Domande Unigastro
Domande Unigastro
1) Secondo le linee guida ASPEN 2017, quali dei seguenti fattori vengono considerati nella diagnosi di
malnutrizione?
A. [X] Basso apporto energetico, accumulo di liquidi
B. Perdita di peso, aumento della forza della mano
C. Aumento del grasso sottocutaneo e della massa muscolare
D. Perdita di peso, aumento della massa muscolare
E. Perdita di peso, perdita di liquidi
4) Il feto è:
A. del tutto sterile
B. ricco di Proteobacteria
C. ricco di Prevotella
D. [X] quasi del tutto sterile
E. ricco di Akkermansia
1) Quale di queste metodiche non è utilizzata nella valutazione dello stato nutrizionale?
A. Bioimpedenzometria
B. [X] Ecografia addominale
C. Densitometria a doppia energia a raggi X (DEXA)
D. Peso corporeo
E. Circonferenze corporee
Nota: Tutte le metodiche indicate, ad eccezione dell’ecografia addome, sono utilizzate nella valutazione dello
stato nutrizionale di un paziente. In particolare, la bioimpedenzometria e la densitometria a doppia energia
a raggi X (DEXA) valutano la composizione corporea e quindi la percentuale di massa magra e massa grassa.
Il peso corporeo e le circonferenze sono misure antropometriche che vengono utilizzate come indicatori del
grasso viscerale.
Nota: La dinamometria è un test funzionale utilizzato per valutare la malnutrizione. È fortemente correlata
alla sarcopenia e, quindi, è una buona misura della forza muscolare.
Nota: Gli integratori alimentari sono dei prodotti che possono integrare la dieta, attraverso l’assunzione
concentrata di alcune sostanze nutritive, ma non possono sostituirla completamente.
4) Gli agonisti recettoriali del GLP-2 sono impiegati nel trattamento di:
A. stipsi
B. diarrea
C. gastroparesi idiopatica
D. [X] insufficienza intestinale benigna
E. sindrome dell’intestino irritabile
Nota: La muscolatura dell’esofago è innervata dai nervi simpatici attraverso il sistema nervoso simpatico e
parasimpatico attraverso il nervo vago.
Nota: Rappresentano il meccanismo principale nella patogenesi della malattia da reflusso gastroesofageo.
Tali rilasciamenti sono transitori, non sono indotti dalla deglutizione, non sono accompagnati da contrazione
faringea o da peristalsi esofagea.
4) Cos'è la pirosi?
A. [X] La sensazione di bruciore retrosternale
B. Sensazione di alterato transito del bolo
C. L’emissione di aria di provenienza gastrica dalla cavità orale
D. Sensazione di corpo estraneo in gola
E. La percezione di flusso spontaneo o provocato di contenuto dallo stomaco all’esofago e all’orofaringe
Nota: La pirosi, ossia la sensazione di bruciore retrosternale, è il sintomo più frequente nella popolazione
occidentale. Può accompagnarsi con il rigurgito, il dolore toracico e l’eruttazione.
Nota: L’acalasia di tipo II è quella definita sulla base della presenza delle pressurizzazioni esofagee.
Nota: La definizione di spasmo esofageo distale si basa sulla presenza di onde spastiche (DL < 4,5 s).
3) Quale disordine della peristalsi si riscontra più comunemente negli ambulatori di fisiopatologia mediante
l’utilizzo della HRM?
A. Acalasia esofagea
B. Spasmo esofageo distale
C. [X] Peristalsi inefficace
D. Peristalsi frammentata
E. Nutcracker esophagus
Nota: La peristalsi inefficace sembra essere presente in circa il 20-30% degli accessi ai Laboratori di
fisiopatologia.
4) Quale dei seguenti parametri viene utilizzato per valutare la fase di rilasciamento post-deglutitoria dello
sfintere esofageo inferiore/giunzione esofago gastrica?
A. Nadir di pressione del LES/EGJ
B. [X] Pressione di rilasciamento integrata (IRP) a 4 secondi
C. Pressione di rilasciamento integrata (IRP) a 6 secondi
D. Percentuale di rilasciamento rispetto alla pressione basale
E. Percentuale del tempo in cui la pressione scende al di sotto di 15 mmHg
Nota: Il parametro utilizzato per la valutazione della fase di rilasciamento post-deglutitoria del LES/EGJ è la
pressione di rilasciamento integrata a 4 secondi.
Nota: La MRGE è di fatto una malattia a genesi multifattoriale; episodi di reflusso gastro-esofageo si
verificano fisiologicamente nelle 24 ore, però quando la barriera esofago gastrica perde la sua competenza
una quota maggiore di contenuto gastrico risale prossimalmente; se l’equilibrio tra fattori aggressivi e fattori
protettivi la mucosa si altera a vantaggio dei fattori aggressivi, insorge lo stato di malattia.
Nota: L’EGDS valuta il grado di danno mucoso e quindi consente la classificazione dell’esofagite e del Barrett.
L’esame va sempre eseguito in presenza di sintomi di allarme che facciano sospettare patologie anche serie.
Ciononostante, la maggior parte dei pazienti con sintomi da reflusso presenta un aspetto endoscopico di
normalità (NERD).
3) Quale dei seguenti sintomi può consentire una diagnosi clinica di MRGE?
A. Alitosi
B. Dolore toracico
C. [X] Pirosi retrosternale
D. Tosse cronica
E. Attacchi di asma
Nota: La MRGE può presentarsi clinicamente con una serie di sintomi che sono del tutto tipici, quali pirosi
retrosternale e rigurgito, o atipici coinvolgenti almeno all’apparenza altri organi e apparati (tosse cronica,
dolore toracico, asma). In presenza di sintomatologia tipica è possibile formulare diagnosi di MRGE senza
ricorrere a particolari indagini diagnostiche, che invece sono necessarie nei pazienti con sintomi meno
specifici.
4) Qual è l’approccio terapeutico più corretto nei pazienti con diagnosi di MRGE?
A. Terapia con PPI al bisogno
B. [X] Terapia con PPI assunti al mattino a digiuno
C. Terapia con PPI al mattino, dopo la colazione
D. Terapia con PPI assunti dopo il pasto principale
E. Terapia con PPI assunti alla sera prima di coricarsi
Nota: La pompa protonica lavora al massimo dopo un periodo prolungato di digiuno, che in genere coincide
con il riposo notturno; gli inibitori della pompa protonica, pertanto, hanno la loro azione maggiore al mattino,
mentre se assunti dopo il pasto agiscono in maniera minore poiché il bersaglio farmacologico è meno attivo.
L’assunzione serale potrebbe avere un ruolo nei casi in cui si renda necessaria la doppia dose di PPI, ma anche
in questo caso è sempre preferibile assumere il farmaco prima del pasto serale e non dopo.
Nota: Sebbene tutti i sintomi possano rientrare in un quadro clinico di esofagite da Candida.
Nota: Mentre l’odinofagia è più frequentemente riferita da pazienti con esofagite da HSV o VZV, la disfagia
nei quadri da Candida e l’ematemesi nell’esofagiti da caustici.
3) Indicate quale tra i seguenti sintomi sono quelli tipicamente associati all’esofagite eosinofila negli adulti:
A. schiarimento di voce e singhiozzo
B. [X] disfagia e arresto del bolo
C. pirosi retrosternale e rigurgito
D. tosse e asma
E. gonfiore e dolore addominale
Nota: Tipicamente i pazienti con esofagite eosinofila lamentano disfagia (90-95%) e sensazione/arresto del
bolo in esofago (50%), come conseguenza della disfunzione esofagea (mancata peristalsi) e della riduzione
del calibro dell’esofago. Anche gli altri sintomi elencati possono essere lamentati dai pazienti con esofagite
eosinofila, ma con frequenza e specificità inferiore.
4) In caso di esofagite eosinofila confermata all’endoscopia e all’istologia, quale trattamento in prima linea
iniziereste in accordo con le linee guida?
A. Steroidi sistemici
B. Dilatazione endoscopica
C. Chirurgia
D. [X] Inibitori di pompa protonica
E. Farmaci anti-leucotrienici
Nota: Le ultime linee guida internazionali sull’esofagite eosinofila sottolineano come gli inibitori di pompa
protonica, per la loro efficacia (circa 50%) e la loro sicurezza nel medio e lungo termine (terapia cronica in
quanto patologia cronica) sarebbero da preferire come terapia di prima linea nel trattamento di questa
patologia.
2) L’esofago di Barrett:
A. è causato dalla terapia cronica con inibitori della pompa protonica
B. [X] è una metaplasia in epitelio colonnare
C. non prevede un follow-up endoscopico
D. l’estensione e la presenza di metaplasia intestinale non sono fattori di rischio per adenocarcinoma
E. è un carcinoma in situ
Nota: La presenza di metaplasia è un fattore essenziale per poter definire l’esofago di Barrett, dubbi sul
significato di metaplasia gastrica tutt’oggi esistono, tuttavia solo la metaplasia intestinale richiede follow-up
endoscopico, in quanto rappresenta insieme alla lunghezza del Barrett, un fattore di rischio di progressione
ad adenocarcinoma.
3) Tutti tranne uno dei seguenti rappresentano un possibile sintomo di tumore esofageo:
A. discomfort epigastrico
B. [X] meteorismo
C. tosse
D. odinofagia
E. disfagia
Nota: Il meteorismo non rappresenta un sintomo di patologia esofagea, mentre la disfagia, la tosse, il
discomfort epigastrico e l’odinofagia possono rappresentare sintomi di tumore esofageo.
4) Quali tra questi rappresenta una metodica di scelta per lo studio dell’invasione di parete del tumore
esofageo?
