulla chiamata Cirene , bellissima oltremodo, e che era educata sul monte Pelio, la trasport in Libia", ove m progresso di tempo uno fond Cirene, citt cosi detta del nome di lei. Ivi adunque Apollo diede Aristeo an cor bambino alle Ninfe, onde lo allevassero; e queste gli assegnarono tre nomi, cio Nomio, Aristeo, e Agreo. Avendo Aristeo da quelle Ninfe imparato come si coa~ gula il latte , come si allevano le api negli alveari, e come si coltivano gli olivi; egli fu il primo, che di tali cose ammaestrasse gli uomini, dequali per queste utili invenzioni si procacci la grazia in m odo, che lo ve* aerarono con onori divini al pari di Bacco. Quindi Aristeo pprtatosi a Tebe prese in moglie Autonoe, una delle figlie di Cadmo; e nebbe Atteone, sbranato poi, come portano le cronache, dai proprj cani. Della quale

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disgrazia alenai adducono per ragione , eh* egli volesse festeggiar le sue nozze nel tempio di Diana con carni di fiere prese alla caccia gi a lei consacrate (i). Altri per dicono, che si vantasse nellarte della caccia pi valente di Diana. N poi lontano dal vero, che per 1 uno , o per T altro fatto la Dea restasse gravemente offesa, perciocch sia che a soddisfare alla propria libidine abu sasse della preda consacrata alla Dea avversa alle nozze, sia che ardisse vantarsi nella caccia pi valente di le i, a cui gli Dei medesimi accordano in questo particolare la palma; non vha dubbio, che non ne meritossi lo sdegno. V dunque una ragione probabile per cre dere , che trasformato in una delle belve , eh egli era -solito pigliare, i suoi cani avvezzi ad attaccare le altre fiere, lui pure sbranassero. Dopo la morte di Atteone, Aristeo consultato 1 ora colo del padre intorno al viaggio, che meditava di fare
(>) Forse per una Dea abborrente dalle nozze la celebrazione di nn convito nuziale nel suo tempio potea riguardarsi come un insulto, Forse per tale poteva riguardarsi il mangiare in tale circostanza le carni a lei consacrate. 11 Pesselingio dalle parole , che vengono poco dopo, sospetta, che Atteone volgesse in mente di violare D iana ; della quale scelleratezza, die1 egli, (atti tacciono, mentre suppongono diverse altre cagioni dello sdegno della Dea. Noi non veggiamo il minimo fondamento di tale sospetto, chiarissitino es sendo, e ben connesso col rimanente discorso, il senso delle pa role: sia che a soddisfare alla propria libdine abusasse delt preda : o se anche si volesse seguire non so quali schede dal Vesselingi lodate, che portano: volle abusare ad oltraggio dalla Dea abbor rente dalle nosze.$,onde soddisfare a lla *ua4ibtditte , delle usurpat carni delle fiere . Vedasi dunque di che libidiue si parli , e quale ** indichi essere 1 oggetto della medesima.

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nellisola Ce, dicesi, che navesse per risposta di an-> darvi, e che col avrebbe amorevolissima accoglienza. Laonde essendovi ito , e trovandosi allora tutta la Greda travagliata dalla peste, fece un sagrifizio per tutti i Greci : il quale essendo caduto nel tempo che Sirio na sce , ed incominciano a spirare i venti etesj , la peste fini (i). Ed ognuno poi giustamente meraviglierassi, ove ben esamini, questa singolare combinazione di cose: per ciocch colui, che vide sbranato dai cani suo figliuolo, l astro celeste, che chiamasi cane , e che stimato portar mina agli uomini, mitig ; ed a non pochi mortali fu autor di salute. Lasciata poi prole* in C ea, Aristeo ritorn in Libia ; e di l licenziatosi dlia Ninfa sua genitrice, pass in Sardegna, ove preso dalla bel lezza di quell isola , la elesse per sua abitazione , vi pose piante utili ; e di barbara ed agreste che era prima, la ridusse a cultura. Ivi divenne padre di due figliuoli , Carmo e Galliparco. Di poi and ancora in altre isole, e per alcun tempo fermossi in Sicilia. Ivi colpito dall* abbondanza delle biade, e dalla moltitudine de bestiami, mise gl* isolani a parte de benefizj del suo ingegno , e perci a lui tributarono sommi ouori come ad un Dio tanto gli ahri Siculi, quanto spezialmente quelli, che coltivano gli olivi. Finalmente and in Tracia da Bacco ; ed ivi fu messo
( i ) Apollodoro dioe * che da quel folto fu pres il costume dagli abitatili di Cea di fare de* sacrifizj al nascere della canicola , onde aver presagio, se nell anno abbia ad esservi pestilenza, o non esservene. Cos attesta Cicerone citando Eraclde Pontieo .,

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a parte delle orgie 7 e per la conversazione sua fami gliare con quel Dio acquist cognizione di moltissime cose utili. Ed avendo abitato alquanto presso, il monte che dicesi Em o, fu tolto dal cospetto degli uomini ; e a lui divini onori furono prestati non solamente da quelle genti b a c a re , ma eziandio da Greci. E queste cose bastino intorno ad Aristeo.
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XXXIL

D i Erice, e del tempio di Venere ercinia. Di Dafni ^ delle sue invenzioni e del come perdesse la vita.
Ora vogliamo dire qualche cosa anche di Dafni, e di Erice. Dicono, che Erice nascesse da Venere, e da Buta (i), piccol re del paese, ma per assai chiaro; che stimato assai dagli abitanti per la nobilt della stirpe materna, possedesse con regio imperio una parte dellisola ; e che in certo luogo alto edificasse una citt del suo nome , nella, cui rocca inalz alla madre un tempio ; ornato magnificamente, e riccamente provveduto di preziose cose d ogni maniera. Ond , che la Dea alla piet degli abitanti, e allonore del figlio, dopo che fu mor to , retribuendo, ebbe carissima quella citt, e la chia m Ercina^Venere. E se posatamente alcuno si mette a considerare la maest di quel religioso tempio, giu(i) Di questo Buta, che gli scrittori dlie cose degli Argonauti suppongono ateniese, il Cluverio , ed il Burtnanno parlarono tanto, che non v* fe pi .nulla da dime. Veggasi la Sicilia Antica del pritno , ed il Catalogo degli Argonauti del secondo.

*9* sta ragione avr di ammirarlo. Sogliono gli altri luoghi sacri, dopo essere per alcun tratto saliti a glorioso no me , cedendo alle vicende avverse de tem pi, perdere il loro lustro, e cadere : ma di questo tanto lungi, che il culto siasi sminuito da quello , che era in principio quando fu consacrato, che anzi al contrario prese un sempre maggiore aumento. Imperciocch dopo gli onori stabiliti da Erice , Enea, figliuolo di Venere, approdato in Sicilia nel suo viaggio per Italia, molte cose present in dono a quel tempio, consacrato a sua madre. E dopo lui i Sicani per molte et devotissimamente venerarono la Dea , e ne resero il tempio per magnifici sacrifizj e per copiose offerte , pi ricco e pi illustre. Ne* sus seguenti tempi poi i Cartaginesi, che tennero in loro dominio una parte dell* isola, non omisero di tributare speziai culto alla Dea (i); e finalmente i Romani, fatti padroni dell' isola intera , superarono tuttj. gli altri nelF ampiezza de doni. E non senza ragione fecero essi C06 : perciocch ripetendo la loro origine da essa , ed esperimentandone nelle loro imprese il favore, con gra titudine conveniente, e con dovuto onore rimunerarono quella, che di tanto loro incremento era antore. E in fatti i Consoli, e i Pretori, e tutti quelli che vengono con imperio in quest'isola, quando giungono ad Erice , con sacrifizj, ed onori augusti distinguono il tempio , e deposta per alcun tempo la severit di magistrato , con discorsi, e con festevoli tratti volgonsi alle donne, che

(i) Eliano peri racconta, che Jnulcare saccheggi questo tempio, ebbene, die'egli, non ne andasse impunito.

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ivi stanno (t); n in altra maniera giudicano essi po ter rendere graia alla Dea la loro presenza. G il Senato romano per una certa sua propensione ad onorare la Dea gi con decreto suo ordin, cbe diciassette citt , le pi fedeli della Sicilia, nelle feste di Venere com parissero colla pompa di aurei ornamenti, e cbe due centurie di soldati facessero la guardia al tempio Que ste cose, che lungamente abbiamo dette di E nee, ap partengono per alla storia di V enere, e perci le ab biamo esposte.. Passeremo ora a quanto nelle cronache divulgato intorno a Dafni. Sono in Sicilia i monti Erei, che per l ' amenit, la natura, il sito particolare del luogo , riescono opportunissimi in tempo d estate per ricrearsi, e godere. Hanno essi molte fontane di acqua dolcissima; hanno grande copia . di quercie producenti frutta di esimia grandezza, e maggiori del doppio, e pi abbon danti che quelle , che nascono altrove ; v hanno begli rti di ogni erbaggio ; vhanno viti spontaneamente cre scenti ; e vha quantit grande di pomi : di maniera che lesercito de Cartaginesi una volta essendo afflitto dalla fame trov ivi di che alimentarsi ; n per quanto
(i) Deposta la severit d i Magistrato. I Romani investiti della pubblica autorit, lasciavano le insegne e.il satellisio del Magi strato , e forse gli abiti, che ne distinguevano la dignit, ogni yolla che volevano conversare presso gli amici. Ed tanto pi verosimile, che facessero cos visitando il tempio di Venere ercinia s e , come qui dice D iodoro , essi volgevansi con festevoli tratti allo donne , che iv i stavano , perciocch dal vocabolo che 1* autore usa nominandole, si vede essere esse siate benigne donne, prodighe d loro grafie

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essi ne traessero , comunque pur fossero a migliaia f labbondanza delle cose somministrate da que monti si esaur. In quella regione adunque vha una valle divi namente ornata de pi> begli alberi ; e v' ha un bosco dedicato alle Ninfe. Ivi dicesi, che fosse generato Dafni da Mercurio, e da una Ninfa, Ne debbe il suo nome dalla moltitudine degli allori, e loro densit. Educato dalle Ninfe, avendo molti armenti di buoi, assai si oc-cup della pastorizia, per la qual cosa ebbe anche il titolo di boaro : e perch lf eccellente suo ingegno lo. portava alla musica, fu quegli che trov il carme bu colico , e la melodia, che gli propria : carme e me lodia , die presso i Siculi anche oggi in uso ed o nore. Vuoisi pure, che cacciasse insieme con Diana, che coll ossequio suo incontrasse la grazia della Dea * e che col suono della zampogna, e colla melodia bu colica grandemente la dilettasse. Ma da una Ninfe inna morata di lui gli era stato predetto, che se si fosse abbandonato ad altra donna avrebbe perduto gli occhi* N manc di verificarsi tal vaticinio: perciocch essen dosi messo colla figliuola del re, la quale lo avea ade scato col vino ; perdette gli occhi veramente. E basti di Dafni. Or verremo alla favola di Orione.
C
a p i t o l o

XXXflI.

D i Orione, e dello Stretto di Sicilia,


Orione passa per essere stato sopra tutti gli eroi, che vengono celebrati, grande di statura, e robusto di

*9*
corpo. Egli si diede alla caccia, e come era potente per forze , ed avidissimo di gloria , fece molte distinte imprese. Egli molte opere fec$ a Zanclo, re deSiculi, da cui anticamente ebbe il nome la citt di Zande (i ), cbe oggi dicesi Messene (2); e specialmente gli fabbrico con grosse moli il porto chiamato Atte. E poich si qui fatta menzione di Messene, non sar fuor di luogo, se aggiungeremo alcuna delle cose, che intorno al suo Stretto si raccontano. Gli scrittori delle antiche narra zioni , dicono, che la Sicilia una volta era un chersoneso, o vogliam dire penisola ; e che poi divent un isola per le cagioni che sieguono. Nella parte, in cui T istmo strettissimo era bagnato dai due lati dal mare, esso venne rotto ; e indi il luogo ebbe il nome di Reg gio , in cui fu dopo molti anni edificata una citt, che prese lo stesso nome. Alcuni dicono, che questo ac cadde per grandi scotimenti della terra , pe* quali rotto l'istmo , e corso il mare a prenderne il posto , 1 isola * trovossi separata dal continente (3). Ma Esiodo poeta (4)
(1) Tucidide dice, che questa citt fu dai Siculi chiamata Z anele % perch il luogo ov* era posta, avea la forma di falce chiamando i Siculi Zanclou la falce. (1) Messene dissero i Greci, i Romani M essatta > uoi diciamo M essina . ( 3) Plinio dice: anticamente la Sicilia attaccata a l territorio brusio ne f a distaccata dal m are , che entr d i m ezzo, e se nc form lo stretto di quindici mila passi lungo , e largo mille e cin*
quiecento rimpetto alla colonna d i Reggio.

(4) Fa meraviglia, che un s acuto e diligente scrittore come k D iodoro , intorno a un feuo, di cui non poteva non .avere trovate indicazioni e nelle tradizioni, e nella indole delle due coste, sia si kggtrmenJLe passalo sulla catastrofe, che speza aulicamente l'Italia;

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pone il contrari: perciocch egli dice, che sparsosi ivi il m are, colle moli alzate da Orione si form il pro montorio di Peloro, e il tempio di Nettuno, che gl* isolani venerano con gran religione. Ed aggiunge, che Orione latta quest' opera and in Eubea , e per la ce- lebrit di sua virt fu alla immortalit mandata la me moria sua : essendosi annoverato tra le stelle. E di lui fa menzione anche il poeta Omero nella storia de'morb dicendo : Presso costui vidi Orlon , i membra S gigantesche ! su quei verdi prati Cacciar le fiere della selva , un giorno Per le rupi solingke a morte tratte Da lu i , quando impugnava la nodosa Clava di bronzo . . . . Ove insieme egli nota la sua grandezza. E poco dopo parlando de figlj di Aloeo aggiunge, che di nove anni eran larghi nove cubiti, ed aveano unaltezza di altrettanti passi.
e sia andato a cercare per ispiegarla 1* autorit di an poeta. Ma tale l indole in generale degli scrittori greci, i quali abbondando pi d immaginazione, cbe di giudizio , corrono dietro alle favole, si dimenticano di pensare. E coloro, che continuamente ce li magnificano, non fanno che provarci d avere assai poca anima ra zionale. Me sia di prova il dottissimo VesseUngio, il quale dopo averci d etto, che del tremuoto , che distacc la Sicilia dalPItalia, ha fatto cenno Eschilo presso Strabone, aggiunge seriamente: queste opinioni degli antichi essendo appoggiate a sole congetture , egli mollo pi verosimile che la Sicilia fino dai primi incominciamen delle cose fosse un'isola. Cos egli confonde la congettura celP ana logia ; e non tien nissun conto della natura, e direzione concorde delle due coste , n dell Etna 9 del Vesuvio, e di tanti vulcani-an tichi e moderai, di cui sono sparsi i due paesi, queste, seno me tg lie , della cui autenticit non permesso dubitare.;

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Che fa llo corpo e bello sopra tu tti, Se ne togli Orlon solo , la Terra , Alma lor genitrice , a/ Mondo fece. Ma avendo degli E roi, e de' Semidei, secondo che ci eravamo proposto, abbastanza parlato, metteremo fine a questo libro.

*9*

LIBRO

QUINTO.

I N S U L A R E .

a p i t o l o

p r i m o

Dichiarazione dell Autore sul metodo da esso adottato nello scrivere quest* opera.

( Q uanto gli storici debbono essere diligenti in tutte quelle cose, le quali utile scrivere ,, altrettanto debbon essere eziandio accurati nell ordinare le singole parti. Imperciocch l'ordine non giova solamente ad aumentare e a conservare nella via privata le proprie sostanze; ma di assai grande soccorso serve agli scrit tori nelle storie. Del che prova, che mentre alcuni d essi lodansi giustamente per gli ornamenti della elo cuzione , e per la erudita variet delle cose descritte, trovansi poi avere peccato trascurando la buona distri buzione delle medesime : e per ci, quantunque i loro leggitori ne commendino la fatica e T industria, li ri prendono con ragione intorno al mal ordine dato ai loro scrtti. Cos, per dare uu esempio, Timeo fu diligen*

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tissimo nello stabilire Y epoche de teihpi (i); e certa mente travagli assai per acquistarsi varia e copiosa no tizia de fatti : ma poi merit per le inopportune e ver bose riprensioni sue dessere ripreso egli medesimo; e per codesta sua tanta foga ed acerbit in tassar gli altri fa da alcuni chiamato epitineco, che appunto vuol dire tassatone. A1 opposto Eforo descrivendo i fatti qua e F l seguiti , non tanto per la eleganza delle parole (a) % quanto per accuratamente conservar lordine, fa le parti di valente storico. E di fatti egli ha in ogni libro com preso un certo genere di cose: il qual modo di trattare la storia preferendo noi ad ogni altro, cerchiamo, per quanto le forze nostre il consentono, <li adottare (3).
(i) Anche Polibio d a Timeo questa lode. (a) Dione Crisostomo porta di Eforo per questa parte un giudici contrario. Vedine V Orazione x v m . (3) Ma come poi il nostro Diodoro si in questo libro allonta nato da questo sarto procedere 7 Che questo libro abbia sofferto dal tempo lo sconvolgimento , cbe in esso veggiamo ! Cbe siasi smar rita quella porzione del medesimo, in cui s parlasse d isole, della quali non trovasi memoria qui ! Cbe tutto ci, che iti questo libro tratta di paesi, che non sono isole, fosse argomento di un libro distinto f Considerata la- gravit, e la buona logica di Diodoro codesti dubbj hanno per me un assai grande fondamento. I Tra* duttori, i Commentatori, i Critici, gli E ruditi, che hanno parlato fin qui dell opera di Diodoro, nulla dicono di ci. lo non ho po tuto tacere una considerazione, la quale mi ha colpito fortemente siccome ho detto altrove.

C a pit o l o

tt.

Della Sicilia. Sue denominazioni: suo eircuito; suoi antichi abitanti Tradizioni riguardanti Cerere e Proserpina
Avendo io pertanto intitolato questo libro insulare f primieramente parler della Sicilia ; perciocch essa la pi eccellente tra le isole, e tiene facilmente il primato per Tantichit delle cose degne dessere rammentate. Anticamente chiamossi Trinacria per la sua figura trian golare. Di poi fu detta Sicania dai Sicani, che la col tivarono : indi Sicilia dai Siculi, i quali in essa passa rono dalla Italia in gran numero. Il circuito suo di quattromila trecento sessanta miglia ( i), poich il lato, che corre da Peloro fino a Lilibeo , di mille sette cento stadj, quello che da Lilibeo va a Pachino, scor rendo il promontorio della giurisdizione siracusana, comprende mille cinquecento stadj, e laltro ne com prende mille cento sessanta. I Siciliani per una tradi zione continua di molti e molti secoli hanno dai loro maggiori udito, che l ' isola fu dedicata a Cerere ed a1 Proserpina (a). Alcuni poeti hanno favoleggiato, che nelle nozze di Plutone con Proserpina Giove don alla
(i) Gli antichi scrittori non son stati uniformi nell* accennare il circuito della Sicilia. Veggasi il Cluverio^. (a) Cicerone nella iv delle Verrine dice: E* opinione, fondata sulle antichissime lettere e monume itti de* Greci , che tutta Pisola di Sicilia consacrata a Cerere e a Libera. E mentre cosi pure pensano le altre nazioni, di tal modo poi ne sono i Siculi persuasi, che questa idea pu dirsi nelle loro m enti innata.

3oi:
nuova sposa per anacaliptri (i) questisola. Quello, che autori gravissimi dicono, si , che i Sicani, coltivatori antichissimi dell* isola , n* erano indigeni (2). Similmente poi dicesi, che le nominate Dee mostraronsi in questa prima che altrove, e che per la bont del suolo in essa sorsero le prime biade. Le quali cose conferma colla sua testimonianza anche il maggior poeta, dicendo: Qui senza che si semini9 e si solchi Col vomere la terra, orzo e frumento CK alta ha la chioma, crescono , e le v iti Madri d uve e di vino; e Giove tutto Crescer fa colle piogge........... Imperciocch nellagro leontino (3) , ed in parecchi altri luoghi di Sicilia, anche presentemente nasce spon taneo il frumento , che chiamasi salvatico. E per certo , 6e si cerca in qual paese del mondo siasi trovato il fru mento , uopo dire essersi probabilmente trovato ov* terra ottima. N per ci meraviglia, se in Sicilia principalmente sieno venerate quelle Dee ritrovatrici delle biade. E che poi il ratto di Proserpina sia qui accaduto,
( 1 ) Chiamavano i Greci anacaliptri quelli, he noi diciamo regali di nozze , e li facevano al momento che la sposa levatosi il velo per la prima volta compariva in cospetto degli uomini : il che se guiva il terso di dopo le nozze. (a) E questa opinione fondatissima considerando la Sicilia corner isola, poich mentre fu distaccata dal continente avea gi i suoi abitatori. (3). Esso passato presso gli Antichi pel cantone di Sic ilia pili abbondante di frumento $ c si supposto essere stata la sede dei. Ciclopi, e de Lestrigoni.

3d
ne serve a chiaramente dimostrarlo ! osservazione, che non v* riconto, che quelle Dee abbiano altrove mai abitato fuorch in quest isola, da esse sopra ogni altra sommamente amata* U qual ratto dicesi seguito neprati vicini ad Enna, luogo non lontano dalla citt, ri dente per le viole, ed altre specie di fior bellissimi, e degno ad ogui modo dessere ammirato. E tanta ivi di cesi essere la fragranza degli odori, che i cani man dati in traccia delle fiera non possono investigarle al fiuto per la forza troppa, che sui loro organi fa l olezzar grande di quella campagna. E quel prato sopra nn alto dosso , piano , ed irrigato ; ed all' intorno circondato di profondissimi preeipizj: e si suppone si tuato nel mezzo di tutta l ' isola ; e perci da alcuni dtto Y umbilico della Sicilia (i). In vicinanza sua hannovi ancora boschi, e praterie, cinti da paludi; e v* una vasta spelonca, l apertura della quale, che volge sotto te rra , guarda al polo settentrionale ; ed da quell apertura che favoleggiasi uscito Plutone col carro per portar via Proserpina. Aggiungasi poi, che le viole, ed ogni altra specie di odorosi fiori trovansi ivi conti nuamente tutto l'anno , sicch amenissima e giocpnda la vista del luogo a chiunque la osserva. E dicesi ancora, che colla figliuola di Cerere vissero Minerva e Diana tutto il tempo della sua educazione, per amore
CO 11 retto del pass di Cicerone accennato disopra , sembra poco meno che copialo in questo suo capitolo da Diodoro: tanto lche nelle minate particolarit si rassomigliano entrambi. Se non fehe Cicerone espressamente nota , che presso i Siciliani era lo stesso dire Libera > e dire Proserpina.

3o3
della virginit di lei ad essa affezionate, e che defior con essolei raccolti fecero insieme una veste al padre Gio ve (i). Le quali poi per tal convivenza famigliare molto affetto presero per 1 isola, a modo che ognuna di loro * i prescelse nella medesima un luogo. Lo ebbe in fatti Minerva nel vicin territorio dImera, ove in grazia di lei all arrivo di Ercole le Ninfe aprirono una fonte di acque calde ; e ad essa pure insieme col territorio, il qual anhe presentemente celebre pel nome di Ate neo , che .vuol dire Miuervale, gli abitanti .dedicarono la citt. Diana eb|>e per dedicata a s l isola siracusana > che da lei e gli oracoli , e gli uomini chiamarono Ortigia (2). Vuoisi eziandio, che le Ninfe, per meglio pro cacciarsi la grazia di Diana guidassero neliisola quella fonte massima, che si chiama Aretusa ;. e. non solo essa negli antichissimi tempi port abbondanza di grossi pe* sci, ma questi al tempo nostro ancora sono sacri, e dagli uomini non tocchi (3) ; essendo da sapersi, che se in occasione di guerra fuwi chi ebbe mi ardimento di volgerne alcuno in suo cibo, il nume immantinente con manifesti segni dello sdegno suo lo fece cadere in grandi sventure. E queste cose diligentemente saranno esposte a tempo opportuno.
( 1) cosa strana, che sa questo fatto pienamente favoloso il V tsstlingio seriamente noti, che la veste, della quale si parla qui, non dee credersi fatta di fiori, perch con fiori difficilmente potrebbesi fare; ma bens di bisso; dimenticandosi di aggiungere, come pareva naturale, intessuta a Jori. . {1 ) In Pausania trovasi 1 oracolo , che rende ragione di questo * nme. (3) Plutarco ed Eliano hanno parlato delle meraviglie di codesti pesci, i quali senza paura venivano a prendere il cibo dalle mani stesse degli uomini.

3o4
C a p it o l o i n.

ontinuazione delle tradizioni riguardanti C Cerere e Proserpina

Ma non meno che a quelle due Dee, a Proserpina nch essa sono siate consacrate le pratere ne contorni di Enna, e nell agro siracusano la grande fonte, che chiamasi Ciane. Perciocch raccontasi, che Plutone, dopo aver rapita Core ( i ) , cio la fanciulla , che cosi chiamano la figlia di Cerere, avendola portata sul suo carro sino a Siracusa, aperta la terra scese bens con essa all Orco, ma fece sorgere allora il fonte detto di Ciane, a cui ogni anno i Siracusani celebrano una so* lenne panegir, nella quale privatamente si sacrificano vittime minori ; ma pubblicamente i sacrfizj si celebrano eoi sommergere nel lago de* tori. E fu Ercole, che in trodusse quest u so, quando scorse tutta la Sicilia cogli armenti di Gerone. Dopo il ratto poi di Proserpina, non potendo Cerere ritrovare ia figlia, accese nel cra tere dellEtna alcune faci, dicesi che andasse girando per molte parti del mondo; e gli uomini, e spezial mente quelli che cortesemente laccolsero, beneficasse, facendo loro regalo del frumento ; e perch gli Ateniesi si distinsero nell' accoglierla umanissimamente ,. dopo i Siculi furono i primi a partecipare di questo deno. Pel qual dono e eon isplendide offerte di vittime , e colle
( i ) Questo vocabolo era approprialo espressamente a Proserpina, intendendosi eoo esso di specificar? la fanciulla rapita e portause via j che era appunto Proserpina. Core era un vocabolo sacro.

3o5
iniziazioni eleusine, che per la loro vetust, e santi t "sono celebri presso tutti i m ortali, con ispezial divozione da quel popolo la Dea vien venerata. Quindi siccome gli Ateniesi comunicarono a molti il benefizio delle biade, e quelli ai loro vicini fecero lo stesso , e di mano in mano pass luso di seminarle; a poco a poco tutto il mondo ne fu ripieno. Adunque i Siculi * essendo stati i primi a partecipare delluso del frumento in grazia d* avere avuto fra loro Cerere e Proserpina, ad onore dentrambe le Dee istituirono sacrifizj e feste solenni, divenute pel nome di esse celebratissime; e la stagione istessa di questa solennit vollero che espressamente indicasse il benefizio ricevuto, perch scelsero appunto quella , nella quale le messi maturano*; per por tare in processione Proserpina : il che fanno con quella divozione e santit, che conviene ad uomini in tanto benefizio stati preferiti a tutti i mortali. Per le feste poi in onore di C erere, essi scelsero il tempo delle prime seminagioni, che continua per dieci giorni, ed indicato col nome della medesima. Si celebrano queste feste splendidissimamente con ogni magnifico apparato , e nel resto in esse s imitano gli usi della vita detempi antichi, mescendosi neglintrattenimenti molti turpi di scorsi, nella supposizione, che la Dea addolorata pel ratto della figlia loscenit delle parole provocasse al riso (i).
(i) L'uso di questi discorsi turpi e di queste oscene parole ripelevasi da Giambe , la quale si diceva avere con tal mezzo fatto ridere Cerere mentre pure era afflitta. Sfecondo Apollodaro in codeste fe ste le donne si dicevano a vicenda ogni genere di vitaperj,, ed

Jo6
Che poi H ratto di Proserpina succedesse nel modo fche abbiamo accennato , lo confermano colle loro testi monianze molti degli antichi e storici e poeti. Gircimo ( i ) , autor di tragedie , il quale molte volte fu a Siracusa , e vide con che divozione gli uomini di quel luogo celebravano le feste, e facevano i sacrifizj ad omore di Cerere, ne* suoi poemi ha questi versi. Dicon , che anticamente fu da Dite Con arte fraudolenta Valma figlia D i Cerere rapita , e tratta dentro I neri spechi della terra. Invano V afflitta madre la cerc scorrendo Pel mondo intero. Alior Trinacria tutta A lto gemendo sotto i colli dEtna Avvampanti di fiam m e ed infocati Globi pioventi, si scoteva ; e mentre La vergine compianta, et alimento
strano frasi e vocaboli degni de lupanari. E gli nomini stessi at taccavano in simil modo le donne come Pausania accenna essersi praticato in feste di questo genere, che celebra vansi presso a Pel lene. Ne parlano anche Plutarco, ed Aristide. Questi- giorni di festa chiama vansi i Tesmoforidi. ( i ) Due furono i tragici di questo nome, nno nativo di Alene, r altro di Agrigento. Siccome le loro opere sono perite , non si sa bene quale dei dne sia il qui citato da Diodoro. Il dire, come fa il Vesselingio, che probabilmenLe Diodoro ha parlato di quello di Agrigento, perch nota essere stalo il citato da lui in Siracusa, jpon sembra argomento molto specioso, sapendosi-, che Siracusa traeva s non pochi di Grecia. Altronde per uno di Agrigento bob parrebbe cosa molto necessaria il gire a Siracusa pi volte, onde aver fede in cose , che si potevano con eguale facilit sapere in Agrigento.

^7,
jPriva la gente che di Giovo alunna 9 Cade mancando. E quindi che d+volo Culto tuttora prestano alle Dive. N sarebbe giusto il tacere in questo luogo F esimia beneficenza di questa Dea verso i mortali: perciocch oltre all aver essa ritrovate le biade insegn ancora gl istromenti agrarj, e il come farne uso ; e promulg le leggi, colla cui norma gli uomini avessero ad assue farsi ad esser giusti. Per la qual cosa dicono chiamarsi essa Tesmofora, che vuol dire legislatrice: di che nulla forse saprebbesi additar di pi grave 4 mentre nel complesso di queste cose sta e la vita stessa, e lonest disciplina della medesima. Ma basti il detto sin qui per quello che riguarda i racconti favolosi delle anti chit sicule. Capitolo IV,

Degli abitatori, che in diversi tem pi ebbe la Sici lia , e come essi presero la lingua e i costumit d$i Greci.
Intorno ai Sicani, abitatori primi della Sicilia, diffe riscono nelle loro opinioni gli scrittori, che ne par lano ; e perci d uopo, che brevemente ne ragio niamo., Filisto dice, che questo popolo venne dalllberk per abitar la Sicilia, e che trasse la sua denomina zione dal Sicano, fiume dellIberia medesima. Timeo all opposto , riprendendo lignoranza di Filisto f chia ramente e con buon fondamento dimostra, che i Si-

3o*
ran furono indigeni; cconw a' dimostrazione dellan* tichit de* medesimi reca molte ragioni, noi ne riferi remo alcutie. I Sicani una volta viveano a borgate ; e si erano, fabbricate sui colli piccole citt per salvarsi dalle incursioni de* ladroni (i). Non erano poi essi sotto il comando di un solo re; ma ogni borgo aveva il suo principe particolare. E da prima tenevano tutta F isola ; e procacciavansi il vivere lavorando la terra. Ma di poi, come avvenne, cbe in moltissime parti lEtna Spargeva le sue fiamme , e a tratti lontani ingombrava molto paese colle sue eruzioni, e in devastare le terre dur assai anni ; gli abitanti presi da timore abbando narono le parti della Sicilia volte verso 1 aurora, e ri* * tiraronsi nelle occidentali. Dopo molte et la nazione de Siculi passata con tutte le sue famiglie dall* Italia in Sicilia, occup le contrade, cbe erano state abbando nate dai Sicani; e bramosa di acquistare pi territorio, incominci ad estendersi pi al largo, e a fare incursioni e saccheggiamenti a danno de limitrofi ; e cos nacquero frequenti guerre tra Siculi e Sicani, fino a tanto che
(i) Cos dappertutto, ove il paese lo permetteva, nelle roize et usavano i popoli. Di Enotro dice Dionigi <T Alicarnasso, cbe fab bric piccoli kprghi, e vicini l'u n * all1altro ne* monti: il quaCuso d i fabbricare le citt era proprio degli antichi. Le antichissime citt della Grecia, Atene e Tebe , furono piantale sopra alti colli : di quelle dellEtruria antica e della Liguria si legge la stessa cosa. Alesia nella.Gallia e da Cesare magnificata conte la principale del paese era sulla vetta di un colle.-Le montagne in tutti i paesi del mondo furono abitate prima delle .pianure perch le pianure per cagione delle acque cadenti dalle montagne erano coperte di laghi o di palndi. Ma<la tesi di Timeo non ancora provata.