A. [X] L’ecoendoscopia
B. La colonscopia
C. La TC
D. L’esofago baritato
E. L'EGDS
Nota: L’ecoendoscopia si è dimostrata essere la metodica di scelta per lo studio dell’invasione locoregionale
del tumore esofageo, con un’accuratezza che raggiunge il 90% nel valutare fino a quale strato è interessata
la parete esofagea e il coinvolgimento linfonodale locoregionale.
Capitolo 10 - Fisiopatologia gastrica
Nota: I nutrienti vengono parzialmente idrolizzati nello stomaco ma assorbiti nel duodeno ed intestino.
Nota: Il pepsinogeno I è prodotto solo dalle ghiandole della mucosa ossintica del fondo e corpo gastrico che
progressivamente scompaiono con il progredire dell’atrofia.
Nota: L’istamina, l’acetilcolina e la gastrina sono i principali stimoli recettoriali delle cellule parietali.
Capitolo 11 - Dispepsia
1) Indica tra i sintomi elencati quello che non necessita l’esecuzione rapida (entro 30 giorni) di una
gastroscopia in un soggetto dispeptico:
A. Calo ponderale non intenzionale
B. Anemia da carenza di ferro
C. [X] Nausea
D. Vomito ripetuto
E. Disfagia
Nota: La nausea non associata ad altri sintomi del tratto digestivo non rappresenta un sintomo di allarme e
pertanto l’esecuzione di un esame invasivo non è utile.
2) Nell’algoritmo diagnostico della dispepsia, in caso di assenza di sintomi o segni di allarme come è
opportuno procedere?
A. Gastroscopia senza biopsie dello stomaco
B. Terapia con farmaci antisecretori
C. Gastroscopia con biopsie dello stomaco
D. [X] Ricerca dell'infezione H pylori con test non invasivi
E. Gastroscopia con biopsie duodenali
Nota: Nel paziente senza sintomi di allarme è utile come primo passo diagnostico, ancor prima di trattare il
solo sintomo, ricercare tramite test non invasivi (UBT o antigene fecale) l’infezione da H pylori.
3) In un paziente di 58 anni, con sintomi dispeptici sottotipo PDS insorti da circa 2 mesi, cosa pensi sia
opportuno eseguire:
A. Trattamento con procinetici
B. Ricerca dell'infezione H pylori con test non invasivi
C. [X] EGDS con biopsie
D. Esami ematochimici per ricerca anemia e flogosi
E. EGDS senza biopsie
Nota: In pazienti con età superiore ai 55 anni e con sintomi di recente insorgenza mai investigati è utile
eseguire EGDS con biopsie per escludere la presenza di una patologia organica.
Nota: Farmaci antinfiammatori non steroidei, possono indurre sintomi dispeptici, anche dopo una breve
assunzione.
1) Che cosa permette all’ H. pylori di sopravvivere nell’ambiente acido dello stomaco?
A. La citotossina CagA
B. La tossina VacA
C. Le adesine batteriche
D. [X] L'ureasi
E. La motilità
Nota: L’ H. pylori produce ureasi che è un enzima che idrolizza l'urea presente nel lume gastrico con
produzione di ammoniaca e bicarbonati. Questi neutralizzano l’acidità intra-gastrica creando intorno al
batterio un ambiente alcalino.
2) Oltre alla gastrite cronica quali patologie digestive posso essere causate dall’infezione da H. pylori?
A. [X] Ulcera peptica e neoplasie maligne dello stomaco
B. Malattia da reflusso gastro-esofageo
C. Acalasia
D. GIST
E. Esofagite eosinofila
Nota: L’ H. pylori può causare in un piccolo sottogruppo di pazienti un’ulcera peptica (gastrica o duodenale)
o una neoplasia maligna dello stomaco (adenocarcinoma o linfoma MALT). L’ H. pylori non sembra intervenire
nella patogenesi della malattia da reflusso gastro-esofageo.
Nota: Il sintomo classico dell’ulcera duodenale è il dolore epigastrico urente che insorge a digiuno o 2-3 ore
dopo il pasto, oppure durante la notte, e si attenua con l’assunzione di cibo. Nell’ulcera gastrica invece il
dolore è in genere sordo, insorge precocemente subito dopo il pasto o, addirittura, può essere esacerbato
dal pasto.
4) Quale dei seguenti test è quello meno accurato per la diagnosi di infezione da H. pylori?
A. Test rapido all'ureasi
B. Esame istologico
C. [X] Sierologia
D. 13C-urea breath test
E. Esame colturale
Nota: La sierologia è il test diagnostico meno accurato poiché consiste nel dosaggio sierico di
immunoglobuline G (Ig G) contro antigeni dell’H. pylori. La sierologia pertanto non è in grado di discriminare
un’infezione pregressa da una in atto essendo le IgG anticorpi di memoria, che possono persistere nel sangue
anche per anni dopo l’eradicazione del batterio.
3) Bisfosfonati:
A. Lo stomaco è il solo bersaglio di danno
B. Agiscono attraverso i Cox e le prostaglandine
C. Il meccanismo d'azione non è dose dipendente e sistemico
D. Il danno dipende dalla presenza di infezione da H. pylori
E. [X] Il meccanismo d'azione è dose dipendente e topico
4) La gastrite autoimmune:
A. È frequente in entrambi i sessi
B. Colpisce tutto lo stomaco
C. Colpisce solo l'antro
D. Interessa tutto il tratto digestivo superiore
E. [X] Colpisce solo il corpo
Nota: La cronica infiammazione dello stomaco nel corso degli anni si estende dall’antro al corpo dove
distrugge le cellule ghiandolari secernenti acido cloridrico e pepsinogeno. La modifica del microambiente
gastrico e la presenza di mutageni ambientali favorisce la trasformazione da epitelio secernente ad epitelio
assorbente e lo sviluppo di atipie cellulari.
Nota: L’ H. pylori attraverso una severa reazione infiammatoria può indurre lo sviluppo del cancro gastrico
sia di tipo intestinale che diffuso mentre attraverso una abnorme reazione immune con il richiamo di linfociti
B e l’attivazione dei linfociti T può indurre lo sviluppo di linfoma gastrico tipo MALT.
Nota: L’atrofia del corpo gastrico inducendo la perdita di cellule ghiandolari secernenti acido cloridrico e
pepsinogeno I, modifica il microambiente gastrico e stimola il processo carcinogenetico gastrico.
Nota: La sopravvivenza del cancro gastrico è eccellente 80-90% per le forme early limitate a mucosa e
sottomucosa mentre complessivamente è bassa < 35% per le forme avanzate sia di tipo intestinale che
diffuso. Come avviene per altre neoplasie, la classificazione TNM (T= grandezza ed estensione del tumore;
N= coinvolgimento linfonodale loco-regionale; M= metastasi a distanza) è utilizzata nella pratica clinica per
predire la sopravvivenza a 5 anni.
Capitolo 15 - Fisiopatologia intestinale
1) La peristalsi:
A. È governato solo dall'acetilcolina
B. Ha solo funzioni di rimescolamento
C. [X] È un fenomeno che integra contrazioni e rilasciamenti
D. Previene il vomito
E. Previene il reflusso gastro-esofageo
Nota: La peristalsi sposta il contenuto per tratti più o meno lunghi a seconda del segmento intestinale e delle
necessità. La spinta è provocata da una anello di contrazione che si sposta lungo l’asse ed è preceduto a un
rilasciamento che “accoglie” il bolo spinto dalla contrazione e si sposta con esso.
Nota: La pompa del sodio agisce concentrando sodio nello spazio intercellulare contro gradiente,
consumando energia (ATP). Questo genera un gradiente positivo rispetto al lume che favorisce
l’assorbimento di sodio e, contemporaneamente, di acqua.
Nota: I sintomi e segni d’allarme sono: l’età superiore a 50 anni, la presenza di familiarità per il cancro colo-
rettale, per malattie infiammatorie croniche intestinali o per malattia celiaca, la presenza di febbre, di sangue
nelle feci, di un’anemia sideropenica senza apparente causa, di un dimagrimento importante verificatosi in
un breve lasso di tempo, di un cambiamento rilevante nella sintomatologia tipica o la presenza di sintomi
notturni. L’eventuale loro riscontro deve suggerire la possibilità di una diagnosi differente dalla SII e deve
imporre l’esecuzione di approfondimenti diagnostici volti ad escludere una patologia organica.
2) La presenza del dolore addominale tipico della Sindrome dell'Intestino Irritabile secondo i Criteri di Roma
IV:
A. Deve essere presente per almeno 3 volte al mese negli ultimi 3 mesi
B. [X] Deve essere presente per almeno 1 volta a settimana negli ultimi 3 mesi
C. Deve essere associato a discomfort
D. Deve essere alleviato dalla defecazione
E. Deve essere associato a stipsi
Nota: Il dolore addominale ricorrente è il sintomo cardine della sindrome del colon irritabile. Il discomfort è
stato eliminato dagli ultimi criteri di Roma IV perché creava confusione nelle differenti culture.
Nota: Un maggior numero di mastociti è stato riscontrato nella mucosa colica e del piccolo intestino di alcuni
sottogruppi di pazienti con SII. In questi pazienti, il numero di mastociti attivati in prossimità delle fibre
nervose presenti a livello della mucosa colica correla sia con la severità che con la frequenza del dolore
addominale.
Nota: A supporto di un ruolo del microbiota nella genesi della SII vi è l’evidenza che la gastroenterite infettiva
è, ad oggi, l’unico fattore eziologico riconosciuto. In particolare, sintomi digestivi persistenti compatibili con
la diagnosi di SII insorgono in una percentuale variabile di pazienti compresa fra il 7 ed il 31% in seguito ad
un evento infettivo acuto.