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venuti i due popoli a patti, stabilirono di mutuo con senso i confini, entro i quali ognuno d essi dovasi contenere (i). Ma ci riserbiamo di parlare in particolare di queste cose a tempo pi* opportuno. Baster pel pre* sente dire, che le ultime colonie venute in Sicilia fu rono quelle , che vi mandarono i Greci ; le quali sono invero degne dessere mentovate, poich per esse fu rono fondate le citt sul mare. G il commercio , che per tal modo i Greci vi portarono, e il grosso numero, d essi, che navigavano in Sicilia , fecero, che gli abi tanti della medesima imparassero la lingua de' Greci, ed adottassero la stessa maniera di vivere, abbandonato insieme e il barbaro dialetto, che parlavano prim a, e il nome , che prima portavano ; essendosi d' allora ' in poi chiamati Siculi.
C
a p i t o l o

V.

Delle Isole eolie. De primi loro abitatori Di Eolo } e del fondamento che hanno le cose favoleggiate; intorno ad esso.
Ma come abbastanza abbiamo parlato della Sicilia ; passeremo, a ragionare delle isole,*che chiamansi eolie. Queste sono sette, e si chiamano Strongile (a), Evoni mi) Di qnesii Siculi italiani parla anche Dionigi di Alicarnass.
(2 ) Oggi Strongoii. Si conservata la pretta denominazione an

tica tanto di esse, quanto di molte altre isole, citt, e paesi, per
ch traduciamo uno scrittore antico, che altrimente facendo ci Wk rebbe paruto di sfigurare.

a io ino, Didima, Fenicusa, Ericusa ? lera di Vulcano, e Lipara, nella quale una citt <Jel medesimo nome. Giaciono esse tra la Sicilia e 1 Italia alla direttone da * oriente ad occidente; e sono dbtanti dalla Sicilia cen tocinquanta stadj, e fra loro a un di presso eguali in grandezza: la maggiore ha un circuito di cento cinquanta stadj. Tutte queste isole sono soggette a grandi eruzioni di fuochi, e vi si veggono i crateri. In Strongile, e in lera anche al tempo nostro osservasi sbucar fuori vnti violentissimi con fremito strepitoso (1); e vomi tarsi arena, e gran copia di sassi infocati, come suc cede vicino all Etna : e perci alcuni affermano da quest isole correre fino a quel monte caverne sotter ranee , comunicanti da una parte e dall altra : con che si spiega %come a vicenda ardano i crateri delle mede sime, e quelli dellEtna. Dicesi del resto, che una volta queste isole di Eolo fossero disabitate; ma cbe poi Liparo , figlinolo del re Ausone, per una sedizione mos sagli contro da suoi fratelli, con navi lunghe, e con esercito fuggendo d Italia s* impadronisse di quella che prese in seguito il nome suo ; che in essa fondasse una citt chiamata egualmente Lipara (? ), e che rendesse colti i campi anche delle altre; che divenuto egli vec chio , approdasse a *Lipara Eolo, t figliuolo d Ippota > che vi sposasse Ciane, figlia di Liparo ; e che otte nesse il regno dellisole, avendo potuto fare, che i suoi compagni vivessero d* aecordo, e sotto le leggi stesse
(i) Spallanzani ha fatta in questi ni timi tempi una bella ed esatta descrizione di queste isole, che pu consultarsi. (a) Noi la diciamo Lipari.

3*1
ogl' indigeni. Liparo desiderava di ritornare in Italia ; ed Eolo lo ajiit, onde eseguendo tale disegno occu passe un pezzo di paese intorno a Sorrento, ove in fatti amministr il regno con grande soddisfazione de gli abitanti, sicch dopo morte ebbe magnifica sepol tura %e dai popolani fu venerato come un eroe. EoIq poi, di cui qui si parla, vuoisi essere quel medesimo a cui raccontasi essere andato ne suoi errori Ulisse ; e passa per essere stato pio verso gli D ei, giusto cogli uomini., e cortese e benigno con quanti capitavano da lui. A lui si attribuisce 1 aver insegnato a far uso delle * vele nella navigazione, e di aver saputo predire agli in digeni quai venti avessero a dominare, traendo tale scienza dai prodigj del fuoco diligentemente osservati da lui (i). Ed per questo , che le favole lo hanno detto preside e dispensatore de* venti, come per la sua esi mia piet yien chiamato amico degli Dei. Capitolo VL

Dei figliuoli di Eolo , delle loro imprese ed atvetttute* Vicende di Lipara , e sue produzionif
Sei figliuoli furono generati da Eolo ; Astioco, Czuto, Androcle , F eremoue , Jocasto, ed Agatimo : i quali
( i ) Marziano Capetto dice ia proposito : nella quale ( isola ) di~ cesi aver regnato Eolo , e dalla fiamma weentene , o dal fum o avere conosciuto che vento dovesse spirare : il che anche oggi cosa ter la che gli abitanti-di quel luogo presentano. La *$*** o*a notata Strabono^

il* tutti per le virt e per la gloria del padre furono as sai cari agli uomini. Jocasto tra essi assoggett al do minio suo le spiaggie marittime d Italia sino a Reggio. Feremone ed Androde aveano le contrade di Sicilia dallo stretto sino al promontorio Lilibeo. Di questa isola per i Siculi tennero le terre riguardanti 1 aurora, e quelle Tolte all occidente i Sicani ; fra i quali popoli durava ancora grande inimicizia : se non che per la ce lebre piet del genitore verso gli Dei, e per la loro stessa modestia , que popoli spontaneamente si posero sotto 1*ubbidienza defigliuoli di Eolo. Gzuto possedette la terra de Leontini, da esso lui chiamata Czuzia (i). Agatirao si fece padrone del paese da lui chiamato Agatirnide, e vi fond una citt dal suo nome detta Agatirno. Astioco ebbe la signoria di Lipara* Tutti poi essendo stati imitatori della piet e giustizia del loro comun padre, si acquistarono gran lode , e dopo che per molte et la stirpe di Eolo ebbe tenuta la succes sione dd principato, e giunse anche ad avere in Sici lia il regno, finalmente manc. Ci avvenuto i Siculi diedero il comando ad ognuno, che venisse riputato il migliore; ma i Sicani disputan dosi il supremo grado stettero per lungo tempo avvolti in guerre civili. Molti anni poi dopo, mentre pi ar deva nell' isola la discordia, accadde, che alcuni Gnid ii, e Rodii, mal soffrendo il duro governo dei re
(1) Di una citt di Sicilia di questo nome & menzione Filisto 5 e 1 Avercampio parla di una medaglia dei Leontini* U quale parve a lui che indicasse Czuto.

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dell Asia ( i), pensarono di condurre altrve una colo nia. Al qual effetto creatisi un capo nella persona di Pentatlo gnidio, il quale traeva 1 origine sua da Ip pote, figliuolo df Ercole ( e questo fu nella 5o.m & olimpiade, quando Epitelida lacone riport la vitto ria dello stadio ) navigato avendo verso Sicilia ap prodarono al Lilibeo (a). Erano allora per avventura in guerra quei di Egesta con que di Selinunte ; e indotti da questi ultimi a far lega insieme, molti de*loro per dettero in battaglia, e fra gli altri Pentatlo medesimo* Laonde essendo stati que di Selinunte vinti, i nuovi venuti, eh* erano rimasti in vita, pensavano di ritornare ai loro paesi ; e di fatti presi a capitani tra i parenti di Pentatlo Gorgo, Testore, ed Epiterside, si misero in mare ; e giunti a Lipara , essendo stati ivi accolti eon molta benignit , facilmente s indussero a piantar domicilio in quel luogo, unendosi agli abitanti restati ivi da Eolo in pi appena in numero di cinquecento. Poscia, come i Tirreni infestavano il mare ladroneg^ giando, vessati dalle incursioni di costoro , misero in sieme un*armata navale; e mentre una parte lavorava le campagne a profitto comune , un' altra parie badava a fornire di presidio i luoghi di sbarco, e a star pronti a respingere gli aggressori. In questa maniera fatto un CO Si presume, che qui s'intendane i Lidj , molestissimi alle citt greche sparse per l'Asia minore. CO P*usania, che segui Antiocm siracusano, dice, che approda rono al Pachino ; e che vinti dagli EUmi, e dai Fenicii occuparono Lipara le altre itole eolie. Tratta di questo punto di storia il Cluverio.

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popolo solo, tutti insieme uniti vissero per alcun tempo. Quindi essendosi tra loro divisa Lipara, che la me tropoli di codeste genti, le altre isole coltivarono in comune, e finalmente tutte le isole ancora si divisero per ventanni, passati i quali ritornarono a dividersele un* altra volta. In molti combattimenti navali vinsero poi gli Etruschi, e consacrarono a Delfo decime me morande delle spoglie riportate (i). O r rimane da dire come ne* tempi posteriori la citt di Lipara s'alzasse ad alta fortuna non solamente di prosperit, ma eziandio di gloria. E* dessa dalla natura fornita di bei porti, e di terme celebratissime: percioc ch i bagni di queste non solo giovano assai per ricu perar la salute ; ma tale F indole singolare delle loro acque, che a chi ne fa uso, recano una non mediocre volutt. Perci m olti, che in Sicilia trovansi afflitti da malattie particolari, portansi in quest* isola, e coll uso debagni caldi ricuperano il vigore della sanit pi pre sto che se ne sieno lusingati. Ha inoltre quest isola una rinomata miniera di alume, d onde grande rendita si trae da Liparotti e da Romani : il quale allume non tro vandosi in altra parte della terra, ed essendo cosa di. grande uso , i Liparotti l hanno messo in monopolio ; ed aumentandone il prezzo, come loro piace, fanno con esso de grossi guadagni. Imperciocch quello, che cavasi dell isola Melo, oltre essere di assai qualit scadente,

(i) Pausania celebra queste vittorie de* Liparotti: ed accenna i doni in memoria delle medesime offerii ad Apollo delfico. Lo stesso fa anche Strabane*

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non pu bastare ai bisogni di molte citt (i) Lupara inoltre, quantunque non certamente grande, medio cremente ferace di biade, ed abbonda di cose atte a nudrir gli uomini , avendo e copia di varj pesci, e.frutta d alberi deliziosissime. Ma basti intorno a Lipara e alle altre isole d* Eolo il fin qui detto. Dopo Lipara alla parte di occidente in alto mare, sta un isoleita deserta, cbe chiamano Ostode, che vuol dire Ossaria , pel fatto, che sono per accennare. In qudb tempo, in cui i Cartagine guerreggiavano coi Siracu sani, aveano essi truppe s di terra che di mare assai disciplinate; ed aveano inoltre al loro soldo molti soldati di varie nazioni (2). Ma questa una razza duomini turbolenta, e solita ad eccitare molte ed atroci sedizio n i, massimamente quando non le sono pagati gli stipendj. Avvenne adunque la circostanza, che alcuni di
(1 ) Il Vesselingio nota errare JQiodoro, che suppose non essersi trovato allume, che in Melo, e in Lipara , quando, die egli , ve n era in Sardegna , in Frigia in Armenia, e in Egitto ; in prova di che cita Diotcoridc, aggiungendo rispetto a quello di Melo , e Egitto lautorit d Ippocrate ; e rispetto a quello di Egitto re cando un passo di Erodoto* da cui trarrebbesi, che Amati ne diede una grossa quantit , onde venduto, il denaro , che se ne foss vato , venisse erogato nella restaurazione del tempio di DeW>, se (a parole di Erodoto non potessero ridursi ad esprimer ia vece del 1*allume, aromi. (a) Di quest* uso de Cartaginesi di avere al soldo stranieri parla a lungo Potibio $ e probabiltnente per questo uso appunto i Carta ginesi perirono. LJ Inghilterra a tempi nostri ha folto pi volte uua prova funesta di questo sistema. Peggiore poi la fecero i principi Italiani ne* secoli xm e ziv spezialmente ; e dall* essersi serviti di capi, e di soldati xaerosnarj venne la perdita della iadipeadeaaa lion ato

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costoro, e furono da sei mila, per naturale pravit di carattere e petulanza, gi mal disposti7 non ricevendo gli stipendj dovuti, tumultuando insorsero contro i capi con gran clamore ; e come per mancanza di denaro andavansi procrastinando le paghe, minacciarono di farsi contro i Cartaginesi ragione colle armi ; e gi mette vano le mani addosso ai loro officiali ; inviperitisi anche maggiormente, per la riprensione, che a cagione di tale loro condotta fece ad essi il Senato. Il che esso vedendo, secretamente ordin ai tribuni de*soldati, che mettessero a morte tutti i sediziosi. In esecuzione per tanto di tale ordine i tribuni fecero imbarcare tutti i soldati forestieri ; e come se si trattasse di una spedi zione militare, giunti all' isoletta, della quale parliamo, fecero smontare i tumultuosi, ed ivi abbandonatili, vol tarono le prore, e partirono. E* chiara cosa, che quan tunque ardessero di vendetta contro i Cartaginesi, non potevano far nulla; e d'altronde la fame ben presto li lev di vita. Siccome poi tanti furono quelli, che in.si piccola isola morirono, il luogo altronde angusto fu pieno di una moltitudine di ossa ; e da queste tante ossa ebbe' T,sola il nome. In questo modo per iniqua frode di. quei, eh essi servivano, furono gittati in s crudele calamit, e per mancanza di cibo miseramente perirono.

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VII.

Di M elile , di Golo, e di Cercine.


Detto che abbiamo delle Eolie, parleremo parti tal mente delle altre, che stanno all altro lato della Sicilia verso il mezzogiorno. Queste sono tre, situate in alto mare ; ed ognuna avente una citt, e porti, i quali danno sicuro ricetto, alle navi colte da burrasche. La prima Melite (i) ottocento stadj lontana da Siracusa , e che ha porti assai comodi. I suoi abitanti sono ricchi ; poich esercitano molte arti, e spezialmente quella di fabbricar tele estremamente morbide e sottili (a). Bel lissime sono le loro case, ed ornate magnificamente di gronde, e d intonacature. Essa colonia de* Fenicii, i quali' estendendo il loro traffico sino alloceano occiden tale , in quest* isola per la comodit de* p o rti, e per la situazione in mar profondo trovavano un rifugio op portuno. E questa appunto fu la cagione, per cui gli abitanti del luogo per 1 affluenza lucrosa demercatanti, * vennero a crescere di ricchezze, e a diventar chiari di nome. La seconda, che chiamano Gaulo (3) , anchessa in alto mare, ed eccellente per comodit di porti, fu dapprima frequentata da' F enicii. Indi Cerchia volta alla Libia ; in cui la citt mediocre che avvi, e i porti comodissimi, giovano non tanto a* legni mercantili, quanto eziandio alle navi lunghe. Ma dopo aver parlato
( i) Oggi M alta. (a) Erano probabilmente fatte di cotone, (3) Oggi Gola.

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delle feole australi, ritorniamo alle altee adjacenti a Lipara, e situate nel m are, che chiamiamo tirreno.
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a pit o l o

VUL

Delia E tedia, della Corsica, e della Sardegna. Singolarit di queste isole

Prsso la citt d* Etruria, che detta Populouia, gtce lEtalia ( i), la quale lontana dal continente circa cento stadj, ed chiamata cos dalla grande quantit di fuligine. Abbonda essa di pietra sidenite, la quale cntenendo molto ferro, per trarlo e liquefarlo, viene ipessata, e fatta in polvere, indi nelle fornaci con sin golare artifizio costruite dai lavoranti abbruciata ; e ri esce poi per la gran forza del fuoco la materia del ferro in piccoli pezzi, che hanno forma di grandi spongie. Questi pezzi o con cambio di merci, o con denaro i mercatanti comprano, e li portano in Dicearchia, ed in altri emporj; e quelli che li acquistano, per mezzo de fabbri li fanno lavorare, e ne traggono opere di ogni genere di figure ; vale a dire lastre foggiate allingrosso a modo di vanghe , di falci, e di qualunque altro utensile ; e Y uso di queste forme da* mercatanti trasportate qua < l viene comunicato a* varj paesi del e mondo
(i) Questa Pisola d Elba%detta dai latini Ilva , oggi , e per lungo tempo memorabile senta, dubbio a oagioae della destinazione, th a m i avuta nel x&il

3i9
Dall Etalia distante per trem ito stadj quella , che i Greci dicono Cim a, ed i Romani e glindigeni chia mano Corsica. Essa ha .un bellissimo porto di assai fa cile ingresso, che viene nominato Siracusio. Sono in essa inokre due citt, Aleria (i) e Nicea (2). Aleria fu fab bricata dai Focesi, i quali per alcun tempo abitarono liso la ; e ne furono poi cacciati dai Tirreni. Nicea fu opera degli Etruschi, quando dominavano sul mare; e tene vano soggette 1.isole adjacenti alla Tuscia (3) ; e men tre comandavano sulle citt della Corsica, ne traevano per tributo raggia, cera, e mele, delle quali cose lisola, abbonda. Gli schiavi di Corsica per dono singolare di natura sembrano preferibili nelle cose della vita agli altri servi (4)* Quest isola per ogni parte assai ampia, quasi dappertutto montuosa, coperta di spessi boschi ed irrigata da fiumi piccoli. 1 suoi abitanti si cibano di latte , di mele, e di carni, tutte queste cose sommini strando ad ogni passo il paese. E vivono tra loro con giustizia ed umanit pi di quello che facciano altri
(1) Poscia i Focesi si ritrassero in C im o . In, Cirno veni1an n i prim a , secondo V oracolo aveano fabbricata una c itt , che ch ia m atasi A lalia . Cosi E rodoto , I Romani la chiamarono A leria. Il testo di Diodoro sialo guasto , leggendovi! C alori, che sarebbe Cagliari di Sardegna. (2) Di N icea in Corsica fa menatane YE tw eografo, siccome pace altri. Il Cuterio la pappone la stessa che la colonia M ariana . Chi pi curioso di m e , cercher 'essa sia la moderna A jaccio . (3) Noi la diciamo Toscana . (4 ) Strabono dice tutto al contrario. Secondo lui i servi corsi erano pessimi, e non atti a nulla per l'indole loro fiera e bestiale} e perci od avere la vita a carico o tenendosi in. vita far im pav aire i loro padroni per l ' impazienta del se?visio4 e la stupidit.

3 lO

Barbari : perciocch il m ele, che trovasi nelle cavit degli alberi della montagna, senza controversia al cuna di chi l ha trovato ; e le pecore marcate eoa certi segni, ancorch nissuno le custodisca , restano salve ai loro padroni. In tutte poi le altre cose della vita quest isolani meravigliosamente osservano^ ciascuno per parte sua, ed alla opportunit, le regole dellope rar giusto. Singolarissimo presso loro ci die accade nella nascita de* figliuoli, Della donna di parto nissuno pendente il suo puerperio tien cura ; ed all* incontro il marito di lei in luogo della puerpera si .mette per un determinato numero di giorni in letto, come se fosse ammalato, ed avesse il corpo suo mal affetto (i). In , quest* isola nasce molto bosso ; e di specie non volgare : il che fa, che il mele dd paese sia totalmente amaro (a). I Bariiari , che 1 abitano, hanno un idioma strano, e * non facile a intendersi. La loro popolazione eccede i trenta mila. Prossima alla Corsica la Sardegna di poco meno grande della Sicilia. Essa abitata da Barbari , che chiamatisi Iolei, riondi, siccome si crede, da quelK,
f i ) Questo bizzarro costarne regna anche oggi presso i Moriteci in Dalmazia , e presso alcuni popoli visitati nel grande Oceano dai moderni navigatori. Presso gli Antichi nou 1 ebbero i soli Corsi , * Apollonio Rodio lo attribuisce anche ai T ib a re n i , ' e Strabine a varj ppoli setlentrkmali. (a) Servio dice: il tasso un albero velenoso , ehe abbonda in Corsica . Quest* isola in greca lingua si chiama Cim o da C im o figliuolo di E rcole, onde ( Virgilio) fece la derivazione T assi c i* mxi, cio corsi, de'quali pascendosi la api fanno un mele ohm-.
ristimo

321 i quali ivi fermaronsi con Iolao e i Tespiadi, essendo questi stati in numero superiori agli altri abitanti (i). Imperciocch nel tempo in cui Ercole faceva le celebrate sue prodezze, avendo generato moltissimi figliuoli colle figlie di Tespi, in virt di un oracolo li mand in sieme con una quantit di Greci e di Barbari a pren dere nuove sedi. Capo di costoro fu Iolo , nipote di Ercole dal canto di fratello, il quale occup lisola, vi fond illustri citt, e divise a sorte le campagne, dal nome suo ne chiam Iolei gli abitanti. Ivi anche piant ginnasi!, e templi degli Dei, ed altre cose d ogni sorta atte alla felicit della vita : delle quali tutte restano fino a questa et i monumenti, poich gli amenissimi campi del paese chiamansi iolei; ed il popolo anche oggi con serva il nome tolto appunto da quello di lui. E nell'o racolo intorno alla colonia die abbiamo mentovata, contenevasi ancora 7 che tutti quelli, che i proprii nomi avessero barattato in quello di lu i, sarebbero stati semt* pre liberi. Perci fino a questo tempo nostro tennesi verificato 1 annunzio dell' oracolo ; perciocch quantun que i Cartaginesi nellauge somma della loro potenza si facessero padroni dell* isola, non poterono per ri durre in servit gli antichi possessori della medesima, essendosi gl'Iolei rifuggiti sui monti; ed ivi fattesi abi tazioni sottoterra , mantenendo quantit di bestiami, di latte , di foraggio , e di carne si alimentarono ; cose che avevano in abbondanza. Cos lasciando le pianure, si
(*) Veggasi quanto Diodoro ha detto di questa colonia nel libro antecedente.

3aa tolsero anche alle fatiche del coltivare la terra ; e se guitano a vivere ne* monti senza pensieri e senza tra vagli , contenti decibi semplici, che abbiamo detto (i). I Cartaginesi adunque, sebbene andassero con grosse forze spesse volte contro codesti lolei , per la difficolt de* luoghi , e per quegl' inestricabili sotterranei de' me desimi non poterono mai raggiungerli, ed in tal modo quelli preservronsi liberi. Per la stessa ragione poi final mente anche Romani potentissimi pel vasto imperio che aveano, avendo loro fatto spessissimo la guerra, per niuna forza militare che impiegassero, poteron giungere a soggiogarli. Ma per 1ritornare alle antiche cse , lolao , acconciati gli affari della colonia, ritorn in Grecia ; e i Tespiadi dopo aver- presiedute per -'molte et all isola , finalmente cacciati da essa andarono a stabilirsi nella campagna limitrofa a Cuma : intanto che il volgo ridotto alla barbarie, mettendo al governo della repubblica gli ottim ati, difese -sino alla et nostra la sua libert. N oi, avendo detto quanto occorreva intorno alla Sardegna, passeremo a parlare delle isole, che ne vengon dietro.
(i) A ristotile e Pausania dicono atoch essi* essere^ restati ia Sar degna gl indie} delle coseivi fatte ,da lolao. Non dispiacer sapere , che in Sardegna erano arieti, i quali in vece di,lana portavauo u n vello di capra * e chiamavansi,. come Strabono riferisce, Musmon. Di questo vello de' musmoni gli~ abitami facvjfnsi' bili , che chia mar oasi mastruche 5 ed per questo che . Girolamo nel libro contro i Luciferiani dice, che il Jigliuol d i Dio non discese sola mente per la mastruca de* Sardi. Elian attesta , che la mastruca, de* Sardi aveva la propriet di tener caldo 1 inverno, e fresco l'e state. Cicerone avea chiamali ladroncelli m asirucati. i poveri- m ou

3*3
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IX.

DeW isola Pitiusa, e delle Baleari. Particolarit degli abitanti di quejte. Dopo le. gi mentovate Pitiusa, cosi chiamata dalla moltitudine de* pini, che vi nascono. Essa posta in alto mare, ed . distante tre giorni e tre notti di naviga zione dalle colonne d* Ercole ; un giorno ed una notte dalla Libia; e un giorno solo dalla Iberia. Di grandezza uguale a Corcira ; ed mediocremente fertile, avendo poche viti, e pochi olivi innestati. Fra suoi prodotti commendansi le lane per la loro morbidezza. Essa ha pianure e colli amenissimi; ed ha Ereso (i) citt, che iti colonia dei Cartaginesi. Ha eziandio porti memora bili, e mura di costruzione ampie, e molte case fab bricate splendidamente. Abitano ivi. confusamente molte razze di Barbari; e il maggior numero dePeni. Irono questi a starvi centosessant*anni dopo la fondazione di Cartagine (2). In faccia all* Iberia sono altre isole, che i Greci chiatanari sardi, che andavano facendo scorrerie al basso non avendo voluto piegare il collo al giogo rbmano. Tiberio deport quattro mila Ebrei in Sardegna per opporli a que* montanari. (1) Questo nome, secondo il Bocharto, h di derivatione fenicia. Questa, citt per chiamala da tutti gli altri scrittori Ebusa , o Ekeso 5 e il V cttelingio sospetta , che cosi scrivesse anche Diodoro, e che da copisti siasi alterala nel testo Ebeso in Ereso . (a) Ritenendo, che Cartagine rimanesse distrutta 1 anno della sua fondazione 737 9 la colonia si sarebbe stabilita al tempo di
JYuma.

3*4
mano Ginnesie, perch in estate i loro abitanti vanno nudi. I popolani , e i Romani le chiamano Baleari da Balein ( i) , che vuol dire lanciatoti, perch meglio di quanti sono uomini al mondo lanciano grossi sassi colle frombole. La maggiore tra queste supera in esten sione tutte le altre isole, eccettuatene. L seguenti sette, e Sicilia , cio , Sardegna , Cipro, Creta , Eubea, Cor sica , e Lesbo. Essa separata dalla Iberia quanta la navigazione di un giorno. La minore guarda 1 aurora, e nutre bei giumenti d* ogni genere, e spezialmente , m uli, che per la grandezza del corpo e la robustezza sono sopra gli altri eccellenti. Entrambe hanno buon suolo, e di sua natura fertile. Il numero degli abitanti supera i trenta mila. Perci che riguarda i prodotti della terra, mancane totalmente di vino , di cui per altro, per la rarit appunto, sono ghiottissimi. Hanno anche scarsezza grande d olio, e perci ungonsi i corpi con quello che estraggon dal lentisco, unendolo al grasso di majale. Costoro sono in singoiar maniera portati per le donne, le quali essi tanto stimano, che quando ne vengono tratte col di prese da corsari, essi danno tre o quattro uomini per una di queste. Le loro abitazioni sono entro grotte di pietre, e.vivono in caverne sca vate nelle viscere de' monti, e fanno de'sotterranei per comunicarvi: con che proweggonsi insieme per istare a coperto, e per salvarsi dagli altrui assalti. Denaro d* argento, e doro non usano ; n vogliono ohe presa*
(i) Strabone crede, che la denominazione degli abitanti di que ste isole derivi dalla lingua fenicia.

loro se ne introduca. Dd che allegano per ragione, che anticamente Ercole mosse guerra a Gei-ione, figliuolo di Grisaore, per la grande quantit d'oro e dargento, ch egli possedeva. Laonde per conservare sicure le loro sostanze dalle insidie altrui stabilirono di non voler nulla di comune colle ricchezze in oro, ed argento, e secondo questo decreto , militando anticamente coi Car taginesi, non portavano al paese nulla de' loro stipen di ; ma spendevano tutto a comprare donne e vino (i). E stravagante pure l'usanza che hanno rispetto alle noz ze. Nel convito nuziale , chiunque de* parenti, e de gli amici, di et prim o, secondo, e gli altri in ap presso , giaccionsi a un per uno colla nuova sposa, e finalmente dopo tutti 1' ultimo onore dato allo sposo. E pure singolare, ed affatto strana l usanza loro nei mortorj. Mettono entro un* urna le membra del ca davere prima rotte e battute con legni; e vi pongono sopra un gran mucchio di pietre. La loro armatura consiste in tre frombole, una delle quali portano in te sta, una a modo di cintura intorno al corpo, e l'altra in mano. Quando la necessit della guerra lo vuole, lanciano sassi molto pi grossi di qudli che lanciano gli altri ; e li lanciano con tal forza , che non si di stinguono da quelli, che vengono lanciati da una ca tapulta : perci negli assalti delle mura costoro feriscono co*loro colpi gravemente quelli che le difendono. In aperta battaglia essi con que* loro colpi spezzano scudi, elmi,
(i) A ristotile dice espressamente: avute le paghe d a i Cartagi nesi , presso i quali militano , non comprano che donne : percioc ch nel loro paese proibito il posseder oro ed argento .

3*0 ed ogni armatura, che copra i corpi ; e dirigono i colpi con tanta sicurezza, che per lo pi non mancano mai di ottenere 1*effetto che si sono proposti. A tanta bravura li porta il frequente esercizio , che fanno sino da fanciulli, perciocch vengono costretti a tirare colla frombola fin da quando sono sotto la disciplina delle loro m adri, le quali per bersaglio mettono loro sopra alcun tronco un pezzo di pane ; e rimangono digiuni sino a tanto che noi colpiscano (i). Allora soltanto La madre lo concede loro per mangiarlo.
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a p i t o l o

X.