Capitolo 17 - La stipsi
Nota: Il 5% della popolazione intervistata in uno studio italiano sulle abitudini intestinali riferiva
<3ev/settimana.
16% è la prevalenza media della stipsi cronica, stimata nella letteratura scientifica.
Il 18% della popolazione intervistata in uno studio multicentrico italiano sulle abitudini intestinali riferiva
almeno un disturbo dell’evacuazione.
33% è la prevalenza media della stipsi cronica in adulti con età >60 anni, stimata nella letteratura scientifica.
Non ci sono dati in letteratura che riportino una prevalenza >50%.
Nota: La rettorragia rappresenta un sintomo di allarme che va indagato; la congestione emorroidaria con
probabile sanguinamento può costituire un fattore confondente e ritarda la diagnosi di lesioni neoplastiche.
L’insorgenza recente in età superiore a 50 anni rappresenta un segno di allarme che richiede
approfondimento diagnostico.
La familiarità per adenocarcinoma del colon richiede una sorveglianza per prevenzione oncologica,
considerando che la storia di cronicità della stipsi può rappresentare un fattore confondente.
Il peggioramento dei sintomi, seppure in una condizione di cronicità, peraltro in età superiore a 50 anni,
richiede un approfondimento diagnostico.
L’età inferiore a 50 anni, età indicata come riferimento per la prevenzione dei tumori del colon-retto, e la
stipsi presente da più di 10 anni senza variazioni, sono compatibili con la diagnosi di stipsi funzionale, in
assenza di sintomi/segni di allarme. La sorveglianza per l’insorgenza dei tumori del colon retto deve essere
eseguita ogni 10 anni come da linee guida correnti americane se il primo esame endoscopico risulta negativo
per lesioni precancerose.
3) Quale dei seguenti esami non è utile per identificare una stitichezza con dissinergia pelvica?
A. Manometria retto-anale
B. Test di espulsione del palloncino
C. EMG pelvica
D. [X] Video-proctoscopia
E. Defeco grafia
Nota: La manometria retto-anale permette di rilevare una dissinergia pelvica documentando il mancato
rilasciamento o la contrazione anale durante ponzamento.
Il test di espulsione del palloncino documenta l’incapacità a evacuare.
La dissinergia pelvica viene rilevata dall'EMG come un aumento dell'attività elettrica durante ponzamento,
che dimostra una contrazione anormale, invece che un rilasciamento, dello sfintere anale esterno.
La video proctoscopia è un esame morfologico che permette di esaminare la mucosa del retto per eventuali
patologie (neoformazioni, ulcere …), ma non fornisce informazioni sulla sinergia tra ponzamento addominale
e rilasciamento pelvico.
La dissinergia pelvica è rilevata dalla defecografia per mancato ampliamento dell’angolo retto-anale e/o per
l’insufficiente apertura del canale anale durante ponzamento.
4) Nella stipsi indotta da oppioidi e con insoddisfacente risposta al lassativo osmotico, quale farmaco trova
impiego specifico?
A. Prucalopride
B. Bisacodile
C. Senna
D. Lubiprostone
E. [X] Naloxegol
Nota: La prucalopride è un agonista 5HT4, e agisce in modo aspecifico rispetto alla stipsi indotta da oppioidi.
Il bisacodile è un lassativo di contatto e agisce in modo aspecifico rispetto alla stipsi indotta da oppioidi.
La senna è un lassativo antrachinonico e agisce in modo aspecifico rispetto alla stipsi indotta da oppioidi.
Il lubiprostone è un attivatore dei canali del cloro inducendo secrezione di elettroliti e acqua e agisce in modo
aspecifico rispetto alla stipsi indotta da oppioidi.
Naloxegol è un PAMORA (Peripherally-Acting Mu-Opioid Receptor Antagonists) quindi va ad ostacolare
direttamente il meccanismo stiptizzante dei pazienti in terapia con oppioidi.
Capitolo 18 - Diarree
Nota: Il numero delle evacuazioni non è rilevante ai fini della definizione di diarrea. 250 grammi/die
rappresentano un valore superiore alla media del peso fecale di soggetti normali.
Nota: Per definizione generalmente accettata 4 settimane rappresentano la durata minima del sintomo per
poterlo definire “cronico”.
3) La diarrea osmotica:
A. È caratterizzata da un volume fecale abitualmente superiore a 1500 cc/24 ore
B. È caratterizzata dalla feci a mucoematiche
C. Determina frequentemente disordini elettrolitici
D. [X] Risponde al test del digiuno
Nota: Poiché la diarrea osmotica è legata alla presenza nel lume intestinale di sostanze osmoticamente attive
assunte per via orale, il digiuno comporta una significativa riduzione del peso fecale delle 24 ore. Le feci non
contengono muco e sangue, non sono necessariamente molto abbondanti e raramente determinano
disordini elettrolitici.
4) I sintomi che suggeriscono una origine organica della diarrea NON includono:
A. Aumento degli indici di infiammazione
B. Calo ponderale superiore al 5% del peso corporeo
C. [X] Durata superiore ai 6 mesi
D. Sangue nelle feci
Nota: Presenza di sangue nelle feci, aumento degli indici di flogosi e calo ponderale rappresentano tutti
sintomi di allarme che suggeriscono una origine organica della diarrea. La durata è, da questo punto di vista
non rilevante.
Nota: La diarrea infiammatoria è legata a una inefficiente gestione degli scambi elettrolitici transmucosi e
non risponde al test del digiuno. Il mucopus è irrilevante. La ipopotassiemia è conseguenza di perdite di tipo
cronico e non si osserva in caso di breve durata.
Nota: Nell’adulto gli anticorpi da soli non sono sufficienti per una corretta diagnosi, il gold standard è
rappresentato ancora dall’esame istologico. La positività per HLA-DQ2 e/o DQ8 ha per lo più valore predittivo
negativo e non rappresenta un test di screening o comunque di primo livello. Le IgA totali permettono di
escludere unicamente un deficit selettivo di IgA: nel caso in cui questo venisse confermato, è ancora più
indicata la ricerca di anticorpi specifici di classe IgG.
Nota: Le tre caratteristiche elencate non sono sempre tutte osservabili e descritte, data la possibile
manifestazione “a macchia di leopardo” delle lesioni intestinali, la variabilità del quadro istologico a livello
della medesima biopsia, nonché il carattere operatore-dipendente dell’esame istologico stesso.
Nota: Le malattie autoimmuni, come la celiachia stessa, sono spesso associate e riguardano prevalentemente
il sesso femminile.
Nota: La malattia celiaca refrattaria è possibile complicanza della malattia celiaca, insieme a digiunoileite
ulcerativa linfoma T-cellulare associato ad enteropatia (EATL).
Nota: Tali test in caso di negatività possono escludere un'allergia alimentare, mentre la positività può essere
molto aspecifica.
Nota: Le apparecchiature usate per la diagnosi rilevano l'idrogeno che deriva dall'idrolizzazione del lattosio
da parte dei batteri.
Nota: Non esistono evidenze in favore degli antibiotici nel deficit di lattasi.
Nota: Il ridotto apporto di fibre determinerebbe aumento della pressione all’interno del lume colico che a
sua volta favorirebbe la formazione dei diverticoli. Tuttavia, dati presenti in letteratura non sono concordanti
nel confermare questa ipotesi patogenetica.
Nota: Le linee guida internazionali e Italiane indicano nell’intervento in due tempi la tecnica chirurgica di
scelta in caso di diverticolite complicata al fine di ridurre l’insorgenza di complicanze post-chirurgiche come
infezioni o deiscenza della sutura chirurgica.
Nota: Dati presenti in letteratura circa l’utilità della mesalazina nel trattamento della diverticolite sono
contrastanti tuttavia il trattamento è indicato per il controllo dei sintomi nelle forme acute, non per la
prevenzione delle recidive.
Nota: Durante l’esame endoscopico è possibile eseguire il prelievo di un campione di mucosa colica al fine di
una valutazione istopatologica per la diagnosi di colite segmentale e per fare diagnosi differenziale con la
RCU.
Nota: La mucosa prossimale alla linea dentata, dove si localizzano le emorroidi interne, non è innervata da
fibre sensoriali, e pertanto le procedure diagnostiche e chirurgiche (ad es. legature elastiche di emorroidi)
possono essere eseguite in questa zona senza necessità di anestesia.
2) Quale delle seguenti patologie può essere diagnostica alla semplice ispezione della regione anale?
A. Rettocele
B. [X] Prolasso rettale
C. Invaginazione anorettale
D. Defecazione dissinergica
E. Proctite
Nota: Il prolasso rettale è l’unica tra le patologie elencate che può essere diagnosticato con la semplice
ispezione della regione perianale, mentre le altre diagnosi necessitano di esplorazione digitale anorettale o
di procedure diagnostiche strumentali.
Nota: Il dolore anale durante la defecazione è il sintomo più frequente e tipico della ragade anale, acuta in
particolare, gli altri sintomi possono coesistere ma sono in genere meno specifici.
Nota: I sintomi della neoplasia anale possono essere identici a quelli delle lesioni benigne più comuni del
canale anale (ad es. sintomi della malattia emorroidaria), ma molti casi le neoplasie sono asintomatiche e
vengono riscontrate incidentalmente durante una esplorazione digitale del retto (ad es. per valutazione
prostatica) o nel corso di colonscopia eseguita per lo screening del tumore del colon. Diversamente gli ascessi
determinano spesso dolore perianale o si associano a fistole, l’ulcera solitaria del retto si associa a stipsi e le
fistole comportano ovviamente la perdita di pus o material fecale dall’orifizio fistoloso.
3) Qual è il test più appropriato per la prevenzione secondaria del cancro sporadico?
A. Test genetici
B. [X] Colonscopia
C. Sangue occulto delle feci
D. Modifiche dello stile di vita
E. Capsula endoscopica
Nota: La colonscopia è tra queste l’unico test che permette una diagnosi e una terapia del cancro sporadico.
Nota: Nella malattia di Crohn le lesioni possono interessare tutto il tratto gastroenterico dalla bocca all’ano.
Nota: Il dolore addominale ricorrente rappresenta il sintomo più frequente nei soggetti giovani con malattia
di Crohn.
Nota: L’assorbimento dei nutrienti avviene nell’intestino tenue e quindi nel Morbo di Crohn con lesioni del
tenue si possono osservare segni e sintomi da malassorbimento.
1) Quale delle seguenti è la procedura chirurgica di scelta nella colite ulcerosa distale refrattaria:
A. colectomia subtotale con anastomosi ileo-rettale
B. [X] proctocolectomia totale con anastomosi ileo-anale e confezionamento di J pouch
C. resezione rettale con colostomia definitiva
D. resezione segmentaria del colon
E. resezione di sigma con colostomia definitiva e affondamento del retto
2) Quale dei seguenti farmaci è il trattamento di prima scelta in caso di pouchite attiva:
A. mesalazina
B. [X] antibiotici
C. budesonide
D. azatioprina
E. farmaci biologi
Nota: La pouchite è una delle più comuni complicanze dopo intervento chirurgico di proctocolectomia
restaurativa con confezionamento di J pouch e anastomosi ileo-anale. I sintomi più frequenti sono la diarrea
e l’urgenza evacuativa. La consapevolezza dell'importanza cruciale che la proliferazione batterica e la stasi
fecale possono avere nella patogenesi della pouchite acuta ha incrementato l'uso degli antibiotici
(ciprofloxacina e metronidazolo) come trattamento di prima scelta.
Nota: Gli aminosalicilati sono il farmaco di prima scelta nel trattamento della colite ulcerosa lieve-moderata,
sia nell’induzione che nel mantenimento della remissione. La terapia combinata (salicilati topici più salicilati
per os) può offrire un guadagno terapeutico rispetto alla sola terapia rettale o per os, ma non è chiaro se ciò
sia dovuto alla doppia via di somministrazione o piuttosto a un effetto di dose cumulativa.
Nota: Circa il 15% dei pazienti affetti da colite ulcerosa può andare incontro a un attacco severo. La colite
severa viene definita in base ai criteri di Truelove e Witts: > 6 evacuazioni/24ore, sanguinamento costante,
temperatura corporea > 37,8°C, frequenza cardiaca > 90 b.p.m, valori di emoglobina < 10,5 g/dl, VES > 30
mm/h).
Nota: Le lesioni istologiche tipiche delle coliti microscopiche, soprattutto la collagena, prevalgono nel colon
ascendente e possono essere assenti nel colon discendente, sigma e retto. Pertanto, le biopsie devono essere
effettuate anche nel colon destro.
Nota: La caratteristica distintiva della colite collagena è l’aumento dello spessore dello strato subepiteliale di
collagene ≥10µm. L’ispessimento del collagene può essere continuo o a salto - patchy.
Nota: La colite da diversione si sviluppa nella mucosa di un tratto di colon che è stato escluso dal transito
intestinale in seguito ad intervento di ileostomia o colostomia. Il tratto di colon escluso dal transito fecale
perdendo la propria funzione sviluppa infiammazione. La cura definitiva consiste nella ricanalizzazione
chirurgica con il ripristino del transito fecale.
4) La presenza di una colite ischemica in una persona giovane (20 anni) deve far sospettare la presenza di:
A. Rettocolite ulcerosa
B. Scompenso cardiaco
C. Cirrosi
D. Assunzione di aspirina
E. [X] Vasculite
Nota: Nei giovani adulti la colite ischemica è più probabilmente associata vasculiti, diatesi trombofiliche
oppure all’uso di alcuni farmaci o droghe quali cocaina, metamfetamina.
Nota: Gli epatociti rappresentano le cellule più numerose anche in funzione alle molteplici attività che devono
svolgere nell’organo in confronto agli altri tipi di cellule.
2) Quale delle seguenti molecole organiche è sintetizzata dal fegato:
A. [X] Albumina
B. Emoglobina
C. Tireoglobulina
D. Fattore intrinseco
E. Melatonina
Nota: L’emoglobina è sintetizzata dagli eritroblasti, la Tireoglobulina dalla tiroide, il Fattore intrinseco dalle
cellule parietali gastriche e la melatonina dalla ghiandola pineale.
3) Quale di questi fattori non è presente nei processi di danno epatico acuto:
A. [X] Fibrosi
B. Infiammazione
C. Produzione di “cell adesion molecules”
D. Necrosi
E. Apoptosi
4) In presenza di danno, la morte del singolo epatocita mediante necrosi o apoptosi è determinata dal
contenuto cellulare di:
A. ICAM-1
B. [X] ATP
C. Glucosio
D. TNF
E. GPT
Nota: La GPT è infatti la Transaminasi glutammico-piruvica, dosata comunemente in laboratorio come indice
di citolisi epatica, il TNF o tumor necrosis factor è una citochina coinvolta nei processi infiammatori, l’ICAM-
1 (intercellular adhesion molecule 1) è una molecola di adesione prodotta durante i processi infiammatori, il
Glucosio è un monosaccaride utilizzato dalla cellula per scopi energetici.
2) Quanto può essere lungo l’intervallo di tempo tra l’inizio del danno epatico e la progressione in cirrosi nei
pazienti con infezione cronica da HCV?
A. circa 1 anno
B. circa 6 mesi
C. [X] dai 20 ai 30 anni, se non vi sono comorbilità
D. meno di 5 anni
E. 5-10 anni
3) Con quale frequenza vengono riscontrati segni ecografici di steatosi nella popolazione italiana?
A. 50%
B. 75%
C. <10%
D. 90%
E. [X] 25%
Capitolo 29 - Diagnostica
Nota: Le transaminasi sono localizzate negli epatociti e sono sensibili indicatori del loro danno, in quanto
rilasciate nel circolo ematico in seguito alla necrosi di queste cellule.
Nota: La maggior parte della fosfatasi alcalina sierica è di origine epatica e ossea. Un aumento isolato di FA1c,
con livelli normali di γ-glutamiltransferasi, si riscontra nell’adolescenza (aumento dell’isoenzima osseo), nelle
malattie dell’osso (rachitismo, osteomalacia, osteite deformante, morbo di Paget) e nel terzo trimestre di
gravidanza (aumento dell’isoenzima placentare). Vi sono poi rari disordini epatici caratterizzati dall’aumento
isolato di FA1c, tra cui la colestasi intraepatica ricorrente benigna e la colestasi intraepatica familiare
progressiva.
Nota: Nel sangue la bilirubina non coniugata viene legata per la massima parte all’albumina. Al polo vascolare
dell’epatocita, la bilirubina si stacca dall’albumina e passa all’interno dell’epatocita, dove viene glucuronata,
divenendo così bilirubina coniugata. Un aumento dei livelli sierici di bilirubina coniugata è quindi espressione
di stasi biliare intra o post-epatica, dovuta a patologie del fegato o delle vie biliari. Esistono rare condizioni
genetiche (S. di Dubin-Johnson e S. di Rotor) in cui l’incremento della bilirubina coniugata è imputabile ad
una mutazione della proteina che regola l’escrezione biliare della bilirubina coniugata.
Nota: Il Fibroscan è uno strumento basato sul principio dell’elastometria che valuta l’elasticità del fegato.
1) Uomo di 25 anni si presenta al PS con astenia, febbricola e ittero. Riferisce di avere fatto un viaggio in
alcuni paesi del Nord Europa. Gli esami di laboratorio evidenziano bilirubina totale/diretta 9.8/7,0 mg/dl,
AST/ALT 20 volte la norma. Quali marcatori virali è opportuno eseguire?
A. IgM anti-HAV, HCV-RNA,
B. HBsAg, anti-HCV
C. IgG anti-HAV, IgG anti-HEV, HCV-RNA
D. IgM anti-HAV, anti-HCV
E. [X] IgM anti-HAV, HEV-RNA, HCV-RNA
Nota: Il paziente è già vaccinato per l’epatite B (in Italia tutti i cittadini di età inferiore a 36 anni sono stati
obbligatoriamente vaccinati). L’infezione da HAV è la causa più frequente di epatite acuta e i rischi più comuni
sono l’infezione con cibi infetti o con i rapporti omosessuali fra maschi (negli ultimi 2 anni ci sono state delle
epidemie nelle principali città Europee). L’infezione da HCV è da escludere perché alcuni comportamento a
rischio (rapporti sessuali, tatuaggi, piercing) possono causare l’infezione da HCV. L’infezione da HEV è più
rara. Ma è da escludere nei soggetti in cui non è accertata un’infezione con HAV o HCV.
2) Un uomo di 56 anni con una grave epatite acuta da HBV (bilirubina totale 23 mg/dl, AST/ALT oltre 30 volte
la norma) arriva al PS e viene ricoverato. Cosa bisogna fare?