D i uri isola posta al di l delle colonne ft Ercole. Particolarit intorno alla medesima. Percorse le isole, che sono al di qua delle colonhe drcole (a ), visiteremo quelle che sono oltre nelloceano. Vrso F Africa giace nel vasto pelago dell oceano una certa grandissima isola, che dalla Libia declina verso 1*occidente per la navigazione di parecchi giorni. Essa ha un suolo ferace di biade, il quale in gran parte s* alza in montagne, e per una piccola parte s estende ancora in pianura, ov amenissimo. Fiumi navigabili la intramezzano, i quali opportunamente la bagnano; e frequenti sono i luoghi ombreggiati da alberi di vairie
(i) N on ha dalla madre altro cibo t che quegli, che sa colpire il bersaglio additato da lei. Cosi Floro j c pi ampiamente dicono lo stesso Licofrone , e Vegezio . (a) qui probabilmeote una lacuna, secondo l osservazione gi fatta.

specie , ed boschetti innumerabili di piante fruttifere, intersecati,da fontane e ruscelli di dolcissime, acque. Le ville stesse sono ornate di edifizj sontuosi, e qua e l veggonsi graziosamente disposti ne giardini ostelli ove rifocillarsi a piacere; e come la terua.somministra lar gamente tutto ci che pu recar piacere, e delizie, ivi appunto gli abitanti concorrono a passare 1 estate. * Il paese di montagna presenta spessi boschi ed ampii, pieni anch essi dalberi, che portano frutta di varie specie ; e di tratto in tratto ha valli, e fonti, che pajono espressamente fatte per giocondamente ricreare la vita. E le tanti sorgenti, che per ogni dove abbon dano , non giovano solamente a crear volutt negli abi tanti , ma molto eziandio conferiscono a renderli sani e vigorosi. Da una parte poi la cacciagione somministra salvaticina dogni fatta, la cui abbondanza nulla lascia da desiderare ne conviti, vuoi pel bisogno, vuoi pel sa pore : e dall altra parte il mar che circonda l isola d copia grande di pesci ; avendone loceano di sua natura d ogni maniera. Finalmente temperatissimo n il cli ma , il quale fa , che nella maggior parte dell* anno gli alberi dieno frutta, ed altre belle , e squisite cose si ottengano. In somma s beato per ogni verso il vivere q u i, che pare labitazione non duomini, ma di Dei (i).
( i ) Giustamente il V*ssclingio conviene non potersi dire che isola sia questa, di cui Diodoro fa qui si bella descrizione Alcuni hanno creduto, che quest* isola sia o alcuna di qnelle che stanno in faccia al continente d* America, o 1*America stessa- N infotti altro a presumersi, dappoich non sussisteva pi P Atlantide ; il dire 9

4*8
Anticamente quest* isola per essere tanto lontana dal rimanente mondo, fu incognita : ma poi si scoperse nel modo, che sono per dire. 1 Fenicii fino da remo tissimi tempi a cagione di commercio intrapresero fre quenti navigazioni ; e perci stabilirono molte colonie tanto ia Africa, quanto in quelle parti d* Europa, die guardano alloccidente ; e proseguendo in tale loro pro posito , fatti gi ricchi, presero a battere anche oltre le colonne d* Ercole le acque del mare che chiamasi oceano. E da prima presso lo stretto vicino a quelle co lonne , nella penisola che ivi Y Europa forma , fonda rono una citt chiamata Gade; nella quale oltre altre cose convenienti al sito costruirono un tempio famoso dedicato ad Ercole, e.vi stabilirono riti e sacrifizj ma gnifici secondo l uso de*Fenicii. E quel tempio, come negli antichi secoli, cos pure ne moderni sino alla et nostra fu in somma venerazione : cos che anche molti Romani, per nobilt e per grandezza dimprese illustri, a quel Dio indirizzarono, e pe* loro disegni felicemente
che questo racconto sia favoloso, non si accorda troppo coi prin cipe di un discreto ragionare. Perciocch, se , come dice il V estelitigio y non avendo i Cartaginesi 1 uso della bussola , non potevano stabilire una navigazione sicura verso quell* isola , da ci non viene, ohe l'accidente appunto non potesse aver (ratti a quella parte al cuni, che poi ritornali ne dessero notizia. E questa notizia bastava perch riposta tra i secreti dello Stato si pensasse di poterne trar profitto in qualche opportuna circostanza. Non sono molti anni * dacch fu scritto essersi in qualche luogo dell* America settentrio nale trovate alcune iscrizioni puniche. Se questo finto vero , esso pu confermare, almeno in quanto al fondo, la relazione di D iodoro. Per senza andare in America , si potrebbe forse congetturare, che quest* isola fosse una delle Canarie .

eseguiti sciolsero i loro voti. In questa maniera pertanto i Fenicii investigando le terre , eh erano oltre le co lonne , e scorrendo pe lidi dell Africa , dall impeto deVenti, e dalla forza delle procelle furono spinti assai dentro allo spazio immenso dell oceano, ed agitati per molti giorni dalle tempeste finalmente irono ad approdare all isola, di cui abbiamo parlato. Della cui natura e felicit come essi ebbero presa notizia, la co municarono di poi anche agli altri. Perci i Tirreni quando poterono tenere l'imperio del mare, destinarono di andare a stabilirvi una colonia. Se non che vi si op posero i Cartaginesi : tanto perch temevano , che molti de loro concittadini allettati dal delizioso aspetto di quel paese andassero ad abitare col ( i) , tanto perch in tendevano di tenersi in essa assicurato un asilo, se mai col tempo avvenisse per qualunque imprevisibil caso di fortuna, che la loro repubblica venisse rovesciata ; spe rando, che avendo forze grandi navali potessero con facilit trasmigrare insieme con tutte le loro famiglie in quell isola ignota ai vincitori.
(x) Il pseudo-Aristotile nel libro delle Cose m irabili dice* che i magistrati cartaginesi proibirono sotto pena capitale il navigare a quell9 isola ; d aggiunge che ne uccisero gli abitanti, onde non ne manifestassero agli altri le ricchezze- Se il libro meritasse lede, potrebbesi supporre guasto il testo, in cui non degli abitanti, ma dei popolani ritornati si dovrebbe supporre essersi parlato. Del rima nente facile comprendere come sopra una reiasione assai compen diosa si costruirono racconti pieni di particolarit false, ed anche

assorda

33o
C a pito lo

XL

Della Britanm a, del suo stagno, e come si trasporta dai mercatanti che vanno ad acquistarlo.
Ma avendo detto quanto basta intorno alloceano dAfri ca, e alle sue isole, volgeremo il discorso nostro all'Europa. In quella parte in cui l'oceano stringe la Gallia, rimpetto alla Selva ercinia, la quale ci si detto essere la mag giore di quante ha 1' Europa , trovansi molte isole , e la pi grande di tutte quella che si chiama Britannia (i). Questa in addietro fu immune da assalto .di stranieri; perciocch n Bacco, n Ercole, n altro od Eroe , o fondatore di potenti famiglie, per quanto sap piamo , non vi port guerra. Solamente nel secolo no stro Gajo Cesare, a cui le grandi imprese meritarono 0 nome di Divo , fu il primo tra quanti si ricordano , che soggiogasse la Britannia, ed obbligasse gli abitanti suoi a pagare tributo. Ma di queste cose parleremo a tempo opportuno. Ora diremo alcuna cosa di essa isola, e dello stagno, che in essa trovasi. La Britannia ha forma triangolare come la Sicilia ; se non che i suoi Iati sono disuguali. Essa stendesi verso l'Europa ebbliquamente ; e il promontorio che viene a d ,essere al conti nente pi vicino, e che chiamano Canzio , lontano da terra , secondo che dicesi, circa cento stadj ; ed ivi gran corrente di mare. L altro *promontorio, a cui danno il nome di Belerio , distante da terra quanto
(i) Essa la nostra Inghilterra .

331 :
importa la navigazione di quattro giorni ; e lultimo, dtto Orca, si distende neil* altissimo mare. D lato ri volto verso T Europa si tiene della lunghezza di sette mila e cinquecento stadj ; 1 altro , che dallo stretto si prolunga sino alla punta, di quindici mila stadj ; e r ultimo di venti mila : di modo che tutto il circuito dell isola viene ad essere di quarantaduemila e cinque cento stadj (i). Vuoisi che gli abitanti sieno indigeni (a), i quali ritengono ancora gli usi dell antico loro modo di vivere ; perciocch in guerra vanno sopra carri, come dicesi che gli antichi Eroi de' Greci combattessero sotto Troja. Abitano casucce basse, fabbricate di pa glia , o di legno : raccolgono le biade in modo , che tagliatene dai gambi le spiche, ripongono queste in granai sotterranei ; e le pi vecchie a mano a mano , secondo che ogni giorno loro bisogna, sgranano ; e coi grani pestati si preparano il nutrimento. Semplici nel resto sono ne loro costumi, e lontanissimi dall astuzia, e malignit degli uomiui del tempo nostro: sono poi contenti di un vitto frugale, e diversi affatto da quelli che amano le ricchezze. L'isola abbonda assai d abi
(i) Nel fissare la lunghezza de lati della Bri tanni a gli Antichi non sono andati, d* accordo: cosa che non deve far meraviglia. To lomeo chiama Boierio , e non Boleri# il promontorio dell* Autore indicalo sotto quest1 .ultimo nome. (a) Tacuo dice non sapersi, se i primi abitatori della Britannia fossero indigeni , o trasportativi da altro paese. Il Camden rede, che vi passassero per la pi parie dalla Gallia. Era da r i cordare, che una volta I*Inghilterra fu parte del continente, veden dosene manifesti indizj nei terreni opposti dei due paesi presso lo stretto.

33a
tanti ; ed ha dima freddo , essendo soggetta all' orsa. Molti re e principi in essa hanno comando; e per lo pi amano di stare in pace tra loro. Ma de loro istituti, e di altre particolarit di quest isola, parleremo in ispezialit quando saremo giunti Ila spedizione di Cesare nella Britannia. Ora il mo mento di parlare dello stagno , che ivi si scava. Ospi talissimi sono que* che abitano nel promontorio della Britannia, che chiamasi Belerio; e ci deriva dal pra ticare che fanno coi mercatanti, che capitano col, il cui commercio li ha tratti a pi mansueto modo di vivere. Questi sono quelli, che con diligente opera sca vano la terra producitrice dello stagno; la quale essendo petrosa ha entro s vene di materia, che purgata* e li quefatta d il metallo. E come lo hanno ridotto in forma di certi dadi , o simile, lo trasportano in un' isola adjaceote alla Britannia , che chiamasi Itti (i): e per trasportarlo col prendono il contrattempo del riflusso del m are, mentre allora restando il suolo asciutto fanno uso di carri, e sopra di ssi ne conducono quanto vo gliono. Nelle isole vicine , poste tra 1' Europa la Bri tannia succede un singolare fenomeno ; ed , che tutto quel tratto all alzarsi del flusso vien coperto di acque ; ed allora presenta quelle isole; quando poi succede il riflusso, resta scoperto un grande spazio , nd quale non essendosi le acque fermate, vedesi una continua zione di terra formante una specie di penisola. Di- l lo stagno , che comprano i mercatanti, viene da essi porfi) Essa oggi chiamasi Wigkt*

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lato nell Gallia ; e in trenta giorni di cammino per terra a schiena di cavalli si conduce poi attraversando la Gallia alle bocche del Rodano. E ci basti intorno allo stagno. C a p i t o l o *XII.

D ell isola in cui si trova t ambra. Favola di Fetonte.


Ora direme qualche cosa di quello che chiamasi elettro (ambra). In faccia alla Scizia, al di sopra della Gallia, giace un isola, che chiamano Basilea (i) ; e sopra questa i flutti del mare gettano in copia il suc cino , od ambra, che in nissun altro luogo del mondo si trova. Molti tra gli antichi intorno a questambra raccontarono favole onninamente incredibili, e dal fatto stesso smentite. Perciocch come stato scritto da poeti e storici, Fetonte, figliuolo del Sole, essendo ancora ragazzo, indusse colle sue preghiere il padre a dargli di poter guidare per una giornata sola il carro di lui: la quale grazia avendo ottenuta, e non trovandosi di
(i) Di quest'isola parlano P ite a , e T im eo, siccome Plinio ri ferisce. Noi la dovremmo dire Reale . Ma gli Antichi non ci hanno detto perch si chiamasse con tal nome. Essi non ci hanno neppure indicato con bastante precisione quanto occorrerebbe per ritrovarla. Essi non conobbero che assai confusamente la costa , che dalla Olanda va oltre verso il settentrione. Siccome per le coste del Brandeburgo , e della Prussia anche al di d* oggi danno am bra , facile immaginare, che cenfusamcate essi intesero alcuna delle isole del Baltici.

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bastanti forze per reggerne i destrieri questi non fa cendo caso di s giovine condottiero deviarono dal corso solito, ed errando pel cielo, primieramente vennero ad attaccar fuoco al medesimo ; onde n venuto poi quel circolo , cbe si chiama via lattea ; poscia sabbruci una gran parte della terra ; e non pochi paesi restarono per l incendio devastati. Per la qual cosa Giove sdegnatosi, fulminato il carrettiere , obblig il Sole a girare il suo carro, siccome era solito. Fetonte cadde alle bocche del Pado, che anticamente chiamavasi Eridano : dove le sue sorelle cosi furono tocche della sua disgrazia, che pel gran pinto perdendo la loro prima natura vennero a trasformarsi in neri pioppi, i quali ogni anno nello stesso tempo mettono fuori lagrime, dalla cui concrezione dicesi poi nascere questo che nominano elettro, il quale supera nella nitidezza ogni altra cosa ; ed allora massimamente in quel paese trasda, quando si fa il lutto pe' giovani mancati di vita (i). Ma sicco me tutti quelli, che hanno o inventata, o ripetuta quest favola, sono andati lontani dal vero, e sono restati smentiti dal fatto del secolo posteriore ; debbesi piuttosto prestar fede alla storia ; e la storia porta > che F ambra si raccoglie nell isola gi accennata ; dalla quale poi viene trasportata fino in questi paesi, come si detto innanzi.
(i) La favola di Feionte viene ingegnosamente spiegata da Pro clo commentando il Timeo di Platone. Si pu intanto osservare, che errarono Greci e L atin i, prendendo il nostro' Pb pel P a d o , od Eridano della favola. Eridano non vuoi dite altro che Ju/nc grandef e Pado vuol 'us Jume che stagna.

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C a p i t o l o

XIII.

Digressione sui C elti, o Gatti. Descrizione del loro paese , e de loro costumi.
Non crediamo alieno da quanto abbiamo,narrato in torno allisola posta all occidente, l inserire quialcune poche cose delle nazioni . d'Europa a quelle vicine , avendole omesse ne libri antecedenti (i). Nella Celtica anticamente signoreggiava, siccome narrasi, un certo nobilissimo uomo , il, quale avea una figliuola per la maest della persona superiore all'ordinario modo della natura , e- per la bellezza delle forme di gran lunga distinta dalle altre giovani donne. Costei e per le forza del corpo, e per T avvenenza meravigliosa nutrendo alti spiriti, n credendo alcun uomo degno di s, tutti quelli , che alla sua mano pretendevano, ripudiava ri solutamente. Ora accadde che Ercole volgendo verso la Celtica, vinto eh egli ebbe Gerione, ivi fond Alesia; ed in quella occasione avendo la giovine veduto Ercole, tanto rest- presa di meraviglia pel valore , e per la superba figura di lu i, .che amorosissimamente sei prese a giacersi seco , non per senza l assenso dei suoi genitori. Da' lui pertanto ebbe ella Gallate (2) ; il
(1) questo ano de passi prinoipali, in cui Diodoro sembra mancare all ordine tanto da lui commendato nel proemio di questo stesso libro. (2) Parte nio ha anch egli riferita la favola di C eltina, che da Ercole ebbe un figlio nominato Cello , e che diede il nome ai Celti. Ammiano Marcellino parla in questo modo : Alcuni assetarono ;
che i primi in questi paesi si tennero per aborigini , chiamati Celti dal nome di un amabil r e , e Gallati da quello della madre di lui.

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quale riuscii per virt danimo e di corpo valentissimo so pra quanti furono mai nel paese ; e quando fu giunto alla et virile, ottenuto avendo il paterno regno, molte terre conquist de popoli limitrofi , e fece in guerra grandi imprese. Costui, come della fortezza sua s era sparsa fama dappertutto , chiam dal suo nome Gal lati tutti i suoi sudditi ; e cosi fu dato a tutta la na zione il nome di Gallazia, o di Gallia. Ma dopo che abbiamo spiegate queste cose intorno alla denominazione de Galli, dobbiam dire ancora della terra, che i Galli occupano. Molte nazioni, non egual mente numerose in popolazione, abitano la Gallia. Le maggiori tra queste contengono dugento mila uomini atti alle arm i, e le minori cinquanta mila : tra le quali una ve n h a , che congiunta a Romani per antica parentela ed amicizia, si serba in queste relazioni costante sino a questo tempo (i). La Gallia, siccome per la massima sua parte' soggetta al settentrione, soffre assai d invernate e di gelo , perciocch in inverno ne giorni nuvolosi invece di pioggie vi cadon n ev i, e n giorni sereni s empie tanto di gelo, che i fiumi indurati dal freddo improvvisamente fanno a s stessi ponte, a m odo, che non tanto i viandanti comuni, e pochi di numero , trovan in grazia del ghiaccio libera
(i) Questa fu la nazione degli E d u it di cui dice Cesare , che sovente dal senato furono chiamati fratelli e consanguinei. Ond , che poi Tacito aggiunse che gli Edui furono i prim i ad ottenera in Roma il diritto d i senatori. Il che fu conceduto .all* antica al lean za, e all* essere (gli Edui) i soli tra i G a llit che usassero col popolo romano il nome d i fra tern it .

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strada, ov* era l acqua; ma eziandio numerosi eserciti con tutte le loro bagaglie, e coi carri carichi, vi passa no. sopra senza alcun pericolo. E molti sono 1 fiumi, che scorrono per la Gallia, e ne intersecano le cam pagne colle loro giravolte ; alcuni de quali hanno 1 o rigine loro da profondi laghi ; altri lhanno da scaturi gini pascenti ne monti ; e parte poi dessi vanno a sca ricarsi nell oceano, e parte nel nostro mare. Fra quelli che entrano nel mar nostro, il pi vasto di tutti il Rodano, il quale viene dalle A lpi, e si getta in mare per cinque bocche (i). Degli altri, che corrono all o ceano , i maggiori sembrano essere la Ljoira (a) , e il
(i) 8i affatica il Vesselingio a notare d inesattezza D odoro , per ch seguendo Timeo ha dato cinque bocche al Rodano, e Strabono e Festa A rieno, opponendo loro 1' autorit del Causabono , e della A strae$ senza avere cpnsidrato i cambiamenti, che i tempi possono avere portato nelle foci di ad fiume s rapido, e la probabilit, che Timeo avesse presenti piucch i due tronchi, che costeggiano la Camarga , le diramazioni subalterne. (a) Il flesselingio con mlto maggiore apparenza di ragione si affatica a far sentire lo sproposito stravagantissimo di porre tra i fiumi della Gallia il Danubio , per escludere il quale dal testo di Diodoro basta P osservare, eh esso non va nell* oceano: che questa la circostanza , a coi P autore qui riferisce il discorso. Biso gna dunque per necessit cancellare qul D anubio , e mettere ha sua vece il Ligeri ( la Loira ) che presa per la sua lunghezza non pu non riguardarsi come il fiume pi degno d essere pareggiato al Reno y e che, quantunque con direzione diversa, va nell oceano : il che pi, che forma l oggetto del discorso di D iodoro . Se il Vesselingio vorrebbe sostituirvi la Duranza , potr ben io avervi potuto sosti tuire la Loira ; perciocch quanto vero, che i copisti con facilit avrebbero potuto mettere Danubio per Duranza. per una certa simi litudine materiale della parola, non ostante a troppa diversit del proposito ; vero ancora, che colla piena ccerenza del senso la mia

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R eno, a cui al tempo nostro quel Cesare divo mise un ponte ; e fatte passare a piedi le truppe , dom poi i Galli dimoranti al di l. Ma parecchi altri fiumi navigabili s'incontrano per la Gallia, de* quali sarebbe cosa lunga lo scrivere. La maggior parte d* essi pel gelo KfjDprendonsi, come se sopra i loro alvei si fa cesse un ponte, e siccome il ghiaccio per la naturale sua levigatezza rende lubrico 1' andare de passeggiaci , vi spargono sopra della paglia, onde fermarvi sicuri i piedi. 'In assaissimi luoghi della Gallia suole accader cosa particolare e strana , la quale non da tacersi. Dalloc cidente estivo, e dal settentrione sogliono spirar venti di tanta veemenza ed im peto, che alzano da terra mi sti a molta polvere ciottoli grossi quanto un pugno; ed anzi a modo di turbine violento strappano agli uomini ed armi ed abiti, e li cacciano gi di cavallo. Leccesso poi del freddo fa , che corrotta la temperatura dell a ri? , ivi non producasi n vino , n olio; e perci i Galli non avendo uve, fannosi coll* orzo una bevanda, che chiamasi zito; edaltrimente se ne fanno un altra diluendo collacqua 1 favi delle api (i). Intanto per
sostituzione diventa probabile per l faciliti di confondere nella scrittura greca }a prima lettera di Ligeris colla prima di Danubio. (i) Il perch il Vesselingio dica a questo passo sapersi da ognuno ci non essere comune a tutti i G alli, parlando degli anti chi , si stenter a concepirsi, quando vogliasi ricordare, che i Galli vennero anticamente a conquistare le viti in Italia ; e che fuvvi un tempo posteriore a D iodoro , in cui n uva, n fichi maturavano a Marsiglia:. Sarebbevi anche luogo a ricordare, che Diodoro ha ri guardato il paese de1Yasconi come annesso alla Celliberia, piuttosto

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amando smoderatamente i l . vino , se ne trangugiano quauto portano loro i mercatanti; e dal troppo berne ubhriacandosi , cadono poi o in grosso sonno, o in una vertigine , che rassomiglia alla pazzia. Perci molli trafficanti d Italia, spinti dallavarizia loro propria, volgono a loro particolar guadagno lubhriachezza dei Galli : eh essi pe con basche , e per le pianure con carri portano loro il vino , e ne traggono inesdmabile prezzo ; percioech' per un barile ricevono un fanciullo , cambiando i GaUi quello che toro d a bere con ci che beono. Nella Gallia non iscavasi argento di nessuna maniera ; ma bens si scava molto oro , il quale la natura del paese somministra senza lavoro alcuno di miniera: im perciocch siccome il corso de, fiumi colle loro giravolte viene ad imbattersi nelle radici de monti* adjacenti, da ci accade, che se ne vadano rompendo i fianohi, ed indi se ne trasportino misti alla sabbia firammen doro, i quali vengono poi raccolti da chi di tale opera si occupa; o la terra, die ne contiene granelli, si pesti, e si triti, e diluita coll acqua se ne porti poi la materia restante al fondo ne forni a liquefarsi. In
che alla Gallia. Alenai hanno preteso, che la birra ( sito ) sia pro pria de* G alli , e non degli E gizj, supponendo che in questo senso debbsi intendere Diodoro ove nel libro i ha parlalo di questa bevanda. Ma la parola zito non che generica; e si applica a si gnificare ogni bevanda fermentata fatta con vegetabili, ohe ami sono ava; ed zito egualmente quella degli E ftitj, quella de* Galli, quella de*B ritan n i, e quella di qualunque alleo popolo, quando anefee sieno differenti per la materia, che si adopra 9 pel modo , qon cui .ai fanne, pei sapore 9 per la farsa, eq.

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questo modo ri mette insieme una grande quantit di oro, che t impiega in ornamenti della persona non tanto per le donne, quanto ancora per gli uomini. E con essi infatti fannosi smaniglie, e- braccialetti r e grosse collane di puro e pretto oro , ed anelli assai grandi, ed anche pettorali, ed usberghi, e panciere. E poi singolare, ed affetto meraviglioso ci che i Galli dell alto paese usano ne luoghi di religione ; poich e nelle cappelle e ne* templi tengono giacente , e qu* e l sparso molto ro ad onore degli Dei, il quale nissuno di quel paese menomamente . tocca : tanto sono superstiziosi ! sebbene per altro i Galli sieno avidis simi. I Galli hanno statura alta, e sono di carnagione su gosa e candida : portalo rosseggiante la chioma, non solo come 1 hanno per natura, ma anche collarte cer c a n d o di accrescerne la tinta pi di quello che sia na turalmente, a ci,servendosi di un ranno di calce, con .cui spsso si .lavano i capegli (\) ; $ li contorcono poi dalla fronte al vertice , ed indi li ritorcpno alla cervice. Con,ci; vengono a. prendere laspetto et Satiri, e\dei P ani; e il coltivarli, come abhiam detto, fa che diven tino s grossi e folti, che poi non differiscano dai.crini di cavallo. Alcuni si tagliano la barba ; albi la nudrono
(i) Plinio Giova anche il sapone. E* questo un ritrovato delle Gallie per aver rossi i capegli. Formasi con sevo e con cenere. Il color de capagli de' G alli e. de* Germani dai Latini^eaprimetasi colle gradarini di fla vo , rufo , e rutilo. Noi non abbiano he biondo t e rosso , e ne distinguiamo le gradazioni aggiungendo il chiaro , e il carico , e l assai carico , e Vassoi chiaro .

34i
modicamente: i pi nobili si radono i peli stille guancie, e volgono gi quelli de* mustacchi a modo, . che copran la bocca; e perci quando mangiano, imbro gliano il cibo co*peli; e quando bevono la bevanda va gi quasi per un colatojo. Essi pranzano , o cenano non assisi sopra sedie, ma sdrajati in terra ; e in luogo* di strati si mettono sotto pelli di lupi, o di cani. I pi giovani, maschi o femmine, che per non sieno esciti ancora dell* puerizia, sono quelli che servono gli al tri. Panno vicini i focolari ardenti, e pieni di pignatte, e d spiedi carichi d'interi quarti di animali ; e ai di stlti personaggi metton d*innanzi per onorificenza gros sissime porzioni di carni ; a un di presso cme il Poeta introduce i maggiorenti de Greci a festeggiare- Ajaee< all'occasione che ritornava vincitore dal combattimento sostenuto con Ettore: A l Telamonio il re per fargli onore M ette innanzi le terga ambe di un tauro. Essi invitano ai loro conviti anche i forestieri ; e sol tanto quando si finito di mangiare, domandano loro chi sieno, e a che sieno venuti. Sogliono pure anche in mezzo alle mense venuti per qualunque motivo a litigio, balzar fuori a un tratto, e nulla estimando il perder la vita, battersi animosamente. Imperciocch presso loro opinione, che le anime immortali degli uomini, entrando , come pens Pitagora , in un altro corpo in un dtermitkato tempo tornino di nuovo alla vita. E perci ne* funerali gettano sull acceso rog lettere dirette ai loro parenti, che i morti debbano

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Nelle marcie, e ne7combattimenti fanno uso di bi ghe, le quali portano f auriga, e il soldato; e in battaglia facendosi innanzi a nemici che sono a cavallo, cercano prima di colpirli con una specie di dardo, che Bel barbaro loro idioma chiamano saunio , poi scen dono e danno mano alla spada. Tra loro vha alcuni, i quali sprezzan la morte a* segno, che entrano ih bat taglia nudi affetto, non tenendo che una semplice fa scia sulle reni (1). In guerra conducono seco come di Condizione ingenua taluni scelti da' proletarj, adoperan doli nel servizio tanto decarri, quanto delle persone. Quando l esercito schierato d innanzi al nemico, hanno uso di correre innanzi, e di provocare a duello pi valenti degli avver&rj, battendo con gran rumore le anni per atterrire i nemici ; e se vien contro al cuno , de loro maggiori cantano le prodezze, e van tano nello stesso tempo anche le virt proprie ; intanto che vituperano lavversario, e cercano colle parole di togliergli il coraggio. Se avvenga poi, che possano tagliar la testa al nemico, l'attaccano al collo del loro cavallo; e le spoglie contaminate di sangue consegnano loro servi come da portare in trionifo, e tripudiando si cantano da s l inno della vittoria ; e queste quasi primizie dette prede, non altrimente che se fossero fiere da essi trucidate, attaccano ai vestiboli delle loro case. In quanto poi alle teste de nemici pi distinti, essi le ungono con olio di cedro, e diligentemente le
( i) Presso J u h Gelilo abbiamo n i GaUo nudo fuorch dello -. sondo d i due spade , e ornato di una collana 9 e di smaniglie.

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conservano in certe cassette; e ad ogni occasione mo strandole ai loro ospiti, si gloriano, che il tale de loro maggiori, o il genitor loro , od eglino stessi, quan tunque ne venisse offerta grossa somma di denaro , non vollero mai spropriarsene. Alcuni portano la giattanz* al segno, che non vollero cambiar quelle teste nem meno a peso doro: con che mostrano una barbara magnanimit : perciocch quanto da generso uomo il non vendere i contrassegni della propria virt, al trettanto da crudele ed efferato animo il far guerra a* morti della stessa specie. Mirabile il loro vestire : perciocch portano tuniche tinte di varj colori, e cosperse tutte di bei fiorami ; ed hanno certi calzari, ehessi chiamano brache: oltre ci usano saghi vergati, in inverno foderati assai bene, e nell* estate sottili, i quali sono fiorati anch essi, e assicurati alle persone con fibbie. Le loro armi sono scudi alti quanto 1 uomo , e portanti 1 insegna parti * * colare : in alcuni veggonsi figure di bestie in metallo, lavorate egregiamente , le quali loro servono e a difesa e ad ornamento. Si guertscono la testa d* elmi pur di metallo con grandi cimieri pendenti gi ad ostentazione ; e in que* cimieri mettono or delle com a, or figure di uccelli, e di quadrupedi. Servonsi ancora di trombe barbariche, che suonate danno una specie di muggito orrido, fatto apposta per isparger il terror della guer ra ( i ). Di ferro sono i busti, e fatti a scaglia ; mentre
(i) Eustaiio descrive le trombe de Galti in questa maniera. La ien a tromba la gallica . Essa fa tta d i getto , non mollo grande^ ed /w la bocca iti forma d i qualche animale , e d i piombo C un

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per, come & detto > alcuni contentane di quelli elio loro diede natura, e combattono nudi. In luogo di corte spade , essi n adoprano di lunghe, le quali por tano appese obbliquamente al destro fianco con catene di ferro , o di rame. Alcuni serrano le loro tuniche con cinture ornate d oro, o d argento. Portano poi aste, ch\essi dicono lancie , la cui punta di ferro lunga un cubito, *e di maggiore ampiezza sono* le ale, che ne stanno alla base; essendo esse largh quasi due palmi : le spade non sono minori de' saunii degli fitti ; e la punta de saunii maggiore di quella delle spade; alcune delle quali sono diritte, altre per tutta la lun ghezza hanno certe tacche, e rivolte, che colpendo non solo tagliano, ma stracciano ancora le carni, cosi che nel ritirarle convellono, e lacerano la piaga, che hanpo aperta ferendo. Essi sono terribili d* aspetto , ed hanno voce grave mente sonante ed orrida affatto. Ne colloquii sono par chi di parole , e si esprimono con frasi involute, che rendono oscuro il discorso. Amano singolarmente di amplificare con iperbole le proprie ldi, e di mostrar disprezzo degli altri. Sono minacciosi, sono superbi, ed esageratori in. tuono tragico: altronde acuti d ingegno $ n incapaci di buone discipline. Presso loro hanuovi anche poeti di carmi armoniosi chessi chiamano Bardi. Costoro cantano le lodi degli u n i, e i vituperj degli altri suonando certi strumenti non dissimili dalla lira.
boceatura , entro la quale i trombettieri soffiano. Ha su/ono acuto ; e dai C elti si chiama carni*.

345 Hannovi pure de filosofi e de' telogi, che chiamano D ruidi, e che sommamente onorano ; ed hannovi vati cinatoli di grande riputazione, i quali dagli auspizj, e dalle viscere delle vittime indovinano le. cose future ; e tutta la plebe ligia dessi. Costoro, singolarmente ove trattasi di dover consultare intorno ad affari di. grande importanza, osservano ub rito meraviglioso ed incredi bile ; ed , che prendono un uomo, espressamente scelto per essere immolato; e lo feriscono passandogli colla . spada attraverso il petto ; il quale morto, e pioni-* bato che sia a terra, dal modo con cui caduto, dalla convulsione delle membra , dallo scorrer del san gue , presagiscono ci che dee succedere ; e la fede che hanno in questa sorta di presagi, si appoggia alle -lunghe osservazioni fatte da tempi antichissimi (i). N
(i) I sacrifaj asiani furono 1 effetto di una teocrazia degenerata, la quale sembra avere serpeggiato per tutto il globo ; e 1 uso dei medesimi potrebbe condurci a riconoscere 1* affinit de* popoli nei diversi paesi. Senza intimarci in questa ricerca rispetto ai Celti 9 o G alli, baster qui osservare la sorprendente conformit., eh essi ebbero come sacrificatori d uomini coi T raci , cogl* Ib e ri , gli Al-* ani, ed altri popoli asiatici. Del resto Strabone parlando de Celti, dice : V uomo , cK essi aveano da immolare , ferivan o . colla spada nelle reni , e d a l dolore che sentiva , i Druidi pigliavano g li augurii. I l che ai accorda col testo di Diodoro . Ma non era propria degli uomini soli questa superstiziosa ferocia. Essa era penetrata nel cuore delle stesse donne. Alle foci della Loira giaceva in mare nn'isoletta, deve in un antico tempio del sole viveano ritirate le Vestali samnite, dette cosi appunto dal culto del sole, chiamate sam , o scem , le quali riputa vansi piene di spirito divino. Una di esse veniva ogni anno sbranata dalle compagne , che ne portavane le membra calde e guiazanti intorno al tempio., n cessavano dal1*atroce rito , se non quando fosse avano i l loro sacro furore*.

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poi permesso ad alcuno far sacrifizio senza linter vento del Druido; perciocch per mezzo degli uomini di questa classe, come quelli, cbe conoscono la natura divina, e cbe in certa maniera parlano cogli Dei , pen sano essi doversi offerire appunto agli Dei i sacrifizj occorrenti ; e per la interposizione di essi doversi agli Dei domandare i beni, che si desiderano. Questi, come pure i poeti cantori, non solo negli affari 'di pace , ma ancor in quelli della guerra s ascoltano, e tanto dagli am ici, quanto da nemici ; e veggonsi sovente entrar fra le schiere nel momento, che si sono snudate le spade, ed appuntate le lancie ; e fattisi in mezzo sospendere la battaglia , come se con qualche incanto si rendessero mansueti tanti serpenti. Cosi anche presso Barbari ferocissimi l ira cede alla sapienza, e Marte rispetta le Muset Ora giova spiegare cosa che s ignora da molti. Quelli, che abitano il paese interno sopra Marsiglia, e quelli che stanno presso le A lpi, e di qua de Pi- renei, si chiamano Celti. Quelli p o i, che oltre questa stessa Celtica stanno nelle parti rivolte all austro, e situate all oceano, e al monte Ercinio, e tutti quelli, che stendosi fino alla Scizia, si chiamano Galli. Ma i Romani comprendono sotto questappellazione sola tutte queste nazioni (i). Le donne di costoro non solo pa0 ) assai inesatto tatto ci che qui espone D i o d o r o e 1 i* nesattezca sua cleesi ripetere dalla poca giusta cognizione ,. che i Greci scrittori avevano de paesi posti al settentrione dellEuropa. ( Hontani chiamavano Galli tutti j popoli, eh7 erano di qua del Reno: Germani quelli eh* erano al di l. Vedi Cesare.