A. [X] Eseguire una TAC cerebrale, controllare i valori di bilirubina, INR e creatinina e valutare la necessità
di inviare il paziente al centro trapianti in caso di diagnosi di epatite fulminante
B. Iniziare immediatamente un trattamento con Entecavir o Tenofovir
C. Iniziare il trattamento con NUC solo in caso di segni di insufficienza epatica
D. Monitorizzare i valori di bilirubina, INR e albumina per valutare il rischio di epatite fulminante
E. Eseguire una TC addome
Nota: Non c’è nessuna evidenza scientifica che la somministrazione di NUC in caso di epatite acuta grave da
HBV possa ridurre il rischio di evoluzione in epatite fulminante o favorire la guarigione. È necessario eseguire
un attento e continua monitoraggio della funzione epatica e del coinvolgimento cerebrale per valutare
precocemente la necessità di un trapianto di fegato.
3) Paziente con epatite cronica HBV-correlata con ALT 2-3 x VN, Fibroscan : Kpa= 14.5. Varici esofagee ( F1 )
alla endoscopia. Cosa fareste?
A. Monitoraggio per HCC
B. Legature delle varici esofagee
C. Dosaggio dei livelli di HBV-DNA nel siero
D. Monitoraggio semestrale della funzionalità epatica e dell’HBV-DNA
E. [X] Inizio terapia con antivirali analoghi nucleosid(t)ici
Nota: La risposta alla terapia con ETV e TDF nei cirrotici è molto efficiente (> 90%), simile alle forme non
cirrotiche, ed è scevra da effetti collaterali. La terapia migliora distintamente la funzione epatica
nell’immediato, e nel lungo termine induce regressione della fibrosi. È d’obbligo iniziare subito il trattamento
con antivirali nella cirrosi scompensata.
4) Quali delle elencate manifestazioni extraepatiche non sono correlate al virus dell’epatite C (HCV)?
A. Tiroidite autoimmune
B. Lichen planus
C. Glomerulonefrite membrano-proliferativa
D. Crioglobulinemia
E. [X] Anemia emolitica
Nota: Alcuni pazienti con infezione cronica da HCV possono presentare disturbi extra-epatici, secondari alla
capacità del virus C di determinare manifestazioni cliniche al di fuori del fegato, come la crioglobulinemia
mista, i linfomi o le alterazioni del metabolismo glicidico e/o lipidico, una tiroidite autoimmune.
Nota: Il binge drinking è proprio caratterizzato dall’assumere una grande quantità di alcolici in modo
occasionale.
Nota: Il Codice stradale identifica con 0,5 g/L il limite massimo per mettersi alla guida. Questo si determina
dopo l’assunzione di circa 2U alcoliche.
Nota: La Sindrome nefrosica non ha rapporto con l'assunzione di alcool, ma sia la cardiopatia dilatativa, che
la pancreatite cronica, che l’encefalopatia di Wernicke, che la neuropatia periferica, sono di riscontro
frequente in chi abusa di bevande alcoliche.
Nota: Il punteggio (o funzione discriminate) di Maddrey è basato sul tempo di protrombina e sulla
concentrazione della bilirubina, identifica la gravità del danno epatico acuto e permette di identificare quei
pazienti nei quali è indicato iniziare una terapia steroidea.
Capitolo 32 - Steatosi e steatoepatite non alcol-correlata
Nota: La biopsia epatica è il mezzo diagnostico più affidabile per identificare una NASH.
Nota: La prevalenza della NAFLD nella popolazione generale dipende dall’area geografica e in Europa è
intorno al 25%.
Nota: La Steatoepatite Non Alcolica o NASH è caratterizzata dalla presenza di steatosi, infiammazione, necrosi
(degenerazione balloniforme) con o senza fibrosi.
Nota: La NAFLD si associa agli stati di insulino-resistenza come diabete tipo 2, obesità viscerale,
ipertrigliceridemia e si può associare alla sindrome dell’ovaio policistico.
Nota: L’incremento delle transaminasi è generalmente presente, ma poiché l’esordio può presentarsi come
epatite cronica o come epatite acuta, il grado di elevazione delle ALT non è criterio diagnostico.
2) Quali di queste affermazioni relative alla epidemiologia dell’Epatite Autoimmune è errata:
A. la prevalenza è bimodale (età prepuberale e 4°-6° decade)
B. [X] la prevalenza è in decremento nei soggetti oltre i 65 anni
C. è prevalente nel sesso femminile
D. la prevalenza è compresa fra i 15-25 casi per 100.000
E. si manifesta in tutte le razze
Nota: Studi recenti indicano che la prevalenza è in incremento nella popolazione anziana.
3) La biopsia epatica:
A. va eseguita solo nei casi di sindrome da overlap
B. non è un parametro fondamentale per confermare la diagnosi
C. [X] non deve essere eseguita nei pazienti non-responsivi alla terapia di prima linea prima di modificare lo
schema di trattamento
D. le lesioni istologiche sono patognomoniche
Nota: Nei pazienti che non rispondono o rispondono in modo insoddisfacente alla terapia di prima linea,
devono essere utilizzati immunosoppressori di seconda linea, ma la biopsia epatica non fornisce elementi
che guidano la scelta terapeutica.
Nota: L’EAI tipo 2 è più frequente in età pediatrica e nei giovani a differenza dell’EAI tipo 1 che è più frequente
nell’adulto e caratterizzata dalla positività per ANA e/o SMA.
Nota: Accumulo di rame lo si osserva in corso di colestasi cronica, in considerazione del fatto che il rame
viene eliminato per via biliare, nella malattia di Wilson e nella condizione pediatrica nota come Indian
childhood cirrhosis causata da intossicazione di rame in soggetti geneticamente predisposti. Tuttavia, non è
caratteristica della steatoepatite non alcolica.
2) Con quale frequenza gli anelli di Kayser-Fleischer sono presenti nella malattia di Wilson ad interessamento
epatico?
A. 10% dei casi
B. 1% dei casi
C. [X] 50% dei casi
D. 100% dei casi
Nota: Gli anelli di Kayser-Fleischer possono essere presenti nel 95% dei casi di Malattia di Wilson con
interessamento neurologico; tuttavia, possono essere presenti fino a solo il 50% dei pazienti con solo
coinvolgimento epatico.
3) In quale delle seguenti condizioni non si osserva l’aumento sierico della ferritina?
A. Neoplasie
B. Steatoepatite non alcolica
C. [X] Epatite cronica B
D. Condizioni infiammatorie acute e croniche
Nota: Iperferritinemia è comune a condizioni come la steatoepatite non alcolica, l’etilismo cronico e
condizioni infiammatorie acute e croniche e neoplastiche, ma non è un riscontro comune nelle epatiti
croniche virali B e C.
Nota: In presenza di emocromatosi HFE-correlata si osserva iperferritinemia con elevata saturazione della
transferrina. L’unica condizione di sovraccarico di ferro su base genetica associata a bassa-normale
saturazione della transferrina e la malattia della ferroportina. In questa condizione i mutanti della
ferroportina non sono in grado di esportare il ferro dalle cellule, causando un accumulo di ferro (in particolare
nei macrofagi) e una disponibilità di ferro limitata per la transferrina circolante.
Nota: Il paracetamolo è responsabile del 50% dei casi di insufficienza epatica acuta nei paesi anglosassoni ed
è la causa principale di trapianto di fegato per epatite fulminante da farmaci.
2) Che cosa bisogna fare in caso di assunzione di una singola dose eccessiva di paracetamolo?
A. È sufficiente sospendere il farmaco per prevenire il danno epatico
B. È sufficiente eseguire lavanda gastrica e somministrare carbone attivo per prevenire il danno epatico
C. [X] Occorre somministrare N-acetil cisteina entro 4-12 ore per prevenire il danno epatico
D. È sufficiente sorvegliare il paziente per alcune ore per verificare l’assenza di danno epatico
E. Non occorre fare alcunché se non coesistono altri fattori di rischio (alcol, epatite cronica virale)
Nota: Una volta identificato e stratificato il rischio di danno epatico (alto per ingestione di >10 g o livelli di
paracetamolo sierici a 4 ore > 150 mg/ml) il trattamento richiede la somministrazione di N-acetilcisteina
secondo schema con dose carico di 150 mg/kg seguita a distanza di 4 ore da 50 μg/kg, sino a dosaggio totale
di 300 mg/kg nelle 24 ore.
Nota: La steatosi microvescicolare è conseguente a tossicità mitocondriale che induce sia a un difetto nella
β-ossidazione mitocondriale degli acidi grassi liberi sia a una compromissione critica della produzione
dell’ATP mitocondriale. I pazienti si presentano con anoressia, nausea, vomito oppure con un quadro di
encefalopatia epatica che può progredire fino al coma da severa iperammoniemia; spesso vi è acidosi lattica
da difetto nella respirazione mitocondriale e nella fosforilazione ossidativa. I dati di laboratorio dimostrano
una moderata o severa ipertransaminasemia; la fosfatasi alcalina è di solito normale o lievemente elevata; i
livelli di bilirubina sono variabili e dipendono dalla severità del danno.
Nota: Un farmaco può essere un trigger di un’epatite autoimmune classica oppure può dare una sindrome
definita come “autoimmune like”. Le principali caratteristiche cliniche di quest’ultima sono: 1) inizio entro 3
mesi dall’assunzione del farmaco; 2) raramente si osserva ittero alla presentazione; 3) miglioramento con
terapia steroidea che può essere discontinuata senza riacutizzazione; 4) biopsia con quadro istologico
all’esordio identico a quello dell’epatite autoimmune classica.
1) Quale risposta tra quelle elencate identifica correttamente i meccanismi alla base dell'ipertensione portale
nella cirrosi?