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reggiano gK uomini nell altezza della statura , ma riva leggiano con essi anche nelle forze dell animo. I fan ciulli fino dal loro primo nascere hanno per la p ii parteicapegli bianchi; procedendo poi nella et, i loro capeggi prendono il colore di quelli de loro genitori I Galli che abitano pi verso settentrione, e confinano cogli Sciti, distinguonsi in ferocia a modo che passano per divorar gli uomini : come pure de* Britanni, che abitano llbem ia (i). Ed tanto divulgata la forza guer riera , e la fierezza di costoro, die .quelli, i quali sotto il nme di Cimmerii anticamente infestarono colle loro scorrerie tutta I* Asia, credonsi da alcuni essere quei medesimi, che con vocabolo alquanto per la lunghezza de tempi corrotto, presentemente si chiamano Cimbri (2). Da rimotassimo tempo ladroneggiano, saccheggiando le terre altrui; e disprezzano tutti, facendo stima sola mente di s stessi. Questi sono quelli, che presero Roma. Questi sono quelli, che misero a ruba il tem pio di Delfo. Questi rendettero a s tributaria gran parte d* Europa* e non poca delTAsia; ed occuparono i terreni de* popoli da essi debellati, e come si meseo( 1 ) 11 testo porta ir is , na eoa ragione b tato osservato , d ie questa un* accorciatura d* fernis , da cui Yedesi non essere molte disunte 1 H ibernia, fetta dopo essere stata, forse s , forse no, pre * ceduta da Erion ( terrigena ). Strabono dice dilatti , che gli abi tanti della Jbernia erano antropofaghi. (2) Della irrusione d e1Cimmerii nelT Asia leggasi Erddto. Di quelle de1 Galli in Grecia ( in Italia , in Asia , leggansi Giustino , Memnone , Livio , Pausania. I Romani non sentirono parare dei C im bri, che sotto il consolato di Ceeilio M e ttilo , e di Papiri* Carbone. Cos T acite.

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iarono co* Greci, finalmente chiamaronsi Gallo-Greci/ Essi disfecero molti e poderosi eserciti de* Romani. Em piet pari alla ferocia mostrano costoro anche ne sa crifizj, che fanno agli Dei ; perciocch per onorare gli Dei usano di attaccare ad un palo i delinquenti tenuti prima per cinque anni in prigione, e d immolarli colle altre primizie sopra un altissimo rogo : n diver samente fanno coi prigionieri di guerra, servendosi d essi come di ostie ne* sacrifizj che offrono agli Dei. Alcuni di loro usano di trucidare , od abbruciare, o con qualunque altro supplizio toglier di vita insieme cogli uomini anche gli animali presi in guerra. Sebbene essi abbiano donne eleganti di forme, non per cura no la loro convivenza, e s abbandonano piuttosto ad infami stupri co maschi. Hanno questa particolarit an cora , che dormendo in terra sopra pelK di animali , rivoltansi colle loro concubine sull uno , e sull altro lato. Ma*ci che sopra ogni altra cosa indegna, non avuto alcun riguardo al proprio decoro, leggierissima-, mente prostituiscono agli altri la venust del loro corpo medesimo; n tengono ci per vizio; ma bens reputa no per disonesto ed infame il rifiuto, che alcun desse alla offerta, che di tanto gli venisse fatta.
C
apitolo

XTV.

De Celtiberi, Iberi, Lusitani. Costumi d questi popoli


Dopo aver detto quanto bastava intorno ai Celti, passiamo alla Storia de* confinanti Celtiberi. Questi due

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popoli Hjeri. e Celti ,* avendo lungo tempo, guerreg giato a motivo del territorio, finalmente fatta pace tra loro abitarono promiscuamente il paese ; e divenuti col mezzo de* matrimonii parenti, dicesi, cbe dall essersi cos mescolati insieme ne venisse il cmun nome, che abbiamo accennato. E come le due nazioni, entrambe assai valorose, e possidenti una fertile regione -, creb bero di' forze , avvenne , che i Celtiberi crebbero pur anche in gloria a modo , che avendo dovuto lunga mente battersi co Romani, a stento infine ne furono debellati. Costoro sono valenti in guerra non tanto come soldati a cavallo , quanto ancora come fanti, pieni di forze, e di tolleranza d ogni fatica disagio. Por tano indosso saghi ispidi di color nero , la. cui lana si assomiglia ai peli di capra (i). Alcuni dessi s armano coi leggieri scudi de Galli ; altri usano targhe (a) rotonde, grandi come gli scudi, e si legano alle gambe stivaletti latti di peli. 1 loro elmi sono di metallo , e gli ornano con creste. del color di porpora. Le spade che usano, sono a due tagli, e fabbricate di squisito ferro (3); ed hanno inoltre de pugnali lunghi uno spitamo , de quali si servono nell ardor delle pugna. Singolare poi la
(i) Appiano dice degl /fieri, che portano due abiti grossi invece della clamide, i quali assicurandoli con fibbie essi chiamano saghi. (a) Queste targhe chiamavansi cinte. ( 3) Degli scudi , e delle spade degl* Ispani 'ha Livio lascialo scritto , che gli scudi de* Galli e degP Ispani sono a un d i presso
della form a medesima', che le spade per sono differenti. I G alli le hanno lunghissime, e senza punta $ e g t Ispani le hanno colla punta > e corte, poich sono soliti ad attaccare il nimico pi d i punta , che d i taglio .

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maniera con cui si fanno le am i , e i dardi. Essi ten gono sotterra le lamine di ferro fin tanto che coper tane di lieve raggine la superficie , esso ferro sia di venuto pi saldo. Di questo fabbricano egregie spade 9 ed altri stiramenti di guerra ; e colle armi di questa ma niera costrutte s fortemente tagliano qualunque cosa, cbe n scudo, n elmo , n osso ( tanta T eccellenza del ferro t ) pu sostenerne il colpo (i). E perch sono valentissimi tanto a cavallo quanto a piedi, subito ch battendosi a cavallo hanno vinto, saltano gi, e misti tra le file dei fanti combattono stupendamente. E* poi tra essi una usanza singolare e mirabile ^ perch quantunque essi sieno assai diligenti in serbare nel vitto nettezza ed eleganza, una cosa commettono sordida e sporca non poco; ed questa, che lavami tutto il corpo con uri na , e se ne fregano anche i denti ; n ad essi sembra frivolo un tal metodo di governare il corpo (). In quanto a costumi, mentre co delinquenti e co* ne mici sono crudeli, cogli ospiti loro sono umani e dol ci : perciocch a tutti i forestieri danno alloggio sponta neamente , da qualunque parte vengano ; e gareggiano tra di loro negli officii della ospitalit. Quelli, che i fo restieri accompagnano , e lodano, e credono cari agli Dei.
(i) Pochi vorranno credere che rossidazione del ferro procurai in questo modo lo renda acciajo perfetto; e sembra pi probabile, he i Ccltiberi avessero un metodo di temprare il ferro, tra le cui preparationi fossevi quella di seppellirlo in terra $ se il far cos non era per avventura un di piti affollo inutile ; e da chi nuli' altro sa peva creduto cosa efficace. (a) Alluse a questo costume Catullo in uno de* suoi elegantissimi epigrammi.

35 il
Sono loro cibo le carni varie, e grasse : bevono idro mele , giacch il paese d loro mele in abbondanza. Ma per comprano anche vino da mercatanti. Tra le nazioni, che insieme col confinano, quella de' Yaccei coltissima. Questi dividono tra loro ogni anno i campi da coltivare , e messe le biade in comunione, danno a ciascheduno la sua porzione* A que coltivatori, che sottraggano alcuna cosa, danno pena di morte. Fra gl Iberi sono valorosissimi quelli che chiamansi Lusitani. In guerra essi portano certe piccole rotelle intessute di nervi, le qnali egregiamente servono colla fortezza loro a difendere il corpo ; e presentandole con grande agilit da una parte e dall altra combattendo, a meravi glia riescono a render vano, e a respingere ogni dar do , che sia loro tirato contro. Usano pure de saunii dentati, che sono tutti di feiro; e portano elmi e spade, come i Celtiberi, e lanciano freccie con sicuro colpo e da lungi, che fanno piaghe assai grandi. Es sendo poi .mobili e sveltissimi di corpo, facilmente fuggono dal nemico, e facilmente lo insieguono. Ma se trovansi in cattive circostanze, sono assai inferiori ai Celtiberi nel tollerare i disastri. In tempo di pace Lusitani fanno un certo ballo leggierissimo, in cui vuoisi grande agilit di gamba. Nelle guerre vanno a misura, e quando assaltano l inimico cantano certi loro inni. una particolarit degli Iberi, e spezialmente de* Lusitani, questa, che qui bene aggiungere. Quelli tra loro , che in et florida trovansi spogli di ogni patri monio, ma che per hanno robustezza di corpo e coraggio, muniti, darmi e di valore,, si uniscono in-

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steme ne9pi aspri luoghi delle montagne, e raccolti in forti drappelli di l si mettono a fare scorrerie per l'Iberia, e a raccogliere per ogni dove ricchezze botti nando. E cosi fanno continuamente con grande sprezzo de* pericoli, che possano incontrare : perciocch usando armatura leggiera, ed essendo..agilissimi di corpo, e velocissimi, non possono facilmente essere n presi da gli altri, n battuti. gli aspri* luoghi, che scelgonsi , servono loro'di patria; e danno loro un sicuro asilo , perch col non possono penetrare grossi eserciti con bagagiie. Perci i Romani, che spesse volte li assaltarono colle armi, bench rintuzzassero la troppa loro audacia, non per poterono farne cessare interamente i latrocini per qualunque sforzo abbiamo fatto. Capitolo XV.

M onti Pirenei, e delle miniere della Iberia.


Ma dopo avere esposta la storia.degl*Oberi, giusto che parliamo manche delle loro miniere d*argento. Presso loro scavasi grande quantit di argento bellissimo; onde quelli che accudiscono al lavoro delle miniere, ne trag gono gran guadagno. . De Pirenei , che sono i monti della Iberia, facemmo menzione anche nel libro ante cedente parlando di Ercole. Questi e per laltezza., e per la grandezza superano gli^altri; perciocch dal mare australe fin quasi all* oceano .settentrionale dividendo la Gallia dalla Iberia, e Cejtiberia, si estendono per tre mila .stadj; edj essendo quasi tutti coperti diboschi

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pieni di grandi alberi, raccontasi , che negli antichi tempi abbruciassero quasi totalmente per un incendi cagionatovi da pastori che attaccaron fuoco nella re gione montana. Or dicesi, che essendo per molti giorni durato quellincendio, 1 abbruciata superfcie della ter* ra, dal quale accidente que monti trassero il nome di Pirenei ( i) , trasud, per cos dire , una grande quantit di argento, di modo che dalla materia liquefatta, che co stituisce quel metallo, qua e l sgorgassero ruscelletti di argento purissimo. L uso di questo . metallo non .era cognito agli abitanti : ma vennero i mercatanti fenicj , che informati del fatto col cambio di piccole merci lo comprarono ; e trasportandolo in Grecia, e nell* Asia, e presso altre nazioni, si procacciarono grandi ric chezze : e a tanto giunsero, che rimanendo loro dell' argent dopo averne ben bene riempiute le navi, le vato dalle ancore il piombo, vi sostituirono dellargento. Fatti adunque i Fenicj con questo negozio dopo quel tempo assai pi ricchi di quello che ne fossero prima, non poche colonie mandarono in Sicilia, e nelle vi cine isole, ed in Africa pure, ed in Sardegna: e fi nalmente anche in Iberia.
(x) I Greci avevano la mana di trarre il significato delle cose dagli elementi della loro lingua , e cos fa qui Diodoro. Ma la de nominazione de' Pirenei procede dalla lingua , che parlavano i po poli del paese, i quali appunto la inventarono. Onde non senta ragione 1 Astruc la credette tratta dalla parola celtica byrin , che vuol dire monte , forse in altra lingua primitiva p y r , che da Ger mani fu voltata in berg ( monte, od altezza). E notisi, che se p fr fu pe* Greci la radicale di pyros , ( fuoco) ci non deve essere stato , che per la elevazione della fiamma.

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Ma venne, bench assai tardi, il tempo, in cui gli Iberi giunti a conoscere la natura di questo metallo si misero a scavare le memorabili miniere, che possede vano : laonde traendone copiosissima quantit d bello argento, grandemente si arricchirono (i). Il modo poi', con cui si lavora a queste miniere dagli Iberi, il se guente. Essendo nel loro paese grandi Vene di rame , di oro, e di argento, quelli che lavorano alle miniere , traggono dalla terra scavata una quarta parte di rame puro. Quelli del vlgo, che lavorano l'argento, in tre giorni ne colano un talento euboico, poich la terra tutta piena di frammenti compatti e lucidi : laonde con ragione ognuno pu ammirare e la natura del paese, e lindustria degli operaj. Da prima cadauno del volgo cercava metallo ; e siccome la terra che s* avea sotto le m ani, ne abbondava, se ne traevano grandi ricchezze. Ma dopo che lIberia venne in poter de* Romani, quelle miaiere furono frequentate da una turba d' italiani, elle la cupidit del guadagno arricch enormemente. Si com pr un gran numero di schiavi, e si consegnarono agl'i spettori deile miniere : si aprirono scavi in molti luo ghi; e nelle viscere della terra s investigarono le co piose masse d'oro e d argento, che ivi giacciono. E gli scavi non si fecero soltanto per la lunghezza delle mon tagne, ma eziandio nel profondo delle medesime, cosi
(i) Strattone dice essersi dagli scriuor raccontato , che tanta era nella Spagna 1 abbondanza dell* oro e dell argento , che qnando i ' Cartaginesi sotto la condotta di Atnilcare Barca invasero quel paese, trovarono fatte d argento le botti del vino, e le angiatoje degli

animali ! !.

&i
che vi freon* discese, che, andavano a bassa pei; molti sjadj e . conducendosi per ogni direzione trasversale ed obbliqua, s* and a trovare le pi nascoste e lontane, vene, e dappertutto se ne trasse fuori la terre, preziosa^ cbe diede .loro e d tanto guadagno. Che se queste miniere voglionsi paragonate con quelle dellAttica , troveravvisi una gran differenza. NellAttica coloro , i. quali cercano il metallo, oltre le grandi fa tiche debbono fare grandi spese ; e spesso avviene eziandio, che non trovano ci che, speravano, e per dono quello che avevano: sciagurati, direbbe Omero per essere orsi dietro uno spettro! Ma nella Iberia scavar le miniere, e dalle .fatiche, che ci costa, trarre grandi ricchezze , come s era operato, una cosa sola : perciocch coloro , . che a ci intendono , dopo il fe lice riuscimento del primo lavoro , attesa la singolare bont del terreno in questo genere, trovano a mano a frano vene sempre pi sp le n d id e e copiose d argento e d oro: perciocch nel circondario tutto il suolo , pu d irsi, un tessuto di filoni in mille, maniere ser peggianti qua e l. Alcune volte nel seguire questi fi loni entro i profondi scavi ohe fapnosi, accade che trovinsi grosse correnti d acque sotterranee , Ja forza delle quali uopo deviare collarte, con canali e fosse, die a tal uopo l gi .costruisconsi : ch mentre sin siste sulla non fallace espettazione delguadflgpo, fermi nel proposito, si eseguisce ogni opera necessaria ad asr smurarlo. Ed singolarmente ammirabile iljn o d o ,,co n cui quelle ridondanti acque s* estraggono adoperando ]e chio<;ciole, ehe chiamarsi egizie^ e che Afchimede in

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vent nel viaggio, eh egli fece in Egitto. Coll* ajnto di queste tenute continuamente in moto 1 acqua si fa ve nir su fino alla bocca degli scavi, in tal modo asciu gandosi le mine con estrema facilit: perciocch essendo questo istromento costrutto ingegnosamente, non vuoisi gran fatica a trarre di l qualunque essa siasi la molta quantit dacqua : perch tutta quanta dallimo al sommo portandosi ne rende vuoti i bassi luoghi. Ond , che giustamente si ammira la bravura dell artefice, il quale per tutto il mondo celebrato non solo per questa fe lice invenzione, ma per molte altre ancora, e maggiori di questa : delle quali, almeno in parte, quando saremo giunti al tempo di Archimede, daremo esatto conto. Del resto coloro, che stanno in codesti ergastoli delle miniere, procacciano siwero a loro padroni una quan tit incredibile di guadagni; ma lavorando d e notte col dentro, vivono una penosissima vita, e molti muo iono sotto il peso di tanta fatica. N dassi mai ad essi in termissione dal lavoro, n riposo; e i soprintendenti a colpi di bastone li forzano a sostenere i pi gravi tra vagli : ond , che miseramente poi loro infine manca il fiato e la Vita ; e se alcuni per la robustezza natu rale , e pl vigore dell anima possono sostener lungo tempo tanta miseria, non men vero, che pi cara ad ogni momento sarebbe ad essi la morte. Ma fra le tante mirabili cose, che queste miniere presentano, non la meno mirabile questa, die nissuna d' esse vedesi aperta di recente ; perciocch 1*avarizia de* Cartaginesi nel tempo che predominavano nella Iberia l apr tutte quante; e quindi trassero le ricchezze, onde furono s

357 potenti; e coi proventi di queste poterono assoldare tanti eserciti, coi quali poi fecero molte e gravissime guerre : ch i Cartaginesi in mezzo alle continue guerre, cbe o intrapresero, o sostennero, non mai trassero per gli eserciti loro i soldati n dalle classi de* loro concit tadini , n dalle citt de loro alleati ; ma sempre ado perarono mercenarj forestieri ; e se a tanti pericoli ri dussero Romani, Siculi, ed Africani, tutto fecero colle ricchezze, che traevano da queste miniere. Cosi fino dai vetusti tempi nel trovar ricchezze furono i Peni diligentissimi; e lo furono del pari gli Italiani nel non lasciare nulla per gli altri. In molte parti dell* Iberia trovasi anche dello stagno : ma non vero , come alcuni storici hanno divulgato, eh esso sia a fior di terra ; ma si scava, e si .fonde come l argento. Al di l della provincia de Lusitani sonovi molte miniere di stagno; cio nelle isole delT ocano poste in fccia alla Iberia , e perci dette Capiteridi, che appunto vuol dire in greco produttrici di stagno. Molto di questo metallo trasportasi eziandio nel continente della Gallia dall isola Britannica, che poi i mercatanti attraverso della Celtica conducono a forza di cavalli ai Marsigliesi, e a Narbona. questa una colonia de Romani ; e per la comodit e 1*opu lenza emporio massimo in que luoghi.

C * r * o l o XVL
De Liguri, de' Tirreni.
Dpo aver parlato de G alli, de* Celtiberi, e degii Ib e ri, passeremo a parlare aneora dei Liguri. Abitano i L iguri, come abbiamo gi detto, un suolo aspro , ed affatto sterile ; e vivono tana vita dura e miserabile tra 1 fatiche e le'molestie continue di pubblici lavori. Percicch essendo il loro paese montuoso e pieno d'albeii , "gli uhi d ' essi tutto quanto il giorno impiegano in tagliar legname, a ci adoperando forti e pesanti scuri; altri, che Vogliono coltivar la terra, debbono occu parsi in romper tssi, poich tanto arido il suo lo , che cogl* istromenti non si pu levare una zolla* che con essa non si levino sassi. Per quantunque ab biano a lottare con tante sciagure, a forza di ostinato lavoro superano l natura; sebbene di tante fatiche ssletmte appena poi traggano uno scarso fruito : e Veser cizio continuo, e il parchissimo nutrimento rendono macilenti, ma nervosi i loro corpi. Hanno essi citpagne nelle fatiche le loro donne , le quali al pari degli uomini prendono parte in que lavori.' Essi *pi Si -datino spesso alla caciagione, e trovando qdaafft di selvaggiume ,co n esso si risarciscono della canza delle biade ; e quindi viene, che scorrendo per le loro montagne coperte di neve, ed assuefacen dosi a praticare pei pi difficili luoghi delle bosca glie , indurano i loro corpi, e ne fortificano i muscoli mirabilmente. Alcuni di loro per la carestia de* viveri

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bevon acqua, e vivono di carni di ntmali domestici e salvatici, e s*empiono la pancia d erbaggi, che ivi nascono; cos che la loro terra^ che pure gli Dei amano, inaccessibile a Cerere e a Bacco. Costoro la notte dormono nelle campagne ; e assai di rado in alcune vili baracche, o piccoli tugurj ; e per lo pi in rupi scavate, e in caverne fatte dalla natura che possano offrir loro il comodo detenerli al coperto. in simil maniera hanno tutte le altre cose, tenendo appunto F antico e misero modo di vita ; e per dir tutto in bre ve , in codesto paese le donne hanno la robustezza e la bravura degli uomini > e gli uomini quelle delle fiere ; perci si afferma, che nelle guerre assai <spesso il pi valoroso de* G alli, quando viensi a singoiar certame , resta battuto e morto dal gracile Ligure. I Liguri hanno un* armatura pi leggera dj quella de Romani: servonsi di uno scudo bislungo,alla foggia deG alli, e colla cin tura si tengono stretta ed alzala la tunica : portano anr che; . pelli di fiere ; ed usapo di - una spada, mediocre. Alcuni per ,. avendo,praticato coi Romani, cangiarono 1' antica forma delle armi , imitando gli usi dei domi nanti. Essi sono ^arditi e forti ., non solo in guerra , ma negli altri periclosi casi della vita. Navigano eziandio per cagione di negozj pel mar di Sardegna e di Li bia , spontaneamente esponendosi . a . pericoli estremi ; si servono a ci di schifi pi piccoli delle* barchette vulgari; n sono pratici del comodo di altre navi; e ci che fa meraviglia , si , che non temono di sostener^ i rischj gravissimi, delle tempeste. R?nane , che parliamo anche dei' "tirreni. Cdstorg

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una volta , distinti per fortezza, occuparono un grande tratto di paese, e fabbricarono molte e celebri citt ; ed avendo gran naviglio tennero per assai tempo F im perio del mare ; e il mar d Italia dal nome loro chia marono Tirreno (i). Tra le altre cose, che praticarono esercitando la milizia terrestre, una fu il trovamento della tromba s utile nelle guerre, che da essi pure tirrena fu detta (2) : e ai sommi capitani degli eserciti conci liarono maest avendo loro dato e littori, e fasci, e se dia curale intarsiata di avorio, e la toga pretesta tinta di porpora (3). Essi inventarono pure Fuso di fare nelle case i portici per la comodit di tenere lontani gli stre piti , e le molestie della turba de servi e de clienti : la maggior parte delle qnali cose i Romani imitando, tra sferirono con somma eleganza nella loro repubblica. I Tirreni si occuparono inoltre nelle lettere , e princi palmente nella investigazione della natura, e delle cose divine ; e pi di tutti gli altri uomini attesero a con siderare i fulmini : ond , che anche nella et nostra i governanti di quasi tutto il mondo questi uomini am r
(1) T . Livio cosi di questi popoli: Prima delV imperio de* Ro mani fu grande ed estesa la potenza de* Toschi tanto per te rra , quanto per mare. E quanto fossero fo r ti nel mare superiore e nelP inferiore , ne sono prova i nomi , che entrambi portano , uno chiamandosi dalle genti italiche Tosco col vocabolo comune d i quella nazione , e l* altro Adriatico da A d ria , colonia de* Toschi. Anche 1 Greci li chiamano Tirreno e A driatico (a) Ateneo ripete dai Tirreni le trombe e i comi. Eustazio parla, delle loro ( 3) T . pongono , Etruschi , trombeLivio dice: IVon m i dispiace P opinione d i quelli , ch e che anche il numero de* littori fu tolto dai con fin a n ti dai quali si tolse e la sedia curule t e la toga p retesta .

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mirano, e li adoprano per interpreti de' prodigj, die merc i fulmini vengono annunziati (1). Siccome poi i Tirreni abitano una terra fertilissima, e la coltivano eccellentemente, ne traggono copiosissimi frutti, ba stanti non solo a nudrirli, ma a sommistrar loro ogni opportuno mezzo di piaceri e di delizie. Perci'essi due volte al mese fanno splendide mense , e in ogni altra cosa pongono lautezza e fasto. Fabbricano tappeti, in tessuti a fiori, hanno < grande copia e variata di vasel lame d argento ; n picciol numero di gente di servi zio , ove veggonsi persone o distinte per bella figura, o vestite d'abiti pi sontuosi, che comporti la condizione di servi ; e i servi, e la maggior parte degl' ingenui abitano in appartamenti distinti, e forniti d' ogni bella masserzia. In una parola , abbandonata la virt, che una volta esercitavano , passano la vita nella crapula e nell* ozio; n perci da maravigliarsi, se hanno, per duta la gloria, che nelle guerre i loro maggiori si erano acquistata, (a) N poco a tanto loro lusso conferisce Feocellenza del suolo ; perciocch posseggono un paese fer tilissimo , e di s buon terreno, che ne traggono ogni
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(1) Di questa scienza degli Etruschi parlano Cicerone, e T . Livio. Lo Scoliaste di P ersio , e il Salmasio hanno, indicato come gli Etru schi P acquistassero. Essendo essi stati grandi maestri di religioni fino dagli antichissimi tempi, forse da ci potrebbesi, come da al cune altre cose, argomentare , che gli Etruschi' fossero una dirama zione degli A tlantidi. 1 varj nomi di T oschi, di T irreni, i Etru schi, comunque prendansi qui per esprimenti uno stesso popolo , hanno in origine un significato, che li distingue. (a) Ateneo parla della corruzione, in cui gli Etruschi erano caduti negli,ultimi tempi.

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sorta di frutti : non cedendo 1*Etraria a nissuna terra per la fecondit , mentre ha campagne di gran pianura , e colli atti ad essere arati ; ed ha irrigazione d* acqua non solo in inverno, ma ancora in estate. Capitolo XVfl.

Di tre Itole poste nel nutre $ Arabia; e singolarmente de Panchei , e delle loro istituzioni.
Ma poieh abbiamo col discorso nostro ragionato delle terre situate all* occidente, e riguardami il settentrione e le iole doli' oceano, scorreremo ora partitornente an che le isole del mezzogiorno, poste nell* oceano delTArabia volta verso T oriente , ed apprpssimantesi alla Ge~ dresia. Codesta regione piena di molti borghi, e di citt non oscure, che in parte giacciono sopra grandi alzamenti di terra, ed in parte o .in colli, o in pianura. Le maggiori tra le citt hanno reali palazei edificali ma gnificamente , e grande quantit di abitanti, e copia di ricchezze. Ivi la campagna tutta quanta piena, di ber stiami d ogni specie, produce largamente generi per gli nomini, e somministra pascoli dappertutto per .le greggie e per gli armenti. Molti fiumi la bagnano, danno grandi mezzi di moltiplicare 1 prodotti colla ir rigazione. Perci quella parte dellArabia, che in bont vince le altre, con assai conveniente nome si t chiama Felice. Allestremit di essa ,*e dirimpetto allasp iag gi dell* oceano giacciono parecchie isole ; ma tre sola mente sono degne d essere rammemorate dalla storia.

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lia prima &i' chiama sacra ; nella quale vietala seppel lir morti. L' altra da questa lontana circa sette stadj ; ed quella, in cui si portano i cadaveri a seppellire* 1 / isola sacra non d nissun fratto ; ma produce tanta abbondanza d* incenso, cbe per onorare .gli Dei basta essa sola a tutto il mondo intero. Ha pure notabilissima quantit di'tiirra; e d varj generi di altri aromi, i quali spndono intorno grande fragranza. Ecco qual la pianta dell* incenso, e cme esso si raccoglie. Lal bero piccolo, ed a vederlo simile dio spino bianco dli Egitto : ntte foglie ricorda il salice, e ilsu o fiore del color dieli* oro. S incide la corteccia dell arbo* scello , e ne eola il succo a modo di lagrima. Lalbero della mirra ha la forma del lentisco ; ma le sne foglie sono pi sottili , e nel tempo stsso pi compatte. Sca vandosi la terra intorno alle sue radici, ne Viene fuora il succo. Le radici che son in terra buona, danno & (rutto due volte all anno , cio in primavera e in est te. U succo tratto in primavera rossccio , ed la rag giala , che gli d quel colore: il succo tratto in estate bianco. Gli abitanti del paese raccolgono anche il seme del paliuro, che si mesce al cibo, o alia bevanda; d un rimedio" contro il flussi dd ventre. Il paese diviso tra 1 popolani ; e la parte migliore appartiene d re, il quale ha in oltre la decima di quanto si ricava dall isola. La larghezza della medesima si va luta di dugento stfdj, ed coltivata dai Panebei, i quali vendono ai mercatanti d Arabia l incenso e la m irra, die portano nelle terre lontane. L quelle merci si comprami d d to i, die le co^duoonp nella Fenicia,

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nella Siria, mediterranea, e nellEgitto ; e da altri mer catanti poi da questi luoghi , si diffondono finalmente per lutto il mondo. Oltre queste isole v la terza, cbe grande, ed lontana dalla gi accennata per lo spazio di trenta stadj. Giacendo essa nella parte orientale dell oceano, si stende per una lunghezza di molti stadj, poich dicesi, che dal promontorio volto al levar del sole si vede lin dia presentantesi assai alta in aria , e ci a cagione della immensa distanza. Nella Pancaja (i) sono moltissime cose, le quali me ritano d' essere notate dagli storici. Questo paese abi tato da indigeni, che si chiamano Panchei, ed insieme da forestieri venuti per la via dell'oceano ; come pure da Indiani, Cretesi, e Sciti. Celebre in essa la cit t , che chiamano Panara, a niuna seconda in tutto quello, che pu rendere una citt felice (2). I suoi cittadini vdiconsi adoratori di Giove trifiiio (3) ; e sono i soli tra gli abitanti della Pancaja, che vivano colle proprie leggi, non signoreggiati da re. Essi si creano
(1) Di questa Pancaja fece amicamente una storia un certo Euemero ; storia, che Ennio tradusse in latino. Plutarco l ha riguar data come un puro romanzo 5 e cos ne avevano giudicato Eratoslen e , e Polibio . Jsacco Vossio per ha creduto non tutto essere falso ci che Euemero ne aveva scritto. Veggasi nel tom. zi delle Memorie dell1 Accademia delle Iscrizioni quanto stato detto intorno a questo Euemero. (a) N Stefana bizantino , n Tolommeo fanno mensione di questa citt. (3) Il Vesselingio ha con buone osservazioni provato ingannarsi co loro , che sull autorit di Lattanzio credono Giove essersi chiamalo tri/ili? dalla Trifilia, paese posto tra ['E lide e la Messenia.

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ogni anno tre principi, m cui balia per non sono le pene capitali, mentre pur tutti gli altri casi sono soggetti al lro giudizio. Questi principi debbono riferire ai collegi desacerdoti tutte le cose pi gravi. Da questa citt per sessanta stadj lontano il tempio di Giove tiifilio, posto nella pianura; il qual tempio in grande vene razione tanto per la sua antichit , quanto per la ma gnificenza della struttura , e per la comodit della si tuazione. Intorno al tempio v una campagna tutta piena d* alberi d ogni specie, altri fruttiferi, altri bellissimi a vedersi ; abbondandovi cipressi e platani di singolare grandezza , e lauri e mirti ancora ; e di pi il luogo bagnato da acqua scatente da fonti perenni : percioc ch presso il sacro bosco vien fuori della terra una sor gente d acqua dolce di tanta grandezza, che forma un fiume atto a portar barche. Indi distribuitasi in tanti ca nali , ruscelli, e rigagnoli , tutta la campagna ne ' resta inaffiata , e ne crescono poi le ombrose selve che vi si veggono di grossi e begli alberi. Perci in tempo ' di estate l concorre gran moltitudine duomini, ed in quegli alberi incredibile numero duccelli mettono i nidi ; sicch poi e per la diversit dei colori delle loro penne, e per la soavit de loro canti, danno grande piacere. Variet cospicua di giardini, e d orti v pure; ed amenit moltiplice di praterie ; e tutto ad ogni passo ride il luogo di erbe verdeggianti e di fiori a modo , che pel meraviglioso e divino suo aspetto sembra essere, il vero paradiso, degli D ei, che ivi stanne. Sonovi an cora grandi e fertilissime stirpi di palme, e moltissime piante producenti n o ti, che danno agli abitanti copio-

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s&sima materia di gtdsre. E vi sono di p& abbondan tissime viti dogni genere, che portate in alto cq tralci* e con mirabile artifizio fra loro disposte > recano gio** condo spettacolo all'occhio , e mostrano a chi li riguarda preparata gi ne'loro frutti volutt squisitissima. 11 tempio fu egregiamente costrutto di marmo bianco, lungo due plettri, e largo a proporzione della lunghez za. Esso tutto sopra grandi e grosse colonne; ed ornato di colture superbamente lavorate. Le statue degli D ei, che yi si osservano, sono grandemente degne di considera zione , perch sono fatte con somma arte e di mole Durabile. All' intorno del tempio sono le abitazioni dei sacerdoti addetti al servizio del medesimo, e che fanno in quel sagro' luogo tutte le funzioni occorrenti. Da quel tempio si parte un corridojo lungo quattro stadj, e largo un plettro ; da entrambi i lati del quale veggonsi alzate grandi statue di bronzo , le cui basi sono qua drate; e al fine di questo corridojo vien fuori dalle sue 'sorgenti quel grosso fiume, di cui si fatta menzione ; la limpida e dolcissima acqua del quale serve assai a mantener la salute : questa chiamasi 1 acqua del sole. Tu ito poi quel fonte ha le sponde fatte con grande spesa di marmo, ed esse corrono cos dall uno e daiT altro lato , per la lunghezza de quattro stadj. Non permesso a nissuno fuori che a sacerdoti l' andare sino alla estremit di quel corridojo. La campagna adjacente per dugento stadj consacrata agli Dei, e le rendite che se ne traggono, sono impiegate nel loro .servizio. Oltre questa campagna sorge uno scosceso monte, sacro agii D ei/che chiamano Sediadel cielo^ e TrifiJi , p

Olimpo \ pefcch faVJggi$i / .elle Orsina', . -quando area r imperio del mondo, volentiri veniva- a slare :in que sto luogo i dalla jsuavetta' -osemva il cielo eie stelle > il qual luogo fu poi dtto Olimpo fcrifilio, perch di tre nazioni sunirono uomini ad abitarlo, che erano i Panche* y gli Oceanici, e i Doii, poscia cacciatine da Am~ mone. Imperciocch dicono, che questi non solo ster min quella gente , ma che inoltre distrusse totalmente le citt, avendo anche spianate Doia ed Asterusia. I sa cerdoti ogni anno celebrano con grande santimonia in questo monte un certo loro sacrifizio. Dicesi che di l da questo m onte, in altri tratti dell Pancaja, v* abbiano in abbondanza animali di ogni razza, come a dire lioni, pardi , dorcadi , e parecchie alti"? belve grandi, e di gran forza. In questa isola sono ti* fe principali citt, Iracia , D ali, ed Oceanide ; e tutto il paese abbondante di frutta, e spezialmente di vino di ogni spezie. Gli abitanti sono uomini bellicosi, e come gli antichi, nelle battaglie si servono dei carri. In tre ordini la loro repubblica tutta si divide. U primo quello de sacerdoti, ai quali sono uniti gli .artefici. U secondo degli agricoltori. Il terzo dei soldati, ai quali sono uniti i pastori. I sacerdoti sono i capi ed arbitri di tutte le cose, e sono essi che giudicano delle liti, e che maneggiano tutte le cose pubbliche. Gli agricoltori mettono in comune il prodotto delle terre ; e quello tuu essi, che vien trovato pi valente nellarte sua, nella distribuzione defrutti ha un insigne premio, e lo stesso s usa con quello, che gli vien dietro , e cos di mano in mano sino al decimo ; e sono i sacerdoti, che ti}~

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dicono, ed assegnano il grado donore: il olie si fa , onde gli altri abbiano un bell9esempio di diligenza da imitare. Per la stessa ragione anche i pastori mettono in pubblico le vittime , e le altre cose in numero ed in peso ; non essendo menomamente permesso ad al cuno di tenere in ispeziale sua propriet veruna cosa, eccettuata la casa e lorto. G i sacerdoti ricevono i par ti , e i proventi ; e giustamente dividono ad ognuno ia porzione che gli tocca ; e ad essi soli concedesi la porzione doppia. Questi popoli usano vesti morbidissime , perch le pecore del paese danno una lana fina sopra quella di tutte le altre: usano anche uomini e donne ornamenti d oro, come a dire collane, e smaniglie, e pendenti alle orecchie, conforme fanno i Persiani. I loro calzari sono comuni ; ma per distinguonsi per una studiata variet di colori. I soldati vegliano alla sicurezza della patria, e* con accampamenti, e con ca melli la tengono presidiata; poich v una parte di quest isola, la quale Soggetta ad essere infestata dalle ruberie di certi arditissimi e scelleratissimi uomini, i quali fanno una guerra di sorpresa agli agricoltori. Fi nalmente i sacerdoti superano di gran lunga tutti quelli degli altri ordini nl loro modo di vivere, poich nulla loro manca di pulitezza, di lautezza, e di spesa. Essi portano stole di lino per la bianchezza e morbidezza distintissime ; e se le usano di iana come pur accade alcuna volta, la lana, di che le loro vesti sono fatte, della pi fina che trovisi. Portano in testa mitre in tessute doro; ed hanno sandali a piedi di diverse ma niere , e fatti con artifizio singolarissimo. Oltre i pen-

3g S i
denti alle orecchie, s ornano di monili d^oro , e dal tre cose simili, come le donne. 11 cuh degli Dei, e ginni, e le laudi ai medesimi, sono le occupazioni loro ; e ne cantano le imprese, e i benefizj compartiti agli uomini. Questi sacerdoti dicono di trarre 1* origine loro dallisola di Creta ; e dessere stati trasportati nella Pancaj da. Giove , quando questi vivendo tra gli uomini reggeva il mondo. Della qual cosa recano per prova il conservare eh* essi fanno molti vocaboli della lingua di Greta Perci dicono , che la benevolenza e la cor tesia , con cui essi accolgono gli uomini cretesi, che capitano col , sono state ispirate loro dai loro antenati ; e che continuano ad esercitarle, onde la fama dell an tica parentela di mano in mano propaghisi fino ai. po steri. Essi mostravano anche iscrizioni, che suppongonsi coper di Giove stesso, quando ivigitt ifondamenti del tempio, che abbiamo descritto. In quest*isola sono copiose miniere, doro* d argen to , di rame, di stagnoy e di ferro; de quali metalli .per non vuoisi che si estragga k minima quantit. E rispetto alle persone degli abitanti, a*sacerdoti asso lutamente proibito uscir del paese r che tiensi per sa cro; e chiunque ne trovi uscito uno, ha libera podest di ammazzarlo. Ivi conservans per lungo ordine di se coli accumolati, e dedicati agli Dei, innumerabili lavori d oro e d argento,, di singolare grandezza. Le porte del tempio sono fabbricate con artifizio mirabile, e fatte di cedro, cf oro, dargenta, e d* avorio. Il letto del Dip lungo sei cubiti, largo quattro, ed tutto d oro, e in ogni sua parte squisitamente ornatissimo;

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pieno il qiAr U t di egnil* grandezza , * ricca egualM te Ir mehsa. A met del letto posta uba grande colonna 4 oro , piena d quelle lettere, che gli Egiq dicono sacre; e cb* esprmono le>imprese di Urano, e di Giove, * quelle eviaadk^ di Diana $*di Apollo, aggiunte aUe altre di Mercurio stesse (i). E qui pongasi fine al raccont 4 ci che riguarda le isole dell oeeano poste inoontro idi Awbi*.
C
a p i t o l o

XVIIL

D iti* Isole M Mar Egeo, D i Jamotraei* , e de suoi misterj.

Ora togMa^Ho parlare delle isole-adjaemti alla Greci# nel Mar Egeo, incorninc^do dfl* Samotracia, Dicesi, che questa anticamente fu*chiamata Samo ; e chefim(i) Lattanzio ha alla sua maniera conservata la memoria di quanto riguarda questa storia. G ive, secondo Ini, and nella Pancaja con
grand* moltitudine d i Cretsi , evonibattendo uisc Titano , e i Suoi liber' da* ceppi i gen itori, restitu H rcgno al padre ; in d i r i torn in Creta . Veggasi ci che Diodoro ha gi detto parlando delle imprese di Giove. Intanto Lattanzio avea poco prima dichiaralo, <fee Mamt compiti* <fuetta stria ctrtl lapidi ed Iscr&iont #ocre ,,cb e am sezyg& w i f*** tempM antichissimi , e spcwrinmite in quello di Giove trjUio M ove una, lapida indicava essere stata. Col locata una colonna d* oro da Giove medesimo nella quale colonna egli descrisse le sue imprse; onde servisse ai posteri d i monumento dette cose etni bene a x vtk e* ek& ht JSusii&Moni riferito

questi ultimo passo, di Diodoro eoa aggiuntovi tra il nome di Gra no, * di Giove quello di Cronio ossia Saturno. Avrebbesi potuto questo nome inserire nel test, se il fatto 'di Eusebio bastasse a reodereisreuri. Btfsterk 'itmqap V gtA i in d icai

date in appresso Samo, per distinguersi da questa prendesse il nome di Samotracia dalla Tracia che 4 e sta vicina; Aborigini furono i -suoi abitanti ; e da ei venne, che degli uomini e de magistrati suoi primi bulla di certo siasi tramandato ai posteri. La sola coso, che si racconta, , come abbianv detto , che da pnfi* cipio fqsae npmnata Samo; e che da* coloni, qhe.pot passarono ad abitarvi da Salno, e dalla Tracia., acqui* stasse il qome di Samotracia (i). Certo , che gli in*digeni di quest isola anticamente ebbero una lingua loro propria (a), della quale anche oggi veggonsi moki vestigi; nelle cerimonie sacre, che vi si filano. Da Samotraci si racconta, che innanzi a tutti i diluvj bile altre nazioni, una inondazione grandissima ebb$ luogo presso loro, venuta prima dalla boc&t delle Cianse, poi dall Ellesponto. ,11 mar del Ponto , dicono, essendo ,in forma d i un grande stagno, dai fiumi che in esao si scaricano, ebbe infine tal pieqa, che grave per la so verchia mole dette acque ruppe, e and a sfogarsi nelLEllesponto (3). Cos sommerse gran parte dellAsia marittima;
(t). hpn# consultare c i , die intorno al nome d i SameUcia

Diodoro ha detto ael lih. in .


(jij Alcuai E ru d iti, e il Bocharto spesialmente, haan* preteso chf V antica lingua de' Sm ottaci noli fosse eh# la fenicia. Q ia fflk loro .congetture non pajono fondate. Per giudicarne rettamente h d* uopo risalire a tempi, a riv o lu tali , ed a popoli, def quali nop ti ha che degli scarsi indisj, ma per bastanti per n#n ispiegare antichissime cose con fatti troppo ad esse posteriori. (3) Anche Stratone , secondo che Sirabone riferisce , aveva la sciato scritto che anticamente il Ponto Sm ino non avea avpto la

sbocco , che ha a Bisanzio $ che questo gli fu aperte violentemente daijium i ! che in esso si M tariew j che allora P aequa si gett

37*
u poco spzio pu r copr delle pianure di Samottcia; e perci ne* susseguenti tempi alcuni pescatori estrassero

colle loro reti alcuni capitelli di marmo, indizj di citt state sommerse dalle acque. Que che restarono salvi da tal diluvio, fuggirono riparandosi sulle alture dellisola; ina come il mare cresceva ancora, essi fecero voti agli Dei patrii ; e' tolti a pericoli, ond erano minacciati, piantarono ppi per tutta 1 isola de termini annunzianti * la loro salvezza; ed alzarono altari, sui quali anche oggi fanno i loro sacrifizj. Con che apparisce, d i essi abitarono , la Samotracia prima del posteriore diluvio (i). In processo di tempo un certo isolano, di nome Saone, nato, come alcuni dicono, di Giove e di una N infa, e come dicono altri, di Mercurio e di Rene -, un insieme i popolani fino allora disgiunti; e con certe sue leggi divise la moltitudine in cinque trib, chia mandole dal nome di cinque suoi figli. Egli aveva tratto il suo dall* isola stessa (a). Stabilita a questo modo la repubblica, da Giove e da Elettra., una delle figliuole
nella Propontide , e nell* Ellesponto . L'ispezione de1 luoghi con ferma le amiche tradizioni. Ci che Filone dice di R o d i, e di D eio ,

si pu comodamente riferire a questo medesimo fatto. (i) Tre sono.i diluvj accaduti nella Grecia. Il primo quello di Ogigc, . che secondo .Giulio Solino ed altri, accadde, mille anni circa prima della guerra trojani. 11 secondo fu quello di D eucalione che viss, secondo i marmi di A rundel, tre secoli e mezzo innanzi a quella guerra. Il terzo quello di Licaone , indicato dai marmi di A ru n del, e che si fissa superiore per quasi un secolo alla guerra accennata. (a) Perci forse Dionigi di Alicarnasto lo chiama Samon. Notisi per , che secondo Licofrone ed altri, T isola anticamente fu detta Gait. Plituo fa menzione del monte Gaoce posto in quest' isola.

37?
d Atlante, nacquero presso i Samotrci bardano, Giasione , ed Armonia. Tra questi Dardano fu uomo magnanimo, ed ardito ; il quale primo di tutti pass sopra una zattera (i) in Asia, e fabbricata la citt del suo nome, fond presso T roja, cos chiamati di p o i, una reggia, e i cittadini da lui stesso denomin Daiv dad. Quindi signoreggi in Asia molte nazioni ; e vuoisi, che fosse ancora sua colonia la gente de Dar dani , cbe sta sopra la Tracia. Desiderando per Giove* che anche 1 altro suo figliuolo ottenesse fama ed ono * re , a lui assegn i r iti, che in quest isola per lo in nanzi erano bens stati in uso, ma che sulla tradizione appunto egli rinnov; e che a nissuno permesso di conoscere fuori che agl' iniziati. Giasione sembra essere stato il,prim o, che ai medesimi iniziasse i forestieri: con che codeste cerimonie vennero ad acquistare mag giore celebrit. Grca quel tempo Gadmo, figliuolo di Agenore,. oh dando a cercare Europa, capit col, e fu messo a parte de sacri misterj. In quella occasione spos Ar monia ,, sorella di Giasione ; e non figliuola di Marte , come hanno favoleggiato i Greci. E dicono che le nozze di Armonia furono le prime di tutte, che si celebras sero alla presenza degli Dei. Nelle quali Cerere, amo- rosa di Giasione, present in regalo le biade; Mercurio la lira, Minerva il tanto celebrato monile, e il pe-, pio (2), e le tibie, Elettra regal le cose sacre della
(1) Canone y e Txetze confermano quanto qui dice D iodoro . Al tempo d Dardano non si erano ancora fabbricate barche.

(a) Si altrove indicato, come gli antichi scrittori non

gran.madre degli D ei, insieme coi'cembali, e i tim pani, ed insegn come formare i tori di quelli, che debbono cgolare le orgie. Apollo poi suon la cetra; e ie Muse le loro tibie; facendo tutti gli altra Dei con liete acclamazioni festosi augurj agli sposi. - Dopo d Cadma, secondo I* o ra c o lo , cbe aveva avuto, fond Tebe in Beozia. ~Intanto Giasione unito in matrirtionio a Cibele, d cesi che generasse Coribante ; e che posda salito lu agli D ei, Dardano, Cibele, e Coribantfe andassero in- sieme nella Frigia; e trasportassero in Asia le cose sa cre della taadre degli Dei. Allora Cibele, la quale dianzi era sfata congiunta con Olimpo, e ri avea avuta Alce, diede a questa Dea il suo proprio nome. Coribant, chiam del nome suo proprio coribanti quelli, che presi da sacro furore celebravano i misteri della madre; e si spos a Tebe , figliuola di Cilice. In questa ma- wira, furono portate in Frigia le tibie ; e la lira d i Mercurio in Liraesso, la quale cadde poi in mano d i Achille, quando egli espugn quella citt. Nelle favole vien detto, che da Giasione e da Cerere nacque Plutone, per la ragion, che Cerere per lamore *uo verso Giasione nelle nozze di Armonia dbn le ricchezze delle biade (i). Ma le cose che partitment
.i

d accordo intorno a chi donasse questo monile e questo peplo, di-*, versamente avendo riferita la cosa Apollo doro , e F erecide . Qui JHodoro discordi da s stesso. Ma da osservarsi che }iodoro compendia ora 1*uno, ora laltro autore,* e che invece di una storia sistematica, egli presenta in questi libri una raccolta in ristretto di ci, che si rispettivamente descritto.

fr) Tutca Ut fo n a e h natur delia terra , dice Cicerne i te-

5j5
famosi- ne'misterj di queste sacre cerimonie * a* soli iniziati conceduto conoscere. Del rimanente fa ma , che gli Dei sieno presenti, che prglno subi* taneo ajuto ne* pericoli, se deuno degli imtiati gl in voca ; poich tiensi per cen o , che quelli, che hanno parte ne misterj j crescano in piet e in gius&wa, e in tutto readansi migliori di : s njedesitni *. d per que* sto , che i pi flhistri tra gfi antichi to i r e Semidei con grande impegno desiderarono d* essere istrutti e consacrati in questi riti/ otedesi appunto, che Gi* sione , i Dioscuri , Ercole, e d . Orfeo , per essere stati cos iniziati, godessero del favore^ e della personale assistenza degli Dei in eseguire prsperamente tutte le imprese e guerre,.alle quali si accinsero.
C
apitolo

XIX.

Dell* Isola' d i N a sso , de'/^ arf su o i a b ita n ti , -delh toro tra d izio n i.

Avendo finito c i dire quanto riguarda la Samotracia r volgeremo il discorso a Nasso. Una volta quest isola chimavasi Strongil, la xfuale i T i^ n fq r o i^ iv primi ad abitare per la seguente, ragkmfe. ^aprasi Boto* ebbe da donne diverse Buteije Licurgo Bute r .minore d' et , tendeva insidie al fratello ; il che scopertosi, 9 padre non altro lece che comandargli, che 40l& seco
dicala al padre Dite , il quale chiamasi Divcs ( ricco") cerne pressq i Greci Plutone, perch (ulte le cose ricadano in tetra e. sorw M I terra, siate prodotte *

i suoi complici montasse in nave, e gisse a trovar#? altro luogo ove stare. Bute adunque preso seco an* drappello di T raci, rei deUo stesso delitto, partitosi dalla patria, dirigendo il suo corso verso le isole Cidadi occup Strongile ; e .piantatovi il sup domicilio, si pose a derubare coloro cbe navigavano in quelle parti. E 'come questi ladroni mancavano di donne, scorrendo : colle navi qua e l , secondo che potevano, da un luogo , o. dall altro n andavano rapendo , e le por- , lavano ' a casa. Una parte ' delle Cicladi allora e ra . deserta ; ed u n a , parte avea scarso fumer di abi tatori. Perci spingendo le loro corse pili oltre / e re spinti dall* Eubea avendo toccata lai Tessaglia, andati a terra s imbtterono nelle, nudrici di Bacco al luogo, che chiamasi Drio nell Acaja idiotica, le quali ivi ce lebravano le orgie di quel-Dio; e mentre presero a clare addosso alle donne, alcune di esse buttate le vit time si misero a fuggire al mare , altre alla montagna. Bute avendo preso Coronide, la sforz a giacersi seco lui ; la quale adontata di tal contumelia, e del ratto , invoc 1*ajulo del padre Libero; e questi fece cader Bute in furore , sicch perduto avendo il senno fini con cacciarsi in un pozzo , ove perdette la vita. Gli altri Traci *presero le altre donne; tra le quali le pi nobili furono Ifimedia , moglie di Aloeo, e sua figlia Pancratide. Con queste adunque cos rubate .ritornarono a Strongile ; e in luogo di Bute crearono re dell isola Agassemeno, e gli diedero per moglie Pancratide, fi glia di Aloeo, giovinetta bellissima; per la quale prima della elezione di Agassemeno s erano battuti, ed uccisi

377
due de* principali caporioni, Siculo ed Ecatero (i). Agassemeno poi diede per isposa Ifimedia ad uno dei suoi amici, che fatto avea suo luogotenente. Frattanto Aloeo mandato avea in traccia della moglie e della figlia i suoi figliuoli Oto ed Efialte ; i quali colle armi assaltando . Strongile vinsero nella battaglia i T raci, ed espugnarono la citt. O to, ed -Efialte si fecero padroni dell isola, tennero i Traci per loro, sudditi; e all* isola diedero il nome di Dia. Alquanto dopo nata discordia tra loro vennero alle mani, e dopo avere ciascheduno d*essi uccisi molti combattenti, fini rono con ammazzarsi vicendevolmente essi medesimi : e gli abitanti in seguito li venerarono come Eroi. Re stati pertanto i Traci padroni dellisola per pi di dugento anni, finalmente una grande siccit sopravvenuta li obblig a partirsene. Doo i quali vnneTo ad abi tarla i CaFj, cacciati della cos detta Latmia (a). Era re di costoro Nasso figlio di Polentone ; e costui volle , che non pi Dia si chiamasse, ma Nasso , qome chiamavasi egli. E fu costui uomo buono ed illustre, lasci dopo di s suo figlio Leucippo, il quale nella
(i) Il Palmerio osserva , che Partemo raccontando con qualche diversit questo fallo , cambia alcun poco i nomi della donzella rapita e de* rapitori, che dice figliuoli di C etore. (3) Paese posto presso al moni Latmo. questa una correzione che si deve al P lm erio, fondato sull* autorit di Strabono , e di P linio. 1 testo portava Lamia 5 e quantunque sia nominato dagli 1 antichi anche un monte Lamia, contro ci che asserisce il medesimo Palm erio , forse famoso per una celebre strega ( Lamia ) , che vi abitava, non era per esso nella C ui* j n perci pu avere con nessione col passo di D iodoro .

37 signora dell'isola ebbe per successore il figlio Smrdio. Regnava cosmi quando Teseo partitosi con Arian na di Greta capit ivi ; e come a sogno vide il padre Libero minacciarlo, se non si distaccasse da Arian na , percosso di timore, ed abbandonata la donzella, part M isola* La notte Bacco condusse Arianna svd monte D rio, e disparve ; n molto dopo Arianna stessa si vide pi. Di questo Dio que* di .NassO fanno varj racconti. Di cono , eh* egli fu allevato presso loro t e perci che quest* isola diletta a Bacco pi d ogni altra; ; e da alcuni chiamata Dionisiade (i): che Giove , morta Semele di fulmine prima del parto , ne trasse, - vero dallutero di lei il feto , siccome detto nelle -favole, sei chiuse ne* proprj fianchi ; ma che venuto a maturit per ingannar Giunone, il mise fuori in Nasso, e lo dide-da allevare alle Ninfe , Filia, Coronide, e Cieide; e che Semele Ai morta di fulmine prima che Bacco nascesse affinch, nato gli non da mortale, ma da due D ei, immantinente venisse a partecipare della immor tale natura. A cagione pertanto del mrito d* aver data educazione a Bacco, dicono essere stato agli abitanti dell* isola accordato di .potere alzarsi a grande prosperit, di avere una bell* armata navale, ed essere poi dei primi a ribellarsi a Serse, e a contribuire colFopra loro rdila battaglia navale a debellare i Barbari : n daltronde essere oscura la parte eh* essi ebbero nella battaglia di
(i) Plinio (lice: Dfusso dittante da.D eio dicitto m iglia, colla citt , che ralcuni chiamarono iStrongUe , poi Dia , finalmente Dio* nisiade dalla fertilit dette vigne $ altri Sicilia minore* o G allipoli,

*19 Platea. Finalmente la benevolenza del Dio Verso la


loro isola attestarsi con manifesti segni nell eccellente

vkio, che ivi si fa {i).


C
apitolo

XX.

Delle Isole S im e , Calxdnu, e Nisiro. V isola, cbe chiamasi Sim e, anticamente non era abitata da nissuno ; e i primi ch vi si stabilirono , vi andarono con Triope sotto la condotta di Ctonio, figliuolo , di Nettuno e di Sime, dalla quale alT isola venne il bome. Poi fu re della medesima Nireo, figliuolo di Caropo, e di Agiae. Costui, assai bell* uomo, condusse truppe asiliarie ad Agamennone ; ed insieme coll isola tenne ancora il principato di Gnidia. Dopo la goefra di Troja la occuparono i Carj quando aveano 1 imperio * del mare ; e cacciati poscia d grandi iccit, die la flisso , essi andarono a stabilirsi in Uranio ; Sime rsto abbandonata sino al temp , in cui approd col T armata navale de Lacedemoni, e degli Argivi. Indi ebbe nuovi coloni nella maniera che siamo per dire; Certo Nauso , imo de' compagni d Ippota , presi seco quelli, che mentre distribuivansi a sorte i terreni , non vi aveano avuta parte , perch giunti troppo tardi, an d ad occupare Sim e, allora deserta : poi sopraggiun*
(1) Il vino di Nasso fu pregiatissimo presso gli Antichi. Vedi A rchiloco in A teneo . AndrisCQ, che fu lo storico di Masso, e A gattene in Ateneo medesimo, magnificano l'abbondanza in quest isola di ogni genere, e priaeipalmcnic de' fichi.

386
ero col altri avventarteli, de1quali era capitano^ Orato ; e presi in comunione della citt, e delle cam pagne , tutti insieme con equalit di diritto tennero; lisola. Dicesi, die vi avessero patte ancora i Gnidj, e i Rodj. Calidna Nisiro furono anticamente possedute dai Carj. Tessalo, figliuolo d i Ercole, fu poscia' padrone delT una e dell* altra; e perci Antifo , e Fidippo , principi de* Cooi al tempo della guerra trojana, erano capitani degli uomini venuti da queste isole. Nel ritorno da Troja quattro oravi di Agamennone dalla tempesta furono balzate a Calidna; e quelli, che in esse erano, si fermarono ivi .mescendosi agli abitanti del luogo. In quanto a Nisiro , quelli, che anticamente 1 abitavano , furono pei terremoti subbissati. Que* di Coo indi s ne fecero padroni, come aveano fatto di Calidna. Poi ve nuta grande mortalit per pestilenza, i Rodj ; vi man darono una colonia. Nel tempo, in cui Minosse -domi nava sul mare, alcuni della sua armata, eh* erano di Scarpanto, se ^appropriarono ; e molti secoli dopo lodo di Demoleonte ( i ) , argivo di patria , eccitato dall* oracolo, condusse col una colonia. (i) Non ha alcun fondamento la. ostitusione di Timoleonte fatta qui dal Rodomano.

CAPITO

LO

XXI.

Del? Isola di Rodi. Suoi antichi abitatori Sue vicende; e particolarit. Suoi diversi coloni. Rodi anticamente fu sede de* Telchini. Le .vecchie tradizioni vogliono, che costro fossero generati da T alassa, che vuol dire dal mare ; i quali dicesi, che in- sieffie con Cafira figliuola dOceano , educassero ' Net tuno, alla fede loro consegnato da Rea. Dicesi ancora, che inventassero alcune a r t i e trovassero molte cose utili alla vita. Al loro ingegno si attribuisce 1 avere fatto le prime, statue degli Dei ; ed alcune assai vecchie si ricordano insignite de* loro nomi ; perciocch presso i Lindj Apollo si chiama telchinio ; presso i Gialisj si chiamano telchinie. Giunone e le Ninfe; e telchinia ancora Giunone chiamasi presso i Gamiresi. Ma vuoisi eziandio , che fossero operatori di prestigj, i quali fa cessero a lor talento venire e nubi e pioggie, e gran dine e neve , come dicesi che facciano i Maghi (i);
(*) Negli amichi tempi e presso varie nazioni fuvvi la stolta ere** denza, che alcuni con carini, e falucchieri potessero influire sulle meteore. Abbiamo in Agobardo , che al suo tempo erano nelle cam pagne della Gallia persone', le quali innocentemente, d ie'egli, ado* peravano esorcismi onde le uve mature non avessero ad essere dan neggiate dalle pioggie , n distrutte dalla gragnuola. Abbiamo una predica di Ecolampadio , grande caporione della Riforma nel se colo xvi, su questo argomento, la quale dimostra quanta fosse.P iguoranta sua e di quelli che lo ascoltavano. quindi inutile ram*mentare quanto intorno a queste follie riferiscono Seneca , e Cle mente Alessandrino .

3*
e trasmutassero gli uomini ; ed invidiassero agli altri
1*essere istrutti ne mestieri. Raccontasi poi, che Net

tuno fatto grande amasse Alia (i), sorplla de' Telchini, e che da lei avesse figli; cio sei maschi, ed una fem mina di nome Rodo, da cui venne la denominazione all' isola. A quel tempo, nella parte occidentale dell* isota pano de* Giganti ; ed allora Giove debellati i Ti tani , innamorato di una corta ninfe, che chiamav&i hnalia, n ebbe tre figlinoli, che furono Sparto, Cronio, e Cito. Al tempo d i costoro Venere da Citer andando a Cipro , approd .alT isola ; ma venendone respinta dai superbi e maligni figliuoli di Nettuno, punta detta offesa istilla tal fetore nette loro m em bri, che violentemente stuprava* la madre, e moki danni facevano ai popolani. 11 che vedutosi da Nettuno * per tanto turpe fetto que' scellerati copri colla terra; donde poi venne, loro il nome di demenj, o di genj onenSaUr A lia, essendosi gittata in mare, sottovia denominazione di Leucotoe otteime presso gli abitanti gli onoii degli JDei. Dopo queste cose prevedendo i Telchini, che sa rebbe venuto un diluvio, molti uscirono dell' isolfi, e si dispersero per vrie parti ; e fa del loro numero tir co , il quale ito in Licia edific presso il fiume Xaato il tempio di Apollo Lici. Quando finalmente il dilu vio fu. venuto : alcuni perirono, perch i bassi luoghi del(1) Quui* A ii* %o m i dal some muo appuiiee , doveva l'o righa u al Soie. Pare istante che stati eoo fusa eoa- Jlfrade '''frn*K+)t ca Am fitrit9 , giaecWrjl'ona , o raltua di que*Ui data per madre a Rodo.