A. La vasodilatazione renale e l’aumento del flusso portale
B. La presenza dei noduli rigenerativi e la vasodilatazione dei sinusoidi
C. L' ipertensione sistemica e la vasocostrizione splancnica
D. La vasocostrizione renale e la riduzione del flusso ematico portale
E. [X] La vasocostrizione dei sinusoidi e la vasodilatazione splancnica
Nota: La vasocostrizione dei sinusoidi è responsabile dell’aumento della pressione nel circolo portale e della
vasodilatazione splancnica.
Nota: Il gradiente siero-ascite di albumina (SAAG), calcolato come differenza assoluta delle concentrazioni di
albumina nel siero e nell’ascite, è il metodo più accurato per classificare l’ascite. Un SAAG > 1,1 g/dl è
indicativo di ipertensione portale la cui causa può essere una cirrosi. Al contrario, un SAAG < 1,1 g/dl è
indicativo di altre cause.
Nota: L'aumento della tensione della parete è il risultato di una maggiore pressione intravasale, aumento del
diametro delle varici e riduzione dello spessore delle pareti. Lo spessore della parete delle varici può essere
valutato visivamente dalla presenza di segni di rossi. Questi contrassegni riflettono le aree in cui il muro è
particolarmente sottile.
4) Qual è l’incidenza della trombosi della vena porta nel paziente cirrotico?
A. I pazienti con cirrosi epatica non sviluppano mai trombosi della vena porta
B. 70-80%
C. Tutti i pazienti con cirrosi epatica sviluppano trombosi portale
D. 40-50%
E. [X] 7-12%
Nota: L’insorgenza di TVP è determinata da un’alterazione dell’equilibrio fisiologico che regola le dinamiche
dei fattori pro e anticoagulanti, e dai cambiamenti patologici riguardanti uno dei componenti della Triade di
Virchow (stasi venosa, danno endoteliale e ipercoagulabilità). Nei pazienti con malattia epatica avanzata, la
stasi venosa è il risultato della vasodilatazione splancnica e del rimaneggiamento dell’architettura epatica,
caratteristico del fegato cirrotico.
Nota: L’intervallo di sorveglianza viene stabilito sulla base del tempo mediano di raddoppio dimensionale
della lesione osservato in studi di storia naturale dell’epatocarcinoma non trattato. Tali studi hanno
evidenziato che il tempo di raddoppio in questione sia all’incirca di 172 giorni, sebbene possa esistere
variabilità nel tempo di crescita, parametro non prevedibile a priori dal punto di vista clinico.
2) In pazienti cirrotici con riscontro di nodulo epatico di dimensioni superiori al centimetro in corso di
sorveglianza ecografica, ai fini della diagnosi di carcinoma epatocellulare:
A. l’ecogenicità della lesione nodulare fornisce indicazioni precise inerenti la natura del nodulo, rendendo
spesso inutile l’esecuzione di ulteriori tecniche di immagine
B. [X] è necessario l’impiego di metodiche di immagine (TC, TRM, US) con mezzo di contrasto allo scopo di
poter identificare la presenza di eventuale vascolarizzazione patognomonica
C. l’ecogenicità della lesione nodulare, associata a livelli aumentati di alfa-fetoproteina, è sufficiente a
identificare con certezza la natura del nodulo
D. è sempre necessaria l’esecuzione di accertamento istologico in quanto le dimensioni del nodulo, anche
con tecniche d’immagine che prevedono l’utilizzo di mezzo di contrasto vascolare, non permettono una
diagnosi definitiva non invasiva
E. la lesione deve sempre essere sottoposta a biopsia al fine di identificare marcatori immunoistochimici
predittivi di risposta alla terapia
Nota: L’utilizzo di tecniche diagnostiche per immagini che si avvalgono dell’uso di mezzi di contrasto permette
l’identificazione dell’iperafflusso in fase arteriosa e del relativo ipoafflusso in fase venosa che caratterizzano
l’epatocarcinoma rispetto al parenchima circostante e alle altre lesioni epatiche come le metastasi. Si
sottolinea come tali caratteristiche dinamiche siano applicabili in pazienti affetti da cirrosi epatica, in quanto
soggetti a elevato rischio pre-test di sviluppo di carcinoma epatocellulare, ma non in soggetti con fegato sano
nei quali la biopsia della lesione – in caso sospetto – non può essere sostituita dalle tecniche per immagine.
Nota: L'uso della caratterizzazione molecolare guida la decisione se effettuare la resezione e quale tipo di
resezione eseguire. La sottotipizzazione molecolare è importante per pianificare il trattamento e la
sorveglianza. Per esempio, le lesioni con mutazione dell’esone 3 della β-catenina richiedono una resezione
oncologica con evidenza di margine di resezione libero da neoplasia in base all'alto rischio di trasformazione.
4) La terapia “ideale” di un paziente giovane, affetto da cirrosi epatica scompensata (Child-Pugh classe C) e
privo di comorbilità, con epatocarcinoma all’interno dei criteri di Milano (BCLC D) è:
A. l'utilizzo di sorafenib
B. [X] il trapianto di fegato
C. la best supportive care
D. la resezione chirurgica
E. la chemioembolizzazione
Nota: Un paziente con epatocarcinoma all’interno dei criteri di trapiantabilità ed epatopatia gravemente
scompensata e in assenza di comorbilità significative, ottiene il beneficio massimo dal trapianto di fegato
(concetto di “transplant benefit”) rispetto ad altri pazienti in quanto tale atto terapeutico può comportare la
guarigione non solo della patologia di base, ma soprattutto della complicanza neoplastica per la quale non
avrebbe altra soluzione se non la best supportive care.
1) La terapia della recidiva di HCV dopo trapianto di fegato, con i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta:
A. causa sviluppo di epatite autoimmnune de novo
B. [X] consente di ottenere tassi di risposta virologica sostenuta molto elevati e non è gravata da significativi
effetti indesiderati nella maggior parte dei casi
C. è necessario associare agli antiviral ad azione diretta l’uso dell’interferone peghilato
D. è utilizzabile solo in casi selezionati e non è tollerata dalla maggior parte dei pazienti
E. presenta tassi di risposta virologica insoddisfacenti
Nota: L’introduzione dei nuovi farmaci antivirali ad azione diretta ha rappresentato, anche nell’ambito del
trapianto di fegato, una vera e propria rivoluzione. L’epatite HCV recidiva che rappresentava una delle
complicanze mediche più frequenti e clinicamente più rilevanti fino a pochi anni fa, può al giorno d’oggi
essere trattata con terapie antivirali basate sull’associazione di farmaci antivirali ad azione diretta che
consentono con poche settimane di trattamento di ottenere elevati tassi di risposta virologica e non
presentano significativi effetti indesiderati e non sono stati segnalati casi di epatite autoimmune de novo.
2) Il punteggio “MELD” (Model for End Stage Liver Disease) considerato minimo per l’inserimento in lista per
trapianto, fatte salvo le eccezioni, è:
A. 25
B. 10
C. [X] 15
D. 18
E. 23
Nota: Il punteggio MELD viene calcolato sulla base del valore di tre parametri biochimici oggettivi (bilirubina,
creatinina, INR); da un calcolo logaritmico viene fornito un punteggio predittivo del rischio di morte a 3 mesi,
se il trapianto non viene effettuato.
Nota: I principali immunosoppressori sono farmaci capaci di agire a vari livelli della cascata di attivazione
immunitaria mediata dalle cellule T. I più utilizzati nel caso del trapianto di fegato sono gli inibitori della
calcineurina (in particolare il tacrolimus). La terapia immunosoppressiva, oltre all’effetto desiderato di
evitare il rigetto dell’organo trapiantato, presenta degli effetti indesiderati legati al danno tossico dei farmaci
(tossicità renale degli inibitori della calcineurina) e della soppressione della risposta immune (aumento del
rischio di infezioni e neoplasie de novo).
Nota: La cirrosi epatica rappresenta la principale indicazione al trapianto di fegato. Esistono anche indicazioni
meno frequenti (ad esempio la cirrosi da cause vascolari come nel caso della Sindrome di Budd-Chiari) o
indicazioni marginali e più rare (emangioendotelioma epitelioide o metastasi epatiche da neoplasia
neuroendocrina ben differenziata). L’epatite fulminante è una indicazione al trapianto, ma i casi
rappresentano il 5-7% dei trapianti.
Nota: BSEP è coinvolto nella secrezione di Acidi Biliari dipendente dall'ATP nel polo canalicolare degli
epatociti; BSEP è mutato nella PFIC-2.
Nota: I fosfolipidi biliari sono coinvolti nella formazione di micelle miste che solubilizzano più colesterolo
rispetto alle micelle formate solo dagli acidi biliari. Inoltre, i fosfolipidi agiscono come tensioattivi per il polo
apicale dei colangiociti.
3) In che modo l’interazione tra acidi biliari e FXR ileale modula la circolazione enteroepatica degli acidi biliari?
A. Stimolando la sintesi degli acidi biliari nel fegato
B. Riducendo l’assorbimento ileale degli acidi biliari
C. Aumentando la deconiugazione degli acidi biliari
D. [X] Inibendo la sintesi degli acidi biliari nel fegato
E. Cambiando la composizione del microbiota intestinale
Nota: Gli acidi biliari idrofobici attivano FXR ileale e inducono FGF19 che a sua volta altera la sintesi degli acidi
biliari nel fegato.
1) Quale delle seguenti combinazioni di parametri di laboratorio è più utile per differenziare un ittero da una
colestasi?
A. [X] Fosfatasi alcalina, bilirubina coniugata, sali biliari
B. Bilirubina non coniugata, sali biliari, ALT
C. AST, bilirubina coniugata, fosfatasi alcalina
D. Emocromo, LDH, bilirubina non coniugata
E. ALT, bilirubina non coniugata, gamma-GT
Nota: La presenza di sali biliari è altamente specifica per la diagnosi di colestasi e in questo caso si osserva la
presenza di bilirubina prevalentemente coniugata. La combinazione emocromo, LDH e bilirubina non
coniugata è utile per identificare la natura emolitica dell’iperbilirubinemia.