989 r isola pl continuo cader delle pioggie siv conversero per ogni parte in un lago ; e. pochi, i quali erano fug giti sulle alture > rimasero salvi : tra i quali furono i figliuoli di Giove (i). Del rimanente il Sole, come porti la favola, innamorato di Rodo , prese in grazia lisola, che. ne portava il nome , e fece svaporar 1' acqua su perflua. Sotto il qual concetto ecco la verit, cbe si ascnde* Al primo formarsi delle cose, essendo Y isola piena- di fango* e molle, il Sole disseccando l'um idit soverchia, ne fecondo la trra: d'onde nacquero gtt Elradi (a ), che da esso presero il nome , e] furono sette di numero ; e ne nacquero pure altri uomini, del pari di quegli aborigint. Da .ci adunque provenne* che li sola siasi detta consacrata al. Sol? ; iR o d jn a ti come abbiam detto, con molta divozione venerano costante mente il Sole sopra gli altri Dei come untore deUa lro itirpe. l nomi dei sette suoi 6gU sono, Ochjino., C$xv xafo, Macare , Atti, Tenage, Triope, e Candido. Fuvvi una figlia sola, le quale ebbe nome Elettrione ; e m essa mori ancora, vergine, i Rodj le attribuiscono gli onori dovuti agli Eroi. Essendo^gti Eiiadi giunti alla et virile, Elio, ossia il Sole, predisse, che quelli, i quali fossero stati i primi a 1sacrificare a Minerva, goduto ar Vrebbero perpetuamente della presenza della Dea : il che
(i) Del diluvio, che sommerse. parlano Arii<Ut * Fifone EbrQo~ Al medesimo ave fcua allusone P in to re , (a) Diodoro limitandosi al raccatto delta tradizioni patiti ve, 9011 ha per lo pi& penetrato oltre fi ce^plasso 4*Ue mtd&ime. Ceri* intanto f che per qaesti JEfiadi e1 igteadevano i *c*tegiorni dplla settimana; he nella fonala ttascopd m s i a i**wp di scoria as^roaamica*,

384 dicesi essere stato predetto anche agii Attici. Or dun que avvenne, che gli Eliadi per Iq soverchio affrettarsi si dimenticarono di accendere il fuoco' nel focolare pri ma di porvi sopra le vittime ; e Cecrope in quel tempo re degli Ateniesi, quantunque fosse stato Y ultimo sacrificare, fu il primo ad avere 1 ostie esposte al fuo * co. Per questo fatto in Rodi anche oggi si osserva nei sacrifizj un certo particolar rito , vi si tien esposto il simulacro della. Dea* Queste poi sono le cpse , che intorno alle antichit di Rodj sono state scritte da a l cuni , tra i quali anche Zenone (i), die compil la loro Moria. Gli Eliadi dotati di sfrigolar talento riuscirono eccellenti nella buona disciplina, e massimamente nella scienza astro logica. Cosi divennero valenti navigatori; e distribuirono il giorno in certe ore determinate. Di acabssimo inge gno fu tra essi Tenage ; il quale perci invidiato da fra telli fu fatto perire : ma essendo stato scoperto il de litto , gli autori e i complici del medesimo, abbando narono F isola ; e Macare and a Lesbo , Candalo a Coo, ed Atti in Egitto, ove fabbric Eliopoli, dando aq u esta citt il nome del padre. Da lui impararono gli Egizj la scienza dell astrologia (a). In appresso, siccome
(1) Questo Z enone, secondo che dice Diogene L aerzio, fu di Rodi , coetaneo di Polibio , e da esso lui lodato. (2) Si crede da taluno efftto della vanit Greci quanto qui de1 dicesi della fondasione di Eliopoli, e delle dottrine astronomiche portato in Egitto. Tale P osserraciotte del VesseUngto. Ma alle considerasioni, che m contrario fa qui Diodoro giova premettere, ch eli diluvio di Ogge succedette chigent*anni dopo che il popofo io appresso dello Greco, erasi stabilito in Europa, e perci mito

385
pel sopraggiunto diluvio la 'pi parte degli uomimlm .Grecia per , . e i perdettero tutte- & scritture ; preva . lendosi gli Egizj di tale circostanza si arrogarono il .vanto d* essere stati, essi, che studiata aveano i astrolo^ * ? g i: e perch .i Greci ignorando il fatto non Vsosten^ nero .pi 1 antico loro inerito, add la fama intrno, * .che gli Egizj erano stati i primi ritrovato ri. della scienza degli astri. Csi pure gli Ateniesi, quantunque avessero fondata, in Egitto la citt di Sai, nondimeno 1 accen nato diluvio fece, che tal fatto rimanesse dimenticato. Per la stessa, ragione, si crede, che molti secoli dop Cadmo, figliuolo di Agenore, dalla Feakia venisse f a portare le. lettere in Grecia ; e dopo lui avere i Grpi aggiunto poi qualche cosa alle gi inventate dottrine": mentre regna tuttavia circa la verit di queste cose uft ignoranza comune. Triope pass nella Caria ; e vi occup* il promonto rio, che dal nome suo chiamasi triopio. Gli altri figli del Sole, non colpev9i del delitto accennato-, rimasero in Rodi; e fabbricata lai citt di Aeaja ( i) , in seguito
boni prima della guerra di Troja. II diluvio di Ogge fu quello* per cui rest sommersa 1 Ailantide ; .e le memorie de* fatti, che si riportano a questi mille anni t non comprendono' se non se remini scenze inesatte e confuse di avanzi di popoli, che prima del diluvio di Ogige rano stati colti e poteuti. adunque da. quest* abisso di te nebre , che fa d uopo cavar* il poco vero , che possiamo trarre congetturando dalle disparate tradizioni, e dai rottami storici, che restano. (i) Ergia di Aodi presso Ateneo fa menziona di questa-citt , che il Meursio ha volato confondere con Gialiso Intorno al nome di C irbe, eh essa ebbe di p o i, non sarebbe inverosimile, che'lo

3*6 abitarono nella GiaKsia. L* autorit reale intanto m i nelle mani di Ochimo, il maggiore di tutti * il quale tolta in moglie Egetoria, tuia delle Ninfe, ebbe da esso lei una figliuola die fa Cidippe, detta poi Cubia, per le coi nozxe Cercafo , ano /rateilo, gittuse a poa ledere il regno. Dopo la morte di costni succedettero nel prindpato i suol tre figli, Lindo, Gialiso, e Amiro, a tempi de quali nata una grande inondazione, Cirbe rest devastata e deserta. Essi si spartirono insieme il paese ; ed ognuno edific una citt portante il suo nome In quel tempo Danao {uggendo con uno stuolo di figlie dall' Egitto pass a Rodi ; e dagli abitanti di que st* isola accolto , piant ivi un tempio consacrato a Mi nerva (i). In questo viaggio gli morirono in Lindo tre figlie; e le altre insieme col padre andarono in Argo (a). Poco dopo Cadmo, figliuolo di Agenore, mandato a cercare Europa, movea andi' egli verso Rodi ; e sor preso in mare da {uriosa tempesta feee voto a Netuino di fabbricargli un tempio. Ond' , che superato il pe ricolo in quest' isola eresse e dedic il promesso tempio e vi lasci a custodirlo, e a farvi le funzioni debite, al cuni Fenicj , i quali si fecero insieme coi Gialisj citta dini del luogo *e dicesi, che dalle loro famiglie si traggono per continua successione i sacerdoti. Cadmo fece anche
traeste da Cirbe d Creta all* occasione , che Aitemene condotte t Rodi una fiq)wia d Cretesi. ( i ) Di questo tempio assai celebre parlano Diogene L*erx> , d E ban o. ivi era nna statua assai rossa fiiua consacrata da D anao. O Secondo che si ha in J p o iitd o i* le figlie diZta/taoarmarono tolte tana salve ia Argo.

molli dodi Minrva Sudi*, <i qua&n&vvL lina fra grande caldaj di btomzo, opera memigliQSA pfer 1 au* fica maestria con coi era lavorata ; e sulla quale -erann scolpite le lettere, che diconsi allora per la ;pstm& volt* portate datta Fercia. la. seguito la terra in Rodi pro dusse euoni servienti , che uccisero mlta parte 4e^ gli abitatoti ; ^ que che. rimasero , maadarono legaU a Delo pef sapredai Do- come 'alloutnas d& s. trtto flagello ; e Apollo' otdin, che mettessero ;a parte del possesso deirisoiaForfcante e i suor compagni. < a co Ei stui figliuolo di Lapite; e allora trovatasi con molti al tri in Tessaglia r cercando paese ove comodamente abi tare. Chiamato adunque dai Rodi ^ e messo a parte della terra, Forbntfr uccisi t serpenti liber lisola d quellangu stia , e di poi rimase in Rodi ; e poich in tutte le opere sue dimostrassi uomo benefico, dopo morte riport in premio gli onori, che si danno agli- Eroi (i).
( i ) D incontro al rapconto di D iodoro non istar male quello di P olitelo Rodio , come trovasi in Igino. Avendo i citta d in i (di Rodi) chiamata la loro isola O Jidsa, atteso che era occupata da' m oltitu dine S i serp erti e in quella rnoMadirti d 'anim ali eseendbpi un dragone d i enorme g ra n d etta A il <j,um(e a ttv a a*wmet^a4a m olta gente ed obbligati g li a ltr i a lasciar deserta, la patria , . d ic e si, che P orbante , figliuolo d i Triope , nato da lsciita d i Mirrnidone , capitato t p er una tem pesta d ? ntare t uoidesse tu ti i/ikP sterjfekti, e qixet dragon e. Giuseppe Scaligero tiene pi vero, che il Forbante , di cui questione, sia quello , del quale parla P o lizelo, cio it nipote di Triope , che I altro, del quale parla D todoro, che n * il figlinolo. D euckida, scrittore delle cose di Megara, /a questo Forcante su per siste a 7 riope, che aveva occupato Rdi. Diodoro tf altrnde attri buisce a T riope, figliuolo di F orbante, la colonia condotta in qulI* isola. Se non si suppone replicato ra*uua stssa famiglia il nome medesim o, bisogner credere, che inolio in e r te fossero t iberno rie, cbe gli scrittori greci potevano consultare.

m
la appresto lAkembe, figliuolo . di'CSatrtio ,' re ,de, Cretesi,1consultando intoppo , : *eevti affari i oracol# , ebbe' per risposta, * essere dal destino., stabilito, .eh egli dovesse eolie sue proprie mani, uccidere .suo padre. U qual delitto uvolendo evitare, spontaneamente- con a** gaissimi altri che volentieri gli si fecero compagni, and in esigilo 'passin Camiro, citt deQa primaria giu risdizione di 'Rodi ( i )v Ivi sul^.monte Atabiro ftm dil tempio di Giove atabirio/, il quale tanche oggi-vien dai divoti frequentato con grande solennit* questo tmpio * psto sulla vetta del monte , di- dove .la vista corre libera fino a Creta. Altnaene co suoi, compagni avea piantato domicilio in Camiio ; >e g li, abitanti di questa citt'lo trattavano assai onorevolmente; qujuajdp suo padre Catreo, che n o n avea pi. alcuna prede ma schia , spinto d vivissimo amoee per Aitemene, intra prese il viaggio di Rodi, .coll* unica desiderio di .ricon durre il figliuolo in Creta, se per caso lo avesse ivi trovato. E gi pndeva sopra di lui 1 inevitabile forza * del fato.: perciocch sbarcato in Rodi di notte con al quanti de suoi t e tra questi e gli iaolani .nato imman tinente contrast,' Altemere , Che corse in ajuto de R odj, con, U^ colpo d asta ammazz il padre senti* conoscerlo. Del che appena ftto chiaro , npn potendo (i )D itti Cretese chiama questo re Cretto, e non Crateo , sic come si detto altroyc. Apolhtdoro fa Aitemene nipote di Minosse, ma Canone Io tiene per uno degli Eracidi del Peloponneso. chia ro peto, che <ju$*ti sono dijte personaggi disiati. Apollodoro poi, come pure Dilli, attribuirono ad Aitamene un fine diverso cU quellos, che viene .qui esporto.

369
'sdstenre la gravit di tanta: >sciagr', .si? tolse dia vista A lotti gli uomini, e postosi ad errare. soliagO pe luo ghi deserti, dal dolore , a cui' rasi abbandonato inte ramente , infine rimase mrto. I Rodi P^r poscia per -comando dell1oracolo gli prestarono/ gli onori degli Eroi. uin<i poco prima disila guerra di1Trojd,*. Tlepolemo, figliuolo di Ercode, per la morte involontariamente da lui data a Licimnio, spontaneamente si part d- Argo-; * seguendo il cenno dell oracolo sopra la colonia y che e intendeva piantare ; *con buon numero d uomini pass a Rbdi, ove beh accolto fermoss Poi creato re di tutta l ' isola divise a sorte in eguali porzioni le campagne; e fino tanto che tenne il governo del paese, tutto resse con giuste norme di equit. Finalmnte volendo andare con Agamennone alla spedizione eli Troja ,t affid, il govern a Rute, che seco lui era venuto da Argo (i); ed egli mori poi nella Troade dopo avere in quella gaerr acquistato insigne ' gloria.
C a p i t o l o

XXII.

Del Chersorteso , e delle varie oocupaxiom che ne furono futte*


Ma' perch le cose de Rodj sona eonnesse in parte con quHe del Ghersoneso, che in1faeoiaa quell i sola, io penso non essere fuor di proposito il'parlare
40 Pausania diqe , che Tzpofemp pflfid.il governo, 4 Polisso , sua moglie ; e che portatene a Rodi le ceneri , vi lu ertl sepolcro magnifico.

3&o

anche di qtMH. H Cfcemomn*, catte piace ad .alcu~ s i, prese questo nome dalla Mui del luogo, essendo cimile ad un istmo; o o o raev o g lio n o altri fu chia mata eod da un re di tal nome poco dopo la cui et dicesi, che col capitassero 'da Creta cinque Cur re ti, discendenti da ploro, ehfc neV monti Idei di Creta allevarono Giove, da Bea stia madre ad essi consegnato. Andati peritino cennon isprefcsabUe quantJt,di navi nel Chevsoneso, ne cacciarono i C ari, 4 qual^ ri rapo gli abitanti antichi ; e &tttai padroni d<rf pqiese, lo d i visero in om<]ue parti, avendovi'ognuno di essi cinque fabbricata una citt, chiamata col nome del fondato?** Non molto dopo Iliaco, re degli Argivi, perduta avendo Io, sua figlia, mand Cimo, il quale eia uno de* p iw tipi del suo pam ;, a cercar la donzella per ogni luo^ g o , ordinandogli di non ritornare a casa se..non T avesse trovata. Cirno gir' per mgltae. parti del mondo,; , e non trovandone traccie in nissun luogo, si ritrasse in questoChersones6. de* Carj, di cui parliamo; e per duta la speranza di ritornare alla patria, rimase ivi ; e parte coUa pemwsiouQy -e ^arte colla for*a ptteqne da gli abitanti il regno.intima porzione, della terra; e vi fabbric una citt, che dal suo nome chiam Cimo, avendo inSfgw&v trovato molto favore presso i,citta dini p^ioh r autorit sua feoe senfile ai v an tici d?l popolo., Dopo queste cose Triope , uno de figliuoli del Sole, e* di frodo, per ia morte data a) fratello Tenage , fuggi esule nel Chersoneso ; e purgato del delitto d^l

391 fp Melisseo (i), parti per la Tessaglia, ond recar soc corso ai figliuoli di Deucalione ; e con essi, cacciati di col colle forze comuni i Pelasghi, divise 1*agro, che chiamasi Dozione. Ma come per fabbricarsi la reggia tagli un bosco sacro a Cerere, egli incorse 1 odio de* popolani (2); sicch ebbe a fuggirsi di Tessaglia, donde and poi a ricoverarsi colla gente che tolse seco in Gnidia; ed ivi in memoria del nome suo edific Triopio (3 ), Quindi avanzandosi, insieme col Cherspneso aasoggtt al suo dominio una gran parte della Caria adiacente* Della stirpe di questo Triope gli scrittoli e i poeti'sono di differenti pareri. Alcuni lo vogliono di scendente da Canajce, figliuola di Eolo , e da Nettuno ; altri gli danno per geuitori Lapite, figliuolo di Apollo, e Stilbe, figlia di Peneo. Nel Castabo (4) del Chersoneso v il tempio di Emitea* il quale in grande venerazione; e noi non dobbiamo emettere di dir 'cosa, che le accadde, e di cui tra t tanti discorsi m molte e diverse fnaniere fatti, quello riferiremo , che pi prese piede , ed approvato dal consenso degli abitanti. Di Stafilo, e di Grlsotemide nacquero tre figlie, le quali furono Mol>adia, Roone,
(1) Apollodoro parla di un re di questo nome le. cui due figliuole di nome una A drastea , e l altra Jde , furono le nutrici di Giove., Ma esso dovette essere re o in Creta , o presso il monte Ida della Troade, come pare, che Diodoro indichi nel lib. x v n . t (a) Callimaco attribuisce il fatto del bosco ad Mrisittone* figliuolo di Triope (3) Ivi fu un tempio assai celebre dedicato ad Apollo. I Dorj con correvano a quella citt per sacrificare ; e vi .si facevano giuochi.

(4) Citt del Chersoneso.

39*
e Partene. Roeone fu ingravidata da Apollo : del che il padre adirato, come se si fosse lanciata stuprare da un uom o, la chiuse in una cassa , e la gitt in mare (i): I fluiti la trasportarono in D eio, ed ivi partor uh fanciullo, a cui diede ilnom e di Anio ; e perch era stata jfuori d ogni speranza liberata da tanto frangente, messo i] fanciullo sullaltare di Apollo, preg il nume, che se quello era figlio di lu i, lo salvasse. Raccontasi, che allora Apollo lo occult; che poi molto si prse, cura della sua educazione, e che avendolo istruito netta scienza d indovinare le cose , lo alz a certi grandi onori. Le sorelle della donzella stuprata, Molpedia, e Partene, stando alla custodia del vino del loro padre, il qual vino era allora stato inventato di recente r ven nero oppresse dal sonno , sicch senza che se ne ac corgessero , entrate certe troje, eh* esse per avventura allevavano,, nel luogo ove erano, rotta la botte fecero andar tutto il vino per terra. 11 che Veduto ; e forte mente temendo la sevizie del padre, fuggirono al lido, dalle eccelse rupi si precipitarono ih mare. Ma Apollo pel beile che voleva alla sorella , le salv , e portofle nelle citt del Chersoneso, ove Partee ha in Bubast un bosco, e venerazione divina. Molpadia portata al Castabo, per singolare rivelazione del Dio cambi il sup nome in quello di Emitea ; ed
( i ) I B rasiati , secondo rii e narra P ausania, dissero cosa, simile riguardo a Semele , figliuola di Cadmo . Cosa simile dice Luoiano riguardo a Danae , figliuola di Acrisa. Tzetxe ha ripetuta 14 avven tura di Focone chiusa nella cassa , aggiungendo, che ^alvai^ dalle onde spos Zareco figliuolo di Carisio j e perci Anio dirsi figliuolo di Z areco.

in ' grande, onore* ptnto lutti gli abitanti del Cherso* neso. Ne sacrifizj, he'4 e % fanno, per la disgrazia ac si cennata del vino, usasi 'posca ; e mutino , che abbia toccato, od abbia, mangialo porco , pu accostarsi al iantbar. Ne susseguenti tm^i "poi i tempf di Emitoa prese tanta fama, e tanto splendore, che fu in somma vene-> razione non solo presso glindigeni, e gli abitanti, ma presso ancora i l pi lontani, i quali venivano in folla portando alla Dea vittime magnifiche, e doni di gran valore. A nzi, cosa che ?merita d* essere notata, quando i Persiani (i) dominatori dell Asia spogliavano tutti i templi de* Greci, questo consacrato ad Emitea, fu il solo ^ a cui si astenessero di stender le mani. E i la droni stessi, che altronde rubano quanto possono, que sto >solo tempio lasciarono intatto quantunque iion fose cinto da muraglia veruna, n difesa alcuna s avesse rcoacro 'chi. isse a dpVedario. Della quale felice " avve* tura si d per cagione la benificenza .somma, che.. dicesi dalla Dea usata rad ogni sorta di uomini : percioc ch apparendo essa in sogno agli ammalati evidentemente
- (1) D cst, che Sterse ad istigaiione d e i Mgi incotteti**# i ietn* p id c ll jGjiocq* porche prdewlmfiiiai, ch t chittdessero {entro nu^ra* g/tie gty Dei * a1 quali lutto, le cose debbono essere, patenti, ed a quali tutto questo mondo serve d i tempio, e d i abitazione. Cosi Cicerone, l* fanatismo foto! forante* fai; dato drvquesti empii , poco pi poco meno, ia lotti i secoli ; e in tutte le religioni, sia per un pretesto , sia per un. altro. I soli Romani trovarono cosa buona 1 onorare la diVinit stto tutti i nomi, i simboli, e le forale ; ed in questo, quantunque ^rofoudimeute ignoranti t ebbero ' a sehso alto di verit , e di filosofia, degno d essere ammirato.

M
d loio rioiedj opportuni } m itissim i, te la malattie diapente m dhood a lei, sodo.da essa guanti. Anche le donne che lutano parti difficili, essa libera dai do la ri, e dai pericoli di soccombere. Perci sino dagli antichi tempi quel luogo stato ricolmo di donativi, che rimangono uri, non perla* forza de enstodi, e delle mora, ma per la sola inveterata religione* E questo era basti intorno a R odi, ed al Ghersoneso* Capitolo XXIIL

D lt Jsoh di Creta, Prim i suoi abitatori. Vecchie tradizioni. Dei ivi nati: e particolarit intorno ai medesimi.
Rimane, die parliamo anche di Creta. Coloro, che abitano Creta, asseriscono essere stati ivi gli antichissimi Eteocneti, come vengono nominati, tenuti per indi geni. Q re de quali, che Greta (i) pur chiamano, fa ritrovatore di molte ed importantissime ose atte a ren dere comoda e piacevole l umana vita. Dicono inoltre, che presso loro nacquero parecchi Dei, i quali merc i benefizj fatti al genere umano, meritarono eterni onori.. Ora hot patteremo paratamente di quote cose, conte Sono state tramandate a* posteri, in ci seguendo autori chiarissimi, che scrissero le storie , de' Cretesi I primi abitanti di Creta, de quali a noi giunta la ^memoria, (i)
indigeno,

pone questa Cc* par dagli.Ktmor , a ,to 4 ios

3gS
firono .gl idei Dattili cW $av*no pretto il monte Ida; i quali allri dicono, che fossero cento, altri che fossero solamente dieoi, dall* egual nuiftero delle dita chiamati appunto Dattili (i). Alcuni , fra <fuali Efbrp, racconta* no, ohe gl Idei Dattili abitarono presso Fida, monte dell* Frigia, e cbe passarono in Europa con Migdone (a): i quali essendo prestigiatori, facevano incantamenti, e riti, e misterj sacri ; e stando in Samotracia avevano recato a quegl isolani non mediocre stupore : nel qual tempo anche (M eo, a cui la natura dato avea eccellente talento per la poesia ^ e pel suono, fattosi discepolo di essi, er* stato poi il primo ad introdurre in Grecia Je cerimonie e i misterj delle iniziazioni. .Del resto gl Idei Dattili in C reta, siccome ' vien detto , trovarono 1*uso* del fuoco, e coprirono la natura 4 el rame (3) e del ferro nel Be(1) Sofocle presso Strabone li ha supposti cinqae maschi , e cin que femmiqe. la esso abbiamo di .loro, i seguenti nom i, Calmine, Damnatnea , E rcyle , ed A c mone. Da Pusanta poi abbiamo questi altri , Peouea, E pw tede , , la tio * ,e Ida$ od aggiunge Erqolc an ch egli. (a) , Ho abbracciala la correttone, proposta, dal Vesselingio , e poi non seguila da lai ponepdp M i gelone in vece di Minosse. Non ;i sa per.nessun modo, che Mino*** vqpijse ip Creta dall Asia 5 ed altrove.ai si h vec^Ho nat iff. Creta. Dii poi gl1Idei Panili furono anteriori a M inosse, e a Giove stesso. Altronde una parte della Frigia, da cui vuoisi db& venissero in Crela gl ld e i-D * u ili, chiaoaavasi Migdoniq , cosi, .-della .da fttigdone.
, | 3) Il VfisseUngia giustamente osserva, che mentre quasi lutti convengono in attribuire #gl Jdff-Mtuttfi scoperai d^l. ferro, il rame era gip coraosgjut,? ^ pojcfyfc s , usavamo diram e armi ed istromenti poscia fatti, dell' altro metallo. ,J\la qpn perci v ragione .di epilogare piod^ro^ . gli Aogttpri fregai da esso lui,, di questa t. inesaiiexta j perciocch il discorso deve prendersi per limitato

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recinto, che una montt(gnirdelpaese Agli pferer (i)T e ne insegnarono il modo di fonderli e perh tene-t vansi per autori 'd insigni vantaggi pel- genere Umano> lurono poi rimunerati Con immortali e divini onori. D i** cono, che uno di essi chiamossi Ercole, d*-illustre glo ria , il quale*istitu i giuochi olimpici, che i posteri ingannati dalla somiglianza del nome dissero avere avuto per istitutore il figliuolo di Alcmena: e che di tal fatto si ha anche presentemente la prova in questo, che le donne da questo Dio prendono gl* incantesimi, e gli amuleti , che si legano indosso (1) ; appunto perch egli fu mago , e tratt le cerimonie sacre : cse assai aliene dal costume dell* Ercole , figliuolo di Alcmena. Vuoisi ancora , che dopo gl* Idei Dattili fossero i nove Cureti , i quali altri dicono essere stati terrigeni , altri oriondi dagl* Idei Dattili stessi (3). Abitavano costoro
Creta , non generale ad altri paesi.E se gl1 Idei-Dattili passano per avere introdotto in ^quell isola 1* uso del fuoco, possono avervi in trodotto ancora altrove l'oso dei due metalli, checch sia accaduto. (t) Il Meurtin ha diffusamente parlalo AeWAptera, o paese degli A picrei. Mentre poi era in Creta un monte Berecinto uu altro dello stesso nome era ancora nella Frigia; il che sembra confermare la venula in Creta dalla Frigia degl *Idei-D attili, poco, o nulla opponendovisi, he il berecinto di Frigia non si scrvesse dai Greci coiranpirfeztone. (a) Uno di quesU amuleti; consisteva in un anello, in cui era inciso rcole ritto in piedi in atto dj strozzare il lione. Il quale anello, dice Alessandro Tralitano , chi lo porta , caccia i dolori colici. Trehellio Po ilio ne ce ne presta nn altro esempio ; dicendo, che- si riguardava .come wo ajuto ia ogni impresa P aver effigiato Alessandro in oro , 0 in .argento. (3) Sol la origine , e sul numero de Cureti sono in grande dispa rit di opinioni gli scrittori.

ne*folti bschi montani , c .deotre le ' spelonche. delle Valli , ed in tutti que* luoghi, che per la; loro natura potevano servir loro i, tetto e di ricovero ; non essen d dosi a que* tempi, ncora trovata la- maniera'di fa b b rile le case* Perch poi erano dotati dintelligenza singolare poterono inyentar molte cose intorno alla vita. Iu fatti dicesi eh? fossero i primi a mettere le pecore a greggie^ a rendere mansuete altre specie di animali , e ad inse gnare il modo di lare il mele cos pure a mostrare come potesse, trarsi i dardi e le freccie,, e come cacciare. Ad. essi, in somma si attribuisce lo stabilimento delle societ comuni, del mangiare insieme, e spezialmente del vivere in .concordia, e con certa disciplina ordinata. Ed inoltre invenzioni loro furono le. spade, gli elmi, e gli esercizj militari, col frequente strpito de quali ingannarono Saturno ; poich da essi fu allevato ed edu* calo Giove, che di nascosto dal. padre R ea, che l avei partorito , alla loro fede e tutela, avea consegnato -( t). U che volendo noi dichiarare , uopo che prendiano la cosa da piti, alti principi. Narrano i Cretesi, che nel tempo , in cui i Curti vivevano, vivevano anche i Titani. Questi abitavano nel paese, de Gnossj, ove anche presentemente si veggono p le*fondamenta^ e l area della casa, in cui alloggi
(i) l i ,Palmerio andato in colleca con Diodoro , il quale .qui ri ferisce ai Cureti varie invenzioni da lui stesso attribuite ttd- altri* ' ben dice il VciseUngo , osservando, cbe non sarebbe andato.'in cllera per niente , se avesse consideralo , che Diodoro va compi lando l uno, o I- altro scrittore , -e non fa gli* lina' storia sistemati ca : cosa da noi gi notala altrove.

Rea, e f antichissimo fcctt boscr de* cipressi. IX essi fi contario tfei uomini, e cinquederme* ptfoletutti, t*condo die da alenili si riferisce, di U#ario, ossia del Ciclo, e della Terra ; o fecondo tiri, d Uno de* Gute ti, e di Titea, chiamati poi dal nome della madre. I maschj si chiamano Crno , cio Saturno, Iperione , Geo, Giapeto, C rio, ed Oeeano ; e le loro sorelle furono Rea i T em i, Mnemosinef, Febe e Teli. Ciadetrno di costoro trov qualche cosa utile agli uomini; e perci meritossi otlOre e fama immortale. Saturno, il maggiore tra essi, ebbe il regno ; e chiam gli uomini del suo tempo a vita pi civilefacendoli abbandonare la selvatica , che aveano tenuta fino allora. Per questo acquist molta autorit, e scorrendo varie parti del mondo, tutti esort alla giustizia, e tri viver semplice: end* c h e a posteri pervenne la fama, che gtt uomi ni , i quali vissero nella et di Saturno, furono sem plici, ed immuni da ogni malizia; e perci anche beati. Regn egli singolarmente ne*'paesi occidentali, ed ascese ai sommi onori : per la qual cosa anche negli ultimi tempi, presso i Romani, e i Cartaginesi, finch la citt di questi sussistette, come pure presso altre na zioni a codesti popoli confinanti, fu in uso di venerare questo Dio con solenni feste e sacrifizj, e motti luoghi qua e l portano il suo nome. perch allora le leggi rano in somma osservanza , mimo commise mai misfatto di veruna sorta ; ma tutti riconoscndo, e fispettano il suo imperio, vivevano vita felice, e senza ostacolo -godevano di ogni piacere* U che anche Esiodo attesta con questi versi;

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, A Saturno Eram soggetti, quand egU del d e h Tenea l imperio; e degli Dei kt vita Viveano beati. Ch non cura-, Non fa tica , non pena , n vecchiezza Egra li contristava; ma perenne Fora e salute U reggeva , ed era Lor d ogni mal perfino ignoto il nome ; E liete eran le mense, e come un sonno Marte traodi a fin 9 poich fe r prova D 'ogni ben ehe spontaneo / offriva. Infatti aliar di Cerere e di Bacco Dal ricco grembo della tetra uscieno Non preparati dal sudor di alcun I variati doni ; e l opra tutta De' felici mortali agli Dei cari Stava in goderne , con fraterno affetto Fra loro ripartendoli. . . . . . . . E queste sono le cose, che raccontano di Saturno. Aggiungono p o i, che Iperione fu il prim o, che coll acuto suo ingegno osservasse i moti del sole, della luna, e delle stelle , e lo avvicendarsi delle stagioni, che da que moti nasce , e queste cose facesse capire anche agli altri : e perci chiamarsi padre di questa scienza , appunto perch la considerazione ne imprese, e ne scopri la natura. Cos dicono, che da Geo, e da Febe nacque' Latona ; e Prometeo da Giapeto , il quale , secondo le favole, diede agli uomini il fuoco rapito agl Dei. Del che se investigherai ci che vero, troverai facilmente essersi voluto indicare come Prometeo fa

quegli, che trov l istromento, di Cui ci serviamo per suscitare il fuoco (i). Dicono parimente ., che Mnemosine , una delle TTtanidi, invent!' arte del /p arlare, dando ad ogni cosa il conteniente lnome , c<m cui pu distintamente Riam arsi, e .con eui possiamo intenderci fra noi favellando; la quale intenzione altri attribui scono a Mercurio. A . questa Dea assegnano pure le cose , che fanno gli umini per richiamarci i seg n i, e la memoria delle cose : donde appunto essa ebbe il nome che:porta. Teini fu quella, che trov 1* arte dei vaticinii, i riti sacri, v e le discipline, che regolano il cidto degli Dei; ed istru gli uomini del modo di render giustizia, e degli studj -della pace : d onde . venuto, che chiamiamo Tesmfiaci, e Tesucoteti, vale a dire custodi, e pcoraulgatori delle v leggi, coloro , che conservano il diritto divino ed etmano* Anzi di ciamo dello stesso Apollo, quando . per- rendere i suoi responsi, temizzare , cio fare lofficio di Temi, perch Temi fu r inventrice degli oracoli (a). Questi Dei per(.) I commentatori a questo passo lottano fra loro noti trovan dosi daccordo in ispiegare una parola del testo, che pu prendersi tanto per legno , quanto per pietra. Noi'abbiamo'tradotto m modo, che toglie ogni questione. Conveniamo per., ohe tutto guida a sup porre indicato il legno ,come istromenio , o messo*.,di suscitare il f u o c o e non la pietra , o selce $ poich anche oggi si veggono i selvaggi servirsi del primo, ed ignorare la s e c o n d a l a quale molto, cogoistoni combinate. (a) Ed Eschtfo disse, che aveva dato-in P e l/b primardi ogni altro gli oracoli. Il verbo , che noi diciamo. iemiz*are , co munissimo presso gli scrittori greci ; ed applicato, com essi fanno, ad A podo , prova, che le risposte dell* oracolo riputa vnsi per

tutta ^ Grecia come leggi, e decreti. inehittabili

4oi

tanto, avendo agli uomini compartiti tanti benefizj, Onde vivessero bene, non solo ottennero divini onori, ma vengono riputati i primi, cbe dopo1usciti della vita de* mortali' abbiano avuta4sede nel cielo. Da Saturno e da Rea diconsi nati V sta, Cerere, Giunone, Giove, Nettuno, e Plutone. Vesta trov 1*ar chitettura delle case ; e pr questo suo merito quasi tutti gli uomini, la cbllocano nelle loro abitazioni, e la ono rano con sacrifizj. Cerere fu la prima, che tra scelse il frumento, il quale cresceva ignoto agli uomini spontaneamente ed a caso tra 1 erbe ; e loro lo addit, * ed immagin di pestarlo, di conservarlo , e cos pure di seiriinarlo. E questo travamento suo accadde prima della nascita di Proserpina ; la quale nata, e poscia rapitale da Plutone, per 1 odio di Giove, e pel dolore della fi * glia perduta tanto s irrit, che abbruci tutto il frumento. Ma quando 1 ebbe trovata , riconciliossi con Giove, e diede a Trittolemo le sementi delle biade, ordinandogli, che di questi doni ' facesse parte a tutti gli uomini , e gl istruisse del modo di coltivarli. Affermano alcuni, eh essa promulg ancora leggi, colle quali gli uomini, si avvezzassero a dare a ciascuno il suo, e che da ci le venne il nome di Tesmofora. Laonde avendo fatto agli uomini sommi beni > ebbe da essi in retribuzione onori sommi: con sacrifizj, feste, radunanze, e solenni magnificenze d ogni maniera fu venerata non solo in Grecia, ma eziandio presso quasi tutti i Barbari , ri putandosi quella, alla quale si obbligati dell alimento, di cui ci nutriamo. Molti per quistionano, pretendendo gli uni sopra

4o* gli aturi d* essere quegli, presto quali la Bea primiera-* mente apparve, e manifest la natura e delle biade. Gli Egizj dicono che Cerere ed Iside sono una. sola e stessa Dea, la quale nel loro paese ne port i pim i semi, giovandosi del Nilo, che ne irriga i campi, e delle stagioni, che ivi sono egregiamente temperate. Gli Ate-* niesi vantano *d essere quelli ', presso i quali le biade furono trovate, sebbene poi confessino, chesse Vennero da altro paese trasportate nell*Attica. Perci chiamano Eieusi il luogo, a cui fu fatto la prima volta un tal dono ; perciocch tal nome indica appunto la venuta del #eme, cio del frumento ivi accolto, e coltivato (r)* Ma i Siculi, la cui isola consacrata a Cerere ed .a, Proserpina, sostengono essere ragionevole il supporre, che il dono delle biade toccasse prima degli altri a quelli, che coltivano la terra carissima sopra tutte alia Dea. Imperciocch sarebbe assurda cosa, che Cerere te nesse come sua propria quest isola fertile pi di ogni altra, e mentre abbonda tanto di frumento , si suppo nesse 1 ultima che avesse partecipato di tal beneficio, * quando singolarmente la Dea vi ha la sua abitazione, e tu i convengono, che ivi segui il ratto della figlia- ; e quando il paese* il pi. adattato di tutti alle biade, dicendo il Poeta, che
fi} Aristide tiene, che la denominazione di Eieusi abbia tale ori g i n e V ' per dubbio, se Cerere , od uno incaricato da lei, an dasse, dopo che Proserpina fu trovata , a portare la semente del f r i g n i o ; * dubbio fondato sul testo dell antica., edizione ve 1 neta. Pausania ha detto che gli Eleusini credevano di trarre la loro denominazione, non dal verbo eletto , ( renio ) , ma da Eleusine , efgma antica del paese.