Nota: Le altre risposte sono ovviamente sbagliate. Nella sindrome di Gilbert il difetto genetico riguarda il
TATAA box, non il gene specifico dell’enzima, che è invece difettoso nella sindrome di Crigler-Najjar.
3) In quali delle seguenti malattie colestatiche la biopsia epatica è maggiormente indicata?
A. Sospetto clinico di danno epatico da farmaci
B. CBP con positività degli AMA
C. [X] CSP con reperti non caratteristici alla MRCP
D. Ostruzione biliare con evidenza radiologica di dilatazione delle vie biliari
E. CSP o CBP con quadro ecografico di cirrosi
Nota: Se il quadro MRCP non è conclusivo, la biopsia epatica è necessaria per confermare la diagnosi di CSP,
diversamente dalla CBP dove invece, se gli AMA risultano positivi, la biopsia non è necessaria. L’ostruzione
biliare è una controindicazione alla biopsia epatica, mentre nel danno farmacologico l’istologia epatica può
essere utile solo se permangono alterazioni di laboratorio a distanza dalla sospensione del trattamento
farmacologico. Nelle condizioni di malattia già evoluta a cirrosi la biopsia non viene generalmente mai
effettuata.
4) Quale dei seguenti segni/sintomi è più tipico nella diagnosi precoce di colestasi?
A. Steatorrea
B. Diarrea ematica
C. [X] Astenia
D. Urine schiumose
E. Ittero
Nota: L’astenia è reperto abbastanza comune nelle malattie croniche colestastiche, in particolare nelle
colangiopatie primitive, come PBC e PSC. L’ittero e la steatorrea sono segni tardivi nella colestasi, le urine
possono essere scure (color marsala) nella colestasi ostruttiva, ma non hanno aspetto schiumoso, che è
invece indicativo di proteinuria. La diarrea ematica non è tipica della colestasi, ma può caratterizzare la colite
ulcerosa il cui esordio può anticipare quello della PSC nelle forme associate.
Nota: Gli anticorpi Anti Mitocondrio (AMA) sono diagnostici e specifici per la CBP; in un paziente con una
persistente Fosfatasi Alcalina elevata, la positività degli AMA permette di fare diagnosi.
Nota: La CBP è una patologia che colpisce tipicamente le donne, con un rapporto di 4 a 1 rispetto agli uomini.
Nota: L’astenia è un sintomo molto comune nei pazienti con CBP; il prurito insorge con il progredire della
malattia e può divenire incoercibile, tanto da poter rappresentare una indicazione al trapianto di fegato.
Nota: La metodica diagnostica per la PSC è la colangioRMN, che permette di identificare le alterazioni delle
vie biliari tipiche della malattia.
Nota: Il colesterolo della bile (tenuta in laboratorio a 37 °C) dei soggetti affetti da litiasi, precipita in 6-7 giorni
anziché in 15 giorni, come avviene nei soggetti normali. Il fenomeno è spiegato dalla presenza di fattori
pronucleanti. Inoltre, il volume a digiuno della colecisti in soggetti litiasici è, nel 30% dei casi, più grande
rispetto a quello dei soggetti non litiasici e a questo si associa, di frequente, un difetto di svuotamento che
determina una stasi della bile e i processi di aggregazione dei cristalli di colesterolo.
Nota: Si aggiunge, tra i fattori di rischio, anche una rapida diminuzione del peso corporeo ma non il diabete,
come un tempo si riteneva. Le 5 “F” degli autori anglosassoni descrivevano sinteticamente i fattori di rischio
del paziente calcolotico: Female, Fat, Fertile, Forty, Fair.
3) Quante e quali forme di litiasi biliare si conoscono dal punto di vista clinico?
A. Quattro forme: una forma da aumentato assorbimento del liquido endocolecistico, una forma
sintomatica con dolore localizzato in regione mesogastrica, una forma associata a malattie infiammatorie
croniche intestinali e una forma correlata a diete ad alto contenuto di fibre
B. [X] Due forme: la litiasi silente e la litiasi sintomatica
C. Tre forme: la litiasi silente, la litiasi sintomatica e la litiasi simil-pancreatitica
D. Una forma: la litiasi sintomatica
E. Due forme: una forma a poussée e una forma tipica dell’angina pectoris
Nota: La litiasi silente è un riscontro casuale in corso di indagini strumentali effettuate per altre motivazioni
e la litiasi sintomatica, il cui sintomo specifico è la colica biliare, con insorgenza del dolore nelle ore notturne
e localizzazione in fianco destro, epigastrio, spalla destra, può associarsi a nausea e vomito, persiste per 1-4
ore e mimare la sintomatologia tipica dell’angina pectoris. La colecistectomia profilattica non va suggerita
per prevenire il cancro della colecisti; se si escludono specifiche condizioni certe (colecisti a porcellana o
anomalie della giunzione coledoco-pancreatica) o dubbie (calcolo di dimensioni > 3 cm o polipi della colecisti
> 1,5 cm) nelle quali è stato segnalato un maggiore rischio, la pratica chirurgica profilattica indurrebbe un più
elevato tasso di mortalità/morbidità decisamente superiore a quello dei casi di neoplasia evitati.
4) Quali sono le cause della disfunzione dello sfintere di Oddi (SOD) e quali le presentazioni cliniche?
A. Cause iatrogene con quadro clinico correlato all’uso di antiacidi
B. Ostruzione meccanica dello sfintere pancreatico e quadro clinico tipico della pancreatite acuta
C. Disturbi funzionali dello sfintere di Oddi con algie addominali intermittenti, come da occlusione
intestinale
D. [X] Ostruzione funzionale (discinesia) o anatomica (meccanica) dello sfintere di Oddi associata a dolore
da 30 minuti a parecchie ore
E. Cause iatrogene con quadro clinico tipico dell’epatite acuta
Nota: Sindrome clinica benigna causata da un’ostruzione funzionale (discinesia) o anatomica (meccanica)
dello sfintere di Oddi. Può interessare lo sfintere biliare, lo sfintere pancreatico o entrambi. La forma clinica
tipica si presenta con dolore biliare ricorrente della durata di 30 minuti o di parecchie ore con o senza
elevazione dei parametri funzionali epatici.
1) Quale delle seguenti patologie della colecisti può determinare una neoplasia maligna:
A. Colecistite acuta
B. [X] Adenoma
C. Polipi di colesterolo
D. Litiasi biliare
E. Colecistite cronica
Nota: L’adenoma della colecisti è un tumore epiteliale benigno che può evolvere in carcinoma. Il principale
fattore di rischio è rappresentato dalle dimensioni.
Nota: TC addome e/o RM addome rappresentano le metodiche di elezione per la diagnosi del
colangiocarcinoma intraepatico, che è una lesione focale del fegato.
3) Quale delle seguenti patologie rappresenta una condizione precancerosa per il colangiocarcinoma
extraepatico:
A. Cirrosi epatica
B. [X] Colangite sclerosante primitiva
C. Colangite biliare primitiva
D. Litiasi biliare
E. Colangite batterica ricorrente
Nota: La colangite sclerosante primitiva (CSP), a causa dell’infiammazione cronica, comporta un rischio
relativo di sviluppare colangiocarcinoma dal 6% al 36% a seconda delle casistiche.
4) Il trapianto di fegato può essere indicato all’interno di protocollo con terapia neoadiuvante per la terapia
del:
A. Colangiocarcinoma intraepatico
B. Colangiocarcinoma distale
C. Carcinoma della colecisti
D. [X] Colangiocarcinoma peri-ilare
E. Carcinoma ampullare
Nota: Il tasso di recidiva del colangiocarcinoma post-trapianto è troppo alto e non giustifica il trapianto di
fegato. Alcuni casi selezionati di colangiocarcinoma peri-ilare dopo staging meticoloso e terapia
neoadiuvante possono beneficiare del trapianto di fegato.
Nota: Nonostante la potente azione digestiva, gli enzimi sono la componente minore della secrezione
pancreatica.
Nota: Da ricordare che la colecistochinina ha anche importanti effetti motori (contrae la colecisti, rilascia lo
sfintere di Oddi) e secretori (riduce la secrezione acida ed aumenta la secrezione biliare).
Nota: Semplificando è la rottura dell’equilibrio tra proteasi ed antiproteasi l’evento cardine del danno
pancreatico in corso di pancreatite acuta qualunque sia la causa scatenante.
1) In base a quale criterio si distingue una pancreatite acuta grave dalle altre forme?
A. Livelli di lipasi superiori a 4 volte i valori di riferimento
B. La presenza di insufficienza di 1 organo per meno di 48 ore
C. La presenza di insufficienza di almeno 2 organi per meno di 48 ore
D. L’assenza di danno d’organo
E. [X] La presenza di insufficienza di 1 organo oltre le 48 ore
Nota: Solo la presenza di insufficienza d’organo persistente a carico di 1 o più apparati è dirimente per la
diagnosi di forme gravi.
Nota: L’uso dell’antibiotico in profilassi si è dimostrato peggiorare la prognosi dei pazienti, a differenza della
terapia in soggetti con nota infezione extra-pancreatica o in soggetti con raccolte pancreatiche necrotiche
infette.
Nota: Sono 3 i parametri per la diagnosi di pancreatite acuta: rialzo degli enzimi pancreatici di oltre 3 volte, il
dolore tipico ed un imaging suggestiva per un processo infiammatorio del pancreas: per la diagnosi sono
necessari 2 di questi.