4*3
Ivi la biade crscon rigogliose Senza pena aratro, e sema sme . Che tf orzo vi ti getti * e di frumento Ma intorno a d he raccohtasi di Cerere, basti. Tra gli altri Dei pattando di Nettuno dicono i Oratesi ; che Nettuno fu quegli, che incommd a trattare le cose 4 * m are, ed iftitt il naviglio, a cui da Saturno ebbe F in carico di presiedere. Perci plesso i posteri corse fama y d ie (pianto si fa in mare sia sotto la potenza e 1 Arbi * trio suo ; e questa la ragione, per la quale i noe*chieri T onorano con sacrifizj solenni A ci aggiungono, che Nettuno fu il primo a domar cavalli, e ad insegnate il modo d adoperarli : onde fa chiassato pi Ippio, he vuol dire cavalcante. In quanto a Plutone, dai Greci detto A de, vogliono, eh egli mostrasse agli uo mini i riti de' funerali e della sepoltura , e i piagnistei pe* morti, mentre per lo innanzi nuna oura di' ci si avea dagli uomini* questo il motivo, per cui si disse, che i. defunti erano di giurisdizione su ; e l'an tichit gli diede il principato, fe il governo de luoghi infernali. Per ci die riguarda Giove, ia nascita, e il regno suo, varie sono le cose, che diconsi. Alcuni lo fanno succeduto nel regno a Saturno, quando questi da mor tali pass vivere cogli Dei ; e perci ih a tale onore inalzato legittimamente, non ammettendo essi, che ne cacciasse con violenza il padre. Narrano a ltri, che Sa turno avvisato dall oracolo della nascita di Giove, e he .il figlio , nato che fosse, avrebbe violentemente cacciato il padre, prendesse poi il partito di toglier di mezze i

4*4
figli tutti tosto cbe fossero nati. IT che mal soffrendo Bea, non potendo smovere di s mal proposto il marito, subito eh ebbe partorito Giove, lo nascose in D itta, come la chiamano , .dando ai Cureti, abitatori del monteIda, la cura di allevare, il bambino. Questi avendolo portato in una caverna, dal canto lor lo raccopiandarono alle. Ninfe con buone' ragioni indcndole ad accoglierlo ed .allevarlo con* ogni diligenza. Ed infatti esse lo nutrirono di latte e mele .mescolati insieme ; e per sovrabbon danza lo attaccarono alle poppe della capra maltea. E della nscita ed* educazione di lui pur rimangono tuttora nellisqja molte prove. Imperciocch dicono i Cretesi, che mentre'bambino portavasi dai Cureti, 1 umbilico .suo cadde presso' il-fiume detto Tritone; onde quel territorio sacro, si chiam Omfalo , che lo stesso che i^mbilico, e il campo adjacente omfaleo, quasi umbilicale. In Ida poi, dove questo Dio fu educato , la caverna', in cui .vag, consacrata, e i prati vicini alla vetta* del monte sono, sotto la protezione di lui; E qui non da omet tersi- quanto , veramente meraviglioso > nelle favole si racconta intorno alle api. Perciocch questo D io, onde eterna si conservasse la memoria della. sua famigliarit colle api*,. mut il loro colore,, facendolo! simile a quelloV* di un rame, infilante 1 apparenza .dell* ro ; e * siccome quel luogo , sommamente alto, cos che i venti vi ssffi^ro coni molta, forza , e , suole venire inoltre co perta da ;grosse nevi, tolse alle api ogni senso, e fece , ch$kniun incomodo soffrissero {andandola cercarsi pa stura i^: ju<ighi^6 orrendi pel freddo.,' .Alla capra che lo uvea ttdiitCK, {molti onoriaccord ; e . quello .sin

4o5
golarmente, oltre gli altri, di prendere da essa la denominazione di Egioco ? che vuol dire di chi1 si tin stretto alla capra. Uscito poi dell adolescenza and a D itta, ove dicesi generato ; e vi fabbric ia citt, della quale fino ad oggi restano gli avanzi de fonda menti (i). Questo Dio super tlitti gli altri nella fortezza, nfella prudenza, nella giustizia, e in ogni* altra virt : perci dopo avuto il regno da Saturno molte ed importan tissime cose fece per render. buona la vita degli uorini. Imperciocch egli fu il primo .ad insegnar loro a punire le offese fatte altrui, ad esercitare tra essi la giustizia a desistere dalle azioni violente, a portare le ' cause d innanzi ai tribunali, e a trattarle in giudizio. gli prescrisse quanto ricercasi per istabilire buone le^gi , e mantenere la concordia e la pace , colle esortazioni al do vere guidando i buoni, e col rigor delle pene , e il timore delle medesime forzandovi i cattivi. Dicesi, che scorresse quasi tutto il mondo , ammazzando i ladroni e gli em p , ed introducend dappertutto 1 eguaglianza' e la giurisdizione popolare. In quel tempo vuoisi, eh egli togliesse di mezzo insieme co loro seguaci anche i Gi ganti, Milino in Greta, e Tifone in Frigia (2). Mentre
( 1) Alcuni , e il Meursio . peiial mente,,/ iranno confusa questa citt con Dittnna ricordatala M ela, e con Dittatmo fnentovata da Tolotjimeo. Ma . da avvertire, che qaest due citt sussistevano quando Mela , e Jolommeo vivevano $ e questa di ciii parla Dio .doro al tempo suo , che abbraccia anche quello dei due scrittori citati, ra distrutta. :

(a) Nulla piti comune nelle antichissime storie quanto la guerra di Giove con Tifone. Ma nulla anche si detto pi diversamente^

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prim? d*azzuffarsi co* Giganti in Creta Giovesacrifcava a) 8q|e, fA cielo, e alla te rra , in tutte le viscere cMfe vittime apparivano manifstamente i decreti degli Dqi ; perciocch nel principio presagitasi la viuoria degli Dei %e # passar della gente dal partito d$* nemici al loro; e il fine dlia guerra corrispondeva alle cose presagite, ( t fotti Museo disejpt dai nemici 5 e per tale ttziqne ebbe 909 dubty onori. In quanto poi a coloro, cbe guerregg^jrpno cogli D ei, furono tutti inerti. Nuo^a, guerra ondiaeno si accese co Giganti presso PaUene in Ma^edouia , e *e* campi d Italia, qhe si chiamavo Flegrei dall* oonfl^fr^uQne, che anticamente soffrirono, ed ora sono detti Cumei; e la eagjone, per la quale da Giove 4 Giganti furonq puniti, %che costoro ingiustamente opprimevano gV uomini ; poich fidati nella grandezza, de* CQgpi, e nelU superiorit dplje forze , mettevano in servit i vicini, non u b b id ito alle leggi stabilite per 1* giustizi#,; e facevano gurra a quelli, cbe da tutti a *g>ne de* ke#Qzj fatti aU intero genere um*no erano rigu^rd^n come Dei. N sabm ftte Giove esternino gli em pj, e gli scellerati; n*a onor eziandio degnamente e gli; Dei, e gli Eroi, e gU uomini buoni, La granS&m, de suoi benefizi e la m?eqt della sua potenza fecero , che per consenso universale il regno di .Giove si reputasse perpetu; e che gli si attribuisse il sog giorno in Olimpo. E cos fu anche stabilito di fargli; sopra gli altri pi distinti sacrifizj ; e dopo che fu

Etchilo oppone il combattimento in Cilicia ; seosa escluderne la Sicilia e cos Pindaro. ApoUndoro lo mette in Sicilia sola cos f* Pindaro* Apollonio Rodio lo dice seguito tal Caucaso*

4*7
terra pas&to in deio, nelle menti degli pontini da esso lui beneficati si cre la persuasione eh" egli fosse 1' ar bitro e, il moderatore di tutte le cose , che famiosi in cielo, come a dire, delle pioggie, de tuoni, dei fulmini, e d^gni tal cosa; e perci lo chiamano Zna9 come autore del vivere, che i Greci dicono zen, esti mandosi quello, che merc 1 opportuna temperatura dell* aria porta i ' frutti a maturanza. Lo chiamano anche Padre , tanto per la cura, e benevolenza che ha per tutti, quanto perch vuoisi che da esso lui provenga la prima origine dell uman genere. -Si chiama inoltre Sommo, e Re , per la eccellenza dell imperio ; e chia masi Eubuleo (i), e Medete ; parole che. esprimono il consigliere buono, e sapiente ; e ci a cagione della esimia prudenza sua in consigliar bene. Le favole oltre queste, cose parlano, che Minerva nacque da Giove in Creta presso le fonti del fiume Tritone (a), onde le venne la denominazione di Tritogenia (3); ed anche al presente resta presso quelle fonti una cappella consacrata alla Dea, la quale credesi nata ivi. Vogliono similmente , che le nozze di Giove e di Giunone si celebrassero nella terra de Gnossj presso il
(i) Con questo nome era Giove spezialmente chiamato in Cirene, illicaudro per dice , ehe cos era. chiamato Plutone , e Plutarco d questo nome a Bacco. (a) Lasciando questo nome , che nella pi parte de* Codici, giusto avvertire , che alcuni chiamano questo fiume Tr.rone. Forse non nemmeno questo il vero nome, che dovrebbe ritenersi, e po trebbe credersi il Terene , di cui si parla pi abbasso. (3 ) D questo soprannome dato a Minerva ha Diodoro recate altre ragioni nei lib. i e i v

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fiume Terene, ove ora un tempio , al quale gl indigeni fanno con gran religione un solenne anniversario , rap presentando i riti delle nozze quali dalla tradizione ap presero; e contano per figli di Giove, tra le Dee, Ve nere, e le Grazie: poi Lucina, e sua adjutrice Diana, e le O re, chiamate Eunomia, D iea, ed Irene, che Vuol dir pace; e Minerva, e le Muse; e tra gK Dei, Vulcano , Marte, Apollo , Mercurio , Bacco , rcole. A ciascuno di questi, dicono i Cretesi avere Giove data la scienza e 1 onore delle cose da esso lui in * ventate , e perfezionate, volendo procurare ad essi presso tutti gli uomini sempiterna memoria e laude. Venere affid l et delle vergini; quando cio debbano farsi le spose; non meno che la cura- delle cose, che s usano nelle nozze , co* sacrifizj , e te liba zioni, che soglionsi solennemente offrire a questa Dea: quantunque poi ognuno prima sacrifichi a Giove peiv fezionatore, ed a Giunone perfezionatrice, perch que sti furono gli autori, e i trovatori di tutte le c se, come si detto di sopra. Alle Grazie fu dato ornare di vezzi il. volto, e dare a tutte le mem bra dei corpo portamento, e decoro, quali pi conven gano, e piacciano a riguardanti, e spontaneo genio in sieme di fare altrui bene, con bel garbo, e pel bene che s*abbia ricevuto, corrispondere quanto gratitudine chiegga.. Lucina ebbe 1*incarico di assistere alle parturienti, e di alleviare le difficolt e i dolori, a cui sono sog gette : perci a lei volgonsi, e il suo ajuto esse implo rano. Diana insegn il modo di allevare i bambini, ed addit certi cibi alla tenera loro et convenienti :

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per ci si chiama nudrice de* fanciulli. Anche le Ore hanno ciascheduna 1 officio proprio, quale corrisponde al suo nome ; e si riferisce a grandi ed utilissimi oggetti della umana vita : perciocch di fatti non v* uulla, che possa rendere la vita pi bata, quanto, il buono stato delle leggi , la giustizia e la pace. Minerva mostr come debbansi coltivare gli olivi, e come far 1 olio col loro * frutto : poich prim a, che questa Dea nascesse , sus sisteva bens quest albero sabatico e confuso cogli altri ; ma non se ne conosceva la coltura, n conoscevasi luso del frutto. A Minerva ncora sono gli uomini debitori e del portar vesti indosso , e dell* avere edifizj , in cui alloggiare, e di molte altre discipline. E fu essa , che trov le tibie la prima volta (i), e la musica, che col suono delle medesime si ottiene ; e la pi parte 'infine delle .opere fabbrili : ond , che le si diede il nome di Ergana, il quale corrisponde a quello di artefice. Alle Muse fu dal padre conceduta 1 invenzione delle * lettere, e la composizione de* carmi, chiamati poetici. E i Cretesi rispondono a coloro, i quali attribuiscono 1 invenzione delle lettere ai Sirj (a), da cui poscia le * imparassero i Fenicj, e- questi le comunicassero a Greci, quando con Cadmo venne in Europa: onde i Greci le
(i) Minerva trov le tibie ; ma poscia le abbandon, avendo os servalo, che suonando si difformava le fattezze belle del volto. Ci, che in folto di suno si attribuisce ad Apollo, vuoisi a lui inse gnato da Minerva . Ved. Plutarco. (a) Un passo di Eusebio potrebbe far pensare, he per questi Sirj s* intendessero gli Ebrei. Cosi giudica il Vesselintfo senza ri cordarsi , che tra le citt della Cananea trovale t distraili dagli E brei, una era chiamata la Citt delie Lettere*

chiamavano fenicie; a quei.tali, dissi, i Cretesi rispondo n o , non essere stati i Femcj per nulla i primi inventori delle lettere; ma soltanto averne carabine le forme; le (piali poi dai pi adottale, fecero, che la nuova denominazione prendeste voga , e rimanesse. Vulcano invent 1 arte di lavorare il ferro , il rame, 1 or , e 1 argento , e di * far tutto ci, che richiede l impiego del fuoco; e per ci tutti quelli, che professano codesti mestieri, questo Dio principalmente offrono voti e sacrifizj ; e da essi, e dagli uomini tutti il fuoco si chiama vulcano ; onde in tal modo ad immortale memoria e ad onore per petuo .resti consacrato il benefizio fatto pel comun bene. Marte fu il primo , che insegn a fabbricare ogni ge nere d' arm i, ad additare a* soldati 1 uso delle biede* sime, a combattere valorosamente in forma ordinala, facendo strage degli empj , che si rivoltano contro gli Dei. Ad Apollo attribuiscono il U*ovamento della cetra, e della musica corrispondente. Egli manifest % scienza medica , la quale si esercita con quell arte fatidica ,. per cui anticamente gli ammalati ottenevano la guarigione. Ed avendo.inventato V arco, egli insegn agli abitanti U modo di trar saette ; ed per questo , che-presso i Cretesi io studio del saettare singolarmente in fiore ; e che da essi l*arco fu chiamato eretico (i). Esculapio, nato di Apollo e di Coronide, avendo dagl insegnamenti del padre moltissime cose imparate nellarte me(i) Non pu esservi dubbio , che Cretico, e non Scitico , siccome leggcsi ia tut i testi, s abbia da ritenere scritto da Diodoro. Lo hanno riconosciuto il Bockarto , e il Vesselingio , quantunque par

Scitico leggasi in Pausania, che va emendato.

4 n

dica, aggiunse poi la sdenta della chirurgia, e quella di comporre le medicine, e investig la virt, delle ra diche; e tanto accrebbe l'a rte , che viene venerato per fondatore e principe della medesima. I Cretesi dann a Mercurio il ritrovato delio spedir messi per parlamentar nelle guerre, per far le paci, e per istipulare con libazioni le alleanze ; i quali messi hanno per distintivo il caduceo, che portano quando anno a parlare al nemico, e per esso entrano ed escono con tutta sicurezza. Quindi dicono, che perci Mercurio viene chiamato il Comune, come quegli, die tale invenzione sua ha fatto servire a vantaggio den trambe le p arti, godendo infatti cosi entrambe in mezzo alla guerra di benefizio della pace. F u detto ancora, eh egli trovasse fc misure, e pesi, e. i modi di lucrare commerciando, e le secrete speculazioni di trar profitto da d , che hanno gfi altri. Egli tenuto ancora per banditore, ed ottimo messaggiere degli Dei; perch chiaramente interpreta le cose i che gli com messo di annunciare: onde gli venne il nome di Ei> m e te , che appunto vuol dire interprete. E non fu egli inventore de nomi, e delle fra; ma pi diligentemente degli altri coltiv lelegante e splendido parlare. Fu inoltre autore della palestra ; ed egli immagin la lira, fabbricandola colla cappa della testuggine, dopo il con* trasto che Apollo ebbe con Marsia, quando restata A pollo superiore, e vendicatosi delTemulo oltre quanto }a giustizia comportava, pentito del fatto, rotte le corde della cetra, dicesi, che per alcun tempo si astenesse da quella musica. 1 Cretesi attribuiscono a Bacco l in-

4<*
venzione della vite, la coltivazione dell medesima, il modo di fere il vino, e peilo di couservaVe * frutta le d* autunno, onde (arie dtlrafe lungo* tempo, ad alimento e piacere degli uomini. Ma essi dicono,4 che ' questo Dio nacque da Giove e da Proserpina ; ed 'esser quello, che Orfeo suppose mess a brani dai Titani mentre celebrava i misterj. Il che allude alf ssere stati al mondo9 parecchi Dionisj , de'quali da noi'si diffusameilt ftta menzione alrlugo debito. Ma che Dionisio sia nato in Crta, essi s ingegnano di provarlo daquesto, che egli mise a col tura due isole situate presso Creta ne* sni, che chiamano gemelli , le nomin da s Dionisiadi: cos - che' non fece'in nissun altra parte del* mndo (t). < Di Ercole i Cretesi riferiscono, che da Give fosse generato moltissimi anni prim a, che nascesse ili Argo quello , che dicesi figliuolo' di Alcmena. Questo,' del quale i Cretsi padano, noti si s che madre tfvesse. Ci solo, che sr , che in forza di cdrpo super tutti i mortali'; cbe scorse il mondo intero, punendo gl* ingiusti i malvagi delle loro cttiv opere , distrug gendo le mostruose "fiere, ch rendevano dserti i paesi, e iu ogni nazione mettendo gli uomini in Kbero stato ; e che in mezzo itanti percoli, cui si espose, egli a rest invulnerato ed m vitto/Per codesti sUbi meriti, gli umini gli resero onori immortali. L- Ercole, ch 1na cque di *Alcmena molto' dopo, rpr avere imitate le gesta
*(i) Di due isolette al levante di Crta parla il Cellario. Vero per, che si stenta a riconoscerle per le Dionisiadi , di cui qui fa cenno Diodoro.

4.2T
dell* antico, .ottenne.,anch'egli immortai gloria ; ed ia processo di tempo, per 5la somiglianza del nome, fu con fuso collaltro; le,.imprese dell antico, non essendo egli conosciuto dal .volgo, si attribuirono allultimo.. Dei resto asseriscono, che .dell rcole antico dura in Egitto la memoria,, ivi magnificandosene le grandi azioni, .ed attribuendoglisi onori, splendidissimi ; ed avervi.. ,fondata una citt, (i). I Cretesi raccontano pure, cbe dai Giove, e da Carmi f figliuola .di Eubulo nato, da Cerere, fosse nel Cenone di Creta generata Britomarti, a cui danno il soprannome di Dittinna (a),, che invent ile berrette da caccia, e da esse ebbe il nome*.Era questa, famigliare di Diima; e perci, alcuni credono, che Dittinna, e Diana fossero la cosa ! sjtessa : e ia onorano, religiosamente con. so.lenni sacrifizj d vittime , e con dedicarle templi: . Ma quelli, che vogliono chiamarsi essa Dittinna, .perch fuggendo da .Minosse , . che la inseguiva per soddisfarsi di lei, and a nascondersi nelle, reti di pescatori, ;si riguardavano come esageratori oltre il vero : non parendo ragionevole il supporre, che una Dea, e massimamente una figliuola del,maggiore- degli Dei, si trovasse s de? bole da aver bisogno di porsi in sicuro merc un ajuto umano; e che Minosse, il quale per universal consenso fu re giustissimo, e condusse una vita piena di virt, si volesse far reo di s grande empiet.
(i) Credesi questa citt essere stata Eracleopolt. (a) Il Salmasio ha illustrate le vecchie tradizioni di questa Dea * 5 e n hanno parlato eziandio il Causabona , e .lo Spanemio. Solirlo 1* ha confusa con Diana , mentre si hanno prve , cbe le due De erano riguardate come distinte.

4*4
Iotomo a Plutone i Cretesi lo dicono generato nel Tripolo (i) di Greta dd Cerere e da Giasione ; e in due diverse maniere riferiscono la stftria della sua na scita. Alcuni dicono, che la terra ben piantata, e ben coltivata da Giasione, diede tanta abbondanza di biade, che quelli, i quali non senza meraviglia la vedevano, le posero un nome particolare alla medesima, e la chiamarono plutone dalla moltitudine, che i Greci di cono plethos. Da ci avvenne, che i posteri dicessero avere plutone coloro, i quali posseggono roba pi di quello che basti ai bisogni. Altri poi dicono, esser veramente da Cerere e da Giasione nato un figliuolo di codesto nome, e questi avere trovato il modo di meglio vivere, ed insegnato agli uomini come accumo* 'lare , e tenere al sicuro le ricchezze, mentre prima tutti trascuravano tal cosa. Or queste sono le cose, che i Cretesi raccontano in torno agli Dei, che suppongono nati nel loro paese. E per provare poi, che anche i sacrifizj , e gli altri onori fatti agli D ei, e i riti de' mister}, o vogiiam dire le iniziazioni, da essi propagatomi a tutti gli altri uomini, allegano pel pi concludente e certissimo argomento
(i) Giasione era agricoltore. Cerere fi accoppi eoa esso lai so pra un campo rivoltato tre volte. Questo e il ripolo , d i cui qui si parla. Si osservato, che i testi, i quali portavano Tripode 9 erano visiati. Del resto la facilit, che hanno i Greci di esprimer con una parola sola pi idee combinate insieme, e formanti un tutto , ha fililo , che a* latini, e a tutti quelli che parlano lingue proce denti dalla lingua latina , certe idee complesse s* ascondono sotto la parola volgariuata a modo da averne un mostro di nessun seipo. questa osservazione pu applicarsi a moltissimi casi.

MS questo , die k iniziazioni, i rti Eleusini degli Ateniesi, i quali viti sooo i pi nobili di tutti e cosi quelli di Samotracia , e quelli., cbe in Tracia usanai dai Ciconii% de* quali, arai tato istitutore Orfeo, sono, insegna ti sotto secret, e misticamenJte ; laddove nella citt di Glosso il) Creta da antichissimo tempo fu stabilito , cbe s mali gnassero pubblicamente ; e che tutto ci, che dagli altri si'pratica m secreto, ivi non si tenesse nascosto a nessuno , che desideri imparare. E notano, die per la pi parte gN Dei uscirono di Creta, e scorrendo* per molte regioni del mondo fecero assai beneficj alle na zioni , avendole messe a parte degli utili loro ritrovati. Cos Cerere and nell*Attica ; e di l in Sicilia , e fi nalmente in Egitto ; onde poi in tutti que* luoghi, avendo dato il frumento , ed ipsegnato il modo di se-> minarlo , gli uomini da ld beneficati le danno grandi onori. Cos Venere and a dimorare ne* contorni del monte Erice in Sipilia, nell* isola di Citer e in Pafo j di Cipro , e nella Siria , provincia dell*Asia. E perch frequentemente si mostr, ed abit in que* luoghi , ac cadde , che gli abitanti de* medesimi se F attribuissero , e la chiamassero Venere ercinia, citerea, pafa, e siria. Similmente Apollo stette molto tempo in Deio, in Licia,, in Delfo ; e Diana iti Efeso, nel Ponto, in Persia \ ma ia Creta stette assai pi famigliarmente che altrove ; e perci come dai luoghi, e dalle cose in que* luoglii operate, Apollo ebbe il soprannome di delio, di lido, di pizio; cos l*ebbe Diana di efesina, di cressa, di tauropold, e di persia; quantunque 1*uno e 1*altra fossero nati in Creta. E dai Persiani questa Dea distintamente venerata, e fino

4-6
al tempo nostro i Barbari celebrano in onore di Diana persica (i) gli stessi misterj , che si celebrano digli altri. I Cretesi riferiscono cose simili anche rispetto agli altri Dei ; le quali, come i nostri lettori possono facilmente conoscere da s medesimi, noi tralasciamo di accennare.
(i) II Vesselingio a questo luego riferisce quanto ia proposito ha delio lo Spatiemio. V* in Diodoro un passo notabile, iu cui dicesi, che Diana visse assai famigliarmenle non solo in Efeso, ma nel Ponto, e ia Persia, onde fu denominata anche Persia ( forse persica, come in Pausania , e in qualche medaglia ). Ed aggiunge poi del tempio di Diana nella Elimaide che la persia secondo il lib. i cap. r i de* M accabei, e Giuseppe Ebreo . Le quali cose dal Vesselingio riferite , vengono da lui approvate salvo che ritiene la parola p ersia, perch la riportano, die* egli , tutti i M S. e ri getta l altra di persica. Ma n lo Spanemio t n il Vesselingio ri cordano un passo di Strabone, che a me sembra molto importante. La Castabaia, die'egli , il tempio d i Diana perasia, dove d i cono che le sacerdotesse camminano a piedi nudi sopra le bragie tenta risentirne alcun male ed iv i alcuni divulgano la medesima storia d i O reste, e della Tauropola dicendo che detta Perasia per essere stata portata dalle bande d i l d el mare ( poich pera significa in lingua greca di l ) .Ora vi-sare bb1 egli luogo di sospet tare , che la denominazione di Persia fosse una corruzione di quella di Perasia! Tanto pi, che la religione de*Magi non ammise mai 'g li Dei ammessi dai Greci. Diranno, e contraddiranno sapientemente gli E ruditi. Io non parlo che di un sospetto.

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api t ol

XXIV.

Degli Eroi di Creta; de' varj popoli che Vabitarono; e degli scrittori seguiti nel ragionare, di quest!' isola.
Molti scoli dopo che in Creta erano stati generati codesti D e i, sorsero nella medesima non pochi E roi, ira quali celeberrimi sono Minosse, Radamanto, e Sarpedone. Questi i G etesi dicono essere nati .di Giove e di Europa, figliuola di Agenore, per provvido consiglio degli Dei trasportata in Creta. Minosse p o i, come mag giore di et, ebbe il regno dell isola, e vi fabbric molte citt, tra le quali le principali furono Gnosso in quella parte dell isola , che guarda 1 A sia, F esto sul lido del mare in quella, che volta al mezzo giorno , e Cidonia all occidente, dirimpetto al Peloponneso. Di cono che Minosse diede a Cretesi parecchie leg g i, le quali finse d aver ricevute dal padre G ive, che ve niva a parlare con esolui in una certa caverna ; e che ebbe gran naviglio, con cui assoggettatesi molte isole fu tra Greci il primo ad avere limperio del mare. Ot tenne poi in fortezza e giustizia grande gloria : e mor in Sicilia in una spedizione , che fece contro Cocalo, siccome abbiamo gi arrato, parlando delle avventure di Dedalo, il quale diede motivo a quella guerra. In quanto a Radamanto, i Cretesi lo predicano pel pi giusto di tutti ne* giildizj , stato inesorabile nel punire i ladroni , gli empj , e i malefici. E non poche isole , e molte terre dellAsia marittima egli acquist., a

4i8
lui sottomettendosi tutti in considerazione della decan tata sua. giustizia. Egli affid ad Eritro, uno de* suoi figliuoli, il regno di Eritra, che- prese il nome di lui (i) : e. diede Chio da possedere ad Enopione, fi gliuolo di Arianna nata da Minosse , il quale Enopione da alcuni vuoisi, che essendo nato di Bacco, impa rasse dal padre il modo di fare il. vino. A . ciascuno inoltre de* suoi capitani Radamant diede od un isola , od una-citt, come a Toante (2) diede Leiino, ad Engieo Cim o, Pepareto a Pamfilo (3 ) , Maronea ad Evambeo (4 ) , ad Alceo (5) Paro, Deio ad Atrio- * ne (6), e ad Andreo (7) A ndro, che tiene il nome da 'lui* A cagione della tanta sua giustizia dicesi nella favola essere stato fatto giudice; dell inferno , e scemere i pii da malvagi ; e degli onori medesimi goder pure Mi nosse in premio di aver regnato santamente, e d es sere stato singolarmente zelante della giustizia. Sarpedone J che .fu il terzo de fratelli, passato con un esercito in A sia, occup le regioni della Licia. Da lui nacque Evandro, il quale gli succedette nel regno, e che da Deidamia, figliuola di Bellerofonte, che era(1) Pausania dice, che gli Eritrei riferivano discendere i loro maggiori da Eritro di Radamanto ; ed Eritra chiamavasi la citt, della Jonia 4 alla quale qui si & allusione. () Dicesi figlio di Bacco e di Arianna* ( 3) E ngieo, o Egieo > e Pamfilo sono poco noti. ( 4) Forse Evanteo , figlinolo di Bacco. ( 5) Di questo Alceo non si sa nulla. () Da questo A nione, o forse A nio, potrebbe essere disceso queir A m o padre delle Enotrope , di cui fa menzione Darete.. (7) Stefano, e Conone lo chiamano A ndro

4 '9
gli capitala nelle mani, ebb quel Sarpedone , che contro Agamennone port le armi in favor de* Tro iani (i) , e da alcuni . detto figlio di Giove. A Mi nosse attribusconsi per figli Deucalione e Molo, e Idomeneo a Deucalione, e Merione a Molo. Questi con ottanta navi soccorsero Agamennone nella guerra di Troja , e restituitisi nella patria, poich furono m orti, ebbero sepoltura' splendida , ed onori divini. Si Vede in Gnosso il loro monumento colla iscrizione : Ef Idomeneo , *signor del Gnossio suolo , Ecco il sepolcro : e a lui dappresso giaccio Io ., che fu i Merion nato di Molo. I Cretesi venerano la memoria di costoro come quella di eroi; facendo al nome loro sacrifizj, ed invocan done T ajuto ne* pericoli della guerra. Ma dopo avere si ampiamente esposte queste cose resta cbe diciamo ancora quali nazioni sienosi miste coi Cretesi. Abbiamo gi indicato di sopra cbe i primi abitanti deli isola furono gli Eteocreti, riputati* abori geni. Molti secoli dopo vi *sopravvennero i PelasgBi, gente pel continuo suo uso di guerreggiare, e per. lo emigrare dei luoghi prima occupati, vagabonda ed er rante (2). Costoro si stabilirono nella parte dell isola ?
(1) Il testo dice tutto al .rovescio : che con Agamennone port le armi contro i Trojani. Ma ci h si evidentemente falso , che non debbe esitarsi a suppone il testo viziato. Il Vesselingio' infatti ne ha proposta 1* emenda, sebbene poi non 1' abbia applicata (a) Diodoro ha molte volte nominati i P-elasghi , e le cose loro , Muta darci alcuna precisa notizia di quesio popolo. Noi non ab biamo altro mezzo per conoscerne l origine , che di ricorrere ai susidj della etimologia e alle congetture. Gli Ateniesi, secondo Stra-

4*0
nella quale erano.approdati. 1 tersi furono i D ori, sotto il capitanato di Tettamo, figlinolo . di Doro. Di
tone , dicevano , che la parola Pelasgi era uua corruzione di pelargj (cicogne); e ci perch alle cicogne erasi rassomigliato il popolo dei Pelasghi dall andare a trme. Ma questo non sarebbe che un so prannome fondalo sopra naa pura metafora. Dal nome de* popoli As%i, Abasgi, L asgi, o L a zj, potrebbe essere derivato quelli d i P elasgi, o Bclaschi* Que popoli erano trib di Cimmerii, abi tanti tra il Ponto, la Meotide, e il Mar Caspio. E potrebbesi dire su quell ampio mare, che una volia comprendeva m un solo corpo d acqua tutti questi tre. Che di l i venissero i Pelasghi si dimostra dall avere ssi avuto nelle loro spedizioni assai spesso a compagni Caucoii, trib cimmeria non meno .dei Lasgi. La posizione presso il Caucaso di quelle nazioni, e la certezza in cui per tanti monu menti noi siamo , che il seiten(.rione dell1Asia anticamente ebbe climi pi propizj -de* presemi* le rivoluzioni col seguite, fknno presu mere, che ivi fosse stata coltura, e pi facilmente che altrove gli nomini si preservssero dai grandi cataclismi. Ecco come ne* tempi, in cui la -Grecia, e i paesi adiacenti uscivano ppena dai dHuvj di Ogige di Deucalione, forse fuggendo da simili peripezie Tennero fuori i Cmrnerj, e i Pelasghi costeggiando , e formando ftabilimenti , merc Iq superiorit che avevano possedendo arti e* lettere sugli avanzi de1 popoli periti in que' disastri. Nella di pi domune..delle lettere pelagiche * e* delle iscrizioni antichissime com poste di queste lettere. 1 G reci dissero pelago il mare profondo e tempestoso. Poterono dunque chiamare P elasgi, o Pelasghi , gli uomini venuti dal mare. Bisogaa dire, che col tempo si unissero ad alcune bande di costoro, giacch Pelasghi divenne uno de* so prannomi loro. I Pelasghi antichi ebbero stabilimenti su tutte Ir spiaggie dell Asia minore , nell* Attica, nella Tessaglia , nel Pelo ponneso , nelle isole, e fino nel fondo dell Adriatico, giacch Spina alle foci del Po fu citt pelasgica. In confermazione pi di quanto si detto di sopra potrebbesi ricordare, che come alle foci de\ P stabilironsi P e l a s g h i alquanto olire presero sede gli H eneti ( Te ndi i originarj di un paese sulle coste dellAsia, non molto distante dai L azj, o Lesgi. Ma troppe cose si potrebbero aggiungere, n l ' i stituto nostro il permette.

cesi, che costui levasse la maggior parte dei coloni dai luoghi vicini all* Olimpo , e che qualche porzione n* avesse tolta dagli Achei, abitatori della Laconi , alloccasione che Doro avea dato principio alla sua spedizione dalle vicinanze di Malea. La quarta razza d'uomini si compose di una . meschianza di Barbari, che. d^ ogni parte concorsero in Greta; i. quali per in progresso di tempo presero la lingua medesima, che usano i nativi. Quando Minosse e Radamanto eb bero il regno dell'isola, tutte queste nazioni furono ridotte in un corpo solo. In fine dopo il ritorno degli Eraclidi, essendosi gli Argivi, e gli Spartani messi a stabilire colonie ; come popolarono alcune altre, isole, in questa pure alcuni tratti acquistarono, e vi fonda rono alcune citt; dlie quali a migliore occasione pi difiusamente parleremo. E poich gli scrittori delie cose di Clreta per la pi parte fra. loro discordano, niuno dee meravigliarsi, se ci che noi qui esponiamo, non da tutti confermato. Noi per abbiamo seguiti queUi, che mostrano di ragionare con maggiore probabilit , che hanno credito pi degli altri; e perci ora gi siamo riferiti ad Epimenide teologo, ora a Dosiade, e a Sosicrate, ed a Laostenida. (i). Ed avendo gji abbon dantemente parlato di Creta s passeremo a . dire ci che occorre intorno a Lesbo.
( i ) Diogene Laerzio dice , ohe questo Epintenide scrisse dell* origine e teogonia dei Curet , e dei Coribanti, e scrisse pure degli Dei di Creta. Dosiade e S osiera te scrissero delle Cose ereticheForse lo stesso fece Laostenida, di cui non pare che sia restata me* noria.

C a pito lo

XXV.

PelT isola di Lesbo , e di varj suoi 'abitatori. Notizie intorno a Tenedo.


Lesbo fu anticamente abitata da molte generazioni d* uomini a cagione del frequente andare e venire, che vi si fece. I primi, che la occuparono, quando era ancora deserta, furono i Pelasghi; e la cosa succedette come siamo per dir. Xanto, figliuolo di Triope, prin cipale de Pelasghi venuti da Argo , abit certa parte della Licia, della quale si era fatto signore, e regn sui Pelasghi andati col con essolui. Quindi pass in Lesbo, che fino allora era deserta, e divise tra i suoi popo lani le campagne; e ad essa che prima chiamavasi Issa, diede il nome di Pelasgia (i). Dopo sette et, venuto il diluvio di Deucalione, e perito gran numero d* uo mini , Lesbo rest desolata dalle sterminate pioggie. S non che in seguito capitato col Macareo, ed avendone Considerata la bellezza , scelse di piantarvi il suo do micilio. Era questo Macare, come Esiodo, ed altri poeti dicono, nipote di Giove, per parte di Crinaco; ed abitava prima in Oleno d'Iado, citt, che ora chia masi Acaja (i). Egli avea seco, uniti uomini jonj $ e
(i) Stefano nomina Xanto come fondatore in Licia di una citt di questo nome, e lo fa egizio , o cretese di origine. Strabono dice, che i Petas^hi passarono in Lesbo; e Plinio ed Eustazia diconQ che l isola si chiam Pelasgia : Stefano aveva detto che Issa era una delle citt di Lesbo $ ed redarguito da Eustazio. .'{*),Dionigi di Alicarnassn fa Macareo figlio di Crraso , nipote d Argo 9 e pronipote di G iove, se si d mente ad Apollodoro.

4. 3

molti altri di altre nazioni gli si aggiunsero di poi ; e pose, dapprima la su sede in Lesbo., Collandare quindi del tempo, 1\ ubertoso suolo dell isola, e umanit e giustizia sua, accrebbero le sue forze, e pot acquistare anche l isole vicine , i campi dell quali divise egual mente ' tra i suoi. Ci accadde mentre Lesbo, eh ebbe per padre Lapite, figliuolo di Eolo ( i) , e nipote d IpIM lo scoliaste di Omero gli d per. padre Crinaco. Della citt di a Oleno , delle sue vicende parla P ausai/ia. (i) A giustificazione della lezione ritenuta contro una variante in margine , il Vessetngio ha tracciata la serie genealogica degli Zio lid i, secondo ci, che Diodoro ne ha detto in questo libro. Eccola. Prometeo , figliuolo di Giapeto , ebbe Deucalione , al cui tempo enne il diluvio. Da Deucalione nacque Ellene , da cui presero il nome di E lladi i Greci. Ellene gener E o lo , da cui prese nome I* Eolide. Egli ebbe Creteo, Salmoneo, e Mimanteo. Creteo ebbe da Tirone tre figli, F erete, Esone, ed Amitaone. Da Fere te enne Admeto , che ebbe Eumelo. Da Esone venne Giasone , che ebbe Tessalo. Da Amitaone vennero Melampot e Biante. Di que st ultimo non si vede prole. Melampo ebbe A ntifate $ questi Oicle$ questi Atnfarao, e questi Alcmeone. * Passando a Salmoneo, egli ebbe Tirane. Da questa, e da Nettuno vennero Pelia e N eleo. Da P elia vennero Alceste ed Acasto. Da N eleo venne N estore, ec,La generazione di 1littante , trzogenito di E o lo , fu pi numerosa. Egli ebbe Ippota d Menalippe. [ppnta ebbe Eolo 11. Questi ebbe Arne , e Lapite. Arne per opera di N ettuno ebbe Beota, da cui scesero i B e n i e che fu principe della Eolide in Tessaglia.- Ebbe pure Eolo ri i fondatore delle isole Eolie. Da. Beoto nacque Ito no , il qoale ebbe ippalcimo, Elettrione, Archilico, ed Alegenore. IppaU cimo fu padre di Peneleo j Elettrione lo fu di Letto ; Archilico lo fa di Protenore , $ di Arcesila ; Alegenore lo fu di Clonio. Questi cinque capitani de1 Beoti militarono a Troja; e sev bisogno* con questa nota potr verificarsi quanto di essi si detto nelle note ad D itti, Lapite ebbe Lesbo, che diecle nomo all4isola, della quale qui si parla.

4*4
pota, per consigli dell oracolo delfico giunse in que sta isola con nuovi. coloni. Costui, sposata Metmna , figliuola di Macareo y fu messo a parte del regno ; ed ivi divent si illustre, che pot dare il proprio nome di Lesbo all isola, e chiamarne lesbii gti abitanti* Macareo avea avute due figlie, Mitlen*, e Medinna ; e da queste due presero il nome le due citt princi-' pali dellisola. Quindi Lesbo essendosi applicato a farsi padrone anche delle isole vicine, commise ad una de' suoi figliuoli di stabilire una colonia in Chio; e ad un altro, Cidrolao di nome, di andare a Samo* Questi assegn a sorte le campagne, che i coloni doveano possedere; e intanto riserbo a s il supremo dominio dell isolai La terza, cbe Macareo voll occupare, fu Coo, a cui pose pr signore Meandro. Poi mand Leudppo a Rodi con gran numero di coloni, coi quali, trovandosi i Rodii scarsi di popolazione, non ebbero difficolt di avere comuni i terreni della loro isola. II. continente intanto, che sta in faccia a queste isole, era allora coperto delle devastazioni orrende del dilvio : perciocch per la inondazione delle acque es sendo le biade lungo tempo giaciute in rovina, grand? carestia era nata di viveri; e corrottasi l aria, aveva cagionata una crudel pestilenza desolatrice delle citt ; mentre allopposto le isole dominate da venti godevano di aure salutari pel popolo , e giovevoli . alla produ zione de* frutti della terra ; cosi che abbondavano in ogni genere di cose ; e in breve tempo erasi potuto render beata la condizione degli abitanti. Dal che av-

venne ,' che per la copia. appunto di tanti beni quelle isole ebbero il nome loro: sebbene alcuni affermino, che furono chiamate Macaree dai figliuoli di Macareo ( i ), aventi ivi signoria. E veramente queste isole avanzano tulti i vicini luoghi in amenissima fecondit; e quali fu rono negli antichi tem pi, sono tali anche al giorno d og gi ; e giustamente estimate e beate , perciocch godono di benigno suolo , di situazione opportuna , e di tem peratura daria saluberrima. Finalmente Macareo, re di Lesbo, diede la prima legge, che molte cose conteneva utilissime alla repubblica, e la chiam lione, dalla p o tenza , e robustezza di questo animale. Molto tempo dopo , che erasi condotta colonia in Lesbo , una se ne condusse in Tenedo ; e fu a questo modo. T en n i, figliuolo di Cigno, che nella Troade si gnoreggiava Colone, era uomo /per valore assai illustre. Questi preso seco un buon numero di coloni dal con tinente opposto, li condusse seco per *nare, e con essi occup Lemofri, isola, che non aveva abitatori. Ivi ai suoi sudditi divise a sorte le campagne, e fondatavi una citt , la fece chiamare Tenedo dal nome suo. E perch poi govern bene, e si rendette benemerito de popolani, fu pieno di gloria vivendo , e dopo morte ebbe onori
( i ) Il lesto aggiunge : e Jono. Ma quaudo erasi di sopra parlato d questo Jono , di sua signoria in L esbo, e dei figliuoli da lai la sciati ? D i sopra noti si era detto f se non che M acareo avea seco uniti uomini jouli* Credo a d u o q f t e c h e qui il nome di Jono sia una pura superfetazione, come molte altre. Prevengo per i leggi tori , che nfe il V esselin gio , n altri hanno fatta qui alcuna osser vazione. In quanto al nome di queste isole notisi , che M acarie in greco vuol dire Lanto beate , quanto d i M acareo.

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divini ; perciocch gli si eresse un tempio e' fu colla solennit delle vittime venerato come un Dio : e tale ve nerazione durata sino agli ultimi tempi. N vogliamo noi preterire quanto dagli abitanti di Tenedo vien rac contato intorno a Tenni, che popol quest* isola, e fab bric la citt. Dicono adunque, che Cigno , creduto avendo per vera una calunnia iniquissima dalla moglie ordita contro il figliuolo, lo chiuse in una cassa, ed ordin che fosse portato al mare. Ma dai fluiti fu ri gettato a Tenedo, sicch salvato per provvidenza degli Dei contro ogni aspettazione, divenne poi signore del1 isola : nella signoria della quale essendo renduto * gloriosissimo per la sua giustizia, e per altre virt * finalmente ascese agli onori immortali. E perch poi le calunnie della madrigna erano state confermate dalla falsa testimonianza di un certo suonatore di tromba (i), presso gli abitanti di Tenedo fu fatta una legge, per 2a qiiale era vietato ad ogni trombettiere d7entrar nel tempio. E similmente perch al tempo della guerra trojana Tenni fu ucciso da Achille quando i Greci andarono a devastare queU isola, gK abitanti di Te nedo fecero T altra legge, per la quale era proibito di pronunciare il nome di Achille nel tempio del loro fondatore. E queste sono le cose, che intorno a Te nedo , ed a* suoi antichi aiutanti si raccontano.
( 1} Cestai chiamo* MoJpo. Ci , che Didro dice qui dette dae leggi folte da que di T enedo, cenfermato da PUuarso.

4*7
C a p i t o l o

XXVI.

D elle isole Cicladi; e di chi in varf tempi le popola> e n ebbe signoria.


Dopo avere parlato delle isole pi meritevoli di ape* siale menzione, diremo qualche cosa anche delle bai noli. Le Cicladi anticamente non erano che luoghi de serti e devastati. Minosse, figliuolo di Giove e di uropa, regnando in Creta, e potentissimo sul mare, come di Creta mand qua e l molte colonie, e ben fornito di truppe terrestri e marittime occup non poco littorale dell Asia ; mand gente anche nelle Cicladi, e le popol. Per questo i porti delle isole e dellAsia sono celebri pel nome de Cretesi; e chiamami Minoii. Questo Minosse (1) cresciuto in grande potenza, avendo
(i) Tutto ci che segue , viene dal Vesselingio riputato intruso da altri ; e di.ci allega due ragioni. La prima , che tutie le seguenti cose mancano dai codici pi stimali. La seconda, cbe di Hadarnanto > di E ritro , e di Enopione avea Diodoro parlato poco prima. Aggiunge poi una giustissima osservazione ; ed , che avendo Diodoro promesso di parlare delle isole minori, appena parla di una o due. A noi fa maggiore senso ancora, che dopo avere parlato di Minosse come di un esemplare di giustizia , venga qui a dire, che per invidia cercasse, di levarsi d attorno il fratello. Come ci & specie anche di pi , che avendo intitolato questo libro Insulare , abbia omesso di parlare di grandi o piccole isole spezialmente greche, troppo notabili per essere dimenticate; quali sono Cipro* Eubea, Cefaloaia , Corcira , Itaca , Lenno , ec. Ond , che oltre al guasto che pu supporsi ragionevolmente avvenuto in questo ca pitolo , forse un altro maggiore sospetterassi non senza ragione av venuto nell* intero libro , se non vogliasi per avventura dire * ebe e seguenti libri perduti Diodore avesse supplito.

4*8

compagno nel regno il fratello Radamanto, per la glo ria, che merc la sua giustizia questi si era acquistata, incominci a portargli invidia : e perci per levarselo d* attorno lo mand alle parti estreme del suo imperio. Allora Radamanto vivendo nelle isole poste dirimpetto alla Ionia, ed alla Caria, eccit Eritro a fabbricarsi in Asia una citt ; che portasse il suo nome; e mise prin cipe di Chio Enapione, nato da Arianna , figliuola di Minosse. E queste cose accaddero prima della guerra di Troja. Dopo poi che Troja fu distrutta, i Carj cre sciuti di potenza, tratto a s T imperio del mare, sog giogarono anche le Cicladi, alcune delle quali stermi nati i Cretesi fecero loro proprie ; ed altre possedettero in comune coi primitivi abitanti venuti da Creta. Ma corroborata la potenza de* Greci, la pi parte delle Ci cladi divent possesso di questi, i quali obbligarono i Barbari a scordarsene (i). De* quali fatti ad opportuno tempo noi parleremo in particolare.
(y) Questo fatto , secondo Strabone e Pausania , enne cirea il tempo , ia cui i Greci andarono a stabilirci nella Jonia.

FINE DEL II. TOMO.

4*9

I N D I C E
DELLE MATERIE C0NTE8UTE IN QUESTO TOMO

LIBRO
I. II. III. I VV. V I* VII.

TERZO.
5

vili.
' IX . X.

X !.

Argom ento di questo libro. . . . Pag. Antichit degli Etiopi sopra gli altri uomini ; e come gliEgisj sono una colonia de* medesimi ^ Delle lettere degli Etiopi : e delle loro leggi, ed usi pi singolari . . . . . . . Di altri Etiopi ; del medo loro di -vivere , e delle optaioni che hanno intorno agli Dei. Dei loro funerali, e dei loro re, e del paese,, Degli Scrittori delle cose degli Egizj e degli Etiopi . . . . . . . . *. || Delle miniere d*oro, e degli omini che t lavorano .................................. ..... . . Degli Etiopi Ittiofaghit delle loro pesche, e-di alcune dire loro particolarit . . v Di altri Ittiofaghi, singolarissimi per una spe cie d insensibilit, e per altri particolari Dei Cheloaofagiit, e d* altri Etiopi qualmente barbari ....................................... . Di altri popoli della costa del Golfo Arabico, che vivono di pesci, e del modo particolare che usano per prenderli , . . . Degli Etiopi Riio&ghi ; degPfofaghi, degli Spermatofaghi, e di quelli che chiamansi . Cacciatori ; e loro maniere di vivere . .. ^

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Cap. XII. XIII, XIV.

Degli Etiopi Ele&ntomacbi . . Degli Etiopi Sim i, e degli St'ruxtofagbi . Degli Etiopi Acridefeghi ; e del miserabil fine che hanno Di popoli cacciati dai loro paesi nativi per XV. opera di animali infesti . ................. ...... Dei Canimulghi, e dei Xrogloditi 9 e delle XVI. loro costum anze....................... ^ Delle varie fiere dei deserti della Troglodite, XVII. dei serpenti. Storia di un serpente por- . tato in Alessandria al tempo di Tolommeo II XVIII. Descrittone del Golfo Arabico dalla parte di Etiopia. Dell1isola Serpentaria, e delle navi, . che trasportano gli elefanti Continuazione della descrizione del Golfo della XIX. parte' d* A r a b ia .............................................. Dei' singolari fenomeni celesti , che accadono XX. in Arabia . . . .................................. De* popoli dell* Africa vicini allEgitto; e di XXI. un fenomeno singolare del deserto . . Delle Ama noni attica ne . .................................. XXII. XXIII. Delle tr dizioni degli Atlantidi intorno alla origine degli Dei. Storia di Urano, e dei Titani. Origine del culto della madre degli Dei presso i Frigj. Avventure di Marsia XXIV.. Continuazione delle tradizioni degli Atlantidi intorno alla origine degli Dei. Di Atlante, di Saturno * e di Giove m XXV. Di Bacco. Alcuni lo tengono per un perso naggio simbolico. Altri diversamente ne fanno uno, o pi individui reali. Imprese dei tre B acchi............................................................... XXVI. Di ci che stato detto della nascita di Bac co. Avventure di Ammone e di Amaltea. XXVII. Continuazione delle imprese del primo Bacco; e notizie intorno ai due ultimi . . . , Nola .suppletoria al cap. xxiv del libro u i di Diodoro Siculo

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4 31
LIBRO
Ci* I*

QUARTO.

*.

If.

III.

IV.

V. M VI.

VII.

. V ili.

IX.

m.

X.

X I.

Difficolt che * incontrano nello scrivere la storia de* tempi antichissimi. Soggetto, che l Autore si propone da trattare in questo libro . ........................................ ..... Pag. 146 Nascita di Bacco. Sua educazione. Sue invenzioni, ed imprese* Onori prestatigli dagli uom ini............................................................... 14$ Di un Bacco pifc antico: paragone tra questo, e quello di cui si . pai lato di sopra. Nomi diversi di Baeco. Altre sue istituzioni . t 5a Di Priapo. Opinioni diverse sopra di esso , e diversi suoi nomi. Di Ermafrodito, e delle cose scritte fntorne a l u i ....................... i 55 Del1 Muse. Del foro numero. Della signifi e cazione* de' lro nomi ............................. i 58 Di Ereole. Difficolt di narrarne le imprese. Sua nascila , e singolari sue prime avventare ,, 160 Prime prodezze d'rcole. Invidia di Euristeo , che gli ordina .imprese di gran pericolo. Lione nemeo. Idra di Lerna. Cinghiale di Erimanto. Combattimento coi Centauri . . 164 Impresed Ercole della Cerva, degli Uccelli stinfalidi, della Stalla di Augea, e del. Toro di Creta. 8ua istituzione de giuochi olimpici; onori avuti dagli Dei . . . 171 Ercole d ajuto agli Dei contro i Giganti. mandato a prendere le cavalle di Diomede, la fascia della regina delle Amazzoni , e le vacche di Gerone. Prima di quest* ultima spedizione va in Libia, e uccide Anteo . .175 Viaggio d* Ercole in Egitto, e in' Africa. Sue colonne. Conquista della Iberia. Spedizione nella.Celtica. Passaggio delle Alpi . . ,, 180 Viaggio di Ercole in Liguria , e in Toscana. Sua fermata al luogo, o r Roma. Sde imprese a Fiegra, e al lago Averqo. Mira colo della cicale. Suo passaggio in Sicilia ,, 184

43a
Cap. XII. Ercole vinca Erica guadagnandone il paese, poi dopo ricuperato d i ano de suoi di scendenti. Bue avventore, e noi fatti in varie p a rti, dell isola. Sa partenza di l, ritorno nel Peloponneso . . . Pag. **9 Ercole mandato a pigliare il <Cane cerbero. Digressione sopra Orfeo. Ultima fatica d 'E roftle all* orto delle Esperidi. Notizie sulle m edisim e............................................... 193 Spedizione delle Amzzoni nell* Attica. Colo nia de* Tespiadi in Sardegna. Imprese d* Iolao in Sardegna e in Sieilia. Particolarit de* Greci del seguito d* Iolao , cbe vollero restare in qnesi* ultima isola 196 Ercole per la . morta d* Ifito venduto schiavo serva Onfale, a la posa. Soo ritorno nel Peloponneso, e spedizione coatro Laome donte re di Troja . ............................. 201 Imprese di Ercole all*Istmo, a a Sparta. Avventura di Aage, e di Telefo. Ercole sppsa Deianira.. Avventura di Meleagro, a di Peribea . . . . . . . . . . v a5 Impresa dell* Acheloo , e origine del corno d*Ama1tea. Tlepolemo. Il centauro Nesso. Guerra da* Driopi, e de* Lapiti. Altre im prese d* Ercole : sua merle , a tua apoteosi ,, ai Degli Argonauti. Ercole lbera Esione dal mostro marino a Troja ; e i figli di Fineo nella Tracia. Gli Argonauti approdano al Cheraenefco ta u rrc o ....................... . . v 217 Origine de* sacrifizj umani nella Tauride. Circe a Medea. Incontro di questa oon Giasone. Storia del VeHo d* oro. Gli Argonauti lo rapiscono coll* ajuto di Medea Profezie di Glauco . . . . . . . . . . 224 Sacrifizj degli Argonauti alle bocche del Ponto. Loro arrivo a T ro ja, che ammazzato il re prendono. Sciolgono i loro voli ia Santo-

x in .

XIV.

XV.

XVI.

XVII.

XVIII.

XIX.

XX.

tracia e Tanno in Tessaglia * ore oolle arti di Medea ingannato Pelia, prendon vendetta della strage che costai. fatta aveva della fa miglia di Giasone, da esso lui .creduto m*rlo. Istituzione dei giuochi olimpici . . . Pag. Sciagure di Giasone. Vendetta di Medea, e >. XXI. a su successive avventura. Strada Angolare, die alcuni, credettero tenutasi dagli Argo nauti nel loro ritorno . . . . . .. Degli Eraclidi. Cacciati di Tradtinia si rico XXII. verano presso gli Ateniesi. Poi vanno contro Euristeo, e I* aocidoo. Duello tra .Ilio, ed Echemo colla morte del primo. Gli Era clidi abbandonano ancora il Peloponneso. xxm. Teseo. Sue prime prodezze. Sua gita in Ate ne ov riconosciuto da Egeo. Sua spedi zione a Creta per uccidere il Minotauro. Morte infelice di Egeo. Teseo gli succede , e regna in Atene. Avventure d Ippolito, e* .suo fine. Fine di T ese o ...................... XXIV. Primo ratto di Elena, che tocca aTeseO. Pi* rotoo lo impegna ad andare seco lui a rapire Proserpina. Successo di tale impresa . XXV. Di Lajo a di Edipo. 1 Sette a Tebe. Esito della loro impresa XXVI. Degli Epigoni ^ o figliuoli dei S ette.Assaltano i Tebani, che abbandonano la loro citt. Notizie intorno agli Eolj. Imprese di Salmoneo . Antenati di Nestore . . . . . }f XXVII. Storia de* Lapili e de' Centauri . . . ,. XXVIII. Eli Esculapio, e desuoi figliuoli. Delle figliuole di Asopo, da una delle quali discesero Achille ed Ajace. . . . . . . . XXIX.. Di Enomao, e d Ippodamia : cosse Pelope la posasse. Casi di Tantalo. Sventure di Niobe. Stirpe de* Principi di Troja. . Avventure di Dedalo. Sue opera in Creta, e X XX , in Sicilia. Minosse lo perseguita. Funesta

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2^0

247

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3*3

376

speJisioie di questo re coniro Cocalo, pro tettore di Dedalo* Opere di Dedalo in Si cilia................................................... . P ag. Cai. XXXI. Di Arbteo. Saa nascita , ed educazione. Storia di Atteone suo figlinolo. Viaggi di Aristeo e onori p r e s ta tig li.................................. ...... XXXII. Di Erice, e del tempio di Venere ercinia. Di Dafni, delle sue invenzioni, e del come per desse la vita . . . .............................293 > XXXIU. Di Orione , e dello Stretto di Sicilia . .

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LIBRO

QUINTO.

Insulare.
Gap. III. Dichtarasione dell* Autore snl metodo da esso adottato nello scrivere quest opera . 098 Della Sicilia. Sne dominasioni: -suo circuito suoi antichi abitanti. Tradizioni riguardanti Cerere e P ro se rp in a.................................. 5o* Continuazione delle tradizioni riguardanti Ce rere e Proserpina........................................ 3*4 Degli abitatri, cbe in diversi tempi ebbe la Sicilia , e come essi presero la lingua e i costumi dei Greci .................................. v S07 Delle Isole eolie. De* primi loro abitatori. Di .Eolo, e del fondamento che hanno le co se favoleggiate intorno ad esso . 309 Dei figliuoli di Eolo , 'delle loro "imprese ed avventure. Vicende di Lipara, e sue prordusioni. . . . . . . . S i i 317 Di Melile , di Goto , di Cercine . Della E talia , della Corsica , e della Sardegna Singolarit di queste isole' . . . 9 3*8 Dell* isola Pitiusa, e delle Baicari. Particolarit degli abitanti dT queste . . * Di un' isola pota al di l delle ' colonne d'rcole. Particolarit intorno alla mede sima . k -* r 3a6

III. IV.

V.

V I.

VII. V ili. IX.

X *.

Cj>*. XI

Della Britannia , del suo stagno, e come si trasporta dai mercatanti che Tanno ad acqui-

XII. XIII. X IV. X V. X VI. XVII-

XVIII. XIX.

XX. X XI.

XXII. XXIII.

X XIV.

XXV.

- XXVI.

33o Dell isola .in coi si trova 1 ambra. Favola di Fetonte . * ................................................... 33$ Digressione sui Celti, Galli. Descrizione del loro paese , e de loro costumi . . 335 De Celtibri, Iberi , Lusitani. Costumi di questi p o p o li...................... 34*. Monti Pirenei , e delle miniere della Iberia. , 35a De* Liguri, e de T irren i...................... ..... 353 Di tre Isole poste nel mare d Arabia 5 singolarmente de Panchei, e delle loro istitusioni . . . . . . . . . . . M 36a Delle Isole del mar Egeo. Di "Samotracia, e de' suoi misterj . . . . . . . . M 3?o Dell'Isola di Nasso , de varj suoi abitanti-e delle loro tradizioni............................. . 3^5 Delle Isole Sime, Calidna, e Nisiro . . 3;9 Dell Isola di Rodi. Suoi antichi abitatri. Sue vicende , e particolarit. Suoi diversi co loni* . ' . ............................................ ,* 38* Del Chersoneso, e delle varie occupazioni che ne furono fette ....................................... ,, 389 Deir Isola di Creta* Primi suoi abitatori. Vecchie tradizioni. Dei ivi nati: e partico larit intrno ai medesimi...................... ..... 394 Degli Eroi di Creta; de varj popoli che I* abitaron; e degli Scrittori seguili nel ragio nare di quest is o la ................................. 4*7 Dell'isola di Lesbo, e di varj suoi abitatori. Notizie intorno a Tenedo . . . . . ** Delle isole Cicladi, e di chi in varj tempi le popol, e n ebbe signoria . . . 4*7
FINE DELL* INDICE.

I N D I C E
DELLE TAVOLE. CONTENUTE

nei tomo prim*


Fadvrismtp della Collana degli antichi Storici Greci volgariuatu I b m x io di Diodoro,

1
l

Osiride Iside

Pag 36

HI. Orimandna .
IV . Mennone . . t

........................... * .
. %

89
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nel tomo secondo.


T i t . I. JI.
A m m o n e ......................Pag. 1*18

Bacco ........................ .53 . . . .


. . .

III. Ercole ................................ ..


IV. Centauro ... . . .

n 160
.

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