Nota: La TC si è dimostrata molto precisa per valutare il parenchima pancreatico ma anche l’ecografia
addominale e la RM possono permettere di valutare il pancreas in corso di pancreatite.
1) Quali sono i fattori più frequentemente associati ai pazienti affetti da pancreatite cronica?
A. Neoplasia della via biliare
B. [X] Tossici, metabolici, genetici, ostruttivi e autoimmuni (TIGAR – O)
C. Litiasi biliare
D. Ulcera duodenale
E. Neoplasia della colecisti
3) Quali sono le metodiche di studio più utilizzate nella diagnosi endo/radiologica dei pazienti affetti da
pancreatite cronica?
A. ERCP
B. [X] Ecografia addome, TC (calcificazioni), RMN con ricostruzioni colangiopancreatografiche,
Ecoendoscopia con FNA/FNB
C. TC torace
D. Esofagogastroduodenoscopia
E. PET addome
4) Qual è la finalità del trattamento endoscopico e quali i suoi vantaggi in confronto al trattamento
chirurgico?
A. [X] Trattamento del dolore con decompressione del dotto pancreatico con eventuale estrazione di litiasi
ostruttiva del dotto pancreatico principale. Può essere ripetibile e non pregiudica un possibile
trattamento chirurgico
B. Trattamento della maldigestione
C. Trattamento del diabete
D. Trattamento delle riacutizzazioni dolorose
E. Estrazione litiasi biliare
1) Quale fra queste affermazioni, riguardanti i sintomi del tumore pancreatico è corretta:
A. Il diabete è sempre presente
B. Sono molto specifici
C. [X] Comprendono ittero, calo ponderale, dolore, diabete
D. L’ittero è sempre presente
Nota: L’ittero è secondario alla compressione dei dotti biliari ed è presente nel 50-60% dei pazienti al
momento della diagnosi. Il dolore è presente in circa 3/4 dei pazienti, è causato dell’infiltrazione delle
strutture nervose peripancreatiche da parte della neoplasia. Il calo ponderale è presente nel 90% dei casi alla
diagnosi, è secondario all’instaurarsi della sindrome di anoressia-cachessia. Il diabete è presente nel 50% dei
casi alla diagnosi.
2) Quale fra queste affermazioni, riguardanti lo screening del cancro pancreatico è corretta:
A. È uno screening che si propone a tutta la popolazione sopra i 60 anni
B. Prevede un’ecografia addominale ogni 6 mesi
C. [X] Si può proporre solo in soggetti con rischio aumentato
D. Non è indicato in alcun soggetto
Nota: Lo screening per il cancro pancreatico mediante RM o EUS si può proporre solo a pazienti con rischio
aumentato di sviluppare cancro pancreatico definiti in base alla familiarità (almeno due familiari di primo
grado affetti) o in base alla presenza di mutazioni genetiche predisponenti.
3) Quale fra queste affermazioni, riguardanti la palliazione dei sintomi del tumore pancreatico è sbagliata:
A. L’endoscopia può ridurre il dolore mediante alcolizzazione del plesso celiaco
B. [X] L'opzione più efficace è sempre chirurgica
C. L’endoscopia può palliare l’ittero ittero mediante CPRE
D. L’endoscopia può palliare l’ostruzione duodenale mediante posizionamento di protesi duodenale
Nota: La chirurgia non è un’opzione per la palliazione dei sintomi causati dal tumore pancreatico, ma deve
essere usata solo in casi eccezionali essendo gravata da alti tassi di morbilità e mortalità. Si fa ricorso alla
palliazione chirurgica, nei casi che hanno avuto indicazione resettiva ma si sono rivelati inoperabili al tavolo
operatorio (per esempio per la presenza di metastasi epatiche non visibili negli accertamenti preoperatori).
Nota: Le neoplasie cistiche mucinose sono caratterizzate da un potenziale di evoluzione maligna al contrario
delle cisti sierose per i quali sono descritti solo rarissimi casi di degenerazione maligna.
1) Tutti i seguenti fattori, TRANNE uno, sono indicati nella valutazione di un paziente con carcinoide gastrico
di tipo I:
A. [X] Dosaggio istamina sulle urine delle 24 ore
B. Gastrina
C. Pepsinogeno I
D. Emocromo completo
E. Cromogranina A plasmatica
Nota: La presenza contemporanea di tutti e tre questi fattori rende la prognosi del paziente peggiore.
Nota: Come altri biomarker oncologici, l’utilità della cromogranina A non è tanto diagnostica quanto per il
follow-up dei pazienti.
4) Quali sono le sedi più comuni delle neoplasie neuroendocrine (NEN) gastrointestinali?
A. Duodeno, digiuno, ileo
B. Stomaco e colon
C. [X] Stomaco e retto
D. Colon e retto
E. Stomaco e duodeno
Nota: I carcinoidi gastrici rappresentano il 23% di tutte le NEN del tratto gastroenteropancreatico sono i più
frequenti insieme ai NEN del retto.
Nota: Il sanguinamento digestivo inferiore avviene a valle del legamento di Treitz e pertanto non prevede
l’emissione di sangue dalla bocca (definizione di ematemesi). La presenza di feci normocromiche esclude la
presenza di un sanguinamento digestivo inferiore ma non quello di un sanguinamento cronico con presenza
di sangue occulto fecale.
Nota: L’ulcera peptica (considerando globalmente le diverse sedi dove si può presentare) è la causa principale
di sanguinamento digestivo superiore, seguita da gastriti ed esofagiti. Le angiodisplasie, le varici esofagee e
la lesione di Dielafoy sono cause più rare.
Nota: La melena è l’emissione dall’ano di feci contenenti sangue trasformato e pertanto di colore nero o
rosso scuro, di consistenza liquida o semiliquida. L’emissione di sangue bruno o nero con il vomito è la
definizione di ‘ematemesi’. Quando dall’ano viene emesso sangue rosso vivo con la defecazione si parla di
‘ematochezia’ mentre se ciò avviene indipendentemente dall’emissione concomitante di feci si parla di
‘proctorragia’
4) La videocapsula endoscopica:
A. È una metodica invasiva che consente diagnosi e terapia delle lesioni del piccolo intestino
B. È il primo esame da eseguire in caso di sanguinamento occulto in quanto consente di stabilire se eseguire
come secondo esame la colonscopia piuttosto che la gastroscopia
C. È una metodica invasiva gravata da un elevato tasso di complicanze
D. [X] È il primo esame da eseguire in caso di negatività dell’endoscopia tradizionale in caso ed in presenza
di sanguinamento occulto
E. In tutti i pazienti deve essere utilizzata solo dopo l’esecuzione di un esame con capsula di prova per essere
certi che non vi siano stenosi significative che possono comportare la ritenzione della capsula
Nota: La videocapsula endoscopica è una metodica esclusivamente diagnostica che consente di visualizzare
in maniera ottimale l’intestino tenue. Deve essere preceduta da esami endoscopici tradizionali, EGDS e
colonscopia, in quanto la maggior parte delle lesioni causa di sanguinamento occulto viene diagnosticata (ed
eventualmente trattata) con queste metodiche
Nota: La definizione comprende tutti e tre gli elementi clinici, ciascuno singolarmente non è diagnostico.
Nota: La causa più frequente di insufficienza epatica acuta negli Stati Uniti è rappresentata dalla
intossicazione da paracetamolo e dal danno da farmaci mentre nei paesi Mediterranei sono le epatiti virali.
3) La prognosi:
Nota: Le insufficienze epatiche acute ad eziologia indeterminata sono generalmente quelle con la prognosi
peggiore, mentre le intossicazioni da paracetamolo tra quelle con la prognosi migliore
4) La terapia medica:
A. È solo di supporto non esistono terapie specifiche
B. È specifica in base alla eziologia
C. È inefficace, l’unica terapia possibile è il trapianto di fegato
D. [X] È sia di supporto che specifica in base alla eziologia e, se necessario, si ricorre al trapianto di fegato
come terapia definitiva
E. È capace di determinare una sopravvivenza superiore al 90% se prontamente iniziata
Nota: La terapia prevede sia provvedimenti generali (per es. mantenimento parametri vitali) che terapie
specifiche in base alla eziologia (per es. N-Acetil-Cisteina nelle intossicazioni da paracetamolo).
Nota: Il dolore è inizialmente di tipo viscerale, percepito in zona periombelicale in quanto l’appendice deriva
embriologicamente dalla porzione intermedia dell’intestino primitivo; successivamente diviene di tipo
somatico per irritazione peritoneale, e quindi percepito nella relativa sede di localizzazione.
Nota: Per il loro meccanismo d’azione, i FANS possono essere coinvolti nella patogenesi dell’ulcera peptica.
3) Nella valutazione iniziale del paziente con addome acuto bisogna in prima istanza:
A. effettuare una Rx diretta dell’addome
B. redigere un’anamnesi accurata
C. effettuare un’ECG per escludere una sindrome coronarica acuta
D. prelevare esami ematici in urgenza
E. [X] determinare i parametri vitali e valutare lo stato di coscienza
Nota: Il primo passo da compiere è sempre quello di valutare i parametri vitali e lo stato di coscienza del
paziente al fine di provvedere a un’immediata stabilizzazione qualora risultino anormali
Nota: Tale indagine può rilevare la presenza di gas nell’intestino o al di fuori di esso (falce d’aria
sottodiaframmatica nelle perforazioni, livelli idroaerei nell’ostruzione intestinale), di calcificazioni e di tessuti
radiopachi; risulta scarsamente di supporto in altre evenienze